Decision ID: 06cdc915-f2e5-5d48-92f2-793c6ec54662
Year: 2015
Language: it
Court: TI_TCAS
Chamber: TI_TCAS_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: social_law

ritenuto,
in fatto
1.1. Con decisione del 2 marzo 2015, sostanzialmente confermata dalla decisione su opposizione del 2 aprile 2015 (doc. 1), la CO 1 ha respinto la richiesta di affiliazione quale indipendente inoltrata da TERZ 1 e lo ha qualificato quale salariato di _, titolare della ditta individuale RI 1, per il lavoro svolto in suo favore da gennaio 2014 ad aprile 2014 (doc. 9 e 10).
1.2. _, titolare della RI 1 (di seguito: RI 1) è insorto al TCA contro la predetta decisione su opposizione, chiedendone in sostanza l’annullamento.
L’insorgente, che evidenzia una mancanza di motivazione della decisione impugnata poiché l’amministrazione non avrebbe indicato le ragioni per le quali gli indizi ritenuti a favore dell’attività dipendente sarebbero prevalenti rispetto a quelli a favore dell’attività indipendente, rileva di essere sorpreso dal provvedimento impugnato, poiché al momento del conferimento del mandato a _, la qualifica come indipendente, per entrambe le parti, era pacifica.
Il ricorrente evidenzia che la RI 1 è stata attiva quale Compliance Officer in outsourcing presso un istituto bancario con sede a _, e meglio il _, dal _. Nel _. Verso la fine del mese di dicembre _ hanno contattato la ditta individuale chiedendole di occuparsi di un progetto speciale ed urgente di analisi della clientela della banca nel contesto dell’”_”, iniziativa del _ diretta nei confronti _. Il lavoro consisteva nell’analisi della documentazione contrattuale dei clienti, scansionata nell’archivio informatico della banca _ o presente in quello cartaceo depositato in archivio, alfine di individuare/escludere che il tale cliente era/non era _ _ (presenza di indizi _). Si trattava di passare al setaccio circa _ relazioni bancarie.
Non avendo risorse disponibili per occuparsi del progetto e neppure la necessaria padronanza della materia nel dicembre 2013 è stato contattato _, il quale, nel suo curriculm vitae, affermava di svolgere attività di consulenza quale indipendente “
free lance
”. In occasione di un colloquio l’interessato aveva evidenziato di aver svolto dal 1986 al 2000 un’attività presso il _ e dal 2000 al 2010 presso la _, con il compito, fra gli altri, di gestione della banca dati dei clienti. Egli ha inoltre confermato di possedere ampie conoscenze della tematica _.
L’accordo tra le parti prevedeva un orario flessibile, pur con l’obbligo di garantire almeno 8 ore quotidiane vista l’urgenza ed i termini molto stretti per completare il mandato, a fronte dell’enorme mole di analisi da compiere (_relazioni bancarie da esaminare in circa 1 mese e mezzo); la postazione di lavoro presso il _ (sito logisticamente al 1° piano dello stabile della Banca, in prossimità dell’Ufficio Compliance “
per ovvii motivi di efficienza, giacché per le aperture di conti il _ si interfaccia regolarmente con la funzione Compliance
”); l’emissione mensile delle relative fatture sulla base di una remunerazione oraria di Fr. 60.- tutto compreso, senza rimborsi spese e senza IVA.
L’8 gennaio 2014 TERZ 1 si è presentato in banca, dove è stato invitato _ a sottoscrivere una “
Dichiarazione di riservatezza
”, che doveva essere firmata da ogni consulente esterno suscettibile di entrare in contatto con dati sensibili coperti dal segreto bancario.
Il ricorrente rileva che alla fine di ogni mese TERZ 1 ha fatturato alla RI 1 le proprie prestazioni. Le 4 fatture, sulle quali figura che sono state effettuate “
come da mandato
”, sono state regolarmente pagate. L’insorgente afferma che il lavoro si è rilevato più lungo di quanto inizialmente stimato e TERZ 1 “
ha cercato comunque di limitare al massimo i tempi alfine di ottemperare al suo incarico e garantire, nel limite del possibile, un’esecuzione conforme alle istruzioni ricevute
”. L’insorgente evidenzia che TERZ 1 “
si è impegnato mediamente ben oltre le 8 ore quotidiane di cui si era discusso, raggiungendo picchi di 11.5 ore giornaliere
”. L’interessato ha dovuto fatturare oltre 750 ore che gli hanno fruttato un onorario complessivo di fr. 45'485 in poco meno di 4 mesi alla tariffa oraria di fr. 60. Per il ricorrente l’assicurato ha ampiamente garantito il suo obbligo di rendiconto nei confronti del mandante ed il descrittivo evidenzia come TERZ 1 abbia svolto il proprio incarico in forma autonoma ed indipendente avendo dimostrato, nei fatti, di possedere tutti i requisiti necessari per garantire una fedele esecuzione dei servizi richiesti. Una volta concluso il mandato la ditta individuale non ha più avuto alcun contatto con TERZ 1, se non il 6 novembre 2014 per il rilascio di un attestato di collaborazione, nel quale è menzionata “
l’attività di supporto a titolo indipendente da lui svolta a favore della società
”.
