Decision ID: 456a2f74-4380-5a0c-b6eb-a2b94edbd4d0
Year: 2011
Language: it
Court: TI_CATI
Chamber: TI_CATI_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: public_law

Fatti
A.
RI 1 è vedova di _, deceduto il _ 1978 a _. Vista la mancanza di disposizioni testamentarie, la vedova ed i figli di primo letto, _ e _, hanno regolato i rapporti successori estromettendo la vedova a favore dei figli. A titolo di controprestazione è stata costituita una rendita vitalizia a favore della coniuge superstite, il cui pagamento è stato garantito dalla _.
A partire dal mese di aprile del 2003, gli eredi hanno sospeso unilateralmente il pagamento della rendita vitalizia e la _ non ha onorato la propria garanzia.
La creditrice della rendita ha allora promosso delle procedure esecutive e giudiziarie nei confronti dell’istituto di credito.
Il 28 ottobre 2005, le parti hanno sottoscritto una convenzione che prevede una soluzione transattiva. In particolare, la _ si è impegnata a versare a RI 1 l’importo mensile di fr. 27'500.– per la durata di 60 mesi a partire dal mese di novembre del 2005. La banca ha poi riconosciuto di essere debitrice di trenta rate mensili arretrate (dal maggio 2003 all’ottobre 2005), per le quali ha versato fr. 1'013'470.50.
B.
Nella dichiarazione fiscale 2006, la contribuente indicava di aver ottenuto una rendita vitalizia di fr. 330'000.–; da tale importo chiedeva la deduzione di fr. 198'000.–, pari al 60% della rendita percepita.
Con decisione del 28 marzo 2008, l’RS 1 di _ notificava alla contribuente la tassazione IC/IFD 2006, nella quale commisurava il reddito imponibile in fr. 358'700.– per l’IC ed in fr. 363'000.– per l’IFD.
L’autorità fiscale aveva in particolar modo negato la deduzione del 60% della rendita percepita dalla contribuente, argomentando che la stessa non era una rendita vitalizia.
C.
La contribuente impugnava la suddetta decisione, con reclamo del 24 aprile 2008. Ripercorse le vicissitudini che avevano condotto alla transazione in questione, la reclamante sosteneva che la prestazione percepita era la stessa rendita vitalizia istituita con il contratto del 1978 fra i coeredi di _.
L’Ufficio di tassazione respingeva il reclamo, con decisione del 2 settembre 2009. Secondo l’autorità fiscale, la transazione intervenuta fra la contribuente e la banca garante costituiva novazione, cioè aveva comportato l’estinzione del contratto originale del 1978 ed aveva fatto sorgere una nuova rendita limitata nel tempo.
D.
Con tempestivo ricorso allaRI 1 contesta la decisione dell’Ufficio di tassazione, sottolineando che nella convenzione sottoscritta nel 2005 la banca garante ha riconosciuto che i suoi obblighi costituiscono una garanzia bancaria secondo l’art. 111 CO. Rileva poi che la convenzione, che prevede il pagamento per sessanta mesi, non concerne il rapporto contrattuale con i coeredi ma solo con la banca.
E.
Nelle sue osservazioni del 9 novembre 2010, la Divisione delle contribuzioni propone di respingere il ricorso. A suo avviso, il contratto di garanzia secondo l’art. 111 CO è completamente indipendente dal contratto tra il terzo ed il creditore. Il nuovo contratto avrebbe per oggetto una rendita temporanea e non vitalizia.

Diritto
1.
I redditi da fonti previdenziali (rendite AVS/AI e prestazioni delle istituzioni di previdenza professionale) sono imponibili integralmente (art. 22 cpv. 1 LIFD e art. 21 cpv. 1 LT), in considerazione del fatto che i premi e i contributi versati per il loro finanziamento non sono a carico del solo beneficiario e vige il principio della deducibilità integrale dei contributi.
Secondo l’art. 22 cpv. 3 LIFD e l’
art. 21 cpv. 3 LT, tuttavia
, le rendite vitalizie ed i proventi da vitalizi sono imponibili soltanto nella misura del 40%. Questa limitazione tiene conto della circostanza che una rendita vitalizia è costituita in parte dagli interessi maturati sul capitale da cui
proviene ed in parte dal rimborso del capitale stesso (cfr. la sentenza del Tribunale federale del 16 ottobre 2008, in RtiD I-2009 n. 21t consid. 2.1; DTF 131 I 409 consid. 5.4.1; 130 I 205 consid. 7.6.5). L’imposizione solo parziale delle rendite percepite costituisce una soluzione schematica per assoggettare all’imposta unicamente la componente
di reddito ed escludere quella di rimborso del capitale (StE 2002 B 26.12 n. 6). Questo regime legislativo si applica simmetricamente anche al debitore della rendita. In base agli articoli 33 cpv. 1 lett.
b
LIFD e 32 cpv. 1 lett.
b
LT, le rendite vitalizie versate sono infatti deducibili dai proventi solo nella misura del 40 %.
