Decision ID: 771cf82e-345c-56b7-b414-d2001395d171
Year: 2021
Language: it
Court: CH_BVGE
Chamber: CH_BVGE_001
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: 

Fatti:
A.
L’interessato, di origine palestinese, ha depositato una domanda d’asilo in
Svizzera il 26 giugno 2020.
B.
Dalle investigazioni della Segreteria di Stato della migrazione (di seguito:
SEM) in particolare dalla consultazione del sistema EURODAC, è risultato
che il richiedente aveva depositato una domanda d’asilo in Grecia il 1°
marzo 2019 (cfr. atto SEM 9/1). L’8 luglio 2020 la SEM ha quindi svolto un
colloquio Dublino con l’interessato il quale ha affermato di aver effettiva-
mente avuto contatti non volontari con le autorità greche, pur senza otte-
nere riscontri da esse (cfr. atto SEM 16/2).
C.
Il medesimo giorno la SEM ha presentato alle competenti autorità elleniche
una richiesta di riammissione del richiedente (cfr. atto SEM 19/2) in appli-
cazione della Direttiva 2008/115/CE del Parlamento europeo e del Consi-
glio del 16 dicembre 2008 recante norme e procedure comuni applicabili
negli Stati membri al rimpatrio di cittadini di paesi terzi il cui soggiorno è
irregolare (GU L 348/98 del 24.12.2008; di seguito: direttiva ritorno) e
dell’Accordo bilaterale di riammissione tra la Grecia e la Svizzera per le
persone a beneficio di una protezione internazionale (Accordo tra il Consi-
glio federale svizzero e il Governo della Repubblica ellenica concernente
la riammissione di persone in situazione irregolare [RS 0.142.113.729]). Il
13 luglio 2020 la Grecia ha così accettato la riammissione precisando che
l’interessato è titolare di un permesso di soggiorno valido dal 2 dicembre
2019 al 1° dicembre 2022 a seguito dell’ottenimento della protezione sus-
sidiaria (cfr. atto SEM 26/1).
D.
Il 9 luglio 2020 la SEM ha quindi concesso al richiedente il diritto di essere
sentito in merito ad un’eventuale non entrata nel merito della domanda
d’asilo ai sensi dell’art. 31a cpv. 1 lett. a della legge sull’asilo (LAsi, RS
142.31) con allontanamento verso la Grecia (cfr. atto SEM 23/1).
E.
Con scritto del 14 luglio 2020 (cfr. atto 28/17) l’interessato, per il tramite del
suo rappresentante legale, ha innanzitutto censurato le difficili condizioni
di accoglienza cui avrebbe dovuto far fronte nel Paese ellenico. Ha inoltre
avanzato alcune problematiche di natura medica ed il timore che le stesse
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potessero aggravarsi in assenza di un’adeguata presa a carico. La prote-
zione giuridica, sulla scorta di alcune prese di posizione di terze parti, ha
quindi ampiamente disquisito sulle criticità in essere nel contesto greco da
un punto di vista generale ponendo l’accento sull’impossibilità, per i bene-
ficiari di protezione internazionale, di ottenere sostegno a causa di alcune
limitazioni burocratiche aggravate dalla situazione pandemica. Altresì ne-
gative risulterebbero le prospettive di alloggio.
F.
Il 13 agosto 2020 e dopo diverse visite mediche (cfr. atti SEM 14/4, 31/2,
33/4, 34/2, 35/2) l’autorità inferiore ha richiesto ed ottenuto, il 19 agosto
seguente, un rapporto medico dettagliato (cfr. atto SEM 38/3) sullo stato di
salute psico fisico del richiedente asilo che ha evidenziato dolori muscolo-
scheletrici somatoformi in riscontro ad uno sviluppo reattivo depressivo.
G.
Il 30 settembre 2020 la protezione giuridica ha avuto modo di prendere
posizione in merito al precitato referto.
H.
A far data dal rapporto medico di cui sopra, il richiedente l’asilo si è sotto-
posto ad ulteriori accertamenti medici sempre relazionati ai precitati disturbi
(cfr. atti SEM 40/2, 41/2, 44/2, 46/2, 49/2, 51/2, 53/2, 54/2, 56/2). In sunto,
non sono state evidenziate ulteriori patologie rilevanti oltre alla colonizza-
zione dello stomaco da parte dell’helicobacter e ad una nefrolitiasi. L’ultima
terapia farmacologia impostata per i problemi psichici prevedeva la som-
ministrazione di Trittico 100mg.
I.
Il 29 dicembre 2020 il richiedente ha inoltrato il parere circa la bozza di
decisione della SEM del 23 dicembre 2020 (cfr. atto 66/2). Egli ha nuova-
mente sottolineato di non poter tornare in Grecia riferendo anche dell’in-
sorgere di alcune problematiche mediche, oltre a quelle già accertate e ad
esse sole ostative al trasferimento.
J.
Con decisione del 30 dicembre 2020, notificata il 4 gennaio 2021 (cfr.
atto 68/1), la SEM non è entrata nel merito della domanda d’asilo ai sensi
dell’art. 31a cpv. 1 lett. a LAsi ed ha pronunciato l’allontanamento del ri-
chiedente verso la Grecia ordinandone contestualmente l’esecuzione.
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Dopo essersi confrontata con il summenzionato parere, l’autorità inferiore
ha rilevato come le difficili situazioni di sussistenza nel paese ellenico non
costituirebbero un motivo d’inesigibilità del rinvio, atteso in particolare che
la Grecia sarebbe legata dal diritto comunitario e che il ricorrente potrebbe
far valere i propri diritti presso le autorità di tale Paese. Quo allo stato di
salute dell’interessato, accertato in modo completo, vi sarebbe da partire
dall’assunto che l’infrastruttura ivi presente sia sufficiente per la presa in
carico di tutti i tipi di affezioni, fisiche e psichiche. Il Paese di destinazione
sarebbe peraltro tenuto a fornire tale tipologia di prestazioni. In ogni caso,
i problemi medici non sarebbero tali da poter configurare una violazione
dell’art. 3 CEDU.
