Decision ID: e743dee7-b4f7-4caa-8322-d47f20bd4a1e
Year: 2022
Language: it
Court: CH_BVGE
Chamber: CH_BVGE_001
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: 

Visto
la domanda d’asilo che A._ (di seguito: la ricorrente), congiunta-
mente al cognato B._ e alla suocera C._, ha presentato in
Svizzera il (...) maggio 2022,
il confronto con la banca dati dattiloscopica «EURODAC» del 30 mag-
gio 2022, dal quale è risultato che l’interessata è stata interpellata a
D._ (Italia) l’11 maggio 2022,
la richiesta di presa in carico fondata sull’art. 13 par. 1 del Regolamento
(UE) n. 604/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno
2013 che stabilisce i criteri e i meccanismi di determinazione dello Stato
membro competente per l’esame di una domanda di protezione internazio-
nale presentata in uno degli Stati membri da un cittadino di un paese terzo
o da un apolide (rifusione; Gazzetta ufficiale dell’Unione europea [GU]
L 180/31 del 29 giugno 2013; di seguito: Regolamento Dublino III) presen-
tata dalla Segreteria di Stato della migrazione (di seguito: SEM) e tras-
messa alle competenti autorità italiane il 1° giugno 2022,
la procura conferita in stessa data dall’interessata alla rappresentanza le-
gale assegnatagli,
il verbale di rilevamento dei dati personali del 3 giugno 2022,
il verbale del colloquio Dublino del 21 giugno 2022, con copia del certificato
di matrimonio dell’interessata con E._ (N [...]), rilasciato dalle auto-
rità religiose specialiste in matrimoni e fotocopia del passaporto della ricor-
rente,
gli scritti del 4 e dell’11 agosto 2022, con cui la rappresentante legale ha
trasmesso all’autorità inferiore dapprima migliore copia e successivamente
l’originale del certificato di matrimonio dell’interessata, con la relativa tra-
duzione,
l’assenza di risposta da parte delle autorità italiane alla richiesta di presa
in carico,
la decisione della SEM del 24 agosto 2022, notificata il giorno seguente,
mediante la quale detta autorità non è entrata nel merito della domanda
d’asilo ai sensi dell’art. 31a cpv. 1 lett. b della legge sull’asilo del 26 giugno
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1998 (LAsi, RS 142.31) ed ha pronunciato il trasferimento dell’interessata
verso l’Italia,
il ricorso del 1° settembre 2022 (cfr. timbro del plico raccomandato; data
d’entrata: 2 settembre 2022), inoltrato dinanzi al Tribunale amministrativo
federale (di seguito: il Tribunale) contro la menzionata decisione della SEM
con il quale la ricorrente ha postulato in via supercautelare la sospensione
dell’allontanamento e in via cautelare la concessione dell’effetto sospen-
sivo; nel merito, in via principale, l’accoglimento del ricorso e l’annulla-
mento della decisione impugnata, la restituzione degli atti alla SEM per
l’esame nazionale della domanda d’asilo e in via subordinatala restituzione
degli atti all’autorità inferiore per il completamento d’istruttoria; altresì l’in-
teressata ha presentato una domanda di assistenza giudiziaria, nel senso
della dispensa dal pagamento delle spese processuali e del relativo anti-
cipo con protestate tasse e spese,
la documentazione versata agli atti in sede ricorsuale, in particolare il de-
creto di respingimento del Questore della Provincia di F._ del 17
maggio 2022 nei confronti della ricorrente,
le misure supercautelari del 2 settembre 2022 tramite le quali il Tribunale
ha provvisoriamente sospeso l’esecuzione dell’allontanamento,
la documentazione medica agli atti,

e considerato
che le procedure in materia d’asilo sono rette dalla legge federale sulla
procedura amministrativa del 20 dicembre 1968 (PA, RS 172.021), dalla
legge sul Tribunale amministrativo federale del 17 giugno 2005 (LTAF,
RS 173.32) e dalla legge sul Tribunale federale del 17 giugno 2005 (LTF,
