Decision ID: f9dfcc38-6536-5e3c-8b00-86f35b35968b
Year: 2013
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_002
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: civil_law

ritenuto,
in fatto:
A.
Con un contratto denominato “Beratungsvertrag” AP 1 è stato assunto da AO 1 quale Chef di cucina con mansioni dirigenziali presso il _ a partire dal 1
°
gennaio 2007 (doc. B), struttura per la quale egli aveva già fornito alcune consulenze puntuali nel corso del 2006. Il contratto era di durata indeterminata e prevedeva una possibilità di disdetta trimestrale per gravi motivi. La remunerazione è stata fissata in fr. 7’500.- mensili integrati da una commissione dipendente dal contenimento dei costi, a fronte di una presenza obbligatoria di cinque giorni alla settimana per nove ore giornaliere da prestare durante i tempi di servizio, con diritto a cinque settimane di ferie annue (doc. B).
Dopo aver sollecitato in data 27 settembre 2007 AO 1 al versamento di spettanze salariali asseritamente non pagate (doc. C), con scritto del 25 ottobre 2007, AP 1 ha disdetto la relazione contrattuale per il 31 gennaio 2008 (doc. D). Con raccomandata di data 7 novembre 2007, AO 1 ha disdetto il rapporto con effetto immediato adducendo motivazioni da essa ritenute gravi e attinenti all’atteggiamento assunto da AP 1 al quale ha rimproverato di aver interrotto ogni comunicazione con la direzione e di aver tenuto un comportamento inadeguato con i collaboratori (cfr. per i dettagli doc. E).
B.
Con istanza (correttamente: petizione) 28 marzo 2008 AP 1 ha chiesto la condanna di AO 1 al pagamento di complessivi fr. 66'119.65 oltre interessi, di cui fr. 44'426.25 a titolo di pretese salariali varie (stipendio, ore straordinarie, commissioni), fr. 2'193.40 per costi di patrocinio preprocessuali e fr. 22'500.- a titolo di indennità per licenziamento in tronco ingiustificato. In breve, a sostegno delle proprie richieste egli ha addotto una violazione delle disposizioni legali disciplinanti il contratto di lavoro a cui, a suo dire, sottostava il rapporto che lo legava alla convenuta. L’attore ha quindi postulato l’accertamento del carattere ingiustificato della rescissione immediata ed il pagamento dei salari a lui spettanti oltre che di un’indennità per licenziamento ingiustificato. AO 1 si è opposta alla petizione contestando integralmente le pretese di AP 1 e postulando in via riconvenzionale la condanna dello stesso al versamento di fr. 7’500.- a titolo di risarcimento danni e alla restituzione di fr. 4’390.- percepiti senza legittima causa. In estrema sintesi, essa ha contestato la natura lavorativa del contratto stipulato tra le parti intravvedendo invece nello stesso un contratto di mandato e ha respinto le richieste avanzate da controparte asserendo di non doverle alcunché. La rescissione della relazione contrattuale sarebbe da imputare unicamente all’attore ed in particolare agli atteggiamenti non professionali ed inadeguati assunti nei confronti della direzione e dei collaboratori.
Nei successivi allegati di replica e duplica le parti si sono sostanzialmente riconfermate nelle proprie allegazioni e richieste.
Esperita l’istruttoria, le parti hanno rinunciato a partecipare al dibattimento finale. Nel proprio memoriale conclusivo parte attrice ha esteso la propria richiesta postulando la condanna di controparte al pagamento di complessivi fr. 81'748.40, di cui fr. 15'600.- per stipendi, fr. 21'624.- per ore straordinarie, fr. 18'366.- per commissioni, fr. 1’465.- per la vendita di propri vini, fr. 2'193.40 per spese preprocessuali e fr. 22'500.- come indennità ai sensi dell’art. 337c cpv. 3 CO oltre interessi. Per sua parte la convenuta ha ribadito la propria posizione opponendosi integralmente alla petizione e riconfermando le richieste riconvenzionali.
C.
Con sentenza 12 dicembre 2011, il Pretore, dopo aver accertato la natura lavorativa del contratto stipulato tra le parti e riconosciuto il carattere ingiustificato del licenziamento in tronco, ha accolto parzialmente la petizione condannando la convenuta a versare a AP 1 fr. 15'600.- quali stipendi per il periodo dall’8 novembre 2007 al 31 gennaio 2008, oltre interessi al 5% dal 31 dicembre 2007, fr. 18'366.- a titolo di commissioni contrattuali, oltre interessi al 5 % dall’8 novembre 2007, e fr. 1'465.- per la vendita di vini di proprietà dell’attore, oltre interessi al 5% dall’8 novembre 2007. La domanda riconvenzionale è di contro stata integralmente respinta.
D.
