Decision ID: fc0fe696-e572-5c84-ab7d-da5c5ba17123
Year: 2008
Language: it
Court: CH_BVGE
Chamber: CH_BVGE_001
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: 

Ritenuto in fatto e considerato in diritto:
che con lettere del 28 luglio e 20 agosto 2007 A._, cittadina senegalese domiciliata a B._, ha invitato la madre C._, cittadina senegalese nata il..., a venire in Svizzera per una visita, garantendo nel contempo l'assunzione di tutte le spese, vitto, alloggio ed ogni altra incombenza di ordine finanziario relative al soggiorno di quest'ultima;
che essa ha inoltre affermato che durante il suo soggiorno sul territorio della Confederazione la madre, la quale soffre di disturbi di pressione comunque non tali da pregiudicarne il rientro in patria, sarà visitata dal medico di famiglia e informato che quest'ultima, analfabeta, sarà accompagnata in Svizzera da un'altra figlia la quale presenterà pure una domanda di visto;
che l'invitante ha infine precisato come C._, la quale vive in patria con il marito, quattro figli e quattro nipoti, avrebbe fatto ritorno in Senegal nei termini prescritti;
che in data 20 agosto 2007, C._ ha presentato all'Ambasciata di Svizzera a Dakar una domanda di visto turistico per la Svizzera, al fine di soggiornare per un periodo di tre settimane presso la figlia A._ e il genero D._, precisando nel contempo di essere coniugata e pensionata;
che a sostegno della succitata domanda di visto, l'interessata ha in particolare prodotto agli atti una dichiarazione con la quale si impegnava a lasciare la Svizzera al termine del visto postulato, una copia dell'assicurazione viaggio conclusa in suo favore, una copia della riservazione di un biglietto aereo per la Svizzera, un certificato medico attestante che essa non soffre di alcuna patologia clinicamente percettibile ad eccezione di un'ipertensione arteriosa, nonché una dichiarazione del medico curante dell'invitante con la quale egli conferma che avrebbe sottoposto l'interessata ad una visita medica al momento del suo arrivo in Svizzera;
che in data 8 ottobre 2007, l'UFM ha emesso una decisione di rifiuto dell'autorizzazione d'entrata in Svizzera nei confronti di C._, considerando in sostanza che, tenuto conto della situazione socioeconomica prevalente in Senegal, ed in particolare delle disparità
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economiche esistenti tra questo paese e la Svizzera, la sua uscita dal territorio della Confederazione alla scadenza del soggiorno previsto non poteva essere considerata come sufficientemente assicurata;
che l'autorità intimata ha inoltre sottolineato il fatto che l'interessata non può avvalersi di legami professionali stretti con il suo paese d'origine e che la presenza della figlia in Svizzera potrebbe costituire un ulteriore motivo per stabilirvisi durevolmente;
che con scritto del 2 novembre 2007, agendo per il tramite del suo patrocinatore, C._ ha interposto ricorso avverso la precitata decisione, chiedendone l'annullamento e il rilascio di un'autorizzazione d'entrata in Svizzera, ed affermando di intrattenere stretti legami con il Senegal, paese in cui vivono il marito e nove figli e dove gode di una situazione economica di tutto rispetto in rapporto alla realtà del paese;
che l'interessata ha inoltre rilevato che, data la sua età (71 anni), è normale che non abbia dei legami professionali in patria, rammentando nel contempo come la figlia ed il genero si fossero assunti tutte le spese relative alla sua visita, portandosi inoltre garanti del suo rientro in patria al termine della stessa;
che chiamato ad esprimersi sul ricorso, con preavviso del 28 dicembre 2007, l'UFM ha postulato la reiezione del gravame, ritenendo come il rientro in patria di C._ non fosse sufficientemente garantito e sottolineando che i motivi di tipo economico e familiare sollevati dalla ricorrente andavano relativizzati in ragione delle importanti disparità socioeconomiche esistenti tra il Senegal e la Svizzera;
che, invitata a prendere posizione in merito al preavviso dell'autorità intimata, la ricorrente non ha reagito;
