Decision ID: ff3236d0-0a99-56e0-921c-261c01b2fd56
Year: 2016
Language: it
Court: TI_TCAS
Chamber: TI_TCAS_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: social_law

ritenuto
in fatto
A. RI 1, 1954, attivo come chimico presso _ di _ fino al 31 maggio 2011, l’8 agosto 2009 è caduto dalle scale ed è stato operato alla spalla sinistra, ma visto che dal 16 novembre 2009 la sua inabilità al lavoro perdurava, il 12 ottobre 2010 (doc. 5) ha chiesto prestazioni AI per adulti.
B. L'Ufficio assicurazione invalidità ha intrapreso i necessari accertamenti medici e professionali, ha richiamato l’intero incarto dall’assicuratore infortuni che si è assunto il caso, ha fatto allestire il 2 aprile 2013 (doc. 59) un rapporto finale dal Servizio Medico Regionale rettificato il 18 luglio 2014 e il consulente in integrazione ha reso la valutazione finale il 9 marzo 2015 (doc. 94).
C. Con decisione del 17 marzo 2015 (doc. A), preavvisata il 28 luglio 2014 (doc. 78), l'Ufficio AI ha attribuito all’assicurato una rendita limitata nel tempo, dato che potendo esercitare a tempo pieno un’attività adeguata dal 22 marzo 2013, il paragone fra il reddito da valido (Fr. 88’400.- nel 2012 come responsabile di produzione in una ditta farmaceutica) e il reddito ipotetico da invalido (Fr. 99'187.- per un’attività sempre nell’industria farmaceutica, conoscenze professionali e specializzate, importo ridotto dell’8% per la necessità di svolgere unicamente attività leggere e del 5% per altri fattori di riduzione, quindi pari a Fr. 86'293.-) dava un grado di invalidità del 2% che, essendo inferiore al grado minimo pensionabile (40%), non dava (più) diritto a una rendita di invalidità e neppure a dei provvedimenti professionali, ritenuta la necessità di un grado minimo del 20%.
Pertanto, dal 1° novembre 2010, ossia alla scadenza dell’anno d’attesa, è stata assegnata all’assicurato una rendita intera (grado AI del 100%) limitata fino al 30 giugno 2013, ovvero tre mesi dopo il constatato miglioramento. Tuttavia, poiché la domanda di prestazioni AI è stata inoltrata tardivamente, le è stato dato seguito soltanto sei mesi dopo il deposito della domanda, quindi dal 1° aprile 2011.
D. Il 28 aprile 2015 (doc. I) RI 1 si è rivolto al Tribunale chiedendo di annullare la decisione dell’Ufficio AI e quindi di rivedere il grado di invalidità attribuitogli, visto che le sue condizioni fisiche gli impediscono di svolgere l’attività lucrativa precedente, ma spera, con l’aiuto al collocamento chiesto all’UAI, di potere lavorare nuovamente nell’industria farmaceutica in attività leggere, sebbene il mercato del lavoro non offra concrete opportunità di reinserimento. L’insorgente ha inoltre precisato che dall’infortunio del 2009 è rimasto incapace al lavoro al 100% per 3 anni e 4 mesi, subendo tre interventi invasivi e vedendosi chiudere il caso di infortunio il 20 marzo 2013 con una rendita di invalidità del 10%, confermata dal TCA il 13 aprile 2015 (35.2014.98). Da allora, comunque, la spalla sinistra, cronicamente infiammata, gli dà continui dolori e per tale motivo è sempre in cura dal chirurgo che l’ha operato ed assume antiinfiammatori e antidolorifici. Egli ha postulato una rendita di invalidità.
E. Nella risposta del 13 maggio 2015 (doc. V) l'Ufficio assicurazione invalidità ha proposto di respingere il ricorso, evidenziando che non vi sarebbe motivo di distanziarsi dalle conclusioni mediche tratte in ambito di assicurazione infortuni dal medico che ha peritato l’assicurato, valutazione che soddisferebbe i requisiti giurisprudenziali e potrebbe quindi servire quale base di giudizio.
Il medico della _ avrebbe infatti debitamente tenuto conto delle singole affezioni invalidanti di cui soffriva l’assicurato, giungendo alla conclusione di ritenere una capacità lavorativa del 100% in attività adeguate allo stato di salute rispettose dei limiti funzionali posti.
Il medico del Servizio Medico Regionale, che si è basato su questa valutazione e che ha altresì tenuto in debita considerazione tutte le patologie extra-infortunistiche, ha concluso anch’esso che l’interessato era abile al lavoro al 100% in attività adeguate con effetto dal 22 marzo 2013. Pertanto, anche i lamentati problemi cervicali, pure presi in considerazione dal dr. med. _ in ambito infortunistico, non influenzavano la sua abilità lavorativa residua, così come i disturbi al ginocchio destro.
Quanto all’aspetto economico, l’amministrazione ha rinviato al calcolo effettuato da questo stesso Tribunale nel giudizio emanato il 13 aprile 2015 nella causa LAINF e ha quindi confermato che dal 1° luglio 2013 l’assicurato presenta un grado di invalidità inferiore al minimo pensionabile, rifiutando la rendita AI.
F. Nel suo scritto del 27 maggio 2015 (doc. VII) il ricorrente ha ribadito che malgrado il caso di infortunio sia stato chiuso, la sua salute continua a creargli seri problemi, così come attestato dal certificato del 20 febbraio 2015. A suo dire, poi, l’Ufficio AI non avrebbe considerato gli esiti del grave incidente avuto nel 1986. Tutto ben considerato, quindi, egli avrebbe diritto ad una rendita di invalidità.
G. L’Ufficio AI ha sottoposto al medico del Servizio Medico Regionale i documenti prodotti dal ricorrente (doc. IX/1) e, non risultando una sostanziale modifica rispetto alla valutazione della _, ha ribadito la richiesta di reiezione del ricorso (doc. IX).
H. Il ricorrente ha sollevato alcune incongruenze riprese dal medico SMR e ha sottolineato che la spalla sinistra continua a provocargli dei disturbi (doc. XI).
I. L’amministrazione ha risposto il 19 giugno 2015 (doc. XIII) che tutta la documentazione medica agli atti relativa sia alla spalla sinistra sia a quella destra è stata debitamente analizzata dall’SMR, il quale ha evidenziato che dal 22 marzo 2013 è abile al 100% in attività leggere adeguate.
L. Il ricorrente ha riprodotto il certificato del 22 maggio 2015 del dr. med. _ che l’ha operato alle spalle e ha chiesto di nuovo una rendita AI (doc. XV).
M. Questo certificato, ha rilevato l’Ufficio AI, è già stato analizzato dall’SMR, perciò il ricorso va respinto (doc. XVII).
N. Infine, l’assicurato ha precisato il 23 luglio 2015 (doc. XIX) di avere subìto dal marzo 2015 quattro infiltrazioni di cortisone alla spalla sinistra per le continue irritazioni ed infiammazioni che portano a forti dolori e a limitazioni nel movimento, motivo per cui ha ritenuto giustificata la concessione di una rendita di invalidità.
