Decision ID: e9fad1d6-2904-5cb1-91b6-d03fc8e1ba9b
Year: 2007
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_006
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: civil_law

ritenuto
in fatto:
A.
Con PE n. _ del 2/7 dicembre 2005 dell'UE _, AP 1 ha escusso AO 1 per l'importo di fr. 129'799.35 oltre interessi al 5% dal 30 novembre 2005. Quale titolo di credito ha genericamente indicato “Residuo stipendio 1.10.2004-31.10.2005”. Interposta tempestiva opposizione, il procedente ne ha chiesto il rigetto provvisorio limitatamente a fr. 109'431.30.
B.
L'istante fonda la sua pretesa sul contratto di lavoro 28 settembre 2004 che, prendendo avvio il 1° ottobre 2004 è stato stipulato per tempo indeterminato: il dipendente veniva assunto come direttore generale e il salario annuo lordo era di fr. 220'000.– versati in dodici mensilità. Il punto 9 di quell'accordo stabiliva infine che
per ogni modifica o integrazione ... è necessario l'accordo delle parti, da manifestarsi in forma scritta
(doc. B). Il credito vantato dal procedente su questa base corrisponde alla differenza fra le evocate pattuizioni e i salari complessivi, effettivamente corrisposti fra l'inizio del rapporto lavorativo e il mese di ottobre 2005 e meglio come al conteggio riprodotto a pagina 4 dell'istanza di rigetto.
C.
All'udienza di contraddittorio la convenuta, non contestando di per sé la natura del titolo prodotto, vi contrappone sostanzialmente tre eccezioni: che la prestazione lavorativa di controparte sarebbe completamente mancata nei primi tre mesi del contratto (ottobre - dicembre 2004), così che essa avrebbe rinunciato allo stipendio corrispondente; che dal mese di aprile 2005 il salario annuo sarebbe stato concordemente ridotto a fr. 180'000.- e che il rapporto contrattuale non sarebbe terminato alla fine di ottobre 2005, ma già alla fine di agosto. L'istante ha contestato tutte queste eccezioni.
D.
Con sentenza 19 aprile 2006 il Segretario assessore della Pretura _ ha respinto l'istanza
di rigetto provvisorio dell'opposizione.
Anzitutto ha ritenuto verosimile la rinuncia dell'istante allo stipendio per i primi tre mesi di lavoro, mai rivendicati prima della procedura esecutiva. In effetti, l'aver sottaciuto di essere remunerato fino al 31 dicembre 2004 dall'ex datrice di lavoro, violava il dovere di diligenza e fedeltà sancito dall'art. 321
a
cpv. 3 CO. Con scritto 18 maggio 2005, l'istante aveva poi dato il proprio consenso alla diminuzione di salario applicata tra aprile e agosto 2005, versamenti che peraltro aveva accettato senza mostrare il minimo disappunto. Per quanto riguarda la fine del rapporto lavorativo, ha ritenuto dati i motivi gravi di disdetta, addotti dalla datrice di lavoro per rescindere il contratto con effetto immediato.
E.
Contro la sentenza pretorile 19 aprile 2006 si aggrava tempestivamente _. Ribadisce di non avere mai rinunciato agli stipendi da ottobre a dicembre 2004, di non avere mai lavorato nel medesimo periodo per conto di _ e di non avere mai accettato la riduzione dello stipendio per i mesi da aprile ad agosto 2005. Contesta infine che la convenuta abbia reso verosimili le condizioni restrittive poste dalla giurisprudenza in materia di disdetta di un contratto di lavoro per motivi gravi e con effetto immediato.
F.
Con le sue osservazioni AO 1 postula la reiezione dell'appello con argomentazioni che, se del caso, saranno riprese in seguito.

Considerato
in diritto: 1.
Se il credito si fonda su un riconoscimento di debito constatato mediante atto pubblico o scrittura privata, il creditore può chiedere il rigetto provvisorio dell'opposizione (art. 82 cpv. 1 LEF). La nozione di riconoscimento di debito constatato mediante scrittura privata, che non è definita dalla legge, implica necessariamente il riconoscimento da parte dell'escusso o del suo rappresentante di un'obbligazione in relazione ad una somma di denaro determinata o facilmente determinabile. Il riconoscimento di debito può essere dedotto anche da un insieme di documenti a condizione che da essi risultino gli elementi necessari. Condizione essenziale è che la somma di denaro riconosciuta sia facilmente determinabile secondo criteri oggettivi stabiliti in precedenza e sottratti a possibilità di modifica unilaterale dipendente dalla volontà delle parti (cfr.
