Decision ID: 93b3429b-1a87-5af7-afa9-c076a29f67ed
Year: 2021
Language: it
Court: CH_BVGE
Chamber: CH_BVGE_001
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: 

Fatti:
A.
L’interessato, sedicente cittadino srilankese, con ultimo domicilio nel
Paese d’origine a C._, nel distretto di D._ (Provincia dell’[...]
dello Sri Lanka), ha depositato una domanda d’asilo in Svizzera il
(...) gennaio 2017 (cfr. atti SEM A1/2 e A7/12, p.to 2.01 seg., pag. 4). Il
(...) gennaio 2017 si è tenuto con il medesimo un verbale d’audizione sui
dati personali (cfr. atto A7/12; di seguito: verbale 1), allorché invece il
(...) gennaio 2018 egli è stato interrogato nell’ambito di un’audizione
vertente in particolare sui suoi motivi d’asilo (cfr. atto A14/18; di seguito:
verbale 2).
B.
B.a Con decisione del 31 gennaio 2019, la SEM non ha riconosciuto la
qualità di rifugiato al richiedente asilo, ha respinto la sua domanda d’asilo,
pronunciando altresì il suo allontanamento dalla Svizzera e l’esecuzione
della predetta misura, siccome ammissibile, esigibile e possibile.
B.b Avverso il provvedimento succitato dell’autorità inferiore l’interessato
ha interposto un ricorso al Tribunale amministrativo federale (di seguito: il
Tribunale), in data 6 marzo 2019.
B.c Per il tramite della sentenza D-1151/2019 del 17 dicembre 2020, il
Tribunale ha respinto il predetto ricorso, accogliendo tuttavia la domanda
d’assistenza giudiziaria formulata dall’insorgente. Nella sua sentenza, il
Tribunale ha in particolare osservato dapprima come le allegazioni
dell’insorgente contenessero diversi indicatori d’inverosimiglianza, sia circa
le vicissitudini che egli avrebbe vissuto in patria a causa di agenti del CID
(acronimo in inglese per: “Criminal Investigation Departement”),
rispettivamente di sconosciuti o di membri del partito al quale le autorità
avrebbero voluto che egli aderisse (cfr. consid. 6.1 della sentenza
D-1151/2019), sia in riferimento alle sue dichiarazioni riguardanti il preteso
impegno politico (cfr. consid. 6.2 della sentenza D-1151/2019).
Proseguendo nell’analisi, la scrivente autorità ha rilevato come il ricorrente
non potesse neppure prevalersi di un timore fondato di persecuzione futura
in un prossimo avvenire e secondo un’elevata probabilità, per dei motivi
posteriori alla sua fuga in virtù dell’art. 54 LAsi (cfr. consid. 7 della sentenza
D-1151/2019). Nemmeno vi sarebbero indizi per ritenere che il suo ritorno
in patria sia inammissibile (cfr. consid. 12 della sentenza D-1151/2019), ed
il suo profilo non presenterebbe degli elementi personali – in riscontro con
la giurisprudenza referenziata – che possano rendere inesigibile un suo
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rientro in Sri Lanka (cfr. consid. 13 della succitata sentenza). Anche dal
profilo della possibilità dell’esecuzione dell’allontanamento, non vi sarebbe
alcun impedimento (cfr. consid. 14 della sentenza D-1151/2019).
C.
Il 5 marzo 2021, l’insorgente ha presentato una richiesta con allegata
ulteriore documentazione (cfr. atto SEM n. [{...}]-1/28), qualificata
dall’autorità inferiore quale domanda di riesame, per la quale la SEM non
è entrata nel merito con decisione del 24 marzo 2021. In quest’ultima
l’autorità precitata ha pure statuito che la sua decisione del
31 gennaio 2019 è cresciuta in giudicato ed è esecutiva, ha respinto la
domanda dell’interessato tendente ad aprire una nuova procedura d’asilo,
nonché ha posto le spese procedurali a suo carico (cfr. atto SEM n. 4/7).
D.
