Decision ID: 1907f534-e0b4-4480-a909-fd704ede7faa
Year: 2018
Language: it
Court: CH_BSTG
Chamber: CH_BSTG_001
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: penal_law

Fatti:
A. In data 29 dicembre 2015 l’Autorità di vigilanza sui mercati finanziari (in seguito:
FINMA) ha formulato all’indirizzo del Dipartimento federale delle finanze (in se-
guito: DFF) una notizia di reato contro i responsabili della C. SA per sospetta
accettazione di depositi del pubblico senza disporre della necessaria autorizza-
zione (v. incartamento del DFF p. 10.1 a 301).
B. Conseguentemente, il 23 febbraio 2017 il DFF ha aperto una procedura penale
amministrativa nei confronti di A. e B., quali persone responsabili di C., per so-
spetto d’infrazione all’art. 46 cpv. 1 lett. a della legge federale sulle banche e le
casse di risparmio (LBCR; RS 952.0) (DFF p. 40.1).
C. Con scritti del 24 febbraio 2017, gli imputati sono stati informati dell’apertura di
un’inchiesta di diritto penale amministrativo e della possibilità di prendere posi-
zione sulla denuncia della FINMA (DFF p. 21.1 e seg. [A.], p. 22.1 e seg. [B.]).
Tramite missive del 7 aprile 2017, gli imputati hanno trasmesso le loro prese di
posizione, chiedendo principalmente l’abbandono del procedimento (DFF
p. 21.12 e segg. [A.], p. 22.9 e segg. [B.]).
D. Mediante processo verbale finale del 22 agosto 2017 il DFF è giunto alla conclu-
sione che gli imputati si sono resi colpevoli di accettazione indebita di depositi
del pubblico, commessa dal 7 aprile 2009 al 15 giugno 2011, in violazione
dell’art. 46 cpv. 1 lett. a LBCR (DFF p. 80.3 a 15 [A.], p. 81.3 a 15 [B.]).
A. ha preso posizione in merito con scritto del 22 settembre 2017, contestando
le conclusioni del DFF e chiedendo l’abbandono della procedura aperta nei suoi
confronti. Nel caso in cui la sua richiesta non fosse stata accolta, egli ha chiesto
di poter essere escusso, per potersi esprimere in particolare riguardo all’ele-
mento soggettivo (DFF p. 80.22 e segg.).
Tramite presa di posizione del 19 settembre 2017, anche B. ha contestato le
conclusioni del DFF e ha postulato l’abbandono del procedimento. Egli ha altresì
chiesto che A. fosse sentito dal DFF (DFF p. 81.22 e segg.).
Con decisioni di rinvio, entrambe del 21 dicembre 2017, la funzionaria inquirente
ha respinto le richieste di complemento d’inchiesta formulate dagli imputati, ha
chiuso la procedura d’inchiesta e trasmesso gli atti procedurali al capogruppo per
decisione (DFF p. 80.34 e segg. [A.], p. 81.29 e segg. [B.]).
E. Tramite decreti penali dell’11 gennaio 2018, sia A. (DFF p. 90.1 e segg.) che B.
(DFF p. 91.1 e segg.) sono stati riconosciuti autori colpevoli di accettazione di
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depositi del pubblico senza disporre della necessaria autorizzazione ai sensi
dell’art. 46 cpv. 1 lett. a LBCR, infrazione commessa dal 7 aprile 2009 al 15 giu-
gno 2011. A. è stato condannato a una pena pecuniaria di 24 aliquote giornaliere
di fr. 210.-- cadauna, pena sospesa condizionalmente per un periodo di prova di
due anni, nonché al pagamento di una multa di fr. 1'260.-- e delle spese proce-
durali, dell’ordine di fr. 1'590.--. B. è stato condannato a una pena pecuniaria di
48 aliquote giornaliere di fr. 410.-- cadauna, pena sospesa condizionalmente per
un periodo di prova di due anni, nonché al pagamento di una multa di
fr. 4’920.-- e delle spese procedurali, dell’ordine di fr. 1'580.--.
Con scritti 12 febbraio (DFF p. 90.11 e segg.), rispettivamente del 9 febbraio
2018 (DFF p. 91.10 e segg.), sia A. che B. hanno interposto opposizione contro
i rispettivi decreti penali del DFF.
F. In data 4 giugno 2018 il DFF ha emanato due decisioni penali secondo l’art. 70
della legge federale del 22 marzo 1974 sul diritto penale amministrativo (DPA;
RS 313.0) nei confronti di A. (DFF p. 100.1 e segg.) e di B. (DFF p. 110.1 e
segg.). Entrambi sono stati riconosciuti autori colpevoli di accettazione di depositi
del pubblico senza disporre della necessaria autorizzazione ai sensi dell’art. 46
cpv. 1 lett. a LBCR, infrazione commessa dal 7 aprile 2009 al 15 giugno 2011. A.
è stato condannato a una pena pecuniaria di 24 aliquote giornaliere di fr. 210.--
cadauna, pena sospesa condizionalmente per un periodo di prova di due anni,
nonché al pagamento di una multa di fr. 1'260.-- e delle spese procedurali, dell’or-
dine di fr. 2’190.--, mentre B. è stato condannato a una pena pecuniaria di 48
aliquote giornaliere di fr. 410.-- cadauna, pena sospesa condizionalmente per un
periodo di prova di due anni, nonché al pagamento di una multa di fr. 4’920.-- e
delle spese procedurali, dell’ordine di fr. 2’190.--.
G. Sia A. che B., mediante scritti del 13 giugno (DFF p. 100.21), rispettivamente del
7 giugno 2018 (DFF p. 110.21), hanno chiesto di essere giudicati dal Tribunale
penale federale (in seguito: TPF) conformemente all’art. 72 DPA.
Il 20 giugno 2018 il DFF, richiamato l’art. 50 cpv. 2 della legge federale concer-
nente l’Autorità federale di vigilanza sui mercati finanziari (LFINMA; RS 956.1),
ha quindi trasmesso gli atti al Ministero pubblico della Confederazione (in seguito:
MPC) (TPF p. 3.100.3 e segg.), confermando la messa in stato di accusa di A. e
B. per violazione intenzionale dell’art. 46 cpv. 1 lett. a LBCR, commessa dal
7 aprile 2009 al 15 giugno 2011, subordinatamente per violazione commessa per
negligenza nelle stesse circostanze di tempo e di luogo. Il MPC il 25 giugno 2018
ha inoltrato l’incartamento al TPF per giudizio (TPF p. 3.100.1 e seg.). La proce-
dura è stata condotta sub SK.2018.31.
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H. I pubblici dibattimenti hanno avuto luogo il 10 ottobre 2018. Entrambi gli imputati
si sono regolarmente presentati in aula.
I. In esito al dibattimento, le parti hanno formulato le conclusioni di cui ai punti qui
di seguito.
I1. Il DFF ha postulato:
 A. e B. sono riconosciuti autori colpevoli di accettazione indebita di depositi del pubblico ai sensi dell’art. 46 cpv. 1 lett. a LBCR, infrazione commessa dal 7 aprile 2009 al 15 giugno 2011;
 A. è condannato:
o a una pena pecuniaria di 24 aliquote giornaliere di fr. 210.-- cadauna, sospesa condizionalmente per un periodo di prova di due anni;
o a una multa di fr. 1'260.--;al pagamento delle spese procedurali del DFF, che includono le spese della procedura preliminare, per un totale di fr. 2'400.--.
 B. è condannato:
o a una pena pecuniaria di 48 aliquote giornaliere di fr. 410.-- cadauna, sospesa condizionalmente per un periodo di prova di due anni;
o a una multa di fr. 4’920.--;
o al pagamento delle spese procedurali del DFF, che includono le spese della procedura preliminare, per un totale di fr. 2'400.--.
I2. La difesa di A. ha chiesto:
 A. è prosciolto dall’accusa di accettazione indebita di depositi del pubblico ai sensi dell’art. 46 cpv. 1 lett. a LBCR, perché manca l’elemento soggettivo del reato;
 in via subordinata, che venga riconosciuto l’errore di diritto scusabile e che pertanto A. venga prosciolto dall’accusa di accettazione indebita di depositi del pubblico ai sensi dell’art. 46 cpv. 1 lett. a LBCR;
 in via ancora più subordinata, che si prescinda da ogni pena in applicazione dell’art. 52 CP;
 in caso di proscioglimento, A. rinuncia a un indennizzo.
I3. La difesa di B. ha chiesto:
 B. è prosciolto dall’accusa di accettazione indebita di depositi del pubblico ai sensi dell’art. 46 cpv. 1 lett. a LBCR, perché difettano sia l’elemento oggettivo che l’elemento soggettivo del reato;
 in via subordinata, che venga riconosciuto l’errore inevitabile sull’illiceità;
 che a B. venga riconosciuta un’indennità per le sue spese di patrocinio, come da richiesta allegata.
J. Ulteriori precisazioni relative ai fatti saranno riportate, nella misura del necessa-
rio, nei considerandi che seguono.
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La Corte considera in diritto:
1. Competenza
1.1 Giusta l’art. 50 cpv. 2 LFINMA, se è stato chiesto il giudizio di un tribunale o se il
DFF ritiene adempiute le condizioni per una pena detentiva o per una misura
privativa della libertà, il giudizio del reato compete alla giurisdizione federale. In
tal caso il DFF trasmette gli atti al MPC all’attenzione del TPF. La trasmissione
degli atti funge da accusa. Gli articoli 73-83 della DPA sono applicabili per ana-
logia.