RS 173.110), in quanto la LAsi non preveda altrimenti (art. 6 LAsi),
che presentato tempestivamente (art. 108 cpv. 3 LAsi) contro una deci-
sione in materia di asilo della SEM (art. 6 e 105 LAsi; art. 31‒33 LTAF), il
ricorso è di principio ammissibile sotto il profilo degli art. 5, 48 cpv. 1 lett. a‒
c e art. 52 PA,
che occorre pertanto entrare nel merito del ricorso,
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che i ricorsi manifestamente infondati, ai sensi dei motivi che seguono,
sono decisi in procedura semplificata (art. 111a LAsi) dalla giudice unica,
con l’approvazione di un secondo giudice (art. 111 lett. e LAsi) e la deci-
sione è motivata soltanto sommariamente (art. 111a cpv. 2 LAsi),
che giusta l’art. 111a cpv. 1 LAsi, il Tribunale rinuncia allo scambio di scritti,
che nel colloquio Dublino l’interessata, posta di fronte alla possibile com-
petenza dell’Italia per l’analisi della sua domanda d’asilo, ha dichiarato di
non voler essere rinviata in tale Paese perché la Svizzera sarebbe sempre
stata la sua destinazione, in quanto ella avrebbe intrapreso il viaggio con
la suocera e il cognato per venire a vivere con suo marito; che in Svizzera
vivrebbero già il marito ed un altro suo fratello; che non avrebbe mai visto
suo marito e l’avrebbe conosciuto e sposato telefonicamente a settem-
bre/ottobre 2021; che il matrimonio sarebbe stato registrato civilmente; che
inoltre, durante il viaggio, avrebbe sofferto molto passando per mari e monti
per congiungersi con il coniuge; che altresì, in Italia una signora delle au-
torità le avrebbe detto che agli Hazara «avrebbero dato un passaporto
dopo cinque o sei mesi e sarebbe stato valido per circa sei anni»; che per-
tanto, ella non vuole rimanere in un Paese dove vi sarebbero differenze
razziali; che infine, ella avrebbe anche ricevuto dalla precitata signora un
foglio di via che l’avrebbe obbligata a lasciare il centro,
che nella querelata decisione l’autorità inferiore, dopo aver constatato la
tacita ammissione di competenza da parte dell’Italia, ha analizzato la rela-
zione con il marito e rilevato come la coppia sarebbe sposata solamente
religiosamente; che non vi sarebbe nessun documento che proverebbe
che il matrimonio sia stato registrato civilmente; che ad ogni modo, i coniugi
non avrebbero mai nemmeno convissuto; che pertanto, la relazione non
potrebbe nemmeno essere riconosciuta quale relazione di concubinato ai
sensi dell’art. 1 lett. e dell'Ordinanza 1 sull'asilo relativa a questioni proce-
durali dell'11 agosto 1999 (OAsi 1, RS 142.311); che, di conseguenza, nella
fattispecie non risulterebbe esserci una «relazione stabile» tra l’interessata
ed il marito religioso ai sensi dell’art. 2 lett. g Regolamento Dublino III; che
proseguendo, l’autorità inferiore ha anche escluso che nello Stato di desti-
nazione sussistano carenze sistemiche ai sensi dell’art. 3 par. 2 Regola-
mento Dublino III o un rischio di trattamenti contrari all’art. 3 della Conven-
zione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali
del 4 novembre 1950 (CEDU, RS 0.101) o di violazione del principio del
divieto di respingimento; che inoltre, l’autorità di prima istanza non ha rico-
nosciuto l'esistenza di motivi che impongano l'esame della domanda da
parte della Svizzera ai sensi dell'art. 16 par. 1 Regolamento Dublino III; che
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altresì, l’autorità inferiore ha negato l'esistenza di motivi che giustifichereb-
bero l'applicazione della clausola di sovranità ai sensi dell'art. 17 par. 1 Re-
golamento Dublino III; che in particolare, le condizioni di salute dell’insor-
gente, sufficientemente acclarate, non risulterebbero di una gravità tale da
