Decision ID: 8c385e13-7774-5011-b0fa-5d4e427f9d5b
Year: 2010
Language: it
Court: TI_TCA
Chamber: TI_TCA_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: public_law

ritenuto, in fatto
A. RI 1 è proprietario del mapp. 214 di Sonvico, un fondo di 840 mq e di forma rettangolare, situato a valle della strada comunale (strada de Verscior) dalla quale si accede al comparto di Boze-Verscior. Attualmente il mappale è inedificato e, secondo il piano regolatore approvato dal Consiglio di Stato l'8 febbraio 1983, non fa parte della zona edificabile ed è attribuito alla zona agricola.
B. Nella seduta del 30 maggio 2006 il consiglio comunale di Sonvico ha adottato alcune varianti del piano regolatore. In quella sede, per quanto qui interessa, l'autorità comunale ha approvato l'ampliamento della zona edificabile in località Boze-Verscior e ha assegnato tra gli altri anche il fondo di RI 1 alla nuova zona edificabile semi estensiva (Re). Nel contempo, lungo tutto il fronte stradale della particella n. 214, per una ventina di metri, il comune ha previsto uno slargo allo scopo di realizzare un'area di scambio veicolare.
C. La decisione comunale è stata oggetto di impugnativa da parte di RI 1. Il Consiglio di Stato, con decisione del 16 aprile 2008, ha approvato le varianti pianificatorie adottate dal comune e nel contempo ha respinto il ricorso dell'insorgente. Premesso come la soluzione proposta dal comune non fosse l'unica atta a garantire un'adeguata circolazione strada all'interno del nuovo comparto edificabile, il Governo ha ritenuto ossequiati i principi pianificatori applicabili alla fattispecie e ha negato ogni impedimento per l'accesso alla proprietà privata, considerato che l'opera viaria sarebbe costituita unicamente da un allargamento del campo stradale, libero da opere costruttive. I dettagli per l'accesso alla proprietà saranno comunque oggetto di discussione al momento dell'elaborazione del progetto definitivo.
D. RI 1 è insorto contro la decisione del Consiglio di Stato dinanzi a questo Tribunale con ricorso del 15 maggio 2008. Chiede in via principale di abbandonare il vincolo imposto sul suo fondo e, in via subordinata, di spostare la piazza di scambio a cavallo dei mapp. 214 e 215. In sintesi, egli ritiene che non vi sarebbe alcun interesse alla realizzazione della piazza di scambio, poiché attualmente la strada comunale avrebbe già un calibro sufficiente e la visibilità per quel tratto sarebbe buona. Inoltre, una piazza di scambio potrebbe, se del caso, essere ricavata sulla proprietà dirimpetto (mapp. 205), dove esiste già un accesso ad alcuni posteggi privati, assai arretrati dalla strada comunale. Per questi medesimi motivi la decisione impugnata è contestata anche dal profilo della proporzionalità. Il ricorrente ribadisce inoltre le difficoltà di accesso alla proprietà in caso di formazione dell'opera così come prevista dal comune, con la necessità di costruire anche dei muri di sostegno sul suo fondo, visto il livello inferiore del terreno rispetto alla strada comunale soprastante. Se mai dovesse essere confermata la necessità di prevedere un'area di scambio, il ricorrente chiede che la stessa sia pianificata a cavallo tra i mapp. 214 e 215, ciò che permetterebbe di evitare un eccessivo sacrificio a un unico proprietario.
E. Il municipio di Sonvico e la Divisione dello sviluppo territoriale e della mobilità hanno chiesto la reiezione del ricorso.
F. Il 25 marzo 2008 si sono svolti l'udienza e il sopralluogo, in occasione dei quali le parti si sono confermate nelle rispettive allegazioni e domande.

Considerato, in diritto
1.La competenza del Tribunale cantonale amministrativo è data e il ricorso è tempestivo (art. 38 cpv. 1 legge cantonale di applicazione della legge federale sulla pianificazione del territorio, del 23 maggio 1990; LALPT; RL 7.1.1.1). La legittimazione del ricorrente è certa (art. 38 cpv. 4 lett. b LALPT). Il gravame è pertanto ricevibile in ordine.
