Decision ID: 78b8e96e-a2d6-4b5b-9c69-55c7143c1ec5
Year: 2022
Language: it
Court: CH_BVGE
Chamber: CH_BVGE_001
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: 

Fatti:
A.
A.a Il 10 luglio 2017 il Comando generale della Guardia di Finanza, II
Reparto, Ufficio Cooperazione Internazionale e Rapporti con Enti Collate-
rali – autorità dello Stato richiedente italiano (di seguito: GdF o autorità
richiedente italiana) – ha presentato dinanzi all’Amministrazione federale
delle contribuzioni (AFC) otto domande di assistenza amministrativa in
materia fiscale fondate sull’art. 27 della Convenzione del 9 marzo 1976 tra
la Confederazione Svizzera e la Repubblica Italiana per evitare le doppie
imposizioni e per regolare talune altre questioni in materia di imposte sul
reddito e sul patrimonio (RS 0.672.945.41; di seguito: CDI CH-IT), in
combinato disposto con la lett. ebis del relativo Protocollo aggiuntivo (in
vigore dal 13 luglio 2016, anch’esso pubblicato nella RS 0.672.945.41; RU
2016 2769, 2771), rispettivamente sulla Convenzione del 25 gennaio 1988
sulla reciproca assistenza amministrativa in materia fiscale (RS 0.652.1; di
seguito: MAC), per il periodo fiscale dal 1° gennaio 2014 a data corrente.
Le persone interessate dalle predette otto domande sono presumibilmente
contribuenti fiscali italiani, identificabili in base agli elenchi/alle liste allegate
alle domande. Il detentore delle informazioni in Svizzera è la banca
B._, con sede a X._. La tipologia d’imposta interessata è
l’imposta sul reddito delle società / persone fisiche.
A.b Nelle domande la fattispecie viene descritta come segue:
« [...]
1. Un Reparto della Guardia di Finanza ha sottoposto a verifiche e controlli fiscali:
a) la stabile organizzazione di C._; b) la stabile organizzazione di B._; c) D._;
tutte appartenenti al Gruppo societario in oggetto.
Le evidenze istruttorie emerse hanno consentito di individuare alcuni schemi evasivi funzionali all’occultamento all’Amministrazione Fiscale italiana della reale situazione patrimoniale ed economica di numerosi contribuenti italiani. In particolare, le citate società del Gruppo B._, come peraltro emerso anche sugli organi di stampa nazionali, agivano proattivamente nel mettere a disposizione di propri clienti veicoli societari (società-schermo estere cui fittiziamente intestare le posizioni finanziarie gestite) o finanziari (creazione di polizze assicurative e/o rapporti bancari che consentissero l’anonimato del titolare/beneficiario della posizione finanziaria) al fine di agevolare la detenzione all’estero di asset in completa violazione delle disposizioni normative tributarie e di quelle sul monitoraggio fiscale italiane.
Nello specifico. al termine delle attività ispettive, è stata constatata l’esistenza in Italia di una stabile organizzazione occulta di B._. Il
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procedimento amministrativo tributario si è concluso mediante il versamento all’Erario italiano di una somma pari a circa 101 milioni di euro.
Parallelamente alle attività di verifica fiscale, lo stesso Reparto del Corpo ha, altresì, effettuato indagini di polizia giudiziaria delegate dalla Procura della Repubblica di Milano, nell’ambito di un procedimento penale accesso per l’ipotesi di riciclaggio quale presupposto per la responsabilità  delle società ed enti ex D.Lgs. n. 234 del 2001 che disciplina la responsabilità amministrativa delle persone giuridiche. Le investigazioni hanno consentito di accertare in capo a B._ (principale società del Gruppo) responsabilità specifiche per aver omesso di adottare ed efficacemente attuare modelli di organizzazione e gestione idonei ad evitare la commissione del reato di riciclaggio di fondi di provenienza delittuoso (ex artt. 5, comma 1, lett. a) e b), 6, 7, 8, 21 e 25 octies del D.Lgs. n. 231 del 2001).
Il procedimento penale, previa richiesta di patteggiamento, si è concluso con una sentenza di condanna ex D,lgs. n. 231 del 2001 in relazione al reato presupposto di riciclaggio, a seguito della quale B._ ha versato la somma complessiva di 8,5 milioni di euro.
2. Nell’ambito delle citate attività di verifica e di polizia giudiziaria, sono stati acquisiti, anche mediante l’ausilio di personale dell’Information Technology di B._, documenti informatici nella disponibilità di dipendenti delle società sub l. e relativi a 18.126 posizioni (sostanzialmente distinte tra polizze assicurative e altri rapporti finanziari) accese da soggetti in massima parte italiani, per un patrimonio sottostante pari a 18.221.354.346 di euro. I successivi riscontri effettuati con l’ausilio delle banche dati in uso all’Amministrazione finanziaria italiana e di tutti gli altri mezzi d’indagine disponibili sul territorio nazionale, nonché le specifiche attività di analisi finalizzate ad aggregare i dati delle citate posizioni rilevanti ai fini ispettivi, hanno consentito di:
a) identificare compiutamente contribuenti italiani titolari di 3.297 posizioni tra polizze e rapporti finanziari (per un controvalore pari a 2.794.045.542 euro), nei cui confronti sono state avviate azioni ispettive, alcune già concluse e altre in corso di ulteriori approfondimenti in ambito nazionale. Per le attività portate a compimento, al 16 gennaio 2017, sono già stati effettuati versamenti all’Erario italiano per euro 172.969.761,31 a titolo di imposte, sanzioni e interessi;
b) estrapolare 9.953 posizioni (per un patrimonio sottostante pari  ad euro 6.676.134.954) per le quali, utilizzando le usuali fonti d’informazione previste dalla procedura fiscale interna, non è stato possibile identificare compiutamente ed inequivocabilmente i titolari e/o i beneficiari effettivi;
c) individuare complessivamente ulteriori 2.441 polizze/rapporti (per un patrimonio sottostante pari complessivamente ad euro 5.266.460.130) relativi a rapporti di clienti italiani che verosimilmente si sono rivolti a intermediari operanti sul territorio italiano; dette posizioni non sono, allo stato, oggetto di richiesta di cooperazione internazionale.
3. Con riferimento alle 9.953 posizioni di cui sub 2.b., si è proceduto a raggruppare i relativi elementi in nr. 8 specifici elenchi, contenenti categorie omogenee di dati. In particolare:
a) i primi quattro elenchi sono accomunati dalla specifica indicazione di un nominativo nel campo relativo all’intestatario del rapporto; essi
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concernono, quindi, posizioni riferibili a soggetti italiani con presenza di nome e cognome ovvero ragione sociale. Più in particolare:
(1) elenco di n. 664 polizze, per un valore sottostante pari ad Euro 807.818.464, con specifica indicazione del cognome e nome e per le quali risulta indicato anche il cd. C.I.F.;
(2) elenco di n. 1.022 polizze, per un valore sottostante pari ad Euro 156.402.243, con specifica indicazione del cognome, nome e cittadinanza italiana;
(3) elenco di n. 2.857 rapporti finanziari, per un valore sottostante pari ad Euro 674.170.432 relativi a persone fisiche, con specifica indicazione del cognome, nome e residenza in Italia;
(4) elenco di n. 707 rapporti finanziari, per un valore sottostante pari ad Euro 1.525.347.458 relativi a soggetti diversi da persone fisiche, per le quali si dispone della denominazione;
b) gli ulteriori quattro-elenchi sono accomunati dall’assenza di nominativo nel campo relativo all’intestatario del rapporto:
(1) elenco di n. 898 polizze, per un valore sottostante pari ad Euro 1.321.861.595, per il quale è indicato, oltre al numero di polizza, anche il c.d. C.I.F. intestato ad intermediari del Gruppo B._;
(2) elenco di n. 372 polizze, per un valore sottostante pari ad Euro 230.263.313, identificate esclusivamente a mezzo numero di polizza;
(3) elenco di n. 23 rapporti finanziari, per un valore sottostante pari ad Euro 89.143.356, per il quale è indicato iI C.l.F. intestato a società del Gruppo B._;
(4) elenco di n. 3.440 rapporti finanziari, per un valore sottostante pari ad Euro 1.874.128.093, per il quale è indicato il C.l.F. intestato a posizioni cifrate.
Per quanto sopra, emerge l’esigenza di attivare i canali di cooperazione al fine di identificare compiutamente od inequivocabilmente i soggetti italiani titolari e/o beneficiari effettivi delle citate posizioni (polizze e/o rapporti finanziari) ed appurare se tali soggetti abbiano correttamente adempiuto agli obblighi di monitoraggio fiscale e dichiarativi previsti dall’ordinamento italiano. A tal riguardo, giova evidenziare che i dati contenuti nei file originari reperiti nel corso delle attività di natura tributaria e giudiziaria condotte, riportano chiare indicazioni in ordine alla riconducibilità all’Italia delle singole posizioni in relazione alle quali si richiedono riscontri. Sono, infatti, di volta in volta indicati: la cittadinanza, la residenza, ovvero il Paese di riferimento degli intestatari in Italia (codice Paese ”111"; MIS_dom_Name; Staatsangehörigkeit; ecc.).
La richiesta di collaborazione è, pertanto, diretta a consentire l’effettuazione, anche attraverso una sistematica e puntuale ricognizione delle informazioni a disposizione, degli approfondimenti necessari per una completa e corretta analisi delle posizioni riferibili ai soggetti coinvolti e delle presumibili violazioni dichiarative ai fini reddituali e/o ai fini degli obblighi di monitoraggio previsti dal D.L. n.167/90 da essi commesse [...] ».
I suddetti elenchi sono stati spiegati dall’autorità richiedente italiana in otto
domande separate corredate da esempi. Nella misura in cui le predette otto
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domande di assistenza amministrativa sono – fatta eccezione per gli
esempi ivi indicati – identiche, l’AFC le ha trattate come una sola domanda
di assistenza amministrativa basata su otto elenchi/liste.
A.c Nel caso in esame, la domanda in oggetto fa riferimento alle posizioni
contenute nell’elenco sub 3.b.(4), e meglio:
« [...] i dati concernenti 3'410 posizioni finanziarie (rapporti finanziari esteri), con l’indicazione del rispettivo codice C.I.F. [ovvero il numero cliente] con intestazione un codice alfanumerico o altra denominazione non rappresentante ragione di società estere [...] ».
A.d Con scritto 25 giugno 2019, l’autorità richiedente italiana – a seguito di
vari scambi di corrispondenza intercorsi con l’AFC, che non occorre qui
evocare in dettaglio – ha poi circoscritto le sue otto domande di assistenza
amministrativa al periodo fiscale dal 23 febbraio 2015 al 31 dicembre 2017
(e non più dal 1° gennaio 2014, come inizialmente richiesto il 10 luglio
2017), chiedendo all’AFC le seguenti informazioni, sulla sola base
dell’art. 27 CDI CH-IT (e non più anche sulla base della MAC):
«[...]
a) per i conti bancari:
 i nomi, i cognomi, le date di nascita e gli indirizzi dell’ultimo domicilio conosciuto:
(i) del/della titolare / dei titolari del conto; (ii) dell’avente / degli aventi diritto economico; (iii) nel caso in cui un/una titolare del conto oppure un avente diritto
economico fossero deceduti, le informazioni sono richieste per tutti i successori legali o le persone alle quali sono stati versati i valori patrimoniali, se conosciuti;
 il tipo di relazione bancaria;
 la data della chiusura del conto;
 la situazione patrimoniale al 23 febbraio 2015, 31 dicembre 2015, 31 dicembre 2016 e 31 dicembre 2017;
b) per le polizze assicurative:
 i nomi, i cognomi, le date di nascita e gli indirizzi dell’ultimo domicilio conosciuto:
(i) del/della titolare / dei titolari del conto (compagnia di assicurazioni);
(ii) dell’assicurato (« policy holder »); (iii) dei beneficiari residenti in Italia durante il periodo interessato e
i quali hanno ricevuto dei versamenti;
 il tipo di relazione bancaria;
 la data di chiusura del conto;
 la situazione patrimoniale al 23 febbraio 2015, 31 dicembre 2015, 31 dicembre 2016 e 31 dicembre 2017 [...] ».
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B.
B.a Con decreto di edizione del 23 settembre 2019, l’AFC ha esortato la
banca B._ a trasmettere tutte le informazioni richieste. La banca è
stata inoltre invitata ad informare le persone interessate e legittimate a
ricorrere in merito al procedimento di assistenza amministrativa e alle parti
essenziali del contenuto della domanda.
B.b Tra il 31 gennaio 2020 e il 4 febbraio 2020, la banca B._ ha
dato seguito alla richiesta di trasmissione delle informazioni dell’AFC e ha
provveduto ad informare le persone interessate e legittimate a ricorrere.
C.
C.a Con pubblicazione nel Foglio federale del 24 marzo 2020 (FF 2020
2210), l’AFC ha anch’essa informato le persone interessate e legittimate a
ricorrere della procedura di assistenza amministrativa pendente e delle
parti essenziali del contenuto della domanda di assistenza amministrativa.
Le persone interessate e legittimate a ricorrere sono state invitate a
indicare all’AFC entro 20 giorni il loro indirizzo attuale in Svizzera o in Italia,
o a designare un rappresentante autorizzato a ricevere notificazioni in
Svizzera o in Italia. Sempre nella citata pubblicazione, l’AFC ha altresì
indicato alle persone interessate la possibilità di optare per la procedura
semplificata, comunicando loro che, in caso di mancata adesione a tale
procedura, la stessa avrebbe emesso una decisione finale per ogni singola
persona interessata, rispettivamente legittimata a ricorrere.
C.b Con scritto 6 aprile 2020 e successivamente con scritto 18 settembre
2020, il signor A._ – per il tramite del suo patrocinatore e dopo aver
avuto accesso agli atti dell’incarto nel mese di settembre 2020 – si è
opposto alla trasmissione delle informazioni all’autorità richiedente italiana.
