Decision ID: 312c38bb-d64c-578f-89b8-6e1f47c0184f
Year: 2014
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_006
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: civil_law

ritenuto
in fatto: A
Il 26 giugno 2003 RE 1, in solido con i fratelli _ e _, da una parte, e M_ (alias M_, come sarà indicato in seguito, cfr. doc. M e N) dall’altra, hanno stipulato un “Contratto di conferma di mutuo” con il quale i primi si sono riconosciuti debitori solidali nei confronti di M_ di fr. 120'000.–, oltre interessi del 10% a partire dal 1° luglio 2003. Con documento separato dello stesso giorno M_ ha dichiarato di aver sottoscritto il mutuo in qualità di mediatore per conto della sua compagna CO 1, "la quale eroga il mutuo e resta beneficiaria degli interessi semestrali" (doc. E). M_ è stato sottoposto a tutela (volontaria) a norma dell’art. 372 CC a far tempo dal 18 aprile 2005.
B.
Successivamente, essendosi vista CO 1 respingere dal Pretore del Distretto di Bellinzona per carenza di legittimazione attiva l’istanza di rigetto dell’opposizione interposta da RE 1 a una sua prima esecuzione intesa all’incasso degli interessi del mutuo (sentenza EF._ del 30 settembre 2008, doc. L), si è rivolta al tutore di M_ e alla Commissione tutoria regionale 10 di Locarno al fine di ottenere il formale riconoscimento della sua qualità di creditrice e, in quanto necessaria, anche la cessione del credito da mutuo. Con risoluzione del 23 dicembre 2008 la Commissione tutoria ha rilasciato l’“autorizzazione a sottoscrivere una cessione di credito” (doc. M), poi formalizzata con la dichiarazione dell’8 gennaio 2009 del tutore (doc. N), del seguente tenore: “
Visto quanto precede, la pretesa di rimborso di detto mutuo viene riconosciuta di esclusiva pertinenza della signora CO 1, alla quale la stessa viene quindi formalmente ceduta, in quanto ciò sia necessario, affinché possa procedere, in proprio nome e conto, al recupero
”. Il ricorso interposto dai fratelli _ contro la decisione della Commissione tutoria è stato giudicato inammissibile dall’Autorità di vigilanza sulle tutele con decisione dell’11 febbraio 2009 (doc. P).
C.
Il 2 novembre 2012 CO 1 ha promosso una nuova procedura esecutiva nei confronti di RE 1 (n. 701679-02, doc. A) per l’incasso di fr. 138'000.–
, composti dagli interessi da mutuo residui per il periodo dal 1° luglio 2008 al 31 dicembre 2009 e dall’intera somma mutuata di fr. 120'000.– oltre a interessi moratori del 10%.
D.
Avendo l’escussa interposto tempestiva opposizione, l’istante ne ha chiesto il rigetto provvisorio al Pretore del Distretto di Bellinzona. Nelle sue osservazioni del 18 marzo 2013 la convenuta ha concluso per la reiezione dell’istanza. Con replica dell’11 aprile 2013 e duplica del 22 maggio 2013 le parti sono rimaste sulle rispettive posizioni. Il 27 maggio 2013 l’istante ha inoltrato alcune osservazioni in merito ai documenti (da 7 a 10) prodotti con la duplica, sulle quali la convenuta si è espressa con scritto 4 giugno 2013, chiedendone l’espunzione dall’incarto per irritualità e intempestività.
E.
Statuendo con decisione del 16 settembre 2013, il Pretore ha accolto l’istanza, ponendo a carico della convenuta la tassa di giustizia di fr. 180.– e le spese di fr. 50.–, oltre a ripetibili per fr. 800.– a favore dell’istante.
F.
Contro la sentenza appena citata RE 1 è insorta a questa Camera con un reclamo del 1° ottobre 2013 per ottenerne l’annullamento e la conferma dell’opposizione al precetto esecutivo.
Il 4 ottobre 2013 il Presidente della Camera vi ha concesso effetto sospensivo. Nelle sue osservazioni del 30 ottobre 2013 CO 1 ha chiesto che il reclamo sia dichiarato inammissibile e in ogni caso respinto.

