Decision ID: 78aa237d-9016-53c1-b79d-5bbab02a180c
Year: 2017
Language: it
Court: TI_TCAS
Chamber: TI_TCAS_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: social_law

ritenuto, in fatto
1.1. RI 1, in data 15 gennaio 2016 ha presentato una domanda di assegni per il periodo di introduzione (API) della durata di 12 mesi a seguito dell’assunzione del 1° febbraio 2016 quale operaio generico presso la ditta _ di _.
Con decisione 1° febbraio 2016 l’Ufficio delle misure attive ha accolto la richiesta, concedendo un periodo di API dal 01.02.2016 al 31.01.2017.
In data 21 ottobre 2016, e dunque durante il periodo d’introduzione, la ditta _ di _ ha notificato a RI 1 la disdetta del rapporto di lavoro con effetto 30 novembre 2016 “causa mancanza di lavoro” (cfr. doc. 39 e doc. 38 punto 3: “mancanza di lavoro per la stagione invernale”).
Con decisione 7 dicembre 2016 l’Ufficio misure attive ha decretato la restituzione degli assegni versati, incaricando la cassa disoccupazione di valutare l’adempimento dei presupposti contemplati dall’articolo 95 LADI (cfr. doc. 40).
Il 20 dicembre 2016 l’UMA ha accolto l’opposizione inoltrata dall’azienda e si è così espressa:
" (...)
5. In ditta 19 dicembre 2016 la ditta _ ha interposto opposizione contro la decisione del 7 dicembre 2016. In base a quanto dichiarato dal datore di lavoro sulla lettera di opposizione, l’assicurato è stato richiamato diverse volte oralmente ed in seguito anche con un ammonimento scritto, per un comportamento scorretto nei confronti sia dei colleghi che dagli artigiani e impiegati di altre ditte.
Nel caso specifico la ditta _ di _ ha motivato l’opposizione dichiarando che il sig. RI 1 era a conoscenza che, se il suo comportamento sui cantieri non fosse migliorato, la ditta avrebbe interrotto il rapporto d’impiego. L’ammonimento del 22 agosto 2016 è stato firmato anche dall’assicurato.” (doc. 42)
In tale contesto il TCA ricorda che in una sentenza del 27 marzo 2000, pubblicata in DTF 126 V 42 in SVR ALV Nr. 26, il TFA, in un caso in cui il riconoscimento del diritto agli assegni per il periodo di introduzione era stato sottoposto alla condizione risolutiva secondo cui il rapporto di lavoro non doveva venire disdetto (al di fuori del tempo di prova e in assenza di causa grave), durante il periodo di introduzione o nei tre mesi successivi, ha stabilito che se questo presupposto non è realizzato, l'amministrazione può chiedere al datore di lavoro la restituzione degli assegni percepiti, a prescindere dall'adempimento dei requisiti cui è subordinata la revoca di una decisione.
Al riguardo l'Alta Corte si è così espressa:
" (...)
2.- a) Dans ses décisions des 30 décembre 1997 et 13 mars 1998, l'office régional de placement a réservé l'éventualité d'une restitution des prestations si le contrat de travail était résilié, en dehors du temps d'essai et sans justes motifs, pendant la période d'initiation ou dans les trois mois suivant celle-ci. Une telle réserve doit être comprise en ce sens que le versement des allocations a lieu sous condition résolutoire, appelée aussi réserve de révocation (cf. ATF 111 V 223 consid. 1; GRISEL, Traité de droit administratif, vol. I, p. 408). Elle est tout à fait admissible au regard du but de la mesure, qui est de favoriser l'engagement durable de personnes au chômage dont le placement est fortement entravé; il s'agit également d'éviter une sous-enchère sur les salaires, ainsi qu'un subventionnement des employeurs par l'assurance-chômage (ATF 112 V 251 sv. consid. 3b; THOMAS NUSSBAUMER, Arbeitslosenversicherung, in : Schweizerisches Bundesverwaltungsrecht [SBVR], Soziale Sicherheit, ch. 583; DANIELE CATTANEO, Les mesures préventives et de réadaptation de l'assurance-chômage, thèse Genève 1992, no 780 ss, p. 467 ss). L'autorité cantonale peut même exiger que la condition légale d'un engagement aux conditions usuelles dans la branche et la région, après la période d'initiation (art. 65 let. c LACI), fasse l'objet d'un contrat écrit (art. 90 al. 3 OACI). L'employeur peut ainsi être tenu à restituer les allocations perçues si les rapports de travail sont résiliés sans justes motifs avant l'échéance du délai indiqué par l'administration dans sa décision; cette restitution s'opère conformément à l'art. 95 al. 1 LACI (GERHARDS, Kommentar zum Arbeitslosenversicherungsgesetz, vol. II, n. 30 ad art. 65-67). Quant à la notion de justes motifs, elle est, dans le présent contexte, la même que celle définie à l'art. 337 CO (DIETER FREIBURGHAUS, Präventivmassnahmen gegen die Arbeitslosigkeit in der Schweiz, Berne 1987, p. 51).
