Decision ID: d890342c-1053-557f-b8f7-6a38cf739767
Year: 2022
Language: it
Court: CH_BVGE
Chamber: CH_BVGE_001
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: 

Fatti:
A.
A._ (il ricorrente), cittadino siriano di confessione cristiana
ortodossa, nato il ... 1960 e originario di Qamishli (nordest della Siria),
capoluogo del Kurdistan siriano, e residente nella città di ..., di professione
..., è sposato con una cittadina libanese, nata il
... 1961, dalla quale ha avuto un figlio e una figlia, venuti alla luce il ...
1985, rispettivamente il ... 1993, entrambi di nazionalità siriana.
B.
L’11 aprile 2016, grazie ad un visto d’entrata ottenuto dall’Ambasciata di
Svizzera in Libano (Ambasciata) a Beirut, la figlia del ricorrente è giunta in
Svizzera insieme a sua madre, dove ha depositato una domanda d’asilo
(procedura N ...). Il 6 marzo 2018, la Segreteria di Stato della migrazione
(SEM) ha respinto la sua domanda, pronunciando la sua ammissione
provvisoria (permesso F). Il 23 giugno 2020, mediante sentenza definitiva,
il Tribunale amministrativo federale (TAF) ha confermato la decisione della
SEM (procedura D-2051/2018; N.B.: benché l’intera procedura d’asilo sia
stata formalmente condotta soltanto in relazione alla figlia del ricorrente,
anche a sua madre è stato concesso un permesso F [procedura ...]).
C.
Il 2 luglio 2017, il ricorrente aveva sollecitato il rilascio di un visto umanitario
all’Ambasciata, che non vi aveva dato seguito. Il 21 settembre 2017, la
SEM aveva rigettato l’opposizione contro la decisione dell’Ambasciata. Il
25 maggio 2018, adito dal ricorrente, questo Tribunale aveva respinto il suo
gravame contro la decisione su opposizione della SEM, e ciò per la ragione
che egli non si trovava “in una situazione di particolare emergenza che
rende indispensabile l'intervento delle autorità” (consid. 3 della sentenza,
definitiva, della procedura F-6012/2017).
D.
Il 22 marzo 2021, il ricorrente ha depositato una nuova domanda di visto
umanitario all’Ambasciata, facendo valere, in particolare, di essere
gravemente malato (“seriously ill”) in quanto affetto da un’ipertrofia
prostatica ostruttiva parziale, una doppia ernia inguinale, un’ulcera peptica
e uno sconforto psicologico importante. In proposito, il ricorrente ha
aggiunto di non avere diritto a un trattamento terapeutico (“no right to
medical treatment”) in Siria, dove i medicamenti necessari non sono
disponibili (“in no way available”), puntualizzando che non potrebbe
comunque permetterseli (“I cannot afford them”). Riguardo al suo statuto,
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il ricorrente ha dichiarato di avere tentato di registrarsi presso l'Alto
Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR), ma di non aver
potuto poiché la registrazione è riservata, prioritariamente, a famiglie,
bambini e persone che sono state ferite in guerra (“In consideration that I
am not in these cases, UNHCR didn’t register me”). Il ricorrente ha
precisato di non avere chiesto rifugio in Siria, vivendo per il momento in
una casa, di cui non può pagare l’affitto, ciò che lo espone al rischio di
essere sfrattato (“it is possible that I will be pushed out of the house where
I live, because I can not afford the rent. Shall that happen, I will go to a
refugee camp”). In relazione alle sue condizioni di vita, il ricorrente ha
asserito di vivere in un monolocale senza riscaldamento, elettricità ed
acqua (“studio apartment without heating, electricity, and water”), di non
poter più lavorare a causa del suo stato di salute (“due to my health
conditions, I cannot work anymore”), e di dipendere da una piccola
pensione che non copre tutte le sue spese (“I rely on a small pension which
regretfully cannot cover all my living expenses”). Egli ha aggiunto di vivere
da solo in Siria, senza sua moglie e sua figlia che risiedono in Svizzera, e
di cominciare ad avere problemi di soldi (“I am slowly but inevitably running
out of money”), concludendo di essere condannato in Siria nella misura in
cui non può beneficiare di alcun aiuto umanitario (“Here in Syria, I am
essentially doomed as humanitarian associations on the ground do not take
my case into their care”).
