Decision ID: daa5ffed-bb1c-5348-99f3-880b38262271
Year: 2011
Language: it
Court: CH_BVGE
Chamber: CH_BVGE_001
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: 

Visto:
la domanda di asilo che i ricorrenti hanno inoltrato il (...),
la decisione dell'UFM dell'8 novembre 2010, notificata agli insorgenti il 9 novembre 2010 (cfr. avviso di ricevimento agli atti),
il ricorso presentato dai ricorrenti in data 16 novembre 2010 (cfr. timbro del plico raccomandato),
la decisione incidentale del 24 novembre 2010, mediante la quale il Tribunale amministrativo federale (di seguito: il Tribunale) ha autorizzato gli autori del gravame a soggiornare in Svizzera fino alla conclusione della procedura,
la decisione del 3 dicembre 2010, emessa dall'UFM ad annullamento e sostituzione di quella dell'8 novembre 2010,
la decisione incidentale del 16 dicembre 2010, con cui il Tribunale ha concesso un termine agli insorgenti per completare i motivi del loro ricorso e a produrre un certificato medico attuale concernente F._,
il complemento al ricorso inoltrato dai ricorrenti il 30 dicembre 2010,
i fatti del caso di specie che, nella misura del necessario, saranno ripresi nei considerandi che seguono,

e considerato:
che le procedure in materia d'asilo sono rette dalla legge federale del 20 dicembre 1968 sulla procedura amministrativa (PA, RS 172.021), dalla legge del 17 giugno 2005 sul Tribunale amministrativo federale (LTAF, RS 173.32) e dalla legge del 17 giugno 2005 sul Tribunale federale (LTF, RS 173.110), in quanto la legge del 26 giugno 1998 sull'asilo (LAsi, RS 142.31) non preveda altrimenti (art. 6 LAsi),
che il Tribunale giudica definitivamente i ricorsi contro le decisioni dell'UFM in materia d'asilo, salvo se è stata depositata una domanda di estradizione da parte dello Stato abbandonato dal richiedente l'asilo in
D-8019/2010
Pagina 3
cerca di protezione (art. 31 e 33 lett. d LTAF, art. 105 LAsi e art. 83 lett. d cifra 1 LTF),
che vi è motivo di entrare nel merito del ricorso, che adempie le condizioni di ammissibilità di cui agli artt. 48 e 52 PA, nonché 108 cpv. 1 LAsi,
che, giusta l'art. 33a cpv. 2 PA, applicabile per rimando dell'art. 6 LAsi e dell'art. 37 LTAF, nei procedimenti su ricorso è determinante la lingua della decisione impugnata; che se le parti utilizzano un'altra lingua, il procedimento può svolgersi in tale lingua,
che, nel caso concreto, la decisione impugnata è stata resa in italiano ed il ricorso è stato presentato in tale lingua; che, pertanto, la presente sentenza va redatta in italiano,
che il Tribunale esamina liberamente il diritto federale, l'accertamento dei fatti e l'inadeguatezza, senza essere vincolato dai motivi invocati dalle parti (art. 62 cpv. 4 PA) o dai considerandi della decisione impugnata (cfr. Sentenza del Tribunale amministrativo federale D-4917/2006 del 12 luglio 2007 consid. 3),
che nella decisione impugnata l'UFM ha considerato le dichiarazioni dei richiedenti contraddittorie e contrarie alla logica dell'agire in merito a punti essenziali del racconto alla base della loro domanda di asilo; che, in particolare, ha ritenuto contraddittorie le affermazioni del richiedente circa la data della prima richiesta di pagamento fattagli da un gruppo di islamici e la somma di denaro pagata, nonché quelle della figlia degli insorgenti inerenti a quanto avrebbe subito durante allegati episodi di violenza; che, inoltre, ha reputato illogico che la ricorrente, seppur a conoscenza delle violenze patite dalla figlia, abbia atteso diversi mesi prima di trasferirsi dai genitori, rispettivamente non abbia adottato ulteriori misure per proteggere la figlia; che, pertanto, l'autorità inferiore ha ritenuto che le stesse non soddisferebbero le condizioni di verosimiglianza previste dall'art. 7 LAsi, ragione per cui agli interessati non potrebbe essere riconosciuta la qualità di rifugiato; che, infine, detta autorità ha ordinato l'esecuzione dell'allontanamento, in quanto ammissibile, esigibile e possibile,
che nel gravame e nel complemento allo stesso gli insorgenti definiscono il contenuto della decisione impugnata come non corrispondente alla realtà dei fatti; che, in particolare, le discrepanze di date riscontrate dall'UFM sarebbero la causa di dimenticanze e stati confusionali dovuti al
