Decision ID: 460ef25d-d4a9-5687-b801-9b604cde16e2
Year: 2002
Language: it
Court: TI_TCAS
Chamber: TI_TCAS_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: social_law

ritenuto,
in fatto
1.1. _, classe 1949, cassiera, è affetta da gonartrosi bilaterale.
Il 13 luglio 2000 essa ha inoltrato una domanda di prestazioni AI per adulti (doc. AI _).
1.2. Dopo aver richiamato dalla Cassa di disoccupazione _ l’incarto aperto a nome dell’assicurata e dopo la perizia reumatologica del dr. _, con progetto di decisione 28 novembre 2001 l’Ufficio assicurazione invalidità (UAI) ha respinto la domanda di prestazioni in quanto:
"
(...)
Dalla documentazione medica specialistica acquisita all'incarto risulta che lei presenta una completa capacità di lavoro e di conseguenza al guadagno in attività rispettanti le indicazioni e controindicazioni mediche.
Tali occupazioni possono essere reperite tramite i normali canali di collocamento.
Ad esempio l'attività di cassiera, lavoro da lei svolto prima dell'inoltro della richiesta di prestazioni AI e lasciato non per motivi di salute ma bensì per ristrutturazione aziendale, è a tutt'oggi fattibile in misura completa. (...)" (Doc. AI _)
Non avendo l’assicurata presentato delle osservazioni in merito, con decisione formale 18 dicembre 2001 l'UAI ha confermato la reiezione della domanda di prestazioni.
1.3. Contro la decisione amministrativa è tempestivamente insorta l’interessata, postulando il riconoscimento di una rendita d’invalidità.
_ ha innanzitutto rilevato di non conoscere il contenuto della perizia del dr. _. Inoltre essa ha osservato di trovarsi relegata a casa per via dell’adiposità e dei dolori alle ginocchia, sostenendo anche un peggioramento del suo stato di salute.
1.4. Con risposta 14 febbraio 2002 l’UAI ha proposto di respingere il gravame adducendo le seguenti motivazioni:
"
(...)
Innanzitutto occorre premettere che lo scopo primario dell'assicurazione invalidità è quello di stabilire quale capacità di guadagno l'assicurato conserva dopo l'insorgere del danno alla salute.
Più concretamente, l'amministrazione stabilisce se e quali professioni l'assicurato è ancora in grado di svolgere, nel tentativo di far recuperare all'interessato le potenzialità di guadagno delle quali lo stesso beneficiava prima dell'insorgere del danno alla salute.
Al proposito è bene sottolineare che tali indagini si svolgono su di un piano prettamente teorico. In altri termini, è ininfluente che l'assicurato riesca o meno a reperire in concreto un posto di lavoro, né può essere preso in considerazione il fatto che una persona a beneficio di prestazioni di invalidità incontri maggiori difficoltà nel trovare un impiego.
Nella fattispecie, il danno alla salute del quale l'assicurata è portatrice le permette ancora di svolgere un rilevante numero di professioni, fra le quali quella esercitata in precedenza.
Dal momento che il danno alla salute non comporta quindi alcuna diminuzione della capacità di guadagno, non si giustificava nemmeno la messa in atto di provvedimenti professionali, la pratica potendo pertanto essere conclusa. (...)" (Doc. _)
1.5. Con osservazioni 21 febbraio 2002 _ ribadisce la richiesta ricorsuale, contestando di poter riprendere l’attività di cassiera (doc. _).
1.6. Il 5 aprile 2002 il TCA ha trasmesso all’insorgente la perizia del dr. _, assegnandole un termine per presentare delle osservazioni (doc. _).
Mediante lettera 18 aprile 2002 _ ha ribadito quanto precedentemente sostenuto (doc. _).
Interpellato dal TCA, il 23 aprile 2002 l’UAI ha dichiarato di non avere altro da aggiungere (doc. _).
.

