Decision ID: 6a98ebf2-d2d0-56b5-84d0-ec435f6818f3
Year: 2011
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: civil_law

in fatto:
A.
La CO 1 ha istituito il 12 marzo 2009 in favore di RI 1 (1987) una tutela volontaria, affidata a PI 1, del Servizio di accompagnamento sociale _. Il 30 giugno 2009 RI 1 ha dato alla luce un figlio, W_ (iscritto nei registri dello stato civile come W_). Quello stesso giorno la Commissione tutoria regionale ha tolto provvisoriamente RI 1 la custodia parentale e il 2 luglio 2009 ha accertato anche la privazione dell'autorità parentale (per avvenuta interdizione:
art. 296 cpv. 2 CC
), istituendo in favore del figlio una tutela affidata a RA 1, del Servizio di accompagnamento sociale della _. Impugnata senza successo, tale decisione è stata confermata dall'Autorità di vigilanza sulle tutele il 14 luglio 2009 e da questa Camera con sentenza del 20 agosto successivo (inc. 11.2009.130). Un ricorso in materia civile presentato da AP 1 al Tribunale federale è stato dichiarato inammissibile con sentenza 5A_634/2009 del 29 settembre 2009.
B.
Nel frattempo, il 7 maggio 2009, la Commissione tutoria regionale ha chiesto al Servizio medico-psicologico, _, una valutazione circa le capacità genitoriali di AP 1 e del presunto padre del bambino, AP 1 (1983), cittadino algerino richiedente l'asilo. Quest'ultimo essendo stato convocato infruttuosamente, il Servizio medico-psicologico ha valutato solo le capacità della madre in un rapporto del 21 settembre 2009, giungendo alla conclusione ch'essa non è idonea né alle cure primarie né all'accudimento affettivo del figlio. Sempre su incarico della Commissione tutoria regionale, l'Ufficio delle famiglie e dei minorenni ha poi condotto un'indagine sulla possibilità di affidare il bambino a una famiglia, accertando l'opportunità del provvedimento in un rapporto del 12 dicembre 2009. Statuendo il 13 gennaio 2010, la Commissione tutoria regionale ha confermato la privazione della custodia parentale e ha affidato il bambino ai coniugi _ e _ di _.
C.
Il 20 gennaio 2010 la Commissione tutoria regionale ha incaricato il dott_, _, di sottoporre AP 1 a perizia psichiatrica. Un ricorso presentato dalla peritanda contro tale decisione è stato dichiarato irricevibile dall'Autorità di vigilanza sulle tutele il 18 febbraio 2010. Irricevibile è stato giudicato
il 25 maggio 2010 anche
un appello introdotto da AP 1 a questa Camera contro la decisione dell'Autorità di vigilanza sulle tutele (inc. 11.2010.43). Un ricorso in materia civile esperito da AP 1 al Tribunale federale
è stato dichiarato a sua volta inammissibile con sentenza 5A_443/2010 del 21 giugno 2010.
D.
Parallelamente AP 1 ha ricorso il 28 gennaio 2010 all'Autorità di vigilanza sulle tutele contro la decisione del 13 gennaio 2010 con cui la Commissione tutoria regionale aveva confermato la privazione della custodia parentale e affidato W_ ai coniugi _
e _. In pendenza di ricorso, il 18 giugno 2010,
AP 1 ha riconosciuto il figlio davanti all'autorità di stato civile. Con decisione del 12 luglio 2010 l'Autorità di vigilanza sulle tutele ha respinto il ricorso, rinunciando a prelevare tasse o spese e ad attribuire ripetibili. Un appello presentato il 26 luglio 2010 RI 1 e AP 1 contro tale decisione è stato respinto in quanto ricevibile da
questa Camera con sentenza del 28 dicembre 2010 (inc. 11.2010.98).
E.
Constatato che il dott. _ non aveva ancora eseguito la perizia psichiatrica affidatagli il 20 gennaio 2010, il 21 ottobre 2010 la Commissione tutoria regionale ha conferito l'incarico al dott. _ di _, cui ha chiesto di verificare se RI 1 sia affetta da infermità, debolezza di mente o altro disturbo di natura psichiatrica, formulando in caso affermativo una diagnosi e una prognosi. Lo specialista è stato autorizzato altresì a consultare il carteggio della peritanda presso la Commissione tutoria regionale. Tale decisione è stata impugnata da RI 1 davanti all'Autorità di vigilanza sulle tutele, che l'11 novembre 2010 ha dichiarato il ricorso irricevibile, senza prelevare tasse né spese.
