Decision ID: 62fde846-1566-5d13-bb5d-5e31f8c30b25
Year: 2011
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: civil_law

in fatto: A.
Il 28 gennaio 2002 PI 1 (1961), cittadina brasiliana, ha dato alla luce a _ un figlio, E_, che è stato riconosciuto da RI 1 (1963). Con decisione del 16 maggio 2003 l'autorità tutoria di _ ha istituito in favore
del figlio una curatela educativa (art. 308 cpv. 1
CC) e il 30 marzo 2004 ha attribuito l'autorità parentale in comune ai genitori. Nell'aprile del 2004 PI 1 si è trasferita con il figlio a _, dopo un breve soggiorno ad _. Altrettanto ha fatto RI 1. Con decisione del 23 settembre 2004 la _ ha affidato
la curatela educativa in favore del figlio
a _, conferendo a quest'ultima speciali poteri a norma dell'art. 308 cpv. 2 CC.
B.
In seguito a gravi conflitti tra genitori la _ ha chiesto il 17 giugno 2005 all'Autorità di vigilanza sulle tutele di riattribuire l'autorità parentale alla sola madreRI 1 ha dichiarato il 6 luglio 2005 di opporsi e ha postulato l'attribuzione della custodia parentale a sé medesimo, il 16 luglio 2005 davanti alla _ (divenuta competente per territorio in seguito al trasferimento di PI 1 a _) e il 28 agosto 2005 davanti all'Autorità di vigilanza sulle tutele. Con ordinanza del 1° settembre 2005 quest'ultima ha commissionato allo psicologo e psicoterapeuta _ una perizia sulle capacità parentali dei genitori. In pendenza di procedura davanti all'Autorità di vigilanza la Commissione tutoria regionale ha sospeso il 20 settembre 2005 la procedura riguardante l'attribuzione della custodia parentale sollecitata dal padre.
C.
Il bene del figlio risultando in pericolo, con decisione del 18 novembre 2005 la Commissione tutoria regionale 3 ha privato provvisoriamente la madre della custodia parentale, collocando il figlio alla “_” di _. PI 1 ha chiesto la revoca di tale decisione, che la Commissione tutoria regionale ha confermato – previo contraddittorio – mediante decisione del 1° dicembre 2005. Il perito incaricato dall'Autorità di vigilanza sulle tutele ha poi consegnato il suo referto, del 7 gennaio 2006, giungendo alla conclusione che le capacità parentali della madre sono inadeguate. Con decisione del 7 aprile 2006 l'Autorità di vigilanza sulle tutele ha privato così PI 1 dell'autorità e della custodia parentale, trasferite esclusivamente al padre. Tale decisione è passata in giudicato. Per assolvere il compito RI 1 si è valso prima dell'aiuto di una famiglia diurna e poi di quello della sua convivente.
D.
Dalla fine di novembre 2006 E_ è stato assistito dallo psicoterapeuta _ di _ fino all'ottobre del 2008, quando il padre ha interrotto il trattamento. Nel frattempo, il 7 ottobre 2007, RI 1 è stato ricoverato d'urgenza _ di _ per una pancreatite etiltossica. Con decisione del 22 febbraio 2008 la CO 1, divenuta competente per territorio, gli ha imposto di mettersi subito in relazione con il centro “_” di _ e di farsi curare, sottoponendosi a controlli sanguigni con frequenza quindicinale per la determinazione del consumo alcolico. Essa ha ordinato inoltre un complemento d'indagine sulle capacità parentali dei genitori, affidato al medesimo perito designato nel 2005 dall'Autorità di vigilanza sulle tutele, e ha incaricato l'Ufficio delle famiglie e dei minorenni di procedere a una valutazione socio-ambientale della situazione in cui si trovava E_. RI 1 ha frequentato il centro “_” dall'aprile fino al dicembre del 2008.
E.
Nel suo referto del 21 ottobre 2008 lo specialista ha confermato l'inidoneità della madre alla custodia autonoma del figlio, mentre ha ritenuto RI 1 idoneo, riservandosi tuttavia di approfondire il problema legato al presunto abuso di alcol. L'Ufficio delle famiglie e dei minorenni ha concluso l'8 giugno 2009, da parte sua, per la necessità di internare E_ in un centro educativo durante la settimana e per il ripristino della psicoterapia. Nel fine settimana del 5 e 6 settembre 2009 la curatrice educativa è dovuta intervenire per trovare una sistemazione a _, il padre trovandosi in uno stato psicofisico che lo rendeva manifestamente incapace di accudire al figlio.
