Decision ID: e892c0f8-9e80-536d-9b8c-4509dc30b7ad
Year: 2008
Language: it
Court: TI_TCAS
Chamber: TI_TCAS_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: social_law

ritenuto,
in fatto
1.1. RI 1, nata nel _, in precedenza attiva in qualità di operaia in una lavanderia, in data 6 settembre
2006 ha
presentato una domanda volta all’ottenimento di prestazioni AI per adulti, a seguito dei disturbi derivanti da un incidente automobilistico del maggio 2005 (doc. 1/1-8).
Con decisione del 13 luglio 2006 (doc. 1/32-34 inc. LAINF), confermata con decisione su opposizione del 3 ottobre 2006 (doc. 1/2-8 inc. LAINF), la _ ha posto termine al diritto alle indennità a favore dell’assicurata a decorrere dal 1° agosto 2006. Tale decisione è cresciuta in giudicato.
1.2. Esperiti gli accertamenti medici ed economici del caso, con decisione del 14 agosto 2007, l’Ufficio AI ha assegnato all’assicurata una mezza rendita di invalidità (grado del 50%) dal 1° maggio 2006 al 31 ottobre 2006 (doc. B).
1.3. Contro questa decisione l’assicurata, rappresentata da RA 1, ha inoltrato un tempestivo ricorso al TCA, chiedendo la retrocessione degli atti all’Ufficio AI per un nuovo apprezzamento medico di tipo ortopedico e psichiatrico.
In sostanza, il rappresentante dell’assicurata ha contestato la decisione dell’amministrazione, criticando la mancata valutazione delle patologie psichiche dell’interessata, per le quali è in cura presso il dr. _.
Il rappresentante dell’interessata ha inoltre contestato che vi sia stato un miglioramento dello stato di salute dell’assicurata indicando che, come attestato dal curante, dr. _, ella è da considerare tuttora inabile al lavoro al 100% (I).
1.4. L’UAI, in risposta, ha postulato un’integrale reiezione dell’impugnativa con argomenti di cui si dirà, per quanto occorra, nei considerandi di diritto (IV + bis).
1.5. In data 18 settembre 2007 il rappresentante dell’interessata ha trasmesso al TCA un certificato medico del dr. _, che attesta un’incapacità lavorativa del 100% (VI + D).
Tale scritto è stato trasmesso all’amministrazione (VII), con la facoltà di presentare osservazioni scritte.

in diritto
In ordine
2.1. La presente vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico ai sensi degli articoli 49 cpv. 2 della Legge organica giudiziaria e 2 cpv. 1 della Legge di procedura per le cause davanti al Tribunale delle assicurazioni (cfr. STF H 180/06 e H 183/06 del 21 dicembre 2007; STFA I 707/00 del 21 luglio 2003; STFA H 335/00 del 18 febbraio 2002; STFA H 212/00 del 4 febbraio 2002; STFA H 220/00 del 29 gennaio 2002; STFA U 347/98 del 10 ottobre 2001, pubblicata in RDAT I-2002 pag. 190 seg.; STFA H 304/99 del 22 dicembre 2000; STFA I 623/98 del 26 ottobre 1999).
Nel merito
2.2.
Il 1° gennaio 2008 è entrata in vigore la 5a revisione della LAI (RU 2007 5148).
Occorre qui rilevare che per quanto concerne le norme di diritto materiale, in assenza di disposizioni transitorie, nel diritto delle assicurazioni sociali sono determinanti quei disposti in vigore al momento in cui si è realizzata la fattispecie che esplica degli effetti (DTF 129 V 4 consid. 1.2.; 127 V 466 consid. 1).
Dal momento che nel caso in esame lo stato di fatto giuridicamente determinante è realizzato antecedentemente al 1° gennaio 2008, le modifiche della 5a revisione della LAI non sono applicabili. Ne consegue che gli articoli della LAI citati in seguito fanno riferimento al tenore valido sino al 31 dicembre 2007.
2.3. Secondo l’art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con gli art. 7 e 8 della LPGA, con invalidità s’intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata, cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio. Gli elementi fondamentali dell'invalidità, secondo la surriferita definizione, sono quindi un danno alla salute fisica o psichica conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio, e la conseguente incapacità di guadagno. Occorre quindi che il danno alla salute abbia cagionato una diminuzione della capacità di guadagno, perché il caso possa essere sottoposto all'assicurazione per l'invalidità (Scartazzini, Les rapports de causalité dans le droit suisse de la sécurité sociale, tesi Ginevra 1991, pp. 216ss).
Secondo l'art. 28 cpv. 1 LAI, in vigore sino al 31 dicembre 2003, gli assicurati hanno diritto a una rendita intera se sono invalidi almeno al 66 2/3 %, a una mezza rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono invalidi almeno al 40%. Nel suo nuovo tenore in vigore dal 1° gennaio
2004, l
'art. 28 cpv. 1 LAI prescrive che gli assicurati hanno diritto ad una rendita intera se sono invalidi almeno al 70%, a tre quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono invalidi almeno al 40%.
Ai sensi dell'art. 16 LPGA il grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto fra il reddito del lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo l'insorgenza dell'invalidità e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione, nell'esercizio di un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in condizioni normali di mercato del lavoro (reddito da invalido) e il reddito del lavoro che egli avrebbe potuto conseguire se non fosse diventato invalido (reddito da valido). Il grado d'invalidità dell'assicurato deve quindi essere determinato dal raffronto del reddito ch'egli ancora può conseguire nonostante la sua invalidità con quello che avrebbe potuto guadagnare in assenza delle affezioni di cui è portatore (RCC 1992 p. 182, 1990 p. 543; Valterio, Droit et pratique de l'assurance invalidité, Les prestations, 1985, pp. 200ss.). Si confronta perciò il reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non fosse divenuto invalido con quello ch'egli può tuttora realizzare, benché invalido, sfruttando la residua capacità lavorativa in attività da lui ragionevolmente esigibili in condizioni normali del mercato del lavoro, previa adozione di eventuali provvedimenti integrativi (metodo generale del raffronto dei redditi; DTF 128 V 30, 104 V 136; Pratique VSI 2000 p. 84). Nel confronto dei redditi la giurisprudenza - di regola - non tiene conto di fattori estranei all'invalidità, come ad esempio la formazione professionale, le attitudini fisiche e psichiche e l'età dello assicurato (RCC 1989 p. 325; DTF 107 V 21; Scartazzini, op. cit, p. 232). La misura dell'attività ragionevolmente esigibile dipende d'altra parte dalla situazione personale dell'assicurato e dalla possibilità di applicazione di misure reintegrative. La situazione personale dell'assicurato è essenziale per la valutazione della residua capacità al guadagno. Secondo il TFA i due redditi, dalla cui differenza emerge il grado dell'incapacità di guadagno, vanno stabiliti in maniera precisa. Se ciò non è possibile, devono essere calcolati sulla base di una valutazione fondata sulle circostanze concrete (SVR 1996 IV Nr. 74; DTF 114 V 313).
Al proposito va infine ancora rilevato che,
secondo la giurisprudenza del TFA, per il raffronto dei redditi sono determinanti le circostanze esistenti al momento dell'(eventuale) inizio del diritto alla rendita ed i redditi da valido e da invalido devono però essere rilevati sulla medesima base temporale e la valutazione deve tenere conto di eventuali modifiche dei redditi di paragone intervenute fino alla resa della decisione (rispettivamente, in regime di LPGA, decisione su opposizione) e suscettibili di incidere sul diritto alla rendita (DTF 129 V 222, cfr. anche
cfr. STFA inedite 26 giugno 2003 nella causa R consid. 3.1, I 600/01; 3 febbraio 2003 nella causa R, I 670/01 pubblicata in SVR 2002 IV Nr. 24; 18 ottobre 2002 nella causa L consid. 3.1, I 761/01 pubblicata in SVR 2003 IV Nr. 11 e 9 agosto 2002 nella causa S. consid. 3.1, I 26/02 e cfr. anche STFA inedita 13 giugno 2003 nella causa G. consid. 4.2, I 475/01).
2.4.
Per costante giurisprudenza quando l’amministrazione con un’unica decisione attribuisce una rendita per un certo periodo e, contemporaneamente, la riduce o la sopprime per un periodo successivo, devono essere applicate per analogia le regole sulla revisione di decisioni amministrative (cfr. DTF 131 V 164; DTF 131 V 120; DTF 125 V 143; SVR 2006 IV Nr. 13; STFA del 10 gennaio 2006 nella causa K., I 597/04; STFA del 27 dicembre 2005 nella causa A., I 689/04; STFA del 19 ottobre 2005 nella causa F., I 38/05; STFA del 14 aprile 2005 nella causa K., 12/04; STFA del 24 febbraio 2005 nella causa K., I 528/04; STFA del 29 giugno 2004 nella causa T., I 299/03).
Al riguardo cfr. STCA 32.2005.83 del 20 febbraio 2006, massimata in RtiD II-2006 N. 39 pag. 182.
2.5. L’art. 17 cpv. 1 LPGA stabilisce che:
"
Se il grado d’invalidità del beneficiario della rendita subisce una notevole modificazione, per il futuro la rendita è aumentata o ridotta proporzionalmente o soppressa, d’ufficio o su richiesta."
I principi giurisprudenziali sviluppati in materia di revisione di rendite sotto il regime del vecchio art. 41 LAI sono applicabili anche a proposito dell’art. 17 LPGA (DTF 130 V 349 seg. consid. 3.5).
