Decision ID: cfcdacc9-540d-51e1-923a-604474f4d98e
Year: 2014
Language: it
Court: TI_TCA
Chamber: TI_TCA_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: public_law

ritenuto,
in fatto
A. a. RI 1 e la comunione ereditaria _ sono comproprietarie in ragione di 1⁄2 ciascuna del mappale _ a, sezione di, sul quale sorge uno stabile di due piani. Il piano terreno è occupato da una farmacia mentre che i locali situati al primo piano ospitano uno studio di architettura e un'abitazione privata locata a terzi.
b. Il 31 ottobre 2013 il municipio di ha notificato a RI 1 la tassa d'uso acqua potabile per l'anno 2013, relativa alla particella in questione, per un importo di complessivi fr. 904.05 (IVA compresa), così suddivisi:
Tassa base economie domestiche fino 55 mq fr. 72.-;
Tassa base negozi/uffici/artigiani fino 100 mq fr. 270.-;
Tassa base negozi/uffici/artigiani fino 300 mq fr. 540.-;
IVA 2.5% su fr. 882.- fr. 22.05.
B. a. Con reclamo del 14 novembre 2013, RI 1 ha chiesto di essere tassata in base al consumo effettivo vista la presenza di contatori che forniscono dati precisi in proposito e non in funzione delle superficie commerciali e abitative e dei consumi forfettari inclusi nelle tasse base previste dal legislatore comunale.
b. Con determinazione 21 novembre 2013 l'esecutivo comunale ha respinto il gravame, rilevando che la tassa in questione era corretta in quanto conforme alla legislazione comunale vigente in materia. Esso ha poi puntualizzato i motivi che avevano indotto il comune ad adottare un finanziamento del servizio di approvvigionamento idrico prevedendo una tassa base comprensiva di forfait di consumo relativamente alti.
C.
Avverso la predetta decisione RI 1 si è aggravata davanti al Consiglio di Stato, chiedendo l'annullamento del tributo litigioso in quanto basato su un sistema impositivo incostituzionale che prevede un consumo forfettario (CF) spropositato per le attività commerciali e pressoché irrisorio per le economie domestiche. A mente sua, ai fini dell'imposizione, dovrebbe infatti essere determinante il consumo effettivo (CE) risultante dai contatori già presenti e funzionanti sul territorio comunale.
D.
Con risoluzione 28 maggio 2014 il Governo ha parzialmente accolto l'impugnativa, riducendo la querelata tassa a fr. 753.40 (IVA compresa). Riassunti i fatti salienti e illustrato il quadro normativo applicabile, l'Esecutivo cantonale ha innanzitutto rilevato
che la regolamentazione comunale vigente in materia di tasse d'uso dell'acqua potabile disattende i principi della parità di trattamento e dell'equivalenza. Secondariamente ha considerato la querelata tassazione sproporzionata alla luce di un consumo forfettario irrealistico e ha quindi ritenuto giustificato applicare al caso di specie gli importi minimi delle tasse base previsti dall'ordinamento comunale per le singole categorie di utenti interessate.
E. Contro il predetto giudizio governativo, RI 1 insorge ora davanti al Tribunale cantonale amministrativo, chiedendone l'annullamento. Sostiene che anche l'importo fissato dal Consiglio di Stato non può essere accettato in quanto frutto dell'applicazione di una norma comunale di cui è stata evidenziata l'incostituzionalità.
F.
Chiamato ad esprimersi, il Governo si è riconfermato nella sua decisione, senza formulare alcuna osservazione. Il municipio del comune del ha sollecitato la reiezione del gravame e la conferma della decisione governativa, con argomentazioni che saranno riprese, per quanto necessario, nei considerandi seguenti.
Considerato,

in diritto
1.
La competenza del Tribunale cantonale amministrativo è data dall'art. 40 della legge sulla municipalizzazione dei servizi pubblici del 12 novembre 1907 (LMSP; RL 2.1.3.1.) e dall'art. 208 cpv. 1 della legge organica comunale del 10 marzo 1987 (LOC; RL 2.1.1.2).
La legittimazione attiva della ricorrente, destinataria del provvedimento impugnato, è certa (
art. 65 cpv. 1
legge sulla procedura amministrativa del 24 settembre 2013; LPAmm;
RL 3.3.1.1). Il gravame, tempestivo (art. 68 cpv. 1 LPAmm), è dunque ricevibile in ordine e può essere deciso sulla base degli atti (art. 25 cpv. 1 LPAmm). A eventuali carenze istruttorie potrà semmai essere posto rimedio rinviando gli atti all'istanza inferiore
affinché, esperiti gli accertamenti mancanti, si pronunci nuovamente
(art. 86 cpv. 2 LPAmm).
2.
