Decision ID: ee1bc684-da5c-5094-a17a-d8048a5e2ef4
Year: 2018
Language: it
Court: TI_TCA
Chamber: TI_TCA_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: public_law

ritenuto,
in fatto
A.
RI 1, qui ricorrente, è proprietario di un terreno (part. _) in pendio di forma irregolare (1'112 mq), situato a Mezzovico-Vira. Il terreno ha uno sbocco su via _ (N). Sul versante opposto (S-O) è costeggiato dal riale _. Il fondo è assegnato alla zona residenziale estensiva unifamiliare (REU); secondo il piano del paesaggio, è inoltre gravato da un vincolo naturale (siepi e boschetti, EN 4) di cui si dirà meglio più avanti.
ESTRATTO MAPPA CATASTALE
B.
a. Con domanda di costruzione del 10 marzo 2014 (progetto 1), l'insorgente ha chiesto al Municipio il permesso di edificare sul terreno due nuove case unifamiliari (casa M_ e casa D_). Gli edifici, strutturati su tre livelli e coperti da un tetto piano, saranno collegati da due locali esterni. Secondo i piani, casa D_ disterà fino a ca. 8-9 m dall'omonimo riale. L'accesso avverrà dal lato opposto, attraverso una strada privata ricavata nell'imbuto che sbocca su via _, lungo il confine con la part. _. Ai suoi piedi, su una fascia di terreno (ca. 80 mq) sorretto da un muro a secco, è prevista la messa a dimora di una
siepe, che secondo il progetto dovrebbe
sostituire
in modo
confacente
l'elemento naturale protetto dal PR.
b. Nel termine di pubblicazione alla domanda di costruzione si sono opposti CO 3 e CO 4, proprietari del fondo confinante a monte (part. _).
c. Raccolto l'avviso favorevole (n. 88477) dei Servizi generali del Dipartimento del territorio - integrato tra l'altro dal preavviso dell'Ufficio dei corsi d'acqua (UCA), che ha concesso una deroga alla distanza minima dal riale ai sensi dell'art. 41
c
cpv. 1 dell'ordinanza sulla protezione delle acque del 28 ottobre 1998 (OPAc; RS 814.201) e quello dell'Ufficio della natura e del paesaggio (UNP), che ha preavvisato positivamente la sostituzione dell'elemento naturale protetto EN4 - il 24 ottobre 2014 il Municipio ha rilasciato al ricorrente la licenza edilizia richiesta.
d. Con risoluzione del 27 gennaio 2016, il Consiglio di Stato ha accolto il ricorso presentato dai vicini opponenti avverso la predetta decisione, che ha annullato.
Disattese alcune censure riferite al diritto di essere sentito, alla completezza della domanda di costruzione e alla sistemazione del terreno, il Governo ha invece ritenuto che le due case non rispettassero la distanza minima tra edifici di 6 m (negando l'esistenza di una contiguità ed escludendo che al difetto potesse facilmente essere posto rimedio). Ha poi in particolare riscontrato una violazione del vincolo pianificatorio EN4 (siepi e boschetti), ritenendo in sostanza lacunose le valutazioni formulate al riguardo dall'UNP e dal Municipio. Il progetto, ha concluso, sarebbe pregiudizievole per l'elemento naturale protetto (non considerato nella sua effettiva estensione e composizione) e contrario all'art. 22 delle norme d'attuazione del piano regolatore di Mezzovico-Vira (NAPR), che ne vieta la manomissione. Nel suo giudizio l'Esecutivo cantonale ha inoltre negato che fossero dati i presupposti per concedere una deroga allo spazio riservato ai corsi d'acqua (art. 41
c
cpv. 1 OPAc), difettando in particolare il requisito di una "zona densamente edificata". Da ultimo, ha riscontrato delle carenze nella valutazione della visibilità dell'accesso.
C.
a. Avverso il predetto giudizio, con ricorso del 3 marzo 2016 (a) RI 1 si aggrava ora dinnanzi al Tribunale cantonale amministrativo, chiedendo che sia annullato e che sia ripristinata la licenza edilizia.
