Decision ID: 3386b314-3e65-5a3f-9b20-a606da8edafb
Year: 2021
Language: it
Court: CH_BVGE
Chamber: CH_BVGE_001
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: 

Visto
la domanda d'asilo che l'interessato ha presentato in Svizzera il 28 settem-
bre 2020,
il rilevamento dei dati personali del 5 ottobre 2020 (cfr. atto [...]-9/10 [di
seguito: verbale 1]),
il verbale relativo al colloquio personale Dublino del 19 ottobre 2020
(cfr. atto 16/2 [di seguito: verbale 2]),
il verbale relativo all’audizione sui motivi d’asilo svoltasi il 7 dicembre 2020
(cfr. atto 36/19 [di seguito: verbale 3]),
la bozza di decisione negativa sull’asilo (cfr. atto 39/6), con cui la Segreteria
di Stato della migrazione (di seguito: SEM) ha respinto la succitata do-
manda d’asilo e pronunciato l’allontanamento del richiedente dalla Sviz-
zera nonché l’esecuzione del provvedimento medesimo in quanto ammis-
sibile, esigibile e possibile,
il parere sulla bozza di decisione inoltrato il 14 dicembre 2020 (cfr. atto
40/17) e la documentazione ivi acclusa (cfr. atti 40/17, 41/2, 42/2, 43/1,
44/5 e 45/1),
la decisione della SEM del 15 dicembre 2020, notificata all’interessato in
medesima data (cfr. atto 49/1), con la quale detta Segreteria ha confermato
quanto precedentemente paventato, ed ha respinto la domanda d'asilo pro-
nunciando nel contempo l'allontanamento del richiedente dalla Svizzera
nonché l'esecuzione del provvedimento stesso siccome lecita, esigibile e
possibile,
il ricorso del 13 gennaio 2021 (cfr. tracciamento degli invii; data d'entrata:
14 gennaio 2021), con cui il ricorrente ha concluso all'annullamento della
decisione impugnata e al riconoscimento dell’asilo in Svizzera; in subordine
egli ha chiesto la concessione dell’ammissione provvisoria; l’ulteriore con-
clusione ricorsuale, ai sensi della quale egli ha demandato la restituzione
degli atti all’autorità inferiore per un complemento istruttorio; altresì, e con
protesta di spese e ripetibili, ha presentato una domanda di concessione
dell'assistenza giudiziaria, nel senso dell'esenzione dal pagamento delle
spese anticipate di giustizia,
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i fatti del caso di specie che, se necessari, verranno ripresi nei considerandi
che seguono,

e considerato
che le procedure in materia d'asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla
LTF, in quanto la legge sull'asilo (LAsi, RS 142.31) non preveda altrimenti
(art. 6 LAsi),
che presentato tempestivamente (vecchio art. 108 cpv. 1 LAsi [RS 142.31])
contro una decisione in materia d'asilo della SEM (art. 6 e 105 LAsi, art. 31-
33 LTAF), il ricorso è di principio ammissibile sotto il profilo degli art. 5, 48
cpv. 1 lett. a-c e 52 PA,
che occorre pertanto entrare nel merito del gravame,
che i ricorsi manifestamente infondati, ai sensi dei motivi che seguono,
sono decisi dal giudice in qualità di giudice unico, con l'approvazione di una
seconda giudice (art. 111 lett. e LAsi) e la decisione è motivata soltanto
sommariamente (art. 111a cpv. 2 LAsi),
che ai sensi dell'art. 111a cpv. 1 LAsi, si rinuncia allo scambio degli scritti,
che con ricorso al Tribunale possono essere invocati, in materia d'asilo, la
violazione del diritto federale e l'accertamento inesatto o incompleto di fatti
giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi) e, in materia di diritto degli
stranieri, pure l'inadeguatezza ai sensi dell'art. 49 PA (cfr. DTAF 2014/26
consid. 5),
che il Tribunale non è vincolato né dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4 PA), né
dalle considerazioni giuridiche della decisione impugnata, né dalle argo-
mentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2),
che il richiedente, cittadino bielorusso, è vissuto nel Paese d’origine sino al
suo espatrio, avvenuto il (...) settembre 2020 (cfr. verbale 1, pag. 5, punto
5.01),
che sentito sui motivi d’asilo, il richiedente ha narrato, in sostanza e per
quanto è qui di rilievo, di essere espatriato in ragione del suo attivismo
politico in Patria; che in particolare, egli avrebbe ripetutamente condiviso
con la zia – asserita vicepresidente del partito “(...)” − critiche all’indirizzo
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dell’attuale governo bielorusso; che in ragione di tale agire, fra il (...) e il
(...) le autorità statali lo avrebbero falsamente accusato di furto in apparta-
menti, condannandolo a svariati anni di carcere, pena espiata solo nel (...)
