Decision ID: ca68b5d2-a666-5e4f-8b2a-2cf016132fc2
Year: 2007
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: civil_law

in fatto: A.
AO 1 (1975) e AP 1 (1974) si sono sposati a _ il 26 luglio 1997. Dal matrimonio è nato V_, il 13 novembre 1997. Il marito lavora come dirigente d'esercizio per le _, la moglie non ha particolare formazione professionale e durante la comunione domestica non ha esercitato attività lucrativa. Le parti si sono separate nell'aprile del 2000, quando AP 1 ha lasciato l'abitazione coniugale di _ per trasferirsi con il figlio a _. Nell'ambito di una procedura a protezione dell'unione coniugale introdotta dal marito il 4 settembre 2000, il Pretore del Distretto di Leventina ha omologato il 25 settembre 2000 un accordo tra coniugi in forza del quale V_ era affidato alla madre e il diritto di visita paterno stabilito in almeno un giorno la settimana, mentre AO 1 si impegnava a versare un contributo alimentare di fr. 875.– mensili per la moglie e uno di fr. 523.– mensili per il figlio (inc. DI.2000.38).
B.
Il 13 giugno 2001 AP 1 si è rivolta al Pretore perché sopprimesse il diritto di visita, accusando il marito di violenze sul figlio. Con decreto cautelare emesso inaudita parte il 27 giugno 2001 il Pretore ha ridotto il diritto di visita a un'ora e mezzo la settimana da esercitare, sotto sorveglianza, alla _ di _. Nel frattempo, il 18 giugno 2001, la moglie ha denunciato penalmente AO 1 per vie di fatto e lesioni personali nei confronti suoi e del figlio. Preso atto delle risultanze penali, a
un'udienza del 16 luglio 2002 le parti hanno deciso, con l'accordo
del Pretore, di ripristinare l'assetto delle visite pattuito il 25 settembre 2000 (inc. DI.2001.25). Il 13 marzo 2002 AO 1 ha querelato a sua volta la moglie per denuncia mendace. Statuendo il 26 gennaio 2004, il Procuratore pubblico ha decretato un non luogo a procedere nei confronti di AO 1, mentre il 2 febbraio 2004 ha dichiarato AP 1 autrice colpevole di denuncia mendace e ne ha proposto la condanna a 15 giorni di detenzione sospesi condizionalmente per due anni. Tale decreto d'accusa è passato in giudicato.
C.
Il 14 luglio 2003 AO 1 si è rivolto alla Commissione tutoria regionale 5, competente per territorio in seguito al trasferimento di AP 1 con il figlio a _, dolendosi di intralci opposti dalla moglie all'esercizio delle visite. Invitata a esprimersi, il 27 agosto 2003 AP 1 ha respinto gli addebiti. Con risoluzione del 13 novembre 2003 la Commissione tutoria regionale ha istituito una curatela educativa in favore del figlio, designando in qualità di curatrice _ con il compito di organizzare e coadiuvare le relazioni tra padre e figlio. In tale procedura, come in quella davanti all'autorità penale, AP 1 è stata patrocinata dall'avv. _, dello studio _ di _.
D.
L'8 aprile 2004 AP 1 ha instato davanti al Pretore del Distretto di Lugano, sezione 6, per ottenere che a protezione dell'unione coniugale il contributo alimentare per sé fosse aumentato a fr. 2886.– mensili e quello per il figlio a fr. 1040.– mensili, assegno familiare compreso. Con decreto cautelare emesso il
9 aprile 2004 senza contraddittorio in luogo e vece del Pretore, il Segretario assessore ha fissato in via provvisionale il contributo in fr. 1127.50 mensili per lei e in fr. 775.50 mensili per V_. All'udienza del 13 maggio 2004, indetta per la discussione, AO 1 ha proposto di respingere l'istanza. Con decreto emanato nelle
“
more istruttorie
”
il 4 luglio 2004, il Segretario assessore ha fissato il contributo di mantenimento per V_ in
fr. 1110.– mensili, oltre agli assegni familiari. Esperita l'istruttoria, le parti hanno rinunciato alla discussione finale, limitandosi a conclusioni scritte. Nel suo allegato del 19 ottobre 2004 l'istante ha ridotto il contributo alimentare preteso per sé a fr. 2641.– mensili, aumentando tuttavia quello per il figlio a fr. 1265.– mensili. Nel suo memoriale del 20 ottobre 2004 il convenuto ha offerto un contributo per il solo figlio di fr. 1040.– mensili, oltre l'assegno familiare. Non consta che il Pretore abbia statuito al riguardo (inc. DI.2004.319-320).
E.
