Decision ID: 2c704372-02fa-54bb-a82d-9629f1672d57
Year: 2016
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_002
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: civil_law

poi abbandonata in replica) e di effettuare un bonifico dell’intero patrimonio dell’istante di cui alla relazione n. _ presso la succursale di _ della convenuta a favore del conto intestato ad A_ _, _, _, presso l’istituto bancario B_ _ _ (conto poi trasferito, come indicato in occasione dell’udienza di discussione, presso H_), nonché di provvedere alla chiusura della relazione, ritenuto che in caso di rifiuto di eseguire entro 10 giorni dalla crescita in giudicato della decisione la convenuta sarebbe stata condannata, su semplice richiesta dell’istante, a pagare una multa disciplinare di fr. 1'000.- per ogni giorno d’inadempimento;
domanda avversata dalla convenuta, che ha postulato la reiezione dell’istanza, e che il Pretore con decisione 9 giugno 2015 ha dichiarato inammissibile;
appellante l'istante con atto di appello 22 giugno 2015, con cui chiede la riforma del querelato giudizio nel senso di accogliere l’istanza, protestando spese e ripetibili di entrambe le sedi;
mentre con osservazioni 16 luglio 2015 la convenuta (come pure il suo successore
U_ _,
_, rappr. dagli RA 2 _) postula la reiezione del gravame pure con protesta di spese e ripetibili;
letti ed esaminati gli atti ed i documenti prodotti;
ritenuto

in fatto e in diritto:
1.
AP 1, cittadina italiana residente in Italia, è cliente da oltre 40 anni dell’istituto bancario svizzero AO 1. La relazione da cui trae origine questa causa è in effetti stata aperta nel 1974 ed è poi stata divisa nel 2009 per successione in due conti distinti, tra cui quello che qui interessa recante il n. _.
Nel corso degli anni la relazione bancaria non è stata oggetto di ulteriori apporti di capitale. Per contro nell’ottobre 2013 (doc. 7) e nel novembre 2014 (doc. 8) la titolare del conto ha chiesto ed ottenuto l’esecuzione di due bonifici, di € 285'000.- il primo rispettivamente di € 260'000.- il secondo (quest’ultimo indicante quale motivo del pagamento “acquisto sterline”), a favore di un conto intestato alla società svizzera A_ _ presso l’istituto bancario svizzero B_ _.
Con successivo scritto non datato (doc. C) la titolare del conto ha chiesto alla banca di vendere tutti i suoi investimenti, di convertire tutte le sue disponibilità in €, di rendere liquido il suo intero patrimonio al fine di poter effettuare un bonifico globale a favore del conto intestato alla società A_ _ presso B_ _ con la causale “acquisto monete da collezione” e di provvedere, a bonifico del saldo avvenuto, alla chiusura del conto e di ogni altra posizione aperta. Con lettera 5 marzo 2015 (doc. H) la banca, pur confermando di aver provveduto a liquidare tutti gli investimenti presenti sul conto e a convertire tutte le disponibilità in €, ha rifiutato di dar seguito alla richiesta di trasferimento dell’intera liquidità a favore di A_ _, rilevando che la necessità di “ottemperare alle disposizioni quadro vigenti” e “alla posizione dell’Autorità federale di vigilanza sui mercati finanziari (FINMA), che si attende dagli istituti finanziari sottoposti a vigilanza che considerino in modo adeguato i rischi legali e reputazionali derivanti dalle norme estere sul riciclaggio di denaro, nonché delle norme fiscali, penali, di diritto civile e processuale internazionale” l’aveva indotta ad adottare misure opportune, “ciò che comporta che transazioni che potrebbero essere percepite come supporto alla sottrazione al diritto fiscale italiano o all’occultamento del provento di un’infrazione fiscale ai danni dell’erario italiano, non possono venire autorizzate”.
2.
