Decision ID: 6d68ec96-e24e-500b-be77-f29c16845a64
Year: 2021
Language: it
Court: CH_BVGE
Chamber: CH_BVGE_001
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: 

Fatti:
A.
L’interessata, ha presentato una domanda d’asilo in Svizzera l’(...) feb-
braio 2021 (cfr. atto della Segreteria di Stato della migrazione [di seguito:
SEM] n. [{...}]-14/2). Quale documentazione, la richiedente asilo ha pre-
sentato un permesso di soggiorno tedesco datato (...) e scadente il (...)
(cfr. atti SEM n. 12/1 e n. 18/2).
B.
Dagli accertamenti intrapresi dall’autorità inferiore, è risultato che, secondo
la banca dati europea «EURODAC», l’interessata avesse presentato una
pregressa domanda d’asilo in Germania il (...) (cfr. atti SEM n. 6/1, n. 7/1
e n. 11/2).
C.
Il (...) febbraio 2021 si è tenuto con l’interessata un colloquio in relazione
al rilevamento dei suoi dati personali (cfr. atto SEM n. 10/6), allorché invece
il (...) febbraio 2021 (cfr. atto SEM n. 20/3), si è svolto, sempre con la me-
desima, il colloquio Dublino ai sensi dell’art. 5 del regolamento (UE)
n. 604/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013
che stabilisce i criteri e i meccanismi di determinazione dello Stato membro
competente per l’esame di una domanda di protezione internazionale pre-
sentata in uno degli Stati membri da un cittadino di un paese terzo o da un
apolide (rifusione) (Gazzetta ufficiale dell’Unione europea [GU] L 180/31
del 29.6.2013; di seguito: Regolamento Dublino III).
Durante quest’ultimo, ella ha in particolare affermato che quali unici pro-
blemi di salute soffrirebbe di emorroidi e di problematiche all’utero. In tal
senso, la rappresentante legale, ha consegnato durante il colloquio, il foglio
di trasmissione di informazioni mediche (di seguito: F2) dell’(...) concer-
nente l’interessata (cfr. atto SEM n. 19/2).
L’interessata ha inoltre segnatamente dichiarato di aver lasciato la
Somalia, suo paese d’origine, il (...) sbarcando dapprima in C._ il
(...), ove non avrebbe richiesto l’asilo, ed ivi restando sino al (...). Data
dopo la quale si sarebbe recata in Germania. In quest’ultimo Stato avrebbe
ottenuto un permesso di soggiorno con scadenza il (...). Non saprebbe
esattamente l’esito della decisione depositata in Germania, tuttavia
avrebbe ricevuto ogni sei mesi il rinnovo del permesso di soggiorno. Nel
predetto paese sarebbe rimasta sino al (...), per poi recarsi dapprima in
D._ – ove avrebbe pure depositato una domanda d’asilo, non at-
tendendo però una relativa decisione – fino all’(...), giungendo infine in
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Svizzera il medesimo giorno. Interrogata anche rispetto ai motivi che si op-
porrebbero ad un’eventuale competenza dell’C._, della Germania
o del D._ nella trattazione della sua domanda d’asilo, la richiedente
ha riferito in particolare riguardo alla Germania, di non volervi ritornare, in
quanto ogni volta sarebbe stata messa in un campo ove le sembrava di
essere marcata quale persona non gradita. Al riguardo, ha in seguito riferito
su quesito della sua rappresentante legale, che in tale Paese avrebbe dap-
prima vissuto in una casa con sole donne. In seguito, a causa della denun-
cia sporta dalle altre donne presenti, ella sarebbe stata trasferita in un ap-
partamento, vivendo da sola. Nel (...) sarebbe stata sfrattata da quest’ul-
timo e riportata nell’abitazione ove avrebbe già vissuto nel (...) con altre
donne.
D.
A fronte delle succitate circostanze, il (...), l’autorità elvetica preposta ha
chiesto alla sua omologa tedesca, la ripresa in carico dell’interessata ai
sensi dell’art. 18 par. 1 lett. b Regolamento Dublino III (cfr. atti SEM n. 22/7,
n. 23/1 e n. 24/1). Dal canto suo, in data (...), la Germania ha accettato la
ripresa in carico della richiedente in virtù dell’art. 18 par. 1 lett. d Regola-
mento Dublino III (cfr. atto SEM n. 26/3).
E.
Con scritto dell’11 marzo 2021, la rappresentante legale dell’insorgente, vi-
sta la diagnosi di mutilazione genitale femminile (di seguito: MGF) posta in
capo all’interessata dalle visite mediche esperite, ha richiesto l’allestimento
di un rapporto medico specialistico dettagliato (il cosiddetto “F4”). Questo
in quanto sarebbe possibile riscontrare nelle donne sottoposte a MGF di-
sturbi di natura somatica e/o psichica, e quindi anche nel caso dell’interes-
sata occorrerebbe disporre di una diagnosi completa con informazioni di
dettaglio, alfine di appurare quale sia il trattamento necessario e quali pos-
sano essere le prognosi con o senza il trattamento opportuno in relazione
alla condizione di vittima di MGF della richiedente (cfr. atto SEM n. 32/1).
F.
