Decision ID: fe468869-9971-5e00-94b5-df05bcccb873
Year: 2001
Language: it
Court: TI_TCAS
Chamber: TI_TCAS_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: social_law

ritenuto,
in fatto
1.1. In occasione di un controllo radiologico per persone a rischio di pneumoconiosi effettuato su incarico dell'_, a _ - dipendente della ditta _ SA di _ in qualità di scalpellino - è stata riscontrata la presenza di un'opacità sospetta al lobo inferiore di destra.
Ulteriori accertamenti hanno permesso di mettere in luce un adenocarcinoma del lobo inferiore del polmone di destra in stadio pT2 pN0 e M0, ciò che ha reso necessario un intervento chirurgico di lobectomia, eseguito in data 17 dicembre 1996 presso l'Ospedale _ di _ (_ - cfr. doc. _).
1.2. Nel corso del 1998, _ ha chiesto all'Istituto assicuratore di voler accertare la "... "silicosi" segnalata, ..." (doc. _).
1.3. Esperiti i necessari accertamenti - in particolare dopo aver sentito il parere del dottor _, spec. FMH in medicina generale e medicina del lavoro - l'_, con decisione formale 27 gennaio 1999, ha negato il proprio obbligo contributivo, facendo valere che "... non sussiste un'indicazione né certa né probabile per un'affezione polmonare di origine professionale: é pure da escludere un nesso causale o concausale tra l'attività professionale e l'adenocarcinoma" (doc. _).
A seguito dell'opposizione interposta dal Sindacato _
per conto dell'assicurato (cfr. doc. _), l'_, in data 30 marzo 1999, ha sostanzialmente ribadito il contenuto della sua prima decisione (doc. _).
1.4. Con tempestivo ricorso 1° luglio 1999, _, sempre patrocinato dal _, ha chiesto che l'Istituto assicuratore venga condannato a corrispondergli le prestazioni assicurate in caso di malattia professionale. Subordinatamente, in assenza di una malattia professionale, egli ha postulato il riconoscimento delle prestazioni di cui agli artt. 84 cpv. 2 LAINF e 86ss. OPI.
Questi, segnatamente, gli argomenti sviluppati dall'insorgente a sostegno delle proprie pretese ricorsuali:
"
... Il dottor _, in data 13.7.1998, ha dal canto suo ritenuto che la malattia fosse dovuta all'esposizione alle sostanze nocive, con cui il paziente, per ragioni professionali, era venuto a contatto per tanti anni.
Va a questo proposito osservato che anche nel periodo precedente alla sua venuta in Svizzera, il ricorrente ha lavorato nel suo paese, per periodi più o meno lunghi in qualità di scalpellino. Contrariamente a quanto affermato dal dottor _, che non ha ritenuto di tener conto anche dei periodi di lavoro in Italia, l'art. 13 della Convenzione del 14 dicembre 1962, tra la Confederazione svizzera e la Repubblica italiana in materia di sicurezza sociale, impone di computare nel calcolo anche i periodi di esposizione verificatisi nell'altro paese.
Già per questo motivo la decisione della _ va annullata.
È pacifico, invece, nel caso l'affezione sia stata causata dall'esposizione con le polveri di quarzo, che si tratterebbe di una malattia professionale, pneumoconiosi?, patologia inserita dal Consiglio federale nella lista delle sostanze nocive e delle malattie al lavoro all'annesso 1 dell'OAINF, sulla base degli articoli 9 cpv. 1 LAINF e 14 OAINF.
(...).
... Per quanto attiene alla presente fattispecie, il signor _, negli ultimi 30 anni ha sempre lavorato, per periodi più o meno lunghi, come scalpellino, a contatto quindi con le polveri minerali dannose.
