Decision ID: 38375142-2bd5-591a-b12f-8cc142a2e772
Year: 2010
Language: it
Court: TI_TCAS
Chamber: TI_TCAS_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: social_law

ritenuto,
in fatto
1.1. Con decisione su opposizione del 31 marzo 2010 la Cassa CO 1 (di seguito la Cassa) ha confermato la precedente decisione del 15 febbraio 2010 (cfr. doc. 11) con la quale ha negato a RI 1 il diritto all’indennità di disoccupazione a decorrere dal 22 gennaio 2010, in quanto non adempie il periodo di contribuzione minimo e perché, occupando all’interno della società _ - sua ex datrice di lavoro - una posizione analoga a quella di un datore di lavoro, non può comprovare la riscossione effettiva di uno stipendio (cfr. doc. A1).
1.2. Contro la decisione su opposizione l’assicurato ha inoltrato un tempestivo ricorso al TCA, nel quale ha chiesto il riconoscimento del diritto alle prestazioni dell’assicurazione contro la disoccupazione.
A motivazione della propria pretesa ricorsuale l’insorgente ha addotto, segnatamente, di non avere potuto essere a giorno con i conteggi della _ a causa del fatto che, durante il 2008, egli ha dovuto seguire da solo la parte contabile e burocratica della società, non potendo più fare capo ai servizi di una fiduciaria, come in precedenza. Solo a partire dal mese di giugno 2009 egli ha poi potuto contare sull’aiuto della signora _ di _ per procedere “alla difficile risistemazione dell’amministrazione e della contabilità della mia allora società”. Ciò ha comportato anche il dovere richiedere alla Cassa di compensazione AVS dei conteggi retroattivi, dato che l’assicurato non era riuscito “da solo a seguire meglio e per tempo la parte dei conteggi, fino alla chiusura della società”.
L’assicurato, restando a disposizione per ulteriori chiarimenti, ha poi concluso che “anche la signora _ può essere contattata per ulteriori spiegazioni del caso” (doc. I).
1.3. In risposta la Cassa ha postulato la reiezione dell’impugnativa con argomenti di cui si dirà, per quanto occorra, nei considerandi di diritto (cfr. doc. III).
1.4. In data 16 settembre 2010
,
ha avuto luogo il dibattimento davanti al Presidente del TCA. In quell'occasione è stata pure sentita come teste
la signora _ (doc. VIII).

in diritto
2.1. Il TCA è chiamato a stabilire se il ricorrente, al momento della sua iscrizione in disoccupazione, adempiva oppure no il presupposto di cui all’art. 8 cpv. 1 lett. e LADI.
L'assicurato ha, in effetti, diritto all'indennità di disoccupazione, tra l’altro, se ha compiuto o è liberato dall'obbligo di compiere il periodo di contribuzione (cfr. art. 8 cpv. 1 lett. e LADI).
Secondo l'art. 13 cpv. 1 LADI, ha adempiuto il periodo di contribuzione colui che, entro il termine quadro (art. 9 cpv. 3 LADI), ha svolto durante almeno 12 mesi un'occupazione soggetta a contribuzione.
L'art. 2 cpv. 1 lett. a LADI stabilisce che è tenuto a pagare i contributi all'assicurazione contro la disoccupazione (assicurazione) il salariato (art. 10 LPGA) che è assicurato obbligatoriamente ed è tenuto a pagare contributi per il reddito di un'attività dipendente giusta la legge federale del 20 dicembre 1946 sull'assicurazione per la vecchiaia e per i superstiti (LAVS).
L'obbligo di adempiere al periodo di contribuzione è dunque ossequiato quando l'assicurato, quale dipendente, prova di aver svolto, nel pertinente termine quadro, un'occupazione soggetta a contribuzione durante almeno dodici mesi (cfr. DTF 122 V 249, consid. 2b, pag. 250-251 e la giurisprudenza ivi citata).
Ai fini dell’applicazione di tale articolo, non è necessario che il datore di lavoro, quale organo nella procedura di percezione, abbia effettivamente trasferito alla cassa di compensazione i contributi del salariato (cfr. DTF 113 V 352; DLA 1988 N. 88, consid.
3a, pag. 88-89; vedi inoltre Nussbaumer, Arbeitslosenversicherung, in: Schweizerisches Bundesverwaltungsrecht [SBVR], Soziale Sicherheit, cifra marginale 67, pag. 27-28 e 161, pag. 64-65 e Gerhards, Kommentar zum Arbeitslosenversicherungsgesetz, (AVIG), Berna 1987, Vol. 1, Ad. art. 13, N. 29, pag. 174).
