Decision ID: 76c20ad6-04cb-5859-9361-6585673913ba
Year: 2019
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_006
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: civil_law

ritenuto
in fatto: A. Con precetto esecutivo n. _ emesso il 28 marzo 2019 dall’Ufficio di esecuzione di Mendrisio, CO 1 ha escusso RE 1 per l’incasso di fr. 2'163.50 oltre agli interessi del 5% dal 1° marzo 2019, indicando quale titolo di credito gli “Stipendi netti arretrati riguardanti: Straordinari gennaio 2019 – Saldo vacanze 2017 e 2018 – Straordinari 2017 e 2018, come da convenzione del 01.02.2019”.
B. Avendo RE 1 interposto opposizione al precetto esecutivo, con istanza del 7 aprile 2019 CO 1 ne ha chiesto il rigetto provvisorio alla Giudicatura di pace del Circolo di Mendrisio. Nel termine impartito, la parte convenuta si è opposta all’istanza con osservazioni scritte del 26 aprile 2019.
C. Statuendo con decisione del 6 maggio 2019, il Giudice di pace ha accolto l’istanza e rigettato in via provvisoria l’opposizione interposta dalla parte convenuta, ponendo a suo carico le spese processuali di fr. 175.– e un’indennità di fr. 50.– a favore dell’istante.
D. Contro la sentenza appena citata RE 1 è insorto a questa Camera con un reclamo del 14 maggio 2019 per ottenere in via principale che la medesima sia dichiarata nulla “per incostituzionalità del giudice adito” e in via subordinata che sia annullata per carenze “sia a livello procedurale che di merito”, chiedendo implicitamente la reiezione dell’istanza. Nelle sue osservazioni del 29 maggio, CO 1 ha rinunciato “ovviamente” a entrare nel merito della censura d’incostituzionalità del giudice di pace e ha contestato quella rivolta alla legittimazione del proprio rappresentante.
E. Interpellato dalla Camera, il 20 settembre 2019 il Giudice di pace del circolo di Mendrisio si è determinato sulla censura d’incostituzionalità rivolta nei suoi confronti e risposto alle sette domande rivoltegli dal Presidente della Camera. Con osservazioni del 1° ottobre 2019, il reclamante si è determinato sullo scritto appena menzionato e ha confermato la sua richiesta di accertare la nullità della decisione impugnata per incostituzionalità dell’organo giudicante.

Considerando
in diritto: 1. La sentenza impugnata – emanata in materia di rigetto dell’opposizione – è una decisione di prima istanza finale e inappellabile (art. 309 lett. b n. 3 CPC), contro cui è dato il rimedio del reclamo (art. 319 lett. a CPC) alla Camera di esecuzione e fallimenti (CEF) del Tribunale d’appello (art. 48 lett. e n. 1 LOG) senza riguardo al valore litigioso.
1.1 Pronunciata in procedura sommaria (art. 251 lett. a CPC), la decisione è impugnabile con reclamo entro dieci giorni dalla notificazione (art. 321 cpv. 2 CPC). Presentato il 15 maggio 2019 contro la sentenza notificata a RE 1 il 7 maggio, in concreto il reclamo è tempestivo.
1.2 La Camera decide in linea di principio in base agli atti di causa della giurisdizione inferiore (art. 327 cpv. 1 e 2 CPC), limitando il suo esame, fatte salve carenze manifeste, alle censure motivate (art. 321 cpv. 1 CPC) contenute nel reclamo (DTF 142 III 417 consid. 2.2.4). Secondo l’art. 320 CPC con il reclamo possono essere censurati sia l’applicazione errata del diritto sia l’accertamento manifestamente errato dei fatti, fermo restando che sono inammissibili conclusioni, allegazioni di fatti e mezzi di prova nuovi (art. 326 cpv. 1 CPC).
2. Nella decisione impugnata, il Giudice di pace ha considerato che il riconoscimento di debito prodotto dall’istante costituisce un valido titolo di rigetto provvisorio dell’opposizione per fr. 1'952.30 oltre agli accessori, accogliendo tuttavia l’istanza per l’intero importo preteso (fr. 2'163.50). Egli ha d’altronde respinto sia l’eccezione d’incostituzionalità del proprio ruolo sollevata dal convenuto – rilevando che la carica di Giudice di pace non impone alcuna formazione giuridica, né l’articolo di giornale prodotto dall’escusso permette di concludere diversamente – sia quella di essere stato tratto in inganno dall’istante al momento della sottoscrizione del conteggio, poiché a suo dire essa costituisce una semplice allegazione non supportata da alcun elemento concreto tale da scalfire la validità del titolo.
