Decision ID: 2a437cd4-025a-42d3-b472-3ec87effd06a
Year: 2022
Language: it
Court: CH_BVGE
Chamber: CH_BVGE_001
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: 

Fatti:
A.
A.a L’interessato, ha presentato una domanda d’asilo in Svizzera il
(...) febbraio 2022. Le successive indagini svolte dalla SEM hanno per-
messo di appurare che, secondo la banca dati europea “Eurodac”, il richie-
dente asilo aveva già depositato delle pregresse domande d’asilo in
B._ il (...) rispettivamente in Slovenia il (...).
A.b Sulla base dei riscontri succitati, l’autorità svizzera preposta ha pre-
sentato, in data 17 febbraio 2022, alla sua omologa slovena una richiesta
di ripresa in carico dell’interessato basata sull’art. 18 par. 1 lett. b del rego-
lamento (UE) n. 604/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio del
26 giugno 2013 che stabilisce i criteri e i meccanismi di determinazione
dello Stato membro competente per l’esame di una domanda di protezione
internazionale presentata in uno degli Stati membri da un cittadino di un
paese terzo o da un apolide (rifusione) (Gazzetta ufficiale dell’Unione eu-
ropea [GU] L 180/31 del 29.6.2013; di seguito: RD III).
A.c Il (...) febbraio 2022, si è tenuta con l’interessato un’audizione relativa
al rilevamento dei suoi dati personali, allorché invece il (...) febbraio 2022
egli ha sostenuto il colloquio personale Dublino. Nel corso di quest’ultima
audizione il richiedente è stato segnatamente informato circa il fatto che il
diritto di essere sentito in merito alla responsabilità per lo svolgimento della
sua procedura d’asilo secondo il RD III non gli sarebbe stato concesso in
tale sede, nonché che viste le sue allegazioni, la SEM ritenesse opportuno
ascoltarlo nell’ambito di un’audizione relativa alla tratta di esseri umani (di
seguito: TEU).
A.d La Slovenia, il 25 febbraio 2022, ha accolto la richiesta di ripresa in
carico in virtù dell’art. 18 par. 1 lett. b RD III.
A.e Con scritto dell’8 marzo 2022, la rappresentante legale dell’interes-
sato, ha trasmesso alla SEM il rapporto (...) del 7 marzo 2022, che eviden-
zia un trascorso di tratta di esseri umani in C._ del predetto.
A.f In data (...) aprile 2022, si è tenuta con il richiedente l’audizione TEU,
nell’ambito della quale sono stati constatati dalla SEM degli indizi che l’in-
teressato sia una potenziale vittima di TEU in C._, e gli è stato
quindi comunicato che il suo caso sarebbe stato segnalato alle competenti
autorità di perseguimento penale, nonché che avrebbe avuto diritto ad un
periodo di recupero e di riflessione di almeno 30 giorni in accordo con
l’art. 13 della Convenzione sulla lotta contro la tratta di esseri umani del
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16 maggio 2005 (RS 0.311.543, di seguito: Conv. tratta). Inoltre, è stata
data l’opportunità all’interessato di esprimersi circa eventuali motivi che si
opporrebbero alla competenza della Slovenia per l’esame della sua do-
manda d’asilo.
A.g A seguito della predetta audizione, la SEM ha quindi concesso all’inte-
ressato, con missiva del 12 aprile 2022, un periodo di recupero e di rifles-
sione di 30 giorni, dal 13 aprile 2022 fino al 13 maggio 2022. Allo scadere
del predetto termine, in data 13 maggio 2022, il richiedente ha trasmesso
all’autorità inferiore il suo consenso a collaborare con le autorità di perse-
guimento penale svizzere. Nello stesso contesto, egli ha pure formulato
alcune osservazioni contrarie alla sua eventuale riammissione in Slovenia.
A.h Con comunicazione del 17 maggio 2022, la SEM ha segnalato all’(...)
([...]) il caso di sospetto di vittima di TEU per il richiedente. Il 28 giu-
gno 2022 quest’ultimo ufficio ha risposto che, dopo i dovuti accertamenti,
non avrebbero per il momento intrapreso ulteriori passi procedurali, re-
stando però sempre aperta la possibilità per l’interessato di costituirsi quale
vittima TEU presso il competente posto di polizia cantonale.
A.i L’11 luglio 2022, la rappresentante legale, ha inoltrato alla SEM delle
osservazioni nelle quali ha chiesto che l’insorgente fosse attribuito ad un
Cantone, visto il superamento dei 140 giorni previsti per il soggiorno presso
un Centro federale d’asilo (CFA). Ha inoltre ribadito quanto già sostenuto
nel suo scritto del 13 maggio 2022.
A.j Tramite comunicazione del 28 luglio 2022, l’autorità preposta elvetica
ha informato la sua omologa slovena, che il richiedente è una potenziale
vittima di traffico di esseri umani.
B.
Con decisione del 2 agosto 2022, notificata il giorno seguente (cfr. atto
n. [{...}]-84/1), la SEM non è entrata nel merito della summenzionata do-
manda d’asilo ai sensi dell’art. 31a cpv. 1 lett. b della legge sull’asilo del
26 giugno 1998 (LAsi, RS 142.31), pronunciando nel contempo l’allontana-
mento (recte: trasferimento) dell’interessato verso la Slovenia e l’esecu-
zione del medesimo provvedimento, precisando che un eventuale ricorso
contro la decisione non ha effetto sospensivo.
C.
Il 10 agosto 2022 (cfr. risultanze processuali), l’interessato è insorto con
ricorso avverso la succitata decisione al Tribunale amministrativo federale
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(di seguito: il Tribunale), postulando in limine la concessione dell’effetto so-
spensivo al ricorso e la sospensione dell’esecuzione della decisione impu-
gnata quale misura supercautelare. In via principale, l’insorgente ha con-
cluso all’annullamento del provvedimento avversato e che gli atti siano re-
stituiti alla SEM per l’esame nazionale della domanda d’asilo del ricorrente.
