Decision ID: 33169e15-fe0b-5d1b-ba10-c98f5dce425a
Year: 2007
Language: it
Court: TI_TCAS
Chamber: TI_TCAS_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: social_law

ritenuto
in fatto
A. Dal 1° giugno 2004 RI 1, nato nel 1975, beneficia di prestazioni complementari all
'
AI e quindi anche del pagamento del premio di cassa malati; con lui, anche la moglie e le tre figlie.
Il 13 ottobre 2006 (doc. 139 della Cassa) _ ha avvisato la Cassa cantonale di compensazione che dal 1° del mese l
'
assicurato si era trasferito, da solo, in un altro appartamento e che aveva avviato le pratiche di divorzio. Inoltre, ha reso attenta l
'
Amministrazione che nel calcolo delle prestazioni complementari non era stata inserita la posta della rendita del II pilastro.
La Cassa ha rifatto il calcolo delle PC dell
'
assicurato come persona sola aggiungendo inoltre l
'
importo di Fr. 6
'
549.- del II pilastro, con conseguente diritto, dal 1° ottobre 2006, al solo pagamento del premio di cassa malati per sé (docc. 142-144).
B. Accertato che l
'
assicurato beneficia dal 24 maggio 2004 (doc. 145) di una rendita d
'
invalidità della Cassa pensioni _ alla quale è stato affiliato quando esercitava la professione di _, con decisione del 7 dicembre 2006 (doc. 147) la Cassa cantonale di compensazione ha ricalcolato il diritto alle PC di RI 1 dall
'
inizio del suo diritto fino al 31 agosto 2006, concludendo che la somma di Fr. 4
'
743.- versatagli non era dovuta. A suo dire, in realtà per quei due anni il suo diritto alle PC doveva essere limitato al solo pagamento del premio di cassa malati, siccome l
'
aggiunta della rendita del II pilastro non permetteva la concessione di una prestazione complementare mensile. La Cassa ha quindi preteso la restituzione di Fr. 4
'
743.-.
C. L
'
opposizione interposta dal patrocinatore dell
'
assicurato (doc. 162 della Cassa) è stata rigettata dalla Cassa con decisione su opposizione del 3 agosto 2007 (doc. A1), a motivo che essa non era tenuta a verificare presso altre amministrazioni non partecipanti all
'
erogazione delle PC gli eventuali altri redditi dell
'
assicurato che influiscono sul suo diritto. Non ravvisando dunque elementi sufficienti per tutelare la buona fede dell
'
opponente, la Cassa non ha esaminato se la restituzione di Fr. 4
'
743.- costituiva un onere troppo grave per l
'
assicurato.
D. Con ricorso del 7 settembre 2007 (doc. I) l
'
assicurato, sempre rappresentato dall
'
avv. RA 1, ha subito osservato che la restituzione delle PC percepite sarebbe oltremodo gravosa perciò, contestualmente, ne ha chiesto il condono. Per quanto concerne la buona fede, egli ritiene che la motivazione data dalla Cassa sia alquanto stringata e contraddittoria, tanto da configurare una denegata giustizia. La sua colpa, al limite, è soltanto lieve, siccome l
'
Amministrazione non poteva non accorgersi che egli non aveva capito il sistema svizzero dei tre pilastri, dato che il formulario per la richiesta di PC è stato corretto più volte su questo aspetto. Inoltre, la Cassa sapeva che il ricorrente era affiliato ad una cassa pensioni, quindi essa stessa doveva informarsi in merito alle relative rendite AI che l
'
assicurato avrebbe percepito. Infine, l
'
insorgente ritiene che la richiesta di restituzione della Cassa sia perenta, siccome essa doveva sapere da oltre un anno prima del dicembre 2006 che l
'
assicurato beneficiava di una rendita d
'
invalidità della LPP.
Con risposta di causa del 12 settembre 2007 (doc. III) la Cassa si è integralmente confermata nella decisione impugnata.
A richiesta del Giudice delegato, il ricorrente ha prodotto la necessaria documentazione a suffragio della sua richiesta di assistenza giudiziaria formulata con il ricorso (doc. VI/1-12).
considerato

in diritto
in ordine
1. La presente vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione delle prove). Il
TCA
può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico ai sensi degli articoli 49 cpv. 2 della Legge organica giudiziaria (STFA del 21 luglio 2003 nella causa N., I 707/00) e 2 cpv. 1 LP
TCA
.
2. Il ricorrente fa innanzitutto valere un diniego di giustizia a motivo che l
'
Amministrazione non avrebbe esaminato alcune censure da esso sollevate in sede d
'
opposizione, come per esempio la questione della perenzione della richiesta di restituzione e la domanda di assistenza giudiziaria (doc. I punti 4.2, 4.2.2 e 5, pagg. 4 e 5).
Il diritto di essere sentito di cui all
'
art. 29 cpv. 2 Cost. fed. comprende l
'
obbligo per l’autorità di motivare le proprie decisioni. Tale obbligo ha lo scopo, da un lato, di porre la persona interessata nelle condizioni di afferrare le ragioni poste a fondamento e di poterlo impugnare con cognizione di causa, e dall’altro, di permettere all’autorità di ricorso di esaminare la fondatezza della decisione medesima. Ciò non significa che l’autorità sia tenuta a pronunciarsi in modo esplicito ed esaustivo su tutte le argomentazioni addotte; essa può occuparsi delle sole circostanze rilevanti per il giudizio, atte ad influire sulla decisione (STF U 397/05 del 24 gennaio 2007 con riferimenti; DTF 129 I 232 consid. 3.2).