F.
Sentito il 10 settembre 2009 dalla Commissione tutoria regionale, RI 1 ha ammesso di avere problemi di etilismo, ma ha soggiunto di essere seguito da uno psichiatra e psicoterapeuta, come pure di assumere medicamenti antidepressivi. PI 1 ha instato nel corso dell'udienza perché si aggiornasse la valutazione delle capacità genitoriali. Con decisione di quello stesso giorno, resa immediatamente esecutiva, la
Commissione tutoria regionale ha privato RI 1 della custodia parentale e ha trasferito il figlio dal 15 settembre 2009 nel Centro _ (_) a _. _, assistente sociale dell'Ufficio delle famiglie e dei minorenni, è stata designata coordinatrice del progetto di collocamento.
G.
Il 5 ottobre 2009 RI 1 è stato ricoverato alla clinica _ di _ in condizioni psicofisiche molto compromesse. Un membro della
Commissione tutoria regionale ha ascoltato il 15 ottobre 2009 E_ dopo il trasferimento al _. Sentito nuovamente il 3 dicembre 2009 dalla Commissione tutoria regionale, RI 1 ha negato di avere problemi di salute e ha sollecitato il rientro del figlio da lui. PI 1 ha rivendicato a sua volta l'affidamento del figlio, reiterando la richiesta di eseguire una nuova perizia sulle capacità genitoriali. Quest'ultima richiesta è stata respinta seduta stante dalla Commissione tutoria regionale. Il 14 dicembre 2009 il centro _ ha presentato alla Commissione tutoria regionale un rapporto di collocamento.
H.
Il 13 gennaio 2010 RI 1 ha scritto alla Commissione tutoria regionale,
allegando un contratto di lavoro per collaboratrice familiare stipulato con PI 1 il 29 dicembre 2009. Quest'ultima ha scritto a sua volta il 13 gennaio 2010 alla Commissione tutoria regionale, contestando il rapporto del centro _. Con decisione del 26 gennaio 2010, dichiarata immediatamente esecutiva, la Commissione tutoria regionale ha nuovamente respinto il postulato aggiornamento della valutazione relativa alle capacità dei genitori, ha confermato la privazione della custodia parentale nei confronti del padre e ha collocato il figlio dall'8 gennaio 2010 nell'Istituto _ a _. _ è stata confermata quale coordinatore del progetto di collocamento. I diritti di visita dei genitori sono stati regolati con cadenza quindicinale.
I.
Contro la decisione appena citata PI 1 ha presentato un ricorso del 3 febbraio 2010 all'Autorità di vigilanza sulle tutele, insistendo per l'affidamento del figlio e per il collocamento del medesimo in esternato all'Istituto _ di _. RI 1 ha impugnato anch'egli la decisione della Commissione tutoria regionale con un ricorso del 5 febbraio 2010, postulando il rientro del figlio da lui e dichiarandosi disposto a sottoporsi a costanti controlli medici.
In pendenza di ricorso, l'11 marzo 2010, la Commissione tutoria ha approvato il progetto educativo riguardante l'affidamento del figlio all'Istituto _. La curatrice educativa ha poi inviato il 9 maggio 2010 all'Autorità di vigilanza
sulle
tutele una valutazione psicologica di PI 1, allestita il
3 mar
zo 2010 dallo psicologo e psicoterapeuta _, e un rapporto medico del 23 aprile 2010 della dott. _, psichiatra e psicoterapeuta. Nel luglio del 2010 PI 1 è stata rimpatriata in Brasile dalla polizia degli stranieri.
L.
Sempre in pendenza di ricorso, il 15 novembre 2010, RI 1 è stato ulteriormente sentito dalla Commissione tutoria regionale per avere alzato le mani sulla compagna, in presenza di E_, con un tasso alcolemico nel sangue attorno all'1.7 per mille. RI 1 ha ammesso i fatti, come pure nuovi diverbi insorti con PI 1 mentre il figlio era in relazione con lei tramite internet. Statuendo con decisione unica del 1° dicembre 2010 sui ricorsi introdotti da PI 1 e RI 1, l'Autorità di vigilanza sulle tutele li ha respinti entrambi, riscuotendo la sola quota di oneri processuali a carico di RI 1 (fr. 200.– complessivi). La decisione è stata dichiarata immediatamente esecutiva.
