Decision ID: f99595e6-7b8c-572b-80ab-ab671c743b62
Year: 2018
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_006
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: civil_law

ritenuto
in fatto: A.
Con decisione del 25 agosto 2016, il Pretore del Distretto di Riviera ha dichiarato il fallimento della CO 1, con sede a _ (in seguito: CO 1), a far tempo dal giorno successivo alle ore 14:00. Dall’8 maggio al 29 maggio 2017 è stata depositata la (prima) graduatoria, nella quale i crediti per pretese salariali arretrate (comprensive, oltre agli stipendi, della liquidazione della tredicesima e delle vacanze) insinuati dai singoli ex dipendenti della società fallita – licenziati prima dell’inizio della procedura – sono stati ammessi in prima classe. Per contro, l’amministrazione del fallimento ha rigettato (ai sensi dell’art. 248 LEF) la richiesta di tutti i dipendenti – tranne, per una svista, quella di fr. 8'507.70 avanzata da RECL17 1 – d’inserire
nella graduatoria il credito corrispondente all’indennità per licenziamento abusivo (pari a due mensilità), ammontante a fr. 7'000.–
per RE 1, a fr. 16'400.– per RECL2 1, a fr. 10'000.–
per RECL3 1, a fr. 8'200.– per RECL4 1, a fr. 13'200.– per RECL5 1, a fr. 14'800.– per RECL6 1, a fr. 10'307.– per RECL7 1, a fr. 12'400.– per RECL8 1, a fr. 11'800.– per RECL9 1, a fr. 10'400.– per RECL10 1, a fr. 12'000.– per RECL11 1, a fr. 16'300.– per RECL12 1, a fr. 9'000.– per RECL13 1, a fr. 6'523.10 per RECL14 1, a fr. 12'600.– per RECL15 1 e a fr. 17'708.– per RECL16 1.
B.
Con diciassette distinte petizioni del 26 maggio 2017 ciascun dipendente, compreso RECL17 1, ha promosso contro la massa fallimentare della CO 1 un’azione di contestazione della graduatoria, nel senso dell’art. 250 cpv. 1 LEF, dinanzi alla Pretura del Distretto di Riviera, chiedendo che l’indennità per licenziamento abusivo da essi vantata fosse ammessa tra i crediti di prima classe. C
on decisioni del 28 settembre 2017
il Pretore, appurato che il
dividendo stimato dall’amministrazione del fallimento per ogni singola pretesa era inferiore a fr. 5'000.–,
ha
dichiarato irricevibili le istanze per incompetenza in ragione del valore della lite,
con il richiamo alla facoltà di ripresentare l’azione al giudice competente prevista all’art. 63 cpv. 1 CPC, e
ponendo a carico di ciascun attore le spese processuali di fr. 20.–.
C.
Nel frattempo l
a graduatoria è stata depositata una seconda volta dal 25 ottobre al 14 novembre 2017 in seguito all’inserimento di un nuovo credito, senz’alcuna modifica delle posizioni degli ex dipendenti.
D.
Il
2 novembre 2017 gli attori hanno (nuovamente) convenuto individualmente in giudizio l’amministrazione speciale del fallimento della CO 1 davanti alla Giudicatura di pace del Circolo di Riviera. Nel termine impartitole per presentare le proprie
osservazioni, il 1° dicembre 2017 l’amministrazione del fallimento ha postulato
in via principale l’irricevibilità (per tardività) delle petizioni e in via subordinata la loro reiezione. Il 5 dicembre 2017 il Giudice di pace ha dato la possibilità agli attori di esprimersi limitatamente alla questione della tempestività delle loro petizioni. Essendo gli attori rimasti silenti, il 30 gennaio 2018 il primo giudice li ha nuovamente interpellati, anche stavolta senza successo.
E.
Statuendo il 23 marzo 2018 con diciassette decisioni distinte, il Giudice di pace ha dichiarato irricevibili tutte le petizioni, senza prelevare alcuna spesa processuale
.
F.