Cometta
, Il rigetto provvisorio dell'opposizione nella prassi giudiziaria ticinese, in:
Rep
1989 pag. 338 con riferimenti)
.
Il giudice del rigetto accerta d'ufficio ed in ogni stadio di causa (quindi anche in sede di appello) se la documentazione prodotta costituisce valido riconoscimento di debito e se vi è identità fra il creditore, il debitore e il credito indicati nel precetto esecutivo e nell'istanza con il creditore, il debitore ed il credito di cui ai documenti prodotti (
Cometta,
op. cit., pag. 331). La dichiarazione di riconoscimento di debito è una dichiarazione di volontà con la quale il debitore si obbliga a pagare una certa somma di denaro: essa dev'essere chiara, esplicita, non equivoca, non discutibile o soggetta a interpretazione (cfr.
Panchaud/Caprez
, Die Rechtsöffnung, Zurigo 1980, § 1 n. 7 pag. 3).
2.
Un contratto di lavoro può costituire riconoscimento di debito per lo stipendio ivi concordato, dedotti gli oneri sociali, quando è steso in forma scritta, comprende gli elementi negoziali essenziali, è firmato dal datore di lavoro ed è incontestato che vi è stata prestazione lavorativa da parte del lavoratore o impedimento imputabile esclusivamente al datore di lavoro (
Cometta,
op. cit., pag. 341; cfr.
Staehelin
, Basler Kommentar zum SchKG, Basilea/Ginevra/Monaco 1998, vol. I, n. 126 ad art. 82;
Gilliéron
, Commentaire de la LP, vol. I, Losanna 1999, n. 44 e 57 ad art. 82). Il licenziamento immediato, in caso di disdetta ingiustificata, del lavoratore da parte del datore di lavoro pone fine al rapporto contrattuale dal profilo fattuale ma non in diritto: le pretese salariali del lavoratore fondate sull'art. 337 c cpv. 1 e 2 CO sono tuttavia immediatamente esigibili in virtù dell'art. 339 cpv. 1 CO (
Cometta,
op. cit., pag. 341 con riferimenti).
3.
Nel caso concreto, a prescindere dalle eccezioni sollevate dall'escussa, il contratto di lavoro 28 settembre 2004 (doc. B), concluso nella forma scritta e contenente tutti i punti essenziali che regolano il rapporto fra le parti, rappresenta in sé titolo idoneo per ottenere il rigetto dell'opposizione, relativamente all'incasso di salari non corrisposti. Su questa base, i conteggi prodotti dal procedente indicano gli estremi del credito posto in esecuzione, rispettivamente così come ridotto in sede di istanza di rigetto dell'opposizione.
4.
Per l'art. 82 cpv. 2 LEF il giudice pronuncia il rigetto provvisorio dell'opposizione a meno che il debitore sollevi e giustifichi immediatamente delle eccezioni tali da infirmare il riconoscimento di debito; all'escusso incombe l'onere di dimostrare la verosimiglianza delle eccezioni che deduce in giudizio. Secondo la giurisprudenza le eccezioni non solo devono essere esposte in modo convincente ma devono anche essere sostanziate in modo perlomeno verosimile nel senso che a conforto delle allegazioni devono esserci riscontri oggettivi (DTF 104 Ia 413, cons.
4;
Jaeger/Walder/Kull/Kottmann,
Bundesgesetz über Schuldbetreibung- un Konkurs, vol. I, 4
a
ed., Zurigo 1997, n. 28 ad art. 82;
Staehelin,
op. cit., n. 87 e segg. ad art. 82 LEF;
Gilliéron,
op. cit., n. 82 ad art. 82 LEF;
Stücheli,
Die Rechtsöffnung, tesi Zurigo 2000, pag. 350 con rif.).
