Decision ID: 3078a4fd-a85d-5cd1-a330-ca1979d020b2
Year: 2020
Language: it
Court: CH_BVGE
Chamber: CH_BVGE_001
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: 

Fatti:
A.
L’interessato, cittadino algerino, con ultimo domicilio a B._
(C._), ha presentato la sua domanda d’asilo in Svizzera l’(...) di-
cembre 2019 al (...), dopo essere stato fermato al passaggio della frontiera
all’aeroporto di D._ senza un passaporto valido indicante la nazio-
nalità come pure in possesso di una carta d’identità (...) contraffatta – fatti
per i quali il richiedente è stato ritenuto colpevole e condannato con decreto
d’accusa dell’(...) dal (...) per falso nei certificati (art. 252 con l’art. 255 CP)
ed infrazione all’art. 115 lett. a della legge federale sugli stranieri e la loro
integrazione (LStrI, RS 142.20) – (cfr. atti della Segreteria di Stato della
migrazione [di seguito: SEM] n. [...]-1/5, n. [...]-2/2, n. [...]-14/9, p.to 1.09
segg., pag. 3 segg. e n. [...]-20/21).
B.
Le successive indagini svolte dalla SEM, hanno permesso di accertare che
secondo la banca dati «EURODAC», l’entrata illegale nello spazio Dublino
dell’interessato è stata registrata il (...) a E._, in F._ (Italia),
dove gli sono state prese anche le impronte dattiloscopiche in data (...) (cfr.
atti SEM n. [...]-7/2 e n. [...]-8/1). Sulla scorta di tali elementi, l’autorità in-
feriore ha presentato in data
(...) una richiesta di presa in carico del richiedente alle competenti autorità
italiane, fondata sull’art. 13 par. 1 del regolamento (UE) n. 604/2013 del
Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 che stabilisce i cri-
teri e i meccanismi di determinazione dello Stato membro competente per
l’esame di una domanda di protezione internazionale presentata in uno de-
gli Stati membri da un cittadino di un paese terzo o da un apolide (rifusione)
(Gazzetta ufficiale dell’Unione europea [GU] L 180/31 del 29.06.2013; di
seguito: Regolamento Dublino III) (cfr. atto SEM n. [...]-10/7)
C.
Il (...) dicembre 2019, il richiedente è stato sentito nel corso del verbale di
rilevamento dei dati personali, ed ha in particolare sostenuto di avere la-
sciato il suo Paese d’origine il (...) o (...), oltreché di essere entrato in Italia
il (...) (cfr. atto SEM n. [...]-14/9).
D.
Nell’ambito del colloquio personale ai sensi dell’art. 5 Regolamento
Dublino III, tenutosi con l’interessato il (...) gennaio 2020, egli ha aggiunto
di essere espatriato via mare dal suo Paese d’origine, entrando illegal-
mente in F._ (Italia), dove gli avrebbero preso le impronte digitali e
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fotosegnalato. Le autorità italiane lo avrebbero in seguito accompagnato a
G._, consegnandogli un foglio di via, ed egli si sarebbe recato in
H._, dove avrebbe soggiornato fino all’entrata in Svizzera. Non
avrebbe inoltre chiesto asilo né in Italia, né in H._, o altri Paesi, né
avrebbe ricevuto alcun permesso di soggiorno in Europa. Sentito in merito
all’eventuale competenza dell’Italia nella trattazione della sua domanda
d’asilo, egli ha asserito di non voler rientrare in quest’ultimo Stato, in quanto
le persone con le quali avrebbe avuto delle problematiche in C._
avrebbero saputo della sua presenza in Italia e lo starebbero cercando,
avendolo altresì seguito in H._. Infine, questionato in merito al suo
stato di salute, egli ha riferito di soffrire della malattia di Verneuil, di avere
l’epatite C e lievi problemi di tendinite. A supporto della sua situazione me-
dica, la rappresentante legale dell’interessato, ha consegnato all’autorità
inferiore diversa documentazione medica (cfr. atti SEM n. [...]-33/2 e
n. [...]-23/4).
E.
Con comunicazione del (...), l’autorità inferiore ha informato le autorità ita-
liane preposte, che a causa della mancanza di risposta da parte loro entro
il termine previsto, considera che l’Italia sia divenuta responsabile per
l’esame della domanda d’asilo del ricorrente dal (...) (recte: 2020). Pertanto
ha chiesto di essere informata circa le condizioni pratiche del trasferimento
del richiedente entro due giorni lavorativi (cfr. atto SEM n. [...]-38/1 e
n. [...]-39/3).
F.
Con decisione del 26 febbraio 2020, la SEM non è entrata nel merito della
succitata domanda d’asilo ai sensi dell’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi
(RS 142.31), pronunciando nel contempo il suo allontanamento (recte: tra-
sferimento) dalla Svizzera verso l’Italia, come pure incaricando il (...)
dell’esecuzione della decisione di trasferimento e togliendo l’effetto so-
spensivo ad un eventuale ricorso contro la decisione.