che, riservate le eccezioni previste all'art. 32 della legge federale del 17 giugno 2005 sul Tribunale amministrativo federale (LTAF, RS 173.32), giusta l'art. 31 LTAF il Tribunale amministrativo federale (di seguito: TAF o il Tribunale) giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi dell'art. 5 della legge federale del 20 dicembre 1968 sulla procedura amministrativa (PA, RS 172.021) prese dalle autorità menzionate agli art. 33 e 34 LTAF;
che in particolare, le decisioni in materia di rifiuto dell'autorizzazione d'entrata in Svizzera rese dall'UFM - il quale costituisce un'unità
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dell'amministrazione federale come definita all'art. 33 let. d LTAF - possono essere impugnate dinanzi al TAF, il quale statuisce in via definitiva (cfr. art. 1 cpv. 2 LTAF in relazione con l'art. 83 let. c cifra 1 della legge federale del 17 giugno 2005 sul Tribunale federale [LTF, RS 173.110]);
che l'entrata in vigore, il 1° gennaio 2008, della legge federale sugli stranieri del 16 dicembre 2005 (LStr, RS 142.20) ha comportato l'abrogazione della legge federale del 26 marzo 1931 concernente la dimora e il domicilio degli stranieri (vLDDS, CS 1 117), conformemente all'art. 125 LStr (in relazione con la cifra I del suo allegato), e di alcune ordinanze d'esecuzione, quali in particolare l'ordinanza del 14 gennaio 1998 concernente l'entrata e la notificazione degli stranieri (vOEnS, RU 1998 194), in virtù dell'art. 39 dell'ordinanza del 24 ottobre 2007 concernente la procedura d'entrata e di rilascio del visto (OPEV, RS 142.204), e dell'ordinanza del 6 ottobre 1986 che limita l'effettivo degli stranieri (vOLS, RU 1986 1791), conformemente all'art. 91 dell'ordinanza del 24 ottobre 2007 sull'ammissione, il soggiorno e l'attività lucrativa (OASA, RS 142.201);
che la domanda oggetto della presente procedura di ricorso è stata presentata prima dell'entrata in vigore della LStr, il vecchio diritto (materiale) è quindi applicabile alla presente fattispecie, in conformità alla regolamentazione transitoria di cui all'art. 126 cpv. 1 LStr;
che, di contro, conformemente alla regolamentazione transitoria di cui all'art. 126 cpv. 2 LStr, la procedura inerente le domande presentate prima dell'entrata in vigore, il 1° gennaio 2008, della LStr è retta dal nuovo diritto;
che, salvo i casi in cui la LTAF non disponga altrimenti, la procedura davanti al Tribunale amministrativo federale è retta dalla PA (art. 37 LTAF);
che C._ ha diritto di ricorrere (art. 48 PA) e che il suo ricorso, presentato nella forma e nei termini prescritti dalla legge, è ricevibile (cfr. art. 50 e 52 PA);
che per l'entrata in Svizzera gli stranieri devono disporre di un visto (cfr. art. 1 cpv. 1 in fine e art. 3 vOEnS);
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che, salvo disposizioni contrarie, il rilascio del visto compete all'UFM (art. 18 vOEnS in relazione con l'art. 25 cpv. 1 lett. a vLDDS);
che nelle loro decisioni, le autorità competenti a concedere i permessi terranno conto degli interessi morali ed economici del paese nonché dell'eccesso della popolazione straniera (cfr. art. 16 cpv. 1 vLDDS) e saranno tenute ad assicurare un rapporto equilibrato tra l'effettivo della popolazione svizzera e quello della popolazione straniera residente (cfr. art. 1 lett. a vOLS);
che la Svizzera non può accogliere tutti gli stranieri che desiderano venire in questo paese, sia che si tratti di soggiorni di breve che di lunga durata, quindi è legittimo applicare una politica restrittiva in materia di ammissione (cfr. DTF 122 II 1 consid. 3a p. 6 segg.; ALAIN WURZBURGER, La jurisprudence récente du Tribunal fédéral en matière de police des étrangers, Revue de Droit administratif et de Droit fiscal [RDAF] 1997, p. 287);
che esse devono quindi assicurarsi che gli stranieri ammessi in Svizzera dispongano sia della possibilità che della volontà di rientrare nel loro paese d'origine, in caso di bisogno o al termine del loro soggiorno (cfr. art. 1 cpv. 2 lett. c e 14 cpv. 1 vOEnS);
