Decision ID: f96e20bc-93cc-52b8-90b8-5edbab967f56
Year: 2021
Language: it
Court: CH_BVGE
Chamber: CH_BVGE_001
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: 

Visto:
la domanda d’asilo che l’interessato ha presentato in Svizzera il
(...) maggio 2021 (cfr. atto della Segreteria di Stato della migrazione [di
seguito: SEM] n. [{...}]-9/2), successivamente ad un soggiorno regolare in
Svizzera dal (...) al (...), in cui avrebbe beneficiato di autorizzazioni di sog-
giorno di tipo (...) e (...), avendo contratto matrimonio con una cittadina
svizzera, dalla quale avrebbe divorziato nel (...) ed in seguito, le autorità
competenti del B._, gli avrebbero revocato l’autorizzazione di sog-
giorno (...) a far tempo dal (...) (cfr. atto SEM n. 14/2),
i verbali del rilevamento dei dati personali dell’(...) giugno 2021 (cfr. atto
SEM n. 20/10), rispettivamente del colloquio personale Dublino del
(...) giugno 2021 (cfr. atto SEM n. 27/2) e dell’audizione sui motivi secondo
l’art. 29 della legge sull’asilo (LAsi, RS 142.31) del (...) luglio 2021 (cfr. atto
SEM n. 35/11),
la documentazione presentata a supporto della sua domanda d’asilo, e me-
glio: i suoi passaporti egiziani validi sino al (...) rispettivamente fino al (...)
e la sua carta d’identità egiziana (cfr. atti SEM n. 1/-, mezzi di prova 1-3;
atto n. 7/19); i passaporti egiziani della moglie e di tre figli (cfr. atti SEM
n. 1/-, mezzi di prova da n. 10 a n. 13; atti SEM n. 2/2, 4/2, 5/2 e 6/2), non-
ché la carta d’identità della moglie (cfr. atti SEM n. 1/-, mezzo di prova 4;
atto n. 3/2), il certificato di famiglia del (...) (cfr. atto SEM n. 1/-, mezzo di
prova 5) ed i certificati di nascita dei suoi quattro figli (cfr. atto SEM n. 1/-,
mezzi di prova da n. 6 a n. 9),
gli atti medici contenuti nel dossier (cfr. atti SEM n. 24/1, 25/1, 26/4, 31/15
e 33/6),
il progetto di decisione negativa dell’autorità inferiore del 22 luglio 2021
(cfr. atto SEM n. 37/6) ed il contestuale parere dell’interessato nei confronti
della medesima del 23 luglio 2021 (cfr. atto SEM n. 38/3),
la decisione della SEM del 26 luglio 2021, notificata lo stesso giorno (cfr.
atto SEM n. 41/1), con cui la precitata autorità non ha riconosciuto la qualità
di rifugiato all’interessato, ha respinto la sua domanda d’asilo, pronun-
ciando altresì il suo allontanamento dalla Svizzera nonché l’esecuzione
della medesima misura siccome ammissibile, esigibile e possibile,
la cessazione del mandato di rappresentanza legale del (...) luglio 2021
(cfr. atto SEM n. 42/1), conferito dall’insorgente tramite procura il
7 giugno 2021 (cfr. atto SEM n. 19/1),
D-3624/2021
Pagina 3
il ricorso datato 11 agosto 2021 (data del timbro postale: 12 agosto 2021,
cfr. risultanze processuali), inoltrato dinanzi al Tribunale amministrativo fe-
derale (di seguito: il Tribunale) contro la summenzionata decisione della
SEM, per il tramite del quale il ricorrente ha concluso all’annullamento della
decisione impugnata ed a titolo principale alla concessione dell’asilo in
Svizzera; mentre che a titolo eventuale alla concessione dell’ammissione
provvisoria per inesigibilità dell’esecuzione dell’allontanamento; con conte-
stuale istanza di assistenza giudiziaria, nel senso dell’esenzione dal versa-
mento delle spese processuali e del relativo anticipo, nonché protestate
spese e ripetibili,
i fatti del caso di specie che, se necessari, verranno ripresi nei considerandi
che seguono,

e considerato:
che presentato tempestivamente (art. 108 cpv. 1 LAsi e art. 10 dell’Ordi-
nanza del 1° aprile 2020 sui provvedimenti nel settore dell’asilo in relazione
al coronavirus del 1° aprile 2020 [Ordinanza COVID-19 asilo, RS 142.318];
sentenza del Tribunale D-4820/2020 del 10 novembre 2020 consid. 7 [pre-
vista per la pubblicazione quale DTAF]), contro una decisione in materia di
asilo della SEM (art. 6 e 105 LAsi; art. 31–33 LTAF), il ricorso è di principio
