Decision ID: 88203a19-2718-5484-af14-bcecad864eda
Year: 2012
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: civil_law

in fatto: A. AO 1 è proprietaria della particella n. 570 RFD di _ sezione di _, su cui si trova la sua casa unifamiliare. AP 1 è proprietaria della vicina particella n. 575 sulla quale sorge una casa d'abitazione (subalterno A), ristrutturata per ricavarne due appartamenti, in parte contigua all'abitazione di AO 1. Entrambi i fondi confinano con la particella n. 571 (superficie non edificata adibita a corte), loro proprietà coattiva per un terzo e per il rimanente terzo della particella n. 576. Dalla corte, una scala esterna permette di accedere sia all'abitazione di AO 1 sia all'appartamento posto al primo e secondo piano della casa di AP 1, locato a tale _. Quanto all'appartamento sito al piano terra, abitato dai genitori di AP 1, esso è accessibile direttamente da una porta che dà sulla corte.
B. I lavori di ristrutturazione dell'abitazione sita sul fondo n. 575, iniziati nel gennaio del 2001, erano stati autorizzati con licenza edilizia rilasciata dal Comune di _ il 13 aprile 2000. Se non che la presenza di due comignoli di camini a legna e di uno sfiatatoio della ventilazione – non indicati nei progetti presentati con la domanda di costruzione del 2000 – ha richiesto l'avvio di una procedura d'autorizzazione in sanatoria, sfociata nella licenza edilizia del 14 luglio 2004. Un ricorso di AO 1 al Consiglio di Stato è stato respinto con decisione del 25 gennaio 2005. Adìto dall'opponente, con sentenza del 12 maggio 2005 il Tribunale cantonale amministrativo ha per contro annullato entrambe le decisioni (inc. 52.2005.40).
C. Nel frattempo, il 10 febbraio 2003, AO 1 ha introdotto davanti al Pretore del Distretto di Lugano, sezione 1, una petizione perché fosse ordinato a AP 1 di innalzare comignoli e sfiatatoi della ventilazione (di un bagno e di una cucina) secondo le Raccomandazioni emanate dall'Ufficio federale dell'ambiente, delle foreste e del paesaggio, di modificare l'impianto di illuminazione sopra la porta di accesso dell'appartamento posto al primo e secondo piano, di rimuovere una cassetta delle lettere sistemandola altrove, e di ripristinare la falda del tetto in modo che non invada il suo balcone. Nella sua risposta del 22 maggio 2003 AP 1 ha proposto il rigetto della petizione. Con replica del 10 giugno 2003 l'attrice ha ribadito le sue domande. La convenuta ha duplicato l'11 luglio 2003 confermando la sua posizione.
D. L'udienza preliminare si è tenuta il 9 ottobre 2003 e l'istruttoria, iniziata l'8 gennaio 2004, è terminata il 30 novembre 2005. Al dibattimento finale le parti hanno rinunciato, limitandosi a conclusioni scritte. Nel suo memoriale del 30 gennaio 2006 l'attrice ha riaffermato le sue domande, postulando, in aggiunta, anche il ripristino nelle dimensioni originarie di una tettoia sporgente sulla corte. Con il suo memoriale di stessa data la convenuta ha proposto una volta ancora di respingere la petizione. Statuendo con sentenza del 22 agosto 2006 il Pretore ha parzialmente accolto la petizione, nel senso che ha ordinato alla convenuta di innalzare i comignoli e lo sfiatatoio della ventilazione del gabinetto in modo che superino di almeno 50 cm il colmo del tetto, di modificare l'impianto di illuminazione secondo la proposta del perito e di rimuovere e ripristinare entro i limiti della sua proprietà la falda del tetto che invade il balcone dell'attrice. La tassa di giustizia di fr. 860.– e le spese di fr. 3800.– sono state poste per un terzo a carico dell'attrice e per il rimanente a carico della convenuta, tenuta a rifondere a AO 1 fr. 4000.– per ripetibili.
