Decision ID: 85434f8f-cd95-422a-b883-3fd6c15e5680
Year: 2022
Language: it
Court: GR_VG
Chamber: GR_VG_002
Canton: GR
Region: Eastern_Switzerland
Law Area: social_law

I. Ritenuto in fatto:
1. A._, nato nel 1961, coniugato e padre di due figlie ambedue
maggiorenni, cittadino italiano, residente dapprima a C._ e poi a
E._, era impiegato tramite la D._ AG presso la B._ AG
quale gessatore (cfr. act. C.38). Era quindi assicurato per legge presso
l'Istituto nazionale svizzero di assicurazione contro gli infortuni (INSAI,
sigla tedesca più diffusa SUVA). Il rapporto di lavoro fu sciolto con effetto
dal 31 dicembre 2017 (cfr. act. C.48).
2. Durante l'impiego presso la B._ AG A._ fu vittima di un infortunio
professionale in data 23 ottobre 2017. Stava scendendo le scale portando
un sacco di gesso quando scivolò e cadde, ledendosi la schiena e la spalla
destra. Gli fu diagnosticata una rottura traumatica completa della cuffia dei
rotatori destra nonché una contusione della colonna vertebrale lombare
con lombo-sciatalgia a destra. Seguì un'operazione il 5 dicembre 2017
svolta all'Ospedale di H._ (act. 56). Gli fu attestata un'incapacità
lavorativa piena fino al 27 febbraio 2018.
3. Il 16 marzo 2018 A._ fu nuovamente vittima di un infortunio non
professionale in cui cadde e, per limitare le conseguenze, cercò di
trattenersi con il braccio sinistro. Si recò al pronto soccorso in Italia, dove
gli fu diagnosticato un trauma contusivo alla spalla sinistra e alla colonna
vertebrale lombo-sacrale (act. C.2; cfr. anche il referto medico del 6 aprile
2018, act. C.1). Nell'ambito delle radiografie eseguite in Italia fu ritenuto
che non sarebbero riconoscibili fratture. Nel seguito, però, dai medici
dell'Ospedale di H._ fu diagnosticata una rottura estesa della cuffia
dei rotatori sinistra (tendine sovraspinato/sottospinato e bicipite lungo) con
trauma dell'articolazione acromioclavicolare (con artrosi preesistente).
Considerando l'esito positivo dell'operazione sul lato destro, fu ritenuto
opportuno operare anche la spalla sinistra. A._ fu così operato a
H._ il 22 maggio 2018 (cfr. referto medico dell'8 maggio 2018, act.
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C.8, e il rapporto sull'intervento chirurgico del 22 maggio 2018, act. C.14)
e poté tornare a casa dopo 3 giorni (act. C.15). Gli fu attestata
un'incapacità lavorativa piena dal 22 maggio 2018 al 25 maggio 2018 (act.
C.16), prolungata poi a più riprese. L'INSAI gli riconobbe delle indennità
giornaliere con decisione dell'11 luglio 2018 (act. C.23).
4. Il Dr. med. F._, medico specialista in chirurgia presso l'Ospedale di
H._, ritenne nel suo rapporto del 17 luglio 2018 (act. C.28) che dopo
quasi due mesi dall'intervento chirurgico A._ lamenterebbe ancora
delle limitazioni significative dei movimenti e della forza sul lato sinistro. I
dolori alla spalla sinistra sussisterebbero, a destra sarebbero solo lievi e
vi sarebbe soltanto ancora difficoltà a eseguire l'adduzione/rotazione
interna dell'articolazione della spalla. Attestò un'incapacità lavorativa
piena in merito alla spalla sinistra e invece teoricamente una capacità
lavorativa piena in merito alla spalla destra dal 17 luglio 2018.
5. Da luglio 2018 l'INSAI designò una case manager, la quale dopo un primo
colloquio con A._ tenutosi il 27 luglio 2018 (act. C.30) considerò che
nonostante la fisioterapia due volte alla settimana non sarebbe rilevabile
un miglioramento e che attualmente un ritorno nell'attività abituale di
gessatore non sarebbe possibile.
6. Con modulo del 31 luglio 2018 (act. C.34) inoltrò una richiesta di
integrazione professionale/rendita all'Ufficio AI del Cantone dei Grigioni. In
stessa data fu inoltre avviata una procedura di comunicazione AVS/AI-
AINF da parte dell'INSAI (act. C.35).
7. In occasione dell'ora di consultazione del 20 agosto 2018 all'Ospedale di
H._, A._ riferì un aumento del dolore alla spalla sinistra e di non
rilevare alcun miglioramento (act. C.43).
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8. Il 10 settembre 2018 si tenne una visita presso il medico di circondario
dell'INSAI, Dr. med. G._, medico specialista in chirurgia ortopedica e
traumatologia dell'apparato locomotore (act. C.50), in occasione della
quale questi ritenne che non sarebbe stato possibile ripristinare peri-
operatoriamente la cuffia dei rotatori in modo sufficiente, in parte a causa
del materiale tendineo già chiaramente alterato in senso degenerativo. Il
risultato sarebbe una situazione di minima mobilità attiva nell'area della
spalla sinistra con un evidente deficit di forza se il braccio superiore non
può essere appoggiato al corpo. Il dolore sarebbe in secondo piano.
