Decision ID: b1c633a6-9d57-5600-9d4b-9c042850d670
Year: 2020
Language: it
Court: CH_BVGE
Chamber: CH_BVGE_001
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: 

Fatti:
A.
A._, cittadino eritreo nato e cresciuto a (...), nella regione dell’An-
seba, è giunto in Svizzera il 10 gennaio 2018 nell’ambito di una procedura
di ricollocamento depositando una domanda d’asilo il giorno medesimo (cfr.
atto A10, pag. 2 e seg.).
Nel corso di suddetta procedura, l’interessato, dopo aver declinato la sua
maggiore età e precisato di aver fornito false generalità in Italia, ha addotto
di aver interrotto gli studi all’età di sedici anni per occuparsi del terreno
agricolo di famiglia. Dipoi, sul finire del 2015, egli avrebbe ricevuto una
convocazione per il servizio nazionale salvo strapparla senza darvi seguito.
Per sfuggire all’incorporazione, il richiedente avrebbe quindi abbandonato
il proprio domicilio per recarsi dapprima provvisoriamente in montagna e
successivamente all’estero (cfr. atto A10, pag. 2 e seg. e atto A24, pag. 2
e seg.).
B.
Con decisione del 14 settembre 2018, notificata il 17 settembre 2018 (cfr.
atto A28), la Segreteria di Stato della migrazione (di seguito: SEM) ha re-
spinto la succitata domanda d’asilo pronunciando nel contempo l’allonta-
namento dell’interessato dalla Svizzera ed ordinandone l’esecuzione sic-
come lecita, esigibile e possibile.
C.
Il 17 ottobre 2018 (cfr. timbro del plico raccomandato; data d’entrata18 ot-
tobre 2018), il richiedente asilo è insorto avverso la suddetta decisione con
ricorso dinanzi al Tribunale amministrativo federale (di seguito: il Tribunale)
postulando quanto segue:
1. Il presente ricorso è accolto.
2. La decisione impugnata è annullata.
3. Al ricorrente è riconosciuta come data di nascita il 13 maggio 2000.
4. Al ricorrente è concessa l’ammissione provvisoria in Svizzera.
5. In subordine: gli atti sono trasmessi alla SEM per un nuovo esame delle allegazioni.
6. È concessa l’esenzione dal pagamento delle spese anticipate di giustizia.
7. Protestate tasse, spese e ripetibili.
D.
Con decisione incidentale del 2 novembre 2018, il Tribunale ha esentato
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l’insorgente dal versamento di un anticipo a copertura delle presunte spese
processuali invitando nel contempo l’autorità inferiore a presentare una ri-
sposta al gravame.
E.
Il 19 novembre 2018 l’autorità resistente ha inoltrato le proprie osserva-
zioni. Le medesime sono in seguito state trasmesse al ricorrente con fa-
coltà di replica.
F.
La relativa presa di posizione della patrocinatrice dell’insorgente è stata
inviata al Tribunale il 7 dicembre 2018.
G.
Il 2 gennaio 2019 la SEM ha presentato delle ulteriori considerazioni poi
inoltrate per conoscenza al ricorrente. Ulteriori fatti ed argomenti addotti
dalle parti saranno ripresi nei considerandi qualora risultino decisivi per
l’esito della vertenza.

Diritto:
1.
Le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla LTF,
in quanto la legge sull’asilo non preveda altrimenti (art. 6 LAsi). Fatta ec-
cezione per le decisioni previste all’art. 32 LTAF, il Tribunale, in virtù
dell’art. 31 LTAF, giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi dell’art. 5 PA
prese dalle autorità menzionate all’art. 33 LTAF. La SEM rientra tra dette
autorità (art. 105 LAsi). L’atto impugnato costituisce una decisione ai sensi
dell’art. 5 PA.
Il ricorrente ha partecipato al procedimento dinanzi all’autorità inferiore, è
particolarmente toccata dalla decisione impugnata e vanta un interesse de-
gno di protezione all’annullamento o alla modificazione della stessa (art. 48
cpv. 1 lett. a-c PA). Pertanto è legittimato ad aggravarsi contro di essa.
I requisiti relativi ai termini di ricorso (art. 108 cpv. 1 LAsi), alla forma e al
contenuto dell’atto di ricorso (art. 52 cpv. 1 PA) sono soddisfatti.
Occorre pertanto entrare nel merito del gravame.
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2.
