Decision ID: fc74b968-127f-54da-be19-c51ae2c49c0c
Year: 2021
Language: it
Court: CH_BVGE
Chamber: CH_BVGE_001
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: 

Visto:
la domanda d'asilo che A._ ha presentato con la figlia B._
in Svizzera il 14 luglio 2021,
i riscontri dattiloscopici nell'unità centrale del sistema europeo «EURO-
DAC», dai quali risulta che l'interessata aveva già depositato una domanda
d'asilo in Germania, Belgio, Svezia e a Malta (cfr. atto SEM [...]-12/1),
i verbali di rilevamento dei dati personali del 20 luglio 2021 (cfr. atto
SEM 17/11) e del colloquio personale del 23 luglio 2021 conformemente
all'art. 5 del regolamento (UE) n. 604/2013 del Parlamento europeo e del
Consiglio del 26 giugno 2013 che stabilisce i criteri e i meccanismi di de-
terminazione dello Stato membro competente per l'esame di una domanda
di protezione internazionale presentata in uno degli Stati membri da un cit-
tadino di un paese terzo o da un apolide (rifusione; Gazzetta ufficiale dell'U-
nione europea [GU] L 180/31 del 29 giugno 2013; di seguito: Regolamento
Dublino III; cfr. atto SEM 22/5),
la richiesta di ripresa in carico delle interessate che la Segreteria di Stato
della migrazione (di seguito: SEM) ha presentato alle competenti autorità
tedesche il 23 luglio 2021 (cfr. atto SEM 24/5),
il rifiuto del 28 luglio 2021 da parte delle suddette autorità di riprendere in
carico le richiedenti in quanto le stesse beneficerebbero della protezione
sussidiaria a Malta (cfr. atti SEM 30/2 e 31/2),
lo scritto del 28 luglio 2021, per mezzo del quale la SEM ha invitato le ri-
chiedenti ad esprimersi circa l'eventuale applicazione dell'art. 31a cpv. 1
lett. a della legge sull'asilo del 26 giugno 1998 (LAsi, RS 142.31) ed il rela-
tivo rinvio verso Malta (cfr. atto SEM 33/1),
la richiesta di riammissione presentata dalla SEM alle competenti autorità
maltesi il 29 luglio 2021 conformemente alla Direttiva 2008/115/CE del Par-
lamento europeo e del Consiglio recante le norme e procedure comuni ap-
plicabili negli Stati membri al rimpatrio di cittadini di paesi terzi il cui sog-
giorno è irregolare (cfr. atto SEM 34/1),
l'accoglimento della richiesta di riammissione da parte delle autorità maltesi
il 3 agosto 2021 (cfr. atto SEM 37/1),
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la richiesta di ulteriori informazioni del 3 agosto 2021 in merito allo statuto
di cui disporrebbero le richiedenti a Malta (cfr. atto SEM 39/2) e la risposta
delle autorità maltesi del medesimo giorno (cfr. atto SEM 43/2),
lo scritto del 3 agosto 2021 per mezzo del quale le interessate hanno fatto
uso del loro diritto di essere sentite in merito all'applicazione dell'art. 31a
cpv. 1 lett. a LAsi ed al loro trasferimento a Malta (cfr. atto SEM 40/3),
la documentazione medica inerente in particolare i problemi all'orecchio
della richiedente (timpano perforato) ed i problemi dello sviluppo del lin-
guaggio della figlia (cfr. atti SEM 29/1, 46/1, 47/2, 48/2, 54/2, 56/2),
la bozza di decisione della Segreteria di Stato del 9 agosto 2021 (cfr. atto
SEM 49/10),
il parere dell'11 agosto 2021 delle interessate in merito alla bozza di deci-
sione (cfr. atto SEM 50/3),
la decisione dell'11 agosto 2021, notificata alle interessate in data 12 ago-
sto 2021 (cfr. atto SEM 52/1), tramite la quale la SEM non è entrata nel
merito della domanda di asilo ai sensi dell'art. 31a cpv. 1 lett. a LAsi ed ha
pronunciato l'allontanamento delle richiedenti dalla Svizzera verso Malta,
ritenendo l'esecuzione della misura lecita, esigibile e possibile,
il ricorso del 19 agosto 2021 (cfr. timbro del plico raccomandato; data d'en-