Con istanza 25 marzo 2015, promossa nella procedura sommaria di tutela giurisdizionale nei casi manifesti (art. 257 CPC), AP 1 ha convenuto in giudizio innanzi alla Pretura della giurisdizione di Mendrisio sud AO 1 allo scopo di farle ordine, con la comminatoria dell’art. 292 CP, di dar seguito al suo ordine, asseritamente del 12 dicembre 2014 (indicazione questa poi abbandonata in replica), e di effettuare il bonifico del suo intero patrimonio a favore del conto intestato ad A_ _ presso B_ _ (conto poi trasferito, come indicato in occasione dell’udienza di discussione dell’8 giugno 2015, presso H_), nonché di provvedere alla chiusura della relazione, il tutto con pagamento di una multa disciplinare in caso di inadempimento.
La convenuta si è opposta all’istanza, rilevando che il versamento, postulato invero solo il 9 febbraio 2015, di una somma importante (pari a circa € 1'670'000.-) a saldo di un conto e a favore di un commerciante di metalli preziosi qual era A_ _ non era consentito, stante il carattere inusuale della transazione (art. 6 cpv. 2 lett. a LRD) e in quanto le direttive interne della banca, emanate a garanzia di un’attività irreprensibile e di un’ottima reputazione (art. 3 cpv. 2 lett. c LBCR), non permettevano l’esecuzione di una tale operazione se esisteva il rischio che la transazione violasse le norme di autoriciclaggio italiane.
3.
Con decisione 9 giugno 2015 il Pretore ha dichiarato inammissibile l’istanza, ponendo le spese processuali di complessivi fr. 6'000.- a carico dell’istante, tenuta altresì a rifondere alla controparte fr. 12'000.- a titolo di ripetibili.
Il giudice di prime cure ha in sostanza ritenuto che, a fronte della domanda dell’istante di eseguire l’ordine di bonifico, la convenuta avesse sollevato in modo circostanziato una serie di obiezioni in merito al fatto che la stessa avrebbe potuto comportare un rischio giuridico o reputazionale per quel medesimo istituto di credito, e questo in violazione dell’obbligo di attività irreprensibile sancito nella LBCR e della LRD, obiezioni queste che non potevano - data l’importanza della somma in discussione, la particolarità dell’operazione richiesta ed il fatto che l’istante non aveva mai chiarito in modo del tutto limpido le sue reali intenzioni quanto al destino dei metalli preziosi che avrebbe inteso acquistare - essere a priori considerate prive di rilevanza, ragione per cui meritavano un approfondimento, in particolare istruttorio, nell’ambito di una procedura ordinaria.
4.
Con l’appello 22 giugno 2015 che qui ci occupa, avversato dalla convenuta e da U_ _ con osservazioni 16 luglio 2015, l'istante ha chiesto di riformare il querelato giudizio nel senso di accogliere l’istanza, protestando spese e ripetibili di entrambe le sedi. L’istante ha rimproverato al Pretore di aver ritenuto, sulla base di meri rischi teorici per altro neppure illustrati, che l’esecuzione dell’ordine di bonifico impartito non fosse conforme all’ordinamento giuridico svizzero, aggiungendo che nel caso di specie erano senz’altro date le condizioni di fatto e di diritto per ottenere la tutela giusdizionale nei casi manifesti.
5.
Come detto, le osservazioni all’appello erano state presentate dalla convenuta e da U_ _ A, che nell’occasione si era definita come “suo successore” a far tempo dal 14 giugno 2015 (in forza del contratto di assunzione di debiti e di crediti del 12 giugno 2015 menzionato nell’allegato 3) ed in particolare aveva asserito di essere subentrata nella relazione bancaria con l’istante e di aver accettato di riprendere interamente il ruolo “dell’appellata” nella presente procedura, svincolandola da ogni obbligo anche processuale. A quel momento era stato pure chiesto di modificare la designazione “della parte appellata” in U_ _ e quindi di dichiarare inammissibile l’appello “a nome della AO 1 e della U_ _”.