La restitution ne peut toutefois pas être exigée quand le contrat de travail est résilié pendant le temps d'essai, attendu que celui-ci a notamment pour but de permettre aux parties de réfléchir avant de s'engager pour une plus longue période (ATF 124 V 246). (...)."
(cfr. DTF 126 V 42, consid. 2a, pag. 45)
Nel caso che era chiamata a giudicare l’Alta Corte ha, in particolare, rilevato:
" (...)
3.‐ a) En l'espèce, les deux contrats de travail en cause ont été résiliés par l'employeur (en dehors du temps d'essai) avant l'expiration du délai de trois mois suivant la fin de la période d'initiation, fixé par l'office régional de placement dans ses décisions. Il s'agit donc de savoir si l'employeur peut se prévaloir de justes motifs.
Sont notamment considérées comme de justes motifs toutes les circonstances qui, selon les règles de la bonne foi, ne permettent pas d'exiger de celui qui a donné le congé la continuation des rapports de travail (art. 337 al. 2 CO). D'après la jurisprudence, seul un manquement particulièrement grave du travailleur justifie son licenciement immédiat. Un tel manquement suppose que le travailleur ait violé soit l'une de ses obligations au travail, soit son devoir de fidelité. Si le manquement est moins grave, il ne peut entraîner une résiliation immédiate que s'il a été répété malgré un avertissement (ATF 121 III 472 consid. 4d et les arrêts cités).
b) Dans le cas de J., l'employeur a invoqué des griefs d'ordre général ‐ au demeurant contestés par l'intéressée ‐ liés à la qualité du travail fourni. A l'évídence il ne s'agit pas de manquements pouvant justifier une résiliation immédiate. Quant au motif tiré des absences répétées de la travaiIleuse, il ne peut pas être retenu comme un juste motif de résiliation. A l'exception, semble-t-il, d'une brève absence motivée par le décès du frère de l'intéressée, les absences reprochées étaient dues à la maladie, soit un empêchement non fautif de travailler au sens de l'art. 324a al. 1 CO, qui ne saurait justifier le licenciement immédiat du travailleur (art. 337 al. 3 CO).
En ce qui concerne K., l'employeur n'a formulé aucun reproche susceptible d'entrer dans les prévisions de l'art. 337 CO. Le fait qu'il n'était pas en mesure de procurer suffisamment de travail à l'assurée, en raison du manque de développement d'un secteur d'activité de la société, ne saurait le dispenser de son obligation de restituer.
S'il apparaît que l'employeur n'est plus à même, peu de temps après le début de la période d'initiation, de garantir un emploi durable au salarié, en raison d'un manque de travail, cela démontre que le but du versement des allocations ne sera pas atteint et que les allocations déjà versées l'ont été indûment. On ne voit pas de raison qui justifierait une renonciation à restitution dans un tel cas.
c) En conséquence, l'office régional de placement était en droit, comme l'ont retenu avec raison les premiers juges, de réclamer à la recourante la restitution des allocations versées.
(...)." (cfr. DTF 126 V 42, consid. 3a, pag. 46-47)
1.2. Con decisione su opposizione del 24 marzo 2017 la Cassa CO 1 (in seguito: la Cassa) ha parzialmente accolto l’opposizione inoltrata da RI 1 contro la decisione con la quale è stato sospeso per 31 giorni dal diritto all’indennità di disoccupazione per avere perso colpevolmente il proprio impiego.
L’amministrazione ha ridotto la penalità a 13 giorni di sospensione, argomentando:
" (...)
Nella fattispecie, la ditta ha spiegato che la disdetta è stata data poiché dopo l'ammonimento del 22 agosto 2016, il comportamento del Sig. RI 1 non è migliorato. In questo ammonimento, è stato evidenziato che se la situazione non fosse migliorata, l'azienda avrebbe interrotto il rapporto di lavoro con l'assicurato. Per rafforzare la loro giustificazione circa la condotta del Sig. RI 1, l'impresa fa riferimento alle diverse discussioni avute con il capo cantiere, colleghi di lavoro del Sig. RI 1 come pure un impiegato della ditta _ e ha invitato l'Amministrazione a verificare il comportamento della stesso presso la ditta precedente. La ditta conferma che il motivo economico è stato indicato per non nuocere all'assicurato.
