Decision ID: ed391f7c-9e16-58af-8256-87b27ca85f25
Year: 2021
Language: it
Court: TI_TCAS
Chamber: TI_TCAS_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: social_law

ritenuto,
in fatto
1.1. Con decisione del 26 marzo 2019 l’Ufficio AI ha respinto una domanda di prestazioni AI, inoltrata da RI 1, nato nel 1964, poiché il grado d’invalidità (del 5%) non permetteva il riconoscimento del diritto ad una rendita (pag. 467 e seguenti incarto AI). Il successivo ricorso al TCA è stato stralciato dai ruoli in data 18 giugno 2019 in seguito al ritiro dell’impugnativa (inc. 32.2019.100).
1.2. Il 30 settembre 2020 RI 1 ha inoltrato una nuova richiesta di prestazioni (pag. 539 e seguenti incarto AI).
1.3. Dopo aver sottoposto la nuova documentazione al medico SMR, dr. med. _, l’Ufficio AI, con decisione del 4 febbraio 2021, preavvisata dal progetto del 12 ottobre 2020 (pag. 551 e seguenti incarto AI), ha respinto la richiesta, non essendo giunta “
documentazione medica oggettivante nuove condizioni patologiche o evoluzioni di condizioni già note con ripercussioni certe sugli aspetti clinico-funzionali dell’interessato
”.
1.4. RI 1, rappresentato dall’avv. RA 1, è insorto al TCA contro la predetta decisione, chiedendone in via principale l’annullamento e di essere posto al beneficio di una rendita intera ed in via subordinata l’annullamento ed il rinvio dell’incarto all’Ufficio AI per un riesame (doc. I). Contestualmente ha domandato di essere messo al beneficio dell’assistenza giudiziaria con gratuito patrocinio. Riassunta la fattispecie, il ricorrente sostiene di essere completamente inabile al lavoro.
1.5. Con risposta del 31 marzo 2021, cui ha allegato l’intero incarto, l’UAI propone la reiezione del ricorso con argomentazioni che, laddove necessario, saranno riprese in corso di motivazione (doc. VI).
1.6. Il 7 aprile 2021 il TCA ha chiesto all’avv. RA 1 di produrre il referto del 18 novembre 2020 del dr. med. _ citato nel ricorso (doc. VIII).
1.7. In data 9 aprile 2021 il ricorrente ha preso posizione sulla risposta di causa, ribadendo che l’UAI si è focalizzato unicamente sull’ernia, tralasciando la valutazione oggettiva delle altre patologie invalidanti. L’interessato ha inoltre prodotto il documento richiesto (doc. IX/B).

in diritto
in ordine
2.1. L’insorgente fa valere una violazione del suo diritto di essere sentito poiché l’UAI non avrebbe motivato il rifiuto di allestire una nuova perizia e non si sarebbe chinato su tutte le patologie invalidanti, limitandosi a negare l’entrata in materia perché non vi sarebbe stato un peggioramento della patologia legata alla cervicale (doc. I).
Ai sensi dell'art. 29 cpv. 2 Cost. le parti hanno diritto d'essere sentite. Per costante giurisprudenza, dal diritto di essere sentito deve in particolare essere dedotto il diritto per l'interessato di esprimersi prima della resa di una decisione sfavorevole nei suoi confronti, quello di fornire prove circa i fatti suscettibili di influire sul provvedimento, quello di poter prendere visione dell'incarto, quello di partecipare all'assunzione delle prove, di prenderne conoscenza e di determinarsi al riguardo (STFA del 29 giugno 2006 nella causa J. e D., H 97/04; DTF 129 II 504 consid. 2.2, 127 I 56 consid. 2b, 127 III 578 consid. 2c, 126 V 131 consid. 2b; cfr. riguardo al previgente art. 4 cpv. 1 vCost., la cui giurisprudenza si applica anche alla nuova norma, DTF 126 I 16 consid. 2a/aa, 124 V 181 consid. 1a, 375 consid. 3b e sentenze ivi citate).
Il diritto di essere sentito comprende l’obbligo per l’autorità di motivare le proprie decisioni. Tale obbligo ha lo scopo, da un lato, di porre la persona interessata nelle condizioni di afferrare le ragioni poste a fondamento della decisione, di rendersi conto della portata del provvedimento e di poterlo impugnare con cognizione di causa, e dall’altro, di permettere all’autorità di ricorso di esaminare la fondatezza della decisione medesima. Ciò non significa che l’autorità sia tenuta a pronunciarsi in modo esplicito ed esaustivo su tutte le argomentazioni addotte; essa può occuparsi delle sole circostanze rilevanti per il giudizio, atte ad influire sulla decisione (sentenza del 24 gennaio 2007, U 397/05, con riferimenti; DTF 129 I 232 consid. 3.2).
In concreto, l’UAI ha indicato le ragioni per le quali ha ritenuto di non entrare in materia sulla nuova domanda di prestazioni malgrado gli atti medici prodotti (doc. A: “
[...] tutta la documentazione acquisita a dossier in sede di audizione è stata sottoposta per competenza al vaglio del nostro Servizio Medico Regionale (SMR), il quale ha avuto così modo di riesaminare anche gli atti dell’incarto precedentemente consultati. L’esito di tale giudizio ha tuttavia messo in luce l’assenza di elementi particolari atti ad imporre all’amministrazione una valutazione diversa rispetto alla situazione clinica già apprezzata precedentemente in maniera approfondita [...]
”).
Il ricorrente ha potuto comprendere le motivazioni alla base della reiezione della nuova domanda, tant’è che le ha ampiamente contestate in sede giudiziaria con un ricorso a questo Tribunale.
L’amministrazione ha ulteriormente esplicitato le proprie argomentazioni con la risposta di causa (doc. VI), sulla quale l’insorgente si è espresso con un’ulteriore, breve, presa di posizione (doc. IX).
In concreto non vi è pertanto alcuna violazione del diritto di essere sentito.
Del resto, una violazione del diritto di essere sentito è sanabile se l'interessato, come in concreto, riceve la possibilità di esprimersi dinanzi a un'autorità di ricorso che gode del pieno potere di esame sui fatti e sul diritto (DTF 135 I 279 consid. 2.6.1 pag. 285; 124 V 180 consid. 4a pag. 183).