In sintesi, il ricorrente contesta anzitutto le conclusioni tratte dal Governo in punto al vincolo EN4, affermando in sostanza che la relativa indicazione nel piano del paesaggio (rudimentale
tratteggio
) avrebbe valore indicativo (tipo inventario); in ogni caso, ritiene che sarebbero dati gli estremi per una deroga al divieto di manomissione giusta l'art. 22 NAPR, il quale andrebbe contestualizzato nel quadro della legislazione sulla protezione della natura (in particolare, l'art. 18 della legge federale sulla protezione della natura e del paesaggio del 1° luglio 1966; LPN; RS 451). La sistemazione dell'elemento naturale prevista dal progetto, aggiunge, sarebbe confacente e addirittura migliore dal profilo qualitativo.
A differenza di quanto dedotto dalla precedente istanza, sostiene poi che il progetto potrebbe beneficiare di una deroga in base all'art. 41
c
cpv. 1 OPAc, spiegando diffusamente perché il suo fondo apparterrebbe ad una zona densamente edificata. Contesta infine le conclusioni del Consiglio di Stato sia in merito all'accesso, sia in punto alle distanze tra edifici; in via subordinata, chiede che il progetto venga approvato secondo una delle varianti già prodotte in prima istanza.
b. All'accoglimento dell'impugnativa si oppone il Consiglio di Stato, senza formulare particolari osservazioni. L'Ufficio delle domande di costruzione (UDC) si rimette al giudizio di questo Tribunale, mentre i vicini CO 3 e CO 4 chiedono la reiezione del ricorso, contestando puntualmente le tesi del ricorrente, con argomenti di cui si dirà, se del caso, in appresso.
c. Con la replica e le dupliche, il ricorrente rispettivamente l'UDC, il Municipio e i vicini opponenti si sono riconfermati nelle loro rispettive conclusioni e domande di giudizio, avversandosi vicendevolmente.
D.
a. Nel frattempo, il 20 giugno 2016 RI 1 ha presentato al Municipio una seconda domanda di costruzione (progetto 2), chiedendo il permesso di edificare sullo stesso terreno due case unifamiliari analoghe. Il progetto si differenzia essenzialmente dal primo solo per la soppressione del corpo di collegamento tra casa M_ e casa D_ e per un maggior arretramento (+ m 1.60 ca.) di quest'ultima dal riale. La domanda è corredata da uno studio per la "valorizzazione naturalistica dell'elemento protetto EN4" (_, Consulenza e ingegneria ambientale Sagl; di seguito: studio _), che prevede una serie d'interventi che interessano, oltre al terrazzamento ai piedi della strada d'accesso, una striscia di prato larga 3 m, ritagliata nel giardino lungo il confine con i fondi sottostanti (part. _, _, _, _).
b. Nel termine di pubblicazione, la domanda ha suscitato le obiezioni di CO 1 e CO 2, proprietari di un fondo a valle (part. _), come pure, nuovamente, di CO 3 e CO 4 (part. _), i quali hanno sollevato svariate censure, poi riproposte in sede ricorso.
c. Raccolto l'avviso favorevole dei Servizi generali del Dipartimento del territorio (n. 98032) - integrato da quello dell'UNP, che ha un'altra volta preavvisato favorevolmente la sostituzione dell'elemento naturale protetto EN 4 - il 27 ottobre 2016 il Municipio ha rilasciato a RI 1 la licenza edilizia.
d. Con unica risoluzione del 19 settembre 2017, il Consiglio di Stato ha accolto il ricorso presentato dai vicini _ e quello di CO 3 e CO 4, annullando il suddetto permesso.
Dopo aver rigettato le eccezioni d'incompletezza della domanda e una censura riferita all'art. 33 NAPR, il Governo ha essenzialmente evidenziato la medesima violazione del vincolo naturale EN4 già riscontrata nel precedente giudizio, motivandola ulteriormente: messa in luce l'estensione della fascia protetta dal PR - comparando il piano del paesaggio, le risultanze catastali e i rilievi fotografici meno recenti (ortofoto temporali SIFTI) - ha rilevato come il progetto in pratica la dimezzasse. Per quanto il vincolo possa pregiudicare l'accesso alla part. _ (un tempo riunito con la part. _, che il ricorrente ha frazionato e poi venduto nel 2007), nulla imporrebbe di realizzare due edifici all'interno di questa fascia, sfruttando tutte le potenzialità edificatorie del fondo. La sostituzione prospettata dal progetto, ha aggiunto, non sarebbe in ogni caso confacente e quindi ammissibile ai sensi dell'art. 18 cpv. 1ter LPN, delle relative norme cantonali e dell'art. 22 cpv. 5 NAPR. Disattenderebbe peraltro anche le distanze previste per le alberature dall'art. 9 cpv. 4 NAPR.
