Decision ID: 2f49f967-1da9-5137-9565-c3231478c121
Year: 2021
Language: it
Court: TI_TCAS
Chamber: TI_TCAS_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: social_law

ritenuto
in fatto
1.1 Una prima domanda di prestazioni presentata nel giugno 2001 da RI 1, nato nel 1970, da ultimo attivo come operaio pulitore, è stata accolta mediante decisione del 13 novembre 2003 dall’Ufficio AI, il quale gli ha riconosciuto una rendita intera d’invalidità dal 1. gennaio 2002 dopo esecuzione di una perizia reumatologia da parte del dr. _. La prestazione è stata confermata, dopo revisione e dopo nuova valutazione del medesimo reumatologo, mediante provvedimento del 5 novembre 2007 e, quindi, nuovamente con comunicazione del 27 dicembre 2010 in esito ad una nuova revisione predisposta nel novembre 2010.
Nel maggio 2015 è stata avviata una nuova revisione, nel corso della quale è stata eseguita una perizia a cura del dr. _, reumatologo, alla luce delle cui conclusioni l’Ufficio AI, mediante decisione del 20 novembre 2017, ammesso un miglioramento delle condizioni dell’assicurato, almeno in attività leggere adeguate, dal settembre 2007 (abilità lavorativa completa, con grado d’invalidità dello 0%) e un nuovo peggioramento dal giugno 2016 (abilità del 50% con grado d’invalidità del 27%), ha soppresso la prestazione a far tempo dal 31 dicembre 2017 (doc. AI pag. 458).
Nel giugno 2018 l’assicurato, lamentando un peggioramento delle sue condizioni, ha chiesto il ripristino delle prestazioni. La richiesta è stata evasa mediante una decisione di non entrata nel merito del 30 agosto 2018 (doc. AI pag. 486).
Una nuova domanda di prestazioni è stata presentata nel dicembre 2018. Mediante decisione del 1. luglio 2019 l’Ufficio AI, ammesso un peggioramento solo temporaneo (inabilità completa nel periodo dal febbraio al novembre 2018), ha respinto la richiesta di prestazioni (doc. AI pag. 565).
1.2 Nel dicembre 2019 l’assicurato ha presentato una nuova domanda di prestazioni, corredata da un rapporto di degenza dal 23 settembre al 23 ottobre 2019 presso l’ospedale _ per problematiche psichiatriche, e chiedendo una rivalutazione del caso. Effettuati i necessari accertamenti, comprendenti anche una perizia psichiatrica a cura del dr. _, con decisione del 27 maggio 2021, confermativa di un progetto del 19 aprile precedente, l’Ufficio AI ha rifiutato il diritto a prestazioni. Secondo l’amministrazione la documentazione acquisita agli atti aveva permesso di oggettivare dal 23 settembre 2019 un peggioramento che gli aveva causato un’inabilità lavorativa del 100% in ogni attività, con ripresa, dal 24 ottobre 2019, di un’abilità del 50% nell’attività abituale, e del 70% in attività adeguate, con un conseguente grado di invalidità del 21%, comunque insufficiente per la concessione di una rendita (doc. AI 66).
1.3 Con ricorso al TCA l'assicurato, rappresentato da RA 1, contesta le conclusioni dell’amministrazione in merito alla capacità lavorativa medico teorica, sottolineando le sue precarie condizioni di salute e chiedendo una rivalutazione mediante una valutazione pluridisciplinare.
1.4 Con risposta di causa del 17 agosto 2021 l’Ufficio AI ha chiesto la reiezione del gravame, confermando la valutazione medica ed economica posta alla base del provvedimento impugnato, sulla base dell’allegata annotazione del SMR.
considerato

in diritto
in ordine
2.1 La presente vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico ai sensi dell'articolo 49 cpv. 2 LOG (STF 9C_699/2014 del 31 agosto 2015; 8C_855/2010 dell’11 luglio 2011; 9C_211/2010 del 18 febbraio 2011).
nel merito
2.2 Oggetto del contendere è sapere se la nuova richiesta di prestazioni presentata nel dicembre 2019 dall’assicurato, già beneficiario di una rendita intera d’invalidità dal 1. gennaio 2002 sino alla soppressione con effetto dal 31 dicembre 2017 (cfr. consid. 1.1), debba venir accolta.
2.3 Secondo l’art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con gli art. 7 e 8 della LPGA, con invalidità s’intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata, cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio. Gli elementi fondamentali dell'invalidità, secondo la surriferita definizione, sono quindi un danno alla salute fisica o psichica conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio, e la conseguente incapacità di guadagno. Occorre quindi che il danno alla salute abbia cagionato una diminuzione della capacità di guadagno, perché il caso possa essere sottoposto all'assicurazione per l'invalidità (
Duc, L’assurance invalidité, in: Meyer (Hrsg.), Schweizerisches
Bundesverwaltungsrecht, Band XIV, Soziale Sicherheit, 2a ed., 2007, pag. 1411, n. 46). Secondo l'art. 28 cpv. 2 LAI gli assicurati hanno diritto ad una rendita intera se sono invalidi almeno al 70%, a tre quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono invalidi almeno al 40%. Ai sensi dell'art. 16 LPGA il grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto fra il reddito del lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo l'insorgenza dell'invalidità e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione, nell'esercizio di un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in condizioni normali di mercato del lavoro (reddito da invalido) e il reddito del lavoro che egli avrebbe potuto conseguire se non fosse diventato invalido (reddito da valido). Il grado d'invalidità dell'assicurato deve quindi essere determinato dal raffronto del reddito che egli ancora può conseguire nonostante la sua invalidità con quello che avrebbe potuto guadagnare in assenza delle affezioni di cui è portatore (Duc, op. cit., pag. 1476, n. 213 e la giurisprudenza citata alla nota a pié pagina n. 264). Si confronta perciò il reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non fosse divenuto invalido con quello ch'egli può tuttora realizzare, benché invalido, sfruttando la residua capacità lavorativa in attività da lui ragionevolmente esigibili in condizioni normali del mercato del lavoro, previa adozione di eventuali provvedimenti integrativi (metodo generale del raffronto dei redditi; DTF 128 V 30, 104 V 136; Pratique VSI 2000 pag. 84)
.
