Decision ID: 962bf877-d932-59cc-b9ef-baa668dc81aa
Year: 2008
Language: it
Court: TI_TCA
Chamber: TI_TCA_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: public_law

ritenuto,
in fatto
A. Il ricorrente RI 1, classe 1970, ha conseguito nel 1989 il diploma di perito industriale capotecnico presso l'Istituto tecnico industriale statale "_" di _ con specializzazione nel ramo dell'edilizia. Dal 1992 al 1993 è stato iscritto al _ dove però ha sostenuto un solo esame in tecnologia dell'architettura. Nel 2006 ha frequentato un corso di aggiornamento per la progettazione di opere di stabilizzazione di pendii naturali presso la Scuola universitaria professionale della Svizzera Italiana (SUPSI).
Dal profilo professionale, l'insorgente ha lavorato tra 1989 e il 1997 per l'impresa di costruzioni generali _ di Como in qualità di tecnico e in seguito per il comune di _ quale impiegato tecnico.
Dal 1° gennaio 1990 è iscritto nell'albo professionale dei periti tecnici della Provincia di _.
Il 6 novembre 2007 l'insorgente ha inoltrato all'OTIA un'istanza per il rilascio dell'autorizzazione all'esercizio della professione di architetto nel Cantone Ticino.
B.
Il 31 gennaio 2008 il Consiglio dell'OTIA ha risolto di respingere detta richiesta, in quanto RI 1 non adempie i requisiti professionali previsti dall'art. 5 cpv. lett. a - d della legge cantonale del 24 marzo 2004 sull'esercizio delle professioni di ingegnere e di architetto (LEPIA; RL 7.1.5.1), essendo il suo diploma di perito tecnico industriale capotecnico, rilasciatogli dal Ministero italiano della pubblica educazione, parificabile unicamente ad un attestato federale di capacità.
C.
Avverso questa decisione RI 1 insorge ora davanti al Tribunale cantonale amministrativo, domandandone l'annullamento e postulando il rilascio dell'autorizzazione cantonale richiesta. Afferma che la sua iscrizione a far tempo dal 1° gennaio 1990 nell'albo professionale dei periti industriali edili della Provincia di _ lo autorizza allo svolgimento in Italia della libera professione nel campo della progettazione e della direzione lavori. Aggiunge di avere maturato a partire dal 1989 una grande esperienza nel settore dapprima presso un'impresa di costruzioni generali ed in seguito quale tecnico istruttore specializzato nella progettazione e conduzione di opere pubbliche per conto del comune di _. Ritiene dunque di poter svolgere questa attività anche nel Cantone Ticino per effetto dell'Accordo del 21 giugno 1999 tra
la Confederazione Svizzera
, da una parte, e
la Comunità
europea, dall'altra, sulla libera circolazione delle persone (ALC; RS 0.142.112.681).
D.
All'accoglimento del gravame si è opposto l'OTIA, con argomenti di cui si dirà, per quanto necessario, in seguito.
Considerato,

in diritto
1. 1.1. La competenza del Tribunale cantonale amministrativo è data dall'art. 25 cpv. 1 LEPIA e la legittimazione attiva del ricorrente, direttamente e personalmente toccato dalla decisione impugnata, è certa (art. 43 della legge per le cause amministrative del 19 aprile 1966 [LPamm]; RL 3.3.1.1).
Il gravame, tempestivo (art. 46 LPamm), è dunque ricevibile in ordine e può essere deciso sulla base degli atti, senza istruttoria (art. 18 cpv. 1 LPamm).
1.2. L'OTIA ha presentato il proprio allegato di risposta, allorquando il termine che gli era stato assegnato per compiere questo atto processuale era ormai scaduto da alcune settimane. Tale circostanza non permette comunque ancora di stralciare dagli atti tale scritto. Il termine fissato dal giudice per la presentazione della risposta non è infatti perentorio, ma ordinatorio. Pertanto l'omesso ossequio del medesimo non comporta, da solo, alcun pregiudizio processuale per la parte in mora. Anche in questi casi la risposta presentata in ritardo deve dunque essere acquisita agli atti. Spetta semmai all'autorità adita il compito di fissare alla parte inadempiente un termine di grazia. Scaduto sterilmente tale termine la lite prosegue e l'eventuale atto processuale prodotto tardivamente dovrà essere eliminato dal fascicolo di causa. A prescindere dal fatto che nel caso di specie all'OTIA non è stato fissato nessun termine di grazia per la presentazione del suo allegato responsivo, va comunque detto che quand'anche ciò fosse stato il caso, l'autorità giudicante avrebbe avuto il dovere di accertare d'ufficio i fatti rilevanti, secondo quanto prescritto dall'art. 18 LPamm, per potersi pronunciare sul merito della vertenza (cfr. in proposito RDAT 1990 n. 25).
