Decision ID: 4b4b2b2a-97d8-5eac-8a06-fac3360575ad
Year: 2020
Language: it
Court: CH_BVGE
Chamber: CH_BVGE_001
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: 

Fatti:
A.
L’interessato, cittadino afgano, di etnia hazara, ha presentato una
domanda d’asilo in Svizzera il (...) marzo 2014 (cfr. atto A1/2).
B.
Con decisione del 27 febbraio 2015 la Segreteria di Stato della migrazione
(di seguito: SEM; precedentemente nella procedura l’Ufficio federale della
migrazione [UFM]), non ha riconosciuto la qualità di rifugiato all’interessato,
ha respinto la sua domanda d’asilo, nonché contestualmente ha
pronunciato il suo allontanamento dalla Svizzera e l’esecuzione del
medesimo provvedimento.
C.
Con sentenza D-2035/2015 del 21 ottobre 2016, il Tribunale
amministrativo federale (di seguito: il Tribunale) ha respinto il ricorso
interposto il 30 marzo 2015 dal richiedente avverso la predetta decisione,
ed ha posto le spese processuali di CHF 600.– a carico del ricorrente,
prelevandole sull’anticipo spese versato dall’interessato il 20 aprile 2015.
Lo scrivente Tribunale ha considerato nei fatti (lett. C) che l’interessato, nel
suo gravame, ha chiesto l’accoglimento del ricorso, l’annullamento della
decisione impugnata, il riconoscimento della qualità di rifugiato e la
concessione dell’asilo ed in subordine, la concessione dell’ammissione
provvisoria per inesigibilità dell’allontanamento, presentando altresì
un’istanza di concessione dell’assistenza giudiziaria, nel senso
dell’esenzione dal versamento delle spese processuali e dal relativo
anticipo, con protesta di tasse, spese e ripetibili.
L’autorità predetta, nella sua sentenza ha dapprima esaminato se la SEM

avesse correttamente considerato il ricorrente quale maggiorenne e
pertanto se, a giusta ragione, non gli avesse assegnato una persona di
fiducia, prevista per i minori non accompagnati (cfr. consid. 4). Su tale
punto in questione, ha concluso che il richiedente, non avesse reso
verosimile l’allegata minore età e pertanto che il ricorrente dovesse
essere considerato maggiorenne (cfr. consid. 4.5). Ha altresì ritenuto che,
l’autorità inferiore, non avesse a ragione assegnato al ricorrente una
persona di fiducia e che non sarebbe neppure incorsa nella violazione del
diritto di essere sentito dell’interessato come pure non avrebbe
accertato in modo inesatto i fatti giuridicamente rilevanti (cfr. consid. 4.6).
Proseguendo nell’analisi ha considerato che le allegazioni del richiedente
inerenti i motivi che l’avrebbero indotto all’espatrio, ovvero il fatto di essere
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ricercato dalla polizia a causa della sua attività di distribuzione di
alcune Bibbie tradotte in farsi presso il suo villaggio, risulterebbero poco
sostanziate, tanto da instillare ragionevoli dubbi quanto al fatto che
gli eventi addotti sarebbero stati realmente vissuti in prima persona dal
ricorrente, come pure presenterebbero alcune incongruenze (cfr.
consid. 6). In particolare, apparirebbe dubbio il suo interessamento
concreto al cristianesimo già in patria, in quanto durante la prima
audizione egli non avrebbe fornito dichiarazioni precise su tale religione
(cfr. consid. 6.2). Sarebbe inoltre irrilevante ai fini del riconoscimento della
qualità di rifugiato il fatto allegato dal richiedente che egli sarebbe stato
stanco della guerra in corso in Afghanistan e segnatamente della Jihad
(cfr. consid. 7). Il Tribunale ha dipoi, ed a differenza della SEM, ritenuto
come verosimile ed ossequiante le condizioni poste all’art. 7 LAsi la
conversione del ricorrente al cristianesimo, ciò che sarebbe avvenuto
concretamente una volta che egli è arrivato in Svizzera, seppure non si
potrebbe escludere l’insorgere primario di un suo interessamento alla fede
cristiana già in terra natia (cfr. consid. 8.1). In un passo successivo, il
Tribunale ha esaminato se tale conversione potesse esporre il ricorrente a
dei pregiudizi rilevanti secondo l’art. 3 LAsi in caso di un suo ritorno
nel Paese d’origine, rispondendo per la negativa (cfr. consid. 8.2 –
consid. 8.3). Neppure la situazione individuale dell’interessato, sempre a
causa della sua apostasia, non lascerebbe presagire l’esistenza di un
fondato timore di esposizione a seri pregiudizi, in quanto la conversione
non si sarebbe prodotta nel Paese d’origine e che l’insorgente avrebbe
esternato i suoi propositi soltanto con i parenti più stretti (cfr. consid. 8.4 –
8.5).