ammissibile sotto il profilo degli art. 5, 48 cpv. 1 lett. a–c e 52 cpv. 1 PA,
che occorre pertanto entrare nel merito del ricorso,
che il ricorso manifestamente infondato, ai sensi dei motivi che seguono, è
deciso dal giudice unico, con l’approvazione di una seconda giudice
(art. 111 lett. e LAsi) e la decisione è motivata soltanto sommariamente
(art. 111a cpv. 2 LAsi),
che altresì, ai sensi dell’art. 111a cpv. 1 LAsi, il Tribunale rinuncia allo
scambio di scritti,
che con ricorso al Tribunale possono essere invocati, in materia d’asilo, la
violazione del diritto federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti
giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi) e, in materia di diritto degli
stranieri, pure l’inadeguatezza ai sensi dell’art. 49 PA (cfr. DTAF 2014/26
consid. 5),
D-3624/2021
Pagina 4
che il Tribunale non è vincolato né dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4 PA), né
dalle considerazioni giuridiche della decisione impugnata, né dalle argo-
mentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2),
che il richiedente, cittadino egiziano, di etnia araba e religione islamica,
nonché originario del villaggio di C._, sito nel capoluogo di
D._, nella provincia di E._, ha in sunto dichiarato di essere
espatriato da ultimo il (...), poiché non avrebbe potuto apertamente mutare
la religione da quella islamica a quella cristiana, in quanto avrebbe temuto
che qualcuno potesse scoprire le sue affinità religiose maturate nel tempo
e delle conseguenze sia sulla sua persona che sulla sua famiglia se si
fosse scoperta tale sua preferenza; che segnatamente egli avrebbe potuto
frequentare in gioventù la scuola cattolica copta assorbendone i valori cri-
stiani ma non potendo tuttavia manifestare apertamente le sue convinzioni;
che egli proverrebbe difatti da una famiglia musulmana e da un contesto
sociale molto conservatori; che in particolare egli avrebbe dovuto sposare
una donna non da lui scelta e le due figlie avute da tale unione avrebbero
subito l’infibulazione; che in un’occasione, circa (...) anni prima, sarebbe
voluto entrare in una chiesa ad F._, ma vi avrebbe desistito dopo
che un agente gli avrebbe chiesto il documento ed indicazioni sulla sua
fede; che in tale evenienza egli avrebbe percepito la gravità della sua scelta
religiosa; che egli vorrebbe offrire alla sua famiglia una vita migliore, di li-
bertà e senza la pressione sociale che imporrebbe determinate usanze in
Egitto; che se egli rientrasse nel suo Paese d’origine, teme delle ripercus-
sioni per lui e per la sua famiglia a causa della sua scelta religiosa, nonché
non potrebbe più offrire alla sua famiglia lo standard di vita elevato che
poteva invece concedere loro allorché egli viveva in Svizzera,
che nella decisione avversata, l’autorità inferiore ha ritenuto che i motivi
fatti valere dall’interessato, non adempirebbero alle condizioni di verosimi-
glianza ex art. 7 LAsi; che invero, egli non avrebbe reso credibili le sue
allegazioni relative la sua supposta scelta interiore di aderire al cristiane-
simo, né i pericoli che egli avrebbe incorso se lo avesse dichiarato pubbli-
camente; che per di più apparirebbe alquanto singolare il tempismo della
sua domanda d’asilo, ovvero inoltrata soltanto successivamente alla re-
voca dell’autorizzazione di soggiorno in Svizzera, e viste le sue allegazioni
di tipo economico rilasciate in merito a cosa l’attenderebbe in caso di un
suo rientro in Egitto, ove non potrebbe più garantire il medesimo standard
di vita elevato alla sua famiglia rispetto a quanto poteva fare allorché risie-
deva in Svizzera,
D-3624/2021
Pagina 5
che in sede ricorsuale, l’insorgente contesta la valutazione esposta dalla
SEM nel provvedimento sindacato; che invero, a mente sua, la verosimi-
glianza e la coerenza delle sue dichiarazioni andrebbero considerate dal