L’amministrazione non ha formulato altre osservazioni (doc. XX).
considerato

in diritto
in ordine
1. La presente vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante importanza (ad esempio per la difficoltà dell'istruttoria o della valutazione delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico ai sensi dell'articolo 49 cpv. 2 della Legge sull'organizzazione giudiziaria (STF 9C_ 699/2014 del 31 agosto 2015; STF 9C_211/2010 del 18 febbraio 2011; STF 9C_792/2007 del 7 novembre 2008; STF H 180/06 e H 183/06 del 21 dicembre 2007).
nel merito
2. Oggetto del contendere è sapere se è a giusta ragione che l’Ufficio assicurazione invalidità ha riconosciuto all’assicurato una rendita intera di invalidità limitata nel tempo dal 1° novembre 2010 al 30 giugno 2013, poiché dal 22 marzo 2013 egli sarebbe abile al lavoro al 100% in attività adeguate e dal calcolo del grado della perdita di guadagno risulterebbe una percentuale inferiore al grado minimo pensionabile.
3. Secondo l'art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con gli artt. 7 e 8 LPGA, con invalidità s'intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata, cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio.
Gli elementi fondamentali dell'invalidità, secondo la surriferita definizione, sono quindi un danno alla salute fisica o psichica conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio, e la conseguente incapacità di guadagno.
Occorre quindi che il danno alla salute abbia cagionato una diminuzione della capacità di guadagno, perché il caso possa essere sottoposto all'assicurazione per l'invalidità (Scartazzini, Les rapports de causalité dans le droit suisse de la sécurité sociale, Basilea e Francoforte sul Meno 1991, pag. 216 segg.).
L'art. 28 cpv. 1 LAI prevede che l'assicurato ha diritto ad una rendita se: a. la sua capacità al guadagno o la sua capacità di svolgere le mansioni consuete non può essere ristabilita, mantenuta o migliorata mediante provvedimenti d'integrazione ragionevolmente esigibili; b. ha avuto un'incapacità al lavoro (art. 6 LPGA) almeno del 40% in media durante un anno senza notevole interruzione; e c. al termine di questo anno è invalido (art. 8 LPGA) almeno al 40%.
L'art. 28 cpv. 2 LAI prescrive che gli assicurati hanno diritto ad una rendita intera se sono invalidi almeno al 70%, a tre quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono invalidi almeno al 40%.
In virtù dell'art. 28a cpv. 1 LAI,
per valutare l'invalidità di un assicurato che esercita un'attività lucrativa si applica l'articolo 16 LPGA. Il Consiglio federale definisce il reddito lavorativo determinante per la valutazione dell'invalidità.
Ai sensi dell'art. 16 LPGA, il grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto fra il reddito del lavoro che l'assicurato conseguirebbe dopo l'insorgenza dell'invalidità e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione, nell'esercizio di un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in condizioni normali di mercato del lavoro (reddito da invalido) ed il reddito del lavoro che egli avrebbe potuto conseguire se non fosse diventato invalido (reddito da valido).
Si confronta perciò il reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non fosse divenuto invalido con quello che egli può tuttora realizzare, benché invalido, sfruttando la residua capacità lavorativa in attività da lui ragionevolmente esigibili in condizioni normali del mercato del lavoro, previa adozione di eventuali provvedimenti integrativi (metodo generale del raffronto dei redditi; DTF 128 V 30 consid. 1, 104 V 136 consid. 2a e 2b; Pratique VSI 2000 pag. 84 consid. 1b).
Nella DTF 107 V 21 consid. 2c, la Corte federale ha stabilito che l'assicurazione per l'invalidità non è tenuta a rispondere qualora l'assicurato, in ragione della sua età, di una carente formazione oppure a causa di difficoltà di apprendimento o linguistiche, non riesce a trovare concretamente un'occupazione (giurisprudenza confermata dall'allora TFA [dal 1° gennaio 2007: TF] con sentenza
U 156/05 del 14 luglio 2006, consid. 5).
Nel confronto dei redditi la giurisprudenza - di regola - non tiene conto di fattori estranei all'invalidità, come ad esempio la formazione professionale, le attitudini fisiche e psichiche e l'età dell'assicurato (RCC 1989 p. 325; DTF 107 V 21; Scartazzini, op. cit., pag. 232). La misura dell'attività ragionevolmente esigibile dipende, d'altra parte, dalla situazione personale dell'assicurato e dalla possibilità di applicazione di misure reintegrative. La situazione personale dell'assicurato è essenziale per la valutazione della residua capacità al guadagno. Secondo il TFA i due redditi, dalla cui differenza emerge il grado dell'incapacità di guadagno, vanno stabiliti in maniera precisa. Se ciò non è possibile, devono essere calcolati sulla base di una valutazione fondata sulle circostanze concrete (SVR 1996 IV Nr. 74 consid. 2a, DTF 114 V 313 consid. 3a).
Al proposito va evidenziato che, secondo la DTF 128 V 174, resa in ambito LAINF, per il raffronto dei redditi ipotetici fa stato il momento dell'inizio dell'eventuale diritto alla rendita (e non quello della decisione su opposizione)
ed i redditi da valido e da invalido devono però essere rilevati sulla medesima base temporale e la valutazione deve tenere conto di eventuali modifiche dei redditi di paragone intervenute fino alla resa della decisione (rispettivamente, in regime di LPGA, decisione su opposizione) e suscettibili di incidere sul diritto alla rendita (DTF 129 V 222;
DTF 128 V 174).
L'Alta Corte ha anche precisato che l'amministrazione è comunque tenuta, prima di pronunciarsi sul diritto a una prestazione, a esaminare se nel periodo successivo all'inizio di tale diritto non sia eventualmente subentrata una modifica di rilievo dei dati ipotetici di riferimento. In questa eventualità essa dovrà pertanto procedere a un ulteriore raffronto dei redditi prima di decidere.
Tale principio è poi stato esteso anche all'assicurazione per l'invalidità
(DTF 129 V 222; cfr., pure,
STFA I 600/01 del 26 giugno 2003 consid. 3.1, I 670/01 del 3 febbraio 2003, pubblicata in SVR 2002 IV Nr. 24, I 761/01 del 18 ottobre 2002 consid. 3.1, pubblicata in SVR 2003 IV Nr. 11 e I 26/02 del 9 agosto 2002 consid. 3.1; cfr., inoltre, STFA I 475/01 del 13 giugno 2003, consid. 4.2).
4. Nel caso di specie l'UAI, dopo aver richiamato gli atti medici ritenuti determinanti, c
on la decisione ha riconosciuto al ricorrente il diritto a una rendita intera d
'
invalidità (grado AI 100%).
Il raffronto fra il reddito conseguito al 100% nel 2013 senza invalidità (Fr. 88'400.-) e il reddito ottenibile in un
'
attività ragionevolmente esigibile al 100% malgrado determinate limitazioni funzionali (Fr. 99'187.-), tenuto inoltre conto di una riduzione personale del 13% per la limitazione nello svolgere lavori leggeri e per altri fattori di riduzione (Fr. 99'187.- - 13% = Fr. 86'293.-), ha dato luogo a una perdita di guadagno (grado d
'
invalidità) del 2%.
Nel ricorso l
'
assicurato, malgrado si sia dimostrato volenteroso nel tornare a lavorare tanto da chiedere l’aiuto al collocamento all’Ufficio AI, ha tuttavia evidenziato come i suoi numerosi problemi di salute non gli permettano di esercitare nuovamente l’attività precedente e come il mercato del lavoro attuale non sia favorevole per trovare una nuova attività sempre nel campo dell’industria farmaceutica. Pertanto, ha chiesto una rendita AI.
