Decision ID: 802de4cf-8a2e-5898-b01f-79564a15a0b8
Year: 2006
Language: it
Court: TI_GIAR
Chamber: TI_GIAR_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: penal_law

ritenuto
in fatto:
A.
_ è stato arrestato il 23 febbraio 2006 dalla Polizia cantonale su ordine d’arresto 22 febbraio 2006 della Sost. PP Marisa Alfier. Con la richiesta di conferma dell’arresto 23 febbraio 2006 il magistrato inquirente ha promosso a _ l’accusa per titolo di lesioni semplici, vie di fatto ripetute, danneggiamento ripetuto, ingiuria ripetuta, abuso di impianti di telecomunicazioni, minaccia ripetuta, coazione ripetuta, disobbedienza a decisioni dell’autorità, chiedendo la conferma dell’arresto per i bisogni dell’istruzione – sostanzialmente per l’accertamento dal profilo psichiatrico della pericolosità dell’accusato – e pericolo di recidiva – ritenuto che _ ha reiterato nei suoi comportamenti e che le norme di condotta impostegli da questo giudice il 25 novembre 2005, in occasione di un arresto precedente, erano state integralmente disattese (Inc. GIAR 618.2005.3, doc. 1), mentre che questo giudice ha confermato l’arresto dell’accusato, considerata la presenza di gravi e concreti indizi di colpevolezza, per i bisogni dell’istruzione e per il pericolo di recidiva (Inc. GIAR 618.2005.3, doc. 6).
Giova ricordare che _ era già stato arrestato in data 24 novembre 2005 per titolo di lesioni semplici, danneggiamento e minaccia sostanzialmente per fatti analoghi (in danno della moglie e dei suoceri) a quelli che hanno portato all’arresto di febbraio, che già allora l’accusato aveva ammesso i fatti sia alla Polizia che a questo giudice e che _ era stato messo in libertà provvisoria con l’imposizione di norme di condotta consistenti nel non avvicinare la moglie ed i suoceri e di presentarsi alle citazioni delle Autorità inquirenti.
Già a verbale di conferma dell’arresto 24 febbraio 2006, così come già davanti alla Polizia giudiziaria, _, ha ammesso i fatti di cui viene accusato asserendo che tutti i suoi problemi derivano dal non potere esercitare il diritto di visita della propria figlia nei termini che ritiene opportuni.
B.
Il 4 aprile 2006 _, che non ha mai negato la presenza di gravi e concreti indizi di colpevolezza a suo carico (anzi è egli stesso ad asserire che i fatti sono sostanzialmente ammessi, cfr. istanza, p. 2, punto 3.1.), ha chiesto di essere posto in libertà provvisoria.
Egli nega la presenza di pericolo di fuga, sottolineando peraltro che i suoi documenti d’identità sono depositati presso il Sost. PP.
Per quanto riguarda i bisogni dell’istruzione ed il pericolo di collusione egli osserva, per quanto riguarda l’unica necessità istruttoria in essere al momento dell’arresto, di avere già avuto due colloqui presso il _ con il perito psichiatrico il quale potrà completare la perizia anche in caso di sua messa in libertà provvisoria: non essendoci altri bisogni istruttori non può essere individuato neppure il pericolo di collusione o di inquinamento delle prove.
Per quanto concerne il pericolo di recidiva l’istante osserva come la carcerazione sinora subita sia stata “
estremamente sofferta e costituirà un fattore importantissimo di contenimento di qualsivoglia recidiva
” (cfr. istanza, p. 3, punto 3.4.) e che non potrà protrarsi sine die al fine di dare tranquillità alla parte lesa.
Il mantenimento in carcere preventivo dell’accusato non rispetterebbe inoltre più il principio di proporzionalità e il protrarsi della carcerazione preventiva potrebbe ottenere effetto contrario a quello sperato.
In via subordinata l’istante sarebbe d’accordo di essere messo in libertà con l’obbligo di seguire una misura di accompagnamento psicologica/psichiatrica come pure con l’obbligo di presentarsi al perito secondo necessità di quest’ultimo per la conclusione dei propri incombenti.