punto di vista globale, tenendo conto nel complesso della situazione pre-
sente nel suo Paese d’origine, ciò che l’autorità inferiore non avrebbe com-
piuto procedendo ad un accertamento inesatto ed incompleto delle sue al-
legazioni; che la sua vita sarebbe stata influenzata difatti da due forti cor-
renti di pensiero; che d’un canto sarebbe cresciuto in una famiglia musul-
mana dalle fortissime tradizioni, con la quale non avrebbe mai potuto ta-
gliare i legami; che d’altro canto, avrebbe ricevuto un’educazione cattolica
ed avrebbe vissuto in un paese come la Svizzera, ove vigerebbe la più
estesa libertà di pensiero; che di conseguenza, il suo percorso di conver-
sione, sarebbe stato lungo e travagliato; che altresì egli contesta di aver
vissuto in uno stato di bigamia, in quanto il matrimonio contratto in Egitto,
non sarebbe stato un atto da lui compiuto volontariamente; che per il resto,
sarebbe rifugiato anche chi si sottrarrebbe ad una pressione psichica dive-
nuta insopportabile,
che la Svizzera, su domanda, accorda asilo ai rifugiati secondo le disposi-
zioni della LAsi (art. 2 LAsi); che l’asilo comprende la protezione e lo statuto
accordati a persone in Svizzera in ragione della loro qualità di rifugiato; che
esso include il diritto di risiedere in Svizzera,
che, giusta l’art. 3 cpv. 1 LAsi, sono rifugiati le persone che, nel Paese di
origine o di ultima residenza, sono esposte a seri pregiudizi a causa della
loro razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo
sociale o per le loro opinioni politiche ovvero hanno fondato timore di es-
sere esposte a tali pregiudizi; che sono pregiudizi seri segnatamente
l’esposizione a pericolo della vita, dell’integrità fisica o della libertà, nonché
le misure che comportano una pressione psichica insopportabile (art. 3
cpv. 2 LAsi),
che la definizione dello statuto di rifugiato, così come stabilita all’art. 3
cpv. 1 LAsi, è esaustiva, nel senso che esclude tutti gli altri motivi, suscet-
tibili di condurre una persona a lasciare il proprio paese di origine o di resi-
denza,
che, nel caso in cui un atto pregiudizievole rilevante in materia d’asilo si sia
già prodotto al momento della fuga, si può partire dalla presunzione che un
fondato timore di esposizione a seri pregiudizi ulteriori sia dato (cfr.
WALTER KÄLIN, Grundriss des Asylverfahrens, 1990, pag. 127; OSAR [ed.],
D-3624/2021
Pagina 6
Manuel de la procédure d’asile et de renvoi, 2a ed., 2016, pag. 194 e riferi-
menti citati); che, perché sia pertinente nella nozione di rifugiato, è tuttavia
necessario che la situazione di persecuzione sia ancora attuale; che se-
gnatamente la concretezza delle minacce implica la persistenza di un le-
game di causalità materiale entro queste ultime ed il bisogno di protezione;
che lo stesso si ritiene interrotto allorquando al momento della pronuncia
della decisione nel paese d’origine sia già intervenuto un cambiamento og-
gettivo delle circostanze tale da non potersi più presupporre l’esistenza di
un rischio concreto di ripetizione delle persecuzioni (cfr. DTAF 2011/50
consid. 3.1.2.2 e riferimenti citati, in particolare quanto all’esistenza di ra-
gioni imperiose che permettano di derogare alla condizione dell’attualità
del bisogno di protezione; DTAF 2010/57 consid. 4.1); che il nesso di cau-
salità materiale fa parimenti difetto se, al momento dell’espatrio, il fondato
timore di essere perseguitato sia originato da cause che non siano ricon-
ducibili alle persecuzioni subite sino ad allora (cfr. WALTER KÄLIN, op. cit.,
pag. 129 e, a titolo esemplificativo, sentenza del Tribunale D-2243/2015
del 15 dicembre 2017 consid. 8.4.1),
che a tenore dell’art. 7 cpv. 1 LAsi, chiunque domanda asilo deve provare
o per lo meno rendere verosimile la sua qualità di rifugiato; che la qualità
di rifugiato è resa verosimile se l’autorità la ritiene data con una probabilità
preponderante (art. 7 cpv. 2 LAsi); che sono inverosimili in particolare le
