Decision ID: 3506e237-af72-503b-bd04-181a5cc5fc96
Year: 2021
Language: it
Court: CH_BVGE
Chamber: CH_BVGE_001
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: 

Fatti:
A.
L’interessato, cittadino algerino di etnia Kabyle, con ultimo domicilio a
B._, nella provincia di C._, ha depositato una domanda
d’asilo in Svizzera il 9 novembre 2020 (cfr. atto SEM n. [...]-11/10 [di se-
guito: verbale 1).
B.
B.a L’interessato è stato rispettivamente sentito il 12 novembre 2020
nell’ambito di un’audizione sulle generalità (cfr. verbale 1) ed il 2 marzo
2021 più approfonditamente sui motivi d’asilo (cfr. atto n. 75/9 [di seguito:
verbale 2]).
B.b In sostanza e per quanto qui di rilievo, nel corso di quest’ultima audi-
zione, egli ha ricondotto il suo espatrio alla situazione generale nel suo
Paese d’origine, e più in particolare al razzismo, all’ingiustizia e alla politica
scadente che la contraddistinguerebbe. A tal proposito, l’appartenenza
all’etnia Kabyle avrebbe cagionato la sua condanna a sei mesi di carcere
per aver tentato di espatriare illegalmente dal Paese. Per lo stesso motivo,
le autorità statali avrebbero intralciato la sua attività lavorativa (cfr. verbale
2, pag. 5, D46).
B.c Onde avvalorare la sua versione dei fatti, l’interessato ha versato agli
atti dell’autorità di prima istanza una documentazione così composta:
– copia di una multa emessa l’11 dicembre 2019 dal tribunale di
B._ (“MdP 1”);
– copia di una multa emessa 23 maggio 2019 dal tribunale di
C._ (“MdP 2”);
– copia di una sentenza del 6 marzo 2019, per mezzo della quale il
tribunale di D._ ha condannato A._ a sei mesi di pena
detentiva e al pagamento di una multa per traffico di migranti (“MdP
3”);
– copia di una convocazione del 17 giugno 2019 presso il tribunale di
C._ (“MdP 4”);
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– copia di una sentenza del 31 ottobre 2019 emessa dal tribunale di
D._ nell’ambito di un procedimento in cui A._ era ac-
cusato di contrabbando di migranti e furto di un’imbarcazione (“MdP
5”).
C.
Con il progetto di decisione, la Segreteria di Stato della migrazione (di se-
guito: SEM), ha prospettato il respingimento della domanda di asilo, la pro-
nuncia dell’allontanamento dell’interessato dalla Svizzera e l’esecuzione
del provvedimento stesso verso l’Algeria siccome lecita, esigibile e possi-
bile.
D.
Il 5 marzo 2021, per il tramite della propria patrocinatrice, l’interessato ha
trasmesso alla SEM un parere sulla bozza di decisione, confutandone le
conclusioni.
E.
Con decisione dell’8 marzo 2021, notificata in medesima data (cfr. atto
n. 82/1), la SEM ha confermato le conclusioni enucleate nel succitato pro-
getto, respingendo la domanda d’asilo e pronunciando l’allontanamento
dell’interessato, nonché l’esecuzione della misura stessa, verso l’Algeria.
F.
Il 7 aprile 2021 (cfr. timbro sul plico raccomandato; data d’entrata: 8 aprile
2021) l’interessato è insorto contro detta decisione dinanzi al Tribunale am-
ministrativo federale (di seguito: il Tribunale), postulando l’annullamento
della decisione impugnata e la ritrasmissione degli atti all’autorità inferiore
per il completamento dell’istruzione e per un nuovo esame delle allegazioni
con passaggio alla procedura ampliata. In subordine, il ricorrente ha chie-
sto di essere ammesso provvisoriamente in Svizzera. Altresì, egli ha pre-
sentato una domanda di assistenza giudiziaria, nel senso dell’esenzione
dal versamento delle spese processuali e del relativo anticipo, con prote-
state tasse e spese.
A sostegno della sua impugnativa, l’interessato ha prodotto gli atti medici
F2 del 16 e del 24 marzo 2021, già presenti nell’incarto dell’autorità di prima
istanza.
G.
Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti negli scritti verranno ripresi nei
considerandi qualora risultino decisivi per l’esito della vertenza.
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Diritto:
1.
Le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla LTF,
in quanto la legge sull’asilo (LAsi, RS 142.31) non preveda altrimenti
(art. 6 LAsi). Fatta eccezione per le decisioni previste all’art. 32 LTAF, il Tri-
bunale, in virtù dell’art. 31 LTAF, giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi
dell’art. 5 PA prese dalle autorità menzionate all’art. 33 LTAF. La SEM rien-
tra tra dette autorità (art. 105 LAsi). L’atto impugnato costituisce una deci-
sione ai sensi dell’art. 5 PA.
La ricorrente ha partecipato al procedimento dinanzi all’autorità inferiore, è
particolarmente toccata dalla decisione impugnata e vanta un interesse de-
gno di protezione all’annullamento o alla modificazione della stessa (art. 48
cpv. 1 lett. a-c PA). Pertanto è legittimata ad aggravarsi contro di essa.