C.
Con preavviso negativo 7 aprile 2006 il Sost. PP Marisa Alfier, dopo avere sottolineato che i reati per cui si procede (elencati nell’ordine d’arresto 22 febbraio 2006 di cui all’AI 21) “
hanno raggiunto un’intensità tale da poter essere qualificati di coazione commessa mediante stalking secondo la giurisprudenza del Tribunale federale (DTF 129 IV 262)
”, sostiene che un arresto precedente (del 24 novembre 2005) non era stato confermato da questo giudice che aveva però imposto all’accusato delle norme di condotta che sono state crassamente disattese dall’istante.
Anche a mente del magistrato inquirente l’istruttoria è da considerarsi conclusa ed è vero che l’accusato ha sostanzialmente ammesso i fatti che gli vengono contestati anche se si è ancora in attesa della perizia psichiatrica che deve essere consegnata entro il 28 aprile 2006. A mente del Sost. PP sussistono dubbi concreti sul fatto che l’accusato, se messo in libertà provvisoria, continui a collaborare con il perito, con il rischio di compromettere la possibilità di avere un rapporto peritale completo.
Per il Sost. PP è poi presente il pericolo di recidiva, egli osserva come l’accusato abbia delinquito, commettendo sostanzialmente la stessa tipologia di reati per i quali è attualmente sotto inchiesta, anche quando poteva esercitare i diritti di visita della figlia liberamente, e che egli ha continuato a delinquere malgrado nel 2005 sia già stato condannato con due decreti d’accusa, sostanzialmente per fatti analoghi, e siano state fissate, il 25 novembre 2005, da questo giudice delle norme di condotta in occasione dell’arresto precedente. Il magistrato inquirente conclude poi che “
se è ben vero che in alcuni casi una carcerazione può costituire un fattore importantissimo di contenimento di qualsivoglia recidiva, è pur vero che nel caso dell’accusato la carcerazione non sembra aver avuto alcun effetto benefico. E questo, perché già dopo il primo arresto del 24 novembre 2005 egli ha ripreso a comportarsi come in precedenza malgrado le norme di condotta impostegli da questa Giudice (norme di condotta sostitutive alla misura dell’arresto); dopo il verbale del 6 febbraio 2006 egli ha continuato nel suo agire e, occorre dirlo, ancora in data 10 marzo 2006 l’accusato non sembrava assolutamente aver capito di non più dover reiterare nei suoi comportamenti delittuosi
” (preavviso negativo, p. 4).
Le osservazioni provvisorie del perito psichiatrico, giunte in data 5/7 aprile 2006, confermano poi il timore di pericolosità dell’accusato.
Il principio di proporzionalità sarebbe rispettato e il Sost. PP intende procedere con il deposito degli atti, la chiusura dell’istruzione formale e la stesura dell’atto d’accusa non appena in possesso della perizia psichiatrica.
La Sost. PP ritiene infine improponibile la fissazione di misure sostitutive che l’accusato ha già avuto modo di disattendere.
D.
Con osservazioni 10 aprile 2006 l’istante si conferma nella sua istanza di libertà provvisoria, contestando di avere disatteso le norme di condotta impostegli da questo giudice il 25 novembre 2005, che ritiene tra l’altro di difficile attuazione, aggiungendo che parte dei motivi a monte del comportamento penalmente censurato sarebbero da ricondurre alla mancata collaborazione della parte lesa quo ai diritti di visita per la figlia comune.
E considerato

in diritto:
1.
L’accusato, detenuto, è pacificamente legittimato a presentare istanza di libertà provvisoria.
Il preavviso del Procuratore pubblico, ritenuta ricezione dell’istanza il 5 aprile 2006, è tempestivo avendo trasmesso a questo ufficio, tramite invio raccomandato, il preavviso negativo il 4 aprile 2006, nel termine quindi di 3 giorni.
Il termine di cui all'art. 108 cpv. 2 CPP, avendo questo ufficio ricevuto quanto sopra, unitamente all’incarto penale completo, il 10 aprile 2006, scade giovedì 13 aprile 2006 ex art. 20 cpv. 3 CPP.
