Decision ID: b032c26a-84db-5d3e-91e6-4338554198a9
Year: 2020
Language: it
Court: CH_BVGE
Chamber: CH_BVGE_001
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: 

Visto:
la domanda d'asilo che l'interessato ha presentato in Svizzera il 17 gennaio
2019,
i verbali d'audizione del 23 gennaio 2019 (di seguito: verbale 1) e dell’8
febbraio 2019 (di seguito: verbale 2),
la documentazione a sostegno della sua domanda d’asilo versata agli atti
nel corso della procedura di prima istanza,
la decisione della Segreteria di Stato della migrazione (di seguito: SEM)
del 22 febbraio 2019, notificata in medesima data (cfr. risultanze
processuali; atto A21/1), con cui tale autorità ha respinto la succitata
domanda d'asilo e pronunciato l'allontanamento del richiedente dalla
Svizzera nonché l'esecuzione dello stesso in quanto ammissibile, esigibile
e possibile,
il gravame del 25 marzo 2019 (cfr. timbro del plico raccomandato; data
d'entrata: 26 marzo 2019), con cui il ricorrente ha concluso
all'annullamento della decisione impugnata, al riconoscimento della qualità
di rifugiato ed alla concessione dell'asilo in Svizzera; in subordine alla
concessione dell'ammissione provvisoria; altresì ha presentato una
domanda d'esenzione dal versamento di un anticipo a copertura delle
presunte spese processuali con protestate tasse, spese e ripetibili,
la documentazione in lingua straniera prodotta dal ricorrente a sostegno
della propria impugnativa, fra cui figurano in particolare:
− un articolo in lingua francese del 7 gennaio 2015 estratto dal sito web
“slate.fr”, concernente il fenomeno del razzismo in Ucraina;
− un articolo in lingua inglese del 27 giugno 2017 estratto dal sito web
“maroccoworldnews.com”, concernente l’uccisione di uno studente
marocchino in Ucraina;
− un articolo in lingua inglese dell’8 agosto 2013 estratto dal sito web
“france24.com”, concernente le discriminazioni razziali con le quali gli
studenti di origine africana sarebbero confrontati in Ucraina;
− un articolo in lingua inglese del 1° gennaio 2012 estratto dal sito web
“france24.com”, concernente i propositi rivolti da un giornale ucraino
nei confronti di stranieri di etnia africana e araba in Ucraina;
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− un articolo in lingua inglese del 15 ottobre 2018 estratto dal sito web
“atlanticcouncil.org”, concernente l’estrema destra e i fenomeni di
razzismo e antisemitismo in Ucraina;
− un estratto dal sito web “wikipedia.org” concernente le problematiche
di razzismo e discriminazioni etniche esistenti in Ucraina;
la conferma di ricevimento del gravame indirizzata il 27 marzo 2019 al
ricorrente dal Tribunale amministrativo federale (di seguito: il Tribunale),
lo scritto del 2 luglio 2019 (cfr. risultanze processuali; data d’entrata: 3 luglio
2019), redatto in lingua tedesca, con il quale il ricorrente ha anzitutto
postulato l’assegnazione di un patrocinatore d’ufficio – allegandovi un
certificato del Cantone di D._ dal quale risulta che il medesimo non
disporrebbe di alcuna entrata finanziaria e che sarebbe a carico della
pubblica assistenza – oltre ad attirare l’attenzione del Tribunale su svariati
indirizzi web riconducenti a materiale audiovisivo caricato in rete e, a suo
dire, avvalorante la propria versione dei fatti,
lo scritto del 1° ottobre 2019 redatto in lingua francese (cfr. risultanze
processuali; data d’entrata: 4 ottobre 2019) con cui “Bucofras –
consultation juridique pour étrangers”, nella persona dell’MLaw Alfred
Ngoyi Wa Mwanza, è intervenuta in nome e per conto dell’insorgente
