Decision ID: 2558da7b-ddd4-58bc-9149-a15f18853aef
Year: 2020
Language: it
Court: CH_BVGE
Chamber: CH_BVGE_001
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: 

Fatti:
A.
L’interessata, asserita cittadina srilankese, di etnia tamil, ha depositato una
domanda d’asilo in Svizzera il (...) luglio 2020 (cfr. atto della Segreteria di
Stato della migrazione [di seguito: SEM] n. [...]-2/2).
B.
La richiedente asilo è stata sentita in merito ai suoi dati personali il
(...) luglio 2020, ove ha in particolare riferito di essere espatriata dal suo
Paese d’origine il (...), via aerea e con un passaporto falso (...), verso la
B._. Quivi avrebbe sostato per alcuni mesi, prima di giungere in
Svizzera (cfr. atto SEM n. [...]-13/9; di seguito: verbale 1, pag. 3 segg.).
C.
Il (...) luglio 2020 si è svolta con la suddetta un colloquio Dublino. Durante
il medesimo, ella si è espressa segnatamente in merito al suo stato di
salute (cfr. atto SEM n. [...]-16/2; di seguito: verbale 2).
D.
Nel corso delle successive audizioni tenutesi rispettivamente il
(...) luglio 2020 (cfr. atto SEM n. [...]-24/19; di seguito: verbale 3) ed il
(...) agosto 2020 (cfr. atto SEM n. [...]-27/16; di seguito: verbale 4),
l’interessata è stata in particolare sentita approfonditamente circa i suoi
motivi d’asilo. Ella ha dichiarato, in sostanza e per quanto qui di rilievo, che
nel (...) del 2008, ella si sarebbe recata a casa di C._, suo
fidanzato, a D._, trovando però soltanto la madre di quest’ultimo
che le avrebbe riferito che il figlio sarebbe rientrato soltanto di lì a un mese,
essendosi recato a E._ per motivi lavorativi. Ella non avrebbe
tuttavia voluto fare rientro a casa, a F._, prima di rivedere il
compagno, rimanendo presso il domicilio dei genitori del medesimo. Due
giorni dopo che ella si trovava lì, sarebbe giunta la polizia, chiedendo di
C._, perquisendo la casa ed interrogando i famigliari di
quest’ultimo. Anche l’interessata sarebbe dapprima stata interrogata nel
predetto luogo, ma in seguito gli agenti l’avrebbero condotta presso la
stazione di polizia di “(...)” per essere nuovamente interrogata. Nel corso
dello stesso interrogatorio, l’avrebbero malmenata, e le avrebbero chiesto
ove si trovasse C._, riferendole pure che quest’ultimo era ricercato
a causa dell’aiuto prestato alle Tigri Tamil (anche dette LTTE, acronimo in
inglese per: “Liberation Tigers of Tamil Eelam”) per trovare alloggio a
D._ o nel rifornirle di medicamenti a G._, nonché se lei
avesse una qualche relazione con le LTTE. Tuttavia lei avrebbe negato di
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conoscere alcunché circa C._ come pure di avere qualsiasi legame
con la predetta organizzazione. In seguito, e sino al (...) del 2010, dietro
ordine degli agenti, ella si sarebbe presentata quasi giornalmente alla
stazione di polizia per essere interrogata in merito a C._
Quest’ultimo non l’avrebbe tuttavia più incontrato né sentito a seguito
dell’ultimo incontro avuto con lo stesso nel (...) del 2006, salvo apprendere
dal giornale “(...)” che nel mese di (...) del 2010 egli sarebbe stato arrestato
in H._, ma non ricordandone il motivo (cfr. verbale 3, D46 segg.,
pag. 7; verbale 4, D97 segg., pag. 10). Soltanto dietro compenso da parte
del padre dell’interessata alla polizia, gli interrogatori nei suoi confronti
sarebbero cessati. Questo sino al (...) del 2011, ove la polizia avrebbe
ripreso a fermarla e ad interrogarla allorché la incontrava per strada sul
conto di C._ nonché accusandola, per la sua relazione con
quest’ultimo, di sostenere pure lei le LTTE. Venuto a conoscenza di tali
angherie, il padre della richiedente l’avrebbe fatta partire per il I._
nel (...) del 2012, con il suo passaporto e per via aerea dall’aeroporto di
D._. Nel 2015, rassicurata dal padre circa il fatto che a F._
non vi sarebbero più state problematiche, a causa del matrimonio della
sorella, avrebbe fatto rientro in Sri Lanka, sempre in aereo e con il suo
passaporto, atterrando a D._, ed andando a vivere a F._.
Dopo il suo rientro, gli interrogatori in strada da parte della polizia,
accompagnata anche dai militari, sarebbero ripresi. Tra il 2016 ed il 2017,
una notte, dei militari sarebbero entrati nel loro giardino, scavalcando la
recinzione, senza tuttavia ulteriore seguito. Nel 2017, allorché ella avrebbe
lavorato quale (...) presso il (...) di J._, un giorno sarebbe stata
nuovamente fermata dalle autorità summenzionate davanti all’(...), che
l’avrebbero dapprima interrogata su dove si trovasse C._,
accusandola di aiutarlo nelle sue attività di sostegno per le LTTE, ed in
seguito dicendole che se avesse voluto che la lasciassero in pace avrebbe
dovuto avere dei rapporti intimi con loro. Ella, dalla paura, si sarebbe
rifugiata all’interno dell’(...). In particolare a causa di tale evento,
l’interessata nel 2018 si sarebbe recata in K._ rimanendovi soltanto
per un mese, a causa della scadenza del visto. Al suo ritorno le vessazioni
da parte della polizia e dei militari sarebbero riprese. Nell’ultimo incontro
con i medesimi, avvenuto tra il (...) e l’(...) del 2019, l’avrebbero minacciata
di morte se non avesse ammesso che sosteneva C._ e le LTTE.
