Decision ID: db1f0e71-e699-5d17-a535-32bf687d39ce
Year: 2018
Language: it
Court: TI_TCAS
Chamber: TI_TCAS_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: social_law

ritenuto,
in fatto
1.1. In data 31 gennaio 2018 RI 1 ha chiesto alla Cassa CO 1 la cancellazione dal registro delle esecuzioni dell’Ufficio di esecuzione di _ del precetto esecutivo no. _ per l’importo di CHF 182'037.65 oltre interessi di mora per contributi del mese di aprile 2017, del precetto esecutivo no. _ di CHF 169'186.55 oltre interessi di mora per contributi del mese di maggio 2017, del precetto esecutivo no. _ di CHF 261'739.75 oltre interessi di mora per contributi del mese di giugno 2017 e del precetto esecutivo no. _ di CHF 147'086.70 oltre interessi di mora per contributi del mese di luglio 2017 (doc. 21.4).
1.2. Con sentenza 30.2017.49 del 5 febbraio 2018, il TCA ha respinto, nella misura della sua ricevibilità, un ricorso “
per denegata / ritardata giustizia e di costatazione di inesistenza del debito con domande supercautelari e cautelari
” inoltrato da RI 1 contro la Cassa CO 1, trasmettendo nel contempo l’incarto all’amministrazione per l’emissione in tempi brevissimi delle decisioni di cui al consid. 11, del seguente tenore:
"
11. In conclusione, il ricorso tendente alla constatazione di inesistenza del debito e alla cancellazione dei precetti esecutivi si rivela irricevibile, in assenza di una decisione impugnabile, mentre il ricorso per denegata/ritardata giustizia va respinto, ciò che rende priva di oggetto la domanda cautelare.
L’incarto va comunque trasmesso alla Cassa di compensazione affinché entri nel merito della domanda di dilazione del pagamento dei contributi non ancora soluti ed emetta,
senza attendere
, una decisione formale.
La medesima Cassa dovrà inoltre emettere,
senza attendere
, un’ulteriore decisione formale che si esprima anche in merito ai PE n. _, _, e _ dell’UE di _, alla loro eventuale cancellazione e, più in generale, sui rapporti di dare ed avere tra le parti e tratti il presente ricorso quale opposizione alla decisione formale del 16 novembre 2017 relativa al PE n. _ nella misura in cui la decisione è stata notificata prima dell’inoltro del presente gravame. Se la decisione del 16 novembre 2017 è stata notificata contestualmente o successivamente all’inoltro del ricorso, il termine per inoltrare opposizione decorre dalla notifica della presente sentenza alla ricorrente (cfr. sentenza 30.2015 17 del 5 ottobre 2015 con rinvio alle sentenze K 35/00 del 21 agosto 2001 e 36.2001.76 del 20 settembre 2001).”
1.3. Con decisione del 21 marzo 2018, sostanzialmente confermata dalla decisione su opposizione del 29 agosto 2018 (doc. A), la Cassa CO 1 ha deciso di non richiedere la cancellazione delle esecuzioni nr. _, _, _ e _ all’Ufficio di esecuzione di _. Ribadito di aver correttamente informato il citato Ufficio dell’avvenuto totale pagamento dei debiti di cui alle predette esecuzioni (cfr. anche doc. D3, lettere dell’11 dicembre 2017), la Cassa rammenta lo scopo dell’art. 8 cpv. 3 LEF e rileva che solo se l’esecuzione si fonda su un errore o è nulla, la medesima deve essere cancellata. Ciò non sarebbe il caso nella fattispecie.
1.4. RI 1, rappresentata dall’avv. RA 1, è insorta al TCA contro la predetta decisione su opposizione, chiedendone l’annullamento e domandando di far ordine “
all’Ufficiale dell’Ufficio esecuzione di _ di procedere alla cancellazione immediata e definitiva di tutte le esecuzioni oggetto
” del ricorso (doc. I). L’insorgente, che solleva un diniego di giustizia nella misura in cui l’amministrazione non avrebbe preso posizione sulle sue censure, che richiama l’incarto della Cassa e l’incarto 30.2017.49 del TCA e che si lamenta del ritardo con il quale è stata emessa la decisione su opposizione, rileva che le pretese (contributi, interessi e spese) sono state interamente solute e di conseguenza oggetto del contendere è unicamente il rifiuto della Cassa di chiedere la cancellazione delle rispettive esecuzioni dal registro dell’Ufficio di esecuzione competente. La società solleva una violazione del principio della legalità (i motivi per non procedere alla cancellazione sarebbero demuniti di base legale materiale e formale), del principio della proporzionalità (la Cassa si ergerebbe a paladina del diritto all’informazione aziendale, compito che non le spetterebbe dovendo utilizzare il metodo meno incisivo per raggiungere il compito o lo scopo che la legge le ha affidato), del principio dell’interesse pubblico (la Cassa dovrebbe comprovare quale eventuale interesse pubblico imporrebbe all’amministrazione di non cancellare le esecuzioni) e della legge contro la concorrenza sleale (e meglio dell’art. 3 lett. a) LCSI). Essa afferma inoltre che “
ritenute come palesemente inveritiere, infondate e pacificamente fallaci le considerazioni della Cassa, le stesse adempiono altresì le condizioni del reato di diffamazione, sub. calunnia ai sensi degli art. 173, risp. 174 del nostro Codice penale. La ricorrente si riserva quindi di agire anche penalmente
”.
