Decision ID: 7579175d-6110-42c5-9942-cb3851b8df88
Year: 2009
Language: it
Court: CH_BSTG
Chamber: CH_BSTG_001
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: penal_law

Fatti:
A. Il 18 aprile 2008 il giudice istruttore capo presso il Tribunale di Prima  del Principato di Monaco ha presentato alla Svizzera una domanda di assistenza giudiziaria nell’ambito di un procedimento penale avviato nei confronti di B., C., D., E. e F. per titolo di appropriazione indebita, truffa,  e falsità in documenti. In sostanza, gli indagati sono sospettati di aver allestito, tra il 1998 ed il 2002, nell'ambito di un commercio avente quale oggetto il noleggio di navi, con il concorso esterno di G. e A.,  attivi presso la ditta H. S.r.l con sede a Genova, fatture maggiorate a danno della società I. e di altre società, e di aver in seguito versato l' profitto, pari complessivamente a USD 2'940'000.-, su conti bancari in Svizzera ed altrove. Nella sua domanda di assistenza l'autorità rogante ha postulato, tra l'altro, l'identificazione e la perquisizione delle relazioni  di pertinenza delle società J. e K. presso la banca L., a Lugano, con il sequestro di tutta la relativa documentazione. Oltre a chiedere di verificare se G. o A. hanno beneficiato di parte dell'indebito profitto, essa ha pure  l'autorità elvetica ad effettuare tutte le investigazioni complementari utili alla ricerca della verità.
B. Mediante decisione del 15 maggio 2008, il Ministero pubblico del Cantone Ticino è entrato in materia sulla domanda presentata dall'autorità  ordinando, tra le varie misure, l'identificazione e la perquisizione delle relazioni riconducibili a A. presso la banca L., nonché il sequestro di gran parte della relativa documentazione.
C. Con decisione di chiusura dell'8 agosto 2008 l'autorità d'esecuzione ha  la rogatoria, autorizzando, tra l'altro, la trasmissione all'autorità  di diversa documentazione bancaria concernente la relazione n. 1 presso la banca L., della quale A. risulta essere il titolare nonché avente  economico.
D. Il 10 settembre 2008 A. ha impugnato la decisione di chiusura di cui sopra presso la II Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale,  principalmente l'annullamento, con rinvio dell'incarto all'autorità d'esecuzione affinché verifichi se alla base della domanda di assistenza non vi siano ragioni di natura civilistica. In via subordinata, egli postula l' della decisione impugnata.
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E. Con osservazioni dell'8 ottobre 2008 il Ministero pubblico ticinese postula la reiezione del gravame e la conferma della propria decisione. L'Ufficio  di giustizia (UFG), con scritto del 13 ottobre 2008, chiede che il ricorso venga respinto.
F. Con replica del 27 ottobre 2008 il ricorrente si riconferma sostanzialmente nelle proprie conclusioni.

Diritto:
1. 1.1 In virtù degli art. 28 cpv. 1 lett. e della legge sul Tribunale penale federale
del 4 ottobre 2002 (LTPF; RS 173.71) e 9 cpv. 3 del relativo Regolamento (RS 173.710) il primo grado di giurisdizione ricorsuale in materia di  giudiziaria internazionale compete alla II Corte dei reclami penali.
1.2 I rapporti di assistenza giudiziaria in materia penale fra il Principato di Mo-
naco e la Confederazione Svizzera sono anzitutto retti dalla Convenzione per l'estradizione reciproca dei delinquenti conchiusa dai due Paesi il 10  1885 (RS 0.353.956.7). Alle questioni che il prevalente diritto  contenuto in detta convenzione non regola espressamente o , come pure quando il diritto nazionale sia più favorevole all' rispetto a quello pattizio, si applicano la legge federale sull' internazionale in materia penale del 20 marzo 1981 (AIMP; RS 351.1), unitamente alla relativa ordinanza (OAIMP; RS 351.11; v. art. 1 cpv. 1 AIMP; DTF 124 II 180 consid. 1a; 123 II 134 consid. 1a; 122 II 140 consid. 2). È fatto salvo il rispetto dei diritti fondamentali (DTF 123 II 595 consid. 7c, con rinvii dottrinali).
