Decision ID: c759d8e8-9eda-59ab-b720-8646b0c45531
Year: 2020
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: civil_law

in fatto A.
C_ (1935), vedova fu E_, domiciliata nel Comune di _, è deceduta a _ il 26 maggio 2018, senza lasciare discendenti. Non constano sue disposizioni per causa di morte. Il 28 agosto 2018 RE 1, qualificandosi come erede della defunta, ha chiesto al Pretore del Distretto di Riviera il rilascio del certificato ereditario. Il Pretore lo ha invitato a produrre il certificato relativo allo stato di famiglia registrato dei genitori di C_. L'istante ha ottemperato all'invito. Statuendo poi il 25 giugno 2020, il Pretore ha dichiarato
l'istanza irricevibile, RE 1 non risultandogli erede della
de cuius
. Non sono state riscosse spese processuali.
B.
Contro la decisione appena citata RE 1 è insorto a questa Camera con un reclamo del 6 luglio 2020 per ottenere che il giudizio impugnato sia annullato e che il Pretore sia tenuto a emettere “il certificato ereditario sul nome di C_”. Non sono state chieste osservazioni al reclamo.

Considerando
in diritto: 1.
Il rilascio di un certificato ereditario (art. 559 cpv. 1 CC) è un atto di volontaria giurisdizione (I CCA, sentenza inc. 11.2016.84 del 27 dicembre 2017, consid. 1 con richiami), disciplinato come tale dalla procedura sommaria (art. 248 lett. e CPC). Il certificato è appellabile pertanto entro 10 giorni dalla notifica (art. 314 cpv. 1 in relazione con l'art. 248 lett. e CPC), sempre che, trattandosi di una controversia per sua natura patrimoniale (sentenza del Tribunale federale 5A_800/2013 del 18 febbraio 2014, consid. 1.2),
il valore del compendio successorio raggiungesse almeno
fr. 10
000.– al momento del rilascio dell'atto (art. 308 cpv. 2 CPC). Analogo principio vale nel caso in cui l'autorità rifiuti il rilascio di un certificato ereditario.
2.
In concreto il presupposto del valore litigioso può ritenersi dato, RE 1 dichiarando un asse ereditario di fr. 41
898.20 (doc. D di appello, 2° foglio). La decisione emanata dal Pretore era dunque appellabile. Quanto alla tempestività del ricorso, la
sentenza impugnata è giunta a RE 1 il 26 giugno 2020 (tracciamento degli invii n. 98._, agli atti), sicché il termine di 10 giorni è cominciato a decorrere l'indomani e sarebbe scaduto lunedì 6 luglio 2020. Depositato l'ultimo giorno utile, il rimedio giuridico in esame è di per sé tempestivo. Il problema è che contro la decisione del Pretore l'istante non ha presentato appello, bensì reclamo. E un reclamo non è proponibile ove sia esperibile appello (art. 319 lett. a CPC). Occorre esaminare così se, nel caso specifico, il reclamo possa essere trattato come appello.
3.
La giurisprudenza recente del Tribunale federale ha avuto modo di precisare che è possibile a un'autorità di ricorso convertire un rimedio giuridico in un altro ove l'errata intestazione dell'atto sia dovuta a svista o a inavvertenza manifesta, oppure nell'ipotesi in cui la scelta del ricorso da introdurre non fosse facilmente riconoscibile. La conversione è esclusa, per contro, nel caso in cui un mandatario professionale inoltri scientemente un mezzo d'impugnazione quando avrebbe dovuto sapere, usando la debita diligenza, che quel mezzo d'impugnazione è erroneo (sentenza del Tribunale federale 5A_221/2018 del 4 giugno 2018 consid. 3 con richiami, pubblicato in: RSPC 2018 pag. 408).
4.
Nella fattispecie l'introduzione del reclamo non può dirsi dovuta a mera svista o a inavvertenza manifesta. Non solo il memoriale è espressamente intestato come reclamo, ma nella motivazione l'istante reputa esplicitamente impugnabile la decisione del Pretore con tale rimedio giuridico (pag. 2, punto B) e nella richiesta di giudizio propone che “il reclamo” sia accolto (pag. 5). RE 1 ha quindi inoltrato reclamo con l'intenzione di presentare reclamo, non di presentare appello. D'altro lato,
l'improponibilità del reclamo nel caso specifico era evidente, se non altro
per un legale
. Il valore litigioso eccede, secondo lo stesso istante, fr. 10
000.–
(sopra, consid. 2) e una decisione in materia di certificato ereditario non è, già a prima vista, un'“altra decisione” (cioè una decisione d'ordine procedurale) nel senso dell'art. 319 lett. b CPC, né – tanto meno – una “disposizione ordinatoria processuale di prima istanza”. Ciò non poteva lasciare spazio al dubbio sul rimedio giuridico esperibile.
