Decision ID: be630dd3-6df9-523f-a139-6d1f99229bb9
Year: 2004
Language: it
Court: TI_TPC
Chamber: TI_TPC_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: penal_law

in fatto ed in diritto
1. CURRICULUM VITAE
AC 1 (in seguito AC 1) è nata nel Kosovo il _, da una famiglia con altre due sorelle (_e _) che vivono in _ e due fratelli (_e _) che vivono nel Kosovo. E’ di religione mussulmana. Nel 1991 si è trasferita nel nostro paese a seguito del matrimonio con _, cittadino italiano domiciliato a _ Da questa unione sono nate le figlie _ (09.02.93) nata con una malformazione alla colonna vertebrale che ha comportato un intervento chirurgico, come si vedrà in seguito, proprio nei giorni precedenti la partenza di AC 1 per il Kosovo e _ (04.03.01). Il matrimonio è poi stato sciolto per divorzio all'inizio del 2003 a seguito, a dire dell’accusata, della tossicodipendenza del marito. Le bambine sono state affidate alla madre. Con i genitori dell'ex-marito, in particolare con la suocera _ , AC 1 è sempre rimasta in ottimi rapporti.
La donna si è poi risposata nel maggio 2003 con tale _ (o _), cittadino del Kosovo ivi residente, che in passato già aveva risieduto in Svizzera per un paio d'anni come muratore, con il quale non ha mai convissuto, mentre, parallelamente, ha allacciato una relazione sentimentale con il cittadino albanese _ (in seguito _) residente nel canton Svitto. Per quanto qui di rilievo AC 1 ha, tra gli altri, in particolare due cugini: il primo da parte di madre, _ (in seguito _ ) sposato con _, richiedente l'asilo nel canton _, attualmente residente nell'appartamento doveva viveva AC 1 prima del suo arresto, e, il secondo da parte di padre, _ (in seguito _ ) sposato con _ dalla cui unione sono nati un figlio e _ (in seguito _ ).
AC 1 non ha una formazione particolare. Ha frequentato le scuole dell'obbligo in Kosovo e poi, all'età di 25 anni, ha lasciato il paese per venire in Svizzera a seguito del suo matrimonio con _. Ella risulta essere titolare della ditta individuale di pulizia "_" _ A mente dell'accusata già i suoi suoceri lavoravano nel ramo delle pulizie: pur non avendo formalmente ritirato l'attività dei suoceri, è stato grazie a loro che si è inserita in tale mercato cosicché ha poi fondato la sua ditta individuale. Per quanto riguarda la sua situazione finanziaria va detto che a suo dire l'azienda andava abbastanza bene ed impiegava pure degli operai. Al momento del suo arresto l'impresa risultava essere titolare di un ccp presso _ di _ con un saldo attivo aggiornato al 31 luglio 2004 di fr. 24'468,51 (AI 136). L'accusata è risultata inoltre essere titolare di una cassetta di sicurezza e di altri due conti presso il _ di _ con saldi attivi, al momento del suo arresto, di fr. 930.65 rispettivamente 1'563.40, averi poi dissequestrati dal Magistrato inquirente (AI 21 e 178). Dall'esito della perquisizione ordinata il 16 gennaio 2004 è emerso che la cassetta di sicurezza conteneva unicamente gioielli di proprietà dell'accusata in seguito dissequestrati (AI 55, 63 e 65).
Per quanto concerne la situazione debitoria dall'estratto 4 febbraio 2004 (AI 68) del Bretreibungsamt di _ 11 emergono diverse esecuzioni prevalentemente per crediti derivanti dal diritto pubblico in gran parte liquidate, mentre ve ne sono tre ancora aperte, con comminatoria di fallimento, per poco meno di complessivi fr. 8'500.- relative a crediti di diritto privato. Per il resto la donna possedeva pure una Mercedes e l'Audi A6 poi sequestrata dalla polizia. Ma sulle vetture si tornerà in seguito.
AC 1 è incensurata. Dall'estratto del casellario giudiziale in atti risulta unicamente una condanna al pagamento di una multa di fr. 800.- inflittale il 22 gennaio 2003 dal Bezirksanwaltschaft di _ per grave infrazione alla LCS commessa il 31 agosto 2002, iscrizione cancellata a far data dal 6 febbraio 2004 (AI 122).
2. LE CIRCOSTANZE DELL’ARRESTO
AC 1 è stata arrestata alla dogana di _ il 20.11.2003 verso le 10’30 dopo che a seguito del controllo della sua autovettura Audi A6 vennero rinvenuti 24 chili di eroina.
Il controllo non fu dettato dal caso. Le utenze telefoniche in uso alla donna erano sotto ascolto da parte degli inquirenti bernesi già dal 14 novembre 2003 nell’ambito dell’inchiesta denominata _ che coinvolgeva, oltre all’accusata, altri cittadini dell’ex Yugoslavia, tutti sospettati di traffico di stupefacenti e di cui si dirà in seguito.
Dal rapporto del corpo delle guardie di confine di data 25.11.2003 emerge quanto segue (PS9a):
"
Il giorno 20.11.2003 alle ore 10.30 si presenta al valico di _-autostrada in entrata il veicolo segnalato Audi A6, color verde (CH). Autista e detentore del veicolo AC 1, (...).
Accompagnata dalla sua bambina: _, 4.3.2001 e da _, nata il 27.4.1983 (...) (n.d.r.: sua nipote).
Descrizione degli avvenimenti: Inizio delle visite alle 10.30. Sul posto vi erano 2 agenti di _ autostrada, che avevano il compito di garantire la sicurezza. L’app. _ ha effettuato le visite preliminari ricerca armi e quelle personali nell’autorimessa di _ autostrada, con esito negativo. Alle 10.40 si procedeva alla visita sommaria dell’autovettura da parte del sgt _, sgt _ e sgt _, nel corso della quale si constatava la presenza di pani sotto vuoto riposti a bagno nel serbatoio. A questo punto si richiedeva l’intervento della polizia scientifica. In presenza della signora AC 1 si procedeva alla visita minuziosa del serbatoio; rinvenuto 48 pani di ca. 540/550 g di eroina (16x9x3,5 cm) per un peso lordo totale di g25880 (...)

. fatto ed in diritto
S;go e di tempo indicate;
nto sospesa e al condannato è prescritto un periodo di prova di anni due.to:
a
Le due donne e la bambina sono state consegnate agli agenti del SAD. Al valico è intervenuto anche il PP PP 1. Gli agenti dell’autostrada stendevano il 30.60 e RCF, la sostanza stupefacente veniva consegnata alla scientifica di _.”
I citati 48 pani di eroina erano occultati nel serbatoio del veicolo di AC 1 senza accorgimenti particolari e meglio come descritto nella documentazione fotografica di cui all’AI 101. Basti al riguardo rilevare che essi, siccome a diretto contatto con il carburante diesel della vettura, erano avvolti tutti in un doppio sacchetto di plastica trasparente e sottovuoto. E_ di laboratorio permettevano poi di accertare che si trattava di 23,842 kg di eroina, con grado di purezza del 22,4%, per un totale netto di 5,34 kg di sostanza pura (AI 101).
L’esame tossicologico a cui è stata sottoposta AC 1 il 20.11.2003 alle ore 16.45 ha dato esito negativo (PS5a).
L’arresto di AC 1 venne confermato dal GIAR il 21.11.2003 (AI 6).
_ venne pure arrestata lo stesso giorno e venne poi liberata dopo una settimana di carcere preventivo in quanto risultata estranea ai fatti, così come poi indicato nel successivo decreto di abbandono, non agli atti, ma che il PP ha confermato in aula di aver notificato all’interessata.
3. LE PRIME DICHIARAZIONI DELL’ACCUSATA E LE LETTERE DAL CARCERE
a)
Se dal profilo oggettivo l’infrazione aggravata alla LFStup appare del tutto pacifica, la sua realizzazione emergendo già dal solo ritrovamento della droga nella vettura, contestato è l’aspetto soggettivo del reato e meglio che AC 1 sapeva dell’esistenza dello stupefacente celato nella sua automobile. Da questo profilo – e, come vedremo, pure anche sotto una miriade di altri particolari – le dichiarazioni dell’accusata non sono state sin dall’inizio lineari. Nel primo verbale di polizia ha negato ogni addebito, salvo poi ammettere nel secondo, steso il giorno stesso del suo arresto, di essere cosciente che stava trasportando ed importando della droga, circostanza ribadita poi il giorno dopo davanti al GIAR. A partire dall’interrogatorio di polizia del 26 novembre 2003 ha poi nuovamente cambiato versione – versione che, su questo punto non muterà più – affermando di aver sempre ignorato che nella sua vettura vi era dello stupefacente. Ma andiamo con ordine.
- verb. pol. 20.11.2003 ore 16.41 PS 2a:
"Prendo atto per bocca dei verbalizzanti che occultata all’interno della vettura che io stavo conducendo è stata rinvenuta dell’eroina. La stessa, da una prima verifica dovrebbe avere un peso lordo di circa 26 kg.
D: lei era a conoscenza della presenza dell’eroina occultata nell’auto?
R: No, non sapevo che in auto fosse nascosta dell’eroina. (...) D: Come può spiegare la presenza dell’eroina sulla sua autovettura?
R: Posso solamente pensare a mio fratello che ha fatto un gesto del genere. Infatti una settimana fa mi ha mandato un SMS sullo _ in cui diceva di chiamarlo per un business. Non mi ha spiegato quale tipo di affare. Io non l’ho chiamato. Nel corso dei giorni successivi ci siamo sentiti. Mio fratello ha tre numeri di telefono. Ne ricordo due a memoria e meglio _ e _. Al telefono mi sgridava chiedendomi perché non l’avevo richiamato. Mi sono giustificata dicendogli che avevo la figlia all’ospedale. Oltre a ciò so che lui ha bisogno di soldi. Inoltre so che da noi è facile fare certi affari. È l’unica giustificazione che so dare.
D: ha qualche cosa da aggiungere?
R: Mi dispiace tanto che questo fatto è capitato posso solamente ribadire che in questa storia io non centro per niente.
- verb. pol. 20.11.2003 ore 19.10 PS 2b:
"Ho discusso con i verbalizzanti, ho capito che non mi resta che confessare almeno le mie responsabilità. In prossimi verbali sarò più precisa. Ammetto che io oggi ero a conoscenza del fatto che la vettura marca Audi targata _ di mia proprietà aveva dell’eroina nascosta. Non sapevo dove era stata nascosta l’eroina. Non mi era stato detto quanta eroina era nascosta nell’auto, comunque sapevo che il quantitativo da me trasportato era importante. La mia nipote _ non sapeva assolutamente nulla. (...)
Io ho fatto questo gesto poiché ho una figlia molto ammalata che ha bisogno di cure mediche ed ospedaliere. Lei deve essere visitata a dicembre. La figlia è _
. Lei senza di me non è in pratica autosufficiente. Ho sbagliato, ho paura, voglio chiudere questa pagina in fretta. Voglio ribadire il fatto che so benissimo di avere commesso un infrazione alla legge sulla droga ma non l’ho fatto per avidità di soldi, bensì perché era l’unica maniera per racimolare quel denaro per aiutare mia figlia. Mi rendo anche conto che con tutta la droga che c’era nella macchina e che sarebbe stata consumata dai tossicomani, essi si sarebbero fatti del male perché so benissimo che la droga fa male. Adesso sono pentita anche per questo. Il mio ex marito era consumatore di droga ed io ne ero contraria, tanto è vero che litigavamo proprio per questo. Adesso io stessa ho vergogna di essere caduta in un traffico di droga, cioè proprio contro quella cosa di cui ero contraria. Ripeto nei prossimi verbali sarò più precisa.”
- verb. GIAR 21.11.2003 AI 6:
"
(...) confermo che sapevo che nella mia vettura c’era nascosto qualcosa però non sapevo con precisione cosa. (...)
ADR: mio fratello mi ha detto che nella mia macchina c’era della roba nascosta da portare a _ e consegnare a delle persone che mi avrebbe indicato lui, me lo ha detto quando sono arrivata all’aeroporto di (il 19.11.2003).
ADR io non ho chiesto di cosa si trattasse, ma da noi la “roba” è droga. Non sapevo di che tipo, ma avevo capito che si trattava di droga.
ADR io dico che _ non sa nulla perché io non le ho detto nulla e mio fratello mi disse di non dire nulla a _”
- verb. pol. 26.11.2003 PS ore ??2e:
"I verbalizzanti mi danno la possibilità di rileggere i miei verbali di interrogatorio del 20.11.2003 ore 16.41, ore 1910, e del 21.11.2003 ore 16.00. Ne prendo lettura. Dopo averli letti con attenzione dichiaro che quanto contenuto in questi verbali non corrisponde a quanto effettivamente da me commesso. Oggi dichiaro che io non ero a conoscenza del fatto che, nascosta in auto, c’era della droga.“
- verb. pol. 26.11.2003 ore 14.45 PS2f:
"D: il giorno dell’arresto, in lacrime, lei ripeteva continuamente la frase “perché non poso ritornare indietro con il tempo”. A cosa si riferiva?
R: A questo pasticcio, se sapevo che sarebbe finita così mai avrei cercato di vendere l’Audi.”
- verb. PP 18.12.2003 PS 2i:
"Mi viene riletto il verbale d’interrogatorio di polizia del 20.11.2003 ore 19.10. Dichiaro che tutto quanto scritto in questo verbale non corrisponde al vero. A questo proposito vorrei precisare che dopo il primo interrogatorio ero scioccata sia per il comportamento degli agenti nei miei confronti, che più volte mi hanno sgridata, sia perché ero preoccupata per le mie bambine, in particolare per _ . Ricordo che quando mi trovavo negli uffici della polizia a _è entrato un agente più anziano degli altri. Ricordo che aveva i baffi e un cappello. Mi si è avvicinato e mi ha detto che era meglio per me se ammettevo subito le mie responsabilità cosicché avrei potuto migliorare la mia posizione e mi avrebbe dato la possibilità di vedere le mie bambine. Inizialmente non ho detto niente perché non volevo dichiarare cose che non avevo fatto, poi però visto lo stato in cui mi trovavo e la preoccupazione per le mie figlie, ho fatto richiamare questo signore e ho deciso di ammettere quanto è stato scritto in questo verbale. Voglio inoltre precisare che mentre mi trovavo in dogana a _ e stavano controllando la mia autovettura è squillato il mio natel. Io volevo rispondere per dare la possibilità alla polizia di individuare i veri responsabili di questo traffico, ma gli agenti presenti me l’hanno impedito. La stessa cosa è successa mentre ero negli uffici a _, anche qui non mi hanno lasciato rispondere. L’interrogante mi da lettura del verbale di notifica d’arresto del 21 novembre 2003 e mi fa notare come in questa audizione io abbia confermato al GIAR di sapere che nell’autovettura era nascosta della droga. Anche questo verbale non contiene la verità. Noto in particolare che in precedenza avevo indicato che il mio compenso era di fr. 10'000.- e non di euro. Mi sono sbagliata. Voglio evidenziare che prima dell’udienza dinanzi al GIAR ho incontrato l’isp. _, il quale mi ha detto che avrei potuto avere mia figlia con me alle pretoriali. Ero molto felice di questo, visto che anche l’isp. _ mi aveva detto che se avessi ammesso i fatti la mia situazione sarebbe migliorata. Mi aveva pure chiesto di collaborare così da migliorare la mia posizione poiché mi avrebbero aiutata. L’interrogante mi chiede come mai, visto che in precedenza avevo indicato di voler collaborare, in particolare rispondendo al mio natel quando è suonato mentre mi trovavo a _, non ho deciso a quel momento di collaborare. Rispondo che era mia intenzione collaborare ma non volevo raccontare bugie. L’interrogante mi contesta il fatto che quando era a _ ho tentato di spegnere il natel e non di rispondere. Dichiaro che questo non è vero. Ho chiesto di poter vedere che numero mi chiamava per vedere se era quello di mia figlia.
ADR che nel corso dell’udienza dinanzi al GIAR questo Giudice non mi ha chiesto se ero stata maltrattata o se la polizia mi aveva fatto pressioni. Questo Giudice non è stato né gentile né arrogante ma si è limitato a pormi le domande. La persona che avevo indicato in precedenza come agente di polizia più anziano e con i baffi ad un certo punto, mentre mi trovavo negli uffici di _, mi ha detto che donne come me meriterebbero di farsi asportare l’utero. Ha pure fatto un gesto con le mani. A quel momento sono rimasta scioccata per questo comportamento.”
Ora, delle pretese pressioni che la polizia, a mente dell’accusata, avrebbe esercitato su di lei per estorcerle la confessione, non vi è traccia agli atti. Che poi l’accusata, dopo aver sostanzialmente ribadito le sue ammissioni davanti al GIAR (AI 6) che, per carica istituzionale, a differenza del Magistrato inquirente, è il giudice della procedura e meglio colui che verifica e corregge eventuali irregolarità nella procedura, non dica nulla nel successivo verbale dello stesso giorno (PS 2d) e ritratti poi le sue affermazioni, 5 giorni dopo (PS 2e), davanti alla polizia e meglio al medesimo isp. _ che l’aveva interrogata in occasione dei precedenti verbali, ossia proprio al cospetto dell’autorità che l’aveva asseritamene messa sotto pressione, appare certamente poco logico e credibile. Ma tant’è, le ammissioni di AC 1 saranno prese in considerazione unicamente laddove trovano riscontri oggettivi.
b)
Il 10.12.2003 la direzione del penitenziario ha ritirato una lettera al momento della scarcerazione della prevenuta _, messa in libertà provvisoria quel giorno. _ ha cercato di approfittare di un attimo di distrazione da parte dell’agente in servizio per infilarla nella valigia della _. Colta sul fatto ha pregato l’agentessa di distruggere la lettera, cosa promessa ma non eseguita.
La lettera è allegata all’AI29 e tradotta in PS14a e qui di seguito riprodotta:
"Buon giorno e ben trovata
Flure questa lettera te la mando di nascosto, tramite un'amica. Devi mandarlo urgentemente a _, ma non per telefono (intende di non leggere). Non dove chiamare nemmeno _, stanno controllando il suo numero, ci siamo capiti?
L'auto in Kosovo l'ho mandata tramite _, per vendere e per riparare qualche difetto, lo sa lui. L'auto non l'ha potuta vendere con i soldi in mano, ed io gli avevo
detto
di non darla a nessuno senza i soldi in mano (cash). Gli ho detto di lasciarlo là perché non posso venire a prenderla subito, però lui non aveva il garage ed aveva paura che gliela rubavano. Così sono stata obbligata ad andare subito a prenderla ,e visto che _ era già là, ho pensato che mi poteva aiutare con la bambina
(figlia).
Lui é venuto a prendermi all'aeroporto con la BMW bianca, ha portato a _ , e visto che io avevo fame ed era l'ora di pranzo, mi ha portato al ristorante _. Dopo le ore 1300 l'auto era posteggiata davanti al ristorante, ho esso la mia roba sulla mia macchina, mentre io mangiavo lui andava a prendere la _, e nel frattempo io sono anche andata a lavare la macchina visto che era sporca. Eravamo d'accordo d'incontrarci in una stazione di servizio, così sono partita subito. Quando ha portato la _ è arrivato con la BMW 850 rossa perché doveva farmi vedere dei pezzi che io avrei dovuto comprare in Svizzera per la BMW che avevamo venduto per EURO 16'000. Proprio quella persona che l'ha comperata mi ha chiamato per arsi mandare quei pezzi, quella persona lo conosce quel "zio". Lui ha affermato che c'e una persona interessata a comperare l'Audi però solo quando avrà tutti i soldi pronti verrà a prenderla. Mi ha detto quando arriverò in Svizzera chiamerò e lui mi darà il suo numero, per il prezzo non ne abbiamo parlato, gli ho solo detto quanto l'ho pagata.
Devi affermare che l'appartamento lo hanno venduto solo per aiutarmi a pagare delle fatture, e che mi hanno dato CHF 32'000. L'appartamento è stato venduto per EURO 45'000. A loro, io ho affermato che mi servivano per il matrimonio, non dire che sono sposata nel Kosovo?!
Devi mandare prima possibile questa lettera perché l'avvocato deve chiamare al telefono, e può darsi che lo chiamano anche quest'altri. Deve dire anche che io volevo tornare subito con l'aereo, però _ mi ha detto che sarebbe meglio portare l'auto visto che ero là e lui non aveva dove lasciarla. Così mi ha convinto di partire con l'auto. Anche la Mercedes l'ho portata per venderla solo che non ho avuto un grosso guadagno visto che era a benzina, e lui ha affermato che le auto diesel si possono vendere bene, in particolare Audi6 TDI. _ mi ha dato anche una valigia con dei campioni di stoffa da vendere, solo che non è andata bene visto che non si guadagnava tanto, non deve dimenticare nessun dettaglio altrimenti non mi lasciano uscire, e non pensate che _ ha qualche collegamento
(conoscenza)
perché io non ho parlato con lui, e se non mi credete potete chiedere a _
Devi dire a _ di dare la colpa a qualcuno, deve pensarci lui perché io ho detto che non sapevo niente e che sono venuta solo per prendere la mia auto. Magari può affermare che _ aveva l'auto, perché ho paura che non può più venire in Svizzera, e _ non ha intenzione di venire qui. Devono pensarci bene loro cosa devono dire, però l'importante che a me non mi devono immischiare perché io non sapevo niente.
Di a _ che è importante affermare che io ho una macchina Caravan nel Kosovo che ho comperato per EURO 2'000 per potermi muovere quando vado in vacanza, è che non volevo viaggiare più con la machina ma solo con l'aereo. Di a _ di lasciare il telefono acceso che sicuramente loro chiameranno e se non risponde è peggio per me. Chiedi a _ se riesce a farmi in qualche modo un biglietto per me e _, dello stesso giorno nel quale dovevamo tornare dal Kosovo per la Svizzera, sarebbe ottimo, però prima possibile perché io ho detto che volevo tornare con l'aereo e questi vogliono vedere i biglietti solo che ho detto di averi i dimenticati nell'auto di _ quando è arrivato per prendermi. (Ho detto che aveva paura per la _, visto che è stata operata e non volevo perdere del tempo visto che con l'aereo arrivavo lo stesso giorno). Non dimenticare nessun dettaglio perché possono capire altre cose
(fraintendere),
per questo devi fare molta attenzione.
Tu poi scrivermi se vuoi però non puoi scrivere niente su questo caso perché loro non vedono l'ora di avere qualche cosa in mano per incolparmi (le lettere vengono tutte lette), e fino adesso non hanno niente in mano per accusarmi. Quando scrivi raccontami solo di voi e dei bambini, oppure meglio se non mi scrivi.
Per quanto riguarda me posso dirti che sto molto bene, l'unica cosa che mi preoccupa e la _ perché non so niente di lei e questi non mi vogliono dire nulla, non so perché.
Qui è come in un Hotel, ho delle amiche e si sta bene. Tutto il tempo le porte sono aperte, fino le 2300. Per cena possiamo preparare tutto quello che vogliamo, abbiamo un negozio dove possiamo comperare tutti i giovedì, solo che io non ho soldi, attualmente non mi lasciano usare la carta della banca. _mi ha mandato CHF 100 solo che quelli non mi bastano nemmeno per le sigarette. Dovrei comperare tutte le cose perché oltre i vestiti non ho diritto a ricevere nulla da
casa.
Se puoi vai oppure digli al _di mandarmi dei soldi perché io glieli restituirò quando uscirò perché ne ho ancora da _ Voi siete venuti fino qui e non siete arrivati da me, oppure potevate darli all'avvocato che così lui me li portava. Se mandate dei soldi chiedete all'avvocato e lui vi dirà come mandarli.
Non so come fare, se trovare un avvocato privato oppure tenere quello statale. Voi dovete parlare con lui e dirgli di non avere paura per i soldi è che voi fate da garanti, l'importante è che lui mi aiuti. Digli che tua sorella è innocente, se puoi di a _ di darti dei soldi e di non avere paura perché io glieli restituirò.
In questo momento l'unico problema è il telefono. Se non trovano niente mi lasceranno uscire però io ho paura che tu e la _avete parlato troppo senza badare al discorso.
Non mi ricordo esattamente di che cosa avete parlato perché il telefono è stato registrato con tutte le chiamate ed io ho parlato anche delle altre cose, del matrimonio e di tutte le altre cose. Spero che a loro questo non gli possa interessare.
Di me non dovete preoccuparvi, sto bene e fate finta che sono in vacanza senza stress e senza stare tutto il gi!orno in giro come al solito. Godo delle vacanze, mi preoccupo solo per le figlie. Lo
so
che _e _ avranno cura e anche _alla fine del mese uscirà e poi non dovrò più preoccuparmi tanto. La _ e tanto felice che tu gli hai detto che la porterai con te a _ AI telefono la prima cosa ch'e ha detto era: vado con la zia _a _
Ora vi saluto tutti e fatte attenzione con _, non parlate niente per telefono."
In data 13 dicembre 2003 venne trasmessa al MP un'altra lettera che AC 1 tentò presumibilmente (mancano agli atti le circostanze del rinvenimento), di far uscire dal carcere. La lettera è allegata agli atti all'AI 32 (in verità è allegata due volta la seconda pagina della lettera originale che si trova al PS 14b), tradotta al PS14b e riprodotta qui di seguito:
"_se per caso ti chiedono peri soldi che ti ho dato, devi dire che ti sono serviti per questioni (bisogni) privati. Tua moglie avrebbe dovuto pagare dei "BETRIEBE", e che io dovevo EURO 6'000 alla tua sorella _ da 5/6 mesi e tu non me li dai in dietro tutti ma solo la differenza. Di a _, la mamma di _se le chiedono qualche cosa sulla Mercedes lei deve dire che l'ha comperata da me per CHF 24'000. La metà me li ha dati subito e l'altra metà un'altra volta (mi ha pagato come poteva), solo che non mi ricordo esattamente perché lei mi ha sempre aiutata.
Se ti chiedono qualche cosa per il giorno in cui è partito _ tu devi dire che sei arrivato in fretta per cambiarti e per prendere dei soldi perché dovevi andare a festeggiare il matrimonio nel quale non potevo venire per la questione della _ Quando tu sei arrivato ho mandato l'_
(il nome non
é
ben leggibile)
con la sua auto per prendere _ alla stazione di _ , e subito siete usciti
(andati),
non dovete affermare che voi avete lavato l'auto, non dimenticartelo ti prego.
Vai dal _, oppure digli di andare in una cabina di farti chiamare, digli che quel giorno quando é arrivato per prendere l'auto gli ho dato EURO 500, EURO 100 doveva darli alla "ingjes"
(mamma).
lo ho pregato _ di andare nel Kosovo per me, perché avevo dei compratori che erano interessati a comperare l'auto, vuoi dire di venderla. Quando io sono andato a prendere l'auto no ho visto per niente _
Ancora qualche cosa, se la _ la mamma di _domanda per la Mercedes devi dirle "che lei è scema" che io dovevo coprire i soldi che avevo preso per il matrimonio che ho fatto, e che non deve avere paura perché lei non è controllata. _non devi prendere con comodo questo lavoro, devi prendere contatto subito con _, sarebbe stato meglio che tu fossi andato da lui oppure che lui fosse venuto da te, che parlarne al telefono. Ti prego fammi questo lavoro (favore).
Per quanto riguarda me io sto benissimo, sto riposando come se fossI in un Hotel e mangio gratis, vado a dormire e mi alzo quando voglio, mangio delle torte di diversi gusti.
Ho delle amiche molto buone e se non erano loro, non so cosa avrei fatto. Abbiamo creato un bel gruppo siamo in 5 (donne e ragazze), ho malinconia solo per le figlie. Se le avessi qui con me non sarei uscita mai da qui, mi credi?
Tu mi puoi scrivere ma stai attento e non scrivermi né di _ né di questo che ti ho detto perché le lettere sono lette prima di arrivare a me, questa lettera te l'ho mandata di nascosto tramite il marito di una mia amica che sta qui. Ti prego _vai più spesso che puoi dalla _ e giocate alle carte perché non ha con chi giocare, lo sai che lei senza di me farà fatica, però non posso fare niente al momento. Forse ti chiedo tanto e spero
che un giorno potrò ricambiare li favore. Se qualcuno ti chiede di me non dire niente, afferma che sono andata nel Kosovo oppure da qualche altra parte. _ti prego abbi cura di _ perché ho paura per lei, ho dimenticato anche la sua faccia, l'unica cosa che mi ricordo di lei è la voce quando parla al telefono.
Non dimenticare di mandarmi le cose che ti ho chiesto perché mi servono. Mi mandi anche i colteIi neri che sono in cucina e soprattutto non dimenticare il caffè e la caffettiera (turca).
Se parli con _ digli di non preoccuparsi perché io sto bene come in un Hotel e spero che tutto andrà bene, mi saluti tutti. Di a _ di prendere contatto con l'avvocato che aveva anche per _, questo è importante.
Non preoccuparti per me, ti saluto AC 1
_
Urgentemente mi serve un avvocato. Di a _ di parlare con quell'avvocato e se può prendere in mano il mio caso, perché loro mi hanno dato un avvocato statale (d'ufficio) che non vale niente. Dovrebbe dire che noi vogliamo il nostro avvocato."
Il 15.12.2003 è stata eseguita una perquisizione nella cella di _ e sono state trovate 2 lettere. redatte dalla AC 1 e una lettera redatta da _ le stesse erano depositate in una scatola per biscotti dove la _tiene la sua corrispondenza. L'interessata è stata informata del sequestro degli scritti.
La prima allegata all'AI33 è tradotta agli atti al PS14c qui riprodotto:
"_ non so nemmeno io come cominciare questa lettera, però provo almeno ad informarti della situazione. In quel giorno nel quale ti aspettavo per il pranzo volevo anche parlarti.
Avevo mandato anche le figlie dalla nonna per poter parlare tranquilli, solo che tu sei andato da lei
(riferisce
a
un'altra donna)
a dormire in pieno giorno. Ti ho chiamato diverse volte e tu non rispondevi. Quando finalmente mi hai risposto mi hai detto che dormivi, solo che io sentivo la voce di lei. Dopo tante mie fatiche sei passato da me alla sera, ho visto che tu non avevi fretta per di più mi hai detto che non mi volevi più vedere. Più tardi quando ti ho chiamato di nuovo dormivi. Mi hai detto che avevi una altra vicino a te. lo ti avevo chiamato per chiederti di passare da me così in tal modo mi potevi accompagnare all'aeroporto la mattina seguente, solo che io non l'ho fatta alla lunga per il semplice motivo che non volevo sentire di nuovo come al solito "lascia mi in pace", "non disturbarmi" oppure "non chiamarmi mai più". Tutto il tempo sono stata preoccupata nel pensare come fare con la svizzera che hai mandato a sposarsi con lo zio nel Kosovo. Ho pensato, vado dopo che avrò fatto il lavoro magari ti sarà passato solo che è successo diversamente. Spero che mi capisci anche se ti scrivo poche parole.