Con decisione dell’11 marzo 2021, notificata il giorno seguente (cfr. atto
SEM n. 34/1), la SEM non è entrata nel merito della domanda d’asilo
dell’interessata, pronunciandone il suo allontanamento (recte: trasferi-
mento) verso la Germania, nonché l’esecuzione del predetto provvedi-
mento, statuendo inoltre che un eventuale ricorso contro la decisione non
ha effetto sospensivo.
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G.
L’(...), la richiedente ha svolto un ulteriore consulto medico per una sinto-
matologia infiammatoria (cfr. atto SEM n. 36/2). Di questo, come delle pre-
cedenti visite mediche di cui alla documentazione all’inserto (cfr. atti SEM
n. 19/2, n. 25/2, n. 28/2, n. 29/2 e n. 31/1), si dirà, per quanto necessario,
nei considerandi in diritto.
H.
Contro la decisione della SEM, l’insorgente ha interposto ricorso il
22 marzo 2021 (cfr. risultanze processuali) al Tribunale amministrativo fe-
derale (di seguito: il Tribunale). Nel medesimo, ella ha concluso ai fini pro-
cessuali, alla sospensione dell’esecuzione dell’allontanamento in via su-
percautelare, nonché alla restituzione dell’effetto sospensivo al ricorso. Nel
merito, ha chiesto l’annullamento del provvedimento impugnato e la resti-
tuzione degli atti all’autorità inferiore per un nuovo esame delle allegazioni
dell’insorgente. Contestualmente, ha postulato la concessione dell’assi-
stenza giudiziaria, nel senso dell’esenzione dal versamento delle spese
processuali e del relativo anticipo.
Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti verranno ripresi nei conside-
randi qualora risultino decisivi per l’esito della vertenza.

Diritto:
1.
Le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla LTF,
in quanto la legge sull’asilo (LAsi, RS 142.31) non preveda altrimenti (art. 6
LAsi).
Il ricorso, presentato tempestivamente (art. 108 cpv. 3 LAsi) contro una de-
cisione in materia di asilo della SEM (art. 6 e 105 LAsi; art. 31–33 LTAF), è
di principio ammissibile sotto il profilo degli art. 5, 48 cpv. 1 lett. a–c e
art. 52 cpv. 1 PA. Occorre pertanto entrare nel merito del ricorso.
2.
Giusta l’art. 111a cpv. 1 LAsi, il Tribunale rinuncia allo scambio di scritti.
3.
Con ricorso al Tribunale, possono essere invocati la violazione del diritto
federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti giuridicamente rile-
vanti (art. 106 cpv. 1 LAsi). Il Tribunale non è vincolato né dai motivi addotti
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(art. 62 cpv. 4 PA), né dalle considerazioni giuridiche della decisione impu-
gnata, né dalle argomentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2). Al-
tresì, si osserva come il Tribunale, adito con un ricorso contro una deci-
sione di non entrata nel merito di una domanda d’asilo, si limita ad esami-
nare la fondatezza di una tale decisione (cfr. DTAF 2012/4 consid. 2.2;
2009/54 consid. 1.3.3; 2007/8 consid. 5).
4.
4.1 Nella decisione avversata, l’autorità inferiore, ha in un primo tempo
constatato che la Germania sarebbe competente per condurre il seguito
della sua procedura. In tale contesto, le ragioni personali addotte nel collo-
quio Dublino dall’interessata, non sarebbero atte a confutarne la compe-
tenza, non essendo rientranti nei criteri per la determinazione dello Stato
membro competente. In un secondo tempo, la SEM ha escluso che in
Germania sussistano carenze sistemiche in virtù dell’art. 3 par. 2 Regola-
mento Dublino III, o un rischio di trattamenti contrari all’art. 3 CEDU
(RS 0.101) o all’art. 4 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione
europea (GU C 364/1 del 18.12.2000, di seguito: CartaUE), o ancora di
violazione del principio del divieto di respingimento. Proseguendo, la SEM
ha negato la sussistenza di motivi che imporrebbero alla Svizzera l’appli-
cazione delle clausole discrezionali di cui agli art. 16 par. 1 e 17 par. 1
Regolamento Dublino III. In relazione a quest’ultima disposizione, ha in
particolare osservato come la situazione di salute dell’interessata sarebbe
stata sufficientemente acclarata, con le diagnosi e le terapie da seguire
appurate, e non di una gravità tale da necessitare l’applicazione della clau-
sola di sovranità. Inoltre la Germania disporrebbe di un’infrastruttura suffi-
ciente, atta a curare tutte le patologie, sia di tipo fisico che psichico, e non
vi sarebbero degli elementi che indurrebbero a pensare che il predetto
Paese avrebbe privato l’interessata di cure mediche adeguate o che lo fa-
rebbe in futuro. Infine ha ritenuto superflua la richiesta di stabilire un F4 nel
caso di specie, in quanto i disturbi che presenterebbero le donne vittime di
MGF, ventilati nello scritto dalla rappresentante legale dell’insorgente, non
risulterebbero attestati né dalla documentazione all’inserto, né la richie-
dente medesima avrebbe in concreto fatto valere tali problematiche lungo
tutto l’arco della procedura.
