Decision ID: 49d52ec2-25bb-5da6-9fd8-194d8136f072
Year: 2021
Language: it
Court: CH_BVGE
Chamber: CH_BVGE_001
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: 

Visto:
la domanda d'asilo che l'interessato, cittadino turco di etnia curda, ha pre-
sentato in Svizzera il 26 gennaio 2017,
i verbali d'audizione del 1° febbraio 2017 (di seguito: verbale 1) e del
7 maggio 2018 (di seguito: verbale 2),
i mezzi di prova prodotti durante la procedura di prima istanza,
la decisione della Segreteria di Stato della migrazione (di seguito: SEM)
del 23 settembre 2019, notificata il 24 settembre 2019 (cfr. risultanze pro-
cessuali), con cui tale autorità ha respinto la succitata domanda d'asilo e
pronunciato l'allontanamento del richiedente dalla Svizzera nonché l'ese-
cuzione dello stesso in quanto ammissibile, esigibile e possibile,
il ricorso del 23 ottobre 2019 (timbro del plico raccomandato: 24 otto-
bre 2019; data d'entrata: 25 ottobre 2019), per il cui tramite il ricorrente ha
concluso al riconoscimento della qualità di rifugiato ed alla concessione
dell'asilo, rispettivamente alla restituzione degli atti all'autorità inferiore per
istruzione complementare; in subordine alla concessione dell'ammissione
provvisoria per inammissibilità dell'esecuzione dell'allontanamento; con
contestuale domanda di concessione dell'assistenza giudiziaria nel senso
dell'esenzione dal versamento delle spese processuali e del relativo anti-
cipo con protestate spese e ripetibili,
i mezzi di prova prodotti in sede ricorsuale, segnatamente una dichiara-
zione in originale dell'Associazione dei Diritti Umani, sede di B._,
i fatti del caso di specie che, se necessari, verranno ripresi nei considerandi
che seguono,

e considerato:
che le procedure in materia d'asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla
LTF, in quanto la legge sull'asilo (LAsi, RS 142.31) non preveda altrimenti
(art. 6 LAsi),
che la presente procedura è retta dal diritto anteriore (cfr. cpv. 1 delle Di-
sposizioni transitorie della modifica del 25 settembre 2015 della LAsi),
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che, fatta eccezione per le decisioni previste all'art. 32 LTAF, il Tribunale,
in virtù dell'art. 31 LTAF, giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi
dell'art. 5 PA prese dalle autorità menzionate all'art. 33 LTAF,
che la SEM rientra tra dette autorità (art. 105 LAsi) e l'atto impugnato co-
stituisce una decisione ai sensi dell'art. 5 PA,
che il ricorrente è toccato dalla decisione impugnata e vanta un interesse
degno di protezione all'annullamento o alla modificazione della stessa
(art. 48 cpv. 1 lett. a-c PA), per il che è legittimato ad aggravarsi contro di
essa,
che i requisiti relativi ai termini di ricorso (vart. 108 cpv. 1 LAsi), alla forma
e al contenuto dell'atto di ricorso (art. 52 cpv. 1 PA) sono soddisfatti,
che occorre pertanto entrare nel merito del gravame,
che con ricorso al Tribunale possono essere invocati, in materia d'asilo, la
violazione del diritto federale e l'accertamento inesatto o incompleto di fatti
giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi) e, in materia di diritto degli
stranieri, pure l'inadeguatezza ai sensi dell'art. 49 PA (cfr. DTAF 2014/26
consid. 5),
che il Tribunale non è vincolato né dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4 PA), né
dalle considerazioni giuridiche della decisione impugnata, né dalle argo-
mentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2),
che i ricorsi manifestamente infondati, ai sensi dei motivi che seguono,
sono decisi dal giudice in qualità di giudice unico, con l'approvazione di un
secondo giudice (art. 111 lett. e LAsi) e la decisione è motivata soltanto
sommariamente (art. 111a cpv. 2 LAsi),
che la Svizzera, su domanda, accorda asilo ai rifugiati secondo le disposi-
zioni della LAsi (art. 2 LAsi); che l'asilo comprende la protezione e lo statuto
accordati a persone in Svizzera in ragione della loro qualità di rifugiato; che
esso include il diritto di risiedere in Svizzera,
