Decision ID: f4dd27de-4bbd-5bc0-9f5d-2c84ff9f28dc
Year: 1999
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_002
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: civil_law

in fatto
A.
Nel marzo 1993, il convenuto ha acquistato dalla società attrice uno yacht a vela -costruito nel 1985- al prezzo di 1'900'000.- marchi finlandesi (FIM). In una convenzione separata le parti hanno poi stipulato un contratto di appalto in base al quale l'attrice, per la somma di FIM 1'790'000.-, si impegnava a far eseguire dal cantiere _ una serie di riparazioni, sostituzioni e modifiche all'imbarcazione in questione; tale convenzione prevedeva, oltre a una lista indicativa dei lavori da effettuare, il termine del 30 maggio 1993 come termine "improrogabile" entro il quale lo yacht avrebbe dovuto essere consegnato all'acquirente-committente; in caso di ritardo, "indipendentemente da qualsiasi causa" l'accordo prevedeva inoltre una pena convenzionale di FIM 5'000.- al giorno (doc. D).
Sempre in quella convenzione le parti hanno scelto il signor _ "quale arbitro insindacabile, con la precisa funzione di sorvegliare, assistere e decidere su tutti i lavori di ripristino delle installazioni dello yacht" precisando altresì che egli era "autorizzato a decidere su ogni posizione in esclusiva libertà e competenza".
B.
Il cantiere _ ha iniziato i lavori nel mese di marzo 1993 ma, a causa di ritardi, lo yacht ha potuto essere varato soltanto il 22 giugno 1993 e provato in mare nei giorni successivi.
Ritenuto che la convenzione citata stabiliva l'esigibilità della mercede "a lavori ultimati e dopo che la barca sarà stata provata e testata in mare unitamente a tutte le installazioni appartenenti allo yacht", il 6 luglio 1993 la società attrice ha inviato al convenuto (oltre alla fattura di FIM 3'500.- relativa ai costi di registrazione dello yacht nel Registro Navale) la fattura per l'importo previsto di FIM 1'790'000.-; tale importo non è stato pagato dal committente.
C.
A causa del mancato pagamento della fattura, dal 20 ottobre 1994 all'11 febbraio 1995, su richiesta dell'attrice, l'imbarcazione è stata sequestrata dalle autorità francesi, Paese nelle cui acque si trovava in quel momento.
D.
In risposta alla petizione dell'attrice chiedente la condanna del convenuto al pagamento di fr. 493'212,50.- (corrispondenti a FIM 1'793'500.- al cambio di fr. 27,50 per FIM 100.-) oltre interessi, la convenuta si è opposta, sostenendo che a tale somma avrebbero dovuti essere posti in compensazione tutta una serie di crediti propri, ossia (secondo l'esposizione del primo giudice):
- fr. 121'192.-- per difetti e forniture mancanti riscontrati nell'opera;
- fr. 82'500.-- per non aver potuto usare 'imbarcazione durante circa 2 mesi a causa dei lavori tendenti a eliminare i difetti riscontrati;
- fr. 114'125.-- a titolo di pena convenzionale per aver ritardato la consegna di 83 giorni;
- fr. 137'500.-- a titolo di pena convenzionale per 100 giorni di mancato uso della barca conseguente a un sequestro;
- fr. 962,50.-- per aver già saldato l'equivalente fattura di FIM 3'500.-.
E.
In parziale accoglimento della petizione il Pretore ha riconosciuto al convenuto il diritto di dedurre dalla somma di fr. 493'212,50.- unicamente l'importo di fr. 962,50.- (risultato saldato) e un importo di fr. 94'742.- in ragione dei difetti e delle forniture mancanti riscontrate. Quest'ultimo importo è stato stabilito dal Pretore sulla base del rapporto redatto dal signor _ in data 29 novembre 1993; il giudice di prime cure, contrariamente alla tesi dell'attrice, è infatti arrivato alla conclusione che il signor _ non agiva in qualità di rappresentante dell'aquirente-committente, bensì in qualità di arbitratore, conformemente a quanto stabilito dal contratto: di conseguenza il rapporto da lui redatto sarebbe da considerarsi un vero e proprio referto, vincolante per le parti. Diverso sarebbe stato invece il suo ruolo per quanto riguarda altri aspetti della fattispecie, come verrà esposto nel seguito.
