Decision ID: 626e24e6-7a20-5aa8-93b5-1f689370ff05
Year: 2020
Language: it
Court: CH_BVGE
Chamber: CH_BVGE_001
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: 

Fatti:
A.
A._ (di seguito: interessato, ricorrente o insorgente) – cittadino ita-
liano, nato il (...) – ha lavorato in Svizzera per periodi dal 1984 al 2008
come tagliatore di abiti e da settembre del 2012 ad aprile del 2015 come
autista aziendale, solvendo contributi all’assicurazione svizzera per la vec-
chiaia, i superstiti e l’invalidità (doc. 15 e 97 dell’incarto dell’autorità infe-
riore [di seguito, doc. A 15 e doc. A 97]). Ha interrotto il lavoro il 27 aprile
2015 per motivi di salute. Il 15 dicembre 2015, ha formulato una richiesta
volta all’ottenimento di una rendita dell’assicurazione svizzera per l’invali-
dità (doc. A 6).
B.
B.a Nel corso dell’istruttoria, l’Ufficio dell’assicurazione invalidità del Can-
tone B._ (Ufficio AI) ha in particolare assunto agli atti documenti
medici di data da maggio 2010 a dicembre 2016 (doc. A 2, A 12, A 20, A 39,
A 46, A 50, A 52, A 56 e A 66; v. anche doc. 1 a 53 dell’incarto dell’assicu-
razione C._ [di seguito, doc. B 1 a B 53]), segnatamente il rapporto
psichiatrico del 14 maggio 2016 del dott. D._ (doc. A 52) ed il rap-
porto internistico del 6 luglio 2016 del dott. E._ (doc. B 48), nonché
la perizia medica E 213 dell’8 febbraio 2016, in cui è posta la diagnosi di
sindrome da attacchi di panico in sindrome ansioso-depressiva in cardio-
patico, iperteso, dislipidemico, diabetico tipo II, vasculopatico con bronco-
pneumopatia cronica ostruttiva e sospetta sindrome delle apnee da sonno,
ritenuto che l’interessato non può svolgere a tempo pieno né il suo ultimo
lavoro né un lavoro adeguato alle sue condizioni e segnalato che il mede-
simo è considerato invalido al 100%, conformemente alle disposizioni di
legge del Paese di residenza, sia nella precedente attività che in un’attività
adeguata alle sue condizioni (doc. A 35). Tra gli atti va annoverato anche il
contratto di lavoro del 30 ottobre 2013 (doc. A 45).
B.b Nel rapporto del 20 febbraio 2017 (v. anche le annotazioni del 23 feb-
braio, 24 maggio e 24 novembre 2016 [doc. A 30, A 55 e A 62]), il dott.
F._, medico SMR, ha proposto l’effettuazione di una perizia pluridi-
sciplinare (comprendente una valutazione reumatologica, neurologica, en-
docrinologica e oftalmologica [doc. A 67]; v. anche lo scritto del SAM del 21
aprile 2017, in cui è stata ritenuta necessaria (pure) una valutazione psi-
chiatrica [doc. A 73]).
B.c Nella perizia pluridisciplinare del 3 agosto 2017 del Servizio accerta-
mento medico (SAM) di (...; consecutiva ad esami del 24 maggio, 6, 9, 13,
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20 giugno e 5 luglio 2017), i periti hanno posto la diagnosi segnatamente
di sindrome da attacchi di panico (ICD 10 F 41.0; con ripercussione sulla
capacità lavorativa) e di sindrome da dolore cronico non specificata alla
spalla sinistra, alla spalla destra e alla schiena senza anomalie cliniche o
radiologiche di rilievo, stenosi dell’arteria carotide interna a destra ed a si-
nistra, probabile meralgia parestetica a sinistra, diabete mellito tipo 2, iper-
tensione arteriosa, dislipidemia, pregressa ischemia retinica all’occhio sini-
stro, lieve miopia, astigmatismo all’occhio sinistro, presbiopia bilaterale,
pregresso aneurisma dell’aorta addominale, steatosi epatica (senza riper-
cussione sulla capacità lavorativa). I periti hanno concluso che le conse-
guenze sulla capacità lavorativa derivano esclusivamente dalla patologia
psichica. L’interessato presenta un’incapacità al lavoro del 100% a decor-
rere dal 28 aprile 2015 nell’attività di autista aziendale, ma una capacità al
lavoro dell’80% in un’attività confacente allo stato di salute da luglio del
2016 (doc. A 77).
B.d Nel rapporto del 17 agosto 2017, il dott. F._ ha ritenuto per l’in-
teressato, in virtù della menzionata perizia – fermo restando un’incapacità
lavorativa del 100% in una qualsiasi attività dal 28 aprile 2015 al 5 luglio
2016 – una capacità al lavoro dell’80%, a decorrere dal 6 luglio 2016 (data
della visita medica del dott. E._, specialista in medicina interna, me-
dico incaricato dall’assicurazione C._ [doc. B 48]), in un’attività so-
stitutiva adeguata (doc. A 79).
B.e Il 17 agosto 2017, l’Ufficio AI del Cantone B._ ha determinato
nel 21% il grado d’invalidità dell’assicurato in applicazione del metodo ge-
nerale del confronto dei redditi (doc. A 78).
B.f Con progetto di decisione del 10 ottobre 2017, l’Ufficio AI del Cantone
B._ ha comunicato all’interessato che, in virtù della perizia pluridi-
sciplinare dell’agosto 2017, egli presenta un’incapacità al lavoro del 100%
nell’attività di autista aziendale dal 28 aprile 2015, mentre l’esercizio di
un’attività sostitutiva adeguata è da considerare esigibile all’80% dal 6 lu-
glio 2016, ciò che comporta un grado d’invalidità del 21%. Pertanto, sussi-
sterebbe un diritto ad una rendita intera d’invalidità dal 1° aprile 2016 (de-
corso il termine di attesa legale di un anno) al 31 ottobre 2016 (momento
in cui il miglioramento significativo dello stato di salute perdurava da tre
mesi). Sennonché, la rendita intera sarebbe stata versata solamente dal 1°
giugno 2016, ossia sei mesi dopo la data della richiesta di una rendita d’in-
validità svizzera (doc. A 81).
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B.g Con presa di posizione del 27 ottobre 2017 (e con complemento del
15 novembre 2017), l’interessato ha chiesto il riesame del caso dal mo-
mento che, secondo il rapporto psichiatrico del 19 ottobre 2017 della
dott.ssa G._, specialista in psichiatria e psicoterapia, ed il rapporto
di dimissione ospedaliera del 10 novembre 2017, allegati in copia, è inabile
al lavoro al 100% in una qualsiasi attività lucrativa (doc. A 86 e A 89).
B.h Con complemento peritale del 20 dicembre 2017 (fondato su una
presa di posizione psichiatrica), i medici SAM hanno ritenuto che il rapporto
psichiatrico dell’ottobre 2017 ed il rapporto di dimissione ospedaliera del
novembre 2017 non comportano elementi tali da modificare la valutazione
clinico-lavorativa dell’interessato (doc. A 93).
B.i Con annotazione del 2 gennaio 2018, il dott. F._ ha confermato,
in virtù del menzionato complemento peritale, la sua precedente presa di
posizione (doc. A 96).
B.j Con decisione del 22 febbraio 2018, l’Ufficio dell’assicurazione per l’in-
validità per gli assicurati residenti all’estero (UAIE) ha deciso di erogare in
favore dell’interessato una rendita intera d’invalidità svizzera dal 1° giugno
al 31 ottobre 2016 (doc. A 97; v. anche doc. A 83).
C.
C.a Il 20 marzo 2018, l’interessato ha interposto ricorso dinanzi al Tribunale
amministrativo federale contro la decisione dell’UAIE del 22 febbraio 2018
mediante il quale ha chiesto d’accogliere il gravame e di riformare la deci-
sione impugnata nel senso di attribuirgli una rendita d’invalidità per un
grado d’invalidità del 100% anche successivamente al 31 ottobre 2016. In
particolare, ha segnalato che – secondo il rapporto psichiatrico del 19 ot-
tobre 2017 della dott.ssa G._ (già agli atti) ed il certificato medico
del 13 marzo 2018 del dott. H._, specialista in medicina interna,
allegati in copia – le patologie di cui è affetto ed il disagio mentale che vive
comportano una completa inabilità al lavoro in una qualsiasi attività lucra-
tiva. Ha poi sottolineato che, in virtù delle sue condizioni fisiche e della sua
situazione psicologica, non si può esigere da lui l’esercizio di un’attività di
sostituzione (doc. TAF 1).
C.b Il 10 aprile 2018, il ricorrente ha versato l’anticipo a copertura delle
presumibili spese processuali (doc. TAF 2 a 5).
