Decision ID: 8f8b466e-c33e-5d35-9283-01d8fddce735
Year: 2022
Language: it
Court: CH_BVGE
Chamber: CH_BVGE_001
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: 

Fatti:
A.
L’interessato, cittadino srilankese, di etnia tamil, con ultimo domicilio a
B._ (nell’omonimo distretto, sito nella Provincia C._ dello Sri
Lanka), secondo le sue dichiarazioni avrebbe lasciato il suo Paese d’ori-
gine il (...), illegalmente e via mare, in direzione della D._. In se-
guito, attraversando altri Paesi a lui sconosciuti, sarebbe giunto in Sviz-
zera, presentandovi una domanda d’asilo il (...) ottobre 2016 (cfr. atti della
Segreteria di Stato della migrazione [di seguito: SEM] A1/2 e A4/12). Il
(...) ottobre 2016 il richiedente l’asilo ha sostenuto un’audizione sulle ge-
neralità (cfr. atto A4/12; di seguito: verbale 1), allorché invece il (...) gen-
naio 2018 (cfr. atto A11/22; di seguito: verbale 2) rispettivamente il (...) set-
tembre 2020 (cfr. atto A17/15; di seguito: verbale 3) – in un’audizione com-
plementare – il medesimo è stato questionato segnatamente in merito ai
suoi motivi d’asilo.
In sunto e per quanto qui di rilievo, il richiedente ha motivato la sua do-
manda d’asilo, riferendo come nell’ambito della sua professione di (...), di
cui ne era (...) la sua famiglia, avrebbe (...) anche delle persone. Nel con-
testo di tale attività, dal (...) al (...), gli sarebbe capitato anche di (...) delle
persone appartenenti alle LTTE (acronimo in inglese per: “Liberation Tigers
of Tamil Eelam”) o loro famigliari, che però lui non avrebbe conosciuto.
Nell’(...) sarebbe stato arrestato, detenuto, interrogato e torturato svariati
giorni da parte di membri del TID (acronimo in inglese per: “Terrorism In-
vestigation Division”), che lo avrebbero accusato di (...) membri delle LTTE
e lo avrebbero questionato circa i (...) da lui (...). Nel corso di uno sposta-
mento per identificare alcune persone, egli sarebbe riuscito a darsi alla
fuga, ed il (...) sarebbe espatriato verso l’E._, via aerea, munito del
suo passaporto e di un visto. In tale Paese avrebbe soggiornato sino
all’(...), allorché segnatamente dopo il cambiamento di governo, avrebbe
deciso di rientrare in patria, legalmente, munito delle autorizzazioni neces-
sarie per rientrare. Fino all’(...) o al (...) non sarebbe incorso in alcuna pro-
blematica, continuando ad esercitare la sua professione di (...), quando dei
membri del TID lo avrebbero nuovamente ricercato. Temendo per la sua
incolumità sarebbe quindi espatriato definitamente dallo Sri Lanka. Le vi-
site degli affiliati del TID presso il suo domicilio e quello dei famigliari sa-
rebbero tuttavia proseguite per un po’ dopo il suo espatrio, cessando del
tutto soltanto nel corso del (...). In Svizzera, nell’alloggio in cui soggiorna,
sarebbe stato coinvolto in un fatto di sangue. Un (...) avrebbe difatti tentato
di aggredirlo con (...) e la (...), intervenuta sul luogo avrebbe (...), (...). Egli
ha asserito di temere degli atti vendicativi da parte dei famigliari del (...),
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sia in patria che in Svizzera, essendo peraltro che alcuni di essi si sareb-
bero già recati al suo domicilio in Sri Lanka ed avrebbero minacciato la
moglie.
A supporto dei suoi asserti, l’interessato ha prodotto in copia la seguente
documentazione: la sua licenza di condurre, il suo certificato di nascita
come pure i certificati di nascita della moglie e dei due figli, il suo certificato
di matrimonio (nonché le traduzioni in inglese di questi ultimi documenti),
due articoli di giornale inerenti fatti svoltisi in Svizzera rispettivamente da-
tati (...) e (...) (cfr. atto A12) e copia del “police clearance certificate” del
(...) in lingua inglese (cfr. verbale 1, p.to 4.04, pag. 6 seg.; verbale 2, D37,
pag. 6, documento presente nel dossier N [...]). Altresì, ha depositato agli
atti un documento intitolato “Sri Lankan tamils registrations particulars” del
(...) in lingua inglese (cfr. verbale 2, D35 e D38, pag. 6; documento pre-
sente nel dossier N [...]).
B.
Con decisione del 28 ottobre 2020, la SEM non ha riconosciuto la qualità
di rifugiato al richiedente ed ha respinto la sua domanda d’asilo, pronun-
ciando parimenti il suo allontanamento dalla Svizzera e l’esecuzione del
precitato provvedimento, siccome ammissibile, ragionevolmente esigibile
e possibile.
C.
