Decision ID: 795c78a1-e64f-5637-b091-0e1cf005d359
Year: 2020
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_006
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: civil_law

ritenuto
in fatto:
A.
Con precetti esecutivi n. _ e _ emessi il 29 maggio
2018 dall’Ufficio d’esecuzione di Lugano, RE 1 ha escusso i coniugi
CO 1 e CO 2 ognuno per l’incasso di fr. 150.– oltre agli interessi del 5% dal 20 febbraio 2017, indicando quali cause di credito:
“debitore solidale con CO 2 Mancato pagamento mobili venduti al debitore”
, rispettivamente
“debitore solidale con: CO 1 Mancato pagamento mobili venduti al debitore”
.
B.
Avendo CO 1 e CO 2 interposto opposizione ai precetti esecutivi, con istanza unica del 7 luglio 2019 RE 1 ne ha chiesto il rigetto definitivo (
recte
: provvisorio) alla Giudicatura di pace del Circolo di Paradiso. Nel termine impartito loro i convenuti si sono opposti all’istanza con osservazioni scritte del 18 luglio 2019, mentre l’istante è rimasta silente entro la scadenza assegnatale per replicare. Con scritto del 28 agosto 2018 i convenuti si sono nuovamente opposti all’istanza, mentre con scritti del 20 settembre e 22 ottobre 2019 l’istante ha ribadito il proprio punto di vista.
C.
Statuendo con un’unica decisione del 16 dicembre 2019, il Giudice di pace ha respinto l’istanza, ponendo a carico dell’escutente le spese processuali di fr. 200.–.
D.
Contro la sentenza appena citata RE 1 è insorta
alla Camera civile dei reclami del Tribunale d’appello
con un reclamo del 20 dicembre 2019
per ottenerne implicitamente l’annullamento e l’accoglimento dell’istanza. Visto l’esito del giudizio odierno, il reclamo non è stato intimato alla controparte per osservazioni.

Considerando
in diritto: 1.
La sentenza impugnata – emanata in materia di rigetto dell’opposizione – è una decisione di prima istanza finale e inappellabile (art. 309 lett. b n. 3 CPC), contro cui è dato il rimedio del reclamo (art. 319 lett. a CPC) alla
Camera di esecuzione e fallimenti (CEF) del Tribunale d’appello (art. 48 lett. e n. 1 LOG) senza riguardo al valore litigioso (e non alla terza Camera civile come indicato nel reclamo)
.
1.1
Pronunciata in procedura sommaria (art. 251 lett. a CPC), la decisione è impugnabile con reclamo entro dieci giorni dalla notificazione (art. 321 cpv. 2 CPC). Presentato il 23 dicembre 2019 durante le ferie natalizie contro la sentenza notificata a RE 1 il 17 dicembre, in concreto il reclamo è senz’altro tempestivo.
1.2
La Camera decide in linea di principio in base agli atti di causa della giurisdizione inferiore (art. 327 cpv. 1 e 2 CPC), limitando il suo esame, fatte salve carenze manifeste, alle censure motivate
(art. 321 cpv. 1 CPC) contenute nel reclamo (DTF 142 III 417 consid. 2.2.4).
Secondo l’art. 320 CPC con il reclamo possono essere censurati sia l’applicazione errata del diritto sia l’accertamento manifestamente errato dei fatti, fermo restando che sono inammissibili conclusioni, allegazioni di fatti e mezzi di prova nuovi (art. 326 cpv. 1 CPC).
Sono quindi inammissibili, in quanto prodotti per la prima volta in sede di reclamo, lo scambio di e-mail del 19 e 20 dicembre 2019 avvenuto tra l’amministrazione condominiale e la reclamante così come la fotografia da cui, a mente sua, si evincerebbe che i mobili venduti ai convenuti sono nuovi e non
“vecchi e deteriorati”
. I documenti in questione sono ad ogni modo senza rilevanza per l’esito dell’odierno giudizio (v. sotto consid. 4 e segg.).
