Decision ID: 871956a6-b055-5c58-9706-2e7ca1218bfb
Year: 2007
Language: it
Court: TI_TCAS
Chamber: TI_TCAS_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: social_law

ritenuto,
in fatto
1.1. N
el mese di gennaio 2005, RI 1, nato nel _, ha presentato una richiesta di prestazioni AI per adulti indicando di essere affetto da “depressione cronica, tossicodipendenza, abuso di alcool, infiammazione epidermica (non reversibile), lupus” (doc. AI 1-5).
Esperiti gli accertamenti del caso, con decisione del 19 agosto 2005 l’Ufficio AI ha respinto la domanda di prestazioni, motivando:
"
Abbiamo esaminato il diritto a prestazioni Al .
Le prestazioni dell'assicurazione invalidità possono. essere concesse quando un danno alla salute causa un'incapacità al guadagno presumibilmente permanente o di lunga durata (di regola un anno). L'impossibilità di svolgere le proprie mansioni consuete (p. es. nell'ambito della propria economia domestica) è parificata all'incapacità di guadagno (art. 8 della Legge federale sulla parte generale del diritto nelle assicurazioni sociali (LPGA).
Secondo la cifra marginale nr. 1013 della Circolare sulla invalidità e la grande invalidità (CIGI), le tossicomanie (sindromi da dipendenza quali p. es. l'alcolismo, la dipendenza da medicamenti o da droghe, l'abuso di nicotina oppure l'obesità non giustificano di per sé un'incapacità al lavoro.
Esse possono tuttavia avere l'effetto di una danno alla salute invalidante se:
sono la conseguenza o il sintomo di un danno invalidante, alla salute mentale o fisica, oppure hanno causato un notevole danno fisico e/o mentale quale una durevole lesione cerebro-organiconeurologica oppure un irreversibile mutamento di natura organica della personalità affettiva.
Gli accertamenti hanno permesso di stabilire che la sua incapacità lavorativa è dovuta primariamente alle conseguenze di uno stato di dipendenza, il che non rappresenta un'invalidità ai sensi della Legge Al.” (doc. AI 19-1)
1.2. A seguito dell'opposizione interposta dall’assicurato (doc. AI 21 e 29), l’Ufficio AI, con decisione su opposizione 19 luglio 2006 ha confermato il diniego di prestazioni, motivando come segue:
"
(...)
7. In concreto, per quanto attiene all'aspetto medico, l'opponente contesta in pratica la valutazione operata dall'amministrazione in base alla quale egli non presenta un danno tutelato dall'AI.
Nel presente caso il dottor _ del Servizio medico regionale dell'Al di Bellinzona (SMR), nella propria valutazione del 16 agosto 2005, ha precisato quanto segue:
"
[
...] Come ben risulta dall'anamnesi dell'assicurato vi è una lunga problematica di abuso di sostanza. Si tratta qui di abuso primario di sostanze multiple e non di abuso secondario a patologia psichiatrica maggiore. A conferma di questa valutazione vi il fatto che l'assicurato sia stato in grado di svolgere negli ultimi anni diverse attività lavorative anche in modo regolare. Inoltre in occasione delle ripetute degenza presso la CPC non è mai stata posta una diagnosi psichiatrica oltre quella dell'abuso di sostanze.
La presenza di un attuale problema depressivo come postulato da _ non è verificabile in presenza di un continuo abuso con seguente modifica secondaria della psiche dell'assicurato. Disturbi depressivi secondari a problematica di alcol o altre sostanze hanno di regola un'evoluzione favorevole dopo sospensione duratura del consumo (3 a 6 mesi). Il continuo abuso massiccio di alcol e altre sostanze ha portato a problemi sociali (separazione dalla moglie) e all'imminente perdita del posto di lavoro.
L'attuale inabilità lavorativa (certificata dal curante malgrado che l'assicurato non si sia presentato per oltre 5 mesi da lui) è causata in prima linea da problematica di abuso di sostanza e di problematica sociale ivi correlata. Non si tratta quindi di un danno alla salute nei sensi dell'AI con seguente incapacità lavorativa.
Procedere: rifiuto di prestazioni in presenza di problematica di abuso di sostanza primario e problematica sociale correlata. Assenza di danno alla salute nel senso dell'AI."
In altre parole, il SMR dell'AI ritiene che non sia presente alcun disturbo psichico e conferma la tesi secondo la quale la problematica psichiatrica si riconduce in modo preponderante all'abuso di sostanze.
Si rilevi d'altro lato come l'assicurato si limiti comunque a contestare genericamente la valutazione effettuata dall'amministrazione, senza fornire elementi atti a metterne in dubbio la bontà del giudizio espresso." (Doc. AI 30)
1.3. Con tempestivo ricorso al TCA l'assicurato contesta le conclusioni dell’amministrazione facendo valere:
"
(...)
2) Non vengono menzionati i problemi fisici di cui soffro, e secondo la cifra marginale, numero 1013 della circolare sulla invalidità ... anche se la sindrome da dipendenze non giustificano di per sè un'incapacità lavorativa, esse possono tuttavia avere l'effetto invalidante se hanno causato un notevole danno fisico o mentale.
(...)
Il Dottor _ (SMR) aggiunge che a conferma della sua valutazione vi è il fatto che il sottoscritto sia stato in grado di svolgere "anche in modo regolare" diverse attività.
Preciso però che a seguito delle mie problematiche la regolarità era solo apparente, poiché ho sempre intercalato in modo ciclico periodi di lavoro a periodi di ricovero in cliniche, psichiatriche, da assenze per malattie e infortuni legati ai miei tentativi di suicidio (vedere specchietto allegato).
