Decision ID: ef83420e-b21d-5704-9d46-85b010c7c84a
Year: 2013
Language: it
Court: CH_BVGE
Chamber: CH_BVGE_001
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: 

Fatti:
A.
A._, già cittadina tailandese nata il ..., è giunta in Svizzera a sco-
po turistico il 29 settembre 2000 ed il 12 gennaio 2001 è stata posta a
beneficio di un permesso di dimora temporaneo (permesso L) in vista di
matrimonio valido fino al 28 marzo successivo.
B.
In data 23 marzo 2001, A._ si è unita in matrimonio davanti all'Uf-
ficiale di stato civile del comune di ... con B._, cittadino svizzero
nato l'..., unione dalla quale non sono nati figli. Il 29 marzo 2001, la Se-
zione dei permessi e dell'immigrazione di Bellinzona ha rilasciato all'inte-
ressata un permesso di dimora (permesso B), in seguito regolarmente
rinnovato, trasformato poi in data 23 marzo 2006 dalle competenti autori-
tà in un permesso di domicilio (permesso C).
C.
Il 5 maggio 2006, A._ ha presentato presso l'Ufficio federale della
migrazione (in seguito: UFM) una domanda di naturalizzazione agevolata
ai sensi dell'art. 27 della legge federale del 29 settembre 1952 sull'acqui-
sto e la perdita della cittadinanza svizzera (Legge sulla cittadinanza [LCit;
RS 141.0]). Nell'ambito di questa procedura, in data 4 giugno 2007, i co-
niugi hanno firmato una dichiarazione ai sensi della quale essi hanno
confermato di "vivere in un'unione coniugale reale, integra e stabile allo
stesso indirizzo e che non sono previsti né una separazione né un divor-
zio". Essi sono stati pure resi edotti del fatto che "la naturalizzazione age-
volata non può essere pronunciata, qualora prima o durante la procedura
di naturalizzazione uno dei coniugi presenti un'istanza di separazione o di
divorzio o non sussista più un'unione coniugale reale" e che, conforme-
mente all'articolo 41 LCit, l'UFM "può annullare la naturalizzazione agevo-
lata conseguita in seguito all'occultamento dello scioglimento previsto o
avvenuto dell'unione coniugale".
D.
Con decisione del 23 luglio 2007, l'UFM ha accordato alla richiedente la
naturalizzazione agevolata giusta l'art. 27 LCit.
E.
In data 12 ottobre 2008 è venuta alla luce C._, nata dalla relazione
tra A._ e D._, suo attuale compagno. Dopo avere ricono-
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sciuto in un primo tempo la bambina, in data 18 maggio 2009 B._
ha ottenuto l'annullamento del rapporto di filiazione paterna. La piccola
Sydney è poi stata riconosciuta dal padre biologico il 20 agosto seguente.
F.
Facendo seguito ad una richiesta comune promossa in data 15 gennaio
2009, con sentenza del 19 maggio seguente, il Pretore del distretto di
Bellinzona ha pronunciato il divorzio dei coniugi. Con lettera del 23 giu-
gno 2009 l'Ufficio di vigilanza sullo stato civile del cantone Ticino ha in-
formato l'UFM del precitato divorzio.
G.
Con lettere del 9 agosto e 23 novembre 2010, l'UFM ha informato
A._ che, a seguito dello scioglimento della sua unione coniugale,
esso intendeva annullare la decisione di naturalizzazione agevolata pro-
nunciata il 23 luglio 2007, invitandola nel contempo a formulare eventuali
osservazioni in merito.
Con presa di posizione del 3 dicembre 2010, l'interessata ha affermato di
avere vissuto per diversi anni un'unione coniugale reale e felice, preci-
sando che il suo matrimonio è entrato in crisi nel 2008 a seguito delle
gravi depressioni di cui soffriva il marito.
H.
Il 20 ottobre 2011 B._ è stato sentito, alla presenza della ex mo-
glie, dalle autorità ticinesi in merito alle circostanze in cui ha conosciuto e
sposato A._, così come sulla loro vita coniugale e quo ai motivi
che hanno condotto al divorzio. L'interessato ha spiegato di avere cono-
sciuto la ex moglie nel gennaio 2001, con la quale è convolato a nozze
nel marzo successivo e il loro matrimonio ha funzionato bene fino al giu-
gno 2007. Egli ha poi affermato che, a seguito di violenze fisiche perpe-
trate sulla sua persona, ha iniziato ad avere problemi psicologici e dipen-
denza dall'alcol, ciò che ha influito negativamente sulla sua relazione,
confermando nel contempo la veridicità del contenuto della dichiarazione
sottoscritta il 4 giugno 2007 e inerente l'effettività e la stabilità della rela-
zione con la ex moglie. L'interessato ha infine dichiarato che A._
ha lasciato l'abitazione coniugale nel giugno 2008, evidenziando come la
coppia avesse deciso di divorziare nell'ottobre 2008, al momento cioè del-
la nascita di C._, nata dalla relazione della ex moglie con
D._, suo attuale compagno.