Le analisi effettuate hanno riscontrato la presenza di cristalli di quarzo nei linfonodi peribronchiali. Va osservato che la prima diagnosi posta all'_ di _
(adenocarcinoma dovuto a tabagismo) non teneva conto delle analisi successivamente effettuate presso l'Istituto cantonale di patologia. In seguito, nessun medico, salvo il dottor _ ed il dottor _, ha avuto modo di esprimersi compiutamente su questa problematica.
Il rappresentante legale del ricorrente ha chiesto alla _ di effettuare questa semplice verifica presso i medici dell'_ di _ che disponevano di tutti i dati delle analisi, ricevendo però solo un (interessato?) rifiuto.
... Si chiede pertanto l'erezione di una perizia, volta a stabilire se siano esatte le conclusioni a cui sono giunti i medici dell'Istituto cantonale di patologia e il medico curante del ricorrente, dottor _, oppure le conclusioni a cui è giunto il medico della _.
Va comunque ribadito che la diagnosi posta, a suo tempo, dal dottor _, non teneva conto (non essendone il medico a quel momento ancora a conoscenza) dei dati delle analisi del laboratorio di patologia. D'altro canto, neppure il dottor _, il quale peraltro non ha mai effettuato una vera visita o delle approfondite analisi di laboratorio, ha potuto quantificare con sufficiente precisione in quale percentuale l'adenocarcinoma contratto dal ricorrente sia stato causato dal tabagismo ed in quale percentuale invece stato causato dall'esposizione professionale.
... Va poi osservato, per terminare, che il dottor _, con il referto del 23.6.1997 (ma anche il dottor _) aveva(no) indicato la necessità di evitare all'assicurato l'esposizione a sostanze irritanti per le vie respiratorie.
La _ non avrebbe forse dovuto, nella denegata ipotesi che la patologia morbosa non fosse di origine professionale, alla luce di quel documento medico, ordinare comunque l'esclusione ai sensi dell'art. 84 cpv. 2 LAINF e dell'art. 86 OPI?
In via subordinata, si chiede pertanto l'erogazione delle prestazioni per cambiamento d'occupazione
" (I).
1.5. L'_, in risposta, ha postulato un'integrale reiezione del gravame presentato dall'assicurato, con argomenti di cui si dirà, per quanto occorra, nei considerandi di diritto (cfr. III).
1.6. In replica, _ ha essenzialmente ribadito la necessità di far capo ad una perizia giudiziaria, subordinatamente, ad un complemento d'informazione presso l'ORB (cfr. VI).
1.7. Il TCA ha provveduto ad acquisire agli atti l'incarto dipendente dal ricorso 10 aprile 1998 interposto da _ contro la decisione 12 marzo 1998 dell'UAI (inc. n. 32.1998._).
1.8. In data 22 agosto 2000, questa Corte ha interpellato il dottor _, _ di pneumologia presso l'Ospedale _ di _, al quale è stato sottoposto, per esame, il referto 23 dicembre 1996 dell'Istituto cantonale di patologia (VIII).
La risposta del succitato pneumologo è pervenuta il 2 ottobre 2000 (IX) ed è stata immediatamente intimata alle parti per osservazioni (cfr. X).
_ ha preso posizione in data 17 ottobre (cfr. XI). L'_, da parte sua, si è invece espresso il 23 ottobre 2000 (cfr. XII).
1.9. Seguendo il suggerimento del dottor _ - peraltro condiviso dalle parti - lo scrivente Tribunale, nel corso del mese di ottobre 2000, ha ordinato una perizia giudiziaria a cura del dottor _,
attivo presso l'Istituto di patologia clinica dell'Ospedale _ di _, al quale è stato chiesto d'eseguire una cosiddetta "analisi quantitativa" sulla base dei prodotti istologici (cfr. XIII).
1.10. In data 27 novembre 2000, il dottor _ ha consegnato al TCA il proprio referto peritale (XIV).
Alle parti è stata beninteso concessa la facoltà di formulare delle osservazioni (XV).

