Decision ID: 242a6432-d764-5720-907a-3cd78bbdfa1c
Year: 2015
Language: it
Court: TI_TCAS
Chamber: TI_TCAS_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: social_law

ritenuto,
in fatto
1.1. Con decisione su opposizione del 16 ottobre 2014 la CO 1 (in seguito la Cassa) ha confermato la precedente decisione del 31 luglio 2014 (cfr. doc. 5) e ha negato a RI 1 il diritto all’indennità per insolvenza, fatto valere il 19 maggio 2014 per crediti salariali vantati nei confronti dell’ex datore di lavoro, la _.
Il diritto all’indennità per insolvenza non è stato riconosciuto, in quanto la Cassa ha ritenuto che, siccome il Pretore del Distretto di _ ha pronunciato lo scioglimento della società e ordinato la liquidazione secondo le prescrizioni applicabili al fallimento in applicazione dell’art. 731b CO, nessuno dei presupposti dell’art. 51 LADI è ossequiato (cfr. doc. B).
1.2. Contro questa decisione RI 1, rappresentata dall’avv. RA 1, ha inoltrato un tempestivo ricorso al TCA nel quale ha chiesto l’annullamento della medesima e di essere posta al beneficio delle indennità per insolvenza.
A sostegno della propria pretesa ricorsuale l’insorgente ha segnatamente addotto:
"
(...)
3. A sostegno della propria delibera, la Cassa si è limitata ad indicare che
“Nella fattispecie in esame si rileva che la decisione ai sensi dell’art. 171 LEF, non è mai stata pronunciata, né tantomeno richiesta”
. Ciò che la stessa ha completamente omesso di spiegare – ignorando le dettagliate censure sollevate dall’assicurata in sede di opposizione – è per quale motivo un fallimento pronunciato a seguito della procedura prevista dall’art. 154 ORC/941a CO non sarebbe equiparabile ad un fallimento decretato ai sensi dell’art. 171 LEF e non darebbe diritto a percepire le indennità per insolvenza.
Per fondare la propria delibera, la Cassa si è basata su quanto indicato da Boris Rubin a pagina 425 del “Commentaire de la loi sur l’assurance-chômage”, o – per meglio dire – su un’erronea interpretazione di quanto affermato dall’autore.
In effetti se si va a leggere il passaggio dottrinale in oggetto, ci si accorgerà che l’autore sostiene che, citiamo testualmente,
“il suffit que celle-ci [la faillite, NdR] ait été ouverte (art. 171 LP)”
, il che è ben diverso dal ritenere, come asserito dalla Cassa travisando completamente il senso di tale passaggio, che “è dunque necessario che il fallimento venga aperto ai sensi dell’art. 171 LEF”. La differenza è sostanziale!
D’altronde, per quale motivo ciò dovrebbe essere il caso? Che le norme sul fallimento vengano applicate direttamente o per analogia, la sostanza non muta.
(...)
4. Quanto sopra è suffragato da quanto emerge dalla sentenza 14.2014.78 emanata dalla Camera di esecuzione e fallimenti del Tribunale d’appello il 12 giugno 2014. In quella sede, infatti, l’organo di ricorso rilevava che
“L’Ufficiale aveva infatti segnalato al Pretore l’esistenza della procedura di liquidazione della società in via fallimentare a norma dell’art. 731b CO e gli ha successivamente a ragione comunicato di non dare seguito al decreto di fallimento qui impugnato, fondandosi sull’art. 55 LEF, che vieta lo svolgimento simultaneo di due liquidazioni in via di fallimento, dando la precedenza a quella aperta per prima, decisione confermata da questa Camera con sentenza odierna parallela emessa in veste di autorità cantonale di vigilanza. In siffatte circostanze, non avendo la decisione impugnata effetti concreti né per la fallita né per i suoi creditori, l’ufficio non era tenuto a impugnare il decreto di fallimento, tanto meno nell’interesse individuale del reclamante (...)”
.
Dalla motivazione di tale sentenza si deduce chiaramente come le due procedure – fallimento ai sensi della LEF e fallimento a norma dell’art. 731b CO – siano perfettamente intercambiabili, tanto che la CEF ha reputato che, in presenza di un fallimento ex art. 731b CO, è addirittura vietato procedere a un fallimento “in senso classico” (che non sarebbe altro che un doppione del primo).
Non si comprende pertanto per quale ordine di ragioni la Cassa – contrariamente all’opinione della massima autorità cantonale in ambito LEF – distingua tra questi due tipi di fallimento, sostenendo che soltanto a seguito del primo vi sarebbe diritto alle indennità per insolvenza.
