Decision ID: c2842c2a-5fee-5d45-9957-a75721e494a5
Year: 2010
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: civil_law

in fatto: A. AO 1 e la sorella AO 2 sono comproprietarie, metà ciascuno, della particella n. 938 RFD di _, su cui sorge una casa unifamiliare. Il fondo confina a est con la particella n. 941, sulla quale si trova una casa d'abitazione con piscina, appartenente a AP 1. Lungo i confini sud e ovest di quest'ultima proprietà è stata posta a dimora una siepe di laurocesaro. Il 30 luglio 2003 AO 1 ha chiesto al Comune di _ il permesso di costruire un edificio destinato a sovrastare la piscina con la realizzazione di servizi accessori (servizi, sauna, spogliatoio, palestra, solarium) e di un appartamento per gli ospiti. Il Comune ha rilasciato la licenza edilizia il 10 dicembre 2003, respingendo un'opposizione inoltrata AO 1 e AO 2. Adito dalle opponenti, con risoluzione del 24 agosto 2004 il Consiglio di Stato ha annullato la licenza edilizia. Un ricorso presentato da AP 1 contro tale risoluzione è stato respinto dal Tribunale cantonale amministrativo con sentenza del 25 ottobre 2004 (inc. 52.2004.304).
B. Nel frattempo, il 24 febbraio 2004, AO 1 e AO 2 hanno introdotto davanti al Pretore della giurisdizione di Mendrisio Sud una petizione perché fosse ordinato a AP 1 di arretrare di 50 cm la siepe posta a confine tra le due particelle, riducendola inoltre all'altezza di 1.25 m, di mondare la siepe a valle della sua proprietà (o, in via subordinata, di versare loro fr. 10 000.– in risarcimento del danno per la minor vista) e di spostare un acero esistente sul suo fondo alla distanza legale dal confine (o, subordinatamente, di abbatterlo o, in via ancor più subordinata, di versare loro fr. 10 000.– in risarcimento del danno per il minor valore del fondo). Le attrici hanno chiesto altresì che a AP 1 fosse vietata l'edificazione delle
opere previste nella licenza edilizia o, in via subordinata, che AP 1 fosse condannato a versar loro fr. 50 000.– in risarcimento del danno. Nella sua risposta del 10 maggio 2004 AP 1 ha proposto di respingere la petizione. Con replica del 9 giugno 2004 le attrici hanno ribadito le loro domande. Il convenuto ha duplicato il 17 agosto 2004, confermando la sua posizione.
C. L'udienza preliminare si è tenuta il 30 settembre 2004 e l'istruttoria, iniziata lo stesso giorno, è terminata il 18 giugno 2007. Nel loro memoriale conclusivo del 3 settembre 2007 le attrici hanno poi riaffermato le loro domande, salvo rinunciare allo spostamento dell'acero (nel frattempo abbattuto), ma chiedendo che al convenuto fosse vietato privare il loro fondo della vista mediante qualsiasi tipo di piantagione o costruzione, con obbligo di versar loro fr. 2800.– in risarcimento del danno per la presenza dell'acero tra il 2001 e il 2005, come pure fr. 2000.– per il maggior costo di elettricità causato dalla siepe a confine tra il 2001 e il 2007. Nel suo memoriale conclusivo del 4 settembre 2007 il convenuto ha proposto una volta ancora di respingere la petizione. Al dibattimento finale del 10 settembre 2007 le attrici hanno chiesto inoltre di condannare AP 1 a corrispondere loro una cifra da determinare dal Pretore a titolo di indennizzo per la perdita temporanea della vista e per i disagi causati dal procedimento, mentre il convenuto ha proposto di respingere anche tale domanda.
D. Statuendo con sentenza del 2 maggio 2008, il Pretore ha parzialmente accolto la petizione, nel senso che ha ordinato al convenuto – sotto comminatoria dell'esecuzione effettiva – di potare la siepe a confine con la proprietà delle attrici fino all'altezza di 1.25 m, di mantenerla tale mediante regolare potatura, di potare la siepe a valle della sua proprietà fino all'altezza di 1.25 m “calcolati facendo astrazione del rialzamento eseguito a mezzo di mattoni di tipo verduro”, di mantenerla tale mediante regolare potatura e di arretrarla di 50 cm dal confine. AP 1 è stato condannato inoltre a risarcire alle attrici fr. 2000.– per le immissioni causate dall'acero. La tassa di giustizia di fr. 3000.– e le spese sono poste per quattro quinti a carico del convenuto e per il resto a carico delle attrici, cui il convenuto è stato obbligato a rifondere fr. 3600.– complessivi per ripetibili.
E. Contro la sentenza appena citata AP 1 è insorto con un appello del 29 maggio 2008 per ottenere che la sentenza impugnata sia riformata nel senso di respingere le richieste di potare e arretrare la siepe a valle della sua proprietà, come pure il preteso risarcimento di fr. 2000.–. Nelle loro osservazioni del 2 luglio 2008 AO 1 e AO 2 propongono di respingere l'appello.

