Decision ID: bf9dfa6a-b865-5f56-ae87-4958d1610718
Year: 2013
Language: it
Court: CH_BVGE
Chamber: CH_BVGE_001
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: 

Visto:
la domanda d'asilo che A._, assieme ai due figli, ha presentato in
Svizzera in data 23 luglio 2013;
la domanda d'asilo che B._ ha presentato in data 5 agosto 2013;
i verbali di audizione di A._ del 26 luglio 2013 (di seguito: verbale
1) e di B._ del 20 agosto 2013 (di seguito: verbale 2), in occasione
delle quali ai richiedenti è stato concesso il diritto di essere sentiti circa
un'evasione della domanda ai sensi dell'art. 34 cpv. 2 lett. d della legge
sull’asilo del 26 giugno 1998 (LAsi, RS 142.31);
la decisione dell'UFM del 15 ottobre 2013 (notificata agli insorgenti in data
25 ottobre 2013; cfr. risultanze processuali) di non entrata nel merito della
domanda d'asilo ai sensi dell'art. 34 cpv. 2 lett. d LAsi con contestuale
pronuncia dell'allontanamento verso l'Italia, ordinando l'esecuzione al più
tardi il giorno seguente la scadenza del termine di ricorso e indicando che
un eventuale ricorso non avrebbe avuto effetto sospensivo in
applicazione dell'art. 107a LAsi;
la medesima decisione nella quale l'UFM ha considerato l'esecuzione del
rinvio degli interessati verso l'Italia come lecita, ragionevolmente esigibile
e possibile, posto che, da un lato, l'Italia rispetterebbe il principio del di-
vieto di respingimento ai sensi dell'art. 5 cpv. 1 LAsi e, dall'altro lato, non
sussisterebbero indizi fondati di violazione in detto Stato dell'art. 3 della
Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fon-
damentali del 4 novembre 1950 (CEDU, RS 0.101); che inoltre l'Italia ap-
plicherebbe la direttiva 2003/9/CE del 27 gennaio 2003 recante norme
minime relative all'accoglienza dei richiedenti l'asilo negli Stati membri
(GU L 31/18 del 6 febbraio 2003; di seguito: direttiva accoglienza);
il ricorso del 4 novembre 2013 (cfr. timbro del plico raccomandato; data di
entrata: 5 novembre 2013) con il quale i ricorrenti hanno chiesto la
concessione dell'effetto sospensivo e concluso all'annullamento della
decisione impugnata; che hanno anche presentato, secondo il senso, una
domanda di assistenza giudiziaria, intesa come dispensa dal versamento
delle spese di giustizia e del relativo anticipo, con protesta spese e
ripetibili;
la sospensione in via supercautelare dell'esecuzione dell'allontanamento
in data 5 novembre 2013;
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l'incarto originale dell'UFM pervenuto al Tribunale amministrativo federale
(di seguito: il Tribunale) il 6 novembre 2013;
ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti che verranno ripresi nei con-
siderandi qualora risultino decisivi per l'esito della vertenza;

e considerato:
che presentato tempestivamente (art. 108 cpv. 2 LAsi) contro una deci-
sione in materia d'asilo dell'UFM (art. 6 e 105 LAsi, art. 31-33 della legge
sul Tribunale amministrativo federale del 17 giugno 2005 [LTAF,
RS 173.32]), il ricorso è di principio ammissibile sotto il profilo degli art. 5,
48 cpv. 1 lett. a-c e 52 della legge federale sulla procedura amministrativa
del 20 dicembre 1968 (PA, RS 172.021);
che nella fattispecie tali condizioni sono soddisfatte e occorre pertanto
entrare nel merito del ricorso;
che in caso di ricorso contro una decisione di non entrata nel merito in cui
l'UFM rifiuta di esaminare la fondatezza della domanda d'asilo (art. 32–
35a LAsi), l'autorità di ricorso si limita a esaminare se l'autorità inferiore
ha rifiutato a giusto titolo di entrare nel merito della domanda d'asilo (cfr.
