Decision ID: f8871f2b-e780-5396-997a-62cb1f1ef157
Year: 2011
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_002
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: civil_law

ritenuto
in fatto: A. Il 31 ottobre 2003 AO 1, quale titolare di una ditta individuale di impianti sanitari e riscaldamento, ha trasmesso a AP 1, proprietario con la moglie della particella n. _ RFD _ e intenzionato a sottoporre il relativo edificio a importanti lavori di ampliamento e ristrutturazione, un'offerta per “impianto riscaldamento, ventilazione e sanitario” di complessivi fr. 60'609.60 sulla base di piani, progetti e capitolato elaborati dallo studio d'ingegneria _ di _.
AP 1 ha in definitiva optato per un contratto d'appalto generale con la ditta S_, la quale ha fra l'altro affidato l'esecuzione delle opere sanitarie e di riscaldamento alla ditta C_. Di fatto la realizzazione dei lavori è stata interrotta per abbandono del cantiere da parte dell'impresa generale e, conseguentemente, degli artigiani da essa incaricati. Ciò posto e con riferimento ai lavori all'impianto sanitario e di riscaldamento, AP 1 ha di nuovo contattato AO 1 incaricandolo della conclusione delle relative opere. Quest'ultimo, in veste di appaltatore, ha così integrato l'offerta del 31 ottobre 2003 con un'ulteriore offerta manoscritta allestita il dicembre 2004. Ultimati i lavori, il 6 marzo 2006 AO 1 ha trasmesso a AP 1 una fattura di fr. 43'973.70 (IVA compresa) che, dedotti i due acconti già versati per complessivi fr. 22'000.–, dava un saldo ancora scoperto di fr. 21'973.70. Il committente AP 1 ha contestato tale importo. Tra le parti è seguito un considerevole scambio di corrispondenza. Il 18 dicembre 2006 AO 1 ha inviato al committente un estratto conto in cui accennava all'accordo raggiunto tra le parti il 24 agosto 2006 in occasione del quale sarebbe stato concesso uno sconto supplementare di fr. 1'973.70 e lo informava del fatto che, tenuto conto dell'ulteriore acconto di fr. 8'150.– versato il 7 settembre 2006, restavano da pagare fr. 11'850.– a saldo di ogni pretesa.
B. Con petizione 3 maggio 2007 AO 1 ha chiesto la condanna di AP 1 al pagamento di fr. 12'000.– oltre interessi al 5% dal 16 febbraio 2006 a titolo di mercede per le opere da sanitario e di riscaldamento eseguite sul fondo n. _ [recte: _] RFD _. Egli ha poi postulato la restituzione ai sensi dell'art. 86 vLEF di fr. 12'295.75 con interessi al 5% dal 19 [recte: 18] aprile 2007, importo che aveva dovuto versare per sottrarsi agli effetti dell'esecuzione che, nel frattempo, AP 1 aveva promosso nei suoi confronti lamentando presunti difetti ai lavori eseguiti e a cui, per errore, aveva omesso di interporre opposizione. L'attore ha altresì domandato al Pretore di rigettare in via definitiva le opposizioni di AP 1 ai relativi PE n. _ del 23/26 febbraio 2007 dell'UE _ e n. _ del 31 maggio/1° giugno 2007 dell'UE _ [recte: _] che l'attore aveva, a sua volta e per i citati importi, fatto spiccare.
Con risposta 22 giugno 2007 il convenuto ha precisato di avere invano chiesto all'attore i documenti necessari a una verifica completa della fattura 6 marzo 2006. Il 16 luglio 2006, aveva poi a sua volta trasmesso alla controparte una liquidazione finale da cui risultava un saldo scoperto di fr. 8'154.40. La stessa non era mai stata contestata dall'attore, di modo che aveva fatto seguire il versamento di fr. 8'150.–. Ciò posto, egli non doveva più versare alcunché all'attore. Oltretutto, dai lavori eseguiti da quest'ultimo erano emersi alcuni difetti quali la fuoriuscita di sola acqua calda nel lavello del bagno al pianterreno, la perdita d'acqua dalla tubazione in giardino, la rottura del vetro cristallo della porta cabina-doccia e il mancato raggiungimento nel bagno padronale della temperatura di 24°C, che il convenuto aveva prontamente notificato ma a cui l'attore non aveva posto rimedio. Per la loro eliminazione egli aveva così dovuto interpellare un'altra ditta. Di fatto, l'esecuzione promossa dal convenuto a carico dell'attore per la cifra di fr. 12'000.– e che quest'ultimo aveva poi pagato, costituiva appunto il risarcimento - invero appena sufficiente - di quei danni. In definitiva, ritenuto il pregiudizio economico che egli aveva patito, nulla più era dovuto all'attore. Ha altresì concluso evidenziando che secondo fattura il saldo della mercede dovuta avrebbe al limite potuto essere di fr. 11'850.– e non certo di fr. 12'000.–.
