Decision ID: 1b21814e-8d45-525a-b62d-5f20dcfbfc46
Year: 2009
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_005
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: 

ritenuto
in fatto:
A.
Il 14 dicembre 2006 la _ ha organizzato al ristorante _ di _, gestito dalla RI 1, una serata d'intrattenimento alla quale hanno partecipato persone vicine alla società CO 1, con la quale l'organizzatrice aveva stipulato un contratto per la cura del marketing. In seguito al mancato pagamento della fattura del ristoratore, RI 1 ha promosso una procedura esecutiva per fr. 7351.25 oltre interessi contro la CO 1. Avendo l'escussa omesso di interporre opposizione al PE n. _ dell'UEF di Locarno intimatole il 4 luglio 2007, la procedente ha chiesto di proseguire l'esecuzione, sicché il 10 agosto 2007 alla CO 1 è stata notificata la comminatoria di fallimento.
B.
Con istanza del 30 agosto 2007 CO 1, basandosi sull'art. 85
a
LEF, ha chiesto al Pretore della giurisdizione di Locarno Campagna di accertare l'inesistenza del menzionato debito e di annullare l'esecuzione in questione. Essa ha in sintesi sostenuto che la cena era stata commissionata dalla _, unica debitrice nei confronti della RI 1. All'udienza del 22 ottobre 2007, indetta per la discussione, la convenuta ha postulato il rigetto dell'istanza, rilevando che la cena era stata effettivamente organizzata dalla _ ma su espresso incarico degli organi dell'istante.
C.
Statuendo il 23 luglio 2008 il Pretore, basandosi sulle risultanze istruttorie dalle quali non ha dedotto la prova, che incombeva alla procedente apportare, del fondamento della sua pretesa, ha accolto l'istanza accertando l'inesistenza del credito vantato dalla convenuta nei confronti di CO 1 e oggetto dell'esecuzione n. _ dell'UEF di Locarno che il primo giudice ha annullato.
D.
Con ricorso per cassazione del 29 luglio 2008 RI 1 è insorta contro il predetto giudizio postulandone l'annullamento sulla base del titolo di cassazione di cui all'art. 327 lett. g CPC. La ricorrente rimprovera al primo giudice di aver arbitrariamente valutato le prove ed erroneamente applicato il diritto sostanziale, in particolare le norme sulla rappresentanza, non ritenendo vincolata dal contratto la CO 1 nonostante questa sia stata validamente rappresentata dalla _. Nelle sue osservazioni del 1° settembre 2008 la controparte ha chiesto il rigetto del ricorso.

Considerando
in diritto:
1.
Giusta l'art. 327 lett. g CPC una sentenza del Pretore o del Giudice di pace può essere annullata quando è stata manifestamente violata una norma di diritto materiale o formale oppure in caso di valutazione manifestamente errata di atti di causa o di prove. Per costante giurisprudenza del Tribunale federale una decisione è arbitraria quando viola gravemente una norma o un principio giuridico chiaro ed indiscusso o quando contrasta in modo intollerabile con il sentimento della giustizia e dell'equità. Arbitrio e violazione della legge non vanno confusi; per essere definita come arbitraria tale violazione dev'essere manifesta e riconosciuta (o riconoscibile) a prima vista; l'arbitrio non può essere ravvisato già nella circostanza che un'altra soluzione sarebbe immaginabile o persino preferibile; è doveroso scostarsi da questa scelta solamente se simile soluzione appare come insostenibile, in contraddizione palese con la situazione reale, non sorretta da ragione oggettiva o lesiva di un diritto certo (DTF
134 I 148 consid. 5.4).
2.
Il Pretore ha accertato l'inesistenza del debito vantato dalla RI 1 nei confronti della CO 1 non avendo la prima dimostrato che la serata organizzata dalla società _ nel suo esercizio pubblico dovesse in qualche modo essere addebitata all'istante. In particolare il primo giudice non ha ritenuto provato che nel commissionare la cena la _ abbia agito in qualità di rappresentante della CO 1. La ricorrente contesta tale accertamento sostenendo invece che la _, era implicitamente autorizzata a organizzare la cena sulla base del contratto di marketing sottoscritto con la CO 1, e pur non essendosi espressamente presentata quale rappresentante di quest'ultima, ha agito in modo tale da lasciar intendere nel terzo in buona fede, quale era lei, l'esistenza di tale rapporto di rappresentanza.