DTAF 2011/30 consid. 3);
che i ricorsi manifestamente infondati, ai sensi dei motivi che seguono,
sono decisi dal giudice in qualità di giudice unico, con l’approvazione di
un secondo giudice (art. 111 lett. e LAsi) e la decisione è motivata soltan-
to sommariamente (art. 111a cpv. 2 LAsi);
che, ai sensi dell'art. 111a cpv. 1 LAsi, si rinuncia allo scambio degli scritti;
che vi è luogo di determinare se l'UFM poteva applicare la disposizione di
cui all'art. 34 cpv. 2 lett. d LAsi, secondo la quale non entra in materia di
una domanda d'asilo allorquando il richiedente può rendersi in uno Stato
terzo competente a condurre la procedura d'asilo e di rinvio in virtù di un
accordo internazionale;
che in applicazione dell'Accordo del 26 ottobre 2004 tra la Confederazio-
ne svizzera e la Comunità europea relativo ai criteri e ai meccanismi che
permettono di determinare lo Stato competente per l'esame di una do-
manda d'asilo introdotta in uno degli Stati membri o in Svizzera (ADD,
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RS 0.142.392.68), l'UFM esamina la competenza relativa al trattamento
di una domanda d'asilo secondo i criteri previsti nel Regolamento (CE)
n. 343/2003 del Consiglio 18 febbraio 2003 che stabilisce i criteri e i mec-
canismi di determinazione dello Stato membro competente per l'esame di
una domanda d'asilo presentata in uno degli Stati membri da un cittadino
di un paese terzo (GU L 50/1 del 25 febbraio 2003; di seguito: Regola-
mento Dublino II) (cfr. art. 1 e 29a cpv. 1 dell'ordinanza 1 sull'asilo relativa
a questioni procedurali dell'11 agosto 1999 [OAsi 1, RS 142.311]; MA-
THIAS HERMANN, Das Dublin System, Eine Analyse der europäischen Re-
gelungen über die Zuständigkeit der Staaten zur Prüfung von Asylanträ-
gen unter besonderer Berücksichtigung der Assoziation der Schweiz, Zu-
rigo, Basilea e Ginevra 2008, pagg. 193 e segg.);
che l'esame della domanda d'asilo non deve essere confuso con la pro-
cedura di determinazione dello Stato responsabile, quest'ultima dovendo
essere fatta sulla base della situazione esistente al momento in cui il ri-
chiedente ha presentato la sua domanda d'asilo per la prima volta presso
uno Stato membro o in Svizzera (cfr. art. 5 cpv. 2 Regolamento Dublino II;
CHRISTIAN FILZWIESER / ANDREA SPRUNG, Dublin II-Verordnung, Das Eu-
ropäische Asylzuständigkeitssystem, 3a ed., Vienna 2010, n. 4 pagg. 86
seg.);
che, ai sensi dell'art. 3 cpv. 1 Regolamento Dublino II, una domanda
d'asilo è esaminata da un solo Stato membro, che è quello individuato
come Stato competente in base ai criteri enunciati al capo III;
che lo Stato competente è quello dove è autorizzato a soggiornare in
qualità di rifugiato un membro della famiglia del richiedente, successiva-
mente, quello che ha rilasciato al richiedente un titolo di soggiorno o un
visto, quello tramite il quale il richiedente è entrato, regolarmente o meno,
sul territorio di uno o dell'altro degli Stati membri e quello presso il quale
la domanda d'asilo è stata presentata la prima volta (cfr. art. 5 in relazione
con gli art. 6 a 13 Regolamento Dublino II);
che lo Stato membro nel quale è stata presentata una domanda d'asilo e
che ritiene che un altro Stato membro sia competente per l'esame della
stessa, può, entro tre mesi dalla presentazione della domanda d'asilo, in-
terpellare tale Stato membro affinché si prenda a carico il richiedente (cfr.