Per il tramite del ricorso del 27 novembre 2020 (cfr. risultanze processuali),
interposto al Tribunale amministrativo federale (di seguito: il Tribunale), l’in-
sorgente ha avversato la summenzionata decisione. Egli ha concluso chie-
dendo l’annullamento di quest’ultima ed a titolo principale che gli venga
concesso l’asilo in Svizzera. A titolo eventuale ha postulato la concessione
dell’ammissione provvisoria per inammissibilità ed inesigibilità dell’esecu-
zione dell’allontanamento. Contestualmente, il ricorrente ha presentato
istanza di assistenza giudiziaria, nel senso dell’esenzione dal versamento
delle spese processuali e del relativo anticipo.
D.
Il 30 novembre 2020, il Tribunale ha accusato ricezione del suddetto ri-
corso (cfr. risultanze processuali).
E.
Con decisione incidentale del 7 dicembre 2021, il Tribunale ha autorizzato
l’insorgente a soggiornare in Svizzera fino a conclusione della procedura,
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ha respinto la sua domanda di assistenza giudiziaria e lo ha invitato a ver-
sare, entro il 22 dicembre 2021, un anticipo di CHF 750.– a copertura delle
presumibili spese processuali.
Anticipo spese che è stato corrisposto tempestivamente dall’interessato il
21 dicembre 2021 (cfr. risultanze processuali).
F.
Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti negli scritti, verranno ripresi
nei considerandi, qualora risultino decisivi per l’esito della vertenza.

Diritto:
1.
Le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla LTF,
in quanto la legge sull’asilo (LAsi, RS 142.31) non preveda altrimenti (art. 6
LAsi).
La presente procedura è retta dal diritto anteriore (cfr. Disposizioni transi-
torie della modifica del 25 settembre 2015 cpv. 1 nuova LAsi, in vigore dal
1° marzo 2019). Inoltre, il 1° gennaio 2019 la legge federale sugli stranieri
del 16 dicembre 2005 (LStr, RS 142.20) è stata in parte modificata e rino-
minata quale legge federale sugli stranieri e la loro integrazione (LStrI).
Tuttavia, posto che i disposti della legge precitata che verranno menzionati
nella presente sentenza (art. 83 cpv. 1–4) sono rimasti invariati dalla LStr
alla LStrI, il Tribunale utilizzerà di seguito la nuova denominazione.
Presentato tempestivamente (art. 108 cpv. 1 vecchia LAsi) contro una de-
cisione in materia d’asilo della SEM (art. 6 e 105 LAsi, art. 31-33 LTAF), il
ricorso è di principio ammissibile sotto il profilo degli art. 5, 48 cpv. 1 lett. a–
c e 52 cpv. 1 PA. Occorre pertanto entrare nel merito del ricorso.
2.
Con ricorso al Tribunale possono essere invocati, in materia d’asilo, la vio-
lazione del diritto federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti
giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi; cfr. DTAF 2014/26 consid. 5),
e, in materia di diritto degli stranieri, pure l’inadeguatezza ai sensi
dell’art. 49 PA (cfr. DTAF 2014/26 consid. 5). Il Tribunale non è vincolato né
dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4 PA), né dalle considerazioni giuridiche della
decisione impugnata, né dalle argomentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1
consid. 2).
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3.
Il ricorso, manifestamente infondato ai sensi dei motivi che seguono, è de-
ciso dal giudice in qualità di giudice unico, con l’approvazione di una se-
conda giudice (art. 111 lett. e LAsi) e la decisione è motivata soltanto som-
mariamente (art. 111a cpv. 2 LAsi). Altresì, ai sensi dell’art. 111a cpv. 1
LAsi, il Tribunale rinuncia allo scambio di scritti.
4.
4.1 Nel suo provvedimento, l’autorità inferiore ha dapprima concluso come
le allegazioni rese dall’interessato in corso di procedura, siano inverosimili
giusta l’art. 7 LAsi, in quanto le medesime sarebbero su punti rilevanti con-
traddittorie e poco motivate. In un secondo tempo, la SEM ha ritenuto che
non sussistano in specie fondati motivi per desumere che, nel caso di un
suo ritorno in patria, il ricorrente sarebbe esposto – in un prossimo futuro e
secondo un’alta probabilità – a dei seri pregiudizi, rilevanti ai fini del rico-
noscimento della qualità di rifugiato. In un passo successivo ha pure rite-
nute irrilevanti, giusta l’art. 3 LAsi, le allegazioni dell’insorgente inerenti il
suo timore di subire delle persecuzioni da parte dei famigliari del (...) che
avrebbe tentato di aggredirlo in Svizzera e poi (...). Invero, si tratterebbe di
persecuzioni da parte di terze persone contro le quali, non avendo reso
verosimili le sue dichiarazioni circa le problematiche avute con le autorità
del suo Paese d’origine, egli potrà rivolgersi a queste ultime, qualora si
rivelasse necessario.
4.2 Dal canto suo, nel suo memoriale ricorsuale, l’insorgente contesta in-
nanzitutto di aver reso delle allegazioni contraddittorie, divergenti su punti
essenziali e contrarie alla logica dell’agire. Invero, riprendendo e censu-
rando alcune delle discrepanze rilevate dalla SEM nella sua decisione, il
ricorrente osserva come la verosimiglianza e la coerenza dei suoi asserti
andrebbero considerate dal punto di vista globale, esaminando nel com-
plesso la situazione nella quale si sarebbe trovato nel suo Paese d’origine,
di timore per la sua vita e per la sua incolumità fisica, nonché in rapporto
alla situazione politica vigente in Sri Lanka. L’autorità inferiore sarebbe per-
tanto scaduta in un accertamento inesatto ed incompleto delle sue dichia-
razioni, soprattutto in ordine al fondato timore di persecuzione. Difatti,
quanto sarebbe avvenuto nel (...), dimostrerebbe in modo limpido che le
autorità antiterrorismo srilankesi continuerebbero a perseguitarlo nel caso
in cui egli rientrasse in patria.