Considerando
in diritto: 1.
La sentenza impugnata – emanata in materia di rigetto dell’opposizione – è una decisione di prima istanza finale e inappellabile (art. 309 lett. b n. 3 CPC), contro cui è dato il rimedio del reclamo (art. 319 lett. a CPC) alla
Camera di esecuzione e fallimenti (CEF) del Tribunale d’appello (art. 48 lett. e n. 1 LOG)
.
1.1
Pronunciata in procedura sommaria (art. 251 lett. a CPC), la decisione è impugnabile con reclamo entro dieci giorni dalla notificazione (art. 321 cpv. 2 CPC). Presentato il 1° ottobre 2013 contro la sentenza notificata al patrocinatore dell’escussa il 23 settembre, in concreto il reclamo è tempestivo.
1.2
La Camera esamina solo le censure esplicitamente formulate e motivate in modo sufficiente, i requisiti al riguardo, che discendono dall’art. 321 cpv. 1 CPC, imponendo al reclamante di formulare delle conclusioni chiare e di spiegare perché la sentenza impugnata sarebbe erronea, e non (solo) perché le sue opinioni sarebbero pertinenti (DTF 138 III 375, consid. 4.3.1 e sentenza del Tribunale federale 5A_247/2013 del 15 ottobre 2013, consid. 3.3). La Camera decide in linea di principio in base agli atti di causa della giurisdizione inferiore (art. 327 cpv. 1 e 2 CPC). Secondo l’art. 320 CPC con il reclamo possono essere censurati sia l’applicazione errata del diritto sia l’accertamento manifestamente errato dei fatti, fermo restando che sono inammissibili conclusioni, allegazioni di fatti e mezzi di prove nuovi (art. 326 cpv. 1 CPC).
1.3
La reclamante si duole del fatto che il Pretore non si sia espresso, con un’ordinanza sulle prove nel senso dell’art. 154 CPC, sulla sua richiesta di richiamo dell’incarto della Pretura del Distretto di Bellinzona (n. _) nella causa di disconoscimento di debito da lei promossa in una precedente esecuzione (n. _) di CO 1, tendente all’incasso di fr. 60'000.– per gli interessi del mutuo scaduti dal 2004 al 2008, né sul richiamo dell’incarto della II Camera civile del Tribunale d’appello (n. _) relativo all’appello interposto dalla qui reclamante contro la sentenza del 25 settembre 2012 emanata nella causa di disconoscimento di debito. Il Pretore – a mente della reclamante – avrebbe così statuito sulla base di un incarto “documentariamente incompleto” (reclamo, pag. 2 ad 3). Per la controparte la doglianza è “malvenuta” perché la reclamante, nel suo allegato del 4 giugno 2013, non ha chiesto particolari misure istruttorie prima del giudizio e ad ogni modo gli incarti richiamati sono notori al giudice e alle parti (osservazioni, pag. 2 ad 3).
A parte il fatto, però, che l’art. 154 CPC (relativo alle ordinanze sulle prove) di cui la reclamante invoca la violazione non si applica nelle procedure sommarie, ad ogni modo non quando le parti, come nella fattispecie, si riferiscono soltanto a documenti (cfr. B
ohnet
, in: CPC commenté, 2011, n. 9 ad art. 254 CPC), la reclamante comunque non menziona le conseguenze di tale presunta irregolarità, e in particolare non chiede il rinvio della causa al Pretore per nuovo giudizio previo richiamo formale degli incarti in questione. Come le parti ammettono, esse e il Pretore li hanno del resto implicitamente considerati richiamati. Ai fini del presente giudizio, tuttavia, si terrà conto solo del doc. n. 34 e del verbale 7 gennaio 2011 contenuto nel plico contrassegnato con il n. 35 dell’incarto AC.2009.15 della Pretura di Bellinzona (integrato nel fascicolo n. _, a sua volta parte dell’incarto n. _ della II Camera civile), gli unici ad essere stati espressamente citati dall’escussa in prima (osservazioni del 4 giugno 2013) come in seconda istanza (reclamo, pag. 5), e ciò in virtù sia del principio di celerità che informa le procedure sommarie (cfr. art. 254 cpv. 2 lett. a CPC e
Trezzini
in: Trezzini/Coc-chi/Bernasconi [curatori], Commentario al Codice di diritto processuale civile svizzero, 2011, pag. 1127 ad 1 in fine) sia dell’art. 180 cpv. 2 CPC, secondo cui la parte, in presenza di un documento voluminoso, deve specificarne la parte rilevante.
