Decision ID: b1efcea7-9ae7-550b-a722-504fa5290944
Year: 2010
Language: it
Court: TI_TCAS
Chamber: TI_TCAS_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: social_law

ritenuto,
in fatto
1.1. RI 1, nata nel 1963, attiva come tirocinante presso la casa per anziani _ di _ (sta svolgendo una formazione quale operatrice socio-sanitaria), in data 5 giugno 2008 ha presentato una domanda volta all’ottenimento di prestazioni AI per adulti (avviamento ad altra professione / collocamento in un altro posto di lavoro) segnalando uno “
stato dopo forte contusione ocularia dell’occhio destro con iridodialisi, glaucoma secondario e rottura della coroide con riduzione visiva
” (doc. AI 1-1/6).
1.2. Esperiti gli accertamenti medici ed economici del caso, l’UAI con decisione del 9 giugno 2009 (doc. AI 21-1), preavvisata con progetto del 27 aprile 2009 (doc. AI 16-1), ha respinto la richiesta di prestazioni dell’assicurata con queste motivazioni:
"
(...)
Secondo la documentazione medica esaminata dal servizio medico regionale dell’AI si evince che l’assicurata presenta una visione binoculare ridotta, può eseguire lavori di impegno fisico leggero o medio. A medio termine può instaurarsi una cataratta o un distacco della retina con ulteriore diminuzione del visus causando praticamente la condizione di visione monoculare.
In un’attività rispettosa dei limiti funzionali, come quelle di impiegata di commercio o operatrice socio-sanitaria, la capacità lavorativa non è limitata.
Il consulente per l’integrazione professionale AI, in considerazione delle limitazioni sopra esposte, esprime le seguenti annotazioni in merito alle attività alternative adeguate ancora esigibili: secondo la marginale 3045 della Circolare sull’invalidità e la grande invalidità, per stabilire se e in che misura un’attività lucrativa sia ancora ragionevolmente esigibile valgono i seguenti criteri soggettivi ed oggettivi:
- la limitazione dovuta all’invalidità
- la situazione personale
- i possibili provvedimenti d’integrazione
Tenendo in considerazione tutti questi criteri si ritiene che il lavoro di impiegata di commercio sia esigibile e che permetta all’assicurata di sfruttare al meglio la capacità di guadagno residua. Si tratta infatti di un’attività in cui ella possiede un diploma ed una discreta esperienza professionale che può ancora essere utilizzata sul mercato del lavoro.
Rispetto alle limitazioni legate al danno alla salute si ritiene che l’attività di impiegata di commercio permette di rispettare questi limiti funzionali in quanto non è necessaria una visione binoculare per svolgere tale lavoro. Anche dal punto di vista del guadagno tale attività risulta essere quella che permette di sfruttare al meglio la capacità di guadagno residua.
Per quanto riguarda la scelta di svolgere una nuova formazione come operatore socio-sanitario si ritiene pertanto che non vi sia un legame diretto con il danno alla salute in quanto l’assicurata avrebbe potuto continuare a svolgere la sua attività abituale di impiegata di commercio. Va inoltre segnalato che la nuova attività di operatore socio-sanitario risulta essere meno adeguata alle limitazioni mediche (attività in cui vi sono dei pesi da sollevare e vi possono essere delle mansioni medico-tecniche, es. prelievi di sangue, che richiedono una visione binoculare).
Provvedimenti professionali non sono quindi indicati in quanto, oltre a non esserci un grado d’invalidità del 20% circa o più alto (di fatto non c’è perdita economica quindi il grado invalidante è pari allo 0%), non è a cagione della malattia che la signora RI 1 è chiamata a mutare il mestiere appreso” (doc. AI 21-1)
1.3. Contro questa decisione RI 1, rappresentata dall’avv. RA 1, ha inoltrato un tempestivo ricorso al TCA postulando la concessione di una rendita d’invalidità, con un grado almeno del 50%, per una durata di tre anni (doc. I).
Sostanzialmente il rappresentante dell’insorgente ha sostenuto che RI 1, riscontrando grandi difficoltà nello svolgere le sue abituali mansioni di impiegata, ha dovuto optare per una nuova formazione quale operatrice socio-sanitaria (OSS).
Attività che - a suo dire - non è meno indicata dal profilo delle limitazioni fisiche di quella precedente come invece ritenuto dall’amministrazione. Il diritto a tale riformazione professionale sarebbe dunque “
strettamente collegato al danno alla salute subito
” che rende impossibile lo svolgimento della precedente attività lucrativa (doc. I).
1.4. L’UAI, in risposta, si è riconfermato nel proprio provvedimento postulando la reiezione integrale del gravame con argomenti di cui si dirà, per quanto occorra, nei considerandi di diritto (doc. IV).
1.5. Questa Corte il 13 ottobre 2009 ha interpellato la Dr.ssa _ in merito alla patologia dell’assicurata in relazione alla sua attività professionale (doc. VI).
1.6. La Dr.ssa _ ha risposto in data 21 ottobre 2009 (doc. VII).
Gli scritti doc. VI e VII sono stati trasmessi alle parti per osservazioni (doc. VIII).
1.7. L’UAI ha preso posizione in data 10 novembre 2009 (doc. X + bis), mentre la ricorrente ha inviato le sue osservazioni il 9 dicembre 2009 (doc. XV).
I doc. X + bis e XV sono stati inviati alle parti per conoscenza (doc. XIV, XVI).