Ora, a parte il fatto che da quanto precede nemmeno è dato di comprendere se in tal modo si pretendesse di voler considerare come parte appellata la convenuta e U_ _ oppure la sola U_ _, si osserva che la soluzione corretta è e rimane quella di considerare come parte appellata la sola convenuta (ritenuto che a U_ _ potrebbe al più essere riconosciuta la posizione di intervenuta adesiva). La dottrina ha in effetti rilevato che in caso di assunzione di un patrimonio con attivi e passivi ex art. 181 CO l’assuntore, qualora la pretesa assunta e litigiosa in un processo sia costituita da un passivo, non diviene automaticamente parte dello stesso, dato che il precedente titolare della posizione debitoria resta responsabile con lui in solido per tre anni e la controparte può continuare ad esigere l’adempimento di quella pretesa dal medesimo che continua ad essere parte del processo, a meno che beninteso la controparte si sia detta d’accordo di continuare contemporaneamente la causa anche con la parte assuntrice quale debitore solidale (
Graber
/
Frei
, Basler Kommentar, 2a ed., n. 40 ad art. 83 CPC). Nel caso concreto si è per l’appunto verificata una tale ipotesi (assunzione con attivi e passivi di parte del patrimonio della convenuta e processo in corso avente per oggetto una pretesa litigiosa così assunta costituita da un passivo), senza che l’istante abbia mai dichiarato di voler considerare come sua controparte nella presente causa anche U_ _.
6.
Giusta l’art. 257 cpv. 1 CPC il giudice accorda tutela giurisdizionale in procedura sommaria se i fatti sono incontestati o immediatamente comprovabili (lett. a) e la situazione giuridica è chiara (lett. b). Quest’ultima condizione è soddisfatta se, sulla base di una dottrina e di una giurisprudenza invalse, la conseguenza giuridica è senz’altro evincibile dall’applicazione della legge e porta a un risultato univoco. Per contro la situazione giuridica non è di regola chiara se la parte convenuta oppone delle obiezioni o eccezioni motivate su cui il giudice non può statuire immediatamente o se l’applicazione di una norma richiede l’emanazione di una decisione di apprezzamento o in equità con una valutazione di tutte le circostanze del caso (DTF 138 III 123 consid. 2.1.2). Per impedire l’accoglimento di una domanda fondata sull’art. 257 CPC non basta tuttavia che la parte convenuta semplicemente sostenga che ci si trova in presenza di una simile situazione o che la stessa potrebbe remotamente entrare in linea di conto (TF 10 dicembre 2013 4A_329/2013 consid. 6.1). Non è nemmeno possibile vanificare la procedura in discussione invocando degli argomenti speciosi, eccependo segnatamente in modo artificioso del diritto straniero (TF 20 gennaio 2014 4A_415/2013 consid. 7; cfr. sull’intera problematica TF 28 ottobre 2015 4A_168/2015 consid. 4, 28 ottobre 2015 4A_170/2015 consid. 4; II CCA
14 aprile 2016 inc. n. 12.2015.77, 14 aprile 2016 inc. n. 12.2015.67
).
7.
Nel caso di specie è incontestabile e incontestato che di principio il cliente di una banca sita in Svizzera ha diritto, giusta le norme del diritto civile (art. 97, 318, 400 e 475 CO), ad ottenere alla fine della relazione contrattuale la restituzione dei propri averi.
Occorre pertanto esaminare se in concreto le obiezioni sollevate dalla convenuta vanificano tale diritto dell’istante o se le stesse non possono essere immediatamente confutate e l’istante deve far valere le sue pretese nella procedura ordinaria.
8.
La convenuta aveva in primo luogo obiettato che il carattere inusuale della transazione (art. 6 cpv. 2 lett. a LRD), avente segnatamente per oggetto la richiesta di versamento di una somma importante (pari a circa € 1'670'000.-) a saldo di un conto e a favore di un commerciante di metalli preziosi, le impediva di dar seguito all’ordine di bonifico dell’istante, per non incorrere nelle sanzioni amministrative previste dagli art. 17 segg. LRD. L’obiezione è ampiamente infondata, per varie ragioni.
Essa è innanzitutto assai pretestuosa: la convenuta non ha in effetti contestato (risposta p. 3 ad 4) l’assunto dell’istante (istanza p. 2 ad 4) secondo cui la banca conosceva perfettamente sia l’intestataria del conto sia l’origine dei fondi accreditati, mai ulteriormente alimentati in epoca successiva, salvo aver poi evocato il tema del riciclaggio unicamente al momento della chiusura della relazione, dopo che essa aveva provveduto alla gestione del conto per oltre 40 anni (
in tal senso pure II CCA 12 febbraio 2015 inc. n. 12.2014.206, 21 luglio 2015 inc. n. 12.2015.10, 7 ottobre 2015 inc. n. 12.2015.12)
.
