Decision ID: ff030689-0ef2-5150-9626-173e48662247
Year: 2006
Language: it
Court: TI_TCA
Chamber: TI_TCA_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: public_law

ritenuto,
in fatto
A. La cittadina ucraina RI 1 (1976) è entrata in Svizzera il 1° gennaio 2002 per svolgere l'attività di artista in diversi locali notturni del Paese. Per questo motivo, ella è stata posta al beneficio di successivi permessi di dimora temporanei (L).
Il 1° agosto 2002 la ricorrente ha ottenuto nel canton Friborgo un'autorizzazione di soggiorno di breve durata per motivi di studio valida fino al 25 ottobre 2002.
L'8 novembre 2002, ella si è sposata a _ con il cittadino elvetico R_ (1954). Per vivere insieme al marito, le autorità friborghesi le hanno rilasciato un permesso di dimora annuale, in seguito rinnovato fino al 7 novembre 2004.
B. a) Il 1° aprile 2004, RI 1 è giunta in Ticino, alloggiando a _ presso gli amici _ e _.
Il 1° novembre 2004, ella ha chiesto alla Sezione dei permessi e dell'immigrazione del Dipartimento delle istituzioni l'autorizzazione a cambiare cantone per vivere in Ticino. Preso atto della domanda, il giorno successivo l'Amt für Bevölkerung und Migration del canton Friborgo ha informato il legale dell'interessata che, trasferendosi in Ticino, quest'ultima non sarebbe più stata considerata dimorante sul territorio friborghese.
Con decreto d'accusa 13 dicembre 2004 il Procuratore pubblico ha condannato la ricorrente a 60 giorni di detenzione, sospesi condizionalmente con un periodo di prova di 3 anni, e a una multa di fr. 1'500.– per circolazione in stato di ebrietà (tasso di alcolemia min. 2.46 - max. 2.90 g
‰) e infrazione alle norme della circolazione (fatti avvenuti il 20.10.2004).
Dall'agosto 2005 l'interessata abita a _ presso _. Il 9 dello stesso mese, ella richiesto nuovamente alle autorità ticinesi il rilascio di un permesso di dimora, sollecitando una decisione in tal senso.
Interrogata il 18 agosto 2005 dalla Polizia cantonale in merito al suo soggiorno in Ticino e alla sua situazione matrimoniale, RI 1 ha segnatamente dichiarato che suo marito aveva intenzione di chiedere il divorzio nel canton Friborgo e che ella aveva inoltrato un'istanza di misure protettrici dell'unione coniugale presso la Pretura del Distretto di Lugano. Nel contempo ha prodotto uno scritto, nel quale ha sostenuto - tra l'altro - che suo marito stava facendo di tutto per mandarla via dalla Svizzera per poter sposare un'artista dell'Europa dell'Est.
b) Fondandosi sulle premesse emergenze, il 15 settembre 2005 la Sezione dei permessi e dell'immigrazione ha risolto di non rilasciare un permesso di dimora a RI 1 per vivere in Ticino e le ha fissato un termine con scadenza il 31 ottobre 2005 per lasciare il territorio cantonale in quanto ella viveva da tempo separata dal marito, escludendo una loro riconciliazione.
La decisione è stata resa sulla base degli art. 4, 7, 8, 9, 12, 16 LDDS e 8 ODDS.
c) A seguito della condanna penale del 13 dicembre 2004, il 21 settembre 2005 il dipartimento ha inoltre diffidato l'interessata a rispettare in futuro l'ordinamento elvetico al fine di evitare ulteriori provvedimenti amministrativi nei suoi confronti, come l'ammonimento, il mancato rinnovo o la revoca del permesso di dimora o l'espulsione dal territorio elvetico.
C. Con giudizio 18 ottobre 2005, il Consiglio di Stato ha confermato la suddetta risoluzione dipartimentale del 15 settembre 2005, respingendo l'impugnativa contro di essa interposta da RI 1
Il Governo ha ritenuto che l'interessata si richiamasse in modo manifestamente abusivo ad un matrimonio da tempo ormai privo di ogni contenuto per i motivi addotti dalla Sezione dei permessi e dell'immigrazione e che pertanto non poteva pretendere di ottenere un permesso di dimora nel nostro cantone.