In via subordinata, ha postulato la restituzione degli atti all’autorità inferiore
per i necessari complementi istruttori. Altresì, il medesimo ha presentato
istanza di concessione dell’assistenza giudiziaria, nel senso dell’esenzione
dal versamento delle spese processuali e dal relativo anticipo.
Quale nuovo documento, l’insorgente ha prodotto copia della lettera am-
bulatoriale del 7 aprile 2022 dell’(...) di D._.
D.
L’11 agosto 2022, il giudice dell’istruzione competente, ha sospeso provvi-
soriamente l’esecuzione dell’allontanamento quale misura supercautelare.
E.
Con scritto datato 23 agosto 2022 (inviato il 24 agosto 2022 e ricevuto il
25 agosto 2022, cfr. risultanze processuali), la rappresentante legale
dell’insorgente, ha informato il Tribunale che, dalla lista dei richiedenti
l’asilo “attivi” tramessa alla protezione giuridica quotidianamente, avrebbe
rilevato che l’insorgente sarebbe stato ricoverato dal (...) fino al (...) presso
l’(...) di D._, senza tuttavia disporre di maggiori informazioni al ri-
guardo, e che non appena ne entrerà in possesso, trasmetterà i relativi
referti medici.
Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti negli scritti verranno ripresi nei
considerandi qualora risultino decisivi per l’esito della vertenza.

Diritto:
1.
Le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla LTF,
in quanto la legge sull’asilo (LAsi, RS 142.31) non preveda altrimenti (art. 6
LAsi).
Il ricorso, presentato tempestivamente (art. 108 cpv. 3 LAsi) contro una de-
cisione in materia di asilo della SEM (art. 6 e 105 LAsi; art. 31-33 LTAF), è
di principio ammissibile sotto il profilo degli art. 5, 48 cpv. 1 lett. a–c e
art. 52 cpv. 1 PA. Occorre pertanto entrare nel merito del ricorso.
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2.
Con ricorso al Tribunale, possono essere invocati la violazione del diritto
federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti giuridicamente rile-
vanti (art. 106 cpv. 1 LAsi). Il Tribunale non è vincolato né dai motivi addotti
(art. 62 cpv. 4 PA), né dalle considerazioni giuridiche della decisione impu-
gnata, né dalle argomentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2).
Inoltre si osserva come il Tribunale, adito con un ricorso contro una deci-
sione di non entrata nel merito di una domanda d’asilo, si limita ad esami-
nare la fondatezza di una tale decisione (cfr. DTAF 2017 VI/5 consid. 3.1).
3.
Giusta l’art. 111a cpv. 1 LAsi, il Tribunale rinuncia allo scambio di scritti.
4.
4.1 Dal profilo formale, l’insorgente si prevale nel suo ricorso di una viola-
zione del suo diritto di essere sentito nonché del principio inquisitorio da
parte dell’autorità inferiore, censure che sono da esaminare in primo luogo.
A mente dell’insorgente, il procedere della SEM, che lo avrebbe ascoltato
a margine dell’audizione TEU circa l’eventuale competenza della tratta-
zione della sua domanda d’asilo da parte della Slovenia, sarebbe contrario
alla logica del periodo di riflessione e ristabilimento che dovrebbe permet-
tere alla vittima di tratta di rielaborare quanto vissuto e di poter esprimere
in modo completo le proprie ragioni. Inoltre, essendo che nell’ambito
dell’audizione TEU, non gli è stata consegnata una sintesi del colloquio –
come invece verrebbe fatto al termine del colloquio Dublino nel contesto
del quale normalmente verrebbe concesso al richiedente anche il diritto di
essere sentito in merito alla competenza Dublino – o perlomeno un estratto
del verbale relativo alla predetta questione, il suo diritto di essere sentito
sarebbe stato violato, nonché non sarebbe stata compiuta un’istruzione
completa della sua domanda d’asilo da parte della SEM. Concernente il
suo stato di salute, la predetta autorità sarebbe incorsa in un accertamento
dei fatti erroneo ed incompleto nonché in una violazione del diritto federale
allorché indicherebbe nella decisione avversata che il suo stato di salute è
chiaro. Difatti, l’autorità inferiore avrebbe dovuto approfondire lo stesso ef-
fettuando una perizia medica completa (tramite la compilazione del cosid-
detto F4), per poter effettivamente stabilire il suo stato valetudinario. In tale
contesto, non avrebbe in particolare verificato gli effetti che un trasferi-
mento verso la Slovenia potrebbe produrre sul ricorrente.
4.2 Nelle procedure d’asilo – così come nelle altre procedure di natura am-
ministrativa – si applica il principio inquisitorio. Ciò significa che l’autorità
competente deve procedere d’ufficio all’accertamento esatto e completo
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dei fatti giuridicamente rilevanti (art. 6 LAsi; art. 12 PA). In concreto, essa
deve procurarsi la documentazione necessaria alla trattazione del caso,
chiarire le circostanze giuridiche ed amministrare a tal fine le opportune
prove a riguardo. Il principio inquisitorio non dispensa comunque le parti
dal dovere di collaborare all’accertamento dei fatti ed in modo particolare
dall’onere di provare quanto sia in loro facoltà e quanto l’amministrazione
o il giudice non siano in grado di delucidare con mezzi propri (art. 13 PA ed
art. 8 LAsi; DTAF 2019 I/6 consid. 5.1). Fatti che non sono rilevanti per la
decisione; che l’autorità è convinta siano già stati provati o che si presu-
mono veri a favore delle parti interessate non impongono lo svolgimento di
indagini supplementari (cfr. KRAUSKOPF/EMMENEGGER/BABEY in: Wald-
mann/Weissenberger [ed.], Praxiskommentar VwVG, 2a ed. 2016, n. 17 ad
art. 12 PA). L’autorità può rinunciare a procedere ad altre misure d’istru-
zione allorché le prove amministrate le abbiano permesso di formarsi una
propria convinzione o che, procedendo ad un apprezzamento anticipato in
modo non arbitrario delle prove ancora offerte, le stesse appaiano chiara-
mente ininfluenti ai fini del giudizio, non potendo in altri termini condurla a
modificare la propria opinione (cfr. per tutto tra le altre la sentenza del Tri-
bunale D-2729/2021 del 18 giugno 2021 consid. 4.2.3 con ulteriori rif. cit.).
