Decision ID: bfdf9828-c5c7-5da1-8fa4-6f479d113200
Year: 2010
Language: it
Court: TI_GIAR
Chamber: TI_GIAR_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: penal_law

ritenuto e considerato,
in fatto
A.
_ è stato arrestato, unitamente a _ e _, il 13 dicembre 2009 con contestuale promozione dell’accusa per titolo di ripetuto furto (tentato e consumato), violazione di domicilio, danneggiamento, infrazione alla LStr., falsità in certificati, falsità in documenti e circolazione senza licenza di condurre (cfr. doc. inc. GIAR 583.2009.1).
L’arresto è stato confermato dal GIAR il giorno successivo, ritenuti dati, oltre che seri e concreti indizi di colpevolezza, bisogni dell’istruzione, pericolo di fuga e pericolo di recidiva (cfr. doc. inc. GIAR 583.2009.1).
Il 3 febbraio 2010 il Procuratore pubblico ha ordinato il deposito degli atti con scadenza al 22 febbraio p.v..
B.
Il 9 febbraio 2010 _, con l’istanza in discussione e per il tramite del suo difensore, chiede di essere immediatamente posto in libertà provvisoria.
La difesa, evidenzia innanzitutto l’atteggiamento collaborativo dell’accusato sin dall’inizio dell’inchiesta e l’esistenza di un unico precedente risalente al 1996, ciò che escluderebbe l’esistenza di un concreto pericolo di recidiva. Sarebbe inoltre da escludersi anche il pericolo di fuga: _ avrebbe infatti collaborato, mostrato sincero pentimento per quanto da lui commesso e non avrebbe alcuna intenzione di non partecipare la dibattimento. Il pericolo di fuga sarebbe da escludere anche in considerazione della prospettiva concreta di una pena sospesa. Da ultimo, ritenuto che la fattispecie non sarebbe né grave né complessa e che
“la pena presumibile non supererà qualche mese di carcere sospeso con la condizionale”,
il mantenimento della carcerazione preventiva violerebbe il principio di proporzionalità.
C.
Il magistrato inquirente, con preavviso negativo 15 febbraio 2010, indicati i seri e concreti indizi di colpevolezza a carico di _ per i reati ascrittigli, evidenzia la sussistenza di concreto pericolo di fuga e di recidiva, rilevando nel contempo che a tutt’oggi non è pervenuta alcuna richiesta di complementi istruttori.
Da ultimo il Procuratore pubblico evidenzia che il mantenimento della carcerazione preventiva, sarebbe rispettoso del principio di proporzionalità, in particolare per rapporto alla pena che gli verrà comminata (e ciò anche se la stessa sarà posta al beneficio della sospensione condizionale).
In sede di osservazioni la difesa si è riconfermata nell’istanza 9/10 febbraio 2010, contestando l’esistenza sia del pericolo di fuga che di quello di recidiva. La difesa, dopo aver contestato, in assenza di riscontro agli atti, il fatto che il 7 dicembre 2009 l’accusato si sarebbe apprestato ad entrare in _ per commettere furti, ha inoltre rilevato che il valore della refurtiva del furto avvenuto in data 11 dicembre 2009 sarebbe inferiore a quella denunciata, non si tratterebbe quindi di un reato grave, e che al momento dell’arresto l’accusato ha subito comunicato le proprie generalità, sulla base delle quali il Procuratore pubblico ha pure ottenuto l’estratto del casellario giudiziario italiano.

in diritto
1.
L'istanza, presentata dalla difesa di _, accusato detenuto, è ricevibile in ordine.
Il preavviso e l'incarto, contrariamente a quanto sostenuto dalla difesa, sono stati trasmessi tempestivamente ai sensi dell'art. 108 CPP. In particolare, il preavviso e l'incarto sono stati recapitati "brevi manu" nella mattina di lunedì 15 febbraio 2010 (art. 108 cpv. 1 in correlazione con art. 20 cpv. 1 e 3 CPP).
Il termine di cui all'art. 108 cpv. 2 CPP scade giovedì 18 febbraio 2010 ex art. 20 cpv. 1 CPP.
