Decision ID: dba11c1f-8cf6-56d8-a47c-1662f5a29e69
Year: 2014
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_006
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: civil_law

ritenuto
in fatto: A.
La CO 1, _, è una società attiva nell’importazione, l’esportazione, la fornitura e la posa di pavimenti, di tappezzeria e di ogni altro articolo connesso all’arredamento interno. La comunione ereditaria fu E_ (deceduto il 10 gennaio 2010), di cui sono membri la moglie RE 1 e i figli RE 2 e RE 3, è titolare della proprietà per piani n. _, pari a
40
/
1000
della particella n._ RFD di _, con diritto esclusivo sull’appartamento n. 18. Il 9 luglio 2013, CO 1 ha allestito 5 fatture all’indirizzo di E_ per opere di tappezziere (doc. C: “cuscini sdraio” per fr. 4'282.10; doc. D: “cuscini per sedie tavolo da pranzo” per fr. 1'600.90; doc. E: “tovaglie e tovaglioli per tavolo terrazza” per fr. 1'382.15; doc. F: diverse forniture per “soggiorni, camere e cucine” per fr. 30'149.10) e di posa moquette (doc. G, per fr. 23'832.15) svolte negli appartamenti n. 17 e 18 al terzo piano della Residenza _, che ammontano complessivamente a fr. 61'246.40. Due richiami di queste fatture sono stati indirizzati a E_ il 10 settembre e il 28 ottobre 2013 (doc. H-S).
B.
Con istanza 5 dicembre 2013 diretta contro RE 1, RE 2 e RE 3, CO 1 ha chiesto alla Pretura di Locarno-Città di decretare in virtù dell’art. 271 cpv. 1 n. 4 LEF il sequestro dell’unità n. _ della particella n. _ RFD di _ fino a concorrenza di fr. 61'246.40 oltre interessi del 5% dall’8 novembre 2013. Quale titolo del credito, CO 1 ha indicato le suddette fatture del 9 luglio 2013.
C.
Avendo il Pretore accolto integralmente l’istanza
con decreto 6 dicembre 2013 e ordinato il sequestro del fondo, con istanza 10 gennaio 2014 RE 1, RE 2 e RE 3 hanno presentato opposizione al decreto di sequestro, chiedendo inoltre la prestazione di una garanzia ai sensi dell’art. 273 LEF. All’udienza di discussione tenutasi il 10 febbraio 2014 i debitori sequestrati hanno confermato la loro opposizione e la relativa richiesta di garanzia, mentre con risposta scritta incorporata nel verbale la CO 1 ha concluso per la reiezione di entrambe e la conferma del decreto di sequestro. In sede di replica e di duplica orali le parti hanno ribadito le loro rispettive posizioni.
D.
Statuendo con decisione 16 aprile 2014 il Pretore ha respinto sia l’opposizione che la domanda di prestazione di garanzia e ha confermato il sequestro, ponendo a carico della parte opponente le spese processuali di fr. 400.– e ripetibili di fr. 1'500.– a favore della parte sequestrante.
E.
Contro la sentenza appena citata RE 1, RE 2 e RE 3 sono insorti a questa Camera con un reclamo del 28 aprile 2014 per ottenerne l’annullamento, l’accoglimento dell’opposizione al sequestro e la revoca dello stesso, nonché la prestazione di una garanzia bancaria per lo stesso importo di quello vantato dalla sequestrante. Nelle sue osservazioni del 6 giugno 2014, CO 1 ha concluso per la reiezione integrale del reclamo con protesta di tasse, spese e ripetibili.

Considerando
in diritto: 1.
La sentenza impugnata – emanata in materia di opposizione al sequestro – è una decisione di prima istanza finale e inappellabile (art. 309 lett. b n. 6 CPC), contro cui è dato esclusivamente il rimedio del reclamo (art. 319 lett. a CPC e 278 cpv. 3 LEF) alla
Camera di esecuzione e fallimenti (CEF) del Tribunale d’appello (art. 48 lett. e n. 1 LOG)
.
