Decision ID: a4e6d585-87b1-4835-b7ad-4b4bb383df79
Year: 2014
Language: it
Court: CH_BSTG
Chamber: CH_BSTG_001
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: penal_law

Fatti:
A. In data 5 dicembre 2013, il Tribunale di prima istanza di Kotor (Montenegro)
ha emesso un ordine di arresto (n. Iks. 155/2013) nei confronti di A. cittadino
italiano nato il 15 febbraio 1962, in seguito alla condanna alla pena di sei mesi
di carcere pronunciata il 25 ottobre 2013 dallo stesso Tribunale per i reati di
aggressione e lesioni personali (art. 399 e 151 cpv. 1 CP montenegrino) in re-
lazione a fatti verificatisi il 16 agosto 2012 a Budva in occasione di una lite tra
il predetto e B. (act. 3.5 pag. 6).
B. Mediante segnalazione dell'11 aprile 2014, Interpol Podgorica ha richiesto alle
competenti autorità svizzere l'arresto provvisorio ai fini di estradizione di A.
(act. 3.1).
C. Il 13 maggio 2014 l'Ufficio federale di giustizia (di seguito: UFG) ha emesso
un'ordinanza di arresto provvisorio, trasmessa al Ministero pubblico del Can-
tone Ticino e sfociata, lo stesso giorno, nel fermo dell'estradando (act. 3.2).
Nel suo interrogatorio del 14 maggio 2014 davanti al Procuratore pubblico tici-
nese, A. ha confermato di essere la persona ricercata dalle autorità montene-
grine, opponendosi tuttavia alla sua estradizione in via semplificata. In data
16 maggio 2014, l'UFG ha emesso nei suoi confronti un ordine di arresto ai fini
di estradizione (act. 3.4).
D. Con telefax all'UFG del 28 maggio 2014, il Ministero della Giustizia montene-
grino ha trasmesso la richiesta formale di estradizione nei confronti del recla-
mante datata 27 maggio 2014 (act. 3.5).
E. Con reclamo del 30 maggio 2014 indirizzato alla Corte dei reclami penali del
Tribunale penale federale, A. ha postulato, in via principale, l'accertamento
dell'inadeguatezza dell'ordine di arresto ai fini di estradizione emesso nei suoi
confronti nonché la sua immediata ed incondizionata scarcerazione e, in via
subordinata, la revoca dell'ordine in questione e l'adozione, durante la proce-
dura estradizionale, di misure cautelari sostitutive alla carcerazione, più preci-
samente il versamento di una cauzione, il deposito dei suoi documenti di legit-
timazione, l'obbligo di presentarsi giornalmente presso un posto di polizia o
l'assoggettamento alla sorveglianza mediante braccialetto elettronico.
F. Con osservazioni del 6 giugno 2014 l'UFG ha proposto di respingere il recla-
mo e di addossare le spese a carico del reclamante (act. 3). Mediante sua re-
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plica del 10 giugno 2014 il reclamante ha confermato le conclusioni presentate
in sede ricorsuale, aggiungendo inoltre che la copia della sentenza contenuta
nella domanda di estradizione non costituirebbe una valida prova dell'esisten-
za del giudizio di condanna del reclamante.
G. Delle ulteriori e specifiche argomentazioni sollevate dalle parti si dirà, per
quanto necessario all'emanazione del presente giudizio, nei successivi consi-
derandi in diritto.

Diritto:
1. In virtù degli art. 37 cpv. 2 lett. a n. 1 della legge federale sull'organizzazione
delle autorità penali della Confederazione (LOAP; RS 173.71), in relazione
con l'art. 48 cpv. 2 della legge federale sull'assistenza giudiziaria internaziona-
le in materia penale del 20 marzo 1981 (AIMP; RS 351.1), e dell'art. 19 cpv. 1
del regolamento sull'organizzazione del Tribunale penale federale (ROTPF;
RS 173.713.161), la Corte dei reclami penali è competente per statuire sui re-
clami contro gli ordini di arresto in vista d'estradizione. Interposto entro dieci
giorni dalla notificazione scritta dell'ordine di arresto (v. art. 48 cpv. 2 AIMP), il
gravame è tempestivo. La legittimazione ricorsuale dell'estradando è pacifica.