allegazioni che su punti importanti sono troppo poco fondate o contraddit-
torie, non corrispondono ai fatti o si basano in modo determinante su mezzi
di prova falsi o falsificati (art. 7 cpv. 3 LAsi),
che è pertanto necessario che i fatti allegati dal richiedente l’asilo siano
sufficientemente sostanziati, plausibili e coerenti fra loro; che in questo
senso dichiarazioni vaghe, quindi suscettibili di molteplici interpretazioni,
contraddittorie in punti essenziali, sprovviste di una logica interna, incon-
grue ai fatti o all’esperienza generale di vita, non possono essere conside-
rate verosimili ai sensi dell’art. 7 LAsi; che è altresì necessario che il richie-
dente stesso appaia come una persona attendibile, ossia degna di essere
creduta; che questa qualità non è data, in particolare, quando egli fonda le
sue allegazioni su mezzi di prova falsi o falsificati (art. 7 cpv. 3 LAsi),
omette fatti importanti o li espone consapevolmente in maniera falsata, in
corso di procedura ritratta dichiarazioni rilasciate in precedenza o, senza
motivo, ne introduce tardivamente di nuove, dimostra scarso interesse
nella procedura oppure nega la necessaria collaborazione; che infine, non
è indispensabile che le allegazioni del richiedente l’asilo siano sostenute
da prove rigorose; che al contrario, è sufficiente che l’autorità giudicante,
pur nutrendo degli eventuali dubbi circa alcune affermazioni, sia persuasa
D-3624/2021
Pagina 7
che, complessivamente tale versione dei fatti sia in preponderanza veri-
tiera; che il giudizio sulla verosimiglianza non deve, infatti, ridursi a una
mera verifica della plausibilità del contenuto di ogni singola allegazione,
bensì dev’essere il frutto di una ponderazione tra gli elementi essenziali a
favore e contrari ad essa; che decisivo sarà dunque determinare, da un
punto di vista oggettivo, quali fra questi risultino preponderanti nella fatti-
specie (cfr. DTAF 2013/11 consid. 5.1 e relativi riferimenti),
che il Tribunale ritiene in specie che le dichiarazioni dell’insorgente inerenti
la sua conversione interna al cristianesimo, come pure i suoi timori di riper-
cussioni derivanti dall’eventuale scoperta nel suo Paese d’origine di tale
suo cambiamento di fede, siano inverosimili ed irrilevanti,
che invero d’un canto egli ha rilasciato delle allegazioni vaghe e stereoti-
pate riguardo ai valori cristiani che avrebbe assimilato durante gli studi ed
i quali lo avrebbero fatto optare per il cristianesimo (cfr. atto SEM n. 35/11,
D27, pag. 4 e D35 segg., pag. 6 seg.),
che per di più appare a dir poco sorprendente che egli d’un lato riferisca di
essersi convertito internamente al cristianesimo, ma d’altro lato, durante il
suo lungo soggiorno in Svizzera prima del deposito della domanda d’asilo
non abbia mai praticato la sua asserita fede, avendone avuto la possibilità,
a prescindere dai suoi timori inconsistenti e non supportati da qualsivoglia
elemento concreto legati alla ex-moglie (cfr. atto SEM n. 35/11, D56 segg.,
pag. 9),
che inoltre, il fatto che egli abbia potuto effettuare i suoi studi presso una
scuola cattolica copta, quale unico musulmano – nonché pure la sua figlia
minore per un periodo (cfr. atto SEM n. 35/11, D55, pag. 9) – nel contesto
della quale vi erano anche programmate delle visite a dei conventi religiosi
ed era presente una chiesa all’interno della scuola (cfr. atto SEM n. 35/11,
D34 segg., pag. 6 seg.), appaiono essere delle asserzioni inconciliabili con
la mentalità molto conservatrice senza alcuna tolleranza con la quale egli
ha dipinto la sua famiglia d’origine (cfr. atto SEM n. 35/11, D27, pag. 5; D46
segg., pag. 8),
che altresì, il suo comportamento, durante l’unico evento da egli narrato
riguardo alla sua presa di coscienza del pericolo e della gravità che la sua
scelta di conversione interna avrebbe comportato nel caso in cui egli
