Decision ID: 9e8f6bd5-42b2-5bfa-9a87-2f608b829ee3
Year: 2016
Language: it
Court: CH_BVGE
Chamber: CH_BVGE_001
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: 

Fatti:
A.
A.a A._, nato il xx x 2001, cittadino messicano e francese (doc. 18,
56), figlio di B._, cittadino francese (doc. 5) e Z._, cittadina
messicana (doc. 5), ha risieduto ad U._ (Ticino) dal 23 maggio
2004.
A.b In data 11 agosto 2005 ha formulato, all'Ufficio dell'assicurazione per
l'invalidità del Cantone Ticino (UAI), tramite il padre, una domanda volta al
conseguimento di prestazioni dell'assicurazione svizzera per l'invalidità per
assicurati che non hanno ancora compiuto 20 anni (doc. 1). A._
soffre di autismo infantile con sintomatologia classica, percezione uditiva
particolare e deficitaria, così come di ritardo nello sviluppo psicomotorio
(cfr. certificato del Dott. C._, pediatra, del 3 agosto 2007, doc. 19,
14-1 e diversi rapporti del servizio ortopedagogico cantonale, doc. 6, 14,
18).
Con decisione del 18 novembre 2005 l'UAI ha assunto un contributo per
spese scolastiche speciali, spese di vitto ed alloggio in internato ed
esternato, spese pedagogiche/terapeutiche per il periodo da settembre
2005 a giugno 2006 secondo la tariffa dell'assicurazione invalidità (doc. 7).
Queste prestazioni sono state prorogate da settembre 2006 al 30 giugno
2007 (doc. 9) e dal 1° settembre 2007 al 30 giugno 2010 (cfr.
comunicazione del 10 luglio 2007 dell'UAI, doc. 16).
A.c In data 27 aprile 2007 i genitori di A._ hanno presentato
domanda tendente all'assegnazione di provvedimenti sanitari e di un
assegno per minorenni grandi invalidi (doc. 11). La richiesta è stata ribadita
da pro Infirmis in data 20 agosto 2007 (doc. 18).
Mediante due decisioni del 4 ottobre 2007 l'UAI ha comunicato al padre
dell’assicurato di assumere i costi per la cura dell'infermità congenita (OIC
401) dal 2 maggio 2006 al 30 aprile 2016, nonché i costi per l'esecuzione
di psicoterapia e fisioterapia ambulatoriale su prescrizione medica in
relazione a detta infermità dal 2 maggio 2006 al 30 aprile 2008 (doc. 23,
24).
Sempre in relazione all'infermità congenita n. 401, il 24 gennaio 2008 l'UAI
ha concesso la garanzia per l'esecuzione di ergoterapia ambulatoriale su
prescrizione medica dall’8 novembre al 30 novembre 2009 (doc. 31).
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Mediante decisione del 3 marzo 2008 (doc. 36) l'UAI ha inoltre concesso
all’assicurato il diritto ad un assegno per grandi invalidi minorenni di grado
medio a domicilio dal 1° agosto 2006 fino al 31 dicembre 2011.
Altre prestazioni per educazione precoce dal 15 ottobre 2007 al 31
dicembre 2007 (doc. 37) e psicoterapia speciale sono poi state
ulteriormente concesse rispettivamente prolungate nel corso del 2008
(doc. 42).
B.
Nel novembre 2010 è stata chiesta, tramite una fattura della Dott.ssa
D._, la proroga dei provvedimenti psicoterapici (doc. 44).
Interpellato dall'UAI in proposito, in data 23 dicembre 2010 il Dott.
C._, medico curante di A._, ha comunicato di non aver più
visto il paziente dal 9 luglio 2008 e che il padre lo ha informato che "il
ragazzo vive con la madre soprattutto in Messico, ma la famiglia è
intenzionata a ritornare l'anno prossimo in Ticino". Il medico ha precisato
che le sedute di psicoterapia venivano eseguite direttamente con i pazienti
o via video o attraverso la rete (skype, doc. 45).
Alla luce dell'attestato della Dott.ssa D._ trasmesso, su richiesta
dell'UAI, il 14 febbraio 2011 tramite mail (doc. 48 e 49), il 24 febbraio 2011
l'UAI, ricevuto il benestare della Dott.ssa E._, medico del Servizio
medico regionale (SMR, doc. 50), l'amministrazione ha assunto i costi per
l'esecuzione della psicoterapia ambulatoriale dal 1° maggio 2010 al 30
aprile 2012 (doc. 51).
C.
C.a Nel mese di settembre 2011 l'UAI ha avviato una procedura di
revisione (doc. 52, 55) prendendo contatto anche con la Dott.ssa
D._ (doc. 53, 57).
Con due decisioni separate dell'11 ottobre 2011 l'amministrazione ha
sospeso cautelativamente e con effetto immediato sia l'erogazione
dell'assegno per grandi invalidi minorenni, che i provvedimenti sanitari e il
trattamento psicoterapico in corso (doc. 66, 67), in quanto risultava che
A._ si era trasferito in Messico. Al riguardo l'amministrazione ha
precisato che la sospensione era di carattere provvisorio nell'attesa che
portasse a termine le indagini atte a stabilire la sussistenza del diritto.
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C.b Contro i citati provvedimenti amministrativi A._, rappresentato
dal padre, il 1° novembre 2011 ha inoltrato ricorso al Tribunale delle
assicurazioni del Cantone Ticino (doc. 72/3), adducendo che il
trasferimento transitorio in Messico andava ricondotto alla necessità di
sottoporre il figlio alle cure tendenti a migliorare il linguaggio nella lingua
materna, lo spagnolo, così come consigliato dalla psicoterapeuta, Dott.ssa
D._.
Con sentenza del 20 aprile 2012 (doc. 83) la Corte cantonale ha respinto il
ricorso. A mente del Tribunale adito, ritenuto che la partenza per l'estero
sembrava escludere il domicilio e la residenza in Svizzera, il rischio per
l'amministrazione di versare indebitamente le prestazioni era manifesto
(pag. 7). Nel giudizio il Tribunale ha tra l'altro precisato che, in casi
eccezionali, si può non considerare interrotta la dimora abituale anche se
il soggiorno all'estero dura più di un anno. Si tratta innanzitutto dei casi in
cui il soggiorno, inizialmente previsto per un breve periodo, per motivi
imprevisti e imperativi quali malattia e infortunio, viene prorogato di oltre un
anno oppure di situazioni in cui sin dall'inizio vi erano ragioni di natura
assistenziale, di formazione o di salute ecc. che giustificavano una
permanenza superiore ad un anno oltre i confini nazionali (pag. 8).
D.
D.a Con due progetti di decisione del 31 maggio 2012 l'Ufficio
dell'assicurazione per l'invalidità per gli assicurati residenti all'estero
(UAIE), a cui è stato trasmesso l'incarto per competenza, ha preannunciato
la soppressione del diritto ai provvedimenti sanitari da un lato e di quello
all'assegno per grandi invalidi minorenni dall'altro (doc. 87, 88) con effetto
retroattivo al 1° settembre 2008. I provvedimenti si erano resi necessari in
seguito al trasferimento all'estero di A._ che non adempiva più le
condizioni di domicilio e dimora in Svizzera.
L'UAIE ha pure chiesto la restituzione di fr. 39'228.40 pari ad assegni per
grandi invalidi indebitamente riscossi per il periodo dal 1° settembre 2008
al 30 giugno 2011 (doc. 88) e di fr. 25'290.85 per i provvedimenti sanitari e
trattamento psicoterapico indebitamente riscossi dal 23 dicembre 2010 al
26 febbraio 2011 (doc. 87). L'assicurato è stato altresì avvisato della facoltà
di presentare istanza di condono direttamente all'UAI.
