Decision ID: ab9d7f6a-95d1-52ae-b83b-5ce8fdcf1caf
Year: 2001
Language: it
Court: TI_GIAR
Chamber: TI_GIAR_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: penal_law

ritenuto
in fatto:
A.
_, arrestato una prima volta il 12 gennaio 2001 e rilasciato il giorno successivo, è in detenzione preventiva dallo scorso 11 giugno 2001, in quanto sospetto autore – in correità con _ – di appropriazione indebita, truffa e falsità in documenti, in connessione con la gestione del conto _ di titolarità del _. Questo giudice, sentito l’accusato il giorno successivo e notificatagli l’estensione dell’accusa ai titoli di amministrazione infedele e istigazione a falsa testimonianza (v. inc. Giar _ doc. _), ne confermava l’arresto (v. decisione 12 giugno 2001, inc. Giar _ doc. _)(su quanto precede v. anche, più in esteso, decisione 2 agosto 2001, inc. Giar _ doc. _ consid. A e B p. 1-2; come qui,
verbatim
, già in decisione 17 settembre 2001 nell’inc. Giar _, consid. A).
B.
_ ha inoltrato una prima istanza di libertà provvisoria in data 27 luglio 2001 (inc. Giar _ doc. _), respinta con decisione 2 agosto 2001 (inc. Giar _ doc. _) principalmente per il perdurare di esigenze istruttorie, accompagnate da pericolo di inquinamento delle prove, segnatamente di collusione, ritenuto “estremamente grave” (loc. cit., consid. 3c p. 6). Il pericolo di fuga paventato dalla pubblica accusa è stato lasciato indeciso (loc. cit., consid. 4d p. 7-8; come qui,
verbatim
, già in decisione 17 settembre 2001 nell’inc. Giar _, consid. B p. 2).
Una seconda istanza di libertà provvisoria, datata 10 settembre 2001, è pure stata respinta con decisione 17 settembre 2001 (inc. Giar _) in considerazione del perdurare del pericolo di inquinamento delle prove (loc. cit., consid. 3b p. 5-7, consid. 3c p. 7). Anche in occasione di questa seconda decisione in tema di libertà provvisoria, questo giudice ha lasciata aperta la questione del paventato pericolo di fuga, rilevando comunque che lo stesso, per apparire sufficientemente sostanziato, avrebbe dovuto fondarsi su una seria parvenza di disponibilità finanziarie tenute nascoste da _ agli inquirenti (loc. cit., consid. 4c p. 9).
C.
Quella qui discussa è dunque la terza istanza di libertà provvisoria proposta da _. In essa, l’accusato adduce quale motivo principale l’avvenuta evasione di tutti i complementi istruttori richiesti; conseguentemente non sussisterebbe più, per lui, la possibilità di modificare i documenti già in possesso del Ministero Pubblico, né di influenzare testi (v. istanza di libertà provvisoria 27 novembre 2001, inc. Giar _ doc. _, pto. 3.1 p. 2). Sottolinea inoltre di avere “mutato il suo atteggiamento processuale” (loc. cit., pto. 3.1 p. 3) e, a verbale 8 novembre 2001, “chiarito la propria posizione” (ibid.). Neppure sussisterebbe il temuto pericolo di fuga: come già spiegato in occasione delle precedenti istanze di libertà provvisoria, _ ribadisce di essere legato al Ticino da “stretti legami famigliari e affettivi” (v. istanza, cit., pto. 3.2 p. 3). Le ampie ricerche di suoi mezzi finanziari nascosti, poste in atto dalla pubblica accusa, sarebbero rimaste senza esito (loc. cit., pto. 3.2 p. 4). Il pericolo di fuga, pertanto, non parrebbe sufficientemente probabile da giustificare il mantenimento della carcerazione preventiva, oltretutto divenuta ormai irrispettosa del principio di proporzionalità (loc. cit., pto. 4 p. 4).
D.
Il Procuratore Pubblico preavvisa negativamente l’istanza in discussione (v. preavviso negativo, inc. Giar _ doc. _). Fatto il punto dello stadio d’avanzamento dell’inchiesta e dato atto che, con il verbale a confronto fra _ ed il coaccusato _ del 22 novembre 2001, la fase di assunzione dei complementi istruttori è chiusa (loc. cit., pto. I.A p. 2), egli commenta le ammissioni di _ a verbale MP 8 novembre 2001 solo al fine di evidenziarne la parzialità, sapientemente calibrata soltanto su “quelle malversazioni a sostegno delle quali sono stati acquisiti documenti e testimonianze” (loc. cit., pto. I.B p. 2), e che lascia del tutto indecisa la questione della sua eventuale “responsabilità in relazione alla sottoscrizione dell'atto di pegno di _ risalente al novembre 1996” (loc. cit., pto. I.B p. 3).
