Decision ID: 4f0f69a7-4a92-5592-a6bd-4aea57662174
Year: 2005
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_002
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: civil_law

in fatto:
A.
AP 1, PI 1 e PI 2 sono gli eredi della defunta _, moglie del primo. Mediante contratto di divisione ereditaria allestito dallAO 1 il 5 giugno 2003, gli eredi hanno pattuito tra l’altro la tacitazione PI 1PI 2 con il pagamento ad opera di AP 1 della somma di Fr. 20'000.-, di cui Fr. 10'000.- sono stati pagati subito dopo la firma del contratto – e non sono oggetto di contestazione – e Fr. 10'000.- avrebbero dovuto esser versati non appena effettuata la vendita della PPP n. _ del fondo base part. n. _ RFD di _, costituita dell’appartamento già di proprietà dei coniugi AP 1 a _.
In data 30 agosto 2003 AP 1 ha inviato uno scritto all’AO 1, che tra l’altro si è anche occupato in qualità di notaio della rogazione dell’atto notarile di compravendita del 24 giugno 2003 del citato appartamento, mediante il quale dichiarava di non essere più intenzionato a versare l’importo di Fr. 10'000.- (seconda e ultima rata) ai PI 1 PI 2 a seguito di un contenzioso sorto tra gli eredi e non ancora risolto, per motivi che qui non interessa menzionare, e invitava altresì il notaio a non voler più effettuare nessun versamento.
In risposta a tale scritto, il 2 settembre 2003 l’AO 1 ha ribadito che dopo la firma del contratto di divisione ereditaria, d’accordo tutti gli eredi, era chiesto al notaio stesso di pagare l’importo in favore dei PI 1 PI 2, utilizzando il saldo del prezzo incassato dalla vendita dell’appartamento. Egli ha altresì ribadito che avrebbe provveduto al deposito giudiziale della somma in questione.
B.
Il 20 ottobre 2003 l’AO 1 ha inoltrato un’istanza alla Pretura di Lugano, chiedente l’autorizzazione al deposito dell’importo di Fr. 9'077.85, ossia Fr. 10'000.- dal quale è stato dedotto un importo di Fr. 922.15 per spese e competenze straordinarie del notaio a dipendenza dal contenzioso sorto tra le parti.
L’istanza è stata respinta con decreto del 22 gennaio 2004.
C.
L’AO 1 ha proposto con istanza del 3 febbraio 2004 la medesima richiesta, come la prima contestata dai tutti i convenuti, i quali hanno chiesto il versamento in loro rispettivo favore dell’importo di Fr. 10'000.-, senza decurtazione per onorari, spese e tasse di giustizia.
Con decreto del 31 marzo 2004 il Pretore di Lugano ha accolto integralmente l’istanza ed ha così autorizzato l’AO 1 al deposito sul conto del Tribunale della somma di Fr. 9'077.85. Tassa di giustizia e spese per complessivi Fr. 100.- sono stati posti a carico dei pretendenti.
In sunto, il Pretore ha considerato che, secondo quanto asserito dall’istante, i convenuti avrebbero concordato che il pagamento dell’importo di Fr. 10'000.- a saldo ai PI 1 PI 2 avvenisse tramite il notaio istante con i fondi depositati presso quest’ultimo e derivanti dal ricavo della vendita dell’immobile a _. In date successive, il convenuto AP 1 avrebbe poi revocato il mandato al notaio, visto il contenzioso sorto tra i convenuti. Vi sarebbe pertanto incertezza sulla persona del creditore di tale importo, di cui entrambe le parti fanno richiesta, e di conseguenza risulterebbero adempiute le condizioni di cui all’art. 96 CO a giustificazione del deposito giudiziale dell’importo in questione.
D.
AP 1 il 10 aprile 2004 ha impugnato il decreto pretorile, di cui ha chiesto la modifica nel senso di respingere l’istanza, con protesta di tasse, spese e ripetibili della prima e seconda istanza.
Dei motivi si dirà nei considerandi.
Con osservazioni del 19 maggio 2004 l’AO 1 chiede la conferma del decreto pretorile, mentre i PI 1 PI 2 hanno rinunciato a presentare osservazioni, rimettendosi al giudizio del Tribunale.

Considerando
in diritto:
1.
