Decision ID: 530c713b-18cf-5d25-afc8-9a94699c97ef
Year: 2020
Language: it
Court: CH_BVGE
Chamber: CH_BVGE_001
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: 

Visto:
la domanda di asilo presentata in Svizzera dagli interessati il 6 giugno
2020,
i rilevamenti dei dati personali che si sono svolti il 12 giugno 2020,
i riscontri dattiscolopici attestanti un’entrata illegale in Croazia dei ricorrenti
avvenuta il 17 settembre 2019 (di seguito: SEM),
i verbali dei colloqui personali di A._ e B._ ai sensi dell’art.
5 del Regolamento (UE) n. 604/2013 del Parlamento europeo e del Consi-
glio del 26 giugno 2013 che stabilisce i criteri e i meccanismi di determina-
zione dello Stato membro competente per l’esame di una domanda di pro-
tezione internazionale presentata in uno degli Stati membri da un cittadino
di un paese terzo o da un apolide (rifusione) (Gazzetta ufficiale dell’Unione
europea [GU] L 180/31 del 29.06.2013; di seguito: Regolamento Dublino
III), che hanno avuto luogo il 17 giugno 2020,
le domande di presa in carico dei richiedenti presentate il 18 giugno 2020
dalla Segreteria di Stato della migrazione (di seguito: SEM) all’attenzione
delle autorità croate preposte in applicazione dell’art. 13 par. 1 Regola-
mento Dublino III,
le dichiarazioni di accettazione del trasferimento emesse dalle autorità
croate il 17 agosto 2020,
la richiesta di delucidazioni sullo stato della procedura e la contestuale do-
manda a sapere quando gli interessati sarebbero stati convocati per un’au-
dizione trasmessa il 24 agosto 2020 all’autorità inferiore da codesto patro-
cinatore,
la decisione della SEM del 31 agosto 2020 (notificata il 1° settembre 2020),
mediante la quale detta Segreteria non è entrata nel merito della domanda
d’asilo ai sensi dell’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi ed ha pronunciato l’allonta-
namento dei richiedenti l’asilo verso la Croazia,
il ricorso del 7 settembre 2020 (cfr. timbro del plico raccomandato; data
d’entrata: 8 settembre 2020) inoltrato dinanzi al Tribunale amministrativo
federale (di seguito: il Tribunale) contro la menzionata decisione e per il cui
tramite gli interessati hanno preliminarmente richiesto la restituzione
dell’effetto sospensivo previa dichiarazione di ricevibilità nonché la fissa-
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zione di un congruo termine per produrre della documentazione e deposi-
tare delle osservazioni complementari; in via principale di voler accogliere
il gravame riformando la decisione avversata nel senso della trattazione
nazionale della domanda d’asilo; sussidiariamente di annullare la predetta
e di retrocedere gli atti all’autorità inferiore per ulteriore istruzione e l’emis-
sione di una nuova decisione,
la documentazione ad essa allegato, e meglio, la fotografia di una scher-
mata Windows nella quale figurano delle presunte carte di legittimazione
emesse in favore dei richiedenti il 9 settembre 2019 dal Centro temporaneo
di ricezione dell’Organizzazione internazionale per le migrazioni (di seguito
OIM) di Borici, sito nella Bosnia occidentale,
l’incarto elettronico dell’autorità inferiore, del quale il Tribunale ha preso
integralmente conoscenza,
le misure volte alla sospensione dell’allontanamento in via supercautelare
dell’allontanamento ordinate dal Tribunale il 9 settembre 2020,

e considerato:
che le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla
LTF, in quanto la LAsi non preveda altrimenti (art. 6 LAsi),
che presentato tempestivamente (art. 108 cpv. 3 LAsi) contro una deci-
sione in materia di asilo della SEM (art. 6 e 105 LAsi; art. 31‒33 LTAF), il
ricorso è di principio ammissibile sotto il profilo degli art. 5, 48 cpv. 1 lett. a‒
c e art. 52 PA,
che occorre pertanto entrare nel merito del gravame,
che nei procedimenti su ricorso è determinante la lingua della decisione
impugnata (art. 33a cpv. 2 PA, applicabile per rimando dell’art. 6 LAsi e
dell’art. 37 LTAF),
che con ricorso al Tribunale possono essere invocati la violazione del diritto
federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti giuridicamente rile-
vanti (art. 106 cpv. 1 LAsi),
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che il Tribunale non è vincolato né dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4 PA), né
dalle considerazioni giuridiche della decisione impugnata, né dalle argo-
mentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2),
che i ricorsi manifestamente fondati sono decisi dal giudice in qualità di
giudice unico, con l’approvazione di un secondo giudice (art. 111 lett. e
LAsi) e la decisione è motivata soltanto sommariamente (art. 111a cpv. 2
LAsi),
che ai sensi dell’art. 111a cpv. 1 si rinuncia allo scambio di scritti,
che, giusta l’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi, di norma non si entra nel merito di
una domanda di asilo se il richiedente può partire alla volta di uno Stato
terzo cui compete, in virtù di un trattato internazionale, l’esecuzione della
procedura di asilo e allontanamento,
che, prima di applicare la precitata disposizione, la SEM esamina la com-
petenza relativa al trattamento di una domanda di asilo secondo i criteri
previsti dal Regolamento Dublino III,
che, se in base a questo esame è individuato un altro Stato quale respon-
sabile per l’esame della domanda di asilo, la SEM pronuncia la non entrata
nel merito previa accettazione, espressa o tacita, di presa a carico del ri-
chiedente l’asilo da parte dello Stato in questione (cfr. DTAF 2017 VI/5 con-
sid. 6.2),
che in specie la SEM ha considerato competente la Croazia per l’esame
della domanda d’asilo degli insorgenti,
che nel ricorso è in primo luogo censurata tale competenza; che i ricorrenti
avrebbero invero trovato rifugio nel Centro temporaneo di ricezione dell’Or-
ganizzazione internazionale per le migrazioni di Borici (Bosnia ed Erzego-
vina) sin dal 9 settembre 2019 e si sarebbero diretti in Svizzera a partire
da tale luogo; che sarebbero stati respinti dalle autorità Croate oltre un
anno orsono; che dipoi, le informazioni fornite alla Croazia nel contesto
della domanda di riammissione sarebbero incomplete visto che il loro re-
spingimento ed il soggiorno in Bosnia ed Erzegovina non sarebbero stati
menzionati correttamente; che conto tenuto della durata della permanenza
in tale Paese, che non è parte del sistema Dublino, in assenza di nuove
prove di attraversamento del confine con la Croazia i ricorrenti non potreb-
bero esservi rinviati,
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che, ai sensi dell’art. 3 par. 1 Regolamento Dublino III, la domanda di pro-
tezione internazionale è esaminata da un solo Stato membro, ossia quello
individuato in base ai criteri enunciati al capo III (art. 7–15),
che nel caso di una procedura di presa in carico (inglese: take charge) ogni
criterio per la determinazione dello Stato membro competente – enumerato
al capo III – è applicabile solo se, nella gerarchia dei criteri elencati all’art. 7
par. 1 Regolamento Dublino III, quello precedente previsto dal Regola-
mento non trova applicazione nella fattispecie (principio della gerarchia dei
criteri),
che la determinazione dello Stato membro competente avviene sulla base
della situazione esistente al momento in cui il richiedente ha presentato
domanda di protezione internazionale (art. 7 par. 2 Regolamento Dublino
III),
che, contrariamente, nel caso di una procedura di ripresa in carico (inglese:
take back), di principio non viene effettuato un nuovo esame di determina-
zione dello stato membro competente secondo il capo III (cfr. DTAF
2017 VI/5 consid. 6.2 e 8.2.1),
che così, nell’ambito di una procedura di presa in carico, il richiedente
l’asilo può censurare l’errata applicazione di tutte le disposizioni del rego-
lamento Dublino III che concorrono alla determinazione dello Stato compe-
tente e ciò anche nel caso in cui lo Stato membro richiesto abbia dato il
proprio assenso all’ammissione (cfr. DTAF 2017 VI/9 consid. 5.1–5.2; por-
tata precisata dalla sentenza F-1499/2018 del 25 novembre 2019, consid.