del 2019; che oltretutto, le sue opinioni politiche gli avrebbero precluso l’ac-
cesso ad un’attività lavorativa regolare,
che dal 9 agosto 2020, egli avrebbe inoltre partecipato a numerose mani-
festazioni di protesta contro la rielezione del presidente bielorusso Alek-
sandr Lukashenko; che a suo dire, ciò lo avrebbe posto nel collimatore
delle autorità di polizia, le quali avrebbero cominciato ad effettuare telefo-
nate e visite intimidatorie presso il suo domicilio; ch’egli avrebbe deciso di
fuggire dal Paese d’origine dietro consiglio della zia,
che il ricorrente ha quindi addotto di temere per la propria incolumità per il
caso in cui facesse ritorno in Patria (cfr. verbale 3, pag. 8, D63),
che nella querelata decisione, l’autorità di prima istanza ha messo in dub-
bio la verosimiglianza delle allegazioni dell’interessato; che il suo narrato,
oltre a non essere sufficientemente motivato e contrario alla logica
dell’agire, sarebbe pure contraddittorio,
che con il gravame, l’insorgente avversa la valutazione della SEM; che a
suo dire, la verosimiglianza e la coerenza del suo racconto andrebbe con-
siderata dal punto di vista globale, considerando nel complesso la situa-
zione nella quale egli si sarebbe trovato in Bielorussia; ch’egli ha poi con-
futato gli indicatori d’inverosimiglianza ritenuti dall’autorità inferiore addu-
cendo diverse giustificazioni,
che oltracciò, durante l’audizione egli avrebbe riscontrato diverse difficoltà
con l’interprete nella misura in cui questi gli avrebbe chiesto più volte di
riformulare le proprie allegazioni; che sarebbe pertanto possibile che i fatti
narrati non siano stati riportati compiutamente; che del resto, a riprova di
ciò, dal verbale non si evincerebbe alcun riferimento all’arresto del quale
sarebbe stato oggetto nel 2020 (cfr. memoriale ricorsuale, pag. 3, punto 4),
che la Svizzera, su domanda, accorda asilo ai rifugiati secondo le disposi-
zioni della LAsi (art. 2 LAsi); che l'asilo comprende la protezione e lo statuto
accordati a persone in Svizzera in ragione della loro qualità di rifugiato; che
esso include il diritto di risiedere in Svizzera,
che giusta l'art. 3 cpv. 1 LAsi, sono rifugiati le persone che, nel Paese di
origine o di ultima residenza, sono esposte a seri pregiudizi a causa della
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loro razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo
sociale o per le loro opinioni politiche, ovvero hanno fondato timore di es-
sere esposte a tali pregiudizi; che sono pregiudizi seri segnatamente l'e-
sposizione a pericolo della vita, dell'integrità fisica o della libertà, nonché le
misure che comportano una pressione psichica insopportabile (art. 3 cpv. 2
LAsi),
che a tenore dell'art. 7 cpv. 1 LAsi, chiunque domanda asilo deve provare
o per lo meno rendere verosimile la sua qualità di rifugiato; che la qualità
di rifugiato è resa verosimile se l'autorità la ritiene data con una probabilità
preponderante (art. 7 cpv. 2 LAsi);
che è pertanto necessario che i fatti allegati dal richiedente siano sufficien-
temente sostanziati, plausibili e coerenti fra loro (art. 7 cpv. 3 LAsi); che in
questo senso dichiarazioni vaghe, quindi suscettibili di molteplici interpre-
tazioni, contraddittorie in punti essenziali, sprovviste di una logica interna,
incongrue ai fatti o all'esperienza generale di vita, non possono essere con-
siderate verosimili ai sensi dell'art. 7 LAsi; che è altresì necessario che il
richiedente stesso appaia come una persona attendibile, ossia degna di
