Decision ID: 5a500523-ffe8-54dd-a3a2-a2684adab58a
Year: 2012
Language: it
Court: TI_TCAS
Chamber: TI_TCAS_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: social_law

ritenuto,
in fatto
1.1. La Cassa cantonale per gli assegni familiari (in seguito: la Cassa), con decisione su reclamo del 11 aprile 2011, ha confermato una precedente decisione del 8 novembre 2010 (cfr. doc. 2 – 2c) con cui aveva negato a RI 2 e RI 1RI 1 il diritto a un assegno integrativo a far tempo dal 1° dicembre 2010, in quanto il reddito disponibile residuale della loro unità di riferimento, nella quale, oltre ai coniugi _ e alla figlia _, nata il 6 settembre 1999, è stato considerato anche il figlio RI 3, nato il 14 luglio 1992, superava il limite annuo fissato dalla Laps.
L’amministrazione, nella decisione su reclamo, riguardo al fatto di aver tenuto conto anche del figlio RI 3 ha, in particolare, precisato che:
"
(...)
Per UR del titolare del diritto alla prestazione si intende la cerchia di persone da considerare per il calcolo della prestazione (la famiglia ai sensi della Laps). Dell’UR fanno parte, il richiedente (ossia il titolare del diritto), il coniuge (o il partner, se la convivenza è stabile), i figli minorenni e i figli maggiorenni economicamente dipendenti (cfr. art. 4 Laps).
Il concetto di dipendenza economica nella Laps è particolare. L’art. 4 lett. e Laps sancisce unicamente che i figli maggiorenni economicamente non indipendenti fanno parte dell’UR del titolare del diritto. Per poter definire in modo appropriato il concetto di figlio maggiorenne “economicamente indipendente” o “non indipendente” ai sensi della Laps, il legislatore ha demandato al regolamento il compito di definire tali concetti.
Un figlio maggiorenne è economicamente dipendente dai genitori quando cumulativamente (art. 2 Reg.Laps):
1.
ha meno di 30 anni
2.
non è coniugato, separato, divorziato o vedovo, non è o non è stato vincolato da un’unione domestica registrata
3.
non ha figli
4.
è in prima formazione.
Visto quanto precede, per stabilire se una persona è economicamente dipendente, non bisogna quindi effettuare nessun calcolo economico, né valutare se il figlio è ancora mantenuto dai genitori.
Nel nostro caso titolare del diritto (AFI) è il signor RI 2, della sua UR fanno parte la moglie RI 1, la figlia minorenne _ (classe 1999) e secondo l’art. 4 Laps combinato con l’art. 2 Reg.Laps il figlio RI 3 essendo maggiorenne ma economicamente dipendente dai genitori. Egli ha meno di 30 anni, non è sposato, non ha figli ed è in 1° formazione (quale assistente d’ufficio presso _ per il periodo dal 01.09.2009 al 31.08.2011 – cfr. decisione del 30.07.2009).
Il concetto “economicamente non indipendente” viene poi precisato in maniera chiara e inequivocabile dal regolamento il quale non dà adito a interpretazioni in quanto se una persona maggiorenne è o no economicamente dipendente dipende dalle 4 succitate condizioni che devono essere adempiute cumulativamente e tra esse non ve n’è alcuna di tipo economico. Al contrario il criterio determinante è piuttosto quello a sapere se essa si trovi o no in prima formazione.” (Doc. All. C)
1.2. RI 2 RI 1 e RI 3, rappresentati dalla RA 1, con tempestivo ricorso inoltrato al TCA, hanno chiesto che la decisione su reclamo dell’11 aprile 2011 venga annullata e che quindi dal 1° dicembre 2010 sia riconosciuto loro un assegno integrativo, escludendo dalla loro unità di riferimento il figlio RI 3 maggiorenne ed economicamente indipendente.
A sostegno della propria pretesa ricorsuale essi hanno, segnatamente, addotto, facendo riferimento agli art. 4 Laps e 2 Reg.Laps, nonché ai lavori preparatori, che si è presunto un “reale” rapporto di dipendenza del figlio RI 3 nei confronti dei genitori unicamente per il fatto che è ancora in formazione, quando il rapporto di dipendenza è da valutare non solo ritenendo l’aspetto formazione ma pure quello “economico”.
I ricorrenti, al riguardo, hanno evidenziato che nei lavori preparatori si parla di “criteri oggettivi”, ripresi poi nel regolamento, che permettano di qualificare il grado di autonomia, tuttavia non è espressa l’intenzione del legislatore di ritenere questi criteri esaustivi. A mente degli insorgenti altri criteri potrebbero, dunque, rovesciare la presunzione di dipendenza, come appunto il fatto di essere economicamente autosufficiente, benché in formazione.
Essi ritengono che questa soluzione sia più conforme al testo dell’art. 4 Laps.
In effetti secondo gli stessi l’obiettivo perseguito con l’art. 2 Reg.Laps restringe di fatto la portata dell’art. 4 Laps.
I ricorrenti, in proposito, hanno precisato che la legge parla espressamente di figli maggiorenni economicamente indipendenti e che RI 3 proprio dal punto di vista economico è di fatto indipendente dai genitori. Essi ritengono che “rendere” il figlio dipendente per ragioni di immediatezza (tramite le domande concernenti le quattro condizioni elencate all’art. 2 cpv. 1 Reg.Laps) significa restringere la portata dell’articolo di legge.
Gli insorgenti hanno puntualizzato che la Cassa poteva ovviare a questa necessità richiedendo copia della decisione AI concernente le indennità giornaliere.
Essi hanno, poi, rilevato che dai lavori preparatori emerge che la soluzione proposta con l’art. 2 Reg.Laps sarebbe coerente con l’art. 277 CC, visto che l’obbligo di mantenimento dei genitori oltre la maggiore età sussiste solo in relazione alla normale conclusione di una prima formazione ancora in corso e che terminata la formazione, anche se la persona maggiorenne è priva di reddito sufficiente, è considerata indipendente dai genitori.
Al riguardo i ricorrenti hanno, tuttavia, evidenziato che l’art. 277 CC impone l’obbligo di mantenimento di un figlio maggiorenne ai genitori
“per quanto si possa ragionevolmente pretendere da loro dato l’insieme delle circostanze”
e che, quindi, in casu, in considerazione dell’ammontare mensile delle indennità giornaliere di RI 3 (dal 1° settembre 2010 l’indennità giornaliera ammonta a fr. 103.80), non si può ragionevolmente imporre ai genitori l’obbligo di mantenimento del figlio maggiorenne, come del resto prescritto all’art. 276 cpv. 3 CC.
Essi, anche per questo motivo, sono di conseguenza del parere che RI 3 vada escluso dall’unità di riferimento dei genitori.
Infine gli insorgenti hanno osservato che il figlio RI 3 potrebbe essere tenuto a un obbligo di assistenza tra parenti unicamente in applicazione dell’art. 328 CC, ma che RI 3, non essendo benestante, non ne è obbligato.
I medesimi hanno concluso asserendo che, computando il figlio nella loro unità di riferimento, viene caricato dell’obbligo di mantenimento della sorella e dei genitori che non gli compete (cfr. doc. I).
1.3. La Cassa, in risposta, ha postulato la reiezione dell’impugnativa con argomenti di cui si dirà, per quanto occorra, nei considerandi di diritto (cfr. doc. III).
