Decision ID: 501c69f3-7872-5a6c-a563-904383da9ba8
Year: 2012
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_002
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: civil_law

ritenuto
in fatto: A. AO 1
, _, si occupa di consulenze e servizi nel campo economico, commerciale e finanziario, nonché fiscale, così come di costituzione e amministrazione di società, di esecuzione di operazioni fiduciarie, di contabilità per terzi, di amministrazione di immobili e partecipazione ad altre società (cfr. estratto Registro di commercio). AP 1 è invece una società anonima di diritto lussemburghese che ha quale scopo segnatamente l’“attività di organizzazione, controllo, strategie finanziarie, di mercato e di innovazione prodotti relativa alla gestione delle società collegate e controllate”. Essa è proprietaria del 99.9% delle azioni della società AP 1, _ (ora: AP 1) e della sua filiale italiana _ (sentenza impugnata, pag. 2 in alto).
B.
Con petizione 2 dicembre 2003 AO 1, _, ha adito la Pretura del Distretto di Lugano chiedendo la condanna di AP 1, _ (ora: AP 1_), al pagamento di complessivi fr. 22
'546.- oltre interessi. A suo dire la convenuta non le avrebbe corrisposto fr. 17'756.25, salvo un acconto di fr. 6'956.30, relativo alla sua fattura n. _ del 15 maggio 2001 (doc. B), nonché fr. 11'746.90 di cui alla fattura n. _ del 31 dicembre 2001 (doc. C). Con la risposta la convenuta si è opposta alla petizione, chiedendo la sua reiezione anzitutto per carenza di legittimazione passiva e, in ogni caso, perché infondata. Con domanda riconvenzionale di medesima data essa ha a sua volta postulato la condanna della controparte al versamento di fr. 100'000.- a titolo di “risarcimento del danno patito e di rifusione delle somme da lei direttamente incassate”, in via subordinata a un importo non quantificato. Con risposta 26 ottobre 2004 alla domanda riconvenzionale l’attrice si è opposta alla medesima. Nell’ulteriore scambio di allegati, le parti hanno confermato i loro antitetici punti di vista. Esperita l’istruttoria le parti hanno rinunciato a presenziare al dibattimento finale, producendo conclusioni scritte 30 dicembre 2008 rispettivamente 30 gennaio 2009. Dalla lettura dell’allegato conclusivo si deduce che l’attrice ha confermato quanto già richiesto negli allegati preliminari, sebbene nelle richieste di giudizio abbia postulato la reiezione della “petizione presentata dalla spett. _, _, _” e l’accoglimento dell’azione riconvenzionale “presentata dalla spett. AO 1”, con la condanna di “_” al pagamento di fr. 27'995.10 in suo favore. La convenuta ha invece aumentato l’importo richiesto con la propria domanda riconvenzionale a fr. 109'760.- oltre interessi, in via subordinata a un importo non quantificato. Statuendo con sentenza 25 maggio 2010 il Pretore ha
accolto la petizione limitatamente a fr. 7
'471.- oltre interessi, mentre ha respinto l’azione riconvenzionale.
C.
Con appello 15 giugno 2010 la convenuta è insorta contro il giudizio testé citato, chiedendone la riforma nel senso di respingere integralmente la petizione e di accogliere invece la domanda riconvenzionale per fr. 109'760.- oltre interessi.
Con osservazioni 23 agosto 2010
l’attrice
postula invece la reiezione del gravame.
considerato

in diritto: 1.
Il 1° gennaio 2011 è entrato in vigore il Codice di diritto processuale civile svizzero del 19 dicembre 2008 (CPC). Per l’art. 405 cpv. 1 CPC alle impugnazioni si applica il diritto in vigore al momento della comunicazione della decisione. L’appello in questione è datato 15 giugno 2010, sicché la sentenza pretorile è stata comunicata alle parti prima dell’entrata in vigore del CPC. Di conseguenza, al procedimento di impugnazione si applica la procedura civile cantonale.