L’insorgente evidenzia che la decisione del 2 marzo 2015 è stata emanata a quasi un anno dalla fine del mandato. L’iniziativa di affiliarsi quale indipendente è stata presa in una fase successiva da TERZ 1, all’insaputa della ditta. Quest’ultima ha sempre ritenuto, sin dall’inizio, l’interessato quale indipendente.
Entrambe le parti erano concordi su questo aspetto. Questa consapevolezza deve prevalere rispetto alle ragioni ritenute dall’amministrazione.
Nel merito l’insorgente critica il contenuto della decisione impugnata, sostenendo che l’amministrazione ricorre a citazioni generiche ed avulse dal contesto. Per il ricorrente “
i documenti versati agli atti dimostrano che TERZ 1 ha svolto il proprio mandato in modo indipendente, poggiandosi sulle competenze specifiche nella materia acquisite durante la sua pregressa attività professionale, procedendo alle proprie analisi della clientela _ conformemente alle istruzioni ricevute
”. Per l’insorgente l’interessato si è organizzato autonomamente, aveva la propria postazione presso il _, sito in prossimità dell’ufficio Compliance, ma si occupava di un progetto specifico, particolare e non di compliance per la quale non disponeva di alcuna competenza. Egli si presentava in banca agli orari che più lo aggradavano, come dimostrano le ore fatturate, caratterizzate peraltro da prestazioni non omogenee in termini di dispendio orario, sovente ben più consistenti di quelle normalmente attese da un semplice lavoratore dipendente, ma senza che vi fosse una pressione in tal senso. Prova ne è che il mandato, inizialmente previsto per la durata di un mese e mezzo, si è protratto per quasi 4 mesi, avendo la qualità delle prestazioni fornite assoluta priorità rispetto alla durata del mandato. L’interessato ha fornito un dettagliato e regolare rendiconto del proprio operato alla ditta individuale che, se non fosse stata soddisfatta della qualità dei servizi, avrebbe immediatamente interrotto l’incarico e avrebbe contestato le fatture emesse, decurtandole o non riconoscendo l’onorario richiesto. TERZ 1 è pertanto incorso in un rischio economico ed imprenditoriale, nonché in un rischio d’incasso. Colui che opera in veste di “
free lance
” viene generalmente retribuito su base oraria come qualsiasi indipendente o consulente esterno e si assume le spese generali e di trasporto sul luogo di lavoro. L’insorgente evidenzia che se avesse nutrito ragionevoli dubbi circa la qualifica di indipendente, avrebbe potuto eventualmente valutare un’assunzione a tempo determinato, con versamento di un salario dignitoso che non avrebbe mai raggiunto il cospicuo onorario di oltre fr. 45'000 incassati in meno di 4 mesi. La ditta aveva necessità di disporre nell’immediato di un consulente esterno preparato e cognito nella materia in grado di assumersi personalmente le responsabilità derivanti dall’incarico per il quale la RI 1 non disponeva di esperienze specifiche. L’indicazione di una tariffa oraria apparentemente modesta (fr. 60 all’ora) non è un elemento atto a suffragare un rapporto di dipendenza.
Sull’insorgente non deve ricadere alcuna responsabilità per il fatto che TERZ 1 non sia apparentemente riuscito ad acquisire nuova clientela nel corso del 2014. Il ricorrente rileva infine nuovamente che gli imprecisati richiami alla giurisprudenza contenuti nella decisione impugnata violano il principio dell’affidamento poiché il destinatario non viene messo nella condizione di valutare il fondamento della medesima e di formarsi un’opinione pro o contro la decisione stessa. In questo modo l’autorità tende arbitrariamente a limitare i diritti del destinatario della decisione.
1.3. Con risposta del 27 maggio 2015 l’amministrazione ha proposto la reiezione del ricorso con argomentazioni che, laddove necessario, saranno riprese in corso di motivazione (doc. III).
