Decision ID: 0ce85266-11e7-5a8d-9c0a-c3dc9a49544e
Year: 2013
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_002
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: civil_law

ritenuto
in fatto:
A.
AP 1, cittadino germanico, è stato assunto nel 2006 in qualità di montatore di ponteggi alle dipendenze di AO 1, società ticinese specializzata nella fornitura di impalcature per l’edilizia. Con contratto 9 marzo 2010 le parti hanno ridefinito i termini del loro rapporto di impiego, concordando, tra l’altro, un’occupazione del lavoratore nella misura del 60%, un salario mensile di fr. 3'000.- lordi (per tredici mensilità) e il diritto a 15 giorni di vacanza annui (doc. B).
Con lettera 25 maggio 2010 (doc. 23) seguita dalla sostanzialmente identica comunicazione tradotta in lingua tedesca del 28 maggio 2010 (doc. 24 e 25) la datrice di lavoro ha trasmesso una disdetta ordinaria del contratto di lavoro per il 31 luglio 2010, nel rispetto del termine di preavviso di due mesi e invocando esigenze di ristrutturazione aziendale.
Con ammonimento del 1° giugno 2010 (doc. 27) la datrice di lavoro ha rimproverato al lavoratore un non meglio specificato comportamento assunto il giorno stesso nei confronti dei superiori e l’ingiustificata assenza dal lavoro, avvertendolo che nel caso in cui si fosse vista costretta ad impartire un nuovo ammonimento ciò avrebbe comportato un licenziamento immediato.
B.
In precedenza, nel corso del mese di giugno 2010, il lavoratore era stato inabile al lavoro per i postumi di un infortunio. Alla luce del referto 1° luglio 2010 con cui il medico curante aveva certificato il recupero dell’abilità lavorativa a partire dal 5 luglio 2010, limitatamente all’esecuzione di attività leggere quali ad esempio lavori di ufficio (doc. 18), la datrice di lavoro, ritenuto di essere in grado di offrire lavori di questo tipo, aveva invitato il dipendente a presentarsi presso i magazzini della ditta per la ripresa del lavoro (doc. 20).
Presente come richiesto la mattina del 5 luglio 2010, il dipendente non aveva comunque ripreso il lavoro limitandosi a comunicare di non più disporre di un valido permesso, necessario in quanto cittadino straniero, quello precedente essendo oramai scaduto senza un tempestivo rinnovo. Né quel giorno, né i giorni successivi, il dipendente ha quindi fornito le sue prestazioni lavorative, rimanendo lontano dal posto di lavoro.
Con scritto 7 luglio 2010 (doc. 29) la datrice di lavoro ha comunicato il licenziamento immediato (“Fristlose Kündigung”) rimproverando al dipendente di non essersi presentato nel corso degli ultimi tre giorni lavorativi, malgrado il recupero della capacità lavorativa.
C.
Con scritto 22 luglio 2010 del suo patrocinatore (doc. D), il dipendente ha contestato il licenziamento notificato per il 31 luglio 2010, rivendicando il diritto al godimento delle vacanze e invocando la sospensione del termine di disdetta durante il periodo di malattia, con conseguente differimento del termine di cessazione del contratto alla fine del mese di agosto 2010.
Con scritto del 19 agosto 2010 (doc. E) il dipendente ha ulteriormente fatto valere pretese pecuniarie. Nessun accordo è stato raggiunto tra le parti a seguito dei successivi contatti e tentativi.
D.
Con petizione 19 ottobre 2011 AP 1 ha chiesto alla competente Pretura
di condannare AO 1al pagamento di complessivi fr. 10'648.-,
oltre interessi, rivendicando in sostanza il salario per il periodo di preavviso e sostenendo che l’impossibilità di lavorare in assenza del rinnovo del permesso per stranieri fosse da imputare alla datrice di lavoro.
E.
Con sentenza 25 ottobre 2012 il Pretore ha parzialmente accolto la petizione condannando la convenuta a pagare l’importo lordo di fr. 5'412.50, da dedursi l’importo netto di fr. 3'535,80 già versati, oltre interessi. Esentate le parti dal pagamento di spese processuali, l’attore è stato condannato a versare ripetibili alla convenuta, siccome gran parte delle sue pretese sono state respinte.
