Decision ID: f5960508-b48c-506a-a6ba-c98da88bad2e
Year: 2005
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_006
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: civil_law

in fatto:
A.
Con istanza 9 luglio 2003, _ AP 1 ha chiesto alla Pretura di _ nei confronti di _ AO 1, a concorrenza di fr. 1'063'400.-- oltre interessi al 6% dal 3 gennaio 2001 e una pena convenzionale pari al 2% dal 1° agosto 2002 per ogni mese di ritardo, il sequestro in base all'art. 271 cpv. 1 n. 4 LEF di ogni avere e credito di proprietà della convenuta, reperibile presso la società _ S.A., _, rispettivamente presso il signor _ _, _, inclusi segnatamente i titoli rappresentanti il 20% del capitale sociale delle società _ _ e _ S.A., entrambe con sede nel _, e le pretese della debitrice nei confronti del signor _ risultanti dai mandati per la liquidazione delle società _ inc., Panama, _ e _ S.A.
Quale causa di credito è stato indicato: “riconoscimento di debito 22/23 novembre 2001, 2 febbraio 2002 e 7 ottobre 2002”.
B
. Il 10 luglio 2003, il Pretore _, ha ordinato il sequestro come richiesto.
C.
Il 19 settembre 2003, _ AO 1 ha interposto opposizione al sequestro, facendo valere che i beni sequestrati non erano suoi bensì della società di diritto panamense _, con sede _.
All’udienza di contraddittorio del 22 gennaio 2004, l’opponente ha addotto un ulteriore motivo di opposizione, costituito dal pagamento della somma capitale posta in esecuzione mediante versamento di fr. 1'066'155,54 il 29 ottobre 2003 sul conto dell’Ufficio _. L’opponente ha d’altronde contestato la pretesa per interessi vantata dalla parte procedente, ritenuta nulla in quanto, sommata alla pretesa di versamento di una penale del 2% mensile, ammontava ad un tasso annuo del 30%.
In risposta, il sequestrante ha prodotto il verbale dell’assemblea generale di _ dell’8 febbraio 2002, da cui risulta – a sua detta – che i beni sequestrati sono stati assegnati in proprietà all’opponente. Ha inoltre ricordato che quest’ultima aveva riconosciuto gli importi vantati dal sequestrante.
D.
Con sentenza 7 ottobre 2004, il Pretore ha accolto l’opposizione, considerando che, in sintesi, sebbene l’appartenenza dei beni sequestrati all’opponente non potesse seriamente essere messa in dubbio, secondo giurisprudenza e dottrina l’identità economica tra due persone non giustifica da sola il sequestro di beni appartenenti giuridicamente a terzi, se non quando l’invocazione della dualità giuridica costituisce un abuso di diritto, ciò che il primo giudice ha ritenuto non essere il caso nella fattispecie e non è nemmeno stato sostenuto dal sequestrante.
E.
Con appello 18 ottobre 2004, _ AP 1 chiede la riforma della sentenza pretorile nel senso della reiezione dell’opposizione.
L’appellante evidenzia come dalla “scrittura privata” tra _ AO 1 e sua madre _ da una parte e _ e _ AP 1 dall’altra (doc. B) risulti pacifica l’appartenenza all’opponente dei titoli e pretese di liquidazione sequestrati:
– l’art. 2.2 prevede l’assegnazione dei beni derivanti dalla liquidazione delle “Holding Companies” (ossia le società panamensi _ e _t_, cfr. premessa e-i, p. 3) a favore delle parti conformemente alla ripartizione del capitale sociale tra esse, ossia 60% a favore del sequestrante e di _ e 40% a favore dell’opponente e di sua madre;
– l’art. 5.3 (a p. 15 s.) conferisce a _ _ il mandato di procedere alla liquidazione delle società _, _ e _, la distribuzione del ricavato dovendo avvenire secondo le quote corrispondenti alle partecipazioni delle parti.
Risulta inoltre dagli atti che:
– il mandato è stato effettivamente attribuito al signor _ (doc. I e N), il quale ha confermato l’11 aprile 2003 che i titoli delle società erano custoditi nella cassaforte della _ S.A., di cui è presidente con firma individuale (doc. O);
– le assegnazioni e trasferimenti sono stati approvati all’unanimità all’assemblea generale straordinaria di _. tenutasi l’8 febbraio 2002 (doc. P).
Di conseguenza, l’appellante considera che il riferimento del Pretore alla giurisprudenza riguardante il beneficiario economico sia errato e contraddittorio.
F.
Nelle sue osservazioni, l’opponente afferma che i titoli e i diritti sequestrati apparterebbero alla società _, la quale a sua volta apparterebbe al 100% alla società _t_, di cui la parte appellata sarebbe azionista al 20%.

Considerando
in diritto:
1.
La decisione del giudice del sequestro – sia essa di annullamento o di conferma del sequestro (cfr.
