Decision ID: fefe95c6-864d-5678-95d3-c3c9408e3ca3
Year: 2003
Language: it
Court: TI_TCAS
Chamber: TI_TCAS_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: social_law

ritenuto,
in fatto
1.1. La ditta _, con sede a _, è stata iscritta a Registro di Commercio di _ il 10 gennaio _ (cfr. doc. _, Inc. 31.02.31).
Lo scopo sociale della società consisteva nell'esecuzione di impianti di ventilazione, di condizionamento, depurazione e riscaldamento d'aria, ecc..
_ ha ricoperto la carica di presidente del CdA della società _ dal 21 ottobre 1983, con diritto di firma individuale (cfr. doc. _, Inc. 31.02.31).
_ ha ricoperto la carica di membro del CdA della società _ dal 18 marzo 1996, con diritto di firma collettiva a due (cfr. doc. _, Inc. 31.02.31).
_ ha assunto la carica di membro del CdA della società _ dal 22 ottobre 1997, con diritto di firma collettivo a due (cfr. doc. _, Inc. 31.02.31).
_ ha assunto la carica di membro del CdA e segretario della società _ dal 18 marzo 1996 al 6 dicembre 1996, con diritto di firma collettivo a due. Da quest'ultima data sino al 31 agosto 2001 ha ricoperto la carica di amministratore delegato e segretario, con diritto di firma collettivo a due (cfr. doc. _, Inc. 31.02.34).
La ditta _ è stata affiliata alla Cassa cantonale di compensazione AVS/AI/IPG in qualità di datrice di lavoro dal 1° gennaio 1975 al 31 ottobre 2001.
La società _ entrò in mora con il pagamento dei contributi, per cui la Cassa dovette sistematicamente diffidarla e precettarla sin dal mese di maggio 1998 rispettivamente dal mese di dicembre 1999 (cfr. doc. _, Inc. 31.02.31).
In data 4 ottobre 2001, 24 gennaio 2002 e 7 febbraio 2002 sono stati rilasciati otto attestati di carenza beni per un totale di fr. 79'197.15 (cfr. doc. _, Inc. 31.02.31).
Con decreti 11 febbraio 2002 rispettivamente 6 maggio 2002 il Pretore di _, ha dichiarato l'apertura del fallimento e la liquidazione in via sommaria ai sensi dell'art. 231 LEF (FUSC del _).
1.2. Costatato di aver subito un danno, il 3 aprile 2002 la Cassa ha emesso nei confronti di _, _, _ e _ solidalmente quattro distinte decisioni di risarcimento danni ex art. 52 LAVS per contributi paritetici AVS non pagati per gli anni 2000 e 2001, per quest'ultimo anno sino al mese di settembre: nei confronti di _, _, _ per l'importo di fr. 120'590.50 (cfr. doc. _, Inc. 31.02.31), in via solidale con _ limitatamente a fr. 79'197.15 (cfr. doc. _, Inc. 31.02.34).
1.3. Alle decisioni gli ex amministratori della _ _, _, _, rappresentati dall'avv. _, e _, si sono tempestivamente opposti respingendo l'addebito di violazione intenzionale o negligenza grave delle prescrizioni.
1.3.1. _, _, _ r, rappresentati dall'avv. _, hanno motivato la propria opposizione come segue:
"
(...)
Di seguito si elencano alcuni dei motivi che hanno determinato la presente opposizione.
La signora _ si trovò catapultata nel Consiglio d'amministrazione (più sotto CdA) della fallita _ in seguito all'improvvisa morte del marito, fondatore ed ex-presidente della società.
La vedova non ha però mai potuto interessarsi sino in fondo della società, poiché assolutamente incompetente: la signora è sempre stata casalinga e la sua scolarizzazione si è interrotta in Italia a livello di quinta elementare.
Per la sua presenza nel Consiglio di amministrazione, la signora _ non ha mai ricevuto alcuna retribuzione, sino al primo semestre del 1996, in seguito all'entrata del genero quale amministratore delegato (con firma individuale), ella ha iniziato a percepire
CHF
500.--, senza che il suo ruolo si modificasse. La decisione fu determinata dalle difficoltà economiche della signora, che già da allora viveva della sola pensione ed aveva a carico il figlio gravemente ammalato e senza reddito di alcun tipo (cfr. in seguito).
L'amministratore delegato della società, signor _, ha sempre tranquillizzato la signora _, quanto al pagamento degli stipendi dei dipendenti e così pure di quello degli oneri sociali, sostenendo di non registrare arretrati a tale proposito e dissuadendo in pratica l'interessata da una qualsiasi verifica presso le competenti autorità.
Il signor _ ha di fatto sempre gestito, diretto ed amministrato la società come fosse la propria: egli era infatti genero della signora _, che oltre alla figlia _ ha un solo altro discendente, il signor _, del quale diremo in seguito.
La determinazione del signor _ nella conduzione dell'azienda, associata alle assicurazioni da lui date quanto ai pagamenti di cui sopra, hanno spinto la signora _ a dare fiducia al genero ... senza certo intravvedere e neppure poter immaginare di arrivare a registrare un debito, quale quello fatto valere ora dalla Cassa.
A comprova di detta fiducia si sottolinea che l'interessata si era fatta personalmente garante della società nei confronti della Banca _ per la somma di
CHF
55'000.-: tale importo non è mai stato recuperato nel fallimento dell'_.
Si ricorda infine che la signora _ attualmente vive della sola rendita pensionistica.
La signora _ è entrata a far parte del Consiglio di amministrazione dopo il suo matrimonio con l'amministratore delegato. Le mansioni da lei svolte erano semplicemente quelle di segretaria occupata a tempo parziale, siccome mamma di una bambina in tenerissima età.
Nel 2000 a seguito delle dimissioni del contabile dell'_, la signora _ si è trovata costretta ad eseguire pure le registrazioni contabili con l'ausilio di un programma computerizzato facilitato, senza però essere in grado di formularne alcuna lettura, poiché assolutamente a digiuno di qualsiasi nozione in merito.
Pure nei confronti della (ormai quasi ex-) moglie, il signor _ esercitava i "pieni poteri" sulla società, gestendone di fatto in piena autonomia gli affari ed il controllo.
La signora _ non è mai stata a conoscenza di alcuna procedura esecutiva intrapresa dalla Cassa nei confronti della società e neppure ricorda di aver registrato nei pagamenti sospesi eventuali acconti inoltrati dalla Cassa.
In assenza di tali informazioni e richieste, le era pertanto impossibile rendersi personalmente conto dell'esistenza - e certamente dell'ammontare - di un tale debito.
A questo proposito si osserva inoltre come l'entrata dell'_ nell'Associazione padronale svizzera _ (_), decisa esclusivamente dal signor _ - ad insaputa degli altri membri del Consiglio di amministrazione, che solo con un sommario esame della documentazione dell'attuale dossier della Cassa l'hanno scoperta -, abbia verosimilmente originato notevoli ritardi nell'invio delle richieste di acconti/pagamenti da parte della Cassa. Quest'ultima dovrà assumersi, eventualmente insieme alla _ Cassa di compensazione, Zurigo, la responsabilità dell'aumento considerevole del debito della società.
Quanto al signor _ vi è poco da chiarire.
Egli è il secondo ed ultimogenito della signora _ R: più che "entrato", sarebbe opportuno dire "messo a far parte" del CdA dell'_ per cercare di dare una ragione supplementare alla sua esistenza.
Il signor _, all'epoca dei fatti, soggiornava in una comunità terapeutica in Italia nel tentativo - purtroppo non riuscito - di disintossicazione da sostanze stupefacenti.
Egli non si è pertanto mai interessato degli affari della società e del resto non ne era in grado.
Attualmente egli è sostenuto da una terapia al metadone e versa in una grave depressione.
Non è impiegato da anni, non percepisce rendita di nessun tipo ed è di fatto mantenuto esclusivamente dalla madre.
Sulla scorta delle motivazioni qui sopra sommariamente esposte, e riservata ogni ulteriore eccezione o contestazione nel corso di causa, i tre opponenti alla decisione ritengono di non avere responsabilità alcuna in relazione alla pretesa avanzata dalla Cassa cantonale di compensazione AVS/AI/IPG.
Essi non sapevano e non potevano sapere del debito in oggetto.
Debito che prudenzialmente essi contestano nel suo ammontare, sia per contributi che per interessi e spese.
A loro giudizio unico eventuale responsabile di detto debito poteva essere il signor _, unico amministratore di fatto della _, _ ed iscritto a RC quale amministratore delegato con firma individuale.
Si osserva in proposito come le dimissioni del signor _ dal CdA siano state dettate unicamente dall'esigenza sua personale di percepire un'indennità di disoccupazione, non potendo egli percepire più alcunché dalle casse della società.
Questo spiega anche perché la signora _ ed i suoi figli non si siano preoccupati di dimissionare, non avendo essi comunque diritto all'indennità, ad eccezione della signora _ che, in fase di separazione e divorzio, stava comunque cercando un'occupazione che le permettesse di mantenersi insieme alla figlioletta." (Doc. _, inc. 31.02.31)
1.3.2. _ non ha motivato la propria opposizione (cfr. doc. _, Inc. 31.02.34).
1.4. Essendosi _, _, _ e _ opposti alle rispettive decisioni di risarcimento, con due petizioni 3 e 6 giugno 2002 la Cassa ha chiesto al TCA che _, _, _ vengano condannati a risarcire alla Cassa
fr. 120'590.50, in via solidale con _ limitatamente all'importo di fr. 79'197.15 (cfr. doc. _, inc. 31.02.31-33 e 31.02.34).
Nel merito delle responsabilità dei convenuti _, _, _, la Cassa ha osservato:
"
(...)
4. _
(...)
4.2
È irrilevante il fatto che la convenuta non abbia influito sull'andamento della società, poiché, accettando il mandato di presidente del CdA, ella si era assunta tutti gli oneri che da tale funzione derivano (STFA inedita del 20 aprile 1998 in re C.S. e C. B.)
Inoltre, la peculiarità di aver assunto la carica di organo formale a titolo fiduciario o in virtù del vincolo di parentela non esonerava la convenuta dall'ossequiare gli obblighi intrinseci alla carica di amministratrice.
Infatti, l'organo formale deve adempiere agli obblighi previsti dall'art.
716a
cpv. 1 CO con la massima diligenza, la quale va oltre la prudenza che è d'uso osservare nei propri affari (STFA inedita del 29 maggio 1995 in re A. C.).
Secondo il Tribunale federale delle assicurazioni [TFA] il citato dovere risulta accresciuto quando si tratta, come nella fattispecie, di un presidente, ritenuto che quest'ultimo deve dar prova di tutta la diligenza necessaria alla corretta gestione degli affari sociali e che non è sufficiente l'ossequio della "diligentia quam in
suis'
,
(DTF 122 III 198, consid. 3). Non solo, ma al riguardo il TFA ha avuto modo di sottolineare che gli obblighi di vigilanza e di diligenza di un presidente sono da connotare con particolare rigore (DTF 112 V 3, consid. 2b).
Nell'evenienza, la convenuta sostiene che ad esercitare un potere effettivo sulla società sarebbe stato il genero - amministratore delegato - _.
AI riguardo, la responsabilità per il corretto adempimento degli oneri assicurativi nonché la diligenza necessaria alla corretta gestione degli affari non incombeva solo all'amministratore delegato _, bensì anche e soprattutto al presidente del CdA signora _, nonché ai membri _ e _, trattandosi di attribuzioni inalienabili nel senso dell'art.
716a
cpv. 1 cifra 5 (STFA inedita del 27 aprile 2001 nella causa B. H., consid. 5d; STFA inedita del 13 novembre 2000 nella causa S., consid. 4b). In caso contrario si finirebbe per legittimare la figura "dell'uomo di paglia"(STFA inedita del 13 febbraio 2001 nella causa M. H., consid. 3c; STFA inedita del 29 maggio 1995 nella causa C., consid. 3b).
Pertanto, anche alla convenuta spettava l'obbligo di vigilare l'andamento della società ed in particolare per quanto riguarda il pagamento dei contributi.
Dall'opposizione non emerge tuttavia che la convenuta abbia agito nel modo sopra esposto.
Prove:
C.S.
(...)
5. _
Le argomentazioni sollevate dalla convenuta, per escludere ogni responsabilità, segnatamente il fatto che sarebbe entrata nel CdA della società, dopo il matrimonio con l'amministratore delegato _, il quale avrebbe gestito con piena autonomia gli affari e il controllo della società, non possono assurgere a validi motivi di giustificazione e discolpa per le motivazioni qui di seguito esposte.
5.1
II fatto che la convenuta abbia assunto la carica di organo formale in virtù del vincolo di parentela con _, non la esonerava dall'ossequiare gli obblighi intrinseci alla propria funzione, di cui si è già ampiamente detto ai punti 4.1 a 4.4 del presente allegato.
Così come non potevano avere alcuna influenza sull'obbligo dell'organo formale di vigilare sul pagamento dei contributi, le specifiche mansioni affidate alla convenuta, per quanto limitative possano essere state.
(...)
6. _
L'argomentazione sostenuta dalla controparte secondo cui il convenuto sarebbe entrato a far parte in virtù del vincolo di parentela e per motivi personali, non può essere ritenuta sufficiente motivo di giustificazione.
6.1
Pur potendo comprendere i delicati motivi per i quali il convenuto ha assunto la carica di membro del CdA, l'attrice ribadisce che, per giurisprudenza del TFA, l'organo di una società non può liberarsi dalla sua responsabilità sostenendo di aver accettato il mandato puramente in virtù del vincolo di parentela o a titolo fiduciario, altrimenti si finirebbe per legittimare la posizione "dell'uomo di paglia" (STFA inedita del 31 dicembre 1993, in re M. S., consid. 4).