La convenuta non ha inoltre preteso di aver provveduto al blocco degli averi dell’istante ai sensi dell’art. 10 cpv. 1 LRD (nella formulazione in vigore prima del 1° gennaio 2016, secondo cui “
l’intermediario finanziario deve bloccare senza indugio i valori patrimoniali affidatigli che sono oggetto della comunicazione di cui all’articolo 9
”, cfr. RU 2009 p. 361), ciò che del resto nemmeno avrebbe potuto fare, visto e considerato che non erano date le condizioni previste dall’art. 9 cpv. 1 LRD (nella formulazione in vigore prima del 1° gennaio 2016, secondo cui “
l’intermediario finanziario che sa o ha il sospetto fondato che i valori patrimoniali oggetto di una relazione d’affari sono in relazione con un reato ai sensi degli articoli ... 305bis CP, provengono da un crimine ..., ne dà senza indugio comunicazione all’Ufficio di comunicazione in materia di riciclaggio di denaro secondo l’articolo 23 (Ufficio di comunicazione)
”, cfr. RU 2009 p. 361) per una comunicazione all’Ufficio di comunicazione in materia di riciclaggio di denaro, ossia la conoscenza o un sospetto fondato che i valori patrimoniali oggetto della relazione d’affari fossero in relazione con un reato conformemente all’art. 305bis CP (nella formulazione in vigore prima del 1° gennaio 2016, cfr. RU 1990 p. 1077) o provenissero da un crimine. Il fatto che gli averi dell’istante potessero non essere stati dichiarati al fisco all’estero non è in effetti sufficiente per ammettere l’esistenza di una di queste fattispeci, non trattandosi - almeno fino al 1° gennaio 2016 - di un atto di riciclaggio o di un crimine punibile in Svizzera (
Ackermann
, in: Schmid (Hrsg.), Kommentar, Einziehung, Organisiertes Verbrechen, Geldwäscherei, Band
I, n. 78 e 162 seg. ad art. 305bis CP; cfr. pure
de Capitani
, in: Schmid (Hrsg.), Kommentar, Einziehung, Organisiertes Verbrechen, Geldwäscherei, Band
II, n. 118 seg. ad art. 6 LRD, secondo cui il legislatore nell’ambito della lotta al riciclaggio di denaro aveva espresso il suo disinteresse ai delitti fiscali laddove aveva considerato come reato presupposto per il riciclaggio di denaro solo i crimini quando invece i delitti fiscali mai rivestivano quella particolare forma); e del resto, come si dirà più avanti, quella stessa fattispecie nemmeno sarebbe stata un atto di riciclaggio o un crimine in Italia (cfr.
infra
consid. 9.4).
La convenuta si è oltretutto qui limitata ad evidenziare il carattere inusuale della transazione (art. 6 cpv. 2 lett. a LRD, nella formulazione in vigore prima del 1° gennaio 2016). Sennonché, a parte il fatto che in presenza di una tale ipotesi, la norma di legge (come detto inapplicabile) le avrebbe unicamente imposto di “
chiarire le circostanze economiche e lo scopo
” della transazione, ciò che essa per altro aveva fatto (ottenendo quale risposta dall’istante la volontà di investire in monete d’oro, investimento che a quel momento garantiva per altro prospettive ben più interessanti degli investimenti tradizionali, da lasciare ai numerosi nipotini, cfr. doc. 2), si osserva che la stessa non ha in ogni caso neppure dimostrato che l’operazione fosse in concreto inusuale. Non si comprende infatti per quale ragione il bonifico nelle circostanze già rammentate dei propri averi in conto sul conto svizzero di una società svizzera attiva nel settore dei metalli preziosi, sia pure per un importo considerevole di circa € 1'670'000.-, per gli scopi già ricordati, sarebbe inusuale ai sensi della citata norma (sul concetto di transazione inusuale, cfr.
de Capitani
, op. cit.
, n. 34 segg. ad art. 6 LRD; II CCA 12 febbraio 2015 inc. n. 12.2014.206), specialmente poi quando già nei due anni precedenti l’istante aveva chiesto ed ottenuto di effettuare, sempre secondo quelle medesime formalità ed a favore della medesima società, altri due bonifici di € 285'000.- rispettivamente di € 260'000.- (cfr. pure doc. 2).
