Decision ID: ff4c8c77-503d-5d96-8d44-25bae39b6c6a
Year: 2003
Language: it
Court: TI_PP
Chamber: TI_PP_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: penal_law

alla multa di fr. 2'000.-- con l'avvertenza che la stessa deve essere pagata entro 3 mesi ritenuto che in caso di mancato pagamento sarà commutata in arresto (art. 49 cfr. 3 CPS).
3.
Al pagamento della tassa di giustizia di fr. 200.-- e delle spese giudiziarie di fr. 300.--.
4.
La condanna verrà iscritta a casellario giudiziale e sarà cancellata trascorso il periodo fissato dall'art. 80 CPS, rispettivamente dall'art. 41 cifra 4 CPS.
vista l'opposizione interposta tempestivamente in data 6 dicembre 2002 dall'accusata;
indetto il dibattimento del 23 maggio 2003 al quale sono comparsi l’accusata personalmente, assistita dal difensore, Avv. _ _, _, come pure il Procuratore Pubblico Giuseppe Muschietti;
accertate le generalità dell'accusata, data lettura del decreto d'accusa, proceduto all'interrogatorio dell'accusata;
sentito il Procuratore Pubblico il quale ha chiesto la conferma della condanna proposta nel decreto d’accusa;
sentito il difensore, il quale ha chiesto l’assoluzione della prevenuta per il reato di circolazione in stato di ebrietà e la pedissequa riduzione della pena ad una mera sanzione pecuniaria, ammettendo, per il rimanente, l’esistenza degli ulteriori reati previsti nel decreto d’accusa;
sentito da ultimo l'accusata, la quale si rimette a quanto affermato dal suo difensore;
posti a giudizio i seguenti
quesiti
:
1.È _
_
colpevole di
1.1.
circolazione in stato di ebrietà
per avere, ad _ -_ il 21.08.2002,
condotto l'autovettura _ targata _ essendo in stato di
ubriachezza così come risulta dagli indizi concludenti in tal senso (vedi: bevande
alcoliche sorbite; alcolemia min. 0.47 - max. 1.72 grammi per mille; suo
comportamento successivo; dinamica degli incidenti sotto riportati; ecc.) malgrado
fosse già stata condannata nel 1995 per analogo reato (alcolemia: 1.70 grammi
per mille);
1.2.
ripetuta infrazione alle norme della circolazione
per avere, ad _ -_ il 21.08.2002, circolando nello stato psico-fisico
surriferito, negligentemente:
1.2.1 perso la padronanza di guida sbandando così sulla sua destra cozzando
conseguentemente contro dei paletti di delimitazione del campo stradale;
1.2.2 nell'eseguire una manovra di retromarcia urtato e danneggiato tre
autovetture ivi regolarmente posteggiate;
1.2.3 continuando la corsa, perso la padronanza di guida sbandando così sulla
sua sinistra cozzando dapprima contro un muretto di delimitazione per
posteggi e contro una siepe ivi esistenti;
1.3.
inosservanza dei doveri in caso d'infortunio
per avere, ad _ -_ il 21.08.2002
abbandonato il luogo degli incidenti surriferiti senza osservare i doveri impostigli
dalla legge, in specie senza avvisare immediatamente i danneggiati o avvertire
senza indugio la polizia;
2. In caso di risposta affermativa ai quesiti no. 1.1. e/o 1.2. e/o 1.3., se deve
essergli inflitta una pena, di che natura ed in che misura.
3. In caso di risposta affermativa al quesito no. 2, se deve essere concessa la
sospensione condizionale della pena e per quale lasso di tempo.
4.
In caso di risposta affermativa al quesito no. 2., se la condanna deve essere
iscritta a casellario giudiziale e cancellata trascorso il periodo fissato dall’art. 80
CPS, rispettivamente dall’art. 41 cfr. 4 CPS.
5.
In caso di risposta affermativa ai quesiti 1.1. e/o 1.2. e/o 1.3., se devono
essere accollate al condannato le tasse e le spese di giudizio e in quale misura.
letti ed esaminati gli atti;
ritenuto in fatto
A.
