Decision ID: a64b4192-f3bd-5007-aa3f-877b86c88110
Year: 2017
Language: it
Court: TI_CATI
Chamber: TI_CATI_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: public_law

Fatti
A.
RI 1 è gerente e unico socio della _, società di consulenza assicurativa, da lui fondata nel 2004, con sede in via _ a _ (Comune di _), che è anche il suo luogo di domicilio.
Per il periodo fiscale 2013, egli dichiarava redditi per complessivi fr. 58'725.-, così suddivisi: fr. 51'183.- da attività dipendente percepiti dalla sua società (la _), fr. 490.- da attività indipendente, fr. 2'052.- da titoli e capitali e fr. 5'000.- di valore locativo.
B.
Con scritto 21.10.2014 l’Ufficio di tassazione di _ (di seguito UT) trasmetteva al contribuente il calcolo entrate/uscite dell’anno 2013, dal quale risultava un’insufficiente disponibilità finanziaria per il suo sostentamento e gli impartiva un termine scadente l’11.11.2014 per presentare osservazioni in merito ed indicando anche che ogni rettifica apportata al calcolo allestito avrebbe dovuto essere debitamente comprovata.
C.
Con scritto 4.11.2014 RI 1 presentava le sue osservazioni al calcolo delle uscite/entrate allestito dall’UT per il 2013, indicando di aver anche allegato “parti di estratto conto bancario”. In particolare, il contribuente indicava di aver ricevuto, nel 2013, una restituzione d’imposta per fr. 857.05, un’indennità quale consigliere comunale per il 2012, ma versata nel 2013, di fr. 700.-, un accredito _ di fr. 13.50 nonché un “aumento conto correntista / rimborso spese forfettarie” di fr. 8'000.- per un totale di fr. 9'570.55. Egli indicava in conclusione come, con tali precisazioni, l’eccedenza negativa riportata nel calcolo entrate/uscite divenisse positiva per l’importo di fr. 5'955.-. Da ultimo specificava di non avere figli, di avere mantenuto con cura gli indumenti acquistati nei periodi precedenti e di mangiare e acquistare alimenti presso amici e famigliari.
D.
Con decisione di tassazione del 24.12.2014 l’ UT aggiungeva ai redditi dichiarati dal contribuente fr. 3'000.- a titolo di “altri redditi della sostanza mobiliare” e fr. 20'000.- di “altri redditi”. Gli aumenti di redditi venivano giustificati indicando rispettivamente per i fr. 3'000.- “
aggiunta di vantaggi goduti in ambito Sagl
” e i fr. 20'000.- “
Prestazioni valutabili in denaro o reddito d’altra fonte stabiliti per insufficienza di disponibilità finanziaria
”.
Per l’IC 2013 il reddito imponibile veniva accertato in fr. 59'900.- (medesimo importo determinante per l’aliquota) e la sostanza in fr. 105'000.-. Per l’IFD il reddito imponibile veniva fissato in fr. 63'400.- (medesimo importo determinante per l’aliquota).
E.
Con reclamo 8/9.1.2015 RI 1 si aggravava avverso la decisione di tassazione IC/IFD 2013. L’insorgente censurava l’aggiunta di fr. 20'000.- per l’insufficienza di disponibilità finanziaria e faceva riferimento al precedente scritto di precisazioni presentato il 4.11.2014. Con il gravame il contribuente richiedeva che il reddito imponibile complessivo venisse accertato in fr. 39'900.-.
F.
Con scritto 10.3.2017 l’UT si rivolgeva nuovamente a RI 1 convocandolo presso i propri uffici il 20.3.2017. In allegato alla convocazione veniva altresì trasmesso il nuovo calcolo entrate/uscite dal quale si riscontrava comunque un’insufficiente disponibilità finanziaria del contribuente. Il reclamante veniva anche invitato a voler comprovare e giustificare con la relativa documentazione a sostegno ogni cambiamento del calcolo sottopostogli.
G.