9.
La convenuta aveva pure obiettato che il bonifico auspicato dall’istante neppure poteva essere eseguito in quanto le sue direttive interne, emanate a garanzia di un’attività irreprensibile e di un’ottima reputazione (art. 3 cpv. 2 lett. c LBCR), non consentivano l’esecuzione di una tale operazione se esisteva il rischio che la transazione violasse le norme di autoriciclaggio italiane, e ciò a maggior ragione dopo l’avvenuta firma del Protocollo di modifica della Convenzione di doppia imposizione tra Italia e Svizzera. Il rilievo è nuovamente infondato.
9.1
Il termine garanzia di “
un’attività irreprensibile
” codificato all’art. 3 cpv. 2 lett. c LBCR è un concetto giuridico indeterminato (cfr.
Winzeler,
Basler Kommentar, 2
a
ed., n. 25 ad art. 3 LBCR;
Chatton
, La garantie d’une activité irréprochable et l’intérêt actuel du dirigeant revisités, in: AJP 2011 p. 1197), che necessita di concretizzazione. Per quanto concerne il contesto in esame occorre fare riferimento alla Posizione della FINMA sui rischi giuridici e di reputazione nelle operazioni transfrontaliere aventi per oggetto prestazioni finanziarie del 22 ottobre 2010 (in seguito: Posizione), richiamata anche dalla convenuta (risposta p. 11). L’importanza delle prese di posizione della FINMA per concretizzare il concetto di cui all’art. 3 cpv. 2 lett. c LBCR, e ovviamente in generale le normative in materia bancaria, è indiscussa (sul tema, cfr. ancora
Winzeler
, op. cit., ibidem). Nella citata Posizione è indicato che la Legge sulla vigilanza dei mercati finanziari (LFINMA) non sancisce un obbligo diretto ed esplicito degli assoggettati alla vigilanza di ottemperare al diritto estero ma che la violazione del diritto estero può collidere con specifiche norme di diritto prudenziale svizzero a fattispecie aperta, come ad esempio relativamente al requisito di garanzia di un’attività irreprensibile. La Posizione precisa quindi che tutti i rischi, compresi quelli giuridici e di reputazione, devono essere adeguatamente rilevati, limitati e monitorati e che dev’essere approntato un efficiente sistema di controllo interno. I principi della gestione dei rischi, nonché le competenze e la procedura di autorizzazione per gli affari che comportano rischi devono essere disciplinati in un regolamento o in direttive interne della banca: questa esigenza, oltre che risultare dalla citata Posizione, è pure espressamente prevista all’art. 9 cpv. 2 OBCR. In altre parole, in presenza di attività che presentano elementi di contatto con l’estero la banca deve procedere ad un’analisi approfondita e adottare direttive interne proprie a definire norme di comportamento (cfr.
Bizzozero
, Obligations cross-border pour una banque de gestion de fortune, in: AAVV, La responsabilità in ambito bancario e nella gestione patrimoniale - situazione attuale e nuove tendenze, CFPG 47, p. 109 segg., in particolare per l’aspetto qui evidenziato cfr. p. 119 - 121; sull’intera problematica cfr. II CCA 12 febbraio 2015 inc. n. 12.2014.130, 12 febbraio 2015 inc. n. 12.2014.206).