In data 20.08.2002, la prevenuta, unitamente al di lei marito, cenò verso le ore 19.00 presso il ristorante _ a _, ordinando segnatamente dei gamberoni e degli scampi, accompagnati da circa due bicchieri di vino rosé cadauno. Già in quel mentre, tra la coppia iniziava un diverbio che si è poi protratto, in particolare, a fare tempo dalle ore 23.00 di quello stesso giorno e sino alle prime ore del mattino seguente, in un vero e proprio crescendo di coinvolgimento emotivo, senza che per questo i coniugi, secondo la versione della prevenuta e confermata dal teste _, bevessero più alcunché d’alcolico. Causa del litigio, confermata pure dal marito in sede dibattimentale, sarebbe stata l’intima convinzione della moglie circa l’esistenza di una presunta relazione extraconiugale del proprio partner. Convinzione che si sarebbe ulteriormente rafforzata avendo questi proprio verso le ore 23.00 della stessa sera, una volta rientrati al loro domicilio di _ -_, ricevuto una misteriosa telefonata che la prevenuta ha interpretato quale prova apodittica del perpetrato tradimento maritale. A questo punto il diverbio si è trasformato in un vero e proprio litigio dalle fosche tinte, accentuato, per stessa ammissione della prevenuta (confermata dal teste _ al dibattimento) da una smisurata ed eccessiva gelosia muliebre. Durante il diverbio il marito ha più volte abbandonato l’abitazione coniugale, rientrandovi dopo qualche tempo. È in una di queste fasi di allontanamento che la prevenuta, a sua detta, sempre più agitata e sconvolta, tanto da uscire di casa a piedi nudi, avrebbe cercato mettendosi al volante della autovettura mercedes targata _ verso le ore 03.45 antimeridiane circa di inseguire il coniuge, sicura che questi si sarebbe nel frattempo incontrato con la presunta amante. Da qui tutta la dinamica delle infrazioni commesse dalla prevenuta alla Legge sulla circolazione stradale e relative ordinanze, chiaramente descritte e riportate nel rapporto di constatazione della Polizia cantonale, posto di _ del 3.10.2002, e ammesse nella loro totalità, anche in sede dibattimentale, dalla prevenuta, eccezion fatta per il reato di cui al pto. 1 del predetto decreto d’accusa di cui si dirà in seguito.
B.
In particolare, la prevenuta, dopo avere appunto lasciato, alla guida della vettura, la propria abitazione, sita in Via _, _o, e dopo essere scesa da Via _, raggiungeva il Viale _, dove proseguiva in direzione di _. Circolando su quest’ultima via, l’accusata si spostava repentinamente sulla destra della carreggiata e andava ad urtare diversi paletti che delimitavano la stessa, danneggiandoli. Nell’urto, è stato pure sradicato il blocco di cemento che sostiene i paletti. La prevenuta, malgrado quanto precede, ha seguitato a condurre il mezzo, intraprendendo la salita Via _, per svoltare quindi a sinistra, su Via _, dove, a causa della strada sbarrata per i lavori in corso, ella si è vista obbligata a retrocedere, effettuando a tale scopo svariate manovre. È proprio nell’eseguire tali manovre che l’accusata andava sciaguratamente (e maldestramente) ad urtare contro tre autovetture che si trovavano ivi parcheggiate, danneggiandole. La prevenuta dopo aver imboccato un vicolo cieco (_), ritornava sui suoi passi e ridiscendeva nuovamente su Via _, per poi svoltare a sinistra sino a raggiungere Via _ e salire, svoltando nuovamente a sinistra, sulla Via _, in direzione di Via _ o. È sulla Via _ che l’accusata si spostava questa volta sul limite sinistro della carreggiata danneggiando così un muretto di proprietà terzi e terminando, poco distante, la sua corsa ,contro la siepe di un’altra abitazione, la vettura avendo a questo punto definitivamente subito un danno totale.
C.
Causa di tutto quanto precede, a detta della prevenuta, un suo profondo stato di alterazione, cagionato dalla acuta gelosia, rabbia e tristezza scaturita dal precedente litigio col marito, cui si sarebbe susseguentemente cumulata, già con il primo episodio che l’ha vista protagonista (segnatamente il danneggiamento dei paletti che delimitano la carreggiata in viale _ ed il relativo sradicamento del blocco di cemento a sostegno), un’ulteriore tensione nervosa a seguito di un
transfer
emotivo di quest’ultima e relativo
alla reminiscenza di un altro incidente della circolazione di cui l’accusata già fu vittima (a dire il vero di sé stessa!) nel 1995 ( e per il quale ella venne condannata a 20 giorni di detenzione sospesi condizionalmente per un periodo di prova di tre anni a seguito di comprovata infrazione alle norme della circolazione, conducenti ebbri e contravvenzione sulla LF sugli stupefacenti!). L’accusata ha, per il rimanente, sempre dichiarato di non avere ingerito alcool prima di essersi messa alla guida, le infrazioni e contravvenzioni da lei commesse (ed ammesse) non dovendosi dunque addebitare a stato di ebrietà.
D.
