Decision ID: bcefdc8f-8f17-50b2-bc0e-9cc94dcfa97a
Year: 2008
Language: it
Court: CH_BVGE
Chamber: CH_BVGE_001
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: 

Fatti:
A. L'interessato ha presentato una domanda d'asilo il 9 ottobre 2006. Successivamente è stato attribuito al Cantone Ticino. Ha dichiarato, per quanto è qui di rilievo (v. verbali d'audizione del 18 ottobre e del 10 novembre 2006), d'avere vissuto in Georgia fino al 1992 e d'essersi poi trasferito con la famiglia in Russia. Ad inizio del [...], gli associati B._ della ditta del padre avrebbero voluto sempre più denaro ed il suo genitore avrebbe pertanto deciso che in simili condizioni avrebbe preferito liquidare la ditta medesima. I B._ sarebbero stati contrari alla liquidazione dell'impresa ed avrebbero minacciato il padre nel caso avesse dato seguito alla sua intenzione. Pure le autorità russe avrebbero peraltro iniziato ad interessarsi all'azienda del padre, che sarebbe stata sospettata di fornire aiuti ai terroristi B._. Avrebbero quindi arrestato il padre, secondo la versione nel mese di febbraio o aprile [...], e lo avrebbero detenuto per due o tre mesi. Il [...] o il [...] luglio [...], sarebbe stata fatta esplodere la vettura in cui si sarebbero trovati il padre e la madre dell'interessato. Quest'ultimo, dopo la morte dei genitori, o il [...], sarebbe stato sequestrato dai B._ e trattenuto per tre giorni, durante i quali l'avrebbero minacciato se avesse liquidato la ditta del padre. Il [...] 2006, avrebbe deciso di lasciare la Russia a causa dei menzionati problemi. Non avrebbe potuto rientrare in Georgia perché suo padre e suo zio "erano dei combattenti contro i georgiani".
B. Il 1° dicembre 2006, l'UFM ha respinto la citata domanda d'asilo. Nello stesso tempo, ha pronunciato l'allontanamento del richiedente dalla Svizzera e ritenuto lecita, esigibile e possibile l'esecuzione del suo allontanamento verso la Georgia (suo Paese d'origine) o verso la Russia (Paese in cui ha dichiarato d'avere vissuto legalmente con i genitori e in cui ha la possibilità di rientrare).
C. Il 20 dicembre 2006, l'interessato ha inoltrato ricorso dinanzi alla Commissione svizzera di ricorso in materia d'asilo (CRA) contro la menzionata decisione dell'UFM. Ha chiesto l'annullamento del provvedimento impugnato e, in via principale, la concessione dell'asilo rispettivamente, in via sussidiaria, l'ammissione provvisoria. Ha altresì presentato una domanda d'assistenza giudiziaria, nel senso della
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dispensa dal versamento delle spese processuali e del relativo anticipo.
D. Con decisione incidentale del 20 febbraio 2007, il Tribunale amministrativo federale (TAF) ha considerato il ricorso privo di probabilità d'esito favorevole. Ha quindi respinto la surriferita domanda d'assistenza giudiziaria e chiesto all'insorgente il versamento di un anticipo, di fr. 600.--, a copertura delle presumibili spese processuali. Il ricorrente ha tempestivamente versato l'anticipo richiesto.

Diritto:
1. Il Tribunale amministrativo federale (TAF) giudica definitivamente sui ricorsi contro le decisioni dell'UFM (art. 31 e art. 33 lett. d della legge sul Tribunale amministrativo federale del 17 giugno 2005 [LTAF, RS 173.32], art. 105 della legge sull'asilo del 26 giugno 1998 [LAsi, RS 142.31] e art. 83 lett. d della legge sul Tribunale federale del 17 giugno 2005 [LTF, RS 173.110]).
2. Il TAF osserva che dal 1° gennaio 2007 giudica, in quanto sia competente, i ricorsi pendenti al 31 dicembre 2006 presso le commissioni federali di ricorso o d'arbitrato o presso i servizi dei ricorsi dei dipartimenti. Il giudizio si svolge secondo il nuovo diritto processuale (art. 53 cpv. 2 LTAF).
