Decision ID: 955dc3de-6dcf-52e7-8433-3d28be940a9e
Year: 2013
Language: it
Court: TI_TCAS
Chamber: TI_TCAS_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: social_law

ritenuto
in fatto
1.1. Con la petizione in oggetto AT 1 conviene in giudizio la CV 1, sua ex datrice di lavoro, postulando la condanna di quest’ultima ad assicurarlo al proprio istituto previdenziale (la _) retroattivamente per il periodo gennaio 2006-marzo 2011 con conseguente versamento dei contributi previdenziali. L’attore assevera in sostanza che il rapporto di collaborazione con la CV 1 è iniziato nel 2003 quale indipendente e che dal gennaio 2006 la CV 1 avrebbe disatteso l’obbligo imposto dalla Cassa cantonale di compensazione AVS/AI/IPG di assumerlo quale dipendente. Contestualmente l’attore fa valere danni economici stimati in almeno fr. 50'000.-- per trattenute illegali sul salario lordo, indennità per ferie/vacanze non pagate, nessuna retribuzione in caso di malattia o infortunio, false dichiarazioni all’“Ufficio AVS” e mancato allestimento dei certificati di salario necessari per le autorità fiscali. Egli sostiene pure di essere stato vittima di discriminazioni e che la sua attuale disastrosa situazione economica sarebbe imputabile all’imperizia e al disonesto e vergognoso comportamento dei dirigenti della CV 1.
1.2. Con la risposta 19 aprile 2013 (nel termine prorogato per la sua presentazione; cfr. III, IV, V e VI) la CV 1, patrocinata dall’avv. RA 1, fa dapprima valere l’incompe-tenza di questo Tribunale giacché la lite verterebbe sulla qualifica e sulla natura del contratto intercorso tra le parti sostenendo che vi è da chiarire se tra le parti è stato stipulato un contratto di lavoro o un mandato. Contestualmente – con argomentazioni di cui si dirà, se necessario, nel merito – fa valere che tra le parti non sarebbe mai sorto un contratto di lavoro, che lo stesso attore non l’avrebbe messa al corrente del suo statuto di dipendente come indicato nella decisione su opposizione del 13 agosto 2007 resa dalla Cassa cantonale di compensazione AVS/AI/IPG (doc. 1E) e che è sempre l’attore che avrebbe voluto mantenere lo statuto di indipendente. Quanto alla pretesa di fr. 50'000.-- per asseriti danni economici parte convenuta assevera che la stessa va fatta valere dinnanzi ad un tribunale civile.
1.3. Nel termine per presentare la replica (VIII), con “risposta” 4 maggio 2013, l’attore ha prodotto ulteriore documentazione e – contestata l’esistenza di un contratto tacito e consensuale di rapporto lavorativo da indipendente – si è confermato nelle domande formulate con la petizione (IX e allegati doc. M-S).
1.4. Con duplica 22 maggio 2013 parte convenuta – ribadite le proprie argomentazioni e contestate quelle dell’attore – ha prodotto ulteriore documentazione e chiesto di giudicare come postulato in risposta (XI e allegati CC-GG).
1.5. Con scritto 6 giugno 2013 parte convenuta ha chiesto quali nuove prove l’interrogatorio formale di _ e di _ e l’assunzione quale teste di _ (XIII).
1.6. Il TCA ha richiamato dalla Cassa cantonale di compensazione l’incarto completo relativo all’attore dando alle parti la facoltà di presentare osservazioni scritte sulla documentazione a loro trasmessa in copia (XV e XVII).
Su tale documentazione le parti hanno formulato le loro osservazioni (XX e XXI).
considerato

in diritto
In ordine
2.1.
Giusta l'art. 73 cpv. 1 LPP le controversie tra istituti di previdenza, datori di lavoro e aventi diritto sono decise da un Tribunale di ultima istanza cantonale.
Competente nel Canton Ticino è il Tribunale cantonale delle assicurazioni (art. 4 cpv. 1 della Legge concernente la vigilanza sugli istituti di previdenza professionale e sulle fondazioni, entrata in vigore il 1° gennaio 2012; RL 6.4.8.1)
.
Secondo l’art. 73 cpv. 3 LPP il foro è nella sede o nel domicilio svizzeri del convenuto o nel luogo dell’azienda presso la quale l’assicurato fu assunto.
Per quanto riguarda la natura del litigio, la competenza ex art. 73 LPP è data nella misura in cui trattasi di contestazioni aventi per oggetto questioni specifiche della previdenza professionale in senso stretto o in senso largo. Rientrano pertanto principalmente nella sfera d'applicazione dell'art. 73 LPP le controversie afferenti alle prestazioni assicurative, alle presta-zioni di libero passaggio (attualmente prestazioni di entrata e di uscita) e ai contributi previdenziali. Per contro le vie di diritto dell'art. 73 LPP non sono aperte qualora la controversia non trova fondamento giuridico nella previdenza professionale, anche se essa dovesse avere degli effetti rientranti nel campo di detta previdenza (DTF 125 V 168 consid. 2; DTF 122 V 323 consid. 2b e riferimenti ivi citati).
