Decision ID: 13aacadc-62b4-57c9-a03f-c61843c1d82d
Year: 2012
Language: it
Court: CH_BVGE
Chamber: CH_BVGE_001
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: 

Visto:
la domanda di asilo che l'interessato ha presentato in Svizzera il
6 agosto 2012;
il verbale di audizione del 22 agosto 2012 (di seguito: verbale), in occa-
sione della quale è stato concesso il diritto di essere sentito in merito alla
domanda d'asilo e circa un'eventuale evasione della stessa tramite una
decisione di non entrata nel merito ai sensi dell'art. 34 cpv. 2 lett. d della
legge sull’asilo del 26 giugno 1998 (LAsi, RS 142.31) con il relativo trasfe-
rimento verso l'Italia;
la decisione dell'Ufficio federale della migrazione (di seguito: UFM) del
3 dicembre 2012 (notificata all'insorgente al più presto in data
7 dicembre 2012; cfr. risultanze processuali) di non entrata nel merito
della domanda d'asilo ai sensi dell'art. 34 cpv. 2 lett. d LAsi con
contestuale pronuncia dell'allontanamento dell'interessato verso l'Italia,
ordinando l'esecuzione al più tardi il giorno seguente la scadenza del
termine di ricorso e indicando che un eventuale ricorso non avrebbe
avuto effetto sospensivo in applicazione dell'art. 107a LAsi;
la medesima decisione nella quale l'UFM ha considerato l'esecuzione del
rinvio dell'interessato verso l'Italia come lecita, ragionevolmente esigibile
e possibile, posto che, da un lato, l'Italia rispetterebbe il principio del di-
vieto di respingimento ai sensi dell'art. 5 cpv. 1 LAsi e, dall'altro lato, non
sussisterebbero indizi fondati di violazione in detto Stato dei diritti garantiti
dalla Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà
fondamentali del 4 novembre 1950 (CEDU, RS 0.101) e segnatamente
del relativo art. 3; che, inoltre, l'Italia applicherebbe la direttiva 2003/9/CE
del 27 gennaio 2003 recante norme minime relative all'accoglienza dei ri-
chiedenti asilo negli Stati membri (GU L 31/18 del 6 febbraio 2003; di se-
guito: direttiva accoglienza);
il ricorso del 14 dicembre 2012 (cfr. timbro del plico raccomandato; data
d'entrata: 17 dicembre 2012) con il quale il ricorrente ha concluso
all'annullamento della decisione impugnata nonché, secondo il senso, alla
trasmissione degli atti di causa all'autorità inferiore affinché la domanda
d'asilo venga esaminata dalla Svizzera e in subordine la trasmissione al
rappresentante del ricorrente degli atti di causa non ancora notificati con
la concessione di un termine per il completamento dell'atto ricorsuale e, in
via ancor più subordinata, la concessione dell'ammissione provvisoria;
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che ha altresì concluso alla concessione dell'effetto sospensivo e ha
presentato, secondo il senso, una domanda di assistenza giudiziaria nel
senso della dispensa dal versamento delle spese di giustizia e del relativo
anticipo, con protestate spese e ripetibili;
il rapporto medico, allegato al ricorso, del Dr. med. B._ del
C._ datato del 5 dicembre 2012, attestante l'epatite B da cui è af-
fetto l'interessato;
lo scritto del ricorrente del 17 dicembre 2012 con allegati:
 un rapporto medico redatto su un formulario dell'UFM del
Dr. med. D._, datato del 14 dicembre 2012;
 i risultati di laboratorio del 15 ottobre 2012 di E._ concer-
nenti l'interessato;
la sospensione in via supercautelare dell'esecuzione dell'allontanamento
in data 17 dicembre 2012;
l'incarto originale dell'UFM pervenuto al Tribunale amministrativo federale
(di seguito: il Tribunale) il 19 dicembre 2012;
ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti negli scritti che verranno ri-
presi nei considerandi qualora risultino decisivi per l'esito della vertenza;

e considerato:
che le procedure in materia d'asilo sono rette dalla legge federale sulla
procedura amministrativa del 20 dicembre 1968 (PA, RS 172.021), dalla
legge sul Tribunale amministrativo federale del 17 giugno 2005 (LTAF,
RS 173.32) e dalla legge sul Tribunale federale del 17 giugno 2005 (LTF,
RS 173.110), in quanto la LAsi non preveda altrimenti (art. 6 LAsi);
che fatta eccezione delle decisioni previste all'art. 32 LTAF, il Tribunale, in
