Decision ID: 6079085a-fbf4-58bd-9c7e-70b6498d79ca
Year: 2019
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_002
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: civil_law

ritenuto
in fatto:
A. Il 24 luglio 2016, AP 1 è stata coinvolta in un incidente stradale. Mentre circolava all’interno di una rotonda ad _, la sua vettura è stata urtata lateralmente, nella parte posteriore, dal veicolo di _, che si stava immettendo nella rotatoria. CO 1, assicurazione di responsabilità civile di _, ha riconosciuto l’esclusiva responsabilità di quest’ultima nell’incidente e ha liquidato i danni materiali subiti dal veicolo di AP 1 pari a fr. 6'239.265. Per contro, l’assicurazione ha respinto qualsiasi ulteriore pretesa risarcitoria della medesima.
B. Previo rilascio dell’autorizzazione ad agire, con petizione 21 febbraio 2017 AP 1 ha convenuto CO 1 innanzi alla Pretura del Distretto di Bellinzona chiedendo il pagamento di complessivi fr. 15'237.02 oltre interessi del 5% dal 24 luglio 2016 quale risarcimento per spese mediche, danno domestico, torto morale e spese legali preprocessuali, affermando di avere patito, a seguito dell’incidente, danni fisici assimilabili a un “colpo di frusta” e un derivante pregiudizio della capacità lavorativa in ambito domestico (70 giorni di inabilità lavorativa), producendo dei certificati medici (doc. E e F). Non ha per contro avanzato alcuna pretesa per impedimento al lavoro, malgrado fosse attiva professionalmente in Svizzera tramite procedura di notifica (cfr. petizione, p. 5, e doc. 8).
C. Con osservazioni 24 aprile 2017, la convenuta ha postulato la reiezione integrale della petizione, sottolineando in particolare la lieve entità della collisione, l’assenza di qualsivoglia derivante pregiudizio fisico e di una conseguente inabilità lavorativa e l’inattendibilità dei certificati medici prodotti, contestando l’esistenza di un nesso causale naturale e adeguato fra l’incidente e le lesioni lamentate, e in ogni caso l’ammontare degli importi pretesi, la necessità dei costi legali pre-processuali sostenuti, come pure la valuta con la quale sono state espresse le pretese attoree, segnatamente quella per danno domestico.
D. In occasione dell’udienza di dibattimento 12 giugno 2017, le parti si sono riconfermate nelle loro antitetiche posizioni con replica e duplica. Esperita l’istruttoria e raccolti gli allegati conclusivi delle parti, il Pretore aggiunto con decisione 20 dicembre 2017 ha respinto integralmente la petizione, ponendo le spese processuali pari a fr. 1'500.- a carico dell’attrice e condannandola altresì a versare alla convenuta fr. 2'800.- a titolo di ripetibili. In sintesi, il primo giudice ha ritenuto inattendibili e insufficienti i certificati medici prodotti dall’attrice e la conseguente mancata dimostrazione di un danno fisico, sottolineando i propri dubbi in merito all’esistenza di una causalità naturale fra l’incidente e il danno e la palese assenza di un legame causale adeguato. Non essendo dovuto alcun risarcimento per l’asserito danno fisico, il primo giudice ha respinto tutte le pretese attoree, in quanto derivanti dallo stesso. A titolo abbondanziale, il primo giudice ha rilevato che queste apparivano ben poco allegate e sostanziate e finanche inammissibili con riferimento alla pretesa per danno domestico, espressa in franchi svizzeri malgrado esso si fosse eventualmente prodotto all’estero, non essendo l’attrice domiciliata in Svizzera.
E. Con appello 1. febbraio 2018 l’attrice si è aggravata contro tale decisione, chiedendone la riforma nel senso di accogliere integralmente la petizione. Ella ha in sintesi asserito di avere dimostrato il suo danno fisico mediante attendibili certificati medici, che indicherebbero pure la relativa causa, ovvero l’incidente in questione, osservando che l’urto subito è stato grave rispettivamente che la perizia considerata dal primo giudice è arbitraria, imprecisa e fondata soltanto su dati ipotetici, ribadendo infine l’ammissibilità e il buon fondamento delle pretese avanzate. Con risposta 23 marzo 2018 la convenuta ha postulato l’integrale reiezione del gravame.