Per questo motivo, nel corso del 2019, il padre l’avrebbe fatta partire per
un viaggio per L._, M._ ed N._, della durata di un
mese. Dal suo rientro in Sri Lanka, nel (...) del 2019, e sino alla sua
partenza definitiva dal Paese d’origine per la B._ il (...), ella non
avrebbe più avuto alcun contatto con la polizia ed i militari, poiché non
sarebbe più uscita di casa. Infine ella ha dichiarato di temere, a causa delle
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persone attualmente al governo, che il suo passato ritorni alla luce e gli
interrogatori possano riprendere nel caso tornasse in Sri Lanka, oltreché
potrebbe essere uccisa dalle autorità (cfr. verbale 3, D168 seg., pag. 17
seg.; verbale 4, D141 seg., pag. 14).
A sostegno della sua domanda d’asilo, la richiedente asilo ha presentato
copia del suo certificato di nascita n. (...) con la relativa traduzione in
inglese (cfr. verbale 1, p.to 4.01, pag. 4, atto 18/4; mezzo di prova n. 1),
nonché la sua carta d’identità srilankese originale (cfr. verbale 2, pag. 2;
atti SEM n. 22/1 e n. 23/2; mezzo di prova n. 2).
E.
Il 27 agosto 2020, la rappresentante della richiedente ha presentato le sue
osservazioni (cfr. atto SEM n. [...]-30/2) al progetto di decisione dell’autorità
inferiore del 26 agosto 2020 (cfr. atto SEM n. [...]-29/10).
F.
Con decisione del 28 agosto 2020, notificata il medesimo giorno (cfr. atto
SEM n. [...]-34/1), l’autorità inferiore non ha riconosciuto la qualità di
rifugiato all’interessata, ha respinto la sua domanda d’asilo, pronunciando
nel contempo il suo allontanamento dalla Svizzera e l’esecuzione della
stessa misura, siccome ammissibile, ragionevolmente esigibile e possibile.
G.
In data 28 settembre 2020 (cfr. risultanze processuali), la ricorrente è
insorta con ricorso contro la summenzionata decisione dinanzi al Tribunale
amministrativo federale (di seguito: il Tribunale), chiedendo, in via
principale, il riconoscimento della qualità di rifugiato e la concessione
dell’asilo; in primo subordine che gli atti siano restituiti all’autorità di prime
cure per nuova valutazione sul punto del riconoscimento della qualità di
rifugiato e della concessione dell’asilo; ed in secondo subordine, che le sia
concessa l’ammissione provvisoria, per inammissibilità ed inesigibilità
dell’esecuzione dell’allontanamento. Ella ha altresì presentato un’istanza
di assistenza giudiziaria, nel senso dell’esenzione dal versamento delle
spese processuali e del relativo anticipo, il tutto con protesta di spese e
ripetibili.
Con il ricorso la ricorrente ha allegato quali nuovi documenti, per i suoi
problemi di salute: copia dei fogli di trasmissione di informazioni mediche
(F2) del (...), del (...) e del (...) (già presenti agli atti di causa, cfr. atti SEM
n. [...]-36/2, n. 42/2 e n. 43/1).
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H.
Il 30 settembre 2020 l’interessata è stata nuovamente visitata per
l’emicrania (cfr. consulti medici precedenti del [...], atto SEM n. 36/2; e del
[...], cfr. atto SEM n. 43/1), per la quale le è stato prescritto un analgesico,
nonché per le problematiche all’orecchio destro, ove è stato notato un
canale uditivo pieno di granulazioni con un timpano non visibile, ma senza
secrezione attuale, a causa delle quali la ricorrente è stata annunciata per
un consulto specialistico (cfr. atto SEM n. [...]-44/2; consulti medici
precedenti per il problema alle orecchie cfr. atti SEM n. 33/2, 42/2; ed agli
occhi: cfr. atto SEM n. 21/2).
I.
Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti negli scritti verranno ripresi nei
considerandi qualora risultino decisivi per l’esito della vertenza.

Diritto:
1.
Le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla LTF,
in quanto la legge sull’asilo (LAsi, RS 142.31) non preveda altrimenti (art. 6
LAsi).
Presentato tempestivamente (art. 108 cpv. 1 LAsi e art. 10 dell’Ordinanza
sui provvedimenti nel settore dell’asilo in relazione al coronavirus del
1° aprile 2020 [Ordinanza Covid-19 asilo, RS 142.318]) contro una
decisione in materia d’asilo della SEM (art. 6 e 105 LAsi, art. 31-33 LTAF),
il ricorso è di principio ammissibile sotto il profilo degli art. 5, 48 cpv. 1
lett. a–c e 52 cpv. 1 PA. Occorre pertanto entrare nel merito del ricorso.
2.
Con ricorso al Tribunale possono essere invocati, in materia d’asilo, la
violazione del diritto federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti
giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi) e, in materia di diritto degli
stranieri, pure l’inadeguatezza ai sensi dell’art. 49 PA (cfr. DTAF 2014/26
consid. 5). Il Tribunale non è vincolato né dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4
PA), né dalle considerazioni giuridiche della decisione impugnata, né dalle
argomentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2).
3.
Il ricorso, manifestamente infondato ai sensi dei motivi che seguono, è
deciso dal giudice in qualità di giudice unico, con l’approvazione di un
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secondo giudice (art. 111 lett. e LAsi) e la decisione è motivata soltanto
sommariamente (art. 111a cpv. 2 LAsi). Altresì, ai sensi dell’art. 111a cpv. 1
LAsi, il Tribunale rinuncia allo scambio di scritti.
4.
