Decision ID: a805f1ed-2054-51cf-9734-7b831a760ce9
Year: 2013
Language: it
Court: CH_BVGE
Chamber: CH_BVGE_001
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: 

Fatti:
A.
A._, cittadino croato, è nato il ... a Locarno. Egli è quindi rientrato
al proprio Paese d'origine 3 mesi più tardi, dove è rimasto sino al 20 ago-
sto 1992, quando è giunto in Svizzera - nell'ambito dell'Azione Bosnia-
Erzegovina – a beneficio di un permesso L, rinnovato regolarmente. L'in-
teressato ha in seguito ottenuto, il 23 gennaio 1993, il permesso di dimo-
ra, e il 3 dicembre 2000 il permesso di domicilio.
B.
A._ ha interessato a più riprese le autorità giudiziarie, e più preci-
samente:
- il 13 giugno 2003 - ancora minorenne - è stato oggetto di un ammoni-
mento da parte del Ministero Pubblico del Cantone Ticino, per contrav-
venzione alla legge federale del 3 ottobre 1951 sugli stupefacenti e sulle
sostanze psicotrope (LStup, RS 812.121),
- il 13 luglio 2005, è stato nuovamente condannato con decreto di accusa
cresciuto in giudicato dal Ministero Pubblico del Cantone Ticino, per furto,
ripetuto danneggiamento e contravvenzione alla LStup, alla pena di 15
giorni di detenzione sospesa condizionalmente per un periodo di prova di
2 anni,
- con decreto d'accusa del 1° settembre 2006, egli è stato inoltre condan-
nato dal Ministero Pubblico del Cantone Zurigo a 21 giorni di detenzione
sospesi con la condizionale per 3 anni - rinunciando alla revoca della pre-
cedente sospensione, ma aumentandone di un anno il periodo di prova -
per grave infrazione alla legge federale del 19 dicembre 1958 sulla circo-
lazione stradale (LCStr, RS 741.01),
- con sentenza del 27 gennaio 2009 della Corte delle assise criminali, l'in-
teressato è stato condannato per omicidio intenzionale e per contravven-
zione alla LStup, alla pena detentiva di 10 anni da espiarsi. Essa è stata
confermata dalla Corte di cassazione e di revisione penale del Tribunale
d'appello con sentenza del 17 giugno 2009, cresciuta in giudicato il 10 lu-
glio successivo,
- con decreto di accusa del 15 marzo 2010, cresciuto in giudicato il 19
aprile successivo, il ricorrente veniva inoltre condannato alla multa di fr.
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100.- per aver posseduto, il 27 dicembre 2009, 10,3 grammi di haschisc
destinati ad uso personale.
C.
Il 3 maggio 2010, sulla base della decisione dell'ultima istanza penale
cantonale, la Sezione della popolazione del Cantone Ticino (in seguito
SP) ha considerato decaduta, ex art. 62, 63 della legge federale del 16
dicembre 2005 sugli stranieri (LStr, RS 142.20) e art. 80 dell'ordinanza
sull'ammissione, il soggiorno e l'attività lucrativa (OASA, RS 142.201), la
validità del permesso di domicilio di A._ per gravi motivi di polizia
e di ordine pubblico ed allo stesso ha impartito l'obbligo di lasciare la
Svizzera non appena scontata la pena prevista.
Con ricorso del 19 maggio 2010 al Consiglio di Stato (in seguito CdS),
A._ ha chiesto l'annullamento di tale decisione. Il 13 luglio se-
guente, sottolineando la gravità del reato commesso, come pure la ne-
cessità di proteggere la società dal carattere criminale del ricorrente, l'au-
torità adita ha confermato la decisione dell'autorità di prime cure. Allo
stesso modo si è espresso il Tribunale amministrativo cantonale (in segui-
to TRAM), respingendo con sentenza del 13 ottobre 2010 il ricorso dell'in-
teressato contro la decisione del CdS. Anche il Tribunale federale (in se-
guito TF), con sentenza del 23 marzo 2011, chiamato ad esprimersi su ri-
corso dell'interessato, ha confermato le decisioni e le motivazioni delle i-
stanze cantonali.
D.
Alle decisioni giudiziarie e amministrative sopra menzionate ha fatto se-
guito la decisione dell'Ufficio federale della migrazione (in seguito UFM),
che, il 26 aprile 2011, ha pronunciato nei confronti di A._ un divieto
d'entrata a tempo indeterminato, a motivo della violazione e minaccia del-
la sicurezza e dell'ordine pubblici (art. 67 cpv. 1 LStr). L'autorità di prime
cure ha inoltre pubblicato tale rifiuto d'entrata nel sistema d'informazione
Schengen – SIS.
E.
Il 6 giugno successivo A._ ha interposto ricorso contro la decisio-
ne dell'autorità di prime cure, chiedendo a questo Tribunale in via princi-
pale di annullare il divieto di entrata emesso dall'UFM, e in via subordina-
ta di limitare il citato divieto a 5 anni dalla sua emanazione. Egli ha pari-
menti chiesto di essere posto a beneficio dell'assistenza giudiziaria.