l’avrebbe resa pubblica (cfr. atto SEM n. 35/11, D27, pag. 5), appare es-
sere illogico,
D-3624/2021
Pagina 8
che invero, non risulta comprensibile come egli non abbia voluto rispondere
all’agente di polizia riguardo alla sua fede prima di entrare in una chiesa,
poiché intimorito, allorché egli stesso ha dichiarato che le chiese in Egitto
sarebbero protette dalla polizia, per vegliare sulla sicurezza dei fedeli cri-
stiani (cfr. atto SEM n. 35/11, D27, pag. 5); che quindi il ricorrente doveva
attendersi dei controlli in tal senso da parte delle autorità preposte, senza
tuttavia intravvedere in tale episodio alcun pregiudizio serio e concreto per
la sua persona,
che d’altro canto, egli stesso ha riferito che nell’ultimo periodo trascorso in
Egitto, ovvero dal (...) sino all’espatrio avvenuto il (...), non gli sarebbe
successo nulla di concreto, che l’avrebbe spinto all’espatrio (cfr. atto SEM
n. 35/11, D39, pag. 7), non avendo per il resto mai riscontrato delle proble-
matiche con le autorità egiziane o con terze persone nel suo Paese d’ori-
gine (cfr. atto SEM n. 35/11, D31 segg., pag. 6), né svolto delle attività pub-
bliche nell’ambito della sua scelta religiosa (cfr. atto SEM n. 35/11, D34,
pag. 6),
che il Tribunale ritiene quindi che, anche nell’ipotesi in cui la verosimi-
glianza della conversione alla fede cristiana dell’insorgente fosse data, il
timore dell’insorgente di subire delle persecuzioni al momento dell’espatrio
non fosse originato da cause riconducibili alla stessa,
che invero, le asserite problematiche che gli occasionerebbero la sua con-
versione al cristianesimo se resa pubblica, non risultano essere il reale mo-
tivo per il quale l’insorgente ha deciso di espatriare; che dalle sue dichiara-
zioni l’espatrio appare essere difatti piuttosto motivato da considerazioni
economiche e dalla possibilità di far vivere i suoi figli in un contesto come
quello elvetico, che egli avrebbe imparato a conoscere durante il suo sog-
giorno precedente in Svizzera (cfr. atto SEM n. 35/11, D27, pag. 5; D55,
pag. 9),
che tale conclusione è maggiormente supportata dalla tempistica nella
quale è avvenuta la presentazione della domanda d’asilo da parte dell’in-
sorgente, ovvero a seguito della revoca del suo permesso di soggiorno
svizzero da parte delle autorità preposte,
che pertanto, in casu, difetta pure il legame di causalità materiale tra l’alle-
gato timore dell’insorgente di subire delle persecuzioni ingenerate dalla
sua supposta conversione al cristianesimo e l’espatrio,
D-3624/2021
Pagina 9
che infine, le motivazioni economiche asserite come pure la volontà di far
vivere i figli in un contesto come quello svizzero, non risultano essere
all’evidenza rilevanti in materia d’asilo; che la nozione di persecuzione pre-
suppone un pregiudizio ad opera di terze persone; che, pertanto, non rien-
trano in questa definizione i pregiudizi indipendenti dall’agire umano; che,
di conseguenza, le domande di protezione fondate unicamente sulla situa-
zione personale del richiedente l’asilo, in assenza di agenti esterni di per-
secuzione, non soddisfano tali condizioni,
che in definitiva, e proprio tenendo conto delle sue asserzioni in modo glo-
bale come postulato nel gravame dall’insorgente, v’è dunque da tutelare la
valutazione dell’autorità inferiore,
che, per quanto concerne la concessione dell’asilo ed il riconoscimento
della qualità di rifugiato il ricorso non è quindi destinato ad esito favorevole,
che se respinge la domanda d’asilo o non entra nel merito, la SEM pronun-
cia, di norma, l’allontanamento dalla Svizzera e ne ordina l’esecuzione; che
tiene però conto del principio dell’unità della famiglia (art. 44 LAsi),
che l’insorgente non adempie le condizioni in virtù delle quali la SEM
avrebbe dovuto astenersi dal pronunciare l’allontanamento dalla Svizzera
(art. 14 cpv. 1 seg.; art. 44 LAsi nonché art. 32 dell’ordinanza 1 sull’asilo
