Decision ID: 6611b91c-845e-5e34-a597-cac2e8c39c31
Year: 2000
Language: it
Court: TI_TCA
Chamber: TI_TCA_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: public_law

ritenuto,
in fatto
A. Il ricorrente _ è proprietario di un rustico situato nella zona agricola di _, in località _ (part. n. _ C RFP), censito quale edificio meritevole 1a dall'inventario comunale degli edifici fuori zona edificabile. Il 30 aprile 1996 il municipio gli ha rilasciato la licenza edilizia per la formazione dei servizi igienici e la sostituzione del tetto, a condizione che quest'ultimo rispettasse l'orientamento del colmo, la pendenza delle falde, la sporgenza nonché le quote originali. Inoltre la relativa copertura doveva essere effettuata con tegole di cemento grigie ondulate.
_ ha in realtà sopraelevato la costruzione (gronda e colmo) di circa 30 cm, modificato la pendenza del tetto, prolungato le gronde e modificato il tetto del ballatoio ora coperto dal prolungamento della gronda.
B. Il 12 novembre 1996, dopo aver constatato che i lavori ancora in corso non erano conformi ai piani approvati, segnatamente per quanto riguardava la pendenza delle falde e le quote originali, il municipio ha ordinato ad _ di sospendere quelli concernenti la sostituzione del tetto. Contro questa decisione l'interessato è insorto davanti al Consiglio di Stato.
Con giudizio 14 maggio 1997 il Governo ha parzialmente accolto il gravame, in quanto il tetto era già stato ultimato con la conseguenza che l'ordine di sospensione dei lavori, ad eccezione dei pluviali non ancora eseguiti, risultava inefficace. L'Esecutivo cantonale ha inoltre indicato che al municipio restava comunque riservata la facoltà di richiedere al proprietario di inoltrare una domanda di costruzione a posteriori relativa ai lavori realizzati in modo difforme dai piani approvati e di adottare i provvedimenti di ripristino previsti dalla legislazione edilizia.
C. Il 25 aprile 1997, dopo diversi solleciti, _ ha inoltrato al municipio una domanda di costruzione in sanatoria per la modifica di sporgenza della gronda e la pendenza della falda ovest. Il Dipartimento del territorio, dato che il rustico è censito quale "meritevole 1a" dall'inventario comunale degli edifici fuori zona edificabile approvato dal Consiglio di Stato il 24 gennaio 1997, ha preavvisato favorevolmente la domanda siccome non in contrasto con norme federali e cantonali. Il 14 aprile 1997 il municipio ha negato la licenza edilizia in sanatoria ed ha ordinato il ripristino della situazione conformemente ai piani e alle condizioni previste nel permesso di costruzione del 30 aprile 1996. In estrema sintesi, l'Esecutivo comunale ha ritenuto che le modifiche apportate abusivamente dal ricorrente non rispettassero la tipologia caratteristica delle altre costruzioni sui monti.
D. a) Contro la predetta decisione, _ è insorto innanzi al Consiglio di Stato. Ha sostenuto che la risoluzione municipale fosse sprovvista di base legale, in quanto gli art. 74 e 75 LALPT non imporrebbero il rispetto della "tipologia caratteristica delle costruzioni sui monti". Ha considerato i lavori svolti analoghi a quelli intrapresi da altri proprietari della zona, in particolare per le costruzioni rinnovate, e le differenze appena percettibili tra quanto realizzato ed il progetto approvato. Ha ritenuto che il principio della salvaguardia della tipologia delle costruzioni non giustificasse un provvedimento così incisivo come il rifacimento del tetto. L'ordine di ripristino impugnato violerebbe pertanto il principio della proporzionalità e comporterebbe costi rilevanti.
b) Con giudizio 7 luglio 1998, il Consiglio di Stato ha confermato la decisione di prima istanza e respinto il gravame. Il Governo ha ritenuto che i lavori realizzati, di non lieve entità e non trascurabili, non rispettassero le caratteristiche architettoniche tradizionali previste dal diritto comunale (art. 26 NAPR di Loco). L'Esecutivo cantonale ha pure confermato l'ordine di demolizione per motivi di interesse pubblico a seguito della gravità dell'infrazione commessa in mala fede dal ricorrente.
