Decision ID: 28332757-fa00-564a-8e65-3a9643132dd5
Year: 2009
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_002
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: civil_law

ritenuto
in fatto: A.
Il 31 marzo 1999 _ (inc. richiamato dall’Ufficio di conciliazione [in seguito UC]: doc. 6), in rappresentanza della locatrice AO 1, ha inviato a AP 1 una bozza di contratto di locazione inerente l'appartamento al secondo piano dello stabile situato in via _ _ a _ (_). Con lettera 26 aprile 1999 _, madre del destinatario della missiva testé menzionata, ha comunicato alla fiduciaria di correggere la bozza in questione nel senso di indicare lei quale unica conduttrice dell'appartamento. Agli atti vi è poi tutta una serie di corrispondenza, esaurientemente riportata dalla Pretora nella propria sentenza e di cui si dirà, per quanto influente ai fini del giudizio, in seguito.
B.
Con istanza 6 maggio 2005 la locatrice
ha adito il competente Ufficio di conciliazione in materia di locazione chiedendo la condanna di AP 1 e _ al pagamento in solido di fr. 23
'558.85 oltre interessi nonché il rigetto in via definitiva delle opposizioni interposte dai convenuti ai PE n. _ e _ dell'UE di Lugano a titolo di pigioni arretrate. Con disdetta 25 maggio 2005, inoltrata sull'apposito modulo ufficiale, la locatrice ha notificato a AP 1 e _ la disdetta del contratto di locazione per il 30 giugno 2005. Con istanza 9 giugno 2005 dinanzi al medesimo UC _ ha spiegato che il motivo del mancato versamento delle pigioni era da ricondurre a un asserito debito di fr. 35'230.- della locatrice nei suoi confronti, per migliorie eseguite dalla conduttrice all'ente locato, così come da affitti da rimborsare e risarcimento danni, di cui ha quindi postulato il pagamento, e ha altresì chiesto di annullare la disdetta o, in via subordinata, di protrarre la locazione. All'udienza 14 giugno 2005, avente per oggetto entrambe le istanze, si è tenuto il tentativo di conciliazione, che non ha dato alcun esito.
C.
Con istanza 5 luglio 2005 la locatrice ha adito la Pretura del Distretto di Lugano, sezione 4, chiedendo di
condannare AP 1 e _ al pagamento in solido di fr. 23
'558.85 oltre interessi nonché il rigetto in via definitiva delle opposizioni interposte dai convenuti ai PE n. _ e _ dell'UE di Lugano. A
ll'udienza di discussione 27 settembre 2005 i convenuti hanno avversato la domanda, sollevando segnatamente la mancanza di legittimazione passiva di AP 1, e hanno altresì richiesto l'annullamento dei PE summenzionati. Con le proprie conclusioni le parti si sono infine confermate nelle rispettive domande. Statuendo con sentenza 4 dicembre 2008 la Pretora ha respinto l'eccezione di carenza di legittimazione passiva e ha accolto l'istanza per fr. 17
'820.- oltre interessi e spese esecutive di fr. 203.45, rigettando in via definitiva limitatamente a tali importi le opposizioni interposte ai PE testé citati.
D.
Con appello 15 dicembre 2008 AP 1 chiede la riforma del querelato giudizio nel senso di accogliere l'eccezione di carenza legittimazione passiva nei propri confronti, di mantenere l'opposizione da lui interposta ai PE _ e di addossare interamente all'istante la tassa di giustizia e le spese, così come postula un "congruo importo" a titolo di ripetibili. Con decreto 19 dicembre 2008 la presidente di questa Camera ha negato al gravame l'effetto sospensivo. Con osservazioni 19 gennaio 2009 l'istante postula la reiezione dell'appello.

Considerato
in diritto: 1.
In appello è unicamente controversa la questione della legittimazione passiva di AP 1, che la Pretora ha ammesso. Al riguardo, l'appellante sostiene anzitutto di non aver sottoscritto la bozza di contratto di locazione. Se non che, il contratto di locazione non sottostà ad alcuna forma particolare, nel senso che esso può essere concluso anche verbalmente o per atti concludenti (cfr. SVIT-Kommentar, n. 8 ad art. 253 CO). La sola circostanza di non aver sottoscritto il contratto è quindi, di per sé, ininfluente sulla qualità di conduttore.
2.
