Decision ID: 015d15a9-5079-598e-8905-69370f161dce
Year: 2016
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_006
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: civil_law

ritenuto
in fatto: A.
Il 16 marzo 2013 è deceduta _, madre di RE 1 e CO 1. Con accordo di divisione 9 aprile 2013 i fratelli RE 1 e CO 1 hanno stipulato – tra l’altro – che
“per compensare i differenti valori convenzionali di cui ai punti 2 e 3, è stabilito un conguaglio in denaro di Euro 1'000'000.– dovuto da CO 1a RE 1, da regolarsi con modalità e tempi da determinarsi di comune accordo tra i Fratelli”
. Al riguardo non è stata trovata alcuna intesa tra le parti.
B.
Con istanza 29 dicembre 2014 diretta contro CO 1, RE 1 ha chiesto alla Pretura del Distretto di Lugano, sezione 5, di decretare in virtù dell
’
art. 271 cpv. 1 n. 4 LEF il sequestro di
“tutti gli averi risalenti al sig. CO 1, in quanto titolare e beneficiario economico delle relazioni bancarie a lui intestate, in particolare, ma non solo, il conto corrente no. _ presso la Banca _ di _, fino a concorrenza del credito di Euro 397'930.95, corrispondenti a CHF 489'455.08”
.
Quale titolo del credito, RE 1 ha indicato l’accordo di divisione del 9 aprile 2013.
C.
Avendo il Pretore accolto integralmente l’istanza e ordinato il sequestro con decreto del 30 dicembre 2014, eseguito l’indomani dall’Ufficio di esecuzione di Lugano (verbale n. _), con atto
20 aprile 2015 CO 1 ha presentato opposizione al decreto di sequestro al medesimo giudice. All
’
udienza di discussione del 14 settembre 2015 la parte debitrice ha confermato la sua opposizione, mentre la controparte ha concluso per la reiezione della stessa e la conferma del decreto di sequestro. In sede di replica scritta del 30 settembre 2015 e di duplica scritta del 29 ottobre 2015 le parti hanno ribadito le rispettive posizioni.
D.
Statuendo con decisione 19 febbraio 2016 il Pretore ha accolto l’opposizione e annullato il sequestro, ponendo a carico di RE 1 le spese processuali di fr. 400.– e ripetibili di fr. 7'500.– a favore dell’opponente.
E.
Contro la sentenza appena citata RE 1 è insorta
a questa Camera
con un reclamo del 4 marzo 2016 per ottenerne – previo conferimento dell’effetto sospensivo – l’annullamento, la reiezione dell’opposizione al sequestro e la conferma dello stesso. Con decreto 8 marzo 2016 il presidente della Camera ha dichiarato l’istanza per effetto sospensivo come irricevibile. Il reclamo non è stato notificato alla controparte per osservazioni.

Considerando
in diritto: 1.
La sentenza impugnata – emanata in materia di opposizione al sequestro – è una decisione di prima istanza finale e inappellabile (art. 309 lett. b n. 6 CPC), contro cui è dato esclusivamente il rimedio del reclamo (art. 319 lett. a CPC e 278 cpv. 3 LEF) alla
Camera di esecuzione e fallimenti (CEF) del Tribunale d’appello (art. 48 lett. e n. 1 LOG)
.
1.1
Pronunciata in procedura sommaria (art. 251 lett. a CPC), la decisione è impugnabile con reclamo entro dieci giorni dalla notificazione (art. 321 cpv. 2 CPC).
Presentato l’ultimo giorno utile, il 4 marzo 2016, contro la sentenza notificata al patrocinatore di RE 1 il 23 febbraio 2016 (estratto track & trace n. _), in concreto il reclamo è tempestivo.
1.2
La Camera esamina solo le censure esplicitamente formulate e motivate in modo sufficiente, i requisiti al riguardo, che discendono dall’art. 321 cpv. 1 CPC, imponendo al reclamante di formulare delle conclusioni chiare, di designare dettagliatamente sia i punti contestati della sentenza impugnata sia i documenti sui quali fonda la sua critica e di spiegare perché la motivazione della decisione sarebbe erronea, e non (solo) perché le sue opinioni sarebbero pertinenti (DTF 138 III 375, consid. 4.3.1 e sentenza del Tribunale federale 5A_247/2013 del 15 ottobre 2013, consid. 3.3).