3. Giusta il capoverso 1 delle disposizioni transitorie della modifica della LAsi del 16 dicembre 2005, ai procedimenti pendenti al momento dell'entrata in vigore della citata modifica è applicabile il nuovo diritto.
4. V'è motivo d'entrare nel merito del ricorso che adempie le condizioni d'ammissibilità di cui all'art. 48 cpv. 1 nonché all'art. 50 e all'art. 52 della legge federale sulla procedura amministrativa del 20 dicembre 1968 (PA, RS 172.021).
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5. Il TAF esamina liberamente il diritto federale, l'accertamento dei fatti e l'inadeguatezza senza essere vincolato dai motivi invocati dalle parti (art. 62 cpv. 4 PA) o dai considerandi della decisione impugnata (v. sentenza del Tribunale amministrativo federale D-4917/2006 del 12 luglio 2007 consid. 3).
6. Nella decisione impugnata, l'UFM ha ritenuto siccome inverosimili le allegazioni determinanti presentate dal ricorrente. Quest'ultimo ha fornito versioni divergenti su punti importanti, quali il giorno in cui sarebbe stata fatta esplodere la vettura con a bordo i suoi genitori ([...] o [...]), il momento dell'arresto del padre (febbraio o aprile [...]), la durata della detenzione dello stesso (due o tre mesi) nonché il momento dal quale sarebbero iniziati i suoi problemi in Russia con i B._ (subito dopo la morte dei genitori o dal [...]). L'UFM ha pure osservato che i timori del ricorrente d'essere minacciato in Georgia da coloro che avevano partecipato alla guerra con suo padre e suo zio sono inconsistenti, considerato che l'insorgente stesso non ha preso parte alla guerra e personalmente non ha quindi nulla da temere. L'autorità inferiore ha pertanto considerato lecito, esigibile e possibile il rientro del ricorrente – giovane, in buona salute, con formazione universitaria e una certa esperienza professionale – in Georgia, Paese in cui risiede anche uno zio. Peraltro, sarebbe lecita, esigibile e possibile anche l'esecuzione dell'allontanamento in Russia, dove l'insorgente ha dichiarato d'avere vissuto legalmente con i genitori.
7. Nel gravame, il ricorrente sostiene che la data corretta dell'esplosione della vettura su cui avrebbe viaggiato suo padre è il [...]. La data indicata nella prima audizione, il 19 luglio, sarebbe da ascrivere ai problemi di traduzione in russo avuti con l'interprete georgiana. Anche sulla data dell'arresto del padre, la versione corretta è quella fornita nella seconda audizione. Non sussisterebbe peraltro divergenza tra la versione della prima e della seconda audizione sul momento in cui sarebbero iniziati i suoi problemi con i B._. Con la generica dichiarazione resa nella prima audizione "dopo la morte dei miei genitori" non intendeva in effetti dire il giorno dopo la morte dei genitori. Peraltro, come parente di combattenti per la libertà dell'Ossezia, per lui è veramente pericoloso tornare in Georgia. Un siffatto rimpatrio costituirebbe comunque una violazione dell'art. 3
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della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali del 4 novembre 1950 (CEDU, RS 0.101) e dell'art. 14a cpv. 4 dell'abrogata legge federale concernente la dimora e il domicilio degli stranieri del 26 marzo 1931 (LDDS).
