Decision ID: f9baf6ef-dbea-598d-a0aa-2da5d73ea77a
Year: 2011
Language: it
Court: TI_CATI
Chamber: TI_CATI_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: public_law

Fatti
A.
Con atto pubblico del 21 luglio 2005, iscritto a Registro fondiario il 18 ottobre 2005, la RI 1 vendeva a _ le part. n. _ e _ RFD di _ -_, al prezzo complessivo a corpo di 10'000'000 di franchi.
B.
Con scritto del 4 dicembre 2006, lo Studio legale _, in rappresentanza della fondazione venditrice, inviava all’Ufficio di tassazione di Lugano Città varia documentazione, indicando fra gli allegati in particolare una copia del formulario per la dichiarazione dell’imposta sugli utili immobiliari, a suo tempo (14 ottobre 2003) inoltrato alla stessa autorità, in occasione dello scioglimento della Comunione ereditaria fu _. In tale documento, la Fondazione aveva commisurato il valore di acquisto degli immobili da parte del defunto in fr. 2'200'000.– ed i costi di costruzione e di miglioria in fr. 7'500'000.–. Nella lettera, l’alienante spiegava che, “in seguito alla decisione di differimento che riprendeva
tel quel
la dichiarazione, la Fondazione pensava la cosa regolata”, con la conseguenza che “l’antica liquidazione è andata perduta, probabilmente perché messa a disposizione d’uno degli allora interessati all’acquisto che non l’ha restituita e non la trova”. Chiedeva pertanto all’Ufficio di tassazione di calcolare l’utile immobiliare relativo alla vendita del 2005 partendo “da tali elementi allora accertati”.
Subordinatamente, chiedeva di partire dal preventivo di massima, sebbene “assolutamente ben lontano dai costi effettivi”, tenendo però conto di diverse circostanze risalenti ai tempi dei lavori, fra le quali “la necessità di una analisi delle possibilità edificatorie”, il “pessimo stato” degli infissi, le varianti rispetto ai piani originali, la sistemazione del giardino “sotto la direzione del famoso architetto italiano dei giardini Porcinari”.
C.
Con decisione del 27 luglio 2009, l’Ufficio di tassazione delle persone giuridiche (UTPG) notificava alla RI 1 la tassazione dell’imposta sugli utili immobiliari relativa alla vendita in questione, commisurando l’utile imponibile in fr. 7'620'392.– e l’imposta corrispondente in fr. 304'815.70 (aliquota del 4%).
Dal valore di alienazione di 10'000'000 di franchi, l’autorità fiscale aveva dedotto il prezzo di acquisto (fr. 1'800'000.–) e costi di costruzione e di miglioria per complessivi fr. 579'608.–, con la seguente motivazione:
Dopo aver esaminato la documentazione in nostro possesso e valutato attentamente tutte le vostre indicazioni, in assenza di una ulteriore documentazione comprovante i costi di ristrutturazione, possiamo accettare unicamente un costo di fr. 579'608.– che corrisponde al preventivo (doc. 6a) e alla nota di onorario (doc. 9a).
D.
Il 31 maggio 2010, la fondazione contribuente indirizzava all’autorità di tassazione uno scritto intitolato “DOC. da aggiungere al RECLAMO 24.8.09”, con cui chiedeva di “inserire nel dossier” un estratto da Wikipedia relativo all’arch. Pietro Porcinai ed un e-mail ricevuto dalla figlia di quest’ultimo, in merito ai lavori svolti dal padre nel parco della proprietà di _ negli anni 1978-1983.
Il 7 giugno 2010, il funzionario competente dell’Ufficio di tassazione prendeva contatto telefonicamente con lo Studio _, chiedendo copia del reclamo e la prova della sua spedizione.
Lo stesso giorno, l’avv. _ trasmetteva all’Ufficio di tassazione uno scritto datato 24 agosto 2009, spiegando che quest’ultimo “era stato preparato e firmato ed era da inviare per raccomandata” ma che poi “purtroppo, per le varie assenze in vacanza, l’invio avvenne ma non per raccomandata, per cui ne manca la prova”. Invitava pertanto l’autorità fiscale a “farne ricerca in altri uffici, dato che mancava l’indicazione della via”. Se lo stesso non fosse stato reperibile, postulava la restituzione del termine di reclamo “per le assenze in vacanza che condussero all’invio non raccomandato di un invio non più reperibile”.
E.
Con decisione del 24 giugno 2010, l’Ufficio di tassazione dichiarava irricevibile il reclamo della contribuente, in quanto tardivo.
La RI 1 impugnava quest’ultima decisione con ricorso alla Camera di diritto tributario, chiedendo nel contempo la revisione della decisione di tassazione.
Con sentenza del 1° settembre 2010, questa Camera respingeva il ricorso contro la decisione su reclamo del 24 giugno 2010 e dichiarava irricevibile l’istanza di revisione della decisione del 27 luglio 2010, per la quale era competente l’Ufficio di tassazione.