2.
2.1. Giusta i combinati art. 2 e 3 cpv. 1 LEPIA, in Ticino l'esercizio delle professioni di ingegnere e architetto soggiace, nei limiti dei campi di attività dei gruppi professionali e delle disposizioni previste da leggi speciali, all'ottenimento di un'autorizzazione, rilasciata dall'OTIA, e per esso dal Consiglio dell'ordine (art. 15 cpv. 3 lett. c LEPIA). Tale autorizzazione viene rilasciata se il richiedente è in possesso dei dovuti requisiti professionali e se adempie le condizioni personali stabilite dalla legge (art. 4 cpv. 1 LEPIA).
Per quanto concerne in particolare i primi, l'art. 5 cpv. 1 LEPIA stabilisce che dispongono dei necessari requisiti professionali coloro che sono in possesso di un titolo di studio conferito da una scuola politecnica federale o da una scuola svizzera o estera equivalente (lett. a), coloro che sono in possesso di un titolo di studio conferito da una scuola universitaria professionale o da una scuola superiore svizzera o estera equivalente (lett. b), gli iscritti nel Registro A degli ingegneri e degli architetti (lett. c) e gli iscritti nel Registro B degli ingegneri e degli architetti (lett. d). Giusta l'art. 5 cpv. 2 LEPIA, dispongono pure dei requisiti per il rilascio dell'autorizzazione all'esercizio della professione le persone abilitate in base ad un diritto acquisito. Detta disposizione riprende in sostanza i criteri già previsti dall'art. 8 della previgente legge sulla protezione e sull'esercizio delle professioni di ingegnere e architetto e dei tecnici progettisti del 20 marzo 1990 (LPEPIA).
2.2. Giusta l'art. 7 cpv. 1 LEPIA, gli ingegneri e gli architetti provenienti da altri cantoni o stati che intendono esercitare la professione in Ticino, sottostanno pure alle disposizioni di questa legge. Riservati gli accordi internazionali stipulati dalla Confederazione, per coloro che provengono da stati esteri – soggiunge il cpv. 2 – l'esercizio di queste professioni è subordinato alla garanzia della reciprocità e della dimostrazione del possesso dei requisiti professionali e personali equivalenti a quelli stabiliti dalla presente legge.
Considerato che il ricorrente è un cittadino comunitario titolare di un diploma di studio conseguito in Italia v'è da verificare se alla fattispecie trovi applicazione l'Accordo sulla libera circolazione delle persone. Tale trattato ha quale obiettivo di conferire ai cittadini degli stati membri della Comunità europea e della Confederazione Svizzera un diritto di ingresso, di soggiorno e di accesso a un'attività economica dipendente, un diritto di stabilimento quale lavoratore autonomo e il diritto di rimanere sul territorio della parti contraenti (art. 1 lett. a ALC). L'art. 9 ALC stabilisce che, conformemente all'Allegato III ALC, le parti contraenti adottano le misure necessarie per agevolare ai cittadini degli stati membri della Comunità europea e della Confederazione Svizzera l'accesso alle attività dipendenti e autonome e al loro esercizio, nonché la prestazione di servizi. L'Allegato III ALC tratta del reciproco riconoscimento delle qualifiche professionali (diplomi, certificati e altri titoli). Esso obbliga le parti contraenti ad applicare tra di loro, in quest'ultimo ambito, gli atti comunitari ai quali è fatto riferimento nella sezione A del medesimo allegato.
Tali principi trovano comunque applicazione unicamente laddove si è in presenza di un'attività lavorativa soggetta a regolamentazione nello stato ospitante. Le professioni non regolamentate possono invece essere liberamente esercitate. Per quest'ultime un riconoscimento in base all'ALC è superfluo. Se una determinata professione non è regolamentata nello stato ospitante, non è dunque necessario procedere ad un esame dell'equivalenza dei diplomi, potendo la stessa essere esercitata già sulla base di un'autorizzazione di lavoro (
Rudolf Natsch
, Gegenseitige Anerkennung beruflicher Qualifikationen, in: Bilaterale Verträge Schweiz – EU, Zurigo 2002, pag. 386 e seg.).
