Decision ID: 817e9efc-ebc4-4067-a341-094ce1ab7aeb
Year: 2022
Language: it
Court: CH_BVGE
Chamber: CH_BVGE_001
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: 

Visto:
la domanda d’asilo che l’interessato ha presentato in Svizzera il (...) giu-
gno 2017,
il rilevamento delle generalità del (...) giugno 2017 ed i verbali d’audizione
del (...) aprile 2018 (di seguito: verbale 1) e del (...) settembre 2019 (di
seguito: verbale 2),
la decisione della Segreteria di Stato della migrazione (di seguito: SEM)
del 20 gennaio 2020, notificata il 22 gennaio 2020 (cfr. atto A19), con cui
tale autorità ha respinto la succitata domanda d’asilo e pronunciato l’allon-
tanamento del richiedente dalla Svizzera nonché l’esecuzione dello stesso
in quanto ammissibile, esigibile e possibile,
il ricorso del 21 febbraio 2020 (cfr. timbro del plico raccomandato), per
mezzo del quale il ricorrente ha chiesto l’annullamento del provvedimento
sindacato e la concessione dell’asilo in Svizzera; in subordine di essere
ammesso provvisoriamente in Svizzera per causa d’inammissibilità ed ine-
sigibilità; altresì ha presentato istanza di concessione dell’assistenza giu-
diziaria, nel senso dell’esenzione dal versamento delle spese processuali
e del relativo anticipo,
l’avviso di ricevimento trasmesso il 25 febbraio 2020 al ricorrente dal Tri-
bunale amministrativo federale (di seguito: il Tribunale),
gli scritti del 27 febbraio 2019 e del 3 luglio 2020, con cui il ricorrente ha
trasmesso al Tribunale dei mezzi di prova in lingua straniera corredati da
una traduzione in inglese,
i fatti del caso di specie che, se necessari, verranno ripresi nei considerandi
che seguono,

e considerato:
che le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla
LTF, in quanto la legge sull’asilo (LAsi, RS 142.31) non preveda altrimenti
(art. 6 LAsi),
che la presente procedura è retta dal diritto anteriore (cfr. cpv. 1 delle Di-
sposizioni transitorie della modifica del 25 settembre 2015 della LAsi),
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che, fatta eccezione per le decisioni previste all’art. 32 LTAF, il Tribunale,
in virtù dell’art. 31 LTAF, giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi
dell’art. 5 PA prese dalle autorità menzionate all’art. 33 LTAF,
che la SEM rientra tra dette autorità (art. 105 LAsi) e l’atto impugnato co-
stituisce una decisione ai sensi dell’art. 5 PA,
che il ricorrente è toccato dalla decisione impugnata e vanta un interesse
degno di protezione all’annullamento o alla modificazione della stessa
(art. 48 cpv. 1 lett. a-c PA), per il che è legittimato ad aggravarsi contro di
essa,
che i requisiti relativi ai termini di ricorso (vart. 108 cpv. 1 LAsi), alla forma
e al contenuto dell’atto di ricorso (art. 52 cpv. 1 PA) sono soddisfatti,
che occorre pertanto entrare nel merito del gravame,
che con ricorso al Tribunale possono essere invocati, in materia d’asilo, la
violazione del diritto federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti
giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi) e, in materia di diritto degli
stranieri, pure l’inadeguatezza ai sensi dell’art. 49 PA (cfr. DTAF 2014/26
consid. 5),
che il Tribunale non è vincolato né dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4 PA), né
dalle considerazioni giuridiche della decisione impugnata, né dalle argo-
mentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2),
che i ricorsi manifestamente infondati, ai sensi dei motivi che seguono,
sono decisi dal giudice in qualità di giudice unico, con l’approvazione di un
secondo giudice (art. 111 lett. e LAsi) e la decisione è motivata soltanto
sommariamente (art. 111a cpv. 2 LAsi),
che la Svizzera, su domanda, accorda asilo ai rifugiati secondo le disposi-
zioni della LAsi (art. 2 LAsi); che l’asilo comprende la protezione e lo statuto
accordati a persone in Svizzera in ragione della loro qualità di rifugiato; che
esso include il diritto di risiedere in Svizzera,
che, giusta l’art. 3 cpv. 1 LAsi, sono rifugiati le persone che, nel Paese di
origine o di ultima residenza, sono esposte a seri pregiudizi a causa della
loro razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo
sociale o per le loro opinioni politiche ovvero hanno fondato timore di es-
sere esposte a tali pregiudizi; che sono pregiudizi seri segnatamente
l’esposizione a pericolo della vita, dell’integrità fisica o della libertà, nonché