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I.
Invitata dall'UFM a formulare eventuali osservazioni in merito alle succita-
te allegazioni, con scritto del 18 gennaio 2012, A._ ha confermato
la veridicità delle dichiarazioni rilasciate dall'ex marito.
J.
Con scritto del 10 luglio 2012, la Sezione della popolazione del cantone
Ticino ha fornito all'UFM il proprio consenso all'annullamento della natura-
lizzazione agevolata di A._.
K.
Con decisione del 7 agosto 2012 l'UFM ha pronunciato l'annullamento
della suddetta naturalizzazione. Fondandosi sul susseguirsi logico e cro-
nologico degli eventi, l'autorità inferiore ha in sostanza ritenuto che al
momento della concessione della naturalizzazione agevolata il matrimo-
nio dell'interessata non costituiva un'unione coniugale effettiva e stabile
come previsto dalla legge e definita dalla giurisprudenza. L'autorità fede-
rale ha inoltre rilevato come A._ non abbia addotto nessun ele-
mento atto ad invalidare o anche solo a mettere in dubbio la presunzione,
fondata sul concatenamento dei suddetti fatti, secondo cui la naturalizza-
zione è stata ottenuta abusivamente. L'UFM ha poi sottolineato come i
problemi di coppia dei coniugi fossero posteriori alle violenze fisiche inflit-
te all'ex marito e che non vi fosse nessun elemento straordinario succes-
sivo alla naturalizzazione dell'interessata e indipendente da quest'ultima,
tale da porre drasticamente termine al suo matrimonio. L'autorità inferiore
ha pertanto concluso che la naturalizzazione agevolata è stata concessa
sulla base di dichiarazioni false e dell'occultamento di fatti essenziali, di
modo che le condizioni poste dall'art. 41 LCit per l'annullamento della na-
turalizzazione agevolata sono adempiute.
L.
Agendo per il tramite del suo patrocinatore, il 10 settembre 2012
A._ ha interposto ricorso avverso la suddetta decisione, postulan-
done l'annullamento in quanto arbitraria. La ricorrente ha in primo luogo
contestato di avere ingannato l'autorità in merito al fatto che al momento
della firma della dichiarazione del 4 giugno 2007 essa viveva in un'unione
coniugale effettiva e stabile con il marito, precisando che tale affermazio-
ne è stata resa in tutta onestà e rispecchiava la realtà della coppia in quel
momento. La questione di una separazione si era posta solo nel 2008 e
trovava la sua origine nei comportamenti scorretti e nell'abuso di alcol da
parte dell'ex marito, problemi sorti a partire dalla fine di giugno 2007 e
che erano andati via via aggravandosi ed intensificandosi. L'interessata
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ha rilevato come il susseguirsi dei suddetti eventi straordinari che hanno
determinato la rottura dell'unione coniugale sono posteriori alla sua natu-
ralizzazione, sottolineando di avere deciso di lasciare l'ex marito solo do-
po aver constatato che la situazione peggiorava malgrado i suoi sforzi e
l'intervento degli psichiatri. A._ ha infine evidenziato di adempiere
le condizioni di idoneità e di residenza poste dagli art. 14 e 15 LCit per
l'ottenimento della naturalizzazione ordinaria, di modo che l'annullamento
della sua naturalizzazione agevolata sarebbe sproporzionata.
M.
Chiamata ad esprimersi in merito al suddetto gravame, con preavviso del
27 novembre 2012, l'autorità di prime cure ha sottolineato come in mate-
ria di annullamento della naturalizzazione agevolata essa non è tenuta a
dimostrare che al momento della dichiarazione del 4 giugno 2007 la cop-
pia avesse l'intenzione di separarsi, bensì a constatare che durante la
procedura di naturalizzazione la coppia non costituiva (più) un'unione co-
niugale effettiva e stabile come richiesto dalla legge e definita dalla giuri-
sprudenza. L'UFM ha inoltre precisato come il fatto che la ricorrente a-
dempirebbe i criteri per l'ottenimento della naturalizzazione ordinaria non
ostacola l'annullamento della naturalizzazione agevolata giusta l'art. 41
LCit.
N.
Con replica del 6 dicembre 2012, A._ ha ribadito che durante la
procedura di naturalizzazione (maggio 2006/agosto 2007) essa conviveva
con l'ex marito e formava con lui un'unione coniugale effettiva e stabile,
precisando nel contempo di avere abbandonato il tetto coniugale nel giu-
gno 2008, quindi quasi un anno dopo la crescita in giudicato della deci-
sione di naturalizzazione agevolata.
