Decision ID: 70779c9b-ace6-55ea-830f-eb8f20587f80
Year: 2010
Language: it
Court: TI_TPC
Chamber: TI_TPC_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: penal_law

Il Procuratore pubblico, per la sua requisitoria, il quale esordisce dichiarando che gli accusati sono da considerarsi dei professionisti del furto, ponendo l’accento sulla loro organizzazione, scaltrezza e determinazione, così come sull’elevato numero di furti commessi. Osserva che quanto emerso dall’inchiesta, che definisce impegnativa, indica che la loro attività criminosa si stava espandendo e che essi avrebbero sicuramente continuato a delinquere, non fossero stati fermati dagli inquirenti. Passa in rassegna i ruoli assunti dagli accusati nel corso dei furti, insistendo sul fatto che AC 4 non ha funto solo da semplice autista ma ha agito come “palo esterno”. Espone inoltre le ragioni per cui va ritenuto che le menti della banda fossero sia AC 1 che X_. Il PP si sofferma altresì sulla questione della refurtiva, che ritiene molto ingente, precisando che gli importi denunciati dalle parti civili sono sicuramente attendibili. Esprime invece delle riserve circa le dichiarazioni degli accusati secondo cui la refurtiva sottratta sarebbe inferiore a quella denunciata.
Il PP passa poi all’analisi di parte dei furti oggetto dell’odierno procedimento, furti per la maggior parte ammessi dagli accusati, soffermandosi in particolare sui due episodi di _ imputati a AC 1 e da lui contestati. Pur ritenendo che anche questi due reati vadano confermati, il PP dà atto che il DNA rinvenuto su una bottiglia trovata in loco è il solo indizio a carico di AC 1. Quanto ai furti addebitati a AC 4, ritiene del tutto attendibili le
chiamate di correo degli altri accusati – che mai hanno dimostrato rancore nei suoi confronti o volontà di vendetta – da cui risulta un suo coinvolgimento già a far tempo dal 30-31 ottobre 2008. Dichiara inoltre che della collaborazione fornita dagli accusati, di cui dà atto, ha tenuto conto decidendo di deferirli a una Corte delle Assise correzionali. Insiste però sulla scarsa collaborazione di AC 4 e ritiene che le ammissioni di quest’oggi siano un po’ tardive, oltre che difficili da verificare. Sempre nell’ottica della commisurazione della pena, il PP pone l’accento sull’elevato numero di furti commessi dagli accusati, sulla loro determinazione, sull’ingente refurtiva sottratta e sull’entità dei danneggiamenti. Anche in considerazione dei precedenti penali per furto e ricettazione a carico di vari accusati, ritiene in sostanza che sia difficile pronosticare un futuro positivo e che non vi siano circostanze particolarmente favorevoli ai sensi dell’art. 42 cpv. 2 CP. Tutto ciò considerato, il PP chiede la condanna di AC 1a 3 anni di reclusione, la condanna di AC 2 e AC 3 a 2 anni e 9 mesi di reclusione e la condanna di AC 4 e AC 5 a 2 anni e 10 mesi di reclusione, da espiare. Il PP conclude quindi la sua requisitoria postulando la confisca di tutto quanto in sequestro (anche l’automobile di AC 4 in quanto strumento di reato), con la precisazione che possono eventualmente essere restituiti i cellulari senza le carte SIM.
§
Avv. _, difensore di AC 1, il quale ricorda innanzitutto che i fatti sono stati sostanzialmente ammessi sin dall’inizio. Quanto alla refurtiva, rileva come vi siano discrepanze sostanziali tra quanto ammesso dai correi e quanto risulta dalle denuncie delle parti civili, lamentando l’assenza di accertamenti puntuali in questo senso. Stanti le ammissioni univoche degli accusati, ritiene che l’ammontare della refurtiva sottratta vada fissato a fr. 200'000.–. Evoca i due furti di _, contestati dal suo assistito, insistendo segnatamente sull’insufficienza di prove a suo carico. Quanto al ruolo assunto dal suo assistito nella commissione dei furti, la difesa ritiene in sostanza che non vi siano elementi che permettano di ritenere che lo stesso fosse la mente del gruppo. Il legale, richiamandosi alla giurisprudenza, si dilunga quindi sui principi che governano la commisurazione della pena, insistendo segnatamente sulla situazione finanziaria precaria che ha indotto AC 1 a delinquere, sulla sua condizione di padre, sui mesi di carcere preventivo sofferto (di cui sette alla Farera), sulle conseguenze nefaste di una pena interamente da espiare e sulle sue concrete possibilità di iniziare un’attività professionale in Italia. Da considerare pure la sua collaborazione immediata e spontanea – chiaro segno di ravvedimento e di presa di responsabilità –, le sue assicurazioni di buona condotta e l’atteggiamento processuale. Tutto ciò considerato, la prognosi è da ritenersi favorevole, per il che nulla osta alla sospensione condizionale della pena, quanto meno quella parziale. Pur dando atto della gravità oggettiva dei fatti, il Difensore ritiene che la pena proposta dal PP sia del tutto iniqua e arbitrariamente rigorosa, e chiede che la pena da espiare non sia superiore a nove mesi di detenzione. Per la parte da sospendere condizionalmente il periodo di prova può essere fissato a 4-5 anni. Ritenuto che le pretese civili sono contestate in quanto non liquide, la difesa ne postula il rinvio al foro civile. Quo ai sequestri, chiede il dissequestro di tutto quanto in sequestro, ad eccezione delle carte SIM.
§
avv. _, difensore di AC 2, il quale dichiara innanzitutto che il suo assistito non contesta i 78 furti addebitatigli. Né sono contestate le aggravanti della banda e del mestiere. Contestato è però l’ammontare della refurtiva, che secondo quanto dichiarato dagli accusati risulta essere inferiore a quanto denunciato dalle parti civili. Ciò precisato, il legale passa scrupolosamente in rassegna tutti i furti addebitati al suo assistito per i quali egli contesta l’ammontare della refurtiva, indicando per ognuno di essi gli importi che egli ammette di avere sottratto. Rammenta che in relazione ad alcuni furti non è stata sporta querela per violazione di domicilio, precisando che l’applicazione dell’art. 186 CP è comunque contestata in considerazione del fatto che AC 2 è sempre rimasto all’esterno degli edifici a fare il palo. Quanto all’infrazione alla LDDS, il Difensore osserva che la stessa è parzialmente prescritta. Pone l’accento sul fatto che i furti sono stati commessi per sopravvivere, e non a scopo di lucro, per il che invoca l’attenuante specifica della grave angustia. Ricorda poi che il suo assistito è incensurato in Svizzera. Da considerare nell’ottica della commisurazione della pena anche il carcere preventivo sofferto dal suo patrocinato, la sua bassa scolarità, la piena confessione, la difficile situazione economica, la forte motivazione al volersi astenere dal commettere altri reati per rimanere accanto alla famiglia e il fatto che nel frattempo sia anche nata una figlia. Tutto ciò considerato, la difesa chiede una massiccia riduzione della pena proposta dal PP, da contenere al di sotto dei 24 mesi e da sospendere condizionalmente stante la prognosi favorevole del suo assistito. Non si oppone a che il periodo di prova sia fissato al massimo legale. Conclude postulando il dissequestro di tutti gli oggetti sequestrati, ad eccezione della giacca grigio/verde e del mazzo di chiavi, che non sono di pertinenza del suo assistito, e del denaro.
