Decision ID: e7e35026-35cc-5e07-96ff-d8adaa366e27
Year: 2005
Language: it
Court: TI_TCAS
Chamber: TI_TCAS_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: social_law

ritenuto,
in fatto
1.1. RI 1, classe _, precedentemente attiva quale barista, nel mese di maggio 2003 ha inoltrato una domanda di prestazioni AI per adulti con lo scopo di essere posta al beneficio di una riformazione professionale in quanto affetta da dermatite atopica e eczema allergico da contatto (cfr. doc. AI 1).
Esperiti gli accertamenti medici ed economici del caso, con decisione 6 agosto 2004 l’Ufficio AI ha respinto la domanda di prestazioni, motivando come segue:
"
(...)
Nel caso in cui in un'attività esigibile, la perdita di guadagno a causa dell'invalidità non raggiunga in modo durevole il 20% almeno, non c'è diritto ad una riformazione.
Secondo le nostre verifiche non è il caso.
Dall'esame della documentazione medico-economica acquisita agli atti AI si rileva che l'assicurata dal profilo medico teorico risulta essere inabile al 100% nella precedente attività svolta di barista, a causa del danno alla salute presentato (eczema allergico da contatto).
In attività adeguate allo stato di salute che non comportano il contatto con le sostanze allergiche la capacità lavorativa è ritenuta essere del 100%.
Dal confronto del reddito ipotetico ancora esigibile in attività confacenti allo stato di salute, pari a ca. fr. 37'816.-- e il reddito conseguibile nell'attività precedentemente svolta in assenza del danno alla salute, pari a fr. 38'400.--, ne risulta una perdita di guadagno dell'1.5%.
Tale perdita risulta pertanto essere inferiore al 20% e quindi il diritto all'applicazione di provvedimenti professionali non sussiste.
Si ritiene infatti che il danno alla salute di cui è portatrice l'assicurata non preclude l'inserimento nel mercato del lavoro in attività non qualificate." (Doc. AI 20)
1.2. Con decisione 21 marzo 2005 l’amministrazione ha respinto l’opposizione dell’assicurata, rappresentata dall’avv. RA 1 (cfr. doc. AI 23), avendo determinato un grado d’invalidità dell’1.5%, non sufficiente per riconoscere il diritto ai chiesti provvedimenti reintegrativi (cfr. doc. AI 32).
1.3. Contro la succitata decisione amministrativa l’assicurata, sempre rappresentata dall’avv. RA 1, ha presentato un tempestivo atto di ricorso con cui ha chiesto di poter beneficiare di una riqualifica professionale. Contestualmente, la ricorrente ha chiesto di essere posta al beneficio dell’assistenza giudiziaria e del gratuito patrocinio.
Sostanzialmente in sede ricorsuale ella ha contestato il salario da invalido ritenuto dall’amministrazione in sede di decisione, rilevando quanto segue:
"
(...)
L'Ufficio AI, nel rifiutare le prestazioni richieste, ha sottolineato i principi definiti dal Tribunale federale nella DTF 126 V 75, dove è stato sì statuito che la determinazione del reddito da invalido deve essere ricavata dai rilevamenti statistici ufficiali, editi dall'Ufficio federale di statistica, ma pure che una riduzione percentuale di questi dati deve essere valutata in base all'insieme delle circostanze personali e professionali del caso concreto (fra cui il tipo di danno alla salute, l'età, gli anni di servizio, la nazionalità ed il tipo di permesso di dimora, nonché il grado di occupazione).
Tale riduzione percentuale non può tuttavia eccedere il tasso del 25%.
In concreto, da quanto risulta (visto che nell'incarto Al non figurano le statistiche menzionate, delle quali viene dunque espressamente richiesta l'edizione), nessuna riduzione appare essere stata effettuata in favore della ricorrente. Né una sua applicazione è stata discussa nella decisione impugnata.
Questo a torto, per i motivi che seguono:
-
La consulente AI in integrazione professionale ha osservato, nel suo già citato rapporto, che l'assicurata potrebbe essere impiegata solo quale commessa o aiuto venditrice, o quale operaia generica di fabbrica.
