Decision ID: 6a4bd26e-abfd-5439-be33-187279b0487d
Year: 2020
Language: it
Court: TI_TCAS
Chamber: TI_TCAS_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: social_law

ritenuto,
in fatto
1.1. In data 26 novembre 2015 l’UAI ha riconosciuto a RI 1, nato nel 2015, l’assunzione dei costi per la cura dell’infermità congenita n. 355 OIC dal 26 settembre 2015 al 31 marzo 2016 (doc. 9 incarto AI) e dell’infermità congenita n. 303 OIC dal 26 settembre 2015 al 31 ottobre 2015 (doc. 10 incarto AI).
1.2. Il 2 luglio 2018 RI 1 ha presentato una nuova domanda di presa a carico di misure sanitarie dell’AI, indicando quale diagnosi un disturbo dello spettro autistico di grado 3 associato a ritardo globale nello sviluppo e nel linguaggio. L’UAI, il 22 ottobre 2018, ha riconosciuto i costi per la cura dell’infermità congenita n. 405 dal 9 marzo 2018 al 31 marzo 2023 (doc. 30 incarto AI) e nell’ambito di tale garanzia, i costi per i pannolini dal 1° agosto 2018 al 31 luglio 2019 (doc. 27 incarto AI [poi rinnovata il 17 settembre 2019 fino al 31 luglio 2021]), i costi dell’ergoterapia ambulatoriale su prescrizione medica dal 14 settembre 2018 al 30 settembre 2020 (doc. 28) ed i costi della psicoterapia ambulatoriale su prescrizione medica dal 9 marzo 2018 al 31 marzo 2020 (doc. 29). Il 25 gennaio 2019 l’UAI, nell’ambito della garanzia relativa alla presa a carico dell’ergoterapia ambulatoriale, ha riconosciuto le relative spese di viaggio dal 1° novembre 2018 al 30 settembre 2020 (doc. 34 incarto AI).
1.3. Il 5 settembre 2018 l’assicurato ha presentato una domanda di assegno per grandi invalidi dell’AI per minorenni (doc. AI 19).
1.4. Dal rapporto dell’inchiesta domiciliare del 26 settembre 2019 figura che sono assolte le condizioni per il diritto all’assegno per grandi invalidi di grado medio dal 1° agosto 2019 con aumento al grado elevato dal 1° novembre 2019 ma non del diritto ad un supplemento per cure intensive ai sensi dell’art. 39 OAI poiché l’impegno supplementare, stabilito con l’inchiesta, è di 2 ore e 55 minuti e dunque inferiore al minimo necessario di 4 ore (doc. 39 incarto AI).
1.5. Con decisione del 14 novembre 2019 (doc. 41 incarto AI), preavvisata dal progetto di decisione del 2 ottobre 2019 (doc. 40 incarto AI), l’UAI ha riconosciuto a favore dell’interessato un assegno per grandi invalidi di grado medio dal 1° agosto 2019 ed elevato dal 1° novembre 2019, precisando che “
il calcolo del tempo supplementare di cura raggiunge le quattro ore necessarie per ottenere il diritto al supplemento per le cure intensive
”.
1.6. Dopo essere stato contattato dal padre in data 18 dicembre 2019 (cfr. annotazione doc. 42), l’UAI ha rilevato di aver commesso un errore ed ha reso una nuova decisione in data 20 dicembre 2019, annullando e sostituendo quella del 14 novembre 2019, e riconoscendo l’assegno per grandi invalidi di grado medio dal 1° agosto 2019 ed elevato dal 1° novembre 2019 e precisando che “
il calcolo del tempo supplementare di cura non raggiunge le quattro ore necessarie per ottenere il diritto al supplemento per le cure intensive
”.
1.7. RI 1, rappresentato dal padre RA 1, è insorto al TCA contro la predetta decisione, chiedendo di accordargli 4 ore supplementari tali da ottenere il diritto alle cure intensive (doc. I). L’11 febbraio 2020 l’interessato ha inoltrato una domanda di ammissione all’assistenza giudiziaria (doc. V e VI).
1.8. Con risposta del 21 febbraio 2020, cui ha allegato la presa di posizione del 20 febbraio 2020 della dr.ssa med. _, medico SMR e del 18 febbraio 2020 dell’assistente sociale _, l’UAI ha proposto la reiezione del ricorso, con argomentazioni che, laddove necessario, saranno riprese in corso di motivazione (doc. VII).
1.9. Il 4 marzo 2020 il ricorrente ha prodotto ulteriori osservazioni, unitamente ad un referto del 5 marzo 2020 del curante, dr. med. _, specialista FMH malattie dell’infanzia e dell’adolescenza (doc. IX+1).
1.10. Con osservazioni del 3 aprile 2020, con le quali ha trasmesso l’annotazione del 30 marzo 2020 della dr.ssa med. _, medico SMR e del 1° aprile 2020 dell’assistente sociale _, l’amministrazione ha ribadito la richiesta di reiezione del ricorso (doc. XI/1).
1.11. L’insorgente si è nuovamente espresso il 2 maggio 2020 (doc. XIII), l’UAI il 14 maggio 2020 (doc. XV).

in diritto
in ordine
2.1. In concreto controversa è unicamente la questione di sapere se l’insorgente ha diritto al supplemento per le cure intensive (doc. I; conclusione).
Nelle osservazioni del 4 marzo 2020 il ricorrente sembra chiedere che gli siano riconosciute anche le cure per infermità congenite n. 404 e 405 OIC (doc. IX:
“[...] nelle varie comunicazioni e decisioni dell’AI sono state prese in considerazione le misure sanitarie AI tenendo conto della diagnosi di disturbo dello spettro autistico associato a ritardo globale nello sviluppo e nel linguaggio per una cura dell’infermità congenita N. 303, 355 dell’OIC ma non è stato preso in considerazione e non è stato tenuto in conto il N. 404, 405 dell’OIC
”).
