Decision ID: 2f823c01-6301-5f5f-b7a0-3eee75819f7f
Year: 2021
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_002
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: civil_law

ritenuto
in fatto:
A.
Dal 1° dicembre
2006 i coniugi AP 1 e AP 2 hanno preso in locazione un appartamento di 5 1⁄2 locali nello stabile sito in via _, _, per una pigione mensile di fr. 3’200.- (successivamente aumentata a fr. 3'345.-) oltre a fr. 270.- di acconto sulle spese accessorie (doc. B e D). L’attuale proprietaria dello stabile è la società
CO 1
.
B.
Dopo che con decisione di sfratto 14 gennaio 2020 del Pretore del Distretto di Lugano, Sezione 4, i conduttori erano stati espulsi dall’ente locato per mora nel pagamento delle pigioni (inc. SO.2019.6011, cfr. doc. D), con accordo transattivo 18 maggio 2020 le parti si sono accordate sulla concessione di una protrazione unica e definitiva del rapporto di locazione sino al 31 ottobre 2020 (doc. E).
C.
Non avendo per tale data i conduttori provveduto alla riconsegna dell’abitazione, la locatrice ha nuovamente presentato un’istanza di sfratto in data 2 novembre 2020 nella procedura sommaria
per la tutela nei casi manifesti, postulando altresì l’adozione di misure di esecuzione diretta e la condanna della controparte al versamento di fr. 115.50 per ogni giorno di ritardo nella riconsegna dell’ente locato a partire dal 1° novembre 2020 a titolo di indennità per occupazione abusiva (inc. SO.2020.4782).
D.
Con osservazioni 16 novembre 2020 i conduttori si sono opposti all’istanza, evidenziando i loro problemi di salute (di natura cardiaca per quanto riguarda AP 1, e di natura oncologica per quanto riguarda AP 2) e la conseguente impossibilità di lasciare l’abitazione per il giorno preposto, invocando una nuova protrazione sino al miglioramento delle loro condizioni di salute. Con scritto 17 novembre 2020 hanno poi prodotto il certificato medico 11 novembre 2020 relativo a AP 1, attestante l’esecuzione di un intervento cardiochirurgico il 30 ottobre 2020.
E.
Con replica spontanea 18 novembre 2020 la locatrice si è riconfermata nelle proprie richieste, rilevando che i conduttori erano da tempo consapevoli di dover lasciare l’ente locato e cercare un’abitazione sostitutiva, come pure che l’operazione subita da AP 1 non può costituire un valido motivo per richiedere un’ulteriore proroga.
F.
Con decisione 2 dicembre 2020 il Pretore ha accolto l’istanza della locatrice, intimando ai conduttori di liberare e riconsegnare l’ente locato entro l’11 gennaio 2021, con le comminatorie di rito, e condannandoli altresì a versare alla controparte fr. 3'615.- mensili a far tempo dal 1° novembre 2020 fino alla completa liberazione dei locali, con contestuale aggravio solidale delle spese processuali di fr. 200.- e obbligo di rifondere alla controparte, con uguale vincolo di solidarietà, fr. 500.- per ripetibili.
G.
Con appello 12 dicembre 2020 i conduttori sono insorti contro tale decisione, postulandone l’annullamento rispettivamente
di poter rimanere nell’ente locato sino ad almeno il 31 marzo 2021.
H.
C
on risposta 21 gennaio 2021 la locatrice si è opposta al gravame, chiedendo di dichiararlo irricevibile in ordine o subordinatamente
di respingerlo nel merito, con protesta di tasse, spese e ripetibili.
I.
Il 22 gennaio 2021 gli appellanti hanno trasmesso alla scrivente Camera ulteriori osservazioni, che non riguardando la risposta della controparte e non essendo pertanto qualificabili quale replica spontanea, non sono ammissibili e non sono state intimate all’appellata.
J.