Adempiuta la condizione di cui all’art. 51 cpv. 1 lett. a LADI, non v’era dunque alcun bisogno di chinarsi sulle altre ipotesi contemplate dal disposto legale in parola e dall’art. 58 LADI.
(...)” (Doc. I)
1.3. Nella sua risposta del 5 dicembre 2014 la Cassa ha proposto di respingere l’impugnativa con argomenti di cui si dirà, per quanto occorra, nei considerandi di diritto (cfr. doc. III).
1.4. Pendente causa questa Corte ha interpellato la Segreteria di Stato dell’economia (SECO) in riferimento a una sua presa di posizione all’attenzione della Cassa del luglio 2014 da cui emerge che “(...)
lo scioglimento di una ditta e la sua liquidazione secondo l’art. 731b cpv. 1 cfr. 3 CO, non rientrano nelle condizioni esaustive poste dall’art. 51 cpv. 1 lett. a e b, oppure 58 LADI per ottenere l’erogazione di prestazioni per insolvenza”
(cfr. doc. 6),
invitandola a
esporre i motivi per i quali
lo scioglimento di una ditta e la sua liquidazione secondo l’art. 731b cpv. 1 cfr. 3 CO non possano rientrare nell’art. 51 cpv. 1 lett. a LADI, ritenuto che la liquidazione ai sensi dell’art. 731b cpv. 1 cfr. 3 CO avviene secondo le norme del fallimento (cfr. doc. VI).
L’avv. _, aggiunto scientifico della SECO, ha risposto il 28 aprile 2015 (cfr. doc. VII).
1.5. I doc. VI e VII sono stati trasmessi per osservazioni alle parti (cfr.doc. VIII).
1.6. La Cassa, il 12 maggio 2015, ha riconfermato la propria posizione (cfr. doc. IX).
1.7. L’avv. RA 1, per conto di RI 1, si è pronunciato in merito all’esito dell’accertamento esperito presso la SECO con scritto del 18 maggio 2015 (cfr. doc. X).
1.8. Il doc. IX è stato trasmesso per conoscenza alla parte ricorrente (cfr. doc. XI), mentre il doc. X è stato inviato per conoscenza alla Cassa (cfr. doc. XII).

in diritto
2.1. Oggetto del contendere è la questione di sapere se la Cassa abbia a ragione o meno negato a RI 1 il diritto all’indennità per insolvenza fatto valere con domanda pervenuta alla parte resistente il 19 maggio 2014.
Più precisamente questo Tribunale deve acclarare se la decisione con la quale il 13 febbraio 2014 il Pretore del Distretto di _ ha dichiarato lo scioglimento della società e ordinato la liquidazione secondo le prescrizioni applicabili al fallimento in applicazione dell’art. 731b CO possa essere equiparata a uno dei presupposti di cui all’art. 51 LADI e consentire, quindi, il riconoscimento del diritto all’indennità per insolvenza oppure no.
2.2. La
ricorrente ha innanzitutto contestato la decisione su opposizione del 16 ottobre 2014 emessa dalla Cassa per motivi d’ordine formale.
Una lesione del diritto di essere sentito è stata fatta valere, sostenendo che l’amministrazione avrebbe violato l’obbligo di motivazione, non confrontandosi nella decisione su opposizione del 16 ottobre 2014 con le censure da lei proposte in sede di opposizione (cfr. doc. I pag. 4, 5).
Il diritto di essere sentito, di cui all’art. 29 cpv. 2 Cost., comprende, fra l’altro, la pretesa di ottenere una decisione motivata, che impone all'autorità di pronunciarsi nei considerandi sulle allegazioni delle parti, riferendosi agli argomenti da esse addotti. Tale obbligo intende evitare che l'autorità, nell'esercizio dei suoi poteri decisionali, si lasci guidare da ragioni non pertinenti e, d'altro canto, consentire al cittadino di farsi una chiara idea della portata della decisione che lo riguarda per poterla, se del caso, impugnare. A tal fine ogni atto decisionale deve menzionare, anche se brevemente, le considerazioni che ne hanno determinato il convincimento e l’hanno dunque spinta a decidere in un senso piuttosto che nell’altro. L’autorità non è tenuta a prendere esplicitamente posizione su ogni allegazione di fatto o di diritto, ma può limitarsi ai punti essenziali e all'esame delle argomentazioni di parte atte a influire sul giudizio (cfr. STF 9C_112/2010 del 15 febbraio 2011 consid. 3.2.; STFA I 475/01 del 13 giugno 2003 consid, 2.1.; STFA H 192/00 del 10 giugno 2002; DTF 121 III 331 consid.
