Decision ID: b1110d05-1a38-52bc-a6f7-f7d54b246912
Year: 2015
Language: it
Court: TI_TCAS
Chamber: TI_TCAS_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: social_law

ritenuto, in fatto
1.1. In data 29 settembre 2011 RI 1, nato nel 1958, di professione autista presso l’impresa _, mentre stava montando la botte sul cassone è caduto (doc. 1 fasc. 1), procurandosi una frattura pluriframmentaria del piatto tibiale a sinistra, trattata il giorno stesso mediante riduzione e applicazione di fissatore esterno (doc. 15 fasc. 1).
L’Istituto assicuratore ha assunto il caso e ha corrisposto regolarmente le prestazioni di legge.
A causa di problemi insorti nella guarigione delle ferite (necrosi della cute), in data 5 aprile 2013, l’assicurato è stata sottoposto ad un’artroscopia diagnostica ginocchio sinistro; shaving del menisco mediale corno anteriore e asportazione placca e vite tibia prossimale laterale (doc. 130 fasc. 1).
1.2. A seguito della visita medica di chiusura del 30 gennaio 2014 eseguita dal dr. _, spec. FMH in chirurgia ortopedica e medico di _ dell’assicuratore LAINF, con scritto del 27 febbraio 2014 l’CO 1, non ritenendo più necessaria alcuna cura medica, ha comunicato all’assicurato di volere sospendere, a partire dal 1° aprile 2014, il versamento delle prestazioni di corta durata (indennità giornaliere e spese di cura) (doc. 215 fasc. 2).
Vista tuttavia la necessità di procedere ad ulteriori provvedimenti terapeutici per quanto riguardava la situazione dell’infetto alla gamba sinistra, con scritto del 27 marzo 2014 l’assicuratore LAINF ha informato l’interessato che “quanto comunicato con il nostro scritto del 27.2.2014 viene posticipato a data da definirsi; le nostre prestazioni in natura ed a carattere di indennità giornaliera vengono pertanto dal 1.4.2014 ripristinate” (doc. 226 fasc. 2).
1.3. Dopo una nuova visita medica di chiusura del 3 ottobre 2014 effettuata dal dr. _ (cfr. doc. 263 fasc. 3), con comunicazione del 21 ottobre 2014 l’Istituto assicuratore ha informato l’assicurato in merito al fatto che, essendo lo stato di salute ormai stabilizzato, il versamento delle indennità giornaliere di diritto sarebbe terminato il 30 novembre 2014 (doc. 266 fasc. 3).
Tale data è poi stata posticipata, con scritto del 4 dicembre 2014, al 31 dicembre 2014, alla luce degli accertamenti medici a quel momento in corso (doc. 276 fasc. 3).
Con decisione del 5 maggio 2015, l’amministrazione - dopo avere rilevato che i disturbi al piede destro, rispettivamente l’eczema/psoriasi ai piedi non sono da mettere in relazione causale con l’infortunio del 29 settembre 2011 - ha attribuito all’interessato, per i soli postumi infortunistici, una rendita di invalidità del 20% a partire retroattivamente dal 1° gennaio 2015 e un’indennità per menomazione dell’indennità (IMI) del 20% (doc. 301 fasc. 3).
Vista l’opposizione cautelativa interposta il 26 maggio 2015 dall’avv. RA 1 per conto dell’assicurato, poi motivata con scritto del 30 giugno 2015 (cfr. doc. 317 fasc. 3), in data 7 luglio 2015, l’CO 1, rilevato che “la presente vertenza ha come unico oggetto la valutazione della rendita di invalidità. Gli altri punti enunciati nell’impugnata decisione sono invece cresciuti in giudicato e non vengono riesaminati in questa sede”, ha confermato il contenuto della sua prima decisione (doc. B).
1.4. Contro questa decisione l'assicurato, sempre rappresentato dall’avv. RA 1, ha inoltrato un tempestivo ricorso al TCA chiedendo l’annullamento della decisione impugnata e l’attribuzione “di una rendita di invalidità del 25%, nonché di un’indennità per menomazione dell’integrità del 40%” (doc. I).
Sostanzialmente il patrocinatore del ricorrente ha, innanzitutto, contestato il fatto che la vertenza - come ritenuto, a suo avviso, a torto, dall’amministrazione - concerna unicamente la valutazione della rendita di invalidità spettante all’interessato, sottolineando come in sede di opposizione l’avv. RA 1 abbia espressamente indicato che “nella misura in cui non fosse possibile giungere alla proposta citata (ossia innalzare l’entità della rendita dal 20% al 25%, n.d.r.), la presente lettera è da intendere quale opposizione cautelativa all’intera decisione”.
