Decision ID: 7a02daab-ac00-429f-8487-3060b245d268
Year: 2022
Language: it
Court: CH_BVGE
Chamber: CH_BVGE_001
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: 

Visto:
la domanda di asilo che A._ ha presentato in Svizzera il 6 mag-
gio 2022,
l'estratto dalla banca dati dattiloscopica «EURODAC» del 13 maggio 2022,
da cui si evince che l'interessata aveva già depositato una domanda d'asilo
in Francia il 17 giugno 2019,
la procura del 17 maggio 2022 conferita dalla richiedente alla rappresen-
tanza legale assegnatale,
il verbale di rilevamento delle generalità del 20 maggio 2022,
il verbale del 31 maggio 2022 del colloquio personale conformemente
all'art. 5 del Regolamento (UE) n. 604/2013 del Parlamento europeo e del
Consiglio del 26 giugno 2013 che stabilisce i criteri e i meccanismi di de-
terminazione dello Stato membro competente per l'esame di una domanda
di protezione internazionale presentata in uno degli Stati membri da un cit-
tadino di un paese terzo o da un apolide (rifusione; Gazzetta ufficiale dell'U-
nione europea [GU] L 180/31 del 29 giugno 2013; di seguito: Regolamento
Dublino III),
la richiesta di ripresa in carico della richiedente del 31 maggio 2022 pre-
sentata dalla Segreteria di Stato della migrazione (di seguito: SEM) alle
competenti autorità francesi,
l'accettazione di tale richiesta da parte delle summenzionate autorità, in
data 14 giugno 2022, in applicazione dell’art. 18 par. 1 lett. b Regolamento
Dublino III,
la procura firmata dalla ricorrente, conferita all'Avvocato Immacolata lglio
Rezzonico e/o all'Avvocato Giulia Melandri del 10 agosto 2022,
la sottoscrizione del 12 agosto 2022 di rinuncia al mandato da parte della
rappresentanza legale assegnatale,
la decisione della SEM del 18 agosto 2022, notificata il 23 agosto 2022,
mediante la quale detta autorità non è entrata nel merito della domanda
d'asilo ai sensi dell'art. 31a cpv. 1 lett. b della legge sull'asilo del 26 giugno
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1998 (LAsi, RS 142.31) ed ha pronunciato il trasferimento dell'interessata
verso la Francia,
il ricorso del 30 agosto 2022 (cfr. timbro del plico raccomandato; data d'en-
trata: 31 agosto 2022) inoltrato dinanzi al Tribunale amministrativo federale
(di seguito: il Tribunale) contro la menzionata decisione della SEM con il
quale la ricorrente ha concluso, in via supercautelare, e cautelare alla con-
cessione dell'effetto sospensivo al ricorso ed alla concessione dell'assi-
stenza giudiziaria, nel senso della dispensa dal versamento delle spese di
giudizio e del relativo anticipo, e del gratuito patrocinio, nella persona
dell'Avvocato Immacolata Iglio Rezzonico, con protestate tasse e spese;
nel merito ha concluso all'accoglimento integrale del ricorso e di conse-
guenza all'annullamento della decisione impugnata ed alla riapertura della
procedura d'asilo con restituzione degli atti alla SEM,
la sospensione, in via supercautelare, dell'esecuzione dell'allontanamento
del 31 agosto 2022,
la decisione incidentale del Tribunale del 31 agosto 2022, notificata l'8 set-
tembre 2022, che invitava la ricorrente a regolarizzare il ricorso tramite la
sottoscrizione dello stesso in originale entro un termine di 3 giorni,