4.3 Dal canto suo, il diritto di essere sentiti fa parte delle garanzie proce-
durali generali previste dalla Costituzione; esso è consacrato all’art. 29
cpv. 2 Cost., e comprende il diritto, per la persona interessata, di prendere
conoscenza dell’incarto, di esprimersi in merito agli elementi pertinenti
prima che una decisione sia emanata nei suoi confronti, di produrre delle
prove pertinenti, di ottenere che sia dato seguito alle sue offerte in tal
senso, di partecipare all’amministrazione delle prove essenziali o almeno
di poter esprimersi sul suo risultato, se ciò può influenzare la decisione da
emanare.
4.4 Dapprima, seppure si dia atto all’insorgente che, in principio, il cosid-
detto “diritto di essere sentito Dublino” venga concesso dalla SEM nell’am-
bito del colloquio personale ai sensi dell’art. 5 RD III, tuttavia nel caso spe-
cifico l’autorità inferiore ha ritenuto di permettere allo stesso di esprimersi
anche in questo ambito nell’audizione TEU che si è svolta successiva-
mente al colloquio Dublino, informandolo di conseguenza (cfr. n. 22/2,
pag. 2). Né il ricorrente, né la rappresentante legale che era presente al
succitato colloquio, si sono opposti a tale procedere. E questo neppure nei
loro scritti seguenti (cfr. n. 46/11 e 71/2), malgrado ne abbiano avuto ampia
possibilità. Peraltro, le sue ragioni contrarie ad un trasferimento verso la
Slovenia appaiono essere state addotte integralmente dall’insorgente nel
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corso dell’audizione TEU (cfr. n. 35/17, D91 segg., pag. 16), e la sua rap-
presentante legale è anche potuta intervenire in tale contesto, ponendo i
relativi quesiti all’insorgente (cfr. n. 35/17, D96, pag. 16). Non traspaiono
inoltre dall’esame dell’incarto, elementi supplementari che il ricorrente non
avrebbe già sollevato in quest’ultimo ambito, e neanche se ne è prevalso
nel suo ricorso. In tal senso, non si ravvisa neppure una violazione del suo
diritto di essere sentito, nel fatto che non gli sia stato consegnato l’estratto
del verbale TEU concernente la questione della competenza della
Slovenia. Ciò in quanto, non soltanto il ricorrente non ne ha mai richiesto
la consultazione prima dell’emissione della decisione della SEM – che gli
è stata comunque concessa con quest’ultima – ma nemmeno si prevale di
elementi concreti nel suo ricorso, che fondino un qualsivoglia pregiudizio
che gli sarebbe derivato da tale omissione, malgrado potesse esprimersi
compiutamente anche in tale contesto. Per il resto, l’autorità inferiore nella
decisione avversata ha spiegato le ragioni per le quali un trasferimento
dell’insorgente verso la Slovenia non violerebbe le disposizioni internazio-
nali applicabili in materia. Inoltre, in relazione allo stato di salute dell’insor-
gente, l’autorità inferiore si è premurata di avere la documentazione medica
sufficiente, ove sono poste chiaramente sia le diagnosi del ricorrente che il
trattamento seguito attualmente dal medesimo. Malgrado l’insorgente ad-
duca che la SEM avrebbe dovuto approfondire ulteriormente il suo stato di
salute, in particolare che la valutazione dell’impatto dell’allontanamento
sulla salute psicofisica del ricorrente non sarebbe stata effettuata, egli non
ha tuttavia apportato alcun elemento medico supplementare che supporte-
rebbe tale conclusione. Riguardo poi l’effetto che un suo allontanamento
dalla Svizzera potrebbe avere, risulta dalla decisione avversata, a diffe-
renza di quanto sostenuto dall’insorgente nel gravame, che l’autorità infe-
riore – dopo aver citato correttamente le diverse diagnosi e i trattamenti
poste rispettivamente ricevuti dal medesimo – si sia pure espressa in modo
limpido (cfr. pag. 8 segg.). Pertanto, il Tribunale considera che dei comple-
menti d’istruzione in riferimento allo stato valetudinario del ricorrente, non
fossero necessari per statuire in conoscenza di causa nella fattispecie.
4.5 Visto quanto precede, appare che l’accertamento dei fatti da parte
dell’autorità sindacata, sia stato stabilito sufficientemente ed in modo
esatto. Inoltre nessuna violazione del diritto di essere sentito è ravvisabile
nel procedere dell’autorità inferiore. Le censure sollevate dall’insorgente in
merito, in quanto infondate, sono quindi integralmente respinte.
5.
5.1 Nella presente disamina, occorre ora determinare se l’autorità inferiore
poteva applicare l’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi, disposizione secondo la quale
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non si entra nel merito di una domanda di asilo se il richiedente può partire
alla volta di uno Stato terzo cui compete, in virtù di un trattato internazio-
nale, l’esecuzione della procedura d’asilo e d’allontanamento. Prima di ap-
plicare la precitata disposizione, la SEM esamina la competenza relativa al
trattamento di una domanda di asilo secondo i criteri previsti dal RD III. Se
in base a questo esame è individuato un altro Stato quale responsabile per
l’esame della domanda di asilo, la SEM pronuncia la non entrata nel merito
previa accettazione, espressa o tacita, di ripresa in carico del richiedente
l’asilo da parte dello stato in questione (cfr. DTAF 2017 VI/5 consid. 6.2).