che, giusta l'art. 3 cpv. 1 LAsi, sono rifugiati le persone che, nel Paese di
origine o di ultima residenza, sono esposte a seri pregiudizi a causa della
loro razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo
sociale o per le loro opinioni politiche ovvero hanno fondato timore di es-
sere esposte a tali pregiudizi; che sono pregiudizi seri segnatamente l'e-
sposizione a pericolo della vita, dell'integrità fisica o della libertà, nonché le
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misure che comportano una pressione psichica insopportabile (art. 3 cpv. 2
LAsi),
che il fondato timore di esposizione a seri pregiudizi, come stabilito all'art. 3
LAsi, comprende nella sua definizione un elemento oggettivo, in rapporto
con la situazione reale, e un elemento soggettivo; che sarà quindi ricono-
sciuto come rifugiato colui che ha dei motivi oggettivamente riconoscibili
da terzi (elemento oggettivo) di temere (elemento soggettivo) d'essere
esposto, in tutta verosimiglianza e in un futuro prossimo, ad una persecu-
zione (cfr. DTAF 2011/51 consid. 6.2 e 2010/57 consid. 2.5): che, sul piano
soggettivo, deve essere tenuto conto degli antecedenti dell'interessato, se-
gnatamente dell'esistenza di persecuzioni anteriori nonché della sua ap-
partenenza ad una razza, ad un gruppo religioso, sociale o politico, che lo
espongono maggiormente ad un fondato timore di future persecuzioni; che,
infatti, colui che è già stato vittima di persecuzione ha dei motivi oggettivi
di avere un timore (soggettivo) di nuove persecuzioni più fondato di colui
che ne è l'oggetto per la prima volta (DTAF 2010/57 consid. 2.5 e relativi
riferimenti); che, sul piano oggettivo, tale timore deve essere fondato su
indizi concreti e sufficienti che facciano apparire, in un futuro prossimo e
secondo un'alta probabilità, l'avvento di seri pregiudizi ai sensi dell'art. 3
LAsi; che non sono sufficienti, quindi, indizi che indicano minacce di perse-
cuzioni ipotetiche che potrebbero prodursi in un futuro più o meno lontano
(cfr. DTAF 2010/57 consid. 2.5 e relativi riferimenti),
che a tenore dell'art. 7 cpv. 1 LAsi, chiunque domanda asilo deve provare
o per lo meno rendere verosimile la sua qualità di rifugiato; che la qualità
di rifugiato è resa verosimile se l'autorità la ritiene data con una probabilità
preponderante (art. 7 cpv. 2 LAsi),
che è pertanto necessario che i fatti allegati dal richiedente siano
sufficientemente sostanziati, plausibili e coerenti fra loro (art. 7 cpv. 3 LAsi);
che in questo senso dichiarazioni vaghe, quindi suscettibili di molteplici
interpretazioni, contraddittorie in punti essenziali, sprovviste di una logica
interna, incongrue ai fatti o all'esperienza generale di vita, non possono
essere considerate verosimili ai sensi dell'art. 7 LAsi; che è altresì
necessario che il richiedente stesso appaia come una persona attendibile,
ossia degna di essere creduta; che questa qualità non è data, in
particolare, quando egli fonda le sue allegazioni su mezzi di prova falsi o
falsificati (art. 7 cpv. 3 LAsi), omette fatti importanti o li espone
consapevolmente in maniera falsata, in corso di procedura ritratta
dichiarazioni rilasciate in precedenza o, senza motivo, ne introduce
tardivamente di nuove, dimostra scarso interesse nella procedura oppure
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nega la necessaria collaborazione; che infine, non è indispensabile che le
allegazioni del richiedente l'asilo siano sostenute da prove rigorose; che al
contrario, è sufficiente che l'autorità giudicante, pur nutrendo degli
eventuali dubbi circa alcune affermazioni, sia persuasa che,
complessivamente, tale versione dei fatti sia in preponderanza veritiera;
che il giudizio sulla verosimiglianza non deve, infatti, ridursi a una mera
verifica della plausibilità del contenuto di ogni singola allegazione, bensì
dev'essere il frutto di una ponderazione tra gli elementi essenziali a favore
e contrari ad essa; che decisivo sarà dunque determinare, da un punto di
vista oggettivo, quali fra questi risultino preponderanti nella fattispecie (cfr.