versando agli atti aggiuntiva documentazione probatoria redatta in lingua
inglese, e demandando nel contempo di essere nominato quale legale
d’ufficio dell’interessato nonché richiedendo lo svolgimento della procedura
in lingua tedesca o francese; che la documentazione in parola è
segnatamente composta da:
− una copia di una lettera minatoria redatta in lingua straniera,
accompagnata da una traduzione in lingua inglese;
− un estratto dal sito web “wikipedia.org” concernente le problematiche
di razzismo e discriminazioni etniche esistenti in Ucraina;
− un articolo in lingua inglese di Human Rights Watch dell’8 agosto 2019,
concernente la condanna da parte delle autorità giudiziarie ucraine di
un’emittente televisiva che avrebbe a torto definito neo-nazi il gruppo
di estrema destra denominato “C14”;
lo scritto del 6 febbraio 2020 (cfr. risultanze processuali; data d’entrata:
10 febbraio 2020) con cui l’interessato ha sollecitato una presa di posizione
del Tribunale in merito al succitato scritto del 1° ottobre 2019,
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la decisione incidentale del 13 febbraio 2020, con la quale il Tribunale ha
stabilito lo svolgimento del procedimento in lingua italiana ed ha invitato il
ricorrente a presentare la traduzione in una lingua ufficiale svizzera dei
documenti prodotti in lingua straniera,
lo scritto del ricorrente del 25 febbraio 2020, per il tramite del quale ha dato
seguito alla richiesta del Tribunale, presentando la traduzione della
documentazione precedentemente versata agli atti in lingua straniera, la
quale si compone di:
− un articolo estratto dal sito web “segodnya.ua”, concernente l’esito di
un sondaggio effettuato in Ucraina in merito alla questione delle
discriminazioni etniche;
− un articolo estratto dal sito web “arab.com.ua”, concernente crimini a
sfondo razziale perpetrati in Ucraina nel 2015;
− un articolo estratto dal sito web “ucraina.ru”, concernente le
discriminazioni con le quali i cittadini stranieri sarebbero confrontati in
Ucraina;
− un articolo estratto dal sito web “sheffield.ac.uk”, concernente un
asserito studio condotto dall’università di Harvard al fine di determinare
i Paesi con la più alta incidenza di episodi a sfondo razziale,
la decisione incidentale del Tribunale del 27 marzo 2020, che respingeva
la domanda di assistenza giudiziaria e gratuito patrocinio, ed invitava il
ricorrente a versare, entro il 21 aprile 2020, un anticipo di CHF 750.– a
copertura delle presunte spese processuali,
la missiva dell’8 (recte 9) aprile 2020 (cfr. timbro del plico raccomandato;
data d’entrata: 14 aprile 2020), per il tramite della quale il ricorrente ha
postulato una riconsiderazione della succitata decisione incidentale, sulla
scorta di un certificato medico riguardante il suo stato di salute,
l’ulteriore decisione incidentale del Tribunale del 16 aprile 2020, che
respingeva la domanda di riconsiderazione e confermava integralmente la
decisione incidentale del 27 marzo 2020,
il pagamento dell’anticipo richiesto, tempestivamente versato dal
richiedente il 17 aprile 2020 (cfr. risultanze processuali),
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lo scritto non datato con cui il richiedente ha trasmesso alla SEM una lettera
di referenze del 7 aprile 2020 (cfr. risultanze processuali),
i fatti del caso di specie che, se necessari, verranno ripresi nei considerandi
che seguono,

e considerato:
che le procedure in materia d'asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla
LTF, in quanto la legge sull'asilo (LAsi, RS 142.31) non preveda altrimenti
