Decision ID: 4138b014-a9e4-5e6e-8dfb-910bea44c245
Year: 2000
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: civil_law

in fatto: A.
_ _ è proprietario della particella n. _RFD di _, acquistata il 14 novembre 1997 da _ _ e _ _ per fr. 117 728.–. Il fondo, che è parte di una masseria, è gestito da _ _ in virtù di un contratto di fitto agricolo concluso da suo padre _ _, al quale egli è subentrato nel gennaio del 1993.
B.
Il 29 dicembre 1999 _ _ ha convenuto _ _ davanti al Pretore della giurisdizione di Mendrisio Nord, chiedendo di essere iscritto nel registro fondiario quale proprietario della particella n. _“previa cancellazione dell'iscrizione a nome di _ _, _, e dimostrazione dell'avvenuto pagamento a quest'ultimo del prezzo di fr. 117 728.–”. In via cautelare egli ha instato perché fosse annotata una restrizione della facoltà di alienare il fondo e perché egli fosse autorizzato a “permanere come affittuario sul terreno”.
C.
Alla discussione cautelare del 18 gennaio 2000 _ _ ha mantenuto le sue domande. _ _ ha postulato il rigetto dell'istanza o quanto meno, in via subordinata, la prestazione di adeguate garanzie per i danni derivanti da provvedimenti cautelari ingiustificati, da egli valutati in fr. 86 620.– annui. Le parti hanno notificato alcuni mezzi di prova, fra cui l'audizione di due testimoni.
D.
Statuendo il 26 gennaio 2000, il Pretore ha respinto l'istanza cautelare. Le spese, con una tassa di giustizia di fr. 500.–, sono state poste a carico dell'istante, tenuto a rifondere al convenuto fr. 600.– per ripetibili.
E.
Contro il decreto appena citato _ _ è insorto con un appello del 7 febbraio 2000 nel quale chiede la riforma del giudizio impugnato nel senso di porre gli oneri processuali a carico delle parti in ragione di metà ciascuno e di compensare le ripetibili. Nelle sue osservazioni del 6 marzo 2000 _ _ propone di respingere l'appello e di confermare il decreto del Pretore.

Considerando
in diritto: 1.
Il convenuto chiede preliminarmente che l'appello sia dichiarato irricevibile poiché non menziona la parte appellata. Ora, l'atto di appello deve contenere tra l'altro – sotto pena di nullità (art. 309 cpv. 5 CPC) – l'indicazione esatta delle parti (art. 309 cpv. 2 lett. b CPC). La sanzione della nullità va nondimeno applicata con cautela: la giurisprudenza ha già avuto modo di rilevare che, quand'anche nel memoriale manchi l'indicazione della controparte, l'atto non è nullo se l'appellato ha avuto modo di difendersi e non ha subìto alcun pregiudizio (
Cocchi/Trezzini,
CPC massimato e commentato, Lugano 2000, n. 4 ad art. 309 con rinvii). In concreto non è dato a divedere quale pregiudizio avrebbe patito il convenuto per il fatto che il suo nome non figura esplicitamente nell'appello. Il memoriale di ricorso gli è stato regolarmente intimato il 29 febbraio 2000 ed egli ha potuto inoltrare le sue osservazioni nel termine prescritto dall'art. 314 CPC. Ciò premesso, il gravame appare dunque ricevibile.
2.
L'appellante insorge contro il dispositivo sugli oneri processuali di prima sede poiché, a suo dire, “la soccombenza del ricorrente non è dovuta ad alcuna deficienza di motivazione o di prova a lui rimproverabile ma esclusivamente ad una circostanza assolutamente estranea al suo comportamento processuale. L'istanza è stata respinta in quanto, in corso di causa, in seguito alla sentenza 25 gennaio 2000 (doc. B), uno dei requisiti fondamentali necessari per l'adozione di un provvedimento cautelare, ovvero l'urgenza, è venuto a mancare, togliendo all'istanza stessa la propria ragione di essere” (appello, punto 6.2, pag. 3 in basso).
3.
Per l'art. 376 cpv. 1 CPC il giudice ordina, su istanza di parte, provvedimenti cautelari idonei quando vi è fondato motivo di temere che dal ritardo a procedere nelle vie ordinarie potrebbe derivare un danno considerevole. Nel caso in cui il giudice accolga la domanda senza contraddittorio, le parti hanno diritto di chiedere entro dieci giorni con istanza scritta che le misure ordinate siano revocate o modificate (art. 379 cpv. 2 CPC). Soltanto i provvedimenti emanati
previo contraddittorio
sono appellabili (art. 382 cpv. 1 CPC). E per contraddittorio non va intesa ogni discussione preliminare o interlocutoria fra le parti, bensì la discussione finale, indetta dopo l'eventuale assunzione delle prove (I CCA, sentenza del 29 maggio 1998 nella causa C., pag. 3 nel mezzo; Rep. 1983 pag. 280 consid. 1;
Cocchi/Trezzini,
op. cit., n. 1 ad art. 382 CPC).
4.
Nella fattispecie, all'udienza del 18 gennaio 2000 le parti hanno chiesto che fossero esperite alcune prove, sulla cui ammissibilità il Pretore non si è pronunciato. Il primo giudice si è limitato a menzionare nel decreto impugnato che l'audizione dei testi indicati dall'istante era divenuta superflua (consid. 3), manifestando così, di fatto, il rifiuto di assumere le prove notificate. Il diniego di compiere atti istruttori, tuttavia, non precludeva alle parti la possibilità di esprimersi un'ultima volta sulla cautelare, almeno per indicare se – nonostante il rigetto delle prove offerte – esse mantenevano le loro conclusioni (I CCA, sentenza del 19 luglio 1995 nella causa R., pag. 4 in alto). Dal verbale della predetta udienza 18 gennaio 2000 non risulta che costoro abbiano rinunciato al dibattimento finale, né tale rinuncia può essere presunta: anzi, l'omissione del dibattimento finale costituisce in linea di principio una violazione del diritto di essere sentito (I CCA, sentenza del 29 maggio 1998 nella causa C., pag. 4 in alto). Ne segue che in concreto il Pretore dovrà ancora citare le parti per la discussione finale cautelare. In quella sede l'istante potrà far valere tutte le sue argomentazioni. Ciò non toglie, ad ogni modo, che il decreto impugnato è stato emanato senza contraddittorio. L'appello in rassegna sfugge pertanto a un esame di merito.
5.
Gli oneri del giudizio odierno seguono la soccombenza (art. 148 cpv. 1 CPC). L'appellante rifonderà inoltre alla controparte un'equa indennità per ripetibili d'appello.