Decision ID: 0b989748-3c98-5624-838b-656a45007d3e
Year: 2014
Language: it
Court: TI_TE
Chamber: TI_TE_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: public_law

{"ritenuto, in fatto","1.MIST 1 e MIST 2 erano comproprietari (fino al 22 novembre 2013) per metà ciascuno del mappale no. 1190 RFD _ (località “_”), così censito: NE mq 698 superficie non edificata","- rivestimento duro - humus","Trattasi di terreno prativo, con piante e fiori, caratterizzato da due fasce pianeggianti divise da un sobbalzo di un paio di metri di dislivello. La costruzione esistente sul limitrofo mappale no. 1180, dei medesimi comproprietari, ha una veranda coperta edificata sul suddetto mappale no. 1190, ed un accesso principale – attualmente – da quest’ultimo mappale (con alcuni gradini, a causa del dislivello tra i due fondi). A meridione del mappale no. 1190 vi è un fondo (part. 1194) edificato fino in prossimità del confine con la part. 1190; ad oriente vi è pure un fondo con un’abitazione (separato da un camminamento pubblico che conduce al nucleo soprastante), e ad occidente vi sono giardini ed orti prospicienti abitazioni del nucleo.","2.Il Piano regolatore (PR) precedente (2 agosto 1989) aveva compreso il mappale no. 1190 nella zona R2s (Residenziale speciale), regolata all’art. 37 v. NAPR. Tale norma recitava:","“Costruzioni concesse: residenziali, commerciali e aziende non moleste. È ammessa la contiguità. L’altezza massima alla gronda è di m. 6.00. L’altezza al colmo è di m. 8.00. I.O. massimo 30% I.S. massimo 0.4 La distanza minima dal confine deve essere di m. 4. I tetti a spiovente devono avere falde che non superano la pendenza del 50%. Copertura in tegole di laterizio o coppi di colore scuro. La percentuale degli edifici quali residenze secondarie nella zona R2s, è del 50%, calcolato sul numero effettivo degli alloggi.”","Il nuovo PR, approvato dal Consiglio di Stato con risoluzione no. 400 del 23 gennaio 2008, ha invece inserito detto fondo in zona NV (Nucleo Vecchio). Per il suddetto mappale vale ora l’art. 30 NAPR (Spazi liberi e parchi privati), che recita:","1. Gli spazi liberi privati delle corti, degli orti e dei giardini nonché i parchi privati indicati nel Piano delle costruzioni devono in principio rimanere liberi da costruzioni. Sono ammesse costruzioni sotterranee, purché sia prevista la copertura a verde delle stesse. 2. Questi spazi devono essere tenuti decorosamente. Il Municipio può provvedere direttamente alla loro cura, quando questo non venga regolarmente eseguita dal proprietario, a spese di quest’ultimo.","3.Con scritto del 26 marzo 2010 i comproprietari hanno chiesto al Comune un indennizzo di fr. 210'900.-- per espropriazione materiale. L’8 giugno 2010 il Comune ha negato qualsivoglia indennizzo.","4.Il 13 settembre 2010 MIST 1 e MIST 2 hanno inoltrato al Tribunale di espropriazione un’istanza di pretese di indennità per espropriazione materiale per fr. 211'000.--, oltre ad interessi al 5% dal 26 marzo 2010 ed a spese e ripetibili protestate. Con risposta del 15 novembre 2010 il comune ha chiesto la reiezione integrale dell’istanza. In replica e duplica, le parti si sono confermate nelle rispettive richieste.","5.All’udienza del 20 maggio 2011, la parte istante ha chiesto ed ottenuto di produrre nuova documentazione. Con scritto del 24 maggio 2011 la parte istante ha prodotto documenti relativi al pagamento di una tassa di allacciamento alla canalizzazione ed alla rete dell’acqua potabile ed un piano delle canalizzazioni, nonché un calcolo di contributi di miglioria in località “_” per strada e posteggi (al fine di sostanziare, per quanto attiene al parametro di calcolo dei contributi, che il fondo è stato urbanizzato e considerato edificabile). Limitatamente a detti contributi la richiesta di acquisizione agli atti è stata avversata dal Comune con scritto del 3 giugno 2011, perché ritenuta tardiva e comunque inconferente. Esperito il sopralluogo, la procedura è rimasta sospesa per trattative tra le parti. Il 9 settembre 2012 gli istanti hanno chiesto la riattivazione della procedura, per mancata intesa tra dette parti (dovuta, a loro dire, al mancato consenso in merito all’accordo del Dipartimento del Territorio). Il 13 novembre 2012 il Comune ha confermato il mancato accordo, ritenendo tuttavia che detto scritto e le motivazioni del mancato accordo non potessero figurare agli atti di causa, in virtù delle norme deontologiche vigenti per gli avvocati patrocinatori. Le parti si sono infine riconfermate, in sede di conclusioni scritte, nelle rispettive domande."}

