Decision ID: fcd5fe8c-2a38-5d9b-8dc0-6226235c0ff1
Year: 2018
Language: it
Court: CH_BVGE
Chamber: CH_BVGE_001
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: 

Fatti:
A.
A._ (la ricorrente o l’interessata), cittadina dominicana e, dal ...,
anche italiana, nata il ..., è giunta in Svizzera nel ... per raggiungere l’allora
compagno (cittadino italiano), divenuto suo marito nel .... Da questa
relazione è nato un figlio nel ..., mentre l’interessata era già madre del
primogenito – nato nel ... da una relazione con un altro uomo – giunto in
Svizzera nell’ambito del ricongiungimento familiare.
B.
Il 27 settembre 2013, la ricorrente è stata oggetto di una condanna da parte
della Corte delle assise criminali, sedente a Lugano, ad una pena detentiva
di 36 mesi – di cui 18 sospesi condizionalmente per un periodo di prova di
tre anni – per il reato di omicidio intenzionale tentato. Il 12 aprile 2013,
l’interessata aveva infatti ferito al collo, con un’arma bianca, il proprio
amante.
C.
A seguito di questa condanna, il 10 aprile 2014, l’Ufficio della migrazione
del Canton Ticino ha revocato il permesso di domicilio rilasciato a suo
tempo alla ricorrente (cfr. incarto Simic, pagg. 57-58 Simic). Questa
decisione è stata confermata dal Consiglio di Stato il 12 novembre 2014
(ibidem, pagg. 59-70), dal Tribunale cantonale amministrativo (di seguito:
TRAM) il 25 giugno 2015 (ibidem, pagg. 71-84) ed in via definitiva dal
Tribunale federale, con sentenza del 15 febbraio 2016 (ibidem, pagg. 122-
134).
D.
L’8 ottobre 2015, il Pretore aggiunto del Distretto di Lugano ha pronunciato
il divorzio dei coniugi ... (cfr. incarto Simic, pagg. 224-226).
E.
L’interessata ha lasciato il territorio svizzero il 30 giugno 2016, con
destinazione l’Italia (cfr. notifica di partenza, incarto Simic, pag. 135).
F.
Il 14 luglio 2016, la Segreteria di Stato della migrazione (SEM) ha
vanamente tentato di prendere contatto con la ricorrente, al fine di
comunicarle la sua intenzione di emanare una decisione di divieto d’entrata
e di concederle la possibilità di esprimersi al riguardo (cfr. incarto Simic,
pagg. 137-138 e 143).
F-2817/2017
Pagina 3
G.
Il 31 gennaio 2017, l’autorità inferiore ha pronunciato un divieto d’entrata
nei confronti dell’interessata della durata di 13 anni, ossia fino al 30
gennaio 2030. Questa decisione è stata portata a conoscenza della
ricorrente il 19 febbraio 2017, per il tramite della Polizia cantonale ticinese
(ibidem, pag. 151).
H.
Il 23 febbraio 2017, l’interessata – per il tramite del proprio patrocinatore –
ha chiesto alla SEM la revoca della decisione del 31 gennaio 2017 e la
concessione di un termine per formulare delle osservazioni (ibidem, pagg.
152-153).
I.
L’autorità inferiore ha revocato il divieto d’entrata nei confronti della
ricorrente il 28 febbraio 2016 (recte: 28 febbraio 2017) e le ha dato la
facoltà di esprimersi in merito alla prospettata volontà di emanare
comunque un divieto d’entrata in Svizzera e nel Liechtenstein (ibidem,
pagg. 154-155).
J.
L’interessata ha inviato alla SEM le proprie osservazioni – corredate di
diversi allegati – il 31 marzo 2017 (ibidem, pagg. 156-262).
K.
Preso atto delle osservazioni della ricorrente, il 6 aprile 2017 la SEM ha
emanato una nuova decisione di divieto d’entrata in Svizzera e nel
Liechtenstein della durata di sette anni, ovvero valida fino al 5 aprile 2024
(ibidem, pagg. 263-266), ritenendo che, in virtù della gravità e delle
circostanze del crimine commesso, del movente e delle modalità con cui
l’interessata ha agito il 12 aprile 2013, quest’ultima costituisce «una grave
minaccia reale e attuale della sicurezza e dell’ordine pubblici» (cfr. ibidem,
pag. 265).
L’autorità federale di prime cure ha inoltre escluso un pronostico favorevole
in merito all’esistenza di un rischio di recidiva, ritenuto l’atteggiamento della
ricorrente durante l’inchiesta penale, esprimendo dubbi in merito alla reale
presa di coscienza rispetto alla condotta delittuosa tenuta.
La SEM ha anche costatato come il permesso di domicilio dell’interessata
è stato definitivamente revocato e – dal punto di vista del rispetto del diritto
alla vita privata e familiare ai sensi dell’art. 8 CEDU – ha ritenuto che,
F-2817/2017
Pagina 4
sebbene il matrimonio contratto successivamente rispetto al rientro in Italia
della stessa ricorrente, con un cittadino italiano residente fino a quel
momento in Svizzera e la presenza in questo paese dei due figli
maggiorenni della ricorrente, fossero elementi da tenere in considerazione
nell’ambito della valutazione della proporzionalità del divieto d’entrata
pronunciato, occorre nondimeno concludere che i coniugi – visto il crimine
commesso dall’interessata – avrebbero dovuto attendersi ripercussioni a
livello di diritto degli stranieri per quest’ultima, considerato oltretutto che
non vi sarebbero ragioni per cui il marito della ricorrente non possa stabilirsi
con la moglie in Italia (cfr. ibidem, pag. 265).
Per i medesimi motivi la SEM ha privato di effetto sospensivo un eventuale
ricorso (cfr. ibidem, pag. 264).
Questo provvedimento di allontanamento dal territorio svizzero è stato
notificato il 10 aprile 2017 (ibidem, pag. 269).
L.
Il 17 maggio 2017 (cfr. data del plico raccomandato; data di entrata:
18 maggio 2018), l’interessata è insorta contro la decisione del 6 aprile
2017 dinanzi al Tribunale amministrativo federale (di seguito: Tribunale o
TAF).