E.
Il 16 aprile 2021, l’Ambasciata ha respinto la domanda di visto umanitario,
argomentando che il ricorrente si trova in uno Stato terzo sicuro, il Libano
(“staying in a safe third country”), e che non è esposto ad un pericolo serio
ed imminente nel suo paese d’origine o di residenza, la Siria (“not in
imminent and serious danger of bodily harm in your country of origin or in
your country of residence”).
F.
Il 20 maggio 2021, rappresentato da sua figlia, il ricorrente ha inoltrato
un’opposizione contro la decisione dell’Ambasciata alla SEM, chiedendo
che gli sia accordato il visto di entrata per la Svizzera.
In sostanza, riguardo alla questione dello Stato terzo sicuro, il ricorrente ha
rilevato di non vivere in Libano, ma in Siria, precisando di essersi recato a
Beirut unicamente per “depositare la domanda di visto umanitario”. Su
questa scia, egli ha sostenuto che, secondo “la prassi e la giurisprudenza”,
la Siria non può essere considerata come uno Stato terzo sicuro, per cui il
suo rinvio in questo paese “non è ragionevolmente esigibile”. In aggiunta a
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ciò, il ricorrente ha affermato che la sua “incolumità fisica è direttamente,
seriamente e concretamente minacciata”, ricordando che sua figlia ha
dovuto lasciare la Siria, insieme a sua madre, dopo essere “stata fermata
da un gruppo fondamentalista e trattenuta per tre giorni”. Per il resto, il
ricorrente ha ribadito di vivere “da solo, in un paese insicuro, senza una
rete sociale e familiare che mi possa aiutare, senza accesso ai
medicamenti di base, in quanto non posso permettermeli (e se potessi, a
causa del conflitto, sarebbero difficilmente reperibili) in una grave
condizione di salute”.
G.
Il 31 agosto 2021, la SEM ha respinto l’opposizione del ricorrente,
confermando il rifiuto dell’Ambasciata di autorizzarlo ad entrare in Svizzera.
In sunto, la SEM evidenzia come il ricorrente abbia potuto recarsi in Libano
dalla Siria per depositare la domanda di visto umanitario, cosicché “aveva
la possibilità di sollecitare l’aiuto e il sostegno dell’UNHCR o di un’ONG in
Libano, accedendo quindi ai relativi programmi (segnatamente per
l’alloggio e le cure mediche)”. In proposito, riferendosi alla giurisprudenza
di questo Tribunale, la SEM argomenta che il fatto di recarsi in uno Stato
terzo per depositare una domanda di visto, per poi ritornare nel proprio
Stato di residenza, permette “generalmente di considerare che una
minaccia giustificante il rilascio di un visto umanitario non sia presente”.
Per quanto concerne lo stato di salute del ricorrente, le sue difficoltà
finanziarie e le sue condizioni di vita precarie in Siria, la SEM conclude che
“niente indica che [egli] si trovi in una situazione di rigore particolare che
renda indispensabile l’intervento delle autorità [svizzere]”.
H.
Il 30 settembre 2021, per il tramite di sua figlia, il ricorrente ha adito questo
Tribunale, chiedendo, previa “esenzione dal versamento di tasse ed
emolumenti amministrativi”, che la decisione su opposizione della SEM sia
annullata e che gli sia accordato il visto d’entrata in Svizzera.
All’impugnativa il ricorrente ha allegato un certificato medico del 22
settembre 2021, in traduzione inglese autenticata, in cui è riportato che è
stato sottoposto in Siria, il 15 aprile 2021, ad un intervento chirurgico per
rimediare ad un’ernia inguinale.