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In particolare l'interessato ha dapprima evidenziato che la decisione
dell'UFM è carente nella motivazione. Inoltre la misura adottata sarebbe
altamente sproporzionata se si tiene conto dei suoi interessi privati se-
gnatamente del forte legame con la Svizzera, paese dove risiedono i suoi
famigliari stretti e dove egli ha ogni legame affettivo. Infatti, a causa delle
condizioni di salute ed economiche in cui versano i propri famigliari - ma-
dre invalida, fratello in formazione e sorella minorenne – sarebbero im-
probabili le visite degli stessi in Croazia (ricorso, pag. 10). Oltre a ciò, la
misura non sarebbe giustificata da alcun interesse pubblico concreto, at-
tuale e sufficiente in quanto non è emerso alcun possibile rischio di reci-
diva, ma anzi allo stato attuale vi sarebbe una prognosi favorevole così
come risulterebbe dagli atti di causa (ricorso, pag. 6 e 9). A._ ha
infine rilevato che la misura dell'UFM è contraria ai considerandi del TF
che esprimendosi sul ricorso contro la revoca del permesso C, ha indica-
to che i rapporti famigliari avrebbero potuto essere mantenuti con visite
reciproche. L'interessato ha parimenti rilevato che la misura dell'UFM non
può esplicare effetti, e dunque deve essere annullata, in quanto egli si
trova, per l'espiazione della pena, su territorio svizzero. A suo dire nem-
meno sussistono gli estremi per togliere l'effetto sospensivo al ricorso.
F.
Con decisione incidentale del 14 giugno 2011 il presente Tribunale ha re-
spinto la richiesta di assistenza giudiziaria e di gratuito patrocinio. Il ricor-
rente ha quindi ossequiato al pagamento dell'anticipo spese il 5 luglio
successivo.
G.
Con risposta del 5 agosto 2011 l'autorità di prime cure si è riconfermata
nelle proprie allegazioni di fatto e di diritto rilevando in particolare che il
diritto al rispetto della vita privata e famigliare ai sensi dell'art. 8 CEDU
non è assoluto. Inoltre l'UFM ha sottolineato nuovamente che la relazione
con la famiglia può essere mantenuta, senza troppi problemi, all'estero.
H.
Invitato a replicare, con ordinanza del 10 agosto 2011 del presente Tribu-
nale, il ricorrente non vi ha dato alcun seguito.
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Pagina 5

Diritto:
1.
1.1 Riservate le eccezioni previste all'art. 32 della legge del 17 giugno
2005 sul Tribunale amministrativo federale (LTAF, RS 173.32), giusta l'art.
31 LTAF il Tribunale amministrativo federale (di seguito: il Tribunale o il
TAF) giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi dell'art. 5 della legge fe-
derale del 20 dicembre 1968 sulla procedura amministrativa (PA, RS
172.021) prese dalle autorità menzionate all'art. 33 LTAF.
1.2 In particolare le decisioni in materia di divieto d'entrata nello spazio
Schengen rese dall'UFM - il quale costituisce un'unità dell'ammini-
strazione federale come definita all'art. 33 lett. d LTAF - possono essere
impugnate dinanzi al TAF che nella presente fattispecie statuisce in via
definitiva (cfr. art. 1 cpv. 2 LTAF in relazione con l'art. 83 lett. c cifra 1 del-
la legge del 17 giugno 2005 sul Tribunale federale [LTF, RS 173.110]).
1.3 Salvo i casi in cui la LTAF non disponga altrimenti, la procedura da-
vanti al Tribunale è retta dalla PA (art. 37 LTAF).
2.
A._ ha diritto di ricorrere (art. 48 cpv. 1 PA) e il suo ricorso, pre-
sentato nella forma e nei termini prescritti dalla legge, è ricevibile (cfr. art.
50 e 52 PA).
3.
Ai sensi dell'art. 49 PA, i motivi di ricorso sono la violazione del diritto fe-
derale, compreso l'eccesso o l'abuso del potere di apprezzamento, l'ac-
certamento inesatto o incompleto di fatti giuridicamente rilevanti nonché
l'inadeguatezza, nella misura in cui un'autorità cantonale non abbia giudi-
cato come autorità di ricorso. Il Tribunale applica d'ufficio il diritto federale
nella procedura ricorsuale e non è vincolato in nessun caso dai motivi del
ricorso (cfr. art. 62 cpv. 4 PA). Rilevante è in primo luogo la situazione di
fatto al momento del giudizio (cfr. DTAF 2011/1 consid. 2 e giurisprudenza
ivi citata).
4.
Poiché nel suo gravame il ricorrente ha motivato l'annullamento della de-
cisione impugnata alla luce di una motivazione carente, occorre dapprima
esaminare tale censura di natura formale.
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Pagina 6
4.1 In proposito, la giurisprudenza ha dedotto dal diritto di essere sentito
l'obbligo per l'autorità di motivare la sua decisione, così da permettere ai
destinatari e ad altri interessati di comprenderla, eventualmente di im-
pugnarla così da rendere possibile all'autorità di ricorso di esercitare con-
venientemente il suo controllo (cfr. DTF 137 II 266 consid. 3.2; DTF 134 I
83 consid. 4.1 e giurisprudenza ivi citata, DTAF 2009/35 consid. 6.4.1; cfr.
inoltre la sentenza del Tribunale federale 2A.496/2006 / 2A.497/2006 del
15 ottobre 2007 consid. 5.1.1). Si è in presenza di una violazione del dirit-
to di essere sentito se l'autorità non soddisfa al suo obbligo di esaminare
e di trattare i problemi pertinenti. Per adempiere a tali esigenze, è suffi-
ciente che il giudice (o l'autorità) menzioni, almeno brevemente, i motivi
sui quali ha fondato la sua decisione, in modo da permettere all'interessa-
to di apprezzare la portata di quest'ultima e di impugnarla in piena cono-
scenza di causa. In generale, la portata dell'obbligo di motivare dipende
dalla complessità della fattispecie da giudicare, dalla potenziale gravità
delle conseguenze della decisione e dalle circostanze del singolo caso.