(art. 6 LAsi),
che la presente procedura è retta dal diritto anteriore (cfr. Disposizioni
transitorie della modifica del 25 settembre 2015 cpv. 1),
che fatta eccezione per le decisioni previste all'art. 32 LTAF, il Tribunale, in
virtù dell'art. 31 LTAF, giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi dell'art. 5
PA prese dalle autorità menzionate all'art. 33 LTAF,
che la SEM rientra tra dette autorità (art. 105 LAsi) e l'atto impugnato
costituisce una decisione ai sensi dell'art. 5 PA,
che il ricorrente è toccato dalla decisione impugnata e vanta un interesse
degno di protezione all'annullamento o alla modificazione della stessa
(art. 48 cpv. 1 lett. a-c PA), per il che è legittimato ad aggravarsi contro di
essa,
che i requisiti relativi ai termini di ricorso (vecchio art. 108 cpv. 1 LAsi), alla
forma e al contenuto dell’atto di ricorso (art. 52 cpv. 1 PA) sono soddisfatti,
che occorre pertanto entrare nel merito del gravame,
che con ricorso al Tribunale possono essere invocati, in materia d'asilo, la
violazione del diritto federale e l'accertamento inesatto o incompleto di fatti
giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi) e, in materia di diritto degli
stranieri, pure l'inadeguatezza ai sensi dell'art. 49 PA (cfr. DTAF 2014/26
consid. 5),
che il Tribunale non è vincolato né dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4 PA), né
dalle considerazioni giuridiche della decisione impugnata, né dalle
argomentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2),
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che i ricorsi manifestamente infondati, ai sensi dei motivi che seguono,
sono decisi dal giudice in qualità di giudice unico, con l'approvazione di un
secondo giudice (art. 111 lett. e LAsi) e la decisione è motivata soltanto
sommariamente (art. 111a cpv. 2 LAsi),
che ai sensi dell'art. 111a cpv. 1 LAsi, si rinuncia allo scambio degli scritti,
che l’interessato ha dichiarato di essere espatriato in ragione degli episodi
di razzismo con i quali egli e i suoi famigliari sarebbero costantemente
confrontati nel Paese di provenienza; che in particolare egli sarebbe stato
vittima nel 2017 di un’aggressione a sfondo razziale, perpetrata da non
meglio precisati individui legati ad una persona residente nel suo quartiere
(cfr. A14/15, pag. 10, D61; memoriale ricorsuale, pag. 2); che vieppiù, egli
sarebbe stato bersaglio, negli anni, di numerosi messaggi intimidatori
(cfr. verbale 2, pag. 6, D39),
che oltretutto, dal 2018 gli episodi di discriminazione etnica avrebbero
cominciato ad interessare anche i figli del richiedente, i quali sarebbero
stati segnatamente oggetti di commenti a sfondo razziale (cfr. verbale 2,
pag. 6-7, D39),
che nella querelata decisione, la SEM ha concluso quanto all’irrilevanza
dei motivi di asilo addotti dall’interessato,
che il medesimo si sarebbe rivolto alle autorità ucraine in più occasioni, e
che queste avrebbero dimostrato le loro buone intenzioni nello svolgimento
del loro dovere prestando ascolto all’insorgente e registrandone le
denunce; che del resto, essendo state quest’ultime sporte contro ignoti,
sarebbe comprensibile che le stesse non abbiano avuto concreto seguito,
che oltretutto, la mancanza di fiducia nelle autorità ucraine – che avrebbe
condotto l’insorgente a rinunciare dall’informarsi in merito ad una possibile
apertura di un'indagine dopo l'aggressione subita nel 2017 − non sarebbe
sufficiente per determinare la loro intenzione a non tutelare i suoi diritti; che