Al proposito va precisato che, secondo la giurisprudenza del Tribunale federale, per il raffronto dei redditi sono determinanti le circostanze esistenti al momento dell'(eventuale) inizio del diritto alla rendita ed i redditi da valido e da invalido devono però essere rilevati sulla medesima base temporale e la valutazione deve tenere conto di eventuali modifiche dei redditi di paragone intervenute fino alla resa della decisione (rispettivamente, in regime di LPGA, decisione su opposizione) e suscettibili di incidere sul diritto alla rendita (DTF 129 V 222; STF I 600/01 del 26 giugno 2003, consid. 3.1; STFA I 475/01 del 13 giugno 2003, consid. 4.1).
2.4 Un danno alla salute psichica può portare ad un’invalidità se esso è di gravità tale da non poter praticamente esigere dall'assicurato di valersi della sua capacità lavorativa sul mercato del lavoro (DTF 127 V 298 consid. 4c).
Al riguardo l'Alta Corte ha sottolineato che:
"
(...) Tra i danni alla salute psichica, i quali come i danni fisici, possono determinare un'invalidità ai sensi dell'art. 4 cpv. 1 LAI, devono essere annoverati - oltre alle malattie mentali propriamente dette - le anomalie psichiche parificabili a malattia.
Non sono considerati effetti di uno stato psichico morboso, e dunque non costituiscono turbe a carico dell'assicurazione per l'invalidità le limitazioni della capacità di guadagno cui l'assicurato potrebbe ovviare dando prova di buona volontà; la misura di quanto è ragionevolmente esigibile dev'essere apprezzata nel modo più oggettivo possibile. Bisogna dunque stabilire se, e in quale misura al caso, un assicurato può, nonostante il danno alla salute mentale, esercitare un'attività lucrativa che il mercato del lavoro gli offre, tenuto conto delle sue attitudini. In quest'ambito il punto è quello di sapere quale attività si può da lui ragionevolmente esigere. Ai fini di stabilire l'esistenza di un'incapacità di guadagno causata da un danno alla salute psichica non è quindi decisivo accertare se l'assicurato eserciti o meno un'attività lucrativa insufficiente; di maggior rilievo è piuttosto domandarsi se si debba ammettere che l'utilizzazione della capacità lavorativa non può in pratica più essere da lui pretesa oppure che essa sarebbe persino insopportabile per la società (DTF 102 V 166; VSI 2001 pag. 224 consid. 2b e sentenze ivi citate; cfr. anche DTF 127 V 298 consid. 4c in fine). (...)" (STF I 166/03 del 30 giugno 2004, consid. 3.2)
In particolare, secondo la giurisprudenza del TF, un disturbo somatoforme da dolore persistente non è di regola atto, in quanto tale, a determinare una limitazione di lunga durata della capacità lavorativa suscettiva di cagionare un'invalidità ai sensi dell'art. 4 cpv. 1 LAI. A determinate condizioni tale disturbo può causare un’incapacità lavorativa e spetta comunque allo specialista psichiatrico nell'ambito di una classificazione riconosciuta pronunciarsi sulla gravità dell'affezione, rispettivamente sull’esigibilità della ripresa lavorativa da parte dell’assicurato.
Nella DTF 130 V 352 (confermata in DTF 136 V 281 consid. 3.2.1 e 131 V 49 e nelle STF 9_C 830/2007 del 29 luglio 2008 e 9C_959/2009, 9C_995/2009 del 19 febbraio 2010), l’Alta Corte ha precisato che un’inesigibilità presuppone in ogni caso la presenza manifesta di una morbosità psichiatrica di notevole gravità, intensità e durata oppure la presenza costante e intensa di altri criteri. Tali criteri sono (1) l'esistenza di concomitanti affezioni organiche croniche accompagnate da un decorso patologico pluriennale con sintomi stabili o in evoluzione senza remissione duratura, (2) la perdita d'integrazione sociale in tutti gli ambiti della vita, (3) uno stato psichico consolidato, senza possibilità di evoluzione sul piano terapeutico, indicante simultaneamente l’insuccesso e la liberazione dal processo risolutivo del conflitto psichico (profitto primario tratto dalla malattia; "primärer Krankheitsgewinn") ed, infine, (4) l'insuccesso di trattamenti ambulatoriali o stazionari conformi alle regole dell'arte nonché di provvedimenti riabilitativi a dispetto degli sforzi profusi dalla persona assicurata (DTF 130 V 354 consid. 2.2.3; STFA inedita 28 maggio 2004 in re B, I 702/03 consid. 5 e del 21 aprile 2004 in re P., I 870/02, consid.