F.
RI 1 è insorta contro la decisione appena citata a questa Camera con un memoriale del 3 dicembre 2010 nel quale dichiara, in estrema sintesi, di non volersi sottoporre alla perizia psichiatrica. Lo scritto non è stato intimato per osservazioni.

Considerando
in diritto: 1.
Le decisioni emanate dall'Autorità di vigilanza sulle tutele sono appellabili nel termine di venti giorni (art. 48 della legge sull'organizzazione e la procedura in materia di tutele e curatele, RL 4.1.2.2, cui rinvia anche l'art. 39 LAC). La decisione essendo stata notificata nella fattispecie anteriormente al 1° gennaio 2011, la procedura di appello è quella ordinaria degli art. 307 segg. CPC ticinese (art. 405 cpv. 1 CPC svizzero), con le particolarità dell'art. 424
a
CPC ticinese. Inoltrato in tempo utile, sotto questo profilo il memoriale di RI 1
può essere trattato come appello. Proponibili sono anche i
cinque documenti acclusi all'appello (art. 424
a
cpv. 2 CPC ticinese), per quanto – come si vedrà oltre – non appaiano recare elementi di rilievo ai fini del giudizio.
2.
L'Autorità di vigilanza ha ricordato che la decisione con cui una Commissione tutoria regionale incarica un esperto di allestire una perizia psichiatrica è una decisione meramente incidentale, impugnabile solo ove sia suscettiva di arrecare “un danno non altrimenti riparabile” (art. 44 LPAmm, applicabile per il rinvio figurante all'art. 21 della citata legge
sull'organizzazione e la procedura in materia di tutele e curatele). E siccome l'obbligo di
sottoporsi a una v
alutazione specialistica non arreca – di regola – un danno
“
non altrimenti riparabile
”, non ravvisando eccezioni a tale principio l'Autorità di vigilanza ha dichiarato il ricorso della peritanda irricevibile.
3.
Nel memoriale l'appellante torna a ripetere, essenzialmente, quanto aveva già fatto valere contro la decisione del gennaio 2010 con cui la Commissione tutoria regionale aveva affidato la perizia psichiatrica al dott. _ (sentenza 25 maggio 2010 di questa Camera, consid. 4). Alla Commissione tutoria regionale essa rimprovera di avere profittato nel 2009 del suo stato di bisogno per farle accettare l'istituzione di una tutela volontaria, sottoporla poi a una serie di vessazioni e farla passare per insana di mente, nel disegno preordinato di sottrarle il figlio e affidarlo – verosimilmente dietro compenso – a una famiglia desiderosa di discendenti. Essa ribadisce di non volersi sottoporre ad alcuna perizia finché la Commissione tutoria regionale non avrà risposto a una sua lettera del 1° ottobre 2010, e solo a condizione che la perizia sia “registrata”, che lei sia provvista di un avvocato e che si incarichi della perizia uno psichiatra svizzero.
4.
Come nell'appello presentato nel marzo del 2010 contro la decisione con cui l'Autorità di vigilanza aveva dichiarato irricevibile il ricorso contro la perizia psichiatrica affidata nel gennaio del 2010 dalla Commissione tutoria regionale al dott. _, le argomentazioni addotte da RI 1
nell'appello odierno sono
fuori tema. Oggetto della decisione presa il 21 ottobre 2010 dalla Commissione tutoria regionale è l'esecuzione di una perizia psichiatrica affidata, questa volta, al dott. _ di _. Tale decisione ha – come ha rilevato l'Autorità di vigilanza sulle tutele – natura meramente incidentale, giacché non comporta l'adozione di alcun provvedimento a protezione del figlio. Per il momento infatti la Commissione tutoria regionale si è limitata a ordinare l'assunzione di una prova. Dovesse emanare in seguito misure concrete, l'interessata potrà ricorrere a quel momento. Perché le sia dato di impugnare già ora l'operato della Commissione tutoria regionale occorre che la decisione possa implicare per lei
“un danno non altrimenti riparabile” (sopra, consid. 2).
