Decision ID: 38c66e84-1ac9-5fb7-bd02-75990e127df1
Year: 2015
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: civil_law

in fatto:
A.
AP 1 (1964), cittadino britannico, e AO 1 (1972), cittadina lettone, hanno contratto matrimonio a _ il 17 dicembre 2008. La sposa era già madre di R_ (1989) e lo sposo era già padre di A_ (1997). I coniugi non hanno figli comuni. AP 1 lavorava come operatore finanziario per la _ di _. Inoltre era direttore di svariate altre società. Durante la vita in comune la moglie non ha esercitato attività lucrativa. I coniugi si sono separati nel gennaio del 2012, quando il marito ha lasciato l'abitazione coniugale di _ per trasferirsi prima ad _ e poi a _.
B.
Adito il 18 luglio 2012 da AO 1 a protezione dell'unione coniugale, con sentenza del 2 novembre 2012 il Pretore del Distretto di Lugano, sezione 6, ha autorizzato i coniugi a vivere separati, ha attribuito l'abitazione coniugale alla moglie, ha accertato l'impegno dei coniugi a disdire il contratto di locazione e quello del marito ad aiutare la moglie a trovare una nuova sistemazione, ha assegnato una P_ in uso alla famiglia a AO 1, ha obbligato il marito a versare a quest'ultima un contributo alimentare di fr. 8293.50 mensili dal luglio del 2012, ha ordinato alla _ di trattenere dallo stipendio (o da tutte le indennità di pertinenza del marito) l'importo di fr. 8293.50 mensili, riversandolo alla moglie, e ha confermato una restrizione della facoltà di disporre sulla vettura e su due imbarcazioni ordinata in precedenza. Un appello presentato da AP 1 contro tale decisione è
stato respinto da questa Camera il 7 febbraio 2013 (inc. 11.2012.147).
C.
Due mesi dopo, il 2 aprile 2013, AP 1 si è rivolto al Pretore per ottenere la soppressione del contributo di mantenimento in favore della moglie dal 15 febbraio 2013, per obbligare la stessa a disdire il contratto di locazione relativo all'appartamento di _ e a versare alla proprietaria dell'immobile (l'Immobiliare _) pigioni arretrate per fr. 12
342.65 sotto comminatoria dell'art. 292 CP, come pure per essere autorizzato a disdire il contratto di leasing relativo alla P_ (inc. SO.2013.1392). L'11 giugno 2013 AO 1 ha inoltrato al Pretore una sua istanza in cui chiedeva di ordinare al nuovo datore di lavoro del marito, la AP 2, di
trattenere
con effetto immediato dallo stipendio di lui l'importo di fr. 8293.50 mensili e di riversarlo su un suo conto (inc. CA.2013.197). All'udienza del 12 giugno 2013, indetta il contraddittorio nelle due cause, le parti hanno proposto vicendevolmente di respingere le rispettive istanze. Entrambe hanno notificato prove.
D.
Statuendo con sentenza del 27 giugno 2013, il Pretore ha respinto l'istanza del marito (dispositivo n. 1) e ha accolto quella della moglie (dispositivo n. 2), ordinando alla AP 2 di trattenere con effetto immediato dallo stipendio e/o da ogni altra indennità o versamento a beneficio di AP 1 l'importo di fr. 8293.40 mensili e di riversarlo su un conto bancario intestato a AO 1 (dispositivo n. 2.1). Contestualmente egli ha revocato il precedente ordine impartito alla _ (dispositivo n. 2.2). Le spese processuali di complessivi fr. 1500.– sono state poste a carico del marito, tenuto a rifondere alla moglie fr. 1600.– per ripetibili (dispositivo n. 3).
E.
Contro la sentenza appena citata sono insorti a questa Camera AP 1
con appello dell'8 luglio 2013 e la AP 2
con appello dell'11 luglio 2013. Il primo chiede di riformare la decisione impugnata nel senso di accogliere la sua istanza del 2 aprile 2013 e di respingere quella della moglie, subordinatamente di annullare la decisione impugnata e di rinviare la causa al Pretore per nuovo giudizio previa assunzione di determinate prove. La seconda chiede anch'essa di annullare la decisione impugnata e di rinviare la causa al Pretore per nuovo giudizio previo complemento istruttorio o, in subordine, di annullare puramente e semplicemente la trattenuta di stipendio. Nelle sue osservazioni del 19 agosto e del 4 settembre 2013 AO 1 propone di respingere entrambi gli appelli. AP 1 è stato licenziato dalla AP 2 con effetto al 31 luglio 2014.