G.
Il 5 marzo 2020 (cfr. risultanze processuali), l’insorgente è insorto con ri-
corso avverso la summenzionata decisione dinanzi al Tribunale ammini-
strativo federale (di seguito: il Tribunale), chiedendo in limine la sospen-
sione dell’esecuzione dell’allontanamento in via supercautelare e la con-
cessione dell’effetto sospensivo al gravame; nonché a titolo principale l’an-
nullamento della decisione impugnata e la restituzione degli atti alla SEM
per un nuovo esame delle allegazioni e la trattazione della domanda d’asilo
in procedura nazionale. Contestualmente, il ricorrente ha proposto istanza
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di concessione dell’assistenza giudiziaria, nel senso dell’esenzione dal ver-
samento delle spese processuali e del relativo anticipo (probabilmente per
un refuso, l’insorgente nel gravame si riferisce a “la ricorrente e suo figlio”,
cfr. p.to IV, pag. 12). Al ricorso, quali ulteriori mezzi di prova, l’interessato
ha allegato copia delle lettere di dimissione del (...) del (...) con le relative
prescrizioni medicamentose (cfr. anche atto SEM n.[...]-49/4); copia del fo-
glio di trasmissione di informazioni mediche (F2) del (...) relativo ad un in-
contro del medico curante e delle mediatrice culturale per informare il ri-
chiedente circa la sua situazione medica ed il procedere terapeutico; non-
ché copia del certificato medico del (...) del “(...)”.
H.
In data 6 marzo 2020, il Tribunale ha ordinato la sospensione dell’esecu-
zione dell’allontanamento dell’insorgente in via supercautelare (cfr. risul-
tanze processuali).
I.
A seguito della segnalazione di scomparsa del richiedente a partire
dall’8 marzo 2020 dal (...) (cfr. atto SEM n. [...]-51/1), il Tribunale, con de-
cisione incidentale del 10 marzo 2020, ha accordato un termine scadente
il 12 marzo 2020 alla rappresentante legale del medesimo, per comunicare
il luogo di residenza del ricorrente e per presentare una dichiarazione sot-
toscritta dall’insorgente, mediante la quale manifesti la sua volontà alla
continuazione della procedura ricorsuale (cfr. risultanze processuali). L’au-
torità inferiore, con comunicazione datata 11 marzo 2020, ha confermato il
rientro del richiedente nel (...) predetto in medesima data (cfr. atto SEM
n. [...]-56/1).
J.
Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti negli scritti verranno ripresi nei
considerandi qualora risultino decisivi per l’esito della vertenza.
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Diritto:
1.
Le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla LTF,
in quanto la LAsi non preveda altrimenti (art. 6 LAsi).
Il ricorso, presentato tempestivamente (art. 108 cpv. 3 LAsi) contro una de-
cisione in materia di asilo della SEM (art. 6 e 105 LAsi; art. 31-33 LTAF), è
di principio ammissibile sotto il profilo degli art. 5, 48 cpv. 1 lett. a-c e
art. 52 PA.
Occorre pertanto entrare nel merito del ricorso.
2.
Il ricorso, manifestamente fondato ai sensi dei motivi che seguono, è de-
ciso dal giudice in qualità di giudice unico, con l’approvazione di un se-
condo giudice (art. 111 lett. e LAsi) e la decisione è motivata soltanto som-
mariamente (art. 111a cpv. 2 LAsi).
3.
Altresì, ai sensi dell’art. 111a cpv. 1 LAsi, il Tribunale rinuncia allo scambio
di scritti.
4.
Con ricorso al Tribunale, possono essere invocati la violazione del diritto
federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti giuridicamente rile-
vanti (art. 106 cpv. 1 LAsi). Il Tribunale non è vincolato né dai motivi addotti
(art. 62 cpv. 4 PA), né dalle considerazioni giuridiche della decisione impu-
gnata, né dalle argomentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2).
Inoltre si rileva che il Tribunale, adito con un ricorso contro una decisione
di non entrata nel merito di una domanda d’asilo, si limita ad esaminare la
fondatezza di una tale decisione (cfr. DTAF 2012/4 consid. 2.2; 2009/54
consid. 1.3.3; 2007/8 consid. 5).
5.
5.1 L’autorità inferiore, nella sua decisione, non è entrata nel merito della
domanda d’asilo dell’interessato, ritenendo d’un lato l’Italia competente per
la procedura di asilo e di allontanamento del richiedente, e d’altro lato non
ritenendo sussistere né motivi che giustificherebbero l’applicazione della
clausola di sovranità né l’esistenza di motivi umanitari.