Nel suo gravame la ricorrente ha postulato in via provvisionale la
restituzione dell’effetto sospensivo; mentre nel merito ha chiesto
l’annullamento del divieto d’entrata pronunciato nei suoi confronti ed in via
subordinata la limitazione della durata del provvedimento di
allontanamento dal suolo elvetico ad un massimo di un anno.
A sostegno dell’impugnativa l’insorgente si è richiamata in primo luogo alla
sua situazione personale, ed in particolare al fatto di avere sempre tenuto
una condotta irreprensibile, ad eccezione dell’episodio che ha portato alla
condanna del 27 settembre 2013. Ha altresì rammentato di avere contratto
matrimonio con ..., dopo essersi stabilita in Italia a seguito della revoca del
suo permesso di domicilio in Svizzera (cfr. atto ricorsuale, incarto TAF, atto
1, pag. 3).
La ricorrente ha contestato di costituire «una grave minaccia reale e attuale
dell’ordine pubblico» e, a suo avviso, la comminazione di un divieto
d’entrata di durata superiore a cinque anni non sarebbe in alcun modo
giustificata. La ricorrente ha in particolare rimproverato alla SEM di fare
«riferimento unicamente ad alcuni passaggi della sentenza di condanna
F-2817/2017
Pagina 5
del 27.09.2013 (...). Essa (la SEM) tralascia invece di considerare altri
passaggi della sentenza e altre risultanze del procedimento penale
accertanti d’un canto i motivi per i quali si tratta di un dolo eventuale sotto
forma di accettazione consapevole di un rischio, l’unicità del fatto, lo stato
di prostrazione psichica in cui la ricorrente si trovava al momento in cui ferì
superficialmente il suo ex amante provocato prevalentemente da un
comportamento equivoco e poco onesto della vittima che la illudeva e nel
contempo la umiliava come persona e come donna» (cfr. ibidem, pagg. 3-
6). La ricorrente ha in seguito citato alcuni passaggi della citata sentenza
penale a lei più favorevoli (cfr. ibidem, pag. 6-7), ritenendo che questi rinvii
indichino che la stessa è divenuta una persona diversa dopo il carcere. A
sostegno di questa tesi l’interessata ha anche asserito che l’apposita
Commissione per l’esame dei condannati pericolosi e l’Ufficio
dell’assistenza riabilitativa hanno espresso un parere favorevole in merito
alla sussistenza di un rischio di recidiva (cfr. ibidem, pag. 8).
L’insorgente ha in seguito esposto alcune precisazioni in merito alle
«circostanze particolari in cui il reato fu commesso», mettendo l’accento
sull’unicità del gesto dato da condizioni emotive particolari frutto della
«degradata situazione interpersonale» tra la ricorrente e la vittima – che al
momento dei fatti era il suo amante – e che dovrebbero escludere qualsiasi
rischio di recidiva (cfr. ibidem, pagg. 8-9). Richiamandosi ai testi legali in
vigore – in particolare all’ALC (RS 0.142.112.681) ed all’ordinanza del
24 ottobre 2007 sull’ammissione, il soggiorno e l’attività lucrativa (OASA,
RS 142.201) – nonché alla giurisprudenza del Tribunale federale, la
ricorrente ha imputato alla SEM una violazione del principio della libera
circolazione delle persone, in quanto nella decisione impugnata l’autorità

di prime cure avrebbe considerato a torto che «il rischio di recidiva non
deve imporsi con acuità particolare» per potere procedere all’emanazione
di un divieto d’entrata (cfr. ibidem, pagg. 10-11).
Oltre a ciò la ricorrente ha lamentato una violazione dell’art. 67 cpv. 3
2a frase LStr (RS 142.20), in quanto a suo modo di vedere la comminazione
di una misura di allontanamento dal territorio elvetico di durata superiore a
cinque anni – qualora fosse adempiuta la condizione dell’esistenza di un
pericolo grave per l’ordine e la sicurezza pubblici – sarebbe possibile
unicamente nei confronti di cittadini stranieri aventi la cittadinanza di paesi
terzi rispetto all’ALC (cfr. ibidem, pag. 12).
La ricorrente ha infine censurato la decisione impugnata a causa di una
violazione del principio di proporzionalità, asserendo che «non si vede
perché il fatto che la ricorrente si sia sposata dopo la revoca del permesso
F-2817/2017
Pagina 6
di domicilio non doveva permetterle di contare sulla possibilità di continuare
a visitare i propri congiunti e amici in Svizzera, per lo più con brevi e
frequenti visite». A sostegno di questa affermazione la ricorrente ha
dichiarato di «avere scelto di vivere in una cittadina prossima al confine»
elvetico (cfr. ibidem, pagg. 12-13).
M.
Invitata ad esprimersi in tal senso, l’8 giugno 2017 la SEM ha inoltrato al
Tribunale le proprie considerazioni in merito all’istanza di restituzione
dell’effetto sospensivo.
N.
Mediante decisione incidentale del 22 giugno 2017 il Tribunale ha respinto
l’istanza concernente l’effetto sospensivo ed ha nel contempo invitato la
ricorrente a versare un anticipo a copertura delle presunte spese
giudiziarie.
O.
Il 29 giugno 2017, la SEM ha concesso alla ricorrente un salvacondotto
valido dal 24 al 26 agosto 2017 per motivi familiari.
P.
L’autorità inferiore si è espressa nel merito del ricorso il 5 settembre 2017,
allegando alla propria risposta anche un ulteriore salvacondotto, concesso
il 4 settembre 2017 per il periodo compreso tra il 22 ed il 24 settembre
2017.
Q.
Il 19 dicembre 2017 (data di entrata: 21 dicembre 2017), la SEM ha portato
a conoscenza del Tribunale la propria decisione di rifiuto dell’istanza di
sospensione del divieto d’entrata, presentata dalla ricorrente l’11 dicembre
2017.
F-2817/2017
Pagina 7
Diritto:
1.
1.1 Riservate le eccezioni previste all'art. 32 LTAF, giusta l'art. 31 LTAF, il
Tribunale giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi dell'art. 5 PA prese
dalle autorità menzionate all’art. 33 LTAF.