1.3
Nel reclamo RE 1 si duole dell’atteggiamento del Giudice di pace nei suoi confronti e di alcune (invero poche) frasi della sentenza impugnata, con cui il magistrato le ha fatto carico di aver prodotto una
“montagna di documentazione”
in una causa avviata per soli fr. 150.– e scritto di aver
“valutato seriamente l’ipotesi di ricusa considerato il comportamento dell’istante e tutte le procedure pendenti a suo nome in Giudicatura”
. A parte il fatto che il carico lavorativo generato dalle cause avviate da una parte non è certo un motivo di ricusa – sono altri gli strumenti per snellire le procedure, a cominciare dall’evitare di chiedere osservazioni o addirittura
“conclusioni finali”
quando un’istanza è manifestamente infondata in mancanza di un riconoscimento di debito firmato dal convenuto (art. 253 CPC) – non si disconosce che lo stile della decisione potrebbe prestare adito a perplessità. Per tacere del fatto che i cinque documenti acclusi all’istanza (doc. A-E), di poco più di una pagina per i più corposi, difficilmente possono parificarsi a una
“montagna”.
La reclamante non formula però alcuna conclusione al riguardo. Non occorre pertanto attardarsi oltre sulla questione. Verrà semmai esaminata dal Consiglio della magistratura qualora la reclamante dovesse dare seguito al suo proposito di adirlo.
La reclamante non trae alcuna conclusione neppure dal suo appunto relativo al passo della decisione impugnata in cui il giudice scrive che la
“parte attrice non ha inoltrato in tempo utile le proprie
contro-osservazioni in data 28 agosto 2019”
, mentre il 25 luglio 2019
egli ha fissato un termine ai convenuti per presentare delle
“contro-osservazioni”
. Priva di risvolto pratico in questa procedura, la censura è irricevibile. Vale però la pena ricordare che una replica spontanea è possibile in ogni tempo fino all’emanazione della decisione, ma non permette alla parte di far valere fatti né documenti nuovi né obbliga il giudice a impartire alla controparte un termine
per inoltrare un’eventuale duplica (sentenza della CEF 14.2017.79
del 21 settembre 2017 consid. 4).
2.
In virtù dell’art. 82 LEF, il giudice pronuncia il rigetto provvisorio dell’opposizione ove il credito posto in esecuzione sia fondato su un riconoscimento di debito constatato mediante atto pubblico o scrittura privata (cpv. 1), a meno che l’escusso sollevi e giustifichi immediatamente eccezioni tali da infirmare il riconoscimento di debito (cpv. 2). La procedura di rigetto è una procedura documen-tale
(Aktenprozess)
, il cui scopo non è di accertare l’esistenza del credito posto in esecuzione bensì l’esistenza di un titolo esecutivo. Il giudice verifica solo la forza probante del titolo prodotto dal creditore – la sua natura formale – e vi conferisce forza esecutiva ove l’escusso non renda immediatamente verosimili eccezioni liberatorie (DTF 132 III 142 consid. 4.1.1). La decisione di rigetto provvisorio dispiega solo effetti di diritto esecutivo, senza regiudicata quanto all’esistenza del credito (DTF 136 III 587 consid. 2.3). Il pronunciato, quindi, non priva le parti del diritto di sottoporre nuovamente il litigio al giudice ordinario (art. 79 o 83 cpv. 2 LEF; DTF 136 III 530 consid. 3.2).
3.
Nella decisione impugnata, il Giudice di pace ha respinto l’istanza di rigetto dopo aver rilevato che dalla
“montagna”
di documentazione prodotta da RE 1, anche dopo l’introduzione dell’istanza, non risulta alcun valido riconoscimento di debito.
4.