F.
Con l'appello il convenuto ribadisce sostanzialmente le tesi sostenute nell'atto di risposta e respinte dal Pretore. Delle singole censure si dirà nel seguito.
Con l'appello adesivo la società attrice sostiene invece che i difetti elencati nel referto sopracitato sarebbero stati eliminati e che alla mancanza di forniture sarebbe stato ovviato: la riduzione della mercede a seguito di tali imperfezioni non sarebbe pertanto giustificata; postula pertanto l'accoglimento della petizione. A mente dell'istante, tali eventuali difetti e mancanze non potrebbero in ogni caso essere invocati poiché l'arbitratore, con referto 29 novembre 1993, li ha segnalati tardivamente, accettandoli quindi tacitamente ai sensi dell'art. 370 cpv. 2 CO. L'istante aggiunge infine che comunque, a tale data, il signor _ non poteva nemmeno più emettere giudizi o valutazioni in qualità di arbitratore, visto che il suo mandato terminava con la consegna dello yacht da parte della società attrice.

Considerando
in diritto
Sull'appello
1.
A proposito del minor valore
dell'imbarcazione, l'appellante, riprendendo il proprio importo di base di fr. 121'192.-, condivide la decisione pretorile per quanto riguarda la posizione 7.6 del referto _ e di conseguenza riduce il proprio credito a fr. 106'907.- (appello, p. 4). Per contro, censura la stessa sentenza laddove opera una deduzione al credito dell'attrice di FF 42'577 per la mancata fornitura di uno spinnaker. Al proposito, è vero che la fornitura di uno spinnaker nuovo era compresa nella lista acclusa al contratto di appalto e che, nel suo referto 29 novembre 1993 (doc. 5), il signor _ ne ha constatato la mancata fornitura, annotando: "Spinnaker: Le montant à déduire de la facture finale est de 42'577,92 Francs Français Hors taxes" (pto. 1 -
Voiles
). Questo accertamento è tuttavia in urto con altri convergenti elementi dell'istruttoria: in particolare, contrariamente a quanto afferma l'appellante, non trova conferma in nessun documento. Ciò rende questa affermazione dell'arbitratore su questo punto specifico (qualsiasi sia il valore giuridico del suo referto) non vincolante poiché arbitraria (
DTF
117 Ia 365;
Rep.
1983 p. 319). Infatti, la teste _ -rappresentante dell'attrice- ha ricordato di aver preso un accordo con lo stesso _, nel senso che, in luogo dello spinnaker nuovo, la venditrice avrebbe consegnato ma non fatturato all'acquirente una serie di vele vecchie della stessa imbarcazione, non inventariate e ritrovate dopo la conclusione dei contratti. Tra queste vele si trovavano anche due spinnaker. La consegna è avvenuta e la fattispecie è poi stata ripresa nello scritto 8 ottobre 1993 dell'acquirente (come riassunto dello sviluppo del contratto nei suoi diversi aspetti) in cui -a proposito dell'elenco delle vele consegnate- essa precisa: "se è giusto che il costo preventivato per lo spinnaker nuovo e il copriranda venga riconosciuto da noi, ci sembra altrettanto corretto che il valore delle vele consegnate in più ci sia riconosciuto oppure che le stesse ci vengano restituite" (doc. 4, p. 2). Situazione che il convenuto non ha chiarito, limitandosi a comunicare al cantiere _ di _ e a uno studio legale della stessa località -con lettera 24 marzo 1994 ossia successivamente al rapporto _ - di aver accettato la proposta dell'attrice "di mettere a loro disposizione le vele in più presso _ ", ciò che non è dato sapere se sia avvenuto, ma che senz'altro conferma l'avvenuta consegna che, così come osserva il primo giudice, ha permesso l'uso dell'imbarcazione durante i mesi estivi del 1993. Fattispecie descritta anche dal teste _, laddove conferma il proprio esposto (doc. FF, in particolare cfr. pto. 1 c). Non v'è pertanto motivo, su questo tema, di riformare la sentenza pretorile.
2.