ad ogni modo, tali problematiche non renderebbero l'esistenza nel Paese
di provenienza, impossibile od insopportabile ai sensi della legge sull'asilo,
che a mente dell’autorità in parola, anche per quanto riguarda le
discriminazioni patite dai figli di A._ in ambito scolastico, egli
avrebbe intrapreso i passi necessari ad ottenere giustizia,
che nello specifico egli avrebbe iscritto la figlia ad un istituto scolastico
diverso, oltre a redigere una lettera di protesta all’attenzione di quello del
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figlio; che in quest’ultimo caso, non vi sarebbero elementi concreti che
lascino presupporre l’assenza di provvedimenti interni da parte degli organi
direttivi; che d’altro canto, egli stesso avrebbe riferito della possibilità di
adire un’istanza superiore per il caso in cui non fosse stato dato seguito al
suo scritto, cosa che però si sarebbe astenuto dal fare,
che infine, la copia del certificato di conversione alla confessione islamica
relativo alla moglie, non sarebbe suscettibile di aggiungere elementi
rilevanti nel contesto delle persecuzioni addotte,
che nella propria impugnativa il richiedente l’asilo avversa le considerazioni
dell’autorità inferiore,
che a mente del richiedente, le autorità ucraine non offrirebbero adeguata
protezione contro gli atti in parola; che oltre alle denunce contro ignoti, egli
avrebbe fornito indizi e sospetti circa un preciso individuo senza che
tuttavia l’autorità conducesse indagini a suo carico (cfr. memoriale
ricorsuale, pag. 3, pag. 4),
che tale inefficacia si spiegherebbe con l’asserita volontà delle autorità
ucraine di non proteggere le persone di colore (cfr. memoriale ricorsuale,
pag. 4); che a tal proposito, gli episodi di razzismo sarebbero la norma in
Ucraina, così come comprovato da quanto accaduto ad un amico del
ricorrente, dalle discriminazioni subite dai figli in ambito scolastico, oltreché
dagli articoli di giornale prodotti con il ricorso (cfr. memoriale ricorsuale,
pag. 4),
che la Svizzera, su domanda, accorda asilo ai rifugiati secondo le
disposizioni della LAsi (art. 2 LAsi); che l'asilo comprende la protezione e
lo statuto accordati a persone in Svizzera in ragione della loro qualità di
rifugiato; che esso include il diritto di risiedere in Svizzera,
che giusta l'art. 3 cpv. 1 LAsi, sono rifugiati le persone che, nel Paese di
origine o di ultima residenza, sono esposte a seri pregiudizi a causa della
loro razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo
sociale o per le loro opinioni politiche, ovvero hanno fondato timore di
essere esposte a tali pregiudizi; che sono pregiudizi seri segnatamente
l'esposizione a pericolo della vita, dell'integrità fisica o della libertà, nonché
le misure che comportano una pressione psichica insopportabile (art. 3
cpv. 2 LAsi),
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che a tenore dell'art. 7 cpv. 1 LAsi, chiunque domanda asilo deve provare
o per lo meno rendere verosimile la sua qualità di rifugiato; che la qualità
di rifugiato è resa verosimile se l'autorità la ritiene data con una probabilità
preponderante (art. 7 cpv. 2 LAsi),
che oltretutto, è d’uopo rammentare che secondo la teoria della protezione
("Schutztheorie"; precisata nella sentenza di principio DTAF 2011/51), il
riconoscimento della qualità di rifugiato non dipende dall’autore della
persecuzione, ma dalla possibilità di ottenere, nel proprio Stato di origine,
una protezione adeguata contro tale persecuzione; che l’assenza di
protezione deve estendersi all’insieme del territorio dello stato d’origine (cfr.