2.1. A il servizio di distribuzione d'acqua potabile è retto dal regolamento per il servizio di approvvigionamento idrico (di seguito: RSAI), adottato dal consiglio comunale il 20 dicembre 2010 e approvato dalla Sezione degli enti locali il 23 marzo 2011 e, successivamente (limitatamente alle modifiche degli art. 68 e 69), il 18 settembre 2013. Giusta l'art. 1 RSAI il comune istituisce e gestisce, con diritto di privativa entro i confini giurisdizionali comunali, il servizio di approvvigionamento idrico; in casi eccezionali la privativa può essere delegata a terzi. Secondo l'art. 52 RSAI il quantitativo di acqua erogato è misurato con il contatore messo a disposizione dal comune, che ne assicura la lettura periodica; l'abbonato può essere invitato a leggere il contatore e a comunicarne i relativi dati al municipio. L'art. 58 RSAI afferma il principio dell'autonomia finanziaria di tale servizio e prevede, per il suo perseguimento, l'imposizione di tasse di allacciamento, tasse di utilizzazione, fatturazione di forniture speciali, sussidi ufficiali, altre partecipazioni di terzi e contributi di miglioria. La medesima disposizione puntualizza che le tasse di allacciamento e di utilizzazione devono coprire le spese di esercizio e di manutenzione, gli interessi passivi e gli ammortamenti. Giusta l'art. 59 RSAI il tariffario è determinato dal municipio tramite ordinanza nel rispetto dei criteri fissati nel RSAI.
2.2. Per quanto qui maggiormente interessa, l'art. 68 RSAI precisa che la fornitura d'acqua è soggetta al pagamento di una tassa base (TB) comprensiva di un forfait di consumo e di una tassa sul consumo eccedente il forfait. La medesima disposizione puntualizza altresì che la TB è dovuta in ogni caso, indipendentemente dal consumo effettivo. Da ultimo, tale norma fissa i limiti minimi e massimi della TB e del relativo consumo forfettario (CF) diversificandoli in base a varie categorie individuate a seconda del genere di utilizzazione degli spazi e, in taluni casi, anche dell'estensione delle superfici occupate. Per quanto qui maggiormente interessa essa prevede le seguenti scale tariffarie:
- una TB da un minimo di fr. 60.- ad un massimo di fr. 160.- con un CF da un minimo di 25 metri cubi ad un massimo di 75 metri cubi per le "
residenze primarie e secondarie con superficie abitativa fino a 55 metri quadrati
";
- una TB da un minimo di fr. 225.- ad un massimo di fr. 525.- con un CF da un minimo di 120 metri cubi ad un massimo di 240 metri cubi per le "
ditte piccole con superficie abitativa fino a 100 metri quadrati
";
- una TB da un minimo di fr. 450.- ad un massimo di fr. 1'100.- con un CF minimo di 240 ad un massimo di 480 metri cubi per le "
ditte piccole con superficie abitativa fino a 100 metri quadrati
";
- una tassa unica (TU) da un minimo di fr. 0.40 ad un massimo di fr. 2.50 per ogni metro cubo consumato eccedente il forfait (CEF).
Il municipio del comune del, fondandosi su detto articolo, ha emesso tramite ordinanza, regolarmente
pubblicata agli albi comunali
ed entrata immediatamente in vigore, il tariffario delle "tasse d'utenza per uso acqua potabile". Per le precitate categorie, che riguardano la proprietà della ricorrente, esso ha segnatamente fissato:
- una TB di fr. 70.- con un CF di 30 metri cubi ("
residenze primarie e secondarie con superficie abitativa fino a 55 metri quadrati
");
- una TB di fr. 270.- con un CF di 135 metri cubi ("
ditte piccole con superficie abitativa fino a 100 metri quadrati
");
- una TB di fr. 540.- con un CF di 290 metri cubi ("
ditte piccole con superficie abitativa fino a 300 metri quadrati
");
- una TU di fr. 0.80 per ogni metro cubo CEF.
La fattura all'origine della presente vertenza è stata emessa sulla base di questa ordinanza.
2.3. Come ricordato anche dal Consiglio di Stato, la tassa acqua potabile è una tassa d'uso. Essa costituisce un compenso particolare imposto al privato per una prestazione della pubblica amministrazione o per un servizio pubblico (DTF
111 Ia 326 = RDAT 1986 n. 38 consid. 7). In materia di acqua potabile, tale tassa comprende di norma un importo di base (o
d'abbonamento) indipendente dall'utilizzo del servizio, il quale serve principalmente a
coprire integralmente i costi di esercizio e di manutenzione degli impianti, oltre che l'eventuale creazione di riserve,
e un importo calcolato in funzione del consumo effettivo (
cfr. STF 2C.656/2008 del 29 maggio 2009, consid.