O.
Con duplica del 16 gennaio 2013, l'UFM ha evidenziato come entrambi gli
ex coniugi situano l'inizio dei problemi di coppia a fine giugno 2007, di
modo che risulta sorprendente l'affermazione della ricorrente secondo cui
essa avrebbe vissuto con l'ex marito felicemente, formando un'unione
coniugale effettiva e stabile dal gennaio 2001 a novembre/dicembre 2007,
tanto più che nel gennaio 2008 essa ha concepito una figlia con il suo
nuovo compagno. L'autorità federale ha poi sottolineato come il fatto di
lasciare o meno il domicilio coniugale non è un criterio decisivo in quanto
la comunità coniugale può non essere definitiva e stabile anche se la
coppia abita sotto lo stesso tetto.
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P.
Nelle sue osservazioni del 15 febbraio seguente, A._ si è ricon-
fermata nelle proprie allegazioni di fatto e di diritto.

Diritto:
1.
1.1 Riservate le eccezioni previste all'art. 32 della legge federale del 17
giugno 2005 sul Tribunale amministrativo federale (LTAF, RS 173.32),
giusta l'art. 31 LTAF il Tribunale giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi
dell'art. 5 della legge federale del 20 dicembre 1968 sulla procedura am-
ministrativa (PA, RS 172.021) prese dalle autorità menzionate all'art. 33
LTAF.
1.2 In particolare le decisioni in materia di annullamento della naturalizza-
zione agevolata rese dall'UFM – il quale costituisce un'unità dell'ammini-
strazione federale come definita all'art. 33 lett. d LTAF – possono essere
impugnate dinanzi al TAF che nella presente fattispecie giudica quale au-
torità di grado inferiore al Tribunale federale (cfr. art. 1 cpv. 2 LTAF in re-
lazione con l'art. 83 lett. b a contrario della legge del 17 giugno 2005 sul
Tribunale federale [LTF, RS 173.110]).
1.3 Salvo i casi in cui la LTAF non disponga altrimenti, la procedura da-
vanti al Tribunale amministrativo federale è retta dalla PA (art. 37 LTAF).
1.4 A._ ha diritto di ricorrere (art. 48 cpv. 1 PA) e il suo ricorso,
presentato nella forma e nei termini prescritti dalla legge, è ricevibile (cfr.
art. 50 e 52 PA).
2.
Ai sensi dell'art. 49 PA, i motivi di ricorso sono la violazione del diritto fe-
derale, compreso l'eccesso o l'abuso del potere di apprezzamento, l'ac-
certamento inesatto o incompleto di fatti giuridicamente rilevanti nonché
l'inadeguatezza, nella misura in cui un'autorità cantonale non abbia giudi-
cato come autorità di ricorso. Il Tribunale applica d'ufficio il diritto federale
nella procedura ricorsuale e non è vincolato in nessun caso dai motivi del
ricorso (cfr. art. 62 cpv. 4 PA). Rilevante è in primo luogo la situazione di
fatto al momento del giudizio (cfr. DTAF 2012/21 consid. 5.1, DTAF
2011/1 consid. 2 e DTAF 2011/43 consid. 6.1).
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3.
3.1 Giusta l'art. 27 cpv. 1 LCit, il coniuge straniero di un cittadino svizzero
può presentare una domanda di naturalizzazione agevolata se ha risedu-
to complessivamente cinque anni in Svizzera (lett. a), vi risiede da un an-
no (lett. b) e vive da tre anni in unione coniugale con il cittadino svizzero
(lett. c).
3.2 La nozione di comunione coniugale ai sensi del diritto di cittadinanza,
in particolare ai sensi degli art. 27 cpv. 1 lett. c e 28 cpv. 1 let. a LCit, pre-
suppone non solo l'esistenza formale di un matrimonio (ovvero di un'u-
nione coniugale ai sensi del'art. 159 cpv. 1 del Codice civile svizzero del
10 dicembre 1907; [CC, RS 210]), ma implica oltre a ciò una comunità di
fatto tra i coniugi, rispettivamente una comunione di vita effettiva, fondata
sulla volontà reciproca di mantenere questa unione (cfr. DTF 135 II 161
consid. 2 e giurisprudenza ivi citata).