Nel caso di specie, il TCA dispone di un pieno potere di esame (cfr. anche sentenza 8C_923/2011 del 28 giugno 2012, consid. 2.3) e, in applicazione del principio inquisitorio, può assumere le prove che ritiene necessarie per il chiarimento della fattispecie (art. 61 lett. c LPGA).
Non va poi dimenticato che il TF ha già avuto modo di stabilire che è possibile prescindere da un rinvio della causa all'amministrazione se una simile operazione si esaurirebbe in uno sterile esercizio procedurale e procrastinerebbe inutilmente il processo in contrasto con l'interesse - di pari rango del diritto di essere sentito - della parte ad essere giudicata celermente (DTF 132 V 387 consid. 5.1 pag. 390 con riferimenti, cfr. anche sentenza 9C_937/2011 del 9 luglio 2012, consid. 2.3).
Il TCA può pertanto entrare nel merito del ricorso.
nel merito
2.2. Secondo l’art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con gli art. 7 e 8 della LPGA, con invalidità s’intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata, cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio. Gli elementi fondamentali dell'invalidità, secondo la surriferita definizione, sono quindi un danno alla salute fisica o psichica conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio, e la conseguente incapacità di guadagno.
Occorre quindi che il danno alla salute abbia cagionato una diminuzione della capacità di guadagno, perché il caso possa essere sottoposto all'assicurazione per l'invalidità (
Duc, L’assurance invalidité, in: Meyer (Hrsg.), Schweizerisches Bundesverwaltungsrecht, Band XIV, Soziale Sicherheit, 2a ed., 2007, p. 1411, n. 46
).
Per incapacità al lavoro s'intende qualsiasi incapacità, totale o parziale, derivante da un danno alla salute fisica, mentale o psichica di compiere un lavoro ragionevolmente esigibile nella professione o nel campo di attività abituale. In caso d'incapacità al lavoro di lunga durata possono essere prese in considerazione anche le mansioni esigibili in un'altra professione o campo d'attività (art. 6 LPGA).
L'incapacità al guadagno è definita all'art. 7 LPGA e consiste nella perdita, totale o parziale, della possibilità di guadagno sul mercato del lavoro equilibrato che entra in considerazione, provocata da un danno alla salute fisica, mentale o psichica e che perdura dopo aver sottoposto l'assicurato alle cure ed alle misure d'integrazione ragionevolmente esigibili.
Secondo l’art. 8 cpv. 1 LPGA, è considerata invalidità l’incapacità al guadagno totale o parziale presumibilmente permanente o di lunga durata.
La nozione d'invalidità di cui all'art. 4 cpv. 1 LAI e 8 cpv. 1 LPGA è di carattere giuridico economico, non medico (DTF 116 V 249 consid. 1b).
L'art. 28 cpv. 1 LAI prevede che l'assicurato ha diritto ad una rendita se: a. la sua capacità al guadagno o la sua capacità di svolgere le mansioni consuete non può essere ristabilita, mantenuta o migliorata mediante provvedimenti d'integrazione ragionevolmente esigibili; b. ha avuto un'incapacità al lavoro (art. 6 LPGA) almeno del 40% in media durante un anno senza notevole interruzione; e c. al termine di questo anno è invalido (art. 8 LPGA) almeno al 40%.
L'art. 28 cpv. 2 LAI prescrive che gli assicurati hanno diritto ad una rendita intera se sono invalidi almeno al 70%, a tre quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono invalidi almeno al 40%.
Ai sensi dell'art. 16 LPGA il grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto fra il reddito del lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo l'insorgenza dell'invalidità e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione, nell'esercizio di un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in condizioni normali di mercato del lavoro (reddito da invalido) e il reddito del lavoro che egli avrebbe potuto conseguire se non fosse diventato invalido (reddito da valido). Il grado d'invalidità dell'assicurato deve quindi essere determinato dal raffronto del reddito che egli ancora può conseguire nonostante la sua invalidità con quello che avrebbe potuto guadagnare in assenza delle affezioni di cui è portatore (Duc, op. cit., p. 1476, n. 213 e la giurisprudenza citata alla nota a pié pagina n. 264). Si confronta perciò il reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non fosse divenuto invalido con quello ch'egli può tuttora realizzare, benché invalido, sfruttando la residua capacità lavorativa in attività da lui ragionevolmente esigibili in condizioni normali del mercato del lavoro, previa adozione di eventuali provvedimenti integrativi (metodo generale del raffronto dei redditi; DTF 128 V 30, 104 V 136; Pratique VSI 2000 p. 84)
.
S
econdo la giurisprudenza per il raffronto dei redditi sono determinanti le circostanze esistenti al momento dell'(eventuale) inizio del diritto alla rendita ed i redditi da valido e da invalido devono però essere rilevati sulla medesima base temporale e la valutazione deve tenere conto di eventuali modifiche dei redditi di paragone intervenute fino alla resa della decisione e suscettibili di incidere sul diritto alla rendita (cfr. DTF 129 V 222).
2.3.
Se il grado d'invalidità del beneficiario della rendita subisce una modifica, che incide in modo rilevante sul diritto alla rendita, questa sarà, per il futuro, aumentata o ridotta proporzionalmente o soppressa, d’ufficio o su richiesta (art. 17 cpv. 1 LPGA).
Qualsiasi cambiamento importante delle circostanze suscettibile di incidere sul grado d’invalidità e, quindi, sul diritto alla rendita, può fondare una revisione giusta l’art. 17 LPGA.
La rendita può essere oggetto di revisione non soltanto nel caso di una modifica sensibile dello stato di salute, ma anche qualora le conseguenze dello stesso sulla capacità di guadagno, pur essendo esso stato rimasto immutato, abbiano subito una modificazione notevole (DTF 130 V 349 consid. 3.5, 113 V 275 consid. 1a; cfr. anche 112 V 372 consid. 2b e 390 consid. 1b).
Una semplice valutazione diversa delle circostanze di fatto, che sono rimaste sostanzialmente invariate, non giustifica comunque una revisione ai sensi dell’art. 17 LPGA (DTF 112 V 372 consid. 2b e 390 consid. 1b).
Per stabilire in una situazione concreta se vi sia motivo di revisione, da un punto di vista temporale vanno in particolare paragonati i fatti esistenti al momento della decisione formale iniziale con quelli esistenti nell’istante della pronuncia della nuova decisione (DTF 130 V 351 consid. 3.5.2; cfr. anche DTF 133 V 108). Da questo punto di vista un provvedimento che si limita a confermare una prima decisione di rendita non è rilevante (DTF 125 V 369, 109 V 262, 105 V 30).
