Decision ID: 03fbebc1-948e-5c17-8b60-f4baca5a28df
Year: 1995
Language: it
Court: TI_TCA
Chamber: TI_TCA_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: public_law

ritenuto,
in fatto
A. a) L'8 settembre 1992 _ e _ hanno presentato una domanda di costruzione concernente l'edificazione di una casa monofamiliare e relativa autorimessa con due posti auto al mapp. _ di _, di loro proprietà. Quel fondo, ubicato lungo un pendio, é assegnato dal PR alla zona R2 e dista dalla strada pubblica più prossima (cantonale) circa 17 ml.
b) Al rilascio del permesso di costruzione si sono opposti _ e _, comproprietari del mapp. _, ubicato tra la strada cantonale ed il mapp. _. _ é inoltre proprietario del mapp. _, parimenti confinante con il mapp. _ ed inoltre gravato da una servitù di passo agricolo a favore di quest'ultimo iscritta a registro fondiario (d.g. M 211 del 30 novembre 1957), che permette di accedere allo stesso dalla strada pubblica. Gli opponenti hanno sostenuto in primo luogo che il mapp. _, beneficiando di un semplice passo agricolo, non disponeva di un accesso sufficiente e non poteva di conseguenza essere considerato urbanizzato. In secondo luogo essi hanno affermato che i progetti descrivevano in modo insufficiente la sistemazione del terreno ed inoltre che il muro di cinta verso i mapp. _ e _ eccedeva i ml 1,50 e che le altre opere di sistemazione esterna non rispettavano le distanze da confine e superavano - insieme all'edificio principale - "i limiti legalmente concessi" in materia di altezze.
c) Con decisione 21 settembre 1993 il dipartimento del territorio ha rilasciato l'autorizzazione cantonale a costruire a favore dei resistenti. Con decisione 7/11 ottobre 1993 il municipio di _ ha rilasciato a sua volta ai predetti la licenza edilizia comunale. Esso ha rimandato alla sede civile la soluzione del problema dell'accesso al mapp. _ ed ha respinto per il rimanente le altre censure, dopo averle partitamente affrontate. Ha tuttavia stabilito, a titolo di clausola accessoria, che prima dell'inizio dei lavori avrebbe dovuto essere approvato il piano dettagliato delle opere di cinta, non essendo in particolare rilevabile dai progetti l'altezza del muro a confine con il mapp. _.
B. a) _ e _ hanno impugnato le predette decisioni con ricorso 26 ottobre 1993 innanzi al Consiglio di Stato, al quale hanno domandato di annullarle, ribadendo le censure già esposte in sede di opposizione.
b) Previa debita istruttoria il Consiglio di Stato ha respinto il gravame con risoluzione 7 febbraio 1995. Esso ha considerato che, secondo un giudizio di mera apparenza, la servitù di passo agricolo iscritta a registro fondiario a favore del mapp. _ ed a carico del mapp. _ non desse diritto al transito con veicoli a motore, ma solo a quello pedonale. Ciononostante, secondo il Governo, siffatto diritto poteva bastare nella fattispecie per ritenere urbanizzato il fondo dominante, oggetto della domanda di costruzione (consid. 4). Né, a mente del Consiglio di Stato e contrariamente a quanto pretendevano subordinatamente i ricorrenti, la sussistenza di un semplice diritto di transito pedonale lungo il mapp. _ traeva seco il diniego del permesso di costruire l'autorimessa annessa all'edificio principale (consid. 7). L'autorità inferiore ha indi accertato che l'altezza dell'abitazione non eccedeva quella concessa dall'art. 34 NAPR (consid. 5) e che del pari essa ossequiava le distanze da confine fissate all'art. 9 NAPR (consid. 6). Essa ha in seguito verificato, con esito positivo, la legittimità delle scale di accesso all'abitazione medesima (consid. 7). Da ultimo il Consiglio di Stato ha ritenuto che i piani presentati non permettevano di verificare compiutamente la conformità dei muri di cinta rispettivamente di sostegno con la normativa di PR, ma che la soluzione di quel problema era stata legittimamente rimandata ad un'ulteriore procedura da parte del municipio, il quale aveva ingiunto agli istanti di presentare una nuova, specifica domanda di costruzione concernente quei manufatti ai fini della loro approvazione (consid. 9).