3.3.2; Pratique VSI 2000 p. 155 consid. 2c; Meyer-Blaser, Der Rechtsbegriff der Arbeitsunfähigkeit und seine Bedeutung in der Sozialversicherung, namentlich für den Einkommensvergleich in der Invaliditätsbemessung, in: Schaffhauser / Schlauri [editori], Schmerz und Arbeitsunfähigkeit, San Gallo 2003, p. 76 segg. e 80 segg.).
L’Alta Corte, nella DTF 131 V 49, dopo avere confermato che l'esame dell'effetto invalidante di un disturbo da dolore somatoforme richiede una verifica completa della situazione sulla base dei criteri summenzionati, ha aggiunto che si devono considerare anche gli elementi a sostegno della non sussistenza dell'obbligo di prestazione sull'assicurazione per l'invalidità. Pertanto, se le limitazioni nell'esercizio di un'attività risultano da un'esagerazione dei sintomi o simili, di regola non sussiste un danno alla salute che dà diritto a prestazioni dell'assicurazione. Questa situazione è data quando: vi è una notevole discrepanza tra i dolori descritti e il comportamento osservato/l'anamnesi; l'assicurato afferma di essere afflitto da dolori intensi, ma li caratterizza in modo vago; l'assicurato non fa richiesta di cure mediche o terapie; i lamenti dell'assicurato sembrano ostentati e quindi poco credibili al perito; l'assicurato sostiene di subire gravi limitazioni nella vita quotidiana, nonostante il contesto psicosociale sia pressoché intatto (v. Kopp/Willi/Klipstein, Im Graubereich zwischen Körper, Psyche und sozialen Schwierigkeiten, in: Schweizerische Medizinische Wochenschrift 1997, p. 1434, con riferimento ad uno studio approfondito di Winchkler e Foerster).
Questa giurisprudenza è stata estesa anche al caso della fibromialgia (STFA I 873/05 del 19 maggio 2006) e, nella DTF 137 V 64, oltre ad estenderla anche all’ipersonnia (sonnolenza diurna), patologia che rientra nel quadro dei disturbi privi di sostrato organico oggettivabile non chiari dal profilo patogenetico ed eziologico, l’Alta si è così espressa:
"
(...)
4.2 Diese im Bereich der somatoformen Schmerzstörungen entwickelten Grundsätze werden rechtsprechungsgemäss bei der Würdigung des invalidisierenden Charakters von Fibromyalgien (BGE 132 V 65 E. 4 S. 70), dissoziativen Sensibilitäts- und Empfindungsstörungen (SVR 2007 IV Nr. 45 S. 150, I 9/07 E. 4 am Ende), Chronic Fatigue Syndrome (CFS; chronisches Müdigkeitssyndrom) und Neurassthenie (Urteile 9C_662/2009 vom 17. August 2010 E. 2.3, 9C_98/2010 vom 28. April 2010 E. 2.2.2 und I 70/07 vom 14. April 2008 E. 5) sowie bei dissoziativen Bewegungsstörungen (Urteil 9C_903/2007 vom 30. April 2008 E. 3.4) analog angewendet. Ferner entschied das Bundesgericht in BGE 136 V 279, dass sich ebenfalls sinngemäss nach der in E. 4.1 hievor dargelegten Rechtsprechung beurteilt, ob eine spezifische un unfalladäquate HWS-Verletzung (Schleudertrauma) ohne organisch nachweisbare Funktionsausfälle invalidisierend wirkt.
(...)" (DTF 137 V 64, consid. 4.2, pag. 68)
Va qui evidenziato che il TF, nella STF 9C_492/2014 del 3 giugno 2015 pubblicata in DTF 141 V 281, ha modificato la propria giurisprudenza relativa alle affezioni psicosomatiche, compresi i disturbi somatoformi dolorosi (cfr. comunicato stampa del 17 giugno 2015, in: www.bger.ch) stabilendo in sostanza che la capacità di lavoro deve essere valutata nell’ambito di una procedura in cui i fatti sono stabiliti in maniera strutturata, alla luce delle circostanze del caso particolare e senza risultati predefiniti. L’Alta Corte ha in particolare stabilito che la presunzione secondo cui questi disturbi possono generalmente essere sormontati con uno sforzo di volontà ragionevolmente esigibile è stata abbandonata. In una sentenza del 30 novembre 2017 pubblicata in DTF 143 V 409, il Tribunale federale è giunto alla conclusione che la nuova procedura illustrata nella DTF 141 V 281 deve ora essere applicata all’esame di tutti i casi nei quali è richiesta una rendita AI in presenza di disturbi psichici, in particolare anche nell’eventualità di depressioni da lievi fino a medio-gravi
(cfr. comunicato stampa del 14 dicembre 2017, in: www.bger.ch)
. Alla luce di questa nuova prassi, dunque, per tutte le malattie psichiche, comprese le depressioni da lievi fino a medio-gravi, occorrerà applicare una procedura probatoria fondata su indicatori. Ciò comporta, in particolare, la modifica della precedente giurisprudenza del TF per la quale le depressioni da lievi fino a medio-gravi erano ritenute invalidanti solo nel caso in cui fosse stata dimostrata una “resistenza alle terapie”, ponendo ora quale questione decisiva, per tutte le affezioni psichiche, quella di sapere se la persona interessata riesca a presentare, sulla base di un metro di valutazione oggettivo, la prova di un’inabilità lavorativa invalidante.