2.2.1. In campo pianificatorio il comune ticinese fruisce di autonomia. Questa non è, però, assoluta. Secondo l'art. 33 cpv. 3 lett. b della legge federale sulla pianificazione del territorio, del 22 giugno 1979 (LPT; RS 700), il diritto cantonale deve garantire il riesame completo del piano regolatore da parte di almeno un'istanza di ricorso. Nel Cantone Ticino tale autorità è il Consiglio di Stato (art. 37 cpv. 1 LALPT), che decide i ricorsi - e approva il piano - con pieno potere cognitivo: questo significa controllo non solo della legalità ma anche dell'opportunità delle scelte pianificatorie comunali. Le autorità incaricate di compiti pianificatori badano tuttavia di lasciare alle autorità loro subordinate il margine d'apprezzamento necessario per adempiere i loro compiti (art. 2 cpv. 3 LPT). Il Consiglio di Stato non può dunque semplicemente sostituire il proprio apprezzamento a quello del comune, ma deve rispettare il diritto di questo di scegliere tra più soluzioni adeguate quella ritenuta più appropriata, ragionevole od opportuna. Esso non può però limitarsi ad intervenire nei soli casi in cui la soluzione comunale non poggi su alcun criterio oggettivo e sia manifestamente insostenibile. Deve al contrario rifiutare l'approvazione di quelle soluzioni che disattendono i principi e gli scopi pianificatori fondamentali del diritto federale o non danno loro sufficiente attuazione, rispettivamente che non tengono adeguatamente conto della pianificazione di livello cantonale, segnatamente dei dettami del piano direttore (cfr. anche l'art. 26 cpv. 2 LPT). L'autorità governativa verificherà segnatamente che sia stata effettuata in modo corretto la ponderazione globale degli interessi richiesta dall'art. 3 ordinanza sulla pianificazione del territorio, del 28 giugno 2000 (OPT; RS 700.1; RDAT II-2001 n. 78 consid. 6b; II-1999 n. 27 consid. 3). 2.2. Il potere cognitivo del Tribunale cantonale amministrativo è invece circoscritto alla violazione del diritto (art. 38 cpv. 2 LALPT; RDAT II-2001 n. 78 consid. 6c, II-1999 n. 27 consid. 3, II-1997 n. 23). Fanno eccezione - per poter ossequiare l'art. 33 cpv. 3 lett. b LPT - i casi in cui il Tribunale interviene quale unica autorità di ricorso a livello cantonale (DTF 114 Ib 81 consid. 3, 109 Ib 121 consid. 5; Bernhard Waldmann/Peter Hänni, Raumplanungsgesetz, Berna 2006, n. 64 ad art. 33), segnatamente quindi i casi in cui sono impugnati un diniego di approvazione rispettivamente una modifica d'ufficio del piano regolatore disposti dal Consiglio di Stato.
3.I piani di utilizzazione - nel nostro Cantone chiamati, a livello comunale, piani regolatori (art. 24 segg. LALPT) - disciplinano l'uso ammissibile del suolo (art. 14 cpv. 1 LPT). Essi devono delimitare, in primo luogo, le zone edificabili, agricole e protette (art. 14 cpv. 2 LPT). Il diritto cantonale può inoltre prevedere delle altre zone di utilizzazione (art. 18 cpv. 1 LPT). L'ente pubblico deve inoltre equipaggiare le zone edificabili (art. 19 cpv. 2 LPT). In Ticino, lo Stato provvede alla pianificazione delle strade cantonali, cioè di quelle di importanza generale per il Cantone (art. 7 cpv. 1, 4 cpv. 1 legge sulle strade, del 23 marzo 1983; Lstr; RL 7.2.1.2). I comuni provvedono invece alla pianificazione delle strade locali nell'ambito del piano regolatore (art. 4 cpv. 2 e 7 cpv. 3 Lstr). In quest'ordine di idee l'art. 28 cpv. 2 lett. p LALPT stabilisce che le rappresentazioni grafiche che compongono il piano regolatore devono fissare, tra l'altro, la rete delle vie di comunicazione per i mezzi di trasporti pubblici e privati.