3.4. e 2P.266/2003 del 5 marzo 2004, consid. 3.2.;
Peter Karlen
, Die Erhebung von Abwasserabgaben aus rechtlicher Sicht, in: URP 1999, pag. 539 segg., in particolare pag. 556)
.
Oltre al principio della copertura dei costi, la cui violazione non è addotta in concreto, la tassa per il servizio di fornitura dell'acqua potabile deve ugualmente ossequiare il principio dell'equivalenza, che concretizza quelli della parità di trattamento e del divieto dell'arbitrio (art. 8 e 9 della Costituzione federale della Confederazione Svizzera del 18 aprile 1999; Cost.; RS 101). Secondo detto principio, l'ammontare della singola tassa deve rimanere in un rapporto adeguato con la prestazione dell'ente pubblico: la tassa non deve trovarsi in evidente sproporzione con il valore oggettivo della prestazione e deve contenersi entro limiti ragionevoli. Il valore della prestazione si determina in base alla sua utilità per il contribuente oppure in base al suo costo per rispetto all'insieme delle spese sostenute per l'attività amministrativa in questione, ciò che non esclude un certo schematismo né la facoltà di ricorrere a delle medie fondate sull'esperienza. Le tasse devono tuttavia essere allestite in base a criteri obiettivamente sostenibili e non devono operare distinzioni sfornite di motivi ragionevoli. Affinché il principio dell'equivalenza possa essere considerato ossequiato basta quindi che la tassa, calcolata secondo criteri schematici, appaia come ragionevolmente proporzionata alla prestazione: il principio dell'equivalenza è violato solo in caso di sproporzione manifesta (STA
52.2005.273
del 19 ottobre 2005 consid. 2.2 e rinvii ivi citati).
3.
3.1. Nel caso di specie l
'allacciamento alla rete di distribuzione dell'acqua dell'edificio sito al mappale _ di, sezione di, è incontestato; così come lo è il fatto che la destinazione assegnata ai locali ivi presenti (economia domestica, farmacia e studio d'architettura) e le attività (residenziale e commerciale) ivi svolte siano tali da esigere che nei medesimi sia necessario usufruire d'acqua potabile per uso domestico e/o igienico. L'assoggettamento alla contestata tassa per ciascuna parte dello stabile allacciato appare pertanto pacifica.
3.2. C
ome rettamente ritenuto dal Governo nel giudizio avversato, il sistema impositivo vigente nel comune di per quanto attiene all'uso dell'acqua potabile è contrario ai principi della parità di trattamento e dell'equivalenza nella misura in cui prevede l'applicazione di una TB con dei CF relativamente alti.
In primo luogo perché i proprietari di residenze secondarie sono chiamati proporzionalmente a pagare di più rispetto a quelli di residenze primarie, pur facendo capo in misura minore al servizio pubblico. Secondariamente perché, pur esistendo dei contatori, l'utenza non è tassata in base al consumo effettivo, ma principalmente in funzione del genere di utilizzazione degli spazi, secondo delle distinzioni inappropriate e troppo generiche (abitazione/ditta) che fanno completamente astrazione dal tipo di attività svolta e dalla propensione, più o meno marcata a seconda dei casi, al consumo di acqua potabile. In terzo luogo perché sono stati presi in considerazione dei CF, ipotetici e non fondati su elementi oggettivi, del tutto irrealistici. Il legislatore comunale dovrà quindi sanare la lesione dei principi costituzionali testé citati tramite una modifica dell'art. 68 RSAI (e della relativa ordinanza), che preveda una maggiore differenziazione della tassa per il servizio di fornitura dell'acqua potabile attraverso l'introduzione di criteri di imposizione che tengano conto dei vari fattori che concorrono a definire la partecipazione di ogni utente al finanziamento del servizio in questione senza generare alcuna discriminazione di sorta tra le varie categorie d'utenza, in modo tale da assicurare un onere contributivo equivalente.
In considerazione del fatto che la ricorrente è stata tassata in base al sistema d'imposizione in questione (per un CF complessivo di ben 455 mc che corrisponde ad addirittura più del triplo del CE complessivo di ca. 140 mc relativo al 2012), la decisione del Governo di annullare il tributo litigioso, sproporzionato e foriero di disparità di trattamento, non presta dunque il fianco a critica alcuna.