Infine, val la pena ancora precisare che per la giurisprudenza affinché un esame medico in ambito psichiatrico sia ritenuto affidabile, esso deve adempiere diverse condizioni (cfr. DTF 127 V 294). L’esperto deve innanzitutto porre una diagnosi secondo una classificazione riconosciuta e pronunciarsi sulla gravità dell'affezione. Il perito deve anche valutare l'esigibilità della ripresa di un'attività lucrativa da parte dell'assicurato. Tale prognosi deve tener conto di diversi criteri, quali il carattere premorboso, l'affezione psichica e quelle organiche croniche, la perdita d'integrazione sociale, un eventuale profitto tratto dalla malattia, il carattere cronico della malattia, la durata pluriennale della stessa con sintomi stabili o in evoluzione e l'impossibilità di ricorrere a trattamenti medici secondo la regola d'arte. La prognosi sfavorevole deve essere fatta in base all’insieme dei succitati criteri. Inoltre, l'esperto deve esprimersi sull'aspetto psicosociale della persona esaminata. Del resto, un rifiuto di una rendita deve ugualmente basarsi su diversi criteri, tra i quali le divergenze tra i dolori descritti e quelli osservati, le allegazioni sull'intensità dei dolori la cui descrizione rimane sul vago, l'assenza di una richiesta di cura, le evidenti divergenze tra le informazioni fornite dal paziente e quelle risultanti dall'anamnesi, il fatto che le lamentele molto dimostrative lascino l'esperto insensibile, come pure le allegazioni di grandi handicap nonostante un ambiente psicosociale intatto (STCA 32.1999.124 del 27 settembre 2001).
2.5
Se il grado d'invalidità del beneficiario della rendita subisce una modifica, che incide in modo rilevante sul diritto alla rendita, questa sarà, per il futuro, aumentata o ridotta proporzionalmente o soppressa, d’ufficio o su richiesta (art. 17 cpv. 1 LPGA). Qualsiasi cambiamento importante delle circostanze suscettibile di incidere sul grado d’invalidità e, quindi, sul diritto alla rendita, può fondare una revisione giusta l’art. 17 LPGA.
La rendita può essere oggetto di revisione non soltanto nel caso di una modifica sensibile dello stato di salute, ma anche qualora le conseguenze dello stesso sulla capacità di guadagno, pur essendo esso stato rimasto immutato, abbiano subito una modificazione notevole (DTF 130 V 349 consid. 3.5, 113 V 275 consid. 1a; vedi pure DTF 112 V 372 consid. 2b e 390 consid. 1b). Una semplice valutazione diversa delle circostanze di fatto, che sono rimaste sostanzialmente invariate, non giustifica comunque una revisione ai sensi dell’art. 17 LPGA (DTF 112 V 372 consid. 2b e 390 consid. 1b).
Per stabilire in una situazione concreta se vi sia motivo di revisione, da un punto di vista temporale vanno in particolare paragonati i fatti esistenti al momento della decisione formale iniziale con quelli esistenti nell’istante della pronuncia della nuova decisione (DTF 130 V 351 consid. 3.5.2 e 133 V 108). Da questo punto di vista un provvedimento che si limita a confermare una prima decisione di rendita non è rilevante (DTF 125 V 369, 109 V 262, 105 V 30).
Se la capacità al guadagno dell'assicurato migliora, v'è motivo di ammettere che il cambiamento determinante sopprime, all'occorrenza, tutto o parte del diritto a prestazioni dal momento in cui si può supporre che il miglioramento costatato perduri. Lo si deve in ogni caso tenere in considerazione allorché è durato tre mesi, senza interruzione notevole, e che presumibilmente continuerà a durare (art. 88 a cpv. 1 OAI). Analogamente, in caso di aggravamento dell'incapacità al guadagno, occorre tener conto del cambiamento determinante il diritto a prestazioni, non appena esso perdura da tre mesi senza interruzione notevole (art. 88 a cpv. 2 OAI). Queste norme sono applicabili non soltanto in caso di revisione della rendita, ma anche di assegnazione con effetto retroattivo di una prestazione limitata nel tempo (STFA 29 maggio 1991 nella causa St.; RCC 1984 pag. 137).
Circa gli effetti della modificazione di un diritto ad una rendita d’invalidità (o ad un assegno per grandi invalidi), l’art. 88bis cpv. 2 lett. a OAI stabilisce che la riduzione o la soppressione della rendita o dell’assegno per grandi invalidi è messa in atto il più presto, il primo giorno del secondo mese che segue la notifica della decisione.
L’art. 88bis cpv. 2 lett. b OAI prevede che la riduzione o la soppressione della rendita o dell’assegno per grandi invalidi è messa in atto retroattivamente dalla data in cui avvenne la modificazione determinante se l’erogazione illecita è causa dell’ottenimento indebito di una prestazione per l’assicurato o se quest’ultimo ha violato l’obbligo di informare, impostogli ragionevolmente dall’articolo 77 OAI.
