Decision ID: b16ebe4e-f84a-4fc7-bfb7-460d21f61715
Year: 2022
Language: it
Court: CH_BVGE
Chamber: CH_BVGE_001
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: 

Fatti:
A.
Gli interessati, originari del villaggio di D._ (sito nel comune di
E._), hanno depositato delle domande d’asilo in Svizzera l’(...) no-
vembre 2020 (cfr. atti SEM n. [{...}]-3/2, 4/2 e 5/2), assieme al figlio rispet-
tivamente fratello F._ (cfr. dossier SEM N [...] e procedura ricor-
suale separata al Tribunale amministrativo federale [di seguito: il Tribunale]
di cui ai ruoli D-2219/2022). A sostegno delle loro domande d’asilo, l’inte-
ressata ha narrato che in Kosovo avrebbe vissuto con famigliari del marito
che la avrebbero maltrattata e trattata come una serva. Non si sarebbe
tuttavia mai rivolta alle autorità statali per tali problematiche. Nel (...) del
(...), grazie ad un visto svizzero, si sarebbe recata legalmente in
G._ assieme ai figli summenzionati, per ricongiungersi al marito re-
sidente nel predetto paese per motivi di lavoro. Ivi avrebbe chiesto asilo,
ma sarebbe stata trasferita in Svizzera tramite una procedura Dublino. Ella
non vuole rientrare nel Paese d’origine, in quanto teme che la cognata,
sorella del marito attualmente in G._, possa ucciderla viste le mi-
nacce profferite in tal senso dalla medesima nei suoi confronti (cfr. n. 24/11
e 38/13).
B.
Con decisione del 17 febbraio 2021, la SEM non ha riconosciuto la qualità
di rifugiato ai richiedenti ed ha respinto le loro domande d’asilo, pronun-
ciando altresì il loro allontanamento dalla Svizzera e l’esecuzione della pre-
detta misura, siccome ammissibile, ragionevolmente esigibile e possibile.
C.
Il 23 novembre 2021, il Tribunale, per il tramite della sentenza
D-1270/2021, ha pronunciato l’inammissibilità del ricorso presentato dagli
interessati il 22 marzo 2021 avverso la succitata decisione della SEM, poi-
ché i ricorrenti non avevano ottemperato al versamento dell’anticipo spese
a loro richiesto dal Tribunale con decisione incidentale del 21 ottobre 2021.
D.
Tramite plico raccomandato del 4 aprile 2022, gli interessati hanno inoltrato
all’autorità inferiore uno scritto datato 1° aprile 2022 ed intitolato “nuova
domanda di asilo”, chiedendo “protezione alla Svizzera” (cfr. n. [...]-1/17).
Allo stesso è stata annessa quale nuova documentazione in copia: i rap-
porti medici dell’8 febbraio 2022 e del 31 marzo 2022 inerente lo stato di
salute psichico della richiedente; i rapporti psicologici datati 17 feb-
braio 2022 relativi B._ e C._; la decisione supercautelare
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del 6 ottobre 2021 del (...); il verbale di udienza del 15 dicembre 2021 della
(...) e lo scritto del 28 febbraio 2022 dell’(...) (cfr. n. 1/17).
E.
Con decisione del 12 aprile 2022 – notificata il giorno seguente (cfr. n. [...]-
4/1) – l’autorità inferiore ha respinto la domanda dei richiedenti del
1° aprile 2022 – esaminandola quale domanda di riesame qualificata ai
sensi dell’art. 111b della legge sull’asilo (LAsi, RS 142.31) – ha statuito che
la decisione del 17 febbraio 2021 è passata in giudicato ed è esecutiva ed
ha posto a carico egli interessati un emolumento di CHF 600.–, altresì de-
cidendo che un eventuale ricorso non abbia effetto sospensivo.
F.
Il 13 maggio 2022, gli interessati si sono aggravati con ricorso contro la
succitata decisione al Tribunale amministrativo federale. Essi hanno postu-
lato in limine, in via cautelare e supercautelare, che il loro procedimento e
quello del figlio rispettivamente fratello F._ fossero riuniti; la conces-
sione della sospensione dell’esecuzione dell’allontanamento; altresì pre-
sentando istanza di assistenza giudiziaria totale, nel senso della dispensa
dal versamento delle spese processuali e del relativo anticipo, nonché del
gratuito patrocinio con nomina dell’avv. Immacolata Iglio
Rezzonico quale gratuita patrocinatrice. Nel merito, hanno chiesto in via
principale oltre che i procedimenti già summenzionati siano riuniti, che ai
ricorrenti sia riconosciuta la qualità di rifugiati e sia concesso l’asilo in
Svizzera. Hanno anche in tale contesto formulato istanza di assistenza giu-
diziaria totale, nonché postulato che la richiesta di pagamento dell’emolu-
mento della decisione impugnata sia annullata. In primo subordine, hanno
chiesto che sia loro concessa l’ammissione provvisoria per inesigibilità
dell’esecuzione dell’allontanamento ed in secondo subordine che gli atti
siano restituiti alla SEM affinché pronunci una nuova decisione, rispettosa
di quanto eccepito nei considerandi, dando ascolto anche ai ricorrenti mi-
norenni. Anche le conclusioni in via subordinata sono state assortite delle
richieste di unire i procedimenti (solo in primo subordine), di assistenza
giudiziaria totale, come pure dell’annullamento della richiesta di paga-
mento dell’emolumento di cui alla decisione avversata.
