Decision ID: fe874bc7-7197-5182-ad56-3156816e3eaf
Year: 2019
Language: it
Court: TI_TCAS
Chamber: TI_TCAS_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: social_law

ritenuto,
in fatto
1.1. In data 1° ottobre 2018, la _ di _ ha comunicato alla CO 1 (in seguito: CO 1) che la propria dipendente RI 1 - nata il _ 1972, impiegata come collaboratrice sanitaria all’80% dal 23 maggio 2017, il 26 settembre 2018 alle ore 09:00 "trasferendo il paziente dalla sedia a rotelle al letto, il paziente si è accasciato (ha una sola gamba che funziona completamente) e l’infortunata lo ha accompagnato a terra per evitare la caduta. Lo sforzo per non creare danni al paziente ha fatto si che ha sentito subito il dolore alla schiena" (doc. 2.1).
A causa del persistere dei dolori, l'assicurata si è sottoposta a svariati esami radiologici.
Il 9 novembre 2018 l’_ ha chiesto alla CO 1 la garanzia per un’operazione presso il reparto di neurochirurgia dell’Ospedale _ di _ (cfr. doc. 2.8).
Il 21 novembre 2018 è stata effettuata una “discectomia C5-C6 per via anteriore” (cfr. Rapporto del 23 novembre 2018 dell’Ospedale _ di _)
1.2. Esperiti gli accertamenti medico-amministrativi del caso, con decisione formale del 14 gennaio 2019 l’istituto assicuratore ha negato il proprio obbligo a prestazioni ritenendo che l’evento in questione non configuri né un infortunio ai sensi dell’art. 4 LPGA, né una lesione corporale parificabile ai postumi di un infortunio a norma dell’art. 6 cpv. 2 LAINF (cfr. doc. 1.3).
1.3. A seguito dell’opposizione dell’assicurata, rappresentata dalla RA 1 (cfr. doc. 1.14), l’assicurazione contro gli infortuni ha confermato il rifiuto di assumere il caso.
Nella decisione su opposizione dell’11 aprile 2019 la CO 1 ha sottolineato che non siamo in presenza di un fattore esterno straordinario, in quanto non risulta che il paziente sia “
caduto addosso
” all’assicurata, contrariamente a quanto sostenuto nell’opposizione.
Inoltre, vista l’età dell’assicurata e il peso del paziente non è possibile concludere che RI 1 abbia compiuto uno sforzo eccessivo. Infine il danno alla salute subito dalla ricorrente non figura sulla lista delle lesioni parificabili (cfr. doc. D).
1.4. Contro la citata decisione su opposizione l’assicurata ha fatto inoltrare un tempestivo ricorso al TCA. La sua patrocinatrice ritiene la presente fattispecie del tutto analoga a quella decisa dall’Alta Corte nella sentenza U 168/04 del 18 aprile 2005, argomentando:
"
(...)
Il caso in oggetto calza perfettamente con la fattispecie in oggetto per i motivi esposti di seguito:
·
il fatto che un paziente emiplegico "si lasci del tutto andare" non può essere considerato come una dinamica normale anche nell'ambito di un'attività di assistente sanitaria;
·
la qui ricorrente ha indicato nell'annuncio di sinistro che
"l'unico braccio funzionante era sulle mie spalle".
Questa circostanza spiega come nel "cedere" il paziente abbia causato un trauma alla signora RI 1. In effetti, come risulta dall'opuscolo redatto online dall'Istituto _ (doc. E), a titolo esemplativo, nel caso in cui un paziente emiplegico viene spostato da una persona sola, come nel caso di specie, quest'ultimo si appoggia sul curante con l'unico braccio valido.
Tale dinamica corrisponde esattamente a quanto dichiarato dalla signora RI 1: al momento in cui il paziente si è accasciato, quest'ultimo si è aggrappato a lei, non lasciandole altra soluzione che tentare di sostenerlo e accompagnarlo fino a terra (doc. G).