4.1 Nella decisione avversata, l’autorità inferiore ha dapprima considerato
che le dichiarazioni rese dalla ricorrente circa la presunta persecuzione da
parte delle autorità srilankesi, siano inverosimili ai sensi dell’art. 7 LAsi, in
quanto contraddittorie ed illogiche. Proseguendo nell’analisi, l’autorità
inferiore, ha ritenuto che non vi fossero nel caso di specie, dei fattori di
rischio legati alla ricorrente o derivanti dall’elezione presidenziale del
16 novembre 2019, dai quali si potrebbe dedurre che lei possa essere
esposta, in caso di un suo rientro in Sri Lanka, ad essere oggetto di
persecuzioni ai fini del riconoscimento della qualità di rifugiato ai sensi
dell’art. 3 LAsi. Per il resto, in assenza di elementi o mezzi di prova che
giustificherebbero una modifica delle predette conclusioni apportati con il
parere del 27 agosto 2020 dalla ricorrente, la SEM ha confermato le
stesse.
4.2 Nel gravame ed in sunto, l’insorgente ritiene inizialmente che il giudizio
negativo sulla verosimiglianza espresso nel provvedimento avversato, non
si sarebbe basato su di una valutazione complessiva delle allegazioni
dell’interessata come prescritto dalla giurisprudenza del Tribunale, bensì
avrebbe posto l’accento unicamente su alcuni elementi delle medesime
asserzioni. In seguito, la ricorrente passa in rassegna, contestandole, le
diverse illogicità presenti nel suo racconto ed evidenziate dalla SEM nella
decisione sindacata. L’insorgente, in particolare, ritiene come una reazione
di vuoto di memoria alla vista della polizia, la quale le incuteva timore
nonché che le avrebbero mosso violenza nel corso degli interrogatori, sia
verosimile. In tal senso ha pure osservato come ella si sarebbe rivolta
all’infermeria del Centro federale presso il quale alloggia, richiedendo un
sostegno psicologico. Sarebbe peraltro plausibile, visto il lungo periodo
temporale nel quale la ricorrente ha vissuto gli eventi narrati, ricco di
avvenimenti significativi per la medesima, che non riuscirebbe a ricordare
perfettamente avvenimenti così lontani nel tempo e tanto numerosi, e
pertanto che ella possa tralasciare alcune informazioni nel suo racconto.
In seguito, ella considera che le sue vicende sarebbero pure pertinenti ai
sensi dell’art. 3 LAsi. Le persecuzioni che avrebbe subito dal 2008 al 2020
andrebbero difatti ritenute come verosimili, anche tenendo in debita
considerazione alcuni elementi del suo stato di salute. Inoltre, le medesime
rientrerebbero anche nella categoria delle “persecuzioni riflesse”.
Fondandosi anche su dei rapporti di organizzazioni nazionali ed
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internazionali, la ricorrente rischierebbe invero, nel caso di un suo rientro
in Sri Lanka, di continuare ad essere perseguitata proprio per la sua
relazione con C._, della quale la polizia srilankese ne sarebbe stata
sempre al corrente, ciò che sarebbe sufficiente per comportare una
persecuzione riflessa nei suoi confronti. L’autorità di prime cure avrebbe
poi omesso di considerare la minaccia di violenza sessuale delle forze
dell’ordine nei confronti della ricorrente, avvenuta nel 2017. Tale minaccia
sarebbe fonte di traumatizzazione a lungo termine per l’insorgente, che
andrebbe considerata come elemento per il riconoscimento della qualità di
rifugiato della stessa, come già statuito dal Tribunale in una recente
sentenza D-6301/2018 del 23 aprile 2020, nonché nelle Linee guida
aggiornate della SEM sulle violenze di genere, e di quanto disposto
dall’art. 3 LAsi, che imporrebbe di tenere conto dei motivi specifici di fuga
femminili. Inoltre, come sarebbe dimostrato dalla fonte citata ([...]), la
ricorrente verrebbe interrogata dalle autorità al suo arrivo.
5.
5.1 La Svizzera, su domanda, accorda asilo ai rifugiati secondo le
disposizioni della LAsi (art. 2 LAsi). L’asilo comprende la protezione e lo
statuto accordati a persone in Svizzera in ragione della loro qualità di
rifugiato. Esso include il diritto di risiedere in Svizzera.
Sono rifugiati le persone che, nel Paese d’origine o d’ultima residenza,
sono esposte a seri pregiudizi a causa della loro razza, religione,
nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo sociale o per le loro
opinioni politiche, ovvero hanno fondato timore d’essere esposte a tali
pregiudizi. Sono pregiudizi seri segnatamente l’esposizione a pericolo della
vita, dell’integrità fisica o della libertà, nonché le misure che comportano
una pressione psichica insopportabile (art. 3 cpv. 2 LAsi). Inoltre, occorre
tenere conto dei motivi di fuga specifici della condizione femminile (art. 3
cpv. 2 in fine LAsi).
5.2 Chiunque domanda asilo deve provare o perlomeno rendere verosimile
la sua qualità di rifugiato (art. 7 cpv. 1 LAsi). La qualità di rifugiato è resa
verosimile quando l’autorità la ritiene data con una probabilità
preponderante (art. 7 cpv. 2 LAsi). Sono inverosimili in particolare le
allegazioni che, su punti importanti, sono troppo poco fondate,
contraddittorie, non corrispondono ai fatti o si basano in modo
determinante su mezzi di prova falsi o falsificati (art. 7 cpv. 3 LAsi). Per il
resto, essendo la giurisprudenza in materia invalsa, si ritiene di poter
rinviare senz’altro alla stessa per ulteriori dettagli (cfr. DTAF 2013/11
consid. 5.1 e giurisprudenza ivi citata).
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6.
Il Tribunale considera che l’insorgente non abbia presentato argomenti o
prove suscettibili di giustificare una diversa valutazione rispetto a quella di
cui all’impugnata decisione. Le sue dichiarazioni motivanti l’espatrio, nel
loro complesso, si esauriscono invero in affermazioni incoerenti ed
illogiche.
