Decision ID: fd83bc96-9ce1-580e-bf33-9f9b2550bcd8
Year: 2009
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_006
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: civil_law

ritenuto
in fatto
A.
Il 28 maggio 2009, DE 1 ha inoltrato presso il Tribunale penale, la Commissione dei fiduciari e il Consiglio di Stato un “esposto alla magistratura ticinese” nei confronti di PI 1 e _. In tale atto, che la Divisione della giustizia ha poi stato trasmesso alla scrivente Camera, il denunciante chiede in particolare l’apertura d’ufficio di un procedimento penale nei confronti dei responsabili della pratica dei coniugi PI 1 presso l’Ufficio esecuzione _, ritenendo che il mancato pignoramento del fondo mapp. n. _ in precedenti esecuzioni abbia consentito ai coniugi PI 1 di venderlo per fr. 860'000.-- (con un utile netto di fr. 400'000.--) il 23 febbraio 2009 e sottrarlo così all’esecuzione (m. 1'339'003) promossa da DE 1 il 19 febbraio 2009. Egli critica inoltre l’operato dell’Ufficio su diversi altri punti:
– omissione di controllare il registro fondiario;
– emissione di un attestato di carenza di beni allorquando PI 1 era proprietario di diverse società e dichiarava uno stipendio netto di fr. 7'731,25;
– mancato controllo dell’esistenza di conti dell’escusso presso le banche _ e _;
– mancata segnalazione alla Commissione dei Fiduciari dell’esistenza di attestati di carenza di beni a carico di PI 1 (che risulta iscritto all’albo dei fiduciari commercialisti).
Il denunciante indica infine quale motivo delle carenze da lui segnalate il fatto che il padre di PI 1 è stato per molti anni un funzionario dello stesso Ufficio _.
B.
Dopo aver assunto gli incarti relativi ai due procedimenti (gruppo n. _ e ACB emessi il 4 settembre 2008 a favore delle esecuzioni n. _ e _) che hanno preceduto quello promosso dal denunciante (gruppo n. _), la Camera, l’11 settembre 2009, ha sentito il cursore DN 1, che da anni ha eseguito tutti i pignoramenti diretti contro PI 1. Successivamente, è stato indirizzato a tutti gli uffici d’esecuzione del Cantone un questionario destinato ad accertare la loro prassi in merito a determinati aspetti dell'esecuzione dei pignoramenti.
C.
L’8 aprile 2009, l’Ufficio esecuzione di Lugano, dopo aver controllato le affermazioni di DE 1, ha sporto una segnalazione penale nei confronti di PI 1 per aver omesso di dichiarare di essere proprietario del fondo mapp. n. _ nella misura di 1⁄2 in occasione del pignoramento eseguito il 4 settembre 2008 a favore delle esecuzioni n. _ e _.

Considerato
in diritto:
1.
In conformità con l'art. 14 LEF, l'Autorità cantonale di vigilanza esercita il potere disciplinare su tutti gli organi d'esecuzione forzata (art. 11 LALEF), compreso il commissario in una procedura di moratoria concordataria (art. 14 e 295 cpv. 3 LEF). Il procedimento disciplinare ha quale funzione il mantenimento dell’ordine, così come la salvaguardia della considerazione nei confronti delle autorità e la fiducia nelle stesse. Le misure disciplinari mirano a garantire, dal punto di vista sia preventivo che repressivo, il corretto adempimento dei rispettivi obblighi da parte degli organi sottoposti al potere disciplinare (cfr.
Lorandi
, Betreibungsrechtliche Beschwerde und Nichtigkeit, N. 12-13 ad art. 14 LEF).
2.
Il procedimento disciplinare è retto nel nostro Cantone dalla LPR (art. 11 cpv. 2 LALEF), tanto per i funzionari e gli impiegati dello Stato (art. 2 cpv. 3 LALEF), quanto per gli organi di esecuzione e fallimento non sottoposti alla LORD (art. 7 LALEF); può essere promosso d'ufficio dall'Autorità cantonale di vigilanza o su segnalazione/denuncia di ogni interessato al corretto funzionamento del diritto esecutivo federale (
Cometta
, Commentario alla LPR, Lugano 1998, n. 2.5.a-b ad art. 3, p. 86).
3
. Giusta l’art. 14 cpv. 2 LEF nei confronti dell’ufficiale di esecuzione e fallimenti, o di un funzionario possono essere prese le misure disciplinari seguenti: l’ammonimento, la multa sino a 1'000 franchi, la sospensione dall’ufficio per una durata non maggiore di sei mesi, la destituzione. Il commissario di un concordato è passibile delle medesime sanzioni; non può essere destituito, ma gli può essere revocato il mandato (cfr.
