Decision ID: 149fec42-f656-5562-a5b2-42ed1ea2b174
Year: 2020
Language: it
Court: CH_BVGE
Chamber: CH_BVGE_001
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: 

Fatti:
A.
L’interessato, asserito cittadino afghano, di etnia hazara, con ultimo domi-
cilio nella zona di B._, distretto di C._, provincia di
D._, ha presentato una domanda d’asilo in Svizzera il (...) mag-
gio 2020 (cfr. atto della Segreteria di Stato della migrazione [di seguito:
SEM] n. [...]-1/2).
B.
In data (...) maggio 2020 si è svolta con il richiedente l’asilo un’audizione
relativa ai suoi dati personali nonché al suo viaggio d’espatrio (cfr. atto SEM
n. [...]-12/9; di seguito: verbale 1). Nel corso della medesima, egli ha in
particolare riferito che entrambi i suoi genitori sarebbero deceduti, e che
avrebbe lasciato l’Afghanistan nel (...) o (...) del 2018, entrando in
E._, dopo un soggiorno di (...) anni in F._, all’inizio del 2020.
C.
Dalle ricerche intraprese dall’autorità inferiore e dal colloquio Dublino tenu-
tosi con l’interessato il (...) maggio 2020, è risultato che quest’ultimo
avesse già depositato una domanda d’asilo in E._ il (...), senza tut-
tavia mai essere audizionato né aver ottenuto una decisione in merito alla
stessa od un permesso di soggiorno (cfr. atti SEM n. [...]-13/2, e dal n. 17/3
al n. 20/2, n. 23/1 e n. 24/1). A fronte di tali risultanze, la SEM ha deciso, in
data (...) giugno 2020, di concludere la procedura Dublino e di esaminare
la domanda d’asilo del richiedente in Svizzera (cfr. atto SEM n. [...]-25/1).
D.
Il (...) giugno 2020 si è tenuta con l’interessato un’audizione vertente in
particolare sui suoi motivi d’asilo (cfr. atto SEM n. [...]-27/17; di seguito:
verbale 2).
Nel corso della succitata, egli ha segnatamente dichiarato, per quanto qui
di rilievo, di essere espatriato verso il G._ nel (...) o (...) dell’anno
2018 a causa delle minacce di morte contenute in una lettera da dei Tale-
bani recapitatagli nel (...) 2017 o nel (...) dell’anno 2018 al suo domicilio a
B._. Questi lo avrebbero minacciato a causa della sua frequenta-
zione dell’accademia militare “(...)” a H._, che verrebbe sostenuta
dall’I._ come pure dagli stranieri, nonché poiché il padre – il quale
sarebbe stato ucciso dai Talebani il (...) mentre si recava ad una riunione
– era (...) dove abitavano, e si occupava della protezione delle persone e
della sicurezza del territorio contro i (...) ed i Talebani. L’interessato ha nar-
rato che dopo aver avuto conoscenza della lettera di minaccia tramite una
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telefonata del fratello, che gli avrebbe in seguito inviato anche una fotogra-
fia di tale scritto, lui avrebbe denunciato tale circostanza ai servizi di sicu-
rezza dell’accademia. Questi ultimi lo avrebbero convocato ad un colloquio
pochi giorni dopo, ed uno degli agenti gli avrebbe riferito che non avrebbero
potuto offrirgli alcuna protezione, essendo che già della sua non riusciva
ad occuparsi. Durante la frequentazione dell’accademia, vi sarebbero inol-
tre state diverse esplosioni all’esterno della stessa. In una delle medesime
sarebbero pure rimasti uccisi dei (...), nonché un (...) sarebbe stato ucciso
all’interno dell’accademia durante un altro attacco. Ha vieppiù asserito che
il suo villaggio sarebbe sempre stato assaltato dai
(...) e dai Talebani. Questi ultimi avrebbero pure attaccato quotidianamente
la scuola militare (denominata anche “[...]”) che egli frequentava sempre a
H._, usandola pure come base militare. Nel caso di un suo ritorno
nel Paese d’origine, egli teme di essere ucciso dai Talebani.