1.5. Con risposta del 18 ottobre 2018 la Cassa CO 1, rappresentata dall’avv. RA 2, chiede in ordine che il ricorso sia dichiarato irricevibile per incompetenza del Tribunale cantonale delle assicurazioni e nel merito la reiezione dell’impugnativa, con argomentazioni che, laddove necessario, saranno riprese in corso di motivazione (doc. III).
1.6. Il 19 ottobre 2018 il Giudice delegato del TCA ha scritto al legale della Cassa, chiedendo l’invio dell’incarto completo, accompagnato da un elenco preciso e dettagliato dei documenti che lo formano, entro il 25 ottobre 2018 (doc. V).
1.7. Il 25 ottobre 2018, ricevuto l’intero incarto, il Giudice delegato del TCA ha scritto al legale della Cassa di compensazione, ritornandogli gli atti ed assegnandogli un termine scadente il 5 novembre 2018 per produrre unicamente la documentazione pertinente per il caso di specie, per stilare un elenco degli atti preciso e dettagliato in italiano, ritenuto che esso è stato redatto in lingua tedesca (doc. VII).
1.8. Il 25 ottobre 2018 l’avv. RA 2, riferendosi allo scritto del 19 ottobre 2018 del giudice delegato del TCA, ha prodotto i documenti riferiti al caso di specie, con un elenco atti in lingua italiana (doc. VIII).
1.9. Il 26 ottobre 2018 il Giudice delegato del TCA ha scritto alla ricorrente, con copia alla Cassa, dicendo di attendere dall’amministrazione quanto richiesto per poter mettere a disposizione l’incarto completo alle parti (doc. IX).
1.10. Il 5 novembre 2018 la Cassa ha prodotto quanto richiesto (doc. X) ed il 7 novembre 2018 alle parti è stato assegnato un termine di 10 giorni per presentare eventuali nuovi mezzi di prova (doc. XI).
1.11. Il 14 novembre 2018 la ricorrente ha prodotto un nuovo documento da cui risulterebbe una situazione catastrofica della società solo ed esclusivamente a causa della non cancellazione dei citati precetti esecutivi ed ha chiesto l’edizione dalla Cassa di compensazione dell’elenco di tutte le esecuzioni spiccate nei confronti dei suoi debitori nel corso degli ultimi 5 anni e delle relative esecuzioni di cui la Cassa ha successivamente chiesto la cancellazione definitiva all’UE e di cui la Cassa ha invece rifiutato la cancellazione all’UE (doc. XII). Ciò poiché in passato la Cassa avrebbe sempre cancellato, ed a prima richiesta, le esecuzioni solute.
1.12. Con scritto 19 novembre 2018 la Cassa di compensazione ha prodotto ulteriori osservazioni, chiedendo che il ricorso sia dichiarato temerario, con conseguente assegnazione di ripetibili a suo favore, ritenuta l’assoluta incompetenza del TCA a decidere nel merito della cancellazione dei precetti esecutivi in esame (doc. XIV).
1.13. In data 27 novembre 2018 la ricorrente ha preso posizione, ritenendo questo TCA competente, poiché è l’operato della Cassa, ossia la decisione di non notificare all’UE di _ la cancellazione delle esecuzioni così come richiesto dalla ricorrente a dover essere giudicato. Secondo l’insorgente è questa imposizione di scelta insindacabile che è arbitraria e priva di qualsiasi fondamento giuridico, rilevato che tutti gli altri precetti esecutivi spiccati in passato, dopo il loro pagamento, sono stati cancellati. La ricorrente ribadisce che “
è la decisione della Cassa a mente della quale essa rifiuta di notificare la cancellazione delle esecuzioni che è qui un esame e di cui si richiede la riforma e non certo l’operato di terzi
”. La ricorrente ha poi rettificato il petitum, nel senso che: “
1. La Decisione 21 marzo 2018 della Cassa CO 1 (_) è integralmente annullata. La Cassa procederà entro 5 giorni dalla presente decisione a richiedere la cancellazione completa ed assoluta di tutte le esecuzioni da lei emesse a carico della qui ricorrente RI 1. 2. Protestate tasse, spese e ripetibili sia della procedura di opposizione, sia della presente procedura ricorsuale
” (doc. XVI).
1.14. Il 30 novembre 2018 l’avv. RA 2 ha prodotto la sua nota d’onorario per le prestazioni e spese dal 1° ottobre 2018 al 30 novembre 2018 per complessivi CHF 8'013.75 di cui chiede il rimborso in seguito alla sollevata temerarietà ed arbitrarietà del ricorso (doc. XVIII). Lo scritto è stato trasmesso alla ricorrente per conoscenza il 3 dicembre 2018 (doc. XIX).

in diritto
2.1. L’insorgente si lamenta della circostanza che l’assicuratore ha emanato la decisione su opposizione tardivamente e che la medesima non sarebbe sufficientemente motivata poiché non sarebbero state evase tutte le censure sollevate (doc. I).
