Decision ID: 5d068ccc-0f68-5e7d-88b7-d71907ac287c
Year: 1999
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: civil_law

in fatto: A.
_ e _ _ (1959, rispettivamente 1969) si sono sposati a _ il _ 1988. Dal matrimonio sono nati i figli _ (_1987), _ (_1988), _ (_1990) e _ (_1993). Il marito è insegnante di _ alle scuole _ di _ e di _; la moglie non esercita attività lucrativa. Dopo la separazione di fatto, avvenuta nel mese di agosto 1995, il 27 ottobre 1995 il Pretore del Distretto di Vallemaggia ha omologato un accordo provvisionale con cui il marito si impegnava a versare alla famiglia l’importo mensile di fr. 4’600.–. Su istanza della moglie, il 9 maggio 1996 il Pretore ha confermato il precedente assetto cautelare. L’11 giugno 1996 è decaduto infruttuoso un secondo tentativo di conciliazione.
B.
Con petizione del 13 febbraio 1997 _ _ ha chiesto il divorzio e la regolamentazione degli effetti accessori e in via provvisionale egli ha chiesto di fissare in fr. 3’700.– il contributo mensile a favore della famiglia. Alla discussione del 4 marzo 1997 _ _ si è opposta all’istanza provvisionale e ha postulato un contributo alimentare mensile di fr. 2’600.– per sé e di fr. 2’000.– per i figli. Esperita l’istruttoria cautelare, le parti hanno presentato i propri riassunti scritti. _ _ ha offerto un contributo mensile di complessivi fr. 4’200.– (fr. 1’910.– per la moglie e fr. 2’290.– per i figli), mentre _ _ ha preteso un contributo mensile di fr. 2’200.– per sé e di fr. 2’400.– per i figli.
C.
Statuendo il 18 agosto 1997, il Pretore ha obbligato il marito a stanziare un contributo alimentare provvisionale di fr. 2’200.– mensili per la moglie e di fr. 2’400.– per i figli. Le spese, con una tassa di giustizia di fr. 200.–, sono state poste a carico dell’ istante (la cui richiesta di assistenza giudiziaria è stata respinta), tenuto a rifondere alla convenuta fr. 350.– per ripetibili.
D.
_ _ è insorto contro il decreto del Pretore con un appello del 1° settembre 1997 nel quale chiede che – previa concessione dell’assistenza giudiziaria – il contributo alimentare mensile per la moglie sia fissato in fr. 1’910.–, quello per i figli in fr. 2’290.– e che gli sia concesso il beneficio dell’assistenza giudiziaria anche in prima sede. Nelle sue osservazioni del 17 settembre 1997 _ _ propone di respingere l’appello e postula a sua volta il beneficio dell’assistenza giudiziaria.

Considerando
in diritto: 1.
L’art. 145 cpv. 2 CC prescrive che il giudice, in pendenza di un’azione di separazione o di divorzio, prende le opportune misure provvisionali, specialmente circa l’abitazione e il mantenimento della famiglia, i rapporti patrimoniali e la custodia dei figli. Il criterio per la definizione dei contributi alimentari a norma dell’art. 145 cpv. 2 CC è disciplinato dal diritto federale e si fonda sul riparto dell’eccedenza – di regola a metà – una volta dedotto dal reddito familiare il fabbisogno minimo dei coniugi e dei figli (DTF 114 II 31 consid. 7 e 8). Il fabbisogno minimo è determinato sulla scorta del minimo esistenziale del diritto esecutivo, cui vanno aggiunti gli oneri fiscali e le spese correnti della famiglia, in particolare i premi della cassa malati e delle assicurazioni domestiche (DTF 114 II 394 consid. 4b;
Perrin
, La méthode du minimum vital, in: SJ 115/1993 pag. 429). Il fabbisogno dei figli minorenni è stabilito, per prassi costante di questa Camera (Rep. 1994 298 consid. 5), secondo le raccomandazioni pubblicate dall’Ufficio della gioventù del Canton Zurigo (edizione 1996 in: RDT 1996 pag. 33), adattate caso per caso in virtù del citato principio inquisitorio che governa il diritto di filiazione.
2.