Nel frattempo, il 13 aprile 2004, AO 1 ha promosso una causa unilaterale di divorzio davanti al Pretore del Distretto di Leventina, postulando l'affidamento del figlio alla madre (riservato il suo diritto di visita), offrendo un contributo alimentare di
fr. 1100.– mensili per lui (oltre all'assegno familiare), rifiutando qualsiasi contributo alla moglie sulla base dell'art. 125 cpv. 3 n. 3 CC, rivendicando fr. 26
000.– in liquidazione del regime dei beni e proponendo di suddividere a metà la prestazione d'uscita da lui acquisita durante il matrimonio presso il relativo istituto di previdenza. Il 12 maggio 2004 AP 1 ha sollecitato una provvigione
ad litem
di fr. 4000.– o, in subordine, il beneficio dell'assistenza giudiziaria, e nella sua risposta dell'11 giugno 2004 ha aderito al principio del divorzio, senza prendere posizione sulle conseguenze accessorie.
F.
Il Pretore ha trattato l'azione come divorzio su richiesta comune con accordo parziale e il 16 settembre 2004 ha invitato le parti a presentare un allegato contenente le motivazioni e le conclusioni sui punti contestati del divorzio. Nel suo memoriale del 27 settembre 2004 AO 1 ha confermato le domande di petizione. Nel proprio, di quello stesso giorno, AP 1 ha aderito all'affidamento del figlio (riservato il diritto di visita paterno) e al riparto degli averi di cassa pensione, ha postulato un contributo alimentare indicizzato per sé di fr. 2500.– mensili fino al 31 dicembre 2012 e uno per il figlio di fr. 1385.– mensili fino al 12° anno di età, rispettivamente di fr. 1670.– mensili in seguito, ha rivendicato fr. 10
000.– in liquidazione del regime dei beni e ha chiesto
che il marito assumesse il pagamento di una nota pro
fessionale di fr. 5514.90, ridotta successivamente a fr. 3608.70 dalla Commissione di verifica dell'Ordine degli avvocati, emessa dallo studio legale _.
G.
All'udienza dell'8 novembre 2004 nella causa di merito i coniugi hanno riaffermato la volontà di divorziare e di demandare al giudice la decisione sulle conseguenze accessorie oggetto di disaccordo. Entrambi hanno ribadito la loro posizione anche dopo il termine bimensile di riflessione. Esperita l'istruttoria, tutt'e due hanno
rinunciato al dibattimento finale, limitando
si a presentare conclusioni scritte. Nel proprio memoriale del 3 novembre 2005 AP 1 ha riaffermato le sue domande, salvo aumentare la richiesta di contributo alimentare per il figlio a fr. 1410.– mensili fino al 12° anno di età, rispettivamente fr. 1715.– mensili in seguito, e ridurre a fr. 7500.– la pretesa in liquidazione del regime dei beni. Nel suo allegato del 4 novembre 2005 AO 1 ribadito il suo punto di visita
.
H.
Statuendo con sentenza del 23 gennaio 2006, il Pretore ha pronunciato il divorzio, ha affidato il figlio alla madre (riservato il diritto di visita del padre), ha obbligato AO 1 a versare un contributo di mantenimento per il figlio di fr. 1410.– mensili fino al 13° compleanno e di fr. 1705.– mensili fino alla maggiore età o al termine della formazione professionale, con possibilità di dedurre l'assegno familiare nel caso in cui questo fosse percepito dalla madre, ha condannato AP 1 a rifondere al marito fr. 7579.– a titolo di risarcimento danni, ha accertato l'avvenuta liquidazione del regime dei beni e ha ordinato alla Cassa pensioni _ di trasferire fr. 31
478.– su un conto vincolato di libero passaggio intestato a AP 1. Le spese, con una tassa di giustizia di fr. 1200.–, sono state poste a carico delle parti in ragione di metà ciascuno, compensate le ripetibili. Con decisione di quello stesso giorno il Pretore ha respinto la richiesta di assistenza giudiziaria formulata da AP 1.
I.
Contro il diniego dell'assistenza giudiziaria AP 1 ha adito questa Camera mediante ricorso del 6 febbraio 2006, che per sua natura non ha formato oggetto di intimazione. Il 13 febbraio successivo essa ha appellato altresì la sentenza di divorzio per ottenere, previa concessione dell'assistenza giudiziaria anche in seconda sede, un contributo alimentare indicizzato per sé di fr. 2500.– mensili fino al 31 dicembre 2012, la condanna di AO 1 a pagare la nota professionale dello _ e il rigetto della pretesa avanzata dall'attore per risarcimento danni (fr. 7579.–). Nella sue osservazioni del 13 marzo 2006 AO 1 conclude per il rigetto dell'appello.

Considerando
in diritto: I.
Sull'appello in materia di divorzio
1.
Litigiosi rimangono, in appello, il contributo alimentare per la moglie, il credito di fr. 7579.– vantato dal marito a titolo di risarcimento danni e l'obbligo, per quest'ultimo, di assumere il pagamento di prestazioni legali in favore della moglie svolte dallo _. Il rimanente, compreso il principio del divorzio, è passato in giudicato e ha assunto carattere definitivo (art. 148 cpv. 1 CC; RtiD II-2004 pag. 576 seg. consid. 1).