1.4. Con scritto del 14 giugno 2011 il rappresentante dei ricorrenti ha ribadito integralmente sia le argomentazioni che le conclusioni ricorsuali e ha indicato di non avere ulteriori mezzi di prova da presentare (cfr. doc. V).
1.5. Il doc. V è stato trasmesso per conoscenza alla Cassa (cfr. doc. VI).
1.6. Il 10 maggio 2012 alla presenza delle parti, e meglio di _ e delle avv. _ e _ della RA 1, nonché per la Cassa _, si è svolto un dibattimento davanti al Presidente del TCA.
In quell'occasione è stato steso un verbale (cfr. doc. VIII), a cui sarà fatto riferimento nei considerandi di diritto.

in diritto
In ordine
2.1. Ai sensi dell’art. 59 LPGA, relativo alla legittimazione e
applicabile nell’ambito degli assegni di famiglia in virtù del rinvio di cui all’art. 46 Laf,
ha diritto di ricorrere chiunque è toccato dalla decisione o dalla decisione su opposizione e ha un interesse degno di protezione al suo annullamento o alla sua modificazione.
L’interesse degno di protezione determinante la qualità per ricorrere dinanzi alla giurisdizione cantonale deve essere esaminato secondo i principi derivanti dall’art. 103 lett. a vOG (abrogata dall’entrata in vigore della LTF il 1° gennaio 2007; cfr. STF 9C_821/2009 del 19 febbraio 2010 consid. 4.2.).
Nella sentenza 8C_68/2008 del 27 gennaio 2009 consid. 2.1. il Tribunale federale ha così definito l’interesse degno di protezione ai sensi dell’art. 103 lett. a vOG:
"
(...) tout
intérêt
pratique ou juridique à demander la modification ou l'annulation de la décision attaquée que peut faire valoir une personne atteinte par cette dernière. L'
intérêt
digne
de
protection
consiste ainsi en l'utilité pratique que l'admission du recours apporterait au recourant en lui évitant de subir un préjudice de nature économique, idéale, matérielle ou autre que la décision attaquée lui occasionnerait. Le recourant doit pouvoir se prévaloir d'un
intérêt
direct et concret, ou du moins se trouver dans un rapport particulier et spécialement étroit avec l'objet du litige (
ATF 133 II 400
consid.
2.2 p. 404, 409 consid. 1.3 p. 413;
131 II 361
consid. 1.2 p. 365, 587 consid. 2.1 p. 588, 649 consid. 3.1 p. 651;
131 V 298
consid.
3 sv. p. 300). Le recours d'un particulier formé dans l'
intérêt
général ou dans l'
intérêt
d'un tiers est exclu (
ATF 133 II 468
consid.
1 p. 469 sv.;
131 II 649
consid. 3.1 p. 651).”
Al riguardo cfr. anche STFA H 392/01 dell’8 novembre 2002 consid. 1.
Nel caso di specie il ricorso contro la decisione su reclamo dell’11 aprile 2011 intimata ai coniugi _ (cfr. All.C) è stato interposto da questi ultimi e dal figlio RI 3.
Essi agiscono ciascuno in proprio nome.
Nell’atto ricorsuale è stato indicato in modo generico che RI 3 ha degli interessi nella causa riguardante i genitori e la Cassa (cfr. doc. I pag. 2) senza, però, precisare in cosa consisterebbe esattamente il suo interesse al ricorso.
In concreto la questione della qualità di ricorrere di RI 3 non va, in ogni caso, ulteriormente approfondita.
In effetti i coniugi _, genitori di RI 3 e destinatari della decisione su reclamo dell’11 aprile 2011, ricorrono anch’essi contro il provvedimento menzionato.
Visto che gli stessi sono indiscutibilmente legittimati a ricorrere, questa Corte entra nel merito del ricorso, lasciando insoluta la questione di sapere se RI 3 ha effettivamente un interesse degno di protezione ex art. 59 LPGA (cfr. STF 8C_68/2008 del 27 gennaio 2009 consid. 2.3.).
Nel merito
2.2. Oggetto del contendere è la questione di sapere se il figlio RI 3, maggiorenne, debba essere considerato nell’unità di riferimento dei genitori RI 2 e RI 1, come deciso dalla Cassa, oppure debba esserne escluso, come sostenuto dai ricorrenti.
2.3. L’assegno integrativo è regolato dagli art. 47 segg. della Legge sugli assegni di famiglia (Laf) del 18 dicembre 2008.
L’art. 47 Laf stabilisce come segue le condizioni per potere beneficiare dell'assegno integrativo:
"
Richiamata la Laps, il genitore ha diritto all’assegno, per il figlio, se cumulativamente:
a)
è domiciliato nel cantone al momento della richiesta;
b)
coabita, anche soltanto in forma parziale, con il figlio;
c)
ha il domicilio nel Cantone da almeno tre anni. (cpv. 1)
Se entrambi i genitori coabitano con il figlio, il diritto all’assegno spetta alla madre o al padre. (cpv. 2)”
Ai sensi, poi, dell’art. 49 Laf, afferente all’importo massimo dell’assegno:
"
L’importo massimo dell’assegno corrisponde alle soglie di intervento per i figli definite dalla Laps. (cpv. 1)
Dall’importo erogabile vanno dedotti gli eventuali assegni per figli e di formazione. (cpv. 2)”
Dal tenore di queste norme legali, risulta che la Laf, per il calcolo dell’assegno integrativo, rinvia alla Legge sull’armonizzazione e il coordinamento delle prestazioni sociali (Laps).
2.4. Giusta l’art. 46 Laf, già citato sopra, alle prestazioni familiari cantonali sono applicabili, sempreché la legge non preveda espressamente una deroga, le disposizioni, segnatamente, della Laps e della LPGA.
L’art. 4 Laps, concernente l’unità di riferimento, prevede:
"
1
L’unità di riferimento è costituita:
a) dal titolare del diritto;
b) dal coniuge o dal partner registrato;
c) dal partner convivente, se la convivenza è considerata stabile;
d) dai figli minorenni di cui essi hanno l’autorità parentale;
e) dai figli maggiorenni, se questi non sono economicamente indipendenti.
2-7
...”
L'unità economica di riferimento del titolare del diritto alla prestazione corrisponde alla cerchia di persone da considerare per il calcolo della prestazione (cfr. Messaggio n. 4773 del 1° luglio 1998 relativo all’introduzione di una nuova legge sull’armonizzazione e il coordinamento delle prestazioni sociali pag. 5).
Relativamente al concetto di figli maggiorenni non economicamente indipendenti, di cui all’art. 4 cpv. 1 lett. e Laps, l’art. 2 Reg.Laps enuncia:
"
1
Una persona maggiorenne non è economicamente indipendente se, cumulativamente:
a) ha meno di 30 anni;
b) non è sposata, legalmente divorziata, separata o vedova, non è o non è stata vincolata da un’unione domestica registrata;
c) non ha figli;
d) è in prima formazione.
2
Vi è prima formazione ai sensi del cpv. 1 lett. d) quando, senza interruzione del percorso formativo superiore ai 24 mesi, una persona maggiorenne frequenta una formazione del livello seguente:
a) primario, secondario 1, oppure secondario 2 di tipo propedeutico;
b) secondario 2 di tipo professionale o terziario non universitario, se non possiede già un titolo dello stesso livello o di livello superiore;
c) terziario di tipo universitario professionale e accademico compresa la frequenza del biennio che completa la laurea breve o del master che completa il bachelor, se non possiede già un titolo di livello terziario;
d) perfezionamento linguistico dopo una formazione di livello secondario 2.