2.
I principi che reggono la materia, pur se noti alle parti, vengono qui di seguito riproposti.
L’art. 95 CPP – corrispondente all’art. 33 scaturito dalla revisione parziale 23 settembre 1992 / 1. gennaio 1993 – dopo evidenza al cpv. 1 del principio secondo cui l’accusato si trova di regola in libertà, consente al cpv. 2 arresto, perdurare e (poi, se del caso) proroga del carcere preventivo ai sensi dell’art. 103 CPP, quando esistono a carico dello stesso accusato gravi e concreti indizi di colpabilità per un crimine o un delitto e nel contempo sono presenti preminenti motivi di interesse pubblico, quali – per quanto qui concerne – i bisogni dell’istruzione, con particolare riguardo al pericolo di collusione e di inquinamento delle prove che, sia detto qui a futura memoria – può continuare ad esistere fino al pubblico dibattimento (sentenza della I Corte di diritto pubblico del Tribunale federale del 23 marzo 2000 in re S.B., consid. 4a). Si aggiunge, sempre con riferimento al caso in esame, che l’elenco dei motivi di interesse pubblico nell’art. 95 cpv. 2 CPP non è esaustivo (Messaggio aggiuntivo del 20 marzo 1991 concernente la revisione del CPP, ad art. 27 , pag. 32, nota 3), tra altri possibili, essendovi quello della tutela dell’ordine pubblico (REP 1998 n. 105).
L’eccezione della cautelare privazione della libertà personale ha così trovato codificazione in una chiara base legale (di diritto cantonale: DTF 114 Ia 283 consid. 3) in corrispondenza ed a superamento di quanto già dettato dalla giurisprudenza della Camera dei ricorsi penali – nel solco di quella del Tribunale federale -, ritenuto implicito il rispetto della proporzionalità (REP 1980 pag. 44; 1986 pag. 158; 1988 pag. 413; DTF 102 Ia 381).
I menzionati presupposti vanno approfonditi con maggiore rigore nella loro valutazione, quanto più si è protratta la restrizione della libertà e quanto più si avvicina la conclusione delle indagini (REP 1988 pag. 416; 1989 pag. 287 ss).
Ed anche questo giudice, come già la Camera dei ricorsi penali, non restringe la sua cognizione all’arbitrio (REP 1980 pag. 128).
(per tutte: sentenza GIAR 21.12.2001 in re G., Inc. 520.2001.5).
3.
Per quanto riguarda l’esistenza di gravi e concreti indizi di colpevolezza, peraltro ammessi dall’istante, basti ricordare quanto da lui dichiarato nei vari verbali di Polizia 31 gennaio 2006 (inc. MP _), 3 gennaio 2006 (Inc. MP _), 21 febbraio 2006 (Inc. MP _), 31 gennaio 2006 (Inc. MP _) e 14 gennaio 2006 (Inc. MP _), confermati davanti al magistrato inquirente con verbali 6 febbraio e 10 marzo 2006 dai quali emerge chiaramente come egli, in questi ultimi mesi, abbia pesantemente intralciato la libertà d’azione della moglie (separata) _ e dei genitori di quest’ultima (in particolar modo della madre), attraverso ripetuti danneggiamenti (ripetuti tagli dei copertoni e danneggiamento degli specchietti retrovisori dell’automobile di _), vie di fatto (pugni e spintoni sferrati alla moglie, rispettivamente alla suocera), minacce di grave danno (cfr. ad esempio il tenore degli SMS inviati alla moglie e riportati nel verbale di Polizia 21 febbraio 2006 dell’accusato), telefonate ripetute per controllarla, inseguimenti ed altro, tentando di impedirle di uscire di casa e di lasciare la figlia comune presso i nonni materni, e di ottenere permessi di visita della figlia non autorizzati dal Pretore.
4.
L’accusato ritiene che non sussistono più bisogni istruttori dal momento che l’istruttoria si sarebbe esaurita con i due colloqui con il perito il quale dovrà consegnare entro il 28 aprile il proprio referto.
