Decision ID: f44c8eba-d3ad-5b69-bcd0-b3773a1feaf5
Year: 2011
Language: it
Court: TI_TCAS
Chamber: TI_TCAS_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: social_law

ritenuto
in fatto
1.1. RI 1a, classe 1966, precedentemente attivo quale addetto al rifornimento di merce e venditore presso una catena di negozi di abbigliamento, è stato posto al beneficio di una rendita intera dal 1° febbraio 2006 a seguito di patologie di natura cardiaca, reumatologica e psichiatrica (cfr. decisione 14 dicembre 2006 in doc. AI 18, per le motivazioni cfr. doc. AI 17).
1.2. Nell’agosto 2007 l’Ufficio AI ha avviato d’ufficio una procedura di revisione (doc. AI 19).
Esperiti gli accertamenti medici ed economici del caso, tra cui una perizia multidisciplinare a cura del SAM dal cui rapporto 31 luglio 2008 è risultato un miglioramento della situazione valetudinaria nel senso di un’inabilità lavorativa del 20% nella propria ed in altre attività (doc. AI 32), con progetto di decisione 17 luglio 2009 l’amministrazione ha soppresso la rendita non presentando l’assicurato un grado d’invalidità pensionabile (doc. AI 40).
A seguito di un peggioramento delle condizioni di salute segnalate dallo psichiatra curante (cfr. scritto 29 luglio 2009 in doc. AI 41; rapporto 26 gennaio 2010 doc. AI 48), l’amministrazione ha proceduto ad una nuova valutazione reumatologica, cardiologica e psichiatrica operata del proprio servizio medico (SMR). Con rapporto 9 giugno 2010 il SMR ha concluso che dal punto di vista internistico, cardiologico e reumatologico l’assicurato presenta un’incapacità lavorativa del 20% (doc. AI 57-9).
Di conseguenza, con decisione 16 febbraio 2011, in sostituzione della precedente pronunzia del 7 febbraio 2011, l’Ufficio AI ha confermato la soppressione della rendita, togliendo l’effetto sospensivo ad un eventuale ricorso (doc. AI 64).
1.3. Contro la succitata decisione amministrativa l’assicurato, per il tramite del suo legale, insorge al TCA postulandone l’annul- lamento e chiedendo (implicitamente) il ripristino della rendita intera. In via subordinata postula il rinvio degli atti all’Ufficio AI per eseguire ulteriori accertamenti e rendere un nuovo giudizio. L’insorgente contesta la residua capacità lavorativa medico-teorica valutata dal SMR, nonché la determinazione del reddito da invalido. Dei singoli motivi verrà detto, per quanto occorra, nel prosieguo.
1.4. Con la risposta di causa l’Ufficio AI ha chiesto la reiezione del ricorso, confermando la valutazione medica ed economica.
1.5. L’11 e 12 maggio 2011 il ricorrente ha presentato le proprie osservazioni alla risposta di causa, producendo nel contempo documentazione medica (VI e VII). Su richiesta del TCA, il 23 maggio 2011 l’amministrazione ha preso posizione in merito alla citata documentazione (IX).
considerato

in diritto
In ordine
2.1. La presente vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico ai sensi dell'articolo 49 cpv. 2 LOG (STF 8C_855/2010 dell’11 luglio 2011; STF 9C_211/2010 del 18 febbraio 2011; STF 9C_792/2007 del 7 novembre 2008).
Nel merito
2.2. In lite è la questione di sapere se l’Ufficio AI ha rettamente soppresso la rendita AI dell’assicurato.
2.3. Secondo l’art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con gli art. 7 e 8 della LPGA, con invalidità s’intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata, cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio. Gli elementi fondamentali dell'invalidità, secondo la surriferita definizione, sono quindi un dan-no alla salute fisica o psichica conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio, e la conseguente incapacità di guadagno. Occorre quindi che il danno alla salute abbia cagionato una diminuzione della capacità di guadagno, perché il caso possa essere sottoposto all'assicurazione per l'invalidità (
Duc, L’assurance invalidité, in: Meyer (Hrsg.), Schweizerisches Bundesverwaltungsrecht, Band XIV, Soziale Sicherheit, 2a ed., 2007, p. 1411, n. 46
). Secondo l'art. 28 cpv. 2 LAI gli assicurati hanno diritto ad una rendita intera se sono invalidi almeno al 70%, a tre quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono invalidi almeno al 40%. Ai sensi dell'art. 16 LPGA il grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto fra il reddito del lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo l'insorgenza dell'invalidità e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione, nell'esercizio di un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in condizioni normali di mercato del lavoro (reddito da invalido) e il reddito del lavoro che egli avrebbe potuto conseguire se non fosse diventato invalido (reddito da valido). Il grado d'invalidità dell'assicurato deve quindi essere determinato dal raffronto del reddito che egli ancora può conseguire nonostante la sua invalidità con quello che avrebbe potuto guadagnare in assenza delle affezioni di cui è portatore (Duc, op. cit., p. 1476, n. 213 e la giurisprudenza citata alla nota a pié pagina n. 264). Si confronta perciò il reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non fosse divenuto invalido con quello ch'egli può tuttora realizzare, benché invalido, sfruttando la residua capacità lavorativa in attività da lui ragionevolmente esigibili in condizioni normali del mercato del lavoro, previa adozione di eventuali provvedimenti integrativi (metodo generale del raffronto dei redditi; DTF 128 V 30, 104 V 136; Pratique VSI 2000 p. 84)
.
