Decision ID: c5c0a34d-350f-4112-a454-dff0a7e20f28
Year: 2017
Language: it
Court: CH_BSTG
Chamber: CH_BSTG_001
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: penal_law

Fatti:
A. Il 15 aprile 2016 la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Milano (Italia)
ha presentato alla Svizzera una domanda di assistenza giudiziaria, completata
il 16 giugno e il 12 dicembre 2016, nell'ambito di un procedimento penale av-
viato nei confronti di B. per titolo di abuso di informazioni privilegiate in materia
di intermediazione finanziaria (art. 184 Decreto legislativo 24 febbraio 1998,
n. 58) e appropriazione indebita (art. 646 CP/I). Secondo le autorità estere, la
persona indagata sarebbe innanzitutto coinvolta in un’operazione di compra-
vendita alla borsa di Milano di titoli della C. S.p.A conclusa approfittando illegal-
mente di informazioni privilegiate, la quale gli avrebbe fruttato un guadagno di
circa 1,5 milioni di euro. Inoltre, in qualità di responsabile mondiale per il gruppo
D. del settore Real Estate, in concorso con terzi, egli si sarebbe appropriato di
fondi delle società del gruppo per circa 40 milioni di euro, liquidando a società
di comodo fatture per operazioni inesistenti, versando il denaro su conti esteri
intestati a svariate società, tra cui E. SA, F. SA, G. SA, H. SA, I. SA, J. SA e K.
SA, di cui l’indagato sarebbe beneficiario economico (v. sentenza del Tribunale
penale federale RR.2016.321-330 del 27 marzo 2017). Con la sua domanda di
assistenza, l’autorità rogante ha in sostanza postulato la perquisizione e il
blocco di svariate relazioni bancarie in Svizzera intestate a B. e a società a lui
riconducibili (v. act. 1.7).
B. In seguito ad una segnalazione dell’Ufficio di comunicazione in materia di rici-
claggio di denaro MROS del 6 febbraio 2017 (v. act. 6 pag. 3), il Ministero pub-
blico della Confederazione (di seguito: MPC), autorità alla quale l'Ufficio fede-
rale di giustizia (in seguito: UFG) ha delegato l'esecuzione della rogatoria, con
decisione del 13 febbraio 2017 ha ordinato il blocco della relazione n. 1 presso
la banca L., intestato a A. SA, Lugano, con edizione della relativa documenta-
zione (v. act. 1.2)
C. Il 23 febbraio 2017 A. SA ha interposto ricorso avverso la suddetta decisione
dinanzi alla Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale, postulan-
done l’annullamento, con revoca del sequestro (v. act. 1)
D. Con memoriale di risposta del 22 marzo 2017, il MPC ha postulato la reiezione
del gravame (v. act. 6). Con osservazioni del 23 marzo 2017, l'UFG ha chiesto
che il ricorso venga dichiarato inammissibile (v. act. 7).
E. Con replica del 6 aprile 2017, trasmessa al MPC e all’UFG per informazione
(v. act. 10), la ricorrente si è riconfermata nelle sue conclusioni ricorsuali (v. act.
9).
Le argomentazioni di fatto e di diritto esposte dalle parti saranno riprese, per
quanto necessario, nei considerandi di diritto.

Diritto:
1.
1.1 In virtù dell'art. 37 cpv. 2 lett. a della legge federale del 19 marzo 2010
sull'organizzazione delle autorità penali della Confederazione (LOAP;
RS 173.71), la Corte dei reclami penali giudica i gravami in materia di assi-
stenza giudiziaria internazionale.
