Decision ID: dcd01348-0537-41a4-982f-eef82100e778
Year: 2020
Language: it
Court: GR_VG
Chamber: GR_VG_003
Canton: GR
Region: Eastern_Switzerland
Law Area: social_law

Fattispecie:
1. A._, padre di due figli, di nazionalità turca con diploma di commercio,
si è trasferito con la moglie a X._ nel 2000. Tra il 2000 e il 2008 egli
ha svolto diversi lavori (aiuto cuoco, gommista e operaio).
2. Il 24 settembre 2007 A._ si è sottoposto a un intervento di artroscopia
alla spalla destra con stabilizzazione anteriore con Suretac. Il 15 luglio 2008
si è eseguito il medesimo intervento alla spalla sinistra.
3. Dal 1. gennaio 2009 al 30 aprile 2016 A._ ha lavorato presso la
B._. come addetto della linea automatica di confezione. Dal 2010 al
2014 egli ha pure esercitato un'attività indipendente (gestione di un Kebap).
A causa dei dolori alle spalle, nel 2014 alla B._ ha potuto lavorare in
magazzino. Ma da aprile 2015 ha dovuto riprendere il lavoro nella linea di
confezionamento e con ciò l'attività, eseguita all'altezza delle spalle, di
rifornimento della macchina d'imballaggio. Da allora i dolori alle spalle sono
di nuovo aumentati. Dopo un diverbio con il nuovo superiore e il
susseguente licenziamento, A._ si è rivolto alla psichiatra Dr.ssa med.
C._, la quale gli ha attestato un'incapacità lavorativa totale a partire
dall'11 aprile 2016.
4. Il 19 aprile 2016 A._ ha inoltrato una richiesta di prestazioni all'Ufficio
AI del Cantone dei Grigioni.
5. Nella valutazione del 26 aprile 2016 lo psichiatra Dr. med. D._,
incaricato dall'assicurazione di indennità giornaliera per malattia, ha
rilevato una sindrome da disadattamento con prevalenti altri aspetti
emozionali e ha ritenuto impossibile un reinserimento presso l'attuale
datore di lavoro; egli, per contro, ha negato un'inabilità lavorativa presso un
altro datore di lavoro a partire dal 1. luglio 2016. Dopo essere venuto a
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conoscenza del licenziamento e del fatto che A._ non avrebbe riferito
al datore di lavoro degli interventi chirurgici alle spalle, nel rapporto del 3
maggio 2016 lo psichiatra ha rivisto la sua valutazione, ritenendo che non
vi erano limitazioni lavorative di natura psichica.
6. Il 22 luglio 2016 l'Ufficio AI ha negato un diritto a provvedimenti di riqualifica
e prospettato il rigetto della richiesta di prestazioni AI. Contro quest'ultima
decisione A._ ha sollevato obiezione il 18 agosto 2016.
7. A causa della tendinopatia degenerativa alla spalla sinistra con lesione del
tendine sovraspinoso, il 24 ottobre 2016 il Dr. med. E._ ha effettuato
un'artroscopia con sutura del tendine sovraspinoso, tenotomia e tenodesi
del capolungo del bicipite brachiale e acromioplastica.
8. Nella perizia pluridisciplinare del Servizio accertamento medico (SAM) del
24 maggio 2017 si è diagnosticato, con influenza sulla capacità lavorativa,
una periartropatia omeroscapolare bilaterale e una sindrome
lombospondilogena cronica prevalentemente a destra nonché una
gonalgia mediale meccanica a destra. Ai disturbi psichici constatati
(reazione ansioso-depressiva da disadattamento in fase di remissione
sintomatologica) non è stata attestata alcuna influenza sulla capacità
lavorativa. Nell'ultima attività svolta A._ è stato reputato inabile al
100 % dall'11 aprile 2016 fino ad aprile 2017 e abile al 50 % a partire da
maggio 2017, mentre in attività adeguata è stato ritenuto totalmente abile
a partire da maggio 2017. Dal 10 al 19 febbraio 2017 vi è stata un'incapacità
lavorativa totale a causa della patologia urologica.
9. Nel nuovo progetto di decisione 3 novembre 2017 l'Ufficio AI ha prospettato
un diritto a una rendita intera dal 1. aprile 2017 al 31 luglio 2017. Oltre
questa data, non si è riconosciuto un diritto a una rendita. A._ ha
sollevato obiezione contro questo progetto di decisione, segnalando un
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peggioramento dello stato di salute (fisico e psichico) e inoltrando a più
riprese degli scritti a cui ha allegato diversi documenti medici.
