Decision ID: 58114fc8-5111-5099-8209-649d144bd21a
Year: 2015
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_002
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: civil_law

ritenuto
in fatto: A. Nel corso del 2012 AO 1 ha collaborato con la società AP 1, attiva nella promozione, realizzazione e gestione attraverso una sua piattaforma di canali digitali (estratto RC agli atti), in qualità di consulente (doc. C). A partire dal 1° settembre 2012 AO 1 è stato assunto al 100% a tempo indeterminato alle dipendenze della società AP 1, con la funzione di Country Manager per il Nord Italia per un salario lordo pari a EUR 3'000.- al cambio fisso di 1.2015 per 12 mensilità (doc. B, doc. C).
Con e-mail del 29 agosto 2013 AP 1 ha informato AO 1 che ad un anno dalla sua costituzione la società faticava a coprire i costi e che per quanto atteneva il suo stipendio essa, non potendo sostenere oltre costi ripetitivi, riteneva concluso il rapporto di lavoro con effetto retroattivo al mese di aprile 2013 (doc. D).
Tra le parti al contratto è quindi sorta una controversia in merito alla conclusione del rapporto di lavoro e alle relative pretese salariali (doc. F – L) che non ha trovato una soluzione bonale.
B. Previo infruttuoso tentativo di conciliazione (inc. rich. CM.2014.192) con petizione 11 agosto 2014 AO 1 ha contestato la disdetta con effetto retroattivo e ha convenuto in giudizio la società AP 1, chiedendo la condanna di quest’ultima al versamento in suo favore dell’importo complessivo di fr. 29'999.-, oltre interessi al 5% dal 1° ottobre 2013, a titolo di salari arretrati per i mesi da settembre a dicembre 2012, rispettivamente da maggio a settembre 2013. Con osservazioni 4 settembre 2014 la convenuta si è opposta alla pretesa dell’attore, riconoscendo unicamente il salario netto per i mesi di novembre e dicembre 2012 per un totale di fr. 6'065.80 netti (osservazioni pag. 6, con rinvio al doc. 8). All’udienza di dibattimento del 1° ottobre 2014, alla quale la convenuta non è comparsa, l’attore si è sostanzialmente riconfermato nelle proprie domande e argomentazioni.
C. Non essendo state notificate ulteriori prove in occasione dell’udienza di dibattimento oltre a quelle documentali ed essendo le stesse idonee per appurare i fatti contestati, la Pretora, con decisione 3 ottobre 2014, ha accolto la petizione, condannando la AP 1 a versare a AO 1 l’importo di fr. 29'999.- lordi, oltre interessi al 5% dal 1° ottobre 2013, da dedursi gli usuali oneri sociali. Esonerate le parti dal pagamento degli oneri processuali, la convenuta è stata condannata a rifondere all’attore fr. 3'000.- a titolo di indennità ripetibile e ad accollarsi le tasse e le spese di giustizia della procedura di conciliazione.
D. Con appello 5 novembre 2014 la società AP 1 chiede la riforma del giudizio impugnato nel senso di respingere integralmente la petizione e di annullare il dispositivo concernente l’assegnazione delle spese della procedura di conciliazione, il tutto con protesta di spese e di ripetibili di entrambe le sedi. Con risposta 10 dicembre 2014 AO 1 propone la reiezione del gravame pure con protesta di tasse, spese e ripetibili di appello. Delle argomentazioni delle parti si dirà, se e per quanto necessario, nei prossimi considerandi.
e considerato

in diritto: 1. Il 1° gennaio 2011 è entrato in vigore il nuovo Codice di diritto processuale civile svizzero che trova applicazione in entrambe le sedi, siccome la procedura innanzi al Pretore è stata avviata dopo tale data (art. 404 e 405 CPC). Nelle controversie patrimoniali con valore di almeno fr. 10'000.-, la decisione del Pretore è impugnabile mediante appello (art. 308 cpv. 2 CPC) entro il termine di 30 giorni (art. 311 cpv. 1 CPC). Nella fattispecie la decisione impugnata è stata notificata il 3 ottobre 2014 e ricevuta dall’appellante il 6 ottobre 2014 (estratto tracciamento degli invii agli atti). L’appello 5 novembre 2014 è tempestivo, così come lo è la risposta del 10 dicembre 2014, inoltrata nel termine di 30 giorni impartito da questa Camera il 7 novembre 2014. Ciò posto, nulla osta alla trattazione del gravame.