2.6. In una sentenza del 12 ottobre 2005 nella causa R., I 8/04, pubblicata in plaidoyer 1/06, pag. 64-65, il TFA ha ricordato i principi che sono alla base della revisione e della riconsiderazione di decisioni amministrative e si è così espresso:
"
(...)
2.
2.1
En l'espèce, il s'agit tout d'abord de savoir si l'on est en présence d'un motif de révision, ce qui suppose une modification notable du taux d'invalidité (art. 17 LPGA). Il n'y a pas matière à révision lorsque les circonstances sont demeurées inchangées et que le motif de la suppression ou de la diminution de la rente réside uniquement dans une nouvelle appréciation du cas. Un motif de révision au sens de l'art. 17 LPGA (ou de l'ancien art. 41 LAI) doit clairement ressortir du dossier (p. ex. arrêt P. du 31 janvier 2003
[I 559/02], consid. 3.2 et les arrêts cités; sur les motifs de révision en particulier: Urs Müller, Die materiellen Voraussetzungen der Rentenrevision in der Invalidenversicherung, thèse, Fribourg 2002, p. 133 ss). La réglementation sur la révision ne saurait en effet constituer un fondement juridique à un réexamen sans condition du droit à la rente (Rudolf Ruedi, Die Verfügungsanpassung als verfahrensrechtliche Grundfigur namentlich von Invalidenrentenrevisionen, in: Schaffauser/ Schlauri [Hrsg], Die Revision von Dauerleistungen in der Sozialversicherung, Saint-Gall, 1999, p. 15).
2.2
Si l'on compare les expertises du COMAI du 9 mai 1995 et de
la Clinique X.
du 10 mai 2002, les principaux diagnostics posés sont pratiquement superposables (syndrome somatoforme douloureux persistant et personnalité fruste et dépendante en 1995; syndrome douloureux somatoforme persistant [F45.4] et personnalité aux traits dépendants [F60.7] en 2002). Les conclusions des expertises sont divergentes, en revanche, en ce qui concerne les répercussions des atteintes à la santé sur la capacité de travail. Les experts du COMAI avaient estimé que le syndrome somatoforme douloureux prenait place dans le contexte d'un trouble de
la personnalité. On
était en présence d'une atteinte à la santé mentale importante, entraînant une incapacité totale de travail, sans perspective de reclassement ni d'amélioration, vu l'importance de la régression et de la fixation somatique.
Les experts de
la Clinique X.
concluent, pour leur part, à l'absence d'atteinte somatique ou psychique susceptible de limiter la capacité de travail. Les mêmes experts déclarent s'écarter des conclusions du COMAI, au motif que l'association d'un trouble somatoforme douloureux à une personnalité aux traits dépendants ne constitue pas, à leur avis, une atteinte à la santé mentale importante.
2.3
Sur la base de ces éléments, il y a lieu de constater que les experts de
la Clinique X.
ne font pas état d'une modification de l'état de santé du recourant, mais remettent en cause l'appréciation précédente - et fondée sur un même état de fait - des experts du COMAI. Ni l'administration ni les premiers juges n'ont cherché du reste à démontrer l'existence d'un changement de circonstances. Ils insistent plutôt sur le caractère probant de l'expertise dé
la Clinique X.,
en faisant totalement abstraction des règles sur la révision et comme s'il s'agissait en l'occurrence de se prononcer pour la première fois sur le droit à
la rente. Mais
cela ne suffit pas, on l'a vu, pour justifier une révision du droit à la rente (cf. aussi Urs Müller, op. cit., p. 135, ch. 490).
3.
3.1.
Le principe selon lequel l'administration peut en tout temps revenir d'office sur une décision formellement passée en force qui n'a pas donné lieu à un jugement sur le fond, lorsque celle-ci est certainement erronée et que sa rectification revêt une importance appréciable, l'emporte sur la procédure de révision. Ainsi, l'administration peut aussi modifier une décision de rente lorsque les conditions de la révision selon l'art. 17 LPGA ne sont pas remplies. Si le juge est le premier à constater que la décision initiale était certainement erronée, il peut confirmer, en invoquant ce motif, la décision de révision prise par l'administration (ATF 125 V 369 consid. 2 et les arrêts cités; cf. aussi ATF 112 V 373 consid. 2c et 390 consid. 1b). Il est à relever que la reconsidération est désormais expressément prévue à l'art. 53 LPGA.
3.2
Pour juger s'il est admissible de reconsidérer une décision pour le motif qu'elle est sans nul doute erronée, il faut se fonder sur la situation juridique existant au moment où cette décision a été rendue, compte tenu de la pratique en vigueur à l'époque (ATF 119 V 479 consid. 1b/cc et les références). Par le biais de la reconsidération, on corrigera une application initiale erronée du droit, de même qu'une constatation erronée résultant de l'appréciation des faits. Un changement de pratique ou de jurisprudence ne saurait en principe justifier une reconsidération (ATF 117 V 17 consid. 2c, 115 V 314 consid. 4a/cc). Une décision est sans nul doute erronée non seulement lorsqu'elle a été prise sur la base de règles de droit non correctes ou inappropriées, mais aussi lorsque des dispositions importantes n'ont pas été appliquées ou l'ont été de manière inappropriée (DTA 1996/97 n° 28 p. 158 consid. 3c). Tel est notamment le cas lorsque l'administration a accordé une rente d'invalidité au mépris du principe de la priorité de la réadaptation sur la rente (voir l'arrêt P. du 31 janvier 2003, déjà cité). A l'inverse, une inexactitude manifeste ne saurait être admise lorsque l'octroi de la prestation dépend de conditions matérielles dont l'examen suppose un pouvoir d'appréciation, quant à certains de leurs aspects ou de leurs éléments, et que la décision paraît admissible compte tenu de la situation de fait et de droit (arrêt P. du 13 août 2003 [1790/01], consid. 3).
3.3
En l'espèce, c'est en vue d'élucider les divergences issues d'avis médicaux contradictoires se trouvant au dossier que l'administration a recueilli l'expertise du COMAI, du 9 mai 1995, et qu'elle s'est fondée sur cette dernière pour allouer une rente entière au recourant, le 1
er
décembre 1995. En présence d'un tableau clinique complexe, par ailleurs difficile à appréhender en raison de ses aspects subjectifs, la prise de position sur une incapacité de travail implique toujours un jugement d'appréciation. Or, un tel jugement ne saurait être qualifié de manifestement erroné que si les investigations médicales dans les différents domaines concernés n'ont pas été entreprises ou qu'elles ne l'ont pas été avec le soin nécessaire (cf. arrêt P. du 31 janvier 2003, déjà cité). Tel n'est pas le cas en ce qui concerne l'expertise du COMAI dans la mesure où cette expertise pluridisciplinaire répond aux critères jurisprudentiels permettant de lui attribuer une pleine valeur probante. En tout cas, les critiques émises à l'encontre des conclusions du COMAI par les médecins de
la Clinique X.
ne suffisent pas pour admettre que ces conclusions sont dépourvues de crédibilité. Comme on l'a vu, on est en présence d'appréciations divergentes d'experts en ce sens que les uns, à la différence des autres, considèrent que l'association d'un trouble somatoforme douloureux à une personnalité aux traits dépendants n'a pas d'incidence sur la capacité de travail. Seule une surexpertise serait de nature à les départager.
Mais, ici également, on ne peut faire abstraction des éléments qui ont conduit l'administration à allouer une rente entière au recourant comme si l'on devait statuer pour la première fois sur les droits de l'assuré et modifier sa situation juridique à la lumière exclusivement des données médicales recueillies à l'occasion de la procédure de révision. Une appréciation médicale différente ultérieure ne suffit pas pour faire apparaître comme manifestement erronée la décision initiale ou pour ordonner une expertise.
On ne peut pas non plus affirmer que l'administration a commis à l'origine une erreur de droit, notamment en méconnaissant le principe de la priorité de la réadaptation sur la rente: l’expertise du COMAI excluait toute possibilité de reclassement professionnel et ne laissait pas entrevoir, à brève échéance, une amélioration de l'état de santé qui eût permis la mise en oeuvre de mesures de réadaptation professionnelle."
Una diversa valutazione di uno stato di fatto rimasto invariato ed inizialmente approfonditamente esaminato non costituisce dunque né un caso di revisione, né un caso di riconsiderazione.
2.7. Per quanto riguarda in particolare l'invalidità cagionata da un danno alla salute psichica, il TFA ha stabilito che é decisivo al proposito che il danno sia di gravità tale da non poter praticamente esigere dall'assicurato di valersi della sua capacità lavorativa sul mercato del lavoro, o che ciò sia persino intollerabile per la società (DTF 127 V 298 consid. 4c, 102 V 165= RCC 1977 pag. 169; Pratique VSI 1996 pag. 318, 321, 324; RCC
1992 pag. 180; ZAK 1984 pag. 342, 607; STFA del 29 settembre 1998 nella causa S. F. consid. 3b, I 148/98; Locher, Grundriss des Sozialversicherungsrechts, Berna 2003, pag. 128).
L'Alta Corte ha inoltre avuto modo di precisare che:
"
(...)
