Decision ID: a5fcca93-010f-5336-97b9-c2cffd8ff4ff
Year: 2021
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_006
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: civil_law

ritenuto
in fatto: A.
Con accordo del 9 aprile 2015 CO 1 e RE 1 hanno convenuto quanto segue:
“CO 1 investiert CHF 90'000.– in Immobiliengeschäfte von RE 1 (bzw.
[beziehungsweise]
G_ Srl) in Italien.
RE 1 verpflichtet sich zu einer jährlich Auszahlung von CHF 45'000.– an CO 1.
CO 1 verpflichtet sich die Summe von CHF 90'000.– mindestens bis am 30.04.2016 zu investieren; danach ist es ihm freige-stellt das investierte Kapital samt Gewinn (CHF 45'000.– p.a
[
per annum
]
) zurückzufordern.
Für die gesamten Forderungen haftet RE 1 privat.
Mit Unterzeichnung dieser Vereinbarung wird der Erhalt der Summe von CHF 90'000.– quittiert.”
B.
Con precetto esecutivo n. _ emesso il 10 gennaio 2020 dall’Ufficio d’esecuzione di Lugano, CO 1 ha escusso RE 1 per l’incasso di fr. 102'000.– oltre agli interessi del 5% dal 14 dicembre 2019, indicando quale causa del credito:
“Accordo 9.4.2015, dedotti acconti pagati dal debitore per complessivi Fr. 33'000.–”
.
C.
Avendo RE 1 interposto opposizione al precetto esecutivo, con istanza del 17 gennaio 2020 CO 1 ne ha chiesto il rigetto provvisorio alla Pretura del Distretto di Lugano, sezione 5. Nel termine impartito, il convenuto si è opposto all’istanza con osservazioni scritte del 29 aprile 2020. Con replica spontanea del 6 maggio e duplica spontanea del 22 maggio 2020 le parti hanno ribadito le rispettive posizioni antitetiche.
D.
Statuendo con decisione del 6 novembre 2020, il Pretore ha accolto l’istanza e rigettato in via provvisoria l’opposizione interposta dal convenuto, ponendo a suo carico le spese processuali di fr. 250.– e un’indennità di fr. 2'000.– a favore dell’istante.
E.
Contro la sentenza appena citata RE 1 è insorto
a questa Camera
con un reclamo del 19 novembre 2020
per ottenerne l’annullamento e la reiezione dell’istanza, protestate spese e ripetibili.

Considerando
in diritto: 1.
La sentenza impugnata – emanata in materia di rigetto dell’opposizione – è una decisione di prima istanza finale e inappellabile (art. 309 lett. b n. 3 CPC), contro cui è dato il rimedio del reclamo (art. 319 lett. a CPC) alla Camera di esecuzione e fallimenti (CEF) del Tribunale d’appello (art. 48 lett. e n. 1 LOG) senza riguardo al valore litigioso.
1.1
Pronunciata in procedura sommaria (art. 251 lett. a CPC), la decisione è impugnabile entro dieci giorni dalla notificazione (art. 321 cpv. 2 CPC). Visto che la notifica è avvenuta in concreto al patrocinatore di RE 1 il 9 novembre 2020, il termine d’impugnazione è scaduto giovedì 19 novembre. Presentato quello stesso giorno (data del timbro postale), il reclamo è dunque tempestivo.
1.2
La Camera decide in linea di principio in base agli atti di causa della giurisdizione inferiore (art. 327 cpv. 1 e 2 CPC), limitando il suo esame, fatte salve carenze manifeste, alle censure motivate
(art. 321 cpv. 1 CPC) contenute nel reclamo (DTF 142 III 417 consid. 2.2.4).
Secondo l’art. 320 CPC con il reclamo possono essere censurati sia l’applicazione errata del diritto sia l’accertamento manifestamente errato dei fatti, fermo restando che sono inammissibili conclusioni, allegazioni di fatti e mezzi di prova nuovi (art. 326 cpv. 1 CPC).
2.
In virtù dell’art. 82 LEF, il giudice pronuncia il rigetto provvisorio dell’opposizione ove il credito posto in esecuzione sia fondato su un riconoscimento di debito constatato mediante atto pubblico o scrittura privata (cpv. 1), a meno che l’escusso sollevi e giustifichi immediatamente eccezioni tali da infirmare il riconoscimento di debito (cpv. 2). La procedura di rigetto è una procedura documentale
(Aktenprozess)
, il cui scopo non è di accertare l’esistenza del credito posto in esecuzione bensì l’esistenza di un titolo esecutivo. Il giudice verifica solo la forza probante del titolo prodotto dal creditore – la sua natura formale – e vi conferisce forza esecutiva ove l’escusso non renda immediatamente verosimili eccezioni liberatorie (DTF 132 III 142 consid. 4.1.1). La decisione di rigetto provvisorio dispiega solo effetti di diritto esecutivo, senza regiudicata quanto all’esistenza del credito (DTF 136 III 587 consid. 2.3). Il pronunciato, quindi, non priva le parti del diritto di sottoporre nuovamente il litigio al giudice ordinario (art. 79 o 83 cpv. 2 LEF; DTF 136 III 530 consid. 3.2).