Con atto di appello 17 gennaio 2012 AP 1 chiede la riforma del giudizio impugnato nel senso di accogliere l’istanza e condannare la convenuta anche al pagamento di fr. 10'000.- per ore straordinarie, di fr. 2'193.40 per spese preprocessuali e di fr. 7'500.- per indennità ex 337c cpv. 3 CO, oltre interessi, protestate tasse, spese e ripetibili. Con risposta del 2 marzo 2012 AO 1 propone la reiezione dell’appello, pure con protesta di spese e ripetibili.
e considerato

In diritto:
1.
Il 1° gennaio 2011 è entrato in vigore il Codice di diritto processuale civile svizzero del 19 dicembre 2008 (CPC: RS 272; RU 2010 1739, 1834). Giusta l'art. 405 cpv. 1 CPC alle impugnazioni si applica il diritto in vigore al momento della comunicazione della decisione. In concreto, il giudizio pretorile del 12 dicembre 2011 è stato comunicato alle parti dopo il 1° gennaio 2011. La procedura ricorsuale è così retta dal CPC.
2.
Per quanto ancora dibattuto in appello, il Pretore, p
ur riconoscendo il carattere ingiustificato del licenziamento in tronco - per ragioni legate sostanzialmente alle modalità della sua comunicazione (cfr. sentenza impugnata pagg. 10 e 11) - ha ritenuto che non sussistessero le premesse per accordare un indennità ex art. 337c cpv. 3 CO ed ha pertanto respinto la richiesta dell’attore. Il primo giudice ha ritenuto che la responsabilità per il
licenziamento andasse ascritta al dipendente, responsabile unico della fine prematura della relazione contrattuale con la convenuta nei confronti della quale il magistrato non ha di contro ravvisato alcun addebito. La condotta tenuta dal dipendente è stata giudicata inaccettabile e la sua colpa ancora più grave in considerazione del suo ruolo dirigenziale del settore F&B, elementi questi che, in assenza di un comportamento censurabile del datore di lavoro, hanno indotto il Pretore a ritenere adempiuti i presupposti per negare qualsiasi indennità giusta l’art. 337c cpv. 3 CO, in ragione anche della breve durata del rapporto di lavoro e dell’apparente assenza di pregiudizi economici o professionali al dipendente.
Relativamente alla remunerazione di 446 ore di lavoro straordinario, asseritamente prestate dall’attore, il magistrato ha ritenuto che dagli atti di causa non emergessero sufficienti e convincenti indizi per avvallare la tesi attorea di un tale regolare e cospicuo impegno lavorativo eccedente quanto previsto.
In merito all’indennizzo richiesto per le spese legali sostenute prima dell’introduzione del presente procedimento, il Pretore ha ritenuto che le prestazioni effettuate dal legale andassero annoverate tra gli atti preparatori alla causa giudiziaria e che come tali non costituissero una posta di spesa a sé stante ma soggiacessero alle regole applicabili alle ripetibili.
3.
Nel proprio allegato il patrocinatore dell’appellante contesta le conclusioni pretorili secondo cui la responsabilità per il licenziamento sarebbe da ascrivere unicamente a AP 1 mentre da parte di AO 1 non vi sarebbe stato alcun comportamento censurabile. Il legale pone l’accento sul fatto che l’atteggiamento tenuto da AP 1 coi collaboratori era noto alla datrice di lavoro la quale non ha mai avuto nulla da obiettare ma anzi lo accettava in quanto necessario per raggiungere gli obiettivi di redditività prefissati. Solo alla fine del rapporto d’impiego, dopo che il dipendente aveva dato la disdetta, AO 1 ha iniziato a lamentarsi per il suo comportamento.
3.1
Il Pretore ha già ampiamente esposto la dottrina e la giurisprudenza connessa all’art. 337c cpv. 3 CO (cfr. sentenza impugnata pagg. 10 e 11). In questa sede risulta pertanto sufficiente ricordare che l'esenzione dalla pronuncia dell'indennità costituisce un caso eccezionale, in cui - nonostante il licenziamento in tronco ingiustificato - vi è l'assenza di un comportamento censurabile del datore di lavoro (DTF 120 II 247, 116 II 300; II CCA 15 febbraio 2000 inc. 12.1999.215, II CCA 15 dicembre 1997 inc. 12.1997.266 e riferimenti), mentre che una semplice concolpa del dipendente non è sufficiente a determinare l'esenzione del datore dall'obbligo al pagamento dell'indennizzo (II CCA 15 febbraio 2000 inc. 12.1999.251 e II CCA 27 maggio 1999 inc. 12.1999.60 e riferimenti).
3.2.
