Decision ID: acd68e8a-5a9d-4a5b-9c2f-a2142c6134b5
Year: 2022
Language: it
Court: TI_TCAS
Chamber: TI_TCAS_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: social_law

ritenuto
in fatto
1.1. RI 1, classe 1977, con formazione AFC di sarta da donna e da ultimo attiva quale operatrice socio-sanitaria, nel mese di dicembre 2018 inoltrava una domanda di prestazioni per motivi extra-somatici (doc. 4 inc. AI; se non differentemente indicato, la documentazione fa riferimento al dossier AI).
1.2. Dopo aver acquisito agli atti la valutazione fiduciaria psichiatrica del 30 maggio 2018 svolta dal dr. med. _ per conto di _ (doc. 106 inc. Cassa malati) e tenuto conto del rapporto 18 settembre 2018 del Servizio medico regionale (SMR), nonché del rapporto 13 luglio 2018 del Consulente in integrazione professionale (consulente IP), con decisione del 28 ottobre 2021, debitamente preavvisata, l’Ufficio AI respingeva la richiesta di prestazioni. La decisione non veniva impugnata e pertanto diveniva definitiva (doc. 22).
1.3. Nell’ambito dell’istruttoria, seguita da un’altra richiesta di prestazioni inoltrata nel giugno 2020 (doc. 28), l’Ufficio AI ha ordinato al _ una perizia psichiatrica. Con rapporto 5 febbraio 2020 della dr.ssa med. _ (doc. 47), avallato il 28 luglio 2021 dal SMR (doc. 47), l’assicurata è stata ritenuta inabile al 100% nella sua abituale professione di assistenze socio-sanitaria dal 1° dicembre 2019 in avanti, ma abile al 50% in attività adeguate dal 1° dicembre 2019. L’amministrazione ha poi tenuto conto dei rapporti 19 febbraio 2021 e 19 luglio 2021 del consulente IP (doc. 45, 46 e 73), il quale, escludendo l’adozione di provvedimenti professionali, ha ritenuto l’assicurata reintegrabile nella misura del 50% in attività adeguate rispettose dei limiti funzionali ed ha proceduto al raffronto dei redditi (fr. 65'100 quale reddito da invalida e fr. 27'580 da invalida).
Di conseguenza, con decisione del 28 ottobre 2021, preavvisata il 29 luglio 2021 (doc. 74), l’Ufficio AI ha posto l’assicurata al beneficio di una mezza rendita (per un grado d’invalidità del 58%) dal 1° dicembre 2020 (doc. 89, per le motivazioni cfr. doc. 83). Contestualmente l’Ufficio AI ha intimato ai sensi dell’art. 21 cpv. 4 LPGA all’assicurata di sottoporsi regolarmente alle dovute cure psichiatriche al fine di migliorare il suo stato di salute e di riflesso la sua capacità lavorativa.
1.4. Contro la suddetta decisione l’assicurata ha inoltrato al TCA il presente ricorso, postulando il riconoscimento di tre quarti di rendita. Contesta la determinazione dei redditi posti in raffronto ai fini della graduazione dell’invalidità. Delle motivazioni verrà detto, per quanto necessario, nel prosieguo.
1.5. Con la risposta di causa l’Ufficio AI ha ribadito la correttezza della decisone contestata, rilevando come il reddito da valida sia stato definito secondo i dati statistici, come pure per calcolare quello senza invalidità. Propone la reiezione del ricorso.
1.6. Con scritto 12 luglio 2021 l’insorgente, ricapitolando il suo iter assicurativo, ha ribadito la necessità di considerare l’ultimo salario percepito e la residua capacità lavorativa del 42% per giungere ad un’invalidità superiore al 60% (VI).
1.7. Il 21 gennaio 2022 l’Ufficio AI ha preso posizione in merito al succitato scritto (VIII).
1.8. Il 7 febbraio 2022 l’assicurata ha confermato le richieste ricorsuali (doc. X).
considerato

in diritto
in ordine
2.1. La presente vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico ai sensi dell'articolo 49 cpv. 2 LOG (STF 9C_699/2014 del 31 agosto 2015; 8C_855/2010 dell’11 luglio 2011; 9C_211/2010 del 18 febbraio 2011).
2.2.
Per quanto riguardo la tempestività del ricorso, la ricorrente sostiene di aver ricevuto la decisione contestata il 2 novembre 2021.
