Decision ID: d6c0d72d-e876-43b7-b381-3b81c3e3dc2e
Year: 2022
Language: it
Court: CH_BVGE
Chamber: CH_BVGE_001
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: 

Fatti:
A.
Gli interessati, cittadini iracheni provenienti dalla provincia di Dohuk, hanno
depositato una prima domanda d’asilo in Svizzera il 16 novembre 2008,
allegando a sostegno alcune problematiche con i famigliari di B._
che non avrebbero accettato la loro relazione.
B.
Il (...) sul suolo elvetico è nata la prima figlia della coppia, C._.
C.
Con decisione del 18 giugno 2010, l’allora Ufficio federale della migrazione
(ora Segreteria di Stato della migrazione [SEM]) ha respinto la domanda
d’asilo degli interessati salvo concedergli l’ammissione provvisoria per
causa d’inesigibilità.
D.
Il (...) è venuta al mondo la seconda figlia degli interessati, D._.
E.
Il 10 maggio 2012 la famiglia ha fatto rientro nel Paese d’origine dopo
essersi annunciata alla sezione swissREPAT ed aver beneficiato di un aiuto
al ritorno.
F.
Nell’ottobre del 2017 gli interessati, dopo aver soggiornato diversi anni a
Mosul e successivamente a Dohuk, avrebbero lasciato nuovamente l’Iraq
transitando dalla Turchia, dalla Grecia e dall’Italia e giungendo in Svizzera
il 14 febbraio 2018. Qui hanno depositato una nuova domanda d’asilo
presso il Centro di registrazione e di procedura (CRP) di Chiasso (ora
Centro federale d’asilo [CFA]).
G.
A sostegno della loro domanda essi hanno dichiarato, in sostanza e per
quanto qui di rilievo, di essersi reinsediati a Mosul in quanto, nonostante le
rassicurazioni a suo tempo ricevute, i famigliari di B._ si sarebbero
nuovamente messi sulle loro tracce. Qui la situazione securitaria si sarebbe
però degradata, cosa che avrebbe condotto la famiglia a fare ritorno nel
Kurdistan iracheno, e meglio, a F._) presso il nonno di A._
Sharif. Temendo nuove azioni da parte dei parenti di B._, dopo dieci
mesi i richiedenti l’asilo si sarebbero decisi per l’espatrio.
D-961/2019, D-966/2019
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H.
Con due decisioni del 25 gennaio 2019, notificate separatamente il 28
gennaio 2019 (cfr. avvisi di ricevimento), l’autorità inferiore ha respinto la
succitata domanda d’asilo, pronunciando contestualmente
l’allontanamento degli interessati dalla Svizzera e non ritenendo in specie
data la presenza di ostacoli all’esecuzione dello stesso.
I.
In data 25 febbraio 2019 (cfr. timbro dei plichi raccomandati) gli interessati
sono insorti contro dette decisioni dinanzi al Tribunale amministrativo
federale (di seguito: il Tribunale), chiedendone l’annullamento e la
concessione dell’asilo; in subordine l’ammissione provvisoria in Svizzera;
in via ancor più subordinata la retrocessione degli atti alla SEM per un
nuovo esame; contestualmente e con protesta di spese e ripetibili, di
essere posti al beneficio dell’assistenza giudiziaria con il gratuito
patrocinio.
J.
Per mezzo di decisione incidentale del 3 aprile 2019, questo Tribunale ha
congiunto le procedure D-961/2019 e D-966/2019, ha accolto la domanda
di assistenza giudiziaria, nominando nel contempo l’avv. Immacolata Iglio
Rezzonico quale patrocinatrice d’ufficio ed ha invitato l’autorità di prima
istanza ad inoltrare una risposta ai ricorsi, esprimendosi segnatamente sul
punto di questione dell’interesse superiore del fanciullo.
K.
Il 18 aprile 2019 la SEM ha presentato la propria risposta, riconfermandosi
sostanzialmente nelle proprie valutazioni.
L.
Il 16 maggio 2019 i ricorrenti si sono espressi in replica.
M.
Il 14 gennaio 2021 B._ ha dato alla luce la terzogenita Elena.
N.