I requisiti relativi ai termini di ricorso (art. 105 LAsi e art. 10 Ordinanza sui
provvedimenti nel settore dell’asilo in relazione al coronavirus; RS 142.318)
alla forma e al contenuto dell’atto di ricorso (art. 52 PA) sono soddisfatti.
Occorre pertanto entrare nel merito del gravame.
2.
Con ricorso al Tribunale, possono essere invocati la violazione del diritto
federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti giuridicamente rile-
vanti (art. 106 cpv. 1 LAsi) e, in materia di diritto degli stranieri, pure l’ina-
deguatezza ai sensi dell’art. 49 PA (cfr. DTAF 2014/26 consid. 5). Il Tribu-
nale non è vincolato né dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4 PA), né dalle con-
siderazioni giuridiche della decisione impugnata, né dalle argomentazioni
delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2).
3.
Ai sensi dell'art. 111a cpv. 1 LAsi si rinuncia allo scambio degli scritti.
4.
Preliminarmente, il Tribunale osserva che il ricorrente contesta la decisione
impugnata unicamente sul punto di questione dell’esecuzione dell’allonta-
namento. Orbene, conto tenuto del fatto che l’oggetto del litigio è delimitato
dalle conclusioni delle parti (cfr. MOSER/ BEUSCH/KNEUBÜHLER, Prozessie-
ren vor dem Bundesverwaltungsgericht, 2° ed, 2013, pag. 26) la decisione
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impugnata è cresciuta in giudicato in materia d’asilo e riguardo alla pronun-
cia dell’allontanamento. Ne discende che in questa sede, oggetto del litigio
risulta essere esclusivamente la questione dell’esecuzione dell’allontana-
mento.
5.
5.1
5.1.1 Nella querelata decisione, l’autorità inferiore ha anzitutto osservato
che i supposti procedimenti giudiziari tenutisi in Algeria all’incontro del ri-
chiedente non sarebbero rilevanti ai sensi dell’art. 3 LAsi. In particolare, la
pena detentiva ivi espiata e le multe emesse nei suoi confronti non sareb-
bero delle pene sproporzionate alla luce dei quattro tentativi di espatrio il-
legale dal suo Paese. D’altro canto, in specie nemmeno si ravviserebbero
discriminazioni legate alla sua appartenenza etnica. In altre parole, tali
provvedimenti sarebbero delle misure legittime da parte dello Stato alge-
rino e non si iscriverebbero nella succitata norma di diritto.
5.1.2 Dipoi, la SEM ha rilevato che le situazioni sfavorevoli riconducibili a
condizioni di vita politiche, economiche o sociali di carattere generale in
uno Stato, e che non si fondano sull’intenzione di arrecare danno a una
persona per uno dei motivi menzionati all’art. 3 LAsi non costituirebbero
persecuzioni ai fini del riconoscimento della qualità di rifugiato. In tal senso,
a mente della medesima autorità, l’allegazione secondo la quale in Algeria
mancherebbe libertà e lavoro, oltre ad esservi malgoverno e corruzione
dilagante, sarebbe irrilevante.
5.1.3 Nel prosieguo della sua disamina, l’autorità di prima istanza si è chi-
nata sul parere espresso al progetto di decisione, rigettandone le argomen-
tazioni e ribadendo che la sola appartenenza alla minoranza berbera non
sarebbe motivo di persecuzioni determinanti in materia d’asilo. Vieppiù, la
pretesa attività politica sarebbero state addotte tardivamente e non soddi-
sferebbero quindi i requisiti d verosimiglianza di cui all’art. 7 LAsi.
5.1.4 Infine, avendo respinto la domanda d’asilo, la SEM ha pronunciato
l’allontanamento del richiedente dalla Svizzera. Nel contempo, la mede-
sima ha ritenuto l’esecuzione dell’allontanamento ammissibile, ragionevol-
mente esigibile e possibile. In tal senso, in casu non vi sarebbero anzitutto
indizi quanto all’esistenza di un rischio di essere esposto concretamente e
seriamente ad una pena o un trattamento vietati dall’art. 3 CEDU. Pari-
menti, neppure il quadro clinico dell’interessato – a mente dell’autorità in
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parola sufficientemente chiaro – osterebbe all’esecuzione dell’allontana-
mento, tanto più che il sistema sanitario algerino offrirebbe assistenza di
tipo psichiatrico.
5.2 Con la sua impugnativa, richiamati e precisati dapprima alcuni fatti, l’in-
sorgente ha avversato le valutazioni dell’autorità inferiore.