la sottoscrizione del ricorso del 9 settembre 2022,
gli atti medici presenti nell'incarto,

e considerato:
che le procedure in materia d'asilo sono rette dalla legge federale sulla
procedura amministrativa del 20 dicembre 1968 (PA, RS 172.021), dalla
legge sul Tribunale amministrativo federale del 17 giugno 2005 (LTAF,
RS 173.32) e dalla legge sul Tribunale federale del 17 giugno 2005 (LTF,
RS 173.110), in quanto la LAsi non preveda altrimenti (art. 6 LAsi),
che presentato tempestivamente (art. 108 cpv. 3 LAsi) contro una deci-
sione in materia di asilo della SEM (art. 6 e 105 LAsi; art. 31‒33 LTAF), il
ricorso è di principio ammissibile sotto il profilo degli art. 5, 48 cpv. 1 lett. a‒
c,
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che avendo, come da richiesta, regolarizzato il ricorso il 9 settembre 2022,
i requisiti relativi alla forma e al contenuto dell'atto di ricorso (art. 52 PA)
sono soddisfatti,
che occorre pertanto entrare nel merito del ricorso,
che i ricorsi manifestamente infondati, ai sensi dei motivi che seguono,
sono decisi in procedura semplificata (art. 111a LAsi) dalla giudice unica,
con l'approvazione di una seconda giudice (art. 111 lett. e LAsi) e la deci-
sione è motivata soltanto sommariamente (art. 111a cpv. 2 LAsi),
che giusta l'art. 111a cpv. 1 LAsi, il Tribunale rinuncia allo scambio di scritti,
che nel colloquio Dublino, l'interessata ha dichiarato che in Francia
avrebbe ricevuto una risposta negativa alla sua domanda d'asilo nel 2021;
che in tale Paese sarebbe stata molto male; che al suo arrivo, ella sarebbe
stata aiutata dalla Croce Rossa la quale l'avrebbe messa in contatto con
un avvocato per interporre ricorso contro la decisione negativa; che l'avvo-
cato, per più di un anno non l'avrebbe tuttavia contattata; che ella sarebbe
pertanto venuta in Svizzera per chiedere asilo per non venire rinviata in
Senegal dalle autorità francesi; che in merito all'eventuale competenza
della Francia, l'interessata ha dichiarato di non voler fare ritorno in tale
Paese poiché sarebbe stata vittima di aggressione sessuale in un parco
pubblico e su un treno durante la pandemia di Covid-19; che inoltre in Fran-
cia non sarebbe stata curata,
che nella querelata decisione l'autorità inferiore, dopo aver constatato l'e-
spressa ammissione di competenza da parte della Francia, ha escluso la
sussistenza nello Stato di destinazione di carenze sistemiche ai sensi
dell'art. 3 par. 2 Regolamento Dublino III o di un rischio di trattamenti con-
trari all'art. 3 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e
delle libertà fondamentali del 4 novembre 1950 (CEDU, RS 0.101) o di vio-
lazione del principio del divieto di respingimento; che inoltre, non sussiste-
rebbero motivi che obbligherebbero la Svizzera ad esaminare la domanda
d'asilo giusta l'art. 16 par. 1 Regolamento Dublino III né che giustifichereb-
bero l'applicazione della clausola di sovranità ai sensi dell'art. 17 par. 1 Re-
golamento Dublino III e dell'art. 29a cpv. 3 dell'Ordinanza 1 sull'asilo rela-
tiva a questioni procedurali dell'11 agosto 1999 (OAsi 1, RS 142.311); che
tanto la diagnosi quanto la terapia in atto per il (...) (lCD10: [...]), la (...)
