Decision ID: 4d3db63d-d239-5bea-8d67-fd878cdab890
Year: 2010
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: civil_law

in fatto:
A.
AO 1
(1952) AP 1 (1954) si sono sposati a _
il 22 luglio 1974. Dal matrimonio sono nate A_ (1978) ed E_ (1983). Il marito
lavora per la _ SA di _, della quale è amministratore e azionista unico. La ditta è attiva nel settore dell
o sviluppo, della produzione e del commercio di prodotti nel campo dell'elettronica, dell'elettrotecnica e della meccanica
. AO 1 possiede inoltre l'intero pacchetto azionario della _ SA di _, proprietaria della particella n. _ RFD di _ su cui sorge lo stabile in cui si trovano gli uffici della _, e i due terzi del pacchetto azionario della _ SA di _. S
enza particolare formazione professionale, durante la vita in comune
l
a moglie non ha praticamente esercitato attività lucrativa. I coniugi vivono separati
dalla metà di agosto del 2001, quando il marito ha lasciato l'abi
tazione coniugale di _ (particella n. _ RFD, intestata ai coniugi in ragione di metà ciascuno) per trasferirsi in un appartamento ad _.
B.
Nell'ambito di una procedura a protezione dell'unione coniugale promossa da AP 1 il 25 settembre 2003, il Pretore della giurisdizione di Locarno Campagna ha omologato l'8 ottobre 2003 un accordo dei coniugi in base al quale l'abitazione coniugale sarebbe toccata in uso alla moglie, mentre il marito si sarebbe impegnato a versare un contributo alimentare di fr. 3700.–
mensili per la moglie stessa e a finanziare gli
oneri correnti dell'abitazione coniugale, tra cui la manutenzione ordinaria, gli interessi e l'ammortamento delle ipoteche gravanti l'immobile, le spese di riscaldamento e di elettricità, quelle dell'acqua potabile, la tassa del servizio rifiuti, la tassa dell'uso della fognatura, i premi delle assicurazioni relativi all'immobile e quello per l'assicurazione della mobilia domestica
(inc. DI.2003.229).
C.
L'11 aprile 2005 AO 1 ha introdotto azione di divorzio su richiesta unilaterale davanti al medesimo Pretore, offrendo un
contributo alimentare alla moglie di fr. 3500.–
mensili fino al 31 dicembre 2008 e di fr. 2500.– mensili fino al 31 maggio 2017, proponendo determinate modalità per la liquidazione del regime dei beni e prospettando il riparto degli averi previdenziali in ragione di un mezzo ciascuno. Nella sua risposta del 30 giugno 2005 AP 1 ha aderito al principio del divorzio e al riparto a metà degli averi previdenziali, ma ha postulato una diversa liquidazione del regime matrimoniale e ha chiesto un contributo alimentare di fr. 8000.– mensili vita natural durante, ridotto al momento in cui avrebbe percepito rendite dall'AVS e dal
“
secondo pilastro
”
. Il Pretore ha trattato la causa come azione di divorzio su richiesta comune con accordo parziale e il 17 agosto 2005 ha sentito i coniugi, assegnando loro il termine bimestrale di riflessione. Il 19 ottobre e 18 novembre 2005 AO 1
e AP 1 hanno confermato la volontà di divorziare e di demandare al giudice la decisione sugli effetti del divorzio rimasti litigiosi. L'udienza sui punti contestati si è tenuta il 18 gennaio 2006.
D. AO 1
, che ha riconosciuto, e il 29 novembre 2007 ha adito il Pretore per ottenere la riduzione a fr. 1500.– mensili dal 1° dicembre 2007 del contributo provvisionale per la moglie. All'udienza del 18 dicembre 2007, indetta per la discussione, AP 1 ha proposto di respingere l'istanza. Non dovendosi assumere prove, le parti hanno proceduto seduta stante alla discussione finale, ribadendo le rispettive posizioni.
E.
L'istruttoria nella causa di divorzio si è conclusa il
9 gennaio 2008
. Al dibattimento finale le parti hanno rinunciato, limitandosi a conclusioni
scritte. Nel suo memoriale
del 31 marzo 2008 AA 1 ha chiesto di attribuire la particella n. 1980 RFD di _ alla moglie, condannando quest'ultima ad assumere il
relativo debito ipotecario e a versargli un conguaglio
di fr. 371
116.85
.
In subordine egli ha postulato lo scioglimento della comproprietà mediante licitazione ai pubblici incanti, riducendo l'
offerta di
contributo alimentare per la moglie a fr.
2500.– mensili fino al 30 aprile 2017 e a fr. 1000.– mensili fino al pensionamento di lei.
Nel proprio allegato del 31 marzo 2008 AP 1 ha riaffermato le sue domande, limitando la pretesa in liquidazione del regime dei beni a fr. 1
651
382.–.
F.
Statuendo il
24 giugno 2008
con giudizio unico, il Pretore ha aumentato il contributo provvisionale per la moglie a fr. 5223.– mensili,
“
ritenuto che il marito potrà corrispondere quest'importo fino a concorrenza di fr. 3723.– mensili pagando direttamente ai creditori gli oneri correnti relativi all'abitazione coniugale di cui alla particella n. 1980 RFD di _, in particolare i costi della manutenzione ordinaria, gli interessi e l'ammortamento delle ipoteche che gravano l'immobile, le spese di riscaldamento e di
elettricità, le spese dell'acqua potabile, la tassa del servizio rifiuti, la tassa dell'uso della fognatura e gli oneri delle assicurazioni che riguardano l'immobile e il premio per la mobilia domestica”.
Nel merito il Pretore ha sciolto il matrimonio per divorzio,
ha obbligato AO 1 a versare a AP 1 fr. 392
383.15 in liquidazione del regime matrimoniale, ha riconosciuto a ogni coniuge la proprietà esclusiva dei beni in suo possesso (compresi i titoli e le polizze di assicurazione a lui intestate), salvo il mobilio e le suppellettili domestiche (dichiarati in comproprietà per un mezzo ciascuno), ha ordinato lo scioglimento della comproprietà sulla particella n. 1980 RFD di _, precisando le modalità e la destinazione del provento, ha fissato il contributo alimentare per la moglie in fr. 4858.– mensili finché il marito non avesse versato la liquidazione del regime dei beni e la moglie non avesse ricevuto il
ricavo dalla vendita all'asta della comproprietà, a fr. 3959.15
mensili dal momento in cui la moglie avrebbe ricevuto la liquidazione, a fr. 3730.– mensili dal momento in cui la moglie avrebbe ricevuto entrambe le spettanze e a fr. 1000.– mensili dal 1° maggio 2017 al 31 maggio 2018. Inoltre il Pretore ha ordinato
il trasferimento di fr.
182
870.60
dalla cassa pensione del marito a un conto di libero passaggio intestato alla moglie
. La tassa di giustizia di fr. 6000.– e le spese sono state poste per un decimo a carico di AO 1 e per il resto a carico di AP 1, tenuta a rifondere al marito fr. 20
000.– per ripetibili ridotte.
G.
Contro la sentenza AP 1 è insorta a questa Camera con un appello del 18 agosto 2008 nel quale chiede che il marito le versi fr. 887
218.50 in liquidazione del regime matrimoniale, che le sia assegnata in uso la particella n. 1980 RFD di _, che il fondo sia dichiarato in comproprietà fino alla morte dei coniugi o almeno per 30 anni, che la cartella ipotecaria di fr. 380 000.– gravante il fondo sia riconosciuta in proprietà congiunta e ne sia ordinato il deposito congiunto, che tutte le spese di gestione e manutenzione siano poste a carico del marito fino al passaggio in giudicato della sentenza, che il contributo alimentare in suo favore sia aumentato a fr. 8000.– mensili vita natural durante (con riduzioni a partire dal conseguimento delle rendite AVS e LPP) e che tutti gli oneri processuali siano posti a carico del marito, tenuto e rifonderle fr. 20
000.– per ripetibili, o quanto meno, a suddividere tali oneri in ragione di metà ciascuno, compensate le ripetibili. Nelle sue osservazioni del 24 settembre 2008 AO 1 propone di respingere l'appello.
H.
Nel frattempo, con sentenza del 5 novembre 2009, questa Camera ha parzialmente accolto un appello presentato il 12 luglio 2008 da AP 1, fissando in fr. 6090.– mensili il contributo alimentare provvisionale in suo favore, sempre con facoltà per il marito di compensarlo fino
concorrenza di fr. 3723.– mensili pagando direttamente ai creditori gli oneri correnti relativi all'immobile di _ (inc. 11.2008.83).