2.
2.1.
Fino al periodo fiscale 2005, l’autorità fiscale ha imposto la rendita percepita dalla ricorrente nella misura del 40%, applicando cioè gli articoli 22 cpv. 3 LIFD e 21 cpv. 3 LT.
Per il fatto che dalla fine del 2005 la rendita le è stata versata dalla _, sulla base della convenzione stipulata per mettere fine alla causa civile pendente, l’Ufficio di tassazione ha per contro negato la deduzione del 60%, argomentando che la prestazione erogata dalla banca garante non avrebbe alcun nesso con il rapporto contrattuale in essere fra i coeredi del defunto marito della contribuente.
2.2.
Il Tribunale federale ha precisato che, sebbene l’art. 22 cpv. 3 LIFD menzioni unicamente le rendite vitalizie, la prassi interpreta tuttavia tale nozione in modo estensivo, facendovi rientrare anche i contratti di rendita soggetti alle legge federale sul contratto d’assicurazione (LCA; RS 221.229.1).
La rendita vitalizia secondo l’art. 516 ss. CO è un obbligo di versare prestazioni ripetute nel tempo, perlopiù in denaro, al creditore della rendita, per tutta la durata della vita della persona. Se la persona assicurata muore, cessa l’obbligo di pagare la rendita e l’eventuale capitale ancora disponibile rimane al debitore della rendita, a meno che non ne sia stato convenuto il rimborso.
La rendita vitalizia può anche essere temporanea, nel senso che dopo un certo lasso di tempo cessa, a meno che la persona non muoia prima. Si richiede tuttavia che, in considerazione dell’età, si possa prevedere con una certa verosimiglianza che la morte intervenga ancora prima. In caso contrario, si tratta di una rendita certa
(Zeitrente)
, cioè di una rendita da versare per un lasso di tempo determinato o fino ad una certa età, che come tale non si considera una rendita vitalizia. Si tratta infatti di un investimento patrimoniale caratterizzato dal fatto che prevede il rimborso del capitale aumentato di una quota di reddito (interessi). La quota della rendita che rappresenta gli interessi sul capitale è assoggettata all’imposta quale reddito della sostanza secondo l’art. 20 cpv. 1 lett.
a
LIFD (cfr. la sentenza del Tribunale federale del 16 febbraio 2009, in ASA 79/2010 p. 364, consid. 4.2; inoltre DTF 131 I 409 consid. 5.5.7; RDAF 2008 II 390; inoltre
Laffely Maillard
, in: Yersin/Noël [a cura di], Commentaire de l’impôt fédéral direct, Basilea 2008, n. 26 ad art. 22 LIFD, p. 393).
La differenza fra i due casi appena menzionati deve essere ricercata nel fatto che solo nel primo il debitore della rendita si assume, almeno in una certa misura, il rischio legato alla longevità della persona assicurata. Nel caso della rendita certa, per contro, le prestazioni spettanti al creditore della rendita non sono minimamente legate alla durata della vita.
2.3.
Il diritto della ricorrente ad una rendita vitalizia è fondato sull’atto pubblico stipulato nel 1978 fra l’interessata ed i figli di primo letto del marito defunto. Quale controprestazione per l’estromissione della vedova dalla successione del marito, i figli si sono impegnati solidalmente a versarle “una rendita vitalizia mensile, vita natural durante, di fr. 20'000.–“, indicizzata. Conformemente alla legge ed alla giurisprudenza, tale rendita è stata assoggettata all’imposta sul reddito nella misura del 40% (cfr. p. es. le sentenze di questa Camera in RtiD II-2008 n. 4t e del Tribunale federale in RtiD I-2009 n. 21t).
Fin dal 1978, la _ si è costituita garante per il versamento della rendita vitalizia in questione. In seguito al mancato pagamento della rendita da parte dei debitori, l’insorgente si è rivolta alla banca, promuovendo poi anche procedure esecutive, alle quali l’istituto di credito si è opposto inoltrando fra l’altro un’azione di disconoscimento del debito.
