Decision ID: 13fee8e7-baea-5cfc-9db8-24f0ef186f1a
Year: 2006
Language: it
Court: TI_CRP
Chamber: TI_CRP_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: penal_law

in fatto
a.
Con commissione rogatoria del 18/28.11.2005, la _, ha inoltrato alle autorità svizzere domanda di assistenza internazionale nell’ambito del procedimento penale aperto nei confronti di _ ed _ per sottrazione di imposte tramite l’utilizzo di fatture e contratti fittizi, ovvero l’allestimento di falsa contabilità, ritenuto che gli importi sottratti sarebbero stati trasferiti prevalentemente all’estero, facendo capo a società da loro controllate, tra cui la ditta RI 1 (ora RI 1 _).
Più in particolare, la Procura di _ – rinviando allo scritto 22.9.2005 dell’Ufficio federale delle finanze (_) – ha chiesto al Ministero pubblico del Canton Ticino di poter accedere agli atti del procedimento penale svizzero aperto d’ufficio contro ignoti a seguito del decesso di _ (inc. MP _), già amministratore unico della RI 1, ed acquisire gli atti istruttori e la documentazione rilevante.
b.
Con decisione di entrata in materia e chiusura 11.7.2006 il procuratore pubblico Giovan Maria Tattarletti ha ritenuto soddisfatti i requisiti di forma e di sostanza, il principio della proporzionalità, il principio della doppia punibilità (truffa in materia fiscale), rinunciato – per economia processuale – alla cernita dei documenti in concerto con il magistrato estero e quindi accolto la richiesta di assistenza, disponendo la trasmissione della documentazione inerente la relazione bancaria n. _ presso _ SA, intestata a RI 1 [documenti di apertura e tre attestati (situazioni patrimoniali) riferiti ai conti CHF, EUR e CHF (rubrica _) all’8.11.2002], nonché dei verbali di interrogatorio di _, _ e _.
c.
Con tempestivo gravame, RI 1 postula l’annullamento della predetta decisione: in via principale, chiede di respingere la domanda di assistenza internazionale e, in via subordinata, di ritornare la causa al Ministero pubblico per nuova decisione.
La ricorrente – premessa la sua legittimazione a ricorrere in relazione alla documentazione bancaria – censura la mancanza di concreti elementi di sospetto circa l’adempimento dell’asserito reato di truffa fiscale: da una parte l’esposto fattuale presenterebbe lacune ed errori evidenti, d’altra parte i numerosi documenti annessi alla domanda rogatoriale non sarebbero tali da sostanziarlo (ricorso 10/11.8.2006, p. 4).
Più in particolare, contesta che dalla sola “
Distinta delle società presumibilmente coinvolte
” (doc. 1) si possa concludere che gli accusati _ ed _ controllavano una moltitudine di società estere; contesta di essere una società di domicilio, sottolineando al contrario di avere uno scopo sociale estremamente ristretto; evidenzia che i due accusati non figurano nella banca dati di Interpol, ma sono stati semplicemente menzionati quali persone di riferimento in relazione al decesso di _; contesta l’assenza di elementi tali da rendere verosimile l’esistenza di una truffa fiscale, sia in relazione alle società _ GmbH e _ GmbH, sia in relazione al contratto di prestito concluso con la società _ SA di _ ed ai rapporti esistenti tra _ GbR e _ AG con oggetto apparenti prestazioni di sicurezza (ricorso 10/11.8.2006, p. 4-10).
La ricorrente evidenzia poi come la trasmissione della documentazione bancaria si scontri con il principio della proporzionalità e di specialità: “
Fino a che non è chiaro per quale periodo e per quali fatti vengono svolte indagini in _, in Svizzera non è possibile valutare quali documenti si riferiscono al procedimento penale in _ e quali per contro sono irrilevanti, potendo essere utilizzati ai soli fini fiscali
”. Sospetta quindi che la domanda di assistenza costituisca una cosiddetta “fishing expedition”, inoltrata in realtà per perseguire una procedura fiscale (ricorso 10/11.8.2006, p. 10).
Contesta infine la mancanza di un ordine di perquisizione e sequestro del competente Tribunale _ (ricorso 10/11.8.2006, p. 10).
d.
Con osservazioni 31.8/1.9.2006, il procuratore pubblico contesta, in ordine, l’ammissibilità del ricorso nella misura in cui si oppone alla trasmissione dei verbali di interrogatorio.