E. Contro il predetto giudizio governativo, _ si aggrava ora davanti al Tribunale cantonale amministrativo, chiedendone l'annullamento e postulando il rilascio della licenza edilizia in sanatoria. In sostanza, l'insorgente ribadisce e sviluppa le censure sollevate dinnanzi al Consiglio di Stato. In particolare, per quanto concerne l'ordine di demolizione, sostiene di aver agito in buona fede, in quanto il sindaco gli avrebbe assicurato il rilascio della licenza in sanatoria in caso di preavviso favorevole del dipartimento.
F. All'accoglimento del ricorso si oppone il Consiglio di Stato senza formulare osservazioni. Ad identica conclusione pervengono sia il Dipartimento del territorio sia il municipio di _ con argomenti di cui si dirà, per quanto necessario, in seguito.
G. Con scritto 19 agosto 1998 l'insorgente ha ulteriormente sviluppato le censure addotte in sede di ricorso, le quali sono state avversate dal municipio il 25 agosto successivo.
Considerato,

in diritto
1. La competenza del Tribunale cantonale amministrativo è data dall'art. 21 LE. La legittimazione attiva dell'insorgente, direttamente e personalmente toccato dal provvedimento impugnato, è pacifica (art. 21 cpv. 2 e 45 LE; 43 PAmm). Il ricorso, tempestivo (art. 46 cpv. 1 PAmm), è dunque ricevibile in ordine e può essere deciso sulla base degli atti, senza istruttoria (art. 18 cpv. 1 PAmm). Il sopralluogo chiesto dall'insorgente, l'audizione testimoniale di _, sindaco di _, e l'edizione degli incarti edilizi della zona non appaiono invero idonei a procurare a questo Tribunale la conoscenza di ulteriori fatti rilevanti per il giudizio. Inoltre la situazione del fondo in rassegna emerge chiaramente dalle planimetrie e dalla documentazione fotografica presente nell'incarto.
2. Edifici o impianti possono essere costruiti o trasformati solo previo il rilascio di una licenza edilizia (art. 1 cpv. 1 LE). La licenza edilizia va concessa solo se i progetti presentati sono conformi alle disposizioni legali in materia di polizia delle costruzioni, di pianificazione del territorio nonché alle altre norme di diritto pubblico applicabili (art. 2 cpv. 1 LE).
3. 3.1. Di principio, l'autorizzazione a costruire può essere rilasciata soltanto per edifici e impianti conformi alla funzione prevista dal piano regolatore per la zona di utilizzazione (principio della conformità di zona, art. 22 cpv. 2 lett. a LPT). Sono inoltre riservate le altre condizioni previste dal diritto federale e cantonale (art. 22 cpv. 3 LPT).
Sotto quest'ultimo aspetto, l'art. 25 NAPR di _ dispone che nel comprensorio dei monti il riattamento e la trasformazione dei fabbricati esistenti è in principio soggetta agli art. 22 e 24 LPT (cifra 1). Per i fabbricati indicati nell'elenco degli edifici fuori zona edificabile e considerati nelle categorie "meritevoli 1a", è ammesso il cambiamento di destinazione (cifra 2 prima frase).
Per quanto riguarda le prescrizioni edilizie del comprensorio dei monti, l'art. 26 NAPR prevede che la ricostruzione e il riattamento devono essere eseguiti senza ampliamenti di volume e rispettando le caratteristiche architettoniche tradizionali. Una possibilità di ampliamento può essere concessa unicamente per quei casi in cui il rispetto e l'osservanza della tipologia dell'edificio ne rende manifestamente impossibile la trasformazione (cpv. 1). La copertura dei tetti dovrà essere eseguita con piode di beola, tegole di cemento grigie ondulate, piode o lastre di ardesia. Per gli edifici che si trovano oltre i 1'400 m s/m è consentita la copertura con lamiera ondulata di colore grigio (cpv. 5).