Qualche giorno prima di partire per il Kosovo, avevo mandato l'auto visto che _ mi aveva trovato dei compratori. Solo che loro non avevano subito i soldi, ed io ho detto a _ di non consegnare l'auto, gli ho detto di tenerla fino a quando gli daranno i soldi e lui mi ha risposto di non avere un garage e quindi di aver paura che la rubassero, casi sono stata obbligata ad andare a riprenderla. Mi ha detto quando arriverò in Svizzera lo dovrò chiamare e mi darà il numero di quella persona, così:lui verrà a prendere l'auto e mi darà i soldi. lo sono partita subito per la Svizzera perché avevo in casa la figlia operata.
Però digli che io non avevo il tempo di incontrarti per la questione della svizzera
(riferisce la donna che
è
sposata con il zio)
per le carte, mi capisci o no??????"
La seconda tradotta al PS 14d, qui di seguito riprodotta:
"Questa machina l'ho comprata con l'intenzione di venderla, perché e troppo cara e sta di fatto che non avevo nemmeno i soldi per pagare subito. CHF 9'000 li ho dati subito e altri CHF 9'000 li ho dato una seconda volta. Allora vai da lui, tu sai che noi abbiamo combinato dei diversi matrimoni, questi
(i novelli Sposi)
ci davano dei regali che abbiamo diviso sempre a metà, se me lo chiedono. Quando sono arrivata alla dogana Svizzera mi stavano aspettando e non vedevano l'ora che io arrivassi, perché qualcuno sapeva meglio di me il "caso"
(la cosa).
Di preciso no lo so, solo che le parole di _non riesco a togliermele dalla testa, sono abbastanza chiara o no? lo non ho colpa non sapevo niente. Qui ho delle amiche e da una di loro viene il marito in visita, le ho chiesto di contattarti solo
che a te non funziona il telefono. Cosi ho dovuto scriverti e spero che il marito della mia amica riesca a mandartela se non gliela trovano prima di uscire, ora mi capisci. _, per quanto mi riguarda sto bene solo che mi mancate tanto tu e le figlie. Se non avessi avuto queste amiche qui non saprei cosa avrei fatto. Qui si comportano bene con tutti noi, non avevo le sigarette e loro me le hanno date. _ se t'interessa di più per me poi prendere contatto con questo avvocato che mi hanno dato loro _,. Puoi venire nel suo ufficio senza problemi. Sono arrivati anche la _, _e _solo che non hanno combinato niente. Ho scritto anche a _una lettera nella quale ho scritto cosa doveva portarmi e sarebbe bene se tu ti mettessi in contatto con lui, così mi avresti portato queste cose dall'avvocato, e fui me le portava, devi dire che sei _mio cugino.
Qui le condizioni sono come in un Hotel. Solo quando mangiamo chiudono la porta altrimenti e sempre aperta. Ho dimenticato una altra cosa, se puoi vai dalla _ perché avrà la malinconia, gli hanno detto che io ho avuto un incidente e che mi trovo in ospedale, ho parlato con lei e ho visto che è triste senza di me. _ mi scuso perché l'ultima volta
ero molto gelosa nei tuoi confronti, anche se tu non mi ami più io non ti dimenticherò mai, finche morirò, ti amo. Tu puoi scrivermi, però fai attenzione cosa scrivi e firmarti come _"
La terza al 14e, qui riprodotta:
"_devi leggere attentamente questa lettera e devi fare tutto come ti scrivo. Se ti chiedono per i CHF 10'000 che ti ho dato devi dire che ti servivano perché tu dovevi sposarti e che servivano anche alla tua moglie perché aveva dei debiti (BETRIEBE).
Il giorno che ti sei sposato sei venuto da me in fretta solo per cambiarti ed _ti stava aspettando fuori. Ho pregato di andare a prendere _ alla stazione di _ con la mia auto visto che era accesa. Non dovete dire che siete venuti prima e che siete andati a lavare la mia machina, l'auto l'ho lavata io e non voi, anche dei difetti della finestra e del tetto voi non sapevate niente, non dimenticatelo. Vai subito da _per riferirgli ciò ma non telefonicamente.
Senz'altro devi andare anche da _, lui deve dire che quel giorno nel quale è arrivato a prendere l'auto io sono uscita per comprarmi un profumo per l'auto e per girare un po' onde caricare la batteria visto che era a terra, ma lui questo non lo sa di sicuro perché aspettava a casa con la _ e quando io sono tornata gli ho dato EURO 500 per il viaggio e EURO 100 per la mamma.
Di a _, alla mamma di _, che la Mercedes l'ha comperata da me per CHF 24'000 e che mi ha pagato la metà due mesi fa' e il resto me li ha dati poco a poco
secondo le mie esigenze, visto che lei non ha mai fatto caso a soldi con me, quando io non ne avevo lei mi ha sempre aiutata. Di un'altra cosa ad _ che il sabato quando è venuto da me gli avevo detto che magari saremmo rimasti anche per il _e lui mi ha sgridata chiedendo per quale motivo portavo la machina in Kosovo visto che non ero sicura di poter guadagnare tanto. Non dimenticare che dobbiamo dire tutti le stesse cose, altrimenti penseranno che dico delle bugie. Vuoi dire che lui ha portato l'auto per venderla. Di anche a _, la mamma di _, di non avere paura perché lei non è controllata e che io dovrei coprire in qualche modo i soldi che mi hanno dato per il mio matrimonio. Non devi sbagliare nel parlare telefonicamente ma devi andare di persona da _ e _ Se qualcuno ti chiede di me, di che sono nel Kosovo o da qualche altra parte. Tu puoi scrivermi se vuoi ma no dimenticare che le lettere vengono lette prima che mi arrivino, fai attenzione cosa mi scrivi. Per quanto mi riguarda sto bene mi riposo e mangio gratis, solo che mi manca tantissimo la _ e tu potresti andare qualche volta a giocare a carte con lei. Ti prego _abbi cura della _
Devi dire a _ che io dovrei contattare l'avvocato di _ perché gli vorrei parlare, ricordatevi che io non ho un avvocato. Questo che mi hanno assegnato non vale niente, fino ad oggi l'ho visto soltanto una volta. Mi hanno detto che l'avvocato della _ e troppo in gamba, mi serve il più presto possibile un avvocato.
Dovete mandarmi dei soldi perché non mi bastano per le sigarette, la mia fortuna sono queste donne qui che sono molto brave e che mi prestano dei soldi, dovrei ritornarli. Con la lista delle cose che ti ho mandato devi fare un pacco e mandarmelo perché la _mi ha portato solo una tutta da ginnastica, non dimenticare il caffè e la caffettiera. Dovete informarvi prima perché ci sono le vacanze di Natale. Di me non dovete preoccuparvi perché sto bene e specialmente di sera nel momento in cui stiamo tutti insieme. Saluti a .tutti e particolarmente a _ e _ Dai un bacio e un abbraccio; a _ per me."
4. IL PROCESSO INDIZIARIO
A fronte delle contestazioni dell’accusata circa l’aspetto soggettivo del reato ascrittole occorre brevemente ricordare i principi cardine che informano il diritto penale. Per il processo indiziario, l’indizio è una circostanza certa dalla quale si può trarre per induzione logica una conclusione circa la sussistenza o non del fatto da provarsi; se la circostanza indiziante non è certa devono avantutto accertarla altri elementi di prova.
Si può fondare il giudizio di condanna mancando prove tranquillanti e sicure su indizi, che tuttavia permettono un processo di induzione condotto con un metodo rigorosamente logico e preciso.
L’esistenza o l’inesistenza di un fatto è provata quando il giudice ne sia personalmente convinto. Egli deve essere moralmente certo. Tale certezza morale non è data ove egli abbia ancora dubbi ossia quando non sia in grado di escludere praticamente che nelle circostanze concrete la situazione di fatto potrebbe essere diversa e giuridicamente non equivalente. Allorquando il giudice penale, che per legge deve valutare liberamente le prove, raggiunge tale convincimento, la prova dell’esistenza o dell’inesistenza di un fatto risulta fornita. Va pure ricordato in questo contesto che il principio “in dubio pro reo” non significa obbligo per il giudice di prosciogliere ogni volta che egli, avuto riguardo ad una concreta fattispecie, abbia dei dubbi, ma soltanto ove egli rimanga nel dubbio, cioè laddove le prove assunte non hanno potuto procurargli la certezza dell’esistenza o dell’inesistenza di un fatto rilevante. Devesi comunque trattare di dubbi concreti fondati su circostanze certe e non di semplici ipotesi di interpretazioni divergenti dei fatti. Quando comunque il giudice raggiunge senza incorrere in arbitrio una convinzione determinata, tale principio dubitativo non può trovare applicazione. Inoltre non è certamente lecito estendere tale principio fino al punto illogico di valutare tutte le prove in maniera irrazionale solo per poter giungere ad una dimostrazione favorevole all’imputato.
Nemmeno la confessione assurge a prova regina, se questa confessione non trova riscontri negli atti e negli accertamenti istruttori e dibattimentali. Per sbaragliare il campo da qualsiasi equivoco la Corte non ha considerato come prova determinante le prime ammissioni di AC 1, laddove queste ammissioni non hanno trovato riscontri. Il lavoro di ricostruzione dei fatti operato dalla Corte si è quindi basato su tutte le risultanze dibattimentali, sui verbali d'interrogatorio, sulle lettere scritte dall'accusata e sulle intercettazioni telefoniche.
5. L’ACCUSA
La procedura penale moderna è retta dal principio accusatorio. L’atto di accusa assume una doppia funzione: da un lato circoscrive l’oggetto del processo, dall’altro garantisce i diritti della difesa in modo che l’imputato possa adeguatamente far valere le proprie ragioni. L’identità tra atto di accusa e oggetto del giudizio non deve essere spinta all’eccesso fino ad esigere una letterale corrispondenza terminologica, il principio accusatorio essendo leso soltanto quando il giudice si fonda su una fattispecie diversa da quella che figura nell’atto di rinvio a giudizio (CCRP 3 maggio 2000 in re M.; 21 ottobre 1999 in re B e 24 marzo 1998 in re C).
Ora, da un’attenta lettura dell’atto di accusa emerge, di tutta evidenza che l’imputazione non è riferita al fatto di appartenere ad una organizzazione costituitasi per esercitare il traffico di stupefacenti bensì per aver detenuto, trasportato e importato un quantitativo tale da mettere in pericolo la salute di parecchie persone, l’organizzazione essendo riferita unicamente al trasporto come tale del trasporto della droga poi sequestrata in dogana. Risultano pertanto in conferenti le argomentazioni che la difesa ha esposto in arringa secondo le quali da un lato vi sarebbe l’organizzazione e, dall’altro vi sarebbe il trasporto. Secondo il chiaro ed inequivocabile testo dell’atto di accusa ad AC 1 è imputato di avere detenuto, trasportato e detenuto oltre 23 kg di eroina, il cui trasporto dal Kosovo alla Svizzera è stato da lei organizzato. Ed è quindi di questi fatti che ella deve rispondere dinanzi a questa corte.
6. L’INCHIESTA
a)
In data 10 agosto 2003 una pattuglia della polizia cantonale e municipale di _ venne chiamata ad intervenire presso l’abitazione di tale _ da qui il nome dell’intera inchiesta denominata “_”) poiché un vicino di casa aveva notato due persone uscire da una finestra al pianterreno di detta abitazione. Arrivati sul luogo, gli agenti entrarono nell’appartamento della _per accertare l’eventuale presenza di altri ladri. Gli agenti trovarono l’appartamento in disordine e, all’interno di un mobile aperto in salone, rinvennero e sequestrarono un pacco contenente 4 minigrip di 25 grammi ciascuno di eroina. Sul pacco figurava il nome “_” ed il numero telefonico _. _ _venne sentita il 18 agosto 2003 in merito agli oggetti che le erano stati rubati. Chiamata a dare poi delle spiegazioni in merito alla droga ritrovata nel suo appartamento la donna spiegò che si trattava di eroina destinata al suo consumo personale ed al consumo personale del suo amico. L’eroina le era stata consegnata qualche giorno prima dietro consegna di fr. 3'800.--. Interrogata sul nome _e sull’utenza telefonica rinvenuta sul pacchetto, _ dichiarò che si trattava del suo fornitore. Ella dichiarò inoltre di essersi recata presso il domicilio di _in una occasione e che _era venuto più volte presso il suo domicilio senza fornire ulteriore spiegazioni. Da informazioni raccolte dalla polizia nel mondo dei tossicodipendenti, _ aveva l’abitudine di ricevere a casa sua diversi consumatori di droga e quindi nacque il sospetto che lei stessa si dedicasse alla vendita di eroina.
L’utenza telefonica di “_” _ ed il rispettivo IMEI, vennero messi sotto ascolto (AI53 allegato 3) a partire dal 20.8.2003 alle ore 15.30, ma senza successo.
Dal rapporto di polizia di _ del 21.8.2003 (AI53 allegato 4) all’attenzione del giudice istruttore _, emerge infatti che dall’utenza in questione non era stato registrato alcun movimento, né in entrata, né in uscita. Sorse quindi il sospetto che la notizia del sequestro dell’eroina rinvenuta presso il domicilio della _fosse giunta a “_” e che quindi questi si fosse sbarazzato del cellulare in questione. Gli inquirenti chiesero ed ottennero la messa sotto ascolto dell’utenza _ in uso a _ _al fine di rintracciare i suoi fornitori.
Tra il 21 e il 27 agosto 2003 gli inquirenti registrarono sull’utenza in uso a _ _8 contatti con un certo _, poi identificato in _(AI 53 all 17). Per quanto qui di rilievo, a seguito di numerose intercettazioni telefoniche tutte autorizzate dal competente magistrato bernese, si è potuto stabilire che il predetto _aveva dato il suo natel ad una donna sposata a tale _, fratello di _detto _che, in seguito, sarà detto _1(AI 53 all 15). Dal rapporto di polizia di _ del 14.11.2003 (AI53 allegato 18) all’attenzione del predetto Giudice istruttore si evince che dall’ascolto degli IMEI in uso a _è emerso che _aveva dei contatti con un fornitore _che si trovava in _ /Kosovo. _era in procinto di preparare la consegna di 20 kg di eroina destinata a _1, chiamato anche _, persona senza domicilio fisso sul territorio elvetico.
In quel periodo _avrebbe preso contatto con un donna denominata AC 1 (ovvero AC 1), che avrebbe il ruolo di trasportatrice. In occasione di una conversazione risulterebbe in particolare che era imminente una trasferta di AC 1 nell’ex Yugoslavia per prendere possesso di una grande quantità di eroina. Anche i numeri di telefono in uso ad AC 1 vennero messi sotto censura dalle competenti autorità cernesi. Per maggiori dettagli si rinvia all’AI 53.
b)
Necessità d’inchiesta hanno fatto in modo che nei primi verbali d’interrogatorio all’accusata non venisse contestato il contenuto delle numerose intercettazioni telefoniche e questo per non pregiudicare l’esito dell’intera inchiesta condotta dalle autorità confederate, in particolare contro _, ancora in libertà. In un primo tempo infatti l’intero procedimento, che riguardava pure altri traffici e che coinvolgeva più persone, avrebbe dovuto essere assunto dal Ministero Pubblico del Canton _. Significativo al riguardo il contenuto dell’AI 22 del 3 dicembre 2003 nel quale il Giudice Istruttore _ (GI) porgeva al nostro Ministero Pubblico i propri ringraziamenti per l’ottima collaborazione e per “Ihre Bereitschaft, die oben erwhänte Angeschuldigte (n.d.r. AC 1) noch zwei bis drei Wochen zu betreuen”. Il 15 dicembre 2003 lo stesso Giudice Istruttore informava il Ministero Pubblico che l’intero procedimento “_”, a carico di almeno 10 imputati, tra cui AC 1 e _1, veniva assunto dal Ministero Pubblico della Confederazione (MPF). Con scritto 17 dicembre 2003 quest’ultimo comunicava al MP di _che la sua competenza era limitata a quattro dei dieci personaggi precedentemente citati dal GI di Berna, tra cui _1, ma non AC 1, nei confronti della quale il procedimento doveva rimanere di competenza delle autorità cantonali (AI 38). Il 18 dicembre 2003, vista la citata decisione del MPF, il GI di _ comunicava al nostro MP che la competenza a procedere nei confronti di AC 1 doveva essere assunta dalle autorità ticinesi, stante che, a sua conoscenza, la donna non avrebbe commesso alcun reato nel canton _ (AI 40). Con scritto 19 dicembre 2003 (AI 41) il Procuratore Pubblico osservava che l’arresto della donna era avvenuto su esplicita richiesta delle autorità cantonali _ e che tutte le autorizzazioni relative alle censure telefoniche erano state ordinate dalle autorità di quel cantone, invitando nel contempo il GI bernese a rivedere la sua posizione in punto alla sua competenza non senza avvertirlo che, in caso di silenzio entro il 29 dicembre 2003, avrebbe fatto uso delle informative JANUS, dove erano contenuti i controlli telefonici relativi ad AC 1, senza attendere la sua autorizzazione. Autorizzazione che, peraltro, giungeva il 23 dicembre successivo (AI 43). Lo stesso giorno il Procuratore Generale del canton _, d’accordo con il già citato GI, ribadiva che la competenza doveva essere assunta dalle autorità ticinesi (AI 44). Il 29 dicembre successivo il Procuratore Pubblico invitava l’ufficio del Procuratore generale del canton _ a volergli inviare tutte le intercettazioni telefoniche relative all’inchiesta “_” che, fino a quel momento, non erano mai state trasmesse alle nostre autorità proprio perché, in origine, il compito dei nostri inquirenti avrebbe dovuto limitarsi alle formalità dell’arresto ed all’esperimento dei primi accertamenti, l’intero procedimento essendo previsto che venisse assunto dalle autorità del Canton _ nell’ambito dell’intera inchiesta denominata “_” (AI 45). Fatto sta che l’intero plico delle intercettazioni telefoniche è stato trasmesso al MP ticinese il 12 gennaio 2004 (AI 53). Ciò spiega sia perché gli inquirenti hanno informato AC 1 per la prima soltanto il 5 gennaio 2004 che il suo arresto non era frutto del caso ma di un’inchiesta già ed ancora in corso e che i suoi numeri telefonici erano sotto controllo, sia perché l’accusata è stata avvertita solo in occasione del verbale del 30 gennaio 2004 che le risultanze dei predetti CT le sarebbero poi state contestate in occasione dei successivi interrogatori, ciò che è poi avvenuto a partire da quello di polizia del 23 marzo 2004 (PS 2 j-o).
7. GLI ANTEFATTI
a)
L’acquisto dell’AUDI A6 in cui è stata sequestrata l’eroina.
Dall’estratto dell’ufficio delle circolazione di _ emerge che la vettura Audi A6 è stata immatricolata a nome di AC 1 il 29 ottobre 2003 (AI 74). Sulle modalità di acquisto del veicolo l’accusata ha fornito varie versioni:
"Io l’Audi l’avevo a mia volta comperata qualche settimana fa a _ Era il mio ragazzo, di cui preferisco non rivelare il nome poiché mio amante e felicemente sposato (n.d.r. che l’accusata dirà poi chiamarsi _, _ 2), che mi aveva trovato l’auto. Lui sapendo che a me piacciono le auto veloci e che consumano poco, mi aveva segnalato l’Audi.
D: Quanto ha pagato l’Audi?
R: L’ho pagata 28'000.- franchi
circa. L’ho pagata dandogli una vecchia Audi e circa fr. 9'000.- in contanti."
(verb. PS 2a 20.11.03 ore 16.41)
-"Il mio amante mi aveva indicato la presenza di quest’auto in questo garage. Io mi sono quindi recata a trattare l’acquisto. D: Quanto ha pagato l’auto?
R: L’auto costava, dopo lo sconto, fr. 28'000.- Fr. 18'000.- glieli ho dati in due volte in contanti, mentre il garagista mi ha bonificato 10'000.- franchi con la ripresa di una mia altra vettura, una Audi 4 blu scura (...)
Preciso che 9'000.- franchi glieli ho dati il giorno in cui ho ritirato l’auto, gli altri 9'000.- franchi glieli ho dati qualche giorno dopo.”
(verb. PS 2f 26.11.04).
Nello stesso verbale ha poi dichiarato:
"D: Dove ha acquistato l’auto?
R: A _, non ricordo il nome esatto del garage, in auto si dovrebbe trovare una lettera riferita a questo acquisto.
D: Chi ha trattato l’acquisto dell’auto?
R: Io personalmente. Il mio amante mi aveva indicato la presenza di quest’auto in questo garage. Io mi sono quindi recata a trattare l’acquisto. D: Quanto ha pagato l’auto? R: L’auto costava, dopo lo sconto, fr. 28'000. Fr. 18'000.- glieli ho dati in due volte in contanti, mentre il garagista mi ha bonificato 10'000.- franchi con la ripresa di una mia altra vettura, una Audi 4 blu scura .Preciso che 9'000.- franchi glieli ho dati il giorno in cui ho ritirato l’auto, gli altri 9'000.- franchi glieli ho dati qualche giorno dopo.(....)
Da dove ha quindi preso i 9'000 franchi necessari a saldare l’acquisto dell’Audi?”
R: Li avevo a casa in contanti.
D: E’ quindi esatto dire che lei aveva a disposizione in contanti in pochi giorni almeno 28'000 franchi in totale?
R: Per l’esattezza a casa avevo 16'000 Euro e 9'000 franchi in contanti.
D: Come li ha guadagnati questi soldi?
R Qualche settimana fa ho venduto la mia Mercedes vecchia a mia suocera. Lei mi ha dato 9000 franchi in contanti. I 16'000 euro provenivano da una vendita della BMW fatta qualche mese fa in Kosovo”
-"Mi viene riletto il verbale d’interrogatorio di polizia del 20.11.2003 ore 16.41. Confermo che quanto scritto in questo verbale corrisponde a quanto da me dichiarato in quell’occasione. Voglio unicamente correggere quanto indicato a pag. 2 in relazione al prezzo di acquisto dell’autovettura Audi. Il prezzo dell’autovettura non era di fr. 28'000.- bensì di fr. 31'600.-. Da questo importo è stato dedotto il valore della vecchia Audi e mi è stato fatto anche uno sconto, motivo per cui avrei dovuto pagare in contanti fr. 18'000.- (...)
Mi viene riletto il verbale di interrogatorio di polizia del 26.11.2003 ore 14.45. Quanto scritto in questo verbale corrisponde a quanto da me dichiarato in quell’occasione con le seguenti correzioni: a pag. 2 quando ho risposto alla domanda 4, non ho detto che i fr. 9'000.- mi sono stati dati dopo qualche giorno bensì dopo qualche ora. Questi soldi me li ha procurati il mio amante, non so da dove, e me li ha portati da consegnare al garagista.(...)
Quando ho acquistato l’auto anche il mio amante era presente”
(verb. PP 18.12.03 PS 2j)
-"le chiediamo di ripetere nuovamente come ho pagato l’Audi A6 con cui è stata fermata a _
R: Il prezzo pattuito è stato di circa fr. 32'000.-. Io ho dato l’audi A4 aggiungendo 18'000 franchi in contanti. Questi soldi li ho dati lo stesso giorno in contanti. Fr. 9'000.- erano i miei, gli altri fr. 9'000.- me li ha dati il mio amante _. I verbalizzanti mi informano d’essere in possesso della ricevuta riferita all’acquisto dell’Audi A6,
Doc. D.
D: Quando ha venduto la Mercedes E320 telaio (...)
alla sua ex suocera _?
R: La mia ex suocera non mi ha dato denaro in contante. Non avevo pattuito nessun prezzo con la donna. Lei mi ha dato tanti soldi nel corso di questi anni. Ho dato la Mercedes per riconoscenza"
(verb PP 05.01.04 PS 2j)
In aula AC 1 ha dichiarato (verbale dib. p. 3) che la A6 fu pagata con la ripresa della A4 valutata 10/11 mila franchi, e con 18 mila franchi in contanti provento in parte dalla vendita della precedente BMW in Kosovo ed in parte dalla dote di fr. 50'000.- che le avrebbe pagato il suo nuovo marito (_) su cui si tornerà in seguito. A questo stadio basti rilevare come, già solo sulle modalità di acquisto e sul pagamento della vettura, la donna abbia fornito svariate versioni in contrasto tra loro. Vi è poi un particolare significativo della poca credibilità del racconto dell’accusata già su questa questione che, tutto sommato, se presa a sé stante, non avrebbe una gran rilevanza. In occasione del suo verbale di polizia del 26 novembre 2003, ossia in quello in cui la donna trova, a suo dire, la forza di dire, nonostante le asserite precedenti pressioni esercitate su di lei da parte degli stessi verbalizzanti, di smentire le sue precedenti ammissioni, AC 1 ha dichiarato che l’acquisto della A6 era finalizzato poi alla sua vendita in Kosovo al prezzo di 16'000 euro. Posta di fronte all’evidente ineconomicità dell’operazione, la donna ha dichiarato solo in quel momento di essersi confusa e che quei 16 mila euro erano in realtà il provento della vendita di una sua precedente BMW. Si sarebbe trattato di un veicolo di sua proprietà che subì un danno totale in Svizzera, per il quale l’assicurazione le versò il corrispettivo valore venale, dedotti fr. 1'500.- per il relitto che lei ritirò, fece riparare in Kosovo e rivendette per appunto 16 mila euro. Senonchè, interrogata dal PP sui veicoli da lei posseduti da quando è in Svizzera, AC 1 non fa menzione della BMW:
"Quanti e quali veicoli ha utilizzato nel corso degli ultimi anni?
R: Giunta in Svizzera non avevo auto. La prima vettura è stata una Renault 19. In seguito ho avuto una Ford Transit che ho venduto nel 2002. Poi ho immatricolato una Mercedes, in seguito venduta alla AC 1 quindi un’Audi A4, acquistata nel 2003 e venduta circa 6 mesi dopo per ritirare l’Audi A6.”
(verb. PP 05.01.04).
-"Avevamo deciso di pagare solo una parte dell’autovettura per vedere come funzionava. Di fronte al garagista io ho mostrato che avevo solo fr. 9'000.- e che non potevo pagare il resto. A quel momento egli ha detto che non poteva consegnarci l’autovettura se non pagavamo la rimanenza e allora in quel momento il mio amante ha fatto finta di uscire per andare a prendere dei soldi ed ha poi consegnato anche gli altri fr. 9'000.-."
(verbale PP 30.01.04 PS 2l).
b)
Gli spostamenti di AC 1 prima del 14.11.2003
- Circa il percorso tra _ ed il Kosovo, dal rapporto di polizia a p. 12, che l’accusata non ha contestato, emerge che il viaggio _ ha una lunghezza di circa 1'600 km normalmente percorribili in 18 ore circa (dato rilevato dal sito internet Viamichelin.com. [n.d.r.: cfr. PS 13a e b]). Per raggiungere _ partendo da _ si deve attraversare l’Italia, transitare in Slovenia attraversare Croazia e Serbia per poi giungere in Kosovo. Punto di transito importante è il valico di _ (Croazia)-Batrovci (Serbia). Infatti in questo luogo i funzionari doganali hanno apposto il maggior numero di timbri sui passaporti di AC 1. Inoltre si ricorda che per poter circolare in Kosovo è necessario ottenere un certificato assicurativo rilasciato dall’assicurazione CIU che ha uffici unicamente in Kosovo (cfr. allegato PS16d riferita alla dichiarazione rilasciata dal responsabile dell’assicurazione) L’auto Audi A6 (...) al momento dell’acquisto avvenuto il 29.10.2003 segnava circa 133000 km al contatore[n.d.r.: cfr. allegato doc. D al verbale di polizia PS2j: contratto di compra vendita dell’auto]. Al momento del fermo a _ il 20.11.2003 l’auto segnava 143729 km, vale a dire 10729 km percorsi in poco più di 20 giorni.
- Dai timbri sui passaporti di AC 1 emerge quanto segue:
Il 9.10.2003 venne rilasciata alla vettura Mercedes _ intestata a AC 1 una polizza assicurativa al confine di _ che è un valico doganale tra Kosovo e Serbia nei pressi della città _ (PS16).
Il 27.10.2003 AC 1 uscì da _ Croazia (PS7).
Il 27.10.2003 AC 1 entrò a _ Croazia (PS7).
Il 29.10.2003 ha acquistato l’Audi A6.
Il 30.10.2003 AC 1 è rientrata nuovamente a _ (PS7).
Il 31.10.2003 venne rilasciata alla vettura Audi A6 intestata all'accusata una polizza assicurativa, necessaria per poter circolare in Kosovo, al confine di _ e (PS16).
Il 1.11.2003 AC 1 uscì da _ Serbia Montenegro (PS7).
- Interrogata su questi spostamenti AC 1 ha dichiarato:
- (verb. Pol. 01.03.04 PS 2m):
"D3: Quando è andata in Kosovo la volta precedente il viaggio dell’arresto?
R3: Sono andata per le ferie scolastiche d’autunno. Sono andata con entrambe le figlie e la moglie di _ , _. Il viaggio è stato fatto in auto, la mia vecchia Mercedes (...)
Ricordo che mentre ero in Kosovo mi sono accorta che il passaporto italiano scadeva. Ho quindi deciso di rientrare con l’aereo a _ per rinnovare il documento. Una volta rinnovato il documento sono quindi ritornata in Kosovo con l’aereo.”
Ciò che contrasta col fatto che l’unico timbro aeroportuale precedente il 19 novembre 2003, data della sua ultima trasferta in Kosovo, reca la data del 19 agosto 2003 a _ (PS7).
Più avanti, nel medesimo verbale, l’accusata ha dichiarato:
"Non sono ripartita il giorno stesso che ho ricevuto il passaporto italiano. Preciso che il passaporto l’ho ricevuto il giorno in cui sono andata a richiederlo al Consolato d’Italia a _ I verbalizzanti mi informano che il passaporto è stato rilasciato il 22.10.2003 a _ Anche se mi viene detta la data, non ricordo che fosse il 22.10.2003. È comunque corretto dire che il 17.10.2003 io mi trovavo in Kosovo poiché quello è il giorno del compleanno del mio ex marito _ Con le mie bimbe si era parlato del regalo da fare a _
D4: Il volo che tratta compie?
R4: Ho sempre volato sulla tratta _.
D5: È esatto dire che una volta ritornata in Svizzera dalle vacanze citate sopra è ripartita unicamente con l’aereo diretta in Kosovo per poi rientrare in Svizzera il giorno dell’arresto?
R: È esatto.
D: Si ricorda quando è stata comperata l’Audi A6?
R: Non ricordo la data esatta, comunque l’Audi A6 è stata comperata una volta rientrata dalle vacanze di ottobre.”
Ora, se la vettura A6 è stata acquistata il 29 ottobre 2003 e su passaporto di AC 1 è registrata un’uscita dalla Serbia _ il 1. novembre successivo, mentre il 27 ottobre precedente è pure registrata un’uscita dalla Serbia _ per la Croazia, significa che quella non fu l’ultima volta che la donna si recò in Kosovo, visto che nel suo passaporto è pure registrato che il 30 ottobre entrò in Serbia da _ (PS 7).