A supporto della sua domanda d’asilo, il richiedente ha presentato la se-
guente documentazione in copia: la sua taskara (cfr. atto SEM n. [...]-15/1,
n. 17/3 e n. 21/2), diverse fotografie della scuola militare e dell’accademia,
la carta bancaria dell’esercito nazionale afghano, le carte d’identità della
scuola militare e dell’accademia, un attestato sportivo, la lettera dei Tale-
bani, il diploma della scuola militare, uno scritto della scuola “(...)” (cfr. ver-
bale 2, D133 segg., pag. 14 e atto SEM n. [...]-37/-, mezzi di prova dal n. 1
al n. 9).
E.
Per il tramite del parere del (...) luglio 2020 (cfr. atto SEM n. [...]-33/3), l’in-
teressato ha presentato le sue osservazioni al progetto di decisione dell’au-
torità inferiore del (...) luglio 2020 (cfr. atto SEM n. [...]-30/7).
F.
Con decisione del 3 luglio 2020, notificata in medesima data (cfr. atto SEM
n. [...]-36/1), la Segreteria di Stato non ha riconosciuto la qualità di rifugiato
all’interessato ed ha respinto la sua domanda d’asilo. Ha altresì pronun-
ciato il suo allontanamento dalla Svizzera, tuttavia concedendogli l’ammis-
sione provvisoria, in quanto l’esecuzione dell’allontanamento non sarebbe
attualmente ragionevolmente esigibile.
G.
Il 20 luglio 2020 (cfr. risultanze processuali) l’insorgente è insorto con ri-
corso al Tribunale amministrativo federale (di seguito: il Tribunale), postu-
lando in via principale che la decisione impugnata sia annullata, che al ri-
corrente sia riconosciuta la qualità di rifugiato e gli sia concesso l’asilo in
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Svizzera. In via subordinata, ha chiesto la restituzione degli atti di causa
all’autorità inferiore per un nuovo esame delle allegazioni e per completa-
mento istruttorio. Contestualmente ha presentato istanza di assistenza giu-
diziaria, nel senso dell’esenzione dal pagamento delle spese processuali e
del relativo anticipo, il tutto con protesta di spese.
Al ricorso è stata allegata la seguente documentazione in originale: due
buste d’invio ove sarebbero giunti i mezzi di prova prodotti con il gravame,
il tracciamento dell’invio delle buste predette, la taskara n. (...) in lingua
straniera, la presunta lettera di minacce inviata dai Talebani in lingua stra-
niera, il diploma dell’“(...)” in lingua straniera, il certificato che dichiarerebbe
che il padre del ricorrente è stato ucciso in lingua straniera, una carta ban-
caria “(...)”, oltreché due ulteriori tessere in lingua straniera.
H.
Con decisione incidentale del 28 luglio 2020, il Tribunale ha invitato la
SEM, entro il 7 agosto 2020, ad inoltrare una risposta al gravame ai sensi
dei considerandi, trasmettendole anche la nuova documentazione in origi-
nale allegata allo stesso, e statuendo che l’esito della domanda di assi-
stenza giudiziaria, verrà deciso in prosieguo di procedura, rispettivamente
con la sentenza finale.
I.
L’autorità resistente, con scritto del 4 agosto 2020, ha chiesto una proroga
del suddetto termine sino al 28 agosto 2020, a motivo che delle misure
istruttorie complementari sarebbero necessarie, per la valutazione della
documentazione inoltrata con il gravame dal ricorrente. Della medesima si
dirà dappresso per quanto necessario.
J.
Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti, verranno ripresi nei conside-
randi seguenti, qualora risultino decisivi per l’esito della vertenza.

Diritto:
1.
Le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla LTF,
in quanto la legge sull’asilo (LAsi, RS 142.31) non preveda altrimenti (art. 6
LAsi).
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Presentato tempestivamente (art. 108 cpv. 1 LAsi e art. 10 dell’Ordinanza
sui provvedimenti nel settore dell’asilo in relazione al coronavirus del
1° aprile 2020 [Ordinanza Covid-19 asilo, RS 142.318]), contro una deci-
sione in materia d’asilo della SEM (art. 6 e 105 LAsi, art. 31-33 LTAF), il
ricorso è di principio ammissibile sotto il profilo degli art. 5, 48 cpv. 1
lett. a–c e 52 cpv. 1 PA. Occorre pertanto entrare nel merito del ricorso.
2.