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C.c Con risposta al ricorso del 28 maggio 2018, l’UAIE ha proposto la reie-
zione del ricorso e la conferma della decisione impugnata. Ha rinviato al
preavviso dell’Ufficio AI del Cantone B._ del 24 maggio 2018, se-
condo il quale, in virtù del rapporto del 17 agosto 2017 del medico SMR, il
quale, a sua volta, si è fondato sulla perizia pluridisciplinare del 3 agosto
2017 e relativo complemento del 20 dicembre 2017 – perizia che peraltro
comprende una valutazione in reumatologia, psichiatria, neurologia, diabe-
tologia e oftalmologia ed è conforme ai criteri di una perizia neutrale spe-
cialistica – il ricorrente è abile al lavoro all’80%, da luglio del 2016, in attività
confacenti allo stato di salute. Detto Ufficio ha poi precisato che il certificato
medico del marzo 2018 prodotto in sede di ricorso non comporta elementi
tali da modificare la valutazione clinico-lavorativa dell’insorgente (v. l’anno-
tazione del 2 maggio 2018 del medico SMR). Infine, l’Ufficio AI ha corretto
il calcolo del confronto dei redditi, calcolo da cui risulta invero un grado
d’invalidità del 2% (doc. TAF 7).
C.d Nella replica del 28 giugno 2018, l’insorgente ha ribadito che – se-
condo il rapporto psichiatrico del 19 ottobre 2017 della dott.ssa G._
ed il certificato medico del 13 marzo 2018 del dott. H._ (già agli atti),
documenti medici da considerarsi conformi ai criteri di una perizia neutrale
specialistica – la sintomatologia di cui soffre e gli attacchi di panico nonché
la sindrome depressiva ricorrente di cui è affetto comportano una completa
inabilità al lavoro in una qualsiasi attività lucrativa. Ha esibito delle prescri-
zioni per visite ed esami medici (doc. TAF 10).
C.e Nella duplica dell’11 luglio 2018, l’UAIE ha nuovamente proposto la
reiezione del ricorso e rinviato alla presa di posizione dell’Ufficio AI del Can-
tone B._ del 9 luglio 2018, secondo cui il ricorrente non ha esibito
nuova documentazione medica suscettibile di giustificare un diverso ap-
prezzamento (i documenti prodotti in sede di replica concernono infatti
delle prenotazioni per visite mediche). Detto Ufficio ha quindi confermato
la valutazione clinico-lavorativa dell’interessato (doc. TAF 12).
C.f In una presa di posizione del 3 agosto 2018, il ricorrente si è riconfer-
mato nelle argomentazioni in fatto e in diritto di cui al ricorso del 20 marzo
2018 ed alla replica del 28 giugno 2018 (doc. TAF 14), scritto di osserva-
zioni che è poi stato trasmesso all’autorità inferiore per conoscenza con
provvedimento dell’8 agosto 2018 (doc. TAF 15).
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Diritto:
1.
1.1 Il Tribunale amministrativo federale esamina d'ufficio e con piena co-
gnizione la sua competenza (art. 31 e segg. LTAF) rispettivamente l'am-
missibilità dei gravami che gli vengono sottoposti (DTF 133 I 185 consid. 2
e relativi riferimenti).
1.2 Riservate le eccezioni – non realizzate nel caso di specie – di cui all'art.
32 LTAF, questo Tribunale giudica, in virtù dell'art. 31 LTAF in combinazione
con l'art. 33 lett. d LTAF e l'art. 69 cpv. 1 lett. b LAI (RS 831.20), i ricorsi
contro le decisioni, ai sensi dell'art. 5 PA, rese dall'Ufficio dell'assicurazione
per l'invalidità per le persone residenti all'estero (UAIE).
1.3 In virtù dell'art. 3 lett. dbis PA, la procedura in materia di assicurazioni
sociali non è disciplinata dalla PA nella misura in cui è applicabile la LPGA
(RS 830.1). Giusta l'art. 1 cpv. 1 LAI, le disposizioni della LPGA sono ap-
plicabili all'assicurazione per l'invalidità (art. 1a-26bis e 28-70), sempre che
la LAI non deroghi alla LPGA.
1.4 Presentato da una parte direttamente toccata dalla decisione e avente
un interesse degno di protezione al suo annullamento o alla sua modifica
(art. 59 LPGA e art. 48 cpv. 1 PA), il ricorso è stato interposto tempestiva-
mente (art. 60 LPGA e art. 50 cpv. 1 PA) e rispetta i requisiti previsti dalla
legge (art. 52 PA). Esso è pertanto ammissibile.
2.
2.1 Il ricorrente è cittadino di uno Stato membro della Comunità europea,
per cui è applicabile, di principio, l'ALC (RS 0.142.112.681).
2.2 L'allegato II è stato modificato con effetto dal 1° aprile 2012 (Decisione
1/2012 del Comitato misto del 31 marzo 2012; RU 2012 2345). Nella sua
nuova versione esso prevede in particolare che le parti contraenti appli-
cano tra di loro, nel campo del coordinamento dei sistemi di sicurezza so-
ciale, gli atti giuridici di cui alla sezione A dello stesso allegato, comprese
eventuali loro modifiche o altre regole equivalenti ad essi (art. 1 ch. 1) ed
assimila la Svizzera, a questo scopo, ad uno Stato membro dell'Unione
europea (art. 1 ch. 2).
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2.3 Gli atti giuridici riportati nella sezione A dell'allegato II sono, in partico-
lare, il regolamento (CE) n. 883/2004 del Parlamento europeo e del Consi-
glio del 29 aprile 2004 (RS 0.831.109.268.1) relativo al coordinamento dei
sistemi di sicurezza sociale, con le relative modifiche, e il regolamento (CE)
n. 987/2009 del Parlamento europeo e del Consiglio del 16 settembre 2009
(RS 0.831.109.268.11) che stabilisce le modalità di applicazione del rego-
lamento (CE) n. 883/2004, nonché il regolamento (CEE) n. 1408/71 del
Consiglio del 14 giugno 1971 (RU 2004 121, 2008 4219 4237, 2009 4831)
relativo all’applicazione dei regimi di sicurezza sociale ai lavoratori subor-
dinati, ai lavoratori autonomi e ai loro familiari che si spostano all’interno
della Comunità, con le relative modifiche, e il regolamento (CEE) n. 574/72
del Consiglio del 21 marzo 1972 (RU 2005 3909, 2008 4273, 2009 621
4845) che stabilisce le modalità di applicazione del regolamento (CEE) n.
1408/71, con le relative modifiche, entrambi applicabili tra la Svizzera e gli
Stati membri fino al 31 marzo 2012 e quando vi si fa riferimento nel rego-
lamento (CE) n. 883/2004 o nel regolamento (CE) n. 987/2009 oppure
quando si tratta di casi verificatisi in passato.
2.4 Giova altresì rilevare che il regolamento (CE) n. 883/2004 è stato ulte-
riormente modificato dal regolamento (CE) n. 465/2012 del Parlamento eu-
ropeo e del Consiglio del 22 maggio 2012, ripreso dalla Svizzera a decor-
rere dal 1° gennaio 2015 (sentenza del TF 8C_580/2015 del 26 aprile 2016
consid. 4.2 e relativi riferimenti).
2.5 Secondo l'art. 4 del regolamento (CE) n. 883/2004, salvo quanto diver-
samente previsto dallo stesso, le persone ad esso soggette godono delle
medesime prestazioni e sottostanno agli stessi obblighi di cui alla legisla-
zione di ciascuno Stato membro, alle stesse condizioni dei cittadini di tale
Stato. Ciò premesso, nella misura in cui l'ALC e, in particolare, il suo alle-
gato II, non prevede disposizioni contrarie, l'organizzazione della proce-
dura, come pure l'esame delle condizioni di ottenimento di una rendita d'in-
validità svizzera, sono regolate dal diritto interno svizzero (DTF 130 V 253
consid. 2.4).
3.
3.1 Dal profilo temporale sono applicabili le disposizioni in vigore al mo-
mento della realizzazione dello stato di fatto che deve essere valutato giu-
ridicamente o che produce conseguenze giuridiche (DTF 136 V 24 consid.
4.3; 130 V 445 consid. 1.2 con rinvii; 129 V 1 consid. 1.2). La domanda di
una rendita AI essendo stata presentata il 15 dicembre 2015, al caso in
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esame si applicano di principio le disposizioni della 6a revisione della LAI
entrate in vigore il 1° gennaio 2012.
3.2 Il ricorrente, come già menzionato, ha presentato la domanda di rendita
il 15 dicembre 2015. L'art. 29 LAI prevede che il diritto alla rendita nasce al
più presto dopo sei mesi dalla data in cui l'assicurato ha rivendicato il diritto
alle prestazioni conformemente all'art. 29 cpv. 1 LPGA (riservate altresì le
condizioni dell'art. 28 cpv. 1 LAI [cfr. consid. 5.1.3 del presente giudizio]).