2.
Giusta l’art. 15 CPC-TI quando l’appellabilità dipende dal valore delle domande, questo è determinato dalle conclusioni prese dall’appellante nell’ultimo atto di causa davanti al giudice di prima istanza. Ne consegue che il valore di causa supera, nella fattispecie, la soglia dei fr. 8
'000.- (cfr.
Cocchi/Trezzini,
CPC-TI, App. 2000/2004, Lugano 2005, n. 4 ad art. 12).
Quanto agli eventuali rimedi giuridici esperibili contro il presente giudizio sul piano federale (art. 112 cpv. 1 lett. d LTF), il valore litigioso è determinato dalle conclusioni rimaste controverse dinanzi a questa sede (art. 51 cpv. 1 lett. a LTF). Questa Camera ha già spiegato (II CCA, sentenza inc. 12.2007.84 del 7 febbraio 2008, consid. 15) che secondo l’art. 53 LTF l’importo della domanda riconvenzionale non è sommato con quello della domanda principale (cpv. 1). Qualora le pretese della domanda principale e quelle della domanda riconvenzionale si escludano a vicenda e una della due domande non raggiunga il valore litigioso minimo, tale valore
è reputato raggiunto anche per quest’ultima se il ricorso verte su entrambe le domande (cpv. 1). Nella fattispecie il valore litigioso della domanda principale è di fr. 7'471.- (importo stabilito dal Pretore), mentre quello della domanda riconvenzionale è di fr. 109'760.- (fr. 109'760.- richiesti in appello ./. fr. 0.- stabiliti dal primo giudice).
3.
Nella sentenza impugnata il Pretore ha indicato che nel memoriale conclusivo l’attrice aveva ribadito le proprie richieste (sentenza impugnata, pag. 3 in mezzo). Come detto (sopra, lett. B), nelle richieste di giudizio essa aveva
postulato la reiezione della “petizione presentata dalla spett. _, _, _” e l’accoglimento dell’azione riconvenzionale “presentata dalla spet. AO 1”, con la condanna di “_” al pagamento di fr. 27'995.10 in suo favore. L’appellante non biasima l’accertamento pretorile, sicché nulla osta a reputare la richiesta dell’attrice frutto di una mera svista redazionale.
4.
L’appellante afferma di aver “affidato mandato” all’attrice “per la sua costituzione, per la tenuta della contabilità (limitatamente a un periodo) e per alcune consulenze di diversa natura” (memoriale, pag. 3 in alto). Essa ribadisce, tuttavia, che le pretese vantate dalla controparte concernono prestazioni svolte a favore di altre società del Gruppo _, in particolare di _ e _. Il Pretore ha spiegato che l’eccezione di carenza di legittimazione passiva non poteva essere accolta già per il fatto che dalla testimonianza di _ _ – amministratore delegato di _, _, e quindi della partecipante (praticamente) esclusiva della convenuta – era emerso che le prestazioni in questione erano state eseguite (tranne quelle relative alla contabilità del 2000 e del 2001, per le quali era dubitativo), che l’attrice si occupava a 360 gradi di dare un supporto amministrativo fiscale e di consulenza a tutto il gruppo facente capo alla _/_ e che era egli a indicare all’attrice a chi inviare le fatture, che prescindevano da una perfetta aderenza con la società che aveva beneficato delle relative prestazioni (sentenza impugnata, pag. 4 in alto).
5.
Giova da subito ricordare che compete a
colui che procede in causa per ottenere la remunerazione delle sue prestazioni – nella fattispecie, quindi, all’attrice – dimostrare l’esistenza dell’asserito mandato nonché la congruità della sua pretesa (
art. 8 CC;
da ultimo: II CCA 5 aprile 2011, inc. n. 12.2008.171).
6.
L’appellante non contesta di essere detenuta nella misura del 99.9% dalla società _, _, ma reputa che il suo “organo di riferimento neutrale” era il dott. _ _ _.