Tra i danni alla salute psichica, i quali come i danni fisici, possono determinare un'invalidità ai sensi dell'art. 4 cpv. 1 LAI, devono essere annoverati - oltre alle malattie mentali propriamente dette - le anomalie psichiche parificabili a malattia. Non sono considerati effetti di uno stato psichico morboso, e dunque non costituiscono turbe a carico dell'assicurazione per l'invalidità le limitazioni della capacità di guadagno cui l'assicurato potrebbe ovviare dando prova di buona volontà; la misura di quanto è ragionevolmente esigibile dev'essere apprezzata nel modo più oggettivo possibile. Bisogna dunque stabilire se, e in quale misura al caso, un assicurato può, nonostante il danno alla salute mentale, esercitare un'attività lucrativa che il mercato del lavoro gli offre, tenuto conto delle sue attitudini. In quest'ambito il punto è quello di sapere quale attività si può da lui ragionevolmente esigere. Ai fini di stabilire l'esistenza di un'incapacità di guadagno causata da un danno alla salute psichica non è quindi decisivo accertare se l'assicurato eserciti o meno un'attività lucrativa insufficiente; di maggior rilievo è piuttosto domandarsi se si debba ammettere che l'utilizzazione della capacità lavorativa non può in pratica più essere da lui pretesa oppure che essa sarebbe persino insopportabile per la società (DTF 102 V 166; VSI 1996 pag. 318 consid. 2a, pag. 321 consid. 1a, pag. 324 consid. 1a; RCC 1992 pag. 182 consid. 2a e sentenze ivi citate)" (STFA del 29 settembre 1998
nella causa S. F. [I 148/98], pag. 10 consid. 3b)."
Secondo la giurisprudenza del TFA questi principi valgono fra l'altro per le psicopatie, le alterazioni dello sviluppo psichico (psychische Fehlentwicklungen), l'alcolismo, la farmacomania, la tossicomania e le nevrosi (STFA del 18 ottobre 1999 nella causa B., I 441/99, del 29 settembre 1998 nella causa S. F., I 148/98 consid. 3b; RCC 1992 pag. 182 consid. 2a con riferimenti).
In una sentenza pubblicata in DTF 130 V 352 l’Alta Corte ha precisato i criteri per poter concludere che un disturbo da dolore somatoforme provoca un’incapacità di guadagno duratura.
Tali criteri sono stati così riassunti dal TFA in un’altra sentenza I 404/03 del 23 aprile 2004, in lingua italiana, nella quale il TFA si è così espresso:
"
6.2. A determinate condizioni, anche un disturbo da dolore somatoforme - rientrante nella categoria delle affezioni psichiche, per le quali l'allestimento di una perizia psichiatrica si rende normalmente necessario alfine di stabilirne le ripercussioni economiche - può causare una incapacità lavorativa (cfr. sentenza del 12 marzo
2004 in
re N., I 683/03, consid. 2.2.2, destinata alla pubblicazione nella Raccolta ufficiale [ndr.: pubblicata in DTF 130 V 352]). Secondo giurisprudenza, ancora recentemente confermata, un disturbo somatoforme da dolore persistente non è tuttavia, di regola, atto a determinare, in quanto tale, una limitazione duratura della capacità lavorativa suscettiva di dare luogo a un'invalidità ai sensi dell'
art. 4 cpv. 1 LAI
(sentenza citata del 12 marzo
2004 in
re N., consid.
2.2.3; Ulrich Meyer-Blaser, Der Rechtsbegriff der Arbeitsunfähigkeit und seine Bedeutung in der Sozialversicherung, namentlich für den Einkommensvergleich in der Invaliditätsbemessung, in: René Schaffhauser/Franz Schlauri [editori], Schmerz und Arbeitsunfähigkeit, San Gallo 2003, pag. 76 segg., in particolare pag. 81 seg.).
Un'eccezione a questo principio entra in linea di conto soltanto in quei casi in cui il disturbo da dolore somatoforme presenta secondo gli accertamenti medici una gravità tale da rendere in pratica oggettivamente non più esigibile dalla persona assicurata lo sfruttamento della sua capacità lavorativa residua sul mercato del lavoro oppure dove ciò risultasse insostenibile per la società (DTF 102 V 165; VSI 2001 pag. 225 consid. 2b con riferimenti; cfr. pure DTF 127 V 298 consid. 4c in fine). Una simile inesigibilità, da ammettersi soltanto in casi eccezionali, presuppone tuttavia l'esistenza concomitante di una comorbidità psichica di notevole gravità, intensità e durata oppure la presenza qualificata di altri criteri, quali ad es. l'esistenza di concomitanti affezioni organiche croniche accompagnate da un decorso patologico pluriennale con sintomi stabili o in evoluzione senza remissione duratura, l'accertamento di un ritiro totale dalla vita sociale, un eventuale profitto tratto dalla malattia (cosiddetto "Krankheitsgewinn") come pure un insuccesso, nonostante gli sforzi profusi, di trattamenti e di provvedimenti riabilitativi. A volte, la presenza di tali fattori permette di ritenere insormontabile il disturbo da dolore somatoforme (sentenza citata del 12 marzo
2004 in
re N., consid. 2.2.3 e i riferimenti ivi citati; cfr. pure VSI 2000 pag. 155 consid. 2c). Da notare ancora che i fattori psicosociali o socioculturali non figurano nel novero delle affezioni alla salute suscettibili di originare un'incapacità di guadagno ai sensi dell'
art. 4 cpv. 1 LAI
(cfr. sentenza del 29 gennaio
2003 in
re P., I 129/02, consid. 3.2, con riferimento ai principi sanciti in DTF 127 V 294).
In tale contesto, l'esperto chiamato ad esprimersi deve, sul piano psichiatrico, porre una diagnosi nell'ambito di una classificazione riconosciuta e pronunciarsi sulla gravità dell'affezione. Tenendo conto dei criteri esposti, egli deve così valutare l'esigibilità della ripresa, rispettivamente dell'estensione lavorativa da parte dell'assicurato (VSI 2000 pag. 155 consid. 2c)."
Anche in un'altra
sentenza I 702/03 del 28 maggio 2004, il TFA ha evidenziato che:
"
5.2 In
una recente sentenza, questa Corte ha avuto modo di precisare che una tale inesigibilità presuppone in ogni caso la presenza manifesta di una comorbidità psichiatrica di notevole gravità, intensità e durata oppure la presenza costante e intensa di altri criteri qualificati quali (1) l'esistenza di concomitanti affezioni organiche croniche accompagnate da un decorso patologico pluriennale con sintomi stabili o in evoluzione senza remissione duratura, (2) la perdita d'integrazione sociale in tutti gli ambiti della vita, (3) uno stato psichico consolidato, senza possibilità di evoluzione sul piano terapeutico, ad indicare allo stesso tempo l'insuccesso e la liberazione dal processo risolutivo del conflitto psichico (profitto primario tratto dalla malattia; "primärer Krankheitsgewinn") oppure (4) l'insuccesso di trattamenti ambulatoriali o stazionari conformi alle regole dell'arte nonché di provvedimenti riabilitativi a dispetto degli sforzi profusi dalla persona assicurata (sentenza citata del 12 marzo
2004 in
re N., consid. 2.2.3 e sentenza del 21 aprile
2004 in
re P., I 870/02, consid.
3.3.2; VSI 2000 pag. 155 consid.
2c; Ulrich Meyer-Blaser, Der Rechtsbegriff der Arbeitsunfähigkeit und seine Bedeutung in der Sozialversicherung, namentlich für den Einkommensvergleich in der Invaliditätsbemessung, in: René Schaffhauser/Franz Schlauri [editori], Schmerz und Arbeitsunfähigkeit, San Gallo 2003, pag. 76 segg. e 80 segg.)."
In una sentenza I 770/03 del 16 dicembre 2004 pubblicata in DTF 131 V 49 l'Alta Corte, dopo avere confermato che l'esame dell'effetto invalidante di un disturbo da dolore somatoforme richiede una verifica completa della situazione sulla base dei criteri summenzionati, ha aggiunto che si devono considerare anche gli elementi a sostegno della non sussistenza dell'obbligo di prestazione sull'assicurazione per l'invalidità.
Pertanto, se le limitazioni nell'esercizio di un'attività risultano da un'esagerazione dei sintomi o simili, di regola non sussiste un danno alla salute che dà diritto a prestazioni dell'assicurazione. Questa situazione è data quando: vi è una notevole discrepanza tra i dolori descritti e il comportamento osservato/l'anamnesi; l'assicurato afferma di essere afflitto da dolori intensi, ma li caratterizza in modo vago; l'assicurato non fa richiesta di cure mediche o terapie; i lamenti dell'assicurato sembrano ostentati e quindi poco credibili al perito; l'assicurato sostiene di subire gravi limitazioni nella vita quotidiana, nonostante il contesto psicosociale sia pressoché intatto (v. Kopp/Willi/Klipstein, Im Graubereich zwischen Körper, Psyche und sozialen Schwierigkeiten, in: Schweizerische Medizinische Wochenschrift 1997, p. 1434, con riferimento ad uno studio approfondito di Winchkler e Foerster).
In una sentenza I 384/06 del 4 luglio 2007 il Tribunale federale (TF) ha ribadito che “(...) il riconoscimento di un danno alla salute psichica presuppone in particolare la diagnosi espressa da uno specialista in psichiatria, poggiata sui criteri posti da un sistema di classificazione riconosciuto scientificamente (cfr. DTF 130 V 396 segg.; cfr. pure la recente sentenza del Tribunale federale delle assicurazioni I 621/05 del 13 luglio 2006, consid. 4). (...)” (STF del 4 luglio 2007, I 384/06).
