Decision ID: 97509435-e145-459a-bf84-15a5f2b9fe45
Year: 2021
Language: it
Court: GR_VG
Chamber: GR_VG_003
Canton: GR
Region: Eastern_Switzerland
Law Area: social_law

I. Ritenuto in fatto:
1. A._ nacque nel 1978. Terminate le scuole dell'obbligo e la formazione
professionale di perito agrario in Italia meridionale, egli lavorò prima in
Italia per circa 10 anni, in seguito nel 2016 per 3 mesi in Svizzera, per poi
tornare in Italia e infine stabilirsi definitivamente in Svizzera a fine marzo
2017 (cfr. fra l'altro l'act. C.78). In Svizzera fu impiegato dell'Azienda
B._ a D._ nel Cantone dei Grigioni al 100% come aiuto
agricolo/tuttofare, almeno a far tempo dal mese di marzo 2017 e fino al
6 settembre 2017.
2. L'11 maggio 2017 soffrì un trauma distorsivo del ginocchio destro.
Secondo la sua descrizione, mentre svolgeva la sua attività lavorativa
sarebbe caduto in un tombino ricoperto da erba che non ne avrebbe
permesso la visuale (act. C.47).
3. Il medico curante, Dr. med. E._, specialista in medicina interna
generale, inviò A._ per l'esecuzione di una risonanza magnetica
presso il servizio di radiologia dell'Ospedale Regionale di Bellinzona e
Valli. La RM fu eseguita in data 30 maggio 2017 (vedi rapporto di tale data,
act. C.18 pagg. 1 seg.) ed evidenziò un'importante riduzione delle
dimensioni del menisco laterale sia al livello del corno posteriore sia della
parte intermedia in associazione a una sublussazione della parte
intermedia verso laterale. Non vennero segnalate lesioni ligamentari.
Furono invece riscontrati importanti segni di condropatia nel
compartimento femoro-tibiale laterale con un discreto edema midollare al
condilo femorale laterale e al piatto tibiale. Il refertante, Prof. Dr. med.
F._, specialista in radiologia, concluse per una gonartrosi del
compartimento laterale con importanti riduzioni delle dimensioni del
menisco laterale e sublussazione dello stesso verso laterale.
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Nel seguito A._ si fece visitare a più riprese anche da diversi medici
in Italia, i cui referti versati agli atti sono per la più parte illeggibili.
4. Il 21 settembre 2017 A._ fu visitato dal Dr. med. G._, specialista
in medicina interna generale, su incarico della sua assicurazione
d'indennità giornaliera per malattia (IGM) J._ SA, il quale con
rapporto del 22 settembre 2017 (act. C.28 pagg. 8 segg.) diagnosticò una
gonalgia destra da sovraccarico meccanico su disturbo statico (ginocchio
valgo), un'entesopatia dei tendini peronei al piede destro e obesità.
Ritenne che il problema sia da imputare prevalentemente all'alterazione
dell'asse del ginocchio in valgo, favorito dal sovrappeso. Il trauma
distorsivo verificatosi in maggio 2017 dunque avrebbe contribuito a
scatenare la sintomatologia, senza però essere la causa dei problemi
dell'articolazione. Un'artroscopia sarebbe piuttosto controindicata, perché
potrebbe scompensare ulteriormente il quadro clinico. Confermò infine
un'incapacità lavorativa del 100% dal 6 settembre 2017 a causa dei
problemi al ginocchio destro, dovuti a malattia.
5. Seguì un rapporto della visita medico-fiduciaria del 7 novembre 2017 (act.
C.28 pagg. 16 segg.) presso il Dr. med. H._, specialista in medicina
fisica e riabilitazione e in reumatologia, il quale, dopo un riassunto che
include anche le visite fatte in Italia e menziona tre RM e una radiografia
(RX), diagnosticò una gonartrosi a destra, prevalentemente nel
compartimento femoro-tibiale laterale con ipervalgo, delle lombalgie
riferite, senza limitazioni funzionali, e sovrappeso. Ritenne pure lui
controindicato un gesto artroscopico che non farebbe che accelerare il
presente processo artrosico. Rinviò A._ presso il Dr. med. I._,
specialista in chirurgia ortopedica e traumatologia dell'apparato
locomotore, per avere un giudizio specialistico. Concluse dichiarando che
l'inabilità lavorativa certificata del 100% rimarrebbe ulteriormente in vigore
e riguarderebbe per il momento qualsiasi attività lucrativa. Lo stato di
salute non potrebbe essere considerato consolidato.