Con decisione incidentale del 16 dicembre 2021, il Tribunale ha richiesto
gli insorgenti di trasmettere ulteriore documentazione inerente al percorso
scolastico delle figlie minori, all’integrazioni di quest’ultime e dei genitori,
nonché ad eventuali problemi di salute e prese a carico psicologiche.
D-961/2019, D-966/2019
Pagina 4
O.
Il 9 febbraio 2022 i ricorrenti hanno ottemperato alle richieste del Tribunale.
Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti negli scritti verranno ripresi nei
considerandi qualora risultino decisivi per l’esito della vertenza.

Diritto:
1.
Le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla LTF,
in quanto la legge sull’asilo (LAsi, RS 142.31) non preveda altrimenti (art. 6
LAsi). Alla presente procedura si applica il diritto anteriore (cfr. Disposizioni
transitorie della modifica del 25 settembre 2015 cpv. 1). Fatta eccezione
per le decisioni previste all’art. 32 LTAF, il Tribunale, in virtù dell’art. 31
LTAF, giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi dell’art. 5 PA prese dalle
autorità menzionate all’art. 33 LTAF. La SEM rientra tra dette autorità (cfr.
art. 105 LAsi). Gli atti impugnati costituiscono delle decisioni ai sensi
dell’art. 5 PA. I ricorrenti hanno partecipato al procedimento dinanzi
all’autorità inferiore, sono particolarmente toccati dalle decisioni impugnate
e vantano un interesse degno di protezione all’annullamento o alla
modificazione delle stesse (art. 48 cpv. 1 lett. a-c PA). Pertanto sono
legittimati ad aggravarsi contro di esse. I requisiti relativi ai termini di ricorso
(art. 108 cpv. 1 LAsi), alla forma e al contenuto dell’atto di ricorso (art. 52
PA) sono soddisfatti. Occorre pertanto entrare nel merito dei ricorsi.
2.
Con ricorso al Tribunale possono essere invocati la violazione del diritto
federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti giuridicamente
rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi) e, in materia di diritto degli stranieri, pure
l’inadeguatezza ai sensi dell’art. 49 PA (cfr. DTAF 2014/26 consid. 5). Il
Tribunale non è vincolato né dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4 PA), né dalle
considerazioni giuridiche della decisione impugnata, né dalle
argomentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2).
3.
3.1 Nelle querelate decisioni l’autorità inferiore ha considerato inverosimili
i motivi addotti a sostegno della domanda d’asilo degli interessati. A mente
della SEM la versione dei fatti proposta non sarebbe sufficientemente
dettagliata, giacché vaga, priva di elementi concreti e fondata su elementi
riportati da terze persone.
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3.2 Nel proprio gravame gli insorgenti avversano tale valutazione. A loro
dire, apparrebbe del tutto verosimile “che i famigliari di B._ si siano
recati a cercarli armati per punirli”, atteso che le rispettive allegazioni
sarebbero chiare, precise e concordanti. La fattispecie ossequierebbe
peraltro le condizioni di cui all’art. 3 LAsi.
4.
4.1 La Svizzera, su domanda, accorda asilo ai rifugiati secondo le
disposizioni della LAsi (art. 2 LAsi). L’asilo comprende la protezione e lo
statuto accordati a persone in Svizzera in ragione della loro qualità di
rifugiato. Esso include il diritto di risiedere in Svizzera. Giusta l’art. 3 cpv. 1
LAsi, sono rifugiati le persone che, nel Paese d’origine o d’ultima
residenza, sono esposte a seri pregiudizi a causa della loro razza,
religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo sociale o
per le loro opinioni politiche, ovvero hanno fondato timore d’essere esposte
a tali pregiudizi. Sono pregiudizi seri segnatamente l’esposizione a pericolo
della vita, dell’integrità fisica o della libertà, nonché le misure che
comportano una pressione psichica insopportabile (art. 3 cpv. 2 LAsi).
Occorre altresì tenere conto dei motivi di fuga specifici della condizione
femminile (art. 3 cpv. 2 2a frase LAsi). La definizione dello statuto di
rifugiato, così come stabilita all’art. 3 cpv. 1 LAsi, è esaustiva, nel senso
che esclude tutti gli altri motivi, suscettibili di condurre una persona a
lasciare il proprio paese di origine o di residenza.
