Decision ID: b7044136-c8a3-47aa-91a8-1963f4fdd37c
Year: 2022
Language: it
Court: CH_BVGE
Chamber: CH_BVGE_001
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: 

Fatti:
A.
La A._, con sede a X._, ha per scopo sociale segnatamente
« [...] (...) [...] ». Detta società (di seguito: contribuente) è iscritta dal
18 febbraio 2000 quale contribuente IVA presso l’Amministrazione federale
delle contribuzioni (AFC). Per i periodi fiscali controllati, essa ha allestito i
rendiconti secondo il metodo effettivo in base alle controprestazioni
ricevute.
B.
B.a Nei mesi di luglio e agosto 2013, l’AFC ha eseguito un controllo fiscale
presso la contribuente, in particolare per i periodi fiscali dal 1° gennaio
2008 al 31 dicembre 2009. In tale occasione, essa ha riscontrato delle
irregolarità, tra l’altro degli incassi non dichiarati nei rendiconti trimestrali,
sicché il 25 settembre 2013 l’AFC ha emesso nei confronti della
contribuente l’avviso di tassazione n. 286'766 nel quale ha cifrato la rettifica
d’imposta per detti periodi fiscali a 7'794 franchi, oltre accessori.
B.b Il 4 ottobre 2013, la contribuente ha chiesto la rettifica del succitato
avviso di tassazione. Il 3 novembre 2016, essa ha poi inoltrato della
documentazione atta, a suo avviso, a dimostrare di avere effettuato in
Germania l’attività che avrebbe generato gli incassi non dichiarati nei
rendiconti trimestrali.
B.c Con decisione dell’11 luglio 2017, l’AFC ha confermato la rettifica
fiscale del succitato avviso di tassazione, ritenendo che la documentazione
inviata dalla contribuente non era atta a dimostrare che i ricavi siano frutto
di operazioni eseguite all’estero non imponibili all’IVA.
B.d Avverso la predetta decisione, la contribuente – per il tramite della sua
rappresentante – ha inoltrato reclamo 8 settembre 2017 dinanzi all’AFC,
postulandone in sostanza l’annullamento. Essa ha ribadito di avere fornito
le prestazioni alla base della rettifica in Germania, producendo vari
documenti a comprova delle sue allegazioni.
B.e Con decisione su reclamo del 19 novembre 2020, l’AFC ha respinto il
predetto reclamo e posto a carico della contribuente l’importo di 7'794 fran-
chi a titolo di IVA, oltre accessori, da lei dovuta per i periodi fiscali dal
1° gennaio 2008 al 31 dicembre 2009. In sostanza, l’AFC ha ritenuto nuo-
vamente le prove fornite dalla ricorrente come non idonee a comprovare
che le prestazioni alla base della rettifica sono state invero da lei fornite in
Germania.
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Pagina 3
C.
C.a Avverso la predetta decisione su reclamo, la contribuente (di seguito:
ricorrente o società ricorrente) – per il tramite della sua rappresentante –
ha inoltrato ricorso 24 dicembre 2020 dinanzi al Tribunale amministrativo
federale, postulandone in sostanza l’annullamento. Per gli stessi motivi
adotti dinanzi all’AFC (di seguito: autorità inferiore), essa ha chiesto che
venga riconosciuto che le prestazioni oggetto della ripresa fiscale sono
state effettuate all’estero, sicché non è tenuta a pagare l’importo di
7'794 franchi a titolo di IVA, oltre accessori. A comprova delle sue
allegazioni, essa ha prodotto vari documenti, in gran parte già prodotti
dinanzi all’autorità inferiore.
C.b Con risposta 16 febbraio 2021, l’autorità inferiore si è essenzialmente
riconfermata nella propria decisione, postulando la reiezione del ricorso.
D.
Ulteriori fatti e argomentazioni verranno ripresi, per quanto necessario, nei
considerandi in diritto del presente giudizio.

Diritto:
1.
1.1 Giusta l’art. 31 LTAF, il Tribunale amministrativo federale giudica i
ricorsi contro le decisioni ai sensi dell’art. 5 PA. In particolare, le decisioni
pronunciate su reclamo dall’AFC in materia IVA possono essere impugnate
dinanzi al Tribunale amministrativo federale (cfr. art. 33 lett. d LTAF; art. 83
cpv. 1 della legge federale del 12 giugno 2009 concernente l’imposta sul
valore aggiunto [LIVA, RS 641.20]). Il Tribunale è dunque competente per
dirimere la presente vertenza. Fatta eccezione per quanto prescritto
direttamente dalla LTAF come pure da eventuali normative speciali, la
procedura dinanzi al Tribunale è retta dalla PA (cfr. art. 37 LTAF; art. 2
cpv. 4 PA; art. 81 cpv. 1 LIVA). Nell’ambito delle procedure in materia IVA,
non si applica l’art. 2 cpv. 1 PA (cfr. art. 81 cpv. 1 LIVA).
1.2 Pacifica è poi la legittimazione a ricorrere della società ricorrente,
essendo la stessa destinataria della decisione qui impugnata e avendo un
interesse al suo annullamento (art. 48 PA). Il ricorso è inoltre stato
interposto tempestivamente (art. 20 segg., art. 50 PA), nel rispetto delle
esigenze di forma e di contenuto previste dalla legge (art. 52 PA). Il ricorso
è pertanto ricevibile in ordine e va esaminato nel merito.
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2.
