Decision ID: 44077040-4be0-5fbf-95e5-b7294a2bf888
Year: 2011
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_006
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: civil_law

ritenuto
in fatto:
che con precetto esecutivo n. _ del 9/19.7.2011 dell’Ufficio di esecuzione di Lugano, CO 1 ha escusso RE 1 per l’incasso di fr. 1'643,95 oltre interessi e spese, indicando sul titolo di credito “mancato saldo fatture”;
che interposta tempestiva opposizione da parte dell’escussa, con istanza del 10 febbraio 2011 la procedente ne ha chiesto il rigetto definitivo (
recte
: provvisorio) sulla base della conferma d’ordine del 9 novembre 2009 sottoscritta dalla convenuta per lavori da essa ordinati alla parte istante (segnatamente alla doccia, alla vasca da bagno e al lavabo della propria abitazione) per complessivi fr. 5'684.20, dell’estratto conto 30 aprile 2010, con un saldo a suo favore di fr. 1'643.96 e della fattura nr. 30 del 30 aprile 2010 con il riepilogo delle prestazioni effettuate per complessivi fr. 5'854.20;
che con ordinanza del 12 aprile 2011 il Giudice di pace del circolo di Agno, richiamato l’art. 253 CPC, ha assegnato alla convenuta un termine di 15 giorni per presentare le proprie osservazioni all’istanza;
che dandovi seguito, il 29 aprile successivo la convenuta - per il tramite del proprio avvocato - ha inoltrato alla Giudicatura di pace le proprie osservazioni, proponendo la reiezione dell’istanza;
che la convenuta, in estrema sintesi, ha eccepito la carente esecuzione del contratto di appalto da parte della ditta procedente (circostanza immediatamente e più volte segnalata alla parte istante, senza alcun risultato), asserendo che tale inadempienza le avrebbe causato non indifferenti danni e, in particolare, l’avrebbe obbligata ai rivolgersi a un’altra ditta per procedere alle relative riparazioni;
che il 30 maggio 2011 - riferendosi alla documentazione esibita dalla convenuta con le citate osservazioni e richiamato l’art. 246 cpv. 2 CPC - il Giudice di pace ha indetto una udienza per mercoledì 15 giugno 2011 (v. la relativa citazione);
che nessuna della parti è però comparsa;
che con decisione del 28 giugno 2011, notificata alle parti nei suoi dispositivi, ossia senza motivazione (ancorché dopo avere comunque rilevato che la conferma d’ordine, firmata dalla convenuta il 9 novembre 2009, costituisce riconoscimento di debito e, quindi, valido titolo per l’ottenimento del rigetto provvisorio dell’opposizione ex art. 82 LEF), il Giudice di pace ha respinto in via provvisoria l’opposizione interposta dalla convenuta al precetto esecutivo in questione;
che, nel contempo, egli ha ricordato alle stesse parti il diritto a richiedere entro 10 giorni la motivazione scritta del proprio giudizio, con l’avvertenza che l’omessa richiesta di motivazione vale quale rinuncia all’impugnazione della decisione mediante reclamo (art. 239 cpv. 2 CPC) e comporta la crescita in giudicato della medesima;
che il 9 luglio 2011 la convenuta, sempre tramite il proprio avvocato, si è avvalsa di tale facoltà;
che con decisione datata 19 luglio 2011 il Giudice di pace - premesso che la convenuta aveva inviato alla Giudicatura di pace le osservazioni inerenti al mancato saldo delle fatture e che dalla documentazione esibita da parte di quest’ultima egli ha ritenuto di citare le parti per un’udienza per derimere sulla pendenza, ma che le stesse non si sono presentate benché citate, e rilevato che alla luce della mancata udienza, nell’ambito di una procedura sommaria e in considerazione del fatto che la documentazione prodotta dall’attore costituisce un credito ex art. 82 LEF (v. conferma d’ordine del 9 novembre 2009) - ha confermato al decisione del 28 giugno 2011, e ha caricato alla convenuta tasse e spese per complessivi fr. 60.-, in aggiunta alla tassa di giustizia di fr. 130.- già addebitata alla stessa convenuta con la precedente decisione (v. dispositivo n. 2);
che contro tale decisione la convenuta è insorta con reclamo del 4 agosto 2011, facendo anzitutto carico al primo giudice – nella misura in cui ha accolto l’istanza sulla sola base della documentazione prodotta dall’istante, in quanto nessuno era comparso all’udienza - di avere disatteso l’art. 234 cpv. 2 CPC, secondo cui, se nessuna delle parti compare senza giustificazione, la causa deve invece essere stralciata dai ruoli;
che del resto, sempre stando alla reclamante, fosse la parte istante anche comparsa, e l’escussa no, il primo giudice avrebbe di nuovo erroneamente applicato il disposto dell’art. 234 CPC dato che, sebbene avesse richiesto precedentemente le osservazioni scritte alla convenuta poi regolarmente inoltrate, ha emanato la decisione impugnata unicamente sulla scorta della documentazione esibita dalla controparte;
che, infatti, l’art. 234 cpv. 1 CPC prevede che se un parte ingiustificatamente non compare, il giudice prende in considerazione gli atti scritti inoltrati in conformità del CPC;
che, in ogni modo, assevera la reclamante, la convenuta non è stata regolarmente citata all’udienza del 25 giugno 2011, avendo essa saputo della sua esistenza solo leggendo la motivazione della decisione, dato che al suo legale non è pervenuta alcuna citazione nonostante che quest’ultima abbia prodotto alla Giudicatura di pace la relativa procura di rappresentanza;
che già per questa sola ragione, conclude la reclamante, si giustifica l’annullamento dell’impugnato giudizio;
che chiamata a esprimersi, la parte istante non ha presentato
osservazioni;

considerando
in diritto
:
che secondo l’art 319 cpv. 1 lett. a CPC sono impugnabili mediante reclamo, tra l’altro, le decisioni inappellabili di prima istanza finali;
che tale è il caso per le decisioni nelle pratiche a tenore della LEF, segnatamente in materia di rigetto dell’opposizione ex art. 80-84 LEF (cfr. art. 309 lett. b CPC);
che in base all’art. 320 CPC con il reclamo possono essere censurati a, l’applicazione errata del diritto, b. l’accertamento manifestamente inesatto dei fatti;
che nella misura cui rimprovera al primo giudice di non avere stralciato l’istanza ex art. 234 cpv. 2 CPC – secondo cui la mancata ingiustificata comparsa di entrambe le parti al dibattimento comporta lo stralcio della causa dai ruoli – una volta constatata l’assenza di entrambe le parti all’udienza del 25 giugno 2011, il reclamo è votato all’insuccesso;
che se è vero che il citato disposto, riferito alla procedura ordinaria, può trovare applicazione per analogia anche ad altre procedura (art. 219 CPC), nel caso in esame non può essere trascurato che prima di indire un’udienza il Giudice di pace aveva dato alla parte convenuta l’opportunità di presentare osservazioni scritte all’istanza di rigetto dell’opposizione (art. 253 CPC), facoltà poi messa in pratica con l’invio di un dettagliato memoriale di difesa corredato da documenti;
che se a questo punto il codice di procedura civile non impediva al giudice di cumulare alle osservazioni scritte un dibattimento (CPC, Comm.