K.
Con ricorso dell’11 gennaio 2021 (timbro postale), l’interessato è insorto
dinanzi al Tribunale amministrativo federale (di seguito: il Tribunale) contro
la summenzionata decisione della SEM ed ha concluso in via principale
all’annullamento della decisione impugnata ed alla trattazione della do-
manda d’asilo in Svizzera; in subordine alla restituzione degli atti all’auto-
rità inferiore per un nuovo esame; contestualmente alla concessione
dell’effetto sospensivo previa pronuncia di misure conservative in via su-
percautelare. Egli ha altresì richiesto l’assistenza giudiziaria nel senso
dell’esenzione dal versamento delle spese processuali e del relativo anti-
cipo, con protestate tasse e spese.
Nel suo memoriale ricorsuale il ricorrente, dopo aver esposto e precisato
l’istoriato procedurale, si duole di una possibile violazione dell’art. 3 CEDU
in caso di trasferimento. Rispetto ai richiedenti l’asilo, la giurisprudenza ri-
conoscerebbe invero l’esistenza di carenze sistemiche nel contesto greco.
Per i beneficiari di protezione internazionale la situazione sarebbe altret-
tanto precaria. L’accesso all’alloggio risulterebbe difficile e i trattamenti me-
dici non disponibili, cosa confermata da diversi rapporti indipendenti. Sulla
base della documentazione agli atti, si evincerebbe che l’insorgente sa-
rebbe affetto da importanti problemi psichici palesatisi a seguito della per-
manenza in Grecia. Il rapporto medico completo evidenzierebbe che il ri-
corrente rischierebbe di togliersi la vita laddove «rinviato in Afghanistan
(sic!)». Anche i successivi certificati medici avrebbero indicato la necessità
di predisporre una terapia e confermato il disturbo da adattamento con de-
pressione reattiva. Da non dimenticare poi le diverse affermazioni del ricor-
rente, che avrebbe dichiarato di preferire la morte ad un rinvio nel Paese
ellenico. Il patrocinatore non si limita però a censurare l’apprezzamento
della SEM quanto all’esistenza di ostacoli all’esecuzione dell’allontana-
mento ma rimprovera altresì a detta autorità una violazione del principio
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inquisitorio. Egli ritiene infatti che quest’ultima autorità avrebbe dovuto
chiarire, prima di prendere una decisione, se, in questo caso particolare di
grave stress psicologico, esistevano le necessarie precauzioni e possibilità
di trattamento per l’interessato in Grecia. Non avendolo fatto, si giustifiche-
rebbe la ritrasmissione degli atti onde concedere tali «garanzie». D’altro
canto, la protezione giuridica avrebbe informato l’istanza inferiore, conte-
stualmente al parere citato sub lett. F, quanto allo svolgimento di un ulte-
riore consulto medico previsto per il 29 dicembre 2020. Ciò non di meno,
la SEM avrebbe emesso la propria decisione senza attenderne le risul-
tanze.
L.
Il 16 gennaio 2021, il patrocinatore del ricorrente ha informato il Tribunale
del fatto che il suo assistito avrebbe necessitato un consulto psichiatrico.
Egli ha precisato che il medico generalista avrebbe poi proceduto ad an-
nunciare il suo mandante presso un ambulatorio, dovendosi però preve-
dere lunghi tempi di attesa a causa della situazione pandemica.
M.
Con decisione incidentale del 19 gennaio 2021 questo Tribunale ha così
concesso un termine sino al 29 gennaio 2021 per produrre eventuale ulte-
riore documentazione medica precisando che in difetto si sarebbe deciso
in base agli atti.
N.
In medesima data, la protezione giuridica ha trasmesso al Tribunale un
memoriale integrativo. Essa ha rammentato i principi giurisprudenziale già
richiamati nel ricorso e citato alcuni ulteriori rapporti di organismi indipen-
denti (segnatamente Pro Asyl e Rsa) sulle condizioni di accoglienza in Gre-
cia e l’impossibilità di ricorrere avverso un’eventuale violazione dell’art. 3
CEDU. Ha altresì disquisito di alcune modifiche legislative che influirebbero
sulla situazione dei migranti. Su questi presupposti, è stato nuovamente
sottolineato come alla luce della depressione reattiva di cui soffrirebbe l’in-
teressato, il suo trasferimento e la preventivabile assenza di presa a carico
per un lungo periodo di tempo rischierebbe di configurare un trattamento
inumano ai sensi dell’art. 3 CEDU.
O.
Con scritto del 29 gennaio 2021, il ricorrente ha dato seguito alla precitata
richiesta ed ha inoltrato diversi certificati medici da cui risultava segnata-
mente un suo ricovero volontario presso la clinica psichiatrica di Lucerna a
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far data dal 26 gennaio 2021. L’ultima terapia farmacologia conosciuta pre-
vedeva la somministrazione di Trittico e Escitalopram. Contestualmente ha
addotto ulteriori considerazioni sul rinvio in Grecia.
P.
Il 2 marzo 2021 il patrocinatore ha comunicato di aver appresso dalla cli-
nica della dimissione dell’insorgente.
Q.
Il 10 marzo 2021, quest’ultimo ha dipoi fatto presente di aver avuto un con-
tatto telefonico con lo psichiatra che aveva in cura il suo mandante. Il me-
dico gli avrebbe comunicato che durante la degenza il ricorrente sarebbe
stato stabile, pur non essendo possibile determinare se tale situazione si
sarebbe potuta garantire anche nell’ambito di una presa a carico ambula-
toriale.
R.
