Decision ID: b2d2ce8a-a6c9-574e-8a9b-0973dff578af
Year: 2018
Language: it
Court: TI_CATI
Chamber: TI_CATI_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: public_law

Fatti
A.
In data 15 maggio 2018 la Divisione delle contribuzioni e per essa l’Ufficio esazione e condoni trasmetteva a RI 1 5 richieste di garanzia:
·
fr. 13'000'000.- più interessi del 3% dal 16.5.2018 ai fini dell’IFD e delle spese per gli anni fiscali 2009-2015 (multe comprese);
·
fr. 19'000'000.- più interessi del 2.5% dal 16.5.2018 ai fini dell’IC e delle spese per gli anni fiscali 2009-2015 (multe comprese);
·
fr. 16'000'000.- più interessi del 2.5% dal 16.5.2018 ai fini dell’IC (Comune di _) e delle spese per gli anni fiscali 2009-2015 (multe comprese);
·
fr. 70'000.- più interessi del 2.5% dal 16.5.2018 ai fini dell’IComunale (Comune di _) e delle spese per gli anni fiscali 2012-2015 (multe comprese);
·
fr. 15'000.- più interessi del 2.5% dal 16.5.2018 ai fini dell’IComunale (Comune di _) e delle spese per gli anni fiscali 2013-2015 (multe comprese).
A motivazione delle richieste di garanzia l’autorità indicava:
“Nell’ambito di accertamenti esperiti dalla Divisione federale affari penali e inchieste sono emersi importanti elementi non dichiarati e sottratti all’imposizione del fisco. L’attività del contribuente sembrerebbe strutturata in maniera tale da permettere a quest’ultimo di sottrarre, in modi diversi, i propri beni patrimoniali all’esecuzione del fisco rendendo la stessa più difficile. Il credito ed il pagamento dell’imposta sembrerebbero oggettivamente minacciati”.
B.
Con ricorso 15.6.2018 RI 1 si aggrava, per il tramite dell’avv. RA 1 contro le cinque richieste di garanzia emesse per complessivi fr. 48'085'000.-.
Nel gravame il ricorrente precisa di essere stato domiciliato in Ticino, a _, nel periodo compreso tra il 2006 ed il 31.5.2017. In merito alla sua situazione fiscale sostiene di essere stato – per tale lasso di tempo – illimitatamente imponibile in Ticino ed anche di aver pattuito un apposito
ruling
con le autorità fiscali nel 2012 confermato ed esteso nel 2015.
Con tale
ruling
, sottoposto dall’allora rappresentante fiscale del contribuente, la _, all’Ufficio di tassazione di _ – che lo aveva accettato – con effetto a decorrere dal 1°.1.2011, si confermava che la società Holding _ (con sede nelle _), con le relative partecipazioni, non fosse in alcun modo imponibile in Svizzera, rispettivamente in Ticino. Si attestava inoltre che le “
(...) eventuali prestazioni in denaro tra le società figlie della holding non avevano alcun influsso fiscale in Svizzera e per il ricorrente. Con ulteriore richiesta del 15 giugno 2015 _ sottoponeva una nuova informativa vincolante all’Ufficio di tassazione competente in merito alla scissione della summenzionata holding, _. Veniva in particolare chiesto se la precedente decisione del 10 febbraio 2012 manteneva ancora la sua efficacia e se la stessa valesse mutatis mutandis anche per la società _ anch’essa con sede nelle _”.
Le richieste, secondo quanto indicato nell’esposto ricorsuale sarebbero state avallate da parte dell’Ufficio di tassazione di _.
Nel gravame viene precisato che il 7/8.5.2018 è stata avviata un’inchiesta fiscale speciale nei confronti di RI 1 (v. art. 190 LIFD). L’insorgente spiega di essere sospettato della sottrazione di importanti somme d’imposta sul reddito (artt. 175 e 176 LIFD) per non aver dichiarato parte dei propri redditi nei periodi fiscali 2011 – 2015.
Il 15.5.2018 le autorità resistenti hanno emanato le richieste di garanzia per il consistente importo indicato: tali decisioni sarebbero già di primo acchito da annullare poiché non sufficientemente motivate. In particolare lamenta la violazione del diritto ad una motivazione: l’autorità non avrebbe fornito alcun elemento (né dato) concreto per contestualizzare la fattispecie. Per la costituzione di una garanzia è inoltre necessario che vi sia un credito fiscale da assicurare: l’esistenza del credito fiscale e dell’assoggettamento devono apparire sufficientemente verosimili.