DTAF 2013/11 consid. 5.1 e giurisprudenza ivi citata),
che il richiedente, cittadino turco di etnia curda e di fede alevita, nel corso
delle audizioni cui è stato sottoposto si è dichiarato una personalità politica
nota essendo membro del sindacato degli insegnanti C._ sezione
di B._ – del quale sarebbe anche stato presidente – dirigente
dell'associazione alevita D._ e membro dell'Associazione turca dei
diritti dell'uomo; che nel 2013 un'inchiesta sarebbe stata aperta nei suoi
confronti – senza tuttavia avere alcun seguito – per essersi espresso pub-
blicamente contro l'insegnate di religione della scuola dove insegnava; che
nel settembre 2013 un processo sarebbe stato aperto contro l'interessato
con l'accusa di aver partecipato a delle riunioni e delle marce; che da que-
ste accuse egli sarebbe stato assolto; che da maggio 2015 ad aprile 2016
egli sarebbe stato vittima di minacce e pedinamenti; che anche la moglie
avrebbe subito pressioni e per tutelare la famiglia l'interessato avrebbe di-
vorziato dalla coniuge; che a maggio 2016 egli avrebbe sporto denuncia
contro la misura amministrativa di riduzione del salario per aver preso parte
ad uno sciopero; che dopo il colpo di Stato del 2016, diversi dirigenti attivi
nello stesso sindacato sarebbero stati fermati e sospesi dal lavoro; che alla
luce di tutti questi eventi l'interessato avrebbe deciso di espatriare per ti-
more di essere arrestato o ucciso,
che nel corso del procedimento di prima istanza egli ha versato agli atti il
suo passaporto ed il suo diploma originali, diversi articoli di giornale e do-
cumenti inerenti la sua attività nel sindacato C._, due documenti
inerenti la sua candidatura a sindaco di E._ alle elezioni del
28 marzo 2014, il formulario per diventare membro dell'Associazione dei
diritti dell'uomo datato 10 giugno 2015, l'estratto da E-DEVLET in merito al
processo penale aperto a suo carico il (...) 2013 presso il (...) tribunale
correzionale di F._, un documento del 16 gennaio 2013 estratto da
E-DEVLET attestante l'apertura sella procedura di divorzio ed infine un
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estratto da E-DEVLET in merito alla denuncia sporta presso la prefettura
di G._,
che nella querelata decisione l'autorità inferiore ha negato la verosimi-
glianza di parte delle allegazioni dell'insorgente e non ha neppure ricono-
sciuto l'esistenza di elementi che permetterebbero di ritenere un timore fon-
dato di subire persecuzioni future in Patria,
che in sede ricorsuale, l'insorgente contesta innanzitutto le considerazioni
in merito alla verosimiglianza delle allegazioni; che i fatti esposti sarebbero
concordanti; che il ricorrente avrebbe avuto un fortissimo profilo politico e
si sarebbe sempre schierato contro il Governo e risulterebbe dunque sgra-
dito alle autorità; che egli avrebbe chiaramente raccontato come avveni-
vano i pedinamenti, spiegando che si trattava presumibilmente di poliziotti
in borghese; che considerando il racconto nella sua interezza sarebbero
da considerarsi soddisfatte le condizioni di verosimiglianza; che per quel
che riguarda la pertinenza, il ricorrente rileva che il fallito colpo di stato del
2016 sarebbe stato seguito da una ben pianificata e ampia campagna di
intimidazioni e repressione contro l'opposizione; che migliaia di persone,
sarebbero state sospese dai loro incarichi e centinaia di membri di
C._ sarebbero stati arrestati con l'accusa di essere in qualche modo
collegati con il terrorismo; che il fatto che egli abbia atteso le vacanze sco-
lastiche per espatriare, contrariamente a quanto ritenuto dalla SEM, dimo-
strerebbe che l'insorgente avrebbe voluto approfittare dell'occasione per
potersi allontanare senza che la sua assenza fosse immediatamente no-
tata; che considerate le sue attività e le sue posizioni politiche, non vi sa-