trata: 20 agosto 2021) contro la summenzionata decisione, mediante il
quale le insorgenti hanno chiesto l'annullamento della decisione impugnata
e la concessione dell'ammissione provvisoria in Svizzera; in subordine la
restituzione degli atti all'autorità inferiore per complemento istruttorio; al-
tresì hanno presentato una domanda di assistenza giudiziaria nel senso
della dispensa dal versamento delle spese di giudizio e del relativo anti-
cipo, con protestate tasse e spese,
i certificati medici del 4 agosto 2021 inerente la figlia e dell'11 agosto 2021
inerente l'insorgente, allegati in sede ricorsuale,
i fatti del caso di specie che, se necessari, verranno ripresi nei considerandi
che seguono,
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e considerato:
che le procedure in materia d'asilo sono rette dalla legge federale sulla
procedura amministrativa del 20 dicembre 1968 (PA, RS 172.021), dalla
legge sul Tribunale amministrativo federale del 17 giugno 2005 (LTAF,
RS 173.32) e dalla legge sul Tribunale federale del 17 giugno 2005 (LTF,
RS 173.110), in quanto la LAsi non preveda altrimenti (art. 6 LAsi),
che presentato tempestivamente (art. 108 cpv. 3 LAsi) contro una deci-
sione in materia di asilo della SEM (art. 6 e 105 LAsi; art. 31‒33 LTAF), il
ricorso è di principio ammissibile sotto il profilo degli art. 5, 48 cpv. 1 lett. a‒
c e art. 52 PA,
che occorre pertanto entrare nel merito del ricorso,
che i ricorsi manifestamente infondati, ai sensi dei motivi che seguono,
sono decisi dalla giudice in qualità di giudice unica, con l'approvazione di
un secondo giudice (art. 111 lett. e LAsi) e la decisione è motivata soltanto
sommariamente (art. 111a cpv. 2 LAsi),
che ai sensi dell'art. 111a cpv. 1 LAsi, si rinuncia allo scambio degli scritti,
che nell'ambito del colloquio Dublino e del diritto di essere sentito, le inte-
ressate hanno dichiarato di non voler fare ritorno a Malta per timore che il
padre di B._ potesse venire e portare via la bambina; che inoltre, a
Malta la figlia non avrebbe ricevuto le cure mediche necessarie, rispettiva-
mente le autorità avrebbero detto loro che avrebbero dovuto pagare le vi-
site mediche; che altresì, in tale Paese esse sarebbero sole, senza una
cerchia di amici, senza lavoro e senza futuro; che la figlia non avrebbe
potuto andare a scuola e non avrebbero avuto un permesso di soggiorno
illimitato; che le autorità avrebbero loro comunicato che un rinnovo del per-
messo di soggiorno non avrebbe potuto avvenire se esse avrebbero nuo-
vamente lasciato il Paese; che al ritorno dalla Germania esse avrebbero
vissuto per strada per 20 giorni; che la giurisprudenza recente ed altri rap-
porti hanno rilevato che il sistema a Malta sarebbe sovraccarico; che inol-
tre, le richiedenti hanno aggiunto che la loro situazione medica non sa-
rebbe ancora sufficientemente chiara e la SEM dovrebbe ottenere delle
garanzie per assicurare un alloggio adeguato e il sostegno all'interessata
ed alla figlia, in qualità di persone vulnerabili; che infine, andrebbe pure
tenuto conto dell'interesse superiore del fanciullo ai sensi dell'art. 3 della
Convenzione sui diritti del fanciullo del 20 novembre 1989 (Conv. diritti fan-
ciullo, RS 0.107; cfr. atti SEM 22/5 e 40/3),
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che, nella decisione impugnata, la SEM ha constatato che il Consiglio fe-
derale ha designato Malta come Stato terzo sicuro ai sensi dell'art. 6a
cpv. 2 lett. b LAsi e che le autorità maltesi si sarebbero dichiarate disposte
a riaccettare le interessate sul loro territorio; che di conseguenza, la SEM