in diritto
In ordine
2.1. La presente vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico ai sensi dell'articolo 49 cpv. 2 della Legge organica giudiziaria (cfr. STF 9C_792/2007 del 7 novembre 2008; STF H 180/06 e H 183/06 del 21 dicembre 2007; STFA I 707/00 del 21 luglio 2003; STFA H 335/00 del 18 febbraio 2002; STFA H 212/00 del 4 febbraio 2002; STFA H 220/00 del 29 gennaio 2002; STFA U 347/98 del 10 ottobre 2001, pubblicata in RDAT I-2002 pag. 190 seg.; STFA H 304/99 del 22 dicembre 2000; STFA I 623/98 del 26 ottobre 1999).
Nel merito
2.2. Il TCA è chiamato a stabilire se a ragione oppure no l’Ufficio AI ha negato all’assicurata il diritto a provvedimenti professionali.
Secondo l'art. 8 cpv. 1 LAI
gli assicurati invalidi o minacciati da un’invalidità (art. 8 LPGA) hanno diritto ai provvedimenti d’integrazione per quanto:
a. essi siano necessari e idonei per ripristinare, conservare o migliorare la loro capacità al guadagno o la loro capacità di svolgere le mansioni consuete; e
b. le condizioni per il diritto ai diversi provvedimenti siano adempiute.
Il diritto ai provvedimenti d’integrazione non dipende dall’esercizio di un’attività
lucrativa prima dell’invalidità.
Per determinare questi provvedimenti occorre tener
conto della durata probabile della vita professionale rimanente (art. 8 cpv. 1bis).
Al riguardo in una sentenza 9C_547/2009 del 30 ottobre 2009 pubblicata nella SVR 2010 IV nr. 16 l’Alta Corte ha sottolineato che:
"
(...)
Der Anspruch auf Eingliederungsmassnahmen setzt somit nur noch eine drohende, und nicht mehr eine unmittelbar drohende Invalidität (Art. 8 Abs. 1 IVG in der bis 31. Dezember 2007 gültig gewesenen Fassung) voraus (Botschaft des Bundesrates zur Änderung des Bundesgesetzes über die Invalidenversicherung [5.Revision] vom 22. Juni 2005, BB1 2005 S. 4560).” (...)
Fra i provvedimenti d'integrazione concessi in virtù della LAI sono previsti pure i provvedimenti professionali (art. 8 cpv. 3 lett. b LAI, cfr. SVR 2010 IV nr. 16), che comprendono l'orientamento professionale (art. 15 LAI), la prima formazione professionale (art. 16 LAI), la riformazione professionale (art. 17 LAI), il collocamento (art. 18 cpv. 1 LAI), l’indennità per sopperire
all’aumento dei contributi della previdenza professionale obbligatoria e dell’assicurazione d’indennità giornaliera in caso di malattia (art. 18 cpv. 3 LAI), l’assegno per il periodo d’introduzione (art. 18a LAI) e l’aiuto in capitale (art. 18b LAI).
2.3. L’art. 17 LAI prevede in particolare che:
"
L’assicurato ha diritto alla formazione in una nuova attività lucrativa se la sua invalidità esige una riconversione professionale e grazie ad essa la capacità al guadagno può essere presumibilmente conservata o migliorata
."
Invalido ai sensi di questa disposizione è un assicurato che, a causa del tipo e della gravità del danno alla salute subito, patirebbe, senza una riformazione professionale, una perdita di guadagno pari almeno al 20% (SVR 2010 IV nr. 16; DTF 124 V 110 consid. 2b; AHV Praxis 1997 pag. 80 consid. 1b).
Secondo l’art. 6 cpv. 1 OAI
"
Per riformazione professionale vanno intesi i provvedimenti di formazione necessari a mantenere o migliorare la capacità di guadagno al termine della prima formazione professionale o dopo l’inizio di un’attività lucrativa senza previa formazione professionale a causa dell’invalidità."
Con riformazione professionale la giurisprudenza intende, in particolare, l'insieme delle misure reintegrative necessarie e adeguate a procurare al richiedente un'opportunità di guadagno approssimativamente equivalente a quella offerta dalla vecchia attività e meglio i provvedimenti atti a ripristinare, nel limite del possibile, la capacità di guadagno (Pratique VSI 2000 pag. 27 consid.
2a; DTF 124 V 110 consid. 2a; DTF 122 V 79 consid. 3b/bb; RCC pag. 495 consid.
2a).
L'assicurato ha in particolare diritto alla formazione completa, che appare necessaria nel suo caso per mantenere o migliorare in maniera essenziale la sua capacità di guadagno (AHI 1997 pag. 85; STFA non pubbl. del 21 luglio 1995 in re F. consid. 2b).
Una formazione non può quindi essere interrotta anticipatamente se, tenuto conto del principio della proporzionalità, il successo prevedibile dei provvedimenti d’integrazione appare ancora raggiungibile (RDAT I 1998 pag. 295 consid.
1b; Meyer-Blaser, Rechtsprechung des Bundesgerichts zum IVG, Zurigo 1997, pag. 131).
Secondo la giurisprudenza, infine, l'assicurato sottopostosi a carico dell'assicurazione per l'invalidità a provvedimenti d'integrazione professionale ha diritto a provvedimenti completivi nel caso in cui la reintegrazione effettuata non gli consenta di percepire un reddito adeguato e se egli solo con tali provvedimenti supplementari possa essere in grado di conseguire un guadagno parificabile a quello che avrebbe potuto percepire senza invalidità nella sua precedente attività. Il diritto a detti provvedimenti completivi non esige che sia raggiunta la soglia di rilevanza (perdita di guadagno del 20%: DTF 124 V 110 consid. 2b) richiesta per aver diritto ai provvedimenti d'integrazione professionale (STFA inedita 20 luglio 2002 nella causa C, I 237/00; Pratique VSI 2000 31 consid. 2 e 32 consid. 3b, RDAT I 1998 pag. 294; RCC 1978 pag. 527e STFA 1967 pag. 108).