Per costante giurisprudenza federale, la decisione impugnata costituisce il presupposto ed il contenuto della contestazione sottoposta all'esame giudiziale (cfr. SVR 2005 AHV Nr. 19; DTF 130 V 388; DTF 122 V 36 consid. 2a, DTF 110 V 51 consid. 3b e giurisprudenza ivi citata; SVR 1997 UV 81, p. 294).
Se non è stata emessa nessuna decisione, la contestazione non ha oggetto e non può dunque essere pronunciata una sentenza nel merito (cfr. STF C 22/06 del 5 gennaio 2007; DTF 131 V
164 consid.
2.1; DTF 125 V 414 consid. 1A; DTF 119 Ib 36 consid. 1b).
In concreto il TCA può pronunciarsi esclusivamente sul tema oggetto della decisione impugnata, ossia il diritto o meno al supplemento per cure intensive. Le altre questioni evocate dal ricorrente, ossia l’asserita assenza della presa in considerazione delle infermità congenite n. 404 e 405 OIC (cfr. tuttavia la comunicazione del 22 ottobre 2018 [doc. 30 incarto AI] dove figura che “
assumiamo i costi per la cura dell’infermità congenita cifra 405, dal 09.03.2018 al 31.03.2023
”), esulano dalla presente vertenza e sono pertanto irricevibili.
nel merito
2.2. Secondo l'art. 9 LPGA - che ha ripreso la definizione contenuta nell’art. 42 vLAI (DTF 133 V 450) -, è considerato grande invalido colui che, a causa di un danno alla salute, ha bisogno in modo permanente dell'aiuto di terzi o di una sorveglianza personale per compiere gli atti ordinari della vita.
La giurisprudenza ha precisato che l'aiuto di cui abbisogna l'assicurato può essere inteso sia come aiuto diretto di terzi che come sorveglianza dell'assicurato durante il compimento degli atti ordinari rilevanti della vita, per esempio quando la persona che lo sorveglia lo esorta a compiere un atto che rimarrebbe incompiuto senza l'espresso incitamento di un terzo a causa dello stato psichico dell'assicurato (cosiddetto aiuto indiretto; DTF 133 V 463; STF 8C_479/2007 del 4 gennaio 2008; DTF 121 V 91; 107 V 149).
Gli atti ordinari della vita sono i seguenti (DTF 127 V 97; DTF 125 V 303; DTF 117 V 146 consid. 2):
- vestirsi/svestirsi
- alzarsi/sedersi/coricarsi
- mangiare
- provvedere all'igiene personale (cura del corpo)
- andare al gabinetto (fare i propri bisogni)
- spostarsi (in casa e all'esterno) e stabilire contatti sociali.
Per atti che permettono di stabilire dei contatti sociali con l'ambiente la giurisprudenza ha precisato che bisogna intendere il comportamento normale all'interno della società così come richiesto dall'esistenza quotidiana (DTF 117 V 27 e 146, 105 V 52, 104 V 127).
2.3. L’art. 42 cpv. 1 LAI prevede che l’assicurato grande invalido (art. 9 LPGA) con domicilio e dimora abituale (art. 13 LPGA) in Svizzera ha diritto a un assegno per grandi invalidi.
La grande invalidità può essere di grado elevato, medio o lieve (art. 42 cpv. 2 LAI).
Giusta l’art. 42 cpv. 3 LAI, è considerato grande invalido anche chi a causa di un danno alla salute vive a casa e necessita in modo permanente di essere accompagnato nell’organizzazione della realtà quotidiana. Chi soffre unicamente di un danno alla salute psichica ha diritto almeno a un quarto di rendita. Chi ha bisogno unicamente di essere accompagnato in modo permanente nell’organizzazione della realtà quotidiana è considerato grande invalido di grado lieve.
L'art 37 cpv. 1 OAI stabilisce che la grande invalidità è reputata di
grado elevato
se l'assicurato è totalmente grande invalido. Ciò è il caso quando necessita dell'aiuto regolare e notevole di terzi per compiere tutti gli atti ordinari della vita e il suo stato richiede inoltre cure permanenti o una sorveglianza personale.
Per il capoverso 2 dell’art. 37 OAI, l
a grande invalidità è di
grado medio
se l'assicurato, pur munito di mezzi ausiliari, necessita:
a. di aiuto regolare e notevole di terzi per compiere la maggior parte degli atti ordinari della vita,
b. di aiuto regolare e notevole di terzi per compiere almeno due atti ordinari della vita e abbisogna, inoltre, di una sorveglianza personale permanente,
c. di aiuto regolare e notevole di terzi per compiere almeno due atti ordinari della vita e abbisogna, inoltre, di un accompagnamento permanente nell'organizzazione della realtà quotidiana ai sensi dell'art. 38 OAI.
Infine, l'art. 37 cpv. 3 OAI stabilisce che la grande invalidità è di
grado lieve
se l'assicurato, pur munito di mezzi ausiliari:
a. è costretto a ricorrere in modo regolare e considerevole, all'aiuto di terzi per compiere almeno due atti ordinari della vita;
b. necessita di una sorveglianza personale permanente;
c. necessita, in modo durevole, di cure particolarmente impegnative, richieste dalla sua infermità;
d. a causa di un grave danno agli organi sensori o di una grave infermità fisica, può mantenere i contatti sociali con l'ambiente solamente grazie a servizi di terzi forniti in modo regolare e considerevole; oppure
e. è costretto a ricorrere a un accompagnamento costante nell'organizzazione della realtà quotidiana ai sensi dell'art. 38.
A norma dell'art. 38 cpv. 1 OAI, esiste un bisogno di accompagnamento nell'organizzazione della realtà quotidiana ai sensi dell'art. 42 cpv. 2 LAI quando un assicurato
maggiorenne
non vive in un'istituzione e a causa di un danno alla salute:
a.
non può vivere autonomamente senza l'accompagnamento di una terza persona;
b.
non può compiere le attività della vita quotidiana e intrattenere contatti fuori casa senza l'accompagnamento di una terza persona; oppure
c.
rischia seriamente l'isolamento permanente dal mondo esterno.
