Decision ID: 5cc69905-1d9d-5702-b591-bead0a7fad22
Year: 2017
Language: it
Court: CH_BVGE
Chamber: CH_BVGE_001
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: 

Fatti:
A.
A.a A._, cittadino siriano di religione cristiana e confessione siro-
ortodossa nonché di etnia assira, è nato e cresciuto ad al-Qamishli (arabo)
rispettivamente Qamişlo (curdo) nella provincia di al-Hasaka (arabo) rispet-
tivamente Hesiçe (curdo) e vi ha vissuto fino all'espatrio avvenuto il 22 ot-
tobre 2013. Munito di un visto Schengen per visita familiare (tipo C) rila-
sciato dalla rappresentanza svizzera a Beirut per la durata di 90 giorni è
entrato legalmente unitamente alla moglie in territorio elvetico il 2 novem-
bre 2013. In data 8 novembre 2013 i coniugi hanno presentato domanda
d'asilo in Svizzera (cfr. verbale di audizione del 13 novembre 2013 di
A._ [di seguito: verbale 1/Y.T.], pagg. 1 e 3-7).
Sentito sui motivi d'asilo, il richiedente ha dichiarato in sostanza e per
quanto è qui di rilievo, di essere espatriato per timore di essere ucciso o
sequestrato da gruppi JIhadisti in quanto cristiano (cfr. verbale 1/Y.T.,
pag. 7 e verbale di audizione del 15 luglio 2014 di A._ [di seguito:
verbale 2/Y.T.], pag. 6).
A.b La moglie B._, a sua volta cittadina siriana di religione cristiana,
confessione siro-ortodossa e etnia assira, è nata e cresciuta ad al-Qamishli
dove ha vissuto fino al suo espatrio. Sentita separatamente ha indicato di
essere espatriata a causa dei terroristi che perseguiterebbero i cristiani e
per la situazione di insicurezza e precarietà causata dal conflitto in essere
(cfr. verbale di audizione del 13 novembre 2013 di B._ [di seguito:
verbale 1/L.C.], pagg. 1 e 3-7 e verbale di audizione del 15 luglio 2014 di
B._ [di seguito: verbale 2/L.C., pag. 6]).
B.
Con decisione del 2 febbraio 2015, notificata ai richiedenti in data 3 feb-
braio 2015 (cfr. atto A20/1), la Segreteria di Stato della migrazione (SEM,
già Ufficio federale della migrazione, UFM) ha respinto la succitata do-
manda d'asilo, mentre ha ritenuto attualmente non ragionevolmente esigi-
bile l'esecuzione dell'allontanamento verso la Siria concedendogli l'ammis-
sione provvisoria.
C.
In data 5 marzo 2015 (cfr. timbro del plico raccomandato; data d'entrata:
6 marzo 2015) gli interessati sono insorti contro detta decisione con ricorso
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dinanzi al Tribunale amministrativo federale (di seguito: il Tribunale), chie-
dendo l'accoglimento del ricorso, l'annullamento della decisione impu-
gnata, il riconoscimento della qualità di rifugiato e la concessione dell'asilo.
Altresì hanno presentato, secondo il senso, istanza di concessione dell'as-
sistenza giudiziaria, nel senso della dispensa dal versamento delle spese
di giustizia e del relativo anticipo, con protestate tasse, spese e ripetibili.
D.
Il Tribunale, con decisione incidentale dell'11 marzo 2015, ha accolto la do-
manda di assistenza giudiziaria a condizione che fosse dimostrata con
un'attestazione d'indigenza e su riserva di un eventuale cambiamento della
situazione finanziaria dei ricorrenti. Pertanto ha invitato gli insorgenti a pro-
durre un'attestazione di indigenza oppure a versare un anticipo di
CHF 600.– a copertura delle presunte spese processuali, entro il
26 marzo 2015 con comminatoria d'inammissibilità del ricorso in caso di
inosservanza. Il 17 marzo 2015 i ricorrenti hanno tempestivamente pagato
il suddetto anticipo.
E.
Con ordinanza del 23 marzo 2015, il Tribunale ha trasmesso alla SEM una
copia del gravame ed ha invitato la Segreteria di Stato a presentare una
risposta al ricorso entro il 7 aprile 2015.
F.
In data 31 marzo 2015, la SEM ha inoltrato la risposta al ricorso nella quale
ha proposto di respingere il gravame. Tale risposta è stata trasmessa per
conoscenza ai ricorrenti.
Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti negli scritti verranno ripresi nei
considerandi qualora risultino decisivi per l'esito della vertenza.

Diritto:
1.
Le procedure in materia d'asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla LTF,
in quanto la legge sull'asilo (LAsi, RS 142.31) non preveda altrimenti (art. 6
LAsi). Fatta eccezione per le decisioni previste all'art. 32 LTAF, il Tribunale,
in virtù dell'art. 31 LTAF, giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi
dell'art. 5 PA prese dalle autorità menzionate all'art. 33 LTAF. La SEM rien-
tra tra dette autorità (cfr. art. 105 LAsi). L'atto impugnato costituisce una
decisione ai sensi dell'art. 5 PA.
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I ricorrenti hanno partecipato al procedimento dinanzi all'autorità inferiore,
sono particolarmente toccati dalla decisione impugnata e vantano un inte-
resse degno di protezione all'annullamento o alla modificazione della
stessa (art. 48 cpv. 1 lett. a-c PA). Pertanto sono legittimati ad aggravarsi
contro di essa.
I requisiti relativi ai termini di ricorso (art. 108 cpv. 1 LAsi), alla forma e al
contenuto dell'atto di ricorso (art. 52 PA) sono soddisfatti.
Occorre pertanto entrare nel merito del ricorso.
2.
Con ricorso al Tribunale, possono essere invocati la violazione del diritto
federale e l'accertamento inesatto o incompleto di fatti giuridicamente rile-
vanti (art. 106 cpv. 1 LAsi) e, in materia di diritto degli stranieri, pure l'ina-
deguatezza ai sensi dell'art. 49 PA (cfr. DTAF 2014/26 consid. 5). Il Tribu-
nale non è vincolato né dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4 PA), né dalle con-
siderazioni giuridiche della decisione impugnata, né dalle argomentazioni
delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2).
3.
Preliminarmente il Tribunale osserva che, essendo stati i ricorrenti posti al
beneficio dell'ammissione provvisoria per inesigibilità dell'esecuzione
dell'allontanamento con decisione del 2 febbraio 2015, oggetto del litigio in
questa sede risulta pertanto essere esclusivamente la decisione riguar-
dante il rifiuto della loro domanda d'asilo nonché la pronuncia dell'allonta-
namento.
4.
La Svizzera, su domanda, accorda asilo ai rifugiati secondo le disposizioni
della LAsi (art. 2 LAsi). L'asilo comprende la protezione e lo statuto accor-
dati a persone in Svizzera in ragione della loro qualità di rifugiato. Esso
include il diritto di risiedere in Svizzera. Giusta l'art. 3 cpv. 1 LAsi, sono ri-
fugiati le persone che, nel Paese d'origine o d'ultima residenza, sono espo-
ste a seri pregiudizi a causa della loro razza, religione, nazionalità, appar-
tenenza ad un determinato gruppo sociale o per le loro opinioni politiche,
ovvero hanno fondato timore d'essere esposte a tali pregiudizi. Sono pre-
giudizi seri segnatamente l'esposizione a pericolo della vita, dell'integrità
fisica o della libertà, nonché le misure che comportano una pressione psi-
chica insopportabile (art. 3 cpv. 2 LAsi). Occorre altresì tenere conto dei
motivi di fuga specifici della condizione femminile (art. 3 cpv. 2 2a frase
LAsi).
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5.
5.1 Nella querelata decisione, la SEM ha considerato le allegazioni circa i
motivi d'asilo degli interessati irrilevanti ai sensi dell'art. 3 LAsi.
5.1.1 In particolare, la SEM ha indicato che i problemi allegati dagli insor-
genti quali l'insicurezza vigente nella loro regione, le precarie condizioni di
vita, il timore per la sorte dei loro figli, le uccisioni di cittadini, i furti e la
distruzione delle abitazioni di cristiani come pure dei simboli cristiani da
parte di gruppi Jihadisti sarebbero l'espressione della drammatica situa-
zione generale che regna in Siria e non sarebbe quindi rilevante in materia
d'asilo, in quanto non vi sarebbero indizi di una volontà da parte dello stato
o di terzi di perseguitare individualmente gli interessati.