Con osservazioni del 29 giugno 2012 il padre dell'assicurato ha chiesto
all'UAI l'assunzione delle prestazioni soppresse, ribadendo la necessità
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che il figlio si sottoponesse alle cure prescritte nella propria lingua madre
(doc. 89).
D.b Mediante decisione del 6 agosto 2012 (doc. 99) l'UAIE ha soppresso,
con effetto retroattivo al 1° settembre 2008, il diritto all'assegno per grandi
invalidi minorenni e chiesto la restituzione dell'importo indebitamente
versato dal 1 settembre 2008 al 30 giugno 2011 di fr. 39'228.40.
Con una seconda decisione di medesima data (doc. 98) l'amministrazione
ha pure soppresso, con effetto retroattivo al 1° settembre 2008, i
provvedimenti sanitari e il trattamento psicoterapico, chiedendo la
restituzione dell'importo di fr. 25'290.85 per il periodo dal 23 dicembre 2010
al 18 agosto 2011.
In ambedue i casi è stata indicata la possibilità di formulare una domanda
di condono delle somme versate a torto.
E.
Con ricorso depositato il 14 settembre 2012 al Tribunale amministrativo
federale (TAF [doc. TAF 1]) A._, rappresentato dal padre, postula
l'annullamento delle decisioni impugnate. Dopo aver ribadito la necessità
di sottoporre il bambino ai trattamenti necessari per la cura dell'autismo,
nella propria lingua madre, il rappresentante del ricorrente aggiunge che il
diritto alla restituzione di entrambe le prestazioni versate al figlio è perento
nel dicembre 2011, ossia trascorso un anno dall'istante in cui l'UAI è venuto
a conoscenza del trasferimento del figlio in Messico. Al riguardo precisa
che la richiesta di restituzione è stata fatta valere con progetti di decisione
del 31 maggio 2012, mentre le decisioni provvisionali dell'11 ottobre 2011
riguardavano unicamente la sospensione delle prestazioni correnti.
F.
Con preavviso del 20 novembre 2012, l'UAI propone la reiezione
dell'impugnativa, adducendo in primo luogo che l'assicurato risiede non
provvisoriamente, bensì stabilmente all'estero dall'agosto 2008 e pertanto
non ha più diritto all'assegno per grandi invalidi minorenni (preavviso
allegato al doc. TAF 5 pag. 4). L'amministrazione sostiene inoltre che, alla
luce del rapporto del Dott. F._, medico SMR, l'assicurato avrebbe
potuto sottoporsi a provvedimenti sanitari efficaci, più semplici ed adeguati
in Svizzera (pag. 6), e che non ha reso verosimile la ricerca di cure idonee
in Svizzera, peraltro esistenti ad esempio presso un centro di competenza
sito a Ginevra. A proposito dell'eventuale perenzione del diritto a restituire,
l'UAI precisa che, alla luce delle dichiarazioni del Dott. C._ e delle
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fatture inviate sia da B._ che dalla Dott.ssa D._, da cui
emergeva ancora l'indirizzo in Ticino di A._, l'amministrazione
poteva ritenere in buona fede che il soggiorno all'estero era provvisorio.
L'UAI non era pertanto tenuto ad innescare alcuna istruttoria (pag. 8).
L'anno di perenzione decorre pertanto solo da settembre 2011, istante
dell'avvio della procedura di revisione.
Anche l'UAIE, con risposta del 26 novembre 2012, ha proposto di
respingere il gravame (doc. TAF 5).
G.
Con replica del 15 febbraio 2013 il rappresentante legale dell'insorgente
ribadisce che il termine di perenzione ha iniziato a decorrere dalla data
della lettera del Dott. C._ (dicembre 2010), ossia da quando
l'amministrazione è venuta a conoscenza che A._ si trovava in
Messico. Egli ribadisce inoltre la validità delle cure operate dalla Dott.ssa
D._ (doc. TAF 9).
H.
La replica è stata trasmessa all’UAIE per conoscenza (doc. TAF 11).
I.
In data 5 aprile 2013 il ricorrente ha pagato l’acconto spese preteso con
decisione incidentale del 22 febbraio 2013 (doc. TAF 10 e 13).

Diritto:
1.
Riservate le eccezioni di cui all'art. 32 LTAF, il Tribunale amministrativo
federale (TAF) giudica, in virtù dell'art. 31 LTAF, i ricorsi contro le decisioni
ai sensi dell'art. 5 PA emanate dalle autorità menzionate all'art. 33 LTAF. In
particolare, le decisioni rese dall'UAIE possono essere impugnate innanzi
a questo Tribunale conformemente all'art. 69 cpv. 1 lett. b LAI (RS 831.20).
2.
2.1 In virtù dell'art. 3 lett. dbis PA (per rimando dell'art. 37 LTAF) la procedura
in materia di assicurazioni sociali non è disciplinata dalla PA nella misura
in cui è applicabile la LPGA (RS 830.1). Giusta l'art. 1 LAI le disposizioni
della LPGA sono applicabili all'assicurazione per l'invalidità (art. 1a-26bis e
28-70), sempre che la presente legge non preveda espressamente una
deroga.
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2.2 Secondo l'art. 59 LPGA ha diritto di ricorrere chiunque è toccato dalla
decisione o dalla decisione su opposizione ed ha un interesse degno di
protezione al suo annullamento o alla sua modificazione. Queste
condizioni sono adempiute nella specie.
2.3 Il ricorso è tempestivo e rispetta i requisiti minimi prescritti dalla legge
(art. 60 LPGA e 52 PA). L'interessato, regolarmente rappresentato dal
padre, ha versato l'anticipo delle presunte spese processuali di fr. 400.-. Il
gravame è dunque ammissibile.
3.
Oggetto del contendere è, da un lato, la soppressione con effetto retroattivo
dal 1° settembre 2008, degli assegni per grandi invalidi minorenni (versati
fino al 30 giugno 2011, doc. 99 pag. 2) e dei provvedimenti sanitari per la
cura dell'infermità congenita n. 401 (versati fino al 26 febbraio 2011) a
A._ dall'UAIE (consid. Ab e Ac), per carenza di domicilio e dimora
in Svizzera.
Dall'altro controversa è pure la restituzione delle prestazioni già versate,
(assegni per grandi invalidi dal 1° settembre 2008 al 30 giugno 2011 e
provvedimenti sanitari dal 23 dicembre 2010 al 26 febbraio 2011, doc.
90/91), in quanto l'assicurato, tramite il suo rappresentante legale, non
avrebbe informato l'amministrazione del proprio trasferimento all'estero.
4.
In primo luogo va esaminata la questione se il diritto alla restituzione delle
prestazioni di cui si avvale l'UAIE nella decisione impugnata è nel frattempo
perento. Se così fosse, infatti, sarebbe del tutto irrilevante esaminare la
fondatezza della soppressione del diritto alle prestazioni erogate dal 1°
settembre 2008 all'11 ottobre 2011, data della decisione di sospensione
delle prestazioni, passata in giudicato (consid. C).
4.1 A sostegno della propria tesi secondo cui la perenzione sarebbe
intervenuta a fine 2011 il ricorrente adduce che l'amministrazione, in
seguito alla comunicazione del Dott. C._ del 23 dicembre 2010,
secondo cui l'assicurato risiedeva all'estero dall'agosto 2008 (consid. B),
avrebbe dovuto approfondire la questione circa il domicilio e la dimora in
Svizzera di quest'ultimo.