L'Esecutivo cantonale ha per contro dichiarato irricevibile il ricorso contro la decisione dipartimentale del 21 settembre 2005, considerandola una semplice comunicazione che non imponeva alcun provvedimento nei confronti dell'interessata.
Infine, ha respinto la domanda di assistenza giudiziaria e di gratuito patrocinio.
D. Contro la predetta pronunzia governativaRI 1 si aggrava ora davanti al Tribunale cantonale amministrativo, chiedendone l'annullamento e postulando inoltre il rilascio di un permesso di dimora per vivere nel nostro cantone, la concessione dell'effetto sospensivo al gravame e la concessione di un visto di ritorno per poter, pendente causa, rendere visita a sua madre in Ucraina.
Contesta di avere contratto un matrimonio fittizio, addebitando la disunione al marito che dopo averla buttata fuori casa intende sposare una donna ucraina. L'autorizzazione a cambiare cantone, soggiunge, sarebbe giustificata anche perché in Ticino vive sua sorella, titolare di un permesso di domicilio. Adduce inoltre di essersi sempre comportata bene durante il suo soggiorno e di non avere svolto nessuna attività abusiva.
Chiede inoltre di accertare la nullità dello scritto 21 settembre 2005 con cui il dipartimento l'aveva diffidata a comportarsi bene, ritenendo che l'atto in parola non doveva esserle notificato personalmente, bensì per il tramite del suo patrocinatore, come per la decisione in materia di cambiamento di cantone.
Considerato che il suo ricorso non era manifestamente infondato, il Governo doveva concederle l'assistenza giudiziaria e il gratuito patrocinio.
E. All'accoglimento del gravame si oppongono sia il Consiglio di Stato sia il dipartimento con argomenti di cui si dirà, per quanto necessario, in seguito.
Considerato,

in diritto
1. 1.1. In materia di diritto degli stranieri la competenza del Tribunale cantonale amministrativo a statuire in merito ai gravami inoltrati avverso le decisioni del Consiglio di Stato è data soltanto nella misura in cui queste ultime possono essere impugnate con ricorso di diritto amministrativo al Tribunale federale (art. 10 lett. a LALPS).
1.2. In ambito di polizia degli stranieri il ricorso di diritto amministrativo al Tribunale federale non è esperibile contro il rilascio o il rifiuto di un permesso di dimora o di domicilio, salvo laddove un diritto all'ottenimento di un simile permesso si fonda su una disposizione particolare del diritto federale o di un trattato internazionale (art. 100 cpv. 1 lett. n. 3 OG e 4 LDDS; DTF 127 II 60 consid. 1a, 126 II 425 consid. 1 con rinvii).
1.3. La ricorrente intende trasferirsi in Ticino proveniente dal canton Friborgo, dove era al beneficio di un permesso di dimora ottenuto a seguito del suo matrimonio con un cittadino elvetico.
Ritenuto che il permesso di dimora vale esclusivamente per il cantone che l'ha rilasciato (art. 8 cpv. 1 LDDS e 14 cpv. 2 ODDS), se lo straniero desidera cambiare cantone necessita pertanto di un nuovo permesso, sul cui rilascio le autorità decidono liberamente (art. 4 LDDS e 8 cpv. 1 e 3 LDDS; 14 cpv. 3 ODDS).
1.4. Giusta l'art. 7 cpv. 1 prima frase LDDS, il coniuge straniero di un cittadino svizzero ha diritto al rilascio e alla proroga di un permesso di dimora. Ai fini dell'applicazione della suddetta norma, è determinante unicamente l'esistenza di un vincolo matrimoniale giuridicamente valido (DTF 119 Ib 417 e segg. consid. 2c).
In concreto, la ricorrente risulta sempre sposata con il cittadino elvetico R_. Di conseguenza ella ha, in linea di principio, diritto al rilascio di un permesso di dimora a seguito del cambiamento di cantone.
Pertanto, potendo la decisione impugnata essere dedotta davanti al Tribunale federale mediante un ricorso di diritto amministrativo, si deve concludere che la competenza di questo tribunale a statuire sull'impugnativa inoltrata da RI 1 è data.