OSAR [ed.], Manuel de la procédure d’asile e de renvoi, 2a ed., 2016, nota
65 a pag. 175 e riferimenti citati); che su tali presupposti, allorquando il
rischio di esposizione a seri pregiudizi emani da entità non statali,
specialmente se circoscritte a livello locale, perché vi sia da ammettere una
rilevanza in materia d’asilo, si rende ancora necessario che la persona che
se ne avvale non sia in misura di ottenere in patria un’appropriata
protezione, se del caso anche nell’ambito di un’alternativa di rifugio in
un’altra regione del paese (cfr. DTAF 2008/4 consid. 5.2),
che nella presente procedura siffatte condizioni non risultano ossequiate,
che anzitutto l’interessato si è rivolto alle autorità in più occasioni
segnalando l’accaduto (cfr. verbale 2, pag. 10, D64) e che queste si sono
adoperate per chiarire e formalizzare le allegazioni del richiedente
(cfr. verbale 2, pag. 9, D58),
che ad ogni modo, come rettamente osservato dall’autorità inferiore,
l’insorgente ha sporto denuncia contro ignoti (cfr. memoriale ricorsuale,
pag. 3, punto 4); che oltremodo, i sospetti da lui esposti alle preposte
autorità ucraine circa il possibile autore delle persecuzioni, si riducevano a
mere affermazioni di parte; che in tal senso, egli ha riferito di ritenere
colpevole un non meglio precisato individuo − a suo dire residente nello
stesso quartiere − in ragione del fatto che questi oltre ad essere preceduto
dalla reputazione di essere razzista, gli avrebbe rivolto sguardi ostili
(cfr. verbale 2, pag. 9, D58-D63),
che così stando le cose, anche prendendo in considerazione le censure
mosse nel gravame, nulla permette di concludere nella fattispecie in
esame, ad un’incapacità o ad un rifiuto da parte delle forze di polizia
nell’adempiere i propri compiti,
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che conseguentemente, nulla osta a che l’insorgente si rifaccia
nuovamente alla protezione statale una volta rimpatriato,
che per il resto, il Tribunale rileva che anche gli asseriti episodi di
discriminazione razziale che avrebbero coinvolto i figli del ricorrente in
ambito scolastico, sono in casu irrilevanti ex art. 3 Lasi,
che difatti, indipendentemente dalla possibilità di adire la protezione delle
autorità nel Paese di origine anche riguardo a tali problematiche – la cui
questione può qui rimanere inevasa − i commenti dei quali sarebbero stati
vittime, non raggiungono un grado di intensità tale da giustificare il
riconoscimento della qualità di rifugiato,
che è quindi a giusto titolo che la SEM ha respinto la domanda d’asilo e
non ha riconosciuto la qualità di rifugiato,
che in definitiva, per quanto concerne il riconoscimento della qualità di
rifugiato e la concessione dell’asilo v’è pertanto da confermare la decisione
dell’autorità di prima istanza,
che se respinge la domanda d’asilo o non entra nel merito, la SEM
pronuncia, di norma, l’allontanamento dalla Svizzera e ne ordina
l’esecuzione; che tiene però conto del principio dell’unità della famiglia
(art. 44 LAsi),
che l’insorgente non adempie le condizioni in virtù delle quali la SEM
avrebbe dovuto astenersi dal pronunciare l’allontanamento dalla Svizzera
(art. 14 cpv. 1 seg., art. 44 LAsi nonché art. 32 dell’ordinanza 1 sull’asilo
relativa a questioni procedurali dell’11 agosto 1999 [OAsi 1, RS 142.311];
cfr. DTAF 2013/37 consid. 4.4; 2011/24 consid. 10.1),
che lo scrivente Tribunale è pertanto tenuto a confermare la pronuncia