Attualmente non sarebbero disponibili misure conservative o chirurgiche
in grado di migliorare significativamente la condizione attuale. In termini di
trattamento protesico, solo una protesi di spalla inversa sarebbe
un'opzione, ma non porterebbe ad alcun miglioramento significativo della
mobilità. L'indicazione per questo sarebbe soprattutto nel caso di reclami
più significativi. Ciò però attualmente non sarebbe il problema di A._.
Di conseguenza sarebbe raggiunto lo stato finale. L'attività abituale quale
gessatore non sarebbe più esigibile. Tuttavia sarebbe esigibile un'attività
molto leggera senza l'uso della mano sinistra al di sopra del livello del
petto. Le conseguenze residue dell'incidente sarebbero permanenti e
considerevoli, come si potrebbe desumere dall'elenco delle diagnosi. A
suo dire l'INSAI dovrebbe esaminare la questione della rendita e
dell'indennità per menomazione dell'integrità.
Sempre secondo l'apprezzamento di detto medico del 17 settembre 2018
(documento a parte, act. C.51), giusta la tabella 5 l'indennità per
menomazione dell'integrità andrebbe qui fissata al 10%, poiché il deficit
funzionale della spalla sinistra corrisponderebbe al range inferiore di
un'omartrosi grave.
9. Il 25 settembre 2018 l'INSAI rilasciò la richiesta di provvedimenti
d'integrazione dell'AI (act. C.55). Il 2 ottobre 2018 A._ si recò presso
l'INSAI e lamentò forti dolori alla spalla sinistra. Dichiarò che gli
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sembrerebbe che vi sarebbe qualcosa di allentato nell'articolazione della
spalla. Il 16 ottobre 2018 (act. C.65), poi, il medico di circondario, Dr. med.
G._, ritenne che a causa dell'infortunio sarebbe necessario il
trattamento, che la valutazione di ragionevolezza del 10 settembre 2018
sarebbe ancora valida e che la condizione medica finale sarebbe stata
raggiunta. Andrebbero adottate misure per mantenere la condizione con
l'attivazione ormai acuta della spalla funzionalmente danneggiata.
10. Nel seguito, su richiesta di A._, l'INSAI chiese una valutazione da
parte del Dr. med. L._, medico specialista in chirurgia ortopedica e
traumatologia dell'apparato locomotore. Intervenne dapprima una
risonanza magnetica della spalla sinistra in data 5 novembre 2018 (act.
C.81). Dopo la visita eseguita il 3 dicembre 2018, con referto del
4 dicembre 2018 (act. C.86) il medico ritenne che se i disturbi
persisterebbero e vi sarebbero limitazioni e sofferenze rilevanti, si
dovrebbe valutare l'impianto di un'endoprotesi totale inversa della spalla.
Tuttavia anche con la protesi non andrebbe ambita una ripresa dell'attività
di gessatore.
Il 7 dicembre 2018 anche il Dr. med. K._, medico specialista in
chirurgia e chirurgia della mano, confermò che i disturbi erano in gran parte
dovuti all'evento infortunistico e che anche la protesi proposta andrebbe
inserita in gran parte a causa dell'infortunio (act. C.87).
11. Ad A._ fu impiantata un'endoprotesi totale inversa della spalla sinistra
in data 30 gennaio 2019 a spese dell'INSAI (vedi act. C.88 segg. e C.116).
Nel suo referto del 13 marzo 2019 (act. C.123) il Dr. med. L._ giudicò
che nel complesso il decorso post-operatorio sarebbe stato tempestivo.
Raccomandò di continuare l'esercizio fisioterapico, il che fu così fatto (cfr.
act. C.132, C.136 e C.138). In occasione di un ulteriore controllo post-
operatorio, con referto del 18 giugno 2019 (act. C.141) attestò
un'incapacità lavorativa di A._ del 100% per le prossime 6 settimane.
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Ritenne che, come accennato nelle relazioni precedenti, la ripresa del
lavoro come gessatore non sembrerebbe realistica, per cui chiederebbe
con forza alle rispettive assicurazioni competenti di affrontare la situazione
di A._ nell'ambito del case management in vista di una
reintegrazione.
12. Il 21 giugno 2019 medico di circondario, Dr. med. K._, dichiarò in
risposta alle domande dell'INSAI (act. C.144) che i trattamenti (fisioterapia
e terapia in acqua) sarebbero ancora necessari a causa dell'infortunio, che
l'attività quale gessatore non sarebbe più realistica e che sarebbero invece
possibili soltanto ancora attività senza carichi pesanti su entrambe le
braccia (senza limitazioni di tempo), senza lavorare sopra la testa o
sollevare carichi lontano dal corpo e senza salire su scale o impalcature.
Lo stesso giorno l'INSAI rilasciò una nuova richiesta di provvedimenti
d'integrazione dell'AI (act. C.145).
13. In occasione di un colloquio del 17 luglio 2019 (act. C.151) la case
manager dell'INSAI informò A._ della prospettata chiusura del caso
con il raggiungimento dello stato finale medico con possibile visita presso
il medico di circondario. Ciò comporterebbe la sospensione delle indennità
giornaliere, con successivo giudizio in merito a possibili prestazioni a lungo
termine. Spiegò inoltre dettagliatamente il calcolo delle rendite mediante
confronto fra il reddito da valido e quello da invalido. Ritenne infine che
qualora non dovesse trovare un lavoro adeguato, sarebbe opportuno
iscriversi presso l'Ufficio regionale di collocamento (URC).