Il gravame è di conseguenza ricevibile in ordine.
2.
2.1 L'estradizione fra il Montenegro e la Confederazione Svizzera è anzitutto retta
dalla Convenzione europea di estradizione del 13 dicembre 1957 (CEEstr; RS
0.353.1), entrata in vigore il 20 marzo 1967 per il nostro Paese ed il 6 giugno
2006 per il Montenegro, dal relativo Protocollo addizionale del 15 ottobre 1975
nonché dal Secondo Protocollo addizionale del 17 marzo 1978, entrambi en-
trati in vigore il 9 giugno 1985 per la Svizzera ed il 6 giugno 2006 per il Monte-
negro (RS 0.353.11 e 0.353.12).
2.2 Alle questioni che il prevalente diritto internazionale contenuto in detto trattato
e nei relativi protocolli non regola espressamente o implicitamente, come pure
quando il diritto nazionale sia più favorevole all'estradizione rispetto a quello
convenzionale (cosiddetto principio di favore), si applica l'AIMP, unitamente al-
la relativa ordinanza (OAIMP; RS 351.11; v. art. 1 cpv. 1 AIMP; DTF 137 IV 33
consid. 2.2.2; 136 IV 82 consid. 3.1; 130 II 337 consid. 1; 128 II 355 consid. 1;
124 II 180 consid. 1a; 123 II 134 consid. 1a; 122 II 140 consid. 2, 373 consid.
1a). È fatto salvo il rispetto dei diritti fondamentali (DTF 135 IV 212 consid.
2.3; 123 II 595 consid. 7c; TPF 2008 24, consid. 1.1).
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2.3 Secondo l'art. 16 n. 1 CEEstr, in caso d'urgenza, le autorità competenti della
Parte richiedente potranno domandare l'arresto provvisorio dell'individuo ricer-
cato; le autorità competenti della Parte richiesta statuiranno sulla domanda
conformemente alla loro legge. Adita mediante un reclamo fondato sull'art. 48
cpv. 2 AIMP, la Corte dei reclami penali non deve pronunciarsi, a questo sta-
dio della procedura, in merito all'estradizione in quanto tale, ma solamente sul-
la legittimità dell'arresto e della carcerazione in vista d'estradizione (DTF 130 II
306 consid. 2.3; 117 IV 359 consid. 1a e b; 111 IV 108 consid. 3; LAURENT
MOREILLON, Entraide internationale en matière pénale, Basile-
a/Ginevra/Monaco 2004, n. 19 ad art. 47 AIMP). Le censure relative a pretese
irregolarità formali o sostanziali della domanda di estradizione, come pure alla
sua fondatezza, devono essere fatte valere esclusivamente nell'ambito della
procedura di estradizione vera e propria (DTF 130 II 306 consid. 2.3; 119 Ib
193 consid. 1c), per la quale è competente l'UFG in prima istanza e, in sede di
ricorso, dapprima il Tribunale penale federale ed in seguito, in ultima istanza e
alle restrittive condizioni poste dall'art. 84 LTF, il Tribunale federale (v. DTF
133 IV 125, 131, 132, 134). Per costante giurisprudenza, durante tutta la pro-
cedura di estradizione la carcerazione della persona perseguita costituisce la
regola mentre la scarcerazione rimane l’eccezione (DTF 130 II 306 consid.
