Decision ID: 9fa37a08-3212-5c75-b17a-1ad054199e55
Year: 2019
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_006
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: civil_law

ritenuto
in fatto: A.
Dal 1998 al 2009 CO 1 (prima _) è stata sposata con PI 1, da cui ha avuto tre figli. Nell’ambito del loro divorzio, ossia con
“accordo sulla determinazione del luogo di domicilio, del mantenimento, delle modalità di frequentazione e dell’educazione dei figli minorenni”
del 6 marzo 2009 il padre si è impegnato, tra l’altro, ad
“assumere in proprio gli oneri finanziari necessari per l’alloggio”
dei figli fino alla loro maggior età. L’8 agosto 2009 CO 1 si è risposata con RE 1 e con contratto di compravendita del 12 novembre 2009 la moglie ha acquistato la
proprietà per piani (PPP) n. _, pari a
800
/
1000
della particella
n. _ RFD _, e il marito le due unità di PPP n. _ e _, di
70
/
1000
e
130
/
1000
dello stesso fondo.
B.
Con convenzione matrimoniale del 12 ottobre 2010 i coniugi si sono dati atto di vivere nelle tre citate unità di PPP, di affittarle nel caso in cui non avessero più dovuto viverci e di riconoscere poi il reddito per la locazione in ragione dell’80% alla moglie e del 20% al marito. Il medesimo giorno, RE 1 come locatore e CO 1 come conduttrice hanno sottoscritto un contratto di locazione avente per oggetto le due unità di PPP di proprietà del marito, convenendo una pigione di fr. 2'150.– mensili e una durata indeterminata con inizio della
locazione il 1° novembre 2010. Alla voce
“accordi particolari”
(n. 12)
hanno previsto quanto segue:
“Utilizzo degli spazi della proprietà di RE 1 (beni propri in riferimento alla definizione della Convenzione Matrimoniale del 12.10.2010). Tali spazi sono utilizzati in modo esclusivo dai due figli primogeniti di PI 1 e CO 1. A partire dal 1.11.2010 la madre dei due minori riconoscerà e pagherà la pigione pattuita al Sig. RE 1 per l’usufrutto degli spazi ad uso esclusivo dei figli naturali dell’ex coniuge e in pieno rispetto dei loro accordi di divorzio”
.
C.
A seguito della separazione dei coniugi, con transazione
“nelle more”
del 16 marzo 2016 il Pretore del Distretto di Lugano, sezione 6, ha assegnato l’abitazione coniugale provvisoriamente in uso alla moglie, accordo confermato poi nel decreto cautelare del 27 aprile 2016.
D.
Con precetto esecutivo n. _ emesso il 9 dicembre 2016
dall’Ufficio d’esecuzione di Lugano, RE 1 ha escusso
CO 1 per l’incasso di fr. 25'800.– oltre agli interessi del 5% dal 1° gennaio 2016, indicando quale
titolo di credito la
“pigione netta App. 2 (_) e 4 (_) da gennaio
a dicembre 2016 come da contratto del 12.10.2010 per uso esclusivo
dei minori _ e _, a carico della madre”
.
E.
Avendo CO 1 interposto opposizione al precetto
esecutivo, con istanza del 5 settembre 2017 RE 1 ne ha chiesto il rigetto provvisorio alla Pretura del Distretto di Lugano, sezione 5,
previa ammissione al beneficio del gratuito patrocinio
. Nel termine impartito,
la parte convenuta si
è opposta all’istanza e alla domanda
di gratuito patrocinio
con osservazioni scritte del 17 ottobre 2017.
F.
Statuendo con decisione del 3 maggio 2018, il Pretore ha respinto l’istanza e la domanda di ammissione al beneficio del gratuito patrocinio, ponendo a carico dell’escutente le spese processuali di fr. 250
.–
e un’indennità di fr. 1'500
.–
a favore della parte convenuta.
G.
Contro la sentenza appena citata RE 1 è insorto
a questa Camera
con un “appello” (
recte:
reclamo) del 17 maggio 2018
per ottenerne l’annullamento e l’accoglimento dell’istanza e della domanda di ammissione al beneficio del gratuito patrocinio. L’8 giugno 2018 il suo patrocinatore ha comunicato di rinunciare al mandato per motivi di salute.