14. Il 30 agosto 2019 ebbe luogo la visita medica di circondario finale (act.
C.170; vedi qui il riassunto in act. C.161). Essa portò alla conclusione che
non ci si potrebbe più aspettare un ulteriore miglioramento significativo da
altre misure di trattamento. Riguardo alla spalla sinistra non sarebbe più
ragionevolmente esigibile l'attività originaria quale gessatore. Sarebbe
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stato raggiunto lo stato finale medico ma che potrebbero ancora essere
concesse due serie di fisioterapia e antidolorifici in riserva. Si potrebbe
esigere invece attività a tempo pieno molto leggere senza l'uso della mano
sinistra sopra il livello del petto. Non sarebbero possibili lavori sul tetto o
su impalcature e il salire su scale nonché il lavoro con macchine con
vibrazioni. L'INSAI considerò perciò che risulterebbe data la capacità
lavorativa piena in attività adattate. In merito all'indennità per
menomazione dell'integrità sarebbe necessario adeguare la stima del
10 settembre 2018 per la spalla sinistra (10%). Per la spalla destra il livello
di significatività non sarebbe stato raggiunto; verrebbe confermato
l'apprezzamento del 20 settembre 2018 [recte: verosimilmente del
10 settembre 2018].
Con comunicazione separata di stessa data (act. C.164) l'INSAI informò
A._ della decisione di sospendere le prestazioni a titolo di spese di
cura e d'indennità giornaliere dal 1° ottobre 2019, assumendo però ancora
i costi per due serie di fisioterapia e antidolorifici necessari. Gli
raccomandò di presentarsi immediatamente alla cassa disoccupazione.
Specificò inoltre che valuterebbe il diritto alla rendita d'invalidità e a
un'indennità per menomazione dell'integrità.
Sempre il 30 agosto 2019 vi fu la valutazione medica della menomazione
dell'integrità da parte del Dr. med. K._ (act. C.168), il quale giunse al
20% (di cui 10% erano già stati aggiudicati in precedenza).
15. In data 14 ottobre 2019 l'Ufficio AI notificò ad A._ una garanzia delle
spese per un provvedimento preparatorio presso I._ dal 16 settembre
2019 al 20 dicembre 2019, oltre a riconoscergli un'indennità giornaliera AI
con effetto dal 1° ottobre 2019 (act. C.181). Tale decisione fu sostituita con
una dell'8 novembre 2019 (act. C.184; cfr. inoltre l'act. C.191 in cui fu
fissata l'indennità giornaliera).
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16. L'INSAI emanò una decisione il 25 ottobre 2019 (act. C.180), con la quale
rifiutò di accordare prestazioni a titolo di rendita d'invalidità, partendo da
un reddito da valido per il 2019 di CHF 61'638.00 (≈CHF 27.25/ora * 2'088
ore/anno + il 8.33% per la 13a paga mensile) e da un reddito da invalido di
CHF 64'355.00 (tabelle della Rilevazione svizzera della struttura dei salari
[RSS] 2016, valore mediano per 40 ore di lavoro settimanali, per rami
economici, settore privato [TA1_skill-level], prendendo lo stipendio medio
per una persona di sesso maschile nel livello di competenza 1 nella
categoria totale con una capacità lavorativa del 100% [CHF 5'340.00
mensili], adattandolo poi al tempo di lavoro medio usuale di 41.7 ore
settimanali e indicizzandolo per tener conto dello sviluppo dei salari
nominali dello 0.4% nel 2017, dello 0.5% nel 2018 e dello 0.5% nel 2019
[percentuali arrotondate; ≈CHF 67'743.00], sottraendo infine una riduzione
sociale del 5% [≈CHF 3'387.00]; vedi per il tutto l'act. C.178). Gli riconobbe
invece un'indennità per menomazione dell'integrità del 20%. Questa
decisione crebbe in giudicato senza essere impugnata.
17. Con referto del 29 novembre 2019 (act. C.195) e basandosi su un
apprezzamento di un radiologo dopo radiografia del 14 novembre 2019
(act. C.197) Dr. med. L._ consigliò un intervento di revisione, in cui
andrebbe riaperto l'accesso primario, dovrebbero essere rimosse le
strutture ossee e andrebbe eseguita una chiusura stretta dei muscoli
deltoidi. Tale operazione ebbe luogo l'8 gennaio 2020 (cfr. rapporto in act.
C.209). L'INSAI si assunse i costi nel senso di una ricaduta, versando di
nuovo indennità giornaliere per la durata dell'incapacità lavorativa
attestata dal medico (act. C.202). Malauguratamente il decorso post-
operatorio si rivelò privo di successo.
18. Il medico di circondario, Dr. med. K._, interpellato dall'INSAI, rispose
il 3 marzo 2020 (act. C.214) che la valutazione della menomazione
dell'integrità sarebbe ancora valida (20%). Anche la valutazione di
ragionevolezza del 30 agosto 2019 potrebbe essere mantenuta. Lo stato
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finale medico sarebbe raggiunto presumibilmente 10-12 settimane dopo
l'ultimo intervento.
19. Nel seguito A._ proseguì con la fisioterapia consigliatagli, tuttavia
dovette continuarla in Italia a causa del SARS-CoV-2 propagatosi in Italia
settentrionale dove lui risiedeva con le rispettive restrizioni di viaggio al e
dall'estero.