F.
Con decisione del 21 settembre 2010, l’UTPG respingeva l’istanza di revisione, negando la scoperta di un fatto rilevante o di un mezzo di prova decisivo.
La contribuente impugnava la suddetta decisione, con reclamo del 12 ottobre 2010, sottolineando che “la novità di una rilevante (4 anni) partecipazione ai restauri d’architetto di fama internazionale (non solo al rifacimento del giardino con piante rare e con espianto del vecchio parco rinselvatichito)” costituiva a suo avviso un motivo di revisione.
Il reclamo veniva respinto con decisione del 15 novembre 2010, nella quale l’UTPG contestava che gli organi della fondazione non potessero conoscere in precedenza la partecipazione dell’arch. Porcinai ai lavori di ristrutturazione della villa, in considerazione dei legami di amicizia con il fondatore.
G.
Con tempestivo ricorso alla Camera di diritto tributario, RI 1 chiede nuovamente la revisione della decisione di tassazione. Ribadisce che la scoperta su internet del nome dell’illustre paesaggista che si sarebbe occupato dei lavori di restauro della villa e del giardino costituisce un nuovo mezzo di prova. L’insorgente contesta in particolare le affermazioni dell’autorità fiscale, che si riferiscono alla conoscenza che gli avvocati _ avrebbero avuto “dei vari lavori svolti dal dott. _ e sicuramente anche dei vari architetti di fama internazionale intervenuti per la ristrutturazione”, affermazioni che insinuerebbero una loro “inspiegabile malafede”.

Diritto
1.
1.1.
Sono tre i motivi di revisione, a vantaggio del contribuente, di una decisione o sentenza cresciuta in giudicato:
a)
la scoperta di fatti rilevanti o mezzi di prova decisivi;
b)
la mancata considerazione, da parte dell’autorità giudicante, di fatti rilevanti o di mezzi di prova decisivi, che conosceva o doveva conoscere, oppure un’altra violazione di principi essenziali della procedura;
c)
il fatto che un crimine o un delitto abbia influito sulla decisione o sulla sentenza.
(art. 232 cpv. 1 LT).
Quale ulteriore motivo di revisione la legge cantonale aggiunge che essa è data se, in caso di conflitti in materia di doppia imposizione intercantonale o internazionale, l
'
autorità che ha deciso giunge alla conclusione che, secondo le norme applicabili per evitare la doppia imposizione, il Cantone deve limitare il proprio diritto di imporre (art. 232 cpv. 1 lett.
d
LT).
1.2.
La revisione è tuttavia esclusa se l’istante, ove avesse usato la diligenza che da lui poteva essere ragionevolmente pretesa, avrebbe potuto far valere già nel corso della procedura ordinaria il motivo di revisione invocato (art. 232 cpv. 2 LT, art. 147 cpv. 2 LIFD).
L’istituto della revisione non è dato, cioè, per addurre fatti che si sarebbero potuti invocare già nella procedura di reclamo o di ricorso. Decidere altrimenti, ed ammettere automaticamente la revisione in caso di v iolazione di norme essenziali di procedura, significherebbe abolire ogni distinzione tra mezzi d’impugnazione ordinari e il rimedio straordinario della revisione, che non può supplire a un’omissione imputabile allo stesso contribuente, che ha diritto di avvalersi dei rimedi ordinari (cfr. DTF 111 Ib 210; 105 Ib 252, consid. 3b; 103 Ib 89 s., consid. 3; 98 Ia 572 s., consid. 5 b; ASA 43 p. 251; 34 p. 152, consid.
5 e 6; RTT 1978 p. 87 s., consid. Ia e 3a;
Imboden/Rhinow
, Verwaltungsrechtsprechung, Basilea 1986, N. 43, p. 265, IVc;
Haesler
, Die Revision rechtskräftiger Steuerverfügungen zugunsten des Steuerpflichtigen, ZBl 62 p. 121 s.;
Känzig/Behnisch
, Direkte Bundessteuer, II ediz., vol. III, Basilea 1992, p. 362; AA.VV., Kommentar zum Aargauer Steuergesetz, Berna 1991, p. 1111;
Richner/Frei/Weber/ Brütsch
, Zürcher Steuergesetz - Kurzkommentar, Zurigo 1994, p. 582;
Agner/Jung/Steinmann
, Kommentar zum Gesetz über die direkte Bundessteuer, Zurigo 1995, p. 436).
Di conseguenza, la revisione è esclusa, per esempio, nel caso dell’errore di dichiarazione, cioè quando, per trascuratezza del contribuente o del suo rappresentante, si è omesso di far valere nella procedura di tassazione o con i rimedi giuridici ordinari elementi di fatto essenziali, oppure nel caso in cui il contribuente avrebbe potuto scoprire subito l’errore di fatto o di diritto dell’autorità, controllando la tassazione notificatagli (
Casanova
, Änderungen rechtskräftiger Verfügungen und Entscheide, in ASA 61 p. 450-451).