In una sentenza pubblicata in DTF 131 V 444 l’Alta Corte ha stabilito, precisando la propria giurisprudenza, che, dal profilo del periodo di contribuzione, la sola condizione per il diritto all'indennità di disoccupazione è, di principio, l'esercizio di un'attività soggetta a tale obbligo durante il periodo minimo di contribuzione. La giurisprudenza esposta in DLA 2001 no. 27 pag. 225 (e le sentenze che ne sono seguite) non deve essere intesa nel senso che, in aggiunta a ciò, deve pure essere stato versato un salario; per contro, la prova che un salario è stato effettivamente pagato costituisce un indizio importante per la prova dell'esercizio effettivo di una attività dipendente.
In questa sentenza il TFA ha in particolare sottolineato che:
"
Als massgebender Lohn gilt grundsätzlich jedes Entgelt für in
unselbstständiger Stellung auf bestimmte oder unbestimmte Zeit geleistete Arbeit (Art. 5 Abs. 2 Satz 1 AHVG). Dazu gehören begrifflich sämtliche Bezüge der Arbeitnehmerin und des Arbeitnehmers, die wirtschaftlich mit dem Arbeitsverhältnis zusammenhängen, gleichgültig, ob dieses Verhältnis fortbesteht oder gelöst worden ist und ob die Leistungen geschuldet werden oder freiwillig erfolgen. Als beitragspflichtiges Einkommen aus unselbstständiger Erwerbstätigkeit gilt somit nicht nur unmittelbares Entgelt für geleistete Arbeit, sondern grundsätzlich jeden schädigung oder Zuwendung, die sonst wie aus dem Arbeitsverhältnis bezogen wird, soweit sie nicht kraft ausdrücklicher gesetzlicher Vorschrift von der Beitragspflicht ausgenommen ist (
BGE 128 V 180
Erw. 3c, 126 V 222 Erw. 4a, 124 V 101 Erw. 2, je mit Hinweisen). Erfasst werden grundsätzlich alle Einkünfte, die im Zusammenhang mit einem Arbeits- oder Dienstverhältnis stehen und ohne dieses nicht geflossen wären. Umgekehrt unterliegen grundsätzlich nur Einkünfte, die tatsächlich geflossen sind, der Beitragspflicht (AHI 2001 S. 221 f. Erw. 4a mit Hinweisen).
Die Beitragspflicht einer versicherten unselbstständig erwerbstätigen Person entsteht mit der Leistung der Arbeit. Beiträge sind indessen erst bei Realisierung des Lohn- oder Entschädigungsanspruchs geschuldet (
BGE 111 V 166
f. Erw. 4a und b mit Hinweisen
ZAK 1989 S. 29 Erw. 3b in fine, 1976 S. 85 und S. 394 Erw. 2a; KÄSER, Unterstellung und Beitragswesen in der obligatorischen AHV, 2. Aufl., Bern 1996, S. 112 Rz 4.8 und 9). );(DTF 131 V 444 p. 447).
(...)
3.1.1 Nach
BGE 113 V 352
ist im Rahmen des Art. 13 Abs. 1 AVIG einzig
vorausgesetzt, dass die versicherte Person innerhalb der zweijährigen Rahmenfrist des Art. 9 Abs. 3 AVIG während mindestens sechs Monaten effektiv eine beitragspflichtige Beschäftigung ausgeübt hat. Nicht erforderlich ist, dass die für diese Zeit geschuldeten, vom Arbeitgeber zu entrichtenden paritätischen Beiträge auch tatsächlich bezahlt wurden. Dass nach dem Wortlaut des Art. 13 Abs. 1 AVIG die Ausübung einer beitragspflichtigen
Beschäftigung massgeblich ist, und nicht die Erfüllung der Beitragspflicht, ergibt sich auch aus der gesetzlichen Ordnung des Beitragsbezugs (Art. 5 Abs. 1 und Art. 6 AVIG, Art. 14 Abs. 1 AHVG). Danach hat es der oder die unselbstständig erwerbende Versicherte in der Arbeitslosenversicherung so wenig wie in der Alters- und Hinterlassenenversicherung in der Hand, dass die paritätischen Beiträge tatsächlich der Ausgleichskasse zufliessen
BGE 131 V 444 p. 450. In dem in
BGE 113 V 352
beurteilten Fall konnte die am Recht stehende Versicherte lediglich für viereinhalb Monate innerhalb der Beitragsrahmenfrist einen effektiven Lohnbezug nachweisen. Weitere Lohnzahlungen waren unbestrittenermassen nicht erfolgt. Gleichwohl bejahte das Eidgenössische Versicherungsgericht wie schon die Vorinstanz das Anspruchserfordernis der erfüllten (Mindest-)Beitragszeit, weil aufgrund der gesamten Umstände als erstellt gelten konnte, dass die Versicherte "zusammen mit den 4 1/2 Monaten des Jahres 1984 eine beitragspflichtige Beschäftigung
von mindestens sechs Monaten ausgeübt hat" (ARV 1988 Nr. 1 S. 19 f. Erw. 3b und c).