20. Il medico di circondario, Dr. med. K._, nuovamente interpellato
dall'INSAI, rispose il 17 aprile 2020 (act. C.230) che lo stato finale medico
sarebbe probabilmente raggiunto. La menomazione dell'integrità
rimarrebbe al 20%. Una visita presso di lui non sarebbe necessaria.
21. In occasione della visita di controllo presso la Clinica Gut il 26 maggio 2020
(act. C.238) non furono più ritenute necessarie ulteriori visite. L'attività
quale gessatore non sarebbe più possibile. Al massimo A._ potrebbe
riprendere un'attività più leggera al di sotto dell'orizzontale senza sforzi
sull'arto superiore sinistro.
22. Il 9 giugno 2020 l'Ufficio AI notificò ad A._ un'ulteriore garanzia delle
spese per un provvedimento preparatorio sempre presso I._ dal
12 maggio 2020 al 14 agosto 2020 (act. C.244) con tanto di indennità
giornaliere AI dal 16 marzo 2020 al 16 agosto 2020 (vedi act. C.271).
Seguì un complemento in data 29 giugno 2020 per un coaching presso la
M._ AG di Zurigo dal 25 giugno 2020 al 24 dicembre 2020 per un
massimo di 30 ore (act. C.285).
23. In occasione della visita medica di circondario finale del 30 giugno 2020,
ovvero 17 mesi dopo l'impianto dell'endoprotesi totale inversa della spalla
sinistra e circa 6 mesi dopo l'intervento chirurgico di revisione con
estirpazione di un ossicino e chiusura della fessura deltoidea, il Dr. med.
K._ giunse alle stesse conclusioni come in precedenza, confermando
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il suo apprezzamento (vedi il referto del 10 luglio 2020 in act. C.265).
Ritenne che persisterebbero dolori alla spalla sinistra, dipendenti dal
movimento e dal carico, e la mobilità della spalla sarebbe fortemente
limitata sul lato sinistro. Le conseguenze residue dell'incidente sarebbero
permanenti e considerevoli. Lo stato finale medico sarebbe raggiunto. Non
esisterebbero misure terapeutiche in grado di migliorare la situazione della
spalla sinistra. La persona assicurata avrebbe diritto a una riserva di
farmaci antidolorifici e non sarebbe più in grado di svolgere la sua
professione abituale di gessatore. Sarebbe ragionevolmente esigibile
un'attività a tempo pieno con uno sforzo minimo sulla mano sinistra al di
sotto del livello addominale. Non sarebbero invece possibili posture
forzate e lavori con vibrazioni. Il danno all'integrità risulterebbe immutato.
Lo stesso giorno l'INSAI comunicò ad A._ di sospendere nuovamente
le prestazioni a titolo di spese di cura e d'indennità giornaliera dal 1° luglio
2020, assumendo tuttavia i costi dei controlli medici ancora necessari (act.
C.258).
24. L'Ufficio AI concluse le misure professionali l'8 ottobre 2020 (act. C.287),
ritenendo che un'integrazione non sarebbe potuto essere realizzata.
25. Con decisione del 27 ottobre 2020 l'INSAI concluse che non sussisterebbe
il diritto alla rendita (act. C.294). Partì anche questa volta da un reddito da
valido di CHF 61'638.00 (vedi n. 15 supra, qui tuttavia per il 2020). Per il
reddito da invalido invece si basò sulle tabelle RSS 2018, pubblicate il
29 giugno 2020, giungendo così a un reddito da invalido di complessivi
CHF 65'542.00 (stipendio medio per una persona di sesso maschile nel
livello di competenza 1 nella categoria totale con una capacità lavorativa
del 100% [CHF 5'417.00 mensili], adattandolo poi al tempo di lavoro medio
usuale di 41.7 ore settimanali e indicizzandolo per tener conto dello
sviluppo dei salari nominali dello 0.9% nel 2019, e dello 0.9% nel 2020
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[percentuali arrotondate; ≈CHF 68'992.00], sottraendo infine una riduzione
sociale del 5% [arrotondata a CHF 3'450.00]; vedi per il tutto l'act. C.178).
26. A._ sollevò opposizione contro detta decisione con scritto non firmato
del 9 novembre 2020 (act. C.297), rispettivamente in versione firmata il
12 novembre 2020 (act. C.302). Fece valere che l'arto superiore sinistro
non avrebbe recuperato la piena funzione motoria, che sarebbero presenti
continui dolori che si acutizzerebbero durante la fase notturna e che
impedirebbero un riposo continuativo, che a causa dei continui dolori egli
assumerebbe farmaci antidolorifici circa tre volte al giorno e che i postumi
infortunistici e la conseguente condizione di menomazione non avrebbero
permesso di trovare un'attività lucrativa adeguata. In merito alla
determinazione del reddito di invalidità non condividerebbe e non
accetterebbe quanto comunicato, chiedendo una nuova valutazione.
27. L'INSAI emise la decisione su opposizione in data 1° dicembre 2020 (act.
C.308), respingendo l'opposizione e confermando pienamente la
decisione impugnata.