8. Per poter ammettere la verosimiglianza, ai sensi dell'art. 7 LAsi, delle dichiarazioni determinanti rese da un richiedente l'asilo, occorre che le stesse abbiano insito un grado di convinzione logica tale da prevalere in modo preponderante sulla possibilità del contrario, così che quest'ultima risulti secondaria (v. GICRA 1993 n. 21, pag. 134 e segg.). In altri termini, le dichiarazioni devono essere attendibili, cioè resistenti alle obiezioni, precise, ovvero non generiche e non suscettibili di diversa interpretazione (altrettanto o più verosimile), e concordanti, o meglio non in contrasto fra loro e nemmeno con altri dati o elementi certi. Peraltro, il giudizio sulla verosimiglianza dev'essere il frutto di una valutazione complessiva, e non esclusivamente atomizzata, delle singole allegazioni decisive, in modo da consentire di limitare al minimo il rischio dell'approssimazione, ovvero il pericolo di fondare il giudizio valorizzando, contro indiscutibili postulati di civiltà giuridica, semplici impressioni dell'autorità giudicante (v. GICRA 1995 n. 23).
8.1 Il TAF osserva che, come rettamente rilevato dall'autorità inferiore nella decisione impugnata, le dichiarazioni determinanti in materia d'asilo rese dal ricorrente s'esauriscono in mere ed imprecise affermazioni di parte, non corroborate dal benché minimo elemento di seria consistenza. Non giova altresì al ricorrente la generica censura ricorsuale secondo la quale le divergenze rilevate dall'UFM sarebbero da attribuirsi alla traduttrice. Al riguardo, va segnatamente osservato che i due verbali sono stati riletti all'insorgente al termine delle rispettive audizioni, di modo che quest'ultimo ben avrebbe potuto e dovuto, usando della necessaria diligenza, segnalare l'esistenza d'eventuali d'errori nella traduzione delle sue dichiarazioni, ciò che però non ha fatto. Inoltre, il ricorrente si limita a mere congetture, non fondate su alcun indizio oggettivo, con riferimento alle minacce che peserebbero attualmente nei suoi confronti quale parente di persone che avrebbero combattuto per la libertà dell'Ossezia negli anni ottanta ed inizio novanta (il padre e lo zio). Dall'insieme degli atti di causa non è peraltro desumibile alcun indizio suscettibile di corroborare l'esistenza di una volontà persecutoria, ai sensi dell'art. 3 LAsi, da parte delle autorità statali o eventualmente di terzi nei confronti
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dell'insorgente. Il TAF osserva pure che non v'è ragione di ritenere, sulla base d'imprecise affermazioni di parte, che le competenti autorità statali georgiane non accorderanno al ricorrente, se del caso e nella misura in cui adeguatamente sollecitate, un'appropriata protezione contro eventuali futuri atti illeciti nei suoi confronti da parte di terzi. Infine, sia rilevato per sovrabbondanza, le allegazioni decisive rese dall'insorgente in corso di procedura con riferimento ai pregiudizi che avrebbe subito in Russia (Paese terzo) si limitano a vaghe ed imprecise affermazioni di parte, fermo restando la sussidiarietà della protezione internazionale in materia d'asilo rispetto a quella nazionale.
8.2 Da quanto esposto, consegue che sul punto di questione dell'asilo il ricorso, destituito d'ogni e benché minimo fondamento, non merita tutela e la decisione impugnata va confermata.
9. Il ricorrente non adempie le condizioni in virtù delle quali l'UFM avrebbe dovuto astenersi dal pronunciare l'allontanamento (art. 14 cpv. 1 e art. 44 cpv. 1 LAsi nonché art. 32 dell'ordinanza 1 sull'asilo relativa a questioni procedurali dell'11 agosto 1999 [OAsi 1, RS 142.311]).
10. Per gli stessi motivi citati al considerando 8 del presente giudizio, non emergono dalle carte processuali neppure elementi da cui desumere che l'esecuzione dell'allontanamento del ricorrente in Georgia possa violare l'art. 25 cpv. 2 della Costituzione federale della Confederazione Svizzera del 18 aprile 1999 (Cost., RS 101), l'art. 33 della Convenzione sullo statuto dei rifugiati del 28 luglio 1951 (Conv., RS 0.142.30), l'art. 5 LAsi (divieto di respingimento) nonché l'art. 83 cpv. 3 della legge federale sugli stranieri del 16 dicembre 2005 (LStr, RS 142.20).
