Decision ID: 6792f030-3deb-5f85-aa00-d8ad79d7ffab
Year: 2014
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_006
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: civil_law

ritenuto
in fatto:
A.
Nell'esecuzione n. _35 promossa l'11 ottobre 2010 da PI 1 contro RI 1 per l'incasso di fr. 42'637.10 oltre interessi del 7% dal 27 marzo 2008, di fr. 2'355.– e di fr. 116.15 oltre accessori, il 29 settembre 2014 l'Ufficio esecuzione (UE) di Lugano, appurato che l'opposizione era stata rigettata in via definitiva, ma misconoscendo che lo era stata limitatamente a fr. 42'637.10 oltre interessi del 5% dal 15 agosto 2008, le ha notificato la comminatoria di fallimento per gli importi originari indicati nel precetto esecutivo.
B.
Con ricorso 10 ottobre 2014, RI 1 chiede l'annullamento della comminatoria di fallimento. Con decreto del 16 ottobre 2014 il presidente della Camera ha concesso al ricorso effetto sospensivo parziale, limitatamente all’importo che eccede fr. 42'637.10 oltre interessi del 5% dal 15 agosto 2008. Nelle sue osservazioni del 3 novembre 2014 l'UE di Lugano postula la reiezione del ricorso, mentre l'escussa è rimasta silente.

Considerato
in diritto: 1.
Giusta l'art. 17 LEF, salvo nei casi in cui la legge prescriva la via giudiziaria, il ricorso all'autorità di vigilanza è ammesso contro ogni provvedimento di un ufficio di esecuzione o dei fallimenti per violazione di una norma di diritto o un errore di apprezzamento. Contro la notifica della comminatoria di fallimento può quindi essere formulato un ricorso, ma unicamente per ragioni formali (
Ottomann/Markus
in: Basler Kommentar, SchKG I, 2
a
ed. 2010,
n. 6 ad art. 160 LEF), quali ad esempio l'incompetenza territoriale dell'ufficio d'esecuzione (DTF 118 III 6), il mancato assoggettamento dell'escusso all'esecuzione ordinaria in via di fallimento (art. 39 e 40 LEF), l'assenza di una decisione esecutiva che rigetti l'opposizione o l'inoltro di un'azione di disconoscimento di debito (art. 88 cpv. 1 LEF). La via del ricorso è invece preclusa per questioni di merito (relative alla validità materiale del credito posto in esecuzione), la cui cognizione spetta esclusivamente all'autorità giudiziaria o amministrativa competente, in particolare nell'ambito della procedura di rigetto dell'opposizione (art. 80 segg. LEF).
2.
Nel caso specifico, RI 1 si duole che l'escutente, dopo aver avviato, nel 2010, l'esecuzione (n. _35) in cui è stata emanata la comminatoria di fallimento impugnata, il 1° luglio 2014 ne abbia promossa un'altra (n. _83) per il medesimo credito, che va poi ad aggiungersi a una terza esecuzione (n. _96), sempre per la stessa pretesa, iniziata nel 2008. Sostiene che così facendo la procedente ha chiaramente manifestato la propria intenzione d'iniziare daccapo la nuova esecuzione in sostituzione di quelle precedentemente promosse. D'altronde lamenta – “per inciso” – un abuso di diritto da parte di PI 1, concludendo per l'annullamento della comminatoria di fallimento emessa nella seconda esecuzione.
3.
Secondo la giurisprudenza del Tribunale federale, l'avvio di una seconda esecuzione per il medesimo credito è inammissibile solamente se, nel quadro della prima procedura, il creditore ha già domandato la continuazione dell'esecuzione o ha il diritto di farlo (DTF 139 III 447 consid.
4.1.2; 128 III 384 consid. 1 e 2, con rinvii).
Il debitore che intende impedire che costui aggredisca il suo patrimonio più volte per lo stesso credito può interporre opposizione o, se l'identità dei crediti è manifesta, chiedere con un ricorso all'autorità di vigilanza (art. 17 LEF) l'annullamento della o delle esecuzioni superflue.
Nel caso specifico, PI 1 ha ottenuto il diritto di chiedere il proseguimento dell'esecuzione n. _35 solo il 27 febbraio 2014, data alla quale la decisione di rigetto dell'opposizione è passata in giudicato (cfr. doc. D accluso al ricorso). Tuttavia, l'esecuzione n. _83, che pare riferirsi allo stesso credito di quello fatto valere con l'esecuzione n. _35 (riportano lo stesso importo principale e la stessa causale, cfr. doc. B e E), è stata promossa successivamente, ovvero il 1° luglio 2014. Dalla giurisprudenza federale si deduce però che è inammissibile l'esecuzione più recente e non quella giunta allo stadio della continuazione. Nel caso concreto, quindi, la ricorrente poteva opporsi all'esecuzione n. _83 con opposizione al precetto esecutivo – ciò che ha fatto – o con ricorso. Non può invece chiedere per questo motivo l'annullamento dell'esecuzione n. _35 o della relativa comminatoria di fallimento, che secondo la predetta giurisprudenza sono valide e per nulla abusive. Un intervento d'ufficio della Camera in merito all'esecuzione n. _83 è d'altronde escluso, la stessa non essendo nulla ma tutt'al più annullabile. La Camera ha d'altronde appurato che l'esecuzione n. _96 è ferma allo stadio dell'opposizione al precetto esecutivo, interposta dall'escussa il 17 novembre 2008, sicché la stessa è verosimilmente perenta (nel senso dell'art. 88 cpv. 2 LEF). Ad ogni modo, per lo stesso motivo esposto a proposito dell'esecuzione più recente, non si giustifica neanche per quella prima esecuzione un intervento d'ufficio dell'autorità di vigilanza.
4.
Come visto (sopra consid. A), l'UE di Lugano non ha però tenuto conto nella comminatoria di fallimento impugnata del fatto che l'opposizione è stata rigettata limitatamente a fr. 42'637.10 oltre interessi del 5% dal 15 agosto 2008. Occorre quindi annullarla e ordinare all'Ufficio di emetterne una nuova correttamente compilata, procedendo poi senza indugio alla sua notifica.
5.
Non si preleva la tassa di giustizia e non si assegnano indennità (art. 20
a
cpv. 1 primo periodo LEF, 61 cpv. 2 lett. a e 62 cpv. 2 OTLEF).