dell’allontanamento,
che l’esecuzione dell’allontanamento è regolamentata, per rinvio
dell’art. 44 LAsi, dall’art. 83 della legge federale sugli stranieri (LStrI, RS
142.20), giusta il quale l’esecuzione dell’allontanamento dev’essere
possibile (art. 83 cpv. 2 LStrI), ammissibile (art. 83 cpv. 3 LStrI) e
ragionevolmente esigibile (art. 83 cpv. 4 LStrI),
che in caso di non adempimento di una di queste condizioni, la SEM di-
spone l'ammissione provvisoria (art. 83 cpv. 1 LStrI in relazione all'art. 44
LAsi),
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che per prassi invalsa del Tribunale, circa l'apprezzamento degli ostacoli
all'esecuzione dell'allontanamento, vale lo stesso apprezzamento della
prova consacrato al riconoscimento della qualità di rifugiato, ovvero il
ricorrente deve provare o per lo meno rendere verosimile l'esistenza di un
ostacolo all'esecuzione dell'allontanamento (cfr. DTAF 2011/24
consid. 10.2),
che nella decisione impugnata, la SEM ha ritenuto l’esecuzione
dell’allontanamento ammissibile, ragionevolmente esigibile e possibile,
che in particolare, nella decisione avversata l’autorità inferiore ha ritenuto
inapplicabile il principio del non respingimento, oltre a negare la
sussistenza di elementi permettenti di concludere all’esistenza di un rischio
per il ricorrente di essere esposto concretamente ad una pena o un
trattamento contrario all’art. 3 CEDU in caso di ritorno nel proprio Paese,
che nel gravame, l’insorgente avversa anche tale assunto; che a suo dire,
tenuto conto delle problematiche narrate, il suo ritorno in Ucraina lo
esporrebbe ad un trattamento non conforme alla norma di diritto
internazionale di cui sopra (cfr. memoriale ricorsuale, pag. 5); che
oltretutto, le problematiche esposte avrebbero altresì deteriorato il suo
stato di salute, tanto ch’egli soffrirebbe di stress post-traumatico (cfr. scritto
dell’8 aprile 2020 con, ivi allegato, il certificato medico del 24 marzo 2020)
oltreché essere afflitto da incurabile balbuzie (cfr. memoriale ricorsuale,
pag. 2),
che ne conseguirebbe che un allontanamento dell’insorgente non sarebbe
da considerarsi ragionevolmente esigibile,
che tuttavia, anche a mente del Tribunale non vi sono in casu elementi
ostativi all’esecuzione dell’allontanamento verso l’Ucraina,
che, giusta l’art. 83 cpv. 3 LStrI, l’esecuzione dell’allontanamento non è
ammissibile se la prosecuzione del viaggio dello straniero verso lo Stato
d’origine o di provenienza o verso uno Stato terzo è contraria agli impegni
di diritto internazionale pubblico della Svizzera,
che nella misura in cui lo scrivente Tribunale ha confermato la decisione
della SEM relativa alla domanda d'asilo dell'insorgente, quest'ultimo non
può prevalersi del principio del divieto di respingimento (art. 5 cpv. 1 LAsi),
generalmente riconosciuto nell'ambito del diritto internazionale pubblico ed
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espressamente enunciato all'art. 33 della Convenzione sullo statuto dei
rifugiati del 28 luglio 1951 (Conv., RS 0.142.30),
che, in siffatte circostanze, non v'è motivo di considerare l'esistenza di un
rischio personale, concreto e serio per il ricorrente di essere esposto, in
caso di allontanamento in Ucraina ad un trattamento proibito, in relazione
all'art. 3 CEDU o all'art. 3 della Convenzione contro la tortura ed altre pene
o trattamenti crudeli, inumani o degradanti del 10 dicembre 1984 (Conv.
