Decision ID: c2948a89-9fdc-55c3-ae82-94d75540dc81
Year: 2004
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: civil_law

in fatto: A. APPE1 (1965) e APPO1 (1977), cittadini turchi, si sono sposati a _ il 22 agosto 1997. Dal matrimonio è nato A_, il 1° settembre 1998. Il marito ha lavorato come barista in discoteche del _, fino diventare direttore della discoteca “_ ” a _. Acquisita la cittadinanza svizzera il 28 marzo 2001, nel marzo del 2002 egli ha rilevato la ditta _ SA con sede a _per mezzo della quale gestisce la pizzeria “_ ” a _, ove funge anche da cameriere-barista. Parrucchiera di formazione, la moglie dopo il matrimonio non ha più lavorato, salvo riprendere l'attività per circa sei mesi nel 2000 e per circa un anno nel 2001. Nella primavera del 2003, inoltre, essa ha collaborato per un mese quale cameriera nella pizzeria “_ ”. Dopo avere lasciato l'abitazione coniugale nell'aprile del 2003, dopo circa un mese essa è tornata a vivere con il marito, ma alla fine di luglio i coniugi si sono definitivamente separati.
B. Nel frattempo, il 15 aprile 2003, APPO1 si è rivolta al Pretore del Distretto di Lugano, sezione 6, con un'istanza a protezione dell'unione coniugale per ottenere – previo conferimento dell'assistenza giudiziaria – l'autorizzazione a vivere separata, l'attribuzione dell'alloggio coniugale al marito e l'affidamento del figlio a lei medesima (riservato il diritto di visita del padre), oltre a un contributo indicizzato di fr. 1500.– mensili per sé e di fr. 1000.– per il figlio, assegni familiari compresi. In via cautelare essa ha formulato le medesime richieste. Statuendo l'indomani senza contraddittorio, in via provvisionale il Pretore ha autorizzato i coniugi a vivere separati, ha attribuito l'abitazione coniugale al marito, ha affidato il figlio alla madre, ha disciplinato il diritto di visita del padre e ha condannato APPE1 a versare un contributo mensile di fr. 1000.– per la moglie, più fr. 1000.– per il figlio (assegni familiari compresi). La tassa di giustizia di fr. 50.– e le spese sono state poste a carico del convenuto.
C. All'udienza del 7 luglio 2003, indetta per discutere l'istanza e le misure provvisionali, i coniugi si sono accordati sulla prospettiva di vivere separati, sull'attribuzione dell'alloggio coniugale (al marito), sull'affidamento del figlio (alla madre) e sul diritto di visita. APPE1 si è opposto invece al versamento di qualsiasi contributo alla moglie, offrendo unicamente fr. 300.– mensili per il figlio, assegni familiari compresi. Rivendicata l'attribuzione dei mobili e delle suppellettili domestiche, avversata dall'istante, egli ha sollecitato a sua volta il beneficio dell'assistenza giudiziaria. Entrambe le parti hanno poi notificato prove, che il Pretore ha ammesso. Terminata l'istruttoria, il 25 marzo 2004 ha avuto luogo la discussione finale sull'istanza a protezione dell'unione coniugale e sui provvedimenti cautelari. APPO1 ha confermato le proprie richieste, tranne rinunciare a un contributo alimentare per sé. APPE1 ha ribadito le proprie, aumentando però a fr. 500.– mensili il contributo alimentare offerto al figlio.
D. Con sentenza del 20 luglio 2004 il Pretore ha autorizzato i coniugi a vivere separati, ha attribuito l'abitazione coniugale al marito, ha affidato il figlio alla madre, ha regolato il diritto di visita del padre e ha condannato quest'ultimo a versare dal 1° agosto 2003 un contributo alimentare di fr. 1000.– mensili per il figlio, assegni familiari compresi. L'importo è stato ancorato all'indice nazionale dei prezzi al consumo, riservata a APPE1 la possibilità di dimostrare che il suo reddito non avrà beneficiato del rincaro nella stessa misura. Il procedimento cautelare è stato stralciato dai ruoli come privo d'oggetto. La tassa di giustizia di fr. 400.– e le spese sono state poste a carico delle parti in ragione di metà ciascuno, compensate le ripetibili. La richiesta di assistenza giudiziaria presentata da APPE1 è stata respinta dal Pretore con decisione dello stesso 20 luglio 2004, “potendosi esigere dall'interessato la messa a frutto della sua sostanza e delle sue potenzialità lavorative”.
E. Contro la sentenza a protezione dell'unione coniugale APPE1APPE1è insorto con un appello del 2 agosto 2004, chiedendo – previa concessione dell'assistenza giudiziaria in appello – di ridurre il contributo alimentare fissato dal Pretore a fr. 500.– mensili, compreso l'assegno familiare, e di porre gli oneri processuali a carico dell'istante, con obbligo per quest'ultima di rifondergli
fr. 500.– a titolo di ripetibili. Il 4 agosto 2004 APPE1 ha impugnato anche la decisione con cui il Pretore ha respinto la sua domanda di assistenza giudiziaria, postulandone la riforma nel senso di concedergli il beneficio con il gratuito patrocinio del suo legale. Nessuno dei due rimedi giuridici ha formato oggetto di intimazione.

