Decision ID: b5dead31-e73a-5601-8813-43c3625a5b1d
Year: 1996
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: civil_law

in fatto:
A. Il _ gennaio 1991 è deceduto ad _ _ _ (_), lasciando eredi i figli _ _ – e in sua vece, premorto nel 1976, i figli _ e _ – e le figlie _ _ e _ _ nata _. Con testamento olografo datato 20 giugno 1982, pubblicato davanti alla Pretura della giurisdizione di Locarno–Campagna il 25 gennaio 1991 a cura dell'avv. _ _ (doc. A inc. _), _ _ ha disposto della sostanza ancora di sua proprietà. In precedenza egli aveva trasferito gran parte del suo patrimonio ai figli: in un primo tempo aveva donato ai figli _, _ ed _, con atto pubblico del 17 dicembre 1974, la quasi totalità dei propri beni immobili (rogito n. _ del notaio _ _, doc. B inc. _) e in un secondo aveva donato alle figlie fr. 300'000.– il 13 febbraio 1981 e la particella n. _ RFD di _ il 24 novembre 1988 (rogito n. _ del notaio _ _).
B. In data 11 gennaio 1992 _ e _ _ hanno presentato azione di divisione ereditaria, sostenendo che la stessa doveva avvenire previa collazione di tutti i beni donati da _ _ ai figli. In accoglimento dell'azione di divisione ereditaria, il 4 marzo 1992 il Pretore della giurisdizione di Locarno–Campagna ha nominato l’avv. _ _ notaio divisore con l’incarico di erigere l'inventario successorio giusta gli art. 466 segg. CPC.
C. Il notaio ha quindi allestito il brevetto n. _ del 2 settembre 1993 (copia autentica nell'inc. n. _/_P), elencando nell’inventario anche i beni donati da _ _ ai figli nel 1974, 1981 e 1988 e le contestazioni dei singoli eredi. In particolare _ _ e _ _ si sono opposte all’inserimento nell’inventario dei beni oggetto della donazione 17 dicembre 1974, e hanno chiesto l’inclusione nelle passività della successione di un credito di fr. 40’000.– annui, capitalizzati, per l’assistenza prestata da _ _ al padre per oltre 20 anni. In via subordinata esse hanno addotto che la collazione dovrebbe semmai essere ammessa solo per i 2/3 della sostanza relitta da _ _ e hanno contestato il valore attribuito ai beni inventariati (allegato A al citato brevetto). Dal canto loro _ e _ _ hanno censurato i valori peritali indicati nell’inventario (allegato B del brevetto n. _). Con decreto del 13 settembre 1993 il Pretore ha pertanto assegnato alle parti un termine di 20 giorni per postulare l'accertamento delle rispettive pretese.
D. Il 1° ottobre 1993 _ _ e _ _ hanno convenuto in giudizio i coeredi _ e _ _ (causa inc. n. _) chiedendo in ordine l’assegnazione alla controparte di un termine per far valere la collazione e nel merito lo stralcio dall'inventario successorio dei beni immobili attribuiti da _ _ ai singoli coeredi per atto fra vivi o per disposizione per causa di morte, in quanto non soggetti a collazione, oltre all’inserimento nei passivi della successione di un credito di fr. 800’000.– a favore di _ _ per le cure prestate al padre.
_ e _ _ hanno inoltrato il 4 ottobre seguente una petizione (causa inc. n. _) nella quale chiedono la modifica dei valori di stima peritali attribuiti agli immobili inventariati.
E. Congiunte le due cause ai fini istruttori e per il giudizio, all'udienza preliminare del 16 settembre 1994 Er_ca _ e _ _ hanno ritirato la richiesta di fissare un termine alla controparte per proporre l’azione di collazione, rilevando che tale azione era ormai perenta, non essendo stata inoltrata nel termine di 20 giorni prescritto dall’art. 479 CPC. _ e _ _ hanno contestato questa tesi precisando che spettava semmai alle zie inoltrare formale azione di disconoscimento della collazione e, nella denegata ipotesi di mancato inserimento nell’inventario dei beni menzionati nell’allegato A del brevetto n. _, essi hanno chiesto l’assegnazione di un termine per inoltrare l’azione di collazione. Preso atto della questione pregiudiziale concernente l'eventuale perenzione dell'azione di collazione, il Pretore ha stabilito di continuare il processo limitatamente a tale punto (art. 181 CPC).
Ultimata l’istruttoria, in sede di conclusioni entrambe le parti si sono integralmente riconfermate nelle rispettive allegazioni.
F. Statuendo il 17 gennaio 1995, il Pretore ha incaricato il notaio divisore di allestire un nuovo inventario, ha stralciato dai ruoli le cause inc. n. _ e _ e ha ripartito la tassa di giustizia di fr. 1000.– e le spese in ragione di 1/4 ciascuno, compensando le ripetibili. Egli ha ritenuto, in sostanza, che l’inventario 2 settembre 1993 sia stato viziato da un errore procedurale che ha condotto a un inammissibile capovolgimento dei ruoli delle parti, facendo apparire come convenuto chi chiede la collazione e attore in un’azione di disconoscimento della collazione chi vi si oppone, così che solo l’allestimento di un nuovo inventario può risolvere l’intrico procedurale creatosi.
