Decision ID: 40cfc993-a63d-5a17-b0ed-5baf2b97e674
Year: 2005
Language: it
Court: TI_TCA
Chamber: TI_TCA_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: public_law

ritenuto,
in fatto
A. Il 23 maggio 2001 CO 1 ha chiesto al municipio di CO 2 il permesso di sopraelevare e rendere abitabile un piccolo rustico di m 5.50 x 7.00, alto circa 4 m, situato nel nucleo di G_ su un fondo di appena 49 mq (part. 1813). L'intervento comporta un innalzamento del tetto di circa m 3.50.
Alla domanda si sono opposti due vicini, fra cui il ricorrente, proprietario di un rustico, situato sul fondo contermine verso ovest (part. 1812), ad una distanza di circa 2 m dal confine est, rispettivamente dalla facciata ovest del rustico da sopralevare.
Preavvisata favorevolmente dal Dipartimento del territorio (UDC), la domanda è stata sospesa sino all'inizio di quest'anno su richiesta dell'istante in licenza. Sollecitato a riattivare la procedura, il 25 marzo 2005 il municipio ha rilasciato la licenza richiesta, respingendo le opposizioni dei vicini, che contestavano la sopraelevazione dal profilo delle distanze.
B. Con giudizio 12 luglio 2005 il Consiglio di Stato ha confermato il provvedimento, respingendo l'impugnativa contro di esso inoltrata dai vicini opponenti.
Il Governo ha in sostanza ritenuto che l'art. 9 NAPR permettesse di sopraelevare anche gli edifici esistenti nella zona del nucleo in contrasto con l'ordinamento delle distanze.
C. Contro il predetto giugno governativo RI 1 insorge davanti al Tribunale cantonale amministrativo, chiedendo che sia annullato assieme alla controversa licenza.
L'insorgente nega anzitutto che l'art. 9 NAPR, norma di carattere generale, sia applicabile alla zona dei nuclei vecchi (NV). Lo escluderebbero le particolari caratteristiche di questa zona.
Il controverso intervento, prosegue, non si configurerebbe come una sopraelevazione, ma come una nuova costruzione. Dell'attuale vecchia stalla non rimarrebbe infatti più nulla.
La licenza, conclude, andrebbe negata perché la distanza di 4.00 m prescritta dall'art. 22 NAPR verso edifici con aperture è già attualmente disattesa.
D. All'accoglimento del ricorso si oppone il Consiglio di Stato, che non formula osservazioni.
Il municipio e CO 1 ne postulano invece il rigetto riconfermandosi nelle osservazioni presentate in prima istanza.
Considerato,

in diritto
1. La competenza del Tribunale cantonale amministrativo è data dall'art. 21 LE. La legittimazione attiva dell'insorgente, proprietario di un fondo contermine e già opponente, è certa (art. 43 PAmm). Il ricorso, tempestivo (art. 46 PAmm), è dunque ricevibile in ordine.
Il giudizio può essere emanato sulla base degli atti, senza istruttoria (art. 18 PAmm).
2. 2.1. Edifici venuti a trovarsi in contrasto con il diritto entrato successivamente in vigore possono per principio essere soltanto mantenuti e riparati. Lavori di trasformazione sostanziali sono esclusi (art. 39 RLE).
Il diritto positivo può tuttavia prevedere eccezioni a questa regola. In quest'ottica, l'art. 72 cpv. 2 LALPT ammette ad esempio la possibilità di ampliare, a determinate condizioni, edifici esistenti in contrasto con la funzione della zona in cui sono ubicati. Numerosi ordinamenti edilizi comunali ammettono a loro volta la possibilità di sopraelevare edifici esistenti in contrasto con le distanze da confine o tra edifici.
Tra questi, l'art. 9 NAPR di G_ dispone che
edifici preesistenti in contrasto con le norme sulle distanze dai confini e tra edifici possono essere sopraelevati purché siano rispettate tutte le altre prescrizioni
. A differenza di analoghe disposizioni di altri ordinamenti edilizi comunali, la norma in esame non stabilisce distanze minime tra edifici che devono comunque essere rispettate. Parimenti, non fissa nemmeno limiti particolari alle aggiunte verticali ammissibili.