Segnatamente all'ossequio degli obblighi intrinseci e la carenza di attitudini necessarie all'amministrazione, l'attrice si riconferma ai punti 4.1 a 4.4 esposti nel presente allegato.
Inoltre, pur considerando che il convenuto, nel periodo oggetto della presente vertenza, avrebbe soggiornato, a causa del suo stato di salute all'estero, non sussistono indizi agli atti che permettano di concludere ad un'impossibilità della controparte di seguire gli affari della società" (...) (Doc. _, inc. 31.02.31)
In merito alle responsabilità del convenuto _ la Cassa ha sostanzialmente ribadito quanto espresso con la decisione di risarcimento danno del 3 aprile 2002 in quanto il convenuto non ha motivato la propria opposizione (cfr. doc. _, Inc. 31.02.34).
1.5. Con decreti del 6 giugno 2002 e 2 settembre 2002 il Giudice delegato ha congiunto le cause.
1.6. Mediante risposta del 23 luglio 2002, _ ha osservato:
"
Con la presente è mia intenzione esporvi le motivazioni per le quali ho interposto opposizione nei confronti della Cassa cantonale di compensazione AVS/AI/IPG di Bellinzona.
- In merito alla fallita _ - Lugano avevo inoltrato i bilanci presso la vostra spettabile Pretura di Lugano per il deposito dei medesimi, in quanto constatavo che l'azienda non poteva più far fronte ai propri impegni. Successivamente mi sono stati rinviati al mittente in quanto non completi.
AI che presi contatto con la pretura spiegando che a causa di problemi di software non mi era possibile esibire quanto richiesto. Risposta fu che comunque non si potevano depositare. Pertanto non venne accettato il deposito dei bilanci quindi la Cassa Cantonale di compensazione AVS/AI/IPG continuò a fatturare i premi per i mesi a venire.
- In secondo luogo la ditta in questione a causa di un'affiliazione c/o l'associazione _ veniva assoggettata automaticamente a pagare i contributi in questione c/o la spettabile _. Sin da l'inizio noi facemmo opposizione a questo assoggettamento automatico presso questa nuova Cassa _. Dichiarando che volevamo continuare a restare assoggettati come sino ad allora alla Cassa cantonale di Compensazione AVS/AI/IPG di Bellinzona.
Dopo di che per svariati mesi non ricevemmo più alcun premio da pagare né da l'una né da l'altra Cassa fino a che verso fine anno 2000 ricevemmo il conguaglio da parte della Cassa cantonale di cui sopra che ammontava a ca.
Frs. 30'000.--.
Tengo a sottolineare che per quello che concerne le documentazioni con relative date nonché corrispondenza del caso non ne sono in possesso attualmente in quanto le stesse giacciono presso l'Avvocato _, il quale è il legale dei Signori _ _, e _.
Inoltre tengo a sottolineare che i membri del Consiglio di Amministrazione della ditta _ di cui sopra erano al corrente costantemente di quello che fosse la situazione della ditta. In quanto venivano costantemente informati dal sottoscritto e non da meno dalla figlia _, nonché segretaria della stessa. Che lavorava a stretto contatto con il sottoscritto, quindi con l'amministrazione. Eccezione fatta per quello che concerne appunto l'ultimo conguaglio di fine anno 2000 che ci
é
stato notificato, il quale
é
stato una vera sorpresa per tutti quanti noi." (Doc. _, inc. 31.02.34)
1.7. Mediante risposta del 30 agosto 2002, _, _, _, rappresentati dall'avv. _, hanno sostenuto che:
"
(...)
La società _ è stata affiliata alla Cassa dalla sua costituzione sino al 31.12.2000, così come risulta dalla notifica di stralcio datata 8.2.2001 (doc. _.-).
L'amministratore - di fatto unico - signor _, sorpreso da tale decisione, si fece informare dalla Cassa sulle motivazioni che l'hanno indotta a stralciare la società dal registro degli affiliati: l'adesione dell'_ all'associazione di categoria _, _ (_), risalente al 1. gennaio 2000, pare comportasse un'affiliazione alla Cassa di compensazione privata _, fatto questo contestato, poiché dello stesso il Consiglio d'amministrazione della società non fu assolutamente messo al corrente.
Di conseguenza l'amministratore comunicò immediatamente alla Cassa _ l'inopportunità di procedere in tale modo (doc. _.-) e quest'ultima, allineandosi sulla medesima posizione, ne diede comunicazione alla Cassa cantonale il 3 maggio 2001 (doc. _.-).
Nulla più si seppe.
Ad 3.
Si contesta che la ditta entrò in mora con il pagamento dei contributi già nel 1998 e che la Cassa iniziò le procedure esecutive nel 1999, del resto nessuna documentazione agli atti attesta tali asserzioni.
Prova ne sia che dal rapporto sul controllo dei datori di lavoro per il periodo 1.1.1996 - 31.12.1999 non emerse nulla di irregolare
(doc. _.-).
La mora nel pagamento dei contributi intervenne solo nel 2000. Gli acconti richiesti per i primi quattro mesi di quell'anno furono poi interamente versati, compresi interessi e spese, nel novembre 2000.
(...)
Le signore _ (la madre anche in nome e per conto del figlio), malgrado le loro ristrette conoscenze e competenze in materia di gestione ed amministrazione di una società (e comunque nulla quanto all'attività specifica dell'_),
non
si sono disinteressate della società nel cui CdA esse sedevano, non hanno ciecamente delegato ogni compito al genero, risp. marito.
Esse hanno, per quanto fosse loro possibile e da loro esigibile, controllato l'operato dell'amministratore delegato in relazione al pagamento degli stipendi e degli oneri sociali, raccogliendo periodicamente informazioni sia dal signor _ stesso che dai contabili e revisori.
A questo proposito non bisogna dimenticare che comunque l'amministratore delegato godeva di una fiducia accresciuta, fatto questo normalmente ammesso, essendo egli parente stretto della famiglia _: tale circostanza non può essere sottovalutata nell'esame della diligenza avuta dagli altri membri del CdA.
Pertanto, tenuto conto delle scarsissime capacità gestionali ed amministrative dei convenuti, sia dinnanzi alle rassicurazioni di un amministratore delegato degno di particolare fiducia e che tanto desiderava risolvere i problemi della società per poterne portare avanti l'attività, che dinnanzi al fatto oggettivo che i salari sono sempre stati versati ed i contributi paritetici pure sino all'aprile 2000, nulla poteva essere chiesto in più ai convenuti quanto all'adempimento del loro obbligo di sorveglianza.
Si osserva in proposito che l'_ registrava sì difficoltà con la propria liquidità, ma - seppur con qualche ritardo nell'ultimo anno - la Cassa é sempre stata soddisfatta in ogni sua pretesa.
(...)
B.
In secondo luogo occorre pure esaminare le responsabilità della Cassa per quanto attiene all'ammontare del danno.
Se è vero che la Cassa ha regolarmente chiesto gli anticipi contributivi per l'anno 2000, è altrettanto vero che per l'anno seguente nessuna richiesta è stata indirizzata alla società.
Ritenuto che i primi quattro mesi di quell'anno sono stati pagati, ai convenuti poteva tuttalpiù essere noto un debito di
CHF
58'058.40
(CHF
7'257.30 x 8 mesi), che pareva ancora possibile saldare.
Solo nel marzo 2002, quando ormai la società era fallita,
è
stata inoltrata per la prima volta (!) la richiesta di pagamento dei contributi 2001 pari a
CHF
41'393.35, mentre che il mese seguente la Cassa ha indirizzato ai membri del CdA la propria decisione di risarcimento totale, corrispondente a ben
CHF
120'590.05
Pertanto se da un Iato ciò dimostra ulteriormente che non vi è alcuna negligenza grave da parte dei convenuti, neppure per danno eventuale che non poteva essere ipotizzato, da tali circostanze si deduce una sicura responsabilità della Cassa (eventualmente in concorrenza con la Cassa di compensazione _) nell'aver lasciato accrescere in tale misura il danno del quale ora pretende il risarcimento.
Tale osservazione già è stata formulata in sede di opposizione e la Cassa, nel proprio allegato di petizione, non ha formulato alcuna presa di posizione contraria in merito.
II danno subito dalla Cassa si è pertanto aggravato a seguito di un comportamento irregolare della stessa parte attrice, ciò che di conseguenza riduce l'obbligo di risarcimento del datore di lavoro (DTF 122 V 186 segg.).
C.
In terzo luogo i convenuti ribadiscono il ruolo chiave dell'amministratore delegato signor _, il quale - dalla sua entrata nel CdA sino al fallimento della società ed oltre -
di fatto
ne è stato amministratore unico.
Pertanto la sua responsabilità nella rifusione alla Cassa del danno patito per il mancato pagamento dei contributi paritetici non ha motivo legittimo d'essere limitata all'anno 2000.
I motivi che hanno indotto il signor _ a presentare la proprie dimissioni sono motivi d'opportunità o meglio legati all'ottenimento futuro di un'interessante indennità di disoccupazione.
L'amministratore delegato ha consegnato brevi manu alla signora _ in data 5.6.2001 la lettera con la quale rassegnava le proprie dimissioni con effetto al 31.8.2001.
Egli ha però continuato a lavorare per l'_ svolgendo le medesime mansioni di prima, ovvero amministrando la società, sino a che v'è stato modo di farlo. Prova ne sia, fra altro, che formalmente egli ha percepito un salario sino a fine settembre 2001 e da ultimo ch'egli è ancora oggi l'unica persona di riferimento per l'Ufficio Fallimenti (doc. _.-).
Non è pertanto legittimo limitare la responsabilità del signor _ al mancato pagamento dei contributi paritetici per l'anno 2000.
Se responsabilità dovrà esserci, la stessa dovrà inevitabilmente essere estesa all'intero periodo durante il quale la società ha versato gli stipendi, poiché - indipendentemente dall'iscrizione a RC - della gestione e dell'amministrazione effettive dell'_ se ne è sempre ed esclusivamente occupato il signor _.
D.
In conclusione e con esclusivo riguardo al convenuto _, si ribadisce ch'egli comunque non era in grado d'intendere quale fosse il proprio compito all'interno del CdA e tantomeno quali fossero le proprie responsabilità.
Qualora la Cassa riterrà opportuno mantenere la propria pretesa risarcitoria pure nei confronti del signor _, quest'ultimo si riserva già sin d'ora di presentare a codesto lodevole Tribunale la documentazione medica che comunque lo solleverebbe da qualsiasi responsabilità in merito." (Doc. _, inc. 31.02.31)
1.8. In data 14 settembre 2002, il legale di _, _, _, ha chiesto l'assunzione dei seguenti mezzi di prova:
"
(...)
1. Audizioni testimoniali
·
Dott. _, c/o _ - _, in qualità di medico curante del signor _, salvo rinuncia ritenuta la delicatezza delle circostanze sulle quali dovrebbe esprimersi;
·
Sig. _, c/o _ o oppure la persona responsabile a conoscenza dei fatti o meglio dell'affiliazione dell'_ all'associazione di categoria;
·
Sig. _, c/o _ oppure la persona responsabile a conoscenza dei fatti o meglio dell'affiliazione dell'_ alla Cassa di compensazione _;
·
Sig. _ O, c/o _, responsabile della revisione dei conti della fallita, salvo rinuncia;
·
Sig. _, c/o Ufficio Fallimenti, _.
2. Edizione e richiamo documenti
dalle competenti autorità o da altri uffici, qualora la documentazione già prodotta non sia sufficiente a suffragare le tesi dei convenuti."
(Doc. _; inc. 31.02.31)
1.9. In data 16 settembre 2002 _ ha ancora osservato che:
"
Con la presente è mia intenzione far maggior chiarezza su quello che possano essere le responsabilità nonché sulle informazioni che venivano date ai membri del Consiglio di Amministrazione e sul fatto che non fossi di fatto
amministratore unico
ma bensì
amministratore delegato
.
Per quello che concerne le allegazioni in fatto dell'avvocato _ - _: Ad 2., Ad 3., Ad 4., Ad 5., Ad 6. ed Ad 7. concordo con quanto da egli esposto.
-A) AI momento che fui nominato
amministratore delegato
, al fine di poter presenziare nel consiglio di amministrazione, mi diedero Nr. 1 azione, facendomi entrare nel Consiglio di amministrazione della _, _.
Nella lettera del 02.09.02 non ho Ietto riferimento alcuno in merito alla presenza della Signora _ in seno alla ditta _ - _.
Di fatto si occupava della segreteria, amministrazione, ed allestimento offerte della fallita _. Viste le funzioni che ricopriva era costantemente al corrente dell'andamento della stessa.
Inoltre di frequente si mangiava a casa della Signora _. Ove si discuteva spesso e volentieri dell'andamento della stessa.
Mentre quello che concerne gli investimenti o decisioni importanti non venivano mai prese solo dal sottoscritto ma bensì con il bene placito dei membri del Consiglio di amministrazione che a loro volta venivano messi al corrente o dal sottoscritto o dalla figlia _.
Non capisco nemmeno come mai mi si voglia imputare tutte le responsabilità con le eventuali conseguenze, dal momento che, di fatto i proprietari della fallita _ di _ sono i Signori _, _ e la figlia _ e non da meno abbia sempre operato con la loro approvazione.
Tant'è
vero che per un periodo, la Signora _ mi impose l'assunzione del figlio _ in ditta; anche se non vi era la necessità per la mole di lavoro che c'era da svolgere in quel periodo in ditta, con la motivazione che non lavorava e quindi visto che erano proprietari della ditta ritennero opportuno, contro la mia volontà, ad integrarlo nel personale e stipendiarlo. Premetto inoltre che la sua presenza era sempre un
po'
latente. Quindi capirete che quando si dice che fossi
amministratore unico
, e che fossi io a prendere tutte le decisioni, i fatti non rispecchiano la realtà delle cose. Perché là dove vi era interesse da parte loro facevano quello che ritenevano opportuno pure senza la mia approvazione.
