Decision ID: 146a0b12-b5b4-562f-8174-aa6bf147e453
Year: 2006
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_002
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: civil_law

ritenuto che il convenuto dev'essere considerato di ignota dimora ai sensi dell'art. 123 cpv. 1 CPC, l'unico dato di individuazione della sua persona (oltre nome e cognome) essendo un numero telefonico in Italia;
ricordato come nei confronti dello stesso convenuto siano state rispettate tutte le formalità che permettono ora di emettere una regolare sentenza contumaciale, ossia:
·
al convenuto è stata notificata la surriferita decisione supercautelare, offrendogli contestualmente la possibilità di chiederne la revoca o la modifica, con pubblicazione sul FUC del _ (_);
·
al convenuto sono state rese note le domande della causa di merito ed è stato assegnato il termine per presentare l'allegato di risposta, con pubblicazione sul FUC del _ (_);
·
al convenuto, che non ha presentato la risposta di causa nel termine indicato, è stato assegnato il termine di grazia di 10 giorni (art. 169 cpv. 1 CPC) per dar seguito a quell'incombente, con pubblicazione sul FUC del _ (_);
·
il convenuto è stato citato per l'interrogatorio del teste _, con pubblicazione sul FUC del _ (_);
·
il convenuto è stato citato al dibattimento finale, con pubblicazione sul FUC del _ (_);
considerato che CV 1 non ha mai reagito alle ordinanze notificategli nelle vie edittali, previste all'art. 123 cpv. 2 CPC;
ricordato che -avendo omesso il convenuto di introdurre la risposta di causa- egli non ha potuto contestare i fatti della petizione, mentre l'istruttoria è avvenuta solo sulle prove addotte dall'attore (art. 169 cpv. 1 CPC);
tenutosi il dibattimento finale il 30 agosto 2006, in occasione del quale l'attrice ha confermato le proprie domande;
ritenuto in fatto

e considerato in diritto:
che l'attrice, in quanto titolare dei diritti appartenuti a _ e a _, è titolare dei marchi _ (_) e _ (_), registrati, anche relativamente al territorio svizzero, tra l'altro per la classe merceologica 25 (abbigliamento) (doc. da B a H);
che, in conformità con l'art. 72 LPM, l'Amministrazione federale delle dogane (AFD), Ispettorato di _, ha notificato allo studio legale che tutela in Svizzera i marchi dell'attrice di avere individuato e trattenuto presso la ditta _ un pacco, proveniente da _ (_), contenente
circa 2200 sets di etichette e relativi bottoni
recanti marchi dell'attrice (doc. I);
che l'attrice ha prodotto una dichiarazione scritta di uno Studio di consulenza tecnica investigativa, nonché fotografie scattate durante il sopralluogo presso la ditta _, atte a rendere verosimile che sia le etichette, sia i bottoni sequestrati recano i marchi in discussione i quali riproducono fedelmente i marchi originali
tanto da poter facilmente trarre in inganno il consumatore,
ma sono contraffatti (doc. M e N);
che l'attrice adduce altresì di non avere nessuna produzione nel Paese di provenienza della merce denunciata, destinata al convenuto;
che la verosimiglianza indicata, relativa alla lesione di marchi, diventa prova alla luce della deposizione di _, responsabile della sicurezza in uno studio di consulenza investigativa, che aveva sottoscritto la dichiarazione 6 aprile 2005 (doc. M);
che, in quel documento, il teste aveva affermato in particolare -a proposito della merce controversa- che
(1)
la minuteria metallica non è conforme agli standard qualitativi previsti dall'Azienda titolare del marchio, (2) le etichette non rispettano le caratteristiche della produzione originale per dimensioni, tessuti e colori; (3) l'ologramma non è tridimensionale, né è vulcanizzato;
che, confermando tali sue dichiarazioni, il teste -dimostratosi particolarmente formato ed esperto nella materia- ha dato ulteriori spiegazioni a sostegno delle stesse, segnatamente puntualizzando che per minuteria metallica si deve intendere i bottoni dei jeans e i chiodini che li assicurano al tessuto, e che qui appaiono di una diversa lega metallica dagli originali e di peso diverso;
che inoltre il teste ha rilevato la difformità delle etichette ispezionate da quelle originali, indicandone i dettagli di confezione, così come il fatto che gli ologrammi applicati a un'etichetta bianca non sono termosaldati al tessuto;
che lo stesso teste ha precisato di aver potuto redigere la dichiarazione 6 aprile 2005 senza far capo a materiale originale di confronto, dal momento che le
differenze erano evidenti,
almeno a un occhio esperto come il suo;
che pertanto non v'è motivo per non ritenere contraffatta la merce oggetto della vertenza;
che, su questa base fattuale, l'attrice può procedere in giustizia invocando l'art. 57 LPM secondo cui -data una violazione del diritto al marchio- essa può chiedere al giudice di ordinare la confisca degli oggetti muniti illecitamente del marchio e la loro distruzione (
Willi
, Markenschutzgesetz, Kommentar, Art. 57, N. 1 e N. 9);
che questa misura è un corollario del diritto esclusivo del titolare del marchio di vietare a terzi l'uso di un segno escluso dalla protezione come marchio giusta l'art. 3 capoverso 1 LPM (art. 13 cpv. 2 LPM);
che l'art. 3 cpv. 1 LPM esclude dalla protezione come marchio non solo i segni identici, ma anche i segni simili a un marchio anteriore e destinati a prodotti o servizi identici o simili, se ne risulta un rischio di confusione (lett. c);
che, come dimostrato in concreto, questa fattispecie è pienamente realizzata per mezzo della messa in commercio degli accessori d'abbigliamento, dapprima trattenuti in dogana e ora sequestrati;
che peraltro la sola circostanza di ricevere merce in magazzini doganali in franchigia rappresenta una violazione del diritto al marchio sul territorio nazionale (
DTF
110 IV 108);
che, quanto al convenuto, egli può essere senz'altro considerato importatore della merce sequestrata ai sensi dell'art. 13 cpv. 2 lett. d) LPM, in quanto destinatario dell'invio denunciato al recapito "_";
che infatti l'importazione e l'esportazione di merce contrassegnata con marchi protetti in Svizzera, costituisce uso interno, indipendentemente dal fatto di sapere se la merce è destinata al mercato svizzero o al mercato estero (
Willi
, op. cit., art. 13 LPM, N. 33) e che anche il solo immagazzinaggio allo scopo di commercializzare merce rappresenta uso del marchio relativo da parte di ogni persona coinvolta nell'operazione: grossisti, dettaglianti, commissionari, spedizionieri, ecc. (
Willi
, op. cit., ibidem, N. 31).
Motivi per i quali,
richiamati per le spese gli art. 148 CPC, la LTG e la TOA