Decision ID: 8563231a-039b-5e05-b295-c521218bf823
Year: 2020
Language: it
Court: CH_BVGE
Chamber: CH_BVGE_001
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: 

Fatti:
A.
L’interessata, e per suo tramite anche la figlia B._, hanno presen-
tato una domanda d’asilo in Svizzera il (...) dicembre 2016 (cfr. atto A1/5).
B.
Durante l’audizione sulle generalità del (...) dicembre 2016 (cfr. atto
A8/14), la richiedente asilo ha segnatamente riferito di essere di cittadi-
nanza eritrea, in quanto il padre ne avrebbe posseduto una omonima, men-
tre la madre sarebbe di nazionalità (...), nonché di non avere alcuna for-
mazione scolastica ed essere analfabeta. Ella sarebbe partita dall’Eritrea
con la madre a seguito del decesso del padre quando era molto piccola,
espatriando in C._. Quivi avrebbe vissuto illegalmente con la madre
sino all’età di (...) anni, dopodiché avrebbe iniziato a lavorare per una fa-
miglia quale (...) dapprima a D._ ed in seguito a E._, trasfe-
rendosi presso di loro, fino all’età di (...) anni. A seguito delle continue ves-
sazioni che avrebbe dovuto subire dalla sua datrice di lavoro, sarebbe fug-
gita dalla casa ove lavorava rifugiandosi dapprima a F._ per due
mesi, ove avrebbe lavorato, ed in seguito avrebbe proseguito per il
G._. Qui avrebbe pure vissuto senza alcun documento, ed avrebbe
esercitato l’attività lavorativa di (...). In tale contesto lavorativo, ella avrebbe
conosciuto quello che in seguito sarebbe divenuto suo marito, sposato con-
suetudinariamente nel (...) a H._, e con il quale avrebbe in seguito
vissuto, dando alla luce dapprima un figlio, che sarebbe deceduto poco
dopo la nascita, nonché alla figlia B._. Ella avrebbe abbandonato il
marito, senza avvisarlo, nel mese di (...) del 2016 partendo insieme a degli
amici verso la I._, da dove nel (...) del 2016 sarebbe poi giunta in
J._ via mare. Alla richiedente, durante l’audizione, è stata pure of-
ferta la possibilità di essere sentita in merito all’eventuale competenza per
il trattamento della sua domanda d’asilo dall’J._, rispettivamente
dall’K._, nonché riguardo al suo stato di salute. Circa quest’ultimo
punto, ella ha riferito che sia lei che la figlia stavano bene.
Nel corso dell’audizione succitata, e prima di dichiarare i suoi motivi d’asilo,
che sono in seguito stati comunque esposti (cfr. atto A8/14, p.to 7.01 segg.,
pag. 9 seg.), ella ha riferito di voler ritirare la sua domanda d’asilo, in quanto
desiderava raggiungere i parenti di suo marito in L._ (cfr. atto A8/14,
p.to 7.01, pag. 9 seg.).
C.
A fronte del ritiro della domanda d’asilo predetta, la Segreteria di Stato della
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migrazione (di seguito: SEM), con decisione del 12 gennaio 2017, ha stral-
ciato dai ruoli la stessa, in quanto divenuta priva d’oggetto (cfr. atto A12/3).
D.
A seguito della richiesta di ripresa in carico delle interessate nell’ambito
della procedura Dublino da parte della L._, il (...) luglio 2018 l’auto-
rità inferiore ha ripreso la procedura in Svizzera delle richiedenti in applica-
zione dell’art. 35a della legge sull’asilo (LAsi; RS 142.31) (cfr. atto A15/3).
In tale contesto l’interessata è stata interrogata dalla (...), (...), in data (...),
in particolare riguardo al suo iter d’asilo, alle sue intenzioni su suolo elve-
tico nonché circa i motivi per i quali non intenderebbe rientrare volontaria-
mente in patria (cfr. atto A16/4). Ella ha segnatamente narrato durante lo
stesso, di essere espatriata dall’Eritrea con la madre, in quanto quest’ul-
tima avrebbe avuto delle problematiche con le autorità eritree, riparando in
G._. Ella né nel suo paese d’origine, né in G._ avrebbe qual-
cuno che conosce, e tutti i membri della sua famiglia nucleare – compresa
la madre – sarebbero deceduti. Il marito sarebbe in G._, ma se vi
ritorna, verrebbero messi entrambi in prigione, in quanto non deterrebbero
alcun permesso per restare in tale Paese. Ella sarebbe dipoi intenzionata
a presentare nuovamente una domanda d’asilo in Svizzera. Riguardo al
suo stato valetudinario ed a quello della figlia, ha inoltre dichiarato che
quest’ultima godrebbe di buona salute, mentre che lei invece soffrirebbe
d’asma e di mal d’orecchie, ed a volte accuserebbe giramenti di testa.
E.
Il (...) giugno 2019 la richiedente è stata sentita nell’ambito di un’audizione
ai sensi dell’art. 29 LAsi, in particolare in merito alle sue relazioni famigliari,
al suo viaggio d’espatrio e riguardo ai suoi motivi d’asilo (cfr. atto A31/17).
Ella in tale contesto ha addotto, per quanto qui rilevante, di essere nata in
Eritrea, a M._, ma non avrebbe alcun documento d’identità che at-
testerebbe della sua nazionalità eritrea, non avendo intrapreso alcun passo
per procurarseli. Allorché ella avrebbe avuto (...) anni, e dopo il decesso
del padre, sarebbe espatriata con la madre in C._. Poiché la madre
avrebbe avuto difficoltà a sopperire ai loro bisogni, l’avrebbe affidata ad
un’amica con la promessa di farla studiare. Tuttavia, la donna non avrebbe
tenuto fede alla parola data, e durante i circa (...) anni successivi, l’interes-
sata avrebbe vissuto presso la famiglia della medesima a E._, oc-
cupandosi delle (...). Non avrebbe però avuto alcun contatto con i bambini
o con il marito della donna, in quanto le sarebbe stato vietato da quest’ul-
tima di recarsi nei locali quando loro vi sostavano. Poiché non avrebbe più
sopportato tale vita, un giorno ella avrebbe deciso di darsi alla fuga, recan-
dosi in G._, ove sarebbe rimasta circa per (...) anni, lavorando
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quale (...) in una (...). In quest’ultima avrebbe incontrato il marito, che
avrebbe sposato religiosamente di lì a (...). Ella avrebbe vissuto in
G._ senza uno statuto particolare, essendo in possesso di una
carta che avrebbe fatto da lascia-passare, procuratale dal marito, il quale
disporrebbe invece di uno statuto quale rifugiato. Dopo il decesso del figlio,
avrebbe perso ogni interesse a restare in G._, e per questo sarebbe
partita anche da quest’ultimo Stato intraprendendo il viaggio verso l’Eu-
ropa. L’interessata ha inoltre narrato che ella non conoscerebbe alcun fa-
miliare né dal lato materno né da quello paterno. A parte il marito, che
avrebbe appreso sarebbe stato imprigionato in G._, e la famiglia
dello stesso, così come alcuni amici sempre in quest’ultimo Paese, non
avrebbe altri conoscenti. Invero, anche con la madre avrebbe perso ogni
contatto, dal momento che sarebbe andata a vivere presso la famiglia di
E._. Malgrado non avrebbe riscontrato alcuna problematica perso-
nale né con le autorità eritree come neppure con quelle (...), ella ha riferito
d’un canto di temere di ritornare in Eritrea in quanto verrebbe incarcerata
a causa della sua uscita dal Paese, nonché ivi non avrebbe alcun avvenire.