Il 10 giugno 2021 (cfr. risultanze processuali), l’interessato ha inoltrato al
Tribunale uno scritto intitolato: “Istanza di revisione”, postulando ai fini
processuali la concessione dell’effetto sospensivo al ricorso (recte:
revisione). Nel merito ha concluso, a titolo principale, all’accoglimento della
stessa istanza con la conseguenza che la sentenza del Tribunale del
17 dicembre 2020 sia revisionata, nel senso che gli sia riconosciuta la
qualità di rifugiato e concesso l’asilo in Svizzera. In subordine, ha chiesto
la concessione dell’ammissione provvisoria su suolo elvetico, in quanto
l’esecuzione dell’allontanamento, sarebbe inammissibile ed inesigibile.
Contestualmente ha presentato istanza di assistenza giudiziaria parziale,
secondo il senso, di esenzione dal versamento delle spese processuali e
del relativo anticipo.
Con la summenzionata domanda, l’interessato ha allegato quali nuovi
mezzi di prova a sostegno dei suoi asserti:
- Un estratto dell’“(...)” della stazione di polizia di E._ datato (...)
in lingua straniera e con traduzione in inglese, che conterrebbe le
dichiarazioni della madre dell’istante (rubricato dall’interessato quale
doc. B);
- La denuncia manoscritta che sarebbe stata proposta dalla madre
dell’interessato dinnanzi alla F._ (“G._”) nel distretto di
D._ il (...), in lingua straniera, e con traduzione in inglese
annessa, nonché della dichiarazione attestante la registrazione di tale
denuncia da parte della F._, sempre del (...) ed in lingua inglese
(documenti rubricati dall’interessato sub doc. C).
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E.
Il 17 giugno 2021, il Tribunale ha ordinato la sospensione dell’esecuzione
dell’allontanamento dell’istante, quale misura supercautelare.
Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti verranno ripresi nei
considerandi qualora risultino decisivi per l’esito della vertenza.

Diritto:
1.
1.1 Per le procedure dinanzi al Tribunale è determinante la PA, in quanto
la legge sul Tribunale amministrativo federale (LTAF, RS 173.32) non
disponga altrimenti (art. 37 LTAF).
1.2 Ai sensi dell’art. 45 LTAF, gli art. 121–128 della legge sul Tribunale
federale (LTF, RS 173.110), si applicano per analogia alla revisione delle
sentenze del Tribunale amministrativo federale. Per il contenuto e la forma
è invece applicabile l’art. 67 cpv. 3 PA, che rimanda dal canto suo agli
art. 52 e 53 PA, e che dispone che la domanda deve segnatamente
indicare il motivo di revisione, la sua tempestività e le conclusioni nel caso
d’una nuova decisione del ricorso.
1.3 Le sentenze del Tribunale in materia d’asilo per le quali non è prevista
la possibilità di ricorrere al Tribunale federale (cfr. art. 83 lett. d par. 1 LTF),
passano in giudicato il giorno in cui sono pronunciate (art. 61 LTF su
rimando degli art. 6 LAsi, 37 LTAF e 4 PA). Il Tribunale è competente per
pronunciarsi in merito alle domande di revisione interposte contro le proprie
sentenze (cfr. DTAF 2013/22 consid. 3.2; 2007/21 consid. 2.1 e 5.1).
1.4 Inoltre, per i motivi che seguono, il Tribunale rinuncia allo scambio di
scritti ai sensi dell’art. 127 LTF.
2.
2.1 Giusta l’art. 123 cpv. 2 lett. a LTF la revisione può essere domandata
se l’istante, dopo la pronuncia della sentenza, viene a conoscenza di fatti
rilevanti o ritrova mezzi di prova decisivi che non ha potuto addurre nel
procedimento precedente, esclusi i fatti e i mezzi di prova posteriori alla
sentenza (cfr. DTF 134 III 45 consid. 2.1 pag. 47; 134 IV 48 consid. 1.2
pag. 50 e riferimenti citati). La possibilità di revisione si limita così ai
cosiddetti pseudo nova e meglio, ai fatti ed ai mezzi di prova anteriori alla
sentenza, ma insorti in seguito (cfr. DTAF 2019 I/8 consid. 4.2.4.2, 4.3.2,
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5.2.3; 2013/22 consid. 3‒13; sentenza del Tribunale federale 8C.562/2019
del 16 giugno 2020 consid. 3.2 e 3.3). In virtù dell’art. 124 cpv. 1 lett. d LTF
una domanda di revisione fondata sull’art. 123 cpv. 2 LTF dev’essere
depositata entro 90 giorni dalla scoperta del motivo di revisione.