- L
'assicurata si è dunque annunciata all'assicurazione disoccupazione, terminando il suo termine quadro senza che potesse essere reperita un'occupazione. La collocatrice, signora _, dell'Ufficio regionale del lavoro, _ che si chiede venga sentita come teste, potrà senz'altro riferire degli sforzi intrapresi dall'assicurata e delle difficoltà riscontrate nel collocare in summenzionate attività una persona con un problema dermatologico come quello della signora RI 1, che di fatto le preclude numerose possibilità (ad esempio negozi di generi alimentari, ma anche di abbigliamento, ecc. vista l'impossibilità di contatti con umidità o le sostanze allergiche fra cui cromo e nichel, la necessità di lavorare in un ambiente asettico, ecc.). In merito alle limitazioni derivanti dall'allergia si sottolinea in buona sostanza quanto evidenziato dal dr. _ nel suo referto di data 17 maggio 2003. Si sottolinea inoltre come il referto agli atti dell'Ospedale di _ evidenziava come ad esempio il cromo fosse un metallo molto diffuso, e che fra le fonti principali d'esposizione vi è il cuoio (cinture e scarpe).
-
Inoltre non è stato considerato minimamente il problema linguistico dell'assicurata, rilevato dalla consulente AI, nonché il fatto che come detto l'assicurata è cittadina straniera. Non parla altre lingue nazionali svizzere, ma solo il _ e il _. Per cui le sue ricerche di lavoro risultano evidentemente essere frenate da questi impedimenti.
- I
noltre si ribadisce che la realtà dei salari in Ticino per persone non qualificate è ben diversa da quella delle tabelle statistiche prese in considerazione. Infatti, come attesta - oltre alla già _ prodotta documentazione - pure la circolare di cui al doc. B (adeguata al 2005, mentre che in concreto il danno alla salute risale al 2003), nel ramo della vendita per l'anno in corso il personale non qualificato percepisce uno stipendio mensile, per 13 mensilità, di CHF 2’735.
-
mensili. Ancora peggiore la situazione nel ramo degli operai in fabbrica non qualificati. Nel settore dell'abbigliamento, per esempio, il personale ausiliario non qualificato percepisce un minimo salariale di CHF 11.83/ora. Calcolando 40,5 ore alla settimana, per 52 settimane, otteniamo un importo di CHF 24'913.98.
-
Quanto precede avrebbe dovuto indurre l'Ufficio Al a sì considerare i dati statistici ufficiali, riducendo però tali importi vista la situazione dell'assicurata, come del resto la giurisprudenza prevede. Così non è stato.
- N
emmeno l'Ufficio Al ha considerato il fatto che un lavoratore invalido, che svolge un lavoro non qualificato, riceve di regola anche in un mercato equilibrato del lavoro, un salario inferiore a quello di un assicurato valido. Questo in quanto il suo rendimento è inferiore a seguito delle limitazioni dovute per il danno alla salute (cfr. sentenza TCA del 20.2.2001 in re.G.R./Ufficio assicurazione invalidità, pag. 12).
-
Viste le osservazioni sopra menzionate, quand'anche non si volessero ritenere le cifre già menzionate nell'opposizione presentata all'Ufficio Al, si ritiene che il salario teorico statistico considerato quale reddito da invalido (CHF 37'816.-
annui) debba essere ridotto almeno del
20%, e dunque essere così considerato per il raffronto dei redditi, e cioè nella misura di CHF 30'252.80 (CHF 37'816.- ridotto del 20%).
La riduzione del 20% tiene ragionevolmente conto delle notevoli limitazioni dell'assicurata nella ricerca di un'attività professionale non qualificata nel ramo della vendita o in fabbrica.
Pertanto, raffrontando i redditi prima del danno alla salute (CHF 38'400.--) con quello esigibile dopo l'insorgere del danno (CHF 30’252.80) otteniamo una perdita di guadagno pari al 21,2 %, con conseguente diritto alla riformazione professionale.
Per questo motivo il ricorso va accolto e la decisione Al riformata.
