Decision ID: 6ed274f2-0565-5c55-8e82-7b682ac4ffcc
Year: 2021
Language: it
Court: CH_BVGE
Chamber: CH_BVGE_001
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: 

Visto:
la domanda d’asilo che l’interessato ha presentato in Svizzera il 19 agosto
2021 (cfr. atto SEM 3/2),
il verbale relativo al colloquio personale Dublino del 27 agosto 2021 (cfr.
atto SEM 17/3),
la decisione della Segreteria di Stato della migrazione (di seguito: SEM)
del 28 settembre 2021, notificata il giorno seguente (cfr. atto SEM 33/1),
mediante la quale detta autorità non è entrata nel merito della domanda
d’asilo ai sensi dell’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi (RS 142.31) ed ha pronun-
ciato il trasferimento dell’interessato verso la Bulgaria,
il ricorso inoltrato dinanzi al Tribunale amministrativo federale (di seguito: il
Tribunale) 6 ottobre 2021 (timbro postale) e con cui l’insorgente ha postu-
lato il limine la sospensione dell’allontanamento in via supercautelare e la
restituzione dell’effetto sospensivo; nel merito l’annullamento della preci-
tata decisione ed il rinvio degli atti alla SEM per una nuova valutazione
circa l’applicazione della clausola di sovranità; contestualmente di essere
esentato dal versamento delle spese processuali, compreso il relativo an-
ticipo (domanda di assistenza giudiziaria),
le misure supercautelari tese alla sospensione dell’esecuzione dell’allonta-
namento ordinate l’8 ottobre 2021 dal Tribunale,
i fatti del caso di specie che, se necessari, verranno ripresi nei considerandi
che seguono,

e considerato:
che le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla
LTF, in quanto la LAsi non preveda altrimenti (art. 6 LAsi),
che presentato tempestivamente (art. 108 cpv. 3 LAsi) contro una deci-
sione in materia di asilo della SEM (art. 6 e 105 LAsi; art. 31‒33 LTAF), il
ricorso è di principio ammissibile sotto il profilo degli art. 5, 48 cpv. 1 lett. a‒
c e art. 52 PA,
che occorre pertanto entrare nel merito del gravame,
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che i ricorsi manifestamente infondati, ai sensi dei motivi che seguono,
sono decisi in procedura semplificata (art. 111a LAsi) dal giudice unico, con
l’approvazione di un secondo giudice (art. 111 lett. e LAsi) e la decisione è
motivata soltanto sommariamente (art. 111a cpv. 2 LAsi),
che giusta l’art. 111a cpv. 1 LAsi, il Tribunale rinuncia allo scambio di scritti,
che di norma non si entra nel merito di una domanda di asilo se il richie-
dente può partire alla volta di uno Stato terzo cui compete, in virtù di un
trattato internazionale, l’esecuzione della procedura di asilo e allontana-
mento (art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi),
che nel colloquio Dublino l’insorgente ha segnatamente negato di aver de-
positato una domanda d’asilo in Bulgaria e si è opposto ad un suo trasferi-
mento in detto Paese in quanto le domande d’asilo non verrebbero accolte,
che nella querelata decisione l’autorità inferiore, dopo aver constatato
l’espressa ammissione di competenza da parte della Bulgaria, ha escluso
che nello Stato di destinazione sussistano carenze sistemiche ai sensi
dell’art. 3 par. 2 del regolamento (UE) n. 604/2013 del Parlamento europeo
e del Consiglio del 26 giugno 2013 che stabilisce i criteri e i meccanismi di
determinazione dello Stato membro competente per l’esame di una do-
manda di protezione internazionale presentata in uno degli Stati membri
da un cittadino di un paese terzo o da un apolide (rifusione) (Gazzetta uffi-
ciale dell’Unione europea [GU] L 180/31 del 29.6.2013; di seguito: Regola-
mento Dublino III) o un rischio di trattamenti contrari all’art. 3 CEDU o di
violazione del principio del divieto di respingimento; che proseguendo nella
propria analisi, la SEM ha negato l’esistenza di motivi che impongano l’ap-
plicazione delle clausole discrezionali di cui agli art. 16 par. 1 e 17 par. 1
Regolamento Dublino III,
che nel proprio gravame il ricorrente disquisisce innanzitutto sulla diversa
prassi in vigore nei diversi Stati membri quo al trattamento delle domande
d’asilo depositate dai richiedenti afghani e ciò in particolare alla luce del
fatto che al momento le autorità Svizzere rinuncerebbero ad allontanare le
persone verso tale destinazione; che dagli atti di causa si evincerebbe pe-
raltro che l’odierno insorgente avrebbe ricevuto una decisione di allontana-
mento verso l’Afghanistan; che l’esistenza di un rischio di violazione del
principio del non respingimento non avrebbe tuttavia fatto l’oggetto di al-
