Decision ID: 9588f3dc-1c7b-5dc4-bb14-ff7f720a80cb
Year: 2000
Language: it
Court: TI_TCA
Chamber: TI_TCA_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: public_law

ritenuto,
in fatto
A. La cittadina iugoslava _ è giunta per la prima volta in Svizzera nel 1988 per lavorare quale lingerista, ottenendo dapprima dei permessi di dimora per stagionali e dall'ottobre 1991 un permesso di dimora annuale. Le figlie _ e _, delle quali ha sottaciuto l'esistenza alle competenti autorità fino al 1991, hanno continuato a vivere in Patria con il padre, ex marito di _, al quale erano state affidate dopo il divorzio avvenuto nel 1986.
a) Con verbale 14 gennaio 1993 il Tribunale comunale di _, preso atto dell'accordo dei genitori in tal senso, ha disposto l'affidamento di _ alla madre, con la quale avrebbe dovuto vivere, e quello di _ al padre.
b) Il _, _, nel frattempo convolata a seconde nozze a _ con il connazionale _, ha chiesto di poter essere raggiunta dalla figlia _. Quest'ultima è giunta in Svizzera il 3 maggio 1993, ottenendo un permesso B.
c) Il 30 giugno 1994 _ è rientrata in Patria.
B. a) Con sentenza 18 marzo 1998, cresciuta in giudicato, il Pretore di Lugano sez. 6 ha pronunciato il divorzio dei coniugi _.
b) Nell'ottobre 1998 _ ha ottenuto il permesso di domicilio.
c) Il 26 gennaio 1999, la straniera si è sposata, in Iugoslavia, con il connazionale _, residente all'estero.
C. Il 4 maggio 1999 _ è nuovamente entrata in Svizzera al beneficio di un visto turistico per un soggiorno della durata massima di 31 giorni, al fine di rendere visita alla madre.
Il 20 maggio 1999 _ ha postulato il rilascio di un permesso di dimora per la figlia, nell'ambito del ricongiungimento famigliare. Con decisione 1° settembre 1999 la Sezione dei permessi e dell'immigrazione non è entrata nel merito dell'istanza, dopo aver rilevato come la richiedente aveva voluto mettere le autorità davanti al fatto compiuto, violando l'Ordinanza sull'entrata degli stranieri (OENS). Al ricorso è stato tolto l'effetto sospensivo, successivamente restituito dall'Esecutivo cantonale con risoluzione 24 settembre 1999.
D. Con decisione 1 dicembre 1999 il Consiglio di Stato ha respinto il gravame presentato da _, per la figlia, contro la decisione dipartimentale. Posto in evidenza come la ricorrente con il suo agire avesse disatteso l'art. 10 OENS, l'Esecutivo cantonale ha ritenuto che non fossero dati i presupposti di cui agli art. 17 cpv. 2 LDDS e 8 CEDU, giustificanti il ricongiungimento famigliare. L'autorità ha dato particolare rilievo alla durata pluriennale della separazione, alla mancanza di provate relazioni strette, al fatto che il ricongiungimento sarebbe stato soltanto parziale, nonché alla circostanza che _ aveva vissuto la maggior parte della propria vita in Iugoslavia e che l'attuale situazione famigliare non aveva subito modifiche tali da impedirle di continuare a vivere nel proprio Paese d'origine.
E. Contro tale pronuncia _ insorge ora davanti al Tribunale cantonale amministrativo, postulandone l'annullamento e chiedendo che le venga rilasciato un permesso per soggiornare in Svizzera con la madre. Sostiene in primo luogo che nel 1994 era rientrata in Patria unicamente per le vacanze estive e che non era tornata in Svizzera in quanto il padre le avrebbe imposto di rimanere presso di lui. Attualmente, come risulta dalla dichiarazione 23 novembre 1999 annessa al ricorso, non sarebbe più intendimento del padre averla con sé, proprio a causa del suo desiderio di vivere con la madre, che ha sempre provveduto al suo sostentamento economico e con la quale ha mantenuto un legame stretto ed intenso nonostante la lontananza. L'insorgente evidenzia che l'impossibilità di poter vivere con la madre le causa di disturbi di ordine emotivo, tali da imporre delle cure specialistiche. Rileva infine che il ricongiungimento non è stato chiesto precedentemente poiché la madre era stagionale.