L’appello è stato presentato tempestivamente (art. 382 cpv. 1 CPC) e la legittimazione dell’appellante è data. Quanto alla motivazione dell’appello, insufficiente a mente dell’istante, si rileva che l’applicazione dell’art. 309 cpv. 2 lett. f CPC, che fa obbligo all’appellante di motivare in fatto e in diritto le domande pena la nullità del ricorso (art. 309 cpv. 5 CPC), non può essere troppo rigorosa, bastando ai fini della ricevibilità dell’appellazione la concisa enunciazione dei motivi (
Cocchi/Trezzini
, CPC-TI, ad art. 309 m. 17 e 18). In concreto risultano dall’allegato di appello sia le domande sia i motivi sommari per i quali l’appellante contesta la decisione del giudice di prime cure, per cui i requisiti di cui al citato disposto sono senz’altro adempiuti.
Essendo adempiute anche le altre condizioni formali, l’appello è quindi ammissibile e può essere esaminato nel merito.
2.1.
L’appellante giudica errata la sentenza del Pretore in quanto a mente sua non vi sarebbe motivo di incertezza sulla persona del creditore e quindi i requisiti per il deposito giudiziale dell’importo litigioso non sarebbero dati. La somma di Fr. 10'000.- sarebbe quindi dovuta all’appellante, sia in applicazione delle clausole del contratto di compravendita dell’appartamento a _ – dal quale risulta che il saldo della compravendita incassato fiduciariamente dal notaio doveva essere versato allo stesso appellante – sia in applicazione del contratto di divisione ereditaria stipulato dai convenuti – per il quale l’importo di Fr. 10'000.- a liquidazione di ogni pretesa dei PI 1 PI 2 nella successione della figlia _ veniva a loro corrisposto “ad opera dell’appellante”.
2.2.
Secondo l’art. 96 CO, se l’adempimento della prestazione dovuta non può aver luogo né in confronto del creditore né di un suo rappresentante per un altro motivo dipendente dalla persona del creditore o per un’incertezza non colposa sulla persona dello stesso, il debitore può fare il deposito o recedere dal contratto come in caso di mora del creditore.
Presupposti per l’applicazione di questa norma sono, dalla parte del debitore, la volontà e l’offerta di adempimento. Quest’ultima condizione è tuttavia superflua quando al debitore è già noto al momento dell’adempimento che tra i pretendenti vi è una lite. Dalla parte del creditore, invece, deve sussistere – per quanto di interesse per la presente fattispecie – un’incertezza riguardo alla sua persona, ad esempio quando non vi è conoscenza del creditore (segnatamente a seguito di cessioni plurime), o quando è controverso a chi spetti la pretesa tra più pretendenti (cfr. anche l’art. 168 CO, caso specifico regolato espressamente dalla legge;
Weber
, in Berner Kommentar, Obligationenrecht, Die Erfüllung der Obligation, 2. ed., Berna 2005, n. 11 e segg. ad art. 96;
Schraner
, in Zürcher Kommentar, Obligationenrecht, Die Erfüllung der Obligationen, Zurigo 2000, n. 9 e segg. ad art. 96;
Bernet
, in
Basler Kommentar, Obligationenrecht I, 3.a edizione, Basilea 2003, n. 3 ad art. 96;
Gauch/Schluep/Rey
, Schweizerisches Obligationenrecht Allgemeiner Teil, Band II, 8. ed., Zürich 2003, n. 3210 e riferimenti ivi citati). Dubbi possono concernere la situazione fattuale, l’efficacia e l’interpretazione di un negozio giuridico, come pure questioni di diritto (
Bernet
, op. cit. n. 18 ad art. 96).
L’incertezza sulla persona del creditore deve in ogni caso essere non colposa, ossia la non conoscenza del creditore non deve esser stata causata dal debitore stesso, ad esempio mediante l’allestimento di un contratto non chiaro o impreciso, dal quale più persone possono derivarne rispettivi e contrapposti diritti (
Bernet
, op. cit., n. 24 ad art. 96).
