Decision ID: 5101d007-c5eb-4ab5-a0d0-721f5cd25940
Year: 2022
Language: it
Court: CH_BVGE
Chamber: CH_BVGE_001
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: 

Fatti:
A.
L’interessato, cittadino siriano di etnia curda, ha raggiunto la Svizzera il (...)
gennaio 2016 d’asilo, ove ha depositato – il (...) gennaio 2016 – una do-
manda d’asilo (cfr. atto SEM A7/12 [di seguito: verbale 1]).
B.
B.a Dopo un primo incontro tenutosi il 3 febbraio 2016 – nell’ambito del
quale il richiedente è stato segnatamente sentito sulle sue generalità, sul
viaggio intrapreso così come sommariamente sui suoi motivi d’asilo
(cfr. atto SEM A7/12 [verbale 1]) – l’autorità inferiore ha indetto due ulteriori
audizioni rispettivamente il 19 maggio 2017 e il 19 aprile 2018 vertenti più
approfonditamente sui motivi d’asilo (cfr. atto SEM A14/16 [verbale 2] e
A19/14 [verbale 3]).
B.b In sostanza e per quanto qui di rilievo, in tali occasioni egli ha ricon-
dotto il suo espatrio al conflitto armato in corso in Siria, alla volontà di sfug-
gire al servizio di leva militare così come alle ricerche che il regime siriano
avrebbe disposto nei suoi confronti a seguito della sua asserita partecipa-
zione ad una manifestazione (cfr. verbale 1, pag. 6, punti 7.01 e 7.02; ver-
bale 2, pag. 7, Q56 e pag. 9, Q76; verbale 3, pag. 6, Q44-Q45).
C.
Con decisione del 24 aprile 2018, l’autorità inferiore non ha riconosciuto al
richiedente la qualità di rifugiato e ne ha respinto la domanda d’asilo, pro-
nunciando nel contempo il suo allontanamento. L’autorità in parola ha tut-
tavia ritenuto inesigibile l’esecuzione di detto provvedimento, da cui la con-
testuale ammissione provvisoria in Svizzera.
Nel contempo, l’autorità di prima istanza ha altresì avuto cura di eviden-
ziare le eventualità alle quali sarebbe conseguita la revoca o l’estinzione
dell’ammissione provvisoria.
Non essendo stata impugnata dal richiedente, siffatta decisione è nel frat-
tempo cresciuta in giudicato.
D.
Ritenendo che non vi fossero più i presupposti per ritenere che A._
risiedesse in Svizzera, con scritto del 2 maggio 2019 la SEM ha constatato
la fine dell’ammissione provvisoria ex art. 84 cpv. 4 LStrI.
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Il 5 ottobre 2020, A._ ha inoltrato alla SEM uno scritto intitolato “do-
manda di asilo”, con il quale egli ha riferito di essere stato arrestato dalle
autorità austriache nel settembre del 2018, e di aver fatto ritorno in Sviz-
zera solamente nell’agosto del 2020. Inoltre, facendo riferimento alla vi-
gente situazione in Siria, egli ha chiesto protezione alla Svizzera.
E.
Con missiva del 2 novembre 2020, la SEM ha posto al richiedente alcuni
quesiti onde chiarire, in particolare, il periodo durante il quale egli avrebbe
soggiornato in Austria e le circostanze che lo avrebbero visto scontare una
pena detentiva nel Paese.
F.
Con lettera dell’11 novembre 2020, il richiedente ha risposto alle domande
dell’autorità inferiore, riferendo di essere rimasto in Austria fra il 12 settem-
bre 2018 e il 16 settembre 2020 e di avervi scontato una pena detentiva di
due anni e sei giorni, condanna inflittagli dalle autorità austriache a seguito
dell’attività di favoreggiamento all’entrata illegale nella quale egli sarebbe
rimasto suo malgrado coinvolto.
Per il resto, dopo aver ribadito l’attualità dei motivi che osterebbero al suo
rimpatrio in Siria – da cui la domanda di essere nuovamente ammesso
provvisoriamente in Svizzera – egli ha spiegato di rimpiangere le circo-
stanze che avrebbero portato al suo arresto in Austria, aggiungendo di es-
sere intenzionato ad integrarsi in Ticino.
G.
Richiamando l’obbligo di collaborare sancito all’art. 8 LAsi, il 7 dicembre
2020 l’autorità inferiore ha invitato il richiedente a trasmettere la sentenza
di condanna a due anni e sei giorni di carcere pronunciata dalle autorità
austriache (cfr. atto SEM [...] -7/2).
H.
L’interessato, con scritto del 7 gennaio 2021 ha da parte sua chiesto ag-
giornamenti sullo stato della procedura, lamentando l’impossibilità di svol-
gere un’attività lavorativa in assenza di un permesso F (cfr. atto SEM 10/3).
I.
Non essendosi vista rimettere quanto richiesto, l’autorità inferiore ha reite-
rato in due occasioni − rispettivamente il 13 gennaio 2021 (cfr. atto SEM
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9/2) e il 22 febbraio 2021 (cfr. atto SEM 12/2) – l’invito all’interessato affin-
ché producesse la documentazione giudiziaria austriaca,
Quest’ultimi scritti sono però rimasti senza risposta e, in particolare il sol-
lecito del 22 febbraio 2021, inviato per mezzo di raccomandata, non è stato
ritirato dal richiedente (cfr. atto SEM 14/3).