2.2; 117 IV 359 consid. 2a; 111 IV 108 consid. 2; 109 IV 159; 109 Ib 58 con-
sid. 2, 223 consid. 2c; ROBERT ZIMMERMANN, La coopération judiciaire interna-
tionale en matière pénale, 3a ediz., Berna 2009, n. 348 pag. 324 e seg. non-
ché n. 350 pag. 326 e seg.; STEFAN HEIMGARTNER, Auslieferungsrecht, tesi
Zurigo 2002, pag. 57). L’ordine di arresto in vista di estradizione può tuttavia
essere annullato, rispettivamente la liberazione ordinata, segnatamente se è
verosimile che la persona perseguita non si sottrarrà all’estradizione né com-
prometterà l’istruzione penale (art. 47 cpv. 1 lett. a AIMP; DTF 109 IV 159), se
essa può produrre immediatamente il suo alibi (art. 47 cpv. 1 lett. b AIMP), se
le sue condizioni non le permettono di essere incarcerata o se altri motivi lo
giustificano (art. 47 cpv. 2 AIMP), se la domanda di estradizione e i documenti
a suo sostegno non pervengono tempestivamente (art. 50 cpv. 1 AIMP) o an-
cora se l’estradizione appare manifestamente inammissibile (art. 51 cpv. 1
AIMP). La sussistenza dei presupposti che giustificano l’annullamento
dell’ordine di arresto, rispettivamente la scarcerazione, deve essere valutata
secondo criteri rigorosi, tali da non rendere illusorio l’impegno assunto dalla
Svizzera in virtù dell'art. 1 CEEstr di consegnare – ove la domanda di estradi-
zione sia accolta e cresciuta in giudicato – le persone perseguite dallo Stato
che ne ha fatto la richiesta (v. JdT 2012 IV 5 n. 142). In questo senso, la libe-
razione provvisoria dalla carcerazione ai fini estradizionali soggiace a condi-
zioni più restrittive di quelle applicabili in materia di carcerazione preventiva
giusta gli art. 220 e segg. CPP (v. DTF 130 II 306 consid. 2.2; 111 IV 108 con-
sid. 2 e 3; 109 Ib 223 consid. 2c).
- 5 -
2.4 La CEEstr fornisce in materia di arresto provvisorio solo un quadro normativo
generale. Essa si limita a consacrare il diritto della Parte richiedente di richie-
dere l'arresto e a sancire l'obbligo della Parte richiesta di decidere su tale do-
manda, avvertendo la Parte richiedente dell'esito della stessa (v. art. 16 n. 1 e
3). Applicabile è esclusivamente il diritto della Parte richiesta (art. 16 n. 1 e art.
22). Dopo aver stabilito i termini trascorsi i quali l'arresto provvisorio potrà e,
rispettivamente, dovrà cessare se la domanda d'estradizione non è presentata
col prescritto corredo, la Convenzione precisa che, tuttavia, la liberazione
provvisoria è sempre possibile "in quanto la Parte richiesta prenda tutte le mi-
sure da essa ritenute necessarie per evitare la fuga dell'individuo richiesto"
(art. 16 n. 4). Nessuna disposizione contiene invece la CEEstr circa la carce-
razione estradizionale tra il momento della presentazione della domanda e la
decisione. Applicabile è quindi unicamente il diritto dello Stato richiesto, com-
patibilmente col rispetto degli obblighi di consegna del ricercato che derivano
dalla Convenzione (DTF 109 Ib 223 consid. 2a, con rinvii; MOREILLON, op. cit.,
n. 7 e 9 ad art. 47 AIMP).
3.
3.1 Nel suo gravame l'insorgente sostiene di essere estraneo ai fatti addebitatigli
nell'ambito del procedimento penale montenegrino, adducendo che le circo-
stanze alla base degli accadimenti del 16 agosto 2012 sarebbero diametral-
mente opposte a quelle alla base della richiesta di Interpol Podgorica.
3.2 Secondo l'art. 53 AIMP se la persona perseguita afferma di poter provare che,
al momento del fatto, non si trovava nel luogo di commissione, l'UFG procede
ai chiarimenti necessari (cpv. 1). Nei casi palesi ed univoci, l'estradizione è
negata. Negli altri casi, le prove a discarico sono comunicate allo Stato richie-
dente invitandolo a dichiarare entro breve termine se intende mantenere la
domanda (cpv. 2). A tal proposito, giova ricordare che non è compito del giu-
dice dell'estradizione ma del giudice estero del merito pronunciarsi sulla col-
pevolezza della persona oggetto di una domanda d'estradizione (DTF 122 II
373 consid. 1c; 112 Ib 215 consid. 5b; 109 Ib 60 consid. 5a). L'eccezione a ta-
le principio è appunto data, secondo costante giurisprudenza, allorquando la
persona perseguita è in grado di fornire un alibi ai sensi dell'art. 53 AIMP, os-
sia la prova evidente ch'ella non si trovava sul luogo del crimine al momento
della sua commissione (DTF 113 Ib 276 consid. 3b; 112 Ib 215 consid. 5b;
109 Ib 317 consid. 11b); una versione dei fatti differente da quella descritta
nella richiesta estera di arresto in vista di estradizione o semplici argomenti a
discarico non possono essere presi in considerazione a tale titolo (JdT 2012
IV 5 n. 140). In altre parole, è necessario che il fatto invocato come alibi con-
duca ineluttabilmente ad un giudizio d'innocenza nello Stato richiedente e alla
messa in libertà, ciò che giustifica la reiezione della domanda d'estradizione
(v. sentenze del Tribunale federale 1A.199/2006 del 2 novembre 2006, consid.