In particolare, la SEM ha osservato come egli non avrebbe sollevato alcuna
obiezione circa la competenza dell’Italia durante il colloquio Dublino, e che
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non sussisterebbero delle carenze sistemiche nel sistema di accoglienza e
di asilo dei richiedenti nel predetto paese, che implichino il rischio di un
trattamento inumano o degradante ai sensi dell’art. 4 della Carta dei diritti
fondamentali dell’Unione europea (di seguito: CartaUE) e dell’art. 3 CEDU.
Non vi sarebbero inoltre degli elementi concreti che indichino che l’Italia
non rispetterebbe i suoi obblighi internazionali, segnatamente in violazione
dell’art. 3 cpv. 2 Regolamento Dublino III, 3 CEDU e del principio di non
respingimento. Tale conclusione sarebbe stata confermata anche dalla re-
cente sentenza del Tribunale E-962/2019 del 17 dicembre 2019. Non esi-
sterebbero infine motivi ai sensi dell’art. 16 par. 1 Regolamento Dublino III,
per i quali la sua domanda d’asilo sarebbe da esaminare in Svizzera.
In relazione alla mancata applicazione nel caso di specie della clausola di
sovranità ai sensi dell’art. 17 par. 1 Regolamento Dublino III, la SEM ha
segnatamente rilevato circa lo stato di salute del ricorrente, che sulla base
della documentazione medica all’inserto, emergerebbe un quadro clinico
chiaro, in quanto se ne evincerebbe la diagnosi di sindrome di Verneuil –
che gli genererebbe al momento delle (...) – trattata con una terapia e con
lavaggi con sapone PH neutro, e pertanto non sarebbe necessario alcun
ulteriore approfondimento medico. Oltracciò, l’autorità di prime cure ha os-
servato che avrebbe vagliato tutta la documentazione a suo carico e che
oltre alle visite mediche già svolte, non vi sarebbero altre patologie o con-
sulti medici oltre a quelli già riscontrati ed in trattamento. L’Italia, a mente
dell’autorità inferiore, disporrebbe di una sufficiente infrastruttura medica
ed avrebbe l’obbligo, previsto dalle disposizioni applicabili in materia di for-
nire le cure mediche adeguate. Altresì, i problemi medici rilevati, non risul-
terebbero di una gravità tale da costituire una violazione dell’art. 3 CEDU
nel caso di un trasferimento dell’interessato verso l’Italia, e pertanto ostativi
allo stesso. Neppure l’entrata in vigore nel precitato Stato del decreto-legge
n. 113/2018 del 5 ottobre 2018, non rimetterebbe in questione l’accesso
alle cure sanitarie per i richiedenti l’asilo in Italia. Non esisterebbero nean-
che elementi che inducano a pensare che il precitato Paese lo avrebbe
privato di cure mediche adeguate o che lo farebbe in futuro. Il richiedente
non soffrirebbe inoltre di problemi medici gravi ai sensi della sentenza del
Tribunale E-962/2019 succitata che obbligherebbero la SEM a richiedere
delle garanzie individuali, e pertanto non vi sarebbe alcun elemento osta-
tivo al suo trasferimento verso l’Italia. Infine, per il seguito della procedura
Dublino, sarebbe determinante soltanto la capacità al trasferimento, la
quale valutazione verrebbe effettuata soltanto poco prima di quest’ultimo,
informando le autorità italiane sulla sua situazione medica ed in merito ai
trattamenti a lui necessari.
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In conclusione, non sussisterebbero dei motivi umanitari che giustifiche-
rebbero l’applicazione della clausola di sovranità ai sensi dell’art. 29a
cpv. 3 dell’Ordinanza 1 sull’asilo relativa a questioni procedurali (OAsi 1,
RS 142.311). In particolare, circa il dichiarato timore del richiedente in caso
di un suo ritorno in Italia, la SEM ha rilevato che l’Italia sarebbe uno Stato
di diritto con un’autorità di polizia funzionante e che è disposta ed in grado
di offrirgli la protezione adeguata, alla quale potrà rivolgersi se è esposto a
delle minacce concrete.
5.2 Con il suo ricorso, richiamati e precisati dapprima alcuni fatti, l’insor-
gente avversa la valutazione dell’autorità inferiore. Egli ritiene dapprima
che, in merito alla sua situazione di salute, la SEM abbia effettuato un
esame incompleto, vagliando in modo errato e lacunoso la documenta-
zione medica presente agli atti. Segnatamente, a differenza di quanto so-
stenuto dalla SEM nella decisione impugnata, già dal certificato medico F2
del (...) si poteva dedurre che un ulteriore approfondimento medico non
solo era necessario, bensì era già stato previsto, ciò che sarebbe stato
effettivamente fatto il (...). Tale visita medica certificherebbe che la malattia
del ricorrente necessiterebbe imperativamente di una presa in carico spe-
cialistica e che il paziente verrà operato nel mese di (...) dell’anno 2020,
come pure che la stessa richieda un seguito e una coordinazione adeguati.