A questo punto la prevenuta, impossibilitata a farlo con la vettura, ormai sconsolatamente inutilizzabile, decise di scendere dalla stessa (essendosi pure, nel gesto, sdrucita la gonna nella siepe dirimpetto) e di rientrare a casa a piedi, il domicilio distando solo poco più di 200 metri dal punto finale dell’incidente. Ella, a suo dire timorosa ed impaurita della possibile reazione (violenta?) del marito, si sarebbe nascosta in giardino, aspettando che questi, già rientrato (per l’ennesima volta) in casa, si allontanasse definitivamente dovendo egli proprio quel giorno partire per un viaggio d’affari all’estero. Il _ se ne sarebbe appunto andato definitivamente verso le ore 05.00 antimeridiane e, conseguentemente, una volta appurato con certezza che tutto risultasse davvero tranquillo, la prevenuta avrebbe fatto rientro a casa. Dove avrebbe cominciato, terrorizzata, a bere del cognac. In questo senso la prevenuta ha dichiarato fronte alle forze inquirenti di avere appunto bevuto in quell’occasione del cognac in ragione di tre bicchierini da 4 cl cadauno, per un totale complessivo dunque, per eccesso, di 12 cl. In sede dibattimentale, l’accusata ha però modificato la propria versione dei fatti, ricordando senza fallo di avere bevuto molto di più di quanto dichiarato alla polizia, segnatamente mezza bottiglia di cognac, per un totale complessivo di (almeno) 35 cl, quanto precede confortato, parzialmente, dalla escussione testimoniale di _ _, che ha riferito di avere visto la prevenuta, tra le ore 10.00 e le ore 11.15 del mattino del 21.08.2002, bere almeno quattro bicchierini colmi di cognac e di una capienza di 4,5 cl cadauno, per un totale complessivo d’alcool ingerito, solo in quel lasso di tempo, pari a 18 cl.
E.
È soltanto alle ore 14.15 del pomeriggio del 21.08.2002 che la prevenuta, accompagnata dalla figlia di prime nozze del marito, si presentava agli sportelli della polizia cantonale per dichiarare l’accaduto e spiegare la propria versione dei fatti circa l’intera dinamica dell’incidente, poiché, come spiegato dalla stessa nel verbale di interrogatorio di stessa data, ella, dopo avere bevuto del cognac, si sarebbe coricata verso le ore 07.00 antimeridiane, dichiarando inoltre in sede dibattimentale di non essere stata né fisicamente né mentalmente in grado di contattare gli agenti durante il corso della mattinata.

considerato in diritto
1.
Quo ai reati di ripetuta infrazione alle norme della circolazione e inosservanza dei doveri in caso di infortunio di cui ai pti. 2 e 3 del decreto di accusa, gli stessi sono stati manifestamente ammessi dalla prevenuta anche in sede dibattimentale. Certo, oggi come oggi
confessio regina probationis non est
, ma appare del tutto evidente, sia dal predetto rapporto di constatazione della polizia cantonale (dal quale si evince inequivocabilmente l’effettivo tragitto della vettura _ intestata alla prevenuta, ricostruito grazie alle forti tracce di olio rilasciate), sia dalla audizione del teste _ fronte alle forze inquirenti (che ha chiaramente osservato la manovra di retromarcia della predetta _ ed il conseguente urto ed il danneggiamento di tre autovetture ivi regolarmente posteggiate) sia da quanto riferito dal teste _ in sede dibattimentale (che ha confermato l’irreperibilità dell’accusata subito dopo l’infortunio) e dalla teste _ (che nella tarda mattinata, dopo gli avvenimenti, avrebbe consigliato, invano, l’accusata di volersi recare alla polizia) che i predetti reati sono senz’altro stati commessi in data 21 agosto 2002 in territorio di _ -_ da parte della qui prevenuta _ _, quanto precede in crassa violazione dei disposti di Legge di cui agli artt. 90 cfr. 1 in rel. con artt. 26 cpv. 1, 27 cpv. 1, 31 cpv. 1 e 2, 34 cpv. 1 e 4, 36 cpv. 4 LCS, e dagli artt. 2 cpv. 1 e 2, 3 cpv. 1, 7 cpv. 1 e 2, 17 cpv. 1 ONC e artt. 92 cpv. 1 in rel. con 51 cpv. 1 e 3 LCS.
2
.
Nodo gordiano è dunque, stante l’assenza di una prova apodittica in tal senso,
la questione a sapere circa l’avvenuta o meno circolazione da parte della
prevenuta in stato di ebrietà. Per l’art. 91 cpv. 1 LCS chi conduce un veicolo a
motore in stato di ebrietà è punito con la detenzione o con la multa. L’art. 2
cpv. 2 ONC ha fissato il limite irrefragabile a partire dal quale l’inabilità alla
guida è presunta allo 0,8 g
0/00
, limite ammesso indipendentemente da altre
prove e dal grado individuale di sopportabilità all’alcool. Per l’accertamento
dello stato di ebrietà, l’analisi del sangue è il sistema adatto d’indagine. Se,
contrariamente a quanto prevede l’art. 138 cpv. 2 OAC, tale analisi, benché
possibile, non è stata eseguita (o, per i più svariati motivi, non appare
fedefacente), l’inattitudine a condurre per influsso alcolico può essere allora
dimostrata con altri mezzi di prova quali, ad
esempio, il controllo con
l’etilometro, se il risultato appare univoco, o le dichiarazioni dei testi (DTF 127
IV 172 e segg.), o altro ancora.
3.
