Decision ID: d78a17d9-43e9-5cc3-9539-d7cd91a7e045
Year: 2020
Language: it
Court: CH_BVGE
Chamber: CH_BVGE_001
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: 

Visto:
la domanda d’asilo che l’interessato ha presentato in Svizzera il 14 settem-
bre 2020,
il rilevamento dei dati personali del 25 settembre 2020 (atto 15/9),
il verbale relativo all’audizione sui motivi d’asilo svoltasi il 9 ottobre 2020
(atto 19/10; di seguito verbale),
la bozza di decisione negativa sull’asilo del 16 ottobre 2020 (atto 22/6) ed
il parere al riguardo della rappresentante legale, consegnato alla Segrete-
ria di Stato della migrazione (di seguito: SEM) il giorno seguente con an-
nessa una presa di posizione scritta di proprio pugno dal richiedente l’asilo
(atto 24/8),
la decisione della SEM del 20 ottobre 2020, notificata il giorno medesimo
(cfr. atto 27/1), con cui tale autorità ha respinto la succitata domanda d’asilo
senza procedere ad ulteriori chiarimenti demandando la decisione concer-
nente l’ulteriore soggiorno dell’interessato alle autorità cantonali, e meglio,
non pronunciando il suo allontanamento dalla Svizzera,
la rinuncia al mandato da parte della rappresentanza legale (cfr. atto 28/1),
il ricorso del 27 ottobre 2020 (cfr. timbro del plico raccomandato; data d’en-
trata: 28 ottobre 2020), per il cui tramite l’interessato ha concluso alla con-
cessione dell’asilo, in subordine alla retrocessione degli atti all’autorità in-
feriore per lo svolgimento di ulteriori accertamenti,
la conferma di ricevimento del gravame indirizzata il 28 ottobre 2020 al
ricorrente dal Tribunale amministrativo federale (di seguito: il Tribunale),
i fatti del caso di specie che, se necessari, verranno ripresi nei considerandi
che seguono,

e considerato:
che le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla
LTF, in quanto la legge sull’asilo (LAsi, RS 142.31) non preveda altrimenti
(art. 6 LAsi),
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che fatta eccezione per le decisioni previste all’art. 32 LTAF, il Tribunale, in
virtù dell’art. 31 LTAF, giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi dell’art. 5
PA prese dalle autorità menzionate all’art. 33 LTAF,
che la SEM rientra tra dette autorità (art. 105 LAsi) e l’atto impugnato co-
stituisce una decisione ai sensi dell’art. 5 PA,
che il ricorrente è toccato dalla decisione impugnata e vanta un interesse
degno di protezione all’annullamento o alla modificazione della stessa
(art. 48 cpv. 1 lett. a-c PA), per il che è legittimato ad aggravarsi contro di
essa,
che i requisiti relativi ai termini di ricorso (art. 108 cpv. 3 LAsi), alla forma e
al contenuto dell’atto di ricorso (art. 52 cpv. 1 PA) sono soddisfatti,
che occorre pertanto entrare nel merito del gravame,
che tema di litigio (“Streitgegenstand”) dinanzi ad un’istanza superiore pos-
sono essere solo i rapporti giuridici regolati dalla decisione impugnata
(KÖLZ/HÄNER/BERTSCHI, Verwaltungsverfahren und Verwaltungsrech-
tspflege des Bundes, 3a ed. 2013, pag. 298),
che avendo la SEM omesso di pronunciare l’allontanamento dell’insor-
gente, che in quanto cittadino italiano può avvalersi dei diritti derivanti
dall’accordo tra la Confederazione Svizzera, da una parte, e la Comunità
europea ed i suoi Stati membri, dall’altra, sulla libera circolazione delle per-
sone (ALC; RS 0.142.112.681), oggetto della presente procedura ricor-
suale risulta essere esclusivamente la questione della concessione
dell’asilo e del riconoscimento dello statuto di rifugiato (cfr. sentenza del
Tribunale E-626/2020 del 6 febbraio 2020 consid. 6),
che i ricorsi manifestamente infondati, ai sensi dei motivi che seguono,
sono decisi dal giudice in qualità di giudice unico, con l’approvazione di un
secondo giudice (art. 111 lett. e LAsi) e la decisione è motivata soltanto
sommariamente (art. 111a cpv. 2 LAsi),
che ai sensi dell’art. 111a cpv. 1 LAsi, si rinuncia allo scambio degli scritti,
che con ricorso al Tribunale possono essere invocati, in materia d’asilo, la
violazione del diritto federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti
giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi) e, in materia di diritto degli
stranieri, pure l’inadeguatezza ai sensi dell’art. 49 PA (cfr. DTAF 2014/26
consid. 5),
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che il Tribunale non è vincolato né dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4 PA), né
dalle considerazioni giuridiche della decisione impugnata, né dalle argo-
mentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2),
che il richiedente, cittadino italiano originario di (...), ha chiesto asilo in
Svizzera a seguito di alcune vicissitudini intercorse con il fratello nel con-
testo delle scelte circa la presa a carico della madre invalida; fratello che si
