Decision ID: ed8b6f6a-bb7c-5f3b-9a5b-6dd7155ec594
Year: 2019
Language: it
Court: TI_TCA
Chamber: TI_TCA_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: public_law

ritenuto,
in fatto
A.
a. Con domanda di costruzione del 6 febbraio 2012, CO 1
aveva chiesto al Municipio di Bioggio il permesso per realizzare un nuovo vigneto sul suo terreno (part. _), situato in
zona agricola. Il progetto prevedeva in particolare la messa a dimora, su una superficie terrazzata di 1'000 m
2
, un tempo vignata, di 557 nuove barbatelle, destinate a ottenere altrettanti ceppi di vite, suddivisi in 16 filari (sorretti da pali di sostegno alti ca. 2
m), coltivati con la tecnica del Guyot semplice. In base alla domanda, l'uva prodotta sarebbe stata utilizzata a uso privato dell'istante
.
b. Fatto proprio l'avviso favorevole cantonale (n. 78859), il 4 luglio 2012 il Municipio gli ha rilasciato la licenza edilizia richiesta (unitamente all'autorizzazione prevista dalla legislazione agricola per i nuovi vigneti). Adito su ricorso del proprietario del fondo vicino (part. _) RI 1, il Governo ha avallato la decisione. Non così il Tribunale cantonale amministrativo, che con sentenza del 30 giugno 2014 (n. 52.2013.19) ha annullato le risoluzioni delle istanze inferiori; ha in particolare considerato che il
vigneto litigioso non fosse conforme alla zona agricola, siccome interamente rientrante nella nozione di coltivazione esercitata a titolo ricreativo giusta l'art. 34 cpv. 5 dell'ordinanza sulla pianificazione del territorio del 28 giugno 2000 (OPT; RS 700.1). Adito da CO 1, con sentenza del 10 settembre 2014 (1C_398/2014) il Tribunale federale ne ha respinto l'impugnativa,
tutelando il giudizio cantonale.
c. Nel frattempo, il vigneto è stato impiantato sul terreno.
B.
a. Dopo che era stata presentata e ritirata un'identica domanda di costruzione a posteriori da parte di una terza persona (_), il 21 dicembre 2015 CO 2, gestore di un'azienda vitivinicola, ha formulato a sua volta un'istanza al
Municipio per ottenere la licenza edilizia a posteriori per lo stesso vigneto. Al pari della precedente, la domanda è stata coordinata con la richiesta di autorizzazione per l'impianto di un nuovo vigneto
secondo l'art. 60 della legge federale sull'agricoltura del 29 aprile 1998 (LAgr; RS 910.1).
b. Nel termine di pubblicazione, alla domanda di costruzione si è nuovamente opposto RI 1.
c. L'8 aprile 2016 i Servizi generali del Dipartimento del territorio hanno emesso il loro avviso favorevole (n. 95852), considerando
in particolare l'impianto del vigneto (incluse le opere di
livellamento e terrazzamento) conforme alla zona agricola (art. 16
a
della
legge federale sulla pianificazione del territorio del 22 giugno 1979; LPT; RS 700
) e il terreno idoneo alla viticoltura (art. 2 cpv. 2 dell'ordinanza concernente la viticoltura e l'importazione di vino del 14 novembre 2007; ordinanza sul vino; RS 916.140).
d. Raccolto il predetto avviso, il 27 aprile 2016 il Municipio ha rilasciato a CO 2 il permesso edilizio richiesto, unitamente all'autorizzazione esatta dalla legislazione agricola.
C.
Con giudizio del 7 giugno 2017, il Consiglio di Stato ha respinto l'impugnativa interposta dal vicino opponente avverso la predetta decisione, che ha confermato. Dopo aver disatteso una censura relativa alla completezza della domanda di costruzione, il Governo, illustrata la duplice disciplina applicabile ai vigneti (legislazione pianificatoria e agricola), si è in sostanza allineato alle conclusioni dell'autorità dipartimentale. Ha inoltre respinto l'obiezione dell'insorgente secondo cui scopo della domanda sarebbe solo di aggirare l'esigenza - non soddisfatta dal proprietario CO 1 - di una coltivazione non esercitata a mero titolo ricreativo.