Con decisione del 5.4.2017 l’UT respingeva il reclamo presentato da RI 1, riconfermandosi nella precedente decisione IC/IFD 2013. L’autorità fiscale indicava, a sostegno del proprio giudizio:
“Con lettera del 4.11.2014 viene contestata la tassazione 2013 nei termini di legge. Nel merito viene richiesto lo stralcio del reddito d’altra fonte esposto dall’ufficio in considerazione dell’insufficiente disponibilità finanziaria. Si è provveduto a sentire il contribuente in sede di audizione il quale afferma di non aver avuto altre entrate, oltre a quelle indicate nella dichiarazione fiscale, riconfermandosi nel suo gravame. Dal riesame della documentazione emerge quanto meno il quesito di come abbia(no) potuto far fronte al proprio mantenimento. Evidentemente l’imposizione di un reddito d’altra fonte in considerazione dei minimi vitali è di certo sostenibile anche in considerazione del fatto che conformemente alle disposizioni previste dall’art. 15 LT è imponibile la totalità dei proventi periodici e unici di ogni genere, ivi compresi ogni prestazione valutabile in denaro. Per tale motivo l’autorità fiscale si vede costretta a riconfermarsi nella decisione di prima istanza”.
H.
Con tempestivo ricorso 5.5.2017 RI 1 impugna la decisione di tassazione su reclamo IC/IFD 2013, invocando i medesimi argomenti fatti valere nella precedente sede. In particolar modo aggiunge che, in occasione dell’udienza del 20.3.2017 con l’UT, avrebbe fatto notare che il calcolo del dispendio teneva in considerazione la variazione del conto correntista _ senza aver approfondito in modo inequivocabile tutti gli elementi che avrebbero generato una variazione.
Secondo l’insorgente uno degli elementi più evidenti sarebbe la registrazione contabile del 25.12.2013 di fr. 8'000.- relativa alla rifusione delle spese professionali che viene riportata nel certificato di salario. Altro elemento che secondo il ricorrente sarebbe da menzionare è che durante l’udienza, egli avrebbe fatto notare al funzionario incaricato che i pranzi consumati presso i genitori, come anche i regali ricevuti in occasione del compleanno o per le festività natalizie fossero esenti da imposizione sino a fr. 10'000.- per l’art. 155 LT e che non fossero quindi imponibili, come indicato dall’agente del fisco.
Un terzo elemento da considerare secondo il contribuente, sarebbe la stretta connessione contabile tra due diversi attori, lui e la sua società. In particolar modo, secondo il ricorrente, l’autorità fiscale non avrebbe tenuto in considerazione, per il 2013, una perdita d’esercizio di fr. 19'415.-, correggendola in fr. 9'000.-. RI 1 sostiene che, per motivi diversi, a suo tempo la società non aveva ricorso contro tale modifica.
Il contribuente postula anche in questa sede lo stralcio degli altri redditi per fr. 20'000.-.

Diritto
1.
1.1.
Secondo l’art. 204 cpv. 2 LT, di uguale tenore dell’art. 130 cpv. 2 LIFD e dell’art. 46 cpv. 3 LAID, l’autorità di tassazione esegue la tassazione d’ufficio, in base a una valutazione coscienziosa, se il contribuente, nonostante diffida, non soddisfa i suoi obblighi procedurali oppure se gli elementi imponibili non possono essere accertati esattamente per mancanza di documenti attendibili. Può tener conto di coefficienti sperimentali, dell’evoluzione patrimoniale e del tenore di vita del contribuente. La tassazione d’ufficio può essere impugnata soltanto con il motivo che essa è manifestamente inesatta. Il reclamo deve essere motivato e indicare eventuali mezzi di prova (art. 206 cpv. 3 LT, 132 cpv. 3 LIFD), per cui vi è un’inversione dell’onere della prova: non tocca all’autorità dimostrare la correttezza della propria valutazione, bensì all’interessato provare che la stessa è manifestamente inesatta (sentenza TF 2C_419/2010 del 13.10.2010, consid. 2.1.).
1.2.
Giurisprudenza e dottrina tendono a riconoscere che si possa ricorrere alla tassazione d’ufficio non solo laddove il contribuen-te, nonostante diffida, non soddisfi ai suoi obblighi procedurali, ma anche qualora la mancanza di documenti attendibili sulla sua situazione finanziaria non possa essergli imputata (decisione TF 2A.426/2004 del 23 novembre 2004; TF 2A.442/2001 del 19 giugno 2002; RDAF 2000 II 41;
Zweifel,
in: Zweifel/Athanas [a cura di], Kommentar zum schweizerischen Steuerrecht, Vol.