2.2. Per quanto concerne la motivazione della decisione impugnata, va rammentato che ai sensi dell'art. 29 cpv. 2 Cost. le parti hanno diritto d'essere sentite. Per costante giurisprudenza, dal diritto di essere sentito deve in particolare essere dedotto il diritto per l'interessato di esprimersi prima della resa di una decisione sfavorevole nei suoi confronti, quello di fornire prove circa i fatti suscettibili di influire sul provvedimento, quello di poter prendere visione dell'incarto, quello di partecipare all'assunzione delle prove, di prenderne conoscenza e di determinarsi al riguardo (sentenza 9C_903/2011 del 25 gennaio 2013; sentenza del 29 giugno 2006 nella causa H 97/04; DTF 129 II 504 consid. 2.2, 127 I 56 consid. 2b, 127 III 578 consid. 2c, 126 V 131 consid. 2b; cfr. riguardo al previgente art. 4 cpv. 1 vCost., la cui giurisprudenza si applica anche alla nuova norma, DTF 126 I 16 consid. 2a/aa, 124 V 181 consid. 1a, 375 consid. 3b e sentenze ivi citate). Il diritto di essere sentito comprende l’obbligo per l’autorità di motivare le proprie decisioni. Tale obbligo ha lo scopo, da un lato, di porre la persona interessata nelle condizioni di afferrare le ragioni poste a fondamento del provvedimento impugnato e di poterlo impugnare con cognizione di causa, e dall’altro, di permettere all’autorità di ricorso di esaminare la fondatezza della decisione medesima. Ciò non significa che l’autorità sia tenuta a pronunciarsi in modo esplicito ed esaustivo su tutte le argomentazioni addotte; essa può occuparsi delle sole circostanze rilevanti per il giudizio, atte ad influire sulla decisione (cfr. DTF 141 IV 249; sentenza 6B_966/2014 del 6 marzo 2017, consid. 2; STF del 24 gennaio 2007, U 397/05, con riferimenti; DTF 129 I 232 consid. 3.2).
Nel caso di specie l’assicuratore ha sufficientemente indicato le ragioni per le quali ha respinto le richieste dell’insorgente, indicando per quale motivo, a suo parere, non sarebbero violati i principi della legalità, della proporzionalità, dell’interesse pubblico e la legge federale contro la concorrenza sleale.
La ricorrente ha compreso le motivazioni della reiezione della richiesta, tant’è che le ha approfonditamente contestate in un ricorso di 6 pagine, dove ha potuto ampiamente spiegare le proprie censure e produrre la documentazione a sostegno della sua tesi.
Ne segue che non vi è alcuna violazione del diritto di essere sentita.
2.3. A proposito del fatto che la Cassa di compensazione avrebbe impiegato 7 mesi prima di emettere la decisione su opposizione che, secondo l’insorgente, andava emanata immediatamente, va rilevato come nel caso di specie, in seguito alla richiesta della ricorrente del 31 gennaio 2018, il 21 marzo 2018 la Cassa ha emesso la decisione formale. In seguito all’opposizione del 20 aprile 2018 (doc. 21.3), il 29 agosto 2018 (doc. A), ossia poco più di 4 mesi dopo, l’amministrazione ha emesso la decisione su opposizione.
Ritenuto che in concreto non ci si trova a dover giudicare un ricorso per denegata/ritardata giustizia poiché la Cassa nel frattempo ha emesso la decisione su opposizione qui contestata, la questione non deve essere ulteriormente approfondita.
2.4. In concreto, con il ricorso, l’insorgente afferma di aver chiesto “
alla Cassa la cancellazione definitiva di precetti esecutivi emessi da quest’ultima poiché ritenuti ingiustificati e, ad oggi, da tempo liquidati
” (pag. 2, doc. I) e che “
qui dato a giudizio è esclusivamente la questione a sapere se la Cassa ha – o meno – il diritto di rifiutare la cancellazione definitiva di queste esecuzioni
” (pag. 2, doc. I).
L’assicurata chiede l’annullamento della decisione impugnata e che sia “
fatto ordine all’Ufficiale dell’Ufficio esecuzione di _ di procedere alla cancellazione immediata e definitiva di tutte le esecuzioni oggetto del presente gravame a carico della qui ricorrente
” (doc. I).
Il 27 novembre 2018 la ricorrente ha rettificato il petitum ed ha chiesto (doc. XVI):
"
(...)
1. La Decisione 21 marzo 2018 della Cassa CO 1 (_) è integralmente annullata. La Cassa procederà entro 5 giorni dalla presente decisione a richiedere la cancellazione completa ed assoluta di tutte le esecuzioni da lei emesse a carico della qui ricorrente RI 1.
2. Protestate tasse, spese e ripetibili sia della procedura di opposizione, sia della presente procedura ricorsuale.”
La Cassa sostiene che la richiesta non può essere inoltrata a questo Tribunale cantonale delle assicurazioni, essendo le esecuzioni in esame ormai pagate ed essendo stato il pagamento regolarmente annunciato all’Ufficio di esecuzione competente (cfr. doc. D3), ma deve semmai essere fatta valere all’ufficiale delle esecuzioni di _. Il ricorso sarebbe di conseguenza irricevibile.