J.
Il 12 luglio 2021, l’autorità inferiore ha informato A._ circa l’inten-
zione di escluderlo dalla concessione di un’ammissione provvisoria, con-
cedendogli nel contempo la possibilità di pronunciarsi in merito a siffatta
prospettiva.
Tuttavia, anche in tale occasione il richiedente non ha ritirato l’invio racco-
mandato indirizzatogli (cfr. atto SEM 21/3).
K.
Con decisione del 27 ottobre 2021, notificata il 3 novembre 2021 (cfr. atto
SEM 28/1), la SEM ha evaso la richiesta dell’interessato − rubricata quale
domanda multipla − respingendola e disponendo l’esecuzione del suo al-
lontanamento dalla Svizzera.
L.
Il 1° dicembre 2021 (cfr. timbro postale sul plico raccomandato; data d’en-
trata: 3 dicembre 2021) l’interessato è insorto contro detta decisione di-
nanzi al Tribunale amministrativo federale (di seguito: il Tribunale) postu-
lando l’accoglimento del ricorso, l’annullamento della decisione dell’auto-
rità inferiore del 27 ottobre 2021 e la concessione dell’ammissione provvi-
soria in Svizzera. Altresì, egli ha presentato una domanda di assistenza
giudiziaria, nel senso dell’esenzione dal pagamento delle spese di giudizio
e del relativo anticipo, nonché di gratuito patrocinio, con protesta di spese
e ripetibili.
A sostegno della propria versione dei fatti, egli ha accluso al gravame quat-
tro attestati medici di data 6 agosto 2021, 9 marzo 2021, 26 marzo 2021 e
22 aprile 2021.
Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti verranno ripresi nei conside-
randi qualora risultino decisivi per l’esito della vertenza.
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Diritto:
1.
Fatta eccezione per le decisioni previste all’art. 32 LTAF, il Tribunale, in virtù
dell’art. 31 LTAF, giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi dell’art. 5 PA
prese dalle autorità menzionate all’art. 33 LTAF. La SEM rientra tra dette
autorità (cfr. art. 105 LAsi) e l’atto impugnato costituisce una decisione ai
sensi dell’art. 5 PA.
Il ricorrente ha partecipato al procedimento dinanzi all’autorità inferiore, è
particolarmente toccato dalla decisione impugnata e vanta un interesse de-
gno di protezione all’annullamento o alla modificazione della stessa (art. 48
cpv. 1 lett. a–c PA). Pertanto è legittimato ad aggravarsi contro di essa.
I requisiti relativi ai termini di ricorso (art. 108 cpv. 6 LAsi), alla forma e al
contenuto dell’atto di ricorso (art. 52 cpv. 1 PA) sono soddisfatti.
Occorre pertanto entrare nel merito del ricorso.
2.
Ai sensi dell’art. 111a cpv. 1 LAsi, il Tribunale rinuncia allo scambio di scritti.
3.
3.1 Preliminarmente, giova rammentare che se il richiedente intende ad-
durre fatti o mezzi di prova determinanti per il riconoscimento dello statuto
di rifugiato e che non riguardano aspetti già valutati nella procedura ordi-
naria cresciuta in giudicato con la sentenza materiale del Tribunale
(cfr. art. 61 LTF su rimando degli art. 6 LAsi, 37 LTAF e 4 PA), egli può
depositare una nuova domanda d’asilo dinanzi all’autorità di prima istanza
(cfr. DTAF 2014/39 consid. 4.5 – 4.6; 2013/22 consid. 5.4 e 11.3.2; Giuri-
sprudenza ed informazioni della Commissione svizzera di ricorso in mate-
ria d’asilo [GICRA] 2006 n. 20 consid. 2.3 e 1998 n. 1). Ciò è il caso quando
l’interessato invoca dei fatti nuovi propri a motivare la qualità di rifugiato e
che si sono prodotti dopo la chiusura della sua ultima procedura d’asilo
(cfr. DTAF 2016/17 consid. 4.1.3), cosa che a livello di casistica giurispru-
denziale si esaurisce sostanzialmente nei motivi soggettivi o oggettivi in-
sorti dopo la fuga quali delle attività politiche in esilio, la conversione ad
una nuova religione o un mutamento nella situazione politica nel paese
d’origine con potenziale effetto sulle condizioni per riconoscere la qualità
di rifugiato (cfr. DTAF 2014/39 consid. 4.6, GICRA 2006 n. 20 consid. 3.1;
a titolo esemplificativo le sentenze del Tribunale E-2642/2020 del 14 aprile
2020 e D-3283/2020 del 1° luglio 2020 consid. 5.4).
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3.2 La LAsi, con l’art. 111c, prevede un disposto specifico al riguardo, san-
cendo che le nuove domande d’asilo presentate entro cinque anni dal pas-
saggio in giudicato della decisione in materia d’asilo e d’allontanamento
devono essere motivate e presentate per scritto. Si tratta di una procedura
specifica alle nuove domande che intervengono in tale lasso di tempo e
che la legge designa come “domande multiple” (cfr. DTAF 2017 VI/7 con-
sid. 5.2.2; 2014/39 consid. 4.3). Per contro, gli eventi preesistenti, ossia
fatti già verificatisi prima della crescita in giudicato della decisione in mate-
ria d’asilo ed inizialmente sottaciuti o omessi, non possono essere oggetto
di una seconda domanda d’asilo (cfr. DTAF 2013/22 consid. 5.4, che ri-
chiama la giurisprudenza emessa sotto l’egida del vart. 32 cpv. 2 lett. e
LAsi; più recentemente sentenza del Tribunale E-4667/2018 del 22 gen-
naio 2018 consid. 4.1.3).
