Decision ID: f71c6d02-2ca0-54bf-ae9e-8ffe9807a711
Year: 2009
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: civil_law

in fatto:
A.
AP 1
(1963) e AO 1 (1969) si sono sposati a _
il 16 ottobre 1992. Dal matrimonio sono nate F_, il 16 ottobre 1993, e M_, il 4 ottobre 1995. Sistemista informatico, il marito lavora per la sede di _ della _ di _, mentre la moglie, di formazione parrucchiera, non ha più esercitato attività lucrativa dopo la nascita della prima figlia. I coniugi vivono separati dalla metà di febbraio del 2004, quando la moglie ha lasciato l'abitazione coniugale di _ (particelle n. 2513 e 2686 RFD, intestate al marito) per trasferirsi con le figlie in un appartamento a _.
B.
L'11 febbraio 2004 AO 1 ha adito con un'istanza a protezione dell'unione coniugale il Pretore della giurisdizione di
Locarno Campagna, che con decreto cautelare emesso il 29 mar
zo 2004 senza contraddittorio ha dato atto ai coniugi di vivere separati, ha affidato le figlie alla madre, ha regolato il diritto di visita del padre, ha posto a carico di quest'ultimo un contributo alimentare di fr. 1700.– mensili per la moglie e
di fr. 1100.– mensili per ogni figlia (assegni familiari compresi), più il premio della cassa malati e la relativa franchigia. Quel medesimo giorno la causa è stata sospesa per trattative. Nel luglio del 2004 AO 1 ha cominciato a riscuotere indennità di disoccupazione. Riattivata la procedura su richiesta del marito, con decreto cautelare del 25 ottobre 2004 emanato
“
nelle more istruttorie
”
il
Pretore ha ridotto il contributo alimentare per la moglie a fr. 750.–
mensili dal 1° ottobre al 31 dicembre 2004 e a
fr. 850.– mensili dal 1° gennaio 2005. Il 1° dicembre 2004 la cau
sa è stata nuovamente sospesa per trattative (inc. DI.2004.43).
C.
In seguito, il 12 aprile 2005, i coniugi hanno sottoposto al Pretore un'istanza comune di divorzio con accordo parziale, proponendo l'affidamento delle figlie alla madre, la regolamentazione del diritto
di visita paterno, contributi alimentari per ogni figlia di fr. 1200.–
mensili fino al 12° compleanno, di fr. 1300.– mensili fino al 15° compleanno e di fr. 1400.– mensili fino alla maggiore età (assegni familiari compresi), il riparto degli averi previdenziali del marito in ragione di metà ciascuno e l'accertamento che l'abitazione di _ è proprietà del marito stesso. All'udienza del 15 giugno 2005 la parti hanno riaffermato la loro volontà di divorziare, demandando al giudice la decisione sull'attribuzione dell'autorità parentale, sul principio e la durata del contributo di mantenimento per la moglie e sulla liquidazione del regime dei beni. Trascorso il termine bimensile di riflessione, AO 1 ha ribadito la propria posizione con lettera del 12 agosto 2005 e il marito con scritto del 17 agosto 2005. I coniugi sono stati invitati così a esprimersi sulle conseguenze del divorzio rimaste litigiose.
D.
AP 1 ha presentato il 19 maggio 2005 un memoriale in cui ha chiesto l'autorità parentale congiunta sulle figlie e ha offerto un contributo per la moglie di fr. 500.– mensili dal 1° luglio 2004 al 31 agosto 2005, oltre a fr. 45
815.– quale suddivisione degli averi di previdenza e fr. 62
785.– in liquidazione del regime dei beni. Nel suo allegato del 20 maggio 2005 AO 1 ha rivendicato l'autorità parentale esclusiva sulle figlie, un contributo alimentare indicizzato di fr. 1640.– mensili per sé fino al termine della scuola obbligatoria da parte delle ragazze (riservato un eventuale adeguamento), fr. 110
000.– in liquidazione del regime dei beni (riservato un eventuale adeguamento), la metà dei risparmi accumulati durante il matrimonio, un ciclomotore Velosolex e un mobile. Essa ha postulato inoltre una provvigione
ad litem
di fr. 8000.– o, in subordine, il beneficio dell'assistenza giudiziaria.
E.
Con decreto cautelare del 12 settembre 2005, emesso senza contraddittorio, il Pretore ha attribuito la custodia delle figlie alla madre e ha posto a carico di AP 1 un contributo alimentare di fr. 850.– mensili per la moglie, oltre a un contributo alimentare di fr. 1200.– mensili per ogni figlia dal 1° aprile 2005 fino al 12° compleanno e di fr. 1300.– mensili dopo di allora, assegni familiari compresi. L'indomani il Pretore ha stralciato dai ruoli la procedura a tutela dell'unione coniugale (inc. DI.2004.43). All'udienza del 27 settembre 2005, indetta per la discussione cautelare, le parti si sono accordate nel senso che M_ sarebbe rimasta sotto la custodia della madre, mentre F_ sarebbe passata sotto quella del padre (presso cui essa si era trasferita nel frattempo), riservato il diritto di visita di ciascun genitore. AP 1 ha accettato altresì di versare un contributo provvisionale per la moglie di fr. 850.– mensili, come pure un contributo provvisionale per M_ di fr. 1200.– mensili fino al 12° compleanno e di fr. 1300.– mensili dopo di allora, assegni familiari compresi.
F.
In pendenza di causa, il 18 novembre 2005, AO 1 ha instato per il blocco delle particelle n. 2513 e 2686 RFD di _, ha invitato il giudice a intervenire per proteggere la figlia F_ e ha sollecitato dal marito una provvigione
ad litem
di fr. 10
000.–. Con decreto cautelare del 22 novembre 2005, emanato senza contraddittorio, il Pretore ha ordinato una restrizione della facoltà di disporre sui citati fondi. Il 12 dicembre 2005 AP 1 ha adito a sua volta il Pretore per ottenere la soppressione dal 31 dicembre 2005 del contributo provvisionale in favore della moglie, andata a vivere con un terzo a _. All'udienza del 24 gennaio 2006, destinata alla discussione delle due istanze, le parti si sono vicendevolmente opposte alle richieste avversarie, la moglie postulando inoltre l'aumento del contributo provvisionale per sé a fr. 1900.– mensili e la trattenuta di fr. 3100.– mensili dallo stipendio di AP 1.
G.
Con decreto cautelare emanato il 17 febbraio 2006
“
nelle more istruttorie
”
il Pretore ha respinto entrambe le istanze. AO 1 si è nuovamente rivolta al Pretore, il 5 dicembre 2006, postulando l'aumento dal 1° dicembre 2006 del contributo provvisionale per sé a fr. 1900.– mensili e l'aumento di quello per
M_ a fr. 1250.– mensili, assegni familiari non compresi. All'udienza del 27 febbraio 2007, indetta per la discussione di quest'ultima istanza, il marito ha chiesto una volta ancora la soppressione del contributo provvisionale per la moglie o, in subordine, la riduzione del medesimo a fr. 200.– mensili. AO 1 ha contestato la domanda. Esperita l'istruttoria cautelare, al dibattimento finale del 27 aprile 2007 le parti hanno ribadito le rispettive posizioni.
H.
Statuendo il 18 maggio 2007 sulle istanze del 18 novembre 2005,
del 12 dicembre 2005 e del 5 dicembre 2006, il Pretore ha aumentato il contributo provvisionale per la moglie da fr. 850.– a fr. 1000.– mensili indicizzati dal 1° gennaio 2006 al 30 settembre 2011 e il contributo per M_ da fr. 1200.– mensili a fr. 1540.– indicizzati nel dicembre del 2006, a fr. 1565.– mensili indicizzati dal 1° gennaio al 30 settembre 2007, a fr. 1825.– mensili indicizzati dal 1° ottobre 2007 al 30 settembre 2011 e a fr. 1985.– mensili indicizzati fino al 30 settembre 2013, assegni familiari compresi, respingendo ogni altra domanda. Inoltre egli ha ordinato di cancellare la restrizione della facoltà di disporre sulle particelle n. 2513 e 2686 RFD di _ e ha invitato la Commissione tutoria regionale 1 a nominare alle figlie un curatore educativo, in particolare per assistere le minorenni nelle loro relazioni con i genitori. Un appello presentato da AO 1 contro tale decreto è stato accolto – nella misura in cui non era divenuto senza interesse – da questa Camera, che in data odierna ha portato il contributo provvisionale per la moglie a fr. 1900.– mensili dal
1° gennaio 2006 al 30 giugno 2007 e quello per M_ a fr. 1675.–
mensili, assegni familiari compresi, dal 1° dicembre 2006 al 30 giugno 2007 (inc. 11.2007.88).
I.
Intanto, n
el luglio del 2007, la figlia F_ è tornata dalla madre, sicché con decreto cautelare del 29 agosto 2007 il Pretore l'ha affidata a quest'ultima, consenziente il padre. Mediante istanza di quello stesso 29 agosto 2007 AO 1 ha chiesto di fissare il contributo provvisionale per la figlia in fr. 1565.– mensili dal 6 luglio 2007 e di aumentare il proprio a fr. 2300.– mensili. All'udienza dell'11 settembre 2007 AP 1 ha offerto un contributo di fr. 1580.– mensili per F_ dal 1° settembre 2007, opponendosi a ogni altra richiesta.
L.
