Decision ID: 86d74e29-17d7-5c61-ad64-46d1f2023ba2
Year: 2018
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: civil_law

in fatto: A. AO 1 è proprietaria della particella n. 1353 RFD (469 m2) di _ alla quale sono correlate una quota “H” (1/40) della particella coattiva n. 1268 (144 m2), che è una strada di quartiere (S_) collegata a monte alla via _ (particella n. 219, 5240 m2), e una quota “E” (1/10)
della particella coattiva n. 1354 (331 m2), che è la continuazione della strada di quartiere verso nord. Il fondo n. 1353 è edificato e confina a valle (est) con la particella n. 1187 (1964 m2), che si trova in fase iniziale di edificazione e appartiene a AP 1. Quest'ultimo fondo è servito, a valle, da una stradina di accesso (_) e a esso compete la quota “J” (1/40) della particella coattiva n. 1268. La ditta AP 2 è stata incaricata di installare sul fondo n. 1187 una gru da cantiere, che è stata montata in prossimità del confine con la particella n. 1353.
B. Il 27 dicembre 2017 AO 1 si è rivolta al Pretore del Distretto di Lugano, sezione 3, lamentando il sovrastare della sua proprietà per opera della gru e l'intralcio dell'accesso alla propria abitazione dovuto allo stazionamento di autocarri da cantiere all'intersezione delle particelle coattive n. 1268 e 1354. Con
un'istanza cautelare prima della pendenza della causa essa ha chiesto così di vietare a AP 1 e alla AP 2 di usare la gru e di adoperare – o di lasciar adoperare da persone e aziende da essa incaricate – la particella coattiva n. 1354 per operazioni di carico e scarico o di sosta. Contestualmente essa ha instato perché fosse ordinata l'assunzione di una perizia a futura memoria sullo stato della particella n. 1353, con addebito delle relative spese alle convenute.
C. Invitate a presentare osservazioni scritte, le convenute hanno proposto il 23 gennaio 2018 di respingere l'istanza cautelare, salvo aderire all'esecuzione di una perizia, da esperire “a cura e spese” di AO 1. Il Pretore non ha indetto udienze. Statuendo con decreto cautelare del 12 febbraio 2018, egli ha parzialmente accolto l'istanza, nel senso che ha proibito a AP 1 e alla ditta AP 2 di usare la gru da cantiere “per qualsiasi movimentazione che possa sorvolare o sconfinare anche di un solo centimetro sulla particella n. 1353” e ha ammesso l'assunzione di una perizia a futura memoria, rinviando la nomina del perito ad atto separato. Egli ha vietato inoltre alla AP 2 e alle persone e aziende da essa incaricate di adoperare la particella n. 1354 come area di carico e scarico o di sosta. Le spese processuali per la prova a futura memoria, con una tassa di giustizia di fr. 150.–, sono state poste a carico dell'istante. Le spese per le altre domande, con una tassa di giustizia di fr. 350.–, sono stati addebitate solidalmente alle convenute, tenute a rifondere a AO 1 fr. 1000.– per ripetibili.
D. Contro il decreto cautelare appena citato AP 1 e la ditta AP 2 sono insorte a questa Camera con un appello del 23 febbraio 2018 per ottenere che – accordato al ricorso effetto sospensivo – siano annullati tanto il divieto di sconfinare con il braccio della gru nello spazio sovrastante la particella n. 1353 quanto le limitazioni d'uso della particella coattiva n. 1354, eventualmente dietro prestazione di una garanzia di fr. 9000.– da parte loro. In subordine le convenute chiedono che i divieti siano condizionati al versamento di fr. 500 000.– da parte dell'istante a titolo di garanzia. Con decreto del 1° marzo 2018 il presidente di questa Camera ha respinto la richiesta di effetto sospensivo. Nelle sue osservazioni del 9 aprile 2018 AO 1 propone di respingere l'appello. Nel frattempo, il 12 marzo 2018, essa ha promosso la causa di merito, che si trova in attesa delle prime arringhe (inc. OR.2018.55).