{"6.Il 22 novembre 2013 è stata iscritta a Registro fondiario (dg _) la vendita dei mappali no. 1180 e 1190 RFD _ a _ e _ (in comproprietà per un mezzo ciascuno). Il prezzo è stato pattuito in fr. 895'000.-- senza suddivisione del medesimo tra i due fondi. Nulla è indicato nel rogito in relazione alla presente procedura; vi è unicamente l’indicazione del subentro degli acquirenti in eventuali procedure ricorsuali relative a contributi di miglioria per la costruzione di una strada di accesso ai mappali ad opera del Comune. Nulla è stato comunicato dalle parti allo scrivente Tribunale in merito alla suddetta alienazione; gli atti sono stati acquisiti d’ufficio dal Tribunale. in diritto","7.Si devono avantutto risolvere le contestazioni relative all’ammissibilità della produzione degli atti di parte istante. La legge cantonale di espropriazione dell’8 marzo 1971 non prevede alcunché in materia di produzione di documenti. Ne consegue l’applicabilità, per rinvio (art. 70Lespr), della Legge cantonale di procedura per le cause amministrative del 19 aprile 1966, che prevede che il Tribunale accerta d’ufficio i fatti, non è vincolato alle domande di prova delle parti, valuta le prove secondo libero convincimento ed applica d’ufficio il diritto (art. 18 cpv. 1 LPamm). Ne consegue che i documenti prodotti dagli istanti possono essere acquisiti agli atti; una tardiva produzione può generare quindi al massimo (ma non è il caso nella fattispecie) una ripartizione dei costi procedurali che tenga conto dell’aggravio causato alla procedura dalla produzione susseguente allo scambio degli allegati. D’altronde, la parte convenuta ha potuto compiutamente esprimersi in merito alla (da lei contestata) valenza dei documenti in oggetto. È vero che deontologicamente trattative bonali dovrebbero restare confinate agli atti privati delle parti, e non sfociare in quelli di causa. La questione attiene comunque essenzialmente ai rapporti fra i patrocinatori ed alla competente Autorità che vigila in detti rapporti. In ogni caso, e comunque, questo Tribunale non ritiene pregiudizievole in alcun modo per il Comune il fatto che esso abbia dato disponibilità ad una soluzione alternativa, e che tale soluzione non abbia potuto essere implementata per il divieto imposto in merito dal Dipartimento del Territorio. In effetti, un Comune è libero di (volere) modificare il proprio PR. Da ciò non deriva comunque alcuna influenza nel presente procedimento, basato su di una richiesta di indennizzo per espropriazione materiale: se ricorrono (o meno) gli estremi di una tale espropriazione dipende dall’ossequio (o meno) dei criteri normativi e giurisprudenziali che di seguito saranno sviscerati. Tali criteri sono del tutto indipendenti dall’esistenza di un’eventuale disponibilità comunale ad una soluzione pianificatoria più vicina alle richieste degli istanti, così che tale eventuale disponibilità è comunque del tutto inconferente per la presente procedura. I documenti prodotti dagli istanti possono quindi essere acquisiti agli atti, senza pregiudizio per il giudizio nel merito, nel quale si entra ai punti seguenti. Preliminarmente dev’essere però ancora esaminata la legittimazione attiva degli istanti, alla luce dell’alienazione del mappale no. 1190. In effetti la capacità di essere parte rappresenta un presupposto processuale (art. 59 cpv. 2 let. c CPC, applicabile per analogia). Il Giudice deve quindi verificarne l’esistenza d’ufficio (art. 60 CPC) ed in ogni stadio di causa, in applicazione del principio inquisitorio limitato (Cocchi/Trezzini/Bernasconi, Commentario al codice di diritto processuale svizzero – CPC, ed. ADV, art. 60 pag. 202). La Lespr è però silente in merito alla problematica dell’alienazione del fondo in corso di causa. È quindi necessario attendersi alla LPamm, in virtù dell’esplicito rinvio ad essa (art. 70 LEspr.). Sennonché, pure nella LPamm nulla è previsto in