Secondo la giurisprudenza del TFA le pretese del lavoratore aventi per oggetto l'obbligo del datore di lavoro di assicurare i propri dipendenti così come il versamento, da parte del medesimo, dei contributi all'istituto di previdenza si fondano sull'art. 66 cpv. 2 e 3 LPP e costituiscono questioni specifiche della previdenza professionale in senso largo (DTF 129 V 320 con riferimenti, 122 III 59 consid.
2;
Meyer-Blaser
, Die Rechtsprechung von Eidgenössischem Versicherungsgerichts und Bundesgericht zum BVG, 1995-1999, in SZS 2000 p. 316; UFAS Bollettino LPP n. 53 del 5 ottobre 2000, n. 318).
Nel caso in esame, oggetto del contendere è sapere se AT 1 dev’essere assicurato ai fini previdenziali – con consecutivo obbligo contributivo – quale lavoratore in relazione all’attività dal lui svolta presso la CV 1 nel periodo gennaio 2006 - marzo 2011.
Parte convenuta sostiene che questo Tribunale non sarebbe competente a giudicare sulla presente petizione adducendo che
“(...) la controversia di fondo tra le parti non verte sul pagamento dei contributi sociali per il secondo pilastro, bensì sulla
qualifica e sulla natura del contratto intercorso tra le parti
. In sostanza v’è ancora da chiarire se tra le parti è stato stipulato un contratto di lavoro o un mandato. (...)”
(VII punto 4).
Al riguardo il TCA rileva che, da una parte (ribadito che oggetto della vertenza è l’invocato mancato ossequio, da parte della CV 1, dell’obbligo di assicurare l’attore per la previdenza professionale, in particolare per quanto riguarda il periodo gennaio 2006 - marzo 2011), si tratta quindi di una controversia di natura previdenziale ai sensi dell’art. 73 LPP, nella quale, in virtù della suevocata giurisprudenza federale, competente a statuire è questa Corte (per un caso in cui questo Tribunale ha qualificato come dipendente l’attività svolta dall’attore cfr. la STCA del 4 marzo 2011 inc. 34.2010.43). Dall’altra parte
–
a prescindere dal fatto che, come si vedra meglio in seguito (cfr. consid. 2.3 e 2.4), per lo statuto di salariato ai sensi dell’AVS (determinante anche per la previdenza professionale) la natura dal profilo del diritto civile del contratto che vincola le parti non costituisce un elemento decisivo per stabilire se si tratta di un’attività dipendente o indipendente
–
AT 1 con la petizione ha chiaramente chiesto che
“(...) la CV 1 è condannata ad assicurare l’attore al proprio istituto previdenziale _ retroattivamente per il periodo gennaio 2006-marzo 2011 con conseguente versamento dei contributi previdenziali. (...)”
(I).
Pacifica è la competenza territoriale dello scrivente TCA ai sensi dell’art. 73 cpv. 3 LPP, sia con riferimento alla sede di parte convenuta che al luogo dove l’attore sarebbe stato assunto.
Esulano invece dalla competenza del TCA, e in questo senso la petizione va dichiarata irricevibile, la pretesa di natura civilistica fatta valere per asseriti danni economici stimati dall’at-tore in almeno fr. 50'000.-- (cfr. consid. 1.1).
Nel merito
2.2. Ai sensi dell’art. 2 cpv. 1 LPP i lavoratori che hanno più di diciassette anni e riscuotono da un datore di lavoro un salario annuo di oltre 18'990 (stato al 1. gennaio 2005; RU 2004 1678) franchi sottostanno all’assicurazione obbligatoria. Se il lavoratore è occupato presso un datore di lavoro per un peri-odo inferiore a un anno, è considerato salario annuo quello che avrebbe percepito per un anno intero d’occupazione (art. 2 cpv. 2 LPP). L’art. 2 cpv. 4 LPP (in vigore dal 1. gennaio 2005; per il periodo precedente cfr. art. 2 cpv. 2 vLPP) prevede che il Consiglio federale disciplina l’obbligo assicurativo dei lavoratori che esercitano professioni in cui sono usuali fre-quenti cambiamenti di datore di lavoro o rapporti d’impiego di durata limitata. Determina le categorie di lavoratori che non sottostanno, per motivi particolari, all’assicurazione obbligatoria.
