Decision ID: 5e3c7d54-f32d-59d4-a9a2-d13dd1137314
Year: 2020
Language: it
Court: CH_BVGE
Chamber: CH_BVGE_001
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: 

Fatti:
A.
L'interessato, cittadino iraniano, è espatriato l’8 dicembre 2015 ed è entrato
in Svizzera il 17 gennaio 2016, dove il medesimo giorno ha depositato una
domanda d'asilo (cfr. atto A9).
B.
Sentito sui motivi d'asilo, ha dichiarato in sostanza e per quanto qui di ri-
lievo di essere stato arrestato il 16 luglio 2015 dal Ministero delle informa-
zioni e della sicurezza nazionale iraniano, Vezarat-e Ettela’at va Amniat-e
Keshvar (VEVAK; di seguito: Ettela’at), e di essere stato detenuto per 15
giorni, durante i quali avrebbe subito violenze. Ciò, perché sarebbe mem-
bro della setta illegale “Erfan Halgheh” e avrebbe manifestato per la libera-
zione del suo maestro. Il 5 agosto 2015 Ettela’at avrebbe arrestato i parte-
cipanti a una riunione della setta, ma il richiedente sarebbe riuscito a fug-
gire prima dalla madre e poi da un amico. Ettela’at l’avrebbe quindi cercato
al domicilio (cfr. atto A25, Q33).
C.
Con decisione dell’11 febbraio 2019, notificata al richiedente il giorno se-
guente (cfr. avviso di ricevimento), la SEM ha respinto la succitata do-
manda d'asilo e pronunciato l'allontanamento del richiedente dalla Sviz-
zera. Nel contempo ha ritenuto ammissibile, ragionevolmente esigibile e
possibile l'esecuzione dell'allontanamento.
D.
In data 14 marzo 2019 (cfr. timbro del plico raccomandato; data d'entrata:
15 marzo 2019), il ricorrente è insorto contro la summenzionata decisione
con ricorso dinanzi al Tribunale amministrativo federale (di seguito: il Tri-
bunale), chiedendo, in via principale, l'annullamento della decisione impu-
gnata nonché la concessione dell'asilo, in via subordinata, la restituzione
degli atti alla SEM, affinché prenda una nuova decisione, e, in via ancor più
subordinata, la concessione dell'ammissione provvisoria. Ha altresì pre-
sentato una domanda d'assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa
dalle spese processuali e dal relativo anticipo. Ha allegato le copie di due
presunti atti giudiziari delle autorità iraniane, in lingua straniera.
E.
Il 20 agosto 2019 il ricorrente ha trasmesso al Tribunale gli originali dei due
documenti allegati al ricorso, con la relativa traduzione in italiano.
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F.
Con decisione incidentale del 22 agosto 2019, il Tribunale ha autorizzato il
ricorrente a soggiornare in Svizzera fino a conclusione della procedura e
ha invitato l’autorità inferiore a prendere posizione riguardo al gravame e
ai due presunti atti giudiziari trasmessi dal ricorrente.
G.
Il 13 settembre 2019, l’autorità intimata ha trasmesso al Tribunale le sue
osservazioni al riguardo, riconfermandosi nelle proprie valutazioni e propo-
nendo, quindi, il respingimento del ricorso.
H.
Il ricorrente ha presentato la sua replica il 14 ottobre 2019, riconfermandosi
nel ricorso.
I.
Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti negli scritti verranno ripresi nei
considerandi qualora risultino decisivi per l'esito della vertenza.

Diritto:
1.
Le procedure in materia d'asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla LTF,
in quanto la legge sull'asilo (LAsi, RS 142.31) non preveda altrimenti (art.
6 LAsi).
La presente procedura è retta dal diritto anteriore (cfr. cpv. 1 delle Disposi-
zioni transitorie della modifica del 25 settembre 2015 della LAsi).
Fatta eccezione per le decisioni previste all'art. 32 LTAF, il Tribunale, in virtù
dell'art. 31 LTAF, giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi dell'art. 5 PA
prese dalle autorità menzionate all'art. 33 LTAF. La SEM rientra tra dette
autorità (art. 105 LAsi). L'atto impugnato costituisce una decisione ai sensi
dell'art. 5 PA.
Il ricorrente ha partecipato al procedimento dinanzi all'autorità inferiore, è
particolarmente toccato dalla decisione impugnata e vanta un interesse de-
gno di protezione all'annullamento o alla modificazione della stessa (art. 48
cpv. 1 PA). Pertanto è legittimato ad aggravarsi contro di essa.