In applicazione dell’art. 35 della legge federale sull'organizzazione delle autorità
penali della Confederazione (LOAP; RS 173.71), la Corte penale è competente
per statuire in primo grado sui casi che sottostanno alla giurisdizione federale.
1.2 La procedura dinanzi alla Corte penale è retta dagli art. 73-80 DPA
(v. art. 81 DPA). Le pertinenti e non contraddittorie disposizioni del Codice di di-
ritto processuale penale svizzero (CPP; RS 312.0) sono applicabili a titolo sussi-
diario (art. 82 DPA).
1.3 La DPA è silente sulla questione relativa alla composizione della Corte chiamata
a statuire su un caso di diritto penale amministrativo, ragione per cui è applicabile
l'art. 19 cpv. 2 CPP, al quale rinvia l'art. 36 cpv. 2 LOAP. In concreto, l’accusa
chiede che gli imputati vengano condannati a una pena pecuniaria di 48 aliquote
giornaliere, rispettivamente di 24 aliquote giornaliere, nonché al pagamento di
una multa. La causa è pertanto di competenza del giudice unico (v. art. 19 cpv. 2
lett. b CPP).
1.4 Giusta l’art. 75 cpv. 1 DPA, il tribunale esamina se il suo giudizio è stato chiesto
in tempo utile. Chiunque è colpito da una decisione penale o di confisca può,
entro dieci giorni dalla notificazione, chiedere di essere giudicato da un tribunale
(art. 72 cpv. 1 DPA).
Nel caso concreto, entrambe le decisioni penali datano del 4 giugno 2018. A. ha
richiesto di essere giudicato da un tribunale in data 13 giugno (DFF p. 100.21),
mentre la richiesta di B. data del 7 giugno (DFF p. 110.21). Entrambe le richieste
di essere giudicato da un tribunale sono pertanto pacificamente tempestive.
1.5 Dall'esame della ricevibilità del rinvio a giudizio non risultano irregolarità o impe-
dimenti a procedere (v. art. 329 cpv. 1 CPP).
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1.6 Le condizioni per il rinvio a giudizio sono dunque adempiute. Le decisioni penali
del 4 giugno 2018, che fungono da atto d'accusa, enunciano le fattispecie e men-
zionano le disposizioni penali applicabili (v. art. 73 cpv. 2 DPA). Analogo discorso
per l’ipotesi subordinata di accusa di cui nello scritto 20 giugno 2018 in fine, ov-
vero quella di commissione del reato per negligenza (v. TPF p. 3.100.3 e segg.).
Tali conclusioni vincolano questa Corte per quanto attiene ai fatti contestati agli
imputati, ma non per quanto riguarda la pena erogata (EICKER/FRANK/ACHER-
MANN, Verwaltungsstrafrecht und Verwaltungsstrafverfahrensrecht, 2012,
pag. 274 e seg.).
2. Diritto applicabile
2.1 Le disposizioni generali del Codice penale svizzero (CP; RS 311.0) si applicano
ai fatti cui la legislazione amministrativa federale commina una pena, salvo che
non sia altrimenti disposto dalla DPA o dalle singole leggi amministrative
(v. art. 2 DPA).
La DPA è silente quanto alle condizioni per determinare il diritto applicabile
quando vi è un cambiamento di normativa.
L’art. 2 cpv. 1 CP prevede l’applicazione del Codice penale solo nei confronti di
chi commetta un crimine o un delitto dopo la sua entrata in vigore, consacrando
il principio della non retroattività della norma penale; non sarebbe infatti solo ini-
quo, ma violerebbe altresì il principio nullum crimen sine lege contenuto
nell’art. 1 CP, giudicare su crimini o delitti secondo una legge non ancora in vi-
gore al momento della loro commissione (DTF 117 IV 369 consid. 4.d). Costitui-
sce deroga a questo principio la regola della lex mitior di cui all’art. 2 cpv. 2 CP,
la quale prevede che il diritto penale materiale si applichi alle infrazioni com-
messe prima della data della sua entrata in vigore se l’autore è giudicato poste-
riormente e se il nuovo diritto gli è più favorevole della legge in vigore al momento
dell’infrazione.
2.2 Nel caso in esame, nelle decisioni penali del 4 giugno 2018, che tengono luogo
d’accusa (art. 50 cpv. 2 LFINMA e art. 73 cpv. 2 DPA), agli imputati viene rimpro-
verato di avere indebitamente accettato depositi del pubblico, violando intenzio-
nalmente l’art. 46 LBCR, e ciò dal 7 aprile 2009 al 15 giugno 2011. L’infrazione
sarebbe pertanto stata commessa prima del 1° gennaio 2016, data dell’entrata
in vigore della modifica dell’art. 46 LBCR, mediante la quale il terzo capoverso
della disposizione è stato abrogato (RU 2015 5339; FF 2014 6445). La versione
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dell’art. 46 LBCR in vigore fino al 31 dicembre 2015 comminava una pena deten-
tiva sino a tre anni o una pena pecuniaria a chiunque intenzionalmente (cpv. 1):
accettava indebitamente depositi del pubblico o depositi a risparmio (lett. a); non
teneva regolarmente i libri o non conservava conformemente alle prescrizioni i
libri e i documenti giustificativi (lett. b); non allestiva e non pubblicava il conto
annuale o il bilancio intermedio conformemente all’art. 6 (lett. c). Chi agiva per
negligenza era punito con la multa sino a fr. 250'000.-- (cpv. 2), mentre in caso
di recidiva entro cinque anni da una condanna passata in giudicato, la pena pe-
cuniaria era di almeno 45 aliquote giornaliere (cpv. 3).
In casu, per entrambi gli imputati, sia il diritto previgente che quello attuale por-
tano al medesimo risultato, non trattandosi di un caso di recidiva. Pertanto, sic-
come il diritto attualmente in vigore non risulta più favorevole agli imputati rispetto
a quello vigente all’epoca dei fatti, si giustifica l’applicazione di quest’ultimo.
2.3 Il 1° gennaio 2018 è entrata in vigore la revisione del diritto sanzionatorio nel CP
(RU 2016 1249; FF 2012 4181). La nuova normativa proposta si prefigge, da un
lato di ridurre la molteplicità delle sanzioni possibili – il lavoro di pubblica utilità
cessa infatti di essere considerato una pena a se stante divenendo una forma di
esecuzione – e dall’altro di ripristinare in parte le pene detentive di breve durata,
restringendo altresì il campo di applicazione di quelle pecuniarie (FF 2012 4193).
Per quel che concerne la multa non vi sono invece state modifiche. In questo
senso non rappresenta certamente lex mitior per cui anche sotto questo profilo
non vi è motivo di scostarsi dalle conclusioni di cui sopra.
2.4 Il vigente art. 97 cpv. 1 CP, applicabile in virtù dell’art. 2 DPA, prevede che l'a-
zione penale si prescrive in quindici anni se la pena massima è una pena deten-
tiva superiore a tre anni; in dieci anni se per il reato è comminata una pena de-
tentiva sino a tre anni; e in sette anni se la pena massima comminata è un’altra
pena. La novella legislativa, tendente al prolungamento dei termini di prescri-
zione, è in vigore dal 1° gennaio 2014 (RU 2013 4417; FF 2012 8119). Secondo
il diritto previgente, in vigore sino al 31 dicembre 2013, l’azione penale si prescri-
veva in quindici anni, se per il reato era comminata una pena detentiva superiore
a tre anni; in sette anni, se per il reato era comminata un’altra pena (vecchio
art. 97 cpv. 1 lett. b, c CP). Per quel che attiene al reato contestato agli imputati
in via principale, si rileva che la pena prevista è una pena detentiva sino a tre
anni o una pena pecuniaria (art. 46 cpv. 1 LBCR), motivo per cui anche sotto
questo profilo il nuovo diritto non costituisce lex mitior rispetto a quello vigente al
momento dei fatti. Analogo discorso anche nell’ipotesi subordinata di commis-
sione per negligenza ex art. 46 cpv. 2 LBCR, visto che, pur trattandosi di una
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contravvenzione, in applicazione dell’art. 52 LFINMA continua comunque a va-
lere un termine di prescrizione di sette anni (v. altresì infra consid. 3.6).
2.5 Certo, in base al nuovo art. 6 cpv. 2 dell’Ordinanza sulle banche e le casse di
risparmio (OBCR; RS 952.02), citato dalla difesa di B. (TPF p. 3.721.017), non
agisce a titolo professionale ai sensi della LBCR chiunque accetta sul lungo pe-
riodo più di 20 depositi del pubblico, oppure si presta pubblicamente ad accettarli,
se: a) accetta depositi del pubblico per un importo complessivo pari al massimo
a un milione di franchi; b) non investe i depositi del pubblico né corrisponde inte-
ressi sugli stessi; e c) prima che effettuino il deposito, informa i depositanti per
scritto o in un'altra forma che consenta la prova per testo che: 1. egli non sog-
giace alla vigilanza della FINMA, e 2. il deposito non è incluso nella garanzia dei
depositi (RU 2017 3823; in vigore dal 1° agosto 2017). Al contrario, giusta l’art. 3a
cpv. 2 della previgente OBCR, agiva a titolo professionale semplicemente chiun-
que accettava “sul lungo periodo più di 20 depositi del pubblico”. Tuttavia, visto
che come si vedrà meglio nei seguenti considerandi (v. infra consid. 4.2) è indub-
bio che le somme in questione siano state investite ai sensi dell’art. 6 cpv. 2 lett.
b della nuova OBCR, la nuova ordinanza non costituisce lex mitior, perché l’ec-
cezione dell’art. 6 cpv. 2 OBCR non sarebbe comunque data, mancando il requi-
sito dell’art. 6 cpv. 2 lett. b OBCR (su questo cambiamento legislativo, e sulle
condizioni cumulative per l’applicabilità di questa eccezione si veda più ampia-
mente SCHÄR, Aufsichtsrechtliche Herausforderungen im Zusammenhang mit
FinTech, in Finanzmarktausicht und Finanzmarktinfrastrukturen, a cura di Se-
ster/Brändli/Bartholet/Schiltknecht, 2018, pag. 696 e segg.).
