Decision ID: 67dfa7df-be66-568a-8552-b307e0ae537b
Year: 1999
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_002
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: civil_law

ritenuto
in fatto
A.
_, cittadino italiano con ultimo domicilio in _, è deceduto il _. Nel suo testamento egli ha designato suo erede universale il nipote _.
Con azione 16 febbraio 1996, inoltrata al competente tribunale _, _, figlio unico del de cuius, ha contestato la validità del testamento e in via subordinata ha proposto un’azione di riduzione con cui ha chiesto da una parte che fosse accertata la lesione della sua quota legittima, ammontante per legge a metà della successione, e dall’altra che l’erede istituito fosse condannato a restituirgli l’equivalente di tale quota.
B.
Al fine di stabilire l’ammontare dell’asse ereditario e con ciò le sue spettanze quale erede legittimario, _ nel novembre 1995 si era rivolto alla _ per appurare se il de cuius risultava o era stato titolare, fiduciante o avente diritto economico di relazioni bancarie presso quell’istituto.
Non soddisfatto della risposta ottenuta dalla banca, che di fatto negava l’esistenza di conti intitolati a nome del de cuius, egli ha dato avvio alla presente causa.
C.
Con la petizione in rassegna _ ha chiesto che fosse fatto ordine alla _ di segnalare l’esistenza e ragguagliare circa eventuali rapporti tra il de cuius e le entità, di cui essa sapeva o doveva sapere ai sensi della CDB 1987/1992 e dell’art. 305 ter CPS che il nominato era fiduciante e/o beneficiario economico, precisando inoltre che le ricerche da parte della banca avrebbero dovuto estendersi ai 10 anni precedenti l’inoltro della petizione.
A suo dire, dalla documentazione in suo possesso risultava che il padre avesse intrattenuto relazioni con la convenuta, sia a titolo personale, sia per il tramite di società facenti a lui capo, come ad es. la _.
D.
La convenuta si è opposta alla petizione, sostenendo di non essere tenuta ad informare l’erede delle relazioni bancarie, per altro nemmeno designate in modo preciso, di cui il de cuius era stato semplice beneficiario o avente diritto economico.
Ad ogni modo la petizione, in quanto intesa ad ottenere informazioni relative alla _, sarebbe divenuta priva d’oggetto, atteso che gli organi della fondazione avevano già provveduto a fornire all’attore le necessarie informazioni.
E.
Con il giudizio qui impugnato il Pretore ha respinto la petizione.
Il giudice di prime cure ha in sostanza ritenuto che nel caso in cui una persona abbia intrattenuto relazioni bancarie con un istituto di credito tramite un fiduciario era in definitiva con quest’ultimo e non con il fiduciante che la banca era legata contrattualmente, di modo che alla morte del fiduciante i suoi eredi non potevano chiedere informazioni direttamente alla banca, ma dovevano semmai rivolgersi al fiduciario.
Un obbligo di informazione a carico della banca avrebbe potuto invero sussistere laddove essa avesse contribuito alla creazione o alla conduzione del rapporto fiduciario rispettivamente qualora sul conto fossero state eseguite operazioni inusuali o sospette, circostanze che tuttavia non ricorrevano nella fattispecie.
F.
Con l’appello l’attore auspica l’accoglimento della petizione, rilevando che la dottrina riconosceva il diritto dell’erede legittimario di chiedere informazioni alla banca sui conti del de cuius, e ciò anche nel caso in cui la banca normalmente sarebbe stata tenuta al segreto: il dovere di informazione si fonderebbe infatti sul diritto successorio.
G.
Delle osservazioni con cui la convenuta si è opposta al gravame si dirà, se necessario, nei successivi considerandi.

Considerando
in diritto
1.
A questo stadio della lite è pacifico che le relazioni contrattuali tra una banca svizzera ed un cliente, fatta salva una diversa pattuizione -che qui non risulta- siano rette dal diritto svizzero.
Pure pacifica è l’applicazione del diritto italiano alla successione di _ rispettivamente, in base a tale normativa, il principio dell’universalità della successione nonché l’esistenza di disposizioni a tutela della quota legittima degli eredi legittimari (art. 536 e seg. CCI).
2.
In caso di morte del titolare di una relazione bancaria, la banca è tenuta di regola -eccezioni sono tuttavia possibili- a dare agli eredi tutte le informazioni che avrebbero dovuto dare al cliente e ciò già per il solo fatto che gli eredi, stante il principio dell’universalità della successione, subentrano nella posizione contrattuale del cliente stesso (
Aubert/Béguin/Bernasconi/ Graziano-von Burg/Schwob/Treuillaud
, Le secret bancaire suisse, 3. ed., Berna 1995, p. 308 e segg., in particolare p. 345;
Aubert/Haissly/Terracina
, Responsabilité des banques suisses à l’égard des héritiers, in
SJZ
1996 p. 139 e segg.;
Béguin
, Secret bancaire et successions, in
Bernasconi
, Les nouveaux défis au secret bancaire suisse, Losanna e Bellinzona 1996, p. 24 e 27 e segg.;
Cocchi
, Commentaire - L’obligation de la banque de reinsegner les héritiers, in
Bernasconi
, op. cit., p. 44;
Taisch
, Persönlichkeitsschutz und Bankgeschäft - Aspekte aus schweizerisch-liechtensteinischer Sicht, in
SJZ
1996 p. 275;
DTF
74 I 485, 89 II 93;
Rep
. 1993 p. 206;
ICCA
3 aprile 1998 in re H./H.).
3.