All'assicurata deve dunque essere concesso il diritto all'ottenimento di provvedimenti professionali d'integrazione, affinché possa essere inserita professionalmente anche in altre attività all'infuori di quelle non qualificate.
Prove:
c.s. Si richiama dall'ufficio regionale del lavoro di _ l'incarto relativo all'assicurata, teste: _, c/o tale Ufficio; edizione dall'Ufficio Al delle tabelle statistiche considerate.
4.
Ritenuta la situazione finanziaria dell'assicurata la stessa non è in grado di sostenere le spese di patrocinio, per cui si chiede venga posta al beneficio dell'assistenza giudiziaria, con il gratuito patrocinio
della scrivente legale.
Il necessario formulario municipale verrà trasmesso non appena disponibile.
Prove:
c.s.
" (Doc. I)
1.4. Con risposta di causa 13 maggio 2005 l’Ufficio AI, confermando la propria decisione, ha invece postulato la reiezione del ricorso (cfr. doc. III).
1.5. Con decreto 3 giugno 2005 il TCA ha accolto l’istanza dell’assicurata tendente alla concessione dell’assistenza giudiziaria (cfr. doc. VII).
1.6. Pendente causa il TCA ha chiesto all’ex datore di lavoro dell’assicurata di comunicare quale salario lordo la stessa avrebbe percepito nel 2003 e nel 2004 senza il danno alla salute (cfr. doc. IX).
Con scritto 7 ottobre 2005 i responsabili della _ hanno comunicato che l’assicurata nel 2003 avrebbe percepito, qualora fosse rimasta alle loro dipendenze, un salario mensile lordo di fr. 3'200, mentre nel 2004 di fr. 3'300 (cfr. doc. X e XII).

in diritto
In ordine
2.1. La presente vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico ai sensi degli articoli 26 c cpv. 2 della Legge organica giudiziaria civile e penale e 2 cpv. 1 della Legge di procedura per le cause davanti al Tribunale delle assicurazioni (cfr. STFA del 21 luglio 2003 nella causa N., I 707/00; STFA del 18 febbraio 2002 nella causa H., H 335/00; STFA del 4 febbraio 2002 nella causa B.,
H 212/00; STFA del 29 gennaio 2002 nella causa R. e R.,
H 220/00; STFA del 10 ottobre 2001 nella causa F., U 347/98 pubblicata in RDAT I-2002 pag. 190 seg.; STFA del 22 dicembre 2000 nella causa H., H 304/99; STFA del 26 ottobre 1999 nella causa C., I 623/98).
Nel merito
2.2. Il 1° gennaio 2003 è entrata in vigore la Legge federale sulla parte generale del diritto delle assicurazioni sociali (LPGA;
RS 830.1), la quale ha portato alcune modifiche legislative anche in ambito AI.
Al riguardo occorre rilevare che unicamente le norme di procedura, in via di principio, entrano immediatamente in vigore (DTF 130 V 4 consid. 2.4; SVR 2003 IV Nr. 25, consid. 1.2., pag. 76; DTF 117 V 93 consid. 6b, 112 V 360 consid. 4°). Per quanto concerne invece le norme di diritto materiale, in assenza di disposizioni transitorie, nel diritto delle assicurazioni sociali sono determinanti quei disposti in vigore al momento in cui si è realizzata la fattispecie che esplica degli effetti (DTF 129 V 4 consid. 1.2.; 127 V 466 consid. 1).
Nella DTF 130 V 445ss., il TFA ha precisato che per l'esame relativo all'eventuale insorgenza di un diritto a una rendita dell'assicurazione per l'invalidità già prima dell'entrata in vigore della LPGA, occorre rifarsi ai principi generali sviluppati in materia di diritto intertemporale che dichiarano applicabile l'ordinamento in vigore al momento della realizzazione dello stato di fatto giuridicamente determinante. Di conseguenza, per il periodo fino al 31 dicembre 2002, l'esame del diritto alla rendita avviene sulla base del precedente ordinamento, mentre a partire da questa data esso avviene secondo le nuove norme (DTF 130 V 446 consid. 1.2.2.).