C.c Con decisione finale del 17 novembre 2020, l’AFC ha accolto la do-
manda di assistenza amministrativa italiana del 10 luglio 2017 per quanto
concerne il signor A._, in rapporto ad un conto bancario (incarto
parallelo A-6474/2020).
C.d Con decisione finale del 9 dicembre 2020, l’AFC ha poi accolto
nuovamente la predetta domanda di assistenza amministrativa italiana del
10 luglio 2017, sempre per quanto concerne il signor A._, ma in
rapporto ad un altro conto bancario (presente incarto A-6473/2020).
C.e Avverso le due predette decisioni finali, il signor A._ (di seguito:
ricorrente) – per il tramite del suo patrocinatore – ha inoltrato un unico
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ricorso 22 dicembre 2020 dinanzi al Tribunale amministrativo federale.
Protestando tasse, spese e ripetibili, il ricorrente postula in via cautelare
l’assunzione di vari provvedimenti cautelari e in via principale l’accogli-
mento del suo ricorso nonché il conseguente annullamento delle due
predette decisioni finali.
C.f Con sentenza d’inammissibilità del 10 febbraio 2021, il Tribunale am-
ministrativo federale ha dichiarato come inammissibile il suddetto ricorso
limitatamente per quanto concerne la decisione finale del 17 novembre
2020 dell’AFC (di seguito: autorità inferiore), oggetto dell’incarto parallelo
A-6474/2020.
Con decisione incidentale del 10 febbraio 2021, il Tribunale amministrativo
federale – nella misura in cui il suddetto ricorso risulta invece ammissibile
per quanto concerne la decisione finale del 9 dicembre 2020 dell’autorità
inferiore – ha invece invitato l’autorità inferiore ha pronunciarsi sui richiesti
provvedimenti cautelari, oggetto del presente incarto A-6473/2020.
C.g Con risposta 10 marzo 2021, l’autorità inferiore ha postulato la
reiezione del ricorso e dei richiesti provvedimenti cautelari (salvo la conces-
sione dell’effetto sospensivo al ricorso ex lege), rinviando per il resto alla
propria decisione finale del 9 dicembre 2020.
C.h Con decisione incidentale del 23 marzo 2021, il Tribunale amministrati-
vo federale ha respinto la richiesta di provvedimenti di provvedimenti
cautelari del ricorrente, eccetto per quanto concerne l’effetto sospensivo
del ricorso sussistente ex lege.
D.
Ulteriori fatti e argomentazioni verranno ripresi, per quanto necessario, nei
considerandi in diritto del presente giudizio.

Diritto:
1.
1.1 Giusta l’art. 31 LTAF, il Tribunale amministrativo federale giudica i
ricorsi contro le decisioni ai sensi dell’art. 5 PA. In particolare, le decisioni
pronunciate dall’AFC nell’ambito dell’assistenza amministrativa internazio-
nale in materia fiscale ai sensi delle convenzioni di doppia imposizione – in
casu la CDI CH-IT – possono essere impugnate dinanzi al Tribunale
amministrativo federale (cfr. art. 33 lett. d LTAF; art. 5 cpv. 1 della legge
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federale del 28 settembre 2012 sull’assistenza amministrativa internazio-
nale in materia fiscale [LAAF, RS 651.1] e art. 17 cpv. 3 LAAF).
Per quanto concerne il diritto interno, l’assistenza amministrativa interna-
zionale in materia fiscale è retta dalla LAAF, in vigore dal 1° febbraio 2013
(RU 2013 231). Sono fatte salve le disposizioni derogatorie della conven-
zione applicabile nel singolo caso (cfr. art. 1 cpv. 2 LAAF), in concreto della
CDI CH-IT. Presentata il 10 luglio 2017, la domanda di assistenza litigiosa
rientra nel campo di applicazione di detta legge (cfr. art. 24 LAAF a
contrario). Per il rimanente, la procedura di ricorso è retta dalle disposizioni
generali della procedura federale, su riserva di disposizioni specifiche della
LAAF (cfr. art. 19 cpv. 5 LAAF; art. 37 LTAF).
1.2 Circa la natura della domanda di assistenza amministrativa italiana del
10 luglio 2017 (cfr. atto n. 1 dell’incarto prodotto dall’autorità inferiore su
chiavetta USB [di seguito: inc. AFC]), il Tribunale precisa già sin d’ora che
la stessa è invero composta da otto domande separate di assistenza am-
ministrativa, di identico contenuto (eccetto per quanto concerne gli esempi
ivi indicati), fondate su otto liste di numeri di conto bancario e/o di polizze
assicurative, che l’autorità inferiore ha trattato come una sola domanda di
assistenza amministrativa basata su otto liste (cfr. decisione impugnata,
pag. 4). Tale modo di procedere è di per sé adeguato, dal momento
ch’effettivamente la fattispecie alla base delle otto domande è la mede-
sima, sicché può di principio essere seguito pure dal Tribunale. Cionon-
dimeno, nella misura in cui le otto liste alla loro base differiscono per
contenuto, l’ammissibilità della domanda andrà esaminata di volta in volta
tenuto conto della lista determinante nello specifico. Per quanto concerne
la presente procedura, la domanda è fondata sulla lista/sull’elenco
sub 3.b.(4) di 3'410 posizioni finanziarie (rapporti finanziari esteri).
Ora, la domanda in oggetto, che di fatto identifica le persone interessate
mediante un numero di conto bancario e/o di polizza assicurativa, è
chiaramente una « domanda collettiva » (o « domanda su lista ») ai sensi
della giurisprudenza del Tribunale federale, fondata sull’art. 27 CDI CH-IT
in combinato disposto con la lett. ebis del Protocollo aggiuntivo (cfr. DTF
146 II 150 considd. 4.4-4.5; consid. 4.3.2 del presente giudizio, circa la
distinzione tra domanda collettiva e raggruppata).
1.3 Il ricorso è stato interposto nel rispetto delle esigenze di contenuto e di
forma previste dalla legge (cfr. art. 50 cpv. 1 PA e art. 52 PA). Pacifica è la
legittimazione ricorsuale del ricorrente (cfr. art. 48 PA; art. 19 cpv. 2 LAAF).
Il ricorso è ricevibile in ordine e va pertanto esaminato nel merito.
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1.4 Il ricorso ha effetto sospensivo ex lege (cfr. art. 19 cpv. 3 LAAF).
L’eventuale trasmissione di informazioni da parte dell’autorità inferiore non
può intervenire che alla crescita in giudicato della decisione di rigetto del
ricorso (cfr. [tra le tante] sentenza del TAF A-5662/2020 del 10 maggio
2021 consid. 1.3 con rinvii).
2.
2.1 Con ricorso al Tribunale amministrativo federale possono essere
invocati la violazione del diritto federale, compreso l’eccesso o l’abuso del
potere di apprezzamento (cfr. art. 49 lett. a PA), l’accertamento inesatto o
incompleto di fatti giuridicamente rilevanti (cfr. art. 49 lett. b PA) nonché
l’inadeguatezza (cfr. art. 49 lett. c PA; cfr. MOSER/BEUSCH/KNEUBÜHLER,
Prozessieren vor dem Bundesverwaltungsgericht, 2a ed. 2013, n. 2.149).
2.2 Il Tribunale amministrativo federale non è vincolato né dai motivi addotti
(cfr. art. 62 cpv. 4 PA), né dalle considerazioni giuridiche della decisione
impugnata, né dalle argomentazioni delle parti (cfr. DTF 142 V 551 con-
sid. 5; 141 V 234 consid. 1; DTAF 2007/41 consid. 2; MOOR/POLTIER, Droit
administratif, vol. II, 3a ed. 2011, no. 2.2.6.5, pag. 300). I principi della
massima inquisitoria e dell’applicazione d’ufficio del diritto sono tuttavia
limitati: l’autorità competente procede difatti spontaneamente a constata-
zioni complementari o esamina altri punti di diritto solo se dalle censure
sollevate o dagli atti risultino indizi in tal senso (cfr. DTF 141 V 234 con-
sid. 1 con rinvii; 122 V 157 consid. 1a; 121 V 204 consid. 6c; DTAF 2007/27
consid. 3.3). Secondo il principio di articolazione delle censure (« Rüge-
prinzip ») l’autorità di ricorso non è tenuta a esaminare le censure che non
appaiono evidenti o non possono dedursi facilmente dalla constatazione e
presentazione dei fatti, non essendo a sufficienza sostanziate (cfr. DTF 141
V 234 consid. 1; MOSER/BEUSCH/KNEUBÜHLER, op. cit., n. 1.55). Il principio
inquisitorio non è quindi assoluto, atteso che la sua portata è limitata dal
dovere delle parti di collaborare all’istruzione della causa (cfr. DTF 143 II
425 consid. 5.1; 140 I 285 consid. 6.3.1; 128 II 139 consid. 2b). Il dovere
processuale di collaborazione concernente in particolare il ricorrente che
interpone un ricorso al Tribunale nel proprio interesse, comprende, in
particolare, l’obbligo di portare le prove necessarie, d’informare il giudice
sulla fattispecie e di motivare la propria richiesta, ritenuto che in caso
contrario arrischierebbe di dover sopportare le conseguenze della carenza
di prove (cfr. art. 52 PA; cfr. DTF 140 I 285 consid. 6.3.1; 119 III 70 con-
sid. 1; MOOR/POLTIER, op. cit., no. 2.2.6.3, pag. 293 e segg.).
3.
Il ricorrente censura innanzitutto una grave violazione del suo diritto di
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essere sentito in correlazione con la motivazione della decisione impugna-
ta, dal momento che l’autorità inferiore non avrebbe considerato, neppure
marginalmente, gli argomenti e le censure da lui sollevate con scritto
18 settembre 2020 (cfr. ricorso 22 dicembre 2020, punti n. 18-19).
Tale censura di natura formale va qui esaminata prioritariamente dal
Tribunale, considerato come la violazione del diritto di essere sentito può,
di principio, comportare l’annullamento della decisione impugnata, indipen-
dentemente dalle possibilità di successo del ricorso nel merito (cfr. DTF
142 II 218 consid. 2.8.1; 135 I 187 consid. 2.2; DTAF 2009/36 consid. 7).
3.1
3.1.1 Il diritto di essere sentito, sancito a livello costituzionale dall’art. 29
cpv. 2 Cost. e a livello procedurale dall’art. 34 PA, implica in particolare il
dovere per l’autorità di motivare in maniera chiara la sua decisione, ovvero
in modo che il destinatario possa comprendere le ragioni della medesima
e, se del caso, impugnarla in piena coscienza di causa e che l’autorità di
ricorso possa esercitare il suo controllo (cfr. DTF 142 II 49 consid. 9.2; 134
I 83 consid. 4.1; 133 III 439 consid. 3.3). È quindi sufficiente che l’autorità
si esprima sulle circostanze significative atte ad influire in un modo o
nell’altro sul giudizio di merito. L’autorità non è tuttavia tenuta a prendere
posizione su tutti i fatti, le censure e i mezzi di prova invocati dal ricorrente,
ma può limitarsi ad esporre le sole circostanze rilevanti per la decisione
(cfr. DTF 143 III 65 consid. 5.2; 142 IV 249 consid. 1.3.1; [tra le tante] sen-
tenza del TAF A-5662/2020 del 10 maggio 2021 consid. 1.5.2.1).
3.1.2 Il diritto di far amministrare le prove costituisce anch’esso un aspetto
del diritto di essere sentito. Esso presuppone che il fatto da provare sia
rilevante, che il mezzo probatorio proposto sia necessario per constatarlo
e che la domanda sia formulata nelle forme e nei termini prescritti.
Conformemente all’art. 33 cpv. 1 PA, l’autorità ammette dunque i mezzi di
prova offerti dalla parte se risultano idonei a chiarire i fatti. Questa garanzia
costituzionale permette all’autorità di porre un termine all’istruzione, allor-
quando le prove assunte le abbiano permesso di formarsi una propria con-
vinzione e che essa, procedendo in modo non arbitrario ad un apprezza-
mento anticipato delle prove proposte, è convinta che le stesse non
potrebbero condurla a modificare la sua opinione. L’autorità può dunque
rinunciare all’amministrazione di certe prove proposte senza violare il diritto
di essere sentito delle parti (cfr. DTF 144 II 427 consid. 3.1.3; 141 I 60
consid. 3.3; [tra le tante] sentenze del TAF A-2845/2020 del 19 luglio 2021
consid. 2.3 con rinvii; A-5662/2020 del 10 maggio 2021 consid. 1.5.2.2).
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3.1.3 Nell’ambito dell’assistenza amministrativa internazionale in materia
fiscale, l’informazione delle persone legittimate a ricorrere prevista dalla
LAAF (cfr. art. 14 LAAF) nonché il diritto di partecipazione ed esame degli
atti (cfr. art. 15 LAAF) concretizzano il diritto di essere sentito (cfr. sentenza
del TAF A-5662/2020 del 10 maggio 2021 consid. 1.5.2.3).
3.1.4 A titolo eccezionale, la violazione del diritto di essere sentito può
essere sanata nella procedura di ricorso, se i motivi determinanti sono stati
addotti in risposta dall’autorità, se il ricorrente ha potuto commentarli in un
successivo memoriale e, soprattutto, se il potere d’esame della giurisdi-
zione competente non è più ristretto di quello dell’istanza inferiore (cfr. DTF
142 II 218 consid. 2.8.1; 135 I 187 consid. 2.2). Tale riparazione deve tutta-
via rimanere l’eccezione ed è ammissibile, di principio, solo nel caso di una
violazione non particolarmente grave dei diritti procedurali della parte lesa.
Ciò sancito, una tale riparazione può altresì giustificarsi, anche in presenza
di una violazione grave, qualora l’annullamento della decisione impugnata
e il rinvio della causa all’autorità inferiore costituiscano una mera formalità
e conducano ad un inutile prolungamento della procedura incompatibile
con l’interesse delle parti ad una risoluzione celere della vertenza (cfr. DTF
142 II 218 consid. 2.8.1; 138 I 97 consid. 4.1.6.1; [tra le tante] sentenza del
TAF A-5662/2020 del 10 maggio 2021 consid. 1.5.3).