Fra le parti non ha avuto luogo un ulteriore scambio di allegati.
C. All'udienza preliminare del 17 ottobre 2007 le parti hanno ribadito i propri argomenti e notificato le prove. Con ordinanza del 30 settembre 2008, il Pretore ha evaso la contestazione che il convenuto aveva sollevato sulla validità processuale dei quesiti peritali presentati dall'attore: a detta del primo giudice, quest'ultimo aveva sì promosso causa in veste di titolare di una ditta individuale ma, nonostante la “cessione di attività” della stessa con assunzione di attivi e passivi dalla “AO 1 SA”, non vi era stata sostituzione di una parte bensì alienazione dell'oggetto litigioso giusta l'art. 110 CPC/TI, di modo che la vertenza poteva continuare fra le parti originarie. Con decreto 28 novembre 2008 il Pretore ha inoltre respinto l'istanza con cui il convenuto chiedeva la prestazione di cauzione processuale all'attore, precisando - fra l'altro - che una ditta individuale non gode di personalità giuridica e che parte in causa era e restava il suo titolare AO 1, quale persona fisica. Con separato decreto del medesimo giorno il Pretore ha respinto poi la domanda con cui il convenuto chiedeva la ricusa del perito giudiziario.
Esperita l'istruttoria, il 12 febbraio 2010 l'attore ha trasmesso le sue conclusioni scritte evidenziando che di fatto le parti avevano concordato una liquidazione finale di fr. 20'000.– a saldo, che tale accordo non era stato rispettato dalla controparte, che il perito giudiziario aveva ritenuto giustificata una mercede di fr. 17'787.55 per le prestazioni da lui effettuate e che, al riguardo, la sua mercede andava quindi aumentata fino a concorrenza di tale importo (oltre interessi dal 6 marzo 2006). Per il resto, ha ribadito le sue richieste di giudizio. Dal canto suo il convenuto ha confermato il suo punto di vista con atto conclusivo 2 marzo 2010 precisando che con l'alienazione delle pretese dalla ditta individuale alla “AO 1 SA” l'attore difettava della legittimazione attiva e dell'interesse alla causa, che egli non aveva neanche provato giusta l'art. 86 vLEF l'inesistenza del debito di fr. 12'295.75, che pure l'esecuzione effettiva delle opere fatturate dall'attore non era stata da lui dimostrata e che le risultanze della perizia giudiziaria erano inutilizzabili in quanto errate e inesatte. Le parti hanno rinunciato al dibattimento finale.
D. Con sentenza 25 giugno 2010, il Pretore _, ha in sostanza accolto la petizione. La sostituzione in causa di una parte per alienazione dell'oggetto litigioso giusta l'art. 110 CPC/TI presupponeva il consenso delle parti, ritenuto che in caso contrario la vertenza continuava fra queste ultime. E, visto che l'attore a più riprese aveva manifestato l'intento di proseguire la causa in proprio nome, una sua sostituzione era a priori esclusa. Da cui, la sua legittimazione attiva. La modifica delle richieste di giudizio in sede di conclusioni era regolata dall'art. 75 CPC/TI e presupponeva il rispetto del diritto di essere sentito della controparte: in concreto, le parti avevano rinunciato al dibattimento finale motivo per cui, così come proposta dall'attore, la modifica risultava inammissibile. Nel merito, il Pretore ha ritenuto che all'azione ex art. 86 vLEF era applicabile il principio della procedura ordinaria e che per l'art. 8 CC spettava al committente provare sia l'esistenza dei difetti che il momento in cui gli stessi erano diventati riconoscibili e quindi quello in cui erano stati notificati all'appaltatore. Ciò posto, le pretese che il convenuto aveva fatto valere a titolo di garanzia per difetti giusta l'art. 398 CO non trovavano riscontro agli atti. Legittima quindi la restituzione ex art. 86 vLEF di fr. 12'295.75 ingiustamente versati dall'attore e degli interessi al 5% dal 18 aprile 2007, oltre al rigetto definitivo dell'opposizione al PE n. _ dell'UE _ [recte: _]. Infondata poi la contestazione del convenuto in merito alla fornitura e alla fatturazione da parte dell'attore di una pompa (autoclave) provvisoria, lasciata presso l'abitazione a titolo di riserva. Il perito giudiziario aveva ritenuto giustificata una mercede complessiva di fr. 39'787.55 e stabilito che, dedotti gli acconti del convenuto, il saldo ancora scoperto e da pagare era di fr. 17'787.55. Tenuto conto dell'ulteriore sconto di fr. 1'973.70 concesso dall'attore, la cifra finale si attestava a fr. 15'813.85. Pertanto, nonostante in base ai conteggi dell'attore il saldo finale da versare fosse di fr. 11'850.–, poteva senz'altro essere riconosciuta anche una mercede di fr. 12'000.– oltre interessi del 5% dal 18 dicembre 2006 -come richiesto in sede di petizione- importo comunque inferiore alla cifra stimata dal perito giudiziario. Di conseguenza, da rigettare in via definitiva vi era pure l'opposizione al PE n. _ dell'UE _.