10. Con decisione 21 novembre 2018 l'Ufficio AI ha confermato quanto
preavvisato, ossia il diritto a una rendita dal 1. aprile 2017 al 31 luglio 2017
e il rifiuto di una rendita oltre questa data secondo un grado di invalidità del
1.22 %.
11. Avverso questa decisione, il 7 gennaio 2019 A._ (qui di seguito:
ricorrente) ha inoltrato ricorso al Tribunale amministrativo del Cantone dei
Grigioni chiedendone l'annullamento e chiedendo che gli sia riconosciuto
un diritto a una rendita AI intera dal 1. aprile 2017 in poi.
12. Nella risposta del 23 gennaio 2019 l'Ufficio AI (qui di seguito: convenuto)
ha postulato il rigetto del ricorso.
13. Nel secondo scambio di scritti le parti si sono riconfermate nei loro petiti e
nelle loro motivazioni.

Considerando in diritto:
1. I requisiti processuali non danno adito a osservazioni, per cui questo
competente Tribunale entra nel merito del presente ricorso contro la
decisione del 21 novembre 2018, con cui il convenuto ha respinto la
richiesta di prestazioni del ricorrente.
2. Controverso è se il ricorrente abbia diritto a una rendita intera, in via
eventuale a una mezza rendita, da agosto 2017 in avanti.
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3.1. Giusta l'art. 28 cpv. 2 della legge federale sull'assicurazione per l'invalidità
(LAI; RS 831.20) l'assicurato ha diritto a una rendita intera se è invalido
almeno al 70 %, a tre quarti di rendita se è invalido almeno al 60 %, a una
mezza rendita se è invalido almeno al 50 % o a un quarto di rendita se è
invalido almeno al 40 %.
3.2. Secondo il principio inquisitorio l'assicuratore, parimenti al giudice, accerta
d'ufficio la fattispecie. Per quanto riguarda la procedura amministrativa,
l'art. 43 cpv. 1 frase 1 della Legge federale sulla parte generale del diritto
delle assicurazioni sociali (LPGA; RS 830.1) prescrive che l'assicuratore
esamina le domande, intraprende d'ufficio i necessari accertamenti e
raccoglie le informazioni di cui ha bisogno (per la procedura giudiziaria v.
art. 61 lett. c LPGA). Applicando una valutazione anticipata delle prove è
possibile rinunciare a ordinare ulteriori accertamenti, qualora si giunga alla
convinzione che questi non possono cambiare una fattispecie acclarata
con il grado della verosimiglianza preponderante. Se tuttavia permangono
dei forti dubbi sulla completezza e/o la correttezza dei fatti accertati,
occorre continuare a indagare, premesso che da ulteriori accertamenti ci si
debba attendere nuove informazioni essenziali (cfr. sentenza del Tribunale
federale 8C_956/2011 del 20 giugno 2012 consid. 5.1 con rinvii).