In concreto, le ragioni che hanno inciso sulla motivazione della Cassa sono sufficientemente chiare. Essa ritiene che il fatto che il ricorrente ha informato un'autorità estranea alla procedura in disamina della percezione di una rendita LPP non comporti automaticamente la tutela della sua buona fede. Comunque, nemmeno si può esigere che la Cassa stessa sia poi tenuta ad informarsi presso questa (ed altre) amministrazioni terze per verificare l'esistenza di elementi atti ad influire sul calcolo delle PC. Per quanto attiene alla prospettata perenzione, l'Amministrazione ha evidenziato di avere avuto conoscenza dell'esistenza di una rendita del II pilastro soltanto nell'ottobre 2006 grazie alla comunicazione di _.
Quindi, anche se l'autorità amministrativa non si è espressa esplicitamente su ogni singola censura, l'insorgente ha potuto comprendere la portata della decisione, impugnarla ad un'istanza che del resto dispone di pieno potere cognitivo, confrontarsi con il suo contenuto e riproporre le proprie censure.
La Cassa di compensazione non ha pertanto commesso un diniego di giustizia formale non pronunciandosi sulla perenzione.
Il TCA deve dunque entrare nel merito del ricorso.
nel merito
3. Oggetto del contendere è la restituzione di Fr. 4'743.- imposta dall'Amministrazione al ricorrente, importo di cui l
'
assicurato avrebbe indebitamente beneficiato dal 1° giugno 2004 al 31 agosto 2006. La restituzione s
'
imporrebbe a seguito della scoperta di una rendita d
'
invalidità da parte della previdenza professionale (II pilastro) mai dichiarata dal ricorrente. Alla luce di questa circostanza, la Cassa di compensazione ha interpellato la Cassa pensioni coinvolta per ottenere maggiori ragguagli ed il 7 dicembre 2006 ha emanato la decisione di restituzione di tale somma.
4. Dal 1° gennaio 2003 la materia è regolata dall'art. 25 cpv. 1 LPGA (e non più dall
'
art. 47 LAVS, a cui rinviava espressamente l
'
art. 27 OPC-AVS/AI in vigore fino al 31 dicembre 2002), giusta il quale le prestazioni indebitamente riscosse devono essere restituite. La restituzione non deve essere chiesta se l'interessato era in buona fede e verrebbe a trovarsi in gravi difficoltà.
Il diritto di esigere la restituzione si estingue dopo un anno a decorrere dal momento in cui l’istituto di assicurazione ha avuto conoscenza del fatto, ma al più tardi cinque anni dopo il versamento della prestazione. Se il credito deriva da un atto punibile per il quale il diritto penale prevede un termine di prescrizione più lungo, quest’ultimo è determinante (art. 25 cpv. 2 LPGA).
Per giurisprudenza costante, nell'ambito delle assicurazioni sociali, la restituzione delle prestazioni presuppone, di regola, che siano adempiute le condizioni di una riconsiderazione o di una revisione processuale della decisione con la quale le prestazioni litigiose sono state versate (DTF 126 V 42 consid. 2b).
5. Per l'art. 53 cpv. 1 LPGA, le decisioni e le decisioni su opposizione formalmente passate in giudicato devono essere sottoposte a revisione se l'assicurato o l'assicuratore scoprono successivamente nuovi fatti rilevanti o nuovi mezzi di prova che non potevano essere prodotti in precedenza. Per il cpv. 2 l'assicuratore può tornare sulle decisioni o sulle decisioni su opposizione formalmente passate in giudicato se è provato che erano manifestamente errate e se la loro rettifica ha una notevole importanza.
Il TFA ha stabilito che, in ambito di restituzione delle prestazioni, i principi applicabili al diritto precedentemente in vigore sono ancora attuali (STFA del 12 marzo 2004, K 147/03 = DTF 130 V 318). In questo senso, l’Amministrazione può riconsiderare una decisione passata formalmente in giudicato e sulla quale un'autorità giudiziaria non si è pronunciata nel merito, a condizione che sia senza dubbio errata e la sua rettifica rivesta un
'
importanza notevole. Questi principi sono pure applicabili nel caso in cui delle prestazioni siano state accordate senza essere state oggetto di una decisione formale se il loro versamento ha comunque validamente esplicato effetti giuridici (DTF 129 V 110, DTF 126 V 23 consid. 4b, DTF 126 V 46 consid. 2b, DTF 126 V 400 consid. 2b/a; STFA dell'11 febbraio 2004 (C 24/02)). Una decisione è stata ad esempio considerata senza dubbio errata a seguito di calcolo illegale di una rendita, in conseguenza ad una valutazione errata dell'invalidità per l'applicazione errata di principi fondamentali (DTF 110 V 179; ZAK 1991 pag. 137, DTF 119 V 483 consid. 3).
Dalla riconsiderazione (o riesame) va distinta la revisione processuale delle decisioni amministrative.
Per analogia con la revisione processuale delle decisioni emanate dalle autorità giudiziarie, l'amministrazione è tenuta a procedere alla revisione di una decisione formalmente cresciuta in giudicato quando sono scoperti fatti nuovi o nuovi mezzi di prova atti ad indurre ad una conclusione giuridica differente (DTF 129 V 110, DTF 126 V 42 consid. 2b con rinvii; STFA del 15 luglio 2003 nella causa P., C 191/02; STFA del 29 novembre 2002, I 339/01).
Kieser, in ATSG-Kommentar, Zurigo, Basilea, Ginevra 2003, a pag. 541 ad art. 53, nota 30, a proposito dell'art.