3.3 Con il suo inoltro del 5 ottobre 2020, intitolato “domanda di asilo”,
A._ ha genericamente chiesto protezione alla Svizzera, di modo
che, secondo il senso, v’era da intendere che la richiesta dell’interessato
fosse tesa al riconoscimento della qualità di rifugiato e alla concessione
dell’asilo. Oltretutto, non va disatteso che la prima domanda d’asilo pre-
sentata in Svizzera è stata evasa con una decisione cresciuta in giudicato
poiché, da un lato le conclusioni in merito alla qualità di rifugiato, all’asilo e
alla pronuncia dell’allontanamento, non sono state a loro tempo impugnate;
dall’altro, l’ammissione provvisoria decisa con il provvedimento del 5 otto-
bre 2020 si è nel frattempo estinta ex lege.
3.4 Pertanto, è a giusto titolo che l’autorità inferiore ha rubricato l’istanza di
A._ quale nuova domanda d’asilo, entrandovi nel merito.
4.
Vieppiù, il Tribunale osserva che il ricorrente contesta la decisione impu-
gnata unicamente sul punto di questione dell’esecuzione dell’allontana-
mento. Orbene, conto tenuto del fatto che l’oggetto del litigio è delimitato
dalle conclusioni delle parti (cfr. MOSER/ BEUSCH/KNEUBÜHLER, Prozessie-
ren vor dem Bundesverwaltungsgericht, 2° ed, 2013, pag. 26) la decisione
impugnata è cresciuta in giudicato in materia d’asilo e riguardo alla pronun-
cia dell’allontanamento. Ne discende che in questa sede, oggetto del litigio
risulta essere esclusivamente la questione dell’esecuzione dell’allontana-
mento.
5.
5.1 Nella sindacata decisione, come detto, la SEM ha concluso all’esecu-
zione dell’allontanamento dell’interessato dalla Svizzera.
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5.1.1 Innanzitutto, l’autorità inferiore ha osservato che la vigente giurispru-
denza non prevedrebbe un’inammissibilità (art. 83 cpv. 3 LStrI) generaliz-
zata delle esecuzioni degli allontanamenti verso la Siria. Piuttosto, vi sa-
rebbe da esperire un’oculata analisi del caso specifico, esaminando sia gli
elementi inerenti il profilo del richiedente che quelli relativi alla situazione
generale ed attuale del Paese d’origine.
5.1.1.1 Ferma tale premessa, l’autorità in parola ha negato l’esistenza di
rischi legati al profilo individuale di A._, poiché dagli atti all’inserto
non emergerebbero indizi per ritenere che il reato commesso in Austria sia
giunto all’attenzione delle autorità siriane, né tantomeno ch’esse sarebbero
intenzionate ad infliggergli trattamenti contrari all’art. 3 CEDU per il caso in
cui ne fossero effettivamente venute a conoscenza. D’altra parte, queste
farebbero astrazione del principio di ne bis in idem solamente laddove con-
frontate con reati percepiti come una minaccia per la sicurezza nazionale.
Oltretutto, avendo con la decisione del 24 aprile 2018 considerato come
inverosimili le dichiarazioni dell’interessato, egli neppure potrebbe preva-
lersi di un profilo politico particolare.
Successivamente, la SEM ha rilevato che per gli individui di etnia curda
muniti di passaporto siriano – categoria, a suo dire, privilegiata – non vi
sarebbe modo di parlare in generale di repressioni statali contrarie all’art. 3
CEDU. Così, sarebbe lecito ammettere che ove facesse ritorno in Siria, il
richiedente non avrebbe a temere trattamenti contrari alla menzionata di-
sposizione di legge in ragione della sua appartenenza etnica. Analoga-
mente, né la lunga assenza dal Paese, così come neppure il fatto di aver
domandato asilo all’estero, costituirebbero evenienze atte a fondare un ti-
more di subire trattamenti contrari all’art. 3 CEDU. Invero, malgrado ci si
possa aspettare che l’interessato venga sottoposto a delle interrogazioni al
suo rientro in Siria, l’assenza di un suo profilo politico di rilievo e il fatto che
non sia considerato quale minaccia per la sicurezza nazionale, non giusti-
ficherebbe un timore di essere vittima di trattamenti ai sensi di quanto pre-
cede.
5.1.1.2 Per il resto, la situazione generale vigente in Siria non sarebbe
ostativa all’esecuzione del suo allontanamento. Dall’analisi della situazione
del conflitto ad al-Hasaka fra il 1° luglio 2021 e il 31 agosto 2021, assunta
agli atti del procedimento di prima istanza (cfr. atto SEM 22/4), emerge-
rebbe infatti che nella città in parola – posta prevalentemente sotto il con-
trollo delle autorità autonome curde del nord-est siriano, ad eccezione del
centro cittadino così come delle postazioni militari a Sud e ad Est del nu-
cleo cittadino – si sarebbero verificati diciotto episodi inerenti la sicurezza,
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causando sei vittime civili. Ebbene, a mente della SEM un simile scenario
non corrisponderebbe a una situazione di violenza estrema, generalizzata
e diffusa tale da ammettere che, di base, tutti i residenti della città di al-Ha-
saka siano esposti al rischio concreto di subire un trattamento inumano ex
art. 3 CEDU. Del resto, ha rilevato ancora l’autorità inferiore, l’ampia offerta
di collegamenti aerei verso il luogo d’origine del richiedente rafforzerebbe
ancor più la tesi secondo la quale la regione in parola non sarebbe colpita
da una situazione di violenza estrema e generalizzata.