Nell'esecuzione basata su contratti bilaterali sinallagmatici in cui le parti sono tenute a prestazioni simultanee o in cui spetta al creditore l'obbligo della prestazione anticipata, la scrivente Camera ha adottato in materia di rigetto dell'opposizione la prassi di Basilea Campagna, secondo la quale il rigetto deve essere concesso a meno che l'escusso renda almeno credibile l'eccezione di inadempimento (
Cometta,
op. cit., pag. 348). Per quanto attiene il contratto di lavoro il creditore deve recare la prova documentale dell'adempimento della propria prestazione lavorativa, sempre che l'escusso lo contesti (altrimenti l'esecuzione è presunta).
5.
Anzitutto, secondo l'escussa, il procedente avrebbe rinunciato ai salari di ottobre, novembre e dicembre 2004, mesi durante i quali di fatto egli non avrebbe mai lavorato quale suo dipendente. Al proposito, essa non motiva tale sua affermazione se non sulla base di un indizio, costituito di uno scritto 26 novembre 2004 della precedente datrice di lavoro dell'appellante -la Banca _ - che confermava all'ex dipendente
che le sue coperture assicurative terminano il 31.12.2004, come da accordi presi, vedi lettera del 29 ottobre 2003
(doc. 2). Sennonché questo documento nemmeno può essere considerato alla stregua di un indizio che l'appellante avrebbe rinunciato ai salari del 2004, rispettivamente che non abbia prestato la sua opera. Già perché, fosse stato ancora dipendente della banca menzionata, non sarebbero stati necessari accordi particolari per l'accennata estensione delle coperture assicurative. E' vero che in questa sede l'appellante ammette di aver ricevuto dalla banca una "buona uscita" corrispostagli mensilmente fino alla fine del 2004, ma afferma anche che la sua precedente attività lavorativa era già cessata a fine giugno di quell'anno: nulla pertanto a che vedere con evocate prestazioni lavorative in favore della banca o con un preteso perdurante rapporto di lavoro. In tal modo, il documento su cui fonda la sua eccezione la società escussa non basta per rendere verosimile la pretesa rinuncia al salario da parte del lavoratore, rispettivamente la mancata prestazione lavorativa di questi. Non può essere inoltre dimenticato che l'appellante non risulta essere mai stato sollecitato a fornire le pattuite prestazioni lavorative; anzi, la convenuta stessa, nella bozza di nuovo contratto (con cui proponeva un salario inferiore), redatta il 3 maggio 2005, ha ripreso tale e quale il punto 2 del contratto originario, in particolare indicando l'inizio del rapporto di lavoro al 1° ottobre 2004. Sotto questo profilo l'appello si rileva, pertanto, fondato.
6.
L'escussa sostiene inoltre che a valere dal 1° aprile 2005, le parti avrebbero concordato una riduzione del salario lordo da fr. 200'000.– a fr. 180'000.–. Se non che, il contratto in vigore subordinava qualsiasi modifica all'accordo delle parti, da manifestare in forma scritta (doc. B, punto 9); orbene, in concreto non risulta che sia intervenuta una modifica contrattuale, basata sull'accordo delle parti e formulata per scritto. Infatti, la bozza di nuovo contratto (doc. E) non è mai stata sottoscritta dalle parti e, in particolare, non dal lavoratore. Nemmeno nel riscontro 18 maggio 2005 dell'istante alla lettera di presentazione di quella stessa bozza di contratto (doc. 7), non v'è accordo scritto in tal senso: certo, l'istante vi afferma che: “Il contratto rispecchia nella sostanza quanto discusso”, ma, poco oltre, dichiara “interesse e disponibilità a trovare un equilibrio fra costi e ricavi” e aggiunge di essere intenzionato a trovare una “soluzione fattibile” per entrambe le parti. Nel complesso, il testo di questo scritto non fa altro che alludere a trattative in corso e ha pertanto carattere interlocutorio. Ancora una volta quindi, l'escussa non ha reso verosimile la sua tesi, ossia la riduzione del salario pattuito inizialmente.
7.
