Decision ID: 020d93ff-f9a7-5856-8f24-f7e38d68d9b9
Year: 2004
Language: it
Court: TI_PP
Chamber: TI_PP_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: penal_law

in fatto:
A.
_ _, cittadino svizzero nato a _ il _, è stato socio gerente con firma individuale – dalla fine del 1997 ai primi mesi del 1999 – della _ _ _ _ con sede a _. Tale società era attiva nel commercio di articoli sportivi e per il tempo libero, in particolare attraverso il negozio _ _ di _ _ a _. _ _ è stato inoltre socio gerente con firma individuale, dal mese di dicembre 1998 agli inizi del 2000, della società _ _ con sede a _, avente fra l'altro per scopo la "gestione di un negozio di abbigliamento".
B.
Il 1° ottobre 1999 _ _ e _ _ hanno denunciato _ _ al Ministero pubblico per possibili reati commessi ai danni della _ _ _ _, in specie per avere emesso in nome di tale società, nel mese di marzo del 1999, un assegno di lit. 3 602 000 al fine di pagare merce d'abbigliamento destinata alla _. Il 1° febbraio 2000 _ _ – già socia e dipendente della _ _ _ _ – ha sporto anch'essa denuncia nei confronti di _ _, suo ex compagno, per avere quest'ultimo falsificato la firma di lei su un documento attestante, contrariamente al vero, quanto segue (v. allegato 2 all'act. D4):
"
FOGLIO STIPENDIO: _ _
STIPENDIO MENSILE NETTO: 2600.–
STIPENDIO DICEMBRE 1998 dal 1 al 18
Frs. 1613.– netti
VACANZE NON GODUTE: 15gg
Frs. 1344.–
TOT. Frs 2957.–
La presente controfirmata vale quale ricevuta per stipendio e liquidazione
".
La _ _ _ _ e _ _ si sono costituite entrambe parti civili nel procedimento penale.
C.
In esito alle indagini esperite, con decreto d'accusa del 12 novembre 2001 il Procuratore pubblico ha ritenuto _ _ autore colpevole di appropriazione indebita e di falsità in documenti. In applicazione della pena, egli ha proposto la condanna dell'accusato a 15 giorni di detenzione sospesi condizionalmente per un periodo di prova di 2 anni, al versamento alla _ _ _ _ di fr. 2976.– a titolo di risarcimento, cosi come al pagamento di una tassa di giustizia di fr. 250.– e delle spese giudiziarie di fr. 50.–. _ _ ha introdotto il 26 novembre 2001 opposizione al decreto d'accusa. La _ _ _ _ è stata posta in liquidazione nel mese di agosto 2002 ed è stata radiata dal Registro di commercio il _ 2004.

Considerato
in diritto:
1.
L'art. 138 n. 1 CP reprime con la reclusione sino a cinque anni o con la detenzione chiunque, per procacciare a sé o ad altri un indebito profitto, si appropria una cosa mobile altrui che gli è stata affidata (cpv. 1) o indebitamente impiega a profitto proprio o di un terzo valori patrimoniali affidatigli (cpv. 2). L'art. 251 n. 1 CP commina la medesima sanzione a chiunque, al fine di nuocere al patrimonio o ad altri diritti di una persona o di procacciare a sé o ad altri un indebito profitto, forma un documento falso o altera un documento vero, oppure abusa dell'altrui firma autentica o dell'altrui segno a mano autentico per formare un documento suppostizio, oppure attesta o fa attestare in un documento, contrariamente alla verità, un fatto di importanza giuridica (cpv. 2), o fa uso, a scopo d'inganno, di un tale documento (cpv. 3).
2.