5.
5.1 La Svizzera, su domanda, accorda asilo ai rifugiati secondo le disposi-
zioni della LAsi (art. 2 LAsi). L’asilo comprende la protezione e lo statuto
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accordati a persone in Svizzera in ragione della loro qualità di rifugiato.
Esso include il diritto di risiedere in Svizzera.
5.2 Sono rifugiati le persone che, nel Paese d’origine o d’ultima residenza,
sono esposte a seri pregiudizi a causa della loro razza, religione, naziona-
lità, appartenenza ad un determinato gruppo sociale o per le loro opinioni
politiche, ovvero hanno fondato timore di essere esposte a tali pregiudizi
(art. 3 cpv. 1 LAsi).
5.3 Chiunque domanda asilo deve provare o perlomeno rendere verosimile
la sua qualità di rifugiato (art. 7 cpv. 1 LAsi). La qualità di rifugiato è resa
verosimile quando l’autorità la ritiene data con una probabilità preponde-
rante (art. 7 cpv. 2 LAsi). Sono inverosimili in particolare le allegazioni che,
su punti importanti, sono troppo poco fondate o contraddittorie, non corri-
spondono ai fatti o si basano in modo determinante su mezzi di prova falsi
o falsificati (art. 7 cpv. 3 LAsi). Per il resto, essendo la giurisprudenza in
materia invalsa, si ritiene di poter rinviare senz’altro alla stessa per ulteriori
dettagli (cfr. DTAF 2013/11 consid. 5.1 e giurisprudenza ivi citata).
6.
Il Tribunale considera che le argomentazioni ricorsuali del ricorrente non
possano essere seguite, in quanto si constata come le asserzioni del pre-
detto durante le audizioni contengano effettivamente diversi indicatori d’in-
verosimiglianza su dei punti essenziali che rendono la sua intera narra-
zione dei motivi che lo avrebbero indotto all’espatrio inverosimili.
6.1 In primo luogo, l’insorgente ha rilasciato delle dichiarazioni incoerenti
riguardo diversi punti chiave delle sue vicende che lo avrebbero deciso alla
partenza dal Paese d’origine. A titolo meramente esemplificativo, in rap-
porto all’asserito arresto nell’(...) del (...) da parte di agenti del TID, egli ha
dapprima riferito che sarebbe stato portato e trattenuto nel campo (...) sito
a F._ (cfr. verbale 1, p.to 7.01, pag. 7 seg.); allorché invece nelle
audizioni successive, il ricorrente non ha nominato il campo dove sarebbe
stato trasportato (cfr. verbale 2, D79, pag. 11), anzi ha addirittura dichiarato
di non sapere in quale campo sarebbe stato condotto (cfr. verbale 3, D35
segg., pag. 6 segg.; D43, pag. 8). Peraltro, se nel corso della prima audi-
zione, egli ha riferito di essere stato portato in diversi campi e che durante
i trasporti gli avrebbero bendato gli occhi (cfr. verbale 1, p.to 7.01, pag. 8);
al contrario nei seguenti verbali egli ha parlato di un unico luogo dove sa-
rebbe stato detenuto (cfr. verbale 2, D79 segg., pag. 10 segg.; verbale 3,
D35 segg., pag. 6 segg.). Non maggiormente coerenti appaiono essere le
sue dichiarazioni circa la dinamica dell’arresto in casa, in quanto se in un
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primo momento egli ha dichiarato che le persone appartenenti al TID gli
avrebbero detto che dovevano interrogarlo brevemente (cfr. verbale 1, p.to
7.01, pag. 8), o ancora che lo avrebbero interrogato e rilasciato (cfr. verbale
2, D79, pag. 11); nel corso dell’ultima audizione federale, l’insorgente ha
invece negato che gli avrebbero rivolto la parola o comunicato qualcosa,
anche su sua richiesta (cfr. verbale 3, D40 e D42, pag. 7). Questionato su
tale importante discrepanza, l’insorgente non ha fornito nessuna spiega-
zione convincente, affermando unicamente di aver dimenticato molte cose,
poiché a ciò non penserebbe (cfr. verbale 3, D55, pag. 11 seg.). Inoltre, se
durante la seconda audizione egli ha asserito che al momento dell’arresto
gli avrebbero bendato gli occhi (cfr. verbale 2, D79, pag. 10), di tale circo-
stanza egli non ne ha narrato nelle altre due audizioni (cfr. verbale 1, p.to
7.01 segg., pag. 7 seg.; verbale 3, D35 segg., pag. 6 segg.), anzi lasciando
intendere nell’ultima audizione che egli potesse vedere liberamente. Anche
riguardo agli accadimenti che sarebbero successi nel (...) e che avrebbero
condotto il ricorrente ad espatriare definitivamente dal suo Paese d’origine,
le versioni discrepanti rese nelle diverse audizioni, ne minano fortemente
la veridicità dell’intero racconto. In particolare, egli ha dapprima ricondotto
gli eventi narrati al (...) o (...), allorché degli agenti del TID sarebbero nuo-