Il legale del ricorrente ha poi criticato, dal profilo medico, la valutazione con la quale l’amministrazione ha considerato stabilizzato lo stato di salute dell’interessato, nonostante fosse ancora presente un’infezione, necessitante di ulteriori cure mediche.
L’avv. RA 1 ha pure contestato la mancata presa in considerazione, da parte dell’assicuratore infortuni, dei disturbi accusati dall’interessato alla gamba destra, già presi a carico dalla Cassa malati, ma che traggono origine dall’importante pregiudizio alla gamba sinistra derivante dall’infortunio assicurato.
Dal profilo economico, il patrocinatore del ricorrente ha criticato l’ammontare del reddito da invalido calcolato dall’amministrazione sulla base delle DPL, ritenendo maggiormente indicato utilizzare, anziché l’importo mediano, quello minimo, così da tenere conto della situazione specifica dell’assicurato (in particolare della sua età e della formazione). Così facendo, si otterrebbe una rendità di invalidità del 25% e non del 20% come calcolato dall’assicuratore LAINF.
Infine, il rappresentante legale dell’interessato ha contestato l’entità dell’indennità per menomazione dell’integrità del 20% riconosciuta all’assicurato, la quale tiene conto unicamente dei disturbi presenti alla gamba sinistra, ignorando totalmente il pregiudizio patito alla gamba destra. Il legale ha quindi chiesto che venga riconosciuta all’interessato un’IMI per lo meno del 40% (doc. I).
1.5. Nella sua risposta del 14 settembre 2015, l'CO 1 - dopo avere richiesto una presa di posizione al proprio medico fiduciario, il quale ha confermato che i disturbi presentati dall’interessato alla gamba destra siano in relazione solo possibile con l’infortunio del 29 settembre 2011, dove peraltro il piede destro non è stato assolutamente coinvolto (cfr. doc. III/1) - ha postulato l’integrale reiezione dell’impugnativa con argomenti di cui si dirà, per quanto occorra, nei considerandi di diritto (cfr. doc. III).
1.6. Con scritto del 22 settembre 2015, il patrocinatore del ricorrente ha ritenuto l’amministrazione colpevole di formalismo eccessivo nella misura in cui ha preteso di potere limitare la discussione alla sola rendita di invalidità.
L’avv. RA 1 ha poi ribadito le contestazioni già espresse in sede ricorsuale a proposito dell’IMI (che andrebbe portata, a suo parere, dal 20% al 40%); della rendita di invalidità (che dovrebbe essere del 25% e non solo del 20%) e in merito al fatto che andrebbero ripristinate le prestazioni di corta durata, per lo meno fino alla cura definitiva dell’infezione e fino ad una valutazione concreta dell’opportunità oppure no di un intervento chirurgico.
Infine, il legale ha chiesto l’allestimento di una perizia medica atta a stabilire se lo stato di salute dell’assicurato può effettivamente già essere ritenuto stabilizzato (doc. V).
1.7. Con osservazioni del 29 settembre 2015, l’assicuratore infortuni ha fermamente respinto l’accusa di formalismo eccessivo formulata dal patrocinatore del ricorrente, ribadendo come l’assicurato e il suo patrocinatore, peraltro avvocato, hanno avuto tempo e modo di contestare la decisione del 5 maggio 2015, dapprima tramite l’opposizione cautelativa del 26 maggio 2015, poi completata attraverso le motivazioni del 30 giugno 2015, con le quali è stato tuttavia criticato unicamente l’entità della rendita di invalidità riconosciuta all’assicurato. L’amministrazione ha quindi ancora una volta ribadito che la questione dell’IMI esula dall’oggetto della vertenza pendente davanti al TCA (doc. VII).
1.8. Con scritto del 1° ottobre 2015, il patrocinatore del ricorrente ha nuovamente confermato quanto già espresso in sede ricorsuale, osservando che “in virtù del pieno potere di cognizione che è accordato a codesto lodevole Tribunale, nella misura in cui si ritenesse possibile sanare eccezionalmente la situazione, la questione dell’IMI può ancora essere decisa direttamente in questa procedura” (doc. IX).
Tale scritto del patrocinatore del ricorrente è stato trasmesso all’amministrazione (doc. X), per conoscenza.