Per l'art. 38 cpv. 3 OAI, nel testo in vigore dal 1° gennaio 2015, è considerato unicamente l'accompagnamento nell'organizzazione della realtà quotidiana che è regolare e necessario in relazione a una delle situazioni di cui al capoverso 1.
Fra queste non rientrano in particolare le attività di rappresentanza e di amministrazione nel quadro delle misure di protezione degli adulti conformemente agli articoli 390-398 del Codice civile.
Per quanto concerne i
minorenni
, secondo l’art. 37 cpv. 4 OAI
si considera unicamente il maggior bisogno d’aiuto e di sorveglianza personale che il minorenne invalido necessita rispetto a un minorenne non invalido della stessa età.
Per calcolare la grande invalidità dei
minorenni
, si applicano le direttive dell’allegato III concernenti il calcolo della grande invalidità determinante dei minorenni (N. 8086 della Circolare sull’invalidità e la grande invalidità nell’assicurazione per l’invalidità [CIGI]:
SVR 2009 IV Nr. 30 pag. 85 consid. 4.2.1 [9C_431/2008]; STF 9C_112/2017 del 14 giugno 2017 consid. 4.2.2; STF 8C_158/2008 del 15 ottobre 2008 consid. 5.2.2).
L’art. 42bis LAI tratta specificatamente dei
minorenni
e, al suo considerando 5, prevede che i minorenni non hanno diritto a un assegno per grandi invalidi se necessitano soltanto di essere accompagnati nell'organizzazione della realtà quotidiana.
Secondo l’art. 42 cpv. 4 LAI, l’assegno per grandi invalidi è accordato al più presto dalla nascita e al più tardi fino alla fine del mese in cui l’assicurato ha fatto uso del diritto al godimento anticipato della rendita secondo l’articolo 40 capoverso 1 LAVS o in cui raggiunge l’età di pensionamento. L’inizio del diritto è retto, a partire dal compimento del primo anno di età, dall’articolo 29 capoverso 1
.
Va qui rilevato che nella sentenza pubblicata in DTF 137 V 351 il TF ha precisato che contrariamente
al rinvio dell'art. 42 cpv. 4 in fine LAI, l'inizio del diritto all'assegno per grandi invalidi non è disciplinato dall'art. 29 cpv. 1 LAI. Continua invece ad essere applicabile, per analogia, l'art. 28 cpv. 1 LAI sui presupposti del diritto alla rendita.
Giusta
l’art. 42ter cpv. 1 LAI
il
grado personale di grande invalidità è determinante per stabilire l'importo dell'assegno per grandi invalidi: l’assegno mensile in caso di grande invalidità di
grado elevato
ammonta all’80%, in caso di grande invalidità di
grado medio
al 50% e in caso di grande invalidità di
grado lieve
al 20% dell’importo massimo della rendita di vecchiaia secondo l’articolo 34 capoversi 3 e 5 LAVS.
L'assegno per gli assicurati
minorenni
è calcolato sotto forma di importo giornaliero.
I
minorenni
grandi invalidi che necessitano inoltre di un’assistenza intensiva hanno diritto, secondo l’art. 42ter cpv. 3 LAI, ad un supplemento per cure intensive, non accordato in caso di soggiorno in un istituto.
Nel tenore della norma in vigore dal 1° gennaio 2018, tale supplemento ammonta se il bisogno di assistenza dovuto all’invalidità è di almeno 8 ore al giorno, al 100 per cento, in caso di un bisogno di almeno 6 ore al giorno, al 70 per cento e, in caso di un bisogno di almeno 4 ore al giorno, al 40 per cento dell’importo massimo della rendita di vecchiaia secondo l’articolo 34 capoversi 3 e 5 LAVS. Il supplemento è calcolato sotto forma di importo giornaliero. Il Consiglio federale disciplina i dettagli.
2.4. Ai sensi dell’art. 69 cpv. 2 OAI l’ufficio AI esamina le condizioni assicurative, fra l’altro, mediante l’esecuzione di sopralluoghi.
Secondo la giurisprudenza, un rapporto d’inchiesta circa la grande invalidità (art. 9 LPGA) o la necessità di cure deve adempiere i seguenti criteri. L’estensore dell’inchiesta (in casu si trattava di un’inchiesta sulla durata e l’intensità dell’assistenza per cure a domicilio) deve essere una persona qualificata, che conosca il contesto in cui la persona bisognosa di cura vive, nonché le affezioni (diagnosi) e limitazioni mediche e le necessità di cura. Nel rapporto devono essere contenute le indicazioni ricevute dall’assicurato e, se è il caso, le opinioni divergenti delle parti coinvolte nell’inchiesta. Il testo del relativo rapporto deve essere inoltre plausibile, dettagliato e motivato in merito ai singoli provvedimenti di cura ed assistenza da prendere in considerazione e inoltre deve corrispondere alle indicazioni acquisite in loco. Se ciò è il caso, allora il rapporto d’inchiesta acquisisce valore probatorio pieno. Il giudice delle assicurazioni sociali interviene solo in presenza di valutazioni chiaramente insostenibili, errate. Questo in considerazione del fatto che la persona competente che ha eseguito l’inchiesta possiede una conoscenza maggiore della fattispecie che il tribunale chiamato in causa a seguito di un ricorso (DTF 140 V 543 consid. 3.2.1. con riferimenti).
2.5. In concreto l’assistente sociale il 26 agosto 2019 ha effettuato un’inchiesta a domicilio (doc. 39 incarto AI).
Nel referto del 26 settembre 2019 l’assistente sociale ha affermato di aver svolto il colloquio a domicilio con entrambi i genitori, alla presenza del bambino, affetto da disturbo dello spettro autistico con ritardo globale dello sviluppo.
La funzionaria ha calcolato un impegno supplementare complessivo per le cure intensive di 2 ore e 55 minuti, di cui 55 minuti per gli atti ordinari della vita e 2 ore per la sorveglianza personale permanente. Nessun impegno supplementare è invece stato accertato per le cure e per accompagnarlo a visite mediche o sedute di terapia.
