Decision ID: 05b25046-15d2-5620-953e-a91ea73c22d4
Year: 2007
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_005
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: 

ritenuto
in fatto: A.
CO 1AP 1la convenuta ha proposto di respingere l'istanza, opponendo in compensazione una sua pretesa di fr. 7800.– per danni cagionati dal lavoratore.
B.
Statuendo il 20 settembre 2006 il Giudice di pace, dopo avere ritenuto che la pretesa di risarcimento danni fatta valere dalla convenuta era in realtà una domanda riconvenzionale eccedente i limiti della sua competenza, ha accolto l'istanza, la convenuta avendo implicitamente riconosciuto la pretesa avversaria sollevando l'eccezione di compensazione. Egli ha poi altresì ritenuto che trattandosi di un credito necessario al mantenimento del lavoratore ai sensi dell'art. 125 n. 2 CO, una compensazione fosse improponibile.
C.
Con ricorso del 29 settembre 2006 RI 1 è insorta contro il predetto giudizio postulandone l'annullamento sulla base dei titoli di cassazione di cui alle lettere e) e g) dell'art. 327 CPC. Essa rimprovera al primo giudice di non aver considerato il credito dalla stessa opposto in compensazione ad integrale estinzione della pretesa avversaria. Al ricorso l'istante non ha formulato osservazioni.

Considerando
in diritto: 1.
Giusta l’art. 327 lett. g CPC una sentenza del Pretore o del Giudice di pace può essere annullata quando è stata manifestamente violata una norma di diritto materiale o formale oppure in caso di valutazione manifestamente errata di atti di causa o di prove. Per costante giurisprudenza del Tribunale federale una decisione è arbitraria quando viola gravemente una norma o un principio giuridico chiaro ed indiscusso o quando contrasta in modo intollerabile con il sentimento della giustizia e dell’equità. Arbitrio e violazione della legge non vanno confusi; per essere definita come arbitraria tale violazione dev’essere manifesta e riconosciuta (o riconoscibile) a prima vista; l’arbitrio non può essere ravvisato già nella circostanza che un’altra soluzione sarebbe immaginabile o persino preferibile; è doveroso scostarsi da questa scelta solamente se simile soluzione appare come insostenibile, in contraddizione palese con la situazione reale, non sorretta da ragione oggettiva o lesiva di un diritto certo (DTF
132 I 17 consid. 5.1).
2.
La ricorrente rimprovera al Giudice di pace di aver ignorato l'eccezione di compensazione da lei sollevata con riferimento ai danni cagionati dal lavoratore. Il primo giudice ha considerato la domanda di risarcimento danni formulata dalla convenuta come domanda riconvenzionale eccedente i limiti della sua competenza (art. 172 CPC). Nondimeno la convenuta non ha inteso far valere una simile domanda ma ha semplicemente opposto in compensazione al credito per salari dell'istante un suo credito di pari importo corrispondente ai danni che il lavoratore le avrebbe cagionato (Rep. 1979 pag. 302). E che il datore di lavoro possa compensare il salario con un suo credito per danni cagionati intenzionalmente dal lavoratore è previsto espressamente dall'art.
323
b
cpv. 2 in fine CO (
Brühwiler
, Kommentar zum Einzelarbeitsvertrag, 2
a
edizione, n. 9 ad art. 323
b
CO;
Streiff/von Kaenel,
Arbeitsvertrag, 6
a
edizione, n. 6 ad art. 323
b
CO
).
3.
Resta il fatto che l'annullamento di una sentenza si giustifica unicamente quando essa è arbitraria nel suo risultato e non solo nella sua motivazione (v. anche
DTF 129 I 8
consid. 2.1, 128 I 273 consid. 2.1 e rinvii). In concreto, spettava
alla convenuta dimostrare
il danno, la violazione degli obblighi contrattuali da parte del lavoratore, come pure l'esistenza di un nesso di causalità naturale e adeguato fra i primi due elementi
(
Favre/Munoz/ Tobler
, Le contrat de travail, Code annoté, 2001, n. 1.13 ad art. 321
e
CO;
Brühwiler
, op. cit., n.
III
ad art. 321e CO;
Wyler
, Droit du travail, 2002, pag. 101;
Streiff/von Kaenel
, op. cit., n. 4 ad art. 321
e
CO). Ora, la ricorrente ha bensì
proposto l'audizione di alcuni testi e l'interrogatorio formale della controparte (cfr. risposta scritta), ma alla discussione del 13 settembre 2006 essa vi ha rinunciato. Dal verbale di quella udienza risulta che dopo la discussione, il giudice avrebbe emanato la sentenza non essendo stato raggiunto nessun accordo, la convenuta, nulla eccependo al riguardo, ha pertanto accettato la conclusione dell'istruttoria. Essa non può quindi dolersi in questa sede del suo stesso agire. Non essendovi alcuna
prova a sostegno della pretesa posta in compensazione, le fatture dalla stessa prodotte non fornendo nessuna indicazione in tal senso trattandosi di prestazioni effettuate per conto terzi, la sentenza impugnata
non appare errata e tantomeno insostenibile nel suo risultato.
4.
Alla luce di quanto sopra esposto il ricorso, che non ha evidenziato nessun titolo di cassazione, deve essere respinto.
L'art. 417 cpv. 1 lett. e CPC prevede la gratuità della procedura nelle azioni derivanti da contratto di lavoro. Non si prelevano quindi tasse o spese, né si assegnano ripetibili all'istante che non ha formulato osservazioni al ricorso.