virtù dell'art. 31 LTAF, giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi dell'art. 5
PA prese dalle autorità menzionate all'art. 33 LTAF;
che l'UFM rientra tra dette autorità (cfr. art. 105 LAsi);
che l'atto impugnato costituisce una decisione ai sensi dell'art. 5 PA;
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che il ricorrente è toccato dalla decisione impugnata e vanta un interesse
degno di protezione all'annullamento o alla modificazione della stessa
(art. 48 cpv. 1 lett. a-c PA), per il che è legittimato ad aggravarsi contro di
essa;
che i requisiti relativi ai termini di ricorso (art. 108 cpv. 2 LAsi), alla forma
e al contenuto dell'atto di ricorso (art. 52 PA) sono pure soddisfatti;
che occorre pertanto entrare nel merito del ricorso;
che, in caso di ricorso contro una decisione di non entrata nel merito in
cui l'UFM rifiuta di esaminare la fondatezza della domanda di asilo
(art. 32–35a LAsi), l'autorità di ricorso si limita, secondo la prassi, a esa-
minare se l'autorità inferiore ha rifiutato a giusto titolo di entrare nel merito
della domanda di asilo (cfr. DTAF 2011/30 consid. 3);
che i ricorsi manifestamente infondati, ai sensi dei motivi che seguono,
sono decisi dal giudice in qualità di giudice unico, con l’approvazione di
un secondo giudice (art. 111 lett. e LAsi) e la decisione è motivata soltan-
to sommariamente (art. 111a cpv. 2 LAsi);
che, ai sensi dell'art. 111a cpv. 1 LAsi, si rinuncia allo scambio degli scritti;
che vi è luogo di determinare se l'UFM poteva applicare la disposizione di
cui all'art. 34 cpv. 2 lett. d LAsi, secondo la quale non entra in materia su
una domanda di asilo, allorquando il richiedente può rendersi in uno Stato
terzo competente a condurre la procedura di asilo e di rinvio, in virtù di un
accordo internazionale;
che, in applicazione dell'Accordo del 26 ottobre 2004 tra la Confederazio-
ne svizzera e la Comunità europea relativo ai criteri e ai meccanismi che
permettono di determinare lo Stato competente per l'esame di una do-
manda di asilo introdotta in uno degli Stati membri o in Svizzera (ADD,
RS 0.142.392.68), l'UFM esamina la competenza relativa al trattamento
di una domanda di asilo secondo i criteri previsti nel Regolamento (CE)
n. 343/2003 del Consiglio 18 febbraio 2003 che stabilisce i criteri e i mec-
canismi di determinazione dello Stato membro competente per l'esame di
una domanda d'asilo presentata in uno degli Stati membri da un cittadino
di un paese terzo (GU L 50/1 del 25 febbraio 2003; di seguito: Regola-
mento Dublino II) (cfr. art. 1 e 29a cpv. 1 dell'ordinanza 1 sull'asilo relativa
a questioni procedurali dell'11 agosto 1999 [OAsi 1, RS 142.311]; MA-
THIAS HERMANN, Das Dublin System, Eine Analyse der europäischen Re-
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gelungen über die Zuständigkeit der Staaten zur Prüfung von Asylanträ-
gen unter besonderer Berücksichtigung der Assoziation der Schweiz, Zu-
rigo, Basilea e Ginevra 2008, pagg. 193 e segg.);
che l'esame della domanda d'asilo non deve essere confuso con la pro-
cedura di determinazione dello Stato responsabile, quest'ultima dovendo
essere fatta sulla base della situazione esistente al momento in cui il ri-
chiedente ha presentato la sua domanda d'asilo per la prima volta presso
uno Stato membro o in Svizzera (cfr. art. 5 cpv. 2 Regolamento Dublino II;
CHRISTIAN FILZWIESER / ANDREA SPRUNG, Dublin II-Verordnung, Das Eu-
ropäische Asylzuständigkeitssystem, 3a ed., Vienna 2010, n. 4 pagg. 86
seg.);
che, ai sensi dell'art. 3 cpv. 1 Regolamento Dublino II, una domanda di
asilo è esaminata da un solo Stato membro, che è quello individuato co-
me Stato competente in base ai criteri enunciati al capo III;
che lo Stato competente è quello dove è autorizzato a soggiornare in
qualità di rifugiato un membro della famiglia del richiedente, successiva-
mente, quello che ha rilasciato al richiedente un titolo di soggiorno o un
visto, quello tramite il quale il richiedente è entrato, regolarmente o meno,
sul territorio di uno o dell'altro degli Stati membri e quello presso il quale