L’istruttoria ha permesso di accertare che i comportamenti aggressivi e intimidatori di AP 1 nei confronti dei collaboratori si sono manifestati sin dall’inizio del rapporto contrattuale e si sono protratti per tutta la durata della sua attività alle dipendenze della convenuta (per i dettagli si rinvia alle audizioni testimoniali del 22 gennaio 2009 di _ R_ pag. 4, di _ D_ pag. 7, di _ v_ pag. 9, di _ C_ pag. 10 e di _ _ C_ V_ pag. 12). Questi atteggiamenti erano da tempo noti alla datrice di lavoro, la quale non solo era stata informata a più riprese dai propri dipendenti ma aveva ricevuto pure doglianze da parte di clienti del ristorante contrariati dai modi scortesi di AP 1 (cfr. scritto di _ C_ alla Direzione del 16 novembre 2006 (doc. 9); audizioni cit. di _ R_ pag. 4 e sua dichiarazione scritta del 6 dicembre 2007 ( doc. 9); audizione cit. di _ C_ V_ pag. 12 in cui riferisce: “
A seguito di questo episodio sono andato a parlarne di persona con il signor O_
”; audizione di _ P_ del 21 aprile 2009 e sua dichiarazione scritta del 14 maggio 2008 (doc. 9) che attesta: “
Il giorno seguente ho immediatamente reclamato con il Direttore Signor O_
”). Malgrado queste rimostranze AO 1 non ha ritenuto di dover intervenire, ad esempio ammonendo il dipendente e diffidandolo dal perseverare nel proprio comportamento. Così facendo essa è venuta meno al proprio dovere di salvaguardare la personalità degli altri dipendenti, principio esplicitato all’art. 328 CO. Ne consegue che, diversamente da quando stabilito dal Pretore, la stessa non può essere ritenuta scevra da rimproveri nel licenziamento di AP 1. Nel caso concreto la responsabilità - indubbiamente grave - del dipendente nel licenziamento, costituisce una semplice concolpa e non è sufficiente a determinare l’esenzione dall’obbligo di pagamento dell’indennizzo previsto dall’art. 337 cpv. 3 CO; questa colpa andrà però debitamente considerata al momento di quantificare la pretesa e costituisce indubbiamente un importante motivo di riduzione della stessa.
3.3.
Per quanto attiene la determinazione dell’importo dell’indennità il giudice dispone di un ampio potere di apprezzamento; l’ammontare è stabilito tenendo conto di tutte le circostanze del caso concreto, in particolare la gravità della violazione dei diritti della personalità del lavoratore, una concolpa dello stesso, la situazione economica e sociale delle parti, il tipo e la durata delle relazioni contrattuali (per tutte cfr. sentenza TF del 26 agosto 2004 inc. 4C.232/2004; DTF 123 III 391).
Nel caso concreto, per la sua determinazione, è necessario considerare la grave concolpa del dipendente (come detto, derivante dal comportamento manifestamente inopportuno e inadeguato da lui tenuto nei confronti di colleghi, superiori e clienti), la durata tutto sommato limitata del rapporto di lavoro (solo 10 mesi), l’apparente assenza di particolari pregiudizi economici o professionali ed il fatto che il licenziamento in tronco è intervenuto dopo che il dipendente aveva già disdetto il rapporto di lavoro. Alla luce di quanto precede, tutto ben considerato, pare corretto riconoscere a AP 1 un’indennità pari a un mese di stipendio. Su questo punto la sentenza pretorile deve pertanto essere riformata. La convenuta verserà quindi all’appellante un’indennità ex art. 337c cpv. 3 CO di fr. 7’500.- oltre interessi del 5% dall’8 novembre 2007. Tale importo non è soggetto alle deduzioni per le assicurazioni sociali.
4.
