Decision ID: ae90d45b-6f0b-5204-80c6-fc27d669aa09
Year: 2005
Language: it
Court: TI_TRPI
Chamber: TI_TRPI_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: 

ritenuto, in fatto
A. Nella seduta del 20 marzo 2000 il consiglio comunale di _ ha adottato la revisione generale del piano regolatore. In quella sede, il mapp. 273, di 6'108 mq di superficie e ubicato in località Or, è stato attribuito alla zona residenziale semi-intensiva R4.
B. In data 7 ottobre 2002 il mapp. 273 è stato frazionato, scorporando una fascia a nord-ovest di 724 mq di superficie, che ha dato luogo al mapp. 1806, in seguito ceduto in compravendita a PI 2. Frattanto, il piano regolatore è stato approvato dal Consiglio di Stato il 17 dicembre 2002.
C. Con istanza 13 novembre 2003 il municipio di RA 1 ha sollecitato il dipartimento del territorio ad approvare, secondo la procedura della variante di poco conto, una modifica del piano delle zone volta all'attribuzione del mapp. 1806 dalla zona residenziale semi-intensiva R4 alla limitrofa zona residenziale estensiva R2. Con decisione 4 febbraio 2004 il dipartimento del territorio ha approvato la variante. Questa è stata successivamente pubblicata dal 10 maggio al 9 giugno 2004 all'albo e presso la cancelleria comunale.
D. Gli insorgenti indicati in ingresso si sono aggravati tempestivamente contro la menzionata variante al Consiglio di Stato, al quale hanno domandato di annullarla. Essi hanno sostenuto che la modifica non poteva essere approvata seguendo la procedura della variante di poco conto, in quanto non soddisfaceva i requisiti fissati dall'art. 14 RLALPT, che questa non era inoltre giustificata da un cambiamento delle circostanze, violando quindi il principio della stabilità dei piani, e che infine non era sostenuta da un interesse pubblico sufficiente, giacché finalizzata esclusivamente a soddisfare gli interessi di un unico proprietario.
E. Con risoluzione 17 agosto 2004 il Consiglio di Stato ha respinto i gravami e ha confermato la decisione d'approvazione dipartimentale, con motivazioni che verranno riprese nei considerandi di diritto.
F. Con ricorsi separati i già ricorrenti hanno impugnato la risoluzione governativa dinanzi a questo tribunale, riproponendo le domande e gli argomenti già sottoposti al giudizio dell'istanza inferiore. Hanno inoltre domandato il conferimento dell'effetto sospensivo alle impugnative, che è stato concesso al gravame di _, a titolo cautelare, con decisione presidenziale 22 ottobre 2004.
G. Ritenuto che la decisione avrebbe potuto modificare la destinazione pianificatoria del mapp. 1806, oggetto della variante di poco conto, il tribunale ha disposto la chiamata in causa del proprietario interessato, assegnandogli un termine per presentare osservazioni sia nel merito sia sulla richiesta di concessione dell'effetto sospensivo. La divisione della pianificazione territoriale, il municipio di RA 1 e, infine, PI 2 hanno quindi postulato la reiezione del gravame.
H. Il tribunale ha tenuto un'udienza, a cui _ non ha partecipato, rinunciandovi con comunicazione scritta 3 novembre 2004. In quella sede il tribunale ha acquisito agli atti una documentazione, così come da verbale 10 novembre 2004. Dopo ampia discussione, le parti hanno riconfermato le loro motivazioni e conclusioni. All'udienza ha fatto seguito un sopralluogo in contraddittorio.

Considerato, in diritto
1. La competenza del tribunale è data, i ricorsi sono tempestivi (art. 38 cpv. 1 LALPT) e la legittimazione dei ricorrenti certa (art. 38 cpv. 4 lett. b LALPT). I ricorsi sono dunque ricevibili. Le impugnative, essendo caratterizzate da identiche richieste ed avendo per oggetto la medesima situazione pianificatoria e territoriale, vengono trattate congiuntamente in un'unica decisione (art. 51 PAmm).