Secondo l’art. 7 cpv. 1 LPP i lavoratori che riscuotono da un datore di lavoro un salario annuo di oltre 18’990 franchi sottostanno all’assicurazione obbligatoria per i rischi morte e invalidità dal 1. gennaio dopo che hanno compiuto il 17° anno di età, e per la vecchiaia dal 1. gennaio dopo che hanno compiuto il 24° anno di età. È tenuto conto del salario determinante giusta la Legge federale del 20 dicembre 1946 sull’assicu-razione per la vecchiaia e per i superstiti. Il Consiglio federale può consentire deroghe (art. 7 cpv. 2 LPP).
Secondo l’art. 8 cpv. 1 LPP dev
’essere assicurata la parte del salario annuo da 22'155 sino a 75'960 franchi. Tale parte è detta salario coordinato. Se ammonta a meno di 3’165 franchi
all’anno, il salario coordinato dev’essere arrotondato a tale importo (art. 8 cpv. 2 LPP).
Dal 1. gennaio 2007 il salario minimo giusta gli artt. 2 e 7 LPP è stato aumentato a fr. 19'890, dal 1. gennaio 2009 a fr. 20'520 e dal 1. gennaio 2011 a fr. 20'880; gli importi massimi e minimi del salario coordinato giusta l’art. 8 cpv. 1 LPP corrispondono a fr. 23'205/fr. 79'560 (dal 1.1.2007), fr. 23'040/fr. 82'080 (dal 1.1.2009), fr. 24'360/fr. 83'520 (dal 1.1.2011); l’im-porto ex art. 8 cpv. 2 LPP è di fr. 3'315 dal 1.1.2007, fr. 3'420 dal 1.1.2009 e fr. 3'480 dal 1.1.2011 (art. 5 OPP 2 nel testo delle modifiche del 22 settembre 2006 [RU 2006 4159], del 26 settembre 2008 [RU 2008 4725] e del 24 settembre 2010 [RU 2010 4587]).
Ai sensi dell’art. 11 cpv. 1 LPP il datore di lavoro che occupa lavoratori da assicurare obbligatoriamente dev’essere affiliato a un istituto di previdenza iscritto nel registro della previdenza professionale. L’art. 11 cpv. 2 LPP dispone che se non è ancora affiliato a un istituto di previdenza, il datore di lavoro ne sceglie uno d’intesa con il suo personale o con l’eventuale rappresentanza dei lavoratori.
L’art. 66 LPP disciplina invece la ripartizione dei contributi tra datore di lavoro e lavoratore, la deduzione salariale ed il versamento dei contributi all’istituto di previdenza
.
2.3.
Con sentenza pubblicata in DTF 135 I 28 il TF – esaminata la propria giurisprudenza, la dottrina ed il materiale legislativo – ha segnatamente ribadito come le nozioni di “salariato”, “(lavoratore) indipendente” e di “datore di lavoro” ai fini previdenziali sono da intendersi ai sensi dell’AVS (DTF 135 I 38 consid. 5.3.1). Di conseguenza, la nozione di lavoro ex art. 11 LPP, non definita dalla legge, dev’essere intesa nel senso dell’AVS. Ciò in modo da evitare che per la stessa attività un salariato sia assicurato all’AVS ma non ai fini previdenziali o viceversa (DTF 135 I 38 consid. 5.3.2).
Va qui dunque ribadito che
i criteri giuridici dell’AVS (art. 5 cpv. 2 LAVS) sono determinanti anche per la previdenza professionale (SZS 2005 p. 232; DTF 123 V 277; RCC 1985 p. 369; cfr. anche art. 10 LPGA).
Secondo l’art. 12 cpv. 1 LAVS è considerato datore di lavoro (soggetto a contribuzione) chiunque paghi, a persone obbligatoriamente assicurate, una retribuzione ai sensi dell’art. 5 cpv. 2 LAVS. Giusta l’art. 5 cpv. 2
LAVS i
l salario determinante comprende qualsiasi retribuzione del lavoro a dipendenza d’altri per un tempo determinato od indeterminato. Esso comprende inoltre le indennità di rincaro e altre indennità aggiunte al salario, le provvigioni, le gratificazioni, le prestazioni in natura, le indennità per vacanze o per giorni festivi ed altre prestazioni analoghe, nonché le mance, se queste costituiscono un elemento importante della retribuzione del lavoro.
Quale salariato s’intende qualsiasi persona che eserciti un’at-tività dipendente (
Vetter-Schreiber
, BVG Kommentar, 2009, ad art. 2, n.1, p. 27 con rimando a DTF 128 V 25 e 115 Ib 41).