Il magistrato inquirente focalizza poi la propria attenzione sugli accertamenti che questo giudice aveva chiesto al fine di meglio valutare la situazione finanziaria dell’accusato nell’ottica dell’esame della concretezza del pericolo di una sua fuga (v. decisione Giar 17 settembre 2001, cit., consid. 4c p. 9-10; preavviso negativo, cit., pto. II.A.1 p. 3-4): adduce in particolare l’avvenuta scoperta, nel corso del novembre 2001, di alcune cassette di sicurezza alle quali aveva accesso (anche) _, all’interno delle quali egli avrebbe avuto in deposito ingenti importi in contanti (loc. cit., pto. II.A.2 p. 5-8). Quanto rilevanti siano le disponibilità finanziarie dell’accusato _, emergerebbe dalle dimensioni delle sue attività accessorie tramite società a lui riconducibili (loc. cit., pto. II.A.3.1 p. 9-10) ed il trasferimento in nero di denaro all’estero (loc. cit., pto. II.A.3.2 p. 10), nonché dagli scontati profitti tratti da _ dall’attività profusa dall’attività commerciale di _, asseritamente “svolta facendo capo a sistemi palesemente illeciti, escogitati e tutelati da _ [...]” (loc. cit., pto. II.A.3.3 p. 11), il tutto per un saldo attivo netto di risorse occulte pari a oltre frs. 800'000.— (loc. cit., pto. II.A.3.4 p. 12). Il Procuratore Pubblico deriva da quanto precede che _ avrebbe continuato a mentire su diversi punti significativi anche dopo la (parziale) confessione dell’8 novembre 2001; la collaborazione dimostrata sarebbe allora soltanto “di facciata” (loc. cit., pto. II.A.5 p. 13).
Unite agli altri usuali criteri, quali la gravità della pena prevedibile, il possesso di altre nazionalità (e dunque la possibilità di soggiornare all’estero senza tema di estradizione), la sua situazione personale e famigliare nonché le difficoltà di un suo reinserimento professionale, le menzionate disponibilità occulte e la pervicace tendenza a mentire dimostrerebbero l’esistenza di un concreto pericolo di fuga (loc. cit., pto. II.A.5 p. 13-14), accompagnato da non sopito pericolo di collusione (loc. cit., pto. II.B p. 14-15). Infine, il mantenimento della carcerazione preventiva di _ non lederebbe il principio di proporzionalità, ritenuta la verosimile emanazione dell’atto d’accusa agli inizi dell’entrante mese di dicembre 2001 (loc. cit., pto. II [recte: III] p. 15-16).
E.
Alle proprie puntuali osservazioni sul preavviso negativo del magistrato inquirente, l’accusato istante antepone alcune osservazioni di carattere generale. Rileva, in particolare, come anche l’attuale istanza di libertà provvisoria sia preavvisata negativamente sulla scorta di argomenti “ricostruiti all’ultimo momento” (v. osservazioni 3 dicembre 2001, inc. Giar doc. _, pto. I p. 2), mentre le argomentazioni invocate per opporsi alle precedenti istanze non sono più state indagate a fondo (ibid.; sulla “vicenda immobiliare spagnola” menzionata anche in decisione 17 settembre 2001, v. osservazioni cit., p. 3), anzi con espressa rinuncia a “svolgere accertamenti che la sua [
del PP, ndr.
] stessa logica indagatoria sembrerebbe rendere indispensabili” (loc. cit., p. 3). Critica poi la ricostruzione dei prelevamenti a contanti prodotta dal magistrato inquirente (v. allegato IV al preavviso negativo), che proporrebbe non tanto introiti suoi quanto prelevamenti di persone facenti capo all’agente di cambio luganese Intercambi, i cui responsabili non sarebbero stati interrogati (loc. cit., p. 4), nonché la mancata contestazione all’accusato istante dei prelevamenti dal conto _ Inc., ipotizzati quali provvigioni (loc. cit., p. 5).
