Decision ID: 37ffb5e3-06c1-5f32-9b50-36c185a13591
Year: 2008
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: civil_law

in fatto: A.
Il 13 marzo 2001 AP 1 (1970) ha dato alla luce un figlio, L_, che è stato riconosciuto il 2 maggio 2001 da CO 3 (1964). Questi ha problemi di tossicodipendenza. AP 1 soffre di epilessia e di problemi psichiatrici “da sindrome delirante persecutoria”. L'11 ottobre 2001 la Commissione tutoria regionale 10 ha incaricato il Servizio sociale di _ di organizzare relazioni personali sorvegliate del figlio con il padre. Su segnalazione dei nonni materni _ e _, del 27 dicembre 2002, con decisione provvisionale di quello stesso giorno il presidente della Commissione tutoria regionale 14 (nel frattempo divenuta competente) ha privato provvisoriamente
AP 1
della custodia parentale e ha affidato il figlio ai nonni medesimi, concedendo alla madre un ampio diritto di visita. Inoltre egli ha invitato l'Unità di intervento regionale _ a prestare consulenza e aiuto al bambino, a esaminare il nucleo familiare di L_, a valutare le capacità genitoriali della madre e a formulare entro quattro mesi una proposta per la sistemazione del bambino o per eventuali misure di
protezione. La decisione provvisionale è stata ratificata il 10 gen
naio 2003 dalla Commissione tutoria regionale, che ha concesso ai genitori un diritto di visita sorvegliato per la durata di quattro mesi, da esercitare separatamente al centro _ di _.
B.
Con decisioni del 27 giugno e del 4 luglio 2003 la Commissione tutoria regionale 14 ha “provvisoriamente affidato” L_ “alla _” di _, dove il bambino è stato ospitato insieme con la madre il 7 luglio 2003, e ha regolato il diritto di visita del padre per quel mese. Il 31 luglio 2003 la Commissione tutoria regionale 15, divenuta competente per territorio, ha designato CO 2 (operatore sociale del Comune di _) in qualità di curatore educativo, invitandolo a valutare e a vigilare – d'intesa con l'assistente sociale _, dell'Unità di intervento regionale _ – un eventuale affidamento temporaneo di L_ alla madre e a disciplinare le relazioni personali del figlio. Nell'agosto del 2003 L_ è rientrato a casa dalla madre sotto sorveglianza educativa. Intanto AP 1 ha cominciato una terapia psichiatrica, collaborando con il Servizio di sostegno e d'accompagnamento educativo, ma non consta avere mai accettato alcuna cura farmacologica. Dal 6 aprile all'8 giugno 2004 essa ha soggiornato, unitamente al figlio, alla _ di _. Con decisione del 9 aprile 2004 la Commissione tutoria regionale ha poi revocato la privazione della custodia parentale, mantenendo la curatela educativa, salvo liberare _ dall'incarico.
C.
Nell'aprile del 2005 AP 1 è stata ricoverata per scompensi psichici alla Clinica psichiatrica cantonale, mentre L_ è rimasto dai nonni materni. Una richiesta della madre intesa alla revoca della curatela educativa è stata respinta dalla Commissione tutoria regionale il 18 ottobre 2005. Il 6 dicembre 2005 L_ è tornato a stare con la madre, ma il 21 dicembre seguente la stessa AP 1 ha chiesto che il figlio fosse ospitato all'Istituto _ di _, con la possibilità di rientrare da lei durante i fine settimana. Con decisione del 21 dicembre 2005 la Commissione tutoria regionale 15 ha disposto il collocamento di L_ all'Istituto _ dal 27 dicembre 2005 e ha privato AP 1 della custodia parentale, concedendole un diritto di visita a casa durante il fine settimana. Il curatore educativo è stato chiamato a regolare le relazioni personali tra padre e figlio.
D.
L'esercizio inadeguato del diritto di visita da parte di AP 1 risultando pregiudizievole per il bene di L_, con decisione provvisionale emanata il 2 gennaio 2006 senza contraddittorio la Commissione tutoria regionale ha sospeso le relazioni personali tra genitori e figlio, tranne concedere a AP 1 e a CO 3 il diritto di intrattenersi con il bambino sotto sorveglianza al punto d'incontro della _, a _, nei modi e nei tempi fissati dal curatore educativo. Il 18 gennaio 2006 AP 1 ha presentato ricorso contro tale decisione e il giorno stesso ha chiesto di essere reintegrata nella custodia parentale. Il ricorso è stato dichiarato irricevibile il 25 gennaio 2006 dall'Autorità di vigilanza, che ha invitato la Commissione tutoria regionale a trattare la richiesta come istanza di revoca o di modifica della misura provvisionale “previo esercizio del diritto di essere sentito”. Nel frattempo, il 10 gennaio 2006, la Commissione tutoria regionale ha conferito ai nonni materni il diritto di visitare L_ ogni mercoledì pomeriggio dalle ore 11.30 alle ore 17.30, andandolo a prendere e riportandolo essi medesimi all'Istituto _.