Per quanto concerne la qualifica dell'attività esercitata, la giurisprudenza federale ha precisato che gli accordi, le dichiarazioni delle parti, la natura dal profilo del diritto civile del contratto vincolante un assicurato a un datore di lavoro non costituiscono, in materia di AVS, elementi decisivi per stabilire se una persona eserciti un'attività lucrativa a titolo dipendente o indipendente (STFA H 322/03 dell
'
11 marzo 2005; STFA H 31/04 del 21 marzo 2005). In particolare, insolite costruzioni di diritto civile che devono servire a motivare un certo statuto di contribuzione in tale contesto non hanno alcun valore (RCC 1986 p. 650). Di principio si deve ammettere un'attività dipendente secondo l'art. 5 LAVS, quando una delle parti, rispetto all'altra, è subordinata per quanto concerne l'impiego del tempo o l'organizzazione del lavoro. Un altro indizio può essere dato da un rapporto di dipendenza economica oppure dal fatto che l'assicurato non sopporti il rischio economico a carico del datore di lavoro, il quale dirige la sua impresa e ne assume la responsabilità. Questi principi non comportano co-munque, da soli, soluzioni uniformi. Le manifestazioni della vita economica infatti possono assumere forme diverse e impreviste, così che è necessario lasciare alla prassi delle autorità amministrative e alla prudenza dei giudici il compito di stabilire in ogni caso particolare se ci si trovi di fronte ad attività indipendente. La decisione sarà determinata generalmente dalla priorità di certi elementi, quali il rapporto di subor-dinazione o il rischio sopportato rispetto ad altri che militano in favore di soluzioni diverse (STFA H 279/00 del 16 dicembre 2002; DTF 123 V 162 consid. 1, 122 V 171 consid. 3a e 3c, p. 283 consid. 2a, 119 V 161 consid. 2 e giurisprudenza ivi citata). Per poter decidere si dovrà vedere quali sono gli e-lementi predominanti nel caso concreto (STFA H 59/00 del 18 settembre 2000).
Secondo la giurisprudenza federale (ricapitolata in DTF 122 V 169 e DTF 122 V 284 consid. 2b; Pratique VSI 2001 p. 252) i criteri caratteristici di una attività indipendente sono ad esempio: investimenti di una certa importanza fatti dall’assicurato, utilizzo di locali propri e impiego di personale proprio (DTF 119 V 163 = Pratique VSI 1993 p. 226 consid. 3b). Il rischio economico imprenditoriale sussiste quando, indipendentemente dal risultato dell’attività, le spese generali incorse sono sopportate dall’assicurato (RCC 1986 p. 120 consid. 2b, p. 331 consid. 2d). Un altro indizio di un’attività lucrativa indipen-dente è l’esercizio, a nome proprio e per proprio conto, contemporaneo di diverse attività per altrettante società, senza che vi sia un rapporto di dipendenza con le stesse (RCC 1982 p. 176). Al riguardo, non è la possibilità giuridica di accettare dei lavori di diversi mandanti che è determinante, ma la situazione effettiva di ogni singolo mandato (RCC 1982 p. 208). Si è in presenza di un’attività dipendente quando le caratteristiche di un contratto di lavoro sono adempiute, vale a dire quando l’assicurato fornisce un lavoro entro un termine prestabilito, è economicamente dipendente dal “datore di lavoro” e, durante l’attività svolta, è integrato nell’azienda di quest’ultimo, e non può praticamente esercitare un’altra attività lucrativa (
Rehbinder
, Schweizerisches Arbeitsrecht, 15a edizione, 2002, pp. 39ss;
Vischer
, Der Arbeitsvertrag, SPR VII/1, p. 306 citati in: Pratique VSI 1996 p. 258 consid. 3c). Costituiscono indizi in questo senso l’esistenza di un piano di lavoro, la necessità di stilare un rapporto sul lavoro eseguito, come la dipendenza dalle infrastrutture sul luogo del lavoro (RCC 1982 p. 176). Il rischio economico dell’assicurato, in questo caso, risiede nella dipendenza (esclusiva) dal risultato del lavoro personale (RCC 1986 p. 126 consid. 2b, p. 347 consid. 2d) o, in caso di attività regolare, nel fatto che nell'eventualità di una cessazione di questo rapporto di lavoro, egli si trovi in una situazione simile a quella di un salariato che perde il suo impiego (DTF 119 V 163 = Pratique VSI 1993 p. 226 consid. 3b).
2.4. Nella fattispecie concreta, dopo attento esame della documentazione agli atti, questo TCA non può che qualificare co-me dipendente l’attività svolta dall’attore presso la CV 1 nel periodo qui litigioso.
Dagli atti emerge infatti quanto segue.
Con lettere 9 aprile e 15 maggio 2003 la Cassa cantonale di compensazione AVS/AI/IPG ha comunicato a AT 1 l’affiliazione dal 1. gennaio 2003 alla categoria indipendente e la conferma dell’iscrizione come assicurato esercitante attività lucrativa indipendente principale dalla medesima data (cfr. doc. XVI/34-35 dell’ incarto CCC/AVS).