4.2 Nel gravame – ove peraltro vengono citate dapprima la E._ poi
la F._ (sic!) (cfr. pag. 2 e pag. 3 del ricorso), Stati membri che però
non rientrano all’evidenza in discussione nella fattispecie – la ricorrente ha
in primo luogo rimarcato come, in relazione all’istruttoria medica compiuta
dalla SEM nel suo caso, la stessa sarebbe incompleta. Invero, dalle sue
dichiarazioni esposte in sede del colloquio Dublino, apparirebbero degli
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elementi indicativi di una “mancata comprensione della realtà circostante”
e di un potenziale disturbo di natura psichica, che non sarebbero però stati,
a torto e malgrado segnalato dalla rappresentante legale in corso di proce-
dura, appurati dall’autorità inferiore. In merito, inoltre, la rappresentante le-
gale comunica come avrebbe più volte proposto all’interessata di richiedere
un sostegno psicologico, affinché ella potesse portare le sue doglianze –
principalmente riguardanti la sfera intima e sessuale – nella sede più op-
portuna. In occasione del colloquio di preparazione al ricorso del (...), la
legale avrebbe nuovamente reiterato tale proposta all’interessata, la quale
le avrebbe riportato delle difficoltà nella gestione delle sue azioni quoti-
diane, in particolare a causa della sua tendenza a credere di essere og-
getto di conversazioni da parte di terzi. Avrebbe peraltro espresso la sua
intenzione di chiedere un consulto psichiatrico/psicoterapeutico al (...); ri-
chiesta che risulterebbe attualmente pendente. In tal senso, vista in parti-
colare la presenza di disturbi di natura paranoide, come parrebbe essere il
caso di specie, non potrebbe essere rimproverato alla richiedente una vio-
lazione del suo obbligo di collaborare all’accertamento dei fatti. Citando
anche alcune sentenze dello scrivente Tribunale, la ricorrente ha concluso
su tale punto posto in questione che, poiché difetterebbe in specie una
diagnosi relativa ad eventuali disturbi di natura psichiatrica, non ci si po-
trebbe esprimere compiutamente sugli eventuali rischi connessi ad un’in-
terruzione di trattamento ed all’eventuale violazione dell’art. 3 CEDU in
caso di un suo trasferimento in Germania. In secondo luogo, vi sarebbe
l’assenza di chiare informazioni in merito allo statuto dell’insorgente nel
predetto Stato membro, per appurare il quale la rappresentante legale
avrebbe trasmesso una richiesta di informazioni ad uno studio d’avvoca-
tura in Germania. Sarebbe peraltro da considerare come probabile che la
medesima – la quale avrebbe confermato alla rappresentante legale di
aver ricevuto una decisione negativa da parte delle autorità tedesche
nell’ambito del colloquio di notifica della decisione della SEM – sia stata
oggetto di una decisione di allontanamento, e quindi la ricorrente teme-
rebbe di poter essere trasferita in seguito in Somalia. Tali timori sarebbero
fondati, poiché la giurisprudenza tedesca, a differenza di quella svizzera,
ammetterebbe il rinvio di richiedenti l’asilo in Somalia, malgrado anche la
situazione securitaria ed economica nello stesso, sarebbe molto precaria,
come attestato da diverse fonti di organismi internazionali citate nel ricorso.
Nello stesso, la vita e/o l’integrità fisica dell’interessata, che peraltro sa-
rebbe stata oggetto di infibulazione, potrebbero essere messe concreta-
mente in pericolo, e ciò in violazione dell’art. 3 CEDU.
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5.
5.1 Nel ricorso vengono sollevate delle censure formali, ovvero che l’auto-
rità inferiore avrebbe stabilito i fatti rilevanti per la causa in modo incom-
pleto sia dal profilo dello stato di salute dell’insorgente che da quello dello
statuto che avrebbe la ricorrente in Germania, che appare giudizioso ana-
lizzare d’ingresso, in quanto potrebbero condurre alla cassazione della de-
cisione impugnata.
5.2 Nelle procedure d’asilo ‒ così come nelle altre procedure di natura am-
ministrativa ‒ si applica il principio inquisitorio. Ciò significa che l’autorità
competente deve procedere d’ufficio all’accertamento esatto e completo
dei fatti giuridicamente rilevanti (art. 6 LAsi; art. 12 PA). In concreto, essa
deve procurarsi la documentazione necessaria alla trattazione del caso,
chiarire le circostanze giuridiche ed amministrare a tal fine le opportune
prove a riguardo. Il principio inquisitorio non dispensa comunque le parti
dal dovere di collaborare all’accertamento dei fatti ed in modo particolare
dall’onere di provare quanto sia in loro facoltà e quanto l’amministrazione
o il giudice non siano in grado di delucidare con mezzi propri (art. 13 PA ed
art. 8 LAsi; DTAF 2019 I/6 consid. 5.1).