D’altro canto per quanto attiene invece l’C._, ella ha asserito che
essendo di origine eritrea, come pure non disponendo di alcuna relazione
in tale Paese, il suo ritorno nello stesso sarebbe impossibile. Interrogata
anche in merito al suo stato di salute, ella ha allegato di soffrire spesso di
cefalee e di asma, di essere seguita medicalmente, e di assumere dei me-
dicinali per quest’ultima patologia. La figlia invece sarebbe in buone condi-
zioni di salute.
Per il resto, ella non ha consegnato alcun documento o mezzo di prova, a
supporto della sua domanda d’asilo (cfr. atto A31/17, D4 seg., pag. 2).
F.
Sollecitata in tal senso dalla SEM, con scritto dell’11 novembre 2019
(cfr. atto A32/3), l’interessata ha presentato un rapporto medico datato (...)
(cfr. atto A33/5).
G.
Con decisione del 26 novembre 2019, notificata il 28 novembre 2019 (cfr.
risultanze processuali: avviso di ricevimento), l’autorità inferiore non ha ri-
conosciuto la qualità di rifugiato alle richiedenti, ha respinto le loro do-
mande d’asilo, e contestualmente ha pronunciato il loro allontanamento
dalla Svizzera e l’esecuzione dello stesso provvedimento, siccome ammis-
sibile, ragionevolmente esigibile e possibile.
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H.
Il 18 dicembre 2019 (cfr. risultanze processuali), le interessate sono insorte
con ricorso avverso la precitata decisione dinanzi al Tribunale amministra-
tivo federale (di seguito: il Tribunale). Esse hanno postulato in via princi-
pale, il riconoscimento della qualità di rifugiato e la concessione dell’asilo
in Svizzera, ed in via subordinata che sia loro concessa l’ammissione prov-
visoria. Hanno altresì presentato una richiesta di esonero dal versamento
dell’anticipo delle presumibili spese processuali, il tutto con protesta di
spese e ripetibili.
I.
Con decisione incidentale del 17 gennaio 2020, il Tribunale ha autorizzato
le ricorrenti a soggiornare in Svizzera sino a conclusione della procedura,
altresì respingendo la loro domanda d’esenzione dal versamento dell’anti-
cipo delle presunte spese processuali, e chiedendo parimenti il versamento
di un anticipo di CHF 750.– a copertura di queste ultime, entro il
3 febbraio 2020. Le ricorrenti hanno dato seguito alla richiesta del
Tribunale tempestivamente, il 30 gennaio 2020 (cfr. risultanze proces-
suali).
J.
Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti negli scritti, verranno ripresi
nei considerandi seguenti, qualora risultino decisivi per l’esito della ver-
tenza.

Diritto:
1.
Le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla LTF,
in quanto la LAsi non preveda altrimenti (art. 6 LAsi).
La presente procedura è retta dal diritto anteriore (cfr. Disposizioni transi-
torie della modifica del 25 settembre 2015 cpv. 1 nLAsi, in vigore dal
1° marzo 2019). Inoltre, il 1° gennaio 2019, la legge federale sugli stranieri
del 16 dicembre 2005 (LStr, RS 142.20) è stata in parte modificata e rino-
minata quale legge federale sugli stranieri e la loro integrazione (LStrI).
Tuttavia, posto che i disposti della legge precitata che verranno menzionati
nella presente sentenza (art. 83 cpv. 1–4 e cpv. 7) sono rimasti invariati
dalla LStr alla LStrI, il Tribunale utilizzerà di seguito la nuova denomina-
zione.
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Fatta eccezione per le decisioni previste all’art. 32 LTAF, il Tribunale, in virtù
dell’art. 31 LTAF, giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi dell’art. 5 PA
prese dalle autorità menzionate all’art. 33 LTAF. La SEM rientra tra dette
autorità (art. 105 LAsi) e l’atto impugnato costituisce una decisione ai sensi
dell’art. 5 PA.
Le ricorrenti hanno partecipato al procedimento dinanzi all’autorità infe-
riore, sono particolarmente toccate dalla decisione impugnata e vantano
un interesse degno di protezione all’annullamento o alla modificazione
della stessa (art. 48 cpv. 1 lett. a–c PA). Pertanto sono legittimate ad ag-
gravarsi contro di essa.
I requisiti relativi ai termini di ricorso (art. 108 cpv. 1 vLAsi), alla forma e al
contenuto dell’atto di ricorso (art. 52 cpv. 1 PA) sono soddisfatti.
Occorre pertanto entrare nel merito del ricorso.
2.
Il Tribunale, ai sensi dell’art. 111a cpv. 1 LAsi, rinuncia allo scambio di
scritti.
3.
Con ricorso al Tribunale possono essere invocati, in materia d’asilo, la vio-
lazione del diritto federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti
giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi; cfr. DTAF 2014/26 consid. 5),
e, in materia di diritto degli stranieri, pure l’inadeguatezza ai sensi
dell’art. 49 PA (cfr. DTAF 2014/26 consid. 5). Il Tribunale non è vincolato né
dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4 PA), né dalle considerazioni giuridiche della
decisione impugnata, né dalle argomentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1
consid. 2).
4.
4.1 Nella decisione impugnata, la SEM ha ritenuto le dichiarazioni di
A._ come inverosimili ai sensi dell’art. 7 LAsi. Le stesse presente-
rebbero infatti svariate contraddizioni e sarebbero pure a tratti incompatibili
con l’esperienza generale di vita e la logica dell’agire. Segnatamente, ella
avrebbe reso delle allegazioni incoerenti sia riguardo alle sue origini che a
quelle del padre, circa i motivi che l’avrebbero indotta a lasciare l’Eritrea,
come pure in merito agli eventi del suo trascorso in C._, in partico-
lare in relazione ai luoghi nei quali avrebbe vissuto, i termini temporali, e le
vicende che l’avrebbero condotta alla partenza da tale Paese. Altresì, di-
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screpanti risulterebbero i contatti che avrebbe avuto con la madre dal mo-
mento in cui si sarebbe trasferita dalla famiglia a E._, nonché se la
parente risulterebbe deceduta o meno. Anche per quanto riguarda il
G._ le sue dichiarazioni non sarebbero maggiormente congruenti,
in quanto si sarebbe contraddetta sia circa il luogo dove avrebbe lavorato,
come pure riguardo le tempistiche che l’avrebbero condotta a sposare il
marito ed alla sua convivenza con lo stesso prima della partenza dal
G._ nell’(...) del 2016, come pure sulla sua conoscenza o meno dei
genitori del coniuge. A dire dell’autorità inferiore non sarebbe poi spiegabile
come lei non conoscesse né il nome dei bambini né quello della donna con
i quali avrebbe coabitato diversi anni a E._.