Seppure non si dovrebbe imporre ai candidati alla naturalizzazione facili-
tata una sorta di modello ideale di coppia, la comunione coniugale ai sen-
si delle suddette disposizioni presuppone ad ogni modo l'esistenza, al
momento della decisione di naturalizzazione agevolata, di una volontà
matrimoniale intatta e orientata verso il futuro ("ein auf die Zukunft geri-
chteter Ehewille"), in altri termini la ferma intenzione dei coniugi di mante-
nere la comunione coniugale al di là della decisione di naturalizzazione
agevolata (cfr. in particolare la sentenza del Tribunale federale
1C_517/2010 del 7 marzo 2011 consid. 3.3). Una separazione soprag-
giunta poco dopo l'ottenimento della naturalizzazione costituisce un indi-
zio dell'assenza di questa volontà al momento dell'ottenimento della citta-
dinanza svizzera (DTF 135 precitato, ibid.).
3.3 L'unione coniugale come definita sopra, inoltre, non deve esistere so-
lo al momento del deposito della domanda ma deve sussistere durante
tutta la procedura fino all'emanazione della decisione sulla naturalizza-
zione agevolata (cfr. DTF 135 precitato, ibid.).
A tal proposito occorre rilevare che il legislatore federale, creando l'istitu-
zione della naturalizzazione agevolata in favore del coniuge straniero di
un cittadino svizzero, si riferiva ad una concezione del matrimonio come
definita dalle disposizioni del Codice civile sul diritto del matrimonio, ovve-
ro un'unione contratta per amore in vista di costituire una comunione di vi-
ta stretta ("di tetto, di tavolo e di letto"), in seno alla quale i coniugi sono
pronti ad assicurarsi reciproca fedeltà ed assistenza, di carattere duraturo
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(nel senso di "comunione del destino") e nella prospettiva della creazione
di una famiglia (cfr. art. 159 cpv. 2 e 3 CC; DTF 124 III 52 consid. 2a/aa e
118 II 235 consid. 3b). Nonostante l'evoluzione dei costumi e delle menta-
lità, è unicamente questa concezione del matrimonio, comunemente am-
messa e giudicata degna di protezione dal legislatore, che si rileva su-
scettibile di giustificare – alle condizioni stabilite dagli art. 27 e 28 LCit –
la concessione della naturalizzazione agevolata al coniuge straniero di un
cittadino svizzero.
Facilitando la naturalizzazione del coniuge straniero di un cittadino sviz-
zero, il legislatore federale intende favorire un'unità della nazionalità, e,
parimenti, del diritto di attinenza cantonale e comunale nella prospettiva
di una vita comune che si protrai oltre alla decisione di naturalizzazione
(cfr. DTF 135 precitato, ibid.). L'istituzione della naturalizzazione agevola-
ta riposa infatti sull'idea che il coniuge straniero di un cittadino elvetico (e-
videntemente solo alla condizione che egli costituisca con quest'ultimo
una comunione coniugale solida) si adegui più rapidamente al modo di vi-
ta ed ai costumi svizzeri rispetto ad uno straniero che non abbia un co-
niuge svizzero, rimanendo, costui, sottoposto alle regole della naturaliz-
zazione ordinaria (cfr. Messaggio del Consiglio federale relativo alla modi-
fica della legge sulla cittadinanza del 26 agosto 1987, pubblicato in FF
1987 III 245 segg., cifre 22.12 22.13, ad art. 26 e 27 del progetto; vedi i-
noltre i DTF 130 II 482 consid. 2 e 128 II 97 consid. 3a).
4.
4.1 Giusta l'art. 41 cpv. 1 e cpv. 1 bis
LCit nel tenore in vigore dal 1° marzo
2011 rispettivamente l'art. 41 cpv. 1 LCit previgente (RU 1952 1087), l'Uf-
ficio federale può, con il consenso dell'autorità del Cantone d'origine, an-
nullare la naturalizzazione o la reintegrazione conseguita con dichiarazio-
ni false o in seguito all'occultamento di fatti essenziali (cfr. inoltre Mes-
saggio del Consiglio federale relativo al progetto di legge sull'acquisizione
e la perdita della nazionalità svizzera del 9 agosto 1951 [FF 1951 II
700/701, ad. art. 39 del progetto]).
L'annullamento della naturalizzazione presuppone quindi che essa sia
stata conseguita in maniera fraudolenta, vale a dire tramite un comporta-
mento sleale ed ingannevole. A questo titolo, non è necessario che si sia
in presenza di una frode nel senso del diritto penale. È comunque neces-
sario che l'interessato abbia in modo consapevole fornito delle false indi-
cazioni all'autorità, rispettivamente che abbia lasciato credere in maniera
erronea all'autorità di trovarsi nella situazione prevista dall'art. 27 cpv. 1
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lett. c o 28 cpv. 1 lett. a LCit, violando in questo modo il dovere d'informa-
zione al quale deve conformarsi in virtù di tale disposizione (cfr. DTF 135
precitato, ibid., e giurisprudenza ivi menzionata; vedi inoltre le sentenze
del Tribunale federale 1C_158/2011 del 26 agosto 2011 consid. 4.2.1 e
1C_250/2011 del 21 luglio 2011 consid. 3). Questo è in particolare il caso
se il richiedente dichiara di vivere in una comunione stabile con il suo co-
niuge anche se intende separarsi una volta ottenuta la naturalizzazione
facilitata; poco importa se il suo matrimonio si sia sviluppato fino ad allora
in modo armonioso (cfr. in particolare le sentenze del Tribunale federale
1C_158/2011 precitata, ibid., e 1C_264/2011 del 23 agosto 2011 consid.