Dopo aver rilevato una disattenzione delle norme sulle altezze per casa D_ (derivante dall'estensione del terrapieno a valle) e un esiguo sorpasso (+ 2.45 mq) della superficie utile lorda, comunque emendabile (riducendo le dimensioni di due vani disponibili), il Governo ha invece ritenuto che il progetto rispettasse ora la distanza dal riale. In particolare, casa D_ (con il pozzo luce ai piedi della sua facciata S-O) non occuperebbe lo spazio riservato al corso d'acqua, che sarebbe pari a 8 m e non a quanto erroneamente riportato sui piani (8 m + la larghezza dell'alveo). Per finire, l'Esecutivo cantonale ha respinto le altre censure sollevate dai vicini concernenti l'altezza di un muro esterno e le diverse obiezioni relative alla configurazione dell'accesso (pendenza, visibilità, ecc.).
E.
a. Anche contro quest'ultimo giudizio, con ricorso del 25 ottobre 2017 (b) RI 1 si aggrava ora davanti al Tribunale cantonale amministrativo, chiedendone l'annullamento assieme al ripristino della licenza edilizia del 23 settembre 2016.
Il ricorrente ripropone essenzialmente le medesime censure riferite al vincolo naturale protetto (EN4). Ritiene in particolare che lo sviluppo del nuovo elemento sarebbe pressoché identico. Anche se la sua superficie fosse inferiore, andrebbe comunque considerato che gli interventi prospettati dallo studio _ ne aumenterebbero il valore ecologico, così come ritenuto dal Municipio sulla base del preavviso consultivo dell'UNP: giustificata sarebbe pertanto la concessione di una deroga in base all'art. 22 cpv. 5 NAPR. Lesiva dell'autonomia comunale sarebbe invece l'opposta conclusione del Governo. In tale contesto lamenta anche una lesione della garanzia della proprietà, negando un interesse pubblico al pedissequo mantenimento e ripristino del "vecchio" EN4, che sarebbe stato
infestato da robinie
. I nuovi cespugli, prosegue, non sono alberi e non richiamerebbero dunque la distanza da confine ex art. 9 cpv. 5 NAPR. Errate sarebbero infine le conclusioni tratte dall'Esecutivo cantonale relativamente all'altezza di casa D_ e al terrapieno previsto ai suoi piedi. Il lieve sorpasso di SUL andrebbe invece emendato, così come già indicato dalla precedente istanza.
b. All'accoglimento del ricorso si oppone il Consiglio di Stato, senza formulare particolari osservazioni.
L'UDC si rimette al giudizio del Tribunale. I vicini CO 3 e CO 4 postulano il rigetto dell'impugnativa, confutando puntualmente le tesi dell'insorgente e riproponendo le eccezioni disattese dal Governo (relativamente alla distanza dal riale _, ecc.) con argomenti che, per quanto necessario, verranno discussi nel seguito. I vicini CO 1 sono invece rimasti silenti.
c. In sede di replica e duplica il ricorrente rispettivamente l'UDC e i resistenti CO 3 e CO 4 si sono riconfermati nelle proprie posizioni, sviluppando ulteriormente le proprie tesi. Pure di questi allegati si dirà, ove occorresse, in appresso.
Considerato,

in diritto
1.
1.1. La competenza del Tribunale cantonale amministrativo è data dall'art. 21 cpv. 1 della legge edilizia cantonale del 13 marzo 1991 (LE; RL 705.100). Certa è la legittimazione attiva del ricorrente, istante in licenza, personalmente e direttamente toccato dai giudizi impugnati, di cui è destinatario (art. 21 cpv. 2 LE; art. 65 della legge sulla procedura amministrativa del 24 settembre 2013; LPAmm; RL 165.100). I ricorsi, tempestivi (art. 68 cpv. 1 LPAmm), sono dunque ricevibili in ordine.
1.2. Fondandosi essenzialmente sul medesimo complesso di fatti, le impugnative possono essere evase congiuntamente (art. 76 cpv. 1 LPAmm).
