Decision ID: 4aabe943-79ed-57ce-abc6-c8e5cf7bf91a
Year: 2003
Language: it
Court: TI_TRPI
Chamber: TI_TRPI_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: 

ritenuto,
in fatto:
A. Nella seduta del 6 luglio 1999 il consiglio comunale di _ ha adottato la revisione generale del piano regolatore. In quella sede i mapp. _, _, _ e _, di proprietà _, e _, di proprietà di _ _, locato alla _, sono stati assegnati alla zona residenziale intensiva (zona B), retta dall'art. 44 NAPR.
B. Con unico ricorso 10 novembre 1999 i proprietari si sono aggravati contro la menzionata deliberazione dinanzi al Consiglio di Stato. Essi hanno censurato le prescrizioni previste dall'art. 44 NAPR: obbligo di destinare ad abitazione i 4/5 della superficie utile lorda (SUL), area verde minima del 30%, altezza minima delle costruzioni di m 13,5. Per il mapp. _ è inoltre stata eccepita una riduzione dell'indice di sfruttamento rispetto al precedente piano regolatore: dall'1,2 all'1. Per quest'ultimo fondo e per i mapp. _, _ e _ il vincolo di destinazione a residenza non era operante, poiché gli stessi, ubicati lungo degli assi di forte traffico, erano interessati dal campo di applicazione dell'art. 39 cpv. 1 NAPR, che permetteva ed anzi obbligava l'insediamento prevalente di attività commerciali e amministrative poco moleste. I ricorrenti hanno tuttavia denunciato un'incongruenza tra quest'ultima disposizione e l'art. 5 cifra 11 NAPR, secondo cui gli impianti a grande affluenza, come i grandi magazzini, sono considerati aziende moleste: disposizione che gli insorgenti hanno contestato. Quanto permesso dall'art. 39 cpv. 1 NAPR sarebbe stato loro negato dall'art. 5 cifra 11 NAPR, come detto contestato, con il risultato che un grande magazzino non avrebbe potuto essere ubicato nemmeno lungo un asse di forte traffico. I ricorrenti hanno inoltre messo in discussione l'art. 53 NAPR, regolamentante i posteggi. In generale, essi hanno censurato la limitazione del numero di posteggi che potevano rispettivamente dovevano essere eseguiti nella zona B, in relazione alle funzioni non residenziali, giusta l'art. 53 cifra 3.3.3 NAPR rispetto al fabbisogno teorico di posteggi per edifici ed impianti stabilito alla cifra 3.2 della stessa disposizione. Hanno poi contestato che la differenza tra il fabbisogno teorico ed il numero di posteggi da realizzare potesse costituire l'oggetto di contributo sostitutivo (art. 53 cifra 3.1 e 4 NAPR). Essi hanno infine censurato la cifra 8 delle norma, che prevedeva l'obbligo di eliminare i posteggi eccedenti il numero consentito dalla stessa.
I ricorrenti hanno invocato una lesione del loro diritto di proprietà, del principio della proporzionalità, del divieto d'arbitrio e, in merito all'art. 53 NAPR, della protezione della situazione di fatto (Besitzstandsgarantie) e dell'art. 70 cpv. 1 LALPT.
C. Con risoluzione 16 ottobre 2001 (n. 4836) il Consiglio di Stato ha approvato il piano regolatore. Esso ha tuttavia negato l'approvazione dell'art. 39 cpv. 1 NAPR, inteso a regolamentare l'edificazione lungo gli assi a forte traffico, e degli azzonamenti interessati dagli effetti di tale norma. Tra di essi quello dei mapp. _, _, _ e _. Il ricorso è pertanto stato dichiarato privo di oggetto in relazione a questi fondi; esso poteva pertanto concernere il solo mapp. _. Per quanto riguardava le censure rivolte all'art. 44 NAPR, esse sono tutte state respinte. Il ricorso rivolto contro l'art. 53 NAPR è invece stato parzialmente accolto: il Consiglio di Stato ha modificato d'ufficio l'art. 53 cifra 3.1 NAPR circoscrivendo l'obbligo di pagamento di contributi sostitutivi alla differenza tra il numero di posteggi da realizzare e quelli effettivamente realizzati (cfr. risoluzione impugnata, pag. 174 segg. e relativi rinvii).
D. Con ricorso 19 novembre 2001 la _ e _ _ insorgono innanzi a questo Tribunale avverso la menzionata risoluzione governativa, ribadendo le domande e gli argomenti già sottoposti al giudizio dell'autorità inferiore, nella misura in cui non sono stati accolti o non sono divenuti privi di oggetto.
E. Il municipio postula l'accoglimento del gravame, nella misura in cui vien chiesto l'annullamento della cifra 8 dell'art. 53 NAPR. mentre la divisione della pianificazione territoriale ne chiede la reiezione integrale.