Con ricorso al Tribunale possono essere invocati, in materia d’asilo, la vio-
lazione del diritto federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti
giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi; cfr. DTAF 2014/26 consid. 5).
Il Tribunale non è vincolato né dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4 PA), né dalle
considerazioni giuridiche della decisione impugnata, né dalle argomenta-
zioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2).
3.
Il ricorso, manifestamente fondato ai sensi dei motivi che seguono, è de-
ciso dal giudice in qualità di giudice unico, con l’approvazione di una se-
conda giudice (art. 111 lett. e LAsi) e la decisione è motivata soltanto som-
mariamente (art. 111a cpv. 2 LAsi). Altresì, ai sensi dell’art. 111a
cpv. 1 LAsi e per quanto verrà motivato anche dappresso, il Tribunale ri-
nuncia allo scambio di scritti.
4.
4.1 Nella sua decisione, la SEM ha anzitutto osservato che non vi sarebbe
alcuna prova che il padre del ricorrente sia stato ucciso dai Talebani, ma
che si tratterebbe di una mera interpretazione dell’interessato o da parte di
terze persone. Peraltro, anche se la medesima circostanza fosse real-
mente accaduta, l’interessato non avrebbe tuttavia fornito una spiegazione
limpida e concreta circa il nesso tra la morte di suo padre ed il suo timore.
Anzi, come da egli stesso affermato in svariate occasioni nel corso dell’au-
dizione sui motivi, sarebbe invero la sua frequentazione della scuola mili-
tare il reale motivo per il quale i Talebani l’avrebbero voluto uccidere. Tut-
tavia, non gli sarebbe in tal senso accaduto nulla di concreto, a parte l’aver
allegato di aver ricevuto una lettera minatoria da parte dei Talebani. Egli
non disporrebbe vieppiù neppure di un profilo di rischio particolare per rien-
trare quale obiettivo nel mirino di questi ultimi, essendo soltanto uno stu-
dente militare senza alcun grado all’accademia militare a H._. Per
di più, si tratterebbe esclusivamente di un rischio meramente astratto, che
non si sarebbe in alcun modo concretizzato nel suo caso personale e per-
tanto non costituirebbe un indizio di timore fondato di future persecuzioni.
Circa le discriminazioni e gli attacchi subiti in quanto hazara da parte dei
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(...) e dei Talebani, la SEM ha ritenuto d’un canto che attualmente non
sussisterebbe una situazione di persecuzione collettiva di tale etnia in Af-
ghanistan. D’altro canto, ed in tale contesto, all’interessato non sarebbe
successo mai nulla di concreto. In conclusione, quindi il ricorrente non
avrebbe alcun motivo fondato di temere di essere oggetto, con grande pro-
babilità ed in un prossimo futuro, di persecuzioni rilevanti ai sensi dell’art. 3
LAsi nel caso di un suo ritorno nel Paese d’origine.
In seguito, l’autorità inferiore ha preso posizione riguardo ai mezzi di prova
presentati, rilevando dapprima che la frequentazione della scuola e poi
dell’accademia militare da parte dell’interessato non verrebbe messa in
dubbio, come neppure la sua partecipazione a delle (...). Proseguendo, ha
invece ritenuto inattendibile l’attestato della scuola “(...)” presentato dal ri-
corrente, che darebbe atto unicamente di un’affermazione di parte, conse-
gnato peraltro in fotocopia, e pertanto non avrebbe alcun valore probatorio
per la SEM. Lo stesso varrebbe per lo scritto minatorio dei Talebani,
anch’esso presentato in copia dall’interessato, per il quale non potrebbe
esserne verificata l’autenticità e che potrebbe essere facilmente falsifica-
bile ai fini della causa. Alla luce delle argomentazioni pregresse, nella de-
cisione querelata, l’autorità resistente è giunta alla conclusione che le di-
chiarazioni rese dall’interessato non adempirebbero alle condizioni per il
riconoscimento della qualità di rifugiato previste dall’art. 3 LAsi, e che per-
tanto la SEM potesse esimersi dall’esaminarne la verosimiglianza. Le pre-
dette argomentazioni, non sarebbero neppure rimesse in discussione dalle
osservazioni contenute nel parere al progetto di decisione del (...) lu-
glio 2020.
