Decision ID: efd6f4f9-cf68-5297-9d32-cb68384c9c6e
Year: 1996
Language: it
Court: TI_TCA
Chamber: TI_TCA_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: public_law

ritenuto,
in fatto
che i resistenti _ e _ sono comproprietari di uno stabile situato nel nucleo di _ (part. n. _ RFD);
che l'immobile era adibito ad esercizio pubblico ed abitazione dell'esercente;
che l'accesso alla cantina dell'edificio è assicurato da un diritto di passo pedonale, gravante il fondo contermine di proprietà dei ricorrenti _ e _ (part. n. _ RFD);
che in una convenzione del 1957 é stato convenuto che ogni cambiamento di destinazione del fondo dominante avrebbe costituito un illecito aggravamento della servitù;
che il 20 luglio 1993 i resistenti hanno ottenuto il permesso di ristrutturare il loro stabile, sopprimendo l'esercizio pubblico a pianterreno e trasformandolo in una casa di abitazione bifamiliare: i piani annessi alla domanda di costruzione non prevedevano interventi nella parte interrata dell'edificio adibita a cantina.
che nell'ottobre del 1994 i ricorrenti si sono accorti che i lavori interessavano anche la parte interrata dell'edificio; temendo che tali modifiche avrebbero portato ad un aggravio del diritto di passo iscritto a carico del loro fondo, hanno chiesto al Municipio di ordinare la sospensione dei lavori e di ingiungere ai resistenti di presentare una domanda di costruzione completa dei piani delle opere che sarebbero state eseguite nella cantina;
che l'ufficio tecnico comunale il 4 ottobre 1994 ha effettuato un sopralluogo, constatando che i lavori eseguiti concernevano unicamente la sistemazione dei muri interni e che non erano state apportate modifiche alle aperture esistenti, né erano state create divisioni interne;
che il 10 luglio 1995 i ricorrenti hanno comunicato al municipio che in occasione del sopralluogo effettuato il 3 luglio 1995 nell'ambito di una procedura civile pendente tra le parti, era stata costatata l'esecuzione di ulteriori lavori; in particolare, il rifacimento del soffitto e delle pareti del locale, la posa di un nuovo pavimento, la sostituzione dei serramenti, il rifacimento dell'impianto d'illuminazione, l'installazione a vista delle tubature dell'acqua calda e dell'impianto di riscaldamento;
che ritenendo che la posa di queste tubature nel piano interrato, rendesse impossibile la continuazione dell'utilizzazione dei locali come cantina, i ricorrenti hanno sollecitato il Municipio ad esigere l'inoltro di una domanda di costruzione in sanatoria per il cambiamento di destinazione attuato;
che il 5 agosto 1995 gli insorgenti hanno sollecitato l'autorità cantonale ad intervenire nei confronti del municipio, al quale rimproveravano di disapplicare la legge edilizia;
che un rappresentante del Dipartimento del territorio ed un tecnico comunale il 29 agosto 1995 hanno quindi effettuato un nuovo sopralluogo nel piano interrato dell'abitazione dei resistenti, senza preventivamente informarli, costatando che la cantina veniva utilizzata per riporre derrate alimentari;
che il 4 settembre seguente l'autorità comunale ha esperito un'ulteriore visita in luogo, alla quale i ricorrenti hanno rifiutato di partecipare, constatando oltre all'esecuzione dei lavori già noti ai ricorrenti, che sotto un rubinetto preesistente era stato posato anche un lavandino;
che sulla scorta di queste costatazioni il Dipartimento del territorio ha comunicato al municipio che i lavori eseguiti erano soggetti alla procedura di semplice notifica;
che analogamente sollecitati dall'esecutivo comunale i resistenti hanno inoltrato una notifica in sanatoria, inviando in data 2 ottobre 1995 l'elenco dei lavori eseguiti e constatati in occasione dei sopralluoghi;
che, respinta l'opposizione interposta dai vicini qui ricorrenti, con decisione 7 marzo 1996 il Municipio ha rilasciato la licenza edilizia chiesta in sanatoria;
che con giudizio 15 maggio 1996 il Consiglio di Stato ha confermato il provvedimento, respingendo il ricorso contro di esso inoltrato da _ e _;
che, disattese le censure d'ordine sollevate dai ricorrenti, il Governo ha in sostanza escluso che i lavori eseguiti nel piano interrato avessero modificato la destinazione della cantina; il fatto che ora vi vengano depositate derrate alimentari invece che vino sarebbe irrilevante;
che avverso il predetto giudizio governativo _ e _ insorgono innanzi al Tribunale cantonale amministrativo postulandone l'annullamento;
che riproponendo le censure sollevate senza successo in prima istanza i ricorrenti sostengono che i lavori eseguiti nel piano interrato non potrebbero essere autorizzati con la procedura della notifica, poiché modificano sostanzialmente la destinazione della cantina; con la posa a vista delle tubature per il riscaldamento, il locale non sarebbe più idoneo al deposito di cibi e bevande; temendo di perdere il diritto di passo di cui beneficia il loro mappale, i resistenti tenterebbero di celare la vera natura del locale;
che all'accoglimento del ricorso si oppongono il Consiglio di Stato ed il Dipartimento del territorio senza formulare particolari osservazioni; ad identica conclusione pervengono il municipio di _ e i resistenti, ribadendo che il locale interrato é rimasto una cantina.