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6. Il Dr. med. I._ rilasciò il suo rapporto il 15 novembre 2017 (act. C.28
pagg. 23 seg.) e diagnosticò una gonartrosi valga laterale destra
sintomatica. A 17 anni A._ sarebbe stato sottoposto in Italia a
un'artroscopia con purtroppo una meniscectomia totale. Attualmente si
sarebbe confrontati con un'artrosi del compartimento esterno legato a
stato dopo meniscectomia. Dalla letteratura sarebbe conosciuto che una
meniscectomia totale dopo 5 anni inizierebbe ad avere delle alterazioni
cartilaginee importanti e in questo caso il trauma molto probabilmente
avrebbe scompensato una situazione artrosica già preesistente. Il tutto
non rientrerebbe sotto infortunio, bensì sotto malattia. L'unica soluzione
sarebbe un intervento di protesi monocompartimentale laterale, visto che
il compartimento mediale retro-rotuleo e lo stato legamentare sarebbero
intatti.
7. Il Dr. med. H._ prese posizione in merito alle conclusioni fatte dal
Dr. med. I._ in data 27 novembre 2017 (act. C.28 pag. 25),
dichiarando che un ritorno di A._ al suo posto di lavoro come operaio
agricolo non sarebbe più proponibile con un'incapacità lavorativa per
questo tipo di attività che rimarrebbe definitivamente del 100%.
8. A._ inoltrò una richiesta di prestazioni all'Ufficio AI del Cantone dei
Grigioni in data 6 dicembre 2017 (act. C.7), facendo valere una gonalgia
persistente aggravatasi con sinovite reattiva e meniscopatia laterale
sussistente dal 10 maggio 2017.
A questo punto si sottolinea che in merito alla richiesta di prestazioni
l'Ufficio AI vi si riferisce indicando come data tal volta il 16 gennaio 2018 e
tal volta il 22 gennaio 2018. Si tratta comunque sempre dello stesso
documento. Si precisa anche che alcuni lavori preparativi furono eseguiti
in Ticino, poiché erroneamente si aveva preso l'indirizzo dell'avvocato di
A._ come luogo di domicilio dell'assicurato. L'incarto fu poi trasmesso
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all'Ufficio AI del Cantone dei Grigioni, ritenuto competente dalle autorità
ticinesi.
9. Nel frattempo il contratto di lavoro con l'Azienda C._ fu sciolto per la
fine di dicembre 2017 (cfr. l'act. C.36).
10. Con lettera ambulatoriale del 14 febbraio 2018 (act. C.51 pagg. 38 seg.) il
Dr. med. I._ comunicò al Dr. med. E._ che in sede della visita
del 30 gennaio 2018 A._ si sarebbe dichiarato d'accordo di sottoporsi
all'intervento protesico con protesi totale del ginocchio destro.
11. Con ulteriore lettera ambulatoriale del 27 luglio 2018 (act. C.59 pagg. 8
seg.) il Dr. med. I._ informò il Dr. med. H._ che il 4 giugno 2018
sarebbe stata eseguita la protesi totale del ginocchio destro MyKnee della
Medacta International SA. A._ riferirebbe un decorso favorevole con
persistenza di una sintomatologia dolorosa moderata soprattutto alla sera.
Assumerebbe Dafalgan al bisogno e deambulerebbe ancora con tutte e
due le stampelle. Il medico ritenne il decorso come favorevole, alla
valutazione clinica e radiologica attuale. Si soffermò con l'assicurato
soprattutto sul deficit di flessione rilevato e un'importante ipotonia del
muscolo quadricipite omo-laterale e indicò di proseguire con la fisioterapia
intensiva al recupero di questi due parametri e di cercare
progressivamente di abbandonare le stampelle.
12. L'incapacità lavorativa gli fu attestata ulteriormente, in particolare quella al
100% dal 4 giugno 2018 al 25 settembre 2018 (act. C.60).
13. Su incarico dell'Ufficio AI (act. C.63 segg.) il 22 gennaio 2019 fu allestita
una perizia medica mono-disciplinare da parte del Dr. med. K._,
specialista in medicina fisica e riabilitazione e in reumatologia [n.d.r.: si
nota che la perizia porta erroneamente la data 22 gennaio 2018; trattasi di
un'evidente svista redazionale]. In qualità di diagnosi con ripercussione
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sulla capacità lavorativa il perito costatò una gonalgia a destra in stato
dopo posa di una protesi totale del ginocchio destro in data 4 giugno 2018
per gonartrosi. Quale diagnosi senza ripercussione sulla capacità
lavorativa rilevò una lombalgia a carattere recidivante su leggere
alterazioni statiche e possibili iniziali alterazioni di tipo degenerativo e un
piede piatto bilaterale.