3b; Albertini, Der verfassungsmässige Ansruch auf rechtliches Gehör im Verwaltungsverfahren des modernen Staates, Berna 2000, pag. 368 seg. con numerosi rinvii).
Nella presente fattispecie, alla luce dei principi giurisprudenziali appena esposti, questa Corte non ravvisa delle lacune dal profilo della motivazione della decisione su opposizione del 16 ottobre 2014 impugnata, atteso che da quest’ultima emerge chiaramente il motivo per cui la Cassa ha negato all’insorgente il diritto all’indennità per insolvenza, ovvero il fatto che, avendo il Pretore del Distretto di _ pronunciato lo scioglimento della società e ordinato la liquidazione secondo le prescrizioni applicabili al fallimento in applicazione dell’art. 731b CO, nessuno dei requisiti dell’art. 51 LADI è in concreto adempiuto (cfr. doc. B).
Del resto l’insorgente, patrocinata dall’avv. RA 1, ha potuto rendersi conto della portata della decisione su opposizione emessa nei suoi confronti, visto che l'ha impugnata dinanzi a questo Tribunale.
La censura sollevata dalla ricorrente non risulta, dunque, fondata.
2.3.
Secondo l'art. 51 cpv. 1 LADI relativo ai presupposti del diritto:
"
I lavoratori soggetti all'obbligo di contribuzione, al servizio di datori di lavoro che sottostanno in Svizzera ad una procedura d'esecuzione forzata o che occupano in Svizzera lavoratori, hanno diritto all'indennità per insolvenza, se:
a. il loro datore di lavoro è stato dichiarato in fallimento e se a quel momento vantano crediti salariali oppure
b. il fallimento non viene dichiarato soltanto perché in seguito a manifesto indebitamento del datore di lavoro nessun creditore è disposto ad anticipare le spese o
c. hanno presentato, contro il loro datore di lavoro, una domanda di pignoramento per crediti salariali."
L'art. 51 cpv. 1 lett. b è stato introdotto nella legge in occasione della prima revisione della LADI del 5 ottobre 1990, in vigore dal 1° gennaio 1992.
L’art. 58 LADI, concernente la moratoria concordataria, prevede che:
"
In caso di moratoria concordataria o di dilazione giudiziaria del fallimento le disposizione del presente capitolo sono applicabili per analogia.”
Con sentenza C 62/04 del 26 aprile 2005, pubblicata in DTF 131 V 196, il Tribunale federale delle assicurazioni (TFA; dal 1° gennaio 2007 Tribunale federale) ha deciso che l’enumerazione, all’art. 51 cpv. 1 e all’art. 58 LADI, delle fattispecie che danno diritto a indennità per insolvenza è esaustiva.
2.4. Nella presente evenienza dalla documentazione agli atti risulta che RI 1 ha lavorato in qualità di responsabile di negozio alle dipendenze della _ dal 1° dicembre 2010 al 31 luglio 2012 (cfr. doc. 27; 28; 22).
Dopo aver rivendicato nei mesi di agosto, settembre e ottobre 2012 tramite messaggi di posta elettronica il pagamento degli stipendi arretrati di giugno e luglio 2012 (cfr. doc. 17; 18; 19; 20), l’insorgente ha fatto spiccare nei confronti della _ un precetto esecutivo che è stato notificato a quest’ultima l’11 dicembre 2012 e contro il quale non è stata interposta opposizione (cfr. doc. 16).
Il 17 aprile 2013 la ricorrente ha inoltrato all’Ufficio esecuzioni di _ la domanda di proseguire l’esecuzione (cfr. doc. 8). Il 25 aprile 2013 è stata conseguentemente notificata alla _ la comminatoria di fallimento (cfr. doc. 9).
Il 9 agosto 2013 nei confronti della _, che era priva di gerenza e non aveva più un domicilio legale dal maggio/giugno 2013 (cfr. doc. 12; 13; estratto RC), è stata emessa una diffida ai sensi dell’art. 154 ORC, dal momento che la società presentava una lacuna nell’organizzazione imperativamente prescritta dalla legge. La società è stata quindi diffidata a ristabilire lo stato conforme alla legge circa l’amministrazione, la gestione, la rappresentanza e/o l’organo di revisione e notificare la pertinente iscrizione all’ufficio del registro di commercio entro 30 giorni dalla pubblicazione. In caso contrario l’Ufficio del registro di commercio avrebbe chiesto al Tribunale, rispettivamente all’autorità di vigilanza, di prendere le misure necessarie (cfr. doc. 11).