essere creduta; che questa qualità non è data, in particolare, quando egli
fonda le sue allegazioni su mezzi di prova falsi o falsificati (art. 7 cpv. 3
LAsi), omette fatti importanti o li espone consapevolmente in maniera fal-
sata, in corso di procedura ritratta dichiarazioni rilasciate in precedenza o,
senza motivo, ne introduce tardivamente di nuove, dimostra scarso inte-
resse nella procedura oppure nega la necessaria collaborazione; che in-
fine, non è indispensabile che le allegazioni del richiedente l'asilo siano
sostenute da prove rigorose; che al contrario, è sufficiente che l'autorità
giudicante, pur nutrendo degli eventuali dubbi circa alcune affermazioni,
sia persuasa che, complessivamente, tale versione dei fatti sia in prepon-
deranza veritiera; che il giudizio sulla verosimiglianza non deve, infatti, ri-
dursi a una mera verifica della plausibilità del contenuto di ogni singola
allegazione, bensì dev'essere il frutto di una ponderazione tra gli elementi
essenziali a favore e contrari ad essa; che decisivo sarà dunque determi-
nare, da un punto di vista oggettivo, quali fra questi risultino preponderanti
nella fattispecie (cfr. DTAF 2013/11 consid. 5.1 e giurisprudenza ivi citata),
che orbene, a mente del Tribunale il ricorrente non ha presentato argo-
menti o prove suscettibili di giustificare una diversa valutazione rispetto a
quella di cui all’impugnata decisione; che nel caso in esame v’è in effetti da
ritenere che le dichiarazioni dell’insorgente circa i suoi motivi d’asilo sono
manifestamente inverosimili giacché incongruenti e insufficientemente so-
stanziate,
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che in proposito, come rettamente evidenziato dalla SEM, v’è anzitutto da
rilevare che le dichiarazioni dell’interessato sono contraddittorie su un
punto essenziale,
che in effetti, egli ha in un primo tempo dichiarato che con le supposte te-
lefonate, la polizia bielorussa gli avrebbe intimato di interrompere la parte-
cipazione alle proteste e di non condividere le sue opinioni politiche, pa-
ventandogli nel contempo la sua sparizione e la sua incarcerazione per il
caso in cui non ottemperasse (cfr. verbale 3, pag. 8, D60); che nel prosie-
guo della medesima audizione, egli ha però spiegato che le autorità statali
gli avrebbero solamente chiesto di recarsi da loro (cfr. verbale 3, pag. 15,
D131 e D132),
che chiamato a chiarire il diverso tenore delle telefonate minatorie perpe-
trate nei suoi confronti, il richiedente ha asserito che le minacce esplicite
descritte in un primo tempo sarebbero state formulate nel (...), mentre gli
inviti a recarsi presso le autorità risalirebbero al 2020 (cfr. verbale 3,
pag. 15, D133); che incalzato dalla funzionaria interrogante, egli ha poi in-
dicato un’ulteriore versione dei fatti, riferendo di essere stato esplicita-
mente minacciato di morte – in un’occasione – anche nel 2020 (cfr. verbale
3, pag. 15, D133),
che la generica giustificazione addotta nel gravame – ai sensi della quale
le autorità di polizia avrebbero proferito minacce espresse nei suoi con-
fronti nel (...), limitandosi invece a chiedergli di presentarsi da loro nel 2020
− non è atta a dissipare i dubbi sul punto; che in effetti, come giustamente
fattogli notare dalla funzionaria interrogante in sede di audizione (cfr. ver-
bale 3, pag. 15, D134), egli ha dichiarato che gli interlocutori telefonici gli
avrebbe prospettato la stessa fine del direttore del museo, osservatore ad
un seggio elettorale durante le elezioni presidenziali tenutesi nel 2020