Nel reclamo RE 1 sostiene che il riconoscimento di debito da parte dei convenuti è
“indiscutibile”
siccome dalla documentazione da lei presentata risulta che CO 2 ha dichiarato di opporsi al pagamento fintantoché la causa avente per oggetto il risarcimento dei danni causati da lui e dalla moglie durante il trasloco all’appartamento di sua proprietà non fosse terminata. Orbene, la reclamante spiega che tale procedimento si è concluso con la soccombenza dei convenuti. RE 1 rileva poi di aver prodotto, oltre a questi scritti, alcune e-mail in cui ha convenuto con CO 2 la vendita dei mobili. Il fatto che quest’ultimo abbia pagato una parte del debito, mesi dopo, sarebbe una prova che costui lo riconosce. A detta della reclamante la somma riconosciuta è chiaramente determinabile e anzi afferma di aver dimostrato di aver chiesto un prezzo nettamente inferiore al valore effettivo della merce, ovvero, oltre i fr. 200.– per il divano già pagati dai convenuti, altri fr. 200.– per il mobilio restante. In considerazione dei fr. 50.– già versati da CO 2 e CO 2, il dovuto ammonta secondo lei ora alla somma posta in esecuzione, di fr. 150.–.
5.
Costituisce un riconoscimento di debito nel senso dell’art. 82 cpv. 1 LEF l’atto pubblico o la scrittura privata, firmata dall’escusso o dal suo rappresentante, da cui si evince la sua volontà di pagare (o perlomeno di riconoscere) all’escutente, senza riserve né condizioni, una somma di debito determinata, o facilmente determinabile, ed esigibile (DTF 139 III 301 consid. 2.3.1 con rimandi). Il riconoscimento di debito deve recare la firma manoscritta elettronica qualificata nel senso dell’art. 14 cpv. 1 e 1
bis
CO (sentenza della CEF 14.2017.228 del 28 maggio 2018, consid. 5.2/b).
5.1
Nel caso in esame, a sostegno della sua istanza RE 1 ha prodotto una copia dell’e-mail del 14 marzo 2017 da lei inoltrata ad CO 2 (doc. A), una copia della lettera del 13 giugno 2017 da lei indirizzata a entrambi i convenuti (doc. B) e uno scambio di messaggi
whatsapp
avvenuto tra lei e CO 2, in cui quest’ultimo le ha chiesto
“fammi sapere le tue pretese (...) intendo le pretese per i danni a cui intendi chiedere rimborso sulla casa. Per quanto riguarda divano e altro aspetterei di chiudere una cosa alla volta”
(doc. C). Sennonché, come correttamente rilevato dal primo giudice, nessuno dei documenti citati costituisce un valido riconoscimento di debito, nel senso che non riportano alcuna dichiarazione firmata dai convenuti con cui riconoscerebbero senza riserve né condizioni di dover pagare all’istante una somma determinata o facilmente determinabile. In particolare, contrariamente a quanto sostiene la reclamante, e-mail e messaggi elettronici (chat) sprovvisti di firma manoscritta o elettronica qualificata del debitore non possono costituire un valido titolo di rigetto provvisorio (tra tante: sentenze della CEF
14.2019.105 del 1° ottobre 2019, consid. 7.2/b, 14.2018.96 del 18 luglio 2018, consid. 5, 14.2017.228 del 28 maggio 2018, consid. 5.2/b). Già solo per questo motivo il reclamo è destinato all’insuccesso.
5.2
Per abbondanza, i messaggi elettronici (chat) prodotti dall’istante (doc. C) non contengono alcuna manifestazione di volontà da parte degli escussi di pagare (o perlomeno di riconoscere) il debito
posto in esecuzione, bensì, come ammesso dalla reclamante stessa,
unicamente la volontà di CO 2 di chiudere la questione del pagamento del mobilio dopo quella relativa ai danni all’appartamento. Perfino l’ammontare del credito da lei vantato non è né determinato, né facilmente determinabile. È infatti lei stessa ad aver scritto ad CO 1 che per il pagamento dei mobili da lei lasciati nel appartamento di sua proprietà in cui essi sono subentrati chiedeva fr. 200.– per il divano (poi pagati) e
“per il resto fai tu un prezzo poi ci mettiamo d’accordo”
(doc. A), salvo poi non accettare l’offerta di fr. 50.– fatta dai convenuti (doc. B). Altri accordi non risultano dagli atti. E il successivo pagamento di fr. 50.– da essi effettuato non solo non è parificabile a un riconoscimento (implicito) della somma di fr. 200.– reclamata da RE 1 (semmai è una conferma della loro offerta), ma in ogni caso non soddisfa l’esigenza di firma posta all’art. 82 cpv. 1 LEF (tra tante: sentenza della CEF 14.2018.147 del 31 gennaio 2019, consid. 5.1/b).