Già in C._, lo specialista che aveva visitato il richiedente, a causa
del mancato miglioramento della malattia nonostante la terapia, avrebbe
ritenuto indispensabile un intervento chirurgico. Sarebbe inoltre necessario
nel caso dell’insorgente, vista la malattia cronica e rara di cui sarebbe af-
fetto, disporre di un quadro clinico completo, comprensivo di diagnosi cor-
retta, di una terapia precisa e della prognosi con e senza trattamento anche
tenendo conto dell’esito dell’intervento chirurgico previsto a (...). Per di più,
i consulti medici finora effettuati dall’interessato non avrebbero permesso
di comprendere quale sarebbe la conseguenza di un mancato intervento
chirurgico. Proseguendo nell’analisi, l’insorgente ritiene inammissibile un
suo rinvio in Italia, in particolare per il fatto che egli sarebbe da ritenere
quale caso vulnerabile – a differenza di quanto ritenuto dalla SEM nella
decisione avversata – e per il drammatico peggioramento delle condizioni
di accoglienza e di procedura in Italia.
Sulla base anche della sentenza del Tribunale E-962/2019, il ricorrente
conclude che la SEM avrebbe dovuto ottenere delle garanzie da parte delle
autorità italiane – che non avrebbero risposto alla domanda di presa in ca-
rico, come neppure sarebbero state informate della situazione di vulnera-
bilità nel quale si troverebbe il richiedente – circa la fornitura di un alloggio
adeguato e ad accedere a delle cure mediche rapide e necessarie, visto il
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suo stato di salute e al fatto che non si può iscrivere al sistema sanitario
nazionale, e rischia pertanto di doversi prendere in carico il costo delle
spese mediche. In difetto, l’autorità inferiore dovrebbe valutare la possibile
applicazione della clausola di sovranità. Infine, vista anche la comunica-
zione della sospensione dei trasferimenti Dublino verso l’Italia della SEM,
a causa dell’emergenza sanitaria dovuta alla diffusione del Coronavirus
(detto anche Covid-19), nonché il quadro determinatosi in tale Paese a
fronte del nuovo virus, il ricorrente rischierebbe di essere trasferito in uno
Stato che si troverebbe attualmente in una grave emergenza sanitaria. Sa-
rebbe pertanto verosimile ritenere che il ricorrente non potrebbe usufruire
delle cure mediche efficaci di cui necessiterebbe. Inoltre, il suo quadro cli-
nico lo renderebbe esposto a complicanze serie nel caso in cui contraesse
tale virus.
6.
6.1 L’insorgente si prevale innanzitutto di un accertamento incompleto dei
fatti giuridicamente rilevanti da parte dell’autorità inferiore, in merito al suo
stato di salute come pure al rischio che incorrerebbe quale caso vulnerabile
se venisse trasferito in Italia, viste le condizioni di accoglienza e di proce-
dura presenti nella vicina Penisola. Tale censura formale va trattata preli-
minarmente, dal momento che potrebbe condurre alla cassazione della de-
cisione impugnata.
6.2 Nelle procedure d’asilo – così come nelle altre procedure di natura am-
ministrativa – si applica il principio inquisitorio. Ciò significa che l’autorità
competente deve procedere d’ufficio all’accertamento esatto e completo
dei fatti giuridicamente rilevanti (art. 6 LAsi in relazione con l’art. 12 PA,
art. 106 cpv. 1 lett. b LAsi). In concreto, l’autorità deve occuparsi del cor-
retto e completo accertamento della fattispecie, procurarsi la documenta-
zione necessaria alla trattazione del caso, accertare le circostanze giuridi-
che ed amministrare in tal senso le opportune prove a riguardo (cfr.
DTAF 2012/21 consid. 5). D’un lato, v’è un accertamento inesatto dei fatti
quando la decisione si fonda su fatti incorretti e non conformi agli atti, e
dall’altro lato, v’è un accertamento incompleto dei fatti quando non è tenuto
conto di tutte le circostanze di fatto giuridicamente rilevanti (cfr.
DTAF 2015/10 consid. 3.2 con rinvii; KÖLZ/HÄNER/BERTSCHI, Verwaltungs-
verfahren und Verwaltungsrechtspflege des Bundes, 3a ed. 2013, n. 1043,
pag. 369 segg.). Tuttavia, il principio inquisitorio è limitato dall’obbligo di
collaborare delle parti (art. 13 PA ed art. 8 LAsi; cfr. CHRISTOPH AUER, in:
Auer/Müller/Schindler [ed.], Kommentar zum Bundesgesetz über das Ver-
waltungsverfahren VwVG, 2a ed. 2019, ad art. 12 PA, n. 8, pag. 192 seg.).
