Decision ID: 05849014-fc4e-4187-94f1-a453ac102268
Year: 2016
Language: it
Court: CH_BSTG
Chamber: CH_BSTG_001
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: penal_law

Fatti:
A. Con sentenza del 4 aprile 2013, la Corte dei reclami del Tribunale penale
federale ha parzialmente accolto un ricorso presentato dalle società A. Ltd.,
B. Ltd., C. Ltd. e D. Ltd. contro una decisione del 10 agosto 2012, mediante
la quale il Ministero pubblico della Confederazione (in seguito: MPC) ha re-
spinto una domanda di parziale dissequestro di conti bancari presso UBS
SA, a Lugano, intestati alle predette, presentata nell'ambito di una procedura
riguardante una richiesta di assistenza giudiziaria inoltrata dal Tribunale or-
dinario di Milano (v. sentenza RR.2012.215-218). L'autorità giudicante ha nel
contempo rinviato la causa al MPC affinché, prima di sbloccare parzialmente
i conti in questione, desse la possibilità all'autorità rogante di esporre i motivi
a favore del mantenimento della misura conformemente all'art. 12 n. 2 della
Convenzione sul riciclaggio, la ricerca, il sequestro e la confisca dei proventi
di reato (v. sentenza RR.2012.215-218 consid. 2.5).
B. Informata dal MPC di quanto sopra, l'autorità rogante, con scritto del 15 mag-
gio 2013, ha espresso la sua ferma opposizione ai parziali dissequestri pro-
nunciati, indicandone i motivi. Preso atto delle motivazioni inoltrate dalle au-
torità italiane, il MPC, con decisione di chiusura del 7 giugno 2013, ha con-
fermato il sequestro dei conti in parola (v. act. 1.7 pag. 2).
C. Contro tale decisione le società A. Ltd., B. Ltd., C. Ltd. e D. Ltd. sono insorte
dinanzi alla Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale chiedendo
il parziale dissequestro dei loro conti. Con sentenza del 6 dicembre 2013
questa Corte ha respinto il ricorso (v. act. 1.6). Avendo l'autorità rogante ri-
cevuto nel frattempo, per via rogatoriale, nuova documentazione dalle auto-
rità giudiziarie di Hong Kong ritenuta utile per stabilire la provenienza crimi-
nale dei valori patrimoniali sotto sequestro nonché per chiarire il ruolo delle
persone che a vario titolo avrebbero influenzato le movimentazioni dei fondi,
la presente autorità, in ossequio all'art. 12 CRic, ha ordinato al MPC di fissare
all'autorità rogante un termine di sei mesi per fornire nuovi elementi prove-
nienti dalla predetta documentazione atti a confermare il sequestro dei conti
bloccati. Sulla base di detta risposta il MPC avrebbe dovuto decidere, alla
luce delle vincolanti considerazioni esposte nella sentenza RR.2012.215-
218 del 4 aprile 2013, se mantenere o meno i sequestri, decisione soggetta
alle consuete vie ricorsuali.
D. Asserendo che l'autorità rogante non avrebbe fornito, nel termine imposto,
nessun nuovo elemento a favore del mantenimento dei sequestri e alla luce
della sentenza dell'8 luglio 2014, mediante la quale il Tribunale di Milano
- 3 -
(II Sezione penale) ha assolto tutti gli imputati nel processo in Italia, le so-
cietà A. Ltd., B. Ltd., C. Ltd. e D. Ltd. hanno presentato al MPC, il 10 luglio
2014, un'istanza di riesame e di revoca di sequestro, ciò dopo che l'autorità
d'esecuzione aveva già deciso una prima volta, più precisamente il 4 giu-
gno 2014, di non entrare nel merito di una simile precedente richiesta inol-
trata il 17 aprile 2014 (v. act. 1.7 pag. 3).
E. Con scritto del 15 luglio 2014 il MPC, basandosi su una comunicazione
scritta del 14 luglio precedente ricevuta dall'autorità rogante, ha confermato
il sequestro dei conti delle predette società (v. act. 1.7 pag. 3). Con decisione
RR.2014.210-213 del 17 settembre 2014 il Tribunale penale federale ha par-
zialmente accolto il ricorso inoltrato dalle società toccate contro detta deci-
sione, ordinando il dissequestro del conto intestato a D. Ltd., ed il parziale
dissequestro dei conti intestati alle altre società (v. act. 1.7).
F. Il 18 agosto 2015 il Tribunale federale, pronunciandosi sulla base di un ri-
corso presentato dall'UFG, ha annullato la predetta decisione nella misura in
cui ordina il dissequestro del conto intestato a D. Ltd. ed il dissequestro dei
conti delle altre tre società a concorrenza della somma eccedente l'importo
di USD 87'686'000 (v. act. 1.8).
G. Il 9 settembre 2015 le società A. Ltd., B. Ltd., C. Ltd. e D. Ltd. hanno presen-
tato al MPC un'istanza di riesame e di revoca dei sequestri (v. act. 1.2), la
quale è stata respinta in data 7 dicembre 2015 (v. act. 1.1).
H. Con ricorso del 21 dicembre 2015 alla Corte dei reclami penali del Tribunale
penale federale le istanti si aggravano contro la decisione del MPC, postu-
lando la revoca integrale dei sequestri ordinati a carico dei loro conti (v. act.
1).
I. A conclusione del proprio memoriale di risposta del 15 gennaio 2016 il MPC
si riconferma nella propria decisione del 7 dicembre 2015 (v. act. 8). Nelle
proprie osservazioni del 25 gennaio 2016 l'UFG postula la reiezione del ri-
corso (v. act. 9).
J. Con replica dell'8 febbraio 2016 le ricorrenti ribadiscono le proprie conclu-
sioni (v. act. 13).
- 4 -
K. Invitati a presentare un'eventuale duplica, l'UFG ed il MPC, con scritti del
24 risp. 26 febbraio 2016, trasmessi alle ricorrenti per informazione, si sono
riconfermati nelle loro posizioni (v. act. 15 e 16).
L. Il 21 marzo 2016 le ricorrenti hanno inoltrato delle osservazioni supplemen-
tari a seguito di una decisione della Corte d'appello di Milano del 17 marzo
2016 (v. act. 18). Invitati a formulare una loro eventuale presa di posizione
in merito l'UFG ed il MPC, con scritti del 4 aprile 2016 hanno ribadito le loro
conclusioni, allegando nel contempo degli scritti ricevuti dall'autorità rogante
in risposta a loro richieste di aggiornamento in merito al procedimento estero
(v. act. 20 e 21).
M. Invitate a prendere posizione su quanto sopra, le ricorrenti, con scritto del
18 aprile 2016, inviato al MPC e all'UFG per conoscenza, hanno confermato
le loro richieste (v. act. 23).
N. Il 21 giugno 2016 le ricorrenti hanno trasmesso a questa Corte la motiva-
zione scritta della sentenza della Corte d’Appello di Milano del 17 marzo
2016, formulando osservazioni supplementari (v. act. 25). Invitati nuova-
mente a prendere posizione su tali atti, il MPC e l’UFG, con scritti del 29 giu-
gno risp. del 21 luglio 2016, trasmessi alle ricorrenti per conoscenza, hanno
ribadito la loro posizione (v. act. 27 e 30).
Delle argomentazioni in fatto e in diritto delle parti si dirà, ove necessario, nei
considerandi che seguono.

Diritto:
1.
1.1 In virtù dell'art. 37 cpv. 2 lett. a della legge federale del 19 marzo 2010
sull'organizzazione delle autorità penali della Confederazione (LOAP;
RS 173.71) la Corte dei reclami penali giudica i gravami in materia di assi-
stenza giudiziaria internazionale.