Giusta l’art. 3 par. 1 RD III, la domanda di protezione internazionale è esa-
minata da un solo Stato membro, ossia quello individuato in base ai criteri
enunciati al capo III (art. 7–15). Nel caso di una procedura di ripresa in
carico (inglese: take back) – come è il caso di specie – di principio non
viene effettuato un nuovo esame di determinazione dello Stato membro
competente secondo il capo III RD III (cfr. DTAF 2017 VI/5 consid. 6.2 con
rif. cit.). Inoltre, la determinazione dello Stato membro competente avviene
sulla base della situazione esistente al momento in cui il richiedente ha
presentato domanda di protezione internazionale (art. 7 par. 2 RD III).
5.2 Secondo l’art. 18 par. 1 lett. b RD III, lo Stato membro competente è
tenuto a riprendere in carico – in ossequio alle condizioni poste agli art. 23,
24, 25 e 29 – il richiedente la cui domanda è in corso d’esame e che ha
presentato domanda in un altro Stato membro oppure si trova nel territorio
di un altro Stato membro senza un titolo di soggiorno.
5.3 Tuttavia, qualora sia impossibile trasferire un richiedente verso lo Stato
membro inizialmente designato come competente in quanto si hanno fon-
dati motivi di ritenere che sussistano delle carenze sistemiche nella proce-
dura di asilo e nelle condizioni di accoglienza di richiedenti, che implichino
il rischio di un trattamento inumano o degradante ai sensi dell’art. 4 della
Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea (GU C 364/1 del
18.12.2000; di seguito: CartaUE), lo Stato membro che ha avviato la pro-
cedura di determinazione dello Stato membro competente prosegue
l’esame dei criteri di cui al capo III per verificare se un altro Stato membro
possa essere designato come competente (art. 3 par. 2 RD III).
5.4
5.4.1 Nel caso in rassegna, vista la richiesta di ripresa in carico fondata
sull’art. 18 par. 1 lett. b RD III (cfr. n. 13/5), nonché l’esplicita accettazione
della medesima da parte della Slovenia (cfr. n. 24/1 e 25/1), la competenza
di quest’ultimo Stato membro per la trattazione della domanda d’asilo del
richiedente, è di principio data.
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5.4.2 Ciononostante l’insorgente contesta la stessa, sostenendo che siano
rilevabili nel procedere della domanda di ripresa in carico da parte della
SEM alla Slovenia delle lacune formali che invaliderebbero la competenza
di quest’ultima nella trattazione della sua domanda d’asilo.
5.4.2.1 Dapprima ritiene che l’autorità inferiore avrebbe dovuto attendere
che egli sostenesse il colloquio Dublino prima di trasmettere le informazioni
a lui relative alle autorità slovene, facendo invece credere a queste ultime,
così come formulato nella domanda di ripresa in carico, che avesse già
effettuato un colloquio, che di fatto sarebbe invece avvenuto soltanto dopo
la richiesta di ripresa in carico alla Slovenia. Il Tribunale, osserva tuttavia
in merito che le informazioni comunicate dalla SEM all’autorità competente
slovena nella domanda di ripresa in carico, si fondano esclusivamente sulle
informazioni evinte dalla banca dati Eurodac (cfr. n. 10/1) nonché su
quanto raccolto dalla prima al momento dell’arrivo dell’insorgente al CFA
(cfr. n. 3/2), come segnalato peraltro anche dalla SEM nella richiesta di ri-
presa in carico (“At his arrival in Switzerland he indicated that [...]”, cfr.
n. 13/5), e non come supposto invece erroneamente dal ricorrente, sulle
dichiarazioni da lui rilasciate nel corso del verbale di rilevamento dei dati
personali (cfr. n. 19/10) – che si rimarca è inoltre avvenuto dopo la do-
manda di ripresa in carico alla Slovenia. L’autorità inferiore, sulla base di
tali indizi, poteva quindi validamente e legittimamente già richiedere la ri-
presa in carico dell’insorgente, senza attendere che quest’ultimo effet-
tuasse il colloquio Dublino. Inoltre, la formulazione della domanda di ri-
presa in carico alle autorità slovene, non risulta né erronea né traente in
inganno le autorità slovene, circa l’effettuazione di un colloquio Dublino,
che non è in alcun modo citato né accluso nella domanda di ripresa in ca-
rico.
5.4.2.2 Proseguendo, nel suo gravame l’interessato sostiene che la rispo-
sta automatica ottenuta dalla Slovenia in relazione alla segnalazione da
parte della Svizzera che egli sia una potenziale vittima di TEU (cfr. n. 78/1
e 79/1), non sia sufficiente per una presa in carico adeguata del richiedente
caratterizzato da una forte vulnerabilità e fragilità, ritenendo che in specie
la SEM avrebbe dovuto richiedere delle garanzie specifiche in tal senso.
Egli osserva infatti che considerando anche il contesto sloveno già sovrac-
carico dal flusso di richiedenti l’asilo (...), come pure l’accoglienza ed il se-
guito medico che gli sarebbe già stato riservato in Slovenia – ove gli avreb-
bero voluto amputare una gamba – vi siano dei seri indizi di carenze siste-
miche nel sistema d’accoglienza d’asilo sloveno. Qualora egli venisse rin-
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viato nel predetto Stato membro, vi sarebbero quindi fondati motivi di rite-
nere che egli possa essere vittima di trattamenti inumani e degradanti ex
art. 4 CartaUE e art. 3 CEDU.