Contro le sentenze appena citate tutti gli attori sono insorti
a questa
Camera
con diciassette reclami del 7 maggio 2018, distinti ma uguali nel loro contenuto,
per ottenerne l’annullamento e il rinvio delle cause al Giudice di pace affinché entri nel merito delle domande da essi postulate con le petizioni e si pronunci sul tema oggetto della controversia
“rendendo un provvedimento nel merito con nuovi e usuali rimedi di diritto”
. Stante l’esito del giudizio odierno, i reclami non sono stati notificati alla controparte per osservazioni.

Considerando
in diritto: 1.
Le sentenze impugnate – emanate in materia di contestazione della graduatoria (art. 250 LEF) – sono decisioni finali di prima istanza, contro le quali è dato il rimedio dell’appello (art. 308 cpv. 1 lett. a CPC) alla
Camera di esecuzione e fallimenti (CEF) del Tribunale d’appello (art. 48 lett. e n. 1 LOG)
– e non alla Camera civile dei reclami, come erroneamente indicato dal Giudice di pace
nel suo dispositivo –
, sempre che il valore litigioso secondo l’ultima conclusione riconosciuta nella decisione raggiunga fr. 10'000.–
(art. 308 cpv. 2 CPC; RtiD II-2012 893 seg. n. 53c [massima]). Per i valori inferiori è dato invece il rimedio del reclamo (art. 319 lett. a CPC), sempre alla CEF (art. 48 lett. e n. 1 LOG).
Nelle azioni di contestazione della graduatoria, il valore litigioso non corrisponde all’importo nominale del credito contestato, bensì al dividendo stimato dall’amministrazione del fallimento o dai liquidatori per quella pretesa (DTF 140 III 67 consid. 3.2 con rinvii). Nella fattispecie, applicando il dividendo ipotizzato per la prima classe del 28% (doc. C) alle singole pretese degli attori (v.
sopra ad B), tutti i valori litigiosi (di fr. 1'960.–, fr. 4'592.–, fr. 2'800.–,
fr. 2'296.–, fr. 3'696.–, fr. 4'144.–, fr. 2'885.–, fr. 3'472.–, fr. 3'304.–, fr. 2'912.–, fr. 3'360.–, fr. 4'564.–, fr. 2'520.–, fr. 1'826.–, fr. 3'528.–, fr. 4'958.– e fr. 2'381.–)
sono inferiori alla soglia di fr. 10'000.–, sicché i ricorsi in esame vanno trattati quali reclami nel senso dell’art. 319 lett. a CPC.
1.1
Stante la loro analogia, a domanda dei reclamanti le diciassette cause sono state congiunte dal presidente della Camera con decreto del 15 maggio 2018 e
per economia di procedura
viene emanata una sentenza unica (art. 125 lett. c CPC)
, pur mantenendone l’autonomia nel senso che i dispositivi restano separati e possono essere impugnati anche singolarmente
.
1.2
Avendo la procedura carattere ordinario (art. 198 lett. e n. 6 e 251 CPC
a contrario
), le decisioni sono impugnabili entro trenta giorni dalla notificazione (art. 319 lett. a e 321 cpv. 1 CPC). Tutti presentati l’8 maggio 2018 contro le sentenze notificate al rappresentante degli attori il 26 marzo, ossia durante le ferie pasquali (art. 145 cpv. 1 lett. a CPC), in concreto i reclami sono senz’altro tempestivi, il termine di 30 giorni, iniziato a decorrere il 9 aprile 2018, essendo venuto a scadere mercoledì 9 maggio.
1.3
La legittimazione dei reclamanti deriva dalla loro qualità di attori nella procedura di prima istanza (art. 250 cpv. 1 LEF).
Diversa pare essere invece la posizione personale di RECL17 1, la cui insinuazione è stata integralmente ammessa nella graduatoria. Che la decisione in questione sia la conseguenza di un’inavvertenza è manifesto, tanto che le parti hanno sempre presunto che fosse giunta allo stesso risultato delle altre
decisioni contestate. Deve quindi, eccezionalmente, essere corretta d’ufficio
(DTF 139 III 388 consid. 2.2.1, 138 III 439 consid. 4.1, 129 III 572 consid. 5.1; sentenza della CEF 15.2013.70 del 26 agosto 2013 consid. 1;
Sprecher
in:
SchKG, Kurzkommentar, 2
a
ed. 2014, n. 37 ad art. 247 LEF con altri rinvii;
Hierholzer
in: Basler Kommentar, SchKG I, 2
a
ed. 2010, n. 121 ad art. 247 LEF), nel senso
che l’indennità di due mensilità di fr. 8'507.70 per licenziamento abusivo (art. 336
a
cpv. 3 CO) dev’essere rigettata e la somma riconosciuta ridotta a fr. 18'294.82 (pari a fr. 26'802.52 ./. fr. 8'507.70).