Con decisione del 13/17 febbraio 2014 il Pretore di _ ha pronunciato lo scioglimento della Sagl e ha ordinato la liquidazione secondo le prescrizioni applicabili al fallimento ai sensi dell’art. 731b cpv. 1 cfr. 3 CO.
L’art. 731b cpv. 1 cfr. 3 CO, relativo alla SA e applicabile alla Sagl in virtù del rinvio di cui all’art. 826 cpv. 2 CO, enuncia che se la società è priva di uno degli organi prescritti o uno di tali organi non è composto conformemente alle prescrizioni, un azionista, un creditore o l’ufficiale del registro di commercio può chiedere al giudice di prendere le misure necessarie. Il giudice può segnatamente pronunciare lo scioglimento della società e ordinare la liquidazione secondo le prescrizioni applicabili al fallimento.
Lo scioglimento della _ e il relativo ordine di liquidazione in via di fallimento sono stati pubblicati sul Foglio Ufficiale svizzero di commercio (FUSC) il 31 marzo 2014 (cfr. estratto RC).
La procedura di fallimento inerente la società è stata sospesa per mancanza di attivo con decreto della Pretura di _ del 3 aprile 2014, pubblicato sul FUSC l’8 maggio 2014 (cfr. doc. estratto RC).
La ricorrente ha poi inoltrato una domanda di indennità per insolvenza pervenuta alla Cassa il 19 maggio 2014 (cfr. doc. 22; 23).
Il 25 giugno 2014 la Cassa ha sottoposto il caso dell’insorgente alla SECO, la quale, tramite l’avv. _, il 2 luglio 2014 ha risposto:
"
(...) va rilevato che lo scioglimento di una ditta e la sua liquidazione secondo l’art. 731b cpv. 1 cfr. 3 CO non rientrano nelle condizioni esaustive poste dall’art. 51 cpv. 1 lett. a e b, oppure 58 LADI per ottenere l’erogazione di prestazioni per insolvenza.
Conseguentemente, l’interessata non può pretendere alle indennità per insolvenza, indipendentemente dagli sforzi profusi per rivendicare il suo salario.
(...)”. (Doc. 6)
Con decisione del 31 luglio 2014, confermata dalla decisione su opposizione del 16 ottobre 2014, la Cassa ha negato a RI 1 il diritto all’indennità per insolvenza, in quanto ha ritenuto che, siccome il Pretore del Distretto di _ ha pronunciato lo scioglimento della società e ordinato la liquidazione secondo le prescrizioni applicabili al fallimento in applicazione dell’art. 731b CO, nessuno dei presupposti dell’art. 51 LADI è ossequiato (cfr. doc. 5; B).
La _ in liquidazione è stata radiata d’ufficio in applicazione dell’art. 159 cpv. 5 lett. a ORC il 14 agosto 2014 (cfr. estratto RC).
2.5. Chiamata a pronunciarsi in merito alla fattispecie, questa Corte, come già menzionato nei fatti (cfr. consid. 1.4.), ha interpellato l’avv. _, aggiunto scientifico della SECO, con uno scritto del seguente tenore:
"
Dalla documentazione agli atti risulta un Suo scritto del 2 luglio 2014, qui allegato, in cui, interpellata dalla Cassa il 25 giugno 2014 (cfr. copia delle lettera annessa), ha indicato quanto segue:
“(....)
In merito rileviamo che la ditta in questione era senza gerenza dal 26 ottobre 2012, nonché senza domicilio legale dal 5 novembre 2012. Un nuovo gerente è subentrato dal 15 gennaio al 21 maggio 2013 e la società è rimasta senza recapito dal 14 giugno 2013. Lo scioglimento è stato ordinato giusta l’art. 731b cpv. 1 cfr. 3 CO il 13 febbraio 2014. La procedura di liquidazione (effettuata secondo le prescrizioni applicabili alla procedura di fallimento) è stata sospesa il 3 aprile 2014 per mancanza di attivo, con un termine di 3 mesi per impedire la radiazione della ditta.
Ora, va rilevato che lo scioglimento di una ditta e la sua liquidazione secondo l’art. 731b cpv. 1 cfr. 3 CO, non rientrano nelle condizioni esaustive poste dall’art. 51 cpv. 1 lett. a e b, oppure 58 LADI per ottenere l’erogazione di prestazioni per insolvenza.
Conseguentemente, l’interessata non può pretendere alle indennità per insolvenza, indipendentemente dagli sforzi profusi per rivendicare il suo salario.
(...)”.
