Decision ID: 50f38386-0a6c-52aa-9caa-e836964d5e8d
Year: 2008
Language: it
Court: TI_TCA
Chamber: TI_TCA_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: public_law

ritenuto,
in fatto
A. a. Il cittadino russo RI 1 (1944) è entrato in Svizzera il 13 novembre 1999, dove si è poi sposato il 4 maggio 2000 con la cittadina elvetica S_ (1959). A seguito del matrimonio, egli ha ottenuto un permesso di dimora annuale, regolarmente rinnovato, l'ultima volta fino al 3 maggio 2005. Il 30 maggio 2000, il ricorrente è stato raggiunto dalla figlia di primo letto _ (28 luglio 1990), la quale è stata posta al beneficio di un permesso di soggiorno di identica durata e scadenza a quello ottenuto dal padre.
b. Il 21 ottobre 2004,
la Sezione
dei permessi e dell'immigrazione del Dipartimento delle istituzioni ha revocato il permesso di dimora di RI 1 e, di riflesso, quello della figlia _. L'autorità ha rilevato che lo scopo per cui tale permesso era stato concesso al ricorrente era venuto a mancare in seguito alla separazione dalla moglie, ritenendo in tal modo che egli invocasse il matrimonio in maniera manifestamente abusiva per continuare a soggiornare nel nostro Paese (art. 4, 7, 9, 12 e 16 LDDS).
La decisione è stata confermata, in ultima istanza, dal Tribunale federale con sentenza 22 marzo 2005. Agli interessati è stato quindi ordinato di lasciare il territorio cantonale entro il 30 giugno 2005.
c. L'11 giugno 2005, RI 1 ha inoltrato un'istanza di riesame, respinta dall'Ufficio federale della migrazione (UFM) il 21 novembre 2005. Quest'ultima decisione è stata confermata su ricorso dal Dipartimento federale di giustizia e polizia (DFGP) il 18 agosto
2006. A
_ e RI 1 è stato quindi fissato un nuovo termine, con scadenza il 15 dicembre 2006, per lasciare il nostro Paese, termine in seguito più volte prorogato al fine di permettere a _ di terminare l'anno scolastico.
d. Il 7 settembre 2007, la Sezione dei permessi e dell'immigrazione ha ordinato agli interessati di lasciare il territorio elvetico entro il 31 dicembre 2007, precisando che un'ulteriore proroga non sarebbe stata più concessa. Un ricorso inoltrato il 26 dicembre 2007 contro il predetto ordine di partenza è stato dichiarato irricevibile dal Consiglio di Stato l'8 gennaio 2008.
B. a. Il 26 febbraio 2008, RI 1 ha chiesto alla Sezione dei permessi e dell'immigrazione di revocare la decisione dipartimentale del 21 ottobre 2004 e di ripristinargli il permesso di dimora e quello di sua figlia. Il ricorrente ha sostenuto di avere diritto alla proroga dello stesso a seguito dell'entrata in vigore, il 1° gennaio 2008, della legge federale sugli stranieri.
b. Il 28 febbraio
2008, l
'autorità dipartimentale ha respinto l'istanza. Dopo avere considerato che alla vertenza era ancora applicabile la normativa in vigore al momento della revoca del suo permesso di dimora (LDDS),
la Sezione
dei permessi e dell'immigrazione ha rilevato che non vi erano fatti nuovi e rilevanti per procedere a un riesame della fattispecie e che avrebbe dovuto lasciare
la Svizzera
entro il 31 dicembre 2007.
C. Con giudizio 18 marzo 2008, il Consiglio di Stato ha confermato la suddetta risoluzione e respinto, nella misura in cui era ricevibile, l'impugnativa contro di essa interposta da RI 1. Il Governo ha ritenuto che non vi fossero gli estremi per accogliere la domanda di riesame per i motivi addotti dal dipartimento, considerando esigibile il rientro di padre e figlia in Russia.
L'Esecutivo cantonale ha inoltre respinto la domanda di assistenza giudiziaria e ricordato agli interessati che avrebbero già dovuto lasciare il nostro paese.