relativa a questioni procedurali dell’11 agosto 1999 [OAsi 1, RS 142.311];
cfr. DTAF 2013/37 consid. 4.4; 2011/24 consid. 10.1),
che il Tribunale è pertanto tenuto a confermare la pronuncia dell’allontana-
mento,
che l’esecuzione dell’allontanamento è regolamentata, per rinvio
dell’art. 44 LAsi, dall’art. 83 della legge federale sugli stranieri e la loro in-
tegrazione (LStrI, RS 142.20), giusta il quale l’esecuzione dell’allontana-
mento dev’essere possibile (art. 83 cpv. 2 LStrI), ammissibile (art. 83
cpv. 3 LStrI) e ragionevolmente esigibile (art. 83 cpv. 4 LStrI),
che nella decisione avversata, l’autorità sindacata ha ritenuto l’esecuzione
dell’allontanamento ammissibile, ragionevolmente esigibile e possibile,
che nel gravame, l’insorgente contesta anche tale conclusione; che segna-
tamente la situazione in Egitto non militerebbe per un suo rientro nel Paese
nella dignità e nella sicurezza; che pertanto, l’esecuzione del suo allonta-
namento non sarebbe, all’ora attuale, ragionevolmente esigibile,
D-3624/2021
Pagina 10
che ai sensi dell’art. 83 cpv. 3 LStrI, l’esecuzione non è ammissibile se la
prosecuzione del viaggio dello straniero verso lo Stato d’origine o di prove-
nienza o verso uno Stato terzo è contraria agli impegni di diritto internazio-
nale pubblico della Svizzera,
che nella misura in cui lo scrivente Tribunale ha confermato la decisione
della SEM relativa alla domanda d’asilo dell’insorgente, quest’ultimo non
può prevalersi del principio del divieto di respingimento (art. 5 cpv. 1 LAsi),
come invece allegato in sede ricorsuale,
che, in siffatte circostanze, non v’è nemmeno motivo di considerare l’esi-
stenza di un rischio personale, concreto e serio per il ricorrente di essere
esposto, in caso di allontanamento nel suo Paese d’origine ad un tratta-
mento proibito, in relazione con l’art. 3 CEDU o con l’art. 3 della Conven-
zione contro la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degra-
danti del 10 dicembre 1984 (Conv. tortura, RS 0.105),
che pertanto, l’esecuzione dell’allontanamento è ammissibile ai sensi delle
norme di diritto internazionale pubblico nonché della LAsi (cfr. art. 83 cpv. 3
LStrI in relazione con l’art. 44 LAsi),
che altresì, ai sensi dell’art. 83 cpv. 4 LStrI, l’esecuzione non può essere
ragionevolmente esigibile qualora, nello Stato d’origine o di provenienza,
lo straniero venisse a trovarsi concretamente in pericolo in seguito a situa-
zioni quali guerra, guerra civile, violenza generalizzata o emergenza me-
dica,
che dapprima si rileva come in Egitto non viga attualmente una situazione
di guerra, di guerra civile o di violenza generalizzata che coinvolga l’in-
sieme della popolazione sull’integralità del territorio nazionale; che per-
tanto per costante giurisprudenza l’ammissibilità dell’esecuzione dell’allon-
tanamento è in generale data (cfr. sentenze del Tribunale E-5389/2020 del
15 dicembre 2020 consid. 8.4.1 con ulteriori riferimenti citati; E-2656/2020
del 19 giugno 2020),
che le allegazioni generiche ed inconsistenti presentate dal ricorrente con
il gravame, non sono atte a mutare la conclusione precitata,
che dagli atti non traspaiono neppure motivi personali che si opporrebbero
all’esecuzione dell’allontanamento dell’insorgente in Egitto; che egli è di-
fatti giovane, con una solida esperienza scolastica e lavorativa, nonché di-
spone di un’ampia rete famigliare nel suo Paese d’origine, come esposto
D-3624/2021
Pagina 11
dalla SEM nel provvedimento impugnato, al quale per il resto si rinvia onde
evitare inutili ridondanze (cfr. art. 109 cpv. 3 della Legge sul Tribunale fe-
derale del 17 giugno 2005 [LTF, RS 173.110] su rinvio dell’art. 6 LAsi), che
risulta in proposito sufficientemente motivato e circostanziato (cfr. p.to III/2,
pag. 7 della decisione impugnata),
che proseguendo, il ricorrente non ha preteso nel gravame di soffrire di