5.1.2 Proseguendo nella sua disamina, la SEM ha osservato che la con-
danna pronunciata dalle autorità austriache sarebbe superiore ad un anno.
Ritenendo quindi adempiute le condizioni di applicazione dell’art. 83 cpv. 7
LStrI, l’autorità in parola ha analizzato la proporzionalità dell’esclusione
dell’ammissione provvisoria prevista da quest’ultima norma di diritto.
In proposito, essa ha rilevato che l’interessato si sarebbe reso colpevole di
un reato particolarmente serio, illecito peraltro passibile anche in Svizzera
di una pena detentiva sino a 5 anni (116 cpv. 3 LStrI). La SEM ha poi re-
spinto le considerazioni con le quali il richiedente relativizzava il suo coin-
volgimento nella commissione del succitato illecito; a suo dire, qualora ef-
fettivamente veritiere, siffatte asserzioni sarebbero state considerate quali
attenuanti da parte delle autorità austriache, che avrebbero quindi senten-
ziato una pena più clemente. D’altro canto, il fatto che A._ non abbia
dato seguito agli inviti dell’autorità inferiore, lascerebbe intendere che dagli
atti processuali del procedimento tenutosi in Austria, non emergerebbero
elementi a suo favore. Oltracciò, non andrebbe disatteso il richiedente
avrebbe violato l’ordine pubblico svizzero, essendo stato fermato di recente
per possesso di armi vietate, possesso e consumazione di sostanze stu-
pefacenti e ripetute contravvenzioni alla Legge federale sul trasporto dei
viaggiatori. Orbene, secondo l’autorità di prima istanza, all’interesse pub-
blico ad un suo allontanamento, il richiedente non potrebbe opporre un in-
teresse privato preponderante alla sua permanenza in Svizzera. In effetti,
dagli atti all’inserto non emergerebbe un suo profondo radicamento nel tes-
suto economico e sociale Svizzero. Egli sarebbe difatti espatriato dalla Si-
ria all’età di 21 anni e non avrebbe intrecciato particolari relazioni affettive
o di dipendenza con i parenti residenti in Svizzera. Egli non avrebbe inoltre
figli a carico, non svolgerebbe un’attività professionale né frequenterebbe
una formazione tale da rendere disproporzionato un suo allontanamento.
Infine, il richiedente godrebbe di buona salute e potrebbe contare sulla pre-
senza nel Paese d’origine, di membri della propria famiglia.
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5.1.3 Da ultimo, la SEM ha osservato che in specie l’esecuzione dell’allon-
tanamento sarebbe altresì possibile, atteso che l’aeroporto di al-Qamishli
sarebbe servito da periodici collegamenti aerei operati dalla compagnia
“Cham Wings”.
5.2 Con il gravame, l’interessato si oppone alle valutazioni dell’autorità in-
feriore. Innanzitutto, un rimpatrio in Siria lo esporrebbe ad un rischio di
pene o trattamenti contrari all’art. 3 CEDU. In questo senso, non vi sarebbe
modo di escludere a priori che le autorità siriane non siano a conoscenza
del reato commesso dal ricorrente in Austria, né che queste possano deci-
dere di processarlo in violazione del principio di ne bis in idem. D’altra
parte, il sistema giudiziario siriano non sarebbe indipendente né garante di
un’equa applicazione delle normative. L’insorgente è inoltre dell’opinione
che il suo eventuale profilo politico, la sua appartenenza etnica, la lunga
assenza dal Paese di provenienza, così come la domanda d’asilo deposi-
tata all’estero siano da analizzare congiuntamente. Più precisamente, oltre
a ricordare di non aver ottemperato ai suoi obblighi militari in patria – ciò
che lo avrebbe costretto ad imbracciare le armi contro la minoranza etnica
curda – egli sostiene che qualora facesse ritorno in Siria dopo un lungo
soggiorno all’estero e dopo aver depositato una domanda di asilo, in qualità
di renitente alla leva e appartenente all’etnia curda, sussisterebbe il real
risk che la sua situazione personale sia valutata quale oppositiva al regime
(cfr. memoriale ricorsuale, pag. 3, punto 1). A ciò si aggiungerebbe il fatto
che diversamente da quanto considerato dalla SEM, la città di al-Hasaka
verserebbe in una situazione di violenza generalizzata e diffusa. Del resto,
il rapporto del 14 settembre 2021 richiamato nella decisione impugnata
prenderebbe ad esame solo un periodo di otto settimane, senza ponderare
la volatilità del conflitto siriano. Ne discenderebbe quindi l’inammissibilità
dell’esecuzione dell’allontanamento verso la Siria.
Nel prosieguo della sua analisi, il ricorrente confuta anche l’esigibilità
dell’allontanamento. In questo senso, non andrebbe omesso il fatto che il
sistema sanitario siriano, provato dal conflitto armato e ulteriormente solle-
citato dalla corrente pandemia di coronavirus (Covid-19), non sarebbe in
grado di offrire le necessarie cure psichiatriche. L’abuso di sostanze
avrebbe in effetti cagionato al richiedente diversi disturbi psichici con idea-
zioni suicidarie, problematiche alle quali sarebbe finanche ascrivibile l’in-
dolenza del medesimo nel collaborare con l’autorità inferiore.