Giova altresì rilevare che il potere cognitivo di questo Tribunale è delimitato
dalla data della decisione impugnata.
3.3 Il giudice delle assicurazioni sociali esamina infatti la decisione impu-
gnata sulla base della situazione di fatto esistente al momento in cui essa
è stata resa (DTF 136 V 24 consid. 4.3). Tiene tuttavia conto dei fatti veri-
ficatisi dopo tale data quando essi possano imporsi quali elementi d'accer-
tamento retrospettivo della situazione anteriore alla decisione stessa (DTF
129 V 1 consid. 1.2; 121 V 362 consid. 1b), in altri termini se gli stessi sono
strettamente connessi all'oggetto litigioso e se sono suscettibili di influire
sull'apprezzamento del giudice al momento in cui detta decisione litigiosa
è stata resa (DTF 118 V 200 consid. 3a in fine; sentenze del TF
8C_278/2011 del 26 luglio 2011 consid. 5.5 nonché 9C_116/2010 del 20
aprile 2010 consid. 3.2.2).
4.
Giova peraltro rilevare che il ricorrente ha versato contributi all'AVS/AI sviz-
zera per più di 3 anni (doc. A 97) e, pertanto, adempie in ogni caso la con-
dizione della durata minima di contribuzione.
5.
5.1 L'invalidità ai sensi della LPGA e della LAI è l'incapacità al guadagno
totale o parziale presumibilmente permanente o di lunga durata che può
essere conseguente ad infermità congenita, malattia o infortunio (art. 8
LPGA e art. 4 cpv. 1 LAI).
5.1.1 Secondo l'art. 7 LPGA, è considerata incapacità al guadagno la per-
dita, totale o parziale, della possibilità di guadagno sul mercato del lavoro
equilibrato che entra in considerazione, provocata da un danno alla salute
fisica, mentale o psichica e che perdura dopo aver sottoposto l'assicurato
alle cure ed alle misure d'integrazione ragionevolmente esigibili. In caso
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Pagina 9
d'incapacità al lavoro di lunga durata, possono essere prese in considera-
zione anche le mansioni esigibili in un'altra professione o campo d'attività
(art. 6 LPGA).
5.1.2 Giusta l'art. 28 cpv. 2 LAI, l'assicurato ha diritto ad un quarto di rendita
se è invalido per almeno il 40%, ad una mezza rendita se è invalido per
almeno la metà, a tre quarti di rendita se è invalido per almeno il 60% e ad
una rendita intera se è invalido per almeno il 70%.
5.1.3 L'art. 28 cpv. 1 LAI prevede che l'assicurato ha diritto a una rendita
se la sua capacità al guadagno o la sua capacità di svolgere le mansioni
consuete non può essere ristabilita, mantenuta o migliorata mediante prov-
vedimenti d'integrazione ragionevolmente esigibili (lettera a), ha avuto
un'incapacità al lavoro (art. 6 LPGA) almeno del 40% in media durante un
anno senza notevole interruzione (lettera b) e al termine di questo anno è
invalido (art. 8 LPGA) almeno al 40% (lettera c).
5.1.4 La nozione d'invalidità di cui all'art. 4 LAI e 8 LPGA è un concetto di
carattere economico-giuridico e non medico (sentenze del TF
9C_318/2014 del 10 settembre 2014 consid. 3.1 e 8C_636/2010 del 17
gennaio 2011 consid. 3 con rinvii). In base all'art. 16 LPGA, applicabile per
il rinvio dell'art. 28 cpv. 2 LAI, per valutare il grado d'invalidità, il reddito che
l'assicurato potrebbe conseguire esercitando l'attività ragionevolmente esi-
gibile da lui dopo la cura medica e l'eventuale esecuzione di provvedimenti
d'integrazione (reddito da invalido), tenuto conto di una situazione equili-
brata del mercato del lavoro, è confrontato con il reddito che egli avrebbe
potuto ottenere se non fosse diventato invalido (reddito da valido; metodo
generale del raffronto dei redditi).
5.1.5 L'assicurazione svizzera per l'invalidità risarcisce pertanto, e di prin-
cipio, soltanto la perdita economica che deriva da un danno alla salute fi-
sica o psichica dovuto a malattia o infortunio, non la malattia o la conse-
guente incapacità lavorativa.
5.2 Secondo l'art. 17 LPGA se il grado d'invalidità del beneficiario della ren-
dita subisce una notevole modificazione, per il futuro la rendita è aumentata
o ridotta proporzionalmente o soppressa, d'ufficio o su richiesta. Il cpv. 2
della stessa norma prevede che ogni altra prestazione durevole accordata
in virtù di una disposizione formalmente passata in giudicato è, d'ufficio o
su richiesta, aumentata, diminuita o soppressa se le condizioni che l'hanno
giustificata hanno subito una notevole modifica.
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Pagina 10
5.2.1 L'art. 88a cpv. 1 OAI prevede che se la capacità al guadagno dell'as-
sicurato o la capacità di svolgere le mansioni consuete migliora oppure se
la grande invalidità o il bisogno di assistenza o di aiuto dovuto all'invalidità
si riduce, il cambiamento va considerato ai fini della riduzione o della sop-
pressione del diritto a prestazioni dal momento in cui si può supporre che
il miglioramento constatato perduri. Lo si deve in ogni caso tenere in con-
siderazione allorché è durato tre mesi, senza interruzione notevole, e che
presumibilmente continuerà a durare. Detta norma si applica anche in caso
di assegnazione retroattiva di una rendita scalare (sentenze del TF
9C_837/2009 del 23 giugno 2010 consid. 2, 9C_443/2009 del 19 agosto
2009 consid. 5; cfr. pure sentenza del TAF C-1446/2011 del 27 giugno 2013
consid. 6.5 con rinvii).
5.2.2 Costituisce motivo di revisione della rendita d'invalidità ogni modifica
rilevante delle circostanze di fatto suscettibile d'influire sul grado di invali-
dità e, quindi, sul diritto alla rendita. Ne consegue che la rendita può essere
soggetta a revisione non soltanto in caso di modifica significativa dello stato
di salute, ma anche quando detto stato è rimasto invariato, ma le sue con-
seguenze sulla capacità di guadagno hanno subito un cambiamento signi-
ficativo (DTF 130 V 343 consid. 3.5).
5.2.3 Quando l’amministrazione con un’unica decisione attribuisce una
rendita per un certo periodo e, contemporaneamente, la riduce o la sop-
prime per un periodo successivo, devono essere applicate per analogia le
regole sulla revisione di decisioni amministrative ai sensi dell’art. 17 LPGA
(DTF 131 V 164; 131 V 120; 125 V 143; sentenza del TF 9C_362/2014 del
19 agosto 2014 consid. 3 con rinvii).
6.
6.1 Il giudice delle assicurazioni sociali deve esaminare in maniera obiet-
tiva tutti i mezzi di prova, indipendentemente dalla loro provenienza, e poi
decidere se i documenti messi a disposizione permettono di giungere ad
un giudizio attendibile sulle pretese giuridiche litigiose. Affinché il giudizio
medico acquisti valore di prova rilevante, esso deve essere completo in
merito ai temi sollevati, deve fondarsi, in piena conoscenza della pregressa
situazione valetudinaria (anamnesi), su esami approfonditi e tenere conto
delle censure sollevate dal paziente, per poi giungere in maniera chiara a
fondate, logiche e motivate deduzioni. Peraltro, per stabilire se un rapporto
medico ha valore di prova non è determinante né la sua origine né la sua
denominazione – ad esempio quale perizia o rapporto – ma il suo conte-
nuto (DTF 140 V 356 consid. 3.1; 125 V 351 consid. 3).
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Pagina 11
6.2 Secondo costante giurisprudenza, i referti affidati dagli organi dell'am-
ministrazione a medici esterni oppure a un servizio specializzato indipen-
dente che fondano le proprie conclusioni su esami e osservazioni appro-
fondite, dopo avere preso conoscenza dell'incarto, e che giungono a risul-
tati concludenti, dispongono di forza probatoria piena, a meno che non vi
siano indizi concreti atti a mettere in dubbio la loro affidabilità (DTF 137 V
210 consid. 6.2.4; 134 V 231 consid. 5.1 con rinvii; 125 V 351 [sul valore
probatorio attribuito ai rapporti interni del servizio medico, cfr. DTF 135 V
254 consid. 3.3 e 3.4]).
6.3 Per quel che riguarda le perizie di parte, il Tribunale federale ha preci-
sato che esse contengono considerazioni specialistiche che possono con-
tribuire ad accertare i fatti, da un punto di vista medico. Malgrado esse non
abbiano lo stesso valore probatorio di una perizia giudiziaria, il giudice deve
valutare se questi referti medici sono atti a mettere in discussione la perizia
giudiziaria oppure quella ordinata dall'amministrazione. Giova altresì rile-
vare come debba essere considerato con la necessaria prudenza l'avviso
dei medici curanti, i quali possono tendere a pronunciarsi in favore del pro-
prio paziente a dipendenza dei particolari legami che essi hanno con gli
stessi (DTF 125 V 351 consid. 3b con rinvii).
