Decision ID: 88c53468-c76c-58d9-9dfa-8f7062a543b3
Year: 1996
Language: it
Court: TI_TRPI
Chamber: TI_TRPI_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: 

in fatto
a.
Il Consiglio comunale di _ha adottato nella seduta del 17 febbraio 1986 l’art. 31bis NAPR che disciplina le abitazioni primarie e secondarie in quel comune nell’intento di favorire le prime attraverso la limitazione delle seconde. A seconda delle zone è ammessa una percentuale massima della SUL da destinare alla residenza secondaria. Ad alleviare il rigore delle restrizioni è prevista una serie di deroghe.
Il disposto fa obbligo al Municipio di allestire entro 6 mesi dall’entrata in vigore il catasto delle abitazioni, ma l’esecutivo comunale non vi ha mai provveduto, allegando il costo eccessivo dell’operazione.
b.
Con la risoluzione del 10 novembre 1987 il Consiglio di Stato ha approvato la variante di PR e respinto i ricorsi di prima istanza. I ricorsi interposti contro questa decisione presso il Gran Consiglio, e trasmessi al TPT nell’ottobre del 1992 in forza della norma transitoria della Legge concernente l’istituzione del TPT, sono stati informalmente sospesi in vista di una modifica della normativa. In effetti nella seduta del 25.1.1993 il Consiglio comunale ha abrogato (con 27 voti favorevoli e 12 contrari) l’art. 31 NAPR (numerazione assunta nel frattempo dall’art. 31bis). Nella stessa seduta il Consiglio comunale risolse (con 18 voti favorevoli, 16 contrari e 5 astenuti): “
Il Municipio s’impegna a presentare nel più breve tempo possibile un nuovo MM concernente la limitazione delle residenze secondarie, che sia più attuale e applicabile con i mezzi a disposizione, definendo le zone interessate.
”
c.
Il Consiglio di Stato ha approvato la variante con risoluzione del 28 marzo 1995, respingendo l’impugnativa dei qui ricorrenti. Questi insorgono in questa sede contestando l’abrogazione dell’art. 31 NAPR per motivi sia formali (mancata informazione della popolazione, omessa presentazione della variante al Dipartimento per l’esame preliminare) sia materiali (violazione degli obiettivi del PD e di principi fondamentali della pianificazione del territorio) e chiedendo che la variante di PR, approvata ciononostante dal Consiglio di Stato, venga annullata dal TPT.
I ricorrenti contestano in modo particolare l’uso distorto del concetto di autonomia comunale fatto dal Consiglio di Stato nell’approvare l’abrogazione dell’art. 31 NAPR. Le residenze secondarie raggiungono a _ il 30% del totale degli alloggi e superano quindi largamente la soglia di allarme dal 10 al 20% stabilita per comuni della corona nel “Progetto di piano d’indirizzo cantonale per le residenze secondarie”. L’abbandono della normativa disattende il principio sancito dagli “
obbiettivi in materia di insediamenti del PD”, e precisamente dall’obbiettivo A. 10.g., ai cui sensi la pianificazione del territorio deve “limitare le residenze secondarie quando il loro numero e la loro concentrazione creassero tensioni sul mercato dell’alloggio e impedissero il raggiungimento degli obbiettivi del PR
” (Decreto legislativo concernente l’adozione degli obbiettivi pianificatori cantonali del Piano Direttore del 12 dicembre 1990). A mente dei ricorrenti “
la decisione non si inserisce certo in modo congruo nelle pianificazioni superiori, non corrisponde ai concetti indicati dal Piano Direttore e sembra anzi andare esattamente nel senso contrario a quello previsto dalla pianificazione cantonale
.” Da un lato il Consiglio di Stato ammette ed anzi auspica l’adozione di norme limitanti le residenze secondarie, dall’altro accetta l’abrogazione delle limitazioni attuali, malgrado la sostanziale immobilità mostrata dal comune sia in relazione all’elaborazione del catasto delle abitazioni, sia “
con la mancata ripresentazione di un messaggio municipale in materia a tre anni dal voto comunale sul principio della rielaborazione di una norma
.”
Motivi tutti per cui la decisione dev’essere annullata “poiché chiaramente inopportuna e contraria agli indirizzi e agli obiettivi della pianificazione cantonale.”
d.
Nelle sue osservazioni il Municipio prende posizione sulle censure formali negando ogni irregolarità. Afferma che con la pubblicazione della decisione del Consiglio comunale la partecipazione popolare è stata garantita a norma di legge. Nega che la consulenza del Dipartimento fosse necessaria per abrogare la vecchia normativa; lo sarà semmai per l’adozione della nuova.