2.5. Ai sensi dell’art. 8a cpv. 3 LEF gli Uffici non possono dar notizia a terzi circa procedimenti esecutivi (lett. a) nulli o annullati in seguito a impugnazione o a decisione giudiziale, (lett. b) per i quali il debitore ha esercitato con successo l’azione di ripetizione dell’indebito, (lett. c) per i quali il creditore ha ritirato l’esecuzione. L’art. 8a cpv. 4 LEF prevede che per i terzi, il diritto di consultazione si estingue cinque anni dopo la chiusura del procedimento. Successivamente, estratti sono rilasciati soltanto ad autorità giudiziarie o amministrative per procedimenti pendenti presso di loro.
Con sentenza 14.2016.137 del 24 novembre 2016, parzialmente pubblicata in RtiD II-2017 n. 36c, pag. 864 e seguenti, la Camera di esecuzione e fallimenti del Tribunale d’appello ha stabilito:
"
(...)
2. A dispetto del rinvio dell’istante (no. 10 dell’istanza) e del Pretore all’art. 85 LEF, la causa in esame in realtà non tende all’annullamento dell’esecuzione – che risultava estinta per pagamento già prima del suo avvio (...) – e neppure all’accertamento dell’inesistenza del credito posto in esecuzione – come detto pacificamente estinto – bensì esclusivamente alla cancellazione dell’esecuzione dal relativo registro, unica domanda figurante nell’istanza (oltre alla rifusione della tassa per l’estratto).
2.1. Orbene, la gestione del registro delle esecuzioni, e in particolare la comunicazione d’informazioni a terzi secondo l’art. 8a LEF, rientra nell’esclusiva competenza dell’ufficio d’esecuzione che tiene il registro, non in quella del giudice civile, neppure se egli è adito con un’azione di accertamento dell’inesistenza di un credito posto in esecuzione (sentenza del Tribunale federale 4A_440/2014 consid. 4.2, SZZP/RSPC 2015, 179 segg.). La richiesta di cancellazione di un’esecuzione – o meglio detto di divieto di comunicazione a terzi (in virtù dell’art. 8a cpv. 3 LEF) – dev’essere rivolta all’ufficio d’esecuzione competente, il quale valuterà se sono date le condizioni legali per accedere alla domanda, segnatamente se l’esecuzione è stata dichiarata nulla o annullata da una decisione giudiziale (art. 8a cpv. 3 lett. a LEF) oppure se risulta in modo indiscutibile dall’esito di una decisione giudiziale (ad esempio di disconoscimento o di accertamento negativo di debito) che l’esecuzione era ingiustificata sin dall’inizio (sentenza 4A_440/2014 citata sopra, consid. 4.2 e 2.1). La decisione dell’ufficio può essere impugnata con ricorso (giusta gli art. 17 e 18 LEF) dinanzi alle apposite autorità di vigilanza cantonali (art. 13 LEF) e non al giudice civile.
2.2. In riforma della sentenza impugnata l’istanza va pertanto dichiarata inammissibile per carenza di competenza per materia del giudice adito (art. 59 cpv. 2 lett. b e 60 CPC).
3. A scanso di equivoci va precisato che le esecuzioni estinte per pagamento, come quella in rassegna, continuano a essere comunicate a terzi ancora per cinque anni a contare dal pagamento (art 8a cpv. 4 LEF), a meno che vengano ritirate dal procedente (v. art. 8a cpv. 3 lett. c LEF; DTF 126 III 477 consid. 1/b e 129 III 286 consid. 3.1), è ciò per precisa volontà del legislatore (FF 1991 III 23, DTF 128 III 336; sentenza del Tribunale federale del 21 luglio 1999 pubblicata in BISchK 2000, pag. 89, citata nella Circolare n. 29/2004 di questa Camera, ad 1.2; Circolare n. 32/2005 sull’estinzione del diritto dei terzi alla consultazione degli atti degli uffici d’esecuzione [art. 8a cpv. 4 LEF] ad 1.2; Istruzione n. 4 dell’Alta Vigilanza in materia di esecuzione e fallimento [estratto dal registro delle esecuzioni 2016] ad n. 7).
Le sentenze citate dal primo giudice (DTF 141 III 68 segg.; 140 III 41 segg.) non giustificano una conclusione diversa. La prima precisa che una decisione giudiziale impedisce la comunicazione a terzi solo se accerta il carattere ingiustificato dell’esecuzione
sin dall’inizio
(DTF 141 III 75 consid. 2.6.1.1), ovvero se essa verte su un credito inesistente o estinto (anche per pagamento) già al momento del suo avvio; la seconda menziona incidentalmente il fatto che la decisione fondata sull’art. 85 LEF può giustificare la cessazione della comunicazione dell’esecuzione a terzi a norma dell’art. 8a cpv. 3 lett. a LEF (DTF 140 III 44 consid. 3.2.3), senza però precisarne le condizioni, che per invalsa giurisprudenza comprendono l’esigenza per cui l’esecuzione sia stata ingiustificata al momento della sua introduzione (DTF 125 III 336 consid. 3 con rinvii e 125 III 153 consid. 2/d), in altre parole che sia <<avvenuta indebitamente>> (v. FF 1991 III 23 [...]). Un pagamento effettuato in corso di procedura conferma invece che l’esecuzione non era indebita (fatta salva una successiva azione di ripetizione dell’indebito esercitata con successo, che nella misura in cui accerta l’inesistenza o l’inesigibilità del credito posto in esecuzione legittima una limitazione dell’informazione in virtù dell’art. 8a cpv. 3 lett. b LEF). Oltre che irricevibile l’istanza si rivela dunque anche infondata nel merito. (...)” (sottolineatura del redattore)
Nella citata sentenza 4A_440/2014 del 27 novembre 2014, al consid. 4.2, come evocato dalla CEF al consid. 2.1, il TF ha affermato:
"
(...)