D’altro canto, si rileva che il solo fatto che una pretesa sia controversa o il fatto che esistano più pretendenti non giustifica ancora il deposito giudiziale ai sensi dell’art. 96 CO: il debitore deve al contrario adoperarsi con la diligenza richiesta dal caso concreto ai fini della determinazione dell’avente diritto e solo qualora da un punto di vista oggettivo permangano seri e fondati dubbi sulla persona del creditore la pretesa può essere depositata (
Bernet
, op. cit., n. 21 e 22 ad art. 96;
Schraner
, op. cit., n. 26 e segg. ad art. 96 e riferimenti; cfr. anche DTF 119 II 27). A questo proposito e per quanto attiene alla fattispecie, si rileva pure che un notaio deve esaminare la situazione in modo completo ed esaustivo ed è autorizzato al deposito giudiziale solo in circostanze eccezionali (
Bernet
, op. cit., n. 23 ad art. 96).
3.1.
Nel caso che ci occupa i convenuti il 5 giugno 2003 hanno stipulato il contratto di divisione ereditaria che prevedeva il versamento ai PI 1 PI 2 a saldo di ogni loro pretesa nella successione della figlia dell’importo di Fr. 20'000.-, di cui Fr. 10'000.- corrisposti subito dopo la firma del contratto e i rimanenti Fr. 10'000.- non appena venduto l’immobile a _. La liquidazione dei PI 1 PI 2 con il versamento di tali importi sarebbe avvenuta “ad opera del signor AP 1” (cfr. contratto di divisione ereditaria del 05.06.2003 punto II.1, doc. B). Nessun mandato di pagamento all’istante risulta da questo contratto.
Dagli altri atti di causa non emerge nulla riguardo al fatto – ritenuto per contro dal Pretore, che ha preso siccome dimostrate le semplici allegazioni dell’istante basate sui doc. C e D, comunque contestate chiaramente dal convenuto – che contestualmente alla firma del contratto di divisione le parti si sarebbero accordate per il pagamento del saldo di Fr. 10'000.- ai PI 1 PI 2 per il tramite del notaio mediante i fondi da esso incassati per conto del convenuto AP 1 dalla compravendita dell’immobile a _. Dallo scritto del 30 agosto 2003 del convenuto AP 1 all’istante (doc. C) si desume unicamente la conferma che a seguito della lite tra gli eredi egli non intendeva più versare alcunché ai coeredi e invitava l’istante a non voler più effettuare alcun versamento in loro favore. Ciò depone al più per l’esistenza di un mandato di pagamento dato dal solo convenuto all’istante e non già di un mandato congiunto di tutti gli eredi all’istante, come pretenderebbe quest’ultimo. Del resto i PI 1 PI 2 nemmeno sostengono con chiarezza che essi avrebbero preso accordi in questo senso con il notaio estensore del contratto di divisione. Si rileva inoltre che tale accordo sarebbe anche in contraddizione con il contenuto del contratto di divisione secondo cui il pagamento dell’importo residuo di Fr. 10'000.- sarebbe stato effettuato dal convenuto Ponzio ai PI 1 PI 2, ciò che costituisce perlomeno un ulteriore indizio in favore della tesi dell’appellante.
È ben vero che allo scritto del 2 settembre 2003 (doc. D) in cui l’istante ribadiva l’accordo raggiunto nel suo studio tra tutte le parti per il pagamento del saldo direttamente da parte del notaio, il convenuto AP 1 non ha fatto opposizione. D’altra parte, quest’ultimo il 23 settembre 2003 (doc. 2 dei PI 1 PI 2), dopo aver revocato il presunto mandato al notaio, ha ribadito direttamente ai PI 1 PI 2 – inviando pure copia di tale missiva all’istante, che a tale atto non ha reagito – che egli, quale debitore della prestazione nei confronti dei PI 1 PI 2, non avrebbe più eseguito il pagamento. Occorre inoltre rilevare che egli a quel momento non era patrocinato da un legale, per cui dalla sua mancata contestazione dello scritto dell’istante non è possibile dedurre la prova della fedefacenza di quanto asseritovi.
Visto quanto precede, si deve pertanto concludere che il mandato di pagamento dell’importo di Fr. 10'000.- è stato, se del caso, conferito al notaio dal solo appellante, il quale lo ha revocato con lo scritto del 30 agosto 2003 (doc. C).
3.2.