1.3. Il giudizio può essere reso sulla base degli atti, senza istruttoria (art. 25 cpv. 1 LPAmm). La situazione dei luoghi, presente e passata, emerge in modo sufficientemente chiaro dai piani e dalle fotografie prodotte dalle parti, unitamente alle immagini aeree pubblicate sul geoportale dell'Ufficio federale della topografia swisstopo (map.geo.admin.ch). Il sopralluogo postulato dal ricorrente non appare invece idoneo a portare ulteriori elementi rilevanti ai fini del presente giudizio.
Ricorso (a): Progetto 1
2.
Elemento naturale protetto EN4
2.1. Conformemente all'art. 78 cpv. 4 della Costituzione federale della Confederazione Svizzera del 18 aprile 1999 (Cost.; RS 101), la Confederazione dispone di una competenza legislativa esaustiva in materia di protezione della natura, ovvero dei biotopi e delle specie (cfr.
Peter
Keller
, Das heutige Naturschutzrecht - Systematik und gesetzgeberischer Handlungsbedarf, in: URP 2016, pag. 155 segg., pag. 159 e rimandi). Tale materia è stata disciplinata, a livello legislativo, dalla LPN, e segnatamente dalle norme del capo 3° (art. 18 segg.; cfr.
Keller
, op. cit., pag. 160). Giusta l'art. 18 cpv. 1 LPN, l'estinzione di specie animali e vegetali indigene dev'essere prevenuta mediante la conservazione di spazi vitali sufficienti (biotopi) e altri provvedimenti adeguati. Devono essere segnatamente protette le zone ripuali, le praterie a carice e le paludi, le fitocenosi forestali rare, le siepi, i boschetti in terreni aperti, i prati secchi e altri siti che nell'equilibrio naturale hanno una funzione compensatrice o presentano condizioni favorevoli alle biocenosi (art. 18 cpv. 1bis LPN). Il Consiglio federale, sentiti i Cantoni, determina i biotopi d'importanza nazionale; i Cantoni ne disciplinano la protezione e la manutenzione (art. 18a LPN). Quanto ai biotopi d'importanza regionale e locale, spetta ai Cantoni, a norma dell'art. 18b cpv. 1 LPN, provvedere alla loro protezione e manutenzione. Si tratta, secondo la giurisprudenza, di un mandato imperativo (cfr. DTF 118 Ib 485 consid. 3a). La Confederazione e, trattandosi di biotopi d'importanza regionale e locale, i Cantoni, devono pertanto stabilire nel singolo caso quali sono gli spazi vitali da proteggere, procedendo ad una ponderazione degli interessi pubblici e privati in gioco (cfr. DTF 118 Ib 485 consid. 3).
2.2. L'istituzione della tutela dei biotopi degni di protezione di importanza locale avviene di principio nel quadro della pianificazione dell'utilizzazione (art. 14 segg. LPT; cfr. DTF 118 Ib 485 consid. 3c), di regola mediante l'istituzione di zone di protezione giusta l'art. 17 della legge federale sulla pianificazione del territorio del 22 giugno 1979 (LPT; RS 700), ma sono possibili altre misure. Nella scelta degli strumenti i Cantoni godono in effetti di un'ampia libertà (DTF 118 Ib 485 consid. 3c) e possono far capo alle procedure di cui già dispongono (DTF 116 Ib 203 consid. 5i; cfr. anche STA 90.1999.95 dell'8 novembre 2000 consid. 4.2). In tal senso la legge cantonale sulla protezione della natura del 12 dicembre 2001 (LCN; RL 480.100), entrata in vigore il 1° marzo 2002, prevede che le misure di protezione per le componenti naturali particolarmente degne di protezione (tra cui i biotopi, cfr. art. 2 cpv. 2 e 8 LCN) d'importanza locale sono stabilite dal piano regolatore (cfr. art. 16 cpv. 1 LCN; per quelle d'importanza nazionale e cantonale, cfr. invece art. 13 e 14 LCN). In questo senso, la legge sullo sviluppo territoriale del 21 giugno 2011 (LST; RL 701.100) prevede in particolare l'istituzione di zone di protezione (cfr. art. 20 LST e art. 27 IX lett. a del regolamento della legge sullo sviluppo territoriale del 20 dicembre 2011; RLst; RL 701.110). Disciplina più o meno analoga era prevista dalla legge cantonale di applicazione della legge federale sulla pianificazione del territorio del 23 maggio 1990 (LALPT; BU 1990, 365; art. 28 cpv. 2), che demandava alle rappresentazioni grafiche di fissare le zone di protezione dei beni naturalistici (lett. f), ma anche i vincoli speciali cui è assoggettata l'utilizzazione di taluni fondi, in particolare per la protezione delle acque, del paesaggio e dei suoi contenuti naturalistici (lett. h).