vamente giunti a casa sua in cerca di lui, mentre egli era assente, ciò che
gli avrebbe in seguito riportato la moglie (cfr. verbale 1, p.to 7.01, pag. 8);
salvo invece nell’audizione successiva riferire che le stesse vicende sareb-
bero avvenute ad (...), allorché degli affiliati del TID si sarebbero presentati
a più riprese durante il giorno e nello spazio di più giorni presso il suo do-
micilio, sempre in sua assenza (cfr. verbale 2, D87, pag. 13; D94 segg.,
pag. 14 seg.). Nel corso dell’ultimo verbale, egli ha invece offerto una ver-
sione totalmente discrepante dalle precedenti, dichiarando segnatamente
di essere stato interrogato svariate volte da personale del TID nell’(...) del
(...) presso il suo domicilio, e di essersi pure dovuto presentare presso un
posto di polizia per essere questionato, dove egli si sarebbe realmente re-
cato (cfr. verbale 3, D46, pag. 9; D49, pag. 10 seg.). In merito a tali dichia-
razioni, quandanche si possa relativizzare in un certo modo le date diverse
fornite dall’interessato, come da lui proposto nel ricorso, non può tuttavia
trovare alcuna spiegazione né la ripetitività delle visite dei membri del TID
rispetto a quanto allegato nel corso della prima audizione, né la stridente
incoerenza circa gli eventi narrati durante i primi due verbali rispetto all’ul-
timo. Invero, la giustificazione che il ricorrente fornisce nell’atto ricorsuale
di tali discrepanti versioni, ovvero di essersi sentito sufficientemente a suo
agio soltanto nell’ultima audizione per raccontare correttamente i fatti,
come pure che sarebbe stato ancora molto provato, spaventato e confuso
a causa della (...) del suo (...), non risulta in nessun modo essere credibile.
Nel corso dell’ultima audizione, egli era stato difatti posto specificatamente
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difronte a tali diverse incoerenze dal funzionario incaricato della SEM (cfr.
verbale 3, D56 segg., pag. 12); tuttavia asserendo dapprima di aver narrato
i fatti come nelle precedenti audizioni (cfr. verbale 3, D56, pag. 12), ed in
seguito che quanto raccontato nell’ultima audizione corrisponderebbe a
quanto avvenuto, ciò che troverebbe conferma anche dal responsabile del
villaggio (cfr. verbale 3, D57 seg., pag. 12), non riuscendo però minima-
mente nell’intento di spiegare le contraddizioni rilevate, né affermando in
alcun modo di non essersi sentito a suo agio precedentemente o spaven-
tato e confuso come invece riportato in sede ricorsuale. Anche riguardo alle
allegazioni rese circa la sua carta d’identità, non è possibile seguire le ar-
gomentazioni esposte dall’interessato nel suo memoriale ricorsuale. In-
vero, egli ha rilasciato in merito delle asserzioni nettamente discordanti,
affermando in un primo tempo che la carta d’identità gli sarebbe stata se-
questrata nel (...) da membri del TID (cfr. verbale 2, D30, pag. 6; D90
segg., pag. 13 seg.), salvo in un secondo tempo dichiarare invece che
l’avrebbe dovuta esibire al personale TID, come da loro richiestogli, du-
rante una visita al suo domicilio nel (...) (cfr. verbale 3, D49, pag. 10). Non
è in alcun modo evincibile dalle sue asserzioni rese in quest’ultima audi-
zione, che i membri del TID gli avrebbero richiesto di mostrare un docu-
mento d’identità e lui avrebbe esibito la patente di guida, in quanto unico
documento in suo possesso, come riportato nel suo ricorso; bensì egli ha
espresso limpidamente e senza possibilità di altra interpretazione che gli
avrebbero richiesto la carta d’identità, documento che avrebbero poi con-
trollato (“[...] haben sie die ID-Karte von mir verlangt und kontrolliert. [...]”,
cfr. verbale 3, D49, pag. 10). In tale contesto, la tesi esposta dall’insorgente
nel ricorso di ricondurre alla traduzione effettuata dall’interprete presente
la differenza delle allegazioni rese nel corso delle audizioni, appare essere
meramente pretestuosa, in quanto non fondata su alcun elemento di qual-
sivoglia sostanza. A tal proposito va peraltro rammentato il fatto che l’insor-
gente ha sottoscritto i suoi verbali certificandone quindi la veridicità delle
dichiarazioni ivi riportate, e peraltro sempre riportando di comprendere
bene il traduttore presente (cfr. verbale 1, p.to 9.02, pag. 9; verbale 2, D1,
pag. 1; verbale 3, D1, pag. 1). Inoltre non sono evincibili dai verbali in alcun
momento delle difficoltà o incomprensioni in tal senso o ancora delle os-
servazioni riguardo alla traduzione effettuata.