4.2 Per costante giurisprudenza, le persecuzioni che sono dovute a terzi e
non ad organi governativi non rivestono un carattere determinante per il
riconoscimento della qualità di rifugiato se non nel caso in cui lo Stato in
questione non accordi la protezione necessaria all’interessato. Infatti,
secondo il principio della sussidiarietà della protezione internazionale in
rapporto alla protezione nazionale, di cui all’art. 1 della Convenzione sullo
statuto dei rifugiati del 28 luglio 1951 (RS 0.142.30), si può esigere da un
richiedente l’asilo che egli abbia dapprima esaurito nel suo Paese d’origine,
le possibilità di protezione contro delle eventuali persecuzioni non statali,
prima di sollecitare la stessa da parte di uno Stato terzo (cfr. DTAF 2013/11
consid. 5.1 con riferimenti citati; DTAF 2011/51 consid. 6.1; cfr. fra le altre
anche: sentenza del Tribunale E-6009/2017 del 4 luglio 2018 consid. 3).
4.3 A norma della DTAF 2008/4 alle forze di sicurezza ed alle autorità
giudiziarie dell’entità federale autonoma della Regione del Kurdistan
iracheno (ARK) è di principio riconosciuta volontà e capacità di proteggere
i cittadini delle quattro province sotto il loro controllo. Tale valutazione è
stata confermata anche nella sentenza di riferimento E-3737/2015 ed ha
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tutt’ora validità (cfr. sentenza del Tribunale E-1780/2020 del 1° ottobre
2020 consid. 6.4). Non di meno, in caso di delitti d’onore che colpiscono
principalmente le donne, a causa di una mancanza di sensibilità e di
infrastrutture di protezione insufficienti, non si può presumere che gli agenti
di polizia siano disposti a prevenire tali crimini o a indagare in modo
completo (cfr. DTAF 2008/4 consid. 6.7; sentenza del Tribunale D-
7100/2018 del 24 febbraio 2020 consid. 5.2).
5.
In concreto, si pone dunque innanzitutto la questione a sapere se i
ricorrenti, che pur avendo risieduto per un certo periodo al di fuori dell’ARK,
provengono ed avevano il loro ultimo domicilio in tale regione, potevano
avvalersi o meno della protezione statale. Ebbene, questo Tribunale ha già
avuto modo di esprimersi in casi apparentabili a quello in narrativa, nel cui
contesto, dopo aver precisato che i ricorrenti non avevano chiesto
protezione alle autorità del loro paese d’origine, ha concluso all’assenza di
un rischio di subire atti pregiudizievoli per mano dei famigliari della partner
contrari alla relazione sentimentale (cfr. sentenze del Tribunale D-
2840/2021 del 10 marzo 2022 e E-1780/2020 del 1° ottobre 2021, consid.
6.5). In effetti, in una tale costellazione si deve partire dall’assunto che la
persona in questione non sia da considerarsi sola in quanto donna e
dunque esposta all’assenza di sensibilità delle autorità, potendo invece
contare sull’appoggio del compagno e della sua famiglia, segnatamente
nell’interfacciarsi con le autorità (cfr. sentenze del Tribunale D-2840/2021
e E-1780/2020, consid. 6.5.1 e seg.). Una siffatta valutazione pare poter
aderire anche al caso de quo, atteso che dal punto di vista del fondato
timore di subire atti pregiudizievoli futuri, non è l’eventualità di finire vittima
di crimini di genere ad essere oggetto di valutazione, bensì la probabilità
che si scateni una faida famigliare, circostanza per la quale si può invece,
come detto, partire dall’assunto che la protezione statale sia data (cfr.
anche la sentenza del Tribunale E-935/2017 del 6 marzo 2017 consid. 3.2
e seg.). B._ non è una donna sola lasciata alla mercé dei famigliari
ma può contare sul sostegno di A._ e dei suoi parenti, che già si
sono prodigati in passato per aiutare la coppia. Così, si può altresì ritenere
ch’ella, rispettivamente la famiglia, possa rivolgersi alle autorità in caso di
necessità. Peraltro, non trattandosi di motivi di fuga specifici della
condizione femminile, ma di un presunto rischio di rappresaglie da parte
dei parenti della ricorrente, la casistica nemmeno pare rientrare nel novero
dei motivi esaustivamente elencati all’art. 3 LAsi (cfr. sentenza del
Tribunale D-2677/2020 del 5 giugno 2020).