Considerò innanzitutto formalmente cresciuta in giudicato la decisione del
25 ottobre 2019. In base alla giurisprudenza non potrebbe essere fatto
capo ai disposti di legge che tratterebbero la revisione delle rendite
d'invalidità (art. 17 cpv. 1 LPGA), visto che con detta decisione l'INSAI
avrebbe negato il diritto alla rendita. Applicando per analogia le norme
legali vigenti in materia di AI sarebbe determinante il fatto di sapere se
dopo la chiusura del caso iniziale è subentrato un peggioramento della
situazione dopo l'intervento chirurgico dell'8 gennaio 2020. Raffrontando
le valutazioni in merito alle attività ancora esigibili del medico di circondario
del 30 agosto 2019 e del 30 giugno 2020 risulterebbe che non sarebbe
subentrato alcun peggioramento. Di conseguenza l'INSAI avrebbe potuto
e dovuto rinunciare a procedere a un nuovo raffronto dei redditi e rifiutare
il diritto alla rendita. Una nuova valutazione non si imporrebbe nemmeno
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dal lato medico, dato che non esisterebbe alcun argomento che potrebbe
fare insorgere dubbi in merito all'esigibilità definita dal medico di
circondario.
Per quanto attiene al danno all'integrità per legge sarebbe possibile
effettuare revisioni solo in casi eccezionali, ovvero se il peggioramento è
importante e non era prevedibile. Nella fattispecie anche su tale punto non
sussisterebbe alcun motivo per mettere in discussione le conclusioni del
medico di circondario. Non sarebbe subentrato alcun peggioramento che
permetterebbe di procedere alla revisione dell'indennità per menomazione
dell'integrità.
28. A._ ha interposto ricorso avverso questa decisione con memoria
scritta del 22 dicembre 2020 (act. A.1), consegnata brevi manu all'INSAI,
chiedendone l'annullamento. L'INSAI ha trasmesso detta memoria al
Tribunale amministrativo del Cantone dei Grigioni per competenza il
24 dicembre 2020.
Nella motivazione il ricorrente riprende testualmente quanto già addotto in
sede di opposizione, aggiungendo che il Dr. med. K._ avrebbe
dichiarato prima (il 30 agosto 2019) la possibilità [inteso: del ricorrente] di
svolgere un lavoro leggero e poi (il 30 gennaio 2020) di poter lavorare solo
con un minimo sforzo, il che evidenzierebbe un peggioramento aggravato
dal fatto che l'8 gennaio 2020 sarebbe stata effettuata l'ulteriore
operazione per "adattare l'osso alla protesi tramite levigatura dello stesso"
a causa della non corretta installazione dell'impianto di protesi totale
effettuata il 30 gennaio 2019 che avrebbe dovuto risolvere in toto la
problematica ma che purtroppo l'avrebbe aggravata. L'operazione
dell'8 gennaio 2020 sarebbe da considerarsi un'azione correttiva
dell'errore verificatosi durante la precedente operazione del 30 gennaio
2019, situazione imprevista e imprevedibile che avrebbe certamente
peggiorato una situazione clinica già assai compromessa.
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29. Con osservazioni del 19 gennaio 2021 (act. A.2) l'INSAI ha proposto la
reiezione del ricorso e la conferma della decisione su opposizione,
protestando tasse, spese e ripetibili.
30. Il ricorrente non ha presentato una replica, cosicché lo scambio di scritti è
stato dichiarato concluso il 5 febbraio 2021.
31. Sulle ulteriori argomentazioni delle parti si tornerà – per quanto utile ai fini
del giudizio – nelle considerazioni di merito che seguono.
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II. Considerando in diritto:
1. Ai sensi dell'art. 1 cpv. 1 della Legge federale sull'assicurazione contro gli
infortuni del 20 maro 1981 (LAINF; RS 832.20) in unione con l'art. 56 cpv. 1
e con l'art. 58 cpv. 1 della Legge federale sulla parte generale del diritto
delle assicurazioni sociali del 6 ottobre 2000 (LPGA; RS 830.1) contro le
decisioni su opposizione delle assicurazioni contro gli infortuni la persona
assicurata può interporre ricorso al tribunale delle assicurazioni del
cantone in cui è domiciliata nel momento in cui interpone ricorso.
Nell'occorrenza il ricorrente risultava domiciliato prima a C._ e ora a
E._, ambedue luoghi siti nel Cantone dei Grigioni. La competenza per
materia è anch'essa data in base all'art. 57 LPGA in unione con l'art. 49
cpv. 2 lett. a della Legge sulla giustizia amministrativa del 31 agosto 2006
(LGA; CSC 370.100). Questa Corte è dunque competente per trattare la
pratica in giudizio.
In quanto destinatario formale e materiale della decisione su opposizione,
il ricorrente è particolarmente toccato dalla decisione impugnata, ha un
interesse degno di protezione all'annullamento o alla modifica della stessa
ed è quindi legittimato a presentare ricorso (art. 59 LPGA). Sul ricorso
tempestivo e presentato nella dovuta forma può perciò essere entrato nel
merito (artt. 60 e 61 lett. b LPGA).
2. A titolo processuale si osserva che il ricorrente è di lingua madre italiana
e non comprende il tedesco. Ciononostante, essendo domiciliato e avendo
consultato medici in territorio germanofono, quasi tutti i documenti agli atti
sono stati redatti in tedesco. Perlomeno la decisione impugnata e quella
con essa confermata sono invece state scritte in italiano, cosicché il
ricorrente ha avuto luogo di comprenderle e di reagirvi adeguatamente. Il
ricorso giudiziario è stato stilato in italiano e per la sua risposta al ricorso
anche l'INSAI si è tenuto (giustamente) alla lingua del ricorrente.