2.6 Da quanto sopra discende che nella fattispecie si applica il diritto vigente al mo-
mento dei fatti.
3. Prescrizione
3.1 Ciò posto va ora esaminata nel concreto la questione della prescrizione.
3.2 Giusta l’art. 11 cpv. 3 DPA, per i delitti e le contravvenzioni, la prescrizione è
sospesa durante i procedimenti d’opposizione, di reclamo o giudiziari circa l’ob-
bligo di pagamento o restituzione o circa altre questioni pregiudiziali da decidere
secondo la singola legge amministrativa ovvero finché l’imputato sconti all’estero
una pena privativa della libertà.
3.3 Nella DTF 131 IV 83 il Tribunale federale ha abbandonato la figura giuridica di
unità sotto il profilo della prescrizione (v. consid. 2.4). L’Alta Corte ha comunque
confermato l’esistenza di situazioni in cui, sotto il profilo della prescrizione, una
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pluralità di atti forma ancora una sola entità (consid. 2.2.4.5). Il Tribunale federale
ha indicato due categorie di reati in cui una pluralità di atti possono ancora for-
mare una sola entità. Anzitutto i reati il cui fatto tipico presuppone già concettual-
mente, fattualmente, o comunque tipicamente, più singole condotte. Fra questi
viene in particolare indicata la rapina (art. 139 CP), la quale si compone di un
atto volto a rendere la vittima incapace di difendersi, e un secondo atto che com-
porta la sottrazione alla vittima di una cosa mobile. Nella citata sentenza del Tri-
bunale federale vengono inoltre portati gli esempi di reati come l’art. 165 CP, o
gli art. 272 e 274 CP, i quali comportano già per loro natura dei comportamenti
che durano nel tempo. In questi casi, giusta il vecchio art. 71 lett. d CP, rispetti-
vamente l’art. 98 lett. b CP, si considera il reato eseguito mediante atti successivi,
per cui la prescrizione decorre dal giorno in cui è stato compiuto l’ultimo atto. Vi
è poi una seconda categoria di reati indicati dal Tribunale federale, che presup-
pongono un’unità di tipo naturale. Fra questi, a titolo esemplificativo, viene indi-
cato il comportamento di chi tinteggia un muro mediante graffiti nel corso di notti
successive. In questo caso il reato è concluso al momento in cui il graffito è por-
tato a termine, nell’ultima notte.
3.3.1 Il comportamento qui in esame è fatto ricadere dal DFF sotto l’art. 46 cpv. 1 lett. a
LBCR. In base a questa disposizione è punito con una pena detentiva sino a tre
anni o con una pena pecuniaria chiunque, intenzionalmente, accetta indebita-
mente depositi del pubblico o depositi a risparmio. In caso di commissione per
negligenza è prevista la pena della multa fino a fr. 250'000.-- (v. art. 46 cpv. 2
LBCR). Si tratta dunque di sapere se il comportamento descritto (poco importa
se commesso intenzionalmente o in maniera colposa) si esaurisce al momento
dell’accettazione puntuale, nel senso di ricezione dei soldi rispettivamente di con-
clusione del relativo negozio obbligatorio, o se invece questo comportamento non
abbia una componente iterativa, nel senso che il fatto di tenere questi soldi in
deposito perpetui l’adempimento della fattispecie dell’art. 46 cpv. 1 lett. a, rispet-
tivamente cpv. 2 LBCR. La norma dell’art. 46 LBCR va interpretata non solo in
termini letterali ma anche sistematici e teleologici. Per l’interpretazione sistema-
tica e teleologica è anzitutto importante l’art. 1 cpv. 2 di questa legge. Secondo
questa norma le persone fisiche e giuridiche che non sottostanno alla legge sulle
banche non sono legittimate ad accettare depositi del pubblico a titolo professio-
nale. Giusta l’art. 3a cpv. 2 della previgente OBCR, qui applicabile (v. supra con-
sid. 2.5), agisce a titolo professionale ai sensi della legge sulle banche in parti-
colare “chiunque accetta sul lungo periodo più di 20 depositi del pubblico”. Agire
a titolo professionale presuppone dunque un comportamento che va oltre il sin-
golo atto e si basa sulla costante detenzione di depositi, con un obbligo duraturo
di restituzione. L’accettazione di cui all’art. 46 cpv. 1 lett. a LBCR non può dun-
que che essere interpretata in quanto azione di lunga durata, visto che la norma
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penale in quanto tale è proprio volta a punire chi, senza esserne autorizzato,
accetta depositi del pubblico a titolo professionale: insomma chi lavora come una
banca senza poterlo fare, il che non può che essere un agire duraturo, proprio
come richiesto perché si applichi la figura giuridica dell’unità sotto il profilo della
prescrizione di cui nella sopraccitata DTF 131 IV 83. Questa interpretazione è
stata ancora recentemente ribadita dal Tribunale penale federale nella sentenza
SK.2016.3 del 12 ottobre 2017 (v. consid. 2.2.3 e 3.6) ed è stata confermata dal
Tribunale federale nella sentenza 6B_1304/2017 del 25 giugno 2018 (v. con-
sid. 3.4.2).
3.3.2 Ne consegue che nel caso concreto la prescrizione ha cominciato a decorrere
solo nel momento in cui gli imputati hanno cessato di agire come una banca.
3.4 Il termine di prescrizione si estingue in seguito alla pronuncia di una sentenza di
prima istanza (art. 97 cpv. 3 CP); la decisione penale ai sensi dell’art. 70 DPA
corrisponde, sotto il profilo della prescrizione, ad una sentenza di prima istanza
ai sensi dell’art. 70 cpv. 3 CP (DTF 133 IV 112 consid. 9.4.4; sentenza del Tribu-
nale federale 6B_1304/2017 del 25 giugno 2018 consid. 2.4.2).
3.5 Nel caso concreto, l’azione penale non è prescritta, considerato che il 4 giugno
2018, quando sono state pronunciate le decisioni penali, il termine di prescrizione
di sette anni non era decorso.
3.6 Questo vale anche nell’ipotesi della contravvenzione ex art. 46 cpv. 2 LBCR. Di-
fatti, diversamente dalle contravvenzioni ex art. 109 CP, dove l’azione penale si
prescrive in tre anni, in ambito di leggi sui mercati finanziari il perseguimento delle
contravvenzioni si prescrive in sette anni (art. 52 LFINMA). Tale normativa, en-
trata in vigore il 1° gennaio 2009 (v. art. 61 cpv. 2 LFINMA), è qui applicabile
trattandosi di una pluralità di atti che giuridicamente formano comunque una sola
entità (v. supra consid. 3.3.1) e i fatti proseguiti dopo l’entrata in vigore di nuove
norme vengono giudicati secondo queste ultime. In tale ambito non è determi-
nante se i fatti si sono svolti solo in parte posteriormente all’entrata in vigore delle
nuove disposizioni. Tale aspetto dovrà però essere considerato ai fini della com-
misurazione della pena, nella misura in cui secondo le norme previgenti i fatti non
erano punibili o la pena prevista era più mite (POPP/BERKEMEIER, Commentario
basilese, 3a ediz. 2013, n. 11 ad art. 2 CP).
3.7 Per completezza, si rileva che entrambe le difese hanno sollevato un’eccezione
inerente all’interruzione dell’unità giuridica d’azione (DFF p. 90.13 [A.], p. 81.26
[B.]); eccezione che la difesa di A. ha ribadito anche nella sua arringa, sottoli-
neando come fra il contratto firmato da D. il 20 novembre 2009 e il contratto fir-
mato da E. il 15 giugno 2011 – unico contratto firmato nei sette anni precedenti
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al 4 giugno 2018, data delle decisioni penali che estinguono il termine di prescri-
zione – sarebbero passati ben diciannove mesi. Pertanto, fra i fatti penalmente
rilevanti vi sarebbe una cesura temporale tale da interrompere l’unità giuridica
d’azione.
A tal proposito, la Corte rileva che una tale cesura temporale non c’è invero stata,
siccome il 1° ottobre 2010 è stato firmato un ulteriore contratto con F. (v. tabella
infra consid. 4.4), non menzionato dalle difese. Anche sotto quest’ultimo profilo
non vi è dunque nessuna ragione per scostarsi dalle conclusioni di cui sopra al
consid. 3.3.
