Decision ID: 2014968a-82f1-5e20-8e28-d90f86554045
Year: 2019
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: civil_law

in fatto: A. AO 1
(1965) e AP 1 (1968) si sono sposati a _ il 27 giugno 1997. Dal matrimonio sono nati L_, il 21 agosto 1999, e Le_, il 15 gennaio 2003. Ragioniere di formazione, il marito era alle dipendenze come rappresentante per la ditta _ SA, _, proprietà del suocero, mentre la moglie svolgeva lavori di contabilità a tempo parziale per la ditta _ Sagl di _, anch'essa appartenente
a suo padre. I coniugi vivono separati dall'agosto del 2011, quan
do il marito ha lasciato l'appartamento coniugale di _ per trasferirsi in un appartamento a _. Cessata l'attività per la società del suocero il 31 maggio 2012 e riscosse indennità di disoccupazione, nel settembre del 2013 il marito ha avviato un'attività in proprio costituendo la ditta individuale “AO 1 _ _” e dal 1° aprile 2016 opera anche per la P_ SA di _. Dal gennaio del 2015 AP 1 lavora a metà tempo per la B_ SA a _ e nel marzo del 2016 ha cessato l'attività per la ditta del padre.
B.
Il 13 giugno 2012 AO 1 si è rivolto al Pretore del Distretto di Lugano, sezione 6, con un'istanza a protezione dell'unione coniugale per essere autorizzato a vivere separato, per vedere assegnata l'abitazione coniugale alla moglie, affidare i figli a quest'ultima e ottenere il ripristino del suo diritto di visita, interrotto dal marzo del 2012. Da parte sua ha offerto un contributo alimentare di fr. 450.– mensili per ciascun figlio, assegni familiari compresi. Identiche richieste egli ha avanzato già in via cautelare, non senza postulare il gratuito patrocinio. Il 19 giugno 2012 AP 1 ha instato a sua volta per l'ammissione al beneficio del gratuito patrocinio.
C.
Al dibattimento del 25 luglio 2012 AP 1 ha aderito alla richiesta di vita separata e ha accettato l'attribuzione dell'alloggio, come pure l'affidamento di L_ e di Le_, ma si è opposta al ripristino immediato del diritto di visita paterno e ha rivendicato un contributo alimentare di fr. 900.– mensili per ogni figlio, assegni familiari non compresi. In esito alla discussione i coniugi si sono accordati sull'affidamento dei figli alla madre, su un diritto di visita paterno di una sera con cena ogni due settimane e su un contributo alimentare a carico di AO 1 di fr. 700.– mensili per ogni figlio, assegni familiari non compresi. L'accordo è stato omologato seduta stante dal Pretore.
D.
Il dibattimento è continuato il 5 novembre 2012. In tale occasione i coniugi hanno raggiunto una seconda intesa, nel senso che hanno fissato il diritto di visita paterno in un pranzo il mercoledì e una sera il sabato ogni due settimane, riducendo a fr. 400.– mensili i contributi alimentari per ciascun figlio. Il Pretore ha omologato l'accordo e ha ordinato ai genitori, come misura a protezione dei figli, di intraprendere una mediazione finalizzata “al recupero di un dialogo genitoriale efficace”. La mediazione, curata dalla psicoterapeuta _ F_, è stata interrotta nel giugno del 2013. A un'ulteriore udienza del 24 settembre 2013 il Pretore
ha omologato una nuova intesa fra le parti che prevedeva l'esten
sione progressiva del diritto di visita paterno a un giorno intero e poi a un fine settimana ogni due.
E.
Il 28 gennaio 2014 AP 1 ha promosso azione di divorzio davanti al medesimo Pretore, chiedendo cautelarmente di limitare il diritto di visita paterno a Le_ a un giorno del fine settimana ogni due e al mercoledì dalle ore 12.00
alle 16.00, postulando altresì un contributo alimentare di fr. 1150.–
mensili per L_ e uno di fr. 1100.– mensili per Le_
(inc. DM.2014.7).
All'udienza del 31 marzo 2014 il Pretore, constatata l'impossibilità raggiungere un'intesa e il persistere di gravi difficoltà relazionali fra padre e figli, ha ordinato la continuazione del dibattimento sull'istanza a protezione dell'unione coniugale. In tale occasione AO 1 ha proposto di confermare la disciplina del diritto di visita adottata il 24 settembre 2013, mentre AP 1 ha instato per un ritorno alle modalità precedenti, sollecitando un contributo alimentare di fr. 900.– mensili per ogni figlio, assegni familiari non compresi.
F.
Interpellate dal Pretore, all'udienza di quel 31 marzo 2014 le parti hanno consentito altresì alla nomina di un curatore educativo in favore dei figli, incaricato – segnatamente – di organizzare il calendario delle visite e di prospettare misure per migliorare l'assetto delle relazioni personali. Contestualmente il Pretore ha rinviato il tentativo di conciliazione sul divorzio e ha disposto che, “pendente il procedimento a tutela dell'unione coniugale che farà chiarezza anche su questi aspetti [le relazioni personali tra padre e figli], non c'è ragione alcuna di aprire un nuovo fronte giudiziario”, la convenuta “rimanendo libera di far valere le sue ragioni sull'assetto relazionale nel procedimento in corso”.
G.
Il 19 dicembre 2014 l'Autorità regionale di protezione 5 ha designato _ A_ quale curatore dei minori. AP 1, L_ e Le_ hanno ricorso contro tale nomina, ma le loro impugnazioni sono state respinte dalla Camera di protezione del Tribunale d'appello con sentenze del 12 novembre 2015 (inc. 9.2015.16/17). In seguito a un'istanza
presentata dai figli il 27 gennaio 2015 intesa alla nomina dell'avv.
_ F_ quale loro rappresentante e alla revoca della curatela educativa, con decisione del 17 giugno 2016 il Pretore, accertata l'adesione dei genitori e l'impossibilità di attivare
concretamente la misura, ha revocato la curatela (inc. SO.2015.435).
Nel frattempo, con decisione dell'8 marzo 2016, AP 1 è stata ammessa al beneficio del gratuito patrocinio fino all'8 novembre 2012.
H.
L'istruttoria è terminata il 7 dicembre 2016 e alla discussione finale le parti hanno rinunciato, limitandosi a conclusioni scritte. Nel suo memoriale del 19 gennaio 2017 AO 1 ha proposto di affidare i figli alla madre con esercizio in comune dell'autorità parentale, ha chiesto la concessione delle più ampie relazioni personali con L_ e Le_, come pure la ripresa del suo diritto di visita “al più presto possibile, gradualmente e compatibilmente con il volere dei figli”, offrendo un contributo alimentare di fr. 250.– mensili per ciascun figlio, assegni familiari non compresi. In un allegato del 10 gennaio 2017 AP 1 ha postulato l'affidamento dei figli senza diritti di visita paterni, la condanna del marito a versarle fr. 6162.– corrispondenti alla metà delle spese mediche per i figli non coperte dalla cassa malati (con obbligo di assumerne la metà anche in futuro) e un contributo alimentare dal 25 luglio 2012 di fr. 1050.– mensili per ogni figlio, assegni familiari non compresi.
