Decision ID: 02681207-c920-54a7-b9f2-510a3ac5dc00
Year: 2002
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: civil_law

in fatto:
A.
_ _ (1955) e _ nata _ (1966) si sono sposati a _ il _ _ 1996. Dal matrimonio è nata _, il _ 1997. Il marito è pilota d'aereo e lavora per la _. Dopo la nascita di _ la moglie, già hostess della medesima compagnia, non ha più esercitato attività lucrativa. Da quel momento i coniugi si sono stabiliti a _, dove _ _ vive tuttora con la figlia. Nel novembre del 1998 il marito si è trasferito prima in _ e poi negli _ _ _.
B.
Il 16 novembre 1998 _ _ ha instato davanti al Pretore della giurisdizione di Locarno Città per il tentativo di conciliazione, decaduto infruttuoso il 1° febbraio 1999, e il 17 maggio 1999 ha postulato l'emanazione di misure provvisionali. Con decreto cautelare del 25 maggio 1999, emanato senza contraddittorio, il Pretore ha obbligato _ _, fra l'altro, a versare un contributo provvisionale di fr. 2500.– mensili per la moglie e di fr. 700.– per la figlia. All'udienza del 12 luglio 1999, indetta per la discussione, _ _ ha offerto solo un contributo mensile di DM 500.00 per la figlia, opponendosi alle altre domande. Il 16 settembre 1999 _ _ ha inoltrato azione di divorzio, che è attualmente in fase istruttoria (inc. _._._). Su richiesta dell'interessata, il 10 febbraio 2000 il primo giudice ha ordinato alla _ _ _, _, di trattenere l'importo di fr. 3200.– mensili dallo stipendio del marito. Un appello presentato da _ _ contro tale decreto è stato dichiarato irricevibile per tardività da questa Camera con sentenza del 2 giugno 2000 (inc. _._._).
C.
Esperita l'istruttoria cautelare, le parti hanno rinunciato alla discussione finale, presentando memoriali conclusivi nei quali hanno ribadito le loro domande. Statuendo in luogo e vece del Pretore, con decreto cautelare del 12 luglio 2000 il Segretario assessore ha condannato _ _ a versare un contributo provvisionale di fr. 2250.– mensili per la moglie e uno di fr. 1310.– per la figlia. Tale decreto non è stato impugnato. Su richiesta di _ _, il 18 settembre 2000 il Pretore ha emanato un “decreto trattenuta di salario (modifica)” con il quale ha impartito alla _ _ _, _, l'ordine di trattenere l'importo mensile di fr. 3560.– (pari a DM 4475.00) dallo stipendio del marito e di versarlo nelle mani della moglie. Un appello del convenuto contro il predetto decreto è stato dichiarato irricevibile da questa Camera con sentenza del 12 dicembre 2000; gli atti sono stati nondimeno rinviati al primo giudice affinché trattasse il ricorso come istanza di revoca di un provvedimento adottato senza contraddittorio (inc. _._._).
D.
Frattanto, il 28 agosto 2000, _ _ ha postulato che in modifica dell'assetto provvisionale decretato il 12 luglio 2000, dal 1° aprile 1999 il contributo a favore della figlia fosse ridotto a fr. 750.– mensili (assegno di legge incluso) e quello per la moglie soppresso. All'udienza del 6 novembre 2000, indetta per la discussione, _ _ si è opposta all'istanza, chiedendo che fosse dichiarata irricevibile o respinta “in ogni suo punto”. In subordine essa ha sollecitato una provvigione
ad litem
di fr. 5000.– o, in via ancor più subordinata, il beneficio dell'assistenza giudiziaria. Entrambe le parti hanno prodotto documenti e la convenuta ha notificato svariati altri mezzi di prova, alla cui assunzione l'istante si è opposto. Statuendo il 18 maggio 2001, il Pretore ha respinto tutte le prove notificate al contraddittorio e ha rigettato l'istanza del marito. Le spese, con una tassa di giustizia di fr. 400.–, sono state poste a carico dell'istante, tenuto a rifondere alla convenuta fr. 1000.– per ripetibili.
E.
Contro il giudizio appena citato _ _ è insorto con un appello del 31 maggio 2001 nel quale chiede che, in riforma della “sentenza” impugnata, la propria istanza sia accolta nel senso di ridurre a fr. 750.– il contributo per la figlia e di sopprimere quello per la moglie dal 1° aprile 1999. Nelle sue osservazioni del 28 giugno 2001 _ _ propone di respingere l'appello, postulando la rifusione di “spese, tasse e ripetibili” o, in subordine, il conferimento dell'assistenza giudiziaria. Il 16 luglio 2001 l'appellante ha ribadito il contenuto del proprio ricorso e ha avversato il gratuito patrocino sollecitato dalla moglie, producendo copia del verbale 8 maggio 2001 relativo all'interrogatorio formale di lei nell'ambito della causa di merito.

Considerando
in diritto:
1.
L'appellante ha presentato il 16 luglio 2001 le proprie osservazioni alla richiesta di assistenza giudiziaria formulata dalla moglie (
act
. VIII) e in tale ambito ha ribadito le domande del proprio appello. Ora, gli art. 307 segg. CPC non prevedono un doppio scambio di allegati in secondo grado, sicché l'appellante non può replicare alle osservazioni della controparte (
Cocchi/Trezzini
, Codice di procedura civile massimato e commentato, Lugano 2000, n. 1 ad art. 314). Ne segue che il memoriale in questione, unitamente al documento allegato, è ricevibile unicamente nella misura in cui attiene al prospettato beneficio dell'assistenza giudiziaria.