Considerando
in diritto: 1. La decisione impugnata è un decreto cautelare emesso prima che l'istante promovesse causa (art. 263 CPC). Le decisioni in materia di provvedimenti cautelari sono impugnabili con appello, trattandosi di procedura sommaria (art. 248 lett. d CPC), entro 10 giorni dalla notificazione (art. 314 cpv. 1 CPC). Se esse vertono su questioni meramente patrimoniali, nondimeno, l'appello è ammissibile soltanto se il valore litigioso raggiungeva almeno fr. 10 000.– “secondo l'ultima conclusione riconosciuta nella decisione” impugnata (art. 308 cpv. 2 CPC). In concreto AO 1 ha indicato il valore litigioso in oltre fr. 15 000.– (istanza, pag. 1), cifra che non ha dato adito a reazioni e che non appare inverosimile. Quanto alla tempestività del rimedio giuridico, il decreto cautelare è stato notificato alla AP 2 il 13 febbraio 2018 e a AP 1 il 19 febbraio successivo. Introdotto il 23 febbraio 2018, l'appello in esame è pertanto ricevibile.
2. All'appello le convenute accludono nuova documentazione: le istruzioni generali per l'impiego della gru, un contratto per il nolo della medesima (del 28 settembre 2017), un'offerta per il nolo dell'impianto di betonaggio (del 4 ottobre 2017), contratti e permessi di lavoro, conteggi di stipendio del personale impiegato sul cantiere dalla ditta convenuta, copia di un contratto di locazione di AP 1 per un appartamento in via _ a _ (del 4 aprile 2014) e documenti relativi all'ottenimento del permesso di costruzione per i lavori sul fondo della convenuta. Ora, nuovi mezzi di prova sono proponibili in appello soltanto ove siano immediatamente addotti e se dinanzi alla giurisdizione inferiore non era possibile farli valere “nemmeno con la diligenza esigibile, tenuto conto delle circostanze” (art. 317 cpv. 1 CPC). Nel caso specifico la documentazione citata è in gran parte precedente l'emissione del decreto impugnato e le appellanti non pretendono che fosse loro impossibile sottoporla per tempo al Pretore. Al proposito non giova tuttavia approfondirne la ricevibilità, poiché – come si vedrà in appresso (consid. 6 segg.) – tale documentazione appare senza rilievo ai fini del giudizio.
3. Litigiosi rimangono, in appello, il divieto di sconfinare con il braccio della gru nello spazio sovrastante la particella n. 1353 e il divieto di adoperare la particella n. 1354 per operazioni di carico e scarico o di sosta. Nel decreto impugnato il Pretore ha ricordato che in virtù dell'art. 667 CC un vicino non è abilitato a sorvolare la proprietà altrui con il braccio di una gru se non può valersi di una chiara autorizzazione del proprietario del fondo. Poco importa – egli ha soggiunto – che lo sconfinamento riguardi, pur in sicurezza, una minima porzione di terreno. Ad ogni buon conto – ha continuato il Pretore – la questione andava chiarita prima dell'avvio dei lavori, tanto più che la gru poteva essere installata in modo da limitarne le movimentazioni alla particella n. 1187. Nelle circostanze descritte il primo giudice ha ritenuto così che l'uso della macchina andasse vietato nella misura in cui il braccio della gru sconfina (in movimento o anche solo da fermo) sulla particella n. 1353. Egli ha escluso invece l'applicazione dell'art. 679a CC alla fattispecie, tale norma regolando unicamente la responsabilità del proprietario per il danno arrecato a un vicino dalla gestione legittima del proprio fondo, e quindi per immissioni inevitabili che si creano sul fondo stesso, ma non per l'uso del fondo vicino. Quanto al divieto di far capo alla particella n. 1354 per operazioni di carico e scarico o di sosta, trattandosi di una strada privata i convenuti non hanno per il Pretore alcun diritto d'uso, poiché non ne sono comproprietari.
