Decision ID: b8bbc51b-16bc-5dd8-a64f-b2cd3f3c574a
Year: 2015
Language: it
Court: CH_BVGE
Chamber: CH_BVGE_001
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: 

Fatti:
A.
A.a In data 9 giugno 2009 gli interessati hanno depositato una domanda
d'asilo in Svizzera fornendo le generalità di B._ e di D._. I
medesimi hanno dichiarato di essere cittadini iracheni, egli di etnia curda,
ella di etnia araba, originari di Baghdad dove avrebbero vissuto dall'infan-
zia fino a marzo del 2009 (cfr. verbale d'audizione sulle generalità della
richiedente del 22 giugno 2009 [di seguito: verbale 1], pag. 2; verbale d'au-
dizione sulle generalità del richiedente del 22 giugno 2009 [di seguito: ver-
bale 2], pag. 2). Il (...) marzo 2009 sarebbero espatriati dall'Iraq e si sareb-
bero recati in Siria fino al (...) maggio 2009, data in cui sarebbero partiti
per la Turchia (cfr. verbale 1, pagg. 9-10; verbale 2, pagg. 9-10). Dopo aver
trascorso venti giorni ad Istanbul (Turchia) avrebbero proseguito il viaggio
di espatrio e raggiunto la Svizzera in TIR il 9 giugno 2009, dove il medesimo
giorno hanno depositato domanda d'asilo (verbale 1, pagg.10-11; ver-
bale 2, pagg. 10-11).
A.b Sentiti sui motivi d'asilo, i richiedenti hanno dichiarato di essere espa-
triati per dei problemi avuti a Baghdad con i Jaish Al Mahdi (cfr. verbale 1,
pagg. 6-8; verbale 2, pagg.7-8; verbale d'audizione sui motivi d'asilo del
richiedente del 10 febbraio 2010 [di seguito: verbale 3], D23, pag. 4; ver-
bale d'audizione sui motivi d'asilo della richiedente del 10 febbraio 2010 [di
seguito: verbale 4], D15, pag. 3 seg.). Il (...) febbraio 2009, D._
sarebbe infatti stata sgridata e avrebbe ricevuto una sberla da due uomini
di tale milizia per non aver coperto il capo con il velo (cfr. ibidem) mentre si
recava al mercato. Il marito, dopo aver tentato di parlare con questi due
uomini, sarebbe stato minacciato di morte (cfr. ibidem; verbale 3, D39,
pag. 5). La sera del medesimo giorno degli esponenti di Jaish Al Mahdi
avrebbero cominciato a sparare contro la loro casa (cfr. verbale 3, D40-
D41, pag. 6; verbale 4, D23-D24, pagg. 4 seg.). Il marito avrebbe risposto
al fuoco, mentre D._ sarebbe fuggita con i suoceri e il cognato dap-
prima dai vicini (cfr. ibidem) ed in seguito da uno zio di B._ (cfr.
verbale 1, pag. 7; verbale 2, pag. 8; verbale 3, D23, pag. 4, D51, D53,
pag. 7; verbale 4, D15, pag. 3, D26, pag. 5). All'indomani, il padre di
B._ avrebbe trovato la casa devastata, nonché una lettera di mi-
naccia di morte rivolta a tutta la famiglia ed avrebbe così sporto denuncia
alla polizia (cfr. verbale 1, pag. 7 verbale 2, pag. 7; verbale 3, D23, pag. 4;
verbale 4, D15, pag. 3; mezzo di prova n. 8). La prima udienza al tribunale
si sarebbe tenuta il (...) febbraio 2009 (cfr. ibidem). Il (...) marzo 2009, a
seguito dell'insicurezza della situazione, gli interessati sarebbero espatriati
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in Siria (cfr. ibidem). A seguito della denuncia, il padre di B._ sa-
rebbe stato ucciso il (...) aprile 2009 dai Jaish Al Mahdi (cfr. verbali 1 e 2,
pag. 7; verbale 3, D49, pag. 6; verbale 4, D15, pag. 3 seg.). I richiedenti
avrebbero allora deciso di lasciare la Siria ed espatriare definitivamente
(cfr. verbali 1 e 2, pag. 7; verbale 3, D23, pag. 4; verbale 4, D15, pag. 3).