rebbero dubbi che il ricorrente possa essere stato schedato per motivi po-
litici; che di conseguenza, al momento dell'espatrio egli avrebbe avuto un
timore fondato di subire altri seri pregiudizi ai sensi dell'art. 3 LAsi; che in-
fine, il ricorrente rileva che i mezzi di prova forniti non soltanto conferme-
rebbero i fatti esposti, ma darebbero contezza del profilo politico del ricor-
rente,
che la tesi ricorsuale non può tuttavia essere seguita,
che il semplice fatto che le allegazioni si sposino perfettamente con il qua-
dro attuale presente in Turchia non costituisce un elemento sufficiente per
poter ritenere verosimili le allegazioni in merito alle minacce ed ai pedina-
menti da parte della polizia; che a tal proposito infatti, il racconto del ricor-
rente si limita a riportare dei fatti notori circa il modus operandi delle autorità
turche; che conseguentemente, pur potendosi iscrivere in un'ottica di plau-
sibilità, nell'apprezzamento di un tale tipo di elementi noti va altresì tenuto
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a mente che gli stessi risulterebbero adducibili anche da soggetti che non
abbiano vissuto in prima persona tali avvenimenti; che è dunque in questo
senso che va interpretata la bramosia di dettagli riscontrabile nel sussunto
dell'autorità di prime cure, la quale, si attendeva di poter identificare una
certa caratterizzazione del vissuto che andasse oltre la generica descri-
zione della condotta notoria delle autorità turche; che orbene nella fattispe-
cie il ricorrente non ha saputo dire con certezza da chi fosse minacciato,
dichiarando che poteva essere la polizia in borghese come membri del
gruppo Daesh (cfr. verbale 2, Q37); che alla domanda specifica egli ha ri-
ferito di non aver ricevuto minacce verbali, ma di essere continuamente
pedinato e seguito in automobile (cfr. verbale 2, Q68); che anche alla ri-
chiesta di riferire un episodio preciso, egli non è stato in grado di fornire
dettagli convincenti, raccontando che tali persone "sollevavano gli studenti
nei loro confronti" e che una volta sarebbe entrato in classe e tutti i banchi
erano ricoperti di bandiere turche (cfr. verbale 2, Q69); che tuttavia non
risulta comprensibile come tale avvenimento possa essere, da una parte
ricondotto alla polizia, e dall'altra essere considerato una minaccia,
che quand'anche le allegazioni in merito alle minacce venissero ritenute
verosimili, le stesse non risultano rilevanti,
che, invero, va tenuto presente che per essere considerate rilevanti mate-
ria d'asilo, le misure adottate debbono raggiungere una certa intensità; che
sebbene il Tribunale abbia già determinato che anche i pregiudizi di lieve
entità toccanti libertà personale e integrità corporale, quando ripetuti siste-
maticamente, possano di principio comportare una pressione psichica in-
sopportabile ai sensi dell'art. 3 cpv. 2 LAsi, è anche in tale caso necessario,
per ammettere una rilevanza in materia d'asilo, che le esigenze restrittive
poste dalla giurisprudenza siano rispettate (cfr. sentenze del Tribunale
D-20/2018 del 5 giugno 2018 consid. 5.3 e E-6571/2012 del 12 agosto
2014 consid. 6.2); che alla luce di ciò, le misure in parola, per essere assi-
milabili a dei seri pregiudizi ai sensi dell'art. 3 LAsi, debbono rendere l'esi-
stenza nel paese d'origine oggettivamente non sopportabile (cfr. DTAF
2010/28 consid. 3.3.1.1),
che gli asseriti pedinamenti non paiono d'acchito poter essere considerati
misure che rendano impossibile – o difficile oltre i limiti del sopportabile –
la continuazione dell'esistenza nel paese d'origine; che si tratta invero di
misure alle quali ogni persona di origine curda e confessione alevita può
essere confrontata nel paese d'origine, e che non permettono, in assenza
di elementi supplementari, una diversa valutazione del caso,