5.3 Sebbene nel diritto amministrativo la parte abbia di principio il diritto di
richiedere l’assunzione di prove all’autorità (art. 33 cpv. 1 PA), una tale ri-
chiesta deve vertere su fatti suscettibili d’influenzare l’esito della procedura
e che non si evincono già dall’incarto (cfr. DTF 131 I 153, consid. 3;
sentenza del Tribunale amministrativo federale A-3056/2015 del 22 dicem-
bre 2016 consid. 3.1.3). Il principio inquisitorio non impedisce d’altro canto
all’autorità di procedere ad un apprezzamento anticipato delle prove offerte
(« antizipierte Beweiswürdigung »), e di negarne l’assunzione ove le stesse
appaiano chiaramente ininfluenti ai fini del giudizio, non potendo in altri
termini condurla a modificare la propria opinione (cfr. DTF 134 I 140
consid. 5.3; sentenza del Tribunale federale 1C_179/2014 del 2 settem-
bre 2014 consid. 3.2; sentenza del Tribunale amministrativo federale
A-6515/2010 del 19 maggio 2011 consid. 4.3; TANQUEREL, Manuel de droit
administratif, 2011, n. 1552 con rinvii). Procedendo in tal senso in modo
non arbitrario, l’autorità può porre un termine all’istruzione (cfr. DTF 133 II
384 consid. 4.2.3 con rinvii; sentenza del Tribunale federale 2C_720/2010
del 21 gennaio 2011 consid. 3.2.1; sentenze del Tribunale
D-6763/2018 dell’11 giugno 2020 consid. 9 e A-7392/2014 dell’8 ago-
sto 2016 consid. 3.4.2.2). Per il resto, v’è da rammentare che di principio
le autorità svizzere non sono tenute a prendere in considerazione il poten-
ziale insorgere di ulteriori affezioni non ancora diagnosticate o sospettate,
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essendo determinante lo stato di fatto presente al momento della decisione
(cfr. DTAF 2012/21 consid. 5.1; 2010/44 consid. 3.6).
5.4 Nel caso in parola, il Tribunale rileva dapprima come l’autorità inferiore
non aveva, al momento in cui ha statuito, alcuna obbligazione di istruire
maggiormente la situazione medica della ricorrente. A tenore della nume-
rosa documentazione all’inserto (cfr. atti SEM n. 19/2, n. 25/2, n. 28/2,
n. 29/2, e n. 31/1), la quale descrive in modo concreto, dettagliato e chiaro
lo stato di salute dell’insorgente, l’autorità inferiore poteva senz’altro fon-
dare la sua convinzione e le sue conclusioni in relazione al medesimo, po-
tendo partire dall’assunto che le problematiche lamentate dall’insorgente
fossero state sufficientemente acclarate. Tale conclusione è peraltro soste-
nuta dalla circostanza che, a parte una visita (...) di decorso programmata
per il (...), per la diagnosi di (...) in trattamento conservativo con (...) e (...)
(cfr. atti SEM n. 29/2 e n. 31/1) – di cui la SEM ha tenuto debitamente conto
nella decisione avversata – non era previsto alcun appuntamento medico
futuro. Riguardo poi le ventilate eventuali problematiche di natura psichica
di cui sarebbe affetta la ricorrente, le medesime sono state segnalate sol-
tanto con il ricorso dalla rappresentante legale. Invero, come rimarcato ret-
tamente anche dall’autorità inferiore nella decisione avversata, ed al con-
trario di quanto vorrebbe far credere l’insorgente, dagli atti all’incarto non è
desumibile alcun elemento o doglianza di cui avrebbe fatto parte l’interes-
sata in corso di procedura di prima istanza, che potrebbero essere ricon-
ducibili ad un qualsivoglia disturbo psichico della medesima. Del resto, le
dichiarazioni in tal senso proposte nel ricorso, appaiono a dir poco tardive
e parrebbero per questo essere state confezionate unicamente ai fini della
causa. Invero, la ricorrente ha avuto più volte la possibilità di esprimersi in
merito al suo stato valetudinario, sia durante il colloquio Dublino, che nel
corso delle diverse consultazioni mediche, senza tuttavia mai comunicare
né al servizio infermieristico preposto nel Centro ove è alloggiata né alla
SEM, delle problematiche di natura psichica. Occorre a tal proposito inoltre
rimarcare come neppure la rappresentante legale abbia mai fatto presente
alla SEM delle eventuali doglianze in tal senso espresse dalla ricorrente
durante i loro colloqui. Ciò che avrebbe potuto essere adempiuto, anche
da ultimo nel suo scritto dell’11 marzo 2021, ove per l’ottenimento di un F4
da parte della SEM ha tuttavia unicamente rimarcato i disturbi di natura
somatica e/o psichica che si potrebbero riscontrare in donne sottoposte a
MGF, senza però segnalare di fatto alcuna problematica concreta di cui
soffrirebbe in tale contesto la richiedente. Neppure si evince dagli atti all’in-
serto che la medesima si sarebbe indirizzata per tali paventati disturbi di
natura psicologica e psichiatrica al (...) per indagare questi ultimi, come
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osservato nel ricorso dall’insorgente. Neanche dall’ultimo F2 dell’(...) sa-
rebbe deducibile alcuna segnalazione in tal senso da parte della ricorrente
o annotata dal medico curante (cfr. atto SEM n. 36/2). Non soccorrono in
tale frangente, le sentenze dello scrivente Tribunale citate nel ricorso (cfr.
sentenze F-3791/2019 del 31 luglio 2019 e D-1861/2019 del
26 aprile 2019), in quanto all’evidenza risultano essere dei casi con una
fattispecie ben diversa da quella in parola. A fronte degli elementi succitati,
non risulta neppure necessario ai fini del giudizio, attendere documenta-
zione supplementare da parte della rappresentante legale dell’insorgente,
potendo partire dal presupposto che la documentazione medica agli atti
fosse completa ed esatta, anche dal profilo delle patologie e della gravità
delle stesse, al momento dell’emanazione della decisione avversata, come
dai principi sopra esposti (cfr. consid. 5.2 e 5.3).