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6.3 Secondo la CorteEDU il respingimento forzato di persone che soffrono
di problemi medici non è suscettibile di costituire una violazione
dell’art. 3 CEDU, a meno che la malattia dell’interessato non si trovi ad uno
stadio avanzato e terminale, al punto che la sua morte appaia come una
prospettiva prossima (cfr. sentenza della CorteEDU N. contro Regno Unito
del 27 maggio 2008, 26565/05; cfr. anche DTAF 2011/9 consid. 7.1). A tal
proposito, la CorteEDU ha successivamente precisato in una sua sen-
tenza, che una violazione dell’art. 3 CEDU può però anche sussistere qua-
lora vi siano dei seri motivi di ritenere che la persona, in assenza di tratta-
menti medici adeguati nello Stato di destinazione, sarà confrontata ad un
reale rischio di un grave, rapido ed irreversibile peggioramento delle con-
dizioni di salute comportante delle intense sofferenze o una significativa
riduzione della speranza di vita (cfr. sentenza della CorteEDU Paposhvili
contro Belgio del 13 dicembre 2016, 41738/10, §181 segg.).
6.4 Per quanto concerne l’attuale situazione in Italia per i richiedenti asilo,
il Tribunale ha analizzato recentemente i cambiamenti intervenuti dal pro-
filo fattuale e legislativo nel predetto Paese nella sentenza E-962/2019 del
17 dicembre 2019 (pubblicata quale sentenza di riferimento, cfr. con-
sid. 6.2 segg.), ed è giunto alla conclusione che il sistema d’asilo italiano
presenta un certo numero di ostacoli suscettibili di impedire l’accesso im-
mediato dei richiedenti alla procedura d’asilo ed al sistema di accoglienza.
In particolare, come gli altri richiedenti l’asilo, dopo l’adozione del decreto
legislativo n. 113/2018 su sicurezza e immigrazione del 4 ottobre 2018, an-
che chiamato “decreto Salvini” e della sua legge di applicazione (legge del
1° dicembre 2018, n. 132 [legge n. 132/2018]), le persone trasferite in Italia
non hanno più accesso al sistema d’accoglienza detto “di seconda linea”
(che prima del “decreto Salvini” era assicurato attraverso il sistema SPRAR
[Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati], che aveva in parti-
colare come scopo quello di fornire delle misure d’accoglienza specifiche
adattate ai richiedenti l’asilo vulnerabili, segnatamente le famiglie, che è
stato abolito e trasformato nel Sistema di protezione per titolari di prote-
zione internazionale e minori stranieri non accompagnati o SIPROIMI, de-
stinato unicamente alle persone che sono a beneficio della protezione in-
ternazionale ed ai minori non accompagnati; cfr. sentenza del Tribunale
succitata consid. 6.2.4). Di conseguenza non vi sono più dei posti riservati
per le famiglie e le persone vulnerabili negli attuali SIPROIMI, e le persone
trasferite in virtù del Regolamento Dublino non vi hanno più accesso, es-
sendo accolte invece nei Centri di prima accoglienza così come nei Centri
di accoglienza straordinari (CAS) e sono confrontati agli stessi ostacoli che
gli altri richiedenti l’asilo. In particolare, pure loro devono frequentemente
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attendere più giorni, se non più settimane, prima di poter far registrare for-
malmente la loro domanda d’asilo ed accedere al sistema d’accoglienza
ed alle sue componenti, segnatamente al Sistema nazionale di salute (cfr.
sentenza del Tribunale precitata consid. 6.2.8). Il Tribunale ha altresì rile-
vato che, secondo gli osservatori sul terreno, il diritto ad un’assistenza me-
dica – che va al di là delle cure d’urgenza od essenziali – per i richiedenti
l’asilo è talvolta ostacolato o ritardato in pratica, poiché dipende dall’attri-
buzione di un codice fiscale dalla Questura competente alla persona inte-
ressata. Tuttavia, la stessa non interviene che al momento della registra-
zione formale della domanda d’asilo (la così detta “verbalizzazione”). Il ri-
tardo nell’accesso alle cure mediche riflette quindi il ritardo nella registra-
zione formale della domanda d’asilo, che può essere di più settimane, se
non di più mesi, in alcune regioni. Inoltre, anche se il “decreto Salvini” pre-
cisa che tutti i servizi devono essere garantiti ai richiedenti l’asilo sulla base
unicamente del loro domicilio, succede che, in assenza di circolari interne,
i servizi di sanità rifiutino in pratica tale diritto (cfr. sentenza del Tribunale
succitata consid. 6.2.7).