Se la capacità al guadagno dell'assicurato migliora, v'è motivo di ammettere che il cambiamento determinante sopprime, all'occorrenza, tutto o parte del diritto a prestazioni dal momento in cui si può supporre che il miglioramento costatato perduri. Lo si deve in ogni caso tenere in considerazione allorché è durato tre mesi, senza interruzione notevole, e che presumibilmente continuerà a durare (art. 88 a cpv. 1 OAI). Analogamente, in caso di aggravamento dell'incapacità al guadagno, occorre tener conto del cambiamento determinante il diritto a prestazioni, non appena esso perdura da tre mesi senza interruzione notevole (art. 88 a cpv. 2 OAI). Queste norme sono applicabili non soltanto in caso di revisione della rendita, ma anche di assegnazione con effetto retroattivo di una prestazione limitata nel tempo (STFA 29 maggio 1991 nella causa St.; RCC 1984 pag. 137).
Circa gli effetti della modificazione di un diritto ad una rendita d’invalidità (o ad un assegno per grandi invalidi), l’art. 88bis cpv. 2 lett. a OAI stabilisce che la riduzione o la soppressione della rendita o dell’assegno per grandi invalidi è messa in atto il più presto, il primo giorno del secondo mese che segue la notifica della decisione.
L’art. 88bis cpv. 2 lett. b OAI prevede che la riduzione o la soppressione della rendita o dell’assegno per grandi invalidi è messa in atto retroattivamente dalla data in cui avvenne la modificazione determinante se l’erogazione illecita è causa dell’ottenimento indebito di una prestazione per l’assicurato o se quest’ultimo ha violato l’obbligo di informare, impostogli ragionevolmente dall’articolo 77 OAI.
2.4. Qualora una domanda di rendita sia stata respinta perché il grado di invalidità era insufficiente, una nuova richiesta è riesaminata soltanto se (art. 87 cpv. 3 OAI) l'assicurato dimostra che il grado d'invalidità è cambiato in misura rilevante per il diritto alle prestazioni (art. 87 cpv. 2 OAI).
L'allora Tribunale federale delle assicurazioni (dal 1° gennaio 2007: Tribunale federale), chiamato nella DTF 133 V 263 a pronunciarsi nel caso di nuova domanda presentata dopo l'assegnazione retroattiva di una rendita limitata nel tempo, ha precisato la propria giurisprudenza e stabilito che in una tale evenienza la nuova domanda deve rispettare i requisiti posti dall'art. 87 cpv. 3 e 4 OAI (dal 1° gennaio 2012: art. 87 cpv. 2 e 3 OAI). Scopo di questo requisito è quello di impedire che l'amministrazione debba costantemente chinarsi su domande identiche e non motivate, quando la prestazione in causa è già stata rifiutata da una precedente decisione cresciuta in giudicato (STF 8C_716/2011 del 5 gennaio 2012; DTF 130 V 68 consid. 5.2.3, 117 V 198 consid. 4b con riferimenti). Se tale condizione non è soddisfatta l'amministrazione non entra nel merito della domanda emanando una decisione in tal senso; se per contro è resa verosimile una rilevante modifica suscettibile di influenzare il diritto alla rendita l'amministrazione è obbligata ad entrare nel merito della richiesta (DTF 130 V 64 consid. 3, 117 V 198 consid. 4b, 109 V 108 consid. 2b; SVR 2002 IV Nr. 10; MÜLLER, Die materiellen Voraussetzungen der Rentenrevision in der Invalidenversicherung, Universitätsverlag Freiburg Schweiz, 2003, pag. 84-86). Se l'amministrazione entra nel merito della nuova domanda deve esaminare la fattispecie da un punto di vista materiale e in particolare verificare se la modifica del grado di invalidità resa verosimile dall'assicurato si è effettivamente realizzata (DTF 109 V 115). In tal caso applicherà, per analogia, le disposizioni sulla revisione di rendite in corso (art. 17 cpv. 1 LPGA, 41 vLAI, art. 87ss. OAI; VSI 1999 pag. 8; RÜEDI, Die Verfügungsanpassung als Grundfigur von Invalidenrentenrevisionen, in SCHAFFHAUSER/ SCHLAURI, Die Revision von Dauerleistungen in der Sozialversicherung, Veröffentlichungen des Schweizerischen Instituts für Verwaltungskurse an der Uni St. Gallen, 1999, pag. 15; DTF 117 V 198).
In particolare, la costante giurisprudenza ha stabilito che le rendite AI sono soggette a revisione non solo in caso di modifica rilevante dello stato di salute che ha un influsso sull'attività lucrativa, ma anche quando lo stato di salute è rimasto invariato, se le sue conseguenze sulla capacità di guadagno hanno subito un cambiamento importante (STFA non pubbl. del 28 giugno 1994 in re P. P. pag. 4; RCC 1989 pag. 323, consid. 2a; DTF 113 V 275, consid. 1a, 109 V 116 consid. 3 b, 105 V 30). Affinché sia possibile la revisione di una rendita AI è dunque necessario che le condizioni cliniche e/o economiche dell'assicurato abbiano subito una modifica, tale da influire sulla perdita di guadagno.
D'altra parte la modifica deve essere notevole, non tanto da un punto di vista astratto, ma piuttosto in relazione con l'art. 28 cpv. 1 LAI. In ogni caso la revisione della rendita è possibile unicamente se, posteriormente alla pronuncia della decisione iniziale, la situazione invalidante è effettivamente mutata. Non basta invece che una situazione, rimasta sostanzialmente invariata, sia giudicata in modo diverso (RCC 1987 pag. 38 consid. 1a, 1985 pag. 336; STFA del 29 aprile 1991 nella causa G.C., consid. 4).
In DTF 130 V 64, il TFA ha precisato che nel caso in cui l'assicurato non ha reso verosimile un rilevante cambiamento, il principio inquisitorio, secondo cui i fatti rilevanti per il giudizio devono essere accertati d'ufficio dal giudice, non risulta essere applicabile. Solo se nella nuova domanda di rendita (rispettivamente domanda di revisione) l'assicurato non rende verosimile la rilevante mutazione, facendo tuttavia riferimento a mezzi di prova, segnatamente rapporti medici, non ancora prodotti o da richiedere dall'amministrazione, quest'ultima deve impartire all'interessato un termine per produrre il mezzo di prova in questione con l'avvertenza che in caso contrario non entrerà nel merito della domanda (cfr. consid. 5.2.5).