Nel dettaglio, circa l’atto di vestirsi e svestirsi, l’assistente ha indicato un impegno di 15 minuti, come i coetanei senza disabilità, rilevando che non è in grado di indossare alcun indumento da solo e necessita l’aiuto totale della madre al momento di vestirsi-svestirsi. A volte si sfila da solo gli indumenti della parte inferiore ma lo fa quando non necessario. Da circa 6 mesi il bambino è più tranquillo ed al mattino non pone alcuna resistenza all’intervento diretto del genitore; la sera, invece, rifiutandosi di andare a dormire, va rincorso al momento di infilargli il pigiama. L’assistente ha osservato di non aver aggiunto il tempo supplementare per comportamento oppositivo, poiché da indicazioni dei genitori non si oltrepassano i tetti massimi.
Per quanto concerne l’atto di alzarsi, sedersi, sdraiarsi, la funzionaria dell’AI ha indicato un impegno supplementare rispetto ai coetanei senza disabilità di 30 minuti dovuto al danno alla salute, poiché si rifiuta di andare a dormire, va accompagnato a letto tutte le sere ed il genitore deve rimanergli accanto fino a quando si addormenta.
Relativamente all’atto di mangiare (“
Non utilizza le posate e porta il cibo alla bocca con le mani, va pertanto imboccato ad ogni pasto. RI 1 si rifiuta anche di provare nuovi alimenti e mangia con piacere solo i suoi preferiti: pasta sfoglia, pane, riso. A detta del padre, i pasti vengono consumati insieme a tutta la famiglia e per evitare che il bambino si alzi dal tavolo, viene assicurano [recte: assicurato] alla sedia con una cintura. Per spuntino e merenda, mangia autonomamente dei finger food di alimenti a lui graditi
”) l’assistente sociale non ha conteggiato alcun impegno supplementare, così come per la pulizia personale (30 minuti come i coetanei della sua età: “RI 1
vive il contatto con l’acqua solo come un’occasione [recte: un’occasione] di gioco e non collabora minimamente alla piccola toilette quotidiana al lavandino, totalmente garantita dal genitore. Si rifiuta inoltre di aprire la bocca in occasione dell’igiene orale e la madre deve spesso intervenire d’impeto. Come ogni bambino della sua età, RI 1 dipende dall’adulto in occasione del bagnetto serale
”) e lo spostamento (“
Cammina dall’età di 15 mesi ed è altresì in grado di salire le scale da solo per scenderle bisogna tenerlo per mano, poiché tende a correre, saltando 2 scalini alla volta. Il bambino è inoltre privo di comunicazione verbale ed appare poco interessato agli altri bambini, preferendo giocare da solo
”).
È invece stato conteggiato un tempo supplementare di 25 minuti (complessivamente 30 – 5 minuti come i coetanei della sua età) nell’atto di espletare i bisogni corporali poiché necessita del pannolino giorno e notte, con 6 cambi circa nelle 24 ore.
Infine, l’assistente sociale ha fissato in 2 ore l’impegno per la sorveglianza poiché non è possibile lasciarlo solo neanche per pochi minuti a causa dell’imprevedibilità del suo comportamento.
In sede di ricorso l’insorgente ha contestato l’inchiesta dell’assistente sociale precisando quanto segue:
"
(...)
L’ufficio dell’assicurazione invalidità del Cantone Ticino, nella decisione del 14 novembre 2019, accorda il diritto al supplemento per le cure intensive e successivamente con decisione del 20 dicembre 2019, annulla tale decisione e ne emana una nuova, togliendo il diritto al supplemento per cure intensive.
Tutto questo lo fa basandosi quasi esclusivamente riferendosi all’esposto dell’assistente sociale _ del 26.09.2019.
È vero che la signora _ è stata a casa nostra il 26.09.2019 ed è vero che ha compilato dei formulari, accertandosi della situazione di nostro figlio e basandosi sulle informazioni che noi le davamo. È anche vero però che tale accertamento è stato fatto in maniera molto sommaria e senza capire dettagliatamente i problemi di nostro figlio RI 1 e cioè:
1.1.1 Vestirsi e svestirsi
L’assistente considera che per vestirsi e svestirsi, nostro figlio ha bisogno di circa 15 minuti al giorno. Questo non rispecchia la verità in quanto, quotidianamente, la madre, impiega oltre 30 minuti per vestirlo e svestirlo.
1.1.2 Alzarsi/sedersi/sdraiarsi
Non siamo d’accordo nemmeno sul punto sopra citato in quanto la signora _ scrive che il genitore gli resta accanto fino a quando si è addormentato. Questo non rispecchia la realtà dei fatti in quanto il bambino ha bisogno di sentire il costante contatto corporeo con uno dei due genitori altrimenti non dorme, o se ha dormito, si risveglia subito. Tanto è vero che il genitore che gli sta accanto, passa la notte a non dormire.
1.1.3 Mangiare
Il punto 1.1.3 è incompleto in quanto RI 1 mangia tutto quello che può essere portato con la mano alla bocca, per tutto il resto, ha costante bisogno di aiuto come ad esempio sminuzzare il cibo, se il cibo richiede l’ausilio di una forchetta, un cucchiaio o un coltello, egli ha bisogno dell’aiuto di terzi per mangiare. Oltre a questo, RI 1, non riesce a dosare il cibo quando mangia con le mani. Talvolta riempie la bocca all’inverosimile rischiando di strozzarsi. Questo succede anche quando fa la merenda. Pertanto il fatto che lui mangia autonomamente spuntini e merende non rispecchia assolutamente la verità.
1.1.4 Pulizia personale
Non siamo d’accordo nemmeno sul punto sopra citato in quanto la Signora _ minimizza il problema, la realtà dei fatti è un’altra. Nostro figlio ha bisogno molto più dei 30 minuti di cui parla la signora _ in quanto i suoi tempi sono più rallentati e noi genitori necessitiamo di molto più sforzo e tempo per l’igiene del nostro figlio, considerando il fatto che oltre all’igiene normale egli deve essere cambiato circa 5 giorni al giorno e lavato.