Il Tribunale, sulla base delle predette considerazioni, ha quindi respinto il
ricorso sulla questione dello statuto di rifugiato e confermato la decisione
avversata (cfr. consid. 9). Ha in seguito confermato la pronuncia
dell’allontanamento del provvedimento impugnato (cfr. consid. 10). Infine,
ha verificato se l’esecuzione dell’allontanamento fosse ammissibile,
ragionevolmente esigibile e possibile, rispondendo affermativamente (cfr.
consid. 11). Circa l’esigibilità dell’allontanamento, il Tribunale ha in
particolare ritenuto, come il rinvio dell’interessato verso il suo luogo
d’origine fosse inesigibile. Tuttavia ha considerato che vi fosse una valida
alternativa di soggiorno interna del richiedente nel suo Paese d’origine,
localizzandola nella (...) di B._, ove disporrebbe di parenti in loco
(cfr. consid. 11.4). In conclusione, ha quindi ritenuto che la SEM, con la
decisione impugnata, non avesse violato il diritto federale, né abusato del
suo potere d’apprezzamento ed inoltre non avrebbe accertato in modo
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inesatto o incompleto i fatti giuridicamente rilevanti e, per quanto
censurabile, la medesima non sarebbe inopportuna (cfr. consid. 12).
D.
D.a Il 27 aprile 2017, l’interessato ha depositato un ricorso (richiesta
n. 32218/17) dinnanzi alla Corte europea dei diritti dell’uomo (di seguito:
CorteEDU), postulando che l’esecuzione del suo allontanamento verso
l’Afghanistan costituirebbe una violazione dell’art. 3 CEDU (RS 0.101).
D.b Con sentenza del 5 novembre 2019 (A.A. contro Svizzera,
n. 32218/17) la CorteEDU ha accolto il ricorso del richiedente, ha concluso
che vi sarebbe una violazione dell’art. 3 CEDU se il richiedente fosse
rinviato in Afghanistan, nonché ha deciso che la misura provvisoria presa
dalla Corte ex art. 39 del Regolamento della Corte europea dei diritti
dell’uomo del 4 novembre 1998 (RS 0.101.2) – in data 5 maggio 2017
(cfr. risultanze processuali) –, sarebbe rimasta in vigore sino a che la
sentenza diventasse definitiva o che la Corte renda un’altra decisione sulla
questione.
Nella sua sentenza, la CorteEDU ha in particolare confermato dapprima le
constatazioni interne del Tribunale circa il fatto che la conversione del
richiedente sarebbe avvenuta in Svizzera e sulle conclusioni delle autorità
elvetiche in merito ai fatti che sarebbero occorsi in Afghanistan, nella
misura in cui l’argomento del ricorrente secondo il quale egli si sarebbe già
convertito prima della fuga e sarebbe stato ricercato in ragione del suo
proselitismo, non avrebbe portato al convincimento della Corte. Le autorità
svizzere, si sarebbero pertanto trovate confrontate con una conversione
sul posto dell’interessato (cfr. §§ 48-49). Tuttavia, a mente della Corte,
il Tribunale non si sarebbe nella sua sentenza pronunciato in merito alla
questione di come il ricorrente esprima la sua fede cristiana in Svizzera, né
di come egli intenderebbe continuare a manifestarla in Afghanistan, se la
decisione circa l’esecuzione dell’allontanamento venisse messa in atto.
Invero, nella sua sentenza, il Tribunale si sarebbe accontentato di
presumere, in modo generico, che il ricorrente non incontrerebbe alcun
problema presso i famigliari a B._, in quanto avrebbe esteriorizzato
le sue credenze soltanto con i parenti più intimi, dei quali non farebbero
però parte i primi (cfr. §52). Tale argomentazione, secondo la Corte, la
quale apparirebbe perlomeno contraddittoria, non rileverebbe da un esame
rigoroso ed approfondito delle circostanze del caso in disamina. Arrivando
ad una conclusione differente dalla SEM; in punto alla verosimiglianza della
sua conversione, il Tribunale avrebbe dovuto istruire la causa in merito al
modo in cui egli vivrebbe la sua fede in Svizzera dal momento del suo
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battesimo e potrebbe continuare a viverla in Afghanistan, a titolo
esemplificativo grazie ad un rinvio della causa all’autorità inferiore o
sottoponendo al richiedente una lista di quesiti in particolare sugli aspetti
sopra ritenuti, domande sulle quali il provvedimento del Tribunale sarebbe
rimasto silente (cfr. §54).