4.2 Con il suo ricorso, l’insorgente, dopo aver ripreso e specificato alcuni
fatti, contesta le valutazioni dell’autorità inferiore. In primo luogo egli ritiene
che le conclusioni esposte nella decisione avversata quo al mancato rico-
noscimento della qualità di rifugiato ex art. 3 LAsi come pure al fatto per la
SEM di essersi esentata dalla valutazione della verosimiglianza dei suoi
asserti, non avrebbero preso in considerazione adeguatamente le dichia-
razioni da lui rese sia concernente il suo profilo di rischio, sia attinente i
mezzi di prova da egli prodotti. Nella decisione avversata, verrebbero inol-
tre proposte delle osservazioni sull’attendibilità dei mezzi di prova prodotti,
giudizio che parrebbe attenere alla verosimiglianza e non alla pertinenza
delle allegazioni del ricorrente. In secondo luogo l’interessato si sofferma
su alcuni dei mezzi di prova prodotti (la presunta lettera di minacce inviata
dai Talebani ed il certificato che dichiarerebbe che il padre del ricorrente è
stato ucciso), dandone anche una traduzione, e sul fatto che diversi di que-
sti ultimi – già trasmessi in copia durante la procedura di prima istanza –
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sarebbero stati prodotti in originale con il gravame. Ciò confuterebbe la
presunzione di falsità materiale, in particolare per quanto attinente la lettera
di minacce dei Talebani e la dichiarazione di decesso del padre, presentata
dalla SEM nel provvedimento sindacato. Gli stessi mezzi di prova in origi-
nale, potrebbero peraltro essere oggetto di perizia da parte dell’autorità in-
feriore. In terzo ed ultimo luogo, la SEM si sarebbe a torto astenuta dal
pronunciarsi in merito alla verosimiglianza delle allegazioni del ricorrente.
A mente dell’interessato, tale scelta dell’autorità di prime cure, avrebbe im-
pedito di accertare il suo elevato profilo di rischio – che sarebbe stato ben
illustrato nelle sue allegazioni nonché nelle osservazioni al progetto di de-
cisione della SEM del (...) luglio 2020 – e la coerenza delle sue allegazioni,
peraltro confermate dai numerosi mezzi di prova prodotti. In conclusione, il
ricorrente ravviserebbe quindi un quadro di generale plausibilità delle alle-
gazioni da lui rese. Alla luce di tali considerazioni, l’insorgente ritiene che
l’autorità resistente avrebbe omesso di accertare in modo esaustivo tutti gli
elementi giuridicamente rilevanti per la fattispecie, e che la decisione av-
versata sia fondata su di un accertamento incompleto dei fatti determinanti,
nonché su un’applicazione inesatta del diritto.
5.
Preliminarmente, il Tribunale rileva che, essendo il ricorrente stato posto al
beneficio dell’ammissione provvisoria per inesigibilità dell’esecuzione
dell’allontanamento con decisione del 3 luglio 2020 e non avendo egli cen-
surato specificamente la pronuncia dell’allontanamento, oggetto del litigio
in questa sede risulta essere esclusivamente la decisione riguardante il
rifiuto della sua domanda d’asilo.
6.
6.1 La Svizzera, su domanda, accorda asilo ai rifugiati secondo le disposi-
zioni della LAsi. L’asilo comprende la protezione e lo statuto accordati a
persone in Svizzera in ragione della loro qualità di rifugiato. Esso com-
prende il diritto di risiedere in Svizzera (art. 2 cpv. 2 LAsi).
6.2 Secondo l’art. 3 cpv. 1 LAsi, sono rifugiati le persone che, nel Paese di
origine o di ultima residenza, sono esposte a seri pregiudizi a causa della
loro razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo
sociale o per le loro opinioni politiche, ovvero hanno fondato timore di es-
sere esposte a tali pregiudizi. Costituiscono pregiudizi seri segnatamente
l’esposizione a pericolo della vita, dell’integrità fisica o della libertà, nonché
le misure che comportano una pressione psichica insopportabile (art. 3
cpv. 2 LAsi).