Visto le motivazioni di cui sopra respingo le responsabilità mossemi dalla controparte.
(...)
-C) Per quello che concerne i motivi che mi hanno indotto ad inoltrare le mie dimissioni dalla ditta rispettivamente dal Consiglio di Amministrazione della fallita _ di _ sono palesi.
Non essendoci più lavoro da eseguire, e dovendo vivere e mangiare ugualmente cosa avrei dovuto fare per cercarmi un nuovo posto di lavoro?
Dimettermi, e darmi da fare a cercare nuovi sbocchi nel mondo del lavoro. Tengo comunque a precisare che l'iscrizione alla disoccupazione è avvenuta in Novembre 2001.
Quindi respingo pure le affermazioni al punto C ove si dice che le mie dimissioni inoltrate alla Signora _ siano state dettate da motivo d'opportunismo. Anzi oserei sottolineare che fossero motivo di necessità.
Per quanto concerne il fatto che ho continuato a lavorare per la ditta _ di _ anche dopo le dimissioni, l'ho fatto su esplicita richiesta della Signora _, che me lo chiese a titolo di favore personale.
Inoltre ribadisco che le mie responsabilità se di responsabilità si vuol parlare siano limitate sino all'anno 2000.
Inoltre, gli incarti della ditta, sino ad oggi erano presso di me in quanto, anche qui, i membri del consiglio di amministrazione mi pregarono di tenerli presso di me. Motivando il fatto, che non avevano spazio presso le loro abitazioni, e visto che il sottoscritto ha una grande cantina gli avrei fatto nuovamente un piacere a custodirli presso di me.
Comunque, visto l'evoluzione dei fatti, vi comunico che per quello che concerne tutti gli incarti della ditta _ di _ saranno consegnati in data 17.09.02 alla Signora _.
Tengo a rettificare pure che per l'ufficio fallimenti non sono l'unica persona di riferimento ma bensì
c'è
pure la Signora _. Che pure in questa occasione mi pregò di accompagnarla, del momento che il figlio _ non ne voleva sapere e la figlia _ era impossibilitata per motivi di lavoro.
Nuovamente su esplicita richiesta, mi prestavo ad accompagnare la Signora _ presso l'ufficio fallimenti a _.
-D) Per quanto concerne il fatto che il Signor _ non fosse in grado di intendere il suo ruolo nel Consiglio di Amministrazione non gli ha impedito comunque, a suo tempo di percepire stipendio anche quando non lavorava.
Quindi, anche qui mi trovo in disaccordo con quanto affermato nel punto D. Inoltre pure il Signor _ presenziava alle riunioni nonché alle discussioni in seno alla ditta.
Quindi non vedo come mai, anch'egli non debba prendersi le sue responsabilità (...) (doc. _, inc. 31.02.34)
1.10. In merito alle posizioni di _, _, _, in data 30 settembre 2002 la Cassa ha precisato:
"
(...)
Ad. 2
Si rinvia a quanto verrà di seguito esposto al punto ad. B.
Ad. 3
Richiamando quanto già evidenziato con petizione, la Cassa produce sub. doc. _ il dettaglio evoluzione incassi per gli anni 1998/1999 dai quali risultano sia le date di invio delle diffide di pagamento che le date di invio delle procedure esecutive, con la doverosa precisazione che le procedure esecutive sono iniziate ancora prima del dicembre 1999.
Quanto al rapporto sul controllo dei datori di lavoro (doc. _), si sottolinea che scopo dei medesimo è il solo controllo dei salari notificati dal datore di lavoro e non la verifica sulla tempestività o meno del pagamento dei contributi sociali.
Pertanto il citato rapporto non comprova nulla di quanto affermato dai convenuti.
Sulla mora dei contributi si rinvia dunque integralmente a quanto esposto in petizione, che risulta perfettamente suffragato dalla documentazione già versata agli atti e qui ulteriormente prodotta.
Ad. 4.
Sull'ammontare del danno fatto valere dalla Cassa, segnatamente le poste di danno indicate nell'estratto conto per l'anno 2000 alle voci
"diffide, multe, tasse d'uff. interessi di mora, spese esecutive",
la Cassa rinvia i convenuti per i particolari al dettaglio evoluzione incassi per il medesimo periodo (doc. _).
Giova inoltre sottolineare che per costante giurisprudenza si tratta per tutti i casi di poste di danno ai sensi dell'art. 52 LAVS (STFA 24.10.2000 in re T., C. e S. H 113/00, nonché la giurisprudenza citata in RDAT II 1995 pag. 369 ss).
Ne discende dunque il buon fondamento delle pretese vantate dalla Cassa e l'ammontare richiesto deve essere confermato.
Ad. A
I convenuti tentano di minimizzare la situazione affermando che, seppure vi era un problema di liquidità la Cassa è sempre stata soddisfatta di ogni pretesa salvo qualche ritardo registrato nell'ultimo anno. In realtà dalla documentazione agli atti emerge una vera e propria cronicità nel mancato pagamento dei contributi.
Oltretutto le convenute _ e _ erano perfettamente al corrente della difficile situazione finanziaria in cui versava la società e questo già dalla fine del 1999.
Le convenute erano infatti presenti all'assemblea generale degli azionisti della società tenutasi il 22.12.1999 (ne hanno sottoscritto il relativo verbale; cfr. doc. _), dove si presentò il bilancio al 31.12.1998 che chiudeva con una forte perdita.
(...)
Ad. B
Per quanto riguarda l'adesione della società _ all'associazione di categoria ASPL con conseguente obbligo di affiliazione presso la Cassa professionale _, si osserva quanto segue.
Con comunicazione 30 agosto 2000 la Cassa di compensazione _, comunicava alla Cassa Cantonale AVS che a far conto dal 1.1.2001, la società _ sarebbe stata loro affiliata (doc. _).
Di conseguenza la Cassa cantonale in data 8 febbraio 2001 rese noto alla società lo stralcio per avvenuto trasferimento (doc. _).
Il 23 aprile 2001 la società informava la Cassa professionale _ di ormai trovarsi in fase di liquidazione richiedendo dunque il trasferimento nuovamente presso la Cassa cantonale (doc. 2).
Il 3 maggio 2001, la Cassa _ comunicava alla Cassa Cantonale di rinunciare al trasferimento della società e di aver già provveduto allo stralcio della stessa con effetto al 31.12.2000 (doc. _).
Per dovere di chiarezza si precisa che le motivazioni alla base della richiesta di stralcio dalla Cassa professionale sono dunque ben diverse di quelle indicate dai convenuti (ad. 2 della risposta).
Per l'anno 2001, la società ha poi provveduto ad inoltrare alla Cassa cantonale la dichiarazione dei salari non datata e pervenuta in data 28 febbraio 2002, così come risulta dal documento allegato sub. doc. _.
Pertanto la Cassa ha tempestivamente provveduto in data 8 marzo 2002 all'inoltro del conteggio di chiusura per l'anno 2001.
D'altro canto i convenuti misconoscono l'obbligo del datore di lavoro per cui esso è comunque tenuto a regolare periodicamente il conto dei contributi dovuti.
Il datore di lavoro è inoltre obbligato a fornire alla Cassa tutte le informazioni necessarie per la fissazione degli acconti dei contributi (artt. 51 LAVS e 35 OAVS).
Come già ricordato nelle decisioni di risarcimento danni e in petizione, il conteggiare ed il versare i contributi da parte del datore di lavoro è un compito di diritto pubblico ed il venire meno a questo compito costituisce una violazione grave delle prescrizioni ai sensi dell'art. 52 LAVS e comporta il risarcimento integrale del danno.
Va infine rilevato che la società per l'anno 2001 in questione dichiarava salari prevalentemente solo fino al periodo da aprile-giugno, a conferma in ogni caso che l'attività andava scemando; circostanza quest'ultima anche confortata dalle stesse dichiarazioni della società che all'attenzione della Cassa di compensazione _ indicava l'intervenuta fase di liquidazione.
In casu alla Cassa non può essere rimproverata alcuna negligenza, in quanto - alla luce delle circostanze particolari - ha provveduto tempestivamente all'invio del conteggio di chiusura per l'anno 2001 in data 8 marzo 2002, non appena ricevuta la distinta salari pervenuta alla cassa solamente il 28 febbraio 2002, nonostante il fatto che la società perlomeno già dal mese di settembre 2001 non risultava più essere operativa.
Ininfluente il fatto che la società abbia provveduto al pagamento di quattro acconti per l'anno 2000, tanto più se si considera che per il medesimo anno la Cassa ha dovuto inviare ben 12 precetti esecutivi per il relativo incasso, ottenendo il rilascio di attestati di carenza beni (cfr. doc.
, doc
_).
In siffatta evenienza risulta dunque al limite della temerarietà sostenere che la Cassa è rimasta inattiva per quanto concerne la riscossione dei contributi. AI contrario si deve senz'altro concludere che non ha violato alcuna norma di procedura in tale ambito.
Ad. C.
Le circostanze indicate dai convenuti riguardano unicamente i rapporti interni fra le parti convenute che, in ogni caso, non mutano i rapporti esterni con la Cassa.
In ogni caso quanto all'addebito del ruolo di amministratore di "fatto" della fallita società del signor _, segnatamente per il periodo susseguente alle sue dimissioni, l'attrice ne prende atto e si riserva, dopo gli accertamenti del caso, di procedere con un'azione risarcitoria, ex art. 52 LAVS, anche per tale periodo"
(Doc. _, inc. 31.02.31)
In merito alla posizione di _ la Cassa ha osservato:
"
con riferimento alla risposta di causa inoltrata dal convenuto in data 23 luglio 2002 intimata alla Cassa con comunicazione pervenuta il 3 settembre 2002, nel termine fissato, che giunge a scadenza 3 ottobre 2002, ritenuta la richiesta di proroga formulata e concessa da codesto lodevole Tribunale, la Cassa Cantonale chiede all'autorità giudicante di volersi preventivamente pronunciare sulla tempestività (contestata) della risposta presentata dal convenuto.
Per il resto si rinvia alla petizione nonché alle osservazioni formulate alla risposta di causa dei convenuti _, _ e _ ed ai documenti prodotti."
(Doc. _, inc. 31.02.31)
1.11. In data 8 ottobre 2002 _, _, _ hanno precisato:
"
In primo luogo si contesta categoricamente che i convenuti avessero il "controllo degli affari della società" e si ribadisce fermamente il ruolo di amministratore unico del signor _, indipendentemente dalla proprietà della azioni dell'_, considerato comunque il suo lauto stipendio.
Il Tribunale permetta inoltre di osservare che fa male leggere oggi che un ex-cognato strumentalizza il tentativo di dare, grazie ad un impiego fisso, un senso alla vita di un ragazzo che sino a quel momento i propri giorni li aveva persi su strade certamente sbagliate. I convenuti _ si trovano pertanto costretti a riaffermare che la questione legata al figlio/fratello _ esula totalmente da quella della fallita _ e che l'impiego offertogli non può in nessun modo essere letto come una prova della (inesistente!) amministrazione da parte delle signore _ della società in oggetto.
Per il resto i convenuti si riconfermano in quanto sostenuto in sede di risposta.
Quanto allo scritto della Cassa, ci si limita ad osservare come la documentazione prodotta non suffraga in modo certo quanto sostenuto e si lascia pertanto a codesto lodevole Tribunale di valutare le prove in suo possesso, segnatamente per quanto riguarda date e conteggi e pagamenti.
A tal proposito ci si permette unicamente di contestare la "cronicità" dei mancati pagamenti: alcuni giorni di ritardo nei versamenti non provano null'altro" (...) (Doc. _, inc. 31.02.31)
1.12. A seguito di accertamenti effettuati dal TCA, in data 7 maggio 2003 la Cassa ha prodotto copia delle diffide e PE relativi agli anni dal 1998 al 1999 (cfr. doc. _ e allegati, Inc. 31.02.31).
In data 26 maggio 2003, _, per il tramite del proprio patrocinatore, ha trasmesso due certificati medici (Dr. med. _ e Dr. med. _, cfr. doc. _ e allegati, Inc. 31.02.31).
In data 25 giugno 2003, la Cassa ha trasmesso un attestato di carenza beni per l'intero credito insinuato dalla Cassa nel fallimento della _ (cfr. doc. _, Inc. 31.02.31).
1.13. A seguito di un accertamento del TCA, in data 5 settembre 2003, l'UAI ha trasmesso l'incarto AI relativo a _ (ancora in fase di istruttoria; doc. _ e allegato, Inc. 31.02.31).
1.14. In data 11 settembre 2003 il TCA ha posto delle domande precise ai medici che hanno avuto in cura _ (cfr. doc. _, Inc. 31.02.31).
In data 18 settembre 2003, il Dr. med. _ ha risposto come segue:
"
le comunico che il signor _ è stato da me seguito come consulente psichiatra della clinica _ unicamente in occasione di una sua degenza nell'autunno del 2001.
Per sua maggiore informazione le invio copia della documentazione di quel periodo, e di un mio rapporto inviato all'assicurazione invalidità nel mese di febbraio di quest'anno.
Al di fuori di questa consulenza ospedaliera non ho mai più avuto contatti con l'interessato." (doc. _, inc. 31.02.31)
1.15. In data 19 settembre 2003 il Dr. med. _ ha comunicato al TCA di voler ricevere uno svincolo formale dal segreto professionale firmato da _ (cfr. doc. _, Inc. 31.02.31).
Il TCA ha di conseguenza sollecitato (anche telefonicamente e via fax) presso il legale del convenuto _ il rilascio dello svincolo dal segreto professionale a favore del Dr. med. _ (doc. _, Inc. 31.02.31).