non è entrata nel merito della citata domanda ai sensi dell'art. 31a cpv. 1
lett. a LAsi,
che circa l'esecuzione dell'allontanamento, la SEM ha indicato che l'ese-
cuzione dell'allontanamento sarebbe ammissibile e ragionevolmente esigi-
bile; che le difficili condizioni di vita a Malta non sarebbero sufficienti per
dimostrare che il trasferimento in tale Paese costituirebbe una violazione
dell'art. 3 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle
libertà fondamentali del 4 novembre 1950 (CEDU, RS 0.101), dell'art. 4
della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea (GU C 364/1 del
18 dicembre 2000; di seguito: CartaUE) o dell'art. 3 della Convenzione
contro la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti
del 10 dicembre 1984 (Conv. tortura, RS 0.105); che invero, Malta sarebbe
vincolata alla Direttiva 2011/95/UE del Parlamento europeo e del Consiglio
del 13 dicembre 2011 recanti norme sull'attribuzione della qualifica di be-
neficiario di protezione internazionale (direttiva qualifiche), su uno status
uniforme per i rifugiati o per le persone aventi titolo a beneficiare della pro-
tezione sussidiaria, nonché sul contenuto della protezione riconosciuta;
che segnatamente gli art. 26, 27, 29, 30 e 32 di questa direttiva autorizze-
rebbero i beneficiari di protezione sussidiaria ad avere accesso ad un'atti-
vità retribuita o non, e garantirebbero l'accesso al sistema di istruzione ge-
nerale o professionale per bambini e per adulti, alla protezione sociale, al
sistema sanitario e all'alloggio,
che per ciò concerne il permesso di soggiorno a Malta, le autorità maltesi
avrebbero confermato che esse avrebbero un permesso finché la prote-
zione sussidiaria non dovesse essere revocata per un miglioramento della
situazione generale nel paese d'origine; che l'interesse superiore di
B._ sarebbe chiaramente quello di rimanere con la madre,
che inoltre, Malta sarebbe uno Stato di diritto con un'autorità di polizia fun-
zionante e disposta ed in grado di offrire la protezione adeguata; che quindi
la richiedente in caso di problemi con il padre della bambina potrebbe ri-
volgersi alle autorità,
che in seguito, per ciò che riguarda lo stato di salute delle richiedenti, la
SEM ha da una parte ritenuto completa l'istruzione; che i certificati medici
fornirebbero un quadro chiaro e consolidato delle condizioni di salute; che
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si potrebbe altresì escludere che lo stato di salute peggiorerebbe in caso
di ritorno a Malta; che tale Paese disporrebbe infatti di un'infrastruttura me-
dica sufficiente;
che per quanto concerne la presenza della sorella della ricorrente in Sviz-
zera, la relazione con la stessa non sarebbe tutelata dall'art. 8 CEDU,
che infine, in merito al sovraccarico del sistema d'asilo a Malta e le viola-
zioni dei diritti umani, l'autorità inferiore ha rilevato che le richiedenti, in
quanto beneficiarie di protezione internazionale e titolari di un permesso di
soggiorno non sarebbero più considerate dei richiedenti l'asilo e non vi sa-
rebbero dunque motivi di ritenere che verrebbero messe in detenzione
dopo il loro ritorno a Malta,
che l'esecuzione dell'allontanamento sarebbe pure possibile sul piano tec-
nico e pratico,
che, nel ricorso le insorgenti censurano innanzitutto un accertamento ine-
satto ed incompleto dei fatti giuridicamente rilevanti, in particolare per
quanto riguarda la situazione medica; che l'autorità inferiore non avrebbe
attesto il risultato della visita specialistica della richiedente dall'otorinolarin-
goiatra prima di emanare la decisione; che altresì, le condizioni della figlia
