Decision ID: bdc3cf7a-3c74-5517-b581-9eb03dcecd49
Year: 2011
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_002
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: civil_law

ritenuto
in fatto: A.
Con contratto 14 ottobre 2005 AO 1 è stato assunto, retroattivamente dal 7 ottobre 2005, in qualità di “giardiniere-custode” da AP 1. Le parti hanno pattuito un salario di fr. 4
'000.- (oltre a tredicesima), di cui fr.
3
'400.- mensili lordi in denaro e fr. 600.- corrispondenti alla metà “dell’affitto” dell’abitazione messa a disposizione sua e della moglie, _ _, anch’essa assunta dal 7 ottobre 2005 come collaboratrice domestica e aiutante del marito. Il rapporto di lavoro, di durata indeterminata, poteva essere disdetto con un preavviso di tre mesi. Le parti hanno altresì previsto che tale disdetta sarebbe valsa anche per “l’abitazione messa a disposizione” (doc. A). Il 9 gennaio 2007 la datrice di lavoro ha comunicato al lavoratore un aumento del salario a fr. 4'100.- mensili lordi, composti di fr. 3'500.- in denaro e fr. 600.- in natura. In tale occasione sono state altresì “aggiornate” le attività a carico del lavoratore (doc. B). In data 15 maggio 2007 il mansionario è stato ulteriormente modificato (doc. C).
B.
Con scritto 8 agosto 2009 indirizzato a _ _, figlia della datrice di lavoro, il lavoratore e sua moglie hanno comunicato la loro intenzione di effettuare “le tre settimane di vacanze come stabilito dal sig. _”, soggiungendo che il “piano vacanze” redatto da quest’ultimo non contemplava tutte le ore straordinarie da loro effettuate e che avrebbero fatto valere, al rientro dalle vacanze, le loro ragioni nelle sedi opportune (doc. D). Il 31 agosto 2009 essi hanno quindi trasmesso a _ _, con copia per conoscenza al _ _, un conteggio delle ore supplementari che hanno affermato di aver eseguito dal 14 ottobre 2005, senza che le medesime fossero state compensate con giorni di libero o retribuite (doc. E).
C.
Con raccomandata 16 settembre 2009 la datrice di lavoro ha disdetto il rapporto di lavoro con AO 1 per il 31 dicembre 2009, affermando di dover “rivedere la pianificazione del servizio presso la mia abitazione”. Ella ha esonerato il lavoratore dall’impiego a partire dal 20 settembre 2009 e ha chiesto a quest’ultimo di liberare l’appartamento occupato da lui e dalla coniuge nel corso del mese di settembre 2009 (doc. F). Lo stesso giorno la datrice di lavoro ha inviato alla moglie del lavoratore una missiva dal contenuto identico. Il 21 settembre 2009 ella ha, inoltre, contestato il conteggio relativo alle ore straordinarie inviatole dal lavoratore il 31 agosto 2009. Al riguardo, la datrice di lavoro ha affermato che non le risultavano “ore straordinarie eseguite al di fuori da quelle pattuite dal contratto di lavoro e dalle schede / mansuario che sono parti integranti del contratto di lavoro” (doc. G). Il 22 dicembre 2009 entrambi i lavoratori si sono opposti alla disdetta del rapporto di lavoro, ritenendola abusiva ai sensi dell’art. 336 cpv. 1 lett. d CO. Il marito ha proposto, a titolo transattivo, il versamento di fr. 16'623.20 a titolo di “indennità per picchetto” dal 1° gennaio 2007 al 30 settembre 2009 e a tacitazione di qualsiasi pretesa inerente al rapporto di lavoro (doc. H). Il 14 gennaio 2010 la datrice di lavoro, per il tramite della propria figlia _ _, ha contestato che la disdetta era stata data per rappresaglia, asserendo che essa era frutto di una “analisi da tempo avviata per una differente pianificazione del servizio” e che la nuova impostazione prevedeva di avvalersi di “ditte esterne”. Ella ha altresì contestato la fondatezza della richiesta di versamento dell’“indennità per picchetto” (doc. I).
D.