Nella già citata sentenza, pubblicata in SVR 2010 IV nr. 16, il Tribunale federale ha rilevato:
"
5.1 Nicht geprüft hat die Vorinstanz den Anspruch der Be
schwerdeführerin nach Massgabe von Art. 8 Abs. 1 lit. a
IVG in der seit 1. Januar 2008 geltenden Fassung (5. IV
Revision). Mit Bezug auf die Frage nach der drohenden In
validität, welche laut dieser Bestimmung Anspruch auf
Eingliederungsmassnahmen, worunter Umschulung, ver
leiht, lässt der vorinstanzliche Entscheid sachbezügliche
tatbeständliche Feststellungen vermissen. Die Vorinstanz
hat den rechtserheblichen Sachverhalt in diesem Punkt in
Verletzung des Untersuchungsgrundsatzes (Art. 61 lit. c
ATSG) unvollständig festgestellt, weshalb das Bundesge
richt nicht daran gebunden ist und die tatbeständlichen
Darlegungen von Amtes wegen ergänzen kann. Der letzt
instanzlich eingereichte Bericht der Frau Dr. med. E vom 30. Juni 2009 kann demnach in die Beurteilung miteinbe
zogen werden, zumal er nur knapp acht Monate nach Erlass
der Ablehnungsverfügung (vom 6. November 2008) erstat
tet wurde, Rückschlüsse auf die Situation zu dem für die
richterliche Beurteilung massgeblichen Zeitpunkt des Ver
fügungserlasses erlaubt und der angefochtene Entscheid
Anlass zu dessen Einreichung gegeben hat (Art. 99 Abs. 1
BGG). Die Ärztin der Rehabilitationsklinik D nahm im er
wähnten Bericht Stellung zur Arbeitsunfähigkeit der Versi
cherten als Pharmaassistentin und wies darauf hin, dass
diese im Verlauf der Berufstätigkeit zunehmend an Rücken
schmerzen gelitten habe, die regelmassig medizinische Be
handlung erforderten. Prognostisch ausserte sich Frau Dr.
med. E dahin, dass sie längerfristig mit einer weiteren Zu
nahme der Rückenschmerzen im Verlauf rechne, weshalb sie eine Umschulung auf einen Beruf befürworte, der auch
zwischenzeitlich sitzend ausgeübt werden könne. Weiter
erachtete sie es als wichtig, dass Anpassungen der Arbeits
situation und der Arbeitsfähigkeit zeitgerecht erfolgten, um ein Dekompensieren zu vermeiden und damit mehrmona
tige Arbeitsunfähigkeiten und stationäre Aufenthalte zu
verhindern. Sodann ging die Zürich Versicherungs-Gesell
schaft, bei welcher die Beschwerdeführerin für die Folgen
des Unfalls vom 17. November 2001 versichert war, in
der Verfügung betreffend Integritätsentschädigung vom
14. Februar 2008 aufgrund der ärztlichen Angaben des Spitals G und der Rehabilitationsklinik D davon aus, dass sich
der
Integritätsschaden
voraussichtlich
verschlimmern
werde, wovon auch die Arbeitsfähigkeit betroffen sein
dürfte.
5.2 Die Angaben der Frau Dr. med.
E im nachträglich eingereichten Bericht vom 30.
Juni 2009 deuten darauf hin, dass die Beschwerdeführerin, wenn auch aktuell nicht in anspruchsbegründendem Ausmass invalid, so doch im Sinne von Art. 8 Abs. 1 IVG von einer Invalidität bedroht sein könnte und daher gemäss Art. 17 Abs. 1 IVG Anspruch auf Umschulung auf eine neue Erwerbstätigkeit hat, wenn die übrigen Voraussetzungen nach dieser Bestimmung erfüllt sind.
Die Verwaltung, an welche die Sache zurückzuweisen ist, wird gestützt auf zusätzliche Abklärungen in medizinischer Hinsicht prüfen, ob die Voraussetzungen für den Leistungsanspruch nach Art. 8 Abs. 1 und 17 Abs. 1 IVG erfüllt sind und hernach über die Umschulung neu verfügen.” (...)
2.4. Secondo l’art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con gli art. 7 e 8 della LPGA, con invalidità s’intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata, cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio. Gli elementi fondamentali dell'invalidità, secondo la surriferita definizione, sono quindi un danno alla salute fisica o psichica conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio, e la conseguente incapacità di guadagno. Occorre quindi che il danno alla salute abbia cagionato una diminuzione della capacità di guadagno, perché il caso possa essere sottoposto all'assicurazione per l'invalidità (Scartazzini, Les rapports de causalité dans le droit suisse de la sécurité sociale, tesi Ginevra 1991, pp. 216ss).
L’art. 28 cpv. 2 LAI prevede che gli assicurati hanno diritto ad una rendita intera se sono invalidi almeno al 70%, a tre quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono invalidi almeno al 40%.