3.2 In concreto, circa la censura della violazione del diritto di essere sentito
in rapporto alla motivazione generica/standardizzata delle decisioni finali
dell’autorità inferiore nell’ambito dell’assistenza amministrativa in materia
fiscale, il Tribunale rileva che lo stesso ha già avuto modo di pronunciarsi
al riguardo in correlazione con una domanda collettiva di assistenza ammi-
nistrativa francese nell’ambito della sentenza di principio A-5662/2020 del
10 maggio 2021 (consid. 1.5.4), giungendo alla conclusione che la stessa
è conforme alle esigenze di motivazione poste dal diritto di essere sentito
e appare giustificata nel contesto di un’amministrazione che emana deci-
sioni di massa, come nel caso delle procedure di assistenza amministrati-
va. Nella misura in cui detta sentenza è cresciuta in giudicato – il Tribunale
federale non essendo entrato nel merito al riguardo (cfr. sentenza del TF
2C_435/2021 del 2 giugno 2021) – il Tribunale non ha qui motivo di disco-
starsene, sicché va applicata anche ai presenti casi concernenti la doman-
da collettiva di assistenza amministrativa italiana.
Per quanto qui necessario, il Tribunale osserva – analogamente a quanto
ritenuto nell’ambito della causa A-5662/2020 – che se è vero che nella
decisione impugnata l’autorità inferiore espone in maniera standardizzata,
senza riferimento esplicito alla presa di posizione della ricorrente, i motivi
A-6473/2020
Pagina 12
per i quali essa ritiene che le informazioni vadano trasmesse all’autorità
richiedente italiana, rispettivamente in motivi per cui la domanda di assi-
stenza amministrativa italiana vada accolta, vero è anche che tale motiva-
zione standardizzata non pregiudica tuttavia il suo diritto di essere sentita.
Nonostante l’uso di paragrafi standardizzati – il cui uso appare giustificato
nel contesto di un’amministrazione che emana decisioni di massa – gli
argomenti giuridici esposti dall’autorità inferiore nella decisione impugnata
risultano chiari e permettono di comprendere le ragioni per cui le censure
sollevate dal ricorrente con scritto 18 dicembre 2020 non sono state da lei
considerare come decisive. Nella fattispecie, tale è segnatamente il caso
per gli argomenti che rispondono alle censure della violazione del principio
della buona fede (cfr. decisione impugnata, consid. 6) e del principio della
sussidiarietà (cfr. decisione impugnata, consid. 7). In particolare, circa le
censure relative all’asserito domicilio in uno Stato terzo e alla pertinenza
del codice domicilio italiano « 111 », l’autorità inferiore si è espressa al con-
sid. 4.6 della decisione impugnata.
In altri termini, da un esame della decisione impugnata, risulta che la stessa
è sufficientemente motivata affinché il ricorrente possa comprenderne la
portata e contestarla con cognizione di causa, così come richiesto dal dirit-
to di essere sentito (cfr. consid. 3.1.1 del presente giudizio), ciò che
peraltro esso ha fatto. Con ricorso 22 dicembre 2020, il ricorrente ha potuto
infatti contestare pienamente in questa sede detta decisione, indicando i
motivi per cui ritiene la domanda di assistenza amministrativa italiana come
inammissibile, rispettivamente perché i suoi dati non dovrebbero essere
trasmessi all’autorità richiedente italiana.
Anche ad avere ancora dubbi al riguardo, ogni eventuale violazione del suo
diritto di essere sentito in rapporto alla motivazione standardizzata della
decisione impugnata – ciò che, come visto, non è tuttavia qui il caso – va
comunque considerata come sanata in questa sede (cfr. consid. 3.1.4 del
presente giudizio), dal momento che la ricorrente ha potuto esporre nuova-
mente le sue censure e che il Tribunale entrerà nel loro merito, per quanto
necessario, nel contesto del presente giudizio.
Visto quanto precede, detta censura va pertanto respinta.
4.
Nel caso in disamina, oggetto del litigio è la decisione finale del 9 dicembre
2020 dell’autorità inferiore, con cui quest’ultima ha accolto la domanda
collettiva del 10 luglio 2017 di assistenza amministrativa in materia fiscale
inoltrata dall’autorità richiedente italiana, sulla base dell’art. 27 CDI CH-IT,
A-6473/2020
Pagina 13
per quanto concerne il qui ricorrente. In tale contesto, per il Tribunale si
tratta essenzialmente di esaminare l’ammissibilità della predetta domanda,
sia dal punto di vista formale che da quello materiale, alla luce delle pun-
tuali censure sollevate dal ricorrente.
A tal fine, di seguito, il Tribunale richiamerà preliminarmente i principi appli-
cabili alla presente fattispecie (cfr. consid. 4.1 segg. del presente giudizio).
4.1
4.1.1 L’assistenza amministrativa con l’Italia è retta dall’art. 27 CDI CH-IT.
Tale disposizione, insieme a quelle del Protocollo aggiuntivo, si fonda, sul
piano formale e materiale, sul Modello di convenzione dell’Organizzazione
per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE; di seguito: MC
OCSE) e sulla politica svizzera in materia di convenzioni in questo ambito
(cfr. Messaggio del 12 agosto 2015 concernente l’approvazione di un
Protocollo che modifica la Convenzione tra la Svizzera e l’Italia per evitare
le doppie imposizioni, FF 2015 5631, 5635 e 5637 [di seguito: Messaggio
CDI CH-IT]). Per analogia alla giurisprudenza del Tribunale federale resa
in merito alla Convenzione del 26 febbraio 2010 tra la Confederazione
Svizzera e il Regno dei Paesi Bassi per evitare la doppia imposizione in
materia di imposte sul reddito (RS 0.672.963.61; di seguito: CDI CH-NL;
cfr. DTF 143 II 136 consid. 5.3.2 [concernente la CDI CH-NL]), anche la
CDI CH-IT e il Protocollo aggiuntivo che ne fa parte integrante devono
essere qui considerati come un’unità interpretativa. Da ciò deriva che sia
la CDI CH-IT che il Protocollo aggiuntivo sono qui vincolanti ex art. 190
Cost. Nella loro versione in vigore dal 13 luglio 2016, modificata dagli artt. I
e II del Protocollo di modifica del 23 febbraio 2015, l’art. 27 CDI CH-IT e le
disposizioni del Protocollo aggiuntivo trovano applicazione per quelle
domande di informazioni presentate al 13 luglio 2016 o dopo tale data, che
si riferiscono a fatti e, o, circostanze esistenti o realizzate il 23 febbraio
2015 o dopo questa data (cfr. art. III par. 2 del Protocollo di modifica del
23 febbraio 2015; RU 2016 2769, 2771; Messaggio CDI CH-IT, FF 2015
5631, 5637; [tra le tante] sentenze del TAF A-1732/2021 e A-1733/2021 del
23 marzo 2022 consid. 4.1.1; A-1730/2021 del 7 marzo 2022 consid. 4.1.1;
A-1296/2020 del 21 dicembre 2020 consid. 3.3.1).
Tale è segnatamente il caso della domanda di assistenza amministrativa in
oggetto, presentata il 10 luglio 2017 dall’autorità richiedente italiana e
riguardante il periodo fiscale dal 23 febbraio 2015 al 31 dicembre 2017.
4.1.2 Le disposizioni dell’art. 27 CDI CH-IT sono precisate alla lett. ebis del
Protocollo aggiuntivo. Detta norma disciplina in particolare le esigenze
A-6473/2020
Pagina 14
formali a cui deve sottostare la domanda di informazioni (cfr. Messaggio
CDI CH-IT, FF 2015 5631, 5636), prevedendo al n. 2 che le autorità fiscali
dello Stato richiedente forniscono le seguenti informazioni alle autorità
fiscali dello Stato richiesto quando presentato una richiesta di informazioni
secondo l’art. 27 CDI CH-IT:
(i) l’identità della persona oggetto del controllo o dell’inchiesta;
(ii) il periodo di tempo oggetto della domanda;
(iii) la descrizione delle informazioni richieste, nonché indicazioni
sulla forma nella quale lo Stato richiedente desidera ricevere tali
informazioni dallo Stato richiesto;
(iv) lo scopo fiscale per cui le informazioni sono richieste;
(v) se sono noti, il nome e l’indirizzo del detentore presunto delle
informazioni richieste.
Il Protocollo aggiuntivo precisa inoltre che queste esigenze (lett. i-v) non
devono essere interpretate in modo da ostacolare uno scambio effettivo di
informazioni (cfr. lett. ebis n. 3 del Protocollo aggiuntivo; Messaggio CDI
CH-IT, FF 2015 5631, 5636). In merito alla lista d’indicazioni circa il
contenuto di una domanda di assistenza che lo Stato richiedente è tenuto
a fornire nel contesto delle CDI (cfr. art. 6 cpv. 2 LAAF applicabile a titolo
sussidiario), la giurisprudenza del Tribunale federale considera che detta
lista è concepita in modo tale che se lo Stato richiedente vi si conforma
scrupolosamente, lo stesso è di principio reputato fornire le informazioni
sufficienti a dimostrare la « rilevanza verosimile » della sua domanda
(cfr. DTF 144 II 206 consid. 4.3; 142 II 161 consid. 2.1.4; [tra le tante] sen-
tenze del TAF A-1732/2021 e A-1733/2021 del 23 marzo 2022 con-
sid. 4.1.2; A-1730/2021 del 7 marzo 2022 consid. 4.1.2; A-2980/2019 del
20 maggio 2020 consid. 3.2).
4.2 Giusta l’art. 27 par. 1 CDI CH-IT, le autorità competenti degli Stati
contraenti si scambiano le informazioni verosimilmente rilevanti per appli-
care le disposizioni della presente Convenzione oppure per l’amministra-
zione o l’applicazione del diritto interno relativo alle imposte di qualsiasi
natura o denominazione riscosse per conto degli Stati contraenti, delle loro
suddivisioni politiche o enti locali nella misura in cui l’imposizione prevista
non sia contraria alla Convenzione. Il requisito della rilevanza verosimile –
ovvero, la condizione « verosimilmente rilevante » (cfr. lett. ebis n. 3 del
Protocollo aggiuntivo) – è dunque la chiave di volta del sistema di scambio
d’informazioni (cfr. DTF 144 II 206 consid. 4.1 con rinvii; [tra le tante] sen-
tenze del TAF A-1732/2021 e A-1733/2021 del 23 marzo 2022 consid. 4.2;
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Pagina 15
A-1730/2021 del 7 marzo 2022 consid. 4.2; A-5662/2020 del 10 maggio
2021 consid. 2.3; A-1296/2020 del 21 dicembre 2020 consid. 4.2.1.1).
L’apprezzamento del requisito della rilevanza verosimile delle informazioni
richieste è in primo luogo di competenza dello Stato richiedente. Non spetta
pertanto allo Stato richiesto rifiutare una domanda di assistenza o la
trasmissione d’informazioni, solo perché da lui considerate prive di
pertinenza per l’inchiesta o il controllo sottostante (cfr. art. 27 par. 4 CDI
CH-IT; DTF 144 II 206 consid. 4.3 con rinvii; 142 II 161 considd. 2.1.1, 2.1.4
e 2.4 [che evoca in particolare una « ripartizione dei ruoli » tra Stato
richiedente e Stato richiesto]). La condizione « verosimilmente rilevante »
può essere soddisfatta sia in casi relativi ad un singolo contribuente
(identificato con il nome oppure altrimenti) sia in casi relativi ad una pluralità
di contribuenti (identificati con il nome oppure altrimenti; cfr. lett. ebis n. 3
del Protocollo aggiuntivo). Il ruolo dello Stato richiesto si limita ad un
controllo della plausibilità; egli deve limitarsi a verificare l’esistenza di un
rapporto tra la fattispecie illustrata e i documenti richiesti, tenendo presente
la presunzione della buona fede dello Stato richiedente (cfr. DTF 143 II 185
consid. 3.3.2; 142 II 161 considd. 2.1.1, 2.1.4 e 2.4; 141 II 436 con-
sid. 4.4.3; [tra le tante] sentenze del TAF A-1732/2021 e A-1733/2021 del
23 marzo 2022 consid. 4.2; A-1730/2021 del 7 marzo 2022 consid. 4.2;
A-1296/2020 del 21 dicembre 2020 consid. 4.2.1.2 con rinvii).
Il requisito della rilevanza verosimile è adempiuto allorquando, al momento
della formulazione della domanda, esiste una ragionevole probabilità che
le informazioni richieste abbiano un nesso con le circostanze illustrate e
quindi si rilevino pertinenti al fine dell’inchiesta o del controllo nello Stato
richiedente. Ne consegue quindi che di principio lo Stato richiesto non può
respingere una domanda di assistenza amministrativa poiché sarebbe
giunto ad una diversa conclusione (cfr. DTF 143 II 185 consid. 3.3.2; 142 II
161 considd. 2.1.1, 2.1.4 e 2.4; 141 II 436 consid. 4.4.3; [tra le tante] sen-
tenze del TAF A-1732/2021 e A-1733/2021 del 23 marzo 2022 consid. 4.2;
A-1730/2021 del 7 marzo 2022 consid. 4.2; A-1296/2020 del 21 dicembre
2020 consid. 4.2.1.3).
