Decision ID: b57fef31-ecf9-54c3-8f48-b687a5da04b9
Year: 2013
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_002
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: civil_law

ritenuto
in fatto:
A.
Nel corso del 2002 la ditta AP 1 ha ricevuto in subappalto dal “Consorzio _” l’esecuzione di diverse riparazioni di alcuni viadotti autostradali, consistenti nella posa di un rivestimento di protezione (vernice elastica) al manto stradale. AP 1 si è rivolta alla ditta AO 1
per ottenere la fornitura del materiale necessario all’esecuzione dell’appalto, vale a dire il prodotto _, ancora in fase di certificazione a quel momento. Il
27 novembre 2002 AP 1 ha contattato AO 1
per segnalarle alcune differenze di densità riscontrate nel prodotto fornito il 20 settembre e il 22 novembre, rispetto a quanto visionato in campionatura e alle forniture della versione precedente e certificata (doc. 2, rapporto di certificazione). AP 1 indicava inoltre, come da risultanze del rapporto _ del 12 novembre 2002, che scaturivano spessori inferiori a quanto previsto dalla certificazione, pur avendo applicato una ripresa in più di prodotto (doc. 6). L’
11 dicembre 2002 AP 1 ha scritto nuovamente alla venditrice, da un lato per ordinare un’altra partita di prodotto e dall’altro per lamentare il ritardo nella fornitura dello stesso e per segnalare
problemi di fluidità e colorazione dell’ultima fornitura di materiale, che risultava difficile da applicare, chiedendo perciò alla venditrice di procedere a una verifica (doc. 4). Il 12 dic
embre 2002 la venditrice ha risposto alla lettera del 27 novembre 2002
riconoscendo la differenza di densità tra i due prodotti e la conseguente difficoltà nella sua applicazione. In tale lettera la venditrice ha assicurato il raggiungimento di quanto previsto dai sistemi OS5 e OS9 per il prodotto certificato _ e ha garantito l’efficacia del materiale solo se l’applicazione era eseguita a regola d’arte rispettando le prescrizioni tecniche del manuale e della confezione (doc. 7). AO 1 ha risposto alla lettera 11 dicembre 2002 affermando che la densità del materiale rientrava nei limiti di tolleranza concessi dalle norme e secondo i sistemi OS5 e OS9 (doc. 5). Il
16 dicembre 2002 AO 1
ha
trasmesso a AP 1 un rapporto allestito dalla _, nel quale quest’ultima, dopo aver eseguito ulteriori test sulla vernice elastica, rettificava un rapporto precedente e indicava quale era l’effettivo spessore del materiale applicato. Il nuovo rapporto è stato poi inviato al committente “Consorzio _” il 1° febbraio 2003 (doc. 8). Il
7 novembre 2003 AP 1 si è rivolta nuovamente alla fornitrice, manifestando la sua
preoccupazione per il fatto che a un primo esame visivo il prodotto _ presentava una densità inferiore rispetto a quello fornito in precedenza, precisando inoltre che la riteneva responsabile per i costi supplementari dovuti al difetto (doc. 9).
B.
Nel corso dell’anno 2004 fornitrice e acquirente hanno intrattenuto un fitto scambio di corrispondenza (doc. 10, doc. 11, doc. 12, doc. 13 e doc. 16) in merito alle fessurazioni che si erano manifestate nel rivestimento risanato con il materiale fornito dalla AO 1. Quest’ultima ha fatto eseguire un rapporto tecnico da un ente neutrale, la ditta _, che non ha potuto stabilire a chi incombesse la responsabilità per le fessurazioni. L’acquirente ha inviato alla venditrice il 22 dicembre 2004 e il 21 dicembre 2005
due fatture, una di fr. 23'544.25 e l’altra di fr. 40'341.70, relative ai lavori eseguiti per riparare le mancanze inerenti il prodotto ricevuto (doc. 17.1 e doc. 17.2). La venditrice ha escluso ogni sua responsabilità (doc. 15). Le discussioni tra le parti contrattuali sono rimaste infruttuose e la venditrice ha escusso l’acquirente per ottenere il pagamento delle fatture emesse dal 2 settembre 2004 al 17 novembre 2005 più interessi al 6% (doc. O).
C.