Ai sensi dell'art. 16 LPGA il grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto fra il reddito del lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo l'insorgenza dell'invalidità e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione, nell'esercizio di un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in condizioni normali di mercato del lavoro (reddito da invalido) e il reddito del lavoro che egli avrebbe potuto conseguire se non fosse diventato invalido (reddito da valido). Il grado d'invalidità dell'assicurato deve quindi essere determinato dal raffronto del reddito ch'egli ancora può conseguire nonostante la sua invalidità con quello che avrebbe potuto guadagnare in assenza delle affezioni di cui è portatore (RCC 1992 p. 182, 1990 p. 543; Valterio, Droit et pratique de l'assurance invalidité, Les prestations, 1985, pp. 200ss.). Si confronta perciò il reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non fosse divenuto invalido con quello ch'egli può tuttora realizzare, benché invalido, sfruttando la residua capacità lavorativa in attività da lui ragionevolmente esigibili in condizioni normali del mercato del lavoro, previa adozione di eventuali provvedimenti integrativi (metodo generale del raffronto dei redditi; DTF 128 V 30, 104 V 136; Pratique VSI 2000 p. 84). Nel confronto dei redditi la giurisprudenza - di regola - non tiene conto di fattori estranei all'invalidità, come ad esempio la formazione professionale, le attitudini fisiche e psichiche e l'età dello assicurato (RCC 1989 p. 325; DTF 107 V 21; Scartazzini, op. cit, p. 232). La misura dell'attività ragionevolmente esigibile dipende d'altra parte dalla situazione personale dell'assicurato e dalla possibilità di applicazione di misure reintegrative. La situazione personale dell'assicurato è essenziale per la valutazione della residua capacità al guadagno. Secondo il TFA i due redditi, dalla cui differenza emerge il grado dell'incapacità di guadagno, vanno stabiliti in maniera precisa. Se ciò non è possibile, devono essere calcolati sulla base di una valutazione fondata sulle circostanze concrete (SVR 1996 IV Nr. 74; DTF 114 V 313).
Al proposito va infine ancora rilevato che,
secondo la giurisprudenza del TFA, per il raffronto dei redditi sono determinanti le circostanze esistenti al momento dell'(eventuale) inizio del diritto alla rendita ed i redditi da valido e da invalido devono però essere rilevati sulla medesima base temporale e la valutazione deve tenere conto di eventuali modifiche dei redditi di paragone intervenute fino alla resa della decisione (rispettivamente, in regime di LPGA, decisione su opposizione) e suscettibili di incidere sul diritto alla rendita (DTF 129 V 222, cfr. anche
cfr. STFA inedite 26 giugno 2003 nella causa R consid. 3.1, I 600/01; 3 febbraio 2003 nella causa R, I 670/01 pubblicata in SVR 2002 IV Nr. 24; 18 ottobre 2002 nella causa L consid. 3.1, I 761/01 pubblicata in SVR 2003 IV Nr. 11 e 9 agosto 2002 nella causa S. consid. 3.1, I 26/02 e cfr. anche STFA inedita 13 giugno 2003 nella causa G. consid. 4.2, I 475/01).
2.5.
Nella decisione del 9 giugno 2009 l’UAI ha negato le prestazioni all’assicurata fondandosi sul rapporto del 12 giugno 2008 della Dr.ssa _ (doc. AI 6-1), sul referto del 12 settembre 2008 del Dr. _ (doc. LAINF 23-1) e sulle annotazioni del 16 aprile 2009 del medico del SMR, Dr. _ (doc. AI 14-1).
Il Dr. _, spec. in chirurgia ed esperto in medicina infortunistica, nel referto del 12 settembre 2008 svolto per conto dell’assicuratore infortuni _, dopo aver illustrato l’anamnesi della paziente, la fattispecie, i disturbi soggettivi, lo stato generale e locale ha posto la seguente diagnosi:
"
(...)
CONCLUSIONE
:
esiti di incidente in data 30 giugno 2000 in seguito al quale la paziente subì:
- grave contusione oculare destra con irido-dialisi, glaucoma secondario e rottura della coroide, trattata conservativamente.
Permangono netto calo del visus a destra nonché eventualità di insorgenza di cataratta post-traumatica e/o glaucoma post-traumatico.
CAUSALITÀ:
non sono ravvisabili fattori estranei all’infortunio che ci occupa, a fronte del problema oculare.
PROCEDERE:
ritenuto lo stato attuale il caso viene portato alla definizione rimanendo subordinata la riapertura in presenza di glaucoma o cataratta all’occhio destro.
Per quanto riguarda la richiesta di riforma professionale, questa è da rivolgere direttamente all’Assicurazione Invalidità verso la quale la signora RI 1 ha già mosso i passi necessari.
Rispetto ai postumi infortunistici la paziente è in grado di lavorare nella occupazione di impiegata d’ufficio.” (doc. LAINF 23-3).
La Dr.ssa _, spec. FMH in oftalmologia, nel rapporto del 12 giugno 2008, dopo aver posto la diagnosi di “
Stato dopo contusione oculare dell’occhio destro. Iridodonesi. Glaucoma secondario. Rottura della coroide
”, ha indicato che l’assicurata “...
al momento attuale non presenta un’incapacità lavorativa
” e concluso osservando quanto segue:
"
(...)
Senz’altro la paziente può effettuare dei lavori con un impegno fisico medio, questo senza difficoltà. Per quanto riguarda il maneggio di attrezzi la signorina RI 1 presenta una visione binoculare leggermente ridotta, per questo motivo dovrebbe evitare lavori che necessitano di una funzione binoculare perfetta. Anche per quel che riguarda la posizione corporea non vi sono limiti particolari da imporre, la signorina RI 1 può anche spostarsi normalmente.”
(doc. AI 6-7)
2.6. Quanto alla valenza probante di un rapporto medico, determinante è che i punti litigiosi importanti siano stati oggetto di uno studio approfondito, che il rapporto si fondi su esami completi, che consideri parimenti le censure espresse dal paziente, che sia stato approntato in piena conoscenza dell'incarto (anamnesi), che la descrizione del contesto medico sia chiara e che le conclusioni del perito siano ben motivate. Determinante quindi per stabilire se un rapporto medico ha valore di prova non è né l'origine del mezzo di prova, né la denominazione, ad esempio quale perizia o rapporto (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; STFA I 462/05 del 25 aprile 2007; STFA U 329/01 e U 330/01 del 25 febbraio 2003; DTF 125 V 352 consid. 3a; DTF 122 V 160 consid. 1c;
Meyer-Blaser
, Die Rechtspflege in der Sozialversicherung, BJM 1989 pag. 31; Pratique VSI 3/1997 pag. 123)
, bensì il suo contenuto (DTF 122 V 160 in fine con rinvii).