§
Avv. _, difensore di AC 3, il quale inizia la sua arringa difensiva descrivendo la situazione economica precaria del suo assistito, il quale ha delinquito perché si trovava in una situazione di bisogno, e non a scopo di lucro. Si china dunque sulla figura del suo patrocinato, descrivendone la difficile vita. Osserva che al suo assistito sono stati addebitati 78 furti e tentati furti, di cui ammessi sono solo 72, in quanto dei sei episodi risalenti all’8-9 ottobre 2008 egli non ha memoria. Non contesta la qualifica giuridica proposta dal PP. Si sofferma sulla questione dell’ammontare della refurtiva, segnatamente sul divario esistente tra l’importo denunciato dalle parti civili e l’importo dichiarato dagli accusati. Stanti le dichiarazioni rese in aula dagli accusati, ritiene che lo stesso vada fissato a fr. 180'000.–, precisando che postula comunque il rinvio al foro civile delle pretese civili. Quo ai danneggiamenti contestuali ai furti ammessi dal suo assistito, il legale dichiara di non opporvisi. Contestato è però il loro ammontare, ragione per cui chiede che le pretese civili siano rinviate al foro civile. Le violazioni di domicilio contestuali ai furti ammessi non sono contestate, con la precisazione che in due occasioni non è stata sporta querela penale (punti 1.81 e 1.99 AA). Detto ciò, la difesa invoca l’attenuante della grave angustia in considerazione della difficile situazione economica del suo patrocinato. Postula altresì l’applicazione dell’attenuante specifica del sincero pentimento, richiamando la collaborazione fornita dal suo assistito e il suo pentimento, e precisando che egli si trova attualmente nell’impossibilità materiale di risarcire le parti civili. Ricorda inoltre che egli ha aderito solo tardivamente alla banda e che aveva comunque un ruolo subordinato, soggiungendo che, nell’ottica del suo assistito, l’attività illecita era tutto sommato proporzionata, considerato che sono stati presi di mira solo degli uffici e non delle abitazioni di privati. Egli ha inoltre compreso i suoi errori, il carcere preventivo sofferto lo ha fatto riflettere ed è ora intenzionato ad intraprendere un’onesta attività lavorativa, ciò che giustifica una riduzione della pena proposta dal PP. Il legale dà poi atto che egli, pur essendo incensurato in Svizzera, ha dei precedenti penali in Italia e Spagna. Ricorda però che si tratta di reati di lieve entità e diversi da quelli che gli sono addebitati quest’oggi, spiegando perché l’applicazione dell’art. 42 cpv. 2 CP deve essere relativizzata. Tutto ciò considerato, il Difensore ritiene adeguata una pena detentiva di 24 mesi, di cui 9 da espiare e 15 da sospendere condizionalmente per un periodo di prova di 3 anni. Conclude postulando il dissequestro di tutto quanto in sequestro, compreso il denaro sequestratogli al momento del fermo, dichiarando di non opporsi alla confisca del denaro provento dei furti.
§
Avv. _, difensore di AC 4, il quale dà atto dell’atteggiamento poco collaborativo del suo assistito in corso d’inchiesta, ricordando come egli si sia avvalso del suo diritto di non rispondere, ciò che non deve essergli pregiudizievole. Osserva poi che quest’oggi vi è stata una svolta, nel senso che in aula il suo patrocinato ha ammesso di aver partecipato alla commissione di 81 furti dei 90 addebitatigli. Insiste dunque sul suo ruolo subordinato e sul fatto che egli non ha aderito all’attività criminale della banda sin dall’inizio, precisando che la sua partecipazione non è comunque stata costante. Espone le ragioni che lo hanno indotto a delinquere, descrivendo brevemente la vita del suo assistito e ponendo l’accento sulla sua situazione economica precaria. Ricorda inoltre che AC 4 è il solo ad avere sofferto un regime carcerario restrittivo a causa del pericolo di collusione. Sempre nell’ottica della commisurazione della pena, il legale chiede che venga tenuto conto dell’incensuratezza del suo assistito in Svizzera e del fatto che i reati commessi all’estero risalgono a oltre 25 anni fa, fatto salvo il piccolo episodio di ricettazione del 2006 non ha nulla a che vedere con i reati oggi in discussione. Ritiene che la prognosi sia particolarmente favorevole. Tutto ciò considerato, il legale postula una massiccia riduzione della pena proposta dal PP. Chiede inoltre che la pena inflittagli sia interamente sospesa condizionalmente oppure che la stessa sia almeno parzialmente sospesa. Postula il rinvio delle pretese civili al foro civile, non essendo le stesse sufficientemente concrete. Conclude dichiarando di opporsi alla confisca degli oggetti sequestrati, compresa l’automobile, in quanto oggetti attinenti all’attività in proprio del suo patrocinato. Non si oppone invece alla confisca della ricetrasmittente.
§
MLaw _, difensore di AC 5, il quale dichiara che i fatti sono ammessi e che contestato è unicamente l’ammontare della refurtiva. Si dilunga sulla vita difficile del suo assistito, insistendo segnatamente sulla sua situazione di penuria e clandestinità, così come sulla costante assenza di lavoro che lo hanno spinto a delinquere. Insiste poi sui sensi di colpa del suo patrocinato e sulla sua preoccupazione nei confronti della famiglia, ciò che ha fatto maturare in lui un sincero pentimento. Egli ha subito collaborato con gli inquirenti, mantenendo un comportamento esemplare sia in sede d’inchiesta che in carcere. La difesa si sofferma dunque sulle sue prospettive lavorative future. Dà atto che il suo assistito ha dei precedenti, precisando però che i fatti per cui è stato condannato risalgono al 2003 e che da allora egli non ha più commesso reati. Il legale spiega, richiamandosi alla giurisprudenza, perché nel caso concreto sono dati i presupporti dell’art. 42 cpv. 2 CP. Ritiene in definitiva che la pena da eseguire non debba eccedere i 9 mesi, non opponendosi a che il periodo di prova venga fissato al massimo legale. Conclude postulando il dissequestro di tutto quanto in sequestro e il rinvio al foro civile delle pretese civili in quanto contestate.
Posti dal Presidente, con l’accordo delle Parti, i seguenti
quesiti:
A. AC 1
1. è autore colpevole di:
1.1. ripetuto furto, consumato e tentato
per avere, il
20/21 gennaio 2000 e nel periodo 9 settembre 2008 -
4 novembre 2009, in diverse località del Cantone Ticino, come pure nei Cantoni Appenzello Esterno e Nidwaldo, in correità con terzi, per procacciarsi un indebito profitto e al fine di appropriarsene, in 121 occasioni, ripetutamente sottratto e/o tentato di sottrarre cose mobili altrui, per un valore complessivo denunciato di circa fr. 940'000.–?
1.1.1. Trattasi di reato aggravato siccome commesso per mestiere e/o in banda?
1.2. ripetuto danneggiamento
per avere,
nel periodo 9 settembre 2008 -
4 novembre 2009, in diverse località del Cantone Ticino e nel Cantone Nidwaldo,
al fine di commettere i furti e tentati furti di cui sopra, in 118 occasioni, intenzionalmente deteriorato, distrutto o reso inservibili cose mobili altrui, causando un danno dichiarato di circa fr.
457'000.–?
1.3. ripetuta violazione di domicilio
per essersi,
nel periodo 9 settembre 2008 -
4 novembre 2009, in
diverse località del Cantone Ticino e nel Cantone Nidwaldo, in 115 occasioni, indebitamente introdotto
nell’altrui proprietà contro la volontà dell’avente diritto?
e meglio come descritto nell'atto d'accusa.
2. Può beneficiare della sospensione condizionale della pena?
3. Deve un risarcimento alle PC, e se sì in quale misura?
4. Deve essere ordinata la confisca e/o il sequestro conservativo di quanto in sequestro?
B. AC 2
1. è autore colpevole di:
1.1. ripetuto furto, consumato e tentato
per avere,
nei periodi 8 ottobre 2002 – 15 novembre 2007 e 9 settembre 2008 -
4 novembre 2009, in diverse località del Cantone Ticino e nel Cantone Nidwaldo, in correità con terzi, per procacciarsi un indebito profitto e al fine di appropriarsene, in 78 occasioni, ripetutamente sottratto e/o tentato di sottrarre cose mobili altrui, per un valore complessivo denunciato di circa fr. 582'000.–?
1.1.1. Trattasi di reato aggravato siccome commesso per mestiere e/o in banda?
1.2. ripetuto danneggiamento
per avere, nei periodi 23 novembre 2004 – 15 novembre 2007 e 9 settembre 2008 -
4 novembre 2009, in diverse località del Cantone Ticino e nel Cantone Nidwaldo,
al fine di commettere i furti e tentati furti di cui sopra, in 76 occasioni, intenzionalmente deteriorato, distrutto o reso inservibili cose mobili altrui, causando un danno dichiarato di fr. 301'000.–
?
1.3. ripetuta violazione di domicilio
per essersi,
nel periodo 23 novembre 2004 – 15 novembre 2007 e 9 settembre 2008 -
4 novembre 2009, in diverse località del Cantone Ticino e nel Cantone Nidwaldo, in 73 occasioni, indebitamente introdotto
nell’altrui proprietà contro la volontà dell’avente diritto?