- Ma queste non sono le uniche affermazioni inveritiere di AC 1 a proposito dei suoi spostamenti. Sempre il 1. marzo 2004 davanti agli agenti di polizia ha dichiarato:
"I verbalizzanti mi ripetono che dal contratto in possesso alla polizia ed allegato al mio verbale del 5.1.2004 si rileva la data del 29.10.2003.
D7: le chiediamo nuovamente cosa ha fatto il giorno dell’acquisto dell’Audi A6?
R7: La sera stessa sono partita per la _ per partecipare ad un matrimonio. La stessa notte sono ritornata a casa. Avevo con me le due bimbe. Come ho già detto in quel viaggio mi sono accorta che l’audi aveva problemi ai freni. Ho quindi posteggiato l’auto a casa ed ho in seguito usato la Mercedes per spostarmi. L’Audi è stata riparata qualche tempo dopo. Sino alla riparazione l’Audi non l’ho più usata.
D8: Lei non è mai andata in Kosovo con l’Audi A6 prima del viaggio dell’arresto?
R8: No.
D9: dalla lettura dei timbri riportati sul mio passaporto JU si rileva quanto segue: 1.10.2003 entrata _ /Croazia 1.10.2003 Uscita _ /Serbia.
R9: Ricordo che io sono stata pochi giorni prima delle vacanze dei bambini in Serbia per fare dei documenti necessari alla convalida il mio matrimonio di maggio. Non ricordo se mi sono fermata o sono subito ripartita per la Svizzera. Il viaggio è stato fatto con la Mercedes, non ricordo esattamente il paese dove mi sono recata e comunque nelle vicinanze di _. A casa dovrei avere l’atto di nascita ed il certificato di cittadinanza serba. Sono scesa con le due figlie.
D10: Sempre dalla lettura dei timbri riportati sul passaporto JU si rileva quanto segue: 27.10.2003 uscita _ /Serbia 27.10.2003 entrata _ /Croazia.
R10: Mi spiego nel seguente modo: Io in Serbia sono stata due volte la prima volta sono stata durante le vacanze di autunno. La seconda volta, non ricordo la data esatta, è capitato dopo queste vacanze”.
Ciò che ancora una volta contrasta con il fatto che il 30 ottobre è entrata in Serbia, il 31 ottobre è stata rilasciata l’autorizzazione a circolare in Kosovo per la Audi A4 appena acquistata e che il primo novembre la donna è uscita dalla Serbia da Batrovci.
- Sempre nello stesso verbale di polizia, posta di fronte alle contestazioni degli interroganti, la donna ha affermato:
"D11: Con quale veicolo è andata in occasione del secondo viaggio (quello dopo le vacanze)?
R11: Non ricordo, probabilmente con l’Audi A6. I verbalizzanti mi informano che quanto appena dichiarato è in contrasto con quanto dichiarato rispondendo a domande fatte in precedenza. Infatti lei ha dichiarato che l’unica volta che è andata in Kosovo con l’Audi A6 è stata nel corso del viaggio riferito all’arresto.
D12: Vuole prendere posizione?
R13: È esatto io ho detto che in Kosovo non ci sono stata quando sono andata a prendere i documenti in Serbia con l’audi."
Queste dichiarazioni non corrispondono all’accertamento surriferito che il 31.10.2003 venne rilasciata alla vettura Audi A6 ZH141814 intestata a AC 1 una polizza assicurativa al confine di _.
- "D14: I verbalizzanti rilevano dalla lettura del passaporto italiano i seguenti timbri: 30.10.2003 entrata _ /Serbia 1.11.2003 uscita _ /Croazia.
R14: Questa è la trasferta fatta per andare a prendere i documenti in Serbia. Ora mi sorge il dubbio, non ricordo con quale auto ho fatto questa trasferta o con l’audi o con la Mercedes. Io ho le targhe trasferibili tra Mercedes ed audi.
D15: le chiediamo nuovamente se è corretto dire che lei in Kosovo è andata con l’audi unicamente nel corso del viaggio dell’arresto.
R15: È corretto.”
(verbale pol. 01.03.04 PSm)
Affermazione ancora una volta manifestamente non veritiera.
- "I verbalizzanti mi informano che quanto dichiarato riguardo il viaggio per acquisire i documenti in Serbia è in contrasto con quanto dichiarato in precedenza. Infatti inizialmente ha dichiarato d’essere andata in Serbia prima delle vacanze di autunno (4.10/19.10.2003).
D16: Vuole prendere posizione?
R16: Con le date proprio non mi ci trovo, non so dare ulteriori spiegazioni.
D17: Lei il giorno in cui ha partecipato al matrimonio in _, cos’ha fatto?
R17: La stessa notte sono rientrata a casa. Se non erro il giorno dopo è stato il viaggio fatto in Serbia per fare i documenti riguardanti il mio matrimonio (...)
Ribadisco di non ricordare con quale auto io sono andata in Serbia. I verbalizzanti mi informano che quanto appena dichiarato è in contrasto con la risposta 13 appena data e già modifica di una risposta precedente.
DS18: Vuole prendere posizione?
R18: Non so più cosa dire, io ho fatto tanti viaggi. Non so più come sono andate le cose. (...)
D20: Lei ha dichiarato che una volta ritornata dalla _ l’Audi non ha più fatto importanti spostamenti sino al giorno della riparazione? È esatto quanto appena scritto?
R20: Penso di si, comunque in Svizzera è stata usata per brevi spostamenti.(...)
D21: l’Audi la guida solamente lei?
R21: L’ha guidata pure il mio amante che chiamo _ (_). L’ho data a _ qualche volta, non so essere più precisa, comunque lui la usava per brevi spostamenti in Svizzera.
D22: La informiamo che al momento dell’acquisto l’Audi aveva 133000km circa al contatore, mentre al momento del fermo 143729. Dove ha fatto tutti questi km – più di 10000 in soli 20 giorni circa?
R22: _ abita a circa 100 km da casa mia, lui faceva 200km al giorno minimo. Ad altre persone non ho dato l’auto.”
(verb. Pol. 01.03.04).
- Davanti al PP ha poi dichiarato:
"Mi è stato riletto il verbale d’interrogatorio di polizia del 1 marzo 2004, ore 10.10. Confermo che quanto scritto in questo verbale corrisponde a quanto da me dichiarato e non ci sono correzioni da fare. Confermo che nel mese di ottobre sono stata per le ferie scolastiche in Kosovo. Le vacanze scolastiche duravano due settimane, ma io sono rimasta più a lungo perché avevo il problema del rinnovo del passaporto italiano. Nel verbale d’interrogatorio di polizia gli ispettori hanno indicato la data 4 ottobre sino al 19 ottobre. Non ricordo se queste erano le date delle vacanze scolastiche, erano comunque nel mese di ottobre.”
(verbale 11.03.04)
E’ stato accertato senza contestazioni che le vacanze scolastiche di _ , la figlia maggiore, _ essendo ancora troppo piccola, sono durate dal 4 al 19 ottobre 2003. Prima dell’acquisto della A6 AC 1 è entrata a _ Croazia il 1. ottobre 2003 proveniente da _ (Serbia) (PS7). Il 9 ottobre successivo viene rilasciata l’autorizzazione a circolare in Kosovo per la vettura Mercedes che reca lo stesso numero di targa della A6 poi acquistata. Il 27 ottobre successivo AC 1 esce dalla Serbia, dal medesimo valico con la Croazia. Nello stesso verbale dell’11 marzo 2004 ha dichiarato:
"Il viaggio l’ho fatto con l’autovettura Mercedes e con me avevo il passaporto italiano. Non ricordo esattamente la data di quando sono rientrata dal Kosovo per prendere il passaporto italiano nuovo. Sicuramente non il 17 ottobre perché quella è la data del compleanno del mio ex marito e sono sicura che mi trovavo in Kosovo ed ero andata a cercargli un regalo. Gli avevo acquistato un paio di scarpe che gli ho portato in regalo. Non ricordo quando sono tornata in Svizzera. Prendo atto che il passaporto italiano è stato rilasciato dal Consolato generale italiano di _ il 22 ottobre 2003. È possibile che sia rientrata qualche giorno prima. Il viaggio dal Kosovo a _ l’ho fatto con l’aereo. Con me avevo il passaporto italiano. Questo documento scaduto dovrebbe trovarsi a casa mia a _ Sono poi ritornata in Kosovo dopo qualche giorno, sempre con l’aereo. Con me avevo sia il passaporto italiano nuovo che il passaporto serbo."
Ma il viaggio di ritorno in Kosovo non è indicato nel passaporto italiano nuovo.
- Più avanti AC 1 ha riferito:
"Preciso che con me ho sempre i due passaporti poiché solo su quello italiano ho registrato le mie figlie. Non ricordo su quale dei due documenti mi è stato apposto il timbro alla dogana dell’aeroporto. Prendo atto che sulla base delle verifiche effettuate sia sul passaporto italiano nuovo che sul passaporto serbo non risulta alcun timbro apposto all’aeroporto di in quel periodo. Non so spiegarmi questa mancanza. Sono sicurissima che sono andata con l’aereo. Ho volato con la _, compagnia presso la quale si potrà sicuramente verificare questo fatto.”
Dalle informazioni ottenute dalla polizia aeroportuale (PS16e) sono emerse due sole registrazioni di AC 1 su voli nel periodo gennaio 2003-novembre 2003: il primo risale al mese di maggio del ed il secondo al mese di agosto ed in particolare il 19.8.2003. Non ci sono altri voli. Ciò che è strano è che non c’è nemmeno quello di novembre. Resta comunque singolare che sul passaporto italiano nuovo non figuri il timbro d’entrata in Kosovo a fronte dell’affermazione dell’accusata che si sarebbe effettivamente recata a _, partendo da , per il rinnovo del passaporto.
- Nel medesimo verbale di interrogatorio davanti al Magistrato AC 1 ha poi detto:
"
Dopo aver acquistato l’Audi A6, che prendo atto risulta essere stata acquistata il 29 ottobre 2003, mi sono recata lo stesso giorno in _ da mio cugino che abita dopo _ . Non ricordo il nome di questa cittadina. Non ricordo a quanti km da _ si trovi, mi sembra che il viaggio è durato circa 3 o 4 ore con partenza da _ Sono partita da _ verso le re 19.00. Sono arrivata da mio cugino tra le 22.00 e le 23.00. Con me c’erano le mie due figlie. Con me non c’erano altre persone. Non ricordo esattamente fino a che ora sono rimasta da mio cugino. Sicuramente dopo le 24.00. preciso che si trattava di una festa di matrimonio e di solito da noi queste feste durano tutta la notte. Iniziano alle 20.00 e finiscono il giorno dopo verso le 5.00/6.00 del mattino. È possibile che sia partita dalla _ verso le 1.00/2.00 e che sia giunta a _ verso le 4.00/5.00. Non ho comunque pernottato in _ Anche le mie figlie sono rientrate con me a _ Anche durante il viaggio di rientro ero sola ed ho sempre guidato io. Non ricordo se ancora lo stesso giorno, ossia il 30.10.2003, oppure il giorno dopo, 31 ottobre 2003, sono partita da _ per la Serbia per andare a ritirare i documenti relativi al mio matrimonio. Non ricordo esattamente il nome della località dove mi sono recata ma era nei pressi di _ in Serbia. Negli scorsi giorni, in cella, mi ero ricordata di questo nome, ma ora mi sfugge. ADR non ricordo con quale autovettura ho fatto questo viaggio. Avevo il problema dei freni dell’Audi A6 e forse ho utilizzato la Mercedes. Confermo che nei precedenti verbali avevo indicato di essermi accorta di problemi ai freni dell’Audi durante il viaggio in _ e che al rientro ho lasciato questa vettura nel garage e non l’ho più utilizzata. È possibile quindi che abbia utilizzato la Mercedes, ma di questo non ne sono sicura. Ricordo di aver parlato con il mio amante di questo problema di freni. Ricordo che si era accesa una luce sul cruscotto dell’autovettura e avevo chiesto a lui spiegazioni. Mi disse che era un problema ai freni. Non ricordo quando ho parlato con lui di questo problema. Prendo atto che dal passaporto italiano risulta il timbro di entrata a _, Serbia Montenegro il 30 ottobre 2003, rispettivamente l’uscita da questo valico il 1 novembre 2003. Non ricordo esattamente quanto tempo sono rimasta a _, il 30 ottobre 2003, dopo essere ritornata dalla _ Ricordo di essermi riposata e di aver mangiato, ma non ricordo quando sono partita esattamente dalla Serbia. È possibile che sia partita ancora alla mattina per la Serbia. Per me mattina possono essere le 11.00 o anche dopo, quando mi sono svegliata. Non ho guardato l’orologio.
ADR che non ho bisogno di dormire molto, mi bastano anche poche ore per recuperare. Il viaggio da _ fino in Serbia dura circa 7, 8 o anche 10 ore, a dipendenza di come guido, dal traffico, ecc.
ADR che quel viaggio l’ho fatto unicamente con le mie bambine."
Ciò che, ancora una volta contrasta con le risultanze degli atti poichè dalla tabella delle assenze della figlia maggiore, il 30 e il 31, la ragazza era a scuola (PS16c).
Al dibattimento la donna ha ribadito di essersi recata in _, a _ , subito dopo aver acquistato la vettura A6 (il 29.10) con entrambe le figlie, per assistere ad un matrimonio. E’ poi rientrata a casa dopo circa due ore di permanenza. Si è riposata un po’ e poi è ripartita, sempre con le figlie per il Kosovo dove è entrata il 31 ottobre, da dove è ripartita il giorno dopo per far rientro a _ Il tutto con la Audi A6. Resta il fatto che il 30 ed il 31 ottobre la figlia _ risultava regolarmente a scuola.
c)
I difetti della A6
Anche su questo tema AC 1 ne ha raccontato di tutti i colori. Per quanto di rilievo e per non tediare il lettore in inutili dettagli, basti ricordare che al controllo tecnico dopo il fermo (AI 72) il veicolo presentava un piccolo difetto al vetro anteriore destro, il tettuccio con i fili staccati altrimenti funzionante ed i dischi e le pastiglie dei freni praticamente nuovi (sostituiti recentemente).
Proprio in punto al difetto ai freni AC 1 ha dapprima sostenuto:
-"Dopo l’acquisto dell’auto, la stessa sera, sono partita per la _, luogo in cui dovevo partecipare ad un matrimonio. Per strada mi sono accorta che la spia dei freni si era accesa. Al rientro in Svizzera ho quindi portato l’auto in un garage per sistemare il difetto”
(verb. Pol. 26.11.03 PS 2f).
Ciò che contrasta con il fatto che AC 1 è ripartita subito dopo il rientro da _ per il Kosovo con la stessa A6, così come emerge dalla relativa autorizzazione a circolare su suolo di quel paese (PS7) del 31 ottobre 2003, documento che la stessa accusata dichiara trattarsi “di un’assicurazione obbligatoria che bisogna fare per poter circolare in territorio kosovaro” (verb. PP 11.03.04 PS 2n).
Posta di fronte a queste contestazioni l’accusata ha poi affermato:
"non ricordo con quale autovettura ho fatto questo viaggio. Avevo il problema dei freni dell’Audi A6 e forse ho utilizzato la Mercedes. Confermo che nei precedenti verbali avevo indicato di essermi accorta di problemi ai freni dell’Audi durante il viaggio in _ e che al rientro ho lasciato questa vettura nel garage e non l’ho più utilizzata. È possibile quindi che abbia utilizzato la Mercedes, ma di questo non ne sono sicura. Ricordo di aver parlato con il mio amante di questo problema di freni. Ricordo che si era accesa una luce sul cruscotto dell’autovettura e avevo chiesto a lui spiegazioni. Mi disse che era un problema ai freni. Non ricordo quando ho parlato con lui di questo problema. Prendo atto che dal passaporto italiano risulta il timbro di entrata a _, il 30 ottobre 2003, rispettivamente l’uscita da questo valico il 1 novembre 2003. Non ricordo esattamente quanto tempo sono rimasta a _, il 30 ottobre 2003, dopo essere ritornata dalla _ Ricordo di essermi riposata e di aver mangiato, ma non ricordo quando sono partita esattamente dalla Serbia. È possibile che sia partita ancora alla mattina per la Serbia. (...)
ADR che quel viaggio l’ho fatto unicamente con le mie bambine.”
(verb PP 11.03.04 PS 2m)
Di nuovo però non è possibile che ci fosse la figlia maggiore che risulta che era a scuola.
- Nuovamente posta di fronte alle sue contraddizioni in punto al fatto che non era possibile che la A6 fosse rimasta in Svizzera dopo il suo rientro da _ , AC 1 ha fornito un’altra versione e meglio:
"che il 30 ottobre 2003, quando sono rientrata a _ da _ , ho subito lasciato l’auto nel mio garage. Ho poi chiamato _ e gli ho detto che ero arrabbiata poiché c’era questo problema ai freni e che mi avevano venduto un’auto difettosa. _ è venuto a casa mia, ha preso l’Audi e l’ha portata dal rivenditore. _ ha fatto un appuntamento con un meccanico, che se non sbaglio si chiama _. Non so se l’appuntamento era per lo stesso giorno o per qualche giorno dopo. In ogni caso l’auto del meccanico l’ho portata io poiché _ non poteva e aveva altri impegni. Dopo che _ è stato dal venditore mi ha riportato l’Audi A6 a casa. L’interrogante mi dice che quanto dichiarato ora è in contrasto con quanto dichiarato in precedenza in merito al viaggio effettuato il 30 ottobre 2003 fino in Serbia. Dichiaro che c’è stato un malinteso con l’interrogante ma io stavo parlando che l’auto l’ho portata dal rivenditore dopo il mio rientro dalla Serbia. ADR che non ricordo quando esattamente si è accesa la spia dei freni. Se nel viaggio di andata verso _ o al ritorno. È andata troppo in fretta e non mi ricordo quando si è accesa. Ricordo unicamente che di questo problema ne avevo parlato con il mio amante, ma non ricordo quando. ADR che il 30.10.2003, prima di partire per la Serbia, non ho incontrato _ ADR che non ricordo più esattamente quando si è accesa la spia. È possibile che fosse anche durante il viaggio durante la Serbia. Ero cosciente che c’era un problema ai freni ma ho controllato e ho visto che frenava regolarmente. Mi sono preoccupata, ma dovevo guidare lo stesso. ADR che non ho utilizzato il Mercedes perché non mi ero ancora accorta del problema che aveva l’Audi. L’interrogante mi dice che queste mie dichiarazioni sono in contrasto con quanto finora dichiarato nei precedenti verbali. Da parte mia dico che sin dall’inizio ho sempre detto che non mi ricordavo esattamente le date."
(verb. PP 11.03.04 PS 2n)
In aula AC 1 ha poi spiegato che effettivamente, dopo aver parlato con _ 2 in occasione di una sua visita che le ha reso in carcere, questi le ha fatto ricordare che in realtà il guasto ai freni si verificò durante il viaggio di ritorno dal Kosovo, e meglio in Serbia, di guisa che le riparazioni all’impianto frenante sono comunque poi state eseguite in Svizzera dopo il 1. novembre e prima del 14 novembre 2003.
In esito a quanto suesposto è quindi stato accertato che, indipendentemente dalla questione di sapere se quando AC 1 rientrò dal Kosovo il 1. novembre 2003 c’era anche la figlia _ , AC 1 si è recata il quel paese il 31 ottobre 2003 con la vettura Audi A6 acquistata il 29 ottobre precedente. La stessa presentava al momento della partenza per il suo ultimo viaggio in Kosovo avvenuto il 14 novembre 2003, unicamente un leggero difetto al finestrino destro, mentre l’inconveniente ai freni era stato riparato ed il tettuccio non si apriva semplicemente perché erano stati staccati i fili elettrici. Altri difetti sostanziali la vettura non aveva (AI 72).
d)
Il viaggio della A6 in Kosovo del 14.11.03
Attorno al 10 novembre 2003 _ dovette essere ospedalizzata in relazione alle sue surriferite malformazioni. Restò in ospedale per alcuni giorni. La vettura Audi A6 fu portata in Kosovo dal cugino _ accompagnato dalla figlia _ il 14 novembre successivo. Egli infatti, che già avrebbe dovuto partire per il Kosovo in occasione della festa di fine _ prevista di lì qualche giorno, si prestò di anticipare di qualche giorno, previo accordo del suo datore di lavoro, le sue ferie e di fare questo favore ad AC 1, che non poteva partire date le condizioni della figlia, anche perché era molto riconoscente alla famiglia di lei che lo aveva allevato da quando rimase orfano di entrambi i genitori dall’età di sei anni. Fatto sta che la mattina del 14 novembre 2003 _ partì da _ con il treno alla volta di _ dove alla stazione venne a prenderlo un certo _che lo portò a casa di AC 1 con la citata Audi A6. A casa di AC 1 vi erano pure le figlie e l’altro cugino _ Prima di partire la donna disse di lasciare l’auto nel parcheggio poiché doveva uscire a fare delle commissioni. Rientrò invero un po’ tardi, al punto che _e _lasciarono l’appartamento. Al rientro della donna, _ comunicò la sua intenzione di non più partire data l’ora tardi ma la donna lo convinse a farle lo stesso il favore che gli aveva chiesto. In realtà AC 1 convinse pure _ , il cui compito era unicamente quello di portare l’auto in Kosovo ma non di riportarla in Svizzera, di prendere con sé la figlia _ , che, così come d’accordo con _ ma all’insaputa di _ , voleva incontrare un ragazzo di laggiù al fine di fidanzarsi, raccontandogli che al ritorno la stessa _ l’avrebbe potuta aiutare con la bambina piccola (_) allorquando sarebbe scesa a riprendere la vettura. Fatto sta che _ accettò. La vettura venne consegnata a _ , in Kosovo al fratello di AC 1, _ ed il compito di _ si esaurì lì. L’uomo rientrò in aereo il 20 novembre 2003.
_ , interrogato dalla polizia il 27 novembre 2003, allorquando la figlia ancora si trovava in carcere, ha dichiarato:
"Lunedì 10 novembre 2003, in tarda mattinata, con la mia auto ed in compagnia di mia moglie sono andato a casa di AC 1. Lei mi stava aspettando poiché poi tutti assieme si doveva andare all’ospedale a trovare la figlia maggiore di AC 1, _ . Verso mezzogiorno sono partito da casa di AC 1 e sono andato all’ospedale. In auto, la mia Opel Astra targata _, eravamo mia moglie, AC 1 e sua figlia piccola _ ed io. Io non sapevo la strada per l’ospedale. La stessa mi è stata indicata passo passo da AC 1. Giunti in ospedale siamo andati da _ . Non ricordo esattamente quando, probabilmente discutendo in auto durante lo spostamento, AC 1 mi disse che aveva appena acquistato un’auto e che doveva portarla in Kosovo per delle riparazioni. Lei mi chiese espressamente se io ero disposto a portarle l’auto in Kosovo poiché a causa della malattia di _ non poteva spostarsi dalla Svizzera per tanto tempo. Ricordo che ho detto ad AC 1 che già era mia intenzione andare a _ per festeggiare il _(fine del _). Per questo evento mi era stato dato qualche giorno di libero tra il 22 ed il 27 novembre AC 1 ha insistito dicendomi che era importante che l’auto fosse in Kosovo qualche giorno prima di quella data perché doveva essere riparata e che inoltre lei non avrebbe in seguito avuto il tempo d’andare a prendere l’auto poiché doveva rispettare degli appuntamenti da medici per l’operazione subita da _ . La proposta di AC 1 era che io scendessi con l’auto completamente spesato. A me rimaneva la spesa per l’acquisto del biglietto aereo per il ritorno. Non ho subito dato un riposta ad AC 1, prima ho dovuto verificare al lavoro la possibilità di poter prendere vacanze qualche giorno prima. Ottenute le vacanze ho dato la mia disponibilità ad AC 1. Preciso che io ho un gran rispetto della donna, infatti io sono orfano di padre e di madre dall’età di 6 anni. È stata la famiglia di AC 1 che mi ha cresciuto. Per la mia gente questi favori sono molto importanti e meritano riconoscenza e rispetto. A questo proposito va precisato che io, ottenuto il permesso di poter fare i giorni di libero, ho ripetutamente tentato di mettermi in contatto con AC 1. La chiamavo sul telefono di casa come pure sul suo cellulare (...).
Non sono più riuscito a parlare con la donna. Ricordo che il giovedì sera (13.11.2003) parlando in famiglia, avevo deciso di rinunciare al viaggio poiché a questo punto non aveva nessun senso. La sera del 14 novembre sono riuscito a contattare AC 1. Non ricordo se sono stato io a chiamare la donna oppure è lei che mi ha telefonato. Sta di fatto che dopo questa telefonata io ho deciso di partire. Quando mia figlia _ ha sentito del viaggio mi ha chiesto di poter venire con me. Io ho subito detto di no. In seguito anche mia moglie mi ha chiesto di portarla con me. Qui va fatta una precisazione. In Kosovo _ ha un amico. So che vuole fare una cosa serie con lui, questo viaggio le sarebbe servito per poter incontrare l’amico e la sua famiglia. Di questo fatto sono venuto a conoscenza per bocca di mia moglie solamente negli scorsi giorni, dopo l’arresto di _ . Ritornando alla partenza ricordo che ero rimasto d’accordo d’andare in treno a prendere l’auto a casa di AC 1. Sabato mattina sono quindi andato a _ con il treno. Alla stazione, ad aspettarmi c’era un amico di _ (cugino di AC 1) che so chiamarsi _ _è venuto alla stazione con l’audi che in seguito io ho guidato sino in Kosovo. A precisa domanda da parte dei verbalizzanti rispondo che sono sicuro che _è venuto alla stazione di _ a prendermi con l’Audi. Infatti salito in auto ho chiesto ad _perché una così bella auto doveva andare in Kosovo. Inoltre ricordo che il finestrino anteriore del compagno di viaggio era abbassato e che lo stesso è rimasto giù sino a casa di AC 1. Alla mia domanda _ha risposto che non sapeva nulla. Giunti a casa di AC 1 lei era al balcone. AC 1 abita al primo piano di un grande palazzo. La donna ha detto ad _e a me di salire e di lasciare lì l’auto che lei doveva partire subito per delle commissioni. Mi ricordo che disse che voleva pulire l’auto e che doveva fare altre piccole cose. In casa c’era pure _ . In pratica a casa siamo rimasti _, _ ed io in attesa di AC 1. Dopo un paio d’ore _e _ , non vedendo tornare la donna, se ne sono andati. Io sono rimasto ad aspettare AC 1. Va detto che a casa c’erano pure le due figlie di AC 1. AC 1 è rientrata a casa tra le 1600 e le 1700. In un primo tempo io, arrabbiato, le ho detto che era troppo tardi per partire. Lei mi ha calmato e mi ha invitato a rimanere a cenare a casa sua. Io ho mangiato a casa di AC 1. Abbiamo mangiato dopo le 1700, vi ricordo che la nostra religione non ci permette di mangiare prima delle 1700 durante il periodo del Ramazan (albanese). Durante la cena mi ha convinto a portare con me _ . Lei mi disse che avrebbe potuto rientrare in Svizzera accompagnandola ed aiutandola ad accudire a _, la bimba piccola. Mi viene chiesto di spiegare cosa sapevo del viaggio dell’Audi in Kosovo. Come accennato in precedenza io sapevo che l’auto, da poco comperata da AC 1, aveva dei difetti. Il mio compito era di portarla a _ e di consegnarla per le riparazioni al fratello di AC 1, _ AC 1 mi disse che l’auto aveva il tettuccio che si apriva e si chiudeva senza motivo. La donna lo aveva comunque bloccato per il viaggio. Inoltre l’acceleratore faceva un rumore strano, il finestrino destro, una volta abbassato, non si chiudeva più, mentre la lancetta del serbatoio, nonostante funzionasse non si alzava più di metà. AC 1 mi disse che se ci fosse stata la possibilità _ avrebbe pure venduto l’audi. Mi viene chiesto quale sarebbe stato il mio compenso per questo viaggio. Da parte mia non intendevo guadagnare nulla, so che un viaggio del genere può costare 2 o 300 euro circa. AC 1 mi aveva anticipato 500 euro per spese ed inconvenienti. I soldi non spesi io li avrei ridato alla donna. In pratica a me non rimaneva che pagarmi il biglietto aereo di ritorno. A tal proposito dico che ho ancora con me tra i 200 ed i 300 euro, denaro che avrei dovuto restituire ad AC 1 (...)
Com’erano gli accordi per il viaggio di ritorno di _?
R: Con _ ero rimasto d’accordo che se fosse giunta AC 1 ancora quando io ero giù lei avrebbe potuto aiutare la donna a curare _ durante il viaggio di rientro in auto, altrimenti sarebbe ritornata con me in aereo.
D: Quando ha riservato il biglietto aereo, lo ha riservato solo per lei oppure anche per sua figlia?
R: Io ho riservato solo per me il viaggio aereo di ritorno. La riservazione l’ho fatta in un’agenzia di viaggi a _ il lunedì 17.11.2003. Al momento della riservazione ho chiesto in agenzia se avrei avuto problemi per riservare il volo per _ con poco preavviso. In agenzia mi hanno detto che di problemi non ce n’erano. Io dovevo essere sicuro del giorno del rientro poiché dovevo rientrare assolutamente al lavoro venerdì mattina 21.11.2003. (...)
D: A chi ha consegnato l’auto a _ ?
R: Giunto a _ sono andato ad una stazione di benzina che si chiama _. Qui ho chiamato _ sul suo cellulare. Fornisco il numero chiamato utilizzando la rubrica del mio cellulare. Lo stesso è _. Non sono riuscito a contattare subito _ Ho quindi deciso di chiamare AC 1 in Svizzera. La donna mi ha risposto e mi ha comunicato che _ stava arrivando. Qualche istante dopo è arrivato _ _ è arrivato con una BMW di colore bordeaux. Abbiamo scaricato l’Audi l’abbiamo parcheggiata bene, l’abbiamo chiusa ed ho dato le chiavi a _ Lui ci ha accompagnato a casa (dei miei parenti) e da quel momento non ho più visto e sentito parlare dell’Audi. D: Quando ha saputo dell’arrivo di AC 1 in Kosovo cos’ha fatto?
R: Ho avvisato mia figlia. Quel giorno era giovedì, io ero a Peja, paese poco distanze da _ (70/80km), da parenti. Saputo dell’arrivo di AC 1 sono ritornato a _ poiché volevo salutare AC 1. Mi spostavo con l’auto di _ A _ comunque non ho incontrato AC 1 ma ho solo incontrato _ che era venuto a prendere _ . A casa nostra _ è arrivato a piedi. Quella mattina _ so che è stata a fare compere prima della partenza. Posso aggiungere che mi sono arrabbiato del fatto che AC 1 non è venuta a salutarmi.