2.
L'appellante chiede di sentire come testimone _ perché si chiarisca in giudizio quale sia l'effettivo loro rapporto personale, così
come la disponibilità e la capacità di lui di provvedere al suo man
tenimento. La richiesta è di per sé ammissibile (art. 138 cpv. 1 prima frase CC; art. 423
b
cpv. 2 CPC), ma non appare di rilievo ai fini della sentenza. Intanto perché il Pretore non ha negato all'appellante un contributo alimentare per la sua convivenza con un terzo. Inoltre perché, fosse vera l'intervenuta fine di tale rapporto, l'audizione dell'interessato sarebbe del tutto superflua. Ciò premesso, giova procedere senza indugio all'emanazione del giudizio.
3.
Lo scioglimento del regime dei beni – come la liquidazione delle pretese pecuniarie fra coniugi – va esaminato prima delle controversie legate ai contributi di mantenimento (RtiD II-2004 pag. 577 consid. 2; DTF 129 III 9 consid. 3.1.2).
Su questo punto il Pretore ha parzialmente accolto la pretesa del marito, il quale chiedeva la rifusione del danno da lui subìto per le false accuse di violenze sul figlio denunciate dalla moglie all'autorità penale. Egli ha posto così a carico di lei, in base all'art. 41 CO, le spese sopportate dal coniuge per il patrocinio in sede penale, civile e amministrativa. Quanto all'ammontare del danno, il primo giudice ha ritenuto non sufficientemente particolareggiata la nota d'onorario presentata dalla patrocinatrice del marito, non essendo dato di capire quali prestazioni forensi si riferissero alle singole procedure. Egli ha stimato così il tempo impiegato, riconoscendo un dispendio complessivo di 20 ore (4 ore per la causa civile, 8 ore per quella penale e altrettante per quella davanti all'autorità
tutoria) a una tariffa di fr. 250.– l'ora (onde un totale di fr. 5000.–), cui ha aggiunto le spese di fr. 1593.–, l'IVA di fr. 501.–,
i costi della _ e quelli della Commissione tutoria regionale per complessivi fr. 485.–, ottenendo un risultato finale di fr. 7579.–.
a)
L'appellante contesta tale addebito, facendo valere che la pretesa per costi di patrocinio può essere fatta valere nell'ammontare del danno a norma dell'art. 41 CO solo come accessorio a un'altra pretesa di risarcimento. Soggiunge che, limitandosi a indicare una spesa per onorari di fr. 11
000.–, la controparte non ha debitamente specificato il pregiudizio e che non spettava al Pretore stimare la congruità dell'onorario esposto dalla patrocinatore del marito.
b)
Per quanto riguarda le spese legali, risulta dagli atti che per il patrocinio di AO 1 nella causa civile promossa dalla moglie il 13 giugno 2001 al fine di ottenere la sospensione del diritto di visita, nei procedimenti penali promossi da e contro AO 1, così come nella procedura davanti alla Commissione tutoria regionale a protezione del figlio, l'avv. PA 2 ha emesso il 13 aprile 2004 una nota professionale di fr. 13
543.40 (onorario fr. 11
000.–, spese fr. 1593.60, IVA fr. 949.80: doc. QQ). Sarà vero che –
come sostiene l'appellante – le spese di patrocinio possono essere fatte valere solo accessoriamente a un'altra pretesa di risarcimento. Sta di fatto che, comunque sia, in concreto i costi di avvocato sono stati rivendicati da AO 1
unitamente alla pretesa in riparazione del torto morale (istanza del 27 settembre 2004, pag. 12, punto 9). Nella fattispecie, inoltre, il pregiudizio da lui patito consiste proprio nei costi legali sopportati per i vari procedimenti giudiziari,
costi che devono essere trattati come danni direttamente provocati da una lesione all'integrità corporale o alle cose (DTF 117 II 106 consid. 4). Ciò posto, il marito poteva avanzare legittimamente l
a sua pretesa n
ella causa di divorzio (v.
Schwenzer
in: FamKommentar, Berna 2005, n. 107 seg. ad art. 125 e n. 6 ad art. 135 CC).
c)
I costi di patrocinio precedenti l'avvio di una causa che non risultano poi compresi nell'indennità per ripetibili prevista dalla procedura civile costituiscono una posta del danno (DTF 131 II 125 consid. 2.1 con riferimenti). Ciò vale, a maggior ragione, per spese derivanti da cause civili, penali o amministrative pregresse. Se queste ultime, tuttavia, avrebbero consentito di ottenere indennità per ripetibili (
anche solo secondo tariffa), non è più possibile far valere l
e spese legali nell'ambito di una successiva azione di responsabilità (
DTF 126 III 392 consid. 10b con riferimenti, 117 II 10
6 consid. 5 con riferimenti; sentenza del Tribunale federale 5C.212/2003 del 27 gennaio 2004, consid. 6.3.1 con riferimenti;
Brehm
in: Berner Kommentar, edizione 2006, n. 88 ad art. 41 CO)
.