1.4. ripetuta infrazione alla LF concernente la dimora e il domicilio degli stranieri
per essere, nel periodo 23 novembre 2004 – 15 novembre 2007, nella regione del _, attraverso valichi non autorizzati, in almeno 2 occasioni, entrato illegalmente in Svizzera?
e meglio come descritto nell'atto d'accusa.
2. Sussistono attenuanti specifiche?
3. Può beneficiare della sospensione condizionale della pena?
4. Deve un risarcimento alle PC, e se sì in quale misura?
5. Deve essere ordinata la confisca e/o il sequestro conservativo di quanto in sequestro?
C. AC 3
1. è autore colpevole di:
1.1. ripetuto furto, consumato e tentato
per avere,
nel periodo 8 ottobre 2008 -
4 novembre 2009, in diverse località del Cantone Ticino e nel Cantone Nidwaldo, in correità con terzi, per procacciarsi un indebito profitto e al fine di appropriarsene, in 78 occasioni, ripetutamente sottratto e/o tentato di sottrarre cose mobili altrui, per un valore complessivo denunciato di circa fr. 760'000.–?
1.1.1. Trattasi di reato aggravato siccome commesso per mestiere e/o in banda?
1.2. ripetuto danneggiamento
per avere,
nel periodo 8 ottobre 2008 -
4 novembre 2009, in diverse località del Cantone Ticino e nel Cantone Nidwaldo,
al fine di commettere i furti e tentati furti di cui sopra, in 78 occasioni, intenzionalmente deteriorato, distrutto o reso inservibili cose mobili altrui, causando un danno dichiarato di circa fr. 267'000.–
?
1.3. ripetuta violazione di domicilio
per essersi,
nel periodo 8 ottobre 2008 -
4 novembre 2009, in diverse località del Cantone Ticino e nel Cantone Nidwaldo, in 76 occasioni, indebitamente introdotto
nell’altrui proprietà contro la volontà dell’avente diritto?
e meglio come descritto nell'atto d'accusa.
2. Sussistono attenuanti specifiche?
3. Può beneficiare della sospensione condizionale della pena?
4. Deve un risarcimento alle PC, e se sì in quale misura?
5. Deve essere ordinata la confisca e/o il sequestro conservativo di quanto in sequestro?
D. AC 4
1. è autore colpevole di:
1.1. ripetuto furto, consumato e tentato
per avere,
nel periodo 30 ottobre 2008 -
4 novembre 2009, in diverse località del Cantone Ticino e nel Cantone Nidwaldo, in correità con terzi, per procacciarsi un indebito profitto e al fine di appropriarsene, in 90 occasioni, ripetutamente sottratto e/o tentato di sottrarre cose mobili altrui, per un valore complessivo denunciato di circa fr. 774'000.–?
1.1.1. Trattasi di reato aggravato siccome commesso per mestiere e/o in banda?
1.2. ripetuto danneggiamento
per avere,
nel periodo 30 ottobre 2008 -
4 novembre 2009, in diverse località del Cantone Ticino e nel Cantone Nidwaldo,
al fine di commettere i furti e tentati furti di cui sopra, in 89 occasioni, intenzionalmente deteriorato, distrutto o reso inservibili cose mobili altrui, causando un danno dichiarato di circa fr. 342'000.–
?
1.3. ripetuta violazione di domicilio
per essersi,
nel periodo 30 ottobre 2008 -
4 novembre 2009, in diverse località del Cantone Ticino e nel Cantone Nidwaldo, in 88 occasioni, indebitamente introdotto
nell’altrui proprietà contro la volontà dell’avente diritto?
e meglio come descritto nell'atto d'accusa.
2. Può beneficiare della sospensione condizionale della pena?
3. Deve un risarcimento alle PC, e se sì in quale misura?
4. Deve essere ordinata la confisca di quanto in sequestro?
E. AC 5
1. è autore colpevole di:
1.1. ripetuto furto, consumato e tentato
per avere,
nel periodo 24 gennaio 2009 -
4 novembre 2009, in diverse località del Cantone Ticino e nel Cantone Nidwaldo, in correità con terzi, per procacciarsi un indebito profitto e al fine di appropriarsene, in 94 occasioni, ripetutamente sottratto e/o tentato di sottrarre cose mobili altrui, per un valore complessivo denunciato di circa fr. 825'000.–?
1.1.1. Trattasi di reato aggravato siccome commesso per mestiere e/o in banda?
1.2. ripetuto danneggiamento
per avere,
nel periodo 24 gennaio 2009 -
4 novembre 2009, in diverse località del Cantone Ticino e nel Cantone Nidwaldo,
al fine di commettere i furti e tentati furti di cui sopra, in 93 occasioni, intenzionalmente deteriorato, distrutto o reso inservibili cose mobili altrui, causando un danno dichiarato di circa fr. 346'000.–
?
1.3. ripetuta violazione di domicilio
per essersi,
nel periodo 24 gennaio 2009 -
4 novembre 2009, in diverse località del Cantone Ticino e nel Cantone Nidwaldo, in 92 occasioni, indebitamente introdotto
nell’altrui proprietà contro la volontà dell’avente diritto?
e meglio come descritto nell'atto d'accusa.
2. Sussistono attenuanti specifiche?
3. Può beneficiare della sospensione condizionale della pena?
4. Deve un risarcimento alle PC, e se sì in quale misura?
5. Deve essere ordinata la confisca e/o il sequestro conservativo di quanto in sequestro?
Considerato,

in fatto ed in diritto
1. Il presente procedimento concerne AC 5, AC 3, AC 1, AC 4 e AC 2, tutti arrestati in quasi flagranza di reato il 4 novembre 2009 e mantenuti in carcere preventivo sino al dibattimento.
AC 1, AC 4 e AC 2 hanno accettato il giudizio della Corte, che li ha condannati alle pene detentive rispettivamente di 2 anni e 10 mesi, di cui 12 mesi da espiare e il resto sospeso per tre anni; 2 anni e tre mesi da espiare; e 2 anni e 6 mesi, di cui 12 mesi da espiare e il resto sospeso per tre anni.
AC 5 e AC 3 hanno invece presentato tempestiva dichiarazione di ricorso, per il che il presente giudizio è incentrato sulla disamina della loro posizione.
2. AC 5, cittadino _, è nato il _ a _. Nella sua città natale, dove ha vissuto con i genitori e i fratelli, ha frequentato le scuole elementari e le medie. Ha poi frequentato per quattro anni la scuola per diventare meccanico d’auto, professione peraltro mai esercitata. Ha invece dapprima lavorato per tre anni come panettiere, poi per un anno come manovale presso la ditta di suo padre. In seguito ha aperto e gestito con un amico per circa un anno e mezzo una sala giochi. Nel 1995 il prevenuto, renitente alla leva, ha temporaneamente lasciato la sua città natale ed è andato a vivere da suo zio a _ (_) per circa tre mesi, tornando poi al domicilio circa per un altro anno. Data l’assenza di lavoro, ha quindi deciso di recarsi in Germania per cercare un impiego ma è stato fermato dalla Polizia di confine mentre stava cercando di attraversare la frontiera germanica e non avendo nessun tipo di permesso è stato rispedito in _. Tre anni più tardi, grazie ad un amico di _ che ha fatto da garante, AC 5 ha ottenuto un visto di lavoro in Italia della durata di sei mesi. Egli ha quindi lavorato (in nero) come aiuto muratore dapprima a _, per circa cinque mesi, e successivamente a _ per sette mesi. In quel periodo, a suo dire, avrebbe iniziato a frequentare brutte compagnie, ciò che lo avrebbe indotto a rubare un’automobile allo scopo di utilizzarla per i suoi spostamenti. Fermato e arrestato dagli inquirenti, è rimasto in detenzione per circa tre mesi, tornando in seguito al proprio lavoro. In quel periodo ha conosciuto _ che ha sposato dopo circa un anno, il 3 dicembre 1999, circostanza che gli ha permesso di ottenere un regolare permesso di soggiorno in Italia. È quindi andato a vivere presso i di lei genitori e dopo circa sette mesi i coniugi si sono trasferiti in un appartamento per conto loro. In quel periodo il prevenuto lavorava al mercato con il suocero, che vendeva capi di abbigliamento, mentre che la moglie era impiegata come donna delle pulizie in un ospedale di _. Nel _ è nato il figlio _ e la moglie ha dovuto diminuire la sua attività lavorativa. Stando alle dichiarazioni rese in aula dal prevenuto, da quel momento la loro situazione economica è entrata in una fase critica, situazione che si è poi ulteriormente aggravata quando la moglie, nel marzo 2009, a seguito di complicanze della seconda gravidanza ha dovuto cessare l’attività lavorativa. Il _, ovvero nel corso del periodo di carcerazione preventiva del prevenuto, è nata la figlia _.