Concretamente, mancando una chiara dimostrazione peritale
(il relativo rapporto del laboratorio bioanalitico del 22.08.2002 che accertava
dei valori di alcoolemia di un minimo di 0,47 g/kg ed un massimo di 1,72 g/kg,
essendo stato redatto a troppe ore di distanza dagli accadimenti e sulla base
di dichiarazioni unilaterali della prevenuta, oltretutto manifestamente imprecise
anche alla luce della testimonianza di _ _ che ha confermato che la
prevenuta, già solo tra le ore 10.00 e le ore 11.15 antimeridiane del
21.08.2002, aveva decisamente ingurgitato una quantità di alcool superiore a
quella che il perito ha ritenuto essere stata ingerita dalla _ subito dopo
il momento critico e da questo cifrato in soli 1,2 g/kg pari a ca. tre bicchierini di
cognac), altri fattori devono pertanto giocoforza entrare in linea di conto ai fini
di giudizio.
4.
Malgrado la chiara presa di posizione dell’accusata che nega ogni addebito in
tal senso e che ha anzi persistito anche in sede dibattimentale nel contestare
di avere circolato in stato di ebrietà, lo scrivente Giudice accerta di contro che
_ _, al di là di qualsiasi ragionevole dubbio, ha circolato in data
21.08.2002 in territorio di _, alla guida dell’autovettura _ targata
_, in stato di ebrietà . Tale accertamento poggia sui seguenti
inequivocabili indizi senz’altro sufficientemente precisi e tali da consentire una
deduzione logica e rigorosa circa l’effettiva colpevolezza dell’accusata in tal
senso.
5.
Punto di partenza per determinare quanto precede è l’oggettiva constatazione
della dinamica e delle modalità degli incidenti commessi dall’accusata.
Già solo con una briciola di buonsenso, mal si comprende infatti
come la ‘scampagnata’ in esame della _, che, lo si ricordi, nel breve
volgere di circa un chilometro ha commesso ben cinque rilevanti
danneggiamenti per una media matematica di un danno ogni 200 metri lineari
(!), senza contare le infrazioni astratte, possa essere stata dettata da un mero
e non meglio precisato sentimento di rabbia e gelosia (tanto più
poiché facilmente allegato dalla prevenuta ma non minimamente suffragato da
alcun indizio oggettivo in un senso o nell’altro) e non fosse da addebitare
invece - accertata al momento dei fatti l’esclusione di uso da parte della
prevenuta di sostanze narcotiche e/o stupefacenti e/o di psicofarmaci, ed
accertata pure l’inesistenza di qualsivoglia stato di predisposizione nevrotica
e/o psicotica della stessa, ed escludendo pure stati di ipnosi, e/o particolari
specifici disturbi mentali e/o depressioni nervose - ad un (grave) stato di
ebrietà. Quanto precede oltre che essere basato su considerazioni di
esperienza generale relazionata all’ordinario andamento delle cose,
risulta essere manifestamente sottomurato dai considerandi a seguire.
6.
Innanzitutto va rilevato che in sede dibattimentale, la credibilità della prevenuta
è risultata essere parecchio vacillante, ciò che, a non averne dubbio, inficia,
già di per sé drasticamente la versione dei fatti da lei fornita, segnatamente il
suo continuo giurare e spergiurare di non avere toccato goccia d’alcool veruna
prima di essersi messa alla guida.
In primis
, la prevenuta, fronte alle forze inquirenti, ha sempre dichiarato (e
confermato) di essersi addormentata verso le ore 07.00 circa e di non essersi
più svegliata sino alle prime ore del pomeriggio del 21.08.2002, momento in
cui ella avrebbe finalmente deciso di recarsi alla polizia per dichiarare
l’accaduto, ciò che le era risultato impossibile prima considerato il suo predetto
repentino bisogno di riposo fisiologico. Versione, quest’ultima, completamente
stravolta in sede di udienza, poiché la prevenuta stessa ha ammesso di
essersi intrattenuta quel giorno per più di un’ ora al suo domicilio con l’amica
del cuore _ _, segnatamente dalle ore 10.00 alle ore 11.15 circa
antimeridiane (come esattamente confermato dalla _ stessa)!
In secundis
, la prevenuta ha dichiarato in sede dibattimentale di essere stata
incitata proprio dalla teste _, di volersi recare immediatamente alla polizia
per denunciare l’accaduto, ma invano, dacché l’accusata, stremata, si
sarebbe candidamente addormentata sul divano proprio fronte alla presenza
dell’ amica _ che se ne sarebbe di conseguenza andata lasciandola
dormire. In un secondo momento però, la stessa prevenuta ha dichiarato che
una volta riaccompagnata l’amica alla soglia, ella avrebbe poi seguitato ancora
a bere qualche bicchiere di cognac, quanto precede in crassa contraddizione
con la prima versione fornita (qualche minuto prima!).
In terzo luogo, la prevenuta ha dichiarato di avere, poiché agitata, chiamato
telefonicamente ella stessa la teste _ per invitarla a volere recarsi al suo
domicilio. La stessa teste _, però, la cui tesi è stata chiaramente
confermata dal teste _ all’udienza, ha dichiarato che fu il marito della
prevenuta, assente per lavoro, a chiamarla alle ore 09.00 antimeridiane per
pregarla di volersi recare presso l’abitazione _ di _ per valutare la
situazione e, in particolare, osservare le condizioni della moglie.
