Decision ID: 47dc70bc-c758-52e9-a092-38750adae4a2
Year: 2016
Language: it
Court: TI_TCAS
Chamber: TI_TCAS_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: social_law

ritenuto, in fatto
1.1. Con decisione del 19 settembre 2014 la Cassa CO 1 (in seguito: la Cassa) ha ordinato a RI 1 di restituire la somma di fr. 98'371.10, corrispondenti a indennità di disoccupazione percepite a torto nel periodo 26 gennaio 2009 – 30 novembre 2010 (cfr. doc. 55).
La Cassa ha così motivato il proprio provvedimento:
" (...)
In data odierna l’Ufficio giuridico della Sezione del lavoro di Bellinzona ci ha trasmesso per conoscenza copia di un loro scritto indirizzato al Lodevole Ministero Pubblico del Cantone Ticino a _. Tra l’altro in questo scritto viene indicato che lei non era da ritenere disoccupata. Questo perché, mentre era al beneficio della disoccupazione, ha continuato ad esercitare il ruolo e la funzione di gerente dell’_ di _, senza annunciare al competente Ufficio del commercio (Bellinzona) la disdetta del contratto di lavoro e i prolungati periodi di incapacità lavorativa. Sempre in questo scritto l’Ufficio Giuridico della Sezione del lavoro cita:
“...ne consegue che l’assicurata non avrebbe dovuto essere considerata disoccupata, poiché vincolata da un rapporto di lavoro che, di fatto, ha continuato ad esercitare nonostante la disdetta del contratto. In merito a ciò, appare evidente che la lettera di licenziamento sia inveritiera, giunta allo scadere del termine di versamento delle indennità di malattia (_) e scritta allo scopo di porre la gerente RI 1 al beneficio dellassicurazione disoccupazione. In relazione ai fatti constatati riteniamo applicabile che la competente Cassa di disoccupazione CO 1 (_) reputi, per il periodo Febbraio 2009 – Novembre 2010, che l’assicurata RI 1 non adempie ai presupposti del diritto alle indennità di disoccupazione e debba esigere la restituzione delle prestazioni versate indebitamente...” (...)” (Doc. 55)
1.2. La Cassa, il 26 gennaio 2015, ha emanato una decisione su opposizione con cui ha parzialmente accolto l’opposizione interposta contro il provvedimento del 19 settembre 2015 da RI 1, rappresentata dall’avv. RA 1 (cfr. doc. 59), nel senso che ha ridotto l’ammontare chiesto in restituzione a fr. 77'925.35, rilevando che:
" (...)
Nel caso specifico emerge chiaramente che l’assicurata è stata autorizzata alla gerenza dell’esercizio pubblico, relativo all’_ di _, dal 12 aprile 2006. Solo in data 13 febbraio 2014, il figlio _ ha richiesto di assumere la gerenza dell’esercizio pubblico.
In conformità con le disposizioni sopra riportate, l’assicurata, in qualità di gerente, doveva essere presente nell’arco della settimana e quindi, anche se non ha ricevuto un reddito, deve essere considerata vincolata da un rapporto di lavoro perché ha continuato ad esercitare il ruolo e la funzione di gerente dell’_. Emerge quindi che l’assicurata non era da considerare disoccupata in quanto vincolata da un rapporto di lavoro che ha continuato a svolgere nonostante la disdetta del contratto.
Tuttavia, secondo le disposizioni di legge, in particolare l’art. 25 cpv. 2 LPGA, il diritto di esigere la restituzione si estingue al più tardi 5 anni dopo il versamento della prestazione.
Considerato che i versamenti da gennaio ad agosto 2009 sono stati eseguiti oltre i 5 anni dalla data della decisione di restituzione (19 settembre 2014) l’importo da richiedere in restituzione ammonta in totale a Chf. 77'925.35 netti e non Chf. 98'371.10 in quanto le indennità versate da gennaio ad agosto 2009 sono cadute in prescrizione. (...)” (Doc. A)
1.3. RI 1, sempre patrocinata dall’avv. RI 1, ha inoltrato un tempestivo ricorso al TCA, nel quale ha chiesto:
" A. In via provvisionale:
1. Al presente ricorso è concesso effetto sospensivo.
2. La signora RI 1, _, viene messa a beneficio delle indennità di disoccupazione da parte della Cassa CO 1, con effetto retroattivo a partire dal mese di febbraio 2014.