6.2 In secondo luogo, le allegazioni rese dall’insorgente in audizione risul-
tano pure essere a tratti illogiche e poco plausibili. Appare difatti a dir poco
sorprendente che l’insorgente, il quale ha asserito di essere riuscito a fug-
gire dai membri del TID durante un’incursione all’esterno del campo dove
si trovava rinchiuso (cfr. verbale 2, D82, pag. 11; verbale 3, D6, pag. 6
seg.), sia potuto espatriare del tutto legalmente dall’aeroporto di
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G._ verso l’E._ nell’(...) del (...) – in quanto munito del suo
passaporto e di un visto d’entrata per tale Paese – come pure di ritornare
in patria legalmente (...) dopo, senza subire da parte delle autorità srilan-
kesi alcuna problematica o interrogatorio (cfr. verbale 1, p.to 7.01, pag. 8;
verbale 2, D31 segg., pag. 6; D73 segg., pag. 10; verbale 3, D50, pag. 11).
Circostanze che appaiono perlomeno stridere con le ricerche nei suoi con-
fronti da parte delle autorità srilankesi presso il domicilio familiare dopo il
suo espatrio nel (...) (cfr. verbale 2, D82 segg., pag. 12) e fanno seriamente
dubitare delle medesime. Peraltro, appare illogico e quantomeno inusuale
che le autorità srilankesi, se realmente egli fosse riuscito a fuggire dal loro
arresto e fossero state interessate a lui, abbiano atteso fino a dopo il suo
espatrio per iniziarlo a cercare presso il suo domicilio, invece di cominciare
immantinente le ricerche. Pertanto, anche le ricerche successive ai suoi
espatri da parte delle autorità srilankesi presso i suoi famigliari (cfr. verbale
2, D82 seg., pag. 12; verbale 3, D35, pag. 6 seg.), non risultano essere
credibili, atteso che tali dichiarazioni risultano d’acchito inverosimili poiché
apparentabili a delle mere allegazioni di parte non sorrette da nessun ele-
mento concreto a loro sostegno (cfr. anche la sentenza del Tribunale E-
801/2015 del 6 ottobre 2017 consid. 3.7 che richiama il principio secondo
il quale il fatto di aver appreso da terzi che si è ricercati non è sufficiente a
stabilire un fondato timore di persecuzioni).
6.3 Visto quanto precede, è proprio nella valutazione complessiva e d’in-
sieme delle allegazioni del ricorrente, come postulato dal medesimo insor-
gente nel suo ricorso, che l’intera sua narrazione delle persecuzioni incorse
da parte delle autorità del suo Paese d’origine, e che l’avrebbero indotto
all’espatrio definitivo, non risulta essere verosimile ai sensi dell’art. 7 LAsi.
Pertanto, il ricorso in materia di concessione dell’asilo non merita tutela e
la decisione impugnata va in merito a tale punto in questione confermata.
7.
Proseguendo nell’analisi, l’insorgente non può neppure vedersi ricono-
scere la qualità di rifugiato, all’esclusione della concessione dell’asilo, per
dei motivi insorti dopo la fuga.
7.1 Per quanto attiene i timori esternati in audizione dall’insorgente di pos-
sibili azioni vendicative da parte di famigliari del (...) in Svizzera nel caso
di un suo rientro in patria (cfr. verbale 2, D64, pag. 9; D87, pag. 13; verbale
3, D53, pag. 11), non si può ritenere che le stesse rappresentino delle mi-
nacce di persecuzioni concrete, mirate verso l’insorgente (o verso la sua
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famiglia), attuali o nel prossimo futuro, che risultino fondate dal profilo og-
gettivo. Invero, malgrado il ricorrente abbia riportato di alcune visite presso
il suo domicilio famigliare da parte di parenti del (...) nel (...), che avrebbero
minacciato la moglie, le stesse sarebbero in seguito cessate – anche con
l’intervento dei compaesani – (cfr. verbale 3, D18 segg., pag. 4), e non
avrebbero condotto ad alcuna problematica concreta e sostanziata di sorta
(cfr. anche verbale 2, D50 segg., pag. 7 seg.). In tali circostanze, e visto
anche quanto già sopra ritenuto inverosimile in merito alle persecuzioni
delle autorità srilankesi, come osservato rettamente dall’autorità inferiore
nella sua decisione, si può quindi esigere dal ricorrente che egli si indirizzi
in futuro, ed in caso di bisogno, alle prime per ottenere protezione, verso
minacce o azioni compiute da terzi, prima di sollecitare quelle di uno Stato
terzo (cfr. DTAF 2013/11 consid. 5.1 con riferimenti citati; DTAF 2011/51
consid. 6.1; sentenza del Tribunale E-6009/2017 del 4 luglio 2018 con-
sid. 3), essendo peraltro rammentato che una sola possibilità remota di una
persecuzione futura non è sufficiente per ammettere la loro rilevanza in
materia d’asilo (cfr. sentenza del Tribunale E-4044/2021 del 28 settem-
bre 2021 consid. 5.2). Inoltre, i timori di subire delle persecuzioni da terzi
asseriti dall’insorgente, non rientrano all’evidenza nei motivi esaustivi di cui
all’art. 3 cpv. 1 LAsi (ovvero la razza, la religione, la nazionalità, l’apparte-
nenza ad un determinato gruppo sociale o le sue opinioni politiche), in
quanto riconducibili a mente sua esclusivamente alle circostanze che lo
ritengano colpevole della (...) del (...) nonché a favore delle (...) (cfr. ver-
bale 2, D11, pag. 4; verbale 3, D18, pag. 4; D54, pag. 11).