3
...”
2.5. L'ordinanza deve essere interpretata conformemente alla legge (cfr. DTF 137 V 167 consid. 3.3 pag. 170-171).
Allorché devono pronunciarsi sulla legalità di un'ordinanza emanata in forza di una delega del Parlamento, i Tribunali, che esaminano di principio liberamente la questione, devono stabilire in che modo le relative disposizioni vanno interpretate e se sono conformi alla legge (DTF 136 V 258, consid. 4, pag. 264; SVR 2010 UV Nr. 9, consid. 8.2; SVR 2006 KV Nr. 28, consid. 4.2).
Nella misura in cui la delega legislativa è relativamente imprecisa e, di conseguenza, attribuisce all’esecutivo un ampio potere di apprezzamento, il Tribunale deve limitarsi ad esaminare se la normativa esecutiva sconfini manifestamente dal quadro di competenze delegatele o se, per altri motivi, è contraria alla legge o alla Costituzione. A questo proposito una disposizione regolamentare viola gli art. 9 o 8 cpv. 1 Cost. federale quando non si basa su motivi validi, è priva di senso o utilità, oppure opera distinzioni giuridiche che non trovano giustificazione alcuna nella fattispecie da disciplinare o, per contro, tralascia di operarne di necessarie, dando luogo ad una parificazione inammissibile (cfr. SVR 2006 KV Nr. 28, consid. 4.2; DTF 128 V 98 consid. 5a, 105 consid. 6a e riferimenti, STFA E 1/00 del 13 giugno 2003; DTF 117 V 180 consid. 3 a).
Nell’ambito di questo esame, il giudice non deve tuttavia sostituire il proprio apprezzamento a quello dell’autorità da cui emana la regolamentazione in causa. Al contrario, egli deve limitarsi a verificare che la disposizione litigiosa sia atta a realizzare oggettivamente lo scopo che si prefigge la legge senza preoccuparsi, in particolare, di sapere se essa costituisca il mezzo maggiormente appropriato per il raggiungimento di tale scopo (SVR 2006 KV Nr. 28, DTF 131 II 166 consid.
2.3, DTF 131 V 14 consid. 3.4.1, DTF 130 V 473 consid. 6.1, DTF 130 I 32 consid. 2.2.1, DTF 129 II 164 consid.
2.3; DTF 129 V 271 consid. 4.1.1).
Le ordinanze d'esecuzione non possono, invece, porre nuove regole atte a restringere i diritti degli assicurati o ad imporre loro degli obblighi, anche se queste regole sono conformi allo scopo della legge (cfr. RDAT I-1997 pag. 254, DTF 115 V 431-432, DTF 112 V 252 e sentenze ivi citate, DTF 111 V 314).
In una sentenza pubblicata in DTF 136 V 146 consid. 3.2.1 pag. 153 l'Alta Corte si è ad esempio così espressa:
"
L'
art. 3b cpv. 1 OADI
non può fondarsi sulla delega legislativa dell'
art. 9b cpv. 6 LADI
, che autorizza il Consiglio federale unicamente a disciplinare il prolungamento dei termini quadro in caso di collocamento di fanciulli in vista dell'adozione. Si tratta pertanto di una semplice disposizione d'esecuzione emanata in applicazione dell'
art. 109 LADI
, che incarica il Consiglio federale dell'emanazione delle norme esecutive della legge. Un'ordinanza di esecuzione può disciplinare solo
intra legem
, e non
praeter legem
. Può stabilire delle regole complementari di procedura, precisare e dettagliare determinate disposizioni della legge, eventualmente colmare delle lacune in senso proprio; senza una delega espressa, non può per contro porre delle regole nuove suscettibili di restringere i diritti degli amministrati o di imporre loro degli obblighi, anche se le regole stesse sono ancora conformi allo scopo legale (
DTF 134 I 313
consid. 5.3 pag. 317 e i riferimenti citati)."
2.6. Per costante giurisprudenza federale (cfr.
DTF 138 V 50 consid.
4.2 pag. 54; DTF 137 V 437 consid. 3.2 pag. 437; DTF 137 V 273 consid. 4.2 pag. 276- 277; DTF 137 V 193 consid.
5.1 pag. 195; DTF 137 V 181 consid. 6.2.1 pag. 188) la legge è da interpretare in primo luogo procedendo dalla sua lettera (interpretazione letterale). Tuttavia, se il testo non è perfettamente chiaro, se più interpretazioni del medesimo sono possibili, dev'essere ricercata la vera portata della norma, prendendo in considerazione tutti gli elementi d'interpretazione, in particolare lo scopo della disposizione, il suo spirito, nonché i valori su cui essa
prende fondamento (interpretazione teleologica ). Pure di rilievo è il senso che essa assume nel suo contesto (interpretazione sistematica;
DTF 135 II 78
consid.
2.2 pag. 81;
DTF 135 V 153
consid. 4.1 pag. 157,
DTF 131 II 249
consid. 4.1 pag. 252;
DTF 134 I 184
consid. 5.1 pag. 193;
DTF 134 II 249
consid.
2.3 pag. 252). I lavori preparatori, segnatamente laddove una disposizione non è chiara oppure si presta a diverse interpretazioni, costituiscono un mezzo valido per determinarne il senso ed evitare così di incorrere in interpretazioni erronee (interpretazione storica). Soprattutto nel caso di disposizioni recenti, la volontà storica dell'autore della norma non può essere ignorata se ha trovato espressione nel testo oggetto d'interpretazione (
DTF 134 V 170
consid. 4.1 pag. 174 con riferimenti). Occorre prendere la decisione materialmente corretta nel contesto normativo, orientandosi verso un risultato soddisfacente sotto il profilo della ratio legis. Il Tribunale federale non privilegia un criterio d'interpretazione in particolare; per accedere al senso di una norma preferisce, pragmaticamente, ispirarsi a un pluralismo interpretativo (
DTF 135 III 483
consid. 5.1 pag. 486). Se sono possibili più interpretazioni, dà la preferenza a quella che meglio si concilia con la Costituzione. In effetti, a meno che il contrario non risulti chiaramente dal testo o dal senso della disposizione, il Tribunale federale, pur non potendo esaminare la costituzionalità delle leggi federali (art. 190 Cost.), parte dall'idea che il legislatore federale non propone soluzioni contrarie alla Costituzione (
DTF 131 II 562
consid. 3.5 pag. 567,
DTF 131 II 710
consid. 4.1 pag. 716;
DTF 130 II 65
consid. 4.2 pag. 71).
2.7. Nel caso di una famiglia composta di due coniugi e di due figli, uno minorenne e uno maggiorenne, come nella presente evenienza, il testo dell'art. 4 cpv. 1 Laps prevede che l’unità di riferimento è costituita dal titolare del diritto (lett. a), dal coniuge (lett. b), dal figlio minorenne (lett. d) e dal figlio maggiorenne, se questi non è economicamente indipendente (lett. e).
Dal profilo dell'interpretazione letterale della legge, l’art. 4 cpv. 1 lett. e Laps, menzionando esplicitamente
l’aspetto
economico
, sembrerebbe dunque definire i figli maggiorenni rientranti nell’unità di riferimento dei genitori considerando anche la situazione finanziaria degli stessi.