2.1 Con ricorso al Tribunale amministrativo federale possono essere
invocati la violazione del diritto federale, compreso l’eccesso o l’abuso del
potere di apprezzamento (cfr. art. 49 lett. a PA), l’accertamento inesatto o
incompleto di fatti giuridicamente rilevanti (cfr. art. 49 lett. b PA) nonché
l’inadeguatezza (cfr. art. 49 lett. c PA; cfr. MOSER/BEUSCH/KNEUBÜHLER,
Prozessieren vor dem Bundesverwaltungsgericht, 2a ed. 2013, n. 2.149).
2.2 Il Tribunale amministrativo federale non è vincolato né dai motivi addotti
(cfr. art. 62 cpv. 4 PA), né dalle considerazioni giuridiche della decisione
impugnata, né dalle argomentazioni delle parti (cfr. DTF 142 V 551 con-
sid. 5; 141 V 234 consid. 1; DTAF 2007/41 consid. 2; MOOR/POLTIER, Droit
administratif, vol. II, 3a ed. 2011, no. 2.2.6.5, pag. 300). I principi della
massima inquisitoria e dell’applicazione d’ufficio del diritto sono tuttavia
limitati: l’autorità competente procede difatti spontaneamente a constata-
zioni complementari o esamina altri punti di diritto solo se dalle censure
sollevate o dagli atti risultino indizi in tal senso (cfr. DTF 141 V 234 con-
sid. 1 con rinvii; 122 V 157 consid. 1a; 121 V 204 consid. 6c; DTAF 2007/27
consid. 3.3). Secondo il principio di articolazione delle censure (« Rüge-
prinzip ») l’autorità di ricorso non è tenuta a esaminare le censure che non
appaiono evidenti o non possono dedursi facilmente dalla constatazione e
presentazione dei fatti, non essendo a sufficienza sostanziate (cfr. DTF 141
V 234 consid. 1; MOSER/BEUSCH/KNEUBÜHLER, op. cit., n. 1.55). Il principio
inquisitorio non è quindi assoluto, atteso che la sua portata è limitata dal
dovere delle parti di collaborare all’istruzione della causa (cfr. DTF 143 II
425 consid. 5.1; 140 I 285 consid. 6.3.1; 128 II 139 consid. 2b). Il dovere
processuale di collaborazione concernente in particolare il ricorrente che
interpone un ricorso al Tribunale nel proprio interesse, comprende, in
particolare, l’obbligo di portare le prove necessarie, d’informare il giudice
sulla fattispecie e di motivare la propria richiesta, ritenuto che in caso
contrario arrischierebbe di dover sopportare le conseguenze della carenza
di prove (cfr. art. 52 PA; cfr. DTF 140 I 285 consid. 6.3.1; 119 III 70 con-
sid. 1; MOOR/POLTIER, op. cit., no. 2.2.6.3, pag. 293 e segg.).
2.3 Allorquando l’autorità reputa come chiare le circostanze di fatto e che
le prove assunte le abbiano permesso di formarsi una propria convinzione,
essa emana la propria decisione. In tale ipotesi, se procedendo in modo
non arbitrario ad un apprezzamento anticipato delle prove proposte, è con-
vinta che le stesse non potrebbero condurla a modificare la sua opinione,
essa può porre un termine all’istruzione (cfr. DTF 133 II 384 consid. 4.2.3
con rinvii; [tra le tante] sentenze del TAF A-2888/2016 del 16 giugno 2017
consid. 3.2 con rinvii; A-5070/2013 del 9 dicembre 2014 consid. 2.3.1 con
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rinvii; MOSER/BEUSCH/KNEUBÜHLER, op. cit., n. 3.144). Tale modo di proce-
dere non è contrario al diritto di essere sentito garantito dall’art. 29 cpv. 2
Cost. (cfr. DTF 144 II 427 consid. 3.1.3; 141 I 60 consid. 3.3; [tra le tante]
sentenze del TAF A-5842/2020 del 31 marzo 2021 consid. 2.3;
A-2176/2020 del 20 gennaio 2021 consid. 2.3 con rinvii).
Se al contrario, l’autorità di ricorso rimane nell’incertezza dopo aver
provveduto alle investigazioni richieste dalle circostanze, essa applicherà
le regole sulla ripartizione dell’onere probatorio. In tale contesto, e a difetto
di disposizioni speciali in materia, il giudice s’ispirerà all’art. 8 CC, in virtù
del quale chi vuol dedurre il suo diritto da una circostanza di fatto da lui
asserita, deve fornirne la prova. Detto in altre parole, incombe all’am-
ministrato il compito di stabilire i fatti che sono di natura a procurargli un
vantaggio e all’amministrazione di dimostrare l’esistenza di quelli che as-
soggettano ad un obbligo in suo favore. L’assenza di prove va a scapito
della parte che intendeva trarre un diritto da una circostanza di fatto non
provata. Inoltre la sola allegazione non basta (cfr. [tra le tante] sentenza del
TAF A-6182/2012 del 27 agosto 2013 consid. 2.3.2 con rinvii). Il principio
inquisitorio non ha alcuna influenza sulla ripartizione dell’onere probatorio,
poiché interviene ad un stadio anteriore (cfr. [tra le tante] sentenza del TAF
A-5842/2020 del 31 marzo 2021 consid. 2.3 con rinvii).