6.1 Q
uesti ha lavorato dal 1996 “per conto della _ _, _ che allora era alle _ e _”, anche se non ricorda se per quest’ultima aveva una posizione in Consiglio di amministrazione (verbale
5 dicembre 2005
, risposta n. 1, pag. 2 in alto). Egli ha poi affermato di possedere “il 63.5% della _, _
(azioni al portatore) [di essere il suo] Presidente (...) e direttore della _ (...) nonché presidente di _” (loc. cit., risposta n. 2, pag. 2). A suffragio della propria tesi la convenuta rinvia al passaggio dell’interrogatorio formale ove _ _ _ afferma: “non vi erano disposizioni particolari di questa natura [disposizioni di addebitare a singole società del Gruppo servizi offerti ad altre]. Infatti come già detto l’utile veniva generato dalla _ mentre le altre erano dormienti per cui non vi erano ragioni di dare disposizioni diverse rispetto a quelle naturali” (loc. cit., risposta n. 7, pag. 5). Nella prima parte della risposta in questione, sulla questione di sapere chi dava indicazioni circa la fatturazione delle prestazioni l’interrogato ha dichiarato: “vi era un amministratore delegato, dott. _, che aveva il compito di amministrare le aziende e questo lavoro lo ha svolto sempre in un ruolo di totale autonomia. Pertanto era lui che dava le disposizioni di cui alla domanda, salvo per quanto riguarda gli addebiti di _ visto che non aveva nessun ruolo in questa società”. Su questo aspetto il Pretore ha reputato che la testimonianza di _ _ non poteva essere surclassata dall’interrogatorio formale di _ _ _, che “ovviamente non ha l’equidistanza che ha invece il teste _” (sentenza impugnata, pag. 4 in mezzo).
6.2 Il teste _ _ ha affermato che “per quanto riguarda le cariche all’interno delle parti qui in causa preciso che io ero amministratore delegato della _ con sede in _. Inoltre ero amministratore delegato della Holding che deteneva questa società al 99.99%, che prima era una società delle _ e poi è stata trasferita in _. Infine sono diventato direttore della sua succursale di _. Oltre a queste società esisteva già anche la AP 1 di cui io però non ho mai fatto parte del CdA, ancorché io ne conoscevo l’esistenza e l’attività, già che apparteneva al Gruppo” (verbale 28 ottobre 2005, pag. 2 in alto). Egli ha poi soggiunto: “(...) quando fu spostata la Holding dalle _ in _ l’idea era quella di avere una proprietà unica, che incidesse in modo importante a livello di coordinamento e di direzione di tutte le partecipate. Lo dimostra il fatto che i due direttori della succursale di _ (che era il braccio operativo della Holding) erano nello stesso tempo amministratore delegato della Holding (il sottoscritto) e presidente della Holding (il dott. _)” (verbale 28 ottobre 2005, pag. 3 in alto). Egli ha altresì dichiarato che “per quanto riguarda i ruoli mio e di _ posso dire che il mio era un ruolo prettamente di natura operativa; avevo sì un potere decisionale ma era limitato al CdA ragione per cui non avevo una delega illimitata. Per quanto riguarda invece _ egli influiva sugli indirizzi ancorché non avesse un potere operativo. In sintesi l’ultima decisione spettava a lui” (loc. cit., pag. 3 in mezzo). Sul ruolo dell’attrice, egli ha riferito che “in sintesi (...) si occupava a 360 gradi di dare un supporto amministrativo fiscale e di consulenza a tutto il gruppo facente capo alla _/_” (loc. cit., pag. 4 in mezzo). Sulla questione delle fatture, egli ha riferito: “Io vedevo soltanto le fatture destinate alla _ e quelle di competenza della succursale di _” (verbale 28 ottobre 2005, pag. 5) e ancora: “le fatture indirizzate alla AP 1 io non le controllavo