rendere inesigibile il suo trasferimento in Italia; che infine, non risulterebbe
nemmeno esserci una violazione dell’art. 8 CEDU, in quanto la relazione
dell’interessata con il marito religioso non risulterebbe essere né stabile né
stretta ed effettiva,
che nel suo memoriale ricorsuale, l’insorgente ritiene innanzitutto che l’au-
torità inferiore avrebbe accertato in modo incompleto ed inesatto i fatti giu-
ridicamente rilevanti; che, in particolare, non avrebbe considerato accura-
tamente le allegazioni della ricorrente riguardo alla presenza del marito in
Svizzera e la ricezione di un «foglio di via» da parte delle autorità italiane;
che inoltre la SEM avrebbe omesso di trasmettere tutte le informazioni de-
terminanti alle autorità italiane; che in particolare, non avrebbe indicato
esplicitamente nella richiesta di presa in carico alle autorità italiane alla se-
zione «other useful information» che il marito della stessa si troverebbe in
Svizzera; che pertanto l’autorità di prima istanza avrebbe violato il dovere
di trasparenza e collaborazione tra gli Stati; che inoltre, alla luce del decreto
di respingimento emesso da parte delle autorità italiane parrebbe a dire
della ricorrente trattarsi in casu di una fattispecie più simile a quella di una
richiesta di take back prevista all’art. 18 par. 1 lett. d Regolamento Dublino
III; che altresì, la richiedente osserva come la SEM avrebbe violato il diritto
di essere sentito dell’insorgente non avendole richiesto di esprimersi in me-
rito alla sua relazione con il marito e al certificato di matrimonio e conside-
rando la loro unione come mero «matrimonio religioso»; che ella in Sviz-
zera avrebbe già trascorso diverso tempo con il marito,
che quest’ultima doglianza di natura formale va esaminata preliminarmente
in quanto potrebbe condurre alla cassazione della decisione impugnata,
che il diritto di essere sentiti fa parte delle garanzie procedurali generali
previste dalla Costituzione; che esso è consacrato dall’art. 29 cpv. 2 della
Costituzione federale della Confederazione Svizzera (Cost., RS 101) e
comprende il diritto, per la persona interessata, di prendere conoscenza
dell’incarto, di esprimersi in merito agli elementi pertinenti prima che una
decisione sia emanata nei suoi confronti, di produrre delle prove pertinenti,
di ottenere che sia dato seguito alle sue offerte in tal senso, di partecipare
all’amministrazione delle prove essenziali o almeno di poter esprimersi sul
suo risultato, se ciò può influenzare la decisione da emanare (cfr. sentenza
del Tribunale D-242/2022 del 26 gennaio 2022 consid. 4.2),
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che nel caso in disamina l’interessata ha avuto possibilità durante il collo-
quio Dublino di esprimersi in merito alla sua relazione con il marito, di come
e quando l’avrebbe conosciuto e come sarebbe avvenuto il loro matrimonio
(cfr. atto SEM 17/3); che nonostante ella abbia asserito che si trattasse di
un matrimonio civile ha versato agli atti, prima in copia e poi in originale
(cfr. atto SEM 23/1 e 25/1), unicamente un certificato emesso dalle autorità
religiose specialiste in matrimoni; che pertanto, sulla base di quanto asse-
rito – in particolare il fatto che il matrimonio sia avvenuto telefonicamente
– e di quanto versato agli atti, non si riscontra una violazione del diritto di
essere sentito da parte della SEM, nel non aver successivamente convo-
cato la ricorrente ad esprimersi nuovamente sul certificato di matrimonio
prodotto e sulla sua relazione con il marito e i passi intrapresi in relazione
al loro rapporto,
che ne discende, quindi, che la censura formale mossa dalla ricorrente nel
gravame va respinta,
che, giusta l'art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi, di norma non si entra nel merito di