A proposito delle perizie mediche eseguite nell'ambito della procedura amministrativa, il TFA ha stabilito che, nell'ipotesi in cui sono state eseguite da medici specializzati riconosciuti, hanno forza probatoria piena se giungono a conclusioni logiche e sono state realizzate sulla base di accertamenti approfonditi, fintanto che indizi concreti non inducono a ritenerle inaffidabili (DTF 123 V 176; DTF 122 V 161, DTF 104 V 212; SVR 1998 IV Nr. 1 pag. 2; SZS 1988 pagg. 329 e 332; ZAK 1986 pag. 189;
Locher
, Grundriss des Sozialversicherungsrechts, Berna 1994, pag. 332).
In una sentenza pubblicata nella Pratique VSI 2001 pag. 106 segg., il TFA ha però ritenuto conforme al principio del libero apprezzamento delle prove definire delle direttive per la valutazione di determinate forme di rapporti e perizie. In particolare per quanto concerne le perizie giudiziarie, la giurisprudenza ha statuito che il giudice non si scosta senza motivi imperativi dalla valutazione degli esperti, il cui compito è quello di mettere a disposizione del tribunale le loro conoscenze specifiche e di valutare da un punto di vista medico una certa fattispecie. Ragioni che possono indurre a non fondarsi su un tale referto sono ad esempio la presenza di affermazioni contraddittorie, il contenuto di una superperizia, altri rapporti contenenti validi motivi per farlo (Pratique VSI 2001 pag. 108 consid. 3b)aa e riferimenti citati;
STFA I 462/05 del 25 aprile 2007;
STFA
U 329/01 ed U 330/01 del 25 febbraio 2003).
Nella DTF 125 V 351 (= SVR 2000 UV Nr. 10 pag. 33 segg.), la Corte federale ha ribadito che ai rapporti allestiti da medici alle dipendenze di un'assicurazione deve essere riconosciuto pieno valore probante, a condizione che essi si rivelino essere concludenti, compiutamente motivati, di per sé scevri di contraddizioni e, infine, non devono sussistere degli indizi che facciano dubitare della loro attendibilità. Il solo fatto che il medico consultato si trovi in un rapporto di dipendenza con l'assicuratore
non
permette già di metterne in dubbio l'oggettività e l'imparzialità. Devono piuttosto esistere delle particolari circostanze che permettano di ritenere come oggettivamente fondati i sospetti circa la parzialità dell'apprezzamento.
Lo stesso vale per le perizie fatte esperire da medici esterni (DTF 104 V 31; RAMI 1993 pag. 95).
Le perizie affidate dagli organi dell'AI o dagli assicuratori privati, in sede di istruttoria amministrativa, a medici esterni o a servizi specializzati indipendenti, i quali fondano le proprie conclusioni su indagini approfondite e giungono a risultati concludenti, dispongono di forza probatoria piena, a meno che non sussistano indizi concreti a mettere in causa la loro credibilità (Pratique VSI 2001 pag. 109 consid. 3b)bb; STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008;
STFA I 462/05 del 25 aprile 2007
).
Occorre ancora evidenziare che il TFA, in una decisione del 24 agosto 2006
concernente un caso di assicurazione per l
'
invalidità
(I 938/05), ha evidenziato il valore probatorio delle opinioni espresse dai medici SMR nell
'
ambito dell
'
assicurazione per l
'
invalidità, sottolineando che in caso di divergenza tra il medico curante ed il medico SMR non è per principio necessario procedere ad una nuova perizia.
In quell’occasione l’Alta Corte ha sviluppato la seguente considerazione:
"
(...)
La valeur probante des rapports médicaux des uns et des autres doit bien plutôt s'apprécier au regard des critères jurisprudentiels précédemment énumérés (cf. consid. 3.1 supra). Il n'y a dès lors aucune raison d'écarter le rapport du SMR ici en cause ou de lui préférer celui du médecin traitant, pour le seul motif que c'est le service médical régional de l'AI qui l'a établi. Au regard du déroulement de l'examen clinique pratiqué par les médecins du SMR et du contenu de leur rapport, on ne relève, du reste, aucune circonstance particulière propre à faire naître un doute sur l'impartialité de ceux-ci.
La recourante ne fait d'ailleurs rien valoir de tel." (...)
Per quel che riguarda i rapporti del medico curante, secondo la generale esperienza della vita, il giudice deve tenere conto del fatto che, alla luce del rapporto di fiducia esistente con il paziente, il medico curante attesterà, in caso di dubbio, in favore del suo paziente (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; DTF 125 V 353 consid.
3a)cc); Pratique VSI 2001 pag. 109 consid. 3a)cc;
Meyer-Blaser
, Rechtsprechung des Bundesgericht im Sozialversicherungsrecht, Zurigo 1997, pag. 230).
L’Alta Corte in una sentenza 9C_142/2008 del 16 ottobre 2008 per quanto riguarda le divergenze d’opinioni tra medici curanti e periti interpellati dall’amministrazione o dal giudice ha precisato quanto segue:
"
(...)