D.
Avverso quest'ultimo giudizio, RI 1 insorge ora davanti al Tribunale cantonale amministrativo, chiedendo che sia annullato e che sia negata la licenza edilizia a posteriori.
Dopo aver ribadito che la domanda sarebbe incompleta, il ricorrente nega in particolare che l'impianto soddisfi il requisito della
conformità di zona: l'adempimento dei requisiti posti dagli art. 16
a
LPT e 34 OPT non sarebbe affatto dimostrato. A questo proposito sostiene pure che la procedura sarebbe di carattere strumentale, contestando l'effettivo sfruttamento a titolo professionale
del vigneto. In tal senso richiama tra l'altro l'identicità della domanda con quella presentata a suo tempo dal proprietario e poi da un terzo (_), con cui sussisterebbe ancora un contratto di affitto agricolo; afferma inoltre che sarebbe inverosimile che l'azienda gestita da CO 2 necessiti dei "pochi filari" sul fondo in questione. Ribadendo come il progetto preveda anche delle sistemazioni del terreno (terrazzamenti), contesta che le stesse siano correttamente riprodotte dai piani, che siano state approvate in passato e che possano essere autorizzate.
E.
All'accoglimento dell'impugnativa si oppone il Consiglio di Stato, senza formulare particolari osservazioni.
A identica conclusione perviene l'Ufficio delle domande di costruzione, riconfermando il contenuto dell'avviso cantonale; il Municipio si rimette invece al giudizio del Tribunale.
CO 1 e CO 2 chiedono la reiezione del gravame, contestando puntualmente le tesi dell'insorgente con argomenti di cui si dirà, per quanto occorre, in appresso.
F.
Con la replica e le dupliche, il ricorrente rispettivamente l'UDC nonché l'istante e il proprietario si sono riconfermati nelle rispettive conclusioni e domande di giudizio, sviluppando ulteriormente le proprie tesi, su cui si tornerà, nella misura del necessario, nei considerandi di diritto.
G.
Nel corso della procedura vi è stato uno scambio di corrispondenza a seguito del quale, per quanto qui interessa, CO 2 ha dichiarato al Tribunale che è tuttora interessato alla licenza edilizia qui controversa, a cui non intende rinunciare.
Al Tribunale sono inoltre pervenute informazioni, trasmesse alle parti, inerenti il predetto contratto d'affitto agricolo tra CO 1 e _, di cui si dirà semmai più avanti.
Considerato,

in diritto
1.
1.1. La competenza del Tribunale cantonale amministrativo è data dall'art. 21 cpv. 1 della legge edilizia cantonale del 13 marzo 1991 (LE; RL 705.100). Certa è la legittimazione attiva del ricorrente, vicino opponente, personalmente e direttamente toccato dal giudizio impugnato, di cui è destinatario (art. 21 cpv. 2 LE; art. 65 della legge sulla procedura amministrativa del 24 settembre 2013; LPAmm; RL 165.100). Il ricorso, tempestivo (art. 68 cpv. 1 LPAmm), è dunque ricevibile in ordine. Lo stesso non è inoltre divenuto privo d'oggetto, atteso che l'istante in licenza non ha rinunciato alla controversa licenza edilizia.
1.2. Il giudizio può essere emanato sulla base degli atti (art. 25 cpv. 1 LPAmm). A eventuali carenze istruttorie potrà semmai essere
posto rimedio rinviando gli atti all'istanza inferiore per nuovi accertamenti (art. 86 cpv. 2 LPAmm).
2.