1.3 Il 27 novembre 2008 il Consiglio dell’Unione europea ha deciso la piena applicazione degli accordi d'associazione della Svizzera a Schengen e  a partire dal 12 dicembre 2008 (Gazzetta ufficiale dell’Unione , L 327/15-17, del 5 dicembre 2008). A margine dell'Accordo di Schengen, il Principato di Monaco ha certo modificato la Convenzione di vicinato del 18 maggio 1963 con la Francia mediante scambio di lettere del 15  1997, modifica approvata dal Comitato esecutivo con decisione del 23 giugno 1998 riguardante i titoli di soggiorno monegaschi (n. CELEX 41998D0019; Gazzetta ufficiale L 239/199 del 22 settembre 2000), ma  la portata di tale modifica si limita alle relazioni tra Francia e Monaco nell'ambito della libera entrata di persone nello spazio Schengen. Ciò fermo restando, il Principato di Monaco non è firmatario della Convenzione di ap-
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plicazione degli Accordi di Schengen del 14 giugno 1985 (CAAS) tra i  degli Stati dell’Unione economica Benelux, della Repubblica federale di Germania e della Repubblica francese relativi all’eliminazione graduale dei controlli alle frontiere comuni (n. CELEX 42000A0922(02); Gazzetta  L 239/19-62 del 22 settembre 2000). Gli articoli 59 e segg. (in  di estradizione) nonché 48 e segg. (in materia di altra assistenza) CAAS non sono dunque applicabili nella fattispecie.
1.4 Interposto tempestivamente contro la decisione di chiusura del Ministero pubblico ticinese (v. art. 80k AIMP), il ricorso è ricevibile sotto il profilo 'art. 80e cpv. 1 in relazione con l'art. 25 cpv. 1 AIMP. La legittimazione del ricorrente, già titolare del conto oggetto della criticata misura d'assistenza, è pacifica (v. art. 80h lett. b AIMP e art. 9a OAIMP; DTF 118 Ib 547 consid. 1d; TPF 2007 79 consid. 1.6 pag. 82).
2. Il ricorrente sostiene che il conto oggetto del sequestro sarebbe stato chiu-
so nel giugno del 2003 e di essere venuto a conoscenza delle misure  intraprese dal Ministero pubblico ticinese solo il 26 agosto 2008, quando gli sarebbe stata consegnata la decisione impugnata. Egli non  dunque avuto la possibilità di partecipare alla cernita e quindi di  sull'utilità per il procedimento estero della documentazione  della decisione litigiosa.
2.1 Secondo la giurisprudenza, l'autorità di esecuzione, dopo aver concesso al
detentore la possibilità di addurre i motivi che si opporrebbero alla  di determinati atti e la facoltà di partecipare alla necessaria cernita, ha l'obbligo di motivare accuratamente la decisione di chiusura (DTF 130 II 14 consid. 4.4 pag. 18). La cernita della documentazione non spetta quindi esclusivamente all'autorità di esecuzione. Essa non potrebbe infatti  in modo acritico e indeterminato la trasmissione dei documenti,  la selezione in maniera inammissibile agli inquirenti esteri (DTF 127 II 151 consid. 4c/aa pag. 155; 122 II 367 consid. 2c; 112 Ib 576 consid. 14a pag. 604). Questo compito spetta all'autorità svizzera d'esecuzione che, in assenza di un eventuale consenso dei ricorrenti all'esecuzione semplificata (art. 80c AIMP), prima di emanare una decisione di chiusura, deve  alle persone toccate giusta l'art. 80h lett. b AIMP e art. 9a OAIMP un termine per addurre riguardo a ogni singolo documento gli argomenti che secondo loro si opporrebbero alla consegna; questo affinché esse possano esercitare in maniera concreta ed effettiva il loro diritto di essere sentiti nel rispetto del principio della buona fede (v. art. 30 cpv. 1 PA; TPF RR.2007.96 del 24 settembre 2007, consid. 2.1). La cernita deve aver  anche qualora l'interessato rinunci ad esprimersi (DTF 130 II 14 . 4.3 e 4.4; 126 II 258 consid. 9b/aa pag. 262; cfr. anche DTF 127 II 151
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consid. 4c/aa; ROBERT ZIMMERMANN, La coopération judiciaire  en matière pénale, 2a ed., Berna 2004, n. 271, 479-1 e 479-2; PASCAL DE PREUX, L'entraide internationale en matière pénale et la lutte contre le blanchiment d'argent, in SJZ 104/2008 n. 2 pag. 34).