Il
reclamo non è stato notificato alla controparte per osservazioni.

Considerando
in diritto: 1.
La sentenza impugnata – emanata in materia di rigetto dell’opposizione – è una decisione di prima istanza finale e inappellabile (art. 309 lett. b n. 3 CPC), contro cui è dato il rimedio del reclamo (art. 319 lett. a CPC) alla
Camera di esecuzione e fallimenti (CEF) del Tribunale d’appello (art. 48 lett. e n. 1 LOG) senza riguardo al valore litigioso
. Anche le decisioni che rifiutano il gratuito patrocinio sono impugnabili esclusivamente mediante reclamo (art. 121 CPC). L’“appello” in esame va quindi trattato come reclamo.
1.1
Pronunciata in procedura sommaria (art. 251 lett. a CPC), la decisione è impugnabile con reclamo entro dieci giorni dalla notificazione (art. 321 cpv. 2 CPC). Presentato il 17 maggio 2018 contro la sentenza notificata all’allora patrocinatore di RE 1 l’8 maggio, in concreto il reclamo è tempestivo.
1.2
La Camera decide in linea di principio in base agli atti di causa della giurisdizione inferiore (art. 327 cpv. 1 e 2 CPC), limitando il suo esame, fatte salve carenze manifeste, alle censure motivate
(art. 321 cpv. 1 CPC) contenute nel reclamo (DTF 142 III 417 consid. 2.2.4).
Secondo l’art. 320 CPC con il reclamo possono essere censurati sia l’applicazione errata del diritto sia l’accertamento manifestamente errato dei fatti, fermo restando che sono inammissibili conclusioni, allegazioni di fatti e mezzi di prova nuovi (art. 326 cpv. 1 CPC).
a)
Il divieto dei
nova
vale anche per la contestazione del rifiuto del gratuito patrocinio, per cui la legge prevede la via del reclamo (sopra consid. 1.1; senten
za del Tribunale federale 2D_73/2015 del 30 giugno 2016 consid. 5.2
), ricordato che l’art. 326 cpv. 1 CPC si applica pure alle procedure rette dal principio inquisitorio (sentenza del Tribunale federale 5A_405/2011 del 27 settembre 2011 consid. 4.5.3), fatta salva la possibilità di addurre fatti nuovi e produrre nuovi mezzi di prova soltanto se ne dia motivo la decisione impugnata (cfr. art. 99 cpv. 1 LTF e DTF 139 III 471 consid. 3.4).
b)
Nel caso in rassegna i nuovi documenti prodotti con il reclamo (doc. D, F e G) vanno pertanto estromessi dall’incarto. Potrebbero servire a motivare una nuova istanza, ma con effetti limitati al futuro
(ex nunc)
(
Trezzini
in: Trezzini et al. [curatori], Commentario pratico al Codice di diritto processuale civile svizzero, vol. I, 2
a
ed. 2017, n. 23-24 ad art. 119 CPC), ciò che in concreto è escluso siccome la procedura di primo grado è terminata.
2.
In virtù dell’art. 82 LEF, il giudice pronuncia il rigetto provvisorio dell’opposizione ove il credito posto in esecuzione sia fondato su un riconoscimento di debito constatato mediante atto pubblico o scrittura privata (cpv. 1), a meno che l’escusso sollevi e giustifichi immediatamente eccezioni tali da infirmare il riconoscimento di debito (cpv. 2). La procedura di rigetto è una procedura documentale
(Aktenprozess)
, il cui scopo non è di accertare l’esistenza del credito posto in esecuzione bensì l’esistenza di un titolo esecutivo. Il giudice verifica solo la forza probante del titolo prodotto dal creditore – la sua natura formale – e vi conferisce forza esecutiva ove l’escusso non renda immediatamente verosimili eccezioni liberatorie (DTF 132 III 142 consid. 4.1.1). La decisione di rigetto provvisorio dispiega solo effetti di diritto esecutivo, senza regiudicata quanto all’esistenza del credito (DTF 136 III 587 consid. 2.3). Il pronunciato, quindi, non priva le parti del diritto di sottoporre nuovamente il litigio al giudice ordinario (art. 79 o 83 cpv. 2 LEF; DTF 136 III 530 consid. 3.2).