Per contro,
sussistendo atto illecito
, è dato concorso tra una
pretesa
per ripetibili assegnate secondo la procedura civile e una pretesa per rifusione delle spese processuali fondata sull'art. 41 CO (
DTF 117 II 396 consid. 3b; sentenza del Tribunale federale 4C.51/2000 del 7 agosto 2000, consid. 2 pubblicata in: SJ 2001 I 153)
. La parte deve dimostrare nondimeno, in tale ipotesi, che le spese sostenute nel processo precedente non potevano essere coperte dalle
ripetibili
che sarebbe stato possibile chiedere, secondo la procedura cantonale, in quella sede (sentenza del Tribunale federale citata, consid. 3). L'interessato deve quindi dimostrare di avere protestato, nel primo processo, un'indennità per ripetibili e che tale domanda è stata respinta.
d)
Nel procedimento penale promosso da AP 1 il Procuratore pubblico ha decretato, nei confronti di AO 1, un non luogo a procedere (doc. G). Ci si può domandare se in quel procedimento il denunciato potesse chiedere indennità per ripetibili. Comunque sia, il suo avvocato non risulta essere dovuto intervenire in sua difesa, né la nota professionale del 13 aprile 2004 specifica alcunché. Quanto invece al procedimento avviato da AO 1 contro la moglie, il Procuratore pubblico l'ha portato a termine con un decreto d'accusa giusta l'art. 207 CPP (doc. H). Ora, l'art. 9 cpv. 6 CPP prevede che con la decisione sulle spese
“
l'autorità giudicante
”
decide anche se e in che misura debbano essere attribuite ripetibili. L'appellante non pretende che nel caso in cui emani un decreto d'accusa il Procuratore pubblico assegni ripetibili a un denunciante, tanto meno ove il decreto sia emanato dopo le informazioni preliminari, senza
promozione dell'accusa né istruzione formale (art. 274
a
lett. a CPP).
Certo, davanti al Procuratore pubblico AO 1 si era costituito parte civile, ma ciò è stato ignorato dal magistrato requirente, né la parte civile risulta essere stata chiamata dal Procuratore pubblico a sostanziare la pretesa. A ragione dunque il Pretore ha statuito in materia. Al proposito l'appello è destinato all'insuccesso.
e)
Per quanto riguarda il patrocinio in sede civile, l'art. 148 cpv. 1
CC prescrive che il giudice condanna la parte soccombente a rimborsare all'altra le spese, le tasse e le ripetibili. In concreto il Pretore ha stralciato dai ruoli la causa promossa da AP 1 per ottenere la soppressione del diritto di visita, il 21 febbraio 2003, ponendo gli oneri processuali a carico di lei, con obbligo di rifondere al marito fr. 700.– per ripetibili (doc. V). Se non che, i costi di patrocinio del marito ammontavano a fr. 1000.– più le spese e l'IVA (sentenza impugnata, consid. 15). Non v'è ragione dunque per negare al convenuto il diritto alla rifusione della differenza, l'opera di patrocinio essendo risultata per altro opportuna e adeguata. L'appellante, per altro, non contende che al riguardo soccorrano i presupposti dell'art. 41 CO. Su tal punto l'appello denota una volta ancora la sua inconsistenza.
f)
Per quel che è della procedura amministrativa, l'art. 30 della legge sull'organizzazione e la procedura in materia di tutele e curatele prevede – a suo turno – la possibilità di condannare la parte soccombente al pagamento di ripetibili. Nell'istanza del 14 luglio 2003 AO 1 aveva postulato bensì la rifusione di spese e ripetibili (doc. X), ma l'autorità tutoria non gli ha assegnato nulla (doc. Y). Ci si può chiedere se, rinunciando a ricorrere su tal punto, egli si sia precluso la possibilità di far valere la pretesa in seguito. Resta il fatto che, sebbene l'autorità tutoria abbia accertato intralci frapposti dall'interessata all'esercizio del diritto di visita (doc. Y in fine; v. anche deposizione di _ del 27 aprile 2005), non si può dire che in tale procedimento la moglie si sia comportata illecitamente. E in mancanza di atto illecito
non è possibile rivendicare
spese legali nell'ambito di una successiva
azione di responsabilità (sopra, consid. c).
g)
Quanto infine all'ammontare della pretesa, è vero che la nota professionale dell'avv. PA 2 (doc. QQ) non distingue gli onorari maturati in relazione alle diverse procedure. L'appellante non ha mai messo in dubbio però che tali prestazioni siano state eseguite. La parcella non impediva inoltre al Pretore né di quantificare l'entità del danno, né di moderare in base all'art. 44 CO l'onorario esposto a titolo di patrocinio. Avrebbe dovuto invece, il Pretore, togliere i costi legali dovuti al patrocinio in sede amministrativa (sopra, consid. f). Tenuto conto di ciò, la pretesa di AO 1 va equitativamente ridotta a fr. 3000.–. Quanto alle spese, possono essere riconosciute solo quelle intervenute fino al 14 luglio 2003, quelle successive riferendosi al procedimento davanti all'autorità tutoria. Ne discende, in ultima analisi, che il danno patito dal marito risulta di fr. 1119.30, cui va aggiunta l'IVA di fr. 313.05 e quanto dovuto alla _ (fr. 435.–: doc. RR), ma non la tassa di giustizia addebitatagli dalla Commissione tutoria. La pretesa di risarcimento assomma perciò a fr. 4867.35. Per quanto eccede tale ammontare, l'appello si rivela fondato.