6.4.1.3),
che ai sensi dell’art. 13 par. 1 Regolamento Dublino III, quando è accertato,
sulla base degli elementi di prova e delle circostanze indiziarie di cui all’ar-
ticolo 22, paragrafo 3 del medesimo, che il richiedente ha varcato illegal-
mente, per via terrestre, marittima o aerea, in provenienza da un paese
terzo, la frontiera di uno Stato membro, lo Stato membro in questione è
competente per l’esame della domanda di protezione internazionale; che
detta responsabilità cessa 12 mesi dopo la data di attraversamento clan-
destino della frontiera,
che tuttavia, detta competenza decade se lo Stato richiesto può stabilire
che l’interessato si è allontanato dal territorio degli Stati membri per almeno
tre mesi, sempre che l’interessato non sia titolare di un titolo di soggiorno
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in corso di validità rilasciato dallo Stato membro competente (art. 19 par. 2
Regolamento Dublino III),
che in concreto, le investigazioni effettuate dalla SEM hanno rivelato, dopo
consultazione dell’unità centrale del sistema europeo «EURODAC», che
gli insorgenti, e meglio, A._ e B._, sono stati interpellati dalle
autorità croate il 17 settembre 2019 presso Donji Lapac,
che sentiti al riguardo nel corso dei sopracitati colloqui Dublino, essi hanno
affermato di essere giunti in Bosnia ed Erzegovina dalla Turchia, Paese nel
quale avrebbero soggiornato per circa otto mesi facendo vari tentavi di pe-
netrare in territorio comunitario via la Croazia, salvo venir registrati in una
sola occasione, proprio a settembre del 2019,
che ciò non di meno, né nel corso della procedura di prima istanza né con-
testualmente al ricorso, gli insorgenti hanno saputo rendere verosimile di
essersi allontanati dal territorio degli Stati membri per almeno tre mesi, at-
teso che le presunte carte di legittimazione dell’IOM, di cui è stata prodotta
una fotografia peraltro a valore probatorio estremamente ridotto, risultano
antecedenti alla registrazione dattiloscopica del 17 settembre 2019 (sul
grado della prova e gli elementi che possono essere considerati si veda la
sentenza del Tribunale E-7196/2017 del 19 marzo 2018
consid. 4),
che nella presente disamina la questione dell’eventuale permanenza in Bo-
snia ed Erzegovina per più di tre mesi è d’altro canto priva di rilevanza
rispetto alla competenza, atteso che B._, nel colloquio Dublino cui
è stata sottoposta, ha espressamente affermato che lei ed i famigliari qui
ricorrenti sarebbero nuovamente transitati illegalmente dalla Croazia prima
di raggiungere la Svizzera nel giugno del 2020, cosa rende di principio nuo-
vamente opponibile il criterio di cui all’art. 13 par. 1 Regolamento Dublino
III,
che le informazioni fornite dalla SEM alle autorità croate nel contesto della
domanda di ammissione ossequiano inoltre i criteri prescritti dalla giurispru-
denza (cfr. sentenza del Tribunale E-2532/2016 del 28 aprile 2016, con
riferimenti e FILZWIESER/SPRUNG, Dublin III-Verordnung, Das Europäische
Asylzuständingkeitsystem, Vienna 2014, pag. 178 -180) e la richiesta è
stata regolarmente presentata nei termini fissati all’art. 21 par. 1 Regola-
mento Dublino III ed accolta senza riserve dalle autorità croate,
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che la competenza della Croazia per la trattazione della domanda d’asilo
degli interessati è dunque di principio data,
che su tali presupposti, la presentazione di nuovi mezzi di prova finalizzati
ad attestare la permanenza degli insorgenti in Bosnia ed Erzegovina non
risulterebbe ad ogni modo decisiva,
che nel ricorso il patrocinatore degli insorgenti fa oltremodo presente che
le autorità croate avrebbero direttamente espulso i ricorrenti verso la Bo-
snia ed Erzegovina al fine di impedire loro di depositare una domanda
d’asilo; che la Croazia non avrebbe fornito alcuna garanzia quanto alla loro
presa a carico; che le organizzazioni umanitarie avrebbero messo seria-
mente in causa tale paese, accusandolo di maltrattamenti nei confronti dei
richiedenti l’asilo, i quali verrebbero espulsi in condizioni inumane e degra-
danti proprio verso la Bosnia ed Erzegovina; che gli insorgenti rientrereb-
bero in tale casistica; che il loro vissuto susciterebbe forti inquietudini,
conto tenuto del fatto che le forze dell’ordine del paese balcanico siano