Quanto alla capacità lavorativa nell'attività svolta finora confermò pure lui
un'incapacità lavorativa completa a partire dal 6 settembre 2017. Per
l'attività di casalingo lo ritenne pienamente inabile al lavoro nel periodo dal
4 giugno 2018 alla visita del 17 gennaio 2019 in sede peritale e da quel
giorno in poi ancora inabile al lavoro nella forma del 20%, in quanto
dovrebbe tuttora utilizzare le stampelle per muoversi e vi sarebbero delle
limitazioni in attività di spostamento e nel salire e scendere le scale che
indurrebbero a ritenere una riduzione del rendimento appunto del 20%.
In merito alla capacità lavorativa in un'attività adeguata invece il perito
dichiarò che a partire dalla sua visita del 17 gennaio 2019 A._
potrebbe essere considerato abile al lavoro nella forma completa. Fino a
tale visita sarebbe stato inabile al lavoro nella forma del 100% dopo
l'intervento chirurgico del 4 giugno 2018. Ritenne che si debbano tenere
in considerazione, per un'attività lavorativa adattata, dei lavori che
permettano all'assicurato soprattutto di mantenere la posizione seduta,
permettendogli comunque alle volte di alzarsi e di fare dei piccoli tragitti.
Da evitare sarebbero lavori su terreni sconnessi, inginocchiamenti ripetuti,
il salire e scendere ripetutamente le scale e l'utilizzo di scale a pioli.
L'assicurato non sarebbe limitato nell'alzare dei pesi e in attività lavorative
da svolgere con le estremità superiori.
Per un'attività lavorativa adatta l'assicurato potrebbe riprendere l'attività
professionale anche attualmente. Questo malgrado che dal punto di vista
clinico vi sarebbe ancora una situazione di irritazione al ginocchio destro
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con ipertermia, leggero gonfiore e leggero versamento. Il perito gli
consigliò degli impacchi freddi da ripetere più volte durante il giorno e di
incrementare per alcune settimane la terapia con Nisulid 100 mg a 2x1
pastiglie al giorno, continuando inoltre con le fisioterapie ambulatoriali.
14. Con preavviso del 9 aprile 2019 (act. C.75) l'Ufficio AI comunicò a A._
di volergli attribuire una rendita d'invalidità determinata nel tempo, e meglio
di concedergli una rendita intera dal 1° settembre 2018 al 30 aprile 2019
con un grado d'invalidità del 100%. Si basò interamente sulla perizia del
Dr. med. K._, considerando inoltre che l'anno di attesa sarebbe
iniziato il 6 settembre 2017 e che un'attività adeguata dal lato medico
sarebbe esigibile a partire dal 22 gennaio 2019 in misura del 100%. Da un
confronto dei redditi 2018 risulterebbe un grado d'invalidità inferiore al 40%
dal 1° febbraio 2019 in poi (più tre mesi, vale a dire dal 1° maggio 2019),
cosicché non esisterebbe più il diritto alla rendita.
Agli atti non figura nessuna obiezione contro il preavviso.
15. Con comunicazione anch'essa del 9 aprile 2019 (act. C.76) l'Ufficio AI lo
informò inoltre che il diritto a provvedimenti professionali non sarebbe
dato, pertanto la sua richiesta di prestazioni sarebbe respinta. Il diritto a
una riqualifica non sarebbe dato, poiché la perdita di guadagno a causa
dell'invalidità non raggiungerebbe in modo durevole almeno il 20%.
L'Ufficio AI avrebbe esaminato pure il diritto a un collocamento. Le
valutazioni svolte avrebbero portato alla conclusione che nella ricerca di
un'attività adeguata e un nuovo posto di lavoro non vi risulterebbero
notevoli limitazioni dovute allo stato di salute. Di conseguenza lui non
avrebbe diritto a un collocamento da parte dell'AI e gli si consiglierebbe di
rivolgersi all'Ufficio regionale di collocamento (URC).
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16. L'Ufficio AI emanò la sua decisione in data 15 luglio 2019 (act. C.93) come
da preavviso (per la motivazione, rimasta anch'essa invariata rispetto al
preavviso, vedi gli act. C.86 e C.88).
17. A._ ha fatto interporre ricorso contro tale decisione con memoria del
14 settembre 2019 (act. A.1) mediante il suo patrocinatore, l'avvocato
Paolo Marchi, chiedendo l'annullamento della decisione impugnata e il
riconoscimento del diritto a una rendita AI intera dal 1° settembre 2018 in
avanti. In via subordinata chiede che gli atti vengano rinviati all'Ufficio AI
per adeguati accertamenti medici e nuova decisione. Al ricorso allega due
nuovi rapporti medici: uno del Dr. med. I._ del 1° ottobre 2018 (act.