Il magistrato inquirente, in modo peraltro contraddittorio, dopo avere asserito – con riferimento alla necessità di completare la perizia psichiatrica ma senza fornire elementi a proposito del bisogno per il perito di ulteriormente sentire il peritando – che “
il bisogno istruttorio è pertanto ancora vivo, per cui l’istanza di libertà provvisoria deve essere respinta
”, afferma al punto successivo del proprio preavviso che i “
bisogni istruttori non sono dati; il pericolo di collusione nemmeno
” (cfr. preavviso negativo, punti ad 3.3.1. e ad 3.3.2., p. 3 in alto).
In merito ai bisogni istruttori atti a giustificare la detenzione preventiva, vi é consolidata giurisprudenza (e dottrina):
"
In relazione ai bisogni istruttori, atti a giustificare la misura restrittiva della libertà personale, occorre ricordare che questi non s'identificano semplicemente con gli atti istruttori in quanto tali, o con gli accertamenti (ancora) da effettuare, bensì con il pericolo di collusione o d'inquinamento delle prove che (eventualmente) espone a rischio la corretta raccolta (o conservazione) di tali atti (G. Piquerez, Procédure pénale suisse, ZH 2000, nos. 2344 ss.; N. Schmid, Strafprozessrecht, ZH 1997, nos. 697 ss.; RDAT 1988 no. 24).
In quest'ottica il fatto che l'inchiesta sia tuttora in corso non è, di per sé, decisivo, in quanto "
Die Tatsache allein, dass noch nicht alle Beweise erhoben bzw. die Mitverdächtigen dingfest gemacht werden konnten oder dass der Angeschuldigte die Aussage verweigert, genügt nicht
" (N. Schmid, op. cit., no. 701a).
Occorre che l'indagato, se posto in libertà, possa pregiudicarne (o comprometterne) il corretto svolgimento e, conseguentemente, l'esito.
E', inoltre, necessario che questa possibilità di pregiudicare la raccolta di elementi di prova si fondi su elementi concreti: "
Jedoch genügt nach der Rechtsprechung des Bundesgerichtes die theoretische Möglichhkeit, dass der Angeschuldigte in Freheit kolludieren könnte, nicht, um die Fortsetzung der Haft oder die Nichtgewährung von Urlauben unter diesem Titel zu rechtfertigen. Es mussen vielmehr konktrete Indizien für eine solche Gefahr sprechen
."
(DTF 117 Ia 257, cons. 4 c.).
Gli elementi di concretezza del pericolo vanno individuati, di volta in volta, quantomeno nella specifica prova da assumere e nel rapporto (oggettivo e soggettivo) dell'accusato con il mezzo di prova. Ad esempio, trattandosi di audizione testimoniale, il pericolo di collusione non può essere invocato in modo astratto a giustificazione del mantenimento della misura cautelare, occorre che un'influenza (dell'accusato nei confronti del teste) sia possibile, rispettivamente che vi sia una possibile convergenza d'interessi (tra i due) in relazione al contenuto della deposizione (SJ 1990 p. 438; DTF 117 Ia 257; ZR 72 no. 77 p.19). Il semplice atteggiamento di diniego dell’accusato, in sé, non costituisce indice in tal senso (DTF 90 IV 66; Hauser/Schweri, Schweizerisches Strafprozessrecht, BS 1999, § 68 no 13).
(GIAR 23 settembre 2002 in re Y.)
Nello stesso senso, la CRP:
"I rischi di collusione e di inquinamento delle prove sono legati soprattutto ai bisogni dell'istruttoria. Da un lato si tratta generalmente di evitare o prevenire accordi tra l'imputato e i testimoni - già sentito o ancora da sentire - o i correi e complici non arrestati, messi in atto per nascondere al giudice la verità, dall'altro di impedire interventi fraudolenti del prevenuto in libertà sui mezzi di prova non ancora in possesso della giustizia, allo scopo di distruggerli o di alterarli a suo vantaggio. la possibilità di ostacolare in tal modo l'azione dell'autorità giudiziaria da parte del prevenuto deve essere valutata sulla base di elementi concreti, la realtà di questo rischio non potendo essere ammessa aprioristicamente ed in maniera astratta (DTF 117 Ia 257; Decisione TF 2.3.2000 in re A. e rif.; R. Hauser/E. Schweri, op. cit.
