Decision ID: ea906fb9-7b45-54be-9df6-4e809af61ad2
Year: 2010
Language: it
Court: TI_TCA
Chamber: TI_TCA_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: public_law

ritenuto,
in fatto
A. Il 17 luglio 2004 _ è stato privato della libertà a scopo di assistenza e collocato presso la clinica psichiatrica cantonale di Mendrisio (CPC) in forma coatta. Questo ennesimo ricovero in ambito psichiatrico dal 1978 è stato ordinato a causa del riacutizzarsi dello scompenso psichico di cui egli soffre da tempo e del peggioramento delle sue condizioni internistiche.
B. Mediante ricorso 7 settembre 2004 _ è insorto contro il ricovero dinanzi alla Commissione giuridica in materia sociopsichiatrica (CGASP), contestando il provvedimento.
Considerato il gravame alla stregua di un'impugnativa contro un'implicita decisione di rigetto di una domanda di rilascio, il 22 settembre 2004 la CGASP ha sentito l'insorgente nell'ambito di un'udienza conciliativa preliminare, quindi l'ha sottoposto ad esame specialistico da parte del dr. _, psichiatra e psicoterapeuta FMH. Alla luce delle risultanze di questa indagine, con pronunzia 29 settembre 2004 la CGASP ha respinto il ricorso.
C. Il 5 ottobre 2004 _ ha impugnato tale giudizio davanti al Tribunale cantonale amministrativo, ribadendo la sua avversione a qualsiasi misura restrittiva della libertà.
D. La CGASP ha rinunciato a presentare osservazioni rimettendosi al giudizio del tribunale, mentre la CPC si è premurata di illustrare le ragioni che impongono il mantenimento della misura coercitiva osteggiata dall'insorgente producendo il rapporto steso il 22 settembre 2004 all'indirizzo dell'autorità di ricorso di prime cure.
Considerato,

in diritto
1. La competenza del Tribunale cantonale amministrativo, la legittimazione attiva del ricorrente e la tempestività dell'impugnativa sono date dagli art. 50 cpv. 3 e 52 LASP, nonché 43 e 46 PAmm.
Il gravame è dunque ricevibile in ordine e può essere deciso sulla scorta degli atti, senza procedere ad accertamenti. Non spetta a questo tribunale porre rimedio ad eventuali carenze istruttorie poste in essere dall'istanza inferiore (art. 18 cpv. 1 PAmm).
2. 2.1. Una persona maggiorenne o interdetta può essere collocata o trattenuta in uno stabilimento appropriato allorquando, per infermità mentale, debolezza mentale, alcoolismo o altra tossicomania o grave stato d'abbandono l'assistenza personale necessaria non le possa essere data altrimenti (art. 397a cpv. 1 CCS). Deve essere rilasciata non appena lo permetta il suo stato (art. 397a cpv. 3 CCS). La decisione di collocamento, rispettivamente di rilascio, spetta all'autorità tutoria del domicilio o, se vi é pericolo nel ritardo, del luogo di dimora della persona interessata (art. 397b cpv. 1 CCS). In quest'ultima ipotesi e per i malati psichici la competenza al collocamento può essere affidata dai Cantoni anche ad altri uffici idonei (art. 397b cpv. 2 CCS). Entro 10 giorni dalla notificazione della decisione, la persona interessata può adire il giudice, che decide con procedura semplice e rapida, regolata, di principio, dal diritto cantonale (art. 397d -397f CCS).
2.2. Nel nostro Cantone il collocamento coattivo ordinario in una unità terapeutica riabilitativa (UTR) di una persona indicata all'art. 397a CCS ha luogo per decisione della delegazione tutoria del comune di domicilio o, in caso di malattia psichica, del direttore del settore (psichiatrico) del luogo di domicilio (art. 20 cpv. 1 lett. b LASP). In caso d'urgenza tale competenza spetta anche alla delegazione tutoria del luogo di residenza oppure ad un medico abilitato all'esercizio in Svizzera (art. 22 cpv. 1 LASP). Il collocamento coattivo urgente deve inoltre essere ratificato dal responsabile dell'UTR o dal suo sostituto (art. 25 LASP). Il trattenimento susseguente può tuttavia avere luogo solo seguendo la procedura del collocamento ordinario (art. 22 cpv. 3 LASP). Le decisioni di collocamento coattivo, ordinario o urgente, sono impugnabili alla CGASP dapprima (art. 50 cpv. 1 e 2 LASP) ed a questo Tribunale successivamente (art. 50 cpv. 3 LASP).