6.
La reclamante si duole infine che la tassa di giustizia di fr. 200.– posta a suo carico viola l’art. 48 dell’ordinanza sulle tasse riscosse in applicazione della legge federale sull’esecuzione e sul fallimento (OTLEF, RS 281.35) citato dal Giudice di pace stesso, norma che prevede, per un valore di causa fino a fr. 1'000.–, un minimo di fr. 40.– e un massimo di fr. 150.–.
6.1
Orbene, nel fissare l’importo della tassa di giustizia nella forchetta prescritta dalla legge, il giudice dispone di un ampio potere di apprezzamento (Denis T
APPY
, Les différentes procédures selon le Code de procédure civile et les litiges judiciaires en matière de poursuites: champs d’application et problèmes choisis, JdT 2014 II 93) e può tenere conto, oltre al valore litigioso, di altri elementi quali il dispendio lavorativo del giudice superiore o inferiore alla media, il genere e la complessità della causa, il comportamento delle parti e la situazione finanziaria della parte chiamata a pagare
la tassa (E
UGSTER
in: Gebührenverordnung, Kurzkommentar, 2008,
n. 4 ad art. 48 OTLEF). Visto tale margine d’apprezzamento, l’autorità giudiziaria superiore deve dar prova di un certo ritegno nel sostituire la propria valutazione a quella del primo giudice (sentenza della CEF 14.2018.56 del 21 settembre 2018, consid. 5.1).
6.2
Nella fattispecie, la tassa di giustizia di prima sede esula effettivamente dai limiti fissati dall’art. 48 OTLEF (RS 281.35) e va quindi ricondotta tra i medesimi. La reclamante non indica però a quale importo la tassa dovrebbe essere fissata, limitandosi a censurare il superamento della forchetta definita dalla legge. Nella misura in cui dovesse tendere a ridurre la tassa sotto il massimo tariffale, la censura è irricevibile stante l’obbligo di quantificare le pretese pecuniarie (DTF 137 III 619 consid. 4.3), comprese quelle volte a modificare il dispositivo sulle spese (sentenza del Tribunale federale 4D_61/2011 del 26 ottobre 2011, RSPC 2012, 228, consid. 2.3; TAPPY in: Commentaire romand, Code de procédure civile, 2a ed. 2018, n. 7 ad art. 110 CPC; sentenza della CEF 14.2019. 160 del 27 dicembre consid. 4.2/b).
7.
L
a tassa del presente giudizio, stabilita in applicazione degli art. 48 e 61 cpv. 1 OTLEF (RS 281.35) segue
la soccombenza della reclamante sulla questione principale (art. 106 cpv. 1 CPC). Vince invece, limitatamente a fr. 50.–, sulla questione delle spese processuali di prima sede. La colpa non ne può però essere addossata ai convenuti, che non hanno alcun influsso sulla determinazione della tassa né alcun interesse a contestarla, giacché non grava su di loro, motivo per cui non sono stati interpellati in questa sede. Ciò posto, l’errore del Giudice di pace è evidente, sicché si giustifica, per equità (art. 107 cpv. 2 CPC), di tenerne conto nella fissazione della tassa di giustizia in questa sede. Non si pone per contro problema di ripetibili, la controparte, cui il reclamo non è stato notificato per osservazioni, non essendo incorsa in spese in questa sede.
8.
Circa i rimedi esperibili sul piano federale (art. 112 cpv. 1 lett. d LTF), il valore litigioso, di fr. 200.–, non raggiunge la soglia di
fr. 30'000.– ai fini dell’art. 74 cpv. 1 lett. b LTF.