7.2 Altresì il ricorrente, visto anche quanto sopra considerato inverosimile
(cfr. consid. 6), non ha mai interessato la giustizia srilankese da dover es-
sere registrato nella “Stop List” dalle autorità del suo Paese d’origine (cfr.
sentenza del Tribunale E-1866/2015 del 15 luglio 2016 [pubblicata quale
sentenza di riferimento] consid. 8.4.3 e consid. 8.5.2). Inoltre, data l’inve-
rosimiglianza dei motivi d’asilo, non si può partire dall’assunto che in specie
esistano legami presunti o effettivi con le LTTE, che dal punto di vista delle
autorità srilankesi, possano essere interpretati quale volontà di voler riac-
cendere il conflitto etnico nel Paese (cfr. sentenza E-1866/2015 con-
sid. 8.4.1 e 8.5.3; sentenza E-350/2017 del 3 ottobre 2018 consid. 4.3).
Del resto, il medesimo insorgente, ha asserito di non avere avuto legami
diretti con le LTTE (cfr. verbale 2, D112, pag. 16), e la sola circostanza che
un fratello si sarebbe unito a loro non risulta essere determinante, in quanto
non vi sono indizi agli atti che il ricorrente od i suoi famigliari abbiano subito
alcuna problematica di sorta a causa di tale appartenenza del fratello, pe-
raltro essendo già dal (...) che non avrebbero notizie del medesimo (cfr.
verbale 1, p.to 3.01, pag. 6; verbale 2, D49, pag. 7). Oltracciò, l’interessato
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ha affermato di non essere stato politicamente attivo né in Sri Lanka, come
neppure in Svizzera, o di aver riscontrato problematiche con le autorità o
con terzi (cfr. verbale 1, p.to 7.01, pag. 8; verbale 2, D113 seg., pag. 16),
salvo quanto già sopra considerato inverosimile. In buona sostanza, non
appare che l’interessato possa essere percepito dalle autorità srilankesi
come una minaccia per l’unità e la coesione nazionali (cfr. in merito anche
la sentenza del Tribunale E-350/2017 del 3 ottobre 2018 consid. 4.4). Le
sole circostanze di essere di etnia tamil, di aver lasciato il suo paese d’ori-
gine, come pure di aver introdotto una domanda d’asilo all’estero, la durata
del suo soggiorno all’estero, nonché la sua provenienza dalla Provincia
C._ e la sua età anagrafica (cfr. sentenza E-1866/2015 con-
sid. 9.2.4), costituiscono degli elementi di rischio così leggeri che, presi a
sé stanti o sommati, risultano insufficienti per destare i sospetti delle auto-
rità srilankesi. Nemmeno le asserite cicatrici che il ricorrente ritiene avere
sulla (...) (cfr. verbale 1, p.to 8.02, pag. 9; verbale 2, D12, pag. 4) non ri-
sultano essere determinanti, di per sé sole per suscitare tali sospetti (cfr.
sentenza E-1866/2015 consid. 8.4.5). Difatti queste ultime non soltanto
non sono state certificate medicalmente, malgrado l’insorgente ne avesse
la possibilità; bensì, vista l’inverosimiglianza dei suoi asserti in merito ai
suoi motivi d’asilo, anche fosse che tali cicatrici siano realmente presenti
sul corpo dell’insorgente, potrebbero essergli state occasionate in una mol-
teplicità di circostanze, che il Tribunale non è pertanto tenuto a vagliare.
Tali fattori, confermano tutt’al più che il ricorrente possa venire interrogato
dalle autorità del suo Paese al suo ritorno, ma non sono atti a fondare un
timore oggettivo di rappresaglie da parte delle medesime (cfr. la sentenza
E-1866/2015 precitata consid. 8.4.5 e 9.2.3 seg.; cfr. anche la sentenza del
Tribunale E-4703/2017 e E-4705/2017 del 25 ottobre 2017 [sentenza in
parte pubblicata nella DTAF 2017 VI/6] consid. 4.4 e 4.5 ed a titolo esem-
plificativo le sentenze E-4296/2020 del 4 maggio 2021 consid. 6.2,
D-4791/2020 del 19 ottobre 2020 consid. 7.1). Questa conclusione non
permette però di riconoscere il rischio per l’insorgente, in caso di un suo
rientro in patria, di trattamenti rilevanti nell’ambito dell’art. 3 LAsi. Non sono
infine ravvisabili elementi all’incarto che rendano verosimile che l’insor-
gente possa attirare l’attenzione delle autorità srilankesi a causa dell’at-
tuale contesto politico e di sicurezza del Paese in questione e che debba
pertanto temere di subire delle persecuzioni rilevanti in materia d’asilo. In
particolare, i cambiamenti politici in Sri Lanka del novembre 2019 non con-
ducono ad una differente conclusione, in quanto il ricorrente non adduce
alcun legame personale con tali eventi (cfr. anche in tal senso le sentenze
del Tribunale E-39/2019 dell’8 febbraio 2022 consid. 6.4, E-6312/2019 del
5 agosto 2021 consid. 5.2.2).