In quarto luogo, la ricorrente ha reiteratamente asserito anche in sede di
udienza di essere andata al momento dei fatti letteralmente ‘in tilt’,
segnatamente di essere stata molto agitata, terrorizzata, impanicata e di non
avere capito più nulla, ma, contemporaneamente, ricorda, di essersi sfilacciata
la gonna nel tentativo di uscire dalla vettura: reminiscenza, questa, che
avrebbe dell’incredibile se davvero la prevenuta si fosse ritrovata
nell’effettivo stato psico-fisico da lei asserito. Stato psico-fisico, quest’ultimo
che, nuovamente, non convince, alla luce del comportamento stesso
dell’accusata che in modo invero scaltro, preciso e premeditato, decise,
terminata la propria corsa, di nascondersi con perizia nel giardino di casa per
circa un’ora, senza fare il minimo rumore, per poi, con estrema prudenza e
cautela procedere alla ripresa della propria abitazione una volta
accertato che il marito era definitivamente partito. Troppo, per potere
onestamente pensare che tale tattica fosse stata pensata e messa in pratica
da una persona che, come dichiarato dall’accusata al dibattimento, non era
concretamente più in grado di capire nulla... In quinto luogo, e sempre in
riferimento all’asserito profondo stato di agitazione e panico della prevenuta,
non deve essere sottaciuto il fatto che la teste _,migliore amica della
_ e per questo sicuramente a conoscenza di tutte le sue sfaccettature
caratteriali, non appena entrata in casa della prevenuta quella fatidica mattina
alle ore 10.00 circa, vide la stessa seduta sul divano, in camicia da notte,
struccata, a piedi nudi, con una sigaretta ed un bicchiere di cognac in mano. A
detta della teste, non furono tanto il cognac e la sigaretta a sorprenderla e a
colpire in modo indelebile la sua immaginazione, quanto le condizioni estetiche
della prevenuta in quel mentre, alquanto trasandate. Nulla più. Nessun
accenno da parte della migliore amica della _ ad un eventuale stato
psico-fisico di quest’ultima eventualmente alterato o, comunque , fuori dalla
norma. Nessuna traccia di iperagitazione nella prevenuta, dunque, e questo a
sole cinque ore dagli accadimenti che qui ci occupano e questo contrariamente
a quanto sempre sostenuto dalla _ ... Strano... Strano davvero...
7.
Difficile dunque credere alle parole della prevenuta, viste le regolari e
sistematiche contraddizioni e bugie che l’hanno contraddistinta durante tutto il
corso della fase istruttoria e dibattimentale. Che la prevenuta abbia pertanto
dichiarato di non avere circolato in stato di ebrietà al momento dei predetti
incidenti, non può minimamente fare testo, la _ essendosi certamente
dimostrata, perlomeno per ciò che ne è del presente procedimento, persona
inaffidabile e dalla vacillante (recte: inesistente) credibilità.
8.
V’è di più. La tesi della prevenuta neppure può essere suffragata dalle
risultanze istruttorie. È pur vero infatti che il teste _ in sede
dibattimentale ha dichiarato che l’accusata durante tutto il corso del litigio non
avrebbe bevuto alcun tipo di bevanda alcolica. Tale asserzione non può però
fare testo e ciò non tanto alla luce del vincolo coniugale che lega il teste
all’accusata e, in quanto tale, potenziale fattore di scemata credibilità del teste
medesimo, quanto in considerazione del fatto che lo stesso marito non ha
comunque assistito all’intero svolgersi degli avvenimenti poiché nelle predette
occasioni in cui egli, adirato, si era assentato dall’abitazione, la moglie avrebbe
potuto benissimo bere e ciò a sua più totale insaputa. In questo senso, la
dichiarazione del teste _ non può pertanto minimamente sconfessare il
divergente sustrato indiziario qui sostenuto. Né possono fare altrimenti le
dichiarazioni della teste _, che alle ore 10.00 antimeridiane del fatidico
giorno ha sì visto l’accusata bere a più riprese del cognac ma non poteva però
essere in grado di sapere se essa non avesse bevuto in precedenza,
segnatamente prima di essersi messa alla guida della vettura.
9.
A mente di questo Giudice, e a scardinare letteralmente il castello di bugie
eretto dalla prevenuta, il fatto che la stessa abbia abbandonato i luoghi degli
incidenti e per svariate ore non abbia comunicato alla polizia quanto accaduto.