non sarebbero state sufficientemente indagate; che non sarebbe avvenuto
alcun approfondimento diagnostico in merito al suo ritardo dello sviluppo
del linguaggio; che sarebbe evidente che la situazione di profonda instabi-
lità della madre starebbe condizionando lo sviluppo della figlia – sviluppo il
cui ritardo andrebbe certificato con un test specialistico; che sarebbe chiaro
che la bambina starebbe vivendo una fase particolarmente delicata dello
sviluppo che alla sua età potrebbe sfociare in ritardi cognitivi e quindi disa-
bilità; che la visita effettuata dal Dr. C._ risulterebbe insufficiente ed
inaccurata; che in assenza di valutazione pediatrica e logopedica adeguata
entro tempistiche ragionevoli, vi sarebbe un rischio considerevole che lo
sviluppo cognitivo della bambina sarebbe definitivamente compromesso,
che in seguito, sarebbe verosimile che a Malta la ricorrente non abbia rice-
vuto aiuto medico per la figlia né un consulto; che ella avrebbe dovuto stare
per strada per 20 giorni con una bimba di 4 anni; che il sistema a Malta
sarebbe sovraccarico e non si saprebbe nemmeno se la bambina dispone
di un titolo valido in tale Paese; che in Svizzera vi sarebbe la sorella che
potrebbe prendersi cura di loro; che in merito all'interesse superiore della
bambina ai sensi dell'art. 3 Conv. diritti fanciullo, la SEM non avrebbe
speso alcuna parola sulle condizioni ambientali che potrebbero influenzare
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lo sviluppo del linguaggio; che l'autorità non si sarebbe neppure espressa
sul ruolo che potrebbe avere la sorella della ricorrente per ridare stabilità
alla famiglia; che l'ambiente stabile che le ricorrenti avrebbero in Svizzera
permetterebbe di tentare un salvataggio in questa fase dello sviluppo,
che in caso di rinvio a Malta vi sarebbero gravi rischi per lo sviluppo della
figlia della ricorrente; che i titolari di protezione sussidiaria avrebbero diritto
soltanto alle prestazioni sociali di base ed ai servizi medici di base; che le
condizioni nei centri aperti rimarrebbero estremamente difficili, a livello di
igiene, sovraffollamento e sicurezza; che l'alloggio rimarrebbe un problema
a causa dei prezzi degli affitti proibitivi; che un ritorno a Malta della madre
sola con figlia a carico – peraltro a rischio disabilità – sarebbe estrema-
mente pericoloso per il bene del bambino; che lo sviluppo attuale della
bimba verrebbe messo in pericolo dalle condizioni ambientali di instabilità
abitativa, economica e medica, in cui sarebbe costretta a vivere,
che in seguito, le ricorrenti censurano un accertamento incompleto dei fatti
rilevanti in merito alla situazione dei beneficiari di protezione internazionale
a Malta; che tale esame sarebbe infatti necessario come rilevato dalla giu-
risprudenza della Corte di Giustizia dell'Unione europea; che inoltre, il trat-
tamento degradante a cui sarebbero esposti i richiedenti l'asilo a Malta sa-
rebbero note e condannate dalla Corte Europea dei Diritti dell'Uomo (Corte
EDU),
che infine, in merito all'interesse superiore della figlia, le ricorrenti rilevano
che l'autorità inferiore non si sarebbe confrontata con il problema che le
condizioni ambientali in cui si ritroverebbe la bambina sarebbero partico-
larmente nocive al suo sviluppo,
che, giusta l'art. 31a cpv. 1 lett. a LAsi, di norma non si entra nel merito
della domanda di asilo se il richiedente può ritornare in uno stato terzo si-
curo secondo l'art. 6a cpv. 2 lett. b LAsi nel quale aveva soggiornato pre-
cedentemente; che si tratta di paesi nei quali il Consiglio federale ritiene vi