in diritto
In ordine
2.1. La presente vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico ai sensi dell’art. 2 cpv. 1 della Legge di procedura per le cause davanti al Tribunale delle assicurazioni sociali (cfr. STFA del 26 ottobre 1999 nella causa D.C.).
Nel merito
2.2. Giusta l'art. 9 cpv. 1 LAINF, sono malattie professionali quelle causate esclusivamente o prevalentemente da sostanze nocive o da determinati lavori nell'esercizio dell'attività professionale.
Fondandosi sulla delega di competenza contenuta in detto disposto, nonché sull'art. 14 OAINF, il Consiglio federale ha allestito, nell'allegato I all'OAINF, l'elenco esaustivo delle sostanze nocive da un canto, quello delle malattie provocate da determinati lavori dall'altro.
Il rapporto di causalità fra l'attività professionale e la malattia, oltre ad essere adeguato, deve essere qualificato, cioè almeno preponderante: il fattore professionale deve essere più importante degli eventuali altri elementi che hanno concorso a causare l'affezione.
Conformemente alla giurisprudenza, l'esigenza di un nesso preponderante è soddisfatta quando la malattia è determinata per oltre il 50% dall'azione di una sostanza nociva menzionata nel primo elenco oppure, qualora figura tra le affezioni annoverate nel secondo, essa sia stata causata in ragione di più del 50% dai lavori ivi elencati (RAMI 1988 p. 447ss. consid. 1b; DTF 108 V 160; Ghélew, Ramelet, Ritter, Commentaire de la loi sur l'assurance-accidents (LAA), Losanna 1992, p. 67ss.; A. Maurer, Schweizerisches Unfallversicherungsrecht, Berna 1985, p. 215; E. Beretta, Le malattie professionali nel diritto svizzero, in RDAT 1989, p. 269).
L'art. 9 cpv. 1 LAINF considera, dunque, professionali soltanto quelle malattie che sono state causate prevalentemente da sostanze nocive o da determinati lavori, nell'
esercizio dell'attività professionale
. Quest'ultima deve trattarsi di un'attività assicurata: il malato deve averla esercitata quale assicurato. Qualora esso abbia svolto l'attività incriminata, per un certo periodo, quale assicurato e, per un certo altro periodo, quale non assicurato, deve valere anche in una simile ipotesi l'esigenza della causalità qualificata.
2.3. Il cpv. 2 dell'art. 9 LAINF prevede che le altre malattie di cui è provato siano state causate esclusivamente o in modo affatto preponderante dall'esercizio dell'attività professionale sono, pure, considerate malattie professionali.
La legge prevede, dunque, che, affinché nasca l'obbligo contributivo dell'assicuratore LAINF, fra le altre malattie e l'esercizio di un'attività professionale vi sia un rapporto esclusivo o almeno nettamente preponderante: la giurisprudenza ritiene soddisfatta tale condizione quando l'affezione è stata causata dall'attività professionale almeno nella misura del 75% (RAMI 1991 p. 318ss, consid 5a; DTF 117 V 355 consid. 2a; 114 V 109 consid. 3; Ghélew, Ramelet, Ritter, op. cit., p. 68).
Il TFA ha, poi, ancora precisato che ciò presume che, epidemiologicamente, la frequenza dell'affezione in causa sia almeno 4 volte più alta per una determinata categoria professionale che per la popolazione in generale (DTF 116 V 136, consid. 5c; Ghélew, Ramelet, Ritter, op. cit., p. 68).