Tuttavia il tenore dell’art. 4 cpv. 1 lett. e Laps di per sé non risulta sufficientemente chiaro per poterne appurarne la portata interpretandolo unicamente in senso letterale.
Occorre dunque esaminare storicamente quale è stata l'origine della norma.
Nel Messaggio n. 4773 del 1° luglio 1998 relativo all’introduzione di una nuova legge sull’armonizzazione e il coordinamento delle prestazioni sociali al p.to 7.1. in relazione alla definizione dell’unità economica di riferimento il Consiglio di Stato ha indicato che:
"
(...)
Sono attribuiti alla medesima unità economica di riferimento pure
i figli maggiorenni economicamente dipendenti,
in modo da avvicinarsi
il più possibile al reale rapporto di dipendenza economica anche se, sia legalmente che fiscalmente, i soggetti sono già considerati autonomi e indipendenti dai genitori.
Non appartengono invece alla medesima unità economica di riferimento
il partner senza figli in comune
(che non ha dunque obblighi di mantenimento) e
i figli maggiorenni economicamente
indipendenti. Si intendono i figli maggiorenni che non sono in formazione e che esercitano un’attività lavorativa oppure i figli maggiorenni che, pur non esercitando un’attività lavorativa, l’hanno svolta per un periodo di almeno due anni.
(...)” (cfr.www.ti.ch/CAN/SegGC/comunicazioni/GC/odg-mes/4773.htm)
Dal Rapporto del 4 aprile 2000 emesso dalla Commissione della gestione e delle finanze sul citato Messaggio, p.to 6, si evince quanto segue:
"
L’unità economica di riferimento è la cerchia di persone da considerare per il calcolo delle prestazioni.
Ogni individuo fa parte di una sola unità economica di riferimento.
Ogni membro maggiorenne di un'unità economica di riferimento (economicamente indipendente o dipendente) può essere titolare di una o più prestazioni.
(...)
Va sottolineato che i figli sono economicamente indipendenti se:
a) non sono in formazione ed esercitano un’attività lucrativa con un reddito minimo da definire, oppure l’hanno svolta per due anni;
b) hanno più di 35 anni. Il criterio dei 35 anni è stato ripreso dall’art. 53 del Regolamento di applicazione alla LCAMal (RU 6.4.6.1.1). Viene oggi applicato per esentare il richiedente del sussidio assicurazione malattia dall’obbligo di indicare il nucleo di riferimento;
c) sono coniugati e uno dei coniugi ha un reddito minimo o più di 35 anni;
d) hanno figli.
(...)” (www.ti.ch/CAN/SegGC/comunicazioni/GC/odg-mes/rapporti/4773-4773a-r.htm)
Durante la seduta del Gran Consiglio del 5 giugno 2000, dopo la discussione di entrata in materia, messi ai voti senza discussione, i singoli articoli della Legge di armonizzazione e coordinamento delle prestazioni sociali e il complesso del disegno di legge sono stati accolti con un’astensione (cfr. Raccolta dei verbali del Gran Consiglio, anno parlamentare 2000-2001, volume 1, pag. 453).
Nel Messaggio n. 5221 del 13 marzo 2002 relativo alla modifica della legge sull’armonizzazione e il coordinamento delle prestazioni sociali il Consiglio di Stato, ai punti 2 e 3, ha precisato che:
"
(...)
Accertare l’unità economica di riferimento presuppone di stabilire chi ne fa parte, a partire dalla definizione legale che ne danno l’art. 4 Laps e il Regolamento per quanto riguarda i criteri che definiscono l’indipendenza o la dipendenza economica dei figli dai genitori.
(...)
Un’altra modifica dell’art. 4 scaturisce dalla necessità di poter stabilire delle unità di riferimento che rispondano alla realtà di fatto (sociologica, economica) dei modi di vita attuali e, quindi, di poter definire in modo appropriato il concetto di figlio maggiorenne “economicamente indipendente” o “non indipendente”, ai sensi della Laps.
Il legislatore ha demandato al Regolamento il compito di definire quel concetto.
Secondo le opportune indicazioni del Rapporto della Commissione della gestione, deve trattarsi di un concetto di indipendenza “di fatto” dai genitori, quando non è ragionevole ritenere che figli maggiorenni e genitori facciano parte della medesima unità di riferimento. Infatti, occorre tenere presente che quando i figli maggiorenni vi facessero parte, il loro diritto alle prestazioni Laps, e quello dei loro genitori, dipenderebbe dalla situazione finanziaria di genitori e figli assieme.
La dipendenza o meno dai genitori è una condizione che va anche definita con chiarezza, semplicità e pertinenza dal punto di vista dell’applicazione operativa della legge.
Il Consiglio di Stato intende precisare nel Regolamento Laps il concetto seguente di dipendenza o indipendenza dai genitori: una persona maggiorenne non è economicamente indipendente dai genitori se, cumulativamente: ha meno di 30 anni, non è sposata, non ha figli ed è in prima formazione.
Viceversa, un figlio maggiorenne è indipendente dai genitori, ai sensi della Laps, se: ha più di trent’anni; oppure è sposato; oppure ha figli.
Se ha meno di trent’anni, non è sposato e non ha figli, egli non è comunque dipendente dai genitori se ha già concluso la “prima formazione”, poiché in questa situazione i genitori non sono più obbligati al suo mantenimento secondo l’art. 277 del Codice Civile Svizzero.
La soluzione proposta risponde alle esigenze di aderenza alla realtà sociale, come pure alle esigenze pratiche dei cittadini e dell’amministrazione che devono allestire e valutare le domande di prestazioni Laps con un dispendio di tempo e di risorse ragionevole:
la situazione d’indipendenza o dipendenza dai genitori definita nel Regolamento è immediatamente rilevabile al momento dell'allestimento di una domanda di prestazioni Laps: è sufficiente chiedere al richiedente semplici dati anagrafici e se si trova in “prima formazione” (concetto definito nel Regolamento e precisato in una direttiva che ne permette la traduzione in un algoritmo del programma informatico);
qualora una persona di meno di trent’anni, non sposata, senza figli, frequentasse ancora una formazione considerata “prima formazione”, della sua unità di riferimento farebbero parte i genitori, ciò che è coerente con l'art. 277 CCS;
se invece quella persona non fosse più in prima formazione, sarebbe considerata indipendente dai genitori, anche se priva di reddito sufficiente (sia che lavori, sia che si trovi in disoccupazione, o benefici di rendite, o altro), ciò che è pure conforme all’art. 277 CCS che istituisce l’obbligo di mantenimento dei genitori nei confronti dei figli fino alla maggiore età, mentre oltre la maggiore età l’obbligo sussiste solo in relazione alla normale conclusione di una prima formazione che fosse ancora in corso.
Si potrebbe obiettare al diritto di prestazioni Laps per un figlio di meno di trent’anni che ha concluso la prima formazione e appartiene ad una famiglia benestante (tenuta all’obbligo di assistenza secondo l’art. 328 CCS). In pratica, si può però ipotizzare
che, per i pochi richiedenti di prestazioni Laps che hanno genitori benestanti, sussistano motivi delicati in virtù dei quali non possono contare sull'appoggio della famiglia e che una legge sociale non può forzare. Del resto, persino nell’applicazione delle leggi sull’assistenza, la Conferenza svizzera dell’azione sociale auspica che l'eventuale applicazione dell'art. 328 non sia imposta, ma sia oggetto di negoziazione fra le parti. Restano comunque sempre riservate le disposizioni sul regresso nei confronti dei genitori previste dalle singole leggi speciali (si veda a questo proposito anche il messaggio Laps del 1. luglio 1998).