Nella “Dichiarazione” del 9 febbraio 2005, indirizzata a “AT 1 A CV 1” la Cassa cantonale di compensazione AVS/AI/IPG (di seguito la Cassa) ha confermato l’iscrizione di
“(...) AT 1, residente a _, alla Cassa cantonale di compensazione AVS/AI/IPG come assicurato esercitante attività lucrativa indipendente principale (metalcostruzioni, montaggi) dal
01.01.2003
a tutt’oggi. (...)”
(doc. 1M; cfr. anche doc. M).
La Cassa, con “Decisione di affiliazione come indipendente respinta (riesame)” del 19 aprile 2007 (doc. 1D)
–
osservato che
“(...) dall’esame della documentazione risulta che, non sopporta personalmente un vero e proprio rischio economico, in quanto non fattura direttamente le sue prestazioni al cliente finale, bensì fattura a ditte del ramo quale prestatore di manodopera, e di conseguenza il rischio economico è sopportato unicamente dalle medesime, emerge una dipendenza economica (fatturazione mensile). (...)”
(doc. 1D)
–
, ha poi stabilito che per AT 1 non erano più dati i requisiti sanciti dal diritto delle assicurazioni sociali per poterlo considerare quale indipendente e ha proceduto allo stralcio della sua affiliazione con effetto dal 31 dicembre 2005.
Questa decisione è stata trasmessa in copia alla società convenuta
(
nella sua veste di ditta del ramo a cui l’attore fatturava quale prestatore di manodopera; nella decisione si legge infatti che
“(...) dalla documentazione risulta che non sopporta personalmente un vero e proprio rischio economico, in quanto non fattura direttamente le sue prestazioni al cliente finale, bensì fattura a ditte del ramo quale prestatore di manodopera, e di conseguenza il rischio economico è sopportato unicamente dalle medesime, emerge una dipendenza economica (fatturazione mensile). Va ricordato che il prestito di manodopera, è considerato a tutti gli effetti, un’attività di statuto dipendente. (...)”
; doc. 1D
)
che, nonostante ne avesse avuto la possibilità
–
nella DTF 132 V 257 il TFA cambiando la propria giurisprudenza ha stabilito infatti che
“(...) Una decisione di rifiuto di affiliazione di una persona assicurata a titolo di lavoratrice indipendente e d'iscrizione al registro è di natura formatrice. La competente cassa di compensazione deve pertanto rendere una decisione e, se del caso, una decisione su opposizione suscettibile di essere impugnata per via di opposizione, rispettivamente per via di ricorso. Tali decisioni devono di principio ugualmente essere notificate, nella misura in cui sono noti, anche al datore di lavoro o eventualmente a chi è tenuto a occuparsi della contabilità o del pagamento dei contributi (cambiamento di giurisprudenza) (...)”
(regesto della DTF 132 V 257)
–
non ha sollevato opposizione.
L’opposizione interposta dall’attore
–
con scritto del 25 aprile 2007 AT 1 ha contestato la decisione del 19 aprile 2007 con cui la Cassa cantonale di compensazione AVS/AI/IPG aveva stabilito che non erano più dati i requisiti sanciti dal diritto delle assicurazioni sociali per poterlo considerare quale indipendente rilevando, in particolare, che
“(...) i miei clienti finali non sono quelli che Voi intendete. In effetti, a loro volta, vendono ciò chi io ho venduto loro. Sono però semplici clienti e non è affatto vero che siano clienti sicuri. Che siano intermedi o finali la certezza di essere pagato non sussiste. Quindi ho pur sempre un rischio economico, come tutti gli indipendenti. Sottolieneo quindi che non è affatto vero che non abbia rischio economico. E non ho pure certezza di lavoro che è pur sempre un altro rischio che il dipendente non ha o ha in maniera diversa. Faccio notare che mai mi sono stati detratti gli oneri sociali da chi che sia. Proprio perché sono sempre stato considerato indipendente e mai assunto in qualità di dipendente. (...)”
(doc. XVI/13 dell’ incarto CCC/AVS)
–
è sfociata nella decisione su opposizione del 13 agosto 2007 (cresciuta incontestata in giudicato) con la quale la Cassa ha confermato la decisione del 19 aprile 2007 rilevando, in particolare, che
“(...) 4. In considerazione delle osservazioni formulate dall’opponente nel suo scritto di opposizione, la Cassa ha scritto all’assicurato, in data 10 maggio 2007 e successivamente richiamato in data 12 giugno 2007, di trasmetterci la documentazione a comprova, che fattura le sue prestazioni ai clienti finali. 5. A tutt’oggi l’opponente non ha dato seguito alcuno alla richiesta della Cassa, quindi implicitamente dimostra che, il suo rapporto professionale è quello che la Cassa in sede d’accertamento è giunta, ossia di lavoratore “dipendente”. (...)”
(doc. 1E).
