Decision ID: 8311a4e3-9e6a-50ba-b9b4-1f0d76d2a6de
Year: 2019
Language: it
Court: TI_CATI
Chamber: TI_CATI_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: public_law

Fatti
A.
Il 21.1.2019 RI 1, patrocinato dall’avv. _, presentava ricorso contro le decisioni su reclamo emanate il 17.12.2018 dall’Ufficio delle procedure speciali (inc. CDT 80.2019.45,46,47) in ambito di:
·
ricupero d’imposta cantonale e comunale ed IFD per i periodi fiscali 2003, 2004 e 2006;
·
multa per sottrazione d’imposta per le imposte cantonali, comunali e per l’IFD per i periodi fiscali 2003, 2004 e 2006;
·
multa per complicità nei reati di partecipazione alle sottrazioni d’imposta commessi dalle società che si sono succedute dal 1°.1.2003 al febbraio 2012 nella gestione del “_” e nella “_”.
In sostanza, nel gravame, il ricorrente contestava le decisioni di ricupero d’imposta, essendo basate sugli accertamenti effettuati dalla Divisione affari penali e inchieste (di seguito DAPI). Quest’autorità avrebbe accertato la presenza di elementi imponibili, non dichiarati alle autorità fiscali “
senza prove certe a carico del contribuente
”.
I dati determinati dalla DAPI sarebbero fantasiosi e precisava inoltre di non aver mai percepito gli importi che gli venivano ascritti. Inoltre le decisioni di ricupero d’imposta impugnate sarebbero lesive del diritto di essere sentito: sarebbero infatti motivate in maniera del tutto insufficiente. In particolar modo “
(...) l’Ufficio delle procedure speciali non avrebbe indicato come sono stati quantificati i redditi imposti al ricorrente che risultano manifestamente superiori a quanto già accertato e tassato nelle decisioni cresciute in giudicato
”. Già solo per tale ragione le decisioni avrebbero dovuto essere annullate. In merito poi al ruolo della DAPI nell’accertamento degli elementi sottratti al fisco, il ricorrente è dell’avviso che l’autorità in questione si è basata unicamente su congetture: sarebbe emerso in maniera del tutto inequivocabile che, azionista delle società era _. Le distribuzioni riferite al _ e alla _ sarebbero dei calcoli teorici effettuati dalla DAPI sulla base di documentazione parziale. Ad ogni modo il ricorrente non avrebbe ottenuto la benché minima distribuzione: “
(...) non avendone in ogni caso diritto, non essendo azionista delle società di gestione di questi due esercizi pubblici
”.
In relazione alle multe inflitte per sottrazione d’imposta, anch’esse sarebbero manchevoli dal punto di vista della motivazione. Ad ogni modo la sottrazione d’imposta non sarebbe stata comprovata da parte dell’autorità fiscale, cui incombeva l’onere della prova secondo l’art. 8 CC. RI 1 ribadisce che le sue dichiarazioni d’imposta relative ai periodi 2003, 2004 e 2006 sono complete e in particolare che in queste dichiarazioni d’imposta sono stati indicati tutti i redditi effettivamente percepiti dal medesimo.
Da ultimo, per quanto concerneva le decisioni per complicità in sottrazione d’imposta, il ricorrente lamentava nuovamente la violazione del suo diritto di essere sentito in relazione alla motivazione della decisione impugnata: non risulterebbero infatti esposti i “
(...) criteri di quantificazione delle multe
”. RI 1 era legato alle società che gestivano i surriferiti esercizi pubblici di _ da un rapporto di lavoro: nell’ambito di questo contratto egli aveva il compito di controllare le fatture, i pagamenti e la preparazione della documentazione contabile. In nessun caso gli utili sarebbero stati divisi con _. Recisamente contestata pure l’ipotesi secondo la quale RI 1 avrebbe allestito, per conto delle società, una contabilità dal contenuto inesatto, che sarebbe poi stata trasmessa all’autorità fiscale. RI 1 non si sarebbe mai occupato delle contabilità delle società e della compilazione delle relative dichiarazioni d’imposta. L’insorgente si sarebbe limitato a: “
(...) trascrivere dati che gli sono stati comunicati da terze persone, tra i quali i gerenti degli esercizi pubblici e il signor _. Il ricorrente non aveva la possibilità di verificare questi dati e pertanto, qualora si ritenesse che gli stessi erano errati, il medesimo non può esserne ritenuto responsabile
”. In sostanza RI 1 non avrebbe fornito alcun apporto affinché i presunti reati rimproverati alle società venissero commessi.
B.