Tale questione riveste una scarsa importanza visto che, come evidenziato dallo stesso TFA, l’introduzione della LPGA non ha portato alcuna modifica sostanziale per quel che concerne, in ambito dell’assicurazione per l’invalidità, i concetti di incapacità al lavoro, d'incapacità al guadagno, d'invalidità, di raffronto dei redditi e di revisione (della rendita d'invalidità e di altre prestazioni durevoli) e che per tale motivo le succitate nozioni precedentemente sviluppate dalla giurisprudenza rimangono tuttora valide (DTF 130 V 343).
2.3. Oggetto del contendere è sapere se l’insorgente ha diritto ad una riformazione professionale.
2.4. L’art. 17 LAI prevede in particolare che:
"
L’assicurato ha diritto alla formazione in una nuova attività lucrativa, se la sua invalidità esige la riformazione professionale e se con questa la capacità al guadagno possa essere presumibilmente conservata o migliorata, in misura essenziale."
Invalido ai sensi di questa disposizione è un assicurato che, a causa del tipo e della gravità del danno alla salute subito, patirebbe, senza una riformazione professionale, una perdita di guadagno pari almeno al 20% (DTF 124 V 110 consid. 2b;
AHV Praxis 1997 pag. 80 consid. 1b).
Secondo l’art. 6 cpv. 1 OAI
"
per riformazione professionale vanno intesi i provvedimenti di formazione necessari a mantenere o migliorare sensibilmente la capacità di guadagno al termine della prima formazione professionale o dopo l’inizio di un’attività lucrativa senza previa formazione professionale a causa dell’invalidità."
Con riformazione professionale la giurisprudenza intende, in particolare, l'insieme delle misure reintegrative necessarie e adeguate a procurare al richiedente un'opportunità di guadagno approssimativamente equivalente a quella offerta dalla vecchia attività e meglio i provvedimenti atti a ripristinare, nel limite del possibile, la capacità di guadagno (Pratique VSI 2000 pag. 27 consid.
2a; DTF 124 V 110 consid. 2a; DTF 122 V 79
consid. 3b/bb; RCC pag. 495 consid.
2a).
L'assicurato ha in particolare diritto alla formazione completa, che appare necessaria nel suo caso per mantenere o migliorare in maniera essenziale la sua capacità di guadagno (AHI 1997 pag. 85; STFA non pubbl. del 21 luglio 1995 in re F. consid. 2b).
Una formazione non può quindi essere interrotta anticipatamente se, tenuto conto del principio della proporzionalità, il successo prevedibile dei provvedimenti d’integrazione appare ancora raggiungibile (RDAT I 1998 pag. 295 consid.
1b; Meyer-Blaser, Rechtsprechung des Bundesgerichts zum IVG, Zurigo 1997, pag. 131).
Secondo la giurisprudenza, infine, l'assicurato sottopostosi a carico dell'assicurazione per l'invalidità a provvedimenti d'integrazione professionale ha diritto a provvedimenti completivi nel caso in cui la reintegrazione effettuata non gli consenta di percepire un reddito adeguato e se egli solo con tali provvedimenti supplementari possa essere in grado di conseguire un guadagno parificabile a quello che avrebbe potuto percepire senza invalidità nella sua precedente attività. Il diritto a detti provvedimenti completivi non esige che sia raggiunta la soglia di rilevanza (perdita di guadagno del 20%: DTF 124 V 110 consid. 2b) richiesta per aver diritto ai provvedimenti d'integrazione professionale (STFA inedita
20 luglio 2002 nella causa C, I 237/00; Pratique VSI 2000 31 consid. 2 e 32 consid. 3b, RDAT I 1998 pag. 294; RCC 1978 pag. 527e STFA 1967 pag. 108).
2.5. Secondo l’art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con gli artt. 7 e 8 LPGA, con invalidità s’intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata, cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio.
Gli elementi fondamentali dell'invalidità, secondo la surriferita definizione, sono quindi:
- un danno alla salute fisica o psichica conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio, e
- la conseguente incapacità di guadagno.