Negli altri casi, si può indubbiamente concordare che un’età di 30 anni o più, la responsabilità di figli propri, come pure l’essere coniugati, generano di per sé una situazione di indipendenza di fatto dai genitori, prescindendo da ogni altra circostanza.
(...)” (www.ti.ch/CAN/SegGC/comunicazioni/GC/odg-mes/word/5221m.doc)
Infine, dal Rapporto del 11 giugno 2002 emesso dalla Commissione della gestione e delle finanze sul Messaggio 13 marzo 2002, p.to 6.1, emerge che:
"
(...)
L’art. 4 cpv. 2 introduce il concetto di “economicamente indipendente”.
La Commissione della gestione nel suo rapporto del 4 aprile 2000 affermava:
“Nel regolamento di applicazione la precisazione del concetto di persona economicamente indipendente dovrà essere fatta con criteri il più possibile oggettivi che permettano di qualificare il grado di autonomia di un titolare di una prestazione rispetto alla sua famiglia (genitori)”
.
Il regolamento codificherà che un figlio maggiorenne è economicamente indipendente se ha più di trent’anni, oppure è sposato, oppure ha figli.
Viceversa un figlio maggiorenne non è economicamente indipendente se cumulativamente: ha meno di 30 anni, non è sposato, non ha figli ed è in prima formazione.
(...)” (www.ti.ch/CAN/SegGC/comunicazioni/GC/odg-mes/rapporti/word/5221r.doc)
La Laps è entrata in vigore, dopo l’approvazione della relativa modifica da parte del Gran Consiglio il 26 giugno 2002, il 1° febbraio 2003 (cfr. BU 2003 pag. 13 e 28; Verbale del Gran Consiglio del 26 giugno 2002 relativo alla Modifica della legge sull’armonizzazione e il coordinamento delle prestazioni sociali - Laps).
2.8. Dal dettagliato ed approfondito esame dei lavori preparatori, in primo luogo, risulta che è stato demandato al Regolamento
sull’armonizzazione e il coordinamento delle prestazioni sociali
il compito di definire cosa si debba intendere per “figli maggiorenni non economicamente indipendenti” di cui all’art. 4 cpv. 1 lett. e Laps.
In secondo luogo, nei Messaggi e nei Rapporti afferenti alla Laps, le cui proposte sono state accolte dal Gran Consiglio ticinese, erano già stati precisati i criteri che avrebbero dovuto essere previsti nel Regolamento
sull’armonizzazione e il coordinamento delle prestazioni sociali
per determinare se un figlio maggiorenne non è economicamente indipendente (cfr. consid. 2.7., in particolare Messaggio n. 4773 del 1° luglio 1998 p.to 7.1.; Rapporto del 4 aprile 2000 emesso dalla Commissione della gestione e delle finanze sul Messaggio del 1° luglio 1998 p.to 6;
Messaggio n. 5221 del
13 marzo 2002 p.to 3 e Rapporto del 11 giugno 2002 p.to 6.1).
Il Consiglio di Stato all’art. 2 Reg.Laps ha codificato le condizioni esplicitate nel Rapporto del 11 giugno 2002 (cfr. consid. 2.7.).
In effetti tale disposto prevede che una persona maggiorenne non è economicamente indipendente se,
cumulativamente
ha meno di 30 anni, non è sposata, legalmente
divorziata, separata o vedova, non è o non è stata vincolata da un’unione domestica registrata, non ha figli ed è in prima formazione (cfr. consid. 2.4.).
La Cassa sostiene che per valutare se un figlio maggiorenne è o no economicamente dipendente e quindi se deve essere o meno computato nel calcolo dei genitori vadano esaminate unicamente le quattro condizioni di cui all’art. 2 Reg.Laps, le quali non comprendono alcun presupposto di tipo economico (cfr. All. C pag. 4).
In sede di udienza davanti al Presidente del TCA l’avv. _ _ della Cassa ha confermato che con la revisione della Laps di cui al Messaggio n. 5221 del
13 marzo 2002 e al Rapporto dell’11 giugno 2002 si è eliminato ogni riferimento a un reddito minimo del figlio maggiorenne da definire previsto, invece, nel Messaggio n. 4773 del 1° luglio 1998 e nel Rapporto del 4 aprile 2000 (cfr. consid. 2.7.) e ci si è fondati sulla prima formazione (cfr. doc. VIII).
Di parere contrario i ricorrenti, i quali ritengono in buona sostanza che
il rapporto di dipendenza del figlio nei confronti dei genitori sia da valutare non solo ritenendo l’aspetto formazione ma pure quello “economico”.
Gli insorgenti hanno, poi, evidenziato che l’art. 277 CC impone l’obbligo di mantenimento di un figlio maggiorenne ai genitori
“per quanto si possa ragionevolmente pretendere da loro dato l’insieme delle circostanze”
e che, dunque, in casu, in considerazione dell’ammontare mensile delle indennità giornaliere di RI 3 (dal 1° settembre 2010 l’indennità giornaliera ammonta a fr. 103.80), non si può ragionevolmente imporre ai genitori l’obbligo di mantenimento del figlio maggiorenne, come del resto prescritto all’art. 276 cpv. 3 CC (cfr. doc. I).
2.9. Dal tenore letterale dell’art. 2 Reg.Laps (cfr. consid. 2.4.; 2.8.) le condizioni finanziarie del figlio maggiorenne di meno di 30 anni, non sposato, legalmente
divorziato, separato o vedovo, non vincolato da un’unione domestica registrata, senza figli e in prima formazione non risultano, in effetti, determinanti.
L’irrilevanza della situazione economica del figlio maggiorenne in questione emerge pure dai lavori preparatori. In particolare nel Messaggio del 13 marzo 2002 afferente alla modifica della Laps è stato precisato:
"
(...)
La soluzione proposta risponde alle esigenze di aderenza alla realtà sociale, come pure alle esigenze pratiche dei cittadini e dell’amministrazione che devono allestire e valutare le domande di prestazioni Laps con un dispendio di tempo e di risorse ragionevole:
la situazione d’indipendenza o dipendenza dai genitori definita nel Regolamento è immediatamente rilevabile al momento dell'allestimento di una domanda di prestazioni Laps: è sufficiente chiedere al richiedente semplici dati anagrafici e se si trova in “prima formazione”
(concetto definito nel Regolamento e precisato in una direttiva che ne permette la traduzione in un algoritmo del programma informatico);
(...).” (
www.ti.ch/CAN/SegGC/comunicazioni/GC/odg-mes/word/5221m.doc
; la sottolineatura è del redattore)
Questo Tribunale constata comunque che dai lavori preparatori si evince anche che a più riprese è stata sottolineata l’importanza del
reale
rapporto di dipendenza economica tra i figli e i genitori (cfr. Messaggio del 1° luglio 1998 relativo all’introduzione di una nuova legge sull’armonizzazione e il coordinamento delle prestazioni sociali, p.to 7.1:
“
Sono attribuiti alla medesima unità economica di riferimento pure i figli maggiorenni economicamente dipendenti, in modo da avvicinarsi il più possibile al reale rapporto di dipendenza economica anche se, sia legalmente che fiscalmente, i soggetti sono già considerati autonomi e indipendenti dai genitori.”
e
Messaggio del 13 marzo 2002 afferente alla modifica della legge sull’armonizzazione e il coordinamento delle prestazioni sociali, p.to 3: “
Un’altra modifica dell’art. 4 scaturisce dalla necessità di poter stabilire delle unità di riferimento che rispondano alla realtà di fatto (sociologica, economica) dei modi di vita attuali e, quindi, di poter definire in modo appropriato il concetto di figlio maggiorenne “economicamente indipendente” o “non indipendente”, ai sensi della Laps.”;
consid. 2.7.).