5.2.1 Il ricorrente lamenta in primo luogo un accertamento inaccurato e in-
completo del suo stato di salute. Nella decisione impugnata, la SEM si sa-
rebbe limitata ad accennare succintamente la presenza di non meglio de-
finite patologie psichiatriche, ragion per cui l’asserzione secondo la quale
“Il (...) quadro medico pare chiaro e le (...) patologie sono state prese ade-
guatamente in considerazione” non potrebbe essere seguita (cfr. memo-
riale ricorsuale pag. 5, punto 18). Ebbene, a mente del richiedente, una
simile breve trattazione non s’addirebbe al suo quadro clinico – da lui rite-
nuto grave e delicato alla luce della copiosa documentazione medica – per
il quale non vi sarebbero al momento ulteriori indicazioni accurate circa la
diagnosi e sul prosieguo della terapia. Dagli atti medici di cui all’inserto,
emergerebbe invero un’evoluzione della diagnosi siccome l’11 dicembre
2020 gli veniva diagnosticato “un disturbo psicotico acuto e transitorio spe-
cificato”, il 20 dicembre 2020 “un disturbo di personalità e insonnia”, mentre
con la lettera del 18 gennaio 2021 il medico curante osservava che “clini-
camente il paziente si mostrava con sintomi di natura psicotica maggior-
mente floridi, con elementi interpretativi e persecutori, associati ad una
mancanza di criticità verso il proprio stato di salute”. Infine, nel corso del
ricovero clinico intervenuto fra il 27 e il 29 gennaio 2021, l’interessato è
risultato essere afflitto da un “disturbo acuto polimorfo con sintomi schizo-
frenici”, afflizione finanche sfociata in un gesto anticonservativo nello
stesso periodo. Oltremodo, A._ si starebbe attualmente sottopo-
nendo a sedute psichiatriche la cui frequenza necessiterebbe di essere
adeguata periodicamente in funzione delle condizioni di salute. Al mede-
simo sarebbe vieppiù stato prescritto un complesso trattamento farmaco-
logico cui si aggiungerebbe la necessità di svolgere un’attività occupazio-
nale onde prevenire peggioramenti clinici (cfr. memoriale ricorsuale, pag.
7, punto 20). D’altra parte, l’insorgente avrebbe ripetutamente sollecitato
l’elaborazione di un atto medico F4, senza le SEM vi desse seguito.
Conseguentemente, in specie apparirebbe quindi essenziale una valuta-
zione medica completa e dettagliata.
5.2.2 Il ricorrente censura poi una violazione del suo diritto di essere sentito
nella forma di una carente motivazione del provvedimento impugnato. In
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tal senso, la SEM non si sarebbe sufficientemente confrontata con l’acces-
sibilità delle cure in Algeria, richiamando genericamente un rapporto risa-
lente a più di undici anni prima, peraltro non consultabile in ragione dell’ine-
sattezza del link menzionato nella decisione avversata (cfr. memoriale ri-
corsuale, pag. 8, punto 22). A mente dell’interessato, l’autorità avrebbe do-
vuto piuttosto chiarire compiutamente diagnosi, trattamento e prognosi –
allestendo un atto medico F4 – per poi appurare l’effettiva disponibilità ed
accessibilità di un seguito medico in Algeria. Inoltre, a suo dire, la disamina
della SEM avrebbe dovuto vertere sui rischi determinati dall’interruzione
delle cure avviate in Svizzera – in attesa di una ripresa in Algeria – oltre
che sull’accessibilità, sui costi, sulle qualità delle cure nonché sulla reperi-
bilità dei farmaci.
5.2.3 Nel prosieguo del suo esposto, A._ ha contestato l’esigibilità
di un suo allontanamento verso l’Algeria sulla base delle carenze che, a
suo dire, graverebbero il sistema sanitario algerino, ciò che non permette-
rebbe un’adeguata assistenza medica delle sue afflizioni esponendolo così
ad un rischio di ripercussioni ex art. 3 CEDU (cfr. memoriale ricorsuale,
pag. 10, punto 24). D’altro canto, il ricorrente è dell’opinione che – ritenuti
gli episodi di razzismo allegati – la SEM avrebbe dovuto esaminare l’ac-
cesso alle cure riferendosi specificamente alla condizione della popola-
zione di etnia berbera Kabyle (cfr. memoriale ricorsuale, pag. 11, punto 26).
Infine, contrariamente a quanto rilevato dalla SEM, egli non disporrebbe
nel Paese d’origine di una rete familiare alla quale ancorarsi (cfr. memoriale
ricorsuale, pag. 10, punto 25).
6.
Orbene, nel caso in esame appare innanzitutto necessario esaminare le
censure sollevate dal ricorrente nel gravame, con le quali egli evoca da un
lato l’accertamento incompleto ed inesatto del suo stato di salute, e dall’al-
tro, la violazione del suo diritto di essere sentito in ragione della carente
motivazione – nella decisione avversata – quanto all’accessibilità di cure
psichiatriche in Algeria.
6.1
6.1.1 Nelle procedure d’asilo ‒ così come nelle altre procedure di natura
amministrativa ‒ si applica il principio inquisitorio. Ciò significa che l’autorità
competente deve procedere d’ufficio all’accertamento esatto e completo
dei fatti giuridicamente rilevanti (art. 6 LAsi; art. 12 PA). In concreto, essa
deve procurarsi la documentazione necessaria alla trattazione del caso,
chiarire le circostanze giuridiche ed amministrare a tal fine le opportune
prove a riguardo. Il principio inquisitorio non dispensa comunque le parti
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dal dovere di collaborare all’accertamento dei fatti ed in modo particolare
dall’onere di provare quanto sia in loro facoltà e quanto l’amministrazione
o il giudice non siano in grado di delucidare con mezzi propri (art. 13 PA ed
art. 8 LAsi; DTAF 2019 I/6 consid. 5.1). Quando in sede ricorsuale vengono
identificate delle carenze nell’accertamento dei fatti il caso va di principio
retrocesso all’autorità di prima istanza, di modo che questa possa proce-
dere ad un nuovo e completo accertamento dei fatti (cfr. MOSER/BEU-
SCH/KNEUBÜHLER, op.cit., 2° ed. 2013, n. 2.191, sentenze del Tribunale
D-3567/2019 del 29 novembre 2019 consid. 5.2 e D-1443/2016 del 22 feb-
braio 2017 consid. 4.2). Una violazione del principio inquisitorio non implica
in ogni caso l’automatica retrocessione degli atti all’autorità inferiore, dal
momento che il Tribunale resta libero di raccogliere gli elementi necessari
al giudizio se una tale soluzione appare giudiziosa per ragioni di economia
procedurale (cfr. DTAF 2019 I/6 consid. 5.2; 2012/21 consid. 5.1).