6.4 In presenza di rapporti medici contraddittori il giudice non può evadere
la vertenza senza valutare l'intero materiale e indicare i motivi per cui egli
si fonda su un rapporto piuttosto che su un altro. Al riguardo va tuttavia
precisato che non si può pretendere dal giudice che raffronti i diversi pareri
medici e parimenti esponga correttamente da un punto di vista medico,
come farebbe un perito, i punti in cui si evidenziano delle carenze e quale
sia l'opinione più adeguata (sentenza del TF 8C_556/2010 del 24 gennaio
2011 consid. 7.2 con rinvii).
6.5 In ambito psichiatrico, la diagnosi deve essere espressa da uno spe-
cialista in psichiatria e fondata sui criteri posti da un sistema di classifica-
zione riconosciuto scientificamente (DTF 141 V 281 consid. 2.1; 130 V 396
consid. 6.3; sentenza del TF 9C_815/2012 del 12 dicembre 2012 consid.
3). In presenza di disturbi psichici, in particolare di disturbi da dolore soma-
toforme, di disturbi derivanti da affezioni psicosomatiche assimilate a questi
ultimi (DTF 140 V 8 consid. 2.2.1.3) oppure di disturbi depressivi di grado
da leggero a medio (DTF 143 V 409), la capacità lavorativa esigibile di una
persona che soffre di tali disturbi deve essere valutata sulla base di una
visione d’insieme, nell’ambito di una procedura d’accertamento dei fatti
strutturata fondata su indicatori atta a stabilire, da un lato, i fattori invalidanti
e, dall’altro, le risorse della persona (DTF 141 V 281 consid. 2, 3.4-3.6 e
C-1690/2018
Pagina 12
4.1 nonché 143 V 418 consid. 6 segg.). Il Tribunale federale ha suddiviso
gli indicatori per la valutazione della capacità lavorativa in due categorie
(DTF 141 V 281 consid. 4.1.3), segnatamente categoria “gravità funzio-
nale” (consid. 4.3) con i complessi “danno alla salute” (consid. 4.3.1; risul-
tati e sintomi rilevanti per la diagnosi; successo od insuccesso del tratta-
mento e della reintegrazione; comorbidità), “personalità” (sviluppo e strut-
tura della personalità, funzioni psichiche [consid. 4.3.2] e contesto sociale
[consid. 4.3.3]) nonché categoria “coerenza” (aspetti del comportamento
[consid. 4.4] in rapporto alla limitazione uniforme dei livelli di attività in tutti
gli ambiti della vita paragonabili [consid. 4.4.1] ed alla sofferenza dimo-
strata secondo l’anamnesi in vista di un trattamento o di una reintegrazione
[consid. 4.4.2]). Si può tuttavia rinunciare ad effettuare la valutazione della
capacità al lavoro di una persona nell’ambito di una procedura d’accerta-
mento dei fatti strutturata fondata su indicatori allorquando le limitazioni
all’esercizio di un’attività risultano da un’esagerazione dei sintomi, o costel-
lazioni simili, ciò che esclude l’esistenza di un danno alla salute suscettibile
di cagionare un’invalidità (DTF 141 V 281 consid. 2.2 nonché sentenze del
TF 9C_534/2015 del 1° marzo 2016 consid. 2.2.2 con rinvii e 8C_562/2014
del 29 settembre 2015 consid. 8.4). Va tuttavia rammentato che secondo
la giurisprudenza del Tribunale federale, va fatta una distinzione tra una
tendenza all’esagerazione dei sintomi – con la conseguenza precedente-
mente indicata – e una semplice accentuazione dei sintomi, la quale, per
contro, non consente di per sé di escludere il diritto ad una rendita (sen-
tenza del TF 9C_899/2014 del 29 giugno 2015 consid. 4.2.1 con rinvii).
7.
Nel caso in esame, l’oggetto litigioso è costituito dalla questione di sapere
se il ricorrente abbia diritto, o meno, anche dopo il 31 ottobre 2016, ad una
rendita intera d’invalidità svizzera, come da lui postulato.
8.
Dalla documentazione medica agli atti (v. la perizia pluridisciplinare del
SAM dell’agosto 2017 [doc. A 77] ed il rapporto del medico SMR dell’agosto
2017 [doc. A 79]) emerge che è stata posta la diagnosi, con ripercussione
sulla capacità lavorativa, di sindrome da attacchi di panico (ICD 10 F 41.0)
e, senza ripercussione sulla capacità lavorativa, di sindrome da dolore cro-
nico non specificata alla spalla sinistra, alla spalla destra ed alla schiena
senza anomalie cliniche o radiologiche di rilievo, stenosi dell’arteria caro-
tide interna a destra ed a sinistra, probabile meralgia parestetica a sinistra,
diabete mellito tipo 2, ipertensione arteriosa, dislipidemia, pregressa ische-
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mia retinica all’occhio sinistro, lieve miopia, astigmatismo all’occhio sini-
stro, presbiopia bilaterale, pregresso aneurisma dell’aorta addominale e
steatosi epatica.
9.
9.1 Nella perizia pluridisciplinare del 3 agosto 2017 (fondata su un consulto
psichiatrico, un consulto reumatologico, un consulto neurologico, un con-
sulto diabetologico ed un consulto oftalmologico; doc. A 77), i periti SAM
hanno rilevato che il ricorrente presenta da uno a quattro attacchi di panico
al mese. Si tratta di crisi violente, che si verificano principalmente al domi-
cilio e di sera. L’insorgente lamenterebbe una scarsa qualità del riposo not-
turno ed un’ansia anticipatoria che non gli consentirebbe di allontanarsi
dall’abitazione e che gli impedirebbe di tollerare l’idea di andare a lavorare.
Secondo i periti, tali allegazioni non sono condivisibili poiché risentono di
una tendenza all’amplificazione connessa alla ricerca di vantaggi secon-
dari. Descrizioni di una simile compromissione funzionale sono incompati-
bili con lo stato clinico, con la terapia che è rimasta invariata da un anno e
mezzo, con l’assenza di ricoveri psichiatrici, con l’assenza di depressione
secondaria, con la preservata armonia sociale e famigliare, con le normali
strategie di adattamento e con il riferito beneficio prodotto dalla terapia. I
periti hanno altresì constatato che il ricorrente fa valere dolori cronici diffusi.
L’esame clinico è blando e gli esami strumentali sono conformi all’età. Se-
condo i periti, sussiste una discordanza tra i sintomi e l’intensità dei dolori
ed una valutazione clinica senza reperti oggettivi di rilievo. I periti hanno
inoltre indicato che l’insorgente riferisce disturbi di sensibilità agli arti infe-
riori. Vi è in particolare un’ipoestesia intermittente lateralmente alla coscia
sinistra. All’esame clinico, è rilevabile un lieve deficit sensitivo ad un nervo
cutaneo femorale laterale sinistro. La sintomatologia è riferibile ad una me-
ralgia parestetica a sinistra. Secondo i periti, le conseguenze sulla capacità
lavorativa derivano dalla sola patologia psichica (sindrome da attacchi di
panico). Dal profilo reumatologico (sindrome da dolore cronico), da quello
neurologico (meralgia parestetica a sinistra), da quello diabetologico (dia-
bete mellito tipo 2 nell’ambito di una sindrome metabolica) e da quello of-
talmologico (lieve restringimento del campo visivo dell’occhio sinistro) non
sussiste alcuna incapacità lavorativa né nelle abituali attività né in attività
sostitutive. Dal profilo psichiatrico, per contro, il ricorrente è inabile al lavoro
al 100% dal 28 aprile 2015 (data dell’interruzione del lavoro), mentre in
un’attività sostitutiva adeguata (attività che consenta una sporadica mani-
festazione di panico) è abile al lavoro all’80% (presenza tutto il giorno, ma
con rendimento ridotto), da inizio luglio 2016 (data della visita medica del
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dott. E._, specialista in medicina interna, medico incaricato dall’as-
sicurazione C._ [doc. B 48]; v. anche il complemento peritale del 20
dicembre 2017 [doc. A 93]).
9.2 Nel rapporto del 17 agosto 2017 (doc. A 79), il dott. F._, medico
SMR, ha ritenuto per l’insorgente, in virtù della menzionata perizia pluridi-
sciplinare del SAM, un’incapacità al lavoro del 100% sia nell’attività di au-
tista aziendale sia in un’attività sostitutiva adeguata dal 28 aprile 2015, ma
dal 6 luglio 2016 una capacità al lavoro dell’80% in un’attività confacente
allo stato di salute.