Al riguardo giova evidenziare che nel Messaggio del 1° luglio 1998 p.to 7.1. e nel Rapporto del 4 aprile 2000 emesso dalla Commissione della gestione e delle finanze su tale Messaggio, p.to 6, è stato, inoltre, fatto esplicito riferimento, per definire i figli economicamente indipendenti, all’esercizio di un’attività lucrativa con un reddito minimo oppure all’avere svolto per due anni una tale occupazione (cfr. consid. 2.7.; 2.8.).
2.10. Questo Tribunale constata, inoltre, che nei lavori preparatori è stato richiamato esplicitamente l’art. 277 cpv. 2 CC relativo alla durata dell’obbligo di mantenimento
dei genitori nei confronti dei figli maggiorenni, indicando che il regime introdotto dalla Laps per stabilire quando si è confrontati con un figlio maggiorenne non economicamente indipendente è conforme a quanto previsto da tale disposto del Codice civile.
Dal Messaggio del 13 marzo 2002 risulta, infatti, che:
"
(...)
qualora una persona di meno di trent’anni, non sposata, senza figli, frequentasse ancora una formazione considerata “prima formazione”, della sua unità di riferimento farebbero parte i genitori, ciò che è coerente con l'art. 277 CCS;
se invece quella persona non fosse più in prima formazione, sarebbe considerata indipendente dai genitori, anche se priva di reddito sufficiente (sia che lavori, sia che si trovi in disoccupazione, o benefici di rendite, o altro), ciò che è pure conforme all’art. 277 CCS che istituisce l’obbligo di mantenimento dei genitori nei confronti dei figli fino alla maggiore età, mentre oltre la maggiore età l’obbligo sussiste solo in relazione alla normale conclusione di una prima formazione che fosse ancora in corso.” (
www.ti.ch/CAN/SegGC/comunicazioni/GC/odg-mes/word/5221m.doc
)
Per quanto attiene al mantenimento dei figli, l’art. 276 CC prevede che:
"
1
I genitori devono provvedere al mantenimento del figlio, incluse le spese d’educazione e formazione e delle misure prese a sua tutela.
2
Il mantenimento consiste nella cura e nell’educazione ovvero, se il
figlio non è sotto la custodia dei genitori, in prestazioni pecuniarie.
3
I genitori sono liberati dall’obbligo di mantenimento nella misura in
cui si possa ragionevolmente pretendere che il figlio vi provveda da sé con il provento del suo lavoro o con altri mezzi.”
In relazione al cpv. 3 dell’art. 276 CC il Tribunale federale, in una sentenza
5A_685/2008 del 18 dicembre 2008 consid. 3.2., ha rilevato:
"
Selon la jurisprudence l'enfant majeur peut être tenu, indépendamment de la capacité contributive de ses parents, de subvenir à ses besoins en travaillant - fût-ce partiellement - pendant sa période de formation; le cas échéant, il peut se voir imputer un revenu hypothétique (arrêt 5C.150/2005 du 11 octobre 2005 consid. 4.4.1, in: FamPra.ch 2006 p. 480).
Inoltre riguardo al concetto di
“altri mezzi”
di cui sempre all’art. 276 cpv. 3 CC l’Alta Corte, in una sentenza 5A_149/2011 del 6 luglio 2011 consid.
3.3.1, ha indicato:
"
(...) "autres ressources" mentionnées à l’art. 276 al. 3 CC, soit celles qui ont pour fonction spécifique de remplacer l'entretien, dont font partie par exemple une rente d'orphelin ou des allocations familiales (Message du Conseil fédéral à l'Assemblée fédérale concernant la modification du code civil suisse (Filiation), du 5 juin 1974, FF 1974 II 1ss [57 s.]; PETER BREITSCHMID, in Basler Kommentar ZGB I, 4ème éd., 2010, n°30 ad art. 276 CC; DENIS PIOTET, in Commentaire romand CC I, 2010, n°30 ad art. 276 CC; MARTIN STETTLER, Traité de droit privé suisse, III/2, 1, Le droit suisse de la filiation, 1987, 463; PETER TUOR/BERNHARD SCHNYDER/ALII, Das Schweizerische Zivilgesetzbuch, 13ème éd., 2009, 467 n°6). Si ces "autres ressources" ou les biens libérés de l'enfant (art. 321 à 323 CC) satisfont entièrement aux besoins de ce dernier, les père et mère sont déliés de leur obligation d'entretien (art. 276 al 3 CC; ATF 123 III 161 consid. 4a).
L’art. 277 CC, relativo alla durata dell’obbligo di mantenimento, enuncia che:
"
1
L’obbligo di mantenimento dura fino alla maggiore età del figlio.
2
Se, raggiunta la maggiore età, il figlio non ha ancora una formazione
appropriata, i genitori, per quanto si possa ragionevolmente pretendere da loro dato l’insieme delle circostanze, devono continuare a provvedere al suo mantenimento fino al momento in cui una simile formazione possa normalmente concludersi.”
Relativamente ai figli maggiorenni, l’art. 277 cpv. 2 CC contempla, quindi, da parte dei genitori un obbligo di mantenimento ragionevole nella misura in cui il figlio stia ancora seguendo una formazione adeguata. Il concetto
“per quanto si possa ragionevolmente pretendere”
dai genitori richiede di mettere a confronto la situazione economica di questi ultimi con la capacità lavorativa del figlio maggiorenne (cfr. STF 8C_882/2009 del 19 febbraio 2010, pubblicata in DLA 2011 N. 2 pag. 61).
Nella sentenza 8C_882/2009 del 19 febbraio 2010, pubblicata in DLA 2011 N. 2 pag. 61, appena citata il TF ha, inoltre, sottolineato che la responsabilità individuale del figlio maggiorenne è, in ogni caso, prioritaria rispetto all’obbligo di mantenimento da parte dei genitori (cfr. art. 276 cpv. 3 CC), per cui il figlio durante la formazione è tenuto a sfruttare, per quanto compatibile con quest’ultima, tutte le possibilità per provvedere al proprio sostentamento, in particolare deve dedicarsi a un’attività lavorativa, in relazione alla quale va semmai computato un reddito ipotetico.
Secondo l’art. 328 CC, concernente l’assistenza tra parenti:
"
1
Chi vive in condizioni agiate è tenuto a soccorrere i parenti in linea ascendente e discendente quando senza di ciò essi cadessero nel bisogno.
2
È fatto salvo l’obbligo di mantenimento dei genitori e del coniuge o del partner registrato.”
Al riguardo giova evidenziare che l'art. 328 CC prevede l'assistenza tra parenti in linea ascendente e discendente soltanto per chi vive in condizioni agiate (cfr. Basler Kommentar, 2002, ad art. 328 ZGB n. 15).
Siccome il concetto del dovere di assistenza tra parenti è in sé problematico e non si adatta più ai tempi attuali, la nozione di "condizioni agiate" deve essere interpretata in senso stretto.