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le misure che comportano una pressione psichica insopportabile (art. 3
cpv. 2 LAsi),
che a tenore dell’art. 7 cpv. 1 LAsi, chiunque domanda asilo deve provare
o per lo meno rendere verosimile la sua qualità di rifugiato; che la qualità
di rifugiato è resa verosimile se l’autorità la ritiene data con una probabilità
preponderante (art. 7 cpv. 2 LAsi),
che il richiedente, cittadino dello Sri Lanka di etnia tamil originario della
regione di B._, ha asserito di aver lasciato una prima volta il Paese
nel (...) per trasferirsi in C._; che dopo essere tornato in patria nel
(...), egli avrebbe integrato il gruppo di responsabili del suo villaggio; che
nel (...), dopo essersi sposato con una persona i cui famigliari avevano
legami con le LTTE (“Liberation Tigers of Tamil Eelam”, le Tigri per la libe-
razione della patria tamil), egli avrebbe riscontrato i primi problemi con le
autorità; che dei militari si sarebbero presentati al suo domicilio chiedendo
alla moglie dove si trovassero i suoi fratelli e se lei stessa avesse avuto
legami con una riunione organizzata nel villaggio; che l’insorgente avrebbe
preso la parola difendendo la moglie, venendo per questo motivo condotto
al campo dai militari, circostanza nella quale avrebbe dipoi subito un inter-
rogatorio a soggetto dei parenti della congiunta e dei loro rapporti con le
LTTE; che in seguito, il ricorrente sarebbe stato interrogato varie volte dalle
forze di sicurezza; che in una (...) di occasioni le domande avrebbero ri-
guardato le riunioni organizzate nel villaggio mentre che, in altri (...) casi,
si sarebbe trattato di richieste di chiarimento incentrate sugli invitati e sui
veicoli che transitavano al suo domicilio; che nel (...) il richiedente sarebbe
stato nominato responsabile del villaggio, ossia persona competente per
organizzare o autorizzare riunioni; che il (...) del medesimo anno, giorno
della commemorazione, nel corso di una manifestazione sarebbero stati
incendiati degli (...), cosa che avrebbe condotto le autorità ad accusare
l’insorgente di aver tollerato tali atti ed a metterlo in guardia circa le conse-
guenze di eventuali ulteriori episodi; che temendo ripercussioni, egli si sa-
rebbe nascosto presso un’abitazione messa a disposizione dalla (...), fa-
cendo ritorno a casa solo di tanto in tanto; che nel frattempo, le autorità
avrebbero interrogato più volte la sua famiglia; che dopo (...) mesi il ricor-
rente sarebbe espatriato; che anche successivamente la moglie avrebbe
ricevuto visite dalle forze di sicurezza,
che nel corso del procedimento di prima istanza egli ha versato agli atti la
sua carta di identità; il suo atto di nascita e quelli dei famigliari; il suo certi-
ficato di matrimonio; della documentazione riguardante la sua attività lavo-
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rativa; uno scritto dell’amministratore del villaggio a conferma della sua re-
sidenza; una tessera professionale; una copia della licenza di condurre;
una lettera attestante il suo ruolo di capo villaggio,
che, nella querelata decisione, l’autorità inferiore ha negato l’esistenza di
un fondato timore di persecuzione in capo all’insorgente così come la pre-
senza di fattori di rischio tali da giustificare l’insorgere di atti pregiudizievoli
nei suoi confronti,
che nel ricorso l’insorgente censura la valutazione di cui sopra; che tutti gli
interrogatori subiti, crescenti in intensità, andrebbero considerati rilevanti
in materia d’asilo, così come il fatto che il ricorrente sia stato obbligato a
vivere nell’alloggio del (...); che anche colui che si sottrae ad una pressione
psichica insopportabile andrebbe considerato rifugiato; che sarebbe noto
che nonostante gli impegni presi con la comunità internazionale, il pro-
cesso teso a fornire giustizia nello Sri Lanka sarebbe lento e la legge sulla
prevenzione del terrorismo non sarebbe ancora stata abolita; che le auto-
rità continuerebbero ad arrestare persone di etnia tami per sospetti legami
con le LTTE procedendo con brutalità nei loro confronti; che per queste
ragioni il ricorrente teme di essere trattenuto e torturato, vista anche l’ap-
partenenza dei cognati alle LTTE e i regolari controlli al rientro presso l’ae-
roporto di D._,
che a sostegno della sua impugnativa egli produce diversi scritti che con-
fermerebbero la sua versione dei fatti e meglio, una dichiarazione del (...)