In maniera del tutto generale, il Tribunale rileva dapprima che quo alla pro-
cedura di asilo e di accoglienza dei richiedenti in Slovenia, anche a causa
del citato afflusso di richiedenti l’asilo dall’E._ – situazione che pe-
raltro riguarda tutta l’Europa, non esclusa in alcun modo la Svizzera – an-
che all’ora attuale non vi sono fondati motivi di ritenere che sussistano ca-
renze sistemiche che implichino il rischio di un trattamento inumano o de-
gradante ai sensi dell’art. 4 CartaUE (cfr. art. 3 par. 2 2a frase RD III). Il
ricorrente non apporta difatti neppure con il gravame, alcun elemento con-
creto e circostanziato che faccia dubitare che la Slovenia, che è legata alla
CartaUE e firmataria della CEDU, della Convenzione del 10 dicem-
bre 1984 contro la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, inumani o
degradanti (Conv. tortura, RS 0.105), della Convenzione del 28 luglio 1951
sullo statuto dei rifugiati (Conv. rifugiati, RS 0.142.30), oltre che del relativo
Protocollo aggiuntivo del 31 gennaio 1967 (RS 0.142.301), non applichi le
disposizioni precitate. Nulla permette inoltre di ritenere l’esistenza di una
pratica attuale avverata di violazione sistematica delle norme comunitarie
minime in materia nel succitato Paese, che condurrebbero al pericolo di
trattamenti contrari ai sensi dell’art. 4 CartaUE o 3 CEDU (cfr. a tal propo-
sito anche le sentenze del Tribunale D-421/2022 del 4 febbraio 2022 con-
sid. 11.3, D-244/2022 del 24 gennaio 2022 consid. 7.3). Dalle tavole pro-
cessuali non sono nemmeno ravvisabili motivi per i quali vi sia da ritenere
che la Slovenia non rispetterebbe il principio di non-respingimento rin-
viando l’insorgente in un Paese dove la sua vita, la sua integrità fisica o la
sua libertà sarebbero minacciate per uno dei motivi menzionati all’art. 3
cpv. 1 LAsi, o dal quale rischierebbe di essere costretto a recarsi in un
Paese di tale genere. Nel caso specifico poi, l’autorità inferiore ha adem-
piuto a livello procedurale a tutti i suoi obblighi che le si imponevano in
materia di TEU (si rinvia a tal proposito a quanto sancito nella
DTAF 2016/27; cfr. anche la sentenza del Tribunale D-2484/2022 del
24 giugno 2022 consid. 5.1 e 5.2). La SEM ha difatti identificato l’insor-
gente quale potenziale vittima di tratta, gli ha concesso un termine di rifles-
sione di 30 giorni ai sensi dell’art. 13 Conv. tratta e ha raccolto il suo as-
senso allo svolgimento di un’indagine penale, informandone compiuta-
mente (...). Nessun atto penalmente reprensibile risulta verosimilmente es-
sere stato compiuto in Svizzera o in Slovenia. Peraltro, alla fine delle inda-
gini svolte in Svizzera, l’autorità elvetica competente ha informato la sua
omologa slovena che il richiedente è stato identificato su suolo svizzero
quale potenziale vittima di tratta di esseri umani. Tale informativa è stata
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notificata regolarmente alle autorità slovene (cfr. n. 79/1), che del resto
sono pure tenute al rispetto degli obblighi derivanti in particolare dalla
Conv. tratta e dal Protocollo addizionale della Convenzione delle Nazioni
Unite contro la criminalità organizzata transnazionale per prevenire, repri-
mere e punire la tratta di persone, in particolare di donne e bambini del
15 novembre 2000 (RS 0.311.542) che la Slovenia ha pure ratificato. Su
questi presupposti, ed in assenza di ulteriori accertamenti da svolgere su
territorio elvetico, la SEM poteva quindi partire legittimamente dall’assunto
che gli obblighi che le si imponevano in materia d’asilo siano stati osse-
quiati. La richiesta di garanzie particolari di presa in carico dell’insorgente,
nell’ambito della questione TEU, non si imponeva quindi in alcun modo in
specie. Da ultimo, il fatto che in Slovenia secondo le dichiarazioni rese
dall’insorgente volessero amputargli una gamba allorché in Svizzera gli
avrebbero invece riferito di dovergli amputare che le dita dei piedi (cfr.
n. 35/17, D91, pag. 16), non rimette in alcun modo in dubbio la presunzione
secondo la quale la Slovenia rispetta la sicurezza dei richiedenti l’asilo, in
particolare il diritto alla trattazione della propria domanda secondo una pro-
cedura giusta ed equa e garantire una protezione conforme al diritto inter-
nazionale ed europeo (cfr. a tal proposito la direttiva 2013/32/UE del Par-
lamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 recante procedure co-
muni ai fini del riconoscimento e della revoca dello status di protezione
internazionale [di seguito: direttiva procedura]; direttiva 2013/33/UE del
Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 recante norme re-
lative all’accoglienza dei richiedenti protezione internazionale [di seguito:
direttiva accoglienza]; tra le tante la sentenza del Tribunale E-44/2022
dell’11 gennaio 2022 consid. 5.2.1). Difatti, anche se tale eventuale valuta-
zione medica risulta divergere, tuttavia il richiedente non spiega neppure
nel gravame concretamente, quali mancanze nel sistema medico sloveno
gli avrebbero comportato un pregiudizio serio e grave tanto da rientrare
nell’ambito delle disposizioni succitate, essendo che dalle medesime as-
serzioni dello stesso si rileva come questi abbia potuto accedere al sistema
di cure sloveno – anche ospedaliero – (cfr. n. 35/17, D96, pag. 16) e che è
per sua scelta che non si è fatto curare oltre in Slovenia abbandonando il
campo dove si trovava alloggiato (cfr. n. 35/17, D19, pag. 8). L’afferma-
zione poi che in ospedale gli avrebbero negato di poter andare in bagno,
poiché doveva rientrare al campo (cfr. n. 35/17, D19, pag. 8; D96, pag. 16),
non risulta essere per nulla circostanziata, e non appare pertanto atta in
alcun modo a confutare la presunzione succitata.