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6.3 A tenore dell’art. 7 cpv. 1 LAsi, chiunque domanda asilo deve provare
o per lo meno rendere verosimile la sua qualità di rifugiato. La qualità di
rifugiato è resa verosimile se l’autorità la ritiene data con una probabilità
preponderante (art. 7 cpv. 2 LAsi). Sono inverosimili in particolare le alle-
gazioni che su punti importanti sono troppo poco fondate o contraddittorie,
non corrispondono ai fatti o si basano in modo determinante su mezzi di
prova falsi o falsificati (art. 7 cpv. 3 LAsi).
6.4 Altresì, la giurisprudenza ha in particolare dedotto dal diritto di essere
sentito, garantito all’art. 29 cpv. 2 Cost. (RS 101) e concretizzato espres-
samente all’art. 35 PA, l’obbligo per l’autorità di motivare la sua decisione.
Al diritto della parte d’esprimersi prima della pronuncia di una decisione, è
infatti indissociabilmente legato anche l’obbligo per l’autorità decidente di
tenere conto ed apprezzare i fatti determinanti, cosa che deve apparire
nella motivazione della decisione e costituisce presupposto essenziale per
la verifica della fondatezza della stessa sia per le parti che per l’autorità di
ricorso. Tale obbligo ha lo scopo, da un lato, di porre la persona interessata
nelle condizioni di afferrare le ragioni poste a fondamento della decisione,
di rendersi conto della portata del provvedimento e di poterlo impugnare
con cognizione di causa. D’altro lato, permette in seguito all’autorità di ri-
corso di esercitare il suo controllo sulla decisione impugnata. Ciò non si-
gnifica che l’autorità sia tenuta a pronunciarsi in modo esplicito ed esau-
stivo su tutte le argomentazioni addotte; essa può occuparsi delle sole cir-
costanze rilevanti per il giudizio, atte ad influire sulla decisione. In altri ter-
mini, è necessario che l’autorità menzioni le proprie riflessioni sugli ele-
menti di fatto e di diritto essenziali, ossia che si confronti con le circostanze
fattuali da giudicare in concreto (cfr. DTF 138 I 232 consid. 5.1 e riferimenti
ivi citati, DTF 136 I 184 consid. 2.2.1, DTF 136 I 229 consid. 5.2,
DTF 129 I 232 consid. 3.2; DTAF 2012/23 consid. 6.1.2). Se si possono di-
scernere i motivi che hanno guidato la sua decisione, il diritto ad una decisione
motivata è rispettata, anche se la motivazione presentata è erronea. Al con-
trario, un’autorità commette un diniego di giustizia formale proscritto
dall’art. 29 cpv. 2 Cost., se omette di pronunciarsi su delle censure che pre-
sentano una certa pertinenza o si astiene dal prendere in considerazione delle
allegazioni ed argomenti importanti per la presa di decisione (cfr.
DTF 134 I 83 consid. 4.1, DTF 133 III 235 consid. 5.2; DTAF 2013/23
consid. 6.1.1, DTAF 2010/3 consid. 5).
6.5 Il diritto di essere sentito è una garanzia di natura formale, la cui viola-
zione implica, di principio, l’annullamento della decisione impugnata, a pre-
scindere dalle possibilità di successo nel merito (cfr. DTF 129 I 323
consid. 3.2, DTF 126 I 15 consid. 2a; Giurisprudenza ed informazioni della
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Commissione svizzera di ricorso in materia d’asilo [GICRA] 2006 n°4
consid. 5). Una violazione di questo diritto fondamentale da parte dell’au-
torità di prima istanza non comporta comunque automaticamente l’accogli-
mento del gravame e l’annullamento della decisione impugnata. Anche in
presenza di una violazione grave, è infatti di principio ammissibile prescin-
dere da un rinvio all’autorità inferiore allorquando un tale sanzione costitui-
rebbe una mera formalità, provocando un ritardo inutile nella procedura,
incompatibile con lo stesso interesse della parte interessata ad un’eva-
sione celere della causa (cfr. DTF 137 I 195 consid. 2.3.2, DTF 133 I 201
consid. 2.2). Secondo la giurisprudenza e la dottrina una violazione del di-
ritto di essere sentito può essere sanata se la persona toccata ottiene la
possibilità di esprimersi in merito davanti ad una autorità di ricorso che di-
spone del medesimo potere d’esame dell’autorità d’esecuzione stessa (cfr.