2.4.
Se il grado d'invalidità del beneficiario della rendita subisce una modifica, che incide in modo rilevante sul diritto alla rendita, questa sarà, per il futuro, aumentata o ridotta proporzionalmente o soppressa, d’ufficio o su richiesta (art. 17 cpv. 1 LPGA).
Qualsiasi cambiamento importante delle circostante suscettibile di incidere sul grado d’invalidità e, quindi, sul diritto alla rendita, può fondare una revisione giusta l’art. 17 LPGA.
La rendita può essere oggetto di revisione non soltanto nel caso di una modifica sensibile dello stato di salute, ma anche qualora le conseguenze dello stesso sulla capacità di guadagno, pur essendo esso stato rimasto immutato, abbiano subito una modificazione notevole (DTF 130 V 349 consid. 3.5, 113 V 275 consid. 1a; vedi pure DTF 112 V 372 consid. 2b e 390 consid. 1b).
Una semplice valutazione diversa delle circostanze di fatto, che sono rimaste sostanzialmente invariate, non giustifica comunque una revisione ai sensi dell’art. 17 LPGA (DTF 112 V 372 consid. 2b e 390 consid. 1b).
Per stabilire in una situazione concreta se vi sia motivo di revisione, da un punto di vista temporale vanno in particolare paragonati i fatti esistenti al momento della decisione formale iniziale con quelli esistenti nell’istante della pronuncia della nuova decisione (DTF 130 V 351 consid. 3.5.2). Da questo punto di vista un provvedimento che si limita a confermare una prima decisione di rendita non è rilevante (DTF 125 V 369
, 109 V 262, 105 V 30; Meyer-Blaser, Rechtsprechung des Bundesgerichts zum IVG, 2010, pag. 379).
2.5. Nel caso in esame, nell’ambito della revisione l'Ufficio AI ha disposto una perizia multidisciplinare a cura del SAM. Dal referto 31 luglio 2008 (doc. Al 32) risulta che i periti, dopo aver esposto dettagliatamente l'anamnesi, riportate le indicazioni soggettive e le constatazioni obiettive, hanno fatto capo a consulti specialistici esterni d’ordine cardiologico (dr. _), reumatologico (dr. _) e psichiatrico (dr. _).
Sulla base di tali risultanze, nonché dei rilevamenti eseguiti durante la degenza presso il SAM, i periti hanno posto le seguenti diagnosi
con
influenza sulla capacità lavorativa:
"
(...)
5.1 Diagnosi con influenza sulla capacità lavorativa:
Malattia coronarica bivasale con:
- angina pectoris stabile CCS II,
- esiti d'infarto miocardico posterobasale (02.2005),
- stato dopo PTCA e stenting di una stenosi complessa subtotale del RCX media e di stenosi filiforme della RCA prossimale il 10.11.2005.
Fattori di rischio cardiovascolari:
- abuso nicotinico,
- ipertensione arteriosa,
- dislipidemia,
- familiarità,
Sindrome da disadattamento con umore depresso.
Sindrome del dolore cronico verosimilmente di natura somatoforme.
Artralgia al polso sin. d'origine non chiara:
- DD: possibile presenza di un ganglio articolare in sede dorsale, nell'ambito della diagnosi precedente. (...)" (Doc. AI 32/10-11)
Tenuto conto dei singoli consulti specialistici, il SAM ha ritenuto l’assicurato abile all’80%, da intendersi quale rendimento ridotto nell’arco dell’intera giornata lavorativa, nella sua precedente attività di venditore. In merito alle conseguenze sulla capacità d’integrazione, i periti hanno evidenziato:
"
(...)
L'A. è ritenuto in grado di poter esercitare altre attività. Dal punto di vista reumatologico non vi sono limitazioni funzionali. Dal punto di vista cardiologico il nostro consulente ritiene l'A. allo stadio attuale completamente abile al lavoro per delle attività che comportano uno sforzo fisico di tipo prevalentemente dinamico sino a moderato, mentre sono da evitare gli sforzi a forte componente isometrica di grado moderato-pesante.