1.4. Con decreto del 2 giugno 2015 il Giudice delegato del TCA ha chiamato in causa TERZ 1, assegnandogli un termine scadente il 14 luglio 2015 per visionare gli atti, determinarsi in merito e postulare l’acquisizione di eventuali prove (doc. V).
1.5. Dopo aver visionato l’incarto, con scritto del 13 luglio 2015 TERZ 1 ha sostenuto di aver inoltrato la richiesta di affiliazione quale indipendente nel corso del 2015 in quanto necessaria per le pratiche relative all’iscrizione presso l’ufficio regionale di collocamento e per l’eventuale futura richiesta di prestazioni assistenziali al proprio Comune di domicilio. Dal mese di ottobre 2013 non ha più avuto alcuna occupazione lavorativa e quando ha iniziato la collaborazione con la ditta individuale aveva chiesto ad _ se fosse necessario inoltrare una richiesta di affiliazione quale indipendente e gli sarebbe stato risposto negativamente visto che l’attività sarebbe durata poco più di un mese (doc. VI).
1.6. Il 17 luglio 2015 l’insorgente ha presentato un’ulteriore presa di posizione, ribadendo in sostanza le argomentazioni contenute nell’impugnativa e contestando le affermazioni del 13 luglio 2015 di TERZ 1 (doc. VIII).

in diritto
in ordine
2.1. L’insorgente sostiene che la decisione impugnata non sarebbe sufficientemente motivata e che i richiami poco precisi alla giurisprudenza federale ivi contenuti ledono il principio dell’affidamento poiché il destinatario della decisione non viene messo in condizione di valutare il fondamento della medesima. Egli intravvede un arbitrio, poiché i suoi diritti sarebbero stati limitati, e fa implicitamente valere una violazione del diritto di essere sentito.
Un provvedimento è arbitrario e vìola quindi l’art. 9 Cost. qualora disattenda gravemente una regola di diritto o un principio giuridico chiaro e indiscusso o contraddica in modo urtante il sentimento di equità. La violazione deve essere manifesta e riconoscibile di primo acchito. Non è ravvisabile arbitrio per il solo fatto che appaia concepibile o persino preferibile una soluzione diversa. Un provvedimento deve essere annullato se è arbitrario nel suo risultato – ma non quando solo i suoi motivi siano insostenibili – oppure ove esso non è motivato (STF del 24 gennaio 2007, U 397/05, con riferimenti).
Ai sensi dell'art. 29 cpv. 2 Cost. le parti hanno diritto d'essere sentite. Per costante giurisprudenza, dal diritto di essere sentito deve in particolare essere dedotto il diritto per l'interessato di esprimersi prima della resa di una decisione sfavorevole nei suoi confronti, quello di fornire prove circa i fatti suscettibili di influire sul provvedimento, quello di poter prendere visione dell'incarto, quello di partecipare all'assunzione delle prove, di prenderne conoscenza e di determinarsi al riguardo (STFA del 29 giugno 2006 nella causa J. e D., H 97/04; DTF 129 II 504 consid. 2.2, 127 I 56 consid. 2b, 127 III 578 consid. 2c, 126 V 131 consid. 2b; cfr. riguardo al previgente art. 4 cpv. 1 vCost., la cui giurisprudenza si applica anche alla nuova norma, DTF 126 I 16 consid. 2a/aa, 124 V 181 consid. 1a, 375 consid. 3b e sentenze ivi citate). Il diritto di essere sentito comprende l’obbligo per l’autorità di motivare le proprie decisioni. Tale obbligo ha lo scopo, da un lato, di porre la persona interessata nelle condizioni di afferrare le ragioni poste a fondamento del provvedimento impugnato e di poterlo impugnare con cognizione di causa, e dall’altro, di permettere all’autorità di ricorso di esaminare la fondatezza della decisione medesima. Ciò non significa che l’autorità sia tenuta a pronunciarsi in modo esplicito ed esaustivo su tutte le argomentazioni addotte; essa può occuparsi delle sole circostanze rilevanti per il giudizio, atte ad influire sulla decisione (STF del 24 gennaio 2007, U 397/05, con riferimenti; DTF 129 I 232 consid. 3.2).
Nel caso di specie l’amministrazione, nella decisione impugnata, ha indicato le ragioni per le quali ha affiliato TERZ 1 quale dipendente di _ titolare della RI 1, elencando, al punto 7, le risultanze degli accertamenti effettuati ed ai punti da 9 ad 11, seppur succintamente, i motivi di tale qualifica (cfr. doc. A1).
La decisione è sufficientemente motivata.