Applicate al diritto fiscale, tali regole presuppongono che l’amministrazione
fiscale sopporti l’onere della prova delle circostanze di fatto che determi-
nano l’imposizione o l’importo dell’imposta dovuto, ovvero i fatti che fonda-
no o aumentano l’imposizione, mentre l’assoggettato di quelle che diminui-
scono o azzerano l’imposizione, ovvero i fatti che l’esonerano o riducono
l’importo d’imposta dovuto (cfr. DTF 133 II 153 consid. 4.3; sentenze del
TF 2C_814/2010 del 23 settembre 2011 consid. 5.4; [tra le tante] sentenze
del TAF A-2176/2020 del 20 gennaio 2021 consid. 2.3 con rinvii;
A-5070/2013 del 9 dicembre 2014 consid. 2.3.3 con rinvii). Se le prove
raccolte dall’autorità forniscono sufficienti indizi dell’esistenza di elementi
imponibili, spetta poi di nuovo al contribuente stabilire l’esattezza delle sue
affermazioni e sostenere l’onere della prova del fatto che giustifica la sua
esenzione (cfr. DTF 133 II 153 consid. 4.3; [tra le tante] sentenza del TAF
A-2888/2016 del 16 giugno 2017 consid. 3.2 con rinvii). Tuttavia, ciò si
applica solo se risulta impossibile, nell’ambito della massima inquisitoria e
in applicazione del principio del libero apprezzamento delle prove, stabilire
i fatti corrispondenti con un grado di verosimiglianza sufficiente alla realtà
(cfr. DTF 139 V 176 consid. 5.2; [tra le tante] sentenze del TAF
A-5842/2020 del 31 marzo 2021 consid. 2.3; A-2176/2020 del 20 gennaio
2021 consid. 2.3 con rinvii).
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3.
La LIVA è entrata in vigore il 1° gennaio 2010. Fatto salvo l’art. 113 LIVA,
le disposizioni del diritto anteriore e le loro prescrizioni d’esecuzione
rimangono ancora applicabili a tutti i fatti e i rapporti di diritto sorti durante
la loro validità (art. 112 cpv. 1 LIVA). Nella misura in cui la fattispecie in
esame concerne i periodi fiscali dal 1° gennaio 2008 al 31 dicembre 2009
(dal 1° trimestre 2008 al 4° trimestre 2009), alla stessa risulta dunque
applicabile materialmente l’allora vigente legge federale del 2 settembre
1999 concernente l’imposta sul valore aggiunto (vLIVA, RU 2000 1300 con
modifiche successive), entrata in vigore il 1° gennaio 2001 (cfr. art. 91
cpv. 1 vLIVA; decreto del Consiglio federale [DCF] del 29 marzo 2000, RU
2000 1344; cfr. [tra le tante] sentenza del TAF A-3677/2016 del 6 agosto
2018 consid. 1.2.1 con rinvii), nonché l’ordinanza del 29 marzo 2000
relativa alla legge federale concernente l’imposta sul valore aggiunto
(vOLIVA, RU 2000 1347 con modifiche successive).
Riguardo invece alla procedura, fatto salvo l’art. 91 LIVA, il nuovo diritto
procedurale – tra cui rientrano segnatamente gli artt. 82 e 83 LIVA – è
applicabile a tutti i procedimenti pendenti al momento dell’entrata in vigore
della LIVA (cfr. art. 113 cpv. 3 LIVA; circa l’interpretazione restrittiva di detta
disposizione, cfr. sentenze del TAF A-6986/2008 del 3 giugno 2010 con-
sid. 1.2; A-1113/2009 del 24 febbraio 2010 consid. 1.3). In merito all’ap-
prezzamento delle prove, l’art. 81 cpv. 3 LIVA non entra in considerazione
qualora il diritto materiale anteriore rimanga applicabile (cfr. [tra le tante]
sentenza del TAF A-3677/2016 del 6 agosto 2018 consid. 1.2.1 con rinvii).
4.
In concreto, oggetto del litigio è la ripresa fiscale di 7'794 franchi, oltre
accessori, operata dall’autorità inferiore nei confronti della società ricor-
rente per degli incassi relativi a delle operazioni da lei effettuate, ma non
dichiarate nei rendiconti trimestrali per l’imposizione all’IVA svizzera, nei
periodi fiscali dal 1° gennaio 2008 al 31 dicembre 2009. In estrema sintesi,
l’autorità inferiore ha ritenuto che, in assenza della prova secondo cui tali
operazioni sarebbero state eseguite all’estero, esse andrebbero conside-
rate come effettuate in Svizzera e dunque imposte all’IVA svizzera. Tale
ripresa fiscale è qui recisamente contestata dalla società ricorrente che
sostiene che le predette operazioni sarebbero invero state interamente
eseguite all’estero, come risultante dalle prove da lei prodotte, sicché non
sarebbero soggette all’IVA svizzera.
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Ciò premesso, prima di pronunciarsi al riguardo (cfr. consid. 5 del presente
giudizio), qui di seguito verranno richiamati i principi applicabile alla
presente fattispecie (cfr. considd. 4.1-4.7 del presente giudizio).
4.1 Giusta l’art. 5 vLIVA soggiacciono all’IVA le operazioni eseguite da
contribuenti, purché non siano espressamente escluse dall’IVA ai sensi
dell’art. 18 vLIVA (recte esentate in senso improprio), quali le forniture di
beni e le prestazioni di servizi effettuate a titolo oneroso sul territorio
svizzero, il consumo proprio e l’ottenimento di prestazioni di servizi da
imprese con sede all’estero (cfr. [tra le tante] sentenza del TAF
A-3677/2016 del 6 agosto 2018 consid. 3.1 con rinvii).
Secondo l’art. 6 vLIVA, vi è fornitura di un bene quando viene trasferito il
potere di disporne economicamente in nome proprio (cpv. 1). Vi è parimenti
fornitura quanto un bene sul quale sono stati eseguiti lavori è consegnato,
anche se non è stato modificato, ma semplicemente esaminato, verificato,
regolato, controllato nel suo funzionamento o sottoposto a un qualsiasi
altro trattamento o quando un bene è messo a disposizione per l’uso o il
godimento (cpv. 2). Secondo l’art. 7 vLIVA, si considera prestazione di
servizi ogni prestazione che non costituisce fornitura di un bene.