Unicamente con le osservazioni presentate nel contesto della procedura pendente presso il Tribunale penale federale inerente il sequestro di documenti per opera della DAPI, il Direttore dell’AFC avrebbe motivato gli asseriti sospetti, indicando che il ricorrente non avrebbe dichiarato le
Finders Fees
pagategli dalle società svizzere del Gruppo e che il suo reddito avrebbe dovuto essere tassato alla luce delle entrate della _.
Le considerazioni delle autorità fiscali circa una sottrazione d’imposte sarebbero del tutto errate: in primo luogo perché _ sarebbe una persona giuridica indipendente e a sé stante e, secondariamente, anche nella denegata ipotesi in cui si volesse trattare in maniera trasparente tale società, i suoi redditi dovrebbero al massimo essere imputati alla società madre oppure alla _. e non al ricorrente. Nel
ruling
sottoposto alle autorità fiscali sarebbe inoltre stato espressamente indicato che le eventuali prestazioni in denaro tra le società figlie della _ non avrebbero avuto alcuna conseguenza fiscale per il ricorrente. Da ultimo si indica che il Giudice deve discostarsi dalla valutazione dell’autorità fiscale se l’ammontare richiesto appare manifestamente eccessivo: l’importo appare esorbitante, giacché non dovuto e senza che vi sia una reale connessione con la situazione finanziaria di RI 1. Si evidenzia inoltre che le garanzie richieste comprendono pure un periodo (2009-2011) neppure sotto esame dell’autorità inquirente.
C.
Con osservazioni 5.9.2018 la Divisione delle contribuzioni chiede che il ricorso presentato venga integralmente respinto. L’autorità fiscale precisa che il ricorrente si è trasferito all’estero il 31.5.2017. La residenza all’estero, ossia l’assenza di domicilio in Svizzera è una condizione sufficiente affinché le autorità fiscali possano richiedere delle garanzie per i propri crediti d’imposta non ancora scaduti (v. art. 169 cpv. 1 LIFD e art. 248 cpv. 1 LT). Nei confronti di RI 1 la Divisione affari penali e inchieste (DAPI) dell’AFC ha avviato un’inchiesta fiscale ex art. 190 LIFD. Il fisco indica: “
Già soltanto dalla lettura delle osservazioni del 28 maggio 2018 presentate dall’AFC (si veda il doc. 11 quale allegato al ricorso) è possibile evincere come vi fossero delle giustificate premesse per considerare l’esistenza di fondati sospetti in merito ad una sottrazione d’imposta da parte del ricorrente e, di conseguenza, vi potesse essere una cosiddetta “Gefährdung des Steuerbezuges” (...) ciò che ha giustificato, in concreto, le richieste di garanzia
”. In relazione all’ammontare di quanto richiesto in garanzia, il fisco indica, basandosi sulla giurisprudenza del Tribunale federale che, se può essere richiesto in garanzia dall’autorità fiscale un importo necessario ad assicurare tutto il possibile e verosimile substrato imponibile riconducibile a un contribuente, niente si oppone a che tale importo esatto, comunque provvisorio in attesa della risolutiva definizione del dovuto d’imposta, vada a coprire l’intera somma presumibilmente ottenibile sulla base dei conteggi esperiti. La Divisione delle contribuzioni conclude che anche per quanto attiene all’argomentazione legata alla società _, rispetto al contribuente persona fisica, ciò non andrebbe ad inficiare la legittimità delle richieste di garanzia, ritenuto che a RI 1 sono riconducibili tutte le innumerevoli società da lui costituite. Allegato alle osservazioni veniva trasmessa una tabella ricapitolativa del calcolo degli importi complessivi richiesti.
D.