Nel caso in cui invece il de cuius intratteneva relazioni con la banca soltanto in via indiretta, ad esempio quale fiduciante o quale avente diritto economico di un’entità giuridica terza -circostanza di cui la banca era informata in forza del cosiddetto “formulario A”- la situazione risulta più complessa: se da un lato è infatti vero che la banca non è legata contrattualmente al fiduciante o all’avente diritto economico, per cui il suo erede non diventa direttamente partner contrattuale della banca (
Béguin
, op. cit., p. 34 e seg.;
Aubert/Béguin/Bernasconi/Graziano-von Burg/Schwob/Treuillaud
, op. cit., p. 366;
Aubert/Haissly/ Terracina
, op. cit., p. 141), dall’altro è però altrettanto vero che quest’ultimo non può essere considerato alla stregua di un terzo estraneo (
Béguin
, op. cit., ibidem;
Aubert/Haissly/Terracina
, op. cit., ibidem).
La dottrina più recente ha cercato di far chiarezza in proposito ed ha in definitiva concluso che la risposta al quesito a sapere se ed eventualmente in quale misura la banca sia tenuta ad informare in tal caso gli eredi -dovere che deriva per legge dal diritto successorio (art. 560 CC;
Aubert/Béguin/Bernasconi/ Graziano-von Burg/Schwob/Treuillaud
, op. cit., p. 345 e p. 323 e segg.)- non può essere data in modo generalizzato (
Béguin
, op. cit., ibidem;
Hertig
, Evoluzione internazionale in ambito bancario e effetti sul diritto civile svizzero, in
Rep
. 1993 p. 70); la soluzione va al contrario ricercata apprezzando le circostanze del singolo caso secondo il principio della proporzionalità (
Aubert/Haissly/Terracina
, op. cit., p. 141 e 149), tenendo cioè in considerazione da una parte i rapporti tra il titolare e l’avente diritto economico ed in particolare l’interesse -intimo o strettamente personale- rispettivamente la volontà del de cuius al mantenimento del segreto bancario e dall’altra le esigenze dell’erede a veder soddisfatte le sue richieste d’informazione.
4.
Nel caso concreto è incontestabile che il de cuius fosse tra l’altro l’avente diritto economico (non si giustificherebbe altrimenti l’invio della lettera di cui al doc. 2; cfr. pure doc. O e P) della _, fondazione del _, con conti presso la convenuta.
Nella ponderazione degli interessi contrapposti -che, in base alle considerazioni esposte al considerando precedente, si impone- va innanzitutto rilevato che il de cuius non intendeva tener segreta ai suoi eredi l’esistenza di tale fondazione (l’intenzione di voler tener nascosti alcuni fatti non è per altro presunta: cfr.
Taisch
, op. cit., p. 275 con rif.), tanto è vero che egli ha dato specifiche istruzioni affinché il figlio e, in caso di contestazione del suo testamento da parte di quest’ultimo, gli eventuali eredi istituiti ne venissero informati (doc. O, P e 3); nemmeno risulta poi che con tale fondazione il de cuius intendesse agire a scapito del figlio, tanto è vero che proprio quest’ultimo era stato designato, dopo il de cuius, secondo beneficiario della stessa (doc. O, N e 3). D’altro canto, l’interesse dell’attore nella sua qualità di erede legittimario, confrontato con la necessità di ricostruire l’asse ereditario e con ciò la propria porzione legittima che sarebbe stata lesa, è incontestabile ed appare a sua volta sicuramente degno di protezione (cfr.
Gauthier
, Remarque à RO 90 II 365, in
JdT
1965 p. 335; alcuni autori ritengono per altro che già solo quest’ultimo aspetto sia sufficiente affinché l’erede possa ottenere dalla banca un’ampia informazione:
Aubert/Béguin/ Bernasconi/Graziano-von Burg/Schwob/Treuillaud
, op. cit., p. 329 e seg., in particolare p. 346).
Se ne deve in definitiva concludere che in concreto non vi sono validi motivi che giustifichino la mancata informazione dell’attore da parte della banca convenuta per quanto riguarda la Pianetto Familienstiftung (cfr. pure, sul tema della successione di beni dell’avente diritto economico:
ICCA
18 agosto 1996 in re B./A. e llcc., concernente un blocco provvisionale di conti;
ICCA
3 aprile 1998 in re H./H., in materia di edizione di documenti).
Tali considerazioni valgono, oltre che per la menzionata fondazione, anche per le eventuali altre entità giuridiche di cui la convenuta dovesse accertare che il de cuius era l’avente diritto economico, il fatto che esse non siano state indicate per nome non ostando in alcun modo alla loro individuazione da parte della banca; diversamente da quel che avviene nell’ambito della procedura di edizione di documenti (
Cocchi/Trezzini
, CPC, N. 3 ad art. 206), l’intento indagatorio qui perseguito dall’attore appare senz’altro degno di protezione.
5.
Quanto all’estensione delle ricerche da parte della convenuta, le stesse -come richiesto dall’attore- dovranno estendersi ai 10 anni precedenti l’inoltro della petizione, il tutto in applicazione analogica del termine previsto dall’art. 962 CO (
Béguin
, op. cit., p. 29;
Cocchi
, op. cit., ibidem;
Aubert/Béguin/Bernasconi/ Graziano-von Burg/Schwob/Treuillaud
, op. cit., p. 330;
Aubert/Haissly/Terracina
, op. cit., p. 140;
Rep
. 1993 p. 206).
6.
Ne discende l’integrale accoglimento del gravame.
Tassa di giustizia, spese e ripetibili delle due sedi seguono la soccombenza (art. 148 CPC).