sarebbe spinto sino a falsificare dei certificati medici onde addossare all’in-
sorgente presunte patologie psichiatriche e disporre con la complicità del
tutore quanto alla collocazione della madre; che a seguito del ricovero di
quest’ultima in seno ad un istituto su disposizione del perito consulente del
tribunale, il richiedente avrebbe denotato prontamente segnalato le negli-
genze cui essa era sottoposta, salvo subire un procedimento penale, poi
archiviato, per interruzione del pubblico servizio; che il ricorrente ha affer-
mato di aver a sua volta fatto avviare una procedura penale nei confronti
del tutore e della struttura che la aveva in cura per i fatti a margine; proce-
dura che risulterebbe tutt’ora pendente al foro di (...); che inoltre, avendo
constatato una sorta di avallo della gestione negligente dell’istituto da parte
dei giudici tutelari, li avrebbe a loro volta deferiti presso la procura di (...),
trovandosi però a dover far fronte alle false dichiarazioni del fratello e del
tutore quanto alle sue condizioni psichiche; che a seguito di diverse ano-
malie nel processo di interdizione nel frattempo impostato nei suoi con-
fronti, segnatamente quanto ai consulenti nominati, e nonostante innume-
revoli tentativi di ricusa, l’insorgente si troverebbe ora limitato dall’istitu-
zione di un’amministrazione di sostegno ed interdetto nelle scelte perso-
nali, temendo altresì una collocazione coatta (cfr. verbale),
che nella querelata decisione, l’autorità inferiore, dopo aver constatato che
l’Italia rientrerebbe nel novero degli stati rispetto ai quali si può presumere
l’assenza di persecuzioni rilevanti in materia d’asilo, ha ritenuto che le con-
dizioni per il riconoscimento dello statuto di rifugiato non sarebbero riunite
in specie, non essendo l’interessato stato in grado di fornire indizi di essere
stato sottoposto a pregiudizi per mano delle autorità o di rischiare tali trat-
tamenti in futuro,
che con ricorso l’insorgente, dopo aver precisato e riproposto i motivi ad-
dotti in corso di procedura, sottolinea come sia fuori di dubbio che il suo
caso riguardi l’espressione di un’opinione ai sensi dell’art. 3 LAsi visti i pen-
sieri da lui espressi nei confronti dello Stato e del gruppo di persone consi-
stente nei magistrati e nei loro consulenti d’ufficio per le loro condotte ed i
metodi persecutori applicati; che i pregiudizi in essere già ora comporte-
rebbero gravissime limitazioni della sua libertà e si tradurrebbero altresì
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nell’aumento delle preclusioni a danno della madre; che i mezzi di prova
forniti dall’insorgente sarebbero molti di più rispetto a quelli elencati nel
provvedimento impugnato; che l’insorgente allega un DVD, a suo dire già
in possesso dell’autorità inferiore e contenente una serie di mezzi di prova
che contribuirebbero a “vincere la presunzione” dettata dalla qualifica di
paese sicuro; che così mal si comprenderebbe il motivo per il quale la SEM
gli abbia chiesto di selezionare i mezzi di prova più importanti; che anche
il fatto di aver effettuato una sola audizione apparrebbe anomalo e non
adeguato; che l’autorità inferiore non avrebbe svolto un’analisi puntuale e
dettagliata di quanto evidenziato nell’audizione e nel parere; che diversa-
mente da quanto sostenuto dalla SEM, le modalità di gestione della denun-
cia presentata contro i magistrati di Torino sarebbe rilevante in materia
d’asilo; che la documentazione riguardante la madre, origine delle proble-
matiche, sarebbe degna di ulteriori indagini,
che la tesi ricorsuale non merita tutela,
che sono rifugiati le persone che, nel Paese di origine o di ultima residenza,
sono esposte a seri pregiudizi a causa della loro razza, religione, naziona-
lità, appartenenza ad un determinato gruppo sociale o per le loro opinioni
politiche, ovvero hanno fondato timore di essere esposte a tali pregiudizi
(art. 3 cpv. 1 LAsi),
che a tenore dell’art. 7 cpv. 1 LAsi, chiunque domanda asilo deve provare
o per lo meno rendere verosimile la sua qualità di rifugiato; che la qualità
di rifugiato è resa verosimile se l’autorità la ritiene data con una probabilità
preponderante (art. 7 cpv. 2 LAsi),
che l’Italia rientra negli Stati d’origine liberi da persecuzioni (art. 6a cpv. 2
lett. a LAsi; Allegato 2 dell’Ordinanza 1 sull’asilo relativa a questioni proce-
durali [RS 142.311]); che in un tale contesto vi è una presunzione generale
che non vi sia alcuna persecuzione statale significativa e che le autorità
garantiscano la protezione da persecuzioni ad opera di terzi; che detta pre-
sunzione può essere sovvertita solo in presenza di indizi concreti e com-
provati (cfr. sentenza del Tribunale E-626/2020 del 6 febbraio 2020 consid.