1.16. Su richiesta del TCA di rispondere con precisione a tutte le domande, in data 23 settembre 2003, il Dr. med. _ ha precisato:
"
come da lei richiesto con la lettera del 19.9. e nostro colloquio telefonico del 22.9., le preciso che, per quanto riguarda la capacità lavorativa del signor _, questa era sicuramente nulla durante il periodo della degenza in cui l'ho conosciuto. Per quanto riguarda l'assunzione nel 1997 della carica di membro del consiglio di amministrazione di una società anonima, non saprei cosa rispondere avendo conosciuto il paziente solamente 4 anni dopo.
Per quanto riguarda il periodo 2001, non ritengo che l'interessato fosse capace di svolgere tali mansioni a causa del complesso quadro clinico riscontrato.
La sintomatologia manifestata dal paziente nell'anno in cui ha avuto occasione di essere esaminato e curato da me, era sicuramente una patologia già insorta da diverso tempo e le uniche caratteristiche di acuzie erano motivate dal fatto che il paziente, nonostante una terapia metadonica, avesse ripreso un consumo di stupefacenti.
Sulla base di questa mia considerazione non saprei cos'altro rispondere alle vostre domande. Tenga presente, come già discusso telefonicamente, che nella pratica Al, che era stata avviata, ho formulato il parere che sarebbe stato opportuno richiedere degli approfondimenti di tipo peritale." (doc. _, inc. 31.02.31)
1.17. In data 23 settembre 2003 il Dr. med. _ ha risposto come segue:
"
Il signor _ è in cura presso il mio studio dall'aprile 2001 e dal dr. _ dal settembre 2001, per quanto concerne il suo stato di salute nel 1997 non sono in grado di rispondere ad alcuna domanda." (Doc. _, inc. 31.02.31)
1.18. Con scritto pervenuto al TCA in data 3 ottobre 2003, il Dr. med. _ ha risposto come segue:
"
(...)
1. II Signor _, 1966, _ è seguito in psicoterapia individuale dal settembre 2001.
Lo avevo già seguito in un precedente ricovero a _ a fine anno 2000 per 2-3 mesi.
2. Segnatamente ai disturbi psichici presenti certifico un'incapacità lavorativa al 100% da quando lo seguo.
II signor _ soffre di un grave disturbo dell'umore (sindrome depressiva ricorrente) in una struttura di personalità emotivamente instabile. Ha fatto regolare uso di sostanze stupefacenti fino ad un anno fa, dall'adolescenza.
3. Assolutamente no, tanto è vero che è stato in una struttura per tossicodipendenti in quanto incapace di gestire una vita sociale adeguata.
4. _ in questi 2 anni (2000-2001) faceva uso regolare di sostanze psicoattive. Ciò lo ha condotto ad un ricovero psichiatrico (Clinica _, Primario Dott.ssa _,) proprio durante questo periodo.
Era presente un vissuto persecutorio rispetto al cognato gestore della Società Anonima. Non riuscendo a gestirsi in maniera autonoma è impensabile che in quei due anni potesse svolgere, e di fatto non svolgeva, mansioni all'interno del consiglio d'amministrazione.
5. II Signor _ ha sempre delegato implicitamente la gestione alla famiglia, in quanto molto dipendente dalla madre e dalla sorella. Una delega esterna alla famiglia, rispetto alla situazione affettiva del mio paziente, era improponibile in quanto presupponeva un'emancipazione rispetto ad essa ed una autonomizzazione del proprio ruolo.
La problematica e la fragilità identitaria del Signor _ non lo ha mai consentito.
6. Sarebbe stata una decisione troppo complessa da prendere considerando la fragilità del paziente, il quale avrebbe dovuto strutturare un intervento troppo complesso rispetto alla sua capacità di funzionamento.
In conclusione, non reputo che il Signor _ abbia avuto un ruolo attivo nella vicenda considerata.
Il paziente fatica a progettare il futuro nel suo divenire più prossimo nelle piccole organizzazioni quotidiane." (Doc. _, inc. 31.02.31)
Su richiesta del TCA di rispondere con precisione a tutte le domande, in data 15 ottobre 2003, il Dr. med. _ ha risposto in modo identico al Dr. med. _ (cfr. doc. _, Inc. 31.02.31).
1.19. I certificati medici trasmessi al TCA sono stati inviati alle parti per osservazioni scritte (cfr. doc. _ e _, Inc. 31.02.31).
In data 24 ottobre 2003 il legale di _ ha osservato:
"
Come già anticipato telefonicamente al vostro segretario signor _, non mi è possibile inviarvi la dichiarazione di svincolo dal segreto professionale per il dott. _ sottoscritta dal mio patrocinato signor _.
Le ragioni sono fondamentalmente le seguenti.
In primo luogo e per quanto riguarda il periodo durante il quale la Cassa Cantonale di compensazione non ha regolarmente ricevuto i contributi in oggetto, lo stato di salute dell'interessato è già stato certificato dal dott. _ (cfr. dichiarazione 5.5.2003 dei medici
_
e _ prodotta agli atti dalla sottoscritta in data 26.5.2003).
Presumendo che codesto lodevole Tribunale voglia appurare le capacità del signor _ di svolgere le mansioni di membro del CdA della fallita _, occorre rilevare, in secondo luogo, che il dott. _ è un medico generalista che non può esprimere un giudizio fondato sullo stato psico-fisico dell'interessato.
In terzo luogo, il dott. _ ha avuto modo di confermarvi (su vostra richiesta del 26.9.2003) che il signor _ "al momento di entrare a far parte del CdA della società", ovvero già nel 1997,
"non era assolutamente"
"consapevole di quello che stava facendo e delle mansioni che avrebbe dovuto svolgere".
Alla luce di quanto sopra riteniamo ininfluente il parere del medico generalista." (Doc. _, inc. 31.02.31)
In data 3 novembre la Cassa ha comunicato al TCA di voler mantenere la petizione nei confronti di _ (cfr. doc. _, Inc. 31.02.31).

in diritto
In ordine
2.1. Va innanzitutto rilevato che con il 1° gennaio 2003 è entrata in vigore la legge sulla parte generale del diritto delle assicurazioni sociali (LPGA), che tuttavia non è applicabile al caso di specie considerato che il giudice delle assicurazioni sociali non tien conto di modifiche legislative e di fatto verificatesi dopo il momento determinante della resa del provvedimento amministrativo, in casu il 3 aprile 2002 (STFA del 20 marzo 2003, nella causa B., H 27/02, consid. 1, pag. 2, STFA del 9 gennaio 2003 nella causa A., P 76/01, consid. 1.3, pag. 4; STFA del 9 gennaio 2003 nella causa C., U 347/01, consid. 2 pag. 3 e STFA del 9 gennaio 2003 nella causa P., H 345/01, consid. 2.1, pag. 3; DTF 127 V 467 consid. 1, DTF 121 V 366 consid. 1b).
Per cui ogni riferimento alle norme applicabili in concreto va inteso nel tenore in vigore fino al 31 dicembre 2002.
2.2. Con scritto 30 settembre 2002 la Cassa ha chiesto al TCA di pronunciarsi sulla tempestività della risposta presentata da _.
Dopo la ricezione della petizione 6 giugno 2002, Il TCA ha assegnato _ un termine di 10 giorni per inoltrare l'allegato di risposta (cfr. doc. _, Inc. 31.02.34). Scaduto infruttuoso il termine, in data 5 luglio 2002 (pervenuto verosimilmente al convenuto il 6 luglio 2002), il TCA ha assegnato al convenuto un ulteriore termine perentorio di 10 giorni per la trasmissione dell'allegato in parola (cfr. doc. _, Inc. 31.02.34).
L'allegato di risposta di _ datato 23 luglio 2002, è pervenuto al TCA il 26 Luglio 2002.
Volendo far partire il termine di 10 giorni dell'ultimo termine perentorio dal 7 luglio 2002 , tenuto conto delle ferie giudiziarie (cfr. DTF 116 V 271) che iniziano il 15 luglio 2002 e terminano il 15 agosto 2002 (infatti, per rinvio dell'art. 96 LAVS agli art. 20-24 LPA, il termine per promuovere l'azione giudiziaria, nonché quello per la risposta di causa, è sospeso dalle ferie giudiziarie, ex art. 22a LPA; cfr. Pratique VSI 1996, pag. 231, consid. 4b e 4c; STCA dell'8 agosto 2002 nella causa A.M., A. P., A.M. e F.M., Inc. 31.2001.24-27, consid. 2.2.), esso verrebbe a scadere il 16 agosto 2002.
Per cui, visto che la risposta di causa è del 23 luglio 2002 ed è pervenuta al TCA il 26 luglio 2002, il termine di 10 giorni per inoltrare la risposta di causa è stato ampiamente rispettato (cfr. doc. _, Inc. 31.2002.34)
Nel merito
2.3. In virtù dell'art. 52 LAVS "il datore di lavoro deve risarcire alla cassa di compensazione i danni da lui causati violando, intenzionalmente o per negligenza grave, le prescrizioni".
I presupposti dell'obbligo di risarcimento sono quindi l'esistenza di un danno, la violazione delle prescrizioni vigenti in materia di contributi paritetici, da parte del datore di lavoro, e l'intenzionalità o la negligenza grave.
Nell’ipotesi in cui il datore di lavoro è una persona giuridica, che è stata sciolta allorché la pretesa viene fatta valere, possono essere convenuti, in via sussidiaria, i suoi organi responsabili (DTF 123 V 15 consid. 5b con riferimenti; SVR 2001 AHV Nr. 6, pag. 20).
Sussidiarietà significa che la cassa di compensazione deve innanzitutto rivolgersi al datore di lavoro. Solo nel caso in cui il datore di lavoro non può far fronte al suo obbligo contributivo la cassa di compensazione può agire sussidiariamente e direttamente contro i suoi organi. Generalmente questo è il caso in cui la cassa accusa un danno a seguito del fallimento della società datrice di lavoro (Nussbaumer, Die Haftung des Verwaltungsrates nach Art. 52 AHVG, in AJP/PJA 1996 pag. 107.; Frésard,
Les développements récents de la jurisprudence du Tribunal fédéral des assurances relative à la responsabilité de l’employeur selon
l’art. 52 LAVS, in RSA 1991, no. 2 pag. 163).
Il rilascio dell’attestato di carenza beni definitivo in una procedura di esecuzione in via di pignoramento attesta ufficialmente, oltre al mancato adempimento all’obbligo di versare i contributi, l’insolvibilità del datore di lavoro. Quindi alla Cassa è lecito richiedere il risarcimento ex art. 52 LAVS agli organi anche se la società esiste giuridicamente (cfr. RCC 1988 pag. 137 consid. 3c). Per questo, dalla notifica di tale atto, non vi è motivo per non iniziare una procedura di risarcimento contro i suoi organi sussidiariamente responsabili (RCC 1988 pag. 137 consid. 3c, confermato in RCC 1991 pag. 135 consid. 2a; cfr. critica in M. Kunz, Die Schadenersatzplicht des Arbeitsgebers in der AHV, Diss. Winterthur 1989 pag. 63).
Qualora più datori di lavoro, come per esempio i membri di una società semplice, o più organi di una persona morale, abbiano cagionato assieme un danno, essi ne rispondono solidalmente (DTF 114 V 214 e sentenze ivi citate).
Il TFA ha recentemente riesaminato il problema della responsabilità sussidiaria degli organi ed ha concluso che la prassi finora adottata a proposito dell'art. 52 LAVS deve essere ancora mantenuta (cfr. DTF 129 V 11 = Pratique VSI 2003, pag. 79 ss).
L'Alta Corte ha in particolare precisato che né dal messaggio del Consiglio federale concernente l'11a revisione dell'AVS ( DTF 129 V 13 consid. 3.3.), né dai lavori preparatori della LPGA (DTF 129 V 13 consid. 3.5.; STFA dell'8 ottobre 2003 nella causa V. e G, H 320/01 + H 333/01, consid. 5.4.; STFA del 3 settembre 2003 nella causa M., 37/02, consid. 2) sono emerse indicazioni per un cambiamento della prassi finora adottata.
2.4. Si ha un danno ai sensi dell'art. 52 LAVS ogni qualvolta dei contributi paritetici legalmente dovuti all'AVS sfuggono a questa assicurazione. Il danno subentra allorquando questi contributi non possono essere riscossi per motivi di diritto o di fatto. Questo per intervenuta perenzione ai sensi dell’art. 16 cpv. 1 LAVS o per insolvenza del datore di lavoro ( cfr. Nussbaumer, AJP/PJA 1996 pag. 1076; DTF 123 V 15, 16, consid. 5b; DTF 98 V 26). L'ammontare del danno corrisponde a quello dei contributi che il datore di lavoro avrebbe dovuto versare (DTF 98 V 26 = RCC 1972 pag. 687; Frésard, La responsabilité de l’employeur pour le non-paiement de cotisations d’assurances sociales selon l’art. 52 LAVS, in RSA 1987, no. 10, pag. 9).
Costituiscono elementi del danno risarcibile, tra l’altro, i contributi AVS/AI/IPG, sia per la parte del salariato che quella del datore di lavoro (cfr. STFA del 28 ottobre 2002 nella causa P. e F., H166/02, consid. 4.1.; Pratique VSI 1994 pag. 104); i contributi della disoccupazione (cfr. STFA del 4 ottobre 2002 nella causa A. e T., H 346/01, consid. 4); i contributi dovuti all’assicurazione cantonale degli assegni familiari, le spese di amministrazione; gli interessi moratori (cfr. art. 14 cpv. 4 lett. e, art. 41bis OAVS), le spese esecutive (cfr. la giurisprudenza citata in Trisconi-Rossetti, L’azione di risarcimento danni della Cassa di compensazione AVS/AI/IPG nei confronti del datore di lavoro ex art. 52 LAVS, RDAT II 1995 pag. 369 s; vedi anche la numerosa giurisprudenza citata in Istituto delle assicurazioni sociali, ..nel campo dell'azione di risarcimento danni ex art. 52 LAVS della Cassa di compensazione AVS/AI/IPG nei confronti del datore di lavoro, RDAT II 2002 pag. 519 s; STFA del 24 ottobre 2000 nella causa T., C. e S., H 113/00, consid. 6).