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che altresì secondo il senso di quanto verbalizzato, le minacce non risul-
tano nemmeno essere state il motivo alla base della fuga,
che il ricorrente ha dichiarato infatti di temere in particolare di venire arre-
stato come diversi colleghi insegnanti e attivi nel sindacato; che tuttavia,
alla luce degli atti all'inserto non vi sono sufficienti indizi concreti che la-
scino presupporre che ciò sarà il caso anche per il qui ricorrente; che in
particolare, nella fattispecie fa difetto l'elemento soggettivo; che alla luce di
quanto già espresso in precedenza, non sono identificabili persecuzioni
anteriori; che il suo attivismo politico e sindacale non ha avuto alcuna ri-
percussione concreta sulla sua vita; che invero, il ricorrente ha sempre po-
tuto esercitare la sua professione senza alcun problema fino al suo espa-
trio; che ciò anche dopo il fallito tentativo di colpo di Stato del 2016; che
quand'anche diversi colleghi del sindacato sono stati sospesi non è stato il
suo caso, malgrado egli fosse pure stato presidente della sezione di
B._; che altresì, l'insorgente ha atteso le vacanze scolastiche per
espatriare, ciò che lascia presupporre che la situazione non fosse così ur-
gente come descritto,
che egli è persino potuto espatriare legalmente con il proprio passaporto e
dunque la presunta schedatura non è neppure stata d'ostacolo,
che in seguito, si constata come il procedimento avviato a carico del ricor-
rente per aver partecipato a delle riunioni e a delle marce in violazione della
legge si sia risolto con l'assoluzione dell'interessato (cfr. documento 11
A7/1); che per quanto riguarda la diminuzione di salario applicata dopo
aver partecipato ad uno sciopero risulta essere una sanzione amministra-
tiva,
che infine, nonostante il recente aumento delle tensioni etnico-politiche in
Turchia, non si può ad oggi ritenere che la sola appartenenza all’etnia
curda giustifichi timori di esposizione a persecuzioni con una rilevanza per
l’asilo; che invero, pur non potendosi escludere alcune emarginazioni nei
confronti della minoranza curda, in parte acutizzate dai recenti eventi, non
vi sono attualmente gli elementi per ammettere l’esistenza di una discrimi-
nazione sistematica e generale contraria ai principi di cui ai disposti citati
(cfr. tra le tante sentenza del Tribunale D-3326/2015 del 30 dicembre 2016
consid. 7); che va poi rammentato che il peggioramento della situazione
sotto il profilo politico e le sue conseguenze concrete non prefigurano, ad
esse sole, elementi pertinenti in ambito d’asilo (cfr. sentenza del Tribunale
D-22/2017 del 12 maggio 2017 consid. 3.4)
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che pertanto, non vi sono sufficienti indizi concreti che lascino presupporre,
in un futuro prossimo e secondo un'alta probabilità, il realizzarsi di seri pre-
giudizi nei confronti del qui ricorrente,
che per quanto concerne il riconoscimento della qualità di rifugiato e la
concessione dell'asilo la decisione impugnata va pertanto confermata,
che se respinge la domanda d'asilo o non entra nel merito, la SEM pronun-
cia, di norma, l'allontanamento dalla Svizzera e ne ordina l'esecuzione; che
tiene però conto del principio dell'unità della famiglia (art. 44 LAsi),
che l'insorgente non adempie le condizioni in virtù delle quali la SEM
avrebbe dovuto astenersi dal pronunciare l'allontanamento dalla Svizzera
(art. 14 cpv. 1 seg., art. 44 LAsi nonché art. 32 dell'ordinanza 1 sull'asilo
relativa a questioni procedurali dell'11 agosto 1999 [OAsi 1, RS 142.311];
cfr. DTAF 2013/37 consid. 4.4; 2011/24 consid. 10.1),
che questo Tribunale è pertanto tenuto a confermare la pronuncia dell'al-
lontanamento,
che l'esecuzione dell'allontanamento è regolamentata, per rinvio
dell'art. 44 LAsi, dall'art. 83 della legge federale sugli stranieri (LStr,