(cfr. verbale 3, pag. 7, D59 e D60); che conseguentemente, tale episodio
non può risalire al 2015, come del resto da lui ammesso in sede di audi-
zione (cfr. verbale 3, pag. 15, D134),
che per il resto, il narrato del ricorrente si esaurisce in allegazioni fumose
e non sufficientemente sostanziate,
che a titolo esemplificativo, egli non è stato in grado di esplicitare con pre-
cisione le sue opinioni politiche; che malgrado egli sostenga di essere stato
perseguitato sin dal (...) in ragione delle critiche che avrebbe rivolto al go-
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verno bielorusso, in sede di audizione si è limitato ad evidenziare stereoti-
patamente l’esistenza di brogli elettorali e la sua avversione per il regime
di Alexandr Lukashenko (cfr. verbale 3, pag. 10, D76 e D80),
che anche la descrizione della manifestazione alla quale avrebbe preso
parte nella città di Minsk appare scevra di dettagli significativi (cfr. ver-
bale 3, pag. 11, D96); che in un primo tempo egli ha unicamente esposto
episodi d’ordine generale; che è solo su insistenza della funzionaria inter-
rogante, che A._ ha indicato di essere miracolosamente scampato
all’arresto; che anche il racconto di tale punto appare tuttavia tanto fumoso
quanto vago avendo l’insorgente riferito solamente che “la Polizia ha co-
minciato ad arrestare gente e io ho fatto in tempo a scappare e a me non
è successo niente” (cfr. verbale 3, pag. 12, D98),
che per sovrabbondanza, v’è da rilevare in specie che il legame con la
supposta zia non è suffragato da alcun elemento; che al contrario, la vero-
simiglianza del medesimo è minata dal fatto che il ricorrente non fosse
nemmeno in grado di indicare la data precisa del decesso (cfr. verbale 3,
pag. 16, D137),
che in definitiva, già solo alla luce di tali considerazioni ed indipendente-
mente dagli ulteriori indicatori d’inverosimiglianza analizzati dall’autorità di
prima istanza, l’insorgente non è riuscito a rendere verosimili i motivi d’asilo
allegati,
che altresì, è doveroso rilevare che la censura ricorsuale secondo la quale
vi sarebbero state difficoltà con l’interprete non trova riscontro negli atti di
cui all’inserto; che invero, il richiedente stesso ha dichiarato di aver com-
preso bene il traduttore attribuitogli (cfr. verbale 3, pag. 18, D158),
che oltretutto, l’arbitrarietà della condanna espiata nel Paese d’origine, così
come l’allegazione secondo la quale nel verbale di audizione non sarebbe
stata fatta menzione di un supposto arresto avvenuto nel 2020 raccontato
durante l’audizione (cfr. memoriale ricorsuale, pag. 3, punto 4), si esauri-
scono in mere asserzioni di parte; che in merito a quest’ultimo aspetto, è
del resto giudizioso rimarcare che il ricorrente – regolarmente assistito da
un legale nel corso del procedimento di prima istanza – ha confermato,
previa rilettura del verbale, il tenore del documento in parola (cfr. verbale
3, pag. 19),
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che di conseguenza, è a giusto titolo che l’autorità di prima istanza ha re-
spinto la sua domanda d’asilo e non gli ha riconosciuto la qualità di rifu-
giato,
che in definitiva, per quanto riguarda il riconoscimento della qualità di rifu-
giato e la concessione dell’asilo v’è pertanto da confermare la decisione
della SEM,
che se respinge la domanda d’asilo o non entra nel merito, la SEM pronun-
cia, di norma, l’allontanamento dalla Svizzera e ne ordina l’esecuzione; che
tiene però conto del principio dell’unità della famiglia (art. 44 LAsi),