3.3. Ferme queste premesse, visto che l'insorgente ha comunque pienamente usufruito nel 2013 del servizio comunale di approvvigionamento idrico, l'esecutivo cantonale ha giustamente ritenuto di imporle il pagamento di un tributo, che esso ha provveduto a determinare attraverso l'applicazione di criteri sommari e transitori, volti unicamente alla liquidazione della litispendenza e
senza con ciò vincolare, o anche solo influenzare, in alcun modo le scelte che il legislativo del comune del sarà chiamato ad adottare ai fini dell'irrinunciabile adeguamento
dell'art. 68 RSAI all'art. 8 Cost. È infatti incontestabile il diritto del comune di percepire una tassa d'uso acqua potabile per la particella _ per tale anno (cfr. in questo senso consid. 2). A questo proposito non può dunque essere dato alcun seguito alla richiesta della ricorrente di sottrarsi ora alla corresponsione di una qualsivoglia tassa base, adducendo che sarebbe comunque fondata su una normativa comunale lesiva dei principi generali che reggono la materia. Ciò non toglie tuttavia che l'importo di fr. 735.- (IVA esclusa) stabilito nella decisione impugnata - e corrispondente alla somma delle TB minime previste dal RSAI per le varie categorie d'utenza in cui sono incluse le singole parti dell'edificio della ricorrente - appare di tutta evidenza ancora manifestamente sproporzionato rispetto al valore oggettivo della prestazione offerta dall'ente pubblico, visto che include un CF complessivo di 385 mc corrispondente a quasi il triplo del CE totale (ca. 140 mc) misurato nel 2012. Per questo motivo il Tribunale ritiene giustificato dedurre dal precitato ammontare fr. 308.- (corrispondenti a 385 mc x fr. 0.80 mc come stabilito dall'ordinanza) e fissare la TB per l'intero edificio a fr. 427.-. Certo, è vero che così facendo ci si trova comunque confrontati con una TB di soli fr. 40.- per l'appartamento, a fronte di una TB per lo studio di architettura e per la farmacia di fr. 129.-, rispettivamente fr. 258.-. Il che è chiaramente contrario a qualsiasi logica, in quanto, se per la determinazione della TB si vuole tenere conto della destinazione attribuita ai locali allacciati, allora si dovrebbe considerare che un appartamento utilizzato quale abitazione primaria, seppur di modeste dimensioni, è senz'altro suscettibile di sollecitare in misura maggiore rispetto ad una farmacia o ad uno studio d'architettura l'uso della rete di distribuzione dell'acqua potabile. Per porre
rimedio a questa situazione e al solo fine di evadere la presente vertenza, in attesa che il legislatore comunale provveda a modificare la normativa concernente il calcolo delle tasse d'uso
dell'acqua potabile, questa Corte ritiene di dover ripartire in parti uguali il suddetto importo di fr. 427.- tra le tre unità abitativa e
commerciali che hanno sede all'interno dell'edificio di cui al mappale _ di, sezione di, ciò che dà luogo ad una TB di fr. 142.35 per ciascuna di esse. Ora, è vero che si tratta a sua volta di una soluzione non del tutto soddisfacente in quanto
estremamente schematica: essa ha però il pregio, nell'attuale stato di cose, di essere semplice, nonché fondata su dati oggettivi e im-mediatamente disponibili, ritenuto naturalmente che sarà poi compito del comune di elaborare in proposito una base normativa suscettibile di garantire un miglior rispetto dei principi generali del diritto amministrativo che governano il settore giuridico in parola.
Alle singole TB dovrà poi essere aggiunta la tassa sul CE relativo al 2013, desumibile dal contatore di cui è dotato lo stabile in questione. L'importo che ne risulterà terrà debitamente conto del consumo effettivo di acqua e, quindi, si rivelerà ossequioso del principio dell'equivalenza. Visto però che dalle tavole processuali non emerge alcun dato relativo al CE per il 2013, si giustifica di rinviare gli atti direttamente al municipio affinché, dopo aver proceduto a tale accertamento, emetta una nuova tassazione sulla scorta delle considerazioni che precedono.
Il fatto che, come sollevato nel gravame, la ricorrente si troverebbe comunque svantaggiata rispetto ai proprietari di altre economie domestiche (ma anche, giova qui comunque ricordarle, avvantaggiata rispetto a quelli delle residenze secondarie) già definitivamente tassati nel 2013 in conformità a quanto stabilito dal RSAI e dalla relativa ordinanza è irrilevante ai fini del presente giudizio. L'interesse all'attuazione del diritto oggettivo appare infatti senz'altro prevalente rispetto al diritto di qualsivoglia singolo privato a non vedersi tassato per un servizio di cui questi ha comunque usufruito.
4.
4.1. Stante quanto precede, il ricorso deve essere parzialmente accolto ed il giudizio avversato annullato, al pari della decisione municipale 21 novembre 2013. Gli atti sono retrocessi al municipio
affinché proceda a ricalcolare la querelata tassa tenendo conto di
quanto esposto ai considerandi che precedono.
4.2. La tassa di giustizia e le spese sono poste a carico dell'insorgente in
ragione di 1/5 e del comune,
che è intervenuto in causa a difesa dei propri interessi finanziari, in ragione di 4/5
, proporzionalmente al rispettivo grado di soccombenza (
art. 47 LPamm
).