2.2 Su questi presupposti, giustificano una revisione soltanto quei fatti che
si sono realizzati fino al momento in cui, nella procedura principale, erano
ancora ammissibili delle allegazioni di fatto, sebbene non fossero noti al
ricorrente malgrado tutta la sua diligenza. La novità si riferisce quindi alla
scoperta e non al fatto medesimo (cfr. sentenza del Tribunale federale
1F.21/2017 del 17 novembre 2017 consid. 2.2; anche la DTF 143 III 272
consid. 2.1 e 2.2 che indica le cinque condizioni necessarie per ammettere
un motivo di revisione ai sensi della LTF; sentenza del Tribunale
D-872/2020 del 23 settembre 2020 consid. 4.3.2). Inoltre i fatti devono
essere rilevanti, vale a dire di natura tale da modificare la fattispecie alla
base della sentenza contestata e condurre a un giudizio diverso in funzione
di un apprezzamento giuridico corretto (cfr. sentenza del Tribunale federale
1F.19/2018 del 9 agosto 2018 consid. 1.3).
2.3 Per quanto concerne i mezzi di prova, essi dovevano innanzitutto già
esistere al momento della pronuncia della sentenza emessa nella
procedura ordinaria, e meglio, prima del momento in cui avrebbero potuto
essere introdotti in modo ammissibile in tale procedimento (cfr. sentenza
del Tribunale federale 2F.26/2019 del 14 novembre 2019; DTAF 2013/22
consid. 13). I mezzi di prova devono servire a comprovare i fatti nuovi che
giustificano la revisione oppure fatti già noti e allegati nel procedimento
precedente, che tuttavia non avevano potuto essere provati, a discapito del
richiedente (cfr. DTF 127 V 373 consid. 5b pag. 358). Se i nuovi mezzi di
prova sono destinati a provare dei fatti sostenuti in precedenza, il
richiedente deve pure dimostrare di non essere stato in grado di invocarli
in tale procedimento (cfr. sentenza del Tribunale federale 8C.43/2012 del
7 settembre 2012 consid. 11.1). Una prova è considerata concludente
quando il giudice avrebbe deciso diversamente se ne fosse stato a
conoscenza nella procedura principale (cfr. sentenza del Tribunale federale
9F.14/2010 del 16 marzo 2011 consid. 2).
2.4 Tale limitazione non pregiudica però automaticamente la possibilità di
avvalersi di eventuali veri nova. Infatti, allorquando il richiedente miri ad
una rivalutazione della sua situazione giuridica sulla scorta di nuovi fatti o
di nuovi mezzi di prova posteriori ad una sentenza materiale di seconda
istanza, ma che riguardino fatti anteriori, questi potrà fare capo all’istituto
del riesame rivolgendosi all’autorità di prima istanza anche se il Tribunale
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si è già espresso nel merito (cfr. DTAF 2019 I/8 consid. 5.3; 2013/22
consid. 5.5, 11.4.7 e 12.3; AUGUST MÄCHLER, in: Auer/Müller/Schindler
[ed.], Kommentar zum Bundesgesetz über das Verwaltungsverfahren
[VwVG], 2a ed. 2019, n. 18 ad art. 66 PA; cfr. anche art. 111b LAsi).
3.