L'istruttoria di merito si è conclusa nell'ottobre del 2007. Al dibattimento finale le parti hanno rinunciato, limitandosi a conclusioni
scritte. Nel suo memoriale del 31 agosto 2007, completato il 9 no
vembre successivo, AP 1
ha prospettato l'affidamento del
le figlie alla madre (riservato il proprio diritto di visita) con
esercizio in comune dell'autorità parentale, ha proposto un contributo alimentare di fr. 1580.– mensili per ogni figlia (assegni familiari compresi) e ha rifiutato ogni contributo alla moglie, offrendo a quest'ultima un capitale di fr. 133
147.– come riparto degli averi previdenziali e fr. 53
485.– in liquidazione del regime dei beni. Nelle sue conclusioni del 12 novembre 2007 AO 1
ha chiesto un contributo alimentare per sé di fr. 2100.–
mensili fino all'ottobre del 2011, l'affidamento delle figlie con
esercizio esclusivo dell'autorità parentale, il ripristino del diritto di visita paterno con l'aiuto della curatrice, un contributo alimentare indicizzato per ogni figlia di fr. 1580.– mensili fino al 16° compleanno e uno di fr. 1780.– fino al termine della formazione scolastica o professionale, il riparto a metà della prestazione di libero
passaggio maturata del marito e il versamento di fr. 169
487.50
in liquidazione del regime dei beni. Essa ha sollecitato altresì un importo indeterminato a titolo di provvigione
ad litem
o, in subordine, il conferimento dell'assistenza giudiziaria.
M.
Statuendo il 23 novembre 2007 con giudizio unico, il Pretore ha confermato il contributo provvisionale per la moglie di fr. 1000.– mensili indicizzati fissato con il decreto cautelare del 18 maggio 2007, ha stabilito per F_ un
contributo cautelare indicizzato di fr. 1780.– mensili
fino al 31 ottobre 2011 e per M_ un contributo alimentare indicizzato di fr. 1680.– mensili dal 1° luglio 2007 al 31 ottobre 2011, portato a fr. 2120.– mensili dal 1° novembre 2011 al 31 ottobre 2013, assegni familiari compresi.
Nel merito il Pretore ha sciolto il matrimonio per divorzio, ha affidato le figlie alla madre con esercizio esclusivo dell'autorità parentale, ha istituito una curatela educativa in favore delle figlie, ha disciplinato il diritto di visita del padre (secondo accordi delle parti e previo consenso del curatore educativo, ma – di regola – un fine settimana ogni quindici giorni dal venerdì alle ore 18 fino alla domenica alle ore 18, tre settimane durante le vacanze estive, una settimana a Natale, una settimana alternativamente a Pasqua o a carnevale e una settimana ogni biennio a Ognissanti), ha condannato AP 1 a versare un contributo indicizzato per la moglie di fr. 1000.– mensili fino al 31 ottobre 2011, un contributo indicizzato di fr. 1780.– mensili per F_ (assegni familiari compresi), un contributo indicizzato di fr. 1680.– mensili per M_ fino al 30 ottobre 2011 e di fr. 2120.– mensili dal 1° novembre 2011 al 31 ottobre 2013 (assegni familiari compresi), ha calcolato in fr. 125
590.– la liquidazione del regime dei beni spettante a AO 1 e ha ordinato alla cassa pensioni del marito di trasferire un capitale di fr. 134
700.– su
un conto previdenziale della moglie. La tassa di giustizia di fr. 4000.– e le spese di fr. 4190.– sono state posti per quattro settimi a carico del marito e per il resto a carico della moglie, con obbligo per il primo di rifondere fr. 4000.– alla seconda per ripetibili ridotte.
N.
Contro la sentenza appena citata AP 1 è insorto con un appello del 17 dicembre 2007 per ottenere l'esercizio in comune dell'autorità parentale, una diversa disciplina del diritto di visita (ogni quindici giorni dal sabato alle ore 10 fino alla domenica alle ore 18, due settimane durante le vacanze estive e sette giorni durante le ferie scolastiche), la soppressione del contributo alimentare per la moglie dalla data del giudizio o – in subordine –dal 31 dicembre 2010, l'adeguamento dei contributi per le figlie al rincaro dal 1° gennaio 2009 anziché dal 1° gennaio 2008 sulla base di un indice diverso, la riduzione a fr. 60
492.– della somma dovuta alla moglie in liquidazione del regime dei beni, il riparto a metà degli oneri processuali di prima sede e la compensazione delle ripetibili. Nelle sue osservazioni del 12 febbraio 2008 AO 1 propone di respingere l'appello.

Considerando
in diritto:
1.
Litigiosi rimangono, in appello, la liquidazione del regime dei beni, il contributo alimentare per la moglie dopo il divorzio (art. 125 CC), le modalità di adeguamento di tutti i contributi alimentari all'indice nazionale dei prezzi al consumo, l'esercizio in comune dell'autorità parentale, la disciplina del diritto di visita e il riparto degli oneri processuali. Il resto è passato in giudicato e ha assunto carattere definitivo (RtiD II-2004 pag. 576 consid. 1).
2.
Al memoriale l'appellante acclude svariati documenti. Postula inoltre il richiamo dal Comune di_ della notifica inoltrata da AO 1 al momento di trasferire il domicilio a _ e il richiamo dal Ministero pubblico dell'incarto aperto a carico di un terzo per reati sessuali sulla figlia F_, come pure l'edizione dalla controparte degli attestati di cassa malati del 2008 e di ogni decisione relativa a sussidi di natura sociale da lei ricevuti per sé e le figlie dal 2004 in poi (appello, pag. 34). AO 1 contesta l'ammissibilità di nuove prove, offerte a suo dire per riparare a semplici dimenticanze (osservazioni, pag. 10 in basso). Se non che, l'art. 138 cpv. 1 prima frase CC consente fatti nuovi e mezzi di prova nuovi in appello quand'anche fossero proponibili già in primo grado (
Leuenberger
in: Basler Kommentar, ZGB I, 3a edizione, n. 4 ad art. 138), sempre che siano addotti al più tardi – nel Cantone Ticino – “con la presentazione
dell'appello, rispettivamente della risposta” (art. 423
b
cpv. 2
CPC). Nella fattispecie i documenti uniti all'appello sono quindi ricevibili. Quanto ai richiami e all'edizione, essi sono a loro volta ammissibili, ma con ogni verosimiglianza la loro assunzione non porterebbe – come si vedrà in appresso (consid. 4b, 5e, 5g, 10b e 10g) – elementi utili ai fini del giudizio. Ciò premesso, giova esaminare il merito dell'appello senza indugio.
3.
Le controversie vertenti sulla liquidazione del regime dei beni vanno trattate prima di quelle legate ai contributi di mantenimento (RtiD II-2004 pag. 577 consid. 2; DTF 129 III 9 consid. 3.1.2). In appello resta litigiosa – come detto – la partecipazione di AO 1 all'investimento eseguito per l'acquisto e il riattamento dell'abitazione coniugale, intestata al marito (particelle n. 2513 e 2686 RFD di _). Il Pretore ha accertato l'entità dell'investimento in complessivi fr. 675
000.– (prezzo d'acquisto compreso), finanziato per fr. 450
000.– con l'accensione di un mutuo ipotecario, per fr. 29
370.– con beni propri della moglie e per fr. 195
630.– con acquisti del marito. Stimato sulla base di una perizia giudiziaria il valore venale della proprietà in complessivi fr. 721
605.–, egli ha calcolato il plusvalore dei fondi riconducibile a beni propri della moglie in fr. 31
397.80 e quello riconducibile ad acquisti del marito in fr. 240
207.20, di cui la metà (ossia fr. 120
103.60) spettante alla moglie, cui ha riconosciuto così un credito di complessivi fr. 151
501.40. AO 1 essendosi limitata a chiedere in giudizio fr. 137
987.50, il primo giudice le ha attribuito così tale somma, dedotti fr. 10
000.– per un anticipo a lei corrisposto nel 2004 e fr. 2400.– per pagamenti effettuati dal marito in suo favore dopo la separazione, onde un importo di fr. 125
590.– arrotondati.
a)
L'appellante sostiene di avere investito nell'acquisto dell'immobile beni propri, posseduti già prima del matrimonio, per fr. 89
984.60. Il Pretore è stato di altro avviso. Ha constatato che in effetti, stando alla dichiarazione d'imposta 1993/94, AP 1 risultava possedere, al momento di sposarsi, tra fr. 80
000.– e fr. 90
000.–. Tuttavia nulla dimostrava che quel capitale sussistesse ancora nel luglio del 2000, quando egli aveva comperato i fondi n. 2513 e 2686. In questa sede l'appellante produce le dichiarazioni d'imposta successive al biennio 1993/94, dalle quali si evince che i risparmi coniugali sono costantemente aumentati fino all'acquisto delle due particelle (doc. D a G di appello). Ora, dagli atti risulta che il 1° gennaio 1993, due mesi e mezzo dopo il matrimonio, i coniugi dichiaravano di possedere sostanza per fr. 120
650.– consistente in “titoli e altri collocamenti in capitale” (doc. L) e che il 12 ottobre 1992, quattro giorni prima di sposarsi, AO 1 possedeva da parte sua fr. 30
665.40 (doc. M). Il Pretore ne ha desunto che al momento del matrimonio il marito disponeva di averi pari alla differenza tra quanto avevano dichiarato congiuntamente i coniugi e quanto apparteneva alla moglie prima del matrimonio.
