Decision ID: 979fc805-9ef2-527c-9047-70961e27ee44
Year: 1996
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: civil_law

in fatto:
A.
Con testamento olografo _ 1987 _ _ _ ha istituito suoi eredi _ _ -_, _ _, _ _ -_ e _ _ (doc. 1). Contestualmente la testatrice ha disposto alcuni legati e ha nominato esecutore testamentario l'avvocato _ _. _ _ ha inoltre assegnato alla nipote _ _ tutti i gioielli di sua proprietà come pure altri beni mobili. Essa è deceduta il _ 1987.
B.
In data 11 giugno 1987, alla presenza dell'esecutore testamentario, gli eredi di _ _ hanno sottoscritto, scostandosi dalle disposizioni testamentarie, un accordo con il quale veniva pattuita, fra l'altro, la ripartizione interna fra i contraenti dei gioielli, pellicce e vestiti facenti parte dell'asse successorio (doc. A, pag. 2). _ _, con il consenso degli altri eredi, è poi entrata in possesso di tutti i gioielli di pertinenza della successione, depositati sino a quel momento presso la gioielleria _ di _ (cfr. doc. A pag. 2 e istanza 15 settembre 1992, pag. 3).
C. _
_ non ha consegnato a _ _ la parte di gioielli che sarebbe spettata a quest’ultimo conformemente all’accordo dell’11 giugno 1987. Con istanza del 15 settembre 1992, proposta contro i coeredi _ _, _ _ e _ _, _ _ ha postulato la divisione parziale dell'eredità relitta fu _ _ _, limitatamente alla partita dei gioielli, valutata dalla perizia di parte allestita dalla gioielleria _ in fr. 25'600.-- (doc. B). L'istante postula in particolare un'equa ripartizione in natura dei gioielli fra gli eredi, da definirsi in sede di divisione.
D.
All’udienza del 20 aprile 1993, indetta per il contraddittorio, l’istante ha confermato la propria richiesta, cui si sono opposti i convenuti. Questi hanno rilevato preliminarmente che, in base alla disposizione di ultima volontà di _ _ _, unica beneficiaria dei gioielli risulterebbe _ _, nella sua qualità di legataria. Essi ritengono quindi che la pretesa dell'istante non potrebbe essere fatta valere nell'ambito di una divisione ereditaria ai sensi dell’art. 604 CC. Nel merito i convenuti contestano inoltre che il valore dei gioielli sia quello indicato dalla parte istante. L'istante, in replica, ha ribadito le proprie domande, sostenendo in particolare che l'accordo sottoscritto dagli eredi l’11 giugno 1987 (doc. A) avrebbe reso inoperante la diversa disposizione testamentaria. I convenuti, in duplica, hanno mantenuto le proprie tesi.
E.
Con sentenza 25 ottobre 1993 il Pretore ha respinto l'istanza ritenendo che l'accordo contrattuale relativo alla spartizione dei gioielli (doc. A) non è valido, poiché agli eredi non sarebbe data la facoltà di derogare alle disposizioni testamentarie. La tassa di giustizia di fr. 400.– e le spese sono state poste a carico dell’istante, con l’obbligo di versare a ognuno dei convenuti l’importo di fr. 500.– per ripetibili.
F.
Con appello 8 novembre 1993 _ _ è insorto avverso la pronuncia pretorile chiedendo, in riforma dell'impugnata sentenza, l'accoglimento dell'istanza di divisione e la nomina di un notaio divisore. L'appellante fa valere in particolare la piena validità dell'accordo sottoscritto dagli eredi in deroga alle disposizioni testamentarie (doc. A).
G.
Nelle osservazioni 3 dicembre 1993 i convenuti propongono la reiezione dell'appello e la conferma del giudizio pretorile.
H.
In data 17 gennaio 1994 la I Camera civile del Tribunale d’appello ha fatto obbligo all’appellante di prestare una cauzione processuale di fr. 1000.–. L’istante ha consegnato il 14 febbraio 1994 alla cancelleria del Tribunale un libretto bancario al portatore per tale importo.

Considerato
in diritto:
1.
Il Pretore ha respinto l’istanza di divisione poiché ha ritenuto prevalenti le disposizioni di ultima volontà della defunta, che l’esecutore testamentario è tenuto a mettere in opera, anche in presenza di un accordo sottoscritto da tutti gli eredi in deroga al testamento. Il primo giudice, dopo aver constatato che tutti i gioielli oggetto dell’istanza di divisione erano già stati consegnati alla coerede cui la testatrice li aveva destinati - poco importa se per legato o per norma divisionale - ha rilevato che l’istanza di divisione si fondava sull’accordo 11 giugno 1987, di carattere obbligatorio e non ereditario, ed era pertanto inammissibile.