4.3
4.3.1 Il riferimento a informazioni « verosimilmente rilevanti » ha lo scopo
di garantire uno scambio di informazioni in ambito fiscale il più ampio
possibile, senza tuttavia consentire agli Stati contraenti di intraprendere
A-6473/2020
Pagina 16
una ricerca generalizzata e indiscriminata di informazioni (« fishing expe-
dition ») o di domandare informazioni la cui rilevanza in merito agli affari
fiscali di un determinato contribuente non è verosimile (cfr. lett. ebis n. 3 del
Protocollo aggiuntivo; art. 7 lett. a LAAF; DTF 146 II 150 consid. 6.1.2;
144 II 206 consid. 4.2; 143 II 136 consid. 6; sentenza del TF 2C_1162/2016
del 4 ottobre 2017 consid. 9.1; [tra le tante] sentenza del TAF A-5893/2017
dell’8 ottobre 2019 consid. 2.4 con rinvii). Il divieto delle « fishing expe-
ditions » corrisponde al principio della proporzionalità (cfr. art. 5 cpv. 2
Cost.), al quale deve conformarsi ogni domanda di assistenza ammini-
strativa (cfr. DTF 139 II 404 consid. 7.2.3). Ciò indicato, non è atteso dallo
Stato richiedente che ognuna delle sue richieste conduca necessariamente
a una ricerca fruttuosa corrispondente (cfr. [tra le tante] sentenze del TAF
A-1732/2021 e A-1733/2021 del 23 marzo 2022 consid. 4.3.1;
A-1730/2021 del 7 marzo 2022 consid. 4.3.1; A-5662/2020 del 10 maggio
2021 consid. 2.5.1; A-1296/2020 del 21 dicembre 2020 consid. 4.2.2.1).
4.3.2 Una domanda di informazioni non costituisce una « fishing expe-
dition » per il semplice fatto che essa non precisa il nome o l’indirizzo (o
entrambi) del contribuente oggetto di un controllo o di inchiesta fiscale.
L’identificazione del contribuente deve ciononostante essere possibile con
altre modalità, sulla base delle informazioni trasmesse dallo Stato richie-
dente (cfr. DTF 143 II 136 consid. 6.1.2; [tra le tante] sentenze del TAF
A-3060/2018 del 3 novembre 2020 consid. 4.2; A-6226/2017 del 21 marzo
2019 consid. 4.2.2 con rinvii; ANDREA OPEL, in: Zweifel/Beusch/Oesterhelt
[ed.], Kommentar zum schweizerischen Steuerrecht, Amtshilfe, 2020, § 10
n. 64). Ciò è il caso delle domande raggruppate (« Gruppenersuchen ») ai
sensi dell’art. 3 lett. c LAAF fondate sull’art. 27 CDI CH-IT che identificano
i contribuenti interessati mediante un modello di comportamento, la lett. ebis
n. 3 del Protocollo precisando infatti che la condizione « verosimilmente
rilevante » può essere soddisfatta anche nei casi relativi ad una pluralità di
contribuenti, identificati con il nome oppure altrimenti. Analogo discorso
vale altresì per le domande collettive (chiamate anche domande su lista;
« Listenersuchen ») che – a differenza delle domande raggruppate – non
identificano le persone interessate mediante un modello di comportamen-
to, bensì per nome o per mezzo di un elenco di numeri, come i numeri di
carta di credito o di conto corrente bancario. Le domande collettive vanno
considerare come un insieme di richieste individuali. Per motivi di econo-
mia procedurale, l’autorità richiedente riunisce queste richieste in una do-
manda congiunta, ma in linea di principio potrebbe anche presentarle indi-
vidualmente (cfr. DTF 146 II 150 consid. 4.4; 143 II 628 considd. 4.4 e 5.1;
[tra le tante] sentenza del TAF A-5662/2020 del 10 maggio 2021 con-
sid. 4.2 con rinvii). A differenza di un modello di comportamento definito,
A-6473/2020
Pagina 17
un numero di carta di credito o di conto rappresenta un elemento di
identificazione individuale, per cui in tali casi non si è confrontati con una
domanda raggruppata ai sensi dell’art. 3 lett. c LAAF (cfr. DTF 146 II 150
considd. 4.4 e 4.5 con rinvii; [tra le tante] sentenze del TAF A-1732/2021 e
A-1733/2021 del 23 marzo 2022 consid, 4.3.2; A-1730/2021 del 7 marzo
2022 consid. 4.3.2).
4.3.3 Secondo la giurisprudenza del Tribunale federale, le domande di
assistenza amministrativa che non identificano nominalmente le persone
interessate devono essere sottoposte a un esame più attento per escludere
la fishing expedition (cfr. DTF 146 II 150 consid. 6.1.3; 139 II 404 con-
sid. 7.2.3 seg.). A tal fine, il Tribunale federale ha elaborato i tre seguenti
criteri con riferimento al Commentario OCSE (cfr. OCSE, Model Tax Con-
vention on Income and on Capital: Condensed Version 2017 [di seguito:
Commentario OCSE]) sull’art. 26 MC OCSE (cfr. DTF 146 II 150 con-
sid. 6.1.3; 143 II 136 consid. 6.1.2; [tra le tante] sentenze del TAF
A-1732/2021 e A-1733/2021 del 23 marzo 2022 consid. 4.3.3;
A-1730/2021 del 7 marzo 2022 consid. 4.3.3; A-5662/2020 del 10 maggio
2021 consid. 2.5.2; A-1296/2020 del 21 dicembre 2020 consid. 4.2.2.3):
1) la domanda deve fornire una descrizione dettagliata del gruppo,
descrivendo i fatti e le circostanze specifiche che l’hanno portata alla
richiesta;
2) la domanda deve spiegare la legge (fiscale) applicabile e indicare
perché vi sono motivi per ritenere che i contribuenti del gruppo non
abbiano adempiuto ai loro obblighi, ovvero violato la legge fiscale;
3) la domanda deve dimostrare che le informazioni richieste possono
portare all’adempimento degli obblighi riconducibili dei contribuenti
fiscali appartenenti al gruppo.
Benché detti criteri siano stati sviluppati in primo luogo in riferimento alle
domande raggruppate ai sensi dell’art. 3 lett. c LAAF, il Tribunale federale
ha ritenuto in varie sentenze che gli stessi, per motivi di coerenza, vadano
altresì applicati al fine di distinguere le domande collettive ammissibili dalle
« fishing expeditions » vietate (cfr. DTF 146 II 150 consid. 6.2.2; 143 II 628
consid. 5.1; [tra le tante] sentenze del TAF A-1732/2021 e A-1733/2021 del
23 marzo 2022 consid. 4.3.3; A-1730/2021 del 7 marzo 2022 consid. 4.3.3;
A-5662/2020 del 10 maggio 2021 consid. 2.5.2).
Riguardo alla seconda condizione, ovvero la sussistenza di un sospetto di
comportamento contrario al diritto fiscale, il Tribunale federale ha sancito
che l’autorità richiedente deve presentare i fatti che indicano un possibile
comportamento illecito da parte delle persone appartenenti al gruppo o alla
A-6473/2020
Pagina 18
lista (cfr. DTF 146 II 150 consid. 6.2.2; 143 II 628 consid. 5.2). Ci devono
essere indicazioni concrete di una possibile violazione degli obblighi fiscali.
Non sono ammesse richieste presentate a scopo di imposizione senza che
vi siano sospetti (cfr. DTF 146 II 150 consid. 6.2.2; 143 II 136 con-
sid. 6.1.2). Per contro, lo Stato richiedente non deve dimostrare con una
probabilità prossima alla certezza che il comportamento viola il diritto
fiscale, essendo sufficienti dei sospetti concreti (cfr. DTF 146 II 150
consid. 6.2.2; 143 II 628 consid. 5.2; 142 II 161 consid. 2.1.1; 139 II 404
consid. 9.5; sentenza del TAF A-1296/2020 del 21 dicembre 2020
consid. 4.2.2.3 con rinvii). Se i sospetti presentati sono sufficienti deve
essere accertato sulla base di una valutazione globale. Laddove si tratti di
una lista potenziali contribuenti fiscali, individuati per il tramite di un numero
di conto, i sospetti non devono necessariamente riferirsi alle singole perso-
ne, bensì in generale alle persone appartenenti a questo gruppo (cfr. DTF
146 II 150 consid. 6.2.2; 143 II 628 consid. 5.4). A seconda delle circo-
stanze, il modo in cui lo Stato richiedente è venuto a conoscenza della lista
può costituire anche un indizio del fatto che i titolari del conto non hanno
adempiuto i loro obblighi fiscali (cfr. DTF 146 II 150 consid. 6.2.2; [tra le
tante] sentenze del TAF A-1732/2021 e A-1733/2021 del 23 marzo 2022
consid. 4.3.3; A-1730/2021 del 7 marzo 2022 consid. 4.3.3).
4.4
4.4.1 Il principio della buona fede (cfr. art. 26 della Convenzione di Vienna
del 23 maggio 1969 sul diritto dei trattati [RS 0.111; di seguito: CV]) trova
applicazione, quale principio d’interpretazione e d’esecuzione dei trattati,
nell’ambito dello scambio d’informazioni ai sensi delle Convenzioni di
doppia imposizione (cfr. DTF 146 II 150 consid. 7.1; 143 II 224 consid. 6.3;
143 II 202 consid. 8.3; [tra le tante] sentenze del TAF A-506/2018 del 15 no-
vembre 2019 consid. 3.1.4 con rinvii; A-2325/2017 del 14 novembre 2018
consid. 4.3.4 con rinvii), come la CDI CH-IT. La buona fede di uno Stato è
presunta nelle relazioni internazionali (principio dell’affidamento). Nel
contesto dell’assistenza amministrativa in materia fiscale, detta presun-
zione implica che lo Stato richiesto non può, di principio, mettere in dubbio
le allegazioni dello Stato richiedente, a meno che sussistano dei seri dubbi.
Detto in altri termini, le dichiarazioni dello Stato richiedente vanno conside-
rate corrette, fintanto che una contraddizione manifesta non risulta dalle
circostanze (cfr. DTF 146 II 150 consid. 7.1; 143 II 224 consid. 6.4; 143 II
202 considd. 8.7.1 e 8.7.4). Nel caso contrario, il principio dell’affidamento
non si oppone ad una domanda di chiarimento allo Stato richiesto; il rove-
sciamento della presunzione della buona fede di uno Stato dovendosi in
ogni caso fondare su fatti constatati e concreti (cfr. DTF 144 II 206 con-
sid. 4.4; 143 II 202 considd. 8.7.1 e 8.7.4; 142 II 161 consid. 2.1.3; [tra le
A-6473/2020
Pagina 19
tante] sentenza del TAF A-2325/2017 del 14 novembre 2018 consid. 4.3.4
con rinvii). In virtù del principio dell’affidamento, lo Stato richiesto è vinco-
lato alla fattispecie e alle dichiarazioni presentate nella domanda di assi-
stenza, nella misura in cui quest’ultime non possono essere immediata-
mente confutate (« sofort entkräftet ») in ragione di errori, lacune o contra-
dizioni manifeste (cfr. DTF 142 II 218 consid. 3.1; [tra le tante] sentenze del
TAF A-1732/2021 e A-1733/2021 del 23 marzo 2022 consid. 4.4.1;
A-1730/2021 del 7 marzo 2022 consid. 4.4.1; A-1296/2020 del 21 dicem-
bre 2020 consid. 4.2.3.1).
In tale contesto, non si può esigere dallo Stato richiedente che, oltre a
dover menzionare nella domanda la fattispecie rilevante, l’esposizione
fornita sia priva di lacune o totalmente priva di contraddizioni. Ciò non
sarebbe infatti compatibile con lo scopo dell’assistenza amministrativa,
poiché proprio con le informazioni ed i documenti richiesti allo Stato richie-
sto, lo Stato richiedente cerca di chiarire i punti rimasti all’oscuro (cfr. DTF
142 II 161 consid. 2.1.1; 139 II 404 consid. 7.2.2; [[tra le tante] sentenze
del TAF A-1732/2021 e A-1733/2021 del 23 marzo 2022 consid. 4.4.1;
A-1730/2021 del 7 marzo 2022 consid. 4.4.1; A-1296/2020 del 21 dicem-
bre 2020 consid. 4.2.3.1).
4.4.2 Ora, salvo nel caso in cui la presa in considerazione di un fatto notorio
lasci trasparire immediatamente che le indicazioni fornite dall’autorità
richiedente nella propria domanda di assistenza amministrativa sono
manifestamente erronee o che lo Stato richiesto sospetta l’esistenza di una
situazione descritta all’art. 7 LAAF, rispettivamente nel caso in cui vi sia un
palese abuso di diritto o emergano domande legittime circa la tutela dell’or-
dine pubblico svizzero o internazionale, le regole di procedura previste
dalla LAAF non impongono allo Stato richiesto né di procedere lui stesso a
delle verifiche né di rimettere in discussione il ben fondato delle informa-
zioni fornite dallo Stato richiedente (cfr. DTF 144 II 206 consid. 4.4; 142 II
218 consid. 3.3; 142 II 161 consid. 2.1.4; [tra le tante] sentenze del TAF
A-1732/2021 e A-1733/2021 del 23 marzo 2022 consid. 4.4.2;
A-1730/2021 del 7 marzo 2022 consid. 4.4.2; A-1296/2020 del 21 dicem-
bre 2020 consid. 4.2.3.2).