Queste continue e regolari interruzioni mi permettevano un seppur parziale recupero fisico e psichico indispensabile per continuare a "tirare avanti".
Aiutato anche da una somministrazione di metadone durata 20 anni che aveva lo scopo principale di ammortizzare il mio stato depressivo e stabilizzare l'umore.
Dal 2001, per ovviare a queste difficoltà ho ridotto la mia attività lavorativa al 70%, e successivamente a seguito di un ennesimo ricovero in clinica nel 2003 al 50%.
(...)
Oltre ai problemi psichici, da oltre 30 anni sono affetto da una epatite C che mi debilita considerevolmente. La digestione è lunga ed insufficiente e dopo pranzo sono assalito da una sonnolenza, che si trasforma in apatia.
Una flebosi alle gambe, principalmente la dx mi procura forti gonfiori ai piedi che mi impediscono di portare scarponi e scarpe chiuse.
(...)
Affermo che da 5 mesi ho smesso di bere e di fare uso di stupefacenti, ma non ho percepito nessuna evoluzione favorevole.
Contrariamente cresce la mia ansia per un futuro incerto, in quanto sono sì consapevole che a breve dovrò trovarmi un impiego per sostenermi, ma altrettanto consapevole delle mie ridotte capacità.
Un circolo vizioso che mi lascia in uno stato di profonda angoscia.
In conclusione chiedo che:
la mia depressione venga riconosciuta come causa scatenante del mio stato psichico e delle relative dipendenze, e ritenere le conclusioni del SRM, visti anche i problemi fisici di cui sono affetto e considerato che nessuna perizia è stata fatta sulla mia persona dallo stesso, non conformi al mio reale stato di salute. (...)" (Doc. I)
1.4. Nella risposta di causa l’amministrazione, sulla scorta delle annotazioni del medico del Servizio medico regionale (SMR), ribadendo la correttezza della decisione contestata, ha chiesto la reiezione del ricorso sulla base delle seguenti argomentazioni:
"
Preso atto dell'allegato ricorsuale e ritenuto come il ricorrente abbia prodotto nuova documentazione medica a suffragio delle proprie argomentazioni (vedi in modo particolare lo scritto 23 agosto 2006 della Clinica _ di _ del quale si trasmette in allegato l'ultima pagina mancante), l'Ufficio Al del Canton Ticino ha valutato in base a quest'ultima se vi sono i presupposti per sostenere un peggioramento rilevante dello stato valetudinario dell'assicurato.
Dall'annotazione medica emessa dal Servizio medico regionale dell'Al (SMR) che si allega alla presente risposta, si evince in maniera inequivocabile come non vi sia stato alcun peggioramento inerente lo stato di salute del qui ricorrente con susseguente influsso sulla capacità lavorativa dello stesso.
Infatti, nella sua annotazione del 22 settembre 2006 il Dr. _ del SMR dell'AI ha precisato quanto segue:
"Attualmente è a disposizione il rapporto d'uscita completo della clinica _. Da tale rapporto risulta la presenza di un'importante problematica di abuso di sostanza (etile, eroina e cannabis).
Pure in occasione della presente degenza non è stata posta una diagnosi di patologia psichiatrica maggiore quale eventuale causa di un abuso di sostanza secondario ma è stato unicamente accertata la presenza di un disturbo di personalità misto, patologia di regola presente sin dall'adolescenza. L'assicurato è stato dimesso senza terapia psichiatrica specifica (unicamente sonnifero leggero e vitamine). Il disturbo di personalità ha permesso in passato all'assicurato di svolgere un'attività lucrativa regolare"
.
Rilevato come, per il resto, l'atto ricorsuale sollevi in sostanza le stesse obiezioni già trattate in sede di opposizione, l'Ufficio Al del Canton Ticino si limita per l'essenziale a richiamare i contenuti della propria decisione su opposizione, della quale postula l'integrale conferma." (Doc. III)

in diritto
In ordine
2.1. La presente vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico ai sensi degli articoli 49 cpv. 2 LOG e 2 cpv. 1 LPTCA (STFA del 21 luglio 2003 nella causa N., I 707/00; STFA del 18 febbraio 2002 nella causa H., H 335/00; STFA del 4 febbraio 2002 nella causa B., H 212/00; STFA del 29 gennaio 2002 nella causa R. e R., H 220/00; STFA del 10 ottobre 2001 nella causa F., U 347/98 pubblicata in RDAT I-2002 pag. 190 seg.; STFA del 22 dicembre 2000 nella causa H., H 304/99; STFA del 26 ottobre 1999 nella causa C., I 623/98).
Nel merito
2.2. Oggetto del contendere è sapere se il ricorrente ha diritto ad una rendita d’invalidità.
2.3. Secondo l’art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con l’art. 8 della LPGA, con invalidità s’intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata, cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio.
Gli elementi fondamentali dell'invalidità, secondo la surriferita definizione, sono quindi un danno alla salute fisica o psichica conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio, e la conseguente incapacità di guadagno.
Occorre quindi che il danno alla salute abbia cagionato una diminuzione della capacità di guadagno, perché il caso possa essere sottoposto all'assicurazione per l'invalidità
(Scartazzini, Les rapports de causalité dans le droit suisse de la sécurité sociale, pag. 216ss).