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La presente procedura è stata condotta interamente in italiano in
applicazione dell'art. 8 cpv. 2 della Legge sulle lingue del Cantone dei
Grigioni del 19 ottobre 2006 (LCLing; CSC 492.100). Parimenti, questa
sentenza va redatta in italiano.
3. Dapprima va costatato con l'INSAI resistente che la decisione del
25 ottobre 2019 è cresciuta in giudicato senza essere stata impugnata dal
ricorrente. Quest'ultimo nemmeno fa valere che ciò non sia il caso. Di
conseguenza la decisione sull'indennità per menomazione dell'integrità da
corrispondergli, fissata quest'ultima al 20%, è di principio definitiva.
Parimenti, la decisione di rifiutare l'assegnamento di una rendita al
ricorrente è anch'essa sostanzialmente definitiva.
L'oggetto della lite è circoscritto alla questione a sapere se ciononostante
alla chiusura della ricaduta avvenuta con decisione del 30 giugno 2020
erano adempiute le condizioni per (rifiutare di) assegnare al ricorrente una
rendita d'invalidità secondo la LAINF e/o per (negare di) aumentare il tasso
dell'indennità per menomazione all'integrità riconosciuto con decisione del
25 ottobre 2019.
4. In un primo passo va esaminata la questione della rendita.
4.1. L'INSAI ha riassunto correttamente il funzionamento delle prestazioni in
materia dell'assicurazione contro gli infortuni e in particolare i presupposti
per accordare una rendita. Trattandosi nel caso del ricorrente di una
persona non patrocinata da un avvocato, conviene riepilogarlo
brevemente.
4.1.1. A norma dell'art. 18 cpv. 1 LAINF la persona assicurata invalida ai sensi
dell'art. 8 LPGA almeno al 10% in seguito a infortunio ha diritto a una
rendita d'invalidità se l'infortunio si è verificato prima del raggiungimento
dell'età ordinaria di pensionamento. Giusta l'art. 8 cpv. 1 LPGA è
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considerata invalidità l'incapacità al guadagno totale o parziale
presumibilmente permanente o di lunga durata. Secondo l'art. 7 cpv. 1
LPGA l'incapacità al guadagno è la perdita, totale o parziale, della
possibilità di guadagno sul mercato del lavoro equilibrato che entra in
considerazione, provocata da un danno alla salute fisica, mentale o
psichica e che perdura dopo aver sottoposto la persona assicurata alle
cure e alle misure d'integrazione ragionevolmente esigibili. Sussiste
un'incapacità al guadagno soltanto se essa non è obiettivamente
superabile (art. 7 cpv. 2 LPGA).
4.1.2. Ai sensi dell'art. 16 LPGA per valutare il grado d'invalidità il reddito che la
persona assicurata valida potrebbe conseguire esercitando l'attività
ragionevolmente esigibile da lei dopo la cura medica e l'eventuale
esecuzione di provvedimenti d'integrazione, tenuto conto di una situazione
equilibrata del mercato del lavoro, è confrontato con il reddito che lei
avrebbe potuto ottenere se non fosse diventata invalida. Se la persona
assicurata è professionalmente inattiva, non è possibile raccogliere dei
dati esatti ai sensi dell'art. 16 LPGA. Anche in tal caso però il grado
d'invalidità è determinato secondo il metodo del raffronto dei redditi,
facendo capo a dei dati ipotetici e sommari alla luce della documentazione
medica. Come da prassi, le conclusioni dei medici in merito alle limitazioni
presentate dalla persona assicurata a seguito dell'infortunio giocano un
ruolo primordiale, essenzialmente per quanto concerne le attività esigibili.
Incombe ai medici illustrare quali attività la persona assicurata sia ancora
in grado di esercitare malgrado i postumi dell'infortunio. In seguito,
l'amministrazione determina il reddito che la persona assicurata potrebbe
realizzare sul mercato generale del lavoro. Il guadagno da invalida è
paragonato al reddito che la persona assicurata avrebbe ottenuto se non
presentasse degli impedimenti in relazione con l'infortunio. Il grado
d'invalidità risulta dal raffronto di queste due variabili.
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4.1.3. Giusta l'art. 7 cpv. 2 LPGA per valutare la presenza di un'incapacità al
guadagno sono considerate esclusivamente le conseguenze del danno
alla salute. Non si può tenere conto delle perdite di guadagno cagionate
da fattori estranei all'infortunio, come una formazione insufficiente, delle
conoscenze linguistiche lacunose, l'età e simili. Anche per quanto attiene
al concetto dell'incapacità lavorativa dev'essere considerato il principio
giuridico vigente in tutti i rami del diritto delle assicurazioni sociali che
impone alla persona assicurata di fare tutto quanto ragionevolmente
esigibile per attenuare nel limite del possibile le ripercussioni dell'infortunio
subito, anche se ciò comporta degli sforzi considerevoli.