5.5 Nella sua impugnativa, l’insorgente sostiene inoltre che la SEM non
avrebbe appurato sufficientemente lo statuto della medesima in Germania.
In tale contesto, il Tribunale osserva in primo luogo come non possa essere
seguita l’argomentazione ricorsuale circa “una potenziale mancata com-
prensione della realtà circostante” da parte dell’insorgente, anche in rela-
zione al suo statuto ed alle reali condizioni residenziali in Germania (cfr.
ricorso, p.to III/2, pag. 4). Invero ella ha esposto nel corso del colloquio
Dublino in modo lineare e scevro da qualsiasi dubbio, il suo trascorso mi-
gratorio, il fatto che ella deterrebbe un permesso di soggiorno tedesco ed
ove ella sarebbe stata alloggiata in Germania. Peraltro, come smentito da
quanto contenuto nello stesso ricorso, la ricorrente era ben cosciente – a
differenza di quanto dichiarato nel corso del colloquio Dublino – di aver
ricevuto una decisione negativa da parte delle autorità tedesche (cfr. ri-
corso, p.to V/1, pag. 7). In secondo luogo, occorre rilevare che in specie la
SEM, dopo regolare richiesta di ripresa in carico dell’insorgente (cfr. atti
SEM da n. 22/7 a n. 24/1), ha ricevuto da parte tedesca una risposta posi-
tiva di ripresa in carico (cfr. atto SEM n. 26/3), anche se fondata sulla di-
sposizione di cui all’art. 18 par. 1 lett. d Regolamento Dublino III. Alla luce
di tali elementi, non occorreva che l’autorità inferiore intraprendesse ulte-
riori accertamenti per appurare lo statuto della medesima, ed il Tribunale
ritiene di non dover attendere ulteriore documentazione in merito da parte
della rappresentante legale dell’insorgente. Per il resto, le restanti argo-
mentazioni esposte nel ricorso, tendono in realtà ad ottenere un apprezza-
mento differente nel merito rispetto a quello di cui all’impugnata decisione
riguardo sia alla competenza della Germania nella trattazione del seguito
della procedura d’asilo della ricorrente sia all’applicazione della clausola di
sovranità, e verranno pertanto trattate dappresso (cfr. infra consid. 6.6 e
6.7.4).
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5.6 Alla luce di quanto sopra, le censure formali, destituite di ogni fonda-
mento, sono quindi da respingere.
6.
6.1 Giusta l’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi, di norma non si entra nel merito di
una domanda di asilo se il richiedente può partire alla volta di uno Stato
terzo cui compete, in virtù di un trattato internazionale, l’esecuzione della
procedura d’asilo e d’allontanamento.
6.2 Prima di applicare la precitata disposizione, la SEM esamina la com-
petenza relativa al trattamento di una domanda di asilo secondo i criteri
previsti dal Regolamento Dublino III. Se in base a questo esame è indivi-
duato un altro Stato quale responsabile, per l’esame della domanda di
asilo, la SEM pronuncia la non entrata nel merito previa accettazione,
espressa o tacita, di ripresa in carico del richiedente l’asilo da parte dello
Stato in questione (cfr. DTAF 2017 VI/5 consid. 6.2).
6.3 Ai sensi dell’art. 3 par. 1 Regolamento Dublino III, la domanda di pro-
tezione internazionale è esaminata da un solo Stato membro, ossia quello
individuato in base ai criteri enunciati al capo III (art. 7–15). La procedura
di determinazione dello Stato membro competente è avviata non appena
una domanda di protezione internazionale è presentata per la prima volta
in uno Stato membro. Nel caso di una procedura di ripresa in carico (in-
glese: take back) – come nel caso in parola – di principio non viene effet-
tuato un nuovo esame di determinazione dello Stato membro competente
secondo il capo III (cfr. DTAF 2017 VI/5 consid. 6.2 e 8.2.1; sentenza della
Corte di Giustizia dell’Unione europea [CGUE] nelle cause riunite C-582/17
e C-583/17 [Grande Sezione] del 2 aprile 2019, par. 67 e 68).
6.4 Giusta l’art. 3 par. 2 Regolamento Dublino III, qualora sia impossibile
trasferire un richiedente verso lo Stato membro inizialmente designato
come competente in quanto si hanno fondati motivi di ritenere che sussi-
stono delle carenze sistemiche nella procedura di asilo e nelle condizioni
di accoglienza dei richiedenti, che implichino il rischio di un trattamento
inumano o degradante ai sensi dell’art. 4 della Carta dei diritti fondamentali
dell’Unione europea (GU C 364/1 del 18.12.2000, di seguito: CartaUE), lo
Stato membro che ha avviato la procedura di determinazione dello Stato
membro competente prosegue l’esame dei criteri di cui al capo III per veri-
ficare se un altro Stato membro possa essere designato come competente.