3. Nel reclamo RE 1 rimprovera anzitutto al Giudice di pace di non aver verificato la legittimazione del rappresentante dell’istante, RA 1, ai sensi dell’art. 68 cpv. 2 lett. d CPC.
3.1 La norma citata dal reclamante riguarda però le cause dinanzi al giudice della locazione e al giudice del lavoro, non quelle davanti al giudice del rigetto dell’opposizione, in cui la rappresentanza professionale in giudizio è disciplinata invece dall’art. 68 cpv. 2 lett. c CPC, anche se il credito posto in esecuzione si fonda su un contratto di locazione o di lavoro (cfr. per analogia: DTF 135 III 470, consid. 1.2), poiché sono procedure sommarie a norma dell’art. 251 lett. a CPC. Orbene, in virtù dell’art. 27 cpv. 1 LEF (nella sua versione modificata entrata in vigore il 1° gennaio 2018), chiunque avente l’esercizio dei diritti civili, comprese le persone giuridiche, è autorizzato a rappresentare, anche professionalmente, altre persone nel procedimento esecutivo. E per il rinvio dell’art. 68 cpv. 2 lett. c CPC ciò vale anche per la rappresentanza professionale nelle pratiche trattate in procedura sommaria previste dalla LEF a tenore dell’art. 251 CPC, in particolare in materia di fallimento (sentenza della CEF 14.2018.178 del 26 marzo 2019 consid. 6.2 e i rinvii; Bohnet in: Commentaire romand, Code de procédure civile, 2a ed. 2018, n. 19a ad art. 68 CPC). RA 1 o qualsiasi altra persona è quindi abilitato a rappresentare l’istante.
3.2 RA 1 ha avviato la procedura di rigetto provvisorio dell’opposizione contro RE 1 sulla scorta della procura conferitagli il 5 aprile 2019 da CO 1 (doc. A accluso all’istanza), che lo autorizza a rappresentarla, tra le altre cose, davanti agli Uffici di esecuzione e fallimenti e al Dipartimento delle istituzioni, quindi anche davanti a questa Camera del Tribunale d’appello. Nella dubbia misura in cui la censura è ricevibile (non è stata fatta valere in prima sede), essa va pertanto respinta.
4. Il reclamante, d’altronde, ripropone la censura d’incostituzionalità del Giudice di pace laico adito, chiedendo a questa Camera di assumere agli atti – ciò che non ha voluto fare il primo giudice – il parere giuridico redatto dai professori _ M_ e _ B_, fatto allestire dal Dipartimento delle istituzioni, che avrebbe concluso, in sostanziale concordanza con il parere espresso dal Consiglio della magistratura, che i giudici di pace ticinesi laici sono incostituzionali. Richiama al riguardo una sentenza del Tribunale federale del 2007 (DTF 134 I 16 segg.), che nel caso di un giudice sprovvisto di formazione giuridica, ha nondimeno riconosciuto la sua attività conforme alla Costituzione siccome aveva potuto avvalersi per la direzione del processo e l’elaborazione della decisione dell’aiuto di un cancelliere giurista, al quale la legislazione cantonale accordava espressamente un voto consultivo. Non risulta invece, secondo il reclamante, che il Giudice di pace del circolo di Mendrisio sia affiancato da un segretario o cancelliere con formazione giuridica, né che il supporto giuridico a sua disposizione sia sufficiente per garantire il precetto d’indipendenza. Ritiene che non vi sia alcuna garanzia che il primo giudice abbia agito con scienza e coscienza interpellando il supporto giuridico prima di emettere la propria decisione, sicché non si potrebbe ragionevolmente escludere che abbia fatto capo a conoscenti o amici, non necessariamente giuristi, il cui consulto sarebbe problematico, nell’ottica del coinvolgimento, inammissibile, dei cosiddetti “giudici ombra”. Per questo motivo chiede di dichiarare nulla la sentenza impugnata.