Nel merito, osserva che l’esposto dei fatti soddisfa pienamente la definizione di truffa fiscale e che agli atti vi sono elementi che confortano oggettivamente tale ipotesi, segnatamente con riferimento ai bonifici effettuati da un conto della ditta _ GmbH ed al contratto di prestito concluso con la _ SA. Rinvia espressamente all’art. 24 OAIMP, nella misura in cui vi fossero dei dubbi circa la qualifica giuridica dei fatti. Evidenzia quindi che la scelta di non coinvolgere l’autorità rogante alla cernita dei documenti non è contestata dalla ricorrente; osserva infine che l’autorità rogante non ha chiesto l’adozione di misure coercitive, ma semplicemente l’accesso agli atti di un procedimento, per cui un ordine di perquisizione e sequestro non era in ogni caso necessario (osservazioni 31.8/1.9.2006, p. 3).

in diritto
1.
1.1.
Secondo l'art. 80h lit. b AIMP ha diritto di ricorrere chiunque è toccato personalmente e direttamente da una misura di assistenza giudiziaria e ha un interesse degno di protezione all’annullamento o alla modifica della stessa. Nell’ambito dell’assistenza giudiziaria, la legittimazione a ricorrere è riconosciuta solo al titolare di un conto bancario di cui siano chieste informazioni o alla persona direttamente sottoposta ad una misura coercitiva (perquisizione, sequestro, interrogatorio).
In merito alla trasmissione della documentazione bancaria inerente la relazione n. _, la legittimazione di RI 1, quale titolare del conto, appare pacifica.
Da verificare è invece la sua legittimazione ad impugnare la trasmissione dei verbali di interrogatorio di _, _ e _.
1.2.
Secondo la giurisprudenza, tale legittimazione spetta, di massima, unicamente al teste sottoposto direttamente alla misura coercitiva, e solo nella misura in cui sia chiamato a fornire informazioni che lo concernono personalmente o si prevalga del suo diritto di non testimoniare (DTF 126 II 258). Per contro, un terzo non è, di principio, legittimato a contestare la consegna di un verbale di audizione, neppure quando le informazioni ivi contenute lo tocchino personalmente (DTF 130 II 162).
A seguito del suicidio di _, il Ministero pubblico del Canton Ticino ha aperto d’ufficio un procedimento penale contro ignoti, allo scopo di determinare l’eventuale coinvolgimento di terze persone nelle presunte malversazioni commesse dal defunto, rispettivamente per chiarire i retroscena economici dell’attività di RI 1 (di cui lo stesso defunto era amministratore unico) e delle società ad essa collegate nonché la provenienza degli ingenti fondi movimentati. Nell’ambito delle informazioni preliminari sono state sentite svariate persone, tra cui _, revisore di RI 1, _, gerente di società riconducibili a RI 1, ed _, attivo presso RI 1 quale comproprietario della _ e direttore della _. Con decisione 30.6.2004, il procuratore pubblico Giovan Maria Tattarletti, stante l’assenza di sufficienti indizi di reato a carico di organi, collaboratori e/o azionisti di RI 1, ha infine decretato il non luogo a procedere (NLP _).
Per ricostruire e verificare l’attività del defunto _ in seno a RI 1 e le sue presunte malversazioni, il procuratore pubblico non aveva altra possibilità che interrogare persone vicine alla società stessa. A tale scopo sono stati citati i testi _, _ e _, intervenuti nello loro qualità di organi/persone attive presso RI 1. Siccome i verbali riguardano l’attività di quest’ultima, si potrebbe concludere che la società è legittimata ad impugnare la trasmissione degli stessi, essendo personalmente e direttamente toccata dalla decisione impugnata (DTF 118 Ib 442; R. ZIMMERMANN, La coopération judiciare internationale en matière pénale, Berna 2004, p. 351).
1.3.
Sennonché i tre testimoni sono stati sentiti nel quadro di un procedimento svizzero, nel frattempo archiviato (inc. MP _), e non nell’ambito della rogatoria ed in modo coercitivo.
Al proposito il Tribunale federale ha già avuto modo di stabilire che la trasmissione di risultanze istruttorie già acquisite nell’ambito di un’inchiesta interna non costituisce una misura coercitiva: con particolare riguardo alla posizione di un testimone, questi è toccato solo indirettamente dalla trasmissione del proprio verbale di interrogatorio (decisione TF 1A.187/2005 del 9.12.2005). Ora, la posizione di RI 1 – la cui attività è stata ricostruita per il tramite delle tre audizioni – è parificabile a quella di un testimone: mancando l’elemento coercitivo, viene meno l’interesse diretto, per cui non può nemmeno esserle riconosciuta la qualità per ricorrere.
1.4.
Questa conclusione s’impone a maggior ragione in quanto la ricorrente, tenuta ad addurre i fatti a sostegno della propria legittimazione (DTF 123 II 161), nel proprio gravame si limita ad affermare che “
la decisione di chiusura impugnata prevede la trasmissione di documentazione bancaria
” e che in relazione a questa documentazione la sua legittimazione ricorsuale è data (ricorso 10/11.8.2006, p. 2), senza minimamente accennare alla propria legittimazione riferita ai tre verbali di interrogatorio.
1.5.