Tenendo in considerazione che dal punto di vista psichiatrico il nostro consulente valuta un'incapacità lavorativa nella misura del 20% in qualsiasi attività, giungiamo alla conclusione che in un'altra attività più adatta, che tiene in considerazione quanto detto sopra, la capacità lavorativa globale è da considerare nella misura dell'80%, intesa come riduzione del rendimento sull'arco di un'intera giornata lavorativa. Sulla base dell'elevata capacità lavorativa residua e del parere del nostro consulente psichiatra non riteniamo indicati provvedimenti d'integrazione professionale. (...)" (Doc. AI 32-15)
A seguito della segnalazione da parte dello psichiatra curante, dr. _, di un peggioramento della componente extrasomatica e dopo aver aggiornato la documentazione medica, l’assicurato è stato visto dal SMR per una valutazione reumatologica, cardiologica e psichiatrica.
Con rapporto 9 giugno 2010 i medici dr. _ (FMH in medicina interna), _ (FMH in psichiatrica e psicoterapia) e _ (FMH in medicina interna e cardiologia) hanno concluso come segue:
"
(...)
Valutazione/conclusione:
Assicurato di 44 anni in buone condizioni generali. Cardiopatia ischemica con buon compenso di circolo e frazione d'elezione conservata. Vengono lamentati dall'assicurato saltuari dolori toracici di tipo aspecifico e puntiformi. Nessuna irradiazione del dolore. Inoltre, dispnea presente soprattutto nelle ore prima dell'addormentamento alla sera. Episodi di probabile extrasistolia sintomatica benigna, Inoltre, l'assicurato, dal punto di vista reumatologico riferisce come unica sintomatologia un dolore presente con frequenza alle piccole articolazioni delle mani e alle piccole articolazioni dei piedi soprattutto durante la deambulazione. Tale sintomatologia non corrisponde ad alcuna localizzazione sinovitica o ad alcuna limitazione funzionale delle localizzazioni citate.
Viene documentato un pregresso episodio di lombalgia su piccola ernia discale L5-S1 (vedi rapporto medico del Dr. _ del 21.08.2009). L'assicurato, dal punto di vista lombare risulta oggi essere asintomatico. L'obiettività del rachide risulta essere negativa.
La valutazione clinica odierna permette di definire i limiti funzionali descritti nell'esame della funzionalità fisica in allegato. Limitazioni determinate solo dalla nota sindrome del dolore cronico.
Dal punto di vista internistico, cardiologico e reumatologico l'assicurato presenta una IL del 20% giustificata da una sindrome da stanchezza cronica.
Prognosi favorevole dal punto di vista cardiologico e reumatologico.
Si allega esame della funzionalità fisica e modulo per la misurazione dell'escursione articolare.
Le conclusioni cliniche del presente rapporto medico SMR vengono definite sulla base della piena conoscenza dell'incarto e degli accertamenti approfonditi a disposizione." (Doc. AI 57-9)
Ritenuta dunque la valutazione del SMR sovrapponibile alla perizia SAM, l’Ufficio AI ha di conseguenza soppresso la rendita.
L’assicurato contesta la valutazione del SMR ritenendo come insufficienti sia la valutazione cardiologica che quella psichiatrica.
2.6.
Quanto alla valenza probante di un rapporto medico, determinante è che i punti litigiosi importanti siano stati oggetto di uno studio approfondito, che il rapporto si fondi su esami completi, che consideri parimenti le censure espresse dal paziente, che sia stato approntato in piena conoscenza dell'incarto (anamnesi), che la descrizione del contesto medico sia chiara e che le conclusioni del perito siano ben motivate. Determinante quindi per stabilire se un rapporto medico ha valore di prova non è né l'origine del mezzo di prova, né la denominazione, ad esempio quale perizia o rapporto (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; STFA I 462/05 del 25 aprile 2007; STFA U 329/01 e U 330/01 del 25 febbraio 2003; DTF 125 V 352 consid. 3a, 122 V 160 consid. 1c), bensì il suo contenuto (DTF 122 V 160 in fine con rinvii).
A proposito delle perizie mediche eseguite nell'ambito della procedura amministrativa, il TFA ha stabilito che, nell'ipotesi in cui sono state eseguite da medici specializzati riconosciuti, hanno forza probatoria piena se giungono a conclusioni logiche e sono state realizzate sulla base di accertamenti approfonditi, fintanto che indizi concreti non inducono a ritenerle inaffidabili (DTF 123 V 176, 122 V 161, 104 V 212; SVR 1998 IV Nr. 1 pag. 2; SZS 1988 pagg. 329 e 332; ZAK 1986 pag. 189; Locher, Grundriss des Sozialversicherungsrechts, Berna 2003, pag. 453).