Considerando
in diritto: 1.
Litigiosi rimangono, in questa sede, la liquidazione del regime dei beni, lo scioglimento della comproprietà sulla particella n. 1980 RFD di _ e il contributo alimentare per la moglie. Tutto il resto, compreso il principio del divorzio, è passato in giudicato e ha assunto carattere definitivo (art. 148 cpv. 1 CC; RtiD II-2004 pag. 576 consid. 1).
2.
Per quel che concerne l'abitazione coniugale (particella n. 1980
RFD di _), appartenente ai coniugi in ragione di metà ciascuno,
la divisione del bene in seguito al divorzio – che non comporta necessariamente lo scioglimento della comproprietà – deve avvenire prima della liquidazione del regime matrimoniale (sentenza del Tribunale federale 5C.87/2003 del 19 giugno 2003, consid.
4.1;
Deschenaux/Steinauer/Baddeley
, Les effets du mariage, 2
a
edizione, pag. 536 n. 1142).
La questione va esaminata pertanto senza indugio.
a)
Il Pretore ha
interpretato la pretesa di AP 1, che chiedeva l'assegnazione dell'immobile in uso esclusivo, come richiesta di attribuzione giusta l'art. 205 cpv. 2 CC, ciò che implica lo scioglimento della comproprietà. Il primo giudice ha rilevato nondimeno che l'interessata nemmeno aveva addotto un interesse preponderante a fondamento della pretesa. Per di più – egli ha soggiunto – essa non sarebbe stata in grado di versare al marito un conguaglio
di fr. 490
000.–,
avendo diritto di ricevere in liquidazione del regime dei beni soltanto fr. 392
383.15. Di conseguenza Il Pretore ha ordinato lo scioglimento della comproprietà mediante licitazione ai pubblici incanti, ponendo come base d'asta il valore venale dell'immobile, di fr. 1
980
000.–.
b) AP 1
eccepisce di non avere mai postulato lo scioglimento della comproprietà e di avere chiesto, anzi, di impedire il verificarsi di un'evenienza simile
per i prossimi trent'anni. Essa ribadisce di volere unicamente un diritto di abitazione vitalizio, intendendo essa lasciare la sua quota di comproprietà in eredità alle figlie. Per tale motivo essa ha dichiarato di assumere le spese correnti di gestione e manutenzione, mentre gli oneri ipotecari e assicurativi sarebbero dovuti andare a carico del marito. L'appellante sostiene poi di essere in grado – volendo – di ritirare essa medesima l'immobile, giacché con la somma che le spetta in liquidazione del regime matrimoniale essa potrebbe assumere l'intero debito ipotecario, tacitare la _ SA e indennizzare il marito, rimanendole ancora fr. 17
7
218.50. La possibilità di conservare il fondo, essa epiloga, non dipende dalla sua disponibilità finanziaria, ma dall'erogazione di un contributo alimentare che le consenta di mantenere lo stesso tenore di vita. A parere dell'appellante, infine, il Pretore non poteva ordinare la messa all'asta del fondo, poiché solo nel memoriale conclusivo il marito ha formulato una domanda in tal senso.
c)
Come ha ricordato il Pretore, lo scioglimento di una comproprietà tra coniugi è retto
dagli art. 650 segg. CC, cui si aggiunge il modo di divisione previsto dall'art. 205
cpv. 2 CC.
Ogni coniuge ha quindi il diritto di chiedere la cessazione della comproprietà, “a meno che ciò non sia escluso dal negozio giuridico, dalla suddivisione in proprietà per piani o dal fine a cui la cosa è durevolmente destinata” (art. 650 cpv. 1 CC). Lo scioglimento inoltre non può essere chiesto intempestivamente (art. 650 cpv. 3 CC). Nell'ambito di uno scioglimento
del regime matrimoniale, in ogni modo, l'intempestività va
ravvisata solo con grande cautela (
Hausheer/Reusser/Geiser
in:
Berner Kommentar, edizione 1999, n. 45 ad art. 205 CC), tant'è che in caso di divorzio lo scioglimento non è di regola intempestivo né è data la condizione dello scopo durevole cui la cosa è destinata (DTF 119 II 199 consid. 2).
Se i comproprietari poi non si intendono sul modo di divisione, il giudice ordina la divisione del bene in natura o la vendita all'asta pubblica o tra comproprietari (art. 651 cpv. 2 CC), oppure attribuisce il bene interamente al coniuge che giustifica un interesse preponderante
contro compenso all'altro coniuge
(art. 205 cpv. 2 CC).
d)
Nella fattispecie è vero che la moglie non ha mai chiesto lo scioglimento della comproprietà, ma solo l'assegnazione in uso esclusivo del fondo. Secondo il Pretore la postulata assegnazione in uso esclusivo implica lo scioglimento della comproprietà. L'opinione è discutibile, né la sentenza del Tribunale federale 5P.463/2006 del 31 maggio 2007 che il primo giudice menziona a conforto della sua tesi appare assimilabile al caso in esame. Comunque sia, l'interessata non spiega in virtù di quale disposizione o principio essa avrebbe diritto di ottenere in
uso esclusivo vita natural durante un bene in comproprietà senza offrire alcuna controprestazione. Né risulta, per avventura, che in concreto i coniugi abbiamo stipulato una convenzione a norma degli art. 647 segg. CC sul versamento di un indennizzo per l'uso esclusivo dell'immobile in comproprietà (v.
Steinauer
,
Les droits réels, vol. I,
4a edizione, pag. 431, n. 1240a).
Certo, l'art. 121 cpv. 3 CC, applicabile alla comproprietà fra coniugi (
Büchler
in: Schwenzer, FamKommentar Scheidung, Basilea 2005, n. 17 ad art. 121 CC;
Gloor
in: Basler Kommentar, ZGB I, 3
a
edizione, n. 12 ad art. 121), stabilisce che qualora l'abitazione familiare appartenga a uno soltanto, il giudice può attribuire all'altro un diritto di abitazione per una durata limitata e contro adeguata indennità o computazione sul contributo di mantenimento, a condizione che la presenza di figli o altri gravi motivi lo giustifichino. In concreto le figlie sono maggiorenni da tempo e l'appellante non adombra motivi di età, di salute, di natura professionale, finanziaria o sociale
che giustifichino di
imporre al marito una restrizione trentennale al diritto di proprietà (cfr.
Büchler,
op. cit., n. 9 segg. ad art. 121 CC;
Gloor,
op. cit., n. 12 ad art. 121). Su questo punto l'appello è destinato pertanto all'insuccesso.
e)
Quanto alla posizione diAO 1, è vero che con la petizione egli postulava il mantenimento della comproprietà. Con il memoriale conclusivo del 31 marzo 2008 però egli ha chiesto l'attribuzione del fondo in proprietà
esclusiva
alla moglie o, in via subordinata, lo scioglimento della comproprietà mediante licitazione ai pubblici incanti. Che le domande formulate in quell'allegato siano nuove è vero. Nondimeno, secondo l'art. 650 cpv. 1 CC, lo scioglimento della comproprietà può essere chiesto in ogni tempo (
Steinauer
, op., cit., pag. 409 n. 1180). La convenuta avrebbe potuto quindi discutere la richiesta al dibattimento finale. Rinunciando a tale udienza (e questa Camera ha già avuto modo di sottolineare i rischi insiti in un'opzione siffatta: Rep. 1995 pag. 227 n. 55; v. anche
Cocchi/Trezzini
, CPC ticinese massimato e commentato, Lugano 2000, nota a piè di pag. 232) e non reagendo alla notifica del memoriale conclusivo in cui il marito postulava lo scioglimento della comproprietà, essa si è accomodata della situazione. Per di più, mal si comprende in forza di quale privilegio essa possa seriamente pretendere di occupare l'immobile a vita, senza corrispondere al marito indennità alcuna. I
l mantenimento della comproprietà sulla mobilia domestica poco sussidia, essendo questa destinata per principio a uno scopo durevole (
Deschenaux/Steinauer/Baddeley
, op.
cit., pag. 506 n. 1065;
Steinauer
, op. cit.,
pag. 409 n. 1180a).
f)
V'è da domandarsi infine se l'appellante non potrebbe vedersi attribuire l'intero fondo in proprietà invocando l'art. 205 cpv. 2 CC. Sta di fatto che il coniuge desideroso di ottenere l'intera proprietà di un bene deve formulare esplicita richiesta, il giudice non dovendo applicare l'art. 205 cpv, 2 CC d'ufficio (DTF 119 II 198 consid, 2;
Hausheer/Reusser/Geiser
,
op. cit., n. 52 ad art. 205 CC). E nella fattispecie la moglie, ribadisce ancora in questa sede di non avere mai sollecitato la proprietà del fondo, tant'è che nemmeno fa valere alcun interesse preponderante. Nel discende che
su questo punto
l
'appello è destinato all'insuccesso.
