Decision ID: 8de5fd4a-dd17-55c6-a5ba-86096dfe2b76
Year: 2020
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: civil_law

in fatto:
A.
Con sentenza del 12 febbraio 2020, e
manata a protezione del-l'unione coniugale,
il Pretore del Distretto di Lugano, sezione 6, ha autorizzato CO 1 (1978) e RE 1 (1976), cittadini italiani, a vivere separati, ha affidato la figlia S_ (nata il 1° ottobre 2011) alla madre, riservato il diritto di visita paterno, ha obbligato CO 1 a versare dal 3 ottobre 2016 un contributo alimentare per la moglie variante tra fr. 1150.– e
fr. 2030.– mensili, così come uno per la figlia variante tra fr. 1300.–
e fr. 1982.– mensili, assegni familiari non compresi. Le spese processuali di complessivi fr. 12
000.– sono state poste a carico delle parti in ragione di metà ciascuno, compensate le ripetibili.
B.
Contro la decisione appena citata RE 1 è insorta a questa Camera con un reclamo del 26 febbraio 2020 nel quale chiede di riformare il giudizio impugnato aumentando il contributo alimentare per sé a importi varianti tra fr. 1480.– e fr. 2555.– mensili secondo i periodi, così come quello per la figlia a importi varianti tra fr. 1313.– e fr. 1906.– mensili, assegni familiari non compresi. Il reclamo non è stato notificato a CO 1 per osservazioni.

Considerando
in diritto:
1.
Le misure a protezione dell'unione coniugale sono impugnabili, trattandosi di procedura sommaria (art. 271 lett. a CPC), entro 10 giorni dalla notificazione della sentenza (art. 314 cpv. 1 CPC). Nel caso in cui vertano su questioni meramente patrimoniali, simili misure
sono suscettibili di appello se il valore litigioso dell'ultima conclusione formulata davanti al Pretore raggiungeva almeno fr. 10
000.– (art. 308 cpv. 2 CPC). Se il valore litigioso non raggiungeva tale valore, le misure in questione sono impugnabili unicamente con reclamo (art. 319 lett. a CPC). In concreto il valore litigioso è manifestamente superiore alla soglia indicata, ove appena si pensi all'entità dei contributi alimentari contesi davanti al Pretore, di durata incerta e il cui valore è da calcolare quindi sull'arco di vent'anni
(art. 92 cpv. 2 CPC; sentenza del Tribunale federale 5A_689/2008
dell'11 febbraio 2009, consid. 1.2). La decisione in esame, di conseguenza, era impugnabile con appello, come figurava correttamente nell'indicazione dei rimedi giuridici.
2.
Contro
la decisione del Pretore RE 1 non ha presentato appello, bensì reclamo, rimedio che tuttavia è dato solo – come si è visto – nell'ipotesi
di controversie patrimoniali dal valore litigioso inferiore a fr. 10
000.–
. Si pone la questione di sapere, in condizioni del genere, se il reclamo possa essere trattato come appello.
a)
La giurisprudenza recente ha avuto modo di precisare che è possibile a un'autorità di ricorso convertire un rimedio giuridico in un altro ove l'errata intestazione dell'atto sia dovuta a svista o a inavvertenza manifesta, oppure nell'ipotesi in cui la scelta del ricorso da esperire non fosse facilmente riconoscibile. La conversione è esclusa, per contro, nel caso in cui un mandatario professionale inoltri scientemente un mezzo d'impugnazione quando avrebbe dovuto sapere, usando la debita diligenza, che quel mezzo d'impugnazione è erroneo (sentenza del Tribunale federale 5A_221/2018 del 4 giugno 2018 consid. 3 con richiami, pubblicato in: RSPC 2018 pag. 408).
b)
Nella fattispecie l'introduzione del reclamo non può dirsi dovuta a semplice svista o a inavvertenza manifesta. Non solo il memoriale è espressamente intestato come reclamo, ma
nella motivazione RE 1
definisce a più riprese il ricorso proprio come “reclamo”,
termine che figura anche nella richiesta di giudizio. L'istante ha quindi inoltrato reclamo con l'intenzione di presentare reclamo, non di presentrare appello. Né essa è stata indotta in errore, per avventura, da una fallace indicazione dei rimedi giuridici. In calce alla sentenza il Pretore ha chiaramente specificato invero che “contro la presente sentenza è dato il rimedio dell'appello, scritto e motivato, da proporre al Tribunale d'appello entro 10 giorni
dalla notificazione, allegando la decisione impugnata (art. 308
segg. CPC)”. Ne segue che, i
ntrodotto volutamente come
reclamo, l'atto non può essere trattato come appello e va
dichiarato irricevibile (analogamente: I CCA, sentenze inc.
11.2019.125 del 4 novembre 2019
consid. 4, inc. 11.2019.109
del 14 ottobre 2019 consid. 2, inc. 11.2017.64 del 25 aprile 2019 consid. 3).
Ciò esime dal vagliare le argomentazioni
esposte nel memoriale.
3.
Le spese del giudizio odierno seguirebbero il principio della soccombenza (art. 106 cpv. 1 CPC), ma le particolarità del caso inducono a rinunciare a ogni prelievo. Non si pone inoltre problema di ripetibili, AO 1 non essendo stato chiamato a esprimersi sull'appello.
4.
Quanto
ai rimedi giuridici esperibili contro l'odierna sentenza sul piano federale (art. 112 cpv. 1 lett. d LTF), il valore litigioso raggiunge anche la soglia di fr. 30
000.– ai fini dell'art. 74 cpv. 1 lett. b LTF. Le misure a protezione dell'unione coniugale essendo equiparate nondimeno a provvedimenti cautelari (DTF 137 III 477 consid. 4.1), davanti al Tribunale federale il ricorrente può
far valere soltanto la violazione di diritti costituzionali (art. 98 LTF).