Più la libertà d'apprezzamento dell'autorità è ampia e più la misura adot-
tata arreca pregiudizio ai diritti dei singoli, più la decisione deve essere
circostanziata (cfr. DTF 112 Ia 107 consid. 2b; cfr. anche la sentenza del
Tribunale federale 2A.496/2006 / 2A.497/2006 precitata). Sebbene la mo-
tivazione deve fare emergere le riflessioni dell'autorità in merito agli ele-
menti (di fatto o di diritto) essenziali che hanno influenzato la decisione,
l'autorità non è comunque tenuta a pronunciarsi su tutti i fatti, argomenta-
zioni e mezzi di prova invocati dalle parti, ma può permettersi di limitarsi a
quelli che, senza arbitrio, le sembrano decisivi per la risoluzione della
causa (cfr. DTF 133 I 270 consid. 3.1 e giurisprudenza ivi citata). Dal pun-
to di vista formale, il diritto ad una motivazione è rispettato anche se la
motivazione è implicita, risulta da diversi considerandi componenti la de-
cisione oppure da rinvii ad altri atti. Anche in questo caso, occorre però
che ciò non ne ostacoli oltremodo la comprensione o addirittura la preclu-
da (cfr. sentenza del Tribunale federale 2C_99/2011 del 6 ottobre 2011,
consid. 3.2 e giurisprudenza ivi citata).
4.2 Il diritto di essere sentito è una garanzia di natura formale, la cui vio-
lazione implica, di principio, l'annullamento della decisione impugnata a
prescindere dalle possibilità di successo nel merito. Secondo la prassi del
Tribunale federale, tuttavia, una violazione di detto diritto può essere sa-
nata nell'ambito di una procedura di ricorso, qualora l'autorità di ricorso
disponga dello stesso potere di esame dell'autorità decidente. La ripara-
zione del vizio deve tuttavia, segnatamente in presenza di gravi violazio-
ni, rimanere l'eccezione, non fosse altro perché la concessione successi-
va del diritto di essere sentito costituisce sovente solo un surrogato im-
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Pagina 7
perfetto dell'omessa audizione preventiva. Una riparazione entra inoltre in
linea di conto solo se la persona interessata non abbia a subire pregiudi-
zio dalla concessione successiva del diritto di essere sentita, rispettiva-
mente dalla sanatoria (cfr. DTF 135 I 279, consid. 2.6.1 e giurisprudenza
ivi citata; sentenza del Tribunale federale 1C_112/2011 del 13 luglio 2011
consid. 2.1.3 e giurisprudenza ivi citata).
4.3 Nella fattispecie, il presente Tribunale non può condividere le allega-
zioni di A._ poiché, seppur succintamente, erano chiari i motivi
che hanno portato l'autorità di prime cure all'adozione della decisione qui
litigiosa. A titolo abbondanziale si rileva inoltre che, anche volendo condi-
videre le allegazioni del ricorrente, allo stadio attuale della procedura è
giustificato – alla luce della precitata giurisprudenza – rinunciare ad un
rinvio della vertenza all'autorità inferiore, ritenuto che da una parte il ricor-
rente ne ha compreso il contenuto ed ha potuto difendersi correttamente
e che dall'altra nell'ambito dello scambio degli scritti l'autorità inferiore ha
preso posizione in merito alle argomentazioni decisive e il ricorrente ha
avuto la possibilità di esprimersi liberamente di fronte ad un'autorità di ri-
corso la cui cognizione è altrettanto ampia che quella dell'autorità inferio-
re. Visto quanto precede, non può essere ritenuta la violazione del diritto
di essere sentito del ricorrente.
5.
5.1 Preliminarmente si osserva che l'UFM ha erroneamente pronunciato
la decisione del 26 aprile 2011 sulla base dell'art. 67 cpv. 1 LStr che, con
effetto a decorrere dal 1° gennaio 2011, ha subito una modifica a seguito
dello sviluppo dell'acquis di Schengen (Decreto federale che approva e
traspone nel diritto svizzero lo scambio di note tra la Svizzera e la CE
concernente il recepimento della direttiva CE sul rimpatrio [direttiva
208/115/Ce] RU 2010 5925 e FF 2009 7737). Tuttavia questa applicazio-
ne erronea non ha alcuna rilevanza materiale, nella misura in cui la di-
sposizione citata è sostanzialmente stata ripresa dal capoverso 2 del
nuovo disposto di legge.
5.2. Orbene, conformemente al nuovo art. 67 cpv. 2 e cpv. 3 LStr, l’UFM
può vietare l’entrata in Svizzera per un periodo massimo di cinque anni,
ad uno straniero, che ha violato o espone a pericolo l’ordine e la sicurez-
za pubblici in Svizzera o all’estero (art. 67 cpv. 2 lett. a LStr). Infine l'auto-
rità cui compete la decisione può, per motivi umanitari o altri motivi gravi,
rinunciare a pronunciare un divieto d'entrata oppure sospenderlo definiti-
vamente o temporaneamente (art. 67 cpv. 5 LStr).
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Pagina 8
L'art. 67 cpv. 3, seconda frase LStr permette alle autorità svizzere di pro-
nunciare un divieto d'entrata per una durata maggiore ai 5 anni, se l'inte-
ressato costituisce un grave pericolo per l'ordine e la sicurezza pubblici.