I.
Statuendo con sentenza del 6 aprile 2017 a protezione dell'unione coniugale, il Pretore ha autorizzato i coniugi a vivere separati, ha affidato L_ e Le_ alla madre, ha stabilito che “non si fissano limitazioni alle relazioni personali tra padre e figli, che la madre è chiamata a incoraggiare”, non ha fissato contributi fra i coniugi, ha obbligato AO 1 a versare un contributo alimentare per ciascun figlio di fr. 400.– mensili dal luglio 2012 all'agosto 2013, di fr. 340.– mensili dal settembre 2013 al dicembre 2015 e di fr. 250.– mensili dal gennaio 2016 in poi, assegni familiari non compresi, imponendogli di rimborsare alla moglie fr. 280.– per costi di psicoterapia riguardanti L_. Le spese processuali di complessivi fr. 6000.– (incluse le spese di fr. 444.–per l'ascolto e quelle di fr. 3340.– per l'intervento della mediatrice _ F_) sono state poste per un quarto a carico dell'istante e per tre quarti a carico della convenuta, tenuta a rifondere al marito fr. 2700.– per ripetibili ridotte. AO 1 è stato ammesso al beneficio del gratuito patrocinio limitatamente alle prestazioni svolte dal suo patrocinatore fino al 16 maggio 2014, tassate in fr. 6624.20.
L.
Contro la sentenza appena citata AP 1 è insorta a questa Camera “per sé e per i figli L_ e Le_” con un appello del 18 aprile 2017 nel quale chiede di riformare il giudizio impugnato rinunciando a fissare diritti di visita paterni (“considerata l'età dei figli e le tensioni fra figli e padre e il rifiuto dei figli ad esercitare un diritto di visita”), di aumentare il contributo alimentare per ciascun figlio a fr. 1050.– mensili dal 25 maggio 2012, assegni familiari non compresi, e di condannare il marito a rifonderle fr. 6120.– per la metà delle spese mediche da lei assunte in favore dei figli. Nelle sue osservazioni del 22 maggio 2017 AO 1 conclude per la reiezione dell'appello. Il 31 agosto 2017 L_, diventata nel frattempo maggiorenne, ha comunicato a questa Camera di avere designato quale suo patrocinatore l'avv. PA 1 e di confermare l'appello “a suo nome”.
M.
Il 28 giugno 2018 l'appellante ha trasmesso nuova documentazione a questa Camera, sulla quale AO 1 ha potuto esprimersi il 5 luglio 2018. Contestualmente egli ha chiesto la soppressione dei contributi alimentari a suo carico, valendosi di nuove circostanze. Il 18 luglio 2018 AP 1 ha chiesto di dichiarare inammissibili le nuove circostanze e le nuove domande fatte valere dal marito, accludendo ulteriore documentazione sulla quale quest'ultimo si è espresso con osservazioni del 26 luglio 2018.
N.
Nel frattempo, il 4 giugno 2018, si è tenuta l'udienza di conciliazione nella causa di divorzio e il contraddittorio sull'istanza cautelare contestuale alla petizione, istanza che la moglie, interpellata dal giudice, ha dichiarato di mantenere. Il procedimento cautelare è attualmente in fase istruttoria. L'azione di divorzio è allo stadio delle prime arringhe.

Considerando
in diritto: 1.
Le misure a protezione dell'unione coniugale sono impugnabili con appello, trattandosi di procedura sommaria (art. 271 lett. a CPC), entro dieci giorni dalla notificazione della sentenza (art. 314 cpv. 1 CPC). Se esse vertono su questioni meramente patrimoniali, tuttavia, l'appello è ammissibile soltanto se il valore litigioso raggiungeva almeno fr. 10
000.– “secondo l'ultima conclusione riconosciuta nella decisione” impugnata (art. 308 cpv. 2 CPC). In concreto tale riserva non si pone, litigiosa essendo, oltre all'entità dei contributi alimentari per i figli, la disciplina delle relazioni personali con il genitore non affidatario, controversia impugnabile senza riguardo a soglie di valore. Quanto alla tempestività del rimedio giuridico, la decisione impugnata è pervenuta al patrocinatore della convenuta il 10 aprile 2017. Inoltrato il 19 aprile 2017, l'appello in esame è di conseguenza tempestivo.
2.
Nelle sue osservazioni AO 1 afferma che l'appello è irricevibile per carenza di motivazione, la moglie limitandosi a ripetere le argomentazioni addotte davanti al Pretore senza confrontarsi con la decisione impugnata. Ora, un appello dev'essere “scritto e motivato” (art. 311 cpv. 1 CPC), nel senso che dal memoriale deve evincersi per quali ragioni la sentenza di primo grado è contestata (DTF 142 I 94 consid. 8.2 con rinvii). Doglianze generiche e recriminazioni di carattere generale non sono sufficienti, come non basta reiterare nell'appello le argomentazioni esposte in prima sede. Spetta all'appellante confrontarsi con la motivazione addotta nella sentenza impugnata, indicando dove e in che cosa consisterebbe lo sbaglio del primo giudice (sentenza del Tribunale federale 4A_290/2014 del 1° settembre 2014 consid. 3.1, in: RSPC 2015 pag. 52; I CCA, sentenza inc. 11.2017.22 dell'11 dicembre 2018 consid, 3a). Nella fattispecie l'appellante riprende ampi stralci del memoriale conclusivo, ma ciò ancora non significa che non si confronti con il giudizio impugnato o che il ricorso vada dichiarato irricevibile nel suo intero. L'atto permette se non altro di capire che la convenuta mette in discussione il principio delle relazioni personali dei figli con il padre e i contributi alimentari per i figli stessi. Nel complesso il ricorso adempie così i requisiti minimi di motivazione. Quanto alle singole censure, ognuna di esse sarà oggetto di una disamina particolareggiata.
3.
La regolamentazione delle relazioni personali con il padre è divenuta priva d'interesse per L_, che ha raggiunto la maggiore età in pendenza di appello. Relativamente al figlio minorenne Le_, ci si potrebbe domandare se, dato il potenziale conflitto d'interessi, la madre potesse impugnare la decisione del Pretore in nome di lui. L'appello essendo stato presentato personalmente anche da AP 1, non occorre tuttavia approfondire la questione.
4.