una domanda di asilo se il richiedente può partire alla volta di uno Stato
terzo cui compete, in virtù di un trattato internazionale, l'esecuzione della
procedura di asilo e allontanamento,
che la SEM esamina la competenza relativa al trattamento di una domanda
di asilo secondo i criteri previsti dal Regolamento Dublino III,
che se in base a questo esame è individuato un altro Stato quale respon-
sabile per l’esame della domanda di asilo, la SEM pronuncia la non entrata
nel merito previa accettazione, espressa o tacita, di presa a carico del ri-
chiedente l’asilo da parte dello Stato in questione (cfr. DTAF 2017 VI/5 con-
sid. 6.2),
che ai sensi dell’art. 3 par. 1 Regolamento Dublino III, la domanda di pro-
tezione internazionale è esaminata da un solo Stato membro, ossia quello
individuato in base ai criteri enunciati al capo III (art. 7–15),
che nel caso di una procedura di presa in carico (inglese: take charge) ogni
criterio per la determinazione dello Stato membro competente – enumerato
al capo III – è applicabile solo se, nella gerarchia dei criteri elencati all’art. 7
par. 1 Regolamento Dublino III, quello precedente previsto dal Regola-
mento non trova applicazione nella fattispecie (principio della gerarchia dei
criteri),
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che la determinazione dello Stato membro competente avviene sulla base
della situazione esistente al momento in cui il richiedente ha presentato
domanda di protezione internazionale (art. 7 par. 2 Regolamento Du-
blino III),
che, contrariamente, nel caso di una procedura di ripresa in carico (inglese:
take back), di principio non viene effettuato un nuovo esame di determina-
zione dello stato membro competente secondo il capo III (cfr. DTAF
2017 VI/5 consid. 6.2 e 8.2.1),
che giusta l’art. 3 par. 2 Regolamento Dublino III, qualora sia impossibile
trasferire un richiedente verso lo Stato membro inizialmente designato
come competente in quanto si hanno fondati motivi di ritenere che sussi-
stono delle carenze sistemiche nella procedura di asilo e nelle condizioni
di accoglienza dei richiedenti, che implichino il rischio di un trattamento
inumano o degradante ai sensi dell’art. 4 della Carta dei diritti fondamentali
dell’Unione europea (di seguito: CartaUE), lo Stato membro che ha avviato
la procedura di determinazione dello Stato membro competente prosegue
l’esame dei criteri di cui al capo III per verificare se un altro Stato membro
possa essere designato come competente,
che lo Stato membro competente è tenuto a prendere in carico – in osse-
quio alle condizioni poste agli art. 21, 22 e 29 – il richiedente che ha pre-
sentato la domanda in un altro Stato membro (art. 18 par. 1 lett. a Regola-
mento Dublino III),
che giusta l’art. 17 par. 1 Regolamento Dublino III («clausola di sovranità»),
in deroga ai criteri di competenza sopra definiti, ciascuno Stato membro
può decidere di esaminare una domanda di protezione internazionale pre-
sentata da un cittadino di un paese terzo o da un apolide, anche se tale
esame non gli compete,
che un confronto dell’unità centrale del sistema europeo «EURODAC» ha
permesso di appurare che l’insorgente è stata interpellata a D._
(Italia) l’11 maggio 2022, riscontro fra l’altro confermato dalla ricorrente du-
rante il colloquio Dublino,
che su questi presupposti, il 1° giugno 2022, la SEM ha presentato alle
autorità italiane competenti, nei termini fissati all’art. 21 par. 1 Regola-
mento Dublino III, una richiesta di ammissione fondata sull’art. 13 par. 1
Regolamento Dublino III,
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che l’Italia, non avendo risposto alla domanda di presa in carico entro il
termine previsto all’art. 22 par. 1 Regolamento di Dublino III, ha tacitamente