3.
Lo scioglimento del regime dei beni va esaminato prima delle controversie sui contributi di mantenimento (RtiD II-2004 pag. 577 consid. 2, ribadito in RtiD I-2005 pag. 778 n. 57c; cfr. DTF 129 III 9 consid. 3.1.2). A tale scopo il Pretore ha accertato il valore degli acquisti da suddividere a metà tra i coniugi sulla scorta dell'art. 215 cpv. 1 CC in complessivi fr. 859
009.15, suddivisi nel seguente modo:
fr. 538
812.55 azioni _ SA,
fr. 144
000.— azioni _ SA,
fr. 97
120.80 azioni _ SA,
fr. 17
150.— collezioni penne e orologi,
fr. 61
925.80 polizze del
“
terzo pilastro
”
.
Accertato che la moglie era proprietaria di una polizza di
“
terzo pilastro
”
, conteggiata per un valore di fr. 37
121.40, il Pretore ha obbligato in definitiva AO 1, proprietario degli altri beni, a versare alla convenuta, in liquidazione del regime matrimoniale, la somma di fr. 392
383.15 (un mezzo di fr. 859
009.15, ovvero fr. 429
504.55 ./. fr. 37
121.40).
a
)
L'appellante contesta i valori degli acquisti, che ritiene debbano essere così fissati:
fr. 1
201
246.– azioni _ SA
fr. 1
961
343.– azioni _ SA
fr.
113
773.– azioni _ SA
fr.
10
075.–
collezioni penne e orologi
fr. 3
286
437.–
Essa chiede pertanto che il marito le versi fr. 1
643
218.50, da cui dedurre un'“ipoteca” di fr. 756
000.– per un credito in liquidazione del regime matrimoniale di fr. 887
218.50. L'appellante chiede inoltre il riconoscimento della polizza di
“
terzo pilastro
”
a lei intestata senza conguagli a suo carico. Le singole voci vanno esaminate separatamente.
b)
Per quel che riguarda il valore delle azioni _ SA, il Pretore ha reputato determinante quello di fr.
538
812.55
indicato dal perito giudiziario nel complemento al referto del 24 settembre 2007 e non quello di fr. 1
003
591.– indicato nel referto medesimo del 15 dicembre precedente, poiché “la rivalutazione si basa pure sul bilancio 2005 della società che, al momento di redigere la perizia, non era ancora noto”.
Egli ha poi soggiunto che la moglie non aveva contestato il risultato cui era giunto il perito in sede di completazione della perizia, né aveva indicato per quale motivo si sarebbe dovuto preferire la prima valutazione dell'esperto, che
“
appare meno attendibile poiché è stata resa senza conoscere l'evoluzione della situazione della società durante l'anno 2005
”
.
c
)
L'appellante afferma che il valore delle azioni _ SA dev'essere fissato in fr. 1
001
246.17, corrispondente al valore della sostanza aziendale nel 2004, come ha accertato il perito nel referto del 15 dicembre 2006. Essa rileva che in presenza di una società gestita in modo da far risultare un reddito pressoché nullo non si giustifica di mediare il valore di reddito con il valore della sostanza, giacché con un artificio contabile si dimezza così facendo il valore effettivo delle
azioni. E il marito – essa soggiunge – si è prodigato per far azzerare il risultato del 2005, tant'è che a fronte di un valore della sostanza quasi invariato (fr. 1
001
246.27 nel 2004 e fr. 993
367.79 nel 2005), il valore di reddito è sceso da
fr. 1
005
936.35 nel 2004 a fr. 84
257.27 nell'anno successivo. Per di più, il reddito annuo può essere manipolato contabilmente adeguando lo stipendio del proprietario delle azioni. Per l'appellante il valore della società di fr. 528
812.53 è finanche inferiore ai crediti, liquidi e ricuperabili, che la società vanta nei confronti dell'azionista, di fr. 659
088.75. Per di più, fr. 200
000.– messi a disposizione del marito per comperare le azioni della _ SA sono già stati rimborsati nel 2000 al momento dell'abbattimento del capitale azionario di tale società. Il marito, poi, oltre a questo importo, ha prelevato dalla _ SA ulteriori fr. 80
000.– che devono essere considerati liquidi in suo possesso, o per lo meno quale valore intrinseco di una o dell'altra società. In definitiva il valore dell'azienda ammonta perciò a fr. 1
201
246.17.
d)
In caso di liquidazione del regime i beni sono stimati secondo il valore venale (art. 211 CC). Un'impresa commerciale rappresenta un'unità finanziaria e giuridica di valore globale (DTF 131 III 561 consid. 2.2; sentenza del Tribunale federale 5A_733/2009 del 10 febbraio 2010 consid. 6.3.1). Tale valore corrisponde – se la ditta non è destinata a essere liquidata – a quello
“
di continuazione
”
, che tiene conto degli attivi e dei passivi, così come del valore di reddito (sentenza del Tribunale federale 5A_733/2009 del 10 febbraio 2010 consid. 6.2.2;
Hausheer/Aebi-Müller
in: Basler Kommentar, op. cit., n. 16 ad art. 211 CC;
Steck
in: Schwenzer, FamKommentar Scheidung, op. cit., n. 11 ad art. 211 CC;
Baddeley
, L'entreprise dans le contexte du droit matrimonial in: FamPra.ch 2009 pag. 302 segg.). Come per gli altri beni, il valore dell'impresa commerciale si determina al momento della liquidazione del regime (art. 214 cpv. 1 CC). Trattandosi di un' impresa, nondimeno, occorre considerare anche le modifiche intervenute nella composizione degli attivi e dei passivi dopo lo scioglimento del regime, ovvero al momento della sentenza (sentenza del Tribunale federale 5C.3/2004 del 14 aprile 2004 consid. 5.4.1 in: FamPra.ch 2005 pag. 122; DTF 125 III 5 consid. 4c)
.
e)
Nella fattispecie il perito giudiziario ha adottato, per determinare il valore venale _ SA, un cosiddetto metodo “pratico”, che pondera in egual misura il valore della sostanza e quello di reddito. Per stabilire quest'ultimo valore il perito ha preso in considerazione il risultato degli ultimi anni proiettati in ottica futura (reddito prospettico), come pure, nel limite delle informazioni ottenute, il valore delle riserve occulte (referto del 15 dicembre 2006, pag. 9). Sulla base di tale metodo di valutazione, diffuso in Svizzera (sentenza del Tribunale federale 5A_733/2009 del 10 febbraio 2010 consid. 6.2.5;
Böckli
in: Schweizer Aktienrecht, 4a edizione, pag. 719 n. 223 segg.), il perito ha stimato il valore della società in un primo momento in fr. 1 003 591.26 (valore della sostanza fr. 1
001
246.17, valore di reddito fr. 1
005
936.35: referto, pag. 12, allegato 4.2) e successivamente, per tenere conto anche del bilancio 2005, in fr. 538
812.53 (valore della sostanza fr. 993 367.79, valore di reddito fr. 84
257.27: complemento, pag. 11, allegato 6).
f)
Nella fattispecie la convenuta aveva accettato, davanti al Pretore, il valore fissato dal perito in fr. 1
003
591.–, senza spiegare perché il dato più recente, che contemplava anche il bilancio della società del 2005, non dovesse essere preso in considerazione (conclusioni, pag. 5). Nella misura in cui essa critica ora le risultanze della perizia, le sue argomentazioni sono quindi nuove, e come tali sono irricevibili (art. 321 cpv. 1 lett. b CPC). Né l'appellante può valersi dell'art. 138 cpv. 1 CC (o dell'art. 423
b
cpv. 2 CPC), giacché tale norma consente di invocare fatti e mezzi di prova nuovi davanti all'autorità di ricorso, eventualmente di formulare nuove conclusioni, ma non di sollevare contestazioni cui si è rinunciato in primo grado. L'appellante censura la perizia alla stregua di una truffa contabile e asserisce che il risultato cui è giunto il perito
“
grida vendetta al cielo
”,
ma dimentica che per mettere in dubbio l'attendibilità di una perizia occorrono elementi concreti e non solo asserti declamatori. Che il referto dispiaccia all'appellante è comprensibile, ma non si può dire che esso offenda la logica o violi principi fondamentali della scienza o dell'arte.