Considerando
in diritto:
I. Sull'appello di AP 1
1.
Le misure a protezione dell'unione coniugale – comprese le relative modifiche – sono impugnabili con appello, trattandosi di procedura sommaria (art. 271 lett. a CPC), entro 10 giorni dalla notificazione (art. 314 cpv. 1 CPC), sempre che, ove si tratti di controversie meramente patrimoniali, il valore litigioso raggiungesse fr. 10
000.– secondo l'ultima conclusione riconosciuta nella decisione impugnata (art. 308 cpv. 2 CPC). Nella fattispecie tale presupposto è dato, ove appena si consideri l'entità del contributo alimentare in discussione (fr. 8293.50 mensili dal febbraio del 2013). Quanto alla tempestività del rimedio giuridico, la decisione impugnata è stata notificata al patrocinatore dell'istante il 28 giugno 2013. Introdotto l'8 luglio 2013, ultimo giorno utile, l'appello in esame è pertanto ricevibile.
2.
Le condizioni per modificare provvedimenti a tutela dell'unione coniugale (art. 179 cpv. 1 CC) sono già state riassunte dal Pretore. Al riguardo basti rammentare che una modifica si giustifica ove siano mutate in maniera rilevante e duratura le circostanze considerate al momento della decisione, quando le previsioni formulate in base alla situazione di quel momento non si siano avverate (o si siano avverate solo in parte), oppure quando il giudice abbia statuito senza conoscere fatti determinanti. Decisivo per stabilire se siano intervenute nuove circostanze è lo stato
di fatto al momento in cui è presentata l'istanza di modifica (I CCA
, sentenza inc. 11.2012.74 del 6 ottobre 2014, consid. 4 con rinvii).
3.
Litigioso rimane anzitutto, in questa sede, il contributo alimentare di cui l'appellante postula la soppressione dal febbraio del 2013. Nella decisione impugnata il Pretore ha ricordato come nella sentenza a protezione dell'unione coniugale non fosse stato possibile, anche per la reticenza di AP 1 nel chiarire le sue fonti di reddito, stabilire con certezza il guadagno di lui durante la vita in comune, ma che le entrate dei coniugi erano cospicue, verosimilmente di almeno fr. 260
000.– annui, e permettevano senz'altro al marito di sopperire al fabbisogno della moglie, da lui stesso riconosciuto in fr. 8293.50 mensili. Quanto all'istanza di modifica, il Pretore ha rilevato che essa denotava analoga vaghezza sui cespiti di reddito, AP 1 essendosi limitato ad affermare di avere subìto una decurtazione di salario dalla AP 2. Se non che – ha continuato il Pretore – quand'anche tale decurtazione non fosse stata concordata (come sembrava lasciar intendere il testo del complemento al contratto di lavoro: doc. D), ciò non significava ancora che egli non fosse più in grado di versare il contributo alimentare alla moglie. Nella sentenza a protezione dell'unione coniugale – ha soggiunto il primo giudice – era stato accertato che AP 1 fruiva anche di altre entrate oltre al salario corrispostogli dalla _. In conseguenza di ciò non era possibile verificare nemmeno a un esame di verosimiglianza se l'asserita riduzione di stipendio fosse di rilievo in concreto, anche perché le pretese difficoltà finanziarie non apparivano avere influito sul tenore di vita. Né le prove notificate all'udienza del 12 giugno 2013 – ha epilogato il Pretore – avrebbero potuto rimediare alle laconiche informazioni sulla situazione finanziaria complessiva del marito, il quale invece di fare chiarezza al riguardo si era limitato nella replica orale a contestare genericamente i fatti allegati dalla moglie con la risposta.
4.