la domanda di asilo è stata presentata la prima volta (cfr. art. 5 in relazio-
ne con gli art. 6 a 13 Regolamento Dublino II);
che lo Stato membro sul territorio del quale il richiedente ha soggiornato
per un periodo continuato di almeno cinque mesi prima dell'inoltro della
sua domanda è tenuto a prendere in carico, nelle condizioni previste agli
art. 17 a 19 Regolamento Dublino II, il richiedente l'asilo che ha inoltrato
una domanda in un altro Stato membro (cfr. art. 10 cpv. 2 e 16 cpv. 1
lett. a Regolamento Dublino II);
che tale obbligo cessa se il cittadino di un Paese terzo si è allontanato dal
territorio degli Stati membri per almeno tre mesi, sempre che detto citta-
dino di un Paese terzo non sia titolare di un titolo di soggiorno in corso di
validità rilasciato dallo Stato membro competente (cfr. art. 16 cpv. 3 Rego-
lamento Dublino II);
che, tuttavia, in deroga ai criteri di competenza sopra definiti, ciascuno
Stato membro può esaminare una domanda d'asilo presentata da un cit-
tadino di un Paese terzo (cfr. clausola di sovranità stabilita all'art. 3 cpv. 2
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Regolamento Dublino II e la clausola umanitaria prevista all'art. 15 del ci-
tato Regolamento; cfr. ugualmente l'art. 29a cpv. 3 OAsi 1);
che, nel caso di specie, dalle dichiarazioni dell'interessato (cfr. verbale,
pag. 4) e dalla tessere sanitarie prodotte (cfr. verbale, pag. 7), è emerso
che l'interessato ha soggiornato in Italia a partire dal 2004 fino al momen-
to dell'arrivo in Svizzera il 6 agosto 2012 (cfr. verbale, pag. 4);
che il 29 agosto 2012, l'UFM ha presentato alle autorità italiane compe-
tenti una richiesta, fondata sull'art. 10 cpv. 2 Regolamento Dublino II, vol-
ta a riprendere in carico il richiedente l'asilo (cfr. act. A 10/6);
che l'Italia ha riconosciuto la sua competenza (cfr. act. A 17/1 e
act. A 18/1);
che circa la conclusione ricorsuale tendente alla trasmissione degli atti di
causa che non gli sarebbero stati notificati, segnatamente la richiesta da
parte delle autorità svizzere a quelle italiane di presa a carico dell'interes-
sato (cfr. act. A 10/6), va rilevato che tale documento è classificato come
non soggetto a libera consultazione per un interesse pubblico preponde-
rante;
che inoltre, anche volendo giungere ad una decisione di compulsazione
degli atti, a mente di questo Tribunale, si rivelerebbe un esercizio fine a
se stesso, non contenendo tale documento alcunché di necessità per il
completamento del ricorso, per il che la domanda è respinta;
che, di conseguenza, la competenza dell'Italia è data;
che l'interessato ritiene di non poter vivere in Italia in quanto in questo
Paese non avrebbe né lavoro né documenti né casa; che non ricevereb-
be aiuti e quindi non ci potrebbe tornare; che inoltre sarebbe affetto da
epatite B e non potrebbe curarsi per mancanza di soldi (cfr. verbale,
pag. 7);
che nell'atto di ricorso l'insorgente ha fatto valere, in sostanza e per quan-
to è qui di rilievo, che in Italia non vi sarebbero strutture di accoglienza in
grado di garantire un alloggio a tutti i richiedenti l'asilo che si trovano sul
territorio; che inoltre la procedura di asilo in Italia si sarebbe già conclusa
negativamente e le autorità italiane non gli garantirebbero nessun tipo di
sostegno; che parrebbe probabile che in Italia il ricorrente si troverebbe
sprovvisto di uno statuto legale e di conseguenza con importanti difficoltà
nell'acceso ai servizi medici e sociali; che quindi egli invoca il proprio sta-
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to di salute per opporsi al trasferimento; che, a questo proposito, trove-
rebbe applicazione l'art. 29a cpv. 3 OAsi 1, poiché il trasferimento verso
lo Stato di destinazione l'esporrebbe ad un rischio per la sua condizione
fisica costitutivo di una violazione dell'art. 3 CEDU;
che certo appartiene alle autorità svizzere di vegliare a che l'interessato
non sia esposto, in caso di trasferimento verso Italia, a un trattamento
contrario al diritto internazionale, in particolare all'art. 3 CEDU;