Considerando
in diritto: I. Sull'appello del 2 agosto 2004
1. Il Pretore ha rilevato anzitutto, nella fattispecie, che il fabbisogno medio in denaro di un figlio unico ammonta a fr. 1910.– mensili (di cui fr. 680.– per cura e educazione) fino al 6° compleanno, a fr. 1820.– (di cui fr. 435.– per cura e educazione) fino al 12° e a fr. 1980.– (di cui fr. 310.– per cura e educazione) fino alla maggiore età. Ciò posto, egli ha accertato che con un guadagno oscillante tra fr. 2269.80 e fr. 2880.– mensili netti (attività tra il 60 e l'80%) l'istante “è a malapena autosufficiente”, dovendo essa coprire un fabbisogno minimo di fr. 2374.25 mensili e non può partecipare così al mantenimento del figlio. Quanto al convenuto, il primo giudice ha ricordato che ai tempi in cui lavorava come direttore della discoteca “_ ” egli percepiva circa fr. 5000.– lordi mensili. Anche dopo avere assunto la gestione della pizzeria “_ ” egli ha continuato a guadagnare sostanzialmente la stessa cifra (fr. 4283.35 netti, più l'assegno familiare), almeno fino al giugno del 2002, dopo di che si è ridotto volontariamente lo stipendio, al punto che dal gennaio del 2003 riceve dalla _ SA solo fr. 2500.– mensili lordi (fr. 2213.– netti, più l'assegno familiare).
Il primo giudice non ha mancato di considerare che l'interessato si è visto costretto al drastico passo dal cattivo andamento della pizzeria, ma ha ritenuto che di ciò non debba fare le spese il figlio. Egli si è dipartito quindi da un reddito virtuale di fr. 5000.– lordi mensili, soggiungendo che in ogni modo dal 1° agosto 2003 (data in cui i coniugi hanno separato le economie domestiche) il convenuto avrebbe potuto guadagnare fr. 4000.– mensili “presso qualsiasi esercizio pubblico (...) nella veste di cameriere, come attualmente”, anche perché gli altri dipendenti della pizzeria “_ ” guadagnano a loro volta circa fr. 4000.– mensili. E con una tale entrata egli potrebbe sopperire al proprio fabbisogno minimo di fr. 2290.– mensili (minimo esistenziale del diritto esecutivo fr. 1100.–, interessi ipotecari con spese accessorie fr. 1000.–, premio della cassa malati fr. 185.35, assicurazione della motocicletta fr. 5.60), conservando un agio che gli permetterebbe di erogare al figlio il contributo di fr. 1000.– mensili chiesto con l'istanza.
2. L'appellante ribadisce che la _ SA si trova in condizioni disastrose ed è sull'orlo del fallimento, che gli azionisti (come lui) sono retribuiti in base al risultato dell'esercizio mensile e che proprio per tale ragione egli ha accettato, su consiglio del revisore della società, di ridursi lo stipendio a fr. 2000.– mensili finché la società non si fosse ripresa, onde uno stipendio medio di soli fr. 2300.– mensili dal giugno del 2002. Per di più, egli medesimo versa in gravi difficoltà finanziarie, né può mettere altrimenti a frutto la sua partecipazione nella ditta o può gravare ulteriormente le sue proprietà per piani, già pesantemente ipotecate. In merito al reddito virtuale imputatogli dal Pretore l'appellante fa valere che per lui la possibilità di ridiventare direttore di una discoteca è praticamente illusoria (per altro, la discoteca “_ ” ha ormai chiuso i battenti, sicché egli sarebbe stato in ogni modo licenziato) e rammenta di avere lasciato quell'attività proprio su richiesta della moglie, la quale si doleva delle sue continue assenze da casa. Né gli si può chiedere oggi di abbandonare la pizzeria e di vanificare gli investimenti in essa profusi, men che meno ove si pensi che gli stipendi medi percepiti nel Luganese da baristi e camerieri non raggiungono fr. 4000.– mensili.
Circa l'ammontare del suo fabbisogno minimo, l'appellante rivendica, oltre al minimo esistenziale del diritto esecutivo (fr. 1100.– mensili) e al premio della cassa malati (fr. 185.35 mensili) riconosciuti dal Pretore, una spesa di fr. 1275.50 mensili per gli interessi ipotecari (in luogo dei fr. 1000.– stimati dal primo giudice per interessi ipotecari con spese accessorie) e di fr. 464.53 mensili per “assicurazioni varie” (in luogo dei fr. 5.60 calcolati dal Pretore per la sola assicurazione della motocicletta). Tutto ciò giustificherebbe di fissare il contributo di mantenimento per il figlio in fr. 500.– mensili, somma che l'appellante dichiara di poter versare solo grazie “alla sensibilità ed all'aiuto di parenti ed amici”.
3. Nel caso in esame non è litigioso né il fabbisogno in denaro del figlio (che il Pretore ha correttamente valutato in base alle raccomandazioni pubblicate dall'Ufficio della gioventù e dell'orientamento professionale del Canton Zurigo, invalse da un ventennio nella prassi di questa Camera), né il guadagno o il fabbisogno minimo dell'istante (che il Pretore ha ritenuto potersi sostentare “a malapena”). Contestati sono il reddito e il fabbisogno minimo dell'appellante medesimo, il solo che – viste le ristrettezze in cui si trova l'istante – può contribuire (nella misura di fr. 1000.– mensili secondo il Pretore, nella misura di fr. 500.– secondo l'atto di appello) alle esigenze del figlio.