E di regola l'obbligo di
sottoporsi a una v
alutazione specialistica non arreca – come ricorda l'Autorità di vigilanza – alcun “danno
non altrimenti riparabile
”, nemmeno se l'esecuzione del referto richiede qualche giorno di degenza in un istituto
(RtiD
II-2006 pag. 660 consid. 3b con rinvii; più recentemente:
I CCA, sentenza inc. 11.2009.187 del 7 dicembre 2009).
5.
È vero che la regola testé evocata non è assoluta e che possono
sussistere eccezioni (esempi in:
RtiD II-2006 pag. 660 consid. 3c).
Nell'appello tuttavia l'interessata non allude nemmeno da lungi a ipotesi del genere. Anzi, essa nemmeno spiega in che consisterebbe il “danno
non altrimenti riparabile
” che l'Autorità di vigilanza sulle tutele ha escluso. Recrimina contro l'istituzione della tutela volontaria, contro la privazione della custodia parentale e contro il collocamento del figlio, inveisce contro l'autorità tutoria, contro la curatrice del figlio e contro i servizi sociali, dimenticando che oggetto della decisione impugnata è e rimane unicamente l'esecuzione della perizia psichiatrica.
Certo,
essa
sostiene che la perizia è un mezzo inteso a farla passare per malata di mente, ma tale accusa si esaurisce in un processo alle intenzioni. Pretende che uno specialista svizzero offra migliori garanzie di uno italiano, ma così argomentando contraddice sé medesima, il dott. _ (esperto svizzero) essendo a suo avviso in combutta con la curatrice del figlio per farla “dichiarare una mamma pazza” (memoriale, 3° foglio a metà). Esige risposta a una sua lettera del 1° ottobre 2010 alla Commissione tutoria regionale, ma tale lettera contiene solo doglianze e non è in alcun nesso con l'assunzione della perizia psichiatrica (ordinata solo il 21 ottobre 2010). Afferma che “la perizia psichiatrica deve essere registrata”, ma non è dato di capire dove. Sollecita l'assistenza di un legale, ma non asserisce che le sia mai stato impedito di averne uno né adduce avere mai chiesto la nomina di un avvocato d'ufficio. Per finire essa ribadisce la sua completa sfiducia nella Commissione tutoria regionale, ma ciò non basta – con ogni evidenza – a raffigurare un
“danno
non altrimenti riparabile
”.
6.
Se ne conclude che non solo l'appellante omette di spiegare in che consista il
“danno
non altrimenti riparabile
” escluso dall'Autorità di vigilanza sulle tutele, ma che nella fattispecie neppure si intravedono estremi in tal senso. E, in mancanza di simile pregiudizio, giustamente l'Autorità di vigilanza sulle tutele ha dichiarato irricevibile il ricorso presentato contro l
a decisione del 21 ottobre 2010 con cui la Commissione tutoria regionale ha incaricato il dott. _ di allestire la perizia psichiatrica. Ciò posto, va dichiarato irricevibile anche l'appello
contro
la decisione emessa dall'Autorità di vigilanza, l'appellante non avendo sostanziato alcun
“danno
non altrimenti riparabile
”. Nelle circostanze descritte gli oneri del giudizio andrebbero a carico di lei (art. 148 cpv. 1 CPC ticinese). Per questa volta si giustifica ancora, nondimeno, di rinunciare al prelievo di spese, l'interessata avendo agito senza l'ausilio di un legale. Ripresentandosi condizioni analoghe, in ogni modo, essa potrà essere tenuta a depositare un anticipo in garanzia degli oneri processuali presunti (art. 98 CPC svizzero).
Non si pone invece problema di ripetibili, l'appello non avendo formato oggetto di notificazione.
7.
Per quanto attiene ai rimedi giuridici esperibili contro la presente sentenza sul piano federale (art. 112 cpv. 1 lett. d LTF), t
rattandosi – come in concreto – di una decisione incidentale, la via giudiziaria segue quella dell'azione principale (art. 51 cpv. 1 lett. c LTF
). L'azione principale, da parte sua, può formare oggetto di un eventuale ricorso in materia civile (art. 72 cpv. 2 lett. b n. 6 LTF) senza riguardo a questioni di valore, sempre che l'interessata dimostri l'esistenza di un “pregiudizio irreparabile” (art. 93 cpv. 1 lett. a LTF).