In compendio, approfondendo alcuni argomenti da lui già esposti davanti
alla SEM, il ricorrente comincia col puntualizzare che, se volesse registrarsi
presso le autorità libanesi, dovrebbe pagare “una tassa annuale di 200
dollari per poter rimanere nel Paese, somma che non sono in grado di
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permettermi”, per concludere che “il Libano non è un paese di asilo (ed in
effetti non ha neanche sottoscritto la Convenzione sui Rifugiati)”, e che non
può quindi essere ritenuto “una valida alternativa di rifugio, considerati i
miei gravi problemi di salute”. Il ricorrente ne inferisce che si trova “in una
situazione tale da rendere indispensabile l’intervento delle autorità
svizzere”.
I.
Il 20 ottobre 2021, questo Tribunale ha esentato il ricorrente dal pagamento
di un anticipo equivalente alle presunte spese processuali, invitando nel
contempo la SEM a rispondere al ricorso.
J.
Il 2 novembre 2021, la SEM ha inoltrato la sua risposta, limitandosi a
chiedere di respingere il ricorso e confermare la decisione impugnata.

Diritto:
1.
1.1 Secondo l’art. 31 della legge sul Tribunale amministrativo federale del
17 giugno 2005 (LTAF, RS 173.32), questo Tribunale giudica i ricorsi contro
le decisioni ai sensi dell’art. 5 della legge federale del 20 dicembre 1968
sulla procedura amministrativa (PA, RS 172.021), salvo nei casi previsti
all’art. 32 LTAF, emanate dalle autorità menzionate all'art. 33 LTAF.
La SEM fa parte delle dette autorità (art. 33 lett. d LTAF) e il provvedimento
del 31 agosto 2021 (conferma del rifiuto di rilasciare il visto umanitario),
che non rientra peraltro nell'elenco dell'art. 32 LTAF, costituisce una
decisione ai sensi dell’art. 5 cpv. 2 PA, dimodoché questo Tribunale è
competente a giudicare il presente ricorso. Dato che la procedura verte su
una decisione in materia di diritto degli stranieri concernente l’entrata in
Svizzera di una persona che non è cittadino di uno Stato membro
dell’Unione europea, la presente sentenza non può essere impugnata
davanti al Tribunale federale ed è quindi definitiva (cfr. art. 83 lett. c cifra 1
della legge sul Tribunale federale del 17 giugno 2005 [LTF, RS 173.110]).
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1.2 Ha diritto di ricorrere chi ha partecipato al procedimento dinanzi
all’autorità inferiore, è particolarmente toccato dalla decisione impugnata e
ha un interesse degno di protezione all’annullamento o alla modificazione
della stessa (art. 48 cpv. 1 PA). Il ricorso deve essere depositato entro
trenta giorni dalla notificazione della decisione (art. 50 cpv. 1 PA) e
contenere le conclusioni, i motivi, l'indicazione dei mezzi di prova e la firma
del ricorrente o del suo rappresentante, con allegati, se disponibili, la
decisione impugnata e i documenti indicati come mezzi di prova (art. 52
cpv. 1 PA).
In concreto, il ricorrente, destinatario della decisione su opposizione
impugnata, ha inoltrato il ricorso tempestivamente, nel rispetto dei requisiti
previsti dalla legge, per cui lo stesso è ammissibile e nulla osta quindi
all’esame del merito del litigio.
2.
Con il deposito del ricorso, la trattazione della causa, oggetto della
decisone impugnata, passa a questo Tribunale (effetto devolutivo), che ha
un pieno potere d’esame riguardo all'applicazione del diritto, compreso
l'eccesso o l'abuso del potere di apprezzamento, all'accertamento inesatto
o incompleto dei fatti giuridicamente rilevanti, come pure, in linea di
principio, all'inadeguatezza (artt. 49 e 54 PA). È determinante, in primo
luogo, la situazione fattuale al momento del giudizio (cfr. DTAF 2014/1
consid. 2 con i riferimenti giurisprudenziali).