Riepilogate le circostanze che hanno caratterizzato il rapporto di impiego, il Pretore ha anzitutto esaminato la contestazione relativa alla disdetta immediata del 7 luglio 2010 (doc. 29) concludendo che effettivamente nelle circostanze concrete l’agire del dipendente è da qualificare quale abbandono del posto di lavoro ai sensi dell’art. 337d CO. L’impedimento costituito dal mancato rinnovo del permesso di lavoro per stranieri è da imputare esclusivamente al lavoratore, che è venuto meno ai suoi obblighi, inoltrando con ritardo l’apposito formulario all’Ufficio degli stranieri, malgrado la datrice di lavoro avesse con sollecitudine provveduto a vidimarlo e firmalo. La dimenticanza sarebbe stata espressamente riconosciuta dall’attore che, peraltro, all’insaputa della datrice di lavoro, ha lavorato per mesi senza il necessario permesso. Il Pretore ha quindi ritenuto l’attore colpevole dell’inadempienza contrattuale, e di abbandono del posto di lavoro senza giustificati motivi, ciò che avrebbe determinato l’immediata fine del contratto di lavoro.
Il Pretore ha quindi esaminato le contestazioni in merito alla validità della disdetta immediata per gravi motivi del 7 luglio 2010 (doc. 29) concludendo che, il rapporto di lavoro avendo preso termine il 5 luglio 2010 a seguito dell’abbandono del posto di lavoro da parte del lavoratore, la successiva disdetta è da qualificare come semplice formale presa di posizione della datrice di lavoro nei confronti del dipendente. A mente del Pretore è comunque rilevante il fatto che la convenuta abbia considerato il rapporto di lavoro cessato il 7 luglio 2010 e non già due giorni prima in concomitanza con l’abbandono del posto di lavoro.
Tenuto conto della retribuzione mensile lorda pattuita, di quanto riconosciuto dall’assicurazione SUVA per il periodo di inabilità (dal 7 giugno al 4 luglio 2010), della tredicesima mensilità pro rata, il primo giudice ha quindi calcolato in fr. 4'932,50 il dovuto, cifra da cui dedurre la somma di fr. 3'535,80 già percepita quale salario al netto dei contributi.
Con riferimento alla retribuzione di vacanze non godute il Pretore ha infine considerato che un tale diritto fosse da riconoscere in proporzione al periodo lavorativo annuo ridotto, dedotti i tre giorni goduti per assenza ingiustificata (dal 5 al 7 luglio 2007) durante i quali il lavoratore ha comunque continuato a ricevere il salario. I conseguenti 4,8 giorni di vacanza non goduti danno diritto, a giudizio del Pretore, ad una remunerazione supplementare lorda di fr. 480.-.
Non ravvisando alcuna disdetta abusiva del rapporto di lavoro il giudice di prime cure ha infine respinto ogni pretesa di indennità ai sensi dell’art. 336a CO.
F.
Con appello 26 novembre 2012 l’attore chiede la riforma del giudizio impugnato nel senso di accogliere (parzialmente) le domande formulate con la petizione, con protesta di spese e ripetibili.
Con risposta
16 gennaio 2013 la convenuta postula la reiezione dell
’
appello, pure con protesta di spese e ripetibili, per motivi di cui, se necessario, si dirà in seguito.

Considerando
in diritto:
1.
Il 1° gennaio 2011 è entrato in vigore il nuovo codice di diritto processuale civile svizzero (CPC) che trova applicazione in entrambe le sedi, siccome la procedura innanzi al Pretore è stata avviata dopo tale data.
2.
Esposta una breve ricapitolazione dei fatti salienti, l'appellante affronta la decisione pretorile insistendo dapprima sui motivi che avrebbero impedito la ripresa del lavoro, ovvero il mancato rinnovo del permesso per stranieri e il conseguente timore di incorrere in sanzioni. Pur riconoscendo che il rinnovo del permesso fosse di sua competenza, come lavoratore straniero, l’appellante rimprovera al Pretore di non aver adeguatamente tenuto conto di queste circostanze rivelatesi determinanti per l’interruzione del rapporto di lavoro.
Le censure sarebbero di per sé irricevibili poiché l’appellante, venendo meno al suo obbligo di motivazione (art. 311 CPC), non si confronta direttamente con i ragionamenti del Pretore, limitandosi perlopiù a esporre una sua differente interpretazione dei fatti posti alla base delle conclusioni pretorili.