Secondo la giurisprudenza, l’onere della prova dell’avvenuta notifica di una decisione incombe all’autorità amministrativa (DTF 115 V 113 con riferimenti). Qualora la notifica o la relativa data siano contestate, in caso di dubbio fa stato la versione fornita dal destinatario (DTF 103 V 66 consid. 2a).
Nel caso concreto, nella risposta di causa l’Ufficio AI ha fatto presente di non essere in grado di accertare la data di ricezione della decisione contestata da parte dell’assicurata poiché non inviata per raccomandata ma per posta semplice.
Siccome non vi sono motivi per dubitare della versione dell’insorgente, il presente ricorso è da ritenere tempestivo essendo stato consegnato all’ufficio postale il 2 dicembre 2021 (cfr. timbro postale), ossia entro i 30 giorni (art. 60 cpv.1 LPGA), dall’avvenuta asserita conoscenza della decisione impugnata.
Ne consegue che il ricorso è tempestivo.
nel merito
2.3 Oggetto del contendere è sapere se a ragione o meno l’Ufficio AI ha riconosciuto a RI 1 una mezza rendita dal 1° dicembre 2020.
Va rilevato che il 1° gennaio 2022, ossia dopo l’emanazione della decisione impugnata, è entrata in vigore una (importante) modifica della LAI e dell’OAI che concerne (anche) il diritto alla rendita (cfr. RU 2021 705).
Occorre tuttavia ricordare che per la disamina del diritto a una rendita di invalidità eventualmente già insorto in precedenza, di norma, occorre rifarsi alle regole generali del diritto intertemporale secondo cui sono applicabili le disposizioni in vigore al momento della realizzazione dello stato di fatto che deve essere valutato giuridicamente o che produce conseguenze giuridiche (DTF 130 V 445 consid. 1, pag. 446 seg. con riferimento a DTF 130 V 329).
In concreto al ricorso contro la decisione emanata il 28 ottobre 2021 – data che, di principio, delimita temporalmente il potere cognitivo del giudice delle assicurazioni sociali – si applicano le norme sostanziali in vigore fino a quel momento.
Per cui ogni riferimento alle norme applicabili in concreto, salvo indicazione contraria, va inteso nel tenore in vigore fino al 31 dicembre 2021.
2.4. Secondo l’art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con gli art. 7 e 8 della LPGA, con invalidità s’intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata, cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio. Gli elementi fondamentali dell'invalidità, secondo la surriferita definizione, sono quindi un danno alla salute fisica o psichica conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio, e la conseguente incapacità di guadagno.
Occorre quindi che il danno alla salute abbia cagionato una diminuzione della capacità di guadagno, perché il caso possa essere sottoposto all'assicurazione per l'invalidità (
Duc, L’assurance invalidité, in: Meyer (Hrsg.), Schweizerisches Bundesverwaltungsrecht, Band XIV, Soziale Sicherheit, 2a ed., 2007, p. 1411, n. 46
).
Per incapacità al lavoro s'intende qualsiasi incapacità, totale o parziale, derivante da un danno alla salute fisica, mentale o psichica di compiere un lavoro ragionevolmente esigibile nella professione o nel campo di attività abituale. In caso d'incapacità al lavoro di lunga durata possono essere prese in considerazione anche le mansioni esigibili in un'altra professione o campo d'attività (art. 6 LPGA).
L'incapacità al guadagno è definita all'art. 7 LPGA e consiste nella perdita, totale o parziale, della possibilità di guadagno sul mercato del lavoro equilibrato che entra in considerazione, provocata da un danno alla salute fisica, mentale o psichica e che perdura dopo aver sottoposto l'assicurato alle cure ed alle misure d'integrazione ragionevolmente esigibili.
Secondo l’art. 8 cpv. 1 LPGA, è considerata invalidità l’incapacità al guadagno totale o parziale presumibilmente permanente o di lunga durata.
La nozione d'invalidità di cui all'art. 4 cpv. 1 LAI e 8 cpv. 1 LPGA è di carattere giuridico economico, non medico (DTF 116 V 249 consid. 1b).
L'art. 28 cpv. 1 LAI prevede che l'assicurato ha diritto ad una rendita se: a. la sua capacità al guadagno o la sua capacità di svolgere le mansioni consuete non può essere ristabilita, mantenuta o migliorata mediante provvedimenti d'integrazione ragionevolmente esigibili; b. ha avuto un'incapacità al lavoro (art. 6 LPGA) almeno del 40% in media durante un anno senza notevole interruzione; e c. al termine di questo anno è invalido (art. 8 LPGA) almeno al 40%.