Questo Tribunale è, in linea di massima, vincolato dalle conclusioni delle
parti (principio dispositivo), a meno che, nell’ambito dell’oggetto del litigio,
siano soddisfatte le condizioni per concedere di più (“reformatio in melius”)
o di meno (“reformatio in peius”) rispetto a quanto richiesto (art. 62 cpv. 1
a 3 PA: massima dell'ufficialità; cfr. MADELEINE CAMPRUBI, in: Christoph
Auer/Markus Müller/Benjamin Schindler [ed.], Bundesgesetz über das
Verwaltungsverfahren – Kommentar, 2a ed., 2019, n. 8 ad art. 62 PA).
Questo Tribunale non è invece vincolato, in nessun caso, dai motivi del
ricorso (art. 62 cpv. 4 PA: principio dell'applicazione d'ufficio del diritto).
3.
Il presente litigio verte sul rifiuto della SEM di accordare al ricorrente il visto
umanitario da lui richiesto, dimodoché si tratta di verificare se le condizioni
per il rilascio dello stesso siano o non siano soddisfatte.
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4.
4.1 In generale, la procedura relativa ai visti e all’entrata in Svizzera
nonché alla partenza dalla Svizzera è retta dalla legge federale del 16
dicembre 2005 sugli stranieri e la loro integrazione [LStrI, RS 142.20]),
come pure dall’ordinanza concernente l’entrata e il rilascio del visto del 15
agosto 2018 (OEV, RS 142.204).
4.2 Si applica invece l’Accordo del 26 ottobre 2004, in vigore dal 1° marzo
2008, tra la Confederazione Svizzera, l'Unione europea e la Comunità
europea, riguardante l'associazione della Svizzera all'attuazione,
all'applicazione e allo sviluppo dell'acquis di Schengen (AAS), nella misura
in cui esso contempli disposizioni divergenti rispetto alla LStrl (cfr. art. 2
cpv. 4 LStrl e art. 2 AAS; cfr. anche la sentenza TAF F-190/2017 del 9
ottobre 2018 consid. 3).
Gli atti normativi dell’acquis di Schengen sono, fondamentalmente, i
seguenti:
- il regolamento (UE) 399/2016 del Parlamento europeo e del Consiglio del
9 marzo 2016, che istituisce un codice comunitario relativo al regime di
attraversamento delle frontiere da parte delle persone (codice frontiere
Schengen, Gazzetta ufficiale [GU] L 77 del 23 marzo 2016, pagg. 1-52),
modificato dal regolamento (UE) 2017/458 del Parlamento europeo e del
Consiglio del 15 marzo 2017 (GU L 74 del 18 marzo 2017);
- il regolamento (CE) n. 810/2009 del Parlamento europeo e del Consiglio
del 13 luglio 2009, che istituisce un codice comunitario dei visti (codice dei
visti, GU L 243/1 del 15 novembre 2009);
- il regolamento (CE) n. 539/2001 del Consiglio del 15 marzo 2001, più
volte emendato, che adotta l’elenco dei paesi terzi i cui cittadini devono
essere in possesso del visto all’atto dell’attraversamento delle frontiere
esterne e l’elenco dei paesi terzi i cui cittadini sono esenti da tale obbligo
(GU L 81/1 del 21 marzo 2001), in vigore fino al 17 dicembre 2018,
abrogato dal regolamento (UE) 2018/1806 del Parlamento europeo e del
Consiglio del 14 novembre 2018 (GU L 303/39 del 28 novembre 2018).
4.3 Posto il quadro legale, è utile ricordare che “la politica in materia di visti
riveste un ruolo importante nel contesto della prevenzione
dell’immigrazione illegale. Essa può tuttavia esplicare tutta la sua efficacia
unicamente nel contesto di un coordinamento internazionale [...]. Come
tutti gli altri Stati, la Svizzera non è di principio tenuta a consentire l’entrata
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sul suo territorio a persone straniere. Fatti salvi gli impegni di diritto
internazionale pubblico, le pertinenti decisioni sono prese autonomamente”
(Messaggio del Consiglio federale relativo alla legge federale sugli stranieri
dell’8 marzo 2002 [Messaggio LStr], Foglio federale 2002 3327, pagg.
3351, 3390 e 3391).