1.1.5 Espletare i bisogni personali
Nostro figlio necessita di oltre 6-8 cambi giorno e notte e ogni volta deve essere lavato. Oltre a questo, deve essere sempre cambiato (vestito/svestito). Ogni tanto, succede che non gli mettiamo il pannolino per qualche minuto ed egli si accinge a fare i bisogni ovunque capita, creando ulteriore disagio per i genitori. Vi è infine il fatto che noi genitori cerchiamo di insegnargli ad andare a espletare i bisogni nel WC restando per oltre mezz’ora con lui ogni volta.
1.1.6 Spostamento
La Signora _ riferisce del fatto che RI 1 ha bisogno di aiuto allo spostamento in casa (scale incluse) ma non riferisce della problematica dello spostamento all’esterno. Ogni spostamento esterno all’abitazione richiede uno sforzo immane per tutelare l’incolumità di RI 1 e quella degli altri. Per spostamento esterno intendiamo i viaggi in auto, o ai vari spostamenti nei parchi giochi, a fare la spesa o altro. Questi problemi sono ben noti anche agli autisti che lo portano in ergoterapia e al pre asilo. Quando andiamo nei vari parchi giochi, dobbiamo fare molta attenzione in quanto fa molta fatica ad approcciarsi agli altri bambini, rischiando di fare loro male. Se vede un bambino piangere, lui tende ad essere manesco e tende a picchiare il bambino.
Ulteriormente, il bambino, quando viene accompagnato in auto, deve avere anche un accompagnatore (oltre all’autista) che sta seduto di fianco a lui a causa del fatto che se viene lasciato da solo, si svincola della cintura e inizia ad agitarsi nell’abitacolo mettendo a repentaglio la sua salvaguardia e quella dell’autista.
1.4.3 Indicazione sulla sorveglianza personale
L’assistente sociale, nel suo esposto, ritiene che nostro figlio necessita di una sorveglianza permanente ma omette di rispondere alla domanda se il nostro figlio necessita di una sorveglianza particolarmente intensiva. Poi in seguito, la signora _ riferisce che il nostro figlio non può essere lasciato solo neanche per pochi minuti, a causa dell’imprevedibilità del suo comportamento. A conferma di ciò vi è il fatto che se uno dei due genitori è a casa da solo con RI 1, quando deve espletare i propri bisogni, deve portare il RI 1 in bagno con sé. Ogni volta che la mamma deve lavare i vestiti in lavanderia ed il padre non è a casa, deve chiedere l’aiuto di un vicino per poter allontanarsi per 5-10 minuti. Ogni volta che il bambino necessita di cure mediche, il padre deve assentarsi dal lavoro in quanto la madre, da sola, non riesce a contenere il bambino negli spostamenti.” (doc. I)
In uno scritto del 31 gennaio 2020 _ ha aggiunto che “
nell’accertamento svolto (...) il 26.09.2019 viene riscontrata la necessità di sorveglianza personale particolarmente intensiva dal agosto 2019 indicando che il bambino “non è possibile lasciarlo solo neanche per pochi minuti, a causa dell’imprevedibilità del suo comportamento”. Alla luce di questa indicazione si richiede di riconoscere la situazione del assicurato rientrante in quei casi eccezionali per i quali si può riconoscere una sorveglianza particolarmente intensiva prima degli otto anni (Allegato III alla CIGI, Sorveglianza personale) risultante nel diritto a 4 ore di assistenza per il supplemento per cure intensive (OAI Art 39 cap. 3)
” (doc. I/1).
Sempre il 31 gennaio 2020 il curante, dr. med. _, specialista FMH malattie dell’infanzia e dell’adolescenza, ha affermato che l’insorgente “
necessita di una sorveglianza quotidiana pressoché continua
” e che “
l’assenza o la sospensione, anche per brevi periodi di tempo, di tale sorveglianza metterebbe a rischio l’incolumità personale del bambino stesso o, eventualmente, degli altri bambini presenti insieme a lui, per esempio della sorellina
” (doc. I/2).
Con annotazione del 20 febbraio 2020 la dr.ssa med. _, FMH pediatria, medico SMR, ha preso atto dello scritto del pediatra curante, indicando che non apporta nuove informazioni mediche e pertanto non risultano elementi concreti per giustificare la necessità di una sorveglianza quotidiana particolarmente intensiva (doc. VII/1).
Da parte sua l’assistente sociale il 18 febbraio 2020 ha preso posizione sul ricorso, affermando:
"
(...)
Mi astengo dall’entrare nel merito del giudizio espresso riguardo il mio operato, da me svolto, lo ribadisco, con pieno rispetto personale e professionale.
Nello svolgimento della mia mansione sono tenuta ad applicare le disposizioni vigenti CIGI, che nella valutazione di un bambino si confrontano con un coetaneo.
In occasione dell’inchiesta a domicilio del 26 agosto 2019 ho dettagliatamente valutato ogni singolo atto ordinario della vita e nel rapporto d’inchiesta del 26 settembre 2019, ho riportato a pieno i tempi supplementari dichiarati da entrambi i genitori.
Per il tempo supplementare giornaliero dedicato agli atti ordinari della vita, confermo pertanto quanto stabilito nel mio rapporto di valutazione del 26 settembre 2019 con l’aggiunta di 20 minuti nell’atto di andare al gabinetto (come indicato nell’allegato III delle CIGI), considerando il tempo supplementare all’allenamento ad usare il WC, aspetto non indicato durante l’inchiesta.
Riguardo la sorveglianza, come confermato anche dalla nostra pediatra SMR il 20.2.2020, attualmente è corretto riconoscere due ore corrispondenti ad una sorveglianza personale permanente. Non vi sono i presupposti per il riconoscimento di una sorveglianza personale intensiva. Al compimento dei 6 anni questo aspetto sarà rivalutato.