·
il certificato medico rilasciato dal Dr. med. _, medico curante 'della signora RI 1, attesta che la paziente in cura dal 26 marzo 2006
non ha mai manifestato patologie del rachide cervicale
(doc. F).
·
il paziente è un uomo di circa 85 kg e alto circa 1,80 cm,
emiplegico a destra.
·
la signora RI 1 è una donna di 46 anni, di media statura (1,68 cm). (...)” (Doc. I)
Secondo la patrocinatrice dell’assicurata, l’evento in questione deve quindi essere considerato un infortunio.
1.5. Nella sua risposta del 21 giugno 2019 la CO 1 chiede di respingere il ricorso.
Il suo patrocinatore sottolinea innanzitutto che non è avvenuto nulla di straordinario in quanto, da una parte, il paziente non è “
franato addosso all’assicurata
” e, d’altra parte, l’assicura “
stava per l’appunto unicamente compiendo il suo lavoro, il quale consiste – a non averne dubbio alcuno – anche nel sostenere i pazienti durante gli sposamenti ed evitare che essi, cadendo, si feriscano. La ricorrente, la quale stava, in casu, agendo da sola, poteva e doveva presumere che la gamba del paziente avrebbe potuto cedere
” (cfr. doc. VI, pag. 5).
Il rappresentante della CO 1 contesta inoltre che la presente fattispecie sia paragonabile alla decisione “
caso limite
” del Tribunale federale e al riguardo rileva:
"
(...)
4. Nella decisione precitata, inoltre,
"l'insorgente, di sesso femminile e trovantesi ad agire da sola [...] per evitare la caduta improvvisa [...] non aveva altra scelta se non quella di intervenire con uno sforzo violento e repentino"
(corsivo degli scriventi). Anche questa circostanza non risulta – a ben vedere – realizzata nella fattispecie in esame, dato che la ricorrente era, come già diffusamente esposto in precedenza, intenta a spostare il paziente, il quale le si era appoggiato sulle spalle con l'unico braccio funzionante. Non vi è stato quindi, a differenza dell'evento delineato nella decisione addotta dalla ricorrente a sostegno della propria posizione di causa, nessuno sforzo violento e repentino, ragione per cui la fattispecie in esame non è sussumibile sotto i (restrittivi) parametri del menzionato caso limite.
5. Per di più, si contesta che – in concreto – il peso del paziente eccedesse di gran lunga quello della ricorrente, come era invece il caso nella sentenza del Tribunale federale delle assicurazioni che la ricorrente, a torto, pretende applicabile all'evento in disamina.
In casu
, il paziente è un uomo di 180 cm di altezza, vale a dire di soli 12 cm più alto rispetto alla ricorrente, e pesa circa 85 kg. Sebbene non vi sia riscontro agli atti dell'effettivo peso della ricorrente, la sua altezza di 168 cm e l'età (46 anni) lasciano senz'altro presumere che il suo peso si aggiri attorno ai 60 kg. È dunque escluso che, nel caso di specie, il peso del paziente eccedesse di gran lunga quello della ricorrente, motivo per cui, a maggior ragione, il caso limite citato dalla stessa non è applicabile alla fattispecie in oggetto. Si postula in ogni caso che l'insorgente integri il suo atto di ricorso fornendo a questo lod. Tribunale, oltre all'indicazione di età e statura, anche quella relativa al suo peso. (...)” (Doc. VI pag. 5)
1.6. Il 24 giugno 2019 il TCA ha assegnato alle parti un termine di 10 giorni per presentare eventuali ulteriori mezzi di prova (cfr. doc. VII).
Sia la rappresentante della RA 1 (cfr. doc. VIII) sia il patrocinatore della CO 1 (cfr. doc. X) hanno comunicato al TCA di non avere ulteriori mezzi di prova da presentare.

in diritto
2.1.
Il TCA è chiamato a stabilire se l’assicuratore LAINF convenuto era legittimato a negare la propria responsabilità relativamente al danno alla salute interessante la schiena di RI 1, oppure no.