Il 28 giugno 2018 l'appellante ha trasmesso nuova documentazione (estratti bancari dal 1° luglio 2016 al 1° maggio 2018 di un conto del marito, una distinta dei movimenti sul conto postale del coniuge dal 1° luglio 2016 al 31 maggio 2018, il contratto d'impiego da lui sottoscritto con la P_ SA di _ il 1° maggio 2017, così come i conteggi di stipendio dal maggio del 2017 all'aprile del 2018) che AO 1 aveva prodotto il 21 giugno 2018 nella causa di divorzio. Da parte sua l'istante ha documentato, il 5 luglio 2018, la mancata promozione scolastica della figlia, chiedendo sostanzialmente la soppressione del contributo alimentare in favore di lei. L'appellante ha contestato tale richiesta, presentando il 18 luglio 2018 una dichiarazione sull'andamento scolastico di L_ rilasciata dal preside dell'Istituto _, come pure la pagella della figlia, già prodotti nella causa di merito, così come un'ordinanza del 3 luglio 2018 emessa dal Pretore attestante l'intimazione a AO 1 di tali documenti.
Nuovi fatti e nuovi mezzi di prova sono proponibili in appello se vengono addotti immediatamente e se dinanzi alla giurisdizione inferiore non era possibile farli valere nemmeno con la diligenza esigibile, tenuto conto delle circostanze (art. 317 cpv. 1 CPC). Documenti relativi alla situazione di figli minorenni – come in concreto – sono invece sempre ammissibili, senza riguardo ai presupposti dell'art. 317 cpv. 1 CPC (DTF 144 III 349). Nel caso specifico la distinzione tra elementi ricevibili e irricevibili risulta, comunque sia, senza portata pratica, giacché – come si vedrà in appresso (consid. 8) – i nuovi fatti e la nuova domanda (soppressione del contributo alimentare per la figlia divenuta maggiorenne) non entrano in linea di conto ai fini del giudizio. In simili circostanze conviene passare senza indugio all'esame dell'appello.
5.
In merito alla disciplina delle relazioni personali fra padre e figli, il Pretore ha ricordato anzitutto che esse sono perturbate fin dall'avvio del procedimento e che da oltre due anni i figli non hanno più contattI con il genitore. Egli ha ritenuto che gli sforzi profusi per consentire un riavvicinamento sono stati vanificati dal comportamento della madre, la quale ha indotto i figli a un forte conflitto di lealtà, mentre nel corso dell'istruttoria non è emerso alcun elemento che possa giustificare il completo stallo delle relazioni con il padre. Accertato come non emergano serie e oggettive ragioni perché i ragazzi non possano avere relazioni personali con il genitore, il primo giudice ha rilevato che i figli soffrono, e in particolare Le_, da tempo seguìto da uno psicoterapeuta, al punto che entrambi i minori hanno dichiarato anche durante l'audizione di non voler incontrare il padre. Considerate inoltre le difficoltà riscontrate nell'attuare provvedimenti volti al ripristino delle relazioni personali tra padre e figli, il Pretore ha rinunciato ad adottarne di nuovi, rinviando la questione alla procedura di divorzio e limitandosi a constatare, nel dispositivo, il principio secondo cui “non si fissano limitazioni alle relazioni personali fra padre e figli, che la madre è chiamata a incoraggiare”.
6.
L'appellante critica le considerazioni del Pretore quanto alle sue responsabilità in merito alla rottura delle relazioni personali fra padre e figli, lamentando un atteggiamento prevenuto nei suoi confronti. Essa sostiene di avere sempre dimostrato un atteggiamento aperto, come risulta dagli accordi raggiunti pendente causa e dal rapporto della mediatrice. Le difficili relazioni fra padre e figli sono attestate dall'esito del percorso di mediazione e si sono acuite in seguito al persistere del marito nel frequentare un'altra donna. Pur condividendo la conclusione del Pretore, secondo cui la figura paterna non dev'essere esclusa dalla vita dei figli, essa rileva che le relazioni personali non possono essere stabilite senza il consenso di questi ultimi e sottolinea come i ragazzi abbiano espresso a più riprese il fermo rifiuto di incontrare il padre. L'appellante rimprovera poi al marito di essere sempre stato poco presente nell'educazione dei figli, incapace di trovare attività adatte a coinvolgerli, intimidatorio e colpevolizzante nei confronti suoi e del resto della famiglia, al punto da creare nei figli un forte disagio e finanche disturbi psicosomatici in Le_. A suo parere, pertanto, il rifiuto dei figli non è riconducibile a un mero conflitto di lealtà e invoca il diritto loro di scegliere
liberamente quali rapporti avere con il padre, senza imposizioni di terzi.
7.
Il primo interrogativo che si pone è di sapere, intanto, se al momento in cui ha emanato il giudizio impugnato, quel 6 aprile 2017, il Pretore fosse ancora competente per statuire a protezione dell'unione coniugale.
Ove una procedura a tutela dell'unione coniugale sia ancora pendente (in primo o in secondo grado) quando l'uno o l'altro coniuge promuova – com'è avvenuto in concreto il 28 gennaio 2014 – azione di divorzio, in effetti,
la competenza per materia del giudice a protezione dell'unione coniugale decade. A quel giudice rimane soltanto da statuire, in simile evenienza, sui provvedimenti chiesti per il lasso di tempo che precede la causa di divorzio, indipendentemente dal fatto che egli decida più tardi
(DTF 138 III 648 consid. 3.3.2; analogamente: RtiD I-2007 pag. 745 n. 21c, II-2017 pag. 907 consid. 4; più recentemente: sentenza del Tribunale federale 5A_933/2012 del 17 maggio 2013 consid. 5.2). Le misure a protezione dell'unione coniugale da lui emanate per tale periodo restano poi in vigore anche dopo l'introduzione della causa di divorzio, ma egli non può più modificarle. Dopo l'avvio della procedura di divorzio solo il giudice dei provvedimenti cautelari nella causa di stato
può decidere di modificare o di sopprimere quelle misure (art. 276
cpv. 2 CPC). Ove non occorra modificarle né sopprimerle, le misure a protezione dell'unione coniugale continuano ad applicarsi anche durante la causa di divorzio.
È vero che nel
recente passato questa Camera ha dato prova di indulgenza, nel senso che un paio di sentenze a protezione dell'unione coniugale emanate nel corso di una procedura di divorzio sono state considerate alla stregua di decreti cautelari nelle rispettive cause di stato (sentenze inc. 11.2018.32 del 4 maggio 2018, consid. 2 e inc. 11.2016.118 del 27 aprile 2018, consid. 2). Si trattava però di situazioni limite, giustificate dall'economia di giudizio. Nella fattispecie le contingenze sono diverse, poiché la decisione impugnata andrebbe considerata come una sentenza a tutela dell'unione coniugale per quel che concerne i provvedimenti relativi al periodo antecedente la causa di divorzio e come decreto cautelare per i provvedimenti del lasso di tempo successivo. E l'atto impugnato non può essere trattato come una decisione bivalente.
