Decision ID: ca39ba2f-5492-50fa-a6e9-24fc9b4c2d36
Year: 2000
Language: it
Court: TI_TCA
Chamber: TI_TCA_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: public_law

ritenuto,
in fatto
A. a) Il 1° settembre 1993 la cittadina italiana _ è giunta in Svizzera, dove ha raggiunto il padre, _, titolare di un permesso di domicilio dal 20 marzo 1984. Essa è stata quindi posta al beneficio di un permesso di domicilio, il cui prossimo termine di controllo è stato fissato al 20 marzo 2002.
b) A far tempo dal 1° aprile 1999 _, sino ad allora residente presso gli zii a _, ha locato, unitamente al padre, un appartamento ammobiliato di un locale a _. Attualmente è impiegata quale segretaria presso lo studio legale dell'avv. _ a _.
c) La madre ed i fratelli continuano a vivere in Italia, a _.
B. Il 7 maggio 1999, _, interrogato dalla polizia cantonale in merito alla sua presenza in Svizzera, ha dichiarato di recarsi in Italia per il fine settimana, cioè tutti i venerdì sera o vigilia di giorni festivi infrasettimanali, e tutti i mercoledì. Preso atto delle suddette asserzioni, la sera stessa la polizia ha proceduto ad un sopralluogo presso l'appartamento di _, al quale era presente anche _. Gli agenti hanno constatato che l'unico armadio ed il frigorifero erano vuoti, i due lettini erano sprovvisti di lenzuola e che non vi erano né suppellettili (televisione o altro), né effetti personali (spazzolino da denti, sapone ecc.) (cfr. rapporto di polizia 10 maggio 1999).
C. a) In considerazione di quanto emerso dagli accertamenti esperiti dalla polizia cantonale, con decisione 28 giugno 1999 la Sezione dei permessi e dell'immigrazione ha dichiarato decaduto il permesso di domicilio a suo tempo rilasciato a _, argomentando che il domicilio di quest'ultima in Svizzera sarebbe unicamente di comodo. L'autorità le ha pertanto fatto ordine di lasciare il territorio elvetico entro il 30 settembre 1999. Il provvedimento è stato adottato in virtù dell'art. 9 cpv. 3 lett. c LDDS.
b) Con giudizio 24 novembre 1999 il Consiglio di Stato ha respinto il gravame 2 settembre 1999 inoltrato da _ contro la decisione dipartimentale. In sostanza l'Esecutivo cantonale ha confermato la decadenza del permesso di domicilio in quanto la straniera risiede di fatto all'estero, dove ha trasferito il centro dei suoi interessi. Ciò sarebbe dimostrato dal fatto che l'appartamento, seppure locato dalla ricorrente a far tempo dal 1° aprile 1999, al momento del sopralluogo 7 maggio 1999 risultava spoglio di qualsiasi effetto personale.
D. Con ricorso di diritto amministrativo 14 dicembre 1999 _ insorge dinnanzi al Tribunale cantonale amministrativo contro la risoluzione governativa, chiedendone l'annullamento e postulando che venga ripristinato il suo permesso di domicilio. Censura la superficialità e l'incompletezza degli accertamenti esperiti da parte dell'Ufficio degli stranieri. Evidenzia inoltre che è sua abitudine rientrare in Italia unicamente per i week-end, in occasione di festività particolari e per alcuni periodi di ferie. Produce varie foto atte a dimostrare la sua effettiva residenza presso l'appartamento di _.
E. All'accoglimento del gravame si oppongono sia il Consiglio di Stato che la Sezione dei permessi e dell'immigrazione. Delle relative argomentazioni si dirà, per quanto necessario, in seguito.
Considerato,

in diritto
1. 1.1. In materia di diritto degli stranieri la competenza del Tribunale cantonale amministrativo a statuire in merito ai gravami inoltrati avverso le decisioni del Consiglio di Stato è data soltanto nella misura in cui queste ultime sono suscettibili di essere impugnate con ricorso di diritto amministrativo al Tribunale federale (cfr. art. 10 lett. a LALPS).
1.2. Giusta l'art. 100 lett. b n. 3 OG, in materia di polizia degli stranieri il ricorso di diritto amministrativo al Tribunale federale non è esperibile contro il rilascio o il rifiuto di permessi al cui ottenimento la legislazione federale non conferisce un diritto.
L'art. 4 LDDS sancisce che l'autorità competente decide liberamente, nei limiti delle disposizioni della legge e dei trattati con l'estero, in merito alla concessione del permesso di dimora o di domicilio. Lo straniero ha quindi un diritto all'ottenimento di un simile permesso solo laddove tale pretesa si fonda su di una disposizione particolare del diritto federale o di un trattato internazionale (DTF 122 II 3 consid. 1a, 388 consid. 1a con rinvii). Sennonché, indipendentemente dalla questione se sussista un diritto al rilascio di un permesso di soggiorno, il ricorso di diritto amministrativo è ammissibile contro decisioni concernenti la decadenza del permesso di domicilio o di dimora (cfr. STF inedita del 6 marzo 1997 in re D., c. ib con rif.). Anche la competenza del Tribunale cantonale amministrativo a statuire sull'impugnativa inoltrata da _ è pertanto data.