Va precisato che, secondo l'art. 28 cpv. 1 LAI, in vigore sino al 31 dicembre 2003, gli assicurati hanno diritto a una rendita intera se sono invalidi almeno al 66 2/3%, a una mezza rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono invalidi almeno al 40%. Nel suo nuovo tenore in vigore dal 1° gennaio
2004, l
'art. 28 cpv. 1 LAI prescrive che gli assicurati hanno diritto ad una rendita intera se sono invalidi almeno al 70%, a tre quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono invalidi almeno al 40%.
Va altresì rilevato che, ai sensi dell'art. 16 LPGA, il grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto fra il reddito del lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo l'insorgenza dell'invalidità e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione, nell'esercizio di un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in condizioni normali di mercato del lavoro (reddito da invalido) e il reddito del lavoro che egli avrebbe potuto conseguire se non fosse diventato invalido (reddito da valido). Il grado d'invalidità dell'assicurato deve quindi essere determinato dal raffronto del reddito ch'egli ancora può conseguire nonostante la sua invalidità con quello che avrebbe potuto guadagnare in assenza delle affezioni di cui è portatore (RCC 1992, pag. 182 consid. 3; RCC 1990, pag. 543 consid. 2; Valterio, Droit et pratique de l'assurance invalidité, Les prestations, Lausanne 1985, pagg. 200 e ss.). Si confronta perciò il reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non fosse divenuto invalido con quello ch'egli può tuttora realizzare, benché invalido, sfruttando la residua capacità lavorativa in attività da lui ragionevolmente esigibili in condizioni normali del mercato del lavoro, previa adozione di eventuali provvedimenti integrativi (art. 28 cpv. 2 LAI: metodo generale del raffronto dei redditi; DTF 128 V 30 consid. 1, 104 V 136 consid. 2a e 2b; VSI 2000 pag. 84 consid. 1b).
Nel confronto dei redditi secondo la giurisprudenza - di regola - non si tiene conto di fattori estranei all'invalidità, come ad esempio la formazione professionale, le attitudini fisiche e psichiche e l'età dello assicurato (RCC 1989, pag. 325 consid. 2b; DTF 107 V 21 consid. 2c; G. Scartazzini, op. cit, pag. 232; D. Cattaneo, Les mésures préventives et de réadaptation de l'assurance-chômage, pagg. 316 e s. nn. 1158 e 1159 e la giurisprudenza citata).
La misura dell'attività ragionevolmente esigibile dipende d'altra parte dalla situazione personale dell'assicurato e dalla possibilità di applicazione di misure reintegrative.
La situazione personale dell'assicurato è essenziale per la valutazione della residua capacità al guadagno.
Secondo il TFA i due redditi, dalla cui differenza emerge il grado dell'incapacità di guadagno, vanno stabiliti in maniera precisa. Se ciò non è possibile, devono essere calcolati sulla base di una valutazione fondata sulle circostanze concrete (SVR 1996 IV Nr. 74 consid. 2a, DTF 114 V 313 consid. 3a).
2.4. Per quanto riguarda in particolare l'invalidità cagionata da un danno alla salute psichica, il TFA ha stabilito che é decisivo al proposito che il danno sia di gravità tale da non poter praticamente esigere dall'assicurato di valersi della sua capacità lavorativa sul mercato del lavoro, o che ciò sia persino intollerabile per la società (DTF 127 V 298 consid. 4c, 102 V 165 = RCC 1977 pag. 169; Pratique VSI 1996 pag. 318, 321, 324; RCC
1992 pag. 180; ZAK 1984 pag. 342, 607; STFA del 29 settembre 1998 nella causa S. F., I 148/98, pag. 10, consid. 3b; Locher, Grundriss des Sozialversicherungsrecht, Berna 2003, pag. 128).
L'Alta Corte ha inoltre avuto modo di precisare che:
"
(...)
Tra i danni alla salute psichica, i quali come i danni fisici, possono determinare un'invalidità ai sensi dell'art. 4 cpv. 1 LAI, devono essere annoverati - oltre alle malattie mentali propriamente dette - le anomalie psichiche parificabili a malattia. Non sono considerati effetti di uno stato psichico morboso, e dunque non costituiscono turbe a carico dell'assicurazione per l'invalidità le limitazioni della capacità di guadagno cui l'assicurato potrebbe ovviare dando prova di buona volontà; la misura di quanto è ragionevolmente esigibile dev'essere apprezzata nel modo più oggettivo possibile. Bisogna dunque stabilire se, e in quale misura al caso, un assicurato può, nonostante il danno alla salute mentale, esercitare un'attività lucrativa che il mercato del lavoro gli offre, tenuto conto delle sue attitudini. In quest'ambito il punto è quello di sapere quale attività si può da lui ragionevolmente esigere. Ai fini di stabilire l'esistenza di un'incapacità di guadagno causata da un danno alla salute psichica non è quindi decisivo accertare se l'assicurato eserciti o meno un'attività lucrativa insufficiente; di maggior rilievo è piuttosto domandarsi se si debba ammettere che l'utilizzazione della capacità lavorativa non può in pratica più essere da lui pretesa oppure che essa sarebbe persino insopportabile per la società (DTF 102 V 166; VSI 1996 pag. 318 consid. 2a, pag. 321 consid. 1a, pag. 324 consid. 1a; RCC 1992 pag. 182 consid. 2a e sentenze ivi citate)" (STFA del 29 settembre 1998 nella causa S. F. [I 148/98], pag. 10 consid. 3b)."