3. Protestate spese e ripetibili.
B. Nel merito:
1. La decisione impugnata è annullata e riformata nel senso che la signora RI 1, _, non dovrà restituire alcunché alla Cassa CO 1.
2. Protestate spese e ripetibili.” (Doc. I pag. 4)
A sostegno delle proprie pretese ricorsuali la parte insorgente ha segnatamente addotto:
" (...)
4. Nella decisione impugnata si parte nuovamente da una presunzione di colpevolezza del tutto inaccettabile.
Per il semplice fatto che dal profilo teorico la Lear (Lespubb) impone la presenza costante nell’esercizio pubblico del gerente a beneficio del relativo certificato, si dà per scontato che nel caso specifico la ricorrente debba per forza di cose aver percepito un salario.
In realtà è ben nota la prassi vigente in Ticino, in base alla quale già in passato bastava che presso l’Ufficio cantonale permessi e passaporti fosse indicato il nominativo di un gerente con certificato di capacità. Nella fattispecie sembra addirittura che l’allora capo ufficio signor _ avesse esplicitamente ratificato la situazione presso il _ di _.
In sostanza la qui ricorrente, pur avendo cessato di lavorare alle dipendenze di suo figlio al 31 dicembre 2008, continuava anche nel 2009 e nel 2010 a figurare “gerente” a tutti gli effetti dell’esercizio pubblico in questione.
Ci si scorda poi di considerare le particolarità della fattispecie: la signora RI 1 in quegli anni per vari periodi abitava con il suo secondo figlioletto nell’esercizio pubblico condotto a tutti gli effetti dal figlio _.
5. In considerazione di quanto sopra esposto, visto che il procedimento penale aperto nei confronti della ricorrente per i fatti in esame, e in particolare per la sua attività lavorativa negli anni qui in discussione e per i suoi periodi di infortunio è tuttora pendente, appare chiaro che la decisione qui in esame è perlomeno prematura.
In ogni caso dagli atti del procedimento penale, che vengono qui formalmente richiamati, emerge in modo chiaro che la ricorrente non ha mai percepito un salario quando era iscritta alla disoccupazione, e otteneva le relative indennità. (...)” (Doc. I)
1.4. La Cassa, in risposta, ha chiesto la reiezione dell’impugnativa con argomenti di cui si dirà, per quanto occorra, nei considerandi di diritto (cfr. doc. III).
1.5. Il 5 marzo 2015 l’avv. RA 1, per conto dell’insorgente, ha presentato delle osservazioni e ha ribadito la richiesta di acquisizione dell’incarto penale (cfr. doc. V).
Inoltre l’11 marzo 2015 il patrocinatore della ricorrente ha prodotto uno scritto del 27 marzo 2006 della sua assistita indirizzato alla Sezione dei Permessi e intitolato “Contratto di gerenza” da cui risulta:
" con il 1° aprile 2006 metto a disposizione di mio figlio _, di formazione cuoco diplomato, la mia patente d’esercente a titolo gratuito.” (Doc. B allegato a doc. VI)
1.6. Pendente causa il TCA ha interpellato il Servizio autorizzazioni, commercio e giochi (competente per gli esercizi pubblici dal 1° ottobre 2014, cfr. www3.ti.ch/CAN/comunicati/10-04-2014-comunicato-stampa-416797738070.pdf; in precedenza competente era l’Ufficio del commercio e dei passaporti e antecedentemente l’Ufficio dei permessi) in particolare in merito all’autorizzazione alla gerenza a favore di RI 1 relativamente all’_ di _ (cfr. doc. VII).
Il 14 aprile 2015 _, capo del Servizio autorizzazioni, commercio e giochi della Sezione polizia amministrativa, allegando copiosa documentazione (cfr. doc. IX1-12), ha risposto:
" (...)
La signora RI 1 è stata gerente dell’_ di _ dal 12 aprile 2006 al 17 febbraio 2014.
Dal 18 febbraio 2014 la gerenza è stata autorizzata a favore del signor _.
(...)” (Doc. IX)
1.7. Questa Corte, pendente causa, ha pure richiamato dalla Sezione del lavoro l’incarto completo relativo alla ricorrente, comprensivo segnatamente del verbale dell’audizione dell’aprile 2014 di quest’ultima davanti all’Isp. _ (cfr. doc. VIII).