Dietro invito di questa Camera, preso atto che nel corso delle procedure di prima e seconda sede la locatrice è stata impropriamente denominata “_” o “_”, quest’ultima con scritto 12 marzo 2021 ha precisato che la sua corretta ragione sociale è CO 1”, producendo una procura aggiornata in favore del suo patrocinatore.
E considerato

in diritto:
1.
L’art. 308 cpv. 1 lett. a CPC prevede che sono impugnabili mediante appello le decisioni finali di prima istanza, posto che in caso di controversie patrimoniali il valore litigioso secondo l'ultima conclusione riconosciuta nella decisione sia di almeno fr. 10'000.- (cpv. 2). Nella fattispecie, il Pretore ha quantificato tale valore in almeno fr.
130'140.- (corrispondente a 3 anni di pigione). Esso in realtà, in ossequio alla giurisprudenza del Tribunale federale, non essendo in prima sede controversa la validità della disdetta e del successivo accordo transattivo del 18 maggio 2020, andrebbe piuttosto quantificato in fr. 21'690.- (6 mesi di pigione, cfr. STF 4A_565/2017 dell’11 luglio 2018, consid. 1.2). L’importo è in ogni caso superiore alla
soglia testé menzionata. I termini di impugnazione e risposta sono di 10 giorni, essendo la procedura di natura sommaria (art. 314 cpv. 1 CPC). Nella fattispecie sia l’appello che la risposta sono tempestivi.
2.
L’appellata contesta la ricevibilità dell’appello in quanto unicamente sottoscritto da AP 1 e non anche da AP 2.
Ora, due coniugi co-conduttori possono costituire, a dipendenza delle circostanze, un litisconsorzio facoltativo o necessario (DTF 136 III 431, consid. 3 seg.; DTF 118 II 168, consid. 2b). Nel caso di un litisconsorzio passivo facoltativo (art. 71 CPC), ogni litisconsorte può condurre la propria causa indipendentemente dagli altri, e può pertanto decidere autonomamente se impugnare o meno una decisione. Volendo nel caso concreto invece ammettere un litisconsorzio passivo necessario (art. 70 CPC), i coniugi devono impugnare congiuntamente, pena l’irricevibilità dell’atto (art. 70 cpv. 2 ultima frase CPC). In effetti, AP 1 ha dichiarato di presentare appello sia per sé che per conto della moglie, ciò che esula dalle facoltà di rappresentanza
ex lege
previste dall’art. 166 cpv. 1 CC (DTF 136 III 431, consid. 4) e presuppone l’esistenza di una procura (art. 68 cpv. 1 e 3 CPC), che non costituisce tuttavia un presupposto processuale ex art. 59 cpv. 2 lett. c CPC (STF 5D_142/2017 del 24 aprile 2018, consid. 3.1). Comunque sia, la questione non necessita di essere ulteriormente approfondita.
3.
L’atto di appello deve contenere i motivi di fatto e di diritto sui quali si fonda ed essere motivato (art. 310 e 311 cpv. 1 CPC). L’appellante deve spiegare non perché le sue argomentazioni siano fondate, ma perché sarebbero erronee o censurabili le motivazioni del Pretore. Egli non può dunque limitarsi a proporre una propria tesi e una propria lettura dei fatti, bensì deve offrire critiche puntuali, esplicite e circostanziate, pena l’irricevibilità delle medesime.
4.
Nella fattispecie il Pretore, dopo avere esposto i requisiti per la tutela giurisdizionale nei casi manifesti (art. 257 CPC), li ha ritenuti pacificamente adempiuti sia per quanto riguarda l’espulsione (a fronte di un contratto inderogabilmente scaduto il 31 ottobre 2020), sia per quanto riguarda la pretesa di un’indennità per occupazione illecita.
5.
Il gravame non contiene censure puntualmente riferite a tali argomentazioni e non spiega perché esse sarebbero errate, esponendo piuttosto considerazioni di carattere generico.
6.