Va ancora rilevato che con sentenza 8C_237/2014 del 21 gennaio 2015 pubblicata in DTF 141 V 9 e SVR 4/5 2015, IV Nr. 21, pag. 62, il Tribunale federale ha stabilito che
se i fatti determinanti per il diritto alla rendita si sono modificati a tal punto da lasciar apparire una notevole modificazione dello stato di salute da giustificare una revisione, il grado d'invalidità deve essere stabilito nuovamente sulla base di fatti accertati in maniera corretta e completa, senza rinvii a precedenti valutazioni dell'invalidità (DTF 117 V 198 consid. 4b pag. 200; STF 9C_378/2014 del 21 ottobre 2014 consid. 4.2 e 9C_226/2013 del 4 settembre 2013). Per questa ragione, nel quadro di una nuova valutazione dello stato di salute e della capacità di lavoro, un trauma alla spalla aggiuntivo al quadro clinico esistente non osta alla soppressione di una rendita (consid. 5 e 6).
Nella STF 9C_158/2012 del 5 aprile 2013 il Tribunale federale ha rammentato che una riduzione o soppressione può essere adottata quando le circostanze di fatto (di natura valetudinaria e/o economica) rilevanti per il diritto alla rendita si sono modificate in maniera considerevole (cfr. DTF 130 V 343 consid. 3.5 pag. 349 con riferimenti). Secondo il principio dell’onere probatorio materiale, la situazione giuridica precedente deve permanere se una modifica rilevante della fattispecie non è dimostrabile con il grado di verosimiglianza preponderante (STF 9C_158/2012 del 5 aprile 2013 e 9C_418/2010, consid. 3.1; SVR 2012 IV n. 18 pag. 181; cfr. anche la STF 9C_32/2012 del 23 gennaio 2013, consid. 2).
2.6 Va ancora rilevato che con STF 8C_237/2014 del 21 gennaio 2015 pubblicata in DTF 141 V 9 e SVR 4/5 2015, IV Nr. 21, pag. 62, il Tribunale federale ha stabilito che
se i fatti determinanti per il diritto alla rendita si sono modificati a tal punto da lasciar apparire una notevole modificazione dello stato di salute da giustificare una revisione, il grado d'invalidità deve essere stabilito nuovamente sulla base di fatti accertati in maniera corretta e completa, senza rinvii a precedenti valutazioni dell'invalidità (DTF 117 V 198 consid. 4b pag. 200; STF 9C_378/2014 del 21 ottobre 2014 consid. 4.2; 9C_226/2013 del 4 settembre 2013). Per questa ragione, nel quadro di una nuova valutazione dello stato di salute e della capacità di lavoro, un trauma alla spalla aggiuntivo al quadro clinico esistente non osta alla soppressione di una rendita (consid. 5 e 6).
Nella STF 9C_158/2012 del 5 aprile 2013 è stato rammentato che una riduzione o soppressione può essere adottata quando le circostanze di fatto (di natura valetudinaria e/o economica) rilevanti per il diritto alla rendita si sono modificate in maniera considerevole (cfr. DTF 130 V 343 consid. 3.5 pag. 349 con riferimenti). Secondo il principio dell’onere probatorio materiale, la situazione giuridica precedente deve permanere se una modifica rilevante della fattispecie non è dimostrabile con il grado di verosimiglianza preponderante (STF 9C_158/2012 del 5 aprile 2013; SVR 2012 IV n. 18 pag. 181, 9C_418/2010, consid. 3.1; cfr. anche STF 9C_32/2012 del 23 gennaio 2013, consid. 2).
2.7 Per costante giurisprudenza (cfr. sentenza 9C_13/2007 del 31 marzo 2008), al fine di poter graduare l'invalidità, all'amministrazione (o al giudice in caso di ricorso) è necessario disporre di documenti che devono essere rassegnati dal medico o eventualmente da altri specialisti, il compito del medico consistendo nel porre un giudizio sullo stato di salute, nell'indicare in quale misura e in quali attività l'assicurato è incapace al lavoro come pure nel fornire un importante elemento di giudizio per determinare quali lavori siano ancora ragionevolmente esigibili dall'assicurato (
DTF 125 V 261
consid.
4;
115 V 134
consid. 2;
114 V 314
consid. 3c;
105 V 158
consid.
1). Spetta in seguito al consulente professionale, avuto riguardo alle indicazioni sanitarie, valutare quali attività professionali siano concretamente ipotizzabili (Meyer-Blaser, Rechtsprechung des Bundesgerichts zum IVG, pag. 228 seg.).
Quanto alla valenza probante di un rapporto medico, determinante è che i punti litigiosi importanti siano stati oggetto di uno studio approfondito, che il rapporto si fondi su esami completi, che consideri parimenti le censure espresse dal paziente, che sia stato approntato in piena conoscenza dell'incarto (anamnesi), che la descrizione del contesto medico sia chiara e che le conclusioni del perito siano ben motivate. Determinante quindi per stabilire se un rapporto medico ha valore di prova non è né l'origine del mezzo di prova, né la denominazione, ad esempio quale perizia o rapporto (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; STFA I 462/05 del 25 aprile 2007; U 329/01 e U 330/01 del 25 febbraio 2003; DTF 125 V 352 consid. 3a; 122 V 160 consid. 1c; Meyer-Blaser,
Die Rechtspflege in der Sozialversicherung, BJM 1989 pag. 31; Pratique VSI 3/1997 pag. 123)
, bensì il suo contenuto (DTF 122 V 160 in fine).
A proposito delle perizie mediche esterne (art. 44 LPGA) eseguite nell'ambito della procedura amministrativa, il TF ha stabilito che, nell'ipotesi in cui sono state eseguite da medici specializzati riconosciuti, hanno forza probatoria piena se giungono a conclusioni logiche e sono state realizzate sulla base di accertamenti approfonditi, fintanto che indizi concreti non inducono a ritenerle inaffidabili (DTF 123 V 176; 122 V 161, 104 V 212; SVR 1998 IV Nr. 1 pag. 2; SZS 1988 pagg. 329 e 332; ZAK 1986 pag. 189).