1.2 In particolare, le decisioni in materia di divieto d'entrata in Svizzera rese
dalla SEM – la quale costituisce un'unità dell'amministrazione federale
come definita all'art. 33 lett. d LTAF – possono essere impugnate dinanzi
al Tribunale che nella presente fattispecie statuisce quale autorità di grado
inferiore al Tribunale federale (art. 1 cpv. 2 LTAF in relazione con l'art. 11
par. 1 e 3 ALC e l'art. 83 lett. c cifra 1 LTF; cfr. inoltre la sentenza del TF
2C_270/2015 del 6 agosto 2015 consid. 1).
1.3 Salvo i casi in cui la LTAF non disponga altrimenti, la procedura davanti
al Tribunale è retta dalla PA (art. 37 LTAF).
1.4 La ricorrente ha diritto di ricorrere (art. 48 cpv. 1 PA) ed il suo ricorso,
presentato nella forma e nei termini prescritti dalla legge, è ricevibile (art.
50 e 52 PA).
2.
Ai sensi dell'art. 49 PA i motivi di ricorso sono la violazione del diritto
federale, compreso l'eccesso o l'abuso del potere di apprezzamento,
l'accertamento inesatto o incompleto di fatti giuridicamente rilevanti nonché
l'inadeguatezza, nella misura in cui un'autorità cantonale non abbia
giudicato come autorità di ricorso. Il Tribunale applica d'ufficio il diritto
federale nella procedura ricorsuale e non è vincolato in nessun caso dai
motivi del gravame (art. 62 cpv. 4 PA). Rilevante è in primo luogo la
situazione di fatto al momento del giudizio (DTAF 2014/1 consid. 2 e
giurisprudenza ivi citata).
3.
3.1 Conformemente all'art. 67 cpv. 1 LStr, la SEM vieta l’entrata in
Svizzera, fatto salvo il cpv. 5, ad uno straniero allontanato se,
l’allontanamento è eseguito immediatamente in virtù dell’art. 64d cpv. 2 lett.
a-c LStr (cpv. 1 lett. a); lo straniero non ha lasciato la Svizzera entro il
termine impartitogli (cpv. 1 lett. b). La SEM può inoltre vietare l’entrata in
Svizzera allo straniero che ha violato o espone a pericolo l’ordine e la
sicurezza pubblici in Svizzera o all’estero (art. 67 cpv. 2 lett. a LStr); ha
F-2817/2017
Pagina 8
causato spese d'aiuto sociale (cpv. 2 lett. b); si trova in carcerazione
preliminare, in vista di rinvio coatto o cautelativa (cpv. 2 lett. c). Il divieto
d’entrata è pronunciato per una durata massima di cinque anni. Può essere
pronunciato per una durata più lunga se l’interessato costituisce un grave
pericolo per l’ordine e la sicurezza pubblici (art. 67 cpv. 3 LStr). Infine
l’autorità a cui compete la decisione può, per motivi umanitari o altri motivi
gravi, rinunciare a pronunciare un divieto d’entrata oppure sospenderlo
definitivamente o temporaneamente (art. 67 cpv. 5 LStr).
3.2 In merito alle nozioni di ordine e di sicurezza pubblici, occorre
osservare che esse costituiscono il concetto sovraordinato dei beni da
proteggere nel contesto della polizia. Il primo termine comprende l'insieme
delle nozioni di ordine, la cui osservanza dal punto di vista sociale ed etico
costituisce una condizione indispensabile della coabitazione ordinata delle
persone; mentre il secondo termine, la sicurezza pubblica, significa
l'inviolabilità dell'ordine giuridico obiettivo, dei beni giuridici individuali (vita,
salute, libertà, proprietà, ecc.), nonché delle istituzioni dello Stato. Vi è
violazione della sicurezza e dell'ordine pubblici segnatamente se sono
commesse infrazioni gravi o ripetute di prescrizioni di legge o di decisioni
delle autorità nonché in caso di mancato adempimento di doveri di diritto
pubblico o privato (messaggio del Consiglio federale dell'8 marzo 2002
concernente la LStr, FF 2002 3327, pag. 3424 [di seguito: messaggio
LStr]).
3.3 In particolare l'art. 80 cpv. 1 OASA sancisce che vi è violazione della
sicurezza e dell'ordine pubblici in caso di mancato rispetto di prescrizioni
di legge e di decisioni delle autorità (lett. a), in caso di mancato
adempimento temerario di doveri di diritto pubblico o privato (lett. b) o se
la persona interessata approva o incoraggia pubblicamente un crimine
contro la pace, un crimine di guerra, un crimine contro l'umanità o un atto
terroristico oppure fomenta l'odio contro parti della popolazione (lett. c). Vi
è esposizione della sicurezza e dell'ordine pubblici a pericolo, se
sussistono indizi concreti che il soggiorno in Svizzera dello straniero in
questione porti con notevole probabilità ad una violazione della sicurezza
e dell'ordine pubblici (art. 80 cpv. 2 OASA). In tal senso dovrà quindi essere
emessa una prognosi negativa a meno che i motivi che hanno condotto
l'interessato ad agire violando la sicurezza e l'ordine pubblici non
sussistano più (MARC SPESCHA, in: Spescha et al. [ed.], Migrationsrecht, 4a
ed. 2015, ad art. 67 LStr, n. marg. 3, pag. 270).
F-2817/2017
Pagina 9
4.
4.1 Per coloro i quali vi si possono lecitamente richiamare, e nella misura
in cui contenga disposizioni derogatorie più favorevoli, determinante è
inoltre l'ALC.
4.2 In base all'ALC, le parti contraenti ammettono nel rispettivo territorio i
cittadini dell'altra parte contraente ed i membri della loro famiglia ai sensi
dell'art. 3 cpv. 2 allegato I dietro semplice presentazione di una carta
d’identità o di un passaporto validi (art. 1 cpv. 1 allegato I in relazione con
l'art. 3 ALC); tale diritto può essere limitato solo da misure giustificate da
motivi di ordine pubblico, pubblica sicurezza e pubblica sanità (art. 5 cpv. 1
allegato I ALC).
4.3 Secondo la giurisprudenza, che si orienta alla direttiva 64/221/CEE del
25 febbraio 1964 del Consiglio per il coordinamento dei provvedimenti
speciali riguardanti il trasferimento ed il soggiorno degli stranieri, giustificati
da motivi di ordine pubblico, di pubblica sicurezza e di sanità pubblica (cfr.