La Conferenza svizzera per l'aiuto sociale 2000, nelle sue direttive in vigore dal 1° gennaio 2001, ha proposto agli organi dell'aiuto sociale di considerare che le persone sono in grado di contribuire al mantenimento dei loro parenti a partire da un reddito imponibile di fr. 120'000.-- per le persone sole e di fr. 180'000.-- per le coppie, a cui aggiungere l'ammontare di fr. 20'000.-- per ogni figlio minorenne o in formazione (cfr. Direttive COSAS 2005, modificate nel dicembre 2008, p.to F4; Basler Kommentar, 2002, ad art. 328 ZGB n. 15b e 17).
Dalla sostanza imponibile si potrà dedurre una quota liberamente disponibile e ciò nella seguente misura: per le persone singole fr. 250'000; per le persone sposate fr. 500'000; per ogni figlio fr. 40’0000. La somma rimanente dovrà essere convertita in reddito sulla base dell’aspettativa di vita media (importo annuale) e messa in conto come tale (cfr. Direttive COSAS 2005 modificate nel dicembre 2008, p.to F4).
Il TF, nella DTF 132 III 97, ha inoltre stabilito che l'assistenza fra parenti non è più estesa dell'assistenza sociale, ma deve almeno garantire il minimo vitale calcolato in base alle regole del diritto esecutivo e che per prestare l'assistenza, il parente obbligato è tenuto a intaccare il suo patrimonio, a meno che questo non debba rimanere intatto per garantire a lungo termine il suo sostentamento, in particolare con riferimento alla vecchiaia.
2.11. Alla luce di quanto esposto ai considerandi 2.9. e 2.10, e meglio, visto che dai lavori preparatori è emerso che per definire il figlio maggiorenne non economicamente indipendente di cui all’art. 4 cpv. 1 lett. e Laps l’art. 2 Reg.Laps si riferisce all’art. 277 CC (afferente alla durata dell’obbligo di mantenimento dei figli da parte dei genitori), ossia al concetto di figli maggiorenni che stanno ancora seguendo una formazione appropriata di cui al cpv. 2 di tale disposto, questa Corte ritiene che, nel caso in cui le quattro condizioni esplicitate all’art. 2 Reg.Laps siano tutte adempiute, non si possa prescindere da un esame anche delle condizioni economiche del figlio maggiorenne.
In effetti, considerato il richiamo all’art. 277 cpv. 2 CC, in particolare per quanto concerne la determinazione del concetto di prima formazione (cfr. Messaggio n. 5221 del 13 marzo 2002 p.to 3; consid. 2.7.; doc. VIII), non si può trascurare la situazione finanziaria del figlio maggiorenne, elemento essenziale, ai sensi dell’art. 277 cpv. 2 CC, per stabilire se si possa pretendere o meno dai genitori il suo mantenimento.
L’art. 276 CC, che, come visto, stabilisce il principio dell’obbligo di mantenimento dei genitori nei riguardi dei figli, al suo cpv. 3 prevede, in effetti, l’esonero da tale obbligo qualora si possa ragionevolmente pretendere che il figlio vi provveda da sé con il provento del suo lavoro o con altri mezzi (cfr. consid. 2.10.).
In caso contrario, ovvero non procedendo a una verifica dello stato finanziario del figlio maggiorenne, nell’eventualità in cui questi abbia risorse proprie (reddito da lavoro, rendite, patrimonio) sufficienti per il proprio mantenimento, il regime introdotto dall’art. 2 Reg.Laps per definire il figlio maggiorenne non economicamente indipendente che va considerato nell’unità di riferimento dei genitori non sarebbe conforme all’art. 277 cpv. 2 CC, in relazione all’art. 276 cpv. 3 CC che contempla l’esenzione dei genitori dall’obbligo di mantenimento dei figli maggiorenni ancora in formazione allorché questi possono con le proprie risorse far fronte al proprio sostentamento.
In tale ipotesi l’art. 2 Reg.Laps si rivelerebbe pure contrario all’art. 328 CC che prevede che i figli soccorrino i genitori solo a determinate condizioni, in particolare non va pregiudicata, tramite un intaccamento del patrimonio, la garanzia a lungo termine del loro sostentamento, segnatamente con riferimento alla vecchiaia (cfr. consid. 2.10.).
Infatti, considerando un figlio maggiorenne minore di 30 anni, senza figli, non sposato, divorziato, separato, vedovo o vincolato da un’unione registrata, in prima formazione nell’unità di riferimento dei genitori senza una verifica delle sue condizioni finanziarie, gli si imporrebbe, qualora le sue entrate fossero anche lievemente superiori al suo fabbisogno minimo, di aiutare i genitori ed eventuali fratelli nel loro rispettivo mantenimento.
Ciò, però, è in contraddizione con l’art. 328 CC, il quale comporta, in primo luogo, che il soccorso avvenga unicamente tra parenti in linea ascendente e discendente (non tra fratelli e sorelle), in secondo luogo, che il parente sia sì tenuto a intaccare il suo patrimonio, ma soltanto se questo non deve rimanere intatto per garantire a lungo termine il suo sostentamento, in particolare con riferimento alla vecchiaia (cfr. consid. 2.10.).
In simili condizioni, questo Tribunale ritiene che l’art. 2 cpv. 1 Reg.Laps, deve essere interpretato conformemente agli art. 277 cpv. 2, 276 cpv. 3 e 328 CC (cfr. DTF 137 V 167), al fine di non violare il principio della forza derogatoria del diritto federale codificato all’art. 49 cpv. 1 Cost
.
(“Il diritto federale prevale su quello cantonale contrario”
).
La nostra Massima Istanza, nella STF 8C_931/2009 del 7 maggio 2010 consid. 6.1., a proposito del principio della preminenza del diritto federale, ha osservato:
"
(...)
Selon l'art. 49 al. 1 Cst., le droit fédéral prime le droit cantonal qui lui est contraire. Ce principe constitutionnel de la primauté du droit fédéral fait obstacle à l'adoption ou à l'application de règles cantonales, qui éludent des prescriptions de droit fédéral ou qui en contredisent le sens ou l'esprit, notamment par leur but ou par les moyens qu'elles mettent en oeuvre, ou qui empiètent sur des matières que le législateur fédéral a réglementées de manière exhaustive (ATF 135 I 106 consid. 2.1 p. 108; 134 I 269 consid. 6.2 p. 283 et les références citées).
2.12. Questa soluzione si giustifica tanto più se si considera, come già evidenziato (cfr. consid. 2.7.), da un lato, che agli art. 4 lett. e Laps e 2 cpv. 1 Reg.Laps per definire la dipendenza dei figli maggiorenni rientranti nell’unità di riferimento dei genitori è stato comuqnue utilizzato l’avverbio
economicamente
.
Dall’altro, che, come già visto sopra (cfr. consid. 2.7.), dai lavori preparatori emerge a più riprese il riferimento all’aspetto economico.
In particolare dal Messaggio n. 4773 del Consiglio di Stato del 1° luglio 2008 relativo all’introduzione di una nuova legge sull’armonizzazione e il coordinamento delle prestazioni sociali e dal Rapporto del 4 aprile 2000 emesso dalla Commissione della gestione e delle finanze sul citato Messaggio si evince, ai fini della determinazione dei figli maggiorenni rientranti nell’unità di riferimento dei genitori, la rilevanza anche della situazione economica di tali figli.
