Decision ID: c98cad95-f83e-5a1b-abcf-e741a18c89fd
Year: 2000
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_006
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: civil_law

ritenuto
in fatto:
A. Con PE n. _in via di realizzazione del pegno immobiliare dell’11/12 agosto 1999 dell’UEF di Locarno la _, ha escusso _ per l’incasso di fr. 110'000.-- oltre interessi al 7% dal 1. aprile 1995 indicando quale titolo di credito:
“Cartelle ipotecarie:
- CIP di nominali fr. 60'000.-- in I. rango gravante la part. n. _ RFD di _;
- CIP di nominali fr. 40'000.-- in II. rango gravante la part. n. _ RFD di _;
- CIP di nominali fr. 10'000.-- in I. rango gravante la part. n. _RFD di _ ”.
Interposta tempestiva opposizione dall’escussa, la procedente ne ha chiesto il rigetto provvisorio al Pretore.
B. La procedente fonda la sua pretesa su tre cartelle ipotecarie al portatore, due di complessivi fr. 100'000.-- gravanti in I e II rango la part. n. _RFD di _(doc. C e D) e una di fr. 10'000.-- gravante in I rango la part. n. _RFD sempre di _(doc. B).
C. All’udienza di contraddittorio l’escussa ha sostenuto che in concreto sarebbe applicabile l’art. 156 cpv. 2 LEF, perché la procedente ha acquistato tutte e tre le cartelle ipotecarie per fr. 1.-- in sede di pubblico incanto.
A mente dell’escussa, ritenuto che l’art. 2 cpv. 1 delle disposizioni finali della modificazione del 16 dicembre 1994 della LEF non risponde al quesito a sapere se in concreto siano applicabili le norme della nuova o della vecchia LEF, determinanti sarebbero gli articoli da 1 a 4 del titolo finale del CC.
Per l’art. 2 del titolo finale del CC applicabile sarebbe il nuovo art. 156 cpv. 2 LEF, perché tale articolo di legge sarebbe stato introdotto per proteggere il debitore dagli abusi del creditore pignoratizio, ritenuto che la situazione giuridica della vecchia LEF sarebbe iniqua e pertanto, a mente dell’escussa, lesiva dell’ordine pubblico e dei buoni costumi.
D. Con sentenza 14 dicembre 1999 il Pretore di Locarno-Campagna ha accolto pressoché integralmente l’istanza, perché secondo l’art. 1 cpv. 1 Disp tit fin CCS gli effetti giuridici di atti anteriori all’entrata in vigore di una legge sono regolati, anche posteriormente, dalle disposizioni allora in vigore.
A mente del Giudice di prime cure “le disposizioni della legge precedente, seppur definite scioccanti dal Tribunale federale, non possono essere considerate contrarie all’ordine pubblico e ai buoni costumi”.

E. Contro la sentenza pretorile si è tempestivamente aggravata l’escussa asseverando che in funzione del diritto intertemporale deve essere innanzitutto esaminato se il “precetto dell’art. 156 cpv. 2 LEF debba essere riferito all’acquisto delle cartelle ipotecarie da parte dell’autore in diritto dell’istante oppure alla procedura esecutiva che sta a fondamento della lite”. A mente dell’appellante l’acquisto delle cartelle ipotecarie in sede di asta pubblica non ha implicato alcun “pregiudizio per la convenuta, pregiudizio che invece è stato determinato dalla susseguente procedura esecutiva, attraverso la quale l’istante ha manifestato la volontà di ottenere fr. 110'000.-- più accessori”.
L’appellante rileva che, sebbene la perdita del creditore sarebbe stata di fr. 75'780.30, _ha promosso esecuzione per il valore nominale delle cartelle ipotecarie, ossia fr. 110'000.-- oltre accessori. La tutela dell’ordine pubblico e dei buoni costumi esige pertanto “che a questo manifesto abuso venga ovviato mediante l’applicazione retroattiva del principio sancito dall’art. 156 cpv. 2 LEF”.
F. Con osservazioni 31 gennaio 2000 la creditrice ha chiesto la reiezione del gravame.
_ha rilevato che l’attestato di carenza di pegno in suo possesso non attesta l’ammontare effettivo del credito da lei vantato nei confronti del debitore principale _, fratello dell’escussa, ritenuto che essa aveva in precedenza già promosso esecuzione nei confronti della CE fu _ per un credito di fr. 166'751.30 oltre accessori. L’osservante contesta pertanto recisamente di voler lucrare facendo valere due volte uno stesso credito.
A mente della creditrice, essendo i titoli di credito stati acquistati quando era ancora in vigore il vecchio diritto esecutivo, l’importo nominale delle cartelle ipotecarie non può essere ridotto conformemente al nuovo art. 156 cpv. 2 LEF.