3.3. Per stabilire il grado d'impedimento, l'amministrazione e il giudice si
fondano su documenti allestiti dal medico o eventualmente da altri
specialisti, il cui compito consiste nel porre un giudizio sullo stato di salute,
nell'indicare in quale misura e in quali attività l'assicurata sia incapace al
lavoro come pure nel fornire un importante elemento di giudizio per
determinare quali lavori siano ancora ragionevolmente esigibili (DTF 125 V
256 consid. 4, 115 V 133 consid. 2). Quanto alla valenza probatoria di un
rapporto medico, determinante, secondo la giurisprudenza, è che i punti
litigiosi importanti siano stati oggetto di uno studio approfondito, che il
rapporto si fondi su esami completi, che consideri parimenti le censure
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espresse, che sia stato approntato in piena conoscenza dell'incarto
(anamnesi), che la descrizione del contesto medico sia chiara e che le
conclusioni del perito siano ben motivate. Decisivo quindi per stabilire se
un rapporto medico abbia valore di prova non è tanto la sua origine o la sua
denominazione, ad esempio, quale perizia o rapporto (DTF 125 V 351
consid. 3a, 122 V 157 consid. 1c). La giurisprudenza ha tuttavia sviluppato
alcune direttive in relazione a determinate forme di attestazioni mediche
(DTF 125 V 351 consid. 3b, 118 V 286 consid. 1b). In tal senso, se non vi
sono indizi concreti che depongano contro la loro attendibilità, va
riconosciuto pieno valore probatorio alle perizie di medici specialistici
esterni che rilasciano i propri referti in base a indagini e osservazioni
accurate e dopo aver preso visione di tutta la documentazione medica e
che nella descrizione dei loro reperti giungono a risultati concludenti (DTF
137 V 210 consid. 1.3.4, 125 V 351 consid. 3b/bb). Anche i rapporti allestiti
da medici alle dipendenze dell'amministrazione hanno piena valenza
probatoria, a condizione che non sussista dubbio alcuno, nemmeno il più
lieve, a proposito della correttezza delle conclusioni contenute in tali
rapporti (DTF 135 V 465 consid. 4.4, 125 V 351 consid. 3b/bb, 122 V 157
consid. 1c). Riguardo alle attestazioni del medico curante si può ritenere
che, secondo la generale esperienza della vita, nel dubbio, alla luce del
rapporto di fiducia esistente con la paziente il medico curante tenda a
esprimersi a favore del suo cliente (DTF 135 V 465 consid. 4.5, 125 V 351
consid. 3b/cc, 124 I 170 consid. 4).
4. Il ricorrente sostiene, in sostanza, che il convenuto non avrebbe
considerato l'evoluzione negativa del danno alla salute (fisico e psichico).
Dal profilo psichico egli sarebbe inabile al 50 % (come attestato dalla
Dr.ssa med. C._) e da quello fisico all'80 % (come attestato dal Dr.
med. E._). Siccome la perizia del SAM risale al 9 ottobre 2017, a detta
del ricorrente essa non terrebbe conto del peggioramento intervenuto
successivamente. Al momento della decisione del convenuto del 21
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novembre 2018 detta perizia non sarebbe più stata basata sulla
conoscenza completa del caso e non avrebbe più rappresentato una
valutazione adeguata. Ora sarebbe evidente che il SAM avrebbe
sottovalutato il danno psichico. Non vi sarebbe stata remissione, bensì
un'evoluzione negativa. Inoltre, la documentazione medica specialistica
trasmessa in sede di osservazioni al progetto di decisione non sarebbe
stata oggetto di una valutazione medica, ma unicamente giuridica.
Il convenuto controbatte che la documentazione medica dei Dr. med.
C._ e E._ allegata al ricorso non sarebbe in grado di cambiare la
sua valutazione, siccome non comproverebbe un peggioramento
sostanziale dello stato di salute. Inoltre, il convenuto fa osservare che il Dr.
med. E._ si sarebbe pronunciato soltanto in merito alla capacità
lavorativa nell'attività originaria e non anche in merito alla capacità
lavorativa in un'attività adeguata.
5. Riguardo alla censura secondo cui la perizia del SAM sarebbe superata e
non potrebbe fungere da base per la decisione sul diritto a una rendita, va
innanzitutto detto che la perizia del SAM datata 9 ottobre 2017 con
accertamenti avvenuti in maggio e giugno 2017, è vero, risale a più di un
anno prima dal rilascio della decisione qui impugnata del 21 novembre
2018. Tuttavia, il fatto che tra una perizia e la decisione AI trascorra un
certo periodo di tempo è intrinseco della procedura di obiezione al progetto
di decisione. Determinante in questo caso è che, come si vedrà qui di
seguito, i rapporti dei medici curanti inoltrati dal ricorrente dopo il rilascio
della perizia del SAM del 9 ottobre 2017 non sono atti a scalfire le
conclusioni dei periti del SAM.
6. Preliminarmente, va osservato che la perizia del SAM del 9 ottobre 2017
ha valore probatorio, siccome ottempera ai requisiti per la valenza
probatoria di un rapporto medico (v. sopra consid. 3.3), cosa che peraltro
non è contestata.