2.1. Di principio, l'autorizzazione a costruire può essere rilasciata soltanto per edifici e impianti conformi alla funzione prevista per la zona di utilizzazione (principio della conformità di zona; art. 22 cpv. 2 lett. a LPT). Per l'art. 16
a
cpv. 1 LPT, gli stessi sono conformi alla zona agricola se, riservata una descrizione più restrittiva della conformità alla zona ai sensi dell'art. 16 cpv. 3 LPT, sono necessari alla coltivazione agricola o all'orticoltura. L'art. 34 cpv. 4 OPT precisa tale condizione: l'autorizzazione va rilasciata soltanto se l'edificio o l'impianto è necessario per l'utilizzazione in questione (lett. a), all'edificio o all'impianto non si oppongono interessi preponderanti nell'ubicazione prevista (lett. b) e l'esistenza dell'impresa è prevedibile a lungo termine (lett. c).
2.2. Per giurisprudenza, il quesito della necessità di costruire o modificare un edificio o un impianto va valutato secondo criteri obiettivi. Dipende segnatamente dalla superficie coltivata, dal tipo di coltura e di produzione come pure dalla struttura, grandezza e necessità dell'azienda (cfr. STF 1C_808/2013 del 22 maggio 2014 consid. 4.1, 1C_226/2008 del 21 gennaio 2009 consid. 4.2 e rimandi).
Di principio, una modifica del terreno naturale è conforme alla zona agricola solo se è indispensabile per migliorare le condizioni della coltivazione e se l'apporto o l'asportazione di materiale sono limitati allo stretto necessario (STF del 31 ottobre 1988, citata in RDAT I-1995 n. 61 consid. 2.6). L'intervento deve perseguire fini agricoli, tendenti a migliorare la qualità del terreno, aumentandone la fertilità (cfr. STF 1A.71/1994 parz. pubbl. in ZBl 1996 pag. 89 consid.
4a;
Niklaus Spoerri
, Remise en état de
modifications de terrains illégales, in: INFORUM, VLP-ASPAN, n.
5/08, pag. 6).
I motivi posti a fondamento della modifica del suolo (mediante scavo o colmata) devono prevalere sull'interesse pubblico al mantenimento del suo andamento naturale. Di regola, il mero obiettivo di ottimizzare la coltivazione di un fondo
median
te macchinari non è sufficiente (cfr. STF 1C_226/2008 del 21
gennaio 2009 consid. 4.4; STA 52.2009.29 dell'11 febbraio 2010
consid. 2.2 e rimandi). In quest'ordine di idee, la prassi di altri
Cantoni ammette quelle modifiche che, senza comportare essenziali
trasformazioni o pregiudizi al paesaggio, consentono di migliorare qualitativamente il suolo o di ottenere importanti benefici per il suo sfruttamento agricolo (quale ad es. un riporto di terra che permette di migliorare un accesso). Inammissibili sono per contro quegli interventi al terreno che, per la loro portata, non si trovano più in un rapporto ragionevole rispetto al beneficio per
l'attività agricola oppure che, deteriorando elementi caratterizzanti il paesaggio, collidono con aspetti prioritari della tutela della natura e del paesaggio. Minori esigenze vengono invece poste a
miglioramenti di precedenti modifiche artificiali del terreno (cfr. AGVE 2013, pag. 457 seg.; STF 1C_808/2013 del 22 maggio 2014 consid. 4.2).
2.3. Affinché sia data la conformità di zona, l'esistenza dell'azienda
deve inoltre essere garantita a lungo termine (art. 34 cpv. 4 lett. c OPT), ciò che viene stabilito sulla base di analisi tecniche,
economiche e finanziarie (cfr. DTF 133 ll 370 consid. 5; STF
1C_4/2015 del 13 giugno 2018 consid. 3.3.1, 1C_517/2014 del 9
marzo 2014 consid. 4).