Non si disconosce
che in concreto il Pretore ha continuato deliberatamente all'udienza del 31 marzo 2014 la procedura a tutela dell'unione coniugale (per evitare di “aprire un nuovo fronte giudiziario”) con l'assenso dei coniugi. A prescindere dal fatto però che non è dato a divedere quale difficoltà egli avrebbe incontrato nel trattare l'istanza cautelare come giudice del divorzio, una deroga alla competenza per materia posta dal diritto federale – anche solo per giurisprudenza – non è lecita, nemmeno con l'autorizzazione delle parti (
Haldy
in: Commentaire romand, CPC, 2a edizione, n. 4 ad art. 4). Poco importa che nel Cantone Ticino si dia unione personale tra giudice a protezione dell'unione coniugale e giudice del divorzio.
8.
Ne discende che in concreto, quando ha statuito il 6 aprile 2017 a tutela dell'unione coniugale, il Pretore era competente soltanto per adottare provvedimenti relativi al periodo precedente la
litispendenza della causa di divorzio, intervenuta il 28 gennaio 2014.
Non era più abilitato invece a regolare il diritto di visita (che dal 28 gennaio 2014 in poi poteva essere disciplinato solo dal giudice dei provvedimenti cautelari nella causa di stato) né a modificare i contributi di mantenimento dovuti ai figli dopo il 28 gennaio 2014. A ben vedere egli non era più abilitato neppure a statuire sulla custodia parentale, decisione che competeva anch'essa al giudice dei provvedimenti cautelari nella causa di divorzio. Il dispositivo n. 2 della sentenza in questione tuttavia non è impugnato e questa Camera non può intervenire d'ufficio. Essa deve annullare ad ogni modo la sentenza in questione, nei limiti dell'appello, nella misura in cui il Pretore ha esulato dalla propria competenza per materia (giurisprudenza che al Pretore è nota da anni: sentenza
inc. 11.2008.41 del 7 aprile
2009, consid. 2b). Sul diritto di visita e sui contributi alimentari per i figli dopo il 28 gennaio 2014 toccherà statuire cautelarmente, di conseguenza, al giudice del divorzio. A quest'ultimo incomberà anche di esaminare la richiesta formulata il 5 luglio 2018 da AO 1 per ottenere che da allora sia soppresso il contributo di mantenimento in favore di L_, così come spetterà al giudice del divorzio tenere conto della documentazione presentata in appello da AP 1 sulla situazione economica del marito dal 2016 in poi.
9.
Per quel che è dei contributi alimentari in favore dei figli dal 13 giu
gno 2012 (data dell'istanza a protezione dell'unione coniugale), il Pretore ne ha fissato la decorrenza “dal mese di luglio 2012”, intendendo verosimilmente con ciò il 25 luglio 2012, come chiedeva la convenuta nel memoriale conclusivo. L'interessata medesima evoca tale decorrenza anche nelle motivazioni dell'appello, salvo proporre nelle domande – probabilmente per svista – quella del 25 maggio 2012. Sia come sia, si trattasse di una nuova domanda, questa non si fonderebbe su fatti o mezzi di prova nuovi (art. 317 cpv. 2 CPC) e sarebbe finanche priva di motivazione (nel senso dell'art. 311 cpv. 1 CPC). Sarebbe quindi irricevibile.
10.
Nella sentenza impugnata il Pretore ha riepilogato le vicissitudini professionali attraversate dall'istante dopo il licenziamento dalla ditta facente capo al suocero e ha rilevato le discrepanze fra la documentazione prodotta e le tassazioni agli atti. Posto ciò, egli si è dipartito dalle entrate e dalle uscite registrate nel conto della ditta individuale e nel conto personale di AO 1, reintegrando il costo dell'alloggio, le prestazioni fatturate e gli stipendi che non figuravano dalla movimentazione. Egli ha calcolato così le entrate nette di lui in fr. 2240.– mensili dal 25 luglio 2012 al 31 agosto 2013, in
fr. 3500.– mensili
dal 1° settembre 2013 al 31 dicembre 2015
e in
fr. 3075.95 mensili dal 1° gennaio 2016 in poi (senza assegni familiari).
Quanto al di lui fabbisogno minimo, il primo giudice ha ricordato
che, come risultava dalle udienze tenute il 25 luglio e il 5 novem
bre 2012, fino al 31 agosto 2013 tale fabbisogno ammontava a fr. 1450.– mensili (minimo esistenziale del diritto esecutivo fr. 1200.–, premio della cassa malati fr. 250.–, mentre il canone di locazione era pagato grazie a elargizioni dei genitori) e a fr. 2819.65 mensili dal 1° settembre 2013 in poi (minimo
esistenziale del diritto esecutivo fr. 1200.–, canone di locazione fr. 800.–,
spese accessorie fr. 150.–, posteggio fr. 40.–, cassa malati fr. 247.–, assicurazione dell'economia domestica e responsabilità civile privata fr. 19.65, imposta di circolazione fr. 33.70, assicurazione dell'automobile fr. 59.35, “terzo pilastro” vincolato, assicurazione indennità giornaliera in caso di malattia e contro gli infortuni fr. 269.95 complessivi).
Relativamente alla moglie, il Pretore ne ha accertato il reddito in fr. 1337.50 mensili dal 2012 al 2014, in fr. 3134.60 mensili nel 2015, in fr. 2683.25 mensili dal 1° gennaio al 31 marzo 2016 e in fr. 2341.55 mensili dopo di allora, a fronte di un fabbisogno minimo di fr. 2363.10 mensili (minimo esistenziale del diritto esecutivo per genitore affidatario fr. 1350.–, pigione e spese accessorie fr. 660.– [già dedotta la quota compresa nel fabbisogno in denaro dei figli], premio della cassa malati stimato fr. 250.–, assicurazione dell'economia domestica e responsabilità civile privata fr. 25.45, assicurazione dell'automobile fr. 96.75, imposta di circolazione fr. 15.90).
Il Pretore ha determinato infine il fabbisogno in denaro di L_ in fr. 2068.– mensili (inclusa la retta della scuola privata) e in fr. 1551.– mensili quello di Le_ (inclusi di fr. 270.– mensili per trattamenti psicologici non coperti dalla cassa malati). Egli ha scartato invece l'ipotesi di un contributo di accudimento, rilevando che la madre affidataria è in grado di far fronte autonomamente al proprio fabbisogno minimo. Appurato che il bilancio della famiglia denota un importante ammanco, il primo giudice ha ritenuto perciò che, una volta coperto il proprio fabbisogno minimo,
per ciascun figlio
AO 1
disponeva
dal luglio
2012 all'agosto 2013 di fr. 395.– mensili, dal settembre 2013 al dicembre 2015
di fr. 340.18 mensili e dal gennaio 2016 in poi dispone di fr. 128.15
mensili. Visto quanto da lui offerto, il Pretore ha fissato in definitiva un contributo alimentare per ogni figlio di fr. 400.– mensili (arrotondati) per il primo periodo, di fr. 340.– mensili (arrotondati) per il secondo e di fr. 250.– mensili dal gennaio 2016 in poi, assegni familiari non compresi.
11.
L'
appellante chiede di rivalutare le entrate del marito (fr. 2240.– mensili dal 25 luglio 2012 al 31 agosto 2013,
fr. 3500.– mensili
dal 1° settembre 2013 al 31 dicembre 2015
e
fr. 3075.95 mensili dal 1° gennaio 2016 in poi, senza assegni familiari) a fr. 4500.– mensili, dolendosi – in sintesi – che la documentazione prodotta dal coniuge è contraddittoria e incompleta, tanto che non fornisce alcuna indicazione sui proventi della società S_ Sagl, di cui AO 1 è stato amministratore e fondatore. Inoltre, essa sottolinea, il marito è stato in grado di acquistare una M_ di cui non necessita a fini professionali, di pagare fr. 503.90 mensili per la copertura complementare dell'assicurazione malattia e di contribuire con fr. 500.– mensili alla retta della scuola privata per Le_. A suo parere, considerate le numerose attività commerciali dell'interessato, il primo giudice non poteva dipartirsi unicamente dagli accrediti per stipendio e dai prelevamenti privati dai conti di lui, ma doveva considerare anche il valore della sostanza aziendale e il tenore di vita. Considerato l'indebito rifiuto del marito di cooperare, si sarebbe dovuto applicare inoltre l'art. 164 cpv. 2 CPC e imputargli un reddito di almeno fr. 4500.– mensili, come essa aveva indicato nel memoriale conclusivo, rimasto incontestato.
Da quest'ultima affermazione va subito sgombrato il campo, giacché la questione legata al reddito di AO 1 era tutt'altro che incontestata: nel proprio memoriale conclusivo del
19 gennaio 2017 l'istante dichiarava infatti un reddito di fr. 2500.–
mensili (pag. 8), mentre la convenuta prospettava nel suo memoriale conclusivo del 10 gennaio 2017 un reddito di fr. 4500.– mensili (pag. 14). L'accertamento era dunque litigioso, senza che – contrariamente a quanto asserisce la convenuta – l'istante fosse obbligato a replicare.
a)
In merito alla S_ Sagl, il marito ne è stato socio gerente sin dalla fondazione avvenuta l'11 dicembre 2013 (doc. 28), ma ha rifiutato di produrre la contabilità e la documentazione bancaria della ditta, dichiarando prima di esserne stato unicamente amministratore (lettera del 18 agosto 2016, agli atti) e poi di non esserne mai stato il proprietario, avendone sottoscritto le quote a mero titolo fiduciario (lettera del 20 settembre 2016, agli atti). Agli atti figura invero un contratto fiduciario del 2 dicembre 2013 in cui AO 1 si impegnava a sottoscrivere 200 quote della futura società per conto di _ A_ (doc. RR). A un sommario esame come quello che governa una procedura a tutela dell'unione coniugale le spiegazioni del marito appaiono verosimili. In circostanze del genere non si giustificava perciò di fare ricorso all'ammontare del capitale e a eventuali utili societari. Si aggiunga che, contrariamente a quanto sostiene l'appellante, neppure la dichiarazione del 25 settembre 2014, secondo cui la società non aveva per il momento versato compensi all'istante (“finora”: doc. II), è contraddetta dagli atti, l'accredito di fr. 3500.– della medesima sul conto di AO 1 essendo intervenuto successivamente (il 17 dicembre 2014: doc. OO
1
). E di tale retribuzione il Pretore ha tenuto conto nelle entrate del marito per quel periodo, ma non poteva considerarla per il tempo precedente.
b)
AP 1 fa notare che il marito è titolare di una ditta individuale (“AO 1 _ _”) e figura quale rappresentante di numerose aziende. Ora, scopo di quella ditta individuale è, secondo il registro di commercio, “la prestazione di servizi e consulenza nel campo della promozione degli affari; l'assunzione di rappresentanze di agenzie operanti nel settore promo-pubblicitario”. Dato il genere di attività svolta a titolo indipendente, non deve sorprendere quindi che il marito intrattenga relazioni con svariate imprese e si presenti come loro rappresentante (doc. 24 e 27), fermo restando che una simile relazione d'affari non comporta necessariamente entrate regolari. L'interessata sottolinea che il marito ha prodotto fatture emesse a una di tali società per le sue consulenze e intermediazioni (doc. HH). Essa non spiega tuttavia come la circostanza possa influire sull'apprezzamento delle entrate di lui. Contrariamente a quanto essa assevera, neppure risulta che l'affermazione secondo cui il marito a quel momento aveva incassato solo fr. 350.– dalla ditta D_ sia contraddetta dagli atti (lettera del 9 ottobre 2014: act. XXII). Nei conti indicati dall'appellante (doc. OO
1
), infatti, fino all'ottobre del 2014 non si riscontrano accrediti di quella ditta, bensì unicamente trasferimenti dal conto della ditta individuale a quello personale.
Dalla documentazione bancaria risulta invero che AO 1 ha incassato compensi da svariate società ed enti, operando trasferimenti fra conti privati e conti della sua ditta. Risulta altresì che dopo la sua assunzione da parte della P_, egli ha percepito uno stipendio, continuando a riscuotere fatture per l'attività indipendente. Di tali entrate nondimeno il Pretore ha tenuto conto nei calcoli fondati sui movimenti dei conti privati e commerciali. Inoltre per contestare la completezza dei movimenti sui conti del marito e rendere verosimile un reddito più alto di quello che si evince dai conti bancari non basta evocare l'esistenza di numerosi rapporti d'affari. Quanto alla sostanza aziendale della ditta individuale, per tacere del fatto che la medesima sarebbe vincolata all'esercizio dell'attività professionale, neppure l'appellante indica di quali attivi possa disporre il titolare di una ditta di rappresentanze commerciali avviata da pochi anni e che per di più svolge la propria attività a domicilio. A un sommario esame non si scorgono in definitiva ragioni sufficienti per ritenere che il marito disponga di sostanza aziendale da destinare al mantenimento dei figli.
c)
Riguardo al tenore di vita di AO 1, dagli atti emerge che, rispetto al 2012, questi ha stipulato un'assicurazione malattia complementare “reparto privato mondo” dal costo di fr. 158.60 mensili (doc. MM). Il premio complessivo della sua copertura sanitaria è aumentato così da fr. 348.20 mensili nel 2012 (doc. M) a fr. 503.90 mensili nel 2016 (doc. MM). Ciò non basta tuttavia per accertare che egli sostenga un tenore di vita inconciliabile con le proprie entrate. L'appellante afferma altresì che il marito ha contribuito a pagare la retta della scuola privata per Le_ versando fr. 500.– mensili, ma
agli atti figurano soltanto gli addebiti di quattro rette di fr. 652.–
dal febbraio al maggio del 2014 (doc. OO
2
). Quanto all'acquisto dell'automobile, l'investimento appare giustificato dall'esercizio dell'attività di rappresentate commerciale (sotto, consid. 12a). Esso consiste per di più in un veicolo usato, costato fr. 7500.– e pagato a rate (doc. GG), sicché non si può dire che la spesa dimostri particolari disponibilità del soggetto.
d)
Per il resto l'appello si esaurisce in una cronistoria del processo e nella riproduzione delle citazioni dottrinali contenute nel memoriale conclusivo (pag. 18; appello, pag. 14 a 19), AP 1 deplorando di aver dovuto insistere nei confronti del marito per ottenere la produzione della documentazione richiesta e ripetendo che in concreto va applicato l'art. 164 cpv. 2 CPC. Che il marito non sia stato particolarmente sollecito è vero. Per finire, tuttavia, l'unica documentazione non prodotta è quella relativa alla S_ Sagl e il rifiuto, come detto (consid. a), non è di rilievo per apprezzare la capacità finanziaria dell'istante. Senza dimenticare che quanto dispone l'art. 164 cpv. 2 CPC è una facoltà del giudice e non un obbligo (
Schmid
in: Basler Kommentar, ZPO, 3a edizione n. 2 ad art. 164). In ultima analisi, non si giustifica nella fattispecie di imputare al marito un reddito di fr. 4500.– mensili netti privo di ogni riscontro concreto. Riguardo ai calcoli del Pretore circa i movimenti sui conti bancari di lui, l'interessata non muove contestazioni.
12.
L'appellante contesta il fabbisogno minimo di AO 1, chiedendo di ridurlo a fr. 2397.– mensili perché nelle ristrettezze economiche in cui si trova la famiglia non è giusto riconoscere spese per un veicolo privato, il coniuge lavorando a domicilio, né il costo di assicurazioni non obbligatorie stipulate dal marito.
a)
Dandosi una situazione di ammanco nel bilancio familiare, i costi d'automobile vanno tralasciati. Qualora le trasferte siano indispensabili, si riconosce il costo di un abbonamento ai mezzi
pubblici (RtiD I-2010 pag. 699 n. 20c con richiami; I CCA, sentenza inc. 11.2016.93 del 15 ottobre 2018, consid. 10 con rinvio). Nella fattispecie è pacifico che la famiglia versa in una situazione di ammanco. L'uso di un veicolo privato appare tuttavia necessario per il genere di attività professionale svolta dal marito, attivo anche a titolo indipendente nel settore delle rappresentanze commerciali (verbale del 31 marzo 2014, pag. 2). Che la sede della sua ditta corrisponda al domicilio di lui non esclude la necessità di un veicolo privato per scopi professionali. Tanto meno ove si consideri che, mancando ogni forma di contabilità, la spesa non è neppure stata dedotta dall'utile aziendale, calcolato direttamente dal Pretore sulla base delle entrate desumibili dai conti dell'interessato.
b)
Quanto al premio delle assicurazioni facoltative, l'interessata ne ha chiesto lo stralcio dal fabbisogno minimo del marito a fronte delle difficoltà economiche in cui si trova la famiglia. Contrariamente all'opinione di AO 1, pertanto, la pretesa è sufficientemente motivata. E i
n effetti, dandosi ristrettezze economiche, i premi di assicurazioni facoltative
come quella complementare della LAMal, l'assicurazione contro la responsabilità civile e l'assicurazione dell'economia domestica
non possono trovare spazio nel fabbisogno minimo dei coniugi. In simili circostanze il fabbisogno minimo
delle parti
rimane quello del diritto esecutivo, senza aggiunte
(RtiD II-2017 pag. 778, consid. 6b con rinvio a DTF 140 III 339 consid. 4.2.3). Riguardo agli oneri sociali, invece, i premi dell'AVS/AI/IPG, dell'assicurazione contro la disoccupazione, della cassa malati, dell'assicurazione infortuni, della cassa pensione e della previdenza professionale, così come le quote di affiliazione ad associazioni professionali vanno riconosciuti quali supplementi al minimo di base del diritto esecutivo, purché non siano già dedotti dal salario (FU 68/2009 pag. 6293 cifra II.3).
c)
Ne segue che dal fabbisogno minimo di AO 1 vanno espunti fr. 19.65 mensili per l'assicurazione dell'economia domestica e contro la responsabilità civile privata, mentre per quanto concerne il premio dell'assicurazione complementare LAMal, esso nemmeno figura nel fabbisogno minimo accertato dal Pretore. Le coperture per perdita di guadagno in caso di malattia, d'infortunio complementare alla LAINF e di previdenza vincolata con assicurazione in caso di incapacità di guadagno sono invece ammissibili nel periodo compreso dal 1° settembre 2013 al 31 marzo 2016, durante il quale l'interessato, attivo unicamente a titolo indipendente, non beneficiava d'altro. Dal 1° aprile 2016 per contro gli oneri sociali a copertura di simili rischi sono già dedotti dallo stipendio percepito dalla P_ SA (doc. NN). Per quanto di rilievo ai fini del giudizio, il fabbisogno minimo dell'istante va dunque confermato in fr. 1450.– mensili dal 25 luglio 2012 al 31 agosto 2013 e fissato in fr. 2803.– mensili da allora in poi.
13.
Quanto al proprio fabbisogno minimo, l'appellante chiede di portarlo da fr. 2363.10 a fr. 3851.40 mensili. Le poste in discussione vanno esaminate singolarmente.
a)
Relativamente al costo dell'alloggio, il Pretore lo ha calcolato in fr. 625.– mensili, dopo avere dedotto dalla pigione di fr. 1500.– mensili (spese accessorie incluse) le quote di un terzo e di un quarto già comprese nel fabbisogno in denaro dei figli. L'appellante eccepisce che tale deduzione non si giustifica, AO 1 non essendo in grado di coprire il fabbisogno in denaro dei figli, ma l'argomentazione non può essere condivisa. Il criterio adottato dal primo giudice è conforme alla giurisprudenza di questa Camera, invalsa da oltre un ventennio (Rep. 1994 pag. 301 consid. 5), la quale si ispira alle raccomandazioni pubblicate dall'Ufficio della gioventù e dell'orientamento professionale del Canton Zurigo. Queste prevedono che un terzo del costo dell'alloggio a carico del genitore affidatario
rientra nel fabbisogno in denaro del primo figlio e un quarto in quello del secondo (Amt für Jugend und Berufsberatung des Kantons Zürich, Empfehlungen zur Bemessung von Unterhaltsbeiträgen für Kinder, 2a edizione, pag. 13 in alto). Che i genitori non abbiano modo di finanziare il fabbisogno in denaro dei figli ancora non giustifica decurtazioni al fabbisogno di questi ultimi (RtiD I-2006 pag. 674 consid. 3), né l'interessata può pretendere di inserire nel proprio fabbisogno minimo una voce di spesa che pertiene al fabbisogno in denaro dei figli.