Ein Begehren um "Löschung" eines Betreibungsregistereintrags, d.h. um Kennzeichnung des Eintrags mit einem entsprechenden Vermerk (
BGE 121 III 81
E. 4a S. 83 f.) bzw. um Nichtmitteilung eines Eintrags an Dritte, muss deshalb beim zuständigen Betreibungsamt gestellt werden. Gegen dessen Entscheid ist einzig die Beschwerde an die kantonale Aufsichtsbehörde (
Art. 17 SchKG
), an eine allfällige (
Art. 13 SchKG
; Amonn/Walther, a.a.O., S. 24) obere kantonale Aufsichtsbehörde nach
Art. 18 SchKG
und schliesslich an das Bundesgericht nach
Art. 19 SchKG
i.V.m.
Art. 72 Abs. 2 lit. a BGG
zulässig (s. dazu Pierre-Robert Gilliéron, Commentaire de la loi fédérale sur la poursuite pour dettes et la faillite, 1999, N. 33 und 64 zu
Art. 8a SchKG
; vgl. auch Peter, a.a.O., N. 36 zu
Art. 8a SchKG
).”
Cfr., oltre alle citate circolari n. 29/2004 del 3 novembre 2004 e n. 32/2005 del 6 dicembre 2005, anche la recente sentenza 4A_229/2018 del 12 ottobre 2018, dove il TF al consid.
7
in fine
, ha ribadito il medesimo concetto:
"
(...) Les conclusions tendant à la radiation de la poursuite, auxquelles la demanderesse se réfère, sont donc irrecevables car les tribunaux civils ne sont pas habilités à adresser des ordres à l'office des poursuites concernant la publicité d'une poursuite; les mesures voulues à ce sujet doivent être requises de l'office et, en cas de refus, réclamées auprès de l'autorité de surveillance par la voie de plainte selon l'
art. 17 LP
(arrêt 4A_440/2014 du 27 novembre 2014, consid. 4). Des conclusions ainsi inutiles et irrecevables, dans la demande en justice, ne sauraient influencer la détermination du for
.”
Lo stesso concetto è stato espresso nella recente sentenza 11.2016.36 del 28 febbraio 2018 della prima Camera civile del Tribunale d’appello che al consid. 8 ha affermato:
"
(...)
Sia come sia, la gestione del registro delle esecuzioni, inclusa la comunicazione di informazioni a terzi giusta l'art. 8
a
LEF, rientra nell'esclusiva competenza dell'Ufficio di esecuzione che tiene il registro, non in quella del giudice civile, neppure ove questi sia adito con un'azione di inesistenza del credito posto in esecuzione (sentenza del Tribunale federale 4A_440/2014 consid. 4.2, in: RSPC 2015 pag. 179). La richiesta di cancellazione di un'esecuzione – ovvero il divieto di comunicazione a terzi secondo l'art. 8
a
cpv. 3 LEF – dev'essere diretta perciò all'Ufficio di esecuzione, il quale deciderà se sono date le condizioni per accoglierla, in particolare se l'esecuzione è stata dichiarata nulla o annullata da una decisione giudiziale (art. 8
a
cpv. 3 lett. a LEF) oppure se essa risulta ingiustificata sin dall'inizio in modo indiscutibile da una decisione giudiziale (per esempio di disconoscimento o di inesistenza di debito). La decisione dell'Ufficio potrà poi essere impugnata con ricorso all'Autorità di
vigilanza (art. 13, 17 e 18 LEF), non al giudice civile (RtiD II-2017
pag. 864; II CCA, sentenza inc. 12.2015.208 del 7 febbraio 2017 consid. 11)”
Il dispositivo n. 10 della sentenza impugnata è stato conseguentemente riformato nel senso che la richiesta intesa all’annullamento del precetto esecutivo è stata dichiarata irricevibile “
e va sottoposta all’Ufficio esecuzioni
” competente.
Alla stessa conclusione è giunto, in ambito amministrativo, il Tribunale amministrativo del Canton Zurigo, il quale in una sentenza VB.2016.00387 del 6 dicembre 2016, al consid.
1.2, ha affermato:
"
(...)
Art. 8 Abs. 3 lit. a SchKG bildet jedoch keine gesetzliche Grundlage, worauf gestützt das Verwaltungsgericht einem Betreibungsamt Anweisungen geben könnte, wie es der Beschwerdeführer hier verlangt. Die Anwendung von Art. 8 Abs. 3 lit. a SchKG steht vielmehr in der ausschlisslichen Kompetenz der Betreibungsbehörden, weshalb ein Begehren um “Löschung” eines Betreibungsregistereintrags, das heisst um Kennzeichnung des Eintrags mit einem entsprechenden Vermerk (BGE 121 III 81 E. 4a) bzw. um Nichtmitteilung eines Eintrags an Dritte, beim zuständigen Betreibungsamt direkt gestellt werden muss.