G.
Il 16 maggio 2022, il Tribunale ha pronunciato la sospensione provvisoria
dell’esecuzione dell’allontanamento degli insorgenti quale misura super-
cautelare (cfr. risultanze processuali).
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H.
Con decisione incidentale del 19 maggio 2022, il giudice istruttore della
causa, ha accolto la domanda dei ricorrenti volta alla restituzione dell’ef-
fetto sospensivo al ricorso, pronunciando che i richiedenti possano atten-
dere l’esito della procedura in Svizzera. Ha peraltro statuito la non congiun-
zione delle cause di cui ai ruoli D-2211/2022 e D-2219/2022, tuttavia os-
servando che avrà premura di coordinare l’evasione delle predette cause,
se lo riterrà utile o opportuno. La precitata autorità, ha inoltre respinto
l’istanza di assistenza giudiziaria totale, ed invitato i ricorrenti a versare,
entro il 30 maggio 2022, un anticipo di CHF 1'500.– a copertura delle pre-
sumibili spese processuali. Importo che è stato tempestivamente corrispo-
sto in data 30 maggio 2022 dagli insorgenti (cfr. risultanze processuali).
I.
Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti negli scritti, verranno ripresi
nei considerandi seguenti, qualora risultino decisivi per l’esito della ver-
tenza.

Diritto:
1.
Le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla LTF,
in quanto la LAsi non preveda altrimenti (art. 6 LAsi).
Il ricorso, presentato tempestivamente (art. 108 cpv. 6 LAsi), contro una
decisione in materia di asilo della SEM (art. 6 e 105 LAsi; art. 31-33 LTAF),
è di principio ammissibile sotto il profilo degli art. 5, 48 cpv. 1 lett. a-c e
art. 52 cpv. 1 PA. Occorre pertanto entrare nel merito del ricorso.
2.
Giusta l’art. 111 lett. e LAsi, il presente ricorso è deciso dal giudice in qua-
lità di giudice unico con l’approvazione di un secondo giudice, in quanto
manifestamente infondato, e la decisione è motivata soltanto sommaria-
mente (art. 111a cpv. 2 LAsi). Altresì, ai sensi dell’art. 111a cpv. 1 LAsi, il
Tribunale rinuncia allo scambio di scritti.
3.
Con ricorso al Tribunale possono essere invocati, in materia d’asilo, la vio-
lazione del diritto federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti
giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi; cfr. DTAF 2014/26 consid. 5),
e, in materia di diritto degli stranieri, pure l’inadeguatezza ai sensi
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dell’art. 49 PA (cfr. DTAF 2014/26 consid. 5). Il Tribunale non è vincolato né
dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4 PA), né dalle considerazioni giuridiche della
decisione impugnata, né dalle argomentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1
consid. 2).
4.
4.1 Nel caso presente, occorre in limine esaminare se l’autorità intimata ha
considerato a ragione o a torto lo scritto del 1° aprile 2022 dei ricorrenti
quale domanda di riesame ai sensi dell’art. 111b LAsi in relazione con gli
art. 66-68 PA (disposti applicati per analogia).
4.2 La domanda di riesame, è una richiesta indirizzata ad un’autorità am-
ministrativa in vista della riconsiderazione di una decisione entrata in forza
di cosa giudicata. Tale istituto, pur non essendo previsto espressamente
dalla PA, è noto da tempo a giurisprudenza e dottrina, che l’hanno dedotto
dall’art. 66 PA – il quale prevede il diritto di domandare la revisione delle
decisioni – e dagli art. 8 e 29 cpv. 2 Cost. (RS 101; cfr. DTAF 2010/27
consid. 2.1, URSINA BEERLI-BONORAND, Die ausserordentlichen Rechtsmit-
tel in der Verwaltungsrechtspflege des Bundes und der Kantone, 1985,
pag. 173). Il riesame è altresì regolamentato dalla legislazione in materia
d’asilo a partire dalla modifica della LAsi del 14 dicembre 2012, in vigore
dal 1° febbraio 2014 (cfr. art. 111b LAsi). Tale disposto prevede che la do-
manda di riesame debitamente motivata debba essere indirizzata per
scritto alla SEM entro 30 giorni dalla scoperta del motivo di riesame
(art. 111b cpv. 1 LAsi). Una domanda di riesame può rivestire tre differenti
tipologie. Di principio un’autorità non è tenuta ad entrare nel merito di una
tale richiesta a meno che essa costituisca una “domanda di riconsidera-
zione qualificata”, ossia una domanda per il cui tramite l’interessato si av-
vale di motivi di revisione previsti all’art. 66 PA senza che sia precedente-
mente stata emanata una decisione di merito di seconda istanza (cfr.