4.2 Nel loro gravame, le ricorrenti contestano le considerazioni contenute
nel provvedimento impugnato. Innanzitutto, circa le contraddizioni rilevate
dalla SEM, le stesse andrebbero lette alla luce del fatto che, come la ri-
chiedente avrebbe allegato nell’audizione federale, ella non sarebbe stata
bene psicologicamente a causa della perdita di conoscenza della figlia che
sarebbe caduta, oltreché per il fatto che lei non sarebbe stata interessata
alla procedura d’asilo in Svizzera, avendo quale obiettivo quello di recarsi
in L._. Tuttavia, nelle sue asserzioni incoerenti, vi sarebbe tuttavia
un punto fermo, ovvero che lei avrebbe abbandonato l’Eritrea in tenera età,
ciò che l’autorità di prime cure non contesterebbe. In seguito, ella ritiene
che se fosse rinviata in Eritrea, sarebbe astretta al servizio militare, che
sarebbe di durata indeterminata nonché si rischierebbe di subire arresti
arbitrari e maltrattamenti in tale contesto. Inoltre, non vi sarebbero delle
informazioni certe e limpide riguardo all’entità della pena la quale verrebbe
comminata alle persone espatriate dall’Eritrea illegalmente, anche non fos-
sero renitenti o disertori. Tuttavia, le diverse fonti sarebbero concordi nel
ritenere come la procedura sanzionatoria sarebbe poco trasparente ed ar-
bitraria. Le autorità eritree continuerebbero dipoi a considerare quali oppo-
sitori politici coloro che sono usciti illegalmente dal loro Paese. Citando la
giurisprudenza del Tribunale in merito all’espatrio illegale ed alle conse-
guenze inflitte fra l’altro tramite la cosiddetta “tassa sulla diaspora”, la ricor-
rente conclude affermando che, sarebbe impossibile per lei un accordo con
l’amministrazione eritrea in tal senso. Invero ella non disporrebbe di alcun
reddito, né di famigliari che potrebbero aiutarla, per far fronte agli obblighi
pecuniari che le verrebbero imposti dalle autorità eritree. Pertanto, sarebbe
altamente probabile che lei possa essere soggetta a misure coercitive di
stampo militare. Tale elemento dovrebbe essere ritenuto quale fattore ag-
giuntivo che, con l’uscita illegale, la qualificherebbe quale persona invisa
alle autorità eritree, rischiando verosimilmente di subire in futuro delle per-
secuzioni e dei trattamenti inumani e degradanti.
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5.
5.1 La Svizzera, su domanda, accorda asilo ai rifugiati secondo le disposi-
zioni della LAsi (art. 2 LAsi). L’asilo comprende la protezione e lo statuto
accordati a persone in Svizzera in ragione della loro qualità di rifugiato.
Esso include il diritto di risiedere in Svizzera.
5.2 Giusta l’art. 3 cpv. 1 LAsi, sono rifugiati le persone che, nel Paese d’ori-
gine o d’ultima residenza, sono esposte a seri pregiudizi a causa della loro
razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo so-
ciale o per le loro opinioni politiche, ovvero hanno fondato timore d’essere
esposte a tali pregiudizi. Sono pregiudizi seri segnatamente l’esposizione
a pericolo della vita, dell’integrità fisica o della libertà, nonché le misure che
comportano una pressione psichica insopportabile (art. 3 cpv. 2 LAsi).
5.3 A tenore dell’art. 7 cpv. 1 LAsi, chiunque domanda asilo deve provare,
o per lo meno rendere verosimile, la sua qualità di rifugiato. La qualità di
rifugiato è resa verosimile se l’autorità la ritiene data con una probabilità
preponderante (art. 7 cpv. 2 LAsi). Sono inverosimili in particolare le alle-
gazioni che su punti importanti sono troppo poco fondate o contraddittorie,
non corrispondono ai fatti o si basano in modo determinante su mezzi di
prova falsi o falsificati (art. 7 cpv. 3 LAsi).
6.
Nella presente disamina, come rettamente ritenuto dall’autorità resistente
nella decisione avversata, la richiedente si è contraddetta su svariati ele-
menti dell’intero esposto delle sue vicende, non adempiendo pertanto le
condizioni di verosimiglianza di cui all’art. 7 LAsi.
6.1 Segnatamente ella riguardo alla sua provenienza ha dapprima soste-
nuto di non sapere dove fosse nata in Eritrea (cfr. atto A8/14, p.to 1.07,
pag. 3), mentre che suo padre sarebbe stato originario di N._ (cfr.
atto A8/14, p.to 1.07, pag. 3), mentre che durante la sua seconda audizione
ha notevolmente mutato tali asserzioni, riferendo che lei sarebbe nata a
M._, allorché il padre sarebbe invece originario di O._,
M._ (cfr. atto A31/17, D19, pag. 3 e D49, pag. 6). Confrontata in
merito a tali contraddizioni, ella non ha saputo fornire alcuna spiegazione
plausibile riguardo all’origine del padre, allegando unicamente di non ram-
mentare quello che aveva detto (cfr. atto A31/17, D117, pag. 12). Per il re-
sto, e come d’altronde pure sostenuto nel gravame, le incoerenze nel suo
racconto sarebbero da imputare al fatto che ella non stesse bene psicolo-
gicamente a causa della caduta della figlia, nonché poiché non avrebbe
avuto alcun interesse nella procedura d’asilo in Svizzera (cfr. atto A31/17,
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D115, pag. 12 e D120, pag. 13). L’affermazione che lei non stesse bene di
salute, stride però con quanto dichiarato nel corso della prima audizione,
ove non ha sollevato in alcun momento che lei o la figlia non godessero di
buona salute, anzi sostenendo addirittura il contrario (cfr. atto A8/14, p.to
8.02, pag. 11). Per di più, il fatto che lei non fosse interessata alla proce-
dura d’asilo, non spiega in alcun modo come su tali punti in questione – e
su quelli esplicati dappresso – lei abbia fornito delle dichiarazioni total-
mente discrepanti. Invero ella si è pure contraddetta riguardo ai motivi ed
alle modalità con le quali avrebbe abbandonato l’Eritrea, asserendo in
primo luogo di non avere mai avuto alcuna problematica con le autorità
eritree, e narrando che i suoi problemi sarebbero unicamente riconducibili
al suo vissuto presso la famiglia a E._, in C._ (cfr. atto
A8/14, p.to 7.01 seg., pag. 10). In secondo luogo ha invece sostenuto di
avere problematiche nel suo Paese d’origine e che la madre si sarebbe
nascosta dalle autorità eritree e per questo si sarebbero rifugiate in
G._ (cfr. atto A16/4, pag. 4). Ha dipoi fornito una terza versione,
allegando invece che lei personalmente non avrebbe riscontrato alcuna
problematica con le autorità eritree, ma che sarebbe stata la madre ad
averne avute, e per questo si sarebbero rifugiate in C._ (cfr. atto
A16/4, pag. 4 e atto A31/17, D58, pag. 7), o ancora che la madre avrebbe
deciso di lasciare l’Eritrea a seguito della morte del padre (cfr. atto A8/14,
p.to 1.07, pag. 3; atto A31/17, D19, pag. 3). Quindi riguardo anche a dove
la richiedente sarebbe espatriata con la madre, le dichiarazioni dell’insor-
gente non risultano coerenti, avendo dapprima riferito essere andata in
C._ (cfr. atto A8/14, p.to 1.07, pag. 3), per poi invece successiva-
mente neppure nominare tale Paese, affermando che si sarebbero rifugiate
in G._ (cfr. atto A16/4, pag. 4), ed in terza battuta ritornare alla sua
prima versione (cfr. atto A31/17, D19, pag. 3).