considerato,

in diritto
che il ricorso è ricevibile in ordine giusta gli art. 21 LE, 43 e 46 PAmm: la competenza del Tribunale cantonale amministrativo, la legittimazione attiva degli insorgenti e la tempestività dell'impugnativa sono in effetti pacifiche;
che considerata la natura delle questioni poste a giudizio, l'impugnativa può essere evasa sulla base degli atti, senza procedere all'assunzione delle prove richieste dai ricorrenti (sopralluogo e testi); le risultanze delle numerose visite in luogo esperite dalle precedenti istanze permettono a questo Tribunale di formarsi un'idea precisa della situazione dell'oggetto della contestazione;
che infondate sono le censure di natura procedurale sollevate dai ricorrenti in relazione alle modalità di notifica dell'avviso di pubblicazione della domanda di costruzione inoltrata dai resistenti ed alla procedura semplificata adottata dall'autorità per rilasciare la licenza in sanatoria;
che in quanto non siano esplicitamente soggette alla procedura della notifica, le domande di costruzione soggiacciono alla procedura ordinaria (art. 4 LE, 5 RLE);
che la procedura della notifica é applicabile ai lavori di secondaria importanza, quali i lavori di rinnovamento e di trasformazione senza modificazione della destinazione degli edifici (art. 11 cpv. 1 LE; 6 RLE);
che eventuali contestazioni circa la procedura da osservare sono decise inappellabilmente dal Dipartimento, senza formalità particolari (art. 11 cpv. 2 LE);
che controversa in concreto é la questione a sapere se i lavori eseguiti nel piano interrato abbiano cambiato la destinazione del locale e se pertanto la licenza in sanatoria dovesse essere rilasciata secondo la procedura ordinaria, o se invece soggiacessero alla procedura di notifica come hanno ritenuto le precedenti istanze;
che con decisione inappellabile del 12 settembre 1995 il Dipartimento del Territorio ha ritenuto applicabile la procedura di notifica, escludendo in sostanza qualsiasi cambiamento di destinazione;
che, sia come che sia, la procedura seguita dall'autorità non ha minimamente limitato i ricorrenti nell'esercizio dei loro diritti di difesa;
che per evidenti bisogni della causa civile i ricorrenti pretendono che i lavori eseguiti nella cantina dello stabile dei resistenti abbiano cambiato la destinazione del locale;
che per "cambiamento di destinazione" rilevante dal profilo della polizia delle costruzioni si intende generalmente una modifica delle modalità di utilizzazione comportante l'applicazione di norme edilizie diverse rispetto a quelle applicabili all'uso anteriore e/o un aumento apprezzabile delle immissioni o dei pericoli preesistenti (cfr. STA 28.2.92 in re comune di _; DFGP, Commento alla LPT ad art. 22 N12; Scolari, Commentario della LE, ad art. 39 N 16; Mäder, Das Baubewilligungsverfahren nach zürch. Recht, Zürcher Schriften zum Verfahrensrecht N. 209 seg.).
che in concreto i lavori eseguiti dai resistenti nella cantina del loro stabile non hanno modificato in misura apprezzabile le possibilità di utilizzazione del locale;
che dal profilo dell'utilizzazione la cantina è rimasta più o meno tale con l'unica differenza che invece di servire un esercizio pubblico, serve ora un'abitazione bifamiliare;
che dal profilo della polizia delle costruzioni la modifica è tutto sommato irrilevante;
che, comunque, anche se le modifiche apportate integrino gli estremi di un cambiamento di destinazione, l'intervento appare perfettamente conforme al diritto edilizio materialmente applicabile; nemmeno i ricorrenti sollevano obiezioni in proposito;
che, così stando le cose, la licenza edilizia e la decisione governativa che la conferma appaiono immuni da violazioni del diritto;
che il ricorso va quindi senz'altro respinto, addebitando ai ricorrenti le spese e la tassa di giustizia;
visti gli art. 6 cpv. 3, 11 cpv. 1, 21 LE; 9 cpv. 1 lett. c RALE; 3, 18, 28, 43, 46 PAmm,