6.1.2 La determinazione dei fatti e l’applicazione della legge non sono
aspetti disgiunti; senza considerare il diritto applicabile non vi è modo di
delimitare quali fatti siano giuridicamente rilevanti (cfr. ISABELLE HÄNER, in:
Häner/Waldmann, Das erstinstanzliche Verwaltungsverfahren, 2008, n.
34). Significativo è innanzitutto il substrato fattuale per le condizioni di ap-
plicazione della norma giuridica (cfr. KRAUSKOPF/EMMENEGGER/BABEY in:
Waldmann/Weissenberger (ed.), Praxiskommentar VwVG, 2a ed. 2016, n.
17 ad art. 12 PA). Fatti che non sono rilevanti per la decisione; che l’autorità
è convinta siano già stati provati o che si presumono veri a favore delle
parti interessate non impongono lo svolgimento di indagini supplementari
(cfr. KRAUSKOPF/EMMENEGGER/BABEY in: op. cit., n. 29 ad art. 12 PA). Onde
circoscrivere l’ampiezza dell’accertamento d’ufficio nel corso del procedi-
mento occorre effettuare una ripetuta valutazione delle risultanze probato-
rie raccolte (cfr. DTF 140 I 285 consid. 6.3.1; DTAF 2008/24 consid. 7.2).
Allorquando l’autorità reputa chiare le circostanze di fatto e che le prove
assunte le abbiano permesso di formarsi una propria convinzione, essa
emana la propria decisione (cfr. sentenza del Tribunale amministrativo fe-
derale A-3056/2015 del 22 dicembre 2016 consid. 3.1.4; MOSER/BEU-
SCH/KNEUBÜHLER, op. cit., n. 3.144).
6.1.3 Così, sebbene nel diritto amministrativo la parte abbia di principio il
diritto di richiedere l’assunzione di prove all’autorità (art. 33 cpv. 1 PA), una
tale richiesta deve vertere su fatti suscettibili d’influenzare l’esito della pro-
cedura e che non si evincono già dall’incarto (cfr. DTF 131 I 153, consid.
3; sentenza del Tribunale amministrativo federale A-3056/2015 del 22 di-
cembre 2016 consid. 3.1.3). Nemmeno detta massima impedisce d’altro
canto all’autorità di procedere ad un apprezzamento anticipato delle prove
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offerte (« antizipierte Beweiswürdigung »), e di negarne l’assunzione ove
le stesse appaiano chiaramente ininfluenti ai fini del giudizio, non potendo
in altri termini condurla a modificare la propria opinione (cfr. DTF 134 I 140
consid. 5.3; sentenza del Tribunale federale 1C_179/2014 del 2 settembre
2014 consid. 3.2; sentenze del Tribunale amministrativo federale A-
6515/2010 del 19 maggio 2011 consid. 4.3; TANQUEREL, Manuel de droit
administratif, 2011, n. 1552 con rinvii). Procedendo in tal senso in modo
non arbitrario, l’autorità può porre un termine all’istruzione (cfr. DTF 133 II
384 consid. 4.2.3 con rinvii; sentenza del Tribunale federale 2C_720/2010
del 21 gennaio 2011 consid. 3.2.1; sentenze del Tribunale D-6763/2018
dell’11 giugno 2020 consid. 9 e A-7392/2014 dell’8 agosto 2016 consid.
3.4.2.2).
6.1.4 I principi esposti delimitano sia l’attività istruttoria dell’amministra-
zione che quella del Tribunale (cfr. DTAF 2019 I/6 consid. 5; sentenza del
Tribunale F-5065/2019 del 21 gennaio 2021 consid. 5.3; MOSER/BEU-
SCH/KNEUBÜHLER, op. cit., pag. 19 n. marg. 1.49; 3.117 e seg., in partico-
lare 3.144) e tornano applicabili anche nel contesto del chiarimento delle
questioni di natura medica (sentenza del Tribunale D-1665/2018 del 27
gennaio 2021 consid. 8.3.5). Con particolare riferimento a quest’ultimo
aspetto, la legislazione in materia d’asilo prevede, all’art. 26a LAsi alcune
disposizioni particolari. In sostanza, viene sancito che i problemi medici
noti e rilevanti devono di principio essere fatti valere immediatamente dopo
il deposito della domanda d’asilo ed al più tardi durante l’audizione sui mo-
tivi. In caso contrario possono risultarne svantaggi procedurali nella forma
di un accresciuto onere della prova a carico dei richiedenti. La portata pra-
tica della norma è contestata in dottrina (cfr. HRUSCHKA CONSTANTIN, Mi-
grationsrecht Kommentar, 5a ed. 2019, art. 26a n° 1 e seg.).