Infine, se l'assicurato interpone ricorso contro la decisione di non entrata in materia, il giudice esamina solo se a buon diritto l'amministrazione ha rifiutato di entrare in materia. Se invece essa ha accettato di esaminare la nuova richiesta, il giudice non si pronuncia sulla questione dell'entrata in materia, ma esamina materialmente se la modifica delle circostanze resa attendibile dall'assicurato è effettivamente avvenuta (SVR 2002 IV Nr. 10 consid. 1b; DTF 116 V 265 consid. 2a; RCC 1991 pag. 269 consid. 1a).
La giurisprudenza sopra menzionata va applicata anche dopo l'entrata in vigore della LPGA il 1° gennaio 2003 e il nuovo tenore dell'art. 87 OAI, valido dal 1° marzo 2004 (DTF 130 V 343 consid. 3.5; STF I 630/06 del 20 giugno 2007, consid. 3; STFA I 734/05 dell'8 marzo 2006), modificato, ma di identico tenore, dal 1° gennaio 2012.
Va ancora rilevato che per quanto concerne gli art. 87 cpv. 3 e 4 OAI (corrispondenti agli attuali art. 87 cpv. 2 e 3 OAI dal 1° gennaio 2012), è sufficiente rendere verosimile un rilevante cambiamento e non è richiesta la prova della verosimiglianza preponderante valida nell'ambito delle assicurazioni sociali. Non è necessario portare la prova piena per convincere l'amministrazione che è subentrato un rilevante cambiamento rispetto all'ultima decisione cresciuta in giudicato. È tuttavia sufficiente che in tal senso vi siano indizi per una simile modifica, anche se permane la possibilità che un'analisi approfondita dimostri che questo cambiamento in realtà non è subentrato (STF 9C_662/2014 del 23 aprile 2015 consid. 4.2; STF 8C_716/2011 del 5 gennaio 2012 consid. 2.2 e 2.3; STF 9C_688/2007 del 22 gennaio 2008; STF I 55/07 del 26 novembre 2007; SVR 2002 IV Nr. 10 consid 1c/aa). Più la precedente decisione è distante nel tempo, meno esigenze sono poste alla verosimiglianza ex art. 87 cpv. 2 e 3 OAI del rilevante cambiamento (“
(...) Aus dem Normzweck ergibt sich, dass die Verwaltung u.a. zu berücksichtigen hat, ob die frühere Verfügung nur kurze oder schon längere Zeit zurückliegt, und dementsprechend an die Glaubhaftmachung höhere oder weniger hohe Anforderungen zu stellen sind (BGE 109 V 114 Erw. 2b, 123 Erw. 3b und 264 Erw. 3, je mit Hinweisen) (...)
”, riportato nella STFA I 619/04 del 10 febbraio 2005, consid. 3). In questo senso nella succitata STF 8C_716/2011 del 5 gennaio 2012 il TF ha, in particolare, rilevato che “
(...) adita con una nuova domanda, l'amministrazione deve cosi cominciare con l'esaminare se le allegazioni dell'assicurato sono, in maniera generale, plausibili. Se ciò non è il caso, può liquidare l'istanza senza ulteriori indagini con un rifiuto di entrata in materia. A tal proposito occorre precisare che quanto più breve è il lasso di tempo trascorso dalla decisione precedente, tanto più rigorosamente l'amministrazione apprezzerà la plausibilità delle allegazioni dell'assicurato. Su questo aspetto, essa dispone di un certo potere di apprezzamento che il giudice è di principio tenuto a rispettare (DTF 109 V 108 consid. 2b pag. 114; cfr. pure SVR 2003 IV no. 25 pag. 76, consid. 2.2). (...).
” (STF 8C_716/2011 del 5 gennaio 2012, consid. 2.3; STCA 32.2018.175 del 20 agosto 2019, consid.2.2 e STCA 32.2019.132 del 25 maggio 2020, consid.2.2).
2.5. Nel caso di specie oggetto del contendere è pertanto unicamente la questione di sapere se a ragione l’Ufficio AI ha rifiutato di entrare nel merito della domanda e meglio se lo stato di salute del ricorrente, rispetto allo stato di fatto presente all’epoca dell’emissione della decisione del 26 marzo 2019 (cfr. DTF 133 V 108; cfr. pag. 467 e seguenti incarto AI), ha subito un peggioramento tale da incidere sul grado d’invalidità.
In concreto, con decisione del 26 marzo 2019 l’Ufficio AI ha negato il diritto alla rendita dell’assicurato poiché il grado d’invalidità era del 5%.
L’amministrazione ha valutato lo stato di salute del ricorrente sulla base della perizia pluridisciplinare (psichiatrica: dr. med. _; neurochirurgica: dr.ssa med. _; neurologica: dr. med. _; pneumologica: dr. med. _; urologica: dr. med. _), del _ del 28 luglio 2017 (pag. 226-256 incarto AI).
I periti hanno posto la diagnosi di mielopatia cervicale di origine incerta (DD di origine infiammatoria o compressiva) con/su: pregressa discectomia cervicale anteriore C4-C5, decompressione midollare, fusione intersomatica con cage e stabilizzazione anteriore C4-C5 con placca, 14.3.2016 (pag. 242 incarto AI).
Gli specialisti hanno inoltre posto la diagnosi senza influenza sulla capacità lavorativa di pregresso intervento a causa di ernia discale L4-L5, L5-S1, 1991 con/su sindrome lombospondilogena cronica e sciatalgia transitoria ricorrente; nozione di sindrome delle apnee da sonno ostruttivo di grado moderato, 2016: attualmente non confermata con esame poligrafico; nozione di sindrome delle gambe senza riposo associata a sindrome delle apnee del sonno ostruttive, 2016; iperplasia compensata della prostata; disfunzione erettile relativa; dislipidemia; obesità (BMI ca. 35,7 kg/m
2
); tabagismo (pag. 242 incarto AI).
I periti hanno stabilito che l’insorgente ha una capacità lavorativa dello 0% come cuoco (chef), del 60% in compiti direzionali e di controllo in cucina e del 100% nella produzione di video e nell’insegnamento culinario (pag. 247 incarto AI) ed hanno rilevato che la riduzione della capacità lavorativa è dovuta alle sequele della mielopatia cervicale (deficit sensitivi, motori e atassia).