Ne consegue che anche RECL17 1 è legittimato a ricorrere.
1.4
La Camera decide in linea di principio in base agli atti di causa della giurisdizione inferiore (art. 327 cpv. 1 e 2 CPC), limitando il suo esame, fatte salve carenze manifeste, alle censure contenute nel reclamo (DTF 142 III 417 consid. 2.2.4).
Secondo l’art. 320 CPC con il reclamo possono essere censurati sia l’applicazione errata del diritto sia l’accertamento manifestamente errato dei fatti, fermo restando che sono inammissibili conclusioni, allegazioni di fatti e mezzi di prova nuovi (art. 326 cpv. 1 CPC).
2.
Nelle decisioni impugnate il Giudice di pace ha limitato il procedimento alla questione della tempestività delle petizioni, ritenendole tutte irricevibili poiché “
manifestamente tardive
” dal momento che gli sono pervenute solo il 20 novembre 2017, ossia ben oltre il termine di venti giorni dalla notifica (avvenuta il 29 settembre 2017) delle sentenze con cui il Pretore del Distretto di Riviera
ha dichiarato la sua incompetenza. Egli ha infatti considerato applicabile – trattandosi di un’azione di contestazione della graduatoria – la riserva prevista dall’art. 63 cpv. 3 CPC per cui il termine di un mese entro il quale riproporre l’atto respinto dal giudice incompetente (cpv. 1) è ridotto nei casi regolati dalla LEF.
3.
Nei loro reclami gli attori sostengono anzitutto che le decisioni con cui il Pretore si è ritenuto incompetente
in ragione del valore della lite sono pervenute al loro rappresentante il 2 ottobre 2017. Ritengono pertanto tempestive le petizioni riproposte davanti al Giudice di pace il 2 novembre 2017, primo giorno feriale utile del termine di trenta giorni sancito dall’art. 63 cpv. 1 CPC (esplicitamente menzionato dal Pretore), e questo nonostante il Giudice di pace le abbia ricevute solo il 20 novembre. Per i reclamanti nella fattispecie non entra infatti in considerazione il terzo capoverso della suddetta norma poiché il termine di venti giorni è, a loro dire,
“assolutamente fuorviante”
, e questo per due motivi. Il primo, poiché la questione del termine per contestare la graduatoria non concerne il merito ma solo la forma. Il secondo, dal momento che il Giudice di pace è intervenuto in
“seconda istanza”
a seguito della decisione d’incompetenza del Pretore già tempestivamente adito. Essendo dunque il (primo) termine della contestazione originale della graduatoria stato rispettato nel mese di maggio 2017, lo stesso non è mai stato interrotto e la litispendenza è cessata il 2 novembre 2017 con l’invio della petizione al giudice competente. Ad ogni modo per i reclamanti, quand’anche si volesse ritenere applicabile l’art. 63 cpv. 3 CPC, il secondo deposito della graduatoria del 24 ottobre 2017 ha fatto ripartire il termine di venti giorni per contestarla, sicché gli atti sono comunque da ritenere tempestivi. In conclusione gli attori chiedono il
“riavvio”
della procedura, affinché il primo giudice si pronunci sui licenziamenti abusivi da essi subiti e, in caso di accoglimento delle loro petizioni, che il credito da ciascuno di loro vantato sia ammesso nella graduatoria.
4.
A norma del
l’art. 63 cpv. 1 CPC, qualora un atto processuale sia respinto per incompetenza del giudice adito e sia riproposto entro un mese davanti al giudice competente, la causa si considera pendente dal giorno in cui l’atto fu proposto la prima volta. Il Codice prevede però una riserva per quanto attiene agli “speciali termini legali d’azione” della LEF (art. 63 cpv. 3 CPC). I
l meccanismo correttivo sancito dall’art. 63 CPC permette quindi all’attore di beneficiare della cosiddetta
“retrodatazione della litispendenza”
, in forza della quale l’inizio della pendenza retroagisce al momento dell’introduzione dell’atto originale viziato (
FF 2006 6648;
Trezzini
in: Trezzini et al. [curatori], Commentario pratico al Codice di diritto processuale civile svizzero, vol. II, 2
a
ed. 2017, n. 13 ad art.