giunte sino a torturare i migranti, cosa che avrebbe anche fatto sì che la
Corte Edu domandasse chiarimenti al riguardo; che in questo senso, un
rinvio degli insorgenti configurerebbe senz’altro una violazione degli art. 3
e 8 CEDU mettendo altresì a rischio l’interesse superiore dei fanciulli inclusi
nella procedura; che per di più, i ricorrenti non sarebbero stati sentiti né
invitati a produrre prove rispetto al loro respingimento forzato verso la Bo-
snia ed Erzegovina, di modo che, gli sarebbe stato negato ogni diritto di
partecipazione alla procedura; che anche gli aspetti di natura medica
avrebbero meritato maggiore attenzione,
che giusta l’art. 3 par. 2 Regolamento Dublino III, qualora sia impossibile
trasferire un richiedente verso lo Stato membro inizialmente designato
come competente in quanto si hanno fondati motivi di ritenere che sussi-
stano delle carenze sistemiche nella procedura di asilo e nelle condizioni
di accoglienza dei richiedenti, che implichino il rischio di un trattamento
inumano o degradante ai sensi dell’art. 4 della Carta dei diritti fondamentali
dell’Unione europea (GU C 364/1 del 18.12.2000, di seguito: CartaUE), lo
Stato membro che ha avviato la procedura di determinazione dello Stato
membro competente prosegue l’esame dei criteri di cui al capo III per veri-
ficare se un altro Stato membro possa essere designato come competente,
che inoltre, ai sensi dell’art. 29a cpv. 3 OAsi 1 (OAsi 1, RS 142.311), se
« motivi umanitari » lo giustificano la SEM può entrare nel merito della do-
manda anche qualora giusta il Regolamento Dublino III un altro Stato sa-
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rebbe competente per il trattamento della domanda; che detta facoltà con-
cretizza la cosiddetta « clausola di sovranità » prevista dall’art. 17 par. 1
Regolamento Dublino III e secondo la quale in deroga ai criteri di compe-
tenza ciascuno Stato membro può decidere di esaminare una domanda di
protezione internazionale presentata da un cittadino di un paese terzo o da
un apolide, anche se tale esame non gli compete,
che qualora, invece, il trasferimento nel paese di destinazione contrav-
venga ad una disposizione imperativa del diritto internazionale, tra cui le
norme protettrici della CEDU, l’autorità inferiore è obbligata ad applicare la
clausola di sovranità e ad entrare nel merito della domanda d’asilo ed il
Tribunale dispone di potere di controllo al riguardo (cfr. DTAF 2015/9 con-
sid. 8.2.1),
che in linea di principio si presume che la Croazia rispetti gli obblighi che
le incombono in virtù del diritto internazionale, in particolare il principio di
non respingimento espressamente sancito dall’art. 33 della Convenzione
del 28 luglio 1951 sullo statuto dei rifugiati (Conv. rifugiati, RS 0.142.30),
nonché il divieto di maltrattamenti sancito dall’art. 3 della CEDU e dall’art.
3 della Convenzione del 10 dicembre 1984 contro la tortura ed altre pene
o trattamenti crudeli, inumani o degradanti (Conv. tortura, RS 0.105),
che tale presunzione può tuttavia essere validamente sovvertita allor-
quando sussistano fondati e comprovati motivi per ritenere che la persona
oggetto dell’ordine di trasferimento corra un rischio reale di subire un trat-
tamento contrari ai disposti citati (cfr. DTAF 2012/27 consid. 6.4),
che diversi organismi internazionali hanno recentemente segnalato il re-
spingimento nei Paesi vicini di richiedenti asilo entrati in Croazia senza che
la loro richiesta di protezione venisse esaminata dalle autorità preposte
(cfr. sentenza del Tribunale F-1890/2020 del 16 aprile 2020 consid. 4.2),
che su tali presupposti, il Tribunale, nella sentenza di riferimento E-
3078/2019 del 12 luglio 2019, ha sancito la necessità di esaminare in ma-
niera minuziosa ed individualizzata le domande delle persone che sono
transitate da tale Paese, segnatamente in presenza di indizi di respingi-
menti forzato « push-backs » alla frontiera con la Bosnia ed Erzegovina e
di impedimento a depositare una richiesta di protezione in Croazia, atteso
che una tale costellazione potrebbe comportare la violazione del principio
di non respingimento nonché un trattamento degradante ai sensi
dell’art. 3 CEDU,
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che il Tribunale ha altresì rilevato che la presenza di fanciulli in tenera età