D. Contro la predetta pronunzia governativa, RI 1 si aggrava ora davanti al Tribunale cantonale amministrativo, chiedendone l'annullamento e postulando il ripristino del suo permesso di dimora e quello di sua figlia.
Il ricorrente ribadisce di avere diritto al ripristino del proprio permesso giusta la nuova legge sugli stranieri, rilevando che il suo matrimonio dura da 8 anni ed è ben integrato in Svizzera. Non applicando la nuova legge a lui più favorevole, soggiunge il ricorrente, il principio della parità di trattamento sarebbe violato.
Pone inoltre in evidenza di avere origini ucraine e che un suo rientro in Russia non sarebbe esigibile a causa dell'attuale tensione tra questi due paesi.
Postula infine la concessione dell'assistenza giudiziaria e di gratuito patrocinio e chiede che al suo gravame venga conferito effetto sospensivo.
E. All'accoglimento del gravame si oppongono sia il Consiglio di Stato, sia il dipartimento con argomenti di cui si dirà, per quanto necessario, in seguito.
Considerato,

in diritto
1. 1.1. L
a legge federale concernente la dimora e il domicilio degli stranieri del 26 marzo 1931 (LDDS) è stata abrogata con l'entrata in vigore, il 1° gennaio 2008, della legge federale sugli stranieri del 16 dicembre 2005 (LStr; RS 142.20; cfr. cifra I dell'Allegato all'art. 125 LStr).
Secondo
la disposizione transitoria enunciata all'art. 126 cpv. 1 LStr, alle domande presentate
prima dell'entrata in vigore
della nuova legge permane applicabile il diritto previgente. Tale disposizione è applicabile, per analogia, anche alle decisioni di revoca o di decadenza di un permesso di dimora o di domicilio (STF
2C_711/2007, del 26 febbraio 2008, consid. 3;
2C_492/2007, del 6 febbraio 2008, consid. 1.2
).
Ora, bisogna considerare che la causa in esame trae origine dalla decisione di revoca del permesso di dimora a RI 1 e, di riflesso, alla figlia _ emanata dalla Sezione dei permessi e dell'immigrazione il 21 ottobre 2004. Con il presente gravame il ricorrente chiede infatti l'annullamento di tale decisione e il ripristino del permesso che deteneva a quel momento. Ritenuto pertanto che la vertenza in rassegna riguarda sempre la stessa fattispecie che ha dato origine alla decisione dipartimentale del 21 ottobre 2004, la richiesta dell'insorgente non può essere considerata quale nuova domanda.
N
e discende che nel caso
concreto si applica ancora la LDDS.
1.2. Ferma questa premessa, in materia di diritto degli stranieri la competenza del Tribunale cantonale amministrativo a statuire in merito ai gravami inoltrati avverso le decisioni del Consiglio di Stato è data soltanto nella misura in cui queste ultime possono essere impugnate con un ricorso ordinario al Tribunale federale (art. 10 lett. a LALPS). Il ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale non è, di principio, ammissibile contro le decisioni concernenti i permessi di dimora o di domicilio, salvo laddove un diritto all'ottenimento di simili permessi si fonda su una disposizione particolare del diritto federale o di un trattato internazionale (art. 83 lett. c n. 2 LTF; DTF 127 II 60 consid. 1a, 126 II 425 consid. 1 con rinvii).
La presente vertenza non concerne tuttavia il rilascio o la proroga, bensì il riesame di un provvedimento di revoca di un permesso concesso a suo tempo. In questo ambito, il Tribunale federale ha già avuto modo di considerare che quest'ultimo provvedimento è impugnabile mediante rimedio ordinario perlomeno nei casi in cui, senza la revoca, l'autorizzazione continuerebbe a produrre effetti giuridici (STF 2C_37/2007 del 21 giugno 2007, consid. 1.1.; 2C_21/2007 del 16 aprile 2007, consid. 1.2.). Tant'è che l'alta Corte federale si è già pronunciata sulla presente vertenza con sentenza del 22 marzo 2005.