Con ricorso al Tribunale, possono essere invocati la violazione del diritto
federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti giuridicamente rile-
vanti (art. 106 cpv. 1 LAsi) e, in materia di diritto degli stranieri, pure l’ina-
deguatezza ai sensi dell’art. 49 PA (cfr. DTAF 2014/26 consid. 5). Il Tribu-
nale non è vincolato né dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4 PA), né dalle con-
siderazioni giuridiche della decisione impugnata, né dalle argomentazioni
delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2).
3.
3.1. Il ricorrente postula preliminarmente la modifica della data di nascita
registrata nel sistema d’informazione SIMIC. Egli in Italia avrebbe indicato
di essere nato il 13 maggio 2000 e così sarebbe risultato al momento del
deposito della domanda in Svizzera. Nel corso della procedura elvetica
avrebbe quindi fornito delle generalità da maggiorenne, spiegando che
quelle declinate in Italia sarebbero stato volontariamente falsate al fine di
non dover rimanere in tale paese. Già solo detta circostanza avrebbe do-
vuto condurre l’autorità inferiore a dubitare circa la comprensione della
questione da parte dell’interessato. Del resto, nemmeno il risultato
dell’esame osseo si porrebbe in contrasto con la minore età del richiedente,
tanto più che l’utilizzo del suddetto come base per procedere all’audizione
sulle generalità si scontrerebbe con l’interesse superiore del fanciullo. A
sostegno dell’espressa richiesta di mutazione l’interessato allega una pa-
gella risalente all’anno scolastico 2014/2015 ove è indicata un’età di 15
anni.
3.2. La SEM, dal canto suo, ritiene non si di debba dar seguito alla richie-
sta. Sarebbe stato invero il ricorrente medesimo ad aver dichiarato la data
di nascita ritenuta dall’autorità inferiore senza essersi perorato per rivendi-
care quella precedentemente addotta dinanzi alle autorità italiane.
4.
La conclusione volta alla modifica della modifica della data di nascita regi-
strata nel sistema d’informazione SIMIC è irricevibile in quanto esula
dall’oggetto della presente impugnativa. Può infatti essere tema della pro-
cedura ricorsuale unicamente quanto già trattato dinanzi all’autorità infe-
riore (cfr. DTF 136 II 457 consid. 4.2, sentenza del Tribunale A-1231/2012
del 18 dicembre 2013 consid. 1.3). In specie, nel dispositivo della decisione
avversata non vi è alcun riferimento a tale punto posto in questione. Per-
tanto, il Tribunale non è funzionalmente competente per dirimerlo in as-
senza di una decisione in merito da parte dell’istanza inferiore (cfr. THOMAS
FLÜCKIGER, in: Waldmann/Weissenberger (ed.), Praxiskommentar VwVG,
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2a ed. 2016, n. 14 segg., pag. 134 segg. ad art. 7 PA; sentenza del Tribu-
nale D-6765/2019 del 17 gennaio 2020 consid. 1.3)
5.
Diversamente, allorquando le argomentazioni del ricorrente siano da inten-
dersi quale censura in merito alla valutazione dell’età svolta in sede di
prima istanza, le medesime sono ricevibili e si necessita di dirimerle preli-
minarmente in quanto determinanti sulla validità degli atti procedurali svolti
in prima istanza (cfr. Giurisprudenza ed informazioni della Commissione
svizzera di ricorso in materia di asilo [GICRA] 2004 n. 30, DTAF 2014/30,
sentenze del Tribunale D-4824/2019 del 27 settembre 2019 consid. 6 e E-
2680/2019 del 19 luglio 2019 consid. 6). Si rammenti tuttavia che per
quanto concerne la minore età, è al richiedente asilo che incombe l’onere
della prova al riguardo. In presenza di un accertamento dei fatti esaustivo
e corretto (cfr. sentenza del Tribunale D-6598/2019 del 4 febbraio 2020
consid. 5.1 – 5.2 e rif. citati), se la valutazione globale degli atti di causa
non permette di ritenere che l’interessato la abbia resa verosimile, questi
sarà tenuto ad assumersene le conseguenze, venendo conseguentemente
considerato maggiorenne (cfr. sentenza D-6598/2019 consid. 5.3 – 5.4 e
rif. citati).