Considerando
in diritto: 1. Il Pretore ha fissato il valore litigioso in fr. 50 000.– (sentenza impugnata, consid. 8), che le parti non contestano. La proponibilità dell'appello è pertanto data (fr. 8000.–: art. 36 cpv. 1 LOG). Introdotto nei venti giorni successivi alla notifica della sentenza impugnata, l'appello è altresì tempestivo.
2. Controversa è anzitutto la potatura e l'arretramento della siepe a valle della proprietà del convenuto. Il Pretore ha accertato che, sebbene sia alta 2.50 m, essa non è a confine con il fondo delle attrici, onde l'inapplicabilità degli art. 139 segg. LAC. Egli ha esaminato così se la siepe sia fonte di immissioni eccessive nel senso dell'art. 684 CC. A tal fine egli ha appurato, sulla scorta di una perizia, che la siepe a confine con la proprietà delle attrici e quella a valle della proprietà del convenuto occludono quasi completamente la vista dalla particella n. 938 verso il lago di _ e che ciò deprezza il fondo di fr. 50.–/m2. A suo avviso “secondo criteri oggettivi, mettendosi al posto di un uomo ragionevole mediamente sensibile e soppesando i reciproci interessi del proprietario accusato di abusare del suo diritto e del vicino che si lamenta dell'eccesso, si può concludere che il danno causato dalle immissioni negative provenienti dalla siepe a valle sia tale da far ritenere le stesse eccessive e che possa applicarsi la disposizione di cui all'art. 684 CC”. Egli ha ordinato pertanto al convenuto di mondare la siepe a un'altezza di 1.25 m “calcolati facendo astrazione del rialzamento eseguito a mezzo di mattoni di tipo verduro”, di mantenerla tale mediante potatura e di arretrarla a 50 cm dal confine a valle. Quanto al risarcimento del danno, il primo giudice ha ritenuto che si dovesse riparare unicamente il pregiudizio cagionato dall'acero posto a insufficiente distanza dal confine, pregiudizio da lui stimato in fr. 2000.– complessivi per il maggior costo di pulizia della piscina e per la raccolta delle foglie sul fondo delle attrici.
3. L'appellante reputa che le attrici abbiano inammissibilmente mutato l'azione (art. 74 CPC), giacché con la petizione esse chiedevano di mondare la siepe in modo tale da non privarle delle vista sul lago (o, in subordine, di risarcir loro fr. 10 000.–), mentre con il memoriale conclusivo esse hanno postulato l'arretramento della siepe a 50 cm dal confine e la potatura della medesima all'altezza di 1.25 m calcolata dal livello del terreno non modificato (o, in via subordinata, il risarcimento di fr. 72 000.–), domande che a suo parere sono finanche sfuggite al contraddittorio. L'appellante contesta poi gli estremi di immissioni eccessive causate dalla siepe, sostenendo che la perdita di valore del fondo stimata dal perito non si fonda su un preciso ragionamento tecnico-scientifico. Per di più, il deprezzamento di fr. 50.–/m2 prospettato dal perito non consente di stabilire in che misura la sola siepe a valle privi le attrici dalla vista a lago e sia fonte di immissioni eccessive. Anzi, il perito stesso ammette che il minor valore non è dovuto unicamente alla privazione della vista verso il lago, ma anche verso un'altra direzione. Non vi sarebbe dunque alcuna prova che permetta di stabilire se e in che misura la nota siepe ostacoli la vista dal fondo delle vicine, ciò che esclude eventuali immissioni eccessive.
4. L'art. 679 CC prevede che chiunque è danneggiato o minacciato di un danno perché un proprietario trascende nell'esercizio del suo diritto di proprietà, può chiedere la cessazione della molestia o un provvedimento contro il danno temuto e il risarcimento del danno. Nei rapporti di vicinato, in particolare, l'art. 684 cpv. 2 CC vieta eccessi pregiudizievoli, come emissioni di fumo o di fuliggine, emanazioni moleste, rumori o scuotimenti suscettibili di provocare danni e non giustificati dalla situazione, dalla destinazione dei fondi o dall'uso locale. Come ha ricordato il Pretore, l'art. 684 CC comprende anche la protezione da cosiddette immissioni “negative”, come la privazione della luce, della vista o l'ombreggiamento (DTF 126 III 454 consid. 2). La competenza legislativa riservata ai Cantoni dall'art. 688 CC in materia di piantagioni non osta quindi, per principio, all'applicazione degli art. 679 e 684 CC, i quali costituiscono una garanzia minima di diritto federale contro le immissioni (DTF 126 III 460 consid. 3d). Benché rispettosa delle norme cantonali sulle distanze, una piantagione può di conseguenza, dandosene gli estremi, essere fonte di immissioni eccessive.