Va del resto qui rammentato che una violazione del diritto di essere sentito è sanabile se l'interessato riceve la possibilità di esprimersi dinanzi a un'autorità di ricorso che gode del pieno potere di esame sui fatti e sul diritto (DTF 135 I 279 consid. 2.6.1 pag. 285; 124 V 180 consid. 4a pag. 183).
In concreto, il TCA dispone di un pieno potere di esame in tal senso (cfr. anche sentenza 8C_923/2011 del 28 giugno 2012, consid. 2.3) e, in applicazione del principio inquisitorio, può assumere le prove che ritiene necessarie per il chiarimento della fattispecie (art. 61 lett. c LPGA).
Nel caso di specie, l’insorgente ha potuto diffusamente esprimersi nel proprio ricorso, esponendo le ragioni per le quali non condivide la decisione su opposizione del 2 aprile 2015. Il ricorrente ha pure preso posizione sulle osservazioni di TERZ 1. Il suo diritto di essere sentito è stato ampiamente salvaguardato.
Non va poi dimenticato che il TF ha già avuto modo di stabilire che è possibile prescindere da un rinvio della causa all'amministrazione se, come in concreto, una simile operazione si esaurirebbe in uno sterile esercizio procedurale e procrastinerebbe inutilmente il processo in contrasto con l'interesse - di pari rango del diritto di essere sentito - della parte ad essere giudicata celermente (DTF 132 V 387 consid. 5.1 pag. 390 con riferimenti, cfr. anche sentenza 9C_937/2011 del 9 luglio 2012, consid. 2.3).
In queste condizioni il TCA può entrare nel merito del ricorso.
Nel merito
2.2. Sono assicurate obbligatoriamente in conformità della legge federale sull'assicurazione per la vecchiaia e per i superstiti le persone fisiche che hanno il loro domicilio civile nella Svizzera (art. 1a cpv. 1 lett. a LAVS).
A norma dell'art. 3 cpv. 1 LAVS, gli assicurati sono tenuti al pagamento dei contributi fintanto che esercitano un'attività lucrativa.
In applicazione dell'art. 4 cpv. 1 LAVS, i contributi degli assicurati che esercitano un'attività lucrativa sono calcolati in percento del reddito proveniente da qualsiasi attività lucrativa dipendente e indipendente.
Secondo l'art. 5 cpv. 2 LAVS, il salario determinante comprende qualsiasi retribuzione del lavoro a dipendenza d'altri per un tempo determinato o indeterminato.
I contributi AVS degli assicurati esercitanti un'attività lucrativa indipendente sono determinati tenendo conto di qualsiasi reddito che non sia mercede per lavoro a dipendenza d'altri (art. 9 cpv. 1 LAVS).
Per l'art. 10 LPGA, è considerato salariato chi per un lavoro dipendente riceve un salario determinante secondo la pertinente legge.
L'art. 12 LPGA prevede che è considerato lavoratore indipendente chi non consegue un reddito dall'esercizio di un'attività di salariato (cpv. 1). Un indipendente può essere contemporaneamente anche un salariato, se consegue un reddito per un lavoro dipendente (cpv. 2).
Per quanto concerne la qualifica dell'attività esercitata da un assicurato, l'allora Tribunale federale delle assicurazioni (dal 1° gennaio 2007: Tribunale Federale) ha precisato che gli accordi, le dichiarazioni delle parti, la natura dal profilo del diritto civile del contratto vincolante un assicurato a un datore di lavoro non costituiscono, in materia di AVS, elementi decisivi per stabilire se una persona eserciti un'attività lucrativa a titolo dipendente o indipendente (sentenza H 322/03 dell'11 marzo 2005; sentenza H 31/04 del 21 marzo 2005).
In particolare, insolite costruzioni di diritto civile che devono servire a motivare un certo statuto di contribuzione qui non hanno alcun valore (RCC 1986 pag. 650).
2.3. Di principio si deve ammettere un'attività dipendente secondo l'art. 5 LAVS, quando una delle parti, rispetto all'altra, è subordinata per quanto concerne l'impiego del tempo o l'organizzazione del lavoro. Un altro indizio può essere dato da un rapporto di dipendenza economica oppure dal fatto che l'assicurato non sopporti il rischio economico a carico del datore di lavoro, il quale dirige la sua impresa e ne assume la responsabilità.