Al considerando 6 dell'appello si rimprovera al primo giudice di non aver esaminato la pretesa del convenuto -debitamente esposta nell'allegato  base alla quale la mercede avrebbe dovuto essere ridotta di fr. 65'268.-. Sennonché la censura appare frutto di palese negligenza da parte dell'appellante. Infatti, se è pacifico che la somma in questione compare effettivamente a pagina 6 della risposta, va precisato che essa si compone di tre addendi: 30'250.- marchi finlandesi (FIM) corrispondenti alla penale per 22 giorni di ritardo che il convenuto considera riconosciuti da parte dell'attrice; fr. 5'300.- e fr. 29'718.- che sono l'equivalente della somma in lire italiane, rispettivamente in franchi francesi di poste comprese nel rapporto _; tant'è che, per ogni addendo, è stata indicata la corrispondente cifra di quel documento. Sennonché, il calcolo della penale è stato eseguito dal pretore in altra parte del giudizio, ma non dimenticato; mentre gli altri due importi, sommati a quello di fr. 86'174.- (pari a FF 301'611.-) compongono il minor valore sostenuto dal convenuto (cfr. sentenza pretorile, consid. 5, in fine) e corrispondono a tutte le poste del conteggio _, eccezion fatta per ciò che concerne i ritardi (cfr. doc. 5, ad eccezione del punto 4
Honoraires
e del punto 5
Travaux supplémentaires pouvant être pris en charge par Mr. _
). La censura d'appello non può pertanto essere presa in considerazione poiché tende alla doppia deduzione di poste uguali.
3.
L'appellante ritiene di poter opporre in compensazione alla fattura finale l'importo di fr. 114'125.- a titolo di pena convenzionale per un ritardo di 83 giorni nella consegna dell'imbarcazione, calcolata in ragione di FIM 5'000.- al giorno. Il pretore ha escluso il riconoscimento di qualsiasi penale; pur considerando che le parti avessero pattuito il diritto a una penale per ogni giorno di ritardo oltre il 30 maggio 1993 indipendentemente dai motivi del ritardo, ha ritenuto la clausola inapplicabile quando simile situazione è dovuta al comportamento del convenuto o di chi ha agito per lui. In concreto ha ritenuto che _ abbia operato in quel frangente come rappresentante del convenuto e abbia causato il ritardo di circa un mese nella consegna dell'imbarcazione a seguito dell'intervento di tinteggio dello scafo, organizzato in modo da intralciare (e per troppo tempo) i lavori di riparazione affidati al cantiere _, nonché per aver ordinato lavori supplementari soltanto all'inizio di maggio.
Al proposito va anzitutto premesso che l'attrice non ha formalmente ammesso nessun ritardo nella consegna della barca. Ricordata la data del varo, essa ha testualmente affermato: "Ci sembra quindi che, eventualmente, i giorni da conteggiare sono 22 e non 54, ciò indipendentemente dal fatto che tale ritardo è stato causato dai pittori, come si può vedere dal rapporto fattoci pervenire dal cantiere _, e questi pittori ci sono stati indicati e sono stati diretti dal signor _ " (doc. 4, punto 6).