Secondo la giurisprudenza del TFA siffatti principi valgono fra l'altro per le psicopatie, le alterazioni dello sviluppo psichico (psychische Fehlentwicklungen), l'alcolismo, la farmacoma-nia, la tossicomania e le nevrosi (STFA del 18 ottobre 1999 nella causa B., I 441/99; STFA del 29 settembre 1998 nella causa S. F., I 148/98, pag. 10 consid. 3b; RCC 1992 pag. 182 consid. 2a con riferimenti).
L’assicurazione AI ne tiene conto solo se la dipendenza alla droga ha provocato una malattia o un infortunio in seguito alla quale o per cui l’assicurato ha subito un danno alla salute fisica o mentale che riduce la capacità al guadagno, o se essa stessa risulta da un tale danno con valore di malattia (
“... wird eine solche Sucht im Rahmen der Invalidenversicherung bedeutsam, wenn sie ihrerseits eine Krankheit oder einen Unfall bewirkt hat, in deren Folge ein körperlicher oder geistiger Gesundheitsschaden eingetreten ist, oder wenn sie selber Folge eines körperlichen oder geistigen Gesundheisschaden ist, welchem Krankheistswert zukommt”
, Pratique VSI 2002 p. 30, 2001 p. 223 = SVR 2001 IV Nr. 3 p. 7 consid. 2b; STFA
del 25 luglio 2003 nella causa R. [I 731/02], del 27 maggio 2003 nella causa M. [I 862/02], del 19 dicembre 2003 nella causa P. [I 619/02], del 22 gennaio 2004 nella causa S. [534/03]).
Occorre pertanto verificare se la tossicodipendenza è la conseguenza di un danno alla salute fisico o mentale di natura patologica preesistente oppure se la dipendenza è la ragione di un susseguente danno alla salute suscettibilea diminuire la capacità al guadagno in maniera permanente o di lunga durata. (Pratique VSI 2001 p. 227 consid. 5 e 6).
La giurisprudenza federale ha inoltre precisato che la terapia e l’integrazione sociale, per quanto siano auspicabili, non costituiscono tuttavia di per sé dei scopi per i quali l’AI possa accordare delle prestazioni secondo la legge (Pratique VSI 2001 consid. 7 p. 228).
Il TFA ha in particolare ritenuto un assicurato di 23 anni, tossicomane ed eroinomane dall'età di 17 anni - che aveva postulato l'assegnazione di provvedimenti professionali dell'AI poiché non più in grado di riprendere la professione iniziata - non invalido ai sensi della legge ed ha di conseguenza negato il diritto a prestazioni AI (Pratique VSI 1996 pp. 317ss).
Per contro l'alta Corte ha ammesso la presenza dell'invalidità in una persona dipendente dalla droga già dal suo ventesimo anno d'età - e che al momento della decisione aveva 37 anni - la quale soffriva di un grave disturbo della personalità (personalità schizofrenica). Le gravi turbe e la dipendenza ormai cronica comportavano un'incapacità al lavoro dell'assicurato del 100%, non più migliorabile né con misure mediche, né professionali. In quel caso, dopo un apprezzamento totale dell'insieme delle cause e delle conseguenze, il danno alla salute è stato considerato come malattia, perché la dipendenza, almeno in modo parzialmente causale, era una conseguenza del disturbo della personalità. L'assicurato era stato poi posto al beneficio di una rendita AI (RCC 1992, pp. 180ss).
2.5. Nel caso di specie, l’Ufficio AI ha provveduto a richiamare agli atti la documentazione dall’assicurazione malattia del richiedente comprendente numerosi attestati di incapacità lavorativa. In particolare, in data 27 luglio e 5 ottobre 2004 il dr. _, curante dell’assicurato, aveva attestato un’inabilità lavorativa piena dal 12 maggio 2003 al 31 marzo 2004 e del 50% dal 1. aprile 2004 ponendo la diagnosi di “
Tossicodipendenza, alcolismo, epatite C, epatopatia alcolica”
indicando di aver somministrato al paziente antidepressivi (doc. AI 1-6). Nella sua valutazione del 10 maggio 2004 all’attenzione della cassa malati di RI 1, il dr. _, specialista FMH in medicina interna, ha dal canto suo concluso per un’incapacità lavorativa del 50% per “
Politossicodipendenza con alcolismo cronico, Epatopatia citolitica su infezione HCV, disturbo di personalità, Lupus erythematodes cutaneo” (
doc. AI 1-8). Agli atti figurano altresì documenti relativi ad accertamenti radiologici eseguiti e concludenti per la presenza di “
epatomegalia, senza lesioni focali; milza omogenea, di dimensioni nei limiti”
(doc. AI 1-12). Emerge altresì che l’assicurato è stato degente dal 12 aprile al 2 maggio 2003 presso l’OSC di _ per la diagnosi di “
Sindromi e disturbi psichici e comportamentali dovuti all’uso di sostanze psicoattive multiple, sindrome da dipendenza”
(doc. AI 8-2), e dal 17 novembre al 23 dicembre 2003 e dal 2 gennaio al 13 febbraio 2004 presso l’Ospedale di _ (doc. AI 16-6), periodo nel quale il curante dr. _, generalista, aveva attestato l’inabilità lavorativa piena per “
Tossicodipendenza, alcolismo, epatite C, epatopatia alcolica”
(doc. AI 1-19).