Ebbene, nel caso in esame, v’è innanzitutto da constatare come non si
possa propriamente parlare di una circostanza contestata, se non in sede
ricorsuale. Come prontamente segnalato dall’autorità resistente, l’insor-
gente nel corso della procedura d’asilo ha sempre coerentemente dichia-
rato di essere maggiorenne. Pretendere che l’autorità inferiore, nonostante
ciò, indagasse d’ufficio la questione in maniera più approfondita va ben
oltre le prerogative imposte dal principio inquisitorio (cfr. sentenza D-
6598/2019 consid. 5) e pare d’acchito non tenere debitamente in conto le
limitazioni dettate dall’obbligo di collaborare delle parti (art. 13 PA ed art. 8
LAsi; cfr. CHRISTOPH AUER/ANJA MARTINA BINDER, in: Auer/Müller/Schindler
[ed.], Kommentar zum Bundesgesetz über das Verwaltungsverfahren
VwVG, 2a ed. 2019, ad art. 12 PA, n. 9). Certo, il ricorrente è legittimato ad
addurre una tale doglianza dinanzi a questa autorità di ricorso, la quale
resta inoltre libera di raccogliere direttamente gli elementi necessari al giu-
dizio qualora tale soluzione appaia giudiziosa per ragioni di economia pro-
cedurale (art. 32 cpv. 2 PA, DTAF 2012/21 consid. 5.1, sentenza D-
6598/2019 consid. 5.2, AUER/BINDER in: Kommentar Zum Bundesgesetz
Über Das Verwaltungsverfahren (Vwvg), 2019, n. marg. 15 ad art. 12). Ciò
non di meno, non si può fare astrazione del fatto che quest’ultimo in sede
ricorsuale non ha depositato agli atti alcun documento di legittimazione o
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d’identità ai sensi dell’art. 1a let. c dell’Ordinanza 1 sull’asilo relativa a que-
stioni procedurali (Ordinanza 1 sull’asilo, OAsi 1, RS 142.311) limitandosi
a produrre una presunta pagella scolastica relativa all’anno scolastico
2014/2015 ed indicante un’età di 15 anni. Ebbene, vien da sé che il valore
probatorio di una tale tipologia di mezzi di prova sia intrinsecamente esiguo
e ciò a maggior ragione dal momento che non vi figura alcuna indicazione
della data di nascita ma solo una generica menzione dell’età. Inoltre, nem-
meno si può partire dall’assunto che le indicazioni contenute dimostrino
inequivocabilmente la minore età dell’insorgente al momento del deposito
della domanda d’asilo. Nel documento in questione non è fatta menzione
della data di emissione né tantomeno di quale siano state le circostanze di
rilevazione di tale dato. Ora, qualora si consideri a titolo esemplificativo il
mese di settembre del 2014 (mese in cui secondo le stesse allegazioni
dell’interessato inizierebbe l’anno scolastico; cfr. atto A24, D 52) quale mo-
mento in cui il ricorrente avrebbe potuto avere 15 anni, nel mentre del de-
posito della domanda d’asilo in Svizzera il 10 gennaio 2018 egli avrebbe
beninteso potuto essere maggiorenne già da diversi mesi. Certo, a rigore
di logica l’età potrebbe essere quella alla fine dell’anno scolastico. Non è
però certo che si possa partire da tale assunto. Pertanto, in assenza di
ulteriori elementi e conto tenuto in particolare delle coerenti dichiarazioni
rilasciate dall’interessato in corso di procedura, non si può che concludere
che questi non abbia reso verosimile la sua minore età e ciò senza che sia
necessario ordinare ulteriori complementi istruttori.
6.
6.1. Quanto al merito della questione, l’autorità di prima istanza ha consi-
derato inverosimile il racconto dell’interessato. Egli avrebbe descritto in
modo molto vago le modalità di ricevimento del foglio di convocazione ed
il contenuto del medesimo. L’insorgente si sarebbe inoltre contraddetto su
punti salienti del suo racconto. In un primo momento avrebbe affermato
che la convocazione sarebbe stata costituita da un foglio senza busta men-
tre in seguito che lo stesso sarebbe stato inserito in una busta con apposto
l’indirizzo del Mmhdar (ossia l’amministrazione locale). Dipoi, egli avrebbe
dapprima affermato di essere rientrato al domicilio prima di espatriare in
quanto la situazione si sarebbe tranquillizzata salvo poi ricondurre il ritorno
al fatto che dormire all’aperto sarebbe stato stressante a causa degli ani-
mali e del freddo. Chiamato a chiarire le suddette contraddizioni, l’insor-
gente non sarebbe stato in grado di fornire giustificazioni concludenti. Quo
all’allontanamento, la SEM ne ha ritenuto l’esecuzione ammissibile, esigi-
bile e possibile.