1.2 I rapporti di assistenza giudiziaria in materia penale fra la Repubblica Italiana e
la Confederazione Svizzera sono anzitutto retti dalla Convenzione europea di
assistenza giudiziaria in materia penale del 20 aprile 1959, entrata in vigore il
12 giugno 1962 per l’Italia ed il 20 marzo 1967 per la Svizzera (CEAG;
RS 0.351.1), dall'Accordo italo-svizzero del 10 settembre 1998 che completa e
agevola l'applicazione della CEAG (RS 0.351.945.41), entrato in vigore me-
diante scambio di note il 1° giugno 2003 (in seguito: l'Accordo italo-svizzero),
nonché, a partire dal 12 dicembre 2008 (Gazzetta ufficiale dell’Unione europea,
L 327/15-17, del 5 dicembre 2008), dagli art. 48 e segg. della Convenzione di
applicazione dell'Accordo di Schengen del 14 giugno 1985 (CAS; testo non
pubblicato nella RS ma ora consultabile nel fascicolo "Assistenza e Estradi-
zione" edito dalla Cancelleria federale, Berna 2014). Di rilievo nella fattispecie
è anche la Convenzione sul riciclaggio, la ricerca, il sequestro e la confisca dei
proventi di reato, conclusa a Strasburgo l’8 novembre 1990, entrata in vigore il
1° settembre 1993 per la Svizzera ed il 1° maggio 1994 per l’Italia (CRic;
RS 0.311.53). Alle questioni che il prevalente diritto internazionale contenuto in
detti trattati non regola espressamente o implicitamente, come pure quando il
diritto nazionale sia più favorevole all'assistenza rispetto a quello pattizio (co-
siddetto principio di favore), si applicano la legge federale sull'assistenza inter-
nazionale in materia penale del 20 marzo 1981 (AIMP; RS 351.1), unitamente
alla relativa ordinanza (OAIMP; RS 351.11; v. art. 1 cpv. 1 AIMP, art. I n. 2
Accordo italo-svizzero; DTF 142 IV 250 consid. 3; 140 IV 123 consid. 2; 137 IV
33 consid. 2.2.2; 136 IV 82 consid. 3.1). Il principio di favore vale anche nell'ap-
plicazione delle pertinenti norme di diritto internazionale (v. art. 48 n. 2 CAS, 39
n. 3 CRic e art. I n. 2 Accordo italo-svizzero). È fatto salvo il rispetto dei diritti
fondamentali (DTF 135 IV 212 consid. 2.3; 123 II 595 consid. 7c).
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1.3 Il ricorso è stato tempestivamente interposto contro una decisione di edizione e
di blocco di un conto bancario dell'autorità federale d'esecuzione (v. art. 80k
AIMP). Le decisioni incidentali anteriori alla decisione di chiusura possono es-
sere impugnate separatamente se causano un pregiudizio immediato e irrepa-
rabile mediante il sequestro di beni e valori oppure la presenza di persone che
partecipano al processo (art. 80e cpv. 2 AIMP). Titolare della relazione oggetto
della decisione impugnata, la società ricorrente dispone della legittimazione ri-
corsuale (v. art. 80h lett. b AIMP e art. 9a OAIMP; DTF 118 Ib 547 consid. 1d;
TPF 2007 79 consid. 1.6 pag. 82).
2. La ricorrente censura innanzitutto la carenza di giurisdizione dell’autorità giudi-
ziaria italiana, dato che i fatti descritti in rogatoria non si sarebbero svolti in ter-
ritorio italiano. Essa sostiene poi che il decreto impugnato sarebbe carente nella
sua motivazione e che il reato di appropriazione indebita ex art. 646 CP/italiano
non corrisponderebbe al reato ivi indicato. Inoltre, non essendovi nessun colle-
gamento tra il reato perseguito in Italia e i valori sequestrati, la decisione in
questione violerebbe il principio della proporzionalità. L’insorgente ritiene di es-
sere una terza persona che, in buona fede, ha ricevuto i valori patrimoniali dal
suo azionista. Essa afferma, infine, che il sequestro bloccherebbe la sua attività,
arrecandole un pregiudizio immediato ed irreparabile in quanto non le consen-
tirebbe di disporre dei capitali necessari alla sua attività di acquisto e rivendita
di pellicce e quindi le impedirebbe di operare in occasione delle settimane moda
donna attualmente in corso in vari continenti al fine di presentare i prodotti e
raccogliere ordini che non potrebbe onorare per mancanza di risorse finanziarie.