Occorre quindi che il danno alla salute abbia cagionato
una diminuzione della capacità di guadagno, perché il caso possa essere sottoposto all'assicurazione per l'invalidità (Scartazzini, Les rapports de causalité dans le droit suisse de la sécurité sociale, pag. 216ss).
Va precisato che, secondo l'art. 28 cpv. 1 LAI, in vigore sino al 31 dicembre 2003, gli assicurati hanno diritto a una rendita intera se sono invalidi almeno al 66 2/3%, a una mezza rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono invalidi almeno al 40%. Nel suo nuovo tenore in vigore dal 1° gennaio 2004, l'art. 28 cpv. 1 LAI prescrive che gli assicurati hanno diritto ad una rendita intera se sono invalidi almeno al 70%, a tre quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono invalidi almeno al 40%.
Va altresì rilevato che, ai sensi dell'art. 16 LPGA il grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto fra il reddito del lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo l'insorgenza dell'invalidità e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione, nell'esercizio di un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in condizioni normali di mercato del lavoro (reddito da invalido) e il reddito del lavoro che egli avrebbe potuto conseguire se non fosse diventato invalido (reddito da valido).
Il grado d'invalidità dell'assicurato deve quindi essere determinato dal raffronto del reddito ch'egli ancora può conseguire nonostante la sua invalidità con quello che avrebbe potuto guadagnare in assenza delle affezioni di cui è portatore (RCC 1992 pag. 182 consid. 3, 1990, pag. 543 consid. 2; Valterio, Droit et pratique de l'assurance invalidité, Les prestations, Lausanne 1985, pagg. 200 e ss.).
Si confronta perciò il reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non fosse divenuto invalido con quello ch'egli può tuttora realizzare, benché invalido, sfruttando la residua capacità lavorativa in attività da lui ragionevolmente esigibili in condizioni normali del mercato del lavoro, previa adozione di eventuali provvedimenti integrativi (metodo generale del raffronto dei redditi; DTF 128 V 30 consid. 1, 104 V 136 consid. 2a e 2b; Pratique VSI 2000 pag. 84 consid. 1b).
Nel confronto dei redditi la giurisprudenza - di regola - non si tiene conto di fattori estranei all'invalidità, come ad esempio la formazione professionale, le attitudini fisiche e psichiche e l'età dello assicurato (RCC 1989, pag. 325 consid. 2b; DTF 107 V 21 consid. 2c; Scartazzini, op. cit, pag. 232; Cattaneo, Les mésures préventives et de réadaptation de l'assurance-chômage, pagg. 316 e s. nn. 1158 e 1159 e la giurisprudenza citata).
La misura dell'attività ragionevolmente esigibile dipende d'altra parte dalla situazione personale dell'assicurato e dalla possibilità di applicazione di misure reintegrative.
La situazione personale dell'assicurato è essenziale per la valutazione della residua capacità al guadagno.
Secondo il TFA i due redditi, dalla cui differenza emerge il grado dell'incapacità di guadagno, vanno stabiliti in maniera precisa. Se ciò non è possibile, devono essere calcolati sulla base di una valutazione fondata sulle circostanze concrete (SVR 1996 IV Nr. 74 consid. 2a, DTF 114 V 313 consid. 3a).
2.6. Nel caso in esame, nel rapporto 17 maggio 2003 il curante, Dr. Med. _, FMH in dermatologia e allergologia, posta la diagnosi di dermatite atopica e di eczema allergico da contatto, ha rilevato:
"
(...)
ad. 3. Anamnesi : conosciuti fatti di eczema presso il padre. La paziente stessa ha presentato eczemi di natura atopica già nell' infanzia (eczema flexurarum). Da circa tre anni esacerbazione della forma eczematosa, con sospetto di una componente allergica da contatto, confermata in occasione di una ospedalizzazione all'_ di _ (vedi annesso)
ad 4. Disturbi : prevalentemente fenomeni pruriginosi, ma anche aggravantesi con sensazioni urenti e dolorose in caso di aggravamento della dermatosi con erosioni e ragadi.