D: Non ha trovato strano il fatto che AC 1 sia venuta personalmente con la figlia _ a ritirare l’auto da riportare in Svizzera? Non era più semplice che la riportasse lei una volta riparata?
R: Io dovevo essere in Svizzera per il lavoro venerdì. Questo era un punto franco. Inoltre non è strano per AC 1 stare in giro giorni con i figli al suo seguito. Non accetto questo suo modo di agire con i figli ma è lei la madre! Ricordo che lei aveva dei termini da rispettare per _ , è questo il motivo che mi ha portato ad aiutare AC 1. Ho saputo che mia moglie era a casa con _ solamente in Kosovo. Comunque già in Svizzera io ero rimasto d’accordo con AC 1 che mia moglie le avrebbe curato _ nel caso lei fosse partita. Sapendo che _ in qualche modo avrebbe dovuto seguire la madre ho solamente pensato che se io portavo l’auto giù, _ avrebbe solamente fatto un viaggio in auto mentre l’altra trasferta l’avrebbe fatta in aereo."
Dal canto suo _ ha sostanzialmente confermato la versione del padre nel senso che si recò in Kosovo perché lì viveva il suo fidanzato di nome _ (non ricordava il cognome se non che comincia con la _), che le fu detto che la vettura doveva subire delle riparazioni in particolare al vetro laterale che poi però non fu riparato e che, se del caso, avrebbe anche potuto essere venduta. La ragazza ha pure precisato che approfittò di qualche giorno di libero per accompagnare il padre con lo scopo di incontrare _ e che fu AC 1 a convincere suo padre a prenderla con sé così avrebbe potuto aiutarla con la piccola nel viaggio di ritorno. Per il resto il padre le disse che i motivi della di lui trasferta erano affari suoi. Fatto sta giunta in Kosovo incontrò alcuni parenti ed il suo amico _ di cui era innamorata (n.d.r. a dire di AC 1 in aula i due si sarebbero nel frattempo già sposati).
Il suo rientro dal Kosovo quel 19/20 novembre 2003 avvenne per lei in modo improvviso: fu suo padre a dirle che sarebbe partita quel giorno con AC 1 e quindi _ le telefonò dicendole che sarebbe andato a prenderla. Interrogata dagli inquirenti la ragazza ha dichiarato:
- verb. Pol. 20.11.03 PS 3a:
"Sono andata in Kosovo il 15.11.2003 con mio padre che guidava la sua auto. In Kosovo siamo sempre rimasti a casa nostra a (....)
io ho fatto la trasferta di questi giorni perché c’è il mio fidanzato e stiamo pensando di sposarci. Il mio fidanzato si chiama _ ma non ne conosco il cognome [VI PP 27.11.2003 PS3c: “È da diverso tempo che lo conosco e che lo vedo a _ . È stato durante questo soggiorno a _ che sono uscita per la prima volta con lui. Il suo cognome inizia con la M. ma non ricordo esattamente quale sia.”]. (....)
l’auto che guidava mia zia questa mattina è la stessa che guidava mio padre sabato 15.11.2003 quando siamo andati dalla Svizzera in Kosovo. (...)
Confermo che la guidava mio padre per scendere in Kosovo e che la stessa l’ha poi guidata mia zia da ieri sera verso la Svizzera. So che questo viaggio in Kosovo era per eseguire alcuni lavori all’auto ma non so di che genere di lavori di trattava.
ADR che non so dove l’auto è stata portata per fare questi lavori. Ricordo che mi avevano parlato di un problema ad un vetro ma mi sembra che questo problema non è stato risolto perfettamente. In Kosovo io e mio padre abbiamo incontrato alcuni parenti ed il mio fidanzato. Preciso che l’auto non l’abbiamo più vista né io né mio padre da sabato quando siamo arrivati fino a ieri sera [VI PP 27.11.2003 PS3c: l’autovettura di mia zia l’ho vista prima di partire dalla Svizzera. Mentre mi trovavo a _ non l’ho più rivista fino al momento di partire per il viaggio di rientro. Avevo inoltre sentito dire che l’autovettura sarebbe stata riparata, ma se c’era la possibilità sarebbe stata venduta. Preciso inoltre che siamo arrivati a Ferizai non il sabato 15 bensì la domenica 16 novembre 2003.
ADR che ho saputo dapprima da mio padre che l’autovettura sarebbe stata probabilmente venduta e poi durante il viaggio di ritorno mia zia mi ha detto che era dispiaciuta perché non aveva trovato un buon compratore](...)
Io avevo chiesto a mio padre perché facevamo questo viaggio e lui mi ha detto che si trattava di fare un favore e che comunque non erano affari miei.”;
- verb. Pol. 25.11.03 PS 3b:
"Io, non avendo impegni, ho approfittato di questo viaggio e mi sono offerta di fare compagnia a mio padre durante il viaggio [VI PP 27.11.2003 PS3c: ADR che è stata AC 1 a chiedere a mio padre che io l’accompagnassi in Kosovo e io ho chiesto a mia volta a mio padre di poterla accompagnare. Mio padre era convinto che io la potessi aiutare con la bambina piccola. ADR è vero che io ho telefonato ad AC 1 dicendole che aver chiesto a mio papà di poterla accompagnare in Kosovo ma che lui non voleva. Le ho chiesto se dovevo insistere o se dovevo lasciare perdere. AC 1 mi disse che ci avrebbe pensato lei a convincere mio padre, perché l’avrei aiutata con la bambina. ADR che mio padre non era d’accordo che io andassi con lui in Kosovo perché mi disse che non valeva la pena, che mi sarei stancata perché il periodo era corto. Lui non sapeva niente di _ mentre la mamma lo sapeva. ADR non c’erano altri motivi per i quali mio papà non era d’accordo che io andassi in Kosovo. Mio papà non era preoccupato.]. Il mio scopo era quello di andare a _ per incontrare il mio ragazzo. _ , questo è il suo nome non è proprio mio ragazzo. Io mi sono innamorata di lui. Prima di dire qualcosa ai miei genitori voglio conoscerlo meglio. Ecco perché ero entusiasta di accompagnare mio padre a _ . Siamo quindi partiti sabato sera direzione Kosovo. In auto eravamo solamente mio padre ed io. Ricordo che inizialmente l’auto la doveva portare a casa nostra AC 1. Mio padre, saputo dei problemi di salute della figlia maggiore di AC 1 decideva di andare a prendere l’auto a _ con il treno. Durante il viaggio direzione Kosovo non ci sono stati problemi. Io pensavo solamente ad incontrare _ . Mio padre mi ha detto che il viaggio a _ lo faceva perché gli sembrava un buon piacere da fare nei confronti di AC 1 [VI PP 27.11.2003 PS3c: ADR penso si riferisse al fatto che siccome AC 1 aveva già un bambina malata e aveva poco tempo, lui l’aiutava a portare l’auto in Kosovo]. Non sapeva il motivo del viaggio, supponeva che l’auto dovesse essere riparata, è solo una supposizione. Lui mi disse che avrebbe dovuto consegnare l’auto al fratello di AC 1. Siamo giunti a _ verso le 1200 o le 1300 di domenica 16.11.2003. Durante il viaggio mio padre mi disse che AC 1 gli aveva comunicato di portare l’auto in un grande distributore di benzina, luogo in cui ci sarebbe venuto in contro il fratello di AC 1, _ (....)
Alla stazione di benzina, non trovando _, mio padre lo ha chiamato con il cellulare. _ è quindi giunto poco dopo alla stazione di benzina. Aveva una BMW. Abbiamo scaricato tutti i nostri bagagli dall’Audi e li abbiamo caricati sulla BMW. Quindi _ ci ha portato a casa dai miei cugini. L’audi è stata chiusa a chiave e lasciata alla stazione di benzina. Le chiavi dell’Audi mio padre le ha consegnate a _ Sino al giorno della partenza io non ho più sentito parlare dell’Audi e tantomeno non ho più visto questa vettura. (....).
Ora che ci penso devo dire che già in Svizzera AC 1 aveva chiesto a mio padre se io potevo rientrare dal Kosovo in auto con lei. Avrei potuto aiutare la donna con la bimba piccola (_). Mio padre aveva detto di si. Mercoledì scorso, di mattina mio padre mi comunicava che sarei partita quel giorno con AC 1. Io, dispiaciuta, sono quindi andata in città a fare qualche acquisto. Ho quindi ricevuto la telefonata di _ che mi diceva d’andare a casa che doveva venire a prendermi. Sono rientrata a casa. _ con la BMW mi stava già aspettando. Potevano essere le 1600 circa. Ho caricato le mie cose sulla BMW ho salutato i parenti e sono partita con _ Ho quindi chiesto a _ se poteva farmi salutare _ . _ ha esaudito questa richiesta. Ricordo che _ mi diceva di fare svelto. Siamo quindi ripartiti noi due. _ mi ha portato in un’altra stazione di benzina (per intenderci non il luogo in cui abbiamo lasciato l’Audi). Qui siamo rimasti ad aspettare. Ho chiesto a _ chi stavamo aspettando e lui mi disse che stavamo aspettando AC 1. Dopo qualche minuto siamo partiti con la BMW e ci siamo spostati ad un’altra stazione di benzina. Qui non ci siamo fermati ma _ ha solo guardato se trovava AC 1. Siamo quindi ritornati alla prima stazione di benzina. Dopo qualche minuto AC 1 è arrivata con _ (la bimba piccola) a bordo dell’Audi."
8. I FATTI DELL’ATTO DI ACCUSA
La Corte ha accolto la tesi della pubblica accusa secondo cui AC 1 ha organizzato il trasporto dei 23 kg e 842 grammi di eroina importati dal Kosovo così come indicato nell’atto di rinvio a giudizio. Questo intimo convincimento si fonda su tutta una serie di indizi gravi, univoci e convergenti che verranno, a titolo introduttivo genericamente illustrati qui di seguito e che verranno poi esposti in modo puntuale e circostanziato nei considerandi che seguono.
In sostanza AC 1 ha sostenuto di aver acquistato la Audi A6 in cui è stata sequestrata la droga, già con lo scopo di rivenderla pensando di realizzare un beneficio di fr. 2000/3000.-(verb. dib. p. 3), memore, a suo dire, di un precedente affare che le ha permesso di vendere un relitto di una BMW per Euro 16'000 in Kosovo.
Sennonché tale tesi, aldilà delle numerose altalenanti versioni fornite dall'accusata circa il finanziamento dell'acquisto (prima 28'000 CHF soluti con la ripresa di una vecchia A4 e con 18'000 CHF pagati in parte con la partecipazione del suo amante, poi presi da suoi risparmi personali, poi dalla vendita alla suocera di una precedente Mercedes e via via discorrendo) e del fatto che della BMW asseritamene venduta non vi è traccia,
non tiene
poiché si scontra con le numerose spese che la donna avrebbe poi sopportato in telefonate, in viaggi aerei, nel finanziare la trasferta di _ e di _ e da ultimo il suo viaggio in Kosovo in compagnia della figlia. Tanto più poi che questa vettura, a mente dell'accusata, necessitava pure di riparazioni. Nemmeno la tesi delle riparazioni trova fondamento. In realtà questa vettura, a parte il vetro che non chiudeva bene, non presentava altri difetti, stante il rapporto tecnico in atti, tanto più che in Kosovo non è stata riparata, fatta salva la sostituzione della lampadina. E' poi dall'analisi delle intercettazioni telefoniche prese nel loro insieme, che è emerso il convincimento della Corte che la donna era consapevole che nella sua macchina vi era dell'eroina. A questo riguardo basti al momento pensare alle telefonate con _, laddove si parla di quel lavoro, di quel ragazzo, della fretta della donna di andare giù: conversazioni dal linguaggio criptato, allusivo, mai chiaro manifestamente in codice, volto con ogni evidenza ad eventualmente depistare qualche orecchio indiscreto. E il rischio di ipotetici controlli telefonici, peraltro conosciuto negli ambienti degli spacciatori che mai chiamano eroina l’eroina o cocaina la cocaina quando si parlano tra di loro, è la stessa AC 1 a dire di temerlo quando il 10 dicembre 2003, dal carcere tenta di far uscire, tramite la detenuta _ uno scritto alla sorella _(_) nel quale le dice che
“in questo momento l’unico problema è il telefono, se non trovano niente mi lasceranno uscire però io ho paura che tu e la _avete parlato troppo senza badare al discorso”
(AI 29 in PS 14a). Conversazioni di difficile comprensione per un lettore esterno, che mutano e diventano comprensibilissime quando si tratta di parlare di questioni comuni, come chi va a prendere _ alla stazione, chi si deve occupare della bambina quando AC 1 è assente o di portare in Kosovo _ per farle incontrare l’amico o convincere _ di prendere con sé la figlia così da poterla aiutare nel viaggio di ritorno con _ Queste conversazioni, a differenza di quelle con _ e, come si vedrà con il fratello _, con _e con _ alias _sono di facilissima comprensione. Ora perché parlare in codice con _? Anche qui la versione dell'accusata è apparsa fuori luogo e illogica. A suo dire questo _ sarebbe stato incaricato da tale _di restituirle un prestito di CHF 30'000 che gli avrebbe fatto, provento della somma di CHF 50'000 che il nuovo marito le avrebbe dato in dote. Somma che sarebbe stata integralmente restituita, salvo Euro 1'000 di interessi. Soltanto in occasione di un incontro questo _ avrebbe visto l'auto A6 di AC 1 e avrebbe pensato che era ricca. AC 1 dal canto suo avrebbe comunicato a _ la sua intenzione di vendere la vettura e quest'ultimo si sarebbe allora interessato presso _in Kosovo, persona che lei non conosceva, di venderla. Anche questa tesi, peraltro emersa non in modo lineare raffrontando tutti i verbali in atti, cozza contro il tenore delle telefonate tra _e _, contro quello della telefonata che lei stessa fa a _e poi a _ alias _ed anche con il contenuto delle intercettazioni telefoniche con _ Conversazioni che verranno riprese più in dettaglio in seguito, bastando a questo stadio far riferimento a quella del 17.11.2003 delle 20.33 con _laddove AC 1 non parla di un lavoro relativo alla vendita della vettura o di un prestito, ma di gente che è stata messa in prigione, di una precedenza esperienza in _, di un invito ad andar giù un giorno e di ritornare subito indietro. Contenuto che cozza ancora una volta con la versione dell'imputata che pretende addirittura di non conoscere _
Quo alla partenza di AC 1 per il Kosovo va detto che la consecutio temporis delle intercettazioni telefoniche offre un'unica chiave di lettura e meglio che AC 1 decise di non più trattare con _e _ma di andare direttamente dal fornitore che le era ben noto. Alle 16.05 del 18.11.2003 ella comunicava infatti a _ che sarebbe partita l'indomani; alle 17.01 _comunicava a _che aveva dei problemi; alle 18.16 AC 1 comunicava al fratello, al quale _ aveva consegnato la A6, che gli avrebbe poi fatto sapere cosa veniva deciso; alle 18.40 sempre AC 1 diceva a _ che nessuno deve sapere nulla salvo poi dirgli alle 21.25 che il lavoro non si farà e che se non sente niente entro le 23.00 tutto cade. Palese a questo proposito la seccatura di _ che riesce a contattare _solo il giorno dopo, dicendogli che non ha potuto chiamarlo perché aveva il telefono spento e gli comunica che la ragazza non sarebbe andata giù. Perché effettivamente AC 1 quando, il 19.11.2003 partì da _ alle 09.00 con la piccola _, non comunicò tale circostanza a _ Emblematica è la conversazione telefonica delle 22.51 con _, alias _, nella quale egli si lamenta del fatto che è con la roba da cinque giorni a casa. A questo proposito le spiegazioni fornite da AC 1 sono assolutamente ridicole e meglio che questa roba sarebbero dei famigliari di un non meglio precisato ragazzo che stava attendendo una fidanzata che lei doveva portar giù per organizzare un matrimonio per conto di _2.
La "roba" era la droga. E _ alias _è stato informato in quella telefonata che andava messa nell'Audi A6, Audi A6 che egli già conosceva, aveva già visto, perché è AC 1 a dirgli che è quella verde. Dopo questa telefonata è stata proprio AC 1 a dare le disposizioni al fratello, alle 23.32, dicendogli che sarebbe andata il giorno dopo, mentre prima gli aveva detto che non sapeva quando sarebbe andata giù. Ed è stata ancora AC 1 che prima di partire ha raccomandato la figlia di non rispondere al telefono fisso e di dire che mamma è andata a fare la spesa. E prima di partire è ancora AC 1 a chiamare il fratello per assicurarsi se ha già finito il lavoro.
Tutti questi elementi permettono di concludere aldilà di qualsiasi ragionevole dubbio che AC 1 ha organizzato lei il trasporto di questi 23 chili e rotti di eroina. E' lei che ha mandato giù la vettura per il tramite di _ perché la figlia aveva appena subito una operazione ed è lei che è scesa per andarla a riprendere dopo aver saputo che il lavoro, ossia l'occultamento dell'eroina nella macchina, era stato eseguito. Altre interpretazioni non sono possibili. Così stando le cose la Corte ha quindi confermato appieno l'atto d'accusa. Ma andiamo con ordine.
A titolo di premessa si rileva che l'accusata ha concordato con gli inquirenti circa l'identità delle persone che parlano nelle intercettazioni telefoniche che le sono state contestate nel corso dell'inchiesta ed in aula, tranne nel caso di quella del 18.11.2003 alle 22:51. Per tutte le altre verranno quindi esposti gli interlocutori con l'indicazione dell'iniziale del proprio nome (A=AC 1; D=_; S=_; F=_).
a)
Per AC 1, _ sarebbe colui che, residente in Svizzera, fu incaricato da _, amico del fratello _, di restituirle il prestito di 30'000.- oltre fr. 3'000.- di interessi previsti una tantum entro un mese (verb. dib. p. 4), prestito che gli aveva fatto, dopo che non potè investire la dote versatagli dal nuovo marito _ ammontante a fr. 50'000.- in un’operazione immobiliare in Kosovo che prevedeva la costruzione di appartamenti a reddito su un terreno di famiglia a causa di problemi burocratici che non si pon mente in questa sede di dettagliare in quanto di nulla rilevanza ai fini del giudizio. Fatto sta che questo _ le avrebbe restituito l’intero prestito tranne 1'000 euro di interessi (verb. dib. p. 4). In occasione di un incontro finalizzato proprio alla restituzione integrale del prestito, _ avrebbe visto l’Audi A6 - quindi dopo il 1. novembre 2003 (stante che AC 1 la acquisto il 29 ottobre e parti subito per la _ prima e per il Kosovo poi, salvo far rientro a _ tra il 1. il 2 novembre successivo e prima del 14 novembre data in cui fu organizzata la partenza dell’auto nuovamente per il Kosovo – dal tipo di vettura avrebbe capito che era ricca, AC 1 gli avrebbe comunicato la sua intenzione di venderla ed allora _ le avrebbe detto che aveva qualcuno, un signore in Kosovo che poteva combinare l’affare.
"Se ho raccontato delle bugie l’ho fatto perché volevo nascondere il fatto di aver ricevuto fr. 50'000.- per il mio matrimonio
.
Mio marito mi ha regalato questo capitale per il nostro matrimonio. I soldi si trovavano in Svizzera in una banca di _ della quale non so dare indicazioni più precise. Sono stati prelevati dal cognato di mio marito, ossia dal marito di sua sorella che abita in Svizzera e sono stati portati in Kosovo. Sono stati portati tutti in una volta sola. Non so effettivamente come abbia portato questi soldi. È stato lui che ha detto di averli portati in contanti.
ADR mio cognato si chiama _ Non ricordo il suo cognome. So che abita a _ ma non sono mai andata da lui. Di questo importo fr. 20'000.- li ho usati per pagare i debiti che avevo. I debiti li avevo in Svizzera. Ho portato i sodi in Svizzera di nascosto in più volte. Li ho nascosti perché se mi fermavano nell’ex Yugoslavia me li avrebbero sequestrati perché è vietato trasportare soldi. Gli altri fr. 30'000.- li ho prestato ad un paesano di _ . Mi ha detto che gli servivano per un amico che si trovava nei guai. Mi promise un interesse del 10%. Non mi ha detto quando di preciso me li avrebbe restituiti. Ricordo che mi aveva parlato di qualche settimana, forse un mese.
ADR che se non avessi prestato questi soldi al mio paesano li avrei investiti in Kosovo oppure se non riuscivo ad investirli li avrei riportati in Svizzera.
ADR che il paesano al quale ho prestato i soldi si chiama _ Non mi ricordo il suo cognome.
ADR che i soldi glieli ho dati nel mese di giugno o luglio 2003. Dopo varie insistenze da parte mia e numerose telefonate di mio fratello, _mi ha detto di rivolgermi a tale _, del quale mi aveva dato il numero di telefono, che è registrato nella scheda telefonica (VI 10 dicembre 2003, pag. 1 e 2 ), il quale mi avrebbe restituito i soldi. _ mi ha restituito in più volte i soldi, ad eccezione di EU 1'000 che non mi voleva dare. Egli riteneva di non dovermi più nulla, mentre sulla base dei miei calcoli mi doveva ancora questo importo.
ADR che _ si era presentato con il nome di _, dicendomi che comunque non era il suo nome.
ADR che _non so esattamente dove abiti. Dovrebbe essere dalle parti di Aarau o di Argovia. Una volta quando ci siamo incontrati lui ha visto la mia autovettura Audi A6 e mi ha detto che ero ricca. Gli ho spiegato che avevo acquistato l’auto per venderla in Kosovo, come già avevo fatto in precedenza. Discutendo con lui mi disse che aveva un conoscente in Kosovo che avrebbe potuto riparare i difetti che aveva e avrebbe trovato anche qualcuno interessato all’acquisto. In mia presenza ha telefonato a questa persona, della quale non mi ha detto il nome, e mi disse che si erano accordati in quel senso. _ ha pure comunicato a questa persona il numero telefonico di mio fratello _ affinché potessero accordarsi. Nelle settimane successive non sono più stata contattata per cui ho richiamato mio fratello per vedere se si concludeva l’affare. Mi sono pure incontrata nuovamente con _ e in quell’occasione mi ha detto che qualcuno avrebbe visto l’auto in Kosovo. Preciso che mi sono incontrata con _il giorno in cui l’Audi è partita per il Kosovo con _ Prendo atto dall’interrogante che doveva essere il 15 novembre 2003. Non mi ricordo la data esatta. In quell’occasione _mi ha ribadito che c’erano tante persone interessate all’acquisto. Il 17 novembre 2003 alle ore 19.11.51, _mi ha inviato un SMS ossia quello indicato al numero 5 allegato al VI 10.12.2003, con il quale mi ha comunicato un numero di telefono che inizia con lo 043, ossia un numero austriaco, della persona interessata all’acquisto. Non mi ha dato il nome di questa persona. Io ho chiamato questa persona, senza sapere come si chiamasse, e gli ho spiegato che l’auto era in Kosovo a _ . Volevo spiegargli in particolare come si apriva il tettuccio, visto che era complicato Lui mi ha risposto che lo sapeva già, visto che glielo aveva spiegato il ragazzo, ossia _ o _ Sono quindi partita per il Kosovo, come ho già descritto nei verbali d’interrogatorio di polizia”
(verbale PP 18.12.03 PS 2i)
Senonchè l’11 novembre 2003 alle 15.30 la donna chiama _1. Dal tenore della telefonata i due non parlano né della vettura, né dei 1000 euro o franchi mancanti del prestito ad _, ma la donna riferisce di aver parlato con
“quelli giù”
e di aver raccontato loro com’è la situazione, facendo poi riferimento
“a quel giorno che _ ti ha finito il lavoro in _”
, senza dire quale e che la donna, interrogata in aula, non ha saputo ricordare a cosa si riferisse. Di certo non al residuo del prestito né tantomeno all’asserita vendita delle vettura. A ciò aggiungasi che l’uomo si interessò pure della salute della figlia e, su questo argomento, la telefonata è percontro assai chiara.
b)
Alle 18.18 del giorno dopo (mercoledì 12.11) AC 1 richiama _ e questi le dice che ha parlato e che
“bisogna aspettare al più tardi venerdì poi ti do il segnale per quando partire per giù”
.
Anche qui il linguaggio è fatto di sottintesi, di certo non si parla né della vettura né tantomeno dei 1000 euro o franchi mancanti. I due combinano pure un incontro da tenersi di li a poco.
Alle 19.32 _ chiama _(quello che secondo AC 1 doveva acquistare o comunque organizzare la vendita della A6 per conto di _) e gli chiede se ha parlato con
“quelli giù”
e che venerdì l’avrebbe chiamato lui
“e ti racconto cosa”
, mentre poi _ e AC 1 cercano di incontrarsi ad un ristorante turco (CT delle 20.09 e delle 20’52).
c)
Il 14 novembre 2003 AC 1 intrattiene alcune conversazioni telefoniche, in particolare con _, dal tenore chiaro: gli chiede dove si trova, gli dice che sta uscendo dall’ospedale con la figlia e gli chiede se gli può lavare l’auto specificando bene che si tratta dell’Audi e non della Mercedes e l’uomo si sorprende (15.42, 15.45 e 16.41), fanno fatica ad incontrarsi (17.11 e 17.13), così come chiare sono le conversazioni con tale Xhevdet (ore 15’42) che è un suo ex-dipendente e gli chiede se ha trovato lavoro e lui dice di no e con tale _ al quale dice di essere appena uscita dall’ospedale con _ (ore 17’18), spiega che si trova al n. 18 e che manda fuori suo cugino che “indossa un maglione bianco (19.19).
Linguaggio che è invece nebuloso quando la donna parla, alle 16’01 con l’amante _ 2 dove si parla di “XX” che secondo AC 1 sarebbe una ragazza che la donna doveva far sposare in Kosovo, salvo però che si parla al maschile, che
“lo ha chiamato e si trova a Milano”
, e dove la donna chiede se si è messo d’accordo con lo zio, che AC 1 dirà poi in aula trattarsi di _ Ma in questa telefonata non si parla di fidanzamento, di matrimonio, di ragazza da far sposare, ma dapprima della riparazione dei freni e poi di “XX”, di zio, di _, senza che la conversazione abbia un filo logico, se non ancora una volta di carattere criptato, in codice.
d)
Sempre il 14 novembre 2003, alle 21.21, _ chiama _in Kosovo ed i due parlano di nuovo in codice:
"Adesso ecco il problema, ho detto loro come sono (...) in altro modo non li accetto (....) e questo prezzo (....) non posso pagare, perché gli ho detto per 22-23 pago 20, quello che mi è stato mandato fino ad ora, ma perché questi sono così, ho detto 25 di più non posso pagare”.
Alle 21.32 AC 1 chiama _ invitandolo a venire da lai perché ha la figlia sulla sedia a rotelle e lo scopo dell’incontro è espresso in modo ancora una volta criptato, illogico per una conversazione semplice come quella per combinare un incontro:
“Sai quel discorso (o patto) che avevo fatto con te, capisci?”
dice lui, e lì:
“sì sì”
e _:
”quello è raddoppiato”
e la donna annuisce. Ancora una volta, se lo scopo dei vari contatti tra i due era quello di vendere l’auto in Kosovo e di recuperare il saldo di 1000 euro dal prestito di _, mal si comprende perché debbano parlarsi con allusioni non chiare e sottintesi, quando invece dell’incontro come tale parlano in modo esplicito. Ciò che ancora la dice lunga sullo scopo di questo linguaggio buio e nebuloso per chi lo sente dall’esterno.
Termini che tornano invece ad essere di nuovo estremamente chiari quando AC 1, la stessa sera, alle 21.40 parla con _ che l’aveva chiamata per dirle che il padre non voleva prenderla con sé in Kosovo e, proprio per convincerlo, AC 1 le dice
“Dì a tuo padre che tornerai a casa con me”
e la ragazza si sorprende e ribatte che è suo padre che porta giù la vettura ed a quel punto la donna ribatte:
“Io vado giù per portare indietro la macchina”
. Conversazioni ancora più chiare con Gjevrije alle 22.04 e alle 22’09 dove le due donne discutono di come fare a far giungere _ in Kosovo ad incontrare l’amico nonostante l’opposizione del padre.
e)
Alle 22.31 del 14.11.03 _ chiama _e gli dice che
“appena arrivano loro
(nel senso di persone o cose di genere femminile)
ti chiamo”
. Alle 23.23 _ lo richiama e gli dice che
“Lei domani parte”
, _risponde che per il momento deve fermarsi perché prima voleva definire le cose con
“questo qua”
. Con tono seccato _ gli riferisce che è da una settimana che
“mi state dicendo oggi, domani”
e l’altro lo rassicura che domani va bene, soltanto che deve definire degli altri lavori con
“questo qua”
:
“No, no è sicuro devo solo definire dei lavori con questo qui. Ti ho detto che questo è un altro lavoro, non ha niente a che fare con quello”
. Evidente il riferimento ad altri affari che _sta conducendo anche con terze persone, a dipendenza dei quali la situazione con _ si può sbloccare.
Come visto sopra quella sera _ e AC 1 dovevano incontrarsi e che il problema era la figlia appena dimessa dall’ospedale cosicché era _ che doveva andare da lei (CT delle 21.32). Nella telefonata successiva delle 03.56 del 15 novembre _ e _, dopo aver fatto riferimento in modo ancora una volta assai poco chiaro ad una donna che si è seduta ad un altro tavolo e che ha parlato con altri suscitando l’arrabbiatura di _, discutono ancora se “lei” può partire domani (evidente il riferimento al 15 novembre anche se la mezzanotte è già trascorsa). _esprime la preoccupazione di non perdere la ragazza e che lei sta aspettando una risposta entro “domani mattina”. _esita a dare l’ok per la partenza ed invita l’interlocutore a dire alla ragazza:
“tu digli alla ragazza che io domani la chiamo e gli dico di partire così il lavoro è finito. Tu gli darai il mio numero e quando arriva qui mi deve solo chiamare, così io mi incontrerò con lei, prenderò la macchina e lei torna indietro, questo è il suo lavoro (...) e il discorso è finito”
. Coincidenze troppo precise per essere solo, appunto, delle coincidenze, visto come, quando scenderà, AC 1 riprenderà in poche ore possesso dell'A6 e ripartirà subito con la vettura imbottita di droga, anche se fornita da altri.
AC 1 chiama _in serata per incontrarsi. Questi avvisa _e poi gli dice di aver incontrato la ragazza che vuole partire l’indomani, _fa capire che ha problemi ma alla fine acconsente e, proprio l’indomani la Audi A6 parte per il Kosovo. Notarsi bene che da nessuna telefonata fra _ed AC 1 emerge che la donna abbia detto all’interlocutore che la vettura sarebbe stata portata giù da una terza persona, di guisa che per _era molto verosimilmente la donna che doveva intraprendere il viaggio, fino a quando i due si parlano il 15 novembre 2003 in relazione alla telefonata delle 13.18 dove AC 1 dice
“il tipo che deve portare l’auto”
e _chiede:”chi è quel tipo?” e la donna spiega che è quello che porterà la macchina ed aggiunge che adesso non ci sono più problemi
“perché io dovrei solo andare a prenderla, per quello che io voglio parlare con te perché la cosa è molto più semplice. Queste cose non te le posso dire al telefono (...) Non ci sono problemi, l’unico problema è incontrarti (....) Fra mezz’ora tu devi uscire ad aspettarmi lì. Quando arrivo ti chiamo dall’altro telefono”
.