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Pagina 7
6.2. Con ricorso, l’insorgente contesta le valutazioni dell’autorità di prima
istanza. Egli avrebbe invero identificato temporalmente “molto bene” il mo-
mento della ricezione della convocazione indicando il decimo mese del
2015. A riguardo del contenuto della stessa il ricorrente avrebbe affermato
che vi sarebbe stato scritto che siccome aveva interrotto gli studi si sarebbe
dovuto presentare presso il Mmhdar precisando poi che la convocazione
veniva dal capo del comitato e precisava la necessità di recarsi in loco due
giorni dopo. Sulla presunta contraddizione circa l’esistenza della busta, il
ricorrente precisa innanzitutto che a suo modo di vedere, decidere le sorti
del diritto d’asilo sulla base di un tale dettaglio risulterebbe fuori luogo. D’al-
tro canto, egli nemmeno si sarebbe smentito, dal momento che avrebbe
chiarito che gli “era arrivata una busta ma io chiamo il foglio, la lettera, la
busta”. Lo stesso varrebbe circa i rientri al domicilio, posto che nella prima
audizione avrebbe fornito indicazioni per definire la data ampliando le in-
formazioni nella successiva occasione. Dopo aver citato rapporti e giuri-
sprudenza, la patrocinatrice del ricorrente fa presente che potendo questi
temere di essere sottoposto al servizio militare obbligatorio comportante
uno stato di schiavitù, il rischio di subire persecuzioni e trattamenti inumani
e degradanti sarebbe in casu alto.
7.
La Svizzera, su domanda, accorda asilo ai rifugiati secondo le disposizioni
della LAsi (art. 2 LAsi). L’asilo comprende la protezione e lo statuto accor-
dati a persone in Svizzera in ragione della loro qualità di rifugiato. Esso
include il diritto di risiedere in Svizzera. Giusta l’art. 3 cpv. 1 LAsi, sono
rifugiati le persone che, nel Paese d’origine o d’ultima residenza, sono
esposte a seri pregiudizi a causa della loro razza, religione, nazionalità,
appartenenza ad un determinato gruppo sociale o per le loro opinioni poli-
tiche, ovvero hanno fondato timore d’essere esposte a tali pregiudizi. Sono
pregiudizi seri segnatamente l’esposizione a pericolo della vita, dell’inte-
grità fisica o della libertà, nonché le misure che comportano una pressione
psichica insopportabile (art. 3 cpv. 2 LAsi). Occorre altresì tenere conto dei
motivi di fuga specifici della condizione femminile (art. 3 cpv. 2 2a frase
LAsi).
8.
8.1. Il timore di essere sanzionati per renitenza o diserzione è oggettiva-
mente fondato allorquando il richiedente è in contatto con le autorità militari
(cfr. Giurisprudenza ed informazioni della Commissione svizzera di ricorso
in materia d’asilo [GICRA] 2006 n. 3 consid. 4.10 pag. 39, sentenza del Tri-
bunale D-6523/2017 del 29 aprile 2019 consid. 4.2). Detto contatto è pre-
sunto se la diserzione è intervenuta durante il servizio attivo oppure se la
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Pagina 8
persona ha ricevuto un ordine di marcia (cfr. GICRA 2006 n. 3 consid. 4.10
pag. 40). Al contrario, il solo rischio di dover probabilmente effettuare il ser-
vizio nazionale nel contesto eritreo non costituisce un pregiudizio determi-
nante ai sensi dell’art. 3 LAsi.
8.2. A tenore dell’art. 7 cpv. 3 LAsi, chiunque domanda asilo deve provare
o per lo meno rendere verosimile la sua qualità di rifugiato. La qualità di
rifugiato è resa verosimile se l’autorità la ritiene data con una probabilità
preponderante (art. 7 cpv. 2 LAsi). Sono inverosimili in particolare le alle-
gazioni che su punti importanti sono troppo poco fondate o contraddittorie,
non corrispondono ai fatti o si basano in modo determinante su mezzi di
prova falsi o falsificati (art. 7 cpv. 3 LAsi).