3.1.1, così come la giurisprudenza ivi citata).
4.2 Il carattere potestativo dell'art. 41 LCit conferisce un certo potere di
apprezzamento all'autorità chiamata a decidere. Nell'esercizio di tale li-
bertà, questa deve tuttavia evitare ogni abuso; commette un abuso del
suo potere di apprezzamento l'autorità che si fonda su criteri inappropria-
ti, non tiene conto di circostanze pertinenti o emana una decisione inop-
portuna, contraria allo scopo della legge o al principio della proporzionali-
tà (cfr. in particolare DTF 130 III 176 consid. 1.2 e 129 III 400 consid. 3.1,
sentenza del Tribunale federale 1C_155/2012 del 26 luglio 2012 consid.
2.2.1 e giurisprudenza citata).
4.2.1 La procedura amministrativa è retta dal principio del libero apprez-
zamento delle prove (art. 40 della legge federale del 4 dicembre 1947 di
procedura civile [PC, RS 273], applicabile giusta il rinvio dell'art. 19 PA).
Tale principio è valido pure davanti al TAF (art. 37 LTAF). L'apprezzamen-
to delle prove è libero nel senso che non obbedisce a delle regole di pro-
ve legali che prescrivono a quali condizioni l'autorità dovrebbe ammettere
che la prova è riuscita e quale valore probatorio dovrebbe riconoscere ai
diversi mezzi di prova gli uni in rapporto agli altri. Allorquando una deci-
sione interviene – come nella fattispecie – a discapito dell'amministrato,
l'amministrazione sopporta l'onere della prova. Se intende annullare la
naturalizzazione agevolata, essa deve ricercare se il coniuge naturalizza-
to ha mentito quando ha dichiarato di formare un'unione stabile con il
consorte svizzero; siccome si tratta di un fatto psichico in relazione con
dei fatti rilevanti dalla sfera intima, i quali sono spesso sconosciuti
dall'amministrazione e difficili da provare, appare legittimo che l'autorità
possa fondarsi su una presunzione. Pertanto, se la concatenazione rapi-
da degli avvenimenti fonda la presunzione di fatto che la naturalizzazione
è stata ottenuta fraudolentemente, spetta allora all'amministrato, non solo
in ragione del suo obbligo di collaborare alla determinazione dei fatti (art.
13 cpv. 1 PA; cfr. a questo titolo in particolare DTF 135 precitato, consid.
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3), ma anche del suo interesse personale, capovolgere questa presun-
zione (cfr. DTF 135 precitato, ibid.).
4.2.2 In presenza di una presunzione di fatto, la quale risulta dell'apprez-
zamento delle prove e non modifica l'onere della prova (DTF 135 precita-
to, ibid., e i riferimenti menzionati), l'amministrato non è tenuto, per capo-
volgerla, ad apportare la prova contraria del fatto presunto, quindi a fare
acquisire all'autorità la certezza di non avere mentito; è sufficiente che e-
gli pervenga a fare ammettere l'esistenza di una possibilità ragionevole
che non abbia mentito dichiarando di formare una comunione stabile con
il suo coniuge. Egli può farlo rendendo verosimile, sia il sopraggiungere di
un avvenimento eccezionale suscettibile di spiegare un rapido deteriora-
mento del legame coniugale, sia l'assenza di coscienza della gravità dei
suoi problemi di coppia al momento della firma della dichiarazione comu-
ne (DTF 135 precitato, ibid.; vedi inoltre le sentenze del Tribunale federa-
le 1C_158/2011 precitata, consid. 4.2.2 e 1C_264/2011 precitato, consid.
3.2.2, così come i riferimenti citati).
5.
Preliminarmente, occorre esaminare se le condizioni formali per l'annul-
lamento della naturalizzazione agevolata previste dall'art. 41 LCit sono
adempiute nella fattispecie.