Con replica spontanea 17/18.9.2018 l’avv. _ precisa che l’autorità fiscale avrebbe omesso di indicare – nelle osservazioni – che affinché una richiesta di garanzie ex art. 169 LIFD sia valida non solo deve sussistere almeno uno dei motivi di garanzia menzionati nelle norme, ma deve anche essere resa verosimile l’esistenza di un credito d’imposta e che l’ammontare richiesto non appaia manifestamente eccessivo. L’esistenza del credito fiscale e dell’assoggettamento devono apparire sufficientemente verosimili sulla scorta di atti oggettivi. Il ricorrente rimprovera inoltre all’autorità fiscale di non essersi espressa sulla verosimiglianza del credito in relazione con il
Ruling 2012
a favore del contribuente ed in particolare la conferma che la società holding (la _.) con le relative partecipazioni non era in alcun modo imponibile né in Svizzera né in Ticino. Nel
ruling
in parola si attestava anche che le eventuali prestazioni in denaro tra le società figlie della
holding
non avrebbero avuto alcun influsso fiscale in Svizzera e per il ricorrente. Il patrocinatore dell’insorgente precisa:
“(...) il Ricorrente, quale organo di _, ha concluso il contratto sul quale si fondano i pagamenti ricevuti da _: la _ ha pagato le controprestazioni dovute a _, come prescritto dal contratto e quest’ultima le ha regolarmente contabilizzate quali propri redditi, cosicché gli stessi devono essere attribuiti a _ e non al ricorrente”.

Diritto
1.
1.1.
La richiesta di garanzia è formulata dall’Ufficio esazione e condoni, sia quando ha per oggetto un’imposta cantonale o comunale (art. 20 cpv. 1 del Regolamento della Legge tributaria ticinese RL 640.110; numerazione precedente RL 10.2.1.1.1) sia quando è riferita al pagamento di un’imposta federale diretta (art. 4 cpv. 5 del Regolamento di applicazione della Legge federale sull’imposta federale diretta, RL 642.150; numerazione precedente RL 10.2.5.1.).
Contro tale decisione, l’interessato ha facoltà di ricorso alla Camera di diritto tributario. Per le imposte cantonali e comunali, la competenza è data dall’art. 248 cpv. 3 LT; per le imposte federali dirette, dall’art. 169 cpv. 3 LIFD, che attribuisce al contribuente il diritto di impugnare la richiesta di garanzia dinanzi alla commissione cantonale di ricorso (art. 4 cpv. 6 del Regolamento di applicazione della Legge federale sull’imposta federale diretta).
1.2.
Il ricorrente censura le decisioni principalmente per due ragioni: lamenta una violazione del diritto di essere sentito, in quanto le richieste di garanzia non sarebbero, a suo dire, motivate e già solo per questo sarebbero da annullare.
RI 1 si aggrava poi anche contro le richieste di garanzia in quanto tali, ritenendole non giustificate nel caso concreto.
2.
2.1.
Violazione del diritto di essere sentito
Per ciò che concerne le richieste di garanzia datate 15 maggio 2018, il ricorrente lamenta innanzitutto la violazione del diritto di essere sentito sancito dall’art. 29 cpv. 2 Cost. Ritiene che le decisioni di garanzia non siano sufficientemente motivate.
2.2.
2.2.1.
La giurisprudenza ha dedotto dal diritto di essere sentito di cui all’art. 29 cpv. 2 Cost. il diritto di ottenere una decisione motivata. In tale ambito, è sufficiente che l’autorità menzioni, perlomeno brevemente, i motivi che l’hanno guidata e sui quali ha fondato la propria decisione, di modo che l’interessato possa rendersi conto della portata della decisione medesima ed impugnarla in coscienza di causa (DTF 129 I 232 consid. 3.2; 126 I 97 consid. 2b).
2.2.2.
Nell’ambito della costituzione di garanzia fiscale, la relativa domanda deve indicarne i motivi, poiché ogni decisione deve essere motivata. Una motivazione susseguente è comunque possibile. I motivi di una domanda di garanzia sono l’assenza di domicilio in Svizzera oppure la messa in pericolo dei diritti del fisco. In applicazione dei principi generali di procedura, la domanda non può limitarsi all’indicazione dei motivi della richiesta di garanzia. Una breve motivazione deve precisare le ragioni della domanda affinché l’interessato possa esercitare il suo diritto di ricorso con coscienza di causa. Una motivazione sommaria e succinta non è sufficiente. Contrariamente ad altri vizi di forma l’insufficienza di motivazione può comunque essere sanata nell’ambito della procedura ricorsuale (
Curchod P
., Commentaire romand LIFD [a cura di Noel/ Aubry-Girardin], Basilea 2017, n. 31-32 ad art. 169 LIFD).
2.3.
La motivazione delle decisioni impugnate (riportata in narrativa), sebbene breve, indica indubbiamente i motivi essenziali che hanno indotto l'Autorità fiscale a ritenere in pericolo la riscossione del credito fiscale. Detta motivazione ha quindi permesso al contribuente di tutelarsi adeguatamente, inoltrando un ricorso debitamente motivato.