GU P 56 del 4 aprile 1964, pagg. 851-857) ed alla prassi della Corte di
giustizia dell'Unione europea ad essa relativa (art. 5 cpv. 2 allegato I ALC),
l'adozione di misure di allontanamento presuppone, al di là della turbativa
insita in ogni violazione di legge, la sussistenza di una minaccia effettiva e
sufficientemente grave per l'ordine pubblico da parte della persona che ne
è toccata. Per «misura» va inteso, ai sensi dell'art. 5 cpv. 1 allegato I ALC
e della direttiva 64/221/CEE, ogni atto che ha delle ripercussioni sul diritto
di ingresso e di soggiorno (DTF 130 II 176 consid. 3.1 e rinvii). Le deroghe
alla libera circolazione vanno quindi interpretate in modo restrittivo
(sentenze della CGCE del 27 ottobre 1977 nella causa 30-77 Bouchereau,
Racc. 1977 pag. 1999 punti 33-35 e del 19 gennaio 1999 nella causa
C-348/96 Calfa, Racc. 1999 I-11 punti 23 e 25).
4.4 I provvedimenti di ordine pubblico o di pubblica sicurezza devono
inoltre essere adottati esclusivamente in relazione al comportamento
personale dell'individuo nei riguardi del quale essi sono applicati (art. 3 par.
1 della direttiva 64/221/CEE). Ciò esclude delle valutazioni sommarie
fondate unicamente su dei motivi generali di natura preventiva. La sola
esistenza di condanne penali non può automaticamente giustificare
l'adozione di tali provvedimenti (art. 3 par. 2 della direttiva 64/221/CEE).
Una tale condanna sarà quindi determinante unicamente se dalle
circostanze che l'hanno originata emerge un comportamento personale
F-2817/2017
Pagina 10
costituente una minaccia attuale per l'ordine pubblico (DTF 139 II 121
consid. 5.3; 136 II 5 consid. 4.2 e la giurisprudenza ivi citata; cfr. inoltre la
sentenza del TF 2C_436/2014 del 29 ottobre 2014 consid. 3.3). Le autorità
nazionali devono procedere ad un apprezzamento specifico, effettuato
sulla base degli interessi inerenti alla salvaguardia dell'ordine pubblico, i
quali non coincidono necessariamente con gli apprezzamenti all'origine
delle condanne penali. In altre parole, queste ultime possono essere prese
in considerazione unicamente se le circostanze in cui si sono verificate
lasciano trasparire l'esistenza di una minaccia attuale per l'ordine pubblico.
Secondo le circostanze, non è comunque escluso che la sola condotta
tenuta in passato costituisca una siffatta minaccia per l'ordine pubblico (cfr.
DTF 130 II 176 consid. 3.4.1 con riferimenti; sentenze del TF 2C_436/2014
del 29 ottobre 2014 consid. 3.3; 2C_139/2014 del 4 luglio 2014 consid. 4.3;
2C_565/2013 del 6 dicembre 2013 consid. 3.5; 2C_579/2013 del 15
novembre 2013 consid. 2.3 e 2C_260/2013 dell'8 luglio 2013 consid. 4.1).
4.5 Inoltre l'adozione di un provvedimento di ordine pubblico non deve
essere subordinata alla condizione di stabilita certezza che la persona
toccata da una misura di divieto d'entrata commetta nuove infrazioni penali.
Altrettanto sproporzionato sarebbe esigere che il rischio di recidiva sia nullo
per rinunciare all'adozione di tale provvedimento. Tenuto conto
dell'importanza che riveste il principio della libera circolazione delle
persone questo rischio non deve essere ammesso troppo facilmente. È
necessario procedere ad un apprezzamento che consideri le circostanze
della fattispecie e, in particolare, la natura e l'importanza del bene giuridico
minacciato, così come la gravità della violazione che potrebbe essere
arrecata; più la potenziale infrazione rischia di compromettere un interesse
della collettività particolarmente importante, meno rilevanti sono le
esigenze quanto alla plausibilità di un'eventuale recidiva (cfr. DTF 136 II 5
consid. 4.2; 134 II 25 consid. 4.3.2 e 130 II 493 consid. 3.3 e riferimenti ivi
citati).
4.6 Ne discende che, affinché un cittadino di uno Stato membro dell'ALC
possa essere oggetto di una decisione di divieto d'entrata in Svizzera ai
sensi dell'art. 67 cpv. 2 lett. a LStr, occorre che egli rappresenti una
minaccia di una certa gravità per l'ordine e la sicurezza pubblici, atta a
privarlo del diritto di entrare in territorio elvetico ai sensi dell'art. 5 allegato
I ALC.
4.7 Inoltre, come nel caso di qualsiasi altro cittadino straniero, l'esame
deve essere effettuato tenendo presente le garanzie derivanti dalla CEDU
F-2817/2017
Pagina 11
così come il principio di proporzionalità (cfr. DTF 131 II 352 consid. 3.3 e
numerosi rinvii).
5.
5.1 La ricorrente è anche di nazionalità italiana, di conseguenza, nella
valutazione della presente causa, è necessario tenere conto delle
disposizioni dell'ALC. La LStr è applicabile solo se detto accordo non
contiene disposizioni derogatorie o se la legge precitata prevede
disposizioni più favorevoli (art. 2 cpv. 2 LStr).
5.2 L'art. 67 cpv. 3 2a frase LStr permette alla SEM di pronunciare un divieto
d'entrata per una durata maggiore a cinque anni, se la persona interessata
costituisce un grave pericolo per l'ordine e la sicurezza pubblici. L'Alta
Corte federale ha ritenuto che la graduazione delle esigenze prevista nella
suddetta disposizione a seconda che l'autorità intenda pronunciare un
divieto per una durata inferiore o superiore a cinque anni non si fonda
sull'ALC e nemmeno sulla giurisprudenza ad esso relativa, bensì sulla
direttiva 2008/115/CE del Parlamento e del Consiglio europei del 16
dicembre 2008 recante norme e procedure comuni applicabili negli Stati
membri al rimpatrio di cittadini di paesi terzi il cui soggiorno è irregolare (cfr.
GU L 348/98 del 24 dicembre 2008, pagg. 98-107) e meglio sull'art. 11 cpv.