5.4.2.3 Conseguentemente, alla luce di tutto quanto precede, l’applica-
zione dell’art. 3 par. 2 2a frase RD III non si giustifica nel caso di specie.
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6.
6.1 Nella misura in cui il ricorrente asserisce nel suo gravame che un suo
allontanamento verso la Slovenia, sia dal profilo del suo stato di salute che
per il fatto di essere stato ritenuto vittima di TEU, comporterebbe la viola-
zione dell’art. 4 CartaUE e 3 CEDU, rispettivamente di norme della Conv.
tratta, in quanto vi sarebbe il serio rischio per l’interessato d’un canto di
subire dei trattamenti contrari alle succitate disposizioni, e d’altro canto di
interrompere il percorso di recupero in corso in Svizzera, occorre valutare
se l’art. 17 par. 1 RD III (clausola di sovranità), rispettivamente l’art. 29a
cpv. 3 dell’Ordinanza 1 sull’asilo relativa a questioni procedurali
dell’11 agosto 1999 (OAsi 1, RS 142.311; disposizione che concretizza in
diritto interno svizzero la clausola di sovranità), possa trovare applicazione
in specie.
6.2 Giusta l’art. 17 par. 1 RD III, in deroga ai criteri di competenza sopra
definiti, ciascuno Stato membro può decidere di esaminare una domanda
di protezione internazionale presentata da un cittadino di un paese terzo o
da un apolide, anche se tale esame non gli compete. Altresì, ai sensi
dell’art. 29a cpv. 3 OAsi 1, se “motivi umanitari” lo giustificano la SEM può
entrare nel merito della domanda anche qualora giusta il RD III un altro
Stato sarebbe competente per il trattamento della domanda. La SEM,
nell’applicazione dell’art. 29a cpv. 3 OAsi 1, dispone di potere di apprezza-
mento (cfr. DTAF 2015/9 consid. 7 seg.). Al contrario, se il trasferimento del
richiedente nel paese di destinazione contravviene ad una norma impera-
tiva del diritto internazionale, tra cui quelle della CEDU, l’autorità inferiore
è obbligata ad applicare la clausola di sovranità e ad entrare nel merito
della domanda d’asilo ed il Tribunale dispone di potere di controllo al ri-
guardo (cfr. DTAF 2015/9 consid. 8.2.1).
6.3
6.3.1 In primo luogo, per quanto attiene allo stato di salute dell’insorgente,
occorre dapprima osservare che il respingimento forzato di persone che
soffrono di problemi medici, costituisce una violazione dell’art. 3 CEDU uni-
camente in circostanze eccezionali. Ciò risulta essere il caso segnata-
mente laddove la malattia dell’interessato si trovi ad uno stadio a tal punto
avanzato o terminale da lasciar presupporre che, a seguito del trasferi-
mento, la sua morte appaia come una prospettiva prossima (cfr. sentenza
della CorteEDU N. contro Regno Unito del 27 maggio 2008, 26565/05;
DTAF 2011/9 consid. 7.1). Una violazione dell’art. 3 CEDU può però anche
sussistere qualora vi siano dei seri motivi per ritenere che la persona, in
assenza di trattamenti medici adeguati nello Stato di destinazione, sarà
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confrontata ad un reale rischio di un grave, rapido ed irreversibile peggio-
ramento delle condizioni di salute comportante delle intense sofferenze o
una significativa riduzione della speranza di vita (cfr. sentenza della Cor-
teEDU Paposhvili contro Belgio del 13 dicembre 2016, 41738/10, §181
segg.).
6.3.2 Sulla base della copiosa documentazione medica agli atti, risulta che
dal profilo somatico, il ricorrente ha subito tre operazioni ai piedi per ustioni
da congelamento con sovrainfezione da MRSA, le quali sono state ese-
guite con successo, con deambulazione libera e per le quali tutt’ora il ricor-
rente riceve delle regolari medicazioni (cfr. n. 8/3, 9/2, 16/1, 20/2, da 27/2
a 29/2, da 31/3 a 34/4, 38/1, 39/2, 41/3, 45/3, 47/3, 49/2, 54/3, 55/2, 57/3,
58/2, 59/3, 60/2, 62/3, 68/3, 69/3, 70/4, 72/3, 73/3, 74/3, 76/3, 86/3, 92/3 e
lettera ambulatoriale del 7 aprile 2022 prodotta con il ricorso). Dall’ultimo
certificato medico a disposizione prima dell’emissione della decisione av-
versata, datato 22 luglio 2022, si evidenzia come la lesione al I dito del
piede destro appaia in particolare essere non infiammata, e si è proceduto
alla disinfezione con Octenisept, ed alla medicazione con Ialugen plus
garza monostrato, garze TNT e garza e bendino autoadesivo. Decorso fa-
vorevole visibile anche negli ultimi F2 all’incarto rispettivamente del 4 ago-
sto 2022 (cfr. n. 86/3) e del 18 agosto 2022 (cfr. n. 92/3). Durante quest’ul-
tima visita di medicazione, ove si è applicato Jelonet, si è riscontrata solo
un’escoriazione a livello apicale del I dito del piede sinistro, senza flogosi
o segni di ipergranulazione. L’insorgente soffre inoltre di un (...) (cfr. n. 9/2,
40/3, 41/3, 42/2, 48/2 e 65/2), che ha avuto un’evoluzione favorevole sotto
trattamento conservativo (cfr. n. 48/2), con delle (...) che si sono internaliz-
zate, e che continua a curare con un trattamento a base di Daflon in modo
regressivo (cfr. n. 65/2). Al ricorrente sono inoltre stati diagnosticati: una
dermatite atopica al cuoio capelluto (cfr. n. 40/3 e 41/3), un dolore dorsale
di verosimile origine muscolare DD favorito da xerodermia DD funzionale
(cfr. n. 63/2), ed una distorsione moderata della caviglia destra (cfr. n. 65/2)
che appaiono essere stati trattati e nel frattempo risolti, non essendoci agli
atti ulteriore documentazione in merito e non avendo il ricorrente apportato
degli elementi contrari a tale conclusione nel suo gravame. Per quanto poi
attiene l’evenienza che il ricorrente sarebbe stato ricoverato dal (...) al (...)