È invece vero che la decisione impugnata non dà indicazioni sul calcolo delle imposte da garantire. La PI 1, vi ha però rimediato in sede di ricorso: in data 5 settembre 2018 ha infatti trasmesso uno schema dove vengono riportati i calcoli anno per anno (dal 2009 al 2015) per le imposte federali dirette, le imposte cantonali e le imposte comunali, dovute o presunte, le multe e gli interessi scoperti. Il ricorrente ha avuto la possibilità di replicare e di pronunciarsi sugli argomenti addotti dall'Autorità fiscale. In simili circostanze, l’eventuale vizio di forma iniziale potrebbe senz’altro essere considerato sanato nell’ambito della procedura ricorsuale, in maniera rispettosa dell’art. 29 cpv. 2 Cost. fed. (decisioni TF n. 2A.324/2005 e 2A.325/2005 del 30 novembre 2005; ASA 67 p. 722 consid. 3b).
Ne consegue che nel caso di specie non vi è violazione del diritto di essere sentito del ricorrente.
3.
3.1.
Garanzie fiscali
Giusta gli artt. 248 cpv. 1 LT e 169 cpv. 1 LIFD, se il debitore d’imposta o di multa non ha domicilio in Svizzera o se i diritti del fisco sembrano pregiudicati, l’autorità fiscale può chiedere in ogni tempo, anche prima che l’imposta sia accertata definitivamente, delle garanzie, impregiudicato il diritto di chiedere il sequestro.
3.2.
La norma in questione prevede due tipi di casistiche che possono dar luogo a delle garanzie fiscali. Il motivo generale per cui vengono richieste delle garanzie si basa sul pericolo che il credito fiscale non venga corrisposto (sentenza TF 2A.611/2006 del 18.4.2007 consid. 4.1.). La legge ammette la costituzione di garanzie nel caso in cui il contribuente non ha un domicilio in Svizzera. Questo motivo particolare di costituzione di garanzie trova la sua ragione nel fatto che una pretesa di diritto pubblico della Confederazione, di un Cantone oppure di un Comune non può essere eseguita all’estero. Ad oggi unicamente la Convenzione tra la Confederazione Svizzera e la Repubblica d'Austria intesa ad evitare la doppia imposizione nel campo delle imposte sul reddito e sulla sostanza (SR 0.672.916.31) prevede un’assistenza fiscale in materia di incasso (StR 72/2017 p. 248; sentenza TF 2C_669/2016 dell’8.12.2016).
Le garanzie possono, come visto, essere richieste anche quando i diritti del fisco appaiono minacciati (in maniera simile a quanto previsto dall’art. 271 cpv 1 cifra 2 LEF). Secondo il diritto attuale, l’autorità fiscale non ha più bisogno di comprovare che il comportamento del contribuente metta in pericolo il pagamento dell’imposta, ma unicamente che il pagamento risulta minacciato, oppure deve rendere verosimile che una tale minaccia esista. L’insieme delle circostanze è determinante. Il pagamento del credito fiscale appare minacciato quando ad esempio il contribuente ha l’intenzione di lasciare la Svizzera oppure di preparare la sua partenza, oppure ancora se esiste un pericolo di fuga. Le garanzie possono anche essere giustificate nel caso in cui il contribuente dissimuli in maniera sistematica il suo reddito e il suo patrimonio nell’ambito della procedura di tassazione, induca in errore l’autorità fiscale in relazione ai suoi redditi (
Curchod P
., op. cit., n. 15-19 ad art. 169 LIFD).
3.3.
Secondo la giurisprudenza sviluppatasi attorno all’art. 118 del previgente decreto concernente l’imposta federale diretta, che conserva su questo punto tutta la sua validità, affinché una richiesta di garanzia risulti giustificata è necessario che sia resa verosimile l’esistenza di un credito d’imposta, che sussista uno dei motivi menzionati sopra e che la somma richiesta non appaia, a prima vista, manifestamente eccessiva (decisione TF n. 2A.326/1997 del 1° aprile 1998, in: RDAT II-1998 n. 20t). Nel contesto di tale procedura, la Camera di diritto tributario valuta semplicemente a titolo pregiudiziale ed in modo sommario i suddetti aspetti, limitandosi ad un esame della verosimiglianza (cfr.
