Decision ID: f27c625f-6371-51fb-8e7a-ec7404dfb1d2
Year: 1995
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: civil_law

in fatto:
A.
_e _sono comproprietari, in ragione di 1⁄2 ciascuno, della particella n. _ RFD di _
(località _), descritta a registro fondiario come coltivo vignato (doc. A). _ è proprietario del fondo contiguo, n. _1 RFD, sul quale è posta una casa di abitazione (doc. B).
A favore della particella n. _ e a carico della n. _ e stato iscritto il 30 novembre 1957, in sede di impianto del registro fondiario definitivo (minuta n. _
(doc. A, C), un diritto di passo agricolo.
B.

Il 14 gennaio 1992 _ e _hanno convenuto _ davanti il Pretore di Mendrisio Sud, chiedendo che gli fosse fatto ordine di eliminare a proprie spese il cancello posto all’imbocco del suo fondo (n. _) a confine con la strada cantonale o, in subordine, di lasciarlo costantemente aperto; inoltre, che egli fosse tenuto - previa sistemazione del fondo - a mettere loro a disposizione una superficie di terreno della propria particella con una larghezza minima di 3.00 m, per consentire l’accesso alla loro proprietà mediante veicoli a motore. Infine essi hanno chiesto che fosse ordinato all’Ufficiale dei registri di Mendrisio di modificare (“rettificare”) a libro mastro l’iscrizione della nota servitù in diritto di passo con ogni veicolo; il tutto con le comminatorie penali previste all’art. 292 CP.
C.
Nella risposta del 21 febbraio 1992 _ ha proposto di respingere integralmente la petizione. Egli ha fatto valere che la nota servitù sarebbe limitata a un diritto di passo pedonale, come attestato dall’uso fattone in passato, così che il prospettato diritto di transito con veicoli costituirebbe un’estensione inammissibile della servitù. Inoltre, il cancello litigioso non sarebbe d’ostacolo al corretto esercizio del diritto di passo.
D.
Nei successivi allegati preliminari (replica dell’11 marzo 1992, duplica del 7 maggio 1992) entrambe le parti hanno ribadito le proprie tesi e domande, opponendosi a quelle avversarie.
E.
Esperita l’istruttoria, le parti hanno inoltrato un memoriale conclusivo, confermandosi nelle rispettive richieste di giudizio. Il dibattimento finale si è tenuto il 9 novembre 1993.
F.
Statuendo il 9 febbraio 1994 il Pretore, in parziale accoglimento della petizione, ha fatto ordine al convenuto di ripristinare il diritto di passo sulla propria particella a favore di quella degli attori, su una larghezza di 1.50 m, ordinandogli altresì di eliminare il cancello litigioso, nella misura in cui ostacola il passaggio per la citata larghezza. Egli ha posto inoltre la tassa di giustizia di fr. 1’000.– a carico degli attori in solido nella misura di 4/5 e a carico del convenuto per 1/5. _ e _ sono stati condannati a rifondere alla controparte in solido l’importo di fr. 1’000.– per ripetibili.
G. _
è insorto il 16 marzo 1994 con un appello volto a ottenere, in riforma del querelato giudizio, l’integrale reiezione della petizione, con protesta di spese e ripetibili di prima e seconda istanza.
Nelle loro osservazioni del 3 maggio 1994 _ e _ hanno proposto di respingere l’appello e di confermare la sentenza impugnata.
Considerato
in diritto:
1.
Il Pretore, costatato che l’estensione del diritto di passo agricolo non risulta dall’iscrizione a registro fondiario né dal titolo di acquisto, ha esaminato il modo in cui la servitù fu esercitata per molto tempo, pacificamente e in buona fede. Sulla scorta delle deposizioni testimoniali relative all’uso fattone in passato, alla larghezza e all’ubicazione del sentiero e considerate le risultanze del sopralluogo, egli ha concluso che la servitù litigiosa ha l’estensione del diritto di condurre bestie (“
actus” romano,
art. 171 cpv. 2 LAC), negando invece il diritto di passo con carro postulato dagli attori. Egli ha pertanto respinto la richiesta di accertamento di un diritto di passo veicolare - presupponendo questo l’esistenza di una servitù di passo con carro, non data nella fattispecie -, ha fatto obbligo al convenuto di ripristinare il passaggio per una larghezza di 1.50 m e gli ha ordinato di eliminare il cancello posto all’imbocco della sua proprietà, nella misura in cui è di ostacolo a tale larghezza.