La documentazione acclusa al gravame testimonierebbe della precarietà
del suo quadro clinico, per il quale si sarebbero resi necessari ripetuti rico-
veri ospedalieri e in particolare – nel corso della degenza più recente – la
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predisposizione di una disintossicazione su base volontaria. Così, il fragile
equilibrio raggiunto grazie alle cure somministrate in Svizzera, rischierebbe
di essere minato da un ritorno in Siria, luogo ove egli non disporrebbe di
una rete famigliare e medica adeguata.
In sunto, nel caso in rassegna, l’interesse privato di A._ a rimanere
in Svizzera sarebbe preponderante rispetto ad un interesse pubblico al suo
allontanamento.
6.
6.1 L’esecuzione dell’allontanamento è regolamentata all’art. 83 della
Legge federale sugli stranieri e la loro integrazione (LStrI; RS 142.20), il
quale prevede che la stessa sia ammissibile (cpv. 3), ragionevolmente esi-
gibile (cpv. 4) e possibile (cpv. 2). In caso di non adempimento d’una di
queste condizioni, la SEM dispone l’ammissione provvisoria (art. 44 LAsi
ed art. 83 cpv. 1 e 7 LStrI).
6.2 Secondo prassi costante del Tribunale, circa l’apprezzamento degli
ostacoli all’allontanamento, vale la stessa valutazione della prova consa-
crata al riconoscimento della qualità di rifugiato, ovvero il ricorrente deve
provare o per lo meno rendere verosimile l’esistenza di un ostacolo all’al-
lontanamento (cfr. DTAF 2011/24 consid. 10.2 e riferimento ivi citato). Nelle
procedure d’asilo – cosi come nelle altre procedure di natura amministra-
tiva – si applica il principio inquisitorio. Ciò significa che l’autorità compe-
tente deve procedere d’ufficio all’accertamento esatto e completo dei fatti
giuridicamente rilevanti (art. 6 LAsi in relazione con l’art. 12 PA, Art. 106
cpv. 1 lett. b LAsi). Il principio inquisitorio è però limitato dall’obbligo di col-
laborare delle parti (art. 13 PA ed art. 8 LAsi; cfr. DTAF 2014/12 consid. 5.9;
CHRISTOPH AUER, in: Auer/Müller/Schindler [ed.], Kommentar zum Bundes-
gesetz über das Verwaltungsverfahren VwVG, 2008, ad art. 12 PA, n. 8,
pagg. 192 seg.). Trattasi di un tipico caso di applicazione dell’art. 13 cpv. 1
lett. c PA.
7.
7.1 A norma dell'art. 83 cpv. 3 LStrI l'esecuzione dell'allontanamento non è
ammissibile quando comporterebbe una violazione degli impegni di diritto
internazionale pubblico della Svizzera. La portata di detta norma non si
esaurisce nella massima del divieto di respingimento. Anche altri impegni
di diritto internazionale della Svizzera possono essere ostativi all'esecu-
zione del rimpatrio in particolare l'art. 3 CEDU o l'art. 3 della Convenzione
contro la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti
del 10 dicembre 1984 (Conv. tortura, RS 0.105). La Corte europea dei diritti
https://www.swisslex.ch/DOC/ShowLawViewByGuid/a9c93e17-07c7-4ad9-ac08-f9da47f8f369/3572bcc7-d292-44fd-99ab-e2d1f3eca9a5?source=document-link&SP=5|zpixhk
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dell'uomo (CorteEDU) ha più volte ribadito che la sola possibilità di subire
dei maltrattamenti dovuti a una situazione di insicurezza generale o di vio-
lenza generalizzata nel Paese di destinazione non è sufficiente per ritenere
una violazione dell'art. 3 CEDU. Spetta infatti all'interessato provare o ren-
dere verosimile l'esistenza di seri motivi che permettano di ritenere che egli
correrà un reale rischio («real risk») di essere sottoposto, nel Paese verso
il quale sarà allontanato, a trattamenti contrari a detti articoli (cfr. DTAF
2013/27 consid. 8.2 e relativi riferimenti).
7.2 Come correttamente indicato dalla SEM nella decisione impugnata, il
principio di non-refoulement protegge unicamente le persone alle quali è
stata riconosciuta la qualità di rifugiato. Dunque, nella misura in cui la de-
cisione della SEM che respingeva la domanda d’asilo del ricorrente è cre-
sciuta in giudicato (cfr. supra consid. 3.3), quest’ultimo non può prevalersi
del principio del divieto di respingimento (art. 5 LAsi).
7.3 È ora d’uopo determinare se, come ritenuto dall’insorgente, l’esecu-
zione dell’allontanamento sia incompatibile con l’art. 3 CEDU.