Allidi,
La costituzione della garanzia e le altre forme di garanzia del diritto fiscale, la responsabilità solidale, in: Bernasconi/Pedroli [a cura di], Lezioni di diritto fiscale svizzero, Edizione speciale della RDAT, Agno 1999, p. 304; StR 72/2017 p. 248;
Curchod P
., op. cit., n. 29-32 ad art. 169 LIFD).
Proprio per la natura giuridica dell’istituto della richiesta di garanzia, l’eventuale esame degli ulteriori aspetti concernenti il credito fiscale, come quelli riferiti all’accertamento definitivo dell’obbligazione tributaria oppure alla determinazione dell’imposta realmente dovuta sono demandati alla procedura ordinaria di tassazione e a quella di reclamo e di ricorso. Neppure tutte le altre eccezioni concernenti la successiva esecuzione (attraverso il sequestro) della decisione di garanzia possono essere fatte valere nella procedura di ricorso contro la garanzia, ma semmai nelle procedure previste dalla Legge federale sulla esecuzione e sul fallimento (LEF; RS 281.1), come per esempio quando il contribuente contesta l’esistenza dei beni oggetto di un sequestro per garanzia (
Allidi
, loc. cit.).
3.4.
Nell’ambito delle procedure amministrative vige il principio del convincimento completo. Nell’ambito delle procedure di tassazione (ex art. 130 LIFD), non vi è la necessità della certezza assoluta. È sufficiente che l’autorità di tassazione, dopo l’esame oggettivo degli elementi di prova si convinca dei fatti con la probabilità che rasenti la certezza. Il convincimento può basarsi su indizi senza necessitare di prove dirette.
Nelle procedure di recupero d’imposta vige il medesimo principio.
La procedura di garanzia ai sensi dell'articolo 169 LIFD è una misura provvisoria; non ha alcuna influenza sull'esistenza e sull'importo del credito d'imposta. Poiché il pericolo è necessariamente imminente, il provvedimento di blocco o di sequestro deve poter essere ordinato rapidamente, ma deve anche essere modificato o revocato in qualsiasi momento se le circostanze suggeriscono una valutazione diversa. La necessaria rapidità della procedura di sequestro fiscale incide sulle prove. La prassi richiede solo, ma almeno, che le circostanze giuridiche pertinenti (soggetto passivo, imposta dovuta, motivo della garanzia) siano rese credibili (sentenza del TF 2C_669/2016 e 2C_670/2016 dell’8.12.2016, in StR 72/2017 p. 245, consid. 2.3.2).
La credibilità è data quando l’esistenza di un fatto rilevante è stabilita con un "certo grado di verosimiglianza" sulla base di indizi oggettivi. La possibilità che le cose possano essersi svolte diversamente non deve essere esclusa. Un fatto è già credibile se alcuni elementi depongono a favore della sua esistenza, anche se l’autorità non può ancora escludere che non si sia effettivamente verificato (DTF 142 II 49 E. 6.2 pag. 58 con riferimenti). Ciò che si deve ammettere che l’autorità di tassazione potesse esaminare, limitandosi alla semplice verosimiglianza, deve essere ammesso che possa essere sottoposto dall’autorità giudiziaria cantonale ad una pura valutazione
prima facie
. In caso di ricorso, anche il Tribunale federale opera in quest’ambito una valutazione
prima facie
(StR 72/2017 p. 249, v. consid. 2.3.4. e riferimenti giurisprudenziali ivi citati; in merito anche sentenza TF 2C_543/2018 del 30.10.2018 consid. 2.2.).
3.5.
3.5.1.
Come visto, essendo confrontati ad una misura provvisoria, nell’esame delle decisioni di garanzia è sufficiente che le circostanze giuridiche pertinenti, ossia il contribuente, l’imposta dovuta ed il motivo della garanzia siano rese credibili (StR 72/2017 p. 249).
3.5.2.
Nel caso esposto in narrativa è un dato assodato ed incontestato che il contribuente ha lasciato la Svizzera (e meglio il Comune di _ in Ticino) per _ (_) il 31.5.2017 (v. anche banca dati MOVPOP). Egli era giunto in Ticino il 1°.6.2008 dall’_. In tale lasso di tempo egli è stato illimitatamente imponibile fiscalmente in Svizzera, come del resto attestato anche nel ricorso a pagina 2.
Il domicilio all’estero del contribuente è uno dei motivi per i quali poter richiedere la costituzione di garanzie ai sensi degli art. 169 LIFD e 248 LT.