cuna valutazione nel provvedimento impugnato; che la giurisprudenza
avrebbe oltremodo già sancito che in presenza di una domanda d’asilo già
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respinta dalle autorità bulgare, non si poteva escludere il rischio di un re-
spingimento a catena; che uno studio dell’Organisation suisse d’aide aux
réfugiés (OSAR) avrebbe evidenziato peraltro una situazione ben diversa
rispetto quella considerata nel provvedimento avversato; che il già disa-
stroso quadro delle procedure d’asilo in detto Paese sarebbe nel frattempo
ulteriormente peggiorato, risultando carente sul piano dei diritti umani ol-
treché discriminatorio; che la decisione avversata sarebbe pertanto meri-
tevole di annullamento alla luce del dovere di protezione che si impone alla
Svizzera rispetto ai rischi attuali derivanti dalla situazione in Afghanistan;
che infatti, la probabilità che l’insorgente possa effettivamente beneficiare,
in Bulgaria, dei diritti che detto Stato sarebbe tenuto ad assicurare ai richie-
denti l’asilo, apparrebbe così estremamente ridotta; che ciò non di meno,
l’autorità di prima istanza non avrebbe investigato sufficientemente la que-
stione; che il trasferimento dell’insorgente si porrebbe pertanto in contrasto
con l’art. 3 CEDU,
che la SEM esamina la competenza relativa al trattamento di una domanda
di asilo secondo i criteri previsti dal Regolamento Dublino III,
che, se in base a questo esame è individuato un altro Stato quale respon-
sabile per l’esame della domanda di asilo, la SEM pronuncia la non entrata
nel merito previa accettazione, espressa o tacita, di ripresa a carico del
richiedente l’asilo da parte dello Stato in questione (cfr. DTAF 2017 VI/5
consid. 6.2),
che, ai sensi dell’art. 3 par. 1 Regolamento Dublino III, la domanda di pro-
tezione internazionale è esaminata da un solo Stato membro, ossia quello
individuato in base ai criteri enunciati al capo III (art. 7–15),
che nel caso di una procedura di presa in carico (inglese: take charge) ogni
criterio per la determinazione dello Stato membro competente – enumerato
al capo III – è applicabile solo se, nella gerarchia dei criteri elencati all’art. 7
par. 1 Regolamento Dublino III, quello precedente previsto dal Regola-
mento non trova applicazione nella fattispecie (principio della gerarchia dei
criteri),
che la determinazione dello Stato membro competente avviene sulla base
della situazione esistente al momento in cui il richiedente ha presentato
domanda di protezione internazionale (art. 7 par. 2 Regolamento Dublino
III),
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che, contrariamente, nel caso di una procedura di ripresa in carico (inglese:
take back), di principio non viene effettuato un nuovo esame di determina-
zione dello stato membro competente secondo il capo III (cfr. DTAF
2017 VI/5 consid. 6.2 e 8.2.1),
che lo Stato membro competente è tenuto a riprendere in carico – in osse-
quio alle condizioni poste agli art. 23, 24, 25 e 29 – un cittadino di un paese
terzo o un apolide del quale è stata respinta la domanda e che ha presen-
tato domanda in un altro Stato membro oppure si trova in altro Stato mem-
bro senza un titolo di soggiorno (art. 18 par. 1 lett. d Regolamento Dublino
III),
che giusta l’art. 3 par. 2 Regolamento Dublino III, qualora sia impossibile
trasferire un richiedente verso lo Stato membro inizialmente designato
come competente in quanto si hanno fondati motivi di ritenere che sussi-
stono delle carenze sistemiche nella procedura di asilo e nelle condizioni
di accoglienza dei richiedenti, che implichino il rischio di un trattamento
inumano o degradante ai sensi dell’art. 4 della Carta dei diritti fondamentali
dell’Unione europea (GU C 364/1 del 18.12.2000, di seguito: CartaUE), lo
Stato membro che ha avviato la procedura di determinazione dello Stato
membro competente prosegue l’esame dei criteri di cui al capo III per veri-
ficare se un altro Stato membro possa essere designato come competente,
che un confronto dell’unità centrale del sistema europeo “EURODAC” ha
permesso di appurare che l’insorgente ha depositato una domanda d’asilo
in Bulgaria il 29 marzo 2021 (cfr. atto SEM 10/2),
che il ricorrente ha confermato di aver soggiornato in tale Paese per circa
un mese (cfr. atto SEM 17/3),
che su questi presupposti, il 9 settembre 2021, la SEM ha presentato alle
autorità bulgare competenti, nei termini fissati all’art. 23 par. 2 Regola-
mento Dublino III, una domanda di ripresa in carico fondata sull’art. 18 par.