2.8. Nella decisione del 14 agosto 2007 l’UAI, fondandosi sul parere del dr. _ del SMR, medico generico
(sul diritto per gli assicurati di conoscere la specializzazione dei medici del SMR, cfr. SVR 2008 IV Nr. 13)
, ha confermato il precedente progetto di decisione del 2 maggio 2007 (doc. 21/1-3), riconoscendo all’assicurata il diritto ad una mezza rendita di invalidità (grado AI pari al 50%) limitatamente al periodo dal 1° maggio 2006 al 31 ottobre 2006 (cfr. doc. B).
Il TCA è, quindi, ora chiamato a valutare, alla luce di quanto esposto ai considerandi 2.4., 2.5. e 2.6., se l’UAI ha correttamente o meno soppresso la rendita spettante a RI 1 a fare tempo dal 1° novembre 2006.
2.9. Dal profilo medico, il dr. _ del SMR, nelle sue annotazioni del 17 gennaio
2007, ha
osservato:
"
Assicurata 40enne, operaia in una lavanderia.
Diagnosi:
-
stato dopo incidente con distorsione cervicale (colpo di frusta) il 2.5.2005
-
sindrome mista ansioso-depressiva
Lungo incarto _ con numerose valutazioni, di tipo somatico e valutazione psichiatrica del 23.6.2006 (dr. _, perito per la _):
Diagnosi:
-
reazione mista ansioso-depressiva di entità lieve (F32.0)
-
sindrome cronica del dolore somatoforme (F45.4)
-
sospetta fibromialgia recidivante
-
elaborazione di sintomi fisici per ragioni psicologiche.
La _ ha ritenuto che non ci fosse più IL e sospeso le indennità.
IL 100% dal 2.5.2005
IL 50% dal 19.12.2005 al 31.7.2006, poi IL 0%.
A mio avviso gli accertamenti della _ sono stati sufficienti e la loro valutazione finale è giustificata. Da notare che nella perizia psichiatrica il perito non si esprime solamente sulle relazioni tra incidente e patologia psichiatrica e relazioni tra loro, ma fa una valutazione globale della situazione psichica.
Procedere: richiedere il rapporto della degenza all’Ospedale _ di _ (neurologia dal 1.10 al 3.10.2006 e controllo del 12.10.2006) come dal rapporto del dr. _.” (Doc. 14-1)
Nel rapporto medico del 5 febbraio 2007 il dr. _, posta la diagnosi principale di “stato dopo distorsione cervicale (stadio II sec. Classificazione Quebec Task Force)” e quali ulteriori diagnosi con influsso sulla capacità lavorativa quelle di “reazione mista ansioso-depressiva di lieve entità e sindrome cronica del dolore somatoforme”, ha ritenuto l’assicurata totalmente abile al lavoro nella sua precedente attività e in altre adeguate a partire da agosto 2006. Il dr. _ ha indicato:
"
Vedi anche annotazioni del 17.1.2007.
Sono nel frattempo arrivati i documenti richiesti:
rapporto degenza di 3 giorni all’Ospedale _ di _, dove si diagnostica:
-
parestesie arto superiore sinistro in esito da trauma distorsivo della colonna cervicale e,
-
palpitazioni nell’ambito di una patologia ansiosa
dal rapporto non emergono patologie invalidanti (da notare che non risultano psicofarmaci nella terapia).
Rapporto della visita neurologica (_) del 3.10.2006 riguardo la valutazione del giorno precedente:
-
cervicobrachialgia su tenomiosi a catena
-
stato depressivo
Lo status corrisponde a quello verificato nei numerosi precedenti controlli.
In conclusione, ribadisco che l’assicurata è già stata valutata dalla _ e in base ai rapporti in loro possesso, in particolare visita psichiatrica del dr. _ (23.6.2006) e rapporto d’uscita da _ (10.11.2005) si può stabilire che l’assicurata è in grado di svolgere l’attività lavorativa da lei svolta in precedenza.
I rapporti successivi richiesti non modificano il giudizio (in base alla descrizione dello stato fisico e l’esame clinico).
Da notare che sia la valutazione psichiatrica che reumatologica non prendono solo posizione sulla relazione con l’incidente, ma danno un giudizio globale sullo stato di salute indipendentemente da questo.
Riteniamo quindi le IL date dalla _, a partire dall’agosto del 2006 abile normalmente per attività da lei esercitate in precedenza e per attività leggere fino a medio pesanti.” (Doc. 18-2)
Il dr. _, in una nota del 9 marzo
2007, ha
precisato che l’assicurata deve essere considerata, dal mese di maggio 2005, inabile al lavoro al 100% sia come operaia, sia in qualsiasi altra attività. Ella va per contro ritenuta abile al lavoro dapprima al 50%, dal mese di dicembre 2005 e poi abile al lavoro al 100%, dal mese di agosto 2006, sia come operaia, sia in qualsiasi altra attività adeguata (doc. 20-1).
Il medico del SMR ha espresso la sua valutazione basandosi sui seguenti documenti medici presenti nell’incarto LAINF:
-
rapporto medico del 23 giugno 2006, redatto su richiesta dell’assicuratore infortuni, del dr. _, spec. FMH in psichiatria e psicoterapia, medico consulente dell’assicuratore infortuni, nel quale lo specialista ha posto le diagnosi di “reazione mista ansioso-depressiva di entità lieve (F32.0); sindrome cronica da dolore somatoforme (F45.4); sospetta fibromialgia recidivante (M79.0); elaborazione di sintomi fisici per ragioni psicologiche (F68.0)” (doc. 1-50 inc. LAINF).
Il dr. _ ha rilevato che la sintomatologia depressiva, di entità lieve, certamente non giustifica un’inabilità lavorativa prolungata. Lo specialista ha inoltre evidenziato la presenza, all’esame clinico, di evidenti segni di aggravamento, come dimostrato dall’evidente discrepanza tra i reperti oggettivi e le lamentele soggettive dell’interessata.
Il dr. _ ha ritenuto, da un punto di vista psichiatrico e terapeutico, indicata ed esigibile la ripresa, in misura completa, di un’attività lavorativa regolare nella professione precedentemente svolta (doc. 1-51 inc. LAINF);
-
rapporto del 30 agosto 2005 redatto, su incarico dell’assicuratore infortuni, dal dr. _, spec. FMH in chirurgia ortopedica e ortopedia, medico di _ supplente. In tale rapporto, il dr. _ ha posto la diagnosi di “stato dopo trauma distorsivo colonna cervicale a seguito di colpo di frusta”, ritenendo opportuno un controllo dell’assicurata presso il reparto di neurologia dell’Ospedale _ di _ (doc. 1-155 inc. LAINF);
-
rapporto medico del 13 luglio 2005 del dr. _, Capoclinica di neurologia del Servizio cantonale di neurologia dell’Ospedale _ di _, il quale attesta la presenza di una sintomatologia dolorosa cervicale a seguito di una distorsione cervicale stadio II secondo classificazione di Quebec Task Force, senza indizi anamnestici o clinici di un coinvolgimento radicolare o mielopatico, escludendo l’esistenza di una problematica neurologica deficitaria (doc. 1-160 inc. LAINF).
Tale diagnosi è poi stata ribadita dal dr. _ nel suo referto del 14 ottobre 2005 (doc. 1/133-135 inc. LAINF);
-
rapporto medico del 10 novembre 2005 del dr. _ della Clinica _ di _, nel quale ha posto le diagnosi di “sindrome cronica del dolore somatoforme (F45.4); elaborazione di sintomi fisici per ragioni psicologiche (F68.0); reazione mista ansioso-depressiva di entità lieve (F32.0); fibromialgia recidivante in riacutizzazione (M9.0); colpo di frusta il 2.5.2005; sindrome panvertebrale anamnestica in presenza di lievi alterazioni statiche e degenerative (TAC lombare 12.00 e 7.03); sindrome lombospondilogena destra in riacutizzazione dopo recente falso movimento senza trauma significativo; ipotensione arteriosa parzialmente medicamentosa” (doc. 1-115 inc. LAINF). Il dr. _ ha concluso il suo referto, evidenziando che sia dal punto di vista reumatologico, che da quello psichiatrico, non vi sono ragioni giustificanti un prolungamento dell’incapacità lavorativa dell’assicurata, consigliando una rapida ripresa al lavoro, inizialmente al 50% e poi al 100% (doc. 1-117 inc. LAINF);
-
rapporto medico del 5 dicembre 2005, il dr. _ ha considerato che “
il caso è stato ben documentato tramite una TAC, una risonanza magnetica, visite neurologiche, visite medico-circondariali e una degenza di tre settimane presso una clinica riabilitativa con una buona documentazione reumatologica
” (doc. 1-112 inc. LAINF), ritenendo l’assicurata abile al lavoro al 50% dal 19 dicembre 2005 e poi abile al 100% dal 16 gennaio 2006 (doc. 1-113 inc. LAINF).
2.10. In sede ricorsuale l’assicurata ha contestato la decisione dell’amministrazione, producendo a comprova della sua totale incapacità lavorativa un certificato medico del 27 agosto 2007 del dr. _, spec. FMH in chirurgia, del seguente tenore:
"
La signora RI 1, _, è tuttora in cura per gravi problemi ortopedici alla colonna cervicale, colonna lombare e gamba sinistra, più problemi depressivi importanti, in cura dal dr. _.
La paziente è inabile al lavoro al 100% a tuttora e continua.” (Doc. C)
Al riguardo, nelle sue annotazioni del 5 settembre 2007, il dr. D. _, spec. FMH in medicina generale, ha osservato:
"
Vedi nota riassuntiva SMR del 5.2.2007
In sede di ricorso viene presentato un brevissimo certificato del dr. _ del 27.8.2007 attestante una IL del 100% persistente per problemi ortopedici e psichici.