D-8019/2010
Pagina 4
trauma psicologico da loro sofferto durante gli anni addietro; che, peraltro, le contraddizioni sollevate dall'autorità di prime cure sarebbero da riportare a difficoltà linguistiche e di interpretazione; che, del resto, i fatti da loro esposti durante le audizioni espletate dall'autorità di prime cure sarebbero verosimili e il mezzo di prova inoltrato veritiero; che i ricorrenti si definiscono persone per bene e ritengono possedere i requisiti per inserirsi nella società svizzera, inclusa la volontà di lavorare; che, in tale contesto, i figli maggiori degli insorgenti, oltre a studiare presso la (...), ad essere ben inseriti nella società e parlare bene l'(...), il (...) e l'(...), si sarebbero presentati presso una catena di (...) al fine di ottenere un impiego, mentre che il ricorrente avrebbe la possibilità di lavorare per una (...); che, per quanto attiene all'esecuzione dell'allontanamento, la stessa non sarebbe esigibile in quanto i ricorrenti sarebbero portatori di patologie e, pertanto, bisognosi di cure terapeutiche importanti e durature nel tempo,
che, in conclusione, gli insorgenti hanno chiesto l'annullamento della decisione impugnata e, in via subordinata, il riconoscimento della qualità di rifugiato e la concessione dell'asilo; che hanno, altresì, chiesto che sia accordato loro il gratuito patrocinio ai sensi dell'art. 65 cpv. 1-2 PA,
che sono rifugiate le persone che, nel Paese d'origine o di ultima residenza, sono esposte a seri pregiudizi a causa della loro razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo sociale o per le loro opinioni politiche, ovvero hanno fondato timore di essere esposte a tali pregiudizi; che sono pregiudizi seri segnatamente l'esposizione a pericolo della vita, dell'integralità fisica o della libertà, nonché le misure che comportano una pressione psichica insopportabile; che occorre altresì tenere conto dei motivi di fuga specifici della condizione femminile (art. 3 LAsi),
che chiunque domanda asilo deve provare o per lo meno rendere verosimile la sua qualità di rifugiato; che, per poter ammettere la verosimiglianza, ai sensi dell'art. 7 LAsi, delle dichiarazioni determinanti rese da un richiedente l'asilo, occorre che le stesse abbiano insito un grado di convinzione logica tale da prevalere in modo preponderante sulla possibilità del contrario, così che quest'ultima risulti secondaria (cfr. Giurisprudenza ed informazioni della Commissione svizzera di ricorso in materia d'asilo [GICRA] 1993 n. 21); che, in altri termini, le dichiarazioni devono essere attendibili, cioè resistenti alle obiezioni, precise, ovvero non generiche e non suscettibili di diversa interpretazione (altrettanto o più verosimile), e concordanti, o meglio non in contrasto fra
D-8019/2010
Pagina 5
loro e nemmeno con altri dati o elementi certi; che, peraltro, il giudizio sulla verosimiglianza deve essere il frutto di una valutazione complessiva, e non esclusivamente atomizzata, delle singole allegazioni decisive, in modo da consentire di limitare al minimo il rischio dell'approssimazione, ovvero il pericolo di fondare il giudizio valorizzando, contro indiscutibili postulati di civiltà giuridica, semplici impressioni dell'autorità giudicante (cfr. GICRA 1995 n. 23),
che il ricorrente ha allegato di essere espatriato per sottrarsi alle minacce di morte ed ai ricatti subiti da parte di un gruppo di islamici dagli inizi del (...); che egli ha altresì dichiarato che nel (...), a seguito del suo rifiuto di pagare a quest'ultimi una notevole somma di denaro e dopo aver sporto denuncia, le autorità di polizia gli avrebbero comunicato di non essere in grado di proteggerlo, consigliandogli di continuare a pagare quanto richiestogli; che, di conseguenza, nel (...), egli avrebbe venduto tutto il macchinario della sua impresa e, insieme al figlio E._, si sarebbe recato in G._; che egli sarebbe rimasto in detto Paese fino al (...), anno in cui si sarebbe riunito con la moglie e gli altri figli, con i quali, a fine (...), avrebbe preso un volo per la H._ ed avrebbe raggiunto la I._ nel (...); che, dal canto suo, la ricorrente ha affermato di non fare valere motivi di asilo propri, bensì di essere espatriata a causa dei problemi avuti dalla figlia C._; che quest'ultima ha sostenuto di avere subito delle minacce, delle percosse ed un tentativo di stupro da parte di H., un terrorista islamico che avrebbe voluto che diventasse sua sposa, dopo la partenza del padre,