presso l’(...) di D._, secondo la rappresentante legale (cfr. supra
lett. E), tale circostanza non è suffragata da alcun mezzo di prova, né ri-
sulta dagli atti all’incarto. Non è peraltro indicato dalla rappresentante le-
gale neppure il motivo del ricovero, e ciò malgrado risulti che l’insorgente il
(...) fosse nuovamente presente nel Centro di F._, in quanto vi
avrebbe pure ricevuta l’ultima medicazione ai piedi (cfr. n. 92/3), e quindi
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non si spiega come quest’ultimo non avrebbe potuto fornire maggiori infor-
mazioni in merito, se ritenute rilevanti per la causa. In tale contesto, si ram-
menta difatti come il Tribunale non è tenuto a prendere in considerazione
il potenziale insorgere di ulteriori affezioni non ancora diagnosticate o so-
spettate, essendo determinante lo stato di fatto presente al momento della
decisione (cfr. DTAF 2012/21 consid. 5.1; 2010/44 consid. 3.6). Il Tribunale
ritiene pertanto di non dover attendere ulteriore ipotetica documentazione
medica da parte del ricorrente, in quanto la sua situazione valetudinaria
risulta essere stata chiarita a sufficienza tenuto conto delle questioni giuri-
diche che si ponevano in specie (cfr. tra le altre la sentenza di riferimento
del Tribunale D-4235/2021 del 19 aprile 2022 consid. 6.2 con ulteriori rif.
cit.).
Dal profilo psichiatrico, una diagnosi di disturbo post-traumatico da stress
è stata posta nel (...) del 2022 (cfr. n. 30/2), che è rimasta invariata anche
durante i consulti psichiatrici regolari che ne sono seguiti, con invece un
adeguamento da parte dello psichiatra curante della terapia farmacologica
secondo le necessità (cfr. n. 32/2, 43/3, 44/2, 52/2, 56/2, 61/2, 66/2, 75/2 e
77/2), da ultimo con la prescrizione di Zyprexa 5 mg, Zolpidem 10 mg, Pan-
topazole 40 mg, Citalopram 20 mg nonché se insonnia ed in riserva, Te-
mesta 1 mg (cfr. n. 77/2 e 88/2). Si osserva inoltre in tale ambito, come il
ricorrente abbia dovuto essere ricoverato dapprima coattivamente il (...),
poi volontariamente presso la (...) (di seguito: [...]) di D._ sino al
(...), a causa della presenza di idee di morte nel contesto dell’opposizione
da lui manifestata ad un eventuale suo ritorno in Slovenia (cfr. n. 43/3 e
46/11).
6.4 Il Tribunale, fondandosi sulla documentazione medica testé citata,
senza voler sminuire in alcun modo la portata delle affezioni di cui soffre
tutt’ora l’insorgente, ritiene come nessun indizio all’incarto o apportato con
il gravame da quest’ultimo, permette di considerare che egli non sarà in
grado di viaggiare o che il suo trasferimento in Slovenia rappresenterebbe
un pericolo concreto per la sua salute secondo la giurisprudenza succitata.
Il fatto che l’interessato sia dovuto essere ospedalizzato per qualche
giorno, come pure che anche in colloqui psichiatrici successivi (da ultimo
in quello avvenuto l’11 agosto 2022), si sia espresso sfavorevolmente ad
un suo trasferimento in Slovenia, non conduce ad altra conclusione. Difatti,
anche il rischio di suicidio o il tentativo di suicidio commesso da una per-
sona per la quale è stato pronunciato l’allontanamento, non costituisce, di
per sé solo, un ostacolo all’esecuzione dell’allontanamento o del trasferi-
mento, sin tanto che la persona interessata sia in grado di viaggiare e che
delle misure concrete (adattate allo stato di salute della persona) siano
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adottate per prevenire la realizzazione di tali atti (cfr. DTAF 2017 VI/7 con-
sid. 6.4; tra le altre la sentenza del Tribunale F-2867/2022 del 6 lu-
glio 2022). Il Tribunale, pur essendo cosciente dell’impatto che la decisione
della SEM e dello stress legato al trasferimento possa avere sullo stato di
salute psichico del ricorrente, sulla base degli atti all’incarto ritiene tuttavia
che quest’ultimo non pregiudichi il suo trasferimento. Apparterrà poi alle
autorità incaricate dell’esecuzione di prendere le misure destinate ad evi-
tare ogni rischio nel quadro del rinvio e di assicurare una presa in carico
adeguata dell’interessato al suo ritorno in Slovenia, informando in maniera
precisa e completa le autorità slovene dell’arrivo e dei problemi di salute
dell’insorgente prima del suo trasferimento nel predetto Stato (cfr. art. 31
RD III). Paese, quest’ultimo, che dispone di un’infrastruttura sanitaria suffi-
ciente, alla quale il ricorrente può avere libero accesso come previsto dal
diritto comunitario (cfr. art. 19 par. 1 direttiva accoglienza; sentenze del Tri-
bunale E-269/2022 del 26 gennaio 2022 consid. 6.2 con ulteriori rif. cit.,
F-5473/2021 del 28 dicembre 2021 consid. 5.3). Come peraltro già sopra
considerato (cfr. supra consid. 5.4.2.2.), non vi sono indizi concreti all’in-
carto che lascino presagire che al ricorrente verrebbero negate le cure ed
i trattamenti medici necessari ed adeguati in Slovenia. Apparterrà inoltre ai
medici che seguono il ricorrente di prepararlo alla prospettiva del trasferi-
mento nel succitato Paese. In tal senso, si invita la rappresentante legale,
onde evitare eventuali peggioramenti futuri del suo stato di salute, di voler
prendere contatto con il medico curante psichiatra dell’insorgente, per di-
scutere delle modalità più opportune di comunicazione del contenuto della
presente sentenza a quest’ultimo. Sulla base di tali elementi, delle garanzie
di presa in carico dell’insorgente da parte della Slovenia, dal profilo stret-
tamente medico, non appaiono essere necessarie.