L’Ufficio AI ha quindi interpellato i sanitari della Clinica psichiatrica cantonale, i quali, con scritto 24 gennaio 2005, hanno comunicato di non potersi pronunciare sul grado di abilità lavorativa in quanto le ultime osservazioni sul paziente risalivano al maggio 2003 (doc. AI 8-1). L’amministrazione si è anche rivolta al dr. _, il quale nel suo rapporto medico 21 maggio 2005 ha giudicato diminuita la sua capacità lavorativa ponendo le seguenti diagnosi con ripercussioni sulla capacità al lavoro:
“Politossicodipendenza (attualmente sotto cura metadonica), alcolismo cronico, epatopatia citolitica su infezione HCV, disturbo di personalità, lupus”,
precisando che l’insieme di questa patologia multifattoriale aggravava la situazione riducendo l’abilità lavorativa del paziente al 50% dal mese di aprile 2004 (doc. AI 13-1). Agli atti figura anche il rapporto d’uscita del 14 gennaio 2004 relativo alla degenza presso l’ospedale di _ nel periodo novembre 2003-febbraio 2004, dal quale emergono quali diagnosi: “
Sindrome mista ansioso-depressiva; nota sindrome di dipendenza da sostanze psicoattive multiple con attuale consumo episodico di alcol, oppiacei e THC, disturbo di personalità emotivamente instabile tipo borderline”
(doc. AI 16).
Alla luce di questi atti, il Dr. _, medico SMR, nel suo “Rapporto medico” del 16 agosto 2005, ha posto quali diagnosi principali “
Sindrome e disturbi psichici e comportamentali dovuti all’uso di sostanze psicoattive multiple; sindrome da dipendenza F 19.2”
oltre a “
Epatite C cronica nota da 25 anni; Lupus eritematodes”
, quest’ultima senza influsso sulla capacità lavorativa (doc. AI 18-1). Il medico SMR ha posto le seguenti raccomandazioni:
"
(...)
Raccomandazioni, proposte SMR
Cantiniere / giardiniere attualmente impiegato presso comune di _ con impiego al 70% per motivi aziendali; datore di lavoro prevede di licenziare l'assicurato.
Come ben risulta dall'anamnesi dell'assicurato vi è una lunga problematica di abuso di sostanza. Si tratta qui di abuso primario di sostanze multiple e non di abuso secondario a patologia psichiatrica maggiore. A conferma di questa valutazione vi è il fatto che l'assicurato sia stato in grado di svolgere negli ultimi anni diverse attività lavorative anche in modo regolare. Inoltre in occasione delle ripetute degenze presso la CPC non è mai stata posta una diagnosi psichiatrica oltre quella dell'abuso di sostanze.
La presenza di un attuale problema depressivo come postulato da _ non è verificabile in presenza di un continuo abuso con seguente modifica secondaria della psiche dell'assicurato. Disturbi depressivi secondari a problematica di alcol o altre sostanze hanno di regola un'evoluzione favorevole dopo sospensione duratura del consumo (3 a 6 mesi).
II continuo abuso massiccio di alcol e altre sostanze ha portato a problemi sociali (separazione dalla moglie) e all'imminente perdita del posto di lavoro.
L'attuale inabilità lavorativa (certificata dal curante malgrado che l'assicurato non si sia presentato per oltre 5 mesi da lui) è causata in prima linea da problematica di abuso di sostanza e di problematica sociale ivi correlata. Non si tratta quindi di un danno alla salute nei sensi dell'AI con seguente incapacità lavorativa.
Procedere: rifiuto di prestazioni in presenza di problematica di abuso di sostanza primario e problematica sociale correlata. Assenza di danno alla salute nel senso dell'AI."
(Doc. AI 18-2)
Con provvedimento del 19 agosto 2005 l’amministrazione ha quindi negato l’attribuzione di una rendita al richiedente ritenendo che la sua incapacità lavorativa era dovuta primariamente alle conseguenze dello stato di dipendenza (cfr. consid. 1.1; doc. AI 19-1).
In sede di opposizione, l’assicurato ha fatto valere di essere portatore di numerose affezioni che limitavano la sua capacità lavorativa in maniera importante e indicando la lista dei medici che, per problemi diversi, l’avevano curato (doc. AI 20-21). L’assicurato ha ulteriormente precisato la sua situazione in uno scritto del 12 giugno 2006 nel quale ha riferito di aver perso il posto di lavoro e di essere iscritto alla disoccupazione (doc. AI 29-1).
Senza esperire ulteriori accertamenti, l’Ufficio AI ha mantenuto la sua posizione con la decisione su opposizione del 19 luglio 2006 oggetto del presente ricorso (doc. AI 30-1; cfr. sopra consid. 1.2).
2.6. Nella procedura ricorsuale l’assicurato ha nuovamente contestato la decisione di diniego, censurando il fatto che l’amministrazione avrebbe tenuto conto unicamente della tossicomania e non delle patologie di ordine psichico e fisico di cui sarebbe affetto (cfr. sopra consid. 1.3).
Ha inoltre prodotto un rapporto d’uscita del 23 agosto 2006 in relazione ad una degenza presso la Clinica _ di _ dal 17 aprile al 25 maggio 2006 per la seguente diagnosi: “
sindrome da dipendenza alcolica, attualmente in astinenza ma in ambiente protetto, sindrome da dipendenza controllata da oppioidi, disturbo di personalità misto”
oltre che “
stato dopo tonsillectomia, HCV positivo”
(doc. A3). I medici della Clinica hanno, tra l’altro, affermato:
"
Valutazione, decorso e proposte:
Il progetto di terapia impostato all'ingresso era mirato all'entrata in Comunità e al contenimento della sintomatologia ansiosa. Durante i primi giorni della degenza è emerso un consumo di eroina nella settimana precedente all'ingresso, confrontato su tale atto il paziente ha minimizzato l'accaduto e ha chiaramente detto di fare ancora uso di eroina via parenterale con continuità, anche se non frequente. Al controllo, però le urine non hanno rilevato tracce di oppioidi per tutto l'arco della degenza, mentre hanno rilevato della cannabis presente ad un solo controllo. Questi episodi hanno permesso di confrontare ulteriormente il paziente con la scelta terapeutica effettuata all'ingresso. Inoltre, il paziente si è mostrato caparbio nella richiesta continua di congedi al domicilio e incapace di aderire al contratto.
