Decision ID: d348204e-5b80-5ca0-b4e3-1c82826be34c
Year: 2014
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_006
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: civil_law

ritenuto
in fatto: A.
Con precetto esecutivo n. _ emesso il 7 luglio 2014 dall’Ufficio esecuzione di Lugano, lo Stato del Canton Ticino ha escusso RE 1 per l’incasso di fr. 276.15 (ovvero fr. 627.10 meno un acconto di fr. 350.95), indicando quale titolo di credito l’“imposta cantonale (IC) 1978 come ACB del 30-09-1980 n. _ emesso dall’UE di Lugano”.
B.
Avendo RE 1 interposto opposizione al precetto esecutivo,
con istanza 13 agosto 2014 lo Stato del Canton Ticino ne ha chiesto il rigetto definitivo alla Giudicatura di pace del Circolo della Magliasina. Nel termine impartito,
la parte convenuta si
è opposta all’istanza con osservazioni scritte del 3 settembre 2014 mentre
il successivo 16 settembre, l’escutente ha confermato l’istanza.
C.
Statuendo con decisione 13 ottobre 2014, il Giudice di pace ha accolto l’istanza e rigettato in via definitiva l’opposizione interposta dalla parte convenuta, ponendo a suo carico le spese processuali di fr. 90.– e un’indennità di fr. 40.– a favore dell’istante.
D.
Contro la sentenza appena citata RE 1 è insorto
a questa Camera
con un reclamo del 24 ottobre 2014
per ottenere l’annullamento del precetto esecutivo e della “confisca dei pagamenti effettuati in eccesso” rispetto al risarcimento del 3.1% del credito da lui offerto allo Stato. Visto l’esito del giudizio odierno, il reclamo non è stato notificato allo Stato del Canton Ticino
per osservazioni.

Considerando
in diritto: 1.
La sentenza impugnata – emanata in materia di rigetto dell’opposizione – è una decisione di prima istanza finale e inappellabile (art. 309 lett. b n. 3 CPC), contro cui è dato il rimedio del reclamo (art. 319 lett. a CPC) alla
Camera di esecuzione e fallimenti (CEF) del Tribunale d’appello (art. 48 lett. e n. 1 LOG) senza riguardo al valore litigioso
.
1.1
Pronunciata in procedura sommaria (art. 251 lett. a CPC), la decisione è impugnabile con reclamo entro dieci giorni dalla notificazione (art. 321 cpv. 2 CPC). Presentato il 24 ottobre 2014 contro la sentenza notificata a RE 1 il 14 ottobre, in concreto il reclamo è tempestivo.
1.2
La Camera esamina solo le censure esplicitamente formulate e motivate in modo sufficiente, i requisiti al riguardo, che discendono dall’art. 321 cpv. 1 CPC, imponendo al reclamante di formulare delle conclusioni chiare, di designare dettagliatamente sia i punti contestati della sentenza impugnata sia i documenti sui quali fonda la sua critica e di spiegare perché la motivazione della decisione sarebbe erronea, e non (solo) perché le sue opinioni sarebbero pertinenti (DTF 138 III 375, consid. 4.3.1 e sentenza del Tribunale federale 5A_247/2013 del 15 ottobre 2013, consid. 3.3). La Camera decide in linea di principio in base agli atti di causa della giurisdizione inferiore (art. 327 cpv. 1 e 2 CPC). Secondo l’art. 320 CPC con il reclamo possono essere censurati sia l’applicazione errata del diritto sia l’accertamento manifestamente errato dei fatti, fermo restando che sono inammissibili conclusioni, allegazioni di fatti e mezzi di prove nuovi (art. 326 cpv. 1 CPC).
2.
Nella decisione impugnata, il Giudice di pace ha considerato l’attestato di carenza di beni 30 settembre 1980 prodotto dall’istante un valido titolo di rigetto definitivo dell’opposizione, mentre ha ritenuto che le “argomentazioni e interpretazioni personali” proposte dall’escusso sfuggivano “con ogni evidenza” al suo potere di cognizione. Egli ha respinto d’altronde l’eccezione di prescrizione sollevata dall’escusso, ricordando che gli attestati di carenza di beni rilasciati prima dell’entrata in vigore della novella del 16 dicembre 1994 si prescrivono in 20 anni da tale entrata in vigore, verificatasi nel 1995 (
recte:
il 1° gennaio 1997).
3.
Invocando i principi costituzionali dell’uguaglianza giuridica (art. 8 della Costituzione federale), di protezione dall’arbitrio (art. 9 Cost. fed.) e della forza derogatoria del diritto federale (art. 73 cpv. 2 della Costituzione del Canton Ticino), nel reclamo RE 1 rimprovera all’Ufficio esazione e condoni e al Giudice di pace di avere usato nei suoi confronti “due pesi e due misure” rispetto alle ditte responsabili coinvolte nello scandalo denominato “asfaltopoli”, chiamate a restituire solo il 15.5% del maltolto “in comode rate, a scalare dalle prossime fatture”. Per parità di trattamento, e tenuto conto che contrariamente a tali ditte egli ricorda di non avere, da parte sua, commesso reati, il reclamante offre un “riscatto” del 3.1% del credito posto in esecuzione e postula la restituzione di quanto da lui pagato in eccesso.
4.