(lCD10: [...) e la (...) (lCD10: [...]) sarebbero state chiare; che la Francia
disporrebbe inoltre di un'infrastruttura medica sufficiente e sarebbe pure
tenuta, in virtù dell'art. 19 par. 1 della direttiva 2013/33/UE del Parlamento
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europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 recante norme relative all'ac-
coglienza dei richiedenti protezione internazionale (di seguito: direttiva ac-
coglienza) a prestare le cure mediche adeguate; che inoltre, soltanto la
capacità di trasferimento sarebbe decisiva e la SEM, se necessario, infor-
merà le autorità francesi sulla sua situazione medica e sui trattamenti ne-
cessari in conformità agli art. 31 e 32 Regolamento Dublino III; che infine,
per quanto riguarda le aggressioni subite in Francia, oltre a non essere
state sostanziate da alcun elemento, tale Paese sarebbe uno stato di diritto
con un'autorità di polizia funzionante, disposta ed in grado di offrire la pro-
tezione adeguata; che in merito alle cure ricevute in Francia, l'autorità infe-
riore ha evidenziato che, come da accettazione, le autorità francesi avreb-
bero accettato di riprenderla in carico sulla base dell'art. 18 par. 1 lett. b
Regolamento Dublino III; che di conseguenza, non vi sarebbero motivi di
pensare che in Francia non avrà accesso alle cure mediche necessarie,
che in sede ricorsuale, l'insorgente contesta l'errata e incompleta valuta-
zione dei fatti addotti, nonché l'inesatta applicazione delle norme di diritto
internazionale ed interno; che da subito ella avrebbe manifestato i propri
problemi di salute riportandoli ai maltrattamenti che il marito le avrebbe
fatto subire; che ella sarebbe poi stata ricoverata presso la (...),
che la precedente rappresentante legale non avrebbe approfondito i pro-
blemi di salute in relazione al possibile rinvio in Francia ed al conseguente
rimpatrio in Senegal,
che per il fatto stesso che la ricorrente avrebbe manifestato una grave si-
tuazione di salute psico-fisica, legata ai maltrattamenti in Senegal e alle
violenze subite in Francia, l'autorità inferiore avrebbe dovuto applicare la
clausola di sovranità ex art. 17 Regolamento Dublino III; che tale disposi-
zione costituirebbe un autonomo criterio di determinazione della compe-
tenza,
che tali criteri, nel caso specifico, non sarebbero stati minimamente presi
in considerazione, essendosi basata la SEM unicamente sulla comunica-
zione «EURODAC» e sulla risposta positiva ottenuta dalla Francia, senza
alcuna menzione alla vulnerabilità della ricorrente sia per la sua condizione
di donna maltrattata, sia per il suo stato di salute,
che in seguito, la ricorrente lamenta una mancata informazione e spiega-
zione in merito alla procedura d'asilo da parte della sua precedente rap-
presentante legale; che se le fosse stato esplicitato in che cosa consisteva
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il colloquio Dublino, ella non si sarebbe limitata a fare riferimento alle ag-
gressioni subite ed alla mancanza di cure; che tali affermazioni, delinee-
rebbero comunque in maniera molto chiara la mancanza di volontà della
Francia di prendersi cura della sua domanda d'asilo; che d'altra parte, la
domanda sarebbe stata respinta dalle autorità francesi e l'insorgente do-
vrebbe dunque tornare in un paese dal quale sarebbe dovuta fuggire; che
altresì, non sarebbe neppure chiaro verso quale Paese ella verrebbe allon-
tanata, dal momento che la Francia la considererebbe cittadina mauritana
e la Svizzera cittadina senegalese; che ad ogni modo, in entrambi i Paesi
ella subirebbe trattamenti inumani e degradanti,
che nel caso di specie, l'esecuzione dell’allontanamento in Francia viole-
rebbe le norme di diritto internazionale alle quali la Svizzera è legata; che
in particolare la ricorrente vedrebbe peggiorato il suo stato di salute psi-
chico, già seriamente compromesso come dai documenti medici di cui
all'incarto SEM; che ella sarebbe in cura presso (...) di B._,
che inoltre, sarebbe palese che vi sarebbero state carenze sistemiche nella
presa a carico della ricorrente; che nel caso di specie, sarebbe evidente
che in caso di rientro in Francia l'insorgente rischierebbe il peggioramento
dello stato di salute psichica, la mancanza di cure adeguate, dovendo ri-