1.3
Secondo l’art. 320 CPC con il reclamo possono essere censurati sia l’applicazione errata del diritto sia l’accertamento manifestamente errato dei fatti.
a)
La giurisdizione cantonale superiore ha lo stesso potere di cognizione del giudice di prima istanza e verifica quindi sotto l’angolo della semplice verosimiglianza se i presupposti del sequestro sono realizzati, riesaminando liberamente e sommariamente l’applicazione del diritto (art. 320 lett. a CPC; sentenza del Tribunale federale 5A_925/2012 del 5 aprile 2013, consid. 9.3).
b)
La Camera decide in linea di principio in base agli atti di causa della giurisdizione inferiore (art. 327 cpv. 1 e 2 CPC), ma le parti possono far valere fatti e mezzi di prova nuovi (art. 278 cpv. 3 LEF e 326 cpv. 2 CPC),
verificatisi sia prima che dopo l’emanazione della sentenza di primo grado (cfr. sentenza della CEF 14.1999.82 del 10 aprile 2000, consid. 1.5/e) fino alla chiusura dello scambio degli allegati (sentenza della CEF 14.1999.3 del 5 luglio 1999, consid. 3). È ammessa solo la produzione di documenti (art. 254 cpv. 1 CPC; DTF 138 III 639 consid. 4.3).
L’accertamento dei fatti e l’apprezzamento delle prove possono essere censurati unicamente se sono manifestamente errati o arbitrari (art. 320 lett. b CPC; DTF 138 III 234 consid. 4.1). Ove la correzione del vizio sia suscettibile d’influire sull’esito della causa, la Camera interviene, quindi, soltanto se il giudice di prime cure non ha manifestamente capito il senso e la portata di un mezzo di prova, ha omesso, senza motivi oggettivi, di considerare prove pertinenti o ha tratto deduzioni insostenibili dagli elementi raccolti (cfr. per analogia: sentenza del Tribunale federale 5A_739/2012 del 17 maggio 2013, consid. 2.2 e i rinvii;
Jeandin
in: CPC commenté, 2011,
n. 5-6 ad art. 320 CPC con rimandi).
2.
In virtù dell’art. 272 cpv. 1 LEF, il sequestro è concesso purché il creditore renda verosimile l’esistenza del suo credito (n. 1), di una causa di sequestro (n. 2) e di beni appartenenti al debitore (n. 3).
2.1
I fatti sono resi verosimili quando il giudice, fondandosi su indizi oggettivi – che risultano dagli atti (art. 254 cpv. 1 CPC) – sufficienti a costituire un “inizio di prova”, ne ricava l’impressione che i fatti pertinenti si siano realizzati, senza dover escludere la possibilità che si siano svolti in altro modo (DTF 138 III 233 consid. 4.1.1; RtiD 2012 II 927 consid. 1.3). In particolare egli deve convincersi che la pretesa vantata dal sequestrante esiste per l’importo enunciato ed è esigibile. Per quanto attiene al fondamento giuridico dell’istanza, il giudice procede a un esame sommario, cioè né definitivo né esaustivo, al termine del quale emana una decisione provvisoria (DTF 138 III 638-9 consid. 4.3.2), a questo stadio senza contraddittorio (per garantire l’effetto sorpresa).
2.2
Il decreto di sequestro (art. 274 cpv. 2 LEF) può essere contestato dal debitore o dai terzi toccati nei propri diritti con opposizione (art. 278 LEF) allo stesso giudice che l’ha pronunciato. Egli riesamina tutti i presupposti del sequestro – purché contestati – con un potere di cognizione immutato, ma in contraddittorio, quindi alla luce anche degli argomenti dell’opponente. Il giudice non agisce d’ufficio (art. 58 cpv. 2 CPC) e decide unicamente in base ai fatti allegati (art. 55 cpv. 1 CPC) e resi verosimili, salvo che siano stati ammessi o non contestati dalla controparte non contumace oppure siano notori (art. 150 cpv. 1, 151 e 254 CPC; sentenza della
CEF
14.2011.113
dell
’8
settembre 2011
,
consid. 6.5
)
. Sono inammissibili censure dirette non contro il decreto di sequestro ma contro gli atti di esecuzione del sequestro (art. 275 LEF), affidati all’ufficio d’esecuzione (art. 274 cpv. 1 LEF). Esse vanno fatte valere con ricorso all’autorità di vigilanza nel senso dell’art. 17 LEF (DTF 129 III 207 consid. 2.3).