5.
È vero che l'istante può essere stato indotto in errore dall'indicazione dei rimedi giuridici in calce alla sentenza impugnata, stando alla quale contro la decisione poteva “essere interposto reclamo scritto e motivato in italiano”. E per principio una fallace indicazione dei mezzi d'impugnazione non deve recare pregiudizio alle parti. Chi può accorgersi tuttavia dell'errore in una simile indicazione prestando la dovuta attenzione non può invocare la tutela della buona fede. Così, secondo giurisprudenza, un avvocato non può lamentare un pregiudizio se consultando semplicemente i testi di legge avrebbe potuto avvedersi dello sbaglio (DTF 141 III 273 consid. 3.3; 138 I 54 consid. 8.3.2 con rinvii). Nella fattispecie l'errore nell'indicazione dei rimedi giuridici poteva passare inosservato a una persona senza formazione giuridica. Non a un avvocato, al quale sarebbe bastato interpretare correttamente il Codice di procedura civile. Nelle circostanze descritte il reclamo non può dunque essere convertito in appello e va dichiarato irricevibile.
6.
Si aggiunga ad ogni buon conto che in concreto, si volesse an
che fare astrazione dall'inammissibilità del reclamo, la documen
tazione agli atti non suffraga la qualifica di erede vantata dall'istante. Il Pretore ha respinto l'emanazione del certificato ereditario con l'argomento che RE 1 non è erede di C_ perché è soltanto “nipote del marito premorto della defunta”, “sicché è escluso dalla successione della zia”. L'interessato obietta che “erede del defunto zio N_ B_ sono la moglie C_ (ora defunta) e i nipoti fra i quali il qui reclamante” (memoriale, pag. 3 in basso). Ora, l'istante
non contesta che per ottenere il rilascio del certi
ficato ereditario gli occorra veste di erede, non essendo egli amministratore né liquidatore della successione (sulla legittimazione attiva:
Karrer/Vogt/Leu
in: Basler Kommentar, ZGB II, 6a edizione, n. 5 a 9 ad art. 559 con rimandi). Gli atti non documentano tuttavia alcun N_ B_. Certificano se mai che N_ C_ (1898-1965) era sposato in prime nozze con Ca_ (1903), la quale è a lui premorta nel 1935. La loro figlia C_, della quale è chiesto il certificato ereditario, era sposata con E_ B_, deceduto nel 1993. La qualifica di erede prospettata dall'istante è quindi tutt'altro che resa verosimile.
7.
Al reclamo RE 1 acclude invero lo schizzo di un albero genealogico in capo a N_ C_ (doc. D). Lo schema però è poco chiaro, i nomi degli eredi sono parzialmente illeggibili e i discendenti non recano alcuna data di nascita né di morte. L'abbozzo non giova pertanto alla tesi dell'istante e nemmeno aiuta a individuare la pretesa posizione di lui nella stirpe. Comunque sia, un provvedimento di volontaria giurisdizione che si riveli errato può sempre essere revocato o modificato d'ufficio o a istanza di parte, eccetto che la legge o la certezza del diritto vi si oppongano (art. 256 cpv. 2 CPC). Dovesse risultare perciò da adeguata documentazione che egli è erede di C_, RE 1 potrà nuovamente chiedere al Pretore il rilascio del certificato ereditario. Il principio inquisitorio “attenuato” che regge i procedimenti di volontaria giurisdizione (art. 255 lett. b CPC) non lo esonera in ogni modo dall'allegare e dal sostanziare, per quanto possibile, le circostanze a lui note. La questione è rimessa di conseguenza alle sue responsabilità.
8.
Le spese del giudizio odierno seguono il principio della soccombenza (art. 106 cpv. 1 CPC).
9.
Quanto ai rimedi giuridici proponibili contro la presente sentenza sul piano federale, le decisioni in materia di certificati ereditari soggiacciono al ricorso in materia civile (art. 72 cpv. 2 n. 5 LTF). Sono considerate tuttavia come decisioni cautelari, di modo che contro di esse può essere fatta valere solo la violazione di diritti costituzionali (
Karrer/Vogt/Leu
, op. cit., n. 11 alle note preliminari degli art. 551–559 CC).