3.1 Nella presente disamina, l’istante fonda la sua richiesta, prevalendosi
di mezzi di prova nuovi o comunque non noti al momento della decisione
su ricorso – datati il primo (...) (cfr. sub doc. B) rispettivamente i secondi
(...) (cfr. sub doc. C) – e che ritiene tali da rimettere in discussione l’esito
della procedura anteriore, nel senso che proverebbero l’esistenza di
elementi suscettibili di condurre al riconoscimento della qualità di rifugiato,
sussistendo per lui dei timori di subire persecuzioni rilevanti in caso di un
suo rinvio in Sri Lanka. Invero, nel caso in cui egli dovesse fare ritorno nel
Paese d’origine, avrebbe il fondato timore di venire arrestato e torturato, in
particolare dagli agenti del CID, circostanza che sarebbe già accaduta in
passato e che l’avrebbe condotto all’espatrio. La sua situazione in patria
sarebbe talmente preoccupante che la madre stessa, a suo rischio,
avrebbe voluto presentare denuncia alla F._. Se le conclusioni
precedenti non venissero accolte, l’interessato postula, in primo subordine,
che l’istanza venga valutata quale nuova domanda d’asilo. In ulteriore
subordine, egli chiede che la documentazione annessa all’istanza, venga
valutata come ostativa all’esecuzione dell’allontanamento e che gli venga
concessa l’ammissione provvisoria. Nel caso di un suo rientro in patria,
infatti, il “real risk” che lui venga sottoposto a trattamenti inumani e
degradanti violanti l’art. 3 CEDU sarebbe altissimo, in considerazione
anche del fatto che egli avrebbe già subito dei maltrattamenti in Sri Lanka.
Inoltre la grave situazione dal profilo dei diritti umani, ed in particolare della
discriminazione e marginalizzazione della minoranza Tamil, sarebbe stata
nuovamente osservata dall’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i
diritti umani nel gennaio 2021. Altresì, fonti ufficiali, organizzazioni
internazionali e non governative, confermerebbero che l’uso della tortura
continuerebbe ad essere in Sri Lanka una pratica utilizzata costantemente
da parte degli organi di polizia. Un suo rinvio, sarebbe pertanto pure
contrario alla Convenzione del 10 dicembre 1984 contro la tortura ed altre
pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti (Conv. tortura, RS 0.105),
segnatamente irrispettoso del suo art. 3. L’istante, con le sue
argomentazioni e la nuova produzione di mezzi di prova, solleva quindi
l’erroneità della sentenza di merito del Tribunale D-1151/2019 del
17 dicembre 2020.
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3.2 Nel senso testé indicato, l’istante risulta pertanto essere
particolarmente toccato dalla sentenza del Tribunale del 17 dicembre 2020
e vanta un interesse degno di protezione all’annullamento o alla
modificazione della stessa. Ne discende che egli risulta legittimato a
presentare un’istanza di revisione (art. 48 cpv. 1 lett. c PA in analogia).
3.3 Altresì, prevalendosi di nuovi mezzi di prova a supporto delle sue
dichiarazioni esposte nella procedura ordinaria, adempie al motivo di
revisione di cui all’art. 123 cpv. 2 lett. a LTF. L’istanza di revisione, risulta
quindi essere sufficientemente motivata secondo quanto sopra considerato
(cfr. supra consid. 2). In tal senso, e per motivi d’incompetenza funzionale
di questo Tribunale (cfr. in merito anche supra consid. 2.4), la conclusione
esposta in subordine dall’interessato, circa la trattazione della sua istanza
quale nuova domanda d’asilo (ex art. 111c LAsi), risulta essere invece
irricevibile.
3.4 Al contrario, il termine di 90 giorni dalla scoperta dei motivi di revisione
giusta l’art. 124 cpv. 1 lett. d LTF, non appare essere in specie adempiuto.