4.2 Eccetto per quel che concerne il consumo proprio, un’operazione è
imponibile sul territorio svizzero unicamente se è effettuata a titolo oneroso.
Il carattere oneroso di un’operazione ha dunque un’importanza primor-
diale. Per costante giurisprudenza un’operazione ha carattere oneroso, (1)
qualora i partecipanti all’operazione siano in un rapporto di fornitore (o
prestatore) e d’acquirente (o destinatario), (2) la prestazione è fornita in
cambio di una controprestazione e (3) sussiste un legame economico
diretto tra la prestazione e la controprestazione (cfr. [tra le tante] sentenza
del TAF A-3677/2016 del 6 agosto 2018 consid. 3.2 con rinvii; MOL-
LARD/OBERSON/TISSOT BENEDETTO, Traité TVA, 2009, pag. 214 n. 165).
4.3 In ogni caso, un’operazione soggiace all’IVA svizzera unicamente se è
localizzata sul territorio svizzero ai sensi dell’art. 5 vLIVA. A tal proposito,
la legislazione in materia IVA opera una distinzione per quanto concerne il
luogo della fornitura di un bene (cfr. art. 13 vLIVA) e il luogo della presta-
zione di servizi (cfr. art. 14 vLIVA).
4.3.1 Giusta l’art. 13 vLIVA, è considerato luogo della fornitura di beni
quello (lett. a) in cui si trova il bene al momento del trasferimento del potere
di disporne economicamente, della consegna o della messa a disposizione
per l’uso o il godimento; (lett. b) quello dal quale inizia il trasporto o la
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spedizione del bene a destinazione dell’acquirente o, su suo ordine, a
destinazione di un terzo.
L’art. 13 lett. a vLIVA tratta quindi del luogo quando il trasferimento del
potere di disporre economicamente avviene direttamente tra l’acquirente e
il fornitore, mentre l’art. 13 lett. b vLIVA, determinante per la fornitura è un
trasportatore per la prestazione o la spedizione del bene a destinazione
dell’acquirente. Questa disposizione fissa il luogo della fornitura nel luogo
in cui inizia il trasporto o la spedizione dell’acquirente. In questo caso, il
luogo in cui inizia il trasporto prevale sul luogo di ricezione del bene così
come per esempio sul luogo di fatturazione. Infatti, sebbene la fattura
rivesti una grande importanza per l’esistenza dell’operazione, la fattura non
ha alcuna incidenza per la localizzazione della fornitura di beni (cfr. [tra le
tante] sentenza del TAF A-6692/2012 del 23 luglio 2014 consid. 4.1.2 con
rinvii; MOLLARD/OBERSON/TISSOT BENEDETTO, op. cit., pag. 205 n. 129
segg.).
4.3.2 Giusta l’art. 14 cpv. 1 vLIVA, fatti salvi i cpv. 2 e 3, si considera luogo
della prestazione di servizi il luogo in cui il prestatore ha la sede della sua
attività economica o uno stabilimento d’impresa a partire dai quali la
prestazione di servizi viene effettuata, oppure, in assenza di simili sede o
stabilimento, il suo domicilio o il luogo dal quale svolge la sua attività.
4.4 Ora, la non imposizione all’IVA svizzera di un’operazione è ammessa
unicamente se è dimostrato che la sua realizzazione si situa all’estero.
Nella misura in cui l’onere della prova degli elementi che riducono o
azzerano l’obbligo fiscale è a carico del contribuente (cfr. consid. 2.3 del
presente giudizio), spetta dunque a quest’ultimo dimostrare l’esportazione
o la realizzazione all’estero di un’operazione. La prova dell’esportazione di
beni e prestazioni di servizi soggiace ad esigenze particolarmente rigorose,
poiché in generale non è possibile effettuare un controllo presso il
destinatario, dal momento che costui si trova all’estero. Per questo motivo,
non è tenuto conto di documenti non contemporanei alle operazioni in
oggetto (cfr. DTF 133 II 153 consid. 7.2; sentenza del TF 2C_614/2007 del
17 marzo 2008 consid. 3.4; sentenza del TAF A-6927/2013 del 26 maggio
2015 consid. 4.4.3 con rinvii). Sotto l’egida della vLIVA, la prova circa la
localizzazione di un’operazione all’estero sottostà alle condizioni restrittive
dell’art. 20 vLIVA. L’art. 20 vLIVA essendo una norma di diritto materiale,
l’art. 81 cpv. 3 LIVA entrato in vigore il 1° gennaio 2010, che prevede ora il
libero apprezzamento delle prove per cui la prova non deve rivestire una
forma particolare, non è pertanto applicabile a fattispecie realizzatosi sotto
l’egida della vLIVA (cfr. sentenza del TAF A-6927/2013 del 26 maggio 2015
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consid. 4.4.2 con rinvii; parimenti consid. 3 del presente giudizio). Giusta
l’art. 20 cpv. 1 vLIVA, l’esportazione di beni comporta l’esenzione fiscale
soltanto se è ufficialmente comprovata dall’autorità doganale. Nel caso di
prestazioni di servizi effettuate all’estero, il diritto all’esenzione deve essere
comprovato con documenti contabili e giustificativi.