6.2 Non più congruenti risultano essere le affermazioni dell’interessata ri-
guardo al suo vissuto in C._, avendo invero narrato in un primo
tempo di aver vissuto con la madre sino all’età di (...) anni, dopo di che
avrebbe iniziato a lavorare quale (...) presso una famiglia che l’avrebbe
condotta a E._ e ivi sarebbe rimasta sino all’età di (...) anni prima
di darsi alla fuga (cfr. atto A8/14, p.to 1.11, pag. 3, p.to 1.17.05, pag. 5),
allorché invece in un secondo tempo ha modificato sostanzialmente tali
affermazioni, riferendo di avere vissuto (...) anni presso la famiglia a
E._, dove eseguiva i lavori quale (...), non avendo per il resto alcun
contatto in particolare con i bambini della casa, ed essendo espatriata per
il G._ quando aveva circa (...) anni (cfr. atto A31/17, D19 segg.,
pag. 3 segg.). Questionata anche in merito a tali incongruenze, ella non ha
saputo fornire alcuna spiegazione concreta e plausibile (cfr. atto A31/19,
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D120 seg., pag. 13). A ciò si aggiunga che dapprima ella ha sostenuto non
poter uscire dalla casa della famiglia presso la quale lavorava e di parlare
telefonicamente con la madre durante tale suo soggiorno (cfr. atto A8/14,
p.to 1.17.05, pag. 5 e p.to 3.03, pag. 7), mentre che in seguito ella ha mo-
dificato sostanzialmente tali suoi asserti, affermando di essersene andata
dalla casa dove lavorava quale (...) tranquillamente riferendo alla sua da-
trice di lavoro che andava in chiesa (cfr. atto A31/17, D19, pag. 3) e che
ella non avrebbe più avuto alcun contatto diretto con la madre dal momento
in cui si sarebbe trasferita presso la famiglia a E._ (cfr. atto A31/17,
D55 seg., pag. 6 seg.). Confrontata anche circa tale aspetto, ella si è limi-
tata ad asserire che vi sarebbe stato un malinteso durante il corso della
prima audizione, e che lei invece avrebbe asserito non aver avuto alcun
contatto telefonico con la madre (cfr. atto A31/17, D119, pag. 12), ciò che
non risulta in alcun modo dal verbale d’audizione, che per il resto era stato
ritradotto all’interessata e che aveva pure confermato le asserzioni rila-
sciate in tale contesto, sottoscrivendo lo stesso.
6.3 Infine, anche le dichiarazioni della ricorrente riguardo al suo trascorso
in G._ non appaiono maggiormente convergenti, sia in riferimento
allo statuto con il quale avrebbe vissuto in tale Paese, sia rispetto ai termini
temporali con le quali si sarebbe sposata con il marito ed il luogo dove
avrebbe lavorato, come pure in merito alla conoscenza o meno dei genitori
del coniuge (cfr. atto A8/14, p.to 1.14, pag. 4; atto A31/17, D81, pag. 8).
Riguardo al suo statuto, ella ha infatti dapprima narrato che non avrebbe
detenuto alcun documento per vivere in G._, non potendo per il re-
sto il marito fare nulla in tal senso (cfr. atto A8/14, p.to 2.05, pag. 6), quando
invece in un secondo momento ha invece sostenuto che sarebbe stata in
possesso di una carta che utilizzava quale lascia-passare, procuratale dal
marito (cfr. atto A31/17, D5 segg., pag. 2). Inoltre circa la sua conoscenza
del marito, ha in primo luogo sostenuto di averlo incontrato nell’ambito della
sua attività lavorativa quale (...), presso il quartiere “(...)” a H._, e
di essersi sposati più di (...) dopo, andando a convivere soltanto a seguito
del matrimonio con il coniuge (cfr. atto A8/14, p.to 1.14, pag. 4). Allorché
invece, nell’ambito dell’audizione federale, ha allegato che ella avrebbe
esercitato l’attività lavorativa quale (...) in una (...), nel quartiere “(...)”, a
H._, incontrando il futuro marito in tale contesto, con il quale
avrebbe iniziato a convivere circa (...) dopo la loro conoscenza, nonché il
matrimonio religioso si sarebbe tenuto dopo altri circa (...) (cfr. atto A31/17,
D66 segg., pag. 7 seg.).
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Pagina 11
6.4 Per le ulteriori contraddizioni, onde evitare inutili ripetizioni, si può
senz’altro rinviare a quanto compiutamente già indicato nella sentenza av-
versata dalla SEM (cfr. p.to II, 1, pag. 4 seg. della decisione impugnata)
essendo le considerazioni esposte nella predetta sufficientemente circo-
stanziate e pertinenti.
7.
7.1 Da ultimo, l’espatrio illegale dall’Eritrea è da considerarsi rilevante in
materia d’asilo, solo in presenza di elementi supplementari che lascino pre-
sagire che la persona sia malvista dalle autorità eritree (cfr. sentenza di
riferimento del Tribunale D-7898/2015 precitata consid. 5.1).