9.3 Questo Tribunale osserva che la perizia pluridisciplinare del 3 agosto
2017 del SAM si fonda su informazioni fornite dalla persona esaminata e
dai medici curanti, sull’esame del quadro clinico e del comportamento del
ricorrente, sulle risultanze della visita dell’insorgente nonché sulla docu-
mentazione medica agli atti. Il rapporto di perizia comporta un’introduzione,
l’anamnesi, informazioni tratte dall’incarto, indicazioni del peritando, la dia-
gnosi nonché la discussione. Pertanto, tale perizia può, con un’eccezione
di cui si dirà di seguito, essere considerata un mezzo probatorio idoneo per
la valutazione dello stato di salute del ricorrente e dell’esigibilità dell’eser-
cizio di un’attività sostitutiva adeguata. In particolare, e sulla base della do-
cumentazione medica agli atti, non sussistono in effetti elementi per sco-
starsi dalla valutazione peritale in merito allo stato di salute ed alla capacità
lavorativa dell’insorgente a partire da luglio 2017 (giorno dell’effettuazione
del consulto psichiatrico). Per contro, per i motivi che saranno indicati di
seguito, v’è motivo di scostarsi dalla valutazione dei medici SAM dell’ago-
sto 2017 sulla residua capacità lavorativa in un’attività sostitutiva adeguata
per il periodo anteriore alla valutazione peritale con riferimento al momento
dell’avvenuto miglioramento dello stato di salute psichico del ricorrente fis-
sato nella perizia a luglio 2016, poiché lo stesso, basato su mera ipotesi,
non trova un riscontro oggettivo nel rapporto psichiatrico del 5 luglio 2017
del dott. I._, alla base delle valutazioni della perizia pluridisciplinare
del SAM del 3 agosto 2017. Incontestata è invece la valutazione medica
del SAM che consente all’insorgente di beneficiare di una rendita intera dal
1° giugno 2016 almeno fino al 31 ottobre 2016.
9.4
9.4.1 Ora, nella perizia pluridisciplinare del 3 agosto 2017 (doc. A 77 pag.
24 e 28), i medici SAM hanno rilevato che il reumatologo pone la diagnosi
di sindrome da dolore cronico non specificata, mentre lo psichiatra non
pone la diagnosi di sindrome da dolore somatoforme. Secondo i medici, è
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ravvisabile una discrepanza fra la sintomatologia, l’anamnesi e la valuta-
zione clinica. Lo psichiatra ritiene sia provata un’esagerazione dei sintomi.
9.4.2 Nella perizia reumatologica del 12 giugno 2017 (alla base delle valu-
tazioni della perizia pluridisciplinare del 3 agosto 2017 del SAM; doc. A 77),
il dott. J._, specialista in reumatologia, ha indicato che l’insorgente
soffre di una sindrome da dolore cronico non specificata (alla schiena, alla
spalla destra ed alla spalla sinistra) di probabile natura somatoforme,
senza anomalie cliniche o radiologiche di rilievo. Il ricorrente lamenterebbe
dolori cronici diffusi e non sistematizzati, senza un ritmo circadiano, pre-
senti 24 ore su 24 e definiti come “tremendi”. In contrasto con questa au-
tovalutazione drammatica vi è un esame clinico blando e vi sono esami
strumentali sostanzialmente conformi all’età. Non è ravvisabile alcun se-
gno oggettivo di sofferenza in relazione a problemi dell’apparato locomo-
tore (in particolare, punti di fibromialgia: 0). Secondo il reumatologo, il qua-
dro clinico è segnato da una totale discordanza tra i sintomi e l’intensità dei
dolori descritti rispetto ad una valutazione clinica senza reperti oggettivi di
rilievo. Le limitazioni funzionali sono solo soggettive e non sono dovute ad
alcun danno alla salute di natura reumatologica. Secondo il perito reuma-
tologo l’insorgente non presenta una classica amplificazione di sintomi. Te-
nuto conto dei disturbi lamentati, il perito reumatologo ha posto esclusiva-
mente una diagnosi senza influsso sulla capacità lavorativa, ossia quella
di sindrome da dolore cronico non specificata. Per lo specialista, dal punto
di vista reumatologico, la capacità lavorativa è del 100% nella precedente
attività di autista aziendale come pure in ogni altra sostitutiva adeguata.
Sempre secondo il perito, il ricorrente è in grado di svolgere qualunque
lavoro a tempo pieno e con pieno rendimento senza limitazioni funzionali.
9.4.3 Nella perizia psichiatrica del 5 luglio 2017 (alla base delle valutazioni
della perizia pluridisciplinare del 3 agosto 2017 del SAM; doc. A 77), il dott.
I._, specialista in psichiatria e psicoterapia, ha segnalato che l’as-
sicurato ha cominciato a soffrire di attacchi di panico nel 2003, con mani-
festazioni serali, al domicilio, senza apparenti motivi scatenanti. Nel 2015,
ha presentato i primi attacchi di panico fuori casa, alla guida della vettura
aziendale. Questo sviluppo psicopatologico ha innescato il meccanismo
dell’ansia anticipatoria e l’evitamento dell’attività lavorativa. Dal 28 aprile
2015, l’assicurato è inabile al lavoro. Da giugno del 2015, è in cura presso
il Centro psicosociale di (...). Tenuto conto della sintomatologia e della de-
scrizione delle crisi, il perito ha posto la diagnosi di sindrome da attacchi di
panico (ICD 10 F 41.0). Secondo il dott. I._, non è ravvisabile l’epi-
sodio depressivo di gravità lieve-media, diagnosticato dallo psichiatra dott.
D._ nella perizia del 14 maggio 2016. Tale episodio può ritenersi
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risolto. La valutazione clinica non evidenzia sintomi ansiosi tali da giustifi-
care gli evitamenti e le difficoltà che l’assicurato dice di provare quando si
confronta con la realtà esterna. Trattandosi di un disturbo d’ansia in un
soggetto senza disturbo della personalità, se gli evitamenti fossero così
importanti, si dovrebbe immaginare un percorso comportamentale di espo-
sizione progressiva. Affetto da problemi di salute, impossibilitato a svolgere
l’attività di autista, alla sua età l’assicurato non ritiene di avere alcuna con-
sistente prospettiva di reinserimento lavorativo. Questo è il fattore che ge-
nera in lui preoccupazione, che lo predispone ad attaccarsi al sintomo e a
presentarlo come invalidante, anziché lottare per superarlo. La rappresen-
tazione drammatica dei sintomi risponde più a bisogni sociali che alla realtà
dei fatti. Secondo lo specialista, l’esagerazione dei sintomi è provata. A
questo proposito, ha rilevato che lo stato clinico dell’assicurato non è com-
patibile con l’attivazione ansiosa elevatissima e con i massicci evitamenti
che egli descrive. La passività con cui aderisce alle terapie non è compati-
bile con un disturbo ansioso scompensato in un individuo che non ha sin-
tomi depressivi e non ha un disturbo della personalità. Mancano gli sforzi,
le ricerche di soluzioni, le modifiche terapeutiche, che normalmente richie-
dono i pazienti ansiosi per combattere il proprio disturbo. L’assicurato non
ricorda nemmeno il nome dello psichiatra, che vede ormai da due anni.
Anche sul nome dell’antidepressivo assunto ha qualche difficoltà. La com-
petenza nel mantenere valide relazioni sociali e l’assenza di ripercussioni
sulla vita di coppia non sono congruenti con una sintomatologia psichiatrica
che vorrebbe essere scompensata in misura estrema e persistente. L’as-
senza di modifiche terapeutiche e di ricoveri depone per un discreto com-
penso psichico, con colloqui mensili che servono come controllo della sta-
bilità dei risultati. Il dott. I._ ha poi rilevato che lo psichiatra dott.
D._, nella perizia del 14 maggio 2016, ha ritenuto prevedibile un
ripristino della sua capacità lavorativa completa dopo la fine giugno 2016,
ma che il medico internista dott. E._, nel rapporto del 6 luglio 2016,
ha reputato che l’assicurato non poteva più esercitare l’attività di autista
aziendale, mentre ha ritenuto esigibile l’esercizio di un’attività sostitutiva
adeguata nella misura del 100%. A tal proposito, il perito ha osservato che
l’ipotesi di miglioramento formulata dallo psichiatra D._ non si è ve-
rificata. La sindrome da attacchi di panico ha infatti assunto un andamento
cronico nonostante le terapie praticate a regola d’arte. Egli condivide l’opi-
nione del dott. E._, secondo cui l’assicurato non può più riprendere
l’attività di autista aziendale. Per un assicurato affetto da attacchi di panico
alla guida e con forte ansia anticipatoria ogni volta che deve mettersi al
volante, l’attività di autista non è esigibile. Le crisi potrebbero spaventare i
clienti, produrre ritardi nel servizio erogato, generare cattiva pubblicità per
il datore di lavoro e mettere in pericolo l’assicurato e terzi. Per contro, una
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tonalità ansiosa generalizzata con tendenza ad evitare gli stress non può
giustificare un’inabilità lavorativa superiore al 20% in un’attività adeguata
(attività senza turni notturni, senza ruoli di responsabilità, senza ritmi di la-
voro elevati, in un contesto che può tollerare uno sporadico attacco di pa-
nico). In tale ambito, l’evitamento può essere superato con un ragionevole
sforzo di volontà, se è preceduto da un adeguato lavoro di psico-educa-
zione e di terapia cognitivo-comportamentale. In conclusione, il dott.