B.8 ossia "doc. H") e l'altro del Dr. med. L._, specialista in chirurgia
ortopedica e traumatologia dell'apparato locomotore, del 28 agosto 2019
(act. B.9 ossia "doc. I").
In motivazione fa valere essenzialmente che la valutazione di un grado
d'invalidità dello 0% dal 22 gennaio 2019 non considererebbe
adeguatamente né le conseguenze del danno alla sua salute né la sua
situazione, sarebbe inadeguata e verrebbe contestata. Con valutazione
medica specialistica del 7 novembre 2019 (act. C.18 pagg. 3 segg. =
act. B.6 ossia "doc. F") il Dr. med. H._ avrebbe attestato la cronicità
della gonartrosi. L'intervento con l'installazione della protesi non avrebbe
avuto l'esito sperato. Permarrebbero anzi costanti dolori e l'incapacità
lavorativa, la quale non sarebbe migliorata. Il ricorrente rinvia a tale
proposito al nuovo rapporto medico del 28 agosto 2019, il quale
confermerebbe l'assenza di miglioramento. Non si potrebbe dunque
ritenere che il ricorrente abbia subito un miglioramento con il ripristino di
una totale capacità lavorativa e lo stato di salute non sarebbe stato
adeguatamente approfondito dall'amministrazione. Ad oggi permarrebbe
una piena incapacità lavorativa in ogni attività, anche in attività adatta, la
quale non verrebbe neppure indicata dall'Ufficio AI. Infine contesta che
senza il danno alla salute avrebbe un reddito di CHF 39'390.00 all'anno e
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con il danno alla salute, in un'attività adatta, potrebbe conseguire un
reddito statistico di CHF 67'741.00 all'anno, senza perdita finanziaria e
quindi senza invalidità. La perdita salariate sussisterebbe tutt'oggi e
sarebbe completa.
18. Con osservazioni del 7 ottobre 2019 (act. A.2) con esaustiva motivazione
l'Ufficio ha proposto la reiezione del ricorso con spese a carico del
ricorrente.
19. L'11 novembre 2019 il ricorrente ha replicato (act. A.3), mantenendo le
sue richieste e la sua argomentazione e inoltrando altri tre documenti: due
relazioni di medici italiani (act. B.10 ossia "doc. L" e act. B.11 ossia
"doc. M") e un certificato d'incapacità lavorativa del Dr. med. L._
(act. B.12 ossia "doc. N").
20. L'Ufficio AI ha rinunciato all'inoltro di una duplica dettagliata, come ha
comunicato il 19 novembre 2019 (act. A.4), rinviando interamente alle
osservazioni del 7 ottobre 2019 nonché alla decisione impugnata.
Sulle ulteriori argomentazioni delle parti si tornerà – per quanto utile ai fini
del giudizio – nelle considerazioni di merito che seguono.
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II. Considerando in diritto:
1. Ai sensi dell'art. 69 cpv. 1 lett. a della Legge federale sull'assicurazione
per l'invalidità del 19 giugno 1959 (LAI; RS 831.20) le decisioni degli uffici
AI cantonali sono impugnabili direttamente dinanzi al tribunale delle
assicurazioni del luogo dell'ufficio AI.
1.1. La competenza per materia del Tribunale amministrativo del Cantone dei
Grigioni è data dall'art. 57 della Legge sulla parte generale del diritto delle
assicurazioni sociali del 6 ottobre 2000 (LPGA; RS 830.1) e dall'art. 49
cpv. 2 lett. a della Legge sulla giustizia amministrativa del 31 agosto 2006
(LGA; CSC 370.100).
1.2. Un dubbio potrebbe qui sorgere invece in merito alla competenza per
territorio di questa Corte. A._ era domiciliato in vari luoghi, fra cui a
M._ nel Cantone Soletta. Dal 28 giugno 2019 risiede però
incontestatamente a N._ nel Cantone dei Grigioni (vedi anche
l'act. C.97). Secondo l'art. 58 cpv. 1 LPGA determinante è il momento in
cui l'assicurato interpone ricorso. La competenza per territorio del
Tribunale amministrativo del Cantone dei Grigioni è dunque anch'essa
data.
1.3. In quanto destinatario formale e materiale della decisione, il ricorrente è
particolarmente toccato dalla decisione impugnata, ha un interesse degno
di protezione all'annullamento o alla modifica della stessa ed è quindi
legittimato a presentare ricorso (art. 1 cpv. 1 LAI in unione con l'art. 59
LPGA). Sul ricorso tempestivo e presentato nella dovuta forma può perciò
essere entrato nel merito (art. 1 cpv. 1 LAI in unione con gli artt. 60 e 61
lett. b LPGA e con l'art. 38 cpv. 4 lett. a LPGA).