7.2 In casu, tenuto conto delle circostanze già sopra esposte (cfr.
consid. 6), neppure le allegazioni ricorsuali della ricorrente, di temere di
subire delle persecuzioni rilevanti in caso di rinvio nel suo Paese d’origine,
a causa del fatto che ella sarebbe astretta al servizio militare, non potendo
in particolare provvedere al pagamento della tassa sulla diaspora che le
verrebbe imposta come sanzione per essere uscita illegalmente dall’Eri-
trea, ove rischierebbe di essere sottoposta a dei maltrattamenti ed arresti
arbitrari, non risultano maggiormente plausibili. Invero, dalle dichiarazioni
rilasciate dalla ricorrente non appare che ella abbia riscontrato qualsivoglia
problematica con le autorità eritree, né esercitato alcuna attività politica di
sorta (cfr. atto A8/14, p.to 7.02, pag. 10 e atto A31/17, D107, pag. 11). Inol-
tre, non risulta agli atti che ella abbia avuto dei contatti con tali autorità in
vista di un suo arruolamento, e per il resto, il solo rischio di dover effettuare
il servizio nazionale non costituisce un pregiudizio determinante ai sensi
dell’art. 3 LAsi, dal momento che non rientra in uno dei motivi enumerati in
maniera esaustiva nel disposto precitato (cfr. sentenza del Tribunale
D-7898/2015 del 30 gennaio 2017 [pubblicata quale sentenza di
riferimento] consid. 5.1; ed a titolo esemplificativo le sentenze del
Tribunale D-7284/2018 del 3 luglio 2019 consid. 8, D-5950/2018 del
19 dicembre 2018 consid. 8.2.4.1). La minaccia di coscrizione nel servizio
nazionale sotto l’aspetto dell’art. 3 CEDU o l’art. 4 CEDU, riguarda invece
la questione dell’ammissibilità, rispettivamente dell’esigibilità, dell’esecu-
zione dell’allontanamento (cfr. sentenza di riferimento del Tribunale succi-
tata consid. 5.1), e verrà pertanto trattata dappresso (cfr. infra consid. 12 –
13). Inoltre, secondo le sue stesse affermazioni, ella avrebbe abbandonato
l’Eritrea quando era molto piccola, quindi si troverebbe all’estero già da più
di tre anni. Pertanto ella adempirebbe le condizioni per ottenere lo statuto
quale membro della diaspora, in caso di regolarizzazione della sua situa-
zione presso le autorità eritree (cfr. sentenza del Tribunale D-7898/2015
consid. 4.11), posto che la coscrizione al servizio nazionale potrebbe fra
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Pagina 12
l’altro non esserle imposta, essendo una donna sposata e madre di una
bambina piccola (cfr. sentenza di riferimento del Tribunale D-2311/2016 del
17 agosto 2017 consid. 12.5). Si rileva dipoi come, riguardo all’argomenta-
zione ricorsuale in merito alla cosiddetta “tassa sulla diaspora”, un even-
tuale mancato pagamento del contributo menzionato è stato ritenuto irrile-
vante circa le questioni riguardanti lo statuto di rifugiato e la concessione
dell’asilo, in quanto non configurante un malus politico (cfr. sentenze di ri-
ferimento del Tribunale D-2311/2016 succitata consid. 6.3 e D-7898/2015
consid. 5.1). A fronte di tali elementi, vista la mancanza di circostanze sup-
plementari che lascino presupporre che l’insorgente sia malvista dalle au-
torità eritree – segnatamente vista l’inverosimiglianza e l’irrilevanza degli
eventi citati a margine – l’asserito espatrio illegale non risulta pertinente, di
per sé solo, ed atto a giustificare il riconoscimento della qualità di rifugiato
all’interessata (cfr. sentenza di riferimento del Tribunale D-7898/2015 sum-
menzionata consid. 5.1).
8.
In virtù di tutto quanto sopra esposto, l’autorità resistente ha quindi a giusto
titolo omesso di riconoscere lo statuto di rifugiato alle interessate e non ha
concesso l’asilo alle stesse.
9.
9.1 Se respinge la domanda d’asilo o non entra nel merito, la SEM pronun-
cia, di norma, l’allontanamento dalla Svizzera e ne ordina l’esecuzione;
tiene però conto del principio dell’unità della famiglia (art. 44 LAsi).
9.2 Le insorgenti non adempiono le condizioni in virtù delle quali la SEM
avrebbe dovuto astenersi dal pronunciare l’allontanamento dalla Svizzera
(art. 14 cpv. 1 e 2, art. 44 LAsi nonché art. 32 dell’ordinanza 1 sull’asilo re-
lativa a questioni procedurali dell’11 agosto 1999 [OAsi 1, RS 142.311]; cfr.
DTAF 2013/37 consid. 4.4; DTAF 2011/24 consid. 10.1).
9.3 Il Tribunale è pertanto tenuto a confermare la pronuncia dell’allontana-
mento delle ricorrenti.
10.
10.1 L’esecuzione dell’allontanamento è regolamentata, per rinvio
dell’art. 44 LAsi, dall’art. 83 LStrI, giusta il quale l’esecuzione dell’allonta-
namento dev’essere possibile (art. 83 cpv. 2 LStrI), ammissibile (art. 83
cpv. 3 LStrI) e ragionevolmente esigibile (art. 83 cpv. 4 LStrI). In caso di
non adempimento d’una di queste condizioni, la SEM dispone l’ammis-
sione provvisoria (art. 44 LAsi ed art. 83 cpv. 1 e 7 LStrI).
D-6725/2019
Pagina 13
10.2 Secondo prassi costante del Tribunale, circa l’apprezzamento degli
ostacoli all’esecuzione dell’allontanamento, vale lo stesso apprezzamento
della prova consacrato al riconoscimento della qualità di rifugiato, ovvero il
ricorrente deve provare, o per lo meno rendere verosimile, l’esistenza
di un ostacolo all’esecuzione dell’allontanamento (cfr. DTAF 2011/24
consid. 10.2 e relativo riferimento). Inoltre, lo stato di fatto determinante in
materia di esecuzione dell’allontanamento, è quello che esiste al momento
in cui si statuisce (cfr. DTAF 2009/51 consid. 5.4).
In tale contesto si rileva come nelle procedure d’asilo si applica il principio
inquisitorio. Quest’ultimo è però limitato dall’obbligo di collaborare delle
parti (art. 13 PA ed art. 8 LAsi; cfr. DTAF 2014/12 consid. 5.9; CHRISTOPH
AUER/ANJA MARTINA BINDER, in: Auer/Müller/Schindler [ed.], Kommentar
zum Bundesgesetz über das Verwaltungsverfahren VwVG, 2a ed. 2019, ad
art. 12 PA, n. 9 e ad art. 13 PA n. 1). Trattasi di un tipico caso di applica-
zione dell’art. 13 cpv. 1 lett. c PA. In particolare, quando l’interessato, con
il suo comportamento, impedisce all’autorità di accertare se egli risulti
esposto o meno a pericolo nel paese di provenienza, l’esecuzione dell’al-
lontanamento non può essere evitata (cfr. WALTER KÄLIN, Grundriss des
Asylverfahrens, Basel und Frankfurt am Main, 1990, pag. 262; si veda an-
che DTAF 2014/12 consid. 5.9). Ciò è segnatamente il caso quando il ri-
chiedente asilo non collabora alla delucidazione della sua cittadinanza ren-
dendo de facto impossibile l’esame degli ostacoli all’esecuzione dell’allon-
tanamento verso il suo reale paese d’origine (cfr. tra le tante sentenza del
Tribunale D-4895/2013 del 21 novembre 2013 consid. 7.2), oppure
riguardo al suo statuto (cfr. sentenza del Tribunale D-6083/2016 del
28 settembre 2018 consid. 9.8). Non è infatti compito delle autorità elveti-
che competenti in materia d’asilo ricercare, in assenza di indicazioni da
parte del richiedente, eventuali ostacoli riguardanti un paese ipotetico.