5.1.2 La SEM ha inoltre negato la sussistenza di una persecuzione collet-
tiva dei cristiani in Siria. In Siria, stato laico, la percentuale di cristiani sull'in-
sieme della popolazione sarebbe stimata attorno al dieci per cento. In linea
di massima la popolazione cristiana residente nelle zone controllate dal
governo siriano non avrebbe motivo di temere persecuzioni di natura pret-
tamente religiosa. Nelle zone cadute in mano ai ribelli sarebbero invece
rimasti pochissimi cristiani anche se tale esodo non sarebbe da ricondurre
in primis a persecuzioni per motivi religiosi. Ad ogni modo, i cristiani resi-
denti nelle zone controllate dall'opposizione avrebbero possibilità molto li-
mitate di praticare la loro fede nelle chiese. Sebbene il governo e l'opposi-
zione tentino di ottenere il supporto da parte della comunità cristiana, la
maggior parte dei cristiani manterrebbe una posizione neutra, riuscendo
ad ottenere un accomodamento con entrambi a seconda della regione di
residenza. Tornando quindi alle situazione nelle zone controllate dal regime
di al-Assad, la SEM ha riportato che vi sarebbero effettivamente evidenze
quanto all’esistenza di singoli casi di cristiani caduti nel mirino delle autorità
siriane per aver sostenuto l'opposizione. Ella ha rilevato come tuttavia il
carattere di tale persecuzione sarebbe di tipo politico e non religioso e ha
concluso pertanto che non vi sarebbero gli estremi per riconoscere una
persecuzione sistematica dei cristiani da parte delle autorità della Repub-
blica Araba di Siria.
Diversa sarebbe la situazione della comunità cristiana residente nelle re-
gioni controllate dal sedicente "Stato Islamico" laddove giungerebbero evi-
denze circa l’esistenza di conversioni forzate di non-musulmani, soprattutto
di cristiani e iazidi e di imposizione di particolari tasse a sfondo religioso, il
tutto corroborato dal divieto di praticare in pubblico una religione non mu-
sulmana. In ragione di ciò quasi tutti i cristiani residenti in tali regioni sareb-
bero fuggiti verso altre regioni della Siria. Il terrore non colpirebbe soltanto
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le minoranze religiose, bensì anche importanti gruppi islamici sunniti e
sciiti.
Ad ogni modo non si avrebbero dati attendibili riguardo al numero di vittime
dello "Stato islamico" né vi sarebbero indicatori di esecuzioni pubbliche di
cristiani. Le vittime di esecuzioni pubbliche sarebbero piuttosto combattenti
di gruppi ribelli avversi o di attivisti politici che avrebbero opposto resi-
stenza. In generale, in Siria sarebbero inoltre avvenuti pochissimi assassini
di cristiani per motivi religiosi. Per queste ragioni, secondo la SEM, la si-
tuazione dei cristiani in Siria e quindi la minaccia che pesa su di essi varie-
rebbe da una regione all'altra. Solo una piccola parte dei cristiani sarebbe
stata vittima di abusi. Le condizioni per il riconoscimento di una persecu-
zione collettiva della popolazione cristiana non sarebbero pertanto soddi-
sfatte.
5.2 Con ricorso, gli insorgenti, dopo aver presentato il contesto della guerra
civile siriana ed in particolare la situazione dei cristiani, contestano l'insus-
sistenza di una persecuzione collettiva dei cristiani in Siria. Le condizioni
di sicurezza atte a tutelare dal punto di vista fisico le minoranze cristiane,
nonché le garanzie per permettere a queste ultime di esercitare libera-
mente la propria fede sarebbero all'evidenza venute meno con l'inesorabile
conquista del territorio da parte di gruppi fondamentalisti di matrice isla-
mica. I cristiani sarebbero divenuti bersagli diretti dei gruppi Jihadisti, i quali
avrebbero conquistato la maggior parte del territorio siriano e compiendo
atti di pulizia etnica nei confronti dei cristiani, i quali avrebbero dovuto con-
durre la SEM a riconoscere lo statuto di rifugiato ai ricorrenti. Non si tratte-
rebbe infatti più di una semplice esposizione a pericolo generale grave do-
vuto alla guerra civile ma bensì di “una seria esposizione a pericolo della
propria vita e della propria libertà, a causa della semplice appartenenza
alla religione cristiana”, situazione che avrebbe tra l’altro spinto il Parla-
mento Europeo ed il Consiglio di sicurezza dell’ONU ad emanare delle ri-
soluzioni contro lo “Stato Islamico” ed avrebbe portato la comunità interna-
zionale ad intervenire militarmente.