In una sentenza pubblicata nella Pratique VSI 2001 pag. 106 segg., il TFA ha però ritenuto conforme al principio del libero apprezzamento delle prove definire delle direttive per la valutazione di determinate forme di rapporti e perizie. In particolare per quanto concerne le perizie giudiziarie, la giurisprudenza ha statuito che il giudice non si scosta senza motivi imperativi dalla valutazione degli esperti, il cui compito è quello di mettere a disposizione del tribunale le loro conoscenze specifiche e di valutare da un punto di vista medico una certa fattispecie. Ragioni che possono indurre a non fondarsi su un tale referto sono ad esempio la presenza di affermazioni contraddittorie, il contenuto di una superperizia, altri rapporti contenenti validi motivi per farlo (Pratique VSI 2001 pag. 108 consid. 3b)aa e riferimenti citati;
STFA I 462/05 del 25 aprile 2007;
STFA
U 329/01 ed U 330/01 del 25 febbraio 2003).
Nella DTF 125 V 351 (= SVR 2000 UV Nr. 10 pag. 33 segg.), la Corte federale ha ribadito che ai rapporti allestiti da medici alle dipendenze di un'assicurazione deve essere riconosciuto pieno valore probante, a condizione che essi si rivelino essere concludenti, compiutamente motivati, di per sé scevri di contraddizioni e, infine, non devono sussistere degli indizi che facciano dubitare della loro attendibilità. Il solo fatto che il medico consultato si trovi in un rapporto di dipendenza con l'assicuratore
non
permette già di metterne in dubbio l'oggettività e l'imparzialità. Devono piuttosto esistere delle particolari circostanze che permettano di ritenere come oggettivamente fondati i sospetti circa la parzialità dell'apprezzamento.
Lo stesso vale per le perizie fatte esperire da medici esterni (DTF 104 V 31; RAMI 1993 pag. 95).
Le perizie affidate dagli organi dell'AI o dagli assicuratori privati, in sede di istruttoria amministrativa, a medici esterni o a servizi specializzati indipendenti, i quali fondano le proprie conclusioni su indagini approfondite e giungono a risultati concludenti, dispongono di forza probatoria piena, a meno che non sussistano indizi concreti a mettere in causa la loro credibilità (Pratique VSI 2001 pag. 109 consid. 3b)bb; STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008;
STFA I 462/05 del 25 aprile 2007
).
Per quel che concerne il Servizio di Accertamento Medico (SAM) dell'assicurazione invalidità, l'Alta Corte nella DTF 132 V 376 ha rilevato che
se un Centro d'accertamento medico è incaricato di rendere una perizia, devono essere osservati i diritti di partecipazione conferiti dall'
art. 44 LPGA
(consid. 6 e 7).
In merito al
valore probatorio delle perizie SAM, sotto il profilo dell'indipendenza, dell'equità del processo e della parità delle armi, in una sentenza pubblicata in
DTF 136 V 376 il TF
ha specificato che la qualità formale di parte dell'organo esecutivo dell'assicurazione per l'invalidità nella procedura giudiziaria, rispettivamente la sua legittimazione a presentare ricorso in materia di diritto pubblico, non consentono di considerare come atti di parte le prove assunte dall'amministrazione nella precedente fase non contenziosa.
Nella sentenza di principio 9C_243/2010 del 28 giugno 2011 pubblicata in DTF 137 V 210 e segg., il TF ha preso posizione sulle critiche alla giurisprudenza federale relativa al valore probatorio delle perizie dei Servizi di accertamento medico (art. 72 bis cpv. 1 OAI), dal profilo della conformità alla CEDU e alla Costituzione, formulate soprattutto nel parere del Prof. Dr. iur.
Jörg Paul Müller e del Dr. iur Johannes Reich dell'11 febbraio 2010.
L'Alta Corte è arrivata alla conclusione che l'acquisizione delle basi mediche per poter emettere una decisione attraverso perizie effettuate da istituti esterni come i SAM nell'assicurazione invalidità svizzera, come pure il loro utilizzo nelle procedure giudiziarie, è di per sé conforme alla Costituzione e alla Convenzione europea (consid. 2.1-2.3).