4. Le appellanti contestano anzitutto la legittimazione attiva dell'istante, il cui nome non corrisponde a quello della persona (C_ B_) iscritta come proprietaria della particella n. 1353 nel registro fondiario. Ciò posto, esse contestano il divieto di sconfinare con il braccio della gru nello spazio sovrastante la particella n. 1353, che implicherebbe a loro dire l'obbligo di bloccare completamente la macchina e si porrebbe in contrasto con le norme di sicurezza sul cantiere, giacché – come ha confermato un ingegnere della _ – il fermo del mezzo potrebbe causare la torsione della torre e, con il vento, provocare il crollo della struttura. Le appellanti sostengono inoltre che il braccio della gru sorvola solo in rare occasioni e per un'esigua porzione il terreno della controparte, senza sovrastare alcun manufatto, di modo che il diritto di proprietà dell'istante non subisce alcuna menomazione. Comunque sia, esse fanno valere che il loro interesse prevale su quello marginale dell'istante, anche per le responsabilità nelle quali esse potrebbero incorrere a livello civile e penale. Per di più, esse sottolineano, l'istante non si è opposta al rilascio del permesso di costruzione, pur non potendo ignorare che l'esecuzione dei lavori avrebbe richiesto l'impiego di una gru, e ha tollerato per mesi la situazione prima di rivolgersi al giudice con il pretesto di una situazione di pericolo.
Al Pretore le appellanti rimproverano poi di non avere motivato il decreto impugnato per quanto attiene ai presupposti di un provvedimento cautelare. A parte ciò, esse paventano gravi pregiudizi di natura economica per i costi del personale (13 dipendenti) e dei macchinari, quantificabili in centinaia di migliaia di franchi, costi che continuerebbero a gravare su di loro durante il fermo del cantiere. Tutto quanto di cui potrebbe dolersi l'istante sarebbe invece un mero incomodo che non comporta alcuna occupazione della sua proprietà, onde l'evidente sproporzione della misura. Relativamente al divieto di usare la particella coattiva n. 1354 come area di carico e scarico o di sosta, proseguono le interessate, si tratta di un disturbo insignificante, limitato a poche occasioni. Ma quand'anche – esse epilogano – l'ordine cautelare fosse giustificato, esso andrebbe annullato dietro prestazione di una garanzia da parte loro di fr. 9000.– (fr. 7000.– per la gru e fr. 2000.– per la coattiva) a norma dell'art. 261 cpv. 2 CPC oppure, se mantenuto, condizionato al deposito da parte dell'istante di fr. 500 000.– giusta l'art. 264 CPC in garanzia del danno che deriverebbe loro dal provvedimento cautelare.
5. Per quel che è della legittimazione attiva dell'istante, il fatto che nel registro fondiario la proprietà della particella n. 1353 figuri intestata a C_ B_ si deve alla circostanza che dopo il divorzio l'interessata ha ripreso il suo cognome da nubile. Il che risulta anche dal sistema generalizzato ticinese dei dati anagrafici MovPop. Al limite del pretesto, la censura non merita quindi ulteriore disamina.
6. Dell'asserito contrasto del decreto impugnato con la normativa in vigore in tema di sicurezza sul cantiere va subito sgombrato il campo. Come si è rilevato nel decreto presidenziale del 1° marzo 2018 in materia di effetto sospensivo, al proposito le appellanti equivocano sui termini. Il Pretore ha vietato infatti di sovrastare il fondo dell'istante o di sconfinare nel medesimo con il braccio della gru per il trasporto di merci e materiali, ma non ha proibito alcun intervento che si riveli necessario per assicurare esigenze statiche. Su questo punto non soccorre dunque ripetersi.