6.5 Lo Stato membro competente in forza del presente regolamento è te-
nuto a riprendere in carico – in ossequio alle condizioni poste agli art. 23,
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24, 25 e 29 – un cittadino di un paese terzo o un apolide del quale è stata
respinta la domanda e che ha presentato domanda in un altro Stato mem-
bro oppure si trova nel territorio di un altro Stato membro senza un titolo di
soggiorno (art. 18 par. 1 lett. d Regolamento Dublino III).
6.6 Nel caso in narrativa, un confronto con la banca dati dell’unità centrale
del sistema europeo «EURODAC», ha permesso di appurare che la ricor-
rente ha presentato una domanda d’asilo in Germania il (...) (cfr. atti SEM
n. 6/1, n. 7/1 e n. 11/2), del quale Paese deterrebbe anche un permesso di
soggiorno scadente il (...) che l’insorgente ha depositato agli atti (cfr. atti
SEM n. 12/1 e n. 18/2). Tali riscontri, sono in seguito pure stati confermati
dall’insorgente stessa (cfr. atto SEM n. 20/3). Viste tali evenienze, il (...), la
SEM ha presentato alle autorità tedesche competenti, nei termini prescritti
all’art. 23 par. 2 Regolamento Dublino III, una domanda di ripresa in carico,
basata sull’art. 18 par. 1 lett. b del predetto Regolamento (cfr. atti SEM da
n. 22/7 a n. 24/1). Il (...), quindi entro i termini fissati all’art. 25 par. 1 Rego-
lamento Dublino III, le autorità tedesche preposte hanno espressamente
accettato la succitata domanda di ripresa in carico (cfr. atto SEM n. 26/3).
La competenza della Germania è quindi di principio data.
In relazione alla censura mossa dall’insorgente nel gravame, attinente la
mancanza di certezze circa il suo statuto, oltre a quanto già sopra eviden-
ziato (cfr. supra consid. 5.5), occorre rilevare che nell’ambito di una do-
manda di ripresa in carico, l’eventualità secondo la quale la domanda
d’asilo sia effettivamente stata respinta in Germania, non mette in dubbio
la competenza delle autorità di tale Paese per l’eventuale esecuzione del
trasferimento dell’interessata, rispettivamente per un eventuale regola-
mento delle condizioni di soggiorno, se un rinvio non fosse eseguibile nel
suo Paese d’origine (cfr. sentenza del Tribunale D-5996/2019 del
21 novembre 2019 e riferimento ivi citato). Tale censura risulta pertanto es-
sere infondata o comunque ininfluente per la determinazione dello Stato
membro competente.
6.7
6.7.1 Per quanto attiene la Germania, detto Paese è legato alla CartaUE e
firmataria, della CEDU, della Convenzione del 10 dicembre 1984 contro la
tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti (Conv.
tortura, RS 0.105), della Convenzione del 28 luglio 1951 sullo statuto dei
rifugiati (Conv. rifugiati, RS 0.142.30), oltre che del relativo Protocollo ag-
giuntivo del 31 gennaio 1967 (RS 0.142.301) e ne applica, a tale titolo, le
disposizioni. Pertanto, il rispetto della sicurezza dei richiedenti l’asilo, in
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particolare il diritto alla trattazione della propria domanda secondo una pro-
cedura giusta ed equa ed una protezione conforme al diritto internazionale
ed europeo, è presunto da parte dello Stato in questione (cfr. direttiva
2013/32/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013
recante procedure comuni ai fini del riconoscimento e della revoca dello
status di protezione internazionale [di seguito: direttiva procedura]; direttiva
2013/33/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013
recante norme relative all’accoglienza dei richiedenti protezione internazio-
nale [di seguito: direttiva accoglienza]).
6.7.2 Tale presunzione non è tuttavia assoluta e può essere confutata in
presenza di violazioni sistemiche delle garanzie minime previste
dall’Unione europea o dal diritto internazionale (cfr. DTAF 2011/9 consid. 6;
sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo [di seguito: CorteEDU]
M.S.S. contro Belgio e Grecia del 21 gennaio 2011, 30696/09) o di indizi
seri che, nel caso concreto, le autorità di tale Stato non rispetterebbero il
diritto internazionale (cfr. DTAF 2010/45 consid. 7.4 e 7.5).
6.7.3 All’occorrenza, e come da giurisprudenza costante dello scrivente
Tribunale (cfr. tra le tante le sentenze del Tribunale F-973/2021
dell’11 marzo 2021 consid. 4.2, D-796/2021 del 24 febbraio 2021 e
F-142/2021 del 18 gennaio 2021 consid. 5.1), non vi sono innanzitutto fon-
dati motivi per ritenere che sussistano carenze sistemiche nella procedura
di asilo e nelle condizioni di accoglienza dei richiedenti in Germania, che
implichino il rischio di un trattamento inumano o degradante ai sensi
dell’art. 4 CartaUE (cfr. art. 3 par. 2 2a frase Regolamento Dublino III). Ciò
che peraltro, neppure è posto in discussione nel suo principio dall’insor-
gente.