(...)
Il sig. RI 1, dopo vari colloqui con il personale clinico della struttura, con il personale di _ e con l'operatrice di riferimento del Centro _, ha deciso di proseguire il progetto ambulatorialmente con la dr.ssa _, poiché poco motivato alla decisione della Comunità e non in grado di accettarne le regole. (...)" (Doc. III/2)
L’amministrazione ha nuovamente sottoposto la pratica al dr. _ del SMR, il quale, nelle sue Annotazioni del 22 settembre 2006 ha osservato:
"
Attualmente è a disposizione il rapporto d'uscita completo della clinica _Da tale rapporto risulta la presenza di un'importante problematica di abuso di sostanza (etile, eroina e cannabis).
Pure in occasione della presente degenza non è stata posta una diagnosi di patologia psichiatrica maggiore quale eventuale causa di un abuso di sostanza secondario ma è stato unicamente accertata la presenza di un disturbo di personalità misto, patologia di regola presente sin dall'adolescenza. L'assicurato è stato dimesso senza terapia psichiatrica specifica (unicamente sonnifero leggero e vitamine).
II disturbo di personalità ha permesso in passato all'assicurato di svolgere un'attività lucrativa regolare." (Doc. III/1)
2.7. Va qui ricordato che, conformemente alla giurisprudenza del TFA, affinch
é un rapporto medico abbia valore probatorio determinante occorre che esso valuti ed esamini in maniera completa i punti litigiosi, si fondi su degli esami approfonditi, prenda conto di tutti i mali di cui si lamenta l'assicurato, sia stabilito in piena conoscenza dei suoi antecedenti (anamnesi) e sia chiaro nell'esposizione delle correlazioni mediche o nell'apprezzamento della situazione medica; le conclusioni dell'esperto devono inoltre essere motivate (Meyer‐Blaser, Die Rechtspflege in der Sozialversicherung, BJM 1989 pag. 31; DTF 125 V 352 consid. 3a e riferimenti; Pratique VSI 2001 pag. 108 consid. 3a, 1997 pag. 123; STFA del 18 marzo 2002 nella causa M [I 162/01], consid. 2b).
A proposito delle perizie mediche eseguite nell'ambito della procedura amministrativa il TFA ha già avuto modo di evidenziare che, nell'ipotesi in cui sono state eseguite da medici specializzati riconosciuti, hanno forza probatoria piena, se giungono a conclusioni logiche e sono state realizzate sulla base di accertamenti approfonditi, fintanto che indizi concreti non inducono a ritenerle inaffidabili (DTF 123 V 176, 122 V 161, 104 V 212; STFA del 14 aprile 1998 nella causa O.B.; STFA del 28 novembre 1996 nella causa G.F.; STFA del 24 dicembre 1993 nella causa S.H.; SVR 1998 IV Nr. 1 pag. 2; SZS 1988 pag. 329 e 332; ZAK 1986 pag. 189).
Nell'ambito del libero apprezzamento delle prove è in linea di principio consentito all'amministrazione e al giudice fondare la propria decisione su basi di giudizio interne all'istituto assicuratore. Per quanto riguarda l'imparzialità e l'attendibilità di simili prove, devono tuttavia essere poste delle esigenze severe (DTF 122 V 157).
Nella DTF 125 V 351 seg. (= SVR 2000 UV 10, pag. 33ss.),
la nostra Corte
federale ha ribadito che ai rapporti allestiti da medici alle dipendenze di un'assicurazione deve essere riconosciuto pieno valore probante, a condizione che essi si rivelino essere concludenti, compiutamente motivati, di per sé scevri di contraddizioni e, infine, non devono sussistere degli indizi che facciano dubitare della loro attendibilità (DTF 125 V 352 consid. 3a). Il solo fatto che il medico consultato si trovi in un rapporto di dipendenza con l'assicuratore, non permette già di metterne in dubbio l'oggettività e l'imparzialità. Devono piuttosto esistere delle particolari circostanze che permettano di ritenere come oggettivamente fondati i sospetti circa la parzialità dell'apprezzamento (DTF 125 V 354 consid. 3b/bb)
.
Lo stesso vale per le perizie fatte esperire da medici esterni (DTF 104 V 31; ZAK 1986 pag. 188; RAMI 1993 pag. 95).
Per quel che riguarda il medico di fiducia, infine, secondo la generale esperienza della vita, il giudice deve tener conto del fatto che, in dubbio, egli attesta a favore del suo paziente (cfr. DTF 125 V 353 consid.
3b/cc; Meyer-Blaser, Rechtsprechung des Bundesgerichts, op. cit., pag. 111).
Inoltre, nella sentenza del 5 ottobre 2001 pubblicata in DTF 127 V 294 e seg., il TFA ha fatto proprie le considerazioni esposte da Mosimann (Somatoforme Störungen: Gerichte und [psychiatrische] Gutachten, in: SZS 1999 pag. 105 ss), in cui questo autore ha descritto in dettaglio i compiti del perito medico che deve esprimersi sul carattere invalidante di un'affezione somatoforme.