Dall’estratto del conto individuale risulta in effetti che AT 1, dopo l’attività indipendente esercitata negli anni dal 2003 al 2005 (cfr. estratto completo del conto individuale sub doc. XVI/2 e XVI/6 dell’ incarto CCC/AVS), è stato affiliato quale dipendente della CV 1 negli anni dal 2006 al 2011 (cfr. doc. A, N e XVI/2 dell’ incarto CCC/AVS).
Dalla “Chiusura conto” del 4 febbraio 2008 relativa al periodo 1.1.2006 - 31.12.2006 emerge poi che la CV 1 ha pagato i contributi paritetici per quell’anno (doc. 1P). Non può qui non essere rilevato l’incongruente comportamento della società convenuta che da una parte sostiene che l’attore sarebbe indipendente e dall’altra ha versato i contributi paritetici AVS considerandolo quale dipendente. Giova qui ricordare che
la nozione di lavoro ex art. 11 LPP, non definita dalla legge, dev’essere intesa nel senso dell’AVS e ciò in modo da evitare che per la stessa attività un salariato sia assicurato all’AVS ma non ai fini previdenziali o viceversa (DTF 135 I 38 consid. 5.3.2).
Che la convenuta potesse e dovesse ritenere l’attore quale dipendente lo si desume inoltre anche dal fatto che
–
dopo aver sostenuto il 2 novembre 2007 che
“(...) non abbiamo mai assunto e non intendiamo assumere il Signor AT 1. Se il Signor AT 1 non potrà più esercitare la libera professione, non rientrerà più nei nostri piani di collaborazione aziendale. (...)”
(doc. 1/H)
–
nella lettera 17 dicembre 2007 ha comunicato alla Cassa cantonale di compensazione che
“(...) con questo nostro scritto chiediamo, se non potete renderlo dipendente a partire dal 2008 come riterremmo più corretto, almeno di:
▪
riconoscere almeno un 30% di spese generali da lui sostenute (mezzo proprio, attrezzi, trasferte).
▪
che gli acconti da lui pagati nel 2006 vengano scalati sulle prestazioni dovute nel 2006 (oltretutto visto che ci ritenete responsabili del suo dovuto). (...)”
(doc. 1/N). La convenuta
–
vista la risposta del 31 gennaio 2008 con la quale la Cassa cantonale di compensazione confermava che con decisione del 19 aprile 2007 aveva respinto l’affiliazione nella categoria degli indipendenti con effetto dal 31 dicembre 2005, decideva di riconoscere un rimborso spese forfettario del 10% e richiedeva una cessione di credito per poter procedere ad una compensazione dei contributi personali pagati dall’attore nel 2006 (cfr. doc. 1/Q)
–
ha poi pagato i contributi paritetici per l’anno 2006 (cfr. doc. 1/P) e in seguito trasmesso alla Cassa cantonale di compensazione le fatture per gli anni dal 2007 a aprile 2011 con richiesta di invio del conteggio dei contributi dovuti sulla base degli stessi parametri dell’anno precedente (cfr. doc. 1/S1, 1/T1, 1/U1, 1/V1 e 1/Z1).
Ritenuto come AT 1 non abbia provato di fatturare le sue prestazioni a diversi clienti finali
–
così come risulta dalla decisione del 19 aprile 2007 e dalla decisione su opposizione del 13 agosto 2007 (doc 1/D e 1/E; vedi anche il doc. XVI/12 dell’ incarto CCC/AVS)
–
la Cassa cantonale di compensazione ha ritenuto l’attore quale dipendente della CV 1 dal 1. gennaio 2006 al 30 aprile 2011 (cfr. doc. XVI/2 dell’ incarto CCC/AVS). Al riguardo giova qui rilevare che nella sentenza H 119/04 dell’8 agosto 2005, nel caso di una ditta che pretendeva che un muratore fosse ritenuto indipendente anche perché prestava il suo servizio in favore di altre imprese assumendosi il rischio del suo operato, il TFA ha confermato il giudizio di questo Tribunale che, nel periodo controverso, lo aveva ritenuto dipendente in quanto egli aveva un unico committente. L’Alta Corte ha, in particolare, rilevato che
“(...)