In una recente giurisprudenza, il Tribunale federale ha stabilito che la no-
zione di "pericolo grave" richiede un grado di gravità maggiore al "sempli-
ce" pericolo o minaccia all'ordine e la sicurezza pubblici (cfr. art. 67 cpv. 2
let. a LStr), ma anche maggiore alla nozione di "pericolo di una certa gra-
vità", necessaria per pronunciare un divieto d'entrata per un cittadino di
uno stato ALC (RS 0.142.112.681). Operando un raffronto con la nozione
di "pericolo di una certa gravità" dell'art. 5 allegato 1 ALC (cfr. per una ca-
suistica sentenze del TF 2C_923/2012 del 26 giugno 2013 consid. 4.3.2 e
2C_238/2012 del 30 luglio 2012 consid. 3.1), il termine di "pericolo grave"
dell'art. 67 cpv. 3 LStr presuppone l'esistenza di una "minaccia qualifica-
ta". Questo grado di gravità particolare, la cui applicazione resta l'ecce-
zione (FF 2009 8043, pag. 8058), deve essere esaminato in concreto,
sulla base degli atti di causa (cfr. MARC SPESCHA, Migrationsrecht-
Kommentar, 3 ed., ad art. 67 LEtr, n. 5 pag. 196; ANDREA BINDER OSER,
Bundesgesetz über die Ausländer/innen, ad art. 67 LEtr, n. 24 pag. 689 ).
Esso può infatti fondarsi sulla natura del bene giuridico in pericolo (ad e-
sempio: minaccia grave alla vita, l’integrità della persona, l’integrità ses-
suale o la salute pubblica), sulla natura dell'infrazione commessa, segna-
tamente compresa in una criminalità particolarmente grave con dimen-
sione transfrontaliera (atti di terrorismo, tratta di esseri umani, traffico di
droga e la criminalità organizzata), oppure sul numero delle infrazioni
commesse (recidiva), considerando al contempo una crescente gravità
delle infrazioni o l'assenza di una prognosi favorevole (sentenza del Tri-
bunale federale 2C_318/2012 del 22 febbraio 2013, consid. 6.2 e 6.3,
prevista per la pubblicazione).
5.3 Il divieto d'entrata non ha carattere penale bensì mira a lottare contro
le perturbazioni della sicurezza e dell'ordine pubblici; si tratta dunque di
una misura a carattere preventivo e non repressivo (cfr. Messaggio relati-
vo alla legge sugli stranieri dell'8 marzo 2002, FF 2002 pag. 3428). La si-
curezza e l’ordine pubblici nel senso dell'art. 67 LStr comprendono, tra i
beni giuridici da proteggere nel contesto della polizia, anche l'inviolabilità
dell'ordine giuridico obiettivo (cfr. Messaggio precitato, FF 2002 pag 3424;
cfr. anche RAINER J. SCHWEIZER / PATRICK SUTTER / NINA WIDMER, in: Rai-
ner J. Schweizer [ed.], Sicherheits- und Ordnungsrecht des Bundes,
SBVR Vol. III/1, Basilea 2008, Parte B cifra 13 con ulteriori riferimenti).
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Pagina 9
5.4 In particolare l'art. 80 cpv. 1 dell'OASA, sancisce che vi è violazione
della sicurezza e dell'ordine pubblici in caso di mancato rispetto di pre-
scrizioni di legge e di decisioni delle autorità (lett. a), in caso di mancato
adempimento temerario di doveri di diritto pubblico o privato (lett. b) o se
la persona interessata approva o incoraggia pubblicamente un crimine
contro la pace, un crimine di guerra, un crimine contro l'umanità o un atto
terroristico oppure fomenta l'odio contro parti della popolazione (lett. c). Vi
è esposizione della sicurezza e dell'ordine pubblici a pericolo, se sussi-
stono indizi concreti che il soggiorno in Svizzera dello straniero in que-
stione porti con notevole probabilità ad una violazione della sicurezza e
dell'ordine pubblici (art. 80 cpv. 2 OASA). In tal senso dovrà quindi essere
emessa una prognosi negativa a meno che i motivi che hanno condotto
l'interessato ad agire violando la sicurezza e l'ordine pubblici, non sussi-
stano più (cfr. MARC SPESCHA / HANSPETER THÜR / ANDREAS ZÜND / PETER
BOLZLI, Migrationsrecht, Zürich 2012, art. 67 LStr, cifra 3).
6.
6.1 A partire dal 12 dicembre 2008 sono entrati in vigore gli accordi ine-
renti alla normativa Schengen. Conformemente agli art. 94 cpv. 1 e 96
della Convenzione d'applicazione del 19 giugno 1990 dell'Accordo di
Schengen del 14 giugno 1985 relativo all'eliminazione graduale dei con-
trolli alle frontiere comuni (Convenzione di applicazione dell'Accordo di
Schengen [CAS], GU L 239 del 22 settembre 2000, pagg. 19-62) e all'art.
16 cpv. 2 e 4 della legge federale del 13 giugno 2008 sui sistemi d'infor-
mazione di polizia della Confederazione (LSIP, RS 361), i cittadini di Stati
non membri degli Accordi di associazione alla normativa di Schengen (e-
lencati nell'allegato 1 cifra LStr), i quali sono stati oggetto di un divieto
d'entrata vengono di principio segnalati ai fini della non ammissione nel
Sistema d'informazione Schengen ([SIS], cfr. anche art. 92 segg. CAS).