2.
In virtù dell’art. 82 LEF, il giudice pronuncia il rigetto provvisorio dell’opposizione ove il credito posto in esecuzione sia fondato su un riconoscimento di debito constatato mediante atto pubblico o scrittura privata (cpv. 1), a meno che l’escusso sollevi e giustifichi immediatamente eccezioni tali da infirmare il riconoscimento di debito (cpv. 2). La procedura di rigetto è una procedura documentale
(Aktenprozess)
, il cui scopo non è di accertare l’esistenza del credito posto in esecuzione bensì l’esistenza di un titolo esecutivo. Il giudice verifica solo la forza probatoria del titolo prodotto dal creditore – la sua natura formale – e vi conferisce forza esecutiva ove l’escusso non renda immediatamente verosimili eccezioni liberatorie (DTF 132 III 142, consid. 4.1.1).
3.
Nella decisione impugnata, il Pretore ha anzitutto accertato che il contratto di conferma di mutuo (doc. B) costituisce, in via di principio, valido riconoscimento di debito nel senso dell’art. 82 cpv. 1 LEF per la pretesa posta in esecuzione. In merito alla legittimazione attiva dell’istante egli ha inoltre ritenuto verosimile che il “Riconoscimento di debito/cessione di credito” (doc. N), unitamente alla risoluzione n. _ della Commissione tutoria regionale 10 di Locarno del 23 dicembre 2008 (doc. M), verta su una cessione di credito efficace e non su una semplice procura d’incasso, precisando che il consenso del tutelato M_ alla cessione sottoscritta dal tutore _ non era una condizione di validità della stessa.
3.1
Nel reclamo RE 1 ribadisce che il “Riconoscimento di debito/cessione di credito” (doc. N) sul quale l’istante fonda la propria legittimazione attiva rappresenta una procura d’incasso e non una cessione di credito, per cui alla procedente sarebbe stata conferita solo la facoltà di "recuperare il rimborso del mutuo" come rappresentante di M_ ma non di procedere in nome proprio.
3.2
Costituisce un riconoscimento di debito nel senso dell’art. 82 cpv. 1 LEF la scrittura privata, firmata dall’escusso – o dal suo rappresentante –, da cui si evince la sua volontà di pagare (o perlomeno di riconoscere) all’escutente, senza riserve né condizioni, una somma di denaro determinata o facilmente determinabile ed esigibile (DTF 139 III 301 consid. 2.3.1 con rimandi). Il contratto di mutuo sottoscritto dal mutuatario costituisce un valido riconoscimento di debito per il rimborso della somma mutuata e degli interessi, allorquando il creditore ne dimostra l’esigibilità. Il trasferimento della somma mutuata dev’essere provata solo nel caso in cui il mutuatario nega di averla ricevuta (DTF 136 III 629 consid. 2 con rimandi;
Staehelin
in: Basler Kommentar, SchKG I, 2
a
ed. 2010, n. 120 ad art. 82 LEF).
Nel caso specifico non è contestato – ed è anche pacifico – che il contratto di conferma di mutuo del 26 giugno 2001 (doc. B), con il quale i fratelli _, _ e RE 1 si sono riconosciuti debitori solidali di fr. 120'000.–- oltre interessi nei confronti di M_, costituisce a favore di quest’ultimo un valido riconoscimento di debito nel senso dell’art. 82 cpv. 1 LEF per la pretesa posta in esecuzione.