2.2. Secondo l’art. 6 cpv. 1 LAINF, per quanto non previsto altrimenti dalla legge, le prestazioni assicurative sono effettuate in caso d’infortuni professionali, d’infortuni non professionali e di malattie professionali.
L
'assicurazione effettua le prestazioni anche per le lesioni corporali
parificabili ai postumi d’infortunio esaustivamente enumerate al cpv. 2 del medesimo articolo.
2.3. Vi è infortunio unicamente se un fattore esterno ha agito sul corpo.
L'evento deve accadere nel mondo esterno.
Quando il processo lesivo si svolge all'interno del corpo umano, senza l'intervento di agenti esterni, l'ipotesi di un evento infortunistico è data essenzialmente in caso di
sforzo eccessivo
o di
movimenti scoordinati
.
La giurisprudenza esige, perché si possa ammettere il fattore causale di sforzi eccessivi, che essi superino in modo evidente le sollecitazioni cui la vittima è normalmente esposta e alle quali, per costituzione, consuetudine o addestramento, essa è abitualmente in grado di resistere.
Da un altro lato, per poter ritenere che lesioni corporali siano state causate da movimenti scombinati o incongrui, gli stessi devono essersi prodotti in circostanze esterne manifestamente insolite, impreviste e fuori programma. Carente è altrimenti la straordinarietà del fattore esterno causale, con la conseguenza che non tutte le caratteristiche di un infortunio sono realizzate (DTF 122 V 232 consid. 1, 121 V 38 consid. 1a, 118 V 61 consid. 2b, 283 consid. 2, 116 V 138 consid. 3a e b, 147 consid. 2a; RAMI 1993 U 165, p. 59 consid. 3b).
2.4. L’art. 6 cpv. 2 LAINF stabilisce che l’assicurazione effettua le prestazioni anche per le lesioni corporali seguenti, sempre che non siano dovute prevalentemente all’usura o a una malattia:
a. fratture;
b. lussazioni di articolazioni;
c. lacerazioni del menisco;
d. lacerazioni muscolari;
e. stiramenti muscolari;
f. lacerazioni dei tendini;
g. lesioni dei legamenti;
h. lesioni del timpano.
Nel Messaggio aggiuntivo concernente la modifica della legge federale sull’assicurazione contro gli infortuni del 19 settembre 2014, il Consiglio federale si è così espresso al riguardo:
"
Nella propria giurisprudenza il Tribunale federale sostiene invece che, per essere riconosciuta, una lesione corporale analoga ai postumi di un infortunio deve essere riconducibile a un influsso esterno ovvero a un’attività o a un movimento associati a un rischio elevato di danneggiare la salute. L’influsso esterno non deve invece necessariamente essere straordinario. Questa giurisprudenza, tuttavia, è fonte di incertezze fra gli assicurati e crea a volte difficoltà agli assicuratori. Per tale motivo, proponiamo, così come già auspicato dal legislatore nel 1976 (cfr. il relativo messaggio sulla LAINF), una nuova normativa che rinuncia al criterio del fattore esterno. Le lesioni corporali figuranti nell’elenco sono considerate lesioni corporali parificabili ai postumi di un infortunio e devono essere assunte dall’assicuratore infortuni. Quest’ultimo è tuttavia esonerato dall’obbligo di erogare prestazioni se è in grado di provare che la lesione corporale è riconducibile prevalentemente a una malattia o a usura (cfr. art. 6 cpv. 2 D-LAINF).” (FF 2014 6846-6847)
Sul tema, si veda pure M. Hüsler, “Erste UVG-Revision: wichtigste Änderungen und mögliche Probleme bei der Umsetzung”, in STS/RSAS 2017, p. 26 ss.
(in particolare p. 32-36).
