Decision ID: 1d7723e6-4e4f-5d86-b2ab-4e6204b21630
Year: 2006
Language: it
Court: TI_TRPI
Chamber: TI_TRPI_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: 

ritenuto,
in fatto
A.
Con decisione 16 dicembre 2004 il municipio di CO 1 ha adottato una zona di pianificazione relativamente al comprensorio di utilizzazione ubicato lungo la sponda destra del fiume _, formato principalmente dalla zona industriale comunale, che confina con le zone industriali di _, di _, ed inoltre da alcune zone AP-EP. A fondamento del provvedimento, pubblicato nel periodo 21 febbraio-23 marzo 2005, il municipio ha spiegato, nella scheda descrittiva predisposta all'uopo, che gli studi in atto di revisione del piano regolatore avevano messo in evidenza la necessità di coordinare la soluzione di alcuni aspetti problematici per la promozione della locale zona industriale. La misura, predisposta per consentire l'approntamento di una congrua pianificazione, aveva come effetto di autorizzare, in principio, nel comprensorio toccato solo interventi di ordinaria manutenzione di edifici e di impianti esistenti; nuove costruzioni industriali potevano essere eccezionalmente autorizzate dal municipio, a determinate condizioni. La zona di pianificazione entrava in vigore con la sua pubblicazione ed aveva una durata di cinque anni.
B. a) Avverso la zona di pianificazione sono stati inoltrati al tribunale tre ricorsi, attraverso i quali altrettanti proprietari di fondi ricompresi nel suo perimetro ne hanno chiesto l'annullamento.
La RI 1, originariamente _ SA, era proprietaria, alla data di inoltro del ricorso, dei mapp. 762, di 7953 mq, e 1234, di 572 mq, utilizzati come posteggio. Questi fondi sono frattanto stati venduti alla _ SA. A circa 400/450 m a nord-ovest di queste particelle laRI 1 possiede una serie di fondi ubicati sul territorio di _, segnatamente i mapp. 1206, che originariamente confinava con le proprietà della ricorrente poste sul territorio di _, 1413, 1217, 1219, 1190, 1191, 1459, di estese dimensioni, sui quali insiste parte dello stabilimento impiegato, sino all'inizio dello scorso decennio, per la produzione siderurgica, i relativi impianti accessori e gli accessi stradali e ferroviari, ed attualmente utilizzati per vari scopi.
La _ SA possiede invece il mapp. 771, di 10055 mq, oltre al confinante mapp. 1429 di _, di 10609 mq, su cui sorgono edifici di un certo rilievo, utilizzati per lo svolgimento dell'attività della ditta.
Infine la _ SA, attiva nella ricerca e fabbricazione di materiali e prodotti chimici, detiene il mapp. 741, di complessivi 66651 mq, ed il confinante mapp. 1216 di _, di 35015 mq, che ospita lo stabilimento d'impresa.
b) In sintesi, i proprietari contestano la sussistenza di una seria e concretizzabile intenzione pianificatoria del comune, di un sufficiente interesse pubblico del provvedimento e una lesione del principio di proporzionalità.
c) Al tribunale si è pure aggravata la _ SA, con sede a _, il cui scopo sociale consiste nella produzione, l'acquisto, la vendita, il trasporto, la distribuzione e la commercializzazione di energia elettrica e termica prodotta da fonti di ogni genere e segnatamente da fonti energetiche rinnovabili. La _ SA si è legittimata facendo riferimento all'introduzione, il 5 dicembre 2003, di una domanda di costruzione volta alla realizzazione di una centrale cogenerativa a biomasse legnose sui mapp. 1206 di _ e sui mapp. 762 e 1234 di _, questi ultimi compresi nella zona di pianificazione, tutti fondi in origine di proprietà della RI 1. Il 4 marzo 2005 il municipio di _ aveva negato il rilascio della licenza edilizia, adducendo - tra i vari motivi - che la domanda fosse in contrasto con l'avversata zona di pianificazione.
Le censure della _ SA non vengono riassunte, in quanto il suo gravame dev'essere dichiarato irricevibile.
d) La divisione della pianificazione territoriale si è rimessa al giudizio del tribunale, mentre che il municipio di _ ha postulato la reiezione di tutte le impugnative.
C. a) In data 1° dicembre 2005 si è tenuta l'udienza in contraddittorio, durante la quale le parti hanno confermato le rispettive allegazioni e domande, rinunciando al dibattimento finale e a presentare conclusioni. AllaRI 1, che aveva frattanto alienato i mapp. 762 e 1234 ed aveva, di conseguenza, comunicato al tribunale di non avere più interesse a proseguire le vertenza (cfr. lettera 29 novembre 2005), è quindi stato fissato un termine scadente il 31 dicembre 2005 per far dichiarare dalla nuova proprietaria, _ SA, _, se intendeva subentrare nella causa: la relativa dichiarazione in tal senso è stata trasmessa al tribunale il 27 dicembre 2005. Per questo motivo, la RI 1 viene dimessa dalla lite; nella stessa le subentra, a tutti gli effetti, la nuova proprietaria dei fondi, _ SA.
All'udienza 1° dicembre 2005 ha fatto seguito il sopralluogo, in occasione del quale sono state scattate delle fotografie dei luoghi, che sono state acquisite agli atti.
In esecuzione di quanto stabilito nel verbale dell'udienza, con lettera 5 dicembre 2005 il municipio di _ ha trasmesso al tribunale la documentazione in suo possesso relativa allo svincolo autostradale previsto in corrispondenza della zona industriale. Alle ricorrenti è quindi stato fissato un termine di 30 giorni per formulare eventuali osservazioni su questa documentazione. In questo contesto il patrocinatore di _ SA e di _ SA ha trasmesso al tribunale copia della risoluzione n. 5759, del 6 dicembre 2005, con cui il Consiglio di Stato ha risposto all'interpellanza “Per la rapida realizzazione di un adeguato e più modesto Centro di controllo dei mezzi pesanti in Ticino”; visto l'interesse alla conoscenza di questo documento, esso è stato notificato a tutte le parti coinvolte.
b) Non avendo potuto partecipare alla seduta del 1° dicembre 2005, la _ SA è stata citata ad una nuova udienza, che ha avuto luogo presso la sede del tribunale il giorno 10 gennaio 2006 ed alla quale le altre parti non sono comparse. Anche questa insorgente, che ha rinunciato all'esperimento di un nuovo sopralluogo, ha ribadito i motivi e le domande formulate nell'impugnativa.
Considerato,

in diritto
1. 1.1. La competenza del tribunale è data ed i ricorsi sono tempestivi (art. 64 cpv. 1 LALPT). La legittimazione diRI 1, _ SA e _ SA, che contestano la legittimità della zona di pianificazione disposta dal municipio di _ a carico delle loro proprietà, è certa (art. 64 cpv. 2 LALPT). Com'è appena stato spiegato, alla prima menzionata società, che ha alienato le sue due particelle colpite dal provvedimento posteriormente all'inoltro del gravame, è frattanto subentrata la _ SA (art. 24 PAmm, 103 e 110 CPC). I loro gravami sono senz'altro ricevibili in ordine.
1.2. Diversa appare invece la posizione processuale della _ SA. La ricorrente vanta un interesse degno di protezione secondo la terminologia impiegata all'art. 64 cpv. 2 LALPT (ed agli art. 35 cpv. 2 lett. b e 38 cpv. 4 lett. c LALPT), ispirata alla legislazione federale (art. 48 lett. a PA; 103 lett. a OG), ovvero un interesse legittimo ai sensi dell'art. 43 PAmm, all'impugnazione della risoluzione municipale. Per essere tale quest'interesse dev'essere, tra l'altro, personale, ovvero proprio, e diretto (cfr. sul concetto di interesse legittimo RDAT II-2001 n. 2 consid. 2.1. con rinvii; Borghi/Corti, Compendio di procedura amministrativa ticinese, ad art. 43; Bovay, Procédure administrative, Berna 2000, pag. 350 segg.; Scolari, Diritto amministrativo, Parte generale, 2.a edizione, Cadenazzo 2002, n. 1255 segg.; in particolare circa l'interesse personale e diretto RDAT I-1992 n. 17). In concreto, la _ SA non è proprietaria di particelle comprese nella zona di pianificazione, ma è semplicemente intenzionata a costruire, su alcune di esse, una centrale cogenerativa a biomasse legnose; in relazione a tale intenzione la ricorrente aveva inoltrato una domanda di licenza edilizia, che è stata negata con decisione del municipio di _ il 4 marzo 2005 per motivo, tra l'altro, di contrasto con l'avversata zona di pianificazione. Alla _ SA non può pertanto essere riconosciuto un interesse proprio, ovvero indipendente ed autonomo rispetto a quello dei proprietari, e nello stesso tempo diretto al conseguimento dell'edificabilità immediata dei fondi. Il suo gravame dev'essere, di conseguenza, dichiarato irricevibile per difetto della necessaria legittimazione. Poco importa se, com'è appena stato spiegato, uno dei motivi di diniego di rilascio del permesso di costruzione sia stato individuato nel contrasto dei progetti con il provvedimento pianificatorio osteggiato. Le allegazioni della _ SA e i mezzi di prova versati agli atti dalla stessa, su cui il municipio di _ ha potuto prendere compiutamente posizione, vengono tuttavia considerati nell'ambito dell'accertamento d'ufficio dei fatti (art. 18 cpv. 1 PAmm).
1.3. I ricorsi, che presentano lo stesso fondamento fattuale, sono stati istruiti congiuntamente e vengono altresì decisi con un unico giudizio (art. 51 PAmm).
2. 2.1. Secondo l'art. 27 cpv. 1 LPT, se i piani d'utilizzazione mancano o devono essere modificati, l'autorità competente può stabilire zone di pianificazione per comprensori esattamente delimitati al cui interno nulla è lecito intraprendere che possa rendere più ardua la pianificazione dell'utilizzazione. Il principio è ripreso, a livello cantonale, all'art. 58 LALPT, che consente di istituire zone di pianificazione se conflitti con i principi pianificatori o problemi particolari relativi all'uso del territorio lo giustificano (cpv. 1), ed in particolare, se i piani mancano o devono essere modificati (cpv. 2). La zona di pianificazione è istituita, nell'ambito delle relative competenze, dal municipio, rispettivamente dal Consiglio di Stato (art. 60 cpv. 1 LALPT); quest'ultimo può inoltre stabilire zone di pianificazione a salvaguardia degli obiettivi della pianificazione del territorio e della protezione dell'ambiente, così come per garantire l'adeguamento delle pianificazioni locali (art. 60 cpv. 2 LALPT). Il diritto cantonale riprende all'art. 63 cpv. 2 LALPT gli effetti del provvedimento prescritti all'art. 27 cpv. 1 LPT, secondo cui all'interno della zona è vietato ogni intervento che possa rendere più ardua la pianificazione dell'utilizzazione, precisando inoltre che le domande di costruzione in contrasto con gli obiettivi del piano in formazione sono decise negativamente oppure sono sospese, al massimo fino alla scadenza della zona di pianificazione (art. 63 cpv. 3 LALPT). La zona di pianificazione entra in vigore con la sua pubblicazione e lo resta fino a che sia pubblicato il piano sostitutivo, ma comunque non oltre cinque anni, con facoltà del Consiglio di Stato di prorogare di altri due il termine di scadenza (art. 27 cpv. 2 LPT; 62 seg. LALPT).
2.2. In sintesi, la zona di pianificazione è un provvedimento conservativo (RDAT 1990 n. 79 consid. 2b), volto a evitare che la pianificazione in atto o in procinto di essere intrapresa venga ostacolata o comunque sia influenzata negativamente da un uso del territorio contrastante col suo indirizzo. Lo scopo principale dell'istituto consiste quindi nel tutelare la libertà di decisione dell'autorità durante lo svolgimento del processo di pianificazione (DTF 118 Ia 510 consid. 4d; 113 Ia 362 consid. 2a, bb; Ruch, Kommentar RPG, ad art. 27 n. 21). A questo stadio l'assetto definitivo dell'ordinamento allo studio non può essere dato per certo. Non si può in particolare affermare che ne deriverà effettivamente la restrizione della proprietà che l'indirizzo pianificatorio potrebbe far temere. La zona di pianificazione non si confonde con la pianificazione soggiacente: è un provvedimento a sé stante che, pur condizionato nei suoi effetti dall'indirizzo pianificatorio di cui si pone a tutela, provoca direttamente, per la sua durata, una restrizione della proprietà. La legittimità della zona di pianificazione va dunque esaminata distintamente da quella delle intenzioni pianificatorie che, pur nei limiti della loro indeterminatezza, ne informano l'azione. Per i motivi che sono appena stati spiegati, l'esame giurisdizionale che l'art. 33 cpv. 3 lett. b) LPT garantisce nella materia specifica non può estendersi, salvo il caso di un'impostazione manifestamente erronea, all'ordinamento pianificatorio nel quale dovrebbero sfociare gli studi avviati, bensì e soltanto alla fondatezza e all'idoneità del vincolo istituito per non compromettere la loro efficacia (RDAT 1990 n. 79 consid. 2b). Solo importa dunque, in questo contesto, determinare se il provvedimento si giustifichi in quanto tale.
3. L'avversata zona di pianificazione è stata disposta sul comprensorio di utilizzazione ubicato lungo la sponda destra del fiume _, formato principalmente dalla zona industriale comunale, che confina con le zone industriali di _ (a nord-ovest) e di _ (a sud-est), ed inoltre da alcune zone AP-EP, che ospitano , tra l'altro, il locale campo di calcio. A fondamento del provvedimento il municipio ha indicato, nella scheda descrittiva predisposta all'uopo, che gli studi in atto di revisione del piano regolatore avevano messo in evidenza la necessità di coordinare la soluzione dei seguenti quattro aspetti problematici per la promozione della locale zona industriale:
1. la definizione dei tipi di attività compatibili, con particolare riferimento alla qualità degli insediamenti ed al carico ambientale generale ammissibile, segnatamente per la qualità dell'aria (difficoltà di dispersione degli inquinanti gassosi a causa delle condizioni meteorologiche generali che si esplicano sul fondovalle della _ _, dove si concentrano i principali insediamenti abitativi);
2. i provvedimenti da intraprendere per attenuare la conflittualità che il traffico pesante provoca sulle condizioni di viabilità sia per l'accesso alla zona da sud (attraversamento di aree residenziali) che per la distribuzione interna alla zona industriale (infrastrutture inadeguate, di sicurezza per la mobilità lenta);
3. l'urbanizzazione della zona industriale, in particolare la questione degli accessi, anche in relazione al necessario coordinamento con il centro di competenza per il controllo del traffico pesante e relativi svincoli (o semisvincoli) autostradali;
4. la protezione delle acque, ritenuto che il comprensorio della zona di pianificazione è inserito nel settore Au di protezione delle acque.
La misura ha lo scopo di consentire al municipio di approntare gli studi pianificatori e di salvaguardare la loro elaborazione fino al completamento dell'iter procedurale di approvazione.
Nel comprensorio interessato la scheda descrittiva stabilisce come segue gli effetti dell'avversata zona:
“In generale sono ammessi solo interventi di ordinaria manutenzione di edifici e di impianti esistenti; nuove costruzioni industriali possono essere eccezionalmente autorizzate dal municipio, alla condizione che le utilizzazioni proposte siano compatibili con l'urbanizzazione della zona e non conducano ad apprezzabili aumenti del traffico e di carico ambientale.”
Il menzionato documento prevede infine che la zona di pianificazione entra in vigore con la sua pubblicazione ed ha una durata di cinque anni.
4. Una restrizione di diritto pubblico è compatibile con la garanzia della proprietà sancita dall'art. 26 Cost. solo se si fonda su di una base legale, è giustificata da un interesse pubblico preponderante e rispetta il principio della proporzionalità (art. 36 cpv. 1-3 Cost.). In linea generale è pubblico l'interesse che coinvolge la generalità dei cittadini o una sua frazione significativa e che compete al potere pubblico promuovere nell'esercizio delle sue funzioni. L'interesse pubblico a un provvedimento di pianificazione del territorio è, pertanto, segnatamente dato quando la sua adozione corrisponde a un bisogno importante, chiaramente avvertito dalla collettività. Tale interesse deve prevalere sui contrapposti interessi pubblici e privati in giuoco (RDAT I-2000 n. 24 consid. 4.1 con rinvii; Zen-Ruffinen/Guy-Ecabert, Aménagement du territoire, construction, expropriation, Berna 2001, n. 98-102; Scolari, Diritto amministrativo, parte generale, 2.a edizione, Cadenazzo 2002, n. 558-594). Il principio della proporzionalità esige invece che le restrizioni della proprietà siano idonee a raggiungere lo scopo di interesse pubblico desiderato (regola dell'idoneità), che tra i diversi provvedimenti a disposizione per conseguire tale scopo venga scelto quello che lede in misura minore gli interessi del proprietario (regola della necessità), infine che sussista un rapporto ragionevole tra lo scopo di interesse pubblico perseguito e i mezzi utilizzati (regola della proporzionalità in senso stretto; RDAT II-2000 n. 75 consid. 5b con rinvii; Zen-Ruffinen/Guy-Ecabert, op. cit., n. 103-106; Scolari, op. cit., n. 595-610).
5. Gli insorgenti non contestano la sussistenza di una base legale che legittimi il municipio ad emanare la controversa zona di pianificazione, la quale comporta indubitabilmente delle nuove restrizioni a carico dei loro fondi. Non resta quindi che esaminare l'interesse pubblico e la proporzionalità del provvedimento.
6. 6.1. L'adozione di una misura di salvaguardia della pianificazione presuppone, come requisito centrale, una seria intenzione di mutare l'ordinamento pianificatorio vigente (RDAT I-1995 n. 31 consid. 2b di fine; Ruch, op. cit., art. 27 n. 27); questo significa che deve sussistere un interesse pubblico sia alla modifica del piano di utilizzazione (piano regolatore a livello comunale) sia all'impiego transitorio dello strumento della zona di pianificazione (Ruch, op. cit., ad art. 27 n. 25 seg.). Il grado di concretizzazione di questa intenzione non dev'essere tuttavia necessariamente elevato, specialmodo quando il provvedimento è adottato, come si avvera nel nostro Cantone, dall'esecutivo comunale, che non è l'autorità competente ad adottare il piano di utilizzazione che la zona di pianificazione vuole tutelare (cfr. Ruch, op. cit., ad art. 27 n. 27 seg.; Zen-Ruffinen/Guy-Ecabert, Aménagement du territoire, construction, expropriation, Berna 2001, n. 457).
6.2. In concreto, il municipio di _ ha dato avvio alla revisione del piano regolatore, approvato dal Consiglio di Stato il 5 agosto 1981. Nella risposta ai gravami il municipio spiega che, a quella data la zona industriale comunale, di circa 150'000 mq, era ancora occupata, quantomeno in parte, dagli stabilimenti di produzione della _ SA, che hanno chiuso definitivamente i battenti al 31 dicembre 1994. La chiusura di questo impianto ha comportato la cessazione dell'attività di altre ditte legate allo stesso. Il panorama industriale e occupazionale locale è pertanto mutato in misura importante dopo la data di approvazione del piano regolatore, lasciando sul terreno costruzioni in parte fatiscenti, oltre a vaste aree smesse e poco attrattive. Secondo gli intendimenti dell'esecutivo di _, la futura pianificazione della zona industriale dovrà coordinare quattro ordini di interessi, non sempre convergenti: permettere il mantenimento e lo sviluppo delle aziende esistenti; favorire l'insediamento di nuove attività di una certa qualità, risolvere i problemi viari, evitare infine un peggioramento della situazione ambientale ed eventualmente contribuire a migliorarla.
Intanto la nuova pianificazione, giusta le indicazioni fornite dal municipio nelle risposte di causa, appare necessaria per precisare la destinazione del comparto industriale, attualmente disciplinata all'art. 49 NAPR, che ammette attività industriali, artigianali e a cielo aperto di ogni tipo. Questa disposizione non tiene conto dei problemi viari e della situazione ambientale locale. La qualità dell'aria a _ e nella _ _ continua a peggiorare a causa dell'inquinamento indotto dalle industrie esistenti, dall'autostrada e dal cantiere _, situato alle porte dell'abitato, superando sistematicamente i valori limite fissati nell'OIAt.
Inoltre la revisione del piano regolatore, prosegue l'autorità intimata, è necessaria per ridefinire completamente gli accessi alla zona industriale, che non appaiono sufficienti. Il traffico attuale, caratterizzato da una quasi totalità di trasporti su strada, è insostenibile. L'accesso veicolare alla zona industriale ha luogo in prevalenza da sud, da dove proviene il traffico in uscita dallo svincolo autostradale di _. I veicoli passano attraverso l'abitato di _, svoltano verso _ e proseguono sulla strada del _, dal calibro e dal percorso inadeguati; esso è caratterizzato da due incroci pericolosi e si sovrappone, in parte, ad un itinerario ciclabile. L'urbanizzazione sotto l'aspetto viario della zona industriale dovrà essere coordinata con quella degli altri comuni, ed in particolare con quella adiacente e di ben maggiori dimensioni di _, di circa 2,5 volte più estesa di quella di _, dove, molto probabilmente, verrà costruito a breve-medio termine uno svincolo autostradale contemporaneamente ad un'area multiservizi (area di stoccaggio per ca. 400 veicoli pesanti, centro di controllo, centro di servizi e posteggi per veicoli leggeri).
6.3. Sulla scorta delle spiegazioni fornite dall'autorità intimata, l'intenzione del municipio di _ di mutare l'ordinamento pianificatorio vigente appare più che sufficientemente dimostrata. In particolare è intenzione dell'esecutivo di quel comune di ridefinire i contenuti (tipologia delle attività ammissibili) e l'urbanizzazione del comprensorio della sponda destra del fiume _ per quanto concerne la zona industriale, in vista di un miglioramento della qualità degli insediamenti e di un contenimento del loro inquinamento.
Questo fine può senz'altro essere conseguito attraverso gli strumenti della pianificazione del territorio (in concreto la revisione del piano regolatore), anche se rientra, quantomeno in parte, negli obiettivi della legislazione sulla protezione dell'ambiente consegnati, in primo luogo, agli art. 74 Cost. e 1 cpv. 1 LPAmb. Le autorità incaricate della pianificazione del territorio devono in effetti tener conto, nelle loro decisioni, di numerose esigenze ecologiche, conformemente a quanto dispongono - segnatamente - gli 1 cpv. 2 lett. a-b e 3 cpv. 2 lett. c-d e cpv. 3 lett. b, 6 cpv. 2 lett. b-c e 17 LPT. La protezione dell'ambiente costituisce pertanto, indiscutibilmente, uno degli scopi della pianificazione del territorio; quest'ultima, a sua volta, rappresenta un mezzo per perseguire la tutela dell'ambiente
(cfr. Tschannen, Bau- und Nutzungbeschränkungen aufgrund von umweltrechtlichen Vorschriften: Zusammenspiel von Umweltrecht und Raumplanung, pubbl. un URP 1998, 486 segg., 491; inoltre Hänni, Planungs-, Bau- und besonderes Umweltchutzrecht, Berna 2002, pag. 345 seg.).
La pianificazione del territorio permette quindi in modo ottimale di impedire tempestivamente indesiderati sviluppi ed inquinamenti, mediante la delimitazione dello spazio e l'apprestamento delle condizioni quadro della protezione dell'ambiente (cfr. messaggio del Consiglio federale del 31 ottobre 1979 concernente la LPAmb, pubbl. in FF 1979 III 713 segg., 729; inoltre DTF 113 Ib 376 consid. 4b). Bisogna tuttavia vigilare affinché gli strumenti cantonali o comunali adottati secondo la LPT non interferiscano nel campo di applicazione della normativa federale sulla protezione dell'ambiente, poiché violerebbero la forza derogatoria di quest'ultima ancorata all'art. 49 cpv. 1 Cost. Ora, com'è noto, la giurisprudenza ritiene che il diritto federale sulla protezione dell'ambiente non impedisca al legislatore comunale di precisare la funzione assegnata dal piano regolatore a singole zone attraverso ulteriori normative di attuazione volte a definire più in dettaglio le caratteristiche delle costruzioni o degli impianti che possono essere insediati nelle stesse; questa precisazione ha luogo, generalmente, in funzioni delle ripercussioni ambientali che certi tipi di attività sogliono generare, preventivamente valutate in modo astratto e secondo criteri oggettivi (cfr. RDAT II-2000 n. 77 consid. 1b e 3; II-1994 n. 56 e relativi rinvii; inoltre Scolari, Commentario, Cadenazzo, 1996, ad art. 28 LALPT n. 250). Del pari, l'urbanizzazione delle zone edificabili, ancorché possa provocare dell'inquinamento e debba, di conseguenza, ossequiare anche la legislazione ambientale federale (RDAT I-1994 n. 67 consid. 2.3), costituisce un compito primordiale per il comune non solo per quanto concerne la sua pianificazione (art. 28 cpv. 2 lett. p LALPT, 5 cpv. 2 Lstr) ma anche la sua realizzazione (art. 19 cpv. 2 LPT, 78 seg. LALPT, 4 cpv. 2 Lstr).
6.4. I ricorrenti adducono che la zona industriale di _ è già edificata e sfruttata in larga misura conformemente alla sua attuale funzione: una ridefinizione dei suoi contenuti, che dovrebbe essere oltretutto coordinata con le funzioni delle adiacenti zone industriali dei comuni di _ e _, potrebbe pertanto servire a poco. Affermano inoltre che una riduzione del carico ambientale può essere efficace solo se attuata sul complesso della zona industriale, che è però ubicata, per la maggior parte, sul territorio di _ e, in misura minore, di _, i cui municipi si sono pubblicamente dissociati dall'adozione del controverso provvedimento con comunicato congiunto 3 marzo 2005. Ora, questi indiscutibili elementi fattuali ridimensionano in misura significativa la possibilità di concretamente attuare gli ambiziosi obiettivi che si è prefisso il municipio di _. Tuttavia, com'è stato spiegato, in questa sede non è, né potrebbe essere rimesso in forse, il fondamento della pianificazione che il municipio si propone di perseguire: basta che questo non appaia d'acchito, come si avvera nel caso in esame, manifestamente insostenibile.
I ricorrenti muovono delle contestazioni anche in merito all'urbanizzazione della zona industriale, che essi ritengono sufficiente. Nondimeno l'accesso alla zona industriale implica pur sempre l'attraversamento di aree residenziali, degli incroci ed inoltre il sedime stradale interno alla stessa, che per una buona parte è inferiore ai 6 m di larghezza, appare inadeguato al traffico pesante. Anche il ripensamento dell'urbanizzazione del settore - che dipende comunque sia in grande parte dalle scelte che verranno operate a livello di azzonamento - non appare, prima facie, del tutto fuori luogo. Tanto più che gli accessi alla zona industriale potranno essere influenzati dalla realizzazione dello svincolo autostradale che il Consiglio di Stato ha intenzione di progettare (e realizzare) insieme all'area multiservizi prevista sui sedimi della _, secondo quanto sta scritto nella risoluzione 6 dicembre 2005 in risposta all'interpellanza “Per la rapida realizzazione di un adeguato e più modesto centro di controllo dei mezzi pesanti in Ticino”. Intenzione che, secondo quanto afferma lo stesso Consiglio di Stato nell'appena menzionato documento, dovrebbe parimenti perseguire il risanamento della locale area industriale.