sia un effettivo rispetto del principio di «non-refoulement» ai sensi dell'art. 5
cpv. 1 LAsi, nonché dell'art. 3 CEDU e delle disposizioni equivalenti
(cfr. DTAF 2010/56 consid. 3.2),
che il Consiglio federale ha effettivamente inserito, il 14 dicembre 2007,
Malta, come altri paesi dell'Unione europea (UE) e dell'Associazione euro-
pea di libero scambio (AELS), nel novero degli stati terzi sicuri ai sensi
dell'art. 6a cpv. 2 lett. b LAsi; che per questi stati esiste una presunzione di
rispetto del principio di «non-refoulement» (art. 5 cpv. 1 LAsi),
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che le ricorrenti beneficiano della protezione sussidiaria; che contraria-
mente a quanto censurato in sede ricorsuale, dalle informazioni comple-
mentari fornite dalle autorità maltesi risulta che anche la figlia B._ è
beneficiaria di tale statuto (cfr. atto SEM 44/2),
che Malta, in data 3 agosto 2021, ha dichiarato di riaccettare (...) sul pro-
prio territorio (cfr. atto SEM 37/1), per il che le condizioni dell'art. 31a cpv. 1
lett. a LAsi sono soddisfatte,
che, di conseguenza, è a giusto titolo che la SEM non è entrata nel merito
della domanda di asilo secondo l'art. 31a cpv. 1 lett. a LAsi, di modo che,
su questo punto, il ricorso non merita tutela e la decisione impugnata va
confermata,
che le ricorrenti non adempiono le condizioni in virtù delle quali la SEM
avrebbe dovuto astenersi dal pronunciare l'allontanamento dalla Svizzera
(art. 14 cpv. 1 e 2 ed art. 44 LAsi nonché art. 32 dell'ordinanza 1 sull'asilo
relativa a questioni procedurali dell'11 agosto 1999 [OAsi 1, RS 142.311];
DTAF 2009/50 consid. 9),
che lo scrivente Tribunale è pertanto tenuto a confermare la pronuncia
dell'allontanamento,
che l'esecuzione dell'allontanamento è regolamentata, per rinvio
dell'art. 44 LAsi, all'art. 83 della legge federale sugli stranieri e la loro inte-
grazione del 16 dicembre 2005 (LStrI, RS 142.20); che, giusta suddetta
norma, l'esecuzione dell'allontanamento deve essere possibile (art. 83
cpv. 2 LStrI), ammissibile (art. 83 cpv. 3 LStrI) e ragionevolmente esigibile
(art. 83 cpv. 4 LStrI),
che, a norma dell'art. 83 cpv. 3 LStrI in relazione all'art. 44 LAsi l'esecu-
zione dell'allontanamento non è ammissibile quando comporta una viola-
zione degli impegni di diritto internazionale pubblico della Svizzera,
che giusta l'art. 6a cpv. 2 lett. b LAsi, le ricorrenti sono rinviate in uno Stato
terzo designato come sicuro da parte del Consiglio federale, ossia uno
Stato nel quale vi è una presunzione di rispetto degli impegni di diritto in-
ternazionale pubblico, tra cui il rispetto del principio di non respingimento
ai sensi dell'art. 5 cpv. 1 LAsi così come del principio del divieto della tor-
tura sancito dall'art. 3 CEDU e dall'art. 3 Conv. tortura (cfr. FANNY MATTHEY,
in: Cesla Amarelle/Minh Son Nguyen, Code annoté de droit des migrations,
LAsi, 2015, n. 12 ad art. 6a LAsi),
https://www.swisslex.ch/DOC/ShowLawViewByGuid/a9c93e17-07c7-4ad9-ac08-f9da47f8f369/3572bcc7-d292-44fd-99ab-e2d1f3eca9a5?source=document-link&SP=5|zpixhk
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che appartiene alle interessate sovvertire tale presunzione,
che il respingimento forzato di persone che soffrono di problematiche va-
letudinarie, costituisce una violazione dell'art. 3 CEDU unicamente in cir-
costanze eccezionali; che ciò risulta essere il caso segnatamente laddove
la malattia dell'interessato si trovi in uno stadio a tal punto avanzato o ter-
minale da lasciar presupporre che, a seguito del trasferimento, la sua morte