Il 17 marzo 2021 la protezione giuridica ha riassunto le risultanze del col-
loquio svolto con il suo assistito il 15 marzo 2021, occasione nella quale
quest’ultimo gli avrebbe fatto presente che i secondo i medici i suoi pro-
blemi somatici sarebbero integralmente da ricondurre alla sua situazione
psichica. Ha altresì prodotto uno scritto in lingua straniera redatto dal ricor-
rente medesimo.
S.
Con decisione incidentale del 19 marzo 2021, il Tribunale ha respinto la
domanda d’assistenza giudiziaria, invitando nel contempo il ricorrente a
versare, entro il 6 aprile 2021 un anticipo di CHF 750.– a copertura delle
presunte spese processuali, somma poi tempestivamente corrisposta da
quest’ultimo.
T.
Con ulteriore comunicazione risalente al 6 aprile 2021, il patrocinatore ha
nuovamente ventilato un colloquio col ricorrente e richiesto a questo Tribu-
nale di attendere ch’egli tornasse dalle vacanze prima di procedere.
U.
Il 19 aprile 2021 l’insorgente ha ragguagliato il Tribunale circa l’esito del
colloquio da lui avuto con il richiedente. Questi soffrirebbe di dolori addo-
minali e disturbi del sonno. Al ricorrente sarebbe stato detto di presentarsi
all’ospedale se non si fosse sentito bene. Avrebbe però preferito non an-
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nunciarsi poiché in questo ospedale non avrebbero potuto aiutarlo. Sa-
rebbe stato ospedalizzato per più di un mese, ma il medico sarebbe venuto
a vederlo solo una volta alla settimana. In ospedale egli sarebbe stato trat-
tato come una persona normale e non come un malato. L’interessato
avrebbe nuovamente avanzato l’ipotesi di compiere atti anticonservativi nel
caso di un trasferimento in Grecia. Non di meno, egli non prenderebbe più
in considerazione un trattamento stazionario ma desidererebbe sottoporsi
ad appuntamenti ambulatoriali regolari. Nell’ideale vorrebbe parlare dei
suoi problemi con un psichiatra che comprenda l’arabo. Ha fatto quindi pre-
sente che il suo mandante starebbe cercando di trovare uno psichiatra tra-
mite l’istituto per i sans papier di Lucerna. In questo senso, il patrocinatore
chiede di attendere gli esiti della sua presa di contatto con la clinica psi-
chiatrica per la definizione della presa a carico ambulatoriale. Egli allega
dipoi un nuovo rapporto attualizzato emesso da un’organizzazione no profit
circa la situazione in Grecia.
V.
Il 29 aprile 2021, la protezione giuridica ha informato il Tribunale quanto al
fatto che l’insorgente si sarebbe annunciato per una terapia ambulatoriale.
W.
Con missiva del 7 maggio 2021 l’insorgente ha poi precisato che il primo
consulto sarebbe previsto per il 12 maggio 2021.
Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti negli scritti verranno ripresi nei
considerandi qualora risultino decisivi per l’esito della vertenza.

Diritto:
1.
Le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla LTF
in quanto la legge sull’asilo (LAsi, RS 142.31) non preveda altrimenti (art.
6 LAsi). Fatta eccezione per le decisioni previste all’art. 32 LTAF, il Tribu-
nale, in virtù dell’art. 31 LTAF, giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi
dell’art. 5 PA rese dalle autorità menzionate all’art. 33 LTAF. La SEM rientra
tra dette autorità (cfr. art. 105 LAsi) e l’atto impugnato costituisce una deci-
sione ai sensi dell’art. 5 PA.
Il ricorrente ha partecipato al procedimento dinanzi l’autorità inferiore, è
particolarmente toccato dalla decisione impugnata e vanta un interesse de-
gno di protezione all’annullamento o alla modificazione della stessa (art.
48 cpv. 1 lett. a-c PA). Pertanto è legittimato ad aggravarsi contro di essa.
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I requisiti relativi ai termini di ricorso (art. 108 cpv. 3 LAsi), alla forma e al
contenuto dell’atto di ricorso (art. 52 PA) sono soddisfatti.
Occorre dunque entrare nel merito del ricorso.
2.
Nulla osta all’evasione del gravame, non avendo in particolare l’insorgente
addotto motivi validi giustificanti un’ulteriore sospensione della procedura
(cfr. art. 6 della legge di procedura civile federale del 4 dicembre 1947 [PC,
RS 273] applicabile su rinvio dell’art. 4 PA; DTAF 2009/42 consid. 2.29) ed
essendo la fattispecie sufficientemente acclarata alla luce del diritto in con-
creto applicabile (cfr. sentenza del Tribunale D-291/2021 del 9 marzo 2021
consid. 7.2 e 7.6 e infra consid. 4).
3.
Con ricorso al Tribunale possono essere invocati, in materia d’asilo, la vio-
lazione del diritto federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti
giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi) e, in materia di diritto degli
stranieri, pure l’inadeguatezza ai sensi dell’art. 49 PA (cfr. DTAF 2014/26
consid. 5). Il Tribunale non è vincolato né dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4
PA), né dalle considerazioni giuridiche della decisione impugnata, né dalle
argomentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2 e relativi riferimenti).
4.
