Decision ID: 73656607-996e-5f6a-ac32-4f2c72cf6cc2
Year: 2003
Language: it
Court: TI_PP
Chamber: TI_PP_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: penal_law

ritenuto, in fatto
A.
Con decisione 24 gennaio 2003 (emanata in forza di un rapporto di segnalazione della Polizia cantonale del 27 maggio 2002 cui ha fatto seguito la rituale intimazione del rapporto di contravvenzione del 6.12.2002 avverso il quale il ricorrente ha formulato sue osservazioni in data 16.12.2002, respingendo sostanzialmente ogni addebito) la Sezione dei permessi e dell'immigrazione
,
_, ha inflitto a _ _, _, una multa di Fr. 2'000.- (duemila), oltre a tassa di giustizia e spese, per avere questi, in qualità di gerente del Bar
_
,
_
-
_
, contravvenuto alle disposizioni previste in materia, segnatamente non intrattenendosi egli all’interno del locale a tempo pieno, ma unicamente, con modalità e tempistica irregolari e incostanti, per un lasso di tempo giornaliero di circa 4/5 ore consecutive e non potendo conseguentemente adempiere alle richiestegli incombenze professionali in punto al controllo dell’igiene, dell’ordine, della quiete della tutela del buon costume, dell’istruzione del personale e dei rapporti con la clientela all’interno e nelle immediate vicinanze del predetto ritrovo.
B.
Contro la predetta pronuncia dipartimentale _ _ è insorto con tempestivo ricorso 10 febbraio 2003, postulandone l’annullamento e contestando, in via subordinata, l’ammontare della multa in virtù del principio di proporzionalità, richiedendone implicitamente una massiccia riduzione. Quo alla richiesta principale e con particolare riferimento alle ore lavorative giornaliere effettivamente svolte dal ricorrente all’interno dell’esercizio pubblico, e dallo stesso determinate in 4/5 ore diarie, questi intravvede avantutto nella decisione oggetto del gravame una violazione del principio di legalità e della determinatezza della base legale. Il ricorrente sostiene infatti che né l’art. 82 ResPubb, né alcun altro disposto di Legge, determinerebbe e definirebbe in maniera sufficientemente chiara e precisa il senso e la portata dell’espressione ‘a tempo pieno’, condizione e requisito, quest’ultimo, giudicato indispensabile dalla Legge ai fini dell’effettivo e conforme esercizio dell’attività professionale di gerente di un esercizio pubblico. Neppure il richiamo dipartimentale al contratto collettivo nazionale di lavoro dell’industria alberghiera e della ristorazione non potrebbe essere considerato ai fini di giudizio, stante l’assenza di qualsivoglia riferimento allo stesso nella Legge che qui ci occupa. Il ricorrente sostiene poi inoltre che neppure le ulteriori riflessioni dipartimentali in punto al ruolo del gerente, da intendersi quale attività
regolare
,
costante
e
continuativa
, non troverebbero alcun supporto nel testo di Legge che non sottomurerebbe sufficientemente tali concetti, non potendosi pertanto, nemmeno in tale evenienza, definire l’orario di lavoro effettivamente svolto dal ricorrente in dissonanza con la LesPubb o con qualsivoglia altra regolamentazione in materia. Secondo tale tesi ed interpretazione, sarebbe giocoforza inammissibile confondere il principio di lavoro a tempo pieno con un obbligo costante di presenza nel locale per un orario pari a quello massimo contemplato nel predetto contratto collettivo. In virtù di tutto quanto precede, ed in applicazione del principio penale ‘
in dubio pro reo’
, la colpevolezza del prevenuto non potrebbe pertanto essere ammessa.
C.
Con sue osservazioni 6 marzo 2003, la Sezione dei permessi e
dell’immigrazione propone, per contro, la reiezione del gravame e la
pedissequa conferma della decisione impugnata, rilevando in particolare come
il ricorrente rivestisse in realtà, e contrariamente a quanto la figura del gerente
presupporrebbe in virtù dei combinati art. 53 LesPubb in rel. con art. 81
ResPubb, un ruolo del tutto marginale e ciò in crassa violazione dei precitati
disposti di legge, e neppure fosse presente nel locale pubblico in questione a
tempo pieno, ciò che, stante l’importanza delle proprie incombenze, sarebbe al
contrario previsto dall’art. 82 ResPubb.

considerato in diritto
1.
La competenza di questo giudice, la legittimazione attiva dell'insorgente e la tempestività dell'impugnativa sono date dall'art. 4 LPContr. Il ricorso è pertanto ricevibile in ordine e può essere giudicato sulla base degli atti ai sensi dell'art. 12 LPContr.
2.
Giusta l’art. 80 ResPubb, il gerente è la persona fisica responsabile verso l’Ufficio e il gestore del rispetto della Legge e del Regolamento. Il gerente è in particolare responsabile dell’igiene, dell’ordine, della quiete e della tutela del buon costume nell’esercizio pubblico e nelle immediate vicinanze (art. 53 cpv. 1 LesPubb). Il regolamento fissa le modalità relative alla sua presenza (art. 53 cpv.2 LesPubb).
3.
Il gerente assicura, con la sua presenza, il buon funzionamento dell’esercizio sotto tutti i punti di vista, curando in particolare l’istruzione del personale, i rapporti con la clientela, l’ordine, la quiete, l’igiene, la pulizia, ecc. (art. 81 ResPubb). Giusta l’art. 82 cpv. 1 ResPubb, il gerente svolge la propria attività a tempo pieno, in un unico esercizio, in proprio o per conto del gestore. In questo contesto, il gerente deve tenere a disposizione degli organi di controllo un piano di lavoro settimanale o quindicinale relativo alla sua presenza (art. 86 ResPubb).
4.
Orbene, nell’evenienza concreta, l’Ufficio dei Permessi e dell’Immigrazione ha rimproverato in particolare al ricorrente/gerente di essere presente soltanto saltuariamente nel locale pubblico, segnatamente in ragione di 4/5 ore diarie, non adempiendo egli conseguentemente alle proprie mansioni a tempo pieno come prevede il precitato disposto di cui all’art. 82 cpv. 1 ResPubb e richiamandosi per l’interpretazione di quest’ultimo concetto al contratto collettivo nazionale di lavoro dell’industria alberghiera e della ristorazione.
5.
Vero è che, come sostiene il ricorrente, né la Legge, né il relativo Regolamento specificano concretamente il senso e la portata dell’espressione ‘a tempo pieno’ testé richiamata. Neppure il richiamo al predetto contratto collettivo non è espressamente previsto nella legislazione in materia. Non solo. L’art. 2 del Contratto collettivo nazionale di lavoro dell’industria alberghiera e della ristorazione (in seguito: CCNL) esclude dal proprio campo di applicazione la figura del dirigente dell’azienda (
gerente
) come pure dei direttori. Vi è di più. Anche volendo utilizzare, per avventura, il predetto contratto, andrebbe comunque rilevato che l’art. 15 CCNL prevede sì un tetto
massimo
pari a 42 ore in relazione all’orario di lavoro medio settimanale ed al tempo di presenza dei collaboratori del settore alberghiero e della ristorazione (art. 1 CCNL), ma non determina d’altro canto concretamente quale sia l’orario di lavoro medio, segnatamente il tempo di presenza, fungente da base di calcolo e metro di valutazione del predetto tetto massimo. Un conto, in altre parole, è l’orario massimo di presenza lavorativa, altro conto è invece la determinazione di un
minimal standard