4.4.3 Non si entra nel merito di una domanda di assistenza amministrativa
se viola il principio della buona fede, « in particolare se si fonda su informa-
zioni ottenute mediante reati secondo il diritto svizzero » (cfr. art. 7 lett. c
LAAF). Secondo la giurisprudenza del Tribunale federale relativa alle do-
mande di assistenza fondate sui dati rubati, per reati vanno intesi dei reati
effettivamente punibili in Svizzera. Ciò presuppone, oltre all’adempimento
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Pagina 20
delle condizioni oggettive della norma penale svizzera di cui si presume la
violazione, la competenza ratione loci della Svizzera (cfr. DTF 143 II 202
consid. 8.5.6). L’art. 7 lett. c LAAF mira a concretizzare il principio della
buona fede nell’ambito dell’assistenza amministrativa in correlazione con
le domande fondate su delle informazioni ottenute mediante reati puniti in
Svizzera (cfr. XAVIER OBERSON, La mise en oeuvre par la Suisse de l’art. 26
MC OCDE, in: IFF Forum für Steuerrecht 2012, pag. 17). Nell’ambito
dell’assistenza amministrativa in materia fiscale, la Svizzera può aspettarsi
che lo Stato richiedente si comporti in modo corretto nei suoi confronti, in
particolare in relazione a situazioni che possono rientrare nell’art. 7 lett. c
LAAF, e che rispetti gli impegni assunti in merito alle modalità di applica-
zione della CDI interessata. Se questo sia il caso o meno è una questione
che deve essere decisa in ogni singolo caso. Fatto salvo il caso in cui lo
Stato richiedente acquista dati rubati in Svizzera allo scopo di presentare
una domanda di assistenza amministrativa, il principio della buona fede tra
gli Stati non è violato per il solo fatto che la domanda di assistenza si basa
su dati di origine illecita. Inoltre, il rifiuto di uno Stato di confermare l’origine
lecita dei dati che hanno portato alla domanda non è di principio sufficiente
a qualificare l’approccio come contrario alla buona fede (cfr. sentenza TF
2C_648/2017 del 17 luglio 2018 consid. 3.4). Peraltro, una domanda viola
la fiducia legittima che la Svizzera può riporre nell’impegno preso dallo
Stato richiedente, se quest’ultimo fornisce la garanzia (« Zusicherung »)
che nessuno dei dati rubati a una banca sul territorio svizzero sarà utiliz-
zato nel contesto di una domanda di assistenza amministrativa e presenta
comunque una tale domanda, in relazione causale diretta o indiretta con i
dati rubati. In tal caso, se si è in presenza di dati provenienti da reati effetti-
vamente punibili secondo il diritto svizzero (ai sensi della giurisprudenza;
cfr. DTF 143 II 202 consid. 8.5.6), l’art. 7 lett. c LAAF trova applicazione e
la Svizzera deve rifiutare l’assistenza (cfr. [tra le tante] sentenze del TAF A-
1732/2021 e A-1733/2021 del 23 marzo 2022 consid. 4.4.3;
A-1730/2021 del 7 marzo 2022 consid. 4.4.3; A-5662/2020 del 10 maggio
2021 consid. 2.4.3; A-1296/2020 del 21 dicembre 2020 consid. 4.2.4).
4.5 Il principio della specialità esige che lo Stato richiedente utilizzi le infor-
mazioni ricevute dallo Stato richiesto unicamente nei confronti delle perso-
ne e dei comportamenti per i quali esso ha richiesto ed ottenuto dette infor-
mazioni (cfr. art. 27 par. 2 CDI CH-IT). La giurisprudenza ha ricordato il
carattere personale del suddetto principio, nel senso che lo Stato richie-
dente non può utilizzare nei confronti di terzi le informazioni che ha ricevuto
tramite l’assistenza amministrativa, a meno che questa possibilità risulti
dalle leggi di entrambi gli Stati e l’autorità competente dello Stato che forni-
sce le informazioni autorizzi tale utilizzo (cfr. DTF 147 II 13 consid. 3.4; 146
A-6473/2020
Pagina 21
I 172 consid. 7.1.3). Sulla base del principio dell’affidamento, la Svizzera
può ritenere che lo Stato richiedente, con il quale è legato da un accordo
di assistenza amministrativa, rispetterà il principio della specialità (cfr. [tra
le tante] sentenze del TAF A-1732/2021 e A-1733/2021 del 23 marzo 2022
consid. 4.5; A-1730/2021 del 7 marzo 2022 consid. 4.5; A-5662/2020 del
10 maggio 2021 consid. 2.6).
4.6
4.6.1 La domanda di assistenza soggiace altresì al rispetto del principio
della sussidiarietà, secondo cui lo Stato richiedente deve sfruttare tutte le
fonti d’informazioni abituali previste dalla sua procedura fiscale interna pri-
ma di richiedere le informazioni (cfr. lett. ebis n. 1 del Protocollo aggiuntivo).
In assenza di elementi concreti, rispettivamente di seri dubbi al riguardo,
non vi è alcuna ragione per rimettere in discussione l’adempimento del
principio della sussidiarietà, allorquando uno Stato presenta una domanda
di assistenza amministrativa, in ogni caso quando lo stesso dichiara di aver
sfruttato tutte le fonti d’informazione abituali previste dalla sua procedura
fiscale interna prima di richiedere informazioni o di aver agito conforme-
mente alla Convenzione (cfr. DTF 144 II 206 consid. 3.3.2; sentenze del
TF 2C_514/2019 del 17 agosto 2020 considd. 4.4-4.5; 2C_904/2015
dell’8 dicembre 2016 consid. 7.2; [tra le tante] sentenze del TAF
A-1732/2021 e A-1733/2021 del 23 marzo 2022 consid. 4.6.1;
A-1730/2021 del 7 marzo 2022 consid. 4.6.1; A-1296/2020 del 21 dicem-
bre 2020 consid. 4.2.5).
4.6.2 Il principio della sussidiarietà non implica per lo Stato richiedente
d’esaurire l’integralità delle fonti di informazione, bensì quelle abituali. Una
fonte d’informazione non può più essere considerata come « abituale » se
comporta uno sforzo sproporzionato per lo Stato richiedente – rispetto a
una domanda di assistenza amministrativa – o se le probabilità di successo
sono considerate molto basse (cfr. [tra le tante] sentenza del TAF
A-5662/2020 del 10 maggio 2021 consid. 2.7.2). Il principio della sussidia-
rietà risulta – di principio – violato, se lo Stato richiedente ha già emanato
una decisione sui punti per i quali richiede l’assistenza e non fornisce
alcuna spiegazione comprovante ch’esso intende riconsiderare tale deci-
sione. Ciò sancito, non è escluso che uno Stato richiedente possa neces-
sitare di informazioni in merito ad una procedura già conclusa, ad esempio
se ha motivo di pensare che la decisione possa essere oggetto di revisione.
In tal caso, la Svizzera è tuttavia in diritto d’aspettarsi una spiegazione al
riguardo, affinché sia possibile comprendere ciò che motiva la domanda di
assistenza. Il criterio decisivo per la concessione dell’assistenza ammini-
strativa rimane la rilevanza verosimile delle informazioni richieste (cfr. al
A-6473/2020
Pagina 22
riguardo, consid. 4.2 del presente giudizio; cfr. [tra le tante] sentenze del
TAF A-1732/2021 e A-1733/2021 del 23 marzo 2022 consid. 4.6.2;
A-1730/2021 del 7 marzo 2022 consid. 4.6.2; TAF A-5662/2020 del
10 maggio 2021 consid. 2.7.2 con rinvii).
4.7 Devono essere rispettate pure le norme procedurali applicabili nello
Stato richiedente e nello Stato richiesto. L’AFC dispone tuttavia dei poteri
procedurali necessari per imporre alle banche di fornire tutti i documenti
richiesti che soddisfano la condizione (cfr. consid. 4.2 del presente giudi-
zio) della rilevanza verosimile (cfr. DTF 142 II 161 consid. 4.5.2; [tra le
tante] sentenze del TAF A-1732/2021 e A-1733/2021 del 23 marzo 2022
consid. 4.7; A-1730/2021 del 7 marzo 2022 consid. 4.7; A-5662/2020 del
10 maggio 2021 consid. 2.8).
4.8 Una domanda di assistenza amministrativa può avere quale scopo
quello d’accertare la residenza fiscale di una persona (cfr. DTF 145 II 112
consid. 2.2.2; 142 II 161 consid. 2.2.2). Può succedere che un contribuen-
te, considerato dallo Stato richiedente come uno dei suoi residenti fiscali
secondo i criteri del suo diritto interno, possa essere considerato come
residente fiscale di un altro Stato secondo i criteri del diritto interno di
quell’altro Stato. Tuttavia, per costante giurisprudenza, la determinazione
della residenza fiscale a livello internazionale è una questione di merito che
non deve essere affrontata dallo Stato richiesto allo stadio dell’assistenza
amministrativa (cfr. DTF 142 II 161 consid. 2.2.1; 142 II 218 consid. 3.6).
Allorquando la persona interessata dalla domanda di assistenza ammini-
strativa è considerata da due Stati come uno dei suoi contribuenti, la que-
stione della conformità alla Convenzione, in concreto, ai sensi dell’art. 27
par. 1 in fine CDI CH-IT, deve essere valutata alla luce dei criteri applicati
dallo Stato richiedente per considerare questa persona come uno dei suoi
contribuenti. In questo contesto, il ruolo della Svizzera in quanto Stato
richiesto non è quello di statuire lei stessa nell’ambito della procedura di
assistenza amministrativa sull’esistenza di un conflitto di residenza, ma si
limita a verificare che il criterio di assoggettamento fiscale a cui fa ricorso
lo Stato richiedente sia tra quelli previsti dalla disposizione della Conven-
zione applicabile alla determinazione della residenza fiscale (cfr. DTF 145
II 112 consid. 3.2; 142 II 161 consid. 2.2.2; sentenza del TF 2C_953/2020
del 24 novembre 2021 consid. 3.2). L’unica costellazione in cui il Tribunale
federale accetta che la Svizzera verifichi il criterio di assoggettamento
fiscale utilizzato dallo Stato richiedente è il caso in cui la persona
interessata è soggetta a un’imposizione illimitata in Svizzera (cfr. DTF 142
II 161). In questa situazione di potenziale doppia imposizione, la Svizzera
può verificare che il criterio di assoggettamento fiscale utilizzato dallo Stato
A-6473/2020
Pagina 23
richiedente corrisponda a uno dei criteri di determinazione del domicilio
fiscale contenuti nella CDI in essere tra la Svizzera e lo Stato richiedente.
Ad esempio, se il qui ricorrente fosse stato assoggettato all’imposizione
illimitata in Svizzera – ciò che non è qui il caso –, l’AFC avrebbe allora
dovuto verificare che il criterio di assoggettamento fiscale si trovi all’art. 4
CDI CH-IT e che l’imposizione in Italia non porti quindi a un risultato
« contrario alla Convenzione » ai sensi dell’art. 27 par. 1 in fine CDI CH-IT
(cfr. parimenti DTF 142 II 161 consid. 2.2.2; sentenza del TF 2C_953/2020
del 24 novembre 2021 consid. 3.2). Questo problema specifico non si pone
quindi per definizione, quando la persona interessata dichiara di essere
residente fiscale di uno Stato terzo (cfr. sentenza del TF 2C_953/2020 del
24 novembre 2021 consid. 3.6; [tra le tante] sentenze del TAF A-1732/2021
e A-1733/2021 del 23 marzo 2022 consid. 4.8; A-1730/2021 del 7 marzo
2022 consid. 4.8).
Ciò posto, lo Stato richiedente non è tenuto ad aspettare l’esito della
controversia sul principio della residenza fiscale, prima di presentare una
domanda di assistenza amministrativa, tanto più che la richiesta può anche
essere destinata a consolidare la sua posizione sulla residenza fiscale del
contribuente interessato. In effetti, in questa fase, lo Stato richiedente
chiede specificamente informazioni per determinare se i suoi sospetti sul
legame fiscale con il suo territorio della persona interessata dalla richiesta
sono fondati. Inoltre, lo Stato richiedente deve poter fare una richiesta
anche in caso di conflitto effettivo di residenza, per ottenere dallo Stato
richiesto i documenti che sosterebbero il suo credito in concorrenza con
quello di quest’ultimo o di uno Stato terzo. In particolare, occorre tenere
conto della situazione in cui un contribuente soggetto a un’imposizione
illimitata in Svizzera o in uno Stato terzo e di fatto residente nello Stato
richiedente, ad esempio perché ha mantenuto la sua residenza perma-
nente in tale Stato (cfr. DTF 142 II 218 cosid. 3.7; 142 II 161 consid. 2.2.2).
Se il conflitto di competenza si concretizza, spetterà al contribuente inte-
ressato dalla doppia imposizione lamentarsi presso le autorità competenti,
cioè le autorità nazionali degli Stati interessati, secondo i rimedi previsti dal
diritto interno (cfr. DTF 142 II 161 consid. 2.2.2); se del caso, la doppia
imposizione internazionale sarà evitata mediante le regole di determi-
nazione della residenza fiscale internazionale previste dalla convenzione
applicabile tra gli Stati interessati o mediante il ricorso alla procedura ami-
chevole (cfr. art. 26 par. 1 CDI CH-IT; cfr. DTF 145 II 112 consid. 2.2.2; 142
II 218 consid. 3.7; [tra le tante] sentenze del TAF A-1732/2021 e
A-1733/2021 del 23 marzo 2022 consid. 4.8; A-1730/2021 del 7 marzo
2022 consid. 4.8; A-5662/2020 del 10 maggio 2021 consid. 2.9 con rinvii).
A-6473/2020
Pagina 24
5.
Ciò premesso, il Tribunale deve innanzitutto esaminare se la domanda di
assistenza amministrativa italiana del 10 luglio 2017 – che di fatto è una
domanda collettiva, composta da otto domande fondate su otto liste di
numeri di conti bancari e/o di polizze assicurative (cfr. consid. 1.2 del pre-
sente giudizio) – adempie ai requisiti formali alla base della sua ammis-
sibilità, fornendo in maniera sufficiente tutte le informazioni richieste
dall’art. 27 par. 1 CDI CH-IT nonché dalla lett. ebis n. 2 del Protocollo
aggiuntivo (cfr. consid. 4.1.2 del presente giudizio, circa i requisiti formali).
5.1
5.1.1 Per quanto attiene all’identità delle persone interessate, la domanda
le identifica individualmente sulla base di numeri di conti bancari, di polizze
assicurative e di altri numeri bancari noti presso la banca B._,
contenuti in otto liste ivi allegate (cfr. atto n. 1 dell’inc. AFC, punto 7).