L’appellante rimprovera al Pretore di avere ravvisato a torto un diritto di condurre bestie invece di limitarsi ad ammettere un diritto di passo pedonale. L’unica prova a suffragio della tesi del primo giudice consisterebbe infatti nella deposizione del teste _ , in chiaro contrasto con tutte le altre risultanze istruttorie, e per giunta in passato inimicatosi con il convenuto.
2.
Secondo l’art. 738 CC l’iscrizione nel registro fondiario fa fede circa l’estensione della servitù in quanto determini chiaramente i diritti e le obbligazioni che ne derivano. Entro i limiti dell’iscrizione, l’estensione della servitù può risultare dal titolo di acquisto o dal modo in cui fu esercitata per molto tempo, pacificamente e in buona fede. Occorre riferirsi al senso e allo scopo della servitù e considerare l’interesse e le necessità del fondo dominante (DTF 117 II 537, consid. 4 con riferimenti; I CCA 23 dicembre 1992 in causa M/T consid. 1,
Liver
, Commentario zurighese, ed. 1980, art. 738 CC, n. 16 e 109 segg.), ritenuto che ogni servitù va interpretata restrittivamente e non deve limitare i diritti del fondo serviente che nella misura necessaria al suo normale esercizio (DTF 109 II 414 consid. 3;
Steinauer
, Les droits réels, Tomo II, n. 2292, pag. 321-322).
3 a)
In concreto la questione è di sapere se la servitù litigiosa ha per oggetto un semplice diritto di passo (art. 171 cpv. 1 LAC, “
iter”
romano), come sostenuto dall’appellante, o un diritto di condurre bestie (art. 171 cpv. 2 LAC, “
actus”
romano), come accertato dal Pretore. Giustamente il primo giudice ha rilevato che l’estensione del diritto litigioso non può essere desunta dall’iscrizione a registro fondiario (“diritto di passo agricolo”) - doc. A - e neppure dal titolo di acquisto: manca infatti il contratto di costituzione della servitù e la minuta n. 283 (doc. C) relativa al diritto in esame, non dà alcun ragguaglio. Ci si deve pertanto riferire al modo in cui fu esercitato il diritto di passo agricolo per molto tempo, pacificamente e in buona fede (art. 738 cpv. 2 seconda frase CC;
Steinauer
, op. cit. n. 2295, pag. 323).
b)
Il tracciato del diritto di passo in questione non è contestato dalle parti. Entrambe riconoscono che lo stesso non ha subìto variazioni nel tempo, semmai alcuni miglioramenti a seguito di interventi edilizi effettuati dal convenuto sul fondo serviente e sulla particella confinante n. _ RFD di _ , pure di sua proprietà (appello pag. 7 punto 5, pag. 11 punto 9; osservazioni pag. 4 punto 5). L’appellante sostiene a torto che il Pretore ha concluso per uno spostamento della servitù, facendola passare attraverso il cancello litigioso (appello, pag. 5 segg. punto 5): il primo giudice ha ordinato la parziale rimozione del cancello perché ha conferito al diritto di passo una larghezza maggiore (1.50 m) rispetto a quella attuale del sentiero in corrispondenza del noto cancello (80 cm, cfr. verbale sopralluogo) e non perché abbia inteso modificare l’andamento del sentiero (sentenza impugnata, pag. 8 pt. 8, pag. 7 pt. 5).
Dall’istruttoria risulta che il contestato diritto di passo è sempre stato usato come transito pedonale e che il trasporto di mezzi o prodotti agricoli avveniva unicamente a braccia. Il transito era reso difficoltoso dalla ristrettezza del passaggio e dalla configurazione del terreno, siccome provvisto di una scala e di una curva e perché - prima degli interventi edilizi effettuati dal convenuto negli anni ‘70 - sul lato a valle il sentiero era delimitato da una siepe, a confine di una scarpata (testi _, _ _, _, _, _, doc. 2, 3, 4, 5, verbale di sopralluogo, fotografia versata agli atti da _ _). A causa della ristrettezza del passaggio, ancora, due persone a piedi non potevano transitare una accanto all’altra, ed era impossibile fare uso anche solo di una carriola o di un carretto tirato a mano (teste _ , _, _, _, doc. 5), mentre il teste _ha precisato di non avere mai visto nessuno transitare con mezzi agricoli.