2. In campo pianificatorio il comune ticinese fruisce di autonomia. Questa non è, però, assoluta. Secondo l'art. 33 cpv. 3 lett. b LPT il diritto cantonale deve garantire il riesame completo del piano regolatore da parte di almeno un'istanza di ricorso. Nel Cantone Ticino tale autorità è il Consiglio di Stato (art. 37 cpv. 1 LALPT), che decide i ricorsi - e approva il piano - con pieno potere cognitivo: questo significa controllo non solo della legittimità ma anche dell'opportunità delle scelte pianificatorie comunali. Le autorità incaricate di compiti pianificatori badano tuttavia di lasciare alle autorità loro subordinate il margine d'apprezzamento necessario per adempiere i loro compiti (art. 2 cpv. 3 LPT). Il Consiglio di Stato non può dunque semplicemente sostituire il proprio apprezzamento a quello del comune, ma deve rispettare il diritto di questo di scegliere tra più soluzioni adeguate quella ritenuta più appropriata, ragionevole od opportuna. Esso non può però limitarsi ad intervenire nei soli casi in cui la soluzione comunale non poggi su alcun criterio oggettivo e sia manifestamente insostenibile. Deve al contrario rifiutare l'approvazione di quelle soluzioni che disattendono i principi e gli scopi pianificatori fondamentali del diritto federale o non danno loro sufficiente attuazione, rispettivamente che non tengono adeguatamente conto della pianificazione di livello cantonale, segnatamente dei dettami del piano direttore (cfr. anche l'art. 26 cpv. 2 LPT). L'autorità governativa verificherà segnatamente che sia stata effettuata in modo corretto la ponderazione globale degli interessi richiesta dall'art. 3 OPT (RDAT II-2001 n. 78 consid. 6b; II-1999 n. 27 consid. 3).
Il potere cognitivo del Tribunale della pianificazione del territorio è invece circoscritto alla violazione del diritto (art. 38 cpv. 2 LALPT; RDAT II-2001 n. 78 consid. 6c; II-1999 n. 27 consid. 3; II-1997 n. 23); fanno eccezione - per poter ossequiare l'art. 33 cpv. 3 lett. b LPT - i casi in cui è impugnata una modifica del piano regolatore disposta d'ufficio dal Consiglio di Stato.
3. Come anticipato in narrativa, il piano regolatore del comune di _ è stato approvato il 17 dicembre 2002 e modificato con il trasferimento del mapp. 1806 dalla zona residenziale semi-intensiva R4 alla zona residenziale estensiva R2, attraverso la variante di poco conto qui impugnata, approvata dal dipartimento il 4 febbraio 2004 e confermata dal Consiglio di Stato il 17 agosto 2004.
4. L'adozione di un piano regolatore o di sue varianti esige una ponderazione globale di tutti gli interessi determinanti, pubblici e privati, in relazione con l'utilizzazione del suolo, e non può avvenire secondo rigidi schematismi. La circostanza che vi sia stata un'evoluzione della situazione di fatto o giuridica dall'entrata in vigore del piano regolatore che è sottoposto a verifica e modificazione, potrebbe teoricamente portare ad un suo adattamento periodico frequente. Cionondimeno, questo strumento deve, al fine di adempiere gli scopi per i quali è stato introdotto, beneficiare di una certa stabilità. Per questo motivo, giusta l'art. 21 cpv. 2 LPT, solo un cambiamento "notevole" delle circostanze può giustificare un riesame ed eventualmente un adattamento del piano di utilizzazione. Il legislatore ha così voluto garantire ai proprietari di fondi, per i quali il piano regolatore è vincolante (art. 21 cpv. 1 LPT), una certa sicurezza giuridica in questo ambito, anche se essi non possono dedurre dal fatto che il loro fondo sia stato un tempo inserito in una determinata zona, che questo rimanga costantemente attribuito alla stessa zona.
Se un piano regolatore in vigore è stato adottato già sotto l'egita della legge federale sulla pianificazione del territorio, vi è la presunzione che le restrizioni della proprietà che impone ai proprietari interessati siano valide. Per contro, i piani di utilizzazione che non sono ancora stati adattati alle esigenze poste dal diritto federale in materia di pianificazione territoriale, non possono beneficiare di questa presunzione, per cui non vi è motivo di garantirne la stabilità. Più un piano, reputato conforme ai dettami della LPT è recente, più è dato ai singoli proprietari di contare sulla sua stabilità, e più la citata presunzione della sua validità sarà difficilmente contestabile.