6.7.4
6.7.4.1 Tuttavia, la ricorrente esplicitamente chiede l’applicazione della
clausola di sovranità ex art. 17 par. 1 Regolamento Dublino III, rispettiva-
mente implicitamente – ciò che concretizzerebbe un’entrata nel merito
della domanda d’asilo della ricorrente in Svizzera – dell’art. 29a cpv. 3
dell’ordinanza 1 sull’asilo relativa a questioni procedurali (OAsi 1,
RS 142.311) Tale norma concretizza in diritto interno svizzero la clausola
di sovranità di cui all’art. 17 par. 1 del precitato Regolamento e dispone
che, se “motivi umanitari” lo giustificano, la SEM può entrare nel merito
della domanda anche qualora giusta il Regolamento Dublino III un altro
Stato sarebbe competente per il trattamento della domanda. La SEM,
nell’applicazione dell’art. 29a cpv. 3 OAsi 1 dispone di potere di apprezza-
mento (cfr. DTAF 2015/9 consid. 7 seg.). Al contrario, se il trasferimento del
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richiedente nel paese di destinazione contravviene ad una norma impera-
tiva del diritto internazionale, tra cui quelle della CEDU, l’autorità inferiore
è obbligata ad applicare la clausola di sovranità e ad entrare nel merito
della domanda d’asilo ed il Tribunale dispone di potere di controllo al ri-
guardo (cfr. DTAF 2015/9 consid. 8.2.1).
6.7.4.2 All’occorrenza, i timori espressi dall’insorgente nel ricorso di essere
rinviata in Somalia, ove la sua vita e/o la sua integrità fisica potrebbero
essere messe in pericolo in violazione dell’art. 3 CEDU, risultano essere
delle mere allegazioni di parte, non supportate dal benché minimo ele-
mento concreto. Al contrario, appare dalle stesse dichiarazioni dell’insor-
gente, come pure dalla documentazione presentata, che ella benefici, mal-
grado il respingimento della sua domanda d’asilo, di un permesso di sog-
giorno in Germania, che le sarebbe stato sempre rinnovato ogni sei mesi
(cfr. atto SEM n. 20/3), ciò che quindi escluderebbe di fatto nel suo caso
una volontà delle autorità tedesche di rinviarla in Somalia. Non vi sono del
resto elementi atti a ritenere che il predetto Stato membro verrebbe meno
ai suoi obblighi internazionali rinviandola in Somalia o in un altro Paese
dove la sua vita, integrità corporale o libertà sarebbero seriamente minac-
ciate in violazione dell’art. 3 CEDU o dell’art. 3 LAsi, o da dove rischierebbe
di essere respinta in un tale Paese, né tantomeno l’esistenza di contrav-
venzione della direttiva procedura. Inoltre, apparterrà alla ricorrente, se ri-
tenuto opportuno, una volta rientrata in Germania, sollevare gli eventuali
ostacoli all’esecuzione del suo allontanamento dinnanzi alle autorità tede-
sche preposte, valendosi delle opportune vie di diritto. Per completezza,
occorre infine rimarcare come, la sola evenienza di una decisione definitiva
circa la domanda d’asilo e l’allontanamento nel Paese d’origine, non è, di
per sé sola, costitutiva di una violazione del principio del divieto di non-
respingimento (cfr. nello stesso senso le sentenze F-973/2021 consid. 4.2
e F-142/2021 consid. 5.2). Al contrario, il meccanismo previsto dal Rego-
lamento Dublino, che prevede la trattazione di una domanda d’asilo da
parte di un solo Stato membro, risulta essere pensato proprio per evitare
la presentazione di domande d’asilo multiple in più Stati membri (cfr.
DTAF 2017 VI/5 consid. 8.5.3.3).
6.7.4.3 D’altro canto, la ricorrente, neppure ha fornito elementi concreti atti
a comprovare che le sue condizioni di vita o la sua situazione personale
sarebbero tali da contravvenire all’art. 4 CartaUE, all’art. 3 CEDU o
all’art. 3 Conv. tortura in caso di esecuzione del suo trasferimento in
Germania, né che ivi i suoi bisogni esistenziali minimi non verrebbero sod-
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disfatti in violazione della direttiva accoglienza, come peraltro già adem-
piuto in passato dalle autorità tedesche, secondo le stesse dichiarazioni
esposte dall’insorgente (cfr. atto SEM n. 20/3).
6.7.4.4 Riguardo il respingimento forzato di persone che soffrono di
problemi medici la CorteEDU ha statuito che lo stesso non è suscettibile di
costituire una violazione dell’art. 3 CEDU, a meno che la malattia
dell’interessato non si trovi ad uno stadio avanzato e terminale, al punto
che la sua morte appaia come una prospettiva prossima (cfr. sentenza
della CorteEDU N. contro Regno Unito del 27 maggio 2008, 26565/05;
DTAF 2011/9 consid. 7.1). A tal proposito, la CorteEDU ha successiva-
mente precisato in una sua sentenza, che una violazione dell’art. 3 CEDU
può però anche sussistere qualora vi siano dei seri motivi di ritenere che la
persona, in assenza di trattamenti medici adeguati nello Stato di destina-
zione, sarà confrontata ad un reale rischio di un grave, rapido ed irreversi-
bile peggioramento delle condizioni di salute comportante delle intense sof-
ferenze o una significativa riduzione della speranza di vita (cfr. sentenza
della CorteEDU Paposhvili contro Belgio del 13 dicembre 2016, 41738/10,
§181 segg.).
