Decision ID: b33dc656-daf9-5200-adf8-cee8bd81ce18
Year: 2005
Language: it
Court: TI_TCA
Chamber: TI_TCA_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: public_law

ritenuto,
in fatto
A. RI 1, classe 1963, è un cittadino italiano residente a _, che da anni lavora in Svizzera quale autista di torpedoni senza essere mai incorso in sanzioni amministrative per violazioni alle regole del traffico.
B. Il 27 febbraio 2005, verso le ore 0630, RI 1 è incappato in un incidente della circolazione mentre stava percorrendo alla guida della vettura di una conoscente il raccordo autostradale che porta alla semiautostrada _. Stando alle sue dichiarazioni verbalizzate dagli agenti di polizia accorsi in loco, verso le ore 0530 è partito da _, dove aveva trascorso la nottata in compagnia di amici. Giunto in territorio di _ ha lasciato la _ per dirigersi verso _, allorquando si è addormentato nell'affrontare una curva piegante a destra. Invaso il terrapieno, si è risvegliato, ha sterzato sulla destra onde riportare il veicolo sulla strada ma non è più riuscito a riprenderne il controllo, andando a cozzare a due riprese contro il guidovia laterale prima di arrestarsi in mezzo alla carreggiata. La polizia gli ha sequestrato sul posto la licenza di condurre svizzera, intimandogli nel contempo un divieto di circolare su territorio elvetico in relazione all'ulteriore possesso di una patente di guida italiana.
Preso atto di quanto accaduto, il 14 marzo 2005 la Sezione della circolazione ha prospettato a RI 1 l'adozione di un provvedimento amministrativo, dandogli comunque facoltà di guidare in attesa della decisione di sua competenza.
Dal canto suo, con decreto di accusa 29 marzo 2005 il Ministero pubblico l'ha ritenuto colpevole di guida in stato di inattitudine e di infrazione alle norme della circolazione, proponendo la sua condanna alla pena di 10 giorni di detenzione sospesi condizionalmente per un periodo di prova di tre anni e al pagamento di una multa di fr. 1'000.-. L'interessato non ha impugnato la sanzione penale, che è quindi passata in giudicato incontestata, ma ha inoltrato osservazioni alla diffida di revoca della licenza di condurre, contestando in particolare di essere stato vittima di un colpo di sonno.
C. Preso atto dei rilievi formulati da RI 1 e delle conclusioni del procedimento penale, l'11 agosto 2005 la Sezione della circolazione ha revocato la licenza di condurre del nominato per la durata di tre mesi, autorizzando comunque in tale periodo la guida dei veicoli delle categorie speciali F, G e M. La risoluzione è stata resa sulla base degli art. 16c cpv. 1 lett. a e 16c cpv. 2 lett. a LCStr, nonché 33 cpv. 1 OAC.
D. Con giudizio 28 settembre 2005 il Consiglio di Stato ha confermato il provvedimento, respingendo l’impugnativa contro di esso presentata da RI 1.
Ricordato che l’autorità amministrativa è di principio vincolata all’accertamento dei fatti compiuto in sede penale, il Governo ha ritenuto di non potersi scostare dai contenuti del decreto di accusa 29 marzo 2005 pronunciato dal Ministero pubblico. Donde l'assodata sussistenza di un'infrazione grave ai sensi dell'art. 16c LCStr tale da imporre ex lege una revoca della patente della durata minima di tre mesi.
E. Contro il predetto giudizio governativo RI 1 insorge ora davanti al Tribunale cantonale amministrativo, postulandone l'annullamento.
Il ricorrente ripropone sostanzialmente le tesi sollevate davanti all’istanza inferiore, ribadendo di non aver guidato in stato di inattitudine e di essere incorso nell'incidente a causa di una rottura meccanica. Il principio secondo cui l'autorità amministrativa è vincolata agli accertamenti esperiti in sede penale non gli sarebbe opponibile, dato che non è cognito di questioni giuridiche e all'epoca non era assistito da un legale. L'addebito di aver circolato in stato di spossatezza è stato peraltro fermamente contestato con tempestività negli scritti indirizzati alla Sezione della circolazione, segnatamente in quelli di risposta alla diffida di revoca nella quale l'autorità non aveva indicato l'esito di eventuali procedimenti penali tra gli elementi suscettibili di influire sulla sua decisione. Nel caso concreto sarebbe pertanto lesivo del principio della buona fede non scostarsi dall'accertamento dei fatti operato dall'autorità penale, tanto più che il verbale annesso al rapporto di polizia è stato firmato sotto costrizione e non contiene quanto effettivamente dichiarato dal ricorrente, a mente del quale la perdita di padronanza del veicolo è stata cagionata da un guasto meccanico. A comprova di questa tesi RI 1 chiede l'audizione dei due agenti che sono intervenuti sul luogo dell'incidente e stilato il relativo rapporto, così come del meccanico che ha ispezionato il veicolo due giorni prima del sinistro constatando che la testina del braccio oscillante anteriore destro era usurata.