3.6.
3.6.1.
Come correttamente indicato da parte della Divisione delle contribuzioni nelle proprie osservazioni 5.9.2018, nei confronti di RI 1 è stata aperta una procedura d’inchiesta fiscale speciale ex art. 190 LIFD da parte della DAPI l’8.5.2018. In particolare (cfr. allegato 10 al ricorso), il qui ricorrente è sospettato, nel periodo 2011 – 2015 di aver: “
(...) commesso sottrazione (art. 175, 176 LIFD) di importanti somme d’imposta sul reddito, in quanto non avrebbe dichiarato una parte dei propri redditi
”. Nel documento n. 11 prodotto dal ricorrente in allegato al ricorso, e meglio le osservazioni 28.5.2018 dell’AFC al Tribunale penale federale al reclamo presentato dal contribuente al sequestro di documenti avvenuto in seguito alla perquisizione del 17.5.2018 nel suo appartamento sito in via _, viene dettagliata la fattispecie alla base dell’apertura dell’inchiesta fiscale speciale e meglio alle pagine da 3 a 8.
A pagina 5 si può leggere: “
Riassumendo abbiamo un contribuente, persona fisica, ticinese, il quale svolge una determinata attività, il cui (limitato) reddito generato è valutato in base a un ruling nel cantone di domicilio, quando questo reddito deve essere tassato. Per contro è stato possibile ricostruire che _ ha generato attraverso la _. Ulteriori, enormi redditi di ca. 50'000’000, che non sono stati (integralmente) imposti. L’irrisoria imposizione è dovuta al fatto che l’autorità fiscale ticinese non ha ricevuto le necessarie informazioni per valutare la fattispecie
”.
3.6.2.
Nelle osservazioni DAPI al Tribunale penale federale viene indicato (allegato 11 al ricorso, p. 4): “
Per quanto riguarda i sospetti fondati, la DAPI ritiene le seguenti fattispecie rilevanti dal punto di vista dell’inchiesta fiscale speciale: da un lato le finder fees che il reclamante ha incassato, dall’altro la cifra d’affari non contabilizzata dalle _. Per quanto riguarda invece la procedura penale amministrativa (reati contro la LIP), il sospetto fondato deriva dalla rinuncia agli utili da parte delle società suesposte ed accreditate alla società _
”.
3.6.3.
Per quanto riguarda la questione delle
finder fees
, secondo la DAPI, emergerebbe che le società riconducibili al ricorrente (e meglio _) hanno versato delle
finders fees
(ossia commissioni legate all’intermediazione/facilitazione di transazioni) ad una società _ detenuta indirettamente da RI 1, la _. Nel periodo compreso tra il 2011 ed il 2016 sarebbero stati versati 61'089'615.- franchi svizzeri a titolo di
finder fees
alla sopraccitata società _. A sua volta questa società _ avrebbe contabilizzato un costo e riversato tali importi ad una società anch’essa riconducibile indirettamente al ricorrente, la _. Secondo la DAPI tali pagamenti devono essere considerati proventi da attività lucrativa, poiché una terza persona indipendente avrebbe potuto richiederli a titolo di retrocessioni. La DAPI è dell’avviso che senza l’intermediazione dell’insorgente, il gruppo _ non avrebbe mai potuto realizzare gli utili conseguiti. Il controvalore dell’attività lucrativa di RI 1 avrebbe dovuto corrispondere a quanto incassato dalla società di sede da lui detenuta e ultima beneficiaria di tali fondi la _ (ammontare stimato nel periodo 2011 – 2016 di fr. 52'788'299.-, cfr. pag. 4 allegato n. 11).
3.6.4.
Per quanto riguarda invece la cifra d’affari non contabilizzata dalle società del _, dalle osservazioni DAPI emerge che nel 2014 il modello di business del gruppo riconducibile a RI 1 è stato modificato: una parte del patrimonio gestito (3 miliardi di USD) è stato immesso in sette fondi di investimento privati, apparentemente amministrati dalla _. I sette fondi d’investimento versano delle commissioni a _ che, non disponendo di adeguato personale, acquista dei servizi dalle società svizzere del _, versando importi a titolo di
advisory fees
. In sostanza sarebbero stati riversati a questo titolo alle società del gruppo in Svizzera, tra il 2014 ed il 2016 fr. 38'124'171.-. Secondo la DAPI _ sarebbe stata interposta con il solo scopo di diminuire il carico fiscale del gruppo svizzero (tale società non disponeva né di infrastruttura né di personale).