5. L'Ufficio AI ha espressamente interpellato i curanti dell'assicurato e ha richiamato l’intero incarto dell’assicuratore infortuni che ha assunto il caso dell’8 agosto 2009 e gli ha erogato prestazioni, finché il 13 giugno 2014 gli ha accordato il diritto a una rendita di invalidità del 10% a decorrere dal 1° maggio 2013. Con sentenza del 13 aprile 2015 (35.2014.98) questo Tribunale ha confermato l’agire della _.
La decisione del 17 marzo 2015 dell’UAI ricalca la decisione dell’assicuratore infortuni, sulle cui conclusioni mediche l’amministrazione si è basata per determinarsi sulla domanda di prestazioni AI dell’ottobre 2010.
Durante la visita di chiusura del caso d’infortunio, avvenuta il 20 marzo 2013 (doc. 64 LAINF), il dr. med. _, specialista in chirurgia ortopedica FMH e medico di circondario, ha esposto tutti gli atti medici a sua disposizione, le dichiarazioni dell’assicurato, i reperti, ha posto la diagnosi di stato da rottura della cuffia e della spalla sinistra avvenuta l’8 agosto 2009; stato d’artroscopia della spalla sinistra, ricostruzione del sovraspinato e del sottoscapolare come pure tenotomia del capo lungo del bicipite il 14 dicembre 2009; stato da resezione dell’articolazione acromioclavicolare della spalla sinistra e artroscopia di controllo il 12 ottobre 2010. Non sono stati invece diagnosticati come di competenza infortunistica lo stato da decompressione e fusione anteriore C5/C6 del 10 giugno 2010 e lo stato da ricostruzione della cuffia dei rotatori alla spalla destra nel gennaio 2009.
Soggettivamente, nel 2013 l’assicurato lamentava dolori continui che lo portavano ad assumere medicamenti. Oggettivamente, la mobilità risultava ridotta sia in flessione sia in abduzione, non v’erano però atrofie muscolari.
Lo stato di salute è stato considerato stabilizzato e l’intervento del 2009 alla spalla destra, così come i problemi alla cervicale, non sono stati ritenuti a carico dell’assicuratore infortuni.
Quanto all’esigibilità lavorativa, l’assicurato non aveva limitazioni nel sollevare e portare pesi fino a 5kg fino all’altezza dei fianchi, poteva sollevare e portare spesso pesi dai 5 ai 10kg fino all’altezza dei fianchi, di rado pesi dai 10 ai 25kg. Oltre l’altezza del petto egli poteva sollevare spesso pesi solo fino a 5kg con l’arto superiore destro. Nessun limite nel maneggiare attrezzi di media entità, mentre quelli pesanti non poteva più maneggiarli. Di rado egli poteva effettuare lavori sopra la testa, mentre non v’era nessun limite nel ruotare il tronco, nello stare seduto o in piedi, inclinato in avanti, inginocchiato, nel flettere le ginocchia, nel camminare anche per lunghi tragitti o su terreno accidentato, nel salire le scale, mentre non poteva più salire su scale a pioli.
Infine, il medico di circondario ha specificato che questa esigibilità teneva teoricamente conto dei soli postumi infortunistici, quindi dei problemi alla spalla sinistra, era però perfettamente anche applicabile alle problematiche della cervicale. Nel limite di questa esigibilità l’assicurato è stato considerato abile al lavoro al 100%.
Il dr. med. _, medico generalista attivo presso il Servizio Medico Regionale, ha reso il suo rapporto finale il 2 aprile 2013 (doc. 59) basandosi sul predetto rapporto _ del 21 marzo 2013, evidenziando che l’assicurato non aveva limitazioni nel sollevare pesi di 5-10 kg fino all’altezza dei fianchi.
La diagnosi principale con influsso sulla capacità lavorativa era di esiti di discectomia ed impianto cage C5/C6 con approccio anteriore destro del 10 giugno 2010; ernia discale C5/C6 sinistra associata ad uncartrosi e radicolopatia consensuale (RM del 3 febbraio 2010); artrosi acromioclavicolare sinistra con ganglio articolare in esiti di artroscopia e correzione acromioclavicolare con asportazione del ganglio l’11 ottobre 2010; esiti di caduta dalle scale con/su lesione della spalla sinistra cervicale l’8 agosto 2009. Quale ulteriore diagnosi con influsso sulla capacità lavorativa sono stati indicati esiti di riparazione CDR e decompressione sottoacromiale della spalla destra con ottima evoluzione il 21 gennaio 2009; pregressa lesione del muscolo sovraspinato destro con forte atrofia il 10 dicembre 2008; esiti di stabilizzazione anteriore della spalla sinistra nel 2003. Quale diagnosi senza influsso sulla capacità lavorativa, invece, esiti di ernioplastica bilaterale; esiti di meniscectomia bilaterale; esiti di stripping varici degli arti inferiori; esiti di intervento al dito della mano destra.
A proposito della determinazione dell’incapacità lavorativa nell’attività abituale, va qui rilevato che questo referto è stato modificato il 7 luglio 2014 (doc. 77) - a seguito della precisazione apportata il mese precedente in ambito infortunistico sulla scorta del parere di un altro ortopedico di fiducia dell’assicuratore LAINF, che il 10 aprile 2014 ha valutato l’assicurato e ha tenuto conto del nuovo mansionario, più pesante, a cui egli si doveva attenere da quando, sei mesi prima l’infortunio, era stato trasferito nel settore granulazione del reparto nutrizionale abbandonando l’attività precedente prettamente d’ufficio e quindi da quel momento la nuova attività, stante le sue condizioni di salute, non era più esigibile (STCA 35.2014.98 consid. 2.3) - e l’ha stabilita nel 100% dal 16 novembre 2009 in avanti.
Il grado di incapacità lavorativa in altre attività adeguate è stato fissato nel 100% dal 16 novembre 2009 fino al 21 marzo 2013, dopodiché l’assicurato è stato ritenuto abile totalmente.
Il medico SMR ha poi ripreso le limitazioni funzionali individuate dal collega della _, concludendo per una prognosi favorevole visto il miglioramento dello stato di salute riscontrato in quell’occasione. In particolare, l’articolarità della spalla sinistra era tale da consentirgli la ripresa dell’attività lucrativa. Quanto alla pregressa lesione della spalla destra, nel 2009 i pareri del medico curante erano positivi tanto che ha chiuso il caso.
Nella valutazione del grado di invalidità effettuata il 10 giugno 2014 (doc. 67 LAINF) la _, preso atto del cambio di attività dell’interessato e della nuova valutazione medica del dr. med. _, ha modificato la sua posizione e ha concluso che anche per i soli postumi infortunistici l’assicurato non poteva più esercitare la professione svolta al momento dell’infortunio. Considerate la sua formazione e le limitazioni fisiche, l’assicuratore infortuni ha ritenuto che nel mercato equilibrato del lavoro l’interessato fosse abile al lavoro al 100% in un’attività leggera, con conoscenze professionali e specializzate, nell’industria farmaceutica. Effettuato il calcolo della perdita di guadagno, dal 1° maggio 2013 è stata accordata una rendita di invalidità del 10%.