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I requisiti relativi ai termini di ricorso (vart. 108 cpv. 1 LAsi), alla forma e al
contenuto dell'atto di ricorso (art. 52 PA) sono soddisfatti.
Occorre pertanto entrare nel merito del ricorso.
2.
Con ricorso al Tribunale, possono essere invocati la violazione del diritto
federale e l'accertamento inesatto o incompleto di fatti giuridicamente rile-
vanti (art. 106 cpv. 1 LAsi) e, in materia di diritto degli stranieri, pure l'ina-
deguatezza ai sensi dell'art. 49 PA (cfr. DTAF 2014/26 consid. 5). Il Tribu-
nale non è vincolato né dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4 PA), né dalle con-
siderazioni giuridiche della decisione impugnata, né dalle argomentazioni
delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2).
3.
3.1 Nella decisione impugnata, la SEM ha considerato inverosimili le alle-
gazioni del ricorrente. In primo luogo, le dichiarazioni sul primo arresto, sul
tentativo di un secondo arresto e sulla sua ricerca al domicilio da parte di
Ettela’at sarebbero ingiustificatamente tardive, poiché rese solo durante il
secondo interrogatorio. Esse sarebbero inoltre vaghe, poiché il ricorrente
si sarebbe accontentato di generalità senza scendere nei particolari. In se-
condo luogo, le sue conoscenze della dottrina di “Erfan Halgheh” sareb-
bero incompatibili con quelle di una persona che l’avrebbe studiata per otto
semestri e insegnata per un anno e mezzo, poiché vaghe e in parte errate.
I diplomi presentati avrebbero inoltre un valore probatorio ridotto, poiché
non sarebbero documenti ufficiali. Anche la descrizione dell’adesione alla
setta e dell’attività d’insegnante sarebbe vaga. Nel filmato e nella fotografia
presentati, infine, il ricorrente non sarebbe riconoscibile. In terzo luogo, il
racconto dell’espatrio divergerebbe tra la prima e la seconda audizione.
3.2 Nel ricorso, il ricorrente ritiene invece che le proprie allegazioni sareb-
bero verosimili. La tardività, infatti, sarebbe giustificata dal fatto che gli sa-
rebbe stato chiesto di essere conciso. A comprova delle stesse, inoltre, egli
adduce di essere stato condannato penalmente per essere membro di “Er-
fan Halgheh” e per averne insegnato la dottrina. La vaghezza e gli errori
nelle sue conoscenze di questa dottrina, infine, sarebbero dovuti alla sua
scarsa formazione. Egli, a ogni modo, sarebbe stato in grado d’indicare un
libro dove trovare le risposte alle domande postegli.
3.3 Nella risposta la SEM ribadisce la tardività delle allegazioni del ricor-
rente, poiché la loro importanza avrebbe imposto che esse fossero perlo-
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meno menzionate fin da subito e poiché, durante la prima audizione, il ri-
corrente avrebbe dichiarato tre volte di aver esposto tutt’i suoi motivi di
asilo. Ritiene inoltre che la vaghezza delle conoscenze della dottrina di “Er-
fan Halgheh” non potrebbe essere imputabile alla scarsa formazione del
ricorrente, visto il lungo periodo di studio e d’insegnamento di quest’ultimo.
Mette infine in dubbio l’autenticità degli atti giudiziari prodotti dal ricorrente,
in quanto alcuni elementi del contenuto degli stessi sarebbero incoerenti
tra di loro e con il racconto del ricorrente.
3.4 Nella replica, il ricorrente informa di aver chiesto una verifica delle cri-
ticità sollevate dalla SEM quanto agli atti giudiziari e di riservarsi la facoltà
di trasmettere successivamente una presa di posizione al riguardo. A oggi
non è pervenuta al Tribunale alcuna presa di posizione.
4.
4.1 La Svizzera, su domanda, accorda asilo ai rifugiati secondo le disposi-
zioni della LAsi (art. 2 LAsi). L'asilo comprende la protezione e lo statuto
accordati a persone in Svizzera in ragione della loro qualità di rifugiato.
Esso include il diritto di risiedere in Svizzera.