3.
Sennonché, così argomentando, la ricorrente dimentica che per motivare un ricorso per cassazione non basta contrapporre alla sentenza impugnata una propria versione dei fatti o una personale valutazione delle prove, per quanto preferibile essa appaia, ma occorre spiegare perché un determinato accertamento dei fatti o una determinata valutazione del materiale probatorio sarebbero arbitrari, ovvero viziati di errore qualificato. E non basta nemmeno dolersi di arbitrio nella motivazione, ma occorre dimostrare arbitrio anche nel risultato. In concreto, la ricorrente si rivolge a questa Camera come se adisse un'autorità di secondo grado munita di pieno potere cognitivo nell'accertamento dei fatti e nella valutazione delle prove. Ciò premesso il ricorso, di natura spiccatamente appellatoria, è improprio a sostanziare una critica di arbitrio.
4.
Si volesse da ciò prescindere, l'esito del ricorso non muterebbe come si vedrà in appresso. In concreto, non è contestato che la serata del 14 dicembre 2006 svoltasi nel ristorante gestito dalla convenuta e alla quale hanno partecipato persone legate alla CO 1
,
non è stata organizzata da quest'ultima bensì dalla _, società incaricata di curare la sua immagine. Litigiosa è la questione di sapere se l'accertamento del Pretore secondo cui non è stato provato che nel commissionare la cena la _ abbia agito in qualità di rappresentante della CO 1 è arbitrario.
a)
Con l'azione prevista dall'art. 85
a
LEF il legislatore ha posto a disposizione dell'escusso un rimedio straordinario e sussidiario onde permettergli, nei casi in cui non dispone più di una via ordinaria di far accertare giudizialmente l'inesistenza del debito, la sua estinzione o la concessione di una dilazione di modo che, se l'azione è ammessa, il tribunale annulla oppure sospende l'esecuzione (art. 85
a
cpv. 3 LEF;
Gilliéron
, Commentaire de la loi fédérale sur la poursuite pour dettes et la faillite, 1999, n. 8–9, 15–16 e 90 ad art. 85
a
LEF
). Quest'azione è esperibile “in ogni tempo”, ovvero fintanto che l'esecuzione è pendente (
Schmidt
, in Commentaire romand de la Loi fédérale sur la poursuite pour dettes et la fallite, 2005, n. 5 ad art. 85
a
LEF), rispettivamente fino al momento della ripartizione di quanto realizzato (
Schmidt
, op. cit., n. 8 ad art. 85
a
LEF; DTF 129 III 198 consid. 2.1 con riferimenti). Trattandosi di un'azione di accertamento negativo, questo rimedio permette di ottenere un effetto sostanziale riguardo all'inesistenza del debito, comportando altresì un effetto puramente esecutivo – simile a quello previsto dall'art. 85 LEF – ossia l'ordine del giudice di annullamento, rispettivamente di sospensione della procedura esecutiva (DTF 125 III 149
;
Gilliéron
, op. cit., n. 8 e 9 ad art. 85
a
LEF).
b)
In quest'azione il creditore, che vi è convenuto, è tenuto a dimostrare il fondamento del proprio credito (art. 8 CC), mentre spetta al debitore/attore sostanziare le eccezioni liberatorie delle quali si prevale per dimostrare l'inesistenza del debito (
Bodmer
in:
Basler Kommentar zum SchKG, vol.
I, 1998, n. 4 ad
art. 85
a
LEF).
L'inversione dei ruoli processuali non comporta anche il capovolgimento dell'onere della prova a danno del debitore e attore (
Jäger/Walder/Kull/ Kottmann
, Bundesgesetz über Schuldbetreibung und Konkurs, 4
a
edizione, n. 13 ad art. 85a;
Tenchio
, Feststellungs- klagen und Feststellungsprozess nach Art. 85a SchKG, 1999, pag. 146).
5.
Ciò premesso, nella fattispecie spettava quindi alla RI 1 dimostrare che la CO 1 era la sua effettiva controparte contrattuale in base alle norme sulla rappresentanza, avendo questa organizzato la serata nel suo esercizio pubblico tramite la _ (cfr.