5.2),
che in concreto l’insorgente si è però limitato ad addurre congetture di na-
tura puramente soggettiva, le quali, in assenza di elementi concreti che
permettano di constatare l’esistenza di una situazione di persecuzione in-
generata da un motivo rilevante in materia d’asilo, non giustificano il rico-
noscimento dello statuto di rifugiato; che in altri termini, dagli atti non si
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evince in che modo il ricorrente possa essere esposto ad atti pregiudizievoli
diretti contro di lui a causa della sua razza, religione, nazionalità, apparte-
nenza a un particolare gruppo sociale o opinioni politiche,
che in primo luogo, è del tutto opinabile la tesi secondo la quale alla base
della situazione venutasi a creare vi siano intenti riconducibili ad un motivo
di cui all’art. 3 LAsi, atteso che non si intravede alcuna attività politica o
religiosa a monte né tantomeno un’appartenenza etnica che possa averli
ingenerati, quanto più alcune ordinarie vicissitudini da ricondurre ad una
presunta diatriba famigliare,
che la definizione dello statuto di rifugiato, così come stabilita all’art. 3 cpv.
1 LAsi, è invero esaustiva, nel senso che esclude tutti gli altri motivi, su-
scettibili di condurre una persona a lasciare il proprio paese di origine o di
residenza (cfr. tra le tante sentenza del Tribunale D-2767/2020 del 5 giugno
2020),
che nel rammentare poi il principio della sussidiarietà della protezione in-
ternazionale in rapporto alla protezione nazionale, non si può che sottoli-
neare come il ricorrente abbia a disposizione un sistema giudiziario funzio-
nate a cui far capo, non avendo del resto esaurito per sua stessa ammis-
sione i gradi di giudizio da esso previsto e permanendo per di più tutt’ora
delle procedure pendenti a seguito delle sue denunce in cui egli avrà se
del caso modo di far valere ulteriormente i suoi diritti,
che su questi presupposti, il fatto che l’autorità inferiore non abbia vagliato
dettagliatamente tutti i mezzi di prova prodotti imponendo una cernita all’in-
sorgente, non risulta problematico, atteso che non è arbitrario ritenere che
una valutazione più approfondita non avrebbe potuto modificare il suo con-
vincimento e visto anche che la procedura si iscrive nel campo di applica-
zione dell’art. 40 LAsi (cfr. apprezzamento anticipato delle prove; DTF 140
I 285 consid. 6.3.1, DTAF 131 I 153 consid. 3; DTAF 2009/46 consi. 4.1),
che i mezzi di prova contenuti nel supporto elettronico addotto in sede ri-
corsuale, vagliati da questo Tribunale, non sono infatti tali da rimettere in
discussione l’apprezzamento di cui sopra,
che così, nemmeno si giustificavano accertamenti supplementari, essendo
riuniti tutti gli elementi necessari al giudizio della fattispecie nell’ambito
dell’analisi da effettuarsi conto tenuto della qualifica di stato d’origine libero
da persecuzioni di cui gode l’Italia,
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che in definitiva l’autorità di prima istanza ha a giusto titolo negato il rico-
noscimento della qualità di rifugiato all’insorgente e respinto la sua do-
manda d’asilo sulla base dell’art. 40 in combinato disposto con l’art. 6a cpv.
2 lett. a LAsi,
che ne discende che la SEM con la decisione impugnata non ha violato il
diritto federale né abusato del suo potere d’apprezzamento ed inoltre non
ha accertato in modo inesatto o incompleto i fatti giuridicamente rilevanti
(art. 106 cpv. 1 LAsi); che altresì, per quanto censurabile, la decisione non
è inadeguata (art. 49 PA), per il che il ricorso va respinto,
che, visto l’esito della procedura, le spese processuali di CHF 750.– che
seguono la soccombenza, sono poste a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1
e 5 PA nonché art. 3 lett. b del regolamento sulle tasse e sulle spese ripe-
tibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 feb-
braio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]),
che la decisione è definitiva e non può, in principio, essere impugnata con
ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83
lett. d cifra 1 LTF),
(dispositivo alla pagina seguente)
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