4.5
4.5.1 In ambito IVA, la dichiarazione e il pagamento dell’imposta avvengo-
no secondo il principio dell’autotassazione (cfr. art. 46 vLIVA), il quale
implica che il contribuente è tenuto a dichiarare spontaneamente l’imposta
e l’imposta precedente all’AFC. In virtù di detto principio, spetta altresì al
contribuente constatare il proprio assoggettamento, determinare la base
dell’imposizione, calcolare e versare in seguito l’imposta dovuta per un
determinato periodo di rendiconto nel termine prescritto dalla legge
(cfr. art. 47 cpv. 1 vLIVA). Egli stabilisce l’importo del credito fiscale ed è
quindi il solo responsabile del completo ed esatto assoggettamento delle
sue operazioni imponibili e del calcolo corretto dell’imposta precedente. La
tassazione è considerata conclusa, quando il contribuente consegna
all’AFC il rendiconto IVA debitamente compilato (cfr. [tra le tante] sentenza
del TAF A-5061/2014 del 26 ottobre 2015 consid. 5.2 con rinvii;
RIVIER/ROCHAT PAUCHARD, Droit fiscal suisse, la taxe sur la valeur ajoutée,
2000, pag. 167; MOLLARD/OBERSON/TISSOT BENEDETTO, op. cit., pag. 650
n. 203). Il contribuente deve peraltro indicare coscienziosamente all’AFC
tutti i fatti che possono essere di qualche rilevanza per l’accertamento
dell’assoggettamento o per il calcolo dell’imposta (cfr. art. 57 cpv. 1 vLIVA).
In virtù del suo obbligo d’informare il contribuente, l’AFC ha redatto delle
istruzioni all’attenzione di quest’ultimo ai sensi dell’art. 52 vLIVA, nella
forma di direttive, di circolari e opuscoli informativi. In virtù del principio
dell’autotassazione, le conseguenze delle scelte operate da un contri-
buente in ambito IVA sono reputate come a lui note. Egli non può appellarsi
all’ignoranza delle istruzioni emanate dall’AFC o del fatto che quest’ultima
non ha attirato la sua attenzione su un punto preciso ivi figurante (cfr. [tra
le tante] sentenza del TAF A-5061/2014 del 26 ottobre 2015 consid. 5.2;
RIVIER/ROCHAT PAUCHARD, op. cit., pag. 11 e pag. 167).
4.5.2 Tra gli obblighi spettanti a ogni contribuente vi è in particolare quello
della tenuta della contabilità (cfr. sentenze del TF 2A.552/2006 del 1° feb-
braio 2007 consid. 3.1; 2A.109/2005 del 10 marzo 2006 consid. 2.1 segg.;
[tra le tante] sentenza del TAF A-5061/2014 del 26 ottobre 2015 consid. 5.3
con rinvii). Giusta l’art. 58 cpv. 1 vLIVA, il contribuente deve tenere i suoi
libri di commercio in modo da consentire di constatare facilmente e con
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sicurezza i fatti importanti per determinare l’assoggettamento come pure
per il calcolo dell’imposta e delle imposte precedenti deducibili. L’art. 58
cpv. 2 vLIVA precisa che il contribuente deve conservare regolarmente i
suoi libri di commercio, i giustificativi, le carte d’affari ed altre registrazioni
finché il credito fiscale a cui si riferiscono detti documenti non è ancora
prescritto. Tra i documenti che devono essere conservati vanno menzionati
le ordinazioni, le fatture (fatture dei fornitori e copie delle fatture ai clienti),
i contratti di compravendita, i giustificativi di pagamento, le dichiarazioni
d’esportazione, i certificati d’importazione, ecc. (cfr. [tra le tante] sentenza
del TAF A-5061/2014 del 26 ottobre 2015 consid. 5.3 con rinvii;
MOLLARD/OBERSON/TISSOT BENEDETTO, op. cit., pag. 825 n. 80).
4.6 Il sistema di rendiconto, secondo il quale il contribuente dichiara l’IVA
all’AFC, è regolamentato dall’art. 44 vLIVA. Di norma il rendiconto è alle-
stito secondo le controprestazioni convenute (cfr. art. 44 cpv. 1 vLIVA),
ovvero secondo la fatturazione (cfr. MOLLARD/OBERSON/TISSOT BENEDET-
TO, op. cit., pag. 794 n. 361). L’AFC può autorizzare il contribuente che lo
richiede ad allestire il rendiconto secondo le controprestazioni ricevute –
ovvero secondo gli incassi (cfr. MOLLARD/OBERSON/TISSOT BENEDETTO,
op. cit., pag. 794 n. 364) – se per ragioni inerenti alla sua contabilità questo
sistema gli è più semplice. Essa ne stabilisce le condizioni in modo tale da
non arrecare né vantaggi né svantaggi al contribuente (cfr. art. 44 cpv. 4
vLIVA). Secondo questo sistema di rendiconto, la controprestazione
convenuta tra le parti viene contabilizzata al momento in cui la fattura
emessa dal prestatore per la prestazione da lui fornita viene incassata
(cfr. sentenza del TAF A-648/2009 del 15 dicembre 2011 considd. 3.1-3.2;
RIVIER/ROCHAT PAUCHARD, op. cit., pagg. 157-158).
5.