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Ne discende che indipendentemente dalla questione a sapere se la
narrazione proposta dagli insorgenti risulti o meno verosimile, si possa
concludere che la fattispecie non rivesta un carattere determinante per il
riconoscimento della qualità di rifugiato.
6.
Non riconoscendo la qualità di rifugiato e negando l’asilo agli insorgenti
l’autorità intimata non ha violato il diritto federale.
7.
Se respinge la domanda d’asilo o non entra nel merito, la SEM pronuncia,
di norma, l’allontanamento dalla Svizzera e ne ordina l’esecuzione; tiene
però conto del principio dell’unità della famiglia (art. 44 LAsi).
Gli interessati non adempiono le condizioni in virtù delle quali la SEM
avrebbe dovuto astenersi dal pronunciare l’allontanamento dalla Svizzera
(art. 14 cpv. 1 seg. nonché 44 LAsi come pure art. 32 dell’ordinanza 1
sull’asilo relativa a questioni procedurali dell’11 agosto 1999 [OAsi 1,
RS 142.311]; DTAF 2013/37 consid. 4.4).
Pertanto, anche sul punto di questione della pronuncia
dell’allontanamento, la decisione impugnata non presta il fianco a critiche.
8.
Resta ora da esaminare se l’esecuzione dell’allontanamento debba essere
confermata. A tal proposito, la SEM, nella decisione impugnata così come
nelle ulteriori prese di posizione presentate in sede ricorsuale non ha
ravvisato alcun impedimento alla stessa. Tanto la situazione generale
dell’ARK, che quella personale degli insorgenti, non risulterebbe ostativa
al loro rinvio. Nel loro gravame i ricorrenti si appellano invece, secondo il
senso, all’interesse superiore del fanciullo. Allegano che entrambe le figlie
minori della coppia, nate in Svizzera, sarebbero state vittima di violenze
sessuali allorché si trovavano presso il centro per richiedenti asilo di
Biasca. Tali atti sarebbero stati oggetto di un procedimento penale sfociato
nella condanna dell’autore avvenuta il 17 ottobre 2018 e di cui sono stati
allegati degli stralci della sentenza emessa dalla Corte delle assise
criminali. Ciò avrebbe influito in modo negativo sulla loro situazione
psicologica, che sarebbe grave e complessa. L’ipotesi di un loro rinvio in
Iraq sarebbe dunque del tutto impraticabile e configurerebbe uno
sradicamento dal contesto sociale in cui si sarebbero interfacciate e dove,
con grande forza e impegno, avrebbero tessuto dei rapporti. Nella
comunicazione del 9 febbraio 2022 i ricorrenti producono segnatamente la
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documentazione relativa al percorso scolastico delle figlie e fanno presente
che B._ e le stesse starebbero seguendo un percorso di
psicoterapia. La famiglia sarebbe integrata ed avrebbe creato legami di
amicizia con dei residenti, dei quali vengono allegate due distinte
dichiarazioni scritte.
9.
Per quanto concerne l’esecuzione dell’allontanamento, per rinvio dell’art.
44 LAsi, l’art. 83 LStrI (RS 142.20) prevede che la stessa sia ammissibile
(cpv. 3), esigibile (cpv. 4) e possibile (cpv. 2). In caso di non adempimento
di una di queste condizioni, la SEM dispone l’ammissione provvisoria (art.
44 LAsi e art. 83 cpv. 1 LStrI).
10.
10.1 Giusta l’art. 83 cpv. 4 LStrI, l’esecuzione dell’allontanamento non può
essere ragionevolmente esigibile qualora, nello Stato d’origine o di
provenienza, lo straniero venisse a trovarsi concretamente in pericolo in
seguito a situazioni quali guerra, guerra civile, violenza generalizzata o
emergenza medica.