C. _ e _ hanno impugnato la risoluzione governativa con ricorso 20 febbraio 1995 a questo Tribunale, al quale hanno domandato di annullarla insieme con l'autorizzazione cantonale a costruire e la licenza edilizia comunale. Gli insorgenti ammettono, a questo stadio della lite, che il mapp. _ possa essere considerato urbanizzato malgrado esso sia collegato alla strada cantonale da un semplice passo pedonale, ma contestano recisamente che - con simili premesse - la licenza possa ancora contemplare il diritto per gli istanti di edificare l'autorimessa: manufatto in realtà inutilizzabile. Per il rimanente essi hanno sostanzialmente ribadito le censure sollevate innanzi alle precedenti istanze ed hanno sollecitato l'esperimento di un sopralluogo.
Il Consiglio di Stato, il municipio di _, il dipartimento del territorio, _ e _ hanno sollecitato la reiezione dell'impugnativa.
D. a) Con scritto 9 maggio 1995 il Tribunale ha sottoposto ai ricorrenti un piano 1:1000 con le curve di livello e 5 sezioni riguardanti la sistemazione esterna del mapp. _ (piano 105/16). Quegli atti erano stati trasmessi dagli istanti il 15 settembre 1994 al Servizio dei ricorsi del Consiglio di Stato per ossequiare una corrispondente richiesta del giurista delegato all'istruzione del procedimento, formulata in occasione dell'udienza 26 maggio 1994, ma - a dispetto della loro utilizzazione da parte del Governo in sede di decisione - non erano mai stati portati a conoscenza dei ricorrenti. Il Tribunale ha inoltre chiesto lumi ai ricorrenti quo ad una causa civile riferita al passo agricolo iscritto a carico del mapp. _, la cui sussistenza poteva essere desunta dalla lettura degli atti.
b) Il patrocinatore dei ricorrenti ha indi trasmesso al Tribunale con lettera 23 maggio 1995 il giudicato 15 maggio 1995 con cui la prima camera civile del Tribunale d'appello ha stabilito che la nota servitù deve essere intesa come semplice diritto di passo ai sensi dell'art. 171 cpv. 1 LAC, ossia prevalentemente pedonale (oppure a cavallo od in bicicletta), della larghezza di 85 cm, esclusivo quindi del passaggio con bestiame, con carro, carretto a mano o carriola. Per il rimanente, con scritto 29 maggio 1995, i ricorrenti hanno confermato le loro tesi.
Considerato,

in diritto
1. La competenza del Tribunale é data (art. 49 cpv. 2 dell'or abrogata LE 1973, in seguito LE, applicabile via l'art. 52 cpv. 1 LE 1991). Il ricorso é tempestivo (art. 46 cpv. 1 PAmm) e la legittimazione dei ricorrenti certa (art. 49 cpv. 3 LE). Il gravame é pertanto ricevibile in ordine. Esso può inoltre essere deciso sulla base degli atti (art. 18 cpv. 1 PAmm). L'esperimento di un sopralluogo, sollecitato dai ricorrenti, non appare invero suscettibile di fornire al Tribunale degli ulteriori, indispensabili chiarimenti circa i fatti determinanti ai fini del giudizio.
2. Oltre all'annullamento della risoluzione governativa 7 febbraio 1995 i ricorrenti chiedono l'annullamento tanto della licenza edilizia comunale che dell'autorizzazione cantonale a costruire, che il Consiglio di Stato aveva invece protetto. Ora, tuttavia, a questo stadio della lite almeno le censure sollevate dagli insorgenti concernono unicamente di diritto da applicare da parte del municipio. Nella misura in cui é volto a censurare l'autorizzazione cantonale a costruire, il ricorso é pertanto irricevibile.
3. 3.1. I ricorrenti contestano, in primo luogo, la facoltà per i resistenti di edificare l'autorimessa annessa all'abitazione, per il motivo che questa non potrà essere utilizzata per il ricovero di autovetture: il mapp. _ non dispone infatti di accesso veicolare.
3.2. Il permesso per la costruzione di un edificio (principale od accessorio) od un impianto può essere rilasciato solo se questo é conforme alla funzione prevista per la zona di utilizzazione (art. 22 cpv. 2 lett. a LPT; 67 cpv. 2 lett. a LALPT): donde la necessità, per l'istante, di indicare preventivamente, ossia in sede di domanda di costruzione, l'esatta destinazione che intende assegnare all'edificio od all'impianto (art. 41 lett. c dell'or abrogato RLE 1974 = art. 9 lett. c RLE 1992).