A.c A sostegno della loro domanda d'asilo gli interessati hanno prodotto:
– Due carte d'identità irachene
– Due certificati di nazionalità irachena
– Copia del contratto di matrimonio steso dal Tribunale civile di Al Kark il
7 agosto 2007
– Certificato di decesso del padre di B._ steso a Baghdad il
(...) aprile 2009 (mezzo di prova n. 1)
– Copia della richiesta del (...) marzo 2009 inoltrata dal padre di
B._ al giudice del Tribunale di Al Risafa di ottenimento di una
copia dell'incarto inerenti le indagini di polizia (mezzo di prova n. 3)
– Copia dell'accettazione del (...) marzo 2009 da parte del giudice
H._ della richiesta della medesima data (mezzo di prova n. 2)
– Copia di una dichiarazione dinanzi al Tribunale di Al Risafa del (...) feb-
braio 2009: "decisione del giudice d'indagine di verbalizzazione delle di-
chiarazioni" (mezzo di prova n. 4)
– Copia del verbale della denuncia presentata alla centrale di polizia di
Bab Al Shekh del (...) febbraio 2009 (mezzo di prova n. 5)
– Copia di una dichiarazione del padre di B._ dinanzi al Tribunale
di Al Risafa del (...) febbraio 2009 (mezzo di prova n. 6)
– Copia di un verbale inerente il sopralluogo della casa effettuato dalla
polizia il (...) febbraio 2009 (mezzo di prova n. 7)
– Copia di una lettera minatoria della "squadra della morte giusta" (mezzo
di prova n. 8)
A.d Al fine di determinare la regione di provenienza degli interessati, il
12 agosto 2009 i medesimi sono stati sottoposti ad un'analisi condotta da
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esperti commissionati dall'Ufficio federale della migrazione (UFM; ora Se-
greteria di Stato della migrazione, SEM) ai fini di stabilire la loro regione di
provenienza (di seguito: esame LINGUA; atti A21/12 e A24/8), i cui risultati
sono stati loro comunicati nell'ambito delle audizioni sui motivi d'asilo (cfr.
verbale 3, D61-71, pagg. 7 e 8; verbale 4, D35-44, pagg. 5-7). Da tale
esame risulterebbe che la regione di socializzazione dei richiedenti non
potrebbe essere Baghdad come dichiarato (cfr. ibidem).
A.e Il 18 agosto 2009 le carte d'identità irachene prodotte a sostegno della
domanda d'asilo sono state sottoposte ad un'analisi interna dell'UFM dalla
quale non è emerso alcun indizio di falsificazione.
A.f A seguito dei risultati dell'esame LINGUA, nonché di diverse informa-
zioni trasmesse all'UFM nell'ambito dell'istruttoria, segnatamente per
quanto riguarda l'utilizzo di altre identità da parte del signore B._ in
altri Stati europei, nonché la reale identità della signora D._, detto
Ufficio ha richiesto informazioni alla rappresentanza svizzera ad Ankara
(Turchia). I risultati del rapporto d'Ambasciata sono stati comunicati ai ri-
chiedenti tramite la Polizia cantonale ticinese il 25 luglio 2013 (atto A59/16)
nell'ambito di un'audizione in cui i richiedenti hanno confutato i risultati ed
hanno ribadito la totalità delle allegazioni precedenti.
A.g Con scritto del 29 luglio 2013 gli interessati hanno formulato le loro
osservazioni in merito al rapporto d'Ambasciata (cfr. atto A60/2), ammet-
tendo parzialmente di aver ingannato le autorità.
B.
In data 23 novembre 2011 rispettivamente 25 febbraio 2013 i coniugi
B._ sono diventati genitori di E._ e di F._. Il 9 mag-
gio 2015 è nato il loro figlio G._.
C.
Con decisione del 23 settembre 2013, l'UFM ha comunicato ai richiedenti
che, visti i risultati delle indagini svolte, i loro dati personali sarebbero stati
modificati nel sistema d'informazione centrale sulla migrazione (SIMIC) in
A._, nato il (...), cittadino iracheno e in C._, nata il (...),
cittadina turca. Con scritto del 30 settembre 2013 i richiedenti si sono op-
posti a tali modifiche.
D.
Con decisione del 10 gennaio 2014, notificata ai ricorrenti il 22 gen-
naio 2014 (cfr. atti processuali), l'UFM ha respinto la succitata domanda
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d'asilo ed ha pure pronunciato l'allontanamento degli interessati dalla Sviz-
zera e l'esecuzione dell'allontanamento medesimo siccome lecita, esigibile
e possibile.
E.
Con ricorso del 3 febbraio 2014 (sic!; timbro del plico raccomandato:
28 gennaio 2014; data d'entrata: 29 gennaio 2014), sono insorti dinanzi al
Tribunale amministrativo federale (di seguito: il Tribunale) contro la men-
zionata decisione dell'UFM. Hanno chiesto, in via principale, l'annulla-
mento della decisione impugnata, nonché la concessione dell'asilo e la re-
stituzione dell'effetto sospensivo. Hanno altresì presentato una domanda
di concessione del gratuito patrocinio, nel senso della dispensa dal versa-
mento delle spese processuali e del relativo anticipo.