E.
Dando seguito il 6 febbraio 2006 al contraddittorio evocato dall'Autorità di vigilanza e all'istanza di reintegrazione nella custodia parentale, la Commissione tutoria ha commissionato al curatore educativo una relazione sull'esercizio dei diritti di visita e al dott. _ di _ un rapporto sullo stato di salute psichico di AP 1. Il 10 febbraio 2006 la Commissione tutoria regionale ha ammesso AP 1 al beneficio dell'assistenza giudiziaria per la procedura intesa al ripristino della custodia parentale, non per quella riguardante la definizione del diritto di visita in pendenza di procedura. A AP 1 è poi stato impartito un termine di dieci giorni per esprimersi sulla relazione del
curatore e sul rapporto del medico. Essa ha comunicato il 27 feb
braio 2006 di rinunciare a osservazioni, sollecitando il ripristino della sua custodia parentale.
F.
Statuendo con decisione dell'8 marzo 2006 sulla postulata revoca della misura provvisionale e sull'istanza di reintegrazione nella custodia parentale, la Commissione tutoria regionale ha confermato il collocamento di L_ alI'Istituto _, soggiungendo che AP 1 avrebbe potuto chiedere una modifica di tale assetto non prima di sei mesi e solo a condizione che seguisse un regolare trattamento psicoterapeutico dal dott. _. Quest'ultimo è stato invitato a trasmettere nel termine di sei mesi un rapporto in proposito, alla stessa stregua del curatore educativo per quanto riguardava il diritto di visita. AP 1 si è vista accordare un diritto di visita ogni domenica dalle ore 09.00 alle 17.00, con obbligo di seguire le indicazioni degli operatori dell'Istituto _ e del curatore, in difetto di che la Commissione tutoria regionale avrebbe potuto sottoporre gli incontri a sorveglianza o finanche sospenderli. A CO 3 è stato conferito un diritto di visita da esercitare sotto sorveglianza al punto d'incontro della _, a _, un sabato ogni quindici giorni per due ore, secondo modi e tempi da concordare con il curatore educativo e gli operatori dell'Istituto _. Tale diritto sarebbe venuto a cadere le settimane in cui egli avesse incontrato il figlio la domenica, alla presenza della madre. In esito alla decisione la Commissione tutoria non ha prelevato tasse né spese.
G.
Contro la decisione appena citata AP 1 è insorta il
20 marzo
2006 all'Autorità di vigilanza
, sottolineando – tra l'altro – che nel suo rapporto del 21 febbraio 2006 il dott. _ auspicava il ripristino della custodia parentale. L'Autorità di vigilanza ha incaricato lo psicologo _, _, di peritare il nucleo familiare della ricorrente
e la relativa
capacità di accudire
a L_.
Sulla perizia AP 1 si è espressa il 31 luglio 2006, chiedendo l'audizione del dott. _, contestando
le competenze del perito in campo psichiatrico e criticandone l'opinione. L'Autorità di vigilanza ha comunicato il 3 agosto 2006 di rinunciare a esperire altre prove e ha fissato alla ricorrente un termine per presentare eventuali domande volte alla completazione o alla delucidazione della perizia. Il 17 agosto 2006 AP 1 ha presentato le sue conclusioni, senza postulare complementi né chiarimenti peritali. Statuendo il 28 set
tembre 2006, l'Autorità di vigilanza ha respinto il ricorso e ha confermato la decisione della Commissione tutoria regionale. AP 1
è stata ammessa al beneficio dell'
assistenza giudiziaria.
H.
AP 1 ha impugnato la decisione predetta con un appello del 23 ottobre 2006 nel quale chiede che – previo conferimento dell'assistenza giudiziaria anche in seconda sede – la decisione presa dalla Commissione tutoria regionale sia annullata e il collocamento di L_ nell'Istituto _ revocato. La Commissione tutoria regionale ha proposto il 16 novembre 2006 di respingere l'appello. Identico punto di vista ha formulato CO 2 nelle sue osservazioni del 20 novembre 2006, precisando di non essere più curatore educativo dal 29 settembre 2006. CO 3 è rimasto silente. Il 24 gennaio 2007 AP 1 ha trasmesso a questa Camera una replica, che non ha formato oggetto di intimazione.