2.1 In base alla giurisprudenza, nel caso di ricorsi rivolti contro decisioni incidentali
ai sensi dell’art. 80e cpv. 2 AIMP (v. supra consid. 1.3), spetta al ricorrente in-
dicare, nel proprio atto ricorsuale, in che cosa consiste l’allegato pregiudizio e
dimostrare che questo non potrebbe essere sanato mediante un giudizio che
annulli, se del caso, la susseguente decisione di chiusura (DTF 130 II 329 con-
sid. 2; 128 II 353 consid. 3 e rinvii). Per quanto riguarda il pregiudizio da pren-
dere in considerazione, in particolare nel caso di sequestro di beni e valori, può
trattarsi dell’impossibilità di adempiere delle obbligazioni contrattuali scadute
(pagamento di stipendi, interessi, imposte, pretese esigibili, ecc.), del fatto di
essere esposto a procedure di esecuzione o di fallimento, oppure alla revoca di
un’autorizzazione amministrativa, o ancora dell’impossibilità di concludere affari
vicini al loro sbocco. Il solo fatto di dover far fronte a delle spese correnti non è
sufficiente, in linea di massima, a rendere verosimile un pregiudizio immediato
e irreparabile ai sensi della predetta disposizione (DTF 130 II 329 consid. 2
pag. 332; sentenza del Tribunale penale federale RR.2007.43 del 16 maggio
2007, consid. 2.2 e rinvii).
2.2 In concreto, la società ricorrente sostiene che la misura coercitiva contestata
avrebbe colpito il suo unico conto, non permettendogli più di svolgere la propria
attività per la quale sarebbe stata costituita dal suo azionista unico B. Quest’ul-
timo avrebbe già investito ingenti capitali per l’avvio dell’attività in questione (ol-
tre alla liberazione del capitale azionario anche EUR 400'000.–), la quale sa-
rebbe ora congelata dal contestato blocco. Essendo tutti i conti di B. o di società
a lui riconducibili sotto sequestro, non vi sarebbero altre possibilità di attingere
fondi.
Orbene, dalla documentazione contabile presentata dalla ricorrente, e più par-
ticolarmente dal bilancio patrimoniale al 31 gennaio 2017 (v. act. 9.5), risulta
effettivamente che l’unico attivo della società è costituito dal conto qui seque-
strato, il quale evidenzia un saldo positivo di fr. 513'943.64. Se è vero che per
valutare l’esistenza o meno di un pregiudizio immediato ed irreparabile occorre
prendere in considerazione in questi casi anche la situazione economica
dell’avente diritto economico del conto sequestrato (v. sentenza del Tribunale
penale federale RR.2009.155 del 7 maggio 2009, consid. 2.5), ciò non ha qui
particolari conseguenze dato che avente diritto economico dei valori in que-
stione non è l’azionista unico, come erroneamente asserito dal MPC in sede di
risposta, per cui non risulta agli atti divergenza fra situazione civilistico-formale
ed effettività economico-materiale dell’entità societaria (v. n. 5.107.01.01.E-
0004 incarto MPC). Nemmeno emergono altresì indizi per un cosiddetto “Dur-
chgriff” tra persona fisica e persona giuridica (sulla base della teoria della tra-
sparenza di cui ad esempio nelle sentenze del Tribunale federale 1B_583/2012
del 31 gennaio 2013, consid. 2.1 e 1B_274/2012 dell'11 luglio 2012, consid. 2.2;
v. anche 1B_711/2012 del 14 marzo 2013, consid. 4.1; più ampiamente MEIER-
HAYOZ/FORSTMOSER, Schweizerisches Gesellschaftsrecht, 11a ediz., Berna
2012, § 2 n. 43 e segg.), fermo restando che il principio della dualità giuridica
tra la società e il suo azionista unico prevale anche in ambito di assistenza giu-
diziaria internazionale (v. sentenze del Tribunale federale 1C_534/2015 del
22 ottobre 2015, consid. 1.2; 1C_202/2014 del 26 maggio 2014, consid. 1.3).