Nello stesso senso, nulla osta all’esecuzione dell’allontanamento quando
il medesimo provvedimento è subordinato al soddisfacimento di determi-
nati fattori favorevoli ed il ricorrente fornisce indicazioni fuorvianti circa la
sua situazione personale la cui entità è tale da non permettere all’autorità
d’asilo di determinare se egli rientra o meno in suddetti criteri. In tale ultima
eventualità, qualora l’autorità d’asilo giunga a conclusione che l’interessato
abbia agito di sorta onde occultare l’esistenza di alcuni fattori favorevoli
(quali ad esempio la presenza di famigliari) essa sarà, per logica conse-
guenza, legittimata a considerare adempiuta la circostanza dissimulata
(cfr. a titolo esemplificativo sentenze del Tribunale D-4997/2017 del
10 gennaio 2020 consid. 12, D-2640/2017 del 15 luglio 2019 consid. 6.2-
6.3, D-3174/2015 del 17 novembre 2016 consid. 6.3.4 e E-5724/2014 del
30 marzo 2014 consid. 4.3). Va tuttavia riservato che per ammettere una
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violazione dell’obbligo di collaborare si presuppone che la collaborazione
sia possibile e che possa essere ragionevolmente esatta, conto tenuto
delle circostanze.
11.
Nella decisione avversata, l’autorità di prime cure ha ritenuto che l’esecu-
zione dell’allontanamento delle interessate, sarebbe ammissibile, ragione-
volmente esigibile e possibile. Segnatamente, riguardo all’esigibilità della
misura, non vi sarebbero degli ostacoli individuali che la renderebbero ine-
sigibile. In modo particolare, a fronte delle numerose contraddizioni che
sarebbero emerse anche riguardo al suo percorso di vita ed alla sua fami-
glia, non sussisterebbe alcun elemento sostanziale che permetterebbe di
concludere che nel suo Paese d’origine, ovvero l’Eritrea, le ricorrenti non
possano disporre di una rete sociale famigliare sulla quale poter contare in
caso di un loro rientro nello stesso. Nel loro ricorso, anche tale conclusione
viene contestata dalle ricorrenti. Esse sostengono infatti che verrebbero
rinviate in un posto sconosciuto ed ove non avrebbero una rete famigliare,
e che pertanto si troverebbero in una situazione di vulnerabilità se venis-
sero rinviate in Eritrea.
12.
12.1 A norma dell’art. 83 cpv. 3 LStrI, l’esecuzione dell’allontanamento non
è ammissibile quando comporterebbe una violazione degli impegni di diritto
internazionale pubblico della Svizzera. La portata di detta norma non si
esaurisce nella massima del divieto di respingimento. Anche altri impegni
di diritto internazionale della Svizzera possono essere ostativi all’esecu-
zione del rimpatrio, in particolare l’art. 3 CEDU o l’art. 3 della Convenzione
contro la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti
del 10 dicembre 1984 (Conv. tortura, RS 0.105). La Corte europea dei diritti
dell’uomo ha più volte ribadito che la sola possibilità di subire dei maltrat-
tamenti dovuti a una situazione di insicurezza generale o di violenza gene-
ralizzata nel Paese di destinazione non è sufficiente per ritenere una viola-
zione dell’art. 3 CEDU. Spetta infatti all’interessato provare o rendere ve-
rosimile l’esistenza di seri motivi che permettano di ritenere che egli correrà
un reale rischio («real risk») di essere sottoposto, nel Paese verso il quale
sarà allontanato, a trattamenti contrari a detti articoli (cfr. DTAF 2013/27
consid. 8.2 e relativi riferimenti).
12.2 Nella presente disamina, stante il fatto che le insorgenti non sono riu-
scite né a rendere verosimili le loro dichiarazioni ex art. 7 LAsi, né a dimo-
strare l’esistenza di seri pregiudizi o il fondato timore di essere esposte a
tali pregiudizi ai sensi dell’art. 3 LAsi, il principio del divieto di respingimento
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Pagina 15
non trova applicazione nella fattispecie e l’ammissibilità del rinvio delle ri-
correnti verso l’Eritrea sotto l’aspetto dell’art. 5 cpv. 1 LAsi, risulta quindi
pacifico. Per di più, per i motivi già sopra enucleati – in particolare non
avendo la ricorrente reso verosimile i contatti con le autorità eritree che
avrebbero indotto il suo espatrio e quello della madre – non sono ravvisabili
agli atti altri elementi che possano far ritenere, con una probabilità prepon-
derante, che le insorgenti possano essere sottoposte ad una pena o ad un
trattamento vietati dall’art. 3 CEDU o dall’art. 3 Conv. tortura. Tale conclu-
sione si impone, data l’assenza di plausibilità per le ricorrenti di un rischio
personale, concreto e serio di essere esposte, in Eritrea, ad un trattamento
contrario ai disposti succitati (cfr. sentenza della CorteEDU [Grande Ca-
mera] Saadi contro Italia del 28 febbraio 2008, 37201/06, §§125 e 129 con
relativi riferimenti).
12.3 Per quanto attiene la questione circa l’ammissibilità dell’esecuzione
dell’allontanamento nell’eventualità di un arruolamento nel servizio nazio-
nale eritreo, la stessa è stata chiarita dal Tribunale nella sua sentenza di
riferimento E-5022/2017 del 10 luglio 2018 pubblicata parzialmente nella
DTAF 2018 VI/4 alla quale si può senz’altro rinviare. Segnatamente il Tri-
bunale ha escluso l’esistenza di un grave rischio di tortura o di trattamento
inumano ai sensi dell’art. 3 CEDU derivante dal solo arruolamento nel caso
di un rientro volontario in patria (cfr. DTAF 2018 VI/4 consid. 6.1 e segna-
tamente consid. 6.1.5.2). Pertanto, anche nell’evenienza in cui la ricorrente
dovesse essere astretta al servizio nazionale eritreo – stante il fatto che
come già sopra esposto (cfr. consid. 7.2), ella probabilmente verrebbe eso-
nerata dallo stesso – la stessa non risulta ostativa all’esecuzione del suo
allontanamento, nel caso di un rientro volontario in Eritrea. Tale conclu-
sione, tenuto conto anche di quanto già sopra evidenziato (cfr. consid. 7),
vale anche mutatis mutandis per l’uscita illegale dell’insorgente.
12.4 Ne consegue che, l’allontanamento delle ricorrenti verso l’Eritrea sia
da considerarsi ammissibile ai sensi dell’art. 83 cpv. 3 LStrI in relazione con
l’art. 44 LAsi.
13.
13.1 Giusta l’art. 83 cpv. 4 LStrI, l’esecuzione dell’allontanamento può non
essere ragionevolmente esigibile qualora, nello Stato d’origine o di prove-
nienza, lo straniero venisse a trovarsi concretamente in pericolo in seguito
a situazioni quali guerra, guerra civile, violenza generalizzata o emergenza
medica.