§ 68 n. 13; G. Piquerez, op. cit. n. 2344 ss.)"
(sentenza 16 settembre 2004 in re B., CRP 60.2004.297)
In simile contesto giuridico, é evidente che il fatto che l'inchiesta sia ormai nelle fasi finali con l’accusato, reo confesso, che è già stato sentito in due occasioni dal perito psichiatrico. Il magistrato inquirente non sostanzia, e neppure traspare dagli atti, che il dottor _ necessita di procedere ad ulteriori audizioni dell’istante per potere allestire la propria perizia e neppure che in caso di messa in libertà provvisoria _ si sottrarrà a tali incontri. È evidente invece che la perizia psichiatrica dovrà essere consegnata entro il 28 aprile prossimo e che non si può escludere da ora che non si debba procedere ad un verbale di delucidazione della perizia prima di procedere con il deposito degli atti, la chiusura dell’istruzione formale e la decisione di rinvio a giudizio o altro.
Non vi sono elementi, e neppure il magistrato inquirente ne avanza, che permettano di concludere in merito alla esistenza di pericolo di collusione o inquinamento delle prove in caso di messa in libertà provvisoria dell’accusato, anche perché non si capisce in che modo il peritando in libertà provvisoria potrebbe influenzare a proprio favore il perito psichiatrico.
5.
Per quanto riguarda i preminenti motivi di interesse pubblico, l’unico motivo per “così dire classico”, in quanto espressamente indicato dalla legge, tuttora presente è il pericolo di recidiva così come già evidenziato nella decisione di conferma dell’arresto 24 febbraio 2006.
Per quanto riguarda il pericolo di recidiva, lo stesso deve essere concreto (DTF 105 Ia 31) e risultare da una valutazione dell’insieme delle circostanze, tra cui i precedenti dell’accusato, il suo comportamento durante l’istruttoria, la sua personalità, le modalità di commissione dei reati (Luvini, I presupposti materiali del carcere preventivo nel processo penale ticinese, Rep. 1989, p. 294; G. Piquerez, Manuel de procédure pénale suisse, Zürich 2001, n° 1479/1483).
Il magistrato inquirente – dopo avere sottolineato che _ è già stato oggetto di due decreti d’accusa nel 2005 poiché riconosciuto colpevole dei reati di minaccia, ingiuria, lesioni semplici, vie di fatto commessi in danno della moglie, nonché è stato arrestato il 24 novembre 2005 in quanto accusato dei reati di lesioni semplici, danneggiamento e minaccia, sempre nei confronti della moglie, e che l’arresto non era stato confermato con la fissazione di misure sostitutive quali non avvicinarsi in futuro alla moglie ed ai di lei genitori – sostiene che _ ha continuato a delinquere violando le norme di condotta impostegli da questo giudice in data 25 novembre 2005 e malgrado sia stato sentito più volte dalla Polizia e dal Sost. PP stesso.
Egli sostiene poi che _ ha iniziato a commettere i reati di cui è accusato quando il diritto di visita nei confronti della figlia non era ancora stato ridotto o limitato dal Pretore.
A mente dell’istante il pericolo di recidiva sarebbe invece scongiurato dalla lunga carcerazione sofferta che gli servirà da monito.
A questo proposito, per sostanziare il pericolo di recidiva, basterebbe da sola la constatazione che _ ha bellamente e più volte infranto le norme di condotta che questo giudice gli aveva imposto in occasione della sua messa in libertà provvisoria del 25 novembre 2005. Norme di condotta facilmente ossequiabili, dal momento che la “consegna” della figlia comune per l’esercizio del diritto di visita (sorvegliato o meno) deve avvenire tramite intermediari.