Il diritto cantonale prevede la verifica del piano regolatore, di regola, ogni 10 anni (art. 41 cpv. 1 LALPT); esso può essere modificato o integrato in ogni tempo se l'interesse pubblico lo esige (art. 41 cpv. 2 LALPT). Ad ogni modo, tale regolamentazione trova i suoi limiti nell'art. 21 cpv. LPT, per il quale la modificazione di un piano regolatore può avvenire solamente a condizione che le circostanze siano cambiate, che questi mutamenti concernano i criteri determinanti della pianificazione, che i cambiamenti siano notevoli e che un adattamento del piano di utilizzazione si renda necessario (RDAT II-1998 n. 49 consid. 3a con rinvii). La procedura è di regola quella prevista per l'adozione del piano regolatore (art. 41 cpv. 2, in fine, LALPT e 32 segg. LALPT), mentre per le modifiche di poco conto è fissata dal Consiglio di Stato (art. 41 cpv. 3 LALPT). Sono di poco conto le modifiche che interessano una ristretta cerchia di persone e una superficie di terreno non superiore ai 2000 mq e che, segnatamente, mutano in misura minima una o più disposizioni sull'uso ammissibile del suolo quali, in particolare, i parametri edilizi (altezza massima, distanze dai confini, indice di sfruttamento, di occupazione o di edificabilità; art. 14 lett. a RALPT). Il municipio allestisce gli atti per le modifiche di poco conto e, previa approvazione del dipartimento, pubblica gli stessi per un periodo di 30 giorni (art. 15 RLALPT).
5. Nella fattispecie i ricorrenti contestano la legittimità della procedura adottata per la variante all'esame; sostengono, segnatamente, che questa non risponde alla definizione di modifica di poco conto dell'art. 14 RLALPT. Lamentando la carenza d'interesse pubblico all'attribuzione del mapp. 1806 alla zona residenziale estensiva R2 in riferimento a un piano regolatore, come quello del comune di _, entrato recentemente in vigore dopo un lungo processo di revisione generale, essi contestano essenzialmente i presupposti della variante stessa, indipendentemente dalla procedura seguita. La questione si pone quindi, prima ancora che sul piano procedurale, nel merito della variante: occorre pertanto valutare la sussistenza di un interesse pubblico in relazione alla sicurezza giuridica, rispettivamente alla stabilità che la pianificazione deve assicurare.
6. Dal rapporto di pianificazione si evince che, in seguito al frazionamento del mapp. 273, il municipio, su richiesta del proprietario, ha ritenuto che si giustificava procedere con una variante di poco conto, giacché la parte scorporata, il nuovo mapp. 1806 dunque, risultava dal profilo morfologico, per l'apprezzabile pendenza, e dal punto di vista pianificatorio, per i nuovi limiti di proprietà corrispondenti ad altrettanti limiti di zona, parte integrante della soprastante zona residenziale estensiva R2 piuttosto che appartenente alla sottostante zona residenziale semi-intensiva R4, caratterizzata da un'edificazione orientata verso la strada cantonale (cfr. rapporto di pianificazione, ottobre 2003, pag. 1 segg.). Il Consiglio di Stato, evadendo i ricorsi contro la variante, ha ritenuto sostenibile la scelta comunale, in quanto correggeva una situazione pianificatoria non ottimale, nella misura in cui si configurava una migliore ed appropriata delimitazione delle diverse zone residenziali: l'interesse pubblico alla modifica del piano era dunque dato (cfr. risoluzione impugnata, pag. 3). Dal canto suo, il resistente ha rilevato che il previgente piano regolatore (PR 81) inseriva già in zona R2 la porzione corrispondente oggi al mapp. 1806, che pure costituiva a suo tempo un mappale a sé stante di modo che la variante di poco conto non faceva altro che ripristinare tale situazione, correggendo soltanto un errore dovuto alla pianificazione recentemente entrata in vigore (risposta 8 ottobre 2004, pag. 3).