2. Con sentenza 3 ottobre 2014 la Pretora ha integralmente accolto le pretese di AO 1 e condannato la AP 1 al pagamento in suo favore dell’importo complessivo di fr. 29'999.- lordi, oltre interessi legali dal 1° ottobre 2013, a titolo di pretese salariali. Ella, sulla base degli atti, ha accertato che a partire dal 1° settembre 2012 la collaborazione fra le parti sarebbe stata retta dal contratto di lavoro prodotto sub. doc. B. Considerato che per la collaborazione svolta durante tutto il 2012 le parti avevano concordato una remunerazione complessiva di fr. 20'000.- (comprensiva anche del salario determinato su base contrattuale per i mesi da settembre a dicembre 2012) sotto forma di acquisizione da parte del lavoratore di 20'000 azioni al portatore della società del valore di 1 CHF e ritenuto che ciò non era avvenuto malgrado il lavoratore avesse lavorato regolarmente per la datrice di lavoro, la Pretora ha riconosciuto all’attore le pretese salariali per i mesi da settembre a dicembre 2012. Per il 2013 la prima giudice ha ritenuto che il rapporto di lavoro aveva preso fine il 30 settembre 2013 ed ha pertanto riconosciuto all’attore gli stipendi arretrati per il lavoro svolto nei mesi da maggio a settembre 2013. La Pretora “preso atto che le parti pur stabilendo un salario in EUR hanno pattuito un tasso di cambio fisso, che la datrice di lavoro ha corrisposto i salari versati in moneta svizzera e che le pretese di parte attrice sono state formulate su base lorda”, ritenuto che l’ammontare complessivo sarebbe superiore a quello postulato dall’attore, ha condannato la datrice di lavoro al richiesto pagamento di fr. 29'999.- (sentenza 3 ottobre 2014, consid. 8, pag. 7).
3. Nel proprio appello la convenuta ritiene che la petizione avrebbe dovuto essere respinta in applicazione dell’art. 84 CO, poiché la domanda di causa era stata formulata in franchi svizzeri anziché in euro. L’accoglimento della petizione e il riconoscimento dell’importo in valuta svizzera da parte della Pretora violerebbe pertanto l’art. 84 CO. L’attore, dal canto suo, con la risposta all’appello del 10 dicembre 2014 sostiene che il salario era stato “pattuito e convertito già contrattualmente in franchi svizzeri”, poiché le parti, pur avendo indicato l’importo mensile in euro, avevano pattuito un tasso fisso di cambio (risposta 10 dicembre 2014, pag. 3). A sostegno della propria tesi l’attore adduce inoltre il fatto che il salario è sempre stato versato in franchi svizzeri e che il relativo conteggio è sempre stato allestito in tale valuta. La datrice di lavoro stessa avrebbe del resto ammesso in causa che la pretesa era stata pattuita in franchi svizzeri. La censura dell’appellante, sollevata per la prima volta in appello, sarebbe ad ogni modo tardiva e costituirebbe un abuso di diritto.
3.1 Per l’art. 84 CO, i debiti pecuniari devono essere pagati con mezzi legali di pagamento della moneta in cui è stato contratto il debito (cpv. 1). In applicazione della citata norma, se il debito è stato contratto in valuta estera, il creditore è tenuto a formulare in causa la sua pretesa in quella valuta (DTF 134 III 151 consid. 2.2, sentenza del TF 6 ottobre 2010, 4A_218/2010 consid. 5.1) e il tribunale ha unicamente la facoltà di condannare al pagamento di quella valuta (DTF 134 III 151, consid. 2.4; sentenza del TF 27 marzo 2009, 4A_230/2008 consid. 5.3.1, pubbl. in RtiD 2010 I pag. 764 seg.; 6 ottobre 2010 4A_218/2010 consid. 5.1), ritenuto che una condanna in franchi svizzeri violerebbe il diritto federale (DTF 134 III, consid. 2.5; sentenza del TF 27 marzo 2009, 4A_230/2008, in: RtiD 2010 I pag. 764 segg., in particolare pag. 771; sentenza del TF 16 dicembre 2010, 4A_206/2010, consid. 4.1, non pubblicato in DTF 137 III 158). Solo il debitore può scegliere, in virtù dell’art. 84 cpv. 2 CO, di saldare il debito nella moneta del luogo di pagamento, a meno che le parti abbiano escluso tale possibilità (DTF 134 III 151, consid. 2.2).