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Pagina 16
13.2 Tale disposizione si applica principalmente ai “réfugiés de la violence”,
ovvero agli stranieri che non adempiono le condizioni della qualità di rifu-
giato, poiché non sono personalmente perseguiti, ma che fuggono da si-
tuazioni di guerra, di guerra civile o di violenza generalizzata. Essa vale
anche nei confronti delle persone per le quali l’allontanamento comporte-
rebbe un pericolo concreto, in particolare perché esse non potrebbero più
ricevere le cure delle quali hanno bisogno o che sarebbero, con ogni pro-
babilità, condannate a dover vivere durevolmente e irrimediabilmente in
stato di totale indigenza e pertanto esposte alla fame, ad una degradazione
grave del loro stato di salute, all’invalidità o persino alla morte. L’autorità
alla quale incombe la decisione deve dunque, in ogni singolo caso, stabilire
se gli aspetti umanitari legati alla situazione nella quale si troverebbe lo
straniero in questione nel suo Paese sono tali da esporlo ad un pericolo
concreto (cfr. DTAF 2014/26 consid. 7.6 – 7.7 con rinvii).
13.3 In Eritrea non si può concludere che viga attualmente una situazione
di guerra, guerra civile o violenza generalizzata che coinvolga l’insieme
della popolazione nella totalità del territorio nazionale che permetta a priori
ed indipendentemente dalle circostanze del caso di specie di presumere,
a proposito di tutti i richiedenti provenienti da tale paese, l’esistenza di un
pericolo concreto ai sensi dell’art. 83 cpv. 4 LStrI (cfr. DTAF 2018 VI/4 con-
sid. 6.2; sentenza di riferimento del Tribunale D-2311/2016 del
17 agosto 2017 consid. 17).
13.4 Nella sua sentenza di riferimento D-2311/2016 succitata, il Tribunale
ha pure avuto modo di esprimersi a proposito dell’esigibilità dell’esecuzione
dell’allontanamento verso l’Eritrea, ritenendola attualmente da considerarsi
generalmente esigibile (cfr. sentenza del Tribunale D-2311/2016
consid. 17.2). Il rischio di arruolamento nel servizio nazionale, non risulta
peraltro influire su questo giudizio, dal momento che non vi è modo di con-
siderare che tale evenienza ponga la persona interessata in una situazione
di minaccia esistenziale (cfr. DTAF 2018 VI/ consid. 6.2.3). L’obbligo di
adempiere il servizio militare non costituisce neppure un motivo d’inesigi-
bilità dell’esecuzione dell’allontanamento (cfr. DTAF 2018 VI/4 consid. 6.2
e segnatamente consid. 6.2.5). Ad ogni modo, in considerazione della dif-
ficile situazione in cui versa il Paese, permane necessario verificare la que-
stione dell’esigibilità dell’esecuzione dell’allontanamento con riguardo alla
singola fattispecie. In presenza di particolari circostanze negative, vi sarà
infatti luogo di ammettere, ora come prima, una situazione di minaccia esi-
stenziale (cfr. sentenza del Tribunale D-2311/2016 consid. 17.2 che modi-
fica su tale questione la giurisprudenza pubblicata nella Giurisprudenza ed
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Pagina 17
informazioni della Commissione svizzera di ricorso in materia d’asilo
[GICRA] 2005 n. 12 consid. 10.5–10.8).
Il Tribunale ha tuttavia già avuto modo di precisare come le esigenze al
riguardo siano meno restrittive allorché vi sia da prendere in considera-
zione l’interesse superiore di bambini in tenera età conformemente all’art. 3
cpv. 1 della Convenzione sui diritti del fanciullo (CDF; RS 0.107). L’inte-
resse del fanciullo può infatti essere ritenuto minacciato anche allorquando
questi non si trovi in una situazione critica sul piano esistenziale. In altri
termini, le difficoltà di reinserimento (o di inserimento in caso di nascita in
Svizzera) nel paese d’origine dovute ad un’integrazione avanzata in Sviz-
zera possono condurre a reputare inesigibile l’esecuzione dell’allontana-
mento per l’insieme della famiglia anche in assenza di una messa in peri-
colo concreta (cfr. DTAF 2009/51 consid. 5.6; DTAF 2009/28 consid. 9.3.2;
tra le tante anche sentenza del Tribunale D-2239/2016 del
6 giugno 2018 consid. 11.3).
13.5 Nel caso di specie, v’è in primo luogo da osservare che l’insorgente
ha fornito delle dichiarazioni contraddittorie ed in parte illogiche in merito a
degli aspetti centrali della sua biografia, riguardo alla sua parentela e co-
noscenze, come pure circa i suoi motivi d’espatrio (cfr. supra consid. 6).
Inoltre nelle dichiarazioni dell’insorgente, sono presenti molteplici ulteriori
aspetti grossolanamente inverosimili, sia inerenti le modalità d’espatrio,
come pure le vicende successive, che, quandanche queste ultime non ri-
sulterebbero strettamente relazionabili alla questione dell’esigibilità dell’al-
lontanamento, mettono fortemente in discussione l’attendibilità dell’interes-
sata (cfr. supra consid. 6). A ciò si aggiunga che, a supporto delle sue di-
chiarazioni, ella non ha presentato alcun mezzo di prova o documento di
viaggio e d’identità ai sensi dell’art. 1a lett. b e c dell’OAsi 1, malgrado ella
sia stata più volte invitata in tal senso dall’autorità inferiore (cfr. atto A8/14,
pag. 8; atto A31/17, D10 segg., pag. 3), non ha prodotto né ha compiuto
alcun passo concreto per procurarseli, malgrado avesse avuto la possibilità
in tal senso – paventato da ella stessa per quanto concerneva la figlia (cfr.
atto A8/14, p.to 4.06, pag. 8) e del suo certificato di matrimonio (cfr. atto
A31/17, D77 segg., pag. 8) – perlomeno una volta giunta in Svizzera. Si
può quindi a giusto titolo, concludere in specie che la ricorrente abbia vio-
lato il suo obbligo di collaborare. Così facendo, ella ha posto l’autorità di
prime cure nell’impossibilità di determinare se l’insieme dei fattori favore-
voli – nella fattispecie di una rete sociale appropriata – richiesti dalla giuri-
sprudenza fossero o meno adempiuti nella loro integralità. Non può infatti
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essere compito delle autorità d’asilo di dipanarsi in valutazioni a valore ipo-
tetico in merito all’esistenza dei medesimi, ed in presenza – come in casu
– di un’istruzione completa dei fatti determinanti.