On ajoutera qu'en cas de divergence d'opinion entre experts et médecins traitants, il n'est pas, de manière générale, nécessaire de mettre en oeuvre une nouvelle expertise. La valeur probante des rapports médicaux des uns et des autres doit bien plutôt s'apprécier au regard des critères jurisprudentiels (
ATF 125 V 351
consid. 3a p. 352) qui permettent de leur reconnaître pleine valeur probante. A cet égard, il convient de rappeler qu'au vu de la divergence consacrée par la jurisprudence entre un mandat thérapeutique et un mandat d'expertise (
ATF 124 I 170
consid. 4 p. 175; SVR 2008 IV Nr. 15 p. 43 consid. 2.2.1 et les références [arrêt I 514/06 du 25 mai 2007]), on ne saurait remettre en cause une expertise ordonnée par l'administration ou le juge et procéder à de nouvelles investigations du seul fait qu'un ou plusieurs médecins traitants ont une opinion contradictoire. Il n'en va différemment que si ces médecins traitants font état d'éléments objectivement vérifiables ayant été ignorés dans le cadre de l'expertise et qui sont suffisamment pertinents pour remettre en cause les conclusions de l'expert.(...)
Infine, va ricordato che se vi sono dei rapporti medici contraddittori, il giudice non può evadere la procedura senza valutare l'intero materiale ed indicare i motivi per cui egli si fonda su un rapporto piuttosto che su un altro (STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008,
STFA I 462/05 del 25 aprile 2007).
2.7. Questo Tribunale, chiamato a verificare se lo stato di salute della ricorrente è stato accuratamente vagliato dall’amministrazione prima dell’emissione della decisione impugnata, non ha motivi per scostarsi dalle conclusioni cui è giunto l’UAI sulla base delle valutazioni del SMR e della consulente in integrazione professionale.
Quest’ultima nel suo rapporto del 21 aprile 2009 ha indicato che l’attività di impiegata di commercio, per la quale l’assicurata dispone dell’attestato federale di capacità, è da lei esigibile e le permette di sfruttare al meglio la capacità di guadagno residua. Tale attività permette di rispettare le limitazioni legate al danno alla salute, in quanto non è necessaria una visione binoculare. (doc. AI 15-2)
Dal punto di vista del guadagno l’attività di impiegata di commercio è quella che permette di sfruttare al meglio la capacità di guadagno residua (doc. AI 15-2).
Secondo la consulente la scelta di svolgere una formazione come operatrice socio-sanitaria non è da mettere in relazione con il danno alla salute, in quanto RI 1 avrebbe potuto continuare a svolgere la sua attività abituale di impiegata di commercio. Anzi, secondo la consulente “
la nuova attività risulta essere meno adeguata alle limitazioni mediche (attività in cui vi sono dei pesi da sollevare e vi possono essere delle mansioni medico-teoriche, es. prelievi di sangue, che richiedono una visione binoculare)”
(doc. AI 15-2).
Dalla documentazione medica agli atti, riassunta dal Dr. _ del SMR nelle annotazioni del 16 aprile 2009, emerge la diagnosi di “
Stato dopo contusione oculare dell’occhio destro (30 giugno 2000). Iridodonesi. Glaucoma secondario. Rottura della coroide. Visus ridotto (2-3/10 con correzione)
” (doc. AI 14-1).
Tuttavia, secondo i medici interpellati (Dr.ssa _ e Dr. _) la ricorrente non presenta nessuna incapacità lavorativa nella professione di impiegata d’ufficio e benché presenti una forte riduzione visiva all’occhio destro (2-3/10 con correzione) dovuta alla forte contusione e alle lesioni riportate, ella “...
può effettuare dei lavori con un impegno fisico medio, questo senza difficoltà. Per quanto riguarda il maneggio di attrezzi la signorina RI 1 presenta una visione binoculare leggermente ridotta, per questo motivo dovrebbe evitare lavori che necessitano di una funzione binoculare perfetta. Anche per quel che riguarda la posizione corporea non vi sono limiti particolari da imporre, la signorina RI 1 può anche spostarsi normalmente
” (doc. AI 6-7; doc. 23-3 LAINF).
Il Dr. _ del SMR, nelle annotazioni del 16 aprile 2009, per quanto riguarda i limiti funzionali ha indicato che “
l’assicurata presenta una visione binoculare ridotta, può eseguire lavori di impegno fisico leggero o medio. A medio termine può instaurarsi una cataratta o un distacco della retina con ulteriore diminuzione del visus causando praticamente la condizione di visione monoculare. Visus a destra 10/10 con correzione
”.
Secondo il Dr. _ in un’attività rispettosa dei limiti funzionali come nelle mansioni di impiegata di commercio o operatrice socio-sanitaria, la capacità lavorativa dell’assicurata non è limitata (doc. AI 14-1).
Il Dr. _ nella valutazione in ambito LAINF del 12 settembre 2008, ha rilevato che permangono un netto calo del visus a destra nonché l’eventualità dell’insorgenza di cataratta post-traumatica e/o glaucoma post-traumatico.
Egli ha sostenuto che la paziente “
è in grado di lavorare nell’occupazione di impiegata d’ufficio
” e che la richiesta di riformazione professionale è da rivolgere direttamente all’assicurazione invalidità (doc. LAINF 23-3).
Infine, il medico curante, Dr.ssa _, nel referto del 12 giugno 2008 all’indirizzo dell’AI aveva chiaramente indicato che “
la signorina RI 1 al momento attuale non presenta un’incapacità lavorativa
” (doc. AI 6-2).
In sede ricorsuale la ricorrente, a sostegno della propria richiesta di provvedimenti professionali dell’AI, ha asserito invece di avere incontrato grandi difficoltà nello svolgere le mansioni di impiegata, motivo per il quale avrebbe optato per una nuova formazione professionale quale operatrice socio-sanitaria (doc.I).
