Decision ID: e2b0ce77-91f4-5675-a04d-3e177dc8fff5
Year: 1999
Language: it
Court: TI_CATI
Chamber: TI_CATI_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: public_law

ritenuto
in fatto
A. Il 7 luglio 1998 l’Ufficio di tassazione persone giuridiche (UTPG) notificava alla _ _ _ la tassazione IC e IFD 1996, in cui le esponeva d’ufficio un utile di fr. 30'000.- e un capitale di fr. 150'000.-, poiché, nonostante un richiamo, una diffida per lettera raccomandata e una multa disciplinare di fr. 100.- per inadempienza degli obblighi procedurali, non aveva presentato la dichiarazione d’imposta.
B. Il 31 luglio 1998 la contribuente presentava un reclamo cautelativo contro la tassazione d’ufficio, limitandosi ad argomentare che per cause indipendenti dalla sua volontà, segnatamente per l’assenza durata oltre due anni della contabile, dapprima per maternità in seguito per insorte complicazioni, si trovava nell’impossibilità di poter inoltrare la dichiarazione.
L’UTPG assegnava allora alla ricorrente, in data 4 agosto 1998, un termine fino al 15 settembre per presentare la dichiarazione corredata del bilancio e del conto economico al 31 dicembre 1996 o per formulare richiesta d’essere sentita, con la comminatoria d’irricevibilità del reclamo in caso di inadempienza degli obblighi procedurali.
Il 7 settembre successivo la contribuente si sarebbe rivolta per lettera semplice all’UTPG, comunicando di aver conferito mandato alla _ & _ _ di _ di presentare la dichiarazione fiscale 1996 e chiedendo una nuova proroga fino al 31 ottobre 1998.
Tale richiesta non sarebbe mai giunta all’UTPG, il quale con decisione del 15 ottobre 1998 respingeva il reclamo in quanto irricevibile.
Il 31 ottobre 1998 _ _ _, dopo uno scambio d’opinioni telefonico con l’UTPG, presentava la dichiarazione d’imposta debitamente corredata.
C. Con il presente, tempestivo ricorso la _ _ _ chiede l’annullamento della suddetta decisione, ribadendo che la mancata presentazione della dichiarazione d’imposta è da ascrivere unicamente all’assenza della contabile e che comunque l’esercizio 1996 si è concluso con una perdita di quasi fr. 305'000.-. Lamenta l’arbitrarietà della tassazione impugnata, che sarebbe stata allestita senza riferimento ad alcun parametro senza effettuare una valutazione coscienziosa. Rileva infine che l’utile esposto supera di gran lunga, ovvero di ben oltre il 20%, quello dell’anno precedente.
L’Amministrazione federale delle contribuzioni propone invece di respingere il ricorso.
Con ulteriore scritto del 12 febbraio 1999, per altro non previsto dalla procedura, la ricorrente precisa in particolare che il suo scritto del 31 luglio 1998 andava inteso non come reclamo ma come richiesta di proroga.

in diritto
I. Imposta federale diretta
1. 1.1.
L’art. 130 cpv. 2 LIFD consente all’autorità di tassazione di procedere ad una tassazione d’ufficio se, nonostante diffida, il contribuente non soddisfa i suoi obblighi procedurali oppure se gli elementi imponibili non possono essere accertati esattamente per mancanza di documenti attendibili. In tale sede può tener conto di coefficienti sperimentali, dell’evoluzione patrimoniale e del tenore di vita del contribuente. La legge precisa ancora che l’autorità deve effettuare una «valutazione coscienziosa».
La tassazione d’ufficio sostituisce quella ordinaria, che si fonda su di un esauriente accertamento dei fatti. La valutazione cui procede l’autorità fiscale si basa invece su considerazioni di verosimiglianza, il più possibile vicine alla verità (Zweifel, Die Sachverhaltsermittlung im Steuerveranlagungsverfahren, Zurigo 1989, p. 120 ss.; Känzig/Behnisch, Direkte Bundessteuer, II ediz., vol. III, Basilea 1992, n. 3 ad art. 92 DIFD, p. 163).
1.2.