Dalla documentazione prodotta dalla ricorrente risulta che l’azionista unico di
quest’ultima ha acquistato nel 2016 il marchio A SA (v. act. 1.13), legato all’at-
tività di confezione di pellicce svolta dall’omonima famiglia sin dagli anni Qua-
ranta del secolo scorso (v. act. 1.12). Parallelamente, la succursale italiana
della società M. S.a.r.l., riconducibile a sua volta all’azionista unico della ricor-
rente, ha acquistato le attrezzature di produzione nonché le materie prime e
semilavorate, dedicandosi quindi alla produzione in Italia delle pellicce. L’effet-
tiva operatività di tale società è dimostrata dalle numerose fatture a suo carico
emesse nella seconda metà del 2016 da svariate ditte che sono intervenute
nella lavorazione della merce (v. act. 1.18). In questo contesto, nel settembre
2016 è stata creata la società ricorrente (v. act. 1.3), il cui scopo dichiarato è
quello di fungere da struttura commerciale di distribuzione internazionale del
marchio e dei relativi prodotti. Essa ha quindi assunto, nell’ottobre 2016, una
lavoratrice dipendente per lo svolgimento di attività di promozione e sviluppo
dell’azienda (v. act. 1.14). Ora, se è vero che la ricorrente ha espletato sino ad
oggi un’attività commerciale molto ridotta, ciò che potrebbe far nascere dei
dubbi circa la sua reale funzione, non si può omettere di rilevare che tale situa-
zione è in primis proprio legata al blocco qui contestato. In definitiva, il suo ruolo
di struttura di distribuzione dei prodotti di A. SA si inserisce in un contesto com-
merciale effettivo e concreto di produzione di pellicce fornito da M. S.a.r.l., ba-
sato su un marchio di grande tradizione in Italia. Alla luce di quanto precede,
non vi sono elementi – e nemmeno il MPC ha cercato di dimostrare il contrario
– per affermare che in concreto la distinzione giuridica tra la società ricorrente
e l’azionista unico B. sia abusiva o leda degli interessi legittimi ai sensi della
sopraccitata teoria della trasparenza (v. art. 2 cpv. 2 CC; DTF 132 III 489 consid.
3.2, 737 consid. 2.3; 121 III 319 consid. 5a/aa; cfr. anche sentenze del Tribunale
federale 1B_274/2012 consid. 2.2 e 4A_384/2008 del 9 dicembre 2008, consid.
4.1). Orbene, non avendo la società ricorrente nessun attivo a disposizione ed
essendo le spese da essa invocate – ossia fr. 2'000.– relativi allo stipendio di
febbraio 2007 della ex dipendente della ricorrente, N. (v. act. 9.1 e 9.2), fr. 141.–
concernenti spese di spedizione anticipate dalla predetta (v. act. 9.3) e fr.
27'000.– riguardanti due note d’onorario relative a prestazioni fornite dall’ammi-
nistratore unico della società, O. (v. act. 9.4), – già esigibili, la condizione del
pregiudizio immediato ed irreparabile ai sensi dell’art. 80e cpv. 2 lett. a AIMP e
della summenzionata giurisprudenza (v. consid. 2.1 supra) è adempiuta, per cui
occorre entrare nel merito del gravame.
3. Quando entra eccezionalmente nel merito di un ricorso contro una decisione
incidentale, il Tribunale penale federale si limita ad esaminare la fondatezza
della misura contestata. Esso non deve pronunciarsi sull’accoglimento o meno
della domanda di assistenza, questione che viene risolta mediante la decisione
di chiusura (v. sentenza del Tribunale federale 1A.195/1999 del 29 settembre
1999, consid. 2e). Se la decisione impugnata concerne il sequestro di valori
depositati su un conto bancario, l’interesse da prendere in considerazione è
legato al rispetto del principio della proporzionalità. Occorre evitare che il se-
questro porti su fondi estranei all’oggetto della domanda o sia sproporzionato
in rapporto a quest’ultimo. In altre parole, l’autorità che entra nel merito di una
domanda d'assistenza giudiziaria internazionale e, in esecuzione della stessa,
ordina un sequestro, deve verificare che tale misura coercitiva si trovi in un rap-
porto sufficientemente stretto con i fatti esposti nella domanda e che non sia
manifestamente sproporzionata in rapporto all’oggetto della stessa. L’entità del
sequestro deve dunque conformarsi al prodotto dell’infrazione perseguita. Tale
esigenza risulta ugualmente dall’art. 27 n. 2 CRic, a tenore del quale quando
una richiesta di misura provvisoria concerne un sequestro di valori patrimoniali
che potrebbero formare oggetto di ordine di confisca consistente nell’obbligo di
pagare una somma di denaro, essa deve inoltre indicare l’importo massimo che
si intende realizzare attraverso i valori patrimoniali in questione. L’autorità ro-
gata rende in questi casi una decisione sommariamente motivata (v. DTF 130
II 329 consid. 3 e 6; sentenza del Tribunale federale 1C_513/2010 dell'11 marzo
2011, consid. 3.3).
Come in ambito di misure cautelari, la decisione incidentale di sequestro di fondi
è possibile anche se, a tale stadio della procedura, non tutte le condizioni per
la concessione dell’assistenza giudiziaria sono adempiute; una misura coerci-
tiva, come il sequestro, può essere rifiutata unicamente se le pretese dello Stato
richiedente sono manifestamente infondate (DTF 130 II 329 consid. 5 con giu-
risprudenza citata).