5.3 Nel suo atto responsivo la SEM ha unicamente indicato che il ricorso
non conterrebbe nessun elemento o mezzo di prova nuovo suscettibile di
modificare il suo punto di vista ed ha quindi proposto le reiezione del ri-
corso.
6.
Come si evince dall'atto ricorsuale, i ricorrenti contestano unicamente l'in-
sussistenza di una persecuzione collettiva dei cristiani in Siria.
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6.1 Va qui dunque rilevato che una persona può eccezionalmente allegare
a fondamento della sua domanda d'asilo il timore di subire delle persecu-
zioni non mirate personalmente contro di lei. Tale è il caso in cui il richie-
dente l'asilo nel suo Paese d'origine o di provenienza appartiene ad un
determinato gruppo di persone esposto in maniera effettiva ed intensa a
persecuzioni rilevanti ai sensi dell'asilo (cfr. DTAF 2014/32 consid. 6.1;
2013/21 consid. 9).
6.2 Per invalsa prassi, il Tribunale riconosce la sussistenza di una perse-
cuzione collettiva solo a condizioni molto restrittive tant’è che la sola ap-
partenenza ad un determinato gruppo vittima di persecuzioni non è suffi-
ciente per motivare la qualità di rifugiato. Per essere rilevante ai fini dell'a-
silo, la persecuzione in ragione della sola appartenenza ad un determinato
gruppo di persone deve soddisfare le condizioni previste all'art. 3 LAsi circa
l'intensità dei pregiudizi o il timore fondato. In primo luogo la persona inte-
ressata deve dimostrare la sua appartenenza ad un determinato gruppo di
persone. Dipoi v'è da verificare la sussistenza di una persecuzione mirata
verso tale gruppo, ovvero bisogna valutare se i provvedimenti esistenti
sono indirizzati contro un determinato gruppo di persone oppure in egual
misura contro il resto della popolazione. I provvedimenti devono essere
caratterizzati da una considerevole intensità. Quest'ultima è data allor-
quando il provvedimento implica un intervento che compromette la vita,
lede l'integrità fisica, nonché, in caso di restrizione della libertà, è di consi-
derevole durata e frequenza. Questi pregiudizi intensi e mirati devono
avere l'obiettivo di colpire quanto più possibile tutti i membri di un determi-
nato gruppo ed essere di una portata considerevole in relazione alla gran-
dezza della comunità ("Verfolgungsdichte"). In tale contesto per apprez-
zare la verosimiglianza della persecuzione è di rilievo soppesare i gravi
pregiudizi effettivamente subiti in passato da una porzione considerevole
dello stesso gruppo di persone (cfr. DTAF 2014/32 consid. 7.2 con rinvii;
2013/12 consid. 6 con rinvio; 2013/11 consid. 5.4.2 con rinvii). Solo ove le
misure di persecuzione siano dirette contro tutti i membri della comunità, e
siano nel contempo frequenti e persistenti, i singoli individui facenti parte
di tale comunità potranno far valere con successo l'esistenza di un fondato
timore di future persecuzioni (cfr. Giurisprudenza ed informazioni della
Commissione svizzera di ricorso in materia d'asilo [GICRA] 1995 n. 1 con-
sid. 6a).
6.3 In specie, l’appartenenza dei ricorrenti alla comunità cristiana siriana
non è posta in discussione.
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Pagina 8
6.4 Quo all’esistenza di una persecuzione collettiva, il Tribunale, vista la
frammentazione del territorio susseguente alla guerra civile, ha ritenuto op-
portuno, adottare un approccio regionale (cfr. sentenza del TAF D-
1495/2015 del 21 marzo 2016 consid. 9.4, pubblicata come sentenza di
riferimento e riguardante la città di al-Qamishli).