Al fine di evadere il ricorso pendente davanti a questa Corte, la invitiamo cortesemente a esporre i motivi per i quali
lo scioglimento di una ditta e la sua liquidazione secondo l’art. 731b cpv. 1 cfr. 3 CO non possano rientrare nell’art. 51 cpv. 1 lett. a LADI, ritenuto che la liquidazione ai sensi dell’art. 731b cpv. 1 cfr. 3 CO avviene secondo le norme del fallimento.
Al riguardo va rilevato che il Tribunale federale, nella sentenza 5A_137/2013 del 12 settembre 2013 consid.
1.2.2 e 1.2.3, ha peraltro stabilito che:
“(...) Aufgrund des Auflösungsentscheides des Richters gemäss Art. 731b Abs. 1 Ziff. 3 OR wird ein normales Konkursverfahren durchgeführt (LORANDI, a.a.O., S. 1389; Pierre-Alain Recordon, Les premiers pas de l'article 731b CO, in: SZW 2010 S. 4/5; vgl. Botschaft vom 19.
Dezember 2001 zur Revision des OR, BBl. 2001 3148, Ziff. 2.2.3, S. 3232; HENRY PETER/ FRANCESCA CAVADINI, in: Commentaire romand, Poursuite et faillite, 2005, N. 23 zu Art. 731b OR).
Zu Recht wird in der Lehre geschlossen, dass ein hängiges Konkurseröffnungsverfahren durch den Auflösungsentscheid gegenstandslos wird ( LORANDI, a.a.O., S. 1389).
1.2.3.
Im konkreten Fall hat das Obergericht am 14. Januar 2013 - mit dem angefochtenen Entscheid - den gegenüber der Y._ AG am 17. Oktober 2012 eröffneten Konkurs aufgehoben und das Gesuch des Beschwerdeführers um Konkurseröffnung gemäss Art. 190 SchKG abgewiesen. In der Folge ist die Y._ AG am 28. Januar 2013 vom Handelsgericht des Kantons Bern nach Art. 731b OR aufgelöst und ihre Liquidation nach den Vorschriften des Konkurses angeordnet worden; die hiergegen erhobene Beschwerde in Zivilsachen ist ohne Erfolg geblieben (Urteil 4A_71/2013 vom 22. Mai 2013). Da aufgrund des Auflösungsentscheides des Handelsgerichts ein Konkursverfahren über die Y._ AG durchgeführt wird, ist das zuvor - gestützt auf das Gesuch des Beschwerdeführers - anhängig gemachte Verfahren betreffend Konkurseröffnung nach SchKG gegenstandslos geworden.
(...)
”
.(Doc. VI)
Il 28 aprile 2015 l’avv. _ ha così risposto:
"
Conformemente al suo invito del 22 aprile scorso ad indicare il perché lo scioglimento di una ditta e la sua liquidazione secondo l’art. 731b cpv. 1 cfr. 3 CO non rientri nell’art. 51 cpv. 1 lett. a LADI, rispondiamo come segue:
1)
I motivi d’insolvenza sono definiti dalla legge in modo esaustivo (DTF 131 V 196)
2)
Il mero fatto che venga applicata per analogia la procedura fallimentare (“secondo le prescrizioni applicabili al fallimento”) non basta per ritenere che sia sopravvenuta la condizione di cui all’art. 51 cpv. 1 lett. a oppure b LADI (DTF del 24 settembre 2012, 8C_410/2012; DTF 134 V 88). Tale situazione vale pure in caso di liquidazione di una successione (art. 597 CC).
Concretamente, quando una società è posta in liquidazione d’ufficio, non vi è più possibilità di notificarle un precetto esecutivo. Pertanto un creditore deve opporsi alla liquidazione entro il termine di tre mesi fissato a questo scopo dall’ufficio fallimenti ed inoltrare un precetto. In tal modo inizia la normale procedura fallimentare e l’interessato può, se del caso, inoltrare una domanda di indennità per insolvenza giusta l’art. 51 cpv. 1 lett. a o b LADI.” (Doc. VII)
2.6. In una sentenza
4A_238/2014 del 19 gennaio 2015, pubblicata in DTF 141 III 43, il Tribunale federale ha rilevato che quando il giudice, sulla base del
l'art. 731b cpv. 1 n. 3 CO,
ordina lo
scioglimento della società - in caso di lacune nell'organizzazione della società - e la relativa liquidazione secondo le disposizioni del fallimento interviene una normale procedura di fallimento.
Ciò era peraltro già stato deciso con la STF 5A_137/2013 del 12 settembre 2013, menzionata al considerando precedente.