8.3. È pertanto necessario che i fatti allegati dal richiedente l’asilo siano
sufficientemente sostanziati, plausibili e coerenti fra loro; in questo senso
dichiarazioni vaghe, quindi suscettibili di molteplici interpretazioni, contrad-
dittorie in punti essenziali, sprovviste di una logica interna, incongrue ai fatti
o all’esperienza generale di vita, non possono essere considerate verosi-
mili ai sensi dell’art. 7 LAsi. Occorre altresì che il richiedente asilo stesso
appaia come una persona attendibile, ossia degna di essere creduta. Que-
sta qualità non è data, in particolare, quando egli fonda le sue allegazioni
su mezzi di prova falsi o falsificati (art. 7 cpv. 3 LAsi), omette fatti importanti
o li espone consapevolmente in maniera falsata, in corso di procedura ri-
tratta dichiarazioni rilasciate in precedenza o, senza motivo, ne introduce
tardivamente di nuove, dimostra scarso interesse nella procedura oppure
nega la necessaria collaborazione. Infine, non è indispensabile che le alle-
gazioni del richiedente l’asilo siano sostenute da prove rigorose; al contra-
rio, è sufficiente che l’autorità giudicante, pur nutrendo degli eventuali dubbi
circa alcune affermazioni, sia persuasa che, complessivamente, tale ver-
sione dei fatti sia in preponderanza veritiera. Il giudizio sulla verosimi-
glianza non deve infatti ridursi a una mera verifica della plausibilità del con-
tenuto di ogni singola allegazione, bensì dev’essere il frutto di una ponde-
razione tra gli elementi essenziali a favore e contrari ad essa; decisivo sarà
dunque determinare, da un punto di vista oggettivo, quali fra questi risultino
preponderanti nella fattispecie (cfr. DTAF 2013/11 consid. 5.1 e giurispru-
denza ivi citata).
9.
Le allegazioni dell’insorgente circa la ricezione di una convocazione per
svolgere il servizio nazionale non convincono il Tribunale.
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Pagina 9
9.1. In primo luogo, non stupisce che la SEM abbia considerato insufficien-
temente sostanziate le dichiarazioni del richiedente asilo. Va infatti ram-
mentato che le informazioni in merito al modus operandi delle autorità ri-
sultano notorie sia nel paese d’origine dell’insorgente che nell’ambito della
diaspora eritrea. È dunque in questo senso che va interpretata la bramosia
di dettagli riscontrabile nel sussunto dell’autorità di prima istanza, la quale
si attendeva di poter identificare una caratterizzazione degli eventi che an-
dasse oltre la generica descrizione dell’accaduto (cfr. sentenza del Tribu-
nale D-5231/2019 del 24 ottobre 2019 consid. 6.1). Ebbene, se è pur vero
che l’interessato è riuscito a collocare temporalmente la notifica della con-
vocazione, è altresì incontestabile che i riferimenti al riguardo sono ben
poco precisi e sia a livello temporale che circostanziale. Il ricorrente si è
infatti limitato a dichiarare che la convocazione gli sarebbe pervenuta nel
corso del decimo mese del 2015 (cfr. atto A24, D51), non riuscendo nem-
meno a identificare un intervallo di tempo preciso tra la fine del precedente
anno scolastico e tale avvenimento (cfr. atto A24. D52) e ciò dopo che nel
corso della prima audizione si era dimostrato dubbioso anche a riguardo
del mese della pretesa intimazione (cfr. atto A10 D7.02). La questione è
d’altro canto tutto fuorché secondaria avendo la chiamata in servizio per
stesse ammissione dell’interessato determinato gli eventi che lo avrebbero
condotto a lasciare dapprima il domicilio e successivamente il proprio
paese d’origine. Del resto, la lettura dell’autorità resistente è condivisibile
anche in quanto concerne il contenuto della missiva, essendosi l’insor-
gente limitato a dichiarare “il foglio diceva che siccome avevo interrotto la
scuola dovevo andare al militare”, per poi precisare “non ricordo tanto che
cosa c’era scritto” (cfr. atto A24, D48 e D49). D’altro canto, anche quo alle
modalità di ricevimento, l’insorgente non ha corredato alcun particolare de-
gno di nota, affermando unicamente che sarebbe stata la madre a ricevere
la comunicazione allorché egli era a lavorare nei campi (cfr. atto A24, D60).
Orbene, quand’anche tale contestualizzazione, possa risultare plausibile,
anche a tal riguardo non si riscontrano dettagli che lascino intendere ad
una qualsivoglia personalizzazione dell’accaduto.
9.2. Quanto lascia però maggiormente perplessi sono le contraddizioni ap-
purabili nell’esposto dell’interessato. Non si può infatti fare a meno di con-
statare come nell’ambito della prima audizione l’insorgente non si sia è li-
mitato ad omettere di menzionare l’esistenza della busta in cui sarebbe
stata contenuta la convocazione, bensì abbia espressamente ed autono-
mamente fatto menzione trattarsi di “un foglio senza busta” (cfr. atto A10,
D7.02). Ebbene, ciò è in netto ed inconciliabile contrasto con quanto ad-
dotto in seguito, ossia che si trattava di, testuali parole, “un piccolo foglio
dentro a una busta” sulla quale sarebbe pure stato indicato l’indirizzo del
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Pagina 10
Mmhdar (cfr. atto A24, D63 e D65). Inoltre, è pacifico che la sua giustifica-
zione non sia accettabile dal momento che è stato egli stesso a fare un
distinguo tra busta e convocazione ed a parlare del fatto che la convoca-
zione sarebbe stata inserita nella busta con apposto il mittente. Per non
tacere dei divergenti motivi alla base del provvisorio rientro al domicilio
prima del definitivo espatrio in un primo momento ricondotto al normaliz-
zarsi della situazione ed alla necessità di prendere parte ad alcuni matri-
moni (cfr. atto A10, D7.02) ed in seguito alla precaria situazione dovuta alla
presenza di animali e freddo nei monti (cfr. atto A 24, D74).