che a questo proposito giova sottolineare che l'ordinamento giuridico svizzero non garantisce alcun diritto all'entrata in Svizzera, né alla concessione di un visto (cfr. art. 4 vLDDS, in relazione con l'art. 9 cpv. 1 vOEnS; cfr. inoltre PHILIP GRANT, La protection de la vie familiale et de la vie privée en droit des étrangers, Basilea/Ginevra/Monaco 2000, p. 24; PETER UEBERSAX, Einreise und Anwesenheit in: Uebersax/Münch/ Geiser/Arnold, Ausländerrecht, Basilea/Ginevra/Monaco 2002, n. 5.28 ss);
che il visto è rifiutato se lo straniero non adempie alle condizioni d'entrata di cui all'art. 1 vOEnS (cfr. 14 cpv. 1 vOEnS), vale a dire in particolare se non fornisce garanzie necessarie che la sua partenza dalla Svizzera avverrà nei termini prescritti (cfr. art. 1 cpv. 2 lett. c vOEnS);
che un visto è inoltre rifiutato qualora sussistono fondati dubbi sullo scopo del soggiorno (cfr. art. 14 cpv. 2 let. c vOEnS);
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che un permesso d'entrata in Svizzera non può quindi essere rilasciato allorquando il rientro nel paese d'origine non è assicurato, sia in ragione della situazione politica o economica difficile prevalente, sia in funzione della situazione personale del richiedente;
che nella fattispecie, tenuto conto dell'insieme delle risultanze dell'incarto, il TAF ritiene che l'uscita dalla Svizzera di C._ alla scadenza del soggiorno previsto non può essere considerata come sufficientemente assicurata;
che in effetti, in ragione della situazione socio-economica difficile regnante in Senegal, e viste le considerevoli disparità economiche esistenti tra questo paese e la Svizzera, il TAF non può escludere il rischio che l'interessata non faccia ritorno in patria alla scadenza del visto richiesto;
che l'esperienza insegna inoltre che sovente i beneficiari di un permesso d'entrata, dal momento in cui si trovano in Svizzera, non prendono più in considerazione il ritorno nel loro paese d'origine, e che, nonostante le promesse di lasciare il territorio della Confederazione al termine del periodo di visita concesso, non esitano ad utilizzare tutti i mezzi a loro disposizione, mettendo a profitto il loro soggiorno in questo paese per risiedervi ad un titolo qualsiasi;
che, in ragione della situazione personale di C._, questa ipotesi non può essere esclusa nella fattispecie;
che dalle informazioni fornite alle autorità elvetiche nel corso della procedura si evince che il marito e nove figli della richiedente vivono in Senegal;
che, sebbene si debba riconoscere che dei legami familiari così stretti siano tali, in una certa misura, da incitare una persona a rientrare in patria al termine del soggiorno auspicato, essi non sono comunque sufficienti ad assicurarne il ritorno nel paese d'origine;
che, tuttavia, nella misura in cui la richiedente ritrova in Svizzera la figlia e il genero, non si può escludere che, una volta arrivata sul territorio della Confederazione, essa tenti con ogni mezzo di restarvici;
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che nel quadro della procedura inerente la sua domanda di visto C._ ha affermato di essere pensionata e che di conseguenza non intrattiene alcun legame professionale con il Senegal;
che nel suo ricorso del 2 novembre 2007, l'interessata ha certo rilevato di godere di una buona situazione economica secondo gli standard di vita senegalesi, senza tuttavia fornire alcun documento tale da comprovare tali affermazioni, le sue dichiarazioni a questo proposito rimangono pertanto alla stadio della mera allegazione di fatto;
che la ricorrente ha rinunciato al suo diritto di replicare e non ha quindi apportato alcuna ulteriore delucidazione in merito alla sua situazione personale e finanziaria;
che nelle sue lettere di invito del 28 luglio, rispettivamente 20 agosto 2007, A._ ha affermato che durante il suo soggiorno sul territorio della Confederazione la madre sarebbe stata visitata dal medico di famiglia, come peraltro confermato da quest'ultimo (cfr. dichiarazione del medico dell'8 agosto 2007);