ad 5. Status : similmente all'esacerbazione del maggio 2001,
che aveva condotto all'ospedalizzazione, il 1.2.2003 potevo costatare importanti lesioni eczematose alle mani ed alle braccia, rispettivamente ai piedi,con fenomeni erosivi dolorosi e segni di superinfezione. Migliorata durante due settimane di astensione dal lavoro vi è stata una ricaduta analoga dopo la ripresa della sua attività come barista, avendo rinnovato i lavori prolungati a contatto con acqua, detersivi e suppellettili metalliche (nichelio e cromo,a cui la paziente è fortemente allergica).
ad 6. Esami : non ho ritenuto di dover ripetere i testi per allergia
già eseguiti a _: un test per l'alcaliresistenza è però risultato ugualmente patologico, confermando la particolare sensibilità cutanea legata all'atopia.
ad 7. Terapia : in fase acuta misure disinfettanti (bagni con
permanganato, antibiotici) e antiinfiammatorie (cortisonici topici e sistemici), poi unguenti emollienti e ristrutturanti). La prognosi appare incerta, persistendo l'allergia." (Doc. AI 10)
Nel formulario “Allegato al rapporto medico” lo specialista ha inoltre rilevato che “
l’attività attuale come barista è andata mostrandosi sempre più inconciliabile con la dermatosi della paziente sia per la componente allergica che per l’atopia
”, precisando che l’attività attuale non è più proponibile e che la diminuzione del rendimento è del 100%, “
con ricaduta garantita
”. Il Dr. _ ha poi indicato che l’assicurata è in grado di svolgere altre professioni “
in tempi brevi (al controllo del 29.4 è molto migliorata: non ha più lavorato dal 18.3.03)
”, prestando attenzione al fatto che ella deve assolutamente evitare il “
contatto con Cr., Ni., nessun lavoro prolungato in ambiente umido
”. Rispettando queste indicazioni, l’assicurata può lavorare al 100%, con rendimento pieno (cfr. doc. VIII). Lo specialista in dermatologia ha infine indicato che “
altre attività sono senz’altro possibili: da valutare le modalità (ricerca di altro posto di lavoro? Apprendistato idoneo? Centro di reintegrazione?)
” (cfr. doc. VIII).
Con “Proposta medico” 13 agosto 2003 il Dr. Med. _ ha osservato:
"
Barista dal 05.2002 al 03.2003.
Dermatite atopica con eczema da contatto (vedi rapporto dr. _ dermatologo del 05.2003 che certifica allergia al cromo e al nichel, detersivi, suppellettili metallici ...).
Propongo IL 100% per attività che comportino questi contatti.
IL 0% per attività che sono estranee a questi componenti e che si effettuano in ambienti secchi senza contatto con l'umidità (predisponente per la dermatite).
A CIP per atti reintegrativi." (Doc. AI 16)
L’assicurata è stata pertanto ritenuta pienamente inabile nella precedente attività di barista, ma pienamente abile in quelle professioni da esercitare in ambienti idonei con mansioni rispettose delle succitate limitazioni.
La ricorrente contesta invece l’esistenza di una residua capacità lavorativa.
Orbene, da un attento esame degli atti di causa, questo TCA non può discostarsi dalle conclusioni del Dr. _ e dello stesso medico curante, Dr. _.
Se da una parte la documentazione specialistica attesta come l’assicurata attualmente non sia più in grado di svolgere la professione di barista – in particolare per il contatto con acqua, detersivi e suppellettili metalliche, contenenti nichelio e cromo a cui l’assicurata è fortemente allergica (cfr. valutazione Dr. _, doc. AI 10) - dall’altra non vi sono motivi per dubitare del fatto che in attività adeguate ella disponga di una residua capacità lavorativa.
Lo stesso medico curante, Dr. _, del resto, nel rapporto 17 maggio 2003 all’Ufficio AI, ha attestato che la sua paziente è in grado di svolgere, al 100%, altre attività senza il contatto con agenti irritanti e umidità (cfr. doc. VIII).