Sono rifugiati le persone che, nel paese d'origine o d'ultima residenza, sono
esposte a seri pregiudizi a causa della loro razza, religione, nazionalità,
appartenenza ad un determinato gruppo sociale o per le loro opinioni poli-
tiche, ovvero hanno fondato timore d'essere esposte a tali pregiudizi. Sono
pregiudizi seri segnatamente l'esposizione a pericolo della vita, dell'inte-
grità fisica o della libertà, nonché le misure che comportano una pressione
psichica insopportabile (art. 3 cpv. 2 LAsi). Inoltre, occorre tenere conto dei
motivi di fuga specifici della condizione femminile (art. 3 cpv. 2 in fine LAsi).
4.2 A tenore dell'art. 7 cpv. 1 LAsi, chiunque domanda asilo deve provare
o per lo meno rendere verosimile la sua qualità di rifugiato. La qualità di
rifugiato è resa verosimile se l'autorità la ritiene data con una probabilità
preponderante (art. 7 cpv. 2 LAsi). Sono inverosimili in particolare le alle-
gazioni che su punti importanti sono troppo poco fondate o contraddittorie,
non corrispondono ai fatti o si basano in modo determinante su mezzi di
prova falsi o falsificati (art. 7 cpv. 3 LAsi).
È pertanto necessario che i fatti allegati dal richiedente l'asilo siano suffi-
cientemente sostanziati, plausibili e coerenti fra loro; in questo senso di-
chiarazioni vaghe, quindi suscettibili di molteplici interpretazioni, contrad-
dittorie in punti essenziali, sprovviste di una logica interna, incongrue ai fatti
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o all'esperienza generale di vita, non possono essere considerate verosi-
mili ai sensi dell'art. 7 LAsi. È altresì necessario che il richiedente stesso
appaia come una persona attendibile, ossia degna di essere creduta. Que-
sta qualità non è data, in particolare, quando egli fonda le sue allegazioni
su mezzi di prova falsi o falsificati (art. 7 cpv. 3 LAsi), omette fatti importanti
o li espone consapevolmente in maniera falsata, in corso di procedura ri-
tratta dichiarazioni rilasciate in precedenza o, senza motivo, ne introduce
tardivamente di nuove, dimostra scarso interesse nella procedura oppure
nega la necessaria collaborazione. Infine, non è indispensabile che le alle-
gazioni del richiedente l'asilo siano sostenute da prove rigorose; al contra-
rio, è sufficiente che l'autorità giudicante, pur nutrendo degli eventuali dubbi
circa alcune affermazioni, sia persuasa che, complessivamente, tale ver-
sione dei fatti sia in preponderanza veritiera. Il giudizio sulla verosimi-
glianza non deve, infatti, ridursi a una mera verifica della plausibilità del
contenuto di ogni singola allegazione, bensì dev'essere il frutto di una pon-
derazione tra gli elementi essenziali a favore e contrari ad essa; decisivo
sarà dunque determinare, da un punto di vista oggettivo, quali fra questi
risultino preponderanti nella fattispecie (cfr. DTAF 2013/11 consid. 5.1 e
relativi riferimenti).
5.
5.1 Nella fattispecie, il ricorrente ha in primo luogo dichiarato di essere
membro di “Erfan Halgheh” e di esserne stato un insegnante.
5.2 Quest’affermazione stride con le conoscenze della dottrina di “Erfan
Halgheh” dimostrate dal ricorrente durante la seconda audizione, che sono
vaghe e in parte sbagliate anche su aspetti basilari. Innanzitutto, egli defi-
nisce “Erfan Halgheh” come una corrente religiosa (cfr. atto A25, Q89). “Er-
fan Halgheh” è però una filosofia, non una religione (cfr. The Danish Immi-
gration Service, Iran: Erfan-e Halgheh, maggio 2019, ˂ https://nyidan-
mark.dk/-/media/Files/US/Landenotater/Report_Iran_Erfan-e_Hal-
gheh_may_2019.pdf ˃, consultato il 9 aprile 2020, pag. 5). Chiamato a
spiegare in cosa consiste, in sostanza egli è stato solamente capace di
affermare che la religione islamica è intrisa di falsità con cui invece Cristo
non ha nulla da spartire (cfr. atto A25, Q35, 43 seg.). Invero “Erfan Hal-
gheh” è compatibile con ogni religione, senza nel contempo favorirne al-
cuna (cfr. ibidem). A domanda, ha risposto che Faradarmani sarebbe l’ap-
plicazione della mano sul punto doloroso del corpo per estrarne il dolore
(cfr. atto A25, Q41). Faradarmani è sì una terapia contro i problemi di sa-
lute, ma puramente spirituale (cfr. ibidem, pag. 6). Quanto a Psymentology,
egli ha indicato che sarebbe la teoria secondo la quale l’esistenza degli
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animali precede quella degli esseri umani (cfr. atto A25, Q41). Psymento-
logy è invece una teoria complementare a Faradarmani, che si concentra
però sui problemi mentali (cfr. ibidem). Infine, a una domanda ha candida-
mente ammesso di non essere in grado di rispondere e ha rimandato alla
lettura di un libro (cfr. atto A25, Q38). Riassumendo, queste conoscenze
sono al di sotto di quello che ci si potrebbe legittimamente attendere da
una persona che pretende di aver studiato questa dottrina per otto semestri
e a maggior ragione da una persona che l’avrebbe insegnata per un anno
e mezzo, indipendentemente – per rispondere alla giustificazione data dal
ricorrente nel ricorso – dal livello della formazione scolastica di base rice-
vuta.