Gilliéron
, Commentaire de la LP, vol. IV, Losanna 2003, n. 37 ad art. 295).
4.
Mentre il catalogo delle misure disciplinari è puntuale ed esaustivo, i fatti costitutivi di infrazione disciplinare non sono definiti nella legge. In senso generale, è passibile di sanzione disciplinare ogni violazione dei doveri di funzione (ancorché commessa fuori dagli orari di servizio) e ogni violazione dei doveri particolari imposti da una corretta applicazione del diritto esecutivo, comprese eventuali direttive impartite dalle autorità di vigilanza (
Gilliéron
, op. cit., vol. I, Losanna 1999, n. 32 ad art. 14). Nell'ambito disciplinare vige tuttavia il principio di opportunità secondo cui non ogni violazione dei doveri di funzione dev'essere sanzionata (
Emmel
, in Basler Kommentar zum SchKG, vol. I, Basilea/Ginevra/Monaco 1998, n. 10 ad art. 14).
Sebbene la legge non lo precisi, la colpa è un presupposto essenziale dell'intervento disciplinare (cfr.
Gilliéron
, op. cit., n. 14 e 32 ad art. 14;
Emmel
, op. cit., n. 8 ad art. 14;
Lorandi
, op. cit., n. 33 e 36 ad art. 14).
La sanzione disciplinare deve inoltre rispettare il principio della proporzionalità, ciò che significa che, da una parte, essa deve essere idonea a garantire l’osservanza dei doveri di servizio, la corretta ed efficace esecuzione delle mansioni pubbliche, nonché la salvaguardia della fiducia nell’amministrazione, e dall’altra, dev'essere commisurata alla gravità oggettiva dell’infrazione e al grado di colpa dell’agente (cfr.
Lorandi
, op. cit., n. 40 ad art. 14;
Dallèves
, Commentaire romand de la LP, Basilea/Ginevra/ Monaco 2005, n. 4 ad art. 14).
5.
Nel caso in esame, la critica più grave – ed infamante – espressa dal denunciante riguarda l’accennato favoritismo (per non dire corruzione) di cui i funzionari dell’Ufficio _ – e
in primis
il cursore DN 1 – si sarebbero resi colpevoli nei confronti di PI 1, per il fatto che il padre di quest’ultimo è stato funzionario dell’Ufficio per molti anni. Tranne questa circostanza, messa in relazione con le altre censure rivolte all’operato del cursore, il denunciante non allega ulteriori fatti a sostegno della sua pesante accusa. Orbene, l’istruttoria ha messo in evidenza che il cursore DN 1 non ha mai avuto contatti né con PI 1 né con il di lui padre fuori dalla sua attività professionale. D’altronde, egli non è mai stato alle dipendenze del padre dell’escusso, poiché all’epoca egli lavorava per _ mentre _ dirigeva _, e comunque quest’ultimo ha lasciato l’Ufficio 20 anni fa. Non risulta nemmeno che DN 1 abbia ricevuto pressioni da parte di altri funzionari dell’Ufficio per un trattamento di favore degli incarti di PI 1. Pur ammettendo di non aver gestito la prassi PI 1 in modo precisissimo, DN 1 ha contestato nel modo più assoluto di aver ricevuto alcun compenso dal debitore (verbale 10 settembre 2009, a pag. 3). Tale affermazione appare del tutto credibile: le negligenze che verranno accertate nei seguenti considerandi non sono ovviamente caratteristiche degli incarti relativi a PI 1 né finalizzate a fargli ottenere vantaggi indebiti, ma riguardano tutti gli incarti gestiti da DN 1 e si spiegano in gran parte con le difficoltà che tutti gli Uffici – e non solo quello di _ – riscontrano nell’eseguire i pignoramenti a casa dell’escusso, con una prassi – che pare assai diffusa nel Cantone – che ne ammette la sostituzione con pignoramenti eseguiti nei locali dell’Ufficio e con una certa mancanza di direttive interne ed esterne, in particolare per quanto concerne l’assunzione d’informazioni patrimoniali tramite l’utilizzo delle nuove tecnologie. Va del resto evidenziato che nell’ambito della procedura relativa al gruppo n. _, l’Ufficio ha sporto denuncia penale contro PI 1 per distrazione di beni (redditi) pignorati, che è sfuggito alla condanna penale solo pagando l’importo pignorato (fr. 10'821,20). La critica del denunciante riferita all’onestà dei funzionari dell’Ufficio esecuzione di Lugano – e in particolare del cursore DN 1 – è quindi del tutto infondata.