Nella DTF 125 V 351 (= SVR 2000 UV Nr. 10 pag. 33 segg.), la Corte federale ha ribadito che ai rapporti allestiti da medici alle dipendenze di un'assicurazione deve essere riconosciuto pieno valore probante, a condizione che essi si rivelino essere concludenti, compiutamente motivati, di per sé scevri di contraddizioni e, infine, non devono sussistere degli indizi che facciano dubitare della loro attendibilità. Il solo fatto che il medico consultato si trovi in un rapporto di dipendenza con l'assicuratore
non
permette già di metterne in dubbio l'oggettività e l'imparzialità. Devono piuttosto esistere delle particolari circostanze che permettano di ritenere come oggettivamente fondati i sospetti circa la parzialità dell'apprezzamento. Lo stesso vale per le perizie fatte esperire da medici esterni (DTF 104 V 31; RAMI 1993 pag. 95).
Nella DTF 137 V 210 il TF ha concluso che l'acquisizione delle basi mediche per poter emettere una decisione attraverso perizie effettuate da istituti esterni come i SAM nell'assicurazione invalidità svizzera, come pure il loro utilizzo nelle procedure giudiziarie, è di per sé conforme alla Costituzione e alla Convenzione europea (consid. 2.1-2.3). Contestualmente la nostra Massima Istanza ha inoltre ritenuto necessario adottare dei correttivi tanto a livello amministrativo (assegnazione a caso dei mandati; differenze minime delle tariffe della perizia; miglioramento e uniformizzazione dei criteri di qualità e di controllo e rafforzamento dei diritti di partecipazione; consid. dal 3.2 al 3.3, 3.4.2.6 e 3.4.2.9) quanto a livello dell’autorità giudiziaria (in caso di accertata necessità di ulteriori chiarimenti, il Tribunale cantonale o il Tribunale federale amministrativo devono per principio essi stessi ordinare una perizia medica i cui costi sono posti a carico dell'assicurazione invalidità; consid. 4.4.1.3, 4.4.1.4 e 4.4.2).
Se vi sono dei rapporti medici contraddittori, il giudice non può evadere la procedura senza valutare l'intero materiale e indicare i motivi per cui egli si fonda su un rapporto piuttosto che su un altro (STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008).
Va poi evidenziato
che in ragione della diversità dell'incarico assunto (a scopo di trattamento anziché di perizia), in caso di lite non ci si può di regola fondare sulla posizione del medico curante, anche se specialista (STF 9C_38/2008 del 15 gennaio 2009, STF 9C_602/2007 dell'11 aprile 2008, consid. 5.3), poiché alla luce del rapporto di fiducia esistente con il paziente, il medico curante attesterà, in caso di dubbio, in favore del suo paziente (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; DTF 125 V 353 consid.
3a)cc); Pratique VSI 2001 pag. 109 consid. 3a)cc
) e che il solo fatto che uno o più medici curanti esprimano un’opinione contraddittoria non è sufficiente a rimettere in discussione una perizia ordinata dal giudice o dall’amministrazione e a imporre nuovi accertamenti (STF 9C_710/2011 del 20 marzo 2012 consid. 4.5 e 9C_9/2010 del 29 settembre 2010 consid. 3.4, entrambe con i rinvii giurisprudenziali ivi menzionati).
Va infine evidenziato
che in ragione della diversità dell'incarico assunto (a scopo di trattamento anziché di perizia), in caso di lite non ci si può di regola fondare sulla posizione del medico curante, anche se specialista (STF 9C_38/2008 del 15 gennaio 2009, 9C_602/2007 dell'11 aprile 2008, consid. 5.3), poiché alla luce del rapporto di fiducia esistente con il paziente, il medico curante attesterà, in caso di dubbio, in favore del suo paziente (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; DTF 125 V 353 consid.
3a)cc); Pratique VSI 2001 pag. 109 consid. 3a)cc; Meyer, Bundesgesetz über die Invalidenversicherung, in: Rechtsprechung des Bundesgerichts zum Sozialversicherungsrecht, 2010, ad art. 28a, pag. 353
) e che il solo fatto che uno o più medici curanti esprimano un’opinione contraddittoria non è sufficiente a rimettere in discussione una perizia ordinata dal giudice o dall’amministrazione e a imporre nuovi accertamenti (STF 9C_710/2011 del 20 marzo 2012 consid. 4.5 e 9C_9/2010 del 29 settembre 2010 consid. 3.4, entrambe con i rinvii giurisprudenziali ivi menzionati).
2.8 Secondo la giurisprudenza, il punto di riferimento temporale per valutare se si è in presenza di una modifica rilevante del grado di invalidità suscettibile di incidere notevolmente sul diritto alla prestazione (cfr. consid. 2.5) è costituito dall’ultima decisione cresciuta in giudicato che si fonda su un esame materiale del diritto alla rendita. Vanno quindi paragonati i fatti esistenti al momento della decisione formale iniziale con quelli esistenti nell’istante della pronuncia della nuova decisione (DTF 133 V 108, 130 V 351 consid. 3.5.2). Da questo punto di vista un provvedimento che si limita a confermare una prima decisione di rendita non è rilevante (DTF 125 V 369
, 109 V 262; Meyer-Blaser, Rechtsprechung des Bundesgerichts zum IVG, 2010, pag. 379).
