Decision ID: c09fcad7-937b-5b24-8513-45babcbbb4b7
Year: 1999
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: civil_law

in fatto:
che con decisione del 14 aprile 1997 la Sezione degli enti locali, autorità di vigilanza sulle tutele, ha pronunciato su istanza della Delegazione tutoria di _ l’interdizione di _ per infermità o debolezza di mente;
che il 15 maggio 1999 _ ha chiesto all’autorità di vigilanza la revoca della tutela;
che l’autorità di vigilanza ha commissionato il 1° luglio 1999 al Servizio psico-sociale di _ una perizia intesa a chiarire se l’istante fosse ancora affetto da infermità o debolezza di mente, (e, dandosi il caso, quale fosse la diagnosi e la prognosi), come pure se l’istante apparisse in grado di gestire autonomamente i propri interessi;
che, esaminate le risultanze della perizia, l’autorità di vigilanza ha sentito _ il 20 settembre 1999;
che con decisione del 23 settembre 1999 la Sezione degli enti locali ha respinto l’istanza, rilevando che l’interessato risultava tuttora affetto da schizofrenia paranoide cronica con deficit progressivo, sicché necessitava di ulteriore sostegno, riservata la possibilità di sostituire la tutela con una curatela amministrativa “fra qualche tempo”;
che contro la decisione predetta _ ha introdotto il 29 settembre 1999 una dichiarazione di ricorso;
che il documento non è stato oggetto di intimazione;
e considerando

in diritto:
che l’atto del ricorrente può essere trattato solo alla stregua di un appello, unico rimedio giuridico esperibile contro le decisioni prese dall’autorità di vigilanza sulle tutele (art. 54
a
LAC);
che un appello deve contenere, oltre alle richieste di giudizio, “i motivi di fatto e di diritto sui quali si fonda” (art. 309 cpv. 2 lett. f CPC);
che nel caso in cui un tutelato insorga personalmente contro una decisione a egli sfavorevole, le esigenze formali dell’appello vanno per certi versi attenuate, essendo sufficiente che le richieste di giudizio e i motivi di impugnazione possano desumersi dall’insieme del ricorso (
Geiser
in: Kommentar zum Schweizerischen Privatrecht, ZGB I/2, n. 41 ad art. 420);
che in concreto l’appello si esaurisce testualmente nella frase: “Ich mache Einspruch und Anzeige wegen Verläumdung und Beleidigung gegen diese Äusserungen, seitens der Persohnen die sich nicht Nannentlich nennen wollen”;
che se la conclusione intesa alla revoca della tutela e alla conseguente modifica della decisione impugnata può ragionevolmente essere presunta, non è dato di capire invece per quali ragioni ciò dovrebbe avvenire;
che in effetti non è dato a divedere chi e in quali circostanze avrebbe calunniato o diffamato l’appellante, né su quali false affermazioni si fonderebbe la decisione impugnata;
che nelle condizioni descritte l’appello, insufficientemente motivato, sfugge a un esame di merito (art. 309 cpv. 5 CPC);
che appare superfluo pertanto fissare all’appellante un termine entro cui tradurre il ricorso in italiano (art. 117 cpv. 1 e 2 con rinvio all’art. 142 cpv. 3 CPC);
che gli oneri processuali seguirebbero la soccombenza (art. 148 cpv. 1 CPC),
che in concreto si può nondimeno prescindere – eccezionalmente – dal prelevare spese, l’appellante risultando sprovvisto di cognizioni giuridiche e avendo agito senza l’ausilio di un patrocinatore;
che non si giustifica nemmeno di assegnare ripetibili alla Delegazione tutoria, la quale non si è vista notificare l’appello e non ha quindi sopportato costi per l’eventuale stesura di osservazioni;
richiamato l’art. 313
bis
CPC,