materia; giocoforza si devono quindi esaminare le norme del Codice di Procedura Civile (CPC), pure per esplicito rinvio (art. 24 LPamm, perlomeno per quanto attiene - come alla fattispecie - alla successione nel processo). Orbene, l’art. 83 cpv. 1 CPC prevede che se l’oggetto litigioso è alienato durante il processo, l’acquirente può subentrare nel processo al posto dell’alienante. Si tratta però di mera facoltà, non di automatismo. Se il consenso della controparte non è necessario, occorre però che l’alienante si ritiri dal processo, e che l’acquirente opti per il subentro. Se l’alienante non si ritira, come può effettivamente (non) fare, trattandosi di sua facoltà, il processo continua tra le parti originarie (Cocchi/Trezzini/Bernasconi, Commentario al codice di diritto processuale svizzero – CPC, ed. ADV, art. 83, pag. 316 e 318). Poiché nulla risulta essere stata pattuito dalle parti in merito, gli istanti restano parti al processo e godono quindi (ancora) della legittimazione attiva.","8.Secondo la vigente giurisprudenza, vi è espropriazione materiale, che dà diritto ad una piena indennità, quando l’uso attuale od il prevedibile uso futuro di una proprietà immobiliare è vietato o ridotto in modo particolarmente grave, così che il proprietario colpito è privato delle facoltà essenziali dipendenti dal diritto di proprietà medesimo. Una limitazione di minore rilievo può ugualmente costituire espropriazione materiale ove essa colpisca un solo proprietario od un numero ristretto di proprietari in modo tale che, fosse loro negato l’indennizzo, essi sarebbero costretti a sopportare, a beneficio della comunità, un sacrificio per loro eccessivo e incompatibile con il principio della parità di trattamento. In entrambi i casi il miglio uso del fondo è da prendere in considerazione solo se, al momento determinate, esso appare come molto probabile in un prossimo avvenire; un tale miglio uso del fondo va riferito, di regola, alle concrete è in fatto per la legge – possibilità edificatorie del terreno medesimo (DTF 123 II 489 c. 6a, 121 II 417 c. 4a, 119 Ib 124 c. 2b; RDAT 1990 n. 67 e 85, I-1991 n. 68, I-11992 n. 49; Grisel, Traité de droit administratif, 1984, voll II, p. 769; Riva, Hauptfragen der materiellen Enteigung, 1990, p. 113 ss). Premessa al riconoscimento di qualsivoglia indennità è dunque l’idoneità del fondo colpito ad essere oggetto di sfruttamento edilizio in un prossimo futuro (DTF 131 II 151 consid. 2.1; TRAM 24.8.2007 in re SNL/Comune di L.).","9.La problematica verte quindi sul grado di ingerenza dell’atto pianificatorio nella sfera protetta e sul potenziale edificatorio, elementi che soggiacciono ad una ponderazione oggettiva ed assurgono a criteri decisivi per il giudizio sulla legittimità di un eventuale risarcimento. In quest’ottica occorre vagliare tutti gli elementi che quantificano il fondo influenzandone le possibilità di sfruttamento – riconducibili tanto alla legislazione vigente in materia pianificatoria ed edilizia, quanto alla effettiva e prevedibile utilizzazione del suolo ed alle qualità del fondo medesimo – al fine di accertare se, al momento dell’istituzione del vincolo, l’edificabilità fosse una realtà di fatto concreta ed attuabile a breve termine oltre che giuridicamente ammissibile.","10. Nel tema specifico dell’espropriazione materiale assume importanza il concetto di dezonamento. Esso si produce quando l’autorità pianificatoria estromette un fondo da una zona già definita come edificabile da un piano di utilizzo conforme alla Legge sulla pianificazione del territorio (LPT), per attribuirlo ad una zona non edificabile. Benché in quest’ottica possa dirsi limitativo del diritto di proprietà, non necessariamente il dezonamento si traduce automaticamente anche in un’espropriazione materiale: infatti la circostanza è comunque soggetta ad un’obbligatoria verifica in relazione alle particolarità del fondo (Riva, op. cit., no. 140, 161-163). Viceversa l’autorità pianificatoria che, adottando il suo primo piano di utilizzazione conforme alla LPT, omette di attribuire un terreno alla zona edificabile attua non un dezonamento, bensì una cosiddetta non-attribuzione, che secondo un’opinione diffusa, non adempie ai presupposti dell’espropriazione