appaia come una prospettiva prossima (cfr. sentenza della Corte EDU
N. contro Regno Unito del 27 maggio 2008, 26565/05; DTAF 2011/9 con-
sid. 7.1),
che una violazione dell'art. 3 CEDU può però anche sussistere qualora vi
siano dei seri motivi di ritenere che la persona, in assenza di trattamenti
medici adeguati nello Stato di destinazione, sarà confrontata ad un reale
rischio di un grave, rapido ed irreversibile peggioramento delle condizioni
di salute comportante delle intense sofferenze o una significativa riduzione
della speranza di vita (cfr. sentenza della Corte EDU Paposhvili contro Bel-
gio del 13 dicembre 2016, 41738/10, § 181 segg.),
che essendo decisivo e vista la doglianza in tal senso, occorre a questo
punto chiedersi se l'accertamento dei fatti operato dall'autorità inferiore
quanto alle affezioni di cui soffre la figlia dell'insorgente ed all'accesso all'al-
loggio ed alle prestazioni mediche a Malta sia stato o meno esaustivo,
che alla luce del principio inquisitorio l'autorità competente deve infatti pro-
cedere d'ufficio all'accertamento esatto e completo dei fatti giuridicamente
rilevanti (cfr. DTAF 2019 I/6 consid. 5.1),
che nel caso in narrativa non appare che la SEM sia venuta meno agli
obblighi che le si impongono in virtù di tale massima,
che alla ricorrente è stata diagnosticata una perforazione al timpano sini-
stro in ragione di un'otite cronica mesotimpanica per la quale necessite-
rebbe un'operazione chirurgica (cfr. atto SEM 48/2); che alla bambina in-
vece è stato diagnosticato un leggero ritardo del linguaggio, il quale neces-
siterebbe un'osservazione sulla lunga durata dello sviluppo della bambina,
sia nel quotidiano che nell'ambito scolastico, al fine di accertare il reale
stato del suo sviluppo del linguaggio (cfr. atto SEM 47/2),
che il substrato fattuale non conteneva pertanto indicatori quanto all'esi-
stenza, finanche potenziale, di affezioni terminali ai sensi della giurispru-
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denza convenzionale; che allo stesso modo, non vi erano elementi per so-
spettare che le patologie diagnosticate potessero raggiungere un tale li-
vello di gravità da configurare un rischio reale di peggioramento rapido ed
irreversibile dello stato valetudinario delle ricorrenti comportante delle in-
tense sofferenze o una significativa riduzione della speranza di vita in caso
di trasferimento,
che conto tenuto delle questioni giuridiche che si ponevano, al momento
dell'emissione del provvedimento sindacato, il complesso fattuale era dun-
que sufficientemente delineato per giudicare il trasferimento delle interes-
sate a Malta, di modo che, nulla può essere rimproverato all'autorità infe-
riore, che non ha violato il principio inquisitorio,
che in seguito, il Tribunale rileva che per quanto riguarda la situazione della
bambina, va riconosciuto come allegato in sede ricorsuale che le condizioni
ambientali possono influenzare lo sviluppo del linguaggio; che tuttavia tale
ritardo nello sviluppo nel caso in disamina non può essere imputato in alcun
modo alle condizioni presenti a Malta; che invero, la bambina, all'età di
quasi cinque anni ha vissuto gran parte della propria vita tra Svezia, Belgio,
Germania e Svizzera, mentre a Malta ha vissuto i primi 10 mesi, poi per
cinque mesi tra ottobre 2017 e febbraio 2018 e per altri tre mesi da marzo
2021 a giugno 2021 per un totale di un anno e mezzo soltanto (cfr. atto
SEM 22/5); che pertanto, l'allegata condizione di instabilità delle insorgenti
risulta piuttosto data dal fatto che esse si sono recate in diversi Paesi eu-
ropei dove hanno depositato una domanda d'asilo e non dalla situazione