DTAF 2010/27 consid. 2.1; URSINA BEERLI-BONORAND, op. cit., pag. 173),
o una “domanda di adattamento” dettata da un cambiamento notevole delle
circostanze dal momento della pronuncia della decisione materiale finale
di prima o, in caso di ricorso, di seconda istanza (cfr. DTF 136 II 177 con-
sid. 2.1; DTAF 2014/39 consid. 4.5 ed ulteriori riferimenti; 2008/52
consid. 3.2.3; KARIN SCHERRER REBER, in: Praxiskommentar Verwaltungs-
verfahrensgesetz [VwVG], 2a ed. 2016, n. 16 ad art. 66 PA). La trattazione
da parte dell’autorità di prima istanza è parimenti giustificata allorquando,
pur in presenza di una sentenza materiale del Tribunale, la richiesta di ri-
valutazione si fonda su fatti o mezzi di prova insorti successivamente alla
medesima, giacché una tale costellazione risulterebbe irricevibile per via di
revisione dinanzi al Tribunale (cfr. art. 123 cpv. 2 lett. a in fine LTF;
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DTAF 2013/22 cosid. 11.4; AUGUST MÄCHLER, in: Auer/Müller/Schindler
[ed.], Kommentar zum Bundesgesetz über das Verwaltungsverfahren
[VwVG], 2a ed. 2019, n. 18 ad art. 66 PA).
4.3 I fatti nuovi devono essere rilevanti, vale a dire devono essere di natura
tale da modificare la fattispecie alla base della decisione contestata e da
condurre ad un giudizio diverso in funzione di un apprezzamento giuridico
corretto. Per quanto concerne i mezzi di prova, gli stessi devono servire a
comprovare i fatti nuovi che giustificano il riesame oppure fatti già noti e
allegati nel procedimento precedente, che tuttavia non avevano potuto es-
sere provati, a discapito del richiedente (cfr. DTF 127 V 353 consid. 5a;
118 II 199 consid. 5; DTAF 2014/39 consid. 4.5 e rif. cit.; cfr. anche tra le
tante la sentenza del Tribunale D-1331/2022 del 27 aprile 2022 con ulte-
riori riferimenti citati). Risultano inoltre esclusi i mezzi di prova che avreb-
bero potuto essere presentati nell’ambito di una procedura ordinaria di ri-
corso avverso la decisione da riesaminare (cfr. DTF 136 II 177 consid. 2.1;
Giurisprudenza e informazioni della Commissione svizzera di ricorso in ma-
teria d’asilo [GICRA] 2003 n. 17 consid. 2b). Una domanda di riesame non
può infatti servire a rimettere continuamente in discussione le decisioni am-
ministrative cresciute in giudicato e ad eludere le disposizioni legali sui ter-
mini di ricorso (cfr. DTF 136 II 177 consid. 2.1 con relativi riferimenti).
4.4 Nel caso in parola, i ricorrenti, nella loro domanda del 1° aprile 2022,
dopo aver per lo più riportato gli argomenti già sollevati nella procedura
ordinaria, segnatamente riguardo il fatto che non potrebbero ottenere pro-
tezione in patria, si sono avvalsi di alcuni elementi nuovi. Invero, la ricor-
rente afferma di essersi vista obbligata ad introdurre una procedura di di-
vorzio per preservare i figli dal padre. Tale sua scelta, rappresenterebbe a
mente sua, già di per sé un tradimento verso la famiglia del marito, che
avrebbe quindi un nuovo motivo per perseguitarla. Ha per di più allegato di
essere in possesso di nuovi mezzi di prova, che starebbe tentando di re-
cuperare da un cellulare che si sarebbe rotto, producendo invece a sup-
porto del grave disagio psicologico nel quale ella ed i figli si troverebbero
alcuni nuovi certificati medici. Le predette allegazioni e mezzi di prova, in-
trodotti successivamente alla sentenza formale del Tribunale D-1367/2021
del 23 novembre 2021, sono stati addotti rispettivamente prodotti dagli in-
sorgenti con l’intento di ottenere una nuova valutazione della loro domanda
d’asilo e delle dichiarazioni da loro rese nel corso della procedura di prima
istanza, terminata con decisione della SEM del 17 febbraio 2021. Tali ele-
menti appaiono quindi essere costitutivi di una domanda di riconsidera-
zione qualificata ai sensi della giurisprudenza summenzionata. Pertanto, a
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ragione l’autorità inferiore ha qualificato la domanda del 1° aprile 2022 de-
gli interessati quale istanza di riesame.
5.