2.
I principi che reggono la materia, pur se noti alle parti, vengono qui di seguito riproposti.
L’art. 95 CPP - corrispondente all’art. 33 scaturito dalla revisione parziale 23 settembre 1992 / 1. gennaio 1993 - dopo evidenza al cpv. 1 del principio secondo cui l’accusato si trova di regola in libertà, consente al cpv. 2 arresto, perdurare e (poi, se del caso) proroga del carcere preventivo ai sensi dell’art. 103 CPP, quando esistono a carico dello stesso accusato gravi e concreti indizi di colpabilità per un crimine o un delitto e nel contempo sono presenti preminenti motivi di interesse pubblico, quali - per quanto qui concerne - i bisogni dell’istruzione, con particolare riguardo al pericolo di collusione e di inquinamento delle prove che, sia detto qui a futura memoria - può continuare ad esistere fino al pubblico dibattimento (sentenza della I Corte di diritto pubblico del Tribunale federale del 23 marzo
2000 in
re S.B., consid. 4a). Si aggiunge, sempre con riferimento al caso in esame, che l’elenco dei motivi di interesse pubblico nell’art. 95 cpv. 2 CPP non è esaustivo (Messaggio aggiuntivo del 20 marzo 1991 concernente la revisione del CPP, ad art. 27 , pag. 32, nota 3), tra altri possibili, essendovi quello della tutela dell’ordine pubblico (REP 1998 n. 105).
L’eccezione della cautelare privazione della libertà personale ha così trovato codificazione in una chiara base legale (di diritto cantonale: DTF 114 Ia 283 consid. 3) in corrispondenza ed a superamento di quanto già dettato dalla giurisprudenza della Camera dei ricorsi penali - nel solco di quella del Tribunale federale -, ritenuto implicito il rispetto della proporzionalità (REP 1980 pag. 44; 1986 pag. 158; 1988 pag. 413; DTF 102 Ia 381).
I menzionati presupposti vanno approfonditi con maggiore rigore nella loro valutazione, quanto più si è protratta la restrizione della libertà e quanto più si avvicina la conclusione delle indagini (REP 1988 pag. 416; 1989 pag. 287 ss).
Ed anche questo giudice, come già la Camera dei ricorsi penali, non restringe la sua cognizione all’arbitrio (REP 1980 pag. 128).
(per tutte: sentenza GIAR 21.12.2001 in re G., Inc. 520.2001.5).
3.
L'esistenza di gravi e concreti indizi di colpevolezza deve essere verificata d'ufficio, pur nei limiti di competenza di questo giudice derivanti da un lato dalla sua funzione - che è quella di esaminare l’esistenza dei presupposti per il mantenimento della misura restrittiva della libertà personale, e non di valutare nella sostanza l’esistenza di un reato -, e dall’altro - ma in maniera strettamente congiunta con quanto si viene di dire - dall’inopportunità di considerazioni di merito premature e, soprattutto, di competenza delle sedi di giudizio.
Nel caso in esame, come peraltro riconosciuto dalla difesa, sufficienti e concreti indizi di colpevolezza a carico di _ sono senz’altro dati. In particolare, l’accusato, nel corso del verb. PP 14 gennaio 2010 (AI 43) ha ammesso di avere commesso, in correità con _ e _, un furto nel _ in data 11 dicembre 2009 - la refurtiva denunciata e non recuperata, comunque riconosciuta dall’accusato, era di oltre fr. 17'500.00 -, nonché di essere rientrato, con i due correi, in _ il 13 dicembre 2009, giorno dell’arresto, per commettere ulteriori furti, e che in tale occasione hanno messo in atto due tentativi, l’ultimo dei quali ha condotto all’arresto del trio. _ ha pure ammesso di avere condotto l’auto seppure in possesso unicamente di una licenza di condurre falsa, nonché di essere entrato in _ con una carta d’identità falsa (essendo in possesso unicamente di un passaporto serbo scaduto che, a suo dire, ha lasciato al proprio domicilio).
La prima (e cumulativa) condizione per l'eventuale mantenimento della carcerazione preventiva è pertanto presente.