5.1 Giusta l'art. 41 cpv. 1 bis
LCit, in vigore dal 1° marzo 2011, la naturaliz-
zazione può essere annullata entro due anni dal giorno in cui l'Ufficio fe-
derale è venuto a conoscenza dell'evento giuridicamente rilevante, ma
non oltre otto anni dall'acquisto della cittadinanza svizzera. In precedenza
l'art. 41 cpv. 1 LCit (RU 1952 1087) prevedeva un termine unico di cinque
anni dalla naturalizzazione. Alcuna diposizione transitoria è stata prevista
per l'introduzione del nuovo art. 41 LCit. In virtù dei principi generali del
diritto intertemporale il nuovo diritto si applica a tutte le situazioni che in-
tervengono posteriormente alla sua entrata in vigore. Comunque la giuri-
sprudenza ha introdotto un'eccezione per quanto concerne i termini. Infat-
ti, secondo la giurisprudenza del Tribunale federale in materia di pretese
di risarcimento fondate sulla legge federale del 20 dicembre 1946 sull'as-
sicurazione per la vecchiaia e per i superstiti (LAVS, RS 831.10), le cui
considerazioni possono essere riprese per quanto attiene i termini previsti
dall'art. 41 LCit, è ammissibile sottoporre a dei nuovi termini di prescrizio-
ne dei crediti sorti e divenuti esigibili sotto l'egida del vecchio diritto e che
non sono prescritti o perenti al momento dell'entrata in vigore del nuovo
diritto (cfr. DTF 134 V 353 consid. 3.2 e riferimenti ivi citati).
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Pertanto, alle naturalizzazioni per le quali il vecchio diritto perentorio di
cinque anni non è ancora trascorso giova applicare l'art. 41 LCit nella sua
nuova versione e tener conto del tempo trascorso sotto l'egida della vec-
chia normativa nel calcolo del termine assoluto di otto anni. Per quanto
riguarda il termine relativo di due anni, non previsto nel vecchio diritto,
esso comincia a decorrere al più presto al momento dell'entrata in vigore
delle nuove disposizioni (cfr. sentenze del Tribunale amministrativo fede-
rale C-476/2012 del 19 luglio 2012 consid. 4.4; C-764/2012 del 30 agosto
2012 consid. 6, confermata su ricorso dal Tribunale federale con senten-
za 1C_516/2012 del 29 luglio 2013 consid. 2.2).
5.2 Nelle decisione impugnata l'UFM sostiene, a torto, che sono stati ri-
spettati sia il termine di prescrizione di cinque anni previsto dal diritto pre-
vigente, sia i termini di prescrizione relativo ed assoluto di cui all'art. 41
LCit vigente, di modo che non è necessario determinare quale sia il ter-
mine di prescrizione da applicare. Ora, la ricorrente ha ottenuto la natura-
lizzazione agevolata il 23 luglio 2007, mentre la decisione di annullamen-
to della stessa è intervenuta in data 7 agosto 2012, quindi oltre il termine
di prescrizione di cinque anni sancito dal diritto previgente (cfr. in merito
al computo del termine sentenze TF 1C_336/2010 del 28 ottobre 2010
consid. 2 e 3 come pure 1C_535/2010 del 13 gennaio 2011 consid. 2.2).
Al contrario, nella fattispecie trova applicazione l'art. 41 LCit nella sua
nuova versione, in quanto il termine di cinque anni non era ancora pre-
scritto al momento dell'entrata in vigore del nuovo diritto. Inoltre, giova
sottolineare come l'autorità di prime ha rispettato sia il termine assoluto
che quello relativo previsti dall'art. 41 cpv. 1 bis
LCit, dal momento che ha
pronunciato la decisione di annullamento della naturalizzazione agevolata
in data 7 agosto 2012, quindi prima della scadenza del termine perentorio
di otto anni, il quale ha preso inizio al momento della concessione della
naturalizzazione agevolata, e prima della scadenza del termine relativo di
due anni che ha cominciato a decorrere il 1° marzo 2011 con l'entrata in
vigore della modifica dell'art. 41 LCit.
5.3 Ne consegue che l'autorità inferiore ha rispettato i termini previsti
dall'art. 41 cpv. 1 bis
LCit e nella misura in cui la decisione di annullamento
della naturalizzazione agevolata è stata pronunciata con il consenso
dell'autorità cantonale competente, le condizioni formali poste dall'art. 41
LCit sono adempiute.
6.
Resta ora da esaminare se le circostanze del caso concreto rispondono
alle condizioni materiali dell'annullamento della naturalizzazione agevola-
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Pagina 12
ta risultanti dal testo di legge, dalla volontà del legislatore e dalla giuri-
sprudenza sviluppata in questo ambito.