Invero, i mezzi di prova presentati dall’istante in questa sede, sarebbero
stati redatti il (...) (cfr. sub doc. B), rispettivamente il (...) (cfr. sub doc. C),
ma l’interessato non indica in alcun modo nell’istanza quando sarebbe
venuto a loro conoscenza. Quest’ultimo, difatti, si limita ad indicare
unicamente che tali documenti gli sarebbero stati inviati dalla sua famiglia
vivente in Sri Lanka, senza tuttavia specificare né le tempistiche di tale
invio, né le circostanze del medesimo, come neppure ha annesso
documentazione all’istanza atta a provare quando effettivamente egli
avrebbe ricevuto in Svizzera i mezzi di prova introdotti con l’istanza. Non
sono del resto rilevabili nella predetta degli elementi che motivino
l’intempestività della presentazione con la stessa di tale documentazione e
delle argomentazioni afferenti la medesima. Ciò a maggior ragione,
considerando che l’interessato risultava essere in contatto con i suoi
famigliari (cfr. verbale 2, D38 segg., pag. 6), e che segnatamente tramite
la (...) avrebbe ricevuto della documentazione anche in passato per
supportare la sua domanda di riesame del 5 marzo 2021 (cfr. atto SEM
n. 1/28). In tale contesto, appare per lo meno incomprensibile, che l’istante
non abbia sollevato tali evenienze e mezzi di prova già nel corso della
procedura ordinaria, malgrado ne avesse la possibilità, o tutt’al più che,
essendone venuto a conoscenza al più tardi nel gennaio del 2021 –
allorché la (...) gli avrebbe inoltrato la documentazione con la quale ha
supportato la domanda di riesame del 5 marzo 2021 – non si sia prevalso
di tali circostanze entro i termini legalmente previsti. Inoltre, la
presentazione di una denuncia in polizia da parte della madre
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dell’interessato, stride fortemente con quanto da lui dichiarato nelle
audizioni nel corso della procedura ordinaria, segnatamente di non essersi
rivolto alle autorità di polizia srilankesi, in quanto gli agenti del CID dai quali
subiva persecuzioni deriverebbero pure dalla polizia (cfr. verbale 2, D68,
pag. 12; cfr. anche in proposito il verbale 1, p.to 7.03, pag. 8). Su quanto
precede, il Tribunale ritiene vi siano dei forti dubbi circa l’effettivo momento
in cui i mezzi di prova prodotti dall’insorgente siano stati confezionati,
nonché di come effettivamente egli se li sia procurati. Tuttavia, anche
lasciando aperto il quesito a sapere se il termine ex art. 124 cpv. 1 lett. d
LTF è stato nella presente disamina rispettato, occorre ancora osservare
quanto segue.
4.
4.1 Attinente i mezzi di prova, in ambito di revisione, sono escluse anche
le circostanze delle quali l’istante avrebbe potuto venire a conoscenza, con
la dovuta diligenza, nella procedura precedente, e questo vale pure se i
nuovi fatti o mezzi di prova, vengono scoperti a seguito di indagini
supplementari, in quanto in tal caso si ravvisa una negligenza processuale
della parte (cfr. sentenze del Tribunale D-5036/2018 del 22 febbraio 2021
consid. 3.1, D-4981/2019 dell’11 dicembre 2019 consid. 3.2 e
D-5387/2019 del 14 novembre 2019 consid. 3.2; MOSER/BEUSCH/
KNEUBÜHLER, Prozessieren vor dem Bundesverwaltungsgericht, 2a ed.
2013, cifra 5.47, pag. 306; cfr. anche per quanto attiene la giurisprudenza
inerente i motivi scusabili per le allegazioni tardive: DTAF 2009/51
consid. 4.3 e Giurisprudenza e informazioni della Commissione svizzera di
ricorso in materia d’asilo [GICRA] 2003 n. 17 consid. 4b). Tuttavia,
occorrerà entrare nel merito di allegazioni tardive, allorquando da queste
ultime risulta evidente che il richiedente asilo è minacciato da persecuzioni
o da trattamenti contrari ai diritti umani (in violazione degli art. 3 CEDU,
art. 3 Conv. tortura, art. 33 della Convenzione del 28 luglio 1951 sullo
statuto dei rifugiati [Conv. rifugiati, RS 0.142.30] in relazione con
l’art. 5 LAsi). In tale circostanza, il principio della sicurezza giuridica dovrà
cedere il passo al diritto internazionale preminente, ed occorrerà
pronunciarsi in merito alle nuove allegazioni, se da queste ultime risultano
degli ostacoli all’allontanamento del richiedente. Al contrario, non v’è
invece luogo di una nuova analisi della rilevanza dei fatti allegati dal profilo
dell’asilo, salvo se vi siano dei motivi scusabili per l’occultamento delle reali
circostanze fattuali (cfr. per maggiori sviluppi DTAF 2013/22 consid. 5.4 e
consid. 9.3.1 con riferimenti ivi citati; GICRA 1995 n. 9 consid. 7; cfr. anche
la sentenza del Tribunale D-6097/2019 del 28 gennaio 2019 consid. 6.2.1
con ulteriore riferimento citato).