In questo senso, né la legislazione svizzera sugli stranieri, né la normativa
Schengen garantiscono un diritto all’ottenimento di un visto d’entrata per la
Svizzera, rispettivamente per lo spazio Schengen. Peraltro, nel valutare se
le condizioni per il rilascio di un visto siano adempiute, le autorità
competenti godono di un ampio margine d’apprezzamento, che devono
tuttavia esercitare nel rispetto dei principi dello Stato di diritto, tra i quali
spiccano l’uguaglianza giuridica e la protezione dall’arbitrio (cfr. DTF 135 I
143 consid. 2.2 e 135 II 1 consid. 1.1, nonché DTAF 2014/1 consid. 4.1.1
e 4.1.5 e 2009/27 consid. 3).
4.4 Per quanto riguarda i soggiorni di breve durata (fino a 90 giorni), l’OEV
specifica che le condizioni d’entrata sono rette dall’art. 6 del codice
frontiere Schengen, mentre le procedure e le condizioni per il rilascio dei
visti per gli stessi soggiorni sono disciplinate dagli artt. 4 a 36, in particolare
dall’art. 25 § 1 lett. a (visti con validità territoriale limitata/VTL), del codice
dei visti (artt. 3 cpv. 1 e 12 cpv. 1 OEV). Per un soggiorno di lunga durata
in Svizzera i cittadini di uno Stato non membro dell'Unione europea (UE) o
dell'Associazione europea di libero scambio (AELS) sono soggetti
all'obbligo del visto pertinente (artt. 4 cpv. 1 e 9 cpv. 1 OEV).
Si osservi che, a proposito dei visti Schengen VTL, la Corte di giustizia
dell’Unione europea (CGUE) ha statuito che l'art. 25 § 1 lett. a del codice
dei visti non è applicabile ai casi in cui una persona proveniente da uno
Stato terzo intenda richiedere un visto con territorialità limitata, per
definizione di breve durata, allo scopo di depositare una domanda di
protezione internazionale nel paese che emanerebbe il visto, rilevando
che, sotto questo profilo, è unicamente applicabile il diritto interno dello
Stato membro implicato (cfr. la sentenza della CGUE del 7 marzo 2017,
C-638/16, PPU, X e X contro Stato belga).
Su questa scia, l’art. 4 cpv. 2 OEV regola le condizioni d’entrata per un
soggiorno di lunga durata dovuto a motivi umanitari, ossia se la vita o
l’integrità fisica di chi richiede il visto corrispondente è direttamente,
seriamente e concretamente minacciata nel Paese di provenienza (cfr., per
più dettagli, DTAF 2018 VII/5 consid. 3.6.1 e 3.6.2; N.B.: i visti per soggiorni
di lunga durata, tra cui si annoverano quelli umanitari, sono denominati,
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secondo la dicitura europea, visti di tipo D [cfr. punto 7 dell’allegato VII del
codice dei visti]).
4.5 Pertanto, un visto (nazionale) umanitario (di lunga durata), secondo
l’art. 4 cpv. 2 OEV, può essere rilasciato se, in concreto, si può ritenere che
la vita o l'integrità fisica di una persona, oppure altri suoi beni giuridici o
interessi essenziali d’importanza equivalente (per es., l’integrità sessuale),
siano direttamente, seriamente e concretamente minacciati nel suo paese
d'origine o di provenienza (cfr. anche l’art. 3 LAsi). La persona interessata
deve trovarsi in una situazione di particolare emergenza che renda
indispensabile l'intervento delle autorità, da cui la necessità di concederle
un visto d'entrata in Svizzera. Ciò può essere il caso, ad esempio, in
situazioni di conflitto armato estremamente gravi, in situazioni di guerra
particolarmente cruente oppure per sfuggire ad una minaccia personale
reale ed imminente. La domanda di visto va esaminata con cura, tenendo
conto della minaccia attuale, della situazione personale e della situazione
prevalente nello Stato d'origine o di provenienza. È imperativo esaminare
attentamente le specificità della domanda di visto. Se l'interessato si trova
già in uno Stato terzo, si può supporre, in regola generale, che non sia più
minacciato. In questo senso, le condizioni d'entrata nel quadro della
procedura di rilascio di un visto umanitario sono state espressamente
concepite in modo più restrittivo di quelle che vigevano per le domande di
asilo depositate all'estero, quando ancora sussisteva tale possibilità (cfr.
