Decision ID: 4aa5d036-19da-53f8-863f-f556909e5f86
Year: 2017
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: civil_law

in fatto:
A.
AP 1 (1971) e AO 1 (1965), di origini iraniane, si sono sposati a _ il 6 ottobre 2005. Dal matrimonio non sono nati figli. Nel gennaio del 2014 i coniugi si sono stabiliti a _, provenienti da _, in un'abitazione appartenente alla madre del marito. AP 1, ingegnere, lavora per il _. La moglie, già attrice cinematografica in _ e venditrice in una gioielleria nel _, si è diplomata in gemmologia in costanza di matrimonio, ma non ha esercitato attività lucrativa durante la vita in comune.
B.
Il 13 marzo 2015 AP 1 si è rivolta al Pretore del Distretto di Lugano, sezione 6, con un'istanza a protezione dell'unione coniugale per ottenere l'autorizzazione a vivere separata (con assegnazione dell'alloggio coniugale al marito), il versamento di fr. 15
000.– per un deposito in garanzia destinato alla locazione di un appartamento e per le spese di trasloco, come pure un contributo alimentare di fr. 7487.60 mensili e la condanna del marito a fornire tutte le informazioni sui redditi dei beni propri e sugli investimenti eseguiti con i redditi dei beni propri. Al dibattimento del 16 aprile 2015 l'istante ha confermato le domande iniziali, salvo ridurre la pretesa di contributo alimentare a fr. 6990.– mensili. AP 1 ha sostanzialmente aderito alle richieste della moglie, ma ha limitato l'offerta di contributo alimentare a fr. 5000.– mensili e ha postulato la separazione dei beni. L'istante ha replicato e il convenuto ha duplicato. Per finire i coniugi si sono dati atto della vita separata e hanno pattuito l'attribuzione dell'alloggio coniugale al marito. Con decreto cautelare emanato seduta stante il Pretore ha obbligato inoltre AP 1 a versare alla moglie, pendente causa, un contributo alimentare di fr. 4620.– mensili. Il 24 aprile 2015 AO 1 ha lasciato l'abitazione coniugale per trasferirsi in un appartamento a _.
C.
L'istruttoria è terminata il 9 settembre 2015 e alle arringhe finali le parti hanno rinunciato, limitandosi a conclusioni scritte. In un memoriale del 12 ottobre 2015 AO 1 ha ribadito le sue domande, precisando in fr. 6883.80 mensili la richiesta di contributo alimentare dal marzo del 2015 in poi. Nel proprio allegato conclusivo del 7 ottobre 2015 AP 1 ha riaffermato il suo punto
di vista, offrendo alla moglie un contributo alimentare di
fr. 4370.–
mensili fino al 31 marzo 2016.
D.
Statuendo con sentenza dell'11 novembre 2015, il Pretore ha autorizzato le parti a vivere separate, ha assegnato l'abitazione coniugale al marito, ha pronunciato la separazione dei beni dal 13 marzo 2015 e ha obbligato AP 1 a versare alla moglie un contributo alimentare di fr. 4517.– mensili per il marzo e l'aprile del 2015, portato a fr. 5367.– mensili in seguito. Le spese processuali di fr. 3000.– sono state poste a carico dei coniugi in ragione di metà ciascuno, compensate le ripetibili.
E.
Contro la sentenza appena citata AP 1 è insorto a questa Camera con un appello del 23 novembre 2015 nel quale chiede di riformare il giudizio impugnato riducendo il contributo alimentare litigioso a fr. 3453.– mensili per il marzo e l'aprile del 2015 e a fr. 4303.– mensili dal 1° maggio 2015 al 31 marzo 2016 o, in subordine, a fr. 3668.– mensili per il marzo e l'aprile del 2015 e a fr. 4518.– mensili dal 1° maggio 2015 al 31 marzo 2016. Nelle sue osservazioni del 31 dicembre 2015 AO 1 propone di respingere l'appello.

Considerando
in diritto:
1.