2.4. Parimenti a quanto vale secondo la giurisprudenza relativa alla nozione d'infortunio, colui che chiede il riconoscimento di prestazioni dell'assicurazione contro gli infortuni, deve rendere plausibile la sussistenza dei singoli elementi costitutivi della definizione della malattia professionale. Qualora non adempia questi requisiti, l'assicurazione non è tenuta ad assumere il caso. Se vi è controversia, spetta al giudice decidere se i presupposti della malattia professionale sono dati. Il giudice stabilisce d'ufficio i fatti di causa; a tale scopo, esso può richiedere la collaborazione delle parti. Se la procedura non consente di concludere, con un sufficiente grado di verosimiglianza, all'esistenza di una malattia professionale - la semplice possibilità non essendo sufficiente - il giudice constaterà l'assenza di prove o di indizi pertinenti e, pertanto, l'inesistenza del diritto ai sensi della LAINF (DTF 116 V 140 consid. 4b e 142 consid. 5a, 114 V 305 consid. 5b, 111 V 201 consid. 6b; RAMI 1990 U86 pag. 50; STFA 1.12.1992 in re O. non pubbl.).
2.5. In concreto, _ pretende, a titolo principale, che l'_ assuma il caso a titolo di malattia professionale (pneumoconiosi) ai sensi dell'art. 9 cpv. 1 LAINF.
Nel corso dei mesi di novembre e dicembre 1996, l'insorgente è stato sottoposto a tutta una serie d'indagini, radiologiche e di laboratorio, che hanno permesso d'evidenziare la presenza di un adenocarcinoma al polmone destro.
In particolare, in data 27 novembre 1996, è stata eseguita una TAC toracica, che ha posto in luce una "... lesione nodulare alla base del polmone di des., segmento basale lat. del lobo inf., sospette per formazioni in accrescimento espansivo. Le piccole immagini evidenziate in corrispondenza dell'apice del lobo sup. sin. possono essere in I. analisi compatibili con piccoli esiti specifici, non segni per sicure linfoadenomegalie patologiche a livello mediastico o ilare" (cfr. doc. _).
Il 28 novembre 1996, _ si è, invece, sottoposto ad una broncoscopia, volta al prelevamento di materiale per dei successivi esami citologici, rispettivamente, istologici (cfr. doc. _). Fu, del resto, grazie a questi ultimi
che venne posta la diagnosi di "probabile adenocarcinoma" (cfr. doc. _, _ e _).
In data 17 dicembre 1996, ha avuto luogo l'intervento chirurgico di lobectomia inferiore del polmone di destra (cfr. doc. _).
Il preparato operatorio è stato analizzato presso l'Istituto cantonale di patologia, accertamento che ha fornito l'esito seguente:
"- adenocarcinoma medialmente differenziato del lobo inferiore del polmone destro con infiltrazione della pleura viscerale (diametro tumorale massimo 2.5 cm, PT2).
- infiammazione cronica e antracosi di linfonodi in sede ilare peribronchiale e di un linfonodo del bronco del lobo medio (senza interessamento neoplastico maligno).
- linfonodi peribronchiali con noduli fibrosclerotici comprendenti cristalli birifrangenti in luce polarizzata *
Il margine di resezione bronchiale è libero da tessuto neoplastico maligno.
*esposizione professionale?
" (doc. _).
Agli atti figura inoltre il rapporto d'uscita dell'_, datato 4 febbraio 1997, da cui si evince, fra l'altro, quanto segue:
"
DIAGNOSI
: 1.
Adenocarcinoma del lobo inferiore del
del polmone di destra in stadio pT2 pN0 e M0 (D02.2)
D. COLLATERALE
: - rischio lavorativo per pneumoconiosi (J62.8)
TERAPIA
: - lobectomia inferiore destra (32.4)
" (doc. _).