riconosciuto la propria competenza per la trattazione della domanda d’asilo
in questione (art. 22 par. 7 Regolamento Dublino III),
che in sede di colloquio Dublino l’insorgente ha dichiarato di essere entrata
in Italia illegalmente l’11 maggio 2022 ma di non aver chiesto asilo in tale
Paese; che sarebbe rimasta in un centro per cinque giorni e poi sarebbe
arrivata in Svizzera in treno; che inoltre, ella non avrebbe chiesto l’asilo in
altri Paesi europei eccetto in Svizzera e nemmeno avrebbe ottenuto alcun
permesso di soggiorno in Europa; che altresì, ella non avrebbe membri
della famiglia in Europa eccetto la suocera e il cognato, con i quali avrebbe
viaggiato dall’Iran; che sua madre e i suoi fratelli avrebbero viaggiato con
lei fino in Turchia ma da circa un mese non avrebbe più loro notizie; che in
Svizzera vi sarebbe suo marito e un fratello dello stesso (cfr. atto SEM
17/3),
che tuttavia, si rileva che il Regolamento Dublino III non offre il diritto al
richiedente l'asilo, di scegliere autonomamente lo Stato nel quale la sua
domanda d'asilo verrà esaminata (cfr. DTAF 2010/45 consid. 8.3),
che altresì, come giustamente ritenuto dalla SEM nella decisione impu-
gnata, la ricorrente – la quale ha conosciuto e sposato religiosamente il
marito per via telefonica nel 2021 senza mai incontrarlo – non ha dimo-
strato, in particolare nel suo ricorso, né l’esistenza di un matrimonio con-
cluso validamente né una «relazione stabile» ai sensi dell’art. 2 lett. g Re-
golamento Dublino III e dell’art. 1a lett. e OAsi 1,
che l’obiezione relativa alla sterile indicazione della presenza del marito
della richiedente in Svizzera alla sezione 25 della richiesta di presa in ca-
rico indirizzata alle autorità italiane, è da ritenersi eccessiva; che dalla ri-
chiesta risulta in modo chiaro che il marito si troverebbe in Svizzera anche
se non viene menzionato nuovamente nella sezione finale «other useful
information»; che inoltre, il fatto che la SEM abbia omesso di indicare che
ella viaggiava con la suocera e il cognato, non è rilevante,
che l’Italia ha potuto verificare la sua competenza; che in particolare con la
trasmissione delle modalità di trasferimento è stata indicata la presenza di
altri famigliari, tra cui il cognato e la suocera (cfr. atto SEM 29/1); che ad
ogni modo non si riscontra una violazione del dovere di trasparenza e col-
laborazione tra Stati,
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che neppure l’osservazione della ricorrente che, alla luce del decreto di
respingimento emesso dalle autorità italiane, in casu parrebbe configurarsi
una fattispecie più simile a quella di una richiesta di take back prevista
all’art. 18 par. 1 lett. d Regolamento Dublino III può essere accolta,
che la richiedente, in provenienza da un paese terzo, ha varcato illegal-
mente la frontiera dell’Italia; che pertanto l’Italia è competente per l’esame
della trattazione della domanda di protezione internazionale (art. 13 par. 1
Regolamento Dublino III); che il decreto di respingimento come pure il «fo-
glio di via» ricevuto al Centro profughi sono stati emessi in quanto ella non
ha voluto depositare domanda d’asilo in Italia,
che pertanto la competenza dell’Italia risulta di principio essere data,
che in Italia non vi sono fondati motivi per ritenere che sussistano carenze
sistemiche che implichino il rischio di un trattamento inumano o degradante
ai sensi dell'art. 4 CartaUE (cfr. fra le tante, sentenze del Tribunale F-
959/2022 del 14 marzo 2022 e D-4235/2021 del 19 aprile 2022 [pubblicata
quale sentenza di riferimento] consid. 10.2),
che inoltre, l'entrata in vigore del decreto n. 130/2020 del 21 ottobre 2020
convertito in legge il 20 dicembre 2020 (legge del 18 dicembre 2020