Conclusioni: Confermo pertanto quanto stabilito nel mio rapporto di valutazione con l’aggiunta del tempo supplementare di 20 minuti nell’atto di andare al gabinetto. Il totale del tempo supplementare raggiunge 3h15 minuti che non permette di accedere al diritto al supplemento per cure intensive.
Purtroppo al momento dell’emissione del Progetto di decisione si è incorsi in un errore amministrativo comunicando il diritto al supplemento per cure intensive di 4 ore non corrispondente con quanto stabilito nel mio rapporto di valutazione del 26.9.2019.
In nessun modo questo errore, del quale ci scusiamo, non può dare diritto ad una prestazione AI non corrispondente a quanto accertato medicalmente e in sede di inchiesta a domicilio” (doc. VII)
Con scritto del 4 marzo 2020 il ricorrente sostiene che “
nelle varie comunicazioni e decisioni dell’AI sono state prese in considerazione le misure sanitarie AI tenendo conto della diagnosi di disturbo dello spettro autistico associato a ritardo globale nello sviluppo e nel linguaggio per una cura dell’infermità congenita N. 303, 355 dell’OIC ma non è stato preso in considerazione e non è stato tenuto conto il N.404, 405 dell’OIC (...) Per quanto concerne la presa di informazioni (...) riteniamo sia stata parziale in quanto la madre del bambino (...) non parla italiano e pertanto alle domande ha risposto il padre (...) il quale però passa la maggior parte della giornata al lavoro e lontano dalla quotidianità del figlio. Per poter fare un’osservazione oggettiva della situazione la signora _ avrebbe dovuto assicurarsi, magari tramite un interprete, di parlare con la madre la quale è molto più cosciente della situazione effettiva di RI 1
” (doc. IX).
Con scritto del 5 marzo 2020 il medico curante, dr. med. _, ha affermato:
"
(...)
Nel pieno rispetto della professionalità della Sig.ra _ e della Dr.ssa _, mi permetto di ribadire quanto già scritto nella mia breve lettera del 31 gennaio 2020, e cioè che ritengo le conclusioni della sig.ra _ siano errate.
Mi permetto di dire ciò sulla base della conoscenza di RI 1, che seguo fin dalla nascita e presso il quale ho sospettato precocemente un disturbo dello spetto autistico, poi confermato dalle indagini specialistiche.
Se da un lato non ho mai effettuato una visita a domicilio con relativa osservazione ambientale, ho avuto numerose occasioni di visite presso il mio studio, a volte anche per lunghe valutazioni dello sviluppo psicomotorio. In alcune occasioni queste valutazioni sono durate intorno alle due ore di tempo, dandomi il tempo di raccogliere importanti e accurate osservazioni, oltre che sullo sviluppo psicomotorio del bambino, anche sulle sue particolarità comportamentali.
Da queste mie osservazioni, svolte sull’arco di anni, posso dire di avere una visione globale e dinamica dello sviluppo di RI 1, e di aver raggiunto un’accuratezza nelle conoscenze delle particolarità comportamentali del bambino che vanno ben oltre l’osservazione puntuale della Sig.ra _, la quale, al di là delle sue specifiche competenze professionali, che non metto assolutamente in discussione, ha potuto al massimo effettuare una “fotografia” statica di un unico momento.
Attribuisco a ciò l’evidente errore che incorre nella sua valutazione.
(...).
RI 1 è pertanto un bambino che non ascolta, in quanto non gli è possibile farlo, quanto gli viene detto.
Non è così possibile, nei tempi brevi, dargli delle istruzioni e aspettarsi che queste vengano eseguite.
Nel corso di tempi più lunghi ciò risulta, come è ben noto nei bambini autistici gravi, una misconoscenza da parte di RI 1, delle regole sociali, anche quelle più semplici, e un mancato rispetto di qualsiasi regola di sicurezza e di rispetto e di adeguatezza sociale.
Ed è proprio per questo motivo che RI 1 necessita di continua sorveglianza. In caso diverso rischia di mettere in pericolo sé stesso oppure gli altri, o di danneggiare i beni materiali che lo circondano.
Tutti questi aspetti appena citati non sono teorici, ma ho potuto personalmente osservarli in studio numerose volte, e fanno parte del comportamento quotidiano di RI 1.
Tengo a sottolineare che la sorveglianza di RI 1 non equivale affatto alla sorveglianza “normale” che è necessaria e sufficiente con i bambini piccoli in generale, ma richiede molta più energia, sia fisica che emotiva.
Da un punto di vista fisico RI 1 è un bambino grande, ha ormai 4 anni e mezzo, e piuttosto forte (i bambini della sua età normalmente ascoltano e seguono le istruzioni degli adulti senza difficoltà) ed è quindi anche difficile contenerlo fisicamente quando ciò è necessario (situazione molto frequente nella quotidianità e molto frequentemente oggettivata anche dal sottoscritto).
Dal punto di vista emotivo potete immaginare, quanto sia difficile per i genitori (e per gli educatori), interagire con un bambino che solo con grande difficoltà riesce a prestare ascolto a quanto gli viene detto.
Ribadisco che non è assolutamente immaginabile stabilire che una sorveglianza personale intensiva sia erogata per sole 2 o 3 ore al giorno.
RI 1 necessita di questo tipo di sorveglianza per la maggior parte del tempo durante il quale è sveglio e attivo.
La mancanza di questa sorveglianza, lo ripeto, condurrebbe inevitabilmente alla messa in pericolo di RI 1 stesso e delle persone e dei beno (recte: beni) materiali che lo circondano.
Infine tengo a ribadire che non è mia abitudine ricorrere contro le decisioni dell’Ufficio AI, per il quale ho massimo rispetto stima, e che se qui mi permetto di sostenere la richiesta della famiglia è semplicemente perché la decisione presa è palesemente sbagliata.
Mi auguro che queste informazioni e la nozione diagnostica circa la gravità del disturbo di RI 1, che mi sembra sia mancata alla Dr.ssa _, possano apportare le informazioni mediche necessarie ad una più giusta decisione.” (doc. IX)
Con annotazione del 30 marzo 2020 la dr.ssa med. _, FMH pediatria, medico SMR, ha affermato:
"
(...)