Messaggio LAsi, pagg. 3923 e 3924; DTAF 2018 VII/5 consid. 3.6.3, la
sentenza TAF F-5845/2017 dell’8 giugno 2018 consid. 5 e DTAF 2015/5
consid. 4.1.3; cfr. anche le istruzioni della SEM “Visto umanitario
conformemente all’art. 4 cpv. 2 OEV”, n. 322.123/2018/00045, valide dal
15 settembre 2018, disponibili su Internet:
https://www.sem.admin.ch/sem/it/home.html, alle rubriche “Pubblicazioni e
servizi”, “Istruzioni e circolari”, “Settore degli stranieri”).
5.
Il ricorrente, in quanto cittadino siriano, necessita di un visto per poter
entrare in Svizzera e nello spazio Schengen (cfr. artt. 4 cpv. 1 e 9 cpv. 1
OEV, nonché l’allegato 1 del regolamento UE 2018/1806).
A giustificazione della sua richiesta di visto umanitario il ricorrente invoca
essenzialmente il fatto, da un lato, che non potrebbe rifugiarsi in Libano, e,
dall’altro lato, che la sua permanenza in Siria non gli permetterebbe di
usufruire delle cure necessarie al suo stato di salute sia per la penuria dei
medicamenti di cui ha bisogno, sia, qualora i medesimi fossero reperibili, a
causa del loro costo eccessivo per le sue disponibilità finanziarie.
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5.1 Per quanto attiene al primo motivo del ricorso si deve constatare che il
ricorrente si è recato in Libano per depositare la domanda di visto
all’Ambasciata, ritornando quindi in Siria. Egli ha affermato all’Ambasciata
di avere tentato di registrarsi presso l’UNHCR, ma di non esserci riuscito
poiché non ne adempirebbe i criteri (cfr. consid. D). In proposito conviene
precisare che la registrazione presso l’UNHCR è il primo passo formale
che dà inizio alla procedura denominata “Refugee Status Determination”
[RSD], durante la quale il richiedente dispone di un “Asylum Seeker
Certificate” (ASC). Questa procedura sfocia in una decisione di prima
istanza, che può essere impugnata (cfr., per più dettagli, la sentenza TAF
F-5814/2019 del 18 maggio 2020 consid. 5.1). Ora, il ricorrente non ha
fornito nessuna prova dei suoi sforzi per farsi riconoscere come rifugiato
dall’UNHCR, nonostante il suo obbligo di collaborare (cfr. art. 90 LStrI),
dimodoché non è possibile considerare come un fatto accertato la sua non
registrazione e/o il suo non riconoscimento come rifugiato da parte
dell’UNHCR. Peraltro, è ancora opportuno rilevare che la protezione
garantita dall’UNHCR, come agenzia dell’ONU, e l’eventuale protezione
fornita dal Libano come Stato sovrano, sono due cose distinte e, in quanto
tali, non sono sovrapponibili. In questo senso, l’argomento secondo cui “il
Libano non è un paese di asilo” (cfr. consid. H), indipendentemente dalla
sua fondatezza, non è pertinente per l’esito della causa.
A ciò si deve aggiungere che il ricorrente non fa valere, e a maggior ragione
non documenta, che la sua vita e/o la sua integrità fisica sarebbero
minacciate da un conflitto armato grave o che egli sarebbe oggetto di una
minaccia personale, reale ed imminente, nella regione di Qamishli, più
precisamente ad ... (cfr. consid. 4.5), ma si limita a riferirsi, per giustificare
la sua richiesta di visto umanitario, al suo stato di salute e alla sua
situazione economica, come meglio esposto qui di seguito.