Questi princìpi non comportano comunque, da soli, soluzioni uniformi. Le manifestazioni della vita economica infatti possono assumere forme diverse e impreviste, così che è necessario lasciare alla prassi delle autorità amministrative e alla prudenza dei Giudici il compito di stabilire in ogni caso particolare se ci si trovi di fronte ad attività indipendente. La decisione sarà determinata generalmente dalla priorità di certi elementi, quali il rapporto di subordinazione o il rischio sopportato rispetto ad altri che militano in favore di soluzioni diverse (sentenza H 279/00 del 16 dicembre 2002; DTF 123 V 162 consid. 1, DTF 122 V 171 consid. 3a, pag. 172 consid. 3c e pag. 283 consid. 2a; DTF 119 V 161 consid. 2 e la giurisprudenza ivi citata). Per poter decidere si dovrà vedere quali sono gli elementi predominanti nel caso concreto (sentenza H 59/00 del 18 settembre 2000).
2.4. Secondo la giurisprudenza del TFA ([dal 1° gennaio 2007: TF] ricapitolata in DTF 122 V 169 e DTF 122 V 284 consid. 2b; Pratique VSI 2001 pag. 252) i criteri caratteristici di un’attività indipendente sono ad esempio: investimenti di una certa importanza fatti dall’assicurato, utilizzo di locali propri e impiego di personale proprio (DTF 119 V 163 = Pratique VSI 1993 pag. 226 consid. 3b). Il rischio economico imprenditoriale sussiste quando, indipendentemente dal risultato dell’attività, le spese generali incorse sono sopportate dall’assicurato (RCC 1986 pag. 331 consid. 2d, RCC 1986 pag. 120 consid. 2b). Un altro indizio di un’attività lucrativa indipendente è l’esercizio, a nome proprio e per proprio conto, contemporaneo di diverse attività per altrettante società, senza che vi sia un rapporto di dipendenza con le stesse (RCC 1982 pag. 176). A riguardo, non è la possibilità giuridica di accettare dei lavori di diversi mandanti che è determinante, ma la situazione effettiva di ogni singolo mandato (RCC 1982 pag. 208).
Si è in presenza di un’attività dipendente quando le caratteristiche di un contratto di lavoro sono adempiute, vale a dire quando l’assicurato fornisce un lavoro entro un termine prestabilito, è economicamente dipendente dal “datore di lavoro” e, durante l’attività svolta, è integrato nell’azienda di quest’ultimo, e non può praticamente esercitare un’altra attività lucrativa (
Rehbinder
, Schweizerisches Arbeitsrecht, 12a edizione, pag. 34 segg.;
Vischer
, Der Arbeitsvertrag, SPR VII/1, pag. 306 citati in: Pratique VSI 1996 pag. 258 consid. 3c). Costituiscono indizi in questo senso l’esistenza di un piano di lavoro, la necessità di stilare un rapporto sul lavoro eseguito, come la dipendenza dalle infrastrutture sul luogo del lavoro (RCC 1982 pag. 176). Il rischio economico dell’assicurato, in questo caso, risiede nella dipendenza (esclusiva) dal risultato del lavoro personale (RCC 1986 pag. 126 consid. 2b; RCC 1986 pag. 347 consid. 2d) o, in caso di attività regolare, nel fatto che nell'eventualità di una cessazione di questo rapporto di lavoro, egli si trovi in una situazione simile a quella di un salariato che perde il suo impiego (DTF 119 V 163 = Pratique VSI 1993 pag. 226 consid. 3b).
L’allora Tribunale federale delle assicurazioni ha inoltre precisato che la comunicazione fiscale è vincolante per l'amministrazione e per il Giudice delle assicurazioni sociali solo per quanto attiene alla determinazione degli importi. Le questioni relative alla qualificazione giuridica costituiscono un'eccezione a questa disposizione (Pratique VSI 1993 pag. 242 segg.;
Greber/Duc/ Scartazzini
, Commentaire des articles 1 à 16 de la loi fédérale sur l'assurance-vieillesse et survivants (LAVS), pag. 313, n. 149 ad art. 9 LAVS).
2.5.
Il TFA (dal 1° gennaio 2007: TF) ha pure stabilito che la qualifica dell'assicurato come dipendente o indipendente non dipende dal fatto puramente formale della sua affiliazione avvenuta d'ufficio o su richiesta personale dell'interessato in una o nell'altra categoria. L'affiliazione di un assicurato, anche se formalmente confermata dalla Cassa di compensazione, come tale non lo qualifica definitivamente, in quanto lo scopo principale dell'affiliazione è quello di assicurare la persona che esercita un'attività lucrativa e non di qualificarne lo stato professionale definitivamente.
Solo la natura di tale attività, considerata nell'ambito dei rapporti economici e di lavoro, è determinante ai fini della qualificazione. Non può quindi essere escluso a priori che un assicurato qualificato dalla Cassa di compensazione come indipendente, eserciti un'attività di natura dipendente (Pratique VSI 1993 pag. 226 consid. 3c = DTF 119 V 165).