Nella DTF 141 III 43 l’Alta Corte ha, pure, stabilito che
la decisione di scioglimento secondo l'art. 731b cpv. 1 n. 3 CO cresciuta in giudicato non può essere revocata sulla base dell'art. 195 LEF
(“Il giudice del fallimento ne decreta la revoca e reintegra il debitore nella libera disposizione del suo patrimonio, quando il debitore provi che tutti i debiti sono stati estinti, il debitore produca una dichiarazione scritta di tutti i creditori con cui ritirano le loro insinuazioni, ovvero sia intervenuto un concordato”
).
Il TCA evidenzia, inoltre, che in una recente sentenza 8C_832/2014 del 28 maggio 2015, destinata alla pubblicazione, la nostra Massima Istanza ha confermato il giudizio con cui il Tribunale delle assicurazioni sociali del Cantone Zurigo aveva accolto il ricorso contro il diniego del diritto all’indennità per insolvenza decretato dalla Cassa nei confronti di un’assicurata che si era licenziata in quanto, nonostante i solleciti, non era stata pagata per due mesi dalla Sagl per la quale lavorava da un anno e cinque mesi.
La Cassa aveva respinto la richiesta di indennità per insolvenza, poiché la società - che non aveva organi - era stata sciolta e la liquidazione ordinata secondo le norme del fallimento giusta l’art. 731b cpv. 1 cfr. 3 CO.
Il Tribunale federale, che doveva rispondere al quesito se la liquidazione di una società secondo le disposizioni concernenti il fallimento sulla base dell’art. 731b CO adempiva o meno una delle fattispecie di cui all’art. 51 cpv. 1 LADI, ha dapprima ricordato che l’enumerazione all’art. 51 cpv. 1 delle situazioni che danno diritto a indennità per insolvenza è esaustiva.
L’Alta Corte ha, poi, stabilito che la decisione di scioglimento di una società ai sensi dell’art. 731b CO va sussunta sotto l’art. 51 cpv. 1 lett. a LADI, osservando che il provvedimento con cui un giudice pronuncia lo scioglimento di una società ex art. 731b CO, per quanto concerne le conseguenze giuridiche, equivale all’apertura del fallimento secondo le norme della LEF. In questa eventualità una dichiarazione di fallimento ai sensi della LEF è, del resto, esclusa e conseguentemente i requisiti dell’art. 51 cpv. 1 LADI non potrebbero più essere adempiuti da parte di un assicurato.
E’ vero che in caso di scioglimento della società giusta l’art. 731b CO non si è in presenza dell’apertura del fallimento pronunciata dal giudice del fallimento ai sensi degli art. 171 segg. LEF. E’ altrettanto vero, tuttavia, che l’autorità giudiziaria che ha emesso la decisione di scioglimento trasmette il caso all’Ufficio dei fallimenti competente territorialmente al fine di procedere con la liquidazione secondo le disposizioni del fallimento.
In simili condizioni, la nostra Massima Istanza ha ritenuto che, dal profilo dell’indennità per insolvenza, non esista alcuna ragione oggettiva per trattare differentemente i lavoratori di un ex datore di lavoro che viene liquidato a seguito di una decisione di scioglimento ex art. 731b cpv. 1 cfr. 3 CO da quelli nei confronti del cui ex datore di lavoro è stato pronunciato il fallimento giusta gli art. 171 segg. LEF.
Il TF è, pertanto, giunto alla conclusione che a ragione la Corte cantonale in quell’evenienza concreta aveva considerato adempiuta la fattispecie dell’art. 51 cpv. 1 lett. a LADI.
L’Alta Corte, in proposito, ha sviluppato le seguenti considerazioni:
"
(...)
5.1.
Nach konstanter Rechtsprechung ist die Aufzählung der Insolvenztatbestände nach Art. 51 Abs. 1 AVIG abschliessend (vgl. statt vieler
BGE 131 V 196
mit Hinweisen). Demnach ist zu prüfen, ob der vorliegende Sachverhalt auf einen der dort genannten Tatbestände zutrifft.
5.2.