2.5. Tutti i convenuti hanno contestato l'importo del danno fatto valere dalla Cassa quale danno ex art. 52 LAVS.
Per quel che concerne l'ammontare del danno, spetta all’amministrazione di documentare la propria pretesa mediante estratti, salari, fatture, estratti conto ecc. (cfr. Trisconi-Rossetti, op. cit., RDAT II 1995, pag. 396, N.4.4.2.).
Tuttavia va ricordato che, in applicazione del principio dell’obbligo di collaborazione delle parti, in caso di contestazione, incombe alla controparte portare le prove che l’importo del danno richiesto dalla cassa di compensazione non è corretto ( RCC 1991 pag. 133, consid. II/1b).
Del resto, secondo la giurisprudenza del TFA, se il credito fatto valere dalla cassa di compensazione in una procedura di risarcimento danni si basa su una decisione di fissazione di contributi arretrati cresciuta in giudicato, l’ammontare del danno fatto valere davanti all’autorità cantonale di ricorso può essere rivisto soltanto se vi sono motivi di indubbia erroneità dei contributi. Questo vale anche nel caso in cui la decisione di fissazione dei contributi non sia stata indirizzata personalmente alle singole persone chiamate in seguito in causa (RCC 1991, pag. 133, consid. II/1b; cfr. Trisconi-Rossetti, op. cit., RDAT II 1995, pag. 374, N.4.3.6).
Infatti, la possibilità di ricorrere contro la decisione sui contributi arretrati protegge in modo sufficiente gli organi del datore di lavoro divenuto insolvibile contro il rischio di dover assumere crediti di risarcimento ingiustificati (STFA inedita del 14 dicembre 1998 in re R.G., consid. 3c, H 234/97, del 6 gennaio 1998 in re A.D.M. consid. 6c, H 99/95).
Ora, in concreto, i convenuti si limitano a contestare in modo generico il credito risarcitorio della Cassa senza minimamente indicare in cosa la Cassa avrebbe sbagliato, contravvenendo quindi all'obbligo di collaborazione sancito dalla giurisprudenza (RCC 1991 pag. 133, consid. II/1b).
_, _, _ (anche _ si è associato alle loro considerazioni su questo punto, cfr. doc. _, Inc. 31.02.34) si limitano a sostenere che:
"
(...)
I convenuti contestano, come già in sede di opposizione, l'ammontare della pretesa della Cassa.
Non vi è in particolare né conteggio dettagliato né prova attendibile dell'esigibilità degli importi indicati nell'estratto conto per l'anno 2000 (cfr. doc. _.-) alle posizioni "Diffide, multe, tass. d'uff.", "Interessi di mora" e "Spese esecutive".
Per quanto riguarda i contributi paritetici per l'anno 2001, a questo stadio si osserva esclusivamente come la richiesta di versamento degli stessi (acconti compresi) sia stata formulata per la prima volta in data 8 marzo 2002 (doc. _.-). (...)"
Come abbiamo visto sopra le poste relative alle diffide, multe, interessi di mora, ecc., costituiscono elementi del danno risarcibile ex art. 52 LAVS (consid. 2.3). I convenuti non specificano in cosa la Cassa avrebbe sbagliato né forniscono prova alcuna degli errori della cassa.
Nell'evenienza concreta, dallo specchietto concernente l'evoluzione del debito contributivo (cfr. doc. _, Inc. 31.02.31), dagli estratti conto dei contributi (cfr. doc. _, Inc. 31.02.31), dalle dichiarazione dei salari (cfr. doc.
), dagli attestati di carenza beni (
, Inc. 31.02.31), dalle diffide e dai PE (cfr. doc. _. Inc. 31.02.31) e dall'attestato di carenza beni in seguito a fallimento (cfr. doc. _, Inc. 31.02.31), risulta chiaramente l'importo dei contributi non saldati.
Il danno ammonta dunque a fr. 120'590.50 (cfr. consid. 1.4.).
2.6. I convenuti sostengono che la Cassa sarebbe stata negligente nelle procedure d'incasso.
In una sentenza del TFA del 24 giugno 1996, pubblicata in DTF 122 V 186ss., l’alta Corte federale ha stabilito, modificando la propria giurisprudenza, che l’obbligo di risarcire il danno del datore di lavoro può essere ridotto analogicamente a quanto previsto negli art. 4 Lresp e 44 CO, se la violazione di un obbligo da parte dell’amministrazione e meglio di una norma elementare relativa alla procedura di riscossione dei contributi, ha causato la nascita oppure il peggioramento del danno (cfr. anche SVR 2000 AHV Nr. 16 consid. 7a). In proposito il TFA ha precisato che il nesso di causalità tra danno e comportamento illegale della Cassa dev’essere adeguato (consid. 3c).
In casu alla Cassa comunque non può essere rimproverata alcuna negligenza, in quanto dagli atti risulta che essa ha regolarmente diffidato e precettato la società alfine di incassare i contributi scaduti, e ciò sin dal 1998 (diffide di pagamento, precetti esecutivi, ecc, cfr. doc. _. Inc. 31.02.31).
2.7. Per definizione, il danno considerato dall'art. 52 LAVS è quello derivante da un atto o da un'omissione in relazione ai compiti che la legge attribuisce al datore di lavoro, segnatamente in materia di versamento dei contributi (Pratique VSI 1994 pag. 99, consid. 5a). Le prescrizioni cui fa riferimento l'art. 52 LAVS sono innanzitutto quelle contenute nella LAVS medesima e nelle sue disposizioni di esecuzione: in particolare le norme concernenti l'obbligo di pagare i contributi, il calcolo degli stessi dovuti sul reddito di un'attività salariata, il prelevamento dei contributi dei salariati, l'obbligo di allestire i relativi conteggi: sono queste le disposizioni in senso stretto (art, 14 cpv. 1 LAVS, art. 34ss OAVS; cfr. RCC 1985, pag. 607 consid. 5a).
L’obbligo di conteggiare e versare i contributi da parte del datore di lavoro è un compito di diritto pubblico (Pratique VSI 1994 pag. 108 consid. 7a con riferimenti) ed il venire meno a questo compito costituisce una violazione di prescrizioni ai sensi dell’art. 52 LAVS e comporta il risarcimento integrale del danno (Pratique VSI 1993 pag. 84 consid. 2a, DTF 111 V 173 consid. 2; DTF 108 V 186 consid. 1a; 192 consid. 2a; RCC 1985 p. 646 consid. 3a, 650 consid. 2).
Inoltre - anche se ciò non è esplicitamente menzionato nella legge - il datore di lavoro deve preoccuparsi dei contributi paritetici dei quali egli è tenuto ad assumere il prelevamento e la trasmissione alla Cassa con tutta la necessaria attenzione richiesta. Ne consegue che se egli è causa della propria insolvenza nei confronti della Cassa, egli può essere reso responsabile ai sensi dell'art. 52 LAVS, anche se non ha violato una prescrizione specifica della LAVS (RCC 1985, pag. 608 consid. 5b).
2.8. La cassa di compensazione che constata di aver subito un danno in seguito alla non osservanza delle prescrizioni (ad es. dell'art. 14 LAVS, relativo all'obbligo di dedurre da ogni paga i contributi e di versarli periodicamente alla cassa, rispettivamente degli art. 34 e ss. OAVS relativi ai modi di conteggio e di pagamento dei contributi) può presumere che il datore di lavoro ha violato le prescrizioni intenzionalmente o almeno per grave negligenza e quindi può procedere contro di lui.
Incombe allora al datore di lavoro di far valere e provare validi motivi di giustificazione e di discolpa, idonei cioè ad escludere una violazione intenzionale o per negligenza grave delle prescrizioni, rispettivamente idonei a giustificarla in base a circostanze speciali (DTF 108 V 187; SVR 1995 AHV Nr. 70 pag. 213).
È quindi possibile che, procrastinando il pagamento dei contributi, il datore di lavoro riesca a salvaguardare l’esistenza della ditta, ad esempio nell’ipotesi di difficoltà passeggere di liquidità.
Affinché un simile comportamento non comporti l’applicazione dell’art. 52 LAVS, occorre che il datore di lavoro, nell’istante in cui decide, abbia seri e oggettivi motivi di ritenere che gli sarà possibile solvere i contributi entro un termine ragionevole (cfr. DTF 108 V 188; Pratique VSI 1996 pag 307; RCC 1992 pag. 261 consid. 4b; RCC 1985 p. 604 consid. 3a).
L’obbligo del datore di lavoro e dei suoi organi responsabili di risarcire il danno alla Cassa sarà negato, e di conseguenza decadrà, se questi reca e prova motivi di giustificazione, rispettivamente di discolpa (DTF 108 V 187 consid. 1b; Knus, op. cit., pag. 54, Frésard, op. cit., RSA 1987, pag. 7).
2.9. Ai sensi della giurisprudenza del TFA si deve ammettere una negligenza grave del datore di lavoro quando questi abbia trascurato di fare quanto doveva apparire importante a qualsiasi persona ragionevolmente posta nella stessa situazione.
La misura della diligenza richiesta viene apprezzata secondo il dovere di diligenza che si può e si deve generalmente esigere, in materia di gestione, da un datore di lavoro della stessa categoria di quella a cui appartiene l’interessato ( RCC 1988 pag. 634 consid. 5a; DTF 112 V 159 consid. 4 con riferimenti; M. Knus, op. cit., p. 53). Questo dovere risulta accresciuto quando si tratta di un amministratore unico; egli deve dare prova di tutta la diligenza necessaria alla corretta gestione degli affari sociali non essendo sufficiente l'ossequio della diligentia quam in suis (DTF 112 V 3 consid. 2b; cfr. anche DTF 122 III 198 consid. 3a). Egli deve conservare un assoluto controllo sugli affari importanti della ditta, essendo segnatamente suo preciso dovere vigilare affinché i contributi vengano regolarmente versati. Occorre però esaminare se speciali circostanze legittimavano il datore di lavoro a non versare i contributi o potevano scusarlo dal provvedervi ( DTF 121 V 244 consid. 4b; 108 V consid. 1b e 193 consid.2b)
2.10. Innanzitutto va precisato che, secondo costante giurisprudenza (cfr. STCA 14 giugno 1995 nella causa C.; 31.95.00012) la responsabilità del datore di lavoro ai sensi dell'art. 52 LAVS non è in relazione alla gestione della società per se stessa, né a eventuali cause di un fallimento.
2.10.1. _ ha ricoperto la carica di presidente del CdA della società _ dal 21 ottobre 1983, con diritto di firma individuale (cfr. doc. _, Inc. 31.02.31).
2.10.1.1. _ sostiene di non aver avuto nessun potere decisionale all'interno della società, unico e solo amministratore sarebbe stato _. Quest'ultimo l'avrebbe sempre tranquillizzata in merito alla situazione finanziaria della società, dissuadendola di fatto dal verificare la situazione in merito ai contributi sociali presso l'autorità competente. Vista la piena fiducia in _, la convenuta si è costituita personalmente garante di un prestito di fr. 55'000.-- presso la banca UBS.
Al riguardo va innanzitutto ricordato che, accettando il mandato di membro del CdA della _, _ ha assunto tutti gli oneri che da tale funzione derivano (cfr. STFA del 28 aprile 2003 nella causa P. e M., H 208/00 e H 209/00, consid. 7.2.1; STFA del 20 marzo 2003 nella causa W., H265/00, consid. 4.3; STFA del 27 gennaio 2003 nella causa D.C., A. P. e M.P., H93/01 + H 169/01, consid. 4.3; STFA del 24 aprile 2002 nella causa G., H 153/00, consid. 8b; STFA del 4 febbraio 2002 nella causa C., H 194/01, consid. 4c).
La responsabilità per il corretto adempimento degli oneri assicurativi nonché la diligenza necessaria alla corretta gestione degli affari sociali non incombeva quindi solo a _, bensì anche al membro del CdA _, trattandosi di attribuzioni inalienabili nel senso dell'art. 716a cpv. 1 cifra 5 CO (cfr. STFA del 27 febbraio 2002 nella causa S., H 282/01, consid. 5a; STFA del 27 aprile 2001 nella causa B., H 234/00, consid. 5d; STFA del 13 novembre 2000 nella causa S., consid. 4b, H 238/98).
In caso contrario si finirebbe per legittimare la figura "dell'uomo di paglia" (cfr. STFA del 15 aprile 2002 nella causa J., H 365/01, consid. 5; STFA del 27 aprile 2001 nella causa B., H 234/00, consid. 5d; STFA del 13 febbraio 2001 nella causa M, H 225/00, consid. 3c; STFA del 29 maggio 1995 nella causa C., consid. 3b, H 294/94).
Nella presente fattispecie le argomentazioni sollevate dalla convenuta non sono sufficienti per liberarla dalla responsabilità ex art. 52 LAVS.
D'altronde _ non ha minimamente provato di essere stata impedita di raccogliere informazioni in merito al pagamento dei contributi sociali né ha indicato come e quando ha verificato che i contributi sociali venissero regolarmente pagati (ad esempio interpellando direttamente la Cassa).