Il teste _ _ha dichiarato invero di essere passato dal sentiero con una carriola e che suo padre vi transitava con un bue e un aratro a tre ruote in ferro. Tale deposizione - rilasciata peraltro da un testimone che per sua stessa ammissione aveva avuto in passato litigi con il convenuto - non è tuttavia decisiva. Essa si trova in palese contrasto con tutte le altre risultanze istruttorie ed è poco credibile. Basti pensare che, come già rilevato, il passo è molto stretto, che vi è una scala e che in origine sul versante a valle del passaggio vi era un dirupo. Risulta quindi difficile immaginare che il padre del teste potesse transitare con bue e aratro quando gli altri testimoni hanno dichiarato che era impossibile passare anche solo con una carriola o due persone affiancate. Come che sia, in tale deposizione non si può ravvedere l’uso fatto in passato della servitù, tutte le altre risultanze attestando esclusivamente un uso pedonale del sentiero.
c)
Dall’istruttoria nel suo complesso emerge in conclusione che l’uso fatto nel tempo della servitù è stato prettamente pedonale. Se ne deduce che l’estensione della stessa corrisponde a un semplice diritto di passo (art. 171 cpv. 1 LAC), che contempla il diritto al passaggio di persona a cavallo o in bicicletta e il diritto di portare carichi sulla persona, quali gerle, ceste, secchi ecc., ad esclusione del passaggio con bestiame, con carro, carretto a mano e carriola e che, nel dubbio, ha una larghezza di almeno 85 cm (
Jacomella
, I rapporti di vicinato nel Canton Ticino, pag. 120). Del resto secondo il diritto cantonale - contrariamente all’assunto dell’appellante (pag. 8 punto 6) applicabile per determinare l’estensione dei diritti di passaggio, in virtù della riserva prevista dal diritto federale (art. 740 CC,
Liver
, op. cit., art. 740 CC, n. 16 segg.) - il diritto di condurre bestie ha una larghezza di 1.70 m (art. 171 cpv. 2 LAC,
Jacomella
, op. cit., pag. 120). Nel caso concreto, come visto, le effettive dimensioni del sentiero risultano però inferiori (1.10 - 1.30 m), di modo che l’estensione della servitù litigiosa non può essere quella riconosciuta dal Pretore. La decisione impugnata non può quindi essere confermata e su questo punto l’appello deve essere accolto.
4.
Per l’art. 737 cpv. 3 CC il proprietario del fondo serviente non può intraprendere nulla che possa impedire o rendere più difficoltoso l’esercizio della servitù. Il Pretore ha ordinato al convenuto di eliminare il cancello posto all’imbocco del fondo serviente, in quanto necessario per consentire il passaggio della larghezza di 1.50 m. Tale decisione, alla luce di quanto esposto al considerando precedente, non può essere integralmente condivisa. Assodato che il cancello rende più difficoltoso l’esercizio della servitù si giustifica di ordinare al convenuto la rimozione del cancello per consentire un passaggio agli attori di almeno 85 cm.
5.
L’appellante censura infine il giudizio sulla ripartizione delle spese e sull’assegnazione di ripetibili, chiedendo che la tassa di giustizia e le spese di fr. 1’000.– siano poste integralmente a carico degli attori, in solido, e che gli siano riconosciuti fr. 2’500.– a titolo di ripetibili. Il Pretore aveva suddiviso gli oneri processuali nella misura di 4/5 a carico degli attori e per 1/5 a carico del convenuto. Inoltre aveva riconosciuto a quest’ultimo fr. 1’000.– per ripetibili.
A norma dell’art. 148 CPC il giudice condanna la parte soccombente a rimborsare all’altra, oltre le tasse e le spese, anche le ripetibili. Visto l’esito del presente giudizio, si giustifica una modifica degli oneri processuali di prima sede. La minima vittoria degli attori relativa alla domanda n. 1 di petizione giustifica di porre a loro carico - in solido - i 4/5 delle spese di prima sede e di riconoscere al convenuto l’importo di fr. 2’000.– per ripetibili (art. 13, 9, 8 TOA).
Le spese dell’odierno pronunciato seguono la soccombenza (art. 148 cpv. 1 CPC) e sono addebitate agli attori in solido, soccombenti in misura pressoché integrale, in ragione di 4/5. Essi rifonderanno inoltre alla controparte un’adeguata indennità per ripetibili di appello.