Decision ID: 6aa64b1e-c8d1-5ebd-b807-0b7ffb101944
Year: 2019
Language: it
Court: TI_TCAS
Chamber: TI_TCAS_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: social_law

ritenuto
in fatto
1.1 A fine dicembre 2016 (doc. 154) il Servizio prestazioni complementari ha ricevuto una segnalazione secondo cui RI 1, 1951, beneficiario di prestazioni complementari all’AVS dal 1° giugno 2014 (doc. 72) per sé e per la moglie, aveva svolto un’attività lucrativa senza mai dichiararla né all’autorità fiscale né alla Cassa di compensazione.
Il 2 gennaio 2017 (doc. 143) la Cassa di compensazione ha chiesto all’assicurato di attestare i redditi da lavoro conseguiti.
1.2 Con decisione del 18 agosto 2017 (doc. 236) la Cassa cantonale di compensazione ha ricalcolato il diritto alle prestazioni complementari computando quale reddito da attività lucrativa indipendente gli importi stabiliti dall’autorità fiscale di Fr. 10'926.- nel 2014, Fr. 42'426.- nel 2015 e Fr. 20'000.- nell’anno 2016.
Pertanto, l’amministrazione ha chiesto la restituzione delle PC indebitamente percepite durante quei tre anni, per complessivi Fr. 43'289.- (doc. 239).
1.3 Il 29 agosto 2017 (doc. 241) l’assicurato si è opposto alla decisione poiché l’autorità fiscale non avrebbe tenuto conto delle spese che egli ha sopportato per svolgere l’attività lucrativa. Inoltre, essendo impossibilitato a restituire la somma richiesta, l’interessato ne ha chiesto la riduzione e il condono.
1.4 Con decisione su opposizione dell’8 gennaio 2018 (doc. 253) la Cassa cantonale di compensazione ha confermato l’ammontare da restituire, corrispondente alla differenza fra le PC versate dal 1° giugno 2014 al 31 dicembre 2016 e le prestazioni di diritto per lo stesso periodo.
1.5 Cresciuta in giudicato la decisione di restituzione, la Cassa si è pronunciata, il 21 febbraio 2018 (doc. 255), sulla domanda di condono del 29 agosto 2017, affermando che, poiché è venuta a conoscenza solo il 18 agosto 2017, con la ricezione del verbale di audizione allestito dall’autorità fiscale, del fatto che l’assicurato ha conseguito dei redditi da attività lucrativa, non poteva essergli riconosciuta la buona fede. Pertanto, ha respinto la domanda di condono.
1.6 Il 15 marzo 2018 (doc. 259) l’assicurato ha contestato il reddito computatogli poiché non corrisponderebbe a quanto in realtà incassato, trattandosi di un
“fatturato lordo”
che non tiene conto dei costi da lui sopportati pari al 60-65%. L’opponente ha altresì affermato che, vista la sua precaria situazione economica e la malattia della moglie necessitante di farmaci acquistati all’estero siccome non riconosciuti dalla Cassa malati, ha accettato di svolgere qualsiasi tipo di lavoro che gli permettesse di supplire alle sue poche entrate economiche. L’assicurato non è assolutamente in grado di restituire la somma richiestagli.
1.7 La Cassa di compensazione ha emesso, il 20 dicembre 2018, (doc. A) una decisione su opposizione con cui ha respinto l’opposizione dell’interessato e ha quindi confermato il diniego del condono.
L’amministrazione ha rilevato che le contestazioni riguardanti l’importo da restituire, che a dire dell’assicurato non avrebbe considerato le spese sostenute, andavano sollevate contro la decisione su opposizione dell’8 gennaio 2018.
Inoltre, è solo il 18 agosto 2017, con la ricezione del verbale di audizione relativo alla procedura di recupero di imposta avviata nei confronti dell’assicurato a seguito della mancata dichiarazione dei redditi da attività lucrativa, che la Cassa ha appreso che egli aveva conseguito dei redditi nel 2014, nel 2015 e nel 2016, quantificati in sede fiscale con l’accordo dell’assicurato e dunque vincolanti per l’amministrazione ex art. 23 cpv. 2 OPC-AVS/AI.
