Decision ID: db640722-c552-504d-b516-9972139b3002
Year: 2000
Language: it
Court: TI_TRAP
Chamber: TI_TRAP_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: penal_law

in fatto: A.
Il 16 marzo 1999 l'avv. _ ha sporto querela contro ignoti per danneggiamento, poiché a due riprese, il 22 e il 26 febbraio 1999, un pneumatico della sua vettura era stato forato a _. L'episodio essendosi ripetuto verso la fine di aprile, il denunciate e il padre _ hanno incaricato un investigatore privato, _, di sorvegliare la vettura. Il 30 aprile 1999, verso le 23.15, _ ha chiamato la polizia cantonale a _ per constatare l'ulteriore foratura di un pneumatico, avvenuta ancora una volta nelle vicinanze di casa. Sul posto gli agenti hanno incontrato l'investigatore _ e, in base alle indicazioni di lui, si sono recati a casa di _, prelevandolo e conducendolo al posto di polizia per accertamenti.
B.
Con decreto di accusa del 14 giugno 1999 il Procuratore pubblico ha poi riconosciuto _ colpevole di ripetuto danneggiamento e lo ha condannato alla pena di 15 giorni di detenzione da espiare. Statuendo su opposizione, con sentenza del 23 novembre 1999 il Pretore del Distretto di Lugano, sezione 4, ha invece prosciolto l'accusato per insufficienza di prove.
C.
Contro il giudizio del Pretore le parti civili _ e _ hanno presentato il 24 novembre 1999 una dichiarazione di ricorso alla Corte di cassazione e di revisione penale. Nella motivazione scritta del 21 dicembre 1999 essi chiedono la conferma del decreto di accusa e la conseguente riforma della sentenza impugnata. Con scritto del 27 dicembre 1999 il Procuratore pubblico si è rimesso al giudizio della Corte, mentre nelle sue osservazioni del 19 gennaio 2000 _ ha postulato la reiezione del ricorso.

Considerando
in diritto: 1.
Il ricorso per cassazione è un rimedio di mero diritto, non destinato a rimettere in causa l'accertamento dei fatti e la valutazione delle prove (art. 288 cpv. 1 lett. a CPP). Problemi del genere sono sindacabili unicamente se il giudizio impugnato denota gli estremi dell'arbitrio (art. 288 cpv. 1 lett. c CPP). Arbitrario non significa tuttavia opinabile o finanche erroneo, bensì chiaramente insostenibile, destituito di fondamento serio e oggettivo o in urto palese con il sentimento di giustizia ed equità (Rep. 1990 pag. 352 consid. 1, pag. 360 consid. 2.2a; sulla nozione di arbitrio: DTF 125 I 168 consid. 2a, 124 I 316 consid. 5a, 123 I 5 consid. 4a, 121 I 114 consid. 3a, 120 Ia 40 consid. 4b).
2.
Il Pretore, constatato che l'accusato negava ogni addebito, ha ritenuto gli indizi emersi dall'istruttoria e dal dibattimento insufficienti a raggiungere un convincimento di colpevolezza. In effetti, per quanto riguardava il danneggiamento del 30 aprile 1999 l'investigatore _ aveva visto bensì l'accusato fermarsi e chinarsi davanti alla vettura del querelante, ma nulla di più. Il Pretore ha rilevato inoltre che l'accusato aveva corretto di sua iniziativa (e non perché posto di fronte a contraddizioni), dopo rilettura del verbale, quanto dichiarato in un primo tempo alla polizia, spiegando che effettivamente quella sera si era fatto lasciare dall'amica a circa 300 metri da casa e che, in seguito, aveva percorso quel tratto di strada a piedi. Le parti civili avendo ribadito che l'autore dei danneggiamenti si limitava sempre a praticare un forellino nella gomma, in modo che il pneumatico si sgonfiasse lentamente, e che quella sera l'investigatore non aveva controllato lo stato dei pneumatici all'inizio dell'appostamento, il primo giudice ha ritenuto non potersi escludere che il danneggiamento preesistesse al passaggio dell'imputato.