4.2 L'UAI sostiene per contro che a quel momento non poteva sorgere
alcun sospetto circa il domicilio rispettivamente la dimora all'estero, in
quanto anche alla luce delle fatture inviate in seguito sia dal padre che dalla
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Dott.ssa D._ risultava ancora l'indirizzo in Svizzera e pertanto
l'amministrazione poteva concludere che il soggiorno all'estero fosse
provvisorio. Solo in occasione della revisione, avviata nel settembre 2011,
nel cui ambito era stato indicato un recapito fuori cantone (doc. 55), era
lecito sospettare un trasferimento del domicilio.
5.
5.1 Per l'art. 25 cpv. 1 LPGA le prestazioni indebitamente riscosse devono
essere restituite. La restituzione non deve essere chiesta se l'interessato
era in buona fede e verrebbe a trovarsi in gravi difficoltà.
L'obbligo di restituzione dell'art. 25 cpv. 1 LPGA implica che siano
adempiute le condizioni per una revisione processuale (presenza di nuovi
fatti o di nuovi mezzi di prova già preesistenti [art. 53 cpv. 1 LPGA]) o per
un riesame (errore manifesto nella concessione della prestazione e
notevole importanza della rettifica [art. 53 cpv. 2 LPGA]) della decisione –
formale o informale – che ha riconosciuto le prestazioni in causa (DTF 130
V 318 consid. 5.2 pag. 319; 129 V 110 seg. consid. 1; cfr. pure sentenza
del TF 8C_512/2008 del 14 gennaio 2009 consid. 4.1).
Per l'art. 53 cpv. 1 LPGA le decisioni e le decisioni su opposizione
formalmente passate in giudicato devono essere sottoposte a revisione se
l'assicurato o l'assicuratore scoprono successivamente nuovi fatti rilevanti
o nuovi mezzi di prova che non potevano essere prodotti in precedenza.
Secondo il capoverso 2, l'assicuratore può tornare sulle decisioni o sulle
decisioni su opposizione formalmente passate in giudicato se è provato
che erano manifestamente errate e se la loro rettifica ha una notevole
importanza. Tale riconsiderazione non è tuttavia ammissibile se la
decisione è stata oggetto di controllo giudiziale nel merito (DTF 127 V 466
consid. 2c pag. 469).
Per determinare se è possibile riconsiderare una decisione per il motivo
che essa sarebbe senza dubbio erronea, occorre fondarsi sulla situazione
giuridica esistente al momento in cui questa decisione è stata resa
prendendo in considerazione la prassi allora in vigore (DTF 125 V 383
consid. 3 pag. 389 con riferimenti). Un cambiamento di prassi o di
giurisprudenza non giustifica di regola una riconsiderazione (DTF 117 V 8
consid. 2c pag. 17; 115 V 308 consid. 4a/cc pag. 314). Per motivi legati alla
sicurezza giuridica e per evitare che la riconsiderazione diventi uno
strumento che consenta di riesaminare liberamente le condizioni poste a
fondamento delle prestazioni di lunga durata, l'irregolarità deve essere
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manifesta. In particolare, non si può parlare di un'inesattezza manifesta se
l'assegnazione della prestazione dipende dall'adempimento di condizioni
materiali il cui esame presuppone un certo margine di apprezzamento
riguardo a certi loro aspetti o elementi, e se la decisione iniziale appare
ammissibile alla luce della situazione di fatto e di diritto. Se persistono
ragionevoli dubbi sul carattere erroneo della decisione iniziale, le
condizioni per procedere a una riconsiderazione non sono date (cfr.
sentenza del TF 9C_439/2007 del 28 febbraio 2008 consid. 3.1 con rinvii).
5.2
5.2.1 Secondo l'art. 25 cpv. 2 prima frase LPGA il diritto di esigere la
restituzione si estingue dopo un anno a decorrere dal momento in cui
l'istituto d'assicurazione ha avuto conoscenza del fatto, ma al più tardi
cinque anni dopo il versamento della prestazione. I termini enunciati sono
termini di perenzione (v. DTF 133 V 579 consid. 4.1 pag. 582).
5.2.2 Il termine di perenzione comincia a decorrere nell'istante in cui
l'amministrazione, applicando l'attenzione da essa ragionevolmente
esigibile, avuto riguardo alle circostanze concrete, avrebbe dovuto rendersi
conto dei fatti giustificanti la restituzione (DTF 119 V 431 consid. 3a pag.
433; 110 V 304). Ciò si verifica quando l'amministrazione dispone di tutti gli
elementi decisivi nel caso concreto dalla cui conoscenza risulti di principio
e nel suo ammontare l'obbligo di restituzione di una determinata persona
(DTF 111 V 14 consid. 3 pag. 17). Se l'istituto assicuratore dispone di indizi
sufficienti circa una possibile pretesa di restituzione, ma la documentazione
si rivela ancora incompleta, esso è tenuto ad esperire i necessari
accertamenti entro un termine adeguato (di regola viene considerato
adeguato un termine sino a 4 mesi: DLA 2004 n. 31 pag. 285 [C 24/02]
consid. 3.2). In caso di ritardo, l'inizio del termine di perenzione viene fatto
risalire al momento in cui l'amministrazione, con l'impegno
ragionevolmente esigibile, sarebbe stata in grado di acquisire la necessaria
conoscenza in modo tale da potere esercitare il diritto alla restituzione. Il
termine annuo di perenzione comincia in ogni caso a decorrere non appena
dagli atti emerge direttamente l'irregolarità della corresponsione delle
prestazioni (consid. 5.1 non pubblicato in DTF 133 V 579, ma in SVR 2008
KV n. 4 pag. 11 [K 70/06]; sentenza del TF 8C_64/2011 del 7 novembre
2011 consid. 2.2, cfr. pure 9C_1057/2008 del 4 maggio 2009 consid. 4.1.1).
6.
A mente di questa Corte il diritto alla restituzione delle prestazioni percepite
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prima della pronuncia della decisione di sospensione emanata dall'UAI non
è perento.
In concreto dagli atti emerge che il 23 dicembre 2010, in occasione della
procedura volta a prorogare i provvedimenti psicoterapici, avviata tramite
la trasmissione all'UAI di una fattura della Dott.ssa D._ nel
novembre 2010 (consid. B), il Dott. C._ ha riferito
all'amministrazione di non aver più visto il bambino dal luglio 2008 e quindi
da poco più di due anni mezzo. Il medico ha tuttavia anche precisato che il
padre lo aveva informato che "il ragazzo vive con la madre soprattutto (la
sottolineatura è del redattore) in Messico, ma la famiglia è intenzionata a
ritornare l'anno prossimo in Ticino" (quindi nel 2011). Da tali circostanze e
meglio dal fatto che A._ risiedeva parzialmente in Svizzera e
parzialmente in Messico e che intendeva ritornare in Svizzera l’UAIE non
poteva né doveva necessariamente dedurre che l’assicurato risiedeva
definitivamente all’estero. In proposito va infatti rilevato che la dimora
all'estero può protrarsi eccezionalmente anche oltre un anno (per
determinati motivi malattia o infortunio rispettivamente dei motivi imperativi
quali ad esempio dei provvedimenti di assistenza, di formazione o la cura
di una malattia), senza che per questo si debba ritenere estinta in Svizzera
(DTF 111 V 180, si confronti anche DTF 132 V 423 consid. 3.3 – 3.5; consid.