L'appellata obietta che, come confermano le deposizioni dei suoi genitori, prima di sposarsi essa deteneva ben più di fr. 30
665.40, che quest'ultimo importo comprendeva il suo stipendio dell'ultimo trimestre del 1992, oltre ai regali di nozze, mentre nulla documenta quanto possedeva il marito nell'ottobre del 1992. I genitori di AO 1 hanno invero affermato di avere visto dalla figlia, la vigilia del matrimonio, un estratto conto della _ su cui figurava un saldo di fr. 45
000.–/50
000.– (deposizioni _: verbale del 5 maggio 2006, pag. 3 e pag. 5 a metà). Sta di fatto che neppure l'interessata pretende di essere stata titolare di un secondo conto presso la _, né sostiene che nei primi due mesi e mezzo di matrimonio i coniugi abbiano potuto accumulare sostanza di rilievo. Circa i regali di nozze, niente è dato di sapere. Tutto quanto si deduce dagli atti, in definitiva, è che – come ha rilevato il Pretore – prima del matrimonio il marito disponeva di fr. 89
984.60, pari alla differenza tra quanto i coniugi hanno dichiarato al fisco il 1° gennaio 1993 e quanto già possedeva la moglie.
L'interessata oppone altresì che con i propri risparmi il marito ha dovuto soccorrere familiari, affrontare spese in vista del matrimonio, sostentare la sorella e la madre, finanziare costi di manutenzione importanti nell'abitazione (spese che erano a suo carico secondo il contratto di locazione). La sorella di AP 1 ha dichiarato però che i debiti della madre sono stati estinti prima del matrimonio e che le spese per la manutenzione della casa risalgono al periodo in cui il fratello abitava ancora con loro, in famiglia (deposizione di _: verbale del 19 maggio 2006, pag. 4 in basso). Quanto alle spese del matrimonio, si può ragionevolmente presumere ch'esse siano state liquidate entro l'anno. L'assistenza tra parenti (art. 328 CC), poi, è finanziata di regola con i
redditi – ossia con gli acquisti – dell'obbligato (v.
Hausheer/Aebi-Müller
in: Basler Kommentar, ZGB I, 3a edizione, n. 14 ad art. 209). Anche al riguardo si può ragionevolmente presumere, dunque, che gli aiuti finanziari di AP 1 alla madre e alla sorella siano andati a scapito dei redditi di lui e non dei risparmi accumulati prima del matrimonio. Tant'è, per altro verso, che la sostanza mobiliare dei coniugi è continuata ad aumentare fino all'acquisto dei fondi ad _ (doc. C a G di appello).
AO 1 eccepisce che il citato aumento della sostanza coniugale si deve ad averi di sua madre, depositati su conti del marito, e alla vendita di un'automobile vinta a una lotteria. Dalle dichiarazioni d'imposta successive al matrimonio non risulta però vincita alcuna (doc. C a G di appello). Quanto ad _, essa ha dichiarato di avere affidato
alla figlia un capitale di fr. 17
000.– (verbale del 5 maggio 2006,
pag. 5), ma ciò non motiva sicuramente l'aumento degli averi bancari dei coniugi da fr. 120
650.– il 1° gennaio 1993 (doc. L) a fr. 213
223.– il 1° gennaio 1999 (doc. F di appello). Induce piuttosto alla deduzione contraria, ovvero che il marito ha conservato i beni propri di cui disponeva il giorno del matrimonio fino al momento in cui ha acquistato le due particelle. Certo, l'appellata ribadisce che AP 1 non ha dimostrato di avere materialmente investito beni propri nell'acquisto della casa e sottolinea che il 1° gennaio 2001 i coniugi dichiaravano ancora averi per fr. 57
613.– consistenti in “titoli e altri collocamenti in capitale” (doc. G di appello). Il marito rileva tuttavia, senza essere smentito, che la ristrutturazione della casa è terminata solo del 2001 (appello, pag. 26 a metà; cfr. anche doc. I). Inoltre i due fondi, pur acquistati in costanza di matrimonio, sono stati intestati a lui solo (doc. L di appello), il che induce a ritenere che nell'operazione egli abbia impiegato anzitutto beni propri.
Sulla scorta degli atti, in ultima analisi, l'investimento di complessivi fr. 675
000.– profuso nell'abitazione coniugale (compreso il prezzo d'acquisto) risulta essere stato finanziato per fr. 450
000.– con l'accensione di un mutuo ipotecario, per fr. 89
984.60 con beni propri del marito, per fr. 29
370.– con beni propri della moglie e per la differenza di fr. 105
645.40 con acquisti del marito stesso.
b)
L'appellante contesta il valore venale dell'immobile accertato dal Pretore sulla base della perizia. A mente sua il valore dell'autorimessa (la particella n. 2686 RFD, di 19 m
2
) è stato computato due volte, né il Pretore poteva scostarsi dalle concordanti indicazioni delle parti. L'assunto non può essere condiviso. È vero che nelle proprie conclusioni AO 1 riconosceva all'immobile un valore di fr. 696
605.– (pag. 7 in basso). A prescindere dal fatto però che tale valore si riferiva genericamente a un “immobile” e non comprendeva necessariamente l'autorimessa, il Pretore si è correttamente attenuto alle risultanze della perizia, secondo cui il valore venale della particella n. 2513 (casa con giardino) è di fr. 696
605.– (pag. 7, risposta n. 3.1.14) e quello della particella n. 2686 (autorimessa) di fr. 25
000.– (pag. 8, risposta n. 3.2.3), onde un totale di fr. 721
605.– (sentenza impugnata, pag. 13 in alto). Il perito ha spiegato dipoi che, non potesse più disporre dell'autorimessa, il fondo su cui sorge l'abitazione si deprezzerebbe a fr. 661
775.– (perizia, risposta n. 3.3.1), ma ciò non significa che il valore dell'autorimessa sia stato conteggiato in doppio. Benché dovuto anche al pregio di disporre di un posto auto, il valore di fr. 696
605.– si riferisce sempre ancora alla sola particella n. 2513.
c)
Sostiene l'appellante che il valore venale stimato dal perito
comprende fr. 35
000.– di opere esterne e almeno fr. 10
000.–
per la sostituzione della caldaia e la revisione del serbatoio dell'olio da riscaldamento, lavori ch'egli ha commissionato prima del matrimonio (quando la madre e la sorella abitavano ancora nella casa come conduttrici della precedente proprietaria). Il Pretore ha reputato che, avesse AP 1 fatto eseguire lavori di miglioria per fr. 45
000.– e avesse acquisito il diritto a un'indennità equivalente, il prezzo del fondo sarebbe stato non di fr. 325
000.–, bensì di fr. 370
000.–, di cui fr. 45
000.– saldati per compensazione. Nulla di ciò emergeva dall'atto di compravendita. Tale motivazione è senz'altro pertinente. L'appellante insiste nell'affermare che dal valore venale del fondo vanno dedotti fr. 45
000.–, l'immobile essendosi deprezzato rispetto all'investimento iniziale. Egli dimentica tuttavia che gli investimenti profusi in un bene non corrispondono necessariamente al valore del bene medesimo al momento – decisivo (art. 214 cpv. 1 CC) – dello scioglimento del regime matrimoniale.
Si aggiunga che, come traspare dalle testimonianze della zia e della sorella dell'appellante, in concreto non solo il contratto di locazione prevedeva “un diritto di compera o qualcosa di simile”, ma i lavori di riparazione e di manutenzione erano anche la contropartita di una pigione favorevole (deposizioni di _ e di _: verbale del 19 maggio 2006, pag. 7 in basso e 4 a metà). Il che appare tanto più attendibile ove si consideri che i familiari dell'appellante hanno condotto quella casa in locazione per oltre venticinque anni (deposizione di _, pag. 4 e 5 verso il basso). Quanto alle opere esterne eseguite dall'appellante (copertura con lastre in granito, posa di un tavolo in sasso e di voliere: deposizioni di _ e di _, pag. 7 in basso e pag. 4 in basso), secondo AO 1 esse sono successive al matrimonio, ancorché precedenti l'acquisto dello stabile. Dagli atti risulta unicamente che tali lavori risalgono a prima dell'acquisto del fondo, quando nella casa vivevano ancora la madre e la sorella dell'appellante (deposizione di _, pag. 4 in basso), le quali tuttavia vi hanno abitato fino al 2000 (deposizione citata, pag. 5). Nulla dimostra perciò che quelle opere siano state eseguite prima delle nozze, con beni propri dell'appellante.
d)
L'appellante riconosce alla moglie soltanto, come partecipazione all'investimento per l'acquisto e la ristrutturazione delle particelle n. 2513 e 2686 RFD, i beni propri di lei e metà degli acquisti, pretendendo finanche un'indennità per il deprezzamento dell'immobile. In realtà, come si è visto (consid. b e c), il valore venale delle due particelle ammonta a fr. 721
605.–, sicché l'investimento ha generato un maggior valore. L'immobile costituendo pacificamente un acquisto del marito, AO 1 ha diritto di recuperare l'investimento iniziale e di partecipare al maggior valore del bene in proporzione al contributo prestato (art. 206 cpv. 1 CC). Dandosi un valore dei fondi stimato in fr. 721
605.– per rapporto a un investimento complessivo di fr. 675
000.–, cui la moglie ha contributo con beni propri per fr. 29
370.– (non contestati), la spettanza di lei ammonta di conseguenza a fr. 31
397.80. Da parte sua l'appellante ha profuso nell'investimento beni propri per fr. 89
984.60 (consid. a) e ha diritto a sua volta di partecipare al plusvalore di tali beni (art. 209 cpv. 3 CC). Visto il valore dei fondi stimato in fr. 721
605.– e il noto investimento complessivo di fr. 675
000.–, la sua spettanza risulta così di fr. 96
197.50.
Tolta la spettanza per beni propri della moglie, la spettanza per beni propri del marito e l'ammontare del debito ipotecario (
fr. 450
000.– non contestati), rimane nelle circostanze descritte una differenza di fr. 144
009.70
consistenti in acquisti del marito. AO 1 ha diritto alla metà (art. 215 cpv. 1 CC), ossia a fr. 72
004.85. Dedotto il noto anticipo di fr. 10
000.– e i citati pagamenti di fr. 2400.– (non contestati), l'appellante deve pertanto versare alla moglie, in liquidazione del regime dei beni, fr. 91
002.65 (fr. 31
397.80 più fr. 72
004.80 meno fr. 10 000.– e fr. 2400.–), arrotondati a fr. 91
000.–. Entro tali limiti l'appello merita accoglimento.