Secondo le predette liste, l’identità delle persone può essere stabilita sulla
base dei numeri ivi indicati, che si riferiscono ai conti detenuti presso la
predetta banca; questi sono i « numeri di polizza » e i « CIF » (Client
Identification Number, ovvero il numero cliente). Di fatto, questi numeri
consentono alla banca B._ di identificare le persone interessate in
modo univoco e inequivocabile, sicché si deve ritenere come adempiuto il
primo requisito della lett. ebis n. 2 del Protocollo aggiuntivo.
Nello specifico, la domanda qui applicabile è fondata sulla lista di cui
sub 3.b.(4) concernente 3'410 posizioni finanziarie (rapporti finanziari
esteri), con l’indicazione del rispettivo codice C.I.F. con intestazione un
codice alfanumerico o altra denominazione non rappresentante ragione
sociale di società estere. Le persone interessate da detta lista non sono
designate nominalmente, bensì per il tramite del codice C.I.F. Su detta lista,
per ogni codice C.I.F. è poi attribuito il codice domicilio « 111 » (MIS_DOM
e MIS_Dom_Name), corrispondente all’Italia. A prescindere dal ben
fondato del criterio del domicilio su cui si statuirà in un secondo momento
(cfr. considd. 6.2.2-6.2.5 del presente giudizio), dal profilo meramente
formale le indicazioni fornite dall’autorità richiedente italiana nella lista
appaiono sufficienti per identificare le persone interessate.
5.1.2 Circa il periodo fiscale interessato dalla domanda, si osserva come
inizialmente tale domanda indicasse quale periodo fiscale interessato dalla
richiesta d’informazioni il periodo « Dal 01/01/2014 a data corrente »
(cfr. atto n. 1 dell’inc. AFC, punto 9). A seguito di un primo scambio di
corrispondenza intercorso tra l’autorità inferiore e l’autorità richiedente
italiana, quest’ultima l’8 novembre 2018 (cfr. atto n. 4 dell’inc. AFC, pag. 7)
A-6473/2020
Pagina 25
ha poi delimitato il periodo fiscale interessato dalla domanda collettiva al
31 dicembre 2016, ciò in applicazione della CDI CH-IT. Dopo un ulteriore
scambio di corrispondenza tra dette autorità, in data 25 giugno 2019
(cfr. atto n. 6 dell’inc. AFC, pag. 3) la GdF ha ulteriormente modificato il
periodo fiscale circoscrivendolo – in applicazione della CDI CH-IT – agli
anni 2015-2017, e meglio al periodo « dal 23 febbraio 2015 al 31 dicembre
2017 ». Detto nuovo periodo fiscale ricade sotto il campo di applicazione
dell’art. 27 CDI CH-IT e della lett. ebis del Protocollo aggiuntivo, nella loro
versione attuale (cfr. consid. 4.1.1 del presente giudizio), sicché si deve
ritenere che anche sotto il punto di vista del periodo fiscale le informazioni
fornite dalla domanda sono sufficienti.
Ora, il fatto che il periodo fiscale sia stato modificato più volte dall’autorità
richiedente italiana, non ne inficia la validità formale. Se è vero che il
periodo fiscale 2014 non ricade sotto l’applicazione dell’art. 27 CDI CH-IT,
nonché della lett. ebis del Protocollo aggiuntivo, vero è anche che nulla
impedisce all’autorità richiesta di chiedere all’autorità richiedente di correg-
gere la propria domanda di assistenza amministrativa, laddove non confor-
me ai requisiti formali, tale prerogativa essendo espressamente prevista
dall’art. 22 cpv. 2 LAAF, nonché dall’art. 6 cpv. 6 LAAF. Analogo discorso
vale per l’estensione del periodo fiscale anche all’anno 2017, ciò quand’an-
che la domanda sia di per sé stata inoltrata il 10 luglio 2017. Nulla vieta
infatti all’autorità richiedente italiana di modificare la propria domanda nel
corso della procedura di assistenza amministrativa e, di riflesso, di esten-
dere il periodo fiscale per il quale richiede le informazioni. Nel caso in
disamina, ciò è quanto avvenuto.
5.1.3 Per quanto attiene alla descrizione delle informazioni richieste, si
osserva come la domanda le indichi in maniera sufficiente. Come per il
periodo fiscale interessato (cfr. consid. 5.1.2 del presente giudizio), la
descrizione delle informazioni richieste – esposta in dettaglio nei fatti,
sub lett. A.d, a cui si rinviano le parti – è stata ulteriormente precisata dalla
GdF in data 25 giugno 2019 (cfr. atto n. 6 dell’inc. AFC).
5.1.4 Circa lo scopo fiscale, la domanda precisa ch’essa è « [...] diretta a
consentire l’effettuazione, anche attraverso una sistematica e puntuale
ricognizione delle informazioni a disposizione, degli approfondimenti
necessari per una completa e corretta analisi delle posizioni riferibili ai
soggetti coinvolti e delle presumibili violazioni dichiarative ai fini reddituali
e/o ai fini degli obblighi di monitoraggio previsti dal D.L. n. 167/90 da essi
commesse [...] » (cfr. fatti, sub lett. A.b), rispettivamente formulata al fine
della riscossione dell’imposta sul reddito (cfr. atto n. 1 dell’inc. AFC,
A-6473/2020
Pagina 26
punto 11), così come previsto dall’art. 27 CDI CH-IT. Pure tale indicazione
è sufficiente sotto il profilo della lett. ebis n. 2 del Protocollo aggiuntivo.
Il fatto che la domanda non menzioni in dettaglio le basi legali del diritto
fiscale italiano non permette di ritenere che lo scopo fiscale non sia stato
indicato in maniera sufficiente. L’unico fattore decisivo è la descrizione
dello scopo fiscale della domanda. Non è importante per lo Stato richiesto
sapere quale articolo preciso di quale legge specifica sarà eventualmente
applicabile dopo che le informazioni saranno state trasmesse. L’autorità
richiesta non è in grado di controllare l’esattezza della base giuridica della
legge straniera. Ciò che è importante è determinare perché o come l’infor-
mazione richiesta è in linea con lo scopo fiscale dello Stato richiedente.
Pertanto, nel caso in questione, l’indicazione, anche in forma abbreviata,
di una base giuridica italiana è più che sufficiente, tenuto conto che lo
scopo fiscale era altrimenti ampiamente descritto nella domanda. L’indica-
zione fornita nel caso in disamina sembra essere sufficiente alla luce dei
requisiti formali della CDI CH-IT e del Protocollo aggiuntivo. Ora, tenuto
anche conto della presunzione della buona fede dello Stato richiedente
(cfr. consid. 4.4.1 del presente giudizio), si deve partire dal presupposto
che quanto da lui indicato è corretto, salvo in presenza di errori manifesti,
ciò che non è qui il caso.
5.1.5 Da ultimo, la domanda indica quale presunto detentore delle informa-
zioni la banca B._, fornendone le generalità (cfr. atto n. 1
dell’inc. AFC, punto 15). Tale informazione è indubbiamente sufficiente
sotto il profilo della lett. ebis n. 2 del Protocollo aggiuntivo, tant’è che non è
neppure contestata dal ricorrente.
5.2 Da quanto precede discende che tutti i requisiti formali sono di principio
soddisfatti, sicché dal profilo formale la domanda collettiva di assistenza
amministrativa italiana del 10 luglio 2017, qui fondata sulla lista/sull’elenco
sub 3.b.(4), risulta ammissibile.
6.
Ciò constatato, per il Tribunale si tratta dunque di esaminare ancora se dal
punto di vista materiale l’autorità inferiore poteva o meno dare seguito alla
predetta domanda di assistenza, alla luce della recente giurisprudenza del
Tribunale federale e delle censure sollevate dal ricorrente.
6.1
6.1.1 Il ricorrente ritiene che la domanda di assistenza amministrativa
italiana del 10 luglio 2017 lederebbe il principio della buona fede, e meglio
A-6473/2020
Pagina 27
l’art. 7 lett. c LAAF, nella misura in cui detta domanda si fonderebbe su dati
di origine illecita. Più nel dettaglio, stando alla fattispecie descritta nella
domanda, una divisione informatica della banca D._ avrebbe con-
segnato i dati di innumerevoli contribuenti alle autorità italiane, tra cui
anche di dati bancari del qui ricorrente. Così facendo, detta banca avrebbe
fornito non solo dati estranei alla procedura in esame svoltasi a Milano, ma
addirittura dati riguardanti un cliente di una banca svizzera. Sottolineando
di non aver mai avuto relazione con la banca D._ o altra struttura
del gruppo B._, egli ritiene che la trasmissione dei suoi dati in Italia
da parte della banca B._ sarebbe avvenuta in maniera illegale, in
palese violazione del segreto bancario ex art. 47 della legge federale
dell’8 novembre 1934 sulle banche e le casse di risparmio (LBCR,
RS 952.0). Così facendo, la banca B._ avrebbe peraltro assistito
illegalmente uno Stato Estero (cfr. ricorso 22 dicembre 2020, punti n. 42-
51).
6.1.2 Al riguardo, il Tribunale ricorda innanzitutto come la questione della
sussistenza di eventuale comportamento costitutivo di una violazione del
principio della buona fede ai sensi dell’art. 7 lett. c LAAF vada esaminata
nel singolo caso. Ai sensi della giurisprudenza del Tribunale federale, lo
Stato richiedente viola il principio della buona fede allorquando non rispetta
un’eventuale impegno a non utilizzare dati provenienti da atti effettiva-
mente punibili secondo il diritto svizzero e inoltra comunque una domanda
che presenta un nesso causale diretto o indiretto con tali dati o nel caso in
cui è provato ch’esso ha acquistato dei dati acquisiti illegalmente per
fondare la sua domanda (cfr. consid. 4.4.3 del presente giudizio).
6.1.3 Nello specifico, l’autorità richiedente italiana non si è mai impegnata
a non inoltrare una domanda fondata su dei dati ottenuti illegalmente. In
assenza di un tale impegno, il semplice fatto che la domanda si fondi su
dati eventualmente rubati non basta, a lui solo, a ritenere la sussistenza di
un comportamento dello Stato richiedente contrario alla buona fede. Il fatto
che, come traspare dal Messaggio CDI CH-IT relativo all’art. I del
Protocollo di modifica concernente l’art. 27 CDI CH-IT (cfr. Messaggio CDI
CH-IT, FF 2015 5631, 5636), la Svizzera si sia impegnata a non concedere
l’assistenza amministrativa in materia fiscale all’Italia se la domanda di
assistenza si basa su dati ottenuti illegalmente, non è, in questo contesto,
decisivo. In effetti, ai sensi della giurisprudenza dell’Alta Corte, nell’esame
dell’ammissibilità di una domanda, è innanzitutto decisivo se lo Stato
richiedente si sia o meno impegnato a non presentare una domanda
fondata su dei dati rubati (cfr. consid. 4.4.3 del presente giudizio). Altra è la
questione a sapere se il divieto previsto dal diritto svizzero all’art. 7 lett. c
A-6473/2020
Pagina 28
LAAF, che è stato ricordato all’Italia al momento della negoziazione del
Protocollo di modifica, debba avere una qualche rilevanza nel caso in
questione. Questa questione sarà trattata ai considd. 6.1.6 e 6.1.7 del
presente giudizio.
6.1.4 Ciò premesso, per quanto attiene all’origine dei dati alla base della
domanda di assistenza amministrativa italiana del 10 luglio 2017, l’autorità
richiedente italiana ha in sostanza indicato quanto segue. A seguito di una
verifica fiscale presso la stabile organizzazione di C._, la stabile
organizzazione di B._ e D._, la GdF avrebbe potuto
constatare l’esistenza in Italia di una stabile organizzazione occulta della
banca B._, volta all’occultamento della reale situazione
patrimoniale di numerosi contribuenti italiani. Detta verifica fiscale si sareb-
be conclusa mediante il versamento all’Erario italiano di una somma pari a
circa 101 milioni di euro. In parallelo, la GdF avrebbe effettuato indagini di
polizia giudiziaria delegate alla Procura della Repubblica di Milano, nell’am-
bito di un procedimento penale accesso per l’ipotesi di riciclaggio quale
presupposto per la responsabilità amministrativa delle società ed enti ex
D.Igs. n. 231 del 2001. Tale procedimento penale, previa richiesta di
patteggiamento, si sarebbe concluso con una sentenza di condanna per il
predetto reato, a seguito del quale la banca B._ avrebbe versato la
somma complessiva di 8.5 milioni di euro (cfr. atto n. 1 dell’inc. AFC,
punto 1). Sarebbe in tale contesto, ovvero nell’ambito delle citate attività di
verifica e di polizia giudiziaria, che la GdF avrebbe acquisito, anche « [...]
mediante l’ausilio di personale dell’Information Technology di B._,
documenti informatici nella disponibilità dei dipendenti delle società sub 1.
e relativi a 18'126 posizioni (sostanzialmente distinte tra polizze assicu-
rative e altri rapporti finanziari) accese da soggetti in massima parte italiani
[...] ». Con l’ausilio delle banche dati in uso all’Amministrazione finanziaria
italiana e di tutti gli altri mezzi d’indagine disponibili sul territorio nazionale,
nonché le specifiche attività di analisi finalizzate ad aggregare i dati delle
citate posizioni rilevanti ai fini ispettivi, la GdF avrebbe infine potuto
individuare otto liste di numeri di conto bancario, di polizza assicurativa e
altri numeri, per i quali ha ritenuto la sussistenza di un sospetto di non
adempimento degli obblighi fiscali verso l’Erario italiano (cfr. atto n. 1
dell’inc. AFC, punto 2; parimenti fatti sub. lett. A.b).
L’8 novembre 2018, la GdF ha poi ribadito quanto segue, circa l’origine dei
dati (cfr. atto n. 4 dell’inc. AFC, punto 1):
« [...] Therefore, please note that the information requested in our previous
letter is based on data acquired from the ltalian offices of companies belonging
to the "B._ Group", in the framework of criminal proceedings that,
A-6473/2020
Pagina 29
following a plea bargaining request, resulted in a judgement of conviction under
Legislative Decree no. 231 of 2001, pronounced against the mentioned Swiss
institute concerning the predicate crime of the laundering of proceeds deriving
from the commission of tax crimes.