3.3
Come visto l’escussa contesta però che l’istante sia legittimata ad invocare in nome proprio il citato titolo per ottenere il rigetto dell’opposizione.
a)
Nel caso in cui il creditore cambia dopo l’allestimento del riconoscimento di debito, il nuovo creditore può chiedere il rigetto dell’opposizione, sempre che dimostri l’avvenuta cessione con documenti. L’atto di cessione dev’essere pertanto prodotto quale componente del titolo di rigetto, che il giudice deve verificare d’ufficio (DTF 132 III 140 consid. 4.1.1;
Staehelin,
op. cit., n. 73 ad art. 82).
b)
Secondo il testo del “Riconoscimento di debito/cessione di credito” dell’8 gennaio 2009 (doc. N), sottoscritto da _ quale tutore di M_, la pretesa di rimborso del mutuo del 26 giugno 2003 (doc. B) è stata
“riconosciuta di esclusiva pertinenza della signora CO 1, alla quale la stessa viene quindi anche formalmente ceduta, in quanto ciò sia necessario, affinché possa procedere, in proprio nome e conto, al recupero”.
A prescindere dalla ridondanza del testo non si può seriamente contestare l’avvenuta cessione del credito di M_ all’istante, che ne è divenuta l’esclusiva titolare, sicché lo può escutere in nome e per conto proprio. La censura della reclamante è quindi infondata.
3.4
Il Pretore ha d’altronde giudicato inverosimile la censura di falsità ideologica dell’atto di cessione eccepita dall’escussa, poiché prima che la Commissione tutoria regionale 10 di Locarno autorizzasse il tutore a sottoscrivere la cessione di credito, M_ era stato sentito sulla questione dal Servizio psico-sociale di Lugano in presenza del tutore. Che poi lo stesso M_, a distanza di quasi un anno, avesse rilasciato al Procuratore pubblico e allo stesso Pretore dichiarazioni apparentemente discordanti, confermando di avere consegnato fr. 59'000.– a B_, ma nulla ai figli di quest’ultimo RE 1, _ e _ (verbale d’interrogatorio, doc. 8, e scritto del 25 maggio 2012, doc. 9), per il primo giudice non era atto a inficiare la validità della cessione né a sostanziare che la stessa fosse stata redatta dal tutore all’oscuro dell’assistito.
a)
Pur riconoscendo, in questa sede, che per la sua validità la cessione di credito (doc. N) non necessitava di essere sottoscritta, oltre che dal suo tutore, anche da M_, la reclamante sostiene che il tutore avrebbe comunque dovuto interpellare il suo pupillo prima di firmare la cessione e in tale ipotesi quest’ultimo l’avrebbe informato di avere consegnato solo fr. 59'000.– a B_ e nulla ai figli di lui.
b)
In realtà, come accertato dal Pretore, M_ è stato consultato sulla questione in presenza del suo tutore dai medici del Servizio psico-sociale di Lugano, i quali hanno riferito alla Commissione tutoria regionale 10 di Locarno ch’egli era "ben consapevole di aver avuto un prestito di fr. 120'000 dalla sua ex compagna" (doc. M pag. 1, ultimo paragrafo). D’altronde, la reclamante non spiega per quale motivo i suoi fratelli e lei si sono dichiarati debitori solidali di un mutuo di fr. 120'000.– nei confronti di M_ se davvero essi non avessero ricevuto alcunché da lui. Ad ogni modo la loro firma sul "contratto di conferma di mutuo" conferisce a tale documento la qualità di titolo di rigetto provvisorio (sopra ad consid. 3.2). Anche su questo punto il reclamo è infondato.
4.
Relativamente all’eccezione di totale estinzione del credito posto in esecuzione sollevata dalla convenuta, il Pretore non ha disconosciuto che a renderla verosimile sia di per sé sufficiente la convenzione del 5 novembre 2003 intercorsa tra i fratelli RE 1 e M_ (doc. 6), con cui le parti hanno dichiarato di rinunciare “
reciprocamente ai propri rispettivi crediti di frs. 120'000.– con interessi per il M_ e di frs. 200'000.– per i fratelli _, _, RE 1
”
.