I._ ha ritenuto che, dal profilo psichico, è possibile giustificare
un’inabilità lavorativa completa in una qualsiasi attività lucrativa sino a fine
giugno 2016. Da luglio 2016, si giustifica un’inabilità lavorativa del 100%
nell’attività di autista aziendale ed un’inabilità lavorativa del 20% in un’atti-
vità sostitutiva adeguata (v. anche il complemento del 4 dicembre 2017
[doc. A 93]).
9.4.3.1 A prescindere che in presenza di un’esagerazione dei sintomi non
è necessario effettuare una procedura d’accertamento dei fatti strutturata
fondata su indicatori (DTF 141 V 281 consid. 2.2 con rinvii), questo Tribu-
nale ritiene che la perizia psichiatrica del 5 luglio 2017 del dott. I._
(doc. A 77) adempie comunque i criteri di un accertamento dei fatti struttu-
rato. Il perito ha in particolare spiegato per quale motivo è stata diagnosti-
cata una sindrome da attacchi di panico (ICD 10 F 41.0). Si è pronunciato
sullo stato psichico dell’insorgente, rilevando che il medesimo presenta da
tre a quattro attacchi di panico al mese. Le crisi sono violente, ma si verifi-
cano principalmente la sera, al domicilio, e sono scarsamente connesse al
confronto con la realtà esterna. Ha rilevato che il ricorrente non presenta
alcuna sintomatologia depressiva secondaria ed alcun segno di attivazione
ansiosa. Lo stesso assume un antidepressivo e degli ansiolitici e non ha
mai subito ricoveri psichiatrici. La terapia farmacologica è invariata da gen-
naio 2016. Per il normale confronto con la realtà esterna e con un’attività
adeguata, l’ansia anticipatoria è gestibile. Il dott. I._ si è altresì
espresso in merito alle risorse personali ed al mantenimento di un contesto
famigliare e sociale. L’insorgente presenta una personalità forte, equili-
brata e stabile, conserva la frequentazione degli amici ed ha un ottimo rap-
porto con moglie e figli. Secondo il perito, egli sente un certo sconforto
perché non intravvede delle possibilità di reinserirsi nel mondo lavorativo
mediante un’attività adeguata, ma ciò rientra nelle normali reazioni a situa-
zioni esterne difficili. Nel determinare le conseguenze sulla capacità di la-
voro, il dott. I._ ha poi proceduto alla descrizione delle risorse e
deficit secondo lo schema MINI-ICF, in cui il grado di disabilità era nullo nel
rispetto delle regole, nell’organizzazione dei compiti, nella competenza, nel
giudizio, nell’assertività, nel contatto con gli altri, nell’integrazione nel
gruppo, nelle relazioni intime e nella cura di sé, lieve nella flessibilità, nella
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persistenza e nelle attività spontanee ed infine medio nella mobilità. La pe-
rizia psichiatrica del 5 luglio 2017 del dott. I._ gode pertanto di piena
forza probatoria – con la riserva indicata al considerando 9.4.3.2 del pre-
sente giudizio relativa al momento dell’intervenuto miglioramento dal pro-
filo psichiatrico – e permette pertanto di concludere – indipendentemente
dalla questione di sapere se possa essere ritenuta da parte del ricorrente
un’amplificazione qualificata (o esagerazione che dir si voglia [“Aggrava-
tion”]) piuttosto che una semplice tendenza all’amplificazione (“Tendenz
zur Beschwerdenverdeutlichung”; cfr., sulla questione, la sentenza del TF
8C_380/2019 dell’11 ottobre 2019 consid. 4.3.2.3 con rinvii) – che il ricor-
rente non avrebbe più potuto svolgere l’attività di autista aziendale, ma a
lui sarebbero proponibili all’80% attività confacenti al suo stato di salute.
9.4.3.2 Quanto al momento a partire dal quale sarebbe intervenuto il mi-
glioramento dello stato di salute psichico dell’insorgente, il dott. I._,
nella perizia psichiatrica del 5 luglio 2017 (doc. A 77), ha indicato che la
situazione psicopatologica è stazionaria dal mese di luglio 2016 (data del
rapporto del dott. E._). A tal proposito, va però rilevato il dott.
E._, specialista in medicina interna, nel rapporto del 6 luglio 2016
(doc. B 48), ha sottolineato che non entrava nel merito della patologia psi-
chiatrica, rimandando ai precedenti esami specialistici peritali effettuati dal
dott. D._ (in settembre 2015 e maggio 2016), limitandosi a segna-
lare la persistenza di disturbi ansiosi con attacchi di panico (doc. B 48 pag.
5). Ha poi precisato che sono peggiorati i disturbi in ambito somatico, a
causa dei quali ritiene che l’insorgente non possa riprendere, e ciò a titolo
definitivo, l’attività lavorativa di autista aziendale (doc. B 48 pag. 6). Se-
condo il dott. E._, in un’attività adatta, per le sole patologie somati-
che, senza tener conto della patologia psichiatrica che esula dalle sue com-
petenze, l’assicurato può lavorare da subito (dal giorno dell’effettuazione
del rapporto medico, che è basato su una visita effettuata il 5 luglio 2016)
con normale rendimento per metà giornata (capacità lavorativa del 50%) e
sarà abile al lavoro in modo completo (normale rendimento per il normale
tempo di lavoro) dal 1° settembre 2016 (doc. B 48 pag. 7). Il dott.
E._ non ha accennato, nell’ambito di sua competenza, ad alcun mi-
glioramento dello stato di salute psichico del ricorrente che sarebbe inter-
venuto nel mese di luglio del 2016 e non si è neppure pronunciato in merito
alla residua capacità lavorativa dell’insorgente da un profilo psichiatrico. Il
menzionato rapporto del 6 luglio 2016 non contiene pertanto alcuna indi-
cazione che possa corroborare l'opinione – non motivata da riscontri og-
gettivi – del dott. I._ circa un intervenuto miglioramento dello stato
di salute del ricorrente dal profilo psichico nel mese di luglio del 2016.
Certo, nel rapporto peritale del 14 maggio 2016, lo psichiatra dott.
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D._ ha indicato che dopo fine giugno 2016 (fino alla fine di giugno
essendo stata ritenuta una completa incapacità lavorativa in qualsiasi atti-
vità) era prevedibile un ripristino della completa capacità lavorativa del ri-
corrente, ancora affetto da episodio depressivo di lieve-media gravità, con
incidenza sulla capacità lavorativa, al momento della valutazione clinica
condotta il 19 aprile 2016. Sennonché, non vi è agli atti di causa alcun rap-
porto di specialista in psichiatria da cui si possa inferire la scomparsa
dell’episodio depressivo, diagnostico nel menzionato rapporto peritale del
14 maggio 2016 ed avente incidenza sulla capacità lavorativa, anterior-
mente all’effettuazione della perizia psichiatrica del dott. I._, con ul-
tima visita del 5 luglio 2017. Il perito in questione nel suo rapporto peritale
del 5 luglio 2017 non ha peraltro indicato alcun valido motivo che possa far
pensare ad una risoluzione dell’episodio depressivo anteriormente al 5 lu-
glio 2017, data della sua perizia psichiatrica. Semplici affermazioni al ri-
guardo non sono manifestamente sufficienti, allorquando il dott. I._
ha persino indicato nel suo rapporto peritale che l’ipotesi di miglioramento
formulata nel corso delle due perizie redatte dal dott. D._ non si è
verificata (benché abbia poi limitato questa sua asserzione, senza ulteriori
precisazioni, solo alla sindrome da attacchi di panico). Nel complemento
peritale del 4 dicembre 2017, il perito dott. I._ ha poi precisato –
dopo esame del rapporto psichiatrico della dott.ssa G._ del 19 ot-
tobre 2017 – che dal profilo psichiatrico la risoluzione della problematica
depressiva per assenza di evidenza oggettiva in occasione della perizia
(che nel caso concreto è basata sue due visite del 13 giugno e 5 luglio
2017). Non vi è quindi alcun serio motivo per dubitare del fatto che il mi-
glioramento del quadro clinico del ricorrente dal profilo psichico (con scom-
parsa dell’episodio depressivo di lieve-media gravità) è dunque intervenuto
il 5 luglio del 2017 (data dell’ultima visita peritale del dott. I._) e non
anteriormente nel luglio del 2016.