4.Il consiglio comunale di Sonvico ha deciso l'ampliamento delle zone edificabili in diversi comparti territoriali, tra cui anche in località Boze-Verscior, dove sono stati inseriti in zona fabbricabile oltre al fondo del ricorrente anche tutti i fondi che si affacciano sulla strada cantonale e su quella comunale che attraversa il comparto in questione, così come altri fondi appartenenti da un punto di vista territoriale e organico a quel medesimo settore. Lungo il tracciato della strada di servizio S2, che il ricorrente in quanto tale non contesta, sono stati previsti due slarghi: il primo, dall'intersezione tra la strada comunale e quella cantonale per una quarantina di metri sulla destra, per facilitare l'accesso sulla via comunale, e il secondo sulla proprietà del ricorrente per circa una ventina di metri, a valle della strada comunale. 4.1. La misura decisa dal consiglio comunale e approvata dal Consiglio di Stato comporta senz'altro una restrizione della proprietà del ricorrente, compatibile con la garanzia della proprietà sancita all'art. 26 della Costituzione federale della Confederazione Svizzera, del 18 aprile 1999 (Cost. RS 101), solo se si fonda su una base legale, se è giustificata da un interesse pubblico preponderante e rispetta il principio di proporzionalità (art. 36 cpv. 1-3 Cost.). In linea di massima è pubblico l'interesse che coinvolge la generalità dei cittadini o una suo frazione significativa e che compete al potere pubblico promuovere nell'esercizio delle sue funzioni. Nel caso di un provvedimento di pianificazione del territorio esso è segnatamente dato quando la sua adozione corrisponde a un bisogno importante, chiaramente avvertito dalla collettività. Tale interesse deve prevalere sui contrapposti interessi pubblici e privati in gioco (RDAT I-2000 n. 24 consid. 4.1. con rinvii; Piermarco Zen-Ruffinen/Christine Guy-Ecabert, Aménagement du territoire, construction, expropriation, Berna 2001, n. 98-102; Adelio Scolari, Diritto amministrativo, Parte generale, IIa ed., Cadenazzo 2002, n. 558-594). Il principio della proporzionalità esige invece che le restrizioni della proprietà siano idonee a raggiungere lo scopo di interesse pubblico desiderato, che tra i diversi provvedimenti a disposizione per conseguirlo venga scelto quello che lede in misura minore gli interessi del proprietario, infine che sussista un rapporto ragionevole tra lo scopo di interesse pubblico perseguito e i mezzi utilizzati (RDAT II-2000 n. 75 consid. 5b con rinvii; Zen-Ruffinen/Guy-Ecabert, op. cit., n. 103-106; Scolari, op. cit., n. 595-610). 4.2. Il ricorrente nel suo gravame ribadisce parola per parola gli argomenti già avanzati nella precedente sede, senza minimamente confrontarsi con la motivazione appositamente svolta dal Consiglio di Stato a conferma della bontà della scelta comunale per la piazza di scambio veicolare. Prescindendo comunque dalla scarsa consistenza della motivazione del ricorso, la decisione di approvazione della piazza di scambio qui in oggetto va senz'altro confermata anche alla luce delle risultanze del sopralluogo effettuato da questo Tribunale. Infatti, l'opera viaria permette uno svolgimento fluido e adeguato alle circostanze concrete del traffico su quella via, il cui calibro non consente attualmente l'incrocio di due veicoli. Per tutto il tratto della strada (circa 200 m), non si prevedono inoltre altre misure per un corretto e sicuro esercizio dell'opera stradale, a eccezione dell'allargamento dell'imbocco dalla strada cantonale, per cui il provvedimento risulta essere necessario e adeguato a garantire una sicura percorrenza della strada, consona alle peculiarità della zona residenziale. Si consideri inoltre che lo slargo occupa la proprietà del ricorrente solo marginalmente, senza compromettere affatto in modo irrimediabile le possibilità edificatorie residue del suo fondo. Il sacrificio imposto al proprietario risulta dunque più che sopportabile e proporzionato e deve cedere il passo all'interesse pubblico, nella fattispecie preponderante. Certo, altre soluzioni sarebbero state proponibili e altrettanto valide e idonee allo scopo. Tuttavia, tali scelte rientrano indiscutibilmente nel margine di manovra che spetta all'ente locale nel contesto della pianificazione del suo territorio (autonomia comunale) e non possono essere imposte all'autorità comunale, pena appunto la violazione della sua autonomia, dall'autorità superiore, che peraltro non è nemmeno autorità di pianificazione. Il vincolo pianificatorio imposto al ricorrente va pertanto confermato con reiezione del ricorso. 4.3. Infine, la censura di disparità di trattamento è stata sollevata nel gravame solo in termini generali e astratti. In assenza di ogni sostanziale argomentazione a suo sostegno, la stessa non può che essere respinta.
5.Visto quanto precede, il ricorso deve essere respinto. La tassa di giustizia (art. 28 legge di procedura per le cause amministrative, del 19 aprile 1966; LPamm; RL 3.3.1.1) è posta a carico del ricorrente. Non si assegnano ripetibili al comune (art. 31 LPamm), non patrocinato da un legale.