Quanto alla ponderazione degli interessi richiesta dall'art. 34 cpv. 4 lett. b OPT, essa deve essere eseguita tenendo conto degli scopi e dei principi della pianificazione del territorio enunciati dagli art. 1 e 3 LPT e di tutti gli interessi pubblici e privati toccati dal progetto (art. 3 cpv. 1 lett. a OPT). Si tratta innanzitutto degli interessi perseguiti dalla stessa LPT (mantenimento di superfici idonee all'agricoltura, integrazione delle costruzioni nel paesaggio, protezione delle rive, dei siti naturali e delle foreste), ma anche degli altri interessi tutelati da leggi speciali (LPAmb, LPN, LFo, OIE, OlAt; cfr. DTF 134 ll 97 consid. 3.1, 129 II 63 consid. 3.1; STF 1C_4/2015 del 13 giugno 2018 consid. 3.3.2, 1C_616/2015
dell'8 dicembre 2016 consid. 3.1).
3.
3.1. In concreto, qui controverso è il nuovo vigneto impiantato sul
fondo (part. _) di proprietà di CO 1. Il progetto ricalca in sostanza quello oggetto della procedura sfociata nella citata sentenza di questo Tribunale del 30 giugno 2014, confermata dal Tribunale federale.
A differenza di quel procedimento, la domanda di costruzione per l'impianto - a posteriori - non s'inquadra in una coltivazione esercitata (dal proprietario) a titolo ricreativo, bensì in quella di un'azienda agricola. La domanda è stata presentata da CO 2, gestore di un'azienda vinicola (la _ SA, che dal giugno 2016 ha ripreso gli attivi e passivi dell'omonima ditta individuale dell'istante), che avrebbe un
accordo di fitto
con il proprietario.
3.2. In sede di avviso, l'autorità dipartimentale ha ritenuto che il progetto per l'impianto del nuovo vigneto fosse conforme alla zona agricola, alla luce della qualifica di agricoltore professionista
dell'istante e delle superfici gestite dalla sua azienda (7.5 ettari di
superfici vignate nella regione), come pure dell'idoneità alla viticoltura del fondo secondo il catasto delle idoneità agricole, non incluso nelle superfici per l'avvicendamento delle colture (SAC). Ricordato che per prassi sarebbero autorizzate sistemazioni del terreno volte a permettere una lavorazione meccanica, indispensabili per una gestione razionale e professionale (quali l'aratura, il trapianto delle barbatelle, il diserbo, la potatura, i trattamenti fitosanitari, la vendemmia, ecc.), l'autorità di prime cure ha precisato che, in concreto, erano quindi conformi i
"lavori di livellamento e terrazzamento"
per la messa in esercizio dell'impianto,
limitati a una
"lavorazione leggera in superficie"
(senza colmate e
apporti di terra; cfr. citato avviso pag. 2). A identica conclusione è giunto il Governo, adagiandosi su queste motivazioni. La decisione non va esente da critiche.
3.3.
3.3.1. Come censura il ricorrente, occorre anzitutto rilevare che dal progetto non è in realtà possibile comprendere l'entità dei predetti
lavori di livellamento e terrazzamento
. Agli atti mancano chiare sezioni del terreno naturale (originario). I piani riportano il livello del
terreno naturale attuale
, che coinciderebbe con quello
sistemato
(cfr. sezione 2-2), mentre la relazione tecnica indica che i 16 filari sarebbe stati collocati su
terrazzamenti esistenti
(senza che siano previste ulteriori modifiche). Nella passata procedura, il proprietario aveva invero dichiarato che il fondo era già stato terrazzato nel 2006, sulla base di una licenza edilizia (cfr. STA 52.2013.19 citata consid. 2.3; cfr. anche ricorso del 29 agosto 2014 di CO 1 al Tribunale federale pag. 8). In queste circostanze, non è quindi chiaro se la domanda preveda (e in che misura) degli interventi al terreno naturale o se - diversamente da quanto assunto dall'autorità dipartimentale - non ne contempli affatto, perché già autorizzati in passato (mediante una licenza edilizia cresciuta in giudicato e non decaduta, che non potrebbe essere rimessa in discussione). Di riflesso, non è possibile stabilire se il progetto, come indicato dalle precedenti istanze, includa una
"lavorazione leggera in superficie"
del suolo, necessaria e conforme all'art. 16
a
LPT, secondo i criteri giurisprudenziali sopraesposti (consid. 2.2).