Prima di procedere all'emanazione della decisione formale 27 gennaio 1999, l'assicuratore LAINF convenuto ha interpellato la propria Divisione di medicina del lavoro e, specificatamente, il dottor _, spec. FMH in medicina generale e medicina del lavoro, il quale ha, da un lato, giudicato soltanto possibile la presenza di una silicosi allo stadio iniziale e, dall'altro, escluso una relazione di causalità naturale fra l'adenocarcinoma e l'esposizione professionale alla polvere di quarzo:
"
Il signor _ è sottoposto alla profilassi medica nell'ambito della medicina del lavoro dal 1972. In occasione dell'ultimo esame del 17.9.1996 si osserva nella radiografia del torace di questo accanito fumatore un'opacità nel campo inferiore destro. Gli accertamenti con tomografia computerizzata e broncoscopia con lavaggio e biopsia hanno permesso di porre la diagnosi di adenocarcinoma. Il 17.12.1996 è stata eseguita presso l'Ospedale _ in _ la lobectomia a destra. Nelle singole relazioni mediche viene citata un'esposizione professionale alla polvere contenente quarzo, per cui il Sindacato _ ci chiede di prendere posizione in merito alla questione della silicosi.
Sulle radiografie panoramiche classiche del torace non si trovano delle alterazioni tipiche di una silicosi. Nei campi superiori e negli apici, le localizzazioni classiche primarie di una silicosi, si trovano alcuni isolati micronoduli. Simili focolai corrispondono più a residui specifici che non ad una silicosi allo stadio iniziale per il fatto che ci si attenderebbero in quest'ultimo caso maggiori alterazioni e in sede più periferica. Anche nella tomografia computerizzata del polmone del 27.11.1996 vengono descritte queste piccole opacità nodulari ma solo nell'apice sinistro. Per il radiologo sono pertanto compatibili con alterazioni specifiche.
Nella relazione istologica del preparato operatorio del 19.12.1996 è descritta la presenza di noduli fibrosclerotici nei linfonodi peribronchiali ma non nel tessuto polmonare, contenenti cristalli birifrangenti. In considerazione dell'anamnesi lavorativa ciò non sorprende. Potrebbe effettivamente trattarsi di cristalli di quarzo. Ciò da solo non costituisce ancora una silicosi.
L'adenocarcinoma nel lobo inferiore destro non è in relazione con l'attività professionale ma con probabilità preponderante con l'abuso per lunghi anni di nicotina. In presenza di una silicosi notevole e della localizzazione tipica del tumore nel campo superiore, nella regione del conglomerato silicotigeno, si potrebbe discutere la possibilità di un'origine professionale del tumore.
Per la durata dell'attività svolta in Svizzera risulta dal punto di vista tecnico un'esposizione piuttosto esigua alla polvere contenente quarzo.
Sulla base
della documentazione a mia disposizione e delle radiografie giungo alla conclusione che la presenza di una silicosi allo stadio iniziale è al massimo possibile ma non probabile. Una relazione tra l'adenocarcinoma del lobo inferiore destro e l'esposizione professionale alla polvere contenente quarzo non è data nel caso in esame
" (doc. _).
In sede di ricorso, _ ha fatto riferimento ad un certificato stilato dal dottor _, da cui emergerebbe che l'adenocarcinoma costituirebbe una conseguenza dovuta ad un'esposizione prolungata a sostanze nocive (cfr. I, p. 2).
In realtà, il suddetto medico curante, nel compilare il questionario denominato "denuncia di malattia professionale", ha omesso d'esprimersi in merito all'eziologia dell'affezione lamentata dall'assicurato, limitandosi a fornire delle indicazioni già
ampiamente note (anamnesi professionale, diagnosi, terapia istituita - cfr. doc. _).
2.6.
Pendente causa, il TCA ha provveduto ad acquisire agli atti l'incarto dipendente dal ricorso 10 aprile 1998 interposto da _ avverso la decisione 12 marzo 1998 dell'UAI, procedura sfociata nell'emanazione della sentenza 4 gennaio 2000 (cfr. inc. n. 32.1998._).
Dal summenzionato incarto emerge che, nel giugno 1999, l'allora giudice delegata aveva consultato il dottor _, _ Servizio di pneumologia presso _ di _, con lo scopo precipuo di chiarire la questione dell'esigibilità lavorativa (cfr. XV - inc. n. 32.1998._).