Una segnalazione nel SIS comporta di conseguenza il divieto d'entrata in
tutti gli stati membri dello spazio Schengen (cfr. art. 13 cpv. 1 del regola-
mento (CE) n. 562/2006 del parlamento europeo del consiglio del 15
marzo 2006 che istituisce un codice comunitario relativo al regime di at-
traversamento delle frontiere da parte delle persone [codice frontiere
Schengen, GU L105 del 13 aprile 2006, pagg. 1-32]). Per motivi umanitari
o obblighi di diritto internazionale gli Stati membri possono tuttavia au-
torizzare l'accesso ad una persona iscritta nel SIS (art. 13 cpv. 1 in re-
lazione con l'art. 5 cpv. 4 lett. c codice frontiere Schengen).
6.2 Il ricorrente non è cittadino di uno Stato membro dello spazio Schen-
gen, ragione per la quale la querelata decisione è stata iscritta nel SIS
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Pagina 10
(cfr. art. 96 CAS). La procedura di consultazione ai sensi dell'art. 25 CAS
prevede un parere preliminare della Parte contraente che ha effettuato la
segnalazione, qualora uno Stato membro decidesse di accordare un titolo
di soggiorno alla persona segnalata. Il titolo di soggiorno è accordato uni-
camente in presenza di seri motivi, in particolare umanitari o in ragione di
obblighi internazionali (cfr. sentenza del Tribunale amministrativo federale
C-4342/2010 del 9 maggio 2011, consid 3.2). Ai sensi dell'art. 67 cpv. 5
LStr è inoltre disciplinata la sospensione, temporanea o definitiva, del
provvedimento di allontanamento.
Nella presente fattispecie, la Confederazione Svizzera non è stata con-
sultata da nessun altro Stato membro e il ricorrente non possiede un titolo
di soggiorno in alcuna Parte contraente. È dunque a giusta ragione che
l'UFM ha provveduto alla segnalazione nel SIS.
7.
7.1 Dalle risultanze istruttorie emerge che A._ ha interessato le
autorità penali a più riprese e meglio:
- il 13 giugno 2003, ancora minorenne, è stato oggetto di un ammonimen-
to da parte del Ministero Pubblico del Cantone Ticino, per contravvenzio-
ne alla LStup;
- il 13 luglio 2005 è stato condannato con decreto di accusa, cresciuto in
giudicato, dal Ministero Pubblico del Cantone Ticino, per ripetuto furto, ri-
petuto danneggiamento e contravvenzione alla LStup, alla pena di 15
giorni di detenzione sospesa condizionalmente per un periodo di prova di
2 anni;
- il 1° settembre 2006, A._ è stato inoltre condannato dal Ministero
Pubblico del Cantone Zurigo a 21 giorni di detenzione sospesi con la
condizionale per 3 anni per grave infrazione alla LCStr.
- ben più grave la condanna emessa dalla Corte delle assise criminali,
che, con sentenza del 27 gennaio 2009, ha condannato l'interessato per
omicidio intenzionale e per contravvenzione alla LStup, alla pena detenti-
va di 10 anni da espiarsi. Essa è stata in seguito confermata dalla Corte
di cassazione e di revisione penale del Tribunale d'appello con sentenza
del 17 giugno 2009, cresciuta in giudicato il 10 luglio successivo.
7.2 Ciò detto, il Tribunale costata che il percorso criminoso dell'interessa-
to è iniziato sin da minorenne ed è culminato con i tristi fatti di Locarno.
C-3233/2011
Pagina 11
Dalla sentenza della Corte delle assise criminali emerge l'evidente perico-
lo che A._ rappresenta per la sicurezza e l'ordine pubblici. Scon-
certante è in particolare "l'assoluta assenza di motivi che hanno portato
l'accusato ad uccidere una persona che nemmeno conosceva e che non
gli aveva fatto proprio nulla: nemmeno gli aveva rivolto la parola" (senten-
za della Corte delle assise criminali, pag. 149). Grgic ha aggredito una
persona semplicemente perché amici l'avevano già aggredita, il tutto "in
una scorta di patto secondo il quale, se un amico picchia qualcuno anche
senza motivo, non si interviene a dissuadere l'amico, ma si infierisce sulla
vittima già aggredita" (ibidem). La gravità degli atti commessi è ancora
maggiore nella misura in cui il ricorrente ha mirato con precisione ad una
parte vitale della vittima, ormai indifesa e a terra. L'aggressione avvenuta
in quattro contro uno, è stata inoltre preceduta da esternazio-
ni, che sottolineano - se ancora ce ne fosse bisogno - il carattere di peri-
colo pubblico che rappresenta il ricorrente: infatti A._ ad inizio se-
rata rivolgendosi ad un amico disse: "Hai in mente, adesso vado giù e se
qualcuno mi rompe i coglioni lo ammazzo! Lo ammazzo!" (sentenza della
Corte delle assise criminali, pag. 45).
7.3 Il carattere aggressivo dell'interessato è stato sottolineato da più te-
stimoni apparsi nel quadro dell'inchiesta penale per omicidio. Inoltre la re-
lativa istruttoria ha determinato che A._ è stato coinvolto in altri
due precedenti episodi di violenza, e meglio al Carnevale di Maggia del
2007 e al Carnevale di Roveredo del 2008, ovvero una settimana prima
dei fatti di Locarno. Con riferimento al primo episodio, la Corte delle assi-
se criminali ha rilevato che, come nei fatti ben più gravi della settimana
successiva, A._ "è intervenuto in un alterco che non lo riguardava
e che ha messo le mani addosso a uno dei protagonisti" (sentenza della
Corte delle assise criminali, pag. 22).