5.1 Stabiliti i principi applicabili alla presente fattispecie, il Tribunale
osserva che, nella decisione impugnata, l’autorità inferiore ha in sostanza
indicato di aver riscontrato, per gli anni 2008-2009, nella contabilità della
ricorrente degli incassi non dichiarati nei rendiconti trimestrali. Detti incassi,
a dire della ricorrente, non sarebbero stati imposti all’IVA, in quanto
risulterebbero da prestazioni (lavori di carrozzeria) non imponibili poiché
effettuate sul territorio estero, in Germania. Ritenendo tali allegazioni come
non corroborate dalla ricorrente dai relativi giustificativi, l’autorità inferiore
ha proceduto alla conferma della ripresa d’IVA di 7'794 franchi, oltre
accessori, per le seguenti operazioni registrate nella contabilità generale
2008-2009 della ricorrente (cfr. atto n. 1a dell’incarto prodotto dall’autorità
inferiore [di seguito: inc. AFC]) ed elencate nell’allegato all’avviso di
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tassazione n. 286'766 del 25 settembre 2013 (cfr. atto n. 1e dell’inc. AFC),
qui suddivise per praticità in due gruppi:
a) registrazioni contabili relative alla cifra d’affari non dichiarata:
 28.02.2008 al conto n. 6100 « Ricavi da forniture e prestazioni » con la
descrizione « C._ (senza IVA) », per l’importo di 9'100 franchi;
 27.11.2008 al conto n. 6100 « Ricavi da forniture e prestazioni » con la
descrizione « D._ (senza IVA) », per l’importo di 1'939 franchi;
b) registrazioni contabili relative alla cifra d’affari non imposta all’IVA:
 31.12.2008 di cui due registrazioni contabili al conto n. 6001 « Ricavi da
lavoro » con la descrizione « Incassi lavori in Germania » per gli importi di
73'445 franchi e 11'995 franchi;
 08.05.2009 al conto n. 6002 « Altri ricavi » con la descrizione « Ricavi 2008
grandine », per l’importo di 10'000 franchi.
In tale contesto, il Tribunale rileva preliminarmente che la società ricorrente
è segnatamente attiva nell’ambito della gestione di una carrozzeria, la
riparazione, l’acquisto e la vendita di autoveicoli, l’acquisto e la vendita di
pezzi di ricambio (cfr. relativo estratto del registro di commercio). Le
operazioni di cui sopra riguardano essenzialmente dei « lavori di carroz-
zeria ». In quanto tali, di principio esse costituiscono delle forniture di beni
ai sensi dell’art. 6 cpv. 2 lett. a vLIVA (cfr. consid. 4.1 del presente giudizio),
per le quali la localizzazione è dunque disciplinata dall’art. 13 vLIVA
(cfr. consid. 4.3.1 del presente giudizio). La prova secondo cui detti lavori
di carrozzeria sarebbero stati effettuati all’estero soggiace alle esigenze di
cui all’art. 20 vLIVA (cfr. consid. 4.4 del presente giudizio). A mente del
Tribunale, nella misura in cui non si tratta propriamente di beni trasportati
all’estero, bensì – secondo quanto indicato dalla ricorrente – di lavori di
carrozzeria, rispettivamente di riparazione grandine, effettuati all’estero,
una prova fornita dalle autorità doganali tenuto conto della natura della
prestazione non appare qui fattibile ed esigibile. In tali circostanze parti-
colari, come del resto ritenuto dalla stessa autorità inferiore, risulta più
idoneo esigere dalla ricorrente la prova documentaria (segnatamente
documenti contabili e giustificativi), come per le prestazioni di servizi. Ciò
posto, si ricorda altresì che l’onere probatorio secondo cui tali operazioni
sarebbero state effettuate all’estero ai sensi dell’art. 20 vLIVA è a carico
della ricorrente (cfr. considd. 2.3 e 4.4 del presente giudizio), a cui incombe
peraltro il dovere di tenere correttamente la propria contabilità e di
conservare i giustificativi a comprova delle proprie registrazioni contabili ai
sensi dell’art. 58 vLIVA (cfr. consid. 4.5.2 del presente giudizio).
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Ciò premesso, nello specifico, per il Tribunale si tratta essenzialmente di
esaminare se le prove fornite dalla ricorrente dinanzi all’autorità inferiore,
rispettivamente in questa sede, sono idonee o meno a comprovare che
invero le operazioni oggetto della ripresa fiscale dell’autorità inferiore sono
invero state effettuate all’estero, e meglio in Germania, come sostenuto
dalla ricorrente nel proprio ricorso. A tal fine, per maggiore chiarezza, qui
di seguito il Tribunale analizzerà separatamente le operazioni di cui alla
lett. a (cfr. consid. 5.2 del presente giudizio) e le operazioni di cui alla lett. b
(cfr. consid. 5.3 del presente giudizio) citate poc’anzi.
5.2
5.2.1 Per quanto concerne le prime operazioni di cui alla lett. a, l’autorità
inferiore ha indicato di disporre di una copia di due fatture dalle quali
risulterebbe che non solo entrambi i relativi destinatari hanno sede in
Svizzera – ovvero C._ (fattura del 19 febbraio 2008) e D._
(fattura del 21 ottobre 2008) – ma anche che su entrambe le fatture
figurerebbe la dicitura IVA 7.6% con il relativo importo. In tali circostanze,
l’autorità inferiore ha ritenuto che il luogo della fornitura delle prestazioni –
e meglio dei lavori di carrozzeria – si trova in Svizzera, per cui dette
prestazioni soggiacerebbero all’IVA svizzera. Inoltre sulla fattura indirizzata
alla D._ vi sarebbero la dicitura « IVA 7.6% fr. 147.40 » e l’aggiunta
a mano « dedotto IVA (sconto cliente) » (cfr. decisione impugnata,
consid. 8.1).
5.2.2 A tal proposito, il Tribunale rileva come le conclusioni dell’autorità
inferiore trovino riscontro negli atti dell’incarto, e meglio dalla contabilità
della società ricorrente (cfr. atto n. 1a dell’inc. AFC) e dalle due citate fattu-
re del 19 febbraio 2008 e del 21 ottobre 2008 (cfr. atto n. 1b dell’inc. AFC).