di E._; una dichiarazione della moglie; una dichiarazione del segre-
tario nazionale del (...); una dichiarazione di un membro del parlamento di
B._; una dichiarazione dell’avvocato,
che il fondato timore di esposizione a seri pregiudizi, come stabilito all’art. 3
LAsi, comprende nella sua definizione un elemento oggettivo, in rapporto
con la situazione reale, e un elemento soggettivo; che sarà quindi ricono-
sciuto come rifugiato colui che ha dei motivi oggettivamente riconoscibili
da terzi (elemento oggettivo) di temere (elemento soggettivo) d’essere
esposto, in tutta verosimiglianza e in un futuro prossimo, ad una persecu-
zione (cfr. DTAF 2011/51 consid. 6.2 e 2010/57 consid. 2.5); che, sul piano
soggettivo, deve essere tenuto conto degli antecedenti dell’interessato, se-
gnatamente dell’esistenza di persecuzioni anteriori nonché della sua ap-
partenenza ad una razza, ad un gruppo religioso, sociale o politico, che lo
espongono maggiormente ad un fondato timore di future persecuzioni; che,
infatti, colui che è già stato vittima di persecuzione ha dei motivi oggettivi
di avere un timore (soggettivo) di nuove persecuzioni più fondato di colui
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che ne è l’oggetto per la prima volta (cfr. DTAF 2010/57 consid. 2.5 e relativi
riferimenti); che, sul piano oggettivo, tale timore deve essere fondato su
indizi concreti e sufficienti che facciano apparire, in un futuro prossimo e
secondo un’alta probabilità, l’avvento di seri pregiudizi ai sensi dell’art. 3
LAsi; che non sono sufficienti, quindi, indizi che indicano minacce di perse-
cuzioni ipotetiche che potrebbero prodursi in un futuro più o meno lontano
(cfr. DTAF 2010/57 consid. 2.5 e relativi riferimenti),
che in concreto, è a giusto titolo che l’autorità inferiore ha giudicato non
sussistere i presupposti per la concessione dell’asilo ed il riconoscimento
dello statuto di rifugiato,
che al di là della percezione personale dell’insorgente, nel caso in narrativa
non si può ritenere che questi, in caso di rientro in patria, rischi di essere
esposto in tutta verosimiglianza e in un futuro prossimo, ad una persecu-
zione,
che in primo luogo, i pretesi interrogatori subiti paiono almeno in parte da
relazionarsi al ruolo del ricorrente in seno all’amministrazione locale e non
a dei legami con le LTTE; che a prescindere da ciò tali episodi risultano
essere stati innanzitutto finalizzati all’ottenimento di informazioni e non ad
intimidire il ricorrente e si sono sempre risolti senza conseguenze, non po-
tendo essere considerati persecuzioni anteriori o misure comportanti una
pressione psichica insopportabile; che nemmeno l’unica presunta occa-
sione nella quale sarebbero state proferite minacce, peraltro inizialmente
omessa dall’insorgente, avrebbe avuto seguiti concreti; che dipoi, sarebbe
se del caso la moglie ad aver avuto famigliari attivi nel gruppo in parola, di
modo che, mal si comprende il motivo per il quale quest’ultima sia potuta
rimanere nel proprio Paese d’origine mentre che sia ora inspiegabilmente
il ricorrente a rischiare seri pregiudizi al ritorno; che il richiedente asilo me-
desimo ha peraltro affermato che le autorità non disporrebbero di alcun
elemento nei suoi confronti; che in definitiva, i timori addotti, si esauriscono
in supposizioni soggettive prive di elementi oggettivamente riconoscibili
che lascino presupporre l’avvento di persecuzioni concrete in un futuro
prossimo,
che per il resto, la sola appartenenza all’etnia Tamil e il deposito di una
domanda d’asilo all’estero non sono elementi di rischio sufficienti per com-
provare un timore fondato di esposizione a seri pregiudizi ai sensi dell’art. 3
LAsi (cfr. sentenza del Tribunale E-1866/2015 [pubblicata come sentenza
di riferimento] del 15 luglio 2016 consid. 8.4.6, 8.5.5 et 9.2.4); che inoltre
non si può partire dall’assunto che in specie esistano legami presunti o
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effettivi con le LTTE, che dal punto di vista delle autorità srilankesi, possano
essere interpretati quale volontà di voler riaccendere il conflitto etnico nel
paese (cfr. sentenze del Tribunale E-1866/2015 consid. 8.4.1 e 8.5.3;
E-350/2017 del 3 ottobre 2017 consid. 4.3.1); che nemmeno è recensibile
in casu un impegno politico particolare contro il regime durante l’esilio, con
lo scopo di voler rianimare il movimento separatista tamil (cfr. sentenza
E-1866/2015 consid. 8.4.2 e 8.5.4; sentenza E-350/2017 consid. 4.3.1), né
si deduce dagli atti che l’interessato sia stato iscritto in una lista di controllo
ad uso delle autorità (cfr. sentenza E-1866/2015 consid. 8.4.3 e 8.5.2; cfr.