3.
Nella decisione impugnata, il Pretore ha ritenuto che l’eccezione di simulazione sollevata dall’escussa in merito al contratto di locazione invocato quale titolo di rigetto
sia del tutto plausibile
sulla base di un insieme di elementi e di documenti.
Anzitutto il punto 12 del contratto richiama l’accordo stipulato dagli ex coniugi PI 1 mediante il quale il marito s’impegnava ad assumere gli oneri finanziari per l’alloggio dei loro tre figli, ciò che conforterebbe l’allegazione secondo cui la locazione sarebbe stata pattuita solo per ottenere da PI 1 i contributi promessi. Inoltre, ha notato il Pretore, non vi è traccia alcuna nell’incarto dei pagamenti della pigione di fr. 2'150
.– mensili che la convenuta, secondo l’istante, avrebbe versato fino alla fine del 2015. Che il contratto di locazione sia servito a giustificare il pagamento da parte dell’ex marito dei contributi a favore dei figli è poi corroborato dal fatto che
sulla particella n_ RFD di _, benché divisa in tre PPP, è stata costruita un’unica abitazione familiare, di guisa che non vi sarebbe alcuna ragione logica perché
un comproprietario debba versare una pigione all’altro per una casa abitata da entrambi, e ancora meno
perché CO 1 avrebbe dovuto versare a RE 1 una pigione per usufruire di
200
/
1000
, mentre quest’ultimo non doveva versare nulla per gli
800
/
1000
di proprietà della moglie.
Di conseguenza, il Pretore ha stabilito che il contratto di locazione stipulato tra le parti non costituisce valido riconoscimento di debito.
4.
Nell’“appello” RE 1 sostiene prima di tutto che un contratto dissimulato può valere come titolo di rigetto solo se la simulazione risulta anch’essa da un altro titolo. Egli contesta così l’ammissione dell’eccezione di simulazione, facendo valere che dall’accordo del 6 marzo 2009 tra l’escussa e PI 1 – che prevede un versamento forfettario a titolo di mantenimento di almeno fr. 2'000.– mensili per ciascun figlio – nulla si può evincere relativamente alla natura simulata del contratto di locazione del 12 ottobre 2010. A mente sua, anche nel caso in cui i versamenti da parte dell’ex marito fossero veramente avvenuti, non se ne potrebbe comunque dedurre l’avvenuta simulazione del contratto di locazione, non figurando agli atti alcun documento a sostegno di tale tesi. Il reclamante ne desume quindi un errato accertamento dei fatti e un’errata applicazione del diritto da parte del Pretore, non senza sottolineare che dalle disposizioni specifiche del contratto di locazione sull’utilizzo degli spazi locati non si può evincere l’asserita simulazione e che il suo credito derivante dalla locazione veniva già considerato nella ripartizione dei costi inerenti alla famiglia. A suo parere gli accordi scritti tra le parti sono quindi validi
“a prescindere da un giudizio di convenienza”
. Da ultimo RE 1 critica una serie di
“altre tesi della controparte”
non riprese dal Pretore.
5.
In ogni stadio di causa (quindi anche in sede di reclamo), il giudice esamina d’ufficio (DTF 103 Ia 52 consid. 2/e), a prescindere dalle allegazioni delle parti, se la documentazione prodotta costituisce valido titolo di rigetto dell’opposizione.
5.1
Il contratto di locazione firmato dal conduttore costituisce un riconoscimento di debito per il canone scaduto, a patto che il locatore abbia effettivamente consegnato la cosa nel momento pattuito, in stato idoneo all’uso cui è destinata e mantenuta tale per la durata della locazione (art. 256 cpv. 1 CO). Se il contratto è di durata indeterminata, vale come titolo di rigetto fintanto che il conduttore non renda verosimile che il contratto sia stato disdetto (sentenza della CEF 14.2001.114 dell’8 febbraio 2002, consid. 3.1;
Staehelin
in: Basler Kommentar, SchKG I, 2
a
ed. 2010, n. 116 ad art. 82 LEF).
