Decision ID: a15fca92-ec9f-586c-92f5-8c26886fc2c3
Year: 2003
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: civil_law

in fatto:
che con sentenza del 21 giugno 1994 il Tribunale comunale di Boljevac (Repubblica Federale di Iugoslavia, ora Serbia-Montenegro) ha sciolto per divorzio il matrimonio contratto a Boljevac il 6 marzo 1984 da _ e _, entrambi cittadini serbi;
che con istanza del 18 agosto 2003 _ ha chiesto di riconoscere e di dichiarare esecutiva tale sentenza in Svizzera;
che il 25 agosto 2003 il giudice delegato di questa Camera ha convocato le parti al contraddittorio del 30 settembre successivo, ordinando la comparizione personale del convenuto e invitando l'istante a completare la traduzione della sentenza da delibare;
che l'istante ha dato seguito all'invito, producendo il 2 settembre 2003 la traduzione inerente al passaggio in giudicato della sentenza (in cirillico);
che al contraddittorio del 30 settembre 2003 l'istante ha confermato la propria richiesta di delibazione, cui il convenuto ha aderito;
che le parti hanno rinunciato a un dibattimento finale;
che nulla osta pertanto all'emanazione del giudizio;
e considerando

in diritto:
che la Camera civile di appello è competente per riconoscere e dichiarare esecutive nel Cantone Ticino, secondo le norme del diritto internazionale privato (art. 29 LDIP), le sentenze civili emanate all'estero (art. 511 cpv. 1 CPC);
che la relativa istanza è trattata nelle forme della procedura contenziosa di camera di consiglio (art. 511 cpv. 2 con rinvio agli art. 361 segg. CPC);
che le sentenze straniere in materia di divorzio o separazione sono riconosciute in Svizzera, a norma dell'art. 65 LDIP, se sono pronunciate o vengono riconosciute nello Stato di domicilio, di dimora abituale o di origine di uno dei coniugi (cpv. 1), riservata l'ipotesi – estranea alla fattispecie – in cui la sentenza sia stata emessa in uno Stato di cui nessuno dei coniugi o soltanto il coniuge attore sia cittadino (cpv. 2);
che accanto all'art. 65 LDIP si applicherebbero – ove fossero più favorevoli al riconoscimento della sentenza – le convenzioni multilaterali o bilaterali ratificate dalla Svizzera, a cominciare da quella dell'Aia sul riconoscimento dei divorzi e delle separazioni, del 1° giugno 1970 (RS 0.211.212.3), nessuna delle quali però è stata firmata dalla Repubblica Federale di Iugoslavia (ora Serbia-Montenegro);
che, ad ogni modo, la sentenza in esame è stata pronunciata nello Stato di origine di entrambe le parti, sicché la competenza del tribunale estero era data già a norma dell'art. 65 cpv. 1 LDIP;
che, ciò premesso, rimangono da verificare gli altri requisiti della delibazione, ovvero il passaggio in giudicato della sentenza estera e il rispetto dell'ordine pubblico svizzero, sostanziale e processuale (art. 29 lett. b, 27 cpv. 1 e 27 cpv. 2 LDIP);
che nel caso specifico la sentenza di divorzio ha acquisito carattere definitivo (“la decisione è valida”) il 21 giugno 1994, giorno della sua emanazione, come risulta dalla stampiglia apposta dallo stesso Tribunale comunale di Boljevac sulla prima pagina del giudizio prodotto dall'istante dinanzi a questa Camera;
che nemmeno il convenuto, del resto, muove obiezioni al proposito;
che la sentenza in questione non appare contraria all'ordine pubblico sostanziale svizzero, sebbene il tribunale serbo si sia limitato a sciogliere il matrimonio senza nulla disporre in merito alla liquidazione del regime dei beni o ad altre conseguenze del divorzio;
che potrebbe lasciare perplessi invece il rispetto dell'ordine pubblico processuale svizzero, non tanto per la motivazione laconica del pronunciato, quanto per il modo in cui la decisione è stata emessa;
che l'art. 29 cpv. 1 lett. c LDIP non impedisce invero il riconoscimento di sentenze contumaciali (nell'accezione dell'art. 27 cpv. 1 lett. c LDIP), come quella in rassegna, alla condizione però che il convenuto abbia avuto l'effettiva possibilità di costituirsi in giudizio (I CCA, sentenza inc. 10.2002.8 del 2 ottobre 2002, consid. 4 segg.);
che nella fattispecie l'istante aveva promosso azione di divorzio definendo il convenuto “senza dimora nota, ma residente in Svizzera, dove lavora” (sentenza, pag. 1 in alto), sicché il tribunale aveva proceduto in assenza del convenuto, designando a quest'ultimo un difensore d'ufficio nella persona di un'impiegata del Centro delle opere sociali di Boljevac;
che l'ignota dimora del convenuto in Svizzera era in realtà ben poco verosimile, ove appena si pensi che qualche anno dopo, il 10 maggio 2000, l'istante ha regolarmente citato _ davanti al Pretore del Distretto di Lugano, sezione 6, per ottenere l'integrazione della sentenza serba in merito alle conseguenze del divorzio (inc. OA.2000.281, terminato per convenzione omologata il 20 novembre 2002);
che, comunque sia, al contraddittorio del 30 settembre 2003 davanti al giudice delegato di questa Camera il convenuto ha dichiarato espressamente di non sollevare contestazioni circa la sua convocazione nelle forme degli assenti da parte del Tribunale comunale di Boljevac;
che nelle circostanze descritte non può farsi questione di contrarietà all'ordine pubblico processuale svizzero, mentre per quanto riguarda le conseguenze del divorzio il convenuto ha potuto pienamente salvaguardare i suoi diritti davanti al Pretore del Distretto di Lugano;
che, per finire, l'istanza dell'interessata può essere accolta;
che gli oneri processuali del giudizio attuale vanno addebitati all'istante, il convenuto non essendosi opposto alla delibazione (necessaria – come detto – in ossequio all'art. 511 cpv. 1 CPC) e non potendosi dunque reputare “soccombente” (giusta l'art. 148 cpv. 1 CPC), riservata se mai all'istante la possibilità di ricuperare metà dei costi in virtù della clausola n. 4 della convenzione omologata dal Pretore del Distretto di Lugano;
che per motivi analoghi non è possibile attribuire ripetibili;
vista sulle spese anche la tariffa giudiziaria,