L'appellante sostiene di avere reso verosimili i propri redditi, i quali risultano dal contratto di lavoro con la AP 2 e costituiscono la sua unica entrata, come attesterebbe anche la documentazione bancaria del _ versata agli atti (doc. F). Egli ribadisce che la diminuzione del suo salario a fr. 60
000.– lordi annui è da ricondurre alla perdita di numerosi clienti causata dalla crisi nel settore finanziario e alla marcata contrazione degli utili generati dalla sua attività per conto dell'azienda, la quale non sarebbe più disposta a versargli il salario precedente (memoriale, pag. 3). E i motivi di tale riduzione – egli afferma – si sarebbero potuti verificare con l'edizione dei documenti da lui sollecitata il 12 giugno 2013, quando ha chiesto al Pretore che la AP 2 producesse i verbali e i rapporti del consiglio di amministrazione e della direzione relativi al suo rendimento. Il Pretore tuttavia ha omesso di assumere la prova senza neppure pronunciarsi sull'ammissibilità della medesima (memoriale, pag. 3 seg.).
a)
Da quest'ultima censura va subito sgombrato il campo. Nella decisione impugnata infatti il Pretore ha spiegato che la postulata edizione di documenti dalla AP 2 non avrebbe verosimilmente recato elementi di rilievo ai fini del giudizio (sentenza impugnata, pag. 5). A mente sua, quei documenti non avrebbero chiarito la situazione finanziaria complessiva dell'istante, le cui entrate non si limitano – come detto – allo stipendio percepito da quella società, ma comprendevano anche altre fonti di reddito accertate nella sentenza a tutela dell'unione coniugale, al cui riguardo tuttavia l'interessato nulla aveva allegato né tanto meno reso verosimile. Con tale motivazione l'appellante non si confronta, sicché al proposito l'appello cade finanche nel vuoto.
b)
L'appello non appare meglio motivato quando l'istante ripete che lo stipendio percepito dalla AP 2 costituisce il suo unico introito. Il Pretore ha rilevato in effetti – come si è appena visto – che le entrate di lui non si limitavano allo stipendio percepito dalla nota società, ma comprendevano anche altre fonti di reddito accertate nella sentenza a tutela dell'unione coniugale. Su tali altre fonti di reddito l'appellante non si esprime, ciò che rende l'appello una volta ancora irricevibile per difetto di motivazione (nel senso dell'art. 311 cpv. 1 CPC). Per di più, l'appellante sorvola sulla circostanza di non avere riscontrato in sede di replica orale le numerose allegazioni addotte dalla moglie con la risposta, come gli ha rimproverato il Pretore. Invano si cercherebbe quindi di sapere perché, nelle condizioni descritte, il Pretore avrebbe concluso a torto che i fatti della risposta andrebbero considerati come ammessi.
5.
Si volesse nondimeno prescindere dalle carenze formali appena rilevate, l'appello non sarebbe destinato a miglior sorte. Intanto
non manca di destare serie perplessità (se non pesanti sospetti) la decurtazione dello stipendio percepito dall'appellante, ridot
to dalla AP 2 da fr. 144
000.– a
fr. 60
000.– lordi annui per la retribuzione di base e addirittura congelato per quel che è dello stipendio variabile, appena pochi giorni dopo l'emanazione della sentenza 7 febbraio 2013 di questa Camera. Per tacere del fatto che l'appellante si è impegnato altresì a rimborsare alla AP 2, come vicepresidente della _ (doc. 5), la quale fa parte dello stesso gruppo societario (verbale di udienza del 12 giugno 2013, pag. 2), ben fr. 180
000.– per la perdita di clienti (doc. I dell'appello presentato dalla AP 2). Che provvedimenti tanto draconiani si giustificassero con una generica emorragia di clienti causata dalla crisi nel settore finanziario o con la contrazione degli utili generati dall'attività per conto dell'azienda non appare di grande verosimiglianza.
Oltre a quanto precede, l'appellante nulla ha addotto – come si è accennato – in merito alle altre entrate che il Pretore aveva accertato nella sentenza a protezione dell'unione coniugale, quando aveva avuto modo di constatare che AP 1 non era solo operatore finanziario per conto della AP 2, ma anche direttore della T_ e membro del consiglio d'amministrazione della E_. Può darsi che la sua ulteriore funzione di liquidatore della Q_ e della C_ (radiate dal registro di commercio alla fine 2014) sia terminata nel frattempo. Può darsi che la V_ (radiata nell'aprile del 2013), dalla quale egli percepiva regolari retribuzioni, più non sussista. Tuttavia egli era rimunerato anche dalla M_, dalla A_ e dalla D_ (doc. C, pag. 3). L'appellante obietta che quei proventi non figurano più – contrariamente al passato – sul conto del _ (doc. F; memoriale, pag. 4), ma a parte il fatto che l'obiezione non è stata formulata dinanzi al Pretore (ed è pertanto inammissibile in appello: art. 317 cpv. 1 CPC), ciò non basta a rendere verosimile l'inesistenza di simili introiti. Tanto meno ove si consideri il breve periodo cui si riferisce l'estratto bancario prodotto (neppure due mesi) e i pochi addebiti registrati (fr. 1738.55).