9.4.3.3 Per quanto attiene segnatamente al rapporto psichiatrico del 19 ot-
tobre 2017 della dott.ssa G._, specialista in psichiatria e psicotera-
pia (doc. TAF 1), va osservato che allo stesso non può essere attribuito
pieno valore probatorio poiché generico ed impreciso. Detto rapporto non
consente altresì una valutazione dello stato di salute e degli effetti dell’in-
dicato disturbo depressivo sulla capacità al lavoro dell’insorgente secondo
gli indicatori stabiliti dalla giurisprudenza del Tribunale federale (DTF 141
V 281; v. consid. 6.5 del presente giudizio). La dott.ssa G._ non ha
precisato per quale motivo ha diagnosticato, oltre alla sindrome da attacchi
di panico (ICD 10 F 41.0), una sindrome depressiva ricorrente attuale epi-
sodio di media gravità (ICD 10 F 33.1) rispetto al quadro clinico esistente
al momento della valutazione peritale psichiatrica del 5 luglio 2017. Nel suo
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rapporto psichiatrico mancano poi, fra l’altro, le necessarie informazioni
sulle risorse personali del ricorrente in rapporto alla sua personalità e al
contesto sociale in cui vive nonché sulla coerenza, dal punto di vista del
comportamento, delle limitazioni funzionali fatte valere in tutti gli ambiti
della vita. La dott.ssa G._ si è in effetti limitata a rilevare generica-
mente che l’insorgente, noto in ambito psichiatrico per una sindrome da
attacchi di panico e in terapia con antidepressivi e tranquillanti, non mostra
di avere le risorse psichiche e fisiche per un rientro in ambito lavorativo. La
conclusione della dott.ssa G._ di una riduzione totale della capacità
lavorativa del ricorrente per motivi psichiatrici non può pertanto essere se-
guita, come rettamente ritenuto nel complemento peritale del dott.
I._ del 4 dicembre 2017 – poi ripreso dai periti SAM nel comple-
mento peritale del 20 dicembre 2017 – cui può essere rinviato nella so-
stanza.
9.4.4 Quanto al certificato medico – di data posteriore alla decisione impu-
gnata – del 13 marzo 2018 del dott. H._, specialista in medicina
interna (doc. TAF 1), lo stesso riferisce del noto quadro clinico, che avrebbe
subito un peggioramento, e fa stato di nuove patologie sviluppate nel 2017,
segnatamente di una cardiopatia ipertensiva, broncopneumopatia cronica
ostruttiva e radicolopatia L3-L4. Tuttavia, per le nuove diagnosi non è fatto
riferimento ad alcun esame obiettivo e l’evocato peggioramento dello stato
di salute per quanto attiene al noto quadro clinico si esaurisce in una mera
affermazione non motivata rispettivamente senza alcun riferimento, tanto
meno preciso, quanto all’evoluzione nel tempo dei disturbi lamentati. Pe-
raltro, le prescrizioni del settembre e novembre 2017 per visite ed esami
medici (doc. TAF 10), si limitano ad indicare che l’insorgente sarebbe stato
sottoposto a visita (endocrinologica) ed esami medici (segnatamente, eco-
cardiografia ed ecocolordoppler) in settembre e novembre 2018, ossia in
data posteriore alla decisione impugnata.
9.4.5 Ciò premesso, non si giustifica l’effettuazione di ulteriori accertamenti
fattuali per quanto attiene alla situazione medica esistente fino al momento
della pronuncia della decisione litigiosa, non essendovi da attendersi dagli
stessi alcun nuovo riscontro decisivo (dopo i numerosi esami obiettivi ef-
fettuati fino alla data della decisione impugnata).
9.5 In conclusione, e dal profilo medico, va ritenuta per il ricorrente una
completa incapacità lavorativa in qualsiasi attività, per motivi psichici, dal
28 aprile 2015 al 5 luglio 2017, nonché, sempre decorrere dal 5 luglio 2017,
una residua capacità lavorativa dell’80% (presenza durante tutto il giorno,
ma con rendimento ridotto) in attività sostitutive adeguate (che permettano
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una sporadica manifestazione di panico, e relativo calo di rendimento post-
critico, nonché la possibilità di trattare il diabete mellito). Inoltre, come ret-
tamente ritenuto nella decisione impugnata, l’erogazione della rendita in-
tera può essere accordata al ricorrente solo a decorrere dal 1° giugno
2016, lo stesso avendo presentato la sua domanda di rendita il 15 dicem-
bre 2015.
10.
Alla luce dell’art. 88a OAI, occorre pertanto determinare a partire da quale
momento si possa se del caso procedere, nella misura in cui siano adempiti
gli ulteriori presupposti necessari, alla soppressione della rendita intera ac-
cordata all’insorgente a partire dal 1° giugno 2016.
10.1 Secondo l'art. 88a cpv. 1 OAI, se la capacità al guadagno dell'assicu-
rato o la capacità di svolgere le mansioni consuete migliora oppure se la
grande invalidità o il bisogno di assistenza o di aiuto dovuto all'invalidità si
riduce, il cambiamento va considerato ai fini della riduzione o della sop-
pressione del diritto a prestazioni dal momento in cui si può supporre che
il miglioramento constatato perduri. Lo si deve in ogni caso tenere in con-
siderazione allorché è durato tre mesi, senza interruzione notevole, e pre-
sumibilmente continuerà a durare.
10.2 Conformemente alla giurisprudenza, il senso e lo scopo dell'art. 88a
cpv. 1 OAI consistono in particolare nell'assicurare al beneficiario della ren-
dita una certa sicurezza sul versamento regolare delle sue prestazioni.
Avuto riguardo alla sicurezza del diritto, la concessione di una rendita for-
malmente passata in giudicato deve avere una certa stabilità (cfr. sentenza
del TF 9C_1022/2012 del 16 maggio 2013 consid. 3.2). Per prassi, il Tribu-
nale federale applica, anche in caso di rendite limitate nel tempo, la se-
conda frase della menzionata disposizione e accorda ancora la precedente
rendita tre mesi dopo il miglioramento dello stato di salute. Solo eccezio-
nalmente può giustificarsi una soppressione immediata della rendita al mo-
mento del miglioramento, per esempio allorquando lo stesso è di lunga du-
rata, ma il momento preciso in cui si è realizzato non è mai stato determi-
nato con la necessaria precisione (sentenze del TF 9C_687/2019 del 16
maggio 2019 consid. 2 con rinvii e 8C_36/2019 del 30 aprile 2019 consid.
5 con rinvii).
10.3 Ciò premesso, va osservato che la rendita intera è stata accordata al
ricorrente per motivi psichici, che il miglioramento in ambito psichiatrico può
essere fatto risalire al più presto al 5 luglio 2017 – circostanza che è infine
stata determinata con la necessaria precisione nel complemento peritale
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del mese di dicembre 2017 (doc. A 93) – e che la soppressione della rendita
(nella misura in cui sono adempite le ulteriori condizioni [v. considerandi in
diritto che seguono]) può pertanto intervenire, secondo la regola generale
precedentemente indicata (art. 88a cpv. 1 seconda frase OAI), con effetto
al 1° novembre 2017, ritenuto che al 31 ottobre 2017 il miglioramento dello
stato di salute è durato tre mesi, senza interruzione notevole e ha conti-
nuato a durare, perlomeno fino alla data della decisione litigiosa. In tale
ambito, non soccorre il ricorrente neppure la piena incapacità lavorativa dal
31 ottobre al 10 novembre 2017, ritenuto che la stessa, per quanto emerge
dalle carte processuali, è stata limitata a un breve periodo (appunto dal 31
ottobre al 10 novembre 2017) e non è altresì stata originata da problemi
psichici, ma da colecistite con screzio pancreatico in sludge biliare ed ade-
nomiomatosi della colecisti (cfr. rapporto dell’Ospedale K._ di (...)
del 10 novembre 2017 [doc. A 88] e annotazione del medico SMR del 28
novembre 2017 [doc. A 92]).
11.
11.1 Questo Tribunale osserva altresì che, secondo un principio generale
del diritto delle assicurazioni sociali, ogni assicurato ha l’obbligo di ridurre
il danno conseguente alla sua invalidità (DTF 130 V 97 consid. 3.2 e relativi
riferimenti). In virtù di tale obbligo, l’assicurato deve pertanto intraprendere
tutto quanto sia ragionevolmente esigibile per ovviare nel modo migliore
possibile alle conseguenze della sua invalidità, segnatamente mettendo a
profitto la sua residua capacità lavorativa, se necessario anche in una
nuova professione (DTF 138 V 457 consid. 3.2; sentenza del TF
9C_49/2015 del 28 ottobre 2015 consid. 4.2).