Gegen dessen Eintscheid ist die Beschwerde nach Art. 17 SchKG an die kantonale Aufsichtsbehörde zulässig (zum Ganzen BGr, 27 November 2014, 4A_440/2014, E. 4.2). Fehlt dem Verwaltungsgericht mithin diesbezüglich die sachliche Zuständigkeit für die materielle Behandlung des Löschungsbegehrens des Beschwerdeführers bzw. die Kompetenz, das zuständige Betreibungsamt entsprechend anzuweisen, ist auf die Beschwerde in diesem Punkt nicht einzutreten.”
Ne segue che questo Tribunale non è competente per ordinare all’Ufficiale dell’UE di _ di procedere alla cancellazione immediata dei precetti in esame (petitum del ricorso, doc. I).
2.6. Non può neppure essere dato seguito al petitum rettificato dall’assicurata il 27 novembre 2018, ossia di far ordine alla Cassa e non all’Ufficiale dell’UE di _, di richiedere la cancellazione completa ed assoluta delle esecuzioni emesse a carico della ricorrente (doc. XVI). A prescindere dalla circostanza che l’interessata sembra aver ampliato le sue richieste, chiedendo l’annullamento anche di esecuzioni non oggetto della decisione impugnata e pertanto neppure del ricorso (cfr. a questo proposito la sentenza 30.2017.49 del 5 febbraio 2018, consid. 4, relativa alla vertenza per denegata giustizia tra le medesima parti), va evidenziato quanto segue.
La ricorrente sostiene che “
è la decisione della Cassa a mente della quale essa rifiuta di notificare la cancellazione delle esecuzioni che è qui un esame e di cui si richiede la riforma e non certo l’operato di terzi
”. Ora, così come il TCA non è competente a statuire in merito alla cancellazione di un PE, allo stesso modo questo Tribunale non può obbligare la Cassa ad intervenire presso l’Ufficiale d’esecuzione competente per procedere alla sua cancellazione. Infatti, la domanda rettificata non modifica il principio secondo cui la gestione del registro delle esecuzioni, e in particolare la comunicazione d’informazioni a terzi secondo l’art. 8a LEF, rientra nell’esclusiva competenza dell’ufficio d’esecuzione che tiene il registro e la richiesta di cancellazione di un’esecuzione – o meglio detto di divieto di comunicazione a terzi (in virtù dell’art. 8a cpv. 3 LEF) – dev’essere rivolta all’ufficio d’esecuzione competente (cfr. sentenza CEF 14.2016.137 del 24 novembre 2016).
Va a questo proposito rammentata la sentenza dell’8 novembre 2006, pubblicata in BISchK 2008, a pag. 16, e citata da Eric Muster, in BISchK 2014, pag. 161-178, “
Les renseignements (articles 8a LP)”,
dove
l’autorità di vigilanza di Basilea Città ha stabilito che la via del ricorso ai sensi dell’art. 17 LEF non consente all’escusso di fare
imporre al precettante
di mantenere la promessa di ritirare l’opposizione (“
Der Vollzug des Versprechens der Beteribungsgläuberin gegenüber ihrem Betreibungsschuldner, die Betreibung zurückzuziehen, kann nicht mittels Beschwerde erzwungen werden
”).
Del resto, come visto, le esecuzioni estinte per pagamento, come quelle in rassegna (cfr. doc. D3), continuano ad essere comunicate a terzi ancora per cinque anni a contare dal pagamento (art. 8a cpv. 4 LEF), a meno che vengano ritirate dal procedente (v. art. 8a cpv. 3 lett. c LEF; DTF 126 III 477 consid. 1/b e 129 III 286 consid. 3.1), è ciò per precisa volontà del legislatore.
A questo proposito la Giudice federale Elisabeth Escher ed il cancelliere del Tribunale federale Marco Levante, in: BISchK 2016, pag. 136-145: “
Aus der bundesrechtlicher Rechtsprechung zum Einsichtsrecht nach Art. 8a SchKG
”, a pag. 142, hanno rammentato che non vi è alcun obbligo del creditore di ritirare la sua esecuzione dopo il ricevimento del pagamento da parte del debitore, che la sua promessa in tal senso non può essere fatta valere per via di ricorso e che anche in caso di pagamento diretto presso l’Ufficio d’esecuzione il debitore non può chiedere la cancellazione dell’esecuzione dal registro. Il motivo risiede nella circostanza che il legislatore ha espressamente voluto che i terzi possano avere conoscenza della presenza di un’esecuzione durante cinque anni dalla fine della procedura (“
Umgekehrt besteht keine Pflicht des Gläubigers, seine Betreibung zurückzuziehen, nachdem er von seinem Schuldner die enstrepechende Zahlung erhalten hat
37
.
Sein Versprechen kann nicht auf dem Beschwerdeweg durchgesetzt werden
38
. Selbst nach Zahlung an das Betreibungsamt kann der Schuldner nicht verlangen, die Betreibung aus dem Register zu entfernen
39
. Grund ist, dass der Gesetzgeber bewusst wollte, dass Dritte während einer Frist von fünf Jahren nach Abschluss des Verfahrens (art. 8a Abs. 4 SchKG) Kenntnis vom Bestehen von Betreibungen erhalten können
”).