F.
Con decisione incidentale del 24 marzo 2014, il Tribunale ha considerato il
gravame siccome privo di probabilità d'esito favorevole ed ha respinto la
summenzionata domanda di concessione del gratuito patrocinio. Ha quindi
invitato i ricorrenti a versare un anticipo di CHF 600.– a copertura delle
presunte spese processuali, con comminatoria d'inammissibilità del ri-
corso, in caso di mancato versamento di detto anticipo.
G.
Il 25 marzo 2014, i ricorrenti hanno tempestivamente versato l'anticipo ri-
chiesto.
H.
Con ordinanza del 22 maggio 2014, il Tribunale ha invitato l'UFM ad inol-
trare una risposta al ricorso.
I.
Con osservazioni del 5 giugno 2014, trasmesse ai ricorrenti con possibilità
di replica, l'UFM ha confermato le decisioni impugnate e proposto la reie-
zione del gravame.
J.
Con replica del 12 giugno 2014, i ricorrenti hanno confermato pienamente
le conclusioni presentate in sede ricorsuale e chiedendo l'accoglimento del
ricorso.
Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti negli scritti verranno ripresi nei
considerandi qualora risultino decisivi per l'esito della vertenza.
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Diritto:
1.
Presentato tempestivamente (art. 108 cpv. 2 LAsi [RS 142.31]) contro una
decisione in materia d'asilo dell'UFM (art. 6 e 105 LAsi, art. 31-33 LTAF), il
ricorso è di principio ammissibile sotto il profilo degli art. 5, 48 cpv. 1 lett. a-
c e 52 cpv. 1 PA).
Vista la nascita del figlio G._ dopo l'inoltro dell'atto ricorsuale, esso
viene incluso nella presente procedura.
Occorre pertanto entrare nel merito del ricorso.
2.
Preliminarmente, il Tribunale rammenta che il 1° febbraio 2014 è entrata in
vigore la modifica del 14 dicembre 2012 decretata dall'Assemblea federale
della Confederazione Svizzera (RU 2013 4375) della legge sull'asilo del
26 giugno 1998. Giusta il cpv. 1 delle disposizioni transitorie della modifica
del 14 dicembre 2012 della LAsi, le procedure pendenti al momento dell'en-
trata in vigore della modifica del 14 dicembre 2012 della LAsi sono rette
dal nuovo diritto, fatti salvi i cpv. 2-4 di tali disposizioni transitorie.
In casu, non essendo applicabili alla fattispecie i cpv. 2-4 delle disposizioni
transitorie e la presente procedura d'asilo trovandosi pendente al momento
dell'entrata in vigore della modifica della LAsi, codesto Tribunale applica il
nuovo diritto.
3.
I ricorsi manifestamente infondati, ai sensi dei considerandi che seguono,
sono decisi in procedura semplificata (art. 111a LAsi) dal giudice unico, con
l'approvazione d'un secondo giudice (art. 111 lett. e LAsi) e la decisione è
motivata soltanto sommariamente (art. 111a cpv. 2 LAsi).
4.
Con ricorso al Tribunale, possono essere invocati la violazione del diritto
federale e l'accertamento inesatto o incompleto di fatti giuridicamente rile-
vanti (art. 106 LAsi). Il Tribunale non è vincolato né dai motivi addotti
(art. 62 cpv. 4 PA), né dalle considerazioni giuridiche della decisione impu-
gnata, né dalle argomentazioni delle parti. Rilevante è in primo luogo la
situazione di fatto al momento del giudizio (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2 e
giurisprudenza ivi citata).
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5.
La Svizzera, su domanda, accorda asilo ai rifugiati secondo le disposizioni
della LAsi (art. 2 LAsi). L'asilo comprende la protezione e lo statuto accor-
dati a persone in Svizzera in ragione della loro qualità di rifugiato. Esso
include il diritto di risiedere in Svizzera. Giusta l'art. 3 cpv. 1 LAsi, sono
rifugiati le persone che, nel Paese di origine o di ultima residenza, sono
esposte a seri pregiudizi a causa della loro razza, religione, nazionalità,
appartenenza ad un determinato gruppo sociale o per le loro opinioni poli-
tiche, ovvero hanno fondato timore di essere esposte a tali pregiudizi.
Sono pregiudizi seri segnatamente l'esposizione a pericolo della vita,
dell'integrità fisica o della libertà, nonché le misure che comportano una
pressione psichica insopportabile (art. 3 cpv. 2 LAsi).