La convenuta si è limitata a dire che era _ ad occuparsi della conduzione e la gestione della società. Gli argomenti addotti, in particolare il fatto che la sua era solo una carica meramente formale, di copertura e svuotata di ogni concreto potere di intervento sulla conduzione della _ , visto che sarebbe stato _ ad avere in mani le redini della società e a deciderne l'andamento sfruttando a tale scopo l'ingenuità e la totale inesperienza della convenuta (di professione casalinga), non concretizzano qualsivoglia motivo di giustificazione o di discolpa nel senso della giurisprudenza (STFA del 31 gennaio 2003 nella causa V., H 5/02, consid. 5.2).
La convenuta, in violazione degli obblighi che le derivano dalla carica di membro del CdA di una società anonima, non ha quindi svolto nessun tipo di controllo.
Come ricorda la costante giurisprudenza federale, ad ogni amministratore spetta ai sensi dell’art. 716a cpv. 1 cifra 5 CO “l’alta vigilanza sulle persone incaricate della gestione, in particolare per quanto concerne l’osservanza della legge, dello statuto, dei regolamenti e delle istruzioni “.
Pertanto deve, di principio, informarsi periodicamente dell’andamento dell’azienda ed in particolare sugli affari principali, richiedendo rapporti dettagliati, studiandoli attentamente, cercando di chiarire errori ed agendo per correggere irregolarità. Se, dalle informazioni raccolte, sorge il sospetto di una gestione scorretta o negligente da parte di chi ha ottenuto la delega gestionale, l’organo deve intervenire affinché le prescrizioni siano rispettate (cfr. STFA del 27 febbraio 2002 nella causa S., H 282/01, consid. 5a; DTF 114 V 219, consid. 4a = RCC 1989, pag. 116, consid. 4a e STFA del 25 luglio 1991 nella causa V.E.; cfr. anche STFA del 29 agosto 1997 nella causa M.). Segnatamente è suo preciso dovere vigilare affinché i contributi vengano regolarmente versati (cfr. STFA del 28 aprile 2003 nella causa P. e M., H 208/00 e H 209/00, consid. 7.2.1; STFA del 24 aprile 2002 nella causa G., H 153/00, consid. 8b; DTF 108 V 202 consid. 3a; Frésard, Les développements récent de la jurisprudence du Tribunal fédéral des assurances relative à la responsabilité del l’employeur selon l’art. 52 LAVS, RSA 1991, pag. 165). Non è sufficiente esaminare i conti una volta all'anno (cfr. STFA del 27 febbraio 2002 nella causa S., H 282/01, consid. 5a). Secondo la nostra Massima Istanza, egli deve rassegnare le proprie dimissioni dal CdA se, nonostante le sue sollecitazioni, i contributi paritetici rimangono impagati (cfr. STFA del 17 gennaio 2002 nella causa A. e B., H 38/01, consid. 4b; STFA del 21 dicembre 1993 nella causa M.T.S. e STFA del 15 dicembre 1993 nella causa N.).
Se non ha adempiuto i suoi obblighi con la dovuta diligenza che, secondo la giurisprudenza, va oltre la prudenza che è d’uso osservare nei propri affari (STFA del 29 maggio 1995 nella causa A. C. p. 6; DTF 99 II 179; STFA del 19 maggio 1995 nella causa M. D), il membro del Consiglio di amministrazione o l'amministratore unico sarà ritenuto responsabile del danno.
Il presunto ruolo di factotum di _, non giustifica comunque la passività di _.
La convenuta non poteva, nella veste di membro del CdA di una società anonima, accontentarsi di svolgere un ruolo passivo nella società. La convenuta avrebbe dovuto verificare puntualmente e personalmente che i contributi paritetici venissero effettivamente versati alla Cassa (cfr. STFA del 28 aprile 2003 nella causa P. e M., H 208/00 e H 209/00, consid. 7.2.1; STFA del 27 gennaio 2003 nella causa D.C., A. P. e M.P., H93/01 + H 169/01, consid. 4.3; STFA del 17 gennaio 2002 nella causa A. e B., H 38/01, consid. 4b).
Ella avrebbe anche potuto interpellare l'ufficio di revisione attingendo dati contabili oggettivi (STFA del 31 gennaio 2003 nella causa V., H 5/02, consid. 5.3), dai quali avrebbe facilmente potuto dedurre che vi erano oneri sociali scoperti o perlomeno possibili difficoltà finanziarie della società (cfr. STFA dell'11 settembre 2002 nella causa C. C. e M. C., H 349/01, consid. 2.4).
Essersi fidata senza una verifica accurata della situazione finanziaria della ditta, è segno di una grave negligenza del membro del CdA. I controlli le avrebbero permesso di appurare la precaria situazione finanziaria della società (cfr. STFA dell'11 settembre 2002 nella causa C. C. e M. C., H 349/01, consid. 2.4; STFA del 28 maggio 2002 nella causa F., H 403/01, consid. 3c; STFA del 4 febbraio 2002 nella causa C., H 194/01, consid. 4c; STFA del 17 gennaio 2002 nella causa A. e B., H 38/01, consid. 4b;STFA dell'8 marzo 2001 nella causa A. C., G. P. e F. F., H 115/00 e H 132/00, consid. 8b), che navigava in brutte acque da diverso tempo, costringendo la Cassa a diffidarla e precettarla sin dal maggio 1998 (cfr. doc. _, _. Inc. 31.02.31). Diverso sarebbe stato se, appena conosciuta l'esposizione debitoria a titolo di contributi alle assicurazioni sociali, la convenuta avesse inoltrato immediatamente le proprie dimissioni (cfr. STFA del 16 settembre 2002 nella causa P.Z, L.B. e J.A.D.B, H 10+45/01, consid. 9).
La convenuta non può liberarsi da ogni responsabilità asserendo che _ è stato abile nel tranquillizzarla in merito alla situazione finanziaria della società. La lunga permanenza nella società, fa concludere che la convenuta ha lasciato correre le cose, senza verificare con mano l'effettiva situazione societaria (cfr. STFA del 16 settembre 2002 nella causa P.Z, L.B. e J.A.D.B, H 10+45/01, consid. 10.2.; STFA del 28 maggio 2002 nella causa P., H 445/ 00, consid. 3c; STFA del 13 maggio 2002 nella causa A, H 65/01, consid. 5).
Neppure l'asserita sua completa inesperienza sono idonee a giustificare nei confronti della Cassa il comportamento di totale inattività della convenuta (STFA del 31 gennaio 2003 nella causa V., H 5/02, consid. 5.3).
Se avesse subito agito con determinazione, uscendo dalla società per tempo, avrebbe certamente evitato di trovarsi in una simile situazione (cfr. STFA del 23 agosto 2002 nella causa V. V. e M. C., H 405+406/00, consid. 4.2; STFA del 4 febbraio 2002 nella causa C., H 194/01, consid. 4c).
Se è vero che l'amministratore unico, rispettivamente il membro del CdA può delegare compiti - tra cui anche quello di curare che i contributi vengano pagati -, è anche vero che la delega non lo esime dal vigilare che le funzioni delegate siano effettivamente svolte (cfr. STFA del 27 gennaio 2003 nella causa L., H 393/01, consid. 2.4; STFA del 23 agosto 2002 nella causa V. e C., H 405 + 406, consid. 4.2.; STFA del 28 maggio 2002 nella causa F., H 403/01, consid. 3b; STFA del 27 febbraio 2002 nella causa S., H 282/01, consid. 5a; STFA del 17 gennaio 2002 nella causa A. e B., H 38/01, consid. 4b; STFA del 5 aprile 2001, nella causa A., H 436/00, consid. 3b; SVR 2001 AHV n° 15 consid. 6b). Non è possibile liberarsi da ogni responsabilità ex art. 52 LAVS ed affermare di aver ottemperato al proprio dovere di diligenza semplicemente delegando i compiti ad una persona più competente, con specifiche conoscenze economiche e finanziarie (SVR 2002 AHV Nr. 9 consid 3a).
Infine, per quanto attiene alla presunta ed esclusiva colpa di _, si ricorda in questo contesto che l'art. 759 cpv. 1 CO non è applicabile nell'ambito della responsabilità ai sensi dell'art. 52 LAVS per giustificare una riduzione del risarcimento in relazione con la gravità dell'errore commesso dal responsabile (cfr. Pratique VSI 1996, pag 306, citata in STFA del 13 novembre 2000 nella causa S., consid. 4b, H 238/98).
Il TFA ha infatti precisato che (Pratique VSI 1996 pag 309):
"
En l'espèce, les faits reprochés aux recourants sont en partie postérieurs à cette date. Mais l'art. 759 al. 1 CO ne saurait, quoi qu'il en soit, trouver application dans le cadre de la responsabilité de l'art. 52 LAVS, pour justifier une réduction de l'étendue de la réparation en relation avec la gravité de la faute responsable. Cette nouvelle disposition du code des obligations autorise une limitation de la responsabilité du défendeur jusqu'à concurrence du montant qu'il devrait payer s'il était seul responsable (solidarité différenciée); elle permet au responsable d'invoquer des facteurs de réduction qui lui sont propres. Pour ce qui est de la gravité de la faute de l'auteur de l'acte illicite, c'est uniquement la légèreté de celle-ci (art. 43 al. 1 CO) qui peut être invoquée (
Böckli,
op. cit., p. 1103, note 2022 ss;
Forstmoser/Meier-Hayoz/Nobel,
Schweizerisches Aktienrecht, & 36, note 99 ss).
Or la responsabilité fondée sur l'art. 52 LAVS implique, par définition, une faute qualifiée, soit une faute intentionnelle, soit une négligence grave."
In sostanza, il disinteresse mostrato da _ ne determina la sua responsabilità ex art. 52 LAVS. La convenuta ha omesso di compiere quanto doveva apparire importante a qualsiasi persona ragionevole nell'ambito delle incombenze riconducibili alla funzione di membro del CdA di una società anonima (cfr. STFA del 20 marzo 2003 nella causa W., H265/00, consid. 4.3; STFA dell'11 settembre 2002 nella causa C. C. e M. C., H 349/01, consid. 2.5; STFA del 4 febbraio 2002 nella causa C., H 194/01, consid. 4c). Ella ha omesso di verificare se i contributi sociali fossero stati pagati. Questa omissione costituisce una grave violazione del suo dovere di diligenza (cfr. RCC 1992, pag. 269). Tale
dovere risulta accresciuto quando si tratti, come in concreto per _, di un presidente del CdA
(STFA non pubblicata dell'8 novembre 1999 nella causa G. H., H 74/99, consid. 6b; DTF 122 III 198, consid. 3a).
Del resto, la passività a dispetto della conoscenza (eventuale) di mancati pagamenti di contributi deve essere considerata un’inosservanza per negligenza grave delle prescrizioni (RCC 1989 pag. 115). La passività della convenuta è peraltro in relazione di causalità naturale e adeguata con il danno subito dalla Cassa (cfr. STFA del 13 maggio 2002 nella causa A, H 65/01, consid. 5; STFA del 17 gennaio 2002 nella causa A e B., H 38/01, consid. 4b).
2.10.1.2. Per quanto attiene alla colpa di _ anche per il periodo susseguente le sue dimissioni, la Cassa ha dichiarato che
"
quanto all'addebito del ruolo di amministratore di "fatto" della fallita società del signor _, segnatamente per il periodo susseguente alle sue dimissioni, l'attrice ne prende atto e si riserva, dopo gli accertamenti del caso, di procedere con un'azione risarcitoria, ex art. 52 LAVS, anche per tale periodo"
(doc. _, inc. 31.02.31)
A prescindere dall'esistenza o meno degli elementi per convenire in giudizio _ anche per il periodo susseguente le proprie dimissioni quale amministratore di fatto, va comunque ricordato che, secondo la giurisprudenza del TFA, alla cassa di compensazione spetta per legge un’ampia facoltà di decidere, nel caso di solidarietà tra più debitori, se convenire in giudizio tutti i debitori o soltanto uno o solo alcuni di essi.
Qualora la Cassa omette di procedere contro uno di loro, nessun’altra autorità può sostituirsi ad essa ed agire al suo posto (DTF 108 V 195 consid. 3). In tal senso, dunque il TCA non può intervenire.
Il TFA, in una sentenza del 15 aprile 2002 nella causa J., H 365/01, consid. 3a, ha precisato:
"
3.- a) La recourante fait d'abord valoir que A._ est le principal responsable du dommage subi par la caisse, de sorte qu'il aurait dû être partie à la procédure cantonale en qualité de consort nécessaire; à défaut, la décision litigieuse serait nulle. C'est oublier que l'art. 52 LAVS institue une responsabilité solidaire, de sorte que la caisse jouit d'un concours d'actions en cas de pluralité de responsables. Autrement, dit, elle peut rechercher tous les débiteurs, quelques-uns ou un seul d'entre eux, à son choix (ATF 119 V 87 consid. 5a, 112 V 262 consid. 2b). Elle n'aurait eu ainsi, pour ce premier motif, aucune obligation d'agir également à l'encontre de A._.
Il TFA ha confermato i citati principi in una sentenza dell'8 novembre 2002, nella causa V., H 392/01, consid. 3.2. e 4. :
"
(...)
3.2
D'après la jurisprudence constante relative aux art. 52 LAVS et 81 al. 1 RAVS, qui consacrent une responsabilité pour faute résultant du droit public (ATF 108 V 193 consid. 2b), il incombe uniquement à la caisse de compensation de décider si elle attaquera un employeur pour lui demander la réparation du dommage subi. S'il existe une pluralité de responsables, elle jouit d'un concours d'actions et le rapport interne entre les coresponsables ne la concerne pas; si elle ne peut prétendre qu'une seule fois la réparation, chacun des débiteurs répond solidairement envers elle de l'intégralité du dommage et il lui est loisible de rechercher tous les débiteurs, quelques-uns ou un seul d'entre eux, à son choix (Turtè Baer, Die Streiterledigung durch Vergleich im Schadenersatzverfahren nach Art. 52 AHVG, in : RSAS 2002 p. 439). Cependant, cette jurisprudence ne vise que les rapports juridiques qui existent entre la caisse de compensation et l'employeur : elle ne restreint en aucune manière le droit de ce dernier d'intenter, le cas échéant, une action récursoire contre un tiers qui n'a pas été mis en cause selon la procédure prévue par l'art. 81 RAVS (ATF 119 V 87 consid. 5a et les arrêts cités).