F. All'accoglimento del gravame si oppongono sia la Sezione dei permessi e dell'immigrazione che il Consiglio di Stato con argomentazioni di cui si dirà, se necessario, in seguito.
G. a) In data 24 gennaio 2000, la ricorrente ha prodotto il certificato medico 17 gennaio 1999 del dr. med. _, psichiatra e psicoterapeuta, secondo cui un eventuale rientro in Patria di _ metterebbe in pericolo il suo sviluppo emotivo; viceversa la possibilità di risiedere in Svizzera accanto alla madre le consentirebbe di maturare emotivamente e di seguire una formazione professionale.
b) La Sezione dei permessi e dell'immigrazione ed il Consiglio di Stato, ai quali il suddetto certificato medico è stato trasmesso per osservazioni, hanno chiesto la riconferma della decisione impugnata.
c) Con scritto 25 maggio 2000, la ricorrente, preso atto delle osservazioni della Sezione dei permessi e dell'immigrazione e del Consiglio di Stato, si è sostanzialmente riconfermata nelle proprie allegazioni ricorsuali. Ha inoltre prodotto lo scritto 20 aprile 2000, nel quale il dr. med. _ attesta il peggioramento dello stato psichico di _, ribadendo la necessità che le venga consentito di rimanere in Svizzera sia per iniziare la sua formazione professionale, sia per vivere con la madre.
Considerato,

in diritto
1. 1.1. In materia di diritto degli stranieri, la competenza del Tribunale cantonale amministrativo a statuire in merito ai gravami inoltrati avverso le decisioni del Consiglio di Stato è data soltanto nella misura in cui queste ultime sono suscettibili di essere impugnate con ricorso di diritto amministrativo al Tribunale federale (art. 10 lett. a LALPS).
1.2. Giusta l'art. 100 cpv. 1 lett. b no 3 OG, in materia di polizia degli stranieri il ricorso di diritto amministrativo al Tribunale federale non è esperibile contro il rilascio o il rifiuto di permessi al cui ottenimento la legislazione federale non conferisce un diritto. L'art. 4 LDDS sancisce che l'autorità competente decide liberamente, nei limiti delle disposizioni della legge e dei trattati con l'estero, in merito alla concessione del permesso di dimora o di domicilio. Lo straniero ha quindi un diritto all'ottenimento di un simile permesso solo laddove tale pretesa si fonda su una disposizione particolare del diritto federale o di in trattato internazionale (DTF 122 II 3 consid. 1a, 388 consid. 1a e rinvii).
1.3. Non esiste alcun trattato tra la Confederazione svizzera e la Repubblica federativa di Iugoslavia dal quale potrebbe scaturire un diritto al rilascio di un permesso di soggiorno a titolo di ricongiungimento famigliare.
1.4. L'art. 17 cpv. 2 LDDS dispone, tra l'altro, che se lo straniero possiede il permesso di domicilio, il coniuge ha diritto al rilascio ed alla proroga del permesso di dimora fintanto che i coniugi vivono insieme; i figli celibi d'età inferiore a 18 anni hanno il diritto di essere inclusi nel permesso di domicilio se vivono con i genitori. _ è domiciliata in Svizzera dal 1998. Il ricongiungimento è stato chiesto quando la figlia _ aveva 17 anni: conformemente alla norma menzionata, di principio, quest'ultima dispone quindi di un diritto al permesso sollecitato. Se dunque la censura di violazione dell'art. 17 cpv. 2 LDDS fosse sollevata innanzi al Tribunale federale mediante un ricorso di diritto amministrativo, la Corte federale la dichiarerebbe ammissibile in applicazione dell'art. 100 cpv. 1 lett. b n. 3 OG. Il gravame è pertanto ricevibile anche davanti a questo tribunale. Il quesito di sapere se la pretesa citata conduca al rilascio del permesso postulato è una questione di merito e non di ammissibilità.
1.5. Il gravame, tempestivo (art. 46 PAmm) e presentato da una persona legittimata a ricorrere (art. 43 PAmm), è dunque ricevibile in ordine.