In virtù degli art. 80 e 81 LEF, il giudice pronuncia il rigetto definitivo dell’opposizione ove il credito posto in esecuzione sia fondato su una decisione giudiziaria esecutiva o un titolo parificato, a meno che l’escusso provi con documenti che dopo l’emanazione della decisione il debito è stato estinto, il termine per il pagamento è stato prorogato o che è intervenuta la prescrizione. La procedura di rigetto è una procedura documentale
(Aktenprozess)
, il cui scopo non è di accertare l’esistenza del credito posto in esecuzione bensì l’esistenza di un titolo esecutivo. Il giudice verifica solo la forza probatoria del titolo prodotto dal creditore – la sua natura formale – e vi conferisce forza esecutiva ove l’escusso non renda immediatamente verosimili eccezioni liberatorie (DTF 132 III 142, consid. 4.1.1).
5.
In ogni stadio di causa (quindi anche in sede di reclamo), il giudice esamina d’ufficio, a prescindere dalle allegazioni delle parti, se la documentazione prodotta costituisce valido titolo di rigetto dell’opposizione e se vi è identità tra l’escutente indicato sul precetto esecutivo (e nell’istanza) e il creditore designato nel titolo, tra l’escusso e il debitore menzionato nel titolo e tra la pretesa posta in esecuzione e il debito accertato o riconosciuto. Il giudice appura anche d’ufficio se l’esecuzione è manifestamente perenta o nulla. Per contro non può rilevare un vizio della procedura di esecuzione di cui l’interessato deve prevalersi tramite ricorso all’autorità di vigilanza (DTF 139 III 447 consid. 4.1.1).
5.1
Nella fattispecie, a differenza di quanto considerato dal primo giudice, l’atto di carenza di beni n. _ del 30 settembre 1980 prodotto dall’istante vale titolo di rigetto
definitivo
solo per le spese esecutive (di fr. 95.30), stabilite in modo definitivo dall’ufficio d’esecuzione, mentre per il credito d’imposta medesimo il titolo non è l’atto di carenza di beni – che può valere titolo di rigetto
provvisorio
(art. 149 cpv. 2 LEF) unicamente per i crediti il cui accertamento non dipende da una decisione amministrativa – bensì la decisione 30 giugno 1979 dell’Ufficio di tassazione di Lugano-Campagna (doc. D accluso al reclamo), pure essa acclusa all’istanza, che stabilisce l’imposta cantonale 1977-1978 dovuta da RE 1 in fr. 490.–, più interessi di fr. 41.80 (cfr. sentenza della CEF 14.2006.52 del 28 settembre 2006, consid. 2, RtiD 2007 I 844 n. 59c [sommario]).
5.2
Precisato ciò, però, atto di carenza di beni e decisione fiscale giustificano insieme il rigetto integrale dell’opposizione in via definitiva per fr. 627.10, ridotti a fr. 276.15 dopo deduzione dell’acconto di fr. 350.95 indicato dalla stessa istante.
6.
In virtù dell’art. 81 cpv. 1 LEF l’escusso può opporsi al rigetto definitivo ove provi con documenti che dopo la sentenza il debito è stato estinto o il termine per il pagamento è stato prorogato ovvero dimostri che è prescritto. Motivi di estinzione verificatisi prima e che sarebbero potuti essere sollevati già nella procedura che ha portato alla sentenza non possono più essere fatti valere in sede di rigetto (cfr.
Staehelin
in: Basler Kommentar, SchKG I, 2
a
ed. 2010,
n. 5 ad art. 81 LEF).
Nel caso specifico, il reclamante non solleva alcuna delle eccezioni previste dall’art. 81 cpv. 1 LEF, ma in nome dei principi di uguaglianza giuridica e di protezione dall’arbitrio critica l’autorità fiscale e il Giudice di pace per non avergli concesso un condono. Sennonché al giudice del rigetto, così come a questa Camera, difetta ogni competenza per riesaminare la decisione fiscale invocata quale titolo di rigetto definitivo e men che meno per condonare imposte. Del resto, il confronto evocato dal reclamante non è calzante, perché il cosiddetto caso “asfaltopoli” non riguarda decisioni d’imposte passate in giudicato, bensì pretese civili di risarcimento danni che sono state transatte prima dell’inoltro di una causa giudiziaria. RE 1 non facendo d’altronde valere in questa sede altre eccezioni – in particolare non eccepisce più la prescrizione – il reclamo non può che essere respinto.
7.
La tassa del presente giudizio
seguirebbe la soccombenza (art. 106 cpv. 1 CPC).
Sennonché è noto alla Camera che il reclamante è già gravato da numerosi attestati di carenza di beni ed esecuzioni in corso per importi rilevanti. In queste condizioni tanto vale rinunciare – eccezionalmente – a riscuotere la tassa di giustizia, il cui prelievo rischierebbe di tradursi per l’ente pubblico in spese d’incasso infruttuoso supplementari.
Non si assegnano ripetibili, la controparte non avendo dovuto presentare osservazioni al reclamo.
Circa i rimedi esperibili sul piano federale (art. 112 cpv. 1 lett. d LTF), il valore litigioso, di fr. 276.15, non raggiunge la soglia di
fr. 30'000.– ai fini dell’art. 74 cpv. 1 lett. b LTF.