g)
Non si disconosce che per il perito
“
il metodo che considera sia il valore di sostanza sia quello di reddito è appropriato per società che hanno un'attività regolare o comunque continuativa in ottica futura, sia che esse generino risultati positivi o negativi (...). Se il risultato (di regola a pareggio o negativo) è influenzato da una decisione strategica quale potrebbe essere lo spostamento dell'operatività in un'altra società, la messa in liquidazione di fatto ecc. che ha come conseguenza una diminuzione dell'attività (più o meno drastica), ecco che considerare anche il valore di reddito (di regola esiguo o nullo) non ha evidentemente molto senso: in questi casi il solo valore della sostanza corrisponderebbe al meglio al valore aziendale
”
(complemento peritale, pag. 16). In concreto è indiscusso che tra il 2002 e il 2004 l'andamento della società abbia subìto una certa flessione, tuttavia nel 2005 la cifra d'affari è lievitata, la massa salariale è aumentata (a dispetto della riduzione di stipendio dell'amministratore unico) e il risultato netto aziendale è tornato positivo (complemento peritale, pag. 10 seg., allegato 5). Non si può dire pertanto che l'attività della ditta sia in calo, al punto da doversi abbandonare il metodo
“pratico” adottato dal perito. Questi poi ha spiegato di avere tenuto conto dei risultati dal 2003 al 2005, poiché andando più a ritroso nel tempo si sarebbe corso il rischio di far capo a parametri sempre meno attuali e affidabili (complemento, pag. 10). Perché ciò sarebbe erroneo l'appellante non dice.
Quanto al fatto che la società abbia un valore inferiore ai crediti vantati nei confronti dell'azionista unico, ciò è dovuto all'applicazione del metodo
“pratico” che
pondera il valore della sostanza (in cui i crediti sono inseriti) con quello di reddito. Né, infine, si giustifica di aggiungere al valore della società altri fr. 200
000.– per il prestito stanziato all'azionista, tale importo figurando tuttora negli attivi aziendali.
h)
Circa il valore della _ SA, il Pretore ha rammentato che secondo il perito esso corrisponde al valore di reddito dell'immobile di cui la ditta è proprietaria (particella n. 1965 RFD di _). Ed egli ha accertato tale valore sulla base di un referto dell'arch. _ in fr. 1
100
000.–, da cui ha dedotto il mutuo ipotecario di fr. 756
000.– e un debito contratto da AO 1 verso la _ SA per acquistare le azioni di _ SA (di fr. 200
000.–), onde un valore azionario di fr. 144
000.–.
i)
L'appellante contesta che si tenga conto del valore stimato dall'arch. _ (fr. 1
100
000.–) e non di quello della sostanza indicato dal perito (fr. 1
207
548.–). A mente sua l'architetto _ ha valutato il valore venale ponderato dell'immobile considerando la locazione teorica della superficie a disposizione, ripristinata a nuovo, in fr. 1
620
000.–. La differenza tra il valore peritato e il valore di stima del fondo (fr. 1 106
362.–), di fr. 513
638.–, andrebbe aggiunta così al valore della sostanza, per un valore di fr. 1
721
343.–. A tale importo vanno aggiunti altresì fr. 200
000.– prelevati dal marito quando ha ridotto il capitale azionario della ditta e fr. 40
000.– prelevati in un secondo tempo, per complessivi fr. 1
961
343.–.
l)
Per determinare il valore della _ SA il perito ha rilevato che, trattandosi di una società immobiliare, andava considerato il solo valore della sostanza, come aveva fatto l'autorità fiscale (referto, pag. 9). Quanto al valore della sostanza, in mancanza del valore venale della particella n. 1965 il perito ha fatto capo a quello di stima di fr. 1
106
362.–, accertando il valore della sostanza in fr. 1
207
705.50 (referto, pag. 12 seg., allegato 5.1). Quanto al valore venale, l'arch. _ ha stimato il valore di reddito
effettivo in fr. 480
000.– e quello teorico (
“
pieno affitto
”
) in
fr. 1
568
666.–, fissando quello intrinseco in 1
673
985.–. Ponderati i valori di reddito e quello intrinseco, egli ha stabilito il valore venale,
“
considerata la situazione attuale di
reddito
”,
in fr. 1 100
000.– e quello in caso di
“
affitto teorico delle superfici totali a disposizione ripristinate a nuovo
”
in
fr. 1
620
000.– (perizia del 27 agosto 2007, pag. 6).
m)
Il
valore venale degli immobili è quello conseguibile in caso di vendita sul libero mercato (DTF 125 III 4 consid. 5b) e si calcola ponderando il valore reale con quello di reddito (DTF 125 III 5 consid.
5c;
Hausheer/Aebi-Müller
in: Basler Kommentar, op. cit., n. 11 dd art. 211;
Steck
, op. cit., n. 10 ad art. 211 CC).
Nel caso specifico il Pretore ha sì ritenuto che per determinare il valore della società andasse considerato il valore della sostanza, ma per finire ha tenuto conto del solo valore venale ponderato dell'immobile,
“
considerata la situazione attuale di reddito
”
. In realtà non v'era ragione per scostarsi dal metodo di valutazione proposto dal perito, che considera il valore della sostanza riconosciuto anche dall'autorità fiscale. E, come detto, tale valore è di fr. 1
207
705.50. Per quel che riguarda il valore venale dell'immobile, inoltre, determinante è quello delle locazioni teoriche e non quello delle locazioni effettive, giacché
il valore di reddito conseguibile da un immobile sul libero mercato è quello oggettivo, non quello soggettivamente ritratto da un determinato proprietario. A maggior ragione ove si pensi che il valore di reddito della _ SA è influenzato
“
non solo dagli affitti provenienti da terze persone, ma anche, e nella misura del 50% circa, da affitti di società vicine, come la _ SA e la _ SA (allegato 7), che possono essere adeguati di anno in anno in funzione del risultato
” (complemento peritale, pag. 12, ad C1).
n)
Ciò posto, il valore venale della particella n. 1965 dev'essere accertato in fr. 1
620
000.–, il che porta il valore di sostanza della società a fr. 1
721
343.50. Da tale somma va dedotto il debito ipotecario gravante il fondo appartenente alla società, di fr. 756
000.–, ma non il debito contratto da AO 1 verso la _ SA per acquistare le azioni della _ (fr. 200 000.–), giacché
“
nel corso del 2002 il numero delle azioni è stato diminuito da 540 a 300 tramite rimborso agli azionisti di 240 azioni nominative da fr. 1000.– ognuna: per fr. 200
000.– tramite compensazione di un debito e per i rimanenti fr. 40
000.– mediante versamenti in contanti
” (perizia, pag. 13). D'altro canto non vi sono ragioni per maggiorare il valore della società di fr. 240
000.–, come pretende l'appellante sulla scorta di una richiesta nuova, ma non fondata su fatti nuovi (art. 138 cpv. 1 CC). In definitiva il valore della _ SA va fissato così in fr. 965
343.50.
o)
Per quanto concerne il valore delle azioni della _ SA,
il Pretore ha appurato sulla base delle risultanze peritali un valore di fr. 145
681.20. Considerato che AO 1 detiene due terzi delle azioni, per il primo giudice il valore della quota societaria di lui ammonta a fr. 97
120.80. A parere dell'appellante il valore della società è invece di fr. 113
773.59, corrispondente al “totale del capitale proprio”. Essa fa valere che nel 2004, a fronte di uno “stock di merce” di fr. 68 000.–, il perito ha valutato un “valore di sostanza” di fr. 102
000.–, mentre nel 2005, con uno “stock di merce” di fr. 65
000.–, il “valore di sostanza” è stato rimasto inspiegabilmente invariato.
p)
Il perito giudiziario ha stimato il valore della _ SA prima in fr. 77
831.45 (valore di sostanza fr. 113
773.59, valore di reddito capitalizzato fr. 41
889.31: perizia, pag. 14 e allegato 8.2) e poi, per tenere conto anche dei dati relativi al 2005, in fr. 145
681.21 (valore di sostanza fr. 80
236.90, valore di reddito capitalizzato fr. 211
125.52: complemento, pag. 15, allegato 10). Ora, nel memoriale conclusivo sottoposto al Pretore
la convenuta aveva accettato il valore dell'azienda, stabilito dal perito in fr. 77
831.– (pag. 5). La richiesta di tenere conto adesso del solo valore della sostanza (fr. 113
773.59) si rivela pertanto irricevibile (sopra, consid. 3f). Per di più, ancora una volta l'appellante non dimostra che l'attività della ditta sia calata al punto da doversi trascurare “il valore di reddito”, tanto meno ove si pensi che, dopo tre anni chiusi in perdita, nel 2004 la società è tornata a conseguire utili. Né l'appellante può essere seguita laddove pretende di tenere conto dell'intero valore della società, senza considerare la partecipazione di due terzi del marito nel capitale azionario. Che come azionista maggioritario AO 1 sia la persona di riferimento e diriga la società è verosimile, ma ciò non toglie che proprietario di un terzo del pacchetto azionario sia, fin dalla costituzione della società un nominato _ (interrogatorio formale dell'attore, del 2 maggio 2006, risposta n. 5). Anche su questo punto l'appello è destinato perciò all'insuccesso.