Entrando nei dettagli della tesi accusatoria, _ definisce come “forzate” oppure “errata supposizione del PP” (osservazioni, cit., pti II.5 risp. II.6 p. 7) alcune interpretazioni dei fatti proposte dal magistrato inquirente, proponendo a sua volte interpretazioni alternative (loc. cit., pti. II.6-8 p. 8). Ribadisce con veemenza di non disporre più di mezzi finanziari occulti, persi tutti nelle operazioni di _ (loc. cit., pto. II.9 p. 9). Al Procuratore Pubblico, egli non avrebbe mentito circa la sua nazionalità brasiliana: semplicemente, non ha mai detto di avere rinunciato a tale nazionalità poiché nulla del genere gli era stato chiesto, così come non gli era stato chiesto se possedesse un passaporto brasiliano (loc. cit., pto. II.11 p. 10). Non sussisterebbe, in conclusione, alcun pericolo di una sua fuga, non mirando egli certo a “fare il latitante per tutta la vita” (loc. cit., pto. III p. 11).
Da ultimo, _ rileva l’assenza di ogni e qualsiasi pericolo di collusione: eventuali reticenze delle impiegate della Banca _ nel narrare taluni episodi non sarebbero certo a lui riconducibili, detenuto fino a pochi giorni orsono a regime di carcere preventivo, dunque senza alcuna possibilità di influenzare terzi (loc. cit., pto. IV p. 12). E non sarebbe ammissibile rinunciare all’immediata audizione di testi, per poi ipotizzare pericolo di collusione con gli stessi, se dovessero essere chiamati in aula (loc. cit., pto. IV p. 12-13).
F.
Con scritto-fax 3 dicembre 2001 (inc. Giar _ doc. _), _ ha comunicato di non voler rinunciare ad un ulteriore deposito atti, anticipando in termini generici la propria richiesta di nuove audizioni. Il Procuratore Pubblico, preso atto di tale scritto, ha segnalato a questo giudice che la prospettata richiesta di nuove audizioni acuisce ulteriormente il già paventato pericolo di collusione (inc. Giar _ doc. _). Invitata a prendere posizione in proposito (v. ordinanza d’intimazione 3 dicembre 2001, inc. Giar _ doc. _), la difesa di _ ribadisce l’inesistenza di un qualsiasi pericolo di collusione, puramente ipotetico. Inoltre, la necessità di eventualmente chiedere nuovi complementi istruttori deriva dall’atteggiamento del magistrato inquirente, che non avrebbe voluto sentire “i testi su cui basa ora le sue infondate ipotesi di fuga [...]” (loc. cit., p. 2), per cui ci si troverebbe in un circolo vizioso.

Considerato
in diritto:
1.
L'art. 95 CPP - corrispondente all’art. 33 scaturito dalla revisione parziale 23 settembre 1992 / 1. gennaio 1993 (per cui mantiene validità la pregressa giurisprudenza: v. decisione 10 gennaio 1996 in re T. H., inc. GIAR 2.96.2) - dopo evidenza al cpv. 1 del principio secondo cui l'accusato si trova di regola in libertà, consente al cpv. 2 arresto, perdurare ed eventualmente proroga del carcere preventivo a norma dell'art. 103 CPP, quando esistono a carico dello stesso accusato gravi e concreti indizi di colpabilità per un crimine o un delitto e nel contempo sono presenti preminenti motivi di interesse pubblico, quali - per quanto qui concerne - segnatamente i bisogni dell’istruzione e pericolo di recidiva (senza dimenticare che l’arresto, quale misura processuale cautelativa, non serve unicamente ai bisogni dell’istruttoria, ma anche ad assicurare la presenza dell’accusato al processo e a garantire l’eventuale espiazione della pena: DTF 109 Ia 323 consid c, e riferimenti; sentenza 16 novembre 1993 del Tribunale federale in re A.H., 1P.477/1993, consid. 3; Rep. 132 [1999] n. 116).
I menzionati presupposti vanno approfonditi con maggior rigore nella loro valutazione, quanto più si è protratta la restrizione della libertà e quanto più si avvicina la conclusione delle indagini (Rep. 1988 pag. 416; 1989 pag. 287 ss.) – ritenuto implicito il rispetto della proporzionalità (Rep. 1980 pag. 44; 1986 pag. 158; 1988 pag. 413; DTF 102 Ia 381). Ed anche questo giudice, come già la Camera dei ricorsi penali, non restringe la sua cognizione all'arbitrio (Rep. 1980 pag. 128).