Considerato
in diritto:
1.a) L’appellante assevera, con le argomentazioni riassunte sub C e E della narrativa fattuale che, avendo la procedente acquistato tutte e tre le cartelle ipotecarie per fr. 1.-- in sede di pubblico incanto, deve essere applicato l’art. 156 cpv. 2 LEF, introdotto con la novella legislativa del 16 dicembre 1994, entrata in vigore il 1. gennaio 1997.
b) Ex art. 156 cpv. 2 LEF “i titoli di credito garantiti da pegno immobiliare e per i quali è designato come creditore il proprietario o il portatore, dati in pegno dal proprietario, sono ridotti, in caso di realizzazione separata, all’importo della somma incassata”.
c) Ex art. 2 cpv. 1 delle Disposizioni finali della modificazione del 16 dicembre 1994 della LEF, “le disposizioni di procedura previste dalla presente legge e le relative disposizioni d’esecuzione si applicano a partire dalla loro entrata in vigore ai procedimenti in corso, in quanto con essi compatibili”.
Nell’ipotesi in cui, come in concreto, la nuova legge non regolamenta questioni procedurali, bensì contiene delle norme di diritto materiale, devono essere applicate le disposizioni generali di diritto intemporale contenute negli articoli da 1 a 4 Disp tit fin CC (Daniel Staehelin, Kommentar zum Bundesgesetz über Schuldbetreibung und Konkurs, vol. III, Basilea/Ginevra/Monaco, n. 9 ad art. 2 SchlB). In base a tale normativa vige il principio della non retroattività, secondo cui gli effetti giuridici di fatti anteriori all’entrata in vigore della nuova legge, sono regolati, anche posteriormente, dalle disposizioni che vigevano al tempo in cui detti fatti si sono verificati (art. 1 Disp tit fin CC). L’appellata ha acquistato le tre cartelle ipotecarie poste a fondamento dell’esecuzione in sede di pubblico incanto avvenuto il 9 maggio 1995 (doc. F). Ne consegue l’inapplicabilità alla fattispecie dell’art. 156 cpv. 2 LEF, entrato in vigore solo il 1. gennaio 1997 e quindi posteriormente alla data dell’incanto, ritenuto che momento determinante per stabilire se vi sia applicabilità del nuovo art. 156 cpv. 2 LEF è quello della realizzazione delle cartelle ipotecarie e non quello in cui il creditore, in una fase successiva, inizia una nuova esecuzione, questa volta in via di realizzazione del pegno immobiliare, sulla scorta delle cartelle ipotecarie che ha acquistato all’asta nell’ambito del pregressa procedura esecutiva in via di realizzazione del pegno manuale. Infatti, a differenza di quanto preteso dall’appellante, già al momento dell’acquisto delle cartelle ipotecarie in sede di asta pubblica, la procedente ha acquisito dei crediti di complessivi per fr. 110'000.-- garantiti da pegno immobiliare contro la convenuta; la procedura esecutiva avviata poi solo nel 1999 rappresenta infatti solo il mezzo per procedere all’incasso di questi crediti.
L’art. 2 Disp tit fin CC, in base al quale le disposizioni della nuova legge fondate sull’ordine pubblico e i buoni costumi sono applicabili dal momento della loro entrata in vigore, non è applicabile nella fattispecie. Infatti per il Tribunale federale la regolamentazione vigente sotto il vecchio diritto, secondo cui il creditore pignoratizio che ha acquistato nell’esecuzione in via di realizzazione del pegno manuale, la cartella ipotecaria che gli era stata costituita in pegno può procedere poi in via di realizzazione del pegno immobiliare per l’ammontare nominale del titolo senza imputare il ricavo della realizzazione dell’immobile al suo credito di base, sebbene appaia insoddisfacente, consacra il principio del carattere astratto del credito incorporato nella cartella ipotecaria e deve quindi essere applicata (DTF 115 II 149 ss.).
Anche l’argomentazione secondo cui la creditrice avrebbe commesso un manifesto abuso promuovendo un’esecuzione per fr. 110'000.-- quando la sua perdita nell’esecuzione in via di realizzazione del pegno mobiliare sarebbe stata di fr. 75'780.30, non è supportata da riscontri oggettivi, perlomeno sino ad ora, perché dalla documentazione versata agli atti emerge che la procedente non è ancora riuscita ad incassare nulla dal proprio debitore.
2.a) La nozione di riconoscimento di debito constatato mediante scrittura privata ex art. 82 cpv. 1 LEF, che non è definita dalla legge, implica necessariamente il riconoscimento da parte dell'escusso o del suo rappresentante di un'obbligazione in relazione ad una somma di denaro determinata o facilmente determinabile. Il riconoscimento di debito può essere dedotto anche da un insieme di documenti a condizione che da essi risultino gli elementi necessari. Conditio sine qua non è che la somma di denaro riconosciuta sia facilmente determinabile secondo criteri oggettivi stabiliti in precedenza e sottratti a possibilità di modifica unilaterale dipendente dalla volontà delle parti (cfr. Flavio Cometta, Il rigetto provvisorio dell'opposizione nella prassi giudiziaria ticinese, in Rep 1989 p. 338 con riferimenti).
b) Ex art. 82 cpv. 1 LEF se il credito si fonda sopra un riconoscimento di debito constatato mediante atto pubblico o scrittura privata, il creditore può chiedere il rigetto provvisorio dell’opposizione. La volontà di obbligarsi può risultare da un atto pubblico redatto nelle forme stabilite dal diritto cantonale, come per esempio le cartelle ipotecarie (cfr. Cometta, op. cit., p. 337 con riferimenti).