Il diritto di essere sentito, ancorato all’art. 29 cpv. 2 Cost., viene  nell’ambito dell’assistenza giudiziaria internazionale agli art. 29 e segg. PA richiamato l’art. 12 cpv. 1 AIMP (ROBERT ZIMMERMANN, op. cit., pag. 307 n. 265). Esso è di natura formale (DTF 126 I 19 consid. 2d/bb pag. 24; 125 I 113 consid. 3; MICHELE ALBERTINI, Der verfassungsmässige Anspruch auf rechtliches Gehör im Verwaltungsverfahren des modernen Staates, tesi Berna 2000, pag. 449 con rinvii). Una violazione di questo  fondamentale da parte dell’autorità d’esecuzione non comporta  automaticamente l’accoglimento del gravame e l’annullamento  decisione impugnata. Secondo la giurisprudenza e la dottrina una  del diritto di essere sentito può essere sanata, se la persona toccata ottiene la possibilità di esprimersi in merito davanti ad una autorità di , la quale, come nella fattispecie la II Corte dei reclami penali del  penale federale, dispone del medesimo potere d’esame dell’autorità d’esecuzione stessa (v. DTF 124 II 132 consid. 2d; sentenza TPF RR.2007.24 dell’8 maggio 2007, consid. 3.3; ROBERT ZIMMERMANN, op. cit., pag. 307 n. 265; MICHELE ALBERTINI, op. cit., pag. 458 e segg.).
Il diritto di ottenere una decisione motivata è parte integrante del diritto di essere sentito e deriva a sua volta dall'art. 29 cpv. 2 Cost. (sentenza del Tribunale federale 1P.57/2005 del 12 agosto 2005, consid. 2.3; MICHELE ALBERTINI, op. cit., pag. 400). La motivazione può essere considerata  allorquando l'interessato è in misura di potersi rendere conto della decisione e di contestarla con cognizione di causa presso l'autorità di  (DTF 126 I 15 consid. 2a/aa pag. 17; 125 II 369 consid. 2c; 124 II 146 consid. 2a, 124 V 180 consid. 1a e giurisprudenza citata; ROBERT ZIMMERMANN, op. cit., n. 273-1, pag. 320; BENOÎT BOVAY, Procédure , Berne 2000, pag. 266 e segg.).
2.2 Nella fattispecie, va innanzitutto rilevato che la relazione n. 1, per la quale
esisteva una convenzione di "fermo banca" (v. convenzione dell'11 maggio 1998), è stata estinta il 17 luglio 2003 (v. atto 6 MPTI). Dagli atti dell'incarto non è possibile comprendere se il ricorrente, dopo la chiusura del suddetto conto, abbia conservato altre relazioni con la banca e se esisteva un  d'informazione della stessa. Il gravame nonché la risposta del Ministero pubblico ticinese non forniscono elementi atti a chiarire questo punto. La comunicazione dell'11 agosto 2008, mediante la quale la banca informa il ricorrente dell'esistenza della decisione di entrata in materia ed esecuzione del 15 maggio 2008 nonché della decisione di chiusura qui impugnata non
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permette di chiarire i fatti (v. act. 1). Da una parte, essa sembra attestare la versione presentata dal ricorrente circa la sua ignoranza della rogatoria  a quel momento. D'altra parte, vi è da chiedersi come mai la banca  proceduto a tale comunicazione, seguendo tra l'altro le modalità legate al "fermo banca", solo in agosto, senza avvisare in maggio il ricorrente  decisione di entrata in materia ed esecuzione. Ad ogni modo, dato che l'autorità d'esecuzione non è obbligata a notificare le proprie decisioni all' (v. art. 80m AIMP; art. 9 OAIMP; sentenza del Tribunale federale 1A.221/2002 del 25 novembre 2002, consid. 2.6), l'agire del Ministero  ticinese non presta fianco a critiche. Disponendo altresì questa  di un pieno potere cognitivo in fatto e in diritto (v. TPF 2007 57) e avendo avuto il ricorrente la possibilità di consultare gli atti oggetto della decisione impugnata nonché di esprimersi compiutamente in sede di replica sugli stessi, il diritto di essere sentito ha comunque potuto venir pienamente  (v. DTF 124 II 132 consid. 2d; sentenza del Tribunale federale 1A.160/2003 del 10 settembre 2003, consid. 2.2; sentenza TPF RR.2004.24 dell'8 maggio 2007, consid. 3.4). Per quanto riguarda la  motivazione della decisione impugnata, va rilevato che gli elementi in essa contenuti sono stati certamente sufficienti per permettere al ricorrente di comprenderne la portata e di interporre ricorso, ciò che è peraltro  dal tenore dell'atto ricorsuale inoltrato alla presente autorità. Le  in questo ambito vanno dunque disattese.