4.
Per quel che è del contributo alimentare in favore della moglie dopo il divorzio (art. 125 CC), il Pretore ha accertato che la relazione di AO 1 con _ risale al marzo-aprile del 2004 e la coabitazione al gennaio-febbraio del 2006, ma che il concubinato non può dirsi
“
qualificato
”
nel senso della giurisprudenza, dagli atti risultando che ogni convivente assume le proprie spese e che _ non si interessa del divorzio, mentre tutto si ignora sul rapporto di lui con F_ e M_. L'appellante oppone – in estrema sintesi – che la convivenza della moglie poggia su un rapporto sentimentale solido e duraturo, né essa dispone di risorse finanziarie sufficienti, sicché deve far capo necessariamente all'aiuto del convivente, onde l'esistenza di un concubinato vero e proprio.
a)
La nozione di concubinato “qualificato” è gia stata illustrata dal Pretore (sentenza impugnata, consid. 6b e 6c). Al riguardo basti ricordare che un'ordinaria convivenza non basta per
“
qualificare
”
un concubinato, il quale connota una comunione di vita tanto stretta da far apparire il nuovo compagno disposto ad assicurare fedeltà e assistenza, alla stessa stregua di quanto l'art. 159 cpv. 3 CC prescrive trattandosi di un coniuge (RtiD I-2007 pag. 733 consid. dd). L'onere di provare tali requisiti incombe, di regola, al debitore del contributo. Se la convivenza dura da almeno cinque anni, tuttavia, per giurisprudenza si presume un concubinato “qualificato”, il che sovverte l'onere della prova (
Werro
, Concubinage, mariage et démariage, Berna 2000, pag. 153 n. 707 con rimandi;). Il
nuovo diritto del divorzio non ha mutato indirizzo (
Schwenzer
in: Praxiskommentar Scheidung, Basilea 2005, n. 16 ad art. 129 CC).
b)
L'appellante sostiene che in concreto il rapporto fra i due risale all'estate del 2003 ed è stato la causa della disunione coniugale, che già nel febbraio del 2004 _ pernottava nell'appartamento di AO 1 a _ e questa soggiornava spesso a casa di lui, tant'è che ha cambiato domicilio il 1° gennaio 2006. Per dimostrare quest'ultima circostanza egli chiede il richiamo dal Municipio di _ della relativa dichiarazione di partenza. A parte il fatto però che la moglie medesima ha ammesso di avere cambiato domicilio il 1° gennaio 2006 (interrogatorio formale: verbale del 19 maggio 2006, pag. 10, risposta n. 11), al momento in cui AP 1 ha introdotto appello la convivenza in questione durava da due anni scarsi. La prova offerta appare pertanto ininfluente ai fini del giudizio. Del resto, si seguisse pure la tesi dell'appellante, secondo cui la convivenza è cominciata “in pratica” già nei primi mesi del 2004, al momento dell'appello erano trascorsi meno di quattro anni, insufficienti perché si presuma l'esistenza di un concubinato
“
qualificato
”
.
Obietta l'interessato che un contributo alimentare può essere negato o sospeso anche prima che siano trascorsi cinque anni di concubinato. Il che è vero, ma in tal caso spetta al debitore del contributo dimostrare – come si è spiegato (consid. a) – che tra i conviventi si sia instaurata una comunione di vita tanto stretta da far apparire il nuovo compagno disposto ad assicurare fedeltà e assistenza, alla stessa stregua di un coniuge. È quanto ha ricordato anche il Pretore (sentenza impugnata, consid. 6c con rimandi).
c)
Per l'appellante risulta in ogni caso dagli atti che i due fondano una “comunione di tetto, di tavola e di letto” nel senso della giurisprudenza. Ora, gli interessati hanno dichiarato di non volersi sposare (interrogatorio formale della moglie: verbale del 19 maggio 2006, pag. 10, risposta n. 9; deposizione di _: verbale citato, pag. 3 in alto), ma non fa dubbio che la loro relazione risalga all'inizio del 2004 (interrogatorio formale, risposte n. 1, 2 e 4; deposizione di _: verbale del 19 maggio 2006, pag. 1 in basso) e la coabitazione al gennaio del 2006 (sopra, consid. b). Si tratta quindi di una convivenza stabile e duratura. Più delicata è la prospettata comunione di mezzi e risorse. _ ha affermato di non avere mai aiutato finanziariamente AO 1, di non pagare fatture per lei, di ricevere solo fr. 800.– mensili per l'alloggio e la metà delle spese telefoniche, mentre lui rimborsa da metà a un terzo delle spese per il vitto. Anche i costi per le vacanze comuni sono suddivisi (verbale del 19 maggio 2006, pag. 2 e 3). AO 1 ha negato a sua volta di avere beneficiato di aiuti finanziari dal convivente, al quale ha confermato di versare una partecipazione di fr. 800.– mensili per l'alloggio (interrogatorio formale, risposte n. 13 e 12).
Nelle condizioni predette non si può dire che dalla convivenza l'interessata tragga vantaggi economici analoghi a quelli di un matrimonio. L'appellante eccepisce che con entrate di appena fr. 2850.–
mensili, compreso il contributo alimentare per sé e M_, la moglie fa capo necessariamente all'aiuto del convivente. Dovendo pagare fr. 800.– per l'alloggio, fr. 100.– per il telefono, fr. 150.– per il cellulare suo e quello della figlia, fr. 370.– per la propria cassa malati, fr. 275.70 per quella di M_ e all'incirca fr. 900.– per il vitto, le rimangono solo fr. 250.– per l'automobile, il vestiario e lo
svago. Se non che, contrariamente a quanto assevera l'appellante, il
“
semplice calcolino
”
poco dimostra. Intanto i redditi della moglie nel maggio del 2006 (momento da lui considerato) si aggiravano in media sui fr. 3090.– mensili: fr. 1040.– da attività propria (doc. 24, 29, 37 a 39), fr. 850.– dal contributo provvisionale per sé e fr. 1200.– dal contributo provvisionale per M_ (fino al decreto cautelare del 18 maggio del 2007: sopra, lett. E). Inoltre la stima di fr. 250.– mensili per le sole spese telefoniche appare già a prima vista esagerata, mentre il premio mensile della cassa malati per M_ era di fr. 91.90 mensili (doc. 43: la fattura si riferisce a un trimestre). Pur con qualche ristrettezza, non si può escludere dunque che in quel periodo AO 1 potesse sopperire all'indispensabile per il mantenimento suo e della figlia.
d)
In definitiva gli atti non permettono di concludere che AO 1 viva in concubinato “qualificato”. L'appellante chiede che, comunque sia, il contributo di mantenimento per lei abbia a decadere il 31 dicembre 2010, in concomitanza con quinto anno di convivenza. Dimentica tuttavia che il decorso di un lustro fa semplicemente
presumere
l'esistenza di un concubinato “qualificato”. Vorrà chiedere a quel momento la soppressione o la sospensione del contributo alimentare in virtù dell'art. 129 cpv. 1 CC, AP 1 dovrà dimostrare intanto che la convivenza ancora sussiste. AO 1 potrà sovvertire da parte sua la presunzione giurisprudenziale, dimostrando che il suo concubinato non è
“
qualificato
”
(sopra, consid. a). Fissare scadenze automatiche sin d'ora non è possibile.
5.
Quanto alla commisurazione del contributo alimentare per la moglie dopo il divorzio, il Pretore ha ritenuto che con un lavoro a metà tempo (conciliabile con la cura e l'educazione delle figlie) AO 1 possa guadagnare fr. 1465.– mensili. Egli ha poi calcolato il fabbisogno minimo di lei in fr. 2470.– mensili
(minimo esistenziale del diritto esecutivo per genitore affidatario fr. 1250.–, costo dell'alloggio fr. 500.–, premio
della cassa malati fr. 370.–, spese d'automobile fr. 200.–, imposte fr. 150.–), accertando che rimane scoperto per fr. 1005.– e fissando così in suo favore un contributo alimentare di fr. 1000.– mensili fino all'ottobre del 2011, quando M_ compirà 16 anni e l'interessata potrà lavorare a tempo pieno. Ciò posto, il
Pretore ha verificato la disponibilità finanziaria del marito, accertandone il reddito in fr. 9756.– mensili netti e il fabbisogno minimo in fr. 4630.– arrotondati (minimo esistenziale del diritto esecutivo fr. 1100.–, costo dell'alloggio fr. 2283.–, manutenzione della casa fr. 300.–, premio della cassa malati fr. 282.50, assicurazioni obbligatorie fr. 135.–, spese d'automobile fr. 127.–, imposte fr. 400.–), cui ha aggiunto fr. 418.– mensili per l'onere ipotecario ch'egli dovrà assumere in vista di finanziare la liquidazione patrimoniale della moglie, onde un totale di fr. 5048.– mensili. Dandosi una disponibilità di fr. 4748.– mensili, il Pretore ha constatato che il marito è senz'altro in grado di versare i contributi alimentari di fr. 1000.– mensili per la moglie, di fr. 1780.– mensili per F_ e di fr. 1680.– mensili per M_, conservando un margine disponibile di fr. 288.– mensili.