- 6 -
2.6; 1A.174/2006 del 2 ottobre 2006, consid. 4; 1A.159/2006 del 17 agosto
2006, consid. 5; 1A.43/2006 del 6 aprile 2006, consid. 2). La facoltà prevista
all'art. 53 cpv. 2 AIMP non implica per l'UFG l'apertura di una procedura spe-
ciale e complessa destinata a determinare la realtà dell'alibi invocato (DTF
112 Ib 215 consid. 5b; 92 I 108 consid. 1). In particolare, l'interrogatorio di
persone residenti all'estero non rientra nella sua missione (sentenza
1A.174/2006, consid. 4.5; 1A.79/1994 del 7 giugno 1994, consid. 3c;
1A.206/1989 del 17 gennaio 1990, consid. 3c). Occorre comunque diffidare
delle testimonianze rese da persone vicine alla persona perseguita, persone
che potranno in ogni caso essere citate davanti all'autorità di giudizio (senten-
za del Tribunale federale 1A.149/2004 del 20 luglio 2004, consid. 2;
1A.54/1994 del 27 aprile 1994, consid. 2b; 1A.88/1990 del 3 maggio 1990,
consid. 4b).
3.3 Nella fattispecie il reclamante si limita a contestare i fatti imputatigli dall'autori-
tà rogante senza fornire alcun elemento concreto che possa condurre questa
Corte a considerare che sia data l'esistenza di un alibi. Anzi, egli stesso am-
mette di essersi trovato in vacanza nella località dove si sono svolti i fatti og-
getto della sentenza montenegrina del 25 ottobre 2013, in compagnia della
moglie, dei due figli nonché di una coppia di amici con i rispettivi figli, invocan-
do semmai la legittima difesa o comunque una diversa versione dei fatti (v.
act. 3.3 pag. 2 e seg.). Non vi è dunque alcuno spazio per un'applicazione
dell'art. 53 AIMP.
4.
4.1 L'estradando afferma che i motivi e le prove documentali forniti dimostrerebbe-
ro l'inammissibilità manifesta della sua estradizione in senso stretto. Egli, in
primo luogo, denuncia le gravi irregolarità del processo a suo carico tenutosi
in Montenegro: la sua mancata citazione ad apparire con conseguente crassa
violazione di garanzie procedurali elementari (diritto di essere sentito, diritto
ad un equo processo, diritto ad una difesa efficace) ed un apprezzamento dei
fatti arbitrario. In secondo luogo, si dice esposto al rischio di trattamenti de-
gradanti e lesivi dei diritti dell'uomo in relazione all'esecuzione della pena de-
tentiva.
4.2 Nella fattispecie, il reclamante sembra confondere la procedura relativa alla
detenzione in vista d'estradizione con quella estradizionale. Va subito chiarito
che tutte le censure relative a pretese irregolarità formali o sostanziali della
domanda di estradizione in quanto tale (ed è questo il caso dell'argomento ri-
guardante la copia della sentenza, ritenuta non costituente una valida prova
dell'esistenza di condanna del reclamante; v. comunque la problematica e-
mersa nella causa RR.2009.169 decisa dal Tribunale penale federale il
22 gennaio 2010, lett. L) o della relativa procedura sollevate dal reclamante
- 7 -
sono a questo stadio della procedura premature (v. consid. 2.3 supra). Esse
potranno semmai essere fatte valere in occasione di un ricorso contro un'e-
ventuale decisione di estradizione che a tutt'oggi fa difetto. La manifesta
inammissibilità della domanda estera costituisce l'unica eccezione a que-
sta regola (DTF 130 II 306, 310 consid 2.3; DTF 111 IV 108, 110 consid.
3a). Certo, nel suo gravame egli allega precise e circostanziate censure su
pretese gravi irregolarità e manipolazioni della procedura all'estero. Tuttavia
esse, a questo stadio della procedura, non permettono di concludere che l'e-
stradizione sia manifestamente inammissibile ai sensi dell'art. 51 cpv. 1 AIMP.