3.1 Con il suo gravame la ricorrente postula il dissequestro totale del suo conto,
affinché possa far fronte ai suoi impegni finanziari, segnatamente quelli più im-
pellenti (v. supra consid. 2.2). Essa afferma inoltre che il blocco in questione
sarebbe illegittimo in quanto avrebbe ad oggetto un conto bancario nemmeno
citato nella rogatoria italiana. A suo dire, la scarna motivazione della decisione
impugnata non permetterebbe di collegare il presunto versamento illecito di
fr. 100'000.– effettuato da B. in suo favore ad alcuno dei conti bancari oggetto
della domanda di assistenza. In sostanza, della ricorrente e del suo conto non
vi sarebbe alcuna traccia né nella rogatoria né nelle decisioni di entrata in ma-
teria che ne sono seguite. Quanto messo in atto dalle autorità rogante e d’ese-
cuzione costituirebbe un chiaro esempio di ricerca indiscriminata di prove.
3.2 Nella suo complemento rogatoriale del 12 dicembre 2016 l’autorità italiana af-
ferma che B., con l’ausilio di P., oltre a ricevere le proprie spettanze dal gruppo
D. in ragione del rapporto contrattuale che disciplinava il proprio lavoro, avrebbe
drenato risorse dal gruppo autorizzando il pagamento, all’insaputa del gruppo,
di numerose fatture apparentemente emesse da fornitori esteri che in realtà
avrebbero dissimulato pagamenti effettuati su conti in disponibilità di B. Allo
stato detta ricostruzione dei fatti sarebbe stata confermata da: un esposto di Q.,
amministratore delegato di D. Italia S.p.A., che disconoscerebbe costi sostenuti
dal gruppo su fatture approvate da B. per circa 40 milioni di euro nel periodo
2013-2016; dichiarazioni di alcuni effettivi fornitori del gruppo D., quali E. S.r.l.,
R. S.r.l., che, escussi dalla Polizia giudiziaria, disconoscerebbero di aver mai
ricevuto pagamenti su conti esteri; analisi del materiale informatico sequestrato
in Italia a B. da cui risulta che alcune fatture apparentemente emesse da terzi
fornitori sarebbero state elaborate da una collaboratrice ex compagna di B., S.
(v. act. 1.7 pag. 2).
Ebbene, visto quanto precede, la natura patrimoniale dei reati contestati agli
indagati in Italia nonché il fatto che azionista unico della ricorrente risulta essere
l’indagato B., il quale ha effettuato importanti versamenti a favore della stessa
(v. ad es. act. 1.16), è possibile affermare che il sequestro impugnato si trova
in un rapporto sufficientemente stretto con i fatti esposti nella domanda. Per
quanto attiene alla proporzionalità del blocco contestato, occorre invece rilevare
che, da una parte, l’autorità rogante nulla ha evidenziato a proposito della so-
cietà ricorrente, del suo conto e dell’entità dei valori che vengono presunti di
origine criminale; dall’altra, il MPC, nella decisione impugnata, ha dichiarato che
esiste il sospetto che (solo) fr. 100'000.– versati da B. sul conto litigioso proven-
gano da un’infrazione (v. act. 1.2 pag. 4). Ciò permette di concludere che non
solo devono essere sbloccati in concreto quegli importi di cui sopra destinati a
coprire le spese impellenti della ricorrente (v. supra consid. 2.2; v. sentenze del
Tribunale federale 1A.183/2006 del 1° febbraio 2007, consid. 2.2; 1A.81/2006
del 21 luglio 2006, consid. 3; ZIMMERMANN, La coopération judiciaire internatio-
nale en matière pénale, 4a ediz., Berna 2014, n. 513), ma occorre confermare
il sequestro unicamente a concorrenza dell’importo di fr. 100'000.–, con sblocco
dunque dell’eccedenza a favore della ricorrente. Toccherà poi all'autorità
estera, sulla base delle proprie indagini e dell’assistenza fornita dalle autorità
elvetiche – le quali stanno analizzando la documentazione relativa al conto della
ricorrente (v. act. 6 pag. 3) –, accertare l'eventuale provenienza illecita dei fondi
che rimangono sotto sequestro. Dovessero i valori in questione essere effetti-
vamente il risultato d'infrazioni penali, essi potrebbero fare l'oggetto di una de-
cisione di confisca o di restituzione all'avente diritto nello Stato richiedente (v.
art. 74a cpv. 1 e 2 AIMP e art. 13 e segg. CRic, nonché DTF 123 II 134 consid.