3.1.2 Aus
BGE 113 V 352
ergibt sich, dass die Tatsache von bei Eintritt der Arbeitslosigkeit noch nicht realisierten Entgelten für in
unselbstständiger Stellung geleistete Arbeit grundsätzlich nicht zu Lasten der versicherten Person gehen soll. Dies kommt auch in der Regelung des Art. 29 Abs. 1 AVIG (Anspruch auf Arbeitslose-nentschädigung bei begründeten Zweifeln über das Bestehen von arbeitsvertraglichen Ansprüchen im Sinne von Art. 11 Abs. 3 AVIG oder deren Erfüllbarkeit) sowie bei der Insolvenzentschädigung (Art. 51 ff. AVIG) zum Ausdruck. Vorbehalten bleiben Obliegenheiten im Rahmen der Schadenminderungspflicht (vgl.
BGE 126 V 374
Erw. 3c/aa und ARV 1999 Nr. 8 S. 34 Erw. 3b sowie ARV 2002 Nr. 8 S. 62 und Nr. 30 S. 190). Anders verhält es sich nur bei einem klaren Verzicht der versicherten Person auf der Beitragspflicht unterliegende Forderungen aus dem Arbeits- oder Dienstverhältnis (vgl. ARV 1999 Nr. 8 S. 34 Erw. 3b; vgl. auch
BGE 126 V 374
unten).
Der Tatbestand von bei Eintritt der Arbeitslosigkeit (noch) nicht
realisierten Entgelten aus einer beitragspflichtigen Beschäftigung kann insbesondere gegeben sein, wenn eine versicherte Person nach Art. 165 Abs. 1 ZGB Anspruch auf angemessene Entschädigung für ihre Mitarbeit im Beruf oder Gewerbe des von ihr getrennt lebenden, geschiedenen oder verstorbenen Ehegatten hat (ARV 1999 Nr. 21 S. 113 in Verbindung mit
BGE 120 II 280
und
BGE 115 Ib 37
)."
(DTF 131 V pag. 449-450)
2.2.
Secondo la giurisprudenza, il lavoratore che gode di una situazione professionale analoga a quella di un datore di lavoro non ha diritto all'indennità di disoccupazione se, malgrado sia stato formalmente licenziato dalla ditta, continua a determinarne le scelte oppure a influenzarle in maniera determinante. Se così non fosse, tramite una disposizione relativa all'indennità di disoccupazione verrebbe elusa la regolamentazione in materia di indennità per lavoro ridotto, in particolare l'art. 31 cpv. 3 lett. c LADI (
DTF 123 V 234
consid. 7b/bb pag. 237 seg.; sentenza C 275/04 del 10 novembre 2005, consid. 3.1; DLA 2000 no. 14 pag. 67). Giusta tale disposizione non hanno diritto all'indennità per lavoro ridotto le persone che, come soci, compartecipi finanziari o membri di un organo decisionale supremo dell'azienda, determinano o possono influenzare risolutivamente le decisioni del datore di lavoro, come anche i loro coniugi occupati nell'azienda (si veda in proposito
DTF 120 V 521
consid. 3b pag. 525).
Questo principio è stato dichiarato valido anche nel caso del socio gerente di una Sagl, ritenuto che quest'ultimo dispone ex lege (art. 811 CO) della possibilità di determinare o comunque influenzare risolutivamente ai sensi dell'art. 31 cpv. 3 lett. c LADI le decisioni che la società è chiamata a prendere in qualità di datrice di lavoro (sentenza C 270/04 del 4 luglio 2005, consid. 2.4; cfr. pure la sentenza C 37/02 del 22 novembre 2002, consid. 4).
Il Tribunale federale ha inoltre osservato che la giurisprudenza sviluppata in
DTF 123 V 234
non si prefigge unicamente di sanzionare il caso di abuso effettivo, ma anche di prevenire il rischio di un simile abuso che è insito nel pagamento di indennità di disoccupazione in favore di persone che rivestono una posizione professionale paragonabile a quella di un datore di lavoro o in favore dei loro coniugi (DLA 2003 no. 22 pag. 240; cfr. pure la sentenza citata C 270/04 del 4 luglio 2005, consid. 2.6).