In summary, within the framework of fiscal and judicial police investigations
conducted by the Guardia di Finanza Economic-Financial Police Unit in Milan
into companies of the B._ Group, computerised documentation
available to the employees of the Swiss Group was obtained, also through the
assistance of personnel of the B._ Information Technology, regarding
18,126 positions (basically divided between insurance policies and other
financial relations) opened by subjects, predominantly ltalian, for an underlying
capital of € 18,221,354,346.00 [...] ».
Da quanto precede risulta che i dati alla base della domanda – ovvero le
otto liste di numeri di conto e/o di polizze assicurative – sono stati verosimil-
mente acquisiti dalla GdF nell’ambito delle verifiche fiscali e delle inchieste
penali effettuate sul territorio italiano nei confronti del Gruppo di
B._, rispettivamente della banca B._. Più concretamente,
sarebbe stato il « personale dell’Information Technology di B._ » a
fornirle i dati informatici contenuti nei computer dei dipendenti del Gruppo
di B._ in Italia. Detto in altri termini, questi dati sembrerebbero
essere stati acquisiti dalla GdF sul territorio italiano.
6.1.5 Ora, vero è che la domanda non fornisce informazioni cronologiche
né circa le verifiche fiscali e le indagini penali esperite sul territorio italiano,
né circa le otto liste di numeri di polizza assicurativa e di conti bancari otte-
nute in tale contesto, sicché non è possibile stabilire a quando esse rimon-
tino precisamente. A lei sola, tale imprecisione non è tuttavia sufficiente a
mettere in dubbio la veridicità e l’attendibilità delle informazioni fornite
dall’autorità richiedente italiana, non essendoci agli atti indizi lascianti pen-
sare che quanto da lei indicato sia manifestamente erroneo o, ancora
peggio, ch’essa abbia in malafede dichiarato il falso. Tanto più che, come
giustamente segnalato dalla stessa GdF nella sua domanda, la vicenda
alla sua base – e meglio lo scandalo dell’occultamento della reale situazio-
ne patrimoniale ed economica di numerosi contribuenti italiani, clienti della
banca B._, all’Erario italiano – e l’origine italiana di dette liste sono
un fatto notorio emerso pure sugli organi di stampa nazionali italiani
(cfr. p.es. gli articoli seguenti: FiscoEquo, Maxi-riciclaggio da 14 miliardi:
B._ indagata a Milano, 19.03.2016, < https://www.fiscoequo.it/
maxi-riciclaggio-da-14-miliardi-credit-suisse-indagata-a-milano/ >, consul-
tato il 25.07.2022; L’Espresso, B._ indagata per frode miliardaria:
agli atti il « manuale del perfetto evasore », 09.03.2016, < https://espresso.
repubblica.it/inchieste/2016/03/09/news/credit-suisse-indagata-per-frode-
A-6473/2020
Pagina 30
miliardaria-agli-atti-il-manuale-del-perfetto-evasore-1.253375/ >, consulta-
to il 25.07.2022; Il Sole 24 ore, B._ indagata a Milano: nel mirino
14 miliardi finiti all’estero con finte polizze vita, 09.03.2021,
< https://st.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2016-03-09/soldi-corren-
tisti-all-estero-credit-suisse-indagata-milano-122708.shtml?Uuid=ACeJqo
kC&_st=true >, consultato il 25.07.2022). In tale contesto, tenuto altresì
conto della presunzione della buona fede dello Stato richiedente (cfr. con-
sid. 4.4.1 del presente giudizio), si deve partire dal presupposto che le
informazioni fornite dalla GdF sono corrette. Peraltro, sempre tenuto conto
della presunzione della buona fede dello Stato richiedente, il Tribunale non
ha alcun motivo di dubitare della legalità delle misure adottate dalla GdF
alla base dell’ottenimento dei dati consegnatoli dal « personale dell’Infor-
mation Technology di B._ ».
6.1.6 Vero è che, oggettivamente, il fatto che i dati bancari svizzeri si
trovino sul territorio italiano potrebbe costituire una violazione dell’art. 47
LBCR, cioè una violazione del segreto bancario svizzero. Tuttavia, nessun
procedimento penale è stato aperto in Svizzera per questi fatti, tantomeno
è stata emessa una condanna in Svizzera. Di conseguenza, non si può
ammettere che, senza questi elementi, ci sia stato un atto illecito in
Svizzera ai sensi dell’art. 7 lett. c LAAF (cfr. DTF 143 II 202 consid. 8.5.6;
parimenti consid. 4.4.3 del presente giudizio). Inoltre, nulla è dato di sapere
circa il nesso di causalità tra questi fatti e l’avvenuta acquisizione di dati in
Italia.
6.1.7 Quand’anche si dovesse poi ritenere tale acquisizione come illecita –
ciò che non è però verosimilmente qui il caso – tale evenienza non sarebbe
ancora sufficiente per ritenere che i dati siano stati acquisiti in maniera
illecita a seguito di un reato ai sensi del diritto svizzero. Per l’applicazione
dell’art. 7 lett. c LAAF a seguito ad una violazione del segreto bancario ex
art. 47 LBCR è infatti decisivo il coinvolgimento di una banca assoggettata
alla LBCR, ciò che però non risulta essere qui il caso, dal momento che le
banche coinvolte che hanno fornito i dati sono per l’appunto tutte ubicate
in Italia e non ricadono sotto l’applicazione della LBCR. Le succursali
estere delle banche svizzere non sono di fatto assoggettate alla LBCR
(cfr. DTF 143 II 202 consid. 8.6.1). Poco importa dunque sapere se le
banche in Italia che hanno fornito i dati all’autorità richiedente italiana siano
o meno delle succursali estere della banca B._ in Svizzera. In ogni
caso, come sancito poc’anzi (cfr. consid. 6.1.5 del presente giudizio), nulla
permette di mettere in dubbio la veridicità delle dichiarazioni della GdF e di
ritenere ch’essa abbia invero ottenuto i dati direttamente dalla banca
B._ in Svizzera e non da un istituto in Italia. Per una tale
A-6473/2020
Pagina 31
trasmissione, la GdF avrebbe se del caso dovuto passare per il tramite
dell’assistenza giudiziaria, ciò che non sembra però essere qui il caso. Di
riflesso, nulla lascia poi pensare che la banca in Svizzera avrebbe in
qualche modo trasmesso i dati all’Italia, violando il segreto bancario dei
suoi clienti. Il fatto che in alcuni casi l’indicazione del domicilio italiano nelle
predette liste possa poi essersi avverato erroneo per talune delle persone
interessate, così come rilevato dalla banca B._ in data 31 gennaio
2020 (cfr. atto n. 10 dell’inc. AFC, pag. 4), non è tale né da far dubitare
della buona fede dell’autorità richiedente italiana, né da far ritenere ch’essa
abbia commesso un abuso di diritto. Peraltro, non va dimenticato che dallo
Stato richiedente non è possibile esigere che l’esposizione fornita sia priva
di lacune o totalmente priva di contraddizioni, dal momento che proprio con
le informazioni ed i documenti richiesti lo stesso cerca di chiarire punti
rimasti all’oscuro (cfr. consid. 4.4.1 del presente giudizio).
6.1.8 In tale situazione, il fatto che l’autorità inferiore abbia o meno indaga-
to ulteriormente circa il carattere illecito o meno dei dati alla base della
domanda di assistenza italiana non ha poi qui alcuna influenza, dal mo-
mento che un tale accertamento non appare in ogni caso come necessario,
in assenza di seri indizi in tal senso. Le regole di procedura previste dalla
LAAF non impongono infatti allo Stato richiesto né di procedere lui stesso
a delle verifiche né di rimettere in discussione il ben fondato delle informa-
zioni fornite dallo Stato richiedente (cfr. consid. 4.4.2 del presente giudizio).
6.1.9 In definitiva, non è possibile ritenere che la domanda in oggetto si
fondi direttamente su dati ottenuti illegalmente, i dati alla sua base essendo
stati rinvenuti durante le indagini penali in Italia. Non è neppure possibile
ritenere che l’autorità richiedente italiana abbia acquisito dei dati acquisiti
illegalmente ai sensi del diritto svizzero per fondare la propria domanda.
Ne consegue che non è qui ravvisabile alcun caso di applicazione dell’art. 7
lett. c LAAF, sicché si deve ritenere che la domanda in oggetto non è
fondata su dati rubati ai sensi della giurisprudenza del Tribunale federale.
Le censure del ricorrente al riguardo vanno pertanto respinte.
6.2
6.2.1 Il ricorrente censura poi l’assenza di rilevanza verosimile delle infor-
mazioni oggetto della domanda di assistenza amministrativa italiana del
10 luglio 2017, per i motivi seguenti. A suo avviso, la CDI CH-IT e il relativo
Protocollo aggiuntivo sarebbero inapplicabili al suo caso, considerato
ch’esso non sarebbe mai stato domiciliato o residente in Italia, bensì in uno
Stato terzo, ovvero in Colombia, luogo del centro dei suoi interessi, come
si evincerebbe dai vari documenti da lui prodotti. Sarebbe dunque a torto
A-6473/2020
Pagina 32
che la banca B._ gli avrebbe attribuito un codice domicilio italiano
(« 111 »). In assenza di un domicilio in Italia, egli non avrebbe violato alcun
obbligo tributario nei confronti del fisco italiano. Egli contesta dunque
categoricamente la sussistenza nei suoi confronti di indizi di presunte
violazioni di obblighi tributari, ritenendo come irrilevante quanto indicato
nella domanda, segnatamente in merito all’origine delle liste, al procedi-
mento penale conclusosi con una condanna della banca in Italia e al fatto
che dalle indagini sarebbe emerso che 18'126 posizioni sono state aperte
prevalentemente da soggetti italiani, ecc. In tale contesto, il ricorrente
ritiene che l’autorità inferiore avrebbe commesso un abuso del suo potere
di apprezzamento e violato il suo diritto di essere sentito, nel non tenere
conto dei documenti da lui prodotti attestanti chiaramente il suo domicilio
in Colombia. In assenza di un domicilio in Italia, il ricorrente ritiene che
nessun elemento permetterebbe di ritenere nei suoi confronti un compor-
tamento evasivo, tantomeno i procedimenti in Italia contro la banca
B._ che non avrebbero alcun collegamento con la domanda di
assistenza in oggetto (cfr. ricorso 22 dicembre 2020, punti n. 20-42).
6.2.2 Per quanto attiene alla predetta censura, si impongono innanzitutto
le seguenti considerazioni in merito alla validità del criterio di assog-
gettamento fiscale scelto ed utilizzato dall’autorità richiedente italiana nella
sua domanda a fondamento di un obbligo fiscale in Italia. In concreto, nella
sua domanda la GdF ha precisato che « [...] i dati contenuti nei file originari
reperiti nel corso delle attività di natura tributaria e giudiziaria condotte,
riportano chiare indicazioni in ordine alla riconducibilità all’Italia delle
singole posizioni in relazione alle quali si richiedono riscontri. Sono, infatti,
di volta in volta indicati: la cittadinanza, il domicilio, ovvero il Paese di
riferimento degli intestatari in Italia (codice Paese “111”; MIS_dom_Name;
Staatsangehörigkeit, ecc.) [...] ». Da quanto precede, risulta dunque che
l’Italia utilizza quale criterio principale di assoggettamento fiscale in Italia
quello del domicilio italiano. Ora, le liste che utilizzano il criterio del codice
domicilio quale criterio di assoggettamento fiscale sono in linea con la
recente giurisprudenza dello scrivente Tribunale resa nel contesto di una
domanda collettiva francese, secondo cui i codici domicilio che figurano
nelle liste costituiscono criteri sufficienti per ritenere le persone che figura-
no in queste liste come imponibili in uno Stato nel periodo in esame (cfr. [tra
le tante] sentenza del TAF A-5662/2020 del 10 maggio 2021 consid. 5.1).
La validità di detto criterio di assoggettamento fiscale nell’ambito della do-
manda collettiva italiana in oggetto è stata peraltro confermata dal Tribu-
nale in rapporto alla lista sub 3.a.(4) (cfr. sentenza del TAF A-1732/2021 e
A-1733/2021 del 23 marzo 2022 consid. 7.2.4.3) e alla lista sub 3.a.(3)
(cfr. sentenza del TAF A-1730/2021 del 7 marzo 2022 consid. 7.2.4.3).
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Pagina 33
Nello specifico, la domanda qui applicabile è fondata sulla lista di cui
sub 3.b.(4) concernente 3'410 posizioni finanziarie (rapporti finanziari
esteri), con l’indicazione del rispettivo codice C.I.F. con intestazione un
codice alfanumerico o altra denominazione non rappresentante ragione
sociale di società estere. Le persone interessate da detta lista non sono
designate nominalmente, bensì per il tramite del codice C.I.F. Su detta lista,
ad ogni codice C.I.F. è poi attribuito il codice domicilio « 111 » (MIS_DOM
e MIS_Dom_Name), corrispondente all’Italia. Per questa lista, il criterio di
assoggettamento fiscale in Italia delle persone identificate con il codice
C.I.F. è dunque rappresentato dal domicilio italiano, come per le liste
sub 3.a.(4) e sub 3.a.(3). Ne consegue che detto criterio di assog-
gettamento è sufficiente ai sensi della giurisprudenza citata poc’anzi per
identificare le persone interessate dalla domanda collettiva in oggetto.
6.2.3 Altra è invece la questione a sapere se in presenza di un domicilio
estero – tenuto conto degli elementi relativi all’assenza di un domicilio in
Italia, così come censurato dal ricorrente – viene meno la rilevanza
verosimile delle informazioni richieste, segnatamente del codice domicilio
italiano e delle liste allegate alla domanda di assistenza amministrativa
italiana del 10 luglio 2017 che fanno appello a tale criterio.