che tuttavia questo Stato è segnatario della Convenzione sullo statuto dei
rifugiati del 28 luglio 1951 (Conv., RS 0.142.30), così come della CEDU e
della Convenzione contro la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli,
inumani o degradanti del 10 dicembre 1984 (Conv. tortura, RS 0.105);
che non incombe quindi alla Svizzera di determinare se l'interessato sarà
assistito, dopo il suo trasferimento, in condizioni soddisfacenti;
che spetta al ricorrente di provare che la sua situazione potrebbe con-
travvenire alle esigenze dell'art. 3 CEDU;
che vista la presunzione del rispetto del diritto internazionale pubblico da
parte dello Stato di destinazione, appartiene al ricorrente di inficiarla, ad-
ducendo dei seri indizi che permetterebbero di ammettere che, nel suo
caso particolare, le autorità di questo Stato non rispetterebbero questa
garanzia e non gli accorderebbero la protezione necessaria o lo privereb-
bero di condizioni di vita degne (cfr. sentenza della Corte europea dei Di-
ritti dell'Uomo [Corte EDU] M. S. S. c. Belgio e Grecia [richiesta
n. 30696/09] del 21 gennaio 2011, par. 84-85 e 250; cfr. ugualmente sen-
tenza della Corte di giustizia dell'Unione europea [CGUE], cause congiun-
te C-411/10 e C-493/10 del 21 dicembre 2011);
che il ricorrente non ha potuto stabilire che lo Stato di destinazione sa-
rebbe sprovvisto di istituzioni pubbliche tali da rispondere, su richiesta dei
richiedenti l'asilo, ai loro bisogni;
che, segnatamente, se da un lato il ricorrente ha contestato la qualità del-
la presa in carico dei richiedenti l'asilo in Italia, dall'altro lato, egli non ha
fornito indizi seri suscettibili di comprovare che le sue condizioni di vita o
la sua situazione personale sarebbero tali da contravvenire alla CEDU in
caso di esecuzione del suo trasferimento;
che, in particolare, egli non ha stabilito che lo Stato di destinazione viole-
rebbe le norme della direttiva accoglienza;
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che incomberà quindi al ricorrente di far valere la sua situazione specifica
e le sue difficoltà, in rapporto al suo statuto, nonché di prevalersene di-
nanzi alle autorità italiane competenti, utilizzando le vie di diritto adegua-
te;
che, pertanto, in mancanza di tali prove, la presunzione secondo la quale
lo Stato di destinazione rispetta i suoi obblighi non è inficiata (cfr. senten-
za della Corte EDU M. S. S. c. Belgio e Grecia [richiesta n. 30696/09] del
21 gennaio 2011, par. 69, 342-343 e riferimenti citati; cfr. anche
DTAF 2011/35);
che, inoltre, il respingimento forzato di persone che soffrono di problemi
medici non è suscettibile di costituire una violazione dell'art. 3 CEDU, a
meno che la malattia dell'interessato non si trovi ad uno stadio avanzato e
terminale, al punto che la sua morte appaia come una prospettiva pros-
sima (cfr. sentenza della Corte EDU N. c. Regno Unito [richiesta
n. 26565/05] del 27 maggio 2008);
che all'occorrenza tale non è il caso del ricorrente, il quale, stando ai rap-
porti medici prodotti, non risulta essere allo stadio succitato; che stando ai
citati rapporti, per il momento non sarebbero peraltro nemmeno necessari
particolari trattamenti ma unicamente controlli regolari;
che, in aggiunta, è notorio che lo Stato di destinazione dispone di infra-
strutture mediche sufficienti; che, d'altronde, quanto asserito in sede
ricorsuale è smentito dalle tessere sanitarie italiane che il richiedente ha
consegnato all'UFM (cfr. verbale, pag. 7);
che, infine, l'insorgente può essere trasferito in Italia entro il
3 giugno 2013 (cfr. decisione impugnata, pag. 3 e art. 20 cpv. 1 lett. d Re-
golamento Dublino II); che, pertanto, non vi è ragione di temere per le
condizioni di salute del medesimo, ritenuto che le autorità competenti per
l'esecuzione del trasferimento hanno sufficientemente tempo per organiz-
zarsi in maniera tale da tenere debito conto della sua situazione particola-
re;
che, visto quanto precede, il ricorrente non ha stabilito l'esistenza di un ri-
schio personale, serio e concreto che il suo trasferimento verso lo Stato