manere in balia di sé stessa come concretamente avvenuto nei due anni
precedenti alla venuta in Svizzera; che inoltre la SEM non avrebbe tenuto
conto del fatto che la Francia avrebbe considerato la ricorrente cittadina
mauritana né avrebbe valutato le questioni delle violenze domestiche su-
bite e della possibilità reale e concreta di doverle subire ancora, in viola-
zione delle Convenzioni sui diritti fondamentali e della LAsi,
che giusta l'art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi, di norma non si entra nel merito di
una domanda di asilo se il richiedente può partire alla volta di uno Stato
terzo cui compete, in virtù di un trattato internazionale, l'esecuzione della
procedura di asilo e allontanamento,
che prima di applicare la precitata disposizione, la SEM esamina la com-
petenza relativa al trattamento di una domanda di asilo secondo i criteri
previsti dal Regolamento Dublino III,
che se in base a questo esame è individuato un altro Stato quale respon-
sabile per l'esame della domanda di asilo, la SEM pronuncia la non entrata
nel merito previa accettazione, espressa o tacita, di ripresa in carico del
richiedente l'asilo da parte dello Stato in questione (cfr. DTAF 2017 VI/5
consid. 6.2),
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che ai sensi dell'art. 3 par. 1 Regolamento Dublino III, la domanda di pro-
tezione internazionale è esaminata da un solo Stato membro, ossia quello
individuato in base ai criteri enunciati al capo III (art. 7–15),
che nel caso di una procedura di presa in carico (inglese: take charge) ogni
criterio per la determinazione dello Stato membro competente – enumerato
al capo III – è applicabile solo se, nella gerarchia dei criteri elencati all'art. 7
par. 1 Regolamento Dublino III, quello precedente previsto dal Regola-
mento non trova applicazione nella fattispecie (principio della gerarchia dei
criteri),
che la determinazione dello Stato membro competente avviene sulla base
della situazione esistente al momento in cui il richiedente ha presentato
domanda di protezione internazionale (art. 7 par. 2 Regolamento Dublino
III),
che contrariamente, nel caso di una procedura di ripresa in carico (inglese:
take back), di principio non viene effettuato un nuovo esame di determina-
zione dello stato membro competente secondo il capo III (cfr. DTAF
2017 VI/5 consid. 6.2 e 8.2.1),
che giusta l'art. 3 par. 2 Regolamento Dublino III, qualora sia impossibile
trasferire un richiedente verso lo Stato membro inizialmente designato
come competente in quanto si hanno fondati motivi di ritenere che sussi-
stono delle carenze sistemiche nella procedura di asilo e nelle condizioni
di accoglienza dei richiedenti, che implichino il rischio di un trattamento
inumano o degradante ai sensi dell'art. 4 della Carta dei diritti fondamentali
dell'Unione europea (di seguito: CartaUE), lo Stato membro che ha avviato
la procedura di determinazione dello Stato membro competente prosegue
l'esame dei criteri di cui al capo III per verificare se un altro Stato membro
possa essere designato come competente,
che lo Stato membro competente in forza del presente regolamento è te-
nuto a riprendere in carico – in ossequio alle condizioni poste agli art. 23,
24, 25 e 29 – il richiedente la cui domanda è in corso d'esame e che ha
presentato domanda in un altro Stato membro oppure si trova nel territorio
di un altro Stato membro senza un titolo di soggiorno (art. 18 par. 1 lett. b
Regolamento Dublino III),
che giusta l'art. 17 par. 1 Regolamento Dublino III («clausola di sovranità»),
in deroga ai criteri di competenza sopra definiti, ciascuno Stato membro
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può decidere di esaminare una domanda di protezione internazionale pre-
sentata da un cittadino di un paese terzo o da un apolide, anche se tale
esame non gli compete,
che nel caso di specie, le investigazioni effettuate dalla SEM hanno rive-
lato, dopo consultazione dell'«EURODAC», che l'interessata aveva depo-
sitato una domanda d'asilo in Francia il 17 giugno 2019 (cfr. atto SEM [...]-
8/1),
che in data 31 maggio 2022, la SEM ha presentato alle autorità francesi
competenti, nei termini fissati all'art. 23 par. 2 Regolamento Dublino III, una