3.3. Nel concreto caso dagli atti annessi alla domanda di costruzione si deduce che l'autorimessa é stata progettata per ospitare due autovetture (ml 5,8x5,8). Si accede alla stessa attraversando un piazzale di ml 8,5x5,8, ricavato dall'escavazione del pendio e delimitato ai lati da due muri di sostegno, di cui uno (contestato), di circa 3 ml di altezza, é posto in prossimità del confine con il mapp. _. Ora é invece certo, in ogni caso per il momento, che la prevista autorimessa non potrà essere utilizzata per il parcheggio di autovetture: il mapp. _ beneficia infatti di un semplice diritto di passo agricolo iscritto a registro fondiario a carico del mapp. _, che permette - come ha stabilito la prima camera civile del Tribunale d'appello con sentenza 15 maggio 1995 - il solo transito a piedi o in bicicletta. Si deve quindi senz'altro ritenere che l'autorimessa in discussione in quanto tale non può già essere considerata urbanizzata ai sensi degli art. 19 cpv. 1, 22 cpv. 2 lett. b LPT, 67 cpv. 2 lett. b , 77 cpv. 1 LALPT, non disponendo di un accesso sufficiente ai sensi delle predette disposizioni che ne permetta una normale utilizzazione. Il rilascio del permesso per la costruzione dell'abitazione dei resistenti non é del resto nemmeno stato subordinato, da parte del municipio o del Consiglio di Stato, all'urbanizzazione del mapp. _ sottoforma di realizzazione di un accesso carrozzabile: conclusione oltretutto condivisa dalle parti e che il Tribunale ritiene a sua volta di poter tutelare, in quanto ispirata alla giurisprudenza dallo stesso elaborata in casi sostanzialmente analoghi (cfr., da ultimo, sentenza inedita TCA 5 aprile 1994 in re L. M., consid. 3.1.; inoltre RDAT 1985 N. 46, consid. E2). L'impossibilità iniziale, pacifica (a questo momento), di utilizzazione del manufatto conformemente alla destinazione assegnatagli per difetto di urbanizzazione dovrebbe pertanto comportare l'annullamento della licenza edilizia comunale, nella misura almeno in cui autorizza la costruzione dell'autorimessa interrata. La circostanza - non avanzata del resto da nessuna parte - secondo cui i resistenti potrebbero eventualmente conseguire, in futuro, un diritto di passo necessario (a carattere veicolare) sulla proprietà al mapp. _ tramite la presentazione di un'azione giudiziaria civile, non permetterebbe del resto di mutare quella conclusione: la compatibilità dell'autorimessa (e, in quell'ipotesi, del relativo accesso veicolare) con le prescrizioni pianificatorie e di polizia edilizia verrebbe semmai esaminata a quel momento, previa presentazione di una nuova domanda di costruzione.
3.4. Il Consiglio di Stato ha tuttavia ritenuto che la controversa autorimessa potrebbe in ogni caso servire, a questo punto, quale deposito di biciclette, ciclomotori, tosaerba od altro (cfr. risoluzione governativa, consid. 7, pag. 17): destinazione ripresa dai resistenti in sede di risposta nella presente sede (cfr., risposta, pag. 4). Il Governo ne ha dedotto che i coniugi _ possono pertanto comunque ottenere il permesso di costruzione relativo a quel manufatto ed all'antistante piazzale. A ragione. In effetti la costruzione di un siffatto deposito é senz'altro compatibile con la disciplina dell'utilizzazione vigente nella zona R2, per lo meno nella misura in cui esso é al servizio di un'abitazione. I ricorrenti, riferendosi alla sentenza di questo Tribunale pubbl. in RDAT II-1994 N. 51, ove questo aveva negato la qualifica di accessorio ad una manufatto di 120 mq di superficie che avrebbe dovuto servire un'abitazione di circa 300 mq di SUL, sostengono tuttavia che le dimensioni dell'autorimessa (ml 5,8x5,8), privata delle funzioni di ricovero di autovetture, sono manifestamente sproporzionate rispetto alle necessità oggettive residue di deposito di veicoli o materiali connesse con l'erigenda abitazione monofamiliare al mapp. _. Non é però ancora il caso, considerato che l'autorimessa, di nemmeno 34 mq, é volta a soddisfare i bisogni di un'abitazione la cui SUL assomma a mq 219 circa e che inoltre l'accesso all'abitazione stessa, all'interno del fondo, non é totalmente privo di difficoltà, essendo possibile solo transitando lungo una scala che copre un dislivello di circa 6 ml e che si diparte proprio all'entrata della proprietà, in corrispondenza dell'autorimessa: donde l'accresciuta sua importanza ai fini di deposito.