Inoltre, mancano di dettagli le descrizioni di come si sarebbe avvicinato a
tale dottrina (cfr. atto A25, Q60-65) e della sua attività di insegnante (cfr.
atto A25, Q76 seg.). Nel primo caso è poco credibile che avrebbe accettato,
senza maggiori chiarimenti, l’invito per telefono di un amico che gli propo-
neva semplicemente di portarlo in un posto e che ne sarebbe stato felice.
Nel secondo caso, si è limitato ad affermare lapidariamente di insegnare
tutto ciò che aveva appena descritto riguardo alla dottrina di “Erfan Hal-
gheh” senza precisare persone, luoghi o modalità.
Infine, i diplomi presentati non sono documenti ufficiali e hanno quindi un
valore probatorio limitato. Nel filmato e nella fotografia, invece, il ricorrente
non è riconoscibile.
5.3 Tutto ben considerato, è inverosimile che il ricorrente sia membro di
“Erfan Halgheh” e che ne sia stato un insegnante.
6.
6.1 In secondo luogo il ricorrente ha dichiarato di essere stato arrestato il
16 luglio 2015 da Ettela’at, di essere stato detenuto e aver subito violenze
per 15 giorni, di essere sfuggito il 5 agosto 2015 a un secondo arresto e di
essere stato successivamente ricercato al proprio domicilio.
6.2 Interrogato sui motivi d’asilo nel corso della prima audizione, egli ha
però solo fatto valere di temere di essere arrestato, poiché sarebbe ciò che
accade ai fedeli di “Erfan Halgheh” (cfr. atto A9, 7.01). Non ha allegato di
aver già subito eventuali arresti, detenzioni, violenze o tentativi di arresto
né quando gli è stato chiesto quali fossero i motivi di espatrio e d’asilo (cfr.
atto A9, 7.01), né se avesse menzionato tutti i motivi di espatrio (cfr. ibi-
dem), né se ci fossero altri motivi di espatrio oltre a quelli menzionati (cfr.
atto A9, 7.02), né se ci fossero motivi non menzionati che si opponevano
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al suo rientro in Iran (cfr. atto A9, 7.03). La giustificazione addotta dal ricor-
rente, secondo il quale non lo si sarebbe lasciato spiegare a sufficienza,
non può essere seguita. Infatti gli accadimenti omessi dal ricorrente sono i
motivi fondamentali alla base della sua domanda d’asilo, perciò andavano
per lo meno citati fin dalla prima audizione. Inoltre dal verbale, che il ricor-
rente ha firmato senza emetterne riserve sul contenuto, non risulta che il
ricorrente è stato interrotto o simili. Il ricorrente non ha, quindi, un motivo
giustificativo per il fatto di aver introdotto tardivamente nuove dichiarazioni.
Il Tribunale rileva, inoltre, come le allegazioni del ricorrente sono vaghe.
Per quanto riguarda l’arresto, egli non ha apportato alcun dettaglio signifi-
cativo che possa rendere almeno verosimile il suo racconto (cfr. atto A25,
Q91-95). Durante i 15 giorni di detenzione sarebbe stato picchiato due ore
al giorno, ma nel resto del tempo non sarebbe successo né avrebbe fatto
nulla (cfr. atto A25, Q96-108). In merito all’arresto cui sarebbe riuscito a
sfuggire, il racconto è privo del benché minimo riferimento personale (cfr.
atto A25, Q128-137). Infine, il ricorrente non ha dato precisazioni su come
sarebbe venuto a conoscenza del fatto che Ettela’at l’avrebbe ricercato al
suo domicilio (cfr. atto A25, Q33).