- 5 -
1.2 I rapporti di assistenza giudiziaria in materia penale fra la Repubblica Italiana
e la Confederazione Svizzera sono anzitutto retti dalla Convenzione europea
di assistenza giudiziaria in materia penale del 20 aprile 1959, entrata in vi-
gore il 12 giugno 1962 per l’Italia ed il 20 marzo 1967 per la Svizzera (CEAG;
RS 0.351.1), dall'Accordo italo-svizzero del 10 settembre 1998 che completa
e agevola l'applicazione della CEAG (RS 0.351.945.41), entrato in vigore
mediante scambio di note il 1° giugno 2003 (in seguito: l'Accordo italo-sviz-
zero), nonché, a partire dal 12 dicembre 2008 (Gazzetta ufficiale dell’Unione
europea, L 327/15-17, del 5 dicembre 2008), dagli art. 48 e segg. della Con-
venzione di applicazione dell'Accordo di Schengen del 14 giugno 1985
(CAS). Di rilievo nella fattispecie è anche la Convenzione sul riciclaggio, la
ricerca, il sequestro e la confisca dei proventi di reato, conclusa a Strasburgo
l’8 novembre 1990, entrata in vigore il 1° settembre 1993 per la Svizzera ed
il 1° maggio 1994 per l’Italia (CRic; RS. 0.311.53). Alle questioni che il pre-
valente diritto internazionale contenuto in detti trattati non regola espressa-
mente o implicitamente, come pure quando il diritto nazionale sia più favore-
vole all'assistenza rispetto a quello pattizio (cosiddetto principio di favore), si
applicano la legge federale sull'assistenza internazionale in materia penale
del 20 marzo 1981 (AIMP; RS 351.1), unitamente alla relativa ordinanza
(OAIMP; RS 351.11; v. art. 1 cpv. 1 AIMP, art. I n. 2 Accordo italo-svizzero;
DTF 140 IV 123 consid. 2; 137 IV 33 consid. 2.2.2; 136 IV 82 consid. 3.1;
135 IV 212 consid. 2.3; 123 II 134 consid. 1a; 122 II 140 consid. 2). Il principio
di favore vale anche nell'applicazione delle pertinenti norme di diritto inter-
nazionale (v. art. 48 n. 2 CAS, 39 n. 3 CRic e art. I n. 2 Accordo italo-sviz-
zero). È fatto salvo il rispetto dei diritti fondamentali (DTF 135 IV 212 consid.
2.3; 123 II 595 consid. 7c).
1.3 Il ricorso è stato interposto contro la decisione del MPC del 7 dicembre 2015
che ha confermato il sequestro dei valori depositati sui conti delle insorgenti
presso l'UBS a Lugano. In quanto titolari dei conti oggetto della criticata mi-
sura d'assistenza, le società A. Ltd., B. Ltd., C. Ltd. e D. Ltd. sono legittimate
a ricorrere (v. art. 80h lett. b AIMP e art. 9a OAIMP; DTF 118 Ib 547 consid.
1d; TPF 2007 79 consid. 1.6 pag. 82). La decisione qui impugnata va proce-
duralmente trattata come una decisione di chiusura (v. TPF 2007 124 con-
sid. 2; sentenza del Tribunale penale federale RR.2012.215-218 dell'8 aprile
2013, consid. 1.3). Ne consegue che, da una parte, l'ammissibilità del gra-
vame non è subordinata all'esistenza di un pregiudizio immediato ed irrepa-
rabile ai sensi dell'art. 80e cpv. 2 AIMP e, dall'altra, il termine per ricorrere
non è quello previsto per le decisioni incidentali (art. 80k AIMP). Interposto
nel termine di trenta giorni previsto per le normali decisioni di chiusura, il
ricorso è formalmente ammissibile.
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- 6 -
2.
2.1 Conformemente al diritto di essere sentito (art. 29 cpv. 2 Cost.), l'autorità
deve indicare nella sua decisione i motivi alla base della stessa (DTF 136 I
229 consid. 5.5). Essa non è tenuta a discutere in maniera dettagliata tutti gli
argomenti sollevati dalle parti, né a statuire separatamente su ogni conclu-
sione che le viene presentata. Essa può limitarsi all'esame delle questioni
decisive per l'esito del litigio (DTF 134 I 83 consid. 4.1; 130 II 530 consid.
4.3; 126 I 97 consid. 2b e sentenze citate; sentenza del Tribunale federale
1B_380/2010 del 14 marzo 2011, consid. 3.2.1).
2.2 In concreto, va premesso che la presente autorità si limiterà ad analizzare
unicamente quanto di nuovo è emerso susseguentemente alla sentenza del
Tribunale federale 1C_464/2014 del 18 agosto 2015 (v. lett. F. supra), nell'ot-
tica delle vincolanti considerazioni in diritto dell'Alta Corte. In detta sentenza
è stato in particolare criticato il fatto che il Tribunale penale federale, nella
sua pronuncia del 17 settembre 2014, abbia ordinato il dissequestro del
conto di D. Ltd. nonché il dissequestro parziale degli altri conti senza atten-
dere "la comunicazione delle motivazioni scritte della sentenza milanese e
nemmeno l'effettivo inoltro o l'eventuale rinuncia da parte [del PM italiano] a
proporre appello. Non è infatti manifesto che il sequestro litigioso o un'even-
tuale confisca dei relativi averi si fondi, in tutto o in parte, esclusivamente
sulla menzionata norma", ovvero l'art. 12 sexies del Decreto legge 8 giugno
1992 n. 306. A questo proposito il Tribunale federale ha precisato che "una
possibile confisca di averi che non avrebbero manifestamente alcun rapporto
con i reati perseguiti in Italia o con una sentenza di condanna pronunciata
dalle autorità estere ma fondata unicamente su una sproporzione dei beni
rispetto al reddito o all'attività economica svolta e pertanto senza alcun rap-
porto con i reati perseguiti, appare come problematica" (consid. 3.2), rinun-
ciando tuttavia ad approfondire ulteriormente la questione "visto che il rela-
tivo esame, a dipendenza delle motivazioni della sentenza milanese, po-
trebbe rivelarsi superfluo: ciò a maggior ragione anche nell'ipotesi in cui, di
fronte alle attese motivazioni, l'autorità rogante rinunci definitivamente ed
espressamente a richiedere la confisca degli averi depositati sui conti in
esame" (ibidem). L'Alta Corte ha quindi aggiunto che verosimilmente le con-
clusioni della Procura milanese relative al sequestro litigioso "sono state im-
plicitamente respinte, ma senza poter prendere conoscenza delle motiva-
zioni di quel giudizio non si può valutare la portata effettiva del dispositivo,
silente al riguardo. Rammentati inoltre i diversi procedimenti avviati nel qua-
dro di numerose rogatorie, spesso connesse tra loro, i cui esiti non sono
deducibili dal dispositivo della decisione milanese, occorre concludere che,
al momento, la situazione non è ancora chiara, per cui di massima i sequestri
devono essere mantenuti" (ibidem).
- 7 -
3. Data la complessità della situazione processuale è opportuno riportare pro
memoria quanto in precedenza deciso da questo Tribunale in modo tale da
valutare se le proprie considerazioni sono state invalidate dalla predetta sen-
tenza o sono ancora pertinenti nel caso concreto.
4. Nella sentenza del 4 aprile 2013 (RR.2012.215-218), questa Corte ha se-
gnatamente considerato (v. lett A supra):
2.2 Per quanto concerne l'entità dei valori sequestrati, questa Corte, nella
sua sentenza del 4 ottobre 2010, aveva avuto modo di rilevare l'esistenza di
contraddizioni tra le misure coercitive adottate e la quantificazione del pro-
vento di reato operata nella richiesta di rinvio a giudizio italiana, le quali il
MPC avrebbe dovuto preferibilmente chiarire (v. RR.2010.135-138, consid.