Reiser
, Basler Kommentar zum SchKG, vol. III, Basilea/Ginevra/Monaco 1998, n. 44-45 ad art. 278) – che statuisce sull’opposizione (ai sensi dell’art. 278 cpv. 1 LEF) interposta dal debitore destinatario del sequestro o da un terzo può essere impugnata entro dieci giorni davanti all’autorità giudiziaria superiore (art. 278 cpv. 3 primo periodo LEF), nel Cantone Ticino la Camera di esecuzione e fallimenti, con il rimedio dell’appello (art. 22 LALEF nonché 14 e 22 lett. c LOG), e ciò qualora il valore litigioso sia pari o superiore a fr. 8’000.--. L’autorità superiore deve verificare – sulla base delle allegazioni e dei documenti prodotti dalle parti – se nel caso concreto in relazione al realizzarsi delle condizioni del sequestro addotte dal creditore – e contestate dalle controparti – è raggiunto il grado di verosimiglianza necessario per il mantenimento del provvedimento conservativo, atteso che in caso negativo annullerà la decisione del giudice di prime cure che ha confermato il sequestro rispettivamente confermerà la decisione che lo ha annullato, riservate soluzioni intermedie (cfr.
Amonn/Walther,
Grundriss des  Konkursrechts, 7a ed., Berna 2003, n. 74 ad § 51;
Reeb
, Les mesures provisoires dans la procédure de poursuite, in: ZSR 1997/II, p. 482).
2.
2.1.
Le decisioni in materia di sequestro, in tutte le istanze, sottostanno alla procedura sommaria (art. 25 n. 2 lett. a LEF). Le norme cantonali che reggono tale procedura devono rispettare la massima dispositiva, il principio attitatorio nonché le massime di celerità e di concentrazione (cfr. J.
Piégai
, La protection du débiteur et des tiers dans le nouveau droit du séquestre, tesi Losanna 1997, p. 213 ss. con rif.; Y.
Artho von Gunten
, Die Arresteinsprache, tesi Zurigo 2001, p. 73 ss.). Detto altrimenti, il giudice non agisce d'ufficio, esamina solo ciò che è stato allegato e decide unicamente in base alle prove addotte dalle parti e che possono essere assunte seduta stante, salvo che il fatto allegato sia stato ammesso o non contestato dalla controparte non contumace (
Vogel/Spühler
, Grundriss des Zivilprozessrechts, 7a ed., Berna 2001, n. 24 ad cap. 6 e n. 12 ad cap. 10).
Il giudice può accontentarsi della semplice verosimiglianza dei fatti ed esaminare sommariamente i punti di diritto nella misura compatibile con l'esigenza di celerità (cfr.
Hohl
, La réalisation du droit et les procédures rapides, tesi Friborgo 1997, n. 453;
Gilliéron
, op. cit., p. 138, B;
Piégai
, op. cit., p. 212;
Artho von Gunten
, op. cit., p. 85 ss.). Il giudice apprezza liberamente le prove (art. 20 cpv. 5 LALEF).
2.2.
I principi di celerità e di concentrazione impongono in particolare alle parti alte esigenze di motivazione per poter giungere ad un giudizio sollecito. Il giudice del sequestro non deve ricercare tra tutti i documenti prodotti quelli che potrebbero essere determinanti a sostegno delle allegazioni della parte. Quest'ultima non può limitarsi ad indicare tesi descrittive – sia fattuali che in diritto – ma deve sostanziarle con riferimenti puntuali e d'immediato riscontro nei documenti che considera determinanti.
2.3.
Vi è verosimiglianza quando esiste una certa probabilità che i fatti allegati corrispondano al vero (
Piégai
, op. cit., n. 792, p. 173). Secondo questa Camera, la verosimiglianza è data a due condizioni cumulative (cfr. CEF
15 maggio 2002 [14.2002.6], cons. 1.5d):
● che vi sia un “inizio di prova” (“commencement de preuve”, DTF 107 III 36, 39 e 40, cons. 3 e 5;
Stoffel
, Basler Kommentar zum SchKG, vol. III, Basilea/Ginevra/Monaco 1998, n. 3 ad art. 272), ossia indizi oggettivi e concreti a conforto della tesi del sequestrante;
● che dall’esame degli allegati e dei mezzi di prova si ricavi l’impressione che i fatti rilevanti per il giudizio si siano comunque realizzati, pur senza poter escludere la probabilità nello stesso ordine di grandezza di una realtà di segno opposto; detto altrimenti, vi è verosimiglianza (semplice) quando sono possibili anche altre soluzioni altrettanto probabili; viceversa, un fatto è da ritenere inverosimile, quando si ha la netta impressione che i fatti si siano svolti diversamente da quanto affermato dal sequestrante.
3.