2.7. Nell’ambito dell’istruttoria amministrativa l’assicurata è stata vista dalla consulente
in integrazione professionale (in seguito: consulente). Con rapporto 27 luglio 2004 la consulente, basandosi sulle risultanze mediche, dopo aver visto l’assicurata, ha proceduto alla valutazione economica osservando fra l’altro quanto segue:
"
(...)
Dati socio professionali
La signora RI 1, dopo aver frequentato le scuole dell'obbligo nel suo paese d'origine (_), ha svolto la scuola media superiore e due anni di università in economia e commercio. Giunta in Ticino nel 1999, ha svolto la casalinga fino al 2002 ed in seguito, dal 14.5.2002 al 31.03.2003, ha lavorato come barista presso il _ a _. L'A. non è più professionalmente attiva dal 28.2.2003 e da maggio del 2003 è iscritta alla disoccupazione.
Dati economici e calcolo della capacità di guadagno residua
Nell'attività di barista l'A. avrebbe potuto percepire un reddito di fr. 38’400 annui nel 2002.
Considerando un reddito ipotetico di fr. 38’400 e una capacità di lavoro residua del 100%, secondo le statistiche RSS teoriche (4° rango e 2° quartile) risulta un reddito da invalido di fr. 37’816 e una capacità di guadagno residua del 98,48%. In questa situazione non risulta esserci una perdita di guadagno e quindi non vi è il diritto all'applicazione di provvedimenti professionali. (...)"
(Doc. AI 19, pag. 1)
In merito ad un possibile reinserimento professionale, la consulente ha precisato:
"
(...)
Discussione e Proposte
Ho incontrato l'A. per un colloquio il 23.6.2004; è stata convenientemente informata sulle prestazioni Al e sui vari criteri di assegnazione.
La signora RI 1 non ha un diploma. Nel suo paese di origine ha frequentato i primi due anni della facoltà di economia e commercio dell'Università di _, ma il trasferimento in Svizzera non le ha permesso di proseguire e concludere questi studi. In Ticino ha lavorato come barista per un breve periodo, infatti a seguito dei problemi allergici ha abbandonato l'attività e da quel momento non si è più inserita nel mondo del lavoro: attualmente è a beneficio della disoccupazione. Anche se l'A. ha acquisito delle conoscenze legate all'economia e al commercio, frequentando una parte degli studi superiori in _, non è possibile prendere in considerazione l'inserimento in attività qualificate sul nostro mercato libero del lavoro, in quanto il suo curriculum professionale è caratterizzato da una sola e breve esperienza in un'attività non qualificata (barista) e non ha sufficienti conoscenze della lingua italiana.
Considerato che l'A. non ha le competenze per svolgere attività qualificate e tenuto conto delle limitazioni funzionali, si ritiene l'A. integrabile sul mercato libero del lavoro solo in attività non qualificate, che non necessitano il contatto con le sostanze allergiche o con l'umidità, come per esempio quelle di commessa o aiuto venditrice, oppure come operaia generica di fabbrica (in ambiente asettico).
Ho discusso di questa situazione con il collocatore Al, _. La ragazza non può beneficiare dell'aiuto al collocamento da parte dell'AI, in quanto il problema di salute non preclude l'inserimento nel mercato del lavoro in attività non qualificate: le possibilità lavorative dell'A. sono molteplici. L'A. è iscritta alla disoccupazione e per questo motivo è al beneficio della consulenza del collocatore URC, inoltre potrebbe iscriversi alle agenzie private di collocamento presenti sul territorio del _." (Doc. AI 19, pag. 2)
2.8. Orbene, dall’esame del
dettagliato ed esaustivo rapporto 27 luglio 2004 della consulente - in cui è stato evidenziato che nel caso di specie sono date delle opportunità reintegrative in attività leggere non qualificate, quali commessa, aiuto venditrice o operaia generica di fabbrica, professioni esercitabili in ambienti asettici, che non comportino contatti con sostanze allergiche o con l’umidità - questo TCA non può che ritenere l’assicurata pienamente abile in altre attività adeguate al suo stato di salute.