2. L'art. 17 cpv. 2 LDDS ha quale obiettivo di permettere ed assicurare, a livello giuridico, un'effettiva convivenza famigliare (DTF 119 Ib 86 consid. 2c, 118 Ib 159 consid. 2b, 115 Ib 101 consid. 3a). Questo diritto non è assoluto. Non è tutelato se è invocato in maniera abusiva, ossia quando lo scopo ricercato è in realtà quello di assicurarsi migliori condizioni economiche oppure di terminare la formazione in Svizzera. In particolare, l'autorizzazione è rifiutata se i figli hanno vissuto durante parecchi anni all'estero separati dai propri genitori (o da uno di essi) stabilitisi in Svizzera e vogliono raggiungerli poco tempo prima di aver compiuto 18 anni. Un'eccezione può unicamente sussistere se validi motivi hanno impedito un ricongiungimento più tempestivo (cfr. DTF 122 II 385 consid. 4, 119 Ib 81 consid. 3 e 4, 118 Ib 153 consid. 2 e 3; Wurzburger, La jurisprudence récente du Tribunal fédéral en matière de police des étrangers, in: RDAF 53/1997, pag. 278 segg. con rinvii).
3. 3.1. _ è entrata la prima volta in Svizzera nel 1988 per lavorare come stagionale, lasciando la figlia _ in Iugoslavia presso l'ex marito, al quale era stata affidata a seguito dello scioglimento del matrimonio avvenuto nel 1986. Nel maggio del 1993 _, che da gennaio di quell'anno era affidata alla madre, è entrata in Svizzera, ottenendo un permesso di dimora annuale nell'ambito del ricongiungimento famigliare, dove è rimasta per circa un anno. Va sottolineato che essa è tornata nel suo Paese d'origine motu proprio, poiché là vive la sorella _, affidata al padre, mentre in Svizzera viveva praticamente da sola (cfr. ricorso al Consiglio di Stato, p. 5). Nemmeno al momento dell'ottenimento del permesso di domicilio, nell'ottobre 1998, _ ha postulato il ricongiungimento con le figlie. E' solo il 20 maggio 1999, ossia dopo una pluriennale separazione, che essa ha chiesto il permesso di soggiorno a favore della sola figlia primogenita, 17.nne, che a quel momento aveva già terminato le scuole dell'obbligo, con lo scopo di permetterle di proseguire la propria formazione professionale (cfr. scritto 30 giugno 1999 di _).
3.2. Va innanzitutto constatato come _ sia venuta in Svizzera per un soggiorno temporaneo (31 giorni) con il fine dichiarato di rendere visita alla madre, mentre alla luce dei fatti in rassegna risulta che il vero scopo era volto verosimilmente ad entrare nel nostro Paese per sfruttare tale circostanza e chiedere il rilascio di un permesso di soggiorno di lunga durata. Un simile comportamento, volto a mettere le autorità di fronte al fatto compiuto, non può essere tutelato. Ciò non legittima tuttavia l'autorità dipartimentale a rifiutare l'esame dell'istanza di ricongiungimento famigliare. Al contrario, questa circostanza costituisce soltanto un elemento fra tanti altri che dev'essere valutato nella ponderazione degli interessi in gioco (DTF 26 giugno 1998 in re A.). Ora, nel caso concreto, vanno considerati elementi di sicuro rilievo. Il ricongiungimento, come detto, è stato chiesto dopo 6 anni di separazione. Una situazione di questo genere denota, di norma, una rottura dei legami famigliari e dà adito a dubbi in merito all'intensità degli stessi. E' ben vero che durante la permanenza in Svizzera _ ha sempre fatto regolarmente ritorno in Iugoslavia e si è occupata del sostentamento di _. Tuttavia il mantenimento di rapporti durante gli anni di separazione, non solo affettivo, ma anche finanziario, è del tutto naturale e non basta, da solo, a far apparire questa relazione prevalente su quelle esistenti in Patria, segnatamente con la sorella minore, i nonni paterni ed il padre, con i quali _ ha vissuto la maggior parte della propria vita (dal 1986 al maggio 1993 e dal giugno 1994 al 3 maggio 1999). Se effettivamente il legame con la figlia fosse stato intenso e prioritario su qualsiasi altra relazione, la madre avrebbe tentato di ottenere in precedenza il ricongiungimento, quando cioè la figlia necessitava maggiormente della presenza materna. Ulteriori dubbi in merito all'intensità del legame risiedono nel fatto che _ ha sottaciuto l'esistenza delle figlie alle competenti autorità svizzere fino al 1991. In siffatte circostanze non si vedono oggettivamente quali siano potuti essere i fattori che hanno impedito a _, durante gli ultimi 6 anni, di avviare le pratiche per ricongiungersi con la figlia _, se non, verosimilmente, la volontà che quest'ultima trascorresse la sua infanzia e terminasse gli studi obbligatori in Patria per in seguito venire in Svizzera al fine di avere un futuro migliore, segnatamente una formazione ed un avvenire professionale più favorevoli di quelli ottenibili in Iugoslavia. A tale proposito giova osservare che nello scritto 30 giugno 1999 _, dopo aver evidenziato di essere il genitore affidatario, ha spontaneamente motivato la propria richiesta indicando quali intenzioni future della figlia quelle di imparare la lingua italiana e, successivamente, di frequentare la quarta media. Da quanto precede emerge quindi che lo scopo della richiesta del permesso è quello di garantire ad _ migliori prospettive scolastiche, professionali ed economiche, finalità queste non tutelate dall'art. 17 cpv. 2 LDDS.