Sulla scorta di queste indicazioni, il 28 luglio 2014 (doc. 78) l’Ufficio AI ha reso il suo progetto di decisione.
L’assicuratore infortuni ha confermato la sua posizione, sia medica sia economica, con decisione su opposizione del 24 settembre 2014 (doc. 69 LAINF).
Dal canto suo, l’Ufficio AI ha quindi voluto aggiornare lo stato di salute dell’interessato dal 2012 per sapere se v’erano affezioni infortunistiche che causavano un’ulteriore incapacità (doc. 88).
Ha quindi contattato il dr. med. _ che ha operato l’interessato ad entrambe le spalle (doc. 89), il quale ha trasmesso la documentazione medica in suo possesso riferita solo al marzo 2014.
Il curante dr. med. _, non avendo più visitato l’assicurato dal 14 febbraio 2012, il 28 gennaio 2015 (doc. 91) ha affermato di non potere rispondere alle domande sottopostegli dall’UAI.
Il consulente in integrazione professionale, che si è basato sul rapporto finale SMR del 2 aprile 2013, il 9 marzo 2015 (doc. 94) ha ritenuto un’incapacità lavorativa totale dal 16 novembre 2009 in poi nell’attività precedente, mentre in altre adeguate fino al 21 marzo 2013, dopodiché l’interessato è stato considerato abile al 100%, fermo restando determinate limitazioni funzionali.
In assenza di altri certificati medici, il 17 marzo 2015 (doc. A) l’Ufficio AI ha emanato la sua decisione con cui ha attribuito all’assicurato una rendita intera di invalidità limitata nel tempo dal 1° novembre 2010 al 30 giugno 2013.
Il 13 aprile 2015 (35.2014.98) questo Tribunale, adito su ricorso dell’assicurato, ha confermato l’agire dell’assicuratore LAINF.
Nel ricorso contro la decisione dell’Ufficio AI, che qui ora ci occupa, RI 1 ha prodotto diversi certificati medici.
I nuovi referti del 1987 sono relativi ad un infortunio avuto nel 1986 alla mano destra, che ha comportato lo schiacciamento del pollice, dell’indice e del medio (docc. B5 e B6).
I certificati del 2011 inerenti la spalla sinistra (docc. B3 e B4) sono invece già stati valutati dal medico SMR, siccome presenti nell’incarto LAINF e richiamati dall’UAI stesso.
I documenti del febbraio 2015 concernono un consulto ospedaliero in urgenza avuto dall’assicurato per dolori alla spalla e al collo. È stata posta la diagnosi di cervicalgia e probabile lesione sovraspinoso/sottoscapolare alla spalla sinistra e consigliato all’assicurato una visita specialistica ortopedica per la spalla. La sintomatologia dovuta alla cervicalgia era lieve, ma gli è stato suggerito un controllo neurochirurgico (doc. B2).
Infine, il referto del 22 maggio 2015 (doc. B1) rilasciato dal dr. med. _ ha posto la diagnosi di residui disturbi in stato dopo artroscopia e ricostruzione della cuffia dei rotatori della spalla sinistra (14 dicembre 2009); stato dopo resezione acromioclavicolare spalla sinistra (11 ottobre 2010); stato dopo riparazione della cuffia dei rotatori spalla destra, associata ad acromioplastica aperta (21 gennaio 2009); stato dopo artroscopia e stabilizzazione anteriore spalla sinistra (12 settembre 2002). Secondo il chirurgo, l’assicurato presentava ancora un’evoluzione non del tutto favorevole, in particolare in corrispondenza della spalla sinistra, dove si testimoniava ancora a quel momento la presenza di irritazione e dolore a livello dell’acromioclavicolare in stato dopo resezione. Egli necessitava sporadicamente di iniezioni di corticosteroidi per alleviare la sintomatologia algica. Dal lato della funzionalità della gleno omerale, dove v’è stata la stabilizzazione anteriore e successivamente la riparazione della cuffia, il chirurgo ha rilevato che permaneva una netta limitazione funzionale. L’articolarità dimostrata era diminuita e presentava una flessione anteriore di circa 140°, extrarotazione 30°, in intrarotazione l’apice del I raggio raggiungeva L4, abduzione 80°. La forza recuperata in corrispondenza della cuffia era esigua, soprattutto nella componente del sovraspinato.
Durante la valutazione il paziente ha dimostrato un dolore in corrispondenza dello spazio sottoacromiale con test d’impingement positivo. La sintomatologia era determinata dalla problematica residua di ipotrofia muscolare e continua irritazione dell’acromioclavicolare. Non v’era una componente neurologica aggiuntiva, in particolar modo in stato dopo intervento in corrispondenza del rachide cervicale (valutazione neurologica del dr. _ del 15 marzo 2012). In conclusione, al momento della sua valutazione per l’ortopedico la situazione era stazionaria e non suscettibile di ulteriori miglioramenti.
Il dr. med. _ del Servizio Medico Regionale ha preso posizione il 2 giugno 2015 (doc. IX/1) sui certificati medici prodotti dal ricorrente, riproducendo parzialmente il rapporto finale del 2 aprile 2013 del collega dell’SMR e i referti del 2015, concludendo che da essi non risulta una sostanziale modifica rispetto alla valutazione dell’assicuratore infortuni.
6. Per costante giurisprudenza (cfr. sentenza 9C_13/2007 del 31 marzo 2008),
al fine di poter graduare l'invalidità, all'amministrazione (o al giudice in caso di ricorso) è necessario disporre di documenti che devono essere rassegnati dal medico o eventualmente da altri specialisti, il compito del medico consistendo nel porre un giudizio sullo stato di salute, nell'indicare in quale misura e in quali attività l'assicurato è incapace al lavoro come pure nel fornire un importante elemento di giudizio per determinare quali lavori siano ancora ragionevolmente esigibili dall'assicurato (
DTF 125 V 256
consid.
4 pag. 261;
115 V 133
consid. 2 pag. 134;
114 V 310
consid. 3c pag. 314;
105 V 156
consid.
1 pag. 158). Spetta in seguito al consulente professionale, avuto riguardo alle indicazioni sanitarie, valutare quali attività professionali siano concretamente ipotizzabili (
Meyer-Blaser
, Recht-sprechung des Bundesgerichts zum IVG, pag. 228 seg.).
Quanto alla valenza probante di un rapporto medico, determinante è che i punti litigiosi importanti siano stati oggetto di uno studio approfondito, che il rapporto si fondi su esami completi, che consideri parimenti le censure espresse dal paziente, che sia stato approntato in piena conoscenza dell'incarto (anamnesi), che la descrizione del contesto medico sia chiara e che le conclusioni del perito siano ben motivate. Determinante quindi per stabilire se un rapporto medico ha valore di prova non è né l'origine del mezzo di prova, né la denominazione, ad esempio quale perizia o rapporto (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; STFA I 462/05 del 25 aprile 2007; STFA U 329/01 e U 330/01 del 25 febbraio 2003; DTF 125 V 352 consid. 3a; DTF 122 V 160 consid. 1c;
Meyer-Blaser
, Die Rechtspflege in der Sozialversicherung, BJM 1989 pag. 31; Pratique VSI 3/1997 pag. 123)
, bensì il suo contenuto (DTF 122 V 160 in fine con rinvii).