4.
Il Pretore ha respinto la pretesa della moglie volta a obbligare il marito ad assumere, in base al principio della solidarietà coniugale, una fattura di fr. 3608.70 emessa dallo studio legale _ per il patrocinio di lei nella causa volta alla soppressione del diritto di visita, per il patrocinio di lei nel procedimento penale e per le trattative intese a raggiungere un accordo sugli effetti del divorzio. Accertato che la nota professionale dell'avvocato si riferiva al procedimento penale mendace e alla procedura sull'esercizio del diritto di visita cui la stessa patrocinata aveva frapposto ostacoli, il Pretore ha ritenuto AP 1 in malafede, ciò che escludeva qualsiasi azione nell'interesse della famiglia (e, dunque, ogni dovere di solidarietà coniugale da parte del marito).
L'appellante ribadisce che il marito deve farsi carico almeno, giusta l'art. 163 CC, della spesa per il patrocinio di lei nel procedimento relativo all'esercizio del diritto di visita (fr. 3200.–). A prescindere dal fatto però che quest'ultimo assunto non può essere condiviso, ove appena si consideri che la Commissione tutoria regionale ha
istituito la curatela educativa proprio perché AP 1 intralciava le visite (doc. Y in fine; v. anche deposizione di _ del 27 aprile 2005), l
'argomentazione
cade nel vuoto. Non perché i costi dovuti alla rappresentan
za processaule di un coniuge esulino dai doveri di mantenimento (
Deschenaux/Steinauer/ Baddeley
, Les effets du mariage, Berna 2000, pag. 221, n. 475), ma perché l
'interessata avrebbe dovuto chiedere adeguate ripetibili nell'ambito di quella procedura. Il dovere di mantenimento di un coniuge, poi, si esaurisce nel garantire che l'altro possa stare in causa. Se la procedura è terminata da tempo, come in concreto, esso più non giova. Onde l'inconcludenza dell'appello.
5.
Per quanto riguarda il contributo alimentare in favore della moglie, il primo giudice l'ha escluso in virtù dell'art. 125 cpv. 3 n. 3 CC, AP 1 avendo rimediato una condanna a quindici giorni di detenzione per avere falsamente accusato il marito di avere percosso con violenza lei e il figlio. Ciò aveva comportato la riduzione del diritto di visita paterno a un'ora e mezzo la settimana – sotto sorveglianza – dal 27 giugno 2001 fino al 26 luglio 2002 presso la _ di _, con grave pregiudizio per il marito, ma anche per V_. Il Pretore ha ritenuto altresì che la breve durata della vita in comune, l'età della moglie, dalla quale si poteva pretendere la ripresa di un'attività lucrativa, e l'età del figlio, che frequenta la scuola elementare, giustifichino la rinuncia a ogni contributo alimentare in favore di lei.
L'appellante sostiene che l'art. 125 cpv. 3 n. 3 CC permette di negare un contributo alimentare solo ove l'avente diritto abbia commesso un grave reato, ovvero un illecito contro l'integrità fisica o sessuale. Si tratta quindi di casi eccezionali. Per di più – essa sottolinea – il rifiuto di qualunque contributo alimentare obbligherebbe lei medesima e il figlio a far capo alla pubblica assistenza. A sua scusante essa invoca le modeste condizioni e la circostanza di avere denunciato il marito in un momento di stress dovuto allo sfacelo del matrimonio. L'appellante contesta altresì che la denuncia mendace abbia comportato gravi conseguenze per il marito, le quali non possono ravvisarsi – essa sostiene – nella mera riduzione del diritto di visita. In definitiva essa chiede un contributo alimentare di fr. 2500.– mensili fino al 31 dicembre 2012, ricordando che la necessità di accudire al figlio le impedisce la ricerca di un'attività lucrativa idonea.