Si può ad ogni modo partire dal presupposto che dietro le varie contraddi-
zioni siano identificabili alcuni elementi che lascino presagire come la ricor-
rente possa sopperire ai suoi bisogni primari e che possa disporre di una
rete sociale anche in Eritrea. La ricorrente è stata infatti in grado (pur es-
sendo inizialmente ancora minorenne) di sostentarsi lavorando in qualità
di (...) o (...) ed in seguito quale (...) o (...) in una (...) lungo il suo viaggio
d’espatrio. Inoltre, risulta quantomeno dubbio che ella abbia perso ogni
contatto sia con la madre, che non abbia mai tentato di riallacciare i contatti
con la parentela paterna che sarebbe, anche dalle allegazioni della ricor-
rente, tutt’ora residente in Eritrea (cfr. atto A31/17, D50 segg., pag. 6). Ella
potrà inoltre, in caso di bisogno, essere supportata dal supposto marito –
che potrà eventualmente raggiungerla in Eritrea, essendo egli stesso d’ori-
gine eritrea – e dalla famiglia di quest’ultimo, nonché da amici che ha rife-
rito detenere (cfr. atto A31/17, D63, pag. 7; D99, pag. 10). Non vi è pertanto
motivo di dubitare che ella, anche se donna sola con una figlia, possa es-
sere in misura di sopperire ai suoi bisogni vitali e facendo eventualmente
capo ai sostegni presenti all’estero. Di particolare rilievo appaiono segna-
tamente l’indipendenza precedente all’espatrio rispetto alla sua famiglia
nucleare dimostrata dalla ricorrente, nonché in seguito pure dalla supposta
unione coniugale con il marito, affrontando l’espatrio senza neppure avvi-
sare lo stesso (cfr. atto A8/14, p.to 1.14, pag. 4) e la presenza plausibile di
una rete sociale in Eritrea. Infine, le sarà pure possibile sollecitare dalla
SEM, in caso di necessità un aiuto al ritorno secondo gli art. 73 segg.
dell’ordinanza 2 sull’asilo relativa alle questioni finanziarie dell’11 ago-
sto 1999 (OAsi 2, RS 142.312), che le permetteranno, in particolare per il
tempo della sua reinstallazione, di affrontare i suoi bisogni primari e quelli
della sua figlia minore.
13.6 Non appaiono inoltre emergere, da un esame d’ufficio degli atti (cfr.
atti A7/1 e A33/5), particolari problemi di salute delle ricorrenti, da necessi-
tare una loro permanenza in Svizzera per motivi medici (cfr. DTAF 2011/50
consid. 8.1-8.3; DTAF 2009/2 consid. 9.3.2 con relativi riferimenti). Segna-
tamente i medicamenti che starebbe assumendo A._ per l’asma,
patologia di cui sarebbe affetta, nonché il magnesio e la vitamina B2 (cfr.
atto A31/17, D124 seg., pag. 13 e atto A33/5), potranno eventualmente es-
sere acquistati, sollecitando dalla SEM eventualmente un aiuto al ritorno ai
sensi dell’art. 93 cpv. 1 lett. d LAsi. Per quanto poi attiene la figlia della
ricorrente, ovvero B._, non è ravvisabile dagli atti all’incarto alcun
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elemento sfavorevole dal quale si possa desumere che l’esecuzione del
suo allontanamento implicherebbe una sua messa in pericolo concreta. Al
riguardo, il Tribunale rileva infatti che ella è giovane e gode di buona salute
(cfr. atto A8/14, p.to 8.02, pag. 11; atto A31/17, D123, pag. 13).
13.7 Infine, agli atti non si ravvisano neppure degli indizi che conducano a
ritenere che l’esecuzione dell’allontanamento della bambina B._
possa essere contraria all’art. 3 cpv. 1 CDF. Invero la stessa – che risulta
pure essere di nazionalità eritrea, viste le origini allegate dalla madre di
entrambi i suoi genitori – ha (...) anni e soggiorna in Svizzera da quasi due
anni. Ella essendo così giovane, è ancora fortemente dipendente per il suo
sviluppo e l’educazione dalle cure della madre, e pertanto in tal senso, ri-
sulta pure influenzata dalla cultura d’origine di quest’ultima. Pertanto, a
fronte di tali elementi, non è data nella presente disamina una forte inte-
grazione in Svizzera da parte dell’interessata, derivante in particolare da
un lungo soggiorno e da una scolarizzazione in tale paese, ed un rientro
nel suo Paese d’origine non rappresenta quindi uno
sradicamento, che renda inesigibile l’esecuzione del suo allontanamento
ai sensi dell’art. 3 CDF (cfr. DTAF 2009/51 consid. 5.6; DTAF 2009/28
consid. 9.3.2).
13.8 In considerazione di quanto precede, l’esecuzione dell’allontana-
mento, risulta essere pure ragionevolmente esigibile nella fattispecie
(art. 83 cpv. 4 in relazione con l’art. 44 LAsi).
14.
14.1 In ultima analisi, se un rimpatrio coatto in Eritrea di un richiedente la
cui domanda d’asilo è stata respinta, non risulta al momento in generale
possibile (cfr. DTAF 2018 VI/4 consid. 6.3 e sentenza di riferimento del Tri-
bunale D-2311/2016 consid. 19), tuttavia, la possibilità di un ritorno volon-
tario impedisce di concludere ad un’impossibilità dell’esecuzione dell’allon-
tanamento ai sensi dell’art. 83 cpv. 2 LStrI. Inoltre, a causa della pandemia
di Coronavirus attuale, non risulta che, a parte un’eventuale maggiore dif-
ficoltà tecnica ed amministrativa di organizzazione del viaggio di rimpatrio,
lo stesso sia impossibile. In tale contesto si rileva come, soltanto una po-
sticipazione momentanea dell’esecuzione dell’allontanamento, non con-
duce all’impossibilità della stessa (cfr. nello stesso senso le sentenze del
Tribunale D-1556/2020 del 3 aprile 2020 consid. 10.5 e D-1282/2020 del
25 marzo 2020 consid. 5.5). Per il resto spetta alla ricorrente richiedere alla
competente rappresentanza del suo paese d’origine i documenti necessari
al rimpatrio (cfr. art. 8 cpv. 4 LAsi; DTAF 2008/34 consid. 12).
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14.2 Ne discende quindi che l’esecuzione dell’allontanamento risulta an-
che essere possibile (art. 83 cpv. 2 LStrI).
15.
Pertanto, pure in materia di esecuzione dell’allontanamento, la decisione
dell’autorità inferiore va confermata e la concessione dell’ammissione
provvisoria, come postulato dalle ricorrenti in subordine nel gravame, non
entra in considerazione (art. 83 cpv. 1-4 LStrI).
16.
Ne discende che, con la decisione impugnata la SEM non ha violato il diritto
federale, né abusato del suo potere d’apprezzamento ed inoltre non ha
accertato in modo inesatto o incompleto i fatti giuridicamente rilevanti
(art. 106 cpv. 1 LAsi) e per quanto censurabile non è inopportuna (art. 49
PA), per il che il ricorso va respinto.
17.
Visto l’esito della procedura, le spese processuali, che seguono la soccom-
benza, sono poste a carico delle ricorrenti (art. 63 cpv. 1 e 5 PA nonché
art. 3 lett. b del regolamento sulle tasse e sulle spese ripetibili dinanzi al
Tribunale amministrativo federale del 21 febbraio 2008 [TS-TAF,
RS 173.320.2]), e sono prelevate sull’anticipo spese versato il
30 gennaio 2020.
18.
La presente decisione non concerne persone contro le quali è pendente
una domanda d’estradizione presentata dallo Stato che hanno abbando-
nato in cerca di protezione, e pertanto non può essere impugnata con ri-
corso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83
lett. d cifra 1 LTF).
La pronuncia è quindi definitiva.
(dispositivo alla pagina seguente)
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