9.3. In definitiva, le dichiarazioni dell’insorgente non possono dunque es-
sere qualificate come verosimili. Ciò detto, non si può ritenere che quest’ul-
timo abbia disertato durante il servizio attivo o che abbia ricevuto un ordine
di marcia prima di lasciare il proprio paese d’origine come prescritto dalla
citata giurisprudenza.
10.
Infine, v’è altresì da constatare che l’espatrio illegale, in assenza di ele-
menti supplementari che lascino presupporre che la persona sia malvista
dalle autorità eritree, non giustifica il riconoscimento della qualità di rifu-
giato (cfr. sentenza D-7898/2015 del 30 gennaio 2017 [pubblicata come
ref.], consid. 5.1).
11.
Nel complesso è dunque a giusto titolo che la SEM non ha riconosciuto lo
statuto di rifugiato ed ha negato l’asilo all’interessato.
12.
Se respinge la domanda d’asilo o non entra nel merito, la SEM pronuncia,
di norma, l’allontanamento dalla Svizzera e ne ordina l’esecuzione; tiene
però conto del principio dell’unità della famiglia (art. 44 LAsi).
L’insorgente non adempie le condizioni in virtù delle quali la SEM avrebbe
dovuto astenersi dal pronunciare l’allontanamento dalla Svizzera (art. 14
cpv. 1 seg. nonché 44 LAsi come pure art. 32 dell’ordinanza 1 sull’asilo re-
lativa a questioni procedurali dell’11 agosto 1999 [OAsi 1, RS 142.311];
DTAF 2013/37 consid. 4.4).
Pertanto, anche circa la pronuncia dell’allontanamento, la decisione impu-
gnata va confermata.
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Pagina 11
13.
Per quanto concerne l’esecuzione dell’allontanamento, l’art. 83 della
Legge federale sugli stranieri e la loro integrazione (LStrI; RS 142.20) pre-
vede che la stessa sia ammissibile (cpv. 3), ragionevolmente esigibile
(cpv. 4) e possibile (cpv. 2). In caso di non adempimento d’una di queste
condizioni, la SEM dispone l’ammissione provvisoria (art. 44 LAsi ed art. 83
cpv. 1 e 7 LStrI). Secondo prassi costante del Tribunale, circa la valuta-
zione degli ostacoli all’allontanamento, vale lo stesso apprezzamento della
prova consacrato al riconoscimento della qualità di rifugiato, ovvero la ri-
corrente deve provare o per lo meno rendere verosimile l’esistenza di un
impedimento (cfr. DTAF 2011/24 consid. 10.2 e relativo riferimento).
14.
14.1. Ai sensi dell’art. 83 cpv. 3 LStrI l’esecuzione dell’allontanamento non
è ammissibile quando comporterebbe una violazione degli impegni di diritto
internazionale pubblico della Svizzera. Detta norma non si esaurisce nella
massima del divieto di respingimento. Anche altri impegni di diritto interna-
zionale possono essere ostativi all’esecuzione del rimpatrio, in particolare
l’art. 3 CEDU o l’art. 3 della Convenzione contro la tortura ed altre pene o
trattamenti crudeli, inumani o degradanti del 10 dicembre 1984 (Conv. tor-
tura, RS 0.105). L’applicazione di tali disposizioni presuppone, peraltro,
l’esistenza di serie e concrete ragioni per ritenere che lo straniero possa
essere esposto, nel Paese verso il quale sarà allontanato, a dei trattamenti
contrari a detti articoli; serie e concrete ragioni la cui esistenza deve essere
resa plausibile dall’interessato (cfr. DTAF 2008/34 consid. 10; GI-
CRA 2005 n. 4 consid. 6.2 e GICRA 1996 n. 18 consid. 14b lett. ee).