Per gli specialisti l’assicurato dal maggio 2016 è capace al lavoro al 100% in attività leggere e confacenti al suo stato di salute, ossia dove non deve alzare pesi superiori ai 15 kg, in cui non deve muoversi velocemente; inoltre deve svolgere attività in cui non sia necessaria una coordinazione veloce e precisa (pag. 249 incarto AI).
Il 26 ottobre 2017 il medico SMR, dr. med. _, ha confermato l’esito della perizia (pag. 294 - 297 incarto AI) e con decisione del 26 marzo 2019 l’UAI ha negato il diritto alla rendita.
2.6. Il 30 settembre 2020 il ricorrente ha inoltrato una nuova domanda a cui ha allegato un certificato del 1° aprile 2020 della dr.ssa med. _, specialista in neurologia, che attesta una completa incapacità lavorativa, una valutazione neurologica del 24 giugno 2020 della medesima dr.ssa e un certificato del 18 luglio 2019 del dr. med. _, medico generico FMH (pag. 541-547 incarto AI).
Nel referto del 1° aprile 2020 la dr.ssa med. _ ha posto la diagnosi principale di mielopatia cervicale C4-C5 di origine indeterminata DD: origine infiammatoria su mielite trasversa idiopatica il 06.11.2015 con RM cervico-dorsale con mdc del 07.11.2015 (...), PL del 07.11.2015 (...) e RM cervicale con Mdc del 27.02.2020: esiti da pregresso intervento a livello C4-C5 con mielomalacia residua e stabile a livello C4 rispetto all’esame precedente del 08.02.2016, spondilosi posteriore con moderata obliterazione dello spazio subaracnoideo senza compressione midollare anche a livello C5-C6; a livello C6-C7 ernia discale mediana e paramediana con discreta obliterazione dello spazio subaracnoideo senza compressioni midollari.
La specialista ha pure diagnosticato una leucoencefalopatia microvascolare cronica di grado discreto (RM cerebrale 07.02.2020 con minima accentuazione delle focalità gliotiche nella sostanza bianca sovratentoriale, di significato non specifico, comunemente associate a patologia dei piccoli vasi (Fazekas I rispetto all’esame precedente del 07.11.2015), FRCVV: dislipidemia trattata, tabagismo attivo, obesità, diabete mellito tipo II trattato, OSAS, esiti di intervento per ernia discale L4-L5 e L5-S1 (Lecce 1991), ricorrenti dolori lombosciatalgici intensi bilaterali soprattutto a destra, dislipidemia trattata, diabete mellito tipo II trattato, OSAS con C-PAP mal tollerata.
Nella valutazione neurologica ambulatoriale del 22 giugno 2020 la dr.ssa med. _, oltre alle note diagnosi, ha pure descritto il duplex-doppler del 4 dicembre 2019 con esame neurosonologico normale per quanto riguarda gli assi carotidei e la valutazione cardiologica con ETT del 6 giugno 2020 (“
non elementi per cardiopatia ipertensiva o per pregressi esiti di necrosi miocardica
”). La specialista ha riportato l’esito della valutazione neuropsicologica del 3 giugno 2020: “
profilo cognitivo globalmente nella norma, adeguate capacità di memoria, buone capacità attentive ed esecutive, buona fluenza verbale, nella norma le abilità visuo-costruttive, da segnalare unicamente ridotta flessibilità cognitiva
” (pag. 544 incarto AI) ed ha affermato che “
per quanto riguarda il riferito disturbo cognitivo, la valutazione neuropsicologica (...) conferma fortunatamente un profilo cognitivo globalmente nella norma (...)
”.
Dopo aver indicato i medicamenti e le cure prescritte per le varie patologie di cui è affetto l’insorgente, la dr.ssa ha concluso che “
da parte mia ritengo quindi dal punto di vista neurologico il paziente inabile ad un’attività lavorativa al 100% in quanto affetto come già precedentemente descritto da una mielopatia cervicale con residua emisindrome sensitivo-motoria ed atassica-crurale sinistra che comporta dei disturbi della propriocezione, della sensibilità sia superficiale che profonda con implicazione sia a livello dell’equilibrio che della percezione e dei gesti fini. Questo quadro clinico limita il paziente in qualsiasi attività lavorativa dal punto di vista neurologico. Ritengo quindi indicato rivalutare la decisione presa per ciò che concerne la pratica AI rifiutata in passato, per lo meno prevedendo una nuova perizia medica per valutare la situazione attuale del paziente
”.
Il dr. med. _, medico generico FMH, nel certificato del 18 luglio 2019 ha elencato le note diagnosi (pag. 547 incarto AI).
Il 5 ottobre 2020 il medico SMR, dr med. _, ha preso posizione sull’intera documentazione ed ha affermato:
"
(...) La RM cervicale del 27.02.2020 dimostra esiti da pregresso intervento a livello C4-C5 con mielomalacia residua e
stabile
rispetto all’esame precedente del 08.02.2016.
La valutazione neuropsicologica del 03.06.2020 evidenzia un
profilo cognitivo globalmente nella norma
, adeguate capacità di memoria, buone capacità attentive ed esecutive, buona fluenza verbale, nella norma le abilità visuo-costruttive.
Nella documentazione pervenuta agli atti non vengono dimostrate nuove entità nosologiche codificate secondo ICD-10, non note in precedenza, con sicuro impatto sugli aspetti funzionali.
L’attestazione di IL del 100% in attività lavorativa non meglio specificata, riflette una diversa valutazione della medesima fattispecie medica già valutata in ambito peritale _.
Entrata in materia non giustificata.” (pag. 550 incarto AI)
L’11 novembre 2020 l’insorgente ha prodotto delle osservazioni al progetto di decisione e la dr.ssa med. _ ha trasmesso un referto del 10 novembre 2020, in cui ha ribadito la totale incapacità lavorativa del ricorrente in ambito neurologico e su cui il medico SMR, dr. med. _, si è espresso il 23 novembre 2020 (pag. 560-564). Quest’ultimo evidenzia che non viene descritto un nuovo esame obiettivo neurologico che si contrapponga e confuti quello effettuato dal dr. med. _ nell’ambito della perizia del _. La dr.ssa med. _ “
nei suoi rapporti del 01.04.2020 e del 10.11.2020, esprimendosi sullo stato clinico dell’assicurato fa riferimento unicamente alla lesione già nota e non ad altre condizioni sopravvenute nel frattempo in grado di determinare nuove ed aggiuntive ripercussioni clinico-funzionali rispetto a quanto già noto e valutato in ambito peritale
” (pag. 563 incarto AI).