L'art. 28 cpv. 2 LAI prescrive che gli assicurati hanno diritto ad una rendita intera se sono invalidi almeno al 70%, a tre quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono invalidi almeno al 40%.
Ai sensi dell'art. 16 LPGA il grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto fra il reddito del lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo l'insorgenza dell'invalidità e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione, nell'esercizio di un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in condizioni normali di mercato del lavoro (reddito da invalido) e il reddito del lavoro che egli avrebbe potuto conseguire se non fosse diventato invalido (reddito da valido). Il grado d'invalidità dell'assicurato deve quindi essere determinato dal raffronto del reddito che egli ancora può conseguire nonostante la sua invalidità con quello che avrebbe potuto guadagnare in assenza delle affezioni di cui è portatore (Duc, op. cit., p. 1476, n. 213 e la giurisprudenza citata alla nota a pié pagina n. 264). Si confronta perciò il reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non fosse divenuto invalido con quello ch'egli può tuttora realizzare, benché invalido, sfruttando la residua capacità lavorativa in attività da lui ragionevolmente esigibili in condizioni normali del mercato del lavoro, previa adozione di eventuali provvedimenti integrativi (metodo generale del raffronto dei redditi; DTF 128 V 30, 104 V 136; Pratique VSI 2000 p. 84)
.
S
econdo la giurisprudenza per il raffronto dei redditi sono determinanti le circostanze esistenti al momento dell'(eventuale) inizio del diritto alla rendita ed i redditi da valido e da invalido devono però essere rilevati sulla medesima base temporale e la valutazione deve tenere conto di eventuali modifiche dei redditi di paragone intervenute fino alla resa della decisione e suscettibili di incidere sul diritto alla rendita (cfr. DTF 129 V 222).
2.5. Qualora una prima richiesta di rendita sia stata negata perché il grado di invalidità era insufficiente o perché l'invalido poteva provvedere a sé stesso, una nuova richiesta è riesaminata soltanto se l'assicurato rende verosimile che il grado di invalidità si è modificato in misura rilevante per il diritto alle prestazioni (art. 87 cpv. 3 e 4 OAI; rimasti invariati a seguito della 5a revisione dell’AI). Non è necessario portare la prova piena per convincere l’amministrazione che è subentrato un rilevante cambiamento rispetto all’ultima decisione cresciuta in giudicato. È tuttavia sufficiente che in tal senso vi siano indizi per una simile modifica, anche se permane la possibilità che un’analisi approfondita dimostri che questo cambiamento in realtà non è subentrato (cfr.
SVR 2002 IV Nr. 10 consid 1c/aa con riferimenti).
Scopo del requisito di rendere verosimile una rilevante modifica è quello di impedire che l'amministrazione debba costantemente chinarsi su domande identiche e non motivate, quando la prestazione in causa è già stata rifiutata da una precedente decisione cresciuta in giudicato (DTF 130 V 68 consid. 5.2.3, 117 V 198 consid. 4b con riferimenti).
Se tale condizione non è soddisfatta l'amministrazione non entra nel merito della domanda emanando una decisione in tal senso; se per contro è resa verosimile una rilevante modifica suscettibile di influenzare il diritto alla rendita l'amministrazione è obbligata ad entrare nel merito della richiesta (DTF 130 V 64 consid.
3; DTF 117 V 198 consid. 4b; DTF 109 V 108 consid. 2b; SVR 2002 IV Nr. 10; Müller, Die materiellen Voraussetzungen der Rentenrevision in der Invalidenversicherung, Universitätsverlag Freiburg Schweiz, 2003, pag. 84-86; Valterio, Droit et pratique de l’assurance invalidité, Les prestations, Lausanne 1985, pag. 270).
Se l'amministrazione entra nel merito della nuova domanda deve esaminare la fattispecie da un punto di vista materiale e in particolare verificare se la modifica del grado di invalidità resa verosimile dall'assicurato si è effettivamente realizzata (DTF 109 V 115). In tal caso applicherà, per analogia, le disposizioni sulla revisione di rendite in corso (art. 17 cpv. 1 LPGA, 41 vLAI, art. 87ss.