4.1. Nelle procedure d’asilo ‒ così come nelle altre procedure di natura
amministrativa ‒ si applica il principio inquisitorio. Ciò significa che l’autorità
competente deve procedere d’ufficio all’accertamento esatto e completo
dei fatti giuridicamente rilevanti (art. 6 LAsi; art. 12 PA). In concreto, essa
deve procurarsi la documentazione necessaria alla trattazione del caso,
chiarire le circostanze giuridiche ed amministrare a tal fine le opportune
prove a riguardo. Il principio inquisitorio non dispensa comunque le parti
dal dovere di collaborare all’accertamento dei fatti ed in modo particolare
dall’onere di provare quanto sia in loro facoltà e quanto l’amministrazione
o il giudice non siano in grado di delucidare con mezzi propri (art. 13 PA ed
art. 8 LAsi; DTAF 2019 I/6 consid. 5.1). Quando in sede ricorsuale vengono
identificate delle carenze nell’accertamento dei fatti il caso va di principio
retrocesso all’autorità di prima istanza, di modo che questa possa proce-
dere ad un nuovo e completo accertamento dei fatti (cfr. MOSER/BEU-
SCH/KNEUBÜHLER, op.cit., 2° ed. 2013, n. 2.191, sentenze del Tribunale D-
3567/2019 del 29 novembre 2019 consid. 5.2 e D-1443/2016 del 22 feb-
braio 2017 consid. 4.2). Una violazione del principio inquisitorio non implica
in ogni caso l’automatica retrocessione degli atti all’autorità inferiore, dal
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momento che il Tribunale resta libero di raccogliere gli elementi necessari
al giudizio se una tale soluzione appare giudiziosa per ragioni di economia
procedurale (cfr. DTAF 2019 I/6 consid. 5.2; 2012/21 consid. 5.1).
4.2. La determinazione dei fatti e l’applicazione della legge non sono
aspetti disgiunti; senza considerare il diritto applicabile non vi è modo di
delimitare quali fatti siano giuridicamente rilevanti (cfr. ISABELLE HÄNER, in:
Häner/Waldmann, Das erstinstanzliche Verwaltungsverfahren, 2008, n.
34). Significativo è innanzitutto il substrato fattuale per le condizioni di ap-
plicazione della norma giuridica (cfr. KRAUSKOPF/EMMENEGGER/BABEY in:
Waldmann/Weissenberger (ed.), Praxiskommentar VwVG, 2a ed. 2016, n.
17 ad art. 12 PA). Fatti che non sono rilevanti per la decisione; che l’autorità
è convinta siano già stati provati o che si presumono veri a favore delle
parti interessate non impongono lo svolgimento di indagini supplementari
(cfr. KRAUSKOPF/EMMENEGGER/BABEY in: op. cit., n. 29 ad art. 12 PA). Onde
circoscrivere l’ampiezza dell’accertamento d’ufficio nel corso del procedi-
mento occorre effettuare una ripetuta valutazione delle risultanze probato-
rie raccolte (cfr. DTF 140 I 285 consid. 6.3.1; DTAF 2008/24 consid. 7.2).
Allorquando l’autorità reputa chiare le circostanze di fatto e che le prove
assunte le abbiano permesso di formarsi una propria convinzione, essa
emana la propria decisione (cfr. sentenza del Tribunale amministrativo fe-
derale D-291/2021 consid. 7.2.2; MOSER/BEUSCH/KNEUBÜHLER, op. cit., n.
3.144).
4.3. Così, sebbene nel diritto amministrativo la parte abbia di principio il
diritto di richiedere l’assunzione di prove all’autorità (art. 33 cpv. 1 PA), una
tale richiesta deve vertere su fatti suscettibili d’influenzare l’esito della pro-
cedura e che non si evincono già dall’incarto (cfr. DTF 131 I 153, consid.
3; sentenza D-291/2021 del 9 marzo 2021 consid. 7.2.3, A-3056/2015 del
22 dicembre 2016 consid. 3.1.3). Nemmeno detta massima impedisce d’al-
tro canto all’autorità di procedere ad un apprezzamento anticipato delle
prove offerte (« antizipierte Beweiswürdigung »), e di negarne l’assunzione
ove le stesse appaiano chiaramente ininfluenti ai fini del giudizio, non po-
tendo in altri termini condurla a modificare la propria opinione (cfr. DTF 134
I 140 consid. 5.3; sentenza del Tribunale federale 1C_179/2014 del 2 set-
tembre 2014 consid. 3.2; sentenze del Tribunale amministrativo federale
A-6515/2010 del 19 maggio 2011 consid. 4.3; TANQUEREL, Manuel de droit
administratif, 2011, n. 1552 con rinvii). Procedendo in tal senso in modo
non arbitrario, l’autorità può porre un termine all’istruzione (cfr. DTF 133 II
384 consid. 4.2.3 con rinvii; sentenza del Tribunale federale 2C_720/2010
del 21 gennaio 2011 consid. 3.2.1; sentenze del Tribunale D-6763/2018
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dell’11 giugno 2020 consid. 9 e A-7392/2014 dell’8 agosto 2016 consid.
3.4.2.2).
4.4. I principi esposti delimitano sia l’attività istruttoria dell’amministrazione
che quella del Tribunale (cfr. DTAF 2019 I/6 consid. 5; sentenza del Tribu-
nale F-5065/2019 del 21 gennaio 2021 consid. 5.3; MOSER/BEU-
SCH/KNEUBÜHLER, op. cit., pag. 19 n. marg. 1.49; 3.117 e seg., in partico-
lare 3.144) e tornano applicabili anche nel contesto del chiarimento delle
questioni di natura medica (sentenza del Tribunale sentenza D-291/2021
7.2.4 e D-1665/2018 del 27 gennaio 2021 consid. 8.3.5).
4.5. Nel suo messaggio relativo al riassetto del settore, il Consiglio federale
sottolineava come l’assistenza sanitaria per i richiedenti l’asilo dovesse es-
sere garantita mediante consultazioni mediche in loco, possibilità di tratta-
mento ambulatoriale in ospedale o una visita medica in caso di necessità
(cfr. Messaggio concernente la modifica della legge sull’asilo del 3 settem-
bre 2014, FF 2014 6917, 6940). Nella prassi, nel caso in cui il personale
curante / servizio di assistenza reindirizzi il richiedente l’asilo presso un
medico esterno, quest’ultimo allestisce, di norma, un breve referto nella
forma di un « formulario F2 ». Qualora la documentazione agli atti non per-
metta di determinare in modo completo i fatti giuridicamente rilevanti, la
SEM ordina di principio un rapporto più dettagliato, e meglio, la compila-
zione di un « formulario F4 » da parte del curante. Nulla vieta inoltre al
ricorrente di presentare ulteriori mezzi di prova al soggetto rispettivamente
di rivolgersi autonomamente ad un medico (cfr. sentenza D-291/2021 del
consid. 7.2.5). Di principio, le autorità svizzere non sono dal canto loro te-
nute a prendere in considerazione il potenziale insorgere di ulteriori affe-
zioni non ancora diagnosticate o sospettate, essendo determinante lo stato
di fatto presente al momento della decisione (cfr. DTAF 2012/21 consid.