Valutazione:
l’assicurata è stata valutata dal punto di vista psichiatrico da parte del dr. _ per conto della _ in data 23.6.2006:
Diagnosi: Reazione mista ansioso-depressiva di entità lieve (F32.0)
Sindrome cronica da dolore somatoforme (F45.4)
Sospetta fibromialgia
Elaborazione di sintomi fisici per ragioni psicologiche (F68.0)
Allora veniva espressamente confermata l’assenza di una patologia depressiva di tipo invalidante (viene quindi confermata una valutazione da parte del dr. _ del 2005).
Sempre nel 2005 l’assicurata era stata degente presso la clinica _ (rapporto del 10.11.2005) con diagnosi di sindrome cronica da dolore somatoforme (valutazione reumatologica dr. _). Espressamente era stato dichiarato che dal punto di vista reumatologico non vi erano elementi giustificanti un prolungamento dell’incapacità lavorativa.
Si tratta quindi di un caso di problematica di tipo somatoforme, patologia confermata dai diversi specialisti che hanno avuto contatto con l’assicurata.
Dal rapporto dettagliato del dr. _ risulta chiaramente che l’assicurata non adempie i criteri di Förster per ammettere che la patologia somatoforme sia da ritenersi di tipo invalidante. In particolare è stata espressamente negata la presenza di una patologia psichiatrica invalidante, inoltre l’assicurata risulta tuttora integrata a livello familiare e sociale.
Conclusione: l’attuale certificato del dr. _ non permette di oggettivare minimamente una modifica dello stato di salute dell’assicurata rispetto alla situazione ben nota. Il dr. _ ripete la sua valutazione già espressa ripetutamente verso la _.
Il caso è stato adeguatamente accertato sia dal punto di vista psichiatrico che dal punto di vista somatico. Le valutazioni concordano con la presenza di una problematica di tipo prevalentemente somatoforme, problematica che non adempie i criteri per essere ritenuta di tipo invalidante.” (Doc. IV/bis)
L’assicurata ha pure trasmesso un referto del suo psichiatra curante, dr. _, spec. FMH in psichiatria e psicoterapia, del seguente tenore:
"
Così come richiesto dall’interessato si rilascia il presente rapporto medico concernente il mio paziente (n.d.r. trattasi di una donna) RI 1.
Il paziente presenta una situazione psicopatologica e invalidante che si aggiunge e aggrava il già presente quadro clinico-somatico.
L’incapacità lavorativa è tuttora del 100%.
Malgrado l’adeguato trattamento in atto il decorso appare insoddisfacente e la prognosi lavorativa infausta.” (Doc. D)
2.11. Per costante giurisprudenza (cfr. STF
9C
13/2007 del 31 marzo 2008),
al fine di poter graduare l'invalidità, all'amministrazione (o al giudice in caso di ricorso) è necessario disporre di documenti che devono essere rassegnati dal medico o eventualmente da altri specialisti, il compito del medico consistendo nel porre un giudizio sullo stato di salute, nell'indicare in quale misura e in quali attività l'assicurato è incapace al lavoro come pure nel fornire un importante elemento di giudizio per determinare quali lavori siano ancora ragionevolmente esigibili dall'assicurato (
DTF 125 V 256
consid. 4 pag. 261;
115 V 133
consid. 2 pag. 134;
114 V 310
consid. 3c pag. 314;
105 V 156
consid. 1 pag. 158). Spetta in seguito al consulente professionale, avuto riguardo alle indicazioni sanitarie, valutare quali attività professionali siano concretamente ipotizzabili (Meyer-Blaser, Rechtsprechung des Bundesgerichts zum IVG, pag. 228 seg.).
P
erché
un rapporto medico abbia valore probatorio è determinante che esso valuti ed esamini in maniera completa i punti litigiosi, si fondi su degli esami approfonditi, prenda conto di tutti i mali di cui si lamenta l'assicurato, sia stabilito in piena conoscenza dei suoi antecedenti (anamnesi) e sia chiaro nell'esposizione delle correlazioni mediche o nell'apprezzamento della situazione medica; le conclusioni dell'esperto devono inoltre essere motivate (
STFA 26 agosto 2004 nella causa G.S., I 355/03, consid. 5; STFA 25 febbraio 2003 nelle cause P.G., U 329/01 ed S., U 330/01; DTF 125 V 352, 122 V 160;
Meyer‐Blaser, Die Rechtspflege in der Sozialversicherung, BJM 1989, p. 31; DTF 125 V 352
; Pratique VSI 2001 p. 108, 1997 p. 123; STFA 18 marzo 2002 nella causa M., I 162/01). A proposito delle perizie mediche eseguite nell'ambito della procedura amministrativa il TFA ha già avuto modo di evidenziare che, nell'ipotesi in cui sono state eseguite da medici specializzati riconosciuti, hanno forza probatoria piena, se giungono a conclusioni logiche e sono state realizzate sulla base di accertamenti approfonditi, fintanto che indizi concreti non inducono a ritenerle inaffidabili (DTF 123 V 176, 122 V 161, 104 V 212; STFA 14 aprile 1998 nella causa O.B.; STFA 28 novembre 1996 nella causa G.F.; STFA del 24 dicembre 1993 nella causa S.H.; SVR 1998 IV Nr. 1 p. 2; SZS 1988 p. 329 e 332; ZAK 1986 p. 189).
In un'altra sentenza inedita il TFA ha inoltre considerato rilevante una perizia giudiziaria fatta esperire dal TCA al SAM. Secondo l'Alta Corte questo servizio non può essere considerato parte in causa, nel senso che sussiste un vincolo per cui l'istituto sarebbe obbligato a tenere in particolare considerazione gli interessi specifici dell'assicurazione invalidità (STFA non pubbl. 22 maggio
1995 in
re A. C; cfr. anche DTF 123 V 178; Pratique VSI 2001 p. 110).
Nell'ambito del libero apprezzamento delle prove è in linea di principio consentito all'amministrazione e al giudice fondare la propria decisione su basi di giudizio interne all'istituto assicuratore. Per quanto riguarda l'imparzialità e l'attendibilità di simili prove, devono tuttavia essere poste delle esigenze severe (DTF 122 V 157).
In DTF 125 V 351 (= SVR 2000 UV 10, pp. 33ss.),
la nostra Corte
federale ha ribadito che ai rapporti allestiti da medici alle dipendenze di un'assicurazione deve essere riconosciuto pieno valore probante, a condizione che essi si rivelino essere concludenti, compiutamente motivati, di per sé scevri di contraddizioni e, infine, non devono sussistere degli indizi che facciano dubitare della loro attendibilità (DTF 125 V 352). Il solo fatto che il medico consultato si trovi in un rapporto di dipendenza con l'assicuratore, non permette già di metterne in dubbio l'oggettività e l'imparzialità. Devono piuttosto esistere delle particolari circostanze che permettano di ritenere come oggettivamente fondati i sospetti circa la parzialità dell'apprezzamento (DTF 125 V 354)
.
Lo stesso vale per le perizie fatte esperire da medici esterni (DTF 104 V 31; ZAK 1986 p. 188; RAMI 1993 p. 95).
Le perizie affidate dagli organi dell'AI o dagli assicuratori privati, in sede di istruttoria amministrativa, a medici esterni o a servizi specializzati indipendenti, i quali fondano le proprie conclusioni su indagini approfondite e giungono a risultati concludenti, dispongono di forza probatoria piena, a meno che non sussistano indizi concreti a mettere in causa la loro credibilità (Pratique VSI 2001 p. 109; STFA 26 agosto 2004 nella causa G.C., I 355/03).
Il TFA, in una sentenza I 938/05 del 24 agosto 2006 si è espresso sul valore probatorio delle opinioni espresse dai medici SMR nell’ambito dell’assicurazione per l’invalidità, sottolineando che in caso di divergenza tra il medico curante e il medico SMR non è per principio necessario procedere ad una nuova perizia.
In quell’occasione l’Alta Corte ha sviluppato la seguente considerazione:
"
(...)
3.2 L
'on ne saurait certes mettre sur le même pied un rapport d'expertise émanant d'un Centre d'observation médicale de l'AI (COMAI) - dont la jurisprudence a admis que l'impartialité et l'indépendance à l'égard de l'administration et de l'OFAS sont garanties (ATF 123 V 175) - et un rapport médical établi par le SMR; toutefois, cela ne signifie pas encore qu'en cas de divergence d'opinion entre médecins du SMR et médecins traitants, il est, de manière générale, nécessaire de mettre en oeuvre une nouvelle expertise. La valeur probante des rapports médicaux des uns et des autres doit bien plutôt s'apprécier au regard des critères jurisprudentiels précédemment énumérés (cf. consid.
3.1 supra). Il n'y a dès lors aucune raison d'écarter le rapport du SMR ici en cause ou de lui préférer celui du médecin traitant, pour le seul motif que c'est le service médical régional de l'AI qui l'a établi. Au regard du déroulement de l'examen clinique pratiqué par les médecins du SMR et du contenu de leur rapport, on ne relève, du reste, aucune circonstance particulière propre à faire naître un doute sur l'impartialité de ceux-ci. La recourante ne fait d'ailleurs rien valoir de tel. (...)" (consid. 3.2)
Infine, va rilevato che, affinché
un esame medico in ambito psichiatrico sia ritenuto affidabile deve adempiere diverse condizioni (Cattaneo, “La promozione dell'autonomia del disabile: esempi scelti dalle assicurazioni sociali”, in RDAT 2003-II pag. 628-
629, in
particolare la nota 158, nella quale vengono citate alcune sentenze federali e
can
tonali, in particolare la DTF 127 V 294).