Ora, interrogata dagli inquirenti sul significato di questa telefonata AC 1 ha dichiarato:
"D: Considerato che lei doveva vendere l’auto, per quale motivo diceva già a quel tempo che doveva solo andare a prenderla?
R: Non mi ricordo più cosa ho detto a _ Chiedo che mi venga fatta risentire la telefonata.
I verbalizzanti mi fanno risentire la telefonata in questione.
Confermo che la traduzione è fedele a quanto discusso in questa telefonata. Non riesco a ricordare a che cosa mi sto riferendo quando parlo di quanto riportato nel presente verbale e cioè:
“...Si, si, mi capisci, io dovrei solo andare a prenderla, per quello che io voglio parlare con te perché la cosa è molto più semplice. Queste cose non te le posso dire al telefono..."
In aula ha per contro riferito che si trattava del problema al tettuccio, ciò che è escluso dagli accertamenti tecnici che hanno permesso di stabilire che esso, una volta riti i contatti, era funzionante. Ora che le cose si stavano mettendo bene perché _ aveva accettato di scendere in Kosovo con l’auto è testimoniato sia dalla versione di _ resa agli inquirenti e più sopra riportata sia dalle successive intercettazioni telefoniche in cui il figlio di _ dice ad AC 1 che il papà parte alle 12.10 (ore 11.48) e poi AC 1 spiega ad _ quale treno deve prendere per andare da _ HB a _ (ore 12.43) e _ comunica alla donna dove si trova esattamente (ore 13.14 e 13.15). Meno evidente è perché, ancora una volta, la donna abbia bisogno di incontrare _, per un problema al tettuccio della A6, prima che _ parta, suscitando pure la seccatura di quest’ultimo che per finire non voleva nemmeno più partire dato il lungo viaggio che gli si prospettava, perché la donna, dopo che lui era arrivato a casa sua, è uscita ed è rientrata dopo le 17’00. Incontro tra _e AC 1 che c’è stato dato il chiaro tenore della telefonata delle 14.35 nel quale la donna informa l’uomo che ha sistemato tutto e che
“arriva fra mezz’ora”
. Sul luogo dell’incontro i due, ancora una volta, parlano in codice
“ci vediamo là”
, come del resto in quella delle 13.18 in cui AC 1 dice
“fra mezz’ora tu devi uscire ad aspettarmi lì
”
e che, contrariamente a quanto avviene secondo il corso ordinario delle cose fra due persone che conversano di fatti che non si devono né nascondere né tantomeno equivocare,
“quando arrivo ti chiamo dall’altro telefono e tu mi richiami su questo numero”
. Che dire? Semplicemente che non è assolutamente credibile che per un tettuccio che funziona peraltro regolarmente, ci si debba per forza incontrare, per discutere di cose che al telefono non si possono dire, lasciando le due figlie, la più grande menomata e l’altra piccolina, in casa con _e _e facendo attendere qualche ora _ che doveva partire per il Kosovo ancora quel giorno. Certo, AC 1 ha detto in aula che non poteva parlare al telefono di quelle cose, riferite al tettuccio, perché era troppo complicato spiegare a _il difetto e capire poi come ripararlo, ma ancora una volta si tratta di una bugia in quanto è stata proprio AC 1 a dire di aver staccato lei i contatti elettrici del tettuccio e, d’altro canto, nemmeno era logico creare tutte quelle difficoltà alla partenza se, come ha detto lei, la vettura doveva andare in Kosovo per essere riparata.
f)
Riprendendo con l’analisi dei CT in atti si ha che AC 1 alle 14.45 del 15 novembre 2003 avvisa _ di tornare a casa e di prepararsi per partire che il padre l’avrebbe presa con sé. Alla domanda della ragazza se anche lei sarebbe scesa, AC 1 risponde di no precisando che sarebbe andata
“dopodomani”
. _ riferirà di essere partito dopo le 17’00, di essere andato a prendere _ perché così convinto da AC 1 che l’avrebbe aiutata nel viaggio di ritorno con la piccola _ Fatto sta che l’uomo entrerà in Kosovo il 16 novembre stante che la necessaria autorizzazione a circolare rilasciata per l’Audi A6 dell’accusata reca proprio la data del 16.11 (PS 16)Alle 18’47 AC 1 spiega a _che il problema è che non può partire prima di martedì (n.d.r. 17.11), il quale le chiede se
"quell’amico"
è partito e lei risponde di sì. Il 16 novembre alle 15.23 la donna chiama il fratello _ e gli chiede
“se l’hai preso quello”
e
“dove l’hai lasciato”
. _ risponde affermativamente ma, seccato, le dice di non importunarlo con domande sul dove. La sorella gli domanda allora se gli deve mandare un SMS
“per il numero di loro”
e l’uomo le chiede se “loro” lo conoscono. AC 1 dice di no ed allora il fratello chiede cosa deve dire, al che la donna riferisce di non dire nulla
“devi solo dargli la macchina e vi mettete d’accordo dove incontrarvi”
. _ ha riferito che, una volta giunto a _ , ha consegnato la A6 a _ e non l’ha più rivista così come _ ha detto di averla rivista solo al momento di rientrare in Svizzera. Ora, ancora una volta la telefonata con il fratello è in toni ermetici: parlano sì della vettura, ma pure di
“quelli”,
persone che _ non sa nemmeno se lo conoscono e solo AC 1 sa che non lo conoscono. Al PP la donna ha riferito
“che l’autovettura era stata consegnata da _ a mio Fratello _, il quale doveva portarla ad un’altra persona che io non conoscevo. Ho saputo successivamente dalla polizia che si chiamava _ "
ver. PP 03.05.04 2v). Si tratta anche in questo caso di affermazioni non vere poiché, come visto, è il fratello a chiedere ad AC 1 se quelli lo conoscono e lei risponde di no, risposta che non poteva dare in quei termini se nemmeno lei conosceva i destinatari della vettura. In altri termini come poteva dire che il fratello non li conosceva se nemmeno lei li conosceva?
g)
Lunedì 17 novembre 2003 alle 12.12 _ e AC 1 hanno la seguente conversazione:
"F Perché quelli, questo ha dovuto dichiarare come se io li
avessi invitati a venire oggi?
A Chi è questo? A chi l’avrebbe dovuto dire?
F A questi qua.
A Quello stronzo, quando lo vedrò, almeno poteva star zitto e non dirlo a nessuno.
F Sai io ho chiamato questo qua per “pulire” (saldare il debito) quello che era in sospeso, per poter “pulire” del tutto. Lui mi ha chiesto perché io ho chiamato quello. Io gli ho risposto che io non ho chiamato quello e che non so nulla e nemmeno lo conosco. Sai lui è il tuo debitore, lui ti deve dare. Mi ha anche detto che lo ha chiamato suo fratello ed io gli ho risposto nuovamente di non sapere niente.
A Ahiaiaiaiai!!!
F Io sono stato poco fa con lui, è lui che ti deve “pulire” (saldare) il debito. Mi ha detto che non ci sono problemi, però quell’altro là (in Svizzera) non aveva bisogno di parlare.
A Va bene, ora io subito richiamerò questo qua.
F Hai chiesto ...incomprensibile... di mandarti dei soldi o qualche cosa d’altro?
A No, niente.
F Ok, però i biglietti mi sono rimasti ancora aperti.
A Quali biglietti?
F Quelli che avevo preso una volta.
A No, non mi ricordo di questi biglietti.
F I biglietti d’aereo.
A Quali biglietti, non mi ricordo, dove li avevi presi.
F Dal Xhema.
A Allora è lui che ti deve pagare.
F Ma si, lascia stare.
...
F Quando tu puoi venire in Kosovo anche se non dipende da te, io dovrei avvisarti.
A Io vengo domani."
(telefonata n. 54)
Si tratta di nuovo di una chiamata con termini allusivi, di difficile comprensione per un lettore esterno. In occasione del suo interrogatorio del 3 maggio 2004 davanti al PP, al proposito, AC 1 ha riferito:
"Nel corso della telefonata n. 54 con mio fratello _ parlo del debito che _aveva nei miei confronti di fr. 1'000.-. Io avevo acquistato due biglietti, nell’autunno del 2003, per tornare in Svizzera con tutte e due le figlie, per fare rinnovare il passaporto italiano visto che stava per scadere. Siccome non avevo tempo per tornare con l’automobile, ossia la Mercedes con la quale avevo fatto il viaggio di andata, ho acquistato i biglietti aerei presso un’agenzia dove mi rivolgo regolarmente. Per me era inteso che questi biglietti avrebbero dovuto essere pagati da _visto che aveva il debito di fr. 1'000.- nei miei confronti, cosa che egli non ha fatto. ADR che non mi ricordo cosa volesse dire mio fratello con l’affermazione “i biglietti mi sono rimasti ancora aperti”.
Ma queste spiegazioni non appaiono convincenti. Intanto fratello e sorella parlano di quello che lui conosce e di quello là che non doveva parlare e quindi AC 1 dice che lo chiamerà lei quello qua. Ora che il “qua” ed il “là” si riferiscano ai luoghi in cui si trovino le persone per rapporto all’interlocutore appare pacifico e trova conferma nel fatto che poi il giorno dopo, alle 15.16 AC 1 chiama _– che è in Svizzera, dove si trova lei – ossia questo qua e si lamenta del fatto che _non doveva sapere nulla. Non parla dell’acquisto della vettura come due persone che normalmente conversano di un affare da fare in relazione alla vendita di un veicolo, vettura che non viene menzionata nemmeno di fronte alla sorpresa di _che chiede
“come ha fatto a sapere _?”
L’uomo le chiede quindi di attendere che avrebbe verificato. Sette minuti più tardi, alle 15.22 del 17 novembre 2003 i due si risentono e la conversazione è la seguente:
"D Ecco, ha il telefonino spento perché alle 1500 doveva incontrarsi con tuo fratello. Appena lo riaccende lo richiamo e ti faccio sapere immediatamente.
A Tu non devi parlare con lui di nulla, parlerò io quando vado là, perché io avrò un altro discorso con lui.
D Con quale?
A Con quello là.
D Ma il mio amico è un altro! E’ quello con cui si è incontrato tuo fratello.
A Tu gli dovrai dire soltanto due cose. Io domani sarò là puntuale e che non deve aver nessun contatto con _ Non solo con lui ma con nessuno.
D Non credo che il mio amico abbia parlato. Non è che ha parlato il tuo amico qua, quello con i baffi?
A No.
D Sei sicura?
A Al milione per cento.
D Ma com’è successa questa cosa?
A Gli ha detto che si è sentito con il suo fratello.
D Magari si sono sentiti.
A _ha detto di mio fratello.
D Tu perché non gli hai detto che sei qui in Svizzera?
A Non so di che cosa si trattava. Non so in quale lingua spiegartelo.
D Ok, richiamerò più tardi perché lui doveva incontrare tuo fratello alle 1500.
A Digli che si farà male da solo.
D Appena parlerò con lui ti richiamo.
A Tu gli devi dire che il cerchio, più piccolo è, più forte è!
D Si, va bene."
In questa conversazione appare evidente come la donna esprima dapprima la preoccupazione che _non dica nulla a
“quello là”
. L’interlocutore le fa notare che il suo amico è un altro, ossia quello con cui si è incontrato il fratello (n.d.r. _), al che la donna lo invita a fare due cose: a dirgli che domani sarà là puntuale e che non deve parlare con _”. Più in là AC 1 precisa, nella stessa telefonata, che
“_ha detto di mio fratello”
e _dice che il suo amico doveva incontrare _ alle 15’00. Con il che emerge che l’amico di _non è evidentemente _ Ma se la vettura che, a dire della donna, era in Kosovo per essere venduta dall’amico di _, _, che necessità vi era riparlare di _? Poco credibile al riguardo AC 1 quando dice al PP che non voleva che vedesse l’auto altrimenti non le avrebbe più restituito il residuo del prestito: se la vettura doveva essere mandata in Kosovo per essere riparata e venduta ad un eventuale acquirente non ancora ben definito, che necessità c’era, come vedremo, di tenerla nascosta e di partire poi di tutta fretta il 19 novembre per andare a riprenderla in compagnia della piccola _? Molto più logico e credibile è invece che in quelle telefonate si parla del fornitore, di chi deve caricare la droga in auto e che la donna non voglia che l’amico (fornitore) di _parli con il suo amico (fornitore) _ Questa chiave di lettura trova poi ampia conferma nella telefonata delle 18’08 fra AC 1 e _ nella quale il fratello - che l’amico di _, a dire di quest’ultimo nella telefonata delle 15’22 con AC 1 aveva detto
“lui deve incontrare tuo fratello”
mentre la donna gli aveva detto che sarebbe arrivata il giorno dopo – _ informa la sorella di non partire l’indomani e meglio:
"A Dove sei?
F Hai chiamato in tempo.
A Ah si, perché?
F Non sbagliare a partire domani.
A E perché?
F Mi ha detto che le cose si sono incasinate. Entro mercoledì te lo faccio sapere.
A Merda! Io ho riservato anche il biglietto. (....)
Chiamo subito sto qua per sapere cos’è sta roba"
h)
Appreso dal fratello che il giorno dopo non sarebbe potuta partire perché gli avevano riferito che le cose si erano incasinate e dopo avergli comunicato che avrebbe chiamato
“sto qua”
per sapere cosa stava accadendo – e _si trova in Svizzera come lei – alle 18.10 la donna chiama _per chiedergli spiegazioni con riferimento alla precedente telefonata con _ e pure _è sorpreso che le sia stato detto di non partire. In questi momenti le telefonate si infittiscono. Alle 18.51 _spiega alla donna che è colpa di Shefqet che è andato direttamente da _ a chiedere 1'000 euro. I due si lasciano con l’invito da parte di AC 1 ad essere informata subito.
A mente dell’accusata si tratterebbe non di shefket ma di shomit che significa amico, precisazione che può essere ammessa senza difficoltà (verbale di polizia 06.04.04 PS 2r). Ma ancora una volta se il tutto, ossia la vendita dell’automobile è andata in fumo a causa del fatto che
“l’amico”
ha chiesto 1'000 euro che sarebbero il residuo del prestito che il compaesano _ancora le doveva restituire tramite _, non avrebbe alcun senso che proprio l’amico incaricato da _di venderle la macchina incasini tutto per mille euro in cui lui non c’entra nulla, perché sono un debito di _ Al dibattimento la donna ha poi precisato che il “lui” di quella telefonata delle 18.51 è suo fratello (verb dib. P. 9). Ancora una volta quindi la versione di AC 1 non sta in piedi, se solo si pensa che la donna ha sempre sostenuto che il debito era di _e non
“.. da _ a chiedere 1000 euro. Denaro che lui
(n.d.r. _ secondo l’ultima versione dell’imputata)
vi doveva”
(telefonata n. 64 delle 18:51 del 17.11.2003).
Ella ha pure sostenuto che il fratello le aveva spiegato, alle 18’08, che _e _avevano dei problemi tra di loro. Centrava pure un certo _. Io non so cosa avevano tra di loro
,
ma in quella telefonata _ era stato esplicito:
"Quando ho incontrato il mio amico loro mi hanno detto che sono stati loro a dire a quello perché l’ho cercato (...)
Lui ha paura di far partire qualche cosa perché loro gli chiedono garanzie”.
Richiesta di meglio precisare di quali garanzie si tratti, la donna non ha saputo rispondere (verbale pol. 27.04.04 PS 2u). Di certo non potevano trattarsi di garanzie legate all’acquisto di una vettura non ancora perfezionato e nemmeno relative alla restituzione del cennato saldo del prestito, se solo si pon mente al fatto che per l’intero mutuo non erano state pattuite garanzie.
i)
Tornando alla telefonata (n. 64) delle 18.51 del 17 novembre 2003 tra _e AC 1, emerge che i due si risentono poi alle 19’07 ed in quell’occasione _rimprovera alla donna che tutto il caos è stato creato perché
“Lui è andato a chiedere 1000 franchi. Ti avevo detto che non sono in discussione 1000 franchi anche perché te li avrei dati io”.
Ora, il tenore di questa conversazione smentisce ancora una volta che tutti i contatti tra i due erano finalizzati alla restituzione del saldo di 1000 (euro o franchi poco importa) del prestito fatto ad _: è _stesso che dice alla donna che quello dei 1000 non è mai stato un problema. Ma la conferma la dà la medesima AC 1:
“Ma smettila perché non sono in gioco mille franchi”.
La conversazione prosegue poi sulla questione di chi sia la colpa del fatto che si debba aspettare, con _a dire che è colpa del fratello ed AC 1 a sostenere che è di
“quell’altro”
:
"
A Ma smettila perché non sono gioco 1000 franchi ...(incomprensibile)... io ho organizzato anche la donna che deve venire a curare i bimbi. Non posso giocare con lei dicendo vieni e non vieni. I biglietti sono riservati. Tra le altre cose ho anche giù la ragazza che devo riportare indietro.
D Si...
A Io avevo organizzato tutto, lei (_) è sicura che mercoledì ritorno.
D Ah..., tuo fratello.....
A Mio fratello non ha colpa. Non è stato lui a rovinare il piano e a dire di aspettare due giorni, è stato quell’altro a dire che le cose non sono a posto e che non posso partire.
D La colpa è tutta di tuo fratello. Quando lui si è incontrato con loro ha fatto un casino!
A Mio fratello non centra niente, l’altro doveva solo consegnare e basta. Anche se mio fratello gli ha chiesto 1000 franchi. Al massimo il tuo amico poteva dire a mio fratello di chiamarmi per metterci d’accordo (sempre riguardo i 1000 franchi) e la storia sarebbe finita qui. Non dovevano farla lunga.
D _ non aveva bisogno di dire che sta aspettando il tuo amico e che il tuo amico mi ha chiamato (?).
A Cosa centra questo. Anche se glie lo avessi detto, lui poteva dire che andava bene. Doveva solo consegnare la macchina. Io ho provato a chiamare questo ma non funziona il numero. Credo che questo numero non è giusto.
D Quale numero hai chiamato?
A Quello che mi hai dato tu.
D Te ne mando un altro perché quello che hai tu non funziona in Kosovo. Ti mando il numero e chiamalo tu.
A Va bene gli parlerò io. Gli dirò anche che non posso organizzarmi altrimenti. Tu lo sai che problemi ho con le figlie. Ti ho detto anche che mi sta aspettando la ragazza”.
(telefonata n. 66)
Significativo è che in questa conversazione vi è un chiaro riferimento a _ che ha un ruolo importante nella vicenda e che la donna dimostra di ben conoscere, ma al riguardo AC 1 ha sempre sostenuto di non sapere nulla.
Ma tant’è.
Altro particolare non trascurabile è che la conversazione finisce con la promessa di _di inviarle il nuovo numero che la donna deve chiamare (
"chiamalo tu"
) perché quello che gli ha dato lui non funziona. Alle 19.11 AC 1 riceve un SMS che le comunica un numero di utenza albanese in uso a _(cfr. tel. n. 68), cosa peraltro non contestata dall'accusata.
Alle 19.12 AC 1 richiama il fratello e gli rimprovera di aver incasinato tutto. _ nega e le chiede cosa intende fare e la donna risponde:
“ora parlerò direttamente con lui e ti faccio sapere”
(tel. n. 67).
E tre minuti dopo la donna chiama _, s’inserisce la segreteria telefonica e si incrocia con una chiamata di _che le dice:
“sicuramente sta parlando con qualcuno”
e lei
: “Io proverò ancora una volta e se non funziona lascio perdere”
, al che l’uomo le dice:
“parlerò io con lui e gli darò il tuo numero”.
Poi alle 19’47 _la richiama e le dice che sta provando a rintracciarlo ma il telefono è sempre spento. La donna lo invita ad insistere, poi la conversazione si sposta sull’ipotesi di andare giù mercoledì
“che si sono messi d’accordo così con tuo fratello, così facendo gli altri non vengono a sapere niente”
e AC 1 risponde che mercoledì (n.d.r. 19.11) va ancora bene.
j)
Alle 20’12 _ e AC 1 si sentono nuovamente. All’inizio della conversazione la donna chiede al fratello di informarsi fino a quando _ può rimanere in Kosovo. In seguito parlano dei difetti dell’auto. In precedenza il fratello le aveva infatti inviato un SMS dicendole che i fari erano stati riparati mentre non riesce a capire cosa abbia il tettuccio (ore 20’07), difatti risulterà che fumava regolarmente. Tre minuti dopo al telefono AC 1 gli ebbe a dire che quello che riusciva a riparare di pur farlo. Ma che la questione dei difetti non era per AC 1 importante è lei stessa a dirlo nella surriferita telefonata delle 20’12 (n. 72) dove, a domanda del fratello a sapere quale vetro fosse rotto, la donna dice:
”lascia stare, questo non è importante”
e la conversazione si sposta poi su cosa
“quello”
avrebbe detto ad AC 1 e meglio:
"A Non lo so, non riesco a contattarlo
F Vedi, io non sono scemo, ti ho chiamata per spiegarti come stavano le cose. Vedi che ora mi hanno dato tutta la colpa a me!
A Si sì lo vedo.
F Questi qui non mi piacciono per niente... Fammi sapere cosa decidi per mercoledì, altrimenti faccio riportare l’auto ad _ .
A (Arrabbiata) No, lascia l’auto là. _ non deve sapere!
F Io non posso tenere la macchina nascosta e non ho dove tenerla.
A Nascosta, ma non l’hai lasciata a loro?
F No, l’auto è da me.
A Ahi, ahi, ahi...
F Lui non l’a voluta!
A Ok, va bene.”
Interrogata dagli agenti al proposito AC 1 ha detto:
“visti i casini che si sono creati per questi 1000 euro, i difetti andavano in seconda posizione”
(verb. Pol. 27.04.04 PSu), ciò che ancora una volta è smentito dalle precedenti affermazioni dell’accusata contenute nelle intercettazioni telefoniche più sopra esposte laddove ha detto di aver spedito l’auto in Kosovo proprio per essere riparata e che soprattutto che la storia dei 1000 non è mai stata importante.
k)
Alle 20’23 del medesimo 17 novembre _chiama _e gli chiede se ha ricevuto il numero di
“lei”
e _risponde di no. Nel prosieguo della telefonata, dopo essersi scambiati le ragioni delle difficoltà incontrate per sentirsi, _comunica a _che:
“anche Lei ti sta chiamando”.
Ora questa comunicazione si inserisce perfettamente nel contesto della chiamata fra AC 1 e _delle 19’15 precedenti nella quale, dopo aver tentato di mettersi in contatto con _ed essersi inserita la segreteria telefonica, la donna dice a _:
“io proverò ancora una volta e se non funziona lascio perdere”
e lui risponde:
“parlerò io con lui e gli darò il tuo numero”.
Quindi la
“lei”
non può che essere AC 1: si tratta infatti di conversazioni perfettamente lineari che si intrecciano con l'intento della donna di dettare gli ordini di quello che risultava essere il traffico di eroina sventato in dogana. Esse non possono lasciare dubbi a proposito di chi sia la persona oggetto di discussione fra _e _ Concordanze temporali e di contenuto che si confermano nei minuti a venire quando alle 20’23 _comunica a _il numero di telefono di
“lei”
ed alle 20’33 _chiama AC 1 dalla _, paese dove nella precedente telefonata con _delle 20’23, lo stesso _aveva detto di trovarsi.
l)
Infatti a quell'ora AC 1 ha con _una lunga conversazione il cui contenuto è il seguente (n. 73):
"A Allo.
S Buona sera.
A Come stai?
S _e, e voi?
A Non voglio farti perdere tempo, vorrei solamente sapere cos’è successo per arrivare a questo disguido.
S No, non c’è nessun disguido. Io ho parlato ieri con lui. Io ieri sono stato là, solo che non l’ho incontrato per niente. Io oggi lo chiamerò e gli dirò che alle 1500 esatte sarò là. Tuo fratello mi ha chiesto se non ho parlato con lui perché si è incontrato con _ davanti alla banca e gli hanno detto che io ho chiamato quei ragazzi. Io gli ho detto che non ho parlato assolutamente con nessuno.
S Si, si, si, si...
...incomprensibile...
S Lo sai anche tu che io ho degli obblighi verso di loro.
A Io non so cosa tu abbia con loro. Mio fratello mi ha chiamato verso le 1300/1330 e mi ha detto che ci eravamo messi d’accordo che nessuno non doveva sapere niente. Come mai lui mi ha chiamato e mi ha chiesto perché hai parlato con loro, chi ha detto a lui. Inoltre mi ha chiesto se non siamo stati noi. Gli ho risposto che non siamo stati noi .... Mi capisci?
S Non so cosa è successo... cosa si sono detti, Io ho detto a lui che avrò dei problemi con lui perché ho degli obblighi verso di lui.
A A me non interessa cosa tu abbia con lui, non voglio avere nessun problema con lui. Non sono legata a lui e non ho nessun contratto con lui.
S Io ti capisco, però io ho un contratto con il mio amico. Io sono stato là. E’ da solo due mesi che sono tornato. Io ho problemi con lui. Io sono legato a lui. Ora mi tocca fare dei lavori senza di lui e questo non mi va. Adesso ho ancora maggiori problemi perché loro hanno saputo che io ho parlato direttamente con voi. Questo non riesco a capire da dove lo hanno saputo.
A Appunto, anche a me sorprende questo fatto.
S E’ stato tuo fratello ad andare a chiedere i 1000 Euro dicendo che aveva bisogno e non voleva andare a chiedere soldi ad altri. Così mi ha chiamato _ chiedendo spiegazioni circa quello che io ti avevo dato. Io gli ho risposto che non gli devo spiegazioni perché AC 1 sa cos’ha ricevuto da me... in seguito _spiega ad AC 1 che ha detto a _ se poteva dargli i 1000 franchi e _ ha detto di no.
A Non credo che il problema stia lì (nei 1000 Euro) ma il problema sta nei biglietti perché quando io sono andata in Kosovo è stato lui ad andare a ritirare i biglietti e così lui non mi doveva più niente. Mio fratello mi ha chiesto com’è la storia dei biglietti (nel senso di chi deve pagare) ed io gli ho risposto che li deve pagare quello là . Visto che lui non li ha pagati ed io conosco il bigliettaio, ho mandato mio fratello a pagarli. Da allora io non l’ho più sentito. Mi sembra strano che mio fratello parte da questi biglietti come scusa per iniziare una discussione del genere.
S Lo so, anch’io ho sbagliato e cos’ì loro là l’hanno saputo. Gli ho detto che io quell’uomo non lo conosco e non l’ho mai visto. Io ho fatto solo quello che mi avete chiesto voi. Il mio amico mi ha avvisato che non devo fregarlo.
A Quel ragazzo non è così male come pensate voi.
S No, non quello con la “A” ma quello con la “N”.
A Io quello non lo conosco.
S Io ho avuto a che fare con tutti e tre. Quello con la “A” non lo cago nemmeno, non ho mai avuto problemi con lui, l’ho anche incontrato dove sei tu e anche qua abbiamo lavorato assieme.
A Io quell’altro non lo conosco e nemmeno lo voglio conoscere. Quello lì non deve permettersi di parlare sul mio conto. Non ha nessun diritto visto che non l’ho mai incontrato e non ho mai parlato con lui. Non vorrei nemmeno conoscerlo perché è uno che non mi interessa.
S Inutile parlare, facciamo come ci siamo messi d’accordo con quello in Kosovo (?) perché veramente io ho paura ed ha pure paura anche lui. Lui mi ha detto che non sappiamo con chi abbiamo a che fare. E’ successo quello, se vuoi la verità... a me dispiace per gli uomini e non per le cose.
A Si, sono d’accordo. Il mio vantaggio è che lui non sa con quale auto sono giù.
S Oggi mi ha parlato di Mercedes. Mi ha detto che qui ha la Mercedes e mi ha chiesto se non sono stato là anch’io. Gli ho risposto di no e gli ho detto “...vuoi capire che non ho chiamato, che cosa vi succede?...” gli ho detto anche che voi Kosovari volete muovere tutto il Kosovo...ma state bene? Siete diventati Kosovodrvo (parola offensiva non traducibile).
A Ah, Ah, Ah, Ah, Ah.
S
Davvero, gli ho detto anche che voi fate i lavori con il culo ed è ora di smetterla di domandarmi di lavorare con questo, quello e quell’altro. Veramente loro mi hanno portato con l’acqua alla gola. Io credo che per sabato sarà meglio, sino a quando le acque si calmano.
A Sai dov’è il problema...
S Per mercoledì o giovedì prossimo sarà tutto pronto. Gli ho detto che quando io ti chiamo deve essere tutto in regola. Non dobbiamo parlare di niente. Lavoro fatto e partire subito.
A Sai dov’è il problema? Non posso io ho una figlia che è stata operata ed ho organizzato qualcuno per accudire a lei. Quella donna non può venire tutti i giorni. Io posso dire non domani ma dopodomani. Non posso aspettare a lungo. Capisci? Io non posso aspettarti perché ho un’altra ragazza con me che deve tornare giovedì o venerdì per la scuola. Questo è il problema perché io l’avrei organizzata in modo diverso.
S Aspetta, cosa pensi, ho detto al mio amico là ed a tuo fratello... visto che è successo questo casino. Credimi che io ne so qualche cosa anche dalla mia esperienza in _ Sarebbe molto meglio ritardare un po’ il lavoro che combinare qualche cosa di brutto. Te lo dico apertamente che non mi dispiace per niente. Questo mi succede tutti gli anni, ma mi dispiace per l’uomo. Non so se il mio amico ti ha raccontato che un mese, un mese e mezzo fa due dei miei amici che facevano quello che state facendo voi li hanno rinchiusi là da voi (in Svizzera).
A Ascolta non facciamola lunga. Io avrei preferito che l’auto la prendevate voi e non lasciarla a quel ragazzo. Voi dovevate nasconderla da qualche parte perché anche lui non ha il posto dove metterla. Visto che lui non circola per niente non volevo far capire a nessuno che l’auto si trova là.
S Aha, devo andare a prenderla?
A Si, vai a prenderla, è pronta e non hai bisogno di avere contatti con nessuno. Mi devi dire solo a me, quando, dove e non c’è bisogno che sappia né mio fratello e tanto meno questo qua. Tu devo parlare solo e solo con me direttamente.
S Sai, io volevo parlare con te perché quell’amico dove io dovrei finire il lavoro mi ha detto di parlare con te e dirti che sarebbe molto meglio di sospendere tutto per qualche giorno. Quando arrivi tu qui nessuno potrà accorgersi di niente perché sarà finita in fretta (in pochi minuti). Meglio aspettare perché può succedere...Mi capisci? Dammi retta, così è meglio che anche tu non debba avere tanto lavoro qui. Vieni un giorno e scappi subito.