e le rimettevo a _” (verbale 28 ottobre 2005, pag. 6)”. Non vi è quindi alcun accenno a una sua direttiva sul fatto di imputare le prestazioni qui contestate alla convenuta. Se così fosse stato, inoltre, mal si intravvede come egli potesse semplicemente “rimettere” le fatture a _ _ _ senza controllare se la destinataria delle fatture fosse corretta o meno. Come rilevato dal Pretore, egli ha sì affermato che “le voci esposte in queste fatture sono tutte esatte e questa attività è stata svolta” (con la riserva della contabilità per gli anni 2000 e 2001), ma non vi è alcun accenno sulla conformità del destinatario delle fatture (loc. cit., pag. 5 in mezzo). Con riferimento al doc. 11.2 [inc. OA.2002.392] egli ha altresì affermato che “il fatto che l’onorario di _ per prestazioni offerte alla SpA o alla GmbH fossero state fatturate alla Holding nel _ è corretto. Si tratta di una disposizione che avevamo dato noi, penso il dott. _ ed il sottoscritto: di me sono sicuro di aver dato queste disposizioni. Queste disposizioni avevano quale idea soggiacente dei vantaggi fiscali. Naturalmente se le fatture non fossero state indirizzate correttamente da parte della AO 1 io non le avrei accettate, le avrei rimandate indietro chiedendo la fatturazione all’esatto destinatario” (loc. cit., pag. 5 in fondo). Sennonché, egli non si è espresso sulla fatturazione nei confronti della convenuta, nemmeno si può ritenere che l’ultima frase testé menzionata concerna le fatturazioni a carico di AP 1, dato che, come evidenziato, egli non “vedeva” le fatture di tale società, non le “controllava” ma le “rimetteva” a _.
6.3 L’appellata sostiene che l’accertamento pretorile sarebbe confermato dalla testimonianza di _ _. Egli ha dichiarato di lavorare dal 1993 per l’attrice con la funzione di vicedirettore (verbale 9 novembre 2005, pag. 1). Sulla questione delle fatturazioni, il teste ha riferito: “per quanto riguarda il movimento di fatture e in particolare quei casi dove la prestazione era stata effettuata in favore di una società ma la fattura era stata indirizzata a un’altra società del Gruppo, posso dire che sia per quanto riguarda il testo delle fatture sia il loro destinatario io ricevevo istruzioni da parte di _ e/o _” (loc. cit., pag. 4 in alto). L’appellante reputa che il teste non sia credibile poiché avrebbe una partecipazione agli utili dell’attrice. Effettivamente, ciò è stato da lui confermato in sede di audizione testimoniale (loc. cit., pag. 5 in fondo).
Qualora l’attendibilità di un testimone possa apparire dubbia sotto un profilo soggettivo per l’esistenza, ad esempio, di un rapporto diretto di dipendenza e di subordinazione con una delle parti, rispettivamente d’amicizia, la credibilità delle sue dichiarazioni può essere intaccata se è accertata una grave discordanza dei fatti tessuti sul contenuto testimoniale al cospetto degli elementi di fatto deducibili da altre prove (
Cocchi/Trezzini,
CPC-TI, App. 2004, Lugano 2005, n. 75 ad art. 90 CPC con rinvii). Nella fattispecie il teste _ _ _ non solo è dipendente dell’attrice, ma, come detto, percepisce una partecipazione agli utili della medesima. È ben vero che quanto espresso da _ _ _ in occasione del suo interrogatorio formale rappresenta, al più, un indizio, il quale, per costituire valida prova di un fatto, deve esser confermato da altri indizi di segno convergente (
Cocchi/Trezzini,
CPC-TI, Lugano 2000, n. 764 a pié di pag. 654). Tuttavia, non va dimenticato che competeva all’attrice
dimostrare l’esistenza dell’asserito mandato nonché la congruità della sua pretesa
(sopra, consid. 5)