6.
Per quanto attiene alla situazione della moglie, l'appellante reputa ingiustificato che essa continui a vivere nell'abitazione di _ e a usare la P_ attribuitale dal Pretore nella sentenza a tutela dell'unione coniugale (memoriale, pag. 4 seg.). Si tratta di doglianze prive di motivazione, se non per un generico rinvio – come tale infruttuoso – a quanto esposto circa la riduzione di stipendio. A prescindere dal fatto che la questione legata all'occupazione dell'alloggio coniugale è ormai superata, la moglie essendosi nel frattempo trasferita altrove.
7.
L'appellante critica altresì la trattenuta di stipendio (“avviso ai debitori”), la quale intaccherebbe “in maniera drastica il suo fabbisogno” (memoriale, pag. 4). Il Pretore non ha reputato verosimile una lesione del minimo esistenziale di lui già per l'impossibilità di verificare la situazione finanziaria nel suo complesso e l'asserito peggioramento della medesima (sentenza impugnata, pag. 7). Ora, un appello deve indicare non solo per quali ragioni è impugnata la sentenza di primo grado, ma anche in che misura ne sia chiesta la riforma (DTF 137 III 619 consid. 4.2.2). Contestazioni pecuniarie vanno cifrate, alla stessa stregua delle pretese pecuniarie, sotto pena di irricevibilità (DTF 137 III 617). In concreto AP 1 non quantifica nemmeno per ordine di grandezza il proprio fabbisogno minimo invocato nell'appello, né indica a quanto andrebbe ridotta la trattenuta per garantire tale minimo. Non sufficientemente motivato (nel senso dell'art. 311 cpv. 1 CPC), anche al riguardo l'appello si rivela per finire irricevibile.
II. Sull'appello della AP 2
8.
L'appellante censura la sentenza del Pretore per quanto concerne la trattenuta di stipendio. La soglia del valore litigioso è data (sopra, consid. 1). La tempestività dell'appello, presentato una volta ancora l'ultimo giorno utile (la decisione impugnata è stata notificata alla ditta il 1° luglio 2013), è pacifica (sopra, consid. 1). Il problema è sapere se l'appellante sia legittimata a impugnare una sentenza in un procedimento che le è estraneo. Certo, abilitati a impugnare una decisione non sono solo le parti, ma anche terzi i cui diritti siano toccati
direttamente
dalla decisione di primo grado
(I CCA, sentenza inc. 11.2012.114 del 9 novembre 2012, consid. 3;
Sterchi
in: Berner Kommentar, Schweizerische ZPO, edizione 2012, n. 31 alle note preliminari dell'art. 308
). Tra di essi rientra anche il datore di lavoro cui sia ordinata una trattenuta di stipendio, se lamenta una lesione dei suoi propri interessi (
Reetz
in: Sutter-Somm/Hasenböhler/ Leuenberger, Kommentar zur Schweizerischen ZPO, 2
a
edizione, n. 35 alle note preliminari degli art. 308–318, pag. 2058 in alto). In concreto la AP 2
fa valere che la trattenuta o
rdinata dal Pretore eccede manifestamente la retribuzione di AP 1 concordata il 15 febbraio 2013, quando lo stipendio di lui è stato ridotto a fr. 60
000
.– annui lordi fissi, esclusa ogni forma di retribuzione variabile. Si tratta di esaminare se ciò tocchi i diritti dell'appellante.
9.
