Decision ID: 8d95ce3b-c5ea-5dee-8c5f-22164d59d09b
Year: 2001
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: civil_law

in fatto:
che _ _ possiede la proprietà per piani n. _ (appartamento n. _), pari a
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1000
della particella n. _RFD di _ (“Condominio _ _ ”);
che il 9 aprile 1998 l'assemblea dei comproprietari ha approvato a maggioranza, fra l'altro, il consuntivo 1997, il bilancio al 31 dicembre 1997 e il preventivo 1998, dando scarico all'amministratore e deliberando il risanamento dei balconi, cui _ _ e altri comproprietari si sono opposti;
che il 20 aprile 1998 lo studio fiduciario _ & _ _ & _ _, rappresentato dall'amministratrice unica _ _, ha invitato _ _ a decidersi se impugnare le deliberazioni contestate;
che il 6 maggio 1998 _ _ ha trasmesso allo studio la seguente lettera:
Gentil.ma Sig.ra _i,
ho ricevuto la Sua del 20/04/98 e sono concorde nell'impugnare la decisione assembleare del 09 aprile 1998 per il Condominio _ _ a _.
La incarico pertanto in tal senso
che la _ & _ _ & _ _, a sua volta, ha conferito procura all'avv. _ _ per rappresentare _ _, insieme con altri comproprietari, nella causa volta a contestare le predette risoluzioni assembleari del
9 aprile 1998;
che l'11 maggio 1998 l'avv. _ _, agendo in rappresentanza di _ _, _ _, dell'Immobiliare _ _, dell'Immobiliare _ _, della _ _ _, della _ _ _, della _ _ _, della _ _ _, della _ _ _, della _ _ _, della _ _ _, della _ _ _ e della _ _, ha convenuto la Comunione dei comproprietari del “Condominio _ _ ” davanti al Pretore del Distretto di Lugano, sezione 3, per far accertare la nullità o – in subordine – per far annullare le note risoluzioni assembleari;
che nella sua risposta del 17 settembre 1998 la Comunione dei comproprietari si è opposta alla petizione;
che nei successivi atti scritti le parti hanno ribadito le loro posizioni;
che con lettera del 1° giugno 2000 alla _ & _ _ & _ _, _ _ ha revocato con effetto immediato la procura rilasciata il 6 maggio 1998 relativamente alla sua proprietà per piani;
che il 7 giugno 2000 _ _ ha comunicato all'avv. _ di avergli corrisposto fr. 401.60 a saldo dell'onorario, dichiarando “di ritenere – per quanto mi concerne – terminata la causa”;
che il 22 settembre 2000 _ _ ha chiesto al Pretore di essere estromessa dalla lite e di essere esentata dal pagamento di oneri processuali;
che nelle sue osservazioni del 9 ottobre 2000 la Comunione dei comproprietari, preso atto della domanda dell'attrice, ha postulato congrue ripetibili;
che con decreto del 13 marzo 2001 il Pretore ha dimesso _ _ dalla lite, ponendo a suo carico la tassa di giustizia di fr. 350.– e obbligandola a rifondere alla Comunione dei comproprietari fr. 950.– per ripetibili;
che contro il decreto appena citato _ _ è insorta con un appello (“ricorso”) del 10 aprile 2001 nel quale chiede, in sostanza, la riforma del giudizio impugnato nel senso di rinunciare al prelievo di spese e all'assegnazione ripetibili;
che l'appello non è stato intimato alla controparte;
e considerando

in diritto:
che l'azione intesa alla contestazione di una delibera assembleare ha per principio natura pecuniaria (DTF 108 II 77);
che in un memoriale del 3 settembre 1998 gli attori hanno indicato il valore litigioso in fr. 499 283.45, sicché la soglia appellabile di fr. 8000.– risulta ampiamente superata;
che in materia di spese e ripetibili un decreto di stralcio per ritiro dell'azione (art. 352 CPC) – ancorché limitato a un solo litisconsorte facoltativo, com'è il caso in concreto – è senz'altro appellabile (Rep. 1985 pag. 145 in fondo), di modo che sotto questo profilo il gravame è ricevibile;
