Decision ID: de3e1ae4-0cba-5744-bbc3-d5981aecc702
Year: 1998
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: civil_law

in fatto : A.
Nell’agosto del 1996 è stata distribuita nella Svizzera romanda, in allegato al bollettino
Civis
(edizione francese) del dicembre 1995, la seguente circolare redatta dalla _ _ _ _ _ _ _ _:
_ _ _
Via _ _
CH-_ -_
_, Janvier 1996
(...) _ _ -_ a récemment annoncé qu’une de ses sociétés fantomatiques qu’elle avait fondée il y a 10 ans en se servant frauduleusement du nom de _ _ comme Président d’honneur, l’_, avait été reconnue per l’ONU. Ainsi elle a finalement avoué appartenir au clan international _, malgré ses cris et ses masquerades (...).
Nella circolare figura anche la seguente frase:
(...) Cela confirme que derrière cette zoophile professionnelle qui conduit des douzaines de procès contre les AVs, distribue gratuitement 40’000 exemplaires d’un journal trilingue jadis d’un amateurisme atroce mais à présent professionellement rédigé, dans des langues que la directrice ne connaît même pas, doit se trouver una puissante organisation (...).
B.
Sentitasi lesa nella sua personalità, _ _ -_ ha chiesto il 29 agosto 1996 al Pretore del Distretto di Bellinzona che fosse ingiunto a _ _ e alla _ _ _ _ _ _ _ _, sotto comminatoria dell’art. 292 CP, di non ripetere oralmente, per iscritto o in qualsiasi altra forma, testualmente o con formulazione analoga, che “_ _ -_ ha finalmente confessato di appartenere al clan _ _ ”, che “dietro la _. _ _ -_ si deve trovare una potente organizzazione” e che “_ _ -_ ha effettuato raggiri”. Ha chiesto inoltre che ai convenuti fosse ordinato di inviare copia del dispositivo della sentenza e una ritrattazione (previo consenso dell’attrice) alle persone raggiunte dalla circolare
janvier 1996
o, in subordine, di pubblicare a sue spese il dispositivo della sentenza e una ritrattazione (sempre previo consenso dell’attrice) su almeno due dei più importanti quotidiani della Svizzera romanda (in francese) e sul
Corriere del Ticino
(in italiano). _ _ e la _ _ _ _ _ _ _ _ hanno proposto di respingere la petizione. Nel successivo scambio di allegati scritti le parti si sono confermate nelle rispettive domande. All’udienza preliminare dell’8 aprile 1997, non essendovi prove da assumere, le parti hanno proceduto al dibattimento finale ribadendo le loro conclusioni.
C.
Con sentenza del 26 maggio 1997 il Pretore ha respinto la petizione. Le spese, con una tassa di giustizia di fr. 900.–, sono state poste a carico dell’attrice, tenuta a rifondere ai convenuti fr. 1’200.– complessivi per ripetibili.
D.
Contro la citata sentenza _ _ -_ è insorta con appello del 9 giugno 1997 in cui postula l’accoglimento dell’azione. Nelle loro osservazioni del 5 luglio 1997 _ _ e la _ _ _ _ _ _ _ _ propongono di respingere l’appello. Il 27 aprile 1998 _ _ -_ ha inviato a questa Camera copia di un decreto di accusa a carico di _ _.

Considerando
in diritto: 1.
L’atto di appello deve contenere la dichiarazione di appellare con l’indicazione precisa dei punti della sentenza appellata che si intendono dedurre dinanzi alla seconda istanza, le domande, come pure i motivi di fatto e di diritto sui quali l’appello si fonda (art. 309 cpv. 2 lett. d, e, f CPC). Se tali requisiti mancano il gravame è nullo (art. 309 cpv. 5 CPC). In concreto l’appellante si limita a postulare l’annullamento della sentenza del Pretore. Il ricorso denota senza equivoco, nondimeno, anche la volontà di vedere accolta la petizione respinta dal Pretore. La richiesta di giudizio è quindi sufficientemente chiara e l’ambito della contestazione non dà adito a dubbi.
2.