2.3. Il piano regolatore di Mezzovico-Vira prevede una specifica tutela per le componenti naturalistiche, segnatamente per gli
elementi naturali protetti
(EN), che sono regolati all'art. 22 NAPR e raffigurati sul piano del paesaggio. Tale disciplina è stata adottata nell'ambito della revisione del PR approvata dal Consiglio di Stato il 9 giugno 1999 (ris. n. 2539), dunque sotto l'egida dell'art. 28 cpv. 2 LALPT (cfr. per l'esempio di una norma analoga, STA 90.1994.225 del 29 febbraio 1996 consid. B e 6).
In base all'art. 22 cpv. 1 NAPR, sono considerati elementi naturali protetti i seguenti beni e/o ambienti di particolare pregio naturalistico e/o paesaggistico:
EN 1 i corsi d'acqua, le acque stagnanti e le loro rive naturali
EN 2 i biotopi umidi
EN 3 i muri a secco
EN 4 le siepi e boschetti indicati nel Piano del paesaggio
EN 5 le selve castanili indicate nel Piano del paesaggio
EN 6 i singoli alberi indicati nel Piano del paesaggio
EN 7 i massi coppellati.
Il cpv. 2 della norma vieta in generale qualsiasi manomissione o intervento che possa modificarne l'aspetto, le caratteristiche e/o l'equilibrio presente.
2.4. In concreto il fondo dedotto in edificazione è gravato da uno speciale vincolo "siepi e boschetti" (EN4) raffigurato sul piano del paesaggio. Contrariamente a quanto sostiene il ricorrente, tale restrizione è chiara e sufficientemente definita: il citato piano permette di affermare senza equivoci che il vincolo - che non costituisce all'evidenza un semplice inventario - interessi buona parte del fondo. Raffigurato mediante una netta striscia verde (ad arco) - e non da un semplice tratteggio "a macchia di leopardo" come già asserito dall'insorgente - con esso il Comune ha chiaramente inteso tutelare, nella sua estensione, il valore ecologico della densa fascia di vegetazione (formata da cespugli bassi e alti, singoli alberi e piante erbacee), che si allungava su questa porzione del fondovalle, dallo sbocco su _ fino alle immediate vicinanze del riale. In particolare, pur ammettendo un certo grado di approssimazione - dato dalla scala 1:5000 -, dal piano del paesaggio si può agevolmente dedurre (per misurazione) che la striscia verde è lunga in media almeno una settantina di metri e larga, se non 10 m (come indicato dal Governo nel giudizio 19 settembre 2017), almeno 6-7 m (più o meno quanto il corpo a N-O della villa sulla part. _; cfr. peraltro anche l'ingrandimento nel ricorso del 25 ottobre 2017, pag. 7). Partendo dalla strada, si può quindi comodamente ritenere che essa interessi (almeno) quasi tutta la prima parte a "imbuto" dell'attuale part. _ e quella più o meno centrale della sua "pancia" più larga (che ingloba il rudere sub. A e B), fino almeno all'altezza del confine N-E della part. _ (fascia di ca. 400-500 mq). La cintura verde è in ogni caso ben differente da quella indicata nello studio _ prodotto con il progetto 2, larga appena 3 m circa e schiacciata sul confine con i fondi sottostanti (cfr. figura 1). Basta tracciare sui piani una retta lungo l'asse della facciata S-E dell'edificio scolastico (part. _ sub. A) sull'altro lato del riale per rendersene conto. Entro i suddetti termini, l'interpretazione del vincolo raffigurato sul piano del paesaggio non appare affatto scorretta, ma anzi finanche generosa se raffrontata con la vegetazione d'alto fusto - apparentemente ben più consistente ed estesa - che di fatto ricopriva il terreno al momento dell'adozione del vincolo di PR (cfr. immagini aeree tra il 1995 e 2001, pubblicate sul geoportale federale di swisstopo, map.geo.admin.ch, SWISSIMAGE Viaggio nel tempo, oltre che peraltro nella banca dati SIFTI evocata dal Governo).