OAI; VSI 1999 pag. 8; Rüedi, Die Verfügungsanpassung als Grundfigur von Invalidenrenten-revisionen, in Schaffauer/Schlauri, Die Revision von Dauerleistungen, Veröffentlichungen des Schweizerischen Instituts für Verwaltungskurse an der Uni St. Gallen, 1999, pag. 15; DTF 117 V 198).
In particolare, l
a costante giurisprudenza ha stabilito che le rendite AI sono soggette a revisione non solo in caso di modifica rilevante dello stato di salute che ha un influsso sull'attività lucrativa, ma anche quando lo stato di salute è rimasto invariato, se le sue conseguenze sulla capacità di guadagno hanno subito un cambiamento importante (STFA non pubbl. del 28 giugno 1994 in re P. P. pag. 4; RCC 1989 pag. 323, consid. 2a; DTF 113 V 275, consid. 1a, 109 V 116 consid. 3 b, 105 V 30). Affinché sia possibile la revisione di una rendita AI è dunque necessario che le condizioni cliniche e/o economiche dell'assicurato abbiano subito una modifica, tale da influire sulla perdita di guadagno. D'altra parte la modifica deve essere notevole, non tanto da un punto di vista astratto, ma piuttosto in relazione con l'art. 28 cpv. 1 LAI. In ogni caso la revisione della rendita è possibile unicamente se, posteriormente alla pronuncia della decisione iniziale, la situazione invalidante è effettivamente mutata. Non basta invece che una situazione, rimasta sostanzialmente invariata, sia giudicata in modo diverso (RCC 1987 pag. 38 consid. 1a, 1985 pag. 336; STFA del 29 aprile 1991 nella causa G.C., consid. 4).
2.6. Nel caso concreto, dal punto di vista medico sulla base della perizia 5 febbraio 2020 della dr.ssa med. _ (doc. 47), avallata il 28 luglio 2021 dal SMR (doc. 47), l’assicurata è stata ritenuta inabile al 100% nella sua abituale professione di assistente socio-sanitaria dal 1° dicembre 2019 in poi, ma abile al 50% in attività adeguate dal 1° dicembre 2019.
Alla suddetta valutazione medico-teorica, operata tramite una valutazione peritale dettagliata, esaustiva e priva di contraddizioni, va prestata adesione. Né del resto l’assicurata ha sollevato alcuna censura, né ha prodotto nuova documentazione medica. Essa ha solo sostenuto che “
la residua attività lavorativa disponibile in attività semplice non è del 50%, bensì del 42% tenuto conto del grado d’invalidità del 58% accertato dalla stessa UAI
” con motivazioni poco chiare.
2.7. Occorre ora esaminare le conseguenze del danno alla salute dal profilo economico.
2.7.1. In primo luogo va fatto riferimento al rapporto 28 luglio 2021 del consulente IP. Riepilogata la formazione scolastica e l’esperienza professionale, tenuto poi conto dei dati medici, ricordati i due provvedimenti professionali riconosciuti, il consulente ha concluso che “
al momento non è stato ancora identificato un percorso di riqualifica chiaro e che l’assicurata riesca con certezza a portare a termine
”. Ha tuttavia confermato come essa risulta essere reintegrabile nella misura del 50% in attività adeguate.
Del resto, l’Ufficio AI, nelle osservazioni 21 gennaio 2022 ha pertinentemente rilevato che:
"
... non è stata apportata alcuna argomentazione lasciante presagire che è inesigibile per l'assicurata svolgere attività adeguate al danno alla salute (anzi, medicalmente e dal profilo reintegrativo è stato ritenuto possibile). In proposito, si rammenta che - in virtù dell’obbligo di ridurre il danno – l’assicurato deve intraprendere tutto quanto è ragionevolmente esigibile per ovviare nel miglior modo possibile alle conseguenze della sua invalidità, segnatamente mettendo a frutto la sua residua capacità lavorativa, se necessario, in una nuova professione (cfr. il DTF 113 V 22 consid. 4a e Pratique VSI 1968, Vol. 2, pag. 435, consid. 3, nonché la nota marginale 2400 della Circolare sull'invalidità e sulla rendita nell'assicurazione per l'invalidità, CIRAI)”.