anche la sentenza del Tribunale E-350/2017 del 3 ottobre 2018 con-
sid. 4.3.1),
che in buona sostanza, non appare che l’insorgente possa essere perce-
pito come una minaccia per l’unità e la coesione nazionale (cfr. in merito
anche la sentenza E-350/2017 consid. 4.4),
che sebbene il fatto che egli sia di etnia tamil come pure la durata del suo
soggiorno in Svizzera ed il suo eventuale rimpatrio senza il possesso di un
passaporto non permettano di escludere ch’egli possa attirare su di sé l’at-
tenzione delle autorità al suo ritorno, una tale evenienza non configura un
trattamento rilevante nel contesto dell’art. 3 LAsi (cfr. sentenza
E-1866/2015 consid. 8.4.4, 9.2.4 e 9.2.5; sentenze del Tribunale
E-4703/2017 e E-4705/2017 del 25 ottobre 2017 consid. 4.4 e 4.5 [in parte
pubblicata nella DTAF 2017 VI/6]),
che la valutazione circa i fattori di rischio di cui al provvedimento sindacato
non presta pertanto il fianco a critiche; che il ricorrente non può in altri ter-
mini prevalersi di un timore fondato di essere perseguitato in un prossimo
avvenire e secondo un’alta probabilità, per dei motivi posteriori alla sua
fuga (art. 54 LAsi); che questa valutazione è tanto più giustificata dal fatto
che egli ha lasciato lo Sri Lanka nel (...) del (...), ossia ben dopo la fine
delle ostilità tra le LTTE e l’esercito regolare (cfr. sentenza del Tribunale
E-38/2019 del 22 ottobre 2020 consid. 5.2),
che da ultimo, neanche i mezzi di prova agli atti non sono tali da poter
giustificare una diversa valutazione del caso in parola,
che le dichiarazioni prodotte dal ricorrente rientrano nel novero dei docu-
menti di compiacenza e sono pertanto prive di ogni valore probatorio (cfr.
sentenza del Tribunale D-2244/2018 del 26 giugno 2020 consid. 5.2),
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che per quanto concerne il riconoscimento della qualità di rifugiato e la
concessione dell’asilo la decisione impugnata va pertanto confermata,
che, se respinge la domanda d’asilo o non entra nel merito, la SEM
pronuncia, di norma, l’allontanamento dalla Svizzera e ne ordina
l’esecuzione; che tiene però conto del principio dell’unità della famiglia
(art. 44 LAsi),
che l’insorgente non adempie le condizioni in virtù delle quali la SEM
avrebbe dovuto astenersi dal pronunciare l’allontanamento dalla Svizzera
(art. 14 cpv. 1 seg., art. 44 LAsi nonché art. 32 dell’ordinanza 1 sull’asilo
relativa a questioni procedurali dell’11 agosto 1999 [OAsi 1, RS 142.311];
cfr. DTAF 2013/37 consid. 4.4),
che questo Tribunale è pertanto tenuto a confermare la pronuncia
dell’allontanamento,
che nella propria decisione la SEM, dopo aver pronunciato l’allontana-
mento del richiedente, ha considerato l’esecuzione dello stesso ammissi-
bile, ragionevolmente esigibile e possibile,
che nel gravame l’insorgente non si esprime espressamente sulla
questione,
che l’esecuzione dell’allontanamento è regolamentata, per rinvio
dell’art. 44 LAsi, dall’art. 83 LStrI (RS 142.20), giusta il quale l’esecuzione
dell’allontanamento dev’essere possibile (art. 83 cpv. 2 LStrI), ammissibile
(art. 83 cpv. 3 LStrI) e ragionevolmente esigibile (art. 83 cpv. 4 LStrI),
che il ricorrente non può prevalersi del principio del divieto di respingimento
(art. 5 cpv. 1 LAsi) né di un rischio personale, concreto e serio di essere
esposto ad un trattamento proibito, in relazione all’art. 3 CEDU o all’art. 3
della Convenzione contro la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, inu-
mani o degradanti del 10 dicembre 1984 (Conv. tortura, RS 0.105),
che egli non ha invero stabilito di avere il profilo di una persona che possa
interessare le autorità srilankesi in modo particolare al suo ritorno (cfr. su-