Con il Messaggio n. 5221 del 13 marzo 2002 relativo alla modifica della Laps p.to 3 è, poi, stata ribadita
“...la necessità di
poter stabilire delle unità di riferimento che rispondano alla realtà di fatto (sociologica, economica) dei modi di vita attuali e, quindi, di poter definire in modo appropriato il concetto di figlio maggiorenne “economicamente indipendente” o “non indipendente”, ai sensi della Laps.”
(cfr. consid. 2.7.;
www.ti.ch/CAN/SegGC/comunicazioni/GC/odg-mes/word/5221m.doc
; la sottolineatura è del redattore).
2.13. Per un’applicazione del diritto cantonale (art. 4 Laps e art. 2 cpv. 1 Reg.Laps) conforme al diritto federale (art. 277 cpv. 2, 276 cpv. 3 e 328 CC), nel determinare se un figlio maggiorenne vada o meno considerato nell’unità di riferimento dei genitori, oltre alle quattro condizioni contemplate attualmente dall’art. 2 Reg.Laps (minore di 30 anni in prima formazione senza figli e non sposato, divorziato, separato, vedovo o vincolato da un’unione registrata), deve, quindi, pure essere esaminata la situazione finanziaria del medesimo.
Se il figlio ossequia i quattro presupposti di cui all’art. 2 cpv. 1 lett. a, b, c, d Reg.Laps e non risulta in grado di provvedere al proprio sostentamento, in quanto non dispone di alcuna risorsa o comunque le sue risorse non sono sufficienti a coprirne il fabbisogno, egli rientrerà nell’unità di riferimento dei genitori.
Se, invece, il figlio adempie le quattro condizioni di cui all’art. 2 cpv. 1 lett. a, b, c, d Reg.Laps ma, grazie alle proprie risorse può mantenersi completamente, egli non sarà compreso nell’unità di riferimento dei genitori, a meno che lo stesso viva in condizioni agiate ai sensi dell’art. 328 CC e sia, quindi, tenuto all’assistenza tra parenti in linea ascendente (cfr. consid. 2.10.).
La valutazione delle condizioni finanziarie del figlio maggiorenne in prima formazione consente, del resto, di rispondere realmente allo scopo dell’art. 4 cpv. 1 lett. e Laps, che è quello di tener conto nell’unità di riferimento dei figli maggiorenni non economicamente indipendenti per avvicinarsi il più possibile al reale rapporto di dipendenza economica dei figli nei confronti dei genitori (cfr. consid. 2.7., 2.9.).
Per quanto attiene all’osservazione espressa da _ della Cassa in sede di udienza davanti al Presidente del TCA secondo cui
in molti casi grazie alla presa in considerazione del figlio apprendista maggiorenne che consegue un reddito tutta la famiglia ne beneficia (cfr. doc. VIII) - ossia può percepire delle prestazioni Laps presentando una lacuna di reddito - va evidenziato, come sottolineato dal rappresentante dei ricorrenti (cfr. doc. VIII), che ciò si verifica nelle fattispecie in cui il reddito del figlio maggiorenne non è sufficiente a coprire il suo fabbisogno.
Nell’ipotesi di un apprendista in prima formazione di meno di 30 anni, non sposato o divorziato, separato, vedovo o non vincolato o non stato vincolato da un’unione domestica registrata senza figli, si è confrontati - ritenuti gli stipendi degli apprendisti notoriamente non elevati (cfr. doc. VIII;
www.ocst.com/attachments/article/133/SalariOrari2010an.pdf
; wwwsicticino.ch) - con un figlio maggiorenne economicamente dipendente ai sensi dell’art. 4 lett. e Laps e 2 Reg.Laps che deve essere considerato nell’unità di riferimento dei genitori.
Ciò risulta conforme all’art. 277 cpv. 2 e 276 cpv. 3 CC (cfr. consid. 2.10.).
2.14. Nella presente fattispecie RI 3 ha meno di 30 anni essendo nato il 14 luglio 1992, non è coniugato, né divorziato, separato o vedovo e non è e non è stato vincolato da un’unione registrata (cfr.
sistema informatico relativo alla banca dati MOVPOP che gestisce l’anagrafe della popolazione del Cantone Ticino).
Inoltre è incontestato che lo stesso sia in prima formazione (cfr. doc. All. C; I).
Egli adempie, pertanto, i presupposti di cui all’art. 2 cpv. 1 lett. a, b, c e d Reg.Laps.
Dall’esame della sua situazione finanziaria, in applicazione a quanto stabilito ai consid. 2.11.; 2.12. e 2.13., risulta però che RI 3, percepisce delle indennità giornaliere pari, dal 1° settembre 2010, a fr. 103.-, ossia circa fr. 3'000.- al mese (cfr. doc. 4; 2c), dall’assicurazione invalidità durante il periodo della prima formazione professionale (cfr. doc. 1).
Con la somma di fr. 3'000.-- al mese RI 3, che vive nella medesima abitazione dei genitori e della sorella, risulta in grado di provvedere con i soli propri mezzi finanziari al proprio sostentamento, come del resto riconosciuto dalla Cassa stessa in sede di udienza davanti al Presidente del TCA (cfr. doc. VIII).
In casu può, dunque, restare aperta la questione di sapere in generale quali parametri applicare per determinare il fabbisogno del figlio maggiorenne con reddito o sostanza al fine di appurare nel regime Laps se questi vada o meno considerato nell’unità di riferimento dei genitori (cfr. consid. 2.13.).
RI 3 non può, tuttavia, essere considerato in condizioni finanziarie agiate ai sensi dell’art. 328 CC, per cui non è tenuto a soccorrere economicamente i suoi genitori (cfr. (cfr. consid. 2.10.).
Ne discende che RI 3, contrariamente a quanto stabilito dalla Cassa, non deve rientrare nell’unità di riferimento composta dei genitori e della sorella minorenne (cfr. consid. 2.13.).
Si giustifica, di conseguenza, l’annullamento della decisione su reclamo impugnata e il rinvio degli atti all’amministrazione perché proceda a un nuovo calcolo volto a determinare l’eventuale diritto a un assegno integrativo dei coniugi _ considerando nell’unità di riferimento unicamente RI 2, RI 1 ed _.
Al riguardo giova osservare che nel nuovo conteggio, come per i redditi, verranno computate unicamente le spese riferite a RI 2, RI 1 ed _.
Relativamente alla spesa per l’alloggio va ricordato che
secondo l’art. 9 cpv. 2 Laps se una persona che non fa parte dell’unità di riferimento convive con uno dei suoi membri, tale spesa viene dedotta la quota-parte imputabile al convivente (al riguardo cfr. STCA 42.2011.11 del 19 gennaio 2012 consid. 2.11.).
Va, infine, evidenziato che l’assegno integrativo è proprio destinato a coprire, in modo selettivo, i costi aggiuntivi del figlio fino all'età di 15 anni (cfr. art. 47, 48 Laf; art. 24, 25 vLAF; Messaggio relativo all'introduzione di una nuova legge sugli assegni di famiglia del 19 gennaio 1994, pag. 11) - ai quali non può essere tenuto a provvedere un fratello maggiorenne (cfr. art. 328 CC; consid. 2.10.) e fino al massimo la soglia di intervento per i figli definita dalla Laps (cfr. art. 49 Laf),
2.15. I ricorrenti, vincenti in causa, rappresentati da un avvocato della RA 1, hanno diritto all'importo di
fr. 1’500.-- a titolo di ripetibili (cfr. 30 Lptca; art. 61 lett. g LPGA
).