Nei mesi precedenti l’arresto AC 5 avrebbe guadagnato dai 500.– ai 700.– Euro mensili, ricevendo talvolta degli aiuti finanziari da parte del fratello _, panettiere in Francia.
Interrogato dal Presidente circa le sue prospettive future, il prevenuto ha dichiarato di essere intenzionato a cercare un lavoro e di voler stare vicino alla sua famiglia.
Incensurato in Svizzera (classificatore AI AC 5 e AC 4, AI 3), AC 5 ha due precedenti in Italia. Egli è stato condannato il 30 giugno 2001 dal G.I.P del Tribunale di _ alla pena di 6 mesi di reclusione e alla multa di Lire 600’000.– (pari a Euro 309,87), sospese condizionalmente, per i titoli di furto e porto d’armi. Il 6 ottobre 2005 il Tribunale di _ lo ha invece sanzionato per furto (commesso in tre occasioni) con una pena di 12 mesi di reclusione e Euro 300.– di multa (pena aggiuntiva a quella inflittagli dal G.I.P. del Tribunale di _), pene sospese condizionalmente e poi interamente condonate il 2 novembre 2006 (classificatore AI AC 5 e AC 4, AI 9). In aula il prevenuto ha precisato che si sarebbe trattato, nuovamente, del furto di un’automobile.
3. AC 3, cittadino _, è nato il _ a _. Ha frequentato le scuole dell’obbligo fino alle scuole medie in _ e poco prima di compiere 18 anni si è trasferito in Italia a causa della situazione politica in _, stabilendosi a _, città in cui vivevano alcuni suoi parenti e conoscenti. Nel periodo 1997-1999 ha ottenuto un regolare permesso per risiedere in Italia e, sempre in quegli anni, ha lavorato come operaio. Nel 1999 è ritornato in _ al fine di ritrovare i suoi famigliari fuggiti dal paese a seguito della guerra. È poi tornato in Italia, risiedendovi illegalmente per alcuni anni in quanto il permesso di soggiorno non gli è più stato rinnovato. In quel periodo ha lavorato in nero dapprima presso una gelateria e in seguito come operaio. Nel 2005 si è sposato con _, cittadina _, ciò che gli ha consentito di riottenere il permesso di risiedere in Italia. Dalla loro unione è nata, il _, la figlia _.
Degli anni successivi il prevenuto ha evocato in aula in particolare le difficoltà nel trovare lavoro. Per far fronte ai bisogni della famiglia afferma di avere dovuto chiedere aiuto alle sorelle che risiedevano a _. Come spiegato in aula dal prevenuto, nel 2008 egli ha ottenuto il permesso di soggiorno in _, valevole per tutta l’area Schengen.
Nei mesi precedenti l’arresto AC 3 avrebbe lavorato saltuariamente per un amico, imbianchino, contro un salario giornaliero di 35-40 Euro, per circa complessivi 600.- Euro al mese, mentre che la moglie lavora come segretaria in una cooperativa di _.
Interrogato dal Presidente circa i suoi progetti per il futuro, il prevenuto ha dichiarato di voler rimanere vicino alla sua famiglia e di essere intenzionato a trovare un lavoro.
A carico di AC 3 risulta una condanna del 17 ottobre 2003 del Tribunale di _ alla pena di 10 mesi di reclusione e alla multa di 200.– Euro, sospese condizionalmente, per furto e porto d’armi. Stando alle parole dell’accusato, nell’ambito di questo procedimento egli avrebbe sofferto circa un mese e mezzo di carcere preventivo (classificatore AI AC 3 e AC 2, AI 14, verbale PP 3 dicembre 2009, pag. 2). Quanto al porto d’armi, il prevenuto ha spiegato in aula che si sarebbe trattato di un coltellino. AC 3 è poi stato nuovamente condannato con sentenza 5 agosto 2005 dal Tribunale di _ per violazione delle norme contenute nel Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero, circostanza per la quale gli sono stati inflitti 2 mesi e 20 giorni di arresto, posti al beneficio della sospensione condizionale che è poi stata successivamente revocata (classificatore AI AC 3 e AC 2, AI 10).
Il prevenuto è noto anche al casellario spagnolo, risultando a suo carico una condanna del Juzgado de lo Penal n. 4 di _ che il 21 ottobre 2003 lo ha sanzionato con 6 mesi di aliquote giornaliere di 2.– Euro cadauna per simulazione di delitto, fattispecie corrispondente a quella di sviamento della giustizia di cui all’art. 304 CP, (classificatore AI AC 3 e AC 2, AI 22). AC 3 ha spiegato al Procuratore pubblico di aver avuto un incidente della circolazione stradale il 1° maggio 1999, e meglio di aver urtato delle autovetture parcheggiate allorquando, ubriaco, si era messo alla giuda di un’automobile.
L’accusato ha inoltre dichiarato davanti alla Polizia, confermandolo davanti al Procuratore pubblico e fornendo anche un’esposizione più dettagliata dell’accaduto, di essere stato arrestato in Spagna nel 2003 o 2004 in quanto indiziato di furto, rapina e altri reati di cui non ha memoria, fatti per i quali è poi stato prosciolto nel corso del 2008. Nell’ambito di quel procedimento egli avrebbe comunque scontato, sempre a suo dire, circa due mesi e mezzo di detenzione (cfr. verbale 4 novembre 2009, all. 8 rapporto d’arresto, pag. 3; classificatore AI AC 3 e AC 2, AI 14, verbale PP 3 dicembre 2009, pag. 2). In Svizzera il prevenuto è invece incensurato.
4. Dal settembre 2008 gli inquirenti hanno constatato una recrudescenza dei furti con scasso in ditte e aziende delle zone del _, del _ e della _ commessi con un medesimo
modus operandi
: una volta penetrati negli edifici, gli autori asportavano di regola unicamente denaro contante e, se presente, aprivano la cassaforte (in loco oppure altrove) con l’ausilio di una smerigliatrice o attrezzi da scasso rinvenuti all’interno delle ditte stesse oppure rubati in cantieri o ditte siti nelle vicinanze. In alcune occasioni gli autori erano stati ripresi dai dispositivi di sorveglianza delle ditte colpite, ciò che aveva permesso di constatare come il gruppo fosse composto da varie persone, impossibili da identificare in quanto abbigliate con tute e passamontagna.
Si è quindi dato avvio a una vasta operazione di polizia, denominata “_”, nell’ambito della quale, il 4 novembre 2009, la Polizia cantonale e le Guardie di confine hanno proceduto al fermo dei qui accusati, a _, nella zona dei parcheggi del _.
Uno dei componenti della banda, successivamente identificato in X_, è invece riuscito a sfuggire alla cattura e a far perdere le proprie tracce.
Immediatamente verbalizzati, gli accusati hanno rilasciato delle dichiarazioni di fantasia, rifiutandosi di rispondere alle contestazioni degli inquirenti oppure negando di essere venuti in Svizzera per commettere dei furti. AC 5 è stato il solo ad aver fatto delle ammissioni spontanee sin dal primo verbale d’interrogatorio, raccontando fra l’altro che la banda (costituita dalle persone fermate e dal fuggitivo X_) aveva commesso vari furti con scasso sia in Italia che in Svizzera, Ticino compreso. In occasione dei successivi interrogatori, anche AC 1, AC 3 e AC 2 hanno iniziato a confessare i loro addebiti, sia quo alla modalità di commissione dei furti che alle persone coinvolte, confermando le loro dichiarazioni anche dinanzi al Procuratore pubblico, tanto che l’atto d’accusa è stato in buona parte redatto sulla scorta delle loro ammissioni.
Solo AC 4, nonostante le chiamate di correo formulate dagli altri imputati, si è avvalso della facoltà di non rispondere durante tutta la fase istruttoria, salvo poi ammettere in aula buona parte degli addebiti imputatigli (verbale dibattimentale, pag. 4).