In realtà, lo specialista in pneumologia, nel rispondere ai quesiti postigli, si è espresso, seppur marginalmente, circa la questione di sapere se l'assicurato fosse o meno affetto da pneumoconiosi:
"
Il signor _ presentava unicamente un tumore bronchiale maligno per il quale è stato sottoposto con successo ad un intervento di lobectomia inferiore (adenocarcinoma) senza linfadenopatie ilari o mediastinali evidenti. In questo caso l'intervento di lobectomia è un intervento curativo completo e non abbisogna di ulteriori terapie (chemio- o radioterapia). Di regola, un intervento di lobectomia inferiore procura una limitazione transitoria della funzionalità respiratoria che, dopo al minimo 3 mesi dall'intervento può essere ben rivalutata. Sulla scorta della documentazione
a disposizione risulta impossibile esprimersi con certezza sull'eventuale presenza di limitazioni post-operatorie rispettivamente di limitazioni funzionali tali da inficiare in maniera parziale o completa la capacità lavorativa del paziente nella sua primitiva professione di scalpellino.
In assenza di complicazioni e senza riduzioni s
ignificative della funzionalità respiratoria potrebbe essere ipotizzabile anche una ripresa completa della capacità lavorativa come scalpellino al più presto da 3 mesi dall'intervento.
Vi è inoltre da notare che il signor _ non ha presentato agli esami eseguiti prima dell'intervento segni radiologici né referti istologici sospetti per la presenza di una cosiddetta pneumoconiosi, in particolare per una silicosi e perciò in via teorica, qualora fosse abile al lavoro, non esisterebbero gli estremi per una non-idoneità a lavori a rischio per pneumoconiosi
" (XVI - inc. n. 32.1998._).
Posto che il suddetto apprezzamento era stato espresso sulla base della documentazione medica a disposizione anteriormente al noto intervento di lobectomia, questa Corte ha ritenuto necessario chiedere al dottor _ se il referto 23 dicembre 1996 dell'Istituto cantonale di patologia, stilato dopo l'operazione, potesse, in qualche modo, modificare il suo giudizio (cfr. VIII). Queste le considerazioni contenute nel rapporto 21 settembre 2000:
"
(...).
Per poter dare una risposta il più possibile precisa ed esauriente, tenendo conto del risultato istologico di cui mi avete fatto pervenire copia, ho chiesto all'Istituto Cantonale di _ (che possiede ancora il materiale
allora refertato) di rivedere i preparati istologici in particolare anche il tessuto polmonare adiacente l'adenocarcinoma e i linfonodi peribronchiali. Come potrete desumere dal rapporto dal rapporto complementare fattomi pervenire dalla Dr.ssa _
dell'Istituto Cantonale di _ si conferma la presenta di "noduli fibrosclerotici comprendenti cristalli birifrangenti in luce polarizzata a livello linfonodale ilare come pure la presenza di reazioni di tipo nodulare fibrotizzante con cristalli birifrangenti analoghi a livello del tessuto polmonare del lobo inferiore destro ...".
Tenendo conto dell'anamnesi professionale con esposizione alla polvere di quarzo è altamente probabile che i cristalli birifrangenti in luce polarizzata constatati siano cristalli di silicati.
Bisogna tuttavia premettere che di regola la diagnosi clinicamente sicura o probabile di silicosi viene posta unicamente sulla base di referti radiografici (radiografie convenzionali e ora anche TAC toracico ad alta definizione). Di regola non si richiede la presenza di materiale istologico per la diagnosi di silicosi. La presenza di noduli fibrotici rispettivamente fibrosclerotici con cristalli birifrangenti nei linfonodi e nel parenchima polmonare fa ragionevolmente insorgere il dubbio di una possibile silicosi. Visto che tuttavia gli esami radiografici non avevano posto questo dubbio si può ragionevolmente argomentare che solo una quantificazione precisa delle alterazioni fibrosclerotiche permette di confermare o respingere la diagnosi di sospetta silicosi.