M.
RI 1 è insorto a questa Camera con un appello del 22 dicembre 2010 nel quale chiede di annullare la decisione appena citata, come pure quella presa il 26 gennaio 2010 della Commissione tutoria regionale, e di reintegrarlo nella custodia del figlio. L'appello non ha formato oggetto di intimazione.

Considerando
in diritto: 1.
La decisione impugnata è stata notificata a RI 1 il 2 di
cembre 2010. All'appello c
ontinua ad applicarsi pertanto “il diritto in vigore al momento della comunicazione della decisione” (
art. 405 cpv. 1 nCPC), ovvero la procedura ordinaria degli art. 307 segg. CPC ticinese, con le particolarità dell'art. 424
a
CPC ticinese. Introdotto nel termine di venti giorni, il 22 dicembre 2010, il memoriale dell'appellante è così tempestivo (art. 48 della legge sull'organizzazione e la procedura in materia di tutele e curatele [RL 4.1.2.2] in vigore fino al 31 dicembre 2010, cui rinviava anche l'art. 39 LAC). Proponibili sono altresì i
documenti acclusi all'appello (art. 424
a
cpv. 2 CPC ticinese), in specie
i rapporti delle analisi del sangue cui si è sottoposto l'appellante fra il 25 aprile 2007 e il 13 dicembre 2010, come pure una prescrizione medica del farmaco “Antabus”, del 9 agosto 2010,
per quanto – come si vedrà oltre – tali documenti non appaiano recare elementi decisivi ai fini del giudizio.
2.
Il ricorso all'Autorità cantonale di vigilanza sulle tutele è un rimedio giuridico ordinario, munito per principio di effetto sospensivo, diretto a un grado di giurisdizione munito di pieno potere cognitivo in fatto e in diritto (art. 46 della citata legge sull'organizzazione e la procedura in materia di tutele e curatele). Le decisioni dell'Autorità di vigilanza sostituiscono così quelle delle Commissioni tutorie regionali: annullando o riformando le prime, si annullano o si riformano automaticamente le seconde. Ne deriva che la richiesta dell'appellante intesa a far annullare, oltre alla decisione impugnata, quella della Commissione tutoria
regionale non ha portata pratica (RDAT II-2003 pag. 52 consid. 2 con richiamo).
3.
Nella decisione appellata l'Autorità di vigilanza sulle tutele ha accertato, menzionando i rapporti agli atti, che E_ soffre per la conflittualità dei genitori, ciò che lo obbliga a schierarsi una volta con l'uno e una volta con l'altra, relegando in sott'ordine le sue proprie richieste. In cerca di attenzioni, egli disturba o si agita, onde la necessità di un sostegno specializzato per l'apprendimento. Il trasferimento della custodia parentale da un genitore all'altro non è servito, come non è servito il rimpatrio coatto della madre, RI 1 litigando ora con la convivente, se non con la stessa PI 1 in collegamento internet. La presenza della curatrice educativa non è sufficiente, come non è sufficiente l'appoggio di una famiglia diurna. Al figlio occorre garantire – ha sottolineato l'Autorità di vigilanza sulle tutele – un ambiente protetto, al riparo dalla conflittualità dei genitori.
Per quel che riguarda RI 1 in particolare, l'Autorità di vigilanza sulle tutele gli ha rimproverato di avere interrotto il sostegno psicoterapeutico seguito dal figlio, reputato inutile, e di non dimostrare alcuna costanza nell'aderire ai provvedimenti per curare il suo etilismo, minimizzandolo o addirittura negandolo. I controlli del sangue cui egli si è sottoposto non sono bastati, il cronico abuso di alcol riconducendosi verosimilmente a un disturbo bipolare. Per di più, definendo nocivo il collocamento del figlio in un ambiente protetto, egli mostra di non capire le esigenze del ragazzo. Quanto a PI 1, ora in Brasile, l'Autorità di vigilanza sulle tutele ne ha sottolineato la totale inidoneità educativa, anche per la grave patologia di cui è affetta. Protesa a criticare la situazione di RI 1, convinta che la sua visione delle cose sia l'unica valida, incapace di comprendere le necessità del figlio, socialmente isolata, essa non avrebbe potuto assicurare la debita custodia del ragazzo. Nelle circostanze descritte l'Autorità di vigilanza sulle tutele ha dunque confermato la decisione impugnata, respingendo i due ricorsi.