5.1 Nella sua decisione, l’autorità inferiore ha innanzitutto considerato che
gli insorgenti non avrebbero ottemperato al termine formale di 30 giorni per
presentare la loro domanda di riesame dal momento dell’inoltro dell’istanza
di divorzio, né si evincerebbe dalla prima perché non lo avrebbero potuto
rispettare. Tuttavia, la SEM ha proseguito nell’esame della stessa, osser-
vando come di fronte alle violenze ed alle minacce famigliari che la richie-
dente ha subito o alla quale potrebbe essere esposta in futuro in caso di
ritorno in patria, avrebbe la possibilità di chiedere la protezione alle autorità
del suo paese d’origine, alla quale peraltro non si è mai rivolta. Ciò in
quanto, malgrado l’autorità inferiore riconosca che le persone vittime di vio-
lenza domestica possano ancora scontrarsi con delle difficoltà, tuttavia a
mente sua negli ultimi anni sarebbero stati intentati diversi passi concreti
in Kosovo per la protezione delle vittime nel predetto ambito. Nel caso spe-
cifico, non vi sarebbero indizi atti a capovolgere la presunzione confutabile
dell’assenza di persecuzione ai sensi dell’art. 6a cpv. 2 lett. a LAsi. Con-
cernente poi i nuovi mezzi di prova di cui sarebbero in possesso gli insor-
genti, l’autorità inferiore ha rimarcato come nell’ambito di una procedura
straordinaria, non spetta alla SEM di indagare ulteriormente, ma al richie-
dente di presentare le sue ragioni ed i suoi mezzi di prova. Da ultimo, ri-
guardo alla situazione di grave disagio psicologico nel quale verserebbero
i ricorrenti, l’autorità di prima istanza ha dapprima esposto il sistema di as-
sistenza medico in campo psichiatrico così come sarebbe attualmente pre-
sente in Kosovo, per concludere che nello stesso vi sarebbero le strutture
sanitarie, i mezzi e le risorse terapeutiche necessarie per le patologie psi-
chiche di cui i ricorrenti necessiterebbero, tenuto conto anche del fatto che
essi disporrebbero in patria di una rete famigliare che, in caso di necessità
potrà sostenerli per le cure mediche di cui abbisognano. La SEM conferma
quindi il suo giudizio anche circa l’esigibilità dell’esecuzione dell’allontana-
mento degli insorgenti espresso nella decisione del 17 febbraio 2021.
5.2 Nel loro ricorso, in sostanza, gli insorgenti sostengono in primo luogo
che in caso di ritorno in patria, rischierebbero di essere abbandonati a loro
stessi, in quanto non beneficerebbero in loco di una rete famigliare e so-
ciale che potrebbe sostenerli economicamente e psicologicamente. In se-
condo luogo, le minacce e le vessazioni che avrebbero subito negli anni in
Kosovo, non si interromperebbero nel caso di un loro rientro in patria, visto
in particolare il divorzio della ricorrente dal marito. Altresì, seppure avreb-
bero presentato la loro domanda di riesame oltre il termine legale di 30
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giorni, essi si troverebbero nella situazione di un manifesto rischio di per-
secuzione e trattamento inumano, contrario ai trattati internazionali, quali
la CEDU (RS 0.101) e la Convenzione del Consiglio d’Europa sulla pre-
venzione e la lotta conto la violenza nei confronti delle donne e la violenza
domestica dell’11 maggio 2011 (RS 0.311.35, di seguito: Convenzione di
Istanbul), in caso di rinvio in Kosovo. Difatti, i ricorrenti in caso di rimpatrio,
si vedrebbero esposti ad un serio pericolo di subire dei trattamenti disu-
mani, dato che la ricorrente si è ribellata al volere della famiglia del marito
ed ai dettami della cultura patriarcale vigente in Kosovo, scappando dal
paese d’origine e divorziando dal marito. Il loro caso specifico, rientrerebbe
pertanto nei motivi di cui all’art. 3 LAsi. In tale contesto, come sarebbe di-
mostrato dalla documentazione prodotta, la ricorrente non riuscirebbe con-
cretamente a svolgere tutti quei passi necessari per cercare protezione
presso le autorità tramite una denuncia. La SEM, in violazione dell’art. 12
Convenzione sui diritti del fanciullo del 20 novembre 1989 (RS 0.107, di
seguito: CDF) non avrebbe inoltre ascoltato i minori, in merito alla situa-
zione di violenza, minaccia e possibile rientro nel Paese d’origine, ciò che
non permetterebbe di giungere ad una conclusione se il loro reale benes-
sere superiore sancito dall’art. 3 CDF sia effettivamente quello di ritornare
in Kosovo. Secondo i ricorrenti, allo stato attuale, dai certificati medici pro-
dotti, emergerebbe in modo chiaro la situazione disumana alla quale an-
drebbero incontro in caso di rinvio. Essi si sarebbero inoltre ben inseriti nel
contesto (...), ed un nuovo cambiamento di ambiente, tra l’altro essendo
l’unico posto dove inizierebbero a vivere una vita serena, lederebbe in
modo eclatante il loro benessere. Per quanto attinente ai messaggi mina-
tori che sarebbero contenuti nel telefono accidentalmente rotto, i richiedenti
propongono di mettere a disposizione dell’autorità inferiore o del Tribunale
il telefono, perché si possano recuperare i dati. Altresì, gli insorgenti riten-
gono che l’esecuzione del loro allontanamento verso il Kosovo non sia né
ammissibile né esigibile, in ragione di circostanze individuali di natura so-
ciale, economica e medica. Difatti, essi non beneficerebbero di una rete
famigliare che li possa sostenere, anche dal profilo medico. Inoltre, già il
solo pensiero di dover ritornare in patria, esacerberebbe le problematiche
psichiche di cui sono affetti, anche dei minori, ciò che comporterebbe una
violazione degli art. 3, 6, 10 e 12 CDF. Da ultimo, i ricorrenti sostengono
che la SEM non avrebbe compiuto gli opportuni accertamenti atti a verifi-
care la situazione reale del contesto sociale e famigliare nel quale si trove-
rebbero nel caso di un loro rientro in patria. Invero, non avrebbe ascoltato
gli insorgenti minorenni, in violazione dell’art. 12 CDF, anche per compren-
dere il legame tra i medesimi ed il fratello maggiore. L’autorità inferiore, non
avrebbe altresì valutato in modo serio le allegazioni ed i documenti prodotti
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dai ricorrenti sia nella procedura d’asilo che in quella di riesame, soffer-
mandosi sulla mancanza di tempestività della stessa, che sarebbe invece,
a mente degli insorgenti, superata dalla gravità delle conseguenze che essi
potrebbero subire in caso di rientro in patria.