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7.1. Dal profilo fisico, il consulente reumatologico del SAM Dr. med. F._ ha
rilevato le seguenti diagnosi con influenza sulla capacità lavorativa:
- periartropatia omeroscapolare bilaterale, in:
- esiti da stabilizzazione anteriore con Suratec in artroscopia alla spalla destra, il
24 settembre 2007;
- esiti da stabilizzazione anteriore con Suratec in artroscopia per instabilità
anteriore e lesione SLAP grado II alla spalla sinistra, il 15 luglio 2008;
- esiti da sutura del tendine sovraspinoso mediante vite Twin-Fix, tenotomia e
tenodesi del capolungo del bicipite brachiale con acromioplastica alla spalla
sinistra, il 24 ottobre 2016;
- sindrome lombospondilogena cronica prevalentemente a destra, in:
- alterazioni degenerative del rachide lombare (focalità erniaria mediana D12-L1
alla MRI lombare del 10 gennaio 2013, spondilosi anteriori al passaggio
toracolombare;
- esiti da morbo di Scheuermann;
- anomalia di transazione lombosacrale con lombarizzazione della prima
vertrebra sacrale;
- disturbi statici del rachide (ipercifosi della dorsale alta con protrazione del capo,
appiattimento della colonna dorsale intermedia, caudale e della colonna
lombare con scoliosi destro-convessa lombare);
- decondizionamento e sbilancio muscolare;
- gonalgia mediale meccanica a desta, in:
- incipiente gonartrosi;
- possibile lesione meniscale mediale;
- obesità.
Viste queste patologie, il Dr. med. F._ ha giudicato adatta allo stato di
salute un'attività tenente conto dei limiti funzionali e di carico seguenti: fino
all'altezza dei fianchi il ricorrente può molto spesso sollevare e portare pesi
fino a 5 kg, di rado tra 5 e 10 kg, mai oltre i 10 kg; sopra l'altezza del petto
il ricorrente può talvolta sollevare pesi fino a 2 kg, di rado tra 2 e 5 kg, mai
oltre i 5 kg; il ricorrente può molto spesso maneggiare attrezzi di precisione,
spesso maneggiare attrezzi di media entità, mai attrezzi pesanti; il
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ricorrente può di rado effettuare lavori al di sopra della testa, talvolta
effettuare la rotazione del tronco, può spesso assumere la posizione seduta
e inclinata in avanti, talvolta la posizione in piedi e inclinata in avanti,
talvolta la posizione inginocchiata, molto spesso può effettuare la flessione
delle ginocchia, talvolta può assumere la posizione accovacciata; il
ricorrente può assumere spesso la posizione seduta di lunga durata,
talvolta la posizione in piedi di lunga durata, dovendo avere la possibilità di
alternare le posizioni al bisogno; il ricorrente può molto spesso camminare
fino a 50 m, molto spesso oltre 50 m, spesso camminare per lunghi tragitti,
come pure talvolta camminare su terreno accidentato, può talvolta salire le
scale, mai salire su scale a pioli. In un lavoro adatto allo stato di salute il
reumatologo ha giudicato il ricorrente abile sull'arco di una giornata
lavorativa normale di 8-9 ore con rendimento massimo del 100 % (cfr. doc.
89 pag. 21 e 23 e doc. 89 pag. 23-47 convenuto).
7.2. I certificati e i rapporti medici dell'ortopedico curante Dr. med. E._,
inoltrati dal ricorrente (cfr. scritto dell'11 novembre 2017 [doc. 100
convenuto], del 24 gennaio 2018 [doc. 106 pag. 2 convenuto], del 22
febbraio 2018 [doc. 107 pag. 2], del 22 marzo 2018 [doc. 108 pag. 2
convenuto], del 26 aprile 2018 [doc. 109 pag. 2 convenuto], del 29 maggio
2018 [doc. 109 pag. 3 convenuto], del 12 luglio 2018 [doc. 109 pag. 4
convenuto], del 13 settembre 2018 [doc. 110 pag. 2], del 21 settembre 2018
[doc. 111 pag. 2 convenuto e 112 pag. 4], del 27 settembre 2018 [doc. 112
pag. 3] nonché dell'8 novembre 2018 [doc. E e Ebis ricorrente]) non si
confrontano con le conclusioni nella perizia del SAM e tantomeno si
esprimono circa la percentuale d'abilità lavorativa rimanente in attività
adatta. Anzi, si rileva che le limitazioni lavorative attestate dal Dr. med.