Il fondato timore di esposizione a seri pregiudizi, come stabilito all'art. 3
LAsi, comprende nella sua definizione un elemento oggettivo, in rapporto
con la situazione reale, e un elemento soggettivo. Sarà riconosciuto come
rifugiato colui che ha dei motivi oggettivamente riconoscibili da terzi
(elemento oggettivo) di temere (elemento soggettivo) di essere esposto, in
tutta verosimiglianza e in un futuro prossimo, a una persecuzione (cfr.
DTAF 2011/50 consid. 3.1.1 e relativi riferimenti; 2011/51 consid. 6.2). Sul
piano soggettivo, deve essere tenuto conto degli antecendenti
dell'interessato, segnatamente dell'esistenza di persecuzioni anteriori,
nonché della sua appartenenza a una razza, a un gruppo religioso, sociale
o politico, che lo espongono maggiormente a un fondato timore di future
persecuzioni. Infatti, colui che è già stato vittima di persecuzione ha dei
motivi oggettivi di avere un timore (soggettivo) di nuove persecuzioni più
fondato di colui che ne è l'oggetto per la prima volta (cfr. DTAF 2011/50
consid. 3.1.1 e relativi riferimenti). Sul piano oggettivo, tale timore
dev'essere fondato su indizi concreti e sufficienti che facciano apparire, in
un futuro prossimo e secondo un'alta probabilità, l'avvento di seri pregiudizi
ai sensi dell'art. 3 LAsi. Non sono sufficienti, quindi, indizi che indicano
minacce di persecuzioni ipotetiche che potrebbero prodursi in un futuro più
o meno lontano (cfr. ibidem).
A tenore dell'art. 7 cpv. 1 LAsi, chiunque domanda asilo deve provare o per
lo meno rendere verosimile la sua qualità di rifugiato. La qualità di rifugiato
è resa verosimile se l'autorità la ritiene data con una probabilità preponde-
rante (art. 7 cpv. 2 LAsi). Sono inverosimili in particolare le allegazioni che
su punti importanti sono troppo poco fondate o contraddittorie, non corri-
spondono ai fatti o si basano in modo determinante su mezzi di prova falsi
o falsificati (art. 7 cpv. 3 LAsi).
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6.
6.1 Nella decisione impugnata, l'UFM ha considerato che le allegazioni
presentate dai richiedenti non soddisferebbero le condizioni di verosimi-
glianza previste all'art. 7 LAsi. Circa le generalità dei richiedenti, l'UFM è
giunto alla conclusione che entrambi i richiedenti avrebbero palesemente
tentato di ingannare le autorità svizzere sulle loro reali identità. Per quanto
concerne i motivi d'asilo, l'UFM è pertanto giunto alla conclusione che i
richiedenti non si sarebbero trovati in Iraq durante il periodo indicato e i fatti
allegati non sarebbero stati vissuti di persona dai richiedenti. Per ciò che
attiene ai documenti d'identità e ai mezzi probatori a sostegno della do-
manda d'asilo, essi non potrebbero essere considerati autentici e i richie-
denti potrebbero essere fondamentalmente accusati di usurpazione d'iden-
tità poiché sarebbe stato stabilito che in realtà le generalità della richie-
dente sarebbero quelle di C._, cittadina turca sposata il (...) 2008
in Turchia con il signor A._. La decisione dell'UFM del 23 settem-
bre 2013 di modificazione dei dati personali nel sistema d'informazione
centrale sulla migrazione (SIMIC) sarebbe dunque fondata. In conclusione,
le dichiarazioni in materia d'asilo non soddisferebbero pertanto le condi-
zioni di verosimiglianza previste all'art. 7 LAsi. Avendo respinto la domanda
d'asilo, l'UFM ha pronunciato l'allontanamento dei richiedenti dalla Sviz-
zera. Altresì, ha indicato che non vi sarebbero indizi per ritenere che gli
interessati rischierebbero in Turchia di essere esposti a pene o trattamenti
vietati dall'art. 3 CEDU. Inoltre, siccome la signora sarebbe indubbiamente
cittadina turca, avrebbe già vissuto presso la sorella ad Istanbul come af-
fermato nello scritto del 29 luglio 2013 ed avrebbe contratto un matrimonio
valido in Turchia il (...) 2008 l'esecuzione dell'allontanamento in Turchia
sarebbe ragionevolmente esigibile. Infine, l'esecuzione dell'allontanamento
sarebbe possibile sia sul piano tecnico che pratico.