A proposito delle perizie mediche eseguite nell'ambito della procedura amministrativa, il TF ha stabilito che, nell'ipotesi in cui sono state eseguite da medici specializzati riconosciuti, hanno forza probatoria piena se giungono a conclusioni logiche e sono state realizzate sulla base di accertamenti approfonditi, fintanto che indizi concreti non inducono a ritenerle inaffidabili (DTF 123 V 176; DTF 122 V 161, DTF 104 V 212; SVR 1998 IV Nr. 1 pag. 2; SZS 1988 pagg. 329 e 332; ZAK 1986 pag. 189;
Locher
, Grundriss des Sozialversicherungsrechts, Berna 1994, p. 332).
In una sentenza pubblicata nella Pratique VSI 2001 pag. 106 segg., il TFA ha però ritenuto conforme al principio del libero apprezzamento delle prove definire delle direttive per la valutazione di determinate forme di rapporti e perizie. In particolare per quanto concerne le perizie giudiziarie, la giurisprudenza ha statuito che il giudice non si scosta senza motivi imperativi dalla valutazione degli esperti, il cui compito è quello di mettere a disposizione del tribunale le loro conoscenze specifiche e di valutare da un punto di vista medico una certa fattispecie. Ragioni che possono indurre a non fondarsi su un tale referto sono ad esempio la presenza di affermazioni contraddittorie, il contenuto di una superperizia, altri rapporti contenenti validi motivi per farlo (Pratique VSI 2001 pag. 108 consid. 3b)aa e riferimenti citati;
STFA I 462/05 del 25 aprile 2007;
STFA
U 329/01 ed U 330/01 del 25 febbraio 2003).
Nella DTF 125 V 351 (= SVR 2000 UV Nr. 10 pag. 33 segg.), la Corte federale ha ribadito che ai rapporti allestiti da medici alle dipendenze di un'assicurazione deve essere riconosciuto pieno valore probante, a condizione che essi si rivelino essere concludenti, compiutamente motivati, di per sé scevri di contraddizioni e, infine, non devono sussistere degli indizi che facciano dubitare della loro attendibilità. Il solo fatto che il medico consultato si trovi in un rapporto di dipendenza con l'assicuratore
non
permette già di metterne in dubbio l'oggettività e l'imparzialità. Devono piuttosto esistere delle particolari circostanze che permettano di ritenere come oggettivamente fondati i sospetti circa la parzialità dell'apprezzamento.
Lo stesso vale per le perizie fatte esperire da medici esterni (DTF 104 V 31; RAMI 1993 pag. 95).
Le perizie affidate dagli organi dell'AI o dagli assicuratori privati, in sede di istruttoria amministrativa, a medici esterni o a servizi specializzati indipendenti, i quali fondano le proprie conclusioni su indagini approfondite e giungono a risultati concludenti, dispongono di forza probatoria piena, a meno che non sussistano indizi concreti a mettere in causa la loro credibilità (Pratique VSI 2001 pag. 109 consid. 3b)bb; STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008;
STFA I 462/05 del 25 aprile 2007
).
Occorre ancora evidenziare che l'allora TFA, in una decisione del 24 agosto 2006
concernente un caso di assicurazione per l
'
invalidità
(I 938/05), ha evidenziato il valore probatorio delle opinioni espresse dai medici SMR nell'ambito dell'assicurazione per l'invalidità, sottolineando che in caso di divergenza tra il medico curante ed il medico SMR non è per principio necessario procedere ad una nuova perizia.
In quell'occasione l'Alta Corte ha sviluppato la seguente considerazione:
"
(...)
3.2 L
'on ne saurait certes mettre sur le même pied un rapport d'expertise émanant d'un Centre d'observation médicale de l'AI (COMAI) - dont la jurisprudence a admis que l'impartialité et l'indépendance à l'égard de l'administration et de l'OFAS sont garanties (ATF 123 V 175) - et un rapport médical établi par le SMR; toutefois, cela ne signifie pas encore qu'en cas de divergence d'opinion entre médecins du SMR et médecins traitants, il est, de manière générale, nécessaire de mettre en oeuvre une nouvelle expertise.
La valeur probante des rapports médicaux des uns et des autres doit bien plutôt s'apprécier au regard des critères jurisprudentiels précédemment énumérés (cf. consid. 3.1 supra). Il n'y a dès lors aucune raison d'écarter le rapport du SMR ici en cause ou de lui préférer celui du médecin traitant, pour le seul motif que c'est le service médical régional de l'AI qui l'a établi. Au regard du déroulement de l'examen clinique pratiqué par les médecins du SMR et du contenu de leur rapport, on ne relève, du reste, aucune circonstance particulière propre à faire naître un doute sur l'impartialité de ceux-ci.
La recourante ne fait d'ailleurs rien valoir de tel." (...).
Per quel che riguarda i rapporti del medico curante, secondo la generale esperienza della vita, il giudice deve tenere conto del fatto che, alla luce del rapporto di fiducia esistente con il paziente, il medico curante attesterà, in caso di dubbio, in favore del suo paziente (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; DTF 125 V 353 consid.
3a)cc); Pratique VSI 2001 pag. 109 consid. 3a)cc;
Meyer-Blaser
, Rechtsprechung des Bundesgericht im Sozialversicherungsrecht, Zurigo 1997, pag. 230).
L'Alta Corte, nella sentenza 9C_142/2008 del 16 ottobre 2008 -concetto ribadito ancora nella STF 9C_721/2012 del 24 ottobre 2012 in un caso ticinese -, per quanto riguarda le divergenze d'opinioni tra medici curanti e periti interpellati dall'amministrazione o dal giudice, ha precisato quanto segue:
"
(...)
On ajoutera qu'en cas de divergence d'opinion entre experts et médecins traitants, il n'est pas, de manière générale, nécessaire de mettre en oeuvre une nouvelle expertise. La valeur probante des rapports médicaux des uns et des autres doit bien plutôt s'apprécier au regard des critères jurisprudentiels (ATF 125 V 351 consid. 3a p. 352) qui permettent de leur reconnaître pleine valeur probante. A cet égard, il convient de rappeler qu'au vu de la divergence consacrée par la jurisprudence entre un mandat thérapeutique et un mandat d'expertise (ATF 124 I 170 consid. 4 p. 175; SVR 2008 IV Nr. 15 p. 43 consid. 2.2.1 et les références [arrêt I 514/06 du 25 mai 2007]), on ne saurait remettre en cause une expertise ordonnée par l'administration ou le juge et procéder à de nouvelles investigations du seul fait qu'un ou plusieurs médecins traitants ont une opinion contradictoire. Il n'en va différemment que si ces médecins traitants font état d'éléments objectivement vérifiables ayant été ignorés dans le cadre de l'expertise et qui sont suffisamment pertinents pour remettre en cause les conclusions de l'expert."
(...).
Infine, va ricordato che se vi sono dei rapporti medici contraddittori, il giudice non può evadere la procedura senza valutare l'intero materiale ed indicare i motivi per cui egli si fonda su un rapporto piuttosto che su un altro (STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008,
STFA I 462/05 del 25 aprile 2007).
7.