Le misure a protezione dell'unione coniugale sono impugnabili con appello, trattandosi di procedura sommaria (art. 271 lett. a CPC), entro 10 giorni dalla notificazione della sentenza (art. 314 cpv. 1 CPC). Se esse vertono su questioni meramente patrimoniali, nondimeno, l'appello è ammissibile soltanto se il valore litigioso raggiungeva almeno fr. 10
000.– “secondo l'ultima conclusione riconosciuta nella decisione” impugnata (art. 308 cpv. 2 CPC). Nella fattispecie tale presupposto è dato, ove appena si consideri la differenza tra i contributi alimentari chiesti dall'istante dinanzi al Pretore e l'offerta del convenuto (sopra, lett. C), contributi di durata incerta e quindi da calcolare sull'arco di vent'anni
(art. 92 cpv. 2 CPC;
sentenza del Tribunale federale 5A_689/2008
dell'11 febbraio 2009, consid. 1.2). Quanto alla tempestività del rimedio giuridico, la decisione impugnata è stata notificata al patrocinatore del convenuto il 12 novembre 2015. Cominciato a
decorrere l'indomani, il termine di ricorso sarebbe scaduto così la domenica 22 novembre 2015, salvo protrarsi al lunedì successivo in virtù dell'art. 142 cpv. 3 CPC. Presentato il 23 novembre 2015,
ultimo giorno utile, l'appello in esame è di conseguenza ricevibile.
2.
Litigioso rimane, in questa sede, il contributo alimentare per la moglie. A tal fine il Pretore ha accertato il reddito del marito in fr. 9974.– mensili (fr. 7915.– da attività dipendente, fr. 1859.– dalla sostanza) a fronte di un fabbisogno minimo di fr. 3646.40 mensili (minimo esistenziale del diritto esecutivo fr. 1200.–, pasti fuori casa fr. 200.–, costo dell'alloggio fr. 370.–, parcheggio fr. 110.–, premio della cassa malati fr. 196.90, assicurazione dell'economia domestica e contro la responsabilità civile fr. 37.60, assicurazione dell'automobile fr. 73.70, imposta di circolazione fr. 58.20, spese di trasferta fr. 800.–, onere fiscale fr. 600.–), ridotto nel marzo e nell'aprile del 2015 a fr. 3276.– mensili, “ritenuto il persistere della comunione domestica e il risparmio sulle spese di alloggio”. Quanto alla moglie, egli ha rinunciato a imputarle un
reddito ipotetico, calcolandone il fabbisogno minimo in fr. 4407.70
mensili (minimo esistenziale del diritto esecutivo fr. 1200.–, pigione e
spese accessorie fr. 2070.–, premio della cassa malati fr. 299.60,
assicurazione dell'economia domestica fr. 40.–, assicurazione dell'automobile fr. 137.90, imposta di circolazione fr. 60.25, onere fiscale fr. 600.–), ridotto nel marzo e nell'aprile del 2015 a fr. 2337.70 mensili, periodo durante il quale essa “non ha sostenuto nessuna spesa di alloggio”. Ciò posto, constatata nel bilancio familiare un'eccedenza di fr. 4360.– mensili nel marzo e nell'aprile del 2015, ridotta a fr. 1919.90 mensili in seguito, il Pretore ha condannato il marito a versare alla moglie un contributo alimentare di fr. 4517.– mensili per il marzo e l'aprile del 2015, portato a fr. 5367.– mensili dopo di allora.
3.
Controverso è anzitutto, nel caso in esame, il costo dell'alloggio riconosciuto dal Pretore nel fabbisogno minimo di AP 1. Al riguardo il primo giudice non ha ritenuto ragionevole che il marito continui ad alloggiare in un immobile messo gratuitamente a disposizione dalla madre, dovendosi evitare “che la moglie, dopo la sospensione della comunione domestica, continui indirettamente ad approfittare della generosità della suocera”. D'altro lato egli non ha reputato opportuno riconoscere al marito i costi di un alloggio “del quale l'interessato non ha reso verosimile né la ricerca già durante il matrimonio né l'entità della spesa nella zona del _, dove avrebbe voluto trasferirsi”. Egli ha inserito così nel fabbisogno minimo del convenuto una spesa di fr. 370.– mensili, “importo stimato equivalente alla quota (...) di spese accessorie sostenute attualmente dalla moglie”.
a)
L'appellante non contesta che nel fabbisogno minimo di un coniuge vadano ammessi solo costi dell'alloggio effettivi, ma ricorda che secondo giurisprudenza gli va riconosciuto l'equivalente della pigione cui egli dovrebbe far fronte se vivesse in un appartamento. Egli ricorda che nel gennaio del 1994, provenienti da _, lui e la moglie sono stabiliti a _ nell'abitazione – a quel tempo sfitta – appartenente a sua madre, ma che tale sistemazione era meramente temporanea. Chiede così di riconoscergli una spesa di fr. 2500.– mensili, la stessa che egli sopportava quando i coniugi abitavano nel Canton Uri, o almeno di fr. 2070.– mensili, lo stesso importo riconosciuto nel fabbisogno minimo della moglie.