5c, 268 consid. 4, 595 consid. 3).
In definitiva, il sequestro a concorrenza di fr. 100'000.– deve essere mantenuto
di principio sino alla notifica di una decisione definitiva ed esecutiva dello Stato
richiedente o fintanto che quest'ultimo non abbia comunicato che una tale deci-
sione non può più essere pronunciata (art. 74a cpv. 3 AIMP e 33a OAIMP; TPF
2007 124 consid. 8 e rinvii; v. anche art. 11 e seg. CRic), ferma restando la
necessità che la procedura all'estero avanzi (DTF 126 II 462 consid. 5e).
3.3 Da quanto sopra discende che il ricorso è parzialmente accolto, nel senso che
il contestato sequestro deve essere confermato unicamente per l’importo di
fr 100'000.–; l’eccedenza deve essere dissequestrata.
Tuttavia, prima di procedere allo sblocco parziale del conto di pertinenza della
ricorrente, in applicazione dell'art. 12 n. 2 CRic, la Parte richiesta deve dare alla
Parte richiedente, in tutti i casi in cui è possibile, "la possibilità di esporre i motivi
a favore del mantenimento della misura". Ciò è espressione del principio della
buona fede tra Stati e delle finalità di politica criminale comunque fissate nel
preambolo della stessa CRic. In questo senso il MPC dovrà comunicare senza
indugio alle autorità italiane il contenuto delle motivazioni di questa sentenza
dando pedissequamente alle stesse un termine di 30 giorni per esprimersi in
merito giusta l'art. 12 n. 2 CRic. Sulla base di detta risposta il MPC deciderà,
alla luce delle vincolanti considerazioni qui sopra esposte, se mantenere o
meno il sequestro. Tale decisione sarà soggetta alle consuete vie ricorsuali.
4.
4.1 Parzialmente soccombente la ricorrente deve sopportare una parte delle spese
(v. art. 63 cpv. 1 della legge federale sulla procedura amministrativa del 20 di-
cembre 1968 [PA; RS 172.021] richiamato l’art. 39 cpv. 2 lett. b LOAP). La tassa
di giustizia è calcolata giusta gli art. 73 cpv. 2 LOAP, 63 cpv. 4bis PA, nonché
5 e 8 cpv. 3 del regolamento del 31 agosto 2010 sulle spese, gli emolumenti, le
ripetibili e le indennità della procedura penale federale (RSPPF; RS
173.713.162), ed è fissata nella fattispecie a fr. 400.–; essa è coperta dall’anti-
cipo delle spese già versato di fr. 4’000.–. La cassa del Tribunale restituirà alla
ricorrente il saldo di fr. 3'600.–.
4.2 Giusta l’art. 64 cpv. 1 PA, richiamato l’art. 39 cpv. 2 lett. b LOAP, l’autorità di
ricorso, se ammette il ricorso in tutto o in parte, può, d’ufficio o a domanda,
assegnare al ricorrente un’indennità per le spese indispensabili e relativamente
elevate che ha sopportato (ripetibili). Nei procedimenti davanti al Tribunale pe-
nale federale le ripetibili consistono nelle spese di patrocinio, le quali compren-
dono l'onorario e le spese indispensabili, segnatamente quelle di trasferta, di
vitto e di alloggio, nonché le spese postali e telefoniche (art. 11 cpv. 1 RSPPF
in combinato disposto con l'art. 10 RSPPF). Nelle procedure davanti alla Corte
dei reclami penali l’onorario è fissato secondo il libero apprezzamento, se, come
nel caso concreto, al più tardi al momento dell’inoltro dell’unica o ultima memo-
ria, non è presentata alcuna nota delle spese (art. 12 cpv. 2 RSPPF). Nella
fattispecie, appare adeguato un onorario di fr. 1’600.–, tenuto conto della par-
ziale soccombenza. L’indennità per ripetibili è messa a carico del Ministero pub-
blico della Confederazione in quanto autorità inferiore giusta l’art. 64 cpv. 2 PA.