In tali circostanze, si può ritenere che le operazioni di cui alle fatture del
19 febbraio 2008 e del 21 ottobre 2008 intestate a due società con sede in
Svizzera sono chiaramente ubicabili in Svizzera. In quanto tali, dette
operazioni andavano pertanto dichiarate dalla ricorrente e conseguen-
temente assoggettate all’IVA. Ora, nessun documento prodotto dalla
ricorrente dinanzi all’autorità inferiore e in questa sede permette di ritenere
il contrario e di mettere in discussione tali conclusioni, sicché vi è luogo di
qui confermarle. Su questo punto, il ricorso va pertanto respinto.
5.3
5.3.1 Per quanto concerne invece le operazioni di cui alla lett. b, l’autorità
inferiore ha ritenuto che nessun documento prodotto dalla ricorrente
sarebbe tale da fare ritenere che le stesse siano invero state effettuate
all’estero, e meglio in Germania. Dinanzi all’autorità inferiore, la ricorrente
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ha sostenuto che si tratterebbero di operazioni realizzate all’estero sotto
forma di riparazioni per grandine, erogate dal signor E._ che
lavorerebbe per la ditta F._ di Y._. Essa ha indicato diversi
luoghi delle prestazioni in Germania ed allegato un articolo di giornale in
cui viene spiegato il lavoro svolto dal signor E._. Su invito
dell’autorità inferiore a produrre i relativi giustificativi mancanti, con e-mail
del 22 agosto 2013, la ricorrente ha trasmesso sette fatture indirizzate alla
ditta F._ di Y._ (e meglio: n. 08/0707 del 4 luglio 2008,
n. 08/0707 del 4 luglio 2008, n. 08/7010 del 5 agosto 2008, n. 08/0711 del
6 agosto 2008, n. 08/0712 del 9 agosto 2008, n. 08/7013 del 14 agosto
2008 e n. 08/0714 del 1° settembre 2008) e un estratto conto della Banca
G._ al 31 dicembre 2008 in cui figurerebbero accrediti da parte
della ditta F._ riconducibili a tre delle sette fatture presentate
(n. 08/7070, 08/7010 e 08/0713; cfr. decisione impugnata, consid. 8.1).
Al riguardo, l’autorità inferiore ha rilevato che dalla scheda contabile « 6001
Ricavi da lavori » della ricorrente per l’anno 2008 risulterebbero con la
dicitura « Incassi lavori in Germania » gli importi di 73'445 franchi e di
11'995 franchi oggetto della rettifica contestata. Essa ha ritenuto che da
tale scheda risulterebbe che tali importi sono stati incassati in contanti
poiché contabilizzati quali cassa a ricavi. In tale contesto, essa ha ritenuto
che le fatture e l’estratto conto prodotti dalla ricorrente non erano di alcun
sostegno alle sue affermazioni poiché non sarebbero riconducibili agli
importi incassati in contanti non dichiarati e non troverebbero riscontro
nella contabilità. Lo stesso varrebbe per l’importo di 10'000 franchi conta-
bilizzato quali « Ricavi 2008 grandine » nella scheda contabile « 6002 Altri
ricavi » della ricorrente per l’anno 2009. L’autorità inferiore ha altresì
ritenuto che, benché nell’estratto conto bancario figurerebbero le date di
alcune fatture presentate dalla ricorrente, non sarebbe tuttavia possibile
evincere quando la ricorrente abbia incassato sulla cassa, quindi in con-
tanti, gli importi oggetto della rettifica d’imposta. Poiché la ricorrente avreb-
be allestito i rendiconti secondo le controprestazioni ricevute (cfr. con-
sid. 4.7 del presente giudizio), questi incassi andavano quindi dichiarati al
momento dell’incasso e la contabilità andava allestita secondo il movi-
mento finanziario per poter giustificare contabilmente l’incasso. In assenza
di un nesso tra i documenti prodotti dalla ricorrente e gli importi non
dichiarati, l’autorità inferiore ha poi ritenuto che l’articolo di giornale
« Blechkünstler gegen Hagelschäden » prodotto dalla ricorrente e le
richieste di audizione dei testi non le sarebbero di alcun aiuto, poiché oltre
a non essere contemporanei ai fatti si limiterebbero a ribadire che il signor
E._ ha lavorato in Germania, senza tuttavia dimostrare che la cifra
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d’affari oggetto della rettifica sia effettivamente frutto di operazioni svolte
all’estero (cfr. decisione impugnata, consid. 8.1).
5.3.2 A tal proposito, il Tribunale osserva come anche in questo caso le
conclusioni dell’autorità inferiore trovino riscontro negli atti dell’incarto.
Come giustamente rilevato dall’autorità inferiore, agli atti difettano i docu-
menti giustificativi a comprova delle registrazioni contabili relative alle
operazioni di cui alla lett. b e i documenti prodotti dalla ricorrente non sono
idonei a comprovare le sue allegazioni. Più nel dettaglio, tra le sette fatture
intestate alla ditta F._ di Y._ (cfr. allegati all’atto n. 1d
dell’inc. AFC), l’estratto conto della banca G._ al 31 dicembre 2008
(cfr. allegato all’atto n. 2 dell’inc. AFC) presentati dalla ricorrente dinanzi
all’autorità inferiore e gli importi non dichiarati registrati nella contabilità
della ricorrente (cfr. atto n. 1a dell’inc. AFC) non è ravvisabile alcun nesso
di causalità. In effetti, da un confronto tra gli importi menzionati nelle fatture
prodotte dalla ricorrente e gli importi menzionati nelle registrazioni contabili,
non vi è alcuna corrispondenza. Detto in altri termini, le fatture prodotte
dalla ricorrente non sono idonee a comprovare che le registrazioni contabili
sono afferenti a delle operazioni effettuate all’estero, e meglio in Germania.