4.
Dal
profilo istruttorio basti qui evidenziare che in data 3 febbraio 2010 il Procuratore pubblico, ha ordinato il deposito degli atti con scadenza al 22 febbraio 2010, dopodiché, riservati eventuali complementi istruttori da parte dei coaccusati, procederà alla chiusura dell’istruzione. In sede di preavviso il Procuratore pubblico ha comunque precisato che a quel momento non era pervenuta alcuna istanza di complementi istruttori.
5.
Per quanto riguarda il pericolo di fuga, per giustificare carcerazione preventiva, deve essere concreto e rivestire di una certa probabilità: in altri termini lo si ammette quando l’accusato, se posto in libertà, si sottrarrebbe con una certa verosimiglianza al perseguimento penale ed alla (eventuale) esecuzione della pena. La gravità della pena presumibile non basta, da sola, a motivare la carcerazione; occorre valutare l’insieme delle circostanze, tra cui il carattere dell’accusato, la sua morale, i legami famigliari, il domicilio, la professione, la situazione economica e tutti quegli elementi che rendono la fuga non solo possibile ma probabile (DTF 19 gennaio 1999 in re G.S.; DTF 117 Ia 69; SJ 1980 186; SJ 1981 135; N. Schmid, Strafprozessrecht, ZH 1997, no. 701).
Ritenuto che a poco valgono, per quest'analisi, le semplici dichiarazioni d'intenti dell'accusato stesso (per tutte: sentenza GIAR 27 maggio 2002 in re P.) e che la concretezza del pericolo di fuga può essere accertata "Auch wenn keine konkrete Flüchtpläne u.ä. gefordet sind, ..." (Schmid, ibidem).
L'accusato è cittadino straniero e risiede a _ in _ con la famiglia (genitori, moglie e 3 figli). Egli non ha alcun legame, né famigliare né lavorativo, con la _, Paese in cui entrava unicamente per commettere furti. In siffatte circostanze, il rischio che l’istante se messo in libertà provvisoria, si sottragga procedimento facendo rientro in Italia appare sufficientemente concreto.
6.
Essendo dato uno dei motivi di ordine pubblico per il mantenimento del carcere preventivo si potrebbe prescindere dall’esaminare se in casu sia pure dato un concreto pericolo di recidiva - che, come noto, consiste nel rischio che l'accusato in libertà commetta ulteriori reati o continui la commissione di quelli per cui è stato arrestato; come per gli altri motivi di arresto, anche il pericolo di recidiva deve essere concreto e risultare dall'insieme delle circostanze (DTF 105 Ia 26). Il pericolo di recidiva ex art. 95 CPP è nozione relativamente estesa: l'assenza di precedenti specifici non basta, da sola, ad escluderlo, così come non basta, sempre da solo, a fondarlo il fatto che prima dell'arresto siano stati commessi più reati (DTF 12 agosto 1981 in re C.; DTF 123 I 268; SJ 1981, pag. 380 a 382; BJP 1989 n. 671; CRP 17 novembre 2005 in re M., 60.2005.357; G.
Piquerez, Procédure pénale suisse, n. 2358; N. Schmid, Strafprozessrecht, 4. Auflage, n. 701b; Rusca/Salmina/Verda, Commentario CPP, pag. 327 ss.; CPP Vaudoise annotato, Losanna 2004, nota 2.2.5 ad art. 59). La gravità del reato (se si preferisce
la gravità dei fatti oggetto d’accusa e di cui si teme reiterazione)
, condizione la cui assenza è comunque determinante (G. Piquerez , op. cit., n. 2358, nota 84), da sola non basta (sentenza CRP citata, cons. 8 e riferimenti) ma deve essere debitamente considerata
(DTF 21.1.2005, 1P.750/2004; DTF 25.4.2006, 1P.198/2006; CRP 16.5.2006, 60.2006.154); oc
corre, insomma, che l'insieme delle circostanze (precedenti, comportamento in istruttoria, personalità, modalità di commissione, condizioni socio-famigliari, eventuale carattere deterrente del procedimento in corso, fatti oggetto dell’ipotesi di reato ecc.) concorrano ad imporre una prognosi molto sfavorevole (DTF 21 gennaio 2005, 1P.750/2004).