4. Infrazione contestata agli imputati
4.1 A entrambi gli imputati viene rimproverato di avere, dal 7 aprile 2009 al 15 giugno
2011, indebitamente accettato depositi del pubblico. In particolare, la società
C. SA (ora in liquidazione), di cui A. era azionista unico e B. amministratore unico,
avrebbe accettato denaro di terzi con l’impegno di investirlo in una piantagione
in Costa Rica e di corrispondere ad essi, dopo un determinato lasso di tempo,
parte del ricavato di un’eventuale vendita di alberi.
4.2 Giusta l’art. 46 cpv. 1 lett. a LBCR, chi intenzionalmente accetta indebitamente
depositi del pubblico o depositi a risparmio è punito con una pena detentiva sino
a tre anni o con una pena pecuniaria.
Le persone fisiche e giuridiche che non sottostanno alla legge sulle banche non
sono legittimate ad accettare depositi del pubblico a titolo professionale (art. 1
cpv. 2 LBCR).
Giusta l’art. 3a dell’ordinanza del 17 maggio 1972 sulle banche e le casse di ri-
sparmio (vOBCR; RS 952.02), in vigore fino al 31 dicembre 2014 e poi sostituita
dall’ordinanza del 30 aprile 2014, agisce a titolo professionale chiunque accetta
su un lungo periodo più di venti depositi del pubblico (cpv. 2). La predetta ordi-
nanza parte dal presupposto che tutti gli impegni passivi hanno carattere di de-
posito (v. circolare del 1° gennaio 2009 emanata dalla FINMA e intitolata “Depo-
siti del pubblico presso istituti non bancari” [in seguito: Circ. 08/3], n. 10). Non
sono considerate “depositi” unicamente le eccezioni elencate al terzo capoverso
dell’art. 3a vOBCR. Per quanto qui di interesse, va in particolare segnalato che,
giusta l’art. 3a cpv. 3 lett. a vOBCR, non sono considerati depositi i fondi ricevuti
come controprestazione in virtù di un contratto relativo al trasferimento di pro-
prietà o a prestazioni di servizi o consegnati a titolo di garanzia (lett. a). L’appli-
cazione di tale eccezione richiede il trasferimento effettivo di diritti reali al singolo
- 12 -
cliente, che corrisponde appunto una somma di denaro quale controprestazione
(sentenza del Tribunale federale 2A.332/2006 del 6 marzo 2007 consid. 5.2.1).
Per quel che concerne invece la nozione di “depositi del pubblico”, va segnalato
che non sono considerati tali i depositi di azionisti o soci del debitore aventi una
partecipazione qualificata o di persone ad essi legate per motivi economici o fa-
miliari (art. 3a cpv. 4 lett. b vOBCR). Gli azionisti qualificati, vale a dire quelli che
detengono più del 10% dei diritti di voto o del capitale (art. 3 cpv. 2 lett. cbis
LBCR), e le persone con un legame economico godono di una posizione privile-
giata e non possono essere trattati come il resto del pubblico (Circ. 08/3 n. 23).
Come giustamente rilevato dal DFF nelle proprie decisioni (v. punti 40-43 deci-
sione penale B. e punti 38-40 decisione penale A.) non vanno dunque considerati
né i versamenti di A. stesso in quanto azionista unico, né quelli della figlia, del
figlio, della moglie, del cognato e della sorella, applicando in analogia, come cri-
terio discriminante, l’elenco delle persone che hanno facoltà di non deporre per
legami personali giusta l’art. 168 cpv. 1 CPP. Certo la ratio legis di queste due
normative è diversa, ma ciò non toglie che la lista in questione permette di con-
cretizzare in maniera tanto pragmatica quanto precisa la nozione di legame fa-
miliare. Il fatto che l’ordinamento giuspenalistico riconosca a queste persone la
facoltà di non deporre è un segnale legislativo importante che si riverbera nell’in-
tero ordinamento giuridico svizzero ed è quindi ragionevole limitare il criterio di
rapporto familiare a queste persone. L’esistenza di legami di amicizia o di paren-
tela meno stretta con l’azionista (segnatamente il fidanzato ed il padrino della
figlia, G. e H., nonché la madrina del figlio, I.) non è dunque di rilievo, perché ciò
comporterebbe un eccessivo allargamento della nozione di rapporto familiare,
per tacere del fatto che in concreto non si tratterebbe di parenti nemmeno a livello
di diritto civile (v. art. 457 e segg. CC, nonché art. 90 CC; sulla nozione formale
di famiglia v. anche WOLF/GENNA, Erbrecht, vol. 1, Schweizerisches Privatrecht
IV/1, 2012, p. 113). Ne consegue che vanno considerati depositi “del pubblico”
quelli dei restanti 25 investitori che non hanno un simile legame.
Dato che questi investitori sono superiori alla soglia di 20 definita all’art. 3a cpv. 2
vOBCR per caratterizzare l’agire “a titolo professionale”, non vi è ragione di veri-
ficare se sia stata superata la soglia vigente in altri settori giuridici, segnatamente
quella dell’art. 36 dell’ordinanza del 17 ottobre 2007 sul registro di commercio o
quella dell’art. 957 e segg. CO. Il criterio è infatti diverso e nasce da quelle che
sono le funzioni fondamentali della legge sulle banche, in primis quella della tu-
tela del credito (v. DTF 121 II 147 consid. 3a; 116 Ib 193 consid. 2d; 99 Ib 104
consid. 5; MÜLLER, Commentario basilese, Bankengesetz, 2a ediz. 2013, Einlei-
tung, n. 19 e segg.), in sostanza per fare in modo che depositi di natura bancaria
- 13 -
vengano fatti nel rispetto di regole precise e non in maniera disordinata o comun-
que incontrollata.
Il primo deposito da considerare pubblico è quello in base al contratto concluso
il 17 luglio 2006 da J. per un ammontare totale di fr. 8600.-- (v. TPF p. 3.263.1.11
e segg.), somma versata sul conto della C. il 19 luglio seguente (DFF p. 10.44).
La soglia decisiva dei 20 investitori è invece stata superata il 25 aprile 2009 (e
non il 7 aprile 2009 come invece indicato nelle due decisioni contestate seppur
sulla base di quanto per svista allegato da C.; v. DFF p. 80.6), ovvero con il ven-
tunesimo investitore, K., il quale in base al predetto contratto ha pedissequa-
mente versato fr. 5400.-- (DFF p. 10.39). A partire dal 25 aprile 2009 si può dun-
que concludere che i depositi in questione siano stati accettati a titolo professio-
nale. Contrariamente a quanto sostenuto dai difensori degli imputati si tratta di
“depositi” in senso stretto visto che i soldi in questione non sono stati realmente
impiegati per acquistare degli alberi in Costa Rica a titolo individuale. Niente agli
atti e nemmeno gli imputati hanno potuto sostenerlo (v. TPF p. 3.731.016 e
3.732.011) permette di intravvedere l’esistenza di un vero e proprio contratto di
“compravendita”, che avrebbe potuto fare subentrare l’eccezione ex art. 3a lett. a
OCBR (v. anche BAHAR/STUPP, Commentario basilese, 2a ediz. 2013, n. 12 ad
art. 1 LBCR). In realtà si trattava di una forma di investimento in denaro travestita
da “compravendita” e a parte la consegna di certificati di dubbia validità giuridica
i clienti di C. non hanno mai acquistato alcunché e non appena si sono manife-
state le prime difficoltà da parte della controparte costaricense non è loro rimasto
in mano niente, per cui tutto il castello di carta costruito mediante C. è crollato.
La legge sulle banche serve del resto proprio ad evitare che si possano racco-
gliere depositi in maniera selvaggia con i rischi che questo comporta e che in
concreto si sono manifestati con conseguenze finanziarie molto gravi per i credi-
tori.
Da quanto sopra discende che sotto il profilo oggettivo C. ha indebitamente ac-
cettato depositi dal pubblico.
4.3 Giusta l’art. 6 DPA, se l'infrazione è commessa nella gestione degli affari di una
persona giuridica, di una società in nome collettivo o in accomandita, di una ditta
individuale o di una comunità di persone senza personalità giuridica, o altrimenti
nell'esercizio di incombenze d'affari o di servizio per terze persone, le disposizioni
penali si applicano alle persone fisiche che l'hanno commessa (cpv. 1). Il pa-
drone d'azienda, il datore di lavoro, il mandante o la persona rappresentata che,
intenzionalmente o per negligenza, in violazione di un obbligo giuridico, omette
di impedire un'infrazione del subordinato, mandatario o rappresentante ovvero di
- 14 -
paralizzarne gli effetti, soggiace alle disposizioni penali che valgono per l'autore
che agisce intenzionalmente o per negligenza (cpv. 2).
4.3.1 C. SA è una società con sede a U., con quale scopo sociale l’assistenza generale
e l’organizzazione di aziende industriali e commerciali, l’amministrazione di beni
mobili e immobili, l’assistenza contabile, fiscale, finanziaria, aziendale e giuridica,
l’assunzione di mandati fiduciari, di rappresentanze e d’agenzie (DFF p. 30.1-2).
A., che esercita l’attività di chiropratico, ne è azionista unico e in origine la utiliz-
zava per detenere le quote di una sua clinica (DFF p. 10.275 e 30.24-26). Ammi-
nistratore unico di C. era B., che ora vi funge da liquidatore ed è altresì presidente
del Consiglio d’amministrazione della L. SA, presso la quale C. ha il suo recapito
(DFF p. 30.1-2, 24 e 132-133). C. si trova in liquidazione a seguito di una deci-
sione in tal senso dell’assemblea generale del 20 gennaio 2016 (DFF p. 30.1-2).