Il Procuratore pubblico ritiene l'imputato colpevole di appropriazione indebita, per avere costui "
emesso in data 12 marzo 1999 l'assegno _ _ n. _dell'importo di lit. 3 602 000 a nome _ _ _, a debito della relazione n. _ intestata alla medesima società, di cui egli era socio gerente e amministratore ed utilizzato l'assegno per pagare in data 14 aprile 1999 la fattura n. _ del 10 marzo 1999 relativa a merce (abbigliamento) destinata alla società _, a lui riconducibile
". Il magistrato inquirente ravvisa inoltre il reato di falsità in documenti, per avere l'accusato "
formato un documento attestante la ricevuta da parte di _ _
[...]
della somma fr. 3050.– quale stipendio per il mese di dicembre 1998, e sottoscritto tale documento personalmente, falsificando quindi la firma di _ _, sapendo che la stessa aveva ricevuto unicamente l'importo di fr. 1500.–, per il quale non aveva firmato alcuna ricevuta, e ciò anche al fine di evitare problemi con gli altri soci della _
".
3.
L'accusato nega invece ogni addebito penale. Per quel che concerne anzitutto il reato di falsità in documenti, egli fa valere in sostanza di essere stato autorizzato dalla vittima medesima ad apporre in sua vece la firma sulla ricevuta. Siffatta argomentazione, addotta per la prima volta al dibattimento odierno, non trova tuttavia riscontro – come si dirà in appresso – nelle giustificazioni fornite dall'imputato in sede d'istruttoria predibattimentale, e ciò senza che il cambiamento di linea difensiva sia sorretto da ragioni plausibili.
a)
Davanti al Segretario giudiziario, agente su delega del Procuratore pubblico, il prevenuto ha avuto modo di riconoscere quanto segue (cfr. act. C29, pag. 7 nel mezzo):
"
Ammetto di aver personalmente firmato il documento oggetto della denuncia
[al]
posto della signora _, ma preciso immediatamente che non l'ho fatto a scopo di mio indebito profitto, né a scopo di indebito profitto di altri. In pratica verso la fine dell'attività della società, la signor
[a]
_ aveva litigato con i soci di _, mettendosi poi in malattia e non presentandosi più al lavoro. Lei avanzava un credito nei confronti della società, da me calcolato in frs. 3000.–.
Preciso che in seguito, durante la causa la _
[recte: _]
non si faceva più vedere, per fare da paciere fra le parti, ho sottoscritto io la ricevuta, anche perché il signor _ era preoccupato che magari ci avrebbe creato dei problemi, mentre io ho voluto assumermi la responsabilità
. In pratica però dallo stipendio arretrato andava dedotto il prezzo di acquisto (con lo sconto per il personale) di merce del negozio che _ aveva preso. Per questo motivo
io ho redatto un documento su cui figura che come stipendio _ riceve circa frs. 3000.–, ma in realtà gliene ho dato meno, come da lei confermato
, proprio per la deduzione della merce acquistata. In contabilità ho poi segnato l'uscita di frs. 3000.– circa e subito dopo l'entrata di frs. 800.– o almeno così mi sembra di ricordare l'importo. Queste registrazioni sono state verificate anche dal Pretore in sede di causa.
[...]".
b)
Al dibattimento l'imputato ha giustificato per converso il suo agire, come detto, con l'asserita autorizzazione della vittima. Ma se la denunciante avesse realmente dato il proprio consenso alla falsificazione della firma, non si comprende assolutamente perché il prevenuto abbia aspettato così tanto tempo prima di far valere un fatto di tale importanza. La nuova versione – addotta a più di cinque anni dai fatti e senza che a sostegno del ritardo sia stato fornito un motivo ragionevole – non è pertanto credibile. Tanto meno ove si consideri che le dichiarazioni predibattimentali dell'imputato si limitano nella sostanza a ribadire la versione da egli già fornita al Pretore di _, chiamato a dirimere una lite fra le odierne parti civili:
"Allestii ... la ricevuta e telefonai all'istante affinché venisse a firmarla. Essa tuttavia non voleva più farsi vedere sicché nei confronti degli altri soci mi assunsi io la responsabilità della cosa e firmai la ricevuta
" (cfr. estratto del verbale di deposizione dell'imputato del 24 novembre 1999, pag. 8 verso l'alto, allegato alla denuncia act. D1). Anche in questo caso non v'è traccia nelle giustificazioni dell'interessato di un eventuale consenso della vittima a firmare in sua vece.