Non bisogna poi dimenticare i motivi che giustificano il controllo della perdita di lavoro del disoccupato, che è uno dei presupposti necessari per percepire le indennità di disoccupazione (art. 8 cpv. 1 lett. b LADI). Se infatti un tale controllo può essere facilmente eseguito nel caso di un dipendente che perde il lavoro, perlomeno parzialmente, ciò non è il caso per quanto concerne le persone che occupano una posizione dirigenziale e che, malgrado siano state formalmente licenziate, continuano a svolgere un'attività per conto della società nella quale lavoravano. Grazie alla posizione di cui beneficiano all'interno della ditta possono in effetti influenzare la perdita di lavoro che subiscono, ciò che rende la loro disoccupazione difficilmente controllabile (DLA 2003 no. 22 pag. 242 consid. 4 [sentenza C 92/02 del 14 aprile 2003]). Inoltre, fintanto che un dirigente mantiene dei legami con la sua società, non soltanto è impossibile controllare la perdita di lavoro che subisce, ma esiste pure la possibilità che egli decida di perseguire lo scopo sociale (DLA 2002 no. 28 pag. 183 [sentenza C 373/00 del 19 marzo 2002]; sentenza C 275/04 del 10 novembre 2005, consid. 3.3).
Diversa è invece la situazione nel caso in cui il lavoratore dipendente, che si trova in una posizione assimilabile a quella di un datore di lavoro, lascia definitivamente la ditta a seguito della sua chiusura. Lo stesso discorso vale se la ditta continua ad esistere, ma il dipendente, tuttavia, in seguito alla disdetta del suo contratto, interrompe ogni legame con la società. In tal caso egli può di principio pretendere indennità di disoccupazione (
DTF 123 V 234
consid. 7b/bb pag. 238 seg.; SVR 2001 AIV no. 14 pag. 41 seg. consid. 2a [sentenza C 279/00 del 9 maggio 2001]; DLA 2000 no. 14 pag. 70 consid. 2; sentenza C 275/04 del 10 novembre 2005, consid. 3.2).
2.3.
Nell’evenienza concreta, dagli atti di causa risulta che l’assicurato si è iscritto al collocamento il 22 gennaio 2010 e ha rivendicato il diritto alle indennità di disoccupazione, dichiarandosi disposto a lavorare al 100% (cfr. doc. 2).
In precedenza, dal 19 maggio 1998 al 31 dicembre 2008, egli ha lavorato in qualità di responsabile di agenzia presso
la ditta _ (cfr. doc. 3), società della quale egli era socio e gerente con firma individuale (cfr. doc. 4).
La Cassa ha negato il diritto all'indennità di disoccupazione in quanto egli può comprovare soltanto 11,373 mesi di contribuzio-ne invece dei 12 (almeno) richiesti (cfr. Doc. 11 e consid. 2.1).
Nel formulario “Attestato del datore di lavoro” del 25 gennaio 2010 (cfr. doc. 3), la _, ha dichiarato che il rapporto di lavoro è durato fino al 31 dicembre 2008 (doc. 3 punto 10); che l’ultimo giorno di lavoro dell’assicurato è stato il 31 dicembre 2008 (doc. 3 punto 14) e che il motivo della disdetta del rapporto di lavoro è stata la mancanza di lavoro (doc. 3 punto 13).
Anche nella “Domanda di indennità di disoccupazione” redatta il 25 gennaio 2010 e firmata dell'assicurato, egli ha indicato di avere lavorato presso la ditta _ dal 19 maggio 1998 al 31 dicembre 2008 (doc. 1 punto 17) e che l’ultimo giorno di lavoro effettuato è stato il 31 dicembre 2008 (doc. 1 punto 20).
La ditta _ è stata sciolta in seguito al fallimento pronunciato con decreto della Pretura del Distretto di _ del 12 gennaio 2010, a far tempo dal 12 gennaio 2010, come risulta dall’estratto del Registro di commercio (cfr. doc. 4).
Con decisione del 15 febbraio 2010, la Cassa ha negato all’assicurato il diritto all’indennità di disoccupazione dal 22 gennaio 2010, perché entro il periodo di contribuzione (dal 22 gennaio 2008 al 21 gennaio 2010) non ha compiuto il periodo minimo di contribuzione. Egli ha, infatti, potuto comprovare complessivamente 11.37 mesi di contribuzione (dal 22 gennaio 2008 al 31 dicembre 2008), insufficienti per avere diritto alle indennità di disoccupazione (doc. 11).