6.
In relazione dapprima a queste ultime censure, il Tribunale osserva che le
stesse, a differenza di quanto sostenuto nel gravame dagli insorgenti, non
trovano alcun fondamento. Invero, dall’esame degli atti di causa, risulta in
modo chiaro come l’autorità inferiore abbia dato ampio spazio alla ricor-
rente per pronunciarsi sui suoi motivi d’asilo e sugli eventuali ostacoli
all’esecuzione dell’allontanamento, come pure circa le sue relazioni fami-
gliari, sociali ed il suo percorso di vita, nell’ambito dell’audizione federale
del (...) gennaio 2021 (cfr. n. [...]-38/13). Sia poi riguardo alle medesime
allegazioni che ai mezzi di prova prodotti dagli insorgenti nel corso della
procedura, l’autorità inferiore ne ha tenuto debitamente conto sia nella sua
decisione del 17 febbraio 2021 che nella decisione del 12 aprile 2022, ciò
che risulta facilmente desumibile dalle stesse. Per il resto, il fatto solo che
essi non condividano le argomentazioni e le conclusioni dell’autorità infe-
riore, non risulta violare il principio inquisitorio che si impone alla stessa,
quanto piuttosto derivano dal potere di apprezzamento della SEM, que-
stione di merito che verrà pertanto trattata di seguito. Non si ravvisa per-
tanto, nell’agire dell’autorità inferiore, alcun accertamento inesatto ed in-
completo dei fatti giuridicamente rilevanti (art. 6 LAsi; art. 12 PA; cfr.
DTAF 2019 I/6 consid. 5.1). Da ultimo, la censura degli insorgenti, sullo
svolgimento della procedura, ovvero che l’autorità inferiore non avrebbe
ascoltato i minori in violazione dell’art. 12 CDF, risulta essere tardiva, in
quanto apparsa soltanto in fase ricorsuale. Difatti, della stessa non v’è al-
cuna traccia nella procedura ordinaria, malgrado i ricorrenti fossero rego-
larmente rappresentati, né nella loro procedura ricorsuale precedente (di
cui al ruolo D-1270/2021). In proposito, essi neppure apportano con il loro
gravame alcuna spiegazione a favore dei motivi per i quali tale argomento
non sarebbe potuto essere addotto già nel corso della procedura ordinaria.
Per buona pace dei ricorrenti, anche se tale argomentazione venisse rite-
nuta tempestiva, non si evince dal ricorso quali ulteriori elementi decisivi –
che non siano quindi già contenuti negli atti di causa e nella documenta-
zione presentata con il ricorso, o nelle allegazioni contenute in quest’ultimo
– potrebbero essere rivelati dai minorenni in un’audizione. Peraltro, essi,
sia con la procedura ordinaria che con la presente procedura straordinaria,
hanno potuto presentare le loro ragioni e motivazioni, ed il loro diritto di
essere sentito, anche fosse stato violato, sarebbe stato nel frattempo pie-
namente sanato. L’ampia documentazione all’incarto, ha inoltre permesso
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e permette rispettivamente all’autorità inferiore ed al Tribunale, di esami-
nare e valutare la situazione dei ricorrenti minorenni, anche ed in partico-
lare rispetto ai quesiti rilevanti che si pongono in materia di esecuzione di
allontanamento. Da ultimo, non occorre, chinarsi oltre sulla proposta di of-
ferta quale mezzo di prova del telefono andato distrutto da parte dei ricor-
renti (cfr. ricorso, p.to 6, pag. 8), in quanto questi ultimi, oltre a riferire che
conterrebbe dei generici messaggi minatori, non presentano alcuna argo-
mentazione di sorta che potrebbe conferire una qualche rilevanza agli
stessi nell’ambito della presente disamina. Di conseguenza, le censure for-
mali di violazione del diritto di essere sentito degli insorgenti ex art. 12 CDF,
come pure di accertamento inesatto ed incompleto dei fatti giuridicamente
rilevanti, per quanto ricevibili, vengono fermamente respinte, in quanto in-
fondate. La conclusione formulata a titolo subordinato in tal senso nel ri-
corso, va quindi respinta per quanto ricevibile.