4.1.4. Secondo la giurisprudenza, infine, dal reddito da invalido può essere fatta
una riduzione sociale compresa tra il 5% e il 25% per tenere conto delle
circostanze personali e professionali del caso concreto, fra cui in
particolare limitazioni addebitabili al danno alla salute, criteri questi che
l'amministrazione è tenuta a valutare globalmente. Chiamato a
pronunciarsi sulla deduzione globale, la quale procede da una stima che
l'amministrazione deve succintamente motivare, il tribunale delle
assicurazioni non può senza valido motivo sostituire il suo apprezzamento
a quello degli organi dell'assicurazione (DTF 126 V 75). Per prassi, le
limitazioni fisiche che sono già state prese in considerazione nel profilo dei
requisiti e delle sollecitazioni non possono essere considerate
nuovamente come rilevanti per la riduzione sociale. Vale a dire che se
nell'ambito delle tabelle RSS per la persona assicurata si suppongono
attività semplici a causa di limitazioni dovute allo stato di salute, gli stessi
fatti non possono essere presi in considerazione anche nella
determinazione della riduzione sociale. Secondo costante giurisprudenza
del Tribunale federale, difatti, si ritiene che il livello di competenza 1 delle
tabelle RSS comprenda già tutta una serie di attività leggere che tengano
conto di molte limitazioni, perciò possono essere considerate soltanto
circostanze che in un mercato del lavoro equilibrato devono essere
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considerate come eccezionali (vedi fra tante le sentenze del Tribunale
federale 8C_433/2020 del 15 ottobre 2020 consid. 8.2 con rinvii e
8C_586/2019 del 24 gennaio 2020 consid. 5.3, quest'ultima concernente
proprio un gessatore).
4.2. Nella DTF 144 V 245 (consid. 6.1 con rinvii) il Tribunale federale ha avuto
luogo di statuire che il rifiuto, cresciuto in giudicato, di prestazioni da parte
dell'assicuratore obbligatorio contro gli infortuni non impedisce in ogni
caso il successivo sorgere di un diritto derivante dallo stesso evento
infortunistico. Piuttosto tale decisione è soggetta a un successivo
adeguamento alle mutate circostanze causali dell'infortunio. Questo
principio, che nell'AI è regolato dall'istituto della nuova domanda (art. 87
cpv. 3 e 4 dell'Ordinanza sull'assicurazione per l'invalidità del 17 gennaio
1961 [OAI; RS 831.201] in unione con l'art. 17 cpv. 1 LPGA), si applica
anche al diritto dell'assicurazione contro gli infortuni, in quanto la persona
assicurata è libera di far valere in qualsiasi momento una ricaduta o delle
conseguenze tardive di un evento infortunistico sul quale è stato statuito
con decisione cresciuta in giudicato (cfr. l'art. 11 dell'Ordinanza
sull'assicurazione contro gli infortuni del 20 dicembre 1982 [OAINF;
RS 832.02]) e di rivendicare nuovamente prestazioni dell'assicurazione
contro gli infortuni (vedi RAMI 3/1994 U 189 pag. 138 seg.). Le ricadute e
le conseguenze tardive costituiscono fattispecie particolari ai sensi del
diritto di revisione. Questa circostanza dev'essere presa in considerazione
anche nel caso in cui in precedenza la richiesta di prestazioni era stata
negata. In base a questi titoli (ricadute e conseguenze tardive) non è quindi
possibile effettuare un riesame illimitato. Piuttosto, la valutazione cresciuta
in giudicato va presa come base e il riconoscimento di una ricaduta o di
conseguenze tardive presuppone un cambiamento successivo delle
circostanze rilevanti per la richiesta (DTF 144 V 245 consid. 6.2 con rinvii).
4.3. Nella fattispecie il ricorrente si limita a far valere che vi sarebbero delle
divergenze fra gli apprezzamenti del medico di circondario del 30 agosto
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2019 e del 30 giugno 2020 dopo l'intervento chirurgico di revisione. Con
questo intende dimostrare un peggioramento del suo stato di salute che
giustificherebbe un riesame e in definitiva il riconoscimento di una rendita.
Inoltre sostiene che le limitazioni fisiche non avrebbero permesso di
trovare un'attività lavorativa adeguata. Contesta infine la determinazione
del reddito da invalido.
4.4. A mente della Corte i punti sollevati dal ricorrente non convincono e non
giustificano un annullamento della decisione impugnata.
4.4.1. Il medico di circondario ha esaminato personalmente, dettagliatamente e
ripetutamente il ricorrente ed è al corrente della sintomatologia dolorosa
riferita e delle limitazioni fisiche di cui il ricorrente dichiara di soffrire. Come
fa valere giustamente l'INSAI nella sua risposta al ricorso, non sussiste
nessun elemento per mettere in dubbio l'apprezzamento del medico di
circondario. Le sue valutazioni si sono del resto rivelato del tutto
consistenti. È pur vero che ha leggermente modificato la sua formulazione
(vedi n. 14 e 23 della fattispecie). Da quanto da lui scritto però non si può
concludere a un deterioramento sostanziale dello stato di salute; sotto
l'ottica del diritto delle assicurazioni sociali, le limitazioni fisiche costatate
dal medico possono ancora essere qualificate come pressoché identiche.