4.1). Potendo, ad ogni modo, il contenuto della richiesta di rinvio a giudizio
ancora mutare su impulso del GUP (v. art. 423 Codice di procedura penale
italiano [in seguito: CPP italiano]; GIOVANNI CONSO/VITTORIO GREVI, Com-
mentario breve al Codice di procedura penale. Complemento giurispruden-
ziale, 7a ediz., Padova 2011, cifre III-IV ad art. 423), con eventuali conse-
guenze sulla quantificazione del provento di reato, e tenuto conto che, se-
condo l'autorità rogante, "all'esito dell'udienza preliminare saranno prese le
decisioni in ordine al rinvio a giudizio degli imputati avanti alla competente
sezione penale del Tribunale di Milano nonché ogni questione in ordine al
sequestro degli averi attualmente bloccati" (v. sentenza RR.2010.135-138
consid. 4.1), la presente autorità, in virtù degli art. 11 e seg. CRic e 33a
OAIMP, ha confermato i sequestri contestati anche per quanto riguarda la
loro entità (v. ibidem). Orbene, in data 18 ottobre 2011 il GUP ha emesso un
decreto che dispone il giudizio che quantifica il provento del reato di appro-
priazione indebita, tenuto conto della prescrizione in quel momento, in
USD 13'260'071.25, ovvero il 45% dell'importo di USD 29'466'825 corrispon-
dente alle somme accreditate da E. ad F. tra il 31 marzo 2004 ed il 30 no-
vembre 2005 (v. act. 1.4 pag. 3). Tale decreto è stato confermato dalla Corte
di cassazione in data 18 maggio 2012 (v. act. 1.5). Quanto precede indur-
rebbe a considerare non più giustificato il blocco totale degli averi delle so-
cietà ricorrenti, essendo questi assai più elevati della somma in questione.
Sennonché, con il summenzionato decreto viene contestato a G. e H., per-
sone che avrebbero operato quali fiduciari di Frank Agrama, nella loro qua-
lità di beneficiari economici dei conti n. 1 intestato a B. Ltd., n. 2 intestato a
C. Ltd. e n. 3 intestato a A. Ltd., tutti presso UBS a Lugano, di aver occultato
su detti conti, compiendo quindi atti di riciclaggio ai sensi dell'art. 648-bis CP
italiano, "la somma complessiva di $ 77,186 mln proveniente dal conto cor-
rente di F. presso Irish National Bank di Dublino nonché la somma di $ 10,50
mln proveniente dal conto B. Ltd presso Bank of the West Los Angeles (...)
denaro costituente provento del delitto di appropriazione indebita continuata
- 8 -
ai danni di Mediaset spa commesso nel periodo 1995-2005" (v. act. 1.4 pag.
6 e seg.). Risulta evidente che quanto precede deve essere preso in consi-
derazione da questa Corte per determinare l'importo che deve rimanere se-
questrato in Svizzera. Da respingere in questo ambito sono le censure ricor-
suali riguardo alla presunta illiceità dell'estensione delle indagini per riciclag-
gio a G. e H., avvenuta nel 2009. Trattandosi di un'inchiesta molto com-
plessa che dura oramai da diversi anni, è naturale e comprensibile che nel
corso della stessa possano essere emersi elementi che hanno permesso,
col tempo, di meglio chiarire i fatti, segnatamente i flussi di denaro. Le infor-
mazioni contenute nello scritto del 9 dicembre 2011 (v. act. 7.5), frutto della
corretta e normale attività di verifica dell'autorità d'esecuzione della validità
di una domanda di assistenza, costituiscono un complemento rogatoriale
legittimo e anche logico, visto che riguarda il presunto riciclaggio del denaro
oggetto della presunta appropriazione indebita per la quale è stata presen-
tata la rogatoria nel 2005, riciclaggio contestato formalmente a G. e H. dal
2009. È vero che la decisione impugnata non dedica particolare attenzione
al reato di riciclaggio in questione, anche se poi nelle sue osservazioni del
21 gennaio 2013 (v. act. 12 pag. 2) il MPC dichiara di non dubitare "dell'af-
fermazione fornita dal pubblico ministero italiano in merito all'entità del corpo
del reato, che viene quantificato per il capo di riciclaggio a ca. 117 milioni di
euro". La presente Corte deve tenere comunque in considerazione tutti gli
elementi dell'incarto per statuire sulla validità di una rogatoria, non essendo
vincolata dagli argomenti delle parti o dalle loro conclusioni (v. DTF 132 I
140 consid. 1.1; 131 I 153 consid. 1; 131 II 571 consid. 1, 361 consid. 1). Le
ricorrenti sono state altresì messe in condizione di prendere posizione sullo
scritto del 9 dicembre 2011 inviato dall'autorità rogante, in ossequio al loro
diritto di essere sentite. Per tacere del fatto che le informazioni contenute in
detto scritto figuravano già nella richiesta di rinvio a giudizio del 9 marzo
2010 ed erano comunque parte del fascicolo processuale della presente
causa (v. act. 1.21).
(...)
2.4 Appurato quanto precede, occorre esaminare, alla luce degli atti dell'in-
carto, se i sequestri contestati debbano o meno essere confermati nella loro
integralità. Occorre innanzitutto rilevare che nel decreto che dispone il giu-
dizio del 18 ottobre 2011, il quale è stato confermato dalla Corte suprema di
cassazione il 18 maggio 2012 (v. act. 1.5), il conto n. 4 presso UBS intestato
a D. Ltd., a differenza dei conti delle altre ricorrenti, non viene in alcun modo
menzionato come possibile vettore di denaro d'origine criminale (v. act. 1.4
pag. 6), fatto già evidenziato da questa Corte nella sua sentenza del 4 otto-
bre 2010 (v. sentenza del Tribunale penale federale RR.2010.135-138, con-
sid. 4.1 pag. 8 in fine), senza però che questo abbia portato ad ulteriori spie-
gazioni né dal MPC né dall'autorità rogante, la quale nemmeno lo menziona
- 9 -
nella sua risposta del 16 febbraio 2012 (v. act. 7.8). Per detto conto, con un
saldo il 31 dicembre 2011 di USD 3'592'204 (v. act. 7.11), non appaiono più
esserci motivi per mantenerne il sequestro, dato che non si vede come allo
stadio attuale della procedura in Italia, dopo il citato passaggio dello scoglio
del decreto del GUP (v. supra consid. 2.2) e all'interno del perimetro invali-
cabile posto dal principio accusatorio (v. art. 6 n. 1 e 3 lett. a e b CEDU;
CHRISTOPH GRABENWARTER/KATHARINA PABEL, Europäische Menchenrech-
tskonvention, 5a ediz., Monaco 2012, pag. 443 e segg.; WALTER KÄLIN/JÖRG
KÜNZLI, Universeller Menschenrechtsschutz, 2a ediz., Basilea 2008, pag.
505 e segg.; JÖRG PAUL MÜLLER/MARKUS SCHEFER, Grundrechte in der Sch-
weiz, 4a ediz., Berna 2008, pag. 980 e segg.), vi siano ancora margini per
ipotizzare in maniera proceduralmente legittima un legame fra il conto in
questione e gli atti di riciclaggio rimproverati a G. e H. ma neppure con gli
imputati del reato a monte, segnatamente con Frank Agrama e le società a
lui riconducibili (v. act. 1.4 pag. 2 e seg.). In questo ambito occorre rilevare
che secondo l'art. 417 CPP italiano la richiesta di rinvio a giudizio contiene,
tra l'altro, l'enunciazione, in forma chiara e precisa, del fatto, delle circo-
stanze aggravanti e di quelle che possono comportare l'applicazione di mi-
sure di sicurezza, con l'indicazione dei relativi articoli di legge (lett. b) nonché
l'indicazione delle fonti di prova acquisite (lett. c). Il fatto e le aggravanti co-
stituiscono la cosiddetta imputazione e cioè l'accusa dalla quale l'imputato
deve difendersi e che nel corso delle indagini preliminari può essere appros-
simativa, ma che con l'esercizio dell'azione penale deve essere definitiva,
precisa e circostanziata. La lett. b di detta disposizione impone al pubblico
ministero di formulare l'accusa in modo chiaro e preciso al fine di consentire
l'esercizio del diritto di difesa e del diritto di prova (v. Codice di procedura
penale esplicato, 16a ediz., Napoli 2011, pag. 579). Tale esigenza di chia-
rezza e precisione si ripercuote naturalmente anche per quanto riguarda il
decreto che dispone il giudizio (v. art. 429 CPP italiano; G. CONSO/V. GREVI,
op. cit., cifra V ad art. 429 CPP). Ciò precisato, secondo il decreto summen-
zionato, G. e H. avrebbero occultato sui conti intestati a B. Ltd., C. Ltd., e A.