Il Sindacato RA 1 afferma che il cambiamento di motivazione da parte della ditta era dovuto al fatto di non voler rimborsare alla Cassa disoccupazione gli assegni del periodo d'introduzione (API), ottenuti in precedenza.
Le versioni sono discordanti, tuttavia, il Sig. RI 1 ha ricevuto un ammonimento il 22 agosto 2016 che non è stato da lui contestato, riferito proprio al suo comportamento dove tra l'altro vi era la minaccia di licenziamento.
Il Sindacato RA 1 contesta che il licenziamento sia dovuto al comportamento avuto dal suo patrocinato, dopo questo ammonimento, poiché non è data prova di questa circostanza.
Il fatto che non esista una prova, non significa che il comportamento dello stesso sia migliorato.
L'assicurato non si è mai difeso, affermando di essersi sempre comportato bene con il capo cantiere, i suoi colleghi e impiegati di altre ditte. Egli si limita a non contestare l'ammonimento e a ribadire che non esistono prove per il periodo successivo ad esso.
Con lo scritto dell'8 marzo 2017, il Sindacato RA 1 non entra nel merito delle affermazioni della ditta inerenti ad un comportamento negativo del suo patrocinato circa le discussioni avute con il capo cantiere, i suoi colleghi ed un impiegato della ditta _.
La ditta per contro in questo scritto ha evidenziato sia i comportamenti negativi dell'assicurato (continue discussioni) sia le persone, con le quali egli aveva avuto diversi diverbi.
Visto quanto sopra, l'Amministrazione può considerare in parte le motivazioni indicate dal Sindacato RA 1 in quanto la ditta _ non è stata inizialmente chiara per ciò che attiene il motivo del licenziamento; tuttavia, tenuto conto di quanto sopra esposto, compreso l'ammonimento del 22 agosto 2016, non si arriva alla conclusione che non esista un grado di colpa da parte del Sig. RI 1. (...)” (Doc. A1)
1.3. Contro la decisione su opposizione l’assicurato ha fatto inoltrare un tempestivo ricorso al TCA. Il suo patrocinatore rileva innanzitutto che sia sulla lettera di disdetta che sull’attestato del datore di lavoro viene indicata la mancanza di lavoro quale motivo della disdetta. Egli rileva inoltre come la ditta abbia successivamente fornito una diversa motivazione solo per non dovere restituire gli assegni per il periodo di introduzione per un totale di fr. 25'920.--.
Il rappresentante dell’assicurato ritiene che oltre all’ammonimento scritto dell’agosto 2016 non vi è nessun elemento, prossima alla data del licenziamento, che permetta di concludere che il licenziamento è da ascrivere al comportamento dell’assicurato e al riguardo rileva:
" (...)
Ribadiamo inoltre come non sia ammissibile che a posteriori, quando il periodo di disdetta era già terminato, un cambiamento così radicale della motivazione della disdetta quando il dipendente non aveva più la possibilità di opporsi alla stessa e di contestarla. Ancora più sorprendente è il fatto che la cassa disoccupazione, e anche l'Ufficio delle misure attive, abbiano dato credito alle nuove dichiarazioni della ditta _ che non erano e non sono sostanziate da nessun mezzo di prova.
Rimane, è vero, unicamente l'ammonimento notificato al dipendente nell'agosto del 2016. Ma dopo tale data non c'è nessun elemento che possa provare come abbia avuto un comportamento scorretto nei confronti del capo cantiere, dei suoi colleghi e di un dipendente della ditta _, come sostenuto dalla ditta _ nelle ulteriori osservazioni alla cassa disoccupazione del 27.2.2017. Sono semplicemente delle affermazioni non sostanziate o documentate che non meritano quindi di essere prese in considerazione. Non c'è la prova di nessun ulteriore richiamo, in forma scritta o verbale, che possa giustificare quanto sostenuto in un secondo tempo dalla ditta _.