4.3.2 A. è detentore dell’intero pacchetto azionario di C. (DFF p. 30.24) ed è stato l’ini-
ziatore dell’intero progetto incriminato (v. DFF p. 30.26). Egli ha inoltre indirizzato
gli interessati all’amministratore unico di C., B., il quale ha agito in qualità di or-
gano di C. (DFF p. 30.23), sottoscrivendo lui stesso i contratti con gli investitori e
con la M. di V. in Costa Rica.
4.3.3 Come tali, gli imputati, pur avendo agito con ruoli diversi, rispondono entrambi
per le attività esercitate in nome e per conto di C. (v. FAVRE/PELLET/STOUDMANN,
Droit pénal accessoire, 2018, n. 1.2 ad art. 6 DPA).
4.4 Dopo un viaggio in Costa Rica, nel quale era stato sensibilizzato sul problema
della deforestazione, la necessità di intervenire a tutela di un bene naturale e
sull’esistenza di un modo apparentemente intelligente e sicuro attraverso il quale
chiunque poteva dare un contributo alla soluzione o mitigazione del problema, A.
ha appreso della possibilità di investimento in Costa Rica, dove aveva visitato
personalmente delle piantagioni in cui vi era a suo dire la possibilità di “acqui-
stare” alberi per ottenere in seguito una parte del ricavato della vendita del rela-
tivo legno. A tale scopo il coimputato ha deciso di far capo alla suddetta società
C.. B. ha sottoscritto i contratti con i clienti di “compravendita di piante tropicali
da mettere a dimora” per C. ed in seguito ha effettuato i relativi acquisti in Costa
Rica. Non vi è stata una particolare pubblicizzazione e gli interessati erano fami-
liari, amici e pazienti che si rivolgevano ad A. (DFF p. 10.8-9 e 273-274). Tra il
17 giugno 2006 e il 15 giugno 2011, C. ha così stipulato 40 contratti per la somma
complessiva di fr. 282'720.-- con 31 investitori, tra cui lo stesso A. che ha a questo
scopo investito fr. 3'000.-- (DFF p. 30.99). I contratti sono stati in gran parte fina-
lizzati mediante versamenti dell’ordine di fr. 266'130.-- effettuati sul conto inte-
stato a C. presso N. (DFF p. 10.23-102). Nella seguente tabella sono riassunti i
- 15 -
vari investitori e i relativi investimenti, anche sulla base dei chiarimenti che si
sono resi necessari durante il dibattimento (v. TPF p. 3.732.3 e segg.):
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3.263.1. 005 e segg. 17.06.06 10.34 14.07.06 O. figlia 8600 8600
1
3.263.1. 011 e segg. 17.07.06 10.44 19.07.06 J. 8600 8600
2
3.263.1. 017 e segg. 26.06.06 10.34 28.06.06 P. 8600 8600
3
3.263.1. 023 e segg. 17.07.06 10.34 18.08.06 G.
 della  8600 8600
4
3.263.1. 028 e segg. 18.07.06 10.46 20.07.06 Dr. H.
padrino della  8600 8600
5
3.263.1. 034 e segg. 01.12.06 10.25 22.12.06 Q. 10800 10800
6
3.263.1. 040 e segg. 06.06.07 10.34 ? R. 10000 ?
 ha pagato in anticipo il 15.5.2007 (p. 3.732.7 e seg.)
4
3.263.1. 046 e segg. 18.07.07 10.25 23.07.07 Dr. H.
padrino della  5500 5500
7
3.263.1. 052 e segg. 18.07.07 ? ? S. 5500 ?
Agli atti  un  di fr. 5'500 da parte di T., senza il  .  A.   dei fr.5'500.-- che  per S. (p. 3.732.8)
8
3.263.1. 058 e segg. 22.10.07 10.35 25.10.07 AA. 10800 10800
9
3.263.1. 064 e segg. 25.11.07 10.26 27.11.07 BB. 7900 7900
8
3.263.1. 070 e segg. 10.12.07 10.35 13.12.07 AA. 16800 16800
10
3.263.1. 076 e segg. 17.12.07 10.35 21.12.07 CC. 6800 6800
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3.263.1. 082 e segg. 10.01.08 10.36 15.01.08 DD. figlio 3600 3600
11
3.263.1. 088 e segg. 28.04.08 10.36 05.05.08 EE. e FF. 5700 5700
12
3.263.1. 094 e segg. 29.04.08 10.36 08.05.08 GG. 16800 16800
13
3.263.1. 100 e segg. 20.06.08 10.37 01.07.08 HH. 13680 13680
14
3.263.1. 105 e segg. 20.06.08 10.37 01.07.08 T.
amico stretto 4560 4560
15
3.263.1. 111 e segg. 23.06.08 10.37 01.07.08 I.
madrina figlio 4560 4560
16
3.263.1. 117 e segg. 26.06.08 10.38 07.07.08 F. 4560 4560
17
3.263.1. 123 e segg. 30.06.08 10.37 15.07.08 II. 4560 4560
3.263.1. 129 e segg. 15.07.08 10.38 18.07.08 DD. figlio 4560 4560
18
3.263.1. 135 e segg. 16.07.08 10.36 ? JJ. 5700 ?
 ha pagato in anticipo il 27.05.2008. Ciò è stato ritenuto plausibile da entrambi gli imputati (p. 3.732.7)
14
3.263.1. 141 e segg. 06.11.08 10.38 13.11.08 T.
amico stretto 5400 5400
3.263.1. 147 e segg. 08.11.08 10.38 10.11.08 KK. cognato 5700 5400
19
3.263.1. 153 e segg. 15.01.09 10.39 23.01.09 LL. 5400 5400
20
3.263.1. 159 e segg. 07.04.09 10.39 14.04.09 MM. 9630 9630
21
3.263.1. 165 e segg. 25.04.09 10.39 01.05.09 K. 5400 5400
19
3.263.1. 171 e segg. 17.09.09 10.40 22.09.09 LL. 3990 3990
22
3.263.1. 175 e segg. 18.09.09 10.40 23.09.09 NN. e OO. 3990 3990
22
3.263.1. 181 e segg. 18.09.09 10.40 25.09.09 NN. e OO. 5700 5700
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3.263.1. 184 e segg. 18.09.09 ? ? PP. moglie 3990 ?
Secondo A., per il  sono stati  usati i soldi del conto della società (p. 3.732.6 e seg.)
21
3.263.1. 190 e segg. 18.09.09 10.39 25.09.09 K. 3990 3990
23
3.263.1. 196 e segg. 20.11.09 10.40 24.11.09 QQ. 6990 6990
24
3.263.1. 202 e segg. 20.11.09 10.31 ? D. 6990 ?
Risulta un versamento da parte di A., del 7.12.2009, di fr.7'000.--. A. ha  di avere versato i soldi per conto di D. (p. 3.732.7)
30.51 e segg. 01.12.09 10.41 03.12.09 A. imputato 3000 3000
3.263.1. 214 e segg. 10.02.10 10.41 12.02.09 RR. sorella 6790 6790
16
3.263.1. 220 e segg. 01.10.10 10.41 15.10.10 F. 6790 6780
25 30.122 e segg. 15.06.11 10.42 17.06.01 E. 6790 6790
 275’920 243’430
4.5 C. ha a sua volta stipulato dei contratti riguardanti “l’acquisto di alberi” con la M..
Nel periodo compreso tra il 6 settembre 2006 e l’8 luglio 2011 C. ha così effet-
tuato 32 versamenti per complessivi fr. 210'363.65. I bonifici a favore della M.
venivano effettuati mediante addebiti della carta Visa, sulla quale B. aveva boni-
ficato il corrispondente importo a contanti prelevato dal conto di C. presso N.
(DFF p. 10.108-272), chiuso il 25 luglio 2012 (DFF p. 10.32). Gran parte della
differenza tra gli importi bonificati dagli investitori e quelli versati alla M., equiva-
lente secondo il DFF a circa il 19% dei versamenti percepiti dagli investitori, è
stata prelevata da B. a contanti dal conto di C. presso la Banca SS. legato alla
carta Visa in quattro tranche di complessivi fr. 49'800.-- in data 19 settembre
2012, 25 ottobre 2012, 20 dicembre 2012 e 25 luglio 2013 (DFF p. 10.173, 179,
- 18 -
183 e 193). In base alle dichiarazioni rese da B. la differenza in questione era
destinata a coprire i costi amministrativi creati da queste operazioni a C. e meglio
a lui stesso (TPF p. 3.732.9).