Il medico di circondario ha difatti ritenuto prima che il ricorrente non
potrebbe più eseguire lavori per i quali è necessario alzare la mano sinistra
"sopra il livello del petto", mentre nella seconda valutazione ha definito che
sarebbero esigibili attività "con uno sforzo minimo della mano sinistra al di
sotto del livello addominale". In entrambe le valutazioni il medico ha
ritenuto ragionevolmente esigibile delle attività a tempo pieno, escludendo
in ambedue i documenti dei lavori con possibili posture forzate nonché il
lavoro con macchine con vibrazioni. Del resto non sorprende che il medico
di circondario sia giunto a conclusioni simili, atteso che il più intervento
chirurgico alla spalla sinistra dell'8 gennaio 2020 aveva come obiettivo
primario di correggere una situazione venuta in essere a causa del
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precedente intervento con impianto di un'endoprotesi totale inversa in data
30 gennaio 2019. A mente della Corte, il profilo lavorativo ancora possibile
ed esigibile può essere considerato rimasto praticamente invariato. In ogni
caso, comunque, come notato dall'INSAI il ricorrente non ha prodotto
nessuna documentazione medica a sostegno del ricorso. Delle ulteriori
delucidazioni non si rivelano necessarie. In valutazione anticipata delle
prove si può perciò rinunciare ad assumere delle ulteriori prove.
4.4.2. Poiché non può essere ammesso che sia subentrato un notevole
peggioramento dopo la chiusura del caso iniziale, non si impone nemmeno
un nuovo raffronto dei redditi. Ma quandanche si volesse procedere al
raffronto dei redditi, il calcolo effettuato dall'INSAI merita tutela. Intanto si
costata che il reddito da valido non è stato contestato dal ricorrente. Esso
è del resto stato calcolato correttamente in CHF 61'638.00 già nella prima
decisione del 25 ottobre 2019, l'importo essendo rimasto corretto anche
nel seguito. In merito al reddito da invalido si ricorda che siccome il
ricorrente non segue un'attività remunerata, per prassi ci si può basare
sulle tabelle RSS (vedi ormai la DTF 148 V 174 che conferma
espressamente l'ammissibilità di tale prassi). Tenendo conto
dell'evoluzione nominale dei salari si giungerebbe, in base agli ultimi dati
a disposizione (RSS 2018 anziché 2016 e uno sviluppo dei salari nominali
dello 0.8% nel 2020) a un reddito da invalido di CHF 68'924.00 [nella
risposta al ricorso l'INSAI è giunto a CHF 69'265.47, partendo da uno
sviluppo dei salari nominali del 1.3% nel 2020, tasso che si è rivelato in
seguito troppo elevato ed è stato fissato a 0.8%], dopodiché va dedotta la
riduzione sociale fissata dall'INSAI al 5% per tenere conto delle limitazioni
funzionali. Anche con una riduzione sociale più elevata non si giungerebbe
a un grado d'invalidità positivo e ancor meno del 10% richiesto per
accordare una rendita. Perfino con una riduzione sociale del 15% – che
qui non entra certamente in domanda, vista la giurisprudenza in materia –
si otterrebbe un grado d'invalidità del 5% circa (per la questione
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dell'arrotondamento vedi la DTF 130 V 121). Del resto il ricorrente non
dichiara quali siano, a suo dire, il vero reddito da invalido da considerare
e la vera riduzione sociale da effettuare, né dimostra minimamente per
quale motivo non sia corretto il calcolo eseguito dall'INSAI e qui
confermato. Egli non spiega dunque in che misura l'INSAI abbia esercitato
la sua discrezionalità in modo giuridicamente errato. In questo punto la
decisione impugnata si rivela comunque conforme al diritto.
5. In un secondo passo va decisa la questione dell'indennità per
menomazione dell'integrità.
5.1. Ai sensi dell'art. 24 cpv. 1 LAINF la persona assicurata ha diritto a un'equa
indennità se, in seguito all'infortunio, accusa una menomazione
importante e durevole all'integrità fisica, mentale o psichica. L'art. 36 cpv. 1
OAINF stabilisce che una menomazione dell'integrità è considerata
durevole se verosimilmente sussisterà per tutta la vita almeno con identica
gravità. Essa è importante se l'integrità fisica, mentale o psichica –
indipendentemente dalla capacità di guadagno – è alterata in modo
evidente o grave. Giusta l'art. 36 cpv. 4 OAINF si prende in considerazione
in modo adeguato un peggioramento prevedibile della menomazione
dell'integrità. A posteriori è possibile effettuare revisioni solo in casi
eccezionali, ovvero se il peggioramento è importante e non era
prevedibile.
5.2. Nell'occorrenza è incontestato che sussista una menomazione ai sensi
dell'art. 24 cpv. 1 LAINF dovuta a un infortunio e che sia dato il nesso di
causalità richiesto. Il medico di circondario ha fissato l'indennità al 20% e
l'INSAI ha deciso in tal senso. La decisione del 25 ottobre 2019 è, come si
è detto sopra, cresciuta in giudicato senza essere stata contestata. Ora,
l'INSAI sostiene a ragione che non si è in presenza di un caso eccezionale
di cui all'art. 36 cpv. 4 OAINF. Il ricorrente del resto nemmeno dimostra
perché ciò sarebbe il caso, contrariamente a quanto deciso dall'INSAI. Agli
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atti – come d'altronde per la questione della rendita – non vi sono altri atti
medici che quelli considerati dall'INSAI e qui menzionati sopra, in
particolare le due valutazioni del medico di circondario del 30 agosto 2019
e del 30 giugno 2020. Anche questa Corte ritiene che ci si possa basare
su di esse. Il medico di circondario ha del resto confermato che l'indennità
potrebbe permanere al 20% anche dopo l'ultimo intervento chirurgico. Non
vi sono elementi agli atti che permetterebbero di dubitare di tale
apprezzamento. In altre parole non sono dati i presupposti per una
revisione, cosicché la decisione impugnata merita di essere confermata
anche in questo punto.