(...)
4.
En l'espèce, la déclaration de retrait de la demande dirigée contre G._ ne reposait pas sur une transaction conclue par la caisse et l'intéressé. A l'appui de ce désistement d'instance, la caisse indiquait qu'au terme d'un échange de correspondance avec le conseil de G._, les informations recueillies révélaient «le décalage dans le temps existant entre la démission (du prénommé) et la base salariale qui a engendré la perte subie par notre caisse». En d'autres termes, elle renonçait à poursuivre le prénommé parce qu'elle considérait, à l'issue d'un complément d'instruction, que les conditions du droit à réparation du dommage n'étaient pas réalisées en ce qui concerne l'intéressé. En retirant sa demande en justice, la caisse renonçait donc à poursuivre un procès qu'elle estimait dénué de chances de succès. En cela, le retrait de la demande diffère essentiellement d'une transaction portant sur la remise ou la réduction des dommages-intérêts. Dans cette seconde éventualité, la caisse n'exclut pas la responsabilité de la personne recherchée mais renonce, en tout ou en partie, à une créance à laquelle elle ne doute pas d'avoir droit. En revanche, le retrait de la demande dirigée contre G._ est comparable aux situations dans lesquelles la caisse renonce, au motif que les conditions du droit à réparation ne sont pas réalisées, à rendre une décision en réparation du dommage concernant l'intéressé ou à porter l'affaire devant la juridiction compétente si celui-ci fait opposition. A la différence du cas où le désistement d'instance est fondé sur une transaction passée entre la caisse et un débiteur, le juge n'a donc pas à contrôler si la cause du retrait est conforme à l'état de fait ou à la loi. Il ne peut d'aucune manière obliger la demanderesse à poursuivre le procès ni influencer sa décision de retrait. Il doit rayer l'affaire du rôle en ce qui concerne l'intéressé. "
Del resto la Cassa ha affermato di riservarsi, dopo gli accertamenti del caso, di procedere contro _ anche per il periodo susseguente le proprie dimissioni (cfr. doc. _, Inc. 31.02.31).
2.10.1.3. Infine, la situazione economica personale descritta da _ non è rilevante ai fini della causa poiché non può assurgere a motivo di discolpa. Nella procedura di risarcimento ai sensi dell'art. 52 LAVS non è contemplato l'istituto del condono. Infatti, secondo la giurisprudenza, non può essere riconosciuta la buona fede, condizione essenziale per ottenere il condono, nel caso in cui il richiedente ha agito intenzionalmente o per grave negligenza (RCC 1986, pag. 664).
Se il datore di lavoro, o l’organo della persona giuridica, è stato riconosciuto responsabile, questo significa che egli ha appunto agito intenzionalmente o per grave negligenza, per cui un condono verrebbe a priori escluso (cfr. STCA inedita del 18 gennaio 1996 in re F. inc. 31.94.11).
Comunque alla Cassa rimane il compito di valutare nell'ambito dell'esecuzione del presente giudizio le reali possibilità di incasso (cfr. ZAK 1986 pag. 448).
2.10.2. _ ha ricoperto la carica di membro del CdA della società _ dal 18 marzo 1996, con diritto di firma collettiva a due (cfr. doc. _, Inc. 31.02.31).
2.10.2.1. Anche per _ valgono le considerazioni fatte per _ alle quali si rinvia (cfr. consid. 2.10.1 e segg).
Va peraltro aggiunto che se é vero che generalmente all’interno di una parentela stretta, come nel caso che ci occupa (_ era la moglie di _), vige un rapporto di fiducia privilegiato, ma è altrettanto vero che secondo la giurisprudenza, se si volesse relativizzare gli obblighi di vigilanza all’interno di una "SA famigliare”, si finirebbe per legittimare la posizione "dell’uomo di paglia” a scapito segnatamente dell’amministrazione AVS/AI (STFA non pubblicata del 31 dicembre 1993 nella causa M.S. consid. 4). Per questo motivo, l'art. 716a cpv. 1 cifra 5 CO è applicabile nel caso in esame.
Il TFA ha riconosciuto responsabile la moglie di un amministratore, anch’essa membro del CdA, che non disponeva di una particolare formazione e che si fidava delle parole “rassicuranti” del marito, senza comunque verificarne la veridicità (STFA inedita dell’8 gennaio 1990 in re B. menzionata da Frésard, op.cit., RSA 1991 pag. 165 punto 8). D'altra parte, secondo la giurisprudenza federale, la moglie che entra in un CdA con il marito deve esercitare correttamente il suo compito (cfr, RCC 1992, pag 263). Ancora recentemente il TFA ha riconosciuto responsabili i fratelli del presidente del CdA, i quali si fidavano delle rassicurazioni del fratello senza verificarne la veridicità (cfr. STFA del 11 settembre 2002 nella causa C.C e M.C. , H 349/01, consid. 2.4).
Quanto appena detto vale anche per _ e _.
2.10.3. _ ha assunto la carica di membro del CdA della società _ dal 22 ottobre 1997, con diritto di firma collettivo a due (cfr. doc. _, Inc. 31.02.31).
2.10.3.1. Anche per _ valgono le considerazioni fatte per _ e _ (cfr. consid. 2.10.1. e segg. e 2.10.2).
2.10.3.2. _ sostiene di non aver potuto svolgere le proprie mansioni di membro del CdA a causa del suo stato di salute. Egli infatti sarebbe stato spesso assente per disintossicarsi dalla dipendenza da droga.
In data 5 maggio 2003, il Dr. Med _ ha certificato quanto segue:
"
(...)
1. _ é in cura dal Dott. _ dall'aprile 2001 e dal Dott. _ dal settembre 2001 in una psicoterapia individuale.
Il Dott. _ lo aveva già seguito in un precedente ricovero a _ a fine 2000.
È stato inoltre ricoverato al _ dal 03.09.2002 e dal 24.10.2002, successivamente dal 21.11.2002 al 29.11.2002.
In Clinica _ dal 19.12.2002 al 04.03.2003.
2. Il paziente summenzionato soffre di un disturbo dell'umore (sindrome depressiva ricorrente) in una struttura di personalità emotivamente instabile.
I disturbi psichici lo portano all'uso regolare di sostanze stupefacenti ed è in cura metadonica. Recentemente è stato ricoverato presso la Clinica _.
3. Segnatamente a questi disturbi certifichiamo l'inabilità del paziente al lavoro dal momento che è in cura dall'agosto 2000 a tuttora.
La tossicodipendenza e i disturbi psichici non gli hanno consentito di occuparsi delle sue responsabilità all'interno del Consiglio di Amministrazione." (Doc. _)
In data 26 maggio 2003, il Dr. Med. _, ha dichiarato:
"
Si certifica che il paziente summenzionato è stato in mia cura per un problema di tossicodipendenza dal 1991 al maggio 2000."
(Doc. _)
In data 11 settembre 2003 il TCA ha posto delle domande precise ai medici che hanno avuto in cura _:
"
(...)
1. Da quando è in cura presso di lei il signor _? Indicare con precisione le date.
2. Ha riscontrato un'incapacità lavorativa (in generale e più precisamente nella sua funzione di membro di un consiglio di amministrazione)? Se sì, da quando a quando, per quali motivi e in che percentuale (trasmettere copia di eventuali certificati medici o rapporti).
3. _ era in grado nel 1997 di assumere la carica di membro del consiglio di amministrazione di una SA? A suo parere nel momento di entrare a far parte del CdA della società egli era consapevole di quello che stava facendo e delle mansioni che avrebbe dovuto svolgere?
4. In relazione ai compiti di vigilanza e controllo in seno al consiglio di amministrazione di una società anonima, _ era capace di svolgere tali mansioni dal 1997 (rispondere con particolare attenzione per il periodo 2000-2001)? Motivare la risposta.
5. _, nonostante la malattia, sarebbe stato in grado di delegare la gestione della società a terzi? Motivare la risposta.
6. Egli era in grado, nonostante la malattia, di comprendere che avrebbe potuto dimettersi dalla carica di amministratore? Motivare la risposta. (cfr. doc. _, Inc. 31.02.31)"
In data 18 settembre 2003, il Dr. med. _ ha risposto come segue:
"
le comunico che il signor _ è stato da me seguito come consulente psichiatra della clinica _ unicamente in occasione di una sua degenza nell'autunno del 2001.
Per sua maggiore informazione le invio copia della documentazione di quel periodo, e di un mio rapporto inviato all'assicurazione invalidità nel mese di febbraio di quest'anno.
Al di fuori di questa consulenza ospedaliera non ho mai più avuto contatti con l'interessato." (doc. _, inc. 31.02.31)
Su richiesta del TCA, in data 23 settembre 2003, il Dr. med. _ ha precisato:
"
come da lei richiesto con la lettera del 19.9. e nostro colloquio telefonico del 22.9., le preciso che, per quanto riguarda la capacità lavorativa del signor _, questa era sicuramente nulla durante il periodo della degenza in cui l'ho conosciuto. Per quanto riguarda l'assunzione nel 1997 della carica di membro del consiglio di amministrazione di una società anonima, non saprei cosa rispondere avendo conosciuto il paziente solamente 4 anni dopo.
Per quanto riguarda il periodo 2001, non ritengo che l'interessato fosse capace di svolgere tali mansioni a causa del complesso quadro clinico riscontrato.
La sintomatologia manifestata dal paziente nell'anno in cui ha avuto occasione di essere esaminato e curato da me, era sicuramente una patologia già insorta da diverso tempo e le uniche caratteristiche di acuzie erano motivate dal fatto che il paziente, nonostante una terapia metadonica, avesse ripreso un consumo di stupefacenti.
Sulla base di questa mia considerazione non saprei cos'altro rispondere alle vostre domande. Tenga presente, come già discusso telefonicamente, che nella pratica Al, che era stata avviata, ho formulato il parere che sarebbe stato opportuno richiedere degli approfondimenti di tipo peritale." (doc. _, inc. 31.02.31)
In data 23 settembre 2003 il Dr. med. _ ha risposto come segue:
"
Il signor _ è in cura presso il mio studio dall'aprile 2001 e dal dr. _ dal settembre 2001, per quanto concerne il suo stato di salute nel 1997 non sono in grado di rispondere ad alcuna domanda." (Doc. _, inc. 31.02.31)
Con scritto pervenuto al TCA in data 3 ottobre 2003, il Dr. med. _ ha risposto come segue:
"
(...)
1. II Signor _, 1966, _ è seguito in psicoterapia individuale dal settembre 2001.
Lo avevo già seguito in un precedente ricovero a _ a fine anno 2000 per 2-3 mesi.
2. Segnatamente ai disturbi psichici presenti certifico un'incapacità lavorativa al 100% da quando lo seguo.
II signor _ soffre di un grave disturbo dell'umore (sindrome depressiva ricorrente) in una struttura di personalità emotivamente instabile. Ha fatto regolare uso di sostanze stupefacenti fino ad un anno fa, dall'adolescenza.
3. Assolutamente no, tanto è vero che è stato in una struttura per tossicodipendenti in quanto incapace di gestire una vita sociale adeguata.
4. _ in questi 2 anni (2000-2001) faceva uso regolare di sostanze psicoattive. Ciò lo ha condotto ad un ricovero psichiatrico (Clinica _, Primario Dott.ssa _) proprio durante questo periodo.
Era presente un vissuto persecutorio rispetto al cognato gestore della Società Anonima. Non riuscendo a gestirsi in maniera autonoma è impensabile che in quei due anni potesse svolgere, e di fatto non svolgeva, mansioni all'interno del consiglio d'amministrazione.
5. II Signor _ ha sempre delegato implicitamente la gestione alla famiglia, in quanto molto dipendente dalla madre e dalla sorella. Una delega esterna alla famiglia, rispetto alla situazione affettiva del mio paziente, era improponibile in quanto presupponeva un'emancipazione rispetto ad essa ed una autonomizzazione del proprio ruolo.
La problematica e la fragilità identitaria del Signor _ non lo ha mai consentito.
6. Sarebbe stata una decisione troppo complessa da prendere considerando la fragilità del paziente, il quale avrebbe dovuto strutturare un intervento troppo complesso rispetto alla sua capacità di funzionamento.
In conclusione, non reputo che il Signor _ abbia avuto un ruolo attivo nella vicenda considerata.
Il paziente fatica a progettare il futuro nel suo divenire più prossimo nelle piccole organizzazioni quotidiane." (Doc. _, inc. 31.02.31)
Su richiesta del TCA di rispondere con precisione a tutte le domande, in data 15 ottobre 2003, il Dr. med. _ ha risposto in modo identico al Dr. med. _ (cfr. doc. _, Inc. 31.02.31).
In passato il TCA ha già avuto occasione di considerare giustificato il mancato pagamento dei contributi, se è dovuto a grave malattia del presidente del CdA, che aveva praticamene condotto alla rovina la ditta, poiché gli altri amministratori non erano in grado di continuare gli affari, viste le particolari conoscenze richieste (STCA 7 novembre 1990 in causa V.P., L.R., E.G., O.R.; STCA 8 luglio 1991 in causa L.B. e D.T.).
Inoltre, non è stato ritenuto responsabile l'amministratore, che a seguito di invalidità, non era più in grado di seguire gli affari della società, per il danno insorto dopo l'evento invalidante (STCA 26 novembre 1991 in causa M.C.; STCA 9 marzo 1993 in causa J.E., J.E., K.O., F.G., L.F., V.R. e V.A., consid. 2.6).