1.3. Il gravame in oggetto, tempestivo (art. 10 LALPS; 46 cpv. 1 PAmm) e presentato da persona legittimata a ricorrere (art. 43 PAmm), è ricevibile in ordine e può essere evaso sulla base degli atti (art. 18 cpv. 1 PAmm).
2. Giusta l'art. 9 cpv. 3 lett. c LDDS il permesso di domicilio perde ogni validità non appena lo straniero notifica la sua partenza o quando risiede effettivamente all'estero durante sei mesi. Su istanza dello straniero interessato, inoltrata prima della scadenza del suddetto termine semestrale, l'autorità può concedere una proroga del periodo di assenza dalla Svizzera sino ad un massimo di due anni. Per residenza effettiva ai sensi dell'art. 9 cpv. 1 lett. c LDDS si intende la permanenza effettiva di una persona in un determinato luogo, stabilita secondo criteri oggettivi e non in base al volere soggettivo dell'interessato.
In effetti, per facilitare l'applicazione dell'art. 9 cpv. 3 lett. c LDDS, il legislatore ha evitato di far capo al principio del trasferimento di domicilio e del centro di interessi, viste le difficoltà di interpretazione che questi concetti comportano (112 Ib 1 consid. 2a, 120 Ib 372 consid. 2c). Pertanto il permesso di domicilio decade già per il fatto che lo straniero risiede effettivamente all'estero per oltre sei mesi, senza con ciò aver trasferito al di fuori della Svizzera il centro dei propri interessi. Ne consegue che, in caso di trasferimento all'estero, il semplice fatto di mantenere un appartamento in Svizzera e alloggiarvi per brevi periodi, oppure il ritorno in Svizzera per semplici soggiorni d'affari o di lavoro o per visite (anche mediche) non bastano a evitare la decadenza del permesso di domicilio, e questo anche quando la presenza su territorio svizzero dello straniero è determinata dal desiderio di mantenere intensi rapporti con il nostro paese (DTF 112 Ib 3 ss, 120 Ib 369 ss, consid. 2c e rinvii). Nell'applicazione dell'art. 9 cpv. 3 lett. c LDDS non vi è spazio per una ponderazione degli interessi, in quanto determinante è solamente sapere se lo straniero ha risieduto all'estero per oltre sei mesi, senza richiedere una proroga di tale termine. Le cause che hanno determinato l'allontanamento dalla Svizzera rispettivamente i motivi dell'interessato sono del tutto irrilevanti (DTF 120 Ib pag. 372).
3. 3.1. Nella decisione impugnata il Consiglio di Stato ha lasciato inevasa la questione a sapere se effettivamente _ abbia soggiornato all'estero per un periodo superiore ai 6 mesi previsti dall'art. 9 cpv. 3 lett. c LDDS. L'Esecutivo ha invece fondato la sua decisione unicamente sulle risultanze del sopralluogo 7 maggio 1999 esperito dalla Polizia cantonale, dal quale è risultato che l'appartamento di _ non conteneva alcun effetto personale della ricorrente o suppellettili tali da far pensare che esso fosse effettivamente abitato.
3.2. Dalla documentazione agli atti si rileva che il sopralluogo del 7 maggio 1999 costituisce il primo ed unico accertamento in merito alla presenza in Ticino di _. Viceversa né prima del maggio 1999 né successivamente, cioè fino alla data della contestata decisione dipartimentale, è stato effettuato alcun controllo in proposito. Neppure si è proceduto all'audizione della ricorrente. Unico dato certo è che dal sopralluogo 7 maggio 1999 è risultato che l'appartamento, locato dalla ricorrente a far tempo dal 1° aprile 1999, non era di fatto abitato. Ciò desta effettivamente qualche dubbio riguardo ad una stabile permanenza della ricorrente in Svizzera, tanto più se si considera che il sopralluogo è avvenuto circa un mese dopo l'inizio della locazione. Le sole risultanze del sopralluogo non sono tuttavia sufficienti, in mancanza di ulteriori accertamenti ufficiali, per ritenere che l'insorgente risieda di fatto in Italia, né tantomeno consentono di determinare a partire da quale data. In assenza di dati precisi non si può pertanto stabilire se effettivamente _ sia rimasta assente dalla Svizzera ai sensi dell'art. 9 cpv. 3 lett. c LDDS per un periodo superiore ai sei mesi. Neppure è possibile confutare le asserzioni ricorsuali della straniera, secondo cui essa, dopo aver ottenuto il permesso di domicilio, ha sempre risieduto in Ticino, prima presso gli zii e successivamente nell'appartamento di _, rientrando in Italia unicamente per i fine settimana, in occasione di festività particolari e per alcuni periodi di ferie.
4. Stante quanto precede questo Tribunale ritiene che la decisione 18 agosto 1999 della Sezioni dei permessi e dell'immigrazione non sia sostenuta da sufficienti accertamenti probatori, in particolare circa la durata effettiva di un'eventuale residenza prolungata all'estero della ricorrente. Pertanto la decisione dipartimentale 18 agosto 1999 e la risoluzione governativa 24 novembre 1999 devono essere annullate.
5. Visto l'esito del ricorso, si prescinde dal prelievo della tassa di giustizia e delle spese. Lo Stato del Cantone Ticino verserà a _, assistita da un legale, un'adeguata indennità a titolo di ripetibili (art. 31 Pamm).