Decision ID: 5efe4408-35a7-56b9-920c-437675e93a3c
Year: 2012
Language: it
Court: CH_BVGE
Chamber: CH_BVGE_001
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: 

Visto:
la domanda d'asilo che gli interessati hanno presentato in Svizzera il
13 gennaio 2012;
il confronto effettuato con il registro EURODAC in data 16 gennaio 2012
dal quale risulta che il richiedente è ha inoltrato domanda d'asilo in Italia a
D._ il 10 luglio 2006 (cfr. act. A 4/2);
il verbale d'audizione del 24 gennaio 2012 (di seguito: verbale), in occa-
sione della quale è stato concesso il diritto di essere sentito in merito alla
domanda d'asilo e circa un'eventuale evasione della loro domanda d'asilo
tramite una decisione di non entrata nel merito ai sensi dell'art. 34 cpv. 2
lett. d della legge sull’asilo del 26 giugno 1998 (LAsi, RS 142.31) con il re-
lativo trasferimento verso l'Italia;
la richiesta di riprendere in carico gli interessati del 14 febbraio 2011 inol-
trata alle autorità italiane dall'Ufficio federale della migrazione (di seguito:
UFM) giusta l'art. 16 cpv. 1 lett. c del Regolamento (CE) n. 343/2003 del
18 febbraio 2003 (GU L 50 del 25.2.2003, di seguito: Regolamento Dubli-
no);
la mancata delibera da parte delle autorità italiane entro le due settimane
di termine legale a decorrere dalla data della richiesta delle autorità sviz-
zere giusta l'art. 20 cpv. 1 lett. c Regolamento Dublino;
la decisione dell'UFM del 1° marzo 2012 (notificata agli interessati in data
23 aprile 2012; cfr. avviso di notifica e di ricevuta) di non entrata nel meri-
to della domanda d'asilo ai sensi dell'art. 34 cpv. 2 lett. d LAsi, con conte-
stuale pronuncia dell'allontanamento degli interessati verso l'Italia, ordi-
nando l'esecuzione al più tardi il giorno seguente la scadenza del termine
di ricorso ed indicando che un eventuale ricorso non avrebbe avuto effet-
to sospensivo in applicazione dell'art. 107a LAsi;
la medesima decisione nella quale l'UFM ha considerato l'esecuzione del
rinvio degli interessati verso l'Italia come lecita, ragionevolmente esigibile
e possibile, posto che, da un lato, l'Italia rispetterebbe il principio del di-
vieto di respingimento ai sensi dell'art. 5 cpv. 1 LAsi e, dall'altro lato, non
sussisterebbero indizi fondati di violazione in detto Stato dei diritti garantiti
dalla Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà
fondamentali del 4 novembre 1950 (CEDU, RS 0.101) e segnatamente
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del relativo art. 3; che, inoltre, l'Italia applicherebbe la direttiva 2003/9/CE
del 27 gennaio 2003 recante norme minime relative all'accoglienza dei ri-
chiedenti asilo negli Stati membri;
il ricorso del 25 aprile 2012 (cfr. timbro del plico raccomandato; data d'en-
trata: 26 aprile 2012) con allegata la copia della decisione dell'UFM del
1° marzo 2012 con il quale i ricorrenti hanno concluso all'annullamento
della decisione impugnata nonché alla trasmissione degli atti di causa
all'autorità inferiore per una nuova decisone; che hanno, altresì, concluso
alla concessione dell'effetto sospensivo ed hanno presentato una do-
manda d'assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa dal versamento
delle spese di giustizia e del relativo anticipo con protestate spese e ripe-
tibili;
l'incarto originale dell'UFM pervenuto al Tribunale amministrativo federale
(di seguito: il Tribunale) il 26 aprile 2012;
ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti negli scritti che verranno ri-
presi nei considerandi qualora risultino decisivi per l'esito della vertenza;

e considerato:
che le procedure in materia d'asilo sono rette dalla legge federale sulla
procedura amministrativa del 20 dicembre 1968 (PA, RS 172.021), dalla
legge sul Tribunale amministrativo federale del 17 giugno 2005 (LTAF,
RS 173.32) e dalla legge sul Tribunale federale del 17 giugno 2005 (LTF,
RS 173.110), in quanto la LAsi non preveda altrimenti (art. 6 LAsi);
che fatta eccezione delle decisioni previste all'art. 32 LTAF, il Tribunale, in
virtù dell'art. 31 LTAF, giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi dell'art. 5
PA prese dalle autorità menzionate all'art. 33 LTAF;
che l'UFM rientra tra dette autorità (cfr. art. 105 LAsi);
che l'atto impugnato costituisce una decisione ai sensi dell'art. 5 PA;
che i ricorrenti sono toccati dalla decisione impugnata e vantano un inte-
resse degno di protezione all'annullamento o alla modificazione della
stessa (art. 48 cpv. 1 lett. a-c PA), per il che sono legittimati ad aggravarsi
contro di essa;
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che i requisiti relativi ai termini di ricorso (art. 108 cpv. 2 LAsi), alla forma
ed al contenuto dell'atto di ricorso (art. 52 PA) sono pure soddisfatti;
che occorre pertanto entrare nel merito del ricorso;
che la competenza d'esame dell'istanza ricorsuale si limita alla questione
se l'autorità inferiore ha rettamente deciso la non entrata nel merito di una
domanda d'asilo;
che, ritenuta illegittima la decisione di non entrata nel merito, il Tribunale
si esime dall'entrare in merito, annulla la decisione impugnata e rimanda
l'affare per nuova decisione all'autorità inferiore (cfr. Giurisprudenza ed in-
formazioni della Commissione svizzera di ricorso in materia d'asilo
[GICRA 2004] n. 34 consid. 2.1);
che i ricorsi manifestamente infondati, ai sensi dei motivi che seguono,
sono decisi dal giudice in qualità di giudice unico, con l’approvazione di
un secondo giudice (art. 111 lett. e LAsi) e la decisione è motivata soltan-
to sommariamente (art. 111a cpv. 2 LAsi);
che, in applicazione dell'art. 111a cpv. 1 LAsi, si rinuncia allo scambio di
scritti;
che, giusta l'art. 34 cpv. 2 lett. d LAsi, di norma non si entra nel merito di
una domanda d'asilo se il richiedente può partire alla volta di uno Stato
terzo cui compete, in virtù di un trattato internazionale, l'esecuzione della
procedura d'asilo e d'allontanamento;
che l'UFM, applicando l'art. 34 cpv. 2 lett. d LAsi, esamina la competenza
per il trattamento della domanda d'asilo giusta i criteri previsti dal Rego-
lamento Dublino (art. 29a dell'ordinanza 1 sull'asilo relativa a questioni
procedurali dell'11 agosto 1999 [OAsi 1, RS 142.311]);
che nel Regolamento Dublino – al quale la Svizzera ha aderito il
12 dicembre 2008 (cfr. Accordo del 26 ottobre 2004 tra la Confederazione
Svizzera e la Comunità europea relativo ai criteri e ai meccanismi che
permettono di determinare lo Stato competente per l'esame di una do-
manda di asilo introdotta in uno degli Stati membri o in Svizzera [ADD,
RS 0.142.392.68]) – sono contenute le norme legali applicabili in relazio-
ne all'art. 34 cpv. 2 lett. d LAsi;
che l'esame della domanda d'asilo non deve essere confuso con la pro-
cedura di determinazione dello Stato responsabile, quest'ultima dovendo
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essere fatta sulla base della situazione esistente al momento in cui il ri-
chiedente ha presentato la sua domanda d'asilo per la prima volta presso
uno Stato membro o in Svizzera (cfr. art. 5 cpv. 2 Regolamento Dublino;
CHRISTIAN FILZWIESER / ANDREA SPRUNG, Dublin II-Verordnung, Das Eu-
ropäische Asylzuständigkeitssystem, 3a ed., Vienna 2010, n. 4 pagg. 86
seg.);
che, conformemente all'art. 3 cpv. 1 Regolamento Dublino, gli Stati mem-
bri esaminano la domanda d'asilo di un cittadino di un Paese terzo pre-
sentata alla frontiera o nel rispettivo territorio;
che, giusta l'art. 3 cpv. 1 2a frase Regolamento Dublino, una domanda
d'asilo è esaminata da un solo Stato membro, che è quello individuato
come Stato membro competente in base ai criteri enunciati al capo III;
che detto capo III enuncia i criteri di determinazione dello Stato compe-
tente secondo il principio della gerarchia dei criteri; che ogni criterio di de-
terminazione dello Stato membro competente è applicabile solo se quello
precedente previsto dal Regolamento Dublino non trova applicazione nel-
la fattispecie (art. 5 Regolamento Dublino; cfr. op. cit., n. 1 segg. pag. 86);
che, l'ultimo criterio pertinente in caso d'inapplicabilità dei precedenti è
quello del luogo del deposito della prima domanda d'asilo giusta l'art. 13
Regolamento Dublino);
che in deroga all'art. 3 cpv. 1, ciascuno Stato membro può esaminare una
domanda d'asilo presentata da un cittadino di un Paese terzo, anche se
tale esame non gli compete in base ai criteri stabiliti (cfr. clausola di so-
vranità stabilita all'art. 3 cpv. 2 Regolamento Dublino e la clausola umani-
taria prevista all'art. 15 del citato regolamento, nonché l'art. 29a cpv. 3
OAsi 1);
che, giusta l'art. 10 cpv. 1 Regolamento Dublino, quando è accertato, sul-
la base degli elementi di prova e delle prove indiziarie di cui ai due elen-
chi menzionati all'art. 18 cpv. 3, inclusi i dati di cui al capo III del Regola-
mento CE n. 2725/2000, che il richiedente asilo ha varcato illegalmente,
per via terrestre, marittima o aerea, in provenienza da un Paese terzo, la
frontiera di uno Stato membro, lo Stato membro in questione è competen-
te per l'esame della domanda d'asilo; che questa responsabilità cessa
12 mesi dopo la data di attraversamento clandestino della frontiera;
che, quando uno Stato membro non può più essere ritenuto responsabile
giusta il cpv. 1 e quando è accertato, sulla base degli elementi di prova e
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delle prove indiziarie di cui ai due elenchi menzionati all'art. 18 cpv. 3, che
il richiedente asilo – entrato illegalmente nei territori degli Stati membri o
del quale non si possano accertare le circostanze dell'ingresso – all'atto
della presentazione della domanda ha soggiornato in precedenza per un
periodo continuato di almeno cinque mesi in uno Stato membro, detto
Stato membro è competente per l'esame della domanda d'asilo (art. 10
cpv. 2 Regolamento Dublino);
che, secondo l'art. 16 cpv. 1 lett. e Regolamento Dublino, lo Stato mem-
bro competente per l'esame di una domanda d'asilo è tenuto a riprendere
in carico, alle condizioni di cui all'art. 20, il cittadino di un paese terzo del
quale ha respinto la domanda e che si trova nel territorio di un altro Stato
membro senza esserne stato autorizzato;
che, giusta l'art. 20 cpv. 1 lett. b Regolamento Dublino, lo Stato membro
richiesto è tenuto a procedere alle verifiche necessarie e rispondere a ta-
le richiesta quanto prima e senza comunque superare il termine di un
mese dalla data in cui è investito della questione; che quando la richiesta
è basata su dati ottenuti dal sistema EURODAC, tale termine è ridotto a
due settimane;
che se lo Stato membro richiesto non comunica la propria decisione entro
il termine di un mese o di due settimane di cui alla lett. b, si ritiene che
abbia accettato di riprendere in carico il richiedente asilo (art. 20 cpv. 1
lett. c Regolamento Dublino);
che il Tribunale osserva che l'Italia, Stato membro dell'Unione europea e
parte dello spazio Dublino è vincolata dall'omonimo Regolamento;
che, nella fattispecie, risulta dall'esame EURODAC del 16 gennaio 2012
e dalle dichiarazioni dell'insorgente in occasione dell'audizione sommaria
che il ricorrente prima di giungere in Svizzera ha soggiornato in Italia ille-
galmente per almeno cinque anni dove vi ha peraltro inoltrato una do-
manda d'asilo nel 2006 che sarebbe stata respinta (cfr. act. A 4/2; verba-
le, pag. 5); che, per giunta, entrambi i figli sono nati in Italia nel (...)
(cfr. certificati di nascita allegati alla richiesta di ripresa in carico [act.
A 10/7]);
che, inoltre, il 14 febbraio 2012 l'UFM ha interpellato l'Italia, affinché ri-
prenda in carico gli interessati, secondo le modalità ed i termini previsti
dall'art. 16 cpv. 1 lett. c del Regolamento Dublino;
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che tale richiesta, avrebbe dovuto basarsi sull'art. 16 cpv. 1 lett. e Rego-
lamento Dublino e non sull'art. 16 cpv. 1 lett. c Regolamento Dublino; che,
nonostante ciò, entrambi gli articoli portano all'applicazione dell'art. 20
Regolamento Dublino, per il che l'applicazione sbagliata dell'art. 16 cpv. 1
lett. c non lede i ricorrenti;
che la mancata risposta dell'Italia entro le due settimane dalla richiesta di
ripresa in carico dei richiedenti equivale all'accettazione tacita di detta ri-
chiesta (art. 20 cpv. 1 lett. c Regolamento Dublino);
che codesto Tribunale osserva che, sulla base dei disposti del Regola-
mento di Dublino illustrati poc'anzi, l'Italia è competente nel caso in disa-
mina;
che, inoltre, giova ricordare che l'Italia, vincolata dall’Accordo
d’associazione alla normativa di Dublino, è firmataria della convenzione
sullo statuto dei rifugiati del 28 luglio 1951 (Conv., RS 0.142.30) e della
CEDU e ne applica le disposizioni; che lo Stato così designato – respon-
sabile dell'esame di una domanda d'asilo – è tenuto a condurre la proce-
dura d’asilo nel rispetto delle disposizioni della Conv. e della CEDU
(cfr. Messaggio sugli accordi bilaterali II, FF 2004 5331; cfr. ugualmente i
considerandi introduttivi n. 2, 12 e 15 Regolamento Dublino);
che, in caso di trasferimento in Italia, le autorità elvetiche possono partire
dal principio che le regole imperative imposte dalle precitate convenzioni,
in particolare il principio di divieto di respingimento consacrato all'art. 33
Conv. e all'art. 5 LAsi, così come il divieto di trattamenti inumani ai sensi
dell'art. 3 CEDU, sono rispettate; che incombe di conseguenza al richie-
dente l'asilo d'invalidare siffatta presunzione per quanto attiene alla sua
situazione personale;
che nel caso in disamina le dichiarazioni del ricorrente si limitano a sem-
plici affermazioni non comprovate da alcun elemento di seria consistenza;
che al richiedente è stata data la possibilità di esprimersi circa l'intenzione
della Svizzera di rinviarli in Italia (cfr. verbale, pag. 9);
che, nell'atto di ricorso, gli insorgenti hanno asserito che in Italia ai richie-
denti l'asilo non sarebbero garantite le condizioni di esistenza degna per
un essere umano; che, molte organizzazioni umanitarie internazionali so-
sterrebbero detta allegazione; che, inoltre, l'Italia non sarebbe in grado di
gestire correttamente i flussi dei richiedenti l'asilo e che il rischio di viola-
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zione di importanti diritti fondamentali, ossia di trattamenti inumani e de-
gradanti, sarebbe sempre presente; che, per giunta, considerata detta si-
tuazione, la Svizzera avrebbe dovuto ritenersi competente nel caso in di-
samina indipendentemente dalla competenza data dell'Italia; che, inoltre,
il ricorrente ha indicato che i rispettivi figli potrebbero subire in Italia un
trattamento non rispettoso della dignità umana;
che, peraltro, in Italia, oltre a strutture statali che garantiscono un alloggio
ai richiedenti l'asilo, vi sono altresì organizzazioni caritative che si occu-
pano dei richiedenti l'asilo e dei rifugiati (cfr. DTAF 2010/45 consid. 7.6.3);
che con le sue affermazioni di carattere generale, i ricorrenti non sono
riusciti a inficiare la presunzione per quanto attiene alla loro situazione
personale, ovvero non hanno fornito alcun indizio concreto secondo cui le
autorità italiane non rispetterebbero gli obblighi internazionali precitati;
che, alla luce di quanto precede, il trasferimento verso l'Italia dei ricorrenti
è lecito ed esigibile e non esistono neppure motivi umanitari giusta
l'art. 29a cpv. 3 OAsi 1 che permetterebbero di rinunciare al rinvio degli
insorgenti in detto Paese;
che, pertanto, non v'è motivo di applicare la clausola di sovranità stabilita
all'art. 3 cpv. 2 Regolamento Dublino;
che l'UFM ha rettamente ritenuto competente l'Italia per l'esame della
domanda d'asilo dell'insorgente;
che, in considerazione di tutto quanto suesposto, ne discende che retta-
mente l'UFM non è entrato nel merito della domanda d'asilo dei ricorrenti
ai sensi dell'art. 34 cpv. 2 lett. d LAsi ed ha pronunciato l'allontanamento
degli insorgenti verso l'Italia ex art. 44 cpv. 1 LAsi, non essendo realizzate
in casu le eccezioni previste all'art. 32 OAsi;
che in siffatte condizioni non v'è spazio per i provvedimenti sostitutivi ai
sensi dell'art. 44 cpv. 2 LAsi in combinazione con l'art. 83 cpv. 1 della leg-
ge federale sugli stranieri del 16 dicembre 2005 (LStr, RS 142.20), poiché
l'esame delle questioni relative all'esistenza d'eventuali impedimenti al
rinvio secondo le ragioni di detti disposti sono inscindibili dal giudizio di
non entrata nel merito nel quadro di una procedura di Dublino
(cfr. DTAF 2010/45 consid. 10);
che, di conseguenza, il ricorso va respinto;
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che, avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, la domanda
d'esenzione dal versamento di un anticipo equivalente alle presunte
spese processuali è divenuta senza oggetto;
che, essendo le allegazioni ricorsuali sprovviste di probabilità d'esito favo-
revole, la domanda d'assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa dal
pagamento delle spese processuali, è respinta (art. 65 cpv. 1 PA);
che, la domanda della concessione dell'effetto sospensivo diviene senza
oggetto con la presente sentenza;
che visto l'esito della procedura, le spese processuali di CHF 600.– che
seguono la soccombenza, sono poste a carico dei ricorrenti (art. 63 cpv. 1
e 5 PA nonché art. 3 lett. a del regolamento sulle tasse e sulle spese ripe-
tibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del
21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]);
che la presente decisione non concerne persone contro le quali è pen-
dente una domanda d’estradizione presentata dallo Stato che hanno ab-
bandonato in cerca di protezione (art. 83 lett. d cifra 1 LTF);
che la decisione non può essere impugnata con ricorso in materia di dirit-
to pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 lett. d LTF);
che la pronuncia è quindi definitiva.
(dispositivo alla pagina seguente)
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