Secondo un principio generale del diritto, una delle condizioni di ricevibilità di un mezzo d'impugnazione è l'esistenza di un interesse degno di protezione al ricorso (
Vogel/Spühler
, Grundriss des Zivilprozessrechts, 7a ed., Berna 2001, n. 58 ad cap. 13; Fabienne
Hohl
, Procédure civile, vol. II, Berna 2001, n. 2993). In virtù del principio dell'economia processuale, il giudice deve di regola esaminare d'ufficio l'ossequio delle condizioni di ricevibilità (cfr.
Hohl
, op. cit., n. 2975). La legittimazione per ricorrere, che costituisce un presupposto processuale, va infatti distinta dalla legittimazione attiva ("Sachlegitimation" oppure "Legitimation in der Sache"), la quale è questione di merito: l’assenza d’interesse a ricorrere determina l’irricevibilità del ricorso mentre l’accertamento dell’inesistenza del diritto vantato ha quale conseguenza la sua reiezione.
3.1.
L'esigenza di un interesse vale anche per l'opposizione al sequestro –l'art. 278 cpv. 1 precisa del resto che l'opponente deve essere "toccato nei suoi diritti"– e per il ricorso contro la decisione su opposizione ai sensi dell'art.
278 cpv. 3 LEF (cfr. Dominik
Gasser
, Das Abwehrdispositiv der Arrestbetroffenen nach revidiertem SchKG, in: ZBJV 1994, p. 603 ad 3a; Hans
Reiser
, Basler Kommentar zum SchKG, Basilea/Ginevra/ Monaco 1998, vol. III, n. 20 ad art. 278; Yvonne
Artho von Gunten
, Die Arresteinsprache, tesi Zurigo 2001, p. 21 s. e p. 148 s. ad 1.3).
3.2.
Mentre è pacifico che in senso generale è data la legittimazione del debitore destinatario del sequestro a interporre opposizione e a impugnare la decisione su opposizione (
Gasser
, op. cit., p. 604 ad c e 615 ad c;
Amonn/Gasser,
Grundriss des Schuldbetreibungs- und Konkursrechts, 6. ed., Berna 1997, n. 65 e 77 ad § 51;
Jaeger/Walder/Kull/Kottmann,
Bundesgesetz über Schuldbetreibung und Konkurs, vol. II, 4a ed., Zurigo 1999, n. 6 e 25 ad art. 278; Walter
Stoffel
,
Le séquestre, in: La LP révisée, collana CEDIDAC, vol. 35, Losanna 1997, p.
287
ad B.1 e 291 ad 4;
Reiser
, op. cit., n. 21 e 44 ad art. 278;
Louis
Dallèves
, Le séquestre, FJS n. 740, Ginevra 1999, p. 22 ad 2), dev’essere rilevato che la legge stessa (come già detto) precisa che l’istituto dell’opposizione è a disposizione di chi sia "toccato" nei propri diritti da un sequestro (art. 278 cov. 1 LEF), conseguendone che l’escusso, non pregiudicato nei propri interessi da un sequestro poiché la misura ha colpito diritti patrimoniali di un terzo, non è legittimato a interporre opposizione al decreto di sequestro, ma potrà semmai semplicemente annunciare all'ufficio il fatto che il bene sequestrato appartiene ad un terzo (
Gilliéron,
Commentaire de la LP, vol. IV, Losanna 2004, n. 54 ad art. 278, con rif. a DTF 114 Ia 383, cons. 2c; CEF 4 settembre 2003 [14.03.64]; 9 gennaio 2004 [14.03.80], cons. 5.2.e 5.3): il debitore non è infatti limitato nel suo potere di disporre quando non vanta alcun diritto sui beni sequestrati.
3.3.
Nel caso concreto, l’opponente si è limitata a sostenere– peraltro senza riscontri oggettivi– che i beni sequestrati sono di proprietà di un terzo, ossia di _. e non ha reso verosimile –e nemmeno allegato– di essere lesa dal sequestro. Nelle circostanze concrete, non tornerebbe conto d’altra parte di considerare un suo eventuale interesse indiretto nella lite, in veste di azionista della società che deterrebbe l’intero capitale azionario dell’asserita proprietaria dei beni sequestrati. Comunque sarebbe spettato alla diretta interessata –_– di far valere i propri pretesi diritti.
3.4.
A titolo abbondanziale, occorre osservare come il sequestrante abbia comunque reso sufficientemente verosimile che l’opponente è titolare dei titoli e dei diritti sequestrati; e ciò con riferimento a indizi puntuali e concreti (cfr. supra ad E). Da parte sua, _ AO 1, nelle sue osservazioni all’appello, si è limitata ad affermare, senza indicazione di prove, che i titoli e i diritti sequestrati appartengono a _ e non ha confutato in modo puntuale gli indizi portati dall’appellante.
4.
Vista l’irricevibilità dell’opposizione al sequestro, non occorre esaminare la questione dell’entità del credito vantato dal sequestrante.
5.
L’appello va pertanto accolto.
La tassa di giustizia e le indennità di appello seguono la soccombenza.
Richiamati gli art. 271 ss. LEF, 48, 49, 61 e 62 OTLEF,