C
on petizione 6 novembre 2006 AO 1
(in seguito: attrice) ha chiesto al Pretore del Distretto di Lugano, sezione 2, la condanna di AP 1 al pagamento di fr. 52'359.- oltre interessi al 6% a partire dal 4 luglio 2005 e il rigetto definitivo dell’opposizione interposta al PE n. _ dell’UE di Lugano, protestando tasse, spese e ripetibili. Nella risposta del 22 gennaio 2007 AP 1
(in seguito: convenuta) si è opposta alla petizione, formulando domanda riconvenzionale per ottenere la condanna dell’attrice alla rifusione di fr. 23'544.25 più interessi al 5% dal 23 gennaio 2005 e di fr. 40'341.70 più interessi al 5% dal 22 gennaio 2006, subordinatamente, nel caso di accoglimento parziale o totale della petizione, la condanna dell’attrice al pagamento della somma restante eccedente la compensazione con quanto riconosciuto dal giudice, protestando a sua volta tasse, spese e ripetibili. Nei memoriali conclusivi 15 novembre 2010 e 22 novembre 2010, al termine dell’istruttoria, le parti si sono riconfermate nelle rispettive antitetiche posizioni rinunciando a comparire al dibattimento finale.
D.
Con sentenza 5 aprile 2012 il Pretore ha accolto parzialmente la petizione e ha condannato la convenuta a pagare all’attrice l’importo di fr. 52'359.- più interessi al 5% dal 3 luglio 2006, rigettando altresì in via definitiva l’opposizione interposta dalla convenuta al PE n. _ dell’UE di Lugano e respingendo la domanda riconvenzionale in via principale e subordinata.
E.
AP 1 è insorta contro il giudizio pretorile il 14 maggio 2012 con un appello nel quale chiede la riforma della sentenza del Pretore nel senso di respingere integralmente la petizione e di accogliere la domanda riconvenzionale. In via subordinata chiede che il credito dell’attrice
sia riconosciuto per l’ammontare stabilito dal Pretore in prima istanza e che sia accolta la domanda riconvenzionale, protestando, in entrambi i casi, tasse, spese e ripetibili di prima e di seconda istanza. Nella risposta del 22 giugno 2012 la parte appellata propone di respingere l’appello e di confermare la decisione pretorile, protestando tasse, spese e ripetibili, con argomentazioni di cui si dirà, per quanto necessario, nel seguito.
e considerando

in diritto:
1.
Il 1° gennaio 2011 è entrato in vigore il nuovo Codice di diritto processuale svizzero (CPC). Giusta l’art. 405 cpv. 1 CPC alle impugnazioni si applica il diritto in vigore al momento della comunicazione della decisione. Il giudizio pretorile è stato comunicato alle parti dopo il 1° gennaio 2011 e la procedura di appello è pertanto retta dal CPC. Nella fattispecie la vertenza ha un valore superiore a fr. 30'000.- ed è pertanto dato il rimedio dell’appello (art. 308 CPC).
2.
L’atto di appello deve contenere i motivi di fatto e di diritto sui quali si fonda ed essere motivato (art. 310 e 311 CPC). La semplice trascrizione nell’appello delle conclusioni o la riproduzione di ampi stralci delle stesse è inammissibile (DTF 138 III 374, consid. 4.3.1.).
L’appellante deve spiegare, infatti, non perché le sue argomentazioni siano fondate ma perché sarebbero erronee o censurabili le motivazioni del Pretore.
3.
Il Pretore ha in primo luogo qualificato il contratto concluso tra le parti come una compravendita ai sensi degli art. 184 segg. CO. Ha poi accertato che le fatture della venditrice per la fornitura del prodotto, in complessivi fr. 52'359.- (doc. B), non erano state contestate dall’acquirente, la quale ne rifiutava tuttavia il pagamento ritenendo il prodotto fornito difettoso e non conforme a quanto promesso e vantando pretese di fr. 63'885.95 a risarcimento dei costi da essa affrontati per porre rimedio “alle mancanze intrinseche del materiale”. Dopo aver esposto le norme di legge applicabili alla garanzia per i difetti della cosa compravenduta, il primo giudice ha ricordato che spettava all’acquirente l’onere di provare che l’origine delle fessurazioni verificatesi nel fondo dei viadotti autostradali trattati con il prodotto _ era dovuto al prodotto medesimo, ciò che non era riuscita a fare, mancando agli atti ogni prova della difettosità del prodotto fornito dall’attrice. Da qui l’accoglimento parziale dell’azione per fr. 52'359.- oltre interessi al 5% dal 3 luglio 2006, la reiezione in via definitiva per tale importo dell’opposizione interposta al PE n. _ dell’UE di Lugano e la reiezione totale della domanda riconvenzionale.