presente a Malta; che pertanto non è corretto affermare che le condizioni
di sussistenza a Malta abbiano avuto un effetto negativo sullo sviluppo
della bambina,
che in seguito, per quanto riguarda l'accesso alle cure, come da prassi del
Tribunale (cfr. sentenza del Tribunale E-3973/2020 del 17 agosto 2020
consid. 7.4.2 e relativi riferimenti) e come a giusto titolo rilevato dalla SEM
nella decisione impugnata, Malta dispone di un'infrastruttura medica suffi-
ciente,
che nel caso in disamina – al di là della credibilità dell'affermazione delle
insorgenti secondo cui non avrebbero avuto accesso ad un consulto me-
dico per la bambina – non risulta che esse abbiano fatto valere il loro diritto,
in quanto beneficiarie di protezione sussidiaria, ad avere accesso alle pre-
stazioni mediche necessarie,
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che i beneficiari di protezione possono inoltre contare sulle garanzie deri-
vanti dalla direttiva qualifiche; che gli obblighi di Malta, derivanti dal diritto
europeo, nei confronti dei beneficiari di protezione costituiscono la non di-
scriminazione nell'accesso all'occupazione, all'istruzione, all'assistenza so-
ciale, all'assistenza sanitaria, all'accesso all'alloggio e agli strumenti di in-
tegrazione (cfr. capo VII [contenuto della protezione internazionale] della
direttiva qualifiche),
che spetta dunque alle insorgenti rivolgersi alle autorità per fare valere il
loro diritto ad avere accesso alle prestazioni mediche (cfr. art. 30 direttiva
qualifiche) e ad un alloggio secondo modalità equivalenti a quelle previste
per altri cittadini terzi soggiornanti a Malta in conformità all'art. 32 direttiva
qualifiche; che su questo punto non risulta che le interessate al loro ritorno
dalla Germania a marzo 2021, dove sarebbero rimaste per strada 20 giorni,
si siano rivolte alle autorità per far valere i loro diritti oppure un'eventuale
violazione degli stessi,
che per ciò che riguarda le condizioni di vita nei centri aperti riportate in
sede ricorsuale, va osservato che tali centri sono previsti per i richiedenti
l'asilo; che come a giusto titolo già rilevato dalla SEM nel provvedimento
impugnato, le richiedenti, in qualità di beneficiarie di protezione sussidiaria
non sono più richiedenti l'asilo,
che altresì, le ricorrenti oltre a rivolgersi alle strutture statali, possono anche
rivolgersi ai numerosi organismi di natura caritativa al fine di ottenere assi-
stenza,
che inoltre, in caso di violazione di diritti sanciti dalla CEDU, le insorgenti
potranno adire i tribunali maltesi, ed in ultima istanza la Corte EDU (art. 34
CEDU),
che infine, non risulta neppure che la bambina rimanga in Svizzera confor-
memente al suo interesse superiore ai sensi dell'art. 3 Conv. diritti fanciullo,
che contrariamente a quanto rilevato in sede ricorsuale, la bambina risiede
in Svizzera da poco più di un mese, un lasso di tempo troppo breve per
considerarla una situazione di stabilità; che anche per ciò che è della pre-
senza in Svizzera della sorella della ricorrente – e zia della bambina – non
risulta dagli atti che sia necessario il suo sostegno; che altresì, la parente
vive nel canton D._ e dunque nemmeno nelle vicinanze delle insor-
genti, residenti al Centro federale senza funzioni procedurali di E._;
che peraltro, la ricorrente, la prima volta che ha soggiornato in Svizzera
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senza depositare domanda d'asilo, ha vissuto presso un'amica e non
presso la sorella (cfr. atto SEM 22/5),
che in conclusione, l'esecuzione dell'allontanamento a Malta è ammissibile