I/2b, 2a ediz. Basilea 2008, n. 29 e 31 ad art. 130 LIFD, p. 342 ss.;
Richner/Frei/ Kaufmann/Meuter
, Handkommentar zum DBG, Zurigo 2009, 2a ediz., n. 26 ad art. 130 LIFD, p. 1123).
L’autorità fiscale deve agire “
pflichtgemäss
”, ovvero secondo co-scienza professionale, conformandosi agli indispensabili criteri di prudenza che devono sempre essere tenuti presenti in procedimenti del genere, principalmente allo scopo di evitare eccessi di discrezionalità (ASA 50 p. 372). Detto altrimenti, il contribuente deve essere imposto, nella misura del possibile, su un reddito valutato il più vicino possibile alla sua capacità contributiva reale (
Zweifel
, op. cit., n. 46 ad art. 130 LIFD).
2.
Nella fattispecie, come visto, l’UT si è discostato dalla dichia-razione presentata dal ricorrente ed ha rivalutato il suo reddito, ritenendo che quello da lui dichiarato non fosse sufficiente per poter coprire il suo sostentamento per il periodo fiscale 2013.
In sostanza l’UT ha ritenuto che la disponibilità per il 2013 fosse al di sotto dei minimi di esistenza e fosse quindi giustificato aggiungere altri redditi.
Pur ritenendo che la dichiarazione presentata dal contribuente non fosse corretta, l’autorità ha rinunciato ad una vera e propria tassazione d’ufficio, che avrebbe presupposto dapprima una diffida e che avrebbe poi limitato il diritto di reclamo da parte del contribuente (obbligo di motivazione ex art. 206 cpv. 3 LT e 132 cpv. 3 LIFD). Con decisione del 24.12.2014 ha infatti notificato a RI 1 una tassazione ordinaria, con la conseguenza che l’obbligo di effettuare indagini d’ufficio, nell’intento di ricostruire la verità materiale, non è mai venuto meno. Come ha stabilito la giurisprudenza del Tribunale federale, la rinuncia alla tassazione d’ufficio non impedisce tuttavia all’autorità di tassazione di determinare gli elementi imponibili in base ad una valutazione, rispettando le regole relative all’onere della prova (sentenza del Tribunale federale del 22 febbraio 2006, n. 2A.561/2005 consid. 3).
3.
3.1.
Il contribuente deve essere tassato, nella misura del possibile, secondo la sua capacità contributiva reale. L’autorità di tassazione, chiamata a valutare d’ufficio il reddito imponibile di un contribuente deve tener conto, secondo il suo apprezzamento, di tutti i dati disponibili al momento di prendere la sua decisione. Non si può esigere dall’autorità fiscale che effettui inchieste oppure proceda a dei chiarimenti troppo dettagliati, in particolar modo quando non dispone di elementi probatori. Quando le uniche indicazioni verificabili si basano sull’evoluzione della situazione della sostanza, l’autorità fiscale può basarsi sulla differenza tra lo stato della sostanza all’inizio e alla fine del periodo fiscale e aggiungere le spese private ed il tenore di vita stimati alla cifra così ottenuta per determinare il reddito imponibile (sentenza TF inc. 2A.442/2001 del 19.6.2002 consid. 2.1.).
3.2.
Nel calcolo entrate /uscite sottoposto a RI 1 da parte dell’UT, l’autorità fiscale ha accertato le seguenti “uscite” per il 2013:
·
Aumento del conto correntista di _: fr. 31'687.-
·
Aumento dei titoli e capitali: fr. 12'291.-
·
Spese professionali: fr. 2'090.-
·
3° pilastro A: fr. 6'739.-
·
Oneri assicurativi: fr. 5'015.-
·
Spese di amministrazione dei titoli: fr. 280.-
·
Interessi passivi: fr. 1'888.-
·
Spese di manutenzione degli immobili fr. 5'484.-
·
Versamenti a partiti politici fr. 100.-
·
Totale uscite
fr. 65'574.-
Per quanto concerne le entrate, l’UT ha indicato:
·
Numerario: fr. 2'000.-
·
Salario netto: fr. 51'673.-
·
Indennità per il Consiglio comunale fr. 700.-
·
Accredito SwissLife fr. 14.-
·
Imposte fr. 6'234.-
·
Totale entrate fr. 62'673.-
3.3.