6.1 La ricorrente ha in primo luogo rilasciato delle dichiarazioni discrepanti
riguardo diversi punti chiave del suo racconto. A titolo meramente
esemplificativo, in merito alla regolarità degli interrogatori che si sarebbero
svolti dal 2008 al 2010 presso la stazione di polizia a D._, ella ha
dapprima sostenuto che si sarebbe dovuta recare ogni giorno presso la
stessa (cfr. verbale 3, D14, pag. 4 e D60 segg., pag. 9), salvo poco dopo
invece riferire trattarsi soltanto dei giorni dal lunedì al venerdì, esclusi i
sabati e le domeniche (cfr. verbale 3, D72, pag. 10). Nell’audizione
successiva, ella ha modificato nuovamente tali suoi asserti, offrendo di fatto
una terza versione degli stessi, riferendo trattarsi di interrogatori che si
svolgevano circa tre volte alla settimana (cfr. verbale 4, D33 seg., pag. 4).
Uguale incoerenza nelle asserzioni della ricorrente circa la regolarità in cui
sarebbe stata interrogata dalla polizia, la si riscontra anche per quanto
attiene gli interrogatori che sarebbero avvenuti in strada tra il 2015 ed il
2020. Invero, se dapprima ella asserisce essere stata fermata ogni giorno,
escluso la domenica, in quanto non lavorava e pertanto non usciva di casa
(cfr. verbale 4, D72, pag. 8); successivamente invece, allorché il
funzionario incaricato ha ripreso i suoi asserti perché confermasse gli
stessi, ha senza alcuna spiegazione, modificato sostanzialmente la sua
precedente esposizione, affermando invece che non si sapeva
esattamente quando i poliziotti sarebbero passati, e che non veniva
fermata ogni giorno per essere interrogata (cfr. verbale 4, D73, pag. 8).
Peraltro, e come a giusta ragione denotato dalla SEM nella decisione
impugnata, ella avrebbe riferito dapprima che dopo essere rientrata dal
viaggio nel I._ nel 2015 e sino al 2017, non avrebbe riscontrato più
alcuna problematica con la polizia e con i militari (cfr. verbale 3, D14,
pag. 4), mentre invece nell’audizione seguente, ha asserito che pochi mesi
dopo il suo rientro, ovvero nel (...) o (...) del 2015, gli interrogatori
sarebbero ripresi regolarmente (cfr. verbale 4, D64 segg., pag. 7 seg.).
Ora, appare pacifico che l’importante incoerenza temporale nella
narrazione di tali eventi, non può essere spiegabile con le supposte
dimenticanze da parte della ricorrente, dovute alle presunte violenze subite
negli interrogatori dagli agenti di polizia, che risultano a loro volta poco
credibili. Invero, circa le presunte violenze subite durante gli interrogatori
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in polizia, ella non risulta essere particolarmente coerente, allegando
dapprima che ogni volta che si recava in polizia l’avrebbero malmenata alla
testa (cfr. verbale 3, D14, pag. 4), salvo non farne più menzione
nell’audizione successiva, asserendo unicamente che alle volte sarebbe
capitato, nell’attesa di essere interrogata, che un poliziotto le tirasse un
colpo con il piede sulle ginocchia (cfr. verbale 4, D30 segg., pag. 4 segg.).
Infine, se durante il corso dell’audizione del (...) luglio 2020, ella ha
sostenuto trattarsi di quattro agenti uomini che si sarebbero presentati al
domicilio di C._ nel 2008 (cfr. verbale 3, D53 segg., pag. 8), nella
successiva audizione ha modificato tali asserti senza alcuna spiegazione,
affermando invece trattarsi di tre poliziotti uomini ed una donna agente (cfr.
verbale 4, D138, pag. 13).
6.2 In secondo ed ultimo luogo, attinente le diverse illogicità presenti nelle
dichiarazioni dell’insorgente si osserva quanto segue. Riguardo sia il fatto
che ella sia espatriata dal suo Paese d’origine e vi abbia fatto ritorno
svariate volte si rimanda a quanto concluso nella decisione avversata (cfr.
art. 109 cpv. 3 della Legge sul Tribunale federale [LTF; RS 173.110], per
rinvio dell’art. 4 PA). Questo in quanto d’un canto quest’ultima risulta
essere in proposito sufficientemente esplicita e motivata (cfr. p.to II/1,
pag. 4 seg. della decisione impugnata), e d’altro canto non essendo gli
argomenti ricorsuali, atti a modificare il predetto giudizio contenuto nel
provvedimento sindacato. Invero, non convincono gli argomenti che ella
abbia fatto ritorno dapprima dall’K._ poiché scaduto il suo visto,
nonché non avendo un lavoro ed una rete familiare, come pure in seguito
anche dal suo viaggio a L._, in M._ ed N._ poiché
priva di quest’ultimo supporto. Ella conosceva difatti di andare incontro a
tali problematiche già prima di intraprendere gli stessi viaggi, e non paiono
essere oggettivamente degli elementi di difficoltà insormontabili che una
persona, che tema realmente per la sua vita nel suo Paese d’origine, come
ha allegato l’insorgente, non intenda assumersene il rischio. Questo tenuto
conto anche del fatto che ella avesse già risieduto nel I._ durante il
suo primo espatrio, per più di tre anni, senza alcuna relazione familiare