n. 173/2020), ha contribuito ad un importante miglioramento delle condi-
zioni di accoglienza dei richiedenti l'asilo in Italia, anche ed in particolare
per i casi di persone che vi vengono trasferite in applicazione del Regola-
mento Dublino III (cfr. sentenza di riferimento del Tribunale D-4235/2021
del 19 aprile 2022 consid. 10.4.3.2),
che in ogni caso, l'Italia è legata alla CartaUE e firmataria, della CEDU,
della Convenzione del 10 dicembre 1984 contro la tortura ed altre pene o
trattamenti crudeli, inumani o degradanti (Conv. tortura, RS 0.105), della
Convenzione del 28 luglio 1951 sullo statuto dei rifugiati (Conv. rifugiati, RS
0.142.30), oltre che del relativo Protocollo aggiuntivo del 31 gennaio 1967
(RS 0.142.301) e ne applica le disposizioni,
che di conseguenza, il rispetto della sicurezza dei richiedenti l'asilo, in par-
ticolare il diritto alla trattazione della propria domanda secondo una proce-
dura giusta ed equa ed una protezione conforme al diritto internazionale
ed europeo, è presunto da parte dello Stato in questione (cfr. direttiva
2013/32/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013
recante procedure comuni ai fini del riconoscimento e della revoca dello
status di protezione internazionale; direttiva 2013/33/UE del Parlamento
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europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 recante norme relative all'ac-
coglienza dei richiedenti protezione internazionale [di seguito: direttiva ac-
coglienza]),
che conseguentemente, l'applicazione dell'art. 3 par. 2 2a frase Regola-
mento Dublino III non si giustifica nel caso di specie,
che ai sensi dell'art. 29a cpv. 3 OAsi, disposizione che concretizza in diritto
interno svizzero la clausola di sovranità (art. 17 par. 1 Regolamento Du-
blino III), se «motivi umanitari» lo giustificano la SEM può entrare nel merito
della domanda anche qualora giusta il Regolamento Dublino III un altro
Stato sarebbe competente per il trattamento della stessa,
che la SEM, nell'applicazione dell'art. 29a cpv. 3 OAsi 1, dispone di potere
di apprezzamento (cfr. DTAF 2015/9 consid. 7 seg.); che al contrario, se il
trasferimento del richiedente nel paese di destinazione contravviene ad
una norma imperativa del diritto internazionale, tra cui quelle della CEDU,
l'autorità inferiore è obbligata ad applicare la clausola di sovranità e ad en-
trare nel merito della domanda d'asilo ed il Tribunale dispone di potere di
controllo al riguardo (cfr. DTAF 2015/9 consid. 8.2.1),
che a questo proposito, va in primo luogo osservato come spetti innanzi-
tutto alla ricorrente presentare al più presto una domanda d’asilo alle auto-
rità italiane competenti e rispettare le loro istruzioni, ciò che gli permetterà
di beneficiare dei diritti previsti dalla direttiva accoglienza (cfr. sentenza del
Tribunale F-5109/2020 del 2 dicembre 2021); che il fatto che l’Italia abbia
rilasciato un decreto di respingimento e un «foglio di via» non le impedisce
di chiedere l’asilo in questo Paese,
che inoltre, nella fattispecie non risulta esserci una relazione stretta ed ef-
fettiva con un membro della famiglia; che la ricorrente ha conosciuto e spo-
sato per via telefonica E._; che agli atti risultano sposati solamente
religiosamente; che ad ogni modo, non sono riusciti a dimostrare una rela-
zione stabile e duratura; che nemmeno le visite avvenute da quanto la ri-
corrente si trova in Svizzera sono in grado di far mutare tale valutazione;
che pertanto, in considerazione della relazione tra l’interessata e il marito
religioso non risulta esserci una violazione dell’art. 8 CEDU,
che oltre a ciò, l’insorgente non ha apportato indizi seri e concreti suscetti-
bili di dimostrare che lo Stato di destinazione non rispetterebbe il principio