Dall’analisi effettuata, il Tribunale ha constatato che, malgrado la legisla-
zione italiana preveda degli standard minimi comuni per tutto il territorio
italiano, tanto in materia d’accesso alla procedura d’asilo, quanto in merito
alle condizioni di accoglienza, in pratica questi standard possono variare
sensibilmente. Il Tribunale ha altresì rilevato che dopo l’adozione del “de-
creto Salvini” vi è stato un deterioramento delle condizioni d’accoglienza
nei centri di alloggio, in particolare per quanto riguarda le persone vulnera-
bili o necessitanti di un inquadramento psicologico specifico. Tuttavia, an-
che se la procedura d’asilo così come il dispositivo d’accoglienza e di as-
sistenza sociale presentino alcune carenze, le quali variano secondo le re-
gioni e che si sarebbero accentuate ancor più con l’entrata in vigore del
“decreto Salvini”, non si potrebbe considerare che esistano in Italia delle
carenze strutturali di un’ampiezza tale che vi sarebbe modo di concludere
– a priori ed indipendentemente dal caso di specie – che vi siano dei rischi
sufficientemente reali e concreti per i richiedenti, di essere sistematica-
mente esposti ad una situazione di precarietà e di bisogno materiale e psi-
cologico, al punto tale che il loro trasferimento nel predetto paese costitui-
rebbe, in generale, un trattamento contrario all’art. 3 CEDU. Invero, l’ac-
cesso ad una procedura d’asilo conforme al Regolamento Dublino e che
permetta un esame corretto della domanda d’asilo è in principio garantito
in Italia, malgrado sia in pratica spesso ritardato. Lo stesso vale anche per
quanto riguarda l’accesso a condizioni di vita minime nel corso della pro-
cedura (cfr. nel dettaglio sentenza del Tribunale E-962/2019 consid. 6.3).
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Alla luce delle suesposte considerazioni, il Tribunale è dunque giunto alla
conclusione che non possano essere ritenute delle carenze sistemiche
nella procedura d’asilo e nel sistema d’accoglienza in Italia, malgrado le
importanti modifiche introdotte dal “decreto Salvini” (cfr. ibidem). Pertanto,
il rispetto della sicurezza dei richiedenti l’asilo, in particolare il diritto alla
trattazione della propria domanda secondo una procedura giusta ed equa
ed una protezione conforme al diritto internazionale ed europeo, rimane
presunto da parte dell’Italia (cfr. ibidem, consid. 6.4).
Sempre nella predetta sentenza, il Tribunale ha stabilito che, tenuto conto
della situazione attuale del sistema di accoglienza in Italia e dei cambia-
menti intervenuti dopo l’entrata in vigore del “decreto Salvini”, nel caso di
trasferimenti di richiedenti l’asilo affetti da malattie (somatiche o psichiche)
gravi o croniche – ovvero persone il cui stato di salute peggiorerebbe se-
riamente in caso d’interruzione, anche breve, del loro trattamento – le au-
torità svizzere devono richiedere delle garanzie scritte individuali e prelimi-
nari da parte delle autorità italiane, in particolare per quanto concerne l’ac-
cesso immediato (già all’arrivo in Italia) ad una presa in carico medica e ad
un alloggio adatti. In assenza di tali garanzie il trasferimento è da conside-
rarsi illecito (cfr. sentenza del Tribunale E-962/2019 consid. 7.4.2 e 7.4.3).
6.5
6.5.1 Nel caso in disamina, risulta dalla copiosa documentazione medica
agli atti che il ricorrente è affetto già da diversi anni dalla malattia di Verneuil
perineale (idrosadenite suppurativa), malattia cronica che gli provoca
spesso ascessi, lesioni escoriative con sanguinamenti e degli spurghi, in
particolare in zona perineale e all’(...), con (...), nonché (...), affezioni che
lo conducono spesso a richiedere cure mediche, anche di una certa ur-
genza. Nella lettera di dimissione del (...) del (...), risulta che per tale pa-
tologia, gli è stata prescritta una terapia di Dafalgan e Voltaren rapid, oltre-
ché dei lavaggi con sapone PH neutro (cfr. atto SEM n. [...]-41/4). Per gli
esiti della malattia di Verneuil, che sarebbe in peggioramento (cfr. atti SEM
n. [...]-34/2 e n. [...]-37/2), sarebbe stata prevista nella lettera di dimissione
del (...) del I._, una rivalutazione del ricorrente a distanza di due-
tre mesi per valutare se vi è un’opzione per curare chirurgicamente la fi-
stola. Tale operazione consisterebbe in una resezione completa del tessuto
cutaneo e sotto-cutaneo in modo tale da eliminare completamente le fistole
(cfr. atto SEM n. [...]-37/2). Inoltre, dalla lettera di dimissione del (...), in
particolare si evince che per il procedere, il richiedente verrà contattato dal
I._ per organizzare il seguito della presa in carico (cfr. atto SEM
n. [...]-41/4). Dalla documentazione prodotta dall’insorgente con il ricorso
– quindi successiva al provvedimento impugnato – risulta che l’operazione
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di fistolotomia (...) avverrà nel mese di (...) (cfr. lettera di dimissione del
[...] della J._). Inoltre, a seguito della visita medica effettuata il (...)