In concreto, come meglio si illustrerà al consid. 2.9, con decisione 1. luglio 2019 l’amministrazione, pronunciandosi sulla nuova richiesta di prestazioni presentata nel dicembre 2018 dall’assicurato (il quale era stato precedentemente beneficiario di una rendita intera d’invalidità dal 1. gennaio 2002 al 31 dicembre 2017, prestazione soppressa mediante decisione del 20 novembre 2017 a seguito del miglioramento delle sue condizioni), l’ha respinta, ritenuto che sulla base degli accertamenti esperiti occorreva ammettere un peggioramento dello stato di salute soltanto temporaneo, con un’inabilità completa dal 6 febbraio al 30 novembre 2018, mentre che dal 1. dicembre 2018 la situazione era da considerare sovrapponibile alle conclusioni stabilite in occasione della decisione del 20 novembre 2017 (abilità lavorativa del 50% nel lavoro abituale e del 100% in attività adeguate; doc. AI pag. 565).
Questo Giudice è, quindi, chiamato a valutare se successivamente alla decisione del 1. luglio 2019 lo stato di salute del ricorrente sia peggiorato in misura tale da giustificare nuovamente la concessione di prestazioni.
2.9 Dagli atti di causa risulta che l’assicurato è stato beneficiario di una rendita intera d’invalidità dal 1. gennaio 2002 al 31 dicembre 2017 (soppressione della prestazione con decisione del 20 novembre 2017). La prestazione era da ricondurre a inabilità causate da una sindrome algica residuale alla gamba destra di natura mista, da una sindrome lombovertebrale cronica e dagli esiti della meniscectomia parziale artroscopica e plastica del legamento crociato anteriore al ginocchio (oltre a obesità e diabete mellito II; doc. AI pag. 88).
Nell’ambito della revisione avviata nel settembre 2015, valutata la documentazione medica richiamata agli atti, nel rapporto finale del 16 gennaio 2017 il medico SMR, confermate le diagnosi invalidanti di “
s
indrome lomboradicolare destra di natura mista spondilogena/neurologica in esiti di discectomia extraforaminale L4-5 destra per ernia discale, fibrosi epidurale, turbe statiche del rachide, alterazioni degenerative, stato dopo M. di Scheuermann, esiti di meniscectomia parziale artroscopica 1995 e plastica del legamento crociato anteriore al ginocchio sinistro con attuale recupero funzionale
” (doc. AI pag. 372), aveva concluso per una persistente inabilità completa nell’attività abituale, mentre che in un’attività adeguata dal settembre 2007 l’assicurato doveva essere considerato abile completamente e dal 17 giugno 2016 (data della visita presso il dr. _) nella misura del 50% (doc. AI pag. 374). A seguito delle osservazioni dell’assicurato al progetto di decisione del 16 giugno 2017, l’amministrazione ha quindi fatto peritare l’assicurato dal dr. _, il quale, nella perizia del 18 ottobre 2017, poste le diagnosi invalidanti di
“• Sindrome lombospondilogena cronica su/con: Alterazioni degenerative con protrusione discale e spondilartrosi L3/L4 e L4/L5 con contatto con le radici di L4 bilaterale, Stato dopo discectomia L4/L5 a destra, Stato dopo M:, di Scheuermann toracolombare, • Periartropatia omero scapolare a drt su/con: Tendinite del sopraspinato
”, aveva ammesso un miglioramento delle condizioni rispetto alle valutazioni del dr. _ del 2001 e 2008. Tale miglioramento era originato “
probabilmente, più che dall'intervento operatorio a livello della colonna lombare, dall'importante calo ponderale e dal fatto che il paziente abbia ripreso a fare attività sportive
”. In merito all’abilità lavorativa il perito aveva concluso che andava confermata l’inabilità completa dal 2002, come attestato dalle valutazioni del dr. _ del 2002 e 2008, e almeno sino all'intervento di posa del by-pass gastrico prossimale (causa obesità grado 2) del 26 aprile 2012. Dopo circa un anno da quest’ultimo intervento, vale a dire dal maggio 2013, l’assicurato era per contro da considerare abile al 50% nell’attività abituale medio-pesante di impiegato in impresa di pulizie e al 100% in un’attività leggera adeguata, ossia rispettosa delle limitazioni funzionali elencate (“
Il paziente è abile al lavoro al 100% in qualsiasi attività dove non debba sollevare o rarissimamente pesi superiori ai 15kg, raramente pesi superiori ai 10kg, è in grado di stare seduto 2 ore, in piedi cambiando fra posizione eretta e statica almeno 2-3 ore, deambulazione per anche 3-4 ore, è in grado di lavorare in anteflessione per circa 15 minuti, camminare anche su terreni sconnessi”
(doc. AI pag. 443).
Sulla base di questa valutazione, ripresa e condivisa dal SMR, con la decisione del 20 novembre 2017 l’Ufficio AI ha stabilito:
"
(...)
Esito degli accertamenti:
Esaminati gli atti acquisiti in sede d'istruttoria, segnatamente sotto il profilo medico-teorico, risulta giustificato riconoscere che lo stato di salute dell'assicurato sia invariato nella sua attività abituale, ma che sia migliorato da settembre 2007 non comportandogli più alcuna limitazione funzionale invalidante in attività adeguata, mentre a partire dal 17.06.2016 c'è un peggioramento dello stato di salute che gli comporta un'inabilità lavorativa del 50%.