6.2 Nel ricorso, gli insorgenti sostengono che l'UFM avrebbe correttamente
considerato che le dichiarazioni dei ricorrenti, i cui fatti allegati avrebbero
avuto luogo a Mosul (sic!), non soddisferebbero le condizioni di verosimi-
glianza dell'art. 7 LAsi. Il richiedente sarebbe espatriato dal suo paese d'o-
rigine unitamente alla moglie in quanto esposto a gravi rischi di ritorsione
ed avrebbero dapprima cercato aiuto in Gran Bretagna ed in seguito in
Svizzera. Il fatto di avere dato delle identità false sarebbe dovuto all'e-
strema necessità di sfuggire dal grave pericolo nel loro paese d'origine.
Rilevano inoltre che essendo stato avviato un procedimento dinanzi ad un
Tribunale di Istanbul nei confronti della signora C._, un loro ritorno
in Turchia provocherebbe un serio pericolo alla predetta. La medesima sa-
rebbe inoltre incinta. Pertanto, si sarebbe in presenza di una situazione che
metterebbe in pericolo l'esistenza della signora C._ e l'esecuzione
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dell'allontanamento non sarebbe dunque possibile. In seguito, i ricorrenti
rilevano che le sentenze definitive, pronunciate dal Tribunale, possono es-
sere riviste con il rimedio straordinario della revisione e che il Tribunale è
competente per statuire in materia di revisione di sentenze che ha pronun-
ciato quale istanza di ricorso. I ricorrenti richiedono dunque che, sotto il
profilo umanitario, il Tribunale riesamini la loro domanda d'asilo. II signor
A._ avrebbe inoltre la possibilità di inserirsi nella nostra società in
quanto a partire dal 1° febbraio 2014 avrebbe un contratto di lavoro in mi-
sura del 40%. L'esecuzione dell'allontanamento non sarebbe infine ragio-
nevolmente esigibile poiché comporterebbe un grave pericolo per la loro
incolumità. In conclusione hanno chiesto la restituzione dell'effetto sospen-
sivo al ricorso, nonché l'annullamento della decisione dell'UFM del 10 gen-
naio 2014 e la concessione dell'asilo politico.
6.3 Nella risposta al ricorso dell'UFM del 5 giugno 2014, l'autorità inferiore
ha confermato la decisione impugnata e proposto la reiezione del gravame
ritenendo che in sede di ricorso non sarebbero stati addotti fatti o mezzi di
prova che permetterebbero di modificare il suo apprezzamento. Come con-
fermato nel rapporto d'Ambasciata del 22 febbraio 2013, una procedura
penale sarebbe stata aperta contro la richiedente per falsità in documenti
per aver tentato, il (...) 2009, di lasciare il territorio turco con un passaporto
falso. Non essendosi presentata all'udienza davanti al Tribunale, un man-
dato d'arresto è stato emesso nei suoi confronti in data (...) 2009. Secondo
la giurisprudenza, una condanna penale per un delitto di diritto comune non
costituirebbe, di per sé, una persecuzione rilevante in materia d'asilo. Sa-
rebbe pertinente per il riconoscimento della qualità di rifugiato soltanto qua-
lora sia reso verosimile che si tratta di un "politmalus", ossia qualora la
sanzione è stata fondata su dei motivi d'asilo ai sensi dell'art. 3 LAsi. All'oc-
correnza, giusta gli elementi presenti nel dossier nessun indizio permette-
rebbe di dimostrare che la procedura penale oppure la pena pronunciata
sarebbero fondati su uno dei motivi rilevanti in materia d'asilo. Infatti, la
procedura sembrerebbe fondarsi su di un motivo legittimo. Inoltre, a titolo
sussidiario, circa l'ammissibilità dell'allontanamento dalla Svizzera, l'UFM
rammenta che una semplice possibilità di subire una violazione dell'art. 3
CEDU o dell'art. 3 della Convenzione contro la tortura ed altre pene o trat-
tamenti crudeli, inumani o degradanti del 10 dicembre 1984 (Conv. tortura,
RS 0.105) non sarebbe sufficiente, al contrario, dovrebbe esserci un rischio
concreto e serio di essere vittima di tortura o di trattamenti inumani o de-
gradanti in caso di ritorno al Paese d'origine. Nella fattispecie ciò non sa-
rebbe il caso.
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6.4 Con replica del 12 giugno 2014 (cfr. timbro del plico raccomandato;
data d'entrata: 13 giugno 2014) i ricorrenti rilevano che non desiderano
entrare nel merito delle osservazioni dell'UFM e confermano pienamente il
ricorso. Ribadiscono inoltre che i ricorrenti sarebbero in grave pericolo in
Iraq (sic!), pertanto l'esecuzione dell'allontanamento dei ricorrenti verso il
loro Paese non sarebbe ragionevolmente esigibile poiché comporterebbe
un grave pericolo per la loro incolumità. In conclusione, reiterano la richie-
sta di concessione dell'asilo politico ai richiedenti.