_, infischiandosi di quanto impostogli da questo giudice – egli ha dichiarato al magistrato inquirente che “
io mi sono arrabbiato e sono andato a bucare le gomme della macchina di mia moglie. Non ho telefonato a mia moglie ma mi sono presentato davanti a casa sua. Io so che non posso avvicinarmi, ma visto che la decisione è del Pretore non mi interessa
” (cfr. verbale Sost. PP di _ del 10 marzo 2006, p. 2) e perfino dei precedenti penali, si è invece recato più volte a casa della moglie o nei pressi del suo luogo di lavoro, ed ha incontrato volontariamente la suocera che si era recata a scuola per prendere la nipotina, minacciandole entrambe, passando a vie di fatto e a danneggiamenti esercitati perlopiù sull’automobile della signora _ che nell’ultimo anno è sicuramente divenuta la maggior cliente privata dei gommisti del _.
Tale pericolo risulta comunque concreto e liquido dai rapporti di Polizia agli atti che si sono susseguiti successivamente alla messa in libertà provvisoria dell’istante avvenuta il 25 novembre 2005.
Se è ben vero, come asserito dalla difesa, che il carcere preventivo non deve servire a togliere dalla circolazione coniugi scomodi, è altrettanto vero che la “scomodità” dell’accusato è tutta incentrata sulla violazione reiterata e consapevole di norme penali.
Va poi aggiunto che l’istante non sembra aver cambiato atteggiamento in questo periodo trascorso presso il _. Non solo non sembra essere nata nel suo animo neppure un’ombra di pentimento o quantomeno di ripensamento, ma neppure si può dire che abbia perlomeno compreso che il suo comportamento non può che peggiorare la sua situazione personale e processuale, tant’è che il perito psichiatrico, in una valutazione provvisoria del 5 aprile 2006 indirizzata al magistrato inquirente (AI 63) ha affermato che “
Il persistere del conflitto (esterno) che vede il peritando scontrarsi con le limitazioni al suo “diritto” di visita alla figlia non può che portare all’esacerbazione di uno stato d’animo di frustrazione e tensione cui non sono estranei, forse, nemmeno momenti persecutori (accuse di razzismo sono state rivolte alle Autorità ostili). In queste condizioni, fatico a vedere come la tensione e la potenziale aggressività del peritando possano diminuire. Mi sembra improbabile che, perlomeno nel futuro immediato, i suoi comportamenti possano rivelarsi più pericolosi di quanto finora osservato, nel senso di aggressioni fisiche importanti a terzi; altro invece è il pericolo per il benessere psichico di moglie e – presumo – figlia (e altri famigliari della moglie), senza tuttavia dimenticare che il peritando stesso risente pesantemente (e si potrebbe dire pericolosamente) di questa situazione. In conclusione, al momento attuale e con tutte le cautele del caso, ritengo che il peritando debba essere considerato potenzialmente pericoloso non tanto nell’immediato futuro ma in epoca ulteriore, sempre che il conflitto centrato sui “diritti” di visita non venga finalmente risolto.
”
È chiaro che il perito mette in relazione la pericolosità del peritando con il conflitto incentrato sui diritti di visita alla figlia e che tale conflitto non solo non è risolto ma non sembra a tutt’oggi neppure sulla via della risoluzione. In queste circostanze a questo giudice non rimane che constatare che vi sono concreti indizi che fanno concludere che _, se messo in libertà provvisoria e confrontato con il rifiuto dell’Autorità civile di ossequiare, almeno nell’immediato, i suoi desiderata in merito ai diritti di visita della figlia, possa ricominciare a delinquere come fatto sinora.
Non vi sono neppure agli atti, e l’istante non ne fornisce con l’istanza, elementi che possano far concludere che con l’applicazione di misure d’accompagnamento (quali?) la pericolosità di _ e di conseguenza il pericolo di recidiva possa, se non migliorare a breve, quantomeno essere tenuta sotto controllo per limitare il reiterarsi di attacchi alla moglie e ai suoceri o a terzi vicini alla famiglia.