Sennonché – egli ha soggiunto – la genuinità di tale convenzione appare assai dubbia, non spiegandosi perché se da un canto M_ ha affermato di non avere mai consegnato l’importo di fr. 120'000.– ai fratelli _, dall’altro lo stesso M_ ha ammesso di avere
un credito di fr. 120'000.– nei confronti di loro, salvo rinunciarvi vista la concomitante rinuncia di quest’ultimi a una penale di fr. 200'000.– verso di lui (doc. 6). Senza contare che se il “contratto di conferma di mutuo” (doc. B), come sostenuto dalla convenuta, era stato “
simulato per rapporto ai fratelli _
”, allora anche la rinuncia al credito deve ritenersi simulata. In queste circostanze il Pretore ha ritenuto più verosimile l’autenticità (formale e materiale) della conferma di mutuo (doc. B) di quella della rinuncia al credito (doc. 4, 5 e 6), ricordando che nemmeno il “Preavviso di comparazione grafotecnica” (doc. Z) e il “Rapporto di accertamento tecnico” (doc. 7) hanno escluso l’inautenticità materiale dei documenti 4, 5 e 6, peraltro già ritenuti inattendibili nella causa di disconoscimento di debito.
4.1
Nel reclamo l’escussa, in sintesi, rimprovera al Pretore di avere valutato arbitrariamente a favore dell’istante le prove documentarie prodotte e trascurato completamente quelle richiamate dalla convenuta, giungendo alla conclusione manifestamente arbitraria della falsità dei doc. 4 a 6.
4.2
All’escusso incombe l’onere di rendere verosimili le eccezioni che deduce in giudizio (DTF 132 III 142 consid. 4.1.1 con rinvii). Secondo la giurisprudenza le eccezioni non solo devono essere esposte in modo convincente ma devono anche essere sostanziate in modo perlomeno verosimile nel senso che a conforto delle allegazioni devono esserci riscontri oggettivi (
Staehelin
, op. cit., n. 87 seg. ad art. 82). L’estinzione del debito può avvenire anche tramite annullamento convenzionale del debito ai sensi dell’art. 115 CO.
4.3
Nel caso specifico non è seriamente contestato che la convenzione conclusa il 5 novembre 2003 tra M_ da una parte e _, _ e RE 1 dall’altra (doc. 6) in sé renderebbe verosimile l’estinzione del credito posto in esecuzione, i contraenti avendo rinunciato reciprocamente ai rispettivi crediti (v. sotto consid. 4.6). Il problema è però di sapere se l’accertamento del Pretore, secondo cui questo documento e quelli a cui rinvia (i doc. 4 e 5) sono verosimilmente falsi, è come pretende la reclamante manifestamente errato (giusta l’art. 320 lett. b CPC, v. sopra consid. 1.2).
4.4
Secondo l’art. 178 CPC incombe alla parte che si prevale di un documento provarne l’autenticità qualora la stessa sia contestata dalla controparte in modo sufficientemente motivato. Nella fattispecie, la contestazione dell’autenticità dei documenti 4 a 6 contenuta nella replica può dirsi tale. L’onere della prova (al grado di verosimiglianza prescritto dall’art. 82 cpv. 2 LEF) spettava pertanto all’escussa. Doveva così, mediante documenti o altri mezzi di prova immediatamente disponibili, convincere il giudice che l’autenticità dei documenti 4 e 5 è più verosimile della loro falsità (per analogia: DTF 132 III 143-4, consid. 4.1.2, con rimandi).
4.5
Al riguardo la reclamante ricorda anzitutto che l’autenticità della scrittura e della firma di M_ sul doc. 5 è stata confermata dal Procuratore pubblico nel decreto di abbandono (doc. 3) mentre la perizia calligrafica (doc. 7) ha confermato l’autenticità della firma di lui sui doc. 4 e 6. Per lei il Pretore non si è pronunciato chiaramente sulla questione dell’autenticità delle firme apposte sui documenti in questione, limitandosi a ritenerli non autentici, rispettivamente “inattendibili”, “almeno dal punto di vista materiale”, e a rilevare che le perizie agli atti (doc. Z e 7) non ne hanno escluso l’inautenticità materiale (sentenza impugnata, pag. 6 ad 9). Da parte sua l’istante contesta la rilevanza del doc. 5, che non accenna a cifre né a rinuncia alcuna, e sostiene che sia stato "imposto sotto dettatura in tempi recenti e retrodatato", mentre qualifica come senza valore la perizia commissionata dalla convenuta (doc. 7), ritenendo che sia sconfessata dalla perizia della Polizia cantonale scientifica (doc. Z).