2. Nella fattispecie il diritto a una rendita AI dal 1° settembre 2018 al 30 aprile
2019 è incontestato. Va deciso invece se l'Ufficio AI ha negato a ragione
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una rendita AI al ricorrente per il periodo successivo al 30 aprile 2019,
basandosi innanzitutto sulla perizia del Dr. med. K._ e considerando
essenzialmente un miglioramento della capacità al guadagno del
ricorrente nella misura in cui egli sarebbe divenuto abile al lavoro al 100%
in attività adattata dal 22 gennaio 2019 in poi.
3. Giusta l'art. 28 cpv. 1 LAI l'assicurato ha diritto a una rendita se (a.) la sua
capacità al guadagno o la sua capacità di svolgere le mansioni consuete
non può essere ristabilita, mantenuta o migliorata mediante provvedimenti
d'integrazione ragionevolmente esigibili, (b.) ha avuto un'incapacità al
lavoro ai sensi dell'art. 6 LPGA almeno del 40% in media durante un anno
senza notevole interruzione e (c.) al termine di questo anno è invalido ai
sensi dell'art. 8 LPGA almeno al 40%. Se la capacità al guadagno
dell'assicurato o la capacità di svolgere le mansioni consuete migliora
oppure se la grande invalidità o il bisogno di assistenza o di aiuto dovuto
all'invalidità si riduce, il cambiamento va considerato ai fini della riduzione
o della soppressione del diritto a prestazioni dal momento in cui si può
supporre che il miglioramento costatato perduri. Lo si deve in ogni caso
tenere in considerazione allorché è durato tre mesi, senza interruzione
notevole, e presumibilmente continuerà a durare (art. 88a dell'Ordinanza
sull'assicurazione per l'invalidità del 17 gennaio 1961 [OAI; RS 831.201]).
Gli assicurati con attività lucrativa sono ritenuti invalidi se hanno un danno
alla salute fisica, mentale o psichica che provoca un'incapacità al
guadagno totale o parziale presumibilmente permanente o di lunga durata
(art. 8 cpv. 1 LPGA) che può essere conseguente a infermità congenita,
malattia o infortunio (art. 4 cpv. 1 LAI). È considerata incapacità al lavoro
qualsiasi incapacità, totale o parziale, derivante da un danno alla salute
fisica, mentale o psichica, di compiere un lavoro ragionevolmente esigibile
nella professione o nel campo d'attività abituale (art. 6 LPGA). È invece
considerata incapacità al guadagno la perdita, totale o parziale, della
possibilità di guadagno sul mercato del lavoro equilibrato che entra in
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considerazione, provocata anch'essa da un danno alla salute fisica,
mentale o psichica e che perdura dopo aver sottoposto l'assicurato alle
cure e alle misure d'integrazione ragionevolmente esigibili (art. 7 cpv. 1
LPGA). Per valutare la presenza di un'incapacità al guadagno sono
considerate esclusivamente le conseguenze del danno alla salute;
sussiste un'incapacità al guadagno soltanto se essa non è obiettivamente
superabile (art. 7 cpv. 2 LPGA). Le difficoltà socio-culturali che influenzano
la capacità lavorativa e i fattori psicosociali non costituiscono danni alla
salute. Tra i fattori non legati all'invalidità vi sono anche l'aggravamento e
la simulazione (cfr. per il tutto UELI KIESER, Kommentar zum Bundesgesetz
über den Allgemeinen Teil des Sozialversicherungsrechts ATSG, 4a ed.,
Zurigo/Basilea/Ginevra 2020, n. 22 segg. ad art. 7 LPGA; per
l'aggravamento e fenomeni simili cfr. anche la DTF 141 V 281 consid. 2.2.1
seg. e la DTF 140 V 193 consid. 3.3).
4. Dapprima vanno ricordati i principi del diritto probatorio.
4.1. Sia la procedura amministrativa sia quella dinanzi al tribunale cantonale
delle assicurazioni sono governate dal principio inquisitorio. Secondo
questo principio, l'amministrazione e il tribunale devono garantire d'ufficio
l'accertamento corretto e completo dei fatti giuridicamente rilevanti (cfr.
