Decision ID: f6d7c3dc-dc76-58bd-8571-e89fa4a764c9
Year: 2004
Language: it
Court: TI_TRAP
Chamber: TI_TRAP_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: penal_law

in fatto: A.
Con decreto di accusa del 23 giugno 2003 il Procuratore pubblico ha riconosciuto _ autrice colpevole di ripetuto furto di lieve entità per avere, fra il gennaio e il 3 febbraio 2003, ripetutamente sottratto in almeno tre occasioni, da sola o con _, capi di abbigliamento e altri beni a scopo di indebito profitto in danno di un supermercato _. La refurtiva recuperata è consistita in una felpa, un giacchettino, una dolcevita e altra merce per un valore complessivo di fr. 89.30. In applicazione della pena, Il Procuratore pubblico ha proposto la condanna dell'accusata a 10 giorni di arresto, sospesi condizionalmente con un periodo di prova di un anno. Al decreto di accusa _ ha presentato opposizione.
B.
Statuendo sull'opposizione, con sentenza del 13 novembre 2003 il giudice della Pretura penale ha confermato le imputazioni e la proposta di pena contenute nel decreto di accusa. Contro tale pronunciato _ è insorta con ricorso per cassazione del 16 dicembre 2003, che questa Corte ha respinto in quanto ammissibile con sentenza del 23 gennaio 2004 (inc. 17.2003.77).
C.
Il 19 maggio 2004 _ ha presentato un'istanza di revisione contro la sentenza del giudice della Pretura penale, chiedendo il rinvio degli atti alla stessa Pretura per nuovo giudizio. L'istanza non ha formato oggetto di intimazione.

Considerando
in diritto: 1.
L'istante invoca il titolo di revisione disposto dall'art. 299 lett. c CPP, fondando la sua domanda su una dichiarazione del 4 novembre 2003 (autenticata il 4 dicembre successivo dal segretario comunale di _) in cui _ la scagiona dalle accuse a lei rivolte durante l'inchiesta di polizia, revocando la chiamata di correo. Ricordato che tale dichiarazione non è stata considerata da questa Corte nella sentenza del 23 gennaio 2004, l'istante ammette che il 17 marzo 2004 _ le ha comunicato di ritirare quanto dichiarato il 4 novembre 2003, preoccupata del possibile contenzioso che ne sarebbe seguito, per lei insostenibile dal profilo finanziario e per le sue precarie condizioni di salute. Essa soggiunge nondimeno che, comunque sia, _ l'ha scagionata, onde la necessità di riesaminare la sua posizione.
2.
L'art. 299 lett. c CPP prevede la revisione di una sentenza, in caso di condanna, qualora sussistano fatti o mezzi di prova rilevanti che non erano noti al giudice del primo processo. Tale norma ha la stessa portata dell'art. 397 CP (del resto espressamente richiamato dalla medesima), adempie cioè i requisiti minimi posti dal diritto federale in materia di revisione (Rep. 1989 pag. 265 consid. 1 con rinvii all'art. 243 n. 3 vCPP). Fatti o mezzi di prova nuovi devono quindi essere rilevanti (
sérieux
). Nuovo è un fatto o un mezzo di prova del tutto ignoto al giudice che ha statuito (DTF 122 IV 66 consid. 2a pag. 67, 120 IV 246 consid. 2a pag. 238, 117 IV 40 consid. 2a pag. 47, 116 IV 353 consid. 3a pag. 357). Non è nuovo, invece, un fatto o un mezzo di prova che il giudice ha esaminato senza valutarne correttamente la portata (DTF 122 IV 66 consid. 2b pag. 68). Anche fatti o mezzi di prova che risultano dagli atti o dai dibattimenti possono essere considerati nuovi, alla duplice condizione però che il giudice, ne avesse avuto conoscenza, avrebbe deciso diversamente e che la sua decisione si fondi sulla mancata conoscenza e non sull'arbitrio (DTF 122 IV 66 consid. 2b pag. 68). Rilevanti sono fatti o mezzi di prova suscettibili di inficiare gli accertamenti alla base della prima sentenza, in modo da far presagire, sulla scorta del nuovo stato di fatto, un giudizio apprezzabilmente più favorevole al condannato (DTF 122 IV 66 consid. 2a con richiami pag. 67). Che un'assoluzione – totale o parziale – non sembri poter influire sulla commisurazione della pena poco importa (DTF 117 IV 40 consid. 2a con richiami pag. 42).
3.
La dichiarazione rilasciata il 4 novembre 2003 da _ non appare suscettibile di rimettere in discussione gli accertamenti che hanno indotto il giudice della Pretura penale a ritenere l'istante colpevole dell'accusa prospettatale. A prescindere dal fatto che il 17 marzo 2004 la stessa _ ha ritirato tale dichiarazione, in effetti, il primo giudice poteva ancorare la sua decisione anche ad altri elementi di peso. Oltre alla chiamata in correità di costei, apparsagli in ogni modo credibile, egli aveva a disposizione la confessione dell'istante. La quale aveva riconosciuto di fronte agli inquirenti di avere sottratto merce dal supermercato in tre occasioni, unitamente alla collega (CCRP, sentenza del 23 gennaio 2004, consid. 3, pag. 3). In particolare essa aveva dichiarato che, quando entrava in servizio per il secondo turno dando il cambio a _, essa toglieva dagli scaffali gli articoli che le interessavano, li portava alla cassa, li controllava, toglieva i dispositivi di allarme e poi li lasciava sul bancone in attesa che la collega, smesso l'abito da lavoro, li riponesse in un sacchetto e li portasse con sé (loc. cit.). Essa aveva pure precisato che la merce sottratta veniva messa in una borsa di plastica con la spesa regolarmente pagata alla cassa e che l'indomani lei e la collega si spartivano la refurtiva (loc. cit.).
Certo, la prevenuta aveva poi ritrattato tali ammissioni, facendole dipendere dalle pressioni cui sarebbe stata sottoposta dagli inquirenti, ma ciò non aveva convinto il primo giudice, anche perché da una videoregistrazione visionata al dibattimento risultava come taluni sacchetti contenenti articoli rubati fossero effettivamente stati prelevati da _ al cospetto dell'accusata. Anzi, in un'occasione l'istante medesima aveva aperto un sacchetto, passandolo alla collega. La quale aveva infine ritirato l'opposizione al decreto di accusa emanato a suo carico per gli stessi fatti (loc. cit., consid. 3, pag. 4). E la confessione dell'accusata riusciva veritiera, a mente del primo giudice, anche per il fatto che la prevenuta medesima aveva condotto gli agenti di polizia a casa sua, consegnando loro abiti di cui si era impossessata (loc. cit.). Ne segue che, pur facendo astrazione dalla chiamata in correità proferita a suo tempo da _ (ritrattata il
4 novembre 2003 e poi riconfermata il 17 marzo 2004), la particolareggiata confessione dell'istante, unitamente al recupero a casa di lei di beni indebitamente sottratti e al contenuto della videoregistrazione sarebbero bastati per sorreggere senza arbitrio la sentenza del primo giudice. Il nuovo documento evocato nella fattispecie, in altri termini, non appare atto a scuotere il convincimento non arbitrario raggiunto da quel magistrato il 13 novembre 2003.
4.
Gli oneri del sindacato odierno seguono la soccombenza (art. 15 cpv. 1 combinato con l'art. 9 cpv. 1 CPP).