In quest’ultima sentenza l'Alta Corte ha fatto proprie le considerazioni di Mosimann. In particolare, secondo questo autore (Somatoforme Störungen: Gerichte und [psychiatrische] Gutachten, in: SZS 1999 pag. 105 ss), in ambito psichiatrico l’esperto deve innanzitutto porre una diagnosi secondo una classificazione riconosciuta e pronunciarsi sulla gravità dell'affezione.
Il perito deve anche valutare l'esigibilità della ripresa di un'attività lucrativa da parte dell'assicurato. Tale prognosi deve tener conto di diversi criteri, quali il carattere premorboso, l'affezione psichica e quelle organiche croniche, la perdita d'integrazione sociale, un eventuale profitto tratto dalla malattia, il carattere cronico della malattia, la durata pluriennale della stessa con sintomi stabili o in evoluzione e l'impossibilità di ricorrere a trattamenti medici secondo la regola d'arte. La prognosi sfavorevole deve essere fatta in base all’insieme dei succitati criteri.
Inoltre, l'esperto deve esprimersi sull'aspetto psicosociale della persona esaminata.
Del resto, un rifiuto di una rendita deve ugualmente basarsi su diversi criteri, tra i quali le divergenze tra i dolori descritti e quelli osservati, le allegazioni sull'intensità dei dolori la cui descrizione rimane sul vago, l'assenza di una richiesta di cura, le evidenti divergenze tra le informazioni fornite dal paziente e quelle risultanti dall'anamnesi, il fatto che le lamentele molto dimostrative lascino l'esperto insensibile, come pure le allegazioni di grandi handicap nonostante un ambiente psico-sociale intatto (STCA inedita 27 settembre 2001 nella causa A., inc. 32.1999.124).
2.12. Nell’evenienza concreta, questo Tribunale, chiamato a verificare innanzitutto se lo stato di salute della ricorrente è stato accuratamente vagliato dall’amministrazione prima dell’emissione della decisione qui impugnata, dopo attenta analisi della documentazione medica agli atti, deve concludere che non vi è motivo per distanziarsi dalla valutazione del SMR, sulla quale si fonda la decisione di soppressione delle prestazioni dopo il 31 ottobre 2006.
Il dr. _ del SMR, così come anche il dr. _ del SMR, hanno infatti ritenuto l’assicurata, in base al rapporto medico del 5 dicembre 2005 del dr. _ e a quello del 23 giugno 2006 del dr. _, eseguiti per conto dell’assicuratore infortuni, totalmente abile al lavoro sia nella sua precedente professione di operaia di lavanderia, sia in altre attività adeguate, a partire dal mese di agosto 2006 (doc. 18-2).
Il dr. _ ha pure evidenziato, nel suo rapporto medico del 5 febbraio 2007, che sia la valutazione psichiatrica, sia quella reumatologica eseguite in ambito infortunistico, “
non prendono solo posizione sulla relazione con l’incidente, ma danno un giudizio globale sullo stato di salute indipendentemente da questo
” (doc. 37-1).
Il dr. _, dal canto suo, nelle annotazioni del 5 settembre
2007, ha
indicato che il caso è stato adeguatamente accertato, sia dal punto di vista psichiatrico, che reumatologico, in ambito _ (doc. IV/bis).
Il TCA concorda con queste valutazioni del SMR.
2.12.1. Dal punto di vista somatico, il TCA non ha motivo per distanziarsi dalla valutazione effettuata dal dr. _, il quale ha ritenuto l’assicurata pienamente abile al lavoro nella sua precedente attività (doc. 18-2).
Il dr. _ ha infatti rilevato che dal rapporto di degenza di tre giorni presso l’Ospedale _ di _ (dal 1 ottobre 2006 al 3 ottobre 2006) non sono emerse patologie invalidanti.
Al riguardo, nel rapporto del 12 ottobre 2006, i medici del Servizio di medicina interna dell’Ospedale _, poste le diagnosi di parestesie all’arto superiore sinistro su esiti da incidente della circolazione con trauma distorsivo rachide cervicale e contusivo polso sinistro e di palpitazioni nell’ambito di una possibile sindrome ansiosa, hanno sottolineato che “
all’esame obiettivo non si rilevano particolarità di rilievo, così come agli esami di laboratorio, all’ECG e alla radiografia del torace
”, aggiungendo che si tratta di una patologia aspecifica, “
indagata a più riprese dai colleghi del servizio di neurologia senza riscontri organici particolari
” (doc. 6/1-2, sottolineatura della redattrice).
Nel rapporto medico del 13 ottobre 2006, i medici del Servizio di neurologia dell’Ospedale _, inoltre, poste le diagnosi di cervico-brachialgia a sinistra su verosimile tenomiosi a catena e stato depressivo, hanno sottolineato l’assenza di una problematica neurologica deficitaria (doc. 6-5, sottolineatura della redattrice).
Il dr. _ ha pure evidenziato che nel rapporto d’uscita dalla Clinica _ l’assicurata è stata ritenuta pienamente abile al lavoro (doc. 18-2).
In effetti, nel rapporto del 10 novembre 2005, il dr. _ della Clinica _ di _ ha concluso che “
sia dal punto di vista reumatologico, che dal punto di vista psichiatrico, non vi sono elementi giustificanti un prolungamento dell’incapacità lavorativa e si consiglia una rapida ripresa del lavoro, inizialmente al 50%, poi totale
” (doc. 1-117 inc. LAINF, sottolineatura della redattrice).
Da notare, ancora, che nella visita medica _ del 5 dicembre 2005, il dr. _ ha considerato l’assicurata pienamente abile al lavoro dal 16 gennaio 2006 (doc. 1-113 inc. LAINF).
Stante quanto precede, il TCA non può quindi che ritenere corretta la valutazione del dr. _ in merito ad una piena capacità lavorativa, dal profilo somatico, dell’assicurata.
Tale conclusione non può essere contraddetta dal rapporto medico del 27 agosto 2007 del dr. _, il quale ha stringatamente attestato una inabilità lavorativa del 100% dell’interessata “
per gravi problemi ortopedici alla colonna cervicale, alla colonna lombare e alla gamba sinistra
”, oltre che per problemi depressivi (doc. C).
Al riguardo, nelle sue annotazioni del 5 settembre 2007, il dr. _ ha rilevato che nel 2005 l’assicurata è stata degente presso la Clinica _, aggiungendo che a quel momento era stato espressamente indicato che dal punto di vista reumatologico non vi erano elementi giustificanti un prolungamento dell’incapacità lavorativa. Il dr. _ ha quindi concluso che “
il certificato del dr. _ non permette di oggettivare minimamente una modifica dello stato di salute dell’assicurata rispetto alla situazione ben nota. Il dr. _ ripete la sua valutazione già espressa ripetutamente verso la _
” (doc. IV/bis).
Queste considerazioni del medico SMR possono essere fatte proprie dal TCA.
2.12.2. Quanto alla problematica psichiatrica, il TCA rileva che, contrariamente a quanto esposto in sede ricorsuale dal rappresentante dell’assicurata – secondo il quale nella decisione impugnata “
non vi è riferimento alcuno alla patologia depressiva di cui la ricorrente soffre e per la quale è in cura specialistica
” (I) – la stessa è stata presa in considerazione dall’UAI.
Nel suo rapporto medico del 5 febbraio 2007, infatti, il dr. _ ha indicato, quali “ulteriori diagnosi con influsso sulla capacità lavorativa”, quelle di “reazione mista ansioso-depressiva di lieve entità e sindrome cronica da dolore somatoforme” (doc. 18-1).
Il dr. _ ha poi rilevato che le patologie psichiatriche dell’interessata sono state adeguatamente valutate nel rapporto medico del dr. _ del 23 giugno 2006, redatto su incarico dell’assicuratore infortuni, nel quale lo specialista non si è limitato ad esaminare le relazioni tra incidente e patologie psichiatriche, ma ha effettuato una valutazione globale della situazione psichica dell’interessata (doc. 14-1 e doc. 18-2).
Il TCA concorda con queste considerazioni del medico SMR.
Nel rapporto medico del 23 giugno 2006, infatti, il dr. _ ha posto le diagnosi di “reazione mista ansioso-depressiva di entità lieve (F32.0); sindrome cronica da dolore somatoforme (F45.4); sospetta fibromialgia recidivante (M79.0); elaborazione di sintomi fisici per ragioni psicologiche (F68.0)”, considerando esigibile, dal profilo psichiatrico, una ripresa nella misura del 100% dell’attività lavorativa precedentemente svolta (doc. 1-51 inc. LAINF).
Il TCA sottolinea che, come correttamente indicato dal dr. _ nelle sue annotazioni del 5 settembre 2007, la problematica somatoforme che affligge l’assicurata non può essere ritenuta invalidante.
Va infatti sottolineato che, secondo la giurisprudenza federale, la diagnosi di sindrome del dolore somatoforme persistente non costituisce, di per sé, una base sufficiente per concludere ad un’invalidità. Esiste per contro una presunzione che i disturbi derivanti da una sindrome somatoforme dolorosa possano essere superati
tramite uno
sforzo di volontà ragionevolmente esigibile (cfr. consid. 2.7. e STF I 1093/2006 del 3 dicembre 2007).