A Però io non posso venire così!
S E quando puoi venire?
A Il problema sta proprio lì. Io ho la ragazza in Kosovo che mi sta aspettando per andare a prenderla, martedì, mercoledì o al più tardi giovedì. Non so esattamente quando inizia la scuola. Quindi io al più tardi devo tornare giovedì. Mi capisci?
S No, è troppo presto.
A Troppo presto?
S Si.
A Parlerò ancora con mio fratello.
S Se tu riesci (ad organizzarti) per martedì di settimana prossima?
A No, non posso, è troppo tardi, non posso davvero. Devo parlare con la ragazza e chiedergli sino a quando ha libero. Credo che settimana prossima ha scuola.
S Va bene, parla con lei e mi richiami. Hai il mio numero?
A Quello che ho non funziona.
S Mi chiami su quello macedone... 476.
A Ma non funziona.
S Si perché io venivo dalle montagne e non aveva sicuramente ricezione.
A Posso richiamarti su questo numero che usi ora?
S No, questo è di casa, ora ti mando un SMS con il numero."
Interrogata in polizia a proposito di questa telefonata AC 1 riferisce che si trattava di colui che doveva comprare l’auto e che quella era la prima volta che ci parlava (Verb. Pol. 06.04.04 PS 2r). Nuovamente interrogata dagli agenti il 27 aprile 2004 (PS 2u) l’accusata ha dichiarato:
"Nel corso del verbale steso dinnanzi al PP in data 18 dicembre 2003, ore 1400, a pagina 8 ha dichiarato quanto segue:
"... il 17 novembre 2003, alle ore 19.11.51, _ mi ha inviato un SMS, ossia quello indicato al numero 5 allegato VI 10 dicembre 2003, con il quale mi ha comunicato un numero di telefono che inizia con lo _, ossia un numero austriaco, della persona interessata all’acquisto. Non mi ha detto il nome di questa persona. Io ho chiamato questa persona, senza sapere come si chiamasse, e gli ho spiegato che l’auto era in Kosovo a _ . Volevo spiegargli in particolare come si apriva il tettuccio, visto che era complicato. Lui mi ha risposto che lo sapeva già, visto che glielo aveva spiegato il ragazzo, ossia Dashor o _ Sono quindi partita ...”
D Si ricorda di questa sua dichiarazione?
R Si, mi ricordo.
(...)
Alla Polizia risulta che lei abbia tentato di contattare questo numero nel corso della sua telefonata no. 68 (n.d.r. quella delle 19.15 con _che si è inserito dopo la segreteria telefonica di _). In seguito, telefonata 70 (n.d.r. delle 19.47 con _), pure _ le comunica di non riuscire a contattare il personaggio.
Come risulta da altre censure telefoniche non a suo carico ma di cui lei ha preso visione nel corso del verbale di Polizia 16.04.2004, ore 1400; alle ore 2023 del 17.11.2003 _ comunica a _ _(personaggio a cui è legato il numero di telefono _) il numero del suo (di AC 1) cellulare.
Lei riceve la telefonata da _alle ore 2033 – telefonata no. 73.
Leggendo questa telefonata risulta come il contenuto della discussione sia ben diverso da quanto descritto dinnanzi al PP."
Successivamente interrogata dal PP in relazione alla medesima telefonata la donna ha detto:
"In relazione alla telefonata n. 73, malgrado le contestazioni dell’interrogante, ribadisco che si stava discutendo sempre del problema dell’automobile. Era la prima volta che parlavo con questo _e devo precisare che lui parla con un altro dialetto e non capivo tutto quello che mi diceva. Visto che era la prima volta che parlavo con lui no mi sono permessa di interromperlo e gli ho lasciato raccontare quello che voleva. In particolare quando mi ha raccontato quando di due suoi amici che sarebbero stati “rinchiusi in Svizzera” non sapevo a cosa si riferisse e l’ho lasciato parlare. Quando ha detto che “queste persone facevano lo stesso lavoro che fate voi”, questa affermazione non era riferita direttamente a me e a mio fratello bensì era un’affermazione generica. Quando nella telefonata si parla “di non fregarlo, di aspettare che le acque si calmino e di aspettare qualche giorno”, presumo fosse riferita sempre alla discussione avuta tra mio fratello e le altre persone. Non so assolutamente perché _aveva discussioni con queste persone. Quando _mi ha detto “vieni un giorno e scappi subito” voleva dire che la discussione con lui in merito all’automobile sarebbe durata poco tempo.”
In aula, a proposito sempre di questa telefonata con _, l’accusata ha dichiarato:
"A.d. del presidente l'accusata conferma: che il "lui" della telefonata è _, che "...quello con la 'A'" è sempre _, che "... io quell'altro non lo conosco e nemmeno lo voglio conoscere ..." trattasi di _, che "... e non lasciarla a quel ragazzo..." è suo fratello, che "... tanto meno questo qua..." trattasi sempre di _, che "... parlare con te perché quell'amico dove io dovrei finire il lavoro..." trattasi di _ mentre non sa cosa è il lavoro"
(verb. dib. p. 10)
Ancora una volta pretendere che quella telefonata si riferisse alla vendita della vettura Audi A6 è illogico, non credibile, smentito dal contenuto stesso della conversazione:
- _non può essere l’acquirente di una vettura quando della vettura si parla di non “lasciarla a quel ragazzo” inteso come _ (verb. Dib. 10), quando si parla di
“quell’amico”
inteso come _che sarebbe il mutuatario del cennato prestito per cui _non aveva alcun incarico e non sapere però cos`è quel lavoro che _dovrebbe finire con quell’amico che secondo AC 1 sarebbe _.
- Dal contenuto non emerge affatto che i due non si conoscano e che si parlino per la prima volta come sostiene l’imputata. _le dice infatti di aver chiesto a suo fratello se non ha parlato con lui perché si è incontrato con _ davanti alla banca e gli hanno detto che lui ha chiamato quei ragazzi. Più avanti _le dice che è colpa del fratello che è andato a chiedere a _ 1000 euro, così _ l’ha chiamato per chiedergli spiegazioni circa quello che lui (_) le aveva dato e gli ha risposto che non deve spiegazioni a nessuno perché AC 1 sa cosa ha ricevuto da lui. _spiega alla donna di aver a sua volta chiesto a _ i 1000 euro e che questi ha detto di no. Al che la donna risponde che il problema (ancora una volta) non sono i 1000 euro.
Questo smentisce quindi tutto il castello, invero già non credibile da solo, che si tratterebbe del saldo del prestito, perché della sua restituzione, secondo AC 1 stessa, doveva occuparsi _per conto di _e non _che afferma di nemmeno conoscere.
- La conversazione si sposta poi su una questione di biglietti aerei, salvo poi tornare su personaggi che non vengono nominati se non con l’iniziale. _parla di quello con la “A” e di quello con la “N”. AC 1 dice che quello con la A non è male, mentre quello con la N – che in aula preciserà essere _ (verb. dib. P. 10), non lo vuole nemmeno conoscere e che non deve permettersi di esprimersi sul suo conto. L’uomo cerca di tagliare corto e le dice che è inutile farla lunga e che ha paura perché
“lui ha detto che non sappiamo con chi abbiamo a che fare”.
AC 1 risponde che il suo vantaggio è che non sanno con che auto è giù e _le dice
“oggi mi ha parlato di Mercedes”.
Ora, anche qui, se si trattasse delle vendita della Audi A6 non ha alcun senso dire all’interessato che il suo vantaggio è che quello non sa con che auto è giù, se proprio della vendita di quella vettura doveva trattarsi.
- In seguito _le spiega di essere con l’acqua alla gola e le chiede di attendere fino a giovedì o venerdì della settimana dopo
“lavoro fatto e partire subito”.
La donna gli risponde che ha la figlia ammalata e può attendere al massimo fino a
“dopodomani”
e che ha un’altra ragazza che deve rientrare a scuola. Poi lui le ricorda che è meglio
“ritardare un po’ il lavoro che combinare qualcosa di brutto”
facendo riferimento a due tipi che, due mesi prima,
“facevano quello che state facendo voi e li hanno rinchiusi là da voi”.
A questo punto sorge spontanea la domanda
“come mai finire rinchiusi per aver fatto un lavoro come quello che sta facendo AC 1”
se stava semplicemente combinando la vendita della sua vettura? A tale proposito la donna ha risposto in aula di non sapere di che lavoro si trattasse ribadendo che l’interlocutore parlava in modo stretto, a tratti incomprensibile, e quindi lo lasciava parlare dicendole di sì anche se non capiva bene cosa diceva. Ma al proposito, nella citata conversazione. AC 1 dimostra di capire bene e gli risponde di non farla lunga, che avrebbe preferito che l’auto non l’avesse
“quel ragazzo”
, ossia suo fratello (perché definirlo così?) e che
“voi dovevate nasconderla da qualche parte perché anche lui non ha il posto dove metterla”
e che
“visto che lui non circola non volevo far capire a nessuno che l’auto si trova là”.
Ora, perché nascondere l’auto dopo che lei stessa aveva detto ad _ di consegnarla proprio al fratello _? Certo, AC 1 ha spiegato che non voleva che la vedesse l’altro fratello Flamur altrimenti le avrebbe chiesto dei soldi perché già precedentemente gli aveva rifiutato un prestito di 50'000 franchi e lei però non si fidava di lui (verb PP 30.01.04 PS l), ma anche questa è una versione che può trovare spazio solo e soltanto nella sua fantasia o nelle fiabe che, verosimilmente qualche volta avrà raccontato alle figlie: spedire un’auto in Kosovo per far riparare dei difetti poco importanti con l’intento, come ha sostenuto AC 1, di venderla se si trovava un acquirente, salvo però preoccuparsi di nasconderla perché nessuno la veda, è talmente assurdo che non merita alcun commento se non che si tratta, ancora una volta, di una menzogna.
- Proseguendo nell’analisi di questa conversazione AC 1 esprime, a colui che dice di non conoscere e di sentire per la prima volta, che lui deve parlare solo con lei e che non c’è bisogno che sappia né suo fratello (n.d.r. che ha la macchina) né tantomeno
“questo qua”
, ossia _che sta qui in Svizzera e tramite il quale ha parlato proprio con _ E al proposito _le spiega che lui ha proprio voluto parlare con lei perché quell’amico
“dove io dovrei finire il lavoro”
gli ha detto di parlare con lei per dirle che sarebbe meglio sospendere tutto per qualche giorno così quando lei arriva giù
“nessuno potrà accorgersi di niente e sarà finita”
in pochi minuti,
“vieni un giorno e scappi subito”
. Anche in questo passaggio della telefonata appare oltremodo chiaro che i due non possono parlare della vendita del veicolo. Invero nemmeno AC 1 in aula l’ha preteso, precisando che non sa quale lavoro doveva essere finito, ancora una volta perché l’interlocutore parlava con un accento stretto. Ma ancora una volta ella dimostra di capire bene _perché gli risponde con senno dicendole che lei non può aspettare perché ha la ragazza giù (_ ) che deve tornare a scuola e quindi si deve fare al più tardi entro giovedì (n.d.r. il 20.11). L’uomo le dice che è troppo presto e lei le ribadisce che è troppo tardi.
- Una volta conclusa la telefonata, alle 20’50 AC 1 si preoccupa di verificare presso _ se ha chiesto a _ quando deve tornare, il fratello le dice che non c’è fino alle 22’00 e lui non lo sa, al che la donna lo invita a chiamarla o a rintracciarla e di farglielo sapere per SMS.
m)
Alle 22’00 _chiama _il quale riferisce di aver parlato con la donna e “ci siamo messi d’accordo con lei, ora parla con suo fratello e mi dirà come fare”, che “non ci sarebbero stati problemi se lei non avesse avuto il biglietto (...) quando suo fratello ha ritirato il biglietto l’hanno visto anche gli altri che lei doveva venire quaggiù". Nel prosieguo _dice che ha “una figlia malata” e che “ha una ragazza solo che non lo sapeva ancora se aveva preso le vacanze o no, vede cosa ha fatto e poi mi farà sapere”.
In effetti nella precedente telefonata fra _e AC 1 i due parlano di biglietti e meglio la donna afferma di aver parlato con il fratello che gli ha chiesto cos’era la storia dei biglietti e che visto che lei conosceva il bigliettaio ha mandato lei il fratello a pagarli e _risponde di capire e che anche lui ha sbagliato
“così loro là l’hanno saputo”.
Il riferimento ad AC 1 nella conversazione fra _e _delle 22’00 appare poi incontrovertibile dal fatto che _riferisce della figlia malata (n.d.r. _ ) e della ragazza (_) che non sa ancora se ha preso le vacanze, palese essendo il riferimento che la donna fa nella precedente telefonata con lo stesso _a proposito del fatto che ha giù la ragazza di cui non sa bene quando deve tornare, circostanza che prova poi a verificare subito dopo presso _ (tel. n. 74).
Ora, sostenere che ancora una volta si tratti della vendita della vettura di AC 1 equivale a sostenere una tesi semplicemente temeraria: che bisogno c’era infatti per _di chiamare _dalla Macedonia in Svizzera se aveva appena parlato con la proprietaria ed aveva concluso la conversazione concordando che si sarebbero successivamente sentiti e nel corso della quale la donna si è raccomandata tanto di non dire nulla a nessuno? Inoltre di un’auto i due parlano solo in fine di conversazione ma è _a dire a _che a lui la ragazza non gli darà la macchina. Ora, se l’acquirente è _questa frase, peraltro pronunciata dopo che i due parlano pure di altre cose non riferibili, almeno per quanto è emerso dagli atti e dal dibattimento, ad AC 1 (parlano tra l’altro di un ragazzo, di una certa Mergine, ecc), non può concernere la vettura dell’accusata.
n)
Alle 15.37 del 18 novembre 2003 _ 2, contro il quale non risultano procedimenti aperti e che peraltro rende pure regolari visite ad AC 1 in carcere, comunica alla donna un numero di telefono, lo _ che è in uso a _1, che l’accusata chiama un minuto dopo, dicendogli che la donna che doveva venire a curare le bimbe non può né giovedì né venerdì, invitandolo poi a dire
“a loro che io al più tardi devo tornare giovedì”
,
“Loro”
che AC 1 in aula ha precisato trattarsi di _(verb. Di. P. 11). Alle 16’05 si risente con _e la donna conferma che partirà l’indomani e l’uomo le dice che
“parlerò con lui”
.
o)
AC 1 richiama il fratello alle 18.16 dello stesso giorno per dirgli che lo informerà su cosa è stato deciso per il giorno dopo. _ le manifesta la sua paura di _ e lei lo rassicura nel senso che parlerà ancora lei con un certo “lui”. Interrogata dal PP, dopo che agli agenti di polizia aveva detto di ritenere di non dover commentare oltre la telefonata (ver. pol. 09.04.04 PS 2s), ha riferito di non sapere perché avessero paura di _ (verbale PP 06.05.04 PS 2w). Fattosta che alle 18.40 AC 1 chiama nuovamente _e la conversazione ha il seguente tenore:
"A Dove cavolo sei finito?
D Stavo dormendo perché non ho dormito tutta la notte, te l’ho detto anche prima.
A Beato te. Adesso ascoltami. Hai parlato?
D Si.
A E allora?
D Adesso lui è con l’altro e ti chiameranno, ti chiamerà quel ragazzo, il mio amico.
A Io dovrei sapere per la questione del biglietto, dovrei fare arrivare anche la donna che cura la bambina.
D Dammi retta, ora lui ti chiamerà e parlerete assieme. Io ho chiamato prima quando ti avevo detto. Solamente che lui insiste a voler parlare con te, così ti dirà tutto.
D Nel caso che parli con ...(si ferma e non dice il nome)... con tutti, anche con il _, devi dire che “ha creduto”. Devi dire a tutti che ha creduto, e la cosa è fatta. Non vorrei che nessuno venga a sapere.
D Vedi, hai ragione, noi due la prima volta c’eravamo messi d’accordo benissimo, e soltanto per una parola vedi cos’è successo.
A Appunto per questo che non voglio che nessuno sappia. Devi dire a chi ti chiede che io ci ho creduto. A parte noi due non voglio che nessuno sappia.”
Al proposito di questa conversazione, nel verbale di polizia del 9.4.2004, PS 2s l’accusata ha dichiarato:
"D Corrisponde la trascrizione sopra riportata a quanto detto nel corso della telefonata?
R Si, non ho nulla da modificare o da aggiungere.
D Cosa intende comunicare all’interlocutore con questa telefonata?
R Non ritengo di dover commentare ulteriormente questa telefonata!"
Salvo poi precisare al PP il 6.5.2004 (PS 2s):
"In relazione alla telefonata n. 97
(n.d.r. quella delle 18’40 del 18.11)
non ricordo cosa intendessi dire con l’affermazione “l’ha creduto”. Mi sembra che volessi dire di dimenticare la discussione in merito alla vendita dell’autovettura. Mi sembra che _ non sapesse neppure che io sarei andata a prendere l’autovettura."
In aula AC 1 ha detto:
"A.d. del presidente l'accusata, con riferimento alla telefonata n. 97 dichiara che: non volevo che nessuno sapesse che io parlavo direttamente con _per la macchina. Mi viene chiesto perchè allora ne parlavo con _ visto che con _avevo già parlato direttamente. Non lo so perchè adesso è passato un anno e non mi ricordo più esattamente."
(verb dib p. 11)
Anche queste sono spiegazioni tanto illogiche quanto non credibili. Se si trattava della vendita della vettura, perché non parlarne apertamente, senza sottintesi? Perché dire
“nel caso che parli con tutti, anche con il _, devi dire che ha creduto. Devi dire a tutti che ha creduto, e la cosa è fatta, non vorrei che nessuno venga a sapere”
se voleva semplicemente comunicare che non voleva che si sapesse che lei aveva parlato con _direttamente della vendita dell’automobile?
p)
Alle 21.25 AC 1 richiama _(tel. n. 99):
"A Mi hai detto che mi chiamavi subito, puoi tradurre in alba cosa vuol dire “è da un’ora che ti aspetto”...
D Si vuol dire che quando è il tempo di chiamarti...
A Ah, ah, ah. Hai parlato?
D No, al momento il suo cellulare è spento.
A Ascoltami, a questo punto lasciamo perdere tutto. Io dirò a quello di portarmi la macchina qui.
D Ehi, sai cosa...
A Possiamo fare per un’altra volta.
D Sai cosa?
A Cosa?
D Lui è con quello ... con gli amici laggiù. E’ per quello che ha spento il telefono.
A Mi dispiace ma io non posso aspettarvi. Non posso, ti ho detto come stanno le cose.
D Ah si? Noi possiamo aspettarti e tu no? (sorpreso)
A Ti ho detto come stanno le cose, non posso.
D Aspetta che ora lui accende il telefono e io ti faccio sapere subito.
A E’ tardi, nei miei piani era che questo lavoro doveva finire domani perché quella donna non viene a curarmi i bambini.
D Aspetta, io gli ho spiegato, solo che ora stanno facendo...
A Riunione?
D Riunione, conferenza... Piano non avere fretta.
A Lo sai che il bravo agnello ha due mamme (detto alba che viene usato per dire che quando una persona è buona ha diverse possibilità). Io sono un cattivo agnello ed ammazzo le due mamme! (arrabbiata).
D Quello cattivo non ha la vita lunga.
A Non fa niente.
D No, davvero, appena accende il telefono mi richiama subito perchè gli ho mandato un SMS.
A Aha..., qui io non ti chiamo più.
D No, non c’è bisogno, ci siamo capiti. Noi due ci capiamo con una parola.
A Se mi chiami dopo le 2300 sarà troppo tardi perché a quell’ora io non chiamo nessuno perché la gente dorme.
D Cosa?
A Se non mi chiami prima delle 2300 io poi non posso organizzare nulla perché la gente dorme.
D Ma no, appena accende il telefono mi richiama e poi io ti farò sapere.
A Voglio vedere se mi dimentichi come prima.
D Posso dimenticarmi di tutti ma non di te.
Saluti di chiusura."
Di tutta evidenza la donna, una volta appreso che l’interlocutore non ha parlato, gli dice che allora tutto va all’aria e che dirà a quello (_ , perché _, come visto, sa che l’auto l’ha portata giù un altro) di riportare la macchina, e che si farà semmai un’altra volta. L’uomo si arrabbia e le dice che lei non può aspettare ma loro devono attendere. AC 1 ribadisce che
“E’ tardi, nei miei piani era che questo lavoro doveva finire domani”
. Ed anche qui non parla in modo chiaro di una banale vendita di una vettura, ma “questo lavoro”, e meglio utilizza un linguaggio più sfumato, ancora una volta ambiguo, criptico. Poi gli dà una sorta di ultimatum:
“se mi chiami dopo le 23’00 sarà troppo tardi”
e l’altro le dice
“Ma no, appena accende il telefono mi richiama e poi ti farò sapere”
. Ora, che il tema sia nuovamente la vendita della macchina è ancora una volta fuori luogo, nella misura in cui oltre a parlare con linguaggio poco chiaro, ma che i due capiscono bene, non si capisce perché la donna, che dalla vendita della A6 ha dichiarato che voleva ricavare un beneficio di 2/3'000 franchi, continui a spendere soldi in telefonate e soprattutto si preoccupi, come visto in precedenti CT, che la vettura venga nascosta. Ma se _tergiversava e non concludeva l’acquisto, perché non farla girare questa vettura cosicché venisse vista da altri potenziali acquirenti, dato che, come detto dalla stessa AC 1 in aula in Kosovo, basta andare in giro con una bella vettura targata svizzera, perché tutti ti chiedano se la vendi?
Da notare poi che questa è l’ultima telefonata che è stata registrata tra _e AC 1.
q)
Ulteriori elementi importanti ritenuti dalla corte nel proprio convincimento che AC 1 ha organizzato ed eseguito consapevolmente il trasporto dell’eroina poi sequestrata dalla polizia il 20 novembre 2003 al valico di _, li forniscono le successive conversazioni telefoniche della donna, in particolare la n. 100 delle 22’51 del 18.11.03. A prescindere dall’identità dell’interlocutore - che per gli inquirenti è il famoso _, quello del prestito in realtà mai avvenuto, mentre per AC 1 è _che, al PP, la donna ha riferito trattarsi di colui che aveva fatto da intermediario nella vendita della precedente BMW (verbale 06.05.04 PS 2w), mentre in aula ha precisato che era colui che aveva in casa i parenti di un ragazzo che attendevano l’arrivo di una ragazza che _ 2 avrebbe dovuto mandare dalla Svizzera nel Kosovo per combinare il matrimonio (verb. dib. p. 12) – è di meridiana evidenza che il contenuto della conversazione è riferito alla droga, che la donna, stufa del tergiversare del duo _e _, pressata dalla necessità di andar giù quel giorno perché doveva riprendere _ e perché se no non aveva chi le tenesse _ , si rivolse direttamente a chi sapeva essere in grado di portare a buon fine il lavoro in poco tempo. Tant’è che poi partirà il giorno dopo con la piccola, ritirerà l’auto, prenderà a bordo _ e rientrerà in Svizzera dove sarà fermata in dogana, in possesso della droga.
Dapprima verrà esposto il testo integrale della conversazione con la precisazione che, data la contestazione circa l’identità dell’interlocutore, l’uomo viene indicato con la lettera B, mentre AC 1, come sempre in precedenza, è A. In seguito verranno ripresi alcuni passaggi della telefonata che la corte ha ritenuto i più significativi e il cui significato verrà analizzato nonchè, laddove necessario, confrontato con precedenti conversazioni che permettono di concludere che l’unica chiave di lettura possibile è, ancora una volta, quella sostenuta dall’accusa.
Ma andiamo con ordine. La conversazione:
"B Pronto.
A Alo.
B Mi senti.
A Io sì e tu mi senti.
B A ciao, come stai, cosa fai?
A Aaaa dico io, non vedo l’ora di vederti (nel senso che non si sentono da tanto tempo).
B Cosa fai, niente?!
A Sì niente, non ho tempo né di riposare né di fare niente perché ho la figlia ammalata.
B Come sta tua figlia?
A Non hai mai pensato di chiedermi come sta mia figlia visto che è stata anche operata.
B Piano che arrivo anche a quello, neppure tu non ti sei mai chiesto come sta lo zio, cosa fa e se ancora è vivo. Ringrazio Dio che l’operazione di tua figlia è andata bene e che ora sta meglio.
A Grazie.
B Cosa fai?
A Niente, _ piange perché vuole entrare nella vasca da bagno a fare il bagno.
B Ma cosa aspetti, buttala nella vasca e non pensarci più (scherzando).
A Sì e facile per te.
B Ha, ha, ha (ride).
A Scherzi con me! Tu “bastardo” (scherzando) perché non mi chiami direttamente invece di dire a _ di chiamarmi per dirmi quello che tu vuoi?
B Quando?
A Cosa?
...fanno fatica a sentirsi...
B _, lo sai se lui è ancora vivo e dove si trova?
A Si è in Svizzera.
B Lo hai mai incontrato da qualche parte?
A Sì tutti i giorni.
B Benissimo.
A Sì tutti i giorni.
B Volevo solo sapere se lui è ancora vivo.
A Sì si è ancora vivo.
B Se tu puoi dire al _ .....
A Sì cosa?
B No niente glielo dico io.
A Si diglielo tu perché lui mi ha chiesto qualche cosa ed io gli ho detto non voglio avere niente a che fare con voi, non voglio immischiarmi nei vostri lavori.
B Hai fatto bene, gli hai detto giusto, digli che non ci sono problemi.
A Lui mi dice che la colpa è mia, e io gli ho risposto che ti avevo spiegato che con le bugie e gli imbrogli con me non va.
B Tu non hai nessuna colpa.
A Sai mi sono offesa quando lui mi ha riportato che lo zio mi ha detto di chiederti una cosa. Io gli ho risposto: ma che lo zio non ha il mio numero per chiamarmi?
B No, io ho il tuo numero, tu non hai nessuna colpa, non preoccuparti che io parlerò con _ e mi metterò in chiaro.
A Va bene se tu ti metti in chiaro con lui ma io volevo solo sapere il motivo perché mi deve dire lui e non tu direttamente.
B Avrei voluto dirti io tutto, non ci sono problemi anche se _ ha sbagliato tantissimo con me. Non può un uomo non rispondere al telefono, capisci?
A Quelli sono i vostri affari che io non conosco e non li voglio sapere. Volevo soltanto dirti che questa settimana mi faccio vedere là (intende in Kosovo), mi capisci ?
B Dimmi cosa ti ha detto lui di riferirmi?
A Zitta che se ti do una sberla (dice alla bambina che sta piangendo).
B Zitta ...
A È uscito il numero (intende se il suo numero compare sul display del suo cellulare)?
B Sì si ho visto il numero.
A Sai questo numero è prepagato e non posso parlare a lungo, se per caso si interrompe la comunicazione mi richiami tu.
B Mi vuoi dire cosa ti ha detto _?
A Quello che tu gli hai detto.
B No no, quello che tu devi dirmi.
A Mi ha detto che tu lo hai consigliato che io dovrei venire là (intende in Kosovo) per finire quello.
B ...la interrompe e chiede.. Sai dove si trova quell’uomo?
A Ti ho detto che lui si trova in Svizzera, e che lui non lo sa che io ora sto parlando con te. Ieri sera mi ha pregato dicendo “ti prego vai”. Io gli ho risposto che non vado così come sono andata prima, con mille imbrogli. Gli ho detto che io senza parlare con voi personalmente non parto per il Kosovo, e cosa mi servi tu a venire con me... (dalla virgola in poi praticamente incomprensibile).
B Ascolta cosa ti dico.
A Prego.
B Tu sei in ordine, solo _ ha sbagliato tantissimo con me.
A Cosa avete fatto tra di voi non mi interessa.
B Ma no quello non è un problema e non ha nessuna importanza perché credo di aggiustare le cose.
A Grazie a Dio che io non ero immischiata in quell’affare (occasione) tra di voi.
B Ma no se sarò vivo quello lo aggiusterò (metterò a posto).
A Io non lo so che problema avete avuto voi due.
B Lo sa lui e sicuramente a te non ha detto niente.
A Lui ha tentato di dirmelo però io, appena cominciava lo fermavo dicendo che non mi interessa e che non volevo sapere, se vuoi puoi chiedere anche tu se non è cosi.
B Puoi mandargli un saluto.
A Che genere di saluto.
B Perché non alza il telefono (intende rispondere) visto che lo chiamo da tre giorni.
A Ti giuro che anche io sono arrabbiata con lui e che è da ieri che non gli parlo. Ieri eravamo assieme...
B La interrompe e dice: va bene ma tu lo saluti.”
A Sai non lo so se...
B La interrompe di nuovo e dice ad AC 1 di riferire a _: “Di’ a _, mi ha detto lo zio che non sapevo che sei un uomo così con due facce.”
A No aspetta, sai perchè non ti ha risposto quel giorno? Ti dico io... perché non era ancora pronto.
B Quello non mi interessa affatto.
A Quegli SMS che ti ha mandato sono stata io a scriverli perché lui non è capace a scrivere. Ti avevo scritto: “quando sarò pronto ti chiamo” perché quel ragazzo è .... In Francia e arriva con l’aereo.
B Quelle cazzate a me non interessano.
A No è la verità quel SMS l’ho scritto io.
B Quello non mi interessa, lui lo sa è stato qui e mi ha “costretto” ...incomprensibile... io da 4/5 giorni che ho la gente a casa mia.
A Si lo so per questo ti ho chiamato.
B È da 5 giorni che sto rischiando. Mi ha lasciato la gente a casa e digli che non ha fatto bene a mentirmi, digli che lo zio ha detto grazie!
A Ti ho detto che non parlo con lui perché sono molto arrabbiata per una cosa.
B Non fa niente tu digli solo questo.
A AC 1, molto arrabbiata dice: “Ehi alba non parlo con lui, lo capisci l’alba?”
B Cosa?
A Non parlo con lui perché sono molto arrabbiata per una cosa.
B Io è da 5 giorni che sto rischiando, da quando la gente mi ha lasciato la roba in casa.
A Ma lo so, non risponde neppure a me, io gli ho scritto un a mezzogiorno e non mi ha ancora risposto perchè ieri sera abbiamo litigato di brutto. Ora mi capisci?
B Il mio amico è rimasto là dove sei tu (intende Svizzera).
A Si si lo so.
B Ho rotto con il mio miglior amico perché io ho tradito. Mi hanno lasciato la gente in casa con la roba e mi hanno chiesto pure se io ero sicuro. Io gli ho detto che per quell’ora del giorno dopo ero sicuro (di riuscire a preparare il lavoro). Da allora non si è fatto vivo e non risponde al telefono. Quella gente mi ha lasciato la roba qui e io sono rimasto né per aria né per terra. Digli grazie a _
A Perché non mi hai chiamato. E’ per questo motivo che io sono offesa con te.