E. Contro la sentenza appena citata è insorta AP 1 con un appello dell'11 settembre 2006 per ottenere che le richieste dell'attrice siano respinte e il giudizio del Pretore modificato di conseguenza, "tranne per la questione della lampada". Nelle sue osservazioni del 23 ottobre 2006 AO 1 propone di respingere l'appello.

Considerando
in diritto: 1. La causa in esame è stata trattata con la procedura ordinaria degli art. 165 segg. CPC ticinese. A quest'ultimo soggiacevano tutte le decisioni comunicate dai Pretori entro il 31 dicembre 2010 (art. 405 cpv. 1 CPC). In concreto la sentenza impugnata è stata intimata il 24 agosto 2006 ed è pervenuta al patrocinatore dell'appellante il giorno successivo (appello, pag. 2 in alto). Introdotto entro 20 giorni (art. 308 cpv. 1 CPC ticinese), l’11 settembre 2006, l'appello in rassegna è dunque tempestivo.
2. Nel diritto ticinese l'appellabilità di una sentenza dipendeva dal valore della domanda, determinato in base alle conclusioni prese dal ricorrente nell'ultimo atto di causa davanti al Pretore (art. 15 CPC ticinese). Nelle cause relative a servitù e rapporti di vicinato il valore litigioso era quello che i diritti controversi avevano per il fondo dominante, rispettivamente quello che corrispondeva alla svalutazione del fondo serviente, se essa era maggiore (art. 9 cpv. 3 CPC ticinese). In concreto il Pretore non ha determinato – come gli incombeva (art. 13 CPC ticinese) – l'ammontare di tale valore, né agli atti figurano elementi oggettivi che possano supplire alla mancanza. Quantificare in modo attendibile la svalutazione del fondo n. 575 in caso di innalzamento dei fumaioli e degli scarichi dell'aria viziata, di spostamento della lampada esterna, di rimozione della cassetta delle lettere e di ripristino della tettoia sporgente sulla corte, è perciò arduo. Ostica è altresì la valutazione dell'incidenza della demolizione della falda del tetto sporgente sul balcone. In simili condizioni, pare lecito far coincidere il deprezzamento della particella n. 575 con almeno il costo complessivo degli interventi postulati dall'attrice (I CCA, sentenza inc. 11.2009.10 del 9 febbraio 2009, consid. 5), che si può ragionevolmente presumere superi la soglia di fr. 8000.– (art. 36 cpv. 1 vLOG), sicché la proponibilità dell'appello è data.
3. L'appellante produce, oltre a un estratto delle Norme di attuazione del piano regolatore di _ (applicabili d'ufficio, art. 87 CPC ticinese), una lettera del 22 maggio 2006 del Municipio di _ e chiede a questa Camera di esperire un nuovo sopralluogo (appello, pag. 2 e 8). L'attrice si oppone all'ispezione, ma non all'assunzione di detto nuovo documento, purché siano ammessi anche quelli da lei esibiti (sue lettere del 9 giugno e 16 ottobre 2006 al Municipio di _ e risposta di quest'ultimo del 28 giugno 2006; istanza di interpretazione del 26 luglio 2006 presentata al Tribunale cantonale amministrativo e sentenza di quest'ultimo del 27 luglio 2006). Se non che il diritto processuale
in vigore fino al 31 dicembre 2010 escludeva la possibilità di presentare fatti e documenti nuovi in sede di appello, vigendo il divieto generale dell'art. 321 cpv. 1 lett. b CPC ticinese. Si volesse poi anche tenerne conto, come si vedrà oltre (consid. 5) essi non influiscono ad ogni modo sull'esito del giudizio. Quanto alla richiesta di un nuovo sopralluogo, di per sé proponibile (art. 322 lett. a, che rinvia all'art. 88 lett. a CPC ticinese), non porterebbe con ogni verosimiglianza elementi di rilievo ai fini del giudizio. Tanto più che, per stessa ammissione dell'interessata, il fatto da accertare “lo si capisce comunque anche dagli atti” (appello, pag. 8 in alto). Giova procedere dunque senza indugio all'esame del ricorso.