Personalmente consiglierei, per derimere definitivamente la questione, l'esecuzione di un esame specialistico sui preparati istologici ancora a disposizione (analisi quantitativa(Quantitative Staubanalyse) che può essere effettuato presso la comunità di lavoro per la ricerca e la lotta sulla pneumoconiosi in Svizzera presso l'Istituto di patologia dell'Universitätspital di Zurigo (Dr._, Schmelzbergstrasse 12, 8091 Zurigo))
" (IX - la sottolineatura è del redattore).
Raccogliendo il suggerimento del dottor _, il TCA ha ordinato una perizia medica giudiziaria, affidandone l'allestimento proprio al dottor _ t
, _
presso l'Istituto di patologia clinica dell'Ospedale _ di _ (cfr. XIII).
Va immediatamente osservato come neppure il dottor _ sia stato in grado di porre la diagnosi di silicosi
, affermando che i reperti analizzati lasciano piuttosto supporre che _ abbia sofferto di una tubercolosi (cfr. XIV, p. 6; cfr., inoltre, risposta al quesito peritale n. 2).
Il perito giudiziario ha iniziato con l'illustrare le ragioni per cui
, in casu,
si è rivelato impossibile procedere ad una cosiddetta "analisi quantitativa" della polvere:
"
Die Silikoseknötchen sind in der Lunge unterschiedlich verteilt. Eine Häufung findet sich vor allem in den mittleren und oberen Lungenabschnitten, während die Unterlappen meist weniger stark befallen sind. Wegen dieser unregelmässigen Verteilung hat eine quantitative Staubanalyse nur dann einen Sinn, wenn grössere Lungenstücke analysiert werden können, Es kann dann ein Durchschnittswert ermittelt werden, welcher mit Werten bei Lungen von nicht-staubbelasteten Menschen verglichen werden kann. Im zu beurteilenden Präparat ist dies nicht der Fall war, da hier aus dem unter 3) erwähnten Grund eine zusätzliche Anreicherung in einer Narbe besteht. Schon in der konventionellen mikroskopische Untersuchung ist der Staub klar erkennbar ist. Da ihm zur Verfügung gestellten Material fast ausschliesslich Tumor- und Narbengewebe vorliegt ist eine quantitative Analyse an repräsentativem Lungengewebe nicht möglich
" (XIV, p. 6).
Il dottor _ ha, quindi, proceduto ad un'analisi qualitativa che ha fornito l'esito seguente:
"
Eine
quantitative
Staubanalyse konnte am vorliegenden Untersuchungsgut aus den unten erwähnten Gründen nicht durchgeführt werden. Hingegen wurde eine
qualitative Analyse
durchgeführt.
Aus den histologische Schnittpraeparaten der Paraffinblöcke mit Lungengewebe wurden Semidünnschnitte für die elektronenmikroskopische Untersuchung herstellt und die einzelnen Staubpartikel mittels energiedispersiver Röntgenanalyse (EDX) analysiert.
Es konnten zahlreiche mineralstaubbeladene Makrophagen beobachtet werden. Die Staubpartikel sind zum Teil sehr gross. Es handelt sich häufig um muschelartig geformte, gebrochene Knörchen. Gelegentlich sind auch Plättchen vorhanden.
Bei der
Elementaranalyse
konnten folgende Staubkomponenten gefunden werden:
Ca. 39% Quarz
Ca. 54% Feldspat
Ca. 7% Aluminiumsilikate.
Ausserdem fanden sich ganz vereinzelte Partikel, welche Wolfram, Chrom, Nickel oder Eisen enthielten
" (XIV, p. 3).
Questi i motivi che stanno alla base delle conclusioni a cui è pervenuto l'esperto designato dal TCA:
"
Beurteilung
Da aus den oben erwähnten Gründen die Staubanalyse in diesem besonderen Fall nicht erlaubt, lhre Fragen bezüglich dem Vorliegen einer Staublunge zu beantworten, muss in erster Linie auf
die mikroskopische Beurteilung der histoloqischen Schnittpraeparat
zurückgegriffen werden. Dabei ist von essentieller Bedeutung, ob es sich bei den beschriebenen Knötchen um Silikoseknötchen oder um etwas anderes handelt.