L’assicurato, in data 12 marzo 2010, ha contestato la decisione dell’amministrazione, adducendo che nei mesi di gennaio e febbraio 2010 “con la contabile signora _ ho potuto allestire un resoconto di contabilità per l’anno 2009 e ho inviato all’Ufficio AVS di _ la dichiarazione salari (allegata), essendo la _ affiliata come ente senza salari a partire dal 1° maggio 2009” (doc. 12).
In data 22 marzo 2010, poi, l’assicurato, rispondendo ad una richiesta di chiarimenti da parte della Cassa (doc. 13/5), ha indicato quanto segue:
"
Rispondo alle Sue domande inviando l'ultimo dossier lavorativo, con il gruppo umanitario partito in _ (chiuso a metà aprile 2009) e la mia storia professionale degli ultimi dodici anni.
La storia della _, nata nel 1998 con grande impegno mio e di mia moglie, e che ha coinvolto tutte le nostre energie e speranze si è conclusa, con mio grandissimo rammarico, con il fallimento (pubblicato sul foglio ufficiale svizzero del commercio del _) e che abbiamo cercato di evitare con tutte le nostre forze.
Nel 2007 la contabilità è stata allestita delle _, mentre nel 2008, non potendo più permetterci il pagamento di una Fiduciaria, abbiamo cercato di arrangiarci, facendo una prima chiusura aziendale per fine 2008, avendo una situazione finanziaria molto difficile, con la sola entrata fissa di mia moglie (lavoro part-time con _). Solo dall'agosto 2009 mia moglie ha trovato lavoro a tempo pieno come assistente di cura. Nel frattempo continuavano ad arrivare fatture, richiami e precetti esecutivi, sia per l'azienda che per il privato.
In quel periodo mi sono molto concentrato nella ricerca di una qualsiasi attività, anche inviando curriculum all'estero (_, presso vari Tour Operator, a _, presso una ditta in _, dove mi sono recato nel febbraio 2009), per salvare la Ditta ed aiutare la mia famiglia. Il tutto inutilmente.
Il 2 giugno del 2009 la contabile Signora _, a cui ho conferito procura, ha riguardato tutti i dati contabili e ci ha fornito un notevole aiuto sia professionale che morale. Il mio obiettivo era evitare il fallimento a tutti i costi
.
Nel frattempo abbiamo ancora tentato di incassare da alcuni nostri clienti insolventi, senza successo, quindi la piccola parte ancora di lavoro che è stata fatta nel 2009, in un primo tempo, ci era sembrato inutile dichiarare, ci siamo poi resi conto, mentre la signora _ terminava gli ultimi controlli contabili con i relativi rendiconti di chiusura, che ci sono state delle rettifiche di date.
Per eventuali ulteriori informazioni può rivolgersi alla signora _ - _ - tel. _.
Mi auguro che possa essere capito; sarebbe veramente triste constatare che l'aver creato un S.a.g.l proprio per salvaguardare la mia famiglia ed il mio diritto alla disoccupazione non sia servito allo scopo e mi abbia solo creato costi aggiuntivi." (Doc. 13)
A tale scritto egli ha allegato i seguenti documenti:
-
scritto del 16 gennaio 2009 di _ alla _, del seguente tenore:
"
Madame, Monsieur,
Vous trouverez ci-joint, comme convenu, deux exemplaires de l'accord commercial relatif à la demande que vous avez bien voulu confier à _.
Nous vous demandons de nous retourner à l'adresse ci-dessus, un exemplaire signé avant le 30 janvier 2009, accompagné du règlement de I'acompte prévu.
Nous restons à votre entière disposition pour toute information ou toute demande complémentaire.
Vous remerciant d'avoir choisi _, nous vous prions d'agréer, Madame, Monsieur, l'expression de nos sentiments les me
il
leurs.
"
(Doc. 13/1)
-
“lettre de confirmation” del 16 gennaio 2009 di _ alla _, con la richiesta di versamento di un acconto di fr. 1'650.-- (doc. 13/2);
-
“lettre de confirmation” del 25 febbraio 2009 di _ alla _, con la richiesta di versamento del saldo di fr. 10'821.-- (doc. 13/3);
-
“Ordine di Bonifico” del 1° aprile 2009 della somma di fr. 10'821.-- da parte di RI 1 alla Banca _ (doc. 13/3a);
-
scritto del marzo 2009 della _ alla _, del seguente tenore:
"
Carissima Amica, carissimo Amico,
insieme al profumo di novità dal mondo di _ _, oggi abbiamo il piacere di inviarti la seconda nota di aggiornamento
del programma di
"Professionalità Premia 2009"
Ma adesso veniamo ai numeri ...