4.
L'appellante fa valere in primo luogo che tutti gli esami subìti fra il 2007 e il 2008, come pure tra gennaio e marzo del 2010, dimostrano come egli non soffra più di alcuna dipendenza alcolica. L'assunzione di “Antabus” provoca, anzi, repulsione alle bevande alcoliche. Accertando ch'egli denota ancora problemi di etilismo, l'Autorità di vigilanza sulle tutele si è fondata perciò – egli afferma – su elementi superati, mentre il litigio intercorso con la convivente ai primi di novembre del 2010 è un episodio singolo, su cui egli non è stato neppure sentito. L'appellante sostiene altresì che la conflittualità rimproveratagli dall'Autorità di vigilanza sulle tutele non sussiste, PI 1 essendo stata definitivamente rimpatriata. Quanto al fatto ch'essa sia riuscita una volta a esternare le proprie intemperanze per internet, il caso è puramente sporadico. L'appellante ricorda poi che nel suo complemento del 21 ottobre 2008 il perito _ lo aveva ritenuto idoneo a esercitare la funzione di genitore affidatario, ciò che contrasta apertamente con la decisione di togliergli la custodia del figlio. Infine l'appellante si duole che né lui né il figlio siano stati ascoltati sul collocamento in una struttura esterna, in violazione del loro diritto di essere sentiti. Egli si riserva perciò di “approfondire le motivazioni del suo ricorso (...) dopo aver potuto prendere visione per la prima volta del contenuto dell'intero incartamento che verrà prodotto” alla Camera.
5.
Dalla pretesa violazione del diritto d'essere sentito va subito sgombrato il campo. Sul collocamento del figlio
nel Centro di _ (_) a _
l'interessato ha potuto esprimersi previamente davanti alla Commissione tutoria regionale il 10 settembre 2009 e sul collocamento all'Istituto _ il 3 dicembre 2009. In seguito egli ha potuto ancora determinarsi per scritto il 13 gennaio 2010, senza dimenticare che altrettanto ha potuto fare nel ricorso all'Autorità di vigilanza sulle tutele e nell'attuale appello. Censurare una violazione del diritto d'essere sentito in circostanze del genere non è serio. Quanto al figlio, E_ è stato ascoltato dalla Commissione tutoria regionale il 15 ottobre 2009, dopo il suo collocamento al centro _. Né merita maggiore considerazione la richiesta di “approfondire le motivazioni” dell'appello “dopo aver potuto prendere visione per la prima volta del contenuto dell'intero incartamento che verrà prodotto” alla Camera. L'appellante non pretende di non aver potuto consultare “l'intero incartamento” davanti all'Autorità di vigilanza sulle tutele, durante il termine d'impugnazione. Lamentare una disattenzione del diritto d'essere sentito è quindi, a dir poco, fuori luogo.
6.
L'art. 310 cpv. 1 CC prevede che quando il figlio non possa essere altrimenti sottratto al pericolo, l'autorità tutoria deve toglierlo alla custodia dei genitori, o dei terzi presso cui si trova, e ricoverarlo convenientemente. Sui criteri che presiedono all'applicazione della norma questa Camera si è già recentemente diffusa con richiami di dottrina e giurisprudenza (RtiD II-
2009 pag. 646 consid. 5 e 6). Non soccorre dunque ripetersi. La questione è di sapere sostanzialmente, nella fattispecie, se l'appellante sia idoneo all'esercizio della custodia parentale (l'autorità parentale non è in discussione). Ora, che un figlio non possa essere lasciato senza adeguate cautele all'affidamento di un genitore malato di etilismo (seppure per sindrome di disturbo bipolare), per lo meno ove non si possa fare assegnamento sull'altro genitore nei momenti difficili, è indubbio. Quanto l'interessato contesta è l'abuso di alcol, sostenendo – come detto – che tutti gli esami cui egli si è sottoposto fra il 2007 e il 2008, come pure tra gennaio e marzo del 2010, dimostrano l'inesistenza del vizio. In realtà le cose stanno diversamente.