6.1.5 Nel suo messaggio relativo al riassetto del settore, il Consiglio fede-
rale sottolineava come l’assistenza sanitaria per i richiedenti l’asilo dovesse
essere garantita mediante consultazioni mediche in loco, possibilità di trat-
tamento ambulatoriale in ospedale o una visita medica in caso di necessità
(cfr. Messaggio concernente la modifica della legge sull’asilo del 3 settem-
bre 2014, FF 2014 6917, 6940). Nella prassi, nel caso in cui il personale
curante / servizio di assistenza reindirizzi il richiedente l’asilo presso un
medico esterno, quest’ultimo allestisce, di norma, un breve referto nella
forma di un « formulario F2 ». Qualora la documentazione agli atti non per-
metta di determinare in modo completo i fatti giuridicamente rilevanti, la
SEM ordina di principio un rapporto più dettagliato, e meglio, la compila-
zione di un « formulario F4 » da parte del curante. Nulla vieta inoltre al
ricorrente di presentare ulteriori mezzi di prova al soggetto rispettivamente
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di rivolgersi autonomamente ad un medico. Di principio, le autorità svizzere
non sono dal canto loro tenute a prendere in considerazione il potenziale
insorgere di ulteriori affezioni non ancora diagnosticate o sospettate, es-
sendo determinante lo stato di fatto presente al momento della decisione
(cfr. DTAF 2012/21 consid. 5.1; 2010/44 consid. 3.6).
6.1.6 Il valore probatorio di un certificato medico non si apprezza in fun-
zione della sua origine (ufficiale o di parte) o della sua designazione (cfr.
DTAF 2019 I/6 consid. 5.7) bensì dipende soprattutto dalla sua esattezza,
dall’ampiezza delle indagini effettuate, dalla conoscenza del vissuto del pa-
ziente (anamnesi), dai legami evidenziati tra i presunti disturbi e la diagnosi
nonché dalla logica che emerge dall’analisi medica e dal grado di motiva-
zione di quest’ultima (GICRA 2002 n. 18 consid. 4aa). Per il resto, la pro-
cedura amministrativa federale è retta dal principio del libero apprezza-
mento delle prove (art. 40 PC [RS 273] applicabile su rinvio dell’art. 19 PA;
DTAF 2019 I/6 consid. 5.7; sul concetto cfr. DTF 130 II 485 consid. 3.2; tra
le tante le sentenze del Tribunale F-6861/2018 del 6 maggio 2020 e B-
3708/2007 del 4 marzo 2008 consid. 4.1). Così, sebbene l’autorità, in as-
senza di elementi concreti tali da rimetterne in dubbio l’affidabilità, non
possa scostarsi dalle conclusioni del medico, essa rimane libera di apprez-
zarne liberamente la portata alla luce delle condizioni legali (cfr. DTAF
2007/31 consid. 5.1 e, tra le tante, la sentenza del Tribunale E-4933/2012
del 21 novembre 2012).
6.2
6.2.1 Nel caso in rassegna gli aspetti giuridicamente rilevanti rispetto ai
quali lo stato valetudinario dell’insorgente funge da discriminante si esau-
riscono nella questione a sapere se il suo trasferimento possa o meno con-
figurare una violazione dell’art. 3 CEDU.
6.2.2 A questo titolo, v’è da ravvisare che la CorteEDU ha stabilito che il
respingimento forzato di persone che soffrono di problemi medici non è
suscettibile di costituire una violazione dell’art. 3 CEDU, a meno che la
malattia dell’interessato si trovi ad uno stadio avanzato e terminale, al
punto che la sua morte appaia come una prospettiva prossima (cfr. sen-
tenza della CorteEDU N. contro Regno Unito del 27 maggio 2008,
26565/05; DTAF 2011/9 consid. 7.1). Una violazione dell’art. 3 CEDU può
però anche sussistere qualora vi siano dei seri motivi per ritenere che la
persona, in assenza di trattamenti medici adeguati nello Stato di destina-
zione, sarà confrontata ad un reale rischio di un grave, rapido ed irreversi-
bile peggioramento delle condizioni di salute comportante delle intense sof-
ferenze o una significativa riduzione della speranza di vita (cfr. sentenza
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della CorteEDU Paposhvili contro Belgio del 13 dicembre 2016, 41738/10,
§181 segg.).
6.3 Ferme queste premesse, si può ora valutare se l’accertamento dei fatti
svolto dall’autorità di prima istanza sia conforme ai principi sopra esposti.
6.3.1 Al momento dell’emissione della decisione impugnata, l’incarto della
Segreteria di Stato conteneva già innumerevoli mezzi di prova riguardanti
la situazione valetudinaria del ricorrente. In tal senso, dalla nutrita docu-
mentazione medica agli atti (cfr. atti n. 15/2, 30/2, 31/2, 32/2, 33/2, 43/2,
44/2, 45/2, 46/3, 49/2, 52/3, 53/2, 55/2, 56/3, 57/2, 58/2, 65/2, 66/2, 67/5,
68/2, 71/5 e 73/2) emergeva che il quadro clinico del richiedente fosse con-
traddistinto da una deviazione del setto nasale post-traumatico, risolta per
mezzo di un intervento rinoplastico (cfr. atti n. 15/2, 30/2, 52/3, 53/3, 55/2,
57/2 e 68/2), da carie, nel frattempo anch’esse curate grazie all’estrazione
dei denti interessati (cfr. atti n. 33/2 e 43/2), dalla lussazione spontanea di
una spalla (cfr. atto n. 46/3) nonché da un problema dermatologico ingui-
nale trattato con la prescrizione di medicinali (cfr. atti n. 32/2 e 44/2).