5.1; 2010/44 consid. 3.6).
4.6. Nel caso in rassegna, al momento dell’emissione della decisione im-
pugnata l’incarto della Segreteria di Stato conteneva già diversi mezzi di
prova riguardanti la situazione valetudinaria del ricorrente. L’autorità infe-
riore non si è peraltro limitata a raccogliere dei brevi referti medici, bensì
ha ordinato l’allestimento di un rapporto dettagliato (cfr. atto SEM 38/3).
Anche in esito a quest’ultimo e sulla base delle successive visite mediche
è indubbio che nel caso in narrativa il substrato fattuale non contenesse
indicatori quanto all’esistenza, finanche potenziale, di affezioni terminali ai
sensi della giurisprudenza convenzionale. Allo stesso modo, non vi erano
elementi per sospettare che le patologie diagnosticate potessero raggiun-
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gere un tale livello di gravità da configurare un rischio reale di peggiora-
mento rapido ed irreversibile dello stato valetudinario comportante delle in-
tense sofferenze o una significativa riduzione della speranza di vita in caso
di trasferimento (cfr. infra consid. 7.4 - 7.7). Nei certificati medici in parola
non vi erano dipoi indicazioni quanto a sospetti di patologie gravi da iden-
tificare ulteriormente. Neppure si poteva partire dall’assunto che le proble-
matiche potessero risultare decisive in termini di esigibilità (cfr. infra consid.
8.4) né tantomeno che fosse necessario richiedere garanzie individuali alle
autorità elleniche (cfr. sentenza del Tribunale D-893/2020 del 24 febbraio
2020 consid. 9.2 con ulteriori riferimenti citati). Del resto, non è certo ba-
stevole limitarsi a ventilare future visite mediche per imporre ulteriori misure
istruttorie, dovendosi perlomeno desumere che le stesse vertano su situa-
zioni valetudinarie rilevanti per l’esito del procedimento onde giustificare
degli accertamenti supplementari (cfr. sentenza D-291/2021 del consid.
7.6.2).
L’autorità inferiore non è dunque venuta meno al suo obbligo di procedere
d’ufficio all’accertamento esatto e completo dei fatti giuridicamente rile-
vanti.
5.
5.1. Giusta l’art. 31a cpv. 1 lett. a LAsi, di norma non si entra nel merito
della domanda di asilo se il richiedente può ritornare in uno Stato terzo
sicuro secondo l’art. 6a cpv. 2 lett. b LAsi nel quale aveva soggiornato pre-
cedentemente. Si tratta di Paesi nei quali il Consiglio federale ritiene vi sia
un effettivo rispetto del principio di «non-refoulement» ai sensi
dell’art. 5 cpv. 1 LAsi. Si presuppone inoltre, che tale Stato abbia garantito
la riammissione del richiedente nei confronti delle autorità svizzere prepo-
ste all’asilo. Senza tale garanzia, l’allontanamento verso lo Stato terzo non
può infatti essere eseguito e dunque è inutile (cfr. FF 2002 6087, 6125).
Il Consiglio federale ha effettivamente inserito, il 14 dicembre 2007, la Gre-
cia, come altri Paesi dell’Unione europea (UE) e dell’Associazione europea
di libero scambio (AELS), nel novero degli Stati terzi sicuri ai sensi
dell’art. 6a cpv. 2 lett. b LAsi, per i quali esiste una presunzione di rispetto
del principio di non respingimento (art. 5 cpv. 1 LAsi).
5.2. Nella fattispecie, dagli atti risulta che al ricorrente è stata riconosciuta
la protezione sussidiaria in Grecia il 29 novembre 2019 e che egli è bene-
ficiario di un permesso di soggiorno valido sino al 1° dicembre 2022 (cfr.
atto 26/1). Altresì, la Grecia, il 13 luglio 2020, ha dichiarato di accettare la
riammissione dell’interessato sul proprio territorio. L’insorgente non ha per
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altro apportato indizi individuali che permetterebbero di ritenere che la Gre-
cia non rispetti il principio di «non-refoulement» e lo rinvierebbe nel suo
Paese d’origine.
5.3. Di conseguenza, le condizioni dell’art. 31a cpv. 1 lett. a LAsi risultano
incontestabilmente soddisfatte ed è a giusto titolo che la SEM non è entrata
nel merito della domanda d’asilo.
6.
Se respinge la domanda d’asilo o non entra nel merito, la SEM pronuncia,
di norma, l’allontanamento dalla Svizzera e ne ordina l’esecuzione; tiene
però conto del principio dell’unità della famiglia.
L’insorgente non adempie le condizioni in virtù delle quali la SEM avrebbe
dovuto astenersi dal pronunciare l’allontanamento dalla Svizzera (art. 14
cpv. 1 e 2 ed art. 44 LAsi nonché art. 32 dell’ordinanza 1 sull’asilo relativa
a questioni procedurali dell’11 agosto 1999 [OAsi 1, RS 142.311]; DTAF
2013/37 consid. 4.4; 2009/50 consid. 9).
Pertanto, lo scrivente Tribunale è tenuto a confermare la pronuncia dell’al-
lontanamento.
7.