Während argumentiert werden kann, dass die Morphologie der Narbe im Bereiche des Tumors von diesem selbst verändert worden sein könnte, sind die Herde im Lymphknoten einwandfrei beurteilbar. Es handelt sich dabei nicht um klassische Silikoseknötchen mit dem unter 1.) beschriebenen Aufbau. Insbesondere fehlt der typische Makrophagen‐Mantel in der Peripherie. Es ist in diesen Knötchen zwar eindeutig Staub vorhanden, allerdings im Vergleich zu bewiesenen Silikosen in relativ geringem Ausmass. Diese Herde enthalten ferner Epitheloid‐ und Riesenzellen, also Zellen, welche typischerweise bei so genannten granulomatösen (knötchenförmigen), infektiösen Entzündungen, wie sie die Tuberkulose bildet, vorkommen.
Es besteht kein Zweifel, dass in der Lunge von Herrn _ mehr Staub in der Lunge vorhanden ist, als bei nicht staubbelasteten Personen. Dies ist erkennbar an den ausgeprägten Staubablagerungen in der Pleura (Brustfell). Dabei muss allerdings auch berücksichtigt werden, dass bei Rauchern kohlenhaltige StaubpartikeI ebenfalls in vermehrtem Masse abgelagert werden: Herr _ soll in erheblichem Masse geraucht haben.
Die Ergebnisse der Lungenstaubanalyse bestätigen zwar die Quarzstaubexposition des Patienten. Sie erlauben aber nicht, die Diagnose einer Pneumokoniose zu stellen. Von Interesse ist, dass neben den bei Steinhauern üblichen Mineralien auch vereinzelte Chrom‐, Wolfram‐ und Nickel‐haltige Partikel nachweisbar waren. Es handelt sich dabei um Elemente, welche auch in Hartmetall‐Komponenten enthalten sind, die ebenfalls zu einer Staublunge führen können. Diese hat aber ein völlig anderes pathologischanatomisches Aussehen und benötigt zur Entwicklung grössere Staubmengen, so dass diese im zu beurteilenden Fall nicht zur Diskussion steht." (XIV, pag. 5)
Alla luce di quanto indicato dal dottor _- il cui referto peritale 24 novembre 2000 risulta essere senz’altro completo sui punti litigiosi, chiaro nell’esposizione degli elementi sanitari e nella valutazione della situazione (cfr. RJJ 1995 pag. 44; RAMI 1991 U133 pag. 312 consid. 1b), ragione per cui deve essergli riconosciuto piena forza probante - si deve ritenere che, in concreto - nonostante siano stati posti in atto degli accertamenti senz'altro accurati (l'ultimo addirittura a livello universitario) - la presenza di una malattia professionale (pneumoconiosi) non ha potuto essere sufficientemente dimostrata.
Ora, conformemente alla giurisprudenza evocata al considerando 2.4., in siffatte condizioni, la decisione circa il diritto alle prestazioni LAINF non potrà, evidentemente, che essere negativa per l'assicurato.
2.7. Con il proprio gravame, in via subordinata, _ ha
preteso avere diritto alle prestazioni per cambiamento d'occupazione previste dagli artt. 83ss. e 86ss. OPI (cfr. I, p. 4).
Così come pertinentemente osservato in sede di risposta di causa (cfr. III), l'erogazione delle suddette prestazioni presuppone che l'Istituto assicuratore convenuto abbia preliminarmente emanato una decisione d'inidoneità (o d'idoneità condizionale) ai sensi dell'art. 78 OPI, ciò che non è qui manifestamente il caso.
Già per questo solo motivo, questa Corte non può entrare nel merito della pretesa.