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4.2 Nel caso in rassegna, risulta limpido come i mezzi di prova presentati
con l’istanza e le allegazioni afferenti agli stessi, non debbano essere
esaminati alla luce della giurisprudenza succitata. Come già sopra
considerato (cfr. consid. 3.4), non è dato infatti a sapere né quando i mezzi
di prova sarebbero giunti all’istante, né è dato comprendere il motivo per il
quale quest’ultimo abbia prodotto tali mezzi di prova soltanto nella presente
procedura straordinaria, allorquando gli stessi con le correlate
affermazioni, sarebbero potute e dovute essere invocate già nell’ambito
della procedura ordinaria. Inoltre, il contenuto della documentazione
prodotta, risulta in vari punti discrepante con le stesse asserzioni rilasciate
durante la procedura ordinaria dall’istante. A parte l’incongruenza già sopra
rilevata (cfr. supra consid. 3.4 ) per quanto concerne la denuncia in polizia
che avrebbe presentato la madre dell’interessato (cfr. sub doc. B),
quest’ultima – come pure la dichiarazione sottoposta alla F._ (cfr. sub
doc. C) – contengono l’asserzione che l’istante, dopo la fine dell’anno (...),
sarebbe continuamente stato ricercato al domicilio e tramite telefonate da
parte delle forze di sicurezza e di gruppi sconosciuti, che lo avrebbero
minacciato di ritorsioni se lui (o la sua famiglia) sarebbero stati coinvolti in
attività politiche invise ai primi. Tuttavia, nel corso dell’audizione federale,
l’istante ha indicato che l’unica volta che degli affiliati al CID si sarebbero
presentati a casa sua, sarebbe stata il giorno prima della sua partenza dal
Paese d’origine (cfr. verbale 2, D70, pag. 12), e di non avere avuto
problematiche prima del (...) del (...) con le autorità del suo paese
d’origine, allorché avrebbe avuto luogo un interrogatorio da parte di agenti
del CID (cfr. verbale 2, D57, pag. 10). Ciò, sebbene – in modo
contraddittorio – nell’audizione precedente aveva asserito di esservi stato
ricercato (...) o (...) volte in sua assenza, ed un’ulteriore volta dopo
l’interrogatorio che avrebbe avuto luogo con agenti del CID alla (...) di (...)
(cfr. verbale 1, p.to 7.01 segg., pag. 7 seg.). In ogni caso, di telefonate non
se ne trova menzione da parte dell’istante, come pure il periodo al quale fa
riferimento la madre di quest’ultimo in entrambi i documenti (cfr. sub doc. B
e doc. C), riguarderebbe la (...) dell’anno (...), sebbene invece l’istante
faccia dal canto suo risalire le asserite ricerche e interrogatori per lo meno
alla (...) dell’anno (...), avendo del resto affermato di aver lasciato il suo
paese d’origine il (...) (cfr. verbale 1, p.to 5.01, pag. 6; verbale 2, D26,
pag. 5). Appare inoltre poco credibile che l’evenienza riportata dalla madre
soltanto nella dichiarazione presentata alla F._, ovvero che anche
loro, dopo la partenza del figlio, sarebbero andati a vivere in un’altra area,
non sia mai stata addotta dall’istante nel corso della procedura ordinaria –
ne fa menzione soltanto nella sua domanda di riesame del 5 marzo 2021
(cfr. p.to 6, pag. 2 di cui all’atto SEM n. 1/28) – situando invece la madre e
la (...) sempre ad C._, ultimo domicilio dove anche lui avrebbe
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vissuto sino all’espatrio (cfr. verbale 2, D30 segg., pag. 5). Gli elementi
testé indicati, instillano quindi nel Tribunale dei dubbi fondati circa l’effettiva
autenticità dei documenti prodotti dall’interessato, ed appaiono essere stati
confezionati esclusivamente ai fini della causa.