a)
Ove si debba decidere se – e in che misura – fissare un contributo di mantenimento a norma dell'art. 125 cpv. 1 e 2 CC, la giurisprudenza ha già avuto modo di distinguere secondo la durata del vincolo. Trattandosi in concreto di un matrimonio breve (meno di 5 anni), fa stato per il coniuge richiedente il tenore di vita avuto
prima di sposarsi (
Hausheer/Spycher
, Handbuch des
Unterhaltsrechts
, Berna 1997, pag. 287 n. 05.120). Nella fattispecie t
utto quanto l'appellante potrebbe pretendere è dunque di essere reintegrata nella situazione economica in cui si troverebbe se non fosse stata sposata, senza dimenticare però che
la nascita di V_ ne limita la potenzialità di reddito e che di ciò occorre tenere conto
. Ora, l'entità di un obbligo di mantenimento dipende anzitutto dalle necessità del coniuge richiedente e dal grado di autonomia che si può da lui pretendere per sovvenire al proprio
“
debito mantenimento
”
, in particolare dalla sua capacità di intraprendere un'attività professionale o di riprendere un'attività lucrativa interrotta in seguito al matrimonio (
Schwenzer,
op. cit., n. 13 ad art. 125 CC).
b)
In concreto V_ ha 10 anni, sicché per 6 anni alla moglie non potrebbe essere imposto – in linea di principio – un grado d'occupazione superiore al 50% (DTF 115 II 10 consid. 3c e 11 consid 5a; sentenza del Tribunale federale 5C.48/2001 del 28 agosto 2001, consid.
4b;
Schwenzer
, op. cit., n. 59 ad art. 125 CC con rinvii).
AP 1 non ha invero alcuna formazione professionale particolare, ma si potrebbe pretendere che essa si attivi a metà tempo come donna delle pulizie, ciò che le permetterebbe di guadagnare attorno ai fr. 1400.– netti mensili (salari minimi del contratto normale di
lavoro per il personale domestico in: FU 102/2006 pag. 8391).
Il fatto è che con tale reddito essa non sarebbe in grado di sopperire autonomamente nemmeno al proprio fabbisogno minimo di fr. 2832.– mensili (memoriale di
“
motivazioni e conclusioni sui punti contestati
”
del 27 settembre 2004, pag. 5). Ciò la legittimerebbe, di massima, a chiedere un contributo alimentare fino al momento in cui il figlio compirà 16 anni. La
questione è di sapere se nella fattispecie tale contributo vada negato o ridotto siccome
“
manifestamente iniquo
”
nell'accezione dell'art. 125 cpv. 3 CC.
c)
Secondo l'art. 125 cpv. 3 n. 3 CC un contributo risulta manifestamente iniquo, in particolare, ove l'avente diritto abbia commesso
“
un grave reato contro l'obbligato
”
. Tale disposizione si ispira alle finalità degli art. 477 n. 1 CC in materia di diseredazione e 249 n. 1 CO in materia di ripetizione di beni donati (
Gloor/Spycher
: Basler Kommentar, ZGB I, 3
a
edizione, n. 40 ad art. 125). Determinante è la gravità concreta dell'infrazione, non la designazione giuridica astratta dell'illecito quale crimine o delitto (art. 10 cpv. 2 e 3 CP). Sicuramente gravi sono crimini o delitti intenzionali contro la vita e l'integrità fisica o sessuale, come pure contro il patrimonio (
Schwenzer
in: FamKommentar, Berna 2005, n. 96 ad art. 125 CC). Anche la calunnia può definirsi, dandosi il caso, un grave reato (
Steinauer
,
Le droit des successions, Berna 2006, pag. 207 n. 379c;
Guinand/Stettler/ Leuba
, Droit des successions,
6
a
edizione, pag. 89 n. 174
). L'art. 125 cpv. 3 CC va, in ogni modo, applicato con cautela
(DTF 127 III 66 consid. 2a).
d)
In concreto è pacifico che nel maggio del 2000 l'appellante ha denunciato mendacemente AO 1 per lesioni semplici, accusandolo di avere picchiato il figlio con tanta violenza da provocarne il ricovero all'Ospedale di _ e la frattura di tutt'e due le gambe (doc. H). Sulla scorta della medesima falsità essa ha poi chiesto al Pretore, il 13 giugno 2001, la sospensione del diritto di visita tra padre e figlio (doc. E), inducendo il Pretore a decretare il 27 giugno 2001 un diritto di visita sorvegliato, da esercitare alla _ di _ una volta la settimana, il sabato mattina dalle ore 10.00 alle 11.30. Solo un anno dopo, il 16 luglio 2002, essa ha consentito a ripristinare l'assetto degli incontri precedente, quando ormai ciò appariva ineluttabile (in un referto del 3 dicembre 2002 il dott. _ ha escluso l'esistenza di motivi per limitare le visite: doc. F). Con il suo disegno malizioso AP 1 è riuscita così a mortificare per un anno il marito nei suoi affetti più cari, limitandogli per un anno i suoi incontri con il figlio.