4
. L’appellante, dopo aver ripercorso le vicende che avevano condotto alla vertenza (ricopiando le conclusioni di causa, pag. 2 a 4), ha ribadito il rifiuto di pagare le fatture dell’attrice per un prodotto non conforme a quanto promesso e ha rilevato di aver fatto fronte all’obbligo di notifica dei difetti. Sostiene che è errata la conclusione del Pretore sulla mancata prova dei difetti, poiché l’istruttoria conferma l’esecuzione a regola d’arte della posa della vernice elastica _ da parte sua, con lo spessore di 0,38 mm consigliato dalla venditrice, di modo che la presenza delle fessurazioni riscontrate sui manufatti può solo essere stata provocata dai difetti insiti nel materiale fornito dall’attrice, in particolare nell’insufficiente spessore applicato su istruzioni e consiglio di quest’ultima, come attestato dal parere dell’istituto LPM (doc. 18).
5.
Giusta l’art. 197 CO, il venditore risponde verso il compratore tanto delle qualità promesse quanto dei difetti che, materialmente o giuridicamente, tolgono o diminuiscono notevolmente il valore della cosa o l’attitudine all’uso cui è destinata (cpv. 1), anche se i difetti non gli erano noti (cpv. 2). La responsabilità del venditore presuppone l’esistenza di un difetto che, materialmente o giuridicamente, diminuisce il valore della cosa o l’attitudine all’uso cui è destinata e si definisce come la divergenza tra lo stato reale della cosa consegnata all’acquirente e quello della cosa che avrebbe dovuto essergli consegnata secondo il contratto (sentenza II CCA del 14 dicembre 2011, n. inc. 12.2010.28, consid. 3; sentenza II CCA del 28 aprile 2008, n. inc. 12.2007.141, consid. 5.1; cfr.
Tercier/Favre/Zen-Ruffinen
in Les contrats spéciaux, 4
a
ed., Schulthess, 2009, pag. 106 e seg., n. 723 e seg.). Il difetto deve essere sorto prima del trasferimento dei rischi e ignorato dal compratore al momento della vendita (art. 200 CO). Il momento determinante è quello della conclusione del contratto (DTF 131 III 145, consid. 6.1, pag. 148). Il compratore, dal canto suo, per prevalersi dei diritti fondati sulla garanzia per i difetti della cosa venduta (art. 205 CO), deve esaminare subito lo stato della cosa ricevuta e se scopre difetti di cui il venditore è responsabile, dargliene tempestivamente notizia – a meno che il venditore abbia intenzionalmente ingannato il compratore (art. 203 CO) –, altrimenti la cosa venduta si ritiene accettata (art. 201 cpv. 1 e cpv. 2 CO), nonché introdurre l’azione di garanzia nei termini di cui all’art. 210 CO (cfr.
Tercier/Favre/Zen-Ruffinen
, op. cit., pag. 114 e seg., n. 773 e seg.). Se il compratore ha subito un danno conseguente al difetto, può chiederne riparazione al venditore secondo gli art. 97 e 101 CO (
Tercier/Favre/Zen-Ruffinen
, op. cit., pag. 130, n. 886). Al compratore che si avvale della responsabilità del venditore per difetti della cosa venduta incombe l’onere di dimostrare l’esistenza del difetto e il minor valore che ne deriva, così come la sua tempestiva notifica, rispettivamente il dolo del venditore (sentenza IICCA del 28 aprile 2008, n. inc. 12.2007.141, consid. 1 e referenze citate).
6.
Nel caso qui in esame, l’appellante non contesta la qualifica giuridica data dal Pretore al contratto di fornitura litigioso, né ha messo in discussione l’importo delle fatture emesse dall’attrice per la fornitura del prodotto _ (plico doc. B). Afferma invece di aver provato la difettosità del materiale fornito dall’attrice e i costi affrontati per porvi rimedio, criticando la contraria decisione del Pretore. In questa sede si tratta quindi di accertare se la convenuta ha provato la difettosità del materiale oggetto delle fatture emesse dall’attrice e, nell’affermativa, i costi da essa affrontati per riparare le fessurazioni segnalate dalla committenza.