4.6
Prima di entrare nel merito delle singole censure è utile ricordare in sintesi il contenuto dei documenti in discussione.
Il doc. 4 è una convenzione conclusa il 19 agosto 2003 tra M_ e L_ SA, in virtù della quale la società promette di aiutare M_ a ottenere il rinnovo del permesso per stranieri e quest’ultimo s’impegna a versarle fr. 1619.– mensili quali oneri sociali e IVA al 7,6%, così come i costi che la società deve sopportare per la regolare tenuta del rapporto datore di lavoro-dipendente. La convenzione prevede inoltre una clausola (n. 4) secondo cui M_ s’impegna a versare fr. 1'600'000.– a _ entro “8 + 60” giorni dalla firma della convenzione quale acconto per la compravendita parziale della società _ S.p.A. Alla clausola è aggiunta la seguente interpolazione redatta con un carattere diverso a mezzo di una macchina da scrivere:
“
ritenuto il diritto di compera e penale di Sfr. 200'000.– in calce
”
. E in fondo al documento si legge poi che
“
su richiesta del signor M_ il signor B. _ in rappresentanza degli azionisti concede al signor M_ il diritto di compera del 50% delle azioni della _ spa. come al mandato di vendita in suo possesso e la proroga del pagamento come al punto 4 a 60 giorni, con una penalità di fr. 200'000.– da versare entro 65 giorni da oggi se non viene esercitato né il diritto di compera né il pagamento di fr. 1'600'000.– ai signori _, _, RE 1
”
.
Il doc. 5 è una lettera manoscritta firmata da M_, indirizzata il 27 ottobre 2003 all’Immobiliare _ S.p.A. “c/o RE 1”, del seguente tenore:
“Egregio signor _, con la presente per informarla che non sono in grado di adempiere al diritto di compera del 50% delle azioni della _ S.p.A. come stabilito nella convenzione del 18 agosto 2003 da me richiesta, non avendo trovato il finanziamento necessario, appena posso pagherò la relativa penale a chi di dovere”
.
Il doc. 6 è una convenzione del 5 novembre 2003 conclusa tra M_ da una parte e _, I_ e RE 1 dall’altra. Richiamati il contratto di conferma di mutuo del 26 giugno 2003, la convenzione con L_ SA del 19 agosto 2003 e la conferma di M_ di non voler esercitare il diritto di compera e di non essere in grado di versare l’importo pattuito, i contraenti stipulano quanto segue:
“1) Con la presente le parti rinunciano reciprocamente ai propri rispettivi crediti di fr. 120'000.– con interessi per il M_ e di fr. 200'000.– per i fratelli _, _, RE 1. 2) Di conseguenza i reciproci rapporti di dare avere fra le parti sono completamente e definitivamente tacitati”
.
4.7
Già si è detto che sull’autenticità formale delle firme apposte sui doc. 4 a 6 il Pretore non si è pronunciato, avendoli ad ogni modo considerati inattendibili sul piano materiale. È quindi inutile disquisire sull’autenticità di quelle firme perché anche se fossero tutte di M_ i dubbi del Pretore in merito al senso e alla datazione di quei documenti come pure alla coerenza delle dichiarazioni di M_ rimarrebbero immutati.