Oltretutto, il richiedente aveva sino a quel punto chiaramente denotato
delle problematiche psichiatriche, tanto da necessitare ripetute consulta-
zioni specialistiche venendo finanche ricoverato clinicamente più volte.
Quo a tali afflizioni, i più recenti atti medici diagnosticavano a A._
un “disturbo psicotico acuto polimorfo con sintomi schizofrenici (ICD10:
F23.1)” (cfr. atti. 56/3 e 67/5), un “disturbo psicotico acuto e transitorio non
specificato (F23.9)” (cfr. atti n. 58/2, 65/2 e 66/2), rispettivamente “altri di-
sturbi psicotici acuti prevalentemente deliranti (ICD10: F23.3)” con “autole-
sionismo intenzionale (ICD10: X84.9)” e “disturbo di personalità non speci-
ficato (ICD10: F60.9)” (cfr. atti n. 71/5 e 73/2).
6.3.2 Ora, è indubbio che nel caso in narrativa il substrato fattuale non con-
tenesse indicatori quanto all’esistenza, finanche potenziale, di affezioni ter-
minali ai sensi della giurisprudenza convenzionale. Allo stesso modo, non
v’erano elementi per sospettare che le patologie diagnosticate potessero
raggiungere un tale livello di gravità da configurare un rischio reale di peg-
gioramento rapido ed irreversibile dello stato valetudinario comportante
delle intense sofferenze o una significativa riduzione della speranza di vita
in caso di allontanamento. Del resto, con riguardo ai problemi psicologici –
ed indipendentemente dalle ulteriori patologie somatiche, come detto nel
frattempo risolte − dalla dimissione dell’ultima degenza ospedaliera, per-
durata dal (...) 2021 al (...) 2021 (cfr. atto n. 71/5), la diagnosi – invero già
sufficientemente circoscritta – è rimasta immutata e le condizioni di salute
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apparivano stabilizzate, tanto che da allora egli è stato in grado di curare
la propria patologia per mezzo di trattamenti ambulatoriali e di un’invariata
terapia farmacologica. A ciò, si aggiunge il fatto che, come rettamente evi-
denziato dall’autorità inferiore, l’Algeria dispone di un’infrastruttura sanita-
ria in grado di offrire una presa in carico psichiatrica; peraltro, i trattamenti
come pure i medicamenti per le persone seriamente affette psichicamente,
sono dispensati gratuitamente nei vari centri ospedalieri pubblici, senza
partecipazione ai costi da parte degli interessati (cfr. in tal senso, sentenza
del Tribunale D-6006/2020 del 12 gennaio 2020 consid. 10.3.2.2 con riferi-
menti ivi citati). Pertanto, sebbene il seguito medico di persone che pre-
sentano delle patologie simili a quelle dell’interessato possano non corri-
spondere necessariamente a quelle offerte in Svizzera, v’è da partire dal
presupposto che in Algeria il ricorrente potrà disporre delle possibilità di
trattamento adeguato ai sensi della giurisprudenza succitata.
6.3.3 Conto tenuto delle questioni giuridiche che si ponevano, il
complesso fattuale era dunque sufficientemente delineato per giudicare
dell’allontanamento dell’interessato nel suo Paese d’origine, di modo che,
nulla può essere rimproverato all’autorità inferiore, che non ha violato il
principio inquisitorio.
6.4 Proseguendo nella disamina, è ora necessario esaminare la censura
circa una supposta violazione del diritto di essere sentito dell’insorgente
(cfr. supra consid. 5.2.2).
6.4.1 L’obbligo per l’autorità di motivare la sua decisione è corollario
fondamentale del diritto di essere sentito (art. 29 cpv. 2 Cost.; art. 26 – 35
PA). Detta prerogativa è finalizzata a permettere ai destinatari e a tutte le
persone interessate, di comprenderla, eventualmente di impugnarla, in
modo da rendere possibile all’autorità di ricorso, se adita, di esercitare
convenientemente il suo controllo (DTF 139 V 496 consid. 5.1, 136 I 184
consid. 2.2; sentenza del Tribunale F-5363/2019 del 20 maggio 2020
consid. 7.1). Ciò non significa che l’autorità sia tenuta a pronunciarsi in
modo esplicito ed esaustivo su tutte le argomentazioni addotte; essa può
occuparsi delle sole circostanze rilevanti per il giudizio (cfr. DTF 133 III 439
consid. 3.3). Per adempiere a queste esigenze è necessario che menzioni,
almeno brevemente, i motivi sui quali ha fondato la sua decisione, in modo
da consentire agli interessati di apprezzarne la portata impugnandola in
piena conoscenza di causa (DTF 136 I 229 consid. 5.2; 136 V 351; 129 I
232 consid. 3.2; DTAF 2011/37 consid. 5.4.1; sentenza del Tribunale
federale 2C_1020/2019 del 31 marzo 2020 consid. 3.4.2).