art. 43 cpv. 1 e art. 61 lett. c LPGA). L'assicuratore sociale quale organo
di decisione e, in caso di ricorso, il tribunale possono accettare un fatto
come provato soltanto se sono convinti della sua esistenza. Nel diritto delle
assicurazioni sociali, a meno che la legge non preveda altrimenti, il
tribunale deve prendere la sua decisione secondo il grado di prova della
probabilità preponderante. La semplice possibilità di una certa circostanza
non soddisfa i requisiti della prova. Piuttosto, il tribunale deve seguire il
resoconto dei fatti che considera il più probabile tra tutti i possibili corsi
degli eventi. Il principio inquisitorio esclude necessariamente l'onere della
prova nel senso di onere di produrre prove, poiché spetta al tribunale delle
assicurazioni sociali adito (o all'organo amministrativo chiamato a
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decidere) raccogliere le prove. Nel procedimento di assicurazione sociale
generalmente le parti hanno l'onere della prova solo nella misura in cui in
assenza di prove la decisione va a svantaggio della parte che voleva trarre
dei diritti dai fatti non provati. Tuttavia, questa regola ha effetto soltanto se
nell'ambito del principio inquisitorio si dimostra impossibile, sulla base di
una valutazione delle prove, stabilire fatti che abbiano almeno la
probabilità di corrispondere alla realtà (sentenza del Tribunale federale
8C_17/2017 del 4 aprile 2017 consid. 2.2 con rinvio alla DTF 138 V 218
consid. 6).
4.2. Il dovere inquisitorio dura fino a quando non vi è sufficiente chiarezza sui
fatti necessari per la valutazione della pretesa. Il principio inquisitorio è
strettamente legato al principio della libera valutazione delle prove a livello
amministrativo e giudiziario. Se, con una valutazione delle prove completa,
accurata, obiettiva e orientata sul contenuto, gli accertamenti da effettuare
d'ufficio nell'ambito del principio inquisitorio portano l'assicuratore sociale
o il tribunale alla convinzione che un certo fatto è da considerarsi
prevalentemente probabile e che ulteriori misure di prova non potrebbero
più modificare questo risultato stabilito, la rinuncia all'assunzione di
ulteriori prove non costituisce una violazione del diritto di essere sentiti
(valutazione anticipata delle prove). Tuttavia, se permangono dubbi
significativi sulla completezza e/o sulla correttezza delle costatazioni di
fatto finora effettuate, devono essere effettuati ulteriori accertamenti, nella
misura in cui dalle ulteriori misure di prova ci si possono ancora attendere
nuovi risultati essenziali (cfr. per il tutto la sentenza del Tribunale federale
8C_281/2018 del 25 giugno 2018 consid. 3.2.1).
4.3. Per poter valutare lo stato di salute di una persona assicurata al momento
determinante, l'amministrazione rispettivamente il tribunale adito in caso
di ricorso dipendono da documenti che devono essere allestiti e forniti da
medici o eventualmente da altri specialisti, il cui compito consiste nel
valutare lo stato di salute e, se necessario, descrivere la sua evoluzione
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nel tempo. In altre parole sono chiamati a fornire referti, in base a esami
medici professionali e tenendo conto dei lamenti soggettivi, e fare una
diagnosi basata su questo. In tal modo il perito medico svolge il suo
compito originale, per il quale l'amministrazione e il tribunale adito non
sono competenti. Nella valutazione delle conseguenze dei danni alla
salute costatati per la capacità lavorativa, tuttavia, gli esperti medici non
hanno la competenza per esprimere un giudizio conclusivo. Piuttosto
forniscono una valutazione dell'incapacità lavorativa che giustificano nel
modo più sostanziale possibile dal loro punto di vista. Le informazioni
fornite dai medici costituiscono quindi una base importante per la
valutazione della questione di quali attività lavorative specifiche ci si può
ancora aspettare che l'assicurato svolga (cfr. le DTF 140 V 193 consid.
3.2, DTF 132 V 93 consid. 4 e DTF 125 V 256 consid. 4).
4.4. Il diritto federale non prescrive come debbano essere valutate le singole
prove. Il principio del libero apprezzamento delle prove si applica a tutte le
procedure di ricorso amministrativo e giudiziario. Secondo questo principio
gli assicuratori sociali e i tribunali delle assicurazioni sociali devono
valutare le prove liberamente, cioè senza essere vincolati da regole formali
di prova, così come in modo completo e doveroso. Per la procedura di
ricorso ciò significa che il tribunale deve esaminare obiettivamente tutte le
prove, indipendentemente da chi le ha fornite, e poi decidere se i
documenti disponibili permettono una valutazione affidabile della pretesa
giuridica in questione. In particolare, in caso di rapporti medici contrastanti
non può decidere il caso senza valutare le prove nel loro insieme e indicare
i motivi per cui si basa su una tesi medica piuttosto che sull'altra (DTF 143
V 124 consid. 2.2.2 e DTF 125 V 351 consid. 3a). Quanto alla valenza
probatoria di un rapporto medico, secondo la giurisprudenza è
determinante che i punti litigiosi importanti siano stati oggetto di uno studio
approfondito, che il rapporto si fondi su esami completi, che consideri
parimenti i disturbi lamentati dall'assicurato, che sia stato approntato in
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piena conoscenza dell'incarto (anamnesi), che la descrizione del contesto
medico e della situazione medica sia chiara e che le conclusioni del perito
siano ben motivate. Di conseguenza in linea di principio per stabilire se un
rapporto medico abbia valore di prova o meno non è decisivo né l'origine
né la sua denominazione, ad esempio quale perizia o rapporto (DTF 134
V 231 consid. 5.1, DTF 125 V 351 consid. 3a). La giurisprudenza ha
ciononostante ritenuto compatibile con il principio del libero
apprezzamento delle prove stabilire alcune direttive per la valutazione
delle prove in relazione a determinate forme di attestazioni mediche
(DTF 125 V 351 consid. 3b, DTF 118 V 286 consid. 1b, DTF 112 V 30
consid. 1a con rinvii).