2.5. Ciò detto, altrettanto certo è che con il vincolo in questione ("siepi e boschetti") il PR abbia inteso istituire una specifica tutela per questo tipo di biotopo, degno di protezione ai sensi della LPN (art. 18 cpv. 1bis LPN in combinato disposto con l'art. 18b LPN). Lo si può anzitutto dedurre dal cpv. 4 dell'art. 22 NAPR, che rimanda espressamente al (previgente)
art. 18d LPN
(per l'assunzione degli oneri derivanti dalla protezione e manutenzione di biotopi d'importanza locale e regionale). Lo conferma poi inequivocabilmente lo studio, richiamato dal rapporto di pianificazione, delle componenti naturalistiche e paesaggistiche di _ del febbraio 1993 su cui si è fondato il PR (cfr. pag. 16 "... siepi e boschetti sono esplicitamente protetti dalla LPN", cfr. doc. 5 allegato alla risposta del 30 gennaio 2015 di RI 1 al Governo). Secondo il citato studio, le siepi e i boschetti hanno in generale un'importanza naturalistica (e paesaggistica) di diversificazione del territorio e delle sue componenti floristiche e faunistiche. In un contesto di sfruttamento intensivo del territorio, come è il caso del fondovalle di Mezzovico-Vira, l'importanza di queste strutture è determinante per il mantenimento di un certo equilibrio ecologico (cfr. pag. 10). In particolare, questo genere di biotopo va tutelato per la sua flora variata, che forma un ambiente diversificato dal quale numerose specie animali traggono vantaggio (nella misura in cui offrono rifugi alla selvaggina, luoghi d'appostamento a predatori, nascondigli ad animali attivi al crepuscolo, posti di nidificazione a numerosi uccelli, quartieri invernali a piccoli mammiferi che vanno in letargo, ecc.). Le siepi, soggiunge lo studio (cfr. pag. 16), contribuiscono inoltre a consolidare il terreno, a frenare il vento e a strutturare il paesaggio.
Lo spazio vitale sul terreno del ricorrente - di apprezzabile estensione prescindendo dagli indebiti tagli della flora evocati dal Governo, che si sono susseguiti nel tempo (2004 e 2011, cfr. immagini aeree tra il 2001 e il 2012, pubblicate sul citato geoportale federale; foto doc. F, G e H prodotte dai resistenti al Governo; cfr. inoltre giudizio del Consiglio di Stato del 19 settembre 2017, pag. 7) - va pertanto considerato un biotopo d'importanza locale ai sensi dell'art. 18 LPN, protetto dal piano regolatore.
3.
Ferma questa premessa - e posto che il vincolo pianificatorio non può di principio essere rimesso in discussione nella procedura di rilascio del permesso di costruzione, tranne in alcuni casi eccezionali, che qui non ricorrono, né sono fatti valere (cfr. DTF 131 II 103 consid. 2.4.1, 123 II 337 consid. 3a e rimandi; RDAT I-2003 n. 29 consid. 2) -, resta da verificare se il progetto possa essere autorizzato in base alle norme federali e all'art. 22 NAPR.
3.1. Di principio, l'art. 22 cpv. 2 NAPR vieta come detto qualsiasi manomissione o intervento su queste componenti naturali. Il cpv. 5 conferisce nondimeno al municipio, a facoltà di concedere
deroghe,
sentito il preavviso dell'autorità cantonale competente.
Tale disposizione, in quanto riferita ai biotopi ai sensi dell'art. 18 LPN, va letta alla luce del diritto di rango superiore, segnatamente dell'art. 18 cpv. 1ter LPN e 14 cpv. 6 dell'ordinanza sulla protezione della natura e del paesaggio del 16 gennaio 1991 (OPN; RS 451.1), e delle norme cantonali d'attuazione. Lo stesso ricorrente lo ha ribadito a più riprese. In base al quadro federale, i biotopi degni di protezione d'importanza regionale e locale - ancorché non godano di una tutela assoluta (cfr.
