Decision ID: f7d0152f-33e7-5622-8e1f-e1124ca18ff7
Year: 2017
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: civil_law

in fatto: A. AP 1 (1973) e AP 1 (1978), di cittadinanza _, si sono sposati a _ il 1° febbraio 2008. Dal matrimonio è nata M_, il 2 marzo 2009. AO 1 lavora per l'Ufficio federale di polizia, la moglie ha iniziato nel 2003 un tirocinio come creatrice di abbigliamento nella ditta _ di _.
B. Il 20 febbraio 2015 AP 1 si è rivolta al Pretore del Distretto di Lugano, sezione 6, con un'istanza a protezione dell'unione coniugale per essere autorizzata a vivere separata, per ottenere l'attribuzione dell'alloggio coniugale (proprietà per piani n. 26 710 della particella n. 283 RFD di _, appartenente al marito) e l'affidamento della figlia (riservato il diritto di vista paterno), come pure un contributo alimentare indeterminato per
sé e uno di fr. 2015.– mensili per M_. Al contraddittorio del 31 marzo 2015 il convenuto ha aderito all'autorizzazione a vivere separati, all'attribuzione dell'alloggio coniugale, all'affidamento della figlia alla madre (riservato il suo diritto di visita) e al contributo alimentare per la figlia, offrendo un contributo alimentare per la moglie di fr. 3349.25 mensili fino al settembre del 2015, ridotto a fr. 3201.60 mensili in seguito, e chiedendo di essere autorizzato a pagare direttamente determinate spese della moglie e della figlia. Il Pretore ha omologato seduta stante un accordo provvisorio in cui i coniugi dichiaravano “per il momento” di continuare la vita in comune, il marito impegnandosi ad assumere l'intero mantenimento della famiglia.
C. All'udienza del 17 giugno 2015, indetta per il seguito del contraddittorio, i coniugi si sono accordati sull'autorizzazione a vivere separati, sull'assegnazione dell'alloggio coniugale alla moglie, sull'affidamento della figlia alla madre, sul diritto di visita paterno, su un contributo alimentare di fr. 3350.– mensili per la moglie, su uno di fr. 1660.– mensili per M_ (assegni familiari non compresi), il convenuto impegnandosi inoltre a pagare direttamente determinati oneri a carico della moglie, e sull'attribuzione di un'automobile alla moglie stessa. Il Pretore ha omologato l'intesa, precisando che “una volta eseguito l'ascolto di M_ e ricevuto il relativo rapporto” le parti sarebbero state “interpellate nel merito”.
D. I coniugi parrebbero essersi separati il 1° luglio 2015, quando il marito è tornato ad abitare a _ dai propri genitori. Nell'agosto del 2015 la mediatrice _ T_ ha sentito M_ e ha trasmesso la sua relazione al Pretore. All'udienza del 21 settembre 2015 le parti hanno riconfermato l'accordo del 17 giugno precedente e il Pretore ha definitivamente omologato la convenzione, ponendo le spese processuali di complessivi fr. 1300.– a carico del convenuto, compensate le ripetibili. AP 1 non ha tuttavia firmato il verbale di udienza, adducendo “motivi linguistici” e il desiderio di “leggere con calma”.
E. Contro la sentenza appena citata AP 1 è insorta a questa Camera con un appello del 1° ottobre 2015 nel quale postula l'aumento del contributo alimentare per sé a complessivi fr. 5864.90 mensili. AO 1 non è stato chiamato a esprimersi sul memoriale.

Considerando
in diritto: 1. Le misure a protezione dell'unione coniugale sono impugnabili con appello, trattandosi di procedura sommaria (art. 271 lett. a CPC), entro 10 giorni dalla notificazione della sentenza (art. 314 cpv. 1 CPC). Se esse vertono su questioni meramente patrimoniali, nondimeno, l'appello è ammissibile soltanto se il valore litigioso raggiungeva almeno fr. 10 000.– “secondo l'ultima conclusione riconosciuta nella decisione” impugnata (art. 308 cpv. 2 CPC). Nella fattispecie è in discussione il contributo alimentare per la moglie che, secondo l'appellante, il Pretore non avrebbe dovuto omologare. E l'ammontare del contributo in questione (fr. 4743.20 mensili oltre alla metà eccedenza nel bilancio familiare, di fr. 1121.70 mensili), di durata incerta, va calcolato sull'arco di vent'anni (art. 92 cpv. 2 CPC; sentenza del Tribunale federale 5A_689/2008 dell'11 febbraio 2009, consid. 1.2). Il valore litigioso raggiunge agevolmente così fr. 10 000.–. Quanto alla tempestività del ricorso, la sentenza impugnata è stata notificata alle parti il 21 settembre 2015. Introdotto il 1° ottobre 2015, l'appello in esame è pertanto ricevibile.
2. Nel caso in rassegna il Pretore ha omologato un accordo stipulato dai coniugi sui contributi alimentari dovuti dal marito alla moglie in esito a una protezione dell'unione coniugale. Una simile intesa è ammissibile (DTF 142 III 519 consid. 2.5). Non è chiaro se sia sempre necessaria l'omologazione del giudice, come sostiene la dottrina maggioritaria (Bohnet in: Bohnet/Guillod [curatori], Droit matrimonial, Fond et procédure, Basilea 2015, n. 8 ad art. 279 CPC;) e come ha ritenuto questa Camera una decina di anni addietro (RtiD II-2006 pag. 685 n. 37c) o meno (Six, Eheschutz, 2a edizione, pag. 38 n. 1.42 segg.). Comunque sia, nulla impedisce che le parti possano chiedere al giudice di approvare l'intesa.
Premesso ciò, una convenzione sugli effetti della vita separata può essere censurata per inosservanza dell'art. 279 cpv. 1 CPC alla stessa stregua di una convenzione sugli effetti del divorzio (sentenza del Tribunale federale 5A_187/2013 del 4 ottobre 2013 consid. 5, in: FamPra.ch 2014 pag. 409 e successiva sentenza 5A_121/2016 dell'8 luglio 2016 consid. 4, in: FamPra.ch 2016 pag. 1007; v. anche Dietschy-Martenet in: Bohnet/Guillod [curatori], Droit matrimonial, Fond et procédure, op. cit., n. 13 ad art. 289 CPC; Fankhauser in: Sutter-Somm/Hasenböhler/Leuenberger [curatori], op. cit., n. 7 ad art. 289; Siehr/Bähler in: Basler Kommentar, ZPO, 2a edizione, n. 3 ad art. 289; Spycher, op. cit., n. 7 ad art. 289 CPC; Gasser/Rickli, Schweizerische ZPO, Kurzkommentar, 2a edizione, n. 3 ad art. 289; van de Graaf in: Oberhammer [curatore], Schweizerische ZPO, 2a edizione, n. 2 ad art. 289). Analogo orientamento ha già adottato per altro questa Camera (RtiD II-2014 pag. 876 consid. 5).
La disattenzione dell'art. 279 cpv. 1 CPC può essere fatta valere con appello (o con reclamo, se il valore litigioso non è raggiunto) e può vertere tanto su un preteso vizio della volontà quanto sul fatto che la convenzione non sia stata conclusa dopo matura riflessione, non sia chiara, non sia completa o sia “manifestamente inadeguata” (sentenza del Tribunale federale 5A_121/2016 dell'8 luglio 2016 consid. 4, in: FamPra.ch 2016 pag. 1007).