q)
Per quel che attiene alle collezioni di penne e orologi, il Pretore ne
ha accertato il valore sulla scorta di una perizia in fr. 20
150.–, deducendo nondimeno da tale importo il valore di un Rolex (fr. 3000.–) siccome bene proprio del marito (dono della moglie). Il valore degli oggetti della collezione in proprietà del marito, e che rientrano negli acquisti di lui, è stato fissato per contro in fr. 17
150.–. L'appellante contesta la deduzione di fr. 3000.–, sostenendo che l'acquisto del Rolex è avvenuto con risparmi comuni e che la moglie non intende rinunciare al proprio 50%. L'argomentazione è nuova, il che basterebbe per dichiararla irricevibile (sopra, consid. 3f). A prescindere da ciò, essa è smentita dalla stessa interessata, che all'interrogatorio formale ha dichiarato di avere regalato l'orologio usando i suoi risparmi accumulati con il lavoro presso la _ SA (verbale del 18 ottobre 2006, risposta n. 4). Al riguardo non giova pertanto dilungarsi.
r)
Sulle polizze del
“
terzo pilastro
”
il Pretore ha rilevato anzitutto che il
valore di assicurazioni sulla vita e la previdenza vincolata con vantaggi fiscali non rientra nell'ambito d'applicazione delle norme che regolano la previdenza professionale, bensì lo scioglimento del regime matrimoniale. Ciò posto, egli ha appurato che le polizze di entrambi i coniugi erano state finanziate tramite acquisti. Ai fini della liquidazione del regime matrimoniale egli ha inserito così negli acquisti dei coniugi complessivi fr. 61
925.80 (fr. 24
804.40 per la polizza intestata al marito, fr. 37
121.40 per la polizza intestata alla moglie). Il primo giudice ha dato atto infine che ogni coniuge rimane titolare della polizza di “terzo pilastro” a lui intestata.
L'appellante contesta che il valore delle polizze debba essere diviso a metà, affermando che la stipulazione di una polizza in sua favore costituisce una liberalità, e quindi un suo bene proprio. D'altro lato essa dichiara di rinunciare alla metà della polizza di “terzo pilastro” intestata al marito, chiedendo che ogni coniuge resti titolare della polizza a lui intestata senza obbligo di conguaglio. A torto. Intanto nulla dimostra l'esistenza di una liberalità in favore della convenuta, né una donazione tra coniugi dev'essere presunta (sentenza del Tribunale federale
5A_329/2008 del 6 agosto 2008 consid.
3.3 in:
FamPra.ch 2009 pag. 160;
Deschenaux/Steinauer/Baddeley
,
op. cit., pag. 433 n. 923).
E siccome
l'art. 197 cpv. 2 n. 2 CC non si applica alle assicurazioni private sulla vita, la determinazione della massa di appartenenza segue i principi della surrogazione patrimoniale (RtiD I-2005 pag. 775 consid. 2c). Trattandosi di un acquisto, non v'è ragione per sottrarre il valore della polizza dal calcolo della liquidazione del regime dei beni. La moglie deve corrispondere quindi al marito la metà del relativo valore (fr. 18 560.70).
s)
In definitiva, gli acquisti di AO 1 ammontano complessivamente a fr. 1
643
231.20 e quelli della moglie a fr. 37
121.40. La partecipazione di quest'ultima si fissa di conseguenza a fr. 821
615.60, mentre quella del marito a fr. 18
560.70 (art. 215 cpv. 1 CC). Ne segue che il
conguaglio in favore dell'appellante risulta di
fr. 803
055.–. Entro tali limiti l
'appello merita accoglimento.
4.
In merito al contributo alimentare per la moglie il Pretore ha considerato l'esistenza di un matrimonio di lunga durata, tenendo conto del tenore di vita raggiunto dai coniugi al momento della separazione, tutto ignorandosi su quello avuto durante la vita in comune. Egli ha appurato così il reddito del marito in fr. 18
213.– mensili e il fabbisogno minimo di lui in fr. 8895.80 mensili. Quanto alla moglie, senza attività lucrativa, egli ne ha calcolato il fa
bbisogno minimo in fr. 4674.80 mensili. Constatata
un'eccedenza di fr. 4643.– mensili, da tale importo il primo giudice ha dedotto “gli interessi che AO 1 pagava (e paga) sui prestiti concessigli dalla _ SA, ossia fr. 1333.30 mensili (...)”, onde una diminuzione dell'eccedenza a fr. 3309.70 mensili. Dopo di che egli ha sommato la metà di tale cifra (fr. 1654.85 mensili) al fabbisogno minimo della moglie (fr. 4675.– mensili), desumendo
che il tenore di vita durante il matrimonio ammontava a fr. 6329.85,
arrotondati a fr. 6350.–”.
Il Pretore ha poi tenuto conto del fatto che, seppure al momento della separazione avesse superato i 45 anni e non avesse esercitato alcuna attività lucrativa durante la vita in comune, la moglie può guadagnare almeno fr. 1500.– mensili, sia perché dalla perizia medica agli atti non risultano limitazioni alle attività svolte in passato, sia perché dopo la separazione la convenuta aveva trovato un lavoro a tempo parziale in un panificio. Il primo giudice ha tenuto calcolo altresì del reddito della sostanza spettante alla convenuta in liquidazione del regime dei beni e dalla vendita della particella n. 1980 RFD di _ (fr. 1128.– mensili), per entrate complessive di fr. 2628.– mensili. Quanto al marito, egli ha accertato il reddito di lui in fr. 15
240.– mensili e il fabbisogno minimo in fr. 9045.– mensili, senza più considerare gli interessi versati per il prestito alla _ SA. Ciò premesso, egli ha riconosciuto alla moglie un contributo alimentare di fr. 3730.– mensili fino al 30 aprile 2017. Dato però che il contributo dipende dal versamento del conguaglio in liquidazione del regime matrimoniale, egli ha stabilito che
fino alla ricezione di tale somma il contributo di mantenimento sarebbe asceso a fr. 4858.– mensili, mentre nel caso in cui la liquidazione del regime matrimoniale fosse stata versata prima della vendita all'asta della casa il contributo sarebbe ammontato a fr. 3960.– mensili finché alla moglie non fosse stato versato il provento a lei spettante dalla vendita.
Il Pretore ha ridotto infine il contributo alimentare per la moglie a decorrere dal pensionamento del marito, nell'aprile del 2017, a fr. 1000.– mensili, sopprimendolo dal pensionamento di lei (nel maggio del 2018), a quel momento l'interessata essendo in grado di sopperire autonomamente al proprio sostentamento.
a)
L'appellante contesta il reddito del marito di fr. 15
240.– mensili, facendo valere che il marito ha ridotto l'attività della propria ditta per ridursi autonomamente lo stipendio. Un coniuge non potendo ridimensionare le sue entrate per libera scelta e senza motivi imperativi, essa chiede che ad AO 1 si imputi un reddito di fr. 18
213.– mensili, del resto sempre conseguiti durante la vita in comune. L'appellante soggiunge che nel frattempo l'attore ha avviato una nuova attività nel settore del commercio delle derrate alimentari, fondando la _ SA. Assume altresì che al reddito di lui vanno aggiunti fr. 2000.– mensili, corrispondenti alle prestazioni in natura che AO 1 addebita alla _ SA (telefono, veicoli, trasferte e pasti). L'appellante contesta
dipoi il fabbisogno minimo del marito, rilevando che fr. 2059.10
mensili di interessi ipotecari riferiti alla particella n. 1965 RFD di _, appartenente alla _ SA, non esistono e non sono mai stati pagati. Anche i fr. 1333.30 mensili per il mutuo ricevuto dalla _ SA sono inesistenti e non possono essere considerati.