7.
Preliminarmente, è d'uopo constatare che, come già rilevato nella deci-
sione incidentale del Tribunale del 24 marzo 2014, il rimedio straordinario
della revisione è inammissibile.
In secondo luogo, circa l'inverosimiglianza dei fatti avvenuti a Baghdad nel
2009, nonché circa l'inganno sulla loro identità, avendo i ricorrenti dichia-
rato che a giusto titolo l'autorità inferiore ha ritenuto inverosimili le loro al-
legazioni (cfr. ricorso pag. 2), così come avendo i ricorrenti ammesso espli-
citamente di aver ingannato le autorità in merito alla loro identità (cfr. ibi-
dem), lo scrivente Tribunale conferma pienamente quanto ritenuto dall'au-
torità inferiore nella decisione impugnata alla quale rinvia. Di conseguenza,
oggetto del litigio in questa sede risulta essere unicamente il timore della
ricorrente di subire delle persecuzioni in caso di ritorno in Patria poiché
accusata di falsificazione in documenti, nonché il timore per l'incolumità di
tutta la famiglia.
Conformemente a dottrina e giurisprudenza, l'incombere di un procedi-
mento giudiziario non costituisce un motivo rilevante in materia d'asilo. Tut-
tavia, eccezionalmente l'esecuzione di una procedura penale, rispettiva-
mente la condanna per un'infrazione di diritto comune può costituire una
persecuzione rilevante in materia d'asilo. Ciò è in particolare il caso quando
ad una persona viene imputata un'infrazione di diritto comune con lo scopo
di perseguire o punire l'individuo per una sua caratteristica interna o
esterna, segnatamente per la sua razza, religione, nazionalità, apparte-
nenza ad un determinato gruppo sociale o per le sue opinioni politiche o
che la condizione di questo individuo arrischi di essere aggravata per l'uno
o l'altro di questi motivi (cfr. DTAF 2013/25 consid. 5.1; sentenza del TAF
E-7321/2013 del 3 luglio 2014 consid. 8.3.1 [prevista per la pubblicazione]).
Questo "politmalus" è in particolare da ritenere in tre casi: in primo luogo
qualora una pena sproporzionatamente severa è pronunciata (cosiddetto
"malus" in senso assoluto) o qualora, rispetto ad altri autori, la pena appare
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sproporzionatamente severa (cosiddetto "malus" in senso relativo), in se-
condo luogo qualora una procedura penale chiaramente non rispetta i prin-
cipi dello Stato di diritto o in terzo luogo qualora il richiedente l'asilo con il
tipo di pena o con l'espiazione della stessa rischia la violazione dei fonda-
mentali diritti dell'uomo, segnatamente di essere torturato o essere trattato
in maniera disumana o degradante (cfr. DTAF 2013/25 consid. 5.1 e rela-
tivo riferimento; E-7321/2013 consid. 8.3.1 [prevista per la pubblicazione]).
Tuttavia, come già rilevato in precedenza, per poter ritenere un procedi-
mento penale quale motivo rilevante in materia d'asilo, non è sufficiente
trovarsi in uno dei tre casi elencati, ma una seconda condizione deve sus-
sistere: l'illegittimità del procedimento penale deve infatti fondarsi su un
motivo d'asilo ai sensi dell'art. 3 LAsi (cfr. E-7321/2013 consid. 8.3.1 [pre-
vista per la pubblicazione]), in altre parole un'inchiesta penale è pertinente
in materia d'asilo soltanto se risponde ad un intento persecutorio ai sensi
dell'art. 3 LAsi (cfr. GICRA 1996 n. 34 consid. 3 e 4).
Nella fattispecie, contro la signora C._ è pendente un procedimento
penale dinanzi al tribunale di I._/Istanbul con l'accusa di falsità in
documenti (art. 204 del codice penale turco) e l'(...) 2009 è stato emanato
nei suoi confronti un mandato d'arresto per non essersi presentata all'u-
dienza in tribunale (cfr. risultati del rapporto d'Ambasciata contenuti nello
scritto dell'UFM del 2 maggio 2013 [atto A56/3], pag. 2). Lo scrivente Tri-
bunale rileva innanzitutto che per quanto attiene al procedimento penale e
al conseguente mandato d'arresto aperti nei confronti di C._, si
tratta di un procedimento di diritto comune, in relazione al quale peraltro
non vi è alcun indizio concreto che si tratti di un procedimento abusivo.