Sulla base delle prenotazioni effettuate al 27/02/09, la produzione individuali e Sposi della tua Agenzia risulta pari a
Euro 4'360
Di cui Euro 0 di prenotazioni _
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Obiettivo
1
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Il Premio 2009 sarà erogato a fine anno sull'Obiettivo 2009 raggiunto. La relativa lettera di credito ti verrà inviata entro la fine del 2009 e potrà essere stornata su future prenotazioni di crociere nell'ambito della programmazione 2010, escluse quelle di Capodanno." (Doc. 13/4)
La Cassa, con decisione su opposizione del 31 marzo 2010, ha nuovamente negato all’assicurato il diritto alle indennità di disoccupazione a contare dal 22 gennaio 2010, considerando che “quand’anche potessimo considerare quale fine del rapporto di lavoro il 25 febbraio 2009, il periodo di contribuzione minimo ai sensi dell’art. 13 LADI non è ugualmente adempiuto”. La Cassa ha rilevato che l’assicurato, essendo socio e gerente della società _ ed occupando quindi una posizione analoga a quella di datore di lavoro, non può comprovare la riscossione effettiva di uno stipendio (cfr. doc. A1).
2.4.
In data 16 settembre 2010,
il Presidente del TCA ha sentito come teste, alla presenza delle parti,
la signora _, la quale si è così espressa a proposito della natura del suo intervento a favore dell’assicurato:
"
Ho conosciuto il sig. RI 1 nel giugno 2009, in quanto lui aveva bisogno di un aiuto per gli aspetti contabili. Mi è stato segnalato il suo caso da _, il quale mi conosce molto bene.
Rispondendo al presidente del TCA, ripeto che è a quel momento che sono intervenuta.
Il sig. RI 1 e la moglie hanno dovuto lasciare i locali dell’agenzia a _ alla fine dell’anno 2008. Mi sono quindi recata presso il domicilio del sig. RI 1 a _ (giugno 2009). Per poter fare la contabilità dovevo in effetti esaminare i documenti.
La teste precisa di occuparsi gratuitamente da quattro anni delle persone che in Ticino hanno precetti esecutivi, attestati di carenza beni e procedure di pignoramenti, insomma di tutte le pratiche LEF.
Sono così stata inviata da _ presso il sig. RI 1, il quel riceveva precetti esecutivi.
Ho dovuto ricostruire sulla base della documentazione che ho trovato (20 classeur) la contabilità per gli anni 2007 e 2008.
Ho allestito un bilancio provvisorio per il 2008. Mi sono concentrata sui salari da dichiarare alla Cassa di compensazione.
Per il 2008 i salari sono stati mandati all’AVS dalla moglie del sig. RI 1.
Per il 2009 non era stata fatta la distinta all’AVS.
Il presidente del TCA chiede alla teste se ha potuto appurare che il sig. RI 1 ha lavorato nel 2009. La teste risponde che il sig. RI 1 in quel periodo ha lavorato per ricostruire la parte amministrativa relativa alla sua società.
So che è stata inviata una distinta per l’AVS per il periodo 1.1.2009 – 1.5.2009. All’AVS serviva per chiudere il periodo. Questa dichiarazione è stata inviata dalla moglie del sig. RI 1.
Il presidente del TCA chiede alla sig.ra _ se ha trovato nella documentazione delle pezze giustificative relative al versamento di questo salario nei primi mesi del 2009 (ad esempio il conteggio salariale alla fine di ogni mese). La teste risponde di no.
La sig.ra _ precisa di avere dato alla moglie del sig. RI 1 l’indicazione secondo cui trattandosi di soci bastava dimostrare il versamento del salario mediante dei prelevamenti. Il presidente del TCA chiede alla teste se ha visto il conto dal quale uscivano i soldi, rispettivamente quello nel quale entravano, la teste risponde di no, vista la distanza tra _ e _.
Rispondendo al sig. _, la teste precisa di avere saputo da subito che il sig. RI 1 stava svolgendo ancora delle attività per la ditta nel 2009 e che il lavoro consisteva nel recuperare dei crediti scoperti per circa CHF 20'000.-, poi finiti nella massa fallimentare.
La teste sottolinea che nel giugno 2009 la volontà del sig. RI 1 era quella di proseguire con la sua attività e non di cessarla.
Il presidente del TCA chiede alla teste se ha visto una lettera di disdetta per il sig. RI 1. La teste risponde di no, afferma di averne vista una per la moglie in quanto dipendente, ma non una relativa al sig. RI 1.