presente sul posto. Ulteriore elemento di particolare illogicità nel
comportamento della ricorrente, come rettamente rimarcato dall’autorità
resistente nella sua decisione, appare inoltre essere il fatto che ella –
malgrado dal 2010 fosse a conoscenza della sorte che sarebbe toccata al
suo ex compagno – non si ricordasse mai di riportarlo alla polizia durante i
molteplici interrogatori (cfr. verbale 4, D118 seg., pag. 12). La spiegazione
fornita in sede d’audizione dall’interessata, ovvero che ella allorché vedeva
la polizia avesse soltanto timore e non si ricordasse più nulla (cfr. verbale
4, D119, pag. 12), ripresa anche nel memoriale ricorsuale (cfr. p.to 3,
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pag. 5 seg.), non risulta convincente. Invero, d’un canto tale timore non
pare essersi nei fatti concretizzato, in quanto la ricorrente, malgrado
sapesse la regolarità con la quale ella venisse fermata ed interrogata dalla
polizia – e dal 2015 in avanti in compagnia anche dei militari – ha
continuato a svolgere una vita pressoché normale, frequentando dei corsi
d’(...) e nel 2016 seguendo una formazione per diventare (...), o ancora
recandosi nei negozi, e lavorando durante tutto il corso del 2017 presso
(...) di J._ (cfr. verbale 3, D82 segg., pag. 11; verbale 4, D108 segg.,
pag. 11). D’altro canto, il timore nei confronti della polizia, non motiverebbe
comunque il fatto che ella, la quale ormai si doveva aspettare di essere
interrogata dalla stessa – vista la regolarità quasi quotidiana in cui
avvenivano gli interrogatori secondo le sue stesse asserzioni – non si fosse
premurata nei diversi anni di riportare quanto appreso sul conto di
C._ dal giornale “(...)” (cfr. verbale 3, D50, pag. 7; D92, pag. 11
seg.; verbale 4, D118 segg., pag. 12). Ciò avrebbe difatti potuto arrestare
le persecuzioni allegate da parte della polizia, dato che l’interesse delle
autorità srilankesi nei suoi confronti erano legate allo stesso C._
Stupisce inoltre che l’insorgente, malgrado affermi che nell’articolo di
giornale ci fosse scritto il motivo dell’arresto di C._ in H._,
non se lo ricordi (cfr. verbale 4, D97 segg., pag. 10), e che nei diversi anni
non abbia cercato di ottenere maggiori informazioni in merito e non si sia
premurata di tenere o reperire tale articolo per mostrarlo alla polizia nei
diversi interrogatori, in sua difesa. Infine, appare per lo meno poco credibile
il comportamento inusuale adottato dalla polizia srilankese nei confronti
della ricorrente dopo il suo ritorno dal I._ nel 2015 e sino al suo
espatrio avvenuto nel (...) del 2020. Invero, se la ricorrente avesse
interessato realmente le autorità del suo Paese d’origine, queste ultime non
si sarebbero accontentate di interrogarla allorché ella veniva fermata, quasi
casualmente, quando si trovava fuori casa (cfr. verbale 3, D81 segg.,
pag. 10 seg.; verbale 4, D26 segg., pag. 4); bensì avrebbero per lo meno
svolto delle incursioni, delle perquisizioni al suo domicilio familiare nonché
degli eventuali interrogatori dei suoi famigliari, continuando peraltro a
chiamarla per essere interrogata presso la stazione di polizia, per
determinare il suo reale ruolo ed eventuali relazioni supposte con le LTTE,
nonché tenerla sorvegliata.
6.3 Visto quanto precede, è proprio nella valutazione complessiva e
d’insieme delle allegazioni della ricorrente, come postulato anche
dall’insorgente nel gravame, che l’intera sua narrazione delle persecuzioni
incorse da parte delle autorità di polizia e militari del suo Paese d’origine e
che l’avrebbero indotta all’espatrio definitivo, non risulta essere verosimile
giusta l’art. 7 LAsi. Per il che, il ricorso in materia di concessione dell’asilo
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non merita tutela e la decisione impugnata va in merito a tale punto in
questione confermata.
7.
7.1 Proseguendo nell’analisi, l’insorgente non può neppure vedersi
riconoscere la qualità di rifugiato, all’esclusione della concessione
dell’asilo, per dei motivi soggettivi insorti dopo la fuga (art. 54 LAsi), in
ragione della sua partenza dal paese d’origine (“Republickflucht”), come a
ragione considerato dall’autorità inferiore nel provvedimento avversato. In
effetti, malgrado i cambiamenti politici recenti intervenuti in Sri Lanka, la
ricorrente – visto anche quanto sopra considerato inverosimile (cfr.
consid. 6) – non ha mai interessato la giustizia srilankese da dover essere
registrata nella “Stop List” dalle autorità del suo Paese (cfr. sentenza del
Tribunale E-1866/2015 del 15 luglio 2016 [pubblicata quale sentenza di
riferimento] consid. 8.4.3 e consid. 8.5.2). Tale asserto è dimostrato anche
dalla facilità con la quale la ricorrente è riuscita a svolgere, munita di un
passaporto con i suoi dati, diversi viaggi all’estero e poi a ritornare in Sri
Lanka, sempre via aerea, senza riscontrare particolari problematiche (cfr.