Al fine di chiarire questo aspetto il TCA, il 13 ottobre 2009, ha interpellato la Dr.ssa _ ponendo al medico curante i seguenti quesiti:
"
(...)
1) Condivide l’opinione della consulente in integrazione professionale quando indica come più indicata per RI 1 l’attività di impiegata di commercio rispetto a quella di operatore socio-sanitario (OSS) ?
2) Ritenuto che nel suo rapporto medico del 6 giugno 2008 all’indirizzo dell’Ufficio invalidità, alla domanda se vi è un’indicazione per la verifica di una conversione professionale lei ha risposto: “
Attualmente no, l’attività scelta può essere effettuata a tempo pieno
” (pag. 6), con “
attività scelta
” quale mansione lavorativa intendeva ?
3) A suo parere l’assicurata potrebbe svolgere a tempo pieno o parziale l’attività di impiegata di commercio, nella quale viene utilizzato prevalentemente il PC, con una visione binoculare ridotta ?
In caso di risposta affermativa, in quale misura ?
4) L’attività di operatore socio-sanitario (OSS) è da ritenersi più adeguata alla patologia di cui soffre RI 1 ?
In data 21 ottobre 2009 la Dr.ssa _ ha così risposto:
"
(...)
1. Personalmente non condivido questa opinione e penso che l’attività di operatore socio-sanitario sia nettamente più adatta per la signorina RI 1 che non quella di impiegata di commercio.
2. Nella mia risposta con “attività scelta” intendevo la mansione di operatore socio-sanitario (a quel momento la signorina RI 1 aveva già iniziato la sua formazione di operatore socio-sanitario).
3. La forte riduzione visiva di un occhio e di conseguenza anche la riduzione della funzione binoculare possono sicuramente rendere più difficile lo svolgimento di un’attività quale impiegata di commercio nella quale viene utilizzato il pc per la maggior parte del tempo lavorativo. Mi è difficile rispondere alla seconda parte della sua domanda, cioè in quale misura: i disturbi astenopici possono essere variabili e anche molto diversi da soggetto a soggetto.
4. Dopo l’infortunio la signorina RI 1 aveva già provato a riprendere la sua attività lavorativa, tuttavia sempre con molti disturbi. Questo è anche stato uno dei motivi che l’hanno indotta a scegliere una nuova professione.
5. In conclusione penso in effetti che l’attività di operatore socio-sanitario sia da ritenersi più adeguata alla patologia di cui soffre la signorina RI 1 che non quella di impiegata di commercio.”
(doc. VII).
Il medico del SMR, Dr. _, nelle annotazioni del 6 novembre 2009 ha affermato che l’attività di impiegata d’ufficio “
può essere svolta anche da chi ha solo un occhio funzionale, in particolare si tratta di un’attività che non richiede la visione binoculare
” (doc. X bis). Egli ha quindi confermato l’abilità completa nell’attività di segretaria e rilevato che le indicazioni fornite dalla Dr.ssa _ “
rispecchiano più i desideri dell’assicurata che fatti strettamenti medici
” (doc. X bis).
In effetti il TCA constata come la Dr.ssa _ alla domanda specifica se l’assicurata è in grado di “
svolgere a tempo pieno o parziale l’attività di impiegata di commercio
” (doc. VI) si sia limitata a rilevare che “
la forte riduzione visiva di un occhio e di conseguenza anche la riduzione della funzione binoculare possono sicuramente rendere più difficile lo svolgimento di un’attività quale impiegata di commercio nella quale viene utilizzato il pc per la maggior parte del tempo lavorativo
” (cfr. doc. VII quesito nr. 3), senza indicare un preciso grado d’inabilità lavorativa (cfr. doc. VII).
Questa Corte in una sentenza 32.2007.375 del 15 gennaio 2009, relativa ad un assicurato che soffriva di una “corioretinosi miopica OD e uno stato dopo l’intervento bilaterale di cataratta” ha concluso per la completa abilità lavorativa del ricorrente nell’attività di impiegato amministrativo, con la limitazione per lavori che richiedono una visione stereoscopica applicando per tali attività una riduzione del 10% del salario statistico.
L’Alta Corte, in una sentenza U 183/98 dell’8 luglio 1999,
ha
confermato la completa capacità lavorativa di un assicurato disegnatore/architetto che a seguito di un infortunio all’occhio destro (“
il a été blessé à l’oeil droit par un éclat métallique, alors qu’il enlevait des carreaux d’un mur à l’aide d’un marteau et d’un burin
”) aveva perso la visione binoculare e stereoscopica.
In quella sentenza la nostra Massima Istanza ha ripreso le considerazioni del Prof. Dr. _, specialista in oftalmologia ed ha così concluso:
"
(...)
Selon l’expérience, les personnes présentant une vision monoculaire sont en mesure d’effectuer la plupart des métiers et qu’il est fréquent que le travail à l’écran permette à des personnes possédant une acuité visuelle fortement réduite d’être encore productive, les documents pouvat être aggrandis à volonté.Si l’assuré rencontre des problèmes de réglage de distance en raison de son hypermétropie et de sa presbytie, ces problèmes peuvent normalment être résolus à l’aide d’une correction optique adéquate. Selon l’expert, l’impossibilité d’une reconversion à un travail à l’écran est donc imputable à l’assuré et non aux séquelles de l’accident
"
(la sottolineatura è del redattore).
Va ancora rilevato che
nell’ambito della 5a revisione dell’AI (cfr.