Il sig. _ chiede alla teste se è solo una coincidenza che la dichiarazione all’AVS è stata inviata solo pochi giorni dopo la ricezione della decisione formale. La teste risponde di si, le procedure si sono incrociate precisando di avere già avvertito nei mesi precedenti la sig.ra _ sulle modalità da seguire.
Rispondendo al sig. RI 1, la teste conferma che effettivamente oltre alle attività amministrative nei primi mesi del 2009 vi erano ancora alcuni viaggi da organizzare. Ad esempio un viaggio in _ e delle discussioni con “_”.
Rispondendo al presidente del TCA, la teste conferma di essere a conoscenza del fatto che il sig. RI 1 dopo il fallimento si è annunciato in disoccupazione.
Il presidente del TCA chiede alla teste quale reazione ha prendendo atto dell’indicazione che figura sul formulario “domanda di indennità di disoccupazione” (doc. 1) del 25.1.2010, secondo cui il rapporto di lavoro è durato dal 19 maggio 1998 al 31 dicembre 2008. La teste afferma di essere sorpresa e che sarà probabilmente un errore.
Il presidente del TCA mostra alla teste l’attestato del datore di lavoro del 25 gennaio 2010 (doc. 3) e chiede se riconosce la firma. La teste afferma che probabilmente si tratta della moglie del sigRI 1, il quale conferma questo fatto.
Il presidente del TCA chiede alla teste quale reazione ha nel constatare che anche in questo documento figurano le indicazioni “dal 19 maggio 1998 al 31 dicembre 2008”. La teste anche in questo caso manifesta il proprio stupore.
Il sig. RI 1 afferma in effetti che ha lavorato 10 anni.” (Doc. VIII)
2.5.
Chiamato a pronunciarsi, il TCA non può che condividere la soluzione dell’amministrazione, per i motivi qui sotto esposti.
Questo Tribunale rileva, innanzitutto, che, sia dal modulo “Domanda di indennità di disoccupazione” del 25 gennaio 2010 (cfr. doc. 1), redatto dalla moglie e da lui firmato, sia da quello “Attestato del datore di lavoro” del 25 gennaio 2010 (cfr. doc. 3), allestito dalla moglie, emerge che l’ultimo giorno di lavoro effettuato dall’interessato per la ditta _ è stato il 31 dicembre 2008.
Anche dall’“Estratto del conto individuale” dell’assicurato del 27 gennaio 2010 risulta che egli ha lavorato per la società citata negli anni 2006-2008 (cfr. doc. 5).
Inoltre, in occasione dell’udienza del 16 settembre 2010 - allorquando il Presidente del TCA ha fatto presente all'assicurato che sia dal modulo “Domanda di indennità di disoccupazione” del 25 gennaio 2010, sia da quello “Attestato del datore di lavoro” del 25 gennaio 2010, emerge che il rapporto di lavoro è durato dal 19 maggio 1998 al 31 dicembre 2008 – il ricorrente stesso ha affermato che, in effetti, egli ha lavorato dieci anni (cfr. doc. VIII).
Questo Tribunale constata peraltro che soltanto dopo avere ricevuto la decisione del 15 febbraio 2010 che gli negava il diritto alle indennità (cfr. doc. 11) il ricorrente ha addotto di avere lavorato anche durante i primi mesi del 2009.
S
econdo la dottrina (Maurer, Schweizerisches Unfallversicherungsrecht, Berna 1985, p. 263) e la giurisprudenza, in presenza di due versioni differenti, la preferenza deve essere accordata alle dichiarazioni che l’assicurato ha dato nella prima ora, quando ne ignorava le conseguenze giuridiche. Le spiegazioni fornite in un secondo tempo non possono integrare le prime constatazioni dettagliate, soprattutto se esse le contraddicono (cfr. STFA del 30 novembre 1999 nella causa C.S. contro CAD del SEI e TCA, C 286/99, consid. 2, pag. 3; DTF 121 V 45, consid. 2a, pag. 47; DTF 115 V 133, consid. 8c, pag. 143; RAMI 1988 pag. 363 consid. 3b/aa; STFA 27.8.1992 in re M. non pubblicata; RDAT II-1994, pag. 189; cfr. pure Prassi AD 98/1, Commento alle direttive, Foglio 18/6, punto B).
In sede di audizione testimoniale del 16 settembre 2010, la signora _ ha precisato che nei primi mesi del 2009 l’assicurato ha svolto un’attività essenzialmente di natura amministrativa, consistente nel cercare di recuperare dei crediti scoperti, che sono poi finiti nella massa fallimentare (doc. VIII).