Giusta l’art. 28 CC chi è illecitamente leso nella sua personalità può, a sua tutela, chiedere l’intervento del giudice contro chiunque partecipi all’offesa. La lesione è illecita quando non è giustificata dal consenso della persona lesa, da un interesse preponderante pubblico o privato, oppure dalla legge. Ora, se con un’enunciazione di fatti la realtà viene oggettivamente descritta, con un giudizio di valore essa viene soggettivamente commentata. La formulazione di giudizi di valore rientra pertanto nel diritto alla critica e più in generale nella libertà di espressione. Ogni giudizio di valore consiste nell’apprezzamento di fatti realmente accaduti che sono esposti, evocati o semplicemente suggeriti. Esso dev’essere considerato illecito quando espone fatti inesatti, oppure quando omette di menzionare fatti cui si riferisce. Inoltre, anche se giustificato nel merito, un giudizio di valore può essere considerato illecito quando la forma scelta per esprimerlo lede inutilmente la personalità della vittima (
Tercier,
Le nouveau droit de la personnalité, pag. 101 n. 719 segg.).
3.
In concreto il Pretore ha ritenuto che l’affermazione “_ _ -_ ha finalmente confessato di appartenere al clan _ _ ” è una semplice opinione, che ha valore meramente soggettivo e che i convenuti sono liberi di esprimere senza ledere perciò la personalità dell’attrice. Quest’ultima, dopo avere elencato nell’appello i motivi per cui essa deve essere considerata antivivisezionista, sostiene che l’assunto dei convenuti, in quanto scritto e divulgato, deve essere considerato un fatto che scredita la sua reputazione e credibilità.
Presa a sé stante, l’affermazione predetta non può essere considerata lesiva della personalità, la circostanza di non essere totalmente contrari alla vivisezione non bastando a offendere l’onorabilità di una persona. Nondimeno nella fattispecie è notorio che l’attrice, ancorché con metodi e concezioni contestati dai convenuti, si dedica da anni (18 per i convenuti: risposta pag. 2) alla lotta contro tale pratica. Nella misura in cui la notizia induce un lettore medio a credere che l’attrice abbia ammesso di adoperarsi in organizzazioni antivivisezioniste mirando in realtà a favorire la pratica della _, l’asserto danneggia la personalità dell’attrice poiché pone quest’ultima in una luce equivoca, dandone un’immagine biasimevole (
Riklin,
Schweizerisches Presserecht, Berna 1996, nota 19 pag. 202;
Geiser
, Persönlich-keitsschutz: Pressezensur oder Schutz vor Medienmacht?, in: SJZ 92/1996 pag. 77 con giurisprudenza citata). Non risulta infatti – né i convenuti pretendono – che l’attrice abbia mai ammesso un fatto simile. Che poi una delle società dirette dall’attri-ce sia stata riconosciuta dall’ONU ancora non significa che l’interessata tradisca ideali _ o condivida quanto asserisce una dottoressa canadese, secondo cui l'Organizz-azione Mondiale per la Sanità lavora nel mondo per gli interessi della chimica. Il riconoscimento da parte dell’ONU ha valore internazionale e avalla, in qualche modo, la serietà dell’associa-zione e della sua attività, ma non implica alcuna correlazione con altre organizzazioni internazionali riconosciute. I convenuti non avendo dimostrato che la loro asserzione si fondi su fatti veri, né avendo dimostrato prevalenti interessi pubblici o privati, non vi era ragione di diffondere fallaci illazioni sul conto dell’at-trice. Su questo punto l’appello merita perciò accoglimento.
4.
Il Pretore ha ritenuto che l’affermazione “dietro la _. _ _ -_ si deve trovare una potente organizzazione” non è lesiva della personalità dell’attrice poiché configura – ancora una volta – una mera opinione. L’appellante contesta che tutte le copie del bollettino
Orizzonti
della medicina
da lei pubblicato siano distribuite gratuitamente e sottolinea che simile affermazione getta un’ombra sospetta sulle entrate delle associazioni da lei dirette.