Ulteriori dubbi sono stati ravvisati dal Pretore nel fatto che il querelante aveva avanzato l'ipotesi che almeno una foratura fosse avvenuto non nel luogo in cui la vettura è normalmente parcheggiata, ma presso il “Ristorante _” a _ (ritrovo che l'accusato non frequenta), dove potevano essere stati perpetrati anche gli altri danneggiamenti. Infine, a mente del primo giudice, i dubbi erano suffragati dal fatto che di un danneggiamento almeno, avvenuto nel settembre del 1999, le parti civili sospettavano un certo _, con il quale sono in pessimi rapporti. Considerato come con il querelato essi avevano sempre avuto buoni rapporti, non si poteva escludere che altre persone avessero motivo di rancore nei loro confronti e potessero quindi avere commesso i danneggiamenti. Per di più, secondo il Pretore, l'investigatore _ non si era curato di verificarne lo stato dei pneumatici prima di iniziare l'appostamento né aveva colto la persona sul fatto, ma l'aveva lasciata tornare a casa. Per quanto riguarda le forature anteriori al 30 aprile 1999, il primo giudice ha rilevato non esistere accertamenti, il decreto di accusa dipartenedosi dall'arbitrario presupposto che l'autore del fatto avvenuto il 30 aprile 1999 fosse necessariamente l'autore anche degli altri danni.
3.
I ricorrenti asseverano che l'investigatore _ ha dichiarato nel verbale del 1° maggio 1999 di avere visto chiaramente il denunciato controllare che nessuno lo stesse osservando prima di chinarsi proprio sulla ruota posteriore sinistra dell'automobile, poi risultata danneggiata. La versione è stata ripetuta al dibattimento, ma incomprensibilmente non è stata verbalizzata né figura nel giudizio impugnato. Essi chiedono pertanto che il teste ribadisca la circostanza davanti alla Corte di cassazione e di revisione penale. Né, secondo i ricorrenti, è dato di capire perché il querelato si sarebbe chinato sul pneumatico, dopo essersi ben guardato in giro, se non per danneggiarlo. Trascurando la deposizione del teste, il Pretore ha accertato i fatti in modo arbitrario. Per quanto concerne la dichiarazione resa in un primo tempo dal querelato alla polizia al momento dell'arresto e poi corretta, i ricorrenti evidenziano che costui aveva fornito una versione contraddittoria sul luogo in cui era stato lasciato al momento del rientro (proprio sotto casa dapprima, circa 300 metri di distanza poi) per cercare di salvarsi in qualche modo.
Poco importa, per i ricorrenti, che l'investigatore non abbia controllato i pneumatici prima di iniziare l'appostamento, dato che l'autore è stato scoperto sul fatto. Del resto, vista la minuscola foratura, sarebbe stato pressoché impossibile riscontrare prima il danno. Che il teste non abbia visto esattamente l'atto del danneggiamento si deve ascrivere alla distanza dalla vettura che controllava e alla repentinità del movimento del querelato, che ha colpito con un oggetto molto sottile e appuntito. Quanto al comportamento dell'investigatore, i ricorrenti adducono che egli non era abilitato a fermare l'autore né aveva mezzi per eventualmente difendersi. Il suo compito era di solo quello di sorvegliare la vettura e di identificare – come ha fatto – il soggetto responsabile. Per quanto riguarda la foratura presso il “Ristorante _” a _, i ricorrenti allegano che il verbale è stato ripreso in modo erroneo dal Pretore e che ciò non ha alcun nesso con l'accaduto del 30 aprile 1999.
In merito al sospetto che il danneggiamento del mese di settembre 1999 fosse opera di un certo _, con il quale i rapporti sono pessimi, i ricorrenti sostengono di avere avanzato l'ipotesi che il denunciato avesse agito per compiacere allo stesso _. Il che nulla toglierebbe alla responsabilità di lui, non potendosi nemmeno escludere che anch'egli covi rancore nei loro confronti. Infine, riguardo ai danneggiamenti anteriori al 30 aprile 1999, i ricorrenti fanno notare che dopo l'arresto dell'imputato gli atti vandalici sono cessati, e ciò fino al settembre del 1999, a dimostrazione del fatto che il denunciato, dopo il fermo, aveva desistito dal continuare, riprendendo ancora una volta dopo cinque mesi.
4.