3. Secondo il ricorrente l'esistenza di un procedimento penale in Italia per i
medesimi fatti oggetto dell'inchiesta monegasca – procedura che sarebbe già giunta allo stadio del rinvio a giudizio - potrebbe indurre a credere che la presente domanda di assistenza abbia scopi di natura eminentemente civilistica, finalizzata alla ricerca di beni interessanti in ottica risarcitoria una volta concluso il procedimento pendente in Italia.
3.1 La cooperazione giudiziaria internazionale in materia penale può essere
concessa, per definizione, soltanto per il perseguimento di reati penali la cui repressione compete alle autorità giudiziarie dello Stato richiedente (art. 1 cpv. 3 AIMP; ROBERT ZIMMERMANN, op. cit., p. 373; v. anche art.  della Convenzione con il Principato di Monaco). Il Tribunale federale ha già avuto modo di affermare che le richieste di assistenza in materia penale volte ad ottenere informazioni utili unicamente per procedure strettamente amministrative o civili sono abusive (DTF 132 II 178 consid. 2.2 e rinvii).
3.2 Nella fattispecie, non vi è alcun elemento concreto che possa far credere
che le informazioni richieste dalle autorità monegasche debbano essere esclusivamente utilizzate in procedure di natura civile, rispettivamente che la parallela procedura italiana esaurisca tutti gli aspetti penali della vicenda
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rendendo obsoleta quella monegasca. Dalla richiesta d'assistenza  si evince che le informazioni richieste devono servire all'autorità rogante ad istruire un procedimento penale a carico di B., C., D., E. e F. per titolo di appropriazione indebita, truffa, ricettazione e falsità in documenti. Non vi sono motivi o fatti che debbano indurre l'autorità a scostarsi da tali ; la censura del ricorrente a tal proposito costituisce dunque una mera  di parte destituita di ogni fondamento. La censura formulata in questo ambito è pertanto infondata.
4. L'insorgente lamenta una violazione del principio della proporzionalità, per
avere il Ministero pubblico ticinese ordinato la trasmissione di documenti inutili ed irrilevanti per il procedimento estero.
4.1 La questione di sapere se le informazioni richieste nell'ambito di una do-
manda di assistenza siano necessarie o utili per il procedimento estero  essere lasciata, di massima, all'apprezzamento delle autorità richiedenti. Lo Stato richiesto non dispone infatti dei mezzi per pronunciarsi sull' di assumere determinate prove e non può sostituirsi in questo  all'autorità estera che conduce le indagini (DTF 132 II 81 consid. 2.1 e rinvii). La richiesta di assunzione di prove può essere rifiutata solo se il principio della proporzionalità è manifestamente disatteso (DTF 120 Ib 251 consid. 5c; TPF RR.2007.18 del 21 maggio 2007, consid. 6.3, non  in TPF 2007 57) o se la domanda appaia abusiva, le informazioni  essendo del tutto inidonee a far progredire le indagini (DTF 122 II 134 consid. 7b; 121 II 241 consid. 3a). È di rilievo, non da ultimo, il principio giurisprudenzialmente consolidato dell'utilità potenziale, secondo il quale non vengono trasmessi all'autorità rogante soltanto quei mezzi di prova  privi di rilevanza per il procedimento penale all'estero (DTF 126 II 258 consid. 9c pag. 264; 122 II 367 consid. 2c; 121 II 241 consid. 3a e b).