richiesta di ripresa in carico fondata sull'art. 18 par. 1 lett. d Regolamento
Dublino III (cfr. atto SEM [...]-18/5),
che il 14 giugno 2022, queste autorità hanno espressamente accettato il
trasferimento della ricorrente verso la Francia, in applicazione dell'art. 18
par. 1 lett. b Regolamento Dublino III (cfr. atto SEM [...]-21/2),
che l'insorgente, nonostante non abbia negato di aver depositato una do-
manda d'asilo in tale Paese, ha dichiarato che non era sua volontà che la
Francia fosse competente per la sua domanda d'asilo,
che tuttavia, si rileva che il Regolamento Dublino III non offre il diritto al
richiedente l'asilo di scegliere autonomamente lo Stato nel quale la sua
domanda d'asilo verrà esaminata (cfr. DTAF 2010/45 consid. 8.3),
che di conseguenza, la competenza della Francia è di principio data,
che non vi sono fondati motivi di ritenere che sussistano carenze sistemi-
che nella procedura di asilo e nelle condizioni di accoglienza dei richiedenti,
che implichino il rischio di un trattamento inumano o degradante ai sensi
dell'art. 4 della CartaUE (cfr. art. 3 par. 2 2a frase Regolamento Dublino III),
che peraltro, il paese in questione è legato alla CartaUE e firmatario della
CEDU, della Convenzione del 10 dicembre 1984 contro la tortura ed altre
pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti (Conv. tortura, RS 0.105),
della Convenzione del 28 luglio 1951 sullo statuto dei rifugiati (Conv. rifu-
giati, RS 0.142.30), oltre che del relativo Protocollo aggiuntivo del 31 gen-
naio 1967 (RS 0.142.301) e ne applica le disposizioni,
che di conseguenza, il rispetto della sicurezza dei richiedenti l'asilo, in par-
ticolare il diritto alla trattazione della propria domanda secondo una proce-
dura giusta ed equa ed una protezione conforme al diritto internazionale
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ed europeo, è presunto da parte dello Stato in questione (cfr. direttiva
2013/32/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013
recante procedure comuni ai fini del riconoscimento e della revoca dello
status di protezione internazionale [di seguito: direttiva procedura] e diret-
tiva accoglienza),
che tale presunzione, non è tuttavia assoluta e può essere confutata in
presenza di indizi seri che, nel caso concreto, le autorità di tale Stato non
rispetterebbero il diritto internazionale (cfr. DTAF 2011/9 consid. 6; 2010/45
consid. 7.4 e 7.5); che la stessa va inoltre scartata d'ufficio in presenza di
violazioni sistematiche delle garanzie minime previste dall'Unione europea
o di indizi seri di violazioni del diritto internazionale (cfr. DTAF 2011/9 con-
sid. 6; sentenza della CorteEDU M.S.S. contro Belgio e Grecia del 21 gen-
naio 2011, 30696/09),
che contrariamente a quanto affermato in sede ricorsuale, ciò non è pale-
semente il caso per quanto concerne il Paese in parola (cfr. fra le tante
sentenza del Tribunale D-3551/2022 del 24 agosto 2022),
che conseguentemente, l'applicazione dell'art. 3 par. 2 2a frase Regola-
mento Dublino III non si giustifica nel caso di specie,
che ai sensi dell'art. 29a cpv. 3 OAsi 1, disposizione che concretizza in di-
ritto interno svizzero la clausola di sovranità (art. 17 par. 1 Regolamento
Dublino III), se «motivi umanitari» lo giustificano, la SEM può entrare nel
merito della domanda anche qualora giusta il Regolamento Dublino III un
altro Stato sarebbe competente per il trattamento della stessa,
che la SEM, nell'applicazione dell'art. 29a cpv. 3 OAsi 1, dispone di potere
di apprezzamento (cfr. DTAF 2015/9 consid. 7 seg.); che tuttavia, se il tra-
sferimento del richiedente nel paese di destinazione contravviene ad una
norma imperativa del diritto internazionale, tra cui quelle della CEDU, l'au-
torità inferiore è obbligata ad applicare la clausola di sovranità e ad entrare
nel merito della domanda d'asilo ed il Tribunale dispone di potere di con-
trollo al riguardo (cfr. DTAF 2015/9 consid. 8.2.1),
che la ricorrente non ha dimostrato che lo Stato di destinazione non sia
intenzionato a riprenderla in carico ed a portare a termine la procedura
relativa alla sua domanda di protezione in violazione della direttiva proce-
dura,
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che inoltre, la ricorrente non ha apportato qualsivoglia indizio serio e con-