pra), né l’esistenza di motivi seri ed avverati di fondare un rischio reale di
essere sottoposto ad un trattamento vietato dalle disposizioni succitate
nell’eventualità di un suo rimpatrio,
che la situazione generale dei diritti umani nello Sri Lanka non è d’altro
canto a tal punto compromessa da rendere generalmente inammissibile
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l’esecuzione dell’allontanamento e ciò anche volendo considerare la re-
cente evoluzione congiunturale e politica,
che le problematiche di natura medica risultano inoltre pertinenti in termini
di ammissibilità solo in casi straordinari e di estrema gravità (cfr.
DTAF 2009/2 consid. 9.1.2-9.1.6) a cui non è apparentabile la presente fat-
tispecie,
che pertanto l’esecuzione dell’allontanamento è ammissibile (art. 44 LAsi
in relazione all’art. 83 cpv. 3 LStrI),
che inoltre, stante il fatto che le ostilità tra i separatisti tamil ed il governo
sono cessate, in Sri Lanka non vige attualmente un contesto di guerra,
guerra civile o violenza generalizzata riguardante l’integralità del territorio
(cfr. sentenza di riferimento E-1866/2015 consid. 13.1),
che così, l’esecuzione dell’allontanamento è ragionevolmente esigibile in
tutta la provincia (...) – ad eccezione della regione di F._ – qualora
i criteri individuali dell’esigibilità siano dati (in particolare l’esistenza di una
solida rete familiare o sociale, così come la possibilità di accedere ad un
alloggio e di prospettive favorevoli quanto alla copertura dei bisogni ele-
mentari [cfr. sentenza E-1866/2015 consid. 13.3.3]),
che in specie, il ricorrente proviene dal distretto di B._, provincia
(...); che egli è giovane, in buona salute e dispone di una formazione sco-
lastica, di un’esperienza professionale pluriennale così come di una rete
famigliare in loco,
che l’esecuzione dell’allontanamento risulta parimenti ragionevolmente
esigibile (art. 44 LAsi in relazione all’art. 83 cpv. 4 LStrI),
che, infine, nemmeno risultano impedimenti sotto il profilo della possibilità
dell’esecuzione del provvedimento; che il ricorrente dispone della carta
d’identità e, usando della necessaria diligenza, potrà procurarsi ogni ulte-
riore documento indispensabile al rimpatrio (cfr. art. 8 cpv. 4 LAsi;
DTAF 2008/34 consid. 12),
che, di conseguenza, anche in materia di esecuzione dell’allontanamento
la decisione dell’autorità inferiore va confermata,
che ne discende che la SEM con la decisione impugnata non ha violato il
diritto federale né abusato del suo potere d’apprezzamento ed inoltre non
ha accertato in modo inesatto o incompleto i fatti giuridicamente rilevanti
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(art. 106 cpv. 1 LAsi); che altresì, per quanto censurabile, la decisione non
è inadeguata (art. 49 PA), per il che il ricorso va respinto,
che ritenute le allegazioni ricorsuali sprovviste di probabilità di esito favo-
revole, la domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa dal
versamento delle spese processuali, è respinta (art. 65 cpv. 1 PA),
che, visto l’esito della procedura, le spese processuali di CHF 750.– che
seguono la soccombenza sono poste a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1
e 5 PA nonché art. 3 lett. b del regolamento sulle tasse e sulle spese ripe-
tibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 feb-
braio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]),
che la decisione è definitiva e non può, in principio, essere impugnata con
ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83
lett. d cifra 1 LTF).
(dispositivo alla pagina seguente)
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