Con gli argomenti testé riassunti i ricorrenti si limitano, in sostanza, a contrapporre agli accertamenti e alle conclusioni del Pretore interpretazioni e deduzioni proprie che, per quanto plausibili e sostenibili, non denotano arbitrio nel giudizio impugnato. La giurisprudenza ha già avuto modo di rilevare, intanto, che per incorrere nell'annullamento una sentenza deve essere arbitraria nel suo risultato, e non solo nella motivazione (DTF 117 Ia 139 consid. 2c con rinvii). Inoltre, contrariamente a quanto affermano i ricorrenti, il Pretore non ha trascurato la deposizione dell'investigatore _, stando al quale il denunciato si era voltato circospetto, si era chinato e poi aveva ripreso la strada verso casa, ma l'ha menzionata (sentenza pag. 3, ultimo cpv.). A nulla gioverebbe quindi – quand'anche fosse possibile – escutere nuovamente il teste in cassazione. Resta il fatto che, come ha accertato il Pretore, l'investigatore ha potuto riferire solo che il denunciato, dopo essersi fermato presso l'automobile, si è chinato e poi si è allontanato verso casa. Non ha potuto confermare invece di avere visto l'imputato forare la gomma.
Tutte le altre critiche dei ricorrenti al giudizio impugnato hanno mero carattere appellatorio e si dipartono dal convincimento che, avendo l'investigatore scorto il denunciato chinarsi proprio davanti al pneumatico poi risultato danneggiato, in definitiva l'autore è stato colto in flagrante. Se non che, essi non spiegano perché sarebbe arbitraria la conclusione del Pretore, secondo cui non si poteva escludere che quella sera il pneumatico fosse già stato forato prima dell'appostamento, ove si pensi che – per ammissione degli stessi ricorrenti – l'autore delle forature ha sempre agito in modo tale che la ruota si sgonfiasse lentamente, che l'investigatore non ha verificato lo stato delle gomme prima di appostarsi né aveva visto che cosa concretamente avesse fatto l'imputato in prossimità della vettura. E tale conclusione non risulta arbitraria per la pretesa contraddizione in cui sarebbe incorso l'imputato durante l'interrogatorio di polizia, costui avendo corretto spontaneamente la propria versione subito dopo avere riletto il verbale, e non perché posto di fronte a contraddizioni.
D'altro canto, a parte la distanza (20–30 metri) alla quale si era appostato l'investigatore (sentenza pag. 3), è mera illazione dei ricorrenti quella secondo cui non sarebbe stato possibile vedere con un minimo di precisione la foratura del pneumatico perché l'autore avrebbe agito in modo repentino, con un oggetto molto sottile e appuntito. Per di più, contrariamente all'opinione dei ricorrenti, chiunque può fermare una persona colta in flagranza di reato (art. 99 cpv. 1 CPP). Quanto all'episodio del “Ristorante _”, risulta dal verbale del 25 aprile 1999 che i ricorrenti medesimi hanno dedotto che il danneggiamento doveva essere avvenuto in quel luogo. Che ciò nulla avesse a che vedere con i fatti del 30 aprile 1999 è, una volta ancora, mera illazione. A proposito dell'asserita foratura del mese di settembre 1999, nuovamente i ricorrenti esprimono semplici supposizioni, ma non dimostrano che, avendo essi stessi avanzato sospetti su un certo _, la deduzione del Pretore secondo cui altre persone avevano motivo di rancore nei loro confronti sia insostenibile. Infine, riguardo ai danneggiamenti antecedenti, i ricorrenti deducono che autore fosse il querelato dal loro solo convincimento, così come esprimono una semplice opinione personale ritenendo che costui abbia reiterato alla fine di settembre 1999, dopo un'interruzione di cinque mesi. Ne segue che, come si è già accennato, la sentenza del Pretore non integra in alcun modo gli estremi dell'arbitrio. Ne segue, nella misura in cui è ricevibile, la reiezione del ricorso.
5.
Gli oneri processuali seguono la soccombenza (art. 15 cpv. 1 CPP). Alla controparte, che per presentare le osservazioni si è valsa dell'assistenza di un legale, vanno attribuite congrue ripetibili (art. 9 cpv. 6 CPP).