Considerando
in diritto: 1.
Le decisioni emesse dall'autorità di vigilanza sulle tutele sono appellabili nel termine di venti giorni (art. 48 della legge sull'or
ganizzazione e la procedura in materia di tutele e curatele, dell'8
marzo 1999, cui rinvia l'art. 39 LAC). La procedura è quella ordinaria degli art. 307 segg. CPC, con le particolarità – per analogia – dell'art. 424
a
CPC. Tempestivo, sotto questo profilo l'appello in esame è dunque ricevibile.
2.
L'appello è un rimedio giuridico riformatorio, non cassatorio. Nella misura in cui tende a far semplicemente annullare la decisione della Commissione tutoria regionale, l'appello di AP 1 non è ammissibile. Dall'insieme dei motivi addotti nel memoriale si desume senza equivoco, nondimeno, che l'appellante postula il ripristino della sua custodia parentale e la riforma in tal senso della decisione presa dall'Autorità di vigilanza. Così interpretata, la richiesta di giudizio può essere vagliata nel merito.
3.
All'appello AP 1 acclude una lettera del dott. _ alla Commissione tutoria regionale sul suo stato di salute, del 21 febbraio 2006, come pure una dichiarazione della _ di _ sull'attività di volontariato da lei svolta, dell'11 ottobre 2006. Entrambi i documenti sono proponibili (art. 424
a
cpv. 2 CPC). Anzi, il primo si trova già agli atti. Irricevibile è invece la replica del 24 gennaio 2007 introdotta da AP 1, non esistendo un secondo scambio di atti scritti in appello. Per tale motivo, del resto, quel memoriale non ha formato oggetto di intimazione.
4.
Nella decisione impugnata l'Autorità di vigilanza ha descritto la cagionevole salute mentale della ricorrente nei quattro anni precedenti l'emanazione del giudizio, riconducibile sostanzialmente al fatto che essa respinge ogni farmacoterapia. Quanto al perito _, psicologo specialista in psicoterapia FSP e in psicologia del bambino e dell'adolescente FSP, l'Autorità di vigilanza l'ha ritenuto sicuramente idoneo alla funzione affidatagli, il referto dimostrando assoluta serietà e professionalità. E dall'analisi da lui condotta emerge una personalità della ricorrente psicotica nella struttura,
“
mal compensata, instabile nel suo modo di funzionare e quindi nelle capacità di mantenere continuità nei processi d'adattamento alla realtà
”
, soprattutto per il rifiuto di ogni cura. Tale malattia mette a rischio il bene del figlio, il quale denota per altro forti crisi e comportamenti autolesionistici. Senza trattamenti medici – ha rilevato l'Autorità di vigilanza, citando la perizia – la ricorrente non è in grado di occuparsi in maniera autonoma e indipendente di L_, esposto al pericolo di un disorientamento affettivo, fonte
“
d'insicurezza, di incertezze, mancanza di punti di riferimento stabili e condivisibili
”. In definitiva, nelle circostanze illustrate l'Autorità di vigilanza ha confermato appieno la decisione della Commissione tutoria regionale.
5.
L'art. 310 cpv. 1 CC prevede che quando il figlio non possa essere altrimenti sottratto al pericolo, l'autorità tutoria deve toglierlo alla custodia dei genitori, o dei terzi presso cui si trova, e ricoverarlo convenientemente. Nell'accezione di “pericolo” rientra tutto
quanto è suscettibile di pregiudicare lo sviluppo fisico, intellettuale e morale del figlio sotto l'autorità parentale dei genitori
(
Hegnauer
, Grundriss des Kindesrechts, 5a edizione, pag. 214 n. 27.36). Con la privazione della custodia parentale l'autorità tutoria decide parimenti il collocamento del minorenne, che deve corrispondere alla personalità e ai bisogni di lui (
Hegnauer
, op. cit., pag. 215 n. 27.41). Le misure previste dagli art. 307 segg.
CC sono informate al bene del figlio e non dipendono da un'e
ventuale colpa dei genitori, né costituiscono una sanzione nei confronti loro (
Breitschmid
in: Basler
Kommentar, ZGB I,
3a edizione, n. 4 ad art. 307 CC). L'interesse del bambino è il punto di riferimento costante, in specie per valutare il collocamento (Messaggio concernente l'adesione della Svizzera alla Convenzione ONU sui diritti del fanciullo del 20 novembre 1989: FF 1994 pag. 27 n. 326).
6.