Il contratto di compravendita dell’immobile di Bissone, dal suo canto, è chiaro e non si presta ad interpretazioni. A tale contratto i PI 1 PI 2 sono totalmente estranei, essendo le parti contrattuali il venditore, convenuto AP 1, e il compratore, una terza persona. La clausola contrattuale n. 4.6 ultimo paragrafo dell’atto pubblico di compravendita immobiliare del 24 giugno 2003 confezionato dall’istante prevede che la rimanenza del prezzo di compravendita incassato dal notaio dovrà essere riversata immediatamente al venditore, senza spese. È quindi evidente che a questo titolo e per questo negozio giuridico il creditore dell’importo di Fr. 10'000.- trattenuto dal notaio è unicamente il convenuto AP 1. Nessuna incertezza a questo proposito può esistere sulla persona del creditore.
Il fatto che l’istante sia stato a conoscenza del contenzioso tra gli eredi, non giustifica di per sé ancora il deposito dell’importo trattenuto, secondo la dottrina e giurisprudenza citate sopra: egli rimane debitore nei confronti del convenuto AP 1 della somma Fr. 10'000.-, non essendo stata dimostrata l’esistenza di accordi ulteriori con tutti gli eredi, sulla destinazione di tale importo, come già rilevato.
Nulla muta che nel contratto di divisione ereditaria venga fatta menzione della vendita dell’immobile, ritenuto che questa circostanza attiene semmai unicamente al momento dell’adempimento di tale contratto da parte del convenuto Ponzio, del tutto ininfluente ai fine della questione di sapere chi sia il creditore dell’importo per il quale è stato richiesto il deposito giudiziale.
3.3.
Si osserva infine che l’appello andrebbe accolto anche per un altro motivo. Infatti, secondo la dottrina, non vi è incertezza sulla persona del creditore secondo l’art. 96 CO quando due o più creditori avanzano pretese nei confronti di un debitore, ma che derivano da cause giuridiche diverse tra di loro (
Schraner
, op. cit., n. 19 ad art. 96). In concreto, il convenuto AP 1 ritiene, a giusto titolo, di essere creditore nei confronti del notaio, qui istante, per il rapporto instauratosi a seguito della compravendita dell’immobile di _ per il quale il notaio ha incassato fiduciariamente il prezzo di compravendita. Dal canto loro, i _ PI 2 pretendono il versamento di Fr. 10'000.- in applicazione del contratto di divisione ereditaria. Essendo quindi diverse le cause per le quali i convenuti richiedono il versamento in questione, non vi può essere incertezza sulla persona del creditore, ma, al più, sulla pretesa stessa, ciò che tuttavia non dà diritto al deposito giudiziale giusta il citato disposto di legge.
3.4.
In conclusione, per tutti questi motivi e contrariamente a quanto ritenuto nella decisione impugnata, le condizioni di cui all’art. 96 CO non sono adempiute: dal contratto di compravendita risulta che creditore dell’importo di Fr. 10'000.- è il convenuto AP 1, il quale, secondo il contratto di divisione ereditaria, era tenuto a versare medesimo importo ai PI 2. Non essendovi altri mandati di pagamento al notaio in favore dei PI 1 PI 2, né dal convenuto AP 1, né tantomeno dai beneficiari stessi, o da tutti i convenuti, si deve ritenere che unico creditore dell’importo trattenuto dal notaio è il convenuto AP 1.
Visto l’esito dell’appello, ci si può esimere dall’esaminare la censura ricorsuale relativa alla mancata assegnazione di un termine ai PI 1 PI 2 per proporre l’azione di merito.
4.
Per le considerazioni sopra esposte discende che l’appello deve essere accolto e la sentenza pretorile riformata nel senso dei considerandi. Le spese processuali di prima e di seconda istanza sono a carico dell’istante quale parte soccombente (art. 148 CPC) che dovrà pure ripetibili, di prima istanza, a tutte le controparti, anche ad AP 1 al quale, pur non rappresentato da un legale, va riconosciuta una ridotta indennità non fosse altro per la perdita di tempo nell’allestire le osservazioni all’istanza. Altrettanto vale per l’appellante AP 1 nella procedura d’appello mentre non vengono per contro attribuite indennità per ripetibili della procedura di appello ai PI 1 PI 2, dal momento che essi hanno rinunciato a formulare osservazioni.