1 lett. d Regolamento Dublino III,
che il 23 settembre 2021 le autorità bulgare hanno espressamente accet-
tato la predetta,
che la competenza della Bulgaria è dunque di principio data,
che l’eventualità in cui la domanda d’asilo fosse effettivamente stata re-
spinta in Bulgaria non mette in dubbio la competenza delle autorità di tale
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Paese per l’esecuzione del suo trasferimento, rispettivamente per la rego-
lamentazione delle condizioni di soggiorno se un rinvio non fosse esegui-
bile verso il luogo d’origine (cfr. sentenza del Tribunale D-5996/2019 del 21
novembre 2019),
che del resto il Paese in questione è legato alla CartaUE e firmatario, della
CEDU, della Convenzione del 10 dicembre 1984 contro la tortura ed altre
pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti (Conv. tortura, RS 0.105),
della Convenzione del 28 luglio 1951 sullo statuto dei rifugiati (Conv. rifu-
giati, RS 0.142.30), oltre che del relativo Protocollo aggiuntivo del 31 gen-
naio 1967 (RS 0.142.301) e ne applica le disposizioni,
che, di conseguenza, il rispetto della sicurezza dei richiedenti l’asilo, in par-
ticolare il diritto alla trattazione della propria domanda secondo una proce-
dura giusta ed equa ed una protezione conforme al diritto internazionale
ed europeo, è presunto da parte dello Stato in questione (cfr. direttiva
2013/32/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013
recante procedure comuni ai fini del riconoscimento e della revoca dello
status di protezione internazionale [di seguito: direttiva procedura]; direttiva
2013/33/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013
recante norme relative all’accoglienza dei richiedenti protezione internazio-
nale [di seguito: direttiva accoglienza]),
che tale presunzione non è però assoluta e può essere confutata in pre-
senza di indizi seri che, nel caso concreto, le autorità di tale Stato non ri-
spetterebbero il diritto internazionale (cfr. DTAF 2010/45 consid. 7.4 e 7.5),
che la stessa va inoltre scartata d’ufficio in presenza di violazioni sistema-
tiche delle garanzie minime previste dall’Unione europea o di indizi seri di
violazioni del diritto internazionale (cfr. DTAF 2011/9 consid. 6; sentenza
della CorteEDU M.S.S. contro Belgio e Grecia del 21 gennaio 2011,
30696/09, R.U. contro Grecia del 7 gennaio 2011, 2237/08, §74 segg.; sen-
tenza della CGUE del 21 dicembre 2011, C-411/10 e C-493/10 [Grande
Sezione]),
che il Tribunale ha già avuto modo di sancire che malgrado il sistema del
diritto d’asilo esistente in Bulgaria presenti delle problematiche importanti
sia sotto l’aspetto procedurale in senso stretto che relativamente alle con-
dizioni di accoglienza e detenzione dei richiedenti, la situazione non risulta
a tal punto grave da poter essere equiparata per intensità ed ampiezza a
quella ritenuta per la Grecia; che le pratiche discriminatorie constatate nei
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confronti dei cittadini di alcuni paesi possono inoltre essere in parte relati-
vizzate grazie alla possibilità di ricorrere efficacemente contro le decisioni
ed al ruolo attivo delle ONG che si prodigano per i diritti dei richiedenti; che
dal canto loro, le condizioni di sussistenza, pur non essendo comparabili a
quelle elvetiche, non configurano un trattamento inumano o degradante
giustificante un’applicazione generalizzata dell’art. 3 par. 2 Regolamento
Dublino III (cfr. sentenza di riferimento sentenza del Tribunale F-7195/2018
dell’11 febbraio 2020 [pubblicata come ref.] consid. 6.6.7),
che stando così le cose, l’applicazione dell’art. 3 par. 2 2a frase Regola-
mento Dublino III non si giustifica nel caso di specie,
che resta da valutare se nel caso concreto sussistano indizi seri e sufficienti
per ammettere che le autorità dello stato di destinazione non rispettino il
diritto internazionale (cfr. DTAF 2010/45 consid. 7.4 e 7.5),
che ai sensi dell’art. 29a cpv. 3 OAsi 1, disposizione che concretizza in di-
ritto interno svizzero la clausola di sovranità (art. 17 par. 1 Regolamento
Dublino III), se "motivi umanitari" lo giustificano la SEM può entrare nel
merito della domanda anche qualora giusta il Regolamento Dublino III un
altro Stato sarebbe competente per il trattamento della domanda,
che l’autorità inferiore, nell’applicazione dell’art. 29a cpv. 3 OAsi 1, dispone
di potere di apprezzamento (cfr. DTAF 2015/9 consid. 7 seg.); che al con-
trario, qualora il trasferimento del richiedente nel Paese di destinazione
contravvenga all’art. 4 Carta UE, all’art. 3 CEDU o all’art. 3 Conv. tortura,