Le schede esemplificative dell'edilizia tradizionale della Valle Onsernone e le indicazioni costruttive allegate al PR intercomunale relative alle dimore rurali nei villaggi e nelle frazioni non ancora trasformati, che possono senz'altro essere prese in considerazione anche per i fabbricati sui monti in quanto presentano problemi analoghi (n. 2.2.a/b.), dispongono quanto segue:
·
Il profilo volumetrico
degli edifici rurali presenta facciate quadrangolari, ballatoi solo ai piani superiori, una pendenza del tetto bifalde tra l'80% e il 90%, il colmo e i camini ubicati sull'asse del corpo di fabbrica in muratura e, in generale, l'abbaino di accesso al solaio/fienile lungo la falda e monte. Il tettuccio sopra i ballatoi è integrato al tetto principale.
·
Le mensole squadrate ("travett"), i montanti ("palestra") e la balaustra ("balustru") dei ballatoi dovrebbero essere rifatti preferibilmente in legno e nelle forme tradizionali. Le mensole e il pavimento in pietra, i montanti e la balaustra in ferro possono essere ammesse. E' soprattutto importante il mantenimento delle proporzioni e delle dimensioni dei dettagli nel rispetto delle specificità costruttive dei materiali scelti.
·
Il tetto
ha una pendenza tra l'80 ed il 90% e non ha altri abbaini oltre all'accesso esterno al solaio ("usiell") ubicato generalmente sulla falda a monte. Un innalzamento del tetto per rendere più agevole il sottotetto non deve compromettere le proporzioni esterne, in particolare le forme tradizionali di aggancio con il tettuccio dei ballatoi. I timpani laterali possono essere chiusi o totalmente aperti; in questo caso gli infissi devono presentare forme semplici ed essere posti il più internamente possibile. Si dovrebbero evitare i sopraluce. I tetti tradizionali non hanno gronde sporgenti ed è questo un dettaglio molto importante del profilo volumetrico. In sostituzione delle piode la coperture del tetto deve essere eseguita con tegole di cemento grigio chiaro.
Se la licenza edilizia si fonda sul diritto di competenza del municipio, tanto il Consiglio di Stato quanto il Tribunale cantonale amministrativo devono rispettare l'autonomia di cui fruisce il comune in materia di pianificazione del territorio e di polizia delle costruzioni e il loro potere di cognizione è di massima limitato all'abuso e all'eccesso di apprezzamento (Scolari, Commentario, ad art. 21 LE, N. 968 con rif.).
3.2. In concreto, il manufatto in contestazione è situato fuori della zona edificabile di Loco, in zona agricola, nel comprensorio monti ed è censito quale meritevole 1a dall'inventario comunale (edifici rustici finora utilizzati prevalentemente a scopo agricolo per i quali è ammessa la trasformazione). L'insorgente, sopraelevando il rustico, ha modificato le pendenze e la forma tipica di aggancio con il tettuccio del ballatoio. Egli ha inoltre collegato i tetti (copertura principale e ballatoio), ha ottenuto una gronda che sporge dalla costruzione 2 m e ha portato a 55 cm la sporgenza della gronda lato est.