6.5 Il Tribunale ha inoltre già avuto modo di esaminare e constatare la
precarietà della situazione in Siria a seguito della perdurante guerra civile
(cfr. DTAF 2015/3 consid. 6.2.1-6.2.2). Secondo le frammentarie fonti
disponibili, sin dall'inizio delle manifestazioni contro il governo, i cristiani e
le altre minoranze avrebbero cercato di rimanere neutrali. Con
l'intensificarsi del conflitto queste ultime si sarebbero tuttavia viste
obbligate a schierarsi, sostenendo alternativamente il regime o
l'opposizione. Seppur non si possa partire dal principio che tutti i cristiani
siano sostenitori del regime, è verosimile ritenere che la maggioranza di
quest’ultimi risulterebbe essere rimasta fedele ad al-Assad (cfr. sentenza
D-1495/2015, consid. 9.2.2 e fonti citate). Con lo scoppio della guerra
sembra che i cristiani più abbienti abbiano potuto espatriare dalla Siria e
recarsi in Libano oppure nei paesi occidentali, mentre gli altri si sarebbero
invece spostati all’interno del territorio siriano verso città o regioni dove la
situazione era meno pericolosa (cfr. sentenza D-1495/2015 consid. 9.2.3 e
fonti citate). I principali motivi di fuga andrebbero ricondotti ai rischi
derivanti dalle operazioni militari, ai bombardamenti, alla povertà e alla
criminalità. Oltre ai motivi derivanti dalla situazione di violenza
generalizzata, per i cristiani la fuga potrebbe trarre motivazioni anche dal
timore di essere presi di mira per la sola appartenenza religiosa. In quanto
minoranza, la situazione per questi ultimi sarebbe infatti precaria dal
momento che i vari attori agenti nel conflitto li sospetterebbero di sostenere
la fazione opposta. Ad aggravare il di per sé già teso contesto è la presenza
dell’organizzazione terrorista autoproclamatosi "Stato Islamico" e di altri
gruppi Jihadisti. Le minoranze religiose presenti in Siria, tra cui quindi
anche i cristiani, temerebbero infatti di essere uccisi o perseguitati da
questi attori allorché il governo siriano dovesse cadere (cfr. sentenza D-
1495/2015 consid. 9.2.4 e fonti citate). Il quadro sarebbe reso ancor
peggiore a causa dell'ubicazione delle zone da loro abitate, le quali
avrebbero acquisito una certa importanza a livello strategico e militare (cfr.
Ibidem).
6.6 Gli atti di violenza subiti dai cristiani, quali omicidi, minacce, espulsioni
e rapimenti non sarebbero, in linea generale, mossi da motivi religiosi, ma
piuttosto da ascrivere alla situazione di violenza generalizzata causata
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dalla guerra civile. Nell’integralità del territorio siriano sarebbero relativa-
mente poche le uccisioni di cristiani documentate e riconducibili esclusiva-
mente dall'appartenenza religiosa. Le fonti non sono tuttavia lineari: se da
un lato alcuni indicano che gli attacchi di stampo religioso contro i cristiani
sarebbero rari e che vi sarebbero inoltre evidenze quanto al fatto che alcuni
musulmani avrebbero protetto questi ultimi dai Jihadisti stranieri, dall'altro
lato, la fuga massiva dei cristiani dalla Siria lascerebbe presagire una si-
tuazione di assoluta precarietà che sembra andare al di là delle mere risul-
tanze della situazione di violenza generalizzata causata dalla guerra civile
(cfr. sentenza D-1495/2015 consid. 9.3 e fonti citate).
6.7 In casu va rilevato che i ricorrenti provengono da al-Qamishli nella pro-
vincia di al-Hasaka. Ora, il Tribunale in una recente sentenza ha già avuto
modo di esaminare nel dettaglio la situazione dei cristiani nella provincia di
al-Hasaka, concludendo all’inesistenza di una persecuzione mirata nei loro
confronti (cfr. sentenza del TAF E-7028/2014 del 6 dicembre 2016, pubbli-
cata come sentenza di riferimento, consid. 10; sono escluse da tale analisi
alcune zone nel sud della provincia ancora sotto il controllo di alcuni gruppi
Jihadisti). A pari conclusione giunge anche una precedente e già citata sen-
tenza riguardante proprio la città di al-Qamishli, laddove è stato concluso
che essendo tale centro controllato dalle forze filogovernative, non vi sia
modo di riconoscere l’esistenza di una persecuzione collettiva all’indirizzo
dei cristiani in loco (cfr. sentenza D-1495/2015, pubblicata come sentenza
di riferimento, consid. 9).