art. 17 cpv. 1 Regolamento Dublino II);
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che lo Stato membro richiesto è tenuto a decidere sulla richiesta di presa
a carico entro due mesi a decorrere dal momento di detta richiesta (cfr.
art. 18 cpv. 1 Regolamento Dublino II);
che, tuttavia, in deroga ai criteri di competenza sopra definiti, ciascuno
Stato membro può esaminare una domanda d'asilo presentata da un cit-
tadino di un paese terzo (cfr. clausola di sovranità stabilita all'art. 3 cpv. 2
Regolamento Dublino II e la clausola umanitaria prevista all'art. 15 del ci-
tato Regolamento; cfr. ugualmente l'art. 29a cpv. 3 OAsi 1);
che, nel caso di specie, i richiedenti hanno dichiarato di avere varcato il-
legalmente la frontiera italiana in provenienza da uno stato terzo nel giu-
gno del 2013 (cfr. verbale 1, pagg. 7 seg. e verbale 2, pag. 7);
che il (...) 2013 l'UFM ha presentato alle autorità italiane competenti una
richiesta, fondata sull'art. 10 cpv. 1 Regolamento Dublino II, volta a ri-
prendere in carico i richiedente (cfr. atti B 12/5 e B 8/6);
che in data (...) 2013 l'Italia ha riconosciuto la sua competenza giusta
l'art. 10 cpv. 1 e l'art. 14 Regolamento Dublino II (cfr. atti B 10/1, B 11/1,
B 12/1 e B 13/1);
che di conseguenza la competenza dell'Italia è data;
che nell'atto di ricorso gli insorgenti hanno addotto, in sostanza e per
quanto è qui di rilievo, che le condizioni di accoglienza in Italia sarebbero
problematiche dal punto di vista degli standard europei e dell'art. 3
CEDU; che diverse associazioni italiane e organizzazioni europee, oltre
che le stesse comunità di rifugiati, avrebbero negli ultimi mesi moltiplicato
gli interventi di denuncia circa il trattamento riservato ai richiedenti d'asilo
in detto Paese; che diversi tribunali europei evidenzierebbero l'esistenza
di problemi importanti nel sistema di accoglienza dei richiedenti l'asilo in
Italia; che pure l'Organizzazione svizzera di aiuto ai rifugiati (OSAR)
avrebbe osservato una quasi totale assenza di assistenza per i richiedenti
l'asilo nell'ambito sociale, dell'alloggio e per quanto concerne le cure
mediche; che la stessa OSAR auspicherebbe che le autorità svizzere
verifichino, per ogni caso di specie, le conseguenze del rinvio verso
l'Italia, tenendo conto in particolare della situazione delle persone più
vulnerabili quali le donne o le famiglie con figli; che trattandosi in casu di
una famiglia con figli piccoli, il rinvio non sarebbe opportuno e l'UFM
dovrebbe entrare nel merito della domanda in ragione di motivi umanitari
giusta l'art. 29a OAsi 1; che viste le attuali condizioni di accoglienza in
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Italia, sussisterebbe infatti il rischio che i ricorrenti non possano
beneficiare di un'assistenza adeguata;
che certo appartiene alle autorità svizzere di vegliare a che gli interessati
non siano esposti, in caso di trasferimento verso l'Italia, a un trattamento
contrario al diritto internazionale, in particolare all'art. 3 CEDU;
che tuttavia questo Stato è segnatario della Convenzione sullo statuto dei
rifugiati del 28 luglio 1951 (Conv., RS 0.142.30), così come della CEDU e
della Convenzione contro la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli,
inumani o degradanti del 10 dicembre 1984 (Conv. tortura, RS 0.105);
che non incombe quindi alla Svizzera di determinare se gli interessati
saranno assistiti, dopo il trasferimento, in condizioni soddisfacenti;
che spetta ai ricorrenti di provare che la loro situazione potrebbe contrav-
venire alle esigenze dell'art. 3 CEDU;
che vista la presunzione del rispetto del diritto internazionale pubblico da
parte dello Stato di destinazione, appartiene ai ricorrenti di inficiarla, ad-
ducendo dei seri indizi che permetterebbero di ammettere che, nel loro