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7.3 Alla luce di quanto testé considerato, il ricorrente non può quindi pre-
valersi di un timore fondato di persecuzione futura in un prossimo avvenire
e secondo un’alta probabilità, di subire dei seri pregiudizi ai sensi dell’art. 3
LAsi per dei motivi posteriori alla sua fuga. Pertanto, anche in relazione al
riconoscimento della qualità di rifugiato, v’è da confermare il giudizio nega-
tivo esposto nella decisione impugnata.
8.
8.1 Se respinge la domanda d’asilo o non entra nel merito, la SEM pronun-
cia, di norma, l’allontanamento dalla Svizzera e ne ordina l’esecuzione;
tiene però conto del principio dell’unità della famiglia (art. 44 LAsi).
8.2 L’insorgente non adempie le condizioni in virtù delle quali la SEM
avrebbe dovuto astenersi dal pronunciare l’allontanamento dalla Svizzera
(art. 14 cpv. 1 e 2, art. 44 nonché art. 32 dell’ordinanza 1 sull’asilo relativa
a questioni procedurali dell’11 agosto 1999 [OAsi 1, RS 142.311]; cfr.
DTAF 2013/37 consid. 4.4; DTAF 2011/24 consid. 10.1).
Il Tribunale è pertanto tenuto a confermare la pronuncia dell’allontana-
mento.
9.
9.1 L’esecuzione dell’allontanamento è regolamentata, per rinvio
dell’art. 44 LAsi, dall’art. 83 LStrI, giusta il quale l’esecuzione dell’allonta-
namento dev’essere possibile (art. 83 cpv. 2 LStrI), ammissibile (art. 83
cpv. 3 LStrI) e ragionevolmente esigibile (art. 83 cpv. 4 LStrI).
9.2 Il ricorrente, nel suo gravame, avversa anche le conclusioni a cui l’au-
torità inferiore è giunta nella decisione impugnata circa l’ammissibilità e
l’esigibilità dell’esecuzione dell’allontanamento. Invero, a mente sua, nel
caso di una messa in atto della predetta misura, verrebbe violato il principio
di non respingimento, come pure la situazione in Sri Lanka non militerebbe
per un suo rientro nel Paese nella dignità e nella sicurezza. Ciò in quanto
nel suo caso il rischio di essere sottoposto a trattamenti inumani e degra-
danti sarebbe altissimo. Altresì, avendo lui un fondato timore di essere per-
seguitato dalle autorità srilankesi, non potrebbe rivolgersi ad esse per rice-
vere protezione dai famigliari del (...) su suolo elvetico, che avrebbe peral-
tro già minacciato la sua famiglia nel Paese d’origine.
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10.
10.1 Giusta l’art. 83 cpv. 3 LStrI, l’esecuzione non è ammissibile se la pro-
secuzione del viaggio dello straniero verso lo Stato d’origine o di prove-
nienza o verso uno Stato terzo è contraria agli impegni di diritto internazio-
nale pubblico della Svizzera.
10.2 A tal proposito, in primo luogo il Tribunale osserva come, al contrario
di quanto addotto dal ricorrente nel suo gravame, quest’ultimo non è riu-
scito a dimostrare l’esistenza di seri pregiudizi o il fondato timore di essere
esposto a tali pregiudizi ai sensi dell’art. 3 LAsi, stante le sue dichiarazioni
inverosimili ed irrilevanti. Pertanto, l’ammissibilità del rinvio del ricorrente
verso lo Sri Lanka, risulta anche sotto l’aspetto dell’art. 5 cpv. 1 LAsi, paci-
fica. Per di più, per i motivi già sopra enucleati, non sono ravvisabili agli atti
elementi che possano far ritenere, con una probabilità preponderante, che
l’insorgente possa essere sottoposto ad una pena o ad un trattamento vie-
tati dall’art. 3 CEDU o dall’art. 3 Conv. tortura. In particolare, egli non ha
stabilito di avere un profilo di una persona che possa concretamente inte-
ressare le autorità srilankesi, né a fortiori l’esistenza di un rischio perso-
nale, concreto e serio di essere esposto in patria, ad un trattamento con-
trario ai disposti succitati (cfr. sentenza della CorteEDU [Grande Camera]
Saadi contro Italia del 28 febbraio 2008, 37201/06, §§125 e 129 con relativi
riferimenti). Per quanto attiene le asserzioni ricorsuali circa il fatto di non
potersi rivolgere alle autorità srilankesi contro eventuali atti compiuti nei
suoi confronti dai famigliari del (...) in Svizzera, si rimanda a quanto già
sopra considerato (cfr. supra consid. 7.1), che all’evidenza non risultano
rappresentare un ostacolo all’ammissibilità della misura d’allontanamento
dell’insorgente. Inoltre, le problematiche di natura medica risultano perti-
nenti in termini di ammissibilità solo in casi straordinari e di estrema gravità
(cfr. DTAF 2009/2 consid. 9.1.2–9.1.6), a cui non è apparentabile la pre-
sente fattispecie, visti gli atti di causa (cfr. anche infra consid. 11.3).