Ove un coniuge non adempia i propri obblighi di mantenimento nei confronti dell'altro, il giudice può ordinare ai suoi debitori che facciano i loro pagamenti – in tutto o in parte – all'altro (art. 177 CC). I pagamenti di quei debitori hanno effetto liberatorio per i medesimi, in tal caso, solo se eseguiti alla persona indicata dal giudice. I debitori in questione conservano però tutte le eccezioni derivanti dal loro rapporto giuridico con il coniuge chiamato a versare il contributo di mantenimento, tanto che la decisione del giudice a protezione dell'unione coniugale non costituisce un titolo di rigetto definitivo dell'opposizione (art. 80 cpv. 1 LEF) in un'eventuale esecuzione promossa dal coniuge beneficiario contro il terzo cui è ordinata la trattenuta della somma (
Hausheer
/ Reusser/Geiser
in: Berner Kommentar, edizione 1999, n. 14 segg. ad art. 177 CC;
Bräm
in: Zürcher Kommentar, 2a edizione, n. 42 segg. ad art. 177; v. anche
Chaix
in: Commentaire romand, CC I, Basilea 2010, n. 13 ad art. 177).
10.
Che la AP 2 possa vedere toccati i suoi diritti per il solo fatto di dover riversare a AO 1 l'importo di fr. 8293.40 mensili trattenuto dallo stipendio di AP 1 è a dir poco dubbio. Per il lasso di tempo successivo al 31 luglio 2014 l'obbligo è finanche senza oggetto, AP 1 essendo stato licenziato in pendenza di appello. Per il lasso di tempo compreso tra il 27 giugno 2013 (data dell'ordine di
trattenuta) e il 31 luglio 2014, mal si intravede come la AP 2
potrebbe vedere lesi i suoi diritti. Gli obblighi derivanti dal contratto di lavoro con AP 1 non sono toccati. È vero che l'ammontare della trattenuta eccede
la retribuzione concordata il 15 febbraio 2013 con il dipendente. È altrettanto vero però che
l'azienda non poteva essere costretta a versare di tasca propria la differenza. La stessa AO 1 riconosce che qualora lo stipendio del marito fosse davvero inferiore a quello indicato nell'ordine di trattenuta, la AP 2 poteva essere tenuta a rispettare l'ingiunzione “solo fino a concorrenza dell'importo di spettanza di AP 1” (osservazioni all'appello, pag. 5). Del resto l'ordine di trattenuta non prevedeva alcuna sanzione o provvedimento coercitivo nei
confronti del datore di lavoro in caso di disobbedienza (
Hausheer
/
Reusser/Geiser
, op. cit., n. 16d ad art. 277 CC; cfr. anche ZR 90/1991 pag. 276 n. 85). Non si intravede di conseguenza quali diritti dell'appellante esso potrebbe ledere.
11.
Si volesse in ogni modo transigere sulla carente legittimazione, l'appello sarebbe destinato ugualmente all'insuccesso. L'appellante si duole infatti di una violazione del suo diritto di essere sentita per non avere potuto prendere posizione “sulle prove addotte alfine di stabilire entità dell'importo da trattenere” (memoriale, pag. 5). Nessuna norma impone tuttavia al giudice di sentire dapprima il datore di lavoro, che non è parte in causa, nel caso in cui intenda ordinare una trattenuta di stipendio. Il giudice può procedere in tal senso, ma non vi è tenuto, né ciò costituisce la regola (
Schwander
in: Basler Kommentar, ZGB I, 5a edizione, n. 19 ad art. 177). Ne segue che, comunque lo si esamini, l'appello in rassegna vede la sua sorte segnata.
III. Sulle spese processuali e le ripetibili
12.
Le spese seguono il precetto della soccombenza (art. 106 cpv. 1 CPC). AO 1, che ha presentato osservazioni a entrambi gli appelli, ha diritto a un'equa indennità per ripetibili.
IV. Sui rimedi giuridici a livello federale
13.
Quanto ai rimedi esperibili contro l'odierna sentenza sul piano federale (art. 112 cpv. 1 lett. d LTF), il valore litigioso raggiunge agevolmente la soglia di fr. 30
000.– ai fini dell'art. 74 cpv. 1 lett. b LTF. Nei ricorsi in materia di protezione dell'unione coniugale – comprese le diffide ai debitori (DTF 134 III 668 consid. 1.1) – un ricorrente può invocare tuttavia, davanti al Tribunale federale, soltanto la violazione di diritti costituzionali (art. 98 LTF; DTF 133 III 397 consid. 5.2).