53 cpv. 3 LPGA, precisa:
"
b) Die in art. 53 Abs. 3 ATSG kodizierte Regelung galt bereits nach der bisherigen Rechtsprechung (einlässliche Darstellung derselben
Schlauri
, Neuverfügung lite pendente, 176 ff.), welche ihre Gültigkeit auch unter Berücksichtigung von Art 53 Abs. 3 ATSG beibehält. Insbesondere steht es dem Versicherungsträger frei, während des laufenden Beschwerdeverfahrens ohne Beachtung der besonderen Wiedererwägungsvoraussetzungen (insbesondere ohne Annahme einer zweifellosen Unrichtigkeit) auf den Entscheid zurückzukommen (vgl. BGE 107 V 192). Hat der Versicherungsträger die Beschwerdeantwort eingereicht, ist ihm eine Wiedererwägung untersagt (dazu
Hischier
, Wiedererwägung, 457, der eine Wiedererwägung lite pendente auch noch zulassen will, wenn der Versicherungsträger nach Erstattung der Beschwerdeantwort zu einer weiteren Stellungnahme aufgefordert wird). Einer nach diesem Zeitpunkt erlassenen Verfügung kommt immerhin der Charakter eines Antrages an das Gericht zu (vgl. BGE 109 V 236 f.). Entspricht die Wiedererwägung nicht dem im Beschwerdeverfahren gestellten Antrag, kommt sie ebenfalls bloss einem Antrag an das Gericht gleich (vgl. ZAK 1992 117). Im übrigen wird bei einer entsprechenden Wiedererwägung das Beschwerdeverfahren gegenstandlos (vgl. ATSG-Kommentar, Art. 61 Rz. 76). Allerdings ist es nach der Rechtsprechung dem Versicherungsträger nicht benommen, eine im Gerichtsverfahren vorgenommene Wiedererwägung zu widerrufen (vgl. SVR 2001 IV Nr. 20).”.
V
a qui rammentato (
STFA del 10 settembre 2003, H 97/03)
che una decisione è manifestamente errata,
"
wenn kein vernünftiger Zweifel daran möglich ist, dass die Verfügung unrichtig war. Es ist nur ein einziger Schluss - derjenige auf die Unrichtigkeit - möglich (vgl. BGE 125 V 393 oben; Locher, Grundriss des Sozialversicherungsrechts, 2. Auflage, Bern 1997, S. 362;
Kieser
, Kommentar ATSG, Ziffer 20 zu Art. 53). Dabei ist nach dem eingangs Gesagten (Erw. 1.2.hievor) vom Rechtszustand auszugehen, wie er sich bei Verfügungserlass präsentierte.".
6. In concreto, la Cassa di compensazione ha ricalcolato il diritto alle PC a cui aveva diritto il ricorrente (ora limitato solo al premio di cassa malati, a seguito della computazione della rendita del II pilastro di Fr. 6
'
549.- per il 2006) e, constatato un indebito versamento ai sensi dell
'a
rt. 25 LPGA, ha chiesto la restituzione delle prestazioni complementari indebitamente percepite dal 1° giugno 2004 al 31 agosto 2006.
Va innanzitutto rammentato che la Cassa di compensazione, avendo rilevato un caso di indebita riscossione, era tenuta ad emanare una decisione di restituzione, essendo adempiuti entrambi i presupposti per il riesame delle precedenti decisioni di fissazione delle prestazioni.
Da un lato, infatti, le decisioni di concessione delle prestazioni complementari dal 2004 al 2006 sono manifestamente errate, a causa dell'omissione del ricorrente di informare gli organi cantonali competenti di ricevere un
'
altra rendita d
'
invalidità (LPP) dal maggio 2004. Ciò ha comportato che la Cassa gli ha indebitamente versato delle PC dal 1° giugno 2004.
D'altro lato, il riesame delle decisioni riveste un
'
importanza notevole, considerato che si tratta della restituzione di tutti gli importi percepiti dal ricorrente come prestazioni complementari.
7. Inoltre, a proposito del termine di prescrizione di un anno, la nostra Massima istanza ha stabilito che i termini dell'art. 47 LAVS e dell
'
art. 25 cpv. 2 LPGA, contrariamente al tenore letterale della norma, costituiscono un termine di perenzione (DTF 127 V 484; DTF 124 V 380; DTF 122 V 274; DTF 119 V 431 consid.
3a;
Kieser
, Bundesgesetz über die Alters- und Hinterlassenenversicherung, Zurigo 1996, pag. 192).
I termini di perenzione non possono essere né interrotti né sospesi e devono essere applicati d’ufficio (DTF 111 V 135 consid.
3b; cfr. pure
Locher
, Grundriss des Sozialversicherungsrechts, Ed.
Stämpfli, Berna 1997, N. 36-37, pag. 59-60 e N. 12-13, pag. 311-312).
Per giurisprudenza costante, i termini sono salvaguardati se prima del loro scadere è stata emessa una decisione formale e se la medesima è stata correttamente notificata alla persona che deve restituire le prestazioni (DTF 119 V 434,
Kieser
, op. cit., n. 30 ad art. 25, pag. 286).
In una sentenza pubblicata in DTF 124 V 380, al considerando 1 il Tribunale federale delle assicurazioni (dal 1° gennaio 2007: Tribunale federale) ha stabilito che il termine relativo di perenzione di un anno giusta l'art. 95 cpv. 4 LADI, che si richiama ai princìpi fissati dall'art. 47 cpv. 2 LAVS, comincia a decorrere nel momento in cui l'amministrazione, usando l'attenzione da essa ragionevolmente esigibile avuto riguardo alle circostanze, avrebbe dovuto rendersi conto dei fatti giustificanti la restituzione (DTF 119 V 433; DTF 112 V 180; STFA del 29 aprile 2003, C 317/01).