3.
Nella decisione impugnata, il Pretore ha qualificato l’accordo del 9 aprile 2015 come mutuo e non come contratto d’investimento a differenza di quanto sosteneva RE 1, il quale faceva valere che il credito non era esigibile siccome l’accordo non stabilisce forma, modalità e tempistiche della restituzione. A mente del primo giudice, è infatti chiaro che CO 1 ha trasferito la somma pattuita a RE 1 per la durata minima di un anno, riservandosi la facoltà di esigerne poi la restituzione senza essere
condizionato dall’esito dell’operazione immobiliare menzionata nell’accordo
ed è altrettanto chiaro che RE 1 si è impegnato a titolo personale. Ricordata la regola dell’art. 318 CO, secondo cui in assenza di un dato termine per la restituzione la stessa deve avvenire entro sei settimane dalla prima richiesta, il Pretore ha accertato che RE 1 non ha contestato di aver più volte promesso di restituire quanto dovuto negli anni 2017-2018 né di aver effettuato versamenti parziali nel 2016 pari a fr. 33'000.– complessivi, sicché ha considerato che la restituzione del mutuo era stata chiesta già negli anni 2017 o 2018, e in ogni caso al più tardi allo scadere del termine di dieci giorni impartito con la lettera del 2 dicembre 2019. Ne ha concluso che il credito era da ritenersi esigibile al momento della domanda d’esecuzione, onde l’accoglimento dell’istanza.
4.
Nel reclamo RE 1 sostiene che il primo giudice, sebbene abbia menzionato i principi dell’art. 18 cpv. 1 CO, non ha fatto alcuno sforzo interpretativo ignorando che dai termini utilizzati nell’accordo si evince chiaramente che si tratta di un contratto d’investimento e non di mutuo (v. sotto consid. 5.1). Inoltre, a suo dire, non avrebbe alcun senso che in soli dodici mesi un prestito
generi interessi in ragione del 50%, mentre la somma di fr. 45'000.–
appare logica qualora la si qualifichi come utile di un’operazione immobiliare che può necessitare una tempistica maggiore di un anno (v. sotto consid. 5.2). Infine, secondo il reclamante non sarebbe neppure chiaro che il termine
“danach”
contenuto nell’accordo si riferisca a un periodo posteriore al 30 aprile 2016 durante il quale CO 1 poteva liberamente chiedere la restituzione del capitale e il versamento dell’utile. Detto termine sembra piuttosto rinviare al momento entro il quale costui si era impegnato a effettuare l’investimento (v. sotto consid. 5.3).
5.
Costituisce un riconoscimento di debito nel senso dell’art. 82 cpv. 1 LEF l’atto pubblico o la scrittura privata, firmata dall’escusso o dal suo rappresentante, da cui si evince la sua volontà di pagare (o perlomeno di riconoscere) all’escutente, senza riserve né condizioni, una somma di denaro determinata, o facilmente determinabile, ed esigibile (DTF 139 III 301 consid. 2.3.1 con rimandi). Il riconoscimento deve risultare indiscutibilmente dal documento o dai documenti prodotti dall’escutente (S
TAEHELIN
in: Basler Kommentar, SchKG I, 2a ed. 2010, n. 21 ad art. 82 LEF). Una sua eventuale interpretazione può fondarsi solo sul titolo stesso (sentenza 5A_741/2013 già citata, consid. 3.1.1 e 4.2), ad esclusione di elementi estrinseci all’atto (che esulano dalla cognizione del giudice del rigetto), fermo restando che in caso di dubbio l’istanza di rigetto andrà respinta; se occorre, spetterà al giudice ordinario pronunciarsi nell’azione di riconoscimento di debito (art. 79 LEF) al termine di una procedura probatoria completa (DTF 145 III 26 consid. 4.3.3; sentenze della CEF 14.2014.116 del 3 novembre 2014, consid. 4.4, e 14.2015.23 del 28 maggio 2015, consid. 7.1).
5.1
Nel reclamo RE 1 rimprovera anzitutto al Pretore di aver ignorato gli elementi a favore della qualifica dell’accordo
come un contratto d’investimento, a cominciare dal suo titolo
(“Vereinbarung”)
,
che non fa alcun accenno ai termini prestito, mutuo o finanziamento. D’altronde, l’operazione viene espressamente definita come un investimento per ben tre volte in sole dieci righe
(“CO 1 investiert”
,
“CO 1 verpflichtet sich [...] zu investieren”
,
“das investierte Kapital”)
, l’accordo fa esplicito riferimento ad affari immobiliari in Italia, l’utile dell’operazione è designato come guadagno
(“Gewinn”)
e non come interessi di un prestito, e il beneficiario dell’investimento risponde personalmente dell’operazione. In merito a quest’ultimo punto, il reclamante si chiede retoricamente che senso avrebbe specificare il carattere personale della sua responsabilità se si trattasse di un prestito in suo favore come ritenuto dal giudice.