4.8
Relativamente all’autenticità materiale dei documenti 4 a 6, la reclamante rimprovera al Pretore di avere considerato solo il contenuto del secondo interrogatorio di M_ davanti al Procuratore pubblico, del 29 novembre 2010, in occasione del quale egli ha dichiarato che la convenzione conclusa il 19 agosto 2003 con L_ SA (doc. 4) “non aveva oggettivamente alcun senso di essere se non per evitare di pagare il debito alla mia ex convivente” (doc. AA), ignorando invece il precedente verbale del 22 novembre 2010 (doc. 8) e quello successivo del 7 gennaio 2011 (doc. 35 nell’incarto richiamato _), in cui egli ha sostanzialmente smentito come “frutto della sua fantasia” quanto da lui dichiarato all’udienza del 29 novembre 2010. Per la reclamante M_ ha rilasciato tali dichiarazioni verosimilmente su pressione dell’istante, come induce a pensare la lettera 30 novembre 2010 di lui a lei (doc. 34 nell’incarto richiamato _). Inoltre, la reclamante fa osservare che tra i documenti che M_ dice di avere firmato non nel 2003 ma ulteriormente quando gli sono stati consegnati da B_ figura anche la conferma di mutuo (doc. B), che seguendo la tesi dell’istante sarebbe quindi un falso.
a)
In realtà nel (primo) verbale del 22 novembre 2010 (doc. 8), M_ ha dichiarato di non ricordarsi con esattezza né del contratto di conferma di mutuo del 26 giugno 2003 (doc. B) né del contratto con L_ SA del 19 agosto 2003 (doc. 4) e nemmeno della convenzione del 5 novembre 2003 (doc. 6), spiegando di avere assunto dal 2004 psicofarmaci che gli hanno fatto perdere la memoria. In merito all’acquisto delle azioni della _ SpA, egli ha detto di credere di essere stato usato “non so bene da chi” e di non poter escludere che i documenti in questione siano stati firmati in date diverse da quelle figuranti sugli stessi, aggiungendo che ove egli avesse saputo che la società era fallita non avrebbe mai firmato un contratto d’acquisto, siccome “non ha senso comperare una società già fallita”. Queste dichiarazioni, all’evidenza, sono molto più vicine a quelle rilasciate nel secondo interrogatorio (doc. AA) che non a quelle fatte alla terza udienza del 7 gennaio 2011. Ancorché il Pretore abbia citato esplicitamente uno solo dei tre verbali, non risulta dagli atti, di conseguenza, ch’egli abbia accertato in modo manifestamente errato che la falsità materiale dei documenti 4 a 6, 9 e 10 s’inserisce nel quadro di quanto dichiarato da M_ di fronte al Ministero pubblico. Ad ogni modo, nella migliore delle ipotesi per la reclamante tutte le dichiarazioni, scritte e orali, di M_ sarebbero da ritenere inattendibili, in quanto confuse, contraddittorie e verosimilmente influenzate dai problemi psichici di cui egli soffre da tempo (risultava, nel 2011, vivere in clinica dal maggio del 2004, cfr. doc. 35 nell’incarto richiamato OA.2009.169).
b)
La reclamante allude a pressioni che l’istante avrebbe esercitato su M_ perché rilasciasse le dichiarazioni registrate nel verbale del 29 novembre 2010 (doc. AA), citando una lettera del 30 novembre 2010 da lui indirizzata all’istante (doc. 34 nell’incarto richiamato _). La reclamante non spiega però da quali elementi deduce le presunte pressioni. Lo scritto, semmai, conferma che all’udienza del giorno precedente egli ha “detto la verità”. Non giova quindi alla sua tesi.
c)
Certo, M_ non ha escluso che anche la conferma del mutuo (doc. B) sia stata firmata a un’altra data di quella menzionata, ma al di là dei dubbi ch’egli stesso ha espresso in merito alla propria memoria sta di fatto che i fratelli _ non hanno mai sostenuto finora di aver firmato la convenzione a una data diversa di quella indicata né che la loro volontà sia stata viziata da lesione, errore, dolo o timore ragionevole. Ed essi non hanno fornito alcuna spiegazione razionale al fatto che si sono riconosciuti debitori solidali nei confronti di M_ di fr. 120'000.– pur affermando di non aver mai ricevuto niente da lui e il loro padre solo fr. 59'000.–. Ancora una volta l’argomentazione della reclamante cade nel vuoto.