C).
In virtù come detto della parziale residenza all’estero (“soprattutto”) e della
suesposta giurisprudenza all’amministrazione non potevano né dovevano
pertanto forzatamente nascere dei dubbi circa l'effettiva dimora in Svizzera
dell'interessato, rispettivamente circa il domicilio in questo paese. Pure
dalle fatture trasmesse dalla Dott.ssa D._ risultava un indirizzo in
Svizzera.
Del resto dagli atti non emerge che il padre abbia informato personalmente
l'amministrazione di un trasferimento all'estero, ma al contrario nel
questionario di richiesta di assegni per grandi invalidi del settembre 2011
egli ha indicato un indirizzo nel Canton Friborgo presso una terza persona
(doc. 55).
In simili circostanze l'amministrazione a fine dicembre 2010 non poteva né
doveva ancora verificare la residenza rispettivamente il reale luogo di
domicilio dell’assicurato.
C-4849/2012
Pagina 11
Ne consegue che si può ritenere che il termine di perenzione ha cominciato
a decorrere al più presto nell’ambito della procedura di revisione avviata
nel settembre 2011 (doc. 55), quando, in seguito all’indicazione da parte
del rappresentate legale di un recapito nel Canton Friborgo e non più ad
U._, da alcune verifiche interne presso il quest’ultimo Comune, è
emerso che l’assicurato, con la madre e il fratello, erano partiti per il
Messico nell’agosto 2008 (doc. 58-62).
I progetti di decisione con cui è stata richiesta la restituzione, rilevanti per
la salvaguardia del termine di perenzione (DTF 133 V 579 consid. 4.3.1
pag. 584; sentenze del TF 9C_886/2011 e 9C_899/2011 del 29 giugno
2012 consid. 6.3) sono stati emessi nel maggio 2012. Ne consegue che il
diritto alla restituzione non è senz'altro perento.
Su questo tema quindi il ricorso di diritto amministrativo presentato
dall'assicurato è respinto e la decisione impugnata confermata.
7.
Va ora esaminato se la soppressione delle prestazioni con effetto
retroattivo al 1° settembre 2008 è giustificata o meno, segnatamente se la
partenza per l'estero di A._ nell’agosto 2008 – fatto di cui
l'amministrazione è venuta a conoscenza solo nel 2011 – può essere
considerato un fatto nuovo rilevante, atto a giustificare la revisione
processuale delle decisioni cresciute in giudicato di assegnazione di
provvedimenti sanitari e assegni per grandi invalidi.
7.1 Secondo il ricorrente si era reso necessario risiedere
temporaneamente all'estero a causa della specificità della malattia di cui
soffre A._, l'autismo, che si caratterizza in difficoltà legate alla
comunicazione e all'interazione sociale. La Dott.ssa D._,
psicoterapeuta curante, aveva infatti ritenuto indispensabile, per ottenere
dei risultati, sottoporre il bambino al programma di cure da lei previsto nella
sua lingua madre, ossia lo spagnolo (doc. 71).
7.2 A mente dell'UAI il diritto a prestazioni non è per contro dato a causa
della carenza di domicilio e dimora in Svizzera e per il fatto che l'assicurato
avrebbe potuto sottoporsi a provvedimenti sanitari efficaci, più semplici ed
adeguati in Svizzera (preavviso allegato al doc. TAF 5 pag. 6). A._
non ha inoltre reso verosimile la ricerca di cure idonee in Svizzera, né
l'amministrazione ha potuto pronunciarsi sulla necessità di sottoporlo a
provvedimenti sanitari all'estero.
http://relevancy.bger.ch/php/aza/http/index.php?lang=de&type=highlight_simple_query&page=1&from_date=&to_date=&sort=relevance&insertion_date=&top_subcollection_aza=all&query_words=restituzione+progetto+di+decisione&rank=0&azaclir=aza&highlight_docid=atf%3A%2F%2F133-V-579%3Ade&number_of_ranks=0#page579
C-4849/2012
Pagina 12
8.
8.1 Dal profilo temporale sono applicabili le disposizioni in vigore al
momento della realizzazione dello stato di fatto che deve essere valutato
giuridicamente o che produce conseguenze giuridiche (DTF 136 V 24
consid. 4.3; 130 V 445 consid. 1.2 con rinvii nonché 129 V 1 consid. 1.2).
Il giudice non prende in considerazione eventuali cambiamenti dello stato
di fatto e modifiche del diritto posteriori alla data determinante che è quella
della decisione litigiosa (DTF 129 V 4 consid. 1.2). Se interviene un
cambiamento delle disposizioni legali durante il periodo sottoposto ad
esame giudiziario, il diritto alle prestazioni si determina secondo le vecchie
norme per il periodo anteriore e secondo le nuove disposizioni a partire
dall'entrata in vigore di quelle nuove (applicazione pro rata temporis; DTF
130 V 445).
8.2 Per quel che concerne il diritto interno, le modifiche disposte dalla 6a
revisione della LAI, entrate in vigore il 1° gennaio 2012, sono applicabili nel
caso di specie. Per il periodo precedente e meglio a far tempo dalla
sospensione delle prestazioni decretata a partire dall'11 ottobre 2011, si
applicano le disposizioni precedentemente in vigore.
9.
9.1 Secondo l'art. 42 cpv. 1 LAI, l'assicurato grande invalido ai sensi
dell'art. 9 LPGA, con domicilio e dimora abituale in Svizzera (cfr. art. 13
LPGA) ha diritto ad un assegno per grandi invalidi. Rimane salvo l'art. 42bis
LAI. Quest'ultima norma al cpv. 1 prevede che i cittadini svizzeri minorenni
senza domicilio in Svizzera (art. 13 cpv. 1 LPGA) sono equiparati agli
assicurati riguardo all'assegno per grandi invalidi purché abbiano la loro
dimora abituale in Svizzera (art. 13 cpv. 2 LPGA).
Per l'art. 42bis cpv. 2 LAI gli stranieri minorenni hanno parimenti diritto a un
assegno per grandi invalidi purché adempiano le condizioni dell'art. 9 cpv.
3 LAI. Questa disposizione stabilisce che gli stranieri che non hanno
ancora compiuto il 20esimo anno di età e hanno il domicilio e la dimora
abituale (art. 13 LPGA) in Svizzera hanno diritto ai provvedimenti
d'integrazione se adempiono essi stessi le condizioni previste nell'art. 6
cpv. 2 o se: all'insorgenza dell'invalidità, il padre o la madre, quando si tratti
di stranieri, conta almeno un anno intero di contribuzione o dieci anni di
dimora ininterrotta in Svizzera; e se (lett. a) essi stessi sono nati invalidi in
Svizzera oppure, al manifestarsi dell'invalidità, risiedono in Svizzera
ininterrottamente da almeno un anno o dalla nascita. Sono parificati ai figli
nati invalidi in Svizzera quelli con domicilio e dimora abituale in Svizzera,
http://links.weblaw.ch/DTF-136-V-24 http://links.weblaw.ch/DTF-130-V-445 http://links.weblaw.ch/DTF-129-V-1
C-4849/2012
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ma nati invalidi all'estero, la cui madre, immediatamente prima della loro
nascita, ha risieduto all'estero per due mesi al massimo. Il Consiglio
federale determina in che misura l'assicurazione per l'invalidità debba
assumere le spese causate dall'invalidità all'estero (lett. b).