DTF 124 II 132 consid. 2d). In tale ambito, la cognizione dell’autorità
ricorsuale non va esaminata in maniera astratta ma in base all’oggetto
della controversia nel caso concreto (cfr. WALDMANN/BICKEL in:
Waldmann/Weissenberger (ed.), Praxiskommentar VwVG, 2a ed. 2016,
art. 29 n. 119; cfr. anche sull’argomento le sentenze del Tribunale
D-1079/2018 del 17 dicembre 2019 consid. 5 e D-2645/2019 del
20 giugno 2019 consid. 7.2 e 7.3).
7.
7.1 Nella presente disamina, alcune delle argomentazioni della SEM con-
tenute nella sua decisione, risultano essere ostative all’impugnativa in
piena cognizione di causa da parte del ricorrente, così come all’esercizio
del potere di controllo dello scrivente Tribunale sul provvedimento avver-
sato. Invero, se d’un canto più volte nella decisione sindacata l’autorità in-
feriore conclude che possa esimersi dall’esame della verosimiglianza degli
asserti del ricorrente ai sensi dell’art. 7 LAsi, poiché ritenuti irrilevanti dal
profilo dell’art. 3 LAsi, d’altro canto vi sono diversi elementi contraddittori
contenuti nella stessa, che parrebbero confutare tale conclusione. In parti-
colare, la SEM rileva dapprima che non vi sarebbe alcuna prova a sostegno
del fatto che il padre dell’insorgente, sia stato effettivamente ucciso dai Ta-
lebani, ma che si tratterebbe di una sua interpretazione e di terze persone,
osservando per di più che il mezzo di prova prodotto a supporto, ritenuta
quale mera affermazione di parte nonché consegnata in copia, non
avrebbe alcun valore probatorio per la SEM (cfr. p.to II, pag. 4 e segg. della
decisione impugnata). Inoltre, appare che l’autorità inferiore non abbia po-
sto in discussione la verosimiglianza relativa le asserzioni del ricorrente
circa la sua frequentazione della scuola e dell’accademia militare come
pure che egli abbia partecipato a delle (...), non ritenendo peraltro di do-
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versi esprimere ulteriormente in merito ai mezzi di prova afferenti tali affer-
mazioni del ricorrente (cfr. p.to II, pag. 5 della decisione impugnata). Tut-
tavia, si è invece espressa in modo incoerente circa la lettera di minaccia
dei Talebani proposta dal ricorrente, d’un canto mettendone in dubbio la
sua attendibilità – e quindi di convesso anche implicitamente la verosimi-
glianza degli asserti del ricorrente in merito ad un punto essenziale circa i
suoi motivi d’asilo, ovvero il ricevimento della lettera da parte dei Talebani
che l’avrebbero convinto all’espatrio dal Paese d’origine – e d’altro canto
non pronunciandosi invece concretamente sulla verosimiglianza delle di-
chiarazioni del ricorrente circa tale punto in questione. L’autorità di prime
cure, in definitiva, senza spiegazione o giustificazione coerente, pur appa-
rendo essersi espressa anche su alcuni elementi di verosimiglianza delle
affermazioni del ricorrente – in particolare circa la falsificazione o meno e
l’attendibilità di alcuni mezzi di prova, che non ha peraltro neppure fatto
tradurre – rientranti nell’esame dell’art. 7 LAsi e non dell’art. 3 LAsi, ha con-
cluso formalmente alla sua astensione dall’esame materiale della verosi-
miglianza ai sensi dell’art. 7 LAsi. Procedendo della sorta, l’autorità infe-
riore ha posto l’interessato nell’impossibilità di comprendere appieno le mo-
tivazioni alla base della decisione avversata, nonché per la scrivente auto-
rità di ricorso di esercitare con piena cognizione di causa il suo potere di
controllo sulla medesima. Così facendo la SEM ha misconosciuto la portata
dell’art. 7 LAsi, violando inoltre il proprio obbligo di motivazione e conse-
guentemente anche il diritto di essere sentito dell’interessato, e pertanto, il
diritto federale (art. 106 cpv. 1 lett. a LAsi).