Anche quanto ai documenti allegati il 20 agosto 2019 a riprova del fatto che
il ricorrente sarebbe finito nel collimatore delle autorità iraniane, il discorso
non muta. I documenti in questione contengono infatti numerose criticità,
sia sotto l’aspetto della forma che del merito, che ne inficiano l’autenticità.
L’entità degli elementi che lasciano propendere per una falsificazione è
inoltre tale, da non potersi spiegare nemmeno ammettendo un precario
stato del sistema giudiziario iraniano. Innanzitutto, il primo documento (“Or-
dine della Procura”, secondo la traduzione fornita dal ricorrente) manca
completamente della data. Vi si può inoltre leggere che la difesa è stata
ascoltata, ma mai il ricorrente ha reso partecipe la SEM del fatto che un
processo fosse in corso di svolgimento contro di lui. Se invece, come sem-
bra, egli era all’oscuro di tutto, ci si aspetterebbe allora che la contumacia
fosse stata rilevata nel documento. Ma così non è stato. Il ricorrente sa-
rebbe stato condannato a un anno di reclusione sulla base dell’art. 262
seg. del Codice penale islamico, ma questi due articoli impongono come
pena la morte o fino a 74 frustate (cfr. IHRDC, English Translation of Books
I & II of the New Islamic Penal Code, 4 aprile 2014, ˂ https://iran-
hrdc.org/english-translation-of-books-i-ii-of-the-new-islamic-penal-code/ ˃,
consultato il 9 aprile 2020). Sarebbe inoltre stato condannato a una multa
sulla base dell’art. 2 cpv. 490 del Codice penale islamico, ma questo capo-
verso non esiste (cfr. ibidem). Se fosse invece stato inteso l’art. 490, eb-
bene questo articolo riguarda le modalità di pagamento delle multe ma non
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è una base legale per comminarne (cfr. IPRC, Codice penale islamico, 29
maggio 2013, ˂ https://rc.majlis.ir/fa/news/show/845002 ˃, consultato il 9
aprile 2020). Per quanto riguarda il secondo documento (“Sentenza”, se-
condo la traduzione fornita dal ricorrente), il ricorrente sarebbe stato con-
dannato sulla base dell’art. 455 del Codice penale islamico. Ma questo ar-
ticolo punisce l’omicidio (cfr. ibidem), e né nel testo del documento ci si
confronta con tale crimine né il ricorrente ha mai anche solo accennato al
fatto di aver ucciso qualcuno. Egli sarebbe anche tenuto a pagare una
multa sulla base dell’art. 500 del Codice penale islamico, tale articolo pre-
vede però come pena unicamente l’incarcerazione (cfr. IHRDC, Islamic Pe-
nal Code of the Islamic Republic of Iran – Book Five, 15 luglio 2013, ˂
https://iranhrdc.org/islamic-penal-code-of-the-islamic-republic-of-iran-
book-five/ ˃, consultato il 9 aprile 2020). Ora, numeri sbagliati di articoli e
pene non previste dalla legge sono proprio tra le caratteristiche più diffuse
che possiedono i documenti giudiziari iraniani falsi (cfr. UK Home Office,
Country Background Note: Iran, ottobre 2019, ˂ https://assets.pu-
blishing.service.gov.uk/government/uploads/system/uploads/attach-
ment_data/file/846809/Iran_-_Background_-_CPIN_-_v6.0_-
_Nov_2019_-_EXT.pdf ˃, consultato il 9 aprile 2020, pag. 31). Stupisce
inoltre l’affermazione del ricorrente secondo la quale avrebbe scoperto tar-
divamente e solo tramite la figlia i documenti prodotti, mentre che la moglie
glieli avrebbe celati e anzi ne avrebbe distrutti altri, poiché arrabbiata per
la sua fuga (cfr. ricorso, pag. 4). In effetti, egli non ha mai accennato a
problemi con la moglie e al contrario ha dichiarato di avere contatti telefo-
nici con lei (cfr. atto A25, Q28) e che per la sua famiglia è sufficiente che
egli sia in vita (cfr. atto A25, Q149). Particolarmente interlocutorio risulta
infine il fatto che l’insorgente, patrocinato in sede ricorsuale, nonostante
abbia prospettato l’allegazione di ulteriori elementi atti a confutare le lacune
dei presunti atti giudiziari sollevate dalla SEM, non vi ha poi mai provve-
duto.
6.3 Tutto ben considerato, è inverosimile che il ricorrente sia stato arrestato
e detenuto, abbia subito violenze e sia sfuggito a ulteriori arresti.
7.