Per l'art. 6 cpv. 2 LAI "fatto salvo l'articolo 9 capoverso 3, i cittadini stranieri
hanno diritto alle prestazioni solo finché hanno il loro domicilio e la loro
dimora abituale (art. 13 LPGA) in Svizzera, e in quanto, all'insorgere
dell'invalidità, abbiano pagato i contributi almeno per un anno intero o
abbiano risieduto ininterrottamente in Svizzera per dieci anni".
Le condizioni del domicilio e della dimora in Svizzera devono essere
adempiute cumulativamente (DTF 122 V 386 consid. 1b; UELI KIESER,
ATSG Kommentar, 2009, ad art. 13 n. 14 pag. 174).
Infine va precisato, che considerata la volontà chiaramente espressa
dall'Unione europea e dalla Svizzera al n. II del Protocollo all'Allegato II
ALC (RS 0.142.112.681), l'assegno per grandi invalidi non è sottoposto al
principio d'esportazione delle prestazioni come definito all'art. 7 del
Regolamento (CE) n. 883/2004 (DTF 142 V 2 consid. 6; 132 V 423).
9.2
9.2.1 Secondo l'art. 8 cpv. 3 lett. a LAI i provvedimenti sanitari configurano
provvedimenti d'integrazione. Per l'art. 8 cpv. 2 LAI il diritto alle prestazioni
previste agli art. 13 (infermità congenita) e 21 (mezzi ausiliari) LAI esiste
indipendentemente dalla possibilità d'integrazione nella vita professionale
o di svolgimento delle mansioni consuete. Per l'art. 13 cpv. 1 LAI gli
assicurati, fino al compimento dei 20 anni, hanno diritto ai provvedimenti
sanitari necessari per la cura delle infermità congenite (art. 3 cpv. 2 LPGA).
9.2.2 Per l'art. 9 cpv. 3 LAI gli stranieri che non hanno ancora compiuto il
20esimo anno e hanno il domicilio e la dimora abituale (art. 13 LPGA) in
Svizzera hanno diritto ai provvedimenti d'integrazione se adempiono essi
stessi le condizioni previste nell'articolo 6 capoverso 2 (cfr. consid 9.1) o
se: all'insorgenza dell'invalidità, il padre o la madre, quando si tratti di
stranieri, conta almeno un anno intero di contribuzione o dieci anni di
dimora ininterrotta in Svizzera (lett. a) e se essi stessi sono nati invalidi in
Svizzera oppure, al manifestarsi dell'invalidità, risiedono in Svizzera
ininterrottamente da almeno un anno o dalla nascita. Sono parificati ai figli
nati invalidi in Svizzera quelli con domicilio e dimora abituale in Svizzera,
ma nati invalidi all'estero, la cui madre, immediatamente prima della loro
C-4849/2012
Pagina 14
nascita, ha risieduto all'estero per due mesi al massimo. Il Consiglio
federale determina in che misura l'assicurazione per l'invalidità debba
assumere le spese causate dall'invalidità all'estero (lett. b).
Per l'art. 6 cpv. 2 LAI, fatto salvo l'articolo 9 capoverso 3, i cittadini stranieri
hanno diritto alle prestazioni solo finché hanno il loro domicilio e la loro
dimora abituale (art. 13 LPGA) in Svizzera, e in quanto, all'insorgere
dell'invalidità, abbiano pagato i contributi almeno per un anno intero o
abbiano risieduto ininterrottamente in Svizzera per dieci anni. Nessuna
prestazione è assegnata ai loro congiunti domiciliati all'estero.
9.2.3 Per l'art. 9 cpv. 1 LAI i provvedimenti d'integrazione sono applicati in
Svizzera e solo eccezionalmente anche all'estero. L'art. 23bis OAI disciplina
la questione delle spese di trattamento all'estero distinguendo i casi per i
quali l'assunzione è integrale da quelli per i quali il rimborso è limitato
all'importo richiesto da tale provvedimento se fosse stato eseguito in
Svizzera. Rientrano nella prima categoria i provvedimenti d'integrazione
effettuati in maniera semplice e razionale se la loro esecuzione in Svizzera
è (praticamente) impossibile, segnatamente per difetto di istituzioni
adeguate o di personale specializzato (cpv. 1), e i provvedimenti sanitari
effettuati in maniera semplice e razionale in caso di emergenza all'estero
(cpv. 2). Fanno parte della seconda categoria i provvedimenti
d'integrazione eseguiti all'estero per altri motivi ritenuti validi (cpv. 3).
Conformemente alla giurisprudenza relativa all'art. 23bis cpv. 2 OAI (in
vigore fino al 31 dicembre 2000 e il cui tenore è stato ripreso dall'art. 23bis
cpv. 3 OAI), gli altri motivi validi devono essere di un certo peso e rivestire
un'importanza considerevole (DTF 133 V 624 pag. 627 consid. 2.3.2; 110
V 99 consid. 2 pag. 102).
9.3 Da quanto sopra esposto discende che secondo il diritto svizzero sia il
diritto ad un assegno per grandi invalidi minorenni che a provvedimenti
sanitari presuppongono l'esistenza del domicilio e la dimora abituale in
Svizzera.
10.
10.1
10.1.1 L'art. 13 cpv. 1 LPGA stabilisce che il domicilio di una persona è
determinato secondo le disposizioni degli art. 23-26 del Codice civile. Per
http://relevancy.bger.ch/php/aza/http/index.php?lang=de&type=highlight_simple_query&page=1&from_date=&to_date=&sort=relevance&insertion_date=&top_subcollection_aza=all&query_words=provvedimenti+sanitari+ALC&rank=0&azaclir=aza&highlight_docid=atf%3A%2F%2F110-V-99%3Ade&number_of_ranks=0#page99 http://relevancy.bger.ch/php/aza/http/index.php?lang=de&type=highlight_simple_query&page=1&from_date=&to_date=&sort=relevance&insertion_date=&top_subcollection_aza=all&query_words=provvedimenti+sanitari+ALC&rank=0&azaclir=aza&highlight_docid=atf%3A%2F%2F110-V-99%3Ade&number_of_ranks=0#page99
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l'art. 23 cpv. 1 prima frase CC il domicilio di una persona è nel luogo dove
essa dimora con l'intenzione di stabilirvisi durevolmente. Nessuno può
avere contemporaneamente il suo domicilio in più luoghi (cpv. 2). Per l'art.
24 cpv. 1 CC il domicilio di una persona, stabilito che sia, continua a
sussistere fino a che essa non ne abbia acquistato un altro. Secondo l'art.
25 cpv. 1 CC il domicilio del figlio sotto l'autorità parentale è quello dei
genitori o, se i genitori non hanno un domicilio comune, quello del genitore
che ne ha la custodia; negli altri casi, è determinante il luogo di dimora.
10.1.2 Secondo la giurisprudenza la nozione di domicilio comporta un
elemento oggettivo esterno, che consiste nella presenza fisica
dell'interessato (residenza) ed un elemento soggettivo, cioè l'intenzione di
stabilirsi durevolmente in un determinato luogo (DTF 136 II 405; 137 II 122;
137 III 593; UELI KIESER, ATSG Kommentar, 2003, ad art. 13, pagg. 131 e
132). Per determinare detta intenzione ci si fonda di principio su
circostanze oggettive – considerate alla stregua di indizi e non di prove
(SVR 2000 AHV Nr. 2 consid. 5) – riconoscibili per i terzi, che permettono
di dedurre detta volontà, quali ad esempio il permesso di domicilio, la
registrazione al controllo abitanti, il deposito degli atti, la situazione
abitativa, il pagamento delle imposte ecc. (DTF 136 II 405; 125 V 76 consid.