Come visto in precedenza (cfr. consid. 2.7.), per ritenere eccezionalmente inesigibile lo sfruttamento della capacità lavorativa da parte di un assicurato che soffre di una sindrome del dolore somatoforme, la giurisprudenza esige l'esistenza concomitante di una comorbidità psichica di notevole gravità, intensità e durata oppure la presenza qualificata di altri criteri, quali ad es. l'esistenza di concomitanti affezioni organiche croniche accompagnate da un decorso patologico pluriennale con sintomi stabili o in evoluzione senza remissione duratura, l'accertamento di un ritiro totale dalla vita sociale, un eventuale profitto tratto dalla malattia (cosiddetto "Krankheitsgewinn") come pure un insuccesso, nonostante gli sforzi profusi, di trattamenti e di provvedimenti riabilitativi.
Nel caso di specie, il dr. _, nelle sue annotazioni del 5 settembre
2007, ha
rilevato che “
dal rapporto dettagliato del dr. _ risulta chiaramente che l’assicurata non adempie i criteri di Förster per ammettere che la patologia somatoforme sia da ritenersi di tipo invalidante. In particolare è stata espressamente negata la presenza di una patologia psichiatrica invalidante, inoltre l’assicurata risulta tuttora integrata a livello familiare e sociale
” (doc. IV/bis).
Il TCA concorda con questa valutazione del medico SMR.
Nella fattispecie concreta, difatti, è pacifico che l’assicurata non abbia presentato una comorbidità psichica di notevole gravità, intensità e durata (cfr. sul tema la sentenza del Tribunale federale I 1093/2006 del 3 dicembre 2007).
Dal rapporto medico del dr. _, infatti, emerge che l’assicurata non è affetta da patologie psichiatriche di importante gravità e durata, presentando solo una sindrome ansioso-depressiva di lieve entità, che non giustifica un’inabilità lavorativa prolungata (cfr. doc. 1-50 inc. LAINF).
Quanto agli altri
criteri qualificati indicati dalla giurisprudenza
, va evidenziato che in una sentenza I 1093/2006 del 3 dicembre 2007 il Tribunale federale, in un caso concernente un’assicurata affetta da sindrome somatoforme dolorosa, constatata l’assenza di una comorbidità psichica di notevole gravità, intensità e durata, ha proceduto alla valutazione della presenza o meno degli altri criteri richiesti dalla giurisprudenza per considerare eccezionalmente inesigibile per l’assicurata lo sfruttamento della capacità lavorativa. In quell’occasione,
la nostra Massima
Istanza
è giunta alla conclusione che, contrariamente a quanto ritenuto dai primi giudici, il disturbo somatoforme non presentava una gravità tale da rendere in pratica oggettivamente non più esigibile dalla persona assicurata lo sfruttamento della sua capacità lavorativa residua sul mercato del lavoro. L’Alta Corte ha infatti osservato:
"
(...)
3.
3.1Les atteintes à la santé psychique peuvent, comme les atteintes physiques, entraîner une invalidité au sens de l'art. 4 al. 1 LAI en liaison avec l'art. 8 LPGA. On ne considère pas comme des conséquences d'un état psychique maladif, donc pas comme des affections à prendre en charge par l'assurance-invalidité, les diminutions de la capacité de gain que l'assuré pourrait empêcher en faisant preuve de bonne volonté; la mesure de ce qui est exigible doit être déterminée aussi objectivement que possible (ATF 102 V 165; arrêt I 138/98 du 31 janvier 2000, consid. 2b et les références, public in: VSI 2001 p. 223; cf. aussi ATF 127 V 294 consid. 4c in fine p. 298).
3.2 La reconnaissance de l'existence d'une atteinte à la santé psychique, soit aussi de troubles somatoformes douloureux persistants, suppose d'abord la présence d'un diagnostic émanant d'un expert (psychiatre) et s'appuyant lege artis sur les critères d'un système de classification reconnu (ATF 130 V 396 consid. 5.3 et 6 p. 398). Comme pour toutes les autres atteintes à la santé psychique, le diagnostic de troubles somatoformes douloureux persistants ne constitue pas encore une base suffisante pour conclure à une invalidité. Au contraire, il existe une présomption que les troubles somatoformes douloureux ou leurs effets peuvent être surmontés par un effort de volonté raisonnablement exigible.
Le caractère non exigible de la réintégration dans le processus de travail peut résulter de facteurs déterminés qui, par leur intensité et leur constance, rendent la persone incapable de fournir cet effort de volonté. Dans un tel cas, en effet, l'assuré ne dispose pas des ressources nécessaires pour vaincre ses douleurs.
La question de savoir si ces circonstances exceptionnelles sont réunies doit être tranchée de cas en cas à la lumière de différents critères. Au premier plan figure la présence d'une comorbidité psychiatrique importante par sa gravité, son acuité et sa durée. Peut constituer une telle comorbidité un état dépressif majeur (ATF 130 V 352 consid. 3.3.1 in fine p. 358; voir aussi arrêt I 805/04 du 20 avril 2006, consid. 5.2.1 et les références). D'autres critères peuvent être déterminants. Ce sera le cas des affections corporelles chroniques, d'un processus maladif s'étendant sur plusieurs années sans rémission durable (symptomatologie inchangée ou progressive), d'une perte d'intégration sociale dans toutes les manifestations de la vie, d'un état psychique cristallisé, sans évolution possible au plan thérapeutique, résultant d'un processus défectueux de résolution du conflit, mais apportant un soulagement du point de vue psychique (profit primaire tiré de la maladie, fuite dans la maladie), de l'échec de traitements ambulatoires ou stationnaires conformes aux règles de l'art (même avec différents types de traitement), cela en dépit de l'attitude coopérative de la personne assurée (ATF 130 V 352).
Plus ces critères se manifestent et imprègnent les constatations médicales, moins on admettra l'exigibilité d'un effort de volonté (Meyer-Blaser, Der Rechtsbegriff der Arbeitsunfähigkeit und seine Bedeutung in der Sozialversicherung, in: Schmerz und Arbeitsunfähigkeit, St. Gall 2003, p. 77).
Si les limitations liées à l'exercice d'une activité résultent d'une exagération des symptômes ou d'une constellation semblable, on conclura, en règle ordinaire, à l'absence d'une atteinte à la santé ouvrant le droit à des prestations d'assurance. Au nombre des situations envisagées figurent la discordance entre les douleurs décrites et le comportement observé, l'allégation d'intenses douleurs dont les caractéristiques demeurent vagues, l'absence de demande de soins, les grandes divergences entre les informations fournies par le patient et celles ressortant de l'anamnèse, le fait que des plaintes très démonstratives laissent insensible l'expert, ainsi que l'allégation de lourds handicaps malgré un environnement psychosocial intact (voir Kopp/Willi/Klipstein, Im Graubereich zwischen Körper, Psyche und sozialen Schwierigkeiten, in: Schweizerische Medizinische Wochenschrift 1997, p. 1434, avec référence à une étude approfondie de Winckler et Foerster; voir sur l'ensemble du sujet ATF 131 V 49).
3.3 Dans un arrêt récent (ATF 132 V 65), le Tribunal fédéral a considéré que la fibromyalgie présentait de nombreux points communs avec les troubles somatoformes douloureux, de sorte qu'il se justifiait, sous l'angle juridique, et en l'état actuel des connaissances, d'appliquer par analogie les principes développés par la jurisprudence en matière de troubles somatoformes douloureux, lorsqu'il s'agissait d'apprécier le caractère invalidant d'une fibromyalgie.
4.
En l'espèce, il n'est pas contesté que l'assurée souffre d'un syndrome
douloureux, nommé tantôt syndrome douloureux somatoforme persistant, tantôt fibromyalgie, et qu'elle ne présente pas une comorbidité psychiatrique importante par sa gravité, son acuité et sa durée. Le litige porte sur le point de savoir si, à la lumière des critères dégagés par la jurisprudence, l'assurée est en mesure de fournir l'effort de volonté raisonnablement exigible en vue de surmonter les effets de sa symptomatologie douloureuse. Il s'agit-là d'une question de droit que le Tribunal fédéral examine librement.
5.
5.1Les premiers juges ont estimé qu'à l'exception du critère relatif à la perte d'intégration sociale, les autres critères se manifestaient à un degré suffisant pour que l'on ne puisse exiger de l'assurée qu'elle exerce une activité lucrative allant au-delà de son temps de travail actuel.
5.2 En l'occurrence, il convient d'admettre l'existence d'affections corporelles chroniques (cervico-dorsalgies et symptomatologie digestive) qui, sans avoir pour elle-mêmes un caractère invalidant, perturbent depuis de nombreuses années le fonctionnement personnel et professionnel de l'assurée.
De même convient-il de suivre la juridiction cantonale lorsque celle-ci
estime que l'assurée ne subit pas de perte d'intégration sociale dans toutes les manifestations de sa vie. Malgré un retrait social marqué, l'assurée bénéficie d'une vie familiale conservée et est en mesure d'exercer, certes à temps partiel, une activité professionnelle qui nécessite des compétences relationnelles importantes.
Pour le reste, l'argumentation des premiers juges ne convainc pas. Lorsqu'ils considèrent, à la lumière d'éléments biographiques difficiles (attouchements sexuels durant l'enfance, harcèlement moral sur le lieu de travail ayant entraîné un état dépressif réactionnel avec tentative de suicide médicamenteuse, violences conjugales), que l'assurée présente un état psychique cristallisé, ils émettent des considérations qui ressortissent au domaine médical et qui ne sont corroborées par aucune pièce médicale versée au dossier. Ni le docteur C._ (rapport du 13 avril 2006) ni le docteur O._ (rapport du 22 août 2006) ne mettent en évidence d'éléments plaidant pour l'existence actuelle chez l'assurée d'un conflit intra-psychique permettant d'expliquer la persistance du syndrome douloureux.