63 CPC;
Bohnet
in: CPC commenté, 2011, n. 25 ad art. 63 CPC
; Müller-Chen
in
:
Brunner/Gasser/Schwander [curatori],
S
chweizerischen
ZPO, Kommentar,
2
a
ed
. 2016
, n. 11 ad art. 63 CPC
). La norma non è applicabile ai ricorsi (DTF 140 III 638 consid. 3.2).
4.1
Tra le azioni contemplate dall’art. 63 cpv. 3 CPC rientra quella di contestazione della graduatoria prevista dall’art. 250 LEF (
Vock/ Müller
, SchKG-Klagen nach der Schweizerischen ZPO,
2
a
ed.
2018,
pag. 235;
Kren Kostkiewicz
, Schuldbetreibungs- & Konkursrecht,
3
a
ed.
2018,
n. 243;
Müller-Chen,
op. cit., n. 29 ad art. 63;
Milani/Wohlgemuth
in: Kommentar zur KOV, 2016,
n.
167 ad
Vorbemerkungen V-VII al
Regolamento concernente l’amministrazione
degli uffici dei fallimenti [RUF, RS 281.32]), che prescrive un termine d’azione di soli 20 giorni
(cpv. 1). Ne discende che per una simile azione
l’attore è tenuto a riproporre all’autorità competente l’atto respinto dal giudice erroneamente adito entro venti giorni. Il termine inizia a decorrere dal giorno della notificazione della decisione di non entrata in materia, e non dal suo passaggio in giudicato (DTF 138 III 613 consid.
2.7;
Trezzini,
op. cit., n. 16 ad art. 63;
Berger-Steiner
in: Berner Kommentar, Schweizerische ZPO, vol. I, 2012,
n. 44 e 46 ad art. 63 LEF;
Bohnet
in:
CPC annoté, 2016, n. 4 ad art. 63 CPC;
Staehelin/ Staehelin/Grolimund
, Zivilprozessrecht, 2
a
ed. 2013, n. 4 ad § 12;
Sutter Somm
/Hedinger
in:
Sutter-Somm/Hasenböhler/Leuenberger, Kommentar zur Schweizerischen
ZPO, 3a ed. 2016, n. 11 ad art. 63 CPC
).
4.2
Nel caso concreto, le diciassette decisioni del 28 settembre 2017 (inc. _ – _) con cui il Pretore del Distretto di Riviera ha dichiarato irricevibili, per difetto di competenza (ai sensi degli art. 59 cpv. 1 e cpv. 2 lett. b CPC), le petizioni tempestivamente promosse nel periodo di deposito della prima graduatoria (alcune il 24, altre il 29 maggio 2017) dagli ex dipendenti della società fallita, risultano essere state trasmesse a quest’ultimi il giorno successivo, come si evince dal timbro della cancelleria apposto su ognuna di esse. E poiché il 29 settembre 2017 era un venerdì, appare pertanto pacifico ritenere che, come rilevano i reclamanti, le decisioni siano state notificate al loro rappresentante lunedì 2 ottobre 2017. Da martedì 3 ottobre 2017 ha pertanto iniziato a decorrere il termine di venti giorni – conformemente a quanto previsto dall’art. 63 cpv. 3 CPC – per riproporre davanti al giudice competente le loro petizioni, il quale è venuto a scadere domenica 22 ottobre, per cui le petizioni andavano presentate al più tardi entro lunedì 23 ottobre 2017 (art. 142 cpv. 3 CPC, per il rinvio dell’art. 31 LEF). Contrariamente a quanto pare aver considerato il Giudice di pace, determinante è infatti il giorno della consegna degli atti alla posta (art. 143 cpv. 1 CPC), e non quello della loro ricezione.