Nel merito richiama le osservazioni al ricorso di prima istanza in cui aveva fatto valere, da un lato, considerazioni di natura congiunturale (scompensi provocati all’intera economia nell’attuale crisi edilizia da un eccessivo blocco delle residenze secondarie), dall’altro gravi difficoltà applicative e di controllo, le restrizioni dovendosi calcolare sulla SUL dei singoli fondi, col corollario di costi sproporzionati (per il solo allestimento del catasto degli stabili sono preventivati 500.000 fr. se non addirittura 800.000).
Secondo il Municipio l’art. 31 NAPR ha perso di attualità e gli scopi sono già stati raggiunti con altri mezzi. Nota che dal 1986 al 1992 si è registrato un saldo attivo di 41 domiciliati (+ 50 ticinesi, + 23 cittadini stranieri, - 32 confederati). Anche l’esame della stratificazione fiscale porta l’esecutivo a definire la situazione “
non certo di allarme per una presenza indesiderata di abitazioni secondarie.
” D’altra parte le residenze secondarie non pongono problemi infrastrutturali al comune che dispone di sufficienti reti fognarie e dell’acqua potabile. Il Municipio osserva inoltre che al fine di proteggere le residenze primarie dalla concorrenza di quelle secondarie ben più di una loro limitazione si è rivelata efficace la concessione, già nelle varianti del 1989, di bonus sull’indice di sfruttamento per stabili a destinazione primaria. Si sono così costruiti quattro palazzi interamente primari e due a pigione moderata; altri due, pure primari, erano a fine ‘93 in costruzione.
Il Comune chiede di conseguenza il rigetto dell’impugnativa.
e.
Il Consiglio di Stato ritiene la decisione “perlomeno sostenibile e corretta nel limite in cui non abolisce completamente una gestione restrittiva delle residenze secondarie ma sostituisce con un diverso approccio la problematica.” Il riferimento è alla seconda risoluzione del Consiglio comunale.
Il Consiglio di Stato parla di “preciso vincolo che accompagna dall’inizio la decisione di abrogazione dell’art. 31 NAPR ... elaborato e adottato dalla maggioranza del Consiglio comunale
a compendio della proposta abrogativa
(messaggio municipale) e
a salvaguardia del principio di mantenere una regolamentazione delle residenze secondarie
(risalto ns.).” Visto che “il preciso impegno comunale è ora relativamente lontano nel tempo (decisione del Consiglio comunale del 25 gennaio 1993) ci si può aspettare, soprattutto da parte dell’esecutivo comunale, che la concretizzazione del citato punto 4. sia ora maturata.” Il TPT è invitato a voler verificare questo aspetto “affinché la regolamentazione comunale della presenza di residenze secondarie nel comprensorio giurisdizionale di _ non rimanga per troppo tempo imprecisata.” Con l’avvertenza che “se a distanza di più di 2 anni dall’adozione comunale il Municipio non avesse, come annunciato, messo mano al tema le tesi dei ricorrenti potrebbero essere valutate diversamente anche dall’autorità cantonale.” “Si pensa in particolare all’accoglimento integrale deciso dal C.d.S. della proposta comunale, accoglimento che avrebbe potuto essere vincolato al momento dell’entrata in vigore (approvazione C.d.S.) della nuova promessa regolamentazione.”
Il governo conclude quindi ribadendo che
“nel limite in cui non abolisce definitivamente la regolamentazione della presenza delle residenze secondarie ma la sostituisce con un diverso approccio”
la scelta del comune di _ è corretta, pertanto
“non erano dati gli estremi affinché l’Autorità cantonale, in fase di approvazione della variante di PR, decidesse diversamente da quanto aveva proposto il Comune (principio dell’autonomia comunale nel campo della pianificazione del territorio).”
Il Consiglio di Stato propone quindi il rigetto del ricorso.
c o n s i d e r a t o

in diritto
1. competenza
La competenza di questo tribunale è data dall'art. 26 quater lett. D LOG, introdotto con la Legge concernente l'istituzione del Tribunale della pianificazione del territorio, entrata in vigore il 1. ottobre 1992.
A norma dell’art. 38 LALPT contro le decisioni del Consiglio di Stato è dato ricorso al Tribunale della pianificazione del territorio (TPT), entro 30 giorni dalla notificazione.