E. Con appello 18 agosto 2010 AP 1 chiede di riformare il giudizio impugnato nel senso di respingere la petizione, con protesta di tasse, spese e ripetibili di prima e seconda sede. Con riferimento all'azione di ripetizione per pagamento indebito di cui all'art. 86 vLEF, l'appellante rileva che spettava all'attore provare l'inesistenza del preteso debito e non al committente provare sia l'esistenza che la notifica di difetti: di fatto l'onere della prova di cui all'art. 8 CC, 368 e 370 CO veniva rovesciato. In concreto, l'attore aveva richiesto la perizia giudiziaria, limitandola tuttavia al controllo di quantitativi e prezzi fatturati e omettendo invece una qualsiasi domanda riferita alla qualità delle opere da lui eseguite. Pertanto, in mancanza di prove e a fronte dei difetti che aveva allegato senza che l'attore sollevasse contestazioni - e che quindi si avevano per ammesse - una restituzione giusta l'art. 86 vLEF era a priori infondata. Sempre all'attore spettava l'onere di provare la pretesa mercede per i lavori realizzati sul fondo dell'appellante fino a concorrenza dell'importo fatturato. Ma nulla in tal senso era stato portato. In particolare, la perizia giudiziaria era inesatta e carente visto che non considerava l'importo di fr. 8'150.– versato il 7 settembre 2006. Già solo per questo l'importo di fr. 17'787.55 - in luogo dei fr. 9'637.55 - da cui si era dipartito il Pretore era sbagliato. Da dedurre vi sarebbe poi stato oltre allo sconto supplementare di fr. 1'973.70 per la rottura vetro della cabina-doccia, tutta una serie di lavori fatturati dall'attore ma eseguiti da terzi o dallo stesso convenuto, la fatturazione di opere a regia non comprese nell'offerta fatta dall'attore, varie poste che il perito aveva riconosciuto in modo arbitrario e infine lo sconto del 30% sul piccolo materiale. A torto il Pretore aveva aderito incondizionatamente alle risultanze della perizia, senza neanche esaminare le puntuali censure sollevate dal convenuto. Era stato segnatamente arbitrario riconoscere, sulla base di quel rapporto peritale, una mercede di fr. 12'000.– allorquando con fattura del 18 dicembre 2006 l'attore aveva rivendicato fr. 11'850.–. Ma anche l'avere disatteso l'accordo sulla liquidazione finale del 16 luglio 2006, in base alla quale, il 7 settembre 2006, il convenuto aveva poi versato fr. 8'150.–. In tali circostanze il Pretore doveva in effetti prescindere da valori astratti stimati da un perito giudiziario, rispettando per contro l'autonomia privata delle parti.
Nelle sue osservazioni 17 settembre 2010 l'attore propone la reiezione dell'appello, protestate spese e un'indennità per ripetibili di fr. 1'500.–.
e considerando

in diritto: 1. Il 1° gennaio 2011 è entrato in vigore il Codice di diritto processuale civile svizzero del 19 dicembre 2008 (CPC: RS 272; RU 2010 1739, 1834). Per l'art. 404 cpv. 1 CPC, fino alla loro conclusione davanti alla giurisdizione adita, ai procedimenti già pendenti al momento della sua entrata in vigore, si applica il diritto procedurale previgente. L'art. 405 cpv. 1 CPC stabilisce inoltre che alle impugnazioni si applica il diritto in vigore al momento della comunicazione della decisione. Ciò posto, poiché la decisione pretorile è stata pronunciata e impugnata prima del 1° gennaio 2011, la procedura ricorsuale in rassegna resta disciplinata dal previgente codice di procedura civile cantonale (CPC/TI: Codice di procedura civile del 17 febbraio 1971 [RL 3.3.2.1]), in vigore fino al 31 dicembre 2010.
2. L'appellante rimprovera anzitutto al Pretore di avere considerato che nell'ambito dell'azione di ripetizione per pagamento indebito (art. 86 vLEF) spettasse al convenuto, in qualità di committente, fornire la prova circa l'esistenza di difetti, e non all'attore, quale appaltatore, l'onere di dimostrare la loro inesistenza (appello, pag. 4 n. 3). A suo dire, l'attore non aveva portato prova alcuna, segnatamente aveva omesso di richiedere l'allestimento di una perizia giudiziaria sulla qualità delle opere da lui realizzate. Ciò posto, visto che dell'inesistenza di difetti non vi era traccia, il compenso per risarcimento danni di fr. 12'295.75 (fr. 12'000.– oltre interessi) era da ritenersi giustificato (appello, pag. 5 n. 3).