Di conseguenza, se è vero che la causa era pendente dal momento dell’inoltro dell’atto originale viziato (sopra, consid. 4.1 in fine), essa è cessata allo scadere del termine di venti giorni entro il quale gli attori avrebbero dovuto riproporre le loro petizioni. Presentate solo il 2 novembre 2017 le diciassette petizioni erano pertanto chiaramente tardive, sicché il Giudice di pace non poteva che constatarne l’irricevibilità.
4.3
D’altronde, l’art. 63 CPC medesimo chiarisce che il giudice incompetente – in concreto il Pretore – non è tenuto a trasmettere l’atto irrito a quello competente (“la causa non è quindi rimessa d’ufficio al giudice competente”: FF 2006 6648;
Trezzini,
op. cit., n. 20-21 ad art. 63), bensì che incombe alla parte attrice stessa attivarsi nel termine stabilito dalla norma. Al riguardo, è fuorviante il riferimento dei reclamanti al termine d’impugnazione di trenta giorni indicato dal Pretore in calce alle decisioni d’irricevibilità, che concerne con ogni evidenza l’eventuale contestazione di quelle decisioni e non la ripresentazione delle petizioni al giudice (di pace) competente. Del resto il Pretore ha correttamente richiamato l’art. 63 CPC (nel dispositivo n. 1), citato per esteso nei motivi della sentenza, compreso il terzo capoverso, sicché dando prova di maggiore attenzione i reclamanti avrebbero potuto capire di dover reintrodurre le azioni entro 20 giorni (art. 63 cpv. 3 CPC e 250 cpv. 1 LEF) e non 30 (art. 63 cpv. 1 CPC). Nelle predette circostanze, rimproverare loro l’inosservanza del termine stabilito dalla legge non viola il divieto del formalismo eccessivo, perché essi sono stati posti nella condizione di agire
tempestivamente. Anche su questi punti i reclami si rivelano infondati
.
5.
Nemmeno soccorre infine ai reclamanti sostenere che la pubblicazione della seconda graduatoria ha rinnovato automaticamente i termini per contestarla, poiché in realtà il nuovo deposito non riguarda l’intera graduatoria, bensì soltanto le modifiche o complementi (cfr. art. 251 cpv. 4 LEF, 65 cpv. 2 e 69 RUF;
Schober
in: Kren-Kostkiewicz/Vock, Kommentar SchKG, 2017, n. 8 ad art. 251 LEF), mentre le altre posizioni rimaste immutate sono considerate passate in giudicato e perciò non possono più essere modificate, né di conseguenza contestate, neppure dagli autori delle nuove insinuazioni (giusta l’art. 251 LEF), sebbene non
abbiano avuto modo di farlo in precedenza (
Sprecher
, op. cit., n. 15 ad art. 251; H
ierholzer
, op. cit., n. 21 ad art. 251;
Milani/Wohlgemuth
,
op. cit., n. 18 ad art. 65 e n. 8 ad art. 69 RUF).
Ciò vale a fortiori per i partecipanti alla procedura sfociata nel primo (precedente) deposito. Una modifica è ipotizzabile solo se si rivela che un’insinuazione è stata ammessa o rigettata manifestamente a
torto – per un’inavvertenza dell’amministrazione del fallimento (sopra
consid. 1.3) –, se un rapporto giuridico è mutato dopo che la graduatoria è diventata definitiva o quando fatti nuovi giustificano una revisione, ipotesi che non si verificano nel caso in rassegna. Un nuovo esame giuridico di fatti conosciuti al momento del precedente deposito è per contro escluso (DTF 139 III 388 consid. 2.2.1).
Ne discende che i reclami, infondati, vanno respinti senza che sia necessario entrare nel merito della vertenza.
6.
Le tasse del presente giudizio,
stabilite in applicazione dell’art. 14 LTG,
seguono la soccombenza di ciascun reclamante (art. 106
cpv. 1 CPC). Non si pone invece problema di ripetibili, la parte convenuta non avendo dovuto presentare osservazioni ai reclami.
7.
Circa i rimedi esperibili sul piano federale (art. 112 cpv. 1 lett. d LTF), nessuno de
i diciassette valori litigiosi (v. sopra consid. 1) raggiunge la soglia di fr. 30'000.– ai fini dell’art. 74 cpv. 1 lett. b LTF.