c)
Invano si cercherebbe altresì una siffatta autorizzazione nella testimonianza della stessa dipendente, stando alla quale "
i soci di _, in rappresentanza della _, non sapevano che io dovevo ancora ricevere degli stipendi arretrati. Da parte loro mi hanno mostrato in seguito un documento, che dimostrava che io avevo ricevuto la liquidazione. Il documento in questione è stato oggetto di attenzione del Pretore, in quanto sullo stesso figurava la mia firma, mentre io sostenevo di non averlo mai firmato, né di aver ricevuto i soldi. _ se ben ricordo la somma che dovevo ricevere si aggirava sui frs. 5600.–. Il documento costituiva una ricevuta di frs. 3050.–, che avrebbe dovuto essere lo stipendio del mese di dicembre. La differenza per arrivare alla mia pretesa di frs. 5600.– era data dalla tredicesima, vacanze arretrate e parte di stipendi arretrati. In realtà io non ho mai ricevuto tale somma. Avevo ricevuto in dicembre o gennaio da _ frs. 1500.–, per i quali non mi aveva fatto firmare una ricevuta.
[...]
Interrogato dal Pretore, egli ha ammesso di aver posto lui la firma sul documento al mio posto, in quanto a suo parere, io non mi facevo più vedere. Questo non è assolutamente vero, in quanto a dicembre/gennaio eravamo ancora insieme, tant'è che eravamo andati in vacanza insieme proprio in quel periodo. _ come ho già detto al Pretore io non so per quale motivo _ abbia falsificato quel documento. Essendomi resa conto che anche i soci di _ erano a loro volta stati truffati da _, e volendo restare in buoni rapporti con loro, ho deciso di transare la causa per frs. 2000.–, che mi sono stati pagati
" (verbale d'interrogatorio di _ _ del 24 maggio 2000, nel fascicolo D, pag. 2 verso il basso e pag. 3 in alto).
d)
Né si vede come l'accusato possa seriamente adombrare, come ha tentato di fare al dibattimento, l'omessa trascrizione negli atti di causa che lo riguardano – per svista sua e dei verbalizzanti – di una circostanza essenziale quale l'autorizzazione della vittima alla sottoscrizione della ricevuta, suscettibile di comportare il rigetto di ogni pretesa salariale e finanche il proscioglimento dall'addebito penale (cfr.
Corboz,
Les infractions en droit suisse, vol. II, Berna 2002, pag. 196 n. 62 con riferimento). Neppure soccorre all'imputato evocare la deposizione all'odierno dibattimento dell'amico _ _– presente a un colloquio telefonico in cui l'imputato avrebbe manifestato alla parte civile l'intenzione di firmare la ricevuta in sua vece (verbale del dibattimento, pag. 2 in fondo) – ove solo si consideri che il teste non è stato in grado di dire se quest'ultima fosse d'accordo o no con i propositi dell'accusato (verbale citato, loc. cit.). Determinante appare invece, come si è detto, la versione originaria dell'imputato resa davanti al Pretore e confermata davanti all'autorità inquirente, credibile poiché spontanea, secondo cui il suo agire è stato dettato non dal consenso della vittima, bensì dal maldestro tentativo di scongiurare possibili problemi fra l'impiegata e il datore di lavoro (act. C29, pag. 7 a metà; estratto del verbale di deposizione dell'imputato del 24 novembre 1999, pag. 8 verso l'alto, allegato alla denuncia act. D1).
e)
Da quanto precede risulta in definitiva come l'accusato abbia volontariamente formato un documento falso attestante la dichiarazione della dipendente di aver ricevuto circa fr. 3000.–, anziché fr. 1500.–, a titolo di "stipendio e liquidazione". Trattasi della formazione di un documento falso nel senso dell'art. 251 n. 1 CP (cfr.