G. Il 27 gennaio 1995 _ _ e _ _ hanno dedotto in appello il giudizio pretorile, postulandone la riforma nel senso di accertare innanzitutto la perenzione del diritto di far valere la collazione nella procedura di divisione della successione di _ e di proseguire quindi la procedura avviata con le cause n. _ e _ limitando l'esame alle domande non connesse alla collazione. Esse chiedono inoltre che al gravame venga concesso l'effetto sospensivo.
H. Con decreto del 1° febbraio 1995 il vicepresidente di questa Camera ha dichiarato priva di oggetto la richiesta di effetto sospensivo contenuta nell'appello, avendo il Pretore ordinato l'allestimento di un nuovo inventario solo "dopo la crescita in giudicato di questa sentenza".
I. Con osservazioni del 27 febbraio 1995 _ e _ _ postulano l'integrale reiezione del gravame e la conseguente conferma della decisione impugnata.

Considerato
in diritto:
1. _ e _ _ hanno promosso azione di divisione (art. 604 segg. CC) ritenendo che nella massa ereditaria di _ _ devono essere inclusi, oltre a quanto menzionato nel testamento olografo del 20 giugno 1982, anche i beni donati ai figli nel 1974, 1981 e 1988. Statuendo il 4 marzo 1992, il Pretore ha accolto l'azione di divisione e, non essendo possibile un accordo sull'esecuzione della stessa, ha provveduto a nominare un notaio per allestire l'inventario successorio (art. 466–473, 477–479 CPC).
a) La procedura di divisione ereditaria non è un atto unico che si conclude nel momento stesso del suo svolgimento, ma una serie di atti successivi con portata logica e sistematica ben diversa (Rep. 1984 _). Dapprima viene accertato il diritto alla divisione e, se gli interessati non si accordano sull'esecuzione della stessa, è nominato un notaio divisore (art. 475–477 CPC). Successivamente dev’essere allestito, eventualmente al termine di una procedura giudiziaria, l'inventario dei beni della successione (art. 477–479 CPC) e infine si determina il modo della divisione, se è il caso pure con la collaborazione del giudice (art. 480–483 CPC) (DTF 14.11.1994 in re O.; Rep. 1971 252; Rep. 1962 164).
b) L’allestimento dell’inventario ha per scopo di determinare quali beni o pretese in possesso degli eredi appartengono alla comunione e siano quindi da dividere. Esso mira a risolvere tutte le questioni concernenti la consistenza e l'entità dell'asse successorio, così da poter poi procedere alle operazioni di divisione (Rep. 1962 _). Se fra gli interessati sorge contestazione circa l'iscrizione nell'inventario di qualche oggetto o di qualche pretesa o sulla stima, il notaio fa menzione delle domande e delle osservazioni delle parti e ne dà quindi comunicazione al Pretore. Quest'ultimo, una volta ricevuti gli atti, assegna alla parte, la cui domanda è contestata, un termine di 20 giorni per proporne il riconoscimento (art. 479 CPC).
2. In concreto il Pretore ha annullato la procedura d’inventario condotta dal notaio divisore e culminata nel brevetto 2 settembre 1993, ordinando l’allestimento di un nuovo inventario per consentire alle parti di proporre le loro domande e contestazioni nella forma e nei termini di legge. Il primo giudice ha ritenuto infatti che le modalità di confezione dell'inventario, nel quale il notaio ha inserito beni di cui veniva chiesta la collazione, ha provocato nelle parti una confusione sui rispettivi ruoli processuali. Alla creazione di tale confusione avrebbero peraltro contribuito le proprietarie dei beni oggetto della richiesta di collazione, consentendo, per motivi di praticità, all'inserimento dei beni litigiosi nell'inventario
Le appellanti contestano la decisione del Pretore poiché a loro avviso essa permette un'inammissibile restituzione del termine a favore degli appellati per formulare l'azione di collazione. In realtà non vi sarebbe mai stata alcuna confusione sui rispettivi ruoli processuali, essendo chiaro alle parti che l'inclusione dei beni oggetto di contestazione nell'inventario era dettata unicamente da motivi di praticità e avrebbe quindi avuto solo un valore indicativo e non un effetto giuridico vincolante.
3. Dagli atti non risulta che le appellanti abbiano mai dato il loro consenso all'inclusione dei beni oggetto di contestazione nell'inventario a titolo di massa ereditaria. All'inizio della procedura d'inventario esse hanno chiesto infatti che la stessa venisse divisa in due fasi, così da statuire in un primo tempo sulla collazione e in seguito procedere alla stima dei beni inventariati. Il notaio ha però deciso di procedere contemporaneamente alla determinazione dei beni da inventariare e all'allestimento dell'inventario in modo da poter poi riunire in una sola procedura tutte le contestazioni sull'inventario (inc. n. _/_P, lettere avv. _ _ 19 giugno e 20 luglio 1992; inc. n. _ e _, verbale di audizione avv. _ _ del 23 novembre 1994). Le appellanti hanno nuovamente ribadito la loro opposizione all'inclusione nell'inventario dei beni donati dal padre il 17 dicembre 1974 poco prima della stesura definitiva dell'inventario (inc. n. _/_P, lettera avv. _ _, 25 maggio 1993) e nell'inventario stesso (brevetto _ allegato A). _ e _ _ hanno invece sostenuto già con l’istanza di divisione 11 gennaio 1992 che nella massa successoria devono essere inseriti i beni donati da _ _ ai figli con atto fra vivi il 17 dicembre 1974.