6.
Per quanto concerne la censura relativa al mancato pignoramento del fondo mapp. n. _ in esecuzioni precedenti, si rileva quanto segue:
6.1.
L’istruttoria ha evidenziato che il cursore DN 1, nella procedura di pignoramento eseguito il 17 novembre 2006 a favore del gruppo n. _ (es. _ e _ promosse dalla Cassa _), ha probabilmente interrogato l’escusso nei locali dell’Ufficio, ma comunque non presso la sua abitazione, siccome ammette di non esservi mai entrato, in quanto il debitore non ha mai dato seguito agli avvisi di pignoramento. Ritenendo che la casa d’abitazione dell’escusso e della moglie fosse sita in via _ a _ (indirizzo indicato sull’avviso di pignoramento, che corrisponde al mapp. n. 5_, acquistato dai coniugi nel 2001), il cursore ha rinunciato a pignorarla, con la seguente motivazione:
“commercialmente vendita UE non interessante/ vedi es. precedenti”
(verbale interno 17/11/2006). Ha spiegato in occasione del suo interrogatorio di aver espresso tale valutazione tenendo conto non solo dell’onere ipotecario ma anche del fatto che l’escusso era proprietario unicamente di una metà del fondo e che secondo la sua esperienza e quella dei colleghi le quote di comproprietà vengono solitamente realizzate per un prezzo irrisorio a causa del diritto di prelazione dell’altro proprietario (verbale 10/9/2009, a pag. 3). In ogni caso, il creditore procedente non ha contestato questa decisione.
6.2.
Pure il successivo pignoramento 4 settembre 2008 a favore delle esecuzioni n. _ e _ è stato eseguito presso l’Ufficio e non a casa dell’escusso. Poiché i cambiamenti di domicilio sono registrati dalla cancelleria, DN 1 non si è accorto che nel frattempo, e meglio il 1° aprile 2008, PI 1 e la moglie avevano comprato il fondo n. _, in via _, sempre a _, dove erano traslocati con i figli. Interrogato sul motivo per il quale nel verbale delle operazioni di pignoramento aveva indicata la casa come “oberata da ipoteche”, il cursore ha dichiarato di aver probabilmente consultato il programma SIFTI (Sistema d’informazione fondiario del Cantone Ticino) in base al numero di parcella indicato dall’escusso (verbale 10/9/2009, a pag. 2).
6.3.
Ora, il fatto che DN 1 per diversi anni non abbia mai eseguito un pignoramento a casa dell’escusso costituisce oggettivamente una violazione dei doveri particolari imposti da una corretta applicazione del diritto esecutivo: l’avesse fatto si sarebbe probabilmente reso conto del cambiamento di proprietà, o almeno sarebbe stato incitato ad effettuare un controllo tramite il programma SIFTI. La rinuncia al pignoramento del fondo n. _ non dà per contro adito a rimproveri dal punto di vista disciplinare: l’onere ipotecario era infatti di fr. 1'450'000.-- mentre il valore di stima della quota di 1⁄2 di spettanza di PI 1 è di fr. 750'000.-- (cfr. verbale di pignoramento del 22 aprile 2009).
7.
Il denunciante censura poi il fatto che nelle esecuzioni immediatamente precedenti a quella da lui promossa siano stati emessi attestati di carenza di beni (a favore delle esecuzioni n. _ e _) allorquando PI 1 era proprietario di diverse società e dichiarava uno stipendio netto di fr. 7'731,25.
7.1.
A proposito del mancato pignoramento delle azioni di cui l’escusso era titolare, DN 1 ha dichiarato quanto segue:
“Sapevo che PI 1 era socio unico e gerente della Fiduciaria PI 1 così come numerose altre società che però erano quasi tutte in situazione economica disastrosa. Il debitore mi aveva assicurato che gli introiti di quelle altre società confluivano nella fiduciaria e che lui percepiva solo un salario dalla fiduciaria. Non ho ritenuto di dover pignorare l’utile della fiduciaria in quanto la stessa era ed è tutt’ora oggetto di numerosi precetti esecutivi e ACB. Preciso che recenti pignoramenti eseguiti da altri funzionari contro la società sono sfociati in ACB. Per questo motivo non ho applicato la giurisprudenza federale che prescrive il pignoramento degli utili della società di cui l’escusso e azionista unico invece del salario da lui dichiarato. Va detto che mi è stato detto in altre occasioni che in simili casi pignorare le azioni o le quote sociali non porta frutti. Preciso che pochi colleghi fanno quel tipo di pignoramento perché pensano che il santo non vale la candela. Del resto non ci sono delle direttive chiare nemmeno su questo punto”.