5.2
Nelle proprie osservazioni all’istanza del 17 ottobre 2017 (act. III) CO 1 ha contestato che la firma in calce al contratto di locazione del 12 ottobre 2010 sia la sua (doc. B), affermando che differirebbe da quella apposta sulla convenzione matrimoniale del medesimo giorno (doc. 3). In realtà le firme in questione, comprese quelle a margine di ogni pagina della convenzione matrimoniale, appaiono molto simili. Non si può quindi dire che l’autenticità della firma contestata sia meno verosimile della sua falsità, sicché l’eccezione appare infondata (DTF 132 III 143-4, consid. 4.1.2, con rimandi), ricordato che difformità da lievi a medie non sono sufficienti a inficiare la validità del titolo, a meno che altri elementi fattuali concorrano a determinare un giudizio diverso (sentenza della CEF 14.1998.123 del 28 giugno 1999, consid. 2/d). Di conseguenza, il contratto di locazione in questione costituisce in via di principio un riconoscimento di debito ai sensi dell’art. 82 cpv. 1 LEF per l’importo posto in esecuzione (fr. 25'800.–, pari alle 12 pigioni di fr. 2'150.– mensili da gennaio a dicembre 2016).
6.
A norma dell’art. 82 cpv. 2 LEF, all’escusso incombe l’onere di rendere verosimili le eccezioni che deduce in giudizio (DTF 132 III 142 consid. 4.1.1 con rinvii). Esse non solo devono essere esposte in modo convincente ma devono anche essere sostanziate in modo perlomeno verosimile nel senso che a conforto delle allegazioni devono esserci riscontri oggettivi (
Staehelin,
op. cit.
,
n. 87 seg. ad art. 82). Tra le possibili eccezioni rientra quella di simulazione (sentenza 5A_434/2015 del 21 agosto 2015 consid.
6.1.2;
Veuillet
in : Abbet/Veuillet (ed.), La mainlevée de l’opposition, 2017, n. 114 ad art. 82 LEF
).
6.1
Per giurisprudenza invalsa, un atto è simulato ai sensi dell’art. 18 cpv. 1 CO quando le due parti contrattuali sono d’accordo che gli effetti giuridici corrispondenti al senso oggettivo delle loro dichiarazioni non debbano prodursi, sia perché esse hanno inteso creare l’apparenza di un negozio giuridico inesistente sia perché hanno inteso celarne un altro. In tal caso l’atto simulato è nullo siccome non voluto dalle parti, mentre quello dissimulato è valido, sempre che siano adempiute le esigenze di forma previste da quest’altro negozio giuridico e sempre che lo stesso sia esistente (DTF
123 IV 68
consid. 5c/cc,
112 II 343 consid. 4/a, 97 II 207 consid. 5;
sentenza del Tribunale federale 4C.279/2002 del 28 novembre 2003 consid. 5
). Determinare la comune e reale volontà
delle parti al momento della conclusione del contratto è una questione di fatto. Se tale volontà non può essere accertata, è invece una questione di diritto stabilire come una dichiarazione doveva essere compresa dal suo destinatario secondo il principio dell’affidamento. Onde decidere ciò è tuttavia necessario fondarsi sul contenuto della dichiarazione e sulle circostanze, le
quali attengono all’ambito dei fatti (
DTF 126 III 379
consid. 2e/aa
).
6.2
In concreto RE 1, citando una sentenza del Tribunale federale
(
5A_434/2015 del 21 agosto 2015)
, fa valere che un contratto dissimulato può valere come titolo di rigetto dell’opposizione secondo l’art. 82 cpv. 1 LEF soltanto se tale circostanza risulta anch’essa da un documento. L’argomentazione non è pertinente, giacché nel caso in esame la questione è invece di sapere se l’atto
simulato
è un titolo di rigetto dell’opposizione o meno. Vero è che, tuttavia, incombe all’escusso, ove egli avversi l’istanza di rigetto dell’opposizione, di rendere verosimile il carattere simulato del titolo sul quale l’istante fonda la propria pretesa, proprio in virtù dell’art. 82 cpv. 2 LEF.