che in sede di ricorso gli autori del gravame non hanno addotto, all'infuori di generiche censure, argomenti o prove suscettibili di giustificare una diversa valutazione rispetto a quella di cui all'impugnata decisione; che, difatti, le dichiarazioni presentate si esauriscono in mere affermazioni di parte non corroborate da alcun elemento consistente,
che, in particolare, le loro allegazioni a sostegno della domanda di asilo sono contraddittorie su punti essenziali del loro racconto, rispettivamente vaghe e contrarie alla logica dell'agire, come rettamente rilevato dall'autorità di prime cure,
che, a guisa di esempio, il ricorrente si è contraddetto in merito ad aspetti centrali della sua vicenda; che, difatti, egli ha reso versioni discordanti circa l'inizio delle richieste di denaro da parte di un gruppo di islamici, collocandolo dapprima agli esordi del (...) (cfr. verbale dell'audizione del ricorrente del 27 maggio 2010 [di seguito: verbale 1] pag. 6), per poi, in
D-8019/2010
Pagina 6
una seconda versione, situarlo a maggio-giugno, rispettivamente a settembre-ottobre dello stesso anno (cfr. verbale dell'audizione del ricorrente del 15 luglio 2010 [di seguito: verbale 2] pagg. 3-4/D11 e 18); che lo stessi dicasi per i pagamenti effettuati, che egli ha quantificato in diverse (cfr. verbale 1 pag. 6), rispettivamente, in sole due o quattro volte (cfr. verbale 2 pagg. 3-4/D11, 16, 17 e 19); che anche per quanto attiene alle somme consegnate l'insorgente non ha saputo rispondere in maniera convincente, fornendo, nell'audizione sui fatti, montanti di dimensioni totalmente diverse da quelle indicate nell'audizione successiva (cfr. verbale 1 pag. 6 e verbale 2 pag. 3/D11), giustificando tale discrepanza adducendo in maniera illogica che le somme sarebbero equivalenti (cfr. verbale 2 pag. 6/D49); che, peraltro, è inattendibile che egli, temendo per la vita, abbia lasciato l'Algeria preoccupandosi di portare con sé unicamente il figlio maggiore, ossia abbandonando il resto della famiglia al suo destino, nella speranza che non le accadesse nulla e con il dichiarato intento di evitare che i figli interrompessero i loro studi (cfr. ibidem pagg. 6-7/D53 e 57); che, oltremodo, mal si capisce come mai egli abbia lasciato la G._ per la I._ dopo esservi vissuto ed avervi lavorato, sebbene illegalmente, per (...) anni; che la sua spiegazione data in proposito (ossia la volontà di vivere unito ai figli e di permettere a moglie e figlia di sottrarsi alle minacce subite in Algeria dopo la sua partenza, cfr. verbale 1 pag. 6) non convince, ritenuto che detti aspetti avrebbero potuto essere realizzati con un ricongiungimento familiare sul territorio (...), senza la necessità di un ulteriore spostamento in I._,
che, del resto, la figlia C._ ha fornito descrizioni divergenti in merito ai motivi di asilo a monte della sua domanda e di quella della madre, ossia alle allegate minacce subite in Algeria dopo l'espatrio del padre; che, in effetti, durante la prima audizione, ha riferito di essere stata importunata da H. presso il suo domicilio una volta sola (cfr. verbale dell'audizione di C._ del 27 maggio 2010 [di seguito: verbale 3] pag. 4), mentre che nell'audizione sui motivi ha quantificato a diverse volte dette visite (cfr. verbale dell'audizione di C._ del 13 settembre 2010 [di seguito; verbale 4] pag. 5/D34-35); che, inoltre, interrogata per la seconda volta su quanto subito, ha omesso di includere le allegate percosse alla fronte, riferite in sede di prima audizione (cfr. verbale 3 pag. 4); che non è credibile che, da una parte, sia in grado di collocare il tentato ferimento al mento a tre mesi antecedenti la denuncia inoltrata dalla madre (cfr. verbale 4 pag. 4/D29), e, dall'altra parte, non si ricordi la data o per lo meno il periodo dell'inoltro della stessa (cfr. ibidem pag. 4/D30); che, inoltre, esortata a dettagliare il tentato stupro da parte