In data 16 dicembre 2020 l’insorgente ha prodotto una presa di posizione del 15 dicembre 2020 della dr.ssa med. _ che ha in sostanza ribadito le sue precedenti prese di posizione (pag. 567-570 incarto AI).
Il 25 gennaio 2021 l’assicurato ha trasmesso una valutazione neurologica ambulatoriale del 21 gennaio 2021 della dr.ssa med. _, datata 25 gennaio 2021, in cui la curante, poste le note diagnosi, descrive la RM spinale completa con Mdc del 7 gennaio 2021 ed afferma che tale esame “
ha permesso di escludere la presenza di nuove lesioni. Resta comunque presente e stabile la lesione midollare precedentemente nota a livello C4-C5, che come spiegato al paziente sarà verosimilmente visibile alla RM a lungo termine; questa spiega la sintomatologia sensitivo-motoria e dolorosa residua agli arti di sinistra. Quanto da lui riferito evoca infatti un segno di Lhermitte positivo, indicativo di una sintomatologia correlata alla lesione spinale, ed in parte un dolore a carattere neuropatico secondario alla mielopatia. Abbiamo convenuto di proseguire con la terapia di Saroten (...) ed ho sottolineato l’importanza di controllare il peso, in quanto questo influisce sicuramente negativamente sulla sua postura e a livello cervico-dorso-lombare”
(pag. 574 incarto AI).
Il referto radiologico del 7 gennaio 2021, e meglio la RM colonna per midollo nativa e con mdc, con lo scopo di confronto con gli esami precedenti dell’ottobre 2017 e del febbraio 2020, trae le seguenti conclusioni: “
pregresso intervento C4-C5 con stabile mielomalacia. Non altre alterazioni midollari
” (pag. 576-577 incarto AI). Il dr. med. _, _, nella descrizione del referto ha affermato:
"
(...) A livello cervicale quadro stabile. Nello specifico:
Livello C3-C4 stabile lieve spondilosi posteriore a destra ed artrosi uncovertebrale all’origine di un lieve restringimento dal forame destro senza segni compressivi. Marcata artrosi faccettaria asimmetrica, prevalente a destra.
Livello C4-C5 placca introdotta anteriormente. Stabile focale mielo malacia destra all’altezza di C4 senza presa di contrasto.
Livello C5-C6 spazio ridotto. Spondilosi posteriore con moderata obliterazione dello spazio subaracnoideo, senza compressioni midollari.
Livello C6-C7 spazio lievemente ridotto. Ernia discale mediana e paramediana con discreta obliterazione dello spazio subaracnoideo senza compressioni midollari. Non alterazioni di segnale del midollo.
A livello dorsale invariato l’avvallamento della limitante superiore di D6 con piccola ernia intraspongiosa non francamente edematosa. Sostanzialmente invariata la piccola protrusione discale a livello D8-D9, mediana- paramediana destra. Non compressioni midollari o conflitti radicolari. Regolare intensità di segnale del midollo spinale con cono che termina regolarmente a livello D12-L1. Non stenosi del canale spinale. Non chiari segni di mielomalacia” (pag. 576-577 incarto AI)
Il 27 gennaio 2021 il medico SMR, dr. med. _, ha affermato:
"
(...)
-
La RM spinale completa ha permesso di
escludere
la presenza di
nuove
lesioni;
-
La nota lesione a livello C4-C5 è
stabile
;
-
La collega _ ha sottolineato all’assicurato l’importanza di
controllare il peso
poiché questo influisce
negativamente
sulla sua postura e a livello cervico-dorso-lombare. A questo proposito, si ricorda che l’assicurato ha
l’obbligo di ridurre il danno
.
Se ne conclude che non sono presenti nuovi elementi che permettono di entrare nel merito della nuova domanda di prestazioni.” (pag. 579 incarto AI)
Pendente causa, su richiesta del TCA, l’insorgente ha prodotto il referto del 18 novembre 2020 del dr. med. _, medico generico FMH (doc. IX/B), citato nel ricorso. Il curante, ha descritto i sintomi di cui soffre il ricorrente: “
la propriocezione, la sensibilità con problemi di equilibrio e della percezione dei gesti fini a cui si associa un limitante tremore nell’arto superiore sinistro e, raramente di quella dell’arto superiore destro. Cito pure l’anosmia evidenziata durante la visita rinologica
”. Per il curante si tratta di disturbi molto particolari che vanno a penalizzare proprio la professione esercitata dall’assicurato, ossia il cuoco e lo chef di cucina. Egli ritiene che per un assicurato nato nel 1964, dati i sintomi neurologici descritti, non sarebbe possibile trovare un’altra attività. Il curante ritiene necessaria una valutazione peritale.
2.7. In concreto, occorre innanzitutto rammentare che, determinante per stabilire se vi è stato un peggioramento dello stato di salute del ricorrente tale da incidere sulla sua capacità lavorativa, è lo stato valetudinario presente al momento dell’emissione della decisione del 26 marzo 2019.
A questo proposito va inoltre tenuto conto del fatto che tra la nuova domanda del 30 settembre 2020 e la citata decisione, è passato poco tempo e l’Alta Corte ha già avuto modo di precisare
che l’amministrazione deve prendere in considerazione il tempo trascorso dall’ultima decisione, giacché più l’ultimo provvedimento è recente, maggiori sono le esigenze da porre per ritenere verosimile il peggioramento
(sentenza
I 619/06 del 10 febbraio 2005)
.
Nel caso di specie, secondo questo Tribunale, l’Ufficio AI a ragione non è entrato nel merito della domanda.
Infatti l’assicurato, chiamato a dimostrare che rispetto all’ultima decisione del 26 marzo 2019, vi è stato un peggioramento del suo stato di salute, non ha reso verosimile una modifica della sua situazione valetudinaria con incidenza sulla sua capacità lavorativa in attività adatta.
Se è vero che la curante, dr.ssa med. _, specialista in neurologia, nei suoi referti, insiste nel sostenere che l’insorgente è completamente inabile al lavoro in qualsiasi attività a causa della mielopatia e delle altre patologie, d’altra parte, come rileva correttamente il medico SMR, dr. med. _, dalla nuova documentazione medica prodotta dall’insorgente emerge una stabilità dello stato di salute rispetto a quanto stabilito nell’ambito della precedente procedura e non è stato oggettivato un peggioramento della situazione valetudinaria del ricorrente tale da incidere sulla sua capacità lavorativa.