a)
Svincolato dal segreto professionale, il dott. _ di _ ha dichiarato dalla Commissione tutoria regionale di conoscere l'appellante dal 1° marzo 2007, confermando che “da tempo egli soffre di episodi depressivi con abuso etilico secondario”. Prima del 2007 gli risultavano – egli ha precisato – due episodi. Tre episodi depressivi con abuso etilico però si sono ancora verificati nel marzo, nel luglio e nell'ottobre del 2007, quando RI 1 ha subìto un ricovero per pacreatite etiltossica. Nonostante sia consapevole dei rischi di ricaduta, egli ha soggiunto, “dopo una prima consultazione [il paziente] tende a non più seguire controlli regolari”. Il medico attesta di avere visto RI 1 l'ultima volta nell'agosto del 2008 (lettera del 28 maggio 2009 alla CO 1, nella rubrica “rapporti morali/altri rapporti”).
b)
Svincolata anch'essa dal segreto professionale, la dott. _ di _, psichiatra e psicoterapeuta, ha dichiarato alla Commissione tutoria regionale di avere in cura RI 1 fin dal 7 giugno 2006, ma che i suoi incontri “sono stati sporadici e piuttosto rari, fondamentalmente sempre nell'ambito di un'urgenza imminente, durante i quali (...) è emersa quale problematica prevalentemente l'abuso etilico”. In tutte le occasioni è emerso chiaro il sospetto – essa ha rilevato – “che l'abuso etilico fosse secondario a un disturbo psichiatrico serio. Infatti si assisteva sempre a una netta tendenza alla dissimulazione, rispettivamente una sottovalutazione della situazione e una estremamente scarsa critica per quanto concerne i disturbi”. La specialista ha confermato di avere ricoverato RI 1 il 5 ottobre 2009 alla clinica _ di _ “in uno stato psichico estremamente compromesso” (lettera del 16 ottobre 2009, nella rubrica “rapporti morali/altri rapporti”). Invitata il 1° aprile 2010 dalla Commissione tutoria regionale ad aggiornare la situazione, la specialista non risulta avere reagito (lettera nella rubrica “giugno 2009
à
/corrispondenza 2”).
c)
Ciò posto, non si può asserire senza disinvoltura che tra il 2007 e il 2008 manchino prove di palese alcolismo. Sugli
episodi
depressivi con abuso etilico del marzo, luglio e del
7 ottobre 2007 (con ricovero _ di _) evocati dal dott. _ non giova tornare. I
n occasione di una seduta tenutasi il 14 settembre 2007 fra due membri della Commissione tutoria regionale, _ dell'Ufficio delle famiglie e dei minorenni e _ della “_”, la curatrice educativa _ ha riferito altresì di un recente episodio, protrattosi quattro giorni consecutivi, in esito ai quali ha trovato RI 1 “in uno stato pietoso e ubriaco” con il figlio rannicchiato contro un muro di casa, tremante e impaurito (verbale del 14 settembre 2007 nella rubrica “verbali/interrogatori”). A un'udienza
del 14 gennaio 2008 RI 1 ha riconosciuto “l'errore in cui è incorso durante le recenti feste” e ha ammesso “di esagerare con l'alcool durante i momenti di depressione”, episodio ripreso e discusso il successivo 24 gennaio 2008 in seno alla Commissione tutoria regionale.