3.
3.1 Atteso che, come appena illustrato (consid. 2.1.), nel Cantone Ticino quella di architetto è un' attività professionale indubbiamente regolamentata (cfr. in proposito anche la lista elaborata dall'Ufficio federale della formazione professionale e della tecnologia [UFFT] consultabile sul sito
www.bbt.admin.ch
), per il riconoscimento dei diplomi che ne autorizzano l'esercizio occorre fare riferimento alla direttiva 85/384/CEE del Consiglio del 10 giugno 1985, concernente il reciproco riconoscimento dei diplomi, dei certificati ed altri titoli del settore dell'architettura e comportante misure destinate ad agevolare l'esercizio effettivo del diritto di stabilimento e di libera prestazione dei servizi, come pure all'elenco pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale dell'11 luglio 1998 (98/C/217) relativo ai diplomi, certificati e altri titoli di formazione nel settore dell'architettura che sono oggetto di reciproco riconoscimento tra gli Stati membri. Lo prescrivono le cifre 17 e 18 della Sezione A dell'Allegato III ALC, al capitolo
"D. Architettura"
.
Ora, secondo i citati atti comunitari, i diplomi italiani riconosciuti a livello europeo nel settore dell'architettura sono unicamente la laurea in architettura o in ingegneria nel settore della costruzione civile rilasciati dalle università e dagli istituti politecnici, rispettivamente per i primi, dagli istituti superiori di architettura contemplati dal predetto elenco dell'11 luglio 1998 (98/C/217), a condizione però che siano accompagnati dal diploma di abilitazione all'esercizio indipendente della professione rilasciato dal Ministero italiano della pubblica educazione dopo il superamento dell'esame di stato (cfr. art. 11 lett. g della direttiva 85/384/CEE).
In concreto, è di meridiana evidenza che il diploma di maturità tecnica conseguito nel 1989 dall'insorgente presso l'Istituto tecnico industriale statale "_" di _ non costituisce un titolo di studio riconosciuto a livello europeo per l'esercizio dell'architettura, non essendo di livello accademico. Inoltre la sua breve frequentazione della facoltà di architettura presso il Politenico di _ non ha permesso al ricorrente di ottenere un ulteriore titolo di studio. Alla SUPSI egli si è poi limitato a frequentare un corso d'aggiornamento.
Ad ulteriore comprova dell'insufficiente livello del diploma in possesso dell'insorgente, va d'altra parte rilevato che, così come emerge dalla documentazione agli atti, l'UFFT considera il medesimo equivalente ad un attestato federale di capacità, ragione per la quale si deve escludere che egli possa esigerne il riconoscimento in base all'ALC per esercitare in Ticino la professione di architetto.
3.2. Parimenti egli non adempie neppure le condizioni poste dal diritto interno, e segnatamente dai sopra menzionati art. 5 cpv. 1 lett. a e b LEPIA, per poter pretendere il rilascio dell'autorizzazione richiesta, visto che tale norma richiede il possesso di un diploma svizzero o estero di livello universitario, oppure di un diploma rilasciato da una scuola universitaria professionale svizzera o estera. Né risulta che l'insorgente sia iscritto nel Registro A o B degli ingegneri e architetti svizzeri, come previsto dall'art. 5 cpv. 1 lett. c e d LEPIA, o che sia abilitato all'esercizio della professione di architetto in virtù di un diritto acquisito (art. 5 cpv. 2 LEPIA).
Il semplice fatto poi che egli abbia maturato con il tempo una certa esperienza pratica, lavorando quale tecnico per un'impresa di costruzioni dapprima e per il comune di Campione d'Italia in seguito, non gli consente di supplire all'assenza di un titolo di studio.
4.
4.1. Stante tutto quanto precede, è pertanto senza incorrere in una violazione del diritto che il Consiglio dell'OTIA, si è rifiutato di rilasciare al RI 1 l'autorizzazione professionale da lui richiesta. Di conseguenza, il ricorso, infondato, dev'essere respinto e la decisione impugnata confermata.
4.2. La tassa di giustizia e le spese seguono la soccombenza del ricorrente (art. 28 LPamm), il quale rifonderà all'OTIA, patrocinato da un avvocato iscritto nell'apposito registro, una congrua indennità per ripetibili (art. 31 LPamm).