Decision ID: ff2f73a7-93b4-5c90-bf91-57f6d940ecff
Year: 2021
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_002
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: civil_law

{ritenuto,"in fatto: A. Il 22 maggio 2014 AO 1 e AP 1 hanno perfezionato un contratto in base al quale la prima avrebbe fornito alla seconda delle “casseforme telaio easyset H2,70 Vern. Pannello in legno SP.9mm” per un importo complessivo di € 39'654.44 (doc. D). La merce è stata consegnata il 21 agosto 2014 (doc. 20) direttamente alla ditta C_ SA presso il cantiere in cui lavorava a _, con cui AP 1 aveva concluso un contratto di noleggio del menzionato materiale con possibilità di riscatto finale (doc. 2).","Il 6 agosto 2014 la fornitrice ha fatturato a AP 1 l’importo di € 39'654.44 (doc. E, doc. 3) mentre il 17 settembre successivo ha emesso una seconda fattura, per l’importo di € 1'723.58, avente per oggetto la fornitura “Angolo EasySET 20x25x270” (doc. F). Ne è seguita una serie di problematiche inerenti la difettosità della merce fornita che non ha potuto essere risolta in via bonale.","A fronte di un saldo ancora scoperto di € 29'578.02, tenuto conto dell’acconto di € 11'800.- (doc. G) versato dall’acquirente, il 13 aprile 2016 AO 1 ha fatto spiccare nei confronti di AP 1 il PE n. _ per l’incasso del saldo menzionato (pari a fr. 32'208.69), a cui l’escussa ha interposto opposizione (doc. J).","B. Con petizione 15 novembre 2016 AO 1, al beneficio della necessaria autorizzazione ad agire (doc. C), ha convenuto in giudizio AP 1 innanzi alla Pretura del Distretto di Lugano, sezione 1, per ottenere la sua condanna al versamento di € 29'578.02, oltre interessi e accessori, nonché il rigetto dell’opposizione interposta dalla convenuta al PE menzionato.","C. Con risposta 23 gennaio 2017 la convenuta si è integralmente opposta alla petizione, osservando, tra l’altro, che il materiale fornito sarebbe stato difettoso e opponendo in compensazione le seguenti poste di danno: fr. 19'300.68 pari al minor valore della merce (doc. 18); fr. 6'460.80 per il dispendio di tempo (doc. 15); fr. 256.55 per i costi di trasporto e dogana (doc. 19); almeno fr. 8'000.- a titolo di perdita di guadagno e fr. 12'000.- per i danni d’immagine. Dalla pretesa dell’attrice di € 27'854.44 (pari a fr. 30'330.70 al tasso di cambio del 7 aprile 2016, giorno della domanda di esecuzione) andrebbe pertanto dedotta la somma di fr. 46'018.03, per un saldo in suo favore di fr. 15'687.33, di modo che all’attrice non sarebbe più dovuto alcunché.","D. Esperita l’istruttoria di causa e raccolti gli allegati conclusivi delle parti, il Pretore, con la decisione 5 novembre 2020 qui impugnata, ha accolto la petizione limitatamente a € 9'606.-, condannando la convenuta al pagamento di tale importo e rigettando per la medesima somma l’opposizione interposta al PE n. _ dell’UE di Lugano. Il primo giudice ha posto gli oneri processuali di complessivi fr. 2'950.- a carico della convenuta in ragione di 1/3 e in ragione di 2/3 a carico dell’attrice, con l’obbligo per quest’ultima di rifondere alla prima fr. 3'200.- a titolo di ripetibili parziali.","E. Con appello 9 dicembre 2020 la convenuta ha chiesto la riforma del giudizio impugnato nel senso di respingere la petizione, con protesta di spese e ripetibili di entrambe le sedi. Con risposta 11 febbraio 2021 l’attrice si è opposta integralmente al gravame, protestando spese e ripetibili di appello."}

{Considerato,"in diritto: 1. L’art. 308 cpv. 1 lett. a CPC prevede che sono impugnabili mediante appello le decisioni finali di prima istanza, posto che in caso di controversie patrimoniali il valore litigioso secondo l'ultima conclusione riconosciuta nella decisione sia di almeno fr. 10'000.- (cpv. 2). In concreto, la decisione impugnata è una decisione finale in una controversia dal valore ampiamente superiore ai fr. 10'000.-. Pacifica è dunque l’appellabilità del giudizio impugnato entro il termine di 30 giorni (art. 311 CPC). Nella fattispecie, l’impugnata decisione 5 novembre 2020 è stata ritirata dall’appellante il 9 novembre seguente (v. tracciamento dell’invio doc. A agli atti), per cui l’appello 9 dicembre 2020 è tempestivo, così come lo è la risposta inoltrata dall’attrice nel termine di 30 giorni ai sensi dell’art. 312 cpv. 2 CPC.","2. Nella decisione impugnata il Pretore, premesso che lo scopo della fornitura di cui al contratto doc. D era il noleggio del relativo materiale da parte della convenuta alla C_ _ SA, _ (con la quale il 21 maggio 2014 aveva perfezionato un contratto di noleggio con riscatto finale) e che la merce era stata fornita direttamente a quest’ultima il 21 agosto 2014, ha accertato che sia la merce fornita originariamente sia quella fornita successivamente in sostituzione era difettosa. Il primo giudice ha ritenuto tempestiva la notifica dei difetti e riconosciuto alla convenuta un danno pari al minor valore del materiale (per fr. 19'300.