3.3. Le argomentazioni ricorsuali e la documentazione prodotta non permettono di sovvertire la suddetta conclusione.
La ricorrente sostiene innanzitutto che il ricongiungimento si imporrebbe in quanto il padre si sarebbe reso colpevole di gravi inadempienze nei confronti della prole. Tale asserzione, resa soltanto dopo aver preso visione della risoluzione dipartimentale, non è corredata da alcun supporto probatorio e rimane puro parlato. Se effettivamente la situazione fosse quella descritta dalla ricorrente, tale circostanza non soltanto sarebbe stata indicata dalla madre nell'ambito dell'istanza di ricongiungimento, ma sarebbe stata pure da quest'ultima segnalata a tempo debito alle competenti autorità. Inoltre in tale ipotesi mal si comprende il motivo per il quale il ricongiungimento sia stato chiesto unicamente per la figlia maggiore. Le medesime considerazioni si impongono riguardo all'asserzione secondo cui, nel 1994, il padre avrebbe costretto la figlia a rimanere in Iugoslavia contro la sua volontà. Neppure può giovare alla ricorrente la dichiarazione 23 novembre 1999, nella quale il padre afferma che non è più suo intendimento avere con sé la figlia, a causa del desiderio manifestato da quest'ultima di rimanere con la madre. Tale documento è stato prodotto per la prima volta dinanzi a questo Tribunale e sembra pertanto allestito unicamente per fini processuali. Nella perizia di parte prodotta in questa sede il dr. med. _ ritiene indispensabile che _ possa soggiornare in Svizzera con la madre al fine di maturare emotivamente e di seguire una formazione professionale. Ciò non dimostra tuttavia né che effettivamente la relazione con la madre sia preponderante rispetto a quelle che l'insorgente ha in Patria, né tantomeno consente di escludere che il ricongiungimento abbia scopi di natura meramente economica. Innanzitutto il rifiuto di _ di ritornare a vivere con il padre, non esistendo alcun elemento concreto atto a provare inadempienze o comportamenti riprovevoli da parte di quest'ultimo, non può essere ritenuto sufficiente a provare la sussistenza di interessi famigliari tali da modificare i rapporti esistenti. In secondo luogo va rilevato che il medico stesso, in entrambi i certificati prodotti, indica fra gli scopi del soggiorno quello di seguire una formazione professionale. Va inoltre aggiunto che, essendo ormai maggiorenne, _ non potrebbe essere obbligata, una volta rientrata in Iugoslavia, a vivere con il padre ed, inoltre, che nulla impedisce alla madre, se fosse veramente necessario per il bene della ricorrente, di rientrare con essa in Patria, dove, oltre all'altra figlia, risiede pure l'attuale marito, anziché esporre la ricorrente, che il perito di parte descrive come ritardata nell'evoluzione emotiva, ai rischi dell'introduzione in un nuovo paese, per essa estraneo e completamente nuovo.