4.2 Nella fattispecie, vanno innanzitutto brevemente riportate, così come de-
scritte in rogatoria, le modalità contrattuali legate al noleggio di navi. In questo ambito, l'armatore ed il noleggiatore non entrano praticamente mai personalmente in contatto, ma utilizzano un sistema di agenti ("brokers")  nel "chartering" che li rappresentano nelle negoziazioni. I documenti contrattuali, che contengono il prezzo del noleggio alla tonnellata e al , le commissioni per gli agenti, l'"address commission", il "World Scale" (si tratta di un coefficiente moltiplicatore variabile influenzato dalle  del mercato), il carico minimo garantito e l'"overage", se il carico è  al minimo fissato, sono preparati e controllati dalla ditta di  e negoziati per posta elettronica. Presso l'armatore è prelevata una commissione di 1.25% per ognuno degli agenti, commissione percepita sia mediante deduzione diretta sul nolo, sia dopo presentazione da parte del-
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l'agente dell'armatore della sua fattura e di quella dell'agente del . Per quanto concerne il noleggiatore, egli preleva al momento del  una "address commission" di 1.25% che va considerato uno  e non una commissione in senso stretto (v. atto 1, pag. 3 MPTI). , la ditta H. S.r.l, presso la quale il ricorrente risulta essere attivo,  truffato a più riprese, tra il 1998 ed il 2001, la società I. mediante l' di fatture maggiorate. Essa avrebbe modificato in maniera  il "World Scale", l'"overage", l'"address commission" o la rubrica " minimo garantito" oppure si sarebbe inventata l'intervento di un agente fittizio nelle negoziazioni. Tutte le società costituitesi parti civili nel processo estero avrebbero prodotto le fatture mediante le quali gli indagati avrebbero commesso le truffe.
In tale situazione risulta evidente che il conto del ricorrente oggetto della decisione impugnata presenta un'utilità potenziale indiscutibile per la  della verità e del denaro provento della truffa. La documentazione  al conto del ricorrente risulta necessaria nella sua totalità. Giova infatti rilevare che, quando le autorità estere chiedono informazioni su conti  in procedimenti per reati patrimoniali, la natura stessa di dette infrazioni rende verosimile la necessità di acquisire l'integralità della documentazione bancaria. Ciò perché gli inquirenti debbono poter individuare il titolare  ed economico del conto e sapere a quali persone sia pervenuto l' provento del reato. Al riguardo non è quindi decisivo che gli accrediti in esame siano avvenuti in un'epoca anteriore a quella dei prospettati reati, né lo è l'ammontare dei versamenti. La trasmissione dell'intera  potrà evitare altresì l'inoltro di eventuali domande complementari (DTF 121 II 241 consid. 3; sentenza del Tribunale federale 1C_486/2008 dell'11 novembre 2008, consid. 2.4). Si tratta di una maniera di procedere necessaria, se del caso, ad accertare anche l'estraneità dell'interessato (DTF 129 II 462 consid. 5.5; sentenze del Tribunale federale 1A.182/2006 del 9 agosto 2007, consid. 2.3 e 3.2; 1A.52/2007 del 20 luglio 2007, . 2.1.3; 1A.227/2006 del 22 febbraio 2007, consid. 3.2; 1A.195/2005 del 1° settembre 2005 in fine; 1A.79/2005 del 27 aprile 2005, consid. 4.1).  la sufficiente relazione tra le misure d'assistenza richieste e l' del procedimento penale estero (DTF 129 II 462 consid. 5.3; 125 II 65 consid. 6b/aa; 122 II 367 consid. 2c), spetterà al giudice estero del merito valutare se dalla documentazione bancaria sequestrata emerge un'effettiva connessione tra i fatti perseguiti all'estero ed il conto in questione. , la decisione impugnata non viola il principio della proporzionalità.
5. Discende da quanto precede che il ricorso deve essere respinto. Le spese
seguono la soccombenza (v. art. 63 cpv. 1 PA richiamato l’art. 30 lett. b LTPF). La competenza del Tribunale penale federale di disciplinare i  relativi alla determinazione delle tasse di giustizia si fonda sull’art. 15
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cpv. 1 lett. a LTPF e sulla relativa giurisprudenza (v. sentenze TPF RR.2007.17 del 30 aprile 2007, consid. 2; RR.2007.6 del 22 febbraio 2007, consid. 5; RR.2007.31 del 21 marzo 2007, consid. 4). La tassa di giustizia è calcolata conformemente all’art. 3 del Regolamento sulle tasse di giustizia del Tribunale penale federale (RS 173.711.32) ed è fissata nella fattispecie a fr. 5'000.-.
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