Watter
in: Basler Kommentar, OR I, 3a edizione, n. 35 ad art. 32 CO).
a)
In concreto è indiscusso che l'evento in questione è stato commissionato dalla _ senza che questa abbia espressamente comunicato alla convenuta di agire per conto dell'istante. La ricorrente sostiene che questa società ha organizzato la cena nell'ambito del contratto di marketing stipulato con l'istante tant'è che tra gli invitati figurano i membri di quest'ultima e persone vicine alla stessa. Per di più l'invito alla cena indicava espressamente quali coordinatori e mandanti della medesima il presidente e vicepresidente dell'istante. Tutto ciò avrebbero dovuto indurre il primo giudice a ritenere che la _ disponeva della facoltà di organizzare la cena del 14 dicembre 2006 per conto della CO 1 e che la _ ha agito a nome della CO 1.
b)
Ora, vi è
rappresentanza
diretta ai sensi dell'art. 32 cpv. 1 e 2 CO quando il rappresentante agisce in nome del rappresentato e, cumulativamente, quando esiste una procura del rappresentato al rappresentante. Agire in nome del rappresentato significa che il rappresentante deve far sì che la controparte riconosca che egli intende far nascere nel rappresentato e non in sé stesso gli effetti del negozio giuridico. Ciò può avvenire in modo esplicito, per il tramite di una comunicazione diretta, oppure quando la volontà di agire come rappresentante è desumibile dalle circostanze o dovrebbe esserlo per un partner contrattuale in buona fede, di modo che l'effetto della rappresentanza si verifica ugualmente. Se questo sia il caso dev'essere giudicato in base al comportamento del rappresentante e della controparte contrattuale e secondo il principio dell'affidamento, badando in particolare a ciò che per la controparte era riconoscibile al momento della stipulazione (art. 32 cpv. 2 CO; art. 18 CO; DTF 90 II 289 consid. 1b;
Zäch
, Berner Kommentar, n. 45 ad art. 32 CO).
c)
Nella fattispecie, è vero che tutto si ignora sul contenuto del contratto per la cura del marketing stipulato tra le parti e che la convenuta ha omesso di presentare. _, presidente del consiglio di amministrazione dell'istante ha dichiarato che
“nell'ambito di questo incarico la _ era abbastanza libera di decidere come agire poiché aveva ricevuto unicamente degli obbiettivi commerciali. È quindi stata la _ a organizzare la cena in quest'ambito” (interrogatorio formale dell'11 marzo 2008, risposta n. 1.4). L'invito dell'11 novembre 2007, poi, menzionava una
serata _,una
serata per i partners _
organizzata
su
mandato dei coordinatori sigg. _ e _
, una serata per tutte le persone che favoriscono il buon esito della promozione, della vendita e dell'esercizio degli impianti convenzionati,
e l'auspicio
di brindare insieme ai successi della _
e la conferma alla partecipazione alla serata poteva essere inoltrata all'indirizzo e-mail della _ (doc. 5). E alla serata, in effetti,
hanno partecipato rappresentanti dei convenzionati con la _ e rappresentanti dei punti vendita (
interrogatorio formale _ dell'11 marzo 2008, risposta n. 1.5), rispettivamente i convenzionati con la _ ovvero i responsabili degli impianti di risalita e i rappresentanti dei punti di vendita (interrogatorio formale di _ dell'11 marzo 2008, risposta n. 1.5). In tali circostanze è possibile che scopo della serata fosse di “
riunire tutte le persone che ruotavano attorno a _ per una questione di marketing
”
(cfr. deposizione _ dell'11 marzo 2008, verbali pag. 2).
d)
Resta il fatto che - non essendo agli atti - tutto si ignora sul contenuto del contratto per la cura del marketing stipulato le parti e in particolare l'estensione del mandato, i poteri di rappresentanza e la regolamentazione di eventuali costi verso terzi. Per di più, _, organizzatore per conto della _ della serata, rispondendo a _ stupito per l'avere ricevuto il precetto esecutivo della RI 1, ha ammesso che
“è uno
sbaglio della _ fatto in mia assenza ... domani in giornata sistemo la faccenda
”
(doc. G). In che modo e per quali motivi tutto si ignora, l'interessato non essendo stato sentito in istruttoria. Ciò posto, senza arbìtrio nel suo risultato, il Pretore poteva considerare che la convenuta non avesse dimostrato di avere organizzato la serata a nome e per conto dell'istante.
e)
È vero che il rapporto di rappresentanza può avvenire anche in caso di
Duldungsvollmacht
(il rappresentato è a conoscenza dell'agire del rappresentante e lo tollera) o di A
nscheinsvollmacht
(il rappresentato ignora negligentemente l'attività del rappresentante). Nel caso di un'azione del terzo nei confronti del presunto rappresentato, incombe al primo dimostrare l'esistenza di un rapporto di rappresentanza o di una fattispecie sostitutiva (cfr.