Se il permesso sollecitato non possa esserle rilasciato è una questione di merito, non di ammissibilità.
1.5. Il gravame, tempestivo (art. 46 cpv. 1 PAmm) e presentato da una persona legittimata a ricorrere (art. 43 PAmm), è pertanto ricevibile in ordine e può essere evaso sulla base degli atti, senza istruttoria (art. 18 cpv. 1 PAmm).
Non risulta infatti necessario richiamare dall'Amt für Bevölkerung und Migration friborghese e dalla Pretura del Distretto di Lugano gli incarti concernenti la ricorrente, in quanto non appaiono atti a procurare a questo tribunale la conoscenza di ulteriori fatti rilevanti per il giudizio.
2. Bisogna in primo luogo considerare che il Consiglio di Stato, nonostante abbia rilevato alcuni indizi di matrimonio fittizio, come la mancanza di un permesso di soggiorno per vivere stabilmente in Svizzera, la celerità nella celebrazione delle nozze dopo una breve frequentazione e la grande differenza di età tra i coniugi (risoluzione governativa ad F., pag. 6), ha poi argomentato che, invocando il vincolo coniugale con il marito, la ricorrente commetteva un abuso manifesto del diritto.
Di conseguenza, cadono nel vuoto le censure dell'insorgente volte a negare l'esistenza di un matrimonio di convenienza e non è pertanto necessario chinarsi sulle stesse.
3. Come già menzionato in precedenza, l'art. 7 cpv. 1 prima frase LDDS dispone che il coniuge straniero di un cittadino svizzero ha diritto al rilascio e alla proroga del permesso di dimora. Questo diritto - soggiunge il cpv. 2 della medesima norma - non sussiste se il matrimonio è stato contratto per eludere le prescrizioni in materia di dimora e domicilio degli stranieri, segnatamente quelle sulla limitazione del loro effettivo.
Per costante giurisprudenza, vi è abuso di diritto laddove un determinato istituto giuridico è invocato per realizzare interessi che il medesimo istituto non si prefigge di tutelare (DTF 121 I 367, consid. 3b). In relazione all'art. 7 LDDS, ciò è il caso allorquando il coniuge straniero di un cittadino svizzero si richiama ad un matrimonio che sussiste solo a livello formale, unicamente per ottenere il rilascio o il rinnovo di un permesso di soggiorno: un simile scopo non risulta in effetti tra quelli tutelati dalla norma in questione (DTF 128 II 145, consid. 2.2.). Va rilevato che nel formulare l'art. 7 LDDS, il legislatore ha volontariamente omesso di far dipendere il diritto del coniuge straniero di un cittadino svizzero all'ottenimento di un permesso di soggiorno dall'esistenza di una comunione matrimoniale di fatto (DTF 121 II 97 segg.): è per contro necessario che vi siano concreti indizi tali da ritenere che i coniugi non siano più intenzionati a condurre una vita in comune e rimangano uniti dal vincolo matrimoniale soltanto per ragioni di polizia degli stranieri (DTF 127 II 49, consid. 5a e rif.).
4. 4.1 In concreto, l'8 novembre 2002 la ricorrente è stata posta al beneficio di un permesso di dimora per vivere nel canton Friborgo con il cittadino elvetico R_.
Nell'aprile del 2004, senza il marito, ella è giunta in Ticino dove ha poi chiesto un permesso di soggiorno (v. verbale d'interrogatorio di polizia 18 aprile 2005, agli atti).
Dinnanzi al tribunale RI 1 ha confermato che il suo matrimonio è in crisi, soggiungendo che all'epoca suo marito l'aveva buttata fuori casa, perché era intenzionato a chiedere il divorzio per poter sposare una donna ucraina (ricorso, pag. 2).
In siffatte circostanze, con l'unione coniugale gravemente turbata ed esistente solo dal Iato formale, si può senz'altro ritenere che ella si appelli a un matrimonio ormai privo di ogni scopo e contenuto almeno dall'aprile 2004 al fine di poter ottenere l'autorizzazione a cambiare cantone di residenza per dimorare in Ticino.
La posizione dell'insorgente non merita pertanto alcuna tutela sul piano giuridico in quanto, come correttamente rilevato dal Governo, manifestamente abusiva.