a)
I criteri che disciplinano l'obbligo di mantenimento di un coniuge nei confronti dell'altro dopo il divorzio (art. 125 cpv. 1 CC) e i parametri che regolano l'entità del contributo alimentare (art. 125 cpv. 2 CC) sono già stati riassunti dal Pretore e diffusamente illustrati da questa Camera in giurisprudenza pubblicata (RtiD II-2004 pag. 580 consid. 4a e 4b con riferimenti). Non giova quindi ripetersi. Ai fini dell'attuale giudizio basti rilevare che, ove la vita in comune delle parti sia durata – come nella fattispecie – oltre undici anni, il matrimonio può definirsi di lunga durata e che in tali condizioni entrambi i coniugi hanno il diritto di conservare anche dopo il divorzio, per principio, il tenore di vita condotto durante la comunione domestica (RtiD II-2004 pag. 581 consid. 4c con richiami). Fermo restando, con ogni evidenza, che ognuno di loro deve provvedere a sé medesimo nella misura in cui ciò possa ragionevolmente pretendersi da lui e che il debitore del contributo ha, in ogni caso, diritto di conservare l'equivalente del proprio fabbisogno minimo (da ultimo: DTF 135 III 66).
b)
Nel caso specifico il Pretore non ha accertato il livello di vita che i coniugi avevano durante la vita in comune (se ne veda un esempio circostanziato in: RtiD II-2004 pag. 582 consid. 4d e 4e), limitandosi a garantire alla moglie la copertura del fabbisogno minimo. Anzi
, contrariamente a quanto parrebbe asserire l'appellante (pag. 25 a metà), egli non ha nemmeno tenuto conto di “un'adeguata previdenza” per la vecchiaia (art. 125 cpv. 1 CC).
Sta di fatto che le questioni relative all'ammontare dei contributi di mantenimento fra coniugi sono
rette dal principio dispositivo, né il diritto federale prevede altrimenti (
Ha
usheer/Spycher/Kocher/Brunner
, Handbuch des Unterhaltsrechts, Berna 1997, pag. 599 n. 11.64 in fine). Nella misura in cui l'autorità di ricorso non sia chiamata a intervenire d'ufficio in virtù del principio inquisitorio illimitato che governa il diritto di filiazione, di conseguenza, il giudice è vincolato alle richieste di giudizio (
da ultimo: I CCA, sentenza inc. 11.2007.15
del 14 maggio 2008, consid. 3 con rimandi). L'appellante sostiene che la moglie non ha mai invocato il tenore di vita goduto durante la vita in comune (appello, pag. 19 in basso), ciò che l'interessata contesta (osservazioni, pag. 8 in basso). Sia come sia, nelle osservazioni all'appello essa precisa esplicitamente di chiedere “unicamente che le sia garantito il fabbisogno minimo” (osservazioni, loc. cit.). Il “debito mantenimento” di lei (art. 125 cpv. 1 CC) va pertanto commisurato al relativo fabbisogno minimo.
c)
A parere dell'appellante il fabbisogno minimo della moglie non supera fr. 2110.– mensili. Al Pretore egli rimprovera di avere computato un costo dell'alloggio pari a fr. 1200.– mensili allorché l'interessata ammette un esborso complessivo, per sé e le figlie, di fr. 800.– mensili. Considerata la quota di fr. 305.– mensili da inserire nel fabbisogno in denaro delle ragazze, la spesa a carico di lei rimarrebbe così di fr. 190.– mensili. Sempre a parere dell'appellante, il carico d'imposta nel fabbisogno minimo della moglie non supera fr. 100.– mensili. Inoltre nel 2008 la figlia F_ ha beneficiato del sussidio cantonale per il premio della cassa malati (doc. I di appello), sicché la moglie ha verosimilmente ottenuto altrettanto, per tacere di altri aiuti sociali. Al fine di accertare tale circostanza egli chiede pertanto l'edizione da AO 1 degli attestati riguardanti i premi della cassa malati per il 2008 e di tutte le richieste e decisioni inerenti a sussidi di natura sociale dal 2004 in poi.
d)
Che l'interessata versi al convivente fr. 800.– mensili per le spese di alloggio è indubbio (deposizione di _: verbale del 19 maggio 2006, pag. 2 a metà). L'appellante trascura nondimeno che in caso di convivenza con un terzo questa Camera riconosce per principio a ogni coniuge, indipendentemente dalla pigione effettivamente pagata, il costo dell'alloggio che egli dovrebbe ragionevolmente sopportare se abitasse da sé solo (criterio definito “corretto e per nulla arbitrario” dal Tribunale federale: sentenza 5P.101/2001 del 30 aprile 2001, consid. 4 in principio; v. anche RtiD II-2004 pag. 562 consid. 8a con riferimenti, pag. 583 consid. 5a,
I-2005 pag. 764 n. 47c consid. 5, I-2006 pag. 667). Un'eventuale convivenza con terzi non deve, in altri termini, recare scapito al coniuge convivente né profittare all'altro coniuge (Rep. 1995 pag. 142 in alto; da ultimo: I CCA, sentenza inc. 11.2007.4 del 5 agosto 2008, consid. 6b).
Il Pretore ha stimato il costo dell'alloggio che AO 1 dovrebbe assumere se abitasse da sé sola con le figlie in fr. 1200.– mensili, importo da cui ha dedotto le quote di un terzo e di un quarto incluse nel fabbisogno in denaro delle minorenni
(
Amt für Jugend und Berufsberatung des Kantons Zürich,
Empfehlungen zur Bemessung von Unterhaltsbeiträgen für Kinder
, Zurigo 2000, pag. 13 in alto), sicché nel fabbisogno minimo dell'interessata egli ha inserito una spesa residua di fr. 500.– mensili. Ora, contrariamente a quanto sostiene l'appellante, tale importo è inferiore alle richieste della moglie, la quale ancora nelle conclusioni (pag. 5 in basso) esponeva
per sé sola
una spesa di “almeno fr. 800.– mensili” (pag. 4). E del resto, tranne situazioni di grave ristrettezza, una locazione di fr. 1200.– mensili (comprensiva delle spese accessorie) non può dirsi sufficiente per assicurare un alloggio conveniente nell'agglomerato di _ a un genitore con due figli. Anche senza dar prova di particolare generosità, si giustifica pertanto di riconoscere a AO 1
l'esborso di fr. 800.– mensili, spese accessorie comprese, che essa chiede per sé medesima. Quanto alle figlie, il costo dell'alloggio rientra nel fabbisogno in denaro stimato in base alle raccomandazioni pubblicate dall'Ufficio della gioventù e dell'orientamento professionale del Canton _, cui questa Camera si attiene per prassi costante. Al proposito l'appello si rivela privo di buon diritto.
e)
Per quanto concerne i premi della cassa malati (fr. 370.– mensili per sé sola), AO 1 adduce di avere postulato a suo tempo i sussidi cantonali perché prima del decreto cautelare del 18 maggio 2007 essa ne poteva fruire, ma che in futuro essa non ne avrà più diritto. A suo parere, in ogni modo, il debitore di contributi alimentari non può sottrarsi ai propri obblighi contando sullo stanziamento di prestazioni da parte dell'ente pubblico (osservazioni, pag. 7). L'argomento è fondato. Per beneficiare di sussidi cantonali, in effetti, il
reddito imponibile di una famiglia non deve eccedere
fr. 32
000.– annui (art. 29 cpv. 1 lett. b LCAMal: RL 6.4.6.1).
Stando alla sentenza impugnata, AO 1 ha diritto
di riscuotere contributi alimentari per complessivi fr. 53
520.–
annui, cui si aggiunge il reddito da attività lucrativa. Anche tenendo conto delle consuete deduzioni fiscali, il suo reddito imponibile non potrà ragionevolmente scendere sotto la soglia di fr. 32
000.– annui. Le domande di edizione formulate dall'appellante per accertare se nel passato essa abbia beneficiato di sussidi della cassa malati appaiono dunque inconferenti ai fini del giudizio.
f)
Quanto all'onere d'imposta, il Pretore ha spiegato che, visti i contributi alimentari dovuti da AP 1 alle figlie, esaminata la tassazione 2005 e considerate le deduzioni concesse dall'autorità fiscale, il carico mensile di AO 1 può essere stimato in fr. 150.– (sentenza impugnata, pag. 21 a metà). L'appellante opina che l'aggravio va “ragionevolmente” ridotto a fr. 100.– mensili (appello, pag. 18 in basso), ma non spiega perché la valutazione del Pretore sarebbe erronea o anche solo criticabile. Insufficientemente motivato, al riguardo l'appello riesce finanche irricevibile (art. 309 cpv. 2 lett. f CPC con rinvio al cpv. 5). Sul fabbisogno minimo della moglie, in ultima analisi, la sentenza impugnata resiste alla critica.
g)
Circa i redditi di AO 1, l'appellante assevera ch'essa può lavorare senza problemi cinque ore al giorno, con un grado d'occupazione pari al 65%, e guadagnare almeno fr. 1800.– mensili (appello, pag. 19 in fondo). Sottolinea altresì ch'essa è proprietaria di sostanza immobiliare, la quale può essere locata o alienata (pag. 18 in fondo). Dal momento infine ch'essa percepisce – a suo avviso – sussidi e aiuti sociali,
l'appellante chiede il richiamo di tutte le richieste e decisioni relative a sussidi di natura sociale dal 2004 in poi (pag. 19 a metà). A quest'ultimo proposito basti rammentare all'appellante, tuttavia, che né gli assegni integrativi né le indennità elargite dalla pubblica assistenza rientrano nella nozione di reddito per il calcolo dei contributi alimentari (relativamente ai primi: RtiD I-2005 pag. 781 consid. 6; relativa
mente ai secondi: sentenza del Tribunale federale 5C.38/2000
del 4 maggio 2000, consid. 2b con rimando a DTF 119 Ia 135 consid. 4 e 108 Ia 10 consid. 3). I documenti di cui egli
postula l'edizione appaiono quindi superflui ai fini del giudizio.
h)
In merito alla capacità lucrativa della moglie, il Pretore ha ricordato che fino al 16° compleanno di M_ costei non può essere tenuta a lavorare più del 50%. Fra i criteri da tenere in considerazione per commisurare la capacità lucrativa di un coniuge figurano, in effetti, la portata e la durata delle cure ancora dovute alla prole (art. 125 cpv. 2 n. 6 CC). E di regola un coniuge con figli può essere tenuto a cominciare – o a riprendere – un'attività lucrativa a tempo parziale al momento in cui il figlio cadetto a lui affidato avrà raggiunto i 10 anni di età, mentre un'attività a tempo pieno potrà essergli imposta al momento in cui tale figlio avrà compiuto i 16 anni (DTF 110 II 10 consid. 3c e 11 consid. 5a; SJ 116/1994 pag. 91). Simile orien
tamento di giurisprudenza non è stato modificato dal nuo
vo diritto del divorzio (sentenza del Tribunale federale 5C.48/2001 del 28 agosto 2001, consid.