La stessa dr.ssa med. _ indica, con riferimento alla RM cervicale con Mdc del 27 febbraio 2020, uno stato di salute stabile rispetto all’esame dell’8 febbraio 2016 (pag. 543 incarto AI: “
esiti da pregresso intervento a livello C4-C5 con mielomalacia residua e stabile a livello C4 rispetto all’esame precedente del 08.02.2016
”), antecedente alla perizia del _ del 28 luglio 2017 (pag. 226 e seguenti incarto AI) che è stata posta a fondamento della precedente decisione di reiezione della domanda di prestazioni. Con riferimento alla valutazione neuropsicologica del 3 giugno 2020 la stessa specialista conclude per un profilo cognitivo globalmente nella norma, adeguate capacità di memoria, buone capacità attentive ed esecutive, buona fluenza verbale, nella norma le abilità visuo-costruttive e segnala unicamente una ridotta flessibilità cognitiva (pag. 544 incarto AI).
Il successivo esame radiologico del 7 gennaio 2021 che è stato confrontato con i precedenti esami dell’ottobre 2017 e del febbraio 2020, ha anch’esso confermato la perfetta stabilità dello stato di salute del ricorrente ed ha escluso la presenza di nuove lesioni (pag. 576-577 incarto AI: “
pregresso intervento con stabile mielomalacia. Non altre alterazioni midollari
”). Dalla RM della colonna per midollo nativa e con MDC risulta un quadro stabile a livello cervicale (pag. 576 incarto AI:
“[...] A livello cervicale quadro stabile [...] Livello C3-C4 stabile lieve spondilosi posteriore a destra [...] livello C4-C5 [...] stabile focale mielo malacia destra all’altezza di C4 [...]
“) e a livello dorsale invariato l’avvallamento della limitante superiore di D6, sostanzialmente invariata la piccola protrusione discale e livello D8-D9 (pag. 576-577 incarto AI).
Altre patologie citate dalla dr.ssa med. _ non risultano aver subito un peggioramento con influenza sulla capacità lavorativa del ricorrente (cfr. consid. 2.6; cfr. ad esempio il referto del 24 giugno 2020, pag. 543 e seguenti incarto AI).
Né può essere d’aiuto il certificato del 18 luglio 2019 del dr. med. _, medico generico FMH, che si è limitato ad elencare le già note patologie di cui è affetto il ricorrente (pag. 547 incarto AI).
Quanto al referto del 18 novembre 2020 del curante, il quale ha affermato che l’interessato presenta “
propriocezione, la sensibilità con problemi di equilibrio e della percezione dei gesti fini a cui si associa un limitante tremore nell’arto superiore sinistro e, raramente di quella dell’arto superiore destro. Cito pure l’anosmia evidenziata durante la visita rinologica
”, va rilevato come tali patologie erano già state prese in considerazione nell’ambito della precedente procedura e non emerge un loro peggioramento con incidenza sul suo stato di salute.
Infatti, il dr. med. _, specialista in neurologia FMH, nel suo consulto del 25 maggio 2017, aveva già tenuto conto del fatto che l’assicurato riferiva di avere avuto “
disturbi di sensibilità al piede sinistro che si sono progressivamente estesi a tutta la gamba e nel giro di due giorni fino alla regione pettorale e al braccio sinistro, vi erano pure disturbi dell’equilibrio
” e che in seguito ad un intervento decompressivo cervicale nel 2016 i disturbi di sensibilità all’emicorpo sinistro (braccio, tronco e gamba) hanno assunto caratteristiche diverse: avverte soprattutto parestesie, vi è un disturbo della percezione della temperatura e a volte una certa iperestesia con bruciori (pag. 270 – 275 incarto AI).
Nello stato neurologico lo specialista aveva pure accertato un “
olfatto oggettivamente diminuito
” (pag. 272 incarto AI).
In queste condizioni, secondo il TCA, tramite i certificati medici prodotti nell’ambito della nuova procedura, considerato inoltre il poco tempo trascorso rispetto all’ultima decisione, l’interessato non ha reso verosimile che il grado di invalidità si è modificato in misura rilevante per il diritto alle prestazioni, e meglio che è subentrato un rilevante cambiamento dello stato di salute rispetto all’ultima decisione cresciuta in giudicato tale da influire sulla perdita di guadagno.
Va poi ribadito che neppure il medico SMR, dr. med. _, chiamato a valutare i certificati prodotti dal ricorrente, ha ritenuto sufficienti le affermazioni dei medici che hanno avuto in cura l’assicurato.
A questo riguardo va ricordato che
per l’art. 59 cpv. 2bis LAI i servizi medici regionali sono a disposizione degli uffici AI per valutare le condizioni mediche del diritto alle prestazioni, stabiliscono la capacità funzionale dell'assicurato - determinante per l'AI secondo l'articolo 6 LPGA - di esercitare un'attività lucrativa o di svolgere le mansioni consuete in una misura ragionevolmente esigibile e sono indipendenti per quanto concerne le decisioni in ambito medico nei singoli casi.
Scopo e senso del disposto come pure dell’art. 49 OAI risiedono nella possibilità, per gli uffici AI, di fare capo a propri medici per la valutazione degli aspetti sanitari del diritto alla rendita. Questi ultimi, grazie alle loro specifiche conoscenze medico-assicurative, sono quindi chiamati a valutare la capacità funzionale della persona assicurata. In questo modo è stata creata una chiara separazione di competenze tra medici curanti e assicurazione sociale. Sulla base delle indicazioni del SMR, l'UAI deve così decidere cosa si può ragionevolmente pretendere da un assicurato e cosa invece no (v. sentenza 9C_9/2010 del 29 settembre 2010, 9C_323/2009 del 14 luglio 2009 consid. 4.2, in SVR 2009 IV n. 56 pag. 174, con riferimenti).
Alla luce di quanto sopra questo Tribunale ritiene che non sia stato reso verosimile un peggioramento dello stato di salute con influenza rilevante sulla capacità lavorativa del ricorrente rispetto alla situazione esistente il 26 marzo 2019.