La consegna dell'opera da parte dell'appaltatore presuppone che l'opera sia stata completata conformemente a quanto stabilito dal contratto. Generalmente l'appaltatore consegna l'opera trasferendone il possesso al committente (e di regola la proprietà, se il committente non ne era già proprietario) o, se questa si trova già a disposizione del committente, comunicandogli che l'opera è stata completata (
Gauch
, Der Werkvertrag, ed. 4, n. 87, 88 e 92). L'assenza di difetti non rappresenta però un presupposto della consegna: un'opera può presentare difetti e tuttavia essere considerata completa secondo quanto pattuito contrattualmente. Ne discende che la presenza di eventuali difetti nell'opera eseguita non ne impedisce la consegna (
Gauch
, op. cit., n. 101, 102 e 106). Tutto ciò è determinante per stabilire quando è avvenuta, nel caso concreto, la consegna dell'opera, consistente nell'imbarcazione alla quale avrebbero dovuto essere eseguiti tutti i lavori di riparazione, sostituzione, modifiche e controlli, per i quali è stata conclusa la convenzione doc. D. E' pacifico che la consegna non è avvenuta nel termine previsto del 30 maggio 1993, ma al più presto il 22 giugno (giorno del varo) o il 26 giugno (prova in mare con la velatura). Sennonché il referto dell'arbitratore ha considerato la consegna della barca come effettuata soltanto il 20 ottobre successivo, ossia dopo l'ultimo degli interventi di riparazione o di messa a punto dell'imbarcazione, applicando la penalità di ritardo pattuita a tutti i periodi in cui essa ha dovuto essere messa in cantiere per interventi di diversa natura fino alla data indicata. Allineandosi a questa tesi, il convenuto -anche in questa sede- chiede il riconoscimento di un suo credito di complessivi fr. 114'125.-, pari a 83 giorni di ritardo (per FIM 5'000.- al giorno), ma non affrontando il merito della questione sull'individuazione del momento in cui la consegna della barca è avvenuta. Diversamente dal parere di _, le parti hanno previsto una pena convenzionale conseguente al ritardo sul termine di consegna e non per ogni periodo di fermo. Non è contestato che la barca, alla fine di giugno, è stata messa in mare; che qualche giorno dopo è stata provata con la velatura da parte del proprietario, di _ e dello skipper _ (testi _, _ e _); che le stesse persone, all'inizio di luglio hanno effettuato altre prove in mare (testi _ e _) e che il convenuto -verso la metà del mese- accompagnato da un'amica e dallo skipper, ha effettuato una prima crociera di dieci giorni con meta _ e l'isola di _ (doc. Z e teste _). In altre parole, il convenuto è entrato in possesso dell'imbarcazione, tant'è che ha anche assicurato a suo nome l'imbarcazione a far data dal 5 luglio 1993 (doc. U), e ha potuto navigare, usufruendo di una barca di tutta sicurezza, anche in presenza di forte vento (teste _). D'altra parte, i difetti riscontrati durante questa prima crociera (13 - 23 luglio) erano di minore entità, ossia comportavano soltanto la necessità di una messa a punto (teste _), non dimenticando l'autorevolezza di un tale parere, tenuto conto che uno skipper è un navigatore professionista, che può vantare certamente almeno molta esperienza. Ed è poi rilevante la circostanza, riguardo al concetto di consegna dell'imbarcazione, che, dopo le riparazioni del caso, essa sia stata in mare dal.30 luglio fino al 22 settembre, quando al cantiere sono state segnalate ulteriori questioni da sistemare, definite dallo skipper "piccoli incovenienti" (doc. AA, teste _). Tutto ciò indica chiaramente che la consegna dell'opera, così come intesa nell'ambito dell'appalto (su tale natura del contratto non v'è contestazione), dev'essere considerata avvenuta a fine giugno: in particolare non il giorno 22 (quando è avvenuto il varo e la prova di navigazione a motore), ma il 26, quando armata l'imbarcazione, ha potuto prendere il largo per la prova di navigazione vera e propria. Ne consegue un ritardo di 26 giorni sul termine di consegna. Ma ciò esclude anche che possa essere pretesa una pena convenzionale per ulteriori periodi di fermo dell'imbarcazione onde procedere a riparazioni o controlli, come pretende di decidere l'incaricato _, laddove somma tutti giorni di stallo tra il 30 maggio e il 20 ottobre 1993 per stabilire una penalità complessiva sulla base di FIM 5'000.- per ogni giorno conteggiato (doc. 5, cap. 6 "Retard").
4.