Il TFA ha precisato ancora che qualora tale restituzione sia addebitabile ad un errore dell'amministrazione, l'anno di perenzione decorre non dal momento in cui esso è stato commesso, bensì da quello in cui l'amministrazione avrebbe dovuto in un secondo tempo - per esempio a seguito di un errore di calcolo di una prestazione o nel caso in cui venga a conoscenza di fatti atti a far nascere dei dubbi sulla fondatezza della pretesa -, rendersi conto di tale errore commesso prestando l'attenzione ragionevolmente esigibile (DTF 124 V 380 consid. 1 e 2c; DTF 110 V 304 consid. 2b; cfr. anche DTF 122 V 270 consid. 5; STFA del 29 aprile 2003, C 317/01).
Per poter esaminare i presupposti della restituzione, l'amministrazione deve poter disporre di tutti i fatti rilevanti, da cui emerga sia il principio che la misura del diritto alla medesima. Per determinare la pretesa non è quindi sufficiente che la Cassa venga a conoscenza di circostanze che forse potrebbero condurre ad ammetterla oppure che permettono di stabilirne il principio ma non la misura (DTF 112 V 180 consid. 4a; STFA del 29 aprile 2003, C 317/01; STFA del 10 ottobre 2001, C 11/00, consid. 2).
Circa l'inizio del termine annuale di perenzione quando l'amministrazione deve, con ulteriori accertamenti, completare le conoscenze necessarie per fondare la pretesa di restituzione, al considerando 4b del DTF 112 V 180 il TFA ha sottolineato che:
"
(...) b) Die mit BGE 110 V 304 begründete Praxis, wonach der Beginn der einjährigen Verwirkungsfrist unter dem Gesichtspunkt der von der Verwaltung geforderten Aufmerksamkeit zu bestimmen ist, hat nicht nur bei der Beantwortung der Frage zu gelten, ob die von einem Dritten erstattete Meldung die erforderliche Kenntnis der Verwaltung auszulösen vermag. Sie ist sinngemäss auch auf die von der Verwaltung in der Folge zu treffenden Abklärungen auszudehnen. Die Verwaltung hat die ihr zumutbare Aufmerksamkeit insbesondere auch bei den sich allenfalls aufdrängenden Erhebungen anzuwenden, damit ihre noch ungenügende Kenntnis so vervollständig wird, dass die Rückforderungsanspruch die nötige Bestimmtheit erhält. Wenn die Verwaltung nicht die erforderlichen Anstrengungen unternimmt, um über ihre noch ungenügend bestimmte Forderung innert absehbarer Zeit ein klares Bild zu erhalten, so darf sich ihre Säumnis nicht zu ihre Gunsten und zuungunsten des Versicherten auswirken. In einem solchen Fall ist der Beginn der Verwirkungsfrist vielmehr auf den Zeitpunkt festzusetzen, in welchem die Verwaltung ihre unvollständige Kenntnis mit dem erforderlichen und zumutbaren Einsatz so hätte ergänzen können, dass der Rückforderungsanspruch die nötige Bestimmtheit erhält und der Erlass einer Verfügung möglich wird. (...).".
Inoltre, per costante giurisprudenza, quando la determinazione della pretesa di restituzione presuppone il concorso di parecchi organi amministrativi, il termine annuale comincia già a decorrere nel momento in cui una delle autorità competenti ha sufficiente conoscenza dei fatti (DTF 119 V 431 consid. 3a; DTF 112 V 180 consid. 4c; citata STFA del 29 aprile 2003, C 317/01).
Va ribadito come la tematica della restituzione di cui all'art. 47 cpv. 2 LAVS è stata ripresa dall'art. 25 LPGA, perciò la summenzionata giurisprudenza ha valore anche per il periodo di restituzione in oggetto, posteriore al 2003 (
Kieser
, ATSG-Kommentar, 2003, pag. 285, nn. 26 e 27 ad art 25 LPGA).
8.
Nel proprio ricorso, l
'
assicurato ha fatto valere come la domanda di restituzione delle prestazioni complementari sarebbe perenta.
A suo dire, dal momento in cui l'Amministrazione ha saputo che l'assicurato percepiva una rendita professionale d'invalidità a quando ha emanato le decisioni di restituzione sarebbe trascorso più di un anno, in violazione così dell'art. 25 cpv. 2 LPGA.
In specie, il 13 ottobre 2006 l'
Amministrazione ha saputo da _ che l
'
assicurato riceveva una rendita d
'
invalidità del II pilastro dalla Cassa pensioni _ a cui è stato affiliato.
La Cassa di compensazione ha quindi immediatamente approfondito la questione direttamente con la Cassa pensioni interessata, la quale il 19 ottobre 2006 (doc. 141) le ha confermato che dal 24 maggio 2004 il ricorrente beneficia di una rendita d
'
invalidità professionale.
A prima vista, in queste circostanze, l
'
emissione del 7 dicembre 2006 della decisione di restituzione contestata dall
'
insorgente preserva il termine legale di perenzione di un anno
, come pure il termine assoluto di 5 anni previsto dalla LPGA, giacché i versamenti litigiosi sono stati effettuati tra il 1° giugno 2004 ed il 31 agosto 2006.
In simili condizioni, di principio la decisione di restituzione è corretta e tempestiva.
9. Il ricorrente contesta però questa conclusione, affermando che la Cassa di compensazione poteva e doveva conoscere da tempo l
'
esistenza di una rendita professionale d
'
invalidità, siccome in precedenza egli aveva esercitato un
'
attività lucrativa.
Giusta l'art. 6 cpv. 1 LPC, i Cantoni designano gli organi incaricati di ricevere ed esaminare le domande, di determinare e pagare le prestazioni complementari. Essi possono affidare questi compiti alle Casse cantonali di compensazione, come avviene nel Canton Ticino in virtù dell'art. 5 della Legge di applicazione della LPC (LALPC) del 16 dicembre 1997.
