Decision ID: 03b1ab88-09ed-54d3-ba43-17a4cfdac155
Year: 2009
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_002
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: civil_law

ritenuto
in fatto: A. Con decisione 27 aprile 2005 la Commissione federale delle banche (di seguito: CFB) ha dichiarato aperto il fallimento di G_ SA _ - il cui scioglimento era già stato ordinato il 24 novembre 2004 - designando _ SA (di seguito: P_) di _ quale sua liquidatrice. Il 16 gennaio 2006 il dott. AO 1, amministratore unico di G_ Holding - detentrice di tutte le azioni della società fallita e organo di quest'ultima - ha fatto pervenire alla liquidatrice la lista degli oggetti d'arte e di arredamento (grafica contemporanea, dipinti moderni, dipinti antichi, disegni antichi, Oriente/India/Tibet/Cina, sculture, varie, tappeti) con relativi giustificativi, di cui rivendicava la proprietà e che erano stati rinvenuti presso gli uffici della società fallita (doc. E). Con circolare informativa del 18 gennaio 2007 la liquidatrice ha precisato che nelle operazioni intese ad appurare gli attivi della società fallita vi erano appunto state delle rivendicazioni di proprietà di terzi, in parte accolte e in parte rigettate. Per quanto riguardava quelle avanzate dall'attore, fondandosi sull'elenco opere d'arte/arredo datato 4 maggio 2005 c/o uffici G_, _, ha in particolare stilato la lista al 17 gennaio 2007 di quelle di cui ne ammetteva la richiesta (doc. C) e di quelle respinte (doc. B). All'attore è poi stato assegnato il termine per promuovere l'azione civile riguardo alle rivendicazioni respinte, che l'8 febbraio 2007 la liquidatrice - previa autorizzazione della CFB - ha prorogato di ulteriori sette giorni (doc. D).
B. Con petizione 12 febbraio 2007 il dott. AO 1 ha chiesto il riconoscimento delle proprietà sugli oggetti da lui rivendicati ma che la liquidatrice aveva respinto, dolendosi del fatto che i verbali di aggiudicazione e le fatture prodotte (doc. H) a comprova del suo diritto non fossero state considerate. D'altro canto, nulla indicava che la società Ge_ SA, presso i cui uffici - allora condivisi con la società fallita - erano esposte opere d'arte e di arredamento appartenenti all'attore, avesse ceduto alcunché a quest'ultima (doc. G): in effetti l'elenco stilato da quella società nel 1983 (doc. F) in seguito della separazione dei due uffici era riferito alla restituzione di quei beni all'attore, avvenuta per motivi pratici tramite consegna diretta presso i locali della società fallita, luogo in cui egli lavorava appunto. Invero solo per gli oggetti catalogati con i n. 67, 93, 94, 95, 96, 98, 105, 128, 129, 130, 131, 132, 133, 134, 135, 142, 143, 145, 160, 163, 203, 223, 265, 267, 268, 269, 285, 352, 353 a 370 (doc. B) mancavano i giustificativi ma questo poiché, trattandosi di effetti personali (regali o acquisti privati), nel corso degli anni la documentazione era andata persa. Ad ogni modo, nessuno li aveva rivendicati, e nulla indicava che fossero stati acquistati dalla società fallita.
C. La convenuta, nella sua risposta del 12 aprile 2007, si è opposta alle rivendicazioni di proprietà. Nessun contratto indicava che a fini espositivi l'attore avesse consegnato delle opere d'arte alla società fallita. Per contro, dalla lista del 1983 risultava che la società Ge_ SA aveva restituito oggetti d'arte esposti nei suoi locali a quest'ultima, che oltretutto pagava il premio assicurativo di fr. 1'100.–. Certo, nei bilanci della società fallita queste opere d'arte non figuravano, ma questi documenti non erano attendibili visto che nei confronti dell'attore era in corso un procedimento penale per falso in bilancio. I verbali di aggiudicazione, oltretutto privi di una specificazione che permettesse di stabilire se i relativi oggetti erano stati acquistati per conto dell'attore o della società fallita, non erano poi stati prodotti per tutte le opere d'arte. Ciò posto, ha quindi chiesto l'edizione delle dichiarazioni fiscali relativi alla controparte per gli anni 2000-2006. La convenuta, per finire, ha aderito alla richiesta di rivendicazione limitatamente agli oggetti n. 67, 93, 94, 95, 96, 132, 134, 135, 369 e 370 di cui all'elenco doc. B, gli unici beni che a suo dire non erano in stretta relazione con l'attività della società fallita.