3.4. La ricorrente non ha quindi dimostrato l'esistenza di interessi preponderanti che impongano un modifica delle relazioni famigliari esistenti. In particolare, le allegazioni secondo cui essa non potrebbe continuare a vivere con il padre a causa di sue presunte inadempienze, non sono corredate da alcun supporto probatorio. Benché la procedura amministrativa sia retta dalla massima inquisitoria (art. 18 cpv. 1 PAmm), secondo la quale spetta di principio all'autorità accertare d'ufficio e in modo completo i fatti determinanti per la causa, va comunque ricordato che, soprattutto laddove una parte abbia introdotto una domanda nel suo interesse o si trovi in condizione di meglio conoscere i fatti, la medesima è tenuta a collaborare attivamente all'accertamento della fattispecie, fornendo informazioni utili al giudice e indicando i mezzi di prova posti a sostegno delle sue allegazioni (STF inedita 23 febbraio 1996 in re C.-P. consid. 4a). Visto quanto precede, si deve dunque concludere che i presupposti di cui all'art. 17 cpv. 2 LDDS non sono adempiuti.
4. 4.1. Occorre ora esaminare se _ possa prevalersi del diritto al rispetto della vita privata e familiare garantito dall'art. 8 CEDU. Affinché tale norma sia applicabile, occorre - in particolare - che il membro della famiglia con il quale lo straniero che domanda un permesso di dimora afferma d'intrattenere una relazione stretta, intatta ed effettivamente vissuta, abbia il diritto di risiedere in Svizzera. In altre parole, è necessario che questa persona sia al beneficio di un permesso di domicilio oppure possieda la cittadinanza elvetica (DTF 118 Ib 157, consid. c). In concreto _ è titolare di un permesso di domicilio dal 1998. L'insorgente, di principio, può quindi richiamarsi all'art. 8 CEDU. Va tuttavia rilevato che in materia di polizia degli stranieri il Tribunale cantonale amministrativo fonda la sua decisione di principio sui fatti e le circostanze esistenti al momento in cui emana il proprio giudizio (STA 15 aprile 1998 in re M.I. consid. 2.3.) analogamente al Tribunale federale (DTF 122 II 4 consid. 1b e rinvii; 120 Ib 257 consid. 1f). Ne discende che, nell'ambito di una richiesta di ricongiungimento fondata sull'art. 8 CEDU, è determinante l'età del figlio a quest'ultima data. Come il Tribunale federale ha già avuto modo di precisare, le relazioni familiari protette dall'art. 8 CEDU sono anzitutto quelle tra coniugi e quelle tra genitori e figli minorenni, che vivono in comunione domestica. Trattandosi di persone che non fanno parte del nucleo familiare vero e proprio e con le quali non vi è (più), di regola, una comunione domestica, vi è una relazione familiare protetta quando lo straniero che domanda un permesso di soggiorno si trova nei confronti del familiare che risiede in Svizzera in un rapporto così stretto che si deve parlare di un vero e proprio rapporto di dipendenza. Dunque, di principio, si può presumere che a partire dai 18 anni un giovane sia normalmente in grado di vivere in maniera indipendente, riservati i casi particolari, ad esempio l'handicap fisico o psichico oppure una grave malattia (cfr. DTF 120 Ib 261 consid. 1e). In mancanza di un tale rapporto di dipendenza, il rifiuto dell'autorizzazione non lede l'art. 8 CEDU e il ricorso di diritto amministrativo è irricevibile (DTF 120 Ib 260 consid. 1d; 115 Ib 4 consid. 2).
4.2. In concreto il 4 maggio 2000 _ ha compiuto 18 anni. Dagli atti non risulta che quest'ultima si trovi in uno stato di dipendenza dalla madre ai sensi della succitata giurisprudenza. Prova ne è che l'insorgente ha regolarmente concluso le scuole dell'obbligo e seguito vari corsi di computer in Patria e dal settembre 1999 segue un corso di italiano per immigrati nel nostro Paese. D'altronde, se così fosse stato, è verosimile che _ non avrebbe atteso quasi 6 anni dall'ultima separazione prima di chiedere il ricongiungimento con _. L'insorgente non può quindi invocare l'art. 8 CEDU, ritenuto che tale norma convenzionale non le conferisce alcun diritto a vivere con la madre, rispettivamente ad ottenere un permesso di dimora in Svizzera.
4.3. A titolo abbondanziale va rilevato che, anche nel caso in cui l'insorgente avesse potuto invocare l'art. 8 CEDU, i motivi da lei addotti non prevarrebbero comunque sull'interesse pubblico a negarle il sollecitato permesso di soggiorno, trattandosi di un ricongiungimento, peraltro parziale, non giustificato dalle circostanze (cfr. consid. 3 che precede).
5. Visto quanto precede, il ricorso deve essere respinto. Spese e tassa di giustizia seguono la soccombenza (art. 28 PAmm).