10.2 Tale disposizione si applica principalmente ai "réfugiés de la violence",
ovvero agli stranieri che non adempiono le condizioni della qualità di
rifugiato, poiché non sono personalmente perseguiti, ma che fuggono da
situazioni di guerra, di guerra civile o di violenza generalizzata. Essa vale
anche nei confronti delle persone per le quali l’allontanamento
comporterebbe un pericolo concreto, in particolare perché esse non
potrebbero più ricevere le cure delle quali esse hanno bisogno o che
sarebbero, con ogni probabilità, condannate a dover vivere durevolmente
e irrimediabilmente in stato di totale indigenza e pertanto esposte alla fame,
ad una degradazione grave del loro stato di salute, all’invalidità o persino
la morte. Per contro, le difficoltà socio economiche che costituiscono
l’ordinaria quotidianità d’una regione, in particolare la penuria di cure, di
alloggi, di impieghi e di mezzi di formazione, non sono sufficienti, in sé, a
concretizzare una tale esposizione al pericolo. L’autorità alla quale
incombe la decisione deve dunque, in ogni singolo caso, stabilire se gli
aspetti umanitari legati alla situazione nella quale si troverebbe lo straniero
in questione nel suo Paese sono tali da esporlo ad un pericolo concreto
(cfr. DTAF 2014/26 consid. 7.6-7.7 con rinvii).
10.3 Alla luce della giurisprudenza attuale, solo una messa in pericolo
concreta, segnatamente per ragioni mediche, può condurre a considerare
l’esecuzione dell’allontanamento inesigibile. Il Tribunale ha tuttavia già
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Pagina 9
avuto modo di precisare come le esigenze al riguardo siano meno
restrittive allorché vi sia da prendere in considerazione l’interesse superiore
dei bambini in tenera età conformemente all’art. 3 cpv. 1 della Convenzione
sui diritti del fanciullo (CDF; RS 0.107). L’interesse del fanciullo può infatti
essere minacciato anche allorquando questi non si trovi in una situazione
critica sul piano esistenziale (cfr. DTAF 2014/16 consid. 7.6 e riferimenti
citati). In altri termini, le difficoltà di reinserimento (o di inserimento in caso
di nascita in Svizzera) nel paese d’origine dovute ad un’integrazione
avanzata in Svizzera possono condurre a reputare inesigibile l’esecuzione
dell’allontanamento per l’insieme della famiglia anche in assenza di una
messa in pericolo concreta (cfr. DTAF 2009/51 consid. 5.6 e 5.8; DTAF
2009/28 consid. 9.3.2, 9.3.4 e 9.3.5).
10.4 I criteri applicabili per la determinazione dell’interesse superiore del
fanciullo comprendono valutazioni in merito alla sua età, al suo grado di
maturità, ai suoi legami di dipendenza e alla natura delle relazioni con le
persone di sostegno (prossimità, intensità, importanza per la sua crescita,
impegno e capacità dipresa a carico). Parimenti da analizzare sono lo stato
e le prospettive di sviluppo e di formazione scolastica rispettivamente
professionale nonché le possibilità e le difficoltà di reinserimento nel paese
d’origine. Nell’analisi di tali criteri, la durata del soggiorno in Svizzera è un
fattore di grande importanza, posto che i bambini in tenera età non devono
essere sradicati senza validi motivi dall’ambiente nel quale sono cresciuti.
Dal punto di vista psicologico, occorre prendere in considerazione non solo
la famiglia in senso stretto quantopiù l’insieme delle relazioni sociali. Una
forte integrazione in Svizzera, derivante in particolare da un lungo
soggiorno e da una scolarizzazione in tale paese, può infatti avere quale
conseguenza uno sradicamento dal paese d’origine; sradicamento che
può, secondo le circostanze, rendere inesigibile l’esecuzione
dell’allontanamento (cfr. DTAF 2009/51 consid. 5.6; DTAF 2009/28 consid.
9.3.2, sentenze del Tribunale D-2239/2016 del 6 giugno 2018 consid. 11.4
e E-2617/2016 del 28 marzo 2017 consid. 4.5).
11.