L'art. 24 OPC-AVS/AI prevede che ogni cambiamento delle condizioni personali ed ogni variazione importante per la situazione materiale del beneficiario delle PC deve essere comunicato immediatamente alla Cassa. Tale obbligo è d'altronde espressamente indicato sul retro delle decisioni concernenti le prestazioni complementari emanate dalla medesima.
Il Tribunale federale delle assicurazioni, in una sentenza del 30 settembre 1998 pubblicata in RDAT I-1999 N. 70 pag. 275, ripresa anche nella STFA P 8/03 del 22 giugno 2004 che ha confermato la S
TCA
del 12 febbraio 2003 (inc. n. 33.2002.77), pronunciandosi in merito ad un'assicurata che aveva sottaciuto il fatto di essersi risposata e che di conseguenza ha continuato a percepire una rendita vedovile, ha rilevato:
"
(...)
b) A rivendicazione della sua buona fede B. adduce in sostanza di aver ritenuto che la Cassa cantonale di compensazione dovesse essere a conoscenza del suo matrimonio dal momento che lo stesso era noto all'autorità tributaria e a quella preposta alle affiliazioni all'AVS, quest'ultima avendo in effetti provveduto ad assegnarle un nuovo numero AVS, a dipendenza del cambiamento di stato civile e di cognome, quando fu informata dal suo datore di lavoro che aveva ripreso un'attività lavorativa nel giugno 1989.
Ora, come hanno già concluso i giudici cantonali, simili argomentazioni non ravvisano l'esistenza di validi motivi per rendere scusabile l'omessa notifica all'autorità competente per la concessione della rendita vedovile.
Innanzitutto, l'assunto ricorsuale s'appalesa manifestamente pretestuoso ove si consideri che la ricorrente, anche successivamente al giugno 1989, ha continuato a ricevere i versamenti delle prestazioni e le comunicazioni di servizio da parte dell'opponente sempre indirizzati e intestati con il suo cognome da vedova e il relativo - vecchio- numero d'affiliazione. Ora, in simili circostanze non si vede veramente come le potesse sfuggire che l'amministrazione ancora la reputava non risposata e che, di conseguenza, l'erogazione della rendita avveniva sulla base di tale, errata, presunzione (sentenza non pubblicata 27.8.1973 in re Z., H 28/73).
Ma a prescindere da queste constatazioni, correttamente il primo Tribunale ha osservato che se alla Cassa di compensazione è certo fatto obbligo di tener conto degli elementi che potrebbero casualmente pervenirle da altre amministrazioni, non si può tuttavia esigere dalla stessa, amministrazione di massa, di spontaneamente cerziorarsi presso organi amministrativi non direttamente partecipanti all'erogazione delle prestazioni circa l'esistenza di eventuali elementi suscettibili di influire sui diritti di un assicurato. L'opposta conclusione, oltre a minacciare seriamente l'efficienza dell'amministrazione, svuoterebbe di ogni portata e significato la ricordata prescrizione concernente l'obbligo per l'assicurato di informare l'autorità competente (cfr. VSI 1994 pag. 127 consid. 4, sentenze non pubblicate 24 luglio 1990 in re B., P 11/90, 20 ottobre 1989 in re B., P 20/88, 16 giugno 1989 in re T., H 263/87. (...)".
In virtù di questa giurisprudenza, quindi, invocata anche dalla Cassa cantonale di compensazione,
non
può essere addebitata a quest
'
ultima una colpa per non essersi informata già a suo tempo sull
'
esistenza di una rendita AI del II pilastro. Una tale pretesa, come visto, è eccessiva per un
'
amministrazione di massa.
Nemmeno, comunque, un tale rimprovero può essere fatto alla Cassa pensioni _, per non avere informato spontaneamente la Cassa di compensazione di Bellinzona riguardo all
'
esistenza di questa rendita, non avendo infatti essa nessun obbligo di segnalazione a terzi.
Semmai, una tale dimenticanza può essere accollata soltanto al ricorrente, al quale il 3 marzo 2005 (doc. 173) la Cassa pensioni ha notificato la decisione di concessione di rendita AI, il quale però non ha avvisato il Servizio PC di questa nuova entrata.
10. A questo proposito, ossia in merito da una parte all
'
obbligo dell
'
assicurato di informare la Cassa di compensazione, Servizio PC, di ogni cambiamento della sua situazione personale (art. 24 OPC-AVS/AI), dall
'
altra all
'
impossibilità della Cassa stessa di informarsi presso terzi su ogni modifica concernente l
'
assicurato, è possibile osservare quanto segue.
Se è vero che il formulario di richiesta di PC compilato dal ricorrente non brilla quanto a chiarezza, è altrettanto vero che già con la prima richiesta del 15 luglio 2003 (docc. 15-22), l
a Cassa è venuta a sapere che dal 1° luglio 2003 l'assicurato percepiva delle indennità giornaliere dell'assicurazione invalidità nell'ambito della riformazione professionale (doc. 25).
Nel secondo formulario del 25 agosto 2003 (docc. 41-48), alla voce n. 25 "pensioni e rendite di ogni specie" l'insorgente ha indicato per il coniuge l'importo di Fr. 11'364.-, precisando però trattarsi dell'assegno integrativo percepito da giugno. L'assicurato ha indicato _ quale Cassa di compensazione che pagava la rendita AI.
Il 7 febbraio 2005 (docc. 86-90) l'Ufficio AI del Cantone Ticino ha emanato la decisione di prestazioni mensili ordinarie con effetto retroattivo al 1° maggio 2004, fissando quindi le rendite piene d'invalidità per il ricorrente, sua moglie e le due figlie. Il 15 febbraio seguente (doc. 84), l'UAI ha emanato una decisione simile anche per la terza figlia, facendo decorrere la rendita AI dal 1° agosto 2004, ossia dal mese in cui è nata.