6.1 Nella motivazione della decisione impugnata, l'UFM ha rilevato come
il susseguirsi logico e cronologico degli eventi dimostrerebbe il desiderio
di A._ di procurarsi una possibilità di soggiorno in Svizzera, ovvero
di ottenervi rapidamente la naturalizzazione. L'autorità di prime cure pre-
cisa inoltre che, nonostante il susseguirsi degli eventi, su cui si fonda la
presunzione secondo cui la naturalizzazione è stata ottenuta abusiva-
mente e contrariamente all'obbligo giurisprudenziale che ne deriva, l'inte-
ressata non avrebbe addotto alcun elemento atto ad invalidare detta pre-
sunzione o anche solo a metterla in dubbio.
L'esame dei fatti pertinenti della causa, così come il loro rapido sviluppo
cronologico conducono lo scrivente Tribunale alla stessa conclusione.
6.2 Nella fattispecie, dagli atti di causa si evince che la ricorrente è giunta
in Svizzera a scopo turistico il 29 settembre 2000 e il 12 gennaio 2001 ha
ottenuto dalla competente autorità ticinese il rilascio di un permesso di
dimora temporaneo (permesso L) in vista di matrimonio. Il 23 marzo se-
guente, essa è convolata a nozze con B._, cittadino svizzero
quindici anni più anziano di lei, ottenendo dapprima un permesso di dimo-
ra (permesso B), regolarmente rinnovato e dal 23 marzo 2006 trasforma-
to in un permesso di domicilio (permesso C). In data 5 maggio 2006,
A._ ha presentato all'UFM una domanda di naturalizzazione age-
volata, sottoscrivendo con il marito in data 4 giugno 2007 una dichiara-
zione comune attestante la stabilità e l'effettività della loro unione. Con
decisione del 23 luglio 2007 l'autorità federale ha accordato all'interessata
la naturalizzazione agevolata. A._ ha cominciato a frequentare
D._, padre della figlia C._ venuta al mondo il 12 ottobre
2008, sicuramente da inizio 2008 ed ha abbandonato l'abitazione coniu-
gale nel giugno dello stesso anno. Facendo seguito ad una richiesta co-
mune del 15 gennaio 2009, con sentenza del 19 maggio seguente il Pre-
tore del distretto di Bellinzona ha pronunciato il divorzio dei coniugi.
6.3 Il Tribunale ritiene che questi elementi e lo sviluppo cronologico parti-
colarmente rapido degli avvenimenti sono propri a fondare la presunzione
di fatto che, conformemente alla giurisprudenza (cfr. supra 4.2.1), l'unione
coniugale dei coniugi non fosse stabile ed orientata al futuro, né al mo-
mento della firma della dichiarazione comune, né a quello dell'ottenimen-
to della naturalizzazione agevolata, e questo nonostante il fatto che i co-
niugi non vivessero ancora separati. Dagli atti di causa emerge infatti che
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i problemi di coppia sono iniziati nel giugno 2007 (cfr. audizione di
B._ del 20 ottobre 2011, pag. 2, confermata dalla ricorrente nelle
sue osservazioni del 18 gennaio 2012) e che A._ ha intrattenuto
una relazione extraconiugale con D._ almeno a partire dal gennaio
2008 (momento del concepimento della figlia C._), quindi a soli cir-
ca sei mesi dall'ottenimento della naturalizzazione agevolata. Si rammen-
ta a questo titolo che, come rettamente indicato dall'UFM nella sua dupli-
ca del 16 gennaio 2013, il fatto che la ricorrente abbia lasciato l'abitazione
coniugale solo nel giugno 2008 non costituisce un criterio decisivo, in
quanto la comunità coniugale può non essere effettiva e stabile anche se
la coppia abita sotto lo stesso tetto. Ora, il lasso di tempo intercorso tra la
dichiarazione comune (4 giugno 2007), l'inizio dei problemi di coppia (fine
giugno 2007), l'ottenimento della naturalizzazione agevolata (23 luglio
2007), la separazione di fatto dei coniugi (al più tardi inizio 2008), la sepa-
razione effettiva della stessa (giugno 2008), il deposito della richiesta co-
mune di divorzio (15 gennaio 2009) e la conseguente sentenza di divorzio
(19 maggio 2009), quindi un po’ meno di due anni, tende a confermare
che i coniugi non intendevano condurre una vita comune al momento del-
la firma della dichiarazione inerente la comunione coniugale o per lo me-
no a quello della decisione di naturalizzazione agevolata. È infatti con-
forme alla giurisprudenza sviluppata in questo ambito ammettere una
presunzione di fatto secondo la quale un'unione coniugale non era stabile
al momento del rilascio della naturalizzazione se la separazione tra i co-
niugi interviene qualche mese più tardi (DTF 135 II precitato consid. 4.3,
130 II 482 consid. 3.3, sentenza del Tribunale federale 1C_399/2010 del
4 marzo 2011 consid. 3.3). Nella fattispecie sono trascorsi solo circa sei
mesi tra l'ottenimento della naturalizzazione facilitata e la separazione di
fatto tra i coniugi.