5. Dalle dichiarazioni degli accusati è emerso in sostanza come essi si siano conosciuti in alcuni bar e locali di Milano, luoghi in cui, stante il comune denominatore delle difficoltà economiche, hanno maturato l’idea (o comunque hanno accettato la proposta) di venire a commettere furti in Svizzera. La modalità operativa prevedeva che il giorno del furto il gruppo si dava appuntamento per la sera presso il parcheggio del _ di _, luogo che raggiungevano in automobile – da soli oppure accompagnati da altri membri del gruppo – e dal quale partivano per le loro scorribande.
Come ben si evince dall’atto di accusa, a cui si rinvia, la composizione della banda era variabile e nella formazione più recente (ovvero quella relativa all’ultima striscia di 51 furti) vi figurano tutti i qui accusati, oltre al latitante X_. I ruoli erano ben definiti: generalmente erano X_, AC 1 e AC 3 a penetrare nelle ditte, mentre che AC 2 e AC 5 facevano il palo. AC 4, da parte sua, accompagnava i sodali in prossimità dei luoghi dei furti e trasportava le borse contenenti la loro “tenuta da lavoro” (tute, passamontagna, scarpe e calzettoni neri), oltre agli attrezzi da utilizzare per gli scassi. Durante i furti egli dall’automobile, eventualmente facendo delle apposite ronde, controllava a distanza la situazione, pronto a segnalare ai correi (tutti in possesso di una ricetrasmittente per comunicare tra loro) l’eventuale presenza di pattuglie della Polizia o di agenti di sorveglianza privata.
Dopo essere stati accompagnati dal AC 4 in prossimità delle ditte, gli accusati si cambiavano gli abiti in luoghi discosti e si incamminavano verso gli obbiettivi. Giunti sul posto, penetravano negli edifici, in genere mediante lo scasso di finestre, e una volta all’interno frugavano gli uffici alla ricerca di denaro e, eventualmente, della chiave della cassaforte. Quando non si trovava la chiave, si cercavano gli attrezzi per forzarla, attrezzi che, come già si è detto, venivano solitamente presi all’interno dello stabile stesso oppure in cantieri o ditte che si trovavano nelle vicinanze. L’eventuale cassaforte veniva aperta in loco oppure trasportata altrove, ma comunque in prossimità del luogo del furto. Benché il denaro contante fosse l’obbiettivo principale delle incursioni, per esplicita ammissione degli accusati (o perlomeno di taluni di loro), in alcune occasioni sono stati sottratti anche oggetti, quali ad esempio monete d’oro, orologi o borse.
La durata dell’incursione era variabile: essa dipendeva evidentemente dal numero di uffici o ditte presenti all’interno degli stabili colpiti ma anche dal fatto che alcuni edifici erano protetti da un sistema di allarme che costringeva i prevenuti alla fuga. In questi casi, a seconda delle occasioni, essi abbandonavano immediatamente i luoghi oppure si nascondevano nelle vicinanze e, dopo aver atteso anche per alcune ore, tornavano a colpire se non vi era pericolo, ingegnandosi per evitare che l’allarme tornasse ad inserirsi oppure, più semplicemente, manomettendo i dispositivi di sicurezza.
Al termine della scorribanda, dopo essersi cambiati gli abiti e aver spartito la refurtiva in parti uguali, gli accusati si mettevano in contatto con il AC 4 che veniva a recuperarli.
6. Con l’atto d’accusa in rassegna il Procuratore pubblico ha rinviato a giudizio AC 5 per il titolo di furto aggravato, siccome commesso per mestiere e in banda, per avere,
nel periodo 24 gennaio 2009 -
4 novembre 2009, in diverse località del Cantone Ticino e nel Cantone Nidwaldo, in correità con terzi, in 94 occasioni, ripetutamente sottratto e/o tentato di sottrarre cose mobili altrui, per un valore complessivo denunciato di circa fr. 825’000.– (punti 1.30-1.34, 1.35-1.36, 1.37, 1.38-1.43, 1.44-1.50, 1.53-1.57, 1.58-1.74 e 1.75-1.125 AA). Il Procuratore pubblico ha imputato all’AC 5 anche il reato di ripetuto danneggiamento, per avere, alfine di commettere i furti e tentati furti di cui sopra (fatto salvo l’episodio di cui al punto 1.53 AA per il quale non è stata sporta querela penale), in 93 occasioni, sempre in correità con terzi, intenzionalmente deteriorato o distrutto cose mobili altrui, causando un danno dichiarato di circa fr. 346’000.– (punti 2.30-2.34, 2.35-2.36, 2.37, 2.38-2.43, 2.44-2.50, 2.53-2.56, 2.57-2.73 e 2.74-2.126 AA). AC 5 si sarebbe inoltre, in 92 occasioni (per i punti 1.81 e 1.99 AA non è stata sporta querela penale), indebitamente introdotto nell’altrui proprietà contro la volontà dell’avente diritto, per il che l’imputazione di ripetuta violazione di domicilio (punto 3 AA).
Quanto a AC 3, il Procuratore pubblico l’ha prevenuto colpevole di furto aggravato, siccome commesso per mestiere e in banda, per avere,
nel periodo 8 ottobre 2008 -
4 novembre 2009, in diverse località del Cantone Ticino e nel Cantone Nidwaldo, in correità con terzi, in 78 occasioni, ripetutamente sottratto e/o tentato di sottrarre cose mobili altrui, per un valore complessivo denunciato di circa fr. 760’000.– (punti 1.19-1.24, 1.25-1.26, 1.35-1.36, 1.58-1.74, 1.75-1.125 AA). Il fatto di avere, in 78 occasioni, intenzionalmente deteriorato o distrutto cose mobili altrui al fine di commettere i furti e tentati furti di cui sopra, causando un danno dichiarato di circa fr. 267’000.–, gli è valso l’imputazione di ripetuto danneggiamento (punti 2.19-2.24, 2.25-2.26, 2.35-2.36, 2.57-2.73, 2.74-2.126 AA). Essendosi egli inoltre, in 76 occasioni (per i punti 1.81 e 1.99 AA non è stata sporta querela penale), indebitamente introdotto nell’altrui proprietà contro la volontà dell’avente diritto, il Procuratore pubblico gli ha addebitato anche il reato di ripetuta violazione di domicilio (punto 3 AA).
7. AC 5 e AC 3 sono sostanzialmente rei confessi dei furti (consumati e tentati) a loro addebitati. Interrogato dal Presidente, AC 5 ha ammesso senza riserve la sua partecipazione a 94 episodi, confermando così quanto aveva dichiarato già dinnanzi al Procuratore pubblico (verbale dibattimentale, pag. 4). Alla medesima domanda, anche AC 3 ha riconosciuto di aver partecipato ai furti e tentati furti imputatigli, precisando comunque di non avere memoria dei 6 episodi che risalgono al periodo 8-9 ottobre 2008 (punti 1.19-1.24 AA; verbale dibattimentale, pag. 4). La Corte, preso atto delle dichiarazioni del prevenuto, ha comunque rimarcato come egli, oltre a non avere formulato delle reali contestazioni circa la commissione dei reati in questione, sia stato chiamato in causa sia da AC 1 (espliciti, in tal senso: verbale 12 novembre 2009, all. 1a RPG, pag. 9; verbale 7 dicembre 2009, all. 1e RPG, pag. 8) che dal AC 2 (anche se da quest’ultimo solo tardivamente poiché non ha subito riconosciuto i luoghi dei furti in questione; classificatore AI AC 3 e AC 2, AI 26, verbale PP 22 marzo 2010, pag. 5), pure presenti nell’occasione. La Corte ha quindi ritenuto comprovata la partecipazione di AC 3 ai 78 episodi addebitatigli dalla pubblica accusa.
8.
Quo all’ammontare della refurtiva sottratta, risulta una notevole differenza
tra l’importo denunciato dalle parti civili e il personale beneficio riconosciuto dai cinque accusati. Anche gli importi ammessi in aula dai prevenuti, varianti tra fr. 30’000.– e 40’000.–, ancorché superiori a quelli dichiarati in corso d’inchiesta sono ancora di gran lunga inferiori all’entità complessiva della refurtiva di oltre fr. 900’000.– indicata nell’atto d’accusa, ciò che ha indotto i difensori a evocare la circostanza in sede di arringa.