creto suscettibile di dimostrare che lo Stato di destinazione non rispette-
rebbe il principio del divieto di respingimento e, dunque, verrebbe meno
nell'ossequio dei suoi obblighi internazionali, riviandola in un paese dove
la sua vita, integrità corporale o libertà sarebbero seriamente minacciate o
da dove rischierebbe di essere respinta in un tale paese,
che in proposito, si rileva che, contrariamente a quanto dichiarato dalla ri-
corrente in corso di procedura, avendo le autorità francesi accettato di ri-
prenderla in carico in applicazione dell'art. 18 par. 1 lett. b Regolamento
Dublino III, ne consegue che la sua domanda d'asilo non è ancora stata
respinta, ma è tuttora in trattazione in Francia,
che ella potrà dunque far valere i propri motivi d'asilo (come ad esempio le
violenze domestiche subite in Senegal), così come le proprie dichiarazioni
in merito alla sua nazionalità (senegalese o mauritana), dinnanzi alle auto-
rità francesi,
che per quanto riguarda le aggressioni subite in Francia e peraltro non de-
nunciate alle autorità, il Tribunale rileva che tale Paese è uno Stato di diritto
con un'autorità di polizia funzionante, disposta ed in grado di offrire la pro-
tezione adeguata,
che in caso di problemi, sarà dunque compito dell'insorgente rivolgersi alle
autorità francesi al fine di chiedere protezione,
che in seguito, la ricorrente invoca il suo stato di salute per opporsi al tra-
sferimento,
che il respingimento forzato di persone che soffrono di problematiche me-
diche, costituisce una violazione dell'art. 3 CEDU unicamente in circo-
stanze eccezionali; che ciò risulta essere il caso segnatamente laddove la
malattia dell'interessato si trovi in uno stadio a tal punto avanzato o termi-
nale da lasciar presupporre che, a seguito del trasferimento, la sua morte
appaia come una prospettiva prossima (cfr. sentenza della CorteEDU
N. contro Regno Unito del 27 maggio 2008, 26565/05; DTAF 2011/9 con-
sid. 7.1),
che una violazione dell'art. 3 CEDU può però anche sussistere qualora vi
siano dei seri motivi di ritenere che la persona, in assenza di trattamenti
medici adeguati nello Stato di destinazione, sarà confrontata ad un reale
rischio di un grave, rapido ed irreversibile peggioramento delle condizioni
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di salute comportante delle intense sofferenze o una significativa riduzione
della speranza di vita (cfr. sentenza della CorteEDU Paposhvili contro Bel-
gio del 13 dicembre 2016, 41738/10, § 181 segg.),
che ciò non risulta essere il caso nella fattispecie,
che invero, quest'ultima è stata innanzitutto visitata da un medico genera-
lista per (...) e (...), da trattare farmacologicamente con un antidolorifico
(...) ed un anti-infiammatorio (...); che è stata altresì ritenuta necessaria
una presa a carico (...) ed una visita (...) (cfr. atto SEM [...] -10/2),
che il 24 maggio 2022, la ricorrente è stata sottoposta ad una visita spe-
cialistica (...) e le è stata diagnosticata una (...), così come un (...); che per
il disturbo (...) le è stata prescritta una crema (...) e (...) in riserva (cfr. atto
SEM [...] -14/2),
che in data 18 giugno 2022, ella è stata visitata presso il servizio di Pronto
Soccorso dell'Ospedale regionale di C._ per (...); che in seguito ella
è stata trasferita a (...) per presa a carico specialistica (cfr. atto SEM [...] -
33/2),
che in seguito alla degenza dal 18 giugno 2022 al 5 luglio 2022 alla (...), le
è stata diagnosticata una (...), e quale diagnosi somatica, (...), (...); che la
terapia prescritta prevedeva l'assunzione di (...) e (...); che la paziente è
inoltre stata segnalata per presa a carico (...) presso il (...) di B._;
che altresì è stata ritenuta utile l'esecuzione di un (...) (cfr. atto SEM [...] -
30/5),
che dopo il consulto (...) del 5 luglio 2022 presso il (...) di B._ ha
adeguato la terapia per il suo (...) (ICD:10 [...]) con (...) e (...) in riserva
(cfr. atto SEM [...]-27/2),
che l'interessata è stata vista nuovamente dal medico specialista in (...) il
2 settembre 2022 per la rivalutazione dello status (...) e monitoraggio far-
macologico; che il medico non ha rilevato acuzie (...) in atto, né aspetti di
(...) ed ha adeguato la terapia prescrivendo (...), (...), e (...) in riserva (cfr.