Secondo la giurisprudenza, infatti, tale disposizione trova applicazione unica-
mente allorquando una delle ipotesi previste agli articoli da 2 a 5 AIMP è sen-
za alcun dubbio realizzata (DTF 111 IV 108 consid. 3a; sentenza del Tribunale
federale 1S.1/2007 del 1° febbraio 2007, consid. 4.5), fatto questo che non si
verifica nella fattispecie. In effetti il Montenegro si dice, nella domanda formale
di estradizione, disposto a rigiudicare il caso in presenza dell'accusato. In
considerazione di questa garanzia non è possibile affermare che, ad un esa-
me prima facie, l'estradizione sia manifestamente inammissibile. Le censure
che possono quindi essere trattate nella presente procedura sono esclusiva-
mente quelle legate alla validità formale della richiesta d'arresto provvisorio,
nonché alla legalità e proporzionalità della detenzione estradizionale subita
dall'interessato.
5.
5.1 Il reclamante chiede che si prescinda dalla sua carcerazione, non essendovi
ragioni per ritenere che egli si sottrarrà all'estradizione. Lo attesterebbero il
suo atteggiamento processuale, volto alla piena collaborazione ed al rispetto
delle autorità inquirenti, nonché la sua incensuratezza. Pertanto, l'ordine di ar-
resto ai fini di estradizione sarebbe inadeguato e andrebbe revocato.
5.2 Come già rilevato, per costante giurisprudenza durante tutta la procedura di
estradizione la carcerazione della persona perseguita costituisce la regola
mentre la scarcerazione rimane l'eccezione (v. consid. 2.3 supra e riferimenti
ivi citati). Giusta l'art. 47 cpv. 1 lett. a AIMP, l'Ufficio può tuttavia prescindere
dall'emettere un ordine di arresto in vista d'estradizione segnatamente se la
persona perseguita verosimilmente non si sottrarrà all'estradizione né com-
prometterà l'istruzione penale. Queste due condizioni sono cumulative; se l'in-
teressato si prevale unicamente della realizzazione di una delle stesse non
potrà pretendere che si rinunci alla detenzione estradizionale (DTF 109 Ib 58
consid. 2).
La giurisprudenza concernente il pericolo di fuga in ambito di detenzione
estradizionale è oltremodo restrittiva (v. la casistica illustrata in DTF 130 II 306
consid. 2.4 - 2.5). Il Tribunale federale ha in particolare già avuto modo di ne-
gare la scarcerazione di una persona i cui legami con la Svizzera erano indi-
- 8 -
scussi (titolare di un permesso di soggiorno residente in Svizzera da diciotto
anni, sposato con una cittadina svizzera e padre di due figli di tre e otto anni,
entrambi di nazionalità svizzera e scolarizzati nel Cantone Ticino), essendo
stata ritenuta motivo sufficiente la possibilità di una condanna a una pena pri-
vativa di libertà di lunga durata. Neppure le difficoltà finanziarie in cui l'interes-
sato lasciava la moglie e i figli permettevano di considerare che il rischio di fu-
ga fosse a tal punto inverosimile da poter essere scongiurato tramite l'adozio-
ne di misure sostitutive (sentenza del Tribunale federale 8G.45/2001 del
15 agosto 2001, consid. 3a). In un altro caso, è stato considerato che l'am-
piezza dell'attività delittuosa (costituzione di un'associazione criminale allo
scopo di perpetrare truffe fiscali) e l'eventualità di una pena privativa della li-
bertà di lunga durata costituivano elementi sufficienti a rendere verosimile il ri-
schio che il reclamante potesse sottrarsi all'estradizione, sebbene egli avesse
legami importanti con la Svizzera, essendo titolare di un permesso B, coniuga-
to con una cittadina svizzera e stesse per diventare padre. Tale rischio, acu-
tizzato dalla sua giovane età, non veniva sminuito dal fatto che, come ritenuto
anche nelle altre cause, fosse a conoscenza del suo perseguimento e non
fosse nondimeno fuggito: soltanto con l'ordine di arresto in vista d'estradizione
si erano infatti concretate sia le accuse sia la possibilità effettiva di essere e-
stradato (sentenza 8G.49/2002 del 24 maggio 2002, consid. 3b). Tenuto conto