Ne segue che la richiesta dell’allestimento di una “
perizia globale neutra
” (doc. I) va respinta. Infatti,
s
e l'assicurato interpone ricorso contro la decisione di non entrata in materia, il giudice esamina solo se a buon diritto l'amministrazione ha rifiutato di entrare in materia Se invece – ciò che non corrisponde al caso in esame – essa ha accettato di esaminare la nuova richiesta, il giudice non si pronuncia sulla questione dell'entrata in materia, ma esamina materialmente se la modifica delle circostanze resa attendibile dall'assicurato è effettivamente avvenuta (SVR 2002 IV Nr. 10 consid.
1b; DTF 116 V 265 consid. 2a; RCC 1991 p. 269 consid. 1a).
Va qui rammentato che conformemente alla costante giurisprudenza, qualora l’istruttoria da effettuare d’ufficio conduca l’amministrazione o il giudice, in base ad un apprezzamento coscienzioso delle prove, alla convinzione che la probabilità di determinati fatti deve essere considerata predominante e che altri provvedimenti probatori non potrebbero modificare il risultato, si rinuncerà ad assumere altre prove (apprezzamento anticipato delle prove: DTF 122 II 469 consid. 4a, 122 III 223 consid. 3c, 120 Ib 229 consid. 2b, 119 V 344 consid. 3c e riferimenti). Tale modo di procedere non costituisce una violazione del diritto di essere sentito desumibile dall'art. 29 cpv. 2 Cost.
Infine, va ancora rilevato che il presente giudizio non pregiudica eventuali diritti del ricorrente nei confronti dell’AI insorti in epoca successiva alla data decisiva del provvedimento in lite, il quale delimita il potere cognitivo del giudice (
sul potere cognitivo dal profilo temporale del giudice delle assicurazioni sociali cfr. DTF 144 V 210 consid. 4.3.1 con riferimenti, citata nella sentenza 8C_435/2020 del 23 ottobre 2020, consid. 4.4
).
Il ricorrente ha, se del caso, la facoltà di presentare un’ulteriore nuova domanda di prestazioni, adducendo una rilevante modifica della situazione valetudinaria ed allegando la pertinente documentazione medica, motivata, approfondita ed indicante precisamente il grado d’incapacità lavorativa, relativa ad eventuali nuovi o maggiori disturbi che potrebbero influire sul grado d’inabilità.
2.8. Secondo l'art. 69 cpv. 1f
bis
LAI nel tenore in vigore dal 1° gennaio 2021 ed applicabile in concreto (cfr. anche la disposizione transitoria dell’art. 83 LPGA in combinazione con gli art. 61 lett. a e f
bis
LPGA nel tenore in vigore dal 1° gennaio 2021) la procedura di ricorso dinanzi al tribunale cantonale delle assicurazioni in caso di controversie relative a prestazioni dell’AI è soggetta a spese. L’entità delle spese è determinata fra 200 e 1000 franchi in funzione delle spese di procedura e senza riguardo al valore litigioso (cfr. DTF 133 V 402; STF 9C_156/2009 del 7 aprile 2009; STF 8C_393/2008 del 24 settembre 2008).
Visto l'esito della vertenza, le spese per complessivi Fr. 500.--vanno poste a carico dell'insorgente.
Quest’ultimo chiede tuttavia di essere messo al beneficio dell’assistenza giudiziaria con gratuito patrocinio dell’avv. RA 1.
Ai sensi dell’art. 61 lett. f LPGA nella procedura giudiziaria cantonale deve essere garantito il diritto di farsi patrocinare. Se le circostanze lo giustificano, il ricorrente può avere diritto al gratuito patrocinio. Tale disposto mantiene il principio che i presupposti del diritto alla concessione dell’assistenza giudiziaria si esaminano sulla base del diritto federale, mentre la determinazione della relativa indennità spetta al diritto cantonale (DTF 110 V 362).
I presupposti (cumulativi) per la concessione dell’assistenza giudiziaria – rimasti invariati rispetto al vecchio diritto – sono in principio dati se l’istante si trova nel bisogno, se l’intervento dell’avvocato è necessario o perlomeno indicato e se il processo non è palesemente privo di esito positivo (DTF 125 V 202 e 372 con riferimenti).
Il diritto all’assistenza giudiziaria comprende da un lato la liberazione dal pagamento delle tasse di giustizia e delle spese, dall’altro - nella misura in cui necessario - il diritto al gratuito patrocinio.
I
l requisito della probabilità di esito favorevole difetta quando le possibilità di vincere la causa sono così esigue che una persona di condizione agiata, dopo ragionevole riflessione, rinuncerebbe al processo in considerazione delle spese cui si esporrebbe (cfr. STFA U 220/99 del 26 settembre 2000; RAMI 1994 p. 78; DTF 125 II 275 consid. 4b; DTF 119 Ia 251).
A tal proposito, si osserva che per valutare la probabilità di esito favorevole non si deve adottare un criterio particolarmente severo: è infatti sufficiente che, di primo acchito, il gravame non presenti notevolmente meno possibilità di essere accolto che di essere respinto, ovvero che non si debba ammettere che un ricorrente ragionevole non lo avrebbe finanziato con i propri mezzi (STFA K 75/05 del 9 agosto 2005; STFA I 173/04 del 10 agosto 2005; STFA I 422/04 del 29 agosto 2005; STFA non pubbl. del 29 giugno 1994 in re A.D.; DTF 125 II 275; DTF 124 I 304 consid. 2c).
Inoltre, quando le prospettive di successo e i rischi di perdere il processo si eguagliano o le prime sono soltanto leggermente inferiori rispetto ai secondi, le domande non possono essere considerate senza esito favorevole (cfr. DTF 125 II 275; DTF 124 I 304 consid. 2c; DTF 122 I 267 consid. 2b).
Nel caso concreto, visti i chiari principi che risultano dalla giurisprudenza pubblicata sia nella Raccolta Ufficiale che nel sito web della Confederazione, rispettivamente in quello del Cantone Ticino, ritenuto che, come spiegato in precedenza, il ricorrente non ha prodotto alcun certificato medico atto a comprovare un peggioramento del suo stato di salute con incidenza sul grado d’invalidità rispetto a quanto stabilito nella precedente procedura e ritenuto al contrario come dalla documentazione medica allegata emerge semmai una stabilità dello stato valetudinario del ricorrente, doveva apparire evidente che il rischio di perdere il processo era palesemente maggiore rispetto alle prospettive di un successo, ragione per la quale il requisito della probabilità di esito favorevole va giudicato inadempiuto.
Facendo quindi difetto anche solo uno dei presupposti necessari per ottenere l'assistenza giudiziaria, la richiesta va respinta.