In concreto sono litigiosi i contributi alimentari per i figli e la moglie. Il Pretore ha determinato il fabbisogno minimo del marito in fr. 1’930.75, quello della moglie in fr. 2’855.– e quello dei figli in fr. 2’400.– . Tenuto conto del reddito del marito di fr. 6’798.20, inferiore al fabbisogno complessivo della famiglia, il primo giudice ha lasciato all’istante il proprio minimo vitale e ha attribuito il resto alla famiglia, come prevede la giurisprudenza del Tribunale federale.
3.
L’appellante sostiene che il fabbisogno complessivo dei figli ammonta a fr. 1’905.–, non a fr. 2’400.– (fr. 510.– ciascuno per _, _ e _ e fr. 375.– per _). Il Pretore ha determinato tale fabbisogno indicizzando gli importi figuranti nelle citate raccomandazioni dell’Ufficio della gioventù del Canton Zurigo, senza considerare la quota di locazione, già inclusa nel fabbisogno della madre. L’appellante insiste per una riduzione del contributo, ma non spende una parola per dimostrare che il Pretore avrebbe applicato le note raccomandazioni in maniera errata o anche solo impropria. In realtà, nel caso in esame i contributi per i figli appaiono adeguati e il loro fabbisogno risulterebbe addirittura più elevato di quello fissato dal primo giudice se appena si considerasse anche la quota di locazione a loro carico – togliendola dal fabbisogno della madre – soluzione di principio preferibile (cfr.
Spycher
, Unterhaltsleistungen bei Scheidung: Grundlagen und Bemessungsmethoden, Berna 1996, pag. 156). Non si intravede quindi alcun motivo per ridurre il contributo nella misura chiesta dall’appellante. Il ricorso, su questo punto, è destituito di fondamento.
4.
L’appellante critica il fabbisogno minimo di fr. 1’930.75 mensili che gli è stato calcolato dal Pretore e ne chiede l’aumento a fr. 2’974.– per tenere conto dei costi dell’autovettura e di un onere fiscale superiore.
a)
Per quanto concerne l’uso dell’autovettura, la pretesa non può essere accolta. Intanto i costi asseriti non sono stati documentati, né l’appellante, che abita a _, ha reso verosimile di dover usare la propria automobile per recarsi a _ o a _. D’altra parte, nella situazione finanziaria in cui versa la famiglia, rimane spazio solo per spese strettamente necessarie. L’importo di fr. 62.25, corrispondenti al costo dell’abbonamento ai mezzi pubblici, è confacente alle modeste condizioni economiche delle parti e deve pertanto essere confermato. Le spese di trasporto, del resto, non sono state riconosciute neppure alla moglie, detentrice di un’autovettura (decreto, pag. 7).
b)
L’onere fiscale è stato accertato dal Pretore in fr. 5.– mensili e l’appellante chiede che sia aumentato a fr. 475.–. Ora, è indubbio che il carico tributario rientra nel fabbisogno dei coniugi, quanto meno nella misura in cui il reddito e la sostanza colpiti dall’imposta servono – come in concreto – per il mantenimento della famiglia (DTF 114 II 394 consid. 4b; 118 II 99 in basso). L’istante non ha indicato in prima sede quale importo inserire a questo titolo (petizione, pag. 6). Mancando indicazioni affidabili, il giudice valuta sommariamente l’aggravio mensile sulla scorta del suo prudente apprezzamento, non essendo suo compito – tanto meno nel quadro di un giudizio di mera verosimiglianza – procedere egli medesimo alla tassazione dei coniugi. Nella fattispecie quindi, a prescindere del fatto che la pretesa è fatta valere per la prima volta in appello (art. 321 cpv. 1 lett. b CPC), la valutazione di un onere fiscale di fr. 5.–, per altro calcolato sulla base di parametri corretti, non appare frutto di un eccesso o di un abuso del potere di apprezzamento. Il gravame si rivela pertanto, una volta ancora, destinato all’insuccesso.
5.