Proseguendo nell’analisi, la CorteEDU ha ritenuto come apparirebbe
limpido dalle fonti consultate, che in Afghanistan un apostata non sarebbe
libero di esprimere apertamente le sue credenze. L’interessato sarebbe
quindi obbligato a vivere nella menzogna la sua fede e potrebbe essere
forzato a rinunciare ad ogni contatto con altre persone che professano il
suo stesso credo per timore di essere scoperto. Lo stesso Tribunale, in una
sua sentenza di riferimento, avrebbe considerato che la dissimulazione e
la negazione quotidiane delle convinzioni intime nel contesto della società
afgana conservatrice, potrebbero condurre – in alcuni casi –, ad essere
qualificate quali pressione psichica insopportabile. La Corte ha quindi
concluso in merito a tale aspetto, che il Tribunale non avrebbe potuto,
senza prima cercare di sapere come il richiedente avrebbe praticato la sua
nuova religione in Afghanistan, esigere da lui che si accontenti di
nascondere le sue credenze a B._, sottolineando ancora una volta
che i parenti presunti accoglierlo in tale località, non sarebbero al corrente
della sua apostasia (cfr. §55).
Il richiedente farebbe inoltre parte dell’etnia hazara, una comunità che
continuerebbe ad essere oggetto di un certo grado di discriminazione,
malgrado gli sforzi adempiuti dal governo afgano. Pertanto, la Corte ha
ritenuto che, anche se il richiedente non si sarebbe specificamente
prevalso della sua origine etnica a fondamento della sua domanda d’asilo,
e che tale elemento non sarebbe comunque determinante per l’esito della
causa, lo stesso non possa però essere completamente ignorato, aspetto
che non sarebbe stato preso in considerazione alcuna nelle decisioni
interne delle autorità svizzere (cfr. §56). Inoltre, il confronto fatto nella
sentenza del Tribunale con l’C._, sarebbe a mente della
CorteEDU problematico (cfr. §57).
In conclusione, la Corte ritiene che il Tribunale non avrebbe eseguito un
esame ex nunc sufficientemente serio delle conseguenze della
conversione dell’interessato. Vi sarebbe pertanto una violazione
dell’art. 3 CEDU se il richiedente venisse rinviato in Afghanistan (cfr. §58).
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Infine, circa un’equa soddisfazione ai sensi dell’art. 41 CEDU, essendo che
il ricorrente non avrebbe presentato alcuna richiesta in tal senso, la Corte
non gli ha riconosciuto una somma a tale titolo (cfr. §§60-61).
Tale sentenza è divenuta definitiva il 5 febbraio 2020 (cfr. risultanze
processuali).
E.
Con atto del 5 maggio 2020 (cfr. risultanze processuali) ed intitolato
“domanda di revisione”, l’interessato ha chiesto l’accoglimento dell’istanza,
la revisione della sentenza del Tribunale amministrativo federale del
21 ottobre 2016, nonché il riconoscimento della qualità di rifugiato e la
concessione dell’asilo in Svizzera. L’istante ha altresì richiesto, secondo il
senso, l’esonero dal versamento di un anticipo sulle presumibili spese
processuali, con protestate spese e ripetibili.
La domanda dell’istante, si fonderebbe sulla sentenza della CorteEDU del
5 novembre 2019, che ha allegato in copia quale documento alla sua
richiesta, così come copia dello scritto del 10 febbraio 2020 della
CorteEDU ove è stato in particolare comunicato all’istante la data in cui la
sentenza della Corte è divenuta definitiva.
F.
Il 6 maggio 2020, il Tribunale ha ordinato la sospensione dell’esecuzione
dell’allontanamento dell’istante in via supercautelare (cfr. risultanze
processuali).
G.
Ulteriori fatti utili che appaiano all’incarto, verranno ripresi nei considerandi
qualora risultino decisivi per l’esito della vertenza.
Diritto:
1.
Nella presente disamina, il Tribunale rileva dapprima che v’è luogo di
trattare la domanda del 5 maggio 2020 come una domanda di revisione,
per i motivi esposti di seguito.
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2.
2.1 Per le procedure dinanzi al Tribunale è determinante la PA, in quanto
la legge sul Tribunale amministrativo federale del 17 giugno 2005 (LTAF,
RS 173.32) non disponga altrimenti (art. 37 LTAF).