b)
Nella fattispecie è pacifico che nel gennaio del 2014 i coniugi si sono insediati a _ in un immobile messo gratuitamente a loro disposizione da E_, madre del marito. Altrettanto indiscusso è che, dalla separazione, AP 1 continua ad abitare in quello stabile gratuitamente. In simili circostanze egli non può pretendere di vedersi inserire nel fabbisogno minimo una spesa inesistente, poiché ciò offenderebbe la giurisprudenza del Tribunale federale (da ultimo: I CCA, sentenza inc. 11.2015.42 del 23 maggio
2017, consid. 7b; sentenze del Tribunale federale 5A_372/2015
del 29 settembre 2015, consid. 3.3 con rinvii e 5A_403/2016 del 24 febbraio 2017, consid. 5.4.3). Certo,
dopo la separazione di fatto
ogni
coniuge ha il diritto di vedersi riconoscere nel fabbisogno minimo il costo dell'alloggio che dovrebbe ragionevolmente sopportare qualora abitasse da sé solo (RtiD
II-2004 pag. 562 consid. 8a con rinvii e pag. 583 consid. 5a, I-2005 pag. 764 consid. 5, I-2006 pag. 667; da ultimo: I CCA sentenza inc. 11.2013.106 del 6 luglio 2016, consid. 10a). Tale principio si applica tuttavia ai casi in cui un coniuge abiti con un terzo, sicché occorra stimare quanto egli avrebbe diritto di spendere se alloggiasse da sé solo. L'appellante vive già oggi da sé solo e il godimento dell'alloggio messo a disposizione da sua madre non comporta per lui alcuna
spesa. Che tale alloggio sia precario o inadeguato (come nel precedente pubblicato in: Rep. 1995 pag. 142 in alto) non risulta. Che si tratti di una soluzione puramente transitoria nemmeno, l'interessato non contestando il rimprovero mossogli dal primo giudice di non avere reso verosimile la ricerca di un alloggio nel Bellinzonese. Sotto questo profilo la decisione impugnata resiste perciò alla critica.
c)
Quanto al costo dell'alloggio stimato dal Pretore in fr. 370.– mensili, l'appellante lo definisce arbitrario anche perché
“
non è dato di sapere a quanto ammontino le spese accessorie sostenute dalla moglie
”
. Egli non pretende però che il costo dell'alloggio inserito dal Pretore nel fabbisogno minimo della moglie (fr. 2070.– mensili onnicomprensivi) includa spese accessorie di minore entità, né asserisce che in fatto di spese l'alloggio a lui messo gratuitamente a disposizione dalla madre costi di più. In proposito l'appello manca perciò di consistenza.
4.
L'appellante si duole che alla moglie non sia stato imputato un reddito potenziale. Riassunte le condizioni per scostarsi dal reddito effettivamente ritratto da un coniuge, il Pretore ha accertato che in concreto le parti avevano scelto di organizzare la vita in comune secondo il “modello classico, quindi con il marito responsabile del mantenimento e la moglie dedita alla gestione dell'economia domestica”. Egli ha rilevato altresì che AO 1, cinquantenne in buona salute, dispone di un diploma in gemmologia e di esperienza (seppure datata) nel settore commerciale dei gioielli, parla almeno tre lingue (inglese, italiano, farsi) e non è gravata di compiti educativi. Non ha escluso così che, “a priori, [questa] possa idealmente attivarsi per trovare un lavoro”. Egli ha rinunciato tuttavia ad ascriverle un reddito ipotetico, il marito non essendosi “adoperato per rendere verosimile sia la situazione del mercato del lavoro nel quale opererebbe la moglie sia le concrete opportunità per la consorte di essere assunta a tempo pieno e quale primo impiego”. Ciò nondimeno, egli ha invitato
l'interessata ad “affrancarsi economicamente dal marito, vagliando seriamente ogni proposta professionale le si presentasse, come pure ad attivarsi in tal senso”, soggiungendo che, tenuto conto dell'età, il suo impegno sarebbe dovuto essere “tanto maggiore quanto orientato a impiegarsi il più velocemente possibile”.
