Decision ID: d17efe60-99c7-5822-ba81-fda2a0fc478b
Year: 2001
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: civil_law

in fatto:
A.
Il Municipio di _ ha segnalato il 13 giugno 2001 alla Commissione tutoria regionale _ che _ _ (1941), degente presso la Casa anziani comunale, non pagava da mesi la retta e ha chiesto di verificare se non fosse il caso di istituire una curatela di rappresentanza e di amministrazione. Sentita l'interessata il 27 giugno 2001 ed esperita il 19 luglio 2001 una perizia psichiatrica a cura del Servizio psico-sociale di _, con decisione del 26 luglio 2001 la Commissione tutoria regionale _ ha istituito in favore di _ _ una curatela di rappresentanza e di amministrazione (art. 392 cpv. 1 e 393
cpv. 2 CC), designando come curatore l'avv. _ _ di _. La tassa di giustizia di fr. 50.– è stata posta a carico di _ _.
B.
Contro la decisione citata _ e _ _, figli di _ _, hanno introdotto ricorso il 21 agosto 2001 alla Divisione degli interni, autorità di vigilanza sulle tutele, chiedendo l'annullamento della curatela e la revoca del blocco relativo a un conto bancario intestato alla madre (presso la _ di _) ottenuto dal curatore designato dalla Commissione tutoria regionale. Statuendo il 10 settembre 2001, l'autorità di vigilanza ha dichiarato il ricorso irricevibile per tardività, senza prelevare tasse né spese.
C.
Insorti il 28 settembre 2001 con un appello contro la decisione predetta, _ e _ _ postulano l'annullamento del giudizio impugnato e il rinvio degli atti all'autorità di vigilanza affinché esamini nel merito il loro ricorso. Con osservazioni del
2 novembre 2001 la Commissione tutoria regionale 14 propone di respingere l'appello e di confermare la decisione impugnata.

Considerando
in diritto:
1.
Le decisioni prese dalla Sezione degli enti locali quale autorità di vigilanza sulle tutele sono impugnabili entro venti giorni alla Camera civile del Tribunale di appello (art. 48 della Legge sull'organizzazione e la procedura in materia di tutele e curatele, dell'8 marzo 1999: RL 4.1.2.2). Tempestivo, l'appello in esame è pertanto ammissibile.
2.
L'autorità di vigilanza ha dichiarato il ricorso tardivo dopo avere accertato che la risoluzione 26 luglio 2001 della Commissione tutoria, inviata il 31 luglio 2001 all'interessata per lettera raccomandata all'indirizzo indicato dai figli stessi, era stata trattenuta in fermo posta ed era stata ritirata per finire dal figlio _ solo il 18 agosto 2001. Gli appellanti obiettano che la nota risoluzione doveva essere intimata a entrambi i figli, rappresentanti della madre in base a una procura generale rilasciata dalla madre nel 1992. La notifica della decisione a uno solo dei rappresentanti non era dunque regolare, sicché il ricorso va ritenuto tempestivo.
3.
Dagli atti risulta che la decisione della Commissione tutoria regionale, intimata per raccomandata a “_ _, c/o _ _, _ ” (doc. 7), è pervenuta all'ufficio postale di _ il 31 luglio 2001 ed è stata ritirata da _ _ il 18 agosto 2001 (doc. 6). Non consta che l'atto sia stato spedito agli appellanti al loro indirizzo di viale _ _, _ (doc. 1, dispositivo n. 7). La Commissione tutoria regionale eccepisce, nelle osservazioni, che gli appellanti non si sono mai dichiarati rappresentanti della madre e che quindi la decisione è stata inviata per raccomandata all'indirizzo da loro medesimi indicato alla Casa per anziani per le comunicazioni destinate a _ _. Se non che, contrariamente a quanto essa sembra affermare, l'esistenza di una procura generale non può essere messa in dubbio. Acclusa al ricorso all'autorità di vigilanza, tale procura è menzionata anche in una lettera inviata il 2 luglio 2001 dai figli alla Casa per anziani (allegata all'appello) e nella perizia psichiatrica allestita il 19 luglio 2001 dal Servizio psico-sociale su richiesta della Commissione tutoria (doc. 3, allegato B, pag. 3). Quest'ultima autorità era di conseguenza informata del rapporto di rappresentanza e doveva notificare la propria decisione ai rappresentanti della curatelata (art. 120 cpv. 4 CPC, cui rinvia l'art. 14 LPAmm). Ciò non è avvenuto, come ammette la Commissione tutoria nelle proprie osservazioni all'appello (pag. 2 in fondo).
4.
La notificazione irregolare di una decisione non deve causare pregiudizio al destinatario (DTF 113 Ib 296 consid. 2 pag. 298). Questi ha di principio diritto di impugnare una decisione notificata irregolarmente anche dopo la scadenza del termine di ricorso, senza tuttavia poter differire a piacimento l'inizio del decorso del termine da rispettare (DTF 119 IV 330 consid. 1c pag. 334 e rinvii, 111 Ia 280; I CCA, sentenza dell'8 settembre 2000 pubblicata in FamPra.ch 2001 pag. 336). Le regole della buona fede e la sicurezza del diritto esigono infatti che egli agisca con tempestività, non appena ottenute le informazioni necessarie (DTF 111 Ia 283). Il termine per impugnare una decisione notificata irregolarmente decorre, in altre parole, dal momento in cui il destinatario ha potuto rendersi conto dell'irregolarità e rimediarvi, dando prova della diligenza richiesta dalle circostanze. Nel caso in esame uno dei rappresentanti della curatelata, il figlio Renato, ha ricevuto la risoluzione litigiosa il 18 agosto 2001, come risulta dall'attestazione dell'ufficio postale (doc. 6). I rappresentanti hanno interposto insieme ricorso all'autorità di vigilanza sulle tutele il 21 agosto successivo, vale a dire nel termine di dieci giorni previsto dall'art. 420 CC. In simili circostanze non si può negare che essi hanno agito senza indugio, nel rispetto della buona fede processuale. Ne discende che il loro ricorso deve essere considerato tempestivo. L'appello deve di conseguenza essere accolto e l'incarto rinviato all'autorità di vigilanza affinché entri nel merito del ricorso a lei sottoposto.
5.
Gli oneri processuali seguono la soccombenza (art. 148 cpv. 1 CPC). Vanno addebitati pertanto alla Commissione tutoria regionale, che ha postulato a torto il rigetto dell'appello. Patrocinati da un avvocato, gli appellanti hanno diritto a un'equa indennità per ripetibili.