2.2 Ai sensi dell’art. 45 LTAF, gli art. 121–128 LTF, si applicano per
analogia alla revisione delle sentenze del Tribunale amministrativo
federale. Inoltre, giusta l’art. 47 LTAF, per il contenuto, la forma, il
miglioramento e il completamento della domanda di revisione è applicabile
l’art. 67 cpv. 3 PA, che rimanda a sua volta agli art. 52 e 53 PA, e che
dispone che la domanda deve segnatamente indicare il motivo di revisione,
la sua tempestività e le conclusioni nel caso d’una nuova decisione del
ricorso.
3.
3.1 La domanda di revisione del richiedente si fonda sull’art. 122 LTF,
secondo il quale la revisione di una sentenza del Tribunale può essere
domandata se la CorteEDU ha constatato in una sentenza definitiva che la
CEDU o i suoi protocolli sono stati violati (lett. a), che un’indennità non è
atta a compensare le conseguenze della violazione (lett. b); e che la
revisione è necessaria per rimediare alla violazione (lett. c).
3.2 La ricevibilità di una domanda di revisione fondata sull’art. 122 LTF, è
tuttavia subordinata al fatto che essa sia introdotta dinnanzi al Tribunale al
più tardi entro 90 giorni da quello in cui la sentenza della CorteEDU diviene
definitiva ai sensi dell’art. 44 CEDU (cfr. art. 124 lett. c LTF; cfr. anche
DTF 144 I 214 consid. 2.1 con ulteriore riferimento citato). Inoltre, l’istante
deve avere la qualità per interporre una domanda di revisione e, in
particolare, disporre di un interesse attuale all’ottenimento di un nuovo
giudizio sul punto in questione (cfr. sentenza del TF 2F_21/2016 del
6 luglio 2018 consid. 3.1 con ulteriori riferimenti ivi citati).
3.3 Nella presente disamina, la Terza Sezione della CorteEDU ha
constatato una violazione dell’art. 3 CEDU nella sua sentenza del
5 novembre 2019, che è divenuta definitiva tre mesi dopo la data della
sentenza, non essendo stato richiesto il deferimento alla sezione allargata
(cfr. art. 44 cifra 2 lett. b CEDU), ovvero il 5 febbraio 2020 a mezzanotte
(cfr. anche risultanze processuali). Depositata il 5 maggio 2020, la
domanda di revisione risulta pertanto essere stata introdotta
tempestivamente (art. 124 cpv. 1 lett. c LTF). Inoltre l’istante ha partecipato
al procedimento dell’autorità inferiore che ha condotto alla sentenza del
Tribunale amministrativo federale della quale ne è chiesta la revisione, è
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particolarmente toccato dalla decisione impugnata e vanta un interesse
degno di protezione all’annullamento o alla modificazione della stessa, in
quanto un’indennità – peraltro in assenza di un’equa soddisfazione ai sensi
dell’art. 41 CEDU da parte della CorteEDU – non risulta sufficiente per
compensare le conseguenze della violazione dell’art. 3 CEDU pronunciata
dalla CorteEDU. Soltanto la revisione della sentenza del Tribunale, entrata
in forza di cosa giudicata, risulta infatti idonea a compensare
le conseguenze di tale violazione accertata nel caso in cui egli
venisse allontanato verso l’Afghanistan, in quanto una partenza forzata
dell’interessato dalla Svizzera, anche fosse accompagnata dal versamento
di un’indennità, sarebbe tuttavia contraria al disposto precitato. Inoltre la
domanda di revisione depositata dall’istante indica il motivo di revisione
invocato ed in cosa consista la modifica richiesta della sentenza del
Tribunale del 21 ottobre 2016, rispettando pertanto le condizioni formali
(cfr. art. 67 cpv. 3 PA per rinvio dell’art. 47 LTAF). La domanda è pertanto
ricevibile in ordine. Occorre pertanto entrare nel merito della revisione.
4.
4.1 Secondo la giurisprudenza del Tribunale federale in materia di
revisione, se quest’ultimo ritiene la domanda di revisione ricevibile, entrerà
in materia della stessa ed esaminerà se il motivo di revisione allegato è
realizzato. Se tale è il caso, il Tribunale federale, rende successivamente
due decisioni distinte, anche se di regola procede con le stesse in una sola
sentenza: nella prima, denominata “il rescindente”, annulla la sentenza
oggetto dell’istanza di revisione; nella seconda, denominata invece “il
rescissorio”, statuirà nuovamente sul ricorso del quale era stato
precedentemente investito (cfr. art. 128 cpv. 1 LTF). La decisione
d’annullamento porrà fine alla procedura di revisione propriamente detta e
condurrà alla riapertura della procedura anteriore. Tale decisione ha un
effetto ex tunc, nel senso che le parti sono rimesse nella situazione in cui
si trovavano nel momento in cui la sentenza annullata è stata resa, la causa
dovendo essere giudicata come se tale sentenza non fosse mai esistita
(cfr. DTF 144 I 214 consid. 1.2 con ulteriori riferimenti citati; sentenza del
TF 2F_21/2016 del 6 luglio 2018 consid. 1.2; sentenza del Tribunale
E-1212/2019 del 21 marzo 2019 consid. 2).