E considerato

in diritto:
1. Giusta l’art. 308 cpv. 1 lett. a CPC sono impugnabili con appello le decisioni finali di prima istanza, posto che in caso di controversie patrimoniali il valore litigioso secondo l'ultima conclusione riconosciuta nella decisione sia di almeno fr. 10'000.- (cpv. 2). In concreto, la decisione impugnata è una decisione finale di prima istanza in una controversia dal valore superiore ai fr. 10'000.-. Pacifica è dunque l’appellabilità del giudizio impugnato entro il termine di 30 giorni (art. 311 CPC). Nella fattispecie, la decisione 20 dicembre 2017 è stata notificata all’appellante il 21 dicembre 2017, per cui l’appello 1. febbraio 2018, tenuto conto delle ferie giudiziarie, è senz’altro tempestivo. Si può quindi procedere all’esame del gravame.
2. Nella risposta all’appello, l’appellata contesta preliminarmente la validità della procura doc. A, in quanto la relativa delega alle patrocinatrici dell’appellante non sarebbe sufficientemente documentata. La censura è palesemente destituita di fondamento. Già la petizione 21 febbraio 2017 è stata presentata dallo studio _ giusta la procura doc. A, che indica quali mandatari una serie di patrocinatori fra cui l’avv. _, firmatario della petizione, e l’abg. _, co-firmataria dell’appello, e pure la facoltà di sub-delega.
3. Con riferimento allo stato di salute dell’attrice, che ha affermato di avere sofferto di disturbi derivanti da un “colpo di frusta”, il primo giudice ha concluso che i due certificati medici allestiti dal dr. _ (doc. F, p. 4-5) sono inattendibili, siccome in contrasto con quanto dichiarato dalla dr.ssa _, secondo la quale i sintomi dell’attrice dal 17 agosto 2016 erano in regressione (doc. 3). Il Pretore aggiunto ha pure accertato che il primo di questi certificati è stato allestito senza effettuare una visita personale della paziente, che in quel momento era in vacanza, e che comunque i certificati medici della dr.ssa _ (doc. F, p. 1-3, doc. 3) sono in contrasto con il comportamento avuto dall’attrice dopo l’incidente, che non ha avanzato alcuna pretesa per perdita di guadagno in ambito lavorativo rispettivamente che perlomeno dal 28 agosto 2016 si trovava in vacanza al mare (doc. 7). Infine, ha pure stabilito che i certificati medici prodotti dall’attrice sono troppo generici, per cui il danno alla salute non è stato dimostrato.
3.1 L’appellante contesta innanzitutto che dalle foto di cui al doc. 7, che la ritraggono in vacanza al mare, possa essere dedotto alcunché in relazione al suo stato di salute, in quanto le date ivi indicate sono solamente quelle di caricamento delle fotografie sul suo profilo Facebook. Afferma in seguito che il doc. E attesta la diagnosi da “colpo di frusta”, che il doc. 3 accerta l’esistenza di una condizione patologica ancora esistente, seppure in regressione, e che i certificati medici prodotti indicano chiaramente un’inabilità lavorativa di 70 giorni rispettivamente che le sono stati prescritti un collare morbido, dei farmaci e fisioterapia.
3.2 Le contestazioni dell’appellante appaiono già di primo acchito poco puntuali e dettagliate. Ella non prende infatti posizione sulle critiche mosse dal primo giudice ai certificati del dr. _ (in particolare all’assenza di una visita personale) e si riferisce a dei “certificati medici” (p. 4 appello) senza indicare alcun riferimento concreto, né contesta sufficientemente l’accertamento pretorile in merito alla loro genericità, ciò che costituisce un inammissibile modo di procedere (art. 310 e 311 CPC).