notte presso il (...), dove in particolare l’interessato avrebbe segnalato la
riattivazione di lesioni cutanee a livello del (...), come pure un episodio di
febbre, è stato dimesso in condizioni generali stabili, con una terapia di
Dafalgan e Voltaren (in caso di dolori) e Zyrtec (qualora accusasse prurito),
nonché di Co-Amoxi Mepha. Per la valutazione ed il procedere, il medico
che ha visitato l’interessato ha riferito la rotazione di terapia antibiotica con
Augmentin “da sostituire se lo striscio cutaneo dovesse risultare positivo a
MRSA” (acronimo per “Staphylococcus aureus resistente alla meticillina”,
si tratta di un’infezione batterica provocata da ceppi di Staphylococcus au-
reus, resistenti ad alcuni antibiotici come le penicilline, tra le quali si trova
anche la meticillina), oltreché ha osservato che “[...] la malattia di Verneuil
è una patologia cronica, debilitante sotto numerosi aspetti: della gestione
dei dolori, infettivo, sociale e psicologico e può implicare complicazioni de-
rivanti dalla formazione di fistole, che il paziente presenta, per questo mo-
tivo necessita imperativamente di una presa a carico specialistica” (cfr. let-
tera di dimissione del (...) della K._). Sempre nel medesimo certifi-
cato medico, si è segnalato il contatto con una mediatrice culturale, perché
la problematica sia seguita e coordinata in modo adeguato ed il richiedente
venga curato nelle migliori condizioni, con la collaborazione del (...) ove
soggiorna. Un incontro tra la stessa, l’interessato ed il medico è avvenuto
il (...) (cfr. F2 del [...] allegato al ricorso).
L’insorgente ha altresì riferito di essere affetto da epatite C (cfr. atti SEM
n. [...]-33/2, n. [...]-35/3 e n. [...]-26/9). In data (...), a seguito di una rissa,
egli è stato visitato presso il (...) dell’(...), con una diagnosi di (...), con
prescrizione di terapia antalgica, che non ha necessitato di alcun proseguo
medico (cfr. atti SEM n. [...]-26/9).
6.5.2 Alla luce di tali evenienze, come rettamente censurato nel gravame,
ed a differenza di quanto concluso dalla SEM nel provvedimento impu-
gnato, la situazione valetudinaria dell’insorgente non appare completa-
mente chiarita e verificata. Invero, in primo luogo risulta che fosse prevista
per lo meno una visita di rivalutazione del paziente da parte del I._
per appurare se fosse possibile operare chirurgicamente il ricorrente per
gli esiti della malattia di Verneuil di cui è affetto, a distanza di due-tre mesi
dalla visita medica del (...). Tale procedere è stato inoltre confermato in
seguito anche dalla lettera di dimissione del (...). Risulta quindi errata la
conclusione contenuta nella decisione avversata, ove l’autorità di prime
cure ritiene che non vi siano altre visite mediche previste per l’insorgente,
come avrebbe tra l’altro confermato pure il (...). Tuttavia, anche in merito a
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quest’ultima deduzione, non può essere seguita l’autorità inferiore, in
quanto oggetto del quesito del messaggio elettronico del (...) della SEM,
appare essere unicamente i consulti medici già sostenuti dall’interessato,
e non pure quelli previsti per il richiedente, come concluso nella decisione
impugnata (cfr. atto SEM n. [...]-44/3). A fronte di tali elementi, la SEM
avrebbe pertanto dovuto accertare se effettivamente un’operazione del ri-
corrente fosse programmata e secondo quali tempistiche – come poi risulta
essere di fatto stata fissata per il mese di (...), nella visita medica del (...)
(cfr. anche atto SEM n. [...]-49/4) –, tenendo conto rettamente della risul-
tanza nella decisione avversata. In secondo luogo, dagli atti medici all’in-
serto, come sollevato pure a ragione dall’insorgente nel gravame, non ri-
sulta neppure essere stato chiarito l’aspetto circa le cure ed i trattamenti
che sarebbero necessari e la prognosi di questa malattia con e senza un
trattamento adeguato, essendo la stessa ritenuta cronica ed in peggiora-
mento, nonché necessitante di una presa in carico specialistica. Nemmeno
appare limpido dalla documentazione medica all’incarto se il richiedente
risulti essere ancora affetto da epatite C o meno, in quanto d’un canto il
medesimo riferisce di essere tutt’ora positivo e di soffrire della predetta ma-
lattia (cfr. atti SEM n. [...]-26/9 e n. [...]-33/2), e d’altro canto invece che la
stessa patologia sarebbe stata curata ed eradicata (cfr. atto SEM n. [...]-
35/3). Il Tribunale, a fronte di tali elementi, ritiene pertanto che lo stato di
salute del ricorrente non risulta, allo stato attuale degli atti, sufficientemente
acclarato per poter determinare se nel caso concreto ed in particolare vi
siano o meno degli indizi seri e sufficienti che permettano di confutare la
presunzione di sicurezza dei richiedenti l’asilo, tenuto conto della situa-
zione attuale del sistema di accoglienza in Italia e dei cambiamenti interve-
nuti, come già sopra esposto (cfr. consid. 6.4), come pure se un trasferi-
mento dell’insorgente potrebbe o meno violare l’art. 3 CEDU in applica-
zione della giurisprudenza succitata (cfr. consid. 6.3).