Il 24.1.2019 la Camera di diritto tributario si rivolgeva a RI 1 chiedendo di versare come anticipo, in applicazione dell’art. 231 cpv. 1 LT, un adeguato importo, quantificato in complessivi fr. 15'000.- (fr. 10'000.- relativamente all’IC e fr. 5'000.- per l’IFD) a titolo di garanzia per le tasse di giustizia e per le spese di procedura. La somma in questione avrebbe dovuto essere versata sul conto del Tribunale d’appello entro il 15.2.2019. Il ricorrente veniva reso attento del fatto che, in caso di mancato o ritardato pagamento, il ricorso sarebbe stato dichiarato irricevibile.
C.
Con istanza 15/18.2.2019 il ricorrente, sempre per il tramite dell’avv. RA 1 presenta una richiesta di assistenza giudiziaria. Con particolare riferimento alla pretesa del versamento dell’anticipo, l’istante indica di non disporre dei mezzi per assumersi gli oneri della procedura ricorsuale di cui agli inc. CDT_. Chiede pertanto di essere ammesso all’assistenza giudiziaria, con l’esenzione dagli anticipi e dalle cauzioni, dalle tasse e dalle spese processuali e l’ammissione al gratuito patrocinio. A mente di RI 1 l’istanza di assistenza giudiziaria deve essere accolta vista la situazione d’indigenza in cui versa e considerate le probabilità di esito favorevole della procedura ricorsuale. In allegato alla richiesta il patrocinatore del contribuente trasmette il certificato per l’ammissione all’assistenza giudiziaria, con il quale il Comune di _ ha attestato che le informazioni contenute sono conformi. Agli atti vi è pure la decisione di tassazione dopo tassazione d’ufficio del 31.10.2018, relativa al periodo fiscale 2015, con il quale il reddito imponibile del contribuente veniva accertato, per l’IC in fr. 129'000.-. Agli atti vi è pure una dichiarazione rilasciata da parte della società _, secondo cui RI 1 dal 1°.3.2019 sino al 23.11.2019 veniva assunto quale gerente, per uno stipendio mensile di fr. 3'780 lordi, salario comprensivo di tredicesima. Lo stesso era dipendente della società pure nel mese di ottobre 2018. Nel mese di gennaio del 2019 egli ha invece beneficiato delle indennità giornaliere di disoccupazione. Il contribuente trasmette pure il verbale di pignoramento del 10.1.2019 dell’Ufficio di esecuzione di_, secondo cui all’escusso erano stati pignorati beni, il 4.12.2018 per fr. 2'165'973.-. In calce al documento veniva ad ogni modo riportato che i beni erano già staggiti a favore di precedenti creditori per fr. 1'771'900.-.
D.
L’istanza è stata trasmessa all’Ufficio delle procedure speciali, all’Ufficio giuridico della Divisione delle contribuzioni, all’Amministrazione federale delle contribuzioni e ai Municipi di _ e _, i quali non hanno presentato osservazioni.

Diritto
1.
1.1.
Il ricorrente ha chiesto di essere posto al beneficio dell’assistenza giudiziaria e del gratuito patrocinio, sottolineando il suo stato d’indigenza.
1.2.
Giusta l'art. 29 cpv. 3 Cost., chi non dispone dei mezzi necessari ha diritto alla gratuità della procedura se la sua causa non sembra priva di probabilità di successo; ha inoltre diritto al patrocinio gratuito qualora la presenza di un legale sia necessaria per tutelare i suoi diritti. Per giurisprudenza, sono da ritenersi prive di probabilità di esito favorevole quelle conclusioni per le quali le probabilità di successo sono manifestamente inferiori a quelle di insuccesso (cfr. la sentenza del Tribunale federale 2C_849/2013 del 30 dicembre 2013 consid. 4.1 con riferimenti).
Secondo il diritto cantonale, l’assistenza giudiziaria è concessa se la persona richiedente comprova di essere indigente e se la procedura presenta possibilità di esito favorevole per l’istante (art. 2 e 3 cpv. 3 della Legge sull’assistenza giudiziaria e sul patrocinio d’ufficio del 15 marzo 2011 [LAG; RL 3.1.1.7]).
2.
2.1.
RI 1 è stato oggetto di una procedura della Divisione affari penali e inchieste dell’Amministrazione federale delle contribuzioni (di seguito DAPI). La DAPI è stata incaricata di procedere ad un’inchiesta fiscale speciale sulla base dell’art. 190 LIFD, in collaborazione con l’amministrazione cantonale delle contribuzioni, poiché vi era il sospetto giustificato di gravi infrazioni fiscali (in particolare la sottrazione continuata d’importanti somme d’imposta art. 175 e 176 LIFD) e i delitti fiscali (art. 186 e 187 LIFD).