. Come illustrato sopra la testimonianza di _ _ si allinea a quella della convenuta e rappresenta quindi una grave discordanza con quella di _ _ _. A suffragio della propria tesi l’attrice invoca anche la testimonianza di _ _. Egli ha affermato: “Io svolgo la professione di fiduciario dal 1991 e dal gennaio 1996 della fiduciaria _ a _. (...) Confermo che io nel 1998 conobbi il sig. _, che mi fu presentato dalla AO 1: costui cercava un ufficio dove poter svolgere la sua attività (...) ho concluso un contratto di subaffitto con _/AP 1, rispettivamente di supporto a livello di segreteria. Io per la AP 1 mi sono occupato anche di alcuni aspetti operativi, il mio referente era _ della AO 1 (...)” (verbale 20 febbraio 2006, pag. 1 seg.). L’attrice rinvia al passaggio della sua testimonianza ove il teste dichiara: “Ad esempio il 20 aprile 2000 abbiamo avuto un colloquio all’_, dove ho partecipato io e _ relativo all’ottenimento di un finanziamento per la _. Mi fu spiegato in quel momento che _ non si era fatto più vivo perché aveva dei problemi personali e di salute e mi fu detto che nuovo referente per questo gruppo era il sig. _” (loc. cit., pag. 2 in mezzo). Da tale testimonianza non si può tuttavia ancora dedurre che nei confronti dell’attrice unico referente fosse _ _, che questi si occupasse della convenuta e che abbia comunicato alla controparte di indirizzare le fatture contestate a AP 1. L’attrice invoca anche il passaggio della testimonianza di _ _ (dipendente di _ e che all’epoca della redazione del verbale di audizione stava seguendo delle pratiche amministrative per il “gruppo _/_” ed era “amministratrice della _”: verbale 28 novembre 2005, pag. 9 in alto) ove ella afferma che “prima dell’intervento dell’_ degli aspetti amministrativi credo si occupasse il sig. _ mentre della contabilità la signora _ _” (loc. cit., pag. 9). Ella si è espressa, quindi, in termini dubitativi (“credo”) e in termini del tutto generici (“degli aspetti amministrativi”), sicché quanto da lei riferito non può assurgere a ruolo di prova o, in ogni caso, di indizio corroborante quanto asserito da _ _. L’attrice conclude indicando quanto riferito dalla teste _ _ (che ha lavorato occupandosi della contabilità e dell’amministrazione in generale delle società del gruppo _, in particolare dal 1997 al 1998 per la AP 1 e fino al febbraio 2003 per la _ Holding, “pagata dalla succursale”: verbale 28 ottobre 2005, pag. 7 in alto), nel senso che dal 1999 al 2003 era pagata dalla succursale. Non si intravvede, tuttavia, l’utilità di tale riferimento ai fini del presente giudizio.
6.4 Alla luce di quanto suesposto, così come dell’allegazione dell’attrice secondo la quale le fatture contestate concernono “servizi resi in favore della succursale o in favore del Gruppo _ ma fatturate a carico della _ su richiesta degli organi della convenuta” (petizione, pag. 4 in alto), si può ritenere che a ragione l’appellante contesta che dall’istruttoria sia emerso quanto accertato dal Pretore, e meglio che l’attrice abbia dimostrato quanto da lei asserito in merito al destinatario delle fatture. La convenuta non ha quindi la legittimazione passiva. Ne consegue che su questo punto l’appello è accolto e la sentenza pretorile riformata nel senso di respingere integralmente la petizione, così come di riformare il giudizio sugli oneri processuali di cui al consid. 2 della sentenza impugnata. Dato l’esito del giudizio non vi è quindi motivo di vagliare le censure esposte da pag. 5 a pag. 7 del gravame.
7.
L’appellante contesta anche la reiezione della sua domanda riconvenzionale.