Le difese di AC 3 e AC 1 hanno persino formulato la richiesta – disattesa dalla Corte – che l’importo totale della refurtiva venisse fissato a fr. 180’000.–, rispettivamente fr. 200’000.–, in considerazione delle dichiarazioni rese in aula dagli accusati.
È vero che, in casi simili, possono sussistere delle discrepanze (ancorché di regola involontarie) tra i valori denunciati dalle parti lese e quelli ammessi dai prevenuti, ciò di cui la Corte è consapevole.
L’ampiezza del divario tra gli importi del caso in esame, tuttavia (si parla qui di una differenza di oltre fr. 700’000.–), non può che far dubitare dell’attendibilità delle affermazioni degli accusati. Mal si comprende, infatti, quale interesse i prevenuti avrebbero avuto nel lanciarsi in un’attività criminosa per sua natura alquanto rischiosa e comunque impegnativa (ci si recava addirittura oltre confine), per ottenere, dopo un centinaio di furti, il – a quel punto – esiguo bottino da loro dichiarato. Oltretutto, ad essere colpite sono state delle ditte e aziende, e non delle abitazioni private, ipotesi in cui la refurtiva sarebbe probabilmente stata meno cospicua, perlomeno in termini di denaro contante. Viste le circostanze, è molto più verosimile che gli accusati – delle due l’una – abbiano sottaciuto l’esatto ammontare della refurtiva nell’intento di ridimensionare le proprie responsabilità oppure, più semplicemente, a fronte della moltitudine di furti commessi non abbiano più ricordi precisi in merito. Non meno improbabile, a mente della Corte, l’eventualità che vi siano stati dei problemi nella spartizione del bottino, oppure che l’uno o l’altro abbiano imboscato per sé parte della refurtiva. Ad ogni buon conto, va comunque detto che dell’ammontare della refurtiva la Corte non ha tenuto particolare conto nella commisurazione della pena, risultando la gravità della colpa degli accusati già solo dal numero di reati commessi, ossia dalla sistematicità ma anche dall’organizzazione del loro agire, fattori dei quali l’entità della refurtiva è solamente la logica conseguenza.
9. Quanto all’utilizzo della refurtiva sottratta, sia dai verbali istruttori che dal raccontato degli imputati al dibattimento emerge in sostanza come essi rubassero per garantire il loro sostentamento e quello della famiglia (classificatore AI AC 5 e AC 4, AI 31, verbale PP 23 marzo 2010 di AC 5, pag. 20:
“il denaro che ho sottratto l’ho utilizzato in parte per pagare i debiti che avevo accumulato e in parte per poter dare alla mia famiglia una vita normale, visto che io ero senza lavoro e che mia moglie non poteva lavorare perché era incinta”
; classificatore AI AC 3 e AC 2, AI 23, verbale PP 23 dicembre 2009 di AC 3, pag. 3: “
questo denaro l’ho speso per la casa, nel senso che l’ho utilizzato per far fronte alle spese quotidiane
”).
10. Ai sensi dell’art. 139 CP è punito con la reclusione fino a cinque anni o con la detenzione chiunque, a scopo d’indebito profitto, sottrae una cosa mobile altrui alfine di appropriarsene.
Il furto è aggravato, e perciò passibile di una pena massima di dieci anni di reclusione e di una pena minima di tre mesi di detenzione se l’autore fa mestiere del furto (cifra 2), oppure di una pena massima di dieci anni di reclusione e di una pena minima di sei mesi di detenzione se l’autore ha agito in qualità di affiliato ad una banda (cifra 3 cpv. 1).
L’aggravante della banda si giustifica per la maggior pericolosità dei singoli componenti unitisi in sodalizio, dovendosi riconoscere, detto in parole povere, che l’unione fa la forza o, meglio, influisce psichicamente e fisicamente in modo negativo sul comportamento e sulla determinazione dei correi. Occorre quindi che due o più persone si mettano assieme con la volontà, espressa o tacita, di commettere in futuro più azioni criminose (più di due, comunque) qualificate come furto, anche se non ancora ben definite e/o pianificate, purché si tratti di un’unione stretta e stabile, dotata di un minimo di organizzazione (DTF 124 IV 86; 124 IV 286).
L’aggravante dell’agire per mestiere implica invece un’attività delittuosa ripetitiva, come tale denotante la prontezza del reo a reiterare nello stesso campo, esercitata alla stregua di una professione, anche accessoria, il che si deduce dal tempo e dai mezzi consacrati a tale attività, dalla frequenza dei singoli atti durante un certo periodo e dall’intento di garantirsi redditi non indifferenti e relativamente regolari (DTF 123 IV 116, 119 IV 129, 117 IV 65, 116 IV 319 e 335).
Il simultaneo verificarsi di più circostanze aggravanti non consente di superare il limite superiore della pena edittale, ma può essere considerato ai fini della commisurazione della pena (DTF 120 IV 330).
In caso di furto con scasso, sussiste concorso perfetto tra i reati di danneggiamento e di furto ai sensi dell’art. 139 CP (DTF 123 IV 113), atteso che giusta l’art. 144 cpv. 1 CP, chiunque deteriora, distrugge o rende inservibile una cosa altrui, è punito, a querela di parte, con una pena detentiva sino a tre anni o con una pena pecuniaria.
Per l’art. 186 CP, invece, chiunque, indebitamente e contro la volontà dell’avente diritto, s’introduce in una casa, in un’abitazione, in un locale chiuso di una casa, od in uno spiazzo, corte o giardino cintati e attigui ad una casa, od in un cantiere, è punito, a querela di parte, con una pena detentiva sino a tre anni o con una pena pecuniaria.
11. Nel caso che qui ci occupa, è indubbio che i prevenuti (unitamente ai loro correi di giornata) hanno agito sia in banda che per mestiere, accertamento al quale la Corte è giunta in considerazione
della
professionalità e sistematicità con cui hanno operato, così come della reiterazione dell’attività illecita, protrattasi sull’arco di circa un anno, che è di fatto diventata un’importante – se non addirittura la principale – fonte di reddito. Il d
ifensore di AC 3, d’altronde, a giusta ragione ha dichiarato di non contestare la qualifica
giuridica proposta dal Procuratore pubblico, mentre che la difesa di
AC 5
nemmeno si è chinata sulla questione delle aggravanti, ritenendole – si presume – acquisite.
La Corte
ha quindi ritenuto AC 5 e AC 3 (come del resto gli altri coaccusati) autori colpevoli di furto aggravato, siccome commesso per mestiere (circostanza che, fra l’altro, ha l’effetto di assorbire il tentativo; DTF 123 IV 113 e
Corboz
, Les infractions en droit suisse, n. 15 ad art. 139 CP, pag. 241) e in banda, per avere in 78, rispettivamente 94, occasioni sottratto e/o tentato di sottrarre cose mobili altrui. Il riconoscimento della colpevolezza al riguardo dei furti implica inoltre quello dei contestuali reati di danneggiamento e violazione di domicilio, che vanno dunque confermati nei termini indicati dall’atto d’accusa.
12. I difensori di entrambi gli accusati hanno chiesto l’applicazione – rifiutata dalla Corte – dell’attenuante specifica del sincero pentimento, in considerazione della collaborazione fornita agli inquirenti, del ravvedimento e/o dei sensi di colpa, come pure della preoccupazione nei confronti della famiglia. Queste circostanze da sole non costituiscono tuttavia sincero pentimento ai sensi dell’art. 48 lett. d CP, atteso che, secondo la restrittiva giurisprudenza dell’alta Corte, il riconoscimento dell’attenuante è condizionale all’adempimento di due condizioni cumulative: il sincero pentimento e – evenienza che non si ravvisa in concreto – il risarcimento del danno (DTF 107 IV 89, con riferimenti). Occorre pertanto dare prova di uno sforzo particolare che attesti tangibilmente dell’avvenuto ravvedimento, ciò di che nella specie non vi è però l’evidenza.