9.2
Ora, nel caso in esame non è dato sapere quali analisi la banca convenuta abbia effettuato e quali direttive o regolamenti abbia adottato per rispondere alle aspettative dell’organo di controllo in relazione ai rischi giuridici e di reputazione nelle operazioni transfrontaliere con l’Italia. Nei suoi allegati scritti la convenuta, che già in precedenza aveva preteso di aver adottato allo scopo opportune ”misure interne” (cfr. doc. H e 10), si è invero riferita a più riprese all’esistenza di queste e di altre “direttive interne” che nell’ambito di una fattispecie come quella in esame non le avrebbero permesso in alcun modo di procedere con il bonifico richiesto (cfr. risposta p. 3, 7 e 11, duplica p. 4 e 11), sennonché, contrariamente a quanto ritenuto dal Pretore che ne aveva invece ammesso l’esistenza, tali misure interne o direttive - e con ciò soprattutto il loro contenuto - sono rimaste sconosciute, non ritrovandosi nei documenti prodotti in causa. Da ciò discende che la convenuta non ha portato alcun elemento che consenta di esaminare se la richiesta dell’istante si pone in contrasto con la sua politica di gestione dei rischi (
cfr. TF 28 ottobre 2015 4A_170/2015 consid. 6.3, secondo cui la banca, non avendo allora prodotto le direttive a cui si richiamava, non era riuscita a sostanziare l’obiezione secondo cui il richiesto pagamento sarebbe stato rifiutato perché in contrasto con una gestione dei rischi conforme alle esigenze della FINMA;
II CCA 12 febbraio 2015 inc. n. 12.2014.130, 12 febbraio 2015 inc. n. 12.2014.206, 21 luglio 2015 inc. n. 12.2015.10, 7 ottobre 2015 inc. n. 12.2015.12).
9.3
Contrariamente a quanto preteso dalla convenuta, nemmeno risulta che le varie disposizioni della LFINMA o della ORD-FINMA menzionate da quest’ultima (segnatamente l’art. A34 allegato all’ORD-FINMA, nella versione in vigore prima del 1° gennaio 2016
, secondo cui costituisce un indizio qualificato di riciclaggio la “
richiesta del cliente di chiudere un conto e di aprirne altri in nome proprio o in nome di membri della sua famiglia senza lasciare traccia nella documentazione della banca (<paper trail>)
”
) escludessero l’esecuzione dell’operazione qui in esame, le stesse essendo riferite a fattispeci del tutto diverse da quella qui in discussione.
9.4
Si aggiunga, per completezza, che neppure appariva fondata l’obiezione secondo cui nel caso concreto si sarebbe stati confrontati con il rischio che la transazione richiesta violasse le norme di autoriciclaggio italiane, ed in particolare l’art. 648bis CPI (relativa invero al reato di riciclaggio, il cui cpv. 1 prevede segnatamente la punibilità “
fuori dei casi di concorso nel reato
” di “
chiunque sostituisce o trasferisce denaro, beni o altre utilità provenienti da delitto non colposo, ovvero compie in relazione ad essi altre operazioni, in modo da ostacolare l’identificazione della loro provenienza delittuosa
”) e soprattutto l’art. 648ter.1 CPI (il cui cpv. 1 prevede segnatamente la punibilità di “
chiunque, avendo commesso o concorso a commettere un delitto non colposo, impiega, sostituisce, trasferisce, in attività economiche, finanziarie, imprenditoriali o speculative, il denaro, i beni o le altre utilità provenienti dalla commissione di tale delitto, in modo da ostacolare concretamente l’identificazione della loro provenienza delittuosa
”, ritenuto che il cpv. 4 stabilisce la non punibilità delle condotte che si sostanziano nell’impiego o nel godimento meramente personale del denaro, dei beni o delle altre utilità di provenienza illecita), disposizione quest’ultima entrata in vigore il 1° gennaio 2015.