E._ non sono sostanzialmente in contrasto con quelle esposte nella
perizia SAM, soprattutto quando questi descrive che un'attività consona per
il ricorrente sarebbe un'attività "dove l'utilizzo degli arti superiori sia limitato
al sotto del livello delle spalle e con pesi non superiori ai 5 kg" (v. rapporto
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del 24 gennaio 2018 [106 pag. 2 convenuto]). Riguardo ai dolori lamentati
nella regione gluteale e lombo-sacrale prossimale con irraggiamento in
regione gluteale e dei flessori della coscia, riportati nel rapporto del 22
marzo 2018 (doc. 108 pag. 2 convenuto), si osserva che non si tratta di una
problematica nuova, siccome il ricorrente stesso ha riferito di averla già
avuta in passato (cfr. anche diagnosi nella perizia SAM di un'anomalia di
transazione lombosacrale con lombarizzazione della prima vertebra
sacrale). Per quanto attiene al "peggioramento della sintomatologia
dolorosa a carico del ginocchio sinistro con particolare dolorabilità
nell'inginocchiarsi ma soprattutto estrema difficoltà nel rialzarsi" (v.
rapporto del 13 settembre 2018 [doc. 110 pag. 2 convenuto]), circa le quali
la RM ha evidenziato "un quadro di meniscosi del corno posteriore del
menisco mediale, che appare aumentato di volume, in assenza di lesioni
franche del menisco stesso" (v. rapporto del 21 settembre 2018 [doc. 111
pag. 2]), si constata che, per quanto intravedibile, si tratta sì di dolori nuovi,
per i quali il Dr. med. E._ ha prescritto un ciclo di fisiokinesiterapia e
l'applicazione di gel, ma non è stato comprovato che questi siano duraturi
e invalidanti. Non si può dunque rimproverare al convenuto di non aver
effettuato ulteriori accertamenti sotto il profilo reumatologico.
8.1. Dal punto di vista psichiatrico, il consulente psichiatrico del SAM Dr. med.
G._ ha rilevato, senza influenza sulla capacità lavorativa, una
reazione ansioso-depressiva da disadattamento (ICD-10 F.43.22) in fase
di remissione sintomatologica (cfr. doc. 89 pag. 14 convenuto). Il Dr. med.
G._ ha concluso che gli esordi psicopatologici risalirebbero a febbraio
2016, quando al ricorrente sarebbe stato notificato il licenziamento, evento
che di per sé egli forse si sarebbe aspettato, in quanto con il cambio di
direzione della ditta le cose avrebbero preso una piega a lui non più
favorevole a seguito dei provvedimenti che sarebbero stati assunti dalla
nuova dirigenza. Questo evento sarebbe stato tra l'altro preceduto di
qualche mese dalla disattesa di un accordo preso con il capo della ditta che
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sarebbe parso potesse porre le basi per un consolidamento del suo posto
di lavoro rinnovando la fiducia nei suoi confronti. Ciò avrebbe portato a un
pesante conflitto con il datore di lavoro e al conseguente sovraccarico
emotivo sofferto da parte del ricorrente. Egli avrebbe quindi manifestato
una sintomatologia psichica reattiva alla situazione lavorativa che si
sarebbe venuta a creare con le risonanze negative legate al non
mantenimento degli accordi presi e al successivo licenziamento che egli
avrebbe vissuto con molta amarezza. A distanza di alcuni mesi dagli eventi
che avrebbero scombussolato la sua esistenza, che fino a quel punto
sarebbe proceduta in maniera piuttosto regolare e lineare, il ricorrente ora
mostrerebbe un certo miglioramento della sintomatologia psichica legato
alla minore intensità del pensiero ruminativo su quanto è accaduto,
risentendo di meno della ferita dell'ingiustizia che riterrebbe essergli stata
comunque arrecata senza tenere conto della sua sensibilità e di una
ragione che potesse almeno in qualche misura giustificarla (cfr. doc. 89
pag. 19 seg. e 89 pag. 48-56 convenuto).
8.2. Innanzitutto, si constata che già il medico di fiducia della CSS Dr. med.
D._, specialista in psichiatria e psicoterapia, nel rapporto del 26 aprile
2016 risp. 3 maggio 2016 aveva diagnosticato una sindrome da
disadattamento con prevalenti altri aspetti emozionali (ICD-10 F.43.23). Si
tratta dunque di una diagnosi simile a quella fatta dal SAM risp. dal Dr. med.