tortura, RS 0.105),
che ne consegue che l’allontanamento del ricorrente sia da considerare
ammissibile ai sensi dell’art. 83 cpv. 3 LStrI in relazione con l’art. 44 LAsi,
che giusta l’art. 83 cpv. 4 LStrI, l’esecuzione dell’allontanamento non può
essere ragionevolmente esigibile qualora, nello Stato di origine o di
provenienza, lo straniero venisse a trovarsi concretamente in pericolo a
seguito di situazioni di guerra, guerra civile, violenza generalizzata o
emergenza medica,
che per quanto concerne le persone in trattamento medico in Svizzera,
l’esecuzione dell’allontanamento diviene inesigibile nella misura in cui, nel
caso di rientro nel loro paese d’origine o di provenienza, potrebbero non
ricevere le cure essenziali che garantiscano loro delle condizioni minime
d’esistenza; che per cure essenziali, si intende le cure di medicina generale
e d’urgenza assolutamente necessarie alla garanzia della dignità umana
(cfr. DTAF 2011/50 consid. 8.3),
che nella fattispecie concreta, dagli elementi presenti agli atti, nonché dalle
dichiarazioni dell’insorgente, lo stato di salute di quest’ultimo non parrebbe
presentare, carenze di una gravità tale da cagionare una messa in pericolo
concreta della vita o della salute dello stesso in caso di un suo ritorno in
Ucraina,
che ad ogni modo, è assodato che l’Ucraina disponga di un sistema
sanitario in grado di fornire cure adeguate al trattamento di patologie
psichiche del tipo di quella lamentata dal ricorrente (cfr. sentenza del
Tribunale E-6860/2015 del 16 febbraio 2018 consid. 8.5.3); che d’altra
parte egli medesimo riconosce tale aspetto (cfr. scritto dell’8 aprile 2020,
pag. 2),
che vieppiù, questo Tribunale ha già avuto modo di precisare in numerose
occasioni che nonostante le carenze del suo sistema sanitario, soprattutto
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per quanto riguarda la copertura assicurativa, l'Ucraina dispone di strutture
in grado di curare i disturbi addotti dall’interessato e di garantirgli le cure di
base di cui necessita (cfr. sentenze del Tribunale E-2812/2016 del
12 febbraio 2018 consid. 5.5 e E-6860/2015 del 16 febbraio 2018 consid.
8.6),
che inoltre, quo alla situazione personale del richiedente, nulla permette di
dubitare che si reintegrerà senza particolari problemi in Ucraina; che egli è
giovane, è medico chirurgo (cfr. memoriale ricorsuale, pag. 2, punto 1) e
che disponeva di un buon impiego in Patria (cfr. memoriale ricorsuale,
pag. 4, punto 4); che oltre a ciò, moglie e figli del ricorrente sono tutt’oggi
residenti in Ucraina (cfr. verbale 2, pag. 3, D18),
che da ultimo, nonostante i persistenti conflitti in alcune regioni ucraine,
non si può concludere che in tale Paese viga attualmente una situazione
di guerra, guerra civile o violenza generalizzata che coinvolga l’insieme
della popolazione nella totalità del territorio nazionale (cfr. decisione del
Tribunale D-665/2020 del 19 febbraio 2020),
che pertanto, in considerazione di quanto precede, l’esecuzione
dell’allontanamento è ragionevolmente esigibile nella fattispecie (art. 83
cpv. 4 LStrI),
che infine, nemmeno risultano impedimenti sotto il profilo della possibilità
dell’esecuzione del provvedimento (art. 83 cpv. 2 LStrI),
che di conseguenza, anche in materia di esecuzione dell’allontanamento
la decisione dell’autorità inferiore va confermata,
che pertanto, con la decisione impugnata la SEM non ha violato il diritto
federale né abusato del suo potere d’apprezzamento ed inoltre non ha
accertato in modo inesatto o incompleto i fatti giuridicamente rilevanti
(art. 106 cpv. 1 LAsi), altresì, per quanto censurabile, la decisione non è
inadeguata (art. 49 PA),
che visto l'esito della procedura, le spese processuali di CHF 750.–, che
seguono la soccombenza, sono poste a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1
e 5 PA nonché art. 3 lett. a del regolamento sulle tasse e sulle spese
ripetibili dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 febbraio 2008
[TS-TAF, RS 173.320.2]) e prelevate sull'anticipo spese versato il 17 aprile
2020,
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che la presente decisione non concerne persone contro le quali è pendente
una domanda d'estradizione presentata dallo Stato che hanno
abbandonato in cerca di protezione, per il che non può essere impugnata
con ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale
(art. 83 lett. d cifra 1 LTF),
che la pronuncia è quindi definitiva.
(dispositivo alla pagina seguente)
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