Wird wegen einem Mangel in der Organisation einer GmbH ein Verfahren nach Art. 731b OR notwendig, entscheidet der Richter - unabhängig von den Parteianträgen - über die Anordnung der angemessenen Massnahmen; d.h. der Kläger nach Art. 731b OR hat es nicht in der Hand, ob etwa als Folge eines Organmangels nur dieses neu bestellt oder aber - als ultima ratio - die Gesellschaft aufgelöst wird (vgl. Botschaft des Bundesrates vom 19. Dezember 2001 zur Revision des Obligationenrechts [GmbH-Recht sowie Anpassungen im Aktien-, Genossenschafts-, Handelsregister- und Firmenrecht], BBl 2002 3148, 3232 Ziff. 2.2.3 Aktienrecht Art. 731b OR; Rolf Watter/Charlotte Pamer-Wieser, in: Basler Kommentar, Obligationenrecht II, 4. Aufl. 2012, N. 17 zu Art. 731b OR; Marcel Schönbächler, Die Organisationsklage nach Art. 731b OR, 2013, S. 187 ff.; Henry Peter/Francesca Cavadini, Commentaire romand, Code des obligations II, 2008, N. 8 zu Art. 731b OR; Stefan Bürge/Nicolas Gut, Richterliche Behebung von Organisationsmängeln der AG und der GmbH, SJZ 105/2009 S. 157, 159 f.; Franco Lorandi, Konkursverfahren über Handelsgesellschaften ohne Konkurseröffnung - Gedanken zu Art. 731b OR, AJP 2008 1378, 1384 f.; vgl. auch
BGE 136 III 369
E. 11.4 S. 370). Zwar liegt bei der Auflösung der Gesellschaft nach Art. 731b OR keine Konkurseröffnung durch den Konkursrichter im Sinne der Art. 171 ff. SchKG vor, doch wird die Sache nach dem Auflösungsentscheid durch das Gericht an das örtlich zuständige Konkursamt überwiesen, damit es die Liquidation nach den Bestimmungen des Konkurses durchführt (vgl. Urteil 4A_706/2012 vom 29. Juli 2013 E. 3). In
BGE 141 III 43
hält das Bundesgericht fest, ordne der Richter gestützt auf Art. 731b Abs. 1 Ziff. 3 OR die Auflösung der Gesellschaft und deren Liquidation nach den Vorschriften über den Konkurs an, werde ein normales Konkursverfahren durchgeführt (so bereits Urteil 5A_137/2013 vom 12. September 2013 E. 1.2.2) und ein Widerruf nach Art. 195 SchKG sei als Folge des definitiven Auflösungsentscheids ausgeschlossen. Mit Urteil 5A_137/2013 vom 12. September 2013 entschied das Bundesgericht, die Rechtsprechung von Urteil 5A_386/2010 vom 12. April 2011, wonach bei Auflösung einer Gesellschaft infolge Konkurseröffnung nach SchKG keine Möglichkeit mehr bestehe, diese infolge Organmangels gemäss Art. 731b OR aufzulösen, gelte auch in der umgekehrten Konstellation; somit werde ein hängiges Konkursverfahren bei Auflösung der Gesellschaft durch den Richter nach Art. 731b Abs. 1 Ziff. 3 OR gegenstandslos. Zwar wird in der Lehre z.T. die Ansicht vertreten, mit Art. 731b Abs. 1 Ziff. 3 OR sei kein neuer Konkursgrund geschaffen worden (vgl. Bürge/Gut, a.a.O., S. 160; Lorandi, a.a.O., S. 1382; Watter/Pamer-Wieser, a.a.O., N. 24 zu Art. 731b OR), doch kommt der richterliche Auflösungsentscheid in seinen Rechtsfolgen einer Konkurseröffnung nach SchKG gleich, so dass dieser unter Art. 51 Abs. 1 lit. a AVIG zu subsumieren ist. Zudem ist eine Konkurseröffnung nach SchKG in diesen Fällen ausgeschlossen und die Erfordernisse von Art. 51 Abs. 1 AVIG können von der versicherten Person gar nicht mehr erfüllt werden. Schönbächler kommt denn auch zum Schluss, der Auflösungsentscheid nach Art. 731b OR entspreche hinsichtlich der Anwendung sozialversicherungsrechtlicher Normen funktional einer Konkurseröffnung (a.a.O., S. 301; ebenso bereits Lorandi, a.a.O., S. 1393 f.). Unter diesen Umständen gibt es im Rahmen des Gleichbehandlungsgebots nach Art. 8 Abs. 1 BV keinen sachlichen Grund, Arbeitnehmerinnen und Arbeitnehmer eines (ehemaligen) Arbeitgebers, welcher infolge eines Auflösungsentscheids nach Art. 731b Abs. 1 Ziff. 3 OR liquidiert wird, anders zu behandeln als jene, über deren (ehemaligen) Arbeitgeber der Konkurs nach Art. 171 ff. SchKG eröffnet wird.
5.3.