verbale 3, D94 segg., pag. 12 seg.; D119 segg., pag.14 seg.). Ciò è stato
pure il caso del suo espatrio definitivo dallo Sri Lanka nel (...), ove munita
del suo passaporto originale, è partita dall’aeroporto di D._, senza
subire particolari controlli (cfr. verbale 4, D45 segg., pag. 5 segg.). La
ricorrente non appare neppure essere una persona suscettibile di essere
considerata dalle autorità srilankesi, come dotata di una volontà e di una
capacità di ravvivare il conflitto etnico in patria (cfr. sentenza di riferimento
precitata, segnatamente il consid. 8.5.3; cfr. anche tra le altre le sentenze
del Tribunale D-488/2019 del 25 marzo 2020 consid. 4,
E-6653/2018 del 20 marzo 2020 consid. 4). Lei non ha difatti mai preso
parte alle LTTE (cfr. verbale 3, D14, pag. 4; D165 segg., pag. 17; verbale
4, D5, pag. 2), né ha allegato di essere stata impegnata politicamente. Ella
non ha peraltro asserito di avere dei famigliari stretti che abbiano avuto
qualsivoglia legame con l’organizzazione predetta. Invero, l’asserzione
ricorsuale che esista un documento che parlerebbe di un sostegno del
padre alle LTTE (cfr. p.to 5, pag. 10 del ricorso), risulta essere una mera
allegazione di parte, in quanto non supportata da alcuna elemento
concreto, né peraltro trova alcun riscontro nelle dichiarazioni della
ricorrente rese durante il corso delle sue audizioni. Visto quanto già sopra
considerato inverosimile, l’interessata non si può neppure prevalere di una
persecuzione riflessa a causa del supposto legame con le LTTE di
C._, come postulato nel gravame, in quanto lei non è riuscita a
rendere credibile di essere entrata in modo specifico nel mirino delle
autorità srilankesi in ragione della presunta appartenenza dello stesso alle
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LTTE. Altresì, il solo fatto, in quanto tamil, di aver depositato una domanda
d’asilo in Svizzera, preso a sé stante, non espone la ricorrente a dei
trattamenti proscritti dalle disposizioni internazionali in caso di un suo
ritorno in Sri Lanka (cfr. sentenza della CorteEDU, R.J. contro Francia del
19 settembre 2013, 10466/11, §§ 37 e 39; cfr. anche sentenza di
riferimento succitata, consid. 8 e 9; DTAF 2011/24 consid. 8.4 e 10.4). Le
sole evenienze di essere di etnia tamil, di aver lasciato il suo paese
d’origine, come pure di aver introdotto una domanda d’asilo all’estero, la
durata del suo soggiorno all’estero, nonché la sua provenienza dalla
Provincia (...) e la sua età anagrafica (cfr. sentenza di riferimento succitata,
consid. 9.2.4), costituiscono degli elementi di rischio così leggeri che, presi
a sé stanti o sommati, risultano insufficienti per destare i sospetti delle
autorità srilankesi. Tali fattori, confermano tutt’al più che ella possa essere
interrogata da queste ultime al suo ritorno, ma non sono atti a fondare un
timore oggettivo di rappresaglie da parte delle stesse (cfr. sentenza di
riferimento del Tribunale E-1866/2015 precitata consid. 9.2.3 seg.; cfr.
anche la sentenza del Tribunale E-4703/2017 e E-4705/2017 del
25 ottobre 2017 [sentenza in parte pubblicata nella DTAF 2017 VI/6]
consid. 4.4 e 4.5). A differenza poi di quanto sostenuto nel gravame dalla
ricorrente, la sola condizione di donna, peraltro in specie con un’ampia rete
sociale e famigliare in patria non la caratterizzano quale avente un profilo
di rischio accresciuto (cfr. sentenza di riferimento E-1866/2015, in
particolare consid. 8.3 e 9.2.4). La sentenza del Tribunale citata nel ricorso
dall’insorgente (cfr. D-6301/2018 del 23 aprile 2020) non modifica tale
conclusione, in quanto la fattispecie alla base di quest’ultima, si discosta
notevolmente dal presente caso, essendo in particolare che nella stessa
l’interessata, donna sola, è stata riconosciuta come verosimile vittima di
violenze sessuali pregresse perpetrate dalle autorità srilankesi, ciò che non
risulta essere pacificamente il caso di specie. Peraltro, le allegate minacce
di violenze sessuali che sarebbero state indirizzate dalle autorità di polizia
alla ricorrente, visto quanto già sopra ritenuto inverosimile, non risultano
essere a loro volta credibili e quindi di alcuna rilevanza per la presente
disamina. Per quanto concerne poi il fatto che ella non sia più munita di un
passaporto nazionale (cfr. verbale 4, D45 segg., pag. 5 seg.), lei potrebbe
essere sanzionata dalle autorità del suo Paese d’origine con una multa da
50’000 a 100’000 rupie, ma tale sanzione non può essere considerata
come un serio pregiudizio ai sensi dell’art. 3 cpv. 2 LAsi (cfr. sentenza di
riferimento E-1866/2015 precitata consid. 8.4.4).
7.2 Non sono infine ravvisabili ulteriori elementi all’incarto che rendano
verosimile che la ricorrente possa attirare l’attenzione delle autorità
srilankesi a causa dell’attuale contesto politico e di sicurezza del Paese in
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questione e che debba pertanto temere di subire delle persecuzioni
rilevanti in materia d’asilo. Segnatamente, non v’è all’ora attuale alcun
motivo per ritenere che il cambiamento di potere in Sri Lanka abbia
comportato un rischio di persecuzione collettiva di interi gruppi di persone.
Per il resto, la situazione conflittuale tra l’(...) e le autorità srilankesi si è nel
frattempo normalizzata. Nel contempo hanno inoltre fatto ritorno in patria
liberamente o coattivamente, dei richiedenti l’asilo, senza che fossero
interrogati all’aeroporto di D._ in merito a conoscenti o abbiano
riscontrato qualsivoglia problematica una volta rientrati al proprio domicilio
(cfr. in tal senso anche le sentenze del Tribunale E-2294/2020 del
24 settembre 2020 consid. 10.2.1 con ulteriori riferimenti citati,
D-6151/2018 del 31 luglio 2020 consid. 6.2 e 6.3 con riferimenti citati).
Peraltro non vi è alcuna relazione personale tra la ricorrente e l’elezione
presidenziale del 16 novembre 2019 rispettivamente con le sue
conseguenze, che la possa esporre ad un rischio particolare di
persecuzioni nel caso di un suo rientro in patria.
7.3 Alla luce di quanto precede, la SEM nella decisione impugnata è giunta
a ragione alla conclusione che la ricorrente non possa prevalersi di alcun
timore fondato di persecuzione futura, in un prossimo avvenire e secondo
un’alta probabilità, per dei motivi pertinenti ai sensi dell’art. 3 LAsi.
Pertanto, anche in relazione al riconoscimento della qualità di rifugiato, v’è
da confermare il giudizio negativo di cui alla decisione impugnata.
8.