D'altra parte il TF ha riconosciuto che attraverso tali perizie vengono messe in pericolo in modo latente le garanzie procedurali, visto il potenziale di ricavi dell'attività dei SAM nei confronti dell'assicurazione invalidità e con ciò anche della loro dipendenza economica (consid. 2.4). La nostra Massima Istanza ha perciò ritenuto necessario adottare dei correttivi:
a livello amministrativo
- assegnazione a caso dei mandati di perizia ai SAM (consid. 3.1),
- differenze minime delle tariffe della perizia (consid. 3.2),
- miglioramento e uniformizzazione dei criteri di qualità e di controllo (consid. 3.3),
- rafforzamento dei diritti di partecipazione:
-- in caso di divergenze l'amministrazione deve ordinare la perizia attraverso una decisione incidentale impugnabile davanti al Tribunale cantonale delle assicurazioni o al Tribunale federale amministrativo (consid. 3.4.2.6; cambiamento della giurisprudenza secondo DTF 132 V 93);
-- alla persona assicurata spettano precedentemente i diritti di partecipazione alla procedura (ad esempio: quello di esprimersi sui quesiti peritali; consid. 3.4.2.9; cambiamento della giurisprudenza secondo DTF 133 V 446);
a livello dell'autorità giudiziaria di prima istanza
In caso di accertata necessità di ulteriori chiarimenti, il Tribunale cantonale o il Tribunale federale amministrativo devono per principio essi stessi ordinare una perizia medica (consid. 4.4.1.3 e 4.4.1.4; cambiamento della giurisprudenza secondo DLA 1997 Nr. 18 p. 85, C 85/95 consid. 5d con riferimenti, sentenza H 355/99 del 11 aprile 2000 consid. 3b), i cui costi sono posti a carico dell'assicurazione invalidità (consid. 4.4.2).
Il TF ha inoltre concluso che le perizie raccolte secondo il vecchio standard processuale non perdono di per sé il loro valore probatorio. Piuttosto si dovrà decidere nel contesto dell'esame del singolo caso, alla luce delle sue specifiche caratteristiche e delle critiche sollevate nel ricorso, se il fatto di fondarsi esclusivamente sui mezzi di prova disponibili per prendere la decisione impugnata è o no conforme al diritto federale (consid. 6). (Sul tema cfr. STF 9C_87/2011 del 1. settembre 2011 e 9C_120/2011 del 25 luglio 2011).
Va poi evidenziato
che in ragione della diversità dell'incarico assunto (a scopo di trattamento anziché di perizia), in caso di lite non ci si può di regola fondare sulla posizione del medico curante, anche se specialista (STF 9C_38/2008 del 15 gennaio 2009, STF 9C_602/2007 dell'11 aprile 2008, consid. 5.3), poiché alla luce del rapporto di fiducia esistente con il paziente, il medico curante attesterà, in caso di dubbio, in favore del suo paziente (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; DTF 125 V 353 consid.
3a)cc); Pratique VSI 2001 pag. 109 consid. 3a)cc; Meyer, Bundesgesetz über die Invalidenversicherung, in: Rechtsprechung des Bundesgerichts zum Sozial-versicherungsrecht, 2010, ad art. 28a, pag. 353
) e che il solo fatto che uno o più medici curanti esprimano un’opinione contraddittoria non è sufficiente a rimettere in discussione una perizia ordinata dal giudice o dall’amministrazione e a imporre nuovi accertamenti (STF 9C_9/2010 del 29 settembre 2010, consid. 3.4 e i rinvii giurisprudenziali ivi menzionati).
Va inoltre ricordato che se vi sono dei rapporti medici contraddittori, il giudice non può evadere la procedura senza valutare l'intero materiale ed indicare i motivi per cui egli si fonda su un rapporto piuttosto che su un altro (STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008, STFA I 462/05 del 25 aprile 2007).
2.7.
Nel caso concreto, richiamata la suesposta giurisprudenza in materia di valore probatorio di rapporti medici e in particolare le STF 9C_87/2011 del 1. settembre 2011 e 9C_120/2011 del 25 luglio 2011 per quanto riguarda le perizie raccolte secondo il vecchio standard processuale, questa Corte non ha motivi per mettere in dubbio la dettagliata e convincente la valutazione pluridisciplinare del SAM, i cui periti hanno compiutamente valutato le differenti affezioni di cui l’assicurato è portatore, giungendo ad una conclusione logica e priva di contraddizioni che stabilisce una capacità lavorativa dell’80% tanto nella sua attività abituale di venditore quanto in un’attività adeguata. Del resto, l’insorgente non ha sollevato delle contestazioni in merito.
Anche riguardo all’aggiornamento delle patologie fatte dal SMR nel giugno 2010, questa Corte non può che aderire e questo per i seguenti motivi.
2.7.1.
La problematica cardiologica è stata esaminata dallo specialista dr. _, il quale ha riscontrato una cardiopatia ischemica con buon compenso di circolo e frazione d’eiezione conservata. Egli ha riportato i dolori toracici fatti valere dall’assicurato, specificano che non si tratta irradiazione degli stessi. Tale patologia non è stata considerata invalidante dal dr. _, come del resto anche risulta dal rapporto 15 marzo 2010 del dr. _, anch’egli specialista in cardiologia (doc. AI 52). Pertanto, rispetto alla perizia del SAM, la situazione è rimasta invariata. Infatti, il perito dr. _ nel referto 14 luglio 2008 aveva concluso per una piena abilità in tutte le professioni rispettose delle limitazioni cardiache (da evitare sforzi a forte componente isometrica di grado moderato-pesante; doc. AI 32.24).