va infatti evidenziato che, malgrado potesse gestire in apparenza la sua attività con una certa libertà quanto all'organizzazione del lavoro - seppur nelle modalità sopra descritte che rendevano almeno parzialmente necessario il ricorso agli strumenti di lavoro messi in dotazione dalla G._ Sagl - e all'impiego del suo tempo - seppur nei termini di esecuzione fissatigli dalla ricorrente -, C._, durante il periodo febbraio 2001 - ottobre 2002, non ha comunque assunto un rischio aziendale ed economico tipico di un imprenditore. Basti a tal proposito confrontare l'entità - praticamente identica per i due anni - della retribuzione percepita dalla G._ Sagl nel 2001 (fr. 80'331.-) e nel 2002 (fr. 80'319.-) con il volume delle fatture da lui emesse a conto di terzi (fr. 1'300.- per il 2001, fr. 3'592.- per il 2002). Da tale raffronto emerge con tutta evidenza la sua subordinazione economica - tipica e parificabile a quella di un lavoratore dipendente - dalla società ricorrente come pure il fatto che tale attività, come da lui stesso (implicitamente) riconosciuto, rappresentava la sua primaria fonte di sostentamento (per un caso analogo cfr. la sentenza del 16 dicembre 2002 in re D., H 279/00, in cui il Tribunale federale delle assicurazioni ha ugualmente qualificato come dipendente l'attività lavorativa esercitata da un'appaltatrice che, perlomeno per un determinato periodo, aveva lavorato per un'unica committente).
[...]
Nel caso di specie, dopo essere stato giustamente ritenuto indipendente per l'anno 2000 - sivvero che la Cassa non ha proceduto ad alcuna ripresa salariale -, l'interessato deve essere considerato quale lavoratore dipendente per il periodo da febbraio 2001 ad ottobre 2002 avendo egli lavorato in sostanza quasi esclusivamente per la ricorrente ed avendo da essa percepito importi non indifferenti. (...)”
(STFA H 119/04 consid. 4.5).
Che il rischio economico non lo sopportasse l’attore lo si desume poi dal fatto che le fatture emesse per l’attività svolta dal 1° gennaio 2006 al 30 aprile 2011
–
indipendentemente dalla questione a sapere chi le abbia emesse; al riguardo la società convenuta nella risposta del 19 aprile 2013 sostiene che
“(...) mandava regolarmente alla cassa di compensazione anno dopo anno a partire dal 2006
l’elenco delle fatture
che l’attore aveva presentato all’indirizzo della convenuta allegando le relative fatture, corredate da ricevuta dell’attore (...)”
(VII pag. 4) mentre l’attore, nello scritto del 4 maggio 2013, osserva che
“(...) sostenere che l’attore presentava fatture all’indirizzo della convenuta è assurdo! L’attore non aveva e non ha i mezzi e la necessaria competenza per redigere delle fatture al computer. Le fatture erano emesse dalla convenuta a nome dell’attore dopo aver attentamente controllato le ore lavorate dall’attore (vedi doc. O) e quest’ultimo doveva sottoscrivere le pseudo-fatture prima di poter ricevere il denaro in contanti. (...)”
(IX pag. 3)
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sono state tutte indirizzate alla CV 1 che le ha vistate e che l’attore ha firmato per ricevuta (cfr. doc. 1R/1-14, 1S/1-13, 1T/1-13, 1U/1-13, 1V/1-13 e 1z/1-5). Dalle stesse fatture risulta pure che dall’aprile 2007 (mese in cui la succitata decisione del 19 aprile 2007, con cui la Cassa aveva respinto l’affiliazione dell’attore quale indipendente, era stata trasmessa in copia alla convenuta; cfr. doc. 1D) sono stati, in particolare, dedotti i contributi paritetici e quelli per la disoccupazione (cfr. doc. 1S/2-10, 1T/2-13, 1U/2-13, 1V/2-13 e 1Z/2-5). Dette evenienze dimostrano come la società convenuta non poteva in ogni caso ritenere l’attore quale indipendente e questo a maggior ragione ritenuto anche che, come emerge dal doc. O, l’attività svolta dall’attore risulta inserita in un contesto gerarchico visto che egli presentava un rapporto settimanale che veniva accettato dalla CV 1.
Va inoltre ribadito che
–
ricordato che, come accennato (cfr. consid. 2.4), per la qualifica dell’attività esercitata gli accordi, le dichiarazioni delle parti, la natura dal profilo del diritto civile del contratto vincolante un assicurato a un datore di lavoro non costituiscono, in materia di AVS, elementi decisivi per stabilire se una persona eserciti un'attività lucrativa a titolo dipendente o indipendente e che insolite costruzioni di diritto civile che devono servire a motivare un certo statuto di contribuzione in tale contesto non hanno alcun valore
–
ai fini della determinazione (dipendente o indipendente) dell’attività svolta dall’attore é irrilevante la questione a sapere chi esattamente volesse e quale fosse l’interesse a mantenere lo statuto di indipendente.
Inoltre, con scritto 20 dicembre 2010, la CV 1 ha notificato la “Disdetta rapporto di lavoro” così motivata:
“(...) a seguito di una ristrutturazione aziendale, le disdiciamo il rapporto di lavoro; con regolare preavviso di tre mesi, il rapporto con la nostra azienda terminerà il 31 marzo 201. (...)”
(doc. B, sottolineature del redattore); concludendo che
“(...) la ringraziamo per il periodo che è stato alle nostre dipendenze e le auguriamo un futuro professionale ricco di soddisfazioni. (...)”
(doc. B, la sottolineatura è del redattore). Anche dal tenore della disdetta risulta pertanto che la CV 1 riteneva l’attore quale dipendente e che la stessa non ha rescisso, come sostenuto, un mandato, ma appunto un “
rapporto di lavoro con regolare preavviso di tre mesi
”. Del resto anche nello scritto del 18 maggio 2012 la CV 1 ha, in particolare, evidenziato che
“(...) il salario convenuto (ben superiore a quanto prevede la prassi in Ticino) comprendeva pure la parte della trattenuta AVS/AD a carico del datore di lavoro. (...)”
(doc. E).
Non va poi dimenticato che il 31 dicembre 2011 la CV 1 ha emesso il certificato di salario dell’attore per il periodo dal 1° gennaio al 30 aprile 2011 (doc. R) e che a quest’ultimo pure è stato riconosciuto il diritto agli assegni familiari (cfr. la decisione del 30 marzo 2011 valida dal 01.01.2009 sub doc. P).
Non da ultimo va evidenziato come nelle more della presente procedura la CV 1 non si è pertinentemente confrontata con gli elementi che caratterizzano l’asserita natura indipendente dell’attività svolta dall’attore, rispettivamente con i requisiti che delimitano l’attività indipendente da quella dipendente.
In queste circostanze, sostenere ora che si trattava di attività lucrativa indipendente non trova alcuna conferma nella realtà, ma anzi rasenta la temerarietà.
Va poi fatto presente che i salari percepiti dall’attore nel periodo in questione (dal 1° gennaio 2006 al 30 aprile 2011), soggetti all’AVS ed iscritti nel suo conto individuale, superano il limite salario minimo ex art. 7 LPP (cfr. doc. A e N; vedi anche consid. 2.2).
In conclusione, visto quanto sopra, l’attività svolta da AT 1 presso la CV 1 è all’evidenza di natura dipendente, con consecutivo obbligo d’assicurazione ai fini previdenziali per il periodo (ancorché l’attore l’abbia chiesto dal gennaio 2006 a marzo 2011 e in virtù della massima d’ufficio; cfr.
Vetter-Schreiber
, op. cit., ad art. 73, n.27 e 28, p. 228)
1. gennaio 2006 – 30 aprile 2011.
Nella misura in cui è ricevibile (cfr. consid. 2.1), la petizione deve di conseguenza essere accolta.
2.5. Con scritto 6 giugno 2013 l’avv. RA 1 ha chiesto l’interrogatorio formale di _ e _ (membri del Consiglio di amministrazione della CV 1) e l’audizione quale teste di _ (segretaria della CV 1) (XIII).
Per costante giurisprudenza, dal diritto di essere sentito ai sensi dell'art. 29 cpv. 2 Cost. deve, tra l'altro, essere dedotto il diritto per l'interessato di fornire prove circa i fatti suscettibili di influire sul provvedimento, quello di poter prendere visione dell'incarto, di partecipare all'assunzione delle prove, di prenderne conoscenza e di determinarsi al riguardo (DTF 127 I 56, 126 I 16, 124 V 181, 375). Sono in ogni caso ammesse soltanto le prove giuridicamente determinanti ai fini del giudizio; possono inoltre essere respinti i mezzi di prova atti a provare una circostanza già chiara, i mezzi di prova che non porterebbero alcun chiarimento alla fattispecie o, ancora, che so-no noti all’autorità per sua conoscenza diretta o indiretta (DTF 120 V 360). Quindi, se gli accertamenti svolti d'ufficio permettono all'amministrazione o al giudice, che si sono fondati su un apprezzamento diligente delle prove, di giungere alla convinzione che certi fatti presentino una verosimiglianza prepon-derante, e che ulteriori misure probatorie non potrebbero modificare questo apprezzamento, è superfluo assumere altre prove (apprezzamento anticipato delle prove;
Kieser
, Das Verwaltungsverfahren in der Sozialversicherung, 1999, p. 212;
Kölz/Häner
, Verwaltungsverfahren und Verwaltungs- rechtspflege des Bundes, 1998, p. 39 no. 111 e p. 117 no. 320; DTF 122 II 469, 122 III 223). In tal caso non sussiste una violazione del diritto di essere sentito conformemente all'art. 29 cpv. 2 Cost. (SVR 2001 IV N. 10 p. 28; DTF 124 V 94).
Nel caso in esame, la documentazione agli atti è, come visto, sufficiente per statuire nel merito della vertenza, per cui l’as-sunzione di ulteriori mezzi di prova non appare necessaria.
2.7. L
a presente procedura è gratuita (art. 73 cpv. 2 LPP in relazione all’art. 20 cpv. 1 Lptca).