7.
Proseguendo nell’analisi, il Tribunale conferma il giudizio negativo
espresso dall’autorità inferiore nel provvedimento impugnato, allorché non
ravvisa dei motivi individuali in capo ai ricorrenti che sarebbero atti a capo-
volgere la presunzione confutabile esposta all’art. 6a cpv. 2 lett. a LAsi, ed
a rendere pertanto inammissibile o inesigibile il loro allontanamento verso
il Kosovo.
7.1 In primo luogo, come a ragione sostenuto dalla SEM nella decisione
avversata, le argomentazioni dei ricorrenti in relazione all’inoltro
dell’istanza di divorzio, sono irricevibili, in quanto sono state presentate ol-
tre il termine di 30 giorni dalla loro scoperta così come disposto
dall’art. 111b cpv. 1 LAsi, e senza che siano ravvisabili dei motivi per i quali
tali elementi non avrebbero potuto essere allegati già nella procedura ordi-
naria, in quanto a conoscenza dei ricorrenti perlomeno dal (...) del 2021
(cfr. a tal proposito: la decisione supercautelare del 6 ottobre 2021 del [...],
atto n. [...]-1/17). Non appare inoltre evidente dalle loro asserzioni né dalla
documentazione presentata, come i ricorrenti possano essere minacciati
da persecuzioni o da trattamenti contrari ai diritti umani nel caso di un loro
ritorno in patria (in violazione degli art. 3 CEDU, art. 3 Conv. tortura e
art. 33 della Convenzione del 28 luglio 1951 sullo statuto dei rifugiati [Conv.
rifugiati, RS 0.142.30] in relazione con l’art. 5 LAsi) per dover entrare nel
merito delle loro predette asserzioni, per quanto tardive (cfr. per maggiori
sviluppi la DTAF 2013/22 consid. 5.4 e consid. 9.3.1 con riferimenti ivi ci-
tati; Giurisprudenza e informazioni della Commissione svizzera di ricorso
in materia d’asilo [GICRA] 1995 n. 9 consid. 7; cfr. anche la sentenza del
Tribunale
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D-6097/2019 del 28 gennaio 2019 consid. 6.2.1 con ulteriore riferimento
citato). Difatti, i ricorrenti con le loro allegazioni generiche e prive di qualsi-
voglia elemento concreto, non sono atte a far giungere il Tribunale a di-
versa valutazione rispetto a quella espressa dall’autorità inferiore nella de-
cisione avversata riguardo alla possibilità di protezione che potrebbero tro-
vare nel loro paese d’origine presso le autorità kosovare, se esposti anche
in futuro a delle minacce o violenze concrete (cfr. a tal proposito la sen-
tenza del Tribunale E-2845/2021 del 24 giugno 2021 consid. 6.3). Esistono
inoltre in Kosovo delle istituzioni che permettono alle vittime di violenza di
tale genere di trovare un supporto sia dal profilo dell’alloggio che legale
(cfr. U.S. Departement of State, 2021 Country Reports on Human Rights
Practices: Kosovo, 12 aprile 2022, < https://www.state.gov/reports/2021-
country-reports-on-human-rights-practices/kosovo/ >; Consiglio di Sicu-
rezza delle Nazioni Unite, United Nations Interim Administration Mission in
Kosovo, S/2022/313, 12 aprile 2022, < https://www.ecoi.net/en/file/lo-
cal/2072508/ N2230927.pdf >, tutti consultati il 10.06.2022). Nel caso di
specie, i ricorrenti non si sono mai rivolti alle autorità in patria (cfr. n. 38/13,
D65 seg., pag. 7), ed anche dal mezzo di prova da loro prodotto sub
doc. H, per quanto si denoti una certa reticenza delle autorità giudiziarie
nel punire degli atti di violenza famigliare, non si può partire dal presuppo-
sto che gli stessi non vengano perseguiti e che le autorità rimangano del
tutto inattive, se sollecitate. Si rammenta poi in proposito che, secondo
prassi costante, l’effettiva protezione nel Paese d’origine non è da inten-
dersi quale garanzia di protezione individuale a lungo termine contro per-
secuzioni non-statali: nessuno Stato ha la capacità di garantire ovunque e
in qualunque momento l’assoluta sicurezza ai propri cittadini. Si può difatti
esigere da un richiedente l’asilo che abbia prima esaurito le possibilità di
protezione contro delle eventuali persecuzioni non statali prima di solleci-
tare quelle di uno Stato terzo (cfr. DTAF 2013/11 consid. 5.1 e riferimenti
citati, 2011/51 consid. 6.1; sentenza del Tribunale E-6009/2017 del 4 lu-
glio 2018 consid. 3). Per di più, a differenza di quanto sostenuto dagli in-
sorgenti dalla documentazione all’incarto, risulta che la ricorrente non sia
ancora divorziata dal marito, ma dal profilo giuridico è stata unicamente
confermata la separazione dei coniugi. Altresì dal certificato medico-psico-
logico dell’11 maggio 2022, prodotto dai ricorrenti con il gravame, risulta
che il marito rispettivamente padre dei ricorrenti – il quale tra l’altro risiede-
rebbe in G._ – abbia interrotto con loro qualsiasi tipo di contatto.