2.
2.1.
Nella fattispecie, la ricorrente ravvisa un nuovo mezzo di prova, costitutivo di un motivo di revisione, nella scoperta del sito internet dell’arch. Pietro Porcinari, nel quale si accenna fra l’altro ad un lavoro svolto fra il 1978 ed il 1983 in un “parco privato” a _.
2.2.
In primo luogo, deve essere sottolineato che il preteso “nuovo mezzo di prova” addotto dalla ricorrente non può certamente essere considerato “decisivo”, come richiesto dalla normativa applicabile.
È infatti a dir poco dubbio che l’autorità fiscale, se al momento dell’inoltro della dichiarazione relativa all’imposta sugli utili immobiliari avesse saputo che l’architetto si chiamava Porcinai anziché Porcinari, avrebbe ammesso in deduzione tutti i costi di investimento fatti valere.
Non va dimenticato, a tale riguardo, che a quel momento i rappresentanti della fondazione venditrice avevano spiegato di non poter documentare i costi d’investimento sostenuti, argomentando che “l’antica liquidazione è andata perduta”. Tuttavia, avevano sottolineato, fra gli altri aspetti della dispendiosa ristrutturazione della villa, che la sistemazione del giardino era avvenuta “sotto la direzione del famoso architetto italiano dei giardini Porcinari”. Non si può certo immaginare che, se il nome dell’architetto fosse stato scritto senza la seconda erre, l’Ufficio di tassazione avrebbe deciso in modo diverso.
Tutto induce invece a ritenere che ugualmente avrebbe ammesso in deduzione, come ha fatto, solo i costi corrispondenti al preventivo (fr. 579'608.–) ed alla nota di onorario, “in assenza di una ulteriore documentazione comprovante i costi di ristrutturazione”.
In altri termini, ciò che ha determinato la riduzione dei costi di investimento fatti valere con la dichiarazione della contribuente è la circostanza che gli stessi non siano stati documentati e non certo una confusione intorno all’identità dell’architetto che aveva curato la sistemazione del giardino della villa.
Non risulta d’altronde che esista un altro architetto paesaggista “famoso” chiamato Porcinari. Quindi, la presenza della erre in più nel cognome potrebbe anche essere il semplice frutto di un errore di trascrizione o di dettatura. Insufficiente, a maggior ragione, a giustificare una revisione.
2.3.
Ma se anche si volesse ammettere che la scoperta del nome corretto dell’illustre architetto possa essere considerata un mezzo di prova decisivo, una revisione della tassazione sarebbe nondimeno esclusa.
Infatti, la giurisprudenza del Tribunale federale esige dal contribuente una certa diligenza nella salvaguardia dei suoi diritti nel contesto della procedura di tassazione. Egli non può avvalersi del rimedio della revisione per invocare argomenti che ha omesso di sollevare nella procedura di ricorso ordinaria (cfr. le sentenze 2P.34/2006 e 2A.56/2006 del 16 giugno 2006, in RtiD I-2007 n. 16t, consid. 3.3;
DTF 111 Ib 209 consid. 1
; sentenza 2A.451/1996 del 21 maggio 1997 in:
ASA 67 p. 391
,
consid. 3d
).
Ora, se una ricerca tramite un motore di ricerca in internet ha permesso alla segretaria dello studio legale che rappresenta la fondazione insorgente di avvedersi che l’illustre architetto di giardini si chiamava Porcinai e non Porcinari, dovrebbe essere chiaro che un minimo di diligenza avrebbe dovuto consentire agli organi della fondazione di fare la stessa scoperta prima dell’inoltro della dichiarazione fiscale o perlomeno nei trenta giorni successivi alla notifica della decisione di tassazione.
A ciò si aggiunga che, come segnalato nelle osservazioni dell’UTPG al ricorso, il più diffuso motore di ricerca, Google, contiene un software di controllo ortografico che sottopone a verifica le ricerche effettuate, in relazione alla comune ortografia di ciascuna parola. Ora, inserendo le parole “giardini Porcinari”, Google suggerisce all’utente proprio il nome Porcinai e propone pertanto subito i siti che si riferiscono proprio a Pietro Porcinai. Lo stesso accade se la ricerca avviene con le parole “architetto Porcinari” o “Pietro Porcinari”. È pertanto alquanto strano che “dalla ricerca Internet fatta fare prima del reclamo... le notizie trovate dalla segretaria su Porcinari lo presentavano come noto ma assai meno famoso di come il dott. _ lo descriveva”. Se poi la segretaria si fosse servita di un altro motore di ricerca, che non prevedeva lo stesso controllo ortografico, non si sa quale architetto Porcinari, “noto ma assai meno famoso”, possa aver trovato.
3.
Alla luce delle considerazioni che precedono, il ricorso è respinto. Tassa di giustizia e spese processuali sono a carico della ricorrente, soccombente.