L'appellante fa valere in primo luogo che il ripristino della sua custodia parentale non comporterebbe pericoli imminenti per il figlio, neppure secondo il perito. Rischierebbe, se mai, di pregiudicarne l'evoluzione psicoaffettiva e psicointellettuale futura. Essa afferma inoltre di
“
sapersi relazionare in vari ambienti
”
di lavoro e di essersi rivolta a uno studio di psicoterapia per risolvere le incomprensioni con la sua famiglia. A suo avviso
“
le condizioni per mettere in atto gli aiuti proposti dal dott. _ e dal perito _ sono date
”
, ma occorre restituirle
“
il potere nei confronti di L_
”
, che contribuirebbe al rafforzamento dell'autostima e delle sue capacità genitoriali.
“
Sarà poi compito della rete sociale – essa soggiunge – aiutarla a gestire questo potere, dandole fiducia e sostegno nei momenti difficili
”
. Continuare a privarla della custodia parentale la renderebbe invece viepiù diffidente, refrattaria e peggiorerebbe i suoi rapporti con il figlio. Tale misura costituirebbe così un provvedimento sproporzionato, suscettibile di ledere il difficile equilibrio di lei e la relazione madre-bambino, contrario per di più alla protezione della vita privata e familiare.
7.
Nella misura in cui sostiene che il ripristino della sua custodia parentale rischierebbe di pregiudicare tutt'al più l'evoluzione psicoaffettiva e psicointellettuale del figlio, ma non comporta pericoli immediati, l'appellante sorvola su quanto ha accertato l'Autorità di vigilanza sulla base della perizia, ovvero che già oggi il bambino accusa forti crisi e denota comportamenti autolesionistici: si batte la testa con le mani, piange con facilità, partecipa solo passivamente ai giochi e talora preferisce addirittura restare isolato (decisione impugnata, pag. 12). Non solo: secondo il perito già oggi lo sviluppo di L_ è messo a repentaglio da disorientamento, insicurezza, mancanza di punti di riferimento stabili (decisione impugnata, pag. 13 a metà). Pretendere in simili condizioni che il bene del figlio sia minacciato solo a medio o a lungo termine senza nemmeno confrontarsi con quanto figura nella decisione impugnata non è serio. Ciò basterebbe in sé per respingere l'appello, fondato sull'ipotesi per cui il mancato ripristino della custodia parentale sarebbe un provvedimento sproporzionato per rapporto ai rischi meramente futuri cui è esposto lo sviluppo psicofisico del minorenne.
8.
Si volesse da ciò prescindere e supporre che l'appellante sia in grado di accudire da sé al figlio, potendo contare sull'aiuto di terzi
“
in caso di necessità
”
, l'esito del giudizio non muterebbe. Che AP 1 sappia
“
relazionare in vari ambienti
”
lavorativi è senz'altro possibile, ma non si vede – né essa spiega – in che modo ciò conforti le sue capacità di custodia. Che essa abbia interpellato uno psicoterapeuta per risolvere le difficoltà con la sua famiglia è fors'anche vero (sebbene nulla sia dato di conoscere sullo psicoterapeuta), ma non si capisce – né l'appellante accenna – come ciò possa colmare le insufficienze educative nei confronti del figlio. Che essa abbia accettato i consigli del Servizio d'accompagnamento educativo e dei suoi datori di lavoro è verosimile, ma le sue difficoltà psichiche non ne escono per ciò solo ridimensionate. Quanto alla
“
rete sociale
”
su cui essa potrebbe fare assegnamento
“
in caso di necessità
”
, tutto rimane nel vago. In realtà con la sua argomentazione l'appellante sfugge una volta ancora a quanto ha accertato l'Autorità di vigilanza sulla base della perizia, ovvero che la sua abilità alla custodia parentale potrebbe anche essere data,
“
se solo fosse possibile farle seguire una cura farmacologica e una terapia adeguata
”
(decisione impugnata, pag. 13 in basso). L'aiuto di terzi per affrontare i problemi psichici – e rimediare quindi alle insufficienze nella custodia – consiste dunque nella cura e nella farmacoterapia prestata da specialisti. Tale accertamento non è contestato nell'appello. È semplicemente ignorato, sicché al proposito il memoriale riesce finanche irricevibile per carenza di motivazione (art. 309 cpv. 2 lett. f CPC combinato con il cpv. 5).
9.