3.3.1.
Questo calcolo è stato allestito dall’UT anche sulla base delle informazioni fornite dal contribuente con lettera del 4.11.2014, con la quale prendeva posizione relativamente al precedente calcolo. Già da tale primo accertamento, inviato all’insorgente, l’autorità fiscale lo rendeva attento in merito al fatto che le entrate dichiarate non erano sufficienti per coprire le uscite, che erano state ricostruite anche sulla base della situazione finanziaria della _ (in particolare il conto correntista).
Nella decisione su reclamo, l’UT si è riconfermato nel precedente giudizio. Come visto, in considerazione del calcolo uscite/entrate l’UT ha rilevato un ammanco di disponibilità finanziaria, che ha stimato in fr. 20'000.-. A questo importo l’autorità fiscale è giunta ritenendo sia la differenza tra le entrate dichiarate e le uscite accertate, sia gli importi dei minimi vitali.
3.3.2.
Ora, risulta che, nel periodo 2013, il qui ricorrente fosse domiciliato in via _ nel Comune di _ (_) e che fosse proprietario della PPP _ del fondo n. _ RFD _ (_) (con diritto esclusivo d’uso dell’appartamento n. 3, comprensivo di camera, soggiorno, cucina, bagno, balcone, atrio). Nel medesimo immobile abitano anche i suoi genitori.
Secondo la tabella per il calcolo del minimo di esistenza agli effetti del diritto esecutivo (art. 93 LEF, consultabile anche sul sito internet
http://www4.ti.ch/poteri/giudiziario/giustizia-civile/tabella-dei-minimi-desistenza/
) per il debitore che vive da solo l’importo base mensile è di fr. 1'200.-. A tale importo base va aggiunto il canone di locazione, rispettivamente gli interessi ipotecari (già presi in considerazione nel calcolo entrate /uscite), il riscaldamento e i costi accessori, gli oneri sociali (già tenuti in considerazione nel calcolo), le spese indispensabili connesse con l’esercizio di una professione (già prese in considerazione nel calcolo), le imposte (già considerate).
3.3.3.
Ora volendo sommare la differenza tra le entrate e le uscite cifrata in fr. 2'901.- all’importo di base del minimo vitale per 12 mesi, ossia fr. 14'400.- (12 x fr. 1'200.-) al quale devono essere sommati anche i costi per il riscaldamento e costi accessori, con una media di fr. 200.- al mese, per complessivi fr. 2'400.- in un anno, si giunge alla cifra di fr. 19'700.-. Questo importo combacia con il calcolo allestito dall’UT, che ha quantificato un reddito d’altra fonte in fr. 20'000.-.
Secondo la giurisprudenza, peraltro, l’autorità fiscale, quando procede alla stima coscienziosa, non è obbligata, nelle valutazioni imposte dalla condotta del contribuente, a scegliere, in caso di dubbio, la soluzione più favorevole a quest’ultimo: si deve impedire che il contribuente che si è preoccupato di presentare gli elementi della tassazione in modo tale che possano essere sottoposti a verifica debba pagare più imposte di quello che rende impossibile una simile verifica per motivi che sono a lui imputabili (RDAF 2003 II 581 consid. 4.1; ASA 58 p. 670 consid. 3b).
3.4.
Da parte sua, il contribuente, invitato ad esprimersi sul calcolo entrate ed uscite e reso attento dell’ammanco di disponibilità finanziaria non ha prodotto elementi che giustificassero una situazione economica diversa da quella descritta da parte del fisco.
In particolare non ha fornito alcuna spiegazione per l’aumento del conto correntista di _ passato da fr. 89'901.- il 1°1. a fr. 121'588.- al 31.12. (differenza di fr. 31'687.-), conto che viene dichiarato nella propria dichiarazione fiscale nei “beni non soggetti all’imposta preventiva”, come neppure ha giustificato la crescita dei suoi titoli e capitali, passati da fr. 2'604.- al 1°.1. a fr. 14'895.- al 31.12. (differenza di fr. 12'291.-).