La Sezione del lavoro ha trasmesso l’incarto richiesto il 22 aprile 2015 (cfr. doc. X).
1.8. La Cassa, alla quale sono stati inviati i doc. V, VI e gli esiti degli accertamenti esperiti (cfr. doc. XI), il 28 aprile 2015, ha comunicato:
" (...) che la nostra Cassa si riconferma nella propria decisione in quanto emerge in maniera emblematica che la Sig.ra RI 1 è stata gerente durante tutto il periodo di disoccupazione. Anche se figura che la patente d’esercente veniva messa a disposizione a titolo gratuito, per la professione che svolgeva l’assicurata doveva essere presente all’interno dell’esercizio nell’arco della settimana e quindi doveva essere considerata vincolata da un rapporto di lavoro.
Si ribadisce anche che il TFA ha confermato questa tesi in una sentenza del 5 dicembre 2003, riportata nel DLA 2004/2 n. 12, dove si precisa che la persona che mette a disposizione di un affittuario di un locale pubblico la propria patente di esercente è obbligata a essere presente in determinati momenti nel locale in questione quindi non ha più una disponibilità sufficiente e di conseguenza non è da ritenere idonea al collocamento.
Anche la documentazione trasmessaci in copia, inviata dal servizio autorizzazioni e dalla Sezione del lavoro non produce alcuna indicazione contrastante la nostra decisione su opposizione che ha ridotto l’importo oggetto di restituzione richiesto dalla Sezione di _. (...)” (Doc. XIII)
Copia dei doc. XI e XIII è stata spedita per conoscenza al patrocinatore dell’insorgente (cfr. doc. XVI).
1.9. La parte ricorrente, alla quale sono parimenti stati trasmessi gli esiti delle verifiche effettuate dal TCA con l’assegnazione di un termine per presentare osservazioni (cfr. doc. XII), è rimasta silente.
1.10. La procedura è stata sospesa informalmente nell’attesa di conoscere l’esito del procedimento penale aperto nei confronti dell’insorgente. In effetti il 17 settembre 2014 la Sezione del lavoro aveva inviato al Ministero pubblico una segnalazione relativa a un’infrazione alla LADI, in quanto l’assicurata, mentre era al beneficio delle indennità di disoccupazione (termine quadro per la riscossione di prestazioni: 26 gennaio 2009 – 25 gennaio 2011), ha continuato a esercitare il ruolo e la funzione di gerente dell’_ di _ (cfr. doc. 54).
Il 23 novembre 2016 la Cassa ha trasmesso a questo Tribunale copia dell’atto di accusa che _, Procuratore pubblico, ha emesso il 7 novembre 2016 nei confronti di RI 1 e di suo figlio _. La ricorrente è stata rinviata a giudizio, in particolare, per il reato di ripetuta truffa per avere segnatamente:
" (...)
ingannato con astuzia i funzionari della Cassa CO 1, dichiarando, in urto con la verità, di aver svolto, nel periodo 1.11.2007 – 31.12.2008 un’attività lavorativa presso il R_ di _ gestito dal figlio _, ciò che le ha permesso di maturare il diritto alle indennità di disoccupazione, considerato che la RI 1 in realtà non è mai stata assunta dal figlio, bensì è stato fatto risultare un contratto fittizio alfine di permettere alla stessa di ricevere inizialmente le indennità malattia (cfr. punto 1.1 del presente ACC), successivamente di poter richiedere il versamento indebito di 400 indennità di disoccupazione, per un importo complessivo di CHF 98'187.05, nonché CHF 5'308.35 ottenuti dalla _ per il periodo di inabilità lavorativa da lei subito nel periodo in cui era in disoccupazione;
SUBORDINATAMENTE al punto 1.3
ripetuta infrazione alla LF sull’assicurazione contro la disoccupazione
(...)
e meglio per avere
chiesto e ottenuto, dalla Cassa CO 1 di _, il versamento di indennità di disoccupazione per il periodo summenzionato (n.d.r.: 26 gennaio 2009 – 25 gennaio 2011), dichiarando, in urto con la verità, nei formulari mensili “indicazioni della persona assicurata”, di non avere alcuna attività professionale né da dipendente né da indipendente,
sottacendo che in realtà la stessa era gerente del _ di _ gestito dal di lei figlio _, vincolata pertanto da un rapporto di lavoro,
ottenendo così indebitamente dalla Cassa di disoccupazione prestazioni assicurative non dovute pari a CHF 102'912.35;
(...)” (Doc. 63 allegato a doc. XVII)

in diritto
2.1. Il TCA è chiamato a stabilire se l’assicurata deve restituire oppure no l’importo di fr. 77'925.35, corrispondente alle indennità di disoccupazione percepite a torto nel periodo settembre 2009 – novembre 2010.