13. Su richiesta del difensore di AC 3, la Corte si è inoltre chinata sulla questione di sapere se egli potesse beneficiare dell’attenuante specifica della grave angustia, rispondendo in senso negativo. La grave angustia va infatti intesa come una situazione prossima a quella dello stato di necessità, nella quale non appare possibile altra soluzione che non la commissione di un reato, la cui gravità deve comunque essere proporzionata a quella dello stato d’angustia, ciò che, in definitiva, rende assai raro il riconoscimento di questa attenuante (
Pellet
, in: Commentaire Romand, Basilea 2009, n. 19 ad art. 48 CP). L’accusato, pur versando in una situazione economica non facile, era lungi dal trovarsi in tale condizione di bisogno, potendo egli contare sia sulle entrate della moglie (attiva come segretaria) che sul sostegno delle sorelle di _, oltre che naturalmente sul salario conseguito come imbianchino, per modesto che fosse. Inoltre, quand’anche si volesse ammettere la sussistenza di una situazione iniziale di grave angustia, questa sarebbe comunque venuta meno dopo la commissione della prima serie di furti, dovendosi infatti ritenere che il guadagno conseguito illecitamente ha permesso all’accusato di aumentare le sue entrate e di migliorare così la sua situazione economica.
14. L’art. 47 CP stabilisce che il giudice deve commisurare la pena alla colpa dell’autore, tenendo conto della vita anteriore, delle sue condizioni personali e dell’effetto che la pena avrà sulla sua vita. Quali criteri per la determinazione della colpa, la norma menziona il grado di lesione (o esposizione a pericolo) del bene giuridico offeso, la reprensibilità dell’offesa, i moventi e gli obiettivi perseguiti, avuto riguardo delle circostanze interne ed esterne, e della possibilità che l’autore aveva di evitare la lesione.
Giusta l’art. 49 CP, quando per uno o più reati risultano adempiute le condizioni per l’inflizione di più pene dello stesso genere, il giudice condanna l’autore alla pena prevista per il reato più grave aumentandola in misura adeguata ma oltre la metà del massimo della pena comminata, fermo restando il massimo legale del genere di pena.
15. Della gravità oggettiva dei fatti posti a giudizio non occorre disquisire a lungo, commentandosi da sola l’intensità del movente criminale di chi si è reso colpevole di ben 78/94 furti con scasso distribuiti sull’arco di circa un anno. Oltre alla reiterazione dell’agire illecito e alla durata dell’attività delittuosa, va ritenuta la scaltrezza e organizzazione con cui agivano i qui accusati: per il modo in cui si recavano in Svizzera con discrezione – vestiti normalmente e con varie vetture ¿ per la suddivisione dei ruoli pressoché sempre immutata che, oltre a massimizzare l’efficienza della squadra, era garanzia di maggior protezione per i compagni più esposti al pericolo (quelli all’interno delle ditte), per la “tenuta da lavoro” indossata durante le incursioni – chiaramente finalizzata a lasciare il minor numero di tracce possibile, oltre che naturalmente a occultare l’identità degli autori –, per il dettaglio delle ricetrasmittenti che permetteva agli accusati di tenersi costantemente in contatto e segnalare eventuali situazioni di pericolo. Notevole anche la determinazione e la sfrontatezza con cui operava la banda, i cui componenti non hanno desistito dal loro intento criminale nemmeno quando le ditte erano protette da un sistema d’allarme, non esitando a sabotarlo o a raggirarlo (in un’occasione distruggendo persino una parete divisoria all’interno di uno stabile), ciò che ha indotto il Procuratore pubblico ad affibbiare loro il titolo di “specialisti del furto”. Palese anche la risolutezza di chi, per commettere i furti si sobbarcava ogni volta delle trasferte oltre frontiera. Vi sono inoltre elementi per ritenere che l’attività delittuosa dei prevenuti – fermati solo grazie all’intervento degli inquirenti – potesse addirittura espandersi: inizialmente confinate alla zona del Vedeggio, le incursioni della banda hanno interessato anche le zone del _ e della _, includendo persino una trasferta oltre Gottardo, con destinazione il Canton Nidvaldo (punti 1.105-1.114 AA), il mese precedente all’arresto.
Del resto, _ a riprova della gravità dei fatti a giudizio, va sottolineato come il comportamento degli accusati configuri ben due delle circostanze aggravanti di cui all’art. 139 CP, sia quella della banda che quella del reato commesso per mestiere, con conseguente aumento da 5 a 10 anni di pena detentiva della comminatoria edittale massima. È vero che, come rimarcato da alcuni difensori, gli accusati hanno esclusivamente colpito delle ditte e aziende, e non delle abitazioni di privati, ipotesi in cui, agli occhi della Corte, i furti avrebbero assunto una connotazione ancor più grave. Si tratta però di una circostanza attenuante di tutto sommato poco conto a fronte della colpa oggettivamente molto grave dei qui accusati.
Dal profilo soggettivo, la Corte ha rimarcato che i prevenuti – entrambi oltre i 30 anni – hanno delinquito in età matura e dopo aver assommato anche esperienze come mariti e padri di famiglia, agendo pertanto con piena consapevolezza della reprensibilità delle loro azioni. Essi hanno aderito liberamente all’attività illecita della banda, senza esservi costretti, lasciandosi tentare dalle prospettive di facile guadagno.
Essi sono inoltre entrambi pregiudicati per il medesimo titolo di reato oggi in discussione. AC 3 ha subito 3 condanne (di cui una per furto) e AC 5 due, entrambe per furto.
La Corte
, nondimeno, non è rimasta indifferente alla difficile vita degli accusati, rimarcando come essi siano stati indotti, chi per cercare lavoro e chi a causa della situazione politica, ad abbandonare il proprio paese d’origine, ritrovandosi a vivere nella clandestinità e in situazioni di ristrettezza economica. Si è però anche considerato che al momento di iniziare a commettere gli illeciti in rassegna entrambi accusati avevano raggiunto una certa qual stabilità, data dal fatto di aver contratto matrimonio e di aver ottenuto dei regolari permessi di residenza e/o di soggiorno. Vero è comunque che la situazione economica permaneva difficile (tale è infatti la condizione di chi, come i due accusati, deve provvedere al proprio sostentamento e quello della famiglia con un salario mensile nell’ordine dei 500-700.– Euro), ciò di cui la Corte ha debitamente tenuto conto come motivo di generica attenuazione della colpa. A favore degli accusati, si è anche considerato il relativamente lungo carcere preventivo sofferto, la collaborazione prestata agli inquirenti, il loro ravvedimento e il corretto comportamento processuale. La Corte ha inoltre particolarmente apprezzato il fatto che AC 5 abbia riconosciuto, confermandolo anche in aula, che la banda ha commesso dei furti anche in Italia, ciò che gli è valso un ulteriore sconto di pena.
In concreto, a fronte di detta ammissione la Corte – stanti le loro situazioni personali tutto sommato equivalenti - ha ritenuto di poter parificare la colpa di AC 5 (che deve comunque lasciarsi imputare un numero maggiore di reati) a quella di AC 3.
Tutto ciò considerato, e alla luce della comunque grave colpa dei due accusati, la Corte non ha considerato particolarmente severa la loro condanna alla medesima pena detentiva di 2 anni e 2 mesi, da dedursi il carcere preventivo sofferto, pena che, per le ragioni esposte qui in appresso, deve essere espiata.
16. Come già si è detto, il 6 ottobre 2005 a AC 5 è stata inflitta una pena di 12 mesi di reclusione, mentre che AC 3 è stato condannato il 17 ottobre 2003 a una pena di 10 mesi di reclusione e il 21 ottobre 2003 a 6 mesi di aliquote.
Avendo entrambi commesso nuovi reati a meno di 5 anni dalla precedente condanna (ancorché il AC 3 per pochi giorni, essendo i suoi primi reati dell’8/9 ottobre 2008: cfr. punti 1.19/1.24 AA, 2.19/2.24 AA, oltre alle contestuali violazioni di domicilio di cui al punto 3 AA), ne consegue che l’eventuale sospensione parziale delle loro pene odierne non si pone nei termini dell’assenza di prognosi negativa, ma in quelli – molto più restrittivi – della presenza di circostanze particolarmente favorevoli ai sensi dei combinati art. 42 cpv. 2 e 43 CP, che nella fattispecie in narrativa non ricorrono.