Una ricerca del nome “PI 1” nel sito internet del registro di commercio del Cantone Ticino ha mostrato che 54 delle 98 società di cui l’escusso è, o è stato amministratore o socio sono state cancellate o sciolte, spesso in seguito a fallimento. Tuttavia, tra quelle rimanenti, diverse società, domiciliate presso la Fiduciaria PI 1, non risultano essere oggetto di esecuzioni o di attestati di carenza di beni (cfr. ad. es. _, _, _, _, _, _, ecc.). Un pignoramento dell’azione che l’amministratore deve per legge detenere e delle quote sociali delle società a garanzia limitata di cui l’escusso è socio (_, _, _) era quindi possibile. Il fatto che egli detenesse questi titoli eventualmente a titolo fiduciario – come da lui preteso nel pignoramento eseguito a favore del denunciante – è irrilevante, giacché il fiduciario è giuridicamente proprietario dei titoli detenuti per conto del mandante. Certo, la situazione esecutiva delicata della Fiduciaria PI 1, che sarebbe sfociata alcuni mesi dopo nel rilascio di attestati di carenza di beni per oltre fr. 150'000.--, ha potuto far ritenere al cursore che il pignoramento del salario versato dalla fiduciaria – deficitaria – era ancora la soluzione più vantaggiosa per il procedente. D’altronde, l’indagine svolta dall’ispettore della Camera ha evidenziato come le azioni detenute dall’escusso quale amministratore di società anonime e le quote sociali di società a garanzia limitata da lui gestite sono generalmente pignorate solo a domanda dell’escutente. Tutto sommato, il comportamento di DN 1 non è su questo punto censurabile dal profilo disciplinare.
7.2.
Il reddito dichiarato dall’escusso in occasione del pignoramento del 4 settembre 2008, pari a fr. 7'731,25, è stato dichiarato impignorabile in quanto inferiore al minimo di esistenza dell’escusso e della sua famiglia, determinato in fr. 8'012,50. Una parte importante di quest’ultimo importo è costituita dagli interessi ipotecari versati da PI 1, pari a fr. 4'338.-- al mese. Se era giusto tenerne conto nel calcolo del minimo di esistenza, ancorché tale alloggio risultava manifestamente sproporzionato alle effettive necessità e possibilità finanziarie dell’escusso, il cursore avrebbe dovuto impartirgli un termine di 6 mesi per adattare le sue spese d’alloggio alla propria situazione, come stabilito dalla giurisprudenza del Tribunale federale (DTF 116 III 21, cons. 2d; 129 III 526 ss., cons. 3). Non vi è pertanto stata una corretta applicazione del diritto esecutivo.
8.
Il denunciante rimprovera ancora al cursore il mancato controllo dell’esistenza di conti dell’escusso presso le banche _ e _. Non indica tuttavia quali erano gli indizi noti al cursore dai quali avrebbe potuto dedurre l’esistenza dei conti in questione. Non risulta d’altronde dall’incarto che il creditore o l’escusso glieli avessero segnalati. Va del resto segnalato che nella successiva procedura alla quale partecipa il segnalante il pignoramento dei conti da lui indicati si è rivelato infruttuoso.
9.
Il denunciante si lamenta infine della mancata segnalazione alla Commissione dei Fiduciari dell’esistenza di attestati di carenza di beni a carico di PI 1. Nella sua Circolare n. 25/2004, la Camera ha dato agli Uffici del Cantone le seguenti istruzioni sull’attuazione del loro dovere di segnalare l’esistenza di attestati di carenza di beni emessi a carico di avvocati, notai e fiduciari:
2.1
Nell'esecuzione in via di pignoramento e nel fallimento, gli organi di esecuzione forzata competenti, in occasione dell'interrogatorio del debitore, chiederanno a quest'ultimo d'indicare la sua professione. La risposta verrà riportata sul verbale di pignoramento, risp. sul verbale d'interrogatorio.
2.2
Al momento di rilasciare un attestato di carenza beni definitivo, gli organi di esecuzione forzata competenti, in base alle indicazioni ottenute in conformità del punto 2.1 o secondo le proprie conoscenze (segnatamente nell'esecuzione in via di realizzazione di pegno), controlleranno se il debitore è iscritto all'albo degli avvocati
1
, dei notai
2
o dei fiduciari
3
e qualora sia il caso segnaleranno il rilascio dell'attestato di carenza beni alla Commissione di disciplina dell'Ordine degli avvocati (art. 41 cpv. 1 Lavv), rispettivamente, per i notai, alla Camera per l'avvocatura e per il notariato del Tribunale d'Appello (art. 25 cpv. 2 LN) e, per i fiduciari, al Dipartimento delle Istituzioni (art. 21 LFid e 16 cpv. 2 RFid [RL 11.1.4.1.1]).