3.5. Il ricorso, su questo punto, deve pertanto essere respinto.
4. 4.1. I ricorrenti contestano indi la decisione di rinviare l'esame delle opere di cinta ad una ulteriore procedura, ribadiscono poi che i progetti descrivono in modo insufficiente la sistemazione del terreno, che i muri di cinta verso i mapp. _ e _ eccedono "quanto la legge permette" in altezza (sembrerebbe ml 1,50) e non ossequiano, di conseguenza, la distanza dai confini imposta per gli edifici. Essi ripetono pure che le altre opere di sistemazione esterna non rispettano le distanze da confine e superano - insieme all'edificio principale - "i limiti legalmente concessi" in materia di altezze o, altrimenti detto, "il concesso", ossia "la norma". Al riguardo il Tribunale considera quanto segue.
4.2. Il Consiglio di Stato, affinando quanto aveva già prospettato il municipio in sede di rilascio della licenza edilizia, ha ritenuto che i piani presentati dagli istanti non permettevano di verificare la legittimità del muro delimitante il piazzale, di circa ml 3 di altezza, ubicato in prossimità del confine con il mapp. _, ed inoltre dei muri a confine con il mapp. _ e _, quest'ultimo ubicato sul comune di _. Esso ha considerato che l'insufficiente illustrazione dei detti manufatti, segnatamente per quanto concerneva il loro ingombro, non giustificasse il diniego dell'intero permesso di costruzione, ma che bastasse rinviare l'esame della legittimità delle dette opere perimetrali ad una ulteriore procedura edilizia, che i resistenti avrebbero dovuto inoltrare prima dell'inizio dei lavori di costruzione (consid. 9). I ricorrenti contestano quella conclusione: trattasi, a loro giudizio, di "decidere di non decidere". A torto, tuttavia. Posto che i progetti e le indicazioni fornite dai resistenti debbano essere effettivamente ritenuti insufficienti per illustrare in modo chiaro e completo le opere in discussione - il Tribunale non può in ogni caso approdare alla soluzione contraria, verificare la legittimità dei manufatti ed eventualmente approvarli, stante il divieto di reformatio in peius (art. 65 cpv. 4 PAmm) - allora la conclusione cui é addivenuto il Consiglio di Stato appare corretta, perché dettata dal principio della proporzionalità; del resto i ricorrenti neppure tentano di criticarla, se non nel risultato. Il rinvio dell'esame delle opere perimetrali ad altra procedura rende, di conseguenza, prive di oggetto le censure mosse dei ricorrenti quo alla legittimità dei muri progettati a confine con le loro proprietà.
4.3. Per il rimanente il Tribunale ritiene che, dopo la presentazione del piano delle curve di livello e di cinque sezioni del fondo (piano 105/16) non si possa in alcun modo più parlare di insufficiente illustrazione della sistemazione esterna della edificanda proprietà. Infine, circa le critiche (oltretutto acritiche della risoluzione impugnata) quo alle opere di sistemazione esterna, che non adempiono manifestamente ai requisiti di ricevibilità per difetto di motivazione (art. 46 cpv. 2 PAmm), questo Tribunale rinvia a quanto considerato dal Consiglio di Stato nel giudizio impugnato ai consid. 5 e 8; il Tribunale non rileva inoltre dall'esame dei piani la disattenzione di una qualche norma da parte della prospettata sistemazione del terreno (riservato, beninteso, l'esito dell'esame differito delle opere perimetrali).
4.3. Anche le predette censure devono pertanto essere respinte.
5. La tassa di giudizio deve essere posta a carico dei ricorrenti (art. 28 PAmm), i quali rifonderanno ai resistenti un adeguato importo per ripetibili (art. 31 PAmm).