D-8019/2010
Pagina 7
di H., ha fornito dichiarazioni alquanto stereotipate e spoglie di dettagli, che non permettono di credere che lo abbia effettivamente vissuto (cfr. ibidem pag. 3/D8-11),
che, pertanto, le dichiarazioni dei ricorrenti sono manifestamente inverosimili,
che, in tale contesto, non vi è motivo di ritenere che i ricorrenti non possano ottenere dalle competenti autorità in Patria, se opportunamente sollecitate, un'appropriata protezione contro l'eventuale agire illegittimo da parte di terzi nei suoi confronti,
che, infine, lo scritto del (...) presentato dai ricorrenti quale mezzo di prova delle minacce subite da parte di terroristi (cfr. act. C9) è palesemente irrilevante; che, difatti, gli innumerevoli errori di ortografia in esso contenuti inducono il Tribunale a dubitare seriamente della sua veridicità,
che, di conseguenza, l'UFM ha rettamente considerato inverosimili le allegazioni presentate dagli insorgenti a sostegno della loro domanda di asilo,
che, pertanto, sui punti di questione del riconoscimento della qualità di rifugiato, rispettivamente della concessione dell'asilo, il ricorso non merita tutela e la decisione impugnata è confermata,
che, se respinge la domanda di asilo, l'Ufficio federale pronuncia, di norma, l'allontanamento dalla Svizzera e ne ordina l'esecuzione; che, in tale contesto, tiene conto del principio dell'unità della famiglia (art. 44 cpv. 1 LAsi),
che gli insorgenti non adempiono le condizioni in virtù delle quali l'UFM avrebbe dovuto astenersi dal pronunciare il loro allontanamento dalla Svizzera (art. 14 cpv. 1 e 2 LAsi, art. 44 cpv. 1 LAsi, nonché art. 32 Oasi 1;cfr. GICRA 2001 n. 21 consid. 9-11),
che per quanto concerne l'esecuzione dell'allontanamento, l'art. 83 della legge federale del 16 dicembre 2005 sugli stranieri (LStr, RS 142.20) prevede che la stessa sia ammissibile, esigibile e possibile,
che per i motivi suesposti non emergono dalle carte processuali elementi da cui desumere che l'esecuzione dell'allontanamento degli insorgenti verso l'Algeria possa violare l'art. 25 cpv. 2 della Costituzione federale
D-8019/2010
Pagina 8
della Confederazione svizzera del 18 aprile 1999 (Cost., RS 101), l'art. 33 della Convenzione sullo statuto dei rifugiati del 28 luglio 1951 (Conv., RS 0.142.30), l'art. 5 LAsi (divieto di respingimento), nonché l'art. 83 cpv. 3 LStr, o esporre gli stessi nel loro Paese di origine al rischio reale ed immediato di trattamenti contrari all'art. 3 della Convenzione del 4 novembre 1950 per la salvaguardia dei diritto dell'uomo e delle libertà fondamentali (CEDU, RS 0.101) o all'art. 3 della Convenzione contro la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti del 10 dicembre 1984 (Conv. tortura, RS 0.105),
che, di conseguenza, l'esecuzione dell'allontanamento è ammissibile (art. 44 cpv. 2 LAsi e art. 83 cpv. 3 LStr),
che, in merito all'esigibilità dell'esecuzione del rinvio, in Algeria non vige attualmente una situazione di guerra, guerra civile o di violenza generalizzata che coinvolga l'insieme della popolazione sull'integralità del territorio nazionale,
che dagli atti non traspaiono neppure motivi personali che si opporrebbero all'esecuzione dell'allontanamento dei ricorrenti in Algeria; che, difatti, gli insorgenti e la loro figlia C._, nel frattempo divenuta maggiorenne, sono tuttora giovani; che entrambi i genitori hanno esperienza lavorativa alle spalle e dispongono altresì di una fitta rete sociale in Patria, alla quale potranno fare capo anche i loro figli, ritenuto che attualmente vi risiedono i (...) e le (...) del ricorrente (cfr. verbale 1 pag. 3 e verbale 2 pag. 2/D9), come pure i (...), i (...), le (...) e diversi (...) della ricorrente (cfr. verbale dell'audizione della ricorrente del 27 maggio 2010 [di seguito: verbale 5] pag. 3 e verbale dell'audizione della stessa del 15 luglio 2010 [di seguito: verbale 6] pag. 2/D9-11); che, del resto, né i ricorrenti, né la figlia C._ appaiono aver fatto valere in sede di ricorso dei problemi medici suscettibili di ostare alla pronuncia dell'esecuzione dell'allontanamento (cfr. sulla problematica GICRA 2003 n. 24); che, in particolare, la