Il convenuto ritiene che a conferma della sua tesi vi sarebbe la missiva 26 aprile 1999 di sua madre, _, con la quale ella rinviava il contratto all'amministratrice dello stabile per correzione, nel senso di intestarlo unicamente a suo nome e non anche a quello di suo figlio, domiciliato all'estero (doc. 3), circostanza ribadita con lettera 18 luglio 1999 (doc. 5) e alla quale la locatrice non avrebbe risposto. Lo stesso AP 1, poi, con scritto 20 aprile 2005 (doc. 6) ha affermato di non essere conduttore dell'appartamento. La Pretora ha spiegato, al riguardo, che sebbene _ abbia in un paio di occasioni chiesto alla locatrice di eliminare dal contratto il nome dell'appellante, ella si sarebbe rivolta a quest'ultima più volte a nome suo e del figlio (cfr. missiva 31 luglio 1999, doc. 7). Anche l'appellante, prima dello scritto summenzionato, non ha mai eccepito alcunché al riguardo, sebbene la corrispondenza da parte della locatrice sia sempre stata inviata prima a lui unicamente e, poi, a entrambi i convenuti (doc. 5 UC, 6 UC, 8 UC, 13 UC, 14 UC, 16 UC, 17 UC e 18 UC). In particolare, l'appellante non ha sollevato eccezioni di sorta agli scritti 17 settembre e 8 novembre 1999 con i quali la locatrice gli chiedeva di far fronte al versamento delle pigioni arretrate (doc. 13 UC e 14 UC). AP 1 ritiene che tali missive siano irrilevanti poiché atti unilaterali della locatrice, e inoltre sostiene che fino al marzo 2004 egli si trovava all'estero e che quindi le stesse gli erano state recapitate all'indirizzo della madre in Ticino. L'appellante dimentica, tuttavia, di aver lui stesso inviato alla locatrice, come sottolineato dalla prima giudice, una missiva 21 giugno 2004. In tale missiva egli si esprime al plurale (noi), senza peraltro specificare che ciò valga solo da tale data. Anzi, egli fa riferimento a richieste – di lui e di sua madre – di eliminazione di presunti difetti riscontrati già nel 1999 (doc. 20 UC). L'appellante sostiene che egli è intervenuto esclusivamente in rappresentanza della madre, che ha una scarsa padronanza della lingua italiana. Nella missiva menzionata sopra, tuttavia, egli non ha specificato tale aspetto, anzi, presentandosi al plurale ha esternato proprio il contrario.
3.
L'appellante rinvia al contenuto della testimonianza del custode _ _. Questi ha dichiarato che "il signor AP 1 non viveva nell'appartamento. Lo vedevo ogni tanto, penso che veniva a trovare la madre" (verbale 20 novembre 2006, pag. 1). A parte il fatto, tuttavia, che il testimone ha spiegato: "durante la giornata non sono mai a casa, poiché lavoro dalle 7.00 alle 17.00, rispettivamente dalle 9.00 alle 18.00" (loc. cit., pag. 2), sicché non ha potuto riferire se in tale fasce di orario il convenuto fosse già nell'abitazione, la qualità di conduttore può esistere anche indipendentemente dall'occupazione dell'ente o dalla frequenza di tale uso. Un rapporto di locazione può invero nascere per atti concludenti a seguito dell'uso della cosa. Ciò non toglie che in presenza di una locazione la stessa non viene meno se il conduttore sfrutta poco o mai l'ente locato. Le testimonianze cui l’appellante fa riferimento risultano dunque ininfluenti se si considera che egli medesimo si era qualificato come conduttore. Altrettanto dicasi della censura dell'appellante che rinviando al doc. 4 afferma di essere stato domiciliato all'estero fino al 2004, sicché non poteva essere conduttore dell'appartamento in questione. Una volta ancora l’appellante sembra confondere l'uso della cosa locata con la qualità di parte al contratto di locazione, che come detto non necessariamente si sovrappongono. Una cosa è la pattuizione di concedere l'uso dell'ente, oggetto del contratto di locazione, un'altra è quella di sapere se il conduttore utilizzi effettivamente l'ente e in quale misura. Per finire, il convenuto sostiene che determinante sarebbe quanto da lui espresso in occasione del suo interrogatorio formale. Se non che, non va dimenticato che tale risultanza rappresenta, al più, un indizio, il quale, per costituire valida prova di un fatto, deve esser confermato da altri indizi di segno convergente (
Cocchi/Trezzini,
CPC-TI, Lugano 2000, n. 764 a pié di pag. 654).
Ciò che come testé illustrato non è invece il caso nella fattispecie.
4.
L'appello dev'essere di conseguenza respinto. La tassa di giustizia, le spese e le ripetibili seguono la soccombenza (art. 148 cpv. 1 CPC). Il valore litigioso per un eventuale ricorso in materia civile al Tribunale federale è di fr. 18'023.45 (17'820.- + 203.45).