2.3. Al pari del diritto federale (art. 397a cpv. 3 CCS), anche quello cantonale prevede che gli utenti collocati coattivamente devono essere rilasciati non appena lo permetta il loro stato (art. 45 LASP). L'utente o il suo rappresentante legale o persone prossime possono inoltrare domanda di rilascio in ogni tempo (art. 47 cpv. 1 LASP). Competente per il rilascio è il direttore del settore o persone da lui designate, responsabili di UTR e aventi un titolo medico (art. 46 cpv. 1 LASP), rispettivamente l'autorità tutoria se questa ha ordinato il collocamento e non ha delegato al direttore di settore la competenza decisionale in tema di dimissione (art. 46 cpv. 2 LASP, 397b cpv. 3 CCS).
La decisione resa in esito ad una domanda di rilascio deve essere intimata entro 10 giorni ed in caso di diniego sono dati gli stessi rimedi di diritto previsti per il ricovero coatto (ricorso entro il termine di dieci giorni dalla notificazione alla CGASP, il cui giudizio è impugnabile davanti al Tribunale cantonale amministrativo secondo le norme della PAmm; art. 47 cpv. 3 e 50 cpv. 3 LASP).
3. _ è stato collocato presso la CPC il 17 luglio 2004. Non è dato di sapere chi ha ordinato il ricovero e se la misura è stata disposta in via ordinaria o per ragioni di urgenza. Il 7 settembre 2004 l'internato ha scritto alla CGASP, manifestando in termini tanto concisi quanto puntuali la volontà di ricorrere contro il ricovero coatto. La CGASP ha reputato che la scrittura fosse ricevibile, in quanto configurabile sia come ricorso contro la decisione di ricovero, sia come impugnativa contro un implicito diniego di rilascio. In entrambi i casi a torto.
Intanto appare evidente che considerato alla stregua di un gravame proposto contro il provvedimento di internamento, l'atto ricorsuale non era neppure valutabile dal profilo della sua tempestività senza la decisione formale di ricovero che per legge deve accompagnare ogni collocamento in una UTR. La CGASP non ha esperito alcun accertamento in merito alla sussistenza di un simile documento, né ha verificato se esso era stato notificato al paziente con l'indicazione dei mezzi e dei termini di ricorso.
Quanto alla possibilità di ritenerlo un'impugnativa avverso un rifiuto di dimissione, non si può far a meno di annotare che al momento in cui il ricorrente l'ha inoltrato non esisteva alcuna decisione resa dalla competente autorità in esito ad una domanda di rilascio. Alla carenza di una risoluzione impugnabile adottata nel contesto di un iter procedurale chiaramente imposto dalle legge, la CGASP non poteva supplire con una finzione, adducendo in particolare che in sede di osservazioni all'impugnativa i medici curanti della CPC avevano implicitamente escluso di poter rilasciare il paziente e che le motivazioni di una simile presa di posizione erano state comunque comunicate all'interessato in occasione dell'udienza di conciliazione. Come minimo, avrebbe dovuto dichiarare inammissibile il gravame di _ e trasmetterlo subito alla direzione della CPC affinché venisse evaso nelle dovute forme alla stregua di una domanda di rilascio ex art. 47 LASP.
Rifiutandosi di condividere le disinvolte valutazioni d'ordine esperite dalla CGASP, questo tribunale non incorre di certo in un eccesso di formalismo. Nel contesto della LASP e delle misure privative della libertà il legislatore ha voluto segnare un ben determinato cammino processuale sia per i collocamenti (art. 19 ss.) che per le dimissioni (art. 45 ss.), prevedendo un'adeguata difesa giuridica dei diritti dei pazienti conforme alle norme del diritto federale ed europeo. Il corretto esercizio di questi diritti presuppone che il paziente sia in possesso di una decisione motivata contro la quale aggravarsi davanti alla competente autorità con la necessaria ponderazione e cognizione di causa. Non basta sostenere di averlo informato ad un'udienza senza neppure farne menzione nel relativo verbale.
In simili evenienze questo tribunale non può che annullare il giudizio impugnato e retrocedere gli atti all'istanza inferiore affinché renda una nuova decisione dopo aver verificato, e all'occorrenza imposto, l'ossequio di tutte le norme essenziali di procedura sancite dalla LASP a tutela di coloro che subiscono una privazione della libertà a scopo di assistenza.
4. Sulla scorta delle considerazioni che precedono il gravame va accolto. Non si preleva tassa di giudizio (art. 50 cpv. 4 LASP).