Nel caso concreto, DN 1 ha indicato sui verbali di pignoramento la professione di fiduciario dell’escusso, anche se ha ammesso in sede d’interrogatorio d’ignorare che la Circolare si applicasse anche ai fiduciari. In ogni caso, non spettava a lui inoltrare la segnalazione, siccome le sue mansioni si fermano allo stadio del pignoramento, il rilascio di attestati di carenza di beni rientrando nella competenza di altri funzionari. La Camera ha del resto accertato che mancavano direttive interne di applicazione della suddetta Circolare, che sono state adottate solo dopo l’inoltro della segnalazione in esame.
10.
In riassunto, le violazioni accertate a carico di DN 1 (supra ad cons. 6 e 7.2) si possono qualificare oggettivamente di lieve entità, in quanto riguardano norme di carattere tecnico-giuridico la cui applicazione nella pratica non è sempre facile, tenuto conto del carico di lavoro dei cursori e della sempre maggiore propensione degli escussi a disattendere il loro dovere di assistere al pignoramento e d’indicare i propri beni (art. 91 LEF). Lo stesso denunciato ha del resto ammesso di non aver gestito la prassi PI 1 in modo precisissimo.
11.
Dal profilo soggettivo, occorre osservare come le violazioni dei doveri di servizio accertate siano da qualificare come semplici negligenze. Il caso concreto e l’esito della consultazione di tutti gli uffici d’esecuzione del Cantone hanno inoltre evidenziato alcune incertezze in merito alle modalità dell’esecuzione dei pignoramenti, segnatamente di quote di comproprietà, che verosimilmente discendono da una certa mancanza di direttive interne ed esterne (ovvero a cura dell’autorità di vigilanza) e da lacune nella formazione (continua) dei funzionari. In particolare, non sembra essere stato sufficientemente messo in evidenza lo sviluppo della giurisprudenza cantonale relativa all’esecuzione dei pignoramenti: mentre nel passato, si è forse potuto dedurre, da alcune sentenze della Camera, che per l’esecuzione del pignoramento il cursore si poteva limitare a fondarsi sulle dichiarazioni dell’escusso, ulteriori accertamenti essendo eseguiti solo a domanda dell’escutente e a condizione ch’egli avesse fornito
indizi concreti sull’esistenza di beni pignorabili non dichiarati, in tempi più recenti la Camera ha però ricordato che l'ufficio d'esecuzione non può limitarsi a registrare acriticamente le dichiarazioni dell’escusso ma deve attivamente indagare sull'estensione e la composizione del suo patrimonio e verificare le sue affermazioni qualora dalle informazioni assunte dall'ufficio o fornite dall'escutente emergano fondati dubbi sulla loro attendibilità o completezza (cfr. ad es. CEF 10 febbraio 2008, inc. 15.09.8, cons. 2.2, con rif.; CEF 27 novembre 2008, inc. 15.08.53, cons. 3). A questo proposito, va rilevato come i progressi tecnologici abbiano messo a disposizione degli Uffici mezzi di ricerca elettronici che consentono loro alcuni accertamenti utili senza dispendio di tempo e ritardi sproporzionati, ad esempio per quanto concerne le proprietà immobiliari (SIFTI), i veicoli (registro elettronico delle targhe) o le società (registro di commercio cantonale informatizzato, Zefix), senza però che sia stato formalmente statuito l’obbligo del loro utilizzo a scopo di pignoramento. Nel caso concreto, va d’altronde riconosciuta a DN 1 quale circostanza attenuante
il fatto di aver potuto legittimamente ritenere che PI 1, dal momento che aveva dichiarato di essere proprietario della casa di abitazione, non avesse altri beni immobili.
Tutto sommato, le colpe del denunciato appaiono pertanto lievi.
12.
Accertato il carattere lieve delle violazioni e delle colpe di DN 1, e tenuto conto del fatto ch’egli non ha precedenti disciplinari, la Camera ritiene che
il comportamento del denunciato non debba comportare alcuna conseguenza d’ordine disciplinare. Egli è tuttavia invitato in futuro a gestire i suoi incarti con maggior rigore, attenendosi ai principi ricordati nella presente sentenza.
13.
Non si prelevano spese e non si assegnano indennità (art. 16 e 17 LPR per il rinvio dell’art. 11 cpv. 2 LALEF).
Richiamati gli art. 14 cpv. 2 LEF, 11 LALEF, 16 e 17 LPR