Di conseguenza, nulla osta a che il Tribunale cantonale amministrativo si chini nuovamente sul merito della causa nel contesto di una domanda di riesame della medesima.
1.3. Il gravame in oggetto, tempestivo (art. 46 cpv. 1 LPamm) e presentato da una persona senz'altro legittimata a ricorrere (art. 43 LPamm), è dunque ricevibile in ordine e può essere reso sulla base degli atti, senza istruttoria (art. 18 cpv. 1 LPamm).
2. 2.1. Il riesame delle decisioni cresciute in giudicato è un rimedio straordinario. La sua ammissibilità dipende dall'adempimento di ben determinate condizioni, le quali devono essere esaminate in modo rigoroso, onde evitare che possano essere continuamente rimesse in discussione delle decisioni cresciute in giudicato, a scapito della sicurezza del diritto.
Il diritto di chiedere il riesame delle decisioni cresciute in giudicato è dato se le circostanze esistenti al momento della decisione si sono nel frattempo modificate in misura rilevante o se l'istante invoca fatti o mezzi di prova rilevanti, di cui non era a conoscenza al momento in cui la decisione è stata adottata o di cui non aveva potuto o non aveva avuto motivo di prevalersi. Previa verifica di questi presupposti, l'autorità alla quale è chiesto di riesaminare una decisione cresciuta in giudicato può accogliere o respingere la domanda di riesame (v. STF
2C_711/2007, precitata, consid. 4;
DTF 124 II 1 consid. 3a, 120 Ib 42 consid. 2b, 109 Ib 251 consid. 4a; SJ 2004 I 389; RDAT II-1995 n. 67 consid. 2b, pag. 178;
adelio scolari,
Diritto amministrativo, parte generale, 2a ed., n. 894 seg. e 1130 e seg.).
2.2. L'art. 50 cpv. 1 LStr dispone che, d
opo lo scioglimento del matrimonio o della comunità familiare, il diritto del coniuge e dei figli al rilascio e alla proroga del permesso di dimora sussiste se l’unione coniugale è durata almeno tre anni e l’integrazione è avvenuta con successo (a) o gravi motivi personali rendono necessario il prosieguo del soggiorno in Svizzera (b). Può segnatamente essere un grave motivo personale secondo il capoverso 1 lettera b, il fatto che il coniuge è stato vittima di violenza nel matrimonio e la reintegrazione sociale nel Paese d’origine risulta fortemente compromessa (cpv. 2).
3. 3.1. Come accennato in narrativa, con decisione 21 ottobre 2004, confermata in ultima istanza dal Tribunale federale con sentenza 22 marzo 2005,
la Sezione
dei permessi e dell'immigrazione ha revocato il permesso di dimora di RI 1, e di riflesso alla figlia _. L'autorità dipartimentale ha rilevato che il matrimonio contratto dall'interessato con una cittadina elvetica il 4 maggio 2000 che gli aveva conferito il diritto a un'autorizzazione di soggiorno giusta l'art. 7 LDDS, era ormai privo di ogni contenuto e scopo almeno dal luglio 2004, quando i coniugi avevano cessato definitivamente la loro convivenza. Ritenuto che la condizione per cui tale permesso era stato rilasciato non era più adempiuta, risultava pertanto manifestamente abusivo invocare il matrimonio per continuare a soggiornare nel nostro Paese (art. 9 cpv. 2 lett. b LDDS).
Il 26 febbraio 2008, il ricorrente ha chiesto alla Sezione dei permessi e dell'immigrazione di annullare la predetta decisione di revoca del 21 ottobre 2004 e di ripristinare il suo permesso di dimora e di quello di sua figlia in virtù dell'art. 50 LStr. Sostiene di avere diritto al permesso che deteneva, in quanto il suo matrimonio è durato almeno tre anni e sarebbe ben integrato in Svizzera, mentre in Russia sarà oggetto di discriminazione a causa delle sue origini ucraine. In sostanza, egli chiede che il suo caso venga riesaminato a seguito della nuova normativa.