Riteniamo che anche in quest'ambito si debba applicare il principio che le dichiarazioni iniziali debbano aver maggior valore rispetto a versioni successive, date quando si è a conoscenza di eventuali conseguenze che le prime dichiarazioni possono avere rispetto al diritto ad eventuali prestazioni. Nel caso concreto, come abbiamo già evidenziato, il cambiamento di motivazioni della disdetta è stato dato quando la ditta _ è stata chiamata a rimborsare prestazioni ricevuto a titolo di assegni per il periodo di introduzione. (...)” (Doc. I)
Abbondanzialmente il patrocinatore del ricorrente sottolinea di avere scoperto il mancato rispetto di una serie di obblighi legali e contrattuali da parte della ditta _.
1.4. Nella sua risposta del 19 aprile 2017 la Cassa ribadisce le motivazioni alla base della decisione su opposizione ed evidenzia che se non ci fossero altre problematiche relative al comportamento del ricorrente la ditta non avrebbe avuto nessun interesse e a licenziare un dipendente che considera un buon lavoratore e per il quale avrebbe potuto beneficiare degli assegni per il periodo di introduzione fino al 31 gennaio 2017 (cfr. doc. III).
1.5. Il 28 aprile 2017 il rappresentante dell’assicurato ha inviato al TCA uno scritto del seguente tenore:
" (...)
Vorremmo unicamente nuovamente far osservare come, anche nella risposta di causa, la /cassa disoccupazione fa riferimento a quanto asserito dalla ditta _ come a verità assolute che però non sono suffragate da nessuna prova di alcun genere.
La cassa disoccupazione scrive nelle sue osservazioni: "Inoltre, il Sig. RI 1 era stato informato che, se il suo comportamento negativo non fosse migliorato, sarebbe stato licenziato. L'assicurato era stato correttamente avvertito delle conseguenze". Affermazione del tutto inveritiera e come, come già evidenziato, non assolutamente provata.
E ancora viene indicato come "La ditta _ fa rilevare inoltre con quali persone il Sig. RI 1 si è comportato in modo scortese: ex colleghi, ex artigiani, impiegati di altre ditte che lavorano nei loro cantieri ed un dipendente della ditta _ ". Anche in questo caso affermazioni di parte non sostanziate da alcuna prova. Un'elencazione generica di persone che poteva anche essere molto più lunga ma che non dimostra assolutamente nulla.
Al riguardo la Cassa il 9 maggio 2017 ha richiamato il contenuto dell’ammonimento del 28 agosto 2016 ed ha precisato che “Il fatto che il datore di lavoro non abbia fatto i nomi specifici delle persone coinvolte, non significa che il Sig. RI 1 non abbia avuto discussioni con ex colleghi, ex artigiani, impiegati di altre ditte che lavoravano nei loro cantieri ed un dipendente della ditta _ A.” (doc. VII).

in diritto
2.1. Secondo l'art. 30 cpv. 1 lett. a LADI l'assicurato è sospeso dal diritto all'indennità se è disoccupato per propria colpa.
In questa evenienza competenti ad emettere una decisione di sospensione sono le casse di disoccupazione (cfr. art. 30 cpv. 2 LADI).
La disoccupazione è ad esempio imputabile all'assicurato che, con il suo comportamento, in particolare violando gli obblighi contrattuali di lavoro, ha fornito al proprio datore di lavoro un motivo di disdetta del rapporto di lavoro (cfr. art. 44 cpv. 1 lett. a OADI).
La giurisprudenza ha stabilito che, un assicurato è da considerarsi disoccupato per colpa propria ai sensi dell'art. 30 cpv. 1 lett. a LADI se l'insorgenza della disoccupazione non è ascrivibile a fattori oggettivi bensì trova origine in un comportamento evitabile dell'interessato, per il quale l'assicurazione contro la disoccupazione non si assume la responsabilità (DLA 2016 Nr. 3 pag. 58 seg.; DLA 1998 nr. 9 pag. 44 consid. 2b; sentenza del Tribunale federale 8C_22/2016 del 3 marzo 2016; STF C 221/02 del 4 agosto 2003, consid. 2.3).
La sospensione del diritto alle indennità di disoccupazione per colpa propria dell'assicurato non presuppone uno scioglimento del rapporto di lavoro per cause gravi ai sensi dell'art. 337 e 346 cpv. 2 CO, essendo sufficiente che il comportamento generale o il carattere dell'interessato abbia dato luogo alla disdetta (STF 8C_179/2017 del 30 giugno 2017; DLA 2016 Nr. 3 pag. 58 seg.; STF 8C_366/2015 del 14 agosto 2015; STF 8C_268/2015 del 6 agosto 2015; STF 8C_370/2014 dell’11 giugno 2015; STF C 143/06 del 3 ottobre 2007; STF C 254/06 del 26 novembre 2007).