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6.4.2 Ebbene, il Tribunale non può esimersi dal constatare come nel
provvedimento sindacato, la SEM abbia evidenziato i motivi alla base della
sua valutazione circa l’esigibilità dell’esecuzione dell’allontanamento ed in
particolare in merito all’accessibilità di cure psichiatriche in Algeria. D’altro
canto, dall’argomentazione articolata nel memoriale ricorsuale, si evince
peraltro che l’insorgente si sia reso pienamente conto del tenore del
provvedimento, impugnandolo in piena conoscenza di causa.
Oltremodo, va rilevato che la censura ai sensi della quale in casu si
giustificherebbe una valutazione dell’effettivo accesso alle cure mediche
per la popolazione di etnia berbera Kabyle, appare pretestuosa dal
momento che A._ non ha minimamente comprovato gli asseriti
episodi di razzismo, omettendo altresì di impugnare la decisione avversata
quanto al riconoscimento della qualità di rifugiato e alla concessione
dell’asilo.
6.5 Conseguentemente, alla luce degli elementi poc’anzi menzionati, non
si ravvisa in specie una violazione del principio inquisitorio né, tantomeno,
una violazione del diritto di essere sentito del richiedente l’asilo. Sicché le
censure ricorsuali mosse dall’insorgente in tal senso risultano infondate e
vanno pertanto disattese.
7.
7.1 Per quanto concerne l'esecuzione dell'allontanamento, per rinvio
dell'art. 44 LAsi, l'art. 83 LStrI (RS 142.20) prevede che la stessa sia am-
missibile (cpv. 3), esigibile (cpv. 4) e possibile (cpv. 2). In caso di non adem-
pimento di una di queste condizioni, la SEM dispone l'ammissione provvi-
soria (art. 44 LAsi e art. 83 cpv. 1 LStrI).
7.2 Per quanto concerne l'esecuzione dell'allontanamento, per rinvio
dell'art. 44 LAsi, l'art. 83 LStrI (RS 142.20) prevede che la stessa sia
ammissibile (cpv. 3), esigibile (cpv. 4) e possibile (cpv. 2). In caso di non
adempimento di una di queste condizioni, la SEM dispone l'ammissione
provvisoria (art. 44 LAsi e art. 83 cpv. 1 LStrI).
7.3 Secondo prassi costante del Tribunale, circa l'apprezzamento degli
ostacoli all'esecuzione dell'allontanamento, vale lo stesso apprezzamento
della prova consacrato al riconoscimento della qualità di rifugiato, ovvero il
ricorrente deve provare o per lo meno rendere verosimile l'esistenza di un
ostacolo all'esecuzione dell'allontanamento (cfr. DTAF 2011/24
consid. 10.2). Inoltre, lo stato di fatto determinante in materia di esecuzione
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dell'allontanamento è quello che esiste al momento in cui si statuisce
(cfr. DTAF 2009/51 consid. 5.4).
7.4 Nella propria decisione la SEM ha ritenuto inapplicabile il principio del
non respingimento. Essa ha parimenti considerato l’allontanamento
ammissibile, ragionevolmente esigibile e possibile.
7.5 Nel gravame, l’insorgente avversa anche tale assunto (cfr. supra con-
sid. 5.2.3).
7.6 Si tratta dunque di esaminare, con riferimento ai criteri suesposti, se
l’insorgente conclude a giusta ragione o meno al carattere inammissibile
dell’allontanamento.
8.
8.1 A norma dell'art. 83 cpv. 3 LStrI l'esecuzione dell'allontanamento non è
ammissibile quando comporterebbe una violazione degli impegni di diritto
internazionale pubblico della Svizzera. La portata di detta norma non si
esaurisce nella massima del divieto di respingimento. Anche altri impegni
di diritto internazionale della Svizzera possono essere ostativi all'esecu-
zione del rimpatrio in particolare l'art. 3 CEDU o l'art. 3 della Convenzione
contro la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti
del 10 dicembre 1984 (Conv. tortura, RS 0.105). La Corte europea dei diritti
dell'uomo (CorteEDU) ha più volte ribadito che la sola possibilità di subire
dei maltrattamenti dovuti a una situazione di insicurezza generale o di vio-
lenza generalizzata nel Paese di destinazione non è sufficiente per ritenere
una violazione dell'art. 3 CEDU. Spetta infatti all'interessato provare o ren-
dere verosimile l'esistenza di seri motivi che permettano di ritenere che egli
correrà un reale rischio («real risk») di essere sottoposto, nel Paese verso
il quale sarà allontanato, a trattamenti contrari a detti articoli (cfr. DTAF
2013/27 consid. 8.2 e relativi riferimenti).
8.2 Nel caso in esame, visto che l'insorgente non è riuscito a dimostrare
l'esistenza di seri pregiudizi o il fondato timore di essere esposto a tali
pregiudizi ai sensi dell'art. 3 LAsi (cfr. supra consid. 4), il principio del divieto
di respingimento non trova applicazione nella fattispecie ed il suo rinvio
verso l’Algeria è dunque ammissibile sotto l'aspetto dell'art. 5 cpv. 1 LAsi e
dell'art. 33 della Convenzione sullo statuto dei rifugiati del 28 luglio 1952
(Conv. rifugiati, RS 0.142.30).