Per di più, la Cassa ha rilevato che ogni decisione di PC inviatagli contemplava l’obbligo di informarla di ogni modifica, così come l’assicurato ha fatto quando ha comunicato l’uscita della figlia dal nucleo familiare, ma non i redditi conseguiti.
Tale negligenza configura una grave violazione dei suoi obblighi, che esclude la tutela della buona fede dell’interessato. Priva di fondamento è quindi la tesi secondo cui l’assicurato non sapeva di dovere comunicarle che percepiva un reddito.
Infine, l’amministrazione ha fatto presente la possibilità di pagare ratealmente l’importo chiesto in restituzione.
1.8 Con ricorso del 18 gennaio 2019 (doc. I) RI 1 ha chiesto la riduzione o il condono della somma da restituire visto che, stante la sua difficile situazione economica, già la Cassa di compensazione gli ha accordato la riduzione dei contributi dovuti per l’attività esercitata come indipendente (doc. B). Dopo avere criticato l’operato del funzionario del Servizio PC che si è occupato del suo caso che, malgrado i suoi numerosi scritti e contatti telefonici, non avrebbe accettato di trovare una soluzione bonale, si è chiesto “
come è possibile poter vivere in modo degno visto le difficoltà economiche; mia moglie è ammalata e devo acquistare medicinali in _ perché la cassa malati non risarcisce le medicine. Restano nel corso del mese franchi 1800 per vivere in due, inoltre mia figlia attualmente è senza attività lucrativa e vive in casa con noi. Attendo da parte vostra una valutazione sul mio caso visto che non sono in grado di poter rendere nulla.”.
1.9 Nella risposta del 19 febbraio 2019 (doc. IV) la Cassa cantonale di compensazione ha proposto di respingere il ricorso ribadendo le motivazioni esposte con la decisione impugnata e ricordando che la buona fede necessaria per riconoscere il condono è esclusa quando i fatti che hanno portato alla restituzione sono imputabili a un comportamento doloso o a una negligenza grave.
Il ricorrente, sin dalla concessione delle PC nel 2014, ha dato seguito al suo obbligo di informare soltanto quando ciò è andato a suo favore come la notifica dell’uscita della figlia dal nucleo familiare, mentre lo svolgimento dell’attività lucrativa non è mai stato comunicato alla Cassa di compensazione, disattendendo così manifestamente l’obbligo di informare espressamente menzionato nelle decisioni e nei conteggi di calcolo, oltre che nel formulario di richiesta di prestazioni complementari. La mancata notifica di redditi sull’arco di più anni costituisce una grave violazione, pertanto il condono deve essere negato.
L’amministrazione ha altresì rilevato che il ricorrente non ha per tempo notificato che la figlia era rientrata a vivere con i genitori, ma solo con il formulario di revisione periodica nel corso del 2018 (doc. 279). Tale omissione comporterà quindi un’ulteriore decisione di restituzione di PC per il periodo dal 1° novembre 2015 al 28 febbraio 2019, dovendo considerare l’importo della pigione in ragione di 2/3 giusta l’art. 16c OPC-AVS/AI.
1.10 Pendente causa il giudice delegato ha richiamato dall’autorità fiscale le decisioni di recupero d’imposta e di multa (docc. VI e VII) con cui sono stati ripresi i redditi da attività lavorativa.
1.11 Il 18 marzo 2019 (doc. IX) le parti sono state sentite dal giudice delegato in occasione di un’udienza di discussione.
considerato

in diritto
in ordine
2.1 La pretesa ricorsuale di ridurre l’importo da restituire perché, come ribadito durante l’udienza del 18 marzo 2019 (doc. IX), tale somma deriverebbe dal computo di redditi che sono stati stabiliti basandosi sui dati ritenuti a livello fiscale, ma che, a dire dell’interessato, sarebbero errati non essendo state dedotte dal reddito lordo conseguito le spese che egli avrebbe sopportato siccome non disponeva dei relativi giustificativi - e che in sede di udienza ha quantificato in almeno il 60% dei redditi lordi -, come tale la stessa è irricevibile.