Ora, su tale questione il Tribunale ha già avuto modo di pronunciarsi
nell’ambito di una domanda collettiva francese anch’essa fondante l’assog-
gettamento fiscale sul criterio del codice domicilio, giungendo alla conclu-
sione che tale non è il caso (cfr. [tra le tante] sentenza del TAF A-5662/2020
del 10 maggio 2021 consid. 5.1.3). Per quanto qui necessario, il Tribunale
rileva che, come visto (cfr. consid. 6.2.1 del presente giudizio), nello speci-
fico i codici di domicilio italiano che figurano nelle liste costituiscono dei
criteri sufficienti per ritenere le persone che figurano in queste liste come
imponibili in Italia nel periodo in esame. In tali circostanze, tenuto altresì
conto del fatto che è appurato che il qui ricorrente, identificato con il codice
C.I.F., figura con un codice di domicilio italiano « 111 » nella lista
sub. 3.b.(4) allegata alla domanda italiana in oggetto, si deve dunque
ritenere che il criterio di assoggettamento fiscale invocato dallo Stato richie-
dente italiano nello specifico, ossia quello del domicilio, sia apparen-
temente plausibile (cfr. [tra le tante] sentenza del TAF A-5662/2020 del
10 maggio 2021 consid. 5.1.3; parimenti sentenza del TAF A-1761/2021
del 2 dicembre 2021 consid. 6.1.3). Ciò a maggior ragione se si considera
che nel caso della domanda italiana il codice domicilio si è rilevato corretto
per le 3'297 posizioni rinvenute nell’ambito delle indagini finora condotte in
Italia dall’autorità richiedente italiana, così come giustamente rilevato
dall’autorità inferiore (cfr. decisione impugnata, consid. 4.6).
A-6473/2020
Pagina 34
6.2.4 Ciò sancito, la questione a sapere se il criterio del domicilio concorra
con un criterio d’assoggettamento fiscale dello Stato terzo in cui il ricorrente
sostiene di essere domiciliato fiscalmente nel periodo interessato dalla
domanda non deve invece essere esaminata dal Tribunale. In presenza di
un conflitto di residenza, la Svizzera deve di principio limitarsi, in qualità di
Stato richiesto, a verificare se il criterio d’assoggettamento invocato dallo
Stato richiedente è contemplato dalla norma convenzionale applicabile
concernente la determinazione formale del domicilio. Il Tribunale non
dispone infatti né dei mezzi materiali, né della competenza formale per
statuire sul conflitto di residenza allorquando riceve una domanda di
assistenza (cfr. [tra le tante] sentenze del TAF A-1732/2021 e A-1733/2021
del 23 marzo 2022 consid. 7.3.3; A-1730/2021 del 7 marzo 2022 con-
sid. 7.3.3; A-5662/2020 del 10 maggio 2021 consid. 5.1.3; parimenti
consid. 4.8 del presente giudizio).
6.2.5 Contrariamente a quanto ritenuto dal ricorrente, l’eventuale sussi-
stenza di un domicilio in uno Stato terzo, ovvero diverso dai due Stati
contraenti alla CDI CH-IT, non inficia in ogni caso l’applicabilità della CDI
CH-IT e de Protocollo aggiuntivo alla domanda di assistenza ammini-
strativa italiana del 10 luglio 2017 e, di riflesso, allo stesso ricorrente. La
domanda mira infatti ad ottenere informazioni proprie ad accertare la
sussistenza di contribuenti italiani, presumibilmente domiciliati in Italia,
conformemente all’art. 4 par. 1 CDI CH-IT. Nulla muta al riguardo la circo-
stanza secondo cui la banca B._ in data 31 gennaio 2020 avrebbe
messo in guardia l’autorità inferiore circa l’assenza di un nesso con l’Italia
per talune posizioni presenti sulle liste (« [...] Gerne möchten wir Ihnen
dennoch mitteilen, dass die Bank gestützt auf die vorliegenden
Informationen bei gewissen Personen auf den Listen der GdF keinen
Bezug zu Italien erkennen kann [...] », cfr. atto n. 10 dell’inc. AFC, pag. 4).
Che dalle informazioni richieste possa poi eventualmente risultare un
domicilio diverso da quello Italiano indicato dalla GdF, non comporta
l’inapplicabilità della CDI CH-IT e/o l’assenza di rilevanza verosimile di tali
informazioni. Ora, dal momento che il ricorrente, identificato mediante il
codice C.I.F., figura sulla lista sub. 3.b.(4) con un codice domicilio italiano,
spetterà – se del caso – a quest’ultimo fare valere dinanzi alle competenti
autorità italiane la sussistenza di un domicilio in un altro Stato.
6.2.6 Visto quanto precede, le censure del ricorrente circa l’assenza di un
domicilio italiano non sono tali da inficiare la validità del criterio del codice
domicilio italiano e la rilevanza verosimile delle informazioni richieste
dall’autorità richiedente italiana, sicché le stesse vanno qui respinte.
A-6473/2020
Pagina 35
6.3
6.3.1 Il ricorrente solleva infine una violazione del principio della sussi-
diarietà – e dunque della lett. ebis n. 1 del Protocollo aggiuntivo – in quanto
ritiene come non provato che l’autorità richiedente italiana abbia esaurito
le fonti abituali di informazione previste dalla sua procedura fiscale interna
prima di ricorrere all’assistenza amministrativa. A suo avviso, se l’autorità
richiedente italiana entra in possesso di liste che attestano che cittadini
italiani detengono averi patrimoniali in Svizzera o in qualsiasi altro paese
al mondo, la stessa dovrebbe prima rivolgersi direttamente ai supposti
contribuenti o allo Stato dove questi risiedono e solo in via residuale allo
Stato dove gli averi patrimoniali sono depositati. Per quanto concerne
l’attribuzione di una residenza fiscale in Italia, il ricorrente sottolinea che
prima di rivolgersi ad uno Stato terzo, il fisco italiano sarebbe tenuto per
legge a provare l’ipotetica residenza italiana con i mezzi a sua disposizio-
ne, e meglio le decine di sentenze delle Corti superiori, Circolari dell’Am-
ministrazione Finanziaria e persino liste di controllo dell’Amministrazione
Italiana recanti gli indicatori di possibile residenza in Italia. Nel suo caso,
l’autorità richiedente italiana si sarebbe invece rivolta direttamente alla
Svizzera, allorquando avrebbe potuto facilmente, senza sforzo spropor-
zionato, verificare e accertare con gli strumenti a sua disposizione, ch’esso
non è un contribuente italiano rivolgendosi a quest’ultimo (cfr. ricorso
22 dicembre 2020, punti n. 52-56).
6.3.2 Al riguardo, il Tribunale osserva come nella domanda di assistenza
amministrativa italiana del 10 luglio 2017, l’autorità richiedente italiana
abbia precisato di avere esaurito tutte le fonti interne abituali d’informa-
zione (« [...] sono state esaurite le fonti d’informazione usuali previste dalla
procedura fiscale interna [...] »). Interpellata al riguardo dall’AFC in data
27 marzo 2018, tale evenienza è stata ribadita dalla GdF anche successi-
vamente, con scritto 8 novembre 2018 (cfr. atto n. 4 dell’inc. AFC; « [...] As
already specified, for all the positions requested, we have in advance
exhausted all the possibilities available in our national system [...] », «[...]
We preliminarily reiterate that the lists attached to the assistance request
made to the Swiss authorities only report financial positions for which we
were unable to proceed to their unequivocal identification by employing all
the tools available to the national tax administration [...] », ecc.). Ora, da
un esame della domanda, tali dichiarazioni appaiono plausibili. In effetti,
risulta che la GdF non si è semplicemente basata sui dati acquisiti presso
la banca nell’ambito dell’inchiesta penale e dei controlli fiscali, relativi alle
18'126 posizioni. Di fatto, prima di inoltrare la propria domanda, l’autorità
richiedente italiana ha infatti rielaborato queste 18'126 posizioni con tutti i
mezzi interni d’indagine («[...] con l’ausilio delle banche dati a disposizione
A-6473/2020
Pagina 36
dell’Amministrazione finanziaria italiana e di tutti gli altri mezzi d’indagine
disponibili sul territorio nazionale nonché le specifiche attività di analisi fina-
lizzate ad aggregare i dati [...] »). In tal modo, essa ha individuato i contri-
buenti italiani in relazione a 3'297 posizioni per le quali le indagini sono già
state completate o sono ancora in corso a livello nazionale, rispettivamente
2'441 posizioni relative ai clienti italiani che molto probabilmente si sono
avvalsi dei servizi degli intermediari operanti in Italia, esclusi dunque dalla
domanda d’informazioni. Per le 9'953 posizioni, «[...] utilizzando le consue-
te fonti d’informazione previste dalla procedura fiscale interna [...] », essa
non è invece riuscita ad «[...] identificare compiutamente ed inequivo-
cabilmente i titolari e/o beneficiari effettivi [...] », sicché è per quest’ultime
ch’essa necessita della cooperazione della Svizzera. Ne discende che di
queste 18'126 posizioni solo 9'953 posizioni sono interessate dalla
domanda in oggetto, sicché si deve ritenere che i controlli interni effettuati
dalla GdF le hanno permesso di escludere circa il 45% delle posizioni
figuranti nelle otto liste.
Benché la domanda non indichi in dettaglio quali siano le fonti abituali
previste dal diritto fiscale italiano che l’autorità richiedente italiana avrebbe
esaurito per individuare queste 9'953 posizioni, nulla permette di dubitare
della veridicità delle sue dichiarazioni e ritenere che di fatto essa avrebbe
violato in qualche modo il principio della sussidiarietà. Agli atti non vi sono
infatti indizi che lascino trasparire lacune o contraddizioni palesi nelle
dichiarazioni della GdF, sicché – in virtù del principio dell’affidamento – le
stesse vanno ritenute come sufficienti a comprovare il rispetto del principio
della sussidiarietà (cfr. sentenza del TAF A-2980/2019 del 20 maggio 2020
consid. 5.5.2). Del resto, non va dimenticato che una verifica esaustiva del
rispetto di tale principio da parte dello Stato richiesto è difficilmente
attuabile, sicché lo stesso è limitato nel suo esame. Ora, il fatto che l’auto-
rità inferiore – quale autorità richiesta – abbia in un primo tempo chiesto
dei ragguagli al riguardo all’autorità richiedente italiana non significa auto-
maticamente che la stessa abbia ritenuto una violazione del principio della
sussidiarietà, tant’è che nella decisione impugnata non l’ha rilevata a giusto
titolo (cfr. decisione impugnata, consid. 7). Nulla muta a tale conclusione la
censura del ricorrente secondo, per quanto concerne l’attribuzione di una
residenza fiscale in Italia, prima di rivolgersi ad uno Stato terzo, il fisco
italiano sarebbe tenuto per legge a provare l’ipotetica residenza italiana
con i mezzi interni a sua disposizione. Non va dimenticato che, nel caso in
esame, la domanda collettiva di assistenza amministrativa italiana del
10 luglio 2017 si fonda sulla lista sub. 3.b.(4) che non identifica nominal-
mente le persone interessate, bensì mediante il codice C.I.F., al quale è
attribuito un codice domicilio italiano. Nello specifico, l’autorità richiedente
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italiana non conosce dunque l’identità delle persone interessate, sicché si
trova impossibilitata dal verificare da sola il domicilio italiano dei clienti della
banca identificati con il codice C.I.F. In tali circostanze, ch’essa abbia
ricorso all’assistenza amministrativa appare dunque qui più che legittimo.
In ogni caso, quand’anche sia noto il nominativo della persona interessata,
nulla impedisce all’autorità richiedente italiana di verificare la veridicità
delle informazioni in suo possesso – segnatamente la sussistenza di un
domicilio italiano – attivando il canale dell’assistenza amministrativa in
materia fiscale. Ora, è proprio per completare le informazioni in suo pos-
sesso, ch’essa ha chiesto delle informazioni alla Svizzera. Ne consegue
che non è ravvisabile alcuna violazione del principio della sussidiarietà.
6.4 In conclusione, alla luce dei considerandi che precedono, si deve
ritenere che la domanda collettiva di assistenza amministrativa italiana del
10 luglio 2017, qui fondata sulla lista/sull’elenco sub 3.b.(4), soddisfa tutti i
requisiti materiali alla base della sua ammissibilità, sicché risulta qui
ammissibile anche dal profilo materiale.
7.
In definitiva, alla luce di quanto precede, il ricorso del ricorrente va qui
integralmente respinto.
In considerazione dell’esito della lite, giusta l’art. 63 cpv. 1 PA, le spese di
procedura sono poste a carico del ricorrente qui parte integralmente
soccombente (cfr. art. 1 segg. del regolamento del 21 febbraio 2008 sulle
tasse e sulle spese ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo
federale [TS-TAF, RS 173.320.2]). Nella fattispecie esse sono stabilite in
5'000 franchi (cfr. art. 4 TS-TAF), importo che verrà detratto interamente
dall’anticipo spese di 5'000 franchi da lui versato a suo tempo, alla crescita
in giudicato del presente giudizio. Non vi sono poi i presupposti per l’asse-
gnazione al ricorrente di un’indennità a titolo di spese ripetibili (cfr. 64 cpv. 1
PA a contrario, rispettivamente art. 7 cpv. 1 TS-TAF a contrario).
8.
Contro la presente decisione, relativa ad un’assistenza amministrativa
internazionale in materia fiscale, può essere interposto ricorso in materia
di diritto pubblico al Tribunale federale (cfr. art. 83 lett. h LTF). Il termine
ricorsuale è di 10 giorni dalla sua notificazione. Il ricorso inoltre è ammis-
sibile soltanto se concerne una questione di diritto di importanza fonda-
mentale o se si tratta per altri motivi di un caso particolarmente importante
ai sensi dell’art. 84 cpv. 2 LTF (cfr. art. 84a LTF). Il Tribunale federale è il
solo competente a determinare il rispetto di tali condizioni.
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