L’appellante censura tale conclusione, sostenendo che gli eredi potevano legittimamente derogare alle disposizioni di ultima volontà e pertanto dividere i gioielli fra di loro, di modo che l’azione di divisione sarebbe proponibile.
2.
Giusta l'art. 608 cpv. 3 CC l'attribuzione di un oggetto della successione a un erede vale come norma divisionale e non come legato, salvo che una diversa intenzione non risulti dalla disposizione. Secondo la giurisprudenza del Tribunale federale, nel dubbio l'attribuzione di un oggetto facente parte della successione a uno degli eredi deve essere considerata norma di divisione e non legato (cfr. DTF 100 II 440). Tuttavia tale presunzione non è assoluta e occorre prendere in considerazione tutti i fattori che possano in qualche modo servire ad interpretare la volontà del testatore (DTF 100 II 440; 103 II 88).
3.
Nella fattispecie occorre quindi esaminare e interpretare il testamento della defunta _ _ _ (doc.1) per determinare se il lascito dei gioielli costituisce un legato in favore della coerede _ _ o una norma divisionale ai sensi dell'art. 522 cpv. 2 CC.
a)
Se la coerede succitata avesse ricevuto i gioielli in qualità di erede, infatti, l'accordo derogante alle disposizioni testamentarie sarebbe possibile, contrariamente a quanto sostiene il Pretore (cfr.
Tuor
, Commentario bernese, ad art. 518 CC, n. 16 e 17;
P. Piotet
, Droit successoral, in: Traité de droit privé suisse, IV, Friburgo 1975, p. 152 e 780;
P. Piotet
, Précis de droit successoral, 2
a
ed., Berna 1988, p. 165; DTF 85 II 554). In tal caso la convenzione 11 giugno 1987 (doc. A) costituirebbe un contratto di divisione ai sensi dell'art. 634 CC e l'istanza presentata dall’appellante giusta l’art. 604 CC sarebbe di principio ammissibile.
b)
Se invece la destinataria dei preziosi li avesse ricevuti in qualità di legataria, l'accordo relativo al lascito dei gioielli assumerebbe natura strettamente obbligatoria fra lei e gli altri eredi. In tale ipotesi l'azione successoria di divisione ai sensi dell’art. 604 CC, che ha per scopo di far ordinare dal giudice la spartizione dei beni successori fra gli eredi e che deve essere proposta nei confronti di tutti costoro (art. 475 CPC), non potrebbe essere avviata contro la legataria.
4.
Nella fattispecie il testo delle disposizioni di ultime volontà è chiaro e non richiede quindi interpretazioni da parte del giudice (DTF 120 II 182, 115 II 323). L’attribuzione dei gioielli ad _ _ configura per espressa volontà della testatrice un prelegato e non una norma divisionale. L’intenzione della disponente risulta infatti sia dalla sistematica che dal testo stesso del testamento, che recita:
“I miei eredi sono
_ _ -_, _ _, _ _ -_, _ _.
Salvo la mia nipote _ _ -_, tutti i miei eredi saranno ridotti alla legittima. In tale qualità essi ricevono la mia proprietà immobiliare in _.
Essi dovranno far fronte ai seguenti legati:
a) (omissis)
b) Tutti i miei gioielli, pellicce e vestiti da sera nonché gli oggetti d’arte, i quadri, i tappeti, l’argenteria, sono riservate a _ _ -_.
...”
La testatrice ha manifestato, con la riduzione alla quota legittima di tutti gli eredi, salvo _ _, la sua volontà di favorire quest'ultima e ha inoltre esplicitamente inserito la clausola relativa ai gioielli nella lista dei legati a carico degli eredi (doc. 1, pag. 1, clausola b).
5.
Se ne deve concludere che il lascito dei gioielli è da comprendere come prelegato in favore di _ _ e non come norma divisionale (Rep. 1984 325). La legataria avendo preso possesso di quanto le spettava con l’accordo degli altri eredi (cfr. doc. A, pag. 2; istanza 15 settembre 1992, punto 3), i gioielli compresi nel legato sono usciti dall’asse successorio e non possono quindi più essere oggetto di una divisione. L’accordo fra gli eredi sui gioielli, le pellicce e i vestiti, concluso apparentemente in deroga alle disposizioni testamentarie, ma seguito dall’effettiva consegna alla beneficiaria dei beni oggetto del prelegato, ha dunque carattere meramente obbligatorio fra le parti. L'azione di divisione ereditaria promossa il 15 settembre 1992 essendo improponibile, ne consegue che il gravame va respinto, a conferma del giudizio pretorile.
6.
Tassa di giustizia, spese e ripetibili seguono la soccombenza (art. 148 CPC).