Va infatti ricordato che, per costante giurisprudenza federale, la decisione impugnata costituisce il presupposto ed il contenuto della contestazione sottoposta all'esame giudiziale (DTF 130 V 388; DTF 122 V 36 consid. 2a, DTF 110 V 51 consid. 3b; SVR 2005 AHV Nr. 19; SVR 1997 UV Nr. 81).
Se non è stata emessa nessuna decisione, la contestazione non ha oggetto e non può dunque essere pronunciata una sentenza nel merito (STF C 22/06 del 5 gennaio 2007; DTF 131 V 164 consid. 2.1; DTF 125 V 414 consid. 1a; DTF 119 Ib 36 consid. 1b).
Ne discende che il TCA deve esaminare soltanto l’istanza di condono della somma di Fr. 43'289.-, mentre la questione di una sua riduzione sulla base del computo di guadagni netti, doveva essere sollevata dall’assicurato nella contestazione della decisione di restituzione e non può qui essere riesaminata.
La decisione su opposizione dell’8 gennaio 2018 (doc. 253) portante sulla decisione di restituzione del 18 agosto 2017 non è stata impugnata davanti a questo Tribunale. L’importo di Fr. 43'289.- ivi stabilito dalla Cassa cantonale di compensazione come differenza risultante dal computo dei redditi da attività lucrativa di Fr. 10'926.- nel 2014, di Fr. 42'426.- nel 2015 e di Fr. 20'000.- nel 2016, non può più essere rimesso in discussione dall’interessato, così come i predetti importi da attività lucrativa.
La contestazione sottoposta al TCA con il ricorso del 18 gennaio 2019 è dunque limitata al rifiuto di condonare all’assicurato la restituzione della somma di Fr. 43'289.- per prestazioni complementari ricevute indebitamente dal 1° giugno 2014 al 31 dicembre 2016.
nel merito
2.2 L'art. 25 cpv. 1 LPGA stabilisce che le prestazioni indebitamente riscosse devono essere restituite. La restituzione non deve essere chiesta se l'interessato era in buona fede e verrebbe a trovarsi in gravi difficoltà.
Per l'art. 4 cpv. 1 OPGA, se il beneficiario era in buona fede e si trova in gravi difficoltà, l'assicuratore rinuncia completamente o in parte alla restituzione delle prestazioni indebitamente concesse.
Determinante per il riconoscimento di una grave difficoltà è il momento in cui la decisione di restituzione passa in giudicato (art. 4 cpv. 2 OPGA).
Il condono è concesso su domanda scritta. La domanda, motivata e corredata dei necessari giustificativi, deve essere inoltrata entro 30 giorni dal momento in cui la decisione (di restituzione) è passata in giudicato (art. 4 cpv. 4 OPGA).
Giusta l'art. 4 cpv. 5 OPGA, sul condono è pronunciata una decisione.
2.3 Secondo le norme appena citate, affinché sia concesso il condono è necessario che siano cumulativamente adempiuti i seguenti presupposti (SVR 1996 AHV Nr. 102 pag. 313; SVR 1995 AVS Nr. 61 pag. 182 consid. 4):
- l'interessato o il suo rappresentante legale ha percepito la prestazione indebita in buona fede, e
- la restituzione lo metterebbe in gravi difficoltà economiche, nel senso che costituirebbe un onere troppo grave (DTF 122 V 140 consid. 3b).
Quindi, se una sola delle due condizioni appena elencate non è adempiuta, il condono non può essere concesso.
