Decision ID: 74119ab9-07e6-50f7-9685-32c4f5dac634
Year: 2014
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_006
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: civil_law

ritenuto
in fatto: A.
Con precetto esecutivo n. _ emesso il 21 novembre 2013 dall’Ufficio esecuzione e fallimenti di Mendrisio, il CO 1 ha escusso la “RE 1” per l’incasso di fr. 2'064.40 oltre interessi del 2.5% dal 18 ottobre 2013 su fr. 2'748.35, indicando quale titolo di credito l’imposta cantonale 2011, di fr. 81.20 per “interessi di ritardo su acconto”, di fr. 30.– (“diffida del 17.07.2013”) e di fr. 57.80 (“interessi ritardo conguaglio fino al 17.07.2013”).
B.
Avendo l’escussa interposto opposizione al precetto esecutivo, con istanza 10 dicembre 2013 l’escutente ne ha chiesto il rigetto definitivo al Giudice di pace. Nel termine impartito, l’escussa si è opposta all’istanza con osservazioni scritte del 21 e del 27 gennaio 2014.
C.
Statuendo con decisione 18 febbraio 2014, il Giudice di pace ha accolto l’istanza e rigettato in via definitiva l’opposizione interposta dalla parte convenuta, ponendo a suo carico le spese processuali di fr. 175.– e un’indennità di fr. 30.– a favore dell’istante.
D.
Contro la sentenza appena citata RA 1 è insorta a questa Camera con un reclamo dell’11 marzo 2014 per ottenerne l’annullamento e la reiezione dell’istanza. Il reclamo non è stato notificato alla controparte per le osservazioni.

Considerando
in diritto: 1.
La sentenza impugnata – emanata in materia di rigetto dell’opposizione – è una decisione di prima istanza finale e inappellabile (art. 309 lett. b n. 3 CPC), contro cui è dato il rimedio del reclamo (art. 319 lett. a CPC) alla
Camera di esecuzione e fallimenti (CEF) del Tribunale d’appello (art. 48 lett. e n. 1 LOG)
.
1.1
Pronunciata in procedura sommaria (art. 251 lett. a CPC), la decisione è impugