Decision ID: 40524d77-b7c2-5d23-8efa-9a49678117d0
Year: 2003
Language: it
Court: TI_GIAR
Chamber: TI_GIAR_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: penal_law

ritenuto,
in fatto:
A.
_ è stata arrestata a _ il 3 ottobre 2003, con contestuale promozione dell’accusa nei suoi confronti per infrazione aggravata alla LFStup (art. 19 cifra 2 LFStup) e infrazione alla LDDS (art. 23 LDDS).
L’arresto è stato confermato dal GIAR il 4 ottobre 2003, ritenuti presenti gravi e concreti indizi di colpevolezza, pericolo di fuga, bisogni dell’istruzione e pericolo di collusione (doc. _, inc. GIAR _).
B.
La sera del 3 ottobre 2003 i Carabinieri di _ comunicavano agli inquirenti svizzeri di aver provveduto all’arresto di _ (figlia di _) e di _ e di aver trovato questi ultimi in possesso di 1550 pastiglie di ecstasy. Ritenuto che dai controlli telefonici in atto emergeva che _ era pienamente a conoscenza di quanto stava facendo sua figlia, gli inquirenti svizzeri provvedevano pure al suo arresto (AI _).
L’accusata ha inizialmente ripetutamente negato di essere a conoscenza delle attività illegali della figlia _ (v. verb. PO 4.10.2003, ore 01.38; verb. PO 4.10.2003, ore 10.20 e verb. PO 8.10.2003 ore 10.08). Nel seguito ha poi ammesso di essere a conoscenza dei suddetti traffici (v. verb. PO 16.10.2003, ore 9.00) e di esserne pure personalmente coinvolta, per avere quantomeno messo a disposizione della figlia FRS: 5'000.- per l’acquisto in Bosnia di 1’600/1'700 pastiglie di ecstasi (v. verb. PO 16.10.2003, ore 13.45; verb. PP 20.10.2003, ore 14.00 e verb. PO 30.10.2003, ore 09.23; verb. PP 31.10.2003, ore 09.40).
In data 6 ottobre 2003, gli inquirenti svizzeri hanno arrestato anche _ c, pure risultato coinvolto nel traffico di stupefacenti in oggetto (AI 17).
C.
Con istanza 10 novembre 2003, _ chiede di essere immediatamente posta in libertà provvisoria.
L’accusata non contesta la presenza di gravi indizi di colpevolezza e dice di aver confessato quanto commesso. A sostegno della sua richiesta rileva che sua figlia _, minorenne di 15 anni, sarebbe attualmente allo sbando, ciò in quanto l’altra sua figlia _, che si occupava della sorella durante la sua carcerazione in Germania, è oggi pure in stato di arresto. D’altro canto non vi sarebbe, a suo dire, nè il pericolo di fuga, nè il pericolo di recidiva.
D.
Con preavviso negativo 12 novembre 2003, dopo aver evidenziato i gravi e concreti indizi esistenti a carico dell’accusata, passando segnatamente in rassegna le ammissioni di quest’ultima, la magistrata inquirente ha indicato sussistenza di bisogni istruttori; ciò in particolare in relazione alla necessità di procedere a rigorosa verifica e approfondimento delle dichiarazioni dell’accusata e di effettuare la rogatoria in Italia “per poter ben definire il ruolo dei differenti protagonisti”.
Vi sarebbe inoltre il pericolo di collusione e di inquinamento delle prove con la figlia _ e con “la mente” del traffico in Bosnia. Vi sarebbe poi pericolo di fuga, ritenuto che la stessa ha “sposato nel settembre 2003 un cittadino che risiede in Svizzera” ma non è cittadina svizzera e “non risulta affatto che ... abbia mai vissuto con il marito”. Neppure il legame con la figlia _, secondo la Procuratrice pubblica, impedirebbe all’accusata di “lasciare il territorio”.
Vi sarebbe infine un pericolo di recidiva, in ragione delle precedenti condanne esistenti a carico dell’accusata in Svizzera e in Germania.
E.
Con le osservazioni 13 ottobre 2003 al preavviso negativo, l’accusata contesta la sussistenza di bisogni istruttori, come pure di un pericolo di collusione e di inquinamento delle prove. La commissione rogatoria sarebbe stata “formulata ben un mese dopo l’arresto dell’accusata, ritenuto che già ab inizio doveva e poteva essere nota l’eventuale opportunità ... di interrogare anche la figlia”. L’accusata ribadisce poi che non sussiste neppure il pericolo di fuga, essendo ella sposata con un cittadino svizzero e ritenuto che “in Ticino vive la figlia _ ”. Contesta l’affermazione della magistrata inquirente secondo cui non avrebbe vissuto mai sotto lo stesso tetto del coniuge _.
Considerato,

in diritto:
1.
La legittimazione di _, accusata detenuta, all'inoltro della presente istanza, trasmessa a questo ufficio nei termini di legge, è pacifica.
2.
I principi che reggono la materia, pur se noti alle parti, vengono qui riproposti:
"L'art. 95 CPP - corrispondente all’art. 33 scaturito dalla revisione parziale 23 settembre 1992 / 1. gennaio 1993 - dopo evidenza al cpv. 1 del principio secondo cui l'accusato si trova di regola in libertà, consente al cpv. 2 arresto, perdurare e proroga del carcere preventivo a' sensi dell'art. 103 CPP, quando esistono a carico dello stesso accusato gravi e concreti indizi di colpabilità per un crimine o un delitto e nel contempo sono presenti preminenti motivi di interesse pubblico, quali - per quanto qui concerne – il pericolo di fuga, il pericolo di recidiva e i bisogni dell’istruzione, con particolare riguardo al pericolo di collusione che, - sia detto qui a futura memoria - può continuare ad esistere sino al pubblico dibattimento (sentenza della I Corte di diritto pubblico del Tribunale federale del 23 marzo 2000 in re S.B., consid. 4a). Si aggiunge, sempre con riferimento al caso in esame, che l’elenco dei motivi di interesse pubblico nell’art. 95 cpv. 2 CPP non è esaustivo (Messaggio aggiuntivo del 20 marzo 1991 concernente la revisione del CPP, ad art. 27, pag. 32, nota 3), tra altri possibili, essendovi quello della tutela dell’ordine pubblico (REP 1998 n. 105).
L'eccezione della cautelare privazione della libertà personale ha così trovato codificazione in una chiara base legale (di diritto cantonale: DTF 114 Ia 283 cons. 3), in corrispondenza ed a superamento di quanto già dettato dalla giurisprudenza della Camera dei ricorsi penali - nel solco di quella del Tribunale federale -, ritenuto implicito il rispetto della proporzionalità (REP 1980 pag. 44; 1986 pag. 158; 1988 pag. 413; DTF 102 Ia 381).
I menzionati presupposti vanno approfonditi con maggior rigore nella loro valutazione, quanto più si è protratta la restrizione della libertà e quanto più si avvicina la conclusione delle indagini (REP 1988 pag. 416; 1989 pag. 287 ss).
Ed anche questo giudice, come già la Camera dei ricorsi penali, non restringe la sua cognizione all'arbitrio (REP 1980 pag. 128)."
(per tutte: sentenza GIAR 21.12.2001 in re G., inc. 520.2001.5)
3.
Sufficienti presupposti di legge, come anche esplicati dalla prassi e dalla giurisprudenza, sono presenti nella situazione personale e processuale di _ a legittimare e giustificare il perdurare della cautelare privazione della sua libertà.
3.1.
I seri e concreti indizi di colpevolezza a carico di _ (non formalmente contestati dalla difesa, ma comunque soggetti a verifica d’ufficio da parte di questo giudice) sono senz’altro dati: l’accusata ha infatti ammesso il suo diretto coinvolgimento nell’acquisto da parte di sua figlia _ di un consistente quantitativo di ecstasy destinate ad essere rivendute, segnatamente di aver messo a disposizione della figlia l’importo di FRS. 5'000.—per l’acquisto di 1’600/1'700 pastiglie di ecstasy (v. verb. PO 16.10.2003, ore 13.45; verb. PP 20.10.2003, ore 14.00 e verb. PO 30.10.2003, ore 09.23; verb. PP 31.10.2003, ore 09.40).
Il coinvolgimento di _ nel traffico di stupefacenti trova del resto conferma nelle intercettazioni telefoniche (già contestate all’accusata e annesse ai verbali di interrogatorio di PO del 5.11.2003, ore 11.10 e 14.39), come pure nelle dichiarazioni del correo _ (v. AI _ e AI _).
3.2
Anche le altre condizioni che permettono il mantenimento della carcerazione preventiva, sono pure (e ancora) presenti nella fattispecie in oggetto.
3.2.1
La magistrata inquirente stà procedendo negli interrogatori dell’accusata e del correo _, pure in arresto in Svizzera. Per l’audizione dei correi _ e _ (detenuti in Italia), la Procuratrice pubblica in data 3 novembre 2003 ha avviato una commissione rogatoria alla competente autorità giudiziaria italiana (AI _).
La magistrata inquirente fa valere a giusta ragione i bisogni istruttori con il connesso pericolo di collusione, ciò in relazione all’esecuzione dei suddetti atti d’inchiesta, ma anche alle ammissioni fatte dall’accusata negli interrogatori di polizia del 5 novembre 2003 di un suo più ampio coinvolgimento nell’organizzazione del traffico di stupefacenti (con contatti con persona residente in Bosnia).
3.2.2
La Procuratrice pubblica fa pure valere il pericolo di fuga.
I criteri determinanti per stabilire se esista pericolo di fuga sono il carattere del prevenuto, il suo domicilio, la sua professione, la sua situazione familiare ed i suoi legami con lo Stato in cui egli è inquisito (SJ 103/1981, 135; sentenza 31 marzo 1992 in re S. C. del Tribunale federale, sentenza 20 ottobre 1994 in re M.A., CRP 314/94) e l'apprezzamento di tutte tali circostanze, per invocare appunto un rischio di fuga, deve lasciar presumere che le conseguenze di una fuga appaiono rispetto all'accusato come un male minore rispetto a quello derivante per lui dall'ulteriore carcerazione, con maggior forza quanto più i reati imputati comportino pene edittali od eventualità di pena concreta importante (in questo senso M. Luvini, in Rep. 1989, p. 292 e ss. e riferimenti ivi indicati; sentenza 14 novembre 1994 in re S.V., CRP 341/94).
A mente di questo giudice tale pericolo è in questo caso dato e concreto. _ è cittadina della Bosnia Herzegovina e dopo aver terminato di espiare la pena per una condanna in Germania, in data 10 maggio 2003 è giunta in Svizzera, dove ha risieduto illegalmente a partire dalla scadenza del visto d’entrata (7.8.2003: v. AI _, verb. PO 4.11.2003 p. 2). Dal 22 settembre 2003 l’accusata è sposata con il cittadino italo-svizzero _, residente presso l’Albergo _. L’accusata ha tuttavia dichiarato di non aver fino ad ora vissuto sotto lo stesso tetto del coniuge _(v. verb. PO 12 novembre 2003, ore 15.49), ciò a conferma della labilità del rapporto esistente con il marito, che traspare del resto in tutta evidenza dal menzionato verbale di interrogatorio. A giusta ragione la magistrata inquirente rileva dunque che “i rapporti tra i coniugi non sembrano essere tali da far ritenere che l’accusata rimarrebbe in Svizzera a disposizione delle autorità inquirenti, rispettivamente che non si sotrarrebbe al procedimento penale”, considerato il fatto che essa è certamente consapevole del rischio di essere confrontata con una pena di una certa consistenza.
Neppure la presenza in Svizzera di _, figlia quindicenne della _, depone a favore di una scarcerazione dell’accusata, ciò in ragione della coscienza da parte di quest’ultima del rischio sopraddetto. Non cambia la conclusione neppure la circostanza che _ sia rimasta sola dopo l’arresto della sorella _e il nuovo arresto della madre; spetterà infatti semmai all’autorita tutoria competente prendere gli opportuni provvedimenti cautelari.
3.2.3
La Procuratrice pubblica fa anche valere il pericolo di recidiva.
Il pericolo di recidiva deve essere concreto (DTF 105 Ia 31) e risultare da una valutazione dell’insieme delle circostanze, tra cui i precedenti dell’accusato, il suo comportamento durante l’istruttoria, la sua personalità, la sua costituzione fisica e soprattutto psichica e le modalità di commissione dei reati che gli vengono addebitati, così che la reiterazione appaia assai verosimile (LUVINI, I presupposti materiali del carcere preventivo nel processo penale ticinese, REP 1989, pag. 294; Gérard PIQUEREZ, Manuel de procédure pénale suisse, Zurich 2001, n.1479/1483).
A carico di _ vi sono precedenti condanne sia in Svizzera che all’estero. Dall’estratto del casellario giudiziale svizzero risulta che l’accusata è stata condannata una prima volta l’11.12.1997, con DA del Ministero Pubblico di Lugano, a 15 giorni di detenzione (sospesi condizionalmente per un periodo di prova di due anni) per infrazione alla LDDS e una seconda volta il 9.11.2000, dalle Assise correzionali di Lugano, a 3 mesi di detenzione (sospesi condizionalmente per un periodo di prova di quattro anni) per truffa (v. AI 40). _ risulta pure essere stata condannata il 31.5.2002, dal Tribunale di _(Germania), a tre anni di detenzione per traffico illecito di clandestini (v. AI 51), pena che ha espiato tra il 9.11.2000 e il 19.3.2003 (v. dichiarazioni dell’accusata: verb. PO 4.10.2003, ore 01.38 e verb. PO 30.10.2003, ore 09.23).
Il pericolo di recidiva è dunque manifestamente dato, ritenuto che l’accusata è addirittura recidiva specifica e l’arresto per i nuovi fatti a lei imputati è avvenuto a poco meno di sette mesi dall’espiazione di un’importante pena detentiva.
3.2.4
Visto il breve lasso di tempo intercorso fra l’arresto e l’istanza ora in esame (38 giorni), va infine rilevato che il carcere preventivo sofferto e ipotizzabile, in un procedimento che risulta essere condotto con coerente sollecitudine nonostante la presenza di più persone coinvolte, è rispettoso del principio della proporzionalità, con riferimento alla presumibile pena.
Resta sottointeso l’obbligo, per la magistrata inquirente, di trattare con priorità i casi in cui l’accusato è in detenzione (art. 102 cpv. 1 e 176 cpv. 3 CPP).
4.
In conclusione, l’istanza in discussione si appalesa infondata e come tale deve essere respinta con la presente decisione, esente da tassa e da spese giudiziarie (art. 39 lett. f TG e contrario) e impugnabile entro dieci giorni alla Camera dei ricorsi penali del Tribunale d’appello (art. 284 cpv. 1 lett. a CPP).