La circostanza, gravemente indiziante, se letta in relazione alla sua
dichiarata paura di quanto successo in occasione del predetto incidente del
1995, con riferimento pure alle pedisseque conseguenze amministrative
(revoca del permesso di circolazione), permette di concludere con la certezza
morale necessaria per potersi prolare un pronunciato di condanna, che _
_ abbia cioè bevuto prima dell’incidente e non solamente dopo. Se
fosse stata effettivamente sobria, ella non avrebbe, con ogni probabilità,
abbandonato il luogo dell’incidente. Invece, come da lei ammesso, la
prevenuta, malgrado i ripetuti incidenti, desiderava ad ogni costo rientrare a
casa sforzandosi comunque di seguitare a condurre la vettura (quasi si
volesse o dovesse nascondere qualcosa?). La sua fuga, e la relativa modalità
(cioè il tentativo di rientrare con la vettura, anziché a piedi !) è la miglior prova
della sua colpevolezza. Tanto più che ella non ha saputo fornire a mente dello
scrivente Giudice una manifesta, chiara, precisa, univoca ragione sul perché
abbia reagito in modo tanto impulsivo e sconsiderato, il suo presunto stato
alterato essendo stato per di più sconfessato, come visto, dalla sua migliore
amica, _ _! L’incredibile condotta della prevenuta, nelle circostanze
concrete, non può essere letta, secondo l’ordinario andamento delle cose, ed
alla luce pure del considerando che segue, come una reazione connaturata al
carattere certamente estroverso ed impulsivo della prevenuta, priva della
necessaria capacità di autocontrollo conseguente al diverbio che aveva avuto
con il marito.
10.
Mentre gli agenti di polizia, resisi conto di chi fosse il detentore della vettura,
cercarono più volte nel corso della mattinata di prendere contatto con la
prevenuta (cfr. verbale di interrogatorio 23.08.2002, pag. 2), questa
misteriosamente non si accorse di nulla e si recò presso i loro uffici
spontaneamente solo nel primo pomeriggio. La prevenuta ha asserito
di essersi addormentata e di non avere per questo sicuramente
sentito la polizia che la cercava proprio al di lei domicilio. Ella ha però altresì
ammesso di essersi intrattenuta quella mattina per ben 75 minuti con l’amica
_ _. Anzi. V’è di più. Come visto, secondo la versione della
prevenuta (seppur poco credibile), sarebbe stata addirittura lei stessa a
contattare l’amica _ quella fatidica mattina, segnatamente verso le ore
09.00, per invitarla a volersi recare a casa sua. Di conseguenza, a mente della
prevenuta medesima, ella dalle ore 09.00 alle ore 11.15 antimeridiane sarebbe
pertanto stata con ogni verosimiglianza sempre sveglia. Prima per attendere
l’arrivo dell’amica (tanto che quando questa sopraggiunse, vide la _ già
comodamente seduta sul divano con bicchiere in mano e sigaretta in bocca!)
poi per intrattenersi con la stessa. Per ben 135 minuti dunque, volendo
prendere per buone le asserzioni della prevenuta, ella era sveglia e capace di
intendere e volere poiché, appunto, in grado di sostenere, tra l’altro, una
(lunga) conversazione con l’amica. E sempre per 135 minuti, la
prevenuta, a tali condizioni, non avrebbe sentito la polizia, più volte accorsa al
suo capezzale, ma senza esito e risposta alcuna. Difficile, anzi, impossibile a
credersi...
11.
Certo, quanto precede, potrebbe a non averne dubbio anche (ma non solo)
legittimare l’accusa della prevenuta di sottrazione alla prova del sangue (art.
91 cpv. 3 LCS), giacché il conducente che lascia il luogo dell’incidente prima
dell’arrivo della polizia, si sottrae alla prova del sangue quando viola, nel
contempo, l’obbligo di avvisare la polizia - previsto in caso di infortunio con
danni materiali o corporali - e quando l’ordine della prova del sangue appare
assai verosimile alla luce delle circostanze concrete (DTF 124 IV 175 e segg.).
Ma, a prescindere dall’esistenza o meno di tale reato, questa manifesta fuga è
comunque, come detto, concreto indizio di circolazione in stato di ebrietà.
Fuga, oltretutto, volontaria e consapevole, poiché, come pure dichiarato dal
teste _, la convenuta è sempre stata consapevole, anche alla luce del
precedente incidente occorsole nel 1995, della permanenza dell’alcool nel
sangue per parecchie ore anche dopo la sua ingestione...
Non si dimentichi
infatti che la prevenuta non è nuova a questo tipo di avventure, dacché, come
visto, ella già nel 1995 incappò in un similare incidente della circolazione sotto
effetto di stupefacenti e alcool. Sarebbe evidentemente arbitrario formare un
sustrato probatorio unicamente alla luce di tali antefatti, ma questa
circostanza, a mente dello scrivente Giudice non deve purtuttavia essere
sottaciuta, poiché senz’altro indicativa dell’attitudine comportamentale della
prevenuta in materia di circolazione stradale. La sua fuga, con ogni
verosimiglianza, può solo essere spiegata alla luce della sua precedente
negativa esperienza in cui le venne pure revocata la licenza di condurre, e ciò
(anche) a seguito dello stato di ebrietà in cui si trovava.
12.
Per tutto quanto precede, _ _ deve perciò venire dichiarata
colpevole della totalità dei reati indicati nel precitato decreto di accusa, ciò che,
in concreto, giustifica, come si vedrà meglio in seguito, la condanna della
stessa alla pena proposta dal Procuratore Pubblico.