AP 1 prosegue dolendosi del mancato riconoscimento da parte del Pretore delle ore supplementari da lui asseritamente effettuate e ribadisce di aver svolto 387 ore supplementari dal 1
°
gennaio al 30 settembre 2007 e ulteriori 59,65 ore dal 12 ottobre al 31 ottobre 2010 (correttamente: 2007, atto di appello pag. 7), di cui pretende il pagamento. Al riguardo parte appellante
ripropone
le tesi già esposte in prima sede, in concreto nelle conclusioni, che sono state quasi testualmente trascritte nell’allegato ricorsuale. Esaminando nel dettaglio la censura in rassegna si constata infatti che il punto 6 dell’appello (pagg. da 6 a 8) è praticamente identico al punto 10 delle conclusioni del 27 maggio 2011 (pagg. 12 e 13); l’unica differenza di rilievo è data dall’importo postulato che in sede di appello è stato ridotto a fr. 10'000.-. La richiesta si rivela però
inammissibile in quanto insufficientemente motivata ai sensi dell’art. 311 CPC. L’atto è in particolare irricevibile nella misura in cui si limita a riproporre i motivi già esposti in sede pretorile. L’atto di appello deve infatti necessariamente confrontarsi in forma critica con i contenuti del giudizio che intende impugnare. È però ovvio che ciò non può avvenire laddove vengano richiamate o riprodotte le argomentazioni già esposte negli atti della procedura svolta davanti al Pretore, poiché in tali scritti si cercherebbero invano critiche a un giudizio che non è ancora stato emanato, ragione per cui la giurisprudenza prevede la sanzione dell'irricevibilità per il gravame che si limita a richiamare - o anche solo a riprodurre riassuntivamente - argomentazioni espresse in precedenti allegati
oppure che si esaurisce nella testuale o quasi trascrizione dell'allegato conclusionale
(cfr. sentenza del TF 5A_438/2012 del 27 agosto 2012 consid. 2.2 con rif.; DTF 138 III 374;
Cocchi/Trezzini/Bernasconi,
Commentario al CPC, pag. 1367
). Nel caso concreto l’appellante si limita a trascrivere quanto già esposto nelle proprie conclusioni
senza confrontarsi con le dettagliate motivazioni del Pretore, che, dopo minuzioso esame, ha respinto una per una le argomentazioni sollevate in prima sede; l’appellante ha pure omesso di indicare per quali motivi la decisione impugnata sarebbe errata. L’allegazione, sollevata per la prima volta in sede di appello, e pertanto irritualmente, secondo cui AP 1 sarebbe rimasto a disposizione del datore di lavoro durante il tempo consacrato alla consumazione dei pasti non è inoltre suffragata da alcuna prova o riscontro oggettivo. La censura è pertanto irricevibile.
5.
Da ultimo l’appellante contesta la decisione pretorile nella misura in cui non riconosce un indennizzo per le prestazioni preprocessuali svolte dal suo legale e ritiene le stesse comprese nelle ripetibili.
5.1.
Dottrina e giurisprudenza riconoscono il principio secondo cui l
e spese connesse all’intervento di un legale prima dell’apertura di un processo civile e non comprese nelle ripetibili secondo la procedura cantonale - che sono poi quelle indispensabili causate dal processo e un’adeguata indennità per gli onorari di patrocinio (art. 150 CPC/TI) -
costituiscono una posizione di danno risarcibile, sempre che sia provata la necessità di un tale intervento sia in relazione alla situazione personale sia in relazione alla natura del patrocinio, che, a sua volta, deve essere necessario, utile e appropriato
(DTF 117 II 101; TF 12 febbraio 2003 4C.288/2002; II CCA 13 ottobre 2005 inc. n. 12.2004.163;
Cocchi/Trezzini
, CPC-TI, m. 1 ad art. 150), ritenuto che le stesse sono considerate appropriate e necessarie se la pretesa di cui si vuole ottenere l’esecuzione giudiziale esiste effettivamente (sentenza del TF 19 maggio 2003 inc. 4C.11/2003;
Cocchi/Trezzini
, op. cit., m. 57 ad art. 150; II CCA 5 agosto 2011 inc. n. 12.2009.163).
5.2.
Nel caso di specie, stante la natura delle prestazioni effettuate dal legale (per l’elenco delle prestazioni cfr. doc. Q e R), non è possibile affermare che esse costituiscono una posizione di danno a sé stante non coperta dalle ripetibili. Come rettamente rilevato dal Pretore tanto la cronologia quanto la tipologia delle attività svolte risultano assimilabili agli usuali e imprescindibili atti di preparazione di una causa giudiziaria. In concreto, il lavoro adempiuto dal legale si lascia sostanzialmente riassumere in una presa di conoscenza della problematica per il tramite del cliente e in una serie di contatti esplorativi con la controparte del tutto in linea con quanto abitualmente svolto prima dell’avvio della causa vera e propria; causa nella quale è poi effettivamente confluito il lavoro di preparazione appena descritto. Ne discende che quanto fatturato dal legale non può essere riconosciuto quale posta di spesa a sé stante, distinta da quelle del procedimento giudiziario, ma rientra a pieno titolo tra le attività coperte dalle ripetibili. Questa pretesa si rivela pertanto infondata e la decisione del Pretore va confermata.
6.
Visto quanto precede l’appello deve essere parzialmente accolto. La tassa di giustizia, le spese e le ripetibili di primo e secondo grado seguono la rispettiva soccombenza delle parti. Diversamente da quanto stabilito dal Pretore le spese e le ripetibili dell’azione principale vanno fissate tenendo conto di un valore di fr. 81'748.-; ritenuto che l’attore ha ottenuto circa la metà di quanto postulato (fr. 42'931.- oltre interessi), le stesse vanno divise a metà, rispettivamente compensate. Per il giudizio di appello si è tenuto conto di un valore di causa ancora litigioso di fr. 19'693.40.