Messaggio concernente la modifica della legge federale sull’assicurazione per l’invalidità (5a revisione dell’AI)
del 22 giugno 2005)
e alla luce della recente giurisprudenza del Tribunale federale (cfr.
sentenza 9C_547/2009 del 30 ottobre 2009 pubblicata nella
SVR 2010 nr. 16), sul diritto a provvedimenti di integrazione,
è ritenuta sufficiente una minaccia di invalidità e non più una minaccia diretta di invalidità quale presupposto al diritto a provvedimenti di integrazione
(“
Der Anspruch auf Eingliederungs-massnahmen setzt somit nur noch eine drohende, und nicht mehr eine unmittelbar drohende Invalidität voraus
”, cfr. consid. 2.2.).
In casu
, tuttavia, anche considerando le indicazioni del
Dr. _ che nel referto del 12 settembre 2008, aveva sottolineato che “
permangono netto calo del visus a destra nonché eventualità di insorgenza di cataratta post-traumatica e/o glaucoma post-traumatico
” (doc. LAINF 23-3) e quelle della Dr.ssa _: “
Per quanto riguarda la prognosi questa resta sempre riservata, dato che dopo forti contusioni oculari sono possibili complicanze tardive quali glaucoma secondario (già presente), cataratta traumatica o distacco retinico
” (doc. AI 6-4), questa Corte ritiene che anche nell’eventualità di un peggioramento della patologia all’occhio destro (glaucoma secondario, cataratta traumatica o distacco retinico) la capacità lavorativa dell’assicurata rimarrebbe comunque completa essendo sufficiente, secondo le indicazioni del Dr. _ fatte proprie dal Tribunale federale (cfr. la sentenza U 183/98 dell’8 luglio 1999), la visione monoculare per l’esercizio della precedente attività di impiegata di commercio.
Viste dunque le affidabili conclusioni del SMR e della consulente in integrazione professionale e alla luce della giurisprudenza appena citata, richiamato inoltre l'obbligo che incombe all'assicurato di intraprendere
tutto quanto sia ragionevolmente esigibile per ovviare alle conseguenze del discapito economico cagionato dal danno alla salute (DTF 123 V 233 consid.
3c, 117 V 278 consid. 2b, 400 e i riferimenti ivi citati; Riemer‐Kafka, Die Pflicht zur Selbstverantwortung, Friborgo 1999, pagg. 57, 551 e 572; Landolt, Das Zumutbarkeitsprinzip im schweizerischen Sozialversicherungsrecht, tesi Zurigo 1995, pag. 61; DTF 113 V 28 consid.
4a e sentenze ivi citate; cfr. anche Meyer Blaser, Rechtsprechung des Bundesgerichts zum IVG, Zurigo 1997, pag. 221), il TCA ritiene dimostrato con il grado della verosimi-glianza preponderante valido nell'ambito delle assicurazioni sociali (DTF 126 V 360; DTF 125 V 195 consid. 2 e i riferimenti ivi citati, 115 V 142 consid. 8b, 113 V 323 consid. 2a, 112 V 32 consid. 1c, 111 V 188 consid. 2b),
che l'assicurata è abile in misura totale nella sua attività di impiegata di commercio.
Questa Corte sottolinea al proposito che l’assicurata, dopo le scuole dell’obbligo e l’apprendistato di impiegata di commercio, ha lavorato dal 1981 al 1986 come segretaria presso l’_ di _, poi come ausiliaria di pulizia (1988), come cameriera (1989-1990) e dal 1991 al 2003 è tornata a lavorare presso l’_ di _ (_, cfr. doc. 9-4). Essendo l’infortunio avvenuto il 30 giugno 2000 l’assicurata ha dunque lavorato ancora alcuni anni quale segretaria. Ciò corrobora la tesi dell’amministrazione secondo cui il cambiamento di attività professionale è da ricondurre più a motivi personali che di salute.
Nella misura in cui l’UAI ha rifiutato all’assicurata il diritto a provvedimenti professionali (cfr. consid. 2.2 e 2.3), la decisione formale del 9 giugno 2009 merita quindi conferma.
2.8. L’assicurata ha chiesto al TCA l’esecuzione di una nuova valutazione medica (XV).
Al proposito va nuovamente ribadito che se
l'istruttoria da effettuare d'ufficio conduce l'amministrazione o il giudice, in base ad un apprezzamento coscienzioso delle prove, alla convinzione che la probabilità di determinati fatti deve essere considerata predominante e che altri provvedimenti probatori più non potrebbero modificare il risultato, si rinuncerà ad assumere altre prove (valutazione anticipata delle prove: cfr. Kölz/Häner, Verwaltungsverfahren und Verwaltungsrechtspflege des Bundes, Zurigo 1998, p. 47 n. 63; Gygi, Bundesverwaltungsrechtspflege, 2° ed., p. 274; si veda pure DTF 122 II consid. 469 consid. 41, 122 III 223 consid. 3, 119 V 344 consid. 3c con riferimenti). Un tale modo di procedere non lede il diritto di essere sentito conformemente all'art.
29 cpv. 2 Cost. (DTF 124 V 94 consid. 4b, 122 V 162 consid. 1d, 119 V 344 consid.
3c con riferimenti).
In concreto, alla luce delle risultanze di cui sopra, questo Tribunale ritiene la fattispecie sufficientemente chiarita, per cui non appare necessario procedere ad altri accertamenti medici.
2.9. Secondo l’art. 69 cpv. 1bis LAI, in vigore dal 1° luglio 2006, la procedura di ricorso in caso di controversie relative all’assegnazione o al rifiuto di prestazioni AI dinanzi al tribunale cantonale delle assicurazioni è soggetta a spese. L’entità delle spese è determinata fra 200.-- e 1’000.-- franchi in funzione delle spese di procedura e senza riguardo al valore litigioso.
Visto l’esito della vertenza, le spese per complessivi fr. 200.- sono poste a carico dell’assicurata ricorrente.