7.4 La personalità egoista dell'interessato è inoltre emersa dal comporta-
mento mantenuto dello stesso dopo i fatti. Infatti, benché conscio delle
gravi conseguenze del suo agire, "si è preoccupato solo di se stesso, to-
gliendosi la maglia della Croazia per evitare di essere immediatamente ri-
conosciuto". Inoltre "nonostante fosse conscio che Tamagni non era più
cosciente, non si è preoccupato delle sue condizioni, ma ha continuato a
festeggiare il Carnevale prima a Locarno e poi, a Bellinzona" (sentenza
della Corte delle assise criminali, pag. 150).
7.5 Ne discende che il ricorrente ha violato a molteplici riprese l'ordine e
la sicurezza pubblici e dimostrato di rappresentare una concreta minac-
cia, sufficientemente grave, da legittimare l'adozione di una misura detta-
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Pagina 12
ta da motivi d'ordine pubblico. Ne discende che l'autorità di prime cure ha,
a giusto titolo, emesso un divieto d'entrata nei confronti di A._ con-
formemente all'art. 67 LStr.
8.
Essendo la decisione di divieto d'entrata confermata nel suo principio, re-
sta ora da stabilire se la durata della misura di allontanamento adottata
dall'UFM, prevista per un periodo indeterminato, rispetta il principio di
proporzionalità. In proposito il ricorrente, oltre che sottolineare la spropor-
zionalità di tale misura, ha evidenziato l'assenza di un interesse pubblico,
poiché assente ogni rischio di recidiva. Al contrario A._ ha sottoli-
neato che, allo stadio attuale, vi sarebbe addirittura una prognosi favore-
vole (cfr. ricorso pag. 9).
8.1 Ciò detto occorre esaminare, se la durata illimitata del provvedimento
amministrativo è stata fissata nel rispetto dell'esercizio del potere d'ap-
prezzamento, prestando particolare attenzione alle condizioni poste dalla
LStr e dalla relativa giurisprudenza (cfr. in merito considerando 5.2), co-
me pure al principio della proporzionalità. Sotto quest'ultimo aspetto è ne-
cessario procedere ad una corretta ponderazione degli interessi in causa:
quello pubblico della Svizzera al mantenimento del divieto d'entrata e
quello privato del ricorrente a potervi entrare. Rilevanti sono le particolari-
tà del comportamento illecito, la situazione personale della persona inte-
ressata e la rilevanza del bene giuridico minacciato o violato (cfr. HÄFELIN/
MÜLLER/ UHLMANN, op cit., cifra 613 segg.). In particolare è necessario
che il provvedimento appaia essenziale ed idoneo a raggiungere lo scopo
perseguito dalla misura amministrativa e che sussista un rapporto ragio-
nevole fra lo scopo perseguito e la restrizione alla libertà personale che
ne consegue (DTF 136 IV 97 consid. 5.2.2, DTF 135 I 176 consid. 8.1,
DTF 133 I 110 consid. 7.1 e giurisprudenza ivi citata). Di principio l'inte-
resse pubblico al mantenimento di provvedimenti amministrativi nel con-
testo della polizia degli stranieri è da considerarsi elevato.
8.2 Nella fattispecie il ricorrente si è reso protagonista di reati particolar-
mente gravi per l'ordine e la sicurezza pubblici e che riguardano beni giu-
ridici estremamente sensibili quali la salute pubblica e la vita umana. In-
fatti A._, alla luce delle precedenti infrazioni e dei fatti emersi
dall'istruttoria penale, ha dimostrato un'evidente propensione alla delin-
quenza culminata con un omicidio intenzionale. Ciò detto, il ricorrente,
contrariamente a quanto da egli affermato in merito all'assenza di un pe-
ricolo di recidiva, ha dimostrato più volte di avere un'attitudine criminale e
di rappresentare un pericolo per la sicurezza e l'ordine pubblici. Conside-
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rati i fatti qui esposti, e la comprovata energia criminale, non occorre di-
lungarsi maggiormente quanto alla presenza di una presunta prognosi fa-
vorevole (cfr. ricorso pag. 6 e 9); in particolare la documentazione versata
agli atti segnatamente il Rapporto dell'Ufficio del Patronato e il Piano d'e-
secuzione della sanzione penale (PES; doc. 14 e 16) non possono esse-
re considerati quale indizio di prognosi favorevole. A titolo abbondanziale
si rileva infine che durante la detenzione il ricorrente è stato pure ammo-
nito per detenzione di cannabis (cfr. doc. 14).
Quanto agli interessi privati, A._ ha evidenziato di considerarsi a
tutti gli effetti uno straniero di "seconda generazione", nella misura in cui
"è praticamente nato e cresciuto in Svizzera" (ricorso, pag. 7). In questo
contesto il divieto di entrata in esame gli precluderebbe o comunque gli
limiterebbe "in modo inaccettabile" i rapporti con gli affetti e con le amici-
zie che ha istaurato nel corso della vita e che continua a intrattenere in
carcere (ricorso , pag. 10). Orbene, la giurisprudenza ha già avuto modo
di indicare che per "straniero di seconda generazione" si intende un indi-
viduo che è nato ed ha sempre vissuto in Svizzera (cfr. sentenze TF
2C_38/2012 del 1° giugno 2012, 2C_323/2012 del 6 settembre 2012,
2C_923/2012 del 26 gennaio 2013). In concreto, il TF ha già avuto modo
di ritenere, nella sentenza del 23 marzo 2011, che A._ non può
essere considerato quale "straniero di seconda generazione" (cfr. senten-
za TF, pag. 5). Infine dall'istruttoria é emerso che il ricorrente, non nega di
sapere la lingua croata, di avere continuato ad intrattenere rapporti con i
connazionali e con persone che vivono nel suo Paese d'origine (sentenza
del Tribunale federale, pag. 7).