4.5. Alle perizie ottenute nell'ambito della procedura amministrativa di medici
specialisti esterni che rilasciano i propri rapporti in base a indagini e
osservazioni approfondite e dopo aver preso visione di tutta la
documentazione medica e che nella descrizione dei loro referti giungono
a risultati concludenti va riconosciuto pieno valore probatorio nella
valutazione delle prove, a meno che non sussistano indizi concreti a
mettere in causa la loro attendibilità (DTF 137 V 210 consid. 1.3.4,
DTF 125 V 351 consid. 3b/bb). Anche i rapporti e le perizie dei medici
impiegati dall'assicurazione hanno un valore probatorio comparabile, a
condizione che appaiano conclusivi, comprensibilmente motivati e privi di
contraddizioni e che non vi siano indizi atti a mettere in causa la loro
attendibilità (vedi la DTF 137 V 210 consid. 1.2.1, sentenza del Tribunale
federale 8C_839/2016 del 12 aprile 2017 consid. 3.1 seg.). Il semplice fatto
che il medico interpellato sia impiegato dall'assicuratore sociale non
permette di per sé di concludere a una mancanza di obiettività o a una
parzialità. Piuttosto sono richieste circostanze speciali che fanno apparire
oggettivamente giustificata la sfiducia nell'imparzialità della valutazione.
Vista la notevole importanza delle perizie mediche nel diritto delle
assicurazioni sociali, occorre però applicare uno standard rigoroso
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all'imparzialità del perito (cfr. per il tutto le DTF 125 V 351 consid. 3b/ee,
DTF 122 V 157 consid. 1c). In caso di dubbi, anche minimi, sull'affidabilità
e la conclusività delle costatazioni mediche interne dell'assicuratore,
devono essere fatti ulteriori accertamenti (DTF 139 V 225 consid. 5.2,
DTF 135 V 465 consid. 4.3.2 e 4.4; sentenze del Tribunale federale
9C_415/2017 del 21 settembre 2017 consid. 3.2, 8C_452/2016 del
27 settembre 2016 consid. 4.2.2 seg. e 8C_245/2011 del 25 agosto 2011
consid. 5.3).
Per quanto attiene ai rapporti dei medici curanti il tribunale può e deve
tenere conto del fatto che, per esperienza, nel dubbio essi tendono talvolta
a testimoniare a favore dei loro pazienti, vista la loro posizione di fiducia
istauratasi contrattualmente (DTF 135 V 465 consid. 4.5, DTF 125 V 351
consid. 3b/cc). In particolare, la diversa natura del mandato di cura della
persona (specialista) terapeutica da un lato e del mandato di valutazione
peritale commissionato d'ufficio dall'altro (cfr. la DTF 124 I 170 consid. 4)
non basta, per sé stessa, per mettere in discussione una perizia
amministrativa o giudiziaria e per dare adito a ulteriori accertamenti, se i
medici curanti giungono a opinioni differenti da quelle dei periti. Sono fatti
salvi i casi in cui si impone una valutazione diversa dalla perizia (ufficiale)
perché i rapporti dei medici curanti menzionano degli aspetti importanti
che non sono puramente frutto di un'interpretazione soggettiva e che sono
rimasti non riconosciuti o non apprezzati nella perizia (sentenze del
Tribunale federale 8C_317/2019 del 30 settembre 2019 consid. 2.3,
8C_379/2019 del 21 agosto 2019 consid. 2.2 e 8C_835/2018 del 23 aprile
2019 consid. 3).