Infatti, la ricorrente stessa ha confermato di essere oggetto di tale procedi-
mento penale e non ne ha contestato la legittimità (cfr. scritto del 29 lu-
glio 2013, atto A60/2, pag. 2). In secondo luogo, la falsità in documenti è
un'infrazione punita pure dal diritto svizzero all'art. 251 CP con una pena
detentiva sino a cinque anni o con una pena pecuniaria. Pertanto la pena
prevista dal codice penale turco per tale infrazione – ovvero una pena de-
tentiva compresa tra i due e i cinque anni di reclusione (art. 204 codice
penale turco) – non diverge fondamentalmente da quella prevista dal CP.
D'altro canto, non v'è ragione di ritenere che la signora C._ non
possa beneficiare in Patria della necessaria assistenza giuridica e, di con-
seguenza, della garanzia di potersi difendere adeguatamente. Inoltre, non
vi sono indizi che permettano di ritenere che l'eventuale espiazione della
pena costituisca una violazione dei diritti fondamentali. In siffatte circo-
stanze, nemmeno su questo punto, v'è ragione di concludere che il rischio
della ricorrente di venire incarcerata con l'accusa di falsità in documenti
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non ha alcun legame di causalità con uno dei motivi enumerati all'art. 3
LAsi ed è, pertanto, irrilevante in materia d'asilo.
Quanto all'integrazione di successo dell'interessato, il Tribunale osserva
che questa circostanza non è rilevante ai sensi dell'asilo. A maggior ra-
gione, le conoscenze professionali acquisite in Svizzera potranno essergli
di vantaggio per il suo reinserimento in Turchia.
In conclusione, visto quanto precede, le allegazioni i ricorrenti non soddi-
sfano né le condizioni di verosimiglianza poste dall'art. 7 LAsi né le condi-
zioni di rilevanza poste dall'art. 3 LAsi.
In virtù di quanto sopra esposto, il ricorso in materia di riconoscimento della
qualità di rifugiato e di concessione dell'asilo non merita tutela e la deci-
sione impugnata va confermata.
8.
Se respinge la domanda d'asilo o non entra nel merito, l'UFM pronuncia, di
norma, l'allontanamento dalla Svizzera e ne ordina l'esecuzione; tiene però
conto del principio dell'unità della famiglia (art. 44 LAsi).
Gli insorgenti non adempiono le condizioni in virtù delle quali l'UFM
avrebbe dovuto astenersi dal pronunciare l'allontanamento dalla Svizzera
(art. 14 cpv. 1 e 2 nonché art. 44 LAsi nonché art. 32 dell'ordinanza 1 sull'a-
silo relativa a questioni procedurali dell'11 agosto 1999 [OAsi 1, RS
142.311]; DTAF 2013/37 consid. 4.4; 2011/24 consid. 10.1).
Lo scrivente Tribunale è pertanto tenuto a confermare la pronuncia dell'al-
lontanamento.
9.
L'esecuzione dell'allontanamento è regolamentata all'art. 83 LStr
(RS 142.20), giusta il quale l'esecuzione dell'allontanamento dev'essere
possibile (art. 83 cpv. 2 LStr), ammissibile (art. 83 cpv. 3 LStr) e ragione-
volmente esigibile (art. 83 cpv. 4 LStr).
9.1 Nella misura in cui il Tribunale ha confermato la decisione dell'UFM re-
lativa alla domanda d'asilo degli insorgenti, quest'ultimi non possono pre-
valersi del principio del divieto di respingimento (art. 5 cpv. 1 LAsi), gene-
ralmente riconosciuto nell'ambito del diritto internazionale pubblico ed
espressamente enunciato all'art. 33 della Convenzione sullo statuto dei ri-
fugiati del 28 luglio 1951 (Conv., RS 0.142.30).
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Inoltre, per gli stessi motivi citati al considerando 7, pagg. 11-12 della pre-
sente sentenza, non emergono dalle carte processuali neppure elementi
da cui desumere l'esistenza di un rischio personale, concreto e serio per i
ricorrenti di essere esposti, in caso di allontanamento in Turchia ad un trat-
tamento proibito, in relazione all'art. 3 CEDU o all'art. 3 Conv. tortura. In
altri termini, quest'ultimi non hanno saputo fornire un insieme d'indizi, op-
pure presunzioni non contraddette, sufficientemente gravi, precisi e con-
cordanti quo ad un pericolo d'esposizione personale ad atti o fatti contrari
alle disposizioni sopraccitate.