di questa giurisprudenza, il Tribunale penale federale ha quindi confermato
l'esistenza del pericolo di fuga nel caso di una persona perseguita con moglie,
due bambini (di sette anni e mezzo e due anni e mezzo) e altri parenti in Sviz-
zera (sentenza BH.2005.45 del 20 dicembre 2005, consid. 2.2.2). Medesimo
esito nel caso di una persona ininterrottamente residente in Svizzera per dieci
anni, con moglie e quattro bambini, di un anno e mezzo, tre, otto e diciotto an-
ni (sentenza BH.2005.8 del 7 aprile 2005, consid. 2.3) e in quello di una per-
sona ininterrottamente in Svizzera da dieci anni, con la sua partner e gli amici
più stretti (sentenza BH.2006.4 del 21 marzo 2006, consid. 2.2.1). In una sen-
tenza del 24 novembre 2009 il Tribunale penale federale ha per contro ordina-
to la liberazione di un uomo di 76 anni residente in Francia accusato negli Sta-
ti Uniti di aver commesso in quel Paese, nel 1978, atti sessuali con una mino-
renne, e adottato misure sostitutive della detenzione (sentenza del Tribunale
penale federale RR.2009.329, parzialmente pubblicata in RStrS - BJP 1/2010
pag. 9). In quell'occasione, l'autorità giudicante ha considerato che il pericolo
di fuga non era così marcato da impedire l'adozione di misure sostitutive della
detenzione (v. ibidem consid. 6.3). Visto anche che la pena massima commi-
nabile all'estero era di due anni di detenzione, il Tribunale ha ritenuto che il
pagamento di una elevata cauzione corrispondente alla metà dei beni patri-
moniali dell'estradando, unitamente all'utilizzo di un braccialetto elettronico
("Electronic Monitoring"; sull'applicabilità di questo sistema di sorveglianza v.
DTF 136 IV 20; v. inoltre NATHALIE BERLOVAN, L'electronic monitoring en Suis-
se, in Jusletter 19 marzo 2012), costituivano misure atte a scongiurare il peri-
colo di fuga (v. sentenza RR.2009.329 consid. 6.6.6). Parimenti, il Tribunale
- 9 -
federale ha ordinato la liberazione di una donna americana di 47 anni residen-
te a Zurigo dal 1955, con stretti legami affettivi e professionali in Svizzera.
L'Alta Corte ha considerato che le precarie condizioni di salute della donna,
unitamente al fatto che la stessa, una volta al corrente dell'inchiesta penale in
Italia e dell'ordine di arresto spiccato nei suoi confronti dalle autorità di quel
Paese, non abbia intrapreso nulla per lasciare la Svizzera, fossero elementi
importanti per concludere che il pericolo di fuga era estremamente esiguo.
Quest'ultimo è stato in definitiva scongiurato con l'adozione di misure sostituti-
ve quali il deposito di una cauzione di fr. 50'000.- nonché la consegna dei do-
cumenti d'identità (v. sentenza 8G.76/2001 del 14 novembre 2001, consid.
3c).
5.3 Discende dalla prassi menzionata che in concreto non si è in presenza di cir-
costanze particolari che imporrebbero di derogare, in via eccezionale, alla re-
gola della carcerazione. Il reclamante asserisce di avere la ferma intenzione di
non sottrarsi alle proprie responsabilità e di essere incensurato. Tali afferma-
zioni non possono tuttavia essere considerate sufficienti ed idonee a scongiu-
rare il pericolo di fuga. Certo al reclamante è stata inflitta una pena di durata
relativamente breve (sei mesi), in seguito ad un processo in contumacia e
quindi con la possibilità di un esito differente in caso di rifacimento del proces-
so; egli non ha però affermato né dimostrato di avere legami familiari, affettivi
o professionali sul territorio elvetico conformi alla suddetta giurisprudenza.
Anzi, il reclamante, che è di nazionalità italiana, ha dichiarato di essere in
Svizzera solo di passaggio: egli è domiciliato a Roma dove vive con moglie e
figli, motivo per cui, vista la vicinanza con la frontiera, potrebbe facilmente ri-
piegare in Italia, anche se fosse obbligato a deporre i documenti di identità,
contando sulle facilitazioni di movimento all'interno dello Spazio Schengen.