6.3
Al riguardo il primo giudice ha ritenuto del tutto plausibile la tesi della simulazione sulla base di un insieme di elementi (quattro) e di documenti (sopra consid. 3).
a)
Secondo il reclamante,
dall’accordo tra l’escussa e il suo ex marito del 6 marzo 2009 – che prevede un versamento forfettario a titolo di mantenimento di almeno fr. 2'000.– mensili per ciascun figlio – nulla si potrebbe evincere relativamente alla natura simulata del contratto di locazione del 12 ottobre 2010, ciò che basterebbe già a respingere l’eccezione di simulazione.
b)
La sua lettura dell’accordo è però distorta. Il punto 2.1 (doc. 2) non prevede un versamento forfettario di fr. 2'000.– per figlio, bensì l’assunzione da parte del padre degli
“oneri necessari per l’alloggio, vitto, istruzione, assicurazione, assistenza medica, ricreazione dei Figli nella misura necessaria, ma non inferiore alla somma equivalente a 2.000 (duemila) franchi svizzeri per ogni Bambino”
. È quindi evidente che il costo dell’alloggio dei figli è preso
interamente a carico dal padre, sicché maggiore è il relativo costo, maggiore
è il contributo versato alla madre (punto 2.2). La contestazione dell’effettivo versamento di quei contributi è tardiva e quindi inammissibile (art. 326 cpv. 1 CPC), siccome RE 1
non ha allegato tale circostanza nell’istanza né ha contestato l’allegazione opposta formulata dall’escussa nelle osservazioni (pagg. 3-4 ad 3), da considerarsi quindi come provata (art.
150 cpv. 1 CPC). Certo, quell’accordo non basta in sé a rendere verosimile la simulazione della locazione, ma il Pretore ha motivato la sua decisione anche con altri elementi, in particolare con la menzione dell’accordo al punto 12 del contratto di locazione, proprio a riprova della volontà delle parti di ottenere il finanziamento da parte di PI 1 di parte dei costi di alloggio. Sia come sia, gli accertamenti del primo giudice al riguardo non appaiono manifestamente errati.
6.4
Solo
“a titolo abbondanziale”
il reclamante prende posizione anche sugli altri elementi, sui quali il Pretore ha fondato la propria decisione.
a)
Già si è detto che il riferimento all’accordo tra l’escussa e PI 1
nel
punto 12 del contratto di locazione è un elemento importante a favore della tesi della simulazione, ancorché non l’unico preso in considerazione dal Pretore. Contrariamente a
quanto asserisce il reclamante, il punto 12 non concerne solo l’utilizzazione
degli spazi ch’egli pretende locati, bensì anche le modalità di pagamento, le quali appunto prevedono il versamento della pigione
“in pieno rispetto dei loro accordi di divorzio”
. Il primo giudice non ha quindi accertato i fatti in modo manifestamente errato nel collegare i due atti.
b)
Per quanto riguarda la mancata produzione dei giustificativi di pagamento da parte dell’escussa delle pigioni fino alla fine del 2015, il reclamante ripropone la stessa identica motivazione contenuta nell’istanza di rigetto, ripetendo che il credito derivante dalla locazione è stato preso in considerazione nell’ambito della ripartizione dei costi relativi alla famiglia, che per accordo dei coniugi sarebbero gravati per il 20% sul marito e per il rimanente 80% sulla moglie. Egli non indica però alcun indizio oggettivo a sostegno delle sue affermazioni che le potessero rendere verosimili. Anzi, esse appaiono in contrasto con la convenzione matrimoniale del 12 ottobre 2010, in base al quale i coniugi si sono dati atto di vivere nelle tre unità di PPP e che se le avessero date in locazione, anche parzialmente, il relativo reddito sarebbe stato riconosciuto in ragione dell’80% alla moglie e in ragione del 20% al marito (doc. 3 ad 4). Tale convenzione, che rispecchia la vera volontà (interna) delle parti, non menziona alcun obbligo della moglie di pagare una pigione al marito per l’uso delle PPP di proprietà di lui e ad ogni modo prevede che in caso di locazione, anche parziale (fosse anche per ipotesi limitata alle PPP del marito, ciò che in pratica è in realtà escluso trattandosi di un’abitazione unica, v. doc. 5), l’80% del reddito locativo sarebbe spettato alla moglie. La ripartizione dei costi relativi alla famiglia allegata dal reclamante appare quindi inverosimile.