11.1 Nel caso che ci occupa le minori C._ e D._ sono nate
in territorio elvetico. Sebbene abbiano fatto ritorno in patria in età
prescolare su decisione dei genitori, esse hanno nuovamente lasciato il
loro Paese d’origine all’età di sette, rispettivamente cinque anni. Una volta
giunte in Svizzera, esse sono state subitamente vittime di atti sessuali con
fanciulli per mano di un altro richiedente l’asilo, situazione che ha imposto
la necessità di impostare un follow up psicologico famigliare che è stato
sospeso dopo un anno e mezzo e riattivato nel gennaio del 2022 a seguito
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Pagina 10
del riacutizzarsi della sintomatologia ansiosa. Ad oggi, il Sevizio medico
psicologico dell’Organizzazione sociopsichiatrica cantonale preventiva di
proporre alle bambine una presa a carico terapeutica, che reputa
fondamentale e necessaria. Nonostate queste vicissitudini, le minori
frequentano regolamente le classi quinta e terza della scuola elementare.
C._ ha iniziato il suo percorso formativo il 2 maggio 2018
direttamente in prima elementare e per l’anno successivo è stata iscritta in
seconda. Qui ha sin da subito ottenuto voti soddisfacenti, venendo sempre
promossa. D._, dopo la scuola dell’infanzia ha a sua volta integrato
le elementari a partire dall’anno scolastico 2019/2020. Ella è a sua volta
sempre stata promossa con ottime valutazioni.
11.2 Poste queste premesse e quand’anche la durata del loro soggiorno in
Svizzera non sia particolarmente lunga, non si può negare che le fanciulle
possano vantare delle buone prospettive di sviluppo e di formazione. V’è
altresì da osservare come le bambine, che hanno compiuto da poco dodici,
rispettivamente dieci anni, abbiano vissuto in Svizzera un periodo
determinante della loro infanzia e si apprestano ad intraprendere il
fondamentale percorso preadolescenziale. Interamente scolarizzate in
Svizzera, esse vanno considerate completemente integrate avendo
oltremodo tessuto amicizie e legami con altri bambini del luogo, come
attestato dalle dichiarazioni prodotte in sede ricorsuale. Si può così partire
dall’assunto che la loro personalità si sia formata in forza ai valori del loro
attuale Paese di residenza. In caso di allontanamento in Iraq, C._
e D._ vedrebbero interrompersi la loro formazione scolastica
primaria ad uno stadio delicato e si dovrebbero riadattare ad un sistema
scolastico con il quale non hanno legami diretti né riferimenti. Inoltre,
all’occorrenza non avrebbero probabilmente la possibilità di fare capo ad
una presa a carico psicologica che tenga conto del percorso svolto sin qui
e potrebbero scontrarsi con una più difficile comprensione delle già
intrinsecamente sensibili problematiche che le hanno toccate in tenera età.
11.3 Così, si può a giusto titolo concludere che alla luce delle peculiarità
del caso di specie sia presente un insieme eccezionale di fattori sfavorevoli
che rendono l’allontanamento in Iraq di C._ e D._ contrario
all’interesse superiore del fanciullo. Si necessita pertanto la pronuncia
dell’ammissione provvisoria per l’insieme della famiglia conformemente
alla giurisprudenza citata e stante l’assenza delle condizioni per
un’applicazione dell’art. 83 cpv. 7 LStrI. La presente conclusione si fonda
sulle specificità del presente caso ed in particolare sui possibili risvolti degli
abusi sessuali subiti dalle fanciulle, di modo che, non andrà interpretata
quale precedente per dedurre un’inesigibilità generalizzata in presenza di
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Pagina 11
minori scolarizzati in Svizzera. Peraltro, il Tribunale non può esimersi dal
constatare come gli sforzi di integrazione dei genitori non risultino ad oggi
particolarmente degni di nota. Infatti, dopo più di sette anni complessivi di
soggiorno in Svizzera, essi dispongono solamente di conoscenze basilari
dell’italiano, sono del tutto dipendenti dall’assistenza sociale (cfr. ricorsi,
pag. 9) e non possono vantare esperienze lavorative concrete al di fuori
dei programmi occupazionali della Croce Rossa. A tal riguardo, non è
disutile osservare che la SEM è tenuta a verificare periodicamente se le
condizioni per l’ammissione provvisoria siano ancora soddisfatte (art. 84
cpv. 1 LStrI in relazione con l’art. 83 cpv. 1 LStrI). Stando così le cose,
laddove l’interesse superiore del fanciullo non dovesse più risultare
d’impedimento al rinvio, segnatamente in caso di raggiungimento della
maggiore età, si imporranno delle valutazioni circa lo status della
medesima. In questo contesto, è pure opportuno rammentare che le
domande di rilascio di un permesso di dimora presentate da stranieri
ammessi provvisoriamente che si trovano in Svizzera da oltre cinque anni
sono esaminate approfonditamente considerandone il grado
d’integrazione, la situazione familiare e la ragionevolezza di un rientro nello
Stato di provenienza (art. 84 cpv. 5 LStrI).