Occorre qui ricordare che c
ompito dell’orientatore professionale è quello di stabilire, in base alle informazioni del medico riguardo alle mansioni ancora possibili, le attività lavorative ancora concretamente ammissibili per l’invalido (Meyer-Blaser, Rechtsprechung des Bundesgerichts, op. cit., p. 228; Omlin, Die Invalidität in der obligatorischen Unfallversicherung, Friborgo 1995, p. 201).
A
i fini dell'accertamento dell'invalidità ci si deve quindi fondare su un mercato del lavoro equilibrato e quindi fittizio; ci dev'essere cioè un certo equilibrio tra domanda e offerta di posti di lavoro e un'offerta di posti diversificati in relazione con le capacità professionali, intellettuali e fisiche. Si tratta pertanto di un concetto teorico e astratto (DTF 110 V 276; Meyer-Blaser,
Rechtsprechung des Bundesgericht,
op cit., p. 212). Un assicurato non può pertanto avvalersi dell'impossibilità congiunturale di trovare un posto di lavoro per pretendere una rendita (ZAK 1984 p. 347).
Ciò non è il caso se l'attività ammissibile è possibile solo in forma talmente limitata, che il mercato generale del lavoro praticamente non la conosce o se il suo esercizio è reso possibile solo grazie alla collaborazione irrealistica di un datore di lavoro medio (ZAK 1989 p. 322 consid.
4a; Locher, Grundriss des Sozialversicherungsrechts, Berna 2003, pag. 124).
Dall’altra parte,
l'art.
8 cpv. 1 LAI prevede che gli assicurati invalidi o direttamente minacciati d'invalidità hanno diritto ai provvedimenti d'integrazione, tra cui i provvedimenti professionali (art. 15-18 LAI), necessari e atti a ripristinare, migliorare, conservare o avvalorare la capacità di guadagno.
Ciò non vuol dire che un assicurato, per il quale sono esclusi provvedimenti integrativi, non possa svolgere un’attività adeguata mettendo a frutto la residua capacità lavorativa, verifica che, come detto, spetta al consulente in integrazione professionale.
Ora, le professioni menzionate dalla consulente, quali
commessa, aiuto venditrice o operaia generica di fabbrica, sono professioni esercitabili in ambienti asettici, che non comportino contatti con sostanze allergiche o con l’umidità
.
D'altra parte, va ricordato che
in relazione alle conseguenze economiche dell'incapacità lavorativa - conformemente a un principio generale vigente anche nel diritto delle assicurazioni sociali - all'assicurato incombe l'obbligo di diminuire il danno. In virtù di tale obbligo, l'assicurato deve intraprendere tutto quanto sia ragionevolmente esigibile per ovviare nel miglior modo possibile alle conseguenze di una sua "invalidità", segnatamente mettendo a profitto la sua residua capacità lavorativa, se necessario in una nuova professione (DTF 113 V 28 consid. 4a e sentenze ivi citate; cfr. anche Meyer Blaser, op. cit., p. 221).
Nel caso concreto non vi sono ragioni per scostarsi dalla valutazione della consulente, eseguita tra l’altro da una persona versata in questioni reintegrative.
Va poi ricordato che, conformemente alla giurisprudenza del TFA, n
ell’industria e nell’artigianato le attività fisicamente pesanti vengono eseguite sempre più spesso tramite delle macchine, motivo per cui aumentano le attività di controllo e di sorveglianza (STFA 25 febbraio 2003 nella causa P. [U329/01], consid. 4.5; SVR 2002 U 15 p. 49; RCC
1991 p. 332).
Gli ambiti lavorativi presi in considerazione dalla consulente si riferiscono del resto ad attività con compiti non qualificati, semplici e ripetitivi: nel settore dell’industria possono essere eseguite mansioni di controllo e di sorveglianza o lavori leggeri di montaggio; in quello dei servizi vi sono attività che non comportano aggravi fisici e possono essere svolti prevalentemente in posizione seduta (per es. attività d’incasso, d’assemblaggio, di confezione prodotti, di controllo ecc.) con la possibilità anche di variare frequentemente la postura (RCC 1980 p. 482; STFA 25 febbraio 2003 nella causa P. [U329/01], consid. 4.7).