Corboz,
op. cit., pag. 195 n. 55 seg. con richiami di dottrina e di giurisprudenza), il cui adempimento non è per altro subordinato all'esigenza di una forza probatoria accresciuta dell'atto com'è il caso per il falso ideologico, ossia il falso nel solo contenuto del documento (cfr. al riguardo DTF 129 IV 134 consid. 2.1; v. anche, sul valore probatorio di una ricevuta,
Corboz,
op. cit., pag. 193 n. 46). È altresì assodato che il prevenuto ha agito, quand'anche senza scopo di arricchimento personale, al fine di nuocere al patrimonio della dipendente rispettivamente di procacciare alla società un indebito profitto (art. 251 n. 1 cpv. 1 CP), avendo egli formato la falsa ricevuta nel tentativo, rivelatosi poi vano, di liquidare ogni pretesa della prima nei confronti della seconda. I requisiti cui l'art. 251 n. 1 CP subordina il reato di falsità in documenti risultano dunque adempiuti, sia dal profilo oggettivo che soggettivo. Sotto questo punto di vista il decreto d'accusa merita perciò conferma, con la precisazione – eccepita dalla difesa al dibattimento – che il documento falso attesta la ricevuta di "circa fr. 3000.–" anziché di fr. 3050.–.
4.
Riguardo all'appropriazione indebita, l'imputato ha reso per converso plausibile che la fattura n. _ del 10 marzo 1999 (doc. 2 allegato all'act. C3) è stata intestata alla _ dai denuncianti – a sua insaputa – nell'ambito della suddivisione fra i soci di attivi e passivi societari (cfr. anche act. C29, verbale del 29 maggio 2000, pag. 3 nel mezzo), che tale modo di procedere è stato adottato per altri oneri in origine a carico della _ (cfr. act. C28, deposizione di _ _ _ del 28 settembre 2000, pag. 2 nel mezzo), che l'accusato non ha né firmato né visto la fattura in rassegna prima dell'avvio del procedimento penale e che egli ha addebitato la spesa alla parte civile – in ultima analisi – credendo in buona fede trattarsi di merce destinata (e poi effettivamente pertoccata) alla _. Persistendo un ragionevole dubbio sulla commissione del reato, l'accusato deve di conseguenza essere prosciolto da questo capo d'imputazione.
5.
Quanto alla commisurazione della pena, per l'art. 63 CP il giudice fissa la sanzione in base alla colpa del reo, considerando i motivi a delinquere, la vita anteriore e le condizioni personali. In concreto occorre considerare, da un lato, l'oggettiva gravità del reato commesso dall'imputato per avere intenzionalmente falsificato la firma di un'impiegata in calce a una ricevuta di stipendio allo scopo di estinguere le di lei pretese nei confronti del datore di lavoro. D'altra parte va tenuto conto del proscioglimento dell'imputato dall'accusa di appropriazione indebita, così come del tempo trascorso dai fatti, dell'assenza di un fine di lucro personale e della condotta per il resto incensurata dell'imputato. Tutto ben ponderato si giustifica, in definitiva, di ridurre la pena proposta dal Procuratore pubblico a 5 giorni di detenzione. Sanzione, questa, che potrebbe per certi versi apparire finanche mite, ove si consideri il tentativo messo in atto dall'imputato al dibattimento, per la prima volta, di congegnare un inesistente consenso della denunciante alla falsificazione della ricevuta di salario. Sono d'altro canto adempiuti i requisiti oggettivi e soggettivi sanciti dall'art. 41 CP per ammettere l'interessato al beneficio della sospensione condizionale della pena, contenendo il periodo di prova nel minimo legale di 2 anni. Gli oneri processuali sono a carico del condannato (art. 9 cpv. 1 CPP).
6.
Il proscioglimento dell'imputato dall'accusa di appropriazione indebita osta al giudizio sulle pretese civili della _ _ _ _ (art. 272 CPP), la cui radiazione dal Registro di commercio priva del resto la ditta – riservata un'eventuale futura reiscrizione ai fini processuali – della capacità di parte. Quanto alla pretesa di fr. 2957.– formulata da _ _ con lettera del 19 febbraio 2004, la richiesta esula dal quadro dell'opposizione interposta dall'accusato al decreto d'accusa e deve perciò essere rinviata – per quanto eventualmente ancora scoperto dopo la lite già conclusa dinanzi al Pretore del Distretto di _ (cfr. verbale d'interrogatorio di _ _ del 24 maggio 2000, nel fascicolo D, pag. 3 verso l'alto) – al foro civile.