2.
L’accusato istante non contesta più, in questa sede, la presenza di seri e concreti indizi di colpevolezza a proprio carico: sottolinea anzi il proprio mutato atteggiamento processuale ed i chiarimenti apportati in occasione del verbale 8 novembre 2001 (v. istanza, cit., pto. 3.1 p. 2-3). Anche il magistrato inquirente dà atto dell’evoluzione intervenuta nell’approccio di _, seppur evidenziando la parzialità delle ammissioni di lui, confinate “ai fatti criminosi per i quali egli non aveva scampo” (preavviso negativo, cit., pto. I.B p. 2). Questa condizione per la detenzione preventiva dell’accusato può dunque dirsi senz’altro soddisfatta, senza necessità di ulteriori approfondimenti, per altro di competenza della corte di merito (v. istanza, cit., pto. 3.1 p. 3 sulle divergenze fra gli accusati _ e _).
3.
a) A momento dell’inoltro dell’istanza qui discussa, l’inchiesta sembrava materialmente conclusa: i complementi istruttori chiesti dalle parti (ed ammessi dal Procuratore Pubblico) erano stati integralmente acquisiti entro lo scorso 22 novembre 2001, data in cui era stato effettuato l’ultimo verbale a confronto fra i due coaccusati principali _ e _ (v. preavviso negativo, cit., pto. I.A p. 2). La formale chiusura dell’istruttoria e l’emanazione dell’atto d’accusa apparivano imminenti (v. preavviso negativo, cit., pto. II [recte: III], p. 15).
b) A suffragio del proprio preavviso negativo, il magistrato inquirente si basava nondimeno anche sul pericolo di collusione. A suo avviso, infatti, questo pericolo – siccome riferito alle dichiarazioni di persone già vicine a _ – potrebbe perdurare fino al pubblico dibattimento: da un lato, l’inchiesta avrebbe dimostrato che _ può sempre ancora esercitare una reale influenza sui suoi ex-collaboratori (v. preavviso negativo, pto. II.B p. 14). Ed egli potrebbe farne indebito utilizzo al fine di ottenere in aula versioni a lui più favorevoli, sia in punto ai fatti d’inchiesta, sia con riferimento alla determinazione del suo effettivo potere decisionale ed operativo in banca, che la pubblica accusa presume “quasi illimitato” (v. preavviso negativo, cit., pto. II.B p. 15). D’altro canto, l’accusato medesimo potrebbe postulare l’audizione in aula di testi senza peso sui fatti (e per questa ragione non sentiti in sede di istruttoria predibattimentale), ma non indifferenti per “l’apprezzamento della colpevolezza ed in sede di commisurazione della pena” (preavviso negativo, cit., pto. II.B p. 15) – fra questi, quel _ co-utente di una di quelle fantomatiche cassette di sicurezza che il Procuratore Pubblico ha menzionato a sostegno del pericolo di fuga (
supra
, consid. D).
c) All’ultimo momento l’accusato ha prospettato al magistrato inquirente la propria intenzione di chiedere nuove audizioni (v. fax odierno, cit.
supra
, consid. E). Pur senza esprimersi in termini espliciti, l’accusato istante sembra riferirsi a quelle persone cui fa cenno il magistrato inquirente, in sede di preavviso negativo, e che potrebbero contribuire a fare chiarezza sulla effettiva situazione finanziaria dell’accusato istante, dunque di riflesso sulla concretezza del paventato pericolo di fuga. Preso atto di ciò, il magistrato inquirente ha immediatamente segnalato come tale richiesta, seppur vaga, ristabilisca un concreto pericolo di collusione nei confronti degli eventuali testi ancora da sentire (v.
supra
, consid. E).