Secondo Mosimann, in ambito psichiatrico l’esperto deve innanzitutto porre una diagnosi secondo una classificazione riconosciuta e pronunciarsi sulla gravità dell'affezione.
Il perito deve anche valutare l'esigibilità della ripresa di un'attività lucrativa da parte dell'assicurato. Tale prognosi deve tener conto di diversi criteri, quali il carattere premorboso, l'affezione psichica e quelle organiche croniche, la perdita d'integrazione sociale, un eventuale profitto tratto dalla malattia, il carattere cronico della malattia, la durata pluriennale della stessa con sintomi stabili o in evoluzione e l'impossibilità di ricorrere a trattamenti medici secondo la regola d'arte. La prognosi sfavorevole deve essere fatta in base all’insieme dei succitati criteri.
Inoltre, l'esperto deve esprimersi sull'aspetto psicosociale della persona esaminata.
Del resto, un rifiuto di una rendita deve ugualmente basarsi su diversi criteri, tra i quali le divergenze tra i dolori descritti e quelli osservati, le allegazioni sull'intensità dei dolori la cui descrizione rimane sul vago, l'assenza di una richiesta di cura, le evidenti divergenze tra le informazioni fornite dal paziente e quelle risultanti dall'anamnesi, il fatto che le lamentele molto dimostrative lascino l'esperto insensibile, come pure le allegazioni di grandi handicap nonostante un ambiente psico-sociale intatto (STCA inedita 27 settembre 2001 nella causa A., inc. 32.1999.124).
2.8. Nella fattispecie, l’Ufficio AI ha sostanzialmente negato l’esi-stenza di un’affezione rilevante ai sensi della LAI ritenendo l’inabilità dell’assicurato legata non a una patologia di base psichica, ma all’abuso di droghe e alcool.
Il ricorrente contesta tale tesi, sostenendo in sostanza che la dipendenza dall’alcool e dalle droghe non è la causa del suo stato, ma la conseguenza dei problemi psichici. Sottolinea inoltre gli altri gravi problemi alla salute, in particolare l’epatite, che lo affliggono.
Questo TCA, chiamato a verificare se lo stato di salute del ricorrente è stato accuratamente vagliato dall’amministra-zione prima dell’emissione della decisione impugnata, dopo attento esame degli atti, non può che rilevare come la refertazione medica agli atti non consenta di addivenire, secondo il grado della verosimiglianza preponderante valido nelle assicurazioni sociali (cfr. STFA del 22 agosto 2000 in re K.B., C 116/00, consid. 2b, pag. 5, STFA del 23 dicembre 1999 in re A.F., C 341/98, consid. 3, pag. 6, STFA 6 aprile 1994 in re E.P.; SZS 1993 pag. 106 consid.
3a; RCC 1986 pag. 202 consid. 2c, RCC 1984 pag. 468 consid. 3b, RCC 1983 pag. 250 consid. 2b; DTF 125 V 195 consid.
2 e i riferimeti ivi citati, DTF121 V 47, DTF 115 V 142 consid.
8b, DTF 113 V 323 consid. 2a, DTF 112 V 32 consid. 1c, DTF 111 V 188 consid.
2b; Meyer, "Die Rechtspflege in der Sozialversicherung", in Basler Juristische Metteilungen (BJM) 1989 pag. 31-32; Scartazzini, "Les rapports de causalité dans le droit suisse de la sécurité sociale", Basilea 1991, pag. 63), ad una chiara conclusione sulle effettive condizioni di salute dell'assicurato e sulle relative ripercussioni invalidanti.
In effetti, dall’esame degli atti è altamente verosimile che i disturbi psichici e comportamentali dell’assicurato siano da mettere in relazione con la dipendenza dalle droghe e dall’alcool. La scarna documentazione all’inserto non permette comunque di
accertare se la tossicodipendenza e la dipendenza dall’alcool siano la conseguenza di un preesistente danno alla salute psichica oppure se l’uso di sostanze stupefacenti e di alcol abbia portato ad una malattia psichica invalidante, che provochi una perdita di guadagno permanente o di lunga durata (cfr. consid. 2.4).
Del resto, ripetutamente i medici che hanno avuto in cura il richiedente hanno riferito di patologie di natura psichica.
In particolare, risulta dagli atti che già in occasione della degenza dal 12 aprile al 2 maggio 2003 presso la Clinica _ i medici che l’hanno avuto in cura avevano riferito di “sindromi e disturbi psichici dovuti all’uso di sostanze psicoattive multiple” (doc. AI 8-2). Del resto il suo medico curante dr. _ aveva certificato una prolungata totale incapacità lavorativa dal 12 maggio 2003 per la diagnosi di “Stato depressivo in paziente tossicodipendente” (doc. AI 1-25). Inoltre, i medici dell’Ospedale di _, riferendo di una degenza dal novembre 2003 al febbraio 2004 (con sospensione durante il periodo natalizio), hanno posto la diagnosi di “Sindrome mista ansioso depressiva (F 41.2)” oltre che “Disturbo di personalità emotivamente instabile tipo Borderline (F 60.3)” (doc. AI 16-1) con prescrizione di psicofarmacologia di tipo antidepressivo (cfr. anche doc. AI 1-20). Antidepressivi sono stati comunque prescritti anche in seguito, nell’estate e autunno 2004, dai suoi medici curanti dr. _ e _ (doc. 1-6 e 7,19). Nella sua perizia all’assicuratore malattia del 10 maggio 2004 il dr. _, spec. FMH in medicina interna, ha pure riferito della presenza di un disturbo di personalità (doc. AI 1-9). Nel rapporto medico all’AI del 25 marzo 2005 il dr. _ ha pure citato la presenza, fra l’altro, di un “Disturbo di personalità” con ripercussione sulla capacità lavorativa (doc. AI 13). Anche in occasione dell’ultimo ricovero presso la Clinica _ nella primavera 2006 (cfr. doc. III/2 e A3), i medici hanno riscontrato una marcata sintomatologia ansiosa e di tensione, oltre che un tono dell’umore fluttuante e un carattere impulsivo ponendo anche la diagnosi di “Disturbo di personalità misto” (cfr. A/3, III/2).