Questo Tribunale, chiamato a verificare se lo stato di salute del ricorrente sia stato accuratamente vagliato dall'UAI prima dell'emanazione della decisione impugnata, dopo attenta analisi della documentazione medica agli atti non può che confermare l'operato dell'amministrazione. Le problematiche ortopediche sono infatti state chiarite in modo soddisfacente dai periti che l’assicuratore infortuni ha nominato tanto che, senza indizi contrari su un eventuale peggioramento dello stato di salute dell’interessato, l’Ufficio AI non ha ritenuto necessario, a buon diritto, sottoporre quest’ultimo ad ulteriori accertamenti medici e si è quindi affidato alle conclusioni mediche della _ che il medico SMR ha fatto proprie dopo avere comunque valutato tutti gli atti medici a sua disposizione, così pure i più recenti del 2015.
Vanno quindi ritenute determinanti le conclusioni a cui è giunto lo specialista in ortopedia dr. med. _ nella perizia del 21 marzo 2013 allestita per conto dell’assicuratore infortuni – parzialmente rettificata nell’aprile 2014 dal dr. med. _ dopo essere venuto a conoscenza del nuovo mansionario più pesante, che ha comportato che l’attività abituale non poteva più essere esercitata (STCA 35.2014.98 consid. 2.3) -, alla quale va riconosciuta forza probatoria piena conformemente alla giurisprudenza esposta (cfr. consid. 6).
Malgrado il ricorrente sostenga che questa visita sia durata solo 10 minuti, dal referto agli atti risulta comunque che questo esperto ha attentamente valutato di persona il ricorrente, ha vagliato la documentazione medica messa a sua disposizione, ha eseguito degli esami personali ed obiettivi, ma ha anche preso in considerazione lo status soggettivo dell'interessato.
Va qui ricordato che entrambi i medici generalisti del Servizio Medico Regionale interpellati dall’Ufficio AI hanno preso atto di questo referto e l’hanno confermato integralmente, tenendo in seguito anche conto dell’intervenuta modifica della capacità lavorativa nell’attività abituale.
Dal canto suo, invece, il ricorrente non ha saputo comprovare, a mano di specifica e dettagliata documentazione medica, che il suo stato di salute fosse in realtà peggiore di quello ritenuto dal perito nominato dall’assicuratore infortuni prima e dai medici SMR poi (inabilità lavorativa del 100% nella sua attività abituale, ma capace al 100% in qualsiasi altra attività lucrativa adeguata al suo stato di salute).
Egli si è limitato a produrre da una parte dei referti medici datati riferiti ad un infortunio alla mano destra, dall’altra parte dei certificati attinenti alla spalla sinistra che però, essendo del 2011, erano già stati presi in considerazione dall’ortopedico che ha visitato l’assicurato per conto dell’assicuratore infortuni.
Quanto ai più recenti attestati medici del 2015, quello relativo ai disturbi cervicali non dice un granché sulle sue condizioni di salute, se non che è stata consigliata una visita specialistica e prescritta una terapia antalgica per una settimana, mentre un’inabilità lavorativa totale è stata certificata per 5 giorni a causa di questi sopraggiunti problemi. La dimissione del paziente è avvenuta in buone condizioni generali.
Il rapporto del 22 maggio 2015, come visto, si riferisce alle condizioni delle spalle dell’assicurato, entrambe operate dal dr. med. _, il quale ha segnalato che l’evoluzione della spalla sinistra non era favorevole, che la stessa dava ancora dei problemi visto che necessitava di tanto in tanto di iniezioni di corticosteroidi per alleviare il dolore e che permaneva una netta limitazione funzionale. La situazione era comunque stazionaria e non suscettibile di miglioramenti.
Ciò non significa però ancora che l’assicurato è inabile al 100%.
Per di più, le diagnosi poste dagli specialisti (dalla _ e dal medico curante) si sovrappongono; entrambe concernono sia la spalla sinistra sia la spalla destra del ricorrente, entrambe sono state operate ma la spalla sinistra ha continuato a dare problemi.
Inoltre, l'assicurato non ha mai preso concretamente posizione sul rapporto del perito dell’assicuratore infortuni e, di riflesso, del medico SMR dell’Ufficio AI. In altre parole, il referto dello specialista in ortopedia del 21 marzo 2013, ripreso nel rapporto finale SMR del 2 aprile 2013 poi completato il 28 luglio 2014, non è mai stato confutato da altri specialisti interpellati dal ricorrente. Infatti, le opinioni espresse il 22 maggio 2015 dal medico curante, anch’egli ortopedico, non contraddicono il referto peritale reso due anni prima dal collega. Come visto, il recente certificato riferisce il quadro della situazione dell'assicurato tenendo conto delle sue problematiche fisiche e delle relative difficoltà di movimento lamentate ma, così come riconosciuto dal dr. _ dell’SMR, esso non dipinge un quadro clinico più sfavorevole di quello accertato nel 2013, poi rettificato nell’aprile 2014. La situazione, non va dimenticato, è stata ritenuta stabile dal curante, seppure non suscettibile di miglioramenti, ma neppure di peggioramenti.
Per quanto concerne, invece, la possibilità teorica di esercitare altre attività lucrative che tenessero conto di determinati limiti funzionali elencati nel referto peritale, nell’aprile 2014 l’ortopedi-co interpellato dall’assicuratore infortuni ha giudicato l’assicurato abile al lavoro al 100%, mentre il chirurgo ortopedico che ha in cura da anni il ricorrente non si è espresso su un’eventuale capacità lavorativa residua dell’interessato.
Occorre infine ricordare, alla luce della giurisprudenza esposta concernente il valore probante dei referti medici, che gli specialisti interpellati dall’assicuratore infortuni hanno visitato l'assicurato nelle vesti di perito, mentre gli altri medici che l’Ufficio AI ha contattato sono intervenuti in qualità di suoi medici curanti.
Tutto ben considerato, quindi, da un punto di vista medico-teorico globale vanno confermate le chiare e complete conclusioni peritali degli esperti consultati dall’assicuratore infortuni, che ha versato in precedenza prestazioni all’assicurato e sulle quali si è basato anche il dr. med. _, medico SMR. Dal 16 novembre 2009 il ricorrente è dunque inabile al 100% nell’ultima attività, più pesante della precedente, esercitata in un’industria farmaceutica, ma dal 21 marzo 2013 è abile al 100% in altre attività che non prevedano il sollevamento di pesi a causa dei problemi alla spalla sinistra.
Stante quanto precede, d'avviso del TCA, non vi sono quindi motivi per scostarsi dalle conclusioni a cui sono giunti il dr. med. _ e il collega _ da una parte, e i medici SMR dall’altra a proposito dello stato di salute dell'assicurato. Questa situazione è stata peraltro confermata dal dr. med. _ ancora nel maggio 2015, allorquando il chirurgo ortopedico, che da tempo ha in cura l’assicurato, ha certificato che la situazione è stazionaria non suscettibile di ulteriori miglioramenti.
L
a documentazione agli atti è chiara e sufficiente per l'evasione della presente fattispecie contenendo le necessarie indicazioni ai fini decisionali, perciò non si giustifica un complemento istruttorio di carattere medico né a carico del Tribunale né dell’Ufficio assicurazione invalidità.
Come detto, l'insorgente si è limitato a contestare la valutazione e l’agire dell’Ufficio assicurazione invalidità, che non avrebbe sufficientemente vagliato il suo stato di salute. Ciò nonostante, l’assicurato non si è confrontato sufficientemente con i referti allestiti dal perito e dal medico SMR.