A fronte di quanto sopra menzionato e dopo attenta valutazione, il pre-
sente Tribunale considera che A._ rappresenti un "grave pericolo
per l'ordine e la sicurezza pubblici" giusta l'art. 67 cpv. 3 LStr, giustifican-
dosi pertanto il provvedimento di divieto d'entrata per una durata illimitata.
Inoltre il ricorrente, benché gli aspetti da lui sollevati non siano irrilevanti,
non ha dimostrato di avere un interesse privato preponderante rispetto a
quello pubblico di mantenere il provvedimento in esame.
8.3 Si osserva infine che, secondo una prassi costante dell'autorità com-
petente, per quanto concerne i provvedimenti amministrativi di durata in-
determinata, malgrado non sia stato fissato alcun limite temporale, ciò
non significa che la decisione esplichi i suoi effetti per una durata perenne
e immutabile bensì che allo stato attuale delle cose non è possibile de-
terminarne la durata precisa (cfr. sentenza del Tribunale federale
2C_36/2009 del 20 ottobre 2009 consid. 3.2 e giurisprudenza ivi citata).
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In proposito, il Tribunale ha definito le condizioni che uno straniero, contro
cui un divieto di entrata di durata indeterminata sul territorio svizzero è
stato pronunciato, deve ossequiare al fine di potere essere oggetto di un
riesame in ragione del tempo trascorso: ciò è il caso allorquando sono
trascorsi 10 anni dall'espiazione della ultima pena detentiva rispettiva-
mente dai delitti perpetrati e nel frattempo alcuna infrazione è stata com-
messa (cfr. DTAF 2008/24 consid. 6.2, e decisione TAF C-8636/2010,
consid. 6.3.1).
Nella misura in cui gli ultimi gravi fatti e l'ultima condanna ad una pena
detentiva risalgono al gennaio 2009 e il ricorrente si trova tutt'ora in car-
cere, la durata della misura disposta dall'autorità inferiore non può essere
fissata in modo preciso.
8.4 A fronte di quanto sopra menzionato appare giustificato il provvedi-
mento amministrativo che prevede un divieto d'entrata di durata indeter-
minata anche a fronte della giurisprudenza recente del Tribunale federale
(cfr. consid. 2).
9.
Nel ricorso in esame A._ ha inoltre indirettamente invocato la vio-
lazione dell'art. 8 CEDU sottolineando che la decisione dell'autorità di
prime cure inciderebbe "seriamente sui rapporti famigliari" nella misura in
cui: "nemmeno sarebbe possibile per la madre e la sorellina andare a tro-
var[lo] [...] con la frequenza necessaria a poter mantenere i rapporti" (ri-
corso, pag. 10). In particolare il ricorrente ha evidenziato che la madre in-
valida deve mantenere la famiglia con la propria rendita di invalidità e con
un contributo alimentare versato del padre pari a fr. 1'070.-.
9.1 L'art. 8 CEDU tutela la vita privata e familiare delle persone. Questa
disposizione non garantisce tuttavia il diritto ad entrare in un determinato
Stato (cfr. in questo senso segnatamente DTF 126 II 377 consid. 2b/cc;
125 II 633 consid. 3; ALAIN WURZBURGER, La jurisprudence récente du
Tribunal fédéral en matière de police des étrangers, Revue de droit admi-
nistratif et de droit fiscal, RDAT 1 1997 pag. 282). Quanto all'art. 13 cpv. 1
della Costituzione federale del 18 aprile 1999 (Cost., RS 101), che garan-
tisce il diritto alla vita privata e familiare, la protezione accordata corri-
sponde sostanzialmente a quella dell'art. 8 CEDU (cfr. DTF 129 II 215
consid. 4.2).
Affinché uno straniero possa prevalersi di tale disposizione, deve intratte-
nere una relazione stretta, effettiva ed intatta con una persona della sua
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famiglia a beneficio di un diritto di presenza duraturo in Svizzera. Protetti
dalla suddetta disposizione sono in particolare i rapporti tra i coniugi,
nonché quelli tra genitori e figli minorenni che vivono in comunione, sem-
preché una relazione effettiva ed intatta esista (cfr. sentenza del Tribunale
federale 2C_110/2009 del 7 aprile 2009 consid. 2.3 e giurisprudenza ivi
citata). Eccezionalmente sono presi in considerazione anche i rapporti tra
genitori e figli maggiorenni se vi è un particolare rapporto di dipendenza
fra loro (DTF 129 II 11 consid. 2). La protezione della vita familiare com-
prende sia le situazioni in cui si pone la questione della regolamentazione
di un diritto di presenza, rispettivamente di un diritto all'ottenimento di
un'autorizzazione di soggiorno per i membri della famiglia, sia le situazio-
ni che non hanno alcun rapporto con un diritto di presenza propriamente
detto (cfr. MARTIN BERTSCHI/THOMAS GÄCHTER, Der Anwesenheitsan-
spruch aufgrund der Garantie des Privats- und Familienlebens, in: Zen-
tralblatt für Staats- und Verwaltungsrecht/Gemeindeverwaltung, ZBl 2003,
pag. 241). La protezione della vita familiare si estende dunque a diversi
aspetti della stessa. In altri termini, la concretizzazione dell'art. 8 CEDU
nel diritto degli stranieri, non si limita alla riconoscenza di un diritto di pre-
senza o alla protezione contro una misura di allontanamento, ma può an-
che implicare la garanzia di un diritto d'entrata e di presenza temporaneo
nello Stato membro (PHILIP GRANT, La protezione della vita familiare e
della vita privata nel diritto degli stranieri, Basilea/Ginevra/Monaco 2000,
pag. 293 e 321).