11.2 Quanto all’esigibilità e alla possibilità per l’insorgente di esercitare una
nuova attività in un mercato equilibrato del lavoro, questo Tribunale os-
serva che nel momento in cui è stato accertato in modo affidabile – il 3
agosto/20 dicembre 2017 (v. rapporto della perizia pluridisciplinare del
SAM [doc. A 77] e suo complemento [doc. A 93]) – che l’esercizio (all’80%)
di un’attività sostitutiva adeguata era ragionevolmente esigibile dal punto
di vista medico (DTF 138 V 457 consid. 3.3; v. anche la sentenza del TAF
C-6022/2010 del 22 febbraio 2013 consid. 4.1.2) – il ricorrente, nato il (...),
non aveva chiaramente ancora raggiunto l’età di 60 anni a partire dalla
quale la giurisprudenza considera che di principio non esiste più la possi-
bilità realistica di mettere a profitto la residua capacità lavorativa sul mer-
cato del lavoro generalmente supposto equilibrato (DTF 143 V 431 consid.
4.5 e 138 V 457 consid. 3.3; sentenze del TF 9C_839/2017 del 24 aprile
2018 consid. 6.2 e 8C_761/2014 del 15 ottobre 2015 consid. 3.2.3).
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11.3 Benché la questione non sia neppure stata sollevata dal ricorrente, va
rilevato che l’UAIE non ha invero proposto alcuna attività sostitutiva speci-
fica adeguata alle condizioni dell’insorgente. Ha comunque ritenuto,
nell’ambito del calcolo comparativo dei redditi (doc. A 78 e doc. TAF 7), che
il medesimo avrebbe potuto svolgere un’attività confacente al suo stato di
salute in ogni categoria professionale del settore secondario nonché del
settore terziario. Certo, durante la sua carriera professionale, il ricorrente
appare avere svolto esclusivamente l’attività di tagliatore di abiti e di autista
aziendale (doc. A 15 e doc. A 16). Questo Tribunale osserva, tuttavia, che
al medesimo si presenta comunque un ventaglio relativamente ampio di
professioni possibili nei settori dell’industria e dei servizi, con mansioni
semplici e ripetitive, che non richiedono necessariamente la messa in atto
di particolari misure di reintegrazione professionale e un adattamento del
posto di lavoro alle sue condizioni di salute risulta comunque – anche te-
nuto conto di una sporadica possibilità di manifestazione di panico sul po-
sto di lavoro, e relativo calo di rendimento postcritico, nonché dell’esigenza
di poter trattare il diabete mellito – di relativamente semplice realizzazione
(cfr. anche la sentenza del TAF C-517/2017 del 12 giugno 2019 consid. 8
con rinvii). Infine, va rilevato che un eventuale rapporto di lavoro avrebbe
potuto proseguire per oltre 10 anni (fino all’età di pensionamento secondo
il diritto svizzero). Da quanto esposto, discende che chiaramente può es-
sere ragionevolmente preteso dall’insorgente che abbia a mettere a profitto
la sua residua capacità lavorativa in attività leggere adattate su un mercato
del lavoro equilibrato.
12.
12.1 Ritenuto il miglioramento dello stato di salute dell’insorgente a decor-
rere dal 5 luglio 2017 e una residua capacità lavorativa dell’80% in un’atti-
vità sostitutiva confacente al suo stato di salute, occorre ancora esaminare
la conformità del grado d'invalidità calcolato dall'autorità inferiore.
12.2 Questo Tribunale osserva, con riferimento al calcolo effettuato dall’au-
torità inferiore per la determinazione del grado d’invalidità, secondo le basi
di calcolo di cui al documento TAF 7, peraltro trasmesso all’insorgente me-
diante il provvedimento del 31 maggio 2018 di questo Tribunale (doc. TAF
8), che occorre fare riferimento piuttosto ai dati del 2017 che a quelli del
2015, fermo restando che da questo profilo nulla cambia nella sostanza
per quanto attiene all’esito della lite.
12.3 Per quanto attiene al reddito da valido, si sarebbe dovuto tenere conto
di un reddito annuale di fr. 52'537.30, conseguibile come autista aziendale
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nel 2017 (salario mensile di fr. 4'000.- nel 2015 per 13 mensilità [secondo
le indicazioni del datore di lavoro; doc. B 10] indicizzato al 2017 [l'indice dei
salari nominali per la categoria degli uomini è passato da 2226 nel 2015 a
2249 nel 2017; cfr. statistiche pubblicate dall'Ufficio federale di statistica]).
12.4 Per quel che concerne il reddito da invalido, va fatto riferimento al
reddito annuale ottenibile in attività semplici e ripetitive nel 2017 di
fr. 50'973.60 (tenuto conto di un salario medio mensile nel 2016 di
fr. 5'340.- [valore mediano totale, livello di competenze 1], secondo la per-
tinente tabella TA1 dell’inchiesta svizzera sulla struttura dei salari, di un
orario usuale di 41.7 ore settimanali nel 2017 nonché di un’indicizzazione
del salario dello 0,4% rispetto al 2016 [cfr. statistiche pubblicate dall'Ufficio
federale di statistica] e della presa in considerazione di una diminuzione
del 20% per l’incapacità lavorativa e di una riduzione giurisprudenziale del
5% [per tenere conto del fatto che l’insorgente può svolgere solo attività
leggere], la quale, oltre a non essere contestata, appare ammissibile).
12.5 Dal confronto fra il reddito da valido di fr. 52'537.30 e quello da invalido
di fr. 50'973.60 consegue la determinazione di un grado d'invalidità del 3%
([{52'537.30 – 50'973.60} x 100] : 52'537.30 = 2.98%) che esclude il rico-
noscimento del diritto ad una rendita dell'assicurazione svizzera per l'inva-
lidità (non essendo raggiunta la necessaria soglia del 40%).
13.
13.1 Visto quanto esposto, il ricorso deve essere parzialmente accolto e
l'impugnata decisione del 22 febbraio 2018 riformata nel senso che – de-
corso il termine di attesa di un anno (giusta l’art. 28 cpv. 1 LAI) rispettiva-
mente quello di sei mesi dalla data della richiesta di una rendita d’invalidità
svizzera (giusta l’art. 29 cpv. 1 LAI) – al ricorrente è riconosciuto il diritto ad
una rendita intera dell'assicurazione svizzera per l'invalidità dal 1° giugno
2016 al 31 ottobre 2017. Gli atti di causa sono pertanto rinviati all'autorità
inferiore affinché la stessa proceda al calcolo delle prestazioni di legge do-
vute, se del caso con i relativi interessi.
13.2 Va altresì ancora osservato, visto quanto precede, che l’allegazione
del ricorrente di cui al gravame del 20 marzo 2018 secondo cui la sua ri-
chiesta di rendita del 15 dicembre 2015 non è la prima, bensì la seconda
(una prima è stata presentata nel 2011 e respinta nel 2012), da un lato,
nulla muta all’esito della presente lite – essendo pacificamente ammesso,
ed incontestato, il suo diritto ad una rendita intera dell’assicurazione sviz-
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zera per l’invalidità a decorrere dal 1° giugno 2016 – e, dall’altro lato, l’irri-
levanza della presentazione di una prima domanda di rendita nel 2011, poi
respinta nel 2012, per la valutazione del momento determinante dell’inter-
venuto miglioramento del suo stato di salute nel 2017 rispettivamente del
confronto del periodo determinante in tale ambito.
14.
14.1 Visto l'esito della causa, delle spese processuali ridotte, di fr. 400.-
(cfr. sentenza del TAF C-3300/2016 del 18 marzo 2019 consid. 10.1), sono
poste a carico del ricorrente (art. 63 PA). L'anticipo equivalente alle pre-
sunte spese processuali di fr. 800.-, versato il 10 aprile 2018, è computato
con le spese processuali. L’importo residuo di fr. 400.- sarà restituito al ri-
corrente allorquando la presente sentenza sarà cresciuta in giudicato.
14.2 Si giustifica altresì l'attribuzione di una piena indennità a titolo di spese
ripetibili (art. 64 PA in combinazione con gli art. 7 e segg. del regolamento
del 21 febbraio 2008 sulle tasse e sulle spese ripetibili nelle cause dinanzi
al Tribunale amministrativo federale [TS-TAF; RS 173.320.2]) anche se non
è stato dato seguito appieno alla conclusione ricorsuale di una rendita in-
tera a tempo indeterminato a decorrere dal 1° giugno 2016 (cfr., sulla que-
stione, la sentenza del TAF C-3300/2016 consid. 10.2.4). La stessa, in as-
senza di una nota dettagliata, è fissata d'ufficio (art. 14 cpv. 2 TS-TAF) in
fr. 1'000.-, tenuto conto del lavoro utile e necessario, limitato, svolto dal
rappresentante del ricorrente. L'indennità per ripetibili è posta a carico
dell'UAIE.
(dispositivo alla pagina seguente)
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