Quanto alla propria situazione, l'appellante contesta in sintesi il reddito ipotetico di fr. 1500.– mensili, rilevando che ciò la costringe a ridurre il tenore di vita cui ha diritto, obbligandola a trovare un'attività lucrativa a 54 anni e dopo 34 anni di matrimonio trascorsi come casalinga. Al Pretore essa rimprovera inoltre di avere tenuto conto della sua brevissima esperienza lavorativa in un panificio, trascurando che da quel datore di lavoro essa è stata licenziata per inidoneità. Estrapolare dalla perizia medica la possibilità di reinserirsi nel mondo del lavoro sarebbe dunque arbitrario. Per l'appellante, poi, sarebbe iniquo imporle di consumare la spettanza in liquidazione del regime dei beni, il cui ammontare non è ancora stato chiarito in via definitiva. Nelle circostanze descritte il Pretore avrebbe manifestamente violato il principio per cui essa ha diritto di mantenere dopo il divorzio il tenore di vita precedente.
b
)
I criteri che governano la fissazione di un contributo alimentare sulla base dell'art. 125 CC sono già stati riassunti dal Pretore (sentenza impugnata, consid. 9b) e diffusamente illustrati da questa Camera (RtiD II-2004 pag. 580 consid. 4a e 4b con riferimenti). Al riguardo basti rammentare che la colpa nella disunione non è più di alcun rilievo (
Schwenzer
in: FamKommentar Scheidung, op. cit., n. 39 ad art. 125 CC) e che, trattandosi – come in concreto – di un matrimonio di lunga durata (27 anni di vita in comune, dal 1974 al 2001), entrambi i coniugi hanno il diritto di conservare – di principio – il tenore di vita raggiunto durante la vita in comune (RtiD II-2004 pag. 581 consid. 4c; da ultimo: I CCA, sentenza inc. 11.2006.52 del 4 febbraio 2010, consid. 5a). Ove le loro risorse dovessero rivelarsi insufficienti per conservare simile tenore di vita in ragione dei nuovi costi generati da due economie domestiche separate, il creditore del contributo ha diritto per lo meno a un livello di vita analogo a quello del debitore (sentenza del Tribunale federale 5C.230-231/2003 del 17 febbraio 2004, consid 4.1).
c)
In mancanza di dati sul tenore di vita durante la comunione domestica, il Pretore si è dipartito in concreto dal tenore di vita raggiunto dalla moglie dopo la separazione. Egli ha disconosciuto però che prima della separazione v'era una sola
economia domestica, una sola locazione, un solo abbonamento per televisione via cavo, una sola imposta radiotelevisiva, per tacere del fatto che la figlia E_ era ancora minorenne. N
el caso specifico, a ben vedere, tutto si ignora anche al momento della separazione, nulla di preciso risultando dagli atti
. Sta di fatto che l'appellante non contesta per sé gli accertamenti del Pretore, anzi li riconosce (appello, pag. 21), né AO 1 pretende che il tenore di vita durante la vita in comune fosse inferiore, né spetta
al giudice del divorzio indagare d'ufficio, in materia di pretese patrimoniali fra coniugi non applicandosi il principio inquisitorio (DTF 129 III 420 consid. 2.1.2, v. anche FamPra.ch 2/2001 pag. 129 consid. 2 con richiami).
Ciò posto, non vi sono ragioni per scostarsi dagli accertamenti del primo giudice, e segnatamente dal margine disponibile di fr. 1654.85 mensili che egli reputa necessario per integrare il tenore di vita dell'appellante.
d)
Giovi nondimeno una precisazione: il fabbisogno minimo dell'appellante
va ricondotto d'ufficio a fr.
4545.– mensili, co
me questa Camera ha già rilevato in sede cautelare (sentenza del 5 novembre 2009, consid. 10). L
a spesa di fr. 154.80 mensili per “Cablecom, Billag, energia elettrica, acqua e tassa rifiuti
”
può infatti essere riconosciuta solo fino a concorrenza di fr. 25.– (tassa rifiuti). Il consumo di elettricità e di acqua potabile, il canone radiotelevisivo e l'abbo
namento alla televisione via cavo rientrano già nel minimo
esistenziale
del diritto esecutivo (FU 68/2009 pag. 6292 cifra I; Rep. 1995 pag. 141).
Ne discende che, aggiunti al fabbisogno minimo fr. 1654.85 mensili, il debito mantenimento dell'interessata ascende a fr. 6200.– arrotondati.
e)
L'appellante contesta il reddito ipotetico di fr. 1500.– mensili imputatole dal Pretore, così come il reddito dalla sostanza. Ora, dopo il divorzio ogni coniuge deve provvedere a sé medesimo, nella misura in cui ciò possa ragionevolmente pretendersi da lui (cfr. DTF 135 III 66). Solo ove non si possa ragionevolmente esigere che egli sovvenga autonomamente al proprio debito mantenimento, inclusa un'adeguata previdenza per la vecchiaia, l'art. 125 cpv. 1 CC prevede che l'altro coniuge può essere tenuto a versargli un contributo. Tale norma concreta due principi: quello secondo cui, per quanto possibile, dopo il divorzio ogni coniuge deve sopperire a sé stesso, e quello secondo cui ogni coniuge va incoraggiato ad acquisire o a riacquistare la propria indipendenza economica. Così com'è concepito, l'obbligo dell'art. 125 cpv. 1 CC si fonda soprattutto sulle necessità del coniuge richiedente e dipende dal grado di autonomia che si può pretendere da lui (DTF 129 III 8 consid. 3.1).
f)
Per
decidere circa l'erogazione di un contributo alimentare (ammontare e durata) il giudice deve far capo ai criteri dell'art. 125 cpv. 2 CC, tenendo calcolo in particolare dalla capacità che il richiedente ha di intraprendere un'attività professionale o di riprendere un'attività lucrativa interrotta in seguito al matrimonio (
Schwenzer
in: FamKommentar Scheidung, op. cit.,
n. 13 ad art. 125 CC). Di regola il reddito di una parte è quello effettivo. Se tuttavia, dando prova di buona volontà, questa avrebbe la ragionevole possibilità di guadagnare di più, fa stato il reddito ipotetico (DTF 128 III 5 consid. 4a con rinvii, 65 consid. 4). Ciò vale non solo per il debitore di contributi alimentari, ma anche per il creditore (cfr. DTF 128 III 65 consid. 4, 130 III 540 consid. 3). Un guadagno ipotetico non va però determinato in astratto. Dev'essere alla concreta portata dell'interessato, considerata l'età di lui, la formazione professionale e lo stato di salute, oltre che la situazione sul mercato del lavoro (DTF 130 III 542 consid. 3.2 con rinvii). La fissazione di un reddito virtuale non ha, in effetti, carattere di penalità (DTF 128 III 6 prima frase).
g)
Nella fattispecie l'appellante non ha alcuna particolare formazione professionale. Sposatasi nel 1974, essa ha lavorato solo un anno come venditrice in un grande magazzino (perizia medica agli atti, pag. 3 e 5). Il riparto dei ruoli adottato dai coniugi durante il matrimonio era pertanto quello secondo cui il marito avrebbe svolto un'attività lucrativa a tempo pieno e la moglie si sarebbe occupata a tempo pieno della famiglia. Certo, l'incarto fiscale attesta che, almeno dalla metà degli anni novanta, l'interessata ha percepito uno stipendio dalla _ SA. Senza essere smentita, nondimeno, AP 1 ha affermato che il reddito era puramente
fittizio, destinato a consentire al marito “di ridurre il profitto imponibile della società” (istanza di misure a protezione
dell'unione coniugale del 25 settembre 2003, pag. 4).
h)
È vero che secondo il perito giudiziario
AP 1 non soffre, dal punto di vista medico, di alcuna limitazione circa la sua capacità lavorativa come casalinga o nell'esercizio delle attività svolte in passato, come venditrice o operaia (referto del 14 maggio 2007, pag. 15). Un conto però è la capacità lavorativa e un altro è la capacità di guadagno. E in concreto non
si può imputare un reddito ipotetico di fr. 1500.– mensili per una non meglio precisata attività lucrativa a tempo parziale trattandosi di un coniuge di 56 anni (51 anni al momento della litispendenza della causa di divorzio). Non solo a quell'età è notoriamente difficile reinserirsi nel mondo del lavoro, ma per giurisprudenza sussiste la presunzione secondo cui dopo i 45 anni un coniuge rimasto lontano dall'attività professionale in seguito a un matrimonio di lunga durata per occuparsi dei figli e della casa non può più reintegrarsi in una professione (DTF 115 II 6 consid. 5a; sentenza del Tribunale federale 5A_76/2009 del 4 maggio 2009 consid. 6.2.35).