7.1 Al riguardo, il primo giudice ha spiegato che siccome l’attrice riconvenzionale aveva già saldato la fattura n. _, “in applicazione del precetto di buon senso secondo cui se il cliente paga una fattura del suo mandatario è perché la ritiene corretta”, incombeva a essa l’onere di dimostrare perché aveva pagato malgrado a suo dire i relativi importi non sarebbero stati dovuti, cosa che invece non ha fatto”. Il Pretore ha poi esteso tale ragionamento più in generale a “tutte le altre fatture già saldate” (sentenza impugnata, pag. 4 in fondo). L’appellante sostiene che “non tutte” le fatture saldate sono state sottoposte a _ _ _, che invece “le avrebbe dovute controllare”. Le stesse sarebbero state pagate su ordine “degli altri due organi della AP 1, guarda caso parti manifestamente interessate, poiché organi anche” dell’attrice, ovvero _ e _ (gravame, pag. 7 in fondo). L’appellante non menziona alcuna risultanza processuale a suffragio della propria tesi, in chiaro spregio dell’onere di motivazione previsto dall’art. 309 cpv. 2 lett. f CPC-TI, sicché su questo punto l’appello è irricevibile. Lo stesso di casi della sua allegazione secondo la quale “può anche capitare di pagare delle fatture per errore”.
7.2 L’attrice riconvenzionale sostiene che per quanto attiene al volume delle prestazioni, l’istruttoria avrebbe confermato come l’attività svolta dall’attrice sarebbe “assai ridotta” (appello, pag. 8). Il Pretore ha fondato il proprio giudizio, al riguardo, sulla testimonianza di _ _, che ha riferito che l’attrice si occupava a 360 gradi del gruppo _/_ (sentenza impugnata, pag. 4 in fondo). L’appellante rinvia, in primo luogo, alla testimonianza di _ _. Questi ha dichiarato che “anche tutte le diciture e fatture per “consulenze” mi sono sembrate un po’ eccessive tenuto conto che la AP 1 non aveva nessuna attività e la _ aveva un’attività ridottissima come si evince del resto dalla contabilità (...) che dal punto di vista del volume è molto, molto limitata” (verbale 28 novembre 2005, pag. 3 in basso). Egli si è espresso, quindi, con la riserva del condizionale (“mi sono sembrate”) e in termini del tutto generici (“un po’ eccessive”). L’appellante invoca, altresì, la testimonianza di _ _ (che ha svolto dell’attività per il Gruppo AP 1, nell’ambito amministrativo, quale dipendente dell’attrice: verbale 9 novembre 2005, pag. 6 in alto), che ha riferito: “durante il periodo in cui ho gestito questa società, ho visto delle fatture della succursale di _, qualcosa della _ ed anche della AP 1. Ho potuto constatare che in quel periodo le società non erano molto operative” (loc. cit.). Anche questa testimonianza è del tutto vaga e non è tale da contrastare il substrato probatorio della controparte. Che i due passaggi di testimonianza testé menzionati siano inconferenti ai fini del giudizio emerge anche dalla perizia giudiziaria 12 ottobre 2007. Alla domanda “se a suo giudizio la fatturazione emanata da AO 1, _, a carico di AP 1, _, sia proporzionata alla cifra d’affari e ai dipendenti impiegati dalla società”, il perito ha invero risposto, tra le altre cose, che “di regola, i fiduciari fatturano in base al tempo impiegato all’esecuzione del mandato e non in base alla cifra d’affari e/o ai dipendenti della struttura” (risposta n. 10, pag. 18). Su questo punto l’appellante rinvia anche alle testimonianze di _ _, _ _ e all’interrogatorio formale di _ _ _, limitandosi a indicare il numero di pagina del relativo verbale di audizione. Tale modo di procedere non soddisfa i requisiti minimi di motivazione dell’appello previsti dall’art. 309 cpv. 2 lett. f CPC-TI, sicché al riguardo il gravame è irricevibile.