Pertanto, come rettamente ritenuto nella decisione impugnata, l'esecu-
zione dell'allontanamento è ammissibile.
9.2 Giusta l'art. 83 cpv. 4 LStr, l'esecuzione non può essere ragionevol-
mente esigibile qualora, nello Stato d'origine o di provenienza, lo straniero
venisse a trovarsi concretamente in pericolo in seguito a situazioni quali
guerra, guerra civile, violenza generalizzata o emergenza medica.
Si tratta, dunque, d'esaminare se l'allontanamento degli insorgenti è ragio-
nevolmente esigibile, tenuto conto della situazione generale vigente attual-
mente in Turchia da un lato, e della loro situazione personale dall'altro.
Attualmente in Turchia non vige una situazione di guerra, guerra civile o
violenza generalizzata che coinvolga l'insieme della popolazione nella to-
talità del territorio nazionale.
Per ciò che è della situazione personale dei ricorrenti, essi sono giovani,
dispongono di una rete sociale in Patria, in quanto ad Istanbul vi abita la
sorella della signora C._ – da cui ha già vissuto (cfr. scritto del 29 lu-
glio 2013, atto A60/2, pag. 1) – nonché altri parenti. Inoltre, la signora
C._ è indubbiamente cittadina turca e si è sposata con un contratto
di matrimonio valido il (...) 2008 con il signore A._ dinanzi lo stato
civile di J._/Istanbul, pertanto spetta al signore A._, a pre-
scindere dalla sua identità reale fare il necessario per potersi recare in Tur-
chia con la moglie ed i figli. Inoltre, l'art. 3 della Convenzione sui diritti del
fanciullo del 20 novembre 1989 (CDF, RS 0.107) non costituisce neppure
un ostacolo all'esecuzione dell'allontanamento dei bambini degli interes-
sati. Invero, ritenuta la breve durata del loro soggiorno in Svizzera – di ri-
spettivamente quattro, tre e un anno – nonché la tenera età dei tre bambini
– nati nel (...), nel (...) e nel (...) – tuttora dipendenti dai loro genitori ed
impregnati nel loro modo di vita, non v'è ragione di ammettere che un al-
lontanamento in Turchia equivarrebbe ad uno sradicamento completo tale
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da pregiudicare il loro sviluppo ed equilibrio (cfr. DTAF 2012/31 consid.
7.3.2.3; 2009/51 consid. 5.6 e relativi riferimenti). Pertanto il loro allontana-
mento non viola l'art. 3 CDF. Infine, i ricorrenti non hanno preteso nel gra-
vame di soffrire di gravi problemi di salute tali da giustificare un'ammissione
provvisoria (cfr. DTAF 2011/50 consid. 8.1-8.3; 2009/2 consid. 9.3.2).
In considerazione di quanto precede, l'esecuzione dell'allontanamento è
ragionevolmente esigibile nella fattispecie (art. 83 cpv. 4 LStr in relazione
all'art. 44 LAsi).
9.3 Infine, in ultima analisi, non risultano impedimenti neppure dal profilo
della possibilità dell'esecuzione dell'allontanamento (art. 83 cpv. 2 LStr in
relazione all'art. 44 LAsi). Gli insorgenti, usando della necessaria diligenza,
potranno procurarsi ogni documento indispensabile al rimpatrio (cfr. art. 8
cpv. 4 LAsi; DTAF 2008/34 consid. 12);
L'esecuzione dell'allontanamento è dunque pure possibile.
9.4 Sulla scorta delle considerazioni che precedono, l'esecuzione dell'al-
lontanamento è ammissibile, ragionevolmente esigibile e possibile. Di con-
seguenza, anche su questo punto la querelata decisione dell'autorità infe-
riore va confermata.
10.
Ne discende che l'UFM, con la decisione impugnata, non ha violato il diritto
federale né abusato del suo potere d'apprezzamento ed inoltre non ha ac-
certato in modo inesatto o incompleto i fatti giuridicamente rilevanti
(art. 106 cpv. 1 LAsi), per il che il ricorso va respinto.
11.
Visto l'esito della procedura, le spese processuali di CHF 600.–, che se-
guono la soccombenza, sono poste a carico dei ricorrenti (art. 63 cpv. 1 e
5 PA nonché art. 3 lett. b del regolamento sulle tasse e sulle spese ripetibili
dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 febbraio 2008 [TS-TAF,
RS 173.320.2]) e sono prelevate sull'anticipo di CHF 600.– versato il
25 marzo 2014.
12.
La presente decisione è definitiva e non può, in principio, essere impugnata
con ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale
(art. 83 lett. d cifra 1 LTF).
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