Occorre comunque ricordare che _ nell’arco di pochi giorni è venuto in _ per almeno due volte con l’intenzione di commettere furti. Il correo _ fa pure riferimento ad una terza volta: nel corso del verb. Pol. 30.12.2009 egli, dopo aver preso atto che la propria utenza telefonica è risultata allacciata ad antenne svizzere il 7 dicembre 2009, ha infatti dichiarato che verosimilmente si trattava di quella “volta” che unitamente a _ e _ era intenzionato, ad entrare in _ per commettere furti, per poi desistere a causa della presenza della Polizia alla dogana.
Inoltre, non può essere trascurata la precaria situazione finanziaria dell’accusato ed il fatto che egli ha moglie e tre figli piccoli a carico.
Così stando le cose il pericolo di recidiva appare sufficientemente concreto. I buoni intenti e la collaborazione fornita dall’accusato nel corso dell’inchiesta, alla luce delle circostanze sopradescritte, non appaiono tali da sovvertire tale conclusione.
7.
La proporzionalità di una carcerazione (preventiva) deve essere analizzata da angolature diverse. Da un lato occorre mettere in relazione la durata del carcere preventivo con la gravità e complessità della fattispecie e con la pena presumibile e dall’altro occorre anche verificare il rispetto del principio di celerità (SJ 1981 p. 383 e citazioni; art. 102 CPP).
La proporzionalità della carcerazione sin qui sofferta, alla luce della gravità delle accuse, della presenza di concreti indizi di colpevolezza, e degli atti istruttori compiuti e il fatto che l’inchiesta appare ormai conclusa (almeno per l’autorità inquirente), essendo già in corso il deposito degli atti, è sicuramente data. Rispettato quindi il principio di celerità.
Pure va ammessa nella sua eccezione più generale di rapporto tra la durata della carcerazione preventiva ed il rischio di pena se considerata la comminatoria di pena già per la sola imputazione di furto.
L’accusato è stato arrestato il 13 dicembre 2009 e ad oggi è in detenzione preventiva da poco più di due mesi. In questo lasso di tempo l’inchiesta, come detto, è avanzata con celerità - essa non si trova, né si è mai trovata, in una situazione di stallo e neppure vi sono stati ritardi ingiustificati (cfr. DTF 16.11.2004, 1P630/2004) -, l’imputazione di cui è accusato _ è di sicura gravità (essendo il furto un crimine) ed, in caso di condanna, il rischio di pena è certamente superiore alla detenzione preventiva sofferta e a quella presumibilmente da soffrire per esperire eventuali atti istruttori (cioè eventuali complementi istruttori richiesti dagli accusati ed accolti dal magistrato inquirente) necessari alla completazione dell’inchiesta, e per far fronte alle altre formalità del procedimento, in pieno rispetto del principio della proporzionalità. Occorre inoltre ricordare che il beneficio della sospensione condizionale, dipenderà dalla prognosi (ex art. 42 ss. CP) di competenza del giudice del merito e basata su tutto quanto sarà emerso (o accertato) a quel momento, rispettivamente che questa eventualità, perlomeno allorquando le condizioni non sono manifestamente adempiute, di regola non può essere considerata in questa sede (DTF 125 I 60).
8.
In conclusione sufficienti presupposti di legge, come anche esplicitati dalla prassi e dalla giurisprudenza, sono presenti nella situazione personale e processuale di _ a legittimare e giustificare il perdurare della cautelare privazione della sua libertà, nel rispetto dei principi di proporzionalità e celerità nei termini suesposti. La detenzione sin qui sofferta non viola (al momento attuale) il principio di proporzionalità, né l’obbligo di celerità. Di conseguenza, l’istanza di libertà provvisoria in discussione, deve essere respinta con la presente decisione, esente da tassa e spese giudiziarie (art. 39 let. f TG e contrario) e impugnabile entro dieci giorni alla Camera dei ricorsi penali del Tribunale d’appello (art. 284 cpv. 1 let. a CPP).