Entrambe queste decisioni sono pervenute al Servizio PC il 4 aprile 2005 ed a fondo pagina si legge che sono state notificate per conoscenza a quattro destinatari, quali l'assicurato stesso, il Servizio di contribuzione del Cantone Ticino, la Cassa pensioni _, _ e la Cassa di compensazione _, _.
Nella terza domanda di PC dell
'
8 marzo 2005 (docc. 95-101), al quesito n. 25 relativo alle pensioni e rendite di ogni specie, quali la previdenza professionale del II pilastro, l
'
assicurato ha indicato di andare a vedere la decisione AI valida dal 1° maggio 2004; anche la domanda n. 27 sulle rendite dell
'
AVS e dell
'
AI fa riferimento a quella decisione AI. Stanti così le cose, appare che l
'
assicurato ha indicato unicamente la rendita ordinaria AI come sua entrata, malgrado, come visto, cinque giorni prima gli sia stata notificata la decisione della rendita LPP (doc. 173) che essa avrebbe dovuto segnalare alla Cassa inserendola nell
'
apposito formulario.
Ora, sulla scorta di questi elementi, il ricorrente avrebbe dovuto notificare questa entrata essendo palese a chiunque la sua influenza sulle PC. La cassa non era tenuta, proprio perché amministrazione di massa ed in assenza di precise indicazioni che doveva ricevere dal ricorrente a
cerziorarsi come detto presso la Cassa pensioni _ di _. Come detto spettava al ricorrente, direttamente interessato, non appena ha ricevuto la decisione del 3 marzo 2005 con cui gli veniva concessa la rendita professionale d
'
invalidità, informarne immediatamente il Servizio delle prestazioni complementari.
Da quanto precede discende che la Cassa cantonale di compensazione
non
avrebbe potuto recepire
già ad aprile 2005
che i redditi dichiarati dall
'
assicurato non erano corretti, ovvero quando ha ricevuto in copia le summenzionate decisioni di concessione di rendita d
'
invalidità. Non le si può infatti imputare una negligenza per non avere accertato presso la Cassa pensioni _ questa circostanza e quindi per non essersi accorta subito del suo errore, soltanto perché in fondo alla pagina della decisione del 7 febbraio 2005 dell
'
AI (doc. 90) v
'
era il riferimento che, per conoscenza, questa decisione era notificata anche alla Cassa pensioni _. Addossare ora una colpa alla Cassa di compensazione di Bellinzona sulla scorta di questa semplice indicazione è infatti eccessivo, soprattutto alla luce del fatto che, prima di allora, ossia il 3 marzo 2005, la Cassa pensioni _ aveva comunicato all
'
assicurato stesso il suo diritto ad una rendita professionale (doc. 173) e che RI 1 ha bellamente omesso la notifica alla CCC.
Stanti così le cose, prima della segnalazione dell
'
ottobre 2006 di _, l
'
Amministrazione non poteva effettivamente e ragionevolmente rendersi conto dell
'
esistenza della rendita professionale. Per forza di cose, è stato soltanto a seguito della nota comunicazione del 13 ottobre 2006 che la resistente ha immediatamente (17 ottobre 2006) svolto le necessarie verifiche ed il 7 dicembre seguente ha emanato l
'
ordine di restituzione.
In simili circostanze, l
'
obbligo di restituire l
'
importo indebitamente percepito adempie anche la condizione della tempestività della decisione emanata dalla Cassa cantonale di compensazione.
Di conseguenza, la lamentela dell
'
insorgente non trova accoglimento.
11. Quanto ai calcoli effettuati dalla Cassa di compensazione tesi alla determinazione degli importi indebitamente riscossi dall'interessato, gli stessi sono esatti.
L
'
Amministrazione ha infatti ricalcolato il diritto dell
'
assicurato, di sua moglie e delle figlie (prima due, poi tre) dal 1° giugno 2004, includendo però questa volta la rendita professionale. Dagli atti a disposizione si sa che, per il 2006, questa rendita ammontava a Fr. 6
'
549.- per lui rispettivamente a Fr. 3
'
924.- per le tre figlie (doc. 134). Ora, anche considerando degli importi sicuramente inferiori sia per il 2004 sia per il 2005, ciò ha indubbiamente comportato che i suoi redditi sono aumentati e quindi la differenza fra entrate (redditi non privilegiati) ed uscite (fabbisogno) è diminuita. Di conseguenza, la famiglia RI 1 aveva diritto unicamente al pagamento del premio di cassa malati, mentre alcunché doveva essere loro versato mensilmente come PC.
L
'
Amministrazione ha quindi correttamente calcolato le prestazioni mensili che l
'
assicurato ha indebitamente percepito dal 1° giugno 2004 al 31 agosto 2006, per un ammontare complessivo di Fr. 4
'
743.-
, per il quale la Cassa cantonale di compensazione ha emesso il succitato ordine di restituzione.
In simili condizioni, la decisione di restituzione è corretta, mentre il ricorso va respinto.
12. Infine, evidenziando la propria situazione finanziaria, l
'
assicurato ha avanzato, contestualmente al ricorso, la richiesta di condono degli importi da restituire.
A tale proposito, occorre osservare che la stessa va di principio rivolta per iscritto alla Cassa cantonale di compensazione di Bellinzona entro trenta giorni dalla crescita in giudicato dell'ordine di restituzione (art. 4 cpv. 4 OPGA), la quale emana una decisione formale sul condono (art. 4 cpv. 5 OPGA), contro cui l
'
assicurato può formulare opposizione (art. 52 LPGA). In assenza di una decisione su opposizione specifica al condono (art. 56 LPGA), questo Tribunale non può pronunciarsi sulla richiesta del ricorrente, con conseguente irricevibilità di tale domanda.