In proposito, va rammentato che anche se il divieto di tortura, di pene, di
trattamenti inumani o degradanti, si applica indipendentemente dal ricono-
scimento della qualità di rifugiato, ciò non significa ancora che un rimpatrio
o un’estradizione sarebbero vietati solo a causa della constatazione di vio-
lazioni dell’art. 3 CEDU nel Paese interessato; una semplice possibilità di
maltrattamenti non è sufficiente. Al contrario, la persona che invoca questa
disposizione deve dimostrare l’esistenza di un rischio reale, concreto e
grave di essere vittima di tortura, di pene, di trattamenti inumani o degra-
danti qualora facesse ritorno nel suo Paese (cfr. supra consid. 7.1). Ne
discende che, a difetto di indizi che rendano altamente probabile il rischio
di essere presi di mira personalmente, e non solo in modo fortuito, da mi-
sure incompatibili con la disposizione di legge in parola, non è di principio
sufficiente addurre una situazione di guerra, di guerra civile, di gravi disor-
dini interni o di gravi tensioni accompagnate da violazioni dei diritti
dell’uomo, per avvalersi dell’art. 3 CEDU (cfr. DTAF 2014/28 consid. 11 e,
recentemente, sentenza del Tribunale E-3607/2020 del 15 novembre 2021
consid. 6.4).
Ai sensi della giurisprudenza dalla CorteEDU, una situazione di violenza
generalizzata cagionante un rischio tale da giustificare un’applicazione
dell’art. 3 CEDU, viene riconosciuta solo nei casi più estremi (cfr. sentenza
della CorteEDU Sufi e Elmi contro Regno Unito del 28 giugno 2011,
8319/07).
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7.4 Ferme tali doverose premesse, le argomentazioni ricorsuali vanno re-
cisamente respinte.
In primo luogo, va osservato che la CorteEDU ha già vagliato l’ammissibi-
lità del rimpatrio di richiedenti l’asilo siriani, senza che dalle sue argomen-
tazioni sia possibile desumere una violazione generalizzata degli art. 2 e 3
CEDU in ragione della sola esecuzione di un allontanamento in Siria
(cfr. sentenze della CorteEDU L.M. e altri contro Russia del 15 ottobre
2015, 40081/14, 40088/14, 40127/14; S.K. contro Russia del 14 febbraio
2017, 52722/15). Non si può dunque ipotizzare una situazione di "estrema
violenza generale e diffusa" per l'intero territorio siriano, tale da far ritenere
esistente, in linea di principio, un rischio grave di trattamento inumano ai
sensi dell'art. 3 CEDU per ogni persona residente in questo Paese
(cfr. sentenze del Tribunale E-1876/2019 dell’8 marzo 2021 consid. 8.2.4.1
e E-6772/2016 del 31 agosto 2018 consid. 8.4). Perdipiù – come testimo-
niato dalle fonti menzionate nel rapporto del 14 settembre 2021 confezio-
nato dalla SEM (cfr. atto SEM 22/4) – l’analisi della situazione corrente ad
al-Hasaka non permette diversa valutazione, nella misura in cui la congiun-
tura nella regione appare sostanzialmente stabile e risparmiata da mas-
sicce recrudescenze delle ostilità.
7.5 Proseguendo nella disamina, il Tribunale rileva, alla stregua di quanto
fatto dall’autorità inferiore, l’assenza di rischi legati al profilo individuale del
ricorrente.
Nell’ambito del procedimento avviato con l’atto di data 5 ottobre 2020, l’in-
teressato non ha riferito d’essere stato attivo politicamente né ha confutato
le considerazioni enucleate dalla SEM nel provvedimento impugnato. Ad
ogni modo, non è inopportuno evidenziare che con la decisione del 24
aprile 2018 (cfr. atto SEM A21/8) la SEM si è già pronunciata su tale iniziale
allegazione – giudicandola inverosimile – senza che il richiedente vi inter-
ponesse ricorso, ciò che ne ha determinato la crescita in giudicato. Sicché,
in questa sede non si giustifica un nuovo esame della questione. Per le
stesse ragioni, in assenza di nuovi fatti o nuovi mezzi di prova, né l’appar-
tenenza etnica così come neppure l’asserita renitenza al servizio di leva
configurano motivi ostativi all’ammissibilità dell’esecuzione dell’allontana-
mento.
Dappoi, il timore legato ad una possibile incriminazione nel Paese d’origine
in ragione del reato commesso in Austria, si esaurisce in una mera conget-
tura, dacché dagli atti all’inserto non emergono elementi suscettibili di con-
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cludere quanto al fatto che le autorità siriane abbiano appreso della con-
danna espiata da A._, né tantomeno − laddove ne fossero effetti-
vamente venute a conoscenza − ch’esse siano a loro volta intenzionate a
sanzionarlo.
Alla luce delle considerazioni che precedono, dalle tavole processuali non
si ravvisano quindi indizi atti a presumere ch’egli possa essere percepito
come una minaccia da parte dello Stato siriano e che abbia quindi a temere
trattamenti contrari all’art. 3 CEDU in caso di rimpatrio. Pertanto, nemmeno
un eventuale controllo effettuato dalle autorità siriane ai danni del richie-
dente al momento del suo rimpatrio – evento peraltro probabile, tanto più
in presenza di un rimpatrio forzato per via aerea (cfr. sentenza del Tribu-
nale D-3839/2013 del 28 ottobre 2015 consid. 6.3 e segg. [pubblicata quale
sentenza di riferimento]; più recentemente sentenza del Tribunale
E-1876/2019 dell’8 marzo 2021 consid. 8.2.4.4, con riferimenti ivi citati) –
osta all’ammissibilità dell’esecuzione dell’allontanamento.
7.6 Ne consegue che l’esecuzione dell’allontanamento del ricorrente verso
la Siria, ed in particolare verso al-Hasaka, sia da considerarsi ammissibile
ai sensi dell’art. 83 cpv. 3 LStrI in relazione con l’art. 44 LAsi.