Su tali presupposti medici abbiamo effettuato il calcolo del grado d'invalidità in considerazione delle limitazioni funzionali definite in ambito medico.
Qui di seguito viene illustrato il metodo utilizzato per calcolare il grado d'impedimento per l'attività professionale
:
Reddito da valido:
per poter trovare il reddito da valido dell'assicurato abbiamo aggiornato statisticamente il reddito annuo del 2000, in quanto l'ex datore di lavoro è in liquidazione. Pertanto per il 2015 l’assicurato avrebbe potuto guadagnare un reddito annuo di CHF 41'141.-.
Reddito da invalido
- tabelle RSS:
A seguito della sentenza del TCA del 12 giugno 2006 e delle indicazioni della Corte plenaria del Tribunale Federale delle assicurazioni è stata stabilita ('inapplicabilità dei valori regionali (tabella TA13) che erano stati utilizzati finora. La nuova giurisprudenza impone quindi che il reddito da invalido vada d'ora in poi determinato in applicazione dei valori nazionali (tabella TA1). Utilizzando i dati forniti dalla citata tabella elaborata dall'Ufficio federale di Statistica lei nel 2015 avrebbe potuto realizzare un salario mensile di Fr. 5'351.30 (attività semplici e ripetitive, valore mediano). Riportando questo dato su 41.7 ore esso ammonta a Fr. 66'944.95
per l'intero anno.
Considerando un'attività al 50% ed effettuando una riduzione totale del 10% per attività leggere, ne deriva un reddito da invalido di Fr. 30'125.20.
Grado di invalidità
(41'141 – 30'125.20
) x 100 = 27%
41'141
Il Sig. RI 1 presenta quindi una capacità di guadagno residua del 73% ed un grado d'invalidità del 27%.
Essendo il grado d'invalidità inferiore al 40%, il diritto alla rendita si estingue.
Inoltre abbiamo sottoposto la pratica ad un nostro consulente in integrazione professionale il quale indica che: contrariamente a quanto indicato in passato, a seguito del miglioramento dello stato di salute subentrato nel 2007, si reputa il Sig. RI 1, dopo attenta valutazione medica, in grado di poter svolgere numerose attività semplici e ripetitive e non qualificate, nelle quali dopo un periodo d'introduzione risulterebbe in grado di svolgere delle attività in modo autonomo.
Non si propone una riqualifica professionale, ma si resta a disposizione per finanziare un periodo d'introduzione al lavoro "mini riqualifica pratica ad hoc" della durata di 3-6 mesi (da stabile dettagliatamente in presenza di un concreto posto di lavoro), qualora vi fosse un posto vacante e tale provvedimento potesse consentire un sensibile aumento della capacità di guadagno.
Oltre a ciò, su esplicita richiesta scritta, si rimane comunque a disposizione per un eventuale aiuto al collocamento da parte del nostro Servizio al collocamento.
Osservazioni al progetto di decisione del 16.06.2017
:
In data 03.07.2017 abbiamo ricevuto delle osservazioni al progetto del 16.06.2017,
contestandolo sia dal lato medico che da quello economico, senza però allegare alcun giustificativo, ma spiegando la situazione attuale dell'assicurato.
Abbiamo comunque sottoposto la pratica al nostro Servizio Medico Regionale (SMR) il quale ha ritenuto necessario far esperire una perizia reumatologica dal Dr. _ di _, effettuata in data 17.10.2017.
Di seguito riportiamo le conclusioni del Perito con le nuove inabilità lavorative.
in attività abituale
80% da gennaio 2001 a Aprile 2013
50% da maggio 2013 a continua
In attività adeguata alle limitazioni funzionali
0% da marzo 2007 a continua
Qui di seguito viene rifatto il calcolo per il grado d'invalidità:
Reddito da valido:
Prendiamo le Tabelle RSS 2014 categoria 96 altre attività di servizio personali (ultima attività svolta dall'assicurato come addetto alle pulizie), attività semplici e ripetitive, valore mediano (3'898.- /40x 41.8 x 12 = Fr. 48'880.90), reddito aggiornato al 2016 = Fr. 49'392.-.
Reddito da invalido
- tabelle RSS:
A seguito della sentenza del TCA del 12 giugno 2006 e delle indicazioni delta Corte plenaria del Tribunale Federale delle assicurazioni è stata stabilita l'inapplicabilità dei valori regionali (tabella TA13) che erano stati utilizzati finora. La nuova giurisprudenza impone quindi che il reddito da invalido vada d'ora in poi determinato in applicazione dei valori nazionali (tabella TA1). Utilizzando i dati forniti dalla citata tabella elaborata dall'Ufficio federale di Statistica lei nel 2016 avrebbe potuto realizzare un salario mensile di Fr. 5'367.55 (attività semplici e ripetitive, valore mediano). Riportando questo dato su 41.7 ore esso ammonta a Fr. 67'148.20
per l'intero anno.
Considerando un'attività al 100% ed effettuando una riduzione totale del 5% per attività leggere, ne deriva un reddito da invalido di Fr. 63’790.80.
Si evince come non vi sia un discapito economico.
Pertanto, il Sig. RI 1 presenta una capacità di guadagno residua del 100% ed un grado d'invalidità nulla.
Essendo il grado d'invalidità inferiore al 40%, il diritto alla rendita si estingue.