in diritto
2.1. Oggetto della lite è unicamente l’entità della rendita d’invalidità spettante all’assicurato.
Esula per contro dalla presente vertenza, come correttamente indicato dall’assicuratore LAINF nella decisione impugnata, la richiesta formulata dall’avv. RA 1 di procedere ad una rivalutazione dell’asserita stabilizzazione dello stato di salute, così come pure dell’entità dell’IMI accordata all’interessato, essendo tali aspetti già cresciuti in giudicato.
Nonostante le critiche espresse a più riprese dal patrocinatore del ricorrente, il TCA ritiene che, a giusta ragione, l’amministrazione ha considerato cresciuta in giudicato la decisione del 5 maggio 2015 relativamente, da una parte, alla stabilizzazione dello stato di salute, con conseguente sospensione delle prestazioni di corta durata (spese di cura e indennità giornaliere) e, dall’altra, all’attribuzione di un’IMI del 20%.
Dagli atti emerge, infatti, chiaramente che contro la decisione del 5 maggio 2015 l’avv. RA 1 ha interposto, in data 26 maggio 2015, un’opposizione cautelativa, con la quale, dopo avere espressamente rilevato di “non avere particolari obiezioni da formulare in merito all’indennità per menomazione dell’integrità fisica”, ha invece chiesto “un ricalcolo” della rendita di invalidità, tramite l’utilizzo di un reddito da invalido diverso rispetto a quello usato dall’amministrazione, tale da portare ad un grado di invalidità del 25% e non del 20% come ritenuto dall’assicuratore LAINF (cfr. doc. 304 fasc. 3, sottolineatura della redattrice).
Ora, è vero che, come più volte ribadito, l’avv. RA 1 ha concluso il proprio scritto osservando che “nella misura in cui non fosse possibile giungere alla proposta succitata, la presente lettera è da intendere quale opposizione cautelativa all’intera decisione” (cfr. doc. 304 fasc. 3).
Non va, tuttavia, dimenticato che la frase dell’avv. RA 1 era così formulata: “(...) la presente lettera è da intendere quale opposizione cautelativa all’intera decisione e non da ultimo quale formale domanda a poter ricevere l’intera documentazione componente il vostro incarto affinché, con cognizione di causa, entro un termine che mi verrà assegnato e decorrente a far tempo dalla ricezione dell’incarto mi sarà possibile precisare meglio i contenuti dell’opposizione” (doc. 304 fasc. 3, sottolineatura della redattrice).
Conformemente a quanto richiesto, l’assicuratore LAINF, con scritto del 27 maggio 2015, ha quindi concesso all’avv. RA 1 un termine di 30 giorni per fornire le motivazioni del caso (cfr. doc. 306 fasc. 3).
Con scritto del 30 giugno 2015, il patrocinatore dell’assicurato ha motivato la propria opposizione cautelativa, chiedendo l’attribuzione di una rendita di invalidità del 25% e non solo del 20%, calcolata utilizzando, quale reddito da invalido, anziché l’importo medio di cui alle DPL, l’ammontare minimo di fr. 48'794 annui. Nulla invece il rappresentante legale dell’assicurato ha eccepito in merito all’entità dell’IMI, o con riferimento alla stabilizzazione dello stato di salute dell’interessato constatata dall’assicuratore LAINF (cfr. doc. 317 fasc. 3).
Alla luce di quanto sopra, il TCA ritiene inammissibile che un legale - e oltretutto con esperienza nelle assicurazioni sociali quale è il patrocinatore del ricorrente – dopo avere avuto, come visto, la possibilità di prendere visione dell’intero incarto concernente l’assicurato e di completare con cognizione di causa la propria opposizione cautelativa, attraverso la presentazione di un’adeguata motivazione – metta ora in discussione il fatto che gli aspetti relativi all’entità dell’IMI e alla sospensione delle prestazioni di corta durata a seguito della stabilizzazione dello stato di salute – rimasti, è bene sottolinearlo ancora una volta, incontestati in sede di opposizione – siano cresciuti in giudicato.
Tale soluzione appare tanto più corretta, se si considera che l’atteggiamento tenuto dal patrocinatore del ricorrente sia in sede ricorsuale, sia negli scritti successivi, appare contraddittorio.
Egli, infatti, da un lato, ha ripetutamente chiesto che venga attribuita una rendita di invalidità superiore rispetto a quella concessa dall’assicuratore LAINF mentre, dall’altro, ha contestato il fatto che lo stato di salute si sia effettivamente stabilizzato. Così facendo, tuttavia, il legale dimentica che l’assegnazione di una rendita di invalidità può avvenire solo una volta che lo stato di salute sia stabilizzato e non prima.