che, malgrado risulti dal certificato medico agli atti allestito dal medico senegalese che C._ non soffre di alcuna patologia clinicamente percettibile ad eccezione di un'ipertensione arteriosa, non si può escludere che dall'esame medico a cui si sottoporrà in Svizzera risulti che essa non sia più in grado di viaggiare, con conseguente incapacità di lasciare il territorio della Confederazione al termine del soggiorno auspicato;
che, sebbene sia stata conclusa un'assicurazione viaggio in favore dell'interessata, rimangono aperti dei quesiti in merito alla presa a carico di eventuali costi per cure mediche e degenze ospedaliere;
che infine, in una domanda di informazioni all'intenzione del segretario generale del Dipartimento federale degli affari esteri (cfr. email dell'8 agosto 2007), D._ ha richiesto delle delucidazioni in merito alla possibilità della suocera di rimanere in Svizzera, ciò che fa sorgere dei dubbi in merito alle reali intenzioni degli invitanti (cfr. art. 14 cpv. 2 let. c vOEnS);
che, di transenna, il rifiuto di cui è stata oggetto C._ non è tale da costituire un ostacolo al mantenimento delle relazioni con la figlia e il genero residenti in Svizzera, potendo quest'ultimi renderle a loro
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volta visita, e questo nonostante gli inconvenienti di ordine pratico o economico che ne potrebbero derivare;
che le garanzie fornite da A._ e D._ in relazione alla presa a carico delle spese cagionate dal soggiorno auspicato, nonché le loro assicurazioni secondo le quali l'invitata avrebbe lasciato la Svizzera allo spirare del visto, non sono tali da impedire ad un cittadino straniero, una volta sul territorio elvetico, di intraprendere i passi necessari per stabilirvisi durevolmente (cfr. sentenza del Tribunale federale 6S.281/2005 del 30 settembre 2005);
che l'esperienza ha a più riprese dimostrato come le dichiarazioni d'intenzione formulate in merito all'uscita puntuale dalla Svizzera allo scadere del visto, così come le garanzie finanziarie fornite dall'ospitante, costituiscono delle semplici dichiarazioni d'intenzione, prive di effetti giuridici e non sono pertanto sufficienti ad assicurare la partenza di un cittadino straniero nei termini stabiliti (cfr. Giurisprudenza delle autorità amministrative della Confederazione [GAAC] 57.24);
che a questo proposito occorre precisare che il rifiuto dell'autorizzazione d'entrata in oggetto non è tale da mettere in discussione la buona fede di persone residenti regolarmente in Svizzera, le quali hanno invitato un terzo domiciliato all'estero per un soggiorno turistico;
che l'avvenuta stipulazione in favore di C._ di una polizza assicurativa relativa al suo prospettato soggiorno in Svizzera non è tale da modificare la situazione, in quanto le garanzie fornite sul piano finanziario, sebbene siano effettivamente prese in considerazione al momento di pronunciarsi sulla questione di sapere se un visto può essere accordato ad un cittadino straniero che lo sollecita, non possono essere considerate come decisive, nella misura in cui esse non vincolano la richiedente, la quale risponde individualmente del proprio comportamento e di conseguenza non permettono minimamente di escludere l'eventualità che l'interessata, una volta in Svizzera, non cerchi di prolungare la sua presenza (cfr. a questo proposito la sentenza del Tribunale federale 6S.281/2005 sopra citata);

che, alla luce di quanto esposto, il TAF ritiene che il ritorno in patria della richiedente non può essere considerato come sufficientemente garantito (cfr. art. 1 cpv. 2 lett. c vOEnS), e che sussistono dei fondati
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dubbi in merito allo scopo del soggiorno (art. 14 cpv. 2 let. c vOEns), di modo che le condizioni per il rilascio di un permesso d'entrata non sono adempiute;
che la decisione impugnata si rileva essere conforme al diritto (cfr. art. 49 PA);
che il ricorso è respinto;
che le spese di procedura sono pertanto poste a carico della ricorrente (cfr. art. 63 cpv. 1 prima frase PA in relazione con gli art. 1 a 3 del Regolamento del 21 febbraio 2008 sulle tasse e sulle spese ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale [TS-TAF, RS 173.320.2]);