Neppure l'esame del merito permette comunque di accogliere le tesi dell’appellante.
Rimaste sostanzialmente incontestate le circostanze di fatto menzionate dal Pretore, l’appellante cerca inutilmente di negare l’effetto giuridico prodotto dall’assenza del permesso di lavoro per stranieri. Tale circostanza è qualificabile quale impossibilità del lavoratore a fornire la prestazione. Si tratta di un'impossibilità sopraggiunta dopo l’inizio del rapporto di impiego che, essendo imputabile ad un comportamento inadempiente del lavoratore, a lui solo imputabile, comporta che l’obbligo di lavorare si trasformi in un obbligo di risarcimento ai sensi dell’art. 97 cpv. 1 e art. 321e CO, con contestuale perdita di ogni diritto a prestazioni salariali ai sensi dell’art. 119 cpv. 2 CO (
Remy Wyler
, Droit du travail, 2
a
ed., Berna, pag. 203).
Merita pertanto conferma la conclusione del Pretore che, seppur con argomentazioni in diritto parzialmente diverse, avendo egli intravvisto nel rifiuto a riprendere il lavoro pure una causa grave in grado di giustificare una risoluzione immediata del rapporto di lavoro, ha in concreto ritenuto che, viste le circostanze, il contratto di lavoro aveva preso termine con la mancata ripresa lavorativa.
3.
Con riferimento alle tesi espresse in precedenza, l’appellante insiste quindi nel qualificare la disdetta come abusiva e invoca di conseguenza la scadenza del contratto per il 31 luglio 2010.
La tesi non può essere accolta.
Come rilevato al considerando precedente, al momento in cui la datrice di lavoro si è determinata a invocare l’assenza dal posto di lavoro quale motivo grave giustificante una disdetta immediata, il rapporto di impiego non sussisteva più. Ciò esclude quindi di poter esaminare le tesi dell’appellante che, peraltro, neppure si confronta con tale ipotesi e non motiva adeguatamente una censura che sarebbe pertanto da considerare irricevibile (art. 311 cpv. 1 CPC).
4.
Da ultimo, l’appellante rimprovera al Pretore di aver computato la somma di fr. 700.- versatagli il 5 febbraio 2009 a titolo di anticipo sul salario, ritenendo a torto che non vi sarebbe stata contestazione in merito. Una specifica contestazione sarebbe invece stata sollevata sia con l’istanza di conciliazione, sia con gli allegati di petizione e replica e la deduzione operata dal Pretore sarebbe pertanto da annullare con conseguente correzione al rialzo del saldo dovuto.
La censura va respinta. Anzitutto non vi è traccia di specifica contestazione negli allegati menzionati (la replica non essendo nemmeno stata presentata). Il Pretore ha inoltre correttamente rilevato come il lavoratore non abbia saputo fornire la prova che l'importo di fr. 700.- sia stato in qualche modo compensato, così come a suo tempo concordato tra le parti. La mancata contestazione, riferita ad esempio al conteggio inviatogli il 26 luglio 2011 (doc. 5), è solo un elemento supplementare che rafforza tale conclusione, ovvero che l'anticipo versato debba ancora essere posto in deduzione dal salario dovuto.
Anche su questo punto la decisione contestata merita conferma.
5.
Con riferimento al conteggio di quanto ancora dovuto al dipendente, l’appellante non contesta l’importo di fr. 4'932.50 calcolato dal Pretore fino al 7 luglio 2010. Le censure riferite alle pretese ulteriori e al conteggio delle vacanze sono infondate, siccome presuppongono che il contratto abbia preso termine dopo il 7 luglio 2010, circostanza che, come visto, non si verifica.
6.
In definitiva, la sentenza del Pretore regge alle critiche mosse dall'attore, per cui l'appello, nella misura in cui è ricevibile, è infondato e deve essere respinto.
Non si prelevano spese processuali, trattandosi di una causa fondata sul diritto del lavoro di valore non superiore a fr. 30'000.- (art. 114 lett. c CPC). Le spese ripetibili della procedura di appello, calcolate sulla base di un valore ancora litigioso di fr. 6'976.- (rispetto alla decisione contestata l'appellante chiede un aumento di fr. 6'276.- della retribuzione riconosciuta e fr. 700.- di minor deduzione), seguono la soccombenza (art. 106 CPC).