Se respinge la domanda d’asilo o non entra nel merito, la SEM pronuncia,
di norma, l’allontanamento dalla Svizzera e ne ordina l’esecuzione; tiene
però conto del principio dell’unità della famiglia (art. 44 LAsi).
L’insorgente non adempie le condizioni in virtù delle quali la SEM avrebbe
dovuto astenersi dal pronunciare il suo allontanamento dalla Svizzera
(art. 14 cpv. 1 e 2, art. 44 LAsi nonché art. 32 dell’ordinanza 1 sull’asilo
relativa a questioni procedurali dell’11 agosto 1999 [OAsi 1, RS 142.311];
cfr. DTAF 2013/37 consid. 4.4; 2011/24 consid. 10.1). Il Tribunale è
pertanto tenuto a confermare la pronuncia dell’allontanamento.
9.
9.1 L’esecuzione dell’allontanamento è regolamentata, per rinvio
dell’art. 44 LAsi, dall’art. 83 della legge federale sugli stranieri e la loro
integrazione (LStrI, RS 142.20), giusta il quale l’esecuzione
dell’allontanamento dev’essere possibile (art. 83 cpv. 2 LStrI), ammissibile
(art. 83 cpv. 3 LStrI) e ragionevolmente esigibile (art. 83 cpv. 4 LStrI).
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9.2 Nella propria decisione, l’autorità sindacata ritiene in sunto
l’esecuzione dell’allontanamento dell’insorgente come ammissibile,
ragionevolmente esigibile, sia dal profilo della situazione previgente nel
Paese d’origine sia personale dell’interessata, come pure possibile. Nel
suo gravame, la ricorrente contesta tale valutazione. Ella osserva
essenzialmente, citando anche diverse fonti di organizzazioni
internazionali nel ricorso, come la SEM non abbia preso in considerazione
adeguatamente nel suo apprezzamento circa l’ammissibilità della misura
d’esecuzione, la situazione politica e sociale vigente in Sri Lanka a seguito
dell’elezione quale Presidente di Gotabaya Rajapaksa, nonché il profilo di
rischio della richiedente in quanto giovane donna tamil, riguardo ai rischi di
abusi – in particolare violenze sessuali – alla quale potrebbe essere
esposta da parte di esponenti delle autorità di sicurezza nel caso di
esecuzione dell’allontanamento, ovvero a trattamenti proscritti dall’art. 3
CEDU. Inoltre, l’esecuzione dell’allontanamento dell’insorgente sarebbe
pure da ritenere inesigibile, alla luce delle caratteristiche personali della
stessa, la sua condizione di fragilità e le sue problematiche di salute.
9.3 Nel caso in parola, il Tribunale rileva dapprima come la ricorrente non
è riuscita a dimostrare l’esistenza di seri pregiudizi o il fondato timore di
essere esposta a tali pregiudizi ai sensi dell’art. 3 LAsi, stante le sue
dichiarazioni inverosimili ed irrilevanti già sopra ritenute. Pertanto,
l’ammissibilità del rinvio della ricorrente verso lo Sri Lanka sotto l’aspetto
dell’art. 5 cpv. 1 LAsi, risulta quindi essere pacifico. Per di più, per i motivi
già sopra enucleati (cfr. supra consid. 7) – ed a differenza di quanto
esposto in modo perlopiù generico dall’interessata nel gravame – non sono
ravvisabili agli atti altri elementi che possano far ritenere, con una
probabilità preponderante, che l’insorgente possa essere sottoposta ad
una pena o ad un trattamento vietati dall’art. 3 CEDU o dall’art. 3 Conv.
tortura (cfr. sentenza della CorteEDU [Grande Camera] Saadi contro Italia
del 28 febbraio 2008, 37201/06, §§125 e 129 con relativi riferimenti). Le
questioni mediche (cfr. infra consid. 9.4.3) non sono inoltre tali da influire
sull’ammissibilità dell’esecuzione dell’allontanamento, posto che risultano
pertinenti solo in casi straordinari e di estrema gravità (cfr. tra le altre la
DTAF 2011/9 consid. 7 con riferimenti alla Giurisprudenza della Corte
europea dei diritti dell’uomo [CorteEDU]). Ne consegue pertanto che,
l’allontanamento della ricorrente verso lo Sri Lanka, sia da considerare
ammissibile ai sensi dell’art. 83 cpv. 3 LStrI in relazione con l’art. 44 LAsi.
9.4
9.4.1 È notorio che, dopo la cessazione delle ostilità tra i separatisti tamil
ed il governo di Colombo, nel maggio 2009, in Sri Lanka non viga
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attualmente una situazione di guerra, guerra civile o violenza generalizzata
che coinvolga l’insieme della popolazione nella totalità del territorio
nazionale (cfr. sentenza di riferimento del Tribunale E-1866/2015
consid. 13.1). In tale contesto il Tribunale ha altresì proceduto
all’attualizzazione della giurisprudenza pubblicata nella DTAF 2011/24 ed
ha confermato che l’esecuzione dell’allontanamento è ragionevolmente
esigibile in tutta la provincia (...) ad eccezione della regione di Vanni (per
la regione di Vanni cfr. la sentenza di riferimento D-3619/2016 del
16 ottobre 2017, in particolare consid. 9.5) qualora i criteri individuali
dell’esigibilità siano dati (in particolare l’esistenza di una solida rete
familiare o sociale, così come la possibilità di accedere ad un alloggio e di
prospettive favorevoli quanto alla copertura dei bisogni elementari [cfr.
sentenza E-1866/2015 consid. 13.3.3]). Da notare che già la precedente
DTAF 2011/24 considerava di principio esigibile l’esecuzione
dell’allontanamento verso la provincia (...).
9.4.2 Nel caso specifico, la ricorrente proviene dalla provincia (...) e meglio
da F._, situata nell’omonimo distretto. Pertanto, in riscontro alla
giurisprudenza precitata, che risulta tutt’ora attuale, il suo ritorno in tale
regione d’origine è da un punto di vista generale, ragionevolmente
esigibile.