7.
Stando così le cose e conformemente alla succitata giurisprudenza (cfr.
supra 4.2.2), spetta alla ricorrente capovolgere la presunzione di fatto so-
pra indicata rendendo verosimile, sia il sopraggiungere di un avvenimento
straordinario suscettibile di spiegare il rapido degradarsi del legame co-
niugale, sia l'assenza di coscienza della gravità dei suoi problemi di cop-
pia al momento della firma della dichiarazione comune.
7.1 A._ indica che la rottura del legame coniugale trova origine nei
comportamenti scorretti e nell'abuso di alcol da parte dell'ex marito, pro-
blemi sorti a partire dalla fine di giugno 2007 e che erano andati via via
aggravandosi ed intensificandosi nei mesi successivi. Essa ha poi sottoli-
neato di avere formato con l'ex marito un'unione coniugale effettiva e sta-
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bile per oltre sei anni, dal gennaio 2001 a novembre/dicembre 2007, e di
essersi decisa a lasciarlo solo dopo aver constatato che la situazione
peggiorava malgrado i suoi sforzi e l'intervento degli psichiatri.
7.2 Dagli atti di causa emerge che i coniugi situano entrambi l'inizio dei
problemi di coppia nel giugno 2007 e la causa degli stessi nell'abuso di
alcol da parte di B._ e nell'atteggiamento irrispettoso nei confronti
della ex moglie che ne è derivato. Ora, le suddette difficoltà sono sorte
nello stesso mese della dichiarazione concernente l'unione coniugale (4
giugno 2007) e prima della decisione di naturalizzazione agevolata (23
luglio 2007). B._ ha inoltre affermato come le violenze fisiche alla
base dei suoi eccessi siano antecedenti alla naturalizzazione (cfr. audi-
zione del 20 ottobre 2011, pag. 3). Risulta pertanto inverosimile che i co-
niugi abbiano vissuto felicemente e formato un'unione coniugale effettiva
e stabile fino a novembre/dicembre 2007, tanto più che nel gennaio 2008
A._ ha concepito una figlia frutto di una relazione extraconiugale.
L'esperienza generale della vita insegna infatti che una coppia unita da
diversi anni non si spezza in un lasso di tempo così breve come quello in-
tercorso tra l'ottenimento della naturalizzazione facilitata (luglio 2007) e la
separazione di fatto tra i coniugi (gennaio 2008). Alla luce di quanto e-
sposto risulta pertanto come, al più tardi al momento della decisione di
naturalizzazione agevolata, i signori non costituivano più un'unione effet-
tiva e stabile come richiesto dalla legge e definita dalla giurisprudenza. In
conclusione, la ricorrente non è stata in grado di capovolgere la suddetta
presunzione rendendo verosimile il realizzarsi di un avvenimento straor-
dinario proprio a spiegare il rapido deterioramento del legame coniugale,
di modo che lo scrivente Tribunale ritiene di dovere attenersi alla presun-
zione di fatto, basata essenzialmente sugli avvenimenti suesposti (cfr.
supra 6.2 e 6.3), che A._ ha ottenuto la naturalizzazione agevolata
in maniera fraudolenta.
8.
A titolo abbondanziale, giova rilevare come il fatto che la ricorrente a-
dempirebbe i criteri per l'ottenimento della naturalizzazione ordinaria è
senza pertinenza per determinare se si è in presenza di un ottenimento
fraudolento della naturalizzazione agevolata ai sensi dell'art. 27 LCit e
non ostacola quindi in alcun modo l'annullamento della stessa giusta l'art.
41 LCit (vedi a questo titolo la sentenza del Tribunale federale
5A.18/2003 del 19 novembre 2003 consid. 2.3.2).
9.
Ne discende che l'UFM con decisione del 7 agosto 2012 non ha né viola-
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to il diritto federale, né abusato del suo potere di apprezzamento; l'autori-
tà di prime cure non ha accertato in modo inesatto o incompleto i fatti giu-
ridicamente rilevanti ed inoltre la decisione non è inadeguata (art. 49 PA).
Per questi motivi il ricorso va respinto.
10.
Visto l'esito della procedura, le spese processuali vengono poste a carico
della ricorrente (art. 63 cpv. 1 PA in relazione con gli art. 1-3 del regola-
mento del 21 febbraio 2008 sulle tasse e sulle spese ripetibili nelle cause
dinanzi al Tribunale amministrativo federale [TS-TAF; RS 173.320.2]).
(dispositivo sulla pagina seguente)
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