b)
Per quel che attiene al
premio della cassa malati, che il Pretore ha stimato di fr. 250.– mensili, l'appellante obietta che dal doc. 20 risulta una spesa effettiva di fr. 663.30 mensili. Quel documento consiste tuttavia in un riepilogo dei premi mensili per tutti i membri della famiglia e non permette di capire a quanto ammonti il costo dell'assicurazione obbligatoria della sola moglie. Non soccorrono le premesse dunque per reputare inverosimile la stima del Pretore. Come per il marito, dal fabbisogno minimo della moglie va tolto inoltre, per le ragioni già illustrate (consid. 11c), il premio dell'assicurazione economia domestica e contro la responsabilità civile privata.
c)
L'appellante espone fr. 200.– mensili per il costo del carburante. Se non che, come detto (consid. 11a), dandosi ristrettezze economiche gli oneri relativi a un veicolo privato vanno tralasciati se non sono indispensabili. Nella fattispecie la moglie vive dal 1° ottobre 2012 a _ (doc. 20), dove ha sede anche la _ Sagl per la quale svolgeva l'attività di contabile a ore. Solo dal gennaio 2015 essa lavora in un negozio nel centro di _. Anche volendo considerare quest'ultima circostanza (successiva all'introduzione della causa di divorzio e quindi sottratta alla cognizione del giudice a tutela dell'unione coniugale), andrebbe riconosciuto quindi il solo costo di un abbonamento ai trasporti pubblici. Come si vedrà in appresso, tuttavia, ciò non avrebbe alcuna incidenza sull'esito dell'appello, dal momento che AP 1 non chiede contributi alimentari per sé. Non è il caso dunque di attardarsi al riguardo.
14.
In relazione al proprio reddito l'appellante sostiene che attualmente esso ammonta in media a fr. 2512.40 mensili, mentre il Pretore lo ha accertato in fr. 1337.50 mensili dal 2012 al 2014, in fr. 3134.60 mensili nel 2015, in fr. 2683.25 mensili dal 1° gennaio al 31 marzo 2016 e in fr. 2341.55 mensili dopo di allora. L'argomento cade nel vuoto, poiché decisivo ai fini dell'attuale giudizio è il reddito conseguito da AP 1 dal 25 luglio 2012 (decorrenza dei contributi alimentari per i figli) fino al 28 gennaio 2014 (litispendenza dell'azione di divorzio), ovvero – in pratica – gli introiti del 2012 e del 2013. Le entrate successive andranno considerate dal giudice dei provvedimenti cautelari nella causa del divorzio.
15.
Quanto al fabbisogno in denaro dei figli, l'appellante non contesta quello di L_ (fr. 2068.– mensili), ma chiede di portare a fr. 2551.– mensili quello di Le_, includendo un contributo di accudimento di fr. 1000.– mensili. A suo dire, essa si occupa del ragazzo, che a causa della sua instabilità necessita di essere seguito da uno psicologo, per almeno due ore al giorno.
a)
La modifica del Codice civile svizzero sul mantenimento del figlio, del 20 marzo 2015 (RU 2014 pag. 357 segg.), non ha effetto retroattivo. Essa si applica anche alle cause già pendenti al momento della sua entrata in vigore (art. 13
c
bis
tit. fin. CC; v. anche art. 407
b
cpv. 1 CPC), ma solo per i contributi alimentari successivi al 1° gennaio 2017 (sentenza del Tribunale federale 5A_708/2017 del 18 marzo 2018 consid. 4.1.2;
sentenza 5A_619/2017 del 14 dicembre 2017 consid. 3.2.2.1,
in: FamPra.ch 2018 pag. 587). Un contributo di accudimento per il periodo anteriore al 31 dicembre 2016 non entra pertanto in considerazione. E siccome si tratta in concreto di definire contributi alimentari dal 25 luglio 2012, si deve far capo alla tabella correlata alle raccomandazioni di quell'anno, la quale
prevedeva una componente monetizzata per “cura e educazione” da riconoscere al genitore affidatario che
, esercitando un'attività lucrativa, non poteva occuparsi personalmente dei figli. La posta per “cura e educazione” contemplata dalle citate racco
mandazioni andava commisurata
al grado d'occupazione di quel genitore (Rep. 1996 pag. 119;
da ultimo: I CCA, sentenza inc. 11.2016.92 del 17 maggio 2018, consid. 10).
b)
Dipartendosi dalla previsioni valide per una fratria di due dal 13° anno di età, il fabbisogno in denaro di L_ ammontava nel luglio 2012 a fr. 2225.– mensili (arrotondati). A tal fine occorreva infatti adattare il
costo dell'alloggio a fr. 500.– mensili (un terzo di fr. 1500.–:
doc. 20), considerare un quinto della posta per cura e educazione (valutato l'impegno lavorativo della madre attorno al 20%), dedurre l'assegno familiare di fr. 200.– (già compreso nelle stime delle citate raccomandazioni) e aggiungere la retta per la scuola privata per un costo attorno a fr. 580.– mensili (doc. 20 e 29: nove rate più la tassa di iscrizione).
Il fabbisogno in denaro di Le_, secondo i dati per la fascia d'età dal 7° al 12° compleanno, risultava nel luglio del 2012 di fr. 2005.– mensili (arrotondati), una volta adattato il costo dell'alloggio a fr. 375.– mensili (un quarto di fr. 1500.–: doc. 20), considerato un quinto della posta per cura e educazione (valutato l'impegno lavorativo della madre attorno al 20%), dedotto l'assegno familiare di fr. 200.– (già compreso nelle stime delle citate raccomandazioni), aggiunta la retta della scuola privata per un costo attorno ai fr. 515.– mensili (doc. 20 e 29: nove rate più la tassa di iscrizione), come pure spese di terapia non coperte dalla cassa malati per fr. 270.– mensili (incontestati: doc. 34).
16.