14.2. Nel caso in esame, visto che l'insorgente non è riuscito a dimostrare
l'esistenza di seri pregiudizi o il fondato timore di essere esposto a tali pre-
giudizi ai sensi dell'art. 3 LAsi, il principio del divieto di respingimento non
trova applicazione nella fattispecie ed il suo rinvio verso Eritrea è dunque
ammissibile sotto l'aspetto dell'art. 5 cpv. 1 LAsi e dell'art. 33 della Conven-
zione sullo statuto dei rifugiati del 28 luglio 1952 (Conv. rifugiati, RS
0.142.30).
14.3. Quo alla compatibilità con gli art. 3 e 4 CEDU, segnatamente visti i
rischi di reclutamento delle persone allontanate – in maniera volontaria –
nell'ambito del servizio nazionale eritreo occorre fare riferimento alla DTAF
2018 VI/4. Secondo questa giurisprudenza il servizio nazionale eritreo non
rientra nella definizione di schiavitù o servitù ai sensi dell'art. 4 cifra 1
CEDU (cfr. DTAF 2018 VI/4 consid. 6.1 e nel complesso 6.1.4). Per quanto
riguarda invece la questione di sapere se tale circostanza potesse o meno
https://www.swisslex.ch/DOC/ShowLawViewByGuid/a9c93e17-07c7-4ad9-ac08-f9da47f8f369/3572bcc7-d292-44fd-99ab-e2d1f3eca9a5?source=document-link&SP=5|zpixhk https://www.swisslex.ch/DOC/ShowLawViewByGuid/eddc4ea5-1065-4aad-aa7b-5ff005425730/fc6cfec2-3fa0-431b-8b5f-c337b1753da9?source=document-link&SP=5|zpixhk https://www.swisslex.ch/Doc/ShowDocComingFromCitation/9dcf644c-8e05-49f0-80ec-96058ef72196?citationId=8fc92d9b-d745-4328-8362-0f6c8d48a370&source=document-link&SP=5|zpixhk https://www.swisslex.ch/DOC/ShowLawViewByGuid/e8f08574-029f-4d59-8938-1a2257fed308/f6f553e0-74ab-449e-8ec4-7866703a3c28?source=document-link&SP=5|zpixhk https://www.swisslex.ch/DOC/ShowLawViewByGuid/e8f08574-029f-4d59-8938-1a2257fed308/3bdfbef1-15f8-4d95-a515-43fd5e28525c?source=document-link&SP=5|zpixhk
D-5943/2018
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essere qualificata quale lavoro forzato ai sensi dell'art. 4 cpv. 2 CEDU, è
anzitutto stato escluso che il servizio nazionale eritreo, la cui durata è molto
eterogenea e che annovera, oltre alla parte militare, anche delle compo-
nenti civili, possa essere considerato quale legittimo dovere civico. Tutta-
via, si è altresì potuto determinare come, in assenza del riscontro di un
grave rischio di flagrante violazione dell'art. 4 cifra 2 CEDU, la suddetta
qualificazione, quandanche realizzata, non sia ad essa sola sufficiente a
fondare un giudizio d'inammissibilità. A mente del Tribunale, non si può in-
fatti ritenere che i maltrattamenti abbiano un carattere sistematico, di modo
che ogni persona in servizio attivo rischi di esservi esposta. Sui medesimi
presupposti, il Tribunale ha anche escluso l'esistenza di un grave rischio di
tortura o di trattamento inumano ai sensi dell'art. 3 CEDU derivante dal solo
arruolamento (cfr. DTAF 2018 VI/4 consid. 6.1 ed in particolare consid.
6.1.6 e 6.1.8). Si può dunque partire dall'assunto che l'esecuzione dell'al-
lontanamento non sia generalmente incompatibile con i disposti citati.
14.4. Su tali presupposti, in capo all’insorgente non può essere ricono-
sciuto un rischio personale, concreto e serio di esposizione ad un tratta-
mento contrario ai disposti succitati (cfr. sentenza della CorteEDU [Grande
Camera] Saadi contro Italia del 28 febbraio 2008, 37201/06, §§ 125 e 129
e relativi riferimenti).
14.5. V’è dunque luogo di concludere anche nel presente caso quanto
all’ammissibilità dell’esecuzione dell’allontanamento, e ciò anche in pre-
senza di un eventuale rischio di arruolamento del ricorrente nel servizio
nazionale.
15.
15.1. Giusta l’art. 83 cpv. 4 LStrI, l’esecuzione dell’allontanamento non è
ragionevolmente esigibile qualora, nello Stato d’origine o di provenienza,
lo straniero venisse a trovarsi concretamente in pericolo in seguito a situa-
zioni quali guerra, guerra civile, violenza generalizzata o emergenza me-
dica.