Nella fattispecie occorre ancora rilevare che il diritto derivante dall'art. 8
CEDU va di principio fatto valere nel quadro di una procedura di rilascio
di un permesso di soggiorno duraturo. In proposito il CdS, esprimendosi
sul ricorso dell'interessato, aveva osservato che una ponderazione degli
interessi in gioco permetteva di ritenere proporzionato il provvedimento
adottato dall'autorità inferiore (revoca del permesso) anche sotto il profilo
dell'art. 8 CEDU, indicando in particolare che il diritto fondato sull'art. 8
cpv. 1 CEDU potrebbe essere limitato dall'art. 8 cpv. 2 CEDU (sentenza
del CdS, pag. 7).
9.2 Nel caso in esame, occorre ancora esaminare se la misura ammini-
strativa di divieto d'entrata, emessa dall'UFM il 26 aprile 2011, viola l'art. 8
CEDU.
9.2.1 In concreto per quanto riguarda il rapporto con la madre e i fratelli,
va osservato che l'art. 8 CEDU non trova applicazione nella misura in cui
il ricorrente non è più minorenne. Inoltre gli estremi per un'applicazione
eccezionale della disposizione legale non sono adempiuti nella misura in
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cui dall'istruttoria non è emerso un particolare rapporto di dipendenza tra
il ricorrente e la madre, e men che meno con il padre le cui relazioni sono
interrotte da tempo.
9.2.2 Il ricorrente ha inoltre evidenziato che il divieto di entrata dell'UFM
sarebbe contrario ai considerandi della sentenza del TF del 23 marzo
2011, nella misura in cui i giudici federali hanno rilevato che i rapporti in-
trattenuti con la cerchia di famigliari potevano proseguire "nell'ambito di
visite reciproche". Nella specie il TAF sottolinea che i rapporti famigliari
potranno sempre essere mantenuti segnatamente telefonicamente, con
video chiamate e con scambio di scritti. Sebbene A._ non potrà
rendere visita ai famigliari in Svizzera resta immutata la facoltà di questi
ultimi di rendere visita allo stesso in Croazia. Va infine ricordato che, giu-
sta l'art. 67 cpv. 5 LStr, il ricorrente avrà la facoltà di postulare la sospen-
sione - definitiva o temporanea - del divieto d'entrata segnatamente per
motivi gravi.
9.2.3 In ogni caso, anche se fossero adempiute le condizioni d'applica-
zione dell'art. 8 cifra 1 CEDU va rilevato che l'art. 8 cifra 2 CEDU permet-
te all'autorità di limitare il diritto al rispetto della vita privata e familiare,
qualora sia necessario segnatamente per motivi di interesse pubblico, ciò
che nella fattispecie è il caso in ragione delle varie condanne subite e in
particolare in ragione della condanna per omicidio intenzionale del 27
gennaio 2009 della Corte delle assisi criminali confermata dalla Corte di
cassazione e di revisione penale del Tribunale d'appello. In questo conte-
sto, la ponderazione degli interessi richiesta nell'ambito dell'applicazione
dell'art. 8 cifra 2 CEDU, siccome del tutto analoga a quella prevista
dall'art. 96 LStr (DTF 135 I 143 consid. 2.1 pag. 147; sentenze
2C_329/2012 del 29 giugno 2012 consid. 3.1 e 2C_655/2011 del 7 feb-
braio 2012 consid. 10.2), è la medesima già operata in precedenza e alla
quale si rimanda (precedente consid. 8).
9.3 A fronte di quanto sopra, A._ non può fondare alcun diritto de-
rivante dall'art. 8 CEDU e la decisione dell'UFM appare corretta anche al-
la luce di questa disposizione legale.
10.
A._ ha infine rilevato che la misura dell'UFM non può esplicare ef-
fetti, e dunque deve essere annullata, in quanto egli si trova, per l'espia-
zione della pena, su territorio svizzero. In proposito, come ha già avuto
modo di osservare il TF (cfr. DTF 137 II 233 consid. 5), il Tribunale rileva
che la stessa avrà un concreto effetto alla scarcerazione del ricorrente
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per cui appare legittima la sua emanazione in anticipo, considerato inoltre
che egli da tale momento non beneficerà più di alcun diritto di soggiorno
in Svizzera.
11.
Quanto alla richiesta di sospensione dell'effetto sospensivo non si com-
prende la necessità visto che come affermato dal patrocinatore stesso,
A._ è attualmente su territorio svizzero e la decisione dell'autorità
di prime cure non ha al momento attuale un concreto effetto.
12.
In queste circostanze, il Tribunale constata che il divieto d'entrata di dura-
ta indeterminata pronunciato dall'UFM è fondato. Ne discende che l'auto-
rità di prime cure, con la decisione del 26 aprile 2011, non ha violato il di-
ritto federale, né abusato del suo potere d'apprezzamento; inoltre l'UFM
non ha accertato in modo inesatto o incompleto i fatti giuridicamente rile-
vanti ed inoltre la decisione non è inadeguata (art. 49 PA). Il ricorso deve
dunque essere respinto.
13.
Visto l'esito della procedura, le spese processuali vengono poste a carico
del ricorrente (art. 63 cpv. 1 PA in relazione con gli art. 1 a 3 del regola-
mento del 21 febbraio 2008 sulle tasse e sulle spese ripetibili nelle cause
dinanzi al Tribunale amministrativo federale [TS-TAF, RS 173.320.2]).
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