B Volevo farlo, ma lui mi ha detto che tu hai la figlia in ospedale, che tu non vieni e che sta arrivando una altra (persona) e che non devo neppure telefonarti. Tu sei in ordine, l’unico colpevole qui sono io che non ti ho chiamata.
A Visto che ammetti, la metà ti viene perdonata. Se tu avessi parlato con me, la cosa sarebbe andata diversamente.
B Riesci a capirmi, ti sto dicendo che io sono il colpevole. lo so che tu sei in ordine. Con te non ho niente da discutere, ma lui....
A Per quello che io sono incazzata, solo perché tu non mi hai chiamato. Lui non ti ha detto di chiamarmi direttamente perché io una volta gli ho detto: ...visto che lo zio mi vuole perché non chiama me invece di dire a te.
B Io glie l’ho detto ma lui mi ha risposto che sta arrivando l'amica del “Vecchio” (soprannome), di quell’altro, di quell’altra merda. Mi ha chiesto di chiamare la gente in Macedonia e di farla arrivare qui...
A Lo interrompe dicendo: “si si so tutto e non c’è bisogno che tu mi spieghi come stanno le cose.”
B Da 5 giorni che io sono prigioniero in casa, ne di la ne di qua.
A Lo so, lo so.
B Quel mio amico mi ha telefonato e mi ha detto: “Grazie, non lo sapevo che tu sei cosi” Capisci mi ha fatto rompere con il mio miglior amico perché ha rovinato il piano là. Mi ha costretto a stare a casa con la paura e continua a mandarmi degli SMS. Sai io non sono una puttana per mandarmi gli SMS.
A Io ho scritto perché è lui che mi ha chiesto.
B I veri uomini non mandano SMS. Il vero uomo deve parlare. Se vuoi sapere un’altra cosa quella sera ho pregato di non prendermi in giro se era sicuro per domani. Lui mi ha risposto “non preoccuparti che la cosa e fatta già da adesso”.
A Per questo lui non ha la colpa perché anche io ero presente. Non ti ha mentito per davvero. Era successo così.
B Ma piantala!
A Ti giuro che non ti ha mentito, non voglio tenergli la parte.
B Ma va per favore, gli è successo tanto quanto gli è successo a mia madre (si usa in alba per dire che non gli è successo proprio niente).
A Si che gli è successo, ti ho detto che non voglio tenergli la parte, specialmente ora che sono molto arrabbiata con lui e non posso vederlo. Ti sto dicendo solo la verità, e in più lui mi ha chiamato da là per dirmi che entro due ore io dovrei partire. Io gli ho risposto che non vado solo perché ero arrabbiata con te.
B Si si va bene, lui ha a che fare con me.
A Se tu mi avessi chiamato direttamente sarebbe stato diverso perché là (Kosovo) io ho quella.
B Va bene mi metto io in chiaro con lui non c’è nessun problema.
A Con lui non hai niente da metterti in chiaro per quanto mi riguarda, e se tu hai qualche cosa con me mi devi chiamare direttamente. Io ti ho chiamato solo per dirti questo.
B Se tu senti che l’ho chiamato di nuovo per te oppure per fare degli altri lavori con lui, allora puoi dire che sono un uomo di carattere debole. Nessuno al mondo si è permesso di maltrattarmi in questo modo, a parte lui, perché li ho sempre considerati come veri amici. Pure lui l’ho considerato come tale e guarda cosa mi ha combinato. Io so di essere molto pulito e quando dico così sarà così per davvero. Lui questo non lo deve mai dimenticare.
A Ascolta, solo per il fatto che tu sei stato sempre coretto, ti giuro su mia figlia che è malata, io sto facendo questo (lavoro). Te l’ho detto anche l'ultima volta, perché tutte le volte che io ti ho chiamato tu mi sei venuto sempre incontro. Lo sai anche tu quello che io ho fatto per te. Mi capisci io non ho mai avuto problemi con te. “Stimmt”.
B Come ti ho detto anche prima io non posso dire niente sul tuo conto.
A Lo sai che tutte le volte che io ho avuto bisogno di te tu ci sei sempre stato, non so se mi capisci, quindi io questo non lo dimentico perché non sono una bambina oppure una scema.
B Ti dirò una cosa.
A Prego.
B Io dovrei ammazzarmi perché tu sei stata sempre onesta con me.
A Ha, ha, ha, (ride) ma noo non è cosi (dice per non addossare la colpa solo a lui).
B Mi capisci io dovrei suicidarmi, perché io sono il tipo che dò anche l’anima alla gente.
A Anche io sono così però è sbagliato, bisogna solo essere sinceri e “allungare le gambe quanto è lunga la coperta” (detto alba per dire, non si fa il passo più lungo della gamba), anche se sono una donna ho sempre fatto cosi.
B La cosa migliore sarebbe stata di non dimenticare il tuo numero che lo tengo scritto da qualche parte.
A Vedi che ho ragione quando dico che tu hai dimenticato il mio numero?
B Ma non è vero, anche se tu hai ragione a dire tutto quello che vuoi, l’unico colpevole sono io.
A Tu non lo sai ancora che io ho l’auto là. A me servivano solo due ore per arrivare là (Kosovo) solo due ore.
B Ma quale hai qui?
A Quella bella.
B Quello di prima?
A Ma no, quella che hai visto anche tu, l’ultima.
B Ahaa con quella sei tu.
A Si con la grande.
B Con quella nera che hai comperato da poco?
A Si, con quella ma non è nera è verde.
B Quale quella?
A Quella A6.
B A quella, ce l’hai qui quella?
A Si.
B Mi prendi in giro?
A No davvero, quella l’ho lasciata là perché io ne ho due e non mi servono qui tutte due, così quando ho bisogno là è pronta la macchina.
B Che ti venisse un colpo!
A Che ti venisse a te perché a me?
B Si si hai ragione tu.
A Per essere coretti ti dico che lui è da una settimana che mi sta rompendo la testa solo che io dicevo di no per colpa tua e non per colpa sua.
B Tu hai ragione.
A Ti giuro che non ti racconto balle, gli ho detto che solo per colpa tua, visto che tu non mi chiamavi, non voglio andare.
B Ascoltami, tu hai ragione, ma voglio dirti solo una cosa.
A Prego.
B Lui lo sa benissimo che quando io dico di venire, tutto sarà pronto. Ti ricordi una volta cosa ti avevo detto? o non ti ricordi?
A Si si (molto scettica).
B Ti avevo detto...quando io dico di venire e se non ci sarà così, allora io sarò in debito con te.
A Proprio così, ora mi ricordo.
B Lo sai di quella volta quando mi avevi detto che non volevi tornare ...e mi avevi chiesto di finire il tuo lavoro...
A Si si mi ricordo, per quello che io ti ho detto che io queste cose non le dimentico mai!
B Quello li non aveva nessun bisogno di farmi restare (rimanere) in casa da 5 giorni senza poter uscire e di farmi rompere con il mio miglior amico. Ti ricordi una volta quando ti ho detto che in caso che voi avreste avuto bisogno io ho un vecchio amico (amico di vecchia data) con il quale non avevo lavorato da un pezzo, ti ricordi ora?
A Si che mi ricordo.
B È arrivato il giorno di incontrare il mio amico e di cominciare a parlare (lavorare) con lui per i miei bisogni, e lui non doveva e non aveva bisogno di farmi questo.
A Ascolta sto per finire il credito (soldi sulla carta telefonica) e non posso finire (intende il discorso).
B Cosa?
A Io non voglio che lui non viene a sapere che io ho parlato con te.
B Ma neanche per sogno.
A Sai perché?
B Ti giuro su tutta la mia famiglia che lui non sentirà neanche una parola da me sul tuo conto.
A Lo sai perché, mi sta pregando da una settimana ed io gli ho detto che non vengo per colpa dello zio.
B Brava hai detto bene.
A Non ti dico bugie e se vuoi posso ripeterlo anche davanti a lui. Gli ho detto se tu hai bisogno devi parlare con me.
B Lo sai perché ti voglio bene?
A He (come dire perché).
B Perché sei giusta ed onesta, dici sempre come stanno le cose... così e basta.
A Si si questo che ti sto dicendo io te lo può confermare anche lui domani in caso che voi due parliate. Io ...incomprensibile...
B No no io non voglio mai più parlare con lui, io ho chiamato in continuazione e lui non mi risponde.
Versione Ajtene:
...mandare...
Versione Ajtene:
...volevano...
A Lo so, io ero con lui quando tu hai chiamato.
B Allora perché non mi rispondeva.
A Diceva cosa gli devo dire ora io, mi chiedeva cosa doveva dirti (cosa poteva dirti), io dovrei dare una risposta a lui, guarda cosa mi hai fatto.
B Perché non gli hai detto che io rispondevo sempre quando lui mi chiamava?
A Ti giuro sui miei figli di averglielo detto, anzi gli ho detto di risponderti, di darti una risposta. Gli ho detto che non succede niente se tu gli dici “non sono ancora pronto” e la cosa finisce qui.
B Ascoltami tesoro mio, una sera prima gli ho detto e ho pregato di dirmi se lui è sicuro perché io lo sentivo che lui non era sicuro e mi sembrava che mi voleva imbrogliare. Ho chiesto per favore se c’era qualche cosa che non andava.
A Lo sai dove era il problema? Gli ho detto che con certa gente tu non puoi finire dei grossi lavori, gli ho detto anche che questo lavoro non è un scherzo e non lo puoi fare con certe troie, drogate ed ubriacone.
B Queste parole gli ho detto anch’io.
A Sai che ci sono donne che si sono ubriacate per strada ed hanno creato un sacco di problemi! Sono dovuta andare io a prenderle. Tu non hai la minima idea di quello che ho passato io con loro. Sai che quando l’ho vista mi ha fatto paura? Anche senza sana fa paura!
B Ascolta, tu l’A6 ce l’hai da qualche parte?
A Si.
B Cosa vuoi fare ora tu (a questo punto)?
A Io ho paura perché non voglio avere dei problemi con lui, non voglio che lui venga a sapere che ho parlato con te altrimenti poi lui mi dirà “quando io avevo bisogno tu non volevi parlargli”. Ho paura solo di questo.
B Tu non devi avere paura di lui, e se tu vuoi compri (ritira) domani il biglietto.
A Lo interrompe dicendo: “ho già riservato il biglietto.”
B Ok allora sali (intende di salire sull’aereo) e vieni qui, beviamo un caffé e poi ne parliamo. Io sono pronto e in 5 minuti finisco il tuo lavoro.
A Il problema è che la figlia minore e ammalata e si trova in carrozzina.
B La _?
A No la figlia maggiore e stata operata.
B Aha (sorpreso e dispiaciuto).
A Lei è sulla carrozzina e non può camminare. Io questa (la figlia maggiore) non la volevo portare. Volevo solo la _, e mi sta aspettando anche quella bella ragazza. Ti ricordi che eravamo a Ulqin (Montenegro), no ma che a Ulqin...
B Aha quella ragazza con cui eravate da me quella volta, si ora mi ricordo.
A Si quella che cercavamo a Gjakove (Kosovo).
B Ecco portala da me cosi posso fidanzarmi con lei perché sono rimasto per strada (intende dire che se si fidanzasse con lei sarà a posto anche perché lei hai un permesso in Svizzera).
A Lei mi sta aspettando là per tornare con me.
B Per amor di Dio, portala qui e ci fidanziamo noi due!
A Macchè, lei e già andata (nel senso che lei non e più libera).
B E già fidanzata !
A Non ancora, però è andata per questo motivo, prima vuole vedere il ragazzo.
B Ah si va bene.
A Niente, volevo solo dirti che io ho un'altra donna là (in Alba si dice cosi inteso la ragazza) per tornare con me, così mi aiuta e io non mi annoio durante il viaggio.
B Brava!
A Il problema è ...incomprensibile... dove hai l’amico qui (intende dire dove sta il suo amico in Svizzera), lui è qui?
B Si là dove sei tu.
A _e solo che io non mi sono messa in chiaro per le altre cose, e non lo so se valgono ancora le parole (promesse) che mi ha detto il _
B Cosa ti ha detto il _
A Mi ha detto 3.
B Non ti preoccupare gli faccio vedere io a lui, a te darò anche 5.
A Ha, ha, ha (ride).
B Visto che lui ti ha detto 3 non ci sarà nessun problema.
A Ok, lui mi ha detto cosi.
B La interrompe dicendo: “Non ti preoccupare perché lo zio ti paga!”.
A Lo so che con te non ho mai avuto problemi.
B Con me tu non avrai mai dei problemi.
A Se tu l’ultima volta ti mettevi in contato direttamente con me non ci sarebbe stato nessun problema perché tutto era “tip top” (andava tutto benissimo). Io conoscevo tutta la gente, ero a conoscenza come procedeva il lavoro. Mi ha sorpreso solo una cosa.
B Cosa?
A Quando mi ha detto quel ragazzo, per poco non ho avuto un infarto. Mi credi che per due ore ho perso la strada se non sapevo nemmeno dove mi trovavo.
B Allora vuoi venire domani così ci mettiamo seduti e ne parliamo per bene in modo che una volta per tutte finiamo queste pagliacciate (nel senso di non dare ascolto quello che dicono gli altri)?
A Va bene quando arrivo là ti faccio sapere, vedrò se ci sarà l’aereo ed in mattinata ti faccio sapere.
B Va bene perché dovrei avvisare il mio amico che si trova da te (intende Svizzera), mi capisci?
A No non devi avvisare questo qua (amico di zio) prima che io arrivo da te.
B Io dovrei informalo senz’altro capisci, ma visto che tu hai qui l’A6 non ci sarà nessun problema.
A Io ho i biglietti aperti, e vi ho detto anche di non essere sicura di volare perché ho la bambina ammalata. Ora dovrei confermare (bestätigung) a loro, si o no.
B Si si devi dire Ja (Si) e la cosa è finita.
A Ok, lo sai che tu non meriti questo, e che tu mi devi un favore, non penso in qualche (geschenkt) regalo o in qualche altra cosa, non so come dirti, mi devi solo delle buone parole (parlare bene di lei).
B Si si lo so.
A Tu sei in debito con me almeno per una buona parola.
B Non allunghiamola, visto che tu vieni, poi ne parliamo.
A Ok allora quando arrivo ne parliamo.
B Io non ti dirò mai più una bugia e non ti nasconderò mai più niente, i segreti non devono esistere per le brave persone, però con la gente cattiva sarò un grosso problema.
A Ok quando arrivo domani mi spieghi tutto.
B Se il Dio vuole domani sarai qui, no?
A Se Dio vuole, però aspetta che prima dovrei chiamare una donna che deve venire a stare con la _
B Ok cerca di riuscire a fare (nel senso di convincere la donna).
A Ok Tchüss.
B Mi farai sapere questa sera quando.......
A Si si ti farò sapere questa sera."
- Nella prima parte i due si salutano e parlano della figlia malata (_ ). Poi la conversazione si sposta su _, che per AC 1 sarebbe _ 2, l’amante. Il primo elemento di identificazione dell’interlocutore lo fornisce il seguente passaggio:
"B Se tu puoi dire al _ .....
A Sì cosa?
B No niente glielo dico io.
A Si diglielo tu perché lui mi ha chiesto qualche cosa ed io gli ho detto non voglio avere niente a che fare con voi, non voglio immischiarmi nei vostri lavori”
In effetti nella telefonata n. 73 del 17.11.03 alle ore 20’33, AC 1 dice a _
“A me non interessa cosa tu abbia con lui”
precisando in aula che “lui” è _(verb. Dib. P. 10). Ora, accertato che _è in Svizzera e _si trova in Macedonia, conversano al telefono a proposito di traffici
di droga, come già è emerso e come verrà più dettagliatamente esposto in seguito, così come AC 1 sa che i due sono in contatto tra loro (a suo dire per venderle la macchina) l’allusione della donna di aver detto a _ che non vuole sapere nulla dei loro affari, non può che essere riferita alla circostanza che ha informato _di non voler avere niente a che fare con _, tant’è che nella telefonata successiva delle 22’00 _informa _:
"Poi lei mi ha detto di avere paura che gli altri le possano fare qualcosa. Le ho detto:”Ma tu cosa credi? Perché io sto facendo così. Per che cosa?” Mi ha detto che lei non ha niente a che fare con lui e poi le ho risposto che ho a che fare con lui perché ho degli obblighi verso di lui (...) lei mi ha detto “non so cosa avete con lui”."
Ne discende che, di tutta evidenza quel _ non può essere _ , ma è _, il lui è _ (tel. n. 73) e l’interlocutore è _(alias _) con il quale a _aveva detto di non sapere cosa avessero loro (_e _) con _
- Nel prosieguo della telefonata AC 1 vuol sapere perché non può parlare direttamente con lui (B) ma deve passare per il tramite di _ B risponde che _ ha sbagliato tantissimo con lui al che la donna gli dice che quelli sono affari loro e lo informa che “questa settimana mi faccio vedere là”. In sottofondo si sente la piccola piangere e AC 1 che la zittisce, avvertendola che se no le dà una sberla. In seguito l’uomo insiste per sapere cosa _ le ha detto di dirgli e la donna risponde
“Mi ha detto che tu lo hai consigliato che io dovrei venire là per finire quello”
e poi lo informa che _ si trova in Svizzera e che non sa che sta parlando con lui.
Ed in effetti _non sa che AC 1 avrebbe parlato direttamente con _ Nella precedente telefonata gli aveva detto che se non si sentono entro le 23’00 sarebbe caduto tutto. Circostanza poi confermata nella successiva conversazione delle 12.53 del giorno dopo nella quale _chiama _ed esordisce chiedendogli dove
“cavolo sei finito che ti sto chiamando come un matto (....) Ci siamo ammazzati a chiamarti”.
Poi lo informa che la donna non sarebbe ormai più scesa in Kosovo, e meglio:
"S Pronto?
D Dove cavolo sei che ti sto chiamando come un matto?
S Sono qui, perchè li hai spenti i telefoni ?
D Cosa ?
S Sono qui, la moglie mi ha chiamato dicendo che tu hai chiamato, e io ho detto che i tuoi telefoni sono spenti.
D Da ieri che mi ammazzo chiamandoti.
S Su quale telefono mi hai chiamato, su quale numero mi hai chiamato, questo e sempre stato acceso.
D Ma che acceso.
S Ti giuro sui miei figli che questo numero e sempre stato acceso.
D Macché acceso.
S Quasi arrabbiato dice: certo che lo avevo acceso, mi ha chiamato mia moglie dicendomi che ti ha chiamato il _, ed io gli ho risposto se _ mi chiamava sul questo numero gli avrei risposto visto che è sempre stato acceso.
D Ma che acceso, da ieri che ti chiamo sia sul questo numero sia in questo Austriaco e tutti i due erano spenti.
S Quello austriaco si, perché lo avevo lasciato in machina visto che ho cambiato quello di ......
D Cosa fai, dove sei ?
S Io sono....e lo interrompe _
D Non mi hai detto.... Lo interrompe S
S Sono a Tetovë
D Non mi avevi detti ieri che mi chiamavi e non ti sei fatto vivo per niente.
S Quando ?
D Ieri sera.
S Se ti ho detto ti chiamavo, fino a quando posso chiamarti?
D Ci siamo ammazzati a chiamarti.
S E impossibile
D Ma certo che si.
S Ti giuro sul dio che e’ impossibile, altrimenti non saprei cosa dirti.
D In più ti ho spedito un SMS dicendo di chiamarmi.
S Su quale telefono lo hai spedito ?
D Sul questo telefono.
S Ti giuro su Dio che tu hai confuso i numeri, perché in questo numero non è arrivato nessun SMS, non è che lo hai spedito su quello altro, sul 904? Controllerò la carta apposta, per vedere se tu lo hai spedito li, altrimenti è impossibile perché in questo non c’e’.
D Dici sul serio ?
S No, ti giuro su dio, può darsi in quello austriaco, solo che quello lo avevo lasciato in machina...
D Cosa c’e’, cosa hai fatto, dimmi tutto?
S Cosa c’e’, io in serata andrò da quelli e metterò tutto a posto.
D No, non affaticarti per “quello”
S Perché ?
D Non viene più giù
S Cosa ?
D Non viene più giù.
S Non viene, perché ?
D Non viene perché Lei non ha tempo, mi ha detto che non partiva oggi non ha più tempo.
S Domani si può?
D Amico mio Lei non viene.
S Ma perché, cosa è successo ?
D Non viene... lo interrompe
S Lei mi ha detto per giovedì, mi ha chiesto se me le puoi fare per giovedì.
D Allora amico mio perché ... tu la chiami e parli con Lei, io non la chiamo.
S Ok, allora la chiamo io.
D Io non la chiamo
S La chiamo io e parlerò con Lei.
D Io non la chiamo e non posso stare nonstop al telefono con Lei, e tu lo sai che Lei è molto appiccicosa.
S Si che lo so, lei è una appiccicosa, e digli a quella stronza che tu ti fotti con _, quella figlia di puttana scopa con _e sta cercando di creare confusione. Quel giorno Lei mi diceva che non voglio che _viene a sapere anche se è un bravo ragazzo e dal altra parte _va a prenderla. Gli ho detto a questa figlia di puttana lo so che _è un bravo ragazzo ma sei tu che vuoi creare dei problemi.
D Ah, se è cosi tu non devi avere paura perché io _lo lascerò con le mani in bocca. Gliela fotterò la donna.
S Questa è una grande figlia di puttana, Lei scopa con _, io lo so chi è Lei, ho vista all’ aeroporto di Shkup quando ho accompagnato/a _
D Gliela prendo e gliela fotterò io a lui la sua donna.
S Questa figlia di puttana, digli che _quando passa per l’ aeroporto di Shkup passa con Lei, Lei è con la figlia ? due figlie, Lei mi conosce, chiedi se lo conosci il _?
D Con due figlie
S Si è quella figa, Lei scopa con _, a me vuole creare dei problemi, che vada affanculo, dice che _non deve sapere, l’ho chiesto perché _non deve sapere e l’ho mandato affanculo dicendo che lo ha rovinato l'amicizia. Non deve sapere _, e lui va a prenderla, allora perché non dovrebbe sapere _?
D Ma che vada affanculo, quando mi chiamerà le chiederò di darmela."
Ora, al di là della volgarità del termine usato (scopare) riferito ad _e alla Lei, non va di tutta evidenza inteso nella sua comune accezione di, per usare un eu_smo,
“fare l’amore”
, bensì
“di mettersi con”
, ciò che suscita le ire di _
- Che nella telefonata n. 100 AC 1 e B stanno parlando di _è ulteriormente confermato dal fatto che la donna, sempre a proposito di _ gli dice:
“Ieri sera mi ha pregato dicendo ti prego vai. Io gli ho risposto non vado così come sono andata prima, con mille imbrogli”
. E, ancora una volta questa circostanza è confermata nella surriferita chiamata tra _e _laddove il primo informa il secondo che “Lei” non parte. Fatto sta che B si lamenta con AC 1 di _ e cerca di rassicurare la donna nel senso che lei non ha colpa e che anche lui invece ne ha, ma la donna non vuol sapere di queste storie, di precedenti affari tra di loro, ma approfitta, visto lo stato di arrabbiatura di B con _per dirgli che anche lei è arrabbiata con lui perché, anche se in realtà è una bugia, non gli parla da un giorno. B la invita pure a riferirgli che lo zio (così è chiamato B)
“non sapeva che sei un uomo così con due facce”
. Il tutto perché _ non gli ha parlato al telefono ma gli ha mandato solo degli SMS (
“io non sono una puttana per mandarmi gli SMS”
dirà poi nel prosieguo della telefonata), che AC 1 dice però di aver scritto lei con il telefonino di _:
“No aspetta, sai perché non ti ha risposto quel giorno? Ti dico io perché non era ancora pronto”. Ed è proprio dalla storia degli SMS che parte il discorso relativo ai rischi che B corre. Egli dice infatti alla donna che è da “5 giorni che sto rischiando”
. AC 1 capisce subito di cosa parla B e gli riferisce
“per questo ti ho chiamato”
. B le dice che per colpa sua è da 5 giorni che sta rischiando, da quando la gente mi ha lasciato la roba in casa
“quella gente mi ha lasciato la roba qui e io sono rimasto né per aria né per terra”
.
A proposito della traduzione del termine “roba” l’accusata ha ribadito in aula che il termine usato non è l’equivalente albanese di roba ma di cose. L’interprete ha dal canto suo ribadito, sotto giuramento, di aver tradotto, dopo che la registrazione è stata fatta risentire al dibattimento, in modo fedele e che la parola usata è “roba” che anche in albanese significa droga. Già questo basta per ritenere che il tema della conversazione è riferito ancora una volta allo stupefacente. Ma tale circostanza trova pure ulteriori riscontri sia nell’illogica spiegazione data da AC 1 secondo la quale sarebbero i parenti del futuro sposo che sarebbero arrabbiati con lui perché non vedevano arrivare la ragazza promessa da _ , sia per il contesto della telefonata stessa in cui la donna dice all’interlocutore di averlo chiamato proprio perché lui sta rischiando e non si fa riferimento a parenti che sarebbero in casa e che lo minaccerebbero o a una ragazza da far sposare. D’altro canto rischiare per il fatto di avere per 5 giorni qualcosa in casa significa rischiare per una cosa che scotta, così come aver paura al punto che
“mi hanno chiesto pure se io ero sicuro. Io gli ho detto che per quell’ora e per quel giorno ero sicuro”
. Ne discende che B non può che essere l’_di cui parlano _e _nella telefonata delle 12.53 del giorno dopo.
- B dice pure che per colpa di _ avrebbe rotto con il suo migliore amico e lui passa per un traditore, ha la roba in casa e _ non si fa vivo, gli manda solo SMS. AC 1 gli rimprovera di non averla chiamata direttamente e lui risponde di aver saputo da _ che aveva la figlia ammalata. Ora, è pur vero che entrambi i _ sapevano della malattia di _ , ma è altrettanto vero che la questione emerge nella telefonata proprio come conseguenza dei surriferiti sgarbi che _ha fatto a B.
- La conversazione continua poi con tutta una serie di rimproveri che B fa a sé stesso anche per non aver chiamato direttamente AC 1 alla quale riferisce che lei non ha colpe. Senonchè l’uomo ammette poi di aver perso il suo numero e la donna glielo fa notare. A quel punto il discorso si sposta sulla vettura. E’ AC 1 ad introdurre questo argomento nella conversazione:
“tu non sai che io ho l’auto là. A me servono solo due ore per arrivare là solo due ore.”
E da _ in Kosovo in aereo ci si impiega circa un paio d’ore!
L’uomo manifestamente non sa nulla della vettura tant’è che chiede:
“Ma quale auto?”
e lei:
“quella bella”
, lui:
“quella di prima?”
e lei:
“Ma no quella che hai visto anche tu, l’ultima”
, e poi spiega che è la A6, suscitando quasi l’incredulità dell’interlocutore. La donna spiega che ha due auto e quindi la A6 non le serve in Svizzera così
“quando ho bisogno là è pronta la macchina”
. A questo punto B comprende che la cosa è più facile ed esclama:
“che ti venisse un colpo”.
Ora, cosa c’entri ancora una volta la ragazza che dovrebbe sposare il kosovaro i cui parenti starebbero da B di cui questi pure ha paura, con la precisazione che lei non solo ha già giù la vettura ma che si tratta pure della A6 proprio non può, pur con tutti gli sforzi possibili ed immaginabili, essere compreso. Questo passaggio della conversazione prova invece che _(l’interlocutore) aveva già visto in precedenza la vettura
“quella che hai visto anche tu (....) sì con quella ma non è nera è verde”
. Audi A6 verde che è poi quella con cui la donna è rientrata e nella quale è stata rinvenuta la droga oggetto di questo procedimento. E che AC 1 fosse stata in Kosovo l’ultima volta il 31 ottobre/1. novembre precedenti proprio con la A6 è stato, come precedentemente esposto, accertato dai timbri sul suo passaporto e dal rilascio della relativa autorizzazione a circolare per la medesima vettura.
- I due riprendono a parlare di _ e la donna si raccomanda di non dirgli nulla della telefonata
“Io non voglio che lui viene a sapere che ho parlato con te”
e che, per dire la verità, lei gli (a _1) ha fatto credere che era per colpa sua (di _) e gli ha detto che non voleva più partire. Fatto sta che di nuovo il discorso poi ricade sulla A6, ma questa volta è _a riprenderlo chiedendole se ce l’ha da qualche parte e cosa intende fare. AC 1, prudentemente gli dice di temere che
"lui"
, ossia, come, visto _1, venga a sapere che ha parlato con lui e _le risponde:
"Tu non devi avere paura di lui e se tu vuoi compri domani il biglietto (....) e vieni qui, beviamo un caffè, poi ne parliamo. Io sono pronto in 5 minuti e finisco il tuo lavoro”.
Questo passaggio appare oltremodo significativo poiché corrisponde appieno a quanto accade poi il giorno dopo e meglio quando AC 1 scende in Kosovo con l’aereo (
“prendi il biglietto”
), riprende possesso della sua Audi A6 e rientra, dopo una brevissima permanenza, con la droga nel serbatoio (
“io sono pronto e in 5 minuti finisco il lavoro”
).
- Dopo aver concordato l’incontro per l’indomani _le dice che deve
“avvisare il mio amico che si trova da te”
e, ancora una volta la donna lo invita a non parlare con nessuno. I due si lasciano con AC 1 che avverte l’interlocutore che deve ancora
“chiamare una donna che deve venire a stare con la _”
e che gli avrebbe fatto avere una conferma ancora entro la sera.
Finito di parlare con _la donna chiama, alle 23’32 (tel. n. 102), _ informandolo che parte l’indomani e lui chiede
”perché?”
e lei risponde:
“Nessuna discussione. Quando arrivo ti farò una telefonata e mentre tu vieni sai che sono da sola”.
Subito dopo aver avvertito il fratello, la donna alle 23.39 richiama _e gli conferma
“che io ho parlato e parto domani. La donna arriva questa sera”
. Ha ancora un solo problema ossia i biglietti aerei che ha lasciato “open” e _le dice che dal Kosovo ne può avere quanti ne vuole e poi cade la linea (tel. n. 103).
E’ stato accertato che AC 1 è partita da _ il 19.11.2003 attorno alle 09’00 per . Non prima però di aver raccomandato alla figlia _ , nella telefonata delle 07.10 di quel giorno, di non rispondere al telefono fisso e a chi chiede di mamma di dire che è andata a fare la spesa:
"C Si.
A _
C Si.
A Quando telefona qualcuno non devi dire a nessuno dove sono.
C Ok, che devo dire.
A Che mamma è andata a far la spesa e torna più tardi, il telefono di casa non lo prendere...
Saluti."
(tel. n. 105)
Preoccupazioni logiche in relazione a quanto andava a fare in Kosovo e soprattutto al fatto che nessuno doveva saperlo (in particolare _), all’infuori ovviamente del fratello che aveva la macchina e che doveva “finire il lavoro”. Così dopo avergli detto la sera prima che sarebbe partita l’indomani e che l’avrebbe chiamato, alle 08’23 del 19.11 lo chiama effettivamente e gli chiede
“Hai già finito il lavoro con lui?”