Dagli atti risulta che il citato bollettino pubblicato dall’attrice ha una tiratura di 45’000 esemplari per trimestre in italiano, francese e tedesco e che l’abbonamento costa fr. 10.– per 4 numeri (doc. P). Contrariamente a quanto pretende l’appellante, l’affer-mazione contestata non può essere considerata lesiva della sua personalità. Intanto essa si contraddice sulla quantità di copie distribuite gratuitamente, che passano da alcune (petizione, pag. 7) a migliaia (appello, pag. 3). Inoltre simile notizia non induce il pubblico a ritenere che i finanziamenti di cui beneficia l’attrice siano di dubbia origine. Dal contesto della frase si capisce che i convenuti formulano una deduzione soggettiva evocando l’esistenza di un apparato ben organizzato, che permette all’attrice di stampare “un giornale professionalmente redatto in tre lingue”. L’attrice stessa ammette che le organizzazioni da lei dirette hanno i mezzi per stampare migliaia di copie del bollettino a scopo di propaganda, ciò che presuppone – appunto – una struttura con notevoli capitali. Ne discende che l’appello, su questo punto, è destinato all’insuccesso.
5.
L’affermazione “_ _ -_ ha effettuato raggiri” non è stata ritenuta lesiva dal Pretore, stando al quale il termine
manigances
non significa “raggiri” bensì “maneggi”. L’appellante censura tale punto di vista, rilevando che con il termine
manigances
si accusa una persona di agire in modo non trasparente, ambiguo e sospetto, ciò che getta discredito sulla sua persona.
Contrariamente a quanto reputa il primo giudice, il termine
manigance
significa proprio “intrallazzo”, “raggiro” (Il nuovo dizionario
Garzanti
di francese;
Larousse
, Dictionnaire général français-italien), “intrigo”, “artifizio” (
Matteucci
, Dictionnaire juridique). Ciò non basta tuttavia per ravvisare una violazione della personalità. Il termine è certo poco lusinghiero, ma il suo uso è diventato oggi assai frequente e il suo senso ha perso ormai di incisività, tant’è che nel linguaggio politico non è più nemmeno ritenuto diffamatorio (DTF del 9 luglio 1990 in re R., S. E P.; CCRP, sentenza del 22 marzo 1995 in re Z.). È vero che il diritto civile offre, per rapporto al diritto penale, una protezione più estesa (DTF 107 II 4, 100 II 179). Resta il fatto però che l’espressione va apprezzata nel suo contesto (DTF 119 II 103 consid. 4c). Dagli atti risulta che il bollettino
Civis
del dicembre 1995 era destinato a lettori francofoni (doc.
M). In francese
manigance
ha l’accezione di
“manœuvre secrète et suspecte, sans grande portée ni gravité” (Le petit
Robert
e Grand
Larousse
encyclopédique), di “petit intrigue” (Dictionnaire
Hachette
).
Tenuto conto dell’ambito ideologico molto combattuto in cui si svolge il dibattito tra le parti, non si può concludere che l’asserzione in esame sia di intensità tale da suscitare nel lettore medio un sentimento di discredito verso la personalità dell’attrice. Al riguardo l’appello manca perciò di consistenza.
6.
La comminatoria dell’azione penale giusta l’art. 292 CP è la diretta conseguenza dell’azione inibitoria, sprovvista, per sua natura, della possibilità di esecuzione effettiva (
Pedrazzini/Ober-holzer
, Grundriss des Personenrecht, 3
a
edizione, Berna 1989, pag. 153). Quanto al metodo di pubblicazione della sentenza, nell’impossibilità di conoscere esattamente i destinatari della circolare
janvier 1996
, appare adeguato e proporzionato l’ordine di pubblicare il dispositivo della sentenza nel prossimo bollettino
Civis
(edizione francese) redatto dalla _ _ _ _ _ _ _ _ (art. 28a cpv. 2 CC).
7.
Gli oneri processuali seguono la reciproca soccombenza (art. 148 cpv. 2 CPC). L’attrice ottiene causa vinta su una delle tre affermazioni da lei ritenute lesive della sua personalità. Si giustifica pertanto di porre a suo carico due terzi dei costi del processo, con obbligo di rifondere alla controparte un’equa indennità per il dispendio di tempo dedicato alla stesura delle osservazioni (Rep. 1990 pag. 213). Il dispositivo sulle spese di prima sede va modificato di conseguenza.