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8.3 Pertanto, come rettamente ritenuto nel giudizio litigioso, l’esecuzione
dell’allontanamento è ammissibile ai sensi delle norme di diritto pubblico
nonché della LAsi.
9.
9.1 Giusta l'art. 83 cpv. 4 LStrI l'esecuzione non può essere
ragionevolmente esigibile qualora, nello stato di origine o di provenienza,
lo straniero venisse a trovarsi concretamente in pericolo in seguito a
situazioni quali guerra, guerra civile, violenza generalizzata o emergenza
medica.
9.2 La prima disposizione citata si applica principalmente ai «réfugiés de
la violence», ovvero agli stranieri che non adempiono le condizioni della
qualità di rifugiato, poiché non sono personalmente perseguiti, ma che
fuggono da situazioni di guerra, di guerra civile o di violenza generalizzata.
Essa vale anche nei confronti delle persone per le quali l'allontanamento
comporterebbe un pericolo concreto, in particolare perché esse non
potrebbero più ricevere le cure delle quali esse hanno bisogno o che
sarebbero, con ogni probabilità, condannate a dover vivere durevolmente
e irrimediabilmente in stato di totale indigenza e pertanto esposte alla fame,
a una degradazione grave del loro stato di salute, all'invalidità o persino
alla morte. Tuttavia, le difficoltà socio-economiche che costituiscono
l'ordinaria quotidianità di una regione, in particolare la penuria di cure, di
alloggi, di impieghi e di mezzi di formazione, non sono sufficienti, in sé, a
concretizzare una tale esposizione al pericolo. L'autorità alla quale
incombe la decisione deve dunque, in ogni singolo caso, confrontare gli
aspetti umanitari legati alla situazione nella quale si troverebbe lo straniero
in questione nel suo Paese siano tali da esporlo ad un pericolo concreto
(cfr. DTAF 2014/26 consid. 7.6-7.7 e relativi riferimenti).
9.3 Nella fattispecie, in Algeria non vige attualmente una situazione di
guerra, guerra civile o violenza generalizzata che coinvolga l’insieme della
popolazione nella totalità del territorio nazionale (cfr. tra le altre, sentenze
del Tribunale D-6006/2020 del 12 gennaio 2021 consid. 10.3.1,
E-5209/2020 del 14 dicembre 2020 consid. 7.3.2, D-5217/2020 del 23 no-
vembre 2020 consid. 7.3.1).
Quanto alla situazione personale del ricorrente, egli è giovane, ha frequen-
tato la scuola sino al primo anno di liceo (cfr. verbale 2, pag. 4, D33), e
dispone di una certa esperienza lavorativa nel settore balneare ed edilizio
(cfr. verbale 2, pag. 4, D35). Va inoltre evidenziato che in Algeria egli abi-
tava con il fratello (cfr. verbale 2, pag. 4, D37), tutt’ora residente nel Paese
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in parola. Di conseguenza, non vi è motivo per dubitare ch’egli si integrerà
senza particolari problemi in Algeria.
Infine, in virtù di quanto già articolato (cfr. supra consid. 6.3.1 e 6.3.2) ed
alla luce delle più recenti certificazioni mediche, le quali confermano le dia-
gnosi e i trattamenti già impostati (cfr. atti n. 84/2, 85/2 e 88/2), neppure lo
stato valetudinario dell’insorgente è atto ad ostare all’esecuzione dell’allon-
tanamento.
9.4 Pertanto, in considerazione di quanto precede, l’esecuzione dell’allon-
tanamento è ragionevolmente esigibile nella fattispecie (art. 83 cpv. 4
LStrI).
10.
In ultima analisi, non risultano impedimenti neppure dal profilo della possi-
bilità dell'esecuzione dell'allontanamento (art. 44 LAsi ed art. 83 cpv. 2
LStrI).
L'esecuzione dell'allontanamento è dunque pure possibile.
Di conseguenza, anche in materia di esecuzione dell'allontanamento la de-
cisione dell'autorità inferiore va confermata.
11.
Ne discende che la SEM con la decisione impugnata non ha violato il diritto
federale né abusato del suo potere d'apprezzamento ed inoltre non ha ac-
certato in modo inesatto o incompleto i fatti giuridicamente rilevanti
(art. 106 cpv. 1 LAsi), altresì, per quanto censurabile, la decisione non è
inadeguata (art. 49 PA), per il che il ricorso va respinto.
12.
Avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, la domanda di esenzione
dal versamento di un anticipo equivalente alle presunte spese processuali
è divenuta senza oggetto.
13.
Inoltre, ritenute le allegazioni ricorsuali sprovviste di probabilità di esito fa-
vorevole, la domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa
dal versamento delle spese processuali ex art. 65 cpv. 1 PA, è respinta.
Visto l'esito della procedura, le spese processuali di CHF 750.–, che se-
guono la soccombenza, sono poste a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1 e
5 PA; nonché art. 3 lett. b del regolamento sulle tasse e sulle spese ripetibili
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nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 febbraio
2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]).
14.
La presente decisione non concerne persone contro le quali è pendente
una domanda di estradizione presentata dallo Stato che hanno abbando-
nato in cerca di protezione per il che non può essere impugnata con ricorso
in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 lett. d cifra
1 LTF).
La pronuncia è quindi definitiva.
(dispositivo alla pagina seguente)
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