Le difese dei due accusati hanno invero chiesto di “relativizzare” l’applicazione della disposizione in questione, il difensore di AC 5 ponendo l’accento sul fatto che la condanna del 2005 del suo assistito è per fatti che risalgono al 2003 e sottolineando che da allora egli non ha più commesso illeciti, il difensore di AC 3 evidenziando come il termine di 5 anni di cui all’art. 42 cpv. 2 CP fosse prossimo alla scadenza. A parere della Corte, tuttavia, non vi è motivo (e nemmeno la possibilità) di “relativizzare” l’applicazione della norma, essendo unicamente determinanti la data della precedente condanna (e non il momento della commissione dei fatti) così come il compiersi o meno del termine quinquennale. Lo stesso legale dell’AC 5, del resto, ha esplicitamente dichiarato di non ignorare la circostanza, ed anche la difesa di AC 3 ha dovuto dare atto dell’applicabilità, di principio, dell’art. 42 cpv. 2 CP.
17. Quanto alla sussistenza di circostanze particolarmente favorevoli ai sensi dell’art. 42 cpv. 2 CP, secondo la giurisprudenza, correttamente evocata dal difensore di AC 5, il giudice deve valutare se il rischio di recidiva può essere compensato dalla sussistenza di circostanze particolarmente favorevoli, ciò che è il caso, in particolare, se il reato da giudicare non ha nessun rapporto con il reato anteriore oppure se le condizioni di vita del condannato si sono modificate in modo particolarmente positivo (Sentenza 19 maggio 2009 del Tribunale federale, inc. 6B.492/2008, consid. 3.1.2, con riferimenti).
In concreto, la Corte ha innanzitutto rimarcato come le condanne che comportano per i prevenuti l’applicazione dell’art. 42 cpv. 2 CP siano entrambe per il reato di furto (senza dimenticare la quasi simultanea condanna del AC 3 in Spagna, anch’essa a 6 mesi, seppure di aliquote), e quindi il fatto che quest’oggi gli accusati siano chiamati a rispondere del medesimo reato in forma aggravata, non costituisce circostanza particolarmente favorevole, ma semmai alimenta seri dubbi sulla loro condotta futura.
Anche la – critica – situazione personale ed economica dei prevenuti, di cui già si è detto, è lungi dall’avere carattere di circostanza favorevole ai sensi della giurisprudenza dell’alta Corte. È ben vero che gli accusati, nel corso del dibattimento, oltre a pronunciare parole di scusa e rincrescimento, hanno dichiarato di voler ritornare dalle rispettive famiglie e di essere determinati a cercare lavoro, ciò che la Corte non ha omesso di considerare nella sua valutazione. È però altrettanto incontrovertibile che la loro consolidata situazione di precarietà professionale deve fare temere che essi, a dispetto dei buoni propositi enunciati in aula, possano comunque ricadere nell’illecito per far fronte ai loro bisogni. Le difese stesse, d’altronde, hanno lungamente insistito sul contesto difficile in cui si trovavano i loro assistiti al momento di iniziare a commettere gli ascritti illeciti, ponendo l’accento sulla situazione di penuria di lavoro, sulla mancanza di risorse e/o sui debiti da loro accumulati, ciò che ha persino indotto uno dei difensori ad invocare – a torto – l’attenuante specifica della grave angustia.
In simili circostanze, giustamente enfatizzate ai fini del tentativo di contenere la pena detentiva, non può però sfuggire la concettuale contraddizione insita nel sostenere, nel seguito del medesimo intervento difensivo, che nondimeno ai fini della sospensione condizionale della pena le condizioni degli accusati sarebbero in realtà particolarmente favorevoli. Questo a maggior ragione se si considera che i prevenuti si sono presentati a giudizio dopo circa 9 mesi di carcere preventivo, ciò che non ha di certo alleviato la pregressa situazione problematica.
AC 5, che già lamentava una situazione economica precaria dopo la nascita del primo figlio, si trova oggi a dover far fronte anche al sostentamento della figlia nata durante la detenzione preventiva. La Corte non ha disatteso quanto dichiarato dalla sua difesa circa la sussistenza di concrete prospettive lavorative, ed in particolare che egli, quale giorno prima dell’arresto, era stato convocato per un colloquio da una ditta che si era dichiarata interessata alla sua candidatura per la posizione di archivista. Tale circostanza, tuttavia, non è parsa alla Corte sufficientemente concreta per poter essere determinante, ritenuto che, come ben si evince dal documento prodotto in aula dalla difesa (doc. dib. 1, all. 4; cfr. anche l’all. 1,da cui risulta che egli non ha mai svolto attività lavorativa), documento datato 10 luglio 2010 e silente al riguardo della consapevolezza del potenziale datore di lavoro circa le vicissitudini giudiziarie del candidato, l’eventuale assunzione deve comunque ancora essere convalidata e che, di conseguenza, l’impiego prospettato non è una certezza, ma semmai un’eventualità. Anche se così non fosse, cioè anche nell’ipotesi in cui queste prospettive lavorative dovessero effettivamente concretizzarsi, si tratterebbe certo di un elemento di valutazione positivo, ma da solo ancora insufficiente per permettere alla Corte di concludere per la presenza di circostanze particolarmente favorevoli.
AC 3, più semplicemente, nulla ha addotto al riguardo dell’esistenza delle circostanze particolarmente favorevoli ragione per cui, non potendo bastare i buoni propositi, non si vede come egli possa beneficiare della sospensione condizionale della pena.
18. Quattro parti civili – delle quali solo tre danneggiate da AC 3 e AC 5 – hanno instato per il riconoscimento dei danni subiti, con pretese che le difese hanno genericamente contestato, postulandone il rinvio al competente foro civile.
18.1 La parte civile _ ha presentato un’istanza risarcitoria volta alla rifusione di fr. 1’759.– in relazione al furto di cui al punto 1.42 AA (doc. TPC 7). La Corte, ritenendo la stessa solo in parte comprovata, ha riconosciuto la domanda limitatamente all’importo di fr. 50.– (la refurtiva), rinviandola al foro civile per la rimanenza.
18.2 La parte civile _ SA ha postulato la rifusione di fr. 923.– per il danneggiamento di una porta, contestuale al furto di cui al punto 1.89 AA (doc. TPC 9), pretesa che la Corte ha ritenuto ragionevole e corrispondente al ragionevole dispendio per la riparazione o sostituzione di una porta. Trattandosi di un furto commesso dai cinque accusati (in correità con lo X_), la Corte li ha condannati a pagare in solido l’importo in questione.
18.3 Vi è quindi una pretesa di fr. 1’485.– corrispondenti all’importo di denaro asseritamene sottratto alla parte civile _ Sagl in occasione del furto di cui al punto 1.76 AA (doc. TPC 13). Atteso che l’effrazione è stata commessa e che la vittima ha dichiarato un importo modico e credibile, ossia un ragionevole fondo cassa per un esercizio pubblico, la Corte non ha motivo di disattenderne la richiesta. Anche in questo caso, avendo tutti i qui accusati (in correità con lo X_) partecipato alla commissione di detto furto, gli stessi devono rispondere solidalmente.
19. Quo al destino degli oggetti sequestrati a AC 3 e ad AC 5, la Corte ha disposto la confisca di una carta
SIM Vodafone no. _ di pertinenza di
AC 3. Tutti gli atri oggetti sequestrati sono dissequestrati in favore dei rispettivi aventi diritto, fatti salvi gli importi di denaro di fr. 1’022.70 e fr. 1’532.25 di pertinenza di AC 3 e, rispettivamente, AC 5 sui quali è mantenuto il sequestro conservativo a garanzia del pagamento di tassa e spese di giustizia.
20. La tassa di giustizia di fr. 1’000.– e le spese processuali sono a carico di tutti i qui accusati in solido, con ripartizione interna in misura di 1/5 ciascuno.
rispondendo A. per AC 1 affermativamente ai quesiti posti, e in modo parzialmente affermativo al n. 4;
B
. per AC 2 affermativamente ai quesiti posti, meno che al n. 2, e in modo parzialmente affermativo al n. 5;
C
. per AC 3 affermativamente ai quesiti posti, meno che ai n. 2 e 3, e in modo parzialmente affermativo al n. 5;
D. per AC 4 affermativamente ai quesiti posti, meno che al n. 2, e in modo parzialmente affermativo al n. 4;
E. per AC 5 affermativamente ai quesiti posti, meno che ai n. 2 e 3, e in modo parzialmente affermativo al n. 5;
visti gli art.
12, 40, 42, 43, 44, 47, 49, 51, 69, 139 cifra 2 e 3 cpv. 2, 144 cpv. 1, 186 CP;
23 cpv. 1 LDDS;
9 e segg. CPP e 39 TG sulle spese;