L’8 febbraio 2011, a seguito di una progressione della malattia coronarica, è stata eseguita una coronarografia con impianto di stent, dall’esito finale buono (cfr. rapporto del _, doc. B). Al riguardo, con osservazioni 18 aprile 2011 il dr. _ del SMR ha rettamente concluso che si è trattato di un peggioramento temporaneo, risolto con l’impianto di uno stent (doc. IVbis). La situazione cardiaca non è pertanto da ritenere invalidante e rispecchia quanto accertato dal SAM. Tale conclusione è del resto confermata dalla cartella clinica del dr. _ (psichiatra curante), in particolare quando riporta il contenuto della telefonata del 13 aprile 2011 con il cardiologo _, il quale aveva sostenuto che “
non vi sono i presupposti per un’AI dal punto di vista cardiologico”
, escludendo infatti una recidiva in quanto
“ non crede che la dilatazione non sia stata fatta, come accusa il paziente”
(doc. E p. 6).
2.7.2. Nell’ambito della perizia SAM la componente psichica è stata esaminata dal dr. _. Nel suo rapporto 28 maggio 2008, posta la diagnosi di sindrome da disadattamento con umore depresso (ICD 10-F43.2), egli ha quantificato un’incapacità lavorativa del 20%, consigliando la ripresa di un trattamento specialistico per lavorare sui problemi psicologici di base e rinforzare l’autostima (doc. AI 32-21).
Con scritto 26 gennaio 2010 il dr. _, psichiatra curante, ha sostenuto un peggioramento della componente extra
somatica, evidenziando:
"
(...)
Patologia psichiatrica.
Il paziente mi consulta quale psichiatra il 17.09.2010. Constato uno stato somato-psichico generale molto ridotto nelle sue funzioni. Rispetto alla valutazione del collega _ del 28.05.2008, noto un peggioramento importante della sintomatologia. L'espressione del viso varia da "sofferente" a "bloccata", spesso ha forte sudorazione e altrettanto spesso il paziente non riesce a trattenersi dal pianto. A volte esplode in una forte rabbia. L'umore è nettamente basso, idee suicidali sono la regola. La capacità di trovare piacere e interesse è pressoché nulla. Il paziente si sente stanco, privo di forze, ansioso. L'autostima e la fiducia in se stesso sono assenti; il paziente si sente una nullità e si autocritica. La psicomotricità oscilla tra una forte agitazione con scatti di rabbia e un rallentamento e
'congelamento'. Vi è una marcata riduzione della libido e una mancanza di capacità d'erezione.
Il signor _, dell'Ufficio regionale di collocamento di _, mi telefona all'inizio dell'anno molto preoccupato per il paziente; egli lo vede sempre di più abbattuto, la situazione complessiva è peggiorata ed in pratica non è "collocabile". Il paziente, nelle sue ricerche di un impiego, quando si presenta nei negozi perde il controllo; questa perdita di controllo avviene pure durante il gioco delle carte con amici.
Il paziente non riesce a gestire la sua situazione e scivola sempre di più in una depressione grave." (Doc. AI 48-2)
Nell’ambito della valutazione SMR del 9 giugno 2010 il dr. _, specialista in psichiatrica, ha innanzitutto fatto presente che dopo 20 minuti di colloquio l’assicurato si è rifiutato di continuare, non opponendosi comunque all’esame reumatologico e cardiologico. Egli ha poi rilevato che:
"
(...)
Alla luce dell'impossibilità di affrontare qualunque argomento, se non soggettivi dolori precordiali, la mia valutazione si basa sia sul breve colloquio con l'assicurato che sulla documentazione in dossier.
Mi trovo tuttavia in difficoltà, dal lato oggettivo, a sostenere la posizione del curante Dr. _ di uno stato ansioso-depressivo che sta "scivolando" verso la depressione grave con IL 100% continua dal febbraio 2005.
Il rifiuto di collaborazione non è, infatti, un segno di depressione del tono dell'umore di qualsiasi gravità. In alcune culture, un atteggiamento nervoso e aggressivo può essere un equivalente depressivo, vi possono dunque essere risposte verbalizzate in modo eccessivo, ma non il rifiuto del colloquio stesso. Anzi, il soggetto usa un atteggiamento "esagerato" per attirare l'attenzione dell'interlocutore. Pur nell'evidente impossibilità di raccogliere ulteriori elementi dal colloquio, ho effettuato un confronto con la valutazione PSI del Dr. _, rispettivamente la descrizione della giornata raccolta dal medico SAM. (...)" (Doc. AI 57/6-7)
Dopo aver eseguito un confronto con i dati della perizia SAM, il dr. _ ha concluso:
"
(...)