Non si può non osservare come l’istante non comunichi e non proponga, malgrado la proposta generica formulata in sede di istanza di libertà provvisoria e di fax 12 aprile 2006 (“
presa a carico da parte dei servizi più opportuni (patronato, psicosociale o altro) affinché sia possibile per _ fare riferimento a una persona o ente super partes
” (cfr. fax 12 aprile 2006 della difesa), che tipo di misure accompagnatorie è disposto a seguire. Questo giudice nutre poi seri dubbi sul fatto che l’impegno che la difesa sta dimostrando nel tentativo di trovare una soluzione a questa vicenda sia condiviso dall’istante che ha invece dato chiara prova di non gradire l’intervento di terzi (per primo quello del signor _, incaricato della sorveglianza dell’esercizio dei diritti di visita, e poi quello del dottor _, incaricato dal Pretore di allestire una perizia sulla capacità genitoriale dell’accusato e addirittura il Pretore) nella gestione dei suoi rapporti con moglie e figlia.
In queste circostanze è impossibile per questa autorità scostarsi dalle conclusioni (provvisorie), del perito psichiatrico e negare l’esistenza allo stadio attuale di un concreto pericolo di recidiva e di messa in pericolo della sicurezza della moglie e dei suoceri dell’istante che permetterebbe di concedergli la libertà provvisoria, ciò almeno sino alla consegna del rapporto peritale che potrà fare maggiore chiarezza sia a proposito del pericolo di recidiva che di quello della pericolosità sociale dell’accusato.
6.
La proporzionalità di una carcerazione (preventiva) deve essere analizzata da angolature diverse. Da un lato occorre mettere in relazione la durata del carcere preventivo con la gravità e complessità della fattispecie e con la pena presumibile e dall’altro occorre anche verificare il rispetto del principio di celerità (SJ 1981 p. 383 e citazioni; art. 102 CPP).
La proporzionalità della carcerazione sin qui sofferta, alla luce della gravità delle accuse, la più importante quella di coazione che si configura in uno “stalking” perlomeno nei confronti della moglie, della presenza di concreti indizi di colpevolezza, e del concreto pericolo di recidiva, con inchiesta quasi conclusa, è sicuramente data.
Pure va ammessa nella sua accezione più generale di rapporto tra la durata della carcerazione preventiva ed il rischio di pena se considerate le comminatorie di pena per i singoli reati imputati
all’accusato, i precedenti penali e la reiterazione a delinquere malgrado gli avvertimenti delle Autorità sia civili che penali. Il rischio di pena è certamente superiore alla detenzione preventiva sin qui sofferta e a quella presumibilmente da soffrire fino alla consegna del referto peritale atto a valutare lo stato dell’accusato relativamente al pericolo di recidiva ed alla pericolosità sociale, in pieno rispetto del principio della proporzionalità.
L’accusato è stato arrestato il 23 febbraio 2006 e ad oggi è in detenzione preventiva da 1 mese e mezzo. In questo lasso di tempo l’inchiesta è praticamente stata conclusa anche se desta qualche perplessità il fatto che il magistrato inquirente abbia atteso diversi giorni prima di procedere con la nomina del perito psichiatrico avvenuta il 7 marzo 2006 (AI 39). Ciò detto va comunque constatato che il perito ha agito celermente, tanto che consegnerà il proprio referto entro il 28 aprile 2006 (richieste di proroga per la consegna della perizia non sono state presentate). Si può quindi concludere che il principio di celerità è ancora rispettato.
Appare comunque evidente che in base alla norma di cui all’art. 102 cpv. 1 CPP, il magistrato inquirente dovrà procedere nei prossimi incombenti indilatamente.
7.
In conclusione sufficienti presupposti di legge, come anche esplicitati dalla prassi e dalla giurisprudenza, sono presenti nella situazione personale e processuale di _ a legittimare e giustificare il perdurare della cautelare privazione della sua libertà. Di conseguenza, l’istanza di libertà provvisoria in discussione, deve essere respinta con la presente decisione, esente da tassa e spese giudiziarie (art. 39 let. f TG e contrario) e impugnabile entro dieci giorni alla Camera dei ricorsi penali del Tribunale d’appello (art. 284 cpv. 1 let. a CPP).