2a pag. 77). La volontà della persona è quindi unicamente rilevante se può
essere riconosciuta e verificata (DTF 138 V 192 consid. 3.3.1; SVR 2000
AHV Nr. 2 consid. 5a).
Per costante giurisprudenza alfine di stabilire dove qualcuno risiede con
l'intenzione di stabilirsi durevolmente (presupposto soggettivo) ci si chiede
quindi di regola dove si trova il centro dei suoi interessi, tenendo conto
dell'insieme delle circostanze del caso concreto (DTF 133 V 309 consid.
3.1 pag. 312; 127 V 237 consid. 1 pag. 238; 125 III 100 consid. 3 pag. 102).
Esso va di regola cercato dove gli interessi e i legami famigliari sono più
forti (DTF 138 V 192 consid. 3.3.1; SVR 2000 AHV Nr. 2 consid. 5a).
Nell'ipotesi in cui vi sia un rapporto duraturo in più luoghi, il domicilio è dato
in quello in cui la relazione appare più stretta (SVR 2000 AHV Nr. 2 consid.
5, ZAK 1982 p. 180).
10.2
10.2.1 Una persona ha la propria dimora abituale nel luogo in cui vive per
un periodo prolungato, anche se la durata del soggiorno è fin dall'inizio
limitata (art. 13 cpv. 2 LPGA).
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10.2.2 In proposito il Tribunale federale in DTF 132 V 423 consid. 3.3 – 3.5
ha statuito che, dall'entrata in vigore, il 1° gennaio 1997, della 10a revisione
dell'AVS, il diritto a un assegno per grandi invalidi era subordinato alla
condizione che l'assicurato fosse domiciliato in Svizzera. Conformemente
alla giurisprudenza resa in materia dal Tribunale federale delle
assicurazioni, la condizione del domicilio in Svizzera implicava che
l'assicurato avesse in questo paese non soltanto il proprio domicilio ai sensi
del diritto civile ma anche la sua residenza effettiva, compresa la volontà
di conservarla e di mantenervi il centro degli interessi (DTF 111 V 182
consid. 4; 105 V 168 consid. 3b; cfr. pure 130 V 405 consid. 5.2).
Sempre conformemente a tale giurisprudenza, il principio della residenza
effettiva in Svizzera ammetteva due eccezioni. La prima, concernente il
soggiorno all'estero per una durata prevedibilmente breve. La seconda,
riguardante il soggiorno all'estero per una durata abbastanza lunga. Nella
prima ipotesi, il soggiorno all'estero poteva durare al massimo un anno e
comunque lo poteva essere soltanto in presenza di buone ragioni. Nella
seconda ipotesi, un soggiorno di lunga durata non si opponeva alla
residenza in Svizzera se: a) il soggiorno all'estero, inizialmente previsto per
una breve durata, doveva essere prolungato oltre l'anno a causa di
circostanze impreviste e di forza maggiore (ad esempio a causa di una
malattia o di un infortunio); b) oppure se dei motivi imperativi (quali ad
esempio dei provvedimenti di assistenza, di formazione o la cura di una
malattia) imponevano immediatamente un soggiorno all'estero la cui
durata, secondo le previsioni, sarebbe stata superiore a un anno (RCC
1986 pag. 430).
Nell'ambito della 10a revisione dell'AVS il presupposto della residenza
effettiva è stato codificato ed ha trovato espressione nel termine di "dimora
abituale". Il rinvio concomitante al domicilio e alla dimora abituale e quindi
il riferimento a tale duplice condizione permetteva di ancorare nella legge
la prassi seguita in ambito di prestazioni non esportabili (FF 1990 II 52).
Secondo il Tribunale federale la definizione di dimora abituale di cui all'art.
13 cpv. 2 LPGA corrisponde quindi essenzialmente a quella nota
precedentemente (DTF 132 V 423; UELI KIESER, ATSG Kommentar, 2003,
no. 16 all'art. 13).
11.
11.1 In concreto va esaminato in primo luogo se, come sostiene
l'amministrazione, in seguito al trasferimento all'estero di A._, a
scopo di cura, insieme alla madre e al fratello a fine agosto 2008 il domicilio
http://relevancy.bger.ch/php/aza/http/index.php?lang=de&type=highlight_simple_query&page=1&from_date=&to_date=&sort=relevance&insertion_date=&top_subcollection_aza=soz&query_words=DTF+111+V+180%0D%0A&rank=0&azaclir=aza&highlight_docid=atf%3A%2F%2F111-V-180%3Ade&number_of_ranks=0#page182 http://relevancy.bger.ch/php/aza/http/index.php?lang=de&type=highlight_simple_query&page=1&from_date=&to_date=&sort=relevance&insertion_date=&top_subcollection_aza=soz&query_words=DTF+111+V+180%0D%0A&rank=0&azaclir=aza&highlight_docid=atf%3A%2F%2F130-V-404%3Ade&number_of_ranks=0#page405
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in Svizzera è decaduto, avendone la famiglia acquisito uno nuovo (art. 24
e 25 CC). In secondo luogo va stabilito se la dimora all'estero può essere
considerata quale eccezione ai sensi della succitata giurisprudenza e
pertanto non interruttiva del domicilio.
Secondo questa Corte alla luce della documentazione agli atti appare
provato, con il grado della verosimiglianza preponderante valido nelle
assicurazioni sociali, che tramite il soggiorno in Messico, la famiglia – e
pertanto il ricorrente, trattandosi di un domicilio derivato – ha fondato un
nuovo domicilio. Dai documenti dell’incarto emerge infatti che se all’inizio
la partenza all'estero è stata presumibilmente dettata unicamente dalla
necessità di curare al meglio A._, in seguito si è manifestata
l'intenzione oggettivabile di stabilirsi durevolmente in Messico.
Del resto anche nell’ipotesi in cui si volesse ritenere che vi sia un rapporto
duraturo nei due luoghi, nella misura in cui la madre e figli vivono in
Messico, mentre il padre, con cui sono sempre in contatto, vive e lavora in
Svizzera, la relazione più stretta appare in ogni caso quella col Messico,
ritenuto che tre membri della famiglia vi vivono da anni e il padre li
raggiunge appena può. Lo stesso non vale per contro per la Svizzera, non
risultando che la famiglia vi torni regolarmente.
11.2
11.2.1 Dagli atti emerge in particolare che la madre di A._ è
cittadina messicana e che prima di giungere in Svizzera la famiglia
risiedeva a T._ (Spagna) (doc. 5-1). Nei primi tre anni di vita quindi
sia la lingua madre che quella dell'ambiente in cui viveva il ricorrente era lo
spagnolo. Prima della partenza per il Messico, nel 2008, il bambino ha
risieduto con la famiglia ad U._, dove è venuto in contatto anche
con la lingua italiana, a far tempo dal 2004, cioè dall'età di tre anni (doc. 2-
4, 5-2). Il bambino era in possesso di un permesso di dimora B in Svizzera
con scadenza il 19 agosto 2013 (doc. 56-1). A fine agosto 2008 il ricorrente
(doc. 58) è partito per il Messico con la madre e il fratello (doc. 61), mentre
il padre si è trasferito per lavoro a G._ (Canton Berna), dove ha
lavorato regolarmente, perlomeno fino alla pronuncia della decisione
impugnata nell’agosto 2012 (doc. 62-3). A dire di quest’ultimo appena
possibile egli si ricongiunge con la famiglia, rinunciando a percepire
l'assicurazione disoccupazione (doc. 70). Dagli atti del Comune di
U._ emerge pure che il bambino risulta partito per G._ il 31
agosto 2008 (doc. 62/1 retro, 62/3, 70, 71), mentre nel formulario di
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richiesta di prestazioni compilato nel settembre 2011 il padre indica un
indirizzo nel Canton Friborgo (doc. 55).