6.5.3 Rispetto allo stato di salute dell’insorgente, la SEM dovrà quindi di-
sporre di un rapporto medico specialistico relativo a quanto verrà osservato
anche a seguito dell’operazione chirurgica prevista nel corrente mese di
(...), come pure circa la/le diagnosi esatta/e, gli eventuali trattamenti dei
quali il richiedente necessiterebbe, come pure la prognosi. A seguito degli
opportuni complementi istruttori, la SEM dovrà verificare nuovamente, an-
che valutando complessivamente quanto allegato nel ricorso dall’insor-
gente, e tenendo conto della giurisprudenza del Tribunale summenzionata
(cfr. consid. 6.4), l’accoglienza e l’accesso alle cure mediche necessarie in
Italia del ricorrente, nel caso di un suo trasferimento nel precitato Paese.
In caso di conclusione positiva circa le precitate questioni, la SEM dovrà
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dimostrare che l’esecuzione del trasferimento del ricorrente permane am-
missibile e che, malgrado un certo numero di elementi sfavorevoli per l’in-
teressato – anche dettato dalla situazione d’emergenza medica nella quale
l’Italia attualmente si trova a causa del Coronavirus (cfr. il memoriale ricor-
suale) – non esistono, nel caso concreto, dei motivi umanitari ai sensi
dell’art. 29a cpv. 3 OAsi 1. In caso contrario, l’autorità inferiore sarà invece
tenuta ad applicare la clausola di sovranità ex art. 17 par. 1 Regolamento
Dublino III concretizzata all’art. 29a cpv. 3 OAsi 1.
6.6 Si rileva ancora in merito che il Tribunale è tenuto ad effettuare d’ufficio
un esteso controllo delle circostanze di fatto ritenute nella decisione avver-
sata (art. 106 cpv. 1 lett. b LAsi e 49 lett. b PA; MOSER/
BEUSCH/KNEUBÜHLER, Prozessieren vor dem Bundesverwaltungsgericht,
2a ed. 2013, n. 2.188). Qualora in sede ricorsuale vengano identificate
delle carenze in tal senso, la decisione va annullata ed il caso retrocesso
all’autorità di prima istanza, di modo che questa possa procedere ad un
nuovo e completo accertamento dei fatti. Di conseguenza, il Tribunale ri-
tiene giustificato nel caso in parola – sia per i complementi istruttori che
risulteranno necessari, sia per motivi di economia processuale – retroce-
dere gli atti di causa alla SEM per il complemento dell’istruttoria e l’emana-
zione di una nuova decisione rispettosa dei considerandi della presente
sentenza. Non può in effetti, in specie ed in questa sede – anche tenuto
conto dei termini d’evasione processuali – essere compito del Tribunale di
accertare fatti giuridicamente rilevanti precludendo di conseguenza al ri-
corrente un’eventuale istanza di ricorso (cfr. DTF 137 I 195 con referenze
citate; HÄFELIN/MÜLLER/UHLMANN, Allgemeines Verwaltungsrecht,
7a ed. 2016, n. 1039, pag. 226 e n. 1774 segg., pag. 252 segg.).
7.
Il ricorso è pertanto accolto e la decisione impugnata è annullata per ac-
certamento inesatto ed incompleto dei fatti giuridicamente rilevanti
(art. 106 cpv. 1 lett. b LAsi) e gli atti di causa sono trasmessi all’autorità
inferiore per completamento dell’istruttoria ai sensi dei considerandi e
l’emanazione di una nuova decisione (art. 61 cpv. 1 PA).
8.
Altresì, con la presente sentenza, le misure supercautelari pronunciate il
6 marzo 2020 sono revocate.
9.
Avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, la domanda tendente
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all’esenzione dal versamento di un anticipo equivalente alle presumibili
spese processuali, risulta priva d’oggetto.
10.
Visto l’esito della procedura, non sono riscosse spese processuali (art. 63
cpv. 1 PA). Inoltre, ai sensi dell’art. 111ater LAsi non sono attribuite inden-
nità ripetibili in quanto il ricorrente è assistito dal rappresentante legale de-
signato dalla SEM a norma dell’art. 102h LAsi.
11.
La presente decisione non concerne una persona contro la quale è pen-
dente una domanda d’estradizione presentata dallo Stato che ha abban-
donato in cerca di protezione, per il che non può essere impugnata con
ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83
lett. d cifra 1 LTF).
La pronuncia è quindi definitiva.
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