13.
In particolare, la pena detentiva inflitta alla prevenuta e determinata in
settantacinque giorni, appare equamente commisurata alla gravità della sua
colpa, ai motivi del suo delinquere come pure alla luce della sua vita anteriore
(art. 63 CPS). La pena così inflitta, risulta poggiare su tre importanti
considerazioni.
In primis
non deve passare inosservata la vita anteriore
dell’accusata, la quale risulta già essere stata in precedenza condannata ad
una pena di 20 giorni di detenzione sospesa condizionalmente per un periodo
di prova di tre anni a seguito di contravvenzione alla LF sugli stupefacenti,
circolazione in stato di ebrietà e ripetuta infrazione alle norme della
circolazione (cfr. estratto del casellario giudiziale). In questo contesto, e a
mente dello scrivente Giudice, sembra proprio che tale pena, intesa sia come
misura repressiva che preventiva, non abbia effettivamente sortito gli effetti
sperati, poiché a pochi anni dalla sua emanazione la prevenuta è nuovamente
incappata in infrazioni del tutto similari, ciò che, a non averne dubbio, dimostra
il basso grado di affidabilità, perlomeno in materia di circolazione stradale,
della _.
In secundis
, é, concretamente, la portata stessa delle gesta
dell’accusata, che induce senz’altro a confermare la pena proposta, poiché la
pericolosità delle stesse, concreta o seppur solo astratta, ma ugualmente
punibile (cfr.
BUSSY RUSCONI
, Commentario LCS, 3a ed., Losanna 1996, n.
3.4 ad art. 90 cfr. 1 LCS), è risultata essere a dire poco, enorme. Basti solo
pensare al fatto che in un differente orario, alle medesime condizioni, anziché
paletti di delimitazione del campo stradale, vetture e siepi, la prevenuta
avrebbe senz’altro potuto persino cozzare contro persone, pedoni o
conducenti terzi, con le possibili conseguenze drammatiche (e letali!) che ben
ci si potrebbe prefigurare, quanto precede non permettendo certo di prevedere
una riduzione della pena nell’ambito commisurativo di cui all’art. 63 CPS. In
terzo luogo, le infrazioni e i reati commessi dalla prevenuta sarebbero stati
cagionati, stando a quanto dichiarato dalla stessa sia fronte alle forze inquirenti
sia in sede dibattimentale e confermato del resto dal teste _, in uno
stato psicofisico disturbato a cagione di un precedente litigio familiare intriso di
forti sentimenti di gelosia e passionalità. Scenate, come quelle verificatesi,
da “divorzio all’italiana”, non solo non possono giustificare quanto accaduto
escludendo conseguentemente la punibilità del reo, ma, anzi, devono essere
severamente interpretate nella commisurazione della pena e ciò in un’ottica
preventiva, dacché, stando alle dichiarazioni dibattimentali, le scenate di
gelosia della prevenuta si verificherebbero alquanto regolarmente e vien da
chiedersi dunque se, altrettanto regolarmente, la prevenuta intenderebbe
risolvere a modo suo le questioni familiari mettendo a periglio l'incolumità degli
abitanti residenti ad _ -_. Pure dalla manifesta assenza di
proporzionalità tra la gravità dei reati commessi - da una parte - e la oggettiva
futilità e pochezza dei motivi a delinquere, dettati più che altro, per stessa
ammissione della prevenuta, dalla focosità caratteriale della stessa - dall’altra-
si giustifica dunque l’entità della pena proposta dall’Accusa e confermata dallo
scrivente Giudice.
14.
Lo scrivente Giudice considera altresì che la sospensione condizionale della
pena con un periodo di prova di quattro anni potrà avere per l’accusata effetto
dissuasivo (cfr. DTF 116 IV 177 ss.). Ciò dovrà permettere a _ _
di prendere definitivamente coscienza del fatto che chi assume bevande
alcoliche deve rinunciare a porsi alla guida di un veicolo.
15.
Quo alla pena pecuniaria aggiuntiva - da ammettersi stante la reiterata
violazione alle norme della circolazione da parte della prevenuta già
condannata a suo tempo, come visto, per infrazioni similari - deve farsi
luogo ad una riduzione dell’importo proposto, segnatamente da CHFr. 2'000.-
(duemila) a CHFr. 1'000.- (mille), stante la accertata situazione reddituale di
_ _, la quale, in quanto casalinga, non esercita attività lucrativa di
sorta, l’importo proposto dalla Pubblica Accusa risultando perciò
manifestamente sproporzionato.
16.
Stante la condanna della prevenuta, ed in applicazione dell’art. 39 lett.a LTG,
come pure del principio generale della soccombenza, la tassa di giustizia in
complessivi Fr. 700.-, come pure le spese, sono da accollarsi a quest’ultima.
17.