L'art. 95 LADI regola la restituzione di prestazioni.
Secondo il cpv. 1 di questo articolo la domanda di restituzione è retta dall'art. 25 LPGA ad eccezione dei casi di cui all'articolo 55.
Dal 1° aprile 2011 il tenore dell’art. 95 cpv. 1 LADI è il seguente:
" La domanda di restituzione è retta dall’articolo 25 LPGA ad eccezione dei casi di cui agli articoli 55 e 59cbis capoverso 4.”
L'art. 25 cpv. 1 LPGA stabilisce che le prestazioni indebitamente riscosse devono essere restituite. La restituzione non deve essere chiesta se l'interessato era in buona fede e verrebbe a trovarsi in gravi difficoltà.
I principi giurisprudenziali attinenti alla restituzione di prestazioni elaborati dal Tribunale federale delle assicurazioni (TFA; dal 1° gennaio 2007: Tribunale federale) anteriormente alla LPGA conservano tutta la loro validità anche sotto l’egida di questa legge (cfr. STF 8C_938/2008 del 22 settembre 2009 consid. 3.1.; DTF 130 V 318 consid. 5).
L'obbligo di restituzione presuppone che siano adempiute le condizioni di una riconsiderazione o di una revisione della decisione con la quale sono state attribuire le prestazioni (cfr. sentenza C 128/06 del 10 maggio 2007; DTF 129 V 110 consid. 1.1; DLA 2006 p. 218 e DLA 2006 pag. 158).
La riconsiderazione e la revisione sono ormai esplicitamente regolate all'art. 53 LPGA, che ha codificato la giurisprudenza anteriore alla sua entrata in vigore (cfr. STF U 408/06 del 25 giugno 2007; STF C 128/06 del 10 maggio 2007; STFA K 147/03 del 12 marzo 2004; STFA U 149/03 del 22 marzo 2004; STFA I 133/04 dell'8 febbraio 2005).
Analogamente alla revisione delle sentenze delle autorità giudiziarie, l'amministrazione deve procedere alla revisione processuale di una decisione cresciuta in giudicato quando sono scoperti nuovi elementi o nuovi mezzi di prova atti ad indurre ad una conclusione giuridica differente (cfr. art. 53 cpv. 1 LPGA, STF U 409/06 del 25 giugno 2007; STF C 128/06 del 10 maggio 2007; SVR 2004 ALV N° 14; DTF 127 V 466 consid. 2 a pag. 469).
Più precisamente le decisioni e le decisioni su opposizione formalmente passate in giudicato devono essere sottoposte a revisione se l'assicurato o l'assicuratore scoprono successivamente nuovi fatti rilevanti o nuovi mezzi di prova che non potevano essere prodotti in precedenza (cfr. STF 8C_257/2011 del 14 giugno 2011 consid. 4).
Inoltre l’amministrazione può riconsiderare una decisione cresciuta in giudicato formale, che non è stata oggetto di un controllo giudiziario, se essa è senza dubbio errata e la correzione ha un’importanza rilevante (cfr. art. 53 cpv. 2 LPGA, STF U 408/06 del 25 giugno 2007).
Questi principi si applicano anche quando delle prestazioni sono state accordate senza una decisione formale e che il loro versamento ha comunque acquisito forza di cosa giudicata (cfr. STF C 128/06 del 10 maggio 2007, DTF 129 V 110 consid. 1.1).
Circa l'ulteriore presupposto necessario per poter riconsiderare una decisione, ovvero quello dell'importanza particolare che deve rivestire la rettifica, vedi pure la STFA C 24/01 e C 137/01 del 28 aprile 2003; STFA C 44/02 del 6 giugno 2002 e DLA 2000 N. 40, pag. 208.