Pertanto, visto quanto sopra esposto, nell’ambito della presente vertenza questo Tribunale si limiterà ad esaminare l’entità della rendita di invalidità assegnata all’assicurato.
La richiesta formulata dal patrocinatore del ricorrente di procedere all’allestimento di una perizia medica atta a stabilire se lo stato di salute dell’assicurato possa effettivamente essere considerato stabilizzato (cfr. doc. V) appare quindi superflua.
Quanto all’ulteriore richiesta ricorsuale di tenere conto anche dei problemi presentati dall’interessato al piede destro – in quanto insorti, secondo il legale, quale diretta conseguenza della zoppia causata dai disturbi alla gamba sinistra coinvolta nell’infortunio - e di ottenere dall’assicuratore LAINF il rimborso della “più recente fattura di fr. 396.35 per l’allestimento di plantari al piede destro e meglio siccome risulta quale conseguenza diretta alla zoppia del ginocchio sinistro” (doc. I), il TCA rileva che anche la questione dell’esistenza o meno di una relazione causale tra i disturbi al piede destro e l’infortunio assicurato – negata espressamente con la decisione del 5 maggio 2015, nella quale l’assicuratore ha indicato che “i disturbi al piede destro, rispettivamente l’eczema/psoriasi ai piedi, non sono da mettere in relazione causale con l’infortunio del 29 settembre 2011. Eventuali prestazioni sono da richiedere al competente assicuratore malattia/invalidità” (doc. 301 fasc. 3) - è già cresciuta in giudicato, non essendo stata contestata dal patrocinatore del ricorrente né con l’opposizione cautelativa del 26 maggio 2015, né con la successiva motivazione dell’opposizione fornita il 30 giugno 2015.
A titolo abbondanziale, il TCA rileva comunque che l’assicuratore LAINF, prima di inoltrare la risposta di causa, ha interpellato il proprio medico di circondario, chiedendogli di prendere posizione in merito al rapporto di causalità tra la problematica presentata dall’interessato al piede destro e l’infortunio che ha coinvolto il ginocchio sinistro.
Con apprezzamento medico del 10 settembre 2015, il dr. E. Frick, spec. FMH in chirurgia ortopedica e traumatologia dell’apparato locomotore, ha rilevato che “dai rapporti degli specialisti risulta peraltro che l’assicurato è portatore di una malformazione congenita al piede. Ritengo quindi che i problemi al piede destro che hanno portato al successivo intervento eseguito dal dott. _, complicato sembra ora da importanti dolori che probabilmente necessiteranno di un ulteriore intervento siano in relazione causale soltanto possibile con l’infortunio del 29 settembre 2011, dove peraltro il piede destro non è stato assolutamente coinvolto”, aggiungendo che “ritengo quindi che una problematica di eventuale sovraccarico del piede destro a causa della problematica del ginocchio sinistro sia da escludere” (doc. III/1).
Anche su questo punto non occorre quindi dilungarsi oltre.
2.2. Giusta l'art. 18 cpv. 1 LAINF, l'assicurato invalido (art. 8 LPGA) almeno al 10 per cento a seguito d'infortunio ha diritto alla rendita di invalidità.
Secondo l'art. 8 cpv. 1 LPGA, è considerata invalidità l'incapacità al guadagno totale o parziale presumibilmente permanente o di lunga durata.
Il TFA, in una sentenza U 192/03 del 22 giugno 2004, pubblicata in RAMI 2004 U 529, p. 572ss., ha rilevato che l'art. 18 LAINF rinvia direttamente all'art. 8 LPGA; l'art. 8 cpv. 1 LPGA, a sua volta, corrisponde al previgente art. 18 cpv. 2 prima frase LAINF, motivo per il quale occorre concludere che non vi sono stati cambiamenti di rilievo in seguito all'introduzione della LPGA.
Da parte sua, l'art. 16 LPGA prevede che per valutare il grado d’invalidità, il reddito che l’assicurato invalido potrebbe conseguire esercitando l’attività ragionevolmente esigibile da lui dopo la cura medica e l’eventuale esecuzione di provvedimenti d’integrazione, tenuto conto di una situazione equilibrata del mercato del lavoro, è confrontato con il reddito che egli avrebbe potuto ottenere se non fosse diventato invalido.
L'Alta Corte, nella sentenza U 192/03 del 22 giugno 2004, citata in precedenza, ha rilevato che anche l'art. 16 LPGA non ha modificato la valutazione del grado di invalidità dell'assicurato previsto dai previgenti art. 28 cpv. 2 LAI e art. 18 cpv. 2 seconda frase LAINF.