2.5. In una sentenza U 166/04 del 18 aprile 2005, massimata in RtiD II-2005 N. 56 pag. 265, il TFA ha ammesso il carattere infortunistico nel caso di un'assicurata di 35 anni e del peso di 57 kg, attiva come fisioterapista presso una Casa per anziani, che si è procurata un danno alla salute nel tentativo di sostenere un paziente, del peso di 84 kg, che stava improvvisamente per cadere.
In una sentenza 35.2005.98 dell'8 marzo 2006, riassunta in RtiD II-2006 pag. 181, il TCA ha stabilito che nel caso di “
un'assicurata di 56 anni, alta 160 cm, che mentre stava asciugando da sola un paziente molto anziano, alto circa 170 cm e pesante tra gli 80 e 85 kg, l'ha dovuto trattenere sotto le ascelle, con uno sforzo violento, poiché stava scivolando e ha accusato un forte dolore alla schiena (esami medici hanno riscontrato una frattura del corpo vertebrale di L5) andava la straordinarietà dell'evento e quindi l'esistenza di un infortunio
”.
In una sentenza 35.2006.78 del 24 gennaio 2007, il TCA è giunto allo stesso risultato trattandosi di un’“
assicurata, di 24 anni, alta 153 cm e pesante 45 kg, la quale, la mattina del 18 maggio 2006 mentre stava alzando un paziente, del peso di circa 70 kg, presso la Clinica X._, ha dovuto reagire per trattenere quest’ultimo che aveva perso l’equilibrio ed evitarne così la caduta
”.
In una sentenza 8C_403/2010 del 6 dicembre 2010 consid. 4.1, il TF ha sviluppato le seguenti considerazioni:
"
(...) Il Tribunale federale (delle assicurazioni) ha ad esempio negato l'esistenza di un fattore esterno straordinario nel caso di un aiuto infermiere - 36enne, di buona costituzione fisica - che aveva riportato una sindrome vertebrale dorsale in seguito allo spostamento, dal tavolo operatorio al letto, di un paziente del peso di 100-120 kg. Esso respinse la richiesta dell'interessato soprattutto in considerazione del fatto che l'azione incriminata rientrava nelle mansioni quotidiane della sua professione e che comunque il paziente non era stato propriamente sollevato (DTF 116 V 136 consid. 3c pag. 139).
Per contro, in una sentenza successiva pubblicata in RAMI 1994 no. U 185 pag. 79 (U 67/93), la Corte ha riconosciuto - per l'intervento di un evento fuori programma - il carattere infortunistico all'infermiera che, per evitare una caduta imprevista di un paziente corpulento durante il suo trasferimento dal letto alla carrozzella, era riuscita ad adagiarlo nella carrozzella adiacente solo grazie ad uno sforzo violento riportando un trauma da lussazione. Nello stesso senso la Corte ha deciso anche nella sentenza U 166/04 del 18 aprile 2005, pubblicata in RtiD 2005 II no. 56 pag. 265 e concernente il caso di una stagista fisioterapista (57 kg) attiva in una casa per anziani che, per evitare l'improvvisa caduta di un paziente (84 kg), non aveva avuto scelta se non quella di intervenire con uno sforzo violento e repentino. Quest'ultima sentenza rinvia ad altre sentenze giudicate nello stesso modo. Per esempio alla sentenza pubblicata in RAMI 1994 no. U 180 pag. 37 (U 109/92), nella quale il Tribunale federale (delle assicurazioni) ebbe modo di precisare che, per accertare se si è in presenza di un infortunio conseguente ad uno sforzo straordinario, occorre tenere conto di tutti gli aspetti del processo lavorativo concreto sicché anche il sollevamento di un peso, rientrante, in quanto tale, nell'attività abituale dell'assicurato, può risultare straordinario se lo stesso peso si rivela essere inaspettatamente superiore al solito e se il lavoro dev'essere ad es. eseguito in posizione piegata e affrettata. (...)" (STCA 35.2011.1 del 23 marzo 2011, consid. 2.7).”