gravi problemi di salute che possano giustificare la sua ammissione prov-
visoria, senza che da un esame d’ufficio degli atti di causa (cfr. atti SEM
n. 24/1, 25/1, 26/4, 31/15, 33/6) emerga la necessità di una permanenza in
Svizzera per motivi medici (cfr. DTAF 2009/2 consid. 9.3.2 e relativi riferi-
menti; DTAF 2011/50 consid. 8.1–8.3),
che invero l’unico episodio di perdita di coscienza sospetta per crisi epilet-
tica generalizzata avvenuto l’(...), non appare aver più avuto alcun seguito
di rilievo né alcuna necessità di terapia a partire dal (...) (cfr. atto SEM
n. 31/15); che inoltre le problematiche alla vista, parrebbero essersi pure
risolte dopo la visita oftalmologica avvenuta il
(...) con la prescrizione di un paio di occhiali (cfr. atto SEM n. 33/6),
che pertanto l’esecuzione dell’allontanamento risulta parimenti ragionevol-
mente esigibile (cfr. art. 83 cpv. 4 LStrI in relazione con l’art. 44 LAsi),
che infine, non si osservano impedimenti neppure dal profilo della possibi-
lità dell’esecuzione dell’allontanamento (cfr. art. 83 cpv. 2 LStrI in relazione
con l’art. 44 LAsi),
che segnatamente egli dispone del suo passaporto tutt’ora valido, ed è in
grado e tenuto ad intraprendere, se del caso, ogni ulteriore passo neces-
sario per il suo rimpatrio (cfr. art. 8 cpv. 4 LAsi nonché DTAF 2008/34
consid. 12),
che l’attuale situazione dal punto di vista sanitario dovuta alla propagazione
nel Mondo del Coronavirus (detto anche Covid-19), non è atta a rimettere
in discussione le conclusioni che precedono, visto il suo carattere tempo-
raneo; che se nel caso di specie dovesse ritardare momentaneamente
l’esecuzione dell’allontanamento del ricorrente, la stessa interverrebbe ne-
cessariamente più tardi, in tempi appropriati (cfr. fra le tante la sentenza
del Tribunale E-4583/2020 del 15 luglio 2021 consid. 11.2 con ulteriori ri-
ferimenti citati),
D-3624/2021
Pagina 12
che di conseguenza, anche in materia di esecuzione dell’allontanamento il
gravame va disatteso e la decisione impugnata confermata,
che pertanto, con la decisione impugnata la SEM non ha violato il diritto
federale né abusato del suo potere d’apprezzamento ed inoltre non ha ac-
certato in modo inesatto o incompleto i fatti giuridicamente rilevanti
(art. 106 cpv. 1 LAsi); che altresì, per quanto censurabile, la decisione non
è inadeguata (art. 49 PA),
che avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, la domanda di esen-
zione dal versamento di un anticipo equivalente alle presumibili spese pro-
cessuali è divenuta senza oggetto,
che infine, ritenute le allegazioni ricorsuali sprovviste di probabilità di esito
favorevole, la domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa
dal versamento delle spese processuali, è respinta,
che, visto l’esito della procedura, le spese processuali di CHF 750.–, che
seguono la soccombenza, sono poste a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1
e 5 PA nonché art. 3 lett. b del regolamento sulle tasse e sulle spese ripe-
tibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del
21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]),
che la decisione è definitiva e non può, in principio, essere impugnata con
ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83
lett. d cifra 1 LTF),
(dispositivo alla pagina seguente)
D-3624/2021
Pagina 13
il Tribunale amministrativo federale pronuncia:
1.
Il ricorso è respinto.
2.
La domanda di assistenza giudiziaria, nel senso dell’esenzione dalle spese
processuali, è respinta.
3.
Le spese processuali di CHF 750.– sono poste a carico del ricorrente. Tale
ammontare dev’essere versato alla cassa del Tribunale amministrativo fe-
derale entro un termine di 30 giorni dalla data di spedizione della presente
sentenza.
4.
Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all’autorità canto-
nale competente.
Il giudice unico: La cancelliera:
Daniele Cattaneo Alissa Vallenari