3.
Nella decisione impugnata, il Pretore ha ritenuto che la tesi del debitore, secondo cui in assenza di accordo tra le parti il credito non sarebbe ancora esigibile, risulta più
“affine al tenore letterale dell’accordo”
che non la tesi della creditrice, secondo cui troverebbe applicazione l’art. 75 CO, per cui l’adempimento dell’obbligazione può essere chiesto ed eseguito immediatamente ove la scadenza non risulti né dal contratto né dalla natura del contratto. Il primo giudice ha poi ammesso che, interpretando l’accordo alla lettera, RE 1
“si è esposta al rischio che la controparte possa cercare di sottrarsi al suo raggiungimento ad vitam aeternam”
, ma egli ha anche constatato che applicando l’art. 75 CO, le decisioni inerenti alle modalità e ai tempi d’estinzione del credito
“sarebbero unilateralmente nelle mani della creditrice sequestrante, ciò che cozza con il tenore letterale del testo, nonché quello che appare essere lo spirito del punto 4 dell’accordo di divisione”
. Rilevato che la parte sequestrante, invece di cercare un accordo con l’opponente, ha piuttosto proceduto a vendere la collezione di monete e quella di armi,
“compensandone la parte del prezzo di compravendita ottenuto che invece sarebbe spettato al fratello...”
e ha inoltre fissato perentoriamente termini al fratello per saldare la rimanenza del credito, il Pretore ha concluso che il credito non risulta verosimilmente esigibile.
4.
Nel reclamo, RE 1 sostiene anzitutto che il Pretore ha violato l’art. 18 CO, non tenendo conto del fatto che la vera e concorde intenzione delle parti non era quella di far dipendere il rimborso dalla sola volontà del debitore, altrimenti il credito in questione non sarebbe mai incassabile
. La reclamante ricorda di aver sollecitato numerose volte il pagamento del credito, senza mai ottenere alcun riscontro dal proprio fratello, il quale non vuole accordarsi né sulle modalità, né sui tempi di pagamento. In assenza totale di una tale volontà da parte del debitore sarebbe quindi applicabile l’art. 75 CO. Per averle inoltre addossato l’onere di dimostrare di aver proposto un accordo, ciò che spetterebbe invece a CO 1, il Pretore avrebbe inoltre violato anche gli art. 8 e 2 CC (onere della prova e osservanza della buona fede). Infine la reclamante conclude per la reiezione dell’opposizione interposta al sequestro, sottolineando che anche l’ammontare del credito è provato.
5.
Nella fattispecie è controversa anzitutto l’esigibilità del credito a favore della sequestrante, stabilita al punto 4 dell’accordo 9 aprile 2013.
5.1
Giusta l’art. 18 cpv. 1 CO un contratto va interpretato, sia per la forma che per il contenuto, indagando sulla vera e concorde volontà dei contraenti. In base a questi principi, il giudice è innanzitutto tenuto ad esaminare se l’istruttoria abbia permesso di accertare l’esistenza di una concorde e comune volontà dei contraenti (interpretazione soggettiva) e in tal caso ad indicarne il contenuto. Solo quando non vi sono accertamenti di fatto sulla reale concordanza della volontà delle parti o se la volontà intima delle parti è divergente, il giudice deve interpretare le dichiarazioni e i comportamenti delle parti secondo il principio dell’affidamento, ossia secondo il senso che ogni parte poteva e doveva ragionevolmente attribuire alle dichiarazioni di volontà dell’altra nella situazione concreta (DTF 133 III 675 consid. 3.3; 132 III 268 consid. 2.3.2; 131 III 606 consid. 4.1; sentenza della
IICCA
12.2013.141 del 9 aprile 2015, consid. 8 con rinvii).
Riassuntivamente, per l’interpretazione di dichiarazioni scritte occorre innanzitutto riferirsi al testo delle stesse. Anche se il tenore di una clausola contrattuale appare chiaro, dalle altre condizioni menzionate nel contratto, dallo scopo perseguito dalle parti o da altre circostanze può risultare che esso non restituisce con esattezza il senso dell’accordo, che dev’essere quindi dedotto per interpretazione (v. DTF 127 III 444 consid. 1/b; sentenza della II CCA
12.2009.174 del 23 aprile 2012 consid. 4
).