4b;
Schwenzer
, op. cit., n. 59 ad art. 125 CC con rinvii).
Da esso ci si può scostare, tutt'al più, ove il figlio frequenti un istituto che garantisca attività dopo la scuola (
Schwenzer,
loc. cit.), ma nella fattispecie non consta simile eventualità. Quanto al reddito conseguibile dalla moglie, l'appellante indica un guadagno mensile per un'occupazione a tempo pieno di fr. 3000.– lordi. La cifra di fr. 1465.– mensili netti per un'attività al 50% stimata dal Pretore, che la moglie afferma di non voler più contestare in appello (osservazioni, pag. 8 in basso), risulta finanche superiore – per concludere – al reddito prospettato dall'appellante.
i)
La sostanza immobiliare della moglie consiste – secondo l'interessata – in una stalla improduttiva di reddito, tant'è che l'autorità fiscale non ha computato né un valore locativo né eventuali pigioni. L'interessata è invero proprietaria dal 1991 di due fondi, censiti come “edifici”, di 39 e 31 m
2
in località _ ad _ (particelle n. 1055 e 1058 RFD: doc. M e N di appello). Nemmeno durante il matrimonio, tuttavia, essi hanno mai fruttato reddito (doc. L e doc. C a G di appello). In siffatte condizioni spettava all'appellante dimostrare la possibilità di locare gli immobili. In realtà, di tali fondi si ignora anche il valore venale. Se si considera, per di più, che il relativo valore di stima è di fr. 4009.– e di fr. 1058.– (doc. 59), mal si intravede come la loro alienazione potrebbe rendere capitali di rilievo. Potrà apportare qualche reddito, se mai, il capitale che AO 1 riceverà in liquidazione del regime dei beni (fr. 91
000.–: sopra, consid. 3d), ma è giusto che tali frutti siano destinati in primo luogo ad alimentare
“un'adeguata previdenza per la vecchiaia” (art. 125 cpv. 1 CC (sopra, consid. b) per quegli anni in cui, lavorando a metà tempo, essa non potrà accantonare denaro a sufficienza.
6.
In relazione ai propri redditi l'appellante sostiene che la somma figurante nel certificato di salario comprende il rimborso di spese fisse dovute a interventi su chiamata da lui assicurati in tutta la Svizzera per riparare guasti. Egli sostiene che le indennità
on
call
e
on call
intervention
coprono semplicemente costi di trasferta, di alloggio e di vitto fissati a forfait, tant'è che non soggiacciono a contributi di LPP. Il suo stipendio mensile ammonterebbe perciò a di fr. 8558.–, non a fr. 9756.– netti. Il Pretore si è fondato, da parte sua, sul reddito risultante dal certificato di salario 2006 (fr. 117
554.– annui: attestato nell'incarto fiscale richiamato, doc. XII), rilevando che tale è l'importo considerato dall'autorità tributaria ai fini della tassazione 2006 (doc. ZZ) e che la testimonianza di un impiegato della stessa ditta smentiva la tesi del marito.
Nell'appello AP 1 fa valere che il collega chiamato a deporre riveste un'altra funzione e ha un altro tipo di trattamento retributivo, che la responsabile del personale sentita per rogatoria non ha saputo fornire spiegazioni, non occupandosi dei conteggi di stipendio, e che la sua situazione salariale emerge chiaramente dalla documentazione agli atti. Ora, il doc. D evocato dall’appellante attesta che le indennità
on call
e
on call intervention
non fanno parte del salario di base, ma ciò non toglie che costituiscano
a compensation for an
inconvenience
, ovvero – come ha confermato la responsabile del personale – una sorta di compenso per lavoro su chiamata (deposizione 4 settembre 2006 per rogatoria di _, pag. 7 in basso). Configurando entrate regolari, esse sono assimilabili pertanto a rimunerazioni straordinarie (RtiD I-2004 pag. 596 n. 80c). Altra è la questione delle spese, di cui il lavoratore può chiedere la rifusione per mezzo di una regolare procedura di rimborso (
expenses that occur while on an intervention can be claimed via our regular expense process
: doc. D), come ha dichiarato anche la responsabile del personale (verbale citato, pag. 4 a metà). Che le indennità
on call
e
on call intervention
, benché sottoposte alle deduzioni obbligatorie AVS/AI/IPG, non siano assoggettate alla LPP poco importa. Esse equivalgono a reddito (e come reddito sono state trattate anche dall'autorità fiscale).
7.
L'appellante chiede che nel suo fabbisogno minimo sia inserita una posta di fr. 125.– mensili per la franchigia della cassa malati e una spesa di fr. 86.– mensili per l'abbonamento all'allacciamento telefonico ADSL. Chiede inoltre che gli sia riconosciuto un carico fiscale di fr. 509.– mensili rispetto ai fr. 400.– ammessi dal Pretore, sicché il suo fabbisogno minimo, inclusi i contributi per le figlie (complessivi fr. 3160.– mensili), ammonta a fr. 8211.– mensili e non lascia spazio a contributi in favore della moglie. Costei obietta che un costo dell'alloggio di complessivi fr. 2583.– mensili è esagerato per una persona sola, il marito potendo benissimo accomodarsi di un appartamento da fr. 1300.– mensili, mentre l'abitazione di _ può essere locata a terzi. Essa contesta altresì che nel fabbisogno minimo dell'appellante possa essere computato il costo di un'ulteriore ipoteca accesa per finanziare la liquidazione del regime matrimoniale. Simili argomentazioni vanno esaminate singolarmente.
a)
Per quanto si riferisce alla cassa malati, l'appellante fa valere di avere scelto una franchigia annua di fr. 1500.– (doc. BB). Se non che, il costo di cure mediche o dentarie va inserito nel fabbisogno minimo qualora appaia verosimile
e duraturo (
RtiD II-2004 pag. 589 consid. 8c). Nella fattispecie l'interessato non asserisce di dovere sistematicamente e regolarmente assumere fr. 1500.– l'anno di spese mediche. Non può pretendere dunque di vedersi riconoscere una simile posta nel fabbisogno minimo.
b)
Il Pretore ha rilevato che il costo dell'abbonamento telefonico ADSL non è una spesa professionale (sentenza impugnata, pag. 24 a metà).
L'interessato oppone che, come sistemista informatico, in caso di necessità e in certi momenti del giorno o nel fine settimana la linea ADSL gli consente di intervenire da casa a beneficio di clienti senza doversi spostare in ufficio. A parte il fatto però che il costo dell'abbonamento ADSL ammonta a fr. 49.– e non a fr. 86.– mensili (doc. RR), il datore di lavoro non risulta imporre all'appellante un allacciamento ADSL a domicilio. Si tratta senz'altro di un accorgimento utile e comodo, ma che non può dirsi necessario a fini professionali. Per il resto, il costo dell'ordinaria bolletta telefonica
è notoriamente compreso nel
minimo esistenziale del diritto esecutivo (Rep. 1994 pag. 297 consid. 5, 1995 pag. 141).
c)
In materia di imposte il Pretore ha tenuto conto del fatto che AP 1 potrà ora dedurre dal proprio reddito anche il contributo alimentare per F_, ciò che ridurrà il suo carico fiscale (
sentenza impugnata, pag. 24 verso l'alto)
. L'interessato assevera che determinante è l'onere tributario risultante dagli atti. A torto. La tassazione prodotta si riferisce al 2006, periodo durante il quale egli ha potuto porre in deduzione del proprio reddito soltanto i contributi provvisionali per la moglie (di fr. 850.– mensili) e per M_ (di fr. 1200.– mensili) versati a quel momento (doc. ZZ, in particolare posizioni 15.1 e 15.2). In esito al decreto cautelare del 23 novembre 2007 e, soprattutto, in esito all'attuale sentenza tale situazione si è radicalmente modificata. Le imposte pagate per il 2006 sono un dato ormai obsoleto.
d)
Il costo dell'alloggio inserito nel fabbisogno minimo di AP 1 è contestato dalla moglie, la quale chiede di moderarlo a fr. 1300.– mensili. Il Pretore si è dipartito da quanto
esponeva il marito, riconoscendo una spesa di complessivi fr. 2283.– mensili per interessi e ammortamenti ipotecari, oltre a fr. 300.– per la manutenzione dello stabile “come già riconosciuto in via cautelare” (sentenza impugnata, pag. 23 in basso e pag. 24 in alto).