4.2 Come già sopra considerato (cfr. consid. 3), le condizioni per entrare
nel merito dell’istanza di revisione sono adempiute. In fase rescindente,
s’impone pertanto d’annullare la sentenza del Tribunale D-2035/2015 del
21 ottobre 2016 ex art. 122 LTF.
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Ne discende quindi che la procedura anteriore ricorsuale è riaperta.
L’istante è rimesso nella situazione giuridica in cui si trovava al momento
della pronuncia della sentenza del Tribunale che con la presente è
annullata (effetto ex tunc).
La decisione sul rescissorio interverrà invece eccezionalmente in un’altra
sentenza rispetto alla presente, che è limitata al solo rescindente.
Invero, le domande di revisione contro un provvedimento d’esecuzione
dell’allontanamento consecutiva ad un rifiuto dell’asilo non hanno, in
principio, alcun effetto sospensivo: l’esecuzione dell’allontanamento risulta
esecutivo, su riserva della pronuncia di misure provvisionali, come è stato
il caso di specie, avendo il Tribunale in data 6 maggio 2020 così ordinato
(cfr. anche supra lett. F). Invece, ai sensi dell’art. 42 LAsi, chi ha presentato
una domanda d’asilo in Svizzera è autorizzato a soggiornarvi fino a
conclusione della procedura, con tutti i diritti e gli obblighi inerenti il suo
statuto. Tale sarà il caso d’ora in avanti dell’istante: egli è nuovamente
autorizzato a soggiornare in Svizzera fino a conclusione della procedura,
previa revoca delle misure supercautelari pronunciate dal Tribunale il
6 maggio 2020. Per tale motivo, così come al riguardo della particolarità
della causa che necessita di un serio esame, con eventuali ulteriori misure
istruttorie, risulta opportuno rendere nel termine più breve la presente
sentenza.
5.
Avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, la domanda di esenzione
dal versamento di un anticipo equivalente alle presumibili spese
processuali, per quanto riguarda la presente procedura, è divenuta senza
oggetto.
6.
Visto l’esito della procedura non si prelevano spese processuali (art. 37
LTAF in relazione con l’art. 63 cpv. 1 seg. e l’art. 68 cpv. 2 PA).
7.
Infine, alla luce di quanto sopra considerato e per la presente procedura,
ai sensi dell’art. 64 cpv. 1 PA in relazione con l’art. 68 cpv. 2 PA, v’è da
riconoscere all’istante un’indennità per le spese indispensabili e
relativamente elevate che ha sopportato. In tal senso, la parte vincente ha
diritto alle ripetibili per le spese necessarie derivanti dalla causa (art. 7
cpv. 1 del regolamento sulle tasse e sulle spese ripetibili nelle cause
dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 febbraio 2008 [TS-TAF,
RS 173.320.2]). Le ripetibili comprendono le spese di rappresentanza o di
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patrocinio ed eventuali disborsi di parte (art. 8 cpv. 1 TS-TAF). Le parti che
richiedono la rifusione di ripetibili e gli avvocati d’ufficio devono presentare
al Tribunale, prima della pronuncia della decisione, una nota
particolareggiata delle spese ed il Tribunale fissa l’indennità dovuta alla
parte sulla base di tale nota. In difetto di tale nota, il Tribunale fissa
l’indennità sulla base degli atti di causa (cfr. art. 14 TS-TAF).
Nella presente disamina, l’istante, rappresentato in questa sede, ha diritto
alle ripetibili per le spese necessarie derivanti dalla causa (art. 7 cpv. 1 TS-
TAF). Tuttavia, in difetto di una nota particolareggiata, l’indennità per spese
ripetibili è fissata d’ufficio dal Tribunale sulla base degli atti di causa in
CHF 600.– complessivi (disborsi e indennità supplementare in rapporto
all’IVA compresi; art. 7, art. 9 cpv. 1 lett. c e art. 14 cpv. 2 TS-TAF).
(dispositivo alla pagina seguente)
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