In conclusione, visto quanto precede, le allegazioni del ricorrente non sod-
disfano le condizioni di verosimiglianza poste dall'art. 7 LAsi.
8.
In virtù di quanto sopra esposto, il ricorso in materia di riconoscimento della
qualità di rifugiato e di concessione dell'asilo non merita tutela e la deci-
sione impugnata va confermata.
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Pagina 10
9.
Se respinge la domanda d'asilo o non entra nel merito, la SEM pronuncia,
di norma, l'allontanamento dalla Svizzera e ne ordina l'esecuzione; tiene
però conto del principio dell'unità della famiglia (art. 44 LAsi).
Il ricorrente non adempie le condizioni in virtù delle quali la SEM avrebbe
dovuto astenersi dal pronunciare l'allontanamento dalla Svizzera (art. 14
cpv. 1 e 2 nonché art. 44 LAsi come pure art. 32 dell'ordinanza 1 sull'asilo
relativa a questioni procedurali dell'11 agosto 1999 [OAsi 1, RS 142.311];
DTAF 2013/37 consid. 4.4).
Pertanto, anche la pronuncia dell'allontanamento va confermata.
10.
10.1 Per quanto concerne l'esecuzione dell'allontanamento, per rinvio
dell'art. 44 LAsi, l'art. 83 LStrI (RS 142.20) prevede che la stessa sia am-
missibile (cpv. 3), esigibile (cpv. 4) e possibile (cpv. 2). In caso di non
adempimento di una di queste condizioni, la SEM dispone l'ammissione
provvisoria (art. 44 LAsi e art. 83 cpv. 1 LStrI).
Secondo prassi costante del Tribunale, circa l'apprezzamento degli ostacoli
all'esecuzione dell'allontanamento vale lo stesso apprezzamento della
prova consacrato al riconoscimento della qualità di rifugiato, ovvero il ricor-
rente deve provare o per lo meno rendere verosimile l'esistenza di un osta-
colo all'esecuzione dell'allontanamento (cfr. DTAF 2011/24 consid. 10.2).
Inoltre, lo stato di fatto determinante in materia di esecuzione dell'allonta-
namento è quello che esiste al momento in cui si statuisce (cfr. DTAF
2009/51 consid. 5.4).
10.2 Nella propria decisione la SEM ha considerato l'esecuzione dell'allon-
tanamento del richiedente ammissibile, ragionevolmente esigibile e possi-
bile. La situazione generale circa il rispetto dei diritti dell’uomo in Iran, in-
fatti, non condurrebbe a considerare l’esecuzione dell’allontanamento
inammissibile e dalle audizioni non sarebbero emersi indizi di persecuzioni
o di trattamenti proibiti. In Iran, inoltre, non vigerebbe una situazione di
guerra, guerra civile o violenza generalizzata e il ricorrente sarebbe relati-
vamente giovane e in buona salute, godrebbe di una buona esperienza
lavorativa e a B._ disporrebbe di una solida rete famigliare. L’ese-
cuzione dell’allontanamento, infine, sarebbe possibile sia sul piano tecnico
che pratico.
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Nel gravame, l’insorgente avversa anche tale assunto. Egli, infatti, in
quanto rifugiato non potrebbe essere respinto e in quanto membro di un’or-
ganizzazione illegale subirebbe in Iran trattamenti inumani e degradanti.
10.3 A norma dell'art. 83 cpv. 3 LStrI l'esecuzione dell'allontanamento non
è ammissibile quando comporterebbe una violazione degli impegni di diritto
internazionale pubblico della Svizzera. La portata di detta norma non si
esaurisce nella massima del divieto di respingimento. Anche altri impegni
di diritto internazionale della Svizzera possono essere ostativi all'esecu-
zione del rimpatrio, in particolare l'art. 3 CEDU o l'art. 3 della Convenzione
contro la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti
del 10 dicembre 1984 (Conv. tortura, RS 0.105). La Corte europea dei diritti
dell'uomo (CorteEDU) ha più volte ribadito che la sola possibilità di subire
dei maltrattamenti dovuti a una situazione di insicurezza generale o di vio-
lenza generalizzata nel paese di destinazione non è sufficiente per ritenere
una violazione dell'art. 3 CEDU. Spetta infatti all'interessato provare o ren-
dere verosimile l'esistenza di seri motivi che permettano di ritenere che egli
correrà un reale rischio («real risk») di essere sottoposto, nel paese verso
il quale sarà allontanato, a trattamenti contrari a detti articoli (cfr. DTAF
2013/27 consid. 8.2 e relativi riferimenti).