nel nucleo famigliare impone un approfondimento ancor più puntuale di tali
aspetti (cfr. secondo il senso la sentenza E-4788/2019 del 25 settembre
2019),
che in concreto, nel corso dei colloqui Dublino, gli interessati hanno effetti-
vamente asserito di essere stati respinti dalle autorità croate per ben dodici
volte nonostante la presenza dei loro fanciulli e in un caso di essere stati
trattenuti per due giorni; che essi sarebbero stati identificati in una sola
occasione; che chiamati ad esprimersi sull’eventualità di essere trasferiti in
tale Paese, gli insorgenti hanno segnatamente affermato che le autorità
croate “non li avrebbero ascoltati mandandoli via” di “essere stati trattati
molto male” provando sofferenza,
che ciò non di meno, l’autorità inferiore non ha ritenuto opportuno istruire
ulteriormente la questione omettendo altresì di porre ai predetti qualsivo-
glia questione sulle modalità in cui si sarebbero svolti i respingimenti,
che nonostante l’espressa richiesta orientativa del loro patrocinatore di fi-
ducia, notificatosi già nel corso della procedura di prima istanza, la SEM
non ha inoltre svolto accertamenti o audizioni complementari,
che nella decisione avversata la questione a sapere come e quando i qui
ricorrenti siano stati respinti non viene del resto minimamente affrontata né
valutata,
che tale provvedimento, per quanto riguarda tale aspetto fa infatti unica-
mente riferimento a dei chiarimenti di ordine generale forniti dall’Amba-
sciata svizzera in Croazia che questo Tribunale ha già giudicato insuffi-
cienti nel contesto dell’analisi individualizzata prescritta dalla giurispru-
denza (cfr. sentenza del Tribunale F-661/2020),
che agendo di sorta, l’autorità inferiore ha così omesso di accertare in
modo completo i fatti giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 lett. b LAsi;
art. 49 lett. b PA; DTAF 2019 I/6 consid. 5.1 con rivii),
che il ricorso va dunque accolto, cosa che comporta l’annullamento della
decisione della SEM del 31 agosto 2020 e la restituzione degli atti all’auto-
rità inferiore affinché la stessa proceda con le misure istruttorie ai sensi dei
considerandi (art. 61 cpv. 1 PA) e provveda, se del caso, ad emanare una
nuova decisione rispettosa della presente sentenza,
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che per effetto della presente decisione finale, le richieste processuali ri-
sultano prive d’oggetto e saranno se del caso da riproporsi in sede di prima
istanza,
che visto l’esito della procedura non si prelevano spese processuali (art.
63 cpv. 1 seg. PA),
che la parte vincente ha diritto alle ripetibili per le spese necessarie
derivanti dalla causa (art. 64 PA; art. 7 cpv. 1 del regolamento sulle tasse
e sulle spese ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo
federale del 21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]; art. Art. 111ater
LAsi) e ciò anche in assenza di una richiesta formale in tal senso (cfr.
MOSER/BEUSCH/KNEUBÜHLER, Prozessieren vor dem
Bundesverwaltungsgericht, 2a ed. 2013, n. marg. 4.65),
che le parti che chiedono la rifusione di ripetibili devono presentare al TAF,
prima della pronuncia della decisione, una nota particolareggiata delle
spese ed il TAF fissa l’indennità dovuta alla parte sulla base di tale nota. In
difetto di tale nota il TAF fissa l’indennità sulla base degli atti di causa (cfr.
art. 14 TS-TAF),
che nella fattispecie, in difetto di una nota particolareggiata, l’indennità per
spese ripetibili è fissata d’ufficio dal Tribunale sulla base degli atti di causa
in CHF 550.– (disborsi e indennità supplementare in rapporto all’IVA com-
presi) (art. 14 cpv. 2 TS-TAF, art. 9 cpv. 1 lett. c TS-TAF, art. 7 TS-TAF),
che la pronuncia è definitiva,
(dispositivo alla pagina seguente)
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il Tribunale amministrativo federale pronuncia:
1.
Il ricorso è accolto. La decisione della SEM del 31 agosto 2020 è annullata
e gli atti di causa le sono ritrasmessi affinché abbia a procedere ai sensi
dei considerandi.
2.
Non si prelevano spese processuali.
3.
La SEM rifonderà ai ricorrenti un’indennità per spese ripetibili pari a CHF
550.–.
4.
Questa sentenza è comunicata ai ricorrenti, alla SEM e all’autorità canto-
nale competente.
Il giudice unico: Il cancelliere:
Daniele Cattaneo Lorenzo Rapelli