Decision ID: efcd7908-0d52-5d3a-82ee-df62c164363f
Year: 2010
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_006
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: civil_law

ritenuto
in fatto:
A.
Nell’ambito dell’esecuzione n. _ dell’UE di _ AO 1 ha chiesto il fallimento di AP 1 per il mancato pagamento di fr. 13'401.30 oltre accessori, dedotti eventuali acconti.
B.
All’udienza di contraddittorio del 6 ottobre 2010 nessuno è comparso.
C.
Con sentenza 21 ottobre 2010 il Pretore del Distretto di _, _, ha dichiarato il fallimento di AP 1 a far tempo da venerdì 22 ottobre 2010 alle ore 10.00.
D.
Con l’appello AP 1 asserisce di avere saldato il suo debito nei confronti dell’istante, producendo una ricevuta del 25 ottobre 2010 dell’UE di _ relativa al versamento di fr. 14'118.80 a saldo dell’esecuzione n. _ promossa da AO 1 (doc. G). L’appellante sostiene inoltre di avere saldato due ulteriori esecuzioni, contro le quali non ha interposto opposizione (doc. H e I). Le altre esecuzioni, contro le quali si è opposta, si riferiscono a procedure promosse da suoi ex dipendenti in seguito ad una lite sorta per problemi con la Cassa di disoccupazione in merito al versamento di indennità. L’appellante sostiene infine di disporre di liquidità sufficiente per far fronte ai suoi impegni, rilevando di avere fatturato regolarmente i servizi prestati ai suoi clienti e che deve incassare fatture per circa fr. 86'548.80 (doc. A-F, plico fatture doc. L, doc. L1 – L56).

Considerato
in diritto:
1.a)
In virtù dell’art. 174 cpv. 2 LEF l'autorità giudiziaria superiore può annullare la dichiarazione di fallimento se il debitore, impugnando la decisione, rende verosimile la sua solvibilità e prova per mezzo di documenti che nel frattempo:
1)
il debito, compresi gli interessi e le spese, è stato estinto;
2)
l'importo dovuto è stato depositato presso l'autorità giudiziaria superiore a disposizione del creditore; o che
3)
il creditore ha ritirato la domanda di fallimento.
L’autorità giudiziaria superiore può considerare fatti e prove nuovi, subentrati dopo la dichiarazione di fallimento (nova autentici o in senso proprio, ossia “echte Nova”, in contrapposizione agli pseudonova, ossia “unechte Nova”), solo se risultano adempiuti i presupposti elencati all’art. 174 cpv. 2 n. 1-3 LEF. I nova autentici non vengono considerati d’ufficio, ma è il debitore che li deve espressamente far valere e provare con documenti, sempre che renda verosimile la sua solvibilità. Questa considerazione dei nova in senso proprio da parte dell’autorità giudiziaria superiore ha come scopo di evitare fallimenti senza senso di debitori ancora solvibili. La solvibilità può tra l’altro essere determinata ricorrendo al concetto opposto di insolvibilità, concetto noto nella LEF. L’illiquidità deve essere oggettiva. Essa deve impedire al debitore di tacitare i suoi creditori alla scadenza dei loro crediti. Non deve infatti trattarsi di una difficoltà passeggera, il debitore deve bensì trovarsi per un periodo indeterminato in questa situazione. Un indizio di insolvibilità può emergere dal numero e dal valore delle esecuzioni pendenti, così come pure da eventuali nuove istanze di fallimento pervenute posteriormente al decreto di fallimento in esame. Anche il fatto di non essere in grado di pagare modesti importi indica insolvibilità. La solvibilità deve essere resa verosimile sulla base di riscontri oggettivi, quali giustificativi concernenti pagamenti, estratti bancari, contratti di credito ecc., mentre semplici dichiarazioni del debitore sono insufficienti. Le esigenze poste al debitore per rendere verosimile la sua solvibilità non devono però essere troppo severe. La solvibilità è resa verosimile allorquando essa appare più verosimile che l'insolvibilità. Dal debitore viene pretesa la produzione, già con l’atto di appello, di estratti dell’Ufficio di esecuzione. La questione della solvibilità influenza infatti pure la decisione sulla concessione dell’effetto sospensivo (Giroud, Basler Kommentar zum SchKG, vol. II, n. 25-26 ad art. 174 LEF; Amonn/Walther, Grundriss des Schuldbetreibungs- und Konkursrechts, 8. ed Berna 2008, § 36 n. 58 p. 334/335, § 38 n. 14 p. 347; Brönnimann, Novenrecht und Weiterziehung des Entscheides des Konkursgerichtes gemäss Art. 174 E SchKG, p. 446 ss. in Festschrift H.U. Walder, Recht und Rechtsdurchsetzung, Zurigo 1994; SJZ 95 (1999) n. 8 p. 172).
b)
L’appellante ha asserito di avere saldato il suo debito nei confronti dell’istante ai sensi dell’art. 174 cpv. 2 n. 1 LEF, ossia posteriormente alla dichiarazione di fallimento e l’ha dimostrato, producendo una ricevuta del 25 ottobre 2010 dell’UE di _ relativa al versamento di fr. 14'118.80 a saldo dell’esecuzione n. _ promossa dall’istante.
Per quel che riguarda invece il presupposto della solvibilità - condizione indispensabile per ottenere l’annullamento della decisione impugnata poiché, come visto, il pagamento della somma posta in esecuzione è avvenuto soltanto dopo la pronuncia del fallimento - va osservato che dall’estratto dell’UE di _ al 23 novembre 2010 risulta che oltre alla predetta esecuzione promossa dall’istante, l’appellante ne ha pagato tre altre. Contro ulteriori 15 procedure esecutive ha invece interposto opposizione, per cui a questo stadio di procedura gli eventuali debiti non possono ancora essere ritenuti accertati. Dall’estratto emerge poi ancora un’esecuzione, il cui precetto esecutivo risulta essere stato consegnato il 15 novembre 2010 alla C_ d_ C_ d_ L_ per la notifica alla debitrice, per cui anche in questo stadio di procedura l’eventuale debito non può ancora essere ritenuto accertato. Infine va rilevato che a carico dell’appellante non risultano attestati di carenza di beni. Le precedenti considerazioni portano
a concludere che la convenuta dispone della liquidità necessaria per far fronte ai suoi impegni, per cui la sua solvibilità va ritenuta resa sufficientemente verosimile. Risultando adempiuti i requisiti di cui all’art. 174 cpv. 2 LEF, il fallimento di AP 1 va annullato.
2.
L’appello va accolto.
La tassa di giustizia è posta in ambo le sedi a carico dell’appellante (art. 48 e 49 OTLEF), mentre non si assegnano indennità, in mancanza di richiesta in tal senso, la parte appellata non avendo presentato osservazioni.