Orbene, i lavori effettuati vanno classificati fra gli interventi di trasformazione, ovvero fra gli interventi che implicano una modifica più o meno significativa della sostanza edilizia preesistente. Queste significative trasformazioni contrastano tuttavia con le peculiarità architettoniche tradizionali della valle _, le quali si contraddistinguono per l'assenza di una gronda sporgente nei tetti. Ritenendo che tali modifiche non rispettassero la tipologia caratteristica delle costruzioni sui monti ai sensi dell'art. 26 NAPR e negando di conseguenza la licenza in sanatoria al ricorrente, il municipio non ha quindi abusato o ecceduto nel proprio potere di apprezzamento. La norma in rassegna, volta essenzialmente a tutelare le peculiarità naturali e i siti caratteristici del paesaggio agricolo di montagna della regione, è difatti senz'altro giustificata da importanti interessi pubblici di natura pianificatoria e di protezione ambientale che appaiono preminenti rispetto all'interesse soggettivo del singolo privato nel modificare il tetto per imprecisati motivi "tecnici".
Sul rilascio dell'autorizzazione prevale pure la necessità di non creare un precedente che giustificherebbe l'ammissione di ulteriori simili domande di costruzione in virtù del principio della parità di trattamento, rendendo in tal modo inutili i chiari e legittimi intendimenti pianificatori manifestati dal legislativo di _. A torto il ricorrente invoca una parità di trattamento con casi analoghi che si sarebbero verificati nella zona. Come ha già avuto modo di osservare e di documentare il municipio nella propria risposta al gravame, il ricorrente si fonda in realtà su una documentazione non attuale, su riattazioni antecedenti alla vigente LE, al PR adottato nel 1991, e all'approvazione dell'inventario degli edifici fuori zona edificabile (doc. P-V). Per quanto riguarda invece il caso _, esso è tuttora pendente presso la competente autorità cantonale. Ma vi è di più. Questi edifici riattati, contrariamente al manufatto dell'insorgente, si caratterizzano per la rottura della falda in presenza del ballatoio. Quanto alla costruzione _, essa non ha una tipologia analoga a quella del ricorrente, in quanto priva di ballatoio. Il relativo progetto prevedeva del resto un cambiamento di destinazione del sottotetto, come pure un aggiustamento delle quote.
3.3. Sulla scorta delle considerazioni che precedono si deve quindi concludere che i lavori realizzati abusivamente dal ricorrente non possono essere posti al beneficio di un permesso in sanatoria. La decisione censurata non procede infatti da un esercizio abusivo del potere di apprezzamento che la legge riserva al comune in ordine alla valutazione dell'adeguatezza della misura applicata. Da questo profilo, l’impugnativa va senz’altro disattesa.
4. 4.1. Le opere edilizie realizzate senza permesso, in contrasto con il diritto materialmente applicabile, vanno di principio demolite o rettificate (art. 43 LE). Il principio di legalità e quello di uguaglianza esigono che le costruzioni realizzate senza autorizzazione in contrasto con il diritto materiale siano per principio fatte rettificare o demolire (RDAT 1979, N. 77; Scolari, op. cit., ad art. 43 LE, N. 1277). Ammettere il contrario significherebbe premiare l'inosservanza della legge, favorire la sua violazione e suscitare l'impressione che l'autorità non sia in grado o non voglia esigerne il rispetto (DTF 100 I a 348). La misura del ripristino effettivo è sostituita da una sanzione pecuniaria nei casi in cui risulta impossibile o sproporzionata (art. 44 LE).
4.2. In concreto, la sistemazione del tetto si pone in contrasto insanabile con le norme comunali che regolano l'attività edilizia nel comprensorio dei monti, fuori delle zone edificabili. Come si è visto in precedenza, il contrasto è grave ed evidente. La violazione materiale posta in essere dall'insorgente in perfetta malafede non è quindi priva di rilevanza dal profilo dell'interesse pubblico. Essa è inoltre particolarmente significativa per il municipio, che ha dovuto intervenire diverse volte presso l'insorgente affinché presentasse una domanda di costruzione in sanatoria (scritti 31 luglio, 16 settembre e 14 ottobre 1997). L'ordine di ripristino censurato regge quindi alle critiche del ricorrente.
5. In esito alle considerazioni che precedono il giudizio governativo, immune da violazioni del diritto, va quindi confermato.
Tassa di giustizia e spese seguono la soccombenza (art. 28 PAmm).