4.9
Oltre che sulle dichiarazioni contraddittorie di M_ in merito al proprio credito di fr. 120'000.–, il Pretore ha fondato i suoi dubbi relativi all’autenticità materiale dei doc. 4, 5 e 6 anche sul fatto che il diritto di compera del 50% delle azioni dell’Immobiliare _ S.p.A., all’origine della penale di fr. 200'000.–, è stato sottoscritto da M_ – il 19 agosto 2003 (doc. 4) – a un momento in cui la società era già stata dichiarata da tempo fallita (o meglio dal 21 gennaio 2002, doc. T). Al riguardo la reclamante sostiene in questa sede che la convenzione era finalizzata al tentativo di far riaprire in Italia il fallimento della Immobiliare _ S.p.A, pagando almeno il 10% dei crediti vecchi e nuovi, onde salvare il patrimonio immobiliare di notevole valore della stessa. Presentate per la prima volta in sede di reclamo, queste allegazioni sono però inammissibili (v. sopra consid. 1.2). Rimangono quindi immutati – e condivisibili – i motivi di perplessità espressi dal primo giudice in merito alla razionalità della compravendita di una società fallita da oltre un anno e mezzo.
4.10
Quale ultimo indizio di “artefazione” il Pretore ha citato il fatto che lo scritto del 24 febbraio 2004 di M_ (doc. 10) era stato puntualmente prodotto agli atti dalla convenuta solo dopo che il “Preavviso di comparazione grafotecnica” della Polizia Cantonale (doc. Z) aveva evidenziato che sullo scritto del 27 ottobre 2003 (doc. 5) vi erano delle tracce latenti di uno scritto datato proprio 24 febbraio 2004, che aveva dato origine a forti e legittimi dubbi di retrodatazione del doc. 5. Al riguardo la reclamante evidenzia che il doc. 6 non rinvia al doc. 5, la cui esistenza a suo dire non le era nota né a suoi fratelli, e contesta che le tracce latenti sul doc. 5 significhino che lo stesso non è stato redatto il 27 ottobre 2003 (reclamo, pag. 7). Non spiega, però, come mai su una lettera (doc. 5) che avrebbe dovuto essere nelle mani di B_, al quale era indirizzata, siano visibili tracce di uno scritto più recente (doc. 10) redatto dallo stesso M_. Anche su questo punto il reclamo è infondato.
5.
Riassumendo, la reclamante non è riuscita a dimostrare che i fatti su cui il Pretore si è fondato per ritenere inverosimile la rinuncia di M_ al proprio credito siano stati accertati in modo manifestamente errato o incompleto. Ora, in base a tali accertamenti non potevano non sorgere al Pretore seri dubbi sull’autenticità dell’intera operazione sfociata nella pretesa rinuncia di M_ al proprio credito, la quale poggia su una convenzione (doc. 4) d’incerta liceità tra una società e M_ in merito al rinnovo di un permesso per stranieri, che mischia sorprendentemente un impegno di quest’ultimo di versare un acconto di fr. 1'600'000.– a una persona (_) che non risulta aver firmato personalmente la convenzione, finalizzato all’acquisto di una partecipazione in una società fallita, di cui né il prezzo né l’entità sono precisati nell’atto. L’aggiunta in un secondo tempo di una penale di fr. 200'000.–, che ha poi offerto la possibilità per i fratelli _ di estinguere per compensazione il loro debito nei confronti di M_, appare perlomeno singolare, non solo dal punto di vista tipografico. Le dichiarazioni dello stesso M_ rilasciate al procuratore pubblico confermano poi i sospetti sull’autenticità o perlomeno sulla validità della sua pretesa rinuncia. Legittimo in siffatte circostanze ritenere l’inautenticità dei documenti 4 e 5 più plausibile della loro autenticità, che l’escussa non è pervenuta a rendere più verosimile come le incombeva (sopra consid. 4.4). Il reclamo è così votato all’insuccesso.
6.
La tassa del presente giudizio e le ripetibili seguono la soccombenza (art. 106 cpv. 2 CPC). Circa i rimedi esperibili contro la presente sentenza sul piano federale (art. 112 cpv. 1 lett. d LTF), il valore litigioso, di fr. 138'000.–, raggiunge agevolmente la soglia di fr. 30'000.– ai fini dell’art. 74 cpv. 1 lett. b LTF.