che l'appello non indica invece quale sia la controparte, non desumibile neppure dalle motivazioni, ragion per cui ci si potrebbe interrogare sulla sufficienza dei requisiti formali (art. 309 cpv. 2 lett. b CPC combinato con il cpv. 5);
che la questione può nondimeno rimanere indecisa, l'appello dovendo in ogni modo essere respinto per i motivi in appresso;
che il Pretore ha interpretato la domanda di dimissione dalla lite come desistenza e ha posto quindi la tassa di giustizia di fr. 350.– a carico di _ _, con obbligo di rifondere alla controparte fr. 950.– per ripetibili;
che l'appellante insorge contro l'addebito degli oneri processuali (di cui non contesta l'entità), sostenendo di non avere mai inteso avviare un'azione volta a contestare la deliberazione assembleare del 9 aprile 1998;
che infatti, a suo dire, dalla lettera 20 aprile 1998 della _ & _ _ & _ _ (doc. D esibito – tardivamente – in appello) non si desumeva la necessità di promuovere una causa, ragion per cui la procura rilasciata il 6 maggio 1998 non poteva riferirvisi;
che giusta l'art. 33 cpv. 2 CO, ove la facoltà di rappresentanza sia conferita da un negozio giuridico, la sua estensione è determinata dal contenuto dello stesso;
che in concreto l'appellante, con la nota procura del 6 maggio 1998, ha incaricato _ _ di “
impugnare
la decisione assembleare del 09 aprile 1998” (doc. C);
che l'appellante sostiene di avere con ciò inteso conferire alla rappresentante la sola facoltà di contestare la delibera in seno a successive riunioni assembleari;
che, nondimeno, per i combinati art. 712
m
cpv. 2 e 75 CC la contestazione di una decisione dell'assemblea dei comproprietari dev'essere fatta valere, riservati i casi di nullità, con azione giudiziaria entro un mese da quando l'attore ne ha avuto conoscenza (
Steinauer,
Les droits réels, vol. I, 3a edizione, pag. 368 n. 1319;
Meier-Hayoz/Rey
in: Berner Kommentar, Berna 1988, n. 126 e 140 ad art. 712
m
CC);
che del resto, stando allo scritto 20 aprile 1998 evocato dall'appellante medesima, ai comproprietari è stata prospettata – in alternativa all'impugnazione – la possibilità di “accettare le decisioni assembleari e rinunciare ad una
azione legale
” (pag. 2 nel mezzo);
che per di più, nello scritto citato, la _ & _ _ & _ _ ha sottolineato come “il termine di
ricorso
scade il 09 maggio 1998”, invitando i comproprietari a prendere posizione entro la fine di aprile 1998 (pag. 2 verso il basso);
che quindi, si volesse anche tener conto della lettera 20 aprile 1998 allegata tardivamente in appello, da tale documento emerge con sufficiente chiarezza – contrariamente al parere dell'appellante – come l'impugnazione delle delibere assembleari dovesse essere fatta valere mediante azione giudiziaria;
che l'appellante nega inoltre di avere conferito ad _ _ la facoltà di subdelegare a terzi qualsiasi potere di agire in suo nome a norma degli art. 32 segg. CO;
che essa disconosce tuttavia come la rappresentanza processuale nelle cause civili – riservati i casi enunciati all'art. 64
a
CPC – spetti esclusivamente agli avvocati iscritti all'albo e ai detentori di una rappresentanza legale (art. 64 cpv. 1 CPC);
che _ _ non è avvocato né rappresentante legale dell'appellante, ragion per cui la contestazione delle risoluzioni prese il 9 aprile 1998 dall'assemblea dei comproprietari doveva necessariamente avvenire per il tramite di un avvocato ammesso al libero esercizio della professione;