L’esecuzione dell’allontanamento è regolamentata, per rinvio dell’art. 44
LAsi, all’art. 83 della legge sugli stranieri e la loro integrazione (LStrI, RS
142.20, nuovo titolo dal 1° gennaio 2019, medesimo tenore per quanto ri-
guarda l’art. 83). Giusta suddetta norma, l’esecuzione dell’allontanamento
deve essere possibile (art. 83 cpv. 2 LStrI), ammissibile (art. 83 cpv. 3
LStrI) e ragionevolmente esigibile (art. 83 cpv. 4 LStrI). In caso di non
adempimento d’una di queste condizioni, la SEM dispone l’ammissione
provvisoria (art. 83 cpv. 1 e 7 LStrI).
Secondo prassi costante del Tribunale, circa l’apprezzamento degli osta-
coli all’allontanamento, vale lo stesso apprezzamento della prova consa-
crato al riconoscimento della qualità di rifugiato, ovvero il ricorrente deve
provare o per lo meno rendere verosimile l’esistenza di un ostacolo all’al-
lontanamento (cfr. DTAF 2011/24 consid. 10.2).
8.
8.1. A norma dell’art. 83 cpv. 3 LStrI l’esecuzione dell’allontanamento non
è ammissibile quando comporta una violazione degli impegni di diritto in-
ternazionale pubblico della Svizzera. Detta norma non si esaurisce nella
https://www.swisslex.ch/DOC/ShowLawViewByGuid/a9c93e17-07c7-4ad9-ac08-f9da47f8f369/3572bcc7-d292-44fd-99ab-e2d1f3eca9a5?source=document-link&SP=5|zpixhk
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massima del divieto di respingimento. Anche altri impegni di diritto interna-
zionale possono risultare ostativi all’esecuzione del rimpatrio, in particolare
l’art. 3 CEDU o l’art. 3 della Convenzione contro la tortura ed altre pene o
trattamenti crudeli, inumani o degradanti del 10 dicembre 1984 (Conv. tor-
tura, RS 0.105). La Corte europea dei diritti dell’uomo (CorteEDU) ha più
volte ribadito che la sola possibilità di subire dei maltrattamenti dovuti a una
situazione di insicurezza generale o di violenza generalizzata nel Paese di
destinazione non è sufficiente per ritenere una violazione dell’art. 3 CEDU.
Spetta infatti all’interessato provare o rendere verosimile l’esistenza di seri
motivi che permettano di ritenere che egli correrà un reale rischio ("real
risk") di essere sottoposto, nel Paese verso il quale sarà allontanato, a trat-
tamenti contrari a detti articoli (cfr. DTAF 2013/27 consid. 8.2 e relativi rife-
rimenti).
8.2. Giusta l’art. 6a cpv. 2 lett. b LAsi, il ricorrente è rinviato in uno Stato
terzo designato come sicuro da parte del Consiglio federale, ossia uno
Stato nel quale vi è una presunzione di rispetto degli impegni di diritto in-
ternazionale pubblico, tra cui il rispetto del principio di non respingimento
ai sensi dell’art. 5 cpv. 1 LAsi così come del principio del divieto della tor-
tura sancito dall’art. 3 CEDU e dall’art. 3 della Convenzione contro la tor-
tura ed altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti del 10 dicem-
bre 1984 (di seguito: Conv. tortura, RS 0.105; cfr. FANNY MATTHEY, in: Ce-
sla Amarelle/Minh Son Nguyen, Code annoté de droit des migrations, LAsi,
2015, n. 12 ad art. 6a LAsi). Appartiene dunque all’interessato sovvertire
tale presunzione. A tal fine, egli deve presentare seri indizi che le autorità
dello Stato in questione violino il diritto internazionale nel caso specifico,
non gli concedano la necessaria protezione o lo espongano a condizioni di
vita disumane, o che si trovi in una situazione di emergenza esistenziale
nello Stato in questione a causa di circostanze individuali di natura sociale,
economica o sanitaria (cfr. tra le tante D-6742/2019 del 7 gennaio 2020
consid. 8.4).
8.3. Con particolare riferimento alla situazione generale della Grecia, il Tri-
bunale ha a più riprese ribadito che per quanto riguarda l’ammissibilità
dell’esecuzione dell’allontanamento vengono riconosciuti degli ostacoli uni-
camente a condizioni molto severe. Essendo la Grecia firmataria della
CEDU, della Conv. tortura e della Conv. rifugiati, essa rispetta di principio i
suoi obblighi di diritto internazionale (cfr. sentenza del Tribunale D-
559/2020 del 13 febbraio 2020 consid. 8.2, pubblicata come sentenza di
riferimento). Così, nonostante permanga effettivamente un rischio, per i
beneficiari di protezione internazionale, di incorrere in condizioni di acco-
glienza precarie, non risulta da fonti affidabili e concordi che sussista una
https://www.swisslex.ch/DOC/ShowLawViewByGuid/eddc4ea5-1065-4aad-aa7b-5ff005425730/fc6cfec2-3fa0-431b-8b5f-c337b1753da9?source=document-link&SP=5|zpixhk
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pratica di discriminazione sistematica nell’accesso all’occupazione, all’as-
sistenza sociale, all’assistenza sanitaria, all’istruzione e all’alloggio. D’altro
canto, tale categoria di persone può pure contare sulle garanzie derivanti
dalla Direttiva 2011/95/UE del Parlamento e del Consiglio del 13 dicem-
bre 2011 recante norme sull’attribuzione, a cittadini di paesi terzi o apolidi,
della qualifica di beneficiario di protezione internazionale, su uno status
uniforme per i rifugiati o per le persone aventi titolo a beneficiare della pro-
tezione sussidiaria, nonché sul contenuto della protezione riconosciuta [ri-
fusione; GU L 337/9 del 20.12.2011; di seguito: direttiva qualificazione]).