Anche la cognata della ricorrente (sorella del marito), della quale l’insor-
gente temerebbe delle azioni rivolte alla sua persona (cfr. n. 38/13, D76
segg., pag. 8 seg.), risulta essere in G._ (cfr. n. 38/13, D83, pag. 9).
Alla luce dei predetti elementi, non appare quindi verosimile che i ricorrenti,
in un prossimo futuro e secondo un’elevata probabilità, possano subire
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delle persecuzioni da parte del marito, rispettivamente padre, o dalla fami-
glia di questi in caso di ritorno nel loro paese. Tuttavia, nell’ipotetica possi-
bilità che ciò avvenisse, apparterrà a loro rivolgersi alle preposte autorità,
che sono presenti come visto sul territorio del loro Paese d’origine. Inoltre,
nel caso di un loro ritorno in patria, al contrario di quanto da loro asserito
nel gravame, essi dispongono di un’ampia rete famigliare in loco (cfr.
n. 38/13, D40 segg., pag. 5 segg.), con la quale risultano essere tutt’ora in
regolare contatto (in particolare i fratelli e le sorelle della ricorrente; cfr.
n. 38/13, D42 e D51, pag. 6) che potrà senz’altro supportarli, in caso di
necessità, come già in passato (cfr. n. 38/13, D54, pag. 7 e D69 segg.,
pag. 8), perché essi possano sopperire ai loro bisogni fondamentali. Si ri-
leva poi in aggiunta come, in caso di necessità, i ricorrenti potranno inoltre
sollecitare dalla SEM un aiuto al ritorno per motivi medici o un aiuto indivi-
duale al ritorno (art. 93 cpv. 1 lett. d LAsi; art. 73 segg. dell’Ordinanza 2
sull’asilo relativa alle questioni finanziarie dell’11 agosto 1999 [OAsi 2,
RS 142.312] e art. 76a OAsi 2).
7.2 Ciò posto, non si rimarcano nelle ulteriori argomentazioni degli insor-
genti sostenute sia nella loro domanda del 1° aprile 2022 che apportate
con il gravame, degli elementi nuovi, concreti e fondati, che rendano l’ese-
cuzione del loro allontanamento inammissibile o inesigibile.
7.2.1 Dapprima, circa il loro stato valetudinario, non appare dalla documen-
tazione agli atti e prodotta con il ricorso che lo stesso sia a tal punto grave
o alterato da rappresentare un pericolo per la loro vita, in caso di un loro
trasferimento, secondo la giurisprudenza applicabile in materia (cfr. sen-
tenza della CorteEDU N. contro Regno Unito del 27 maggio 2008,
26565/05; DTAF 2011/9 consid. 7.1). Difatti i disturbi psichici e psicologici
del quale soffrono i ricorrenti, per i quali onde evitare inutili ripetizioni si può
senz’altro rinviare per le diagnosi alla decisione avversata, che risulta es-
sere su tale punto completa e corretta (cfr. p.to II, pag. 2 segg. e p.to IV,
pag. 4 seg.), possono essere curati anche nel loro paese d’origine, come
rettamente argomentato ampiamente dalla SEM nella decisione impu-
gnata, a cui può essere rinviato per il resto (cfr. p.to IV, pag. 5 seg.). Ciò
poiché non vi è nelle allegazioni degli insorgenti o nei mezzi di prova pre-
sentati, alcun elemento che proverebbe o che renderebbe verosimile la loro
mancata presa in carico da parte delle strutture mediche presenti sul terri-
torio, se essi si rivolgessero alle stesse in futuro, atteso che le affezioni
psichiche e psicologiche addotte paiono di principio trattabili in Kosovo (cfr.
tra le altre la sentenza del Tribunale E-4736/2020 del 10 giugno 2021 con-
sid. 5.6.1). Peraltro, come già visto, al contrario di quanto asserito dagli
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insorgenti in fase ricorsuale, essi dispongono in patria di un’ampia rete fa-
migliare, nonché di diversi parenti residenti all’estero, i quali potranno, in
caso di bisogno, essere sollecitati per sostenerli nei loro bisogni primari o
eventualmente per supportarli nel finanziamento delle cure a loro eventual-
mente necessarie. Il ritorno degli interessati in patria, non risulta pertanto
contrario all’art. 3 CEDU o alla giurisprudenza topica applicabile in materia
(cfr. in proposito anche la sentenza della CorteEDU Paposhvili contro
Belgio del 13 dicembre 2016, 41738/10, §181 segg.; cfr. anche
DTAF 2017 VI/7 consid. 7.2 e 2011/50 consid. 8.3 con riferimenti citati).