F. All’accoglimento del ricorso si oppone il Consiglio di Stato, riconfermandosi nelle conclusioni contenute nel giudizio impugnato.
Considerato,

in diritto
1. La competenza del Tribunale cantonale amministrativo è data dall'art. 10 cpv. 2 LALCStr.
La legittimazione attiva del ricorrente, destinatario del provvedimento impugnato, è pacifica (art. 43 PAmm).
Il gravame, tempestivo (art. 10 LALCStr e art. 46 cpv. 1 PAmm), è pertanto ricevibile in ordine e può essere evaso sulla base degli atti, senza istruttoria. Per le ragioni che saranno meglio precisate in appresso, non occorre procedere all'assunzione delle prove testimoniali notificate dal ricorrente siccome insuscettibili di apportare al tribunale la conoscenza di ulteriori elementi rilevanti ai fini del giudizio (art. 18 cpv. 1 PAmm).
2. In virtù delle disposizioni transitorie della modifica del 14 dicembre 2001 della LCStr (RU 2002 p. 2767 ss.) le nuove disposizioni si applicano al conducente che dopo l'entrata in vigore delle stesse, avvenuta il 1° gennaio 2005, commette un'infrazione lieve, medio grave o grave delle prescrizioni sulla circolazione stradale (cpv. 1).
Dato che l'infrazione alla base della misura dedotta in giudizio è stata commessa il 27 febbraio 2005, la fattispecie va esaminata alla luce del nuovo diritto, tenendo presente che in materia di provvedimenti adottati a scopo di ammonimento
il Tribunale cantonale amministrativo statuisce con pieno potere di cognizione, identico a quello di cui dispone nella giurisdizione disciplinare (art. 70 PAmm), e quindi può rivedere anche la commisurazione della sanzione. In questa materia, i limiti posti dall'art. 61 PAmm in relazione al controllo dell'apprezzamento non trovano infatti applicazione siccome contrari alle prevalenti disposizioni dell'art. 6 CEDU (STA 20.11.2000 in re M., STA 26.9.1996 in re C., STA 21.10.1996 in re T.).
3. 3.1. Secondo costante giurisprudenza del Tribunale federale, l’autorità amministrativa competente ad ordinare la revoca della licenza di condurre non può di principio scostarsi dagli accertamenti contenuti in una decisione penale cresciuta in giudicato (DTF 121 II 217 consid. 3a e 123 II 97). In particolare, tale autorità deve attenersi alle risultanze del giudizio penale anche nel caso in cui quest’ultimo sia stato emanato nell’ambito di una procedura sommaria, segnatamente ove la decisione penale si basi essenzialmente sul rapporto di contravvenzione allestito dall’agente di polizia. Ciò è il caso, in particolare, se l’interessato sapeva o, vista la gravità dell’infrazione rimproveratagli, doveva prevedere che nei suoi confronti si sarebbe fatto luogo anche ad un procedimento di revoca della licenza di condurre e ciononostante ha omesso di far valere nell’ambito del procedimento penale diritti garantiti alla difesa o vi ha rinunciato. In simili circostanze quest’ultimo non può più attendere il procedimento amministrativo per presentare eventuali mezzi di prova, dato che era tenuto, secondo il principio della buona fede, a proporli già in sede penale, nonché ad esaurire, se del caso, i rimedi di diritto disponibili contro il giudizio emanato in tale procedura (DTF del 31 ottobre 2005, inc. n. 6A.29/2005, consid. 4.2.; DTF 121 II 214, consid. 3a).
3.2. In concreto, a seguito degli eventi occorsi il 27 febbraio 2005 il Ministero pubblico ha ritenuto il ricorrente colpevole di guida in stato di inattitudine e di infrazione alle norme della circolazione, proponendo che fosse condannato alla pena di 10 giorni di detenzione sospesi condizionalmente per un periodo di prova di tre anni e al pagamento di una multa di fr. 1'000.-.