7.3 L’appellante prosegue affermando, in sintesi, che la “fatturazione complessiva sia a carico del gruppo (...) che dell’attrice riconvenzionale è stata enorme”, che il primo giudice ha constatato che l’attrice “ha incassato una cifra di fr. 213
'823.90, ciò che è assolutamente spaventoso a fronte delle attività svolte dalle società che operavano in Svizzera” e che “la fatturazione emessa nei [suoi] confronti appare del tutto sproporzionata rispetto alla modesta attività sociale (...)”(appello, pag. 9 in alto). La censura non può essere seguita per i motivi già esposti (sopra, consid. 7.2). L’attrice riconvenzionale afferma, altresì, che la sproporzione della fatturazione emerge anche dal confronto con i canoni usuali praticati nell’ambito della categoria. Il Pretore ha spiegato che dalla perizia giudiziaria emerge che la tariffa applicata è corretta (sentenza impugnata, pag. 4 in fondo). L’appellante non si confronta quindi con tale argomentazione, sicché al riguardo l’appello è inammissibile.
7.4 L’attrice riconvenzionale critica inoltre il primo giudice per aver ritenuto tardive le sue censure sull’esistenza di doppie fatturazioni (appello, pag. 8 in alto). In particolare, a pag. 11 del proprio appello essa afferma che l’importo di cui alla fattura n. _ del 31 dicembre 1999 sarebbe già stato versato all’attrice da parte di _ (almeno nella misura di Lit. 10
'000'000.-)
, così come fr. 15
'759.75, fr. 25'000.- e fr. 10'000.- (appello, pag. 12)
. Nella domanda riconvenzionale 12 marzo 2004 la convenuta non aveva menzionato alcunché al proposito, mentre ha invocato tali circostanze per la prima volta con le proprie conclusioni 30 dicembre 2008. A pag. 9 della propria domanda riconvenzionale essa si è invero limitata ad asserire di aver pagato in passato prestazioni che si riferivano a rapporti di dare-avere tra l’attrice e “altre società facenti parte del gruppo e non” e che dalla petizione è emerso che la controparte “pretenderebbe ancora il pagamento di prestazioni che ella avrebbe effettuato a favore di altre persone giuridiche”, ma nulla dice sull’identità di tali pagamenti con quelli già effettuati. D’altra parte, l’appellante nemmeno sostiene una tale tesi. Le sue allegazioni su eventuali doppie fatturazioni si avverano quindi argomenti fattuali irricevibili in quanto tardivi (
Cocchi/Trezzini
, CPC-TI, Lugano 2000, n. 24 ad art. 78). È ben vero che come evidenziato dall’appellante con decreto 28 febbraio 2006 il Pretore ha ammesso la documentazione relativa a _ rubricata quale doc. 5, dato che non vi era opposizione della controparte alla sua assunzione agli atti. Tuttavia, non bisogna confondere l’onere di allegazione della controparte, esercitato come detto in maniera tardiva con le proprie conclusioni, e l’ammissione di nuovi mezzi di prova. Al riguardo va ricordato che _ _ _ ha affermato di non ricordare se dal 1996 per _ aveva una posizione nel CdA (verbale 5 dicembre 2005, pag. 2, risposta n.1), non escludendo quindi una sua partecipazione in tal senso, mentre il teste _ _ ha confermato che all’epoca dei fatti qui contestati presente nel CdA era “_ quale presidente” (verbale 298 ottobre 2005, pag. 3 in mezzo). L’appellante medesima afferma che il suo “organo di riferimento neutrale” era il dott. _ _ _ (sopra, consid. 5). Dall’istruttoria, poi, è emerso che le
fatture indirizzate alla convenuta erano rimesse a quest’ultimo (sopra, consid. 6.2).
Si aggiunga che dal doc. 5 menzionato dall’appellante a suffragio della propria tesi si evince che i pagamenti in questione sarebbero stati effettuati da “_” nell’ottobre 1999, nell’ottobre 2000 e nel marzo 2001. Di conseguenza, al momento dell’introduzione della domanda riconvenzionale alla convenuta dev’essere imputata la conoscenza che doveva avere _ delle fatture in questione, in qualità di organo di “_” da una parte e in qualità di suo “organo di riferimento neutrale”. Non può pertanto nemmeno essere seguita la sua tesi secondo la quale tali argomenti sarebbero stati sviluppati nelle conclusioni a seguito della “complessa istruttoria”. Su questo punto la sentenza pretorile dev’essere quindi confermata.