La DAPI ha effettuato un’analisi preliminare relativa alle società che tra il 2003 e il 2012 hanno gestito il postribolo denominato _” e il luogo di incontro per clienti e prostitute _” a _.
Da un primo esame è emerso che le società che nei periodi dal 2003 al 2012 hanno gestito i summenzionati luoghi in cui veniva esercitata la prostituzione avrebbero commesso sottrazione consumata (art. 175 LIFD) oppure tentativo di sottrazione (art. 176 LIFD) d’importanti somme d’imposta, contabilizzando unicamente una parte della cifra d’affari realizzata e quindi degli utili derivanti. L’analisi preliminare avrebbe inoltre permesso di stabilire che_ e RI 1 nell’ambito delle società che hanno gestito _ e _ avrebbero commesso anche frode fiscale (art. 186 LIFD).
2.2.
Ora con sentenza inc. CDT _ del 3.12.2018, confermata anche dal Tribunale federale con decisione del 12.9.2019 (inc. TF 2C_91/2019) questa Camera ha, sulla scorta anche del rapporto esaustivamente redatto dalla DAPI, ritenuto che RI 1 avesse beneficiato di distribuzioni dissimulate di utili provenienti dalle società che si erano succedute nella gestione del postribolo denominato “_” come pure il luogo d’incontri per clienti e prostitute denominato “_” siti a _.
Le sentenze della Camera di diritto tributario e del Tribunale federale avevano quale oggetto le decisioni di tassazione ancora aperte del ricorrente e relative ai periodi fiscali 2005, 2007, 2008 – 2010. Ritenuto come il periodo interessato dal Rapporto d’inchiesta della DAPI si riferiva pure a periodi fiscali anteriori e ad un periodo fiscale che non era stato oggetto di impugnativa da parte del contribuente (e meglio gli anni 2003, 2004 e 2006), l’Ufficio delle procedure speciali ha correttamente aperto delle procedure tese al ricupero d’imposta, di sottrazione d’imposta come anche di complicità in sottrazione d’imposta.
2.3.
2.3.1.
Ora, anche nel ricorso del 21.1.2019 contro le decisioni emanate dalla Divisione delle contribuzioni, Ufficio delle procedure speciali, il ricorrente continua a ribadire la tesi secondo cui le conclusioni a cui è giunta la DAPI non si baserebbero su prove certe a suo carico. In particolare ritiene che i dati indicati dalla DAPI sarebbero del tutto fantasiosi e sostiene altresì di non aver mai percepito gli importi accertati dall’autorità federale. Inoltre, in relazione all’azionariato delle società che si sono succedute nella gestione dei postriboli, RI 1 indica che _ avrebbe di fatto ammesso di essere azionista di queste società, essendo in possesso delle relative azioni. Sempre secondo l’istante neppure acclarati sarebbero inoltre gli utili delle citate società: anche qui la DAPI non si sarebbe basata su prove concrete, ma su semplici ricostruzioni. In particolare “
(...) gli scontrini di cassa sequestrati e le liste con il numero delle ragazze ospitate non concernono tutto il periodo considerato. Inoltre non vi è la prova degli importi pagati dalle ospiti
”.
2.3.2.
Sia come sia, anche i Giudici di Mon Repos, nella sentenza di cui all’inc. TF 2C_91/2019 del 12.9.2019 hanno indicato, come in precedenza lo aveva fatto questa Camera che alle costatazioni della DAPI, precise, circostanziate e suffragate da documenti, non era stato contrapposto alcun solido elemento da parte dei ricorrenti (in particolare cfr. consid. 6.1. e 6.2. della sentenza TF), che per l’appunto si erano limitati a contestare in maniera del tutto generica le risultanze istruttorie.
2.4.
2.4.1.
Ora anche in questa sede le censure proposte dal contribuente sono le medesime, già considerate prive di rilevanza dal Tribunale federale.
2.4.2.
Sulla scorta delle decisioni già esistenti emanate dalla Camera di diritto tributario e dal Tribunale federale, concernenti effettivamente altri periodi fiscali, ma che traggono origine dalla stessa fattispecie, e dagli accertamenti della DAPI, poco importa stabilire se i contribuenti si trovino effettivamente nel bisogno. La vertenza in discussione appare indiscutibilmente destinata all’insuccesso.
Di transenna, si noti pure che anche dinanzi al Tribunale federale il ricorrente aveva presentato una domanda di assistenza giudiziaria che è stata respinta “
(...) in quanto il gravame appariva sin dall’inizio privo di probabilità di successo
”.
Ne consegue che non sono adempiuti i presupposti per il riconoscimento dell’assistenza giudiziaria gratuita e del gratuito patrocinio.
3.
L’istanza di assistenza giudiziaria e di gratuito patrocinio è pertanto respinta.