Decision ID: 971965db-ee40-5225-837f-2e119d216134
Year: 2020
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_006
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: civil_law

ritenuto
in fatto:
A.
Nell’esecuzione n. _ promossa il 21 aprile 2017 dalla PI 1 contro la RI 1 per l’incasso di fr. 8'100.– oltre agli interessi del 5% dal 1° aprile 2017, il 13 marzo 2020 l’Ufficio d’esecuzione (UE) di Lugano, appurato che l’opposizione interposta dall’escussa era stata rigettata in via definitiva con sentenza del 28 gennaio 2020, le ha notificato la comminatoria di fallimento.
B.
Con ricorso 25 marzo 2020, la RI 1 chiede l’annullamento della comminatoria di fallimento.
C.
Nelle sue osservazioni del 31 marzo 2020 l’UE ha chiesto alla Camera di valutare la possibilità di dichiarare il ricorso irricevibile senza ulteriori atti istruttori giusta l’art. 9 cpv. 2 LPR.

Considerato
in diritto: 1.
Giusta l’art. 17 LEF, salvo nei casi in cui la legge prescriva la via giudiziaria, il ricorso all’autorità di vigilanza è ammesso contro ogni provvedimento di un ufficio di esecuzione o dei fallimenti per violazione di una norma di diritto o un errore di apprezzamento. Contro la notifica della comminatoria di fallimento può quindi essere formulato un ricorso unicamente per ragioni formali (
Ottomann/Markus
in: Basler Kommentar, SchKG I, 2
a
ed. 2010,
n. 6 ad art. 160 LEF), quali ad esempio l’incompetenza territoriale dell’ufficio d’esecuzione (DTF 118 III 6), il mancato assoggettamento dell’escusso all’esecuzione ordinaria in via di fallimento (art. 39 e 40 LEF), l’assenza di una decisione esecutiva che rigetti l’opposizione o l’inoltro di un’azione di disconoscimento di debito (art. 88 cpv. 1 LEF). La via del ricorso è invece preclusa per questioni di merito (relative cioè alla validità materiale del credito posto in esecuzione), la cui cognizione spetta esclusivamente all’autorità giudiziaria o amministrativa competente, in particolare nell’ambito della procedura di rigetto dell’opposizione (art. 80 segg. LEF).
2.
Nel caso specifico, l’amministratore unico della RI 1, RA 1, fa valere che la società escutente è detenuta e amministrata dalla moglie RA 2 e sostiene che a causa del conflitto famigliare sorto in occasione della loro separazione l’esecuzione ha un chiaro fine vessatorio. La ricorrente rileva poi di aver interposto reclamo al Tribunale d’appello contro la decisione pretorile che l’ha condannata a pagare alla controparte spese di domiciliazione per fr. 8'100.– e rigettato in via definitiva la sua opposizione al precetto esecutivo. Chiede l’annullamento della comminatoria di fallimento o perlomeno la sospensione dell’esecuzione fino a decisione sul suo reclamo per darle tempo e
modo di affrontare il difficile periodo di pandemia. La ricorrente afferma
infatti di temere di non poter ricuperare, ove il reclamo dovesse essere accolto, quanto fosse stata costretta a pagare alla convenuta in ragione della millantata indigenza personale dell’amministratore e avente diritto economico occulto della società escutente, _, padre di RA 2.
3.
Ora, che l’esecuzione abbia un chiaro e inequivocabile fine vessatorio è una mera affermazione della ricorrente che non poggia su elementi oggettivi e manifesti. Anzi, il suo obbligo di pagare l’importo posto in esecuzione è stato accertato giudizialmente con sentenza emessa dal Pretore del Distretto di Lugano il 28 gennaio 2020 (inc. SE.2017.328). Vero è che la RI 1 ha impugnato la decisione con un reclamo del 2 marzo 2020 alla Camera civile dei reclami, ma la sua domanda di concessione dell’effetto sospensivo è stata respinta con decreto del 9 marzo 2020 (inc. 16.2020.16). La decisione di rigetto dell’opposizione è pertanto esecutiva (art. 325 cpv. 1 CPC). Non dà di conseguenza atto a critiche fondate l’emissione della comminatoria di fallimento.
4.
La sospensione delle esecuzioni decretata dal Consiglio federale dal 19 marzo 2020 in ragione della pandemia causata dal virus COVID-19 è terminata il 19 aprile 2020 (art. 56 n. 2 LEF e
Ordinanza 18 marzo 2020 sulla sospensione secondo l’articolo 62 LEF,
RS 281.241). Non costituisce (più) un valido motivo per sospendere né l’esecuzione né la procedura di ricorso.
5.
Per concludere, non sono dati motivi formali di annullamento o di sospensione della comminatoria di fallimento. Stante il suo esito, il giudizio può essere emesso senza previa notifica del ricorso alla controparte.
6.
Non si preleva la tassa di giustizia e non si assegnano indennità (art. 20
a
cpv. 1 primo periodo LEF, 61 cpv. 2 lett. a e 62 cpv. 2 OTLEF
[
RS 281.35
]
).