2.7.2. In merito alla determinazione del
reddito da valido
va ricordato che, secondo la giurisprudenza,
occorre stabilire quanto la persona assicurata, nel momento determinante (corrispondente all'inizio dell'eventuale diritto alla rendita), guadagnerebbe secondo il grado di verosimiglianza preponderante quale persona sana, tenuto conto delle sue capacità professionali e delle circostanze personali. Tale reddito dev'essere determinato il più concretamente possibile. Di regola ci si fonderà sull'ultimo reddito che la persona assicurata ha conseguito prima del danno alla salute, se del caso adeguandolo all'evoluzione dei salari. Soltanto in presenza di circostanze particolari ci si potrà scostare da questo valore e ricorrere ai dati statistici risultanti dall'ISS (v. DTF 134 V 322 consid. 4.1 pag. 325; 129 V 222 consid. 4.3.1 pag. 224 con riferimenti). Questo sarà in particolare il caso qualora dovessero mancare indicazioni riguardanti l'ultima attività professionale dell'assicurato o se l'ultimo salario da lui percepito non corrisponde manifestamente a quello che egli sarebbe stato in grado di conseguire con ogni verosimiglianza in qualità di persona valida; per esempio se l'assicurato, prima di essere riconosciuto definitivamente incapace al lavoro, si trovava in disoccupazione o aveva già delle difficoltà professionali a causa del deterioramento progressivo del suo stato di salute o ancora percepiva una remunerazione inferiore alle usuali norme salariali. Entra ugualmente in linea di conto la situazione in cui il posto di lavoro della persona assicurata prima dell'insorgenza del danno alla salute non esiste più al momento determinante della valutazione dell'invalidità (DTF 134 V 322 consid. 4.1 pag. 325; cfr. STF 9C_416/2010 del 26 gennaio 2011 consid. 3.2).
Nella decisione contestata, ritenuto che l’assicurata al momento dell’inoltro della seconda domanda di prestazioni era disoccupata, per il reddito da valida l’amministrazione ha indicato di avere fatto riferimento ai dati salariali statistici concernenti il settore di attività in cui essa prima del danno era professionalmente attiva – ossia quello della sanità e assistenza sociale [RSS, valore federale, categoria 86-88 (sanità e assistenza sociale)] –, settore femminile con conoscenze professionali specializzate, fissandolo in fr. 65'110.
L’assicurata sostiene invece che debba essere preso in considerazione il salario da operatrice socio-sanitaria, rilevando di aver interrotto tale professione per motivi di salute. A tal proposito essa ha allegato lo scritto 25 giugno 2018 dell’ex datore di lavoro (doc. C).
In merito, pertinentemente nelle osservazioni 21 gennaio 2022 l’Ufficio AI ha rilevato:
"
(...) la scelta di non prendere in considerazione i salari concretamente acquisiti dall'assicurata presso la Fondazione OTAF (cfr. art. 25 0AI e i qui di seguito allegati estratti conto individuali del 17 giugno 2020 e del 12 gennaio 2022 della Cassa cantonale di compensazione AVS/Al/IPG) appare favorevole all'assicurata (posto che gli stessi sono sensibilmente minori al reddito senza invalidità fissato nella tabella di calcolo della capacità di guadagno residua del 19 febbraio 2021 e nella decisione impugnata. Reddito che, giova precisare, è stato estrapolato in base alle categorie 86-88 "sanità e servizi sociali", settore femminile, livello di qualifica 2, della tabella TA1 2018 dell’inchiesta svizzera sulla struttura dei salari) (...).”
Infatti, dagli estratti del conto individuale dell’assicurata (doc. VIII/1) non risulta che essa abbia percepito dall’OTAF un salario maggiore del reddito da valida determinato con i dati statistici.
Ne consegue che il reddito da valida di fr. 65'110 va confermato.
2.7.3. Per quel che concerne il
reddito da invalido
, lo stesso è determinato sulla base della situazione professionale concreta dell'interessato, a condizione però che quest'ultimo sfrutti in maniera completa e ragionevole la capacità lavorativa residua e che il reddito derivante dall'attività effettivamente svolta sia adeguato e non costituisca un salario sociale ("Soziallohn") (DTF 126 V 76 consid. 3b/aa e riferimenti). Se invece non esiste un siffatto guadagno, in particolare perché l'assicurato non ha intrapreso un'attività lucrativa da lui esigibile, il reddito da invalido, da contrapporre a quello da valido nella determinazione del grado di invalidità, può essere ricavato dai rilevamenti statistici ufficiali, editi dall'Ufficio federale di statistica, che si riferiscono agli stipendi medi nelle principali regioni e categorie di lavoro (DTF 126 V 76 consid. 3b/bb; RCC 1991 pag. 332 consid. 3c, 1989 pag. 485 consid. 3b).