4.6 Come risulta dai contratti versati agli atti le relazioni contrattuali di cui sopra erano
strutturate in due fasi distinte. In una prima fase gli investitori stipulavano un “con-
tratto di compravendita di piante tropicali da mettere a dimora” con C., che “ven-
deva” loro un determinato numero di piante di un determinato tipo messe o da
mettere a dimora in una piantagione nello Stato del Costa Rica. In base agli ac-
cordi contrattuali le piante sarebbero state tagliate entro il quindicesimo anno
dalla loro messa a dimora e trasformate in tronchi e travi atti alla vendita. Il ricavo
sarebbe stato versato all’acquirente da C., previa deduzione dei costi del taglio
e della trasformazione. Il punto 13 di ogni contratto precisava che la “proprietà”
degli alberi era estesa solamente a quella “che viene specificata espressamente
nel registro degli alberi a nome dell’acquirente”. Al punto 18 dei contratti l’acqui-
rente accettava di prendersi carico di ogni rischio correlato con le prestazioni
contrattuali e “di rinunciare a chiedere il rimborso del prezzo pagato, come pure
ogni eventuale danno alla venditrice” (DFF p. 10.284-301). In una seconda fase
C. stipulava a sua volta un contratto a suo nome denominato “TT.” con la M., che
si impegnava a mettere a dimora, curare e tagliare le piante scelte, versando a
C. il ricavato della vendita del legno. Le piante sarebbero state identificabili nella
piantagione e iscritte in un non meglio precisato “Tree Registry”. Successiva-
mente C. riceveva un certificato numerato attestante che la venditrice M. accet-
tava di far crescere le piante scelte da C. nelle sue piantagioni, dove sarebbero
state identificabili (DFF p. 10.282-283 e 30.120-121). Secondo le indicazioni di
A. questi certificati venivano messi a disposizione degli acquirenti (DFF p. 21.15).
Secondo A. la M. era a conoscenza del fatto che gli alberi contenuti nei lotti ac-
quistati da C. erano attribuiti a terzi, ma non è stato sostenuto e non emerge
nemmeno dagli atti che C. abbia comunicato alla M. i nomi dei singoli investitori
o che tale comunicazione fosse prevista.
4.7 Da un parere agli atti allestito il 29 gennaio 2014 da uno studio legale del Costa
Rica all’attenzione di A. quale “president” di C. si evince che, sulla base dei con-
tratti stipulati con la M. da parte di C., quest’ultima aveva acquisito il diritto con-
trattuale a beneficiare del ricavato derivante dalla vendita di circa 400 piante che
avrebbero dovuto essere pronte per il taglio. I tentativi di contatto con la M. non
avevano tuttavia avuto alcun esito e gli accertamenti effettuati dallo studio legale
in questione avevano permesso di determinare che nei confronti della società
erano già pendenti numerose cause. C. aveva pertanto la possibilità di chiedere
l’adempimento del suo contratto e in caso di mancato adempimento avviare
un’azione giudiziaria tendente ad un risarcimento per violazione contrattuale. La
- 19 -
possibilità di ottenere effettivamente un risarcimento era tuttavia legata alla si-
tuazione patrimoniale della M., che non lasciava ben sperare (DFF p. 30.128-
131).
4.8 Dal punto di vista soggettivo non si può negare che la motivazione degli imputati
non fosse quella di ingannare gli investitori e del resto la fattispecie in esame non
è quella della truffa ex art. 146 CP ma è un reato di natura puramente bancaria.
Ciò comunque non toglie che essi abbiano accettato depositi dal pubblico senza
preoccuparsi delle leggi in vigore in questo ambito. Entrambi sapevano di racco-
gliere molti soldi da molte persone e non solo da amici o parenti. Entrambi sape-
vano che la gestione di cifre così importanti necessitava una gestione professio-
nale, non a caso affidata ad una società anonima e prelevando commissioni im-
portanti, dell’ordine del 19%. Poco importa dunque che non conoscessero la so-
praccitata regola dei 20 investitori. Essi non potevano non sapere che la gestione
di questi soldi avveniva a titolo professionale. Da questo punto di vista non è
ipotizzabile né errore di fatto né errore di diritto. Diverso invece il discorso per
quanto riguarda l’acquisto della proprietà sugli alberi. Su questo aspetto, non a
caso attentamente approfondito nell’interrogatorio in aula di entrambi gli imputati,
questo Giudice è giunto alla conclusione che essi fossero effettivamente in buona
fede e del resto non si spiegherebbe perché A. stesso abbia ritenuto di “com-
prare” gli alberi anche a titolo personale (v. TPF p. 3.731.007), cosa di cui anche
B. era consapevole. Va dunque applicato l’art. 13 CP il quale prevede che chiun-
que agisce per effetto di una supposizione erronea delle circostanze di fatto è
giudicato secondo questa supposizione, se gli è favorevole (cpv. 1). Su questo
punto entrambi gli imputati hanno agito sulla base di una supposizione erronea
delle circostanze di fatto, motivo per cui, il dolo, anche eventuale, va escluso,
visto che non c’è nessun elemento per ritenere che abbiano accettato l’eventua-
lità che A. e le altre persone coinvolte non diventassero proprietarie degli alberi
in questione. Applicandosi l’art. 13 CP l’ipotesi dell’errore di diritto non si pone
perché l’autore che agisce sulla base di un errore sui fatti non può ovviamente
fare una corretta sussunzione di questi stessi fatti. Per essere in errore sull’illi-
ceità ex art. 21 CP bisogna anzitutto avere una visione chiara dei fatti commessi,
cosa che nel caso di specie non è successa. Ciò detto va acclarato se l’errore
avrebbe potuto essere evitato “usando le debite precauzioni” e se è quindi even-
tualmente data una commissione per negligenza (v. art. 13 cpv. 2 CP unitamente
ad art. 46 cpv. 2 LBCR). In effetti l’ingenuità non mette al riparo dal penale se
questa ingenuità sarebbe stata ragionevolmente evitabile. Che A. e B. siano stati
in parte ingenui è indubbio, ma la loro ingenuità non è nemmeno da sopravvalu-
tare visto che, a livello giuridico-contrattuale, entrambi si sono comunque caute-
lati introducendo clausole, certo presenti anche nei contratti con il Costa Rica,
ma di fatto svantaggiose per i propri clienti. Non si capisce dunque perché non si
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siano meglio informati sulle restanti conseguenze giuridiche di un simile con-
tratto, non soltanto consultando, come effettivamente hanno fatto, un legale in
Svizzera, ma anzitutto un legale costaricense, o perlomeno le autorità statali di
quel Paese, il che è evidente per chiunque abbia la pretesa di mettere in piedi
operazioni internazionali di questa portata. Gli imputati non sono del resto degli
sprovveduti, hanno entrambi una buona formazione e svolgono attività professio-
nali che presuppongono buone conoscenze culturali e capacità intellettive. Non
a caso, in seguito, quando i problemi sono venuti a galla, si sono subito attivati
in tal senso ed hanno finalmente contattato un legale costaricense (v. TPF
p. 3.731.015): con un minimo di buon senso avrebbero potuto e dovuto farlo su-
bito, ciò che gli avrebbe molto probabilmente permesso di evitare tutti i guai fi-
nanziari in cui sono finiti. A. è stato dunque negligente omettendo di chiarire con
sufficiente cura e serietà questi cruciali aspetti dell’affare; B. omettendo anzitutto
di accertarsi che A. avesse chiarito questi aspetti e quindi firmando dei contratti
come amministratore di C. senza sapere cosa succedeva esattamente in Costa
Rica con queste piante. In maniera speculare essi hanno pertanto omesso di
adottare le minime precauzioni che avrebbero loro permesso di evitare di cadere
in errore su uno degli aspetti cruciali dell’intera vicenda: l’acquisto della proprietà
sugli alberi in questione. Per tacere che non si vede come possa seriamente
ipotizzarsi che una persona possa diventare proprietaria di un albero senza che
da nessuna parte, in Costa Rica, risulti conosciuta. Sorprende del resto che non
si siano nemmeno chiesti se un simile istituto esista nel nostro Paese: se l’aves-
sero fatto avrebbero facilmente scoperto come il Codice civile svizzero non ha a
suo tempo recepito istituzioni analoghe, per altro conosciute nell’antico diritto
consuetudinario ticinese (v. a questo proposito CARONI, In tema di superficie ar-
borea [jus plantandi] nella prassi cantonale ticinese, in: Rivista patriziale ticinese
25/1971, p. 1 e segg.), proprio per evitare le complicazioni che nascono dal fatto
di avere una proprietà divisa tra il proprietario del fondo e quello dell’albero. Pur
non cancellando formalmente i diritti acquisiti (v. in ambito di beni patriziali art. 5
cpv. 3 del regolamento di applicazione della legge organica patriziale), il legisla-
tore ha deciso di non comprendere il cosiddetto jus plantandi fra i diritti reali rico-
nosciuti dal Codice, come del resto altre forme di proprietà condivisa che non
riteneva conformi al principio “superficie solo cedit” (v. più ampiamente MERLINI,
Un illusione in frantumi, 1993, p. 39 e segg. con riferimenti). A prescindere da
ciò, quello che conta è in definitiva il diritto costaricano e in questo campo è in-
dubbio che i loro accertamenti sono stati insufficienti e che così facendo hanno
danneggiato molte persone, tradendo la loro fiducia: persone che confidavano
legittimamente nel fatto che il tutto fosse gestito in maniera seria e professionale.
Che ciò non sia stato il caso traspare anche a livello contabile visti i numerosi
errori emersi durante il dibattimento (v. TPF p. 3.732.3-8), il che, pur non essendo
decisivo, non mette certo in buona luce il modo con cui gli imputati hanno agito.
- 21 -
Analogo discorso per quanto riguarda l’ammontare delle spese amministrative,
riguardo alle quali non risulta che gli imputati abbiano reso attenti i loro interlocu-
tori al momento della conclusione del contratto (v. TPF p. 3.732.9-10). Nell’in-
sieme emerge una gestione dell’affare lacunosa e a tratti dilettantesca, ma ciò
che più conta è il fatto che questo si sia ripercosso nei mancati approfondimenti
sul passaggio di proprietà degli alberi e quindi su uno degli elementi chiave della
fattispecie oggettiva (v. supra consid. 4.2).