Con istanza 10 maggio 2010 il lavoratore ha adito la Pretura del Distretto di Lugano affermando l’abusività della disdetta 16 settembre 2009 e chiedendo la condanna della datrice di lavoro al versamento in suo favore di complessivi fr. 16
'
209.60 oltre interessi a titolo di indennità per disdetta abusiva (fr. 12
'300.-)
e di indennità di picchetto (fr. 3
'909.60). All’udienza preliminare 17 giugno 2010 la convenuta si è opposta all’istanza. L’istruttoria è stata congiunta con quella dell’incarto DI.2010.703 relativo alla causa pendente tra la datrice di lavoro e _ _, consorte dell’istante. Esperita l’istruttoria, le parti hanno rinunciato alla discussione finale e hanno prodotto memoriali scritti coi quali hanno ribadito le loro antitetiche posizioni. Statuendo con sentenza 17 marzo 2011 la Pretora ha accolto l’istanza e ha condannato la convenuta al versamento di fr.
12
'300.-, senza deduzioni sociali, a titolo di indennità per disdetta abusiva, e di
fr. 3
'906.60 lordi quale remunerazione per ore di libero non godute dal 1° gennaio 2007 al 31 dicembre 2009, il tutto oltre interessi.
E.
Con appello 15 aprile 2011 la convenuta è insorta contro il giudizio testé menzionato, chiedendone la riforma
nel senso di respingere integralmente l’istanza. Con risposta 26 maggio 2011 l’istante postula invece la reiezione del gravame.
considerato

in diritto: 1.
I
l 1° gennaio 2011 è entrato in vigore il Codice di diritto processuale civile svizzero (CPC). Giusta l’
art. 405 cpv. 1 CPC alle impugnazioni si applica il diritto in vigore al momento della comunicazione della decisione. Nel presente caso la decisione è stata intimata il 17 marzo 2011,
sicché la procedura di appello è retta dal CPC.
2.
Nella fattispecie il valore di causa è inferiore a fr. 30
'000
.-. Di conseguenza la causa è retta dalla procedura semplificata (art. 243 cpv. 1 CPC). Il termine per promuovere appello e per inoltrare la risposta è di trenta giorni dalla notificazione della decisione impugnata motivata rispettivamente dalla notificazione dell’appello (art. 311 seg. CPC). L’appello 15 aprile 2011 e la risposta 26 maggio 2011 sono pertanto tempestivi. Ciò posto, nulla osta alla trattazione del gravame.
3.
La Pretora ha dichiarato l’abusività del licenziamento dell’istante, poiché ha reputato che era stato pronunciato come reazione alle rivendicazioni di quest’ultimo. Ella ha poi quantificato l’indennità per disdetta abusiva in fr. 12
'
300.-, in ragione dell’età del lavoratore, della durata dell’impiego, della ragione della disdetta, dell’obbligo di lasciare l’abitazione da lui occupata in meno di quattordici giorni, così come delle buone condizioni economiche della convenuta. La prima giudice ha infine riconosciuto all’istante fr. 3
'
906.60 lordi per remunerazione di ore di libero non godute dal 1° gennaio 2007 al 31 dicembre 2009. A scanso di equivoci, va precisato che, sebbene la Pretora abbia accolto integralmente l’istanza, ella ha riconosciuto l’importo testé menzionato di fr. 3
'
906.60 anziché i fr. 3
'909.60 richiesti dal lavoratore.
4.
L’appellante critica la prima giudice per aver dichiarato abusiva la disdetta del rapporto di lavoro, ritenendo che tra le rivendicazioni del lavoratore e il licenziamento sarebbe intercorso un breve periodo di tempo. A suo dire, ella avrebbe omesso di considerare gli elementi oggettivi a suffragio della liceità della medesima.