Gli obblighi della Grecia, derivanti dal diritto europeo implicano proprio la
non discriminazione nei contesti citati (cfr. capo VII [contenuto della prote-
zione internazionale] della direttiva qualificazione; cfr. sentenza sopraci-
tata). Il Tribunale ha inoltre specificato che malgrado la cessazione delle
prestazioni di assistenza finanziaria nonché in materia d’alloggio introdotte
con la riforma legislativa dell’11 marzo 2020, non vi sono sufficienti motivi
per ritenere che la Grecia in futuro verrà meno ai suoi obblighi di diritto
internazionale (cfr. sentenza del Tribunale D-2160/2020 del 6 maggio 2020
consid. 7.2). Infine, in caso di violazione di diritti sanciti dalla CEDU, l’inte-
ressato potrà adire i tribunali greci, ed in ultima istanza la Corte EDU
(art. 34 CEDU).
8.4. Nella presente fattispecie, il ricorrente, quale beneficiario di protezione
sussidiaria, può così rivolgersi alle competenti autorità greche per far va-
lere i diritti che gli spettano. Per il resto, dagli atti non si evincono elementi
che permettano di ritenere che in caso di rinvio le sue prospettive future,
considerate dal punto di vista materiale, fisico o psicologico, denotino un
rischio sufficientemente reale e imminente di incontrare privazioni di una
gravità tale da rientrare nell’ambito di applicazione dell’art. 3 CEDU. In
primo luogo, nonostante il ricorrente pretenda essere stato esposto a con-
dizioni di vita terribili, non risulta dagli atti che egli abbia sollecitato qualsi-
voglia presa a carico da parte delle autorità elleniche. D’altro canto, egli ha
affermato di aver risieduto per buona parte del tempo trascorso in Grecia
presso un’amica (cfr. atti 16/2 e 28/17) e nulla vieta di presumere che, in
caso di necessità, possa farlo anche in futuro. In Grecia vi sono inoltre or-
ganismi di natura caritativa che possono provvedere un qualche tipo di as-
sistenza (cfr. sentenza del Tribunale D-2404/2020 del 18 maggio 2020 con-
sid. 8.3).
8.5. Quanto alle patologie riferite dall’insorgente, va rilevato che il respin-
gimento forzato di persone che soffrono di problemi medici non è suscetti-
bile di costituire una violazione dell’art. 3 CEDU, a meno che la malattia
dell’interessato si trovi ad uno stadio avanzato e terminale, al punto che la
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sua morte appaia come una prospettiva prossima (cfr. sentenza della Cor-
teEDU N. contro Regno Unito del 27 maggio 2008, 26565/05; DTAF 2011/9
consid. 7.1). Una violazione dell’art. 3 CEDU può però anche sussistere
qualora vi siano dei seri motivi per ritenere che la persona, in assenza di
trattamenti medici adeguati nello Stato di destinazione, sarà confrontata ad
un reale rischio di un grave, rapido ed irreversibile peggioramento delle
condizioni di salute comportante delle intense sofferenze o una significativa
riduzione della speranza di vita (cfr. sentenza della CorteEDU Paposhvili
contro Belgio del 13 dicembre 2016, 41738/10, §181 segg.).
8.6. Sempre in quest’ambito, si deve ricordare che l’aggravamento dello
stato psichico di un richiedente l’asilo a seguito di una decisione negativa
è casistica osservabile di frequente (cfr. tra le tante sentenza del Tribunale
D-5256/2020 del 9 febbraio 2021 consid. 10.4.1) e non preclude di principio
un trasferimento, anche in concomitanza con tentativi di suicidio o ten-
denze anticonservative (cfr. sentenze del Tribunale E-4218/2020 del 3 set-
tembre 2020 consid. 5.2.3; E-5384/2017 del 4 settembre 2018 consid.
4.3.3; E-1302/2011 del 2 aprile 2012 consdi. 6.3.2; secondo il senso anche
la recente sentenza del Tribunale federale 2C_221/2020 del 19 giugno
2020 consid. 2). Tuttavia, le autorità competenti per l’esecuzione sono te-
nute ad adottare tutte le misure ragionevoli nel quadro del rimpatrio per
garantire che la vita e la salute dell’interessato non siano compromesse
(cfr. sentenze del Tribunale federale 2D_14/2018 del 13 agosto 2018 con-
sid. 7.3, 2C_98/2018 del 7 novembre 2018 consid. 5.5.3, DTAF 2017 VI/7
consid. 6.4; sentenza della CorteEdu Sanda Dragan e altri contro Germa-
nia del 7 ottobre 2004, 33743/03, § 1.2.a).
8.7. Ora, sulla base della documentazione medica agli atti si deve effetti-
vamente partire dall’assunto che il ricorrente soffra di problemi psichici a
carattere depressivo che si ripercuoto anche a livello somatico. Secondo
gli ultimi aggiornamenti proposti nella presente procedura ricorsuale, il di-
sturbo dell’adattamento/depressione attiva hanno entità grave e sono at-
tualmente trattati farmacologicamente. In questo contesto, il ricorrente è
stato volontariamente ricoverato presso la clinica psichiatrica di Lucerna in
condizioni stabili, venendo dimesso. Ciò non di meno, tali affezioni,
quand’anche non siano in alcun modo da sminuire, non rientrano nelle ca-
sistiche testé enucleate. Inoltre, malgrado vi siano effettivamente dei pro-
blemi dovuti alla crisi economica si può partire dal presupposto che la Gre-
cia disponga di infrastrutture mediche sufficienti e che dunque in tale Paese
l’insorgente possa ottenere i trattamenti e le terapie necessari (cfr. sen-
tenze del Tribunale D-1189/2020 del 17 marzo 2020 consid. 8.5.3.2 con
ulteriore riferimento ivi citato).
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8.8. In conclusione, l’esecuzione dell’allontanamento in Grecia è ammissi-
bile ai sensi delle norme di diritto internazionale pubblico nonché della LAsi
(art. 83 cpv. 3 LStrI in relazione all’art. 44 LAsi).
9.