Certo,
dopo la separazione di fatto AP 1 ha lavorato al 50% per la _ SA di _ come operaia non qualificata, ma nel lasso di tre mesi, durante il periodo di prova, essa è stata licenziata
“
per ridotto rendimento
”
(perizia medica, pag. 4 seg.). Quale altra attività essa potrebbe esercitare con profitto
per finanziare da sé il proprio debito mantenimento
il marito non dice. Manca in definitiva qualsiasi elemento che permetta di concludere per una proficua ripresa dell'attività lucrativa da parte di lei.
i)
Per quel che riguarda la sostanza,
è indubbio che tra i criteri dell'art. 125 CC
figura anche il
patrimonio
dei coniugi (
sentenza del Tribunale federale 5A_14/2008 del 28 maggio 2008, consid. 5 con riferimento a
DTF 134 III 146 consid. 4 e 132 III 598 consid. 9.1
), ciò che include la liquidazione del regime dei beni (DTF 130 III 537 consid, 4). Il reddito della sostanza va considerato così alla stessa stregua del reddito da attività lucrativa. Ciò premesso, qualora una sostanza non produca frutto o abbia un rendimento limitato, dandosene le condizioni si può stimare un reddito
ipo
tetico (cfr. DTF 117 II 16 consid.
1b;
Sutter/Freiburghaus
,
Kommentar zum
neuen Scheidungsrecht, Zurigo 1999,
n. 50 segg. ad art. 125 CC).
Al limite, nel caso in cui i redditi dei coniugi non bastino a coprire le relative necessità, il principio della solidarietà impone al debitore alimentare – come al creditore – di intaccare la propria sostanza, indipendentemente dalla relativa origine (sentenza del Tribunale federale 5A_14/2008 del 28 maggio 2008, consid. 5 con riferimenti).
Nella fattispecie
l'appellante riceverà
in esito alla
liquidazione del regime matrimoniale fr.
803
055.–, oltre a fr. 100
000.– (non contestati) dallo scioglimento della comproprietà sulla particella n. 180 RFD di _.
Poco importa che l'ammontare complessivo non sia ancora accertato definitivamente. Come ha osservato il primo giudice, tutto dipende dal momento in cui l'interessata riceverà il capitale.
Dedotti
i costi del processo e di patrocinio (che possono stimarsi prudenzialmente in fr. 50
000.–),
è ragionevole supporre che in
ultima analisi essa si ritroverà con un capitale di almeno fr. 850
000.–. La resa di tale patrimonio può valutarsi attorno al 2% (dal 1° gennaio 2009
il Consiglio federale ha ridotto l'interesse minimo sugli averi di vecchiaia giusta l'art. 12 OPP dal 2
3⁄4
al 2%: RU 2008 pag.
5189
), ovvero
fr. 1400.– mensili
.
Fino al pensionamento (giugno del 2018) le entrate di lei ammontano dunque a fr. 1400.– mensili. Per far fronte al proprio
“debito mantenimento” di fr. 6200.– l'appellante
avrà bisogno pertanto di fr. 4800.– mensili.
l)
Di
regola un contributo di mantenimento non è vitalizio; è dovuto solo per il tempo necessario affinché il coniuge creditore ritrovi la propria autonomia finanziaria, compresa un'adeguata previdenza professionale
(
Hausheer/Spycher,
Unterhalt nach neuem Scheidungsrecht, Ergänzungsband
, Berna 2001, pag. 100 n. 05.163).
La durata del contributo dipende quindi dalle prospettive date al beneficiario di garantire il proprio mantenimento con redditi propri (DTF 132 III 595 consid. 7;
sentenza del Tribunale federale 5A_346/2008 del 28 agosto 2008, consid. 4.2). Ancorché in concreto la laconicità dei dati imponga prudenza, l'interessata non contesta l'accertamento del Pretore secondo cui, grazie all
o
splitting
dei contributi versati dal marito negli anni di matrimonio, essa potrà raggiungere in pratica la rendita massima dell'AVS (fr. 2280.– mensili).
Essa riceverà poi
fr. 182
870.– quale capitale di libero pas
saggio versato dalla
cassa pensione del marito, così come il valore della polizza di
“
terzo pilastro
”
a suo nome, che con gli interessi nel frattempo maturati andranno aggiunti al capitale ricevuto in liquidazione del regime matrimoniale.
A quel momento l'interessata sarà tenuta altresì a consumare la propria sostanza in un lasso di tempo valutabile attorno ai
venticin
que anni (RtiD I-2005 pag. 776 consid. 4; aspettativa statistica di vita pari a 25.36:
Stauffer/Schätzle
,
Tables de capitalisation, 5a edizione, pag. 448, tavola n. 42), ricavando attorno ai fr. 4000.– mensili, senza dimenticare che il capitale rimanente produce interessi. Ciò posto,
si
può stimare – con tutte le riserve del caso – che a quel momento l'appellante sarà in grado di far fronte autonomamente al proprio sostentamento.
m)
Per quanto concerne la situazione di AO 1, l'appellante si duole che nel 2005 egli si sia ridotto lo stipendio percepito dalla _ SA da fr. 18
213.– a fr. 15
240.– mensili. Già trattata con potere cognitivo limitato alla verosimiglianza in sede cautelare (sentenza del 5 novembre 2009, consid. 6), la questione dev'essere riesaminata ora con piena cognizione. Dalla _ SA, di cui è azionista – amministratore – unico, il marito riceve uno stipendio variabile. Trattandosi di un lavoratore dipendente, dec
isivo è – di norma – lo stipendio netto conseguito al momento del giudizio (RtiD I-2008 pag. 1026 n. 25c). La giurisprudenza
ha già avuto modo di precisare tuttavia che in caso di unità economica fra società e azionista unico (o maggioritario) può essere giustificato equiparare l'azionista a un lavoratore indipendente, tenendo calcolo del reddito conseguito prima e dopo l'avvio della causa (
“
principio della trasparenza
”
: RtiD I-2006 pag. 670 consid. 5). Che tra AO 1 e la _ SA si dia unità economica non può essere revocato in dubbio,
il perito giudiziario
avendo appurato che il primo
“svolge una funzione di primo piano, se addirittura non essenziale” per la seconda, tant'è che la sua presenza è “di vitale importanza” (referto, pag. 17 seg.).
n)
Dagli atti risulta che dalla _ SA AO 1 ha riscosso fr. 18
735.– mensili netti nel 2000, fr. 19
135.– mensili nel 2001, fr. 20
105.– mensili nel 2002, fr. 19 155.– mensili nel 2003 e fr. 18
240.– mensili nel 2004 (incarto fiscale della _ SA, richiamato). Nel 2005, al momento in cui
ha introdotto azione di divorzio, egli si è ridotto lo stipendio a fr.
15
670.–
mensili
(doc. EE). È possibile che
la decurtazione fosse giustificata dall'andamento della ditta, a sua volta determinato dall'andamento del mercato, tant'è a parere del perito giudiziario senza tale operazione
“
la società avrebbe avuto (...) una perdita netta
” (complemento peritale, pag. 11). Nel 2005 però la massa salariale, la cifra d'affari e l'utile lordo dell'azienda sono aumentati rispetto al 2004 (complemento peritale, allegato 5). Del resto, per determinare il valore di reddito della società il perito ha calcolato i costi del personale su una media di 10 anni, visto che la retribuzione dell'amministratore unico era passata da fr. 114
100.– lordi nel 1995 a fr. 247
000.– lordi nel 2004 (referto, pag. 11). I
n circostanze del genere, data la natura fluttuante della retribuzione, si giustifica di mediare i redditi conseguiti dall'interessato tra il 2000 e il 2005, onde uno stipendio di fr. 18
500.– mensili. A ciò si deve aggiungere quanto egli ha percepito mediamente nello stesso periodo dalla _ SA, ovvero fr. 800.– mensili (dichiarazioni fiscali della _, richiamate, e certificati di salario nell'incarto fiscale della _ SA, richiamato), per un'entrata complessiva di fr. 19
300.– mensili.