del divieto di respingimento e, dunque, verrebbe meno ai suoi obblighi in-
ternazionali rinviandola in un Paese dove la sua vita, integrità corporale o
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libertà sarebbe seriamente minacciate o da dove rischierebbe di essere
respinta in un tale Paese,
che ella nemmeno ha fornito indizi seri suscettibili di comprovare che le
sue condizioni di vita o la sua situazione personale sarebbe tale da con-
travvenire all’art. 4 della CartaUE, all’art. 3 CEDU o all’art. 3 Conv. tortura
in caso di esecuzione del trasferimento in Italia,
che per il resto, il respingimento forzato di persone che soffrono di proble-
matiche mediche, costituisce una violazione dell’art. 3 CEDU unicamente
in circostanze eccezionali; che ciò risulta essere il caso segnatamente lad-
dove la malattia dell’interessato si trovi in uno stadio a tal punto avanzato
o terminale da lasciar presupporre che, a seguito del trasferimento, la sua
morte appaia come una prospettiva prossima (cfr. sentenza della Cor-
teEDU N. contro Regno Unito del 27 maggio 2008, 26565/05; DTAF 2011/9
consid. 7.1),
che una violazione dell’art. 3 CEDU può però anche sussistere qualora vi
siano dei seri motivi di ritenere che la persona, in assenza di trattamenti
medici adeguati nello Stato di destinazione, sarà confrontata ad un reale
rischio di un grave, rapido ed irreversibile peggioramento delle condizioni
di salute comportante delle intense sofferenze o una significativa riduzione
della speranza di vita (cfr. sentenza della CorteEDU Paposhvili contro Bel-
gio del 13 dicembre 2016, 41738/10, § 181 segg.),
che la ricorrente in sede di colloquio Dublino ha dichiarato di aver problemi
alla tiroide, di essere molto stressata e di perdere molti capelli; che inoltre
ha affermato di avere mancanza di sangue (cfr. atto SEM 17/3),
che dalla documentazione medica agli atti si evince che l’insorgente soffre
di (...) da trattare con (...) e (...), (...) da trattare con (...) e (...) da trattare
con (...) (cfr. atti SEM 15/2; 21/2; 24/2; 26/3),
che dette patologie manifestamente non rientrano nella restrittiva giurispru-
denza convenzionale,
che inoltre, l’Italia dispone del resto di infrastrutture mediche sufficienti ed
in quanto Stato firmatario della direttiva accoglienza, deve provvedere af-
finché i richiedenti ricevano la necessaria assistenza sanitaria compren-
dente quanto meno le prestazioni di pronto soccorso e il trattamento es-
senziale di malattie e di gravi disturbi mentali e fornire la necessaria assi-
stenza medica o di altro tipo, ai richiedenti con esigenze di accoglienza
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particolari, comprese, se necessarie, appropriate misure di assistenza psi-
chica (cfr. art. 19 par. 1 e 2 direttiva accoglienza),
che altresì, prima del trasferimento, sarà premura delle autorità competenti
per l’esecuzione dell’allontanamento informare in maniera precisa e com-
pleta le autorità italiane dell’arrivo e dei problemi di salute dell’interessata
(cfr. art. 31 Regolamento Dublino III); ciò che peraltro è già stato fatto me-
diante il documento «modalità di trasferimento»,
che agli atti non figurano del resto elementi tali da indurre a concludere che
un trasferimento nello Stato in questione esporrebbe la ricorrente al rischio
di essere privata del sostentamento minimo e di subire delle condizioni di
vita indegna in violazione della direttiva accoglienza,
che in ogni caso se, dopo il suo trasferimento in Italia, ella dovesse essere
costretta dalle circostanze a condurre un’esistenza non conforme alla di-
gnità umana o se dovesse ritenere che il paese in questione violi i suoi
obblighi di assistenza nei suoi confronti o in ogni altro modo leda i suoi