10.3 Ne consegue pertanto che, l’allontanamento del ricorrente verso lo Sri
Lanka, sia da considerarsi ammissibile ai sensi dell’art. 83 cpv. 3 LStrI in
relazione con l’art. 44 LAsi.
11.
11.1 Secondo l’art. 83 cpv. 4 LStrI, l’esecuzione può non essere ragione-
volmente esigibile qualora, nello Stato d’origine o di provenienza, lo stra-
niero venisse a trovarsi concretamente in pericolo in seguito a situazioni
quali guerra, guerra civile, violenza generalizzata o emergenza medica.
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11.2 Stante il fatto che le ostilità tra i separatisti tamil ed il governo sono
cessate, in Sri Lanka non vige attualmente un contesto di guerra, guerra
civile o violenza generalizzata riguardante l’integralità del territorio (cfr. sen-
tenza di riferimento del Tribunale E-1866/2015 consid. 13.1). Inoltre, l’ese-
cuzione dell’allontanamento risulta essere ragionevolmente esigibile in
tutta la provincia C._ – ad eccezione della regione di H._ –
qualora i criteri individuali di esigibilità siano dati (in particolare l’esistenza
di una solida rete familiare o sociale, così come la possibilità di accedere
ad un alloggio e di prospettive favorevoli quanto alla copertura dei bisogni
elementari [cfr. sentenza E-1866/2015 consid. 13.3.3]).
11.3 Nella presente disamina, il ricorrente, ancora giovane, proviene dal
distretto di B._, sito nella provincia del I._, dove dispone di
una rete famigliare importante, formata dalla moglie, dai figli, dalla madre,
da due fratelli nonché da altri parenti. Egli possiede inoltre di una propria
abitazione con la moglie e di un (...), vanta di una buona formazione, non-
ché di molti anni d’esperienza lavorativa quale (...) – di cui la sua famiglia
sarebbe (...) di (...) – e come (...) di un (...). Quanto precede, risultano
quindi essere presupposti positivi per un reinserimento del ricorrente in pa-
tria, ed escludono che lo stesso debba trovarsi in una situazione di emer-
genza esistenziale. I problemi di salute da lui asseriti – di disagio psichico
e di colesterolo elevato per il quale assumerebbe anche dei medicamenti
– ma mai certificati, né per i quali non sarebbe seguito medicalmente (cfr.
verbale 3, D3 segg., pag. 2 segg.), non giustificano del resto una sua am-
missione provvisoria in Svizzera (cfr. DTAF 2011/50 consid. 8.1–8.3;
2009/2 consid. 9.3.2 e relativi riferimenti). Le cure mediche di base per gli
eventuali disturbi che gli occasionerebbero ancora le suddette patologie,
come pure i medicamenti che ancora assumerebbe, sono senz’altro dispo-
nibili in Sri Lanka ed in particolare nella provincia d’origine del ricorrente
(cfr. sentenza del Tribunale E-4583/2020 del 15 luglio 2021 con-
sid. 10.4.3).
11.4 Su tali presupposti, l’esecuzione dell’allontanamento dell’insorgente,
è pure da ritenersi ragionevolmente esigibile (art. 83 cpv. 4 LStrI in rela-
zione con l’art. 44 LAsi).
12.
Neppure risultano esservi impedimenti sotto il profilo della possibilità
dell’esecuzione del provvedimento, in quanto il ricorrente, usando della ne-
cessaria diligenza, potrà procurarsi ogni documento indispensabile al rim-
patrio (cfr. art. 8 cpv. 4 LAsi; DTAF 2008/34 consid. 12).
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13.
Infine, non sussiste alcun ostacolo all’esecuzione dell’allontanamento
dell’insorgente derivante dall’attuale situazione legata alla pandemia da co-
ronavirus (detto anche Covid-19; cfr. tra le altre le sentenze del Tribunale
E-3576/2019 del 19 gennaio 2022 consid. 12, E-40/2019 del 3 gen-
naio 2022 consid. 12).
14.
Ne consegue che, anche in materia di esecuzione dell’allontanamento, la
decisione dell’autorità inferiore va confermata.
15.
Visto tutto quanto sopra, con la decisione impugnata, la SEM non ha violato
il diritto federale né abusato del suo potere d’apprezzamento ed inoltre non
ha accertato in modo inesatto o incompleto i fatti giuridicamente rilevanti
(art. 106 cpv. 1 LAsi). Altresì, per quanto censurabile, la decisione non è
inadeguata (art. 49 PA). Il ricorso va conseguentemente respinto e la deci-
sione impugnata confermata.
16.
Visto l’esito della procedura, le spese processuali di CHF 750.–, che se-
guono la soccombenza, sono poste a carico dell’insorgente (art. 63 cpv. 1
e 5 PA; nonché art. 3 lett. b del regolamento sulle tasse e sulle spese ripe-
tibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del
21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]), e sono prelevate sull’anticipo
spese di medesimo importo versato dal ricorrente in data 21 dicem-
bre 2021.
17.
La presente decisione non concerne una persona contro la quale è pen-
dente una domanda d’estradizione presentata dallo Stato che ha abban-
donato in cerca di protezione, per il che non può essere impugnata con
ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83
lett. d cifra 1 LTF). La pronuncia è quindi definitiva.
(dispositivo alla pagina seguente)
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