Ltd., oggetto della decisione impugnata, una somma complessiva di USD
77'186'000 proveniente dal conto corrente di F. presso Irish National Bank
di Dublino nonché una somma di USD 10'500'000 proveniente dal conto B.
Ltd. presso Bank of the West Los Angeles; in totale dunque USD 87'686'000
(v. act. 1.4 pag. 6, capo e, lett. a). È a torto che l'autorità d'esecuzione e
l'autorità rogante sommano, apparentemente, a tale importo USD
30'000'000 menzionati alla lett. b del capo e), il quale prevede che G. e H.
"trasferivano in data 24.5.2005 e 1.9.2005 dal conto C. Ltd. presso UBS Lu-
gano complessivi $ 30 milioni a favore del conto n. 5 presso UBS Hong Kong
intestato ad A. Ltd. – somme poi trasferite, per sottrarle a provvedimenti di
sequestro da parte delle autorità elvetiche, tra il 9 e il 19 gennaio 2006, da
UBS Hong Kong al conto A. Ltd. presso Bank of the West Los Angeles, ul-
teriormente ritrasferite, tra il 12 ed il 20 gennaio 2006, a favore dei conti C.
- 10 -
Ltd. e B. Ltd. presso Bank of the West Los Angeles e infine definitivamente
fuoriuscite dai conti C. Ltd. e B. Ltd. con la dicitura security transfer". Come
ben si comprende, la somma di USD 30'000'000 di cui sopra è in realtà già
compresa nell'importo di USD 87'686'000, fatto sul quale questa autorità,
nella sua sentenza del 4 ottobre 2010 (v. pag. 8), aveva già attirato l'atten-
zione. Anche su tale punto, il MPC e l'autorità rogante non hanno preso po-
sizione. In questo senso, anche per i conti di pertinenza di B. Ltd., C. Ltd., e
A. Ltd., non appaiono più esserci motivi per il mantenimento integrale del
sequestro, nella misura in cui al di là della somma di USD 87'686'000 non si
vede come allo stadio attuale della procedura i valori in questione potreb-
bero ancora formare in futuro oggetto di confisca.
2.5 Tuttavia, prima di procedere ad uno sblocco sia del conto di D. Ltd. che
dei conti intestati alle società B. Ltd., C. Ltd., e A. Ltd., in applicazione
dell'art. 12 n. 2 CRic, la Parte richiesta deve dare alla Parte richiedente, in
tutti i casi in cui è possibile, "la possibilità di esporre i motivi a favore del
mantenimento della misura". Ciò è espressione del principio della buona
fede tra Stati e delle finalità di politica criminale comunque fissate nel pream-
bolo della stessa CRic. In questo senso il MPC dovrà comunicare senza
indugio alle autorità italiane il contenuto delle motivazioni di cui al consid.
2.4 di questa sentenza dando pedissequamente alle stesse un termine di 30
giorni per esprimersi in merito giusta l'art. 12 n. 2 CRic. Sulla base di detta
risposta il MPC deciderà, alla luce delle vincolanti considerazioni qui sopra
esposte, se mantenere o revocare parzialmente i sequestri. Dovesse rite-
nere confermate le ragioni di una revoca dei sequestri oltre la citata soglia
di USD 87'686'000, l'autorità d'esecuzione, prima di emanare una decisione
formale in tal senso, dovrà di nuovo interpellare l'autorità rogante, fissandole
un nuovo termine di 30 giorni, affinché si determini sulle modalità di disse-
questro, indicando, per quanto riguarda i conti intestati alle società B. Ltd.,
C. Ltd., e A. Ltd., quelli su cui sono ancora ipotizzabili confische nel perime-
tro indicato dalla decisione del GUP del 18 ottobre 2011, non essendo pos-
sibile, per questa Corte, alla luce della documentazione agli atti, definire dei
criteri più precisi di ripartizione fra di essi. Diverso invece il caso per il conto
n. 4 presso UBS SA, intestato a D. Ltd., il quale, in caso di conferma delle
ragioni del dissequestro, andrebbe sbloccato nella sua totalità, senza ne-
cessità di raccogliere ulteriori informazioni. La decisione sui sequestri del
MPC sarà soggetta alle consuete vie ricorsuali.
5. Per i predetti motivi il Tribunale penale federale ha parzialmente accolto il
ricorso delle ricorrenti.
- 11 -
6. Il 6 dicembre 2013, con sentenza RR.2013.193-196, la stessa Corte ha al-
tresì considerato quanto segue (v. lett. C supra):
3.2 Nella fattispecie, la Corte dei reclami penali, con la sua sentenza
RR.2012.215-218 del 4 aprile 2013, ha ordinato il dissequestro parziale dei
conti delle ricorrenti, ritenendo le misure, a suo tempo ordinate, non più giu-
stificate alla luce del decreto che dispone il giudizio del 18 ottobre 2011
emesso dal Giudice per l'udienza preliminare del Tribunale di Milano, atto
confermato dalla Corte di cassazione italiana in data 18 maggio 2012
(v. sentenza RR.2012.214 consid. 2.3). Nel contempo, l'autorità giudicante,
in ossequio alla CRic, ha dato la possibilità all'autorità rogante di esprimersi
sulla decisione di dissequestro. All'uopo, il MPC è stato invitato a comuni-
care alle autorità italiane il contenuto della suddetta sentenza, dando pedis-
sequamente alle stesse un termine di 30 giorni per esprimersi in merito.
Sulla base di detta risposta, l'autorità d'esecuzione era tenuta a decidere,
alla luce delle vincolanti considerazioni esposte nella sentenza del 4 aprile
2013, se mantenere o meno il sequestro, decisione soggetta alle consuete
vie ricorsuali (v. ibidem). Orbene, sulla base dello scritto del 15 maggio 2013,
il MPC ha riconfermato i sequestri dei conti delle società ricorrenti, senza
tuttavia presentare nuovi motivi rispetto alla procedura sfociata nella sen-
tenza RR.2012.215-218.
Va rilevato che nel suddetto scritto del 15 maggio 2013 le autorità italiane
hanno menzionato per la prima volta la possibilità di confiscare i valori patri-
moniali bloccati in Svizzera sulla base dell'art. 12-sexies, comma 1, della
Legge del 7 agosto 1992, n. 356, che ha convertito, con modificazioni, il
Decreto Legge dell'8 giugno 1992, n. 306, recante la denominazione "Modi-
fiche urgenti al nuovo codice di procedura penale e provvedimenti di contra-
sto alla criminalità mafiosa" (in seguito: D.l. n. 306; v. act. 1.19, pag. 3 e
seg.). Secondo tale disposizione, "nei casi di condanna o di applicazione
della pena su richiesta a norma dell' art. 444 del codice di procedura penale,
per taluno dei delitti previsti dagli articoli 314, 316, 316-bis, 316-ter, 317,
318, 319, 319-ter, 320, 322, 322-bis, 325, 416, sesto comma, 416, realizzato
allo scopo di commettere delitti previsti dagli articoli 473, 474, 517-ter e 517-
quater, 416-bis, 600, 601, 602, 629, 630, 644, 648, esclusa la fattispecie di
cui al secondo comma, 648-bis, 648-ter del codice penale, nonché dall'art.
