Decision ID: f10359c3-eac7-5056-ba97-161aa8e1aa41
Year: 2019
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_006
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: civil_law

ritenuto
in fatto: A. Il 18 aprile 2019 la RE 1, quale datrice di lavoro attiva nella gestione di un’impresa di pulizia, e CO 1, in veste di addetta alle pulizie, hanno sottoscritto un contratto individuale di lavoro di durata indeterminata a partire dal 1° maggio 2019 per un salario orario lordo di fr. 16.75. Tale contratto conteneva una clausola secondo cui “il personale ha il divieto assoluto di lavorare in proprio o di sua iniziativa per conto di clienti o ex-clienti di RE 1, sia sul posto di lavoro che in privato. Nel caso in cui il personale contravviene alla clausola di non concorrenza, sarà tenuto a pagare una penalità”. Con lettera del 30 agosto 2019 CO 1 ha rassegnato le proprie dimissioni per il 30 settembre 2019. È stata poi licenziata in tronco dalla RE 1 con lettera del 9 settembre 2019 per pretesa violazione del divieto di concorrenza.
B. Con istanza del 15 novembre 2019 diretta contro CO 1, la RE 1 ha chiesto alla Pretura di Mendrisio-Nord di decretare in virtù della causa dell’art. 271 cpv. 1 n. 4 LEF (debitore all’estero) il sequestro del salario della convenuta percepito presso la nuova datrice di lavoro la PI 1 e, in via subordinata, i crediti della convenuta nei confronti di quest’ultima qualora la stessa risultasse come indipendente e fatturasse le proprie prestazioni alla società in oggetto. L’istante ha chiesto il sequestro fino a concorrenza di fr. 10'000.– oltre agli interessi del 5% dal 1° ottobre 2019 indicando quale causa del credito: “Risarcimento danni per violazione contrattuale di lavoro e relativo divieto di concorrenza e sottrazione di clienti (cfr. clausola 11. del contratto di lavoro tra la RE 1 e la signora CO 1 del 18.04.2019; artt. 340 e segg. CO; LCSI)”.
C. Statuendo con decisione del 18 novembre 2019 il Pretore ha respinto l’istanza, ponendo a carico della RE 1 le spese processuali di fr. 180.–.
D. Contro la sentenza appena citata la RE 1 è insorta a questa Camera con un reclamo del 26 novembre 2019 per ottenerne implicitamente l’annullamento e la riforma nel senso dell’accoglimento dell’istanza. Per preservare l’effetto sorpresa, il reclamo non è stato notificato alla controparte.

Considerando
in diritto: 1. La sentenza impugnata – di reiezione dell’istanza di sequestro (art. 272 LEF) – è una decisione di prima istanza finale e inappellabile (art. 309 lett. b n. 6 CPC), contro cui è dato esclusivamente il rimedio del reclamo (art. 319 lett. a CPC) alla Camera di esecuzione e fallimenti (CEF) del Tribunale d’appello (art. 48 lett. e n. 1 LOG, sentenza della CEF 14.2011.108 del 30 agosto 2011, consid. 1). La via dell’opposizione al sequestro (art. 278 LEF), infatti, non entra in considerazione perché presuppone che la misura sia stata effettivamente decretata (DTF 126 III 488 consid. 2a/aa).
1.1 Pronunciata in procedura sommaria (art. 251 lett. a CPC), la decisione è impugnabile con reclamo entro dieci giorni dalla notificazione (art. 321 cpv. 2 CPC). Presentato il 26 novembre 2019 contro la sentenza notificata alla RE 1 il 19 novembre, in concreto il reclamo è tempestivo.
1.2 Allo stadio dell’emissione del decreto di sequestro, la procedura è unilaterale (Stoffel in: Basler Kommentar, SchKG I, 2a ed. 2010, n. 53 ad art. 272 LEF). Perciò anche l’eventuale fase ricorsuale dev’essere unilaterale, per preservare l’effetto sorpresa caratteristico del sequestro (sentenza della CEF 14.2004.71 del 13 agosto 2004, consid. 1.3/e, riassunto in RtiD I-2005 916 seg. n. 132c), motivo per cui il reclamo non è stato notificato alla convenuta.
1.3 La Camera decide in linea di principio in base agli atti di causa della giurisdizione inferiore (art. 327 cpv. 1 e 2 CPC), limitando il suo esame, fatte salve carenze manifeste, alle censure motivate (art. 321 cpv. 1 CPC) contenute nel reclamo (DTF 142 III 417 consid. 2.2.4). Secondo l’art. 320 CPC con il reclamo possono essere censurati sia l’applicazione errata del diritto sia l’accertamento manifestamente errato dei fatti, fermo restando che sono inammissibili conclusioni, allegazioni di fatti e mezzi di prova nuovi (art. 326 cpv. 1 CPC). Sono pertanto irricevibili il contratto di lavoro (doc. 1) e la lettera di disdetta (doc. 5) prodotti per la prima volta con il reclamo, così come la maggior parte delle allegazioni di fatto della reclamante (v. sotto consid. 5).
1.4 Il reclamo dev’essere “motivato” (art. 321 cpv. 1 CPC), ciò che la Camera verifica d’ufficio. Il reclamante è così tenuto a spiegare perché la motivazione della decisione sarebbe erronea, e non (solo) perché le sue opinioni sarebbero pertinenti (DTF 138 III 375, consid. 4.3.1 e sentenza del Tribunale federale 5A_247/2013 del 15 ottobre 2013, consid. 3.3). Doglianze generiche e recriminazioni di carattere generale non sono sufficienti, come non basta ripetere nel reclamo le argomentazioni esposte in prima sede. Solo a tali condizioni è possibile entrare nel merito del ricorso, poiché giudicare un reclamo non significa rifare il processo di primo grado, ma verificare se la sentenza impugnata resista alla critica.
a) Nella decisione impugnata, il Pretore è giunto a respingere l’istanza ritenendo che, sulla scorta della documentazione acclusa all’istanza (contratto di lavoro, lettera di dimissioni e lettera di licenziamento in tronco) la RE 1 non avesse reso verosimile la sua pretesa di risarcimento contro l’ex dipendente per violazione del divieto di concorrenza.
b) Nel reclamo la RE 1 spiega che la convenuta ha lavorato presso di lei come addetta alle pulizie già dal 1° aprile 2019 e che l’ha licenziata in tronco dopo aver scoperto, ad inizio settembre dello stesso anno, che era in procinto di farsi assumere da una delle sue clienti, la PI 1, la quale, dopo l’assunzione della convenuta (tuttora alle sue dipendenze in ragione di tre ore al giorno), il 24 settembre 2019 ha disdetto i rapporti contrattuali esistenti tra le due società, che a dire della reclamante le fruttavano fr. 45'000.– annui.
c) Ora, la RE 1 non si confronta con la motivazione, pur stringata, della sentenza impugnata, ma si limita a completare la sua tesi con nuovi elementi di fatto e nuovi documenti (doc. 1 e 5) per dimostrare la verosimiglianza del proprio credito, negata dal Pretore. Ora, già si è detto che in sede di reclamo sono inammissibili le allegazioni nuove e i documenti nuovi (art. 326 cpv. 1 CPC, v. sopra consid. 1.3). Essi non possono così essere presi in considerazione, sicché il ricorso si palesa insufficientemente motivato e pertanto irricevibile.
2. Ad ogni modo, il reclamo appare anche infondato nel merito.