Il legislatore federale ha definito i presupposti, in presenza dei quali si procede ad una tassazione per apprezzamento, conformandosi alla giurisprudenza del Tribunale federale, che, vigente il Decreto concernente l’imposta federale diretta (DIFD) del 1940, aveva esteso le condizioni previste da quest’ultimo. L’art. 92 cpv. 1 DIFD infatti limitava la possibilità di intraprendere una tassazione d’ufficio ai soli casi in cui il contribuente avesse violato i propri obblighi procedurali («il contribuente non presenta o non completa in tempo utile la sua dichiarazione, se non comparisce a dare informazioni, non ottempera a una domanda di ragguagli, se, benché obbligato a tenere i libri contabili, non li presenta o ne presenta di quelli tanto difettosi da rendere impossibile il calcolo dei fattori imponibili o non produce i documenti giustificativi richiesti»). Il Tribunale federale aveva però chiarito che una tassazione d’ufficio deve poter essere eseguita anche nei casi in cui l’autorità fiscale, alla luce dell’insieme delle circostanze, scopre che i ragguagli forniti dal contribuente non sono sufficienti o che la prova della loro veridicità non è stata fornita (cfr. DTF 106 I b 314; STF II Corte di diritto pubblico del 5 settembre 1984 in re D. Me. cons. 3 a, non pubblicata). Ciò può avvenire anche al termine della procedura d’accertamento, quando non sono chiariti o rimangono incerti i fatti essenziali per la determinazione degli elementi imponibili e quando i dati forniti dal contribuente sono insufficienti, oppure non suffragati o suffragati in modo non convincente da validi documenti probatori (cfr. Rep. 1984 p. 92, cons. 4 a).
Condizione imprescindibile per intraprendere una tassazione per apprezzamento è dunque l’incertezza delle circostanze di fatto, sia che essa sia determinata da una insoddisfacente collaborazione del contribuente sia che abbia un’altra causa, come per esempio l’inosservanza degli obblighi di collaborazione di un terzo obbligato (il datore di lavoro che non compila il certificato di salario). L’autorità di tassazione deve però avere prima esaurito tutti gli strumenti di indagine che potevano condurre ad un accertamento dei fatti (Zweifel, op. cit., p. 129; Känzig/Behnisch, op. cit., n. 9 ad art. 92 DIFD, p. 166).
2. 2.1.
Una volta che l’autorità di tassazione abbia proceduto alla tassazione d’ufficio, si tratta di stabilire quali rimedi giuridici siano a disposizione del contribuente.
Anche a tale proposito, la nuova legge federale modifica la situazione preesistente.
2.2.
2.2.1.
Vigente l’abrogato DIFD, infatti, si doveva distinguere fra due ipotesi:
• nel caso in cui i fattori accertati d’ufficio fossero aumentati in misura superiore al 20% rispetto all’ultima tassazione definitiva, il contribuente aveva il diritto di postulare una verifica della tassazione d’ufficio, mediante reclamo o ricorso; la sola differenza rispetto all’impugnazione di una tassazione ordinaria era data dal fatto che il contribuente doveva provare l’inesattezza della valutazione intrapresa dall’autorità fiscale (inversione dell’onere probatorio);
• se, invece, la variazione rispetto all’ultima tassazione era inferiore alla misura enunciata, il contribuente poteva soltanto far valere, con i rimedi giuridici, l’assenza dei presupposti per una tassazione d’ufficio (adempimento degli obblighi di collaborazione, mancata diffida, termine troppo breve, esistenza di una scusante) oppure un abuso del potere di apprezzamento (RF 44/1989 p. 435 = ASA 58 p. 670; Känzig/Behnisch, op. cit., n. 51 ad art. 92 DIFD, p. 187; cfr. CDT n. 264-65 del 6 dicembre 1993, in RDAT I-1994 p. 336; CDT n. 290 del 12 dicembre 1994 in RDAT I-1995 p. 348).
2.2.2.
Si noti che, secondo il Tribunale federale, la prova dell’inesattezza di una tassazione d’ufficio poteva essere offerta dal contribuente non solo nella procedura di reclamo, ma anche in quella di ricorso. Infatti, entrambi i rimedi giuridici erano caratterizzati dalla piena cognizione che spetta alle autorità che ne erano investite. Con la, pur tardiva, ripresa della collaborazione da parte del contribuente che si era dapprima lasciato tassare d’ufficio, l’autorità di reclamo o di ricorso poteva dunque servirsi degli stessi mezzi d’indagine che spettavano all’ufficio in sede di tassazione. Della circostanza che il contribuente non avesse ottemperato (tempestivamente) ai suoi obblighi di collaborazione si poteva tener conto in sede di attribuzione delle spese giudiziarie (RF 44/1989 p. 438; RDAT I-1994 p. 337).
2.2.3.
Dall’esame delle disposizioni che disciplinavano la tassazione d’ufficio e dalla giurisprudenza citata, la Camera di diritto tributario aveva fatto discendere la conseguenza che l’autorità di tassazione non poteva dichiarare irricevibile un reclamo contro una tassazione d’ufficio, nel caso in cui il contribuente avesse contestato la valutazione effettuata senza peraltro produrre le prove dell’inesattezza dell’apprezzamento effettuato, proprio perché altrimenti sarebbe stata pregiudicata la facoltà di interporre ricorso e quindi di riprendere eventualmente la collaborazione precedentemente negata.