2.6. Conformemente alla giurisprudenza, tocca all'assicurato rendere verosimile l'esistenza, in concreto, di tutti gli elementi costitutivi d'infortunio.
Quando l'istruttoria non permette di ritenere accertati, perlomeno secondo il grado della verosimiglianza preponderante - la semplice possibilità non basta - tali elementi, il giudice constata l'assenza di prove o di indizi e, quindi, l'inesistenza giuridica dell'infortunio (cfr. DTF 114 V 305ss. consid.
5b, 116 V 136ss. consid. 4b, 111 V 201 consid. 6b; RAMI 1990 U 86, p. 50; A. Bühler, Der Unfallbegriff,
in
A. Koller (Hrsg.), Haftpflicht- und Versicherungsrechtstagung 1995, S. Gallo 1995, p. 267).
Gli stessi principi sono applicabili alla prova dell'esistenza di una lesione parificata ad infortunio (DTF 114 V 306 consid. 5b; 116 V 141 consid. 4b; STCA 35.2014.72 del 9 marzo 2015, consid. 2.4).
2.7. Nell’evenienza concreta, sul formulario di “
Annuncio d’infortunio-bagatella LAINF
” figura la seguente indicazione:
"
(...) trasferendo il paziente dalla sedia a rotelle al letto, il paziente si è accasciato (ha una sola gamba che funziona completamente) e l’infortunata lo ha accompagnato a terra per evitare la caduta. Lo sforzo per non creare danni al paziente ha fatto si che ha sentito subito il dolore alla schiena (...)." (Doc. 2.1)
Il 5 novembre 2018 l’assicurata ha cosi dettagliatamene illustrato l’evento:
"
(...) la caduta del paziente era imprevedibile. Ho dovuto seguirlo con posizione non salutare per la mia schiena tutto per evitare che cada di colpo e si faccia male. L’unico braccio funzionante era sulle mie spalle. (...)” (Doc. 1.1)
In un messaggio di posta elettronica del 26 settembre 2018, la ricorrente aveva affermato:
"
(...) stamattina non collaborante eseguito tutto come programma, dopo doccia e meta vestizione lo portato con la comoda al letto. Nel sposamento comoda letto nel sollevarlo al momento del sollevamento si è lasciato andare peso morto che non c’è lo fatta a tenerlo di tutto il suo peso. Non ci stava neanche minimamente sulla gamba sinistra. Che dovuto accompagnato giù per terra.
Ho chiamato la moglie, che quest’ultima ha chiamato il figlio che pure lui non ce l’ha fatta a tirarlo da solo dal pavimento, che abbiamo fatto insieme, uno dalla spalla e una (...).” (Doc. G)
Chiamato ora a pronunciarsi il TCA ritiene che l’assicurata, la quale agiva da sola come collaboratrice sanitaria presso il domicilio di un paziente, il 26 settembre 2018 ha dovuto compiere uno sforzo inatteso per evitare una caduta dello stesso (che avrebbe potuto avere gravi conseguenze). Da notare che il paziente è alto 180 cm e pesa circa 85 kg e che, dopo la caduta, neppure il figlio è stato in grado di risollevarlo da solo. L’elemento straordinario consiste nel fatto che in quell’occasione al paziente è ceduta totalmente l’unica gamba funzionante (quella sinistra, essendo egli emiplegico a destra) e si è appoggiato a peso morto con il braccio sinistro sulla ricorrente, la quale ha dunque dovuto compiere uno sforzo eccessivo.
Questo fatto è intervenuto a modificare l’abituale lavoro di spostamento del paziente dalla sedia a rotelle al letto (cfr. doc. E).
Analogamente a quanto già deciso dal Tribunale federale e dal TCA nelle sentenze riprodotte al consid. 2.5, siamo dunque in presenza di un infortunio.
La decisione su opposizione dell’11 aprile 2019 deve dunque essere annullata e gli atti rinviati all’amministrazione affinché esamini gli altri presupposti del diritto e versi, se del caso, all’assicurata le prestazioni previste dalla legge.