7.2 Già solo alla luce dei motivi summenzionati, la decisione della SEM
andrebbe annullata ed il caso retrocesso all’autorità inferiore, perché si
pronunci nuovamente in merito alla presente disamina, non essendo per la
loro natura e per motivi di economia processuale – anche tenuto conto dei
termini d’evasione processuali – essere compito del Tribunale di sanare le
gravi carenze summenzionate, precludendo di conseguenza al ricorrente
un’eventuale istanza di ricorso (cfr. DTF 137 I 195 con referenze citate;
HÄFELIN/MÜLLER/UHLMANN, Allgemeines Verwaltungsrecht, 7a ed. 2016,
n. 1039, pag. 226 e n. 1774 segg., pag. 252 segg.).
8.
Tuttavia, tale rinvio degli atti alla SEM per la pronuncia di una nuova deci-
sione, risulta essere quanto mai opportuno anche perché la stessa autorità
inferiore possa effettuare delle misure istruttorie complementari.
8.1 Nelle procedure d’asilo – così come nelle altre procedure di natura am-
ministrativa – si applica il principio inquisitorio. Ciò significa che l’autorità
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competente deve procedere d’ufficio all’accertamento esatto e completo
dei fatti giuridicamente rilevanti (art. 6 LAsi in relazione con l’art. 12 PA,
art. 106 cpv. 1 lett. b LAsi). In concreto, essa deve procurarsi la documen-
tazione necessaria alla trattazione del caso, chiarire le circostanze giuridi-
che ed amministrare a tal fine le opportune prove a riguardo (cfr.
DTAF 2012/21 consid. 5). Il principio inquisitorio non è tuttavia illimitato, in
particolare visto il nesso con l’obbligo di collaborare delle parti
(art. 13 PA ed art. 8 LAsi; cfr. CHRISTOPH AUER/ANJA MARTINA BINDER, in:
Auer/Müller/Schindler [ed.], Kommentar zum Bundesgesetz über das
Verwaltungsverfahren VwVG, 2a ed. 2019, ad art. 12 PA, n. 9). Quando in
sede ricorsuale vengono identificate delle carenze nell’accertamento dei
fatti il caso va di principio retrocesso all’autorità di prima istanza, di modo
che questa possa procedere ad un nuovo e completo accertamento dei
fatti (cfr. sentenza del Tribunale D-6598/2019 del 4 febbraio 2020
[prevista per la pubblicazione come DTAF] consid. 5.1; MOSER/
BEUSCH/KNEUBÜHLER, op. cit., n. 2.191).
8.2 Con scritto del 4 agosto 2020, l’autorità inferiore ha chiesto al Tribunale
la concessione di una proroga del termine concesso per esprimersi in me-
rito al gravame sino al 28 agosto 2020, poiché risulterebbe necessaria
un’istruzione relativa alla documentazione prodotta con il gravame dal ri-
corrente. In tal senso, ed anche se in specie non è ravvisabile un accerta-
mento incompleto od inesatto dei fatti da parte della SEM (cfr. art. 106
cpv. 1 lett. b LAsi) – essendo che tali mezzi di prova originali sono stati
prodotti soltanto con il gravame – si impone nella presente disamina la
cassazione della decisione impugnata, anche per permettere all’autorità
inferiore di effettuare delle investigazioni complementari, di una certa am-
piezza ed importanza, che risulteranno essere determinanti per la succes-
siva presa di decisione. Vi è inoltre la necessità per l’insorgente di poter
prendere eventualmente posizione sulle risultanze istruttorie dell’autorità
inferiore. Non può in effetti, nel caso in parola ed in questa sede, essere
compito del Tribunale accertare fatti giuridicamente rilevanti, precludendo
di conseguenza all’insorgente un’eventuale istanza di ricorso. Oltracciò,
una retrocessione degli atti alla SEM per completamento istruttorio, appare
indicato anche per motivi d’economia processuale, in quanto nella fattispe-
cie concreta, si allungherebbe inopportunamente la pendenza di una causa
per dei motivi istruttori che, ai sensi dell’art. 109 cpv. 1 e cpv. 4 LAsi, si
prevede evasa in brevi termini (cfr. anche DTAF 2010/21 consid. 8.4).
9.