Non si tratta – come l'appellante sostiene – di un colpo di testa dovuto al naufragio del matrimonio o di mera rivalsa per il mancato pagamento di contributi alimentari. Si tratta di una manovra ideata e condotta con determinazione, ove si consideri che AP 1 ha
segnalato gli stessi fatti all'Unità di intervento regionale, preposta a soccorrere le vittime di reati, e sulla base di un'attestazione rilasciata da _, assistente sociale di tale servizio, ha chiesto al Pretore l'immediata sospensione del diritto di visita a V_ (doc. E, pag. 3 e O). Simile comportamento appare ancor più riprovevole ove si pensi che avrebbe potuto
ledere gravemente
le relazioni tra padre e figlio. L'appellante non può quindi pretendere di colpire nell'intimo il marito con mezzi sleali e pretendere poi un contributo alimentare per essere reintegrata nella situazione in cui versava prima del matrimonio. Su questo punto l'appello si rivela chiaramente infondato.
e)
Del comportamento della madre non può, ad ogni buon conto, essere chiamato a risentire il figlio. In effetti, essendo tenuta a sostentare sé medesima con un'attività a tempo pieno, AP 1 non può provvedere alla cura e all'educazione del minorenne che si potrebbe ragionevolmente esigere in natura da una madre dispensata – parzialmente o totalmente – dall'esercizio di un'attività lucrativa. La posta per cura e educazione del figlio prevista nella tabella 2005 correlata alle raccomandazioni pubblicate dall'Ufficio della gioventù e dell'orientamento professionale del Canton Zurigo (fr. 440.– mensili dal 6° al 12° anno, fr. 315.– mensili dopo di allora), voce che il Pretore non ha considerato, va pertanto inserita nel fabbisogno in denaro di V_. Il contributo di mantenimento per il figlio va rivalutato di conseguenza,
in ossequio al principio inquisitorio illimitato che governa il diritto di filiazione (anche se ciò si traduce in una
reformatio in peius
: DTF 119 II 203 consid. 1 con richiami di dottrina), a
fr. 1850.– mensili fino al 12° compleanno e a fr. 2020.– mensili dopo di allora, fino alla maggiore età.
II. Sul ricorso in materia di assistenza giudiziaria
6.
Contro il rifiuto dell'assistenza giudiziaria il richiedente può adire entro 15 giorni (art. 35 cpv. 4 Lag) “l'autorità di seconda istanza”, ovvero l'autorità gerarchicamente superiore (messaggio del Consiglio di Stato n. 5123, del 22 maggio 2001, commento all'art. 35 in fine). Tempestivo, sotto questo profilo il ricorso in esame è pertanto ricevibile.
7.
Fino al 30 luglio 2002 l'art. 156 cpv. 2 CPC garantiva alla controparte il diritto di esprimersi su una richiesta di assistenza giudiziaria. L'art. 5 cpv. 1 Lag lascia ora tale facoltà alla discrezione dell'“autorità competente” (messaggio del Consiglio di Stato n. 5123, op. cit., commento all'art. 5 in principio), la controparte essendo estranea a tale procedura (Christian
Favre
, L'assistance judiciaire gratuite en droit suisse, Tolochenaz 1989, pag. 79 n. II con rinvii). Nella fattispecie non si vede quali utili indicazioni potrebbe comunicare AO 1 ai fini dell'assistenza giudiziaria. Quanto al Cantone, è indubbio che una lite sull'assistenza giudiziaria lo coinvolge direttamente, ove appena si consideri che un patrocinatore d'ufficio è chiamato ad assolvere una funzione pubblica e viene a trovarsi in un rapporto giuridico con lo Stato, non con il cliente (
Corboz
, Le droit constitutionnel à l'assistance judiciaire, in: SJ 125/2003 II pag. 84 in fondo). Resta il fatto che nel Ticino lo Stato non può contestare il conferimento dell'assistenza giudiziaria, totale o parziale che sia (art. 35 cpv. 1 Lag; identica disciplina vigeva sotto il vecchio diritto: art. 158 prima frase vCPC). Può solo impugnare la decisione con cui l'“autorità di concessione” tassa la nota professionale del patrocinatore (art. 36 cpv. 1 lett. c con riferimento all'art. 7 cpv. 1 Lag). Né la procedura di appello prevede – per ipotesi – di chiedere osservazioni al primo giudice. In simili condizioni giova procedere senza indugio all'emanazione del giudizio.
8.
In concreto il Pretore ha rifiutato il beneficio richiesto poiché
“l'atteggiamento della richiedente nei confronti del marito, accusato contrariamente alla realtà di avere commesso dei reati nei confronti suoi e del figlio, ha influenzato in maniera negativa la possibilità di prevedere fin dall'inizio un esito favorevole della causa”. La ricorrente contesta ciò, rilevando di avere ottenuto un contributo alimentare per il figlio superiore a quello offerto dal marito e una notevole riduzione del risarcimento preteso dalla controparte. Quanto al contributo alimentare per sé medesima, il diniego sulla scorta dell'art. 125 cpv. 3 n. 3 CC non poteva dirsi pacifico sin dall'inizio.
9.