in diritto
In ordine
2.1. La presente vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico ai sensi degli articoli 26 c cpv. 2 della Legge organica giudiziaria civile e penale e 2 cpv. 1 della Legge di procedura per le cause davanti al Tribunale delle assicurazioni (cfr. STFA del 18 febbraio 2002 nella causa H., H 335/00; STFA del 4 febbraio 2002 nella causa B., H 212/00; STFA del 29 gennaio 2002 nella causa R. e R., H 220/00; STFA del 10 ottobre 2001 nella causa F., U 347/98; STFA del 22 dicembre 2000 nella causa H., H 304/99; STFA del 26 ottobre 1999 nella causa C., I 623/98).
Nel merito
2.2. Oggetto del contendere è sapere se _ ha diritto ad una rendita d'invalidità.
L'UAI ha infatti stabilito una piena capacità lavorativa nella precedente professione di cassiera, ciò che l’insorgente contesta.
2.3. Secondo l'art. 4 cpv. 1 LAI l'invalidità, nel senso della legge, come l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata, cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio. Gli elementi fondamentali dell'invalidità, secondo la surriferita definizione, sono quindi:
- un danno alla salute fisica o psichica conseguente a infermità
congenita, malattia o infortunio, e
- la conseguente incapacità di guadagno.
Affinché il caso possa essere sottoposto all’AI, occorre quindi che il danno alla salute abbia cagionato una diminuzione della capacità di guadagno (G. Scartazzini, Les rapports de causalité dans le droit suisse de la sécurité sociale, pag. 216ss).
Va inoltre precisato che, secondo l'art. 28 cpv. 1 LAI, gli assicurati hanno diritto a una rendita intera se sono invalidi almeno al 66 2/3 %, a una mezza rendita se sono invalidi almeno al 50 % o a un quarto di rendita se sono invalidi almeno al 40 %.
2.4. Va altresì rilevato che, secondo l'art. 28 cpv. 2 LAI l'invalidità è determinata stabilendo il rapporto fra il reddito del lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo l'insorgenza dell'invalidità e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione, nell'esercizio di un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in condizioni normali di mercato del lavoro e il reddito del lavoro che egli avrebbe potuto conseguire se non fosse diventato invalido.
Il grado d'invalidità dell'assicurato deve quindi essere determinato dal raffronto del reddito ch'egli ancora può conseguire nonostante la sua invalidità con quello che avrebbe potuto guadagnare in assenza delle affezioni di cui è portatore (RCC 1992, pag. 182 consid. 3; RCC 1990, pag. 543 consid. 2; M. Valterio, Droit et pratique de l’assurance invalidité, Les prestations, Lausanne 1985, pagg. 200 e ss.).
Si confronta perciò il reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non fosse divenuto invalido con quello ch'egli può tuttora realizzare, benché invalido, sfruttando la residua capacità lavorativa in attività da lui ragionevolmente esigibili in condizioni normali del mercato del lavoro, previa adozione di eventuali provvedimenti integrativi (art. 28 cpv. 2 LAI).
Nel confronto dei redditi la giurisprudenza - di regola - non tiene conto di fattori estranei all'invalidità, come ad esempio la formazione professionale, le attitudini fisiche e psichiche e l'età dello assicurato (RCC 1989, pag. 325 consid. 2b; DTF 107 V 21 consid. 2c; G. Scartazzini, op. cit, pag. 232; D. Cattaneo, Les mésures préventives et de réadaptation de l'assurance-chômage, pagg. 316 e s. nn. 1158 e 1159 e la giurisprudenza citata).
La misura dell'attività ragionevolmente esigibile dipende d'altra parte dalla situazione personale dell'assicurato e dalla possibilità di applicazione di misure reintegrative.
La situazione personale dell'assicurato è essenziale per la valutazione della residua capacità al guadagno.
Secondo il TFA i due redditi, dalla cui differenza emerge il grado dell'incapacità di guadagno, vanno stabiliti in maniera precisa. Se ciò non è possibile, devono essere calcolati sulla base di una valutazione fondata sulle circostanze concrete (SVR 1996 IV Nr. 74 consid. 2a, DTF 114 V 313 consid. 3a).