4.
a) L’estensione nel tempo del pericolo di collusione fino al pubblico dibattimento compreso, già evocata in occasione della decisione sulla precedente istanza di libertà provvisoria (v. decisione Giar 17 settembre 2001, cit., consid. 3e p. 8), è effettivamente considerata possibile dalla giurisprudenza federale, soprattutto con riferimento a quei mezzi di prova che devono ancora essere assunti o che vengono nuovamente assunti nel corso del dibattimento (v. sentenza 23 marzo 2000 della I Corte di diritto pubblico del Tribunale federale, inc. 1P.124/2000 in re S.B., consid. 4a p. 8). La serietà di tale pericolo deve comunque essere valutata sulla base di elementi concreti, la realtà di questo rischio non potendo essere ammessa aprioristicamente e in maniera astratta (ibid., con rinvio a DTF 117 Ia 257 consid. 4c).
b) Nel caso di specie, la questione si presenta in una duplice prospettiva: da un lato, con riferimento alle prove già assunte, e per le quali il Procuratore Pubblico teme l’esercizio di misure collusive da qui al pubblico dibattimento. D’altro lato, si è appalesata oggi la concreta eventualità che _ chieda l’assunzione di nuovi testi, emersi nel corso delle ultime settimane d’inchiesta. Per quanto riguarda le prove già assunte, questo giudice non ritiene di poter ammettere un serio e concreto pericolo di loro inquinamento perdurante fino al pubblico dibattimento compreso. In primo luogo, l’istruttoria predibattimentale è stata accurata e dettagliata, con la verbalizzazione delle parti coinvolte ed in particolare di tutti i collaboratori di _ (taluni, addirittura, sentiti più volte): non si può aprioristicamente escludere che qualcuna di queste prove possa non reggere il confronto in aula, ma i timori espressi dal Procuratore Pubblico non sembrano poggiare su fatti concreti. Inoltre, eventuali ipotetiche ritrattazioni non cancellerebbero le deposizioni fatte nella sede predibattimentale: la Corte, dunque, saprebbe quale peso attribuire alle une ed alle altre.
c) Diverso è il discorso per quanto riguarda eventuali ulteriori complementi probatori, genericamente preannunciati dall’accusato istante. Ad essi, si applica quanto già constatato in occasione delle precedenti decisioni. L’esame del carattere dell’accusato istante, effettuato da questo giudice in occasione delle due precedenti istanze di libertà provvisoria, aveva portato a conclusioni per nulla favorevoli a _: l’atteggiamento “sfuggente ed improntato al confondere le carte” (decisione 2 agosto 2001, inc. Giar _ consid. 3b p. 6), e più genericamente “la personalità di _ e l’approccio tattico da lui sposato non appena avuto sentore della reazione degli eredi _ ” (decisione 17 settembre 2001, inc. Giar _ consid. 3b p. 6), avevano portato allora ad ammettere l’esistenza di un concreto pericolo di collusione. Ora, se con l’avanzare dell’inchiesta tale pericolo pare vieppiù esiguo, rimane l’impressione di trovarsi di fronte ad un accusato del quale, essenzialmente, non ci si può fidare. È vero che l’accusato, nel frattempo, ha fatto più d’una ammissione sui fatti oggetto d’inchiesta, in particolare ammettendo l’emissione di garanzie all’insaputa degli stessi garanti e la connessa formazione di atti falsi (v. verbale MP 8 novembre 2001, inc. MP doc. _): ma – senza con questo volersi lasciare andare a valutazioni di merito che esulano dalle competenze di questa sede – il men che si possa dire è che si tratta di dichiarazioni fatte a quasi sei mesi dall’arresto, con perfetta ed esauriente conoscenza del materiale probatorio raccolto nel frattempo, e conseguente possibilità, per l’accusato, di valutarne la portata.
d) Il nuovo materiale raccolto nelle scorse settimane, e relativo alla questione delle cassette di sicurezza, acuisce ulteriormente i dubbi in punto alla credibilità di _: sembra, ad esempio, che l’importo di circa fr. 630'000.— utilizzato per il rimborso del debito _ fosse custodito non già nella sua cassetta di sicurezza (
sic
in verbale MP _ 8 novembre 2001, cit., p. 6; verbale MP 22 novembre 2001, inc. MP doc. _, p. 2), bensì nella cassetta concessa in uso a _ (
sic
in verbale MP 19 novembre 2001, ore 12.05, di _, inc. MP doc. _ p. 1-2; v. anche verbale di polizia 22 novembre 2001, ore 09.00, di _, inc. MP _, p. 11), che _ stesso ha ammesso aver fatto svuotare dalla propria collaboratrice proprio quando nella Banca _ era in corso la perquisizione del 12 gennaio 2001 (v. verbale MP _ 19 novembre 2001, inc. MP doc. _, p. 5 [dopo che a p. 3 aveva ancora affermato di non ricordare quell’episodio]). Sembra anche che la busta per la convivente di _, si trovasse nella cassetta “anonima” in uso a _ e _, e non nella cassetta personale di _ (v. verbale di polizia 22 novembre 2001, ore 09.00, di _, inc. MP _, p. 11).
e) Queste novità sono importanti nel contesto dell’inchiesta a carico di _: non solo il Procuratore Pubblico le ha utilizzate per giustificare il preavviso negativo alla messa in libertà provvisoria dell’accusato istante, ma anzi esse sono suscettibili di contribuire ad un’immagine (negativa) della personalità di lui, con la quale egli dovrà fare i conti pure in aula. L’accusato istante ha dunque indubbiamente ragione quando censura la dichiarata intenzione del Procuratore Pubblico di non procedere ad ulteriori atti istruttori capaci di chiarire la questione delle cassette di sicurezza, segnatamente all’audizione di _ e/o altre persone che potrebbero apportare delucidazioni sulle pretese riserve occulte di _. È vero che l’argomento non è in diretta connessione con gli illeciti rimproverati all’accusato istante. Tuttavia, come detto, è il Procuratore Pubblico medesimo che gli attribuisce duplice valenza (immediata, quo alla concessione della libertà provvisoria; ed in prospettiva, quo alla credibilità dell’accusato, che avrà peso anche in sede di giudizio di merito): allora, corrisponde senz’altro ai dettami di un equo processo che i sospetti sollevati in questa sede trovino concreta e definitiva verifica in un senso o nell’altro, e non restino ad aleggiare irrisolti fra gli atti dell’incarto. A maggior ragione appare logico che _ prospetti sin d’ora l’eventualità di chiedere lui tali audizioni, nell’ambito di un ulteriore deposito atti susseguente alle più recenti audizioni. Ma allora, il pericolo di collusione già accertato in precedenza (e manifestatosi nelle ultime settimane tramite ulteriori deposizioni contraddittorie e sfuggenti) esige che anche queste nuove prove vengano assunte con l’accusato in detenzione preventiva.
5.
a) Il pericolo di fuga ha già fatto oggetto di sommario esame in sede di decisione 17 settembre 2001 (v. inc. Giar _ consid. 4 p. 8-10). In estrema sintesi, questo giudice aveva allora rilevato come centrale fosse “l’esistenza di sue [
di _, ndr.
] disponibilità economiche occulte” (loc. cit., consid. 4c p. 9), ma come necessitassero ulteriori accertamenti finalizzati a concretizzare “le ipotesi della pubblica accusa (poiché tali sono, sebbene non sprovviste di fondamento, quelle esposte dal Procuratore Pubblico, v. preavviso negativo, [...])” (ibid.). Questo giudice aveva postulato, fra l’altro, la contrapposizione delle entrate e delle uscite effettuate dall’accusato istante durante il periodo sotto inchiesta – unico modo per stabilire l’esistenza di un saldo attivo occulto (ibid.) – nonché il suo ipotetico coinvolgimento attivo in una grossa operazione immobiliare in Spagna (loc. cit., consid. 4c p. 10). Come emerge nel contesto di questa nuova istanza di libertà provvisoria, il Procuratore Pubblico ha solo parzialmente evaso le richieste allora formulate: ha, sì, proposto una ricostruzione dei prelevamenti a contanti effettuati dall’accusato istante nel corso del periodo sotto inchiesta (v. allegati II e II al preavviso negativo, cit.), senza tuttavia apparentemente contestarli all’accusato, e senza almeno tentare di accertare le uscite a fronte. Inoltre, il prospettato coinvolgimento di _ nell’affare immobiliare in Spagna non è stato ulteriormente approfondito. In compenso, il magistrato inquirente propone un nuovo complesso di fatti, riassumibile nel rinvenimento di un sofisticato gioco di cassette di sicurezza nelle quali sarebbero state depositate rilevanti somme in contanti di (almeno parziale) pertinenza dell’accusato istante (v.
supra
, consid. D). La mancata totale evasione degli accertamenti chiesti da un lato, e la proposta di un complesso di fatti del tutto nuovo nell’imminenza della nuova istanza di libertà provvisoria dall’altro, ha mandato su tutte le furie la difesa di _, che vi ravvede il tentativo della pubblica accusa di fare “di tutto per evitare la scarcerazione” (osservazioni, cit., pto. III p. 11), indipendentemente da un pericolo di fuga al quale nemmeno il Procuratore Pubblico crederebbe realmente (ibid.).