5.2
In concreto, la clausola da interpretare ha il seguente tenore:
“Per compensare i differenti valori convenzionali di cui ai punti 2 e 3, è stabilito un conguaglio in denaro di Euro 1'000'000.– dovuto da CO 1 a RE 1, da regolarsi con modalità e tempi da determinarsi di comune accordo tra i Fratelli”
(doc. C, pag. 2, punto 4). Ora, come già rilevato dal Pretore, secondo il testo della clausola appena citata il versamento del conguaglio è esplicitamente subordinato al raggiungimento di un accordo comune per quanto riguarda le modalità e i tempi di trasferimento del denaro.
Il testo della pattuizione è chiaro e non appaiono date circostanze – che la reclamante neppure allega
– dalle quali si possa dedurre che l’accordo non rispecchierebbe la
concorde e comune volontà dei contraenti.
Che il mancato raggiungimento di un’intesa sulle modalità e sui tempi d’adempimento dell’accordo ne impedisca l’esecuzione non giustifica, contrariamente a quanto crede la reclamante, di considerarlo difforme dalla volontà delle parti. Semplicemente, come in tutti i casi in cui le parti non riescano a mettersi d’accordo sull’esecuzione di un’obbligazione, esse hanno la possibilità di adire il giudice per statuire in modo vincolante sulla controversia, segnatamente con un’azione di divisione dell’eredità intesa a regolare tutti i punti di disaccordo (nella fattispecie risultano tali anche altre questioni su cui non era ancora stato raggiunto un’intesa al momento della sottoscrizione dell’accordo 9 aprile 2013, v. doc. C, punti 8 in fine e 10).
5.3
Avendo, pertanto, le parti regolato espressamente la questione dell’esigibilità del conguaglio, a prescindere dall’applicabilità del diritto svizzero non vi è spazio per la norma dispositiva dell’art. 75 CO, secondo cui
“può essere chiesto ed eseguito immediatamente l’adempimento di un’obbligazione, per la quale il tempo non sia determinato né dal contratto né dalla natura del rapporto giuridico”
. Nulla si può così rimproverare al Pretore, giacché la reclamante, cui incombeva la
prova dell’esigibilità del titolo di rigetto dell’opposizione (sopra consid. 2 e 2.1)
, ammette di non avere raggiunto un accordo con il fratello sulle modalità e sui tempi di esecuzione del conguaglio.
5.4 RE 1
, invero, sostiene di aver chiesto diverse volte il versamento del conguaglio, sottolineando che suo fratello CO 1 non ha alcuna intenzione di accordarsi con lei sulle modalità e i tempi di pagamento. Per lei spettava a lui dimostrare di aver formulato una proposta di regolamento. A parte il fatto che la reclamante non ha reso verosimile di aver cercato di raggiungere un’intesa con suo fratello, essendosi apparentemente limitata a sollecitare il pagamento del credito (doc. E e F), senza dimenticare ch’essa non contesta di aver proceduto a incassare il credito con decisioni proprie in merito alle collezioni di monete e di armi senza interpellare suo fratello, si evince dalla documentazione prodotta da quest’ultimo (doc. 5 e 7) ch’egli ha offerto la propria disponibilità per una discussione o un incontro tesi a chiarire tutte le pendenze tra le parti. Poco importa del resto a quale parte si possa addebitare la colpa della mancata intesa. Ancora una volta, onde addivenire a una soluzione rimane pur sempre per l’istante la facoltà di adire il giudice. Stante l’attuale inesigibilità del credito vantato dalla reclamante, la decisione impugnata non è giuridicamente errata né appare fondata su accertamenti manifestamente inesatti, sicché il reclamo non può ch’essere respinto.
6.
La tassa del presente giudizio, stabilita in applicazione degli art. 48 e 61 cpv. 1 OTLEF (RS 281.35)
,
segue la soccombenza (art. 106 cpv. 2 CPC). Non si pone invece problema di ripetibili, il reclamo non essendo stato notificato alla controparte.
Circa i rimedi esperibili sul piano federale (art. 112 cpv. 1 lett. d LTF), il valore litigioso, di fr. 489'455.08, raggiunge la soglia di
fr. 30'000.– ai fini dell’art. 74 cpv. 1 lett. b LTF.