12-quinquies, comma 1, del D.L. 8 giugno 1992, n. 306, convertito, con mo-
dificazioni, dalla L. 7 agosto 1992, n. 356, ovvero per taluno dei delitti previsti
dagli articoli 73, esclusa la fattispecie di cui al comma 5, e 74 del testo unico
delle leggi in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope,
prevenzione, cura e riabilitazione dei relativi stati di tossicodipendenza, ap-
provato con D.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309, è sempre disposta la confisca del
denaro, dei beni o delle altre utilità di cui il condannato non può giustificare
la provenienza e di cui, anche per interposta persona fisica o giuridica, risulta
http://www.edizionieuropee.it/data/html/64/zn98_01_026758.html http://www.edizionieuropee.it/data/html/50/zn86_12_007.html
- 12 -
essere titolare o avere la disponibilità a qualsiasi titolo in valore sproporzio-
nato al proprio reddito, dichiarato ai fini delle imposte sul reddito, o alla pro-
pria attività economica. Le disposizioni indicate nel periodo precedente si
applicano anche in caso di condanna e di applicazione della pena su richie-
sta, a norma dell' art. 444 del codice di procedura penale, per taluno dei
delitti commessi per finalità di terrorismo o di eversione dell'ordine costitu-
zionale". Questa modalità di confisca non è di per sé assimilabile alla proce-
dura di prevenzione patrimoniale italiana, la quale è già stata oggetto di giu-
risprudenza da parte di questa Corte (v. TPF 2010 158). Occorre dunque
esaminare se i principi sviluppati in detta giurisprudenza sono qui applicabili
in analogia.
3.3 La Corte di cassazione italiana ha già avuto modo di chinarsi sulla con-
fisca in questione, affermando che il sequestro preventivo e la successiva
confisca dei beni patrimoniali prevista dall'art. 12-sexies D.l. n. 306 non sono
subordinati all'accertamento di un nesso eziologico tra i reati tassativamente
enunciati nella norma di riferimento ed i beni oggetto della cautela reale e
del successivo provvedimento ablatorio: il legislatore, infatti, ha operato una
presunzione di accumulazione, senza distinguere se tali beni siano o meno
derivati dal reato per il quale si procede o è stata inflitta la condanna; ne
consegue che non è necessaria la sussistenza del nesso di pertinenzialità
tra i beni e i reati ascritti agli imputati, bensì un vincolo pertinenziale, di si-
gnificato peculiare e più ampio, tra il bene e l'attività delittuosa facente capo
al soggetto, connotato dalla mancanza di giustificazione circa la legittima
provenienza del patrimonio nel possesso del soggetto nei confronti del quale
sia stata pronunciata condanna o sia stata disposta l'applicazione della pena
(Cassazione penale, Sezione II, sentenza n. 10549 del 26 febbraio 2009;
PASQUALE TANCREDI, I beni confiscati alla criminalità organizzata, Aspetti
giuridici e sociologici, pubblicato in Internet dal Centro di documentazione
su carcere, devianza e marginalità presso il Dipartimento di Teoria e storia
del diritto dell'Università di Firenze [www.altrodiritto.unifi.it/ricerche/law-
ways/tancredi/index.htm]; LEONARDO FILIPPI/MARIA FRANCESCA CORTESI, Il
codice delle misure di prevenzione, Torino 2001, pag. 102 e segg.). Tale
forma di confisca si basa su un'insindacabile scelta politico criminale, una
presunzione iuris tantum d'illecita accumulazione, nel senso che il provvedi-
mento ablatorio incide su tutti i beni di valore economico non proporzionato
al reddito o all'attività economica del condannato e dei quali questi non
possa giustificare la provenienza, trasferendo sul soggetto, che ha la titola-
rità o la disponibilità dei beni, l'onere di dare un'esauriente spiegazione in
termini economici (e non semplicemente giuridico-formali) della positiva li-
ceità della loro provenienza, con l'allegazione di elementi che, pur senza
avere la valenza probatoria civilistica in tema di diritti reali, possessori e ob-
bligazionari, siano idonei a vincere tale presunzione (Cassazione penale,
Sezione I, sentenza n. 21357 del 13 maggio 2008, che riprende quanto
- 13 -
espresso in Cassazione penale, Sezioni unite, sentenza n. 920 del 17 di-
cembre 2003). Non si richiede pertanto la prova del nesso di pertinenzialità
tra i beni e il reato oggetto della condanna, né la connessione temporale tra
l'acquisizione dei beni e la consumazione del crimine (V. P. TANCREDI, op.
cit., capitolo II cifra 3.1 e giurisprudenza citata); si conferma la ragionevo-
lezza della presunzione di provenienza illecita dei beni patrimoniali, valoriz-
zando l'elemento della sproporzione che va accertata attraverso una rico-
struzione storica della situazione dei redditi e delle attività economiche del
condannato al momento dei singoli acquisti (Cassazione penale, ibidem).
Quanto all'onere della prova, la Corte di cassazione ha dichiarato che al fine
di disporre la confisca conseguente a condanna per uno dei reati indicati
nell'art. 12-sexies, allorché sia provata l'esistenza di una sproporzione tra il
reddito dichiarato dal condannato o i proventi della sua attività economica e
il valore economico dei beni da confiscare e non risulti una giustificazione
credibile circa la provenienza di essi, è necessario, da un lato, che, ai fini
della sproporzione, i termini di raffronto dello squilibrio, oggetto di rigoroso
accertamento nella stima dei valori economici in gioco, siano fissati nel red-
dito dichiarato o nelle attività economiche non al momento della misura ri-
spetto a tutti i beni presenti, ma nel momento dei singoli acquisti rispetto al
valore dei beni di volta in volta acquisiti, e, dall'altro, che la giustificazione
credibile consista nella prova della positiva liceità della loro provenienza e
non in quella negativa della loro non provenienza dal reato per cui è stata
inflitta condanna (cit. in P. TANCREDI, op. cit., capitolo II cifra 3.2 e giurispru-
denza citata).
Orbene, se la procedura di prevenzione patrimoniale è applicabile a beni
patrimoniali riconducibili ad una persona indiziata di appartenere ad un'or-
ganizzazione criminale, nel caso della confisca giusta l'art. 12-sexies D.l.
n. 306 l'autorità inquirente deve semplicemente dimostrare, oltre alla dispo-
nibilità o titolarità del bene, anche per interposta persona, in capo ad un
soggetto condannato per determinati delitti, solo il valore sproporzionato del
bene rispetto al reddito o all'attività economica svolta. Il pubblico ministero,
quindi, mentre procede alle indagini penali, effettua parallelamente a carico
dell'indagato una corrispondente indagine patrimoniale, al fine di svelare la
reale entità del patrimonio riconducibile all'interessato con l'obiettivo finale
di far risaltare il requisito della sproporzione quale condizione cardine per
l'applicabilità della misura ablatoria (v. P. TANCREDI, op. cit., capitolo II cifra
3.2; ANTONIO GIALANELLA, La confisca di prevenzione antimafia, lo sforzo si-
stemico della giurisprudenza di legittimità e la retroguardia del legislatore, in
F. Cassano (curatore), Le misure di prevenzione patrimoniali dopo il “pac-
chetto sicurezza”, Roma, 2009, pag. 163 e segg.; ANNA MARIA MUAGERI, La
riforma delle sanzioni patrimoniali: verso un actio in rem?, in O. Mazza/F.