15.2. Tale disposizione si applica principalmente ai “réfugiés de la vio-
lence”, ovvero agli stranieri che non adempiono le condizioni della qualità
di rifugiato, poiché non sono personalmente perseguiti, ma che fuggono da
situazioni di guerra, di guerra civile o di violenza generalizzata. Essa vale
anche nei confronti delle persone per le quali l’allontanamento comporte-
rebbe un pericolo concreto, in particolare perché esse non potrebbero più
ricevere le cure delle quali esse hanno bisogno o che sarebbero, con ogni
probabilità, condannate a dover vivere durevolmente e irrimediabilmente in
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stato di totale indigenza e pertanto esposte alla fame, ad una degradazione
grave del loro stato di salute, all’invalidità o persino alla morte. Per contro,
le difficoltà socio-economiche che costituiscono l’ordinaria quotidianità
d’una regione, in particolare la penuria di cure, di alloggi, di impieghi e di
mezzi di formazione, non sono sufficienti, in sé, a concretizzare una tale
esposizione al pericolo. L’autorità alla quale incombe la decisione deve
dunque, in ogni singolo caso, stabilire se gli aspetti umanitari legati alla
situazione nella quale si troverebbe lo straniero in questione nel suo Paese
sono tali da esporlo ad un pericolo concreto (cfr. DTAF 2014/26 consid. 7.6-
7.7 con rinvii).
15.3. Nella sentenza D-2311/2016 del 17 agosto 2017 (pubblicata come
ref.), il Tribunale ha avuto modo di esprimersi anche a proposito dell’esigi-
bilità dell’esecuzione dell’allontanamento verso l’Eritrea. Un’analisi della si-
tuazione del paese ha permesso di constatare un documentato migliora-
mento nell’approvvigionamento di generi alimentari e di acqua potabile,
nonché significativi passi avanti in ambito sanitario e nel campo dell’istru-
zione. Pertanto, l’esecuzione dell’allontanamento è attualmente da consi-
derarsi generalmente esigibile (cfr. sentenza D-2311/2016, consid. 17.2).
Inoltre, il rischio di arruolamento per il servizio nazionale non risulta influire
su questo giudizio, dal momento che non vi è modo di considerare che tale
evenienza ponga la persona interessata in una situazione di minaccia esi-
stenziale (cfr. sentenza E-5022/2017 consid. 6.2.3). Ad ogni modo, in con-
siderazione della generale difficile situazione in cui versa il Paese, per-
mane necessario verificare la questione con riguardo della singola fattispe-
cie. In presenza di particolari circostanze negative, vi sarà infatti luogo di
ammettere, ora come prima, una situazione di minaccia esistenziale (cfr.
sentenza D-2311/2016 consid. 17.2).
15.4. Orbene, nel caso specifico il ricorrente è giovane e gode di buona
salute. Egli dispone di una formazione scolastica di base, di esperienza in
campo agricolo e vanta la presenza di una rete socio-famigliare alla quale
potrà far capo in caso di bisogno.
Il rientro dell’interessato in Eritrea è pertanto da considerarsi anche ragio-
nevolmente esigibile.
16.
Infine, in ultima analisi, non risultano impedimenti neppure dal profilo della
possibilità dell’esecuzione dell’allontanamento (art. 83 cpv. 2 LStrI in rela-
zione all’art. 44 LAsi).
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Per prassi costante spetta all’insorgente richiedere alla competente rap-
presentanza del suo paese d’origine i documenti necessari al rimpatrio (cfr.
art. 8 cpv. 4 LAsi nonché DTAF 2008/34 consid. 12).
17.
Ne discende che la SEM con la decisione impugnata non ha violato il di-
ritto federale né abusato del suo potere d’apprezzamento ed inoltre non ha
accertato in modo inesatto o incompleto i fatti giuridicamente rilevanti
(art. 106 cpv. 1 LAsi), altresì, per quanto censurabile, la decisione non è
inadeguata (art. 49 PA), per il che il ricorso, per quanto ricevibile, va re-
spinto.
18.
Visto l’esito della procedura, le spese processuali di CHF 750. – che se-
guono la soccombenza, sono poste a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1 e
5 PA nonché art. 3 lett. b del regolamento sulle tasse e sulle spese ripetibili
nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 febbraio
2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]).
19.
La presente decisione non concerne persone contro le quali è pendente
una domanda d’estradizione presentata dallo Stato che hanno abbando-
nato in cerca di protezione, per il che non può essere impugnata con ri-
corso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83
lett. d cifra 1 LTF).
La pronuncia è quindi definitiva.
(dispositivo alla pagina seguente)
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