6.5 In secondo luogo, come già sopra considerato (cfr. consid. 5.4.2.2),
non v’è alcun elemento concreto agli atti che dimostri che le autorità slo-
vene abbiano cercato di rinviarlo in un Paese ove egli rischi di subire dei
trattamenti vietati dal diritto internazionale, ciò che peraltro egli non so-
stiene. L’insorgente non è neppure riuscito con le sue allegazioni poco so-
stanziate a comprovare che un suo trasferimento in Slovenia lo esporrebbe
effettivamente al rischio di vedere insoddisfatti i suoi bisogni esistenziali
minimi secondo la direttiva accoglienza, o ancora che lo Stato membro
succitato venga meno ai suoi obblighi derivanti dalla Conv. tratta, alla quale
essa pure è tenuta, e non gli assicuri quindi un seguito adeguato, se ne-
cessario, anche in tale ambito. Apparterrà difatti al ricorrente prevalersi dei
diritti offerti dalle diverse convenzioni e direttive alla quale la Slovenia è
parte, in particolare della Conv. tratta e della direttiva accoglienza, dinnanzi
alle autorità slovene competenti. Il Tribunale ritiene quindi che il ricorrente
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potrà beneficiare di un seguito idoneo in Slovenia anche dal profilo del suo
statuto di vittima potenziale di TEU, non essendo del resto rilevabili all’in-
carto o apportati con il gravame degli elementi concreti che facciano giun-
gere alla conclusione che l’insorgente segua in merito dei trattamenti spe-
cifici in Svizzera o che, nell’eventualità fossero necessari in futuro, gli stessi
non potrebbero essere effettuati o proseguiti anche in Slovenia. La neces-
sità di una permanenza su suolo elvetico del ricorrente per questo motivo,
come ritenuto invece nel gravame (cfr. p.to 10, pag. 11 seg.), non è per-
tanto in alcun modo ravvisabile.
6.6 Ne discende quindi che l’insorgente non ha fornito indizi seri suscettibili
di comprovare che le sue condizioni di vita o la sua situazione personale
sarebbero tali da contravvenire ad obbligazioni internazionali della
Svizzera in caso di esecuzione del suo trasferimento in Slovenia; o ancora
che la SEM non abbia proceduto ad un esame corretto e completo delle
allegazioni dell’interessato suscettibili di costituire dei “motivi umanitari” ai
sensi dell’art. 29a cpv. 3 OAsi 1. A tali condizioni, il Tribunale non può so-
stituire il suo libero apprezzamento a quello della SEM (cfr. supra con-
sid. 6.2).
Conseguentemente, non v’è ragione di applicare la clausola discrezionale
di cui all’art. 17 par. 1 RD III (clausola di sovranità).
7.
Di conseguenza, in mancanza dell’applicazione della succitata norma da
parte della Svizzera, la Slovenia è competente per il seguito della domanda
d’asilo e d’allontanamento del richiedente ai sensi del RD III ed è tenuta a
riprenderlo in carico in ossequio alle condizioni poste agli art. 23, 24, 25 e
29 del predetto Regolamento.
8.
Ne discende che è quindi a giusto titolo che la SEM non è entrata nel merito
della domanda d’asilo del ricorrente, in applicazione dell’art. 31a cpv. 1
lett. b LAsi ed ha pronunciato il suo trasferimento verso la Slovenia confor-
memente all’art. 44 LAsi, posto che il predetto non possiede un’autorizza-
zione di soggiorno in Svizzera (cfr. art. 32 lett. a OAsi 1). In conclusione, il
ricorso deve quindi essere respinto e la decisione dell’autorità inferiore con-
fermata.
9.
Le misure supercautelari pronunciate dal Tribunale l’11 agosto 2022 deca-
dono con la presente decisione finale.
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10.
Avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, le richieste tendenti d’un
canto alla concessione dell’effetto sospensivo al ricorso, e d’altro canto
all’esenzione dal versamento di un anticipo sulle spese processuali, risul-
tano essere senza oggetto.
11.
Da ultimo, visto l’esito della procedura, le spese processuali, che seguono
la soccombenza, sarebbero da porre a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1
e 5 PA nonché art. 3 lett. b del regolamento sulle tasse e sulle spese ripe-
tibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 feb-
braio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]). Tuttavia, non essendo state le con-
clusioni ricorsuali d’acchito sprovviste di possibilità di esito favorevole e
potendo partire dal presupposto che l’insorgente sia indigente, v’è luogo di
accogliere la domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa
dal pagamento delle spese processuali (art. 65 cpv. 1 PA).
12.
La presente decisione non concerne una persona contro la quale è pen-
dente una domanda d’estradizione presentata dallo Stato che ha abban-
donato in cerca di protezione, e pertanto non può essere impugnata con
ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale (art. 83 lett. d cifra
1 LTF). La pronuncia è quindi definitiva.
(dispositivo alla pagina seguente)
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