Watter
, op. cit., n. 35 ad art. 32
). In concreto l'attrice era quindi tenuta a dimostrare che CO 1 sapeva o doveva sapere che _ la rappresentava nei rapporti con lei. In concreto, è vero che _, vice presidente della convenuta, era “d'accordo con la cena” (interrogatorio formale dell'11 marzo 2008, risposta 1.4) e che presidente e vicepresidente della convenuta erano a conoscenza del contenuto dell'invito alla serata (doc. 5), ma ciò ancora non significa che la convenuta avesse consapevolezza circa l'agire della _ con l'istante. Per di più, sugli accordi presi tra l'amministratore dell'istante e _ (cfr. deposizione _ dell'11 marzo 2008, verbali pag. 2) tutto si ignora.
f)
Quanto all'esistenza di un rapporto di rappresentanza risultante dalle circostanze (art. 32 cpv. 2 CO) la ricorrente elenca una serie di indizi quali lo scopo sociale della _, le premesse e il contenuto dell'invito alla serata, la presenza alla cena dei rappresentati dei convenzionati alla _ e soprattutto dei vertici della società istante, l'invio della fattura all'istante e la presenza di segnaposti a forma di montagna. Sennonché, ancora una volta senza arbitrio, il Pretore poteva considerare che la convenuta, non avendo ricevuto l'invito dell'11 novembre 2006, non poteva pensare all'esistenza di un potere di rappresentanza. È vero che la convenuta ha prodotto copia dell'invito (doc. 5), ma ciò non significa che essa lo abbia ricevuto nell'autunno del 2006. Come rilevato dal primo giudice, all'udienza del 22 ottobre 2007 la convenuta non ha mai sostenuto di averlo ricevuto ma solo con le conclusioni essa ha addotto che
“l'invito 11.11.2006
è stato spedito anche al presidente del c.d.a della RI 1, signor _, visto che egli era pure presente alla cena/serata del 14.12.2006
” (memoriale pag. 5 in alto). Che l'interessato fosse presente alla serata nel proprio locale è vero (interrogatori formali di _ e di _ dell'11 marzo 2008, risposte 3), ma ritenere che egli non avesse avuto conoscenza dell'invito non può essere considerato manifestamente insostenibile.
g)
Per quanto attiene poi l'art. 33 cpv. 3 CO, il rapporto di rappresentanza può risultare anche nel caso di comunicazione implicita del potere di rappresentanza da parte del rappresentato al terzo
(
caso della procura esterna apparente
Watter
, op. cit., n. 16 e 31 ad art. 33; sentenza del Tribunale federale 4C. 102/2006 del 21 settembre 2006 consid, 2.2).
Determinante è che la controparte contrattuale abbia potuto interpretare l'atteggiamento del rappresentato, secondo il principio della buona fede (art. 2 cpv. 1 CC), come una sua comunicazione della facoltà di rappresentanza da lui concessa al rappresentante. L'interpretazione oggettiva del partner contrattuale in favore dell'autorizzazione a rappresentare non può basarsi sul solo comportamento del rappresentante: è bensì necessario che questa poggi su elementi oggettivi attribuibili al rappresentato (DTF 120 II 197 consid.
2b/bb; II CCA sentenza 12. 2006.156 del 28 settembre 2006 consid, 9.4.1 con riferimenti). In concreto, nemmeno la ricorrente pretende l'esistenza di un atteggiamento effettivo del rappresentato che in buona fede potesse essere interpretato come un'autorizzazione alla rappresentanza, sicché la questione non merita ulteriore disamina. Ne discende che il ricorso d
eve essere respinto.
6.
Gli oneri processuali seguono la soccombenza (art. 148 cpv. 1 CPC). La ricorrente rifonderà alla controparte, che ha presentato osservazioni per il tramite di un avvocato, un'adeguata indennità per ripetibili