12.
Ferma considerata l’alternatività delle condizioni di cui all’art. 83 LStrI, il
Tribunale può esimersi dall’analisi circa la presenza di ulteriori ostacoli
all’esecuzione dell’allontanamento, siano essi da considerare in ambito di
ammissibilità o di possibilità della stessa.
13.
Alla luce di quanto precede, il ricorso è accolto limitatamente all’esecuzione
dell’allontanamento e per il resto è respinto. Le SEM è invitata a
regolamentare le condizioni del soggiorno dei ricorrenti conformemente
alle disposizioni sull’ammissione provvisoria.
14.
14.1 Visto l’esito della procedura, delle spese processuali ridotte sarebbero
da porre a carico dei ricorrenti (art. 63 cpv. 1 e 5 PA nonché art. 3 lett. b del
regolamento sulle tasse e sulle spese ripetibili nelle cause dinanzi al
Tribunale amministrativo federale del 21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS
173.320.2]). Ciò nonostante, avendo il Tribunale accolto la domanda di
assistenza giudiziaria, non sono riscosse spese processuali.
14.2 Inoltre, nei casi in cui è stato nominato un patrocinatore d’ufficio, la
tariffa oraria per gli avvocati oscilla tra i CHF 200.– ed i CHF 220.– (art. 12
D-961/2019, D-966/2019
Pagina 12
ed art. 10 cpv. 2 TS-TAF). Il Tribunale ritiene pertanto adeguato, in assenza
di una nota dettagliata e tenuto conto del lavoro utile e necessario svolto
dalla rappresentante dei ricorrenti, del fatto che due distinte impugnative
sono contenutisticamente per larghi tratti equiparabili nonché del parziale
accoglimento del gravame (art. 14 cpv. 2 TS-TAF), il versamento di
un’indennità per patrocinio d’ufficio di CHF 550.– (disborsi e indennità
supplementare in rapporto all’IVA compresi).
14.3 Giusta l’art. 64 PA, l’autorità di ricorso se ammette il ricorso in tutto o
in parte, può, d’ufficio o a domanda, assegnare al ricorrente un’indennità
per le spese indispensabili e relativamente elevate che ha sopportato. La
parte vincente ha diritto alle ripetibili per le spese necessarie derivanti dalla
causa (art. 7 cpv. 1 del regolamento sulle tasse e sulle spese ripetibili nelle
cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 febbraio 2008
[TS-TAF, RS 173.320.2]). Le parti che chiedono la rifusione di ripetibili
devono presentare al Tribunale, prima della pronuncia della decisione, una
nota particolareggiata delle spese ed il Tribunale fissa l’indennità dovuta
alla parte sulla base di tale nota. In difetto di tale nota il Tribunale fissa
l’indennità sulla base degli atti di causa (cfr. art. 14 TS-TAF). Nella
fattispecie, in difetto di una nota particolareggiata, l’indennità per spese
ripetibili è fissata d’ufficio dal Tribunale sulla base degli atti di causa in CHF
550.– (disborsi e indennità supplementare in rapporto all’IVA compresi)
(art. 14 cpv. 2 TS-TAF, art. 9 cpv. 1 lett. c TS-TAF, art. 7 TS-TAF).
15.
La presente decisione non concerne persone contro le quali è pendente
una domanda d’estradizione presentata dallo Stato che hanno
abbandonato in cerca di protezione, per il che non può essere impugnata
con ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale
(art. 83 lett. d cifra 1 LTF).
La pronuncia è quindi definitiva.
(dispositivo alla pagina seguente)
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