Essi citano la sentenza pubblicata in DTF 128 III 334, pag. 336 (dove il TF ha affermato che il creditore “
n’est d’ailleurs pas tenu de retirer sa poursuite après en avoir reçu paiement par son debiteur [...]
”) ed Eric Muster, in: BISchK 2014, pag. 161-178, “
Les renseignements (articles 8a LP)”;
dove a pag. 173 l’autore afferma che
“une poursuite payée par le debiteur à l’office des poursuites peut être ultérieurement retirée
115
. Savoir si la poursuite a été retirée avant ou après le paiement de la créance importe peu. Une poursuite éteinte par paiement, puis retirée par le creancier, ne doit pas être communiquée aux tiers
116
. Ce retrait est indispensable pour en empêcher la communication aux tiers, puisque le paiement est à lui seul insuffisant
117
”.
Nel Messaggio concernente la revisione della legge federale sulla esecuzione e sul fallimento dell’8 maggio 1991 (FF 1991 III 23), il Consiglio federale ha affermato che “
il debitore che ha pagato soltanto dopo essere stato escusso ha dimostrato, in conclusione, di essere solvibile. Nell’ottica della tutela del patrimonio, non sarebbe dunque indispensabile consentire il diritto di consultare dati concernenti un’esecuzione terminata con il pagamento da parte del debitore. Nondimeno, secondo il nostro Collegio vi è comunque l’esigenza di tutelare il creditore, poiché sussiste una messa in pericolo, perlomeno latente, del suo patrimonio: il fatto che il debitore paghi soltanto in seguito ad esecuzione può essere il primo campanello d’allarme di una situazione di insolvenza. Inoltre, il ritardo con cui procede a pagamento può essere indizio di una dubbia moralità nel soddisfare le proprie obbligazioni.
”
Con sentenza 7B.224/2006 del 22 febbraio 2007, pubblicata in Pra 2007 No. 72 pag. 478 e citata da Escher/Levante, op. cit., loc. cit., il TF, al consid. 2, oltre a riprendere in sostanza quanto asserito dal Consiglio Federale (“[...]
Entgegen der Ansicht des Beschwerdeführers habe aber diejenige Betreibung, deren zugrundliegende Schuld direkt an das Betreibungsamt bezahlt werde, weiterhin in den Betreibungsauskünften zu erscheinen, weil sie Aufschluss über die Zahlungswilligkeit geben könne
” e che “
Wenn im Betreibungsregister-Auszug die fragliche Betreibung als am 3.
Oktober 2005 durch Zahlung an das Betreibungsamt als erledigt werde, so sei dies somit folgerichtig und nicht zu beanstanden
”), ha esaminato i dibattiti parlamentari in merito all’adozione dell’art. 8a LEF, le sentenze cantonali e la dottrina, concludendo che a giusta ragione il Tribunale cantonale ha tutelato la decisione dell’Ufficio di esecuzione di non cancellare l’esecuzione, malgrado il pagamento della pretesa, non essendo dato alcun presupposto di cui all’art. 8a LEF.
Tornando al caso di specie,
l’insorgente il 27 novembre 2017 aveva inoltrato a questo TCA un ricorso “
per denegata / ritardata giustizia e di costatazione di inesistenza del debito con domande supercautelari e cautelari
”
, respinto, nella misura in cui era ricevibile, il 5 febbraio 2018 (inc. 30.2017.49), in assenza di una decisione impugnabile su questo punto. In seguito tuttavia l’insorgente non ha più insistito su questa strada, ma ha chiesto la cancellazione dei PE dopo aver “
preso atto che
” la Cassa l’11 dicembre 2017 (cfr. doc. D3) “
ha nel frattempo notificato all’Ufficio di esecuzioni di _ (...) l’avvenuto pagamento delle esecuzioni
” in esame (lettera del 31 gennaio 2018, doc. 21.4; cfr. anche opposizione del 20 aprile 2018, pag. 2 punto 3 in fine: “
Qui dato a giudizio è esclusivamente la questione a sapere se la Cassa ha – o meno – il diritto di rifiutare la cancellazione di queste esecuzioni
”; doc. 21.3).
Per cui, ritenuto che l’insorgente ha chiesto sia con il ricorso che con la rettifica, la “
cancellazione
” delle esecuzioni (inizialmente solo 4 e direttamente all’Ufficiale dell’Ufficio di esecuzione di _, in seguito di tutte quelle emesse a suo carico dalla convenuta e per il tramite della Cassa) e che, contrariamente a quanto fatto innanzi al TCA nell’ambito della procedura per denegata giustizia 30.2017.49 sfociata nella sentenza del 5 febbraio 2018, in questa sede non ha inoltrato una domanda di
“costatazione di inesistenza del debito”
(recte: del credito posto in esecuzione), né ha avviato un’azione di ripetizione dell’indebito, e che la sua impugnativa non tende all’annullamento delle esecuzioni, che risultavano già estinte prima dell’avvio della presente procedura e neppure dell’inesistenza dei debiti posti in esecuzione, il suo ricorso si rivela irricevibile, non essendo questo Tribunale competente per decidere nel merito della richiesta.