G._, che rientra nella sottocategoria "Disturbi dell'adattamento" (ICD-
10 F.43.2), la quale include condizioni di malessere soggettivo e di disturbo
emozionale, che in genere interferiscono con il funzionamento e le
prestazioni sociali, e che insorgono nel periodo di adattamento ad un
significativo cambiamento di vita o ad un evento stressante. Questo tipo di
diagnosi è stato fatto inizialmente anche da parte della psichiatra curante
Dr.ssa med. C._ (cfr. rapporto del 12 maggio 2016 [doc. 89 pag. 57
seg. convenuto]). Soltanto dopo la comunicazione del progetto di decisione
del 3 novembre 2017 (doc. 91 convenuto), la Dr.ssa med. C._ nel
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rapporto dell'11 gennaio 2018 (doc. 104 pag. 2) formula l'ipotesi
diagnostica di depressione di media-grave gravità, sindrome ricorrente
(ICD-10 F.33.2) reattiva alla patologia organica di dolori alle spalle. A tal
proposito, tuttavia, va evidenziato che si tratta soltanto di un'ipotesi e che i
disturbi rilevati verosimilmente erano correlati al progetto di decisione
negativo del convenuto e al rifiuto di misure di riqualifica professionale,
come sembra riferire il medico di famiglia Dr. med. H._ nel certificato
medico del 27 dicembre 2017 (doc. 102 pag. 4 convenuto). Questi motivi
non hanno tuttavia carattere invalidante secondo la giurisprudenza (cfr.
DTF 127 V 299 consid. 5a). Non è pertanto rilevante che il medico di
famiglia in detto certificato abbia accertato, senza approfondire eventuali
motivi invalidanti e senza confrontarsi con la diagnosi nella perizia del SAM,
un'inabilità lavorativa in qualsiasi lavoro a causa di peggioramento. Nel
rapporto del 18 settembre 2018 la Dr.ssa C._ riformula l'ipotesi
diagnostica di depressione di media-grave gravità in sindrome ricorrente
reattiva alla patologia organica dei dolori alle spalle dal 2016, peggiorato
da gennaio 2018, nonché un disturbo d'ansia generalizzato (ICD-10 F.41.1)
dal 2016, peggiorato da gennaio 2018, con prognosi di capacità lavorativa
al 50 %. Queste conclusioni sono confermate nel rapporto del 10 dicembre
2018 della stessa (doc. D ricorrente). Come esposto sopra, tuttavia, nel
2016 la Dr.ssa C._ aveva diagnosticato un disturbo dell'adattamento
(ICD-10 F.43.23; cfr. rapporto del 14 maggio 2016 [doc. 89 pag. 58
convenuto]). Queste ultime sue diagnosi (depressione di media-grave
gravità in sindrome ricorrente reattiva alla patologia organica dei dolori alle
spalle dal 2016, peggiorato da gennaio 2018, e disturbo d'ansia
generalizzato dal 2016, peggiorato da gennaio 2018) restano delle ipotesi
non oggettivate e non menzionate nel 2016, in contraddizione alle sue
successive affermazioni che ne riconducono l'insorgenza al 2016. I rapporti
medici della psichiatra curante non sono quindi in grado di sollevare dei
dubbi sulle conclusioni nella perizia del SAM. Il convenuto poteva dunque
fondarsi interamente su detta perizia per la determinazione della capacità
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lavorativa residua. Non appaiono quindi necessari ulteriori accertamenti
medici.
9. Accertato che il convenuto poteva partire dal presupposto che il ricorrente
dispone di una capacità lavorativa del 100 % in attività adeguata al suo
stato di salute, il calcolo del grado di invalidità (1.22 %), non contestato di
per sé, può essere confermato. Non sussiste pertanto un diritto a una
rendita oltre il 31 luglio 2017. La decisione impugnata va dunque
confermata e il ricorso va respinto.
10. In deroga all'art. 61 lett. a LPGA, la procedura di ricorso in caso di
controversie relative all'assegnazione o al rifiuto di prestazioni AI dinanzi al
tribunale cantonale delle assicurazioni è soggetta a spese. L'entità delle
spese è determinata tra fr. 200.-- e fr. 1000.-- in funzione delle spese di
procedura e senza riguardo al valore litigioso (art. 69 cpv. 1bis LAI). L'esito
della controversia giustifica l'accollamento delle spese processuali fissate
a fr. 700.-- al ricorrente.