Viganò (curatori), Misure urgenti in materia di sicurezza pubblica, Torino
- 14 -
2008). In definitiva, non presupponendo né l'esistenza di un'infrazione pe-
nale né un legame tra questa infrazione e gli oggetti e valori da confiscare,
occorre concludere che l'istituto in esame non presenta nessuna affinità con
le procedure di confisca penale previste o riconosciute dal diritto svizzero.
Non potendo la modalità di confisca in questione essere assimilata ad una
causa penale ai sensi degli art. 1 cpv. 3 e 63 AIMP, la TPF 2010 158 non
risulta applicabile. L'autorità d'esecuzione ha del resto essa stessa omesso
di riprendere nella decisione impugnata il richiamo a questo istituto, per la
prima volta emerso nel sopraccitato scritto del 15 maggio 2013, tacitamente
anticipando il qui emerso giudizio di non conformità ai dettami dell'assi-
stenza giudiziaria in materia penale.
3.4 Qui di rilievo è per contro la documentazione trasmessa rogatorialmente
da Hong Kong, di cui riferisce l'autorità rogante nel suo scritto del 28 settem-
bre 2013 (v. act. 13.1). Quest'ultima afferma che in data 12 agosto 2013 il
Dipartimento di Giustizia di quel Paese ha trasmesso, a più di sette anni
dall'invio della rogatoria, documenti acquisiti nel gennaio del 2007. Si tratte-
rebbe di documentazione relativa anche alle società A. Ltd., C. Ltd., B. Ltd.
e D. Ltd., nonché di atti acquisiti presso la società I. fiduciaria appartenente
a G. La trasmissione di tale documentazione sarebbe stata bloccata per
molti anni da svariati ricorsi interposti all'estero da Frank Agrama ed altri.
Tali ricorsi sarebbero stati definitivamente respinti dalla Court of Final Ap-
peal di Hong Kong in data 9 agosto 2013. L'autorità rogante ritiene che
dall'analisi di detta documentazione possano scaturire ulteriori informazioni
utili per stabilire la provenienza criminale dei valori patrimoniali sotto seque-
stro nonché per chiarire il ruolo delle persone che a vario titolo avrebbero
influenzato le movimentazioni dei fondi. Orbene, precisato che, contraria-
mente a quanto affermato dalle ricorrenti, nel 2007 alle autorità inquirenti
italiane è stata trasmessa da Hong Kong unicamente la documentazione
bancaria concernente un conto intestato a A. Ltd. presso UBS a Hong Kong
(v. act. 16.3, pag. 7), questa Corte ritiene che sia nello spirito dell'art. 12
CRic permettere alle autorità italiane di analizzare la documentazione in
questione e di fornire, se del caso, elementi utili alla presente procedura,
spiegandone esattamente la loro portata giuridica e specificando in concreto
le misure procedurali che intende intraprendere. In definitiva, il MPC dovrà
comunicare all'autorità rogante quanto precede, dando pedissequamente
alla stessa un termine di sei mesi per fornire nuovi elementi provenienti dalla
documentazione ricevuta da Hong Kong atti a confermare il sequestro dei
conti delle ricorrenti. Sulla base di detta risposta il MPC deciderà, alla luce
delle vincolanti considerazioni esposte nella sentenza RR.2012.215-218 del
4 aprile 2013, se mantenere o meno i sequestri. Tale decisione sarà sog-
getta alle consuete vie ricorsuali.
- 15 -
Per i predetti motivi il Tribunale penale federale ha respinto la domanda di
sospensione della procedura del MPC così come il ricorso.
7. Da ultimo nella decisione del 17 settembre 2014 il Tribunale penale federale
ha in particolare considerato quanto segue.
3.2 In concreto, visto il recinto materiale e formale imposto sia dalla sentenza
4 aprile 2013 che da quella 6 dicembre 2013 (v. supra consid. 2), questa
Corte non può che limitare l'esame sostanziale della causa al contenuto
dello scritto 14 luglio 2014, pena la violazione del principio dell'intangibilità
del giudicato e della certezza del diritto. Con il predetto scritto, il pubblico
ministero italiano ha informato l'autorità d'esecuzione della sentenza
dell'8 luglio 2014 emanata dal Tribunale di Milano, affermando che quest'ul-
timo "ha assolto gli imputati dal reato di frode fiscale loro ascritto dichiarando
altresì la prescrizione del reato di appropriazione indebita" (v. allegato ad
act. 1.3 pag. 1 e 1.4). Più precisamente, "dalla lettura del dispositivo (all. 1)
emerge che: i reati di appropriazione indebita sono stati dichiarati estinti per
intervenuta prescrizione; il reato di frode fiscale è stato dichiarato estinto per
prescrizione limitatamente all'annualità 2005; per le restanti annualità (2006,
2007 e 2008) gli imputati sono stati assolti con la formula "perché il fatto non
costituisce reato", che si riferisce all'assenza dell'elemento psicologico; i
reati di riciclaggio contestati a G. e H. sono stati riqualificati come fatti di
appropriazione indebita e pertanto dichiarati estinti per intervenuta prescri-
zione (v. ibidem). L'autorità rogante afferma inoltre che "il Tribunale ha de-
ciso in modo difforme a quanto richiesto da questo Pubblico Ministero, per-
tanto ci riserviamo di proporre appello avverso la decisione del Tribunale
dopo avere valutato le motivazioni (v. allegato ad act. 1.3 pag. 2). Essa ag-
giunge, infine, che "con riferimento a quanto indicato nel considerando 3.4
della decisione del TPF del 6 dicembre 2013 si conferma che i documenti
trasmessi da Hong Kong hanno ribadito il ruolo di Frank Agrama quale be-
neficiario effettivo – tramite trust – delle società formalmente riferibili a G. e
H." (v. ibidem). Orbene, tenuto conto dell'esito della sentenza italiana, la
quale ha potuto ovviamente esaminare la documentazione proveniente da
Hong Kong per cui questa Corte aveva eccezionalmente concesso un'ulte-
riore sospensione della decisione di dissequestro parziale (riguardante la
somma eccedente l'importo di USD 87'686'000), non vi è più margine a que-
sto punto per un supplementare rinvio dello stesso, viste le sue ragioni ma-
teriali così come già esposte nella sentenza 4 aprile 2013, in particolare al
consid. 2.3 (v. supra consid. 2.3.1). Le conclusioni presentate dal pubblico
ministero italiano al Tribunale di Milano in data 22 maggio 2012 confermano
del resto la necessità di mantenere il blocco unicamente sull'importo sum-
menzionato (v. act. 1.1 doc. 3), nella misura in cui l'autorità requirente ha
- 16 -
chiesto la confisca (ex art. 240 primo comma CP italiano) dei valori patrimo-
niali depositati sui conti delle ricorrenti unicamente a concorrenza di
USD 87.6 milioni (v. anche sentenza RR.2013.193-196 del 6 dicembre
2013, consid. 3.3, per quanto riguarda l'inapplicabilità della confisca ex art.
12-sexies D.l. n. 306). Non può per contro essere dato seguito alla richiesta
delle ricorrenti di dissequestrare l'integralità dei beni patrimoniali bloccati,
nella misura in cui la sentenza dell'8 luglio 2014 emanata dal Tribunale di
Milano non contiene elementi sufficienti a rovesciare le conclusioni di cui
nella sentenza di questo Tribunale del 4 aprile 2013 al considerando 2.4
limitatamente all'importo in questione (v. supra consid. 2.3.1).
Per i predetti motivi il Tribunale penale federale ha parzialmente accolto il
ricorso e ordinato il dissequestro del conto intestato a D. Ltd., nonché dei
conti delle altre società a concorrenza della somma eccedente l'importo di
USD 87'686'000.