Quanto all’asserita violazione degli art. 173 CP (diffamazione) e 174 (calunnia) CP, trattandosi di reati perseguibili unicamente a querela di parte, spetta semmai all’insorgente, se ritiene dati i presupposti, rivolgersi all’autorità penale competente.
2.7. In queste condizioni, visto l’esito del ricorso, le prove chieste dalle parti non vanno assunte.
Va qui rammentato che conformemente alla costante giurisprudenza, qualora l’istruttoria da effettuare d’ufficio conduca l’amministrazione o il giudice, in base ad un apprezzamento coscienzioso delle prove, alla convinzione che la probabilità di determinati fatti deve essere considerata predominante e che altri provvedimenti probatori non potrebbero modificare il risultato, si rinuncerà ad assumere altre prove (apprezzamento anticipato delle prove; Kieser, Das Verwaltungsverfahren in der Sozialversicherung, pag. 212 no. 450, Kölz/Häner, Verwaltungsverfahren und Verwaltungsrechtspflege des Bundes, 2a ed., pag. 39 no. 111 e pag. 117 no. 320; Gygi, Bundesverwaltungsrechtspflege, 2a ed., pag. 274; cfr. anche STFA dell'11 gennaio 2002 nella causa C., H 103/01; DTF 122 II 469 consid. 4a, 122 III 223 consid. 3c, 120 Ib 229 consid. 2b, 119 V 344 consid. 3c e riferimenti). Tale modo di procedere non costituisce una violazione del diritto di essere sentito desumibile dall'art. 29 cpv. 2 Cost. (e in precedenza dall'art. 4 vCost.; DTF 124 V 94 consid. 4b, 122 V 162 consid. 1d, 119 V 344 consid. 3c e riferimenti).
2.8.
La Cassa, rappresentata da un legale, sostiene che il ricorso sarebbe temerario ed arbitrario e che pertanto devono esserle riconosciute ripetibili che quantifica in CHF 8'013.75.
Per l’art. 61 LPGA, fatto salvo l’articolo 1 capoverso 3 della legge federale del 20 dicembre 1968 sulla procedura amministrativa, la procedura dinanzi al tribunale cantonale delle assicurazioni è retta dal diritto cantonale. Essa deve tuttavia soddisfare le esigenze poste alle lettere a-g del citato disposto.
L’art. 61 lett. a LPGA prevede che la procedura deve essere semplice, rapida, di regola pubblica e gratuita per le parti; la tassa di giudizio e le spese di procedura possono tuttavia essere imposte alla parte che ha un comportamento temerario o sconsiderato.
A norma dell’art. 29 cpv. 1 Lptca la procedura è gratuita per le parti.
L’art. 29 cpv. 2 Lptca prevede che la procedura di ricorso concernente le controversie relative all’assegnazione o al rifiuto di prestazioni dell’assicurazione per l’invalidità è soggetta a spese; l’entità delle spese è determinata fra 200.- - e 1000.- -franchi in funzione delle spese di procedure e senza riguardo al valore litigioso.
Per l’art. 29 cpv. 3 Lptca alla parte che provoca la causa per leggerezza o per un comportamento temerario, sono imposte la tassa di giustizia e le spese di procedura.
Secondo l’art. 29 cpv. 4 Lptca
negli altri casi la tassa di giustizia, quando è dovuta, è fissata tra 200 e 1’000 franchi.
Con sentenza B 32/06 del 30 settembre 2009 in ambito di previdenza professionale il Tribunale federale ha rammentato che una
conduzione temeraria o sconsiderata comporta il dovere di indennizzare le spese di patrocinio legale dell'istituto di previdenza vincente in causa (DTF 126 V 143 consid. 4b pag. 150 seg.). I concetti di temerarietà e sconsideratezza possono segnatamente realizzarsi nel caso in cui una parte intenzionalmente dichiara conformi alla realtà fatti non veri oppure fonda la propria posizione su circostanze delle quali dovrebbe conoscere l'inesattezza in base all'attenzione che può essere da lei pretesa oppure provoca un dispendio inutile e rilevante (sentenza del Tribunale federale delle assicurazioni B 119/03 del 10 dicembre 2004 consid. 7.1 con riferimenti, in RtiD 2005 II pag. 243). Per contro la mancanza di probabilità di esito favorevole di un ricorso non consente di considerarlo di per sé temerario o sconsiderato, a tale circostanza dovendosi aggiungere l'elemento soggettivo stante il quale, pur potendo senz'altro ragionevolmente riconoscere l'improbabilità di successo della procedura, la parte la promuove ugualmente (DTF 124 V 285 consid. 3b pag. 288).
Nel caso in esame questo Tribunale non rileva motivi per ritenere temerario o sconsiderato il ricorso dell’insorgente.
Seppur irricevibile l’impugnativa ed il comportamento della ricorrente non possono essere considerati temerari, giacché l’assicurata si è limitata a far valere i propri diritti sollevando questioni che andavano esaminate approfonditamente.
In tali condizioni questo Tribunale prescinde dal prelievo di tasse e spese e dall’assegnazione di ripetibili.