che l’insorgente non adempie le condizioni in virtù delle quali la SEM
avrebbe dovuto astenersi dal pronunciare l’allontanamento dalla Svizzera
(art. 14 cpv. 1 seg., art. 44 LAsi nonché art. 32 dell’ordinanza 1 sull’asilo
relativa a questioni procedurali dell’11 agosto 1999 [OAsi 1, RS 142.311];
cfr. DTAF 2013/37 consid. 4.4; 2011/24 consid. 10.1),
che lo scrivente Tribunale è pertanto tenuto a confermare la pronuncia
dell’allontanamento,
che l’esecuzione dell’allontanamento è regolamentata, per rinvio
dell’art. 44 LAsi, dall’art. 83 della legge federale sugli stranieri (LStrI, RS
142.20), giusta il quale l’esecuzione dell’allontanamento dev’essere possi-
bile (art. 83 cpv. 2 LStrI), ammissibile (art. 83 cpv. 3 LStrI) e ragionevol-
mente esigibile (art. 83 cpv. 4 LStrI),
che in caso di non adempimento di una di queste condizioni, la SEM di-
spone l'ammissione provvisoria (art. 83 cpv. 1 LStrI in relazione all'art. 44
LAsi),
che per prassi invalsa del Tribunale, circa l'apprezzamento degli ostacoli
all'esecuzione dell'allontanamento, vale lo stesso apprezzamento della
prova consacrato al riconoscimento della qualità di rifugiato, ovvero il ricor-
rente deve provare o per lo meno rendere verosimile l'esistenza di un osta-
colo all'esecuzione dell'allontanamento (cfr. DTAF 2011/24 consid. 10.2),
che nella decisione impugnata, la SEM ha ritenuto l’esecuzione dell’allon-
tanamento ammissibile, ragionevolmente esigibile e possibile,
che in sede ricorsuale, l’interessato ha contestato anche tale assunto; che
a suo dire, posta la verosimiglianza del suo narrato, un allontanamento
verso il suo Paese d’origine violerebbe il principio di non respingimento,
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che oltretutto, la situazione in Bielorussia non militerebbe per un suo rim-
patrio nella dignità e nella sicurezza (cfr. memoriale ricorsuale, pag. 3,
punto 6),
che ad ogni modo, anche a mente del Tribunale non vi sono in casu ele-
menti ostativi all’esecuzione dell’allontanamento verso lo Stato in parola,
che giusta l’art. 83 cpv. 3 LStrI, l’esecuzione non è ammissibile se la pro-
secuzione del viaggio dello straniero verso lo Stato d’origine o di prove-
nienza o verso uno Stato terzo è contraria agli impegni di diritto internazio-
nale pubblico della Svizzera,
che nella misura in cui questo Tribunale ha confermato la decisione della
SEM relativa alla domanda d’asilo dell’insorgente, quest’ultimo non può
prevalersi del principio del divieto di respingimento (art. 5 cpv. 1 LAsi),
che, in siffatte circostanze, non v’è nemmeno motivo di considerare l’esi-
stenza di un rischio personale, concreto e serio per il ricorrente di essere
esposto, in caso di allontanamento in Bielorussia ad un trattamento proi-
bito, in relazione all’art. 3 CEDU o all’art. 3 della Convenzione contro la
tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti del 10 di-
cembre 1984 (Conv. tortura, RS 0.105),
che pertanto, l’esecuzione dell’allontanamento è ammissibile ai sensi delle
norme di diritto internazionale pubblico nonché della LAsi (cfr. art. 83 cpv. 3
LStrI in relazione all’art. 44 LAsi),
che ai sensi dell’art. 83 cpv. 4 LStrI, l’esecuzione non può essere ragione-
volmente esigibile qualora, nel Paese d’origine o di provenienza, lo stra-
niero venisse a trovarsi concretamente in pericolo in seguito a situazioni
quali guerra, guerra civile, violenza generalizzata o emergenza medica,
che in primo luogo, in Bielorussia non vige attualmente una situazione di
guerra, guerra civile o di violenza generalizzata che coinvolga l’insieme