11.2.2 A proposito del soggiorno in Messico il padre di A._ ha
sostenuto fin dall'inizio che la decisione di trasferirvisi a titolo provvisorio si
era resa necessaria a causa dell'autismo (doc. 14, 19, 39, 70) di A._
(doc. 45), segnatamente su consiglio espresso della Dott.ssa D._,
psicologa curante, specializzata in materia (curriculum vitae, doc. 72/13-
17), la quale ha confermato tale circostanza (doc. 68/71). B._ in un
messaggio di posta elettronica del 2 novembre 2011 ad un funzionario
dell'UAI ha in particolare evidenziato che "il fatto eccezionale di dover
mandare il bambino per un periodo transitorio, fare le terapie in Messico e
più precisamente a Z._ sono davvero ampiamente giustificate per i
bisogni linguistici di A._, questo è stato spesso sottolineato nelle
riunioni passate con maestri e terapisti di A._ in Ticino, anche
raccomandata dalla Dott.ssa D._ che supervisiona le terapie,
questo vuol dire le terapie nella lingua spagnola (...) Certo abbiamo
provato a trovare una soluzione per lui nella Svizzera perché non era per
niente piacevole per noi genitori lasciare il bambino fuori del paese (...) Il
bambino ritornerà l'anno prossimo in Svizzera però non posso dare una
data precisa" (doc. 70-1). Dagli atti non risulta tuttavia che il bambino sia
mai tornato, neppure dopo la pronuncia delle decisioni impugnate.
In proposito l'esperta ha in particolare considerato indispensabile per lo
sviluppo di A._ che si sottoponesse alle terapie necessarie per la
cura dell'autismo nella sua lingua madre (lo spagnolo, doc. 70). Secondo il
medico curante quindi il trasferimento all'estero era condizionato dalla
necessità di curare A._ nel migliore dei modi, essendo impensabile,
per motivi finanziari, far venire dall'estero un terapeuta. Al riguardo la
Dott.ssa D._ ha in particolare dichiarato che "A._ soffre di
una delle più gravi patologie dell'infanzia, l'autismo infantile, che si
caratterizza per la mancanza o grave difficoltà di comunicazione e
interazione sociale" precisando che "nella prima fase dell'intervento è
molto importante, per arrivare a progressi più decisivi e veloci
l'esposizione del bambino alla lingua e cultura materna, come stabilito
dagli insegnanti di U._ durante i meetings. Poiché in Ticino non era
possibile sviluppare un simile programma interdisciplinare, che rispettasse
anche la lingua materna, A._ si è trasferito in Messico per questa
prima fase di intervento" (la sottolineatura è del redattore, doc. 71-1). La
Dott.ssa D._ in data 14 febbraio 2011 ha pure dichiarato che "grazie
ad un lavoro profondo di riabilitazione iniziato già da tempo a carico di un
team interdisciplinare coordinato da me, il paziente ha avuto un'evoluzione
C-4849/2012
Pagina 19
nettamente favorevole (...) negli ultimi tempi ha cominciato ad avere anche
un incipiente linguaggio" (doc. 49-1). In data 17 settembre 2011 la
dottoressa ha confermato i miglioramenti (descrivendo il bambino "più
comunicativo, più attento") e precisando di supportare la famiglia
regolarmente con visite al padre e monitoraggio specifico via skype (doc.
53-1).
11.2.3 Il fatto che la famiglia viveva in Svizzera dal 2004, che il padre lavori
e viva verosimilmente tutt'ora a G._, dove anche A._
disponeva, perlomeno fino al 2013, di un permesso di soggiorno (B), che il
trasferimento fosse stato unicamente dettato dai gravi problemi di salute di
A._ e che fosse pensato per una prima fase dell'intervento e quindi
per un periodo determinato, suffraga la tesi sostenuta dal ricorrente
secondo cui all’inizio non vi era l'intenzione della famiglia rispettivamente
della madre (e quindi anche di A._) di trasferirsi definitivamente in
Messico, bensì solo temporaneamente a scopo di cura, pertanto è provato
con il grado della verosimiglianza preponderante che perlomeno all’inizio
la dimora all'estero voleva essere provvisoria e non tesa a fondare un
nuovo domicilio in Messico. Contrariamente a quanto indicato dal marito al
Dott. C._ nel 2010 e all’UAI nel 2011 la famiglia non ha tuttavia mai
fatto ritorno in Svizzera, perlomeno non fino al 2011 e neppure in seguito
contrariamente a quanto preannunciato. Il padre del ricorrente non ha
infatti mai dichiarato pendente causa che nel frattempo la famiglia sarebbe
rientrata in Svizzera neppure temporaneamente. Poiché, come detto, il
domicilio coincide di regola con il centro degli interessi di una persona
tenuto conto delle circostanze del caso concreto, si deve ritenere che nel
caso di A._ si trova in Messico. In effetti il centro degli interessi della
madre, da cui deriva il domicilio del ricorrente, si trova in quel paese, sua
nazione d’origine, dove risiede da anni con entrambi i figli e dove il marito
la raggiunge appena può. Del resto, come già accennato, anche nell’ipotesi
in cui si dovesse ritenere che la famiglia abbia un rapporto duraturo in due
luoghi, in quanto il padre vive e lavora in Svizzera, non si può ritenere che
quello con questo paese sia il rapporto più stretto, ritenuto che i tre quarti
della famiglia risiede in Messico, dove è raggiunta dal padre e non
viceversa.
Alla luce di quanto sopra esposto si deve pertanto concludere che
A._, tramite la madre, ha fondato un nuovo domicilio in Messico.
Poiché è carente uno dei presupposti necessari per assegnare le
prestazioni, soppresse in sede amministrativa, e l’UAIE non era al corrente
di questi fatti al momento dell’assegnazione delle prestazioni contestate, le
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decisioni di assegnazione, essendo contrarie alla legge, potevano essere
soppresse tramite revisione processuale.
11.3 Del resto pure il presupposto della dimora effettiva in Svizzera non è,
secondo questa Corte, adempiuto, non essendo dati i presupposti per
riconoscere le eccezioni della dimora in Svizzera (malgrado un soggiorno
prolungato all’estero) ammesse dalla giurisprudenza (consid. 10.2.2).
In concreto entra in linea di conto la seconda ipotesi e meglio il soggiorno
di lunga durata dettato da motivi imperativi (quali, tra l’altro, la cura di una
malattia, che imponeva immediatamente un soggiorno all’estero la cui
durata sarebbe stata secondo le previsioni, superiore ad un anno). Al
riguardo va rilevato che è provato con il grado della verosimiglianza
preponderante valido nelle assicurazioni sociali che il trasferimento della
dimora all'estero è avvenuta sin dall'inizio a scopo di curare l’autismo di
A._. Tuttavia, malgrado non si metta in alcun modo in discussione
la gravità della malattia e la necessità di sottoporre l’interessato a cure
adeguate, non è provato che vi fossero motivi imperativi che imponevano
immediatamente un soggiorno all’estero. Al riguardo va rilevato che in
concreto non è contestato che A._ poteva sottoporsi alle medesime
cure anche in Svizzera, come è concretamente avvenuto dal 2005 al 2008.
