Decision ID: 1adceb85-fa5c-56d9-b4ad-dac87562f69d
Year: 2007
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: civil_law

in fatto: A.
La CO 1 ha presentato il 5 gennaio 2006 all'Autorità di vigilanza sulle tutele un'istanza di interdizione nei confronti
di AP 1
(1967) fondata sugli art. 369 (infermità o
debolezza
di
mente)
e 370 CC (abuso di sostanze stupefacenti e alcoliche). Beneficiario di rendite assistenziali, il
tutelando
è stato privato provvisoriamente il 12 gennaio 2006 dei diritti civili (art. 386 cpv. 2 CC) dalla medesima CO 1, che gli ha
nominato _
in qualità di rappresentante
.
B.
L'Autorità di vigilanza ha
commissionato
il 20 marzo 2006
al Servizio psico-sociale di _ una perizia volta ad accertare le condizioni del soggetto, con particolare riguardo a un'eventuale infermità o debolezza di mente, a possibili problemi di alcolismo e
alla
necessità
di
misure
di
protezione.
AP 1
non ha dato seguito alle convocazioni del Servizio psico-sociale di _ e ha ritornato al mittente le comunicazioni dell'Autorità di vigilanza. Le diffide inviategli da quest'ultima il 25 aprile 2006 e 18 gennaio 2007 perché si presentasse al Servizio psico-sociale non hanno avuto esito. L'Autorità di vigilanza ha ordinato così il 9 marzo 2007 la traduzione forzata di AP 1 alla _ di _, alla quale è stato dato l'incarico di peritare l'interdicendo. Quest'ultimo è poi stato ricoverato nell'istituto dal 27 marzo al 5 aprile 2007.
C.
Nel loro referto dell'11 maggio 2007 il caposervizio del settore Sopraceneri
della _
dott. _ e la dott. _
, medico assistente, hanno
accertato che il paziente
è affetto da
“
sindrome di dipendenza di oppioidi, attualmente in astinenza con farmaci avversivi o bloccanti (ICD 10: F 11.23),
”
e da
“
sindrome di dipendenza da alcol, attualmente in astinenza in ambiente protetto (ICD 10: F 10.21)
”
, ciò che impedisce al soggetto di provvedere alle sue esigenze e richiede durevole protezione e assistenza.
D.
Convocato due volte per essere sentito di persona, AP 1 non si è presentato davanti all'Autorità di vigilanza. Statuendo il 25 giugno 2005, questa ha pronunciato l'interdizione
“
in base dell'art. 370 CC
”,
invitando la Commissione tutoria regionale a chiudere la rappresentanza provvisoria e a nominare un tutore. Essa non ha prelevato tasse né spese.
E.
Contro la decisione appena citata AP 1 è insorto il 14 luglio 2007 a questa Camera con un appello nel quale chiede che l'interdizione sia sostituita da una curatela e che la decisione sia riformata di conseguenza. Il memoriale non ha formato oggetto di intimazione.

Considerando
in diritto: 1.
Le decisioni prese dall'Autorità di vigilanza sulle tutele sono impugnabili entro venti giorni a questa Camera (art. 48 della legge sull'organizzazione e la procedura in materia di tutele e curatele,
RL 4.1.2.2, cui rinvia l'art. 39 LAC). Consegnato alla posta il 16 lu
glio 2007, l'appello in esame è tempestivo. Direttamente toccato dalla decisione impugnata, l'interdicendo è senz'altro legittimato a ricorrere.
2.
L'Autorità di vigilanza ha rilevato che secondo gli accertamenti peritali l'interessato è affetto da
“
sindrome di dipendenza di oppioidi, attualmente in astinenza con farmaci avversivi o bloccanti (ICD 10: F 11.23),
”
e da
“
sindrome di dipendenza da alcol, attualmente in astinenza in ambiente protetto (ICD 10: F 10.21)
”
. Stando al referto, dal punto di vista psichico il paziente denota allentamento dei nessi associativi, compromissione della forma e del contenuto del pensiero, labilità nell'attenzione e nella concentrazione. Tale stato non facilita un contatto adeguato con la realtà, finendo per compromettere la valutazione della stessa. Dal punto di vista personale, secondo la perizia l'interdicendo non riesce a valutare in modo adeguato i rischi dell'abuso di alcol, mentre dal punto di vista gestionale egli amministra la sua vita e le sue risorse economiche in funzione di tale dipendenza.