4.9 Da quanto sopra discende che entrambi gli imputati si sono resi colpevoli di vio-
lazione colposa dell’art. 46 della legge sulle banche, infrazione commessa dal
25 aprile 2009 al 15 giugno 2011.
5. Pena
5.1 Entrambi gli imputati sono riconosciuti autori colpevoli di accettazione indebita di
depositi del pubblico ai sensi dell’art. 46 cpv. 2 LBCR. La pena edittale prevista
in base a questa norma è la multa fino a fr. 250'000.--.
5.2 La Corte ha già avuto modo di rilevare che nel caso concreto si applica il diritto
previgente alla riforma del diritto sanzionatorio (v. supra consid. 2.3).
5.3 La difesa di A. nella sede dibattimentale ha chiesto in subordine l’applicazione
dell’art. 52 CP, che prevede che l’autorità competente prescinda dal procedi-
mento penale, dal rinvio a giudizio o dalla punizione se la colpa e le conseguenze
del fatto sono di lieve entità. In base alla giurisprudenza, dopo la promozione
dell'accusa il giudice non può decidere, sulla base dell'art. 8 CPP, l'abbandono
del procedimento in presenza di una delle ipotesi previste dagli art. 52-54 CP.
Egli deve pronunciarsi sull'accusa e, in caso di colpevolezza, prescindere dalla
punizione (conferma della giurisprudenza resa sotto l'egida del previgente ordi-
namento processuale) (DTF 139 IV 220 consid. 3.4). L’art. 52 CP può essere
pertanto applicato alla punizione in quanto tale; questione che andrà comunque
trattata dopo l’analisi della colpevolezza (v. infra consid. 5.6).
5.4
5.4.1 Il giudice commisura la pena alla colpa dell’autore. Tiene conto della sua vita
anteriore e delle sue condizioni personali, nonché dell’effetto che la pena avrà
sulla sua vita (art. 47 cpv. 1 CP). La colpa è determinata secondo il grado di le-
sione o esposizione a pericolo del bene giuridico offeso, secondo la reprensibilità
dell’offesa, i moventi e gli obiettivi perseguiti, nonché, tenuto conto delle circo-
stanze interne ed esterne, secondo la possibilità che l’autore aveva di evitare
l’esposizione a pericolo o la lesione (art. 47 cpv. 2 CP). I criteri da prendere in
- 22 -
considerazione per la fissazione della pena sono essenzialmente gli stessi che
venivano applicati nel quadro della giurisprudenza relativa al previgente
art. 63 CP (DTF 129 IV 6 consid. 6.1; sentenza del Tribunale federale
6B_360/2008 del 12 novembre 2008 consid. 6.2). Non diversamente dal vecchio
diritto, la pena deve essere determinata ponderando sia la colpevolezza del reo
che l’effetto che la sanzione avrà su di lui.
5.4.2 Oltre a valutare il grado di colpevolezza, il giudice deve dunque tenere conto dei
precedenti e della situazione personale del reo, nonché della sua sensibilità alla
pena. Il grado di colpevolezza dipende anche dalla libertà decisionale di cui l’au-
tore disponeva: più facile sarebbe stato per lui rispettare la norma infranta, più
grave risulta la sua decisione di trasgredirla e pertanto anche il suo grado di col-
pevolezza; e viceversa (DTF 127 IV 101 consid. 2a; 122 IV 241 consid. 1a; sen-
tenza 6B_547/2008 del 5 agosto 2008 consid. 3.2.2). Parimenti al vecchio art. 63
CP, il nuovo art. 47 CP conferisce al giudice un ampio margine di apprezzamento
(sentenza del Tribunale federale 6B_207/2007 del 6 settembre 2007 con-
sid. 4.2.1, pubblicata in forumpoenale 2008, n. 8 p. 25 e seg.). In virtù
dell’art. 50 CP il giudice deve indicare nella sua decisione quali elementi, relativi
al reato e al suo autore, sono stati presi in considerazione per fissare la pena, in
modo tale da garantire maggiore trasparenza nella commisurazione della pena,
facilitandone il sindacato nell’ambito di un’eventuale procedura di ricorso (sen-
tenza 6B_207/2007 loc. cit.). Il giudice non è obbligato ad esprimere in cifre o in
percentuali l’importanza attribuita a ciascuno degli elementi citati, ma la motiva-
zione del giudizio deve permettere alle parti e all’autorità di ricorso di seguire il
ragionamento che l’ha condotto ad adottare il quantum di pena pronunciato
(cfr. DTF 127 IV 101 consid. 2c p. 105).
5.4.3 Quando la componente oggettiva di un reato consiste per definizione, di fatto o
tipicamente, in una pluralità di atti, secondo la giurisprudenza dell’Alta Corte vi è
un’unità giuridica d’azione (DTF 131 IV 83 consid. 2.4.5). Dal punto di vista del
diritto penale tali atti costituiscono un unico reato, la cui durata, analogamente ai
casi in cui si è in presenza di un reato permanente, si protrae durante un certo
lasso di tempo. Ne consegue che la commisurazione della pena avviene senza
che si consideri che vi sia concorso tra i singoli atti (ACKERMANN, Commentario
basilese, 3a ediz. 2013, n. 72 ad art. 49 CP; DUPUIS/MOREILLON/PIGUET/BER-
GER/MAZOU/RODIGARI, Petit Commentaire, Code pénal, 2a ediz. 2017, n. 9 ad
art. 49 CP).
5.4.4 Giusta l’art. 48 CP lett. e CP, il giudice attenua la pena se questa ha manifesta-
mente perso di senso visto il tempo trascorso dal reato e da allora l’autore ha
tenuto una buona condotta. Questa circostanza attenuante è in ogni caso data
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se sono trascorsi i due terzi del termine di prescrizione dell’azione penale (DTF
132 IV 1 consid. 6.2). Se attenua la pena, il giudice non è vincolato alla pena
minima comminata (art. 48a cpv. 1 CP) e può pronunciare una pena di genere
diverso da quello comminato, ma è vincolato al massimo e al minimo legali di
ciascun genere di pena (art. 48a cpv. 2 CP).
5.5 La Corte ha anzitutto accertato che A., cittadino svizzero classe 1940, ha svolto
la propria attività professionale quale chiropratico a partire dalla seconda metà
degli anni Sessanta e risulta tuttora attivo, pur avendo superato l’età del pensio-
namento (TPF p. 3.731.2). Egli è coniugato e ha due figli indipendenti in età
adulta. Ha un reddito mensile netto di fr. 4'150.--, ai quali si aggiunge una rendita
AVS/AI di fr. 2'539.--, e ha dichiarato di avere una sostanza di fr. 400'000.--, gra-
vata da un debito ipotecario di fr. 260'000.-- (TPF p. 3.371.18). Egli non ha pre-
cedenti penali e a suo carico non figurano né esecuzioni né attestati di carenza
beni (TPF p. 3.231.1.2; p. 3.231.3.2).
Per quel che attiene a B., cittadino svizzero classe 1969, egli è coniugato e ha
due figlie nate nel 2004 e nel 2007 (TPF p. 3.732.2). Egli ha conseguito il diploma
di commercio nel 1988 e ha poi frequentato la scuola di contabile federale. Dal
1985 al 1990 ha lavorato per la L. SA e dal 1991 lavora come consulente fiscale,
contabile e amministrativo di diverse società (DFF p. 51.3). Ha un reddito mensile
netto di fr. 10'000.-- e valori immobiliari con un valore di stima di circa
fr. 500'000.- , gravati da debiti ipotecari per un totale di fr. 638’000.-- (TPF
p. 3.232.4.5 e seg.). Egli non ha precedenti penali e a suo carico non figurano
attestati di carenza di beni. Dall’estratto del registro dell’ufficio esecuzioni e falli-
menti risultano due esecuzioni estinte e due che sono state oggetto di opposi-
zione (TPF p. 3.232.1.2; p. 3.232.3.2 e seg.).
La Corte ha pertanto preso atto del fatto che sia A. che B. sono incensurati e
benestanti, e che entrambi risultano bene integrati sia professionalmente che so-
cialmente. Entrambi gli imputati inoltre hanno collaborato con le autorità nel corso
dell’inchiesta e del procedimento penale. Nell’ambito della commisurazione della
pena, la loro incensuratezza è stata considerata in maniera neutra (v. DTF 136
IV 1 consid. 2.6.4).
5.6 Con mente alle componenti oggettive e soggettive della colpevolezza, la Corte
ha anzitutto ritenuto che la cifra di depositi indebitamente accettati è relativa-
mente bassa se si considera la tipologia criminologica del reato in esame, e che
il numero di depositanti nel caso concreto supera di poco la soglia al di sopra
della quale chi accetta depositi del pubblico agisce a titolo professionale. Ciò non
toglie che col loro agire ben poco oculato abbiano concretamente (e in maniera
ben difficilmente rimediabile) messo in pericolo gli investimenti di molte persone
- 24 -
che in buona fede confidavano in loro. In quella forma non a caso la FINMA non
avrebbe mai autorizzato la loro attività e dalle gravi conseguenze del loro agire
si capisce anche perché. Dal punto di vista quantitativo ci si trova comunque di
fronte ad investimenti dell’ordine di quasi 250'000.-- e ad un’attività che si è pro-
tratta a lungo nel tempo. Considerate queste circostanze, i margini per l’applica-
zione dell’art. 52 CP, di cui alla richiesta della difesa di A. (v. supra consid. 5.3),
sono dunque inesistenti. La Corte ha d’altro canto considerato leggermente a
favore di entrambi gli imputati il fatto che l’art. 52 LFINMA è entrato in vigore il
1° gennaio 2009 (v. supra consid. 3.6).