a)
Il convenuto
sostiene che la scelta dei coniugi era indirizzata a far rientrare la moglie nel mondo del lavoro, tant'è che
“
grazie al matrimonio
”
costei ha potuto formarsi in gemmologia ed è quindi in grado di
“
darsi da fare per affrancarsi economicamente dal marito
”
. A mente sua, l'invito alla moglie ad attivarsi per trovare un lavoro è infruttuoso, poiché difetta di precise indicazioni sulle modalità, sui tempi e sull'ambito professionale, ciò che di fatto permette all'istante di restare disoccupata
sine die
. Rammentato che la moglie gode di buona salute e non ha compiti educativi, l'appellante riafferma che, con le conoscenze da lei acquisite, questa avrebbe potuto trovare un impiego a tempo pieno sin dall'aprile del 2016 e guadagnare il necessario per coprire il proprio fabbisogno minimo di fr. 4407.70 mensili.
b)
Così argomentando, l'appellante perde di vista che un guadagno ipotetico non va determinato in astratto. Dev'essere alla concreta portata dell'interessata, poiché la fissazione di un reddito potenziale non ha carattere di penalità. Il giudice deve decidere così, in primo luogo, se si può ragionevolmente esigere dal coniuge in questione che eserciti un'attività lucrativa o che la estenda, tenendo conto dell'età, della formazione professionale e dello stato di salute. In seguito egli esamina se quel coniuge abbia l'effettiva possibilità di esercitare simile attività e quale sia il reddito conseguibile, tenendo calcolo sempre dell'età, della formazione professionale e dello stato di salute, oltre che della situazione sul mercato del lavoro in generale (DTF 137 III 120 consid. 2.3, 109
consid. 4.2.2.2; RtiD I-2014 pag. 735 consid. 4d, II-2006 pag. 690
n. 5a con richiami; da ultimo: I CCA, sentenza inc. 11.2015.3 del 28 febbraio 2017 consid. 6b). Dandosi tuttavia un coniuge che durante la vita in comune si è dedicato unicamente alla casa, vige la presunzione per cui non si può pretendere la ripresa o l'estensione di un'attività lucrativa se al momento della separazione quel coniuge aveva già 45 anni (DTF 137
III 110 consid. 4.2.2.4 in fine;
I CCA, sentenza inc. 11.2014.13
del 26 settembre 2016, consid.
5b
).
La presunzione in ogni modo è refragabile. Il limite d'età dei 45 anni, poi, trova solo parziale applicazione quando si tratti non di intraprendere, ma solo di estendere un'attività professionale (DTF 137 III 108 consid. 4.2.2.2).
c)
Nella fattispecie la vita in comune è durata quasi un decennio e in quel periodo la moglie non ha esercitato alcuna attività lucrativa. Al momento della separazione inoltre essa aveva quasi cinquant'anni. Per di più, quando i mezzi a disposizione della famiglia sono sufficienti per finanziare due economie domestiche separate, appare dubbio che in una procedura a tutela dell'unione coniugale si possa pretendere subito la ripresa di un'attività lucrativa da parte di un coniuge (RtiD II-2014 pag. 794 consid. 2), tanto meno se quel coniuge è rimasto lontano per molto tempo dal mondo del lavoro (I CCA, sentenza inc. 11.2012.54 del 19 agosto 2014 consid. 4c). A prescindere da tutto ciò, spettava all'appellante rendere verosimile in che modo la moglie potesse mettere a frutto la sua capacità lucrativa nel caso specifico. Al riguardo non bastava asserire in modo generico che essa può impiegarsi come venditrice per rendere automaticamente verosimile un reddito di fr. 4400.– mensili. Né è sufficiente rinviare a salari estrapolati da altre decisioni o evocare il salario minimo dell'uno o dell'altro settore commerciale per desumere che un coniuge sia in grado di conseguirlo. Occorre indicare quali possibilità d'impiego si prospettino concretamente nel settore della vendita al dettaglio a un'impiegata di oltre 50 anni, ancorché diplomata in gemmologia. Invano si cercherebbe un accenno in tal senso nell'appello, l'interessato limitandosi in definitiva a meri enunciati teorici. Ne segue che, anche sul preteso reddito potenziale dell'istante, l'appello cade nel vuoto.
5.
Le spese dell'attuale giudizio seguono la soccombenza (art. 106 cpv. 1 CPC). L'appellante rifonderà inoltre alla controparte, che ha presentato osservazioni per il tramite di un patrocinatore, un'equa indennità per ripetibili.
6.
Per quanto attiene ai rimedi esperibili contro l'odierna sentenza sul piano federale (art. 112 cpv. 1 lett. d LTF), l'entità del contributo alimentare litigioso davanti a questa Camera raggiunge agevolmente la soglia di fr. 30
000.– ai fini dell'art. 74 cpv. 1 lett. b LTF (sopra, consid. 1).