I dispositivi della presente sentenza sono stati comunicati verbalmente
all’accusata, al suo difensore ed al Procuratore Pubblico in conclusione del
dibattimento tenutosi il 23 maggio 2003, le parti essendo state avvertite del
diritto di presentare, per il tramite dello scrivente Giudice, dichiarazione
ricorso alla Corte di cassazione e revisione penale entro il termine di cinque
giorni e del diritto di richiedere entro lo stesso termine la motivazione della
sentenza (art. 276 cpv. 2 CPP). In tale ottica, e con tempestivo scritto del 26
maggio 2003, l’accusata, per il tramite del proprio legale, ha depositato la
dichiarazione di ricorso per cassazione. Da qui la necessità delle presenti e
predette motivazioni.
richiamati gli artt. 91 cpv. 1 LCS, 90 cifra 1 LCS in relazione con gli art. 26 cpv. 1, 27 cpv.
1, 31 cpv. 1 e 2, 34 cpv. 1 e 4, 36 cpv. 4 LCS, art. 2 cpv. 1 e 2, 3 cpv. 1, 7 cpv.
1 e 2, 17 cpv. 1 ONC , art. 92 cpv. 1 in rel. con art. 51 cpv. 1 e 3 LCS, sulla
procedura, gli artt. 257 e segg. CPP, 273 e segg. CPP, e art. 39 lett. a LTG;
risponde
affermativamente ai quesiti posti;
dichiara
_
_
, di _ _ e _ n. _, nata a _ il _.1968, attinente di _ /_, domiciliata a _, Via _ _ _ _, coniugata, casalinga
colpevole
di
1. circolazione in stato di ebrietà
per avere,
ad _ -_ in data 21.08.2002,
condotto l'autovettura _ targata _ essendo in stato di ubriachezza così come risulta dagli indizi concludenti in tal senso. (vedi: bevande alcoliche sorbite; alcolemia min. 0.47 - max. 1.72 grammi per mille; suo comportamento successivo; dinamica degli incidenti sotto riportati; ecc.) malgrado fosse già stata condannata nel 1995 per analogo reato (alcolemia: 1.70 grammi per mille);
e di
2. ripetuta infrazione alle norme della circolazione
per avere, ad _ -_ il 21.08.2002, circolando nello stato psico-fisico surriferito, negligentemente:
2.1. perso la padronanza di guida sbandando così sulla sua destra cozzando
conseguentemente contro dei paletti di delimitazione del campo stradale;
2.2 nell'eseguire una manovra di retromarcia urtato e danneggiato tre
autovetture ivi regolarmente posteggiate;
2.3 continuando la corsa, perso la padronanza di guida sbandando così sulla
sua sinistra cozzando dapprima contro un muretto di delimitazione per
posteggi e contro una siepe ivi esistenti;
come pure di
3. inosservanza dei doveri in caso d'infortunio
per avere, ad _ -_ il 21.08.2002,
abbandonato il luogo degli incidenti surriferiti senza osservare i doveri impostogli dalla legge, in specie senza avvisare immediatamente i danneggiati o avvertire senza indugio la polizia;
condanna _
,
di _ e _ n. _, nata a _ il
_
.1968, attinente di _ /_, domiciliata a _, Via _ _ _
_, coniugata, casalinga
1.
alla pena di 75 (settantacinque) giorni di detenzione sospesi condizionalmente
per un periodo di prova di 4 (quattro) anni.
2.
alla multa di Fr. 1’000.- (mille), con l’avvertenza che la stessa deve essere
pagata entro tre mesi ritenuto che in caso di mancato pagamento, sarà
commutata in arresto (art. 49 cfr. 3 CPS).
3.
al pagamento della tassa di giustizia di Fr. 700.- e delle spese giudiziarie di fr.
420.-, ivi comprese le indennità per testi.
ordina
L’iscrizione della condanna a casellario giudiziale, che sarà cancellata
trascorso il periodo fissato dall’art. 80 CPS, rispettivamente dall’art. 41 cfr. 4
CPS se la condannata avrà tenuto buona condotta e se la multa pronunciata
sarà stata pagata.
avverte
la ricorrente che la motivazione del ricorso per cassazione deve essere
presentata a questo giudice, in tre esemplari, entro 20 giorni dalla notificazione
della sentenza scritta, con la precisa indicazione dei motivi e delle norme di legge
che si ritengono lese (art. 289 cpv. 2 CPP).
Intimazione a:
- _, Via _, _,
- Procuratore Pubblico Giuseppe Muschietti, _, _,
- Avv. _, Via _, _ _,
e, alla crescita in giudicato della sentenza, a
- Comando della Polizia cantonale, _,
- Sezione esecuzione pene e misure, _,
- Servizio di coordinamento cantonale in materia di casellario giudiziale,
_.
- Ufficio dei Giudici dell’Istruzione e dell’Arresto, _
Il giudice: Il segretario assessore:
Distinta spese a carico di _,
fr.
1000.00
multa
fr. 700.00 tassa di giustizia
fr. 400.00 spese giudiziarie
fr. 0.00 spese di inchiesta
fr. 20.00 testi
fr. 2120.00 Totale