7.5 L’appellante ribadisce che non vi era alcuna autorizzazione a fatturare a suo carico prestazioni eseguite a favore di altre società del gruppo _/_ e chiede la restituzione di quanto già versato all’attrice ed elencato nel gravame (memoriale, pag. 9 segg.). Tuttavia, anche in questo caso essa non si confronta con la motivazione pretorile già illustrata (sopra, consid. 7.1), sicché l’appello è al riguardo una volta di nuovo inammissibile.
7.6 L’attrice riconvenzionale sostiene, altresì, che la tenuta della contabilità da parte dell’attrice sarebbe avvenuta in modo irregolare e insoddisfacente (memoriale, pag. 11). L’appellante si limita ad affermare in termini del tutto generici che la contabilità era lacunosa e sprovvista di numerosi giustificativi e che ciò emergerebbe dal “rapporto di verifica presentato dalla società di revisione _ _, _”, nonché rinvia a due documenti e alla testimonianza di _ _. Per adempiere alle esigenze di motivazione di cui all’art. 309 cpv. 2 lett. f CPC-TI essa avrebbe dovuto, semmai, sostanziare il suo ragionamento. Per tacere del fatto che la censura è una mera copiatura del testo delle sue conclusioni. Ne consegue che su questo punto l’appello è irricevibile.
7.7 Secondo la convenuta il primo giudice avrebbe dovuto dedurre dalle pretese di controparte anche fr. 10
'900.-, così come a suo dire indicato nel complemento peritale 29 luglio 2008 (appello, pag. 11 in fondo).
Nella perizia 12 ottobre 2007 il perito, alla domanda di sapere se le fatture n. _ e n. _ siano congrue, ha dichiarato che “ha potuto visionare la contabilità dell’anno 2001 [della convenuta] e che non riesce a comprendere il dispendio orario di 161.50 ore per registrare una contabilità di ca. 160 operazioni contabili” (pag. 7, risposta n. 1.2 lett. b). Le fatture in questione sono quelle di cui alle pretese avanzate in questa sede dall’attrice. Come spiegato (sopra, consid. 6) in riforma del giudizio pretorile la petizione dev’essere respinta per mancanza di legittimazione passiva, sicché non vi è motivo di addentrarsi nella questione. Va altresì rilevato che la censura non avrebbe in ogni caso buon fine. Invero, nella delucidazione peritale, alla domanda relativa alla risposta summenzionata: “indichi quindi il perito a quanto avrebbe dovuto ammontare al massimo l’onere a carico della società mandante per la tenuta di tale esigua contabilità”, egli ha segnatamente risposto: “La differenza fatturata in eccesso potrebbe quindi essere valutata in fr. 10'900.- circa” (risposta n. 1, pag. 2). Sennonché, come precisato nella perizia giudiziaria il perito si è riferito alle “operazioni contabili riscontrate per l’anno 2001”, sicché l’appellante dimentica che il Pretore ha già dedotto dalle pretese dell’attrice quanto richiesto per lavori contabili dopo il 31 dicembre 1999.
8.
In definitiva,
in parziale accoglimento dell'appello la sentenza impugnata è da riformare nel senso che la petizione è integralmente respinta (consid. 6). La riforma del giudizio pretorile impone anche una modifica della ripartizione degli oneri del giudizio di primo grado di cui al dispositivo n. 2, nel senso che sono caricati all’attrice.
Gli oneri processuali e le ripetibili di appello
seguono la vicendevole soccombenza delle parti (art. 148 cpv. 2 CPC-TI).
In virtù dell’art. 33 LTG la tassa di giustizia è calcolata sulla scorta della LTG del 14 dicembre 1965 con le modifiche entrate in vigore il 1° gennaio 2009.