13. Da ultimo, occorre ancora verificare la lamentela dell
'
assicurato concernente un
'
altra denegata giustizia, non avendo l
'
Amministrazione deciso sulla domanda di assistenza giudiziaria formulata con l
'
opposizione.
Nell
'
opposizione del 19 gennaio 2007 (doc. 157) l
'
assicurato ha infatti chiesto che gli "
venga concessa l
'
assistenza giudiziaria nella misura più ampia possibile, con l
'
esonero da tasse e spese amministrative e con il gratuito patrocinio dello scrivente legale.
" (cfr. anche
petitum
).
Con decisione su opposizione del 3 agosto 2007 la resistente non si è espressa specificatamente sulla domanda di assistenza giudiziaria, limitandosi infatti a respingere l
'
opposizione.
Al riguardo, va rilevato - come visto - che l'autorità di ricorso può pronunciarsi su un determinato oggetto solo in presenza di una decisione emessa dalla Cassa (SVR 2003 EL Nr. 2; STFA del 23 dicembre 2003, U 105/03, consid. 4; STFA del 19 novembre 2003, U 355/02, consid. 3; RAMI 2001 pag. 36; DTF 125 V 413=SVR 2001 IV Nr. 27; DTF 118 V 313; DTF 110 V 51 consid. 3b, DTF 105 V 276 consid.
1, DTF 104 V 180, DTF 102 V 152;
Gygi
, Bundesverwaltungrechtspflege, pag. 44 in fine).
In una sentenza del 12 marzo 2004 pubblicata in DTF 130 V 388, il TFA ha inoltre stabilito che, anche dopo l'entrata in vigore della LPGA, applicabile ai settori delle assicurazioni sociali disciplinati dal diritto federale, il rilascio di una decisione è una condizione materiale necessaria per poter emanare un giudizio di merito nella successiva procedura amministrativa o giudiziaria.
Secondo la giurisprudenza, a condizione che all'amministrazione sia stata data l'opportunità di pronunciarsi in merito, la procedura giudiziaria amministrativa può essere estesa, per ragioni di economia processuale, a una questione non propriamente oggetto della lite purché essa sia suscettibile di essere giudicata e così strettamente connessa all'oggetto iniziale della controversia che si possa ravvisare un'unità fattuale (STFA 6 febbraio 2003, I 712/02, consid. 1.1.; DTF 122 V 36 consid. 2a con riferimenti).
In concreto, la questione dell
'
assistenza giudiziaria in sede di opposizione è strettamente legata alla problematica di merito e la Cassa ha avuto la possibilità - tuttavia non colta - di prendere posizione al riguardo anche nella risposta di causa, avendone l
'
insorgente fatto richiesta con il ricorso a questo
TCA
.
L'art. 37 cpv. 4 LPGA, relativo alla rappresentanza e patrocinio nella procedura davanti all'assicuratore, prevede che, se le circostanze lo esigono, il richiedente può beneficiare di patrocinio gratuito.
Qualora dunque un assicurato non disponga di sufficienti mezzi finanziari, le sue conclusioni non siano sprovviste di possibilità di successo e la lite non sia priva di difficoltà di ordine fattuale o giuridico, egli ha diritto al gratuito patrocinio nella procedura di opposizione del diritto delle assicurazioni sociali (SVR 2004 EL Nr. 4).
Da una Circolare del SECO Prassi ML/AD 2004/2, Foglio 8/1, p.to II, si evince che in una procedura inerente al settore delle assicurazioni sociali il patrocinio non è in linea di massima necessario, poiché gli organi esecutivi sono soggetti al principio inquisitorio. Si può tuttavia derogare a questo principio se il caso in questione è particolarmente complesso.
In particolare, il patrocinio può essere considerato necessario, e perciò giustificare l'ammissione della gratuità, allorché viene ventilato un intervento incisivo nella situazione giuridica di un assicurato (
Kieser
, ATSG Kommentar, 2003, ad art. 37 n. 21).
Il gratuito patrocinio può essere autorizzato anche con effetto retroattivo (
Kieser
, op. cit., ad art. 37, n. 24).
In una sentenza del 23 settembre 2003 (H 179/03), il TFA ha confermato il giudizio del Tribunale cantonale delle assicurazioni del Cantone Zurigo che aveva ammesso il gratuito patrocinio durante la procedura di opposizione nell'ambito dell'art. 52 vLAVS. L'Alta Corte ha riconosciuto che la richiesta di risarcimento di Fr. 26'492.40 a titolo di contributi sociali non versati costituiva un intervento relativamente grave nella situazione giuridica dell'allora presidente del consiglio di amministrazione della ditta e che la lite non era semplice dal profilo fattuale.
Per quanto concerne il diniego di giustizia, non va dimenticato che, giusta l’art. 56 cpv. 1 LPGA, le decisioni su opposizione e quelle contro cui un’opposizione è esclusa possono essere impugnate mediante ricorso.
Secondo l'art. 56 cpv. 2 LPGA, il ricorso può essere interposto anche se l'assicuratore, nonostante la domanda dell'assicurato, non emana una decisione o una decisione su opposizione. Questa norma include sia i ricorsi per ritardata giustizia che per denegata giustizia (
Kieser
, ATSG-Kommentar, Zurigo-Basilea-Ginevra 2003, art. 56 nota 10 pag. 560).