2.5. L'amministrazione ha dunque incaricato il dr.med. _, reumatologo, di accertare le affezioni accusate dalla ricorrente e di valutarne l’incidenza sulla capacità lavorativa.
Nel referto peritale 26 luglio 2001 (doc. AI _), lo specialista ha diagnosticato una gonartrosi bicompartimentale bilaterale, un’obesità permanga ed una sospetta ipertensione arteriosa.
Egli ha concluso come segue:
"
(...)
L'assicurata soffre quindi una gonartrosi bicompartimentale (spazio articolare mediale e retropatellare). La gonartrosi destra inoltre appare progredente negli anni.
Attualmente la paziente in qualità di cameriera è inabile al lavoro in misura del 80% visto che non riesce a stare in piedi a lungo ed inoltre deve camminare continuamente.
In un lavoro prevalentemente seduto, dove non deve stare in piedi per più di 15 minuti ogni ora, dove non deve camminare per più di 1 km. al giorno e inginocchiarsi a lungo.
La paziente è abile al 100%. In questo senso l'ultimo datore di lavoro come cassiera al _ era praticamente ideale (doveva stare seduta a lungo ed alzarsi di tanto in tanto).
Dal punto di vista terapeutico la paziente dovrebbe prima di tutto dimagrire (faccio notare che la paziente è aumentata di ben 7 kg. rispetto alla visita dal dr. _ del 03.1999). In caso di forti dolori inoltre la paziente potrebbe far uso di Paracetamolo o AINS (attualmente non prende alcun antalgico). In seguito bisognerebbe procedere con una breve terapia ad istruire alla paziente un programma di esercizi per il rinforzo del quadricipe (anche se dubito che la paziente sia veramente motivabile). (...)" (Doc. AI _, pag. 5)
2.6. Perché un rapporto medico abbia valore probatorio è determinante che esso valuti ed esamini in maniera completa i punti litigiosi, si fondi su degli esami approfonditi, prenda conto di tutti i mali di cui si lamenta l'assicurato, sia stabilito in piena conoscenza dei suoi antecedenti (anamnesi) e sia chiaro nell'esposizione delle correlazioni mediche o nell'apprezzamento della situazione medica; le conclusioni dell'esperto devono inoltre essere motivate (cfr. Ulrich Meyer-Blaser, Die Rechtspflege in der Sozialversicherung, BJM 1989 p. 31; Pratique VSI 3/1997 pag. 123).
A proposito delle perizie mediche eseguite nell’ambito della procedura amministrativa il TFA ha già avuto modo di evidenziare che, nell’ipotesi in cui sono state eseguite da medici specializzati riconosciuti, hanno forza probatoria piena, se giungono a conclusioni logiche e sono state realizzate sulla base di accertamenti approfonditi, fintanto che indizi concreti non inducono a ritenerle inaffidabili (DTF 123 V 176, DTF 122 V 161, 104 V 212; STFA del 14 aprile 1998 in re O.B. inedita, STFA del 28 novembre 1996 in re G.F. inedita, STFA 24.12.1993 in re S.H. inedita; SVR 1998 IV Nr. 1 p. 2; SZS 1988 p. 329 e 332; ZAK 1986 p. 189; Locher, Grundriss des Sozialversicherungsrechts, Berna 1994, p. 332 ).
Lo stesso vale per le perizie fatte esperire da medici esterni (DTF 104 V 31; ZAL 1986 p. 188; RAMI 1993 p. 95).
Non viola inoltre né la Costituzione né la CEDU non far eseguire una perizia da un organo esterno (RAMI 4‐5 1996 p. 191; SVR 1996 UV Nr. 61 p. 205). Nell'ambito del libero apprezzamento della prova, si ammette per principio che l'amministrazione e il giudice delle assicurazioni sociali fondino la decisione solo su base decisionali interne all'istituto assicurativo. Tuttavia, si devono porre severi requisiti relativi all'imparzialità e all'attendibilità di tali basi (RAMI 4‐5 1996 p. 191; SVR 1996 UV Nr. 61 p. 205; DF 122 V 157).