Nel caso in esame, visto che l’insorgente non è riuscito a dimostrare l'esi-
stenza di seri pregiudizi o il fondato timore di essere esposto a tali pregiu-
dizi ai sensi dell'art. 3 LAsi, il principio del divieto di respingimento non trova
applicazione ed il suo rinvio verso l’Iran è dunque ammissibile sotto l'a-
spetto dell'art. 5 cpv. 1 LAsi e dell'art. 33 della Convenzione sullo statuto
dei rifugiati del 28 luglio 1952 (Conv. rifugiati, RS 0.142.30).
Inoltre il Tribunale ha già avuto modo di stabilire che l’esecuzione dell’al-
lontanamento in Iran non risulta essere generalmente inammissibile (cfr.
sentenza del Tribunale E-5026/2019 del 25 novembre 2019 consid. 8.3).
In siffatte circostanze non vi è inoltre motivo di considerare l'esistenza di
un rischio personale, concreto e serio per l'insorgente di essere esposto,
nel suo paese d'origine, ad un trattamento proibito ai sensi dell'art. 3 CEDU
o dell'art. 3 Conv. tortura. Per quanto attiene ai menzionati fattori di rischio
nella fattispecie, nell'ambito di una valutazione d'insieme, secondo il Tribu-
nale non vi è da ritenere, nonostante il ricorrente abbia chiesto asilo all'e-
stero, che la soglia per ammettere un «real risk» sia raggiunta. A tal propo-
sito va rilevato che, non avendo il ricorrente reso verosimile di essere mem-
bro di “Erfan Halgheh” e di esserne stato un insegnante (cfr. supra consid.
https://www.swisslex.ch/DOC/ShowLawViewByGuid/a9c93e17-07c7-4ad9-ac08-f9da47f8f369/3572bcc7-d292-44fd-99ab-e2d1f3eca9a5?source=document-link&SP=5|zpixhk
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Pagina 12
5.3) e di essere stato arrestato e detenuto, di aver subito violenze e di es-
sere sfuggito a ulteriori arresti (cfr. supra consid. 6.3), non vi è motivo di
supporre che sia esposto a seri pregiudizi.
Pertanto, l'esecuzione dell'allontanamento è ammissibile ai sensi delle
norme di diritto pubblico internazionale nonché della LAsi.
10.4 Giusta l'art. 83 cpv. 4 LStrI l'esecuzione non può essere ragionevol-
mente esigibile qualora, nello stato di origine o di provenienza, lo straniero
venisse a trovarsi concretamente in pericolo in seguito a situazioni quali
guerra, guerra civile, violenza generalizzata o emergenza medica.
La disposizione citata si applica principalmente ai «réfugiés de la vio-
lence», ovvero agli stranieri che non adempiono le condizioni della qualità
di rifugiato, poiché non sono personalmente perseguiti, ma che fuggono da
situazioni di guerra, di guerra civile o di violenza generalizzata. Essa vale
anche nei confronti delle persone per le quali l'allontanamento comporte-
rebbe un pericolo concreto, in particolare perché esse non potrebbero più
ricevere le cure delle quali esse hanno bisogno o che sarebbero, con ogni
probabilità, condannate a dover vivere durevolmente e irrimediabilmente in
stato di totale indigenza e pertanto esposte alla fame, a una degradazione
grave del loro stato di salute, all'invalidità o persino alla morte. Tuttavia, le
difficoltà socio-economiche che costituiscono l'ordinaria quotidianità di una
regione, in particolare la penuria di cure, di alloggi, di impieghi e di mezzi
di formazione, non sono sufficienti, in sé, a concretizzare una tale esposi-
zione al pericolo. L'autorità alla quale incombe la decisione deve dunque,
in ogni singolo caso, confrontare se gli aspetti umanitari legati alla situa-
zione nella quale si troverebbe lo straniero in questione nel suo paese
siano tali da esporlo ad un pericolo concreto (cfr. DTAF 2014/26 con-
sid. 7.6-7.7 e relativi riferimenti).
Si tratta dunque di esaminare, con riferimento ai criteri suesposti, se l’in-
sorgente conclude a giusta ragione o meno al carattere inesigibile dell'e-
secuzione dell'allontanamento, tenuto conto della situazione generale vi-
gente attualmente in Iran, da un lato, e della sua situazione personale,
dall'altro.