La sopraelevazione è comunque una forma particolare di ampliamento. Per essere considerata tale, non deve tradursi nella realizzazione di un nuovo edificio. Non deve in particolare sovvertire l'identità dell'edificio preesistente. Deve quindi rimanere contenuta entro limiti ragionevoli, soprattutto dal profilo quantitativo. Le volumetrie aggiunte devono di conseguenza rimanere in un rapporto di subordinazione rispetto alle preesistenze.
2.2. L'art. 9 NAPR è inserito fra le disposizioni di carattere generale del PR di G_. Esso si colloca dopo le norme che regolano le distanze dai confini (art. 7) e quelle tra edifici (art. 8 ) e precede altre disposizioni sulle distanze per le costruzioni accessorie (art. 10), dall'area pubblica (art. 11), dai corsi d'acqua (art. 12) o dal bosco (art. 13).
Al pari di quella delle altre norme sulle distanze, anche la portata dell'art. 9 NAPR è di carattere generale. Per principio, è quindi applicabile a tutte le zone, senza eccezioni. Prova ne è che la norma non contempla la riserva prevista dagli art. 7 ed 8 NAPR a favore di una diversa disciplina di zona (
ove non sia diversamente stabilito
).
3. 3.1. Nel caso concreto, il rustico che il resistente intende adibire ad abitazione e sopraelevare sorge sul confine e dista circa 2 m dall'edificio munito di aperture che sorge sul fondo del ricorrente.
Si tratta quindi di una costruzione esistente in contrasto con la distanza minima (4.00 m), prescritta dall'art. 22 cpv. 2 lett. c NAPR, disciplinante la zona dei nuclei vecchi (NV), verso edifici con aperture a prospetto.
In linea di massima, la difformità non esclude la possibilità di sopraelevarlo. L'art. 9 NAPR, contrariamente a quanto sostiene il ricorrente con argomenti riferiti alle peculiarità della zona in discussione, è infatti anche applicabile ai nuclei. L'art. 22 NAPR non permette di accreditare una diversa conclusione. L'interpretazione data dal municipio all'ordinamento edilizio comunale autonomo non appare affatto insostenibile. L'inapplicabilità dell'art. 9 NAPR alla zona dei nuclei avrebbe peraltro dovuto essere esplicitata.
3.2. L'aggiunta proposta è tuttavia eccessiva. Non ricade più nel concetto di sopraelevazione, intesa come ampliamento dello sviluppo verticale della costruzione. L'altezza dell'edificio esistente, aumentando da m 3.70 a m 7.50, viene infatti raddoppiata. Altrettanto consistente è l'aumento della volumetria.
Oltremodo significativo è il cambiamento dell'aspetto esterno del rustico, che da costruzione ad un solo piano diventa un edificio a tre piani. Palese e radicale è il sovvertimento dell'identità dalla costruzione esistente.
Pur tenendo conto della latitudine di giudizio che deve essere riconosciuta al municipio nell'interpretazione del diritto comunale autonomo e del concetto relativamente indeterminato di
sopraelevazione
, l'intervento va dunque sostanzialmente configurato come una nuova costruzione.
Non può di conseguenza essere autorizzato perché non rispetta la distanza minima tra edifici prescritta dall'art. 22 cpv. 2 lett. c NAPR.
4. Sulla scorta delle considerazioni che precedono, il ricorso deve di conseguenza essere accolto e la licenza annullata assieme alla decisione governativa che la conferma. Resta riservata al resistente la facoltà di proporre una nuova domanda per un innalzamento più contenuto dal profilo delle volumetrie, che non alteri in misura inammissibile l'identità dal rustico esistente.
La tassa di giustizia e le ripetibili sono poste a carico del resistente secondo soccombenza (art. 28 e 31 PAmm).