di destinazione sarebbe contrario all'art. 3 CEDU o a un altro obbligo de-
rivante dal diritto internazionale pubblico al quale la Svizzera è vincolata;
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che, in queste condizioni, non esistono nella fattispecie né ostacoli tali da
rendere inammissibile l'esecuzione del trasferimento dell'interessato, né
delle ragioni umanitarie ai sensi dell'art. 29a cpv. 3 OAsi 1;
che, pertanto, non vi è ragione di applicare la clausola di sovranità
dell'art. 3 cpv. 2 1 a frase Regolamento Dublino II;
che, di conseguenza, in mancanza dell'applicazione di tale norma da par-
te della Svizzera, l'Italia è competente dell'esame della domanda di asilo
del ricorrente ai sensi del Regolamento Dublino II ed è tenuta a
riprenderlo in carico giusta le condizioni previste all'art. 20 Regolamento
Dublino II;
che, quindi, è a giusto titolo che l'UFM non è entrato in materia della do-
manda di asilo del ricorrente, in applicazione dell'art. 34 cpv. 2 lett. d LAsi
e ha pronunciato il suo trasferimento verso l'Italia conformemente
all'art. 44 cpv. 1 LAsi, posto che il ricorrente non possiede un'autorizza-
zione di soggiorno in Svizzera (cfr. art. 32 lett. a OAsi 1);
che, in siffatte circostanze, non vi è più luogo di esaminare in maniera di-
stinta le questioni relative all'esistenza di un impedimento all'esecuzione
del trasferimento per i motivi giusta i cpv. 3 e 4 dell'art. 83 della legge fe-
derale sugli stranieri del 16 dicembre 2005 (LStr, RS 142.20), dal momen-
to che detti motivi sono indissociabili dal giudizio di non entrata nel merito
nel quadro di una procedura di Dublino (cfr. DTAF 2010/45 consid. 10
pag. 645);
che, in virtù di quanto sopra enunciato, anche le conclusioni ricorsuali vol-
te all'annullamento della decisione impugnata e al rinvio degli atti all'auto-
rità inferiore vanno respinte;
che, visto quanto precede, il ricorso deve essere respinto e la decisione
dell'UFM, che rifiuta l'entrata in materia della domanda di asilo e pronun-
cia il trasferimento dalla Svizzera verso l'Italia, è confermata;
che, avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, la domanda
d'esenzione dal versamento di un anticipo equivalente alle presunte spe-
se processuali è divenuta senza oggetto;
che anche la domanda di concessione dell'effetto sospensivo diviene
senza oggetto con la presente sentenza;
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che la misura supercautelare concessa in data 17 dicembre 2012 cessa
di avere effetto con la pronuncia della presente sentenza;
che, essendo le allegazioni ricorsuali sprovviste di probabilità di esito fa-
vorevole, la domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa
dal pagamento delle spese processuali, è respinta (art. 65 cpv. 1 PA);
che, visto l'esito della procedura, le spese processuali di CHF 600.– che
seguono la soccombenza, sono poste a carico del ricorrente (art. 63
cpv. 1 e 5 PA nonché art. 3 lett. a del regolamento sulle tasse e sulle spe-
se ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del
21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]);
che la presente decisione non concerne persone contro le quali è pen-
dente una domanda d'estradizione presentata dallo Stato che hanno ab-
bandonato in cerca di protezione (art. 83 lett. d cifra 1 LTF);
che la decisione non può essere impugnata con ricorso in materia di dirit-
to pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 lett. d LTF);
che la pronuncia è quindi definitiva;
(dispositivo alla pagina seguente)
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il Tribunale amministrativo federale pronuncia:
1.
Il ricorso è respinto.
2.
La misura supercautelare pronunciata in data 17 dicembre 2012 è revo-
cata.
3.
Le spese processuali, di CHF 600.–, sono poste a carico del ricorrente.
Tale ammontare deve essere versato alla cassa del Tribunale amministra-
tivo federale, entro un termine di 30 giorni dalla spedizione della presente
sentenza.
4.
Questa sentenza è comunicata al ricorrente, all'UFM e all'autorità canto-
nale competente.
Il giudice unico: La cancelliera:
Daniele Cattaneo Nicole Manetti