Innanzitutto, i conduttori non contestano che l’accordo transattivo 18 maggio 2020 è valido, né che la locazione ha conseguentemente preso fine il 31 ottobre 2020, né che a partire dal 1° novembre 2020 la locatrice ha diritto a un’indennità per ogni mese di occupazione illecita dei locali. Essi si limitano a sostenere che a partire dal giugno 2020 la controparte non avrebbe inviato le polizze per il versamento delle pigioni (come richiesto nello scritto 9 agosto 2020 allegato all’appello), che attualmente non vi sarebbero mensilità scoperte e che comunque esiste una garanzia di oltre fr. 10'600.- a copertura delle pretese della locatrice. Trattasi di argomentazioni mai presentate in primo grado e pertanto nuove e irricevibili ai sensi dell’art. 317 CPC, che non permettono di sovvertire la decisione pretorile. Gli appellanti nemmeno indicano, né tantomeno sostanziano o dimostrano quando avrebbero pagato le indennità dovute a partire dal novembre 2020. Comunque sia, premesso che l’esistenza di una garanzia non libera i conduttori dall’obbligo di versare i canoni locativi e le sostitutive indennità per occupazione illecita, il giudice di prime cure non ha quantificato l’importo definitivo dovuto alla locatrice a quest’ultimo titolo, per cui eventuali pagamenti nel frattempo intervenuti vi potranno evidentemente essere computati.
7.
Per il resto, gli appellanti ribadiscono la serietà dell’intervento chirurgico che ha dovuto subire AP 1 il 30 ottobre 2020 e osservano che il controllo medico inizialmente previsto per il 17 dicembre 2020 è stato posticipato al 21 gennaio 2021 a causa dell’emergenza epidemiologica da Covid-19. Sottolineano altresì la malattia in fase avanzata di AP 2 e che essi prevedono di poter lasciare l’appartamento, traslocando in un’abitazione sostitutiva, per la fine di marzo 2021.
Premesso che nessuna informazione in merito è stata data dalle parti alla Camera, si ricorda che i conduttori sin dal 18 maggio 2020 sapevano di dover trovare un alloggio sostitutivo entro il 31 ottobre 2020 (ovvero al termine della protrazione
unica e definitiva loro concessa), rispettivamente che già il Pretore, con l’impugnata decisione 2 dicembre 2020, ha tenuto conto della particolarità della situazione (condizioni di salute dei coniugi e imminenza delle festività natalizie) concedendo un termine di riconsegna scadente l’11 gennaio 2020. Tenuto pure conto che la decisione pretorile di espulsione non può di principio essere ritardata dall’autorità di appello (cfr. IICCA del 5 luglio 2018, inc. 12.2018.27; IICCA dell’11 maggio 2018, inc. 12.2018.54; IICCA dell’11 ottobre 2016, inc. 12.2016.113; IICCA dell’8 maggio 2013, inc. 12.2013.56), che un’eventuale proroga può essere casomai concessa dalla locatrice e che comunque durante le more della procedura ricorsuale i conduttori hanno
de facto
beneficiato di ulteriore tempo per organizzare il trasloco, in questa sede non vi è spazio per la concessione di ulteriori proroghe.
8.
In conclusione, le argomentazioni contenute nell’impugnativa non consentono una riforma della decisione impugnata, che dev’essere confermata. Ne discende la reiezione dell’appello, nei limiti della sua ricevibilità. Le spese processuali, fissate in conformità con gli art. 2, 9 cpv. 3 e 13 LTG, nonché le indennità per ripetibili, stabilite in base all’art. 11 RTar, seguono la soccombenza (art. 106 cpv. 1 CPC).
9.
Vertendo la controversia in esame su una decisione adottata
in procedura sommaria e non ponendo
questioni di principio o di rilevante importanza, la stessa
può essere decisa dalla Camera nella composizione a giudice unico (
art. 48b cpv. 1 lett. b cifre 2 e 3 LOG).