De même, les explications de
la doctoresse U._
_ restent trop sommaires pour que l'on puisse admettre la réalisation de ce critère (rapport du 18 octobre 2005). On ne saurait par ailleurs considérer que la symptomatologie présentée actuellement par l'assurée ne serait plus susceptible d'évolution sur le plan thérapeutique, comme le soutiennent pourtant les docteurs U._ et O._ (rapports des 18 octobre 2005 et 22 août 2006).
Certes l'assurée bénéficie, sans effets apparents, d'une psychothérapie de soutien à raison d'une séance toutes les trois semaines auprès de
la doctoresse U._
_ depuis le mois de janvier 2004. Il ressort cependant des constatations de fait de la Cour cantonale que l'assurée n'a guère suivi le traitement médicamenteux antidépresseur qui lui a été régulièrement prescrit, par crainte d'effets secondaires importants malgré les bénéfices qu'il pouvait apporter (rapports de
la doctoresse U._
_ du 29 septembre
2003 et du professeur G._ du 4 octobre 2005). De même, les suggestions thérapeutiques faites par les docteurs U._ (thérapie
cognitivo-comportementale) et G._ (approche multidisciplinaire) n'ont
pas été mises en oeuvre.
5.3 Sur le vu de ce qui précède, il apparaît que le trouble somatoforme ne se manifeste pas avec une sévérité telle que, d'un point de vue objectif, la mise en valeur complète de la capacité de travail de l'assurée ne peut plus être raisonnablement exigée de sa part. L'appréciation du tribunal cantonal des assurances se révèle par conséquent contraire au droit fédéral (consid. 2.2). Bien fondé, le recours de l'office AI doit être admis.”
Nel caso di specie, analogamente a quanto ritenuto dal Tribunale federale nella sentenza appena citata (STF I 1093/2006 del 3 dicembre 2007) e conformemente a quanto valutato dal dr. _ del SMR (cfr. doc. IV/bis), secondo questo Tribunale non sono adempiuti neppure gli altri criteri sviluppati dalla giurisprudenza per ammettere, a titolo eccezionale, che un disturbo del dolore somatoforme abbia carattere invalidante.
L’assicurata non presenta infatti una perdita di integrazione sociale: dalla descrizione fornita dal dr. _ riguardo allo svolgimento della giornata dell’assicurata, risulta che ella talvolta esce con i figli e con il marito e che “
prossimamente vorrebbe recarsi in _ per delle cure termali
” (cfr. doc. 84-6).
Inoltre, il decorso della malattia dell’interessata ha presentato dei momenti di miglioramento, come ad esempio alla dimissione dalla Clinica _ nell’ottobre 2005, allorquando presentava un miglioramento dello stato psicologico (cfr. doc. 1-117 inc. LAINF) – circostanza che non depone quindi per l’esistenza di uno stato psichico cristallizzato – e potrebbe migliorare tramite un trattamento psicologico di indirizzo sistemico, qualora l’assicurata trovasse una motivazione al cambiamento, visto che per ora è convinta di non essere più in grado di riprendere un’attività lavorativa (cfr. doc. 1-51 inc. LAINF) – lasciando quindi intendere che vi siano ancora possibilità di evoluzione sul piano terapeutico.
Visto quanto sopra esposto,
non sono quindi in concreto realizzati i
presupposti fissati dalla giurisprudenza federale per poter ritenere eccezionalmente inesigibile dall'assicurata, che soffre di una sindrome somatoforme dolorosa, lo sfruttamento della sua capacità lavorativa sul mercato del lavoro
(cfr. consid. 2.7.).
Pertanto, visto quanto sopra, questo Tribunale ritiene che la sindrome somatoforme da dolore persistente che affligge l’interessata non possa essere considerata invalidante, secondo i criteri richiesti dalla giurisprudenza federale.
Alla luce di quanto esposto, il TCA ritiene dunque che anche la patologia psichiatrica dell’interessata sia stata adeguatamente valutata dal SMR, giungendo alla conclusione di una piena capacità lavorativa nella sua precedente attività.
Tale conclusione non può essere messa in discussione dal certificato del 10 settembre 2007 del dr. _, prodotto dall’assicurata in corso di causa, il quale si è limitato ad indicare che la paziente (e non il paziente, come indicato dal dr. _, n.d.r.) “
presenta una situazione psicopatologica e invalidante che si aggiunge ed aggrava il già presente quadro clinico-somatico
”, ritenendo l’interessata inabile al lavoro al 100% (doc. D).
A mente del TCA, questo certificato medico stringato, g
enerico, privo di diagnosi secondo una classificazione riconosciuta, senza una valutazione delle patologie dell’interessata e del loro influsso sulla capacità lavorativa, senza esporre il decorso della patologia, indicare una prognosi e fornire una descrizione dei trattamenti intrapresi, non adempie quindi i requisiti richiesti dalla giurisprudenza per ritenere che un rapporto medico abbia valore probatorio (cfr. consid. 2.7.) e
non è atto a mettere in dubbio le conclusioni alle quali è giunto il medico SMR, circa l’assenza di patologie psichiatriche invalidanti (al riguardo, cfr. STF
9C
376/2007 del 13 giugno 2008, nella quale l’Alta Corte ha considerato ininfluente un certificato medico stilato dallo psichiatra curante, il quale riferisce unicamente dell’inizio di un trattamento specialistico per un episodio depressivo di media gravità, senza tuttavia esprimersi minimamente su un’eventuale incidenza (presente e/o passata) invalidante dei disturbi psichici).
Il TCA sottolinea a tal proposito che in una sentenza I 384/06 del 4 luglio 2007, il Tribunale federale (TF) ha ribadito che “(...) il riconoscimento di un danno alla salute psichica presuppone in particolare la diagnosi espressa da uno specialista in psichiatria, poggiata sui criteri posti da un sistema di classificazione riconosciuto scientificamente (cfr. DTF 130 V 396 segg.; cfr. pure la recente sentenza del Tribunale federale delle assicurazioni I 621/05 del 13 luglio 2006, consid. 4). (...)” (STF del 4 luglio 2007, I 384/06).
Inoltre, va qui ricordato che se, da una parte,
la procedura davanti al TCA è retta dal principio inquisitorio, secondo cui i fatti rilevanti per il giudizio devono essere accertati d'ufficio dal giudice, dall’altra si rileva che questo principio non è però assoluto, atteso che la sua portata è limitata dal dovere delle parti di collaborare all'istruzione della causa (DTF 122 V 158 consid. 1a, 121 V 210 consid. 6c con riferimenti).
Il dovere processuale di collaborazione comprende in particolare l'obbligo delle parti di apportare – ove ciò fosse ragionevolmente esigibile – le prove necessarie, avuto riguardo alla natura della disputa e ai fatti invocati, ritenuto che altrimenti rischiano di dover sopportare le conseguenze della carenza di prove (DTF 117 V 264 consid. 3b con riferimenti).
Si ricorda tuttavia alla ricorrente che il presente giudizio non pregiudica eventuali suoi diritti nei confronti dell’assicurazione federale per l’invalidità insorti in epoca successiva alla data decisiva del provvedimento impugnato, il quale delimita il potere cognitivo del giudice (cfr. DTF 130 V 140 e 129 V 4).
2.12.3. Alla luce di quanto appena esposto,
il TCA ritiene
dimostrato, con il grado della verosimiglianza preponderante valido nell'ambito delle assicurazioni sociali (DTF 125 V 195 consid. 2 e i riferimenti ivi citati, 115 V 142 consid. 8b, 113 V 323 consid. 2a, 112 V 32 consid. 1c, 111 V 188 consid. 2b), che la ricorrente è abile al lavoro al 100%, a partire da agosto 2006, sia nella sua attività, sia in qualsiasi altra attività adeguata.
L’UAI ha pertanto agito correttamente, procedendo alla soppressione delle prestazioni, in applicazione dell’art. 88a OAI
– che
prevede che
s
e la capacità al guadagno dell’assicurato o la capacità di svolgere le mansioni consuete migliora oppure se la grande invalidità o l’assistenza dovuta all’invalidità si riduce, v’è motivo di ammettere che il cambiamento determinante sopprime, all’occorrenza, tutto o parte del diritto a prestazioni dal momento in cui si può supporre che il miglioramento constatato perduri.
Lo si deve in ogni caso tenere in considerazione allorché è durato tre mesi, senza interruzione notevole, e che presumibilmente continuerà a durare -
a partire dal 1° novembre 2006
.
Nella misura in cui l’UAI ha rifiutato il riconoscimento di una rendita di invalidità dopo il
31 ottobre 2006
, la sua decisione formale del 14 agosto 2007 merita quindi conferma.
2.13. Secondo l’art. 69 cpv. 1bis LAI, in vigore dal 1° luglio 2006, la procedura di ricorso in caso di controversie relative all’assegnazione o al rifiuto di prestazioni AI dinanzi al tribunale cantonale delle assicurazioni è soggetta a spese. L’entità delle spese è determinata fra 200.-- e 1’000.-- franchi in funzione delle spese di procedura e senza riguardo al valore litigioso.
Visto l’esito della vertenza, le spese per complessivi fr. 200.- sono poste a carico dell’assicurata ricorrente.