che, pur non essendo esplicitamente menzionata nella procura del 6 maggio 1998, la subdelega a un avvocato non solo era lecita, ma risultava finanche imposta dalle circostanze (art. 398 cpv. 3 CO;
Fellmann
in: Berner Kommentar, Berna 1992, n. 113 ad art. 396 CO e n. 625 seg. ad art. 398 CO);
che l'appellante lamenta per finire un abuso di procura da parte di _ _, la quale non avrebbe agito in conformità agli accordi intercorsi;
che, tuttavia, un diverso agire di _ _ avrebbe implicato la perenzione del diritto dell'appellante di contestare le delibere assembleari e, di riflesso, una violazione dei doveri della mandataria nel senso dell'art. 398 cpv. 2 CO;
che, quand'anche si condividesse per avventura la tesi dell'appellante, l'estensione della rappresentanza nei confronti di terzi in buona fede andrebbe determinata, comunque sia, in base al contenuto dell'atto notificato a costoro (art. 33 cpv. 3 CO;
Zäch
in: Berner Kommentar, Berna 1990, n. 9 e157 ad art. 33 CO con rinvii), ossia – in concreto – in base alla nota procura del 6 maggio 1998;
che il pagamento di una quota dell'onorario all'avv. _ _ (doc. E e F, nel fascicolo “dimissione dalla lite”, mappetta viola) configurerebbe per di più una ratifica dell'operato del patrocinatore nel senso dell'art. 38 cpv. 1 CO;
che ciò vale a maggior ragione ove si consideri come l'appellante abbia atteso quasi un anno da quando ha avuto conoscenza della causa (lettera 26 ottobre 1999 dell'avv. _, nel fascicolo citato; appello, pag. 3 verso il basso), per chiedere al Pretore di essere dimessa dalla lite (lettera del 22 settembre 2000, nel fascicolo citato);
che dagli atti non risulta per il resto – né l'appellante pretende – l'esistenza di un vizio di volontà o di altri motivi di nullità della procura litigiosa;
che, in simili circostanze, la domanda dell'attrice di essere dimessa dalla lite – regolarmente presentata in suo nome dall'avv. _– equivale a desistenza (art. 77 cpv. 2 CPC);
che la desistenza comporta, di regola, l'addebito degli oneri processuali a chi recede dalla lite, con obbligo di rifondere alla controparte un'equa indennità per ripetibili (art. 77 cpv. 3 CPC; Rep. 1985 pag. 146);
che, in siffatta evenienza, il giudice statuisce d'ufficio sulle spese, ma non sulle ripetibili, le quali sono stabilite e ripartite – per espressa disposizione di legge – solo a richiesta di parte (art. 151 CPC; C
occhi/Trezzini,
CPC massimato e commentato, n. 7 ad art. 151);
che in concreto la comunione dei comproprietari, come si è detto, ha esplicitamente protestato congrue ripetibili in uno scritto del 9 ottobre 2000;
che l'appellante non contesta per il resto l'ammontare della tassa di giustizia e delle ripetibili stabilite dal primo giudice, né fa valere motivi che giustifichino una deroga al principio enunciato dall'art. 77 cpv. 3 CPC;
che, dato quanto precede, la decisione impugnata merita conferma, sicché l'appello – manifestamente infondato – può essere respinto con la procedura dell'art. 313
bis
CPC;
che gli oneri dell'attuale giudizio seguono la soccombenza (art. 148 cpv. 1 CPC);
che ad ogni modo la tassa di giustizia è volutamente contenuta per tenere conto del fatto che il ricorso verteva solo sull'addebito delle spese e delle ripetibili;
che non si giustifica di assegnare ripetibili alla Comunione dei comproprietari, la quale non si è nemmeno vista notificare il gravame e non ha quindi sopportato costi apprezzabili;
in applicazione dell'art. 313
bis
CPC,
e vista sulle spese anche la tariffa giudiziaria,