8. Occorre quindi valutare quanto di queste considerazioni è ancora valido alla
luce della sentenza 1C_464/2014 del Tribunale federale e quali conse-
guenze si possono trarre dalla attuale situazione processuale italiana. L'Alta
Corte ha infatti giudicato che alla luce del mero dispositivo della sentenza
italiana di prima istanza la situazione non fosse chiara: "ritenuto che nel caso
di specie la provenienza delittuosa dei beni sequestrati è ancora dubbia, è a
ragione che il MPC ha lasciato il compito di delucidare compiutamente le
complesse fattispecie all'autorità estera" (consid. 3.4). Ciò nondimeno ha
sottolineato che "in applicazione del principio di proporzionalità (al riguardo
cfr. DTF 141 I 20 consid. 6.2.1) non si potrebbe mantenere una siffatta mi-
sura, quando fosse manifesto che una decisione di confisca non potrebbe
più essere pronunciata. In concreto, considerate le incertezze, le particolarità
e le diverse ramificazioni della fattispecie, non sono tuttavia ravvisabili motivi
che imporrebbero di scostarsi dal principio della buona fede e dubitare delle
affermazioni espresse dall'autorità rogante, nonché di non attendere d'es-
sere in presenza di una decisione passata in giudicato ed esecutiva dello
Stato estero o di un espresso ritiro della domanda o richiesta di confisca"
(ibidem). Dopo avere analizzato anche il contenuto di un telefax del 26 set-
tembre 2014 della Procura milanese il Tribunale federale conclude che non
vi sono motivi "per non attendere le motivazioni scritte della sentenza mila-
nese, nonché, se del caso, esaminare gli argomenti addotti in un eventuale
appello della Procura estera e decidere, a dipendenza di detto esame, se
occorra o meno attendere l'emanazione di una decisione passata in giudi-
cato ed esecutiva. [...] Questo modo di procedere [...] rispetta quanto stabi-
lito dall'art. 33a OAIMP (RS 351.11) relativo alla durata del sequestro, se-
condo cui gli oggetti e i beni la cui consegna allo Stato richiedente soggiace
a una decisione definitiva ed esecutiva di quest'ultimo ai sensi dell'art. 74a
- 17 -
AIMP restano sotto sequestro sino alla notifica di tale decisione o fintanto
che lo Stato richiedente non abbia comunicato all'autorità esecutiva compe-
tente che la suddetta decisione non può più essere pronunciata secondo il
diritto di tale Stato, segnatamente per intervenuta prescrizione. In effetti la
Svizzera, nell'ipotesi di una possibile decisione di confisca e di consegna
degli averi in questione si esporrebbe al rischio, in caso di dissequestro, di
non potervi più dare seguito" (consid. 3.6). Il Tribunale federale, nella sua
decisione rescissoria, pone l'accento sulla necessità di assicurarsi che l'im-
possibilità di una confisca penale sia manifesta, prima di procedere ad un
tale sblocco e giudica in questo senso le considerazioni di questa Corte nella
propria sentenza del 17 settembre 2014 non sufficienti o comunque prema-
ture per escludere la sussistenza di una tale eventualità. Si tratta dunque di
sapere se alla luce delle motivazioni della sentenza italiana di prima istanza
ed ora anche della sentenza di appello vi sono ragioni per ritenere che una
confisca sia ancora possibile o meno. Il perimetro entro cui può essere data
una risposta a questa domanda è stato definito dal Tribunale federale in ma-
niera più ristretta rispetto a quello entro cui questa Corte si è mossa nel com-
plesso delle proprie sentenze del 4 ottobre 2010, del 4 aprile 2013, del 6 di-
cembre 2013 e del 17 settembre 2014. Il Tribunale federale pone in partico-
lare accento sul criterio della buona fede fra Stati, per cui è possibile sco-
starsi da quanto affermato dall'autorità rogante soltanto in caso di manifesta
impossibilità della confisca. Orbene a questo proposito, alla luce della sen-
tenza del 17 marzo 2016 della Corte d’appello di Milano e con mente a tutte
le riserve già manifestate da questo Tribunale nelle proprie sentenze del
4 aprile 2013, del 6 dicembre 2013 e del 17 settembre 2014, la cui sostanza
non è stata di per sé inficiata dalla sentenza 1C_464/2014 del Tribunale fe-
derale, non si vede come la prospettata confisca sia ancora possibile, perlo-
meno per quanto riguarda le somme che non potevano logicamente entrare
in considerazione entro il quadro accusatorio definito dal GUP nel suo de-
creto del 18 ottobre 2011 (v. supra consid. 4.2.2), visto che la Corte d'appello
di Milano, confermando quanto deciso dall'istanza precedente, ha ordinato
la restituzione agli aventi diritto di tutte le somme in sequestro (v. act. 25.1
pag. 49 e seg.), portando quella chiarezza richiesta dal Tribunale federale
nella precitata sentenza, senza che sia più necessario attendere ulteriori
passi procedurali. Di rilievo in questo ambito le conclusioni del Tribunale di
Milano, condivise dalla Corte d’appello di Milano (v. ibidem), per quanto con-
cerne le accuse mosse nei confronti di G. e H., soprattutto in relazione alla
costatazione secondo cui il reato di appropriazione indebita loro contestato
risulta prescritto (v. art. 33a OAIMP), ossia (v. act. 1.9 pag. 75):
"In conclusione deve ritenersi che G. e H., in quanto legate da rapporti
economici con Frank Agrama, da rapporti di carattere fiduciario nella ge-
stione di società a lui riconducibili quanto meno dagli anni 90, beneficiarie
- 18 -
economiche dei conti correnti bancari ove sono confluite le somme di de-
naro provenienti da appropriazioni indebite e sottoscrittori dei contratti di
acquisto dei diritti tv, a prezzi «gonfiati», hanno, con le condotte siffatte
concorso nella realizzazione del reato di appropriazione indebita conte-
stato nel precedente capo a); per tali ragioni esse non possono qui rispon-
dere della successiva condotta di riciclaggio che rimane a tutti gli effetti un
cd. «post factum» non punibile. Da ciò ne consegue che il fatto loro con-
testato nel capo e) va riqualificato ai sensi degli artt. 81 cpv., 110, 112 n 1,
61 nn° 7 e 11, 646 c.p. ormai prescritto. In ordine a tali fatti – così riqualifi-
cati – va pronunciata sentenza, ex art. 531 c.p.p., di non doversi procedere
stante l'estinzione del reato per intervenuta prescrizione. Pertanto, la ri-
chiesta – avanzata dalla Procura della Repubblica – di confisca delle
somme «bloccate» sui predetti conti correnti a Lugano, non può trovare
accoglimento stante la declaratoria di estinzione del reato per intervenuta
prescrizione come peraltro affermato dalla Suprema Corte. Trattasi, infatti,
di somme costituenti il cd. "profitto" del reato di appropriazione indebita la
cui confisca è consentita, ex art 240/I° comma c.p., solo nel caso di pro-
nuncia di sentenza di condanna, ipotesi, come è evidente, non ravvisabile
nel caso in esame. Quanto alla confisca richiesta ai sensi dell'art. 12 sexies
D.L. 8.06.92 n° 306 – convertito con modificazioni nella L. 7.08.92 n° 356
– con riferimento alla "restante somma", essa non può essere disposta
ostandovi sia la qualificazione giuridica del reato (art. 646 c.p.) sia il tipo di
pronuncia".