9.4.3 Anche i problemi medici dell’insorgente non risultano essere ostativi
all’esecuzione del suo rinvio. Invero, secondo la documentazione medica
agli atti, per il mal di testa di cui soffre la ricorrente è stata posta da ultimo
una diagnosi di emicrania associata a probabile cefalea tensiva (cfr. atto
SEM n. [...]-43/1), che ella sta curando con un trattamento farmacologico a
base di (...) (cfr. atto SEM n. 44/2). Per i problemi all’orecchio destro, le è
stata invece inizialmente diagnosticata una lieve ipoacusia trasmissiva a
destra, con la prescrizione di una terapia con mucolitici ed eventuale
controllo dopo quindici giorni (cfr. atto SEM n. 33/2), ed in seguito una
sospetta meringite granulare al timpano destro con granulazioni
epitimpanale, con la prescrizione di una terapia a base di gocce auricolari
di (...) per (...) (cfr. atto SEM n. 42/2). Sempre per quest’ultima
problematica, a causa delle risultanze dell’ultimo consulto medico (cfr.
supra lett. H), la ricorrente è stata annunciata per un consulto specialistico
(cfr. atto SEM n. 44/2). Non avendo nel frattempo il patrocinatore
dell’insorgente prodotto certificati medici aggiornati, si parte dal
presupposto che le patologie sopra citate non abbiano subito evoluzioni
significative, come neppure che le problematiche psicologiche allegate nel
ricorso non abbiano avuto alcun seguito (cfr. sentenza del Tribunale
E-2022/2015 del 28 aprile 2017 consid. 3.5). Ora, per il quadro clinico in
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questione le cure necessarie possono senz’altro essere assicurate nel
paese d’origine della richiedente, e non vi sono elementi per ritenere che
lo stato di salute dell’interessata, in caso di rinvio in patria, si degraderebbe
così rapidamente al punto da condurla in maniera certa alla messa in
pericolo concreta della sua vita o ad un pregiudizio serio, durevole e
notevolmente grave della sua integrità fisica (cfr. DTAF 2011/50 consid. 8.3
e relativi riferimenti). Peraltro ella non ha allegato di non poter ricevere le
cure adeguate nel suo Paese per le predette problematiche valetudinarie,
di cui soffre invero già dal 2008, e per le quali non ha mai richiesto dei
trattamenti in patria (cfr. verbale 3, D4 segg., pag. 2), malgrado avesse
avuto la possibilità di farlo, segnatamente avendo lavorato per un anno
quale (...) in un (...). Pertanto, i problemi medici dell’insorgente non
risultano ostativi all’esecuzione del rinvio.
9.4.4 D’altro canto la ricorrente è giovane, dispone di una buona
formazione scolastica e quale (...), avendo pure lavorato in tale veste per
un anno nel suo paese d’origine. Ella può inoltre contare su di una vasta
rete famigliare vivente sia a F._ che a O._, sempre situata
nella provincia (...) dello Sri Lanka (cfr. verbale 4, D103 segg., pag. 11;
D117, pag. 12), alla quale potrà far capo, in caso di bisogno, nel contesto
di un reinserimento. Non vi è dunque da temere che lei sia esposta ad una
situazione di minaccia esistenziale in caso di rientro in patria a causa
dell’impossibilità di procacciarsi il minimo vitale.
9.4.5 Su tali presupposti, l’esecuzione dell’allontanamento dell’insorgente,
è pure da ritenersi ragionevolmente esigibile (art. 83 cpv. 4 LStrI in
relazione con l’art. 44 LAsi).
9.5 In ultima analisi, nemmeno risultano esserci degli impedimenti sotto
l’aspetto dell’esecuzione dell’allontanamento, in quanto la ricorrente,
usando della necessaria diligenza, potrà procurarsi ogni documento
indispensabile al rimpatrio (cfr. DTAF 2008/34 consid. 12). Per il resto,
l’attuale situazione dal punto di vista sanitario dovuta all’epidemia da
Coronavirus, non risulta ostativa all’esecuzione dell’allontanamento (cfr. a
titolo d’esempio la sentenza del Tribunale E-2294/2020 del
24 settembre 2020 consid. 13.3.4).
9.6 Ne consegue che, anche in materia di esecuzione dell’allontanamento,
la decisione dell’autorità inferiore va confermata ed un’ammissione
provvisoria dell’insorgente non entra quindi in considerazione.
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Pagina 17
10.
Alla luce di tutto quanto sopra, con la decisione impugnata, la SEM non ha
violato il diritto federale né abusato del suo potere d’apprezzamento ed
inoltre non ha accertato in modo inesatto o incompleto i fatti giuridicamente
rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi). Altresì, per quanto censurabile, la decisione
non è inadeguata (art. 49 PA). Il ricorso va conseguentemente respinto e
la decisione impugnata confermata.
11.
Avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, la domanda di esenzione
dal versamento di un anticipo equivalente alle presunte spese processuali
è divenuta senza oggetto.
12.
Infine, ritenute le allegazioni ricorsuali sprovviste di probabilità di esito
favorevole, la domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa
dal pagamento delle spese processuali (cfr. art. 65 cpv. 1 PA), è respinta.
13.
Visto l’esito della procedura, le spese processuali di CHF 750.–, che
seguono la soccombenza, sono poste a carico della ricorrente (art. 63
cpv. 1 e 5 PA; nonché art. 3 lett. b del regolamento sulle tasse e sulle spese
ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del
21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]).
14.
La presente decisione non concerne persone contro le quali è pendente
una domanda di estradizione presentata dallo Stato che hanno
abbandonato in cerca di protezione per il che non può essere impugnata
con ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale
(art. 83 lett. d cifra 1 LTF). La pronuncia è quindi definitiva.
(dispositivo alla pagina seguente)
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