L'escussa sostiene infine di non dover versare il salario alla controparte per i mesi di settembre e ottobre 2005, il contratto di lavoro essendo stato disdetto per motivi gravi il 26 agosto 2005 per la fine di quello stesso mese. Ricordato che il contratto in vigore prevede la possibilità per entrambe le parti di disdire (in forma scritta) il rapporto di lavoro per la fine di un mese, con preavviso di 3 mesi (punto 2), il rapporto in esame è stato disdetto dalla datrice di lavoro una prima volta il 27 luglio 2005 per la fine di settembre (doc. F). Sennonché, il 26 agosto 2005, la convenuta ha comunicato al lavoratore la disdetta immediata del contratto, segnatamente per il successivo 31 agosto. A ben vedere tuttavia, la datrice di lavoro non indica i motivi di tale decisione, alludendo in modo generico a “nuove infrazioni del normale ambiente di lavoro” successive al 27 luglio 2005 (data della prima disdetta). Al proposito, dimentica la convenuta che una simile disdetta deve fondarsi su motivi gravi che non permettano per ragioni di buona fede di esigere, da chi dà la disdetta, che abbia a continuare nel contratto (art. 337 cpv. 2 CO;
Brühwiler,
Kommentar zum Einzelarbeitsvertrag, 2. ed., pag. 360 e segg.;
Rehbinder/Portmann,
Basler Kommentar zum OR I, 3. ed., n. 17-30 ad art. 337). In concreto, almeno in sede processuale, la convenuta accenna a mancanze nel comportamento del lavoratore: esse tuttavia nemmeno lontanamente rivestono la gravità richiesta dalla legge: in particolare, né l'utilizzo (in sé indebito) della firma individuale dell'istante per l'invio di lettere di presentazione e di augurio, rispettivamente redatte nell'intento di stabilire contatti con possibili futuri clienti (doc. 8), né -tanto meno- l'indicazione dattiloscritta dei nomi “_” e “_” in un ordine diverso da quello usuale (doc. 15), adempiono la fattispecie dell'art. 337 CO. Di modo che, non potendosi ravvisare i presupposti per la disdetta immediata, il lavoratore ha diritto a quanto avrebbe guadagnato se il rapporto di lavoro fosse cessato alla scadenza del termine di disdetta (art. 337
c
cpv. 1 CO). In concreto, tenuto conto del preavviso trimestrale, la seconda disdetta comporterebbe la fine del rapporto per 30 novembre 2005. Conclusione irrilevante dal momento che l'appellante computa il suo credito salariale fino al 31 ottobre, ossia alla fine del trimestre successivo alla prima disdetta, del 27 luglio 2005.
Anche su questo aspetto della vertenza, l'escussa non ha reso verosimile il buon diritto della sua eccezione secondo la quale il contratto di lavoro -e il conseguente diritto al salario- avrebbe preso fine a fine agosto 2005.
8.
Sulla base del contratto che indica il salario annuo in fr. 220'000.- lordi da corrispondere in 12 mensilità, si ottiene una retribuzione mensile lorda di fr. 18'333.35 cui vanno aggiunti gli assegni familiari pari a fr. 549.- (cfr. conteggio del salario per gennaio 2005: doc. C). Non va tuttavia dimenticato, come già accennato al punto 2 della presente decisione, che un contratto di lavoro può costituire titolo di rigetto dell'opposizione per il salario indicatovi, dedotti tuttavia i contributi sociali (
Staehelin
, op. cit., N. 126 ad art. 82 LEF). In quest'ottica, lo stesso conteggio (doc. C) indica il salario al netto delle trattenute di legge pari a fr. 16'378.70; per tredici mensilità si ottiene un credito complessivo fino al 31 ottobre 2005 di fr.
212'923.10. Da questo importo devono poi essere dedotti gli assegni familiari mai rivendicati dal lavoratore per ottobre, novembre e dicembre 2004 (istanza, pag. 4), ossia complessivamente fr. 1'647.– (3 volte fr. 549.-) e fr. 116'210.65, pari al salario netto già versato all'istante da gennaio ad agosto 2005 (doc. C e I). In conclusione, l'opposizione al precetto esecutivo n. _
del 2/7 dicembre 2005 dell'UE _, deve essere rigettata limitatamente all'importo di fr. 95'065.45.
9.
L'appello 5 maggio 2006 di AP 1 va di conseguenza parzialmente accolto. In prima sede come in appello, tassa di giustizia e indennità seguono la rispettiva soccombenza delle parti (art. 48, 49, 61 cpv. 1 e 62 cpv. 1 OTLEF).
Motivi per i quali,
richiamati gli art. 82 cpv. 1 e 2 LEF, art. 2
2 cpv. 4 LALEF;
48, 49, 61 cpv. 1 e 62 cpv. 1 OTLEF,