Decision ID: e90852c2-612f-5f27-a3f5-2d647fecd596
Year: 2009
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_006
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: civil_law

ritenuto
In fatto:
A.
Nell’ambito dell’esecuzione n. _ dell’UEF di _.
AO 1 ha chiesto il fallimento di AP 1 per il mancato pagamento di fr. 5'029.30 oltre interessi e spese.
B.
All’udienza di contraddittorio del 9 luglio 2009 nessuno è comparso.
C.
Con sentenza 22 ottobre 2009 il Pretore della Giurisdizione di _ ha pronunciato il fallimento di AP 1 a far tempo da quello stesso giorno alle ore 14.00.
D.
Con l’appello AP 1 asserisce di avere saldato il suo debito nei confronti dell’istante, producendo una ricevuta del 23 ottobre 2009 relativa al versamento di fr. 6'600.-- (doc. F). L’appellante rileva poi di essere proprietario di diversi fondi, in particolare della part. _ RFD di _, il valore della quale supera i fr. 800'000.--.
A fronte di questi attivi è debitore di oneri ipotecari per un importo complessivo di fr. 190'000.-- nei confronti della B_ R_ C_. Il convenuto conclude poi che allo scopo di poter trovare degli accordi con i suoi creditori ha chiesto alla predetta banca un prestito di fr. 100'000.--, fornendo quale garanzia il citato fondo.
Con scritto 2 novembre 2009 la banca gli ha confermato l’erogazione del prestito (doc. H).
E.
Con scritto 23 ottobre 2009 AO 1 ha confermato il pagamento del debito da parte di AP 1, comunicando il ritiro dell’istanza di fallimento rispettivamente dell’esecuzione.

Considerato
In diritto:
1.
a)
In virtù dell’art. 174 cpv. 2 LEF l'autorità giudiziaria superiore può annullare la dichiarazione di fallimento se il debitore, impugnando la decisione, rende verosimile la sua solvibilità e prova per mezzo di documenti che nel frattempo:
1)
il debito, compresi gli interessi e le spese, è stato estinto;
2)
l'importo dovuto è stato depositato presso l'autorità giudiziaria
superiore a disposizione del creditore; o che
3)
il creditore ha ritirato la domanda di fallimento.
L’autorità giudiziaria superiore può considerare fatti e prove nuovi, subentrati dopo la dichiarazione di fallimento (nova autentici o in senso proprio, ossia “echte Nova”, in contrapposizione agli pseudonova, ossia “unechte Nova”), solo se risultano adempiuti i presupposti elencati all’art. 174 cpv. 2 n. 1-3 LEF. I nova autentici non vengono considerati d’ufficio, ma è il debitore che li deve espressamente far valere e provare con documenti, sempre che renda verosimile la sua solvibilità. Questa considerazione dei nova in senso proprio da parte dell’autorità giudiziaria superiore ha come scopo di evitare fallimenti senza senso di debitori ancora solvibili. La solvibilità può tra l’altro essere determinata ricorrendo al concetto opposto di insolvibilità, concetto noto nella LEF. L’illiquidità deve essere oggettiva. Essa deve impedire al debitore di tacitare i suoi creditori alla scadenza dei loro crediti. Non deve infatti trattarsi di una difficoltà passeggera, il debitore deve bensì trovarsi per un periodo indeterminato in questa situazione. Un indizio di insolvibilità può emergere dal numero e dal valore delle esecuzioni pendenti, così come pure da eventuali nuove istanze di fallimento pervenute posteriormente al decreto di fallimento in esame. Anche il fatto di non essere in grado di pagare modesti importi indica insolvibilità. La solvibilità deve essere resa verosimile sulla base di riscontri oggettivi, quali giustificativi concernenti pagamenti, estratti bancari, contratti di credito ecc., mentre semplici dichiarazioni del debitore sono insufficienti. Le esigenze poste al debitore per rendere verosimile la sua solvibilità non devono però essere troppo severe. La solvibilità è resa verosimile allorquando essa appare più verosimile che l'insolvibilità. Dal debitore viene pretesa la produzione, già con l’atto di appello, di estratti dell’Ufficio di esecuzione. La questione della solvibilità influenza infatti pure la decisione sulla concessione dell’effetto sospensivo (Giroud, Basler Kommentar zum SchKG, vol.
II, n. 25-26 ad art. 174 LEF; Amonn/Walther, Grundriss des Schuldbetreibungs- und Konkursrechts, Berna 2003, § 36 n. 58 p. 294, § 38 n. 14 p. 305; Brönnimann, Novenrecht und Weiterziehung des Entscheides des Konkursgerichtes gemäss Art. 174 E SchKG, p. 446 ss. in Festschrift H.U. Walder, Recht und Rechtsdurchsetzung, Zurigo 1994; SJZ 95 (1999) n. 8 p. 172).
b)
L’appellante ha dimostrato di avere estinto il debito in oggetto, posteriormente alla dichiarazione di fallimento, producendo una ricevuta del 23 ottobre 2009 relativa al versamento di fr. 6'600.-- a pagamento dell’esecuzione in oggetto n. _ promossa dall’AO 1 (doc. F), per cui risulta adempiuto il requisito previsto all’art. 174 cpv. 2 n. 1 LEF.
Per quel che riguarda invece il presupposto della solvibilità - condizione indispensabile per ottenere l’annullamento della decisione impugnata poiché, come visto, il pagamento della somma posta in esecuzione è avvenuto soltanto dopo la pronuncia del fallimento - va osservato che dall’estratto delle esecuzioni dell’UEF di _ al 10 novembre 2009 risulta che nei confronti dell’appellante sono pendenti 89 esecuzioni per un importo complessivo di fr. 267'983.51. Dal citato estratto emerge che nel corso di quest’anno in 6 esecuzioni è stata presentata la domanda di realizzazione, in altre 12 procedure è stato effettuato il pignoramento, in ulteriori 10 esecuzioni è stato inviato l’avviso di pignoramento e che in 4 altre procedure è stata emessa la comminatoria di fallimento. Inoltre tra il 17 settembre 2007 e il 28 agosto 2009 sono stati emessi 13 attestati di carenza di beni per un importo complessivo di fr. 48'093.10. Ciò porta a concludere che il convenuto non dispone della liquidità necessaria a fare fronte ai suoi debiti, nemmeno a quelli d’importo poco elevato. Decisivo è che l’appellante renda verosimile, nel termine d’appello, di disporre di mezzi liquidi oggettivamente sufficienti non solo per pagare la pretesa oggetto dell’esecuzione in esame, ma anche per pagare le pretese esigibili (Cometta, Commentaire Romand, Poursuite et faillite, Basilea/Ginevra/Monaco, 2005, n. 8 ad art. 174). Il convenuto ha prodotto uno scritto del 2 novembre 2009 della B_ R_ C_ (doc. H), con cui gli è stata promessa la concessione di un credito di fr. 100'000.--. Questa promessa è tuttavia subordinata alla consegna di una cartella ipotecaria al portatore di fr. 100'000.-- gravante la particella n. _ RFD di C_ di proprietà per metà del convenuto. Orbene l’appellante non ha dimostrato, entro il termine di appello, di avere adempiuto la condizione posta dalla banca, ossia la consegna della predetta cartella ipotecaria e di avere ottenuto il prestito richiesto. D’altro canto, anche nel caso in cui il credito fosse stato concesso, nessuna certezza è stata fornita dall’appellante circa il pagamento delle pretese esigibili. In merito ai due estratti dal Registro fondiario di _ relativi a due particelle, la n. _ RFD di _ di proprietà per metà dell’appellante e la n. _ RFD di _ di proprietà di una comunione ereditaria, di cui l’appellante fa parte, va osservato che si tratta di proprietà immobiliari, la cui eventuale realizzazione necessita di un lasso di tempo ben più lungo del termine d’appello di 10 giorni, entro il quale l’appellante deve rendere verosimile di disporre di liquidità sufficiente a far fronte ai suoi impegni. Per tacere del fatto che non è scontato che dalle eventuali procedure di realizzazione forzata dei fondi non è certo che l’escusso ne ricavi un utile da destinare ai creditori.
I precedenti considerandi portano a concludere che l’appellante non ha reso sufficientemente verosimile la sua solvibilità.
Il fallimento di AP 1 non può quindi essere annullato.
2.
L’appello va respinto.
Essendo stato concesso effetto sospensivo parziale all’appello, il fallimento deve essere nuovamente pronunciato.
La tassa di giustizia è posta a carico dell’appellante, mentre non si assegnano indennità, all’appellata non essendo stato fissato un termine per le osservazioni, avendo quest’ultima ritirato l’istanza di fallimento rispettivamente l’esecuzione (art. 49 e 62 cpv. 1 OTLEF).