atto SEM [...] -47/2),
che al controllo del 16 settembre 2022, la ricorrente ha riportato una con-
dizione di (...); che il (...), non presente (...), né (...); che la terapia è stata
nuovamente adeguata con (...), (...), con (...) e (...) in riserva (cfr. atto SEM
[...] -49/2),
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che è indubbio che nel caso in narrativa il substrato fattuale non conte-
nesse indicatori quanto all'esistenza, finanche potenziale, di affezioni ter-
minali ai sensi della giurisprudenza convenzionale; che allo stesso modo,
non vi sono elementi per sospettare che le patologie diagnosticate possano
raggiungere un tale livello di gravità da configurare un rischio reale di peg-
gioramento rapido ed irreversibile dello stato di salute comportante delle
intense sofferenze o una significativa riduzione della speranza di vita in
caso di trasferimento,
che inoltre, è notorio che lo Stato di destinazione dispone di infrastrutture
mediche sufficienti,
che la Francia, in quanto Stato firmatario della direttiva accoglienza, deve
provvedere affinché i richiedenti ricevano la necessaria assistenza sanita-
ria comprendente quanto meno le prestazioni di pronto soccorso e il tratta-
mento essenziale di malattie e di gravi disturbi mentali e fornire la neces-
saria assistenza medica o di altro tipo, ai richiedenti con esigenze di acco-
glienza particolari, comprese, se necessarie, appropriate misure di assi-
stenza psichica (cfr. art. 19 par. 1 e 2 direttiva accoglienza),
che per quanto riguarda le cure ricevute in Francia, come già rilevato in
precedenza, le autorità francesi hanno accettato la richiesta di ripresa in
carico in applicazione dell'art. 18 par. 1 lett. b Regolamento Dublino III; che
pertanto, non vi sono motivi per ritenere che in Francia non avrebbe ac-
cesso alle cure mediche necessarie, come peraltro ne ha già beneficiato in
passato,
che ad ogni modo, per ovviare ad eventuali problemi di interruzione della
terapia, la ricorrente potrà essere trasferita con una riserva sufficiente di
farmaci,
che altresì, prima del trasferimento, se necessario, sarà premura delle au-
torità competenti per l'esecuzione dell'allontanamento informare in maniera
precisa e completa le autorità francesi dell'arrivo e degli eventuali problemi
di salute dell'insorgente (cfr. art. 31 Regolamento Dublino III),
che di conseguenza, lo stato di salute della ricorrente non è ostativo all'e-
secuzione del trasferimento,
che agli atti non figurano elementi tali da indurre a concludere che un tra-
sferimento nello Stato in questione esporrebbe la ricorrente al rischio di
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essere privata del sostentamento minimo e di subire delle condizioni di vita
indegna in violazione della direttiva accoglienza,
che in altre parole, ella non ha fornito indizi seri suscettibili di comprovare
che le sue condizioni di vita o la sua situazione personale sarebbero tali da
contravvenire all'art. 4 della CartaUE, all'art. 3 CEDU o all'art. 3 Conv. tor-
tura in caso di esecuzione del trasferimento in Francia,
che, ad ogni modo, appartiene alla ricorrente sollevare l'eventuale viola-
zione dei suoi diritti fondamentali, utilizzando le adeguate vie di diritto di-
nanzi alle autorità dello Stato in questione,
che infine, non risultano neppure esserci indizi che permettano di ritenere
che la SEM abbia esercitato in maniera arbitraria il potere di apprezza-
mento di cui dispone nell'applicazione dell'art. 29a cpv. 3 OAsi 1 (cfr. DTAF
2015/9 consid. 7 seg.),