3.2. Non si può certo ritenere che le circostanze esistenti al momento della decisione del dipartimento si siano nel frattempo modificate in misura rilevante e che siano dati i presupposti del riesame. L'entrata in vigore, il 1° gennaio 2008, della LStr non può essere considerato un fatto nuovo e rilevante tale da modificare la precedente decisione. Scopo del riesame di una decisione cresciuta in giudicato non è infatti quello di permettere l'adeguamento progressivo delle decisioni all'evoluzione del diritto.
Ma anche se fosse applicabile alla fattispecie, la nuova normativa non permetterebbe di giungere in ogni caso a conclusioni più favorevoli all'insorgente. A prescindere dalla questione di sapere se l'art. 50 LStr possa essere invocato dopo quattro anni da quando i coniugi hanno cessato la vita in comune, bisogna considerare che la norma è volta essenzialmente a permettere la continuazione
del soggiorno in Svizzera in caso di decesso del coniuge o di particolari difficoltà di reinserimento familiare e sociale nel Paese d’origine a motivo del fallimento del matrimonio, segnatamente se dall’unione sono nati figli e se questi sono molto legati ai genitori e ben integrati in Svizzera.
Il ritorno è per contro esigibile se il soggiorno in Svizzera è stato di breve durata, se le persone interessate non hanno vincoli stretti con
la Svizzera
e la loro reintegrazione nel Paese d’origine non pone problemi particolari
(Messaggio 8 marzo 2002 relativo alla legge federale sugli stranieri, n. 1.3.7.6, pag. 3371; Istruzioni 13 febbraio 2008 dell'UFM in materia di ricongiungimento familiare nel settore degli stranieri, n. 6.15.1, pag. 27, in tedesco).
Orbene, non si può ritenere che, a
seguito del fallimento del suo matrimonio, il ricorrente abbia dimostrato di andare incontro a particolari difficoltà di reinserimento familiare e sociale nel Paese d’origine. Il suo
rientro in Russia, dove peraltro ha vissuto, studiato, lavorato e risieduto fino all'età di 55 anni prima di giungere in Svizzera, è già stato considerato esigibile dal dipartimento al momento di decidere la sorte del suo permesso. Pure il DFGP, nell'ambito della richiesta di riesame e di rilascio di un permesso di dimora per motivi umanitari, ha considerato esigibile il suo rientro nel paese d'origine unitamente alla figlia _ (v. decisione su ricorso del 18 agosto 2006). Va inoltre osservato che dopo quest'ultima decisione il ricorrente non ha più contestato tale circostanza, ma ha chiesto a più riprese una proroga del termine fissatogli per lasciare
la Svizzera
per permettere a sua figlia di terminare la scuola. In siffatte circostanze, non permette pertanto di sovvertire tali conclusioni il fatto che una volta rientrato in Russia egli tema, senza peraltro documentare i propri argomenti, di essere oggetto di discriminazione a causa delle sue origini ucraine.
Non si può inoltre ritenere che l'insorgente soggiorni legalmente in Svizzera da lungo tempo. La sua successiva presenza nel nostro paese dall'ottobre 2004 è infatti solo tollerata a causa delle diverse procedure ricorsuali che ha inoltrato. Tale periodo non può pertanto essere preso in considerazione per determinare la sua situazione famigliare.
4. In esito alle considerazioni che precedono, nella misura in cui è ricevibile il ricorso dev'essere pertanto respinto, così come l'istanza di assistenza giudiziaria e di gratuito patrocinio formulata in questa sede, il gravame essendo destinato all'insuccesso sin dall'inizio (art. 14 LAg). Ad identica conclusione si può giungere per la domanda presentata dinnanzi al Consiglio di Stato.
Con l'emanazione del presente giudizio, la domanda di effetto sospensivo diviene priva di oggetto (art. 47 LPamm).
Tassa di giustizia e spese seguono la soccombenza (art. 28 LPamm).