In realtà, la qualifica giuridica dell’accordo è senza rilevanza per quanto attiene al rigetto dell’opposizione. Il reclamante ha infatti riconosciuto a CO 1, dopo il 30 aprile 2016, il diritto di esigere la restituzione del capitale investito (fr. 90'000.–) unitamente all’utile (di fr. 45'000.– per anno) e si è impegnato a rispondere personalmente dell’insieme delle relative pretese
(«danach ist es ihm freigestellt das investierte Kapital samt Gewinn (CHF 45'000.– p.a
[
per annum
]
) zurückzufordern. Für die gesamten Forderungen haftet RE 1 privat»)
.
A prescindere dall’uso delle parole
“investimento”
o
“investito”
adoperate (art. 18 cpv. 1 CO), si tratta all’evidenza del riconoscimento di un obbligo di versamento di una somma determinata a prima domanda e senza condizioni, se non l’impegno di CO 1 di mantenere l’investimento fino al 30 aprile 2016. A ragione, quindi, il Pretore l’ha assimilato a un riconoscimento di debito nel senso dell’art. 82 cpv. 1 LEF, esigibile dalla prima domanda di restituzione,
al più tardi allo scadere del termine di dieci giorni impartito con la lettera del 2 dicembre 2019 (doc. E accluso all’istanza). La precisazione secondo cui RE 1 risponde personalmente dei crediti di CO 1 chiarisce solo ch’egli risponde con l’intero suo patrimonio e non con quello dell’altra beneficiaria dell’investimento, la G_ Srl, o con i soli utili delle operazioni immobiliari.
5.2
Il reclamante qualifica poi come
“sorprendente”
la conclusione del Pretore secondo cui il prestito aveva la durata minima di un anno e la restituzione doveva avvenire senz’alcuna condizione connessa con l’operazione immobiliare, poiché appare secondo lui poco credibile che in soli dodici mesi un prestito possa generare interessi del 50%, mentre tale somma appare logica qualora la si qualifichi, come specificato nell’accordo, come utile di una operazione immobiliare che evidentemente ha una tempistica che non necessariamente si limita a un periodo di dodici mesi.
Ora, l’accordo stabilisce senz’ambiguità che CO 1 era tenuto a mantenere l’investimento di fr. 90'000.– almeno fino al 30 aprile 2016, dopodiché gli era lasciata la libera scelta di chiedere la restituzione del capitale investito insieme a
un guadagno annuo
(“Gewinn”)
di fr. 45'000.–. Che tale guadagno
fosse condizionato al conseguimento di un utile da parte di RE 1 o della
G_ Srl
nelle operazioni immobiliari svolte in Italia non risulta dall’accordo.
Anzi, egli si è impegnato incondizionatamente a versare all’investitore fr. 45'000.– all’anno
(«RE 1 verpflichtet sich zu einer jährlich Auszahlung von CHF 45'000.– an CO 1»)
.
Nulla nell’accordo permette poi di affermare che l’investitore sarebbe stato tenuto ad aspettare più di dodici mesi per far valere le proprie pretese, compreso il primo guadagno di fr. 45'000.–. Anche su questi punti la sentenza impugnata resiste alla critica, non sussistendo alcun dubbio sull’interpretazione dell’accordo.
5.3
Sostiene infine il reclamante che non appare neppure chiaro che il termine
“danach”
usato nella frase dell’accordo secondo cui
“CO 1 verpflichtet sich die Summe von CHF 90'000.– mindestens bis am 30.04.2016 zu investieren; danach ist es ihm freigestellt das investierte Kapital samt Gewinn (CHF 45'000.– p.a) zurückzufordern”
si riferisca al periodo posteriore al 30 aprile 2016. A mente sua detto termine sembra piuttosto rapportarsi al momento entro il quale la parte istante si era impegnata a effettuare l’investimento.
Sennonché, ancora una volta, tale interpretazione del reclamante non trova alcun riscontro nel testo dell’accordo, che stabilisce chiaramente un obbligo immediato di CO 1 d’investire fr. 90'000.–, che con la firma dell’accordo RE 1 ha del resto confermato di aver ricevuto
(“
Mit Unterzeichnung dieser Vereinbarug wird der Erhalt der Summe von CHF 90'000.– quittiert”)
, e di mantenere la somma investita
almeno fino al 30 aprile 2016,
“dopodiché
egli avrebbe potuto al momento di sua scelta esigerne la restituzione con l’utile pattuito. La parola
“danach”
può quindi riferirsi oggettivamente solo al 30 aprile 2016. Pretestuosa, anche tale censura va respinta, come pure l’intero reclamo.
6.
La tassa del presente giudizio, stabilita in applicazione degli art. 48 e 61 cpv. 1 OTLEF (RS 281.35), segue
la soccombenza (art. 106 cpv. 1 CPC). Non si pone invece problema di ripetibili, la controparte, cui il reclamo non è stato notificato per osservazioni, non essendo incorsa in spese in questa sede.
7.
Circa i rimedi esperibili sul piano federale (art. 112 cpv. 1 lett. d LTF), il valore litigioso, di fr. 102'000.–, raggiunge la soglia di
fr. 30'000.– ai fini dell’art. 74 cpv. 1 lett. b LTF.