RI 1 è un bambino di 4 anni e 7 mesi affetto da un disturbo dello spettro autistico con ritardo globale dello sviluppo.
La diagnosi è stata posta per la prima volta nel mese di marzo 2018 dal Dr. _, pedopsichiatra, ed il bambino è a beneficio di IC cifra 405 con garanzia a decorrere dal 09.03.2018 (Comunicazione del 22.10.2018).
Pregressa garanzia per IC cifra 303 e IC cifra 355 dal 26.09.2015 al 31.03.2016.
(...).
Lo scritto del Dr. _, che, come ammette lui stesso, ha potuto osservare il comportamento di RI 1 limitatamente allo studio medico durante le visite pediatriche, non apporta realmente nuove informazioni ai nostri atti.
Non è mai stata messa in dubbio la gravità della patologia di cui è affetto RI 1, ma, considerata la sua giovane età, non sembra essere necessaria una sorveglianza personale particolarmente intensiva” (doc. XI/1)
Il 1° marzo 2020 l’assistente sociale ha affermato:
"
(...)
L’inchiesta a domicilio del 26 agosto 2019 si è svolta nella piena comprensione, da entrambe le parti, degli argomenti trattati. Le informazioni raccolte in sede di colloquio sono state dettagliatamente rese dalla madre, con l’aiuto del signor RA 1 (padre dell’assicurato) riguardo alla traduzione.
In occasione della presa di contatto telefonico con il padre, avevo proposto anche l’attivazione di un interprete ma il signor RA 1 rifiutò, sottolineando le sue buone conoscenze della lingua italiana, oltre alla disponibilità del momento, in quanto senza attività lavorativa.
Riguardo alla necessità di sorveglianza personale, tengo nuovamente a precisare che al piccolo RI 1 è già stata riconosciuta una “sorveglianza personale permanente” (pari a 2 ore) che nel confronto con un coetaneo, corrisponde ad un maggior bisogno.
Vorrei inoltre aggiungere che durante il colloquio a domicilio, durato all’incirca 2 ore, RI 1 è rimasto tranquillo a giocare per terra da solo per tutto il tempo.
Considerando anche l’annotazione della dottoressa _ del 30 marzo 2020, non posso che confermare la necessità di una sorveglianza personale permanente, come riportato nel rapporto d’inchiesta del 26 settembre 2019” (doc. XI/2)
Il 2 maggio 2020 il padre del ricorrente ha affermato:
"
(...)
Mi permetto di riferire che io non ho mai omesso di saper parlare in italiano anche se lo stesso non è ottimo ma oserei dire discreto. Quello che io ho sottolineato nella mia scorsa lettera è che io ho sottovalutato la situazione e non sono stato in grado di dare spiegazioni dettagliate atte a dimostrare la realtà dei fatti inerenti mio figlio RI 1.
Nelle osservazioni (...) lei riferisce che l’inchiesta del 26 agosto 2019 si è “svolta nella piena comprensione di entrambe le parti, degli argomenti trattati”. E riferisce inoltre che le spiegazioni sono state date dettagliatamente dalla madre”. Mi permetto un’altra volta di contraddire le osservazioni (...) in quanto non rispecchiano assolutamente la verità e spiego il perché; mia moglie parla pochissime parole in italiano in quanto subito dopo l’arrivo dal _ è rimasta incinta e dopo la nascita di RI 1 si è occupata costantemente dello stesso, isolandosi da tutto il resto. A prova di ciò, mia moglie la si può vedere e si può senz’altro vedere quanto parla italiano.
È altrettanto vero che la Signora _ mi ha chiesto se avevamo bisogno di un interprete ed io ho risposto alla stessa che mia moglie non parla italiano e che se le andava bene il mio italiano potevo fare io il colloquio assieme alle due (madre e signora _) e tradurre a mia moglie, se il mio italiano le andava bene. La signora _ ha ritenuto che il mio italiano fosse adeguato e ha ritenuto che non vi era bisogno di un’interprete. Non sono stato io che non ho voluto in’interprete. Ribadisco che, col senno di poi, io sono stato molto superficiale nelle spiegazioni per il motivo della lingua in quanto io parlo un italiano discreto e per il fatto che io non sono stato in grado di spiegare alla Signora _ dettagliatamente i bisogni e le problematiche di mio figlio.
Ci tengo a contraddire un’ulteriore osservazione della signora _ nella quale lei cita: “Vorrei inoltre aggiungere che durante il colloquio a domicilio, durato all’incirca 2 ore, RI 1 è stato tranquillo a giocare per terra da solo per tutto il tempo.”
Innanzitutto il colloquio è durato meno di 2 ore e non è arrivato a 1 ora e 30 min, oltre a questo, non siamo d’accordo sul fatto che RI 1 è rimasto tranquillo per tutto il tempo a giocare o meglio: durante il tempo trascorso con la Signora _ noi abbiamo attuato tutte le misure possibili immaginabili per far sì che RI 1 rimanesse tranquillo durante la permanenza della _. Pertanto, io e la madre eravamo vicini a lui (è ovvio che RI 1, avendo me e la madre vicino e i suoi giocattoli preferiti attorno era calmo e “tranquillo” in quanto il bambino in quel momento si sentiva in sicurezza e a suo agio). Vi è stata una situazione durante il colloquio, che la signora _ omette di raccontare ed è la seguente; io ho provato ad aprire la porta d’entrata di casa e nello stesso momento RI 1 ha iniziato ad urlare e ad agitarsi, andando in tilt in un secondo. Poi ho chiuso la porta e sono ritornato vicino a RI 1 e lui si è nuovamente tranquillizzato. Tutto questo era stato fatto per far vedere alla _ di come il comportamento di RI 1 è soggetto a ogni piccola variabile.
Vorrei infine ribadire una disappunto riguardo alle annotazioni per/da SMR della Dr.ssa _ dove le cita: “lo scritto del Dr. _, che, come ammette lui stesso, ha potuto osservare il comportamento di RI 1 limitatamente allo studio medico durante le visite pediatriche, non apporta realmente nuove informazioni ai nostri atti.”