1.1
Pronunciata in procedura sommaria (art. 251 lett. a CPC), la decisione è impugnabile con reclamo entro dieci giorni dalla notificazione (art. 321 cpv. 2 CPC). In concreto, essendo la sentenza stata notificata al patrocinatore dei reclamanti il 17 aprile 2014 (estratto “Tracciamento degli invii”) durante le ferie pasquali (art. 56 n. 2 LEF e 145 cpv. 4 CPC), terminate il 27 aprile, il reclamo, presentato il primo giorno del termine, ossia lunedì 28 aprile 2014 (v. busta d’intimazione), è più che tempestivo.
1.2
La Camera esamina solo le censure esplicitamente formulate e motivate in modo sufficiente, i requisiti al riguardo, che discendono dall’art. 321 cpv. 1 CPC, imponendo al reclamante di formulare delle conclusioni chiare e di spiegare perché la sentenza impugnata sarebbe erronea, e non (solo) perché le sue opinioni sarebbero pertinenti
(DTF 138 III 375, consid. 4.3.1; sentenza del Tribunale federale 5A_247/2013 del 15 ottobre 2013, consid. 3.3).
1.3
Secondo l’art. 320 CPC con il reclamo possono essere censurati sia l’applicazione errata del diritto sia l’accertamento manifestamente errato dei fatti.
a)
La giurisdizione cantonale superiore ha lo stesso potere di cognizione del giudice di prima istanza e verifica quindi sotto l’angolo della semplice verosimiglianza se i presupposti del sequestro sono realizzati, riesaminando liberamente e sommariamente l’applicazione del diritto (art. 320 lett. a CPC; sentenza del Tribunale federale 5A_925/2012 del 5 aprile 2013, consid. 9.3).
b)
La Camera decide in linea di principio in base agli atti di causa della giurisdizione inferiore (art. 327 cpv. 1 e 2 CPC), ma le parti possono far valere fatti e mezzi di prova nuovi (art. 278 cpv. 3 LEF e 326 cpv. 2 CPC),
verificatisi sia prima che dopo l’emanazione della sentenza di primo grado (cfr. sentenza della CEF 14.1999.82 del 10 aprile 2000, consid. 1.5/e) fino alla chiusura dello scambio degli allegati
(sentenza della CEF 14.1999.3 del 5 luglio 1999, consid. 3). È ammessa solo la produzione di documenti (art. 254 cpv. 1 CPC; DTF 138 III 639 consid. 4.3). L’accertamento dei fatti e l’apprezzamento delle prove possono essere censurati unicamente se sono manifestamente errati o arbitrari (art. 320 lett. b CPC; DTF 138 III 234 consid. 4.1). Ove la correzione del vizio sia suscettibile d’influire sull’esito della causa, la Camera interviene, quindi, soltanto se il giudice di prime cure non ha manifestamente capito il senso e la portata di un mezzo di prova, ha omesso, senza motivi oggettivi, di considerare prove pertinenti o ha tratto deduzioni insostenibili dagli elementi raccolti (cfr. per analogia: sentenza del Tribunale federale 5A_739/2012 del 17 maggio 2013, consid. 2.2 e i rinvii;
Jeandin
in: CPC commenté, 2011, n. 5-6 ad art. 320 CPC con rimandi).
2.
In virtù dell’art. 272 cpv. 1 LEF, il sequestro è concesso purché il creditore renda verosimile l’esistenza del suo credito (n. 1), di una causa di sequestro (n. 2) e di beni appartenenti al debitore (n. 3).
2.1
I fatti sono resi verosimili quando il giudice, fondandosi su indizi oggettivi – che risultano dagli atti (art. 254 cpv. 1 CPC) – sufficienti a costituire un’“inizio di prova”, ne ricava l’impressione che i fatti pertinenti si siano realizzati, senza dover escludere la possibilità che si siano svolti in altro modo (DTF 138 III 233 consid. 4.1.1; RtiD 2012 II 927 consid. 1.3). In particolare egli deve convincersi che la pretesa vantata dal sequestrante esiste per l’importo enunciato ed è esigibile. Per quanto attiene al fondamento giuridico dell’istanza, il giudice procede a un esame sommario, cioè né definitivo né esaustivo, al termine del quale emana una decisione provvisoria (DTF 138 III 638-9 consid. 4.3.2), a questo stadio senza contraddittorio (per garantire l’effetto sorpresa).
2.2
Il decreto di sequestro (art. 274 cpv. 2 LEF) può essere contestato dal debitore o dai terzi toccati nei propri diritti con opposizione (art. 278 LEF) allo stesso giudice che l’ha pronunciato. Egli riesamina tutti i presupposti del sequestro – purché contestati – con un potere di cognizione immutato, ma in contraddittorio, quindi alla luce anche degli argomenti dell’opponente. Il giudice non agisce d’ufficio (art. 58 cpv. 2 CPC) e decide unicamente in base ai fatti allegati (art. 55 cpv. 1 CPC) e resi verosimili,
salvo che siano stati ammessi o non contestati dalla controparte non contumace oppure siano notori (art. 150 cpv. 1, 151 e 254 CPC; sentenza della
CEF
14.2011.113
dell
’8
settembre 2011
,
consid. 6.5
)
. Sono inammissibili censure dirette non contro il decreto di sequestro ma contro gli atti di esecuzione del sequestro (art. 275 LEF), affidati all’ufficio d’esecuzione (art. 274 cpv. 1 LEF). Esse vanno fatte valere con ricorso all’autorità di vigilanza nel senso dell’art. 17 LEF (DTF 129 III 207 consid. 2.3).
3.
Nella decisione impugnata, il Pretore ha considerato verosimile l’esistenza del credito vantato da CO 1 nei confronti degli eredi del defunto E_ _, che ha commissionato i lavori eseguiti nel noto appartamento, sulla scorta di diverse offerte, dei rapporti di lavoro, delle fatture e di uno scritto dello Studio d’architettura _ del 17 giugno 2008. A parer suo non vi è dubbio che la documentazione prodotta, in particolare i rapporti di lavoro e le fotocopie di un’agenda dell’istante, sia stata allestita nel periodo per cui è stato richiesto il pagamento e che, pertanto, la stessa costituisca perlomeno un valido e sufficiente “inizio di prova”. E questo malgrado nessun documento sia stato controfirmato dal committente. Da un esame delle annotazioni presenti nell’agenda, da cui emerge che gli ultimi lavori per E_ _ si sono svolti nel corso del maggio del 2009, il primo giudice ha ritenuto che il credito non sia ancora prescritto, considerato che il 9 dicembre 2013 è stata interrotta la prescrizione mediante l’avvio di esecuzioni nei confronti di ogni singolo membro della comunione ereditaria. Il Pretore ha infine respinto la richiesta di prestazione di una garanzia da parte della CO 1, ritenuto come gli eredi non abbiano sufficientemente dimostrato la fondatezza, l’entità e l’ammontare di un loro eventuale danno.
4.
Nel reclamo RE 1, RE 2 e RE 3 contestano la decisione cui è giunto il Pretore, il quale, a loro dire, ha erroneamente valutato la verosimiglianza del credito basandosi soltanto sulla documentazione allestita unilateralmente dalla sequestrante. Tali documenti, mai approvati dal defunto E_, non possono secondo loro costituire un “inizio di prova”, poiché non sono sorretti da alcun elemento (indizio) oggettivo e concreto atto a dimostrare la fondatezza delle pretese sollevate. In particolare, i rapporti di lavoro e le fotocopie dell’agenda dell’istante presentati per la prima volta solo dopo la formulazione dell’opposizione al sequestro, non sarebbero altro che un tentativo per dimostrare come i lavori si siano protratti fino al maggio del 2009, così da paralizzare l’eccezione di prescrizione sollevata dagli eredi. A mente loro il prezzo della moquette sarebbe quello indicato nell’offerta sottoposta all’impresa generale L_ SA il 18 giugno 2008, poi fatturatole il 23 luglio 2008 e dalla stessa saldato. In merito alla prescrizione, i reclamanti ribadiscono che i lavori si sono conclusi nel mese di luglio del 2008, data in cui la fattura è stata inviata alla L_ SA, motivo per cui il credito, fatto valere solo nel dicembre 2013, sarebbe ampiamente prescritto, ritenuto che le singole prestazioni della sequestrante non costituiscono un unico contratto. Oltre a ciò gli eredi rimproverano al Pretore di avere considerato la prescrizione interrotta sulla base di documenti (le domande di esecuzione) ch’egli stesso aveva estromesso dagli atti. Infine i reclamanti ribadiscono la necessità d’imporre alla sequestrante la prestazione di una garanzia.
5.
Nelle sue osservazioni al reclamo CO 1 riafferma che i lavori sono stati svolti tra la primavera del 2008 e quella del 2009, e che le fatture sono state spedite all’unico indirizzo noto alla sequestrante, ovvero a quello di _. Richiamate poi le due offerte della ditta _ AG per la moquette (doc. V e Z), la sequestrante osserva che lo stesso E_ aveva optato per il modello più caro, come si evince dalla lettera 17 giugno 2008 dello Studio d’architettura _. Per tale motivo, la fattura emessa alla L_ SA riporta unicamente la quota parte che tale società era disposta ad assumere, mentre l’importo rimanente è stato messo a carico di E_. Infine la sequestrante contesta la prescrizione e la richiesta di prestazione di una garanzia.
6.
Come sostengono i reclamanti, le singole prestazioni fornite dalla sequestrante non formano un’unità, e ad ogni modo la posa della moquette si distingue dagli altri lavori, sia per natura che per i tempi di esecuzione (la posa della moquette avendo preceduto, secondo le stesse allegazioni della sequestrante, le altre prestazioni). Occorre quindi esaminare separatamente le due questioni.
6.1
Per quanto riguarda la prima questione, si evince dalla lettera 17 giugno 2008 dello Studio _ alla CO 1 (doc. BB) che “i signori” _ avevano deciso di sostituire la moquette prevista dalla committente L_ SA nei loro appartamenti (n. 17 e 18) con un altro modello, di tipo “
Ruckstuhl Roller Wolle
” (doc. G). Non è neppure seriamente contestato che il lavoro sia stato svolto. Dal profilo della prescrizione, la questione da risolvere è piuttosto quella volta a stabilire quando il credito di CO 1 è diventato esigibile. Orbene, salvo pattuizioni diverse non rese verosimili nel caso concreto, il committente è tenuto a pagare la mercede prevista dal contratto di appalto al momento della consegna dell’opera: ciò significa che la mercede è esigibile non dal momento in cui l’opera è terminata e neppure dopo il suo esame da parte del committente, ma dal momento della consegna (art. 372 cpv. 1 CO;
Zindel/Pulver
in: Basler Kommentar, Obligationenrecht I, 4
a
ed. 2007, n. 2 e 5 ad art. 372 CO) o perlomeno dell’offerta di consegna dell’opera (cfr. art. 82 CO). L’esigibilità del credito per mercede è dunque indipendente dalla data in cui viene emessa la fattura, e ciò per evitare che l’appaltatore posticipi a suo piacimento l’inizio del termine di prescrizione (
Zindel/Pulver,
op. cit., n. 6 ad art. 372;
Chaix
in: Commentaire romand, Code des obligations I, 2003, n. 8 ad art. 372 CO).
6.2
Ora, contrariamente a quanto reputa il primo giudice, dalle annotazioni riportate nell’agenda (doc. EE) non si può dedurre che “
non dovrebbe apparentemente essere subentrata la prescrizione del credito
” (sentenza impugnata, pag. 8). A prescindere dall’affidabilità di queste annotazioni verosimilmente redatte dalla stessa sequestrante, esse comunque non si riferiscono ai lavori di posa della moquette ma agli altri (e successivi) lavori. Il Pretore ha d’altronde manifestamente misconosciuto che l’ultimo intervento per la “posa del tappeto” secondo i precedenti rapporti di lavoro risulta avvenuto il 1° luglio 2008 (doc. CC), ciò che trova conferma nel fatto che la sequestrante ha trasmesso la fattura alla L_ SA per la quota di sua pertinenza il 21 luglio 2008 (doc. DD). Appare quindi verosimile che la mercede per la moquette sia diventata esigibile nel mese di luglio 2008 e che il relativo credito si sia prescritto cinque anni dopo, e meglio nel luglio del 2013 (art. 128 n. 3 CO). E le domande di esecuzione del 9 dicembre 2013 (doc. GG, HH e II), che il Pretore, contraddicendosi, ha considerato interruttive della prescrizione quand’anche non le avesse ammesse agli atti (disposizione ordinatoria del 7 marzo 2014, ad 1§§), sono state presentate mentre il credito era già prescritto da ben quattro mesi. La conclusione contraria del primo giudice si rivela quindi manifestamente insostenibile alla luce della documentazione agli atti. Il reclamo, sotto questo profilo, merita accoglimento.
6.3
Relativamente alla parte del credito vantata dalla sequestrante per l’esecuzione degli altri lavori che sostiene di aver svolto nell’abitazione di E_, i reclamanti rimproverano al Pretore di averne ammessa la verosimiglianza fondandosi esclusivamente su atti processuali e documenti allestiti unilateralmente dalla stessa e che non risultano mai essere stati resi noti al
de cujus
, ai suoi eredi o alla convivente _,né da loro approvati (reclamo, pag. 5 ad 2). Lamentano d’altronde l’assenza d’indicazioni sul momento in cui tali prestazioni sarebbero state eseguite (pag. 11 in alto).
a)
E difatti, a parte le fatture (doc. C-G), che di regola non sono indizi oggettivi idonei a rendere verosimili le prestazioni che elencano (sentenza della CEF 14.2010.65 del 7 ottobre 2010, consid. 5; Rep. 1998, pag. 298, consid. 1a), solo l’agenda della sequestrante (doc. EE) accenna ad alcuni dei lavori in questione, anzi quasi esclusivamente alla posa delle tende. Inoltre non è dato di sapere chi ha redatto le annotazioni ivi contenute. Ora, come le fatture, gli altri elementi allestiti unilateralmente dal creditore sequestrante, dai suoi organi o da persone ausiliarie non sono di regola indizi oggettivi su cui fondare un giudizio di verosimiglianza (cfr. le sentenze citate sopra). A sostegno della sua decisione, il Pretore cita ancora le offerte relative ai tappeti (doc. V-AA), lo scritto 17 giugno 2008 dello Studio d’architettura _ (doc. BB), i rapporti di lavoro (doc. CC) e la fattura del 21 luglio 2008 (doc. DD), che però riguardano tutti unicamente la posa della moquette. Insomma, non vi sono nell’incarto indizi oggettivi e concreti che rendano verosimili, all’infuori della posa della moquette, le prestazioni che la sequestrante allega di aver fornito.
b)
L’affidabilità dell’agenda è poi dubbia perché sulle fotocopie di diverse pagine sono state aggiunte alcune indicazioni manoscritte (ad es. “_” sulle due prime pagine). E ad ogni modo l’agenda non menziona chi ha ordinato i lavori né quali essi di preciso fossero. Ora, dalle fatture inviate dalla sequestrante si evince che una parte dei lavori sarebbero stati eseguiti nell’appartamento n. 17 di proprietà della convivente del defunto E_. Che essi siano stati ordinati da quest’ultimo non risulta dagli atti. Non si sa neppure nulla sulla data di consegna di cuscini, tovaglie e tovaglioli. Tutto s’ignora altresì sull’ordinazione: non è credibile che le maestranze abbiano lavorato senza indicazioni scritte né che le fatture siano state allestite senza l’ausilio di appunti scritti più precisi delle scarne annotazioni dell’agenda. Contrariamente a quanto afferma nelle osservazioni al reclamo (ad n. 4), la sequestrante avrebbe quindi avuto modo di sostanziare meglio le proprie pretese. Non avendolo fatto, le sue rimangono semplici affermazioni di parte.
c)
Disturba, invero, che i reclamanti non abbiano in questa sede esplicitamente contestato la fornitura delle tende e delle altre opere di tappezziere, limitandosi a sostenere che la stessa non è stata resa verosimile. In effetti, fatti non contestati non devono essere – in procedure sommaria – resi verosimili (cfr. art. 150 cpv. 1 CPC). Sta però di fatto che in prima sede i reclamanti hanno scritto nell’opposizione al sequestro (pag. 3 ad 2) che i lavori non risultavano loro essere stati effettivamente eseguiti, tanto meno nell’appartamento n. 18 di proprietà del
de cujus
. Tale contestazione non essendo stata messa in discussione né dal Pretore né dalla controparte i reclamanti non avevano motivo di ripresentarla in seconda istanza. E non può essere rimproverato loro di porre in dubbio una relazione contrattuale che gli atti non rendono verosimile, visto che non vi hanno partecipato e ne sono venuti a conoscenza oltre tre anni dopo il decesso del preteso committente.
d)
In presenza di così tanti e seri dubbi, il Pretore non poteva senza arbitrio ritenere che la tesi della sequestrante fosse corroborata da un “inizio di prova” (secondo la terminologia della DTF 107 III 36 segg. consid. 3 e 5), tanto meno richiamando la lettera 5 febbraio 2014 (doc. 7) del patrocinatore della sequestrante al collega di controparte (sentenza impugnata, pag. 6). E senza indizi oggettivi egli non poteva considerare verosimile il credito della sequestrante (sentenza della CEF 14.2010.65 del 7 ottobre 2010, consid. 5). Il reclamo va quindi accolto anche su questo punto.
7.
Per l’art. 273 cpv.1 LEF il creditore è responsabile nei confronti sia del debitore che di terzi dei danni cagionati con un sequestro infondato e il giudice può obbligarlo a prestare garanzia.
7.1
Il creditore può essere costretto d’ufficio a prestare garanzia già con lo stesso decreto di sequestro (art. 274 cpv. 2 n. 5 LEF), ove il credito o la causa di sequestro siano dubbi. Lo può essere anche a uno stadio ulteriore, a richiesta del debitore o del terzo che si pretende leso dal provvedimento, in particolare quando
la verosimiglianza del credito sia poi scemata
(v. DTF 113 III 94 consid. 6;
DTF 112 III 112 consid. 2; sentenza del Tribunale federale 5A_757/2010 del 20 aprile 2011 consid. 2.1). Al giudice del sequestro è lasciato un ampio margine di apprezzamento, onde tenere conto delle particolarità della fattispecie.