La Corte ha altresì constatato che gli imputati hanno mostrato un certo penti-
mento per le conseguenze del loro agire. In questo non vi era inoltre alcuna vo-
lontà truffaldina, come del resto già rilevato in precedenza (v. supra consid. 4.8).
Per quel che concerne nello specifico l’imputato A., egli è stato senza dubbio
alcuno l’ideatore del progetto d’investimento in Costa Rica. Ha dapprima investito
il suo denaro, coinvolgendo in seguito anche famigliari e amici e mettendo a loro
disposizione la sua società per facilitare le pratiche d’investimento. Egli ha certo
anzitutto agito per motivi ideali, convinto di promuovere la crescita di alberi in
Costa Rica e di contribuire alla protezione dell’ambiente, ma ciò non toglie che
nel suo intento vi fosse nondimeno una componente finanziaria, come tra l’altro
da lui stesso ammesso nella sede dibattimentale (TPF p. 3.731.9). Va d’altro
canto rilevato che A. è stato toccato in prima persona dalle conseguenze dei suoi
atti, perdendo una somma considerevole del proprio denaro e facendo perdere
risparmi considerevoli anche ai suoi famigliari. La sua condotta denota senz’altro
una buona dose d’ingenuità; tuttavia, trattandosi di una persona con una forma-
zione di livello superiore, nonostante l’età, egli avrebbe dovuto dare prova di
maggiore prudenza, siccome non agiva unicamente per conto proprio, ma dispo-
neva altresì del denaro di terzi che avevano fiducia in lui. Nel complesso la Corte
ha valutato la colpevolezza di A. come non elevata.
Per quel che riguarda invece B., egli è stato coinvolto nel progetto in quanto am-
ministratore unico di C.. Nel suo agire le motivazioni ideali giocano un ruolo se-
condario rispetto a quelle economiche; egli ha difatti guadagnato all’incirca
fr. 24'000.-- per la gestione di C. negli anni di interesse per la fattispecie (TPF
p. 3.732.12). A mente della Corte, in qualità di professionista in ambito contabile
egli avrebbe dovuto prestare più attenzione, e ciò a prescindere dalle informa-
zioni che gli venivano fornite da A.. Rispetto alla colpevolezza di quest’ultimo
quella di B. è pertanto più elevata, pur restando sempre ancora lieve.
5.7 Considerato il lungo tempo trascorso dai fatti – occorsi prima del 15 giugno 2011,
vale a dire più di sette anni or sono, durata che eccede quindi quella del termine
- 25 -
di prescrizione dell’azione penale di sette anni – e la buona condotta tenuta da
entrambi gli imputati da allora, la loro pena dovrà essere attenuata in modo con-
siderevole giusta l’art. 48 lett. e CP.
5.8 Alla luce di quanto sopra esposto, ponderate tutte le circostanze, la Corte nel
caso di A. giudica adeguata una multa di fr. 3'000.--. In caso di mancato paga-
mento della multa per colpa dell’autore, viene ordinata una pena detentiva sosti-
tutiva di un mese (v. art. 106 cpv. 2 e 3 CP).
Per quel che concerne B., la Corte ritiene adeguata una multa di fr. 9'000.--. In
caso di mancato pagamento della multa per colpa dell’autore, viene ordinata una
pena detentiva sostitutiva di tre mesi (v. art. 106 cpv. 2 e 3 CP).
6. Spese e ripetibili
6.1 Le spese del procedimento amministrativo comprendono i disborsi, incluse le
spese del carcere preventivo e quelle della difesa d’ufficio, la tassa di decisione
e le tasse di stesura (art. 94 cpv. 1 DPA). L’ammontare delle tasse di decisione
e di stesura è determinato da una tariffa emanata dal Consiglio federale (art. 94
cpv. 2 DPA). Ai sensi dell’art. 7 cpv. 2 lett. c dell’ordinanza del 25 novembre 1974
sulle tasse e spese nella procedura penale amministrativa (RS 313.32), l’importo
della tassa di decisione per la decisione penale varia da un minimo di fr. 100.-- a
un massimo di fr. 10'000.--, mentre giusta l’art. 12 cpv. 1 lett. a della medesima
ordinanza la tassa di stesura si compone di una tassa di fr. 10.-- per la confezione
dell’originale.
In considerazione di quanto testé indicato, il DFF in entrambe le decisioni penali
del 4 giugno 2018 ha fissato a fr. 2'190.-- le spese procedurali (fr. 2'000.-- per la
tassa di decisione e fr. 190.-- per la tassa di stesura).
Nella sede dibattimentale, il DFF ha chiesto che entrambi gli imputati venissero
condannati al pagamento delle spese procedurali di fr. 2'400.-- ciascuno.
6.2 Le spese del procedimento giudiziario e la loro ripartizione si determinano, fatto
salvo l’art. 78 cpv. 4, secondo gli art. 417-428 CPP (art. 97 cpv. 1 DPA). Ai sensi
dell’art. 424 cpv. 1 CPP, la Confederazione e i cantoni disciplinano il calcolo delle
spese procedurali e fissano gli emolumenti.
6.2.1 Implicitamente, nella sede dibattimentale la rappresentante del DFF ha chiesto
di aggiungere alle spese procedurali già indicate nella decisione penale
fr. 420.--.
- 26 -
Siccome nella procedura giudiziaria l’amministrazione agisce quale accusatore
unitamente al MPC, per la determinazione degli emolumenti del DFF risulta giu-
stificata l’applicazione del regolamento del Tribunale penale federale sulle spese,
gli emolumenti, le ripetibili e le indennità della procedura penale federale
(RSPPF; RS 173.713.162). Giusta l’art. 6 cpv. 4 lett. c RSPPF, in caso di chiu-
sura con un atto d’accusa l’emolumento relativo all’istruttoria oscilla tra
fr. 1’000.-- e fr. 100’000.--. Le spese sostenute dall’accusatore sono già com-
prese nell’emolumento (sentenze del Tribunale penale federale SK.2015.25 del
19 novembre 2015 consid. 6.2.1; SK.2015.23 del 24 settembre 2015 con-
sid. 6.2.1; SK.2011.6 del 22 luglio 2011 consid. 10.3).
Alla luce di quanto testé esposto, e dato che le spese del procedimento ammini-
strativo di cui al consid. 6.1 devono essere prese in considerazione in questa
sede, essendo le stesse assimilabili agli emolumenti riscossi dal MPC in caso di
chiusura dell’istruttoria con un decreto d’accusa (art. 6 cpv. 4 lett. a RSPPF), la
Corte ritiene adeguato un emolumento di istruttoria complessivo di fr. 4'800.--
(già comprensivi dell’importo di cui al consid. 6.1, pari a fr. 4'380.--).
6.2.2 Nelle cause giudicate dalla Corte penale davanti al giudice unico, l’emolumento
di giustizia varia tra i fr. 200.-- e i fr. 50’000.-- (art. 7 lett. a RSPPF).
Nel caso in esame l’emolumento legato all’attività di questo Tribunale è fissato a
fr. 2'000.--, importo adeguato per questa tipologia di cause.
6.3 In caso di condanna, l'imputato sostiene le spese procedurali. Sono eccettuate
le sue spese per la difesa d'ufficio; è fatto salvo l'art. 135 cpv. 4 CPP (art. 426
cpv. 1 CPP). L'imputato non sostiene le spese procedurali causate dalla Confe-
derazione o dal Cantone con atti procedurali inutili o viziati (art. 426 cpv. 3 lett. a
CPP) o derivanti dalle traduzioni resesi necessarie a causa del fatto che l'impu-
tato parla una lingua straniera (art. 426 cpv. 3 lett. b CPP). Nella sentenza, le
spese del procedimento amministrativo possono essere ripartite come quelle del
procedimento giudiziario (art. 97 cpv. 2 DPA).
Nel caso in esame, la Corte ritiene che le spese procedurali, che ammontano
complessivamente a fr. 6’800.--, debbano essere equamente poste a carico degli
imputati in ragione di fr. 3'400.-- ciascuno, a prescindere quindi dal diverso grado
di colpevolezza, il quale in casu non si ripercuote in maniera decisiva sui costi
effettivi cagionati allo Stato.
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7. Indennità
7.1 Conformemente all’art. 99 cpv. 1 DPA – applicabile per analogia anche nel pro-
cedimento giudiziario condotto nell’ambito di una procedura di diritto penale am-
ministrativo (art. 101 cpv. 1 DPA) – all’imputato che ha beneficiato dell’abban-
dono del procedimento o è stato punito soltanto per inosservanza di prescrizioni
d’ordine è assegnata un’indennità per i pregiudizi sofferti.
7.2 A. ha espressamente rinunciato a un eventuale indennizzo (v. supra consid. I2).
7.3 B., tramite istanza del 10 ottobre 2018, ha chiesto il riconoscimento di un’inden-
nità per le sue spese di patrocinio (TPF p. 3.721.9 e segg.).
Nel caso concreto, considerato che B. è stato riconosciuto autore colpevole di
accettazione indebita di depositi del pubblico commessa per negligenza ai sensi
dell’art. 46 cpv. 2 LBCR, l’istanza d’indennità deve essere respinta.
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