Dies gilt umso mehr im hier zu beurteilenden Fall, wo die Versicherte früh die Betreibung gegen ihre (ehemalige) Arbeitgeberin einleitete, eine ordentliche Betreibung auf Konkurs aber mangels rechtskonformer Bestellung der Organe nicht durchgeführt werden konnte, so dass ihr nur der Weg über eine Klage nach Art. 731b in Verbindung mit Art. 819 OR verblieb, welche mit dem richterlichen Auflösungsentscheid und damit der Unmöglichkeit einer Erwirkung einer Konkurseröffnung endete (vgl. dazu die Urteile 4A_238/2014 vom 19. Januar 2015 und 5A_137/2013 vom 12. September 2013).
5.4.
Die Vorinstanz hat somit zu Recht die Erfüllung des Insolvenztatbestandes nach Art. 51 Abs. 1 lit. a AVIG bejaht. (...)
”
2.7. In concreto, come visto sopra, da una parte, la _ - datrice di lavoro di RI 1 fino al 31 luglio 2012 - nei confronti della quale l’insorgente ha fatto spiccare un precetto esecutivo l’11 dicembre 2012 e ha richiesto la prosecuzione dell’esecuzione il 17 aprile 2013 (cfr. doc. 8; 16), essendo rimasta priva di gerenza e di domicilio legale dal maggio/giugno 2013 (cfr. estratto RC; doc. 12; 13), è stata sciolta e la relativa liquidazione è stata ordinata secondo le disposizioni del fallimento ai sensi dell’art. 731b cpv. 1 cfr. 3 CO con decreto del Pretore di _ del 13/17 febbraio 2014, pubblicato sul FUSC il 31 marzo 2014 (cfr. consid. 2.4.).
Dall’altra, la ricorrente ha postulato, con domanda pervenuta alla Cassa il 19 maggio 2014, il riconoscimento del diritto all’indennità di insolvenza in relazione al suo credito salariale nei confronti della Sagl.
La recente giurisprudenza federale ha stabilito che la
decisione di scioglimento di una società ai sensi dell’art. 731b CO deve essere sussunta sotto l’art. 51 cpv. 1 lett. a LADI (cfr. consid. 2.6.; STF 8C_832/2014 del 28 maggio 2015).
Il TF, al riguardo, ha in particolare rilevato che dal profilo dell’indennità per insolvenza non sussiste alcun motivo oggettivo per trattare differentemente i lavoratori di un ex datore di lavoro che viene liquidato a seguito di una decisione di scioglimento ex art. 731b cpv. 1 cfr. 3 CO da quelli nei confronti del cui ex datore di lavoro è stato pronunciato il fallimento giusta gli art. 171 segg. LEF.
In effetti, benché nel caso dell’art. 731b CO non si sia in presenza dell’apertura del fallimento pronunciata dal giudice del fallimento ai sensi degli art. 171 segg. LEF, l’autorità giudiziaria trasmette comunque il caso all’Ufficio dei fallimenti competente territorialmente al fine di procedere con la liquidazione secondo le disposizioni del fallimento e anche nell’evenienza dello scioglimento di una società giusta l’art. 731b cpv. 1 cfr. 3 CO interviene una normale procedura di fallimento (cfr. consid. 2.6.).
In simili condizioni, questa Corte ritiene che nel caso di RI 1, analogo a quello deciso dall’Alta Corte con la sentenza 8C_832/2014 del 28 maggio 2015, si è confrontati con una fattispecie, ossia lo scioglimento della _, sua ex datrice di lavoro, e il relativo ordine di liquidazione secondo le norme del fallimento giusta l’art. 731b cpv. 1 cfr. 3 CO decretati dal Pretore di _ nel febbraio 2014 che rientra nel campo di applicazione dell’art. 51 cpv. 1 lett. a LADI (cfr. consid. 2.3.).
Ne discende che all’insorgente, essendo nel suo caso ossequiato l’art. 51 cpv. 1 lett. a LADI, potrà essere riconosciuto il diritto all’indennità per insolvenza qualora adempia tutti gli ulteriori presupposti del diritto all’indennità per insolvenza, in particolare la condizione relativa all’obbligo generale di diminuire il danno contemplato all’art. 55 cpv. 1 LADI.
La decisione su opposizione del 16 ottobre 2014 con cui alla ricorrente è stato negato il diritto all’indennità per insolvenza è, perciò, da annullare.
Gli atti vanno trasmessi all'amministrazione, affinché ammesso il presupposto dell'art. 51 cpv. 1 lett. a LADI, verifichi se sono adempiute anche le altre condizioni per il riconoscimento del diritto all'indennità per insolvenza.
2.8. Vincente in causa, la ricorrente, rappresentata da un avvocato, ha diritto all’importo di fr. 1’500.-- a titolo di ripetibili da mettere a carico della Cassa (cfr. art. 61 lett. g LPGA; 30 Lptca).