2.
Le misure provvisionali chieste da un coniuge in pendenza di divorzio secondo l'art. 137 CC sono trattate con la procedura sommaria degli art. 376 segg. CPC (art. 419
c
cpv. 1 e 376 cpv. 2 lett. d CPC), in esito alla quale il giudice statuisce con decreto cautelare (nel senso dell'art. 290 lett. b CPC), non con sentenza. La fallace designazione dell'atto impugnato non ha tuttavia causato pregiudizio alle parti ed è quindi priva di conseguenze (art. 143 cpv. 1 CPC).
3.
I provvedimenti cautelari
possono essere appellati solo “dopo contraddittorio” (art. 382 cpv. 1 CPC). Per contraddittorio non va intesa ogni discussione preliminare o interlocutoria fra le parti, bensì la discussione finale (v. l'art. 395 CPC), tenuta dopo l'istruttoria (Rep. 1983 pag. 280 consid. 1 con rinvii
; Cocchi/ Trezzini,
op. cit., n. 1 ad art. 382 CPC) o, quanto meno, dopo che il giudice ha rifiutato le prove offerte (
Cocchi/Trezzini
, op. cit., n. 4 e 5 ad art. 379; I CCA, sentenze del 17 ottobre 1993 nella causa T., consid. 2; del 25 marzo 1994 nella causa K.; del 9 luglio 1995 nella causa R., pag. 4 in alto; del 29 maggio 1998 nella causa C.; del 22 luglio 1998 nella causa G.; del 13 aprile 2000 nella causa F., consid. 4). Nella fattispecie le parti hanno prodotto, all'udienza del 6 novembre 2000, nuovi documenti e la convenuta ha indicato ulteriori prove (interrogatorio formale dell'istante, escussione di tre testimoni, sette richiami di documenti da pubbliche autorità e 13 edizioni di documenti dal convenuto o da terzi: verbale, pag. 2 verso l'alto, 5 e 6). Il marito si è opposto alla relativa assunzione (verbale, pag. 2, n. 5), che l'interessata ha mantenuto, salvo rinunciare a un testimone (verbale, pag. 2 in fondo e segg.). Per finire, il Pretore ha rifiutato tutte le prove spiegando di avere “bastevoli elementi per giungere ad un pronunciato sul tema sottopostogli” (decreto impugnato, dispositivo n. 1). Nelle condizioni descritte egli ha ritenuto che un dibattimento finale sarebbe pertanto stato inutile (pag. 6, consid. 2).
4.
Ora, contrariamente all'opinione del primo giudice, il rifiuto di qualsiasi altra prova non rendeva automaticamente superflua la discussione finale. Alle parti andava garantita almeno la facoltà, infatti, di dichiarare almeno se, nonostante la reiezione di tutte prove offerte, esse persistessero nelle loro domande (da ultimo:
I CCA, sentenza del 13 aprile 2000 nella causa F., consid. 4). Per il resto, né dal verbale dell'udienza 6 novembre 2000 né da altri atti risulta che costoro abbiano rinunciato al dibattimento finale, né tale rinuncia può essere presunta: anzi, l'omissione del dibattimento finale configura, di regola, una violazione del diritto d'essere sentito (I CCA, sentenza del 29 maggio 1998 nella causa C., pag. 4 in alto). È vero che l'appellante non si duole del mancato contraddittorio, ma ciò poco importa. La ricevibilità di un rimedio giuridico invero va controllata d'ufficio, come quella di ogni singolo atto processuale (art. 97 n. 5 CPC). E nell'ambito di un procedimento cautelare l'appellabilità del decreto dipende, come detto (consid. 2), dal requisito della discussione finale (cfr. l'art. 382 cpv. 1 CPC). Si aggiunga che il caso specifico non può essere assimilato a quello citato dal Pretore, che riguardava un procedimento speciale in materia di locazione (II CCA, sentenza del 6 luglio 1994 nella causa C., consid. 6, citata in:
Cocchi/ Trezzini
, op. cit., n. 2 ad art. 280 CPC), ove appena si pensi che tale rito non prevede un disposto analogo all'art. 382 cpv. 1 CPC (v. l'art. 404 segg. CPC). Quanto ai provvedimenti cautelari emanati in tale materia, essi non sono neppure impugnabili (art. 413 cpv. 2 CPC). Ne segue che in concreto il Pretore dovrà ancora citare le parti per la discussione finale cautelare e in quella sede l'istante potrà far valere tutte le sue argomentazioni. L'appello, per converso, sfugge a qualsiasi esame.
5.
Gli oneri processuali seguono la soccombenza (art. 148 cpv. 1 CPC). L'appellante essendo stato indotto a piatire in buona fede dalla procedura irrita adottata dal Pretore, si giustifica eccezionalmente di rinunciare al prelievo di tasse e spese. Egli deve rifondere in ogni modo alla controparte, la quale ha presentato osservazioni al ricorso, un'equa indennità per ripetibili. L'attribuzione di congrue ripetibili rende senza oggetto la domanda di assistenza giudiziaria presentata, del resto in subordine, dall'appellata.