essa è obbligata ad applicare la clausola di sovranità e ad entrare nel me-
rito della domanda d’asilo (cfr. DTAF 2015/9 consid. 8.2.1),
che in primo luogo, nel caso in esame il ricorrente non ha dimostrato che
lo Stato di destinazione non sia intenzionato a riprenderlo in carico e a por-
tare a termine la procedura relativa alla sua domanda di protezione in vio-
lazione della direttiva procedura,
che nonostante la censura in tal senso, l’insorgente non ha nemmeno ap-
portato indizi seri e concreti suscettibili di dimostrare che lo Stato di desti-
nazione non rispetterebbe il principio del divieto di respingimento e, dun-
que, verrebbe meno ai suoi obblighi internazionali rinviandolo in un Paese
dove la sua vita, integrità corporale o libertà sarebbero seriamente minac-
ciate o da dove rischierebbe di essere respinto in un tale Paese,
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che su tali presupposti, anche ammettendo che le autorità bulgare abbiano
effettivamente pronunciato l’allontanamento del richiedente verso l’Afgha-
nistan, nulla permette di ritenere in casu che lo abbiano fatto venendo
meno al diritto cogente,
che la giurisprudenza menzionata nel memoriale ricorsuale a sostegno di
tale tesi è invero antecedente alla precitata sentenza di riferimento
F-7195/2018 che ha sancito che le informazioni statistiche secondo le quali
per alcuni paesi di provenienza il tasso di accoglimento delle domande
d’asilo in Bulgaria è molto basso, non permettono di concludere che la pro-
cedura sia stata svolta in modo scorretto né tantomeno quanto all’esistenza
di una violazione del principio di “non-refoulement”,
che oltracciò, il ricorrente non ha fornito ulteriori indizi seri suscettibili di
comprovare che le sue condizioni di vita o la sua situazione personale sa-
rebbero tali da contravvenire all’art. 4 della CartaUE, all’art. 3 CEDU, all’art.
3 Conv. tortura in caso di esecuzione del trasferimento in Bulgaria,
che ad ogni modo, appartiene al ricorrente sollevare l’eventuale violazione
dei suoi diritti fondamentali, utilizzando le adeguate vie di diritto dinanzi alle
autorità dello Stato in questione,
che nella fattispecie, dagli atti non appaiono nemmeno elementi per rite-
nere che l’autorità inferiore abbia esercitato in maniera arbitraria il suo po-
tere di apprezzamento,
che di conseguenza la Bulgaria rimane competente per il seguito della do-
manda d’asilo e d’allontanamento del ricorrente ai sensi del Regolamento
Dublino III ed è tenuta a riprenderli in carico in conformità alle condizioni
poste agli art. 23, 24, 25 e 29 del predetto,
che, quindi, è a giusto titolo che la SEM non è entrata nel merito della do-
manda di asilo in applicazione dell’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi ed ha pronun-
ciato il suo trasferimento verso la Germania conformemente all’art. 44 LAsi
(cfr. art. 32 lett. a OAsi 1),
che, in siffatte circostanze, non vi è più luogo di esaminare in maniera di-
stinta le questioni relative all’esistenza di un impedimento all’esecuzione
del trasferimento per i motivi giusta i cpv. 3 e 4 dell’art. 83 LStrI, (RS
142.20), dal momento che essi risultano indissociabili dal giudizio di non
entrata nel merito nel quadro di una procedura Dublino (cfr. DTAF 2015/18
consid. 5.2),
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che ne discende che la SEM, con la decisione impugnata, non ha violato il
diritto federale né abusato del suo potere d’apprezzamento ed inoltre non
ha accertato in modo inesatto o incompleto i fatti giuridicamente rilevanti
(art. 106 cpv. 1 LAsi),
che il ricorso deve essere respinto e la decisione della SEM confermata,
che, avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, le domande di con-
cessione dell’effetto sospensivo e di esenzione dal versamento di un anti-
cipo equivalente alle presumibili spese processuali sono senza oggetto,
che, infine, ritenute le allegazioni ricorsuali sprovviste di probabilità di esito
favorevole, la domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa
dal versamento delle spese processuali, è respinta,
che, visto l’esito della procedura, le spese processuali di CHF 750.– che
seguono la soccombenza sono poste a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1
e 5 PA nonché art. 3 lett. a del regolamento sulle tasse e sulle spese ripe-
tibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 feb-
braio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]),
che la decisione è definitiva e non può, in principio, essere impugnata con
ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83
lett. d cifra 1 LTF).
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