8.
8.1 Giusta l’art. 83 cpv. 4 LStrI, l’esecuzione può non essere ragionevol-
mente esigibile qualora, nello Stato d’origine o di provenienza, lo straniero
venisse a trovarsi concretamente in pericolo in seguito a situazioni quali
guerra, guerra civile, violenza generalizzata o emergenza medica.
8.2 Nondimeno, l’ammissione provvisoria secondo quest’ultima disposi-
zione di legge è esclusa se lo straniero allontanato o espulso è stato con-
dannato in Svizzera o all’estero a una pena detentiva di lunga durata o nei
suoi confronti è stata ordinata una misura penale ai sensi degli articoli 59-
61 o 64 CP (art. 83 cpv. 7 lett. a LStrI).
8.3 Il Tribunale federale ha chiarito come la nozione giuridica di ”pena de-
tentiva di lunga durata” di cui all’art. 62 lett. b LStrI – equivalente a quella
prevista all’art. 83 cpv. 7 lett. a LStrI e pertanto applicabile mutatis mutandis
– sia adempiuta in presenza di una pena detentiva superiore ad un anno
(360 giorni), prassi alla quale il Tribunale amministrativo federale si è con-
formato (cfr. DTF 135 II 377 consid. 4.2; e fra le tante, sentenze del Tribu-
nale E-789/2020 del 19 agosto 2021 consid. 4.2; E-1876/2019 dell’8 marzo
2021 consid. 8.3.1 e E-6201/2014 del 19 maggio 2015 consid. 3.2).
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L’applicazione di tale disposizione di legge dev’essere però conforme al
principio di proporzionalità (art. 5 cpv. 2 Cost. e art. 96 cpv. 1 LStrI). Con-
cretamente, nell’esercizio del loro potere discrezionale le autorità compe-
tenti operano quindi un raffronto fra l’interesse pubblico nell’allontanare lo
straniero dal territorio elvetico, e il suo interesse privato alla permanenza
in Svizzera. Nell’esperire siffatta ponderazione, va segnatamente tenuto
conto della gravità del reato commesso, della colpa dell’imputato, del
tempo trascorso dalla commissione dell’illecito nonché del comportamento
dell’interessato durante tale lasso temporale, della durata della sua pre-
senza in Svizzera, della sua integrazione, e del pregiudizio ch’egli e la sua
famiglia patirebbero da un eventuale allontanamento (cfr. sentenza del Tri-
bunale E-789/2020 del 19 agosto 2021 consid. 4.3.1 con numerosi riferi-
menti ivi citati).
8.4 Ora, nel caso in rassegna è pacifico che il richiedente sia stato condan-
nato dalle autorità austriache ad una pena detentiva di due anni e sei giorni,
evenienza ripetutamente ammessa dal medesimo (cfr. atti SEM 1/3 e 4/3).
Così – anche alla luce delle numerose sollecitazioni della SEM affinché il
ricorrente ne producesse una copia, appelli rimasti inevasi finanche in vio-
lazione dell’obbligo di collaborazione ex art. 8 LAsi – il fatto che la sentenza
penale austriaca non sia stata assunta agli atti, non dà adito a dubbi. D’altro
canto, le giustificazioni addotte con l’impugnativa, ai sensi delle quali la
mancanza di collaborazione fosse riconducibile al suo cagionevole stato
valetudinario, risultano pretestuose giacché pur avendo interposto ricorso
contro la decisione negativa della SEM del 27 ottobre 2021, egli si è ben
guardato dal procurarsi e dal trasmettere una copia di suddetto atto giudi-
ziario.
Il requisito per l’esclusione dell’ammissione provvisoria secondo i dettami
dell’art. 83 cpv. 7 lett. a LStrI risulta pertanto, in linea di massima, adem-
piuto.
8.5 In casu, l’esclusione dell’ammissione provvisoria appare anche propor-
zionata.
Va difatti evidenziato che la recente condanna a due anni e sei giorni di
carcere – sentenziata ed espiata fra il 2018 e il 2020 in uno Stato di diritto
come l’Austria – è già di per sé indicativa della gravità del reato commesso.
Perdipiù, il fatto che il richiedente non abbia, ad oggi, prodotto i relativi atti
giudiziari dev’essere effettivamente interpretato come ulteriore conferma
del suo pieno ed effettivo coinvolgimento nella commissione del reato im-
putatogli. A ciò, si aggiunge il fatto che la condotta tenuta dall’interessato
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dal suo ritorno in Svizzera non è certamente esente da critiche, dato che
l’11 giugno 2021 il Ministero pubblico del Cantone (...) ha emanato nei suoi
confronti un decreto di accusa per infrazione alla Legge federale sulle armi,
gli accessori di armi e munizioni (RS 514.54; LArm), per ripetuta contrav-
venzione alla Legge federale sul trasporto di viaggiatori (RS 745.1; LTV), e
per contravvenzione alla Legge sugli stupefacenti (RS 812.121; LStup),
proponendone la condanna ad una pena pecuniaria di 10 aliquote giorna-
liere. Ne consegue dunque un chiaro interesse pubblico al suo allontana-
mento dalla Svizzera.