Alla luce di quanto precede risulta che nel caso specifico fin dalla separazione dei coniugi il bilancio familiare accusava un netto passivo. Il fabbisogno minimo del debitore alimentare essendo intangibile (DTF 141 III 403 consid. 4.1), per giurisprudenza occorre suddividere così il margine disponibile di AO 1 proporzionalmente alle spettanze di moglie e figli, spettanze che fino al 31 dicembre 2016 erano poste sullo stesso piano (DTF 137 III 62 consid. 4.2.1, 107 consid. 4.2.1.1 con rimandi). Sta di fatto che in concreto la moglie non ha mai preteso contributi alimentari per sé, di modo che il margine disponibile dell'istante va interamente destinato ai figli. Ne discende quanto segue:
Dal 1° luglio 2012 fino al 31 agosto 2013:
reddito del marito (consid. 11) fr. 2240.– mensili
fabbisogno minimo del marito (consid. 12) fr. 1450.– mensili
margine disponibile da destinare ai figli fr. 790.– mensili
fabbisogno in denaro di L_ (consid. 15b) fr. 2225.– mensili
fabbisogno in denaro di Le_ (consid. 15b) fr. 2005.– mensili
fr. 4230.– mensili
contributo alimentare per L_:
2225 : 4230 x 790 =
fr. 415.– mensili
(arrotondati)
contributo alimentare per Le_:
2005 : 4230 x 790 =
fr. 375.– mensili
(arrotondati),
assegni familiari non compresi.
Dal 1° settembre 2013 in poi:
reddito del marito (consid. 11) fr. 3500.– mensili
fabbisogno minimo del marito (consid. 12) fr. 2803.– mensili
margine disponibile da destinare ai figli fr. 697.– mensili
fabbisogno in denaro di L_ (consid. 15b) fr. 2225.– mensili
fabbisogno in denaro di Le_ (consid. 15b) fr. 2005.– mensili
fr. 4230.– mensili
contributo alimentare per L_:
2225 : 4230 x 697 =
fr. 365.– mensili
(arrotondati)
contributo alimentare per Le_:
2005 : 4230 x 697 =
fr. 335.– mensili
(arrotondati),
assegni familiari non compresi.
Come si è spiegato, nel caso in esame i contributi alimentari per i figli possono essere calcolati a protezione dell'unione coniugale
solo fino all'introduzione della causa di divorzio (28 gennaio 2014),
anche se continuano oltre, finché il giudice dei provvedimenti cautelari nella causa del divorzio non li modifichi. Dopo l'introduzione della causa di divorzio in ogni modo il giudice a protezione dell'unione coniugale non può più modificarli, come ha fatto il Pretore dal 1° gennaio 2016. I contributi alimentari previsti nella sentenza impugnata dopo il 31 dicembre 2015 vanno quindi annullati (analogamente a quanto vale per il diritto di visita: sopra, consid. 8).
17.
Rimane da esaminare la richiesta di partecipazione alle spese mediche dei figli chiesta dall'appellante. Il Pretore ha constatato che tale pretesa è stata avanzata da AP 1 unicamente nel memoriale conclusivo e che per Le_ i costi della psicoterapia si ripetono da oltre cinque anni, di modo che non hanno carattere straordinario, ma rientrano nel contributo ordinario per il figlio, in cui egli ha compreso una spesa media di fr. 270.– mensili. Per L_ invece – ha soggiunto il Pretore – l'intervento del terapista è durato pochi mesi e ha quindi carattere straordinario, sicché ha posto a carico del padre una spesa di fr. 280.– mensili, pari alla metà dei costi non coperti dalla cassa malati (decisione impugnata, pag. 14). L'appellante condivide la decisione riguardante L_. Contesta invece l'inserimento di fr. 270.– mensili nel fabbisogno in denaro di Le_, sottolineando che il contributo alimentare fissato dal primo giudice è insufficiente, ragione per cui “la spesa effettiva di esborso va considerata, mentre per il futuro potrà essere considerata nel contributo alimentare”. Essa fa valere altresì che la richiesta di giudizio non è stata contestata e che davanti all'Autorità di protezione il marito aveva finanche consentito alla terapia.
Che l'istante non abbia reagito alla domanda formulata dalla moglie con l'allegato conclusivo in merito ai costi della psicoterapia per Le_ è vero. Ciò gli preclude la possibilità di eccepire la tardività della richiesta (I CCA, sentenza inc. 11.2014.36 del 3 novembre 2016, consid. 6a con rinvii), ma non comporta un riconoscimento della pretesa (art. 223 cpv. 2 CPC). Né risulta che i coniugi si siano intesi sull'assunzione dei relativi costi (doc. 32). I criteri che disciplinano la rifusione di spese straordinarie sulla scorta dell'art. 286 cpv. 3 CC sono già stati riassunti al Pretore (da ultimo: I CCA, sentenza inc. 11.2016.36/37 del 28 febbraio 2018, consid. 12a). Perché simile giurisprudenza dovrebbe applicarsi solo a contributi futuri non è dato a divedere. Che poi il contributo alimentare a carico del padre non sia sufficiente per coprire il fabbisogno in denaro di Le_ è indubbio. Anche la partecipazione a eventuali spese straordinarie dei figli è subordinata tuttavia alle concrete possibilità del genitore (I CCA, sentenza inc. 11.2016.36/37 del 28 febbraio 2018, consid. 12b; sentenza inc. 11.1999.111 del 10 agosto 2001, consid. 13). Ne segue che su questo punto l'appello è destinato all'insuccesso.
18.
Le spese del giudizio odierno seguirebbero il vicendevole grado di soccombenza (art. 106 cpv. 2 CPC). L'appellante ottiene l'annullamento del giudizio impugnato per il lasso di tempo successivo alla litispendenza della causa di divorzio (ma non la riforma della sentenza pretorile nel senso auspicato), esce vittoriosa in misura esigua sull'aumento dei contributi alimentari e risulta del tutto sconfitta sulla partecipazione ai costi medici straordinari per Le_. Tutto ponderato, si giustifica così che sopporti tre quarti delle spese e che rifonda al marito, il quale ha presentato osservazioni all'appello per il tramite di un patrocinatore, un'adeguata indennità per ripetibili ridotte (metà dell'indennità piena: RtiD II-2016 pag. 638 consid. 3b). Nel complesso l'
esito del giudizio odierno non influisce apprezzabilmente, invece, sul dispositivo inerente alle spese giudiziarie di primo grado. La richiesta dell'appellante di addebitare tutti gli oneri processuali al marito con obbligo di rifonderle fr. 18
109.20 per ripetibili non ha portata autonoma, ma è subordinata all'accoglimento dell'appello, ipotesi che non si verifica in concreto.
19.
Conformemente all'art. 301 lett. b CPC un estratto dell'attuale sentenza è comunicato anche al figlio Le_. La notificazione a L_ avviene per il tramite del suo patrocinatore di fiducia.
20.
Circa i rimedi giuridici esperibili contro la presente decisione sul piano federale (art. 112 cpv. 1 lett. d LTF), non si pongono questioni di valore litigioso, controversa essendo, oltre all'entità dei contributi alimentari per i figli, la disciplina delle relazioni personali tra figli e genitore non affidatario (sopra, consid. 1
).
Le misure a protezione dell'unione coniugale essendo equiparate a provvedimenti cautelari (DTF 137 III 477 consid. 4.1), nondimeno, davanti al Tribunale federale il ricorrente può far valere soltanto la violazione di diritti costituzionali (art. 98 LTF).