2 che indica che «la durata del divieto d'ingresso è determinata tenendo
debitamente conto di tutte le circostanze pertinenti di ciascun caso e non
supera di norma i cinque anni. Può comunque superare i cinque anni se il
cittadino di un paese terzo costituisce una grave minaccia per l'ordine
pubblico, la pubblica sicurezza o la sicurezza nazionale» (cfr. DTF 139 II
121 consid. 6.2).
5.3 Poiché la LStr non opera alcuna distinzione tra cittadini di Stati ALC e
di Stati terzi (l'art. 67 cpv. 3 LStr riprende infatti il contenuto dell'art. 11
cpv. 2 direttiva 2008/115/CE) e poiché l'ALC è silente sulle misure di divieto
d'entrata ed a fortiori sulla possibile durata delle stesse, si deve intendere
che il legislatore ha voluto regolare i provvedimenti di divieto d'entrata
superiori a cinque anni allo stesso modo per le due categorie di cittadini di
Stati esteri (membri ALC o meno).
5.4 A tal proposito la giurisprudenza ha stabilito che la nozione di «pericolo
grave» richiede un grado di gravità maggiore rispetto al «semplice»
pericolo o minaccia per l'ordine e la sicurezza pubblici (art. 67 cpv. 2 lett. a
LStr), ma anche maggiore rispetto alla nozione di «pericolo di una certa
gravità», necessaria per pronunciare un divieto d'entrata per un cittadino di
F-2817/2017
Pagina 12
uno Stato ALC. Operando un raffronto con la nozione di «pericolo di una
certa gravità» dell'art. 5 allegato 1 ALC (per una casistica cfr. le sentenze
del TF 2C_923/2012 del 26 gennaio 2013 consid. 4.3.2 e 2C_238/2012 del
30 luglio 2012 consid. 3.1), il termine di «pericolo grave» dell'art. 67 cpv. 3
LStr presuppone l'esistenza di un «pericolo qualificato». Questo grado di
gravità, la cui applicazione resta l'eccezione (FF 2009 8043, pag. 8058),
deve essere esaminato in concreto, sulla base degli atti di causa (cfr. MARC
SPESCHA, op. cit., ad art. 67 LStr, n. marg. 5, pag. 271; ANDREA BINDER
OSER, in: Caroni/Gächter/Thurnherr [ed.], Bundesgesetz über die
Ausländerinnen und Ausländer [AuG], 2010, ad art. 67 LStr, n. marg. 24,
pag. 689). Essa può infatti fondarsi sulla natura del bene giuridico in
pericolo (ad esempio: minaccia grave alla vita, all’integrità della persona,
all’integrità sessuale o alla salute pubblica), sulla natura dell'infrazione
commessa, segnatamente compresa in una criminalità particolarmente
grave con dimensione transfrontaliera (art. 83 par. 1 trattato del
funzionamento dell'UE nella versione consolidata di Lisbona [C 2010/C
83/01], che menziona gli atti di terrorismo, la tratta di esseri umani, il traffico
di droga e la criminalità organizzata), oppure sul numero delle infrazioni
commesse (recidiva), considerando al contempo una crescente gravità
delle infrazioni o l'assenza di una prognosi favorevole (cfr. DTF 139 II 121
consid. 6).
6.
Giova sottolineare che, in virtù del principio della separazione dei poteri ed
a norma di una consolidata giurisprudenza, l'autorità amministrativa non è
vincolata dalle considerazioni del giudice penale. Tenuto conto delle finalità
differenti perseguite dalla sanzione penale e dal divieto d'entrata, di
principio indipendenti tra di loro, entrambe le misure possono coesistere
ed applicarsi ad una medesima fattispecie. Un divieto d'entrata può in tal
caso essere adottato anche in assenza di un giudizio penale, sia in ragione
della mancata apertura di un procedimento penale, sia della pendenza
dello stesso. È sufficiente che l'autorità, sulla base di un proprio
apprezzamento dei mezzi di prova, giunga alla conclusione che lo straniero
adempie ai presupposti per l'adozione di un divieto d'entrata. L'autorità
amministrativa valuta pertanto sulla base di criteri autonomi se
l'allontanamento dalla Svizzera di uno straniero sia necessario ed
opportuno e può quindi giungere a conclusioni differenti da quelle ritenute
dal giudice penale (cfr. DTF 140 I 145 consid. 4.3; 137 II 233 consid. 5.2.2;
130 II 493 consid. 4.2; sentenze del TAF C-2463/2013 del 7 maggio 2015
consid. 8.4; C-3061/2014 del 16 aprile 2015 consid. 7.2; C-6205/2014 del
30 ottobre 2014 consid. 4). Il divieto d'entrata non ha carattere penale bensì
mira a lottare contro le perturbazioni della sicurezza e dell'ordine pubblici;
F-2817/2017
Pagina 13
si tratta dunque di una misura di carattere preventivo e non repressivo
(messaggio LStr, FF 2002 3327, pag. 3428).
7.
7.1 Nella fattispecie, la SEM ha pronunciato nei confronti della ricorrente
un divieto d’entrata in Svizzera e nel Liechtenstein della durata di sette
anni, valido fino al 5 aprile 2024, ritenendo che la stessa ricorrente abbia
gravemente violato e minacciato la sicurezza e l’ordine pubblici,
interessando le autorità penali svizzere che, il 27 settembre 2013, le hanno
inflitto una pena detentiva di 36 mesi (di cui 18 da espiare), per il reato di
tentato omicidio intenzionale (cfr. sentenza della Corte delle assise
criminali del 27 settembre 2013, incarto Simic, pagg. 3-4).
7.2 Dalle tavole processuali emerge che, il 12 aprile 2013, la ricorrente ha
tentato di uccidere il proprio amante – il quale, dopo 14 anni di relazione,
intendeva mettere fine al loro rapporto – con un coltello che conservava
nella propria automobile. In questo frangente la ricorrente aveva dunque
sferrato un colpo al collo della vittima, che – alla luce degli accertamenti
della autorità penali competenti – avrebbe potuto risultare fatale. La Corte
delle assise criminali, nel suo giudizio del 27 settembre 2013, ha appurato
che la ricorrente aveva agito per dolo eventuale (che è, occorre
rammentare, una forma di intenzionalità, seppure attenuata [cfr. art. 12 cpv.