5.2 Per quanto concerne il secondo motivo del ricorso si deve rilevare che
la diagnosi riportata nel documento medico ad esso allegato, non permette
di ritenere, come evidenzia a giusta ragione la SEM, che la sua gravità
renda indispensabile l’intervento delle autorità svizzere. In effetti, senza
volerne sminuire l’importanza, si tratta di un’ernia inguinale, la quale
consiste, per definizione, nella “protrusione di un tratto dell’intestino o di un
altro organo addominale attraverso un’apertura della parete addominale
nell’inguine. I soggetti presentano un rigonfiamento non dolente all’inguine
o allo scroto [...]. Si procede all’intervento chirurgico se l’ernia riguarda
donne, causa sintomi o diventa strangolata o incarcerata” (cfr.
https://www.msdmanuals.com/it/casa [Manuals Merck, Sharp & Dohme
Corp.], alla rubrica “ernia inguinale”; cfr anche “International Classification
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of Diseases” [ICD-11], DD51, reperibile sul sito: https://icd.who.int/en).
Peraltro, questa affezione è stata operata in Siria (cfr. consid. H), ciò che
tende a mostrare che il ricorrente, nonostante le sue affermazioni contrarie,
ha accesso alle terapie di cui necessita nel suo paese di residenza.
Davanti all’Ambasciata il ricorrente ha inoltre sostenuto di soffrire (aver
sofferto) principalmente di un’ipertrofia prostatica ostruttiva (cfr. consid. D),
vale a dire “un ingrossamento non canceroso (benigno) della ghiandola
prostatica che può rendere difficoltosa la minzione [...]. L’ostruzione del
flusso urinario con ritenzione di una certa quantità di urina nella vescica
può aumentare la pressione nella vescica e limitare il flusso di urina dai
reni, sottoponendoli a uno sforzo maggiore. L’aumento della pressione può
alterare la funzionalità renale, ma l’effetto è di solito transitorio se
l’ostruzione si risolve precocemente” (cfr.
https://www.msdmanuals.com/it/casa, alla rubrica “ipertrofia prostatica
benigna”; cfr. anche ICD-11, GH90, reperibile sul sito:
https://icd.who.int/en). Come si vede, anche questa diagnosi non configura
una situazione di particolare emergenza medica che renda indispensabile
l’intervento delle autorità svizzere a favore del ricorrente concedendogli un
visto umanitario per recarsi in Svizzera allo scopo di farsi curare.
A questa conclusione si giunge pure in relazione alla situazione finanziaria
del ricorrente, nella misura in cui non appare, in base alle descrizioni da lui
fornite (cfr. consid. D), che essa sia suscettibile di avere, in particolare
riguardo alla possibilità di beneficiare delle cure mediche richieste in Siria,
come egli enfatizza, un’influenza negativa tale da poter tramutarsi in una
situazione d’emergenza.
6.
In conclusione, tenuto conto di quanto precede, il ricorso deve essere
respinto e la decisione su opposizione impugnata confermata.
7.
Le spese processuali sono di regola messe a carico della parte
soccombente e, in caso di soccombenza parziale, sono ridotte (art. 63 cpv.
1 PA). Esse comprendono la tassa di giustizia e i disborsi (art. 1 cpv. 1 del
regolamento del 21 febbraio 2008 sulle tasse e sulle spese ripetibili nelle
cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale [TS-TAF, RS
173.320.2]); la tassa di giustizia è calcolata in funzione dell'ampiezza e
della difficoltà della causa, del modo di condotta processuale e della
situazione finanziaria delle parti (artt. 63 cpv. 4bis PA e 2 cpv. 1 TS-TAF).
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In concreto, il ricorrente è stato esentato dal versamento di un anticipo a
copertura delle presunte spese processuali (cfr. consid. I), dimodoché,
nonostante l’esito negativo del ricorso, non gli si addossano spese
processuali.
In considerazione della sua soccombenza, al ricorrente non sono
assegnate spese ripetibili (art. 64 cpv. 1 PA e art. 7 cpv. 1 e 2 TS-TAF). Si
osservi ancora che la SEM, in quanto autorità federale, non ha diritto a
un'indennità a titolo di ripetibili (art. 7 cpv. 3 TS-TAF).
(dispositivo alla pagina seguente)
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