4.6. In termini fattuali e temporali, nella procedura di ricorso per il tribunale
adito è determinante lo stato di salute come si è concretizzato al momento
dell'emanazione della decisione impugnata (vedi fra tante la sentenza del
Tribunale federale 8C_136/2017 del 7 agosto 2017 consid. 3; cfr. UELI
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KIESER, op. cit., n. 109 ad art. 61 LPGA). Nel caso qui in giudizio vanno
dunque considerate le circostanze sussistenti il 15 luglio 2019.
5. Nella decisione impugnata l'Ufficio AI ha ritenuto che in considerazione dei
criteri summenzionati in materia probatoria nel presente caso ci si
potrebbe basare in particolare sulla perizia reumatologica del Dr. med.
K._, medico perito certificato SIM, del 22 gennaio 2019 che
risponderebbe alle domande lasciate in sospeso delle limitazioni mediche.
La sua valutazione rappresenterebbe un quadro globale della capacità
lavorativa, si baserebbe sui dati anamnestici richiesti, sugli atti precedenti
inerenti l'assicurato messi a disposizione dall'Ufficio AI, sulla
documentazione medica fornita dall'assicurato, sui referti radiologici
esistenti nonché sulle dichiarazioni e l'esame personale dell'assicurato e
risulterebbe convincente, comprensibile e coerente. Non sarebbero
necessari ulteriori accertamenti dato che essi non potrebbero portare a
nuove conoscenze. La valutazione del perito, Dr. med. K._, verrebbe
inoltre confermata dal Servizio Medico Regionale (SMR) nella valutazione
finale del Dr. med. O._, specialista in medicina interna generale (act.
C.94). Ne risulterebbe che nel presente caso le valutazioni mediche
sarebbero univoche, motivo per cui dal punto di vista medico non vi
sarebbero incertezze.
5.1. Il ricorrente ribatte, in particolare in sede di replica, che tale valutazione
peritale non avrebbe considerato in modo completo e oggettivo il danno
alla sua salute e sarebbe smentita dalla sua effettiva situazione. In
particolare la condizione del ginocchio destro sarebbe stata valutata da
altri specialisti che attesterebbero un danno invalidante peggiore e più
grave e a tutt'oggi un'incapacità lavorativa totale, segnatamente a causa
dell'operazione di protesi al ginocchio non riuscita correttamente. Il medico
italiano Dr. med. P._, specialista in medicina fisica e riabilitazione,
con certificazione di visita specialistica fisiatrica del 15 febbraio 2019
avrebbe refertato una "zoppia in esiti di PTG a destra per gonartrosi
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(intervento del 4 giugno 2018), disturbi dell'andatura lombosciatalgia e
neuropatia periferica bilaterale > Dx in eterometria 2.5 AAI a dx.,
cervicobrachialgia in discopatie e tendinopatia cuffia dei rotatori (utilizzo di
due bastoni canadesi da circa 1 anno), obesità (110 kg), ipertensione
arteriosa" (act. B.10 ossia "doc. L"). Un secondo medico italiano, Dr. med.
Q._, medico chirurgo e dirigente medico di 1° livello in medicina e
chirurgia d'emergenza nonché consulente medico legale, con pre-
relazione medico-legale del 14 maggio 2018 [recte: 2019] avrebbe
costatato che il beneficio che sarebbe dovuto derivare da un intervento
chirurgico complesso e impegnativo, ossia la protesi totale, non sarebbe
stato ottenuto minimamente. Anzi, il Dr. med. I._ trascurerebbe
vistosamente un esito vistoso e indubbiamente grave dell'intervento che
avrebbe eseguito e cioè l'evidente dismetria degli arti inferiori, con il destro
più corto di 2.5 cm rispetto al controlaterale. L'intervento chirurgico non
solo non apporterebbe alcun beneficio alla funzionalità dell'articolazione
interessata, ma peggiorerebbe il quadro clinico rispetto allo stato "pre-
protesi", in quanto aggiungerebbe al corredo sintomatologico preesistente
la zoppia, l'edema persistente dei tessuti periarticolari, il deficit della
flessione del ginocchio e – in seguito all'inclinazione del bacino e allo
slivellamento della linea bisischiatica a destra – il coinvolgimento della
colonna vertebrale in toto con lombosciatalgia e neuropatia periferica (> a
destra). In aggiunta a tutto ciò il ricorrente avrebbe sviluppato una
tendinopatia della cuffia dei rotatori per l'uso continuativo per ben un anno
dei bastoni canadesi. L'intervento di protesi avrebbe dunque peggiorato il
danno alla sua salute, con un peggioramento del danno al ginocchio e alla
deambulazione, ma anche con il coinvolgimento della colonna vertebrale
con lombosciatalgia e neuropatia. Il Dr. med. L._ avrebbe confermato
la diagnosi di protesi dolorosa con dolori anche a riposo e un'incapacità