2 CP]), ragione per cui l’interessata è stata condannata per tentato omicidio
intenzionale, mentre è stata prosciolta dai capi d’imputazione di atti
preparatori di incendio intenzionale, coazione tentata e denuncia mendace
(cfr. ibidem, pag. 4).
7.3 Questo Tribunale ritiene che, con il suo comportamento del 12
aprile 2013, la ricorrente ha messo gravemente in pericolo la vita di una
persona. Sulla base di queste circostanze, vista la gravità e la pericolosità
dell’infrazione commessa, il provvedimento avversato adempie le
condizioni che permettono all'autorità di derogare al principio della libera
circolazione sancito dall'ALC.
8.
8.1 A questo stadio è dunque necessario esaminare, in concreto, se la
minaccia è ad oggi sempre di attualità, tenendo ben presente che, come si
è precedentemente rilevato, l'adozione o il mantenimento di un
provvedimento di questo tipo non deve essere subordinato alla condizione
di stabilita certezza che la persona toccata da una misura di divieto
F-2817/2017
Pagina 14
d'entrata commetta nuove infrazioni penali, ma nemmeno si deve esigere
la totale assenza di un rischio di recidiva per rinunciarvi.
8.2 A mente dello scrivente Tribunale occorre considerare che – sebbene
quanto accaduto il 12 aprile 2013 rappresenta un episodio unico fino ad
oggi – non è possibile esprimere un pronostico favorevole a proposito della
recidività della ricorrente, non potendosi totalmente e senz'altro escludere
che in futuro la stessa possa incorrere in atti spericolati se messa o
trovandosi in situazioni di difficile autocontrollo. Al momento dei fatti la
ricorrente si trovava in uno stato di piena imputabilità (cfr. ibidem, pag. 8),
anzi è passata all’atto pur non trovandosi in una situazione di pericolo o di
minaccia (cfr. sentenza del TF 2C_694/2015 del
15 febbraio 2016 consid. 7.1.1, incarto Simic, pag. 127). Il suo agire
delittuoso è stato sostanzialmente dettato dall’incapacità di accettare che
la relazione con il proprio amante fosse terminata. Certamente
l’atteggiamento di quest’ultimo è stato tutt’altro che univoco rispetto alla
rottura con l’interessata, poiché la vittima – dopo avere comunicato alla
ricorrente la propria volontà di mettere un termine alla relazione di natura
sessuale durata 14 anni – ha continuato a mantenere i contatti con la
stessa ricorrente a fini proprio sessuali e per calmarla nella paura che
l’interessata potesse avvicinare la di lui moglie, da poco venuta a
conoscenza della citata relazione (sentenza della Corte delle assise
criminali del 27 settembre 2013, incarto Simic, pagg. 40 e 16). Occorre
inoltre sottolineare l’atteggiamento tenuto dalla ricorrente durante
l’inchiesta penale, poiché ha dapprima agito in maniera collusiva (ibidem,
pagg. 22-23), tentando di accusare l’amante di averla aggredita
sessualmente (la vittima è stata in seguito scagionata) (ibidem, pag. 36),
successivamente ha cambiato più volte versione dei fatti «passando dalla
difesa da un’aggressione di tipo sessuale da parte dell’uomo (la vittima), a
una difesa per un pretesto dolore fisico alle parti intime fino ad adattare il
suo dire man mano che veniva a conoscenza delle risultanze istruttorie»
(ibidem, pag. 31), arrivando anche a sostenere che la vittima si sarebbe
ferita, poiché caduta sulla lama del coltello usato come arma del delitto
(ibidem, pag. 26).
L’insieme di questi comportamenti non può non indurre il Tribunale a
ritenere che un rischio di recidiva sussiste, e ciò indipendentemente dal
fatto che la Corte delle assise criminali al momento del suo giudizio abbia
stabilito la prognosi sui futuri comportamenti della ricorrente al momento
del giudizio come non del tutto negativa (ibidem, pag. 6). Del resto, anche
il Tribunale federale, nel suo giudizio del 15 febbraio 2016, esprimendosi
in merito alla stabilità emozionale della ricorrente, ha costatato che i fatti di
F-2817/2017
Pagina 15
cui alla condanna del 27 settembre 2013 denotano un rischio concreto per
l’incolumità altrui (cfr. cfr. sentenza del TF 2C_694/2015 del 15 febbraio
2016 consid. 7.2.3, incarto Simic, pag. 125).
8.3 Inoltre, a ben vedere – anche a fronte del miglioramento della
situazione personale dell’interessata, che dopo la condanna del 27
settembre 2013 ha ripagato le spese legali legate al procedimento penale
a suo carico (cfr incarto Simic, pagg. 227-251), sembrerebbe essersi
trasferita in Italia con il nuovo marito (cfr. atto di matrimonio, incarto Simic,
pagg. 220-223; atto ricorsuale, pag. 3), e non ha più interessato autorità
penali – la data dei fatti di rilevanza penale, ossia il 12 aprile 2013, non è
così remota da potere giovare alla posizione dell'insorgente a causa del
lasso di tempo trascorso. Deve inoltre essere osservato che l’avere tenuto
un comportamento corretto a seguito di una condanna penale non
costituisce nulla di eccezionale, ma corrisponde a quanto è lecito attendersi
da qualsiasi cittadino. Sia quel che sia, nella fattispecie si impone anche di
considerare che, indipendentemente dalle considerazioni espresse dalle
autorità di perseguimento penale, è stato toccato un bene giuridico protetto
estremamente sensibile – quale la vita e l'integrità fisica – che, viste le
circostanze e le modalità con cui la ricorrente ha agito, rappresentano un
grave pericolo per l'ordine e la sicurezza pubblici ai sensi dell'art. 67 cpv. 3
2a frase LStr. Su questo punto, le considerazioni espresse nel ricorso del
17 maggio 2017 (cfr. atto ricorsuale, pagg. 10-12) si rivelano infondate.
8.4 Occorre altresì ricordare che le competenti autorità amministrative
ticinesi hanno revocato il permesso di domicilio dell’interessata proprio per
le medesime ragioni. Questo provvedimento è stato in seguito confermato
anche dal Tribunale federale (cfr. narrativa, lett. C.).
Deve infine essere rammentato che, contrariamente a quanto affermato nel
ricorso del 17 maggio 2017 (cfr. pag. 12), un divieto d’entrata di durata
superiore a cinque anni può essere pronunciato anche nei confronti di
cittadini normalmente a beneficio dei diritti conferiti dall’ALC (al proposito
si rimanda a quanto esposto al consid. 5.3).
