Decision ID: b095540d-8547-5f07-9597-d9c859471834
Year: 2014
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_006
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: civil_law

ritenuto
in fatto:
A.
Sulla scorta del precetto esecutivo n. _ emesso il 3 marzo 2014 dall’Ufficio esecuzione (UE) di Lugano, PI 1 procede contro RI 1 per l’incasso di fr. 21’391.80 oltre interessi del 5% dal 3 gennaio 2014 e spese.
B.
Il 19 agosto 2014, l’UE ha emesso la comminatoria di fallimento, che è stata notificata all’escussa il successivo 8 settembre.
C.
Con ricorso del 17 settembre 2014, RI 1 si aggrava contro la comminatoria di fallimento, chiedendo all’autorità di vigilanza di “fare i dovuti accertamenti in merito, in ragione della nostra buona fede e delle prove documentali allegate”.
D.
Il ricorso non è stato notificato a PI 1 per osservazioni, mentre l’UE, con osservazioni del 19 settembre 2014, ha postulato la reiezione del ricorso.

Considerato
in diritto: 1.
Interposto all’autorità di vigilanza il 17 settembre 2014, meno di 10 giorni dopo la notifica dell’atto impugnato avvenuta l’8 settembre, il ricorso è in linea di principio ricevibile (art. 17 LEF).
2.
Giusta l’art. 17 LEF, salvo nei casi in cui la legge prescriva la via giudiziaria, il ricorso all’autorità di vigilanza è ammesso contro ogni provvedimento di un ufficio di esecuzione o dei fallimenti per violazione di una norma di diritto o un errore di apprezzamento. Contro la notifica della comminatoria di fallimento può quindi essere formulato un ricorso, ma unicamente per ragioni formali (
Ottomann/Markus
in: Basler Kommentar, SchKG I, 2
a
ed. 2010,
n. 6 ad art. 160 LEF), quali ad esempio l’incompetenza territoriale dell’ufficio d’esecuzione (DTF 118 III 6), il mancato assoggettamento dell’escusso all’esecuzione ordinaria in via di fallimento (art. 39 e 40 LEF), l’assenza di una decisione esecutiva che rigetti l’opposizione o l’inoltro di un’azione di disconoscimento di debito (art. 88 cpv. 1 LEF). La via del ricorso è invece preclusa per questioni di merito (relative alla validità materiale del credito posto in esecuzione), la cui cognizione spetta esclusivamente all’autorità giudiziaria o amministrativa competente, in particolare nell’ambito della procedura di rigetto dell’opposizione (art. 80 segg. LEF) o di disconoscimento di debito (art. 83 cpv. 2 LEF).
3.
Nel caso specifico la ricorrente sostiene di non essere debitrice dell’importo posto in esecuzione (di fr. 21’391.80), affermando di essersi accordata con la ditta escutente per il pagamento di un importo inferiore (di fr. 16’390.–) e di avere nel frattempo versato un acconto di fr. 5’000.–. Chiede a questa Camera di “fare i dovuti accertamenti in merito, in ragione della nostra buona fede e delle prove documentali allegate”.
4.
Ora, come visto (consid. 2), l’autorità di vigilanza è competente solo per riesaminare l’operato dell’ufficio di esecuzione ma non la validità del credito posto in esecuzione, la cui verifica spetta esclusivamente al giudice. Le censure della ricorrente sono quindi irricevibili in questa sede e l’esecuzione deve proseguire, non avendo essa interposto tempestiva opposizione né ottenuto da un giudice la sospensione della stessa (art. 85-85
a
LEF).
5.
Non si preleva la tassa di giustizia e non si assegnano indennità (art. 20
a
cpv. 1 primo periodo LEF, 61 cpv. 2 lett. a e 62 cpv. 2 OTLEF).