2.4
Per quanto concerne la nozione di
buona fede
(STF 8C_617/ 2009 del 5 novembre 2009; STF 8C_865/2008 del 27 gennaio 2009; STF 8C_383/2007 del 15 luglio 2008), giova ricordare che la giurisprudenza sviluppata a proposito del vecchio art. 47 cpv. 1 LAVS (abrogato con l'entrata in vigore della LPGA il 1° gennaio 2003) vale per analogia anche in materia di prestazioni complementari (DTF 133 V 579 consid. 4.1 pag. 582). Di conseguenza, il solo fatto che l'assicurato ignorasse di non avere diritto alle prestazioni versate non basta per ammettere l'esistenza della buona fede. La buona fede, in quanto condizione necessaria per il condono, è infatti esclusa a priori se i fatti che danno luogo all'obbligo di restituzione (per esempio la violazione dell'obbligo di annunciare o di informare) sono imputabili a un comportamento doloso oppure a una grave negligenza. Per contro, l'assicurato può invocare la propria buona fede se l'azione o l'omissione in questione costituiscono una lieve negligenza (per esempio una lieve violazione dell'obbligo di annunciare o di informare; cfr. DLA 1998 no. 14 pag. 73 consid. 4a; 1992 no. 7 pag. 103 consid. 2b; cfr. pure DTF 112 V 97 consid. 2c pag. 103;
110 V 176
consid. 3c pag. 180). In questo ordine di idee, occorre differenziare tra la buona fede intesa come mancata consapevolezza dell'illiceità ("
Unrechtsbewusstsein
") e la questione di sapere se l'interessato, facendo uso dell'attenzione che le circostanze permettevano di esigere da lui, avrebbe potuto e dovuto riconoscere il vizio giuridico esistente.
2.5 Giusta l’art. 5 cpv. 1 OPGA, la grave difficoltà ai sensi dell'art. 25 cpv. 1 LPGA è data quando le spese riconosciute in virtù della LPC e le spese supplementari dell'art. 5 cpv. 4 OPGA superano i redditi determinanti secondo la LPC.
L'art. 5 cpv. 2 OPGA specifica quali fattori debbano essere computati per il calcolo delle spese riconosciute: il fabbisogno vitale, la pigione di un appartamento, le spese personali e l'assicurazione obbligatoria delle cure medico-sanitarie e dà le indicazioni sulla determinazione dell'importo massimo ascrivibile ad ognuna di queste voci.
Il capoverso 3 dell
'
art. 5 OPGA definisce i criteri di computo della sostanza.
L'
art. 5 cpv. 4 OPGA quantifica le spese supplementari da computare in virtù del capoverso 1, indicando Fr. 8
'
000.- per le persone sole, Fr. 12
'
000.- per i coniugi e Fr. 4
'
000.- per gli orfani e i figli che danno diritto ad una rendita per figli dell
'
AVS o dell
'
AI.
Nel caso in cui l'istanza di condono abbia fatto oggetto di ricorso, il Tribunale delle assicurazioni può prendere in considerazione come la situazione finanziaria della persona tenuta a restituzione si sia modificata dopo l'emanazione della decisione su opposizione (
Kieser
, op. cit., n. 25 all'art. 25). Il Giudice, dunque, non è tenuto ad esaminare direttamente ed in modo definitivo se e in quale misura la situazione economica del debitore si è modificata dopo la notifica della decisione impugnata. Tuttavia, ciò non gli impedisce di fondare il suo giudizio, per ragioni di economia procedurale, in ossequio del diritto di essere sentito, sulla nuova situazione (DTF 116 V 293 consid.
2c; DTF 107 V 80 consid. 3b;
Meyer-Blaser
, Die Rückerstattung von Sozialversicherungsleistungen, in: RSJB 1995, pag. 488).
2.6 In concreto, con decisione formale del 18 agosto 2017 la Cassa di compensazione ha ricalcolato il diritto dell’assicurato alle prestazioni complementari dal 1° giugno 2014 al 31 dicembre 2016.
Quale motivazione per questa nuova decisione l’amministrazione ha indicato che è stata emessa “
a seguito dell’attività lavorativa indipendente non dichiarata. Gli importi computati sono gli stessi riconosciuti dall’Ufficio circondariale di Tassazione.
”.
La Cassa di compensazione ha osservato che l’interessato non l’ha mai informata che stava svolgendo un’attività lucrativa, ma che è venuta a conoscenza di tale circostanza soltanto il 18 agosto 2017 con la ricezione del verbale di audizione dell’assicurato nell’ambito della procedura fiscale di recupero di imposta, motivo per cui ha escluso la condizione della sua buona fede.
Inoltre, l’amministrazione ha sostenuto che l’interessato ha violato l'obbligo di informare il Servizio prestazioni complementari dell’avvio di un’attività lavorativa, dato che ciò ha comportato un cambiamento della sua situazione economica, con conseguente revisione e ricalcolo delle prestazioni complementari.