9.
9.1 Il divieto d'entrata in Svizzera e nel Liechtenstein di durata superiore a
cinque anni è quindi confermato nel suo principio. A fronte di quanto
esposto, resta ora da stabilire se la durata di sette anni della misura di
allontanamento adottata dalla SEM nei confronti della ricorrente sia
conforme al principio di proporzionalità e, procedendo ad un
F-2817/2017
Pagina 16
apprezzamento degli interessi privati e pubblici in gioco, valutare se sia
adeguata alle circostanze del caso di specie.
9.2 Detto principio esige che le misure adottate dallo Stato siano idonee a
raggiungere lo scopo desiderato e che, di fronte a soluzioni diverse, si
scelgano quelle meno pregiudizievoli per i diritti dei privati. In altre parole,
deve sussistere un rapporto ragionevole tra lo scopo perseguito ed i mezzi
utilizzati (cfr. DTF 140 I 168 consid. 4.2.1; 136 I 87 consid. 3.2; 136 IV 97
consid. 5.2.2).
9.3 Quanto all'interesse pubblico all'allontanamento della ricorrente dal
territorio svizzero, si è già detto ai considerandi precedenti.
9.4 In merito agli interessi privati, la ricorrente ha lamentato principalmente
una violazione, da parte della SEM, dell'art. 8 CEDU, il quale garantisce il
diritto al rispetto della vita privata e familiare, sottolineando che la decisione
dell'autorità inferiore con la conseguente impossibilità di recarsi in territorio
svizzero non gli permette «di continuare a visitare i propri congiunti e amici
in Svizzera»; ha altresì affermato di essersi trasferita in Italia in una
cittadina vicina al confine elvetico proprio per essere in prossimità dei
propri affetti.
9.4.1 In merito al rapporto con l’attuale marito, ... (la coppia si è infatti unita
in matrimonio il ... a ... [...] [cfr. atto di matrimonio, incarto Simic, pagg.
220-223], dopo 13 anni di relazione [cfr. sentenza del TRAM del 25 giugno
2015, incarto Simic, pag. 80] e risiederebbe a ... [cfr. atto ricorsuale, pag.
3]), cittadino italiano, la ricorrente ha affermato che quest’ultimo svolge la
sua attività lucrativa in Svizzera. La sussistenza di un divieto d’entrata nei
confronti della ricorrente di durata superiore ad un anno, implicherebbe
dunque per il marito un «grave disagio, che si somma a quello delle
frequenti trasferte che è costretto a fare per recar visita alla moglie a ...,
anche in considerazione del suo (di lei) cagionevole stato di salute» (cfr.
ibidem, pag. 13).
9.4.2 Come detto, l’art. 8 CEDU tutela la vita privata e familiare delle
persone. Questa disposizione non garantisce tuttavia il diritto di entrare in
un determinato Stato (cfr. in questo senso segnatamente DTF 140 I 145
consid. 3.1; 139 I 330 consid. 2.1 e riferimenti ivi citati).
Affinché uno straniero possa prevalersi di tale disposizione, deve
intrattenere una relazione stretta, effettiva ed intatta con una persona della
sua famiglia a beneficio di un diritto di presenza duraturo in Svizzera.
F-2817/2017
Pagina 17
Protetti dalla suddetta disposizione sono in particolare i rapporti tra i
coniugi, nonché quelli tra genitori e figli minorenni che vivono in comunione.
Eccezionalmente sono presi in considerazione anche i rapporti tra genitori
e figli maggiorenni se vi è un particolare rapporto di dipendenza fra loro
(cfr. DTF 129 II 11 consid. 2). La protezione della vita familiare comprende
sia le situazioni in cui si pone la questione della regolamentazione di un
diritto di presenza, rispettivamente di un diritto all'ottenimento di
un'autorizzazione di soggiorno per i membri della famiglia, sia le situazioni
che non hanno alcun rapporto con un diritto di presenza propriamente detto
(cfr. BERTSCHI/GÄCHTER, Der Anwesenheitsanspruch aufgrund der
Garantie des Privat- und Familienlebens, in: ZBl 2003, pag. 241). La
protezione della vita familiare si estende dunque a diversi aspetti della
stessa. In altri termini, la concretizzazione dell'art. 8 CEDU nel diritto degli
stranieri, non si limita alla riconoscenza di un diritto di presenza o alla
protezione contro una misura di allontanamento, ma può anche implicare
la garanzia di un diritto d'entrata e di presenza temporaneo in uno Stato
(PHILIP GRANT, La protection de la vie familiale et de la vie privée en droit
des étrangers, 2000, pagg. 293 e 321).
9.4.3 La protezione del diritto al rispetto della vita privata e familiare
conferita dalla norma convenzionale non ha però valenza assoluta, poiché
ai sensi dell'art. 8 cpv. 2 CEDU, un'ingerenza delle autorità rimane possibile
quando è prevista dalla legge ed in quanto costituisca una misura che, in
una società democratica, è necessaria per la sicurezza nazionale, l'ordine
pubblico, il benessere economico del paese, la prevenzione dei reati, la
protezione della salute, della morale o la protezione dei diritti e delle libertà
altrui (cfr. DTF 140 I 77 consid. 5.2; 137 I 113 consid. 6.1). A questo titolo,
incombe alle autorità procedere alla ponderazione dei differenti interessi in
presenza, vale a dire, da una parte l'interesse dello Stato
all'allontanamento dello straniero e, dall'altra, l'interesse di quest'ultimo a
mantenere le sue relazioni familiari.