RS 142.20), giusta il quale l'esecuzione dell'allontanamento dev'essere
possibile (art. 83 cpv. 2 LStr), ammissibile (art. 83 cpv. 3 LStr) e ragione-
volmente esigibile (art. 83 cpv. 4 LStr),
che nella decisione impugnata, la SEM ha ritenuto l'esecuzione dell'allon-
tanamento ammissibile, ragionevolmente esigibile e possibile,
che nel proprio gravame, l'insorgente ritiene che anche tale conclusione
debba essere disattesa,
che tuttavia, anche agli occhi del Tribunale, non vi sono in casu elementi
ostativi all'esecuzione dell'allontanamento del ricorrente verso la Turchia,
che anzitutto il ricorrente non può, per i motivi già enucleati, prevalersi del
principio del divieto di respingimento (art. 5 cpv. 1 LAsi) né di un rischio
personale, concreto e serio di essere esposto ad un trattamento proibito,
in relazione all'art. 3 CEDU o all'art. 3 della Convenzione contro la tortura
ed altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti del 10 dicem-
bre 1984 (Conv. tortura, RS 0.105),
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che inoltre, nonostante attualmente la congiuntura in Turchia risulti essere
piuttosto tesa (cfr. sentenza del Tribunale D-5396 del 29 luglio 2016 consid.
9.4.1), non si può concludere che nel paese viga una situazione di guerra,
guerra civile o violenza generalizzata che coinvolga l'insieme della popola-
zione nella totalità del territorio nazionale; che fatte salve le provincie di
Hakkari e Sirnak, al confine con Siria e Iran, si può oggi come prima partire
dal presupposto che l'esecuzione dell'allontanamento verso la Turchia sia
ragionevolmente esigibile anche per le persone di etnia curda (cfr. DTAF
2013/2 consid. 9.5 – 9.6 e tra le tante sentenza del Tribunale D-7523/2015
del 12 febbraio 2018, consid. 6.5),
che pertanto, l'esecuzione dell'allontanamento del ricorrente, che proviene
dalla provincia di B._, ovvero da una regione non contemplata nella
summenzionata giurisprudenza, e che non può nemmeno avvalersi di mo-
tivi ostativi individuali (cfr. decisione impugnata, III.2), è da considerarsi
pure ragionevolmente esigibile,
che infine, nemmeno risultano impedimenti sotto il profilo della possibilità
dell'esecuzione del provvedimento,
che di conseguenza, anche in materia di esecuzione dell'allontanamento
la decisione dell'autorità inferiore va confermata,
che avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, la domanda di
esenzione dal versamento di un anticipo equivalente alle presunte spese
processuali è divenuta senza oggetto,
che infine, ritenute le allegazioni ricorsuali sprovviste di probabilità di esito
favorevole, la domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa
dal versamento delle spese processuali, è respinta (art. 65 cpv. 1 PA),
che visto l’esito della procedura le spese processuali di CHF 750.– che se-
guono la soccombenza sono poste a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1 e
5 PA nonché art. 3 lett. b del del regolamento sulle tasse e sulle spese ri-
petibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 feb-
braio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]),
che la decisione è definitiva e non può, in principio, essere impugnata con
ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83
lett. d cifra 1 LTF),
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il Tribunale amministrativo federale pronuncia:
1.
Il ricorso è respinto.
2.
La domanda di assistenza giudiziaria è respinta.
3.
Le spese processuali di CHF 750.– sono poste a carico del ricorrente. Tale
ammontare dev’essere versato alla cassa del Tribunale amministrativo fe-
derale entro un termine di 30 giorni dalla data di spedizione della presente
sentenza.
4.
Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all'autorità canto-
nale competente.
Il giudice unico: La cancelliera:
Daniele Cattaneo Sebastiana Bosshardt