L’unico argomento addotto per cercare di ridurre la sproporzione fra le entrate e le uscite è rappresentato dal riferimento alla “registrazione contabile del 25.12.2013 di CHF 8'000.– relativa alla rifusione delle spese professionali che viene riportata anche nel certificato di salario”. Secondo l’insorgente, tale importo dovrebbe comportare un aumento delle entrate nella misura di fr. 8'000.–. L’indennità forfetaria riconosciuta al ricorrente dal suo datore di lavoro, conformemente al Regolamento delle spese approvato dalla Divisione delle contribuzioni, non è considerata reddito imponibile per il fatto che ha lo scopo di coprire le spese che il contribuente affronta nell’esercizio della sua attività lucrativa. In altre parole, queste spese sono state riconosciute dall’autorità fiscale come spese professionali deducibili secondo l’art. 26 LIFD (e, per l’imposta cantonale, l’art. 25 LT). Se il datore di lavoro versa al dipendente un’indennità per le spese da lui sostenute, si deve presumere che tale indennità copra le spese effettivamente affrontate (cfr. p. es. la sentenza del Tribunale federale del 23.9.2008 n. 2C_326/2008, in RDAF 2008 II p. 519, consid. 4.1). Ne consegue che, se si volesse aggiungere alle entrate l’importo in discussione, lo stesso ammontare dovrebbe poi essere inserito fra le uscite, aumentando nella stessa misura le spese professionali.
Non avendo inoltre indicato di aver beneficiato di donazioni o successioni per quel periodo fiscale, si deve partire dall’assunto che il contribuente non abbia fatto capo a altri redditi o beni patrimoniali.
Non si comprende infine in quale modo il calcolo della sua disponibilità finanziaria dovrebbe essere influenzato dalla circostanza che l’Ufficio di tassazione delle persone giuridiche abbia commisurato in fr. 9'000.– la perdita d’esercizio della _ Sagl, mentre quest’ultima aveva dichiarato una perdita di fr. 19'415.–. A tale riguardo, si rileva unicamente che la società in questione non ha pagato alcuna imposta sull’utile, proprio perché in perdita, con la conseguenza che essa non sarebbe neppure stata legittimata ad interporre reclamo contro la decisione di tassazione che la concerneva. Secondo la giurisprudenza del Tribunale federale, infatti, quando un contribuente riceve una decisione di tassazione che stabilisce un utile nullo, con la conseguenza che non vi è alcun debito d’imposta, l’ammontare delle perdite che hanno portato a stabilire l’utile nullo costituisce unicamente un motivo della decisione di tassazione. Il contribuente non ha pertanto un interesse attuale degno di tutela ad impugnare tale decisione (cfr. p. es. le sentenze 2C_973/2012 e 2C_974/2012 del 4 ottobre 2013, in RDAF 2014 II p. 34 = RF 69/204 p. 65, consid. 4.2; 2C_91/2012 del 17 agosto 2012, in RF 68/2013 p. 158, consid. 1.3.3 e giurisprudenza citata).
Si ricorda infine che, secondo un consolidato principio, nella procedura fiscale l’onere della prova è ripartito nel senso che l’autorità fiscale è tenuta a dimostrare l’esistenza di elementi che fondano o aumentano l’onere fiscale, mentre è a carico del contribuente la prova di quei fatti che estinguono o diminuiscono il debito verso l’erario (DTF 133 II 153 e 121 II 257; ASA 64 p. 493; StE 1990 B 13.1 n. 8).
3.5.
Ne discende che l’UT ha sicuramente agito, nel determinare la situazione fiscale del qui ricorrente, in maniera prudente e seguendo la coscienza professionale che s’impone in casi simili.
Come visto nel precedente considerando (cfr. 3.3.3.) l’autorità fiscale è riuscita a dimostrare l’esistenza di un reddito d’altra fonte e a comprovarne l’ampiezza. D’altro lato il contribuente non ha prodotto alcuna prova o giustificazione in senso contrario.
4.
Il ricorso è respinto. Le tasse di giustizia e le spese processuali sono poste a carico del ricorrente, soccombente.