L'appellante invoca la necessità di essere reintegrata nella custodia parentale anche per riacquisire
“
potere nei confronti di L_
”
, il che gioverebbe alla propria autostima e alle sue capacità genitoriali. La tesi è destinata all'insuccesso già per la circostanza che in nessun caso la custodia di un figlio deve fungere da strumento terapeutico per un genitore. Unico criterio di riferimento per la protezione del minorenne è il bene di lui, correttamente inteso (sopra, consid. 5). Ripristinare una custodia parentale per consentire a una madre o a un padre di riconfortarsi o di equilibrarsi psichicamente non è un'ipotesi che può entrare in linea di conto, neppure contando sul fatto che ciò migliori le capacità parentali. Del resto, se il genitore in questione è stato privato della custodia sul figlio, tale fatto si deve proprio al rischio di pregiudizio che grava sul bene del ragazzo. E non si può ripristinare un simile stato di cose, con i pericoli che – salvo intervenute modifiche di
rilievo – rimangono insiti nel provvedimento, per beneficare la salute psichica del genitore. Il precetto della proporzionalità di cui si vale l'appellante cade dunque nel vuoto. Né il richiamo al rispetto della vita privata e familiare (art. 8 par. 2 CEDU) è votato a miglior sorte. Al contrario: anche tale norma tutela la salute fisica e psichica dei figli da genitori inabili ad assolvere convenientemente il loro ruolo, ad esempio per disturbi mentali (
Wildhaber
in: Golsong/Karl/Miehsler/Petzold/Rogge/ Vogler/Wildhaber, Internationaler Kommentar zur Europäischen Menschenrechtskonvention, Colonia 1992, n. 394 ad art. 8; v. anche
Russo
in: Pettiti/Decaux/Imbert, La Convention européenne des droits de l'homme, Parigi
1995, pag. 345 a metà).
10.
Ne segue che, in quanto sufficientemente motivato, l'appello si rivela manifestamente destituito di buon diritto. Gli oneri processuali seguirebbero il principio della soccombenza (art. 148 cpv. 1 CPC), ma le presumibili ristrettezze finanziarie in cui l'appellante versa inducono a prescindere – eccezionalmente, dato l'oggetto del contendere – dal prelevare tasse o spese (art. 148 cpv. 2 CPC). Non è il caso di attribuire ripetibili, per altro, né alla Commissione tutoria regionale, che esce vittoriosa dalla lite nell'esercizio delle sue attribuzioni ufficiali (art. 68 cpv. 3 LTF per analogia), né a CO 2, che ha svolto l'incarico di curatore educativo nella sua qualità di funzionario comunale, né a CO 3, che non ha formulato osservazioni all'appello.
11.
Quanto alla richiesta di assistenza giudiziaria, essa non può essere accolta. Per quanto la richiedente possa trovarsi in ristrettezze finanziarie (art. 3 cpv. 1 Lag), in effetti, l'appello appariva sprovvisto sin dall'inizio di ogni possibilità di successo (art. 14 cpv. 1 lett. a Lag). La decisione impugnata si appoggia largamente – per non dire essenzialmente – alle risultanze della perizia giudiziaria. Se non che, come si è visto, sulla perizia l'appellante nemmeno prende posizione, limitandosi in estrema sintesi a rivendicare la custodia parentale perché il figlio non sarebbe
esposto a rischi immediati, perché essa saprebbe
“
relazionarsi in vari ambienti
”
di lavoro, perché essa avrebbe interpellato uno psicoterapeuta familiare, perché essa potrebbe far capo a una
“
rete sociale
”
, perché le occorrerebbe riconquistare
“
il potere nei confronti di L_
”
, perché essa accetterebbe consigli mirati
“
esclusivamente
”
all'aiuto e al sostegno. Invano si cercherebbe un benché minimo cenno, nel memoriale, alle 25 pagine della perizia, salvo laddove si pretende – a torto – che lo psicologo non avrebbe ravvisato pericoli imminenti per il figlio. Un appello del genere configura un estremo tentativo di riottenere la custodia del figlio, ma non poteva dirsi fornito di serie possibilità di accoglimento. Il beneficio dell'assistenza giudiziaria non può dunque entrare in considerazione.
12.
Circa i rimedi giuridici esperibili contro la presente sentenza sul piano federale (art. 112 cpv. 1 lett. d LTF), dandosi protezione del figlio è ammissibile il ricorso in materia civile senza riguardo a questioni di valore (art. 72 cpv, 2 lett. b. n. 7 LTF). Relativamente all'assistenza giudiziaria, l'impugnabilità dell'odierna sentenza – d'indole incidentale – segue la via giudiziaria dell'azione principale (art. 51 cpv. 1 lett. c LTF
; cfr. sentenza del Tribunale federale 5A_108/2007 dell'11 maggio 2007, consid. 1.2).