caso particolare, le autorità di questo Stato non rispetterebbero questa
garanzia e non accorderebbero loro la protezione necessaria o li prive-
rebbero di condizioni di vita degne (cfr. sentenza della Corte europea dei
Diritti dell'Uomo [Corte EDU] M. S. S. c. Belgio e Grecia [richiesta
n. 30696/09] del 21 gennaio 2011, par. 84-85 e 250; cfr. ugualmente sen-
tenza della Corte di giustizia dell'Unione europea [CGUE], cause congiun-
te C-411/10 e C-493/10 del 21 dicembre 2011);
che i ricorrenti non hanno conseguito stabilire che lo Stato di destinazione
sarebbe sprovvisto di istituzioni pubbliche tali da rispondere, se richiesto,
ai loro bisogni;
che, se da un lato hanno contestato le modalità di presa a carico dei ri-
chiedenti l'asilo da parte delle autorità italiane, dall'altro non hanno fornito
indizi seri suscettibili di comprovare che le loro condizioni di vita o la loro
situazione personale sarebbero tali da contravvenire alla CEDU in caso di
esecuzione del loro trasferimento;
che, in particolare, essi non hanno stabilito che lo Stato di destinazione
violerebbe le norme della direttiva accoglienza;
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che incomberà quindi ai ricorrenti di far valere la loro situazione specifica
e le loro difficoltà, in rapporto al loro statuto, nonché di prevalersene di-
nanzi alle autorità italiane competenti, utilizzando le vie di diritto adegua-
te;
che esistono certamente dei rapporti che testimoniano le importanti diffi-
coltà con le quali sono confrontati i richiedenti l'asilo in Italia, dal punto di
vista delle strutture di accoglienza, di alloggio e di impiego;
che, del resto, non si può certo ignorare che le autorità italiane siano con-
frontate con un importante afflusso di immigrati con conseguenti difficoltà
relative alla capacità delle strutture di accoglienza;
che, tuttavia, anche se il sistema di accoglienza e assistenza sociale sof-
fre di alcune carenze e i richiedenti l'asilo non possono sempre contare
sulla presa a carico da parte delle autorità o delle organizzazioni caritati-
ve private, il Tribunale non ritiene che in Italia vi siano violazioni sistema-
tiche della direttiva accoglienza (cfr. sentenza del Tribunale
D-5631/2012 del 24 gennaio 2013);
che questa visione ha trovato riscontro anche nella recente giurispruden-
za della Corte EDU (cfr. sentenza Corte EDU Mohammed Hussein ed altri
c. Paesi Bassi ed Italia [richiesta n. 27725/10] del 2 aprile 2013, par. 78);
che, comunque, va sottolineato che secondo la giurisprudenza della
CGUE (cfr. sentenza cause congiunte C-411/10 e C-493/10 del 21 di-
cembre 2011, par. 84 seg.), delle violazioni minori alle norme delle diretti-
ve di accoglienza e procedura non sono sufficienti a impedire il trasferi-
mento di un richiedente l'asilo verso lo Stato membro competente;
che neppure il riferimento alle decisioni di altri tribunali europei è pertinen-
te al caso di specie, ritenuto che il Tribunale non è vincolato dagli accer-
tamenti della giurisprudenza di un paese terzo;
che pertanto, in mancanza di tali prove, la presunzione secondo la quale
lo Stato di destinazione rispetta i suoi obblighi non è inficiata (cfr. senten-
za della Corte EDU M. S. S. c. Belgio e Grecia [richiesta n. 30696/09] del
21 gennaio 2011, par. 69, 342-343 e riferimenti citati; cfr. anche
DTAF 2011/35);
che, visto quanto precede, non si è in presenza di un rischio personale,
serio e concreto che il trasferimento dei ricorrenti verso lo Stato di desti-
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nazione sarebbe contrario all'art. 3 CEDU o a un altro obbligo derivante
dal diritto internazionale pubblico al quale la Svizzera è vincolata;
che a queste condizioni non esistono nella fattispecie né ostacoli tali da