3.3.2. A ciò aggiungasi che non è nemmeno possibile pronunciarsi sulla necessità del vigneto (di 1'000 m
2
) in quanto tale per l'azienda agricola gestita dall'istante, di cui nulla emerge dagli
atti. Limitandosi a evocare l'esistenza dell'azienda e le superfici che essa coltiva (75'000 m
2
di vigna, in Comuni della regione), le precedenti istanze non si sono in realtà confrontate con il requisito della necessità dell'impianto. Tanto meno hanno verificato il requisito della possibilità dell'esistenza a lungo termine
dell'azienda ai sensi dell'art. 34 cpv. 4 lett. c OPT: ancorché nel caso specifico possa non imporsi l'elaborazione di un vero e proprio concetto di gestione aziendale, la giustificazione del progetto deve comunque potersi fondare su un rilevamento plausibile dei bisogni e delle prospettive aziendali (cfr. STF
1C_4/2015 citata consid. 3.4); ciò che in concreto non è stato fatto. Questo requisito mira in particolare ad assicurare che nella zona agricola - un'area che dovrebbe rimanere in massima parte libera da costruzioni (cfr. art. 16 cpv. 1 LST) - non vengano autorizzati inutilmente edifici o impianti che dopo poco tempo restano inutilizzati a causa della loro scarsa redditività (cfr. DTF 133 I 370 consid. 5; STF 1C_517/2014 del 9 marzo 2016 consid.
4;
Bernhard Waldmann/Peter Hänni
, Handkommentar Raumplanungsgesetz
, Berna 2006, n. 27 ad art. 16
a
).
In questo contesto - e considerato pure che in discussione vi è un permesso a posteriori per un impianto già realizzato - pertinente è anche la questione di sapere se l'azienda possa effettivamente disporre in fatto e in diritto del fondo vignato o se ciò non sia il caso,
poiché esso è in realtà già stato affittato per 15 anni a una terza persona (_) - come risulta dalle informazioni che
quest'ultima ha spontaneamente fatto pervenire (cfr.
supra
consid. G
e contratto del 18 dicembre 2014 agli atti). Rapporto giuridico che non è chiaro perché dovrebbe essere considerato "rescisso" e/o inesistente, come afferma genericamente il resistente (cfr. duplica, pag. 4 e scritto del 10 ottobre 2018), senza fornire il
benché minimo riscontro oggettivo al riguardo.
4.
4.1. Stante quanto precede, non essendo state esaminate compiutamente le condizioni poste dal diritto federale per ammettere la conformità di zona, il Tribunale non può che accogliere il
ricorso annullando il giudizio impugnato. Gli atti sono rinviati al Governo affinché, esperiti tutti gli accertamenti necessari, si pronunci
nuovamente.
4.2. Per giurisprudenza, il rinvio dell'incarto all'istanza inferiore per procedere a complementi istruttori, con esito aperto, comporta che chi ricorre venga considerato come vincente (cfr. STF 2C_559/2015 del 31 gennaio 2017 consid. 6.1, 1C_63/2016 del 25 agosto 2016 consid. 5.5; STA 52.2017.178 del 9 agosto 2018 e rinvii). La tassa di giustizia (art. 47 cpv. 1 LPAmm) è dunque posta a carico dei resistenti, soccombenti, che rifonderanno inoltre all'insorgente, assistito da un legale, un'adeguata indennità a titolo di ripetibili (cfr. art. 49 cpv. 1 LPAmm). Il Comune ne va esente essendo comparso in lite per esigenze di funzione (cfr. art. 47 cpv. 6 LPAmm), rispettivamente non quale unico antagonista (cfr.
Marco Borghi/Guido Corti
, Compendio di procedura amministrativa ticinese, Lugano 1997, n. 2b ad art. 31).