Irrilevanti, ai fini della causa, sono inoltre le precisazioni apportate il 9 giugno 2015 (doc. XI) dal ricorrente sul rapporto finale SMR ripreso dal dr. med. _ (doc. IX/1).
In virtù della regola secondo cui il principio inquisitorio che regge la procedura davanti al Tribunale delle assicurazioni non è incondizionato, ma trova il suo correlato nell'obbligo delle parti di collaborare, quest'obbligo non può tradursi in una mera contestazione della presa di posizione di controparte senza addurre degli elementi oggettivi - segnatamente di natura medica - a sostegno delle proprie argomentazioni. Non è dunque sufficiente lasciare all'autorità giudiziaria rispettivamente all'amministrazione l'onere di attuare un nuovo esame medico, quando alla base della lamentela del ricorrente vi sono (solo) affermazioni di carattere
soggettivo
riguardo ad un presunto peggioramento del suo stato di salute (STCA 32.2014.187 del 22 settembre 2015; STCA 32.2014.125 dell’8 luglio 2015; STCA 32.2014.16 del 18 giugno 2014; STCA 32.2012.315 del 30 settembre 2013; STCA 32.2012.299 del 10 settembre 2013; STCA 32.2012.243 del 27 maggio 2013; STCA 36.2012.67 dell'11 febbraio 2013 confermata dalla STF 9C_185/2013 del 17 aprile 2013; STCA 32.2008.206 del 15 giugno 2009; STCA 32.2008.178 del 10 giugno 2009; STCA 32.2007.207 del 9 giugno 2008).
L’SMR, quantomeno fino alla data determinante della decisione in lite (DTF 132 V 215 consid. 3.1.1), non ha ammesso uno stato di salute dell'assicurato peggiore rispetto a quello determinato dagli ortopedici intervenuti su mandato dell’assicuratore infortuni.
Il suo giudizio, poi, come visto, non è stato validamente contraddetto dalle argomentazioni dell'assicurato in sede ricorsuale e va pertanto posto alla base del presente giudizio.
Il tali circostanze, le lagnanze dell'assicurato devono essere respinte, siccome prive di sostrato medicalmente oggettivabile e il TCA fa dunque proprie le conclusioni formulate dall'Ufficio AI nella determinazione dell'incapacità lavorativa del ricorrente.
8. Riconosciuto il valore invalidante delle affezioni ortopediche di cui soffre il ricorrente, va evidenziato che dal 21 marzo 2013 egli può comunque svolgere al 100% delle attività lucrative adeguate al suo stato di salute che rispettino i limiti funzionali stabiliti dal dr. med. _, anche in ambito farmacologico.
L
'obbligo dell'assicurato di mettere a frutto la sua residua capacità lavorativa in altri ambiti lavorativi discende dall'art. 21 LPGA. In relazione alle conseguenze economiche dell'incapacità lavorativa, vige il principio secondo cui l'assicurato è tenuto all'obbligo di ridurre le conseguenze economiche negative del danno alla salute.
In virtù di tale obbligo, l'assicurato deve intraprendere tutto quanto è ragionevolmente esigibile per ovviare nel miglior modo possibile alle conseguenze della sua invalidità, segnatamente mettendo a profitto la sua residua capacità lavorativa, se necessario, in una nuova professione (DTF 113 V 22 consid.
4a pag. 28;
Landolt
, Das Zumutbarkeitsprinzip im schweizerischen Sozialversicherungsrecht, tesi Zurigo 1995, pag. 296 segg.).
Non è quindi dato alcun diritto ad una rendita se la persona interessata è in grado di percepire un reddito tale da escluderne l'erogazione (DTF 113 V 22 consid. 4a pag. 28; RCC 1968 pag. 434).
Dalla persona assicurata possono tuttavia essere pretesi unicamente provvedimenti esigibili che tengano conto delle circostanze oggettive e soggettive del caso concreto, quali la sua capacità lavorativa residua, le ulteriori circostanze personali, l'età, la situazione professionale, i legami presso il luogo di domicilio, il mercato del lavoro equilibrato e la presumibile durata dell'attività lavorativa (DTF 113 V 22 consid. 4a pag. 28; cfr. pure VSI 2001 pag. 279 consid. 5a/aa e 5a/bb).
Occorre anche ricordare che il concetto d'invalidità è riferito ad un mercato del lavoro equilibrato, nozione quest'ultima teorica ed astratta implicante da una parte un certo equilibrio tra offerta e domanda di manodopera e, dall'altra, un mercato del lavoro strutturato in modo tale da offrire una gamma di posti di lavoro diversificati. Secondo questi criteri si dovrà di caso in caso stabilire se l'invalido possa mettere a profitto le sue residue capacità di guadagno e conseguire un reddito tale da escludere il diritto a rendita. In particolare, l'esistenza di una simile opportunità dovrà essere negata qualora le attività esigibili dall'interessato lo siano in una forma talmente ristretta da non rientrare più nell'offerta lavorativa generale o siano reperibili solo in misura molto ridotta cosicché le possibilità occupazionali appaiono sin dall'inizio escluse o perlomeno non realistiche (DTF 110 V 273 consid. 4b pag. 276; RCC 1991 pag. 332 consid. 3b e 1989 pag. 331 consid. 4a; Plädoyer 1995 no. 1 pag. 67 consid. 5c).
Secondo la dottrina e la giurisprudenza, da un assicurato costretto ad abbandonare la sua originaria professione, si può pretendere soltanto l’esercizio di quelle attività lucrative che - tenuto conto della sua formazione professionale così come delle sue attitudini fisiche ed intellettuali - gli sono effettivamente accessibili su quel mercato del lavoro equilibrato che entra in considerazione per lui (Rumo-Jungo, Rechtsprechung des Bundesgerichts zum Sozialversicherungsrecht, Bundesgesetz über die Unfallversicherung, Zurigo 2003, p. 130 e giurisprudenza ivi menzionata; Omlin, Die Invalidität in der obligatorischen Unfallversicherung, Friborgo 1995, p. 205s., secondo cui: “Bei einem Wechsel muss die neue Tätigkeit, die Invalidentätigkeit, der Eigenart des Versicherten angepasst sein und hat den körperlichen und geistigen Fähigkeiten sowie den Behinderungen des Versicherten zu entsprechen”; Doudin, La rente d’invalidité dans l’assurance-accidents selon la jurisprudence du Tribunal fédéral des assurances, in SZS 1990, p 255s.).
In questo ordine d’idee, il TFA ha stabilito che - trattandosi di lavoratori non qualificati esercitanti, prima di divenire invalidi, un’attività manuale - entrano generalmente in linea di conto soltanto dei lavori di manovalanza oppure altre attività fisiche (Omlin, op. cit., p. 206; RCC 1989, p. 331 consid. 4a).
L’Alta Corte ha tuttavia anche precisato che il mercato del lavoro accessibile a questi assicurati non è limitato a tali attività.
Nell'industria e nell'artigianato le attività fisicamente pesanti vengono eseguite sempre più spesso tramite macchinari, motivo per cui aumentano le attività di controllo e sorveglianza (SVR 2002 UV 15, p. 49 consid. 3b; RCC 1991, p. 332 consid. 3b, STFA del 20 aprile 2004, U 871/02, consid. 3; STFA del 25 febbraio 2003, U 329/01, consid. 4.5).