D. La causa è rimasta sospesa in vista di trattative tra il 12 giugno e il 24 luglio 2007. All'udienza preliminare del 14 settembre 2007 le parti hanno confermato le loro domande e notificato le rispettive prove. Esperita l'istruttoria - e respinta il 17 giugno 2008 un'istanza di assunzione suppletoria di prove dell'attore - il Pretore ha convocato le parti al dibattimento finale del 2 ottobre 2008. L'attore ha confermato la sua richiesta di rivendicazione sulla scorta di un memoriale di conclusioni scritte datato 26 settembre 2008 e, in via subordinata, ne ha postulato l'accoglimento nella misura in cui riguardava gli oggetti n. 39, 72, 73, 74, 77. 78, 98, 99, 103,104, 123, 126, 127, 138, 139, 141, 150, 152, 154, 188, 189, 190, 202, 205, 206, 207, 209, 223, 242, 243, 246, 269, 271, 272, 284 (doc. B) cui aggiungeva i n. 67, 93, 94, 95, 96, 132, 134, 135, 369 e 370 (doc. B) esplicitamente ammessi dalla convenuta. Quest'ultima ha ribadito la sua domanda di giudizio.
E. Con sentenza 12 dicembre 2008, il Pretore del Distretto di Lugano, Sezione 1, ha rilevato che nel caso concreto il possesso era da ritenersi “equivoco” e non costituiva quindi l'elemento determinante per presumerne la proprietà sancita dall'art. 930 cpv. 1 CC. Ciò posto, le liste riferite agli oggetti restituiti nel 1983 si limitavano ad attestare l'avvenuta consegna alla società fallita senza evidenziare una controprestazione di quest'ultima e un trasferimento di proprietà. Fino a prova contraria poi, i bilanci societari privi di riferimento a opere d'arte, godevano della presunzione di veridicità indipendentemente dal procedimento penale in corso. Il teste G_ aveva inoltre confermato che le opere d'arte erano state messe a disposizione dall'attore, nelle cui dichiarazioni fiscali (almeno fino a quella dell'anno 2003 A) alla voce “oggetti d'arte e di valore” figurava un importo di fr. 120'000.–. Per parecchi degli oggetti rivendicati, e segnatamente i n. 39, 72, 73, 74, 77, 78, 98, 99, 103, 104, 123, 126, 127, 138, 139, 141, 150, 152, 154, 188, 189, 190, 202, 205, 206, 207, 209, 223, 242, 243, 246, 269, 271, 272, 284 (doc. B), vi erano agli atti le relative attestazioni di acquisto. Irrilevante invece il pagamento dell'onere assicurativo da parte della società fallita, visto che gli oggetti si trovavano esposti nei suoi uffici. Di modo che, in definitiva, l'attore aveva così provato la sua proprietà sugli oggetti da lui rivendicati.
F. Con appello 14 gennaio 2009 la convenuta postula la riforma del giudizio impugnato nel senso che il diritto di proprietà rivendicato dall'attore sulle opere d'arte trovate negli uffici della società fallita - e che lei aveva già respinto - gli sia negato, protestate tasse, spese e congrue ripetibili. Nelle sue osservazioni del 24 febbraio 2009, l'attore propone la reiezione del gravame, con protesta di tasse, spese e ripetibili.

Considerando
in diritto: 1. Davanti a questa Camera, l'appellante produce per la prima volta la sentenza 14 febbraio 2006 emessa dal Tribunale federale in materia di “esercizio illegale dell'attività di commerciante di valori mobiliari/liquidazione” e di “apertura di fallimento” (DTF 2A.35/2005 e 2A.286/2005 con riferimento alla società fallita: doc. BB). Invero, già nella risposta di causa essa aveva indicato in modo esplicito le referenze di questa decisione (act. II, pag. 2 ad II.1), reperibile al sito internet del Tribunale federale. Di modo che, come tale, il documento non può considerarsi “nuovo” giusta l'art. 321 cpv. 1 lett. b CPC, ed è così ricevibile. In questo giudizio, il Tribunale federale non ha appurato se la società fallita operava quale commerciante di valori mobiliari (doc. BB, pag. 14, consid. 6.3), come invece ritenuto dalla CFB nella sua decisione di fallimento del 27 aprile 2005 (doc. 2, pag. 6 in mezzo). Il Tribunale federale ha nondimeno stabilito che la società aveva svolto un'attività bancaria soggetta ad autorizzazione senza permesso (doc. BB, pag. 16, consid. 7.2). Di modo che, constatata l'eccedenza di debiti - come in concreto appunto (doc. BB, pag. 17, consid. 8) - la sua liquidazione segue pacificamente le norme valide per la liquidazione delle banche insolventi (fallimento bancario: art. 33 segg. LBCR).