In particolare, si nota che l'assicurato mostra ansia, tensione interna, ma non un tono dell'umore depresso; l'atteggiamento era collaborante, ora nettamente oppositivo, non collaborante.
Una volta deciso di non continuare con l'esplorazione psichiatrica, l'assicurato ha acconsentito, senza atteggiamenti di opposizione, alla valutazione reumatologica, rispettivamente cardiologia. In particolare, ha acconsentito a che il Prof. _ valutasse la situazione sotto sforzo, seguendolo per due rampe di scale in salita (circa 60 scalini).
La visita nel suo complesso si è conclusa alle ore 9.50.
In conclusione, pur nei suoi limiti, la valutazione odierna permette di osservare discrepanze con l'osservazione SAM, rispettivamente con il curante, Dr. _.
Lo status psichico è sovrapponibile alla perizia psichiatrica Dr. _ (SAM 2008).
Diagnosi:
·
Sindrome del dolore cronico verosimilmente di natura somatoforme. (...)" (Doc. AI 57-9)
Al riguardo, l’assicurato sostiene:
"
(...)
L'aggiornamento del rapporto SAM (recte: SMR) mette in luce come il ricorrente abbia problemi nell'addormentamento e in genere del sonno. Più di una volta emerge anche come dovendo rimanere attento in un discorso vuoi professionale vuoi personale, si innervosisca. Ciò è messo in luce anche in occasione di incontri per la ricerca di impiego. I medici del SAM (recte: SMR) escludono la depressione perché l'assicurato non è stato collaborativo.
Ora, tale visione è verosimilmente il frutto di un'impressione errata e semplicistica data da un singolo incontro. Il ricorrente non sente di riconoscere questa critica. Anzi, ha sempre dimostrato di essere disponibile nei confronti dell'autorità. Inoltre occorre ricordare che il ricorrente non è nuovo a patologie psichiatriche (anche per quel motivo era stata erogata la rendita). Non solo, tale malessere di natura psichica è intimamente legato alla problematica cardiaca.
La conclusione dei medici del SAM (recte: SMR) non è concludente, anche perché in sostanza dimentica di confrontarsi con gli atti. Il ricorrente è stato colpito in giovane età da più infarti e le carenze dal profilo cardiaco aumentano sempre di più. È quindi comprensibile un'ansia che va aumentando. Un'angoscia emersa ancora recentemente in occasione della visita al _
(Doc. B)
. Del resto da un rifiuto di collaborazione nulla può emergere in senso per sé stante sfavorevole.
Potrebbe anche solo essere una reazione umanamente comprensibile a fronte di una situazione di evidente stress emotivo, che crea un blocco di natura comunicativa. Anche sotto questo profilo l'incarto va completato con una valutazione psichica completa. (...)" (Doc. I)
Ora, il dr. _ ha individuato l’assenza di una connotazione del tono dell’umore depresso nel rifiuto di collaborazione dell’assicurato (e di rifiuto si tratta: “
A questo punto, all’improvviso, l’assicurato si fa oppositivo, alza la voce, si rifiuta di continuare affermando, con parole scurrili, di essere nervoso”
; cfr. rapporto 9 giugno 2010 p. 8; doc. AI 57-6), precisando che l’interessato
“mostra ansia, tensione interna, ma non un tono dell’umore depresso; l’atteggiamento era collaborante, ora nettamente oppositivo, non collaborante”
(cfr. sopra).
Questo TCA non misconosce che dal 2005 è presente una componente depressiva dell’umore (confermata anche nella perizia 31 luglio 2008 del SAM), come pure è consapevole dei limiti delle conclusioni tratte dal dr. _ del SMR dovuti – va ricordato – al rifiuto di collaborare (al riguardo non è rilevante affermare, come sostenuto nel ricorso, di aver dimostrato di essere sempre disponibile nei confronti dell’autorità).
In questo contesto, è tuttavia determinante che, come dettagliatamente esposto nel rapporto 9 giugno 2010, lo status psichico descritto dal dr. _ corrisponde a quello riscontrato dal dr. _ nella perizia SAM (doc. AI 57-8). Pertanto, la conclusione del medico SMR di ritenere lo status psichico sovrapponibile a quello del perito psichiatra, appare corretta.
2.7.3. Visto quanto sopra, dalla valutazione del SMR non sono emersi elementi atti a modificare le conclusioni peritali del SAM.
Inoltre, questo Tribunale ritiene che la refertazione medica agli atti contiene elementi chiari e sufficienti per valutare l'incapacità al guadagno dell'assicurato sino all'emanazione del querelato provvedimento, senza che si renda quindi necessario l'esperimento di ulteriori accertamenti richiesti dalla ricorrente.