3.6.5.
Ora l’apertura dell’inchiesta summenzionata ed i sospetti che gravano sulla persona del ricorrente, sono sufficienti, ad un’analisi
prima facie
per ritenere che in concreto siano dati entrambi i motivi che giustificano l’adozione di garanzie fiscali e meglio
la minaccia che il credito fiscale sia in concreto messo in pericolo nonché l’assenza di domicilio in Svizzera. Vi sono infatti significativi indizi per ritenere che il ricorrente abbia dissimulato sistematicamente elementi del proprio reddito. Una tale situazione è già di per sé sufficiente per considerare il pagamento del credito fiscale oggettivamente minacciato (RDAT II-1998 n. 20t, consid. 4c; ASA 65 p. 386 = StE 1996 B 99.1 n. 5), senza dimenticare inoltre che una richiesta di garanzia si rileva altresì legittima ogni volta che il contribuente deve aspettarsi, come nella fattispecie, delle imposte suppletorie e delle multe considerevoli
(Curchod
, in: Noël/Aubry Girardin [a cura di], Commentaire de la loi sur l’impôt fédéral direct, Basilea 2017, n. 22 ad art. 169 LIFD, p. 1450 e riferimenti citati).
Le contestazioni dell’insorgente in merito all’interpretazione del ruling ed ai rapporti tra le sue società potranno essere esaminate nell’ambito della procedura di ricorso contro le decisioni di tassazione e/o di ricupero d’imposta.
3.7.
3.7.1.
Per quanto concerne l’imposta dovuta, il contribuente giudica ad ogni modo eccessivo l’ammontare complessivo richiesto in garanzia, per oltre 48 milioni di franchi svizzeri. Per suo conto l’autorità fiscale ha quantificato l’importo da richiedere in garanzia sulla base delle prime emergenze istruttorie della DAPI come anche di uno schema dove vengono riportati i calcoli anno per anno (dal 2009 al 2015) per le imposte federali dirette, le imposte cantonali e le imposte comunali, dovute o presunte, le multe e gli interessi scoperti.
3.7.2.
Come visto la costituzione di garanzie è giustificata, secondo la giurisprudenza del Tribunale federale, quanto esiste uno dei motivi indicati dalla legge, quando la pretesa fiscale appare plausibile e l’importo della garanzia non sembra manifestamente eccessivo (sentenza TF 2C_235/2013 del 26.10.2013, consid. 2.4.).
In merito al calcolo dell’ammontare delle garanzie l’autorità fiscale ha allestito uno schema che si basa sulle prime emergenze istruttorie. Il fisco ha documentato mediante calcoli le somme richieste in garanzia per oltre fr. 48'000'000.-.
3.7.3.
Per quanto è dato di sapere a questo stadio della procedura, simili somme sono senz’altro elevate, ma non sproporzionate, considerato che la garanzia richiesta deve poter coprire l’ammontare massimo del tributo che essa ha per scopo di assicurare (decisione TF n. 2A.352/1995 del 9 gennaio 1995, in: RDAT II-1995 n. 19t), compresi gli interessi di ritardo e le multe.
Va infine evidenziato che l’efficacia di una richiesta di garanzia dipende in larga misura anche dalla sua imprevedibilità e dalla rapidità con cui il provvedimento viene adottato e che tale procedura non pregiudica comunque la determinazione dell’imposta effettivamente dovuta, da stabilire in sede di tassazione e di recupero d’imposta.
Ci si trova infatti confrontati ad una misura provvisoria: la stessa non ha alcuna influenza sull’esistenza e sull’importo del credito d’imposta. Il provvedimento può infatti essere modificato o revocato in qualsiasi momento se le circostanze suggeriscono una valutazione diversa.
3.7.4.
L’esame esperito
prima facie
da questa Camera conduce a confermare le decisioni impugnate, ritenuta l’esistenza dei motivi esatti dalla legge per costituire delle garanzie, la plausibilità della pretesa fiscale e del suo importo, con la conseguenza che il ricorso deve essere respinto.
Le censure espresse da parte del ricorrente potranno senz’altro essere riproposte da quest’ultimo nell’ambito delle procedure che lo vedono coinvolto.
4.
Il ricorso è respinto. La tassa di giustizia e le spese sono poste a carico del ricorrente, soccombente.