Tra i criteri pertinenti per determinare l’eventuale danno consecutivo ad un sequestro ingiustificato si annoverano, segnatamente, gli oneri processuali, la durata presumibile e la complessità della procedura di opposizione e del processo di convalida del sequestro (cfr. DTF 113 III 100 segg.), così come gli interessi – pari in linea di massima a due anni – dei prestiti contratti dal debitore (o dal terzo) quale palliativo per la privazione dei propri averi (sentenza 5A_757/2010 citata sopra, consid. 2.2). Non vi rientrano invece le spese di sequestro e dell’esecuzione a convalida del sequestro, in quanto sono anticipate dal preteso creditore (art. 68 cpv. 1 LEF). Incombe al richiedente l’onere di rendere verosimile il danno che ritiene di subire (cfr. DTF 126 III 100, consid. 5c). L’obbligo di risarcimento è ridotto se il debitore o il terzo non adempiono il proprio dovere di diminuire il danno e decade del tutto se essi commettono una colpa così grave da interrompere il nesso di causalità (decisione del Tribunale federale 5A_165/2010 del 10 maggio 2010, consid. 2.3.2).
7.2
Nel caso concreto, gli eredi fu _ ripropongono in questa sede la richiesta di condannare la sequestrante a prestare una garanzia equivalente almeno all’importo (di fr. 61'246.40) del credito vantato nei loro confronti. Espongono che la restrizione della facoltà di disporre annotata sul fondo messo in vendita distoglierà l’attenzione di potenziali acquirenti, così che per procedere alla sua vendita essi potrebbero essere costretti a pagare tale somma per rientrare nella libera disponibilità del fondo, tanto più che l’esecuzione promossa dalla sequestrante a convalida del sequestro nei confronti di RE 1 potrebbe condurre a breve alla vendita forzata del fondo, avendo la stessa omesso d’interporre opposizione. A ciò si aggiungono – essi sostengono – le “ingenti” spese già esposte nella fase preprocessuale. Ora, ricordano i reclamanti, la sequestrante potrebbe trovarsi in uno stato d’insolvenza, essendone stato recentemente dichiarato il fallimento. Il rischio di un’infruttuosa rivalsa per i danni causati da un sequestro infondato è quindi a parer loro elevatissimo.
7.3
Al di là del fatto che i reclamanti non hanno reso verosimile che nel caso concreto possibili interessati si siano ritirati a causa dell’annotazione del sequestro a registro fondiario, essi potrebbero comunque ovviare al problema fornendo al (potenziale) acquirente una garanzia per l’importo oggetto dell’annotazione. In caso di vittoria nella procedura di opposizione – come si verifica in questa sede – il sequestro sarà revocato e i reclamanti potranno svincolare la garanzia; nell’ipotesi inversa, ad ogni modo essi non potrebbero vantare alcuna pretesa risarcitoria nei confronti della sequestrante sulla scorta dell’art. 273 LEF. Il danno a cui accennano non pare quindi verosimile, tanto meno per l’importo rivendicato.
Quanto all’esecuzione contro RE 1, con ogni verosimiglianza essa decadrà insieme al foro del sequestro (v. sentenza della CEF 15.2014.21 del 27 marzo 2014, consid. 2). Per quanto riguarda infine le spese preprocessuali, la documentazione citata (doc. 5-7) non contiene alcuna indicazione su dispendio o onorari né i reclamanti quantificano e sostanziano la loro pretesa, che sicuramente non raggiungerà fr. 61'246.40.
E l’art. 42 cpv. 2 CO concerne il merito, non la fissazione della garanzia giusta l’art. 273 LEF. Il reclamo non merita dunque accoglimento su questo punto.
8.
In definitiva, il reclamo va così accolto limitatamente alla conclusione intesa alla revoca del sequestro.
Le spese processuali (art. 95 cpv. 2 CPC; 48 e 61 cpv. 1 OTLEF)
e le ripetibili (art. 95 cpv. 3 CPC) seguono la reciproca ed equivalente soccombenza (art. 106 cpv. 2 CPC). Circa i rimedi esperibili
sul piano federale (art. 112 cpv. 1 lett. d LTF), il valore litigioso, di fr.
61'246.40
supera la soglia di
fr. 30'000.– ai fini dell’art. 74 cpv. 1 lett. b LTF.