Al riguardo, va fatto presente che se l'istruttoria da effettuare d'ufficio conduce l'amministrazione o il giudice, in base ad un apprezzamento coscienzioso delle prove, alla convinzione che la probabilità di determinati fatti deve essere considerata predominante e che altri provvedimenti probatori più non potrebbero modificare il risultato, si rinuncerà ad assumere altre prove (valutazione anticipata delle prove
cfr. DTF 130 II 425 consid. 2.1 pag. 429 e riferimenti
). Un tale modo di procedere non lede il diritto di essere sentito conformemente all'art. 29 cpv. 2 Cost. (SVR 2001 IV no. 10 pag. 28 consid. 4b; riguardo al previgente art. 4 cpv. 1 v Cost., cfr. DTF 124 V 94 consid. 4b, 122 V 162 consid. 1d, 119 V 344 consid. 3c con riferimenti).
In conclusione, richiamato l'obbligo che incombe all'assicurata di intraprendere tutto quanto sia ragionevolmente esigibile per ovviare alle conseguenze del discapito economico cagionato dal danno alla salute (DTF 123 V 233 consid.
3c, 117 V 278 consid. 2b, 400 e ivi riferimenti)
, è da ritenere dimostrato con il grado della verosimiglianza preponderante valido nell'ambito delle assicurazioni sociali (DTF 125 V 195 consid. 2 e i riferimenti ivi citati, 115 V 142 consid. 8b) che il ricorrente presenta un’abilità al lavoro dell’80% sia nella sua originaria attività lucrativa che in altre attività adeguate.
2.8. Per quel che concerne la determinazione del grado d’invalidi-tà, dal momento che
l’assicurato presenta un’incapacità lavorativa del 20% nella propria attività di venditore e come addetto al rifornimento di merce ed in altre attività confacenti,
è quindi indicato un
raffronto percentuale dei redditi
(DTF 114 V 313 consid. 3a e ivi riferimenti; STF
9C_856/2010
del 27 giugno 2011,
I 759/2005 del 21 agosto 2006.).
In effetti, per la giurisprudenza se il danno alla salute non è tale – come in casu in base alle perizie - da imporre un cambiamento di professione, di regola il giudizio sull’incapacità al guadagno non esprimerà valori superiori all’incapacità lavorativa indicata dal medico. Questo perché si suppone che esplicando tutto l’impegno professionale che la restante capacità lavorativa medico-teorica ancora permette di sviluppare, l’assicurato esprima una capacità di guadagno della medesima proporzione (RAMI 1993 U 168, p. 100; DTF 114 V 313, consid. 3b; STCA del 21 marzo 1995 nella causa S. F., del 31 maggio 1995 nella causa E. D., del 7 giugno 1995 nella causa M. Z. e del 26 febbraio 1996 nella causa G). Pertanto, il reddito da invalido che egli potrebbe conseguire mettendo a frutto la sua capacità lavorativa residua corrisponde al 80% del reddito realizzabile senza il danno alla salute, ciò che non apre il diritto ad una rendita.
Alla stessa percentuale d’invalidità del 20% si giunge anche mediante il raffronto dei redditi, così come operato dal consulente in integrazione professionale nel rapporto 1° dicembre 2008 (doc. AI 36). Inoltre va fatto presente che, pur volendo considerare una riduzione sociale massima del 25% in luogo del 5% riconosciuto dal consulente, l’assicurato non beneficerebbe del diritto alla rendita [56'882 – 36'086.-- (salario statistico di fr. 60'144 meno 25% di deduzione sociale e meno 20% relativo all’incapacità lavorativa medico-teorica) x 100 : 56'882 = 36, 5%).
Visto il rilevante miglioramento della situazione valetudinaria rispetto alla decisione 14 dicembre 2006, rettamente l’Ufficio AI ha soppresso la rendita
dal
1° aprile 2011
(il primo giorno del secondo mese che segue la notifica della decisione contestata; art. 88bis cpv. 2 lett. a OAI).
Ne consegue che la decisione impugnata merita conferma, mentre il ricorso va respinto.
2.9.
Secondo l’art. 69 cpv. 1bis LAI, in vigore dal 1° luglio 2006, la procedura di ricorso in caso di controversie relative all’assegnazione o al rifiuto di prestazioni AI dinanzi al tribunale cantonale delle assicurazioni è soggetta a spese. L’entità delle spese è determinata fra 200.-- e 1’000.-- franchi in funzione delle spese di procedura e senza riguardo al valore litigioso.
Visto l’esito della vertenza, le spese per complessivi fr. 500.- sono poste a carico dell’assicurato.