Per risolvere in via extragiudiziaria la vertenza, le parti hanno per finire sottoscritto la convenzione del 28 ottobre 2005. Nella stessa, l’istituto di credito dà atto alla controparte che la garanzia prestata costituisce una garanzia bancaria secondo l’art. 111 CO, e non una mera fideiussione, e si impegna a pagare sia le rendite arretrate (per il periodo da maggio 2003 a ottobre 2005) sia quelle future “a partire dal mese di novembre 2005 e per la durata di 60 mesi”. La convenzione precisa che la rendita “verrà versata a semplice richiesta della beneficiaria ritenuto il mancato pagamento della rendita dovuta dagli eredi fu _” e che “ogni diritto al pagamento della rendita decade con il decesso della beneficiaria”.
2.4.
Quest’ultima clausola contenuta nella convenzione del 2005 rende difficilmente condivisibili le considerazioni dell’autorità fiscale, laddove quest’ultima sostiene che le parti avrebbero pattuito il versamento di una rendita che non si può più considerare vitalizia per il fatto che ha “una durata chiaramente specificata e limitata a 60 mesi”. Si è già rilevato, infatti, che secondo la giurisprudenza anche le rendite temporanee
(temporäre Leibrenten)
, cioè quelle che sono versate per un certo lasso di tempo ma al massimo fino al decesso, si considerano rendite vitalizie. Alla luce del fatto che la convenzione prevede la decadenza del diritto al pagamento della rendita con il decesso della beneficiaria, la quale peraltro al momento della conclusione dell’accordo aveva già 83 anni, si deve escludere che la prestazione pattuita possa essere assimilata ad una rendita certa
(Zeitrente)
, nel qual caso potrebbe tutt’al più giustificarsi la conclusione cui è pervenuta l’autorità di tassazione.
2.5.
A prescindere da tale aspetto, non appare convincente neppure l’argomentazione fondata sulla natura giuridica della garanzia bancaria.
È vero che la banca garante, nella convenzione del 2005, ha riconosciuto di essere tenuta ad una garanzia
ex
art. 111 CO e non ad una semplice fideiussione. E sono senz’altro condivisibili le considerazioni proposte dalla Divisione delle contribuzioni, in merito alla differenza fra le due forme contrattuali. In particolare, diversamente dalla garanzia, la fideiussione è accessoria rispetto all’obbligazione del debitore principale: mentre il fideiussore assicura al creditore la solvenza del debitore principale o l’adempimento del contratto da parte di questi, il garante assicura una prestazione come tale, cioè un risultato, indipendentemente dall’obbligo del terzo (DTF 125 III 305 consid. 2b; DTF 113 II 434 consid. 2). Il beneficiario della garanzia ha pertanto il vantaggio di poter ottenere il pagamento di una somma denaro, nel caso in cui il debitore non rispettasse i suoi obblighi, senza dover intraprendere le procedure giudiziarie atte a dimostrare il fondamento del diritto del beneficiario.
Tuttavia, tale convenzione non ha certamente fatto venir meno la pattuizione originaria fra i coeredi, con la quale è stato riconosciuto all’insorgente il diritto alla rendita vitalizia. Proprio perché la convenzione del 28 ottobre 2005 è intervenuta fra la beneficiaria della rendita ed il terzo garante, essa non ha prodotto alcun effetto sull’obbligo posto a carico dei debitori della rendita in virtù del contratto concluso nel 1978.
Il fatto che la garanzia in essere sia stata qualificata garanzia e non fideiussione ha semplicemente agevolato la contribuente nel far valere le sue pretese nei confronti della banca garante, consentendole di non doversi rivolgere prima ai debitori inadempienti.
Dal punto di vista dell’insorgente, del resto, la sua pretesa continua a fondarsi sulla rinuncia alle pretese ereditarie e non scaturisce per contro da una causa diversa. Non si può ignorare, in tale contesto, che la convenzione fra la ricorrente e la _ contiene l’impegno di quest’ultima di versare alla beneficiaria l’importo mensile pattuito “ritenuto il mancato pagamento della rendita dovuta dagli eredi fu _”. Il presupposto del pagamento da parte dell’istituto garante è cioè sempre il mancato pagamento da parte dei debitori della rendita.
2.6.
Apparirebbe peraltro incomprensibilmente punitivo voler imporre la rendita al 100% anziché al 40% per il solo fatto che il debitore della stessa sia inadempiente ed il creditore sia pertanto costretto a rivolgersi ad un garante per ottenere quanto gli spetta.
3.
Per le ragioni che precedono, il ricorso è accolto. Non si prelevano pertanto né tassa di giustizia né spese processuali. Alla ricorrente è riconosciuta un’indennità per ripetibili.