9.4.4 Nel caso in esame, occorre costatare che la ricorrente risulta
effettivamente essere sposata con ..., cittadino italiano che – secondo le
dichiarazioni contenute nel ricorso del 17 maggio 2017 (cfr. pag. 3) – si
sarebbe trasferito con lei in Italia. A ben vedere, però, le allegazioni della
ricorrente in merito al luogo di residenza del marito non sono propriamente
cristalline, in quanto, in occasione delle osservazioni del 31 marzo 2017
dinanzi all’autorità inferiore, ha affermato che il marito viveva in Ticino (cfr.
incarto Simic, pag. 257), mentre nel ricorso ha appunto sostenuto di essersi
«trasferita a vivere a ... con il sig. ...» (cfr. atto ricorsuale, pag. 3), salvo poi
paventare – nel medesimo documento – che «la rinuncia al proprio (del
F-2817/2017
Pagina 18
marito, N.d.R.) domicilio in Svizzera sarebbe fonte di grave disagio che si
somma a quello delle frequenti trasferte che è costretto a fare per recar
visita alla moglie a ... (...)». Sia come sia, e come appena riferito (cfr.
consid. 9.4.1), dagli atti risulta che il matrimonio è stato pronunciato il ... a
... (cfr. atto di matrimonio, incarto Simic, pagg. 220-223), ovvero dopo che
la decisione di revoca del permesso di domicilio dell’interessata era
cresciuta in giudicato (cfr. narrativa, lett. C.). Gli sposi non potevano a quel
momento ignorare che i trascorsi penali della ricorrente avrebbero potuto
avere importanti ripercussioni sul diritto di quest’ultima a potersi
liberamente recare in Svizzera. Su questo punto la decisione della SEM
non presta fianco a critiche.
A titolo abbondanziale occorre osservare che, per sua stessa ammissione,
la ricorrente vive in prossimità del confine svizzero, ragione per cui i contatti
con il marito non possono essere definiti come compromessi dalla misura
di allontanamento dal territorio svizzero. È infatti necessario ricordare,
nuovamente, che l’impossibilità per la ricorrente di risiedere in Svizzera è
già stata decretata in maniera definitiva nel procedimento che ha portato
alla revoca del suo permesso di domicilio, mentre, come rettamente
ritenuto dall’autorità inferiore, nulla indica che il marito – qualora continui a
risiedere in Svizzera – non possa liberamente recarsi a ... dalla ricorrente.
9.4.5 Per quel che invece concerne il rapporto dell’interessata con gli altri
membri della famiglia residenti in Svizzera, occorre osservare come, dagli
atti, non risulta che vi sia un particolare rapporto di dipendenza da o verso
i figli maggiorenni nati rispettivamente nel 1982 e nel 1991; ne consegue
che non sono dati i presupposti per l’applicazione della protezione conferita
dall’art. 8 CEDU.
9.4.6 La ricorrente si è inoltre richiamata al desiderio di potersi recare in
visita a parenti ed amici in Svizzera, argomentando che il divieto d’entrata
risulta oltremodo gravoso per il marito. Anche questa censura è votata
all’insuccesso in quanto – alla luce dei reati commessi – l’interesse
pubblico alla salvaguardia dell’ordine e della sicurezza pubblici risulta
preponderante rispetto agli interessi privati dell’insorgente, ritenuto come
detti rapporti di carattere familiare e di amicizia non beneficiano della
protezione conferita dal diritto al rispetto della vita privata e familiare ai
sensi dell’art. 8 CEDU.
Sempre con riferimento al desiderio dell’interessata di potere mantenere i
contatti con i propri familiari e conoscenti in Svizzera, il Tribunale ritiene in
limine giudizioso osservare che, giusta l’art. 67 cpv. 5 LStr, qualora la
F-2817/2017
Pagina 19
ricorrente potesse richiamarsi a motivi gravi o di carattere umanitario,
avrebbe la possibilità di postulare alla SEM la sospensione del divieto
d’entrata in Svizzera pronunciato nei suoi confronti. Facoltà di cui peraltro
l’interessata ha già fatto uso (cfr. narrativa, lett O. e P.).
9.5 Sia dinanzi all’autorità inferiore (cfr. incarto Simic, pag. 257), sia in sede
ricorsuale (cfr. pag. 13), la ricorrente ha fatto riferimento al proprio precario
stato di salute.
A questo proposito il Tribunale considera che, per quanto sia comprensibile
che la ricorrente si trovi in uno stato di disagio dopo essersi stabilita in Italia
dopo avere ininterrottamente vissuto in Svizzera dal 1991, il suo stato di
salute, caratterizzato da ulteriori disturbi, non rappresenta un motivo atto a
comportare una riduzione della durata del divieto d’entrata pronunciato
dalla SEM il 6 aprile 2017. In effetti, è stata la ricorrente medesima ad
asserire che il suo precario stato di salute sia da ricondurre in parte alla
revoca del proprio permesso di domicilio – dunque non alla decisione
oggetto di questa causa (cfr. incarto Simic, pag. 257) – inoltre per sua
stessa ammissione, la ricorrente risulta essere pienamente presa a carico
dal sistema sanitario italiano (cfr. ibidem).
9.6 Il Tribunale osserva, infine, come le dichiarazioni di stima nei confronti
della ricorrente allegate al ricorso (cfr. doc. B e C), così come la
documentazione relativa alla decisione del Giudice dei provvedimenti
coercitivi del 30 aprile 2014 (cfr. doc. F e G), e il richiamo all’esistenza di
un bene immobile in Svizzera in comproprietà con l’ex marito (cfr. atto
ricorsuale, pag. 3), non risultano decisivi in questa sede, poiché – in
ragione di quanto appena esposto – l’interesse pubblico all’allontanamento
della ricorrente dal territorio della Confederazione prevale su quello privato
di quest’ultima ad entrarvi.
9.7 In sintesi, il Tribunale ritiene che la pronuncia di un divieto d’entrata
della durata di sette anni è adeguata e proporzionale.
10.
Ne discende che l’autorità inferiore, con la decisione del 6 aprile 2017, non
ha violato il diritto federale, né abusato del suo potere di apprezzamento;
l’autorità di prime cure non ha accertato in modo inesatto o incompleto i
fatti giuridicamente rilevanti ed inoltre la decisione non è inadeguata
(art. 49 PA). Per questi motivi, il ricorso va respinto.
F-2817/2017
Pagina 20
11.
Le spese giudiziarie di fr. 1'000.– seguono la soccombenza e sono poste a
carico della ricorrente (art. 63 cpv. 1 e 5 PA nonché art. 3 lett. b del
regolamento del 21 febbraio 2008 sulle tasse e sulle spese ripetibili nelle
cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale [TS-TAF, RS
173.320.2]).
12.
Visto l'esito della procedura, non sono assegnate spese ripetibili.
(dispositivo alla pagina seguente)
F-2817/2017
Pagina 21