c)
Da ultimo, l’escutente ritiene
“non rilevante”
doversi chiedere il motivo per il quale le parti non abbiano inteso stipulare un contratto di locazione anche a carico suo, sottolineando che non si può considerare un accordo simulato soltanto perché è svantaggioso per una parte. Non dando però una spiegazione ragionevole al fatto che
l’escussa avrebbe dovuto
versargli una pigione per una casa abitata da entrambi, oltretutto
per usufruire di soli
200
/
1000
, mentre quest’ultimo non avrebbe dovuto versare nulla per gli
800
/
1000
di proprietà della moglie,
il reclamante non riesce a confutare l’impressione, basata anche sulle altre circostanze menzionate dal Pretore – accertate, come visto (sopra consid. 6.4 lett. a e b), in modo non manifestamente errato –, che il contratto di locazione è verosimilmente simulato, ovvero persegue l’unico scopo, verso l’esterno (e segnatamente verso PI 1), di giustificare
la richiesta a quest’ultimo di assumere la parte dei costi dell’alloggio attribuita ai figli
, mentre non ha effetti interni che debbano derogare alla convenzione matrimoniale conclusa lo stesso giorno, il 12 ottobre 2010, della firma del contratto di locazione. Di conseguenza, anche dal profilo del diritto la decisione impugnata resiste alla critica. I suoi effetti, ad ogni modo, sono limitati all’ambito esecutivo (sopra consid. 2).
6.5
Le censure di RE 1 inerenti alle
“altre tesi di controparte”
non vanno esaminate in questa sede, non essendo state riprese nemmeno dal Pretore.
7.
L’ammissione al gratuito patrocinio è disciplinata dagli art. 117 e segg. CPC e dalla legge cantonale sull’assistenza giudiziaria e sul patrocinio d’ufficio (LAG; RL 178.300). Ha diritto al gratuito patrocinio chiunque sia sprovvisto dei mezzi necessari (art. 117 lett. a CPC) e la cui domanda non appaia priva di probabilità di successo (lett. b). Secondo la giurisprudenza, un processo è privo di possibilità di successo quando le prospettive di vincerlo sono notevolmente più esigue dei risichi di soccombere, al punto ch’esse non possono affatto essere considerate come serie. La condizione dell’art. 117 lett. b CPC è invece realizzata quando le probabilità di successo e di soccombenza sono pressoché uguali, o quando le prime sono soltanto leggermente inferiore alle seconde (DTF 142 III 138 consid. 5.1; 139 III 476 consid. 2.2; sentenza del Tribunale federale 4A_546/2017 del 26 giugno 2018 consid. 7.1).
La designazione di un patrocinatore d’ufficio è subordinata inoltre all’esigenza che la misura sia necessaria per tutelare i diritti dell’interessato, segnatamente se la controparte è patrocinata da un avvocato (art. 118 cpv. 1 lett. c CPC). Dal punto di vista oggettivo, la necessità dell’assistenza di un legale dipende dal grado di complessità della causa e dal potere istruttorio del giudice, l’applicabilità della massima inquisitoria o d’ufficio consentendo alla parte di agire da sé più facilmente (T
appy
in: Commentaire romand,
Code de procédure civile, 2
a
ed. 2019, n. 13 ad art. 118 CPC
e i rinvii). Soggettivamente, il giudice deve tenere conto della persona del richiedente, della sua età, formazione, grado di famigliarità con la pratica giudiziaria, se del caso lingua e così via (T
appy
, ibidem, n. 14 con rif.). La legge menziona altresì il fatto che la controparte sia assistita da un avvocato, riconoscendo
così un’importanza particolare al principio della parità delle armi (sentenza
del Tribunale federale 5A_838/2013 del 3 febbraio 2014, consid. 2.4).
7.1
In prima sede, il primo giudice ha respinto la domanda di assistenza giudiziaria e gratuito patrocinio del reclamante, ritenuta perfino temeraria alla luce di alcuni documenti prodotti dalla convenuta (in relazione a viaggi a Cuba e a Londra) che confutano
la pretesa indigenza dell’escutente. Al riguardo, il Pretore ha spiegato
che la domanda sarebbe stata negata anche senza la presentazione di tali documenti, RE 1 essendo in grado di provvedere personalmente alla sua difesa e già due sue domande di assistenza giudiziaria e gratuito patrocinio essendo state respinte dal Pretore della sezione 6 del Distretto di Lugano.