trezzini
, art. 253 pag. 1126) – non però nel quadro dell’art. 246 cpv. 2 CPC, applicabile alla procedura semplificata e non, ovviamente, a quella sommaria di rigetto dell’opposizione, ma semmai per garantire alla parte istante di esprimesi più compiutamente sulle osservazioni scritte all’istanza e in, particolare, sulla documentazione prodotta - la mancata comparizione di entrambe le parti alla relativa udienza non doveva necessariamente spingere il Giudice di pace a ritenere la causa priva di oggetto ex art. 234 cpv. 2 CPC, ma doveva per contro (solo) indurlo a statuire sulla base dello scambio degli allegati scritti (istanza/documenti e osservazioni/documenti), in applicazione,
mutatis mutandis
, dell’art. 256 cpv. 1 CPC;
che egli ha però sbagliato nel limitarsi a rilevare che la documentazione prodotta dalla procedente (segnatamente la conferma d’ordine del 9 novembre 2009) costituisce riconoscimento di debito ex art. 82 cpv. 1 LEF e, perciò, titolo di rigetto provvisorio dell’opposizione;
che, infatti, se si può convenire che su questo punto la decisone impugnata risulta sostanzialmente corretta – circostanza del resto nemmeno contestata dalla convenuta – va tuttavia sottolineata la mancata disamina da parte del primo giudice delle obiezioni sollevate dalla convenuta nelle proprie osservazioni ex art. 82 cpv. 2 LEF, secondo cui il giudice pronuncia il rigetto provvisorio dell’opposizione, sempreché il debitore non giustifichi immediatamente delle eccezioni che infirmano il debito;
che statuendo in questo modo, ossia non prendendo alcuna posizione sugli argomenti difensivi, il Giudice di pace ha perciò violato il diritto di essere sentito dell’escussa, di modo che già per questo solo motivo la decisione impugnata – in accoglimento del reclamo - va annullata, con conseguente rinvio degli atti per nuovo giudizio, che potrà essere preso senza procedere alla ricitazione delle parti per una nuova udienza;
che infatti, una ricitazione della parte istante ad una nuova udienza, consentirebbe a quest’ultima di ovviare all’ingiustificata assenza a quella del 25 giugno 2011, mentre che la ricitazione della parte convenuta – ancorché essa abbia ragione nel rilevare che la citazione alla prima udienza andava (anche) notificata al suo avvocato - non appare sorretta da motivi che la giustificano, tenuto in particolare conto del fatto che che essa non pretende di non avere potuto fare valere le proprie ragioni con le osserva- zioni scritte, del resto redatte da un avvocato;
che al primo giudice va dipoi ricordato che la richiesta di motivazione scritta del giudizio emanato nei suoi dispositivi il 28 giugno 2011, non lo abilitava a ridatare la relativa decisione (19 luglio 2011) e, ancor meno, a ristatuire sull’istanza (cfr. dispositivo n. 1, ove egli ha concluso per la conferma della precedente decisione, come se avesse avuto spazio per rivederla), rispettivamente a riscuotere nuovi oneri processuali in aggiunta a quelli già stabiliti (v. dispositivo n. 2 decisione 28 giugno 2011), essendo egli stato chiamato solo ad integrare la decisione 28 giugno 2011 dei motivi a fondamento dell’accoglimento dell’istanza, ciò che egli dovrà di nuovo fare una volta ricevuta la presente decisione;
che, in conclusione, il reclamo va quindi accolto soltanto parzialmente, ossia limitatamente alla domanda subordinata;
che gli oneri processuali seguono la soccombenza, ossia sono posti a carico delle parti in ragione di metà ciascuna, con l’obbligo per la procedente (che non ha presentato osservazioni al reclamo e che quindi non ha diritto ad alcuna indennità) di rifondere alla reclamante un’indennità per ripetibili ridotta (art. 48, 61 cpv. 1 OTLEF e 106 cpv. 1 CPC):
che con l’emanazione della presente decisione, diventa priva di oggetto la richiesta di concessione dell’effetto sospensivo al reclamo;