A quest'ultimo importo non
si giustifica invece di aggiungere i fr. 2000.– mensili che l'appellante vorrebbe cumulare per vantaggi indiretti che il marito ricava dalla _ SA
. Che nella determinazione del reddito di un dipendente si debba tenere conto non solo dei dati risultanti dalle dichiarazioni fiscali, ma anche di eventuali detrazioni straordinarie, deduzioni ingiustificate e consumi privati
occulti è vero
(
RtiD II-2004 pag. 617 n. 38c; I CCA, sentenza inc. 11.2002.33 del 29 gennaio 2003, consid. 7e con riferimenti). A
prescindere dal fatto però che certi oneri (costi d'automobile, trasferte, pasti fuori casa) andrebbero poi aggiunti al fabbisogno minimo dell'interessato, in concreto la pretesa è nuova, e quindi irricevibile (sopra, consid. 3f).
Q
uanto al fatto che AO 1 abbia fondato nel frattempo una nuova ditta, la _ SA (attiva nel commercio delle derrate alimentari), per tacere del fatto che dal giugno del 2010 egli non fa più parte della società, nemmeno l'interessata pretende che come amministratore unico egli abbia conseguito redditi.
o)
Relativamente al fabbisogno minimo di AO 1, il Pretore l'ha calcolato in fr. 9045.– mensili, così composti:
minimo esistenziale del diritto esecutivo fr. 1250.–, pigione con spese accessorie fr. 2170.–, premio della cassa malati
fr. 411.90, televisione via cavo e imposta radiotelevisiva fr. 54.80, energia elettrica, acqua potabile e tassa rifiuti fr. 100.–, interessi ipotecari maturati sulla particella n. 1965 RFD di _ (proprietà della _ SA) fr. 2059.10, imposte fr. 3000.–. Diversamente all'assetto cautelare, il
primo giudice non ha riconosciuto invece il rimborso di un mutuo contratto dall'attore nei confronti della _ SA
(fr. 1333.– mensili). L'appellante contesta gli interessi pagati dal marito per l'ipoteca accesa sul fondo appartenente alla società, come pure le rate per il rimborso del prestito elargito dalla ditta stessa.
p)
Per quel che è degli interessi ipotecari, risulta dagli atti – come questa Camera ha già avuto modo di rilevare nella sentenza del 5 novembre 2009, consid. 7a – che nel novembre del 1998 AO 1 si era rivolto
all'Ufficio circondariale di tassazione per sapere se fosse possibile porre in deduzione dal proprio reddito, ove avesse acquistato i
l pacchetto azionario della _ SA,
gli interessi da versare alla banca finanziatrice dell'operazione (lettera del 16 novembre 1998, nell'incarto fiscale richiamato). L'autorità fiscale ha risposto affermativamente, a condizione che il debito fosse assistito da appropriate garanzie e i tassi d'interesse fossero quelli usuali (lettera del 17 novembre 1998, nell'incarto fiscale richiamato). Per fugare sospetti di elusione tributaria e condurre un'operazione fiscalmente neutra AO 1 ha previsto così che la _ SA elargisse un reddito o un dividendo a fine anno, in modo da “pareggiare l'esborso degli interessi” (lettera del 16 novembre 1998, citata). Il problema è che in concreto non è dato di sapere – né l'interessato spiega – quali siano i vantaggi ricavati dall'assunzione di costi in favore di un terzo. Non si ravvisano le premesse, dunque, per inserire nel fabbisogno minimo di lui l'importo di fr. 2059.10 mensili.
q)
Circa gli interessi dovuti alla _ SA, il Pretore medesimo non li ha ammessi nel fabbisogno minimo del marito. Per il resto, come si è indicato in relazione al fabbisogno minimo dell'appellante, l
a spesa di fr. 154.80 mensili per “Cablecom, Billag, energia elettrica, acqua e tassa rifiuti
”
può essere riconosciuta solo fino a concorrenza di fr. 25.– (sopra, consid. 4d).
Il fabbisogno minimo di AO 1 risulta così di fr. 6831.10 mensili.
r)
Per quanto concerne i
costi occasionati da un figlio nato fuori dal matrimonio,
le relative necessità finanziarie non fanno parte del fabbisogno minimo del genitore (cfr. DTF 126 III 358 consid. 2). Come si è spiegato in sede cautelare, il fabbisogno in denaro di _, nata il 12 novembre 2007, ammonta a fr. 1315.– mensili. Quanto a _, essa deve sostentare la figlia in base alle sue possibilità (art. 285 cpv. 1 CC). Non consta però che essa eserciti un'attività lucrativa o che disponga di capitali propri. E s
e si pensa che un genitore chiamato a occuparsi di un bambino piccolo può essere tenuto ad assumere un'attività lucrativa a metà tempo – di regola – solo al momento in cui il figlio compie 10 anni (v. DTF 115 II 10
consid.
3c e 11 consid. 5a; SJ 116/1994 pag. 91;
Schwenzer
,
op. cit., n. 59 ad art. 125 CC), l'interessata
non può essere chiamata per il momento a contribuire al fabbisogno in denaro della figlia.
s)
In definitiva AO 1
ha
un reddito di fr.
19
300
.– mensili e un fabbisogno minimo di fr.
6831.10
mensili, al quale va aggiunto lo
stesso margine disponibile di fr. 1654.85
mensili riconosciuto alla moglie (sopra, consid. 4c), avendo diritto anch'egli di conservare il medesimo tenore di vita di complessivi fr. 8486.– mensili arrotondati. Ha pertanto un margine utile di fr. 10
814.– mensili con cui può versare agevolmente alla moglie l'ammanco di fr. 4800.– mensili e il contributo alimentare per la figlia A_, di fr. 1260.– mensili.
Il contributo appena calcolato dipende dal tempestivo versamento dell'importo di fr. 803
055.– dovuto alla moglie in liquidazione del regime matrimoniale, così come dal ricavato della vendita della casa, di fr. 100
000.–. Fino al momento in cui non riceverà l'importo a cui ha diritto a titolo di liquidazione del regime e quello che le spetta in seguito alla vendita della particella n. 1980 RFD di _, di conseguenza, è dovuto a AP 1 un contributo alimentare di fr. 6200.– mensili. Qualora la liquidazione del regime matrimoniale fosse versata prima della vendita all'asta della casa e finché alla moglie non sarà versato il provento che le spetta da tale vendita, il contributo alimentare sarà invece di fr. 4950.– mensili.
t)
Per quanto riguarda la situazione dopo il pensionamento dell'attore, questi
potrà contare su una rendita AVS completa, sulla rendita dalla propria cassa pensione (che per adesso egli continua ad alimentare) e sulla propria assicurazione privata. Ove ciò non bastasse per coprire il fabbisogno minimo, finanziare il fabbisogno in denaro della figlia A_ e versare a AP 1 per un anno fr. 4800.– mensili, egli sarà tenuto a intaccare la propria sostanza, monetizzando verosimilmente una parte delle partecipazioni societarie (sopra, consid. 4i). Allo stato attuale delle cose non è possibile tuttavia formulare p
rognosi concrete, né l'interessato si è dato cura di esporre alcunché.
Dandosene gli estremi, ad ogni modo, l'attore potrà sempre chiedere, al momento opportuno, una riduzione del contributo alimentare a suo carico (art. 129 cpv. 1 CC).
5.
Gli oneri del giudizio odierno seguono la vicendevole soccombenza (art. 148 cpv. 2 CPC). L'appellante
esce sconfitta sull'assegnazione in uso vitalizio dell'immobile di _, sul mantenimento della relativa comproprietà e sulla durata del contributo
alimentare, ma vede aumentare il conguaglio in liquidazione del regime dei beni (da fr. 392
383.15 a
fr. 803
055.–
), oltre al contributo alimentare (da fr. 3730.– a fr. 4800.– mensili).
Anche a tale proposito nondimeno il suo grado di vittoria è parziale, giacché essa chiedeva un conguaglio di fr. 887
218.50 e un contributo alimentare di fr. 8000.– mensili vita natural durante.
Tutto ponderato, dunque, si giustifica che essa sopporti equitativamente quattro quinti degli oneri processuali, con obbligo di rifondere all'attore un'indennità per ripetibili ridotte.
L'esito dell'attuale giudizio impone anche una modifica del dispositivo sulle spese e le ripetibili di primo grado. Considerate le richieste di giudizio formulate dalle parti nel memoriale conclusivo davanti al Pretore, si giustifica così di porre gli oneri processuali per un quinto a carico dell'attore e per il resto a carico di AP 1, tenuta a rifondere all'attore un'indennità di fr. 18
000.– per ripetibili ridotte.
6.
Circa i rimedi esperibili contro l'odierna sentenza sul piano federale (art. 112 cpv. 1 lett. d LTF), il valore litigioso ai fini dell'art. 74 cpv. 1 lett. b LTF supera ampiamente la soglia di fr. 30
000.– ai fini di un eventuale ricorso in materia civile.