Alla luce della giurisprudenza citata al considerando precedente, in questa sede il ricorrente non può più contestare tali fatti, né l’apprezzamento degli stessi da parte delle autorità penali, che hanno ormai statuito sulla fattispecie con decisione passata in giudicato. Per evidenti ragioni d’unità di giudizio, questo Tribunale - al pari delle istanze amministrative inferiori - è infatti vincolato alla condanna pronunciata dal Procuratore pubblico posteriormente all'apertura del procedimento amministrativo. D'altra parte, nulla lascia ritenere che gli accertamenti operati in ambito penale siano errati al punto da giustificare l'assunzione di prove a questo stadio procedurale. Il ricorrente è un conducente professionista certamente cognito delle norme legali che
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rmano la sua attività. Quand'anche la materia, ossia il diritto della circolazione svizzero, dovesse risultargli poco nota a dispetto della sua particolare attività professionale, il sequestro della licenza di condurre e il divieto di guidare in territorio elvetico disposti subito dopo l'incidente per motivo di spossatezza al volante (cfr. gli appositi moduli sottoscritti il 27 febbraio 2005) avrebbero dovuto indurlo a percepire che la situazione venutasi a creare era molto seria, e che occorreva agire subito e con fermezza per parare alle asserite ingiustizie subite. Egli tuttavia è rimasto passivo. Non ha consultato un avvocato per farsi consigliare e tutelare. Non ha denunciato gli agenti che a sua detta lo avevano costretto a firmare un verbale inveritiero. Tanto meno, pur sapendo da giorni del procedimento amministrativo pendente e delle sue possibili conseguenze, ha impugnato il decreto con il quale il Procuratore l'ha condannato ad una pesante pena per reati commessi, primo fra tutti il delitto di guida in stato di inattitudine. Non sussistendo indizi di un crasso errore giudiziario commesso in sede penale, l'autorità amministrativa non può scostarsi dalle valutazioni vincolanti operate in quell'ambito. Agendo in questo senso non si viola affatto il principio della buona fede, ma si tutela doverosamente quello della sicurezza giuridica. Neppure il preteso guasto meccanico che l'insorgente ha invocato a posteriori quale causa dell'
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rtunio permette di pervenire a conclusioni diverse, atteso che il fatto di circolare scientemente con un veicolo seriamente difettoso costituisce comunque un'infrazione grave punibile con una revoca ex art. 16c LCStr.
4. 4.1. Le infrazioni delle prescrizioni sulla circolazione stradale per le quali non è applicabile la procedura prevista dalla LMD comportano la revoca della licenza di condurre, oppure l'ammonimento del conducente (art. 16 cpv. 2 LCStr). Per stabilire la durata della revoca devono essere considerate le circostanze del singolo caso, segnatamente il pericolo per la circolazione, la colpa, la reputazione dell'interessato in quanto conducente di veicoli a motore e la sua necessità professionale a fare uso del veicolo. La durata minima della revoca non può tuttavia essere ridotta (vedi art. 16 cpv. 3 LCStr).
Il nuovo diritto prevede una durata minima della revoca a dipendenza dell'importanza dell'infrazione commessa (lieve, art. 16a; medio grave, art. 16b; grave, art. 16c) e dei precedenti dell'interessato. In particolare, commette un'infrazione grave colui che violando gravemente le norme della circolazione cagiona un serio pericolo per la sicurezza altrui o assume il rischio di detto pericolo (art. 16c cpv. 1 lett. a LCStr). In tal caso, la licenza di condurre deve essere revocata per almeno tre mesi (art. 16c cpv. 2 lett. a LCStr).
4.2. Secondo la giurisprudenza resa in applicazione del vecchio diritto, colui che si pone alla guida in uno stato di spossatezza compromette gravemente la sicurezza della circolazione (cfr. art. 16 cpv. 3 lett. a vLCStr; Schaffhauser, Grundriss des schweizerischen Strassenverkerhrsrechts, n. 2318) incorrendo in un delitto (art. 91 cpv. 2 LCStr). Lo stesso dicasi per il conducente che si mette al volante di un veicolo sapendo che si trova in un precario stato di sicurezza (Schaffhauser, op. cit., n. 2317). Nel caso in esame, non v'è quindi dubbio che dal profilo amministrativo il ricorrente abbia commesso un'infrazione grave giusta l'art. 16c cpv. 1 lett. a LCStr per la quale, in assenza di precedenti, risulta obbligatorio revocargli la licenza di condurre per la durata di tre mesi, ovvero il minimo sancito dalla legge. Se ne deve concludere che il provvedimento di revoca di tre mesi tutelato dal Consiglio di Stato non può che essere ulteriormente confermato da questo Tribunale. Una misura di tale ampiezza appare infatti del tutto conforme al diritto in vigore e rispettosa del principio della proporzionalità.
5. Stante quanto precede, il ricorso deve pertanto essere respinto.
La tassa di giustizia e le spese seguono la soccombenza (art. 28 PAmm).