Incontestabile che l’ordine dell’istante di cui al doc. C, non datato, non sia stato impartito già il 12 dicembre 2014 ma solo il 9 febbraio 2015 (cfr. la panoramica dei contatti con il cliente sub doc. 2), quando le norme italiane evocate - anche l’art. 648ter.1 CPI - erano già in vigore, la conclusione dell’istante, fondata sul parere giuridico di cui al doc. N (che è una mera perizia di parte ma costituisce un valido mezzo giuridico di difesa o attacco, cfr. TF 28 ottobre 2015 4A_168/2015 consid. 1, 28 ottobre 2015 4A_170/2015 consid. 1) allestito dagli avv. prof. _ e _ sulla base dei testi di legge, della dottrina e della giurisprudenza, secondo cui il bonifico in questione non avrebbe configurato per l’istante una responsabilità penale in Italia per i reati di riciclaggio o di autoriciclaggio, è in effetti pertinente e condivisibile. Come risulta da quel parere, la configurabilità del reato di riciclaggio era da escludere per il fatto che, oltre a non essere nemmeno stata dimostrata o dimostrabile la provenienza da reati tributari delle somme depositate nel 1974 presso il conto di cui si chiedeva ora la chiusura (anche perché a quel tempo non erano previsti gli attuali illeciti penali tributari ed erano al più ipotizzabili meri illeciti di tipo valutario), l’istante sarebbe semmai stata l’autrice del reato presupposto e valeva ancor oggi il privilegio, risultante dall’espressione “
fuori dei casi di concorso nel reato
”, di non punibilità di chi abbia commesso o concorso a commettere tale reato, tanto più che l’eventuale reato tributario presupposto era estinto per intervenuta prescrizione rendendo non configurabile il reato di riciclaggio (come pure quello di autoriciclaggio). Sempre in base a quel parere, la fattispecie di autoriciclaggio non era invece integrata sia perché il presunto illecito valutario (esportazione illecita di valuta) non sarebbe un reato presupposto capace di creare ricchezza ulteriore e quindi di integrare il concetto di “
utilità proveniente da delitto non colposo
”, sia perché l’ordine di chiusura del proprio conto e di bonifico ad una società svizzera presso un banca pure svizzera, dunque mediante operazioni bancarie trasparenti e tracciabili, non era tale da “
ostacolare concretamente l’identificazione della provenienza delittuosa
” del denaro, per di più a fronte di operazioni difficilmente configurabili quali “
attività economiche, finanziarie, imprenditoriali o speculative”
; ed oltretutto il supposto autoriciclaggio non sarebbe stato perseguibile dall’autorità giudiziaria italiana in quanto avverrebbe interamente all’estero, in assenza della condizione generale della “doppia incriminazione”, dato che - come per altro già si è detto in precedenza (cfr.
supra
consid. 8) - l’ipotizzata condotta di autoriciclaggio non sarebbe al momento perseguibile nemmeno dall’autorità giudiziaria svizzera, non essendo il reato presupposto configurabile come illecito tributario o valutario connotato da frode.
9.5
Il fatto che il Protocollo di modifica della Convenzione di doppia imposizione tra Italia e Svizzera sia stato parafato nel dicembre 2014 e sia poi stato definitivamente firmato il 23 febbraio 2015, pure evocato dalla convenuta a sostegno della necessità di adottare prudenzialmente ulteriori misure atte ad evitare potenziali rischi legali e reputazionali, è in realtà irrilevante nella presente fattispecie, ritenuto che al momento della domanda di esecuzione del bonifico qui in esame lo stesso, e le modifiche legislative che esso comportava, non era ancora in vigore.
10.
Ritenuto che la situazione di fatto e di diritto determinante per il giudizio di seconda istanza è quella esistente al momento dell’emanazione della decisione pretorile (
Vogel/Spühler
, Grundriss des Zivilprozessrechts, 8a ed., § 37 n. 102;
I CCA
19 agosto 1996 inc. n. 11.96.59; II CCA 22 dicembre 2006 inc. n. 12.2005.223),
ciò significa, con riferimento alla procedura dei casi manifesti che qui ci occupa, che la convenuta, confrontata con la richiesta
dell’istante
-
di principio legittima - volta alla restituzione dei propri averi bancari alla fine della relazione contrattuale,
non è in definitiva
stata in grado di opporre delle obiezioni o eccezioni motivate su cui il giudice non poteva statuire immediatamente
o ancora che gli imponevano
una decisione di apprezzamento o in equità previa valutazione di tutte le circostanze del caso
.
11.
Ne discende, in accoglimento dell’appello, che la domanda di tutela giurisdizionale dell’istante può essere accolta.
Le spese processuali e le ripetibili di entrambe le sedi, calcolate sulla base di un valore litigioso di circa € 1'670'000.-, seguono la rispettiva soccombenza delle parti (art. 106 CPC), ritenuto che U_ _, a cui potrebbe al più essere riconosciuta la qualità di intervenuta adesiva (cfr.
supra
consid. 5) ma che non è però parte della causa, non può essere considerata soccombente in appello ed essere condannata ad assumersi le spese processuali nonché a rifondere le ripetibili alla controparte (cfr. pure II CCA 3 giugno 2016 inc. n. 12.2015.15).