2. Nelle sue osservazioni, l'attore contesta anzitutto la legittimazione a rappresentare dell'Autorità federale di vigilanza sui mercati finanziari FINMA, a motivo che non sarebbe stato documentato se la stessa agisca quale rappresentante della P_, liquidatrice del fallimento, e quindi dell'appellante. Nel Canton Ticino possono fungere da patrocinatori giusta l'art. 64 cpv. 1 CPC, oltre agli avvocati ammessi al libero esercizio della professione, “le persone che detengono una rappresentanza legale”. In concreto l'appello è stato introdotto, per conto della massa fallimentare della società fallita dalla FINMA in qualità di amministratrice del fallimento (appello, pag. 1). Pacifico quindi che non abbia agito come patrocinatore legale ai sensi dell'art. 64 CPC. Si tratta pertanto di stabilire se un potere di rappresentanza simile non possa essere dedotto dalla legge.
2.1. La FINMA è stata istituita in applicazione della legge federale concernente l'Autorità federale di vigilanza sui mercati finanziari (LFINMA: SR.956.1), quale autorità di vigilanza - fra l'altro - ai sensi della legge federale sulle banche e le casse di risparmio (LBCR: SR.952.0). Si tratta di un'unità decentralizzata e separata dall'amministrazione federale, dotata di personalità giuridica propria, oggettivamente indipendente e autonoma in materia di risorse (FF 2006 III 2633, 2635). Dal 1° gennaio 2009 è subentrata alla CFB riprendendo tutti i procedimenti in corso (art. 58 cpv. 1 e 3 in combinazione con l'art. 61 LFINMA), di modo che, da questo punto di vista, nella misura in cui l'appello della convenuta è stato formulato da FINMA in luogo della CFB, che già fungeva da rappresentante della convenuta nella procedura di primo grado, la questione è pacifica.
2.2 Ordinata e resa pubblica una decisione di liquidazione, la FINMA deve nominare uno o più liquidatori, i quali sottostanno alla sua vigilanza e su richiesta le fanno rapporto (art. 33 cpv. 1 e 2 LBCR). Riservati gli art. 35-37g LBCR, la liquidazione deve poi essere effettuata conformemente agli articoli 221-270 LEF (art. 34 cpv. 2 LBCR), fermo restando la facoltà per la FINMA di prendere decisioni e disposizioni derogatorie (art. 34 cpv. 3 LBCR). Di per sé il potere di rappresentanza in tribunale della massa del fallimento spetta al liquidatore così nominato (art. 9 lett. c dell'Ordinanza dell'Autorità federale di vigilanza sui mercati finanziari sul fallimento delle banche e di commercianti di valori immobiliari (OFB-FINMA) del 30 giugno 2005: SR.952.812.32). Nel caso specifico pertanto, in virtù di questa norma tale potere spetterebbe a P_. Nondimeno, per tutto il procedimento in corso, è la FINMA a detenere il ruolo conduttore e le competenze decisionali e di vigilanza che il caso concreto dovesse richiedere (Bodmer/Kleiner/Lutz, Kommentar zum Bundesgesetz über die Banken und Sparkassen, Zurigo 2006, n. 1 ad art. 33; Watter/Vogt/Bauer/ Winzeler, Basler Kommentar zum Bankengesetz, Basilea 2005, n. 6 ad art. 33). Di modo che, la vigilanza della FINMA sui liquidatori del fallimento è unica ed esclusiva (Bodmer/Kleiner/ Lutz, op. cit., n. 8 ad art. 33) e garantisce così che l'attività bancaria sia sottoposta alla sua continua sorveglianza fino alla chiusura definitiva delle procedura di liquidazione (FF 2002 VII 7175, 7206). Le incombenze dei liquidatori corrispondono in sostanza a quelle che in un procedimento fallimentare ai sensi della LEF spettano all'ufficio fallimenti e all'amministrazione del fallimento (Bodmer/Kleiner/Lutz, op. cit., n. 9 e 11 ad art. 33): non avendo però un vero e proprio potere decisionale, essi hanno una mera funzione esecutiva delle decisioni prese dalla FINMA che - come si è detto - sorveglia direttamente la conduzione di tutto l'iter fallimentare (Bodmer/Kleiner/Lutz, op. cit., n. 9 e 11 ad art. 33; Watter/Vogt/Bauer/Winzeler, op. cit., n. 6 e 33 ad art. 33).