Se questi accertamenti confermano le conclusioni del pretore, sulla questione a sapere se il ritardo di circa un mese costituisca la base per il pagamento di una pena convenzionale, per altri motivi la decisione impugnata non può invece essere confermata. In particolare non può essere condiviso il parere secondo cui _, dirigendo i lavori presso il cantiere _, agisse per conto dell'acquirente. Non può essere escluso che tale sia stata l'impressione di qualche teste sentito nel processo, ma determinante appare il testo della convenzione che conferisce a questa persona non solo il ruolo di arbitratore (o perito) riguardo ai lavori previsti fin dall'inizio, ma anche la facoltà esclusiva, se necessario, "di decidere lo smontaggio e rimontaggio, la revisione o la sostituzione integrale dei pezzi o di impianti completi dello yacht", nonché -considerata la lista iniziale dei lavori "puramente indicativa"- "di decidere su ogni posizione in esclusiva libertà e competenza" (doc. D). Egli agiva pertanto come mandatario comune delle parti con poteri decisionali molto vasti, approvati da entrambe in forma chiara ed esplicita. Né può mutare alcunché il fatto che verosimilmente _ conoscesse il convenuto già prima dell'acquisto della barca (teste _): infatti, ciò nonostante, egli è stato scelto dalle parti -quindi anche dalla venditrice- "senza alcuna riserva" (doc. D). D'altra parte, la rappresentante dell'attrice seguiva anch'essa i lavori presso il cantiere (teste _) e poteva rendersi conto dello stadio dei lavori; ed essa, ancorché responsabile di rispettare il termine di consegna, ha aderito senza obiezioni alle decisioni di _: in particolare anche in merito alla scelta dell'impresa di pittura (teste _) (nell'ipotesi che il ritardo sia da attribuire -come sembra- a quell'intervento, rispettivamente alla mancanza di coordinazione fra quella ditta e il cantiere). Né va dimenticato che, giudicando questa fattispcie, non v'è elemento per negare la presunzione di fatto che anche il convento sia stato interessato a disporre dell'imbarcazione entro il termine previsto, ossia con l'inizio della bella stagione. Fors'anche proprio per questo è stata pattuita la pena convenzionale, dovuta all'acquirente da parte della venditrice -impegnatasi formalmente a far eseguire i lavori- "indipendentemente dalla causa" del ritardo nella consegna. Se poi, una delle due parti mandanti ritenesse che il mandatario abbia agito in modo contrario all'incarico affidatogli, potrebbe procedere nei suoi confronti e non prevalersi di questo fatto nell'ambito della definizione dei rapporti con il mandante comune.
In parziale accoglimento dell'appello su questo punto, se ne deve concludere al riconoscimento in favore del convenuto di una pena convenzionale pari a FIM 5'000.- per 26 giorni di ritardo, ossia fr. 35'250.- (al cambio adottato dal convenuto nei suoi allegati).
5.
L'appellante ha opposto in compensazione al credito dell'attrice anche la somma di fr. 137'500.- a titolo di risarcimento per 100 giorni (sempre sulla base di FIM 5'000.- al giorno) durante i quali lo yacht è stato sequestrato dalle autorità francesi nell'ottobre del 1994, per ordine della società appaltatrice; tale provvedimento sarebbe stato ingiustificato e quindi illecito poiché -sostiene il convenuto (per la prima volta in questa sede)- l'arbitratore, nel suo referto, ha stabilito che l'acquirente avrebbe dovuto onorare il proprio debito solo dopo che la società creditrice avrebbe prodotto determinati documenti. Afferma che controparte non ha mai adempiuto a tali condizioni, legittimando il mancato pagamento da parte sua. Il pretore non ha riconosciuto questo credito del convenuto, accertando la liceità del sequestro.