Il rappresentante del ricorrente non ha mai sostenuto che le cure non
potessero essere eseguite in Svizzera, bensì ha dichiarato che era
indispensabile, secondo i curanti, in particolare la Dott.ssa D._,
dispensare le cure prescritte nella lingua madre del bambino, ipotesi a suo
dire inattuabile in Ticino rispettivamente in Svizzera.
Se ciò fosse effettivamente il caso non ha tuttavia potuto essere vagliato
dall’amministrazione la quale non è stata posta nelle condizioni di
esaminare se era possibile reperire uno o più terapeuti specializzati in
grado di esprimersi nella lingua madre di A._, ciò che secondo la
generale esperienza della vita (alla luce soprattutto del flusso migratorio
degli anni scorsi proveniente anche dalla Spagna) dovrebbe essere per
contro possibile. Del resto pure la Dott.ssa D._ si occupava in loco
del bambino bensì tramite Skype.
In simili condizioni non può essere considerato provato con il grado della
verosimiglianza preponderante valido nelle assicurazioni sociali che la cura
in Messico fosse imperativamente necessaria, ritenuto che non poteva
essere eseguita in modo ottimale in Svizzera. Il soggiorno in Messico da
agosto 2008 è pertanto in concreto interruttivo della residenza in Svizzera.
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12.
12.1 Alla luce di quanto sopra esposto non è necessario stabilire se i
provvedimenti sanitari potevano essere eseguiti eccezionalmente
all'estero (art. 9 cpv.1 LAI, art. 23bisOAI).
A titolo abbondanziale va rilevato che il primo capoverso non è senz’altro
adempiuto ritenuto che l’esecuzione dei provvedimenti in esame è stata
possibile in Svizzera, né vi era difetto di personale specializzato. Non ci si
trova inoltre confrontati con una situazione d’emergenza all’estero (cpv. 2).
Per quanto riguarda “altri motivi validi” va aggiunto a quanto già precisato
al consid. 9.2.3, che la disposizione ha carattere eccezionale, come
indicato all’art. 9 cpv. 1 LAI e che l’AI non deve assumersi i costi del miglior
provvedimento d'integrazione possibile, ma deve farsi carico delle spese
per una misura necessaria e sufficiente in un singolo caso di specie (DTF
110 V 99). Secondo la giurisprudenza la circostanza per cui ad esempio
degli specialisti all'estero abbiano un altro tipo di approccio rispetto a quello
proposto dai medici in Svizzera nella scelta di un provvedimento non
giustificano, da soli, l'applicazione del citato capoverso 3. Un valido motivo
è stato per contro, riconosciuto nel caso di un bambino in tenera età colpito
da una forma rara e complessa di epilessia, per la quale l'amministrazione
non aveva dimostrato che gli specialisti in Svizzera disponessero di
un'esperienza sufficiente per applicare i provvedimenti sanitari richiesti
(DTF 133 V 624 consid. 2.3.2; sentenza del Tribunale federale delle
assicurazioni I 740/99 del 21 luglio 2000).
12.2 Nel caso concreto alla luce di quanto esposto ai considerandi
precedenti è senz’altro possibile che l’esecuzione delle terapie in un paese
in cui si parla la lingua madre di un bambino autistico possano essere più
efficaci. Tuttavia, come detto, non vi è il diritto ottenere il miglior
provvedimento possibile e altresì tali terapie possono essere eseguite
anche in Svizzera grazie ad uno o più terapisti in grado di parlare la lingua
spagnola.
Anche nell’ipotesi in cui, quindi, alla luce del tenore dell’art. 3 cif. 1 (parità
di trattamento) del regolamento (CE) n. 1408/71 in vigore fino al 31 marzo
2012, l’assicurato, cittadino francese, figlio di un cittadino francese, che
svolgeva attività lucrativa in Svizzera (art. 2 cif. 1 del medesimo
regolamento per quanto riguarda il campo di applicazione personale
dell’Accordo sulla libera circolazione delle persone del 21 giugno 1999 fra
la Confederazione svizzera da una parte e la Comunità europea ed i suoi
Stati membri dall’altra entrato in vigore il 1° giugno 2002, ALC RS
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0142.112.681) potrebbe essere trattato allo stesso modo di un cittadino
svizzero, la richiesta di esecuzione di provvedimenti sanitari
(conformemente all’ art. 4 cif. 1 lett. a del regolamento citato; si confronti
anche art. 22 in cui si indica la necessità di procurarsi un’autorizzazione
per le cure all’estero, ciò che in concreto non si è realizzato; DTF 133 V
320 consid.6) all’estero, non potrebbe essere accolta. Essa non verrebbe
infatti ammessa neppure nei confronti di un cittadino svizzero.
Anche da questo punto di vista il ricorso andrebbe respinto.
13.
In conclusione il fatto nuovo, segnatamente la partenza all'estero di
A._, è rilevante in concreto e pertanto giustifica la revisione
processuale delle decisioni passate in giudicato (consid. 5.1). L'UAI poteva
pertanto sopprimere il diritto dell'assicurato agli assegni per grandi invalidi
e ai provvedimenti sanitari. Essendo state percepite a torto dal 1°
settembre 2008, le prestazioni vanno restituite (art. 25 cpv. 1 LPGA).
L’importo da restituire non è contestato.
Il ricorso va quindi respinto.
14.
14.1
Ai sensi dell'art. 25 cpv. 1 seconda frase LPGA le prestazioni indebitamente
riscosse non devono essere restituite se l'interessato era in buona fede e
verrebbe a trovarsi in gravi difficoltà. I predetti presupposti devono essere
adempiuti cumulativamente (DTF 126 V 48 consid. 3c, sentenza del
Tribunale federale 8C_129/2015 del 13 lugli 2015 consid. 4, 8C_383/2007
del 15 luglio 2008 consid. 5).
Per l'art. 3 cpv. 2 OPGA nella decisione di restituzione l'assicuratore indica
la possibilità di chiedere il condono (cpv. 2). L'assicuratore decide di
rinunciare alla restituzione se sono manifestamente date le condizioni per
il condono (cpv. 3).
Per l’art. 4 cpv. 1 OPGA se il beneficiario era in buona fede e si trova in
gravi difficoltà, l'assicuratore rinuncia completamente o in parte alla
restituzione delle prestazioni indebitamente concesse. Determinante per il
riconoscimento di una grave difficoltà è il momento in cui la decisione di
restituzione passa in giudicato (cpv. 2). Per il capoverso 4 il condono è
concesso su domanda scritta. La domanda, motivata e corredata dei
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necessari giustificativi, deve essere inoltrata entro 30 giorni dal momento
in cui la decisione è passata in giudicato. Sul condono è pronunciata una
decisione (cpv. 5).
Sulla restituzione rispettivamente sul condono si statuisce di principio in
due fasi separate (cfr. sentenza del TF 9C_744/2012 del 15 gennaio 2013
consid. 3 e sentenza del TAF C-3053/15 del 28 maggio 2015 consid. 2.2).
14.2 Dagli atti non emerge che finora il ricorrente ha presentato domanda
di condono. Come indicato nelle decisioni impugnate tale richiesta va
presentata all’amministrazione entro trenta giorni dalla crescita in giudicato
della presente sentenza, che si pronuncerà formalmente sui presupposti
del condono.
15.
15.1 Visto l'esito della procedura le spese processuali, di fr. 400.-, sono a
carico del ricorrente e vengono compensate con l’anticipo spese già
versato (art. 63 PA).
15.2 Non si assegnano spese ripetibili (art. 64 PA).