L’Alta Corte ha stabilito che sono esclusivamente applicabili, in difetto di indicazioni economiche concrete, i dati salariali nazionali risultanti dalla tabella di riferimento TA1 dell’inchiesta sulla struttura dei salari edita dall’Ufficio federale di statistica e non i valori desumibili dalla tabella TA13, che riferisce dei valori in relazione alle grandi regioni (SVR 2007 UV nr. 17; STF I 222/04 del 5 settembre 2006).
Secondo la giurisprudenza federale, per gli assicurati che, a causa della particolare situazione personale o professionale (affezioni invalidanti, età, nazionalità e tipo di permesso di dimora, grado di occupazione ecc.), non possono mettere completamente a frutto la loro capacità residua nemmeno in lavori leggeri e che pertanto non riescono di regola a raggiungere il livello medio dei salari sul mercato, viene operata una riduzione percentuale sul salario teorico statistico. Il TF ha precisato, al riguardo, come una deduzione globale massima del 25% del salario statistico permettesse di tener conto delle varie particolarità suscettibili di influire sul reddito del lavoro. Inoltre, chiamato a pronunciarsi sulla deduzione globale, la quale procede da una stima che l'amministrazione deve succintamente motivare, il giudice non può senza valido motivo sostituire il suo apprezzamento a quello degli organi dell'assicurazione (DTF 126 V 80 consid. 5b/cc).
Nel caso concreto, ritenendo che l’assicurata può mettere a maggior frutto la sua residua capacità lavorativa in attività adeguate nella misura del 50%, l’Ufficio AI ha utilizzato la citata tabella TA dell’inchiesta sulla struttura dei salari elaborata dall’Ufficio federale di statistica. Tenuto conto dei dati della tabella statistica relativi ad attività semplici e ripetitive, valore mediano (fr. 55'161), e considerata una residua capacità lavorativa del 50%, l’amministrazione ha fissato il reddito da invalida in fr. 27’580 (cfr. la decisione contestata).
Inoltre, questo TCA concorda con la scelta dell’amministrazione “...
di non optare per alcuna riduzione al reddito statistico da invalida. Nessuno dei fattori di riduzione (ovvero le attività fisicamente leggere, l'età e gli anni di servizio, la nazionalità / permesso di soggiorno e il tasso d'occupazione) possono nella fattispecie pacificamente entrare in considerazione (cfr., per più dettagli, quanto illustrato a pag. 3-4 della tabella di calcolo della capacità di guadagno residua del 19 febbraio 2021 di cui al doc. 46 incarto AI)
” (cfr. risposta di causa pag. 2).
Tenuto conto del riserbo di cui deve dare prova il giudice delle assicurazioni sociali nel sostituire il proprio apprezzamento a quello dell’amministrazione (cfr. DTF 137 V 71, 132 V 393 consid. 3.3), in concreto non vi è alcun
motivo per scostarsi dalla valutazione dell’Ufficio AI
.
Il reddito da valido di fr. 27'580 è pertanto da confermare.
2.7.4. Dal raffronto tra il reddito da valido di fr. 65’110 ed il reddito da invalido di fr. 27’580 risulta un grado d’invalidità del 58%
[(65'110 – 27'580) x 100 : 65'110] che conferisce il diritto ad una mezza rendita.
Visto quanto sopra, la decisione contestata merita conferma, mentre il ricorso va respinto.
2.8. Secondo l'art. 69 cpv. 1
bis
LAI in vigore dal 1° gennaio 2021 ed applicabile in concreto (cfr. la disposizione transitoria dell’art. 83 LPGA in combinazione con gli art. 61 lett. a e f
bis
LPGA nel tenore in vigore dal 1° gennaio 2021) la procedura di ricorso dinanzi al tribunale cantonale delle assicurazioni in caso di controversie relative a prestazioni dell’AI è soggetta a spese. L’entità delle spese è determinata fra 200 e 1000 franchi in funzione delle spese di procedura e senza riguardo al valore litigioso (DTF 133 V 402; STF 9C_156/2009 del 7 aprile 2009; STF 8C_393/2008 del 24 settembre 2008).
Visto l’esito della vertenza, le spese per fr. 500 sono poste a carico della ricorrente.