2. legittimazione ricorsuale
L'art. 33 cpv. 3 lett. a. LPT prescrive al diritto cantonale di garantire la legittimazione a ricorrere per lo meno nella stessa misura prevista per il ricorso di diritto amministrativo al Tribunale federale. La qualità per ricorrere è regolamentata in quell’ambito dall'art. 103 OG che la riconosce a chiunque è toccato dalla decisione impugnata ed ha un interesse degno di protezione al suo annullamento o modifica. In questo senso va interpretato l'art. 38 LALPT, laddove oltre a legittimare i già ricorrenti, con la precisazione che possono essere invocati solo i motivi già fatti valere in prima istanza (cpv. 4 lett. b), ammette a ricorrere ogni altra persona o ente che dimostri un interesse degno di protezione a dipendenza delle modifiche decise dal Consiglio di Stato (cpv. 4 lett. c). Secondo la giurisprudenza federale per riconoscere l'interesse legittimo occorre che il ricorrente sia toccato dalla decisione impugnata più di qualsiasi altro cittadino ed abbia a trovarsi con l'oggetto del litigio in un rapporto particolarmente stretto, mostrando un interesse personale, immediato ed attuale (DTF 113 Ib 228).
2.1 Legittimazione del ricorrente _ _
In concreto la legittimazione attiva di _ _, cittadino attivo nel comune, già insorto in prima sede, per gli stessi motivi, giusta l’art. 35 cpv. 2 lett. a) (actio popularis), è data a norma dell’art. 38 cpv. 4 lett. b) LALPT.
Presentato nei termini di legge, e quindi tempestivo, il ricorso è ricevibile in ordine.
2.2 Legittimazione dell’Associazione _ _, _ _ _ _
Per motivi di economia processuale la giurisprudenza ha esteso la legittimazione ricorsuale alle associazioni aventi per scopo la tutela degli interessi dei loro membri. Queste sono ammesse a ricorrere al loro posto, anche se non sono toccate personalmente dalla decisione, ma unicamente alla condizione che:
- l'associazione possieda la personalità giuridica;
- lo statuto preveda la salvaguardia degli interessi comuni degli aderenti;
- la maggioranza o almeno un numero rilevante di membri sia personalmente colpito dall'atto impugnato e sia comunque legittimato individualmente a ricorrere (DTF 2.9.1992 in re Comune di _, 114 Ia 452, 113 Ib 365, 104 Ib 384; RDAT 1986 n. 86, W Haller/P. Karlen, Raumplanungs- und Baurecht, 1992, Moor, Droit administratif, p. 421 e 426).
2.2.1
Questi presupposti non sono pacificamente adempiuti nel caso presente.
Che la ricorrente possegga la personalità giuridica giusta gli art. 60 CCS non fa dubbio e neppure che lo statuto preveda la difesa degli interessi dei membri; non è invece sostenibile che un numero ragguardevole di costoro sia toccato davvicino dall’abrogazione della regolamentazione limitante le residenze secondarie nel comune di _.
Non è sufficiente un interesse puramente ideale, strettamente di categoria, che non tocchi il singolo membro dell'associazione in modo più intenso e diretto di qualsiasi altra persona. S'egli è colpito solo in quanto appartenente ad una categoria che come tale ha interesse a veder annullata o modificata la decisione, non ha personalmente la legittimazione ricorsuale e nemmeno l'avrà l'associazione che difende questi interessi.
2.2.2
Il fatto che l'Associazione abbia già ricorso in prima istanza e che non le sia stata opposta allora la carenza di legittimazione non è rilevante. Per poter ricorrere in questa sede invocando l'art. 38 cpv. 3 lett. b. LALPT e quindi avvalersi di aver già ricorso, per gli stessi motivi, nella precedente istanza, l'insorgente dev'essere stata legittimata ad adirla; non può sanare la carenza di interesse legittimo in seconda istanza per aver ricorso, senza esserne legittimata, nella prima. In linea generale, anche all'infuori dell'ipotesi dell'art. 38 cpv. 3 lett. b. LALPT, la mancanza di legittimazione ricorsuale in prima istanza, ancorché lì non rilevata, esclude il diritto di passare alla seconda. Tocca all'autorità ricorsuale superiore verificare d'ufficio se questo presupposto era adempiuto già nell'istanza precedente, dichiarando irricevibile in caso contrario l’impugnativa dell’Associazione svizzera inquilini, Federazione della Svizzera italiana (cfr. Kölz/Häner, Verwaltungsverfahren und Verwaltungsrechtspflege des Bundes, 1993, p. 111).