Ora, nella fattispecie, la situazione dell’insorgente dal profilo della salute si
presenta come segue. Alla stessa sono stati diagnosticati uno stato dopo
tubercolosi linfonodale (...) trattata nel (...) e guarita, per la quale non vi
sono segni clinici e radiologici di recidiva (cfr. atto SEM n. 19/2), come pure
uno stato da tonsillectomia (circa [...], cfr. atto SEM n. 28/2). Ella soffre di
un’anemia ferripriva con prescrizione di (...) per tre mesi (cfr. atto SEM
n. 25/2); di (...) (atti SEM n. 19/2, n. 25/1); di uno stato da MGF di tipo (...)
all’età di (...) anni con un consiglio di un controllo ginecologico fra tre mesi
e la valutazione da parte del centro d’asilo competente della fattibilità per
la richiedente di sottoporsi ad una (...) (cfr. atto SEM n. 28/2); nonché di un
(...), per il quale è stato prescritto alla ricorrente un trattamento conserva-
tivo con prescrizione di (...) e (...) (cfr. atto SEM n. 29/2). Infine, dal F2
dell’(...), si desume come sia stata diagnostica alla ricorrente una lieve an-
gina faringea senza tumefazione, con la prescrizione di (...), (...) e (...) per
cinque giorni (cfr. atto SEM n. 36/2), problematica che parrebbe nel frat-
tempo essersi completamente risolta, non essendoci alcun accenno in me-
rito da parte dell’insorgente nel ricorso. A fronte di tali risultanze, la situa-
zione valetudinaria dell’insorgente, per quanto non si intenda in alcun modo
minimizzarla in questa sede, non rientra manifestamente nelle casistiche
di cui alla giurisprudenza topica della CorteEDU in materia, già summen-
zionata. Inoltre, occorre rilevare in tale contesto, come risulti noto che la
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Germania disponga di una sufficiente infrastruttura medica, alla quale l’in-
sorgente potrà senz’altro indirizzarsi per l’eventuale prosecuzione delle
cure e dei trattamenti prescritti in Svizzera. In tale contesto va ulteriormente
rammentato come, lo Stato di destinazione, in quanto firmatario della diret-
tiva accoglienza, deve provvedere affinché i richiedenti ricevano la neces-
saria assistenza sanitaria comprendente quanto meno le prestazioni di
pronto soccorso e il trattamento essenziale di malattie e di gravi disturbi
mentali e fornire la necessaria assistenza medica o di altro tipo, ai richie-
denti con esigenze di accoglienze particolari, comprese, se necessarie, ap-
propriate misure di assistenza psichica (art. 19 par. 1 e 2 direttiva acco-
glienza).
6.7.4.5 Alla luce di quanto sopra, non traspaiono pertanto neppure ele-
menti per ritenere che l’autorità inferiore abbia esercitato in maniera arbi-
traria il suo potere di apprezzamento (cfr. DTAF 2015/9 consid. 7 seg.).
Non vi è quindi alcun motivo di applicare la clausola discrezionale di cui
all’art. 17 par. 1 (clausola di sovranità) Regolamento Dublino III. Di conse-
guenza, in mancanza dell’applicazione di tale disposizione da parte della
Svizzera, la Germania è competente per la ripresa in carico dell’insorgente
in ossequio alle condizioni poste nel Regolamento Dublino III.
7.
Ne discende che è quindi a giusto titolo che la SEM non è entrata nel merito
della domanda d’asilo della ricorrente, in applicazione dell’art. 31a cpv. 1
lett. b LAsi ed ha pronunciato il suo trasferimento verso la Germania con-
formemente all’art. 44 LAsi, posto che la ricorrente non possiede un’auto-
rizzazione di soggiorno in Svizzera (cfr. art. 32 lett. a OAsi 1). Pertanto, il
ricorso deve essere respinto e la decisione dell’autorità inferiore, che rifiuta
l’entrata nel merito della domanda di asilo e pronuncia il trasferimento della
ricorrente dalla Svizzera verso la Germania, confermata.
8.
Avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, le domande di conces-
sione dell’effetto sospensivo al medesimo, così come di sospensione
dell’esecuzione dell’allontanamento quale misura supercautelare, risultano
essere senza oggetto.
9.
Per il medesimo motivo esposto al considerando precedente, anche la do-
manda della ricorrente tendente all’esenzione dal versamento di un anti-
cipo sulle spese processuali, è senza oggetto.
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Infine, visto l’esito della procedura, le spese processuali, che seguono la
soccombenza, sarebbero da porre a carico della ricorrente (art. 63 cpv. 1
e 5 PA nonché art. 3 lett. b del regolamento sulle tasse e sulle spese ripe-
tibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 feb-
braio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]). Tuttavia, non essendo state le con-
clusioni ricorsuali d’acchito sprovviste di possibilità di esito favorevole e
potendo partire dal presupposto che l’insorgente sia indigente, v’è luogo di
accogliere la domanda di assistenza giudiziaria nel senso della dispensa
dal pagamento delle spese di giustizia (art. 65 cpv. 1 PA).
11.
La presente decisione non concerne una persona contro la quale è pen-
dente una domanda d’estradizione presentata dallo Stato che ha abban-
donato in cerca di protezione, e pertanto non può essere impugnata con
ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale (art. 83 lett. d cifra
1 LTF). La pronuncia è quindi definitiva.
(dispositivo alla pagina seguente)
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