6.8 Alla luce di quanto precede e considerato il fatto che la situazione non
si sia al momento modificata in modo sostanziale e meglio che la città di
al-Qamishli così come la grande maggioranza della provincia di al-Hasaka
non siano attualmente controllate da gruppi Jihadisti noti per il rischio di
perpetramento di violenze sui cristiani (cfr. VAN LINGE THOMAS, the Situa-
tion in Syria, 8 Gennaio 2017, consultato su < http://acloser
lookonsyria.shoutwiki.com/wiki/File:Situation_in_Syria.png >, consultato il
17 gennaio 2017), occorre concludere anche in questa sede all’insussi-
stenza, per i ricorrenti, di un rischio di subire delle persecuzioni per il sem-
plice fatto della loro appartenenza alla minoranza cristiana.
6.9 Senza pregiudizio alcuno per quanto esposto sin qui, occorre quanto-
meno rilevare il fatto che sia innegabile che la popolazione cristiana del
luogo abbia dovuto e debba attualmente far fronte a carenze nella prote-
zione contro degli atti di violenza perpetrati da entità criminali – le quali
possono in parte essere ricondotte anche ad attori attivi nel conflitto (se-
gnatamente il rischio di essere oggetto di rapimenti e violenze da parte di
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Pagina 10
gruppi terroristici) – così come, più genericamente, al peggioramento delle
condizioni di sussistenza e di sicurezza. Occorre tuttavia prendere atto del
fatto che, come rettamente concluso dall’autorità di prime cure, queste ul-
time vicissitudini vanno classificate quali conseguenze del conflitto in es-
sere, che, seppur spiacevoli e di indubbia gravità, non possono essere ri-
condotte a una persecuzione intensa e mirata contro la minoranza reli-
giosa, non essendo peraltro l’appartenenza alla confessione decisiva. Pure
l’incontestabile vicinanza con i vari fronti di guerra e le relative conse-
guenze nefaste, che, come si può ben comprendere, ha causato timori im-
portanti nei ricorrenti, e più in generale, nei residenti della regione presa in
esame, non può, ad essa sola, essere ritenuta fondante atti persecutori
mirati nei confronti della popolazione cristiana. Queste ultime vicissitudini
possono semmai essere prese in conto nell’ambito della valutazione
dell’esigibilità dell’allontanamento (cfr. sentenze del Tribunale D-1163/2015
del 22 gennaio 2016 consid. 5.4 e D-1948/2015 del 19 aprile 2016 consid.
6.4), come del resto avvenuto nel caso che ci occupa, laddove la stessa
non è stata considerata data dall’autorità di prime cure.
Ne consegue che sul punto di questione della qualità di rifugiato il ricorso
non merita tutela e la decisione impugnata va confermata.
7.
Se respinge la domanda d'asilo o non entra nel merito, la SEM pronuncia,
di norma, l'allontanamento dalla Svizzera e ne ordina l'esecuzione; tiene
però conto del principio dell'unità della famiglia (art. 44 LAsi).
Gli insorgenti non adempiono le condizioni in virtù delle quali la SEM
avrebbe dovuto astenersi dal pronunciare l'allontanamento dalla Svizzera
(art. 14 cpv. 1 seg. nonché 44 LAsi come pure art. 32 dell'ordinanza 1
sull'asilo relativa a questioni procedurali dell'11 agosto 1999 [OAsi 1,
RS 142.311]; DTAF 2013/37 consid. 4.4).
Pertanto, anche sul punto di questione della pronuncia dell'allontanamento,
il ricorso non merita tutela e la decisione impugnata va confermata.
8.
Ne discende che la SEM con la decisione impugnata non ha violato il diritto
federale né abusato del suo potere d'apprezzamento ed inoltre non ha ac-
certato in modo inesatto o incompleto i fatti giuridicamente rilevanti
(art. 106 cpv. 1 LAsi), altresì, per quanto censurabile, la decisione non è
inadeguata (art. 49 PA).
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9.
Visto l'esito della procedura, le spese processuali di CHF 600.–, che se-
guono la soccombenza, sono poste a carico dei ricorrenti e prelevate
sull'anticipo spese, di CHF 600.–, versato dai ricorrenti il 17 marzo 2015
(art. 63 cpv. 1 e 5 PA nonché art. 3 lett. b del regolamento sulle tasse e
sulle spese ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo fede-
rale del 21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]).
10.
La presente decisione non concerne persone contro le quali è pendente
una domanda d’estradizione presentata dallo Stato che hanno abbando-
nato in cerca di protezione, per il che non può essere impugnata con ri-
corso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83
lett. d cifra 1 LTF).
La pronuncia è quindi definitiva.
(dispositivo alla pagina seguente)
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