2.2. Giusta l'art. 8 cpv. 1 lett. a LADI il diritto all'indennità di disoccupazione è subordinato segnatamente alla condizione che l'assicurato sia disoccupato totalmente o parzialmente. Per l'art. 10 cpv. 1 e 2 LADI è considerato totalmente disoccupato chi non è vincolato da un rapporto di lavoro e cerca un'occupazione a tempo pieno, mentre è considerato parzialmente disoccupato chi non è vincolato da alcun rapporto di lavoro e cerca unicamente un'occupazione a tempo parziale oppure ha un'occupazione a tempo parziale e cerca un'occupazione a tempo pieno o un'altra occupazione a tempo parziale. Secondo il cpv. 2bis del disposto, non è invece considerato parzialmente disoccupato il lavoratore il cui tempo normale di lavoro è stato temporaneamente ridotto (lavoro ridotto; cfr. STF 8C_511/2014 del 19 agosto 2015 consid. 3.1.; STF 8C_172/2013 del 23 gennaio 2014 consid. 3.1.; STFA C 87/02 del 7 giugno 2004 consid. 3).
La nostra Alta Corte ha posto i criteri che consentono di determinare quando un’attività svolta a titolo benevolo o di favore debba essere considerata paragonabile a un rapporto di lavoro ai sensi dell'art. 10 cpv. 1 LADI. Questo sarà il caso se, conformemente alla presunzione di cui all'art. 320 cpv. 2 CO, nelle circostanze concrete e secondo gli usi del ramo professionale per il lavoro svolto viene normalmente versato un salario o una controprestazione (cfr. DLA 2000 n. 32 pag. 172 consid. 1c; STFA C 278/03 del 17 febbraio 2004 consid. 2.1.2; STFA C 354/01 del 7 marzo 2003 consid. 3.2). Al riguardo va ricordato che i principi che reggono la LADI perseguono lo scopo di evitare che attività lavorative che rappresentano un certo valore economico e finanziario possano essere intraprese a scapito dell'assicurazione disoccupazione, mentre dovrebbero essere remunerate (cfr. DTF 120 V 519 consid. 4b/bb; STF 8C_70/2015 del 19 agosto 2015 consid. 4.3.; STFA C 107/05 del 18 luglio 2006 consid. 4.1).
2.3. Ulteriore fondamentale presupposto per il riconoscimento del diritto all’indennità di disoccupazione è, tra l’altro, che l’assicurato sia idoneo al collocamento ai sensi dell’art. 8 cpv. 1 lett. f LADI.
A norma dell’art. 15 cpv. 1 LADI il disoccupato è idoneo al collocamento se è disposto, capace e autorizzato ad accettare un'occupazione adeguata e a partecipare a provvedimenti di reintegrazione.
L'idoneità al collocamento deve essere quindi valutata da un duplice punto di vista.
Oggettivamente l'assicurato deve essere idoneo al collocamento per le sue condizioni fisiche e mentali (cfr. STF 8C_406/2010 del 18 maggio 2011 consid. 5.1.; STFA C 119/04 del 3 gennaio 2005; DLA 2001 consid. 1 pag. 146).
Soggettivamente la sua situazione personale deve essere tale da non impedirgli praticamente di essere collocato. Ciò implica dunque, oltre che la volontà, anche la disponibilità dell'assicurato a cercare ed accettare un'occupazione adeguata ai sensi dell'art. 16 LADI, senza restringere oltremodo le possibilità di collocamento, ponendo ad esempio condizioni di orario, di durata ed altre ancora più strettamente legate alla sua persona (cfr. STF 8C_406/2010 del 18 maggio 2011 consid. 5.1.; STFA C 119/04 del 3 gennaio 2005; DLA 2001 consid. 1 pag. 146).
L'assicurato dimostra una sufficiente disponibilità al collocamento quando può dedicare un ragionevole tempo all'esercizio di un'attività lucrativa e quando il numero di datori di lavoro in grado di assumerlo non è eccessivamente esiguo (cfr. STF 8C_459/2007 dell’11 giugno 2008 consid. 6.1.; DTF 113 V 137 consid. 3 = DLA 1986 n. 20).
Vi è invece inidoneità al collocamento, ad esempio, quando un assicurato per motivi personali o familiari non può o non vuole impegnare la sua capacità lavorativa come normalmente lo pretende un datore di lavoro.
Assicurati che, a causa di ulteriori impegni o di particolari circostanze personali, vogliono lavorare soltanto durante certi giorni o durante un certo numero di ore settimanali, possono essere riconosciuti idonei al collocamento soltanto molto condizionatamente.