L'ammortamento ipotecario non è – come sembra credere il Pretore – un costo dell'alloggio, bensì un ordinario rimborso di
mutuo. Alla stregua di ogni estinzione di debito esso va onorato, pertanto, nella misura in cui i mezzi finanziari della famiglia siano sufficienti (DTF 127 III 292 in alto; da ultimo: I CCA, sentenza 11.2007.24 del 2 dicembre 2008, consid. 7e). Nel caso specifico le risorse economiche della famiglia consentono senz'altro di far fronte a tale spesa, la quale può pertanto essere inserita nel fabbisogno minimo del marito. Quanto al relativo ammontare,
secondo il contratto di mutuo sottoscritto nel maggio del 2007
l'interessato si è impegnato ad assumere un ammortamento di fr. 3000.– ogni semestre (doc. NN e SS), pari a fr. 500.– mensili. Da tale profilo, seppure per altri motivi, la sentenza impugnata resiste quindi alla critica.
Precisato ciò, risulta dagli atti che nel maggio del 2007 l'interessato ha acceso un nuovo mutuo ipotecario, sostitutivo del precedente, di complessivi fr. 487
000.– al tasso d'interesse variabile del 3.25% (doc. NN). Gli interessi passivi assommano così a circa fr. 1318.– mensili. Nulla risulta invece sulle spese per la manutenzione dello stabile, il convenuto non allegando alcun giustificativo. Per il 2004 AP 1 aveva dimostrato invece costi di riscaldamento di fr. 110.– mensili (doc. 13 a 15 dell'inc. DI.2004.43). È possibile che frattanto questi siano lievitati, ma in mancanza di ogni indicazione concreta non resta che attenersi ai dati acquisiti. Ne deriva un costo dell'alloggio pari a fr. 1428.– mensili, cui andrebbe aggiunta l'assicurazione dello stabile (fr. 991.40 annui: doc. TT) ammessa dal Pretore nel fabbisogno minimo del marito alla stregua di una copertura obbligatoria (sopra, consid. 5 in principio).
In realtà ci si può esimere da tale esercizio, ove appena si pensi che nel proprio fabbisogno minimo AO 1 si vede riconoscere una spesa per l'alloggio di fr. 800.– mensili onnicomprensivi (sopra, consid. 5d). Dopo il divorzio tuttavia entrambe le parti hanno diritto, per principio, a un trattamento paritario anche sotto il profilo logistico
(FamPra.ch 1/2000 pag. 144 consid. 1 con rimandi; Rep. 1993 pag. 150 consid. 2, 1991 pag. 371 consid. 5; da ultimo: I CCA, sentenze inc. 11.2006.99 del 19 novembre 2007, consid. 5f, e inc. 11.2007.77 del 10 settembre 2008, consid. 3c). Mal si comprende, di conseguenza, quale ragione oggettiva giustificherebbe di riconoscere al marito una spesa di gran lunga più alta rispetto a quella ammessa nel fabbisogno minimo della moglie. Ne segue che nel fabbisogno minimo di AP 1 non può essere incluso un costo dell'alloggio più elevato di fr. 1300.– mensili, come chiede l'appellata. Le figlie vedendosi garantire – come si constaterà in appresso – l'equivalente del fabbisogno in denaro, non v'è motivo perché questa Camera intervenga d'ufficio in virtù del principio inquisitorio illimitato che governa il diritto di filiazione, riducendo il costo dell'alloggio oltre la richiesta della moglie.
e)
Il Pretore ha computato nel fabbisogno minimo del marito fr. 418.– mensili per l'ulteriore ipoteca che costui dovrà contrarre in vista di garantire alla moglie la liquidazione del regime matrimoniale (sentenza impugnata, pag. 24 in basso). AO 1 eccepisce che il marito non può conservare la propria sostanza immobiliare a spese di lei. A ragione. Come la giurisprudenza ha già avuto modo di rilevare, i
n nessun caso un coniuge può pretendere di inserire nel proprio fabbisogno minimo l'ammortamento dovuto per un debito contratto dopo il divorzio allo scopo di onorare pretese della moglie sgorganti dalla liquidazione del regime dei beni (DTF 127 III 293 consid. 3b). Ciò vale anche per gli interessi ipotecari, il creditore di una pretesa in liquidazione del regime matrimoniale non potendo essere chiamato a finanziare la sua stessa spettanza (se mai il coniuge debitore può chiedere una dilazione di pagamento: art. 218 cpv. 1 CC).
f)
Alla luce di quanto precede il fabbisogno minimo dell'appellante dev'essere ricondotto a fr. 3845.– mensili arrotondati, composti del minimo esistenziale del diritto esecutivo (fr. 1100.–), dell'onere per l'alloggio (fr. 1300.–), dell'ammortamento ipotecario (fr. 500.–), del premio della cassa malati (fr. 282.50), dei premi assicurativi considerati dal Pretore (fr. 135.–), delle spese d'automobile (fr. 127.–) e delle imposte (fr. 400.–).
8.
Riassumendo, AO 1 ha un reddito di fr. 1465.– mensili e un fabbisogno minimo di fr. 2470.– mensili. Abbisogna pertanto di fr. 1005.– mensili per finanziare il suo “debito mantenimento”, che corrisponde – come detto (consid. 5b) – al di lei fabbisogno minimo. La figlia F_ ha un fabbisogno in denaro di fr. 1780.– mensili e la figlia M_ di fr. 1680.– mensili fino all'ottobre del 2011 (entrambe vivono dal 1° luglio 2007 nell'economia domestica della madre), rispettivamente di fr. 2120.– dopo di allora (sentenza impugnata, pag. 23 in alto). Da parte sua AP 1 ha un reddito di fr. 9756.– mensili e un fabbisogno minimo di fr. 3845.–, onde una disponibilità di fr. 5911.– mensili che gli consente senz'altro di erogare il contributo alimentare per la moglie fissato dal Pretore in fr. 1000.– mensili (arrotondati), il contributo per F_ di fr. 1780.– mensili e quello per M_ di fr. 1680.– mensili. Nel risultato, pertanto, la sentenza impugnata sfugge a censura.
9.
Il Pretore ha disposto l'adeguamento annuo dei contributi alimentari al rincaro sulla scorta “dell'indice dei prezzi al consumo, la prima volta il 1° gennaio 2008, indice base quello del mese di ottobre 2007 pari a 101.9 punti e indice di riferimento quello del mese di
novembre dell'anno precedente l'adeguamento” (dispositivo n. 7).
L'appellante non contesta l'indicizzazione dei contributi in sé (art. 128 CC). Si duole che il primo adeguamento sia stato previsto già nel gennaio del 2008, sostenendo inoltre che l'indice “di base” dev'essere quello del novembre del 2007, momento in cui è stata emanata la sentenza, che l'adeguamento va riferito all'indice del dicembre 2007 e che “è ben più logico” far intervenire il primo adeguamento il 1° gennaio 2009. AO 1 osserva che il giudizio impugnato si fonda su dati anteriori al 2007, sicché la clausola di indicizzazione è del tutto adeguata.
Nella fattispecie il Pretore ha statuito il 23 novembre 2007, ma
l'istruttoria della causa si era conclusa già nel mese di ottobre. Che egli abbia preso come indice
“
di base
”
quello dell'ottobre anziché quello di novembre 2007 è pertanto sostenibile, come non è criticabile la scelta di far intervenire il primo adeguamento già il 1° gennaio 2008. Anzi, a ben vedere mal si comprenderebbe perché nel 2008 moglie e figlie dovrebbero rinunciare al rincaro, tanto meno ove si pensi che i contributi alimentari per le minorenni sono stati definiti in base alla tabella 2007 correlata alle raccomandazioni edite dall'Ufficio della gioventù e dell'orientamento professionale del Canton _ (sopra, consid. 5d). Si prevedesse il primo adeguamento al rincaro nel 2009, i contributi del 2008 per le due figlie andrebbero fissati separatamente sulla base della tabella 2008. Che poi l'indice di riferimento sia quello relativo al
novembre dell'anno precedente l'adeguamento è del tutto usuale (le tabelle annue
correlate alle raccomandazioni edite dall'Ufficio della gioventù e dell'orientamento professionale del Canton _ seguono lo stesso principio). Su questo punto, dunque, l'appello manca già a un primo esame di consistenza.
10.
L'appellante chiede una volta ancora che sulle figlie sia mantenuta l'autorità parentale congiunta. Il Pretore ha scartato la proposta, ricordando che l'esercizio in comune dell'autorità parentale presuppone l'accordo di entrambi i genitori, ciò che in concreto fa difetto. Per di più, egli ha proseguito, sia dal rapporto dell'Ufficio delle famiglie e dei minorenni di _ sia dalla relazione della pedagoga incaricata di sentire le figlie è emersa l'incapacità dei coniugi di scindere il contenzioso legato ai loro dissidi di coppia dal compito genitoriale. In simili circostanze il Pretore ha ritenuto di conferire l'autorità parentale alla sola madre.
a)
Su istanza comune dei genitori il giudice può disporre la prosecuzione dell'esercizio in comune dell'autorità parentale dopo il divorzio,
“
purché ciò sia compatibile con il bene del figlio e i genitori gli sottopongano per omologazione una convenzione che stabilisca la loro partecipazione alla cura del figlio e fissi la ripartizione delle spese del suo mantenimento
”
(art. 133 cpv. 3 CC). Nel caso specifico AP 1 non pretende che la moglie sia mai stata disposta a sottoscrivere una richiesta congiunta all'attenzione del Pretore, men che meno accompagnata da una convenzione relativa al mantenimento e alle relazioni personali con le figlie. Al proposito l'appello non merita quindi altra disamina.