L’estratto conto della banca G._ non gli è poi di alcun aiuto,
considerato come dalle registrazioni contabili relative alle operazioni di cui
alla lett. b risulta che i ricavi sono stati incassati a contanti. In tale contesto,
come giustamente ritenuto dall’autorità inferiore, gli articoli di giornale e le
diverse testimonianze proposte dalla ricorrente (cfr. allegati all’atto n. 6
dell’inc. AFC) non sono qui sufficienti a comprovare che le operazioni di cui
alla lett. b sono state fornite in Germania, in quanto – oltre a non essere
contemporanee ai fatti – esse potrebbero semmai unicamente dimostrare
che il signor E._, uno dei suoi dipendenti, avrebbe lavorato in
Germania, ma non di certo che le operazioni di cui alla lett. b siano state
effettuate all’estero. Analogo discorso vale per le ricevute degli alberghi,
dei ristoranti e dei rifornimenti di carburante intestate al signor E._
e le stesse dichiarazioni scritte del signor E._ (cfr. allegati all’atto
n. 4 dell’inc. AFC), come pure l’indicazione da parte della ricorrente dei vari
Garage presso i quali il signor E._ avrebbe lavorato in Germania
(cfr. atto n. 6 dell’inc. AFC).
Ora, in questa sede, a comprova della localizzazione delle operazioni
all’estero, la ricorrente ha essenzialmente prodotto la medesima documen-
tazione già prodotta dinanzi all’autorità inferiore, che, come detto, non è
sufficiente a dimostrare le sue allegazioni. Le ulteriori testimonianze propo-
ste, così come la nuova dichiarazione del 22 dicembre 2020 del garage
H._ allegata al ricorso, oltre a non essere contemporanee ai fatti,
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possono semmai solo dimostrare che il signor E._ ha lavorato in
Germania, ma non ancora che le operazioni di cui alla lett. b sono state
effettuate all’estero. In tali circostanze, procedendo ad un apprezzamento
anticipato delle prove, il Tribunale non intravvede alcun valido motivo per
ordinare l’audizione dei testi segnalati dalla ricorrente in questa sede, tali
prove non essendo idonee a comprovare le sue allegazioni (cfr. circa
l’apprezzamento anticipato delle prove, consid. 2.3 del presente giudizio).
Analogo discorso vale per l’articolo di giornale allegato al ricorso che, a dire
della ricorrente, sarebbe apparso in Germania nel periodo delle presta-
zioni, emesso dal garage I._ per conto della ditta F._, dove
verrebbe spiegato il lavoro del signor E._. Tale articolo di giornale
non è infatti idoneo a comprovare che proprio le operazioni di cui alla lett. b
sarebbero state effettuate all’estero.
Alla luce di quanto precede, si deve dunque ritenere che la ricorrente non
è stata in grado di dimostrare che le operazioni di cui alla lett. b sono state
invero effettuate all’estero, e meglio in Germania. In assenza nei necessari
giustificativi, si deve dunque ritenere tali operazioni come ubicate in
Svizzera e dunque soggette all’IVA svizzera. Di conseguenza, il ricorso va
respinto anche su questo punto.
5.4 In definitiva, si deve concludere che la società ricorrente non è stata in
grado di dimostrare dinanzi al Tribunale che le operazioni elencate alle
lett. a e b al consid. 5.1 del presente giudizio e oggetto della ripresa fiscale
dell’autorità inferiore, sono state effettuate all’estero, e meglio in Germania.
Le prove addotte dalla ricorrente non sono infatti idonee a comprovare che
le registrazioni contabili afferenti alle cifre d’affari da lei non imposte all’IVA,
si riferiscono invero ad operazioni effettuate all’estero. Tali prove possono
semmai unicamente dimostrare che un suo dipendente ha lavorato in
Germania. In tali circostanze, si deve ritenere che è a giusto titolo che
l’autorità inferiore ha assoggettato tali operazioni all’IVA, procedendo nei
confronti della ricorrente alla ripresa fiscale di 7'794 franchi, oltre accessori.
Ciò posto, nella misura in cui i crediti d’imposta per i periodi fiscali 2008-
2009 non risultano poi ancora prescritti (cfr. art. 49 vLIVA; cfr. [per i dettagli
circa la prescrizione] sentenze del TAF A-1336/2020 del 12 ottobre 2021
consid. 10.2.1; A-3044/2009 del 21 dicembre 2011 consid. 2.1), vi è
dunque luogo di confermare la predetta ripresa fiscale. Ne consegue che il
ricorso della ricorrente va qui integralmente respinto.
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6.
In considerazione dell’esito della lite, giusta l’art. 63 cpv. 1 PA, le spese
processuali sono poste a carico della società ricorrente qui parte integral-
mente soccombente (cfr. art. 1 segg. del regolamento del 21 febbraio 2008
sulle tasse e sulle spese ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale ammini-
strativo federale [TS-TAF, RS 173.320.2]). Nella fattispecie esse sono
stabilite in 1'700 franchi (cfr. art. 4 TS-TAF). Alla crescita in giudicato del
presente giudizio, detto importo verrà detratto interamente dall’anticipo
spese di 1'700 franchi da lei versato a suo tempo. Non vi sono poi i presup-
posti per l’assegnazione alla ricorrente di un’indennità a titolo di spese
ripetibili (cfr. 64 cpv. 1 PA a contrario, rispettivamente art. 7 cpv. 1 TS-TAF
a contrario).
(il dispositivo è indicato alla pagina seguente)
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