Onde la necessità di durevole protezione e assistenza.
3.
L'appellante non si confronta con la motivazione addotta dall'Autorità di vigilanza, ciò che basterebbe per dichiarare l'appello irricevibile (art. 309 cpv. 2 lett. f con rinvio al cpv. 5 CPC). Egli medesimo ammette in ogni modo di trascendere – a volte – nel consumo di alcol o altro, postulando un adeguato lasso di tempo per
“
mettersi al passo
”
, foss'anche con l'aiuto di qualcuno a livello psico-sociale, offrendo la sua massima collaborazione. Afferma che
“
se non ce la faccio mi rimetterò alle vostre decisioni, e possibilmente chiederò di essere messo sotto curatela piuttosto che una tutela definitiva
”
.
4.
Sull'effettiva presa di coscienza della situazione e sulla reale volontà dell'interessato di sottoporsi a terapie sussistono legittime perplessità. Intanto perché la condizione psichica di lui compromette la valutazione della realtà e inoltre perché il suo stesso medico curante dott. _ ha rilevato la scarsa motivazione del paziente a sottoporsi a cure psichiatriche o disintossicanti (doc. 1, allegati B e C). Comunque sia, l'interessato non contesta di richiedere “durevole assistenza e protezione”, né revoca in dubbio di amministrare la sua vita e le sue risorse economiche in funzione della dipendenza dall'alcol (perizia, pag. 2 ad 3.1), né contesta che tale condotta di vita metta a repentaglio la sua salute e la sua stessa esistenza (perizia, pag. 2 ad 4.1). E dalla perizia risulta che egli non si rende conto per nulla dei suoi problemi (pag. 2 ad 4.1), anzi li minimizza (
“
a volte trascendo nel consumo degli alcolici
”), tant'è che ignora qualsiasi
terapia e continua ad abusare di alcolici e di stupefacenti. Al punto che lo specialista ha formulato una prognosi negativa.
In condizioni del genere l'interdicendo non può seriamente essere lasciato a sé stesso. Tutt'al più ci si potrebbe domandare se non sia sufficiente pronunciare una misura meno incisiva della tutela, come una curatela. Se non che, sia essa di rappresentanza (art. 392 CC), di amministrazione (art. 393) o volontaria (art. 394 CC), una curatela
garantisce solo un'assistenza limitata e – di regola – temporanea.
Né può entrare in linea di conto un'inabilitazione (art. 395 CC), la quale mira solo accessoriamente all'assistenza personale (
Deschenaux/Steinauer
, Personnes physiques et tutelle, 4
a
edizione, pag. 336 n. 868), essendo volta anzitutto a garantire una corretta amministrazione del patrimonio.
Quanto a
una tutela volontaria giusta l'art. 372 CC, meno incisiva di quella coatta (
Deschenaux/Steinauer
, op. cit., pag. 341 n. 869), basti ricordare che l'appellante medesimo rifiuta ogni forma di tutela (v. anche perizia, pag. 2 ad 4.1). Ne segue
che nella fattispecie l'interdizione non risulta contrastare con i principi di proporzionalità e di sussidiarietà che
governano
il diritto tutorio. Ad ogni buon conto, una tutela non è inamovibile. Ove l'interessato mostrasse di capire i problemi che lo affliggono e di attivarsi con impegno per curarsi, soccorrendo i presupposti dell'art. 437 CC la tutela potrà essere revocata. Spetterà in sostanza al tutelato dimostrare, con i fatti, quanto egli afferma ora nell'appello.
5.
Gli oneri del giudizio odierno seguirebbero la soccombenza (art. 148 cpv. 1 CPC), ma in concreto appare equo rinunciare a ogni prelievo, l'appellante essendo privo di formazione giuridica. Non si pone invece questione di ripetibili, l'appello non avendo formato oggetto di intimazione.
6.
Quanto ai rimedi giuridici esperibili contro l'attuale sentenza sul piano federale (art. 112 cpv. 1 lett. d LTF), dandosi interdizione è ammissibile il ricorso in materia civile senza riguardo all'eventuale valore litigioso (art. 72 cpv. 2 lett. b n. 6 LTF).