ai sensi delle norme di diritto internazionale pubblico nonché della LAsi
(art. 83 cpv. 3 LStrI in relazione all'art. 44 LAsi
che giusta l'art. 83 cpv. 4 LStrI, l'esecuzione dell'allontanamento non può
essere ragionevolmente esigibile qualora, nello Stato d'origine o di prove-
nienza, lo straniero venisse a trovarsi concretamente in pericolo in seguito
a situazioni quali guerra, guerra civile, violenza generalizzata o emergenza
medica,
che ai sensi dell'art. 83 cpv. 5 LStrI, l'esecuzione dell'allontanamento verso
i paesi UE/AELS è da ritenersi di principio esigibile e che tale presunzione
legale può essere sovvertita solo se l'interessato rende verosimile che, per
delle ragioni personali, il suo rinvio non può essere ritenuto ragionevol-
mente esigibile (cfr. fra le tante, sentenza del Tribunale D-559/2020 del
13 febbraio 2020 consid. 9),
che dalle carte processuali non emergono ostacoli dal profilo dell'esigibilità
dell'allontanamento,
che alla luce di quanto sopra, non vi sono elementi per ritenere che le in-
sorgenti si ritroverebbero in una situazione esistenziale di concreto pericolo
in seguito al suo trasferimento verso Malta,
che, infine, non risultano impedimenti neppure dal profilo della possibilità
dell'esecuzione dell'allontanamento (art. 44 LAsi in relazione all'art. 83
cpv. 2 LStrI); che le autorità maltesi hanno dato il loro benestare alla riam-
missione delle medesime; che l'esecuzione dell'allontanamento è dunque
pure possibile,
che, di conseguenza, anche in materia di esecuzione dell'allontanamento,
il gravame va disatteso e la querelata decisione confermata,
che pertanto, la SEM con la decisione impugnata non ha violato il diritto
federale né abusato del suo potere d'apprezzamento ed inoltre non ha ac-
certato in modo inesatto o incompleto i fatti giuridicamente rilevanti
(art. 106 cpv. 1 LAsi), altresì, per quanto censurabile, la decisione non è
inadeguata (art. 49 PA); che pertanto il ricorso va respinto,
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che, avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, la domanda di esen-
zione dal versamento di un anticipo equivalente alle presunte spese pro-
cessuali è divenuta priva di oggetto,
che, infine, ritenute le allegazioni ricorsuali sprovviste di probabilità di esito
favorevole, la domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa
dal versamento delle spese processuali, è respinta (art. 65 cpv. 1 PA),
che, visto l'esito della procedura le spese processuali, di CHF 750.– che
seguono la soccombenza, sono poste a carico delle ricorrenti (art. 63
cpv. 1 e 5 PA nonché art. 3 lett. b del Regolamento sulle tasse e sulle spese
ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 feb-
braio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]),
che la decisione è definitiva e non può, in principio, essere impugnata con
ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83
lett. d cifra 1 LTF).
(dispositivo alla pagina seguente)
D-3710/2021
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il Tribunale amministrativo federale pronuncia:
1.
Il ricorso è respinto.
2.
La domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa dal versa-
mento delle spese processuali, è respinta.
3.
Le spese processuali, di CHF 750.–, sono poste a carico delle ricorrenti.
Tale ammontare deve essere versato alla cassa del Tribunale amministra-
tivo federale, entro un termine di 30 giorni dalla spedizione della presente
sentenza.
4.
Questa sentenza è comunicata alle ricorrenti, alla SEM e all'autorità can-
tonale.
La giudice unica: La cancelliera:
Chiara Piras Sebastiana Bosshardt