4.1 La datrice di lavoro sostiene, anzitutto, di aver notificato la disdetta in questione per tutelare gli altri collaboratori, oggetto di innumerevoli “molestie”, reiterate e ripetute negli anni, da parte del lavoratore. La prima giudice ha reputato che sebbene dalle testimonianze di _ _, _ _ _ e _ _ sia emersa l’esistenza di episodi in cui l’istante avrebbe dato prova di reazioni aggressive e volgari nei loro confronti, dagli atti non emerge alcunché in merito a eventuali richiami da parte della datrice di lavoro a un comportamento più corretto e idoneo, né tanto meno che la disdetta sia stata motivata in tal senso (sentenza impugnata, pag. 7 in mezzo). Al riguardo l’appellante reputa che siccome non è stato pronunciato un licenziamento per gravi motivi, non erano necessari degli ammonimenti con comminatoria di licenziamento. Tuttavia, la prima giudice non ha affermato che tali ammonimenti erano necessari alla validità della disdetta, bensì ha reputato che l’assenza di qualsivoglia richiamo in tal senso, unitamente ad altri indizi, non lasciava spazio per ritenere che il motivo della disdetta fosse, come invece allegato dalla convenuta, il cattivo comportamento dell’istante.
La datrice di lavoro sostiene di aver in ogni caso “affrontato la problematica” con il lavoratore prima di procedere al licenziamento. Al riguardo, ella fa riferimento alle testimonianze di _ _ e _ _ _. Il primo ha dichiarato: “a diverse riprese ho dovuto intervenire a seguito di quelli che mi si diceva esser degli scatti di ira del signor AO 1 nei confronti dell’altro personale (specialmente la cuoca) cercando di portare pace” (verbale 14 settembre 2010, pag. 5 in alto). Non vi è tuttavia alcun accenno a un richiamo del lavoratore a un comportamento differente. Per quanto concerne _ _ _ l’appellante indica un passaggio della testimonianza ove questa ha affermato di aver riferito al signor _, allora responsabile del personale, di insulti da lei ricevuti da parte dell’istante, e che il signor _ aveva convocato i coniugi AO 1 e lei per una discussione (verbale 14 settembre 2010, pag. 6 in basso e 7 in alto). Sennonché, tale episodio risale, a detta della teste, “se ben ricordo nel marzo del 2007” (loc. cit, pag. 6 in fondo), di modo che non si può ragionevolmente credere che esso sia significativo quale indizio per confermare la liceità della disdetta, pronunciata più di due anni dopo, ossia il 16 settembre 2009.
La datrice di lavoro sostiene che il comportamento dell’istante sia peggiorato nel tempo e risultato intollerabile (memoriale, pag. 7 seg.). Su questo punto l’appellante rinvia, anzitutto, al passaggio della testimonianza di _ _ (titolare della _, che si occupava della consulenza giardinistica e, dal 1° ottobre 2009, della manutenzione del parco e delle piante all’interno della villa), laddove questi dichiara che “soprattutto l’anno scorso, mi sembra verso maggio/giugno c’era sul posto di lavoro una tensione che definisco impressionante, scatenata in ultima analisi da un problema di una pianta che era stata trapiantata, ma che alla fine era poi morta e questo aveva scatenato discussioni sulla responsabilità di tale conseguenza. In merito a questo episodio, ricordo che il AO 1 aveva voluto specificarmi di aver dato tutte le necessarie istruzioni relative a questa pianta prima di partire per le sue vacanze al rientro delle quali aveva invece trovato la pianta praticamente in coma” (verbale 14 settembre 2010, pag. 11 in fondo e 12 in alto). La convenuta menziona, altresì, il passaggio della testimonianza di _ _ ove questa ha dichiarato che “l’atteggiamento della signora AP 1 e anche del marito era un po’ quello di voler “tirare dalla loro parte” altri fra noi dipendenti nei dissidi che essi avevano con gli altri, mi riferisco a quelli con la _ _. È capitato che la signora AP 1 mi facesse partecipe di sue critiche all’agire di _ _ e mi risulta che l’abbia fatto anche con altri colleghi” (verbale 14 settembre 2010, pag. 10). Cionondimeno, l’argomentazione pretorile resiste a critica. Invero, nelle testimonianze summenzionate non vi è alcun riferimento a che le circostanze riferite siano state il motivo per decidere il licenziamento del lavoratore, peraltro avvenuto, in rapporto al fatto della pianta riportato sopra, unicamente nei mesi successivi, ovvero il 16 settembre 2009. In tal senso, a nulla muta la testimonianza di _ _, figlia della convenuta, che ha affermato che i “problemi” tra la governante _ _ _ e i signori AO 1 “non ci sono più stati quando [questi ultimi] sono partiti. Attualmente la situazione lavorativa non è così tesa come invece era all’epoca in cui c’erano gli istanti” (verbale 16 novembre 2010, pag. 4). Anche in questo caso non vi è invero alcun riferimento al fatto che il licenziamento era stato dettato da tali conflitti. Su questo punto l’appello dev’essere quindi respinto.