Del resto i difficili trascorsi avuti sin dalla più tenera infanzia dal richiedente, sottolineati nel ricorso, sono elementi a non averne dubbio potenzialmente in grado di originare disturbi psichici o almeno di interagire sugli stessi.
Ora, le attestazioni mediche all’inserto non forniscono un'opinione sufficientemente chiara e motivata in merito all’esatta natura e alla gravità delle affezioni di natura psichiatrica - né del resto in relazione alle stesse risultano essere stati esperiti i necessari accertamenti medici - e alla loro incidenza sulla capacità lavorativa dell'assicurato.
Rilevato come anche RI 1 stesso abbia ripetutamente ribadito che l’alcolismo e la tossicodipendenza siano secondari ad un problema psichiatrico (cfr. doc. AI 20-1 e 21-4; cfr. anche I), la documentazione agli atti doveva quindi indurre l’amministrazione a procedere ad un accertamento di natura psichiatrica atto a stabilire in maniera convincente l’esistenza o meno di una patologia psichica di natura invalidante.
Al riguardo, il dr. _ del SMR ha in sostanza sostenuto che lo stato psichico è negativamente influenzato dal persistente abuso di droga e alcool e che solo dopo un periodo di astinenza di almeno tre-sei mesi si potrebbero valutare le effettive limitazioni della capacità lavorativa (doc. AI 18-2 e sopra consid. 2.5). A mente di questa Corte ciò non significa tuttavia che le affezioni psichiche siano da ricondurre esclusivamente al problema di dipendenza e quindi negare l’eventuale diritto a prestazioni.
Occorre invece accertare, conformemente alla giurisprudenza riportata al consid. 2.4, se la dipendenza da alcool e droghe sia la conseguenza di un’affezione invalidante o se abbia causato un simile danno alla salute, valutazione che secondo questo TCA è possibile (cfr. al riguardo: STFA inedita del 2 luglio 2004 nella causa V., I 141/04, consid. 2.3; del 4 agosto 2003 nella causa I, I 67/03, consid. 2.2; cfr. anche STCA dell’8 febbraio 2006 nella causa D., 32.2005.94).
D’altra parte gli accertamenti esperiti dall’amministrazione non si possono definire esaustivi nemmeno per quanto riguarda l’aspetto legato all’epatite cronica di tipo C (Epatopatia citolitica su infezione HCV, con probabile progressione fibrocirrotica, cfr. doc,. AI 1-8) di cui soffre l’assicurato, il quale ha ripetutamente sottolineato che questa patologia risulta molto debilitante causandogli difficoltà digestive, spossatezza e debolezza. Agli atti figurano infatti solo rapporti relativi ad accertamenti radiologici (doc. AI 1-12, 8-4) oltre che il parere del curante attestante l’esistenza di tale patologia e la relativa inabilità lavorativa (cfr. doc. AI 1-11). Non risulta tuttavia che alcun medico specialista sia stato interpellato direttamente dall’amministrazione e si sia pronunciato sulla capacità lavorativa dell’interessato a dipendenza di tale problematica.
Ne consegue che questo TCA, valutati i pochi atti all’inserto, reputa che nella specie s’imponevano seri e più approfonditi esami intesi a stabilire in maniera convincente l’esistenza o meno di una patologia psichica e/o internistica di natura invalidante.
Visto quanto sopra, gli atti sono rinviati all’Ufficio AI affinché approfondisca l’aspetto psichico e accerti con la dovuta precisione, conformemente alla giurisprudenza federale (cfr. consid. 2.4. e 2.7), se la dipendenza dall’alcool sia la conseguenza di un preesistente danno alla salute psichica oppure se l’uso di alcool abbia portato ad una malattia psichica invalidante, che ha provocato una perdita di guadagno permanente o di lunga durata. Parimenti l’amministrazione dovrà predisporre gli accertamenti del caso al fine di stabilire l’effettiva portata dei disturbi legati all’Epatite C lamentati dall’interessa-to e l’eventuale valenza invalidante.
In esito a tale complemento istruttorio, l’amministrazione si determinerà quindi nuovamente sull’eventuale diritto alla rendita dell’assicurato, previo esame dell’eventuale riconoscimento di provvedimenti integrativi professionali.
In simili condizioni, annullata la decisione impugnata, l'incarto deve essere retrocesso all'amministrazione perché proceda conformemente a quanto sopra indicato e renda un nuovo giudizio.
2.9. Secondo l’art. 69 cpv. 1bis LAI, in vigore dal 1° luglio 2006, la procedura di ricorso in caso di controversie relative all’assegnazione o al rifiuto di prestazioni AI dinanzi al Tribunale cantonale delle assicurazioni è soggetta a spese. L’entità delle spese è determinata fra 200.-- e 1’000.-- franchi in funzione delle spese di procedura e senza riguardo al valore litigioso.
Visto l’esito della vertenza, le spese per complessivi fr. 200.-- sono poste a carico dell’Ufficio AI.