Alla luce di questi ulteriori elementi e considerate le chiare indicazioni fornite dall’assicurato e dal datore di lavoro il 25 gennaio 2010, il TCA ritiene che l’ultimo giorno di lavoro svolto dall’assicurato sia stato il 31 dicembre 2008 e che, di conseguenza, egli non possa comprovare il periodo minimo di contribuzione richiesto per avere diritto alle indennità di disoccupazione. Le attività da lui effettuate nei primi mesi del 2009 lo sono state nella sua veste di socio e gerente della _ e non come dipendente della ditta.
Il TCA concorda del resto con la Cassa anche a proposito del fatto che, quand’anche si volesse considerare che il rapporto di lavoro sia durato fino al 25 febbraio 2009, l’assicurato non avrebbe comunque diritto alle indennità di disoccupazione, alla luce del fatto che egli, gerente e socio della _ e quindi da ritenere persona che occupa nella società una posizione analoga a quella di datore di lavoro, non è stato in grado di dimostrare di avere effettivamente percepito uno stipendio nei primi mesi del 2009.
Come visto in precedenza, infatti, la giurisprudenza del Tribunale federale delle assicurazioni è chiara a questo proposito: la posizione di socio gerente di una Sagl è equiparabile a quella di un membro del consiglio di amministrazione di una SA, il quale gode ex lege di una posizione analoga a quella di un datore di lavoro, potendo egli influenzare risolutivamente le decisioni dello stesso ai sensi dell’art. 31 cpv. 3 lett. c LADI (cfr. consid. 2.2.).
Ora, se è vero che secondo la giurisprudenza la mancanza della prova del versamento del salario non è sufficiente per negare il diritto all’indennità di disoccupazione, va tuttavia sottolineato che la prova del pagamento effettivo del salario costituisce comunque un indizio importante dell’esercizio di un’occupazione soggetta a contribuzione (cfr. al riguardo STF C 315/05 del 27 aprile 2007; STFA C 83/06 del 27 gennaio 2006).
L’assicurato, pur avendone avuto la possibilità, non ha saputo comprovare la riscossione effettiva di uno stipendio nei primi mesi del 2009.
Contrariamente a quanto avvenuto per il 2008 – anno in relazione al quale esistono agli atti copie di conteggi di retribuzione e relativi bonifici da prelevamento _ _ (cfr. doc. 9) – l’assicurato non è stato in grado di produrre alcun conteggio relativo ai primi mesi del 2009.
Nemmeno in occasione della discussione di causa del 16 settembre 2010, del resto, egli ha potuto comprovare di avere effettivamente ricevuto un compenso per la sua attività nei primi mesi del 2009. Rispondendo al Presidente del TCA, che gli chiedeva se esistono per il 2009 bonifici analoghi a quelli del 2008, l’assicurato si è limitato a rispondere di non ricordare (doc. VIII).
Al riguardo, il TCA sottolinea che, in occasione dell’audizione testimoniale del 16 settembre 2010, la signora _, rispondendo ad un’esplicita domanda del Presidente del Tribunale, ha affermato di non avere trovato, nell’analisi di tutta la copiosa documentazione (venti classeurs) relativa alla società da lei passata in rassegna, delle pezze giustificative relative al versamento di un salario nei confronti dell’assicurato nei primi mesi del 2009 (doc. VIII).
Ella ha, poi, espressamente indicato, rispondendo alla domanda del Presidente del TCA, di non avere visto il conto dal quale uscivano i soldi, rispettivamente quello nel quale entravano (doc. VIII).
Va qui ricordato che se, da una parte,
la procedura davanti al TCA è retta dal principio inquisitorio, secondo cui i fatti rilevanti per il giudizio devono essere accertati d'ufficio dal giudice, dall’altra si rileva che questo principio non è però assoluto, atteso che la sua portata è limitata dal dovere delle parti di collaborare all'istruzione della causa (DTF 122 V 158 consid. 1a, 121 V 210 consid. 6c con riferimenti).
Il dovere processuale di collaborazione comprende in particolare l'obbligo delle parti di apportare – ove ciò fosse ragionevolmente esigibile – le prove necessarie, avuto riguardo alla natura della disputa e ai fatti invocati, ritenuto che altrimenti rischiano di dover sopportare le conseguenze della carenza di prove (DTF 117 V 264 consid. 3b con riferimenti).
Alla luce di tutto quanto esposto, la decisione su opposizione impugnata, che nega all’assicurato il diritto alle indennità di disoccupazione dal 22 gennaio 2010, va confermata.