Ad esso, il richiedente non può opporre un interesse privato preponderante
alla sua permanenza su suolo elvetico. A._ è giunto in Svizzera nel
2016, periodo di soggiorno dal quale vanno dedotti i due anni trascorsi in
Austria. Dagli atti all’inserto non si evincono poi indicatori quanto ad una
particolare integrazione in Svizzera; benché egli asserisca di conoscere la
lingua tedesca e italiana (cfr. atto SEM [...] -4/3), è indubbio che non di-
sponga di un’attività lavorativa atta a dimostrare una sua integrazione so-
cio-professionale (cfr. atto SEM 10/3), come del resto implicitamente am-
messo con la contestuale istanza di ammissione all’assistenza giudiziaria
e al gratuito patrocinio. Neppure la presenza di parenti in Svizzera – ed in
particolare del padre e del fratello – mutano tali considerazioni dal mo-
mento che non v’è modo di attestare particolari relazioni affettive o di di-
pendenza. Anzi, il medesimo ha riferito di un cattivo rapporto con il padre
e la compagna di quest’ultimo (cfr. atto SEM A14/16, pag. 2, D4). Inoltre,
giova rilevare ch’egli ha lasciato la Siria all’età di circa 21 anni, Paese in
cui ha edificato una buona esperienza lavorativa (cfr. atto SEM A14/16,
pag. 6, D44-45), di modo che v’è da attendersi ch’egli sarà in grado di rein-
tegrarsi facilmente nella cultura e nella società locale, ove risiedono anche
altri suoi parenti (cfr. atto SEM A14/16, pag. 4, D20).
Il cagionevole quadro clinico allegato con l’impugnativa, non è infine atto a
sovvertire la preponderanza dell’interesse pubblico ad un suo allontana-
mento. Dalla certificazione medica più recente (cfr. lettera di dimissioni del
6 agosto 2021) – che riferisce, quale diagnosi alla dimissione dal ricovero
clinico, di “disturbi psichici e comportamentali dovuti all’uso di cannabinoidi:
stato d’astinenza (ICD10: F12.3) e “disturbi psichici e comportamentali do-
vuti all’uso di cannabinoidi: sindrome da dipendenza (ICD10: F12.2)” – si
desume uno stato valetudinario stabilizzato, tanto da consentire le dimis-
sioni del paziente dietro prescrizione di un trattamento farmacologico a
base di Lyrica caps 75mg e Stilnox 10mg. Vieppiù, nel descrivere il decorso
clinico dell’ultima degenza ospedaliera, i medici curanti hanno in partico-
lare evidenziato che “complessivamente il paziente si mostrava adeguato
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dal punto di vista comportamentale e disponibile ai colloqui clinici di con-
trollo; non emergevano discontrollo degli impulsi, aggressività auto-etero-
diretta né suicidalità attiva. Il paziente ha mostrato piena aderenza al piano
terapeutico proposto e non è ricaduto nelle condotte d’abuso”. Cosicché,
le afflizioni del richiedente non sembrano raggiungere nel loro insieme una
gravità tale da considerare sproporzionata l’esecuzione del suo allontana-
mento.
Così stando le cose, l’interesse pubblico ad un suo allontanamento è pre-
ponderante rispetto ad un suo interesse privato, e l’applicazione della clau-
sola di esclusione prevista dall’art. 83 cpv. 7 LStrI risulta proporzionata.
8.6 In ultima analisi, non risultano impedimenti neppure dal profilo della
possibilità dell’esecuzione dell’allontanamento (art. 44 LAsi ed art. 83
cpv. 2 LStrI). Le ponderazioni dell’autorità di prima istanza in merito alle
modalità di viaggio verso al-Hasaka non prestano difatti il fianco a critiche,
tanto più che il richiedente si limita a contestarle senza eccepire argomen-
tazione alcuna (cfr. memoriale ricorsuale, pag. 3, punto 1).
L’esecuzione dell’allontanamento è dunque pure possibile.
9.
Ne discende che la SEM con la decisione impugnata non ha violato il diritto
federale né ha abusato del suo potere d’apprezzamento ed inoltre non ha
accertato in modo inesatto o incompleto i fatti giuridicamente rilevanti
(art. 106 cpv. 1 LAsi); altresì la decisione non è inadeguata (art. 49 PA).
10.
Di conseguenza, la decisione della SEM del 27 ottobre 2021 va confermata
ed il ricorso respinto.
11.
Avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso la domanda tendente
all’esenzione dal versamento di un anticipo equivalente alle presumibili
spese processuali, risulta senza oggetto
12.
Infine, ritenute le allegazioni ricorsuali sprovviste di probabilità di esito fa-
vorevole, la domanda di concessione dell’assistenza giudiziaria è respinta.
Pertanto, non essendo adempiuta una delle condizioni necessarie per l’ot-
tenimento del gratuito patrocinio ai sensi dell’art. 102m cpv. 1 lett. a LAsi,
anche tale richiesta va disattesa.
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13.
Visto l’esito della procedura, le spese processuali di CHF 750.– che se-
guono la soccombenza sono poste a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1 e
5 PA nonché art. 3 lett. b del regolamento sulle tasse e sulle spese ripetibili
nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 febbraio
2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]).
14.
La presente decisione non concerne persone contro le quali è pendente
una domanda d’estradizione presentata nello Stato che hanno abbando-
nato in cerca di protezione, per il che non può essere impugnata con ri-
corso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83
lett. d cifra 1 LTF).
La pronuncia è quindi definitiva.
(dispositivo alla pagina seguente)
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