Ora, come visto, l
'
assicurato ha chiesto con l
'
opposizione l
'
assistenza giudiziaria, ma né una decisione formale né tanto meno una decisione su opposizione in merito sono state emanate dalla Cassa. Di conseguenza, il ricorrente non poteva rivolgersi direttamente al
TCA
, fatto salvo, appunto, il ricorso per denegata giustizia.
Secondo il TFA, vi è diniego di giustizia qualora un'autorità giudiziaria od amministrativa non si occupi di una domanda, per la cui risoluzione essa è competente (DTF 114 V 147 consid. 3a e riferimenti ivi menzionati;
Kieser
, op. cit., art. 56 nota 10 pag. 560).
Sempre secondo la giurisprudenza, vi è diniego di giustizia nel caso in cui l'autorità competente si dimostri certo pronta ad emanare una decisione, ma ciò non avviene entro un termine che appare adeguato, tenuto conto della natura dell'affare nonché dell'insieme delle altre circostanze (DTF 107 Ib 164 consid. 3b e riferimenti). Irrilevanti sono le ragioni che hanno determinato il diniego di giustizia. Decisivo per l'interessato è unicamente il fatto che l'autorità non abbia agito, rispettivamente, non abbia agito in maniera tempestiva (DTF 108 V 20 consid. 4c, 103 V 195 consid. 3c).
Nella fattispecie, è evidente che vi è stato un diniego di giustizia formale, nella misura in cui la Cassa cantonale di compensazione mai ha preso posizione sulla richiesta di assistenza giudiziaria. In queste circostanze, il ricorso, su questo punto, andrebbe accolto e l
'
incarto rinviato all
'
Amministrazione per l
'
evasione della domanda di gratuito patrocinio.
Tuttavia, per economia processuale, poiché questo Tribunale è chiamato a statuire su questo argomento anche riferito alla sede ricorsuale, è opportuno decidere direttamente con il presente giudizio la questione del gratuito patrocinio davanti all
'
Amministrazione, senza rinviare a quest
'
ultima gli atti.
Le tre condizioni cumulative per la concessione dell’assistenza giudiziaria sono adempiute qualora l'assistenza di un avvocato appaia necessaria o comunque indicata, se il richiedente si trova nel bisogno e se le sue conclusioni non sembrano dover avere esito sfavorevole (STF del 7 maggio 2007 nella causa M.B., I 134/06; STF del 12 febbraio 2007 nella causa F.D., I 562/05; STFA del 23 maggio 2002 D., U 234/00; DTF 125 V 202 consid. 4a; DTF 125 V 372 consid. 5b e riferimenti; DTF 124 I 1, consid. 2a, pag. 2; DTF 121 I 323 consid. 2a, DTF 120 Ia 15 consid. 3a, 181 consid. 3a;
Kieser
, op. cit., art. 61 N. 88 segg.).
In particolare, il requisito della probabilità di esito favorevole difetta quando le possibilità di vincere la causa sono così esigue che una persona di condizione agiata, dopo ragionevole riflessione, rinuncerebbe ad avviare una causa o a continuarla in considerazione delle spese cui si esporrebbe (STF del 12 febbraio 2007 nella causa F.D., I 562/05; STFA del 26 settembre 2000 nella causa N.D.N.; DTF 129 I 135 consid. 2.3.1, DTF 128 I 236 consid. 2.5.3 e sentenza ivi citata; DTF 125 II 275 consid. 4b; DTF 119 Ia 251;
Cocchi/Trezzini
, op. cit., ad art. 157, pag. 492, n. 1).
A tal proposito, si osserva che per valutare la probabilità di esito favorevole non si deve adottare un criterio particolarmente severo: è infatti sufficiente che, di primo acchito, il gravame non presenti notevolmente meno possibilità di essere ammesso che di essere respinto, ovvero che non si debba ammettere che un ricorrente ragionevole non lo avrebbe finanziato con i propri mezzi (DTF 125 II 275; DTF 124 I 304 consid. 2c). Inoltre, quando le prospettive di successo ed i rischi di perdere il processo si eguagliano o le prime sono soltanto leggermente inferiori rispetto ai secondi, le domande non possono essere considerate senza esito favorevole (DTF 125 II 275; DTF 124 I 304 consid. 2c; DTF 122 I 267 consid. 2b;
Cocchi/Trezzini
, op. cit., ad art. 157, pag. 491, nota 591).
Ora, siccome l
'
opposizione dell
'
assicurato dinanzi alla Cassa di compensazione era sprovvista di possibilità di successo sin dall
'
inizio, la richiesta di gratuito patrocinio in sede amministrativa deve essere respinta.
Ne discende che la lamentela del ricorrente si rivela infondata.
14. Per quanto concerne la domanda di assistenza giudiziaria in sede ricorsale, il
TCA
osserva che, ai sensi dell’art. 61 lett. f LPGA, nella procedura giudiziaria cantonale deve essere garantito il diritto di farsi patrocinare. Se le circostanze lo giustificano, il ricorrente può avere diritto al gratuito patrocinio.
Alla stessa stregua che per la procedura amministrativa, il processo è palesemente privo di esito favorevole.
Infatti, viste le considerazioni esposte, a mente del
TCA
, il ricorso era sin dall
'
inizio sprovvisto di esito favorevole alla luce della mancata segnalazione da parte del ricorrente dell'entrata percepita. Formulando ugualmente ricorso con l
'
aiuto di un legale, e senza apporre novità particolari o specifici mezzi di prova atti a contrastare la presa di posizione dell
'Amministrazione, il ricorrente
non aveva alcuna chance di successo, nemmeno riguardo alla censura della perenzione del diritto alla restituzione.
Pertanto, l
'
istanza d
'
assistenza giudiziaria davanti a questo Tribunale deve anch
'
essa essere respinta.