F. Il 25 settembre 2002 si è tenuta l'udienza, durante la quale le parti hanno confermato le rispettive allegazioni e domande, rinunciando al sopralluogo in contraddittorio.
considerato,

in diritto:
1. La competenza del Tribunale è data ed il ricorso è tempestivo (art. 38 cpv. 1 LALPT). La legittimazione di _ _, proprietario del mapp. _, è senz'altro data (art. 38 cpv. 4 lett. b LALPT); se lo sia anche _, semplice locataria del fondo in oggetto, che procede attraverso lo stesso atto ricorsuale, è quesito che può - a questo punto - rimanere irrisolto (art. 38 cpv. 4 lett. b e relativo rinvio all'art. 35 cpv. 2 lett. b LALPT).
2. In campo pianificatorio il comune ticinese fruisce di autonomia. Questa non è, però, assoluta. Secondo l'art. 33 cpv. 3 lett. b LPT il diritto cantonale deve garantire il riesame completo del piano regolatore da parte di almeno un'istanza di ricorso. Nel Cantone Ticino tale autorità è il Consiglio di Stato (art. 37 cpv. 1 LALPT), che decide i ricorsi - e approva il piano - con pieno potere cognitivo: questo significa controllo non solo della legittimità ma anche dell'opportunità delle scelte pianificatorie comunali. Le autorità incaricate di compiti pianificatori badano tuttavia di lasciare alle autorità loro subordinate il margine d'apprezzamento necessario per adempiere i loro compiti (art. 2 cpv. 3 LPT). Il Consiglio di Stato non può dunque semplicemente sostituire il proprio apprezzamento a quello del comune, ma deve rispettare il diritto di questo di scegliere tra più soluzioni adeguate quella ritenuta più appropriata, ragionevole od opportuna. Esso non può però limitarsi ad intervenire nei soli casi in cui la soluzione comunale non poggi su alcun criterio oggettivo e sia manifestamente insostenibile. Deve al contrario rifiutare l'approvazione di quelle soluzioni che disattendono i principi e gli scopi pianificatori fondamentali del diritto federale o non danno loro sufficiente attuazione, rispettivamente che non tengono adeguatamente conto della pianificazione di livello cantonale, segnatamente dei dettami del piano direttore (cfr. anche l'art. 26 cpv. 2 LPT). L'autorità governativa verificherà segnatamente che sia stata effettuata in modo corretto la ponderazione globale degli interessi richiesta dall'art. 3 OPT (RDAT II-1999 n. 27 consid. 3).
Il potere cognitivo del Tribunale della pianificazione del territorio è invece circoscritto alla violazione del diritto (art. 38 cpv. 2 LALPT; RDAT cit., ibidem; inoltre II-1997 n. 23); fanno eccezione - per poter ossequiare l'art. 33 cpv. 3 lett. b LPT - i casi in cui è impugnata una modifica del piano regolatore disposta d'ufficio dal Consiglio di Stato.
3. 3.1. I ricorrenti censurano le seguenti prescrizioni previste dall'art. 44 NAPR, che regolamenta l'edificazione nella zona residenziale intensiva (zona B): obbligo di destinare ad abitazione i 4/5 della superficie utile lorda (SUL), area verde minima del 30%, altezza minima delle costruzioni di m 13.50. A loro giudizio queste prescrizioni rendono difficile la realizzazione di punti di vendita.
3.2. Ogni restrizione di diritto pubblico della proprietà è, di regola, compatibile con la garanzia della proprietà, ancorata all'art. 26 Cost. (che riprende sostanzialmente l'art. 22ter vCost.), soltanto se si fonda su di una base legale sufficiente, se è giustificata da un interesse pubblico preponderante e se è conforme al principio della proporzionalità (art. 36 Cost.).
La zona B è stata destinata, in prevalenza, alla residenza. Essa non esclude, tuttavia, la presenza, minoritaria, di contenuti - non molesti - commerciali, artigianali, amministrativi e di carattere alberghiero. Tenendo conto delle altezze permesse (altezza massima di m 16.50) rispettivamente imposte (altezza minima m 13.50) e della densità edificatoria concessa (indice di sfruttamento pari a 1) il Consiglio di Stato ha ritenuto come la limitazione delle funzioni minoritarie al 20% della SUL appaia assolutamente legittima: dal lato pratico essa induce, ad esempio, a collocare le relative attività a pianterreno. La situazione esistente su singoli fondi non permette, d'altra parte, di rimettere in forse una precisa scelta pianificatoria dell'autorità comunale.
Per quanto riguarda invece l'area verde minima, del 30%, trattasi di un parametro introdotto in alternativa all'indice di occupazione. Quest'ultimo assomma, pertanto, di principio, al 70% della superficie edificabile; in realtà esso è però inferiore poiché, giusta l'art. 10 cifra 1 NAPR, le superfici sistemate con grigliati per l'accesso ed il parcheggio non possono essere computate nell'area verde. Ciononostante, sempre secondo il Governo, è assicurata una comoda utilizzazione della superficie dei fondi interessati.