Karl Ludwig
Fahrländer
, Kommentar NHG, Zurigo 1997, n. 26 ad art. 18;
Hans Maurer
, Kommentar NHG, Zurigo 1997, n. 24 ad art. 18b) - devono di principio essere tutelati da possibili pregiudizi (cfr. DTF 117 Ib 243 consid. 3b;
Keller
, op. cit., pag. 168 seg.).
Un intervento di natura tecnica suscettibile di deteriorare biotopi degni di protezione può essere autorizzato solo se è indispensabile nel luogo previsto e corrisponde a un'esigenza preponderante (cfr. art. 14 cpv. 6 OPN, che elenca anche gli aspetti determinanti per la valutazione del biotopo nell'ambito della ponderazione degli interessi lett. a-d). Secondo dottrina e giurisprudenza, ciò presuppone che siano considerate soluzioni alternative, che implichino ad esempio uno spostamento della costruzione o una riduzione dell'intervento sul biotopo (cfr. STF 1C_648/2013 del 4 febbraio 2014 consid.
4.1;
Keller
, op. cit., pag. 168 seg.;
Thierry
Largey
, Le cadre juridique des atteintes licites et illicites à la nature et au paysage, in: RDAF I 2014, pag. 535 segg., pag. 550 seg.; cfr. anche Verwaltungsgericht des Kantons Bern del 22 luglio 2015, in: URP 2015 pag. 735 segg., pag. 742).
Se, tenuto conto di tutti gli interessi, non è possibile evitare un intervento tecnico su un biotopo, chi opera deve prendere misure speciali onde assicurarne la
migliore protezione possibile
, il
ripristino
o una
sostituzione confacente
(cfr. art. 18 cpv. 1ter LPN). Queste tre misure sono gerarchicamente organizzate: la sostituzione confacente entra in linea di conto solo quando sia dimostrato che non è possibile il rispetto (totale o parziale) del biotopo o, sussidiariamente, il ripristino (cfr. DTF 140 II 262 consid. 9.3; STF 1A.137/2002 citata consid. 4.1.2;
Fahrländer,
op. cit., ad
art. 18 LPN, n. 34;
Largey
, op. cit., pag. 563 e rimandi). Per ripristino s'intende in particolare la ricreazione del biotopo nel medesimo luogo, ovvero la sua ricostituzione nello stato quo ante (cfr. al riguardo:
Fahrländer
, op. cit., n. 36 ad art. 18;
Largey
, op. cit., pag. 558; URP 2015, pag. 742); la sostituzione confacente tende invece alla ricreazione durevole - in un altro luogo - di un biotopo il più equivalente possibile a quello distrutto, laddove l'equivalenza va valutata sia dal profilo quantitativo (estensione e superficie) che qualitativo (per funzione e valore ecologico). La misura deve comunque essere sensata e proporzionata (cfr. STF 1A.104/2001 citata consid. 5.2;
Fahrländer
, op. cit., n. 37 seg. ad art. 18;
Largey
, op. cit., pag. 559 seg. e rimandi).
A livello cantonale, la LCN e il relativo regolamento riprendono in sostanza i medesimi principi e provvedimenti degli art. 18 cpv. 1ter LPN e 14 cpv. 6 OPN, nel caso d'interventi suscettibili di pregiudicare biotopi degni di protezione (cfr. art. 9 LCN e art. 11 del regolamento della legge cantonale sulla protezione della natura del 23 gennaio 2013; RLCN; RL 480.110).
3.2. In concreto, i due nuovi edifici (in particolare casa A), con la strada d'accesso su via _ e le opere esterne invadono in gran parte la fascia gravata dal vincolo dell'elemento naturale EN4 (siepi e boschetti), così come definita dal piano del paesaggio (cfr.
supra
consid. 2.4). Il progetto non si confronta compiutamente con tale aspetto, limitandosi a proporre una
sostituzione confacente
dell'elemento,
mediante la messa a dimora di una siepe formata da essenze diverse (prugnolo, evonimo, ecc.), su un'area ristretta (ca. 80 mq), su un terrazzamento ai piedi della strada d'accesso (cfr. complemento relazione tecnica 2 aprile 2014). Soluzione, questa, che risulta manifestamente insufficiente e insuscettibile di essere approvata, come nell'esito concluso dal Governo.