Senza voler entrare nel merito delle competenze (che non mi competono) della stimata dr.ssa _, a me sembra poco logico ritenere che le osservazioni del Dr. _ non sono obbiettive visto che lui ha visto “limitatamente in studio” RI 1. Mi domando come possa essere obbiettiva la Dr.ssa _ se non ha mai visto mio figlio.” (doc. XIII)
2.6. Chiamato a pronunciarsi, questo Tribunale condivide la disamina con la quale l’amministrazione nella decisione impugnata - in maniera approfondita e fondata sulle attente valutazioni dell’assistente sociale e della pediatra dell’SMR, dalle quali non vi è ragione per discostarsi - è giunta alla conclusione che l’insorgente, a causa della sua patologia, necessita di una sorveglianza personale dal mese di agosto 2019, ma che il calcolo del tempo supplementare di cura complessivamente
non
raggiunge le quattro ore necessarie per ottenere il diritto al supplemento per le cure intensive.
Nello specifico va rilevato che la Circolare sull’invalidità e la grande invalidità nell’assicurazione per l’invalidità (CIGI), valida dal 1° gennaio 2015, stato: 1° gennaio 2018 (= per i marginali indicati di seguito, allo stato dal 1° luglio 2020), riferendosi alla sorveglianza permanente di cui all’art. 39 capoverso 3 OAI – per il quale se un minorenne necessita, a causa di un danno alla salute, una sorveglianza supplementare permanente, quest’ultima può essere conteggiata come due ore di assistenza.
Una sorveglianza particolarmente intensiva necessaria a causa dell’invalidità può essere conteggiata come quattro ore di assistenza - alle cifre marginali 8078-8078.3 prevede i casi nei quali sussiste la necessità di una sorveglianza permanente, mentre alla cifra marginale 8079 illustra le circostanze nelle quali la sorveglianza riveste carattere particolarmente intensivo.
A proposito della sorveglianza permanente, la cifra marginale 8078 stabilisce che:
"
8078: I N. 8035-8039 sono applicabili per analogia.
In questo contesto occorre tenere conto in particolare del confronto con il comportamento dei coetanei (DTF 137 V 424). Normalmente la sorveglianza permanente non è riconosciuta prima dei sei anni dato che fino a quest’età anche un bambino sano ha bisogno di sorveglianza (eccezioni v. Allegato III”; sottolineatura del redattore)
Nell’“
Allegato III: Direttive sul calcolo della grande invalidità determinante per i minorenni
”, con riferimento all’età media per prendere in considerazione il notevole impegno supplementare dovuto all’invalidità a proposito della sorveglianza personale è stato precisato che:
"
Di regola prima dei
6 anni
la sorveglianza personale non va presa in considerazione.
Per i bambini affetti da autismo infantile o colpiti da frequenti attacchi di epilessia che nessuna medicazione riesce a tenere sotto controllo il bisogno di sorveglianza può essere riconosciuto già a partire da
4 anni
, a seconda della situazione e della gravità del disturbo.
Generalmente prima degli
8 anni
non bisogna considerare una sorveglianza particolarmente intensiva.” (sottolineatura del redattore)
Le cifre marginali 8078.1-8078.3 prevedono che la necessità di una sorveglianza sussiste in particolare se:
"
8078.1 il minore potrebbe
nuocere a sé stesso o a terzi
.
Il pericolo e la necessità di sorveglianza che ne deriva devono permanere nonostante le misure relative all’obbligo di ridurre i danni adottate (box, babyphone, protezioni per prese, finestre, porte, fornelli ecc.).
Esempio:
Un bambino di 9 anni non è in grado di riconoscere i pericoli. Prova in continuazione ad esplorare le prese elettriche. È anche particolarmente attratto dall’acqua e cerca sempre di aprire i rubinetti. Nonostante le misure adottate (p. es. applicazione di protezioni sulle prese ecc.) non è possibile scongiurare tutti i rischi (p. es. allagamento). Sussiste dunque una necessità di sorveglianza. La stessa situazione si presenta nel caso di un bambino di cinque anni. In questo caso la necessità di sorveglianza è dovuta all’età e non può dunque essere riconosciuta.
8078.2
la sorveglianza personale presenta un certo grado
d’intensità
, che supera la necessità di sorveglianza di un bambino sano della stessa età (sentenza del TF 9C-431/2008 del 29.02.2009).
8078.3 Nel caso dei minori la sorveglianza personale permanente è conteggiata automaticamente come due ore di assistenza nell’ambito del SCI. Diversamente da quel che succede per gli adulti, anche nell’ambito della grande invalidità di grado elevato non si deve attribuirle un’importanza minima, ma essa deve essere attentamente verificata.”
Il carattere particolarmente intensivo della sorveglianza è invece trattato alla cifra marginale 8079 CIGI, la quale stabilisce che:
"
La sorveglianza è considerata particolarmente intensiva se alla persona addetta all’assistenza sono richiesti un grado di attenzione superiore alla norma e una prontezza d’intervento costante. Ciò significa che la persona addetta all’assistenza deve trovarsi costantemente nelle immediate vicinanze dell’assicurato, poiché qualsiasi distrazione può avere con ogni probabilità conseguenze che possono metterne a repentaglio la vita o può portare a gravi danni per persone e/o cose. A causa della sorveglianza/assistenza uno a uno richiesta, la persona addetta all’assistenza non può dedicarsi praticamente a nessun’altra attività. Inoltre, per la sicurezza dell’assicurato e del suo ambiente è necessario prevedere anticipatamente misure adeguate per ridurre il danno, senza tuttavia che queste provochino una situazione non esigibile per l’ambiente.
Se è possibile utilizzare strumenti di sorveglianza (monitor, allarmi), la sorveglianza non è da considerare automaticamente come particolarmente intensiva.
La necessità di una sorveglianza durante la notte non costituisce una condizione per qualificare la sorveglianza come particolarmente intensiva.
Esempio 1: