Decision ID: 8b068396-9810-5454-a99d-a7a2d5f74c4b
Year: 1998
Language: it
Court: TI_TCA
Chamber: TI_TCA_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: public_law

ritenuto,
in fatto
A. Dopo vicissitudini che non occorre riassumere _, nato il 23 luglio 1951, divorziato ed invalido, ha trasferito il suo domicilio da _ a _ a partire dal 6 novembre 1993. Il predetto, che vive in una tenda, é proprietario di due cani. E' pure proprietario rispettivamente si occupa di svariati cavalli: il relativo numero, mutevole (tra l'altro a dipendenza della nascita di puledri), ha raggiunto e superato anche la dozzina.
B. Dall'arrivo nel comune _ é stato richiamato dal municipio in numerose occasioni, poiché egli lasciava vagare cani e cavalli all'interno della giurisdizione, su suolo sia pubblico che privato, creando paura e pericolo per le persone, da una parte, danni alle proprietà, dall'altra, e perturbando inoltre la circolazione stradale. In relazione a questi fatti il ricorrente é stato ripetutamente multato da parte del municipio di _. Con decisione 28 novembre 1995 fondata sull'art. 107 LOC il municipio ha inoltre ordinato a _ di allontanare dal comune od eliminare tutti i cavalli e tutti i cani di sua proprietà nel termine di 30 giorni. Quell'ordine, impartito sotto la comminatoria dell'esecuzione d'ufficio e delle sanzioni previste all'art. 292 CPS, é stato confermato dal Consiglio di Stato, adito da _, con risoluzione 16 ottobre 1996.
C. Con ricorso 25 novembre 1996, completato il 9 dicembre successivo, _ é insorto innanzi a questo Tribunale contro il giudicato governativo testé menzionato, del quale ha sollecitato l'annullamento insieme a quello della decisione municipale 28 novembre 1995. Egli ha sostenuto in particolare l'illegalità della misura, ritenuta parimenti sproporzionata. Il ricorrente ha altresì domandato di essere messo al beneficio del gratuito patrocinio.
Il Consiglio di Stato ed il municipio di _ hanno chiesto al Tribunale di respingere il gravame.
D. In data 5 novembre 1997 ha avuto luogo un'udienza. A quel momento _ deteneva 2 cani, 7 cavalli e 5 puledri. In quell'occasione municipio e ricorrente hanno chiesto al Tribunale di tenere in sospeso la trattazione della pratica. Il municipio ha riconosciuto che durante il 1997 l'insorgente - assentatosi dal comune - non aveva dato adito a lamentele o violazioni di legge. L'Esecutivo si é pertanto riservato il diritto di revocare la decisione 28 novembre 1995 entro la fine della primavera successiva. Non vi ha però proceduto ed anzi, riacutizzandosi la tensione riconducibile al comportamento del ricorrente, dopo ulteriori richiami e l'inflizione di una nuova multa, con lettera 26 agosto 1998 ha finalmente sollecitato al Tribunale l'emanazione del giudizio.
Considerato,

in diritto
1. La competenza del Tribunale é data (art. 208 cpv. 1 LOC), il ricorso é tempestivo (art. 46 cpv. 1 PAmm) e la legittimazione del ricorrente certa (art. 43 PAmm). Il gravame é dunque ricevibile in ordine.
2. 2.1. Giusta l'art. 107 cpv. 1 LOC il municipio esercita le funzioni di polizia locale. Queste funzioni hanno specialmente per oggetto, a tenore dell'art. 107 cpv. 2 LOC (cfr. inoltre art. da 23 a 26 RALOC): il mantenimento dell'ordine e della tranquillità, la repressione delle azioni manifestamente illegali e le misure dettate dallo stato di necessità (lett. a); la tutela della pubblica salute ed igiene (lett. b); le misure intese a gestire i beni comunali, ad assicurare l'uso dei beni comuni, a disciplinarne l'uso accresciuto ed esclusivo (lett. c); le misure intese a disciplinare il traffico sul territorio comunale, riservate le norme della legge federale e cantonale (lett. d); le funzioni di polizia che la legislazione cantonale e federale devolvono ai municipi (lett. e).
2.2. Questo Tribunale ha ripetutamente avuto modo di spiegare che l'art. 107 LOC é essenzialmente una norma attributiva di competenze. Essa si limita infatti di principio a designare, all'interno del comune, l'organo (municipio) al quale é demandato il compito di tutelare i cosiddetti beni di polizia. Esso non determina invece né la natura né le modalità degli interventi ammissibili. Il contenuto delle singole misure deve invece essere fissato da ulteriori, specifiche norme di diritto materiale. E' tuttavia riservato il caso in cui ricorrono i requisiti per far capo alla cosiddetta clausola generale di polizia: rimedio di natura sussidiaria che, in caso di urgenza, permette al municipio di adottare misure atte a prevenire rispettivamente eliminare un pericolo grave e diretto per i beni di polizia fondandosi direttamente sull'art. 107 LOC (RDAT I-1993 N. 2 consid. 2.1. con numerosi rinvii).
3. 3.1. Nel concreto caso il ricorso alla clausola generale di polizia da parte del municipio appare ineccepibile. L'effettiva, seria messa in pericolo dell'ordine e della sicurezza pubblici nonché il perturbamento nell'utilizzazione della pubblica via cagionato dalla libera circolazione sulla stessa dei due cani e dei numerosi cavalli di cui si occupa il ricorrente, sistematicamente praticata da questi, giustificava ampiamente il ricorso a questo istituto. Il municipio, che aveva esaurito le misure più morbide (ripetuti richiami, multa ecc.), non disponeva di altri rimedi legali su cui fondarsi per poter scongiurare la ripetizione delle suddette violazioni dell'ordine pubblico perpetrate dall'insorgente. Sotto questo aspetto la situazione é chiara al punto che innanzi al Tribunale l'insorgente non ha nemmeno più tentato di contestare, resosi conto dell'inutilità ai fini dell'esito del ricorso, la lunghissima serie di addebiti mossigli dal municipio sulla scorta degli accertamenti dallo stesso effettuati o di denunce pervenute da terzi.
3.2. Più delicata appare invece la verifica della proporzionalità della misura: il municipio ha difatti ordinato all'insorgente di allontanare dal comune od eliminare tutti i cani e tutti i cavalli di sua proprietà.
Anzitutto é utile rilevare che, stando almeno alle dichiarazioni del ricorrente, non tutti i cavalli dallo stesso detenuti gli apparterrebbero. Questa circostanza, emersa in sede di ricorso davanti al Consiglio di Stato, non può tuttavia essere di nocumento all'efficacia dell'ordine municipale. Intanto perché non é stata provata. Inoltre perché, comunque sia, il controverso ordine é volto in realtà a colpire gli animali di cui _ si occupa, indipendentemente dai rapporti di proprietà. Nemmeno l'insorgente ha del resto eccepito alcunché sotto questo aspetto innanzi al Tribunale.
In secondo luogo, dal profilo sostanziale, l'impugnato ordine si rivela particolarmente severo. E' certamente vero che l'insorgente ha dimostrato di non essere in grado di gestire convenientemente lo stuolo di animali con cui vive. Una drastica riduzione del loro numero dovrebbe tuttavia permettergli di controllarli adeguatamente. Come ha insistentemente ribadito il municipio, basterebbe che egli tenga i cani al guinzaglio all'interno degli abitati, che allevi i cavalli in spazi recintati e che, parimenti, li tenga alla cavezza quando li accompagna fuori dagli stessi. Ispirandosi a queste considerazioni, in sede di ricorso davanti al Consiglio di Stato il municipio si era dichiarato disposto a comporre bonalmente la lite se il ricorrente avesse ridotto gli animali ad un solo cane e quattro cavalli. Questa offerta non venne però accettata da _, per il motivo che non era riuscito a
"trovare nessuno disposto a pagare un prezzo decente"
(cfr. lettera 20 settembre 1996 del suo patrocinatore al municipio) per l'eccedenza di equini che era costretto a vendere all'uopo. Il Tribunale ritiene di far propria questa equilibrata, generosa proposta, accogliendo il ricorso nella misura corrispondente. Rimane riservato il diritto e l'obbligo del municipio di inasprire rispettivamente di allentare questa misura a dipendenza dell'evoluzione delle circostanze, ma soprattutto del comportamento del ricorrente.
3.3. Sulla scorta delle considerazioni che precedono il ricorso deve essere parzialmente accolto.
4. 4.1. La tassa di giudizio (art. 28 PAmm) dovrebbe essere ripartita tra il comune di _ ed il ricorrente. Le parti possono tuttavia essere sollevate dal pagamento delle rispettive partecipazioni. Il comune poiché non é intervenuto a tutela di interessi economici propri. Il ricorrente perché, visto l'esito del gravame, deve essere messo al beneficio dell'assistenza giudiziaria innanzi a questo Tribunale (art. 30 PAmm e relativo rinvio agli art. 155 segg. CPC), ancorché il suo patrocinatore abbia impropriamente postulato la sola ammissione al gratuito patrocinio (cfr. completazione del ricorso 9 dicembre 1996 dell'avv. _).
4.2. Il comune, favorevole ad una soluzione concordata della lite e che si é rimesso al giudizio del Tribunale, il quale - come si é visto - ha accolto la proposta formulata dal municipio innanzi al Governo, ma rifiutata dal ricorrente, può parimenti essere sollevato dalla rifusione di ripetibili al favore di quest'ultimo. Con queste premesse non può difatti essere considerato quale parte soccombente ai sensi dell'art. 31 PAmm.