Per quel che riguarda il medico di fiducia, infine, secondo la generale esperienza della vita, il giudice deve tener conto del fatto che, in dubbio, egli attesta a favore del suo paziente (DTF 125 V 353 consid. 3a)cc), cfr. U. Meyer-Blaser, Rechtsprechung des Bundesgericht im Sozialversicherungsrecht, Zurigo 1997 p. 230).
2.7. Nella fattispecie in esame, alla perizia del dr. _ non può che essere attribuita valenza probatoria piena. Egli ha infatti proceduto ad una completa ed approfondita valutazione dello stato di salute della peritanda, considerando la totalità dei disturbi riscontrati. Inoltre il perito ha espresso un motivato e logico giudizio circa l’incidenza del danno alla salute sulla capacità lavorativa dell’insorgente, evidenziano un’inabilità del 80% nell’attività di cameriera. In un lavoro in cui essa non deve stare in piedi per più di 15 minuti, non deve camminare per più di un Km al giorno e inginocchiarsi a lungo, l’abilità lavorativa è stata ritenuta del 100%. Lo specialista ha quindi reputato l’insorgente pienamente abile nella sua ultima attività di cassiera al _.
In sede di ricorso, _ sostiene che la sua “situazione è molto precaria” e che se il male progredisce sarà costretta a stare su una sedia a rotelle.
Nelle osservazioni 18 aprile 2002 essa ha sostenuto in particolare di non aver mai lavorato come cassiera presso il _, ma come cassiera presso le _ a _ con supplenze a _. Inoltre ha rilevato che le visite mediche presso il suo medico curante, dr. _, sono diminuite poiché, dal momento che non detiene un’autovettura privata, è impossibilitata a spostarsi con i mezzi pubblici (doc. _).
Ora, l’assicurata non ha minimamente comprovato l’asserito peggioramento che, a suo dire, la renderebbe inabile anche in un'attività sedentaria, né sussistono d’altronde concreti indizi giustificanti l’esperimento di ulteriori indagini mediche atte ad accertare quanto sostenuto dall’interessata.
Non è inoltre rilevante sapere se essa ha lavorato come cassiera presso il _ o il _. Determinante è che il perito l’abbia considerata pienamente abile in siffatta attività lucrativa.
Del resto va sottolineato che l’insorgente ha cessato l’attività di cassiera, da svolgere prevalentemente seduta, il 30 giugno 1997 non per motivi di salute (cfr. disdetta 30 maggio 1997 del datore di lavoro contenuta negli atti della cassa di disoccupazione, doc. AI _; in seguito essa ha percepito delle prestazioni dall’assicurazione disoccupazione, cfr. doc. AI _).
Nel certificato 12 aprile 1999 il dr. _ ha attestato una piena abilità lavorativa dal 1° maggio 1999 (doc. AI _).
Infine, dal rapporto 28 agosto 2000 del medico curante risulta che l’insorgente potrebbe svolgere un lavoro sedentario senza alcuna limitazione di rendimento, evitando però di stare in piedi e di dover alzare pesi pesanti (doc. AI _).
In conclusione, sulla base della perizia del dr. _, cui è da attribuire valore probatorio pieno (cfr. consid. 2.6), è da ritenere dimostrato, secondo il principio della verosimiglianza preponderante vigente nel campo delle assicurazioni sociali (cfr. DTF 121 V 208 consid. 6a; DTF 115 V 142 consid. 8b; SVR 1996 Nr. 85 pag. 269; SVR 1996 LPC Nr. 22 pag. 263ss RAMI 1994 pag. 210/211), che l’assicurata presenta una piena abilità nella precedente professione di cassiera.
Ne consegue che la decisione contestata deve essere confermata e il ricorso respinto.