3.3. Premessa necessaria per una
sostituzione confacente
ai sensi dell'art. 18 cpv. 1ter LPN, e quindi anche per una deroga al divieto di manomissione ex art. 22 cpv. 5 NAPR, è infatti anzitutto la dimostrazione - che incombe all'istante in licenza -dell'indispensabilità di un intervento tecnico pregiudizievole sul biotopo protetto, oltre all'esistenza di un interesse preponderante alla sua distruzione (art. 14 cpv. 6 OPN). Aspetti, questi, che presuppongono non solo un esame attento, mediante studio specialistico, della natura e delle caratteristiche del biotopo
protetto
(tipo, aspetto e funzione ecologica), ma anche di possibili soluzioni alternative, che considerino un minor impatto sull'elemento naturale (e non solo la possibilità di sfruttare al meglio tutte le potenzialità edificatorie; ciò che vale anche ai fini della
miglior protezione possibile
, cfr. URP 2015 pag. 742;
Largey
, op. cit., pag. 558). Sennonché, in concreto, il progetto fa astrazione da tutto ciò: ignora entità, caratteristiche e funzioni del biotopo protetto - un vero e proprio boschetto che poteva formare un ambiente variato per diverse specie animali, con una flora differenziata di arbusti e alberi d'alto fusto (cfr. foto di cui ai citati doc. F e G, nonché immagini aeree citate) - accontentandosi di proporre la messa a dimora di una serie di cespugli ornamentali da giardino, su uno spicchio di prato del fondo. Ciò appare tanto più censurabile, ove solo si consideri la scarsa attenzione che l'istante in licenza ha finora riservato all'elemento naturale tutelato, che ha distrutto in buona parte, ancora in tempi recenti - e meglio radendo al suolo gran parte della vegetazione (cfr. doc. E, scritto 5 settembre 2013 e risposta dei resistenti, pag. 4), dopo che il Consiglio di Stato, con giudizio 2 febbraio 2011, gli aveva annullato un precedente permesso di costruzione (anche) per questo motivo (cfr. doc. C prodotto dai resistenti al Governo; cfr. inoltre citate immagini aeree tra il 2001 e il 2012 e foto di cui ai doc. F, G e H). Operazione, questa, da cui l'insorgente non può evidentemente trarre alcun profitto: la distruzione e il danneggiamento di un biotopo protetto - oltre a poter comportare conseguenze penali (cfr. art. 24 LPN e art. 40 LCN) - richiama infatti per principio un obbligo di ripristino integrale (cfr. art. 24
e
LPN, art. 43 LCN). Ripristino che, se abbinato a una proposta di edificazione del fondo, esige quantomeno una riproduzione puntuale - mediante riscontri oggettivi (quali ad esempio rilievi sul terreno [ceppaie di tronchi, ecc.], fotografie, atti alla base del citato Studio _, ecc.) - della flora indebitamente eliminata e della sua importanza per lo spazio vitale.
Il progetto non valuta poi alcuna soluzione alternativa o minimizzazione dell'impatto sul biotopo. Di certo il solo bisogno di creare un accesso sulla strada (ove il fondo è largo ca. 6 m) non può giustificare la necessità di eliminare definitivamente il biotopo protetto anche sulla porzione più a sud-est (in particolare, dov'è prevista casa M_). Non è poi dato di vedere per quale ragione il fondo debba necessariamente essere costruito con due edifici (che sfruttano tutte le sue potenzialità edificatorie), anziché, ad esempio, con un unico stabile (collocato in posizione il più discosta possibile, ad esempio verso nord-ovest). Nella valutazione andrebbe poi parimenti considerato che - secondo quanto ritenuto dal Governo e ammesso dallo stesso ricorrente (cfr. replica del 24 gennaio 2018, pag. 8) - l'attuale configurazione del fondo sarebbe da ricondurre a un deliberato frazionamento (della part. _), intervenuto posteriormente all'istituzione del vincolo EN4. Circostanza, questa, che di principio impone di valutare l'indispensabilità della costruzione all'interno del biotopo rispettivamente l'impossibilita di un'edificazione razionale del fondo, prescindendo dal frazionamento (cfr. per analogia quanto vale per le deroghe in ambito forestale: art. 13a cpv. 3 lett. a del regolamento della legge cantonale sulle foreste del 22 ottobre 2002; RLCFo; RL 921.110).