Anche in questo ambito, vi sono aperte delle opportunità di lavoro per lavoratori ausiliari, così come è il caso per il settore delle prestazioni di servizio.
Occorre infine rilevare che, secondo la giurisprudenza, se è vero che vanno indicate possibilità di lavoro concrete, all'amministrazione rispettivamente al giudice non vanno poste esigenze esagerate. È infatti sufficiente che gli accertamenti esperiti permettano di fissare in maniera attendibile il grado di invalidità. In proposito va rilevato che il TFA ha in particolare già ritenuto corretto il rinvio ad attività nel settore industriale e commerciale, composto di lavori leggeri di montaggio, compiti di controllo e sorveglianza (STF 8C_399/2007 del 23 aprile 2008 consid. 8.2; Pratique VSI 1998 p. 296 consid. 3b; STFA del 25 febbraio 2003, U 329/01, consid. 4.7)
Per determinare il reddito ipotetico conseguibile dalla persona assicurata senza il danno alla salute (reddito da valido), occorre stabilire quanto la stessa, nel momento determinante (corrispondente all'inizio dell'eventuale diritto alla rendita), guadagnerebbe, secondo il grado di verosimiglianza preponderante, quale persona sana (DTF 129 V 222 consid. 4.3.1 pag. 224 con riferimento). Tale reddito deve essere determinato il più concretamente possibile. Di regola ci si fonderà sull'ultimo reddito che la persona assicurata ha conseguito prima del danno alla salute, se del caso adeguato al rincaro e all'evoluzione reale dei salari (cfr. ancora DTF 129 V 222 consid. 4.3.1 pag. 224), o comunque sul salario che potrebbe essere conseguito in un posto di lavoro identico nella stessa azienda o in un'azienda simile. Nel caso in cui non fosse possibile quantificare in maniera attendibile il reddito ipotetico che l'assicurato avrebbe potuto conseguire senza l'invalidità, si farà riferimento a valori empirici o statistici (VSI 1999 pag. 248 consid. 3b). Per il resto, occorre tenere conto del principio secondo cui - in assenza di indizi concreti che impongano una diversa valutazione - la persona assicurata avrebbe di regola, e conformemente all'esperienza generale, continuato l'attività precedentemente svolta senza invalidità (RAMI 2000 U 400 pag. 381 consid. 2a). In tale contesto la normale evoluzione professionale va senz'altro considerata. Tuttavia gli indizi che l'assicurato avrebbe intrapreso una carriera e percepito un salario più elevato devono essere concreti (DTF 96 V 29 pag. 30; RAMI 1993 no. U 168 pag. 100 consid. 3b). La mera dichiarazione d'intenti non è pertanto sufficiente; necessario è infatti che tale intenzione sia suffragata da passi concreti, quale ad esempio la partecipazione a corsi, ecc. (VSI 2002 pag. 161 consid. 3b [I 357/01] e dottrina citata).
Un salario di punta può essere ammesso solo se vi sono circostanze particolari che lo giustificano (RCC 1980 pag. 560 pag. 560 con riferimenti). I salari medi pagati nel settore hanno in ogni caso la precedenza sui salari fissati in base a contratti collettivi di lavoro (RCC 1986 pag. 434 consid. 3b).
Siccome di norma una simile valutazione professionale parte dal presupposto che, senza il danno alla salute, l'assicurato avrebbe continuato ad esercitare la precedente attività lucrativa, devono essere considerati eventuali adeguamenti ed aumenti salariali (RAMI 1993 U 168 pag. 100 consid. 3b, ZAK 1990 pag. 519 consid. 3c).
9. Nell’evenienza concreta, va qui evidenziato che questo stesso Tribunale si è già pronunciato nel 2015 sulle conseguenze economiche del danno alla salute dell’assicurato in ambito infortunistico, analizzando nel dettaglio la questione economica riferita al suo campo di attività lavorativa.
Pertanto, nulla osta a rinviare qui integralmente a tali considerazioni (STCA 35.2014.98 consid. 2.4-2.8) senza che occorra effettuare un nuovo calcolo, tutt’al più che la situazione medica è rimasta, come detto, identica dal 2013.
In quell’occasione, il TCA ha stabilito il reddito statistico annuo da invalido nell’industria farmaceutica in Fr. 97'435,80 per il 2010 che, aggiornato al 2013, dà un importo di Fr. 99'676,82.
Il salario da valido che l’assicurato avrebbe guadagnato nel 2013 è stato ritenuto in Fr. 88'400.- all’anno.
Siccome tale reddito si situa
sotto
la citata media dei salari svizzeri per un’attività equivalente, esso è stato ridotto del 6,31%, ossia della parte percentuale eccedente la soglia determinante del 5%, per ottenere un importo di Fr. 93'387,21.
Il TCA ha poi ridotto ulteriormente del 15% tale ammontare per motivi personali.
In conclusione, il reddito da invalido esigibile nel 2013 dal profilo medico al 100%, considerata la riduzione del 15%, va stabilito in Fr. 79'379,13
Confrontato con il reddito da valido di Fr. 88'400.- che il ricorrente avrebbe conseguito quello stesso anno, si ottiene un grado di invalidità del 10,2%, che va arrotondato al 10% (DTF 130 V 121 consid. 3.2).
10. Alla luce di tutto quanto esposto,
dall'inabilità lavorativa del 100% nella precedente professione presso un’industria farmaceutica, sorta il 16 novembre 2009, il ricorrente non può trarre alcun diritto ad una rendita di invalidità oltre al 23 marzo 2013 giacché, malgrado la capacità lavorativa residua in altre attività adeguate sia del 100%, la perdita di guadagno riscontrata, pari al 10% -
seppure questo grado differisca da quello individuato dall'UAI (2%) -,
è però inferiore al grado minimo pensionabile (40%) giusta l’art. 28 LAI.
Questo Tribunale non può dunque che confermare il rifiuto al diritto ad una rendita d'invalidità al di là del 30 giugno 2013, ovvero tre mesi dopo l’avvenuto miglioramento dello stato di salute (art. 88a cpv. 1 OAI), così come stabilito dall'amministrazione con la decisione impugnata.
Al riguardo è comunque utile rilevare che il
potere cognitivo del TCA è limitato alla valutazione della legalità della decisione deferitale sulla base dei fatti intervenuti fino al momento in cui essa è stata emanata (DTF 121 V 366; U 29/04 dell’8 novembre 2005).
Un eventuale aggravamento dello stato di salute dell'assicurato intervenuto in epoca posteriore alla decisione impugnata può, se del caso, giustificare una nuova domanda (STFA I 816/02 del 4 maggio 2004; STF I 560/05 del 31 gennaio 2007).
11. Secondo l'art. 29 cpv. 2 LPTCA e l'art. 69 cpv. 1bis LAI, la procedura di ricorso in caso di controversie relative all'assegnazione o al rifiuto di prestazioni AI dinanzi al tribunale cantonale delle assicurazioni è soggetta a spese.
L'entità delle spese è determinata fra Fr. 200.- e Fr. 1'000.- in funzione delle spese di procedura e senza riguardo al valore litigioso (DTF 133 V 402; STF 9C_156/2009 del 7 aprile 2009; STF 8C_393/2008 del 24 settembre 2008).
Visto l'esito della vertenza, le spese per complessivi Fr. 500.-vanno poste a carico dell'insorgente.