della popolazione sull’integralità del territorio nazionale (cfr. sentenza del
Tribunale E-5232/2020 del 13 novembre 2020 consid. 9.3),
che dagli atti non traspaiono neppure motivi individuali di natura econo-
mica, sociale o medica, che si opporrebbero all’esecuzione dell’allontana-
mento dell’insorgente nel suo Paese d’origine; ch’egli infatti, giovane e in
buona salute (cfr. verbale 3, pag. 5, D38-D39), dispone in Patria di una rete
sociale composta dalla moglie e dal figlio − con i quali condivide il domicilio
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familiare (cfr. verbale 3, pag. 3, D18) – oltre che dall’intera cerchia familiare
più stretta (cfr. verbale 3, pag. 5, D34),
che il ricorrente ha peraltro beneficiato di una discreta istruzione (cfr. ver-
bale 3, pag. 5, D30) e può contare su una buona esperienza lavorativa
(cfr. verbale 3, pag. 5, D31),
che ne discende che apparterrà al ricorrente rinnovare i suoi legami in Bie-
lorussia, Paese che ha lasciato solamente a settembre del 2020, al fine di
facilitare il suo reinserimento,
che quindi anche l’esecuzione dell’allontanamento è ragionevolmente esi-
gibile nella fattispecie (art. 83 cpv. 4 LStrI),
che da ultimo, nemmeno risultano impedimenti sotto il profilo della possibi-
lità dell’esecuzione del provvedimento (83 cpv. 2 LStrI), ritenuto che
usando della necessaria diligenza, il ricorrente potrà, se del caso, procu-
rarsi ogni documento supplementare indispensabile al rimpatrio (cfr. DTAF
2008/34 consid. 12),
che di conseguenza, anche in materia di esecuzione dell’allontanamento
la decisione dell’autorità inferiore va confermata,
che pertanto, con la decisione impugnata la SEM non ha violato il diritto
federale né abusato del suo potere d’apprezzamento ed inoltre non ha ac-
certato in modo inesatto o incompleto i fatti giuridicamente rilevanti
(art. 106 cpv. 1 LAsi), altresì, per quanto censurabile, la decisione non è
inadeguata (art. 49 PA),
che avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, la domanda di esen-
zione dal versamento di un anticipo equivalente alle presunte spese pro-
cessuali è divenuta senza oggetto; che infine, ritenute le allegazioni ricor-
suali sprovviste di probabilità di esito favorevole, la domanda di assistenza
giudiziaria, nel senso della dispensa dal versamento delle spese proces-
suali, è respinta (art. 65 cpv. 1 PA),
che visto l’esito della procedura le spese processuali di CHF 750.– che
seguono la soccombenza sono poste a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1
e 5 PA nonché art. 3 lett. a del regolamento sulle tasse e sulle spese ripe-
tibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 feb-
braio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]),
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che la decisione è definitiva e non può, in principio, essere impugnata con
ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83
lett. d cifra 1 LTF),
(dispositivo alla pagina seguente)
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il Tribunale amministrativo federale pronuncia:
1.
Il ricorso è respinto.
2.
La domanda di assistenza giudiziaria è respinta.
3.
Le spese processuali di CHF 750.– sono poste a carico del ricorrente. Tale
ammontare dev’essere versato alla cassa del Tribunale amministrativo fe-
derale entro un termine di 30 giorni dalla data di spedizione della presente
sentenza.
4.
Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all'autorità canto-
nale competente.
Il giudice unico: Il cancelliere:
Daniele Cattaneo Jesse Joseph Erard