rendere inammissibile l'esecuzione del trasferimento né delle ragioni u-
manitarie ai sensi dell'art. 29a cpv. 3 OAsi 1;
che pertanto non vi è ragione di applicare la clausola di sovranità
dell'art. 3 cpv. 2 1 a frase Regolamento Dublino II;
che, di conseguenza, in mancanza dell'applicazione di tale norma da
parte della Svizzera, l'Italia è competente dell'esame della domanda
d'asilo dei ricorrenti ai sensi del Regolamento Dublino II ed è tenuta a
riprenderli in carico;
che quindi è a giusto titolo che l'UFM non è entrato in materia della do-
manda d'asilo dei ricorrenti in applicazione dell'art. 34 cpv. 2 lett. d LAsi e
ha pronunciato il loro trasferimento verso l'Italia conformemente all'art. 44
cpv. 1 LAsi, posto che non possiedono un'autorizzazione di soggiorno in
Svizzera (cfr. art. 32 lett. a OAsi 1);
che in siffatte circostanze non vi è più luogo di esaminare in maniera di-
stinta le questioni relative all'esistenza di un impedimento all'esecuzione
del trasferimento per i motivi giusta i cpv. 3 e 4 dell'art. 83 della legge fe-
derale sugli stranieri del 16 dicembre 2005 (LStr, RS 142.20), dal momen-
to che detti motivi sono indissociabili dal giudizio di non entrata nel merito
nel quadro di una procedura di Dublino (cfr. DTAF 2010/45 consid. 10
pag. 645);
che in virtù di quanto sopra enunciato anche la conclusione ricorsuale
volte all'annullamento della decisione impugnata va respinta;
che visto quanto precede il ricorso deve essere respinto e la decisione
dell'UFM, che rifiuta l'entrata in materia della domanda d'asilo e pronuncia
il trasferimento dalla Svizzera verso l'Italia, è confermata;
che avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, la domanda di
esenzione dal versamento di un anticipo equivalente alle presunte spese
processuali è divenuta senza oggetto;
che anche la domanda di concessione dell'effetto sospensivo diviene
senza oggetto con la presente sentenza;
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che la misura supercautelare concessa in data 5 novembre 2013 cessa di
avere effetto con la pronuncia della presente sentenza;
che, essendo le allegazioni ricorsuali sprovviste di probabilità di esito fa-
vorevole, la domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa
dal pagamento delle spese processuali, è respinta (art. 65 cpv. 1 PA);
che, visto l'esito della procedura, le spese processuali di CHF 600.– che
seguono la soccombenza, sono poste a carico dei ricorrenti (art. 63 cpv. 1
e 5 PA nonché art. 3 lett. a del regolamento sulle tasse e sulle spese ripe-
tibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del
21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]);
che la presente decisione non concerne persone contro le quali è pen-
dente una domanda di estradizione presentata dallo Stato che hanno ab-
bandonato in cerca di protezione (art. 83 lett. d cifra 1 della legge del
17 giugno 2005 sul Tribunale federale [LTF, RS 173.110]);
che la decisione non può essere impugnata con ricorso in materia di dirit-
to pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 lett. d LTF);
che la pronuncia è quindi definitiva;
(dispositivo alla pagina seguente)
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il Tribunale amministrativo federale pronuncia:
1.
Il ricorso è respinto.
2.
La misura supercautelare pronunciata in data 5 novembre 2013 è revoca-
ta.
3.
Le spese processuali, di CHF 600.–, sono poste a carico dei ricorrenti.
Tale ammontare deve essere versato alla cassa del Tribunale amministra-
tivo federale entro un termine di 30 giorni dalla spedizione della presente
sentenza.
4.
Questa sentenza è comunicata alla ricorrente, all'UFM e all'autorità can-
tonale.
Il giudice unico: La cancelliera:
Daniele Cattaneo Nicole Manetti