Preliminarmente dev'essere osservato che la pena convenzionale prevista dal contratto è stata pattuita quale sanzione per l'inosservanza del termine di consegna (doc. D): non è pertanto possibile pretenderne l'applicazione a questa circostanza che evidentemente non rientra nella clausola invocata. Nel merito e nell'ipotesi non contestata che il sequestro richiesto dall'attrice dipenda dal mancato pagamento del dovuto da parte del convenuto, può essere fatto riferimento alla convenzione d'appalto laddove le parti avevano stabilito l'esigibilità del credito "a lavori ultimati e dopo che la barca sarà stata provata e testata in mare unitamente a tutte le installazioni appartenenti allo yacht" (doc. D). Pattuizione che potrebbe bastare per rendere verosimile la qualità di creditrice _ nell'ottobre del 1994, anche perché il riferimento dell'appellante a un'osservazione sull'esigibilità del medesimo credito contenuta nel rapporto _ del novembre 1993 (doc. 5, ultima pagina) non è valutabile: in particolare non è chiaro se essa pretenda di sostituire la citata pattuizione, rispettivamente se il mandato dell'arbitratore possa spingersi fino a modificare clausole contrattuali essenziali, al di fuori dei suoi compiti specifici. Questo quesito certamente non irrilevante, come già osservato, non è stato dibattuto in prima sede ed esula quindi dalla lite. D'altra parte il convenuto, creditore di questo risarcimento danni (tale è la natura della pretesa) non ha fatto fronte al suo ulteriore onere probatorio (art. 8 CC): infatti, dall'incarto non risulta -se non dagli scritti del suo patrocinatore (doc. 10 e 11)- che la barca sia stata sequestrata in data 20 ottobre 1994; né si evince la durata della misura, né i motivi perché il convenuto ha ottenuto una garanzia bancaria per FIM 1'790'000.- in favore della venditrice soltanto il 21 dicembre successivo (doc. B) (ciò che -secondo il pretore- avrebbe permesso il dissequestro della barca), né perché ancora l'istanza di sequestro sarebbe stata ritirata soltanto nel febbraio 1995. Ne consegue che il giudizio pretorile dev'essere confermato, mancando la prova dei presupposti sostanziali della domanda di risarcimento danni proposta dal convenuto.
6.
Seguendo la sistematica della sentenza pretorile, l'appellante chiede che quel giudizio venga riformato anche in merito a una pretesa di fr. 82'500.- (FIM 5'000.- al giorno per circa 2 mesi), relativa al fermo tecnico causato dalla necessità di eseguire le riparazioni di difetti riscontrati nell'opera. In questa sede egli qualifica la domanda come un risarcimento danni, mentre nello stesso allegato (sub 5) e nella risposta la stessa somma è compresa nella pena convenzionale di fr. 114'125.- così come calcolata dall'arbitratore per complessivi 83 giorni (cfr. risposta, pagina 6: "22 giorni a FIM 5'000" e pagina 7: "61 giorni a FIM 5'000"). A prescindere dall'almeno apparente doppia richiesta dello stesso credito, si osserva che -si trattasse anche per questi giorni di ritardo nella consegna dell'opera- il quesito è già stato qui risolto sub 3 in fine. D'altra parte, una domanda di risarcimento danni non è processualmente ammissibile in questa sede, costituendo mutazione dell'azione (art. 74 e 75 CPC). A titolo abbondanziale va comunque osservato che, nel merito,
in virtù dell'art. 368 cpv. 2 CO, se l'opera presenta dei difetti di entità non grave (nel caso di specie non viene infatti mai invocata la gravità dei difetti), il committente ha diritto di chiedere all'appaltatore una riduzione della mercede in proporzione al minor valore o la riparazione gratuita dell'opera.
Nell'ipotesi quindi che l'appellante si sia fondato su questa norma, la sua ulteriore pretesa potrebbe essere presa in considerazione unicamente come risarcimento danni ai sensi dell'art. 368 cpv. 2 in fine CO, fornendo in particolare la prova del danno subito conseguentemente alla presenza di difetti: prova cui il convenuto non ha fatto fronte e che comporterebbe comunque la reiezione della sua domanda.
L'appello ha pertanto motivo di essere solo parzialmente accolto, ossia con riferimento a quanto considerato sub 4.
Sull'appello adesivo
7.
L'attrice sostiene -come aveva fatto in prima sede- che il proprio credito è interamente esigibile poiché ad ogni difetto riscontrato nell'opera è stato tempestivamente ovviato e le forniture mancanti in un primo tempo sono state in seguito effettuate (alcune forniture non sarebbero nemmeno mancate). A sostegno della sua tesi l'istante si fonda sulla testimonianza dell'Ing. _, titolare del cantiere _, e sul rapporto tecnico da lui allestito, quasi una risposta al referto dell'arbitratore, in cui esamina posta per posta le detrazioni ivi indicate (doc. FF). In questa sede poi propone (per la prima volta) una puntuale disamina di ogni punto del rapporto _, contestandolo in particolare in base alle cennate osservazioni del doc. FF.