Alla luce di tutto quanto sopra, si giustifica l’accoglimento del gravame, per
quanto attiene la domanda in giudizio in via subordinata del ricorrente, e
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l’annullamento della decisione impugnata, con conseguente rinvio della
causa alla SEM per necessario completamento istruttorio (art. 61 cpv. 1
PA), nonché perché la stessa proceda, in termini ragionevoli (art. 29 cpv. 1
Cost.), alla pronuncia di una nuova decisione rispettosa dei considerandi
della presente sentenza. In tal senso si osserva come gli atti di causa rile-
vanti in fase ricorsuale, comprensivi anche del ricorso e degli originali dei
mezzi di prova prodotti dal ricorrente con il gravame, sono già stati tra-
smessi all’autorità inferiore con decisione incidentale del Tribunale del
28 luglio 2020 (cfr. risultanze processuali). Inoltre, non risulta necessario,
dirimere le ulteriori censure sollevate nel gravame dall’insorgente.
10.
L’autorità inferiore è invitata in tal senso – dopo aver ottemperato alle mi-
sure istruttorie complementari necessarie nella fattispecie – a pronunciarsi,
anche valutando complessivamente le allegazioni del ricorrente presentate
in fase ricorsuale, circa l’eventuale verosimiglianza degli asserti dello
stesso alla luce anche delle nuove risultanze probatorie o, in caso contrario
– se volesse astenersi dalla pronuncia attinente la verosimiglianza dei mo-
tivi d’asilo del ricorrente – a motivare la stessa soltanto dal profilo della
rilevanza. Tuttavia, il Tribunale ritiene che l’autorità inferiore non possa ri-
nunciare – anche a fronte delle nuove e future risultanze processuali – ad
esaminare la verosimiglianza ai sensi dell’art. 7 LAsi delle dichiarazioni del
ricorrente relative agli avvenimenti che avrebbero condotto al suo espatrio,
ovvero circa l’uccisione o meno da parte dei Talebani del padre del ricor-
rente e del ruolo del primo, come pure del ricevimento della lettera dei Ta-
lebani al suo domicilio e degli avvenimenti successivi che lo avrebbero de-
terminato all’espatrio. Invero in tale eventualità, se fosse ammessa la ve-
rosimiglianza di questi asserti, andrebbe valutata complessivamente, a
fianco ad eventuali elementi riguardanti il profilo di rischio del ricorrente,
pure la possibilità di una persecuzione riflessa dell’insorgente a causa dei
suoi legami famigliari in connessione con la causalità temporale e materiale
della fuga dal suo Paese d’origine (cfr. nello stesso senso tra le altre: le
sentenze del Tribunale E-6048/2018 del 19 giugno 2020 consid. 7.2–7.3,
D-2879/2018 del 7 maggio 2020 consid. 7.4).
11.
Con la presente sentenza, la domanda di proroga del termine per una
risposta al ricorso formulata dalla SEM al Tribunale con scritto del
4 agosto 2020, risulta senza oggetto.
12.
Allorché, come nella fattispecie, la causa è rinviata all’istanza inferiore per
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nuova decisione, della quale rimane aperto l’esito, la parte ricorrente è con-
siderata, conformemente alla giurisprudenza del Tribunale federale, come
vincente in causa (cfr. DTF 141 V 281 consid. 11.1, 137 V 210 consid. 7.1,
133 V 450 consid. 13, 132 V 215 consid. 6.1; MARCEL MAILLARD in: Praxi-
skommentar VwVG, Waldmann/Weissenberger [ed.], 2a ed., 2016, n. 14,
pag. 1314 ad art. 63 PA). Pertanto, non si prelevano spese processuali
(art. 63 cpv. 1 seg. PA) e la domanda di assistenza giudiziaria, nel senso
dell’esenzione dal pagamento delle spese di giudizio e del relativo anticipo,
è da considerarsi senza oggetto.
13.
Ai sensi dell’art. 111ater LAsi, non sono accordate indennità ripetibili, in
quanto il ricorrente risulta essere assistito dal rappresentante legale desi-
gnato dalla SEM ai sensi dell’art. 102h LAsi.
14.
La presente decisione non concerne una persona contro la quale è pen-
dente una domanda di estradizione presentata dallo Stato che ha abban-
donato in cerca di protezione per il che non può essere impugnata con
ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83
lett. d cifra 1 LTF).
La pronuncia è quindi definitiva.
(dispositivo alla pagina seguente)
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