Il beneficio dell'assistenza giudiziaria non presuppone solo una grave ristrettezza da parte del richiedente (art. 3 cpv. 1 Lag): occorre inoltre che quest'ultimo non sia in grado di procedere in lite con atti propri (art. 14 cpv. 2 Lag), che la causa non appaia senza probabilità di esito favorevole (art. 14 cpv. 1 lett. a Lag) e che una persona di condizioni agiate, posta nella medesima situazione, non rinuncerebbe ragionevolmente a stare in lite solo per i costi della procedura (art. 14 cpv. 1 lett. b Lag; sulla nozione:
Corboz
, Le droit constitutionnel à l'assistance judiciaire, in: SJ 125/2003 II 81 in basso con rinvii). Tali requisiti sono cumulativi.
10.
Nella
fattispecie l'indigenza della ricorrente non fa dubbio. Quanto alla posizione di AP 1 nella causa di divorzio, non si poteva pretendere che essa aderisse incondizionatamente alle offerte del marito, in particolare per quanto riguardava il contributo alimentare in favore del figlio. Né si può dire che la resistenza di lei alle pretese di risarcimento fosse destinata sin dall'inizio all'insuccesso, ove si consideri che la richiesta complessiva è risultata quasi dimezzata. Che poi una persona ragionevole avrebbe affrontato la spesa di patrocinio per difendersi in simili circostanze non può seriamente revocarsi in dubbio. Tutto sommato, dunque, l'interessata rivendica a ragione il beneficio dell'assistenza giudiziaria. Spetterà al Pretore, al momento in cui tasserà la nota professionale del patrocinatore d'ufficio, verificare se il legale abbia ecceduto lo stretto necessario all'adempimento del proprio incarico, fermo restando che l'assistenza giudiziaria garantisce solo l'indispensabile ai fini del patrocinio forense (art. 6 cpv. 1 Lag), escluse prestazioni destinate a opere di sostegno morale o di aiuto sociale (BJP 1999 n. 606; DTF 109 Ia 111 consid. 3b).
III. Sulle spese, le ripetibili e l'assistenza giudiziaria in appello
11.
Gli oneri del presente giudizio seguirebbero la vicendevole soccombenza (art. 148 cpv. 2 CPC), ma non bisogna perdere di vista che l'appellante esce vittoriosa solo sulla riduzione della pretesa risarcitoria del marito (da fr. 7579.– a fr. 4867.35). In condizioni del genere appare equo rinunciare al prelievo della quota (trascurabile) che andrebbe a carico di AO 1 e ridurre di conseguenza gli oneri processuali. L'appellante dovrà rifondere
nondimeno alla controparte un'adeguata indennità per ripetibili. L'esi
to del giudizio odierno non incide in maniera apprezzabile, per contro, sul dispositivo inerente alle spese e alle ripetibili di primo grado, che può rimanere invariato.
La procedura in materia di assistenza giudiziaria è gratuita, salvo casi di temerarietà (art. 4 cpv. 2 Lag) estranei alla fattispecie. Per quel che è delle ripetibili, di norma lo Stato non soccombe ove non sia parte in causa (Rep. 1997 pag. 137 consid. 4 in fine). Se non che, dandosi litigio in materia di assistenza giudiziaria, la contesa oppone proprio il ricorrente allo Stato (sopra, consid. 7). Mal si comprenderebbe dunque perché un ricorrente vittorioso non avrebbe diritto a ripetibili. Si rammenti, ad ogni buon conto, che la relativa indennità non rimunera il tempo effettivamente profuso dal legale nella pratica, ma quello che sarebbe occorso a un avvocato solerte per trattare concisamente una pratica analoga, ottenendo il medesimo risultato (il conferimento dell'assistenza giudiziaria in appello si sarebbe attenuto, per altro, a parametri analoghi).
Quanto alla richiesta di assistenza giudiziaria, essa merita di essere accolta limitatamente alla pretesa di risarcimento del danno formulata dal marito, dato che per il resto l'appello risultava
privo fin dall'inizio di ogni possibilità di successo (art. 14 cpv. 1
lett. a Lag). Per quel che riguarda l'analogo beneficio richiesto per il ricorso in materia di assistenza giudiziaria, l'attribuzione di adeguate ripetibili rende la domanda senza oggetto.
IV. Sui rimedi giuridici a livello federale
12.
Relativamente ai rimedi giuridici esperibili sul piano federale contro l'odierna sentenza (art. 112 cpv. 1 lett. d LTF),
una lite riguardante solo effetti patrimoniali del divorzio ha natura pecuniaria. N
ella fattispecie il valore litigioso supera ampiamente la soglia di
fr. 30
000.– per un eventuale ricorso in materia civile (art. 74 cpv. 1
lett. b LTF),
ove appena si capitalizzi il contributo alimentare chiesto
dalla moglie. Quanto all'impugnabilità della decisione in materia di assistenza giudiziaria, trattandosi di una decisione incidentale – come quella di una decisione pregiudiziale – essa segue la via giudiziaria dell'azione principale (sentenza del Tribunale federale 5A_108/2007 dell'11 maggio 2007, consid.
1.2).