d)
Si aggiunga che manifestazioni di alcolismo si sono succedute ancora nel 2008, con un ulteriore episodio depressivo e
abuso etilico nell'agosto di quell'anno (lettera 28 maggio 2009
del dott. _, citata dianzi, e rapporto del centro “_” di _, del 10 novembre 2008), e nel 2009. Il 18 gennaio 2009, in occasione del passaggio di E_ dalla madre al padre, la polizia cantonale ha rilevato nel sangue dell'appellante un tasso alcolemico del 1.31 per mille (rapporto di polizia del 20 gennaio 2009, nella rubrica “rapporti morali/altri rapporti”); il 3 maggio 2009, nelle medesime circostanze, RI 1 è apparso in stato alterato, allontanandosi però senza il figlio prima dell'arrivo della polizia (messaggio di posta elettronica 4 maggio 2009 della curatrice educativa alla Commissione tutoria regionale); nel fine settimana del 5 e 6 settembre 2009 la curatrice ha dovuto trovare a E_ una sistemazione di fortuna, il padre non potendo accudire al figlio perché ottenebrato dall'alcol; il
29 settembre 2009 la polizia cantonale è intervenuta su richiesta della Commissione tutoria regionale a casa di RI 1, trovandolo ebbro, attorniato da una cinquantina di bottiglie vuote di vino e in condizioni igieniche rivoltanti (rapporto di polizia del 29 settembre 2009, nella rubrica “rapporti morali/altri rapporti”); il 5 ottobre 2009 RI 1 è stato ricoverato alla clinica _di_ a causa del suo stato psicofisico “estremamente compromesso” (lettera 16 ottobre 2009 della dott. _, sopra citata).
e)
L'appellante obietta che, comunque sia, gli esami cui egli si è sottoposto fra gennaio e dicembre del 2010 non attestano più alcuna dipendenza alcolica. In realtà il doc. C allegato all'appello comprova tre prelievi di sangue: l'uno del 25 gennaio, l'altro del 30 marzo e l'ultimo del 13 dicembre 2010. La cosiddetta “unità di riferimento” è risultata inferiore al 2.6%, che nella legenda è definita come “valore limite e da ricontrollare”. Ancora nel novembre del 2010, poi, RI 1
aveva un tasso alcolemico dell'1.7 per mille quando la polizia cantonale è intervenuta per il citato fatto di violenza domestica (verbale 15 novembre 2010 della Commissione tutoria regionale, nella rubrica
“verbali/interrogatori”). Certo, all'appello
egli acclude anche una ricetta medica del 9 agosto 2010 per l'acquisto di
“Antabus” (doc. D), ma tale prescrizione non dimostra né l'acquisto del farmaco né tanto meno la sua assunzione, tanto meno regolare. Del resto l'interessato non pretende nemmeno – per avventura – di seguire terapie sotto osservanza medica. A ragione la Commissione tutoria regionale ha ritenuto pertanto che RI 1 non offrisse ormai garanzie sufficienti per esercitare la custodia parentale compatibilmente con il bene del figlio.
7.
Dato quanto precede, poco importa che il rimpatrio di PI 1 abbia fatto venir meno la prima causa di conflittualità o che il litigio con la convivente del novembre 2010 sia un fatto isolato. Finché l'etilismo dell'appellante non risulterà apprezzabilmente regredito per mezzo di terapie specialistiche regolari, l'idoneità alla custodia non può reputarsi data. Non si disconosce che nel complemento
peritale del 21 ottobre 2008 lo psicologo _ aveva definito RI 1 una “figura idonea ad esercitare la sua funzione di genitore affidatario”, ciò che l'appellante proclama una “granitica verità”. Tale apprezzamento era stato formulato però con riserva di
approfondire il problema legato all'abuso di alcol (sopra, lett. E), che lo specialista non aveva avuto modo di delucidare.
Fossero emerse prove oggettive al proposito – precisava il perito – sarebbe occorsa senza indugio una terapia specifica, unico mezzo “per mettere un punto fermo e definitivo su questo annoso problema” (complemento di perizia del 21 ottobre 2008, pag. 11). E l'adempimento di tale requisito è tuttora lungi dall'apparire verosimile, l'interessato non risultando seguire terapia alcuna, salvo pretendere l'assunzione di “Antabus”. Anzi, ancora nell'appello egli si ostina a negare sostanzialmente il problema.
8.
Se ne conclude che, privo di fondamento, l'appello è destinato all'insuccesso. Gli oneri processuali seguono la soccombenza (art. 148 cpv. 1 CPC ticinese). Non si pone invece problema di ripetibili, l'appello non avendo formato oggetto di intimazione.
9.
Circa i rimedi giuridici esperibili contro la presente sentenza sul piano federale (art. 112 cpv. 1 lett. d LTF), dandosi protezione del figlio è ammissibile il ricorso in materia civile (art. 72 cpv. 2 lett. b n. 7 LTF) senza riguardo a questioni di valore.