-) e ai costi di trasporto e sdoganamento (di fr. 256.65). Il Pretore, ritenuto che la somma di € 1'723.50 di cui alla fattura doc. F concerneva la riparazione di un difetto e non poteva essere accollata all’acquirente, ha calcolato che l’importo ancora dovuto all’attrice corrispondeva a € 27'854.- (29'578.02 ./. 1'723.50), da cui andavano dedotti fr. 19'300.- (pari a € 18'000.-) e fr. 265.55 (pari a € 248.-), per l’importo complessivo di € 9'606.-. Egli ha quindi condannato la convenuta al pagamento di tale somma e rigettato in via definitiva per tale importo l’opposizione al PE n. _.","3. L’appellante rimprovera il Pretore per non avere dedotto dalla pretesa azionata in causa dall’attrice la perdita di guadagno conseguente al mancato acquisto, da parte dei suoi clienti C_ _ SA e P_ _ Sagl, di un’ulteriore serie di casseri a seguito della difettosità della prima fornitura. A suo dire, l’istruttoria avrebbe fornito elementi sufficienti per ritenere comprovato il mancato guadagno.","3.1 Nella decisione impugnata il Pretore, accertato che i menzionati clienti non avevano formalizzato alcuna intenzione di acquisto e che le trattative con la convenuta erano al mero stadio in cui si era ventilata una tale possibilità, ha ritenuto non dimostrato il nesso di causalità tra l’agire anti-contrattuale dell’attrice e l’asserito mancato acquisto di un’ulteriore serie di casseri da parte delle due ditte menzionate, trattandosi di un interessamento troppo vago e privo di qualsiasi quantificazione monetaria.","3.2 Preliminarmente occorre rilevare che per quanto concerne la ditta C_ _ SA, la censura è irricevibile già solo per il fatto che la circostanza che quest’ultima avrebbe “acquistato una seconda fornitura di casseri da un’altra ditta...che avrebbe altrimenti acquistato” da AP 1 (appello, pag. 4) è stata allegata dall’appellante solo con le conclusioni, e con ciò tardivamente (art. 229 cpv. 1 CPC). Ma anche se così non fosse, la censura è altresì irricevibile per carente motivazione (art. 311 cpv. 1 CPC). L’appellante si limita in effetti a proporre una soggettiva e personale interpretazione delle risultanze istruttorie, trascrivendo parzialmente quanto già formulato in sede di conclusioni, senza confrontarsi compiutamente con le argomentazioni del Pretore sul tema, non essendo sufficiente al riguardo l’obiezione che “secondo il normale corso delle cose” se AO 1 non avesse fornito dei casseri difettosi, i contratti per una nuova fornitura si sarebbero concretizzati.","3.3 La censura è infondata anche nel merito, dall’istruttoria non sono infatti emersi sufficienti elementi oggettivi per potere ritenere dimostrata l’esistenza di un nesso causale tra l’agire dell’attrice e il mancato acquisto dei casseri da parte delle ditte menzionate, non essendo sufficienti al riguardo né le dichiarazioni del tutto generiche e non circostanziate del teste _ R_ né quelle del teste _ C_, il quale sul tema nemmeno si è espresso. Contrariamente a quanto pretende l’appellante, nemmeno le dichiarazioni di _ T_ (amministratore unico della convenuta), non confermate da altre risultanze istruttorie e con una forza probatoria ridotta (DTF 143 III 297 consid. 9.3.2; TF 5A_56/2018 del 6 marzo 2018 consid. 4.2.2), permettono di scalfire la conclusione del primo giudice. Ma anche se per ipotesi si volesse ritenere che la difettosità della prima fornitura abbia comportato la rinuncia degli ulteriori acquisti, la convenuta non è riuscita a dimostrare l’entità dell’asserito mancato guadagno, la circostanza che in entrambi i casi le condizioni contrattuali sarebbero state uguali alla prima fornitura non essendo stata dimostrata. È vero che il teste _ R_ si è espresso in tal senso, ciò non è tuttavia ancora sufficiente per potere dedurre che la perdita di guadagno corrisponda a quanto preteso dalla convenuta, tanto più che egli ha precisato di non ricordare l’offerta di prezzo dei casseri formulata alla P_ _ Sagl. Per quanto concerne la C_ SA, inoltre, la quantificazione formulata dal suo amministratore unico, in assenza di ulteriori riscontri oggettivi, è priva di qualsiasi valore probatorio."}