11. La portata dell'art. 83 cpv. 3 LStr non si esaurisce, altresì, nella massima del "non-refoulement". Anche altri impegni di diritto internazionale della Svizzera possono essere ostativi all'esecuzione del rimpatrio, in particolare l'art. 3 CEDU o l'art. 3 della Convenzione contro la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti del 10 dicembre 1984 (Conv. tortura, RS 0.105). L'applicazione di tali disposizioni presuppone, peraltro, l'esistenza di serie e concrete ragioni per ritenere che lo straniero possa essere esposto, nel Paese verso il quale sarà allontanato, a dei trattamenti
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contrari a detti articoli; spetta all'interessato di rendere plausibile l'esistenza di siffatte serie e concrete ragioni.
11.1 Nel caso concreto non è dato rilevare – in sostanza per le ragioni già indicate al considerando 8 del presente giudizio – alcun serio indizio secondo cui l'insorgente potrebbe essere esposto in caso di rimpatrio al rischio reale ed immediato di un trattamento contrario a siffatte disposizioni. In altri termini, il ricorrente non ha saputo fornire un insieme d'indizi, oppure presunzioni non contraddette, sufficientemente gravi, precisi e concordanti quo ad un pericolo d'esposizione personale ad atti o fatti che si ritengono contrari all'art. 3 CEDU o all'art. 3 Conv. tortura. Infine, ai sensi della giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell'uomo, la situazione generale che regna in un Paese non comporta, ad essa sola, l'illiceità del rimpatrio secondo le disposizioni della Convenzione (GICRA 1995 n. 12 consid. 10a pag. 110 e segg. nonché relativi riferimenti).
11.2 Pertanto, e come rettamente ritenuto nel giudizio litigioso, l'esecuzione dell'allontanamento è lecita.
12. Occorre quindi esaminare se per il ricorrente vi siano pericoli concreti in caso d'esecuzione dell'allontanamento verso il suo Paese d'origine (art. 83 cpv. 4 LStr).
12.1 Come noto, in Georgia non vige attualmente una situazione di guerra, guerra civile o di violenza generalizzata che coinvolga l'insieme della popolazione sull'integralità del territorio nazionale. Da questo profilo, l'esecuzione dell'allontanamento è pertanto ragionevolmente esigibile.
12.2 Quanto alla situazione personale del ricorrente, il TAF constata che lo stesso è giovane ed ha un'ottima formazione ([...]). Non emerge altresì dalle carte processuali che soffra di seri problemi medici suscettibili d'ostare alla pronuncia dell'esecuzione dell'allontanamento (v. sulla problematica GICRA 2003 n. 24). Vi è dunque motivo di formulare una prognosi favorevole con riferimento alle effettive possibilità per il ricorrente di un suo adeguato reinserimento sociale in Georgia, quand'anche fosse, come preteso d'etnia osseta.
12.3 Ritenuto, infine, che neppure ad un esame d'ufficio delle carte processuali emergono circostanze, sussumibili all'art. 83 cpv. 4 LStr,
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che ostano alla pronuncia dell'esecuzione dell'allontanamento del ricorrente dalla Svizzera verso la Georgia, il ricorso non merita tutela nemmeno su tale punto di questione.
13. Peraltro, non risultano impedimenti neppure dal profilo della possibilità dell'esecuzione dell'allontanamento (art. 83 cpv. 2 LStr). Il ricorrente, usando della dovuta diligenza, potrà procurarsi ogni documento necessario al rimpatrio. L'esecuzione dell'allontanamento è dunque pure possibile.
14. Il ricorso, manifestamente infondato, è deciso in procedura semplificata (art. 111a LAsi) dal giudice unico, con l'approvazione di un secondo giudice (art. 111 lett. e LAsi).
15. Visto l'esito della procedura, le spese processuali, che seguono la soccombenza, sono poste a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1 e 5 PA nonché art. 3 lett. a del regolamento sulle tasse e sulle spese ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale dell'11 dicembre 2006 [TS-TAF, RS 173.320.2]).
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