Quest'operazione di confronto, di controllo e di ricostruzione di spezzoni della fattispecie non fa altro che dimostrare la necessità, in situazioni complesse come la presente, di designare una persona cognita nel campo particolare con funzioni di esperto e di arbitratore, i cui giudizi siano vincolanti per le parti. E' ciò che hanno chiaramente pattuito le parti, designando _ "arbitro insindacabile" (doc. D), laddove non possono sorgere seri dubbi sull'uso improprio del solo termine
arbitro
(
Jolidon P
., Commentaire du concordat suisse sur l'arbitrage, Berna 1984, p. 35). In particolare, a dipendenza della validità indiscussa di tale clausola convenzionale, il referto dell'arbitratore stabilisce in modo vincolante sulle questioni di fatto sottopostegli e può essere invalidato solo con una causa ordinaria nella quale occorre provare che esso è manifestamente ingiusto, iniquo, arbitrario, allestito senza alcuna cura, errato o viziato da errore essenziale, inganno o minaccia (
DTF
117 Ia 369). Nel caso di specie, mentre il convenuto -già con la risposta di  fatto esplicito riferimento agli accertamenti dell'arbitratore contenuti nella sua relazione 29 novembre 1993 (doc. 5), controparte ne ha contestato -in modo più o meno esteso- il contenuto, ma si è astenuta dall'impugnarne la validità per i motivi testè descritti. Pertanto le censure mosse in questa sede, oltre che tardive, sono improponibili a dipendenza del carattere vincolante del referto che intende attaccare. A titolo abbondanziale può comunque essere osservato che, per ogni posta contestata (dall'appellante adesivamente, rispettivamente dall'ing. _ nel doc. FF) si tratta di osservazioni di dettaglio, in parte su questioni tecniche (anche complesse), spesso con riferimento ad accordi presi nel corso dei lavori tra le parti e il loro rappresentante, rispettivamente tra questi e il cantiere _ o ditte terze, o direttamente con quelle, che appaiono parzialmente discutibili, o poggiano su situazioni incerte, o rappresentano il parere unilaterale del titolare del cantiere la cui esperienza e capacità non è messa in dubbio, ma che si trova in una innegabile situazione di interesse almeno indiretto, all'esito della vertenza, con riferimento ai rimproveri espliciti o impliciti all'attività del cantiere.
8.
L'appellante adesiva sostiene la tardività del rapporto dell'arbitratore, ossia che egli ha formulato le cennate critiche sull'inesecuzione o sul cattivo adempimento del contratto quando la sua funzione doveva essere considerata estinta dopo la consegna dell'imbarcazione al proprietario. Sennonché la censura, apparentemente di scarso rilievo, è stata proposta per la prima volta in questa sede ed è quindi irricevibile ai sensi dell'art. 321 CPC.
_ -richiamando l'art. 370 CO- sostiene altresì che i difetti dell'opera sarebbero in ogni caso stati tacitamente accettati dall'arbitratore, in quanto quest'ultimo se ne sarebbe lamentato troppo tardi; in altre parole, il referto datato 29 novembre 1993 sarebbe stato redatto a troppa distanza dalla consegna dello yacht. Al proposito è appena il caso di osservare che una notifica tardiva di eventuali difetti libera l'appaltatore dalla sua responsabilità a seguito della tacita accettazione dell'opera(art. 367 CO). Per contro, la notifica tempestiva dei difetti all'appaltatore, permette al committente di avvalersi dei diritti accordatigli dall'art. 368 CO. Sennonché, nel caso concreto, questo meccanismo dei rapporti fra le parti è stato preventivamente escluso: infatti, con il mandato comune conferito a _ di seguire, di ordinare e di dirigere i lavori, nonché al momento debito, di redigere un consuntivo dell'opera svolta, la notifica di difetti da parte del committente alla controparte non ha avuto alcun senso, data l'effettiva osservazione e verifica dell'andamento dei lavori da parte del rappresentante di entrambe le parti. Se invece la lamentata tardività delle segnalazioni concerne i rapporti fra le parti e il cantiere _, sarà quest'ultimo a prevalersene, qualora dovesse sorgere la necessità di regolare quei rapporti che tuttavia esulano dalla presente fattispecie.
Ne consegue la reiezione dell'appello adesivo.
La tassa di giustizia, le spese e le ripetibili della procedura di appello seguono la soccombenza (art. 148 CPC).