. Il fratello risponde:
“Ora sto andando a finire il lavoro con lui. In caso che farò tardi tu mi aspetti”.
La donna si raccomanda pure:
“Gli devi dire di venire anche lui perché gli dovrei parlare. Ci siamo capiti?”.
Il riferimento alla telefonata tra la donna e _della sera prima appare chiaro. In quell’occasione la donna aveva sollecitato di incontrarsi e l’uomo acconsentì.
- A proposito del lavoro che il fratello doveva finire, interrogata dal PP AC 1 ha introdotto una nuova versione e meglio che si trattava:
”della compra-vendita di frutta”,
salvo però poi non sapere a cosa si riferisse quando gli ha chiesto
“hai già finito il lavoro con lui?”
(verb. PP 06.05.04 PS 2W). Ancora una volta la verità è ben diversa da quello che dice la donna: il lavoro non può che essere l’occultamento della droga nella vettura e non certo un estemporaneo, per rapporto a tutto il concatenarsi delle telefonate, lavoro relativo alla frutta. Insomma, AC 1 prima ha chiamato _dalla Svizzera al Kosovo concordando che sarebbe scesa l’indomani e che in 5 minuti il lavoro sarebbe stato fatto invitandolo a non dire nulla a nessuno, poi ha avvisato il fratello che avrebbe fatto il viaggio, successivamente ha confermato ad _che sarebbe partito davvero, assicurandosi poi da un lato che la figlia non dica dov’è e che non risponda al telefono e dall’altro che il fratello abbia fatto il lavoro ed infine la donna è rimasta poche ore in Kosovo rientrando subito, percorrendo 1'600 km con la propria vettura imbottita di eroina. Pretendere che ne fosse ignara è semplicemente assurdo. Assurdo come è pretendere che nella lunga telefonata con _discuta di un matrimonio che _ doveva combinare tra una ragazza che sta in Svizzera ed un kosovaro che sta giù, discussione che poi sfocerebbe con la sua decisione di partire l’indomani senza la ragazza per sistemare le cose in 5 minuti, salvo poi sostenere in aula che partì per andare a riprendersi la vettura che il fratello non era riuscito a vendere, e di essersi però pentita, già sull’aereo, dopo essere partita, di aver lasciato _ sola a casa e quindi pensare di rientrare, non appena giunta a , di nuovo in aereo, ma di essere stata convinta da _ a rientrare in macchina perché non sapeva più dove tenerla o nasconderla. Si tratta per la corte di affermazioni tanto assurde quanto fatte per tentare di confondere la vera realtà delle cose, affermazioni del tutto smentite dalla puntuale analisi delle conversazioni telefoniche sopra riportate.
r)
La chiave di lettura fin qui esposta e meglio che AC 1 ha deciso di partire senza dire nulla a _e a _, che invece erano in relazione con _, e che lei invece li ha fregati ed è andata direttamente da _per far mettere, tramite il fratello, l’eroina nella vettura, è confermata dalle successive telefonate fra i due. Già si è detto di quella delle 12’53 del 19.11.03 in cui _informa _che lei non andrà più giù e _lo avverte che quella va da _ In quella telefonata _dice pure
“io questa sera vado da _ perché _ mi ha detto che abbiamo un altro che si trova qui (...) _ mi ha detto che abbiamo un altro qui e quella troia può andare affanculo”
. Segno evidente di come _era al corrente del doppio gioco della donna. Non si preoccupa tuttavia più di quel tanto, visto che da un lato non sa che AC 1 sarebbe scesa e, comunque, il lavoro previsto con _ può essere fatto, invece che con AC 1, tramite un altro che è già giù.
Alle 15’45 del 20 novembre 2003, allorquando AC 1 già è stata fermata dalle guardie di confine svizzere, l’amante, _ , preoccupato perché non ha notizie di AC 1 chiama _- il cui collegamento lo si è visto più sopra allorquando, alle 15.37 del 18 novembre 2003 _ ha comunicato ad AC 1 il numero di _- e gli esterna le proprie angosce: ha parlato con il fratello che gli ha detto che non la sente dalle 10’00, che è molto preoccupato per lei e che la bambina è a casa da sola e gli tocca occuparsene. In questa occasione _gli dice che si erano messi d’accordo che lei non sarebbe partita e _ gli dice:
”smettila con quello che vi eravate detti, lei è andata giù”
. E _è sorpreso e dice:
“A sì?”
. In questa conversazione appare quindi evidente come l’amante, con il quale AC 1 aveva litigato nei giorni precedenti per questioni di gelosia (vedasi ad esempio la tel. n. 101), abbia saputo da _, preoccupato, che la donna era scesa in Kosovo e cerca informazioni utili presso _convinto che ne sappia qualcosa. Ma questi non sa nulla, nemmeno che è partita, perché AC 1 lo aveva già tagliato fuori andando direttamente da _
Chiave di lettura ancora una volta confermata dalla telefonata che alle 08’07 del 22 novembre successivo da _fa a _in cui gli chiede se ha sentito “quella con la A”. _dice di no perché ha spento il telefono e di aver parlato poco prima con _ e che questi gli ha detto di non averla vista. _dice di non capire cosa stia succedendo, ciò che conferma pure _1, dicendogli che anche l’amico della ragazza che si trova qui ha spento il telefono. Al che _ipotizza che la sarà la ragazza ad aver combinato qualche casino:
"D Quando arriva da me la ragazza le dirò qualche cosa.
S: Questi figli di puttana!
A: Io ho la chiave della sua Audi.
S: Ah sì?
A: Sì sì, quando arriva da me le chiedo 5000 euro per la chiave, così impara.
S: Ah sì?
A: Sì sì.
S: Non dargliela la chiave
A: Macché, non ci penso nemmeno!
S: Che vada affanculo, e’ lei che ha creato tutto questo casino perché continuava a incolpare gli altri e non voleva nemmeno discutere. Non sarebbe successo se lei parlava (nel senso si metteva d’accordo con lui).
A: Ma che vada affanculo!"
Al che poi, una volta avuta la conferma che AC 1 è andata da _e li ha fregati, _dice a _che se ha bisogno di “un gufo” glielo manda. _risponde che il problema sono i soldi da dare a “questo qua” e _risponde che forse domani arriva un suo amico e può sistemare le cose. Evidente che i due, appreso del doppio gioco della donna, pensano già a come far arrivare un altro trasportatore che porti la droga, verosimilmente tramite _, che AC 1 ha invece preso da _
Alle 19’30 dello stesso giorno _e _– che più non hanno avuto contatti con AC 1 – si sentono di nuovo e _gli dice di aver parlato con un certo Naki e di aver appreso che
“si è ammalata di brutto”
ma di non sapere se si trova in Italia o in Austria. Di questa circostanza _esprime il proprio compiacimento, che si trasforma quasi in un rammarico perché non è morta:
“ Si è ammalata di brutto (...) è normale che lei si ammala (...) porca puttana ho detto, perché non è rimasta secca, con quello che lei ha combinato questo non è niente”
. Ora, che nel gergo dei trafficanti di droga, finire all’ospedale significhi essere arrestati è fatto quasi notorio; ma a prescindere da ciò, che due stessero parlando del fermo di AC 1 è, ancora una volta, confermato dal tenore delle precedenti telefonate dove si dicono che la donna li ha fregati e poi dal fatto che, in coda alla medesima conversazione, _nomina, quantunque l’audio sia disturbato, un processo o un procedimento penale. E’ ben vero che, su questo punto, AC 1 ha contestato la traduzione dicendo di aver sentito la parola “amico” e non tribunale, ma di nuovo l’interprete, di fronte alle contestazioni della donna, ha ribadito che la parola in questione si riferisce ad un procedimento giudiziario (verb. Dib. P. 13). D’altra parte anche la logica della telefonata depone a favore della fedefacenza della traduzione: i due parlano della donna che è finita in prigione e _sottolinea come sia ancora poco quello che le è capitato; è quindi ovvio che riferisca di qualche cosa di giudiziario.
Successivamente, il 24 novembre alle 19’30 _chiama di nuovo _ _non sa ancora dove si trova AC 1. _gli dice in Ungheria. Questa informazione non trova spiegazioni, verosimilmente perché così deve aver capito da un servizio televisivo, ma poco importa. Fatto sta che _lo informa che il fratello(_), visto come sono andate le cose, si è rivolto a _ e che si sarebbe fatto per venerdì o sabato. Ma tant’è.
s)
Tutto quanto sopra esposto ha quindi permesso alla corte di raggiungere il morale convincimento, al di là di ogni ragionevole dubbio, che AC 1 era in relazione con _e _che erano coloro i quali dovevano coordinare l’importazione dell’eroina in Svizzera. Questa eroina doveva verosimilmente provenire da o tramite _ il cui ruolo non ha potuto essere accertato con maggior precisione, risultando irrilevante ai fini del giudizio se questi era il fornitore di _o semplicemente un suo collaboratore a lui subalterno. AC 1 doveva invece organizzare il trasporto. Ciò che ha fatto mandando giù la sua vettura Audi A6 tramite _ per qualche giorno, non potendolo fare lei direttamente in quanto aveva la figlia malata e sapendo di trovare la disponibilità del cugino che era grato alla sua famiglia per averlo di fatto adottato dopo la morte dei suoi genitori. Il compito del cugino è stato semplicemente quello di consegnare l’auto a _, tant’è che non la vedrà più e rientrerà in Svizzera in aereo lo stesso giorno in cui l’imputata sarà arrestata. AC 1 ha pure approfittato del fatto che _ voleva incontrare il suo ragazzo in Kosovo, per fare in modo che la ragazza scendesse e poi tornasse con lei in macchina, così da dare l’impressione di essere la bella famiglia che torna dalle vacanze e non dare troppo nell’occhio in occasione di eventuali controlli. Significativo al riguardo il fatto che la stessa _ , una volta ricongiuntasi in Kosovo con AC 1, ha riferito di essere rimasta sorpresa dall’abbigliamento della donna, che portava una minigonna, poiché solitamente quando si fanno viaggi così lunghi si indossano vestiti comodi. Fatto sta che con _e _le cose non vanno, qualcosa va storto: lo stesso _ disse alla sorella che i tipi da cui è stato non gli piacciono (tel. n. 72). _è spesso irreperibile, va sulle montagne, suscitando il nervosismo anche di _1. AC 1, che non poteva attendere ulteriormente anche a causa delle condizioni della figlia che conosceva già _da precedenti non meglio definiti affari, decide di rivolgersi direttamente a lui bypassando _e _e combina l’incontro in Kosovo per il giorno dopo, spiegandogli quale vettura ha giù e meglio la A6, quella nuova, quella che lui ha già visto. Avverte il fratello che parte invitandolo a finire il lavoro. Si accerta che l’abbia fatto. Parte in aereo, rimane in Kosovo quel tempo che basta per prendere la vettura e caricare _ e ritorna in Svizzera, percorrendo circa 1'600 km con la droga nel serbatoio. Altre spiegazioni non sono possibili.
t)
Tutte le versioni date da AC 1 sono tanto assurde quanto non credibili:
- dapprima la vettura doveva essere portata in Kosovo per essere riparata, ma un vetro che chiude male e, aggiungiamoci pure il tettuccio bloccato, non valgono certo il pagamento del viaggio a _ e a _ e quello in aereo per lei e la figlia;
- poi la vettura doveva, se del caso essere pure venduta, ma allora perché partire di tutta fretta per andare riprendersela, se ancora le riparazioni non erano state fatte e nemmeno si era trovato l’acquirente? Come dice AC 1 perché il fratello non sapeva più dove nasconderla, ma perché nasconderla se bastava farla girare per trovare facilmente degli acquirenti?
- AC 1 stessa è scesa personalmente a ritirarla spendendo soldi in aereo inutilmente. Perché, se il fratello non era riuscito a vendergliela, non farla riportare da _ che era giù? A dire di AC 1 perché si sarebbe offeso visto che quelli non erano i patti, nella loro cultura una parola data non potendo più essere smentita: altra frottola perché _ , che doveva molto alla famiglia di AC 1 che l’aveva praticamente adottato, avrebbe avuto tutto l’interesse a non pagarsi il biglietto di aereo e rientrare in macchina spendendo meno;
- la telefonata n. 100 – che si è accertato essere stata fatta con l’_, di cui parlano _ e _in quella delle 12.53 del giorno dopo – non può essere riferita a non meglio precisati parenti di un cittadino kosovaro che attendono da 5 giorni l’arrivo di una ragazza residente in Svizzera che _ dovrebbe procurare per combinarne il matrimonio, perché in essa si parla di roba che fa paura, e meglio di droga, perché il contenuto corrisponde appieno a quanto avviene effettivamente e meglio che AC 1 va giù ed in quattro e quattr’otto riprende l’auto imbottita di eroina così come la versione di AC 1 si scontra con il suo stesso comportamento partendo con la piccola _ e non con la fantomatica ragazza da far sposare;
- pure i tentativi di AC 1 di inquinare le prove quando dal carcere ha tentato di far uscire la lettera per la sorella _con la quale invitava il fratello a trovare dei biglietti di ritorno, evidentemente falsi, per dimostrare che lei il 19 novembre voleva tornare in aereo, costituiscono altri indizi di colpevolezza, perchè non è vero tale versione cozzando ancora una volta, tra gli altri elementi già esposti nell’analisi delle telefonate, con quanto riferito da _ e meglio che era inteso che _ sarebbe tornata con lei per aiutarla con la bimba, tant’è che fu questo argomento a convincerlo a prendere con sé _ ;
- ulteriori indizi circa la malafede dell’accusata sono costituiti dalle altre tre lettere che ha tentato inopinatamente di far uscire dal carcere comunica al cugino _cosa deve dire se lo interrogano, lo invita ad andare da _ e riferirgli che deve dire certe cose piuttosto che altre “non dimenticare che dobbiamo dire tutti le stesse cose” e dice a _ che la macchina era stata acquistata per essere venduta. Ma che bisogno c’era di dirlo se all’acquisto ha partecipato anche lui ed era perfettamente al corrente delle condizioni, se non per informarlo delle sue versioni rese agli inquirenti?
u)
Certo, per tornare a _e _, è vero, come ha sostenuto il difensore, che i due nelle loro conversazioni parlano anche di donne con riferimento a _(13.11.03 ore 20’56), _(14.11.03 ore 23.23), _ o _ (15.11.03 ore 03’56), ma non va dimenticato che da un lato si tratta di due trafficanti di droga che non hanno in ballo solo questo traffico dato che _è in galera per ordine del MPF perché implicato in un’organizzazione internazionale che ha trattato più traffici di eroina e _, subito dopo aver compreso il raggiro operato da AC 1 pensa già ad un altro “gufo” ossia trasportatore e quindi possono certamente aver parlato di altri affari, così come hanno parlato ad esempio nella telefonata del 17.11.03 delle ore 22’00 a proposito di “Imer”e di quello in “_”. Tutto ciò non scalfisce minimamente il convincimento della corte che è stata AC 1 ad organizzare il trasporto degli oltre 23 kg di eroina poi sequestrati in dogana.
Da tutto ciò l’atto d’accusa deve essere integralmente confermato.
9. DIRITTO
Per l’art. 19 della LF sugli stupefacenti (LS), chiunque intenzionalmente e senza essere autorizzato tra l’altro acquista, trasporta, importa, esporta, deposita, detiene, distribuisce, procura, negozia per terzi o vende stupefacenti, oppure fa preparativi a questi scopi, è punito con la detenzione o con la multa (n. 1). Nei casi gravi la pena è però della reclusione o della detenzione non inferiore a un anno, cui può essere cumulata una multa fino un milione di franchi (n. 2).
Un caso è ad esempio grave se l’autore sa o deve presumere che la sua infrazione si riferisce a una quantità di stupefacenti che può mettere in pericolo la salute di parecchie persone (lett. a): il che è oggettivamente dato già per quantitativi, presi nel loro complesso (DTF 112 IV 113; con la precisazione in DTF 114 IV 165), di 12 gr. di eroina pura o di 18 gr. di cocaina pura (DTF 109 IV 145, con le precisazioni in DTF 119 IV 180 e 120 IV 334). Per quanto riguarda poi l’aspetto soggettivo, occorre tenere presente che le nefaste conseguenze dell’uso di droga pesante è ormai una realtà di comune conoscenza (DTF 104 IV 211; cfr. anche 106 IV 232).
Equivale ad importazione il trasporto dello stupefacente già nel territorio doganale svizzero (art. 3 Oprec - RS 812.121.3).
Dal profilo soggettivo il reato è intenzionale. Basta il dolo eventuale che è dato allorquando l'agente, pur non volendo un determinato risultato di rilevanza penale, lo accetta nel caso in cui si realizzi.
Alla luce degli accertamenti esperiti dalla Corte si ha che AC 1 è autrice colpevole di grave infrazione alla LFStup per avere intenzionalmente detenuto, trasportato ed importato ben 23, 842 kg di eroina, ossia un quantitativo enormemente al di sopra della soglia posta dalla giurisprudenza per definire il caso grave e che pertanto è tale da mettere in pericolo la salute di un numero molto elevato di persone.
10. LA COMMISURAZIONE DELLA PENA
a)
Giusta l'art. 63 CP il giudice commisura la pena, nei limiti della comminatoria edittale, alla colpa del reo, tenendo conto dei motivi a delinquere, della sua vita anteriore e delle sue condizioni personali. La gravità della colpa è il criterio fondamentale per la fissazione della pena. A tale riguardo entrano in considerazione numerosi fattori: movente e circostanze esterne, intensità del proposito (determinazione), risultato ottenuto, assenza di scrupoli, modi di esecuzione del reato, entità del pregiudizio arrecato volontariamente, durata o reiterazione dell'illecito, e così via. Per quanto riguarda l'autore in particolare occorre considerare la sua situazione familiare e professionale, l'educazione ricevuta e la formazione seguita, l'integrazione sociale, gli eventuali precedenti e la reputazione in genere. Anche il comportamento dopo la perpetrazione del reato entra in linea di conto, compresa la collaborazione prestata con gli inquirenti e la volontà di emendamento (DTF 117 IV 112). Nella commisurazione della pena il giudice fruisce di ampia autonomia quando valuta l'importanza di ogni singolo fattore di determinazione (DTF 122 IV 15). In considerazione dei numerosi e diversi parametri che intervengono nella commisurazione della pena, una comparazione con casi analoghi è molto discutibile (DTF 120 IV 144), una certa disuguaglianza in tale ambito spiegandosi con il principio dell'individualizzazione voluto dal legislatore (DTF 19 giugno 2003 in re M.)Va infine considerato che la pena commisurata in base al criterio della colpa può nondimeno secondo la sensibilità dell'imputato e che di fronte a colpe equivalenti la pena deve essere non in funzione della durata ma della durezza (CCRP 18 febbraio 2004 in re M.).
La giurisprudenza ha inoltre stabilito che il criterio decisivo nella commisurazione della pena non è la quantità della droga trattata, bensì l’aspetto soggettivo (DTF 121 IV 193) e, in particolare, che la quantità e la purezza dello stupefacente è di rilievo solo ove l’imputato intendesse trattare droga particolarmente diluita (DTF 122 IV 299) o facesse dipendere la sua attività delittuosa proprio dai quantitativi (CCRP 22 ottobre 2004 in re S.).
b)
Non vi è dubbio che la colpa di AC 1 è estremamente grave. Il primo pensiero va all’enorme pericolo per la salute pubblica del quantitativo trasportato nonché al valore di ben oltre un milione di franchi che esso ha sul mercato avuto riguardo ad una valutazione assai prudenziale di fr. 50.- il grammo. Che AC 1 sapeva con esattezza il peso della droga trasportata non è di per sé rilevante, la donna essendo di certo a conoscenza che si trattata di un quantitativo importante, così come ella stessa ha dichiarato nei due verbali in cui ha ammesso, quantunque in modo parziale, le sue responsabilità. Ammissioni che su questo punto trovano ampia conferma nell’investimento fatto in biglietti di aereo, in trasferte fino in Kosovo come quella fatta proprio subito dopo aver acquistato la vettura ed essere stata in _, in occasione della quale _vide la vettura, nel pagare quella del cugino _ e della di lui figlia, nelle numerose e quindi costose telefonate fatte con il suo cellulare in Svizzera con _, in Macedonia con _e in Kosovo con _e _ Con il che non si può non concludere che la donna ha agito per mero scopo di lucro, tanto più che ella non versava in condizioni economiche difficili.
c)
Il ruolo di AC 1 non è stato quello del semplice corriere. E’ lei che ha organizzato il trasporto, è lei che ha dettato i tempi al fratello, è lei che ha mandato la vettura in Kosovo approfittando del cugino, è lei che, non vedendo sbloccarsi la situazione mette fretta al duo _-_per poi rivolgersi direttamente al fornitore. È infine lei che è scesa direttamente a riprendere l’auto imbottita di eroina.
d)
AC 1 ha agito per puro egoismo. Non era pressata da debiti, aveva un’azienda di pulizie che le dava da vivere e, come da lei stessa riferito in aula, ha sempre potuto contare sull’aiuto finanziario della famiglia _. Aveva un’attività certamente dura, ma onesta. Ciononostante ha preferito trafficare droga.
e)
Che la droga faccia male è fatto notorio, ma per AC 1 doveva essere ancora più tangibile, se solo si consideri che lei stessa era stata confrontata con un marito tossicodipendente. E’ pure madre di famiglia, con una ragazzina che all’epoca aveva poco più di 10 anni, ossia un’età che è prossima ai momenti di maggior pericolo che la droga rappresenta. Ma neanche ciò l’ha trattenuta. Anzi, AC 1 ha pure in un certo qual modo usato le figlie per portare avanti i suoi propositi criminali, sfruttando la malattia di _ per mettere fretta ai suoi correi e prendendosi poi appresso la piccola _ sottoposta, alla sua età, ad una vera e propria maratona di oltre 24 ore tra il viaggio di andata a in aereo e quello di ritorno in Svizzera in auto, unitamente a _ , per dare l’impressione della bella famigliola che rientra dalle vacanze e quindi non incappare in eventuali controlli in dogana.
f)
Sul comportamento processuale la Corte non misconosce il diritto dell'imputata di tacere, di negare e financo di mentire. Questo comportamento omertoso avuto da AC 1 non può però giustificare alcuno sconto di pena. Perché è sinonimo di assoluta assenza di volontà di emendamento e di assunzione delle proprie responsabilità. La Corte è cosciente del fatto che lo scopo principale della pena è quello di risocializzare, ma la risocializzazione passa per forza di cose dalla presa a carico, da parte dell'accusata, delle proprie responsabilità. In questo senso il cammino di AC 1 è ancora molto lungo. Basti pensare che non solo ha negato fino all'ultimo le proprie responsabilità, ma ha pure cercato di inquinare le prove con il tentativo di fare uscire le lettere dal carcere dove esprimeva tra l'altro, la sua preoccupazione per eventuali intercettazioni telefoniche, nonché l’invito ai destinatari a confermare, se interrogati, la sua versione.
g)
A favore dell'imputata sono stati considerati la sua incensuratezza, che si è trattato di un unico traffico, che il risultato è stato sventato grazie all'intervento delle forze dell'ordine, nonché la provenienza da una cultura diversa, anche se su quest'ultimo punto non va dimenticato che la donna vive nel nostro paese da oltre dodici anni, si è formata una famiglia ed aveva, verso le figlie, una responsabilità accresciuta data dal fatto che il padre è un tossicodipendente che, a dire della stessa accusata, al momento del suo arresto si trovava in espiazione di pena.
h)
Tutto ciò ben ponderato una pena di nove anni di reclusione appare giusta ed adeguata, avuto riguardo alla colpa, al ruolo ed al comportamento processuale dell’accusata nonché ad altri casi già giudicati da corti ticinesi, anche se quest’ultimo criterio non è mai quello determinante (DTF 123 IV 150). Ciò posto, a titolo abbondanziale, in un’ottica di garanzia del principio della parità di trattamento, la corte ha rilevato che recentemente sono stati inflitti 6 anni di reclusione ad un cittadino albanese residente in Italia per aver avuto il ruolo di semplice trasportatore di poco meno di 10 kg di eroina dall’Albania alla Svizzera, attraverso l’Italia, occultandoli nella sua vettura (sentenza Assise Criminali Mendrisio 8 ottobre 2004 in re D.). A fronte del medesimo comportamento processuale assolutamente omertoso, la colpa di AC 1 è ben più grave non solo per il pericolo maggiore creato per salute pubblica dovuto ad un quantitativo di oltre il doppio, ma soprattutto per il ruolo di organizzatrice del trasporto che ha avuto.
i)
Come previsto all'art. 41 CP il giudice può sospendere l'esecuzione di una condanna non superiore ai 18 mesi (la giurisprudenza ha poi stabilito che fino a 21 mesi occorre infliggerne solo 18 per poter rimanere entro i limiti della sospensione) se per il condannato è possibile esprimere una prognosi favorevole e se nei 5 anni precedenti il reato egli non ha subito condanne superiori ai tre mesi per reati intenzionali. Già per il fatto che la durata della pena inflitta supera i 18 mesi, questo beneficio non entra in linea di conto nel caso in esame.
11. L’ESPULSIONE
1.
Per l’art. 55 cfr. 1 CPS
"Il giudice può espellere dal territorio svizzero per un tempo da tre a quindici anni lo straniero che è stato condannato alla reclusione o alla detenzione. Nel caso di recidiva, l’espulsione può essere pronunciata a vita".
a)
L’espulsione è sia una pena sia una misura di sicurezza e persegue pertanto un duplice obiettivo, di sanzionare il condannato e di protezione dell’ordine pubblico (DTF 104 IV 222). Essa è una sanzione che tocca le libertà individuali. Nella sua valutazione occorre quindi tener conto dei legami dell’accusato con il nostro paese e con quello di origine: il solo fatto che uno straniero, sposato ad una cittadina elvetica, ha commesso dei reati non è sufficiente per considerare che non è assimilato e di conseguenza a giustificarne l’espulsione (DTF 117 IV 112), tuttavia il fatto che egli sia al beneficio di un permesso di domicilio non fa per principio ostacolo all’allontanamento giusta l’art. 55 CPS (DTF 112 IV 70) così come il matrimonio con una svizzera non deve diventare, in assenza d’altri legami con il nostro paese, un comodo artificio che imponga di ammettere la presenza dell’individuo sul nostro territorio, altrimenti intollerabile dal profilo dell’ordine pubblico (BJP 1987 n. 257 e Favre-Pellet-Stoudmann, Code pénal annoté, n. 1.3. ad art. 55 CPS) cosicché uno straniero che ha messo in pericolo la sicurezza pubblica deve essere espulso anche se sposato ad una svizzera, se non intrattiene con il nostro paese altri legami professionali o personali (Favre-Pellet-Stoudmann, op.cit., p. 135).
b)
L’accusata è in Svizzera dal 1991. E’ ben vero che fino al momento del suo arresto AC 1 si è sempre comportata in modo corretto, dimostrando di sapersi integrare nel nostro Paese imparando il tedesco (lingua del luogo di residenza) e l’italiano (lingua dell’ex-marito) ed esercitando un’attività lavorativa del tutto rispettabile. E’ però anche vero che poco prima del suo arresto è convolata a nozze con un cittadino kosovaro che ha sempre abitato in Kosovo, mantenendo quindi con il suo paese solidi contatti, di guisa che una sua risocializzazione non appare di principio più difficile in Kosovo per rapporto al nostro paese. A ciò aggiungasino la gravità del reato commesso e la grave lesione dell’ordine pubblico che configura un vero e proprio tradimento della fiducia in lei riposta dalle nostre autorità, che le hanno dato l’opportunità di guadagnarsi da vivere con un lavoro onesto e di avere un futuro economicamente migliore rispetto al suo paese. Tenuto conto del principio che la durata della pena accessoria deve avere un rapporto di proporzionalità con quella della pena principale, si giustifica di infliggere ad AC 1 un’espulsione di 15 anni.
c)
Resta da esaminare la questione della sospensione condizionale del provvedimento. In tale ambito entrano in linea di conto considerazioni legate alla prognosi. In altri termini occorre stabilire se le possibilità di risocializzazione del prevenuto sono migliori in Svizzera o al suo Paese (DTF 116 IV 2283; BJP 1994 N. 578), tenendo conto del pericolo che lo straniero rappresenta per l'ordine pubblico svizzero (DTF 103 Ib 26).
La Corte ha condiviso l’opinione del Procuratore Pubblico secondo la quale un’espulsione effettiva renderebbe le figlie doppiamente vittime del comportamento della propria madre, ragione per cui questa pena accessoria viene condizionalmente sospesa per il periodo massimo previsto dalla legge, dati ancora una volta la grave colpa dell’accusata ed il suo comportamento processuale omertoso che dimostra come il cammino che ella deve compiere sulla via della risocializzazione sia ancora molto lungo.
12. LE CONFISCHE
a)
Per quanto riguarda le richieste di confisca deve valere che per l’art. 58 CP il giudice, indipendentemente dalla punibilità di una data persona, ordina la confisca degli oggetti che hanno servito o erano destinati a commettere un reato o che costituiscono il profitto di un reato se tali oggetti compromettono la sicurezza delle persone, la moralità o l'ordine pubblico.
Il giudice può ordinare che gli oggetti confiscati siano resi inservibili o distrutti.
b)
A tale riguardo deve valere che la droga è evidentemente corpo di reato e deve essere confiscata. Identica sorte devono subire l’autovettura (con la relativa licenza di circolazione) ed il cellulare sequestrati in quanto “corpus sceleris” del traffico di stupefacente. Per quanto riguarda la documentazione cartacea essa è acquisita all’incarto quale mezzo di prova documentale.
c)
Quo all’importo di 760 Dinari jugoslavi e al saldo (di fr. 24'468.51 al 31.07.04) del conto postale 87-531388-2 presso La Posta di _ intestato ad AC 1, e meglio alla sua ditta individuale, non è stata stabilita una relazione con il reato commesso. Viene quindi mantenuto il sequestro conservativo a garanzia delle spese processuali che la condannata è chiamata a pagare (art. 9 CPP). La richiesta della difesa di liberare il saldo del conto citato a favore delle figlie di AC 1 non può essere accolta da un lato poiché mancano prove che rendano anche solo verosimile che le ragazze vivano nel bisogno e dall’altro nemmeno è stato dimostrato che l’accusata si trovi in quelle ristrettezze economiche che giustificherebbero la restituzione anche soltanto parziale di questi averi. Ben inteso: qualora al termine della procedura, a crescita in giudicato della sentenza, dovesse risultare un saldo a favore dell’imputata, questo le sarà restituito.
Rispondendo affermativamente a tutti i quesiti, tranne al quesito n. 2.1.;
visti gli art. 18, 35, 41, 55, 58, 59, 63, 69 CP;
19 cfr. 1 e 2 LFStup;
9 segg. CPP e 39 TG sulle spese;