Decision ID: 82888fd7-f341-5888-97a1-10421b1ffb34
Year: 1996
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_002
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: civil_law

in fatto:
A.
L’attrice agisce in qualità di cessionaria delle pretese di _ già dipendente della convenuta (doc. L).
B.
Il _ sarebbe stato inabile al lavoro dal 29 agosto 1990 al 1° settembre 1992. A seguito di questa inabilità, la cassa malati _ avrebbe versato alla convenuta la somma dedotta in causa in conseguenza di un contratto di assicurazione avente per oggetto la parte del salario del dipendente (20%) non coperta dalle assicurazioni obbligatorie.
Non essendo l’importo stato riversato al dipendente, l’attrice procede con la petizione che ci occupa.
C.
In sede di risposta la convenuta si è opposta alla petizione.
Essa ha preliminarmente eccepito l’incedibilità della pretesa salariale secondo l’art. 31.4 del CCL dell’edilizia.
Nel merito la pretesa sarebbe infondata, trattandosi in sostanza di prestazione assicurativa spettante alla datrice di lavoro e non al lavoratore.
Avendo il lavoratore regolarmente percepito l’80% del salario, nulla gli sarebbe dovuto.
D.
Nel giudizio qui impugnato il Pretore, posta la validità della cessione del _ all’attrice della pretesa litigiosa, ha osservato per il caso di inabilità lavorativa il dipendente avrebbe avuto unicamente diritto all’80% del proprio salario, che gli sarebbe in concreto stato corrisposto.
Non essendo egli titolare o beneficiario dell’assicurazione supplementare stipulata dalla convenuta con la _, convenuta che ne ha del resto pagato il relativo premio, la sua pretesa sarebbe da respingere.
E.
Con gravame datato 27 ottobre 1995 l’attrice ripropone in sostanza la fondatezza delle tesi addotte in sede pretorile, e postula di conseguenza la riforma del giudizio impugnato nel senso dell’accoglimento della propria petizione.
F.
Nelle osservazioni del 29 novembre 1995 la convenuta si limita ad eccepire la nullità ex art. 309 CPC del gravame, chiedendo che lo stesso venga dichiarato inammissibile.

Considerato
in diritto:
1.
La pretesa dedotta in causa scaturisce dal contratto collettivo n. _/_stipulato il 23 settembre 1983 dalla convenuta con la _ (doc. 2).
Nel contratto si dichiara esplicitamente che esso soggiace all’approvazione dell’Ufficio federale delle assicurazioni sociali (art. 14). Questo perché la _ è una cassa malati ai sensi della LAMI, che all’art. 5 bis cpv. 1 prevede esplicitamente la possibilità di stipulare contratti per l’assicurazione collettiva di persone.
L’intero rapporto contrattuale è perciò da giudicare ai sensi della LAMI, e questo anche se la cassa malati -per quanto interessa la fattispecie- ha in parte assicurato anche il rischio di infortunio (art. 3 cpv. 5 LAMI;
TFA
31 agosto 1987 in re J.C., pubblicata in:
RAMI
1987, pag. 422;
TFA
28 giugno 1983 in re M.G., pubblicata in :
RAMI
1984, pag. 40).
2.
Parti del contratto sono la _ quale cassa malati assicuratrice e la convenuta (art. 2 cpv. 1 lit. a dell’Ordinanza II sull’assicurazione contro le malattie concernente l’assicurazione collettiva esercitata dalle casse malati riconosciute dalla Confederazione).
Gli assicurati, e perciò i beneficiari, sono tuttavia i dipendenti della convenuta (art. 5 bis LAMI; art. 1 del contratto), e non -contrariamente a quanto ritenuto dal Pretore- la convenuta direttamente.
Ne consegue che se in base ad un tale contratto vengono versate al datore di lavoro, che è stipulante e debitore dei contributi, delle indennità giornaliere da parte dell’assicuratore, questo avviene unicamente perché si tratta di una modalità di pagamento usualmente stabilita tra quelle parti, ma nondimeno il datore di lavoro non è il beneficiario della prestazione, che egli è perciò tenuto a mettere a disposizione dell’assicurato, cioè del lavoratore (
SVR-Rechtsprechung
, 1994, n. 1-2, pag. 13).
3.
A questa soluzione non osta il fatto che la convenuta adduca di aver pagato da sola i premi dell’assicurazione in questione.
Nell’ambito del suo rapporto interno con il lavoratore ciò è infatti necessariamente da considerare come una prestazione sociale in favore del dipendente, connotata dalla liberalità consistente nella liberazione del lavoratore dal pagamento del premio per una prestazione di cui egli può fruire in caso di malattia o infortunio, dovendosi considerare nell’ottica del lavoratore il rapporto assicurativo alla stregua di un contratto in favore di terzi di cui egli è beneficiario (art. 112 CO).
Oltre che per i motivi giuridici sopra descritti, è invece da respingere alla luce del principio dell’affidamento la diversa tesi della convenuta, secondo cui l’assicurazione in questione costituirebbe una sorta di speculazione sulla salute del dipendente, la cui malattia od infortunio diverrebbero fonte di lucro per il datore di lavoro.
4.
Ne deve conseguire, in applicazione delle norme sull’indebito arricchimento (art. 62 e segg. CO), l’obbligo della convenuta di trasmettere all’attrice l’intera somma a lei pagata dalla _, essendo da una lato la stessa stata interamente computata dall’INSAI sul credito del lavoratore (doc. A, pag. 1), ed essendo comunque d’altro lato un’eventuale sovrassicurazione del dipendente questione che non riguarda la datrice di lavoro, e dalla quale non può perciò avvantaggiarsi trattenendo parte delle prestazioni assicurative a lui destinate.
5.
Non potendosi accettare le riserve formali della convenuta circa la ricevibilità del gravame dell’attrice, che pur non redatto da uomo dell’arte indica chiaramente che l’errore della sentenza impugnata risiede nell’aver accordato al datore di lavoro delle pretese assicurative spettanti al lavoratore (cfr.
Cocchi/Trezzini
, CPC, ad art. 309, n. 9), il gravame deve essere accolto ai sensi dei considerandi.
In assenza di altri elementi, gli interessi al 5% sulla somma di fr. 16’892.25 possono decorrere dal 15 febbraio 1993, data del sollecito doc. F.
Tassa di giustizia, spese e ripetibili, da commisurare tenendo conto che l’attrice non si è fatta rappresentare, seguono la soccombenza (art. 148 CPC).