L’appellante censura il fatto che il Pretore ha riconosciuto alla moglie un onere di locazione di fr. 1’350.– mensili quando in precedenza tale canone ammontava solo a fr. 900.–. Chiede quindi che tale costo sia fissato in fr. 1’110.– mensili. La doglianza non ha portata pratica nemmeno se l’argomentazione dell’appellante fosse fondata. Come ha rilevato il Pretore, secondo la più recente giurisprudenza del Tribunale federale (DTF 123 III 1, 121 I 97, 121 III 301) nella regolamentazione dei contributi alimentari per la durata del processo di divorzio, al coniuge che esercita un’attività lucrativa (e debitore del contributo) deve essere assicurato il minimo previsto dal diritto esecutivo, mentre l’eventuale ammanco rimane a carico dell’altro coniuge (senza reddito o con reddito insufficiente a coprire il proprio fabbisogno). A ragione pertanto il primo giudice ha lasciato l’ammanco di fr. 387.55 a carico della moglie. Si riducesse quindi il canone di locazione della convenuta a fr. 1’110.–, l’ammanco diminuirebbe a fr. 137.55 mensili, ma ciò non condurrebbe a una modifica del contributo a carico del marito. È vero che per principio – come si è già detto (consid. 3) – la quota di locazione riguardante i figli andrebbe inserita nel fabbisogno dei figli stessi e non in quello della moglie. Se non che, quand’an-che si togliesse dal fabbisogno della moglie la quota di locazione dei figli, andrebbe maggiorato di conseguenza il fabbisogno dei figli. Tale operazione comporterebbe un diverso riparto dei contributi tra moglie e figli, ma non modificherebbe l’onere complessivo a carico dell’appellante, costretto a versare alla famiglia tutto quanto supera il suo minimo vitale. Il Pretore, investito di un’eventuale richiesta di modifica terrà – comunque sia – conto di tale situazione. Infine non può essere accolta neppure la richiesta di ridurre il premio cassa malati computato alla moglie. Intanto la censura non è motivata e appare già come tale irricevibile (art. 309 cpv. 5 in relazione con il cpv. 2 lett. f CPC). Inoltre dal fascicolo processuale risulta che il premio ammonta effettivamente a fr. 280.30 (doc. 3). La censura è pertanto, come che sia, destituita di fondamento.
6.
L’appellante si duole infine del fatto che il Pretore gli ha negato l’assistenza giudiziaria perché, possedendo due violini del valore complessivo di fr. 20’000.–, egli potrebbe rinunciare a uno di essi senza veder minacciata la sua professione. Dal fascicolo processuale risulta nondimeno che l’appellante è insegnante di musica ed è ragionevole presumere che i violini siano necessari per l’esercizio della professione. A prescindere dal fatto quindi che, con ogni verosimiglianza, tali strumenti musicali sarebbero impignorabili, non appare giustificato costringerlo a vendere un violino per far fronte alle spese processuali. Ritenuta la sua indigenza, la richiesta di ammissione al beneficio dell’assistenza giudiziaria in prima sede deve perciò essere accolta, salvo l’obbligo di rifondere alla controparte un’adeguata indennità per ripetibili, alla quale dovrà far fronte senza l’aiuto dello Stato (DTF 117 Ia 513).
7.
Gli oneri processuali seguono la soccombenza (art. 148 cpv. 1 CPC). L’istanza di ammissione al beneficio dell’assistenza giudiziaria presentata dall’appellante può essere accolta solo per quanto riguarda l’analogo beneficio negatogli in prima sede. Per il resto l’appello non presentava sin dall’inizio probabilità di esito favorevole (art. 157 CPC). Ciò posto, si giustifica di porre a carico dell’appellante quattro quinti dei costi. Tenuto conto del fatto che contabilmente il marito dispone in ogni caso di un’ecceden-za mensile di fr. 267.45 (decreto, pag. 10), è ragionevole pretendere che egli rifonda all’appellata un’adeguata indennità per ripetibili.
La richiesta di assistenza giudiziaria presentata dalla moglie, indigente, merita invece di essere accolta per intero, tanto più che essa non si era opposta all’assistenza giudiziaria postulata dal marito. La patrocinatrice dell’appellata dedurrà dalla propria nota professionale, in ogni modo, l’ammontare delle ripetibili incassate dalla controparte.