6.5. Fondata sotto il criterio dell'interesse pubblico, resta da esaminare se per rapporto alle circostanze concrete la misura pianificatoria all'esame risulta ragionevole, idonea e necessaria; segnatamente se non sacrifica sproporzionatamente l'interesse privato contrapposto (RDAT I-1995 n. 31 consid. 2b). Se così fosse, questa misura violerebbe il principio della proporzionalità. Trattasi pertanto di verificare, in primis, gli effetti della controversa zona di pianificazione, per determinare se e fino a che punto si giustifichi di mantenere la pianificazione comunale allo studio al riparo da iniziative edilizie che potrebbero seriamente comprometterla o comunque renderne più arduo lo svolgimento. In quest'ordine di idee la scheda descrittiva predisposta dall'autorità comunale concede, in generale, per l'area industriale interessata solo interventi di ordinaria manutenzione di edifici e impianti. Essa riserva tuttavia, in seguito, la facoltà per il municipio di derogare a questo principio, autorizzando a titolo eccezionale nuove costruzioni industriali, “alla condizione che le utilizzazioni proposte siano compatibili con l'urbanizzazione della zona e non conducano ad apprezzabili aumenti del traffico e di carico ambientale.” Se l'avversato provvedimento appare pertanto idoneo e nello stesso tempo necessario, da un lato, a perseguire la salvaguardia della pianificazione in fieri, va dunque, d'altro canto, evidenziato che la regolamentazione degli effetti della zona prevede un apprezzabile elemento di flessibilità nell'interesse dei proprietari, poiché non si limita a vietare tassativamente qualsiasi iniziativa edificatoria, ma facoltizza anzi espressamente l'autorità esecutiva, conferendole nel contempo un notevole potere d'apprezzamento, ad autorizzare tutte quelle che appaiono in sintonia con gli obiettivi dell'auspicata pianificazione. Il giudizio dell'autorità chiamata a valutare un progetto concreto potrà inoltre essere debitamente adattato al grado di definizione del progetto di piano regolatore raggiunto a quel momento. Poco importa se, come obiettano i ricorrenti, una nuova costruzione od impianto deve già soddisfare le severe esigenze ecologiche prescritte dalla legislazione federale sulla protezione dell'ambiente. Com'è stato spiegato, le condizioni quadro dello sviluppo auspicato, che qui si tratta di tutelare, e che comprendono, segnatamente, eventuali specifiche caratteristiche di costruzioni od impianti, vengono stabilite a livello pianificatorio; per questo motivo appare lecito conferire transitoriamente al municipio, ovvero all'autorità preposta alla verifica di tali condizioni in sede di rilascio di una licenza edilizia, la facoltà di estendere le proprie valutazioni anche ai presumibili effetti inquinanti arrecati delle costruzioni od impianti che si tratta di approvare, allo scopo di potersi preventivamente pronunciare sulla loro compatibilità con l'indirizzo che si vuol imprimere, tramite la pianificazione in corso, alla zona di utilizzazione interessata, nella fattispecie quella industriale. In caso contrario entrerebbe in linea di conto solo un blocco temporaneo di tutte le costruzioni, ovviamente più pregiudizievole alla posizione dei proprietari. Trattandosi poi di un vincolo i cui effetti sono limitati - in principio - a cinque anni, e considerando l'importanza della pianificazione da salvaguardare, la bilancia pende alla fin fine a favore dell'interesse pubblico. Di conseguenza, la zona di pianificazione appare anche proporzionata al sacrificio imposto ai proprietari dei fondi toccati.
7. La zona di pianificazione all'esame risulta quindi sorretta da una valida base legale, giustificata da un sufficiente interesse pubblico e rispettosa del principio di proporzionalità. I ricorsi devono essere conseguentemente respinti, salvo quello di _ SA, che dev'esser dichiarato irricevibile. La tassa di giudizio e le spese devono essere poste a carico dei ricorrenti (art. 28 PAmm), i quali devono inoltre essere tenuti a versare al comune di _ delle adeguate ripetibili (art. 31 PAmm).