diritti fondamentali, apparterrà alla ricorrente stessa sollevare la questione
utilizzando le adeguate vie di diritto dinanzi alle autorità dello Stato in que-
stione (cfr. art. 26 direttiva accoglienza),
che infine, non risultano neppure esserci indizi che permettano di ritenere
che la SEM abbia esercitato in maniera arbitraria il potere di apprezza-
mento di cui dispone nell'applicazione dell'art. 29a cpv. 3 OAsi 1 (cfr. DTAF
2015/9 consid. 7 seg.),
che pertanto, non vi è motivo di applicare la clausola discrezionale di cui
all’art. 17 par. 1 («clausola di sovranità») Regolamento Dublino III,
che di conseguenza, in mancanza dell’applicazione di tale norma da parte
della Svizzera, l’Italia è competente dell’esame della domanda d’asilo della
ricorrente ai sensi del Regolamento Dublino III ed è tenuta a prenderla in
carico in ossequio alle condizioni poste agli art. 21, 22 e 29 Regolamento
Dublino III,
che quindi, è a giusto titolo che la SEM non è entrata nel merito della do-
manda d’asilo dell’insorgente, in applicazione dell’art. 31a cpv. 1 lett. b
LAsi ed ha pronunciato il suo trasferimento verso l’Italia conformemente
all’art. 44 LAsi,
che in siffatte circostanze, non vi è più luogo di esaminare in maniera di-
stinta le questioni relative all’esistenza di un impedimento all’esecuzione
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del trasferimento per i motivi giusta i cpv. 3 e 4 dell’art. 83 della legge fe-
derale sugli stranieri e la loro integrazione del 16 dicembre 2005 (LStrl,
RS 142.20), dal momento che detti motivi sono indissociabili dal giudizio di
non entrata nel merito nel quadro di una procedura Dublino (cfr. DTAF
2015/18 consid. 5.2),
che ne discende che la SEM, con la decisione impugnata, non ha violato il
diritto federale né abusato del suo potere d’apprezzamento ed inoltre non
ha accertato in modo inesatto o incompleto i fatti giuridicamente rilevanti
(art. 106 cpv. 1 LAsi),
che visto quanto precede, il ricorso deve essere respinto e la decisione
della SEM, che rifiuta l’entrata nel merito della domanda di asilo e pronun-
cia il trasferimento dalla Svizzera verso l’Italia, confermata,
che, avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, la domanda di con-
cessione dell'effetto sospensivo è senza oggetto,
che le misure supercautelari del 2 settembre 2022 decadono,
che, avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, la domanda di esen-
zione dal versamento di un anticipo equivalente alle presumibili spese pro-
cessuali è divenuta senza oggetto,
che, infine, ritenute le allegazioni ricorsuali sprovviste di probabilità di esito
favorevole, la domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa
dal versamento delle spese processuali, è respinta,
che visto l’esito della procedura, le spese processuali di CHF 750.– che
seguono la soccombenza sono poste a carico della ricorrente (art. 63
cpv. 1 e 5 PA nonché art. 3 lett. a del regolamento sulle tasse e sulle spese
ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 feb-
braio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]),
che la decisione è definitiva e non può, in principio, essere impugnata con
ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83
lett. d cifra 1 LTF),
(dispositivo alla pagina seguente)
D-3806/2022
Pagina 14
il Tribunale amministrativo federale pronuncia:
1.
Il ricorso è respinto.
2.
Le spese processuali, di CHF 750.–, sono poste a carico della ricorrente.
Tale ammontare deve essere versato alla cassa del Tribunale amministra-
tivo federale, entro un termine di 30 giorni dalla spedizione della presente
sentenza.
3.
Questa sentenza è comunicata alla ricorrente, alla SEM e all'autorità can-
tonale competente.
La giudice unica: La cancelliera:
Chiara Piras Francesca Bertini