Lo stesso MPC, nelle proprie osservazioni del 26 febbraio 2016, dichiarava
di avere avuto svariati colloqui con l'autorità rogante, in cui è stato debita-
mente informato in merito alla procedura di appello e alla necessità di con-
fermare le misure coercitive in attesa che il Tribunale di appello di Milano si
pronunci in merito (act. 16 pag. 2), atteso che il Procuratore pubblico italiano
ha ivi chiesto la confisca degli averi sequestrati in Svizzera pari a
USD 133'890'968 (act. 1.14 pag. 36). Le stesse autorità italiane indicavano
dunque in maniera chiara lo scoglio dell'appello come termine decisivo ad
quem dell'intera procedura, per cui è molto sorprendente che nella loro ri-
sposta del 1° aprile 2016 il termine ad quem venga ancora una volta procra-
stinato senza che sia in alcun modo dato sapere quali sarebbero le chance
concrete di un ipotetico ricorso in cassazione, tanto più che nel corso di tutto
l'iter processuale italiano le conclusioni del Pubblico ministero in capo al de-
stino di questi fondi sono state costantemente respinte dalle stesse autorità
giudicanti italiane, in definitiva confermando la correttezza di tutte le censure
che questo Tribunale ha avuto più volte occasione di formulare sulla propor-
zionalità del sequestro litigioso. Non va dimenticato infatti che le criticità con-
statate da questo Tribunale non concernevano il merito del processo estero,
ma la manifesta impossibilità di procedere ad una confisca perlomeno dei
valori eccedenti la somma di USD 87'686'000, dato il perimetro accusatorio
- 19 -
già definito con il decreto che dispone il giudizio del 18 ottobre 2011 e con-
fermato in maniera definitiva dalla stessa Corte suprema di Cassazione il
18 maggio 2012 (v. supra consid. 4.2.2). A queste condizioni non si vede
come una confisca fondata sull’art. 240 CP/I possa essere ancora ragione-
volmente ipotizzabile, né come si possa giustificare un ulteriore manteni-
mento dei sequestri a fronte dell’inequivocabile ed univoca evoluzione della
procedura in Italia. Questo anzitutto per i valori eccedenti la somma di
USD 87'686'000, ma a questo punto, viste le costanti pronunce di merito ita-
liane, probabilmente per l'integralità delle somme sequestrate. Per giurispru-
denza il sequestro non può infatti essere prolungato a tempo indeterminato,
nella misura in cui il trascorrere del tempo genera il rischio di un pregiudizio
eccessivo alla garanzia della proprietà (TPF 2007 124 consid. 8). A prescin-
dere dalle osservazioni del 26 settembre 2014 della Procura milanese, ripor-
tate nella predetta sentenza al consid. 3.5, non si comprende infatti come nel
caso concreto l'autorità rogante possa ancora assodare l'esistenza di un
nesso tra un preteso reato ed i valori attualmente sequestrati in Svizzera a
maggior ragione per quei valori la cui confisca non fa nemmeno parte del
quadro accusatorio definito dal decreto con cui il GUP ha disposto il giudizio
il 18 ottobre 2011. Contrariamente a quanto sostenuto dall'autorità rogante
in quello stesso scritto, la lotta contro il crimine organizzato non è intralciata
dalla giurisprudenza in questione, visto che nella TPF 2010 158 questo Tri-
bunale, a fronte di misure di prevenzione patrimoniale, ha già confermato
l'assistenza internazionale per questa tipologia di reati, non da ultimo alla
luce delle similitudini con l'art. 72 CP, richiamato l'art. 260ter CP. Si tratta di
una giurisprudenza poi confermata con le sentenze RR.2013.176 del 4 set-
tembre 2013 e RR.2015.177-178 del 29 ottobre 2015. Né vi sono in casu
similitudini di sorta con la fattispecie giudicata nella recente sentenza
RR.2015.302 del 2 giugno 2016, in cui questo Tribunale ha avuto occasione
di precisare la propria giurisprudenza sulla cosiddetta confisca allargata giu-
sta l’art. 12 sexies L. 356/92, ammettendo l’assistenza internazionale nel
caso di un’organizzazione criminale dedita al traffico di stupefacenti. Lo
stesso Tribunale federale ha del resto dichiarato che una possibile confisca
di averi che non avrebbero manifestamente alcun rapporto con i reati perse-
guiti in Italia o con una sentenza di condanna pronunciata dalle autorità
estere ma fondata unicamente su una sproporzione dei beni rispetto al red-
dito o all’attività economica svolta e pertanto senza alcun rapporto con i reati
perseguiti, appare come problematica (sentenza 1C_464/2014 consid. 3.2;
v. supra consid. 2.2). E comunque l’applicabilità stessa dell’art. 12 sexies L.
356/92 è già di per sé esclusa sia per la natura del reato in esame che per il
tipo di pronuncia, come inequivocabilmente assodato dal Tribunale di Milano
nella sopraccitata sentenza.
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9. Ciò nondimeno, prima di procedere allo sblocco dei conti, in applicazione
dell'art. 12 n. 2 CRic, la Parte richiesta deve dare alla Parte richiedente, in
tutti i casi in cui è possibile, la possibilità di esporre i motivi a favore del man-
tenimento della misura. Questo in virtù del principio della buona fede tra Stati
e delle finalità di politica criminale comunque fissate nel preambolo della
stessa CRic. Questa possibilità era già stata concessa con la sentenza
RR.2012.215-218 del 4 aprile 2013, ma dato il tenore della successiva sen-
tenza del Tribunale federale 1C_464/2014 del 18 agosto 2015 vi è motivo di
dare all'autorità rogante un'ulteriore possibilità di esprimersi, atteso che nella
sua lettera del 1° aprile 2016 essa si limita a ribadire l'esigenza di attendere
il passaggio in giudicato della sentenza, ma non adduce nessuna motiva-
zione sostanziale a favore del mantenimento delle misure. Dopo che ben due
autorità di giudizio italiane hanno già respinto in toto le conclusioni della Pro-
cura milanese, il giudice dell'assistenza è chiamato infatti a valutare i motivi
a favore di un mantenimento dei sequestri in maniera più severa che agli inizi
della procedura e l'autorità rogante non può semplicemente evocare la (di
per sé ovvia) facoltà di ricorrere in cassazione, come solo argomento a con-
ferma dei sequestri. Il principio della buona fede fra Stati va infatti ponderato
con le garanzie dello stato di diritto e con la legittima pretesa delle ricorrenti
di rientrare in possesso dei propri averi se le autorità giudiziarie estere non
hanno accertato l'esistenza di una loro origine delittuosa. In questo senso
l'autorità di esecuzione dovrà comunicare senza indugio all'autorità rogante
il contenuto delle predette considerazioni dando pedissequamente alla
stessa un termine di 30 giorni per esprimersi in merito giusta l'art. 12 n. 2
CRic. Sulla base di detta risposta l'autorità rogata deciderà se mantenere o
meno i sequestri. Tale decisione sarà soggetta alle consuete vie ricorsuali.
Nell'attesa i sequestri vanno mantenuti.
10. Da quanto sopra discende che il ricorso va accolto.
11.
11.1 Visto l'esito della procedura non si riscuote tassa di giustizia (art. 63 cpv. 2
PA richiamato l'art. 39 cpv. 2 lett. b LOAP). La cassa del Tribunale penale
federale restituirà alla ricorrente l'anticipo delle spese già pervenuto pari a
fr. 10'000.--.
11.2 Giusta l'art. 64 cpv. 1 PA l'autorità di ricorso, se ammette il ricorso tutto o in
parte, può, d'ufficio o a domanda, assegnare al ricorrente un'indennità per le
spese indispensabili e relativamente elevate che ha sopportato. Il regola-
mento del Tribunale penale federale sulle spese, gli emolumenti, le ripetibili
e le indennità della procedura penale federale (RSPPF; RS 173.713.162)
concretizza queste disposizione agli art. 10 e segg. In base all'art. 12 cpv. 2
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RSPPF, se l'avvocato, come in casu, non presenta alcuna nota delle spese,
l'onorario è fissato secondo il libero appezzamento della Corte dei reclami
penali. Nella fattispecie , appare adeguato un onorario di fr. 5’000.--. L'inden-
nità è messa a carico del Ministero pubblico della Confederazione in quanto
autorità inferiore giusta l'art. 64 cpv. 2 PA.
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