9.1. Giusta l’art. 83 cpv. 4 LStrI, l’esecuzione dell’allontanamento non può
essere ragionevolmente esigibile qualora, nello Stato d’origine o di prove-
nienza, lo straniero venisse a trovarsi concretamente in pericolo in seguito
a situazioni quali guerra, guerra civile, violenza generalizzata o emergenza
medica. Ai sensi dell’art. 83 cpv. 5 LStrI, l’esecuzione dell’allontanamento
verso i paesi UE/AELS è da ritenersi di principio esigibile e che tale pre-
sunzione legale può essere sovvertita solo se l’interessato rende verosi-
mile che, per delle ragioni personali, il suo rinvio non può essere ritenuto
ragionevolmente esigibile (cfr. D-559/2020 consid. 9).
9.2. Nella misura in cui il ricorrente fa riferimento alle precarie condizioni di
vita dei migranti in Grecia, va effettivamente rilevato che il sistema di assi-
stenza sociale greco presenta delle criticità non soltanto per i richiedenti
asilo, ma anche per le persone con beneficiarie di protezione internazio-
nale (cfr. sentenze della CorteEDU, Saidoun contro Grecia, 40083/07 e
Fawsie contro Grecia, 40080/07, entrambe del 28 ottobre 2010). Le irrego-
larità nell’accesso ad alloggi a basso costo o al mercato del lavoro nel con-
testo della crisi economica in corso, le limitate prestazioni assistenziali for-
nite dallo Stato o la discriminazione contro i cittadini greci nell’accesso ai
servizi di sostegno statale, anche nel settore dell’assistenza sanitaria, sono
peraltro menzionate anche nei rapporti Pro Asyl e RSA ripresi nel ricorso.
Nonostante queste problematiche, va notato che la Grecia è vincolata dalla
direttiva qualificazione. È quindi responsabilità dell’insorgente rivendicare i
diritti che gli spettano direttamente presso le autorità di detto Paese (cfr.
consid. 8.2). Anche se le condizioni di vita in Grecia non sono facili a causa
della situazione economica prevalente, non ci sono indicazioni che l’inte-
ressato verrebbe esposto a un’emergenza esistenziale in caso di rinvio.
9.3. Le problematiche di natura medica risultano inoltre decisive in termini
di esigibilità solo laddove le cure, reputate essenziali, non sarebbero otte-
nibili nel paese d’origine (cfr. GICRA 2003 n. 24 consid. 5b). Sono consi-
derate come essenziali le cure di medicina generale ed acuta assoluta-
mente necessarie ad un’esistenza conforme alla dignità umana. Lo stra-
niero non può tuttavia prevalersi dell’art. 83 cpv. 4 LStrI, per dedurre un
diritto incondizionato al soggiorno in Svizzera e un accesso generale alle
misure mediche suscettibili di ripristinare o mantenere il suo stato di salute,
per il semplice motivo che l’infrastruttura ospedaliera o le regole dell’arte
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medica nel paese d’origine o di destinazione dell’interessato, non raggiun-
gono lo standard elvetico. In tal senso, se le cure necessarie possono es-
sere assicurate nel paese d’origine del richiedente, all’occorrenza con altre
tipologie di presa a carico rispetto a quelle prescritte in Svizzera, l’esecu-
zione dell’allontanamento in tale Paese sarà ragionevolmente esigibile. In-
vece non lo sarà più, ai sensi della disposizione precitata se, in ragione
dell’assenza di possibilità di ottenere un trattamento adeguato, lo stato di
salute dell’interessato si degraderebbe così rapidamente al punto da con-
durlo in maniera certa alla messa in pericolo concreta della sua vita o ad
un pregiudizio serio, durevole e notevolmente grave della sua integrità fi-
sica (cfr. DTAF 2011/50 consid. 8.3 e relativi riferimenti; inter alia le sen-
tenze del Tribunale D-5064/2018 del 27 settembre 2018 e D-3407/2006
dell’8 luglio 2008 consid. 3.1). Anche sotto questo punto di vista ed alla luce
di quanto già esposto in limine, le patologie in presenza non sono pertanto
tali da risultare ostative all’esecuzione dell’allontanamento.
9.4. Di conseguenza, l’esecuzione dell’allontanamento risulta pure ragio-
nevolmente esigibile. Non vi è infatti modo di ritenere che lo stato di salute
dell’interessato si degraderebbe così rapidamente da risultare una minac-
cia grave e concreta per la sua integrità fisica. Ciò anche in considerazione
della possibilità di far capo al sistema sanitario in essere nel Paese di de-
stinazione.
10.
Altresì, non risultano impedimenti neppure dal profilo della possibilità
dell’esecuzione dell’allontanamento (art. 44 LAsi ed art. 83 cpv. 2 LStr) ri-
tenuto che le autorità elleniche hanno dato il loro benestare alla riammis-
sione del ricorrente. Le restrizioni temporanee da relazionare alla situa-
zione pandemica sono ininfluenti.
11.
Ne discende che la SEM con la decisione impugnata non ha violato il diritto
federale né abusato del suo potere d’apprezzamento ed inoltre non ha ac-
certato in modo inesatto o incompleto i fatti giuridicamente rilevanti (art.
106 cpv. 1 LAsi), altresì, per quanto censurabile, la decisione non è inade-
guata (art. 49 PA), per il che il ricorso va respinto.
12.
Visto l’esito della procedura, le spese processuali di CHF 750.– che se-
guono la soccombenza sono poste a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1 e
5 PA nonché art. 3 lett. b del regolamento sulle tasse e sulle spese ripetibili
nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 febbraio
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2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]) e prelevate sull’anticipo spese versato il 1°
aprile 2021.
13.
La presente decisione non concerne una persona contro la quale è pen-
dente una domanda d’estradizione presentata dallo Stato che ha abban-
donato in cerca di protezione, per il che non può essere impugnata con
ricorso di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 lett. d cifra 1
LTF).
La pronuncia è quindi definitiva.
(dispositivo alla pagina seguente)
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