che pertanto, non vi è motivo di applicare la clausola discrezionale di cui
all'art. 17 par. 1 (clausola di sovranità) Regolamento Dublino III,
che, di conseguenza, in mancanza dell'applicazione di tale norma da parte
della Svizzera, la Francia è competente dell'esame della domanda di asilo
della ricorrente ai sensi Regolamento Dublino III ed è tenuto a riprenderla
in carico in ossequio alle condizioni poste agli art. 23, 24, 25, 29 Regola-
mento Dublino III,
che quindi, è a giusto titolo che la SEM non è entrata nel merito della do-
manda di asilo della ricorrente, in applicazione dell'art. 31a cpv. 1 lett. b
LAsi ed ha pronunciato il suo trasferimento verso la Francia conforme-
mente all'art. 44 LAsi,
che in siffatte circostanze, non vi è più luogo di esaminare in maniera di-
stinta le questioni relative all'esistenza di un impedimento all'esecuzione
del trasferimento per i motivi giusta i cpv. 3 e 4 dell'art. 83 della legge fede-
rale sugli stranieri e la loro integrazione del 16 dicembre 2005 (LStrI,
RS 142.20), dal momento che detti motivi sono indissociabili dal giudizio di
non entrata nel merito nel quadro di una procedura Dublino (cfr. DTAF
2015/18 consid. 5.2),
che, visto quanto precede, il ricorso deve essere respinto e la decisione
della SEM, che rifiuta l'entrata nel merito della domanda di asilo e pronun-
cia il trasferimento dalla Svizzera verso la Francia, confermata,
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che avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, la domanda di con-
cessione dell'effetto sospensivo è senza oggetto,
che, avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, la domanda di esen-
zione dal versamento di un anticipo equivalente alle presumibili spese pro-
cessuali è divenuta senza oggetto,
che, infine, ritenute le allegazioni ricorsuali sprovviste di probabilità di esito
favorevole, la domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa
dal versamento delle spese processuali, è respinta,
che visto l'esito della procedura, le spese processuali di CHF 750.– che
seguono la soccombenza sono poste a carico della ricorrente (art. 63
cpv. 1 e 5 PA nonché art. 1-3 del regolamento sulle tasse e sulle spese
ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 feb-
braio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]),
che pertanto, è respinta pure la domanda di concessione del gratuito pa-
trocinio ai sensi dell'art. 102m cpv. 1 e 4 LAsi,
che le misure supercautelari ordinate dal Tribunale il 31 agosto 2022 deca-
dono con la presente decisione finale (cfr. HANSJÖRG SEILER, in: Wald-
mann/Weissenberger [ed.], Praxiskommentar VwVG, 2a ed. 2016, n. 54 ad
art. 56 PA),
che la decisione è definitiva e non può, in principio, essere impugnata con
ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83
lett. d cifra 1 LTF).
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Il Tribunale amministrativo federale pronuncia:
1.
Il ricorso è respinto.
2.
La domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa dal versa-
mento delle spese processuali, è respinta.
3.
L'istanza di concessione del gratuito patrocinio è respinta.
4.
Le spese processuali, di CHF 750.–, sono poste a carico della ricorrente.
Tale ammontare deve essere versato alla cassa del Tribunale amministra-
tivo federale, entro un termine di 30 giorni dalla spedizione della presente
sentenza.
5.
Questa sentenza è comunicata alla ricorrente, alla SEM e all'autorità can-
tonale.
La giudice unica: La cancelliera:
Chiara Piras Sebastiana Bosshardt