4.2
L’appellante prosegue sostenendo che la sentenza non ha nemmeno preso in considerazione le “violazioni del dovere di diligenza e fedeltà” nei suoi confronti (memoriale, pag. 8 seg.). Al riguardo, ella ribadisce che il lavoratore si sarebbe reso responsabile di attacchi verbali assolutamente ingiustificati e inqualificabili nei confronti dei colleghi e che tale situazione avrebbe minato la sua serenità, motivo per cui l’istante avrebbe violato il dovere di diligenza e fedeltà nei suoi confronti. Va detto anzitutto che l’appellante rinvia in maniera generica alle testimonianze, senza sostanziare i passaggi che suffragherebbero la propria tesi, in chiaro dispregio di quanto previsto dall’art. 310 CPC. Su questo punto l’appello è pertanto finanche inammissibile. Sia come sia, la censura non è condivisibile, dato che dall’istruttoria non emerge alcun riferimento al fatto che il licenziamento era stato dettato da tali circostanze. L’appellante afferma che “i problemi sono sorti dopo che i coniugi AO 1 sono stati inseriti nell’economia domestica, perché prima di problemi non c’erano” (memoriale, pag. 8). Sennonché, essi sono stati assunti nell’ottobre 2005 e il licenziamento è stato formulato unicamente nel settembre 2009. A ragione, quindi, la Pretora ha reputato prevalente, ai fini della determinazione del motivo di licenziamento, la stretta vicinanza di date tra il momento in cui l’istante aveva iniziato a vantare delle pretese di natura salariale, espresse nell’agosto 2009, e la disdetta.
4.3 Secondo l’appellante l’istante avrebbe assunto un “chiaro comportamento provocatorio” nel rifiutare senza motivo le sue direttive, affinché gli fosse intimato il licenziamento. Su questo punto ella rinvia al passaggio della testimonianza di _ _ ove questi ha affermato che “è vero che il signor AO 1, specialmente l’ultimo anno, a diverse riprese mi disse che in sostanza se non ero contento dei suoi servizi, potevo licenziarlo. Lui mi diceva però che non si sarebbe mai licenziato” (verbale 14 settembre 2010, pag. 4 in fondo). Tuttavia, dalla testimonianza emerge che tale atteggiamento si era manifestato “specialmente l’ultimo anno”. Di conseguenza, esso era presente già prima, pur essendosi acuito nell’ultimo anno. Il licenziamento è stato cionondimeno formulato una volta trascorso un anno dall’inasprimento. Va altresì detto che l’appellante medesima asserisce che la propria figlia, _ _, ha affermato che fin dall’inizio della sua attività lavorativa l’istante non accettava le critiche e/o osservazioni, tant’è che egli rispondeva in malo modo alle stesse ed era, a dire della teste, suscettibile (memoriale, pag. 10 in alto). La teste ha altresì riferito: “Sin dall’inizio (2005) io però mi ero fatta un’idea sugli istanti. All’inizio del loro impiego era successo un episodio, che si può definire un incidente. Ricordo che, come avveniva col precedente custode, era capitato che una volta chiesi al signor AO 1 di lavare la mia macchina. Lui si era presentato con la mia auto che aveva due gomme tagliate dallo stesso lato. Gli avevo quindi chiesto se aveva preso un cordolo. Lui aveva risposto in malo modo. Da quel momento ho deciso di non occuparmi più dei custodi perché li ritenevo suscettibili” (verbale 16 novembre 2010, pag. 4 in alto). Dall’istruttoria è quindi emerso che il comportamento considerato dalla datrice di lavoro inidoneo in questa sede era già presente nel 2005. Una volta di nuovo, quindi, prevale la stretta vicinanza di date tra le rivendicazioni espresse dal lavoratore nell’agosto 2009 e il licenziamento. Anche su questo punto l’appello è respinto.