Nella fattispecie, in Iran attualmente vi sono delle proteste di piazza contro
il regime al governo ma non vige una situazione di guerra, guerra civile o
violenza generalizzata che coinvolga l'insieme della popolazione nella to-
talità del territorio nazionale (cfr. sentenza del Tribunale D-5473/2019 del
25 novembre 2019 consid. 5.2.1).
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Quanto alla situazione personale del ricorrente, egli è relativamente gio-
vane ([...] anni) e ha frequentato cinque anni di scuola. Ha lavorato, tra le
altre cose, come elettricista, nel rammendo e nella colorazione di tovaglie,
nell’esercito e come saldatore. Da ultimo, raccoglieva lattine, porte e pezzi
di ferro per rivenderli. La moglie, i due figli, i genitori, due sorelle e un fra-
tello vivono a B._, l’ultimo domicilio del ricorrente. In Iran vi sono
anche un altro fratello, un’altra sorella, zii, zie e cugini, in un appartamento
di proprietà di uno dei quali il ricorrente viveva prima dell’espatrio. Con i
parenti è in contatto telefonicamente.
Infine, il ricorrente non ha preteso nel gravame di soffrire di gravi problemi
di salute tali da giustificare un'ammissione provvisoria, senza che da un
esame d'ufficio degli atti di causa emerga la necessità di una sua perma-
nenza in Svizzera per motivi medici (cfr. DTAF 2011/50 consid. 8.1-8.3 e
2009/2 consid. 9.3.2 con relativi riferimenti).
In considerazione di quanto precede, l'esecuzione dell'allontanamento è
ragionevolmente esigibile nella fattispecie (art. 83 cpv. 4 LStrI).
10.5 In ultima analisi, non risultano impedimenti neppure dal profilo della
possibilità dell'esecuzione dell'allontanamento (art. 44 LAsi ed art. 83 cpv.
2 LStrI). Infatti, il ricorrente dispone della propria carta d’identità originale
emessa dal suo Paese d’origine e, usando della necessaria diligenza, potrà
procurarsi ogni ulteriore documento indispensabile al rimpatrio (cfr. art. 8
cpv. 4 LAsi e DTAF 2008/34 consid. 12).
L'esecuzione dell'allontanamento è dunque pure possibile.
10.6 Di conseguenza, anche in materia di esecuzione dell'allontanamento
la decisione dell'autorità inferiore va confermata.
11.
Ne discende che la SEM con la decisione impugnata non ha violato il diritto
federale né abusato del suo potere d'apprezzamento ed inoltre non ha ac-
certato in modo inesatto o incompleto i fatti giuridicamente rilevanti (art.
106 cpv. 1 LAsi); altresì la decisione non è inadeguata (art. 49 PA), per il
che il ricorso va respinto.
12.
12.1 Giusta l’art 10 cpv. 4 LAsi, la SEM o l’istanza di ricorso possono con-
fiscare o mettere al sicuro, a destinazione dell’avente diritto, documenti
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falsi o falsificati nonché documenti autentici che sono stati utilizzati abusi-
vamente. Scopo della confisca è quello di impedire un’ulteriore utilizza-
zione abusiva dei documenti. La confisca può riguardare segnatamente:
sentenze, ordini d’arresto, atti d’accusa, documenti di viaggio e documenti
d’identità inoltrati dai richiedenti l’asilo a riprova della persecuzione o di un
timore fondato di persecuzione (cfr. Messaggio relativo alla revisione totale
della legge sull’asilo nonché alla modificazione della legge federale con-
cernente la dimora e il domicilio degli stranieri del 4 dicembre 1995, FF
1996 II 1).
12.2 Nella presente fattispecie, i documenti prodotti dal ricorrente il 20 ago-
sto 2019 si sono rivelati dei falsi (cfr. supra consid. 6.2). In considerazione
di ciò, se ne giustifica la confisca.
13.
Ritenute le allegazioni ricorsuali sprovviste di probabilità di esito favore-
vole, la domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa dal
pagamento delle spese processuali, è respinta (art. 65 cpv. 1 PA).
14.
Visto l'esito della procedura, le spese processuali di CHF 750.–, che se-
guono la soccombenza, sono poste a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1 e
5 PA nonché art. 3 lett. b del regolamento sulle tasse e sulle spese ripetibili
nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 febbraio
2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]).
15.
La presente decisione non concerne persone contro le quali è pendente
una domanda di estradizione presentata dallo stato che hanno abbando-
nato in cerca di protezione, per il che non può essere impugnata con ri-
corso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 lett.
d cifra 1 LTF).
La pronuncia è quindi definitiva.
(dispositivo alla pagina seguente)
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