Una volta giunto nel suo Paese si potrebbe avvalere dell'art. 26 Cost./I per
contestare la sua estradizione. Il rischio di fuga resta dunque relativamente
elevato, seppur in presenza di una pena detentiva molto più breve rispetto a
quelle oggetto della giurisprudenza citata al consid. 5.2.
5.4 Il reclamante propone di sostituire la carcerazione con provvedimenti cautelari
che risulterebbero essere più proporzionati e giustificati alla fattispecie, ossia il
versamento di una cauzione di fr. 20'000.-- contestualmente alla predisposi-
zione di una sorveglianza tramite braccialetto elettronico con un raggio di mo-
vimento limitato, il blocco dei documenti di identità e l'obbligo di annunciarsi
regolarmente ad un posto di polizia per attestare la sua presenza in Svizzera.
La sorveglianza tramite braccialetto elettronico (che non impedisce una fuga,
ma permette eventualmente solo di constatarla a posteriori: v. sentenza del
Tribunale penale federale RR.2009.329, consid. 1.1.2 e riferimenti citati), la
consegna dei documenti di identità e l'obbligo di annunciarsi non sono di per
sé sufficienti a scongiurare un pericolo di fuga. Per quanto concerne la cau-
zione, il Tribunale federale ha precisato che l'assenza di una dettagliata espo-
- 10 -
sizione della situazione finanziaria dell'estradando impedisce all'autorità pre-
posta di fissare l'importo della cauzione, ritenuto pure che, in assenza di dati
completi, anche una cauzione elevata non sarebbe sufficiente a scongiurare il
pericolo di fuga (v. sentenza del Tribunale federale 8G.11/2003 del 21 febbra-
io 2003, consid. 5; v. anche sentenza del Tribunale penale federale
RR.2010.76 del 5 maggio 2010, consid. 4.3). Non fornendo il reclamante nes-
suna informazione sulle sue condizioni finanziarie e tanto meno relativi docu-
menti, egli non rende possibile un accertamento della sua situazione patrimo-
niale, impedendo così di fissare l'importo di una cauzione concretamente dis-
suasiva. Ciò non toglie che in presenza di dati e documenti più precisi, in con-
siderazione delle particolarità della fattispecie, la sua situazione potrebbe ve-
nire rivalutata, ma spetta al reclamante fornire all'UFG le informazioni finanzia-
rie necessarie per esaminare nuovamente se una cauzione effettivamente
proporzionata alla sua reale situazione finanziaria, combinata con eventuali al-
tre misure, possa ovviare il pericolo di fuga.
6. Sulla base dell'incarto non sono ravvisabili altri motivi che permetterebbero di
ordinare la scarcerazione dell'estradando. In definitiva, sussistendo un reale
pericolo di fuga e in assenza di altri provvedimenti alternativi alla carcerazio-
ne, attualmente ipotizzabili sulla base dell'incarto, la decisione impugnata va
tutelata. Non vi è quindi ragione di scarcerare l'estradando ordinando misure
cautelari sostitutive, precisato comunque che la carcerazione in vista di estra-
dizione può divenire sproporzionata se supera la pena detentiva che ci si deve
aspettare nello Stato richiedente (v. TPF 2008 56), problematica che nel caso
concreto non è ancora emergente, ma che va ovviamente monitorata vista la
durata relativamente corta (ma comunque nei limiti di cui all'art. 2 n. 1 CEEstr)
della pena inflitta in Montenegro.
7. In conclusione il reclamo è integralmente respinto. Le spese seguono la soc-
combenza (v. art. 63 cpv. 1 della legge federale sulla procedura amministrati-
va del 20 dicembre 1968 [PA; RS 172.021] richiamato l'art. 39 cpv. 2 lett. b
LOAP). La tassa di giustizia è calcolata giusta gli art. 73 cpv. 2 LOAP, 63 cpv.
4 bis
PA, nonché 5 e 8 cpv. 3 del regolamento del 31 agosto 2010 sulle spese,
gli emolumenti, le ripetibili e le indennità della procedura penale federale
(RSPPF; RS 173.713.162) ed è fissata nella fattispecie a fr. 2'000.--.
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