Per il resto, né dai medesimi, né dalle ulteriori argomentazioni generiche
contenute nell’istanza, appaiono dei motivi evidenti per i quali l’istante, in
caso di ritorno nel paese d’origine, si troverebbe minacciato da
persecuzioni o da trattamenti contrari ai diritti umani e quindi risultanti
ostativi all’esecuzione di un suo allontanamento. Invero, non essendo
l’istante stato in grado di dimostrare la verosimiglianza dei suoi asserti, già
ritenuti inverosimili dal Tribunale nella sua sentenza D-1151/2019, con la
documentazione prodotta in questa sede e le allegazioni afferenti, non vi
sono elementi concreti e sostanziati per condurre il Tribunale a decidere
diversamente, in relazione all’ammissibilità ed all’esigibilità dell’esecuzione
del suo allontanamento, rispetto alle considerazioni già contenute nella
sentenza sopra citata di cui ne è richiesta la revisione, ed alla quale si può
senz’altro rinviare (cfr. consid. 12 e 13 della sentenza D-1151/2019). In tale
contesto, si sottolinea in sovrabbondanza come anche attualmente non vi
sia alcun motivo per ritenere che la situazione dei diritti dell’uomo in Sri
Lanka, dal momento del cambiamento di potere con l’elezione quale
presidente di Gotabaya Rajapaksa il 16 novembre 2019 e degli sviluppi
successivi, abbia condotto interi gruppi di persone ad essere perseguitati
collettivamente da parte delle autorità di tale Paese (cfr. in tal senso anche
le sentenze del Tribunale D-1838/2020 dell’8 luglio 2021 consid. 9.3,
E-1824/2018 del 7 luglio 2021 consid. 10.3). L’interessato non può quindi
prevalersi con successo di tali evenienze, essendo assente nel suo caso
qualsivoglia elemento concreto ed individuale, fondante un rischio reale di
subire delle persecuzioni o dei trattamenti contrari al diritto internazionale
nel caso di un suo ritorno in Sri Lanka.
5.
Riassumendo, dal momento che i nuovi motivi rispettivamente mezzi di
prova, ammissibili per via di revisione, non sono di natura tale da
modificare la fattispecie alla base della sentenza contestata, conducendo
il Tribunale ad un giudizio diverso in funzione di un nuovo apprezzamento
giuridico, l’istanza di revisione della sentenza D-1151/2019 del
17 dicembre 2020, va quindi respinta nella misura della sua ricevibilità.
6.
Con la presente sentenza finale le misure supercautelari ordinate dal
Tribunale il 17 giugno 2021 decadono.
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Pagina 11
7.
Avendo il Tribunale statuito nel merito dell’istanza, la domanda di
esenzione dal versamento di un anticipo equivalente alle presunte spese
processuali è divenuta senza oggetto.
8.
Altresì, ritenute le allegazioni inerenti l’istanza di revisione sprovviste di
probabilità di esito favorevole, la domanda di assistenza giudiziaria, nel
senso della dispensa dal versamento delle spese processuali, è respinta
(art. 65 cpv. 1 PA).
9.
Visto l’esito della procedura, le spese processuali di CHF 1'500.–, che
seguono la soccombenza, sono poste a carico dell’istante (art. 37 LTAF;
63 cpv. 1 PA nonché art. 1–3 del regolamento sulle tasse e sulle spese
ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del
21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]).
(dispositivo alla pagina seguente)
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