Infine il TCA ha ribadito che la persona totalmente invalida per motivi psichici che viene indotta da terze persone ad assumere la carica di amministratore unico di una società che egli non è in grado di gestire a cagione del suo stato di salute non può essere reso responsabile del mancato pagamento dei contributi (STCA del 4 maggio 1995 in causa P.P., Inc. 31.95.105).
A proposito di un amministratore unico con problemi di salute, in una sentenza del TFA non pubblicata del 16 aprile 1998 nella causa O.G., H 193/96 Ws, l'Alta Corte ha negato quale motivo di discolpa lo stato di salute del convenuto, motivando:
"
(...)
c) Il ricorrente giustifica inoltre il mancato pagamento dei contributi con motivi di salute, riferiti al periodo tra il 1989 e il 1993. A sostegno del suo assunto, produce un certificato medico 31 luglio 1996 del dott. _, dal quale si evince che ha subito una operazione di by‐pass nel giugno 1990 e che era affetto da diabete di difficile controllo.
Questi motivi non possono essere fatti valere quale esimente ex art. 52 LAVS. L'amministratore unico di una società deve infatti preoccuparsi di affidarla, in sua assenza, ad una persona competente nella gestione e non può limitarsi ad assumere un atteggiamento passivo. Si noti poi che nel 1990 O. G. ha incassato da diverse assicurazioni un importo fatto successivamente affluire alla società, che nel 1991 ha acceso un prestito ipotecario presso la Banca R. di R. e che nel 1993 ha pure versato un'ulteriore somma alla A. G. SA. Trattasi di atti concludenti che dimostrano come l'interessato, malgrado avesse qualche problema di salute, si sia sempre attivamente occupato della società, ricordato comunque che ‐ ove fosse stato realmente incapace di determinarsi come si richiede a un amministratore unico - sarebbe stato suo preciso dovere dimettersi dalla carica.
Il ricorrente ha quindi mancato al dovere di diligenza che si deve esigere, in materia di gestione, da un datore di lavoro della stessa categoria di quella a cui appartiene l'interessato (DTF 112 V 159 consid. 4 e riferimenti), peraltro molto addentro nell'ambito delle imprese di costruzione, ritenuto che operava nella società già dal 1971 e che avrebbe dovuto sapere, perché fatto notorio, che in tempi di grave crisi nel settore immobiliare possono insorgere complicanze al momento dell'incasso dei crediti. Nemmeno la circostanza che O. G. abbia profuso mezzi liquidi nella ditta ‐ in misura comunque inferiore alle sue capacità, come dimostra la donazione ai figli di un bene immobile del valore di fr. 180 000.‐ ‐ è sufficiente a sanare la grave negligenza. Infatti non è accertato che la scelta di differire il pagamento dei contributi paritetici fosse obiettivamente indispensabile per la sopravvivenza della società. Neppure è assodato che il datore di lavoro potesse oggettivamente presumere di soddisfare entro breve termine la Cassa riguardo a ogni suo credito (DTF 108 V 188),
visto che già dal 1990 sapeva che vi sarebbero stati problemi d'incasso riferiti alla S. SA, già G.C.T. SA. L'organo, secondo la giurisprudenza, deve prestare particolare attenzione nel caso in cui sia a conoscenza del fatto che la ditta sta attraversando una crisi finanziaria. In questo contesto il solo fatto che egli abbia investito nell'impresa, a fondo perso, ingenti somme provenienti dal suo patrimonio privato, nulla cambia, allorquando la sua responsabilità secondo l'art. 52 LAVS sia stata appurata (sentenza inedita 19 febbraio 1992 in re V., J., W. e T., H 62/91).
Va ancora ricordato al ricorrente che il dovere di diligenza risulta accresciuto quando si tratta di un amministratore unico, ritenuto che quest'ultimo deve dar prova di tutta la diligenza necessaria alla corretta gestione degli affari sociali e che non' è sufficiente l'ossequio della "diligentia quam in suis" (DTF 122 111 198 e riferimenti). Al riguardo il Tribunale federale delle assicurazioni ha già avuto modo di affermare che gli obblighi di vigilanza e di diligenza di un amministratore unico sono da connotare con particolare rigore (DTF 112 V 3 consid. 2b), tanto più quando, in mancanza di delega durante un periodo di malattia, lo stesso amministratore se ne è occupato in prima persona.
Ne consegue che O. G. dovrà pertanto risarcire il danno subito dalla Cassa."
Nella fattispecie _ sarebbe stato investito della carica di membro del CdA unicamente per
"cercare di dare una ragione supplementare alla propria esistenza"
(cfr. doc. _, Inc. 31.02.31).
Ora, visto il contenuto delle risposte date dai medici curanti, questo Tribunale, ritiene dimostrato, secondo il criterio della verosimiglianza preponderante, valido nell'ambito delle assicurazioni sociali
(cfr.
RDAT II-2001 N. 91 p. 378; SVR 2001 KV N. 50 p. 145; STFA del 18 settembre 2001 nella causa W., C 264/99; STFA del 28 novembre 2000 nella causa P.S., H 407/99; STFA del 22 agosto 2000 nella causa K.B., C 116/00; STFA del 23 dicembre 1999 nella causa A.F., C 341/98, consid. 3, p. 6;
DTF 125 V 195 consid. 2 e riferimenti
; STFA 6 aprile 1994 nella causa E.P.; SZS 1993 p. 106 consid. 3a; RCC 1986 p. 202 consid. 2c, RCC 1984 p. 468 consid. 3b, RCC 1983 p. 250 consid. 2b; DTF 115 V 142 consid. 8b, DTF 113 V 323 consid. 2a, DTF 112 V 32 consid. 1c, DTF 111 V 188 consid. 2b; Meyer, Die Rechtspflege in der Sozialversicherung, in Basler Juristische Metteilungen (BJM) 1989 p. 31-32; G. Scartazzini, Les rapports de causalité dans le droit suisse de la sécurité sociale, Basilea 1991, p. 63
),
che il convenuto _ non era consapevole della carica che si apprestava ad assumere il 22 ottobre 1997. Che i genitori e i famigliari abbiano pensato che inserendolo nel mondo del lavoro, _ avrebbe potuto riprendersi delle responsabilità e dare un senso nuovo alla propria esistenza, è alquanto discutibile, e a dire il vero poco credibile. Stante i pareri dei medici tuttavia, _ non era comunque con ogni verosimiglianza in grado né di comprendere il ruolo che si stava apprestando a svolgere né di determinarsi eventualmente in seguito per un'uscita dal CdA.
Il TCA non può quindi che attenersi a tali valutazioni mediche e poiché, dunque _, dall'inizio - a causa della sua malattia - non era verosimilmente in grado di amministrare la società di cui era membro, la petizione della Cassa nei suoi confronti deve essere respinta (cfr. STCA del 4 maggio 1995 in causa P.P., Inc. 31.95.105).
2.10.4. _ ha assunto la carica di membro del CdA e segretario della società _ dal 18 marzo 1996 al 6 dicembre 1996, con diritto di firma collettivo a due. Da quest'ultima data sino al 31 agosto 2001 ha ricoperto la carica di amministratore delegato e segretario, con diritto di firma collettivo a due (cfr. doc. _, Inc. 31.02.34).
2.10.4.1. _ si limita a sostenere che non era l'unico ad occuparsi della conduzione della società e che le decisioni venivano sempre prese insieme con gli altri membri del CdA. Egli chiede che la propria responsabilità venga limitata solo alla fine del 2000.
Il convenuto non contesta la propria responsabilità ex art. 52 LAVS come tale. Egli chiede solo che questa venga limitata sino all'anno 2000, come del resto ha fatto la Cassa. La petizione è dunque accolta contro _. La Cassa, alla luce di quanto dichiarato dalle altre convenute, ha affermato che valuterà se convenire _ anche per il periodo susseguente le proprie dimissioni (cfr. consid. 1.10). Questo tema esula comunque dalla presente vertenza.
2.11.
Infine, per quanto riguarda la richiesta di assunzione di prove fatta dai convenuti, corollario del diritto di essere sentito ai sensi dell'art. 29 cpv. 2 CF
, per costante giurisprudenza, da tale principio costituzionale deve, tra l'altro, essere dedotto il diritto per l'interessato di fornire prove circa i fatti suscettibili di influire sul provvedimento, quello di poter prendere visione dell'incarto, quello di partecipare all'assunzione delle prove, di prenderne conoscenza e di determinarsi al riguardo (DTF 127 I 56 consid. 2b; DTF 126 I 16 consid. 2a/aa, 124 V 181 consid. 1a, 375 consid. 3b e sentenze ivi citate).
È utile precisare che sono in ogni caso ammesse soltanto le prove giuridicamente determinanti ai fini del giudizio; possono inoltre essere respinti i mezzi di prova atti a provare una circostanza già chiara, i mezzi di prova che non porterebbero alcun chiarimento alla fattispecie o, ancora, che sono noti all’autorità per sua conoscenza diretta o indiretta (DTF 120 V 360 consid. 1a con riferimenti, Locher, Grundriss des Sozialversicherungsrechts, 2.a edizione, Berna 1997, § 53 N 24, pag. 344).
Quindi, se gli accertamenti svolti d'ufficio permettono all'amministrazione o al giudice, che si sono fondati su un apprezzamento diligente delle prove, di giungere alla convinzione che certi fatti presentino una verosimiglianza preponderante, e che ulteriori misure probatorie non potrebbero modificare questo apprezzamento, è superfluo assumere altre prove (apprezzamento anticipato delle prove; Kieser, Das Verwaltungsverfahren in der Sozialversicherung, pag. 212 no. 450; Kölz/Häner, Verwaltungsverfahren und Verwaltungsrechtspflege des Bundes, 2a ed., pag. 39 no. 111 e pag. 117 no. 320; Gygi, Bundesverwaltungsrechtspflege, 2a ed., pag. 274; cfr. anche STFA del 16 settembre 2002 nella causa P.Z, L.B. e J.A.D.B, H 10+45/01, consid. 4; STFA del
5 novembre 2001 nella causa F., H 153/01, consid. 4a
;
DTF 122 II 469 consid. 4a; 122 III 223 consid. 3c; 120 Ib 229 consid. 2b; 119 V 344 consid. 3c e riferimenti). In tal caso non sussiste una violazione del diritto di essere sentito conformemente all'art. 29 cpv. 2 CF (SVR 2001 N. 10 pag. 28, consid 4b; DTF 124 V 94 consid. 4b, 122 V 162 consid. 1d e sentenza ivi citata).
Nel caso in esame, la documentazione acquisita durante l'istruttoria è sufficiente per statuire in merito alla presente vertenza, per cui il TCA non ritiene necessario assumere altre prove, segnatamente l'audizione dei testi indicati dall'avv. _, rappresentante dei convenuti
_, _, _,
nonché il richiamo e l'edizione di documenti per altro formulata in maniera del tutto generica (cfr. doc. _, Inc. 31.02.31).
Non è quindi necessario procedere alle audizioni testimoniali proposte, in quanto tutti gli aspetti qui di pertinenza sono stati ampiamente chiariti
(
sul tema audizione testi
cfr. STFA del 28 aprile 2003 nella causa P. e M., H 208/00 e H 209/00, consid. 6.3.1; STFA del 15 novembre 2002 nella causa R., H 177/01, consid. 2.3.4.; STFA del 4 febbraio 2002 nella causa C., H 194/01, consid. 3c;
STFA dell'11 gennaio 2002 nella causa C., H 103/01, consid. 2c;
STFA del 5 novembre 2001 nella causa F., H 153/01, consid. 4a
.
) Va rammentato che non occorre far capo all'audizione di testi per accertare un elemento irrilevante ai fini del giudizio (cfr. STFA del 31 gennaio 2003 nella causa V., H 5/02, consid. 4.2).
Inoltre, il TFA non ammette una richiesta in termini generici di edizione di documentazione, atteso che è preciso dovere dell'interessato indicare con esattezza i documenti utili a dimostrare il fondamento delle tesi formulate, potendosi da lui esigere che proceda in modo selettivo e mirato all'offerta e produzione dei mezzi di prova rilevanti per il giudizio e non incombendo ai giudici cantonali il compito di supplire ad eventuali carenze in tal senso
(cfr.
STFA del 31 gennaio 2003 nella causa V., H 5/02, consid. 4.3; STFA del 16 settembre 2002 nella causa P.Z, L.B. e J.A.D.B, H 10+45/01, consid. 4.3.2;
STFA del 23 luglio 2002 nella causa U.G., E. G e R. G., H 170/01, consid. 3.3.; STFA del 25 giugno 2002 nella causa L, H 444/00, consid. 4d;
STFA del 5 novembre 2001 nella causa F., H 153/01, consid. 4c
.
)
I membri del CdA devono procedere in modo selettivo e mirato all'offerta e alla produzione dei mezzi di prova rilevanti per il giudizio, indicandone partitamente gli elementi che li individuano e caratterizzano nonché l'obiettivo probatorio perseguito con la richiesta. Scopo evidente di siffatto rigore formale è di consentire l'autorità giudicante di valutare la rilevanza di ogni mezzo di prova ritualmente offerto (cfr. STFA del 28 aprile 2003 nella causa P. e M., H 208/00 e H 209/00, consid. 6.3.2; STFA del 31 gennaio 2003 nella causa V., H 5/02, consid. 4.3; STFA del 15 novembre 2002 nella causa R., H 177/01, consid. 2.3.2.; STFA del 16 settembre 2002 nella causa P.Z, L.B. e J.A.D.B, H 10+45/01, consid. 4.3.2.;
STFA del 23 luglio 2002 nella causa U.G., E. G e R. G., H 170/01, consid. 3.3).