Si aggiunga che l'esercizio in comune dell'autorità parentale è attuabile solo ove i genitori siano in grado di collaborare nella cura nell'educazione dei figli (
Gloor
, Gemeinsame elterliche Sorge – erste Erfahrungen und besondere Fragestellungen in: AJP 2/2004 pag. 218 n. 3.1;
Wirz
in: Schwenzer: FamKommentar Scheidung, Berna 2005, n. 26 ad art. 133 CC). I professionisti interpellati nella fattispecie hanno sottolineato invece l'alta conflittualità delle parti, la mancanza di dialogo e l'incapacità di distinguere il loro ruolo di genitore dalla disunione coniugale (rapporto dell'Ufficio delle famiglie e dei minorenni di _, doc. XXII richiamato, pag. 2 a metà; relazione della curatrice del 20 giugno 2007, doc. XIXa richiamato, pag. 1 a metà; rapporto della pedagogista e mediatrice _, doc. XIII richiamato, pag. 4 verso l'alto). L'appellante definisce il referto dell'Ufficio delle famiglie e dei minorenni lacunoso e unilaterale, ma gli atti confermano che sull'educazione e la cura delle figlie le parti non fanno che recriminare e rivolgersi invettive. Basti pensare che l'appellante giunge ad accusare la moglie di avere inserito nella propria dichiarazione d'imposta la deduzione fiscale per la figlia F_, che in realtà viveva con lui. Prospettare l'esercizio in comune dell'autorità parentale in condizioni del genere è puramente illusorio.
b)
L'appellante sembra revocare in dubbio le capacità genitoriali di AO 1, la quale denoterebbe inidoneità e mancanze, aizzerebbe le figlie contro di lui e non risulterebbe assolutamente in grado di gestire F_, la quale si abbandonerebbe a comportamenti inqualificabili. A dimostrazione di ciò AP 1 chiede che si richiami dal Ministero pubblico il fascicolo relativo al procedimento penale aperto a carico di un maggiorenne per atti sessuali con fanciulli commessi proprio sulla figlia. Sta di fatto che l'apertura del procedimento penale non è contestato dalla madre (osservazioni all'appello, pag. 4 a metà) ed è evocato anche nel rapporto trasmesso al Pretore dall'Ufficio delle famiglie e dei minorenni (doc. XXII richiamato, pag. 2 in basso). Non si intravede pertanto quale utilità potrebbe avere il richiamo dell'incarto penale ai fini del presente giudizio.
Quanto alle capacità educative di AO 1, la sentenza impugnata è invero silente. L'appellante non chiede però che costei sia privata dell'autorità parentale, né rivendica l'affidamento delle figlie per sé. Quanto ai problemi comportamentali di F_, essi non appaiono imputabili alla
sola madre (relazione della curatrice del 20 giugno 2007, doc. XIXa richiamato, pag. 2 in alto), la quale ha cercato un sostegno professionale per la ragazza (osservazioni, pag. 4 verso il basso), che è seguita ora dal Servizio medico-psicologico di _ (rapporto dell'Ufficio delle famiglie e dei minorenni, doc. XXII richiamato, pag. 3 nel mezzo; relazione della curatrice del 9 ottobre 2007, doc. XIXa richiamato, pag. 1 a metà), oltre che dalla curatrice educativa.
c)
Una precisazione merita invero la doglianza dell'appellante, il quale lamenta di essere tenuto all'oscuro della situazione scolastica delle figlie. L'art. 275
a
CC prescrive esplicitamente che il genitore senza autorità parentale dev'essere informato sugli avvenimenti particolari sopraggiunti nella vita del figlio e dev'essere sentito prima di decisioni importanti per il suo sviluppo (cpv. 1). Inoltre, analogamente al detentore dell'autorità parentale, egli può domandare a terzi che partecipano alle cure del figlio, segnatamente ai docenti e ai medici, informazioni sullo stato e sullo sviluppo del ragazzo (cpv. 2). AO 1 è dunque avvertita che AP 1 va informato prontamente sulla situazione scolastica delle figlie e potrà, se necessario, ottenere direttamente dall'istituto scolastico copia delle valutazioni intermedie e delle pagelle (fra gli altri:
Wirz,
op. cit., n. 10 ad art. 275
a
CC).
11.
Da ultimo l'appellante insorge contro la disciplina del diritto di visita. Accertato che in concreto padre e figlie hanno smesso di incontrarsi, ma che secondo l'Ufficio delle famiglie e dei minorenni è nell'interesse delle ragazze ripristinare le relazioni personali, il Pretore ha previsto un diritto di visita delegato ad
accordi fra le parti e previo consenso del curatore educativo, ma – di regola – consistente in un fine settimana ogni quindici giorni dal venerdì alle ore 18 fino alla domenica alle ore 18, in tre settimane durante le vacanze estive, in una settimana a Natale, una settimana alternativamente a Pasqua o a carnevale e una settimana ogni biennio a Ognissanti. L'appellante adduce che questioni di lavoro lo occupano
spesso il venerdì fino a tarda sera, di modo che è opportuno posticipare alle ore 10 del sabato l'inizio degli incontri quindicinali, riducendo per il resto il diritto di visita a due settimane durante le vacanze estive e in sette giorni distribuiti durante le vacanze scolastiche di Natale, carnevale e Pasqua.
a)
Nella misura in cui rimprovera al Pretore di non avere tenuto conto delle sue necessità di lavoro, l'appellante dimentica di non avere speso una parola nel memoriale conclusivo a sostegno dell'assetto da lui proposto, per altro difforme da quanto le parti avevano concordato nell'istanza comune di divorzio. Del resto egli non consta avere menzionato difficoltà alcuna nemmeno alla curatrice educativa (relazione del
9 ottobre 2007, doc. XXIa richiamato, pag. 1 verso il basso). Ciò premesso, è vero che il diritto di visita va fissato tenendo calcolo anche del tempo a disposizione del genitore, oltre che di quello a disposizione del figlio (
Hegnauer
in: Berner Kommentar, 4
a
edizione, n. 71
ad art. 273 CC). A prescindere dalla circostanza tuttavia che secondo AO 1 l'interessato non soggiace a particolari esigenze di orario nello svolgimento della professione, il primo criterio cui deve
orientarsi la disciplina delle relazioni personali fra genitore e figlio rimane pur sempre il bene dei figlio stesso, che relega in sott'ordine eventuali interessi contrastanti dei genitori (
Schwenzer
in: Basler Kommentar, op. cit., n. 10 ad art. 273 CC con rinvii).
b)
Nella fattispecie
il ripristino delle relazioni personali fra padre e figlie è definito “fondamentale” dall'Ufficio delle famiglie e dei minorenni (rapporto del 16 ottobre 2007, doc. XXII richiamato, pag. 3 a metà). Si può pretendere dall'appellante perciò che, nella misura del possibile, persegua anche a costo di qualche sacrificio la ricostruzione dei suoi rapporti con le ragazze. S
i conviene che, come sistemista informatico, egli può essere impegnato sul lavoro il venerdì fino a tarda sera e che quindi appare ragionevole far cominciare il diritto di visita quindicinale il sabato mattina alle ore 10 anziché il venerdì sera alle ore 18. Non si vede invece – né si desume dall'appello – perché durante i periodi di vacanza garantiti a tutti i lavoratori dipendenti (art. 329
a
cpv. 1 CO) egli sia disponibile ad accogliere le figlie solo tre settimane, tanto meno ove si consideri che le ragazze hanno raggiunto un'età in cui non necessitano più della presenza costante di un genitore. Certo, il ripristino degli incontri dovrà essere graduale (per tale ragione il Pretore ha previsto l'intervento del curatore educativo), ma dall'appellante si può pretendere un minimo d'impegno e qualche sforzo per raggiungere l'usuale estensione delle visite (quella fissata dal Pretore) nel superiore interesse delle figlie. Al riguardo non si scorgono giustificazioni sufficienti, dunque, per modificare la sentenza impugnata.
12.
Gli oneri processuali e le ripetibili del giudizio odierno, commisurati al tempo e all'impegno profuso dalla Camera nella trattazione del caso, seguono la vicendevole soccombenza (art. 148 cpv. 2 CPC). L'appellante ottiene causa vinta per circa metà della liquidazione relativa al regime dei beni, ma esce sconfitto sulla soppressione del contributo alimentare per la moglie, sulla modifica dei parametri di indicizzazione e sulla postulata autorità parentale congiunta. In merito alla disciplina del diritto di visita, la modifica del giudizio pretorile si deve essenzialmente a circostanze addotte dall'interessato per la prima volta in appello. Tutto ponderato, di conseguenza, si giustifica equitativamente che AP 1 sopporti cinque sesti della tassa di giustizia e delle spese, con obbligo di rifondere alla controparte un'equa indennità per ripetibili ridotte. L'esito dell'attuale giudizio impone di riformare anche il dispositivo sulle spese e le ripetibili di prima sede, ciò che rende senza oggetto la critica formulata al riguardo dall'appellante. Considerate le richieste di giudizio poste al primo giudice, alla luce della presente sentenza appare giusto suddividere la tassa di giustizia e le spese a metà, compensando le ripetibili.
13.
Relativamente ai rimedi esperibili contro l'odierna sentenza sul piano federale (art. 112 cpv. 1 lett. d LTF), in appello rimanevano litigiosi la liquidazione del regime dei beni, il contributo alimentare per la moglie, la clausola di adeguamento al rincaro, l'esercizio dell'autorità parentale, la disciplina del diritto di visita e il riparto degli oneri processuali. La disciplina dell'autorità parentale e del diritto di visita essendo controversie manifestamente prive di valore litigioso, il
ricorso in materia civile al Tribunale federale è ammissibile sull'intero contenzioso senza riguardo a questioni di valore (sentenza
5A.108/2007 dell'11 maggio 2007, consid.
1.2 con rinvio a M
essmer/Imboden
, Die eidgenössischen Rechtsmittel in Zivilsachen, Zurigo 1992, § 58 pag. 80).