b) Le critiche che _ muove all’atteggiamento della pubblica accusa sono solo parzialmente giustificate. È vero che l’ipotesi di un suo coinvolgimento in importante operazione immobiliare in Spagna, abbozzata a valere quale indizio di disponibilità finanziaria occulta in occasione della precedente istanza di libertà provvisoria, non è stata approfondita; d’altra parte, emerge dagli atti che i fatti sui quali basa il proprio attuale preavviso negativo – quelli intorno alle cassette di sicurezza in Banca _ – sono stati portati a conoscenza del Procuratore Pubblico dal legale della banca medesima soltanto in data 16 novembre 2001, con l’inoltro di un memoriale di una dipendente datato 7 novembre 2001 (v. inc. MP doc. _). Nulla permette di ritenere che quelle informazioni siano state tenute nascoste artificiosamente, per essere poi rivelate all’ultimo momento allo scopo di esercitare decisivo influsso sulla presente decisione; né _ medesimo è in grado di indicare concreti elementi di giudizio a favore di questa ipotesi. Come già detto (
supra
, consid. 4e), l’accusato istante ha invece indubbiamente ragione quando censura la dichiarata intenzione del Procuratore Pubblico di non procedere ad ulteriori atti istruttori atti a chiarire la questione delle cassette di sicurezza, segnatamente all’audizione di _ e/o altre persone che potrebbero apportare delucidazioni sulle pretese riserve occulte di _, anche se l’argomento non è in diretta connessione con gli illeciti rimproverati all’accusato istante.
c) Una nuova trattazione del pericolo di fuga in questa sede, tuttavia, appare superflua. Da un lato, come emerge da quanto appena esposto, gli argomenti addotti dal Procuratore Pubblico a sostegno del pericolo di fuga sono parziali; a ragione, allora, la difesa ha prospettato le relative istanze di complemento istruttorio. Sarebbe allora prematuro, in questa sede, anticipare un giudizio in proposito, già sapendo che ulteriori delucidazioni sono imminenti. D’altro lato, il ribadito pericolo collusivo e di inquinamento delle prove connesso con la personalità dell’accusato (
supra
, consid. 4c e 4d) impedisce che gli si faccia ciecamente fiducia, e che si proceda all’assunzione dei complementi con lui in libertà provvisoria.
d) Questo modo di procedere non è causa di grave nocumento per l’accusato, considerato che il periodo semestrale di carcere preventivo giusta l’art. 102 cpv. 2 CPP scade prossimamente, e che dunque un’eventuale istanza di proroga del carcere preventivo dovrà essere discussa a breve. In quella circostanza, difesa e pubblica accusa potranno essere più determinate sulle prove da assumere e sui tempi.
6.
A fronte della complessità dell’inchiesta, non certo facilitata dall’atteggiamento dell’accusato, il carcere preventivo sofferto appare ancora rispettoso del principio di proporzionalità. L’inchiesta, in corso dello scorso gennaio, sembra comunque procedere a ritmo sufficientemente celere, in consonanza con i dettami di legge. Le prime istanze di complementi istruttori proposte dalle parti sono già state evase, e sembrano mancare unicamente i complementi ventilati oggi dalla difesa, relativi al possesso di beni occulti da parte di _. Trattandosi di poche audizioni, organizzabili entro breve, si può sin d’ora affermare che il carcere preventivo ancora prospettabile fino alla chiusura dell’istruttoria appare ancora rispettoso del principio di proporzionalità, con riferimento sia alla presumibile pena, sia alla presumibile durata dell’evasione delle necessità istruttorie ancora incombenti (riservata l’eventualità di ulteriori complementi istruttori “a cascata” ai sensi dell’art. 196 cpv. 4 CPP). Resta sottinteso l’obbligo, per il magistrato inquirente, di trattare con priorità i casi in cui l’accusato è in detenzione (art. 102 cpv. 1 e 176 cpv. 3 CPP).
7.
In conclusione, l’istanza in discussione dev’essere respinta, con la presente decisione impugnabile entro dieci giorni alla Camera dei ricorsi penali del Tribunale di appello (art. 284 cpv. 1 lit. a CPP), e senza conseguenza di tassa e spese.
* * *