Tale conclusione non muta neppure alla luce dell’allegazione ricorsuale
che i problemi psicologici degli insorgenti verrebbero accentuati dalla sola
prospettiva dell’allontanamento, in quanto, di principio, anche un trasferi-
mento in concomitanza con tentativi di suicidio o tendenze anticonserva-
tive, non risulta precluso (cfr. fra le tante le sentenze del Tribunale
D-5932/2020 del 1° giugno 2022, D-3936/2021 del 25 novembre 2021 e
E-4218/2020 del 3 settembre 2020 consid. 5.2.3).
7.2.2 Quanto alle supposte difficoltà d’integrazione che i ricorrenti affronte-
rebbero in caso di rinvio nel loro Paese d’origine, oltre a quanto già sopra
considerato (cfr. consid. 7.2.1), si osserva quanto segue. Dapprima si ri-
corda come le difficoltà socio-economiche che costituiscono l’ordinaria
quotidianità di una regione, in particolare la penuria di cure, di alloggi, di
impieghi e di mezzi di formazione, non sono sufficienti, in sé, per rappre-
sentare un pericolo concreto ai sensi della giurisprudenza, che renderebbe
inesigibile l’esecuzione dell’allontanamento (cfr. DTAF 2014/26 con-
sid. 7.6-7.7 e relativi riferimenti). Altresì, per quanto concerne i ricorrenti
minorenni, che hanno attualmente (...) anni, e per i quali, come visto, le
cure mediche di cui necessitano sono disponibili in patria (cfr. supra con-
sid. 7.2.1), nulla permette dagli atti di evincere che in poco più di (...) tra-
scorso su suolo elvetico, essi siano stati a tal punto influenzati dal modo di
vita e del contesto culturale svizzeri che l’esecuzione del loro allontana-
mento costituirebbe per loro uno sradicamento che perturberebbe in ma-
niera sproporzionata il loro sviluppo sul lungo termine (cfr. DTAF 2009/28
consid. 9.3). Malgrado gli sforzi di ambientamento che dovranno senz’altro
affrontare, risulta essere al contrario nel loro interesse di crescere nel loro
paese d’origine, in un quadro famigliare, sociale, culturale e linguistico a
loro conosciuto; essendo peraltro accompagnati dalla madre in patria, per-
sona che per loro rimane di riferimento, nonché dal fratello maggiore.
A tali condizioni, un ritorno in Kosovo dei ricorrenti minorenni, non risulta
costituire un ostacolo violante l’interesse superiore del bambino, così come
deducibile in particolare dall’art. 3 par. 1 CDF.
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8.
In definitiva, gli interessati non si sono avvalsi di elementi e mezzi di prova
nuovi di natura tale da rimettere in causa la decisione della SEM del 17 feb-
braio 2021, e quest’ultima autorità non ha violato alcuna norma di diritto
federale o internazionale obbligatoria per la Svizzera.
9.
Ne discende che, con la decisione impugnata, la SEM non ha violato il
diritto federale né abusato del suo potere d’apprezzamento ed inoltre non
ha accertato in modo inesatto o incompleto i fatti giuridicamente rilevanti
(art. 106 cpv. 1 LAsi). Altresì, per quanto censurabile, la decisione non è
inadeguata (art. 49 PA). Pertanto, il ricorso, nella misura della sua ricevibi-
lità deve essere respinto, e la decisione dell’autorità inferiore del
12 aprile 2022 che respinge la domanda di riesame dei ricorrenti del
1° aprile 2022, viene integralmente confermata.
10.
Le misure supercautelari pronunciate dal Tribunale il 16 maggio 2022 de-
cadono con la presente decisione finale (cfr. SEILER HANSJÖRG, in:
Waldmann/Weissenberger (ed.), Praxiskommentar VwVG, 2a ed. 2016,
n. 54 ad art. 56 PA).
11.
Visto l’esito della procedura, le spese processuali di CHF 1'500.–, che se-
guono la soccombenza, sono poste a carico dei ricorrenti (art. 63 cpv. 1 e
5 PA nonché art. 3 lett. b del regolamento sulle tasse e sulle spese ripetibili
nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 feb-
braio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]), e sono prelevate sull’anticipo spese
di medesimo importo da loro versato il 30 maggio 2022.
12.
La presente decisione non concerne persone contro le quali è pendente
una domanda d’estradizione presentata dallo Stato che hanno abbando-
nato in cerca di protezione, per il che non può essere impugnata con ri-
corso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83
lett. d cifra 1 LTF). La pronuncia è quindi definitiva.
(dispositivo alla pagina seguente)
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