ricorrente potrà proseguire in Patria il trattamento per la cura della (...) di cui soffre (cfr. certificato medico del Dr. L._ dell'8 ottobre 2010 ed attestato del Dr. M._ del 28 dicembre 2010), tantopiù che vi è già stata curata in passato per lo stesso problema (cfr. verbale 6 pagg. 3 e 6/D20, 51 e 54); che lo stesso dicasi per l'asportazione dei (...) prescritta dal Dr. N._ nel suo certificato del 12 agosto 2010, nell'evenienza in cui la stessa non abbia ancora potuto essere eseguita; che, per quanto attiene ai (...) di cui soffre il ricorrente, dai referti medici più recenti versati agli atti (trattasi concretamente dei rapporti del pronto soccorso dell'Ospedale regionale di
D-8019/2010
Pagina 9
(...) del 23 settembre 2010 e 18 dicembre 2010, nonché del certificato medico stilato dal Dr. M._in data 27 dicembre 2010), non emerge che soffra di un disagio grave al punto tale da ritenere che un rimpatrio implichi un peggioramento del suo stato di salute, rispettivamente rappresenti un rischio concreto e grave suscettibile di mettere a repentaglio la sua esistenza; che, difatti, egli potrà proseguire in Algeria la cura (...) intrapresa in Svizzera, ritenuto che in detto Paese esistono le strutture adeguate ed i medicamenti per il trattamento di disturbi psichici (cfr. Sentenza del Tribunale D-5037/2006 del 19 ottobre 2009 consid. 5.2.2),
che anche per quanto attiene al bene del fanciullo quale elemento da considerare nell'esame dell'esigibilità dell'allontanamento di minorenni (cfr. GICRA 2005 n. 6 consid. 6.1), è esigibile che la famiglia P._ faccia rientro in Algeria; che, difatti, il figlio E._, che si trova attualmente nella fase iniziale dell'adolescenza, durante gli anni trascorsi in Svizzera in occasione dell'inoltro delle prime due domande di asilo da parte dei genitori (vale a dire nei periodi [...] ed [...]), era ancora molto piccolo ed ha trascorso la maggiore parte dell'infanzia nel suo Paese di origine, cosicché la durata di poco più di (...) mesi del suo attuale soggiorno in Svizzera non è da considerarsi rilevante; che a ciò si aggiunge che le allegazioni ricorsuali, secondo cui il figlio E._ studierebbe presso la (...), sarebbe ben inserito nella società, parlerebbe bene l'(...) e si starebbe impegnando a trovare un'occupazione, sono rimaste, per il corso della procedura, affermazioni di parte non corroborate in alcun modo; che, infine, F._ (di [...] anni) ed D._ (di [...] anni), alla luce della loro giovane età, sono tuttora da considerarsi dipendenti dai loro genitori ed impregnati del loro modo di vita, ragione per cui anche nel loro caso non vi è motivo di ammettere che un loro ritorno in Algeria equivalga ad uno sradicamento completo che pregiudicherebbe il loro sviluppo ed equilibrio futuri,
che ne discende che l'esecuzione dell'allontanamento è ragionevolmente esigibile nel caso di specie (art. 44 cpv. 2 LAsi e art. 83 cpv. 4 LStr),
che, infine, non risultano impedimenti neppure dal profilo della possibilità dell'esecuzione dell'allontanamento (art. 44 cpv. 2 LAsi e art. 83 cpv. 2 LStr); che, difatti, gli insorgenti, usando della dovuta diligenza, potranno procurarsi ogni documento necessario al rimpatrio (art. 8 cpv. 4 LAsi),
D-8019/2010
Pagina 10
che, di conseguenza, anche in materia di pronuncia dell'allontanamento e relativa esecuzione il gravame è disatteso e la decisione querelata è confermata,
che, infine, ritenute le allegazioni ricorsuali sprovviste di probabilità di esito favorevole, la domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa dal pagamento delle spese processuali e di accordo del gratuito patrocinio in favore del Sig. L. Gentile, è respinta (art. 65 cpv. 1 e 2 PA),
che il ricorso, manifestamente infondato, è deciso in procedura semplificata (art. 111a LAsi) dal giudice unico, con l'approvazione di un secondo giudice (art. 111 lett. e LAsi),
che, visto l'esito della procedura, le spese processuali di CHF 600.-, che seguono la soccombenza, sono poste a carico dei ricorrenti (art. 63 cpv. 1 e cpv. 5 PA, nonché art. 3 lett. a del Regolamento sulle tasse e sulle spese ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2).
(dispositivo alla pagina seguente)
D-8019/2010
Pagina 11