6.1 Dall’istruttoria è emerso che l’attrice ha fornito all’appellante, ditta attiva nel campo della protezione edile, il prodotto _, da applicare al manto stradale, precisamente ai cordoli dei viadotti sulla N2 nel cantiere G_ (doc. K). Il prodotto di rivestimento è stato certificato secondo OS9 dalla ditta _ (doc. 2, 3.1) e la fornitrice ha trasmesso la certificazione, tradotta in italiano (deposizione J_, verbale 15 maggio 2008). Tra le parti vi è stato nell’autunno 2002 uno scambio di corrispondenza sulle differenze di fluidità del prodotto consegnato in diversi lotti (doc. 6), che a detta della fornitrice risultava nelle norme di tolleranza (doc. 5). Durante la posa del rivestimento le parti sono state in costante contatto e l’acquirente ha segnalato ancora nel novembre 2003 densità diverse del prodotto fornito, con una maggiore fluidità, che riteneva essere un difetto (doc. 9, 10). Una campionatura analizzata nel dicembre 2002 dalla ditta _ è risultata avere uno spessore effettivo di 350-400
μm (doc. 8). La committente dell’opera ha segnalato all’appellante il 15 settembre 2004 i difetti riscontrati nei cordoli trattati OS9, consistenti in fessurazioni diffuse sui cordoli dei manufatti viadotti _ (doc. 10). La fornitrice ha respinto ogni responsabilità per i difetti riscontrati (doc. 11, 15) e ha fatto allestire l’8 novembre 2004 una relazione tecnica dalla quale risulta la corretta applicazione del sistema _ e la conformità del materiale alla certificazione (doc. 16). Agli atti non figura il capitolato stilato dal committente dell’opera che conteneva le caratteristiche imposte per il materiale di rivestimento da applicare al manto autostradale
(cfr. domanda riconvenzionale, pag. 2, risposta alla riconvenzionale, pag. 2), né le schede tecniche del materiale. L’Ufficio progettazione del Cantone Ticino accettava i materiali e ne verificava la qualità sulla base di un piano di controllo (deposizione C_, verbale 15 maggio 2008). Il materiale fornito dall’attrice corrispondeva alle norme OS9 (deposizione R_, verbale 1° aprile 2009).
6.2 L’appellante sostiene di aver applicato correttamente la vernice elastica con lo spessore consigliato dalla fornitrice, e afferma che la causa delle fessurazioni riscontrate dal committente sul manto autostradale risiede nell’insufficiente spessore del materiale, indicato in modo errato dalla fornitrice, che è quindi responsabile dei danni. L’appellante, infatti, ha dovuto applicare altre due mani di vernice elastica (doc. 18), con costi raddoppiati, e ne trae la conclusione che le qualità del sistema “decantate” dalla fornitrice, non hanno risposto alle aspettative e sono la causa dei danni. L’argomentazione non ha trovato riscontro nell’istruttoria. Nulla agli atti permette di sapere quali dovessero essere le caratteristiche del materiale di protezione imposte dal committente, non essendo stato prodotto il capitolato più volte evocato dalle parti nei loro allegati scritti. A ogni modo, è stato provato che l’attrice ha fornito un materiale da rivestimento (vernice elastica di protezione) alla convenuta, che questa lo ha posato secondo le regole dell’arte sui manufatti autostradali con lo spessore di 0,38 mm suggerito dalla fornitrice e che sono state riscontrate fessure ritenute difetti dalla committenza (doc. 10, deposizione C_, 15 maggio 2008). La causa delle fessure non è stata individuata, come risulta dalla relazione tecnica allestita su incarico dell’attrice a cura della L_
(doc. 16). In una lettera del 16 agosto 2006 (doc. 18), l’
ing. U_ del laboratorio L_ ha invero ritenuto che la scelta di ridurre lo spessore del materiale applicato a 0.38mm, come suggerito dalla fornitrice al committente, era molto rischiosa (“sehr risikobehaftet”). Tale deduzione, tuttavia, riflette solo l’opinione personale del suo estensore, che ha per altro consigliato di evitare una causa giudiziaria. L’istruttoria non contiene, infatti, elementi oggettivi che possano far ricondurre a un insufficiente spessore del materiale le fessurazioni verificatesi
. In tali circostanze, la conclusione del Pretore, secondo il quale la convenuta non aveva provato la difettosità del materiale fornito dall’attrice, regge alle critiche.
7.
Ne deriva che a giusta ragione il Pretore ha accolto parzialmente la petizione e ha respinto l’azione riconvenzionale. L’appello va dunque respinto. Le spese processuali seguono la soccombenza (art. 106 CPC) e sono calcolate su un valore di fr. 116'244.- (art. 94 CPC, azione principale fr. 52'539.-, azione riconvenzionale fr. 63'705.-). Nella commisurazione delle ripetibili si sono considerati i criteri indicati dal Regolamento sulle ripetibili (art. 11) e la stringatezza della risposta all’appello.