materiale e quindi nemmeno legittima un risarcimento (Riva, op. cit., no. 114, 141-145; DTF 121 II 417 c. 3e, 122 II 326 c. 4, 125 II 431 c. 3b; RDAT II-1998 no. 47 c. 3b). E’ risaputo infatti che la legislazione in materia di pianificazione del territorio è, per sua stessa essenza, dinamica, così che il nostro ordinamento giuridico non riconosce al proprietario un generico diritto all’attribuzione del fondo a una zona edificabile o al mantenimento di uno specifico regime edilizio, neppure se il terreno era edificabile in base al diritto previgente (DTF 122 II 326 c. 6a). Una non-attribuzione potrebbe comportare un obbligo di indennizzo solamente in via eccezionale, qualora circostanze particolari, concrete ed oggettive, avrebbero giustificato l’inserimento del fondo in una zona edificabile. Tale ipotesi potrebbe concretizzarsi qualora il fondo fosse edificabile o quantomeno dotato delle infrastrutture di urbanizzazione primaria, fosse compreso nel PGC ed il proprietario avesse già investito somme considerevoli in vista della sua urbanizzazione ed edificazione, ritenuto che i presupposti citati devono essere adempiuti cumulativamente; oppure qualora il fondo fosse situato in un territorio già largamente edificato ai sensi dell’art. 15 let. a LPT; oppure ancora qualora l’azzonamento fosse legittimato dalla buona fede, istituto quest’ultimo che sembrerebbe peraltro estendersi all’insieme degli aspetti che caratterizzano l’eccezione sostanzialmente finalizzata a compensare, attraverso il risarcimento, una reale aspettativa di miglior uso che il proprietario, a fronte di motivi oggettivamente fondati e concreti, ha riposto nell’ente pubblico e che questi ha deluso (Riva, op. cit., no. 114, 146-160; DTF 121 II 417 c. 4b, 122 II 326 c. 6°, 125 II 431 c. 4a ).","11. La misura pianificatoria definitiva che sopprime o limita la componente edificabile sottrae il bene al mercato dei fondi edilizi, ne compromette la libera disponibilità privata e, di riflesso, ne riduce il valore. Decisiva per il giudizio sull’espropriazione materiale e per l’estimo è, pertanto, la data di entrata in vigore della misura stessa causa del pregiudizio (DTF 122 II 326 c. 4b; RDAT II-1991 no. 68: Riva, op. cit., no. 194). Nell’ordinamento giuridico ticinese l’atto pianificatorio definitivo che programma, organizza e disciplina le attività di incidenza territoriale è il PR (art. 19 Lstrr. ... al 31.12.2011 art. 24 LALPT), che entra in vigore con l’approvazione del Consiglio di Stato (art. 31 cpv. 1 Lstr., in precedenza art. 39 cpv. 1 LALPT), produce effetti giuridicamente vincolanti e crea la presunzione di pubblica utilità per tutte le espropriazioni, le imposizioni e le opere pubbliche previste (art. 32 Lstr., in precedenza art. 40 LALPT). Ad esso si riconduce quindi l’esame retrospettivo del giudice finalizzato ad accertare i presupposti dell’espropriazione materiale. Nella fattispecie dies estimandi è quindi – per le motivazioni sopra addotte – il 23 gennaio 2008.","12. Per valutare in concreto se vi è stata espropriazione materiale alla suddetta data occorre nella fattispecie ancora rammentare che la giurisprudenza considera la data dell’entrata in vigore della legge federale sulla pianificazione del territorio (LPT), il 1. gennaio 1980, come momento determinante: tutte le restrizioni della proprietà legate al primo adattamento dei PR alla LPT, e quindi successive al 1. gennaio 1980, costituiscono, di principio, dei casi di non inclusione (“Nichteinzonung”) in zona edificabile (DFT 123 II 488; Zen-Ruffinen/Guy-Ecabert, Aménagement du territoire, construction, expropriation, p. 597), e non dei casi di esclusione stricto sensu. In effetti, poiché la regolamentazione precedente non è sorta sotto l’egida dei disposti procedurali della LPT (segnatamente gli art. 4, 26 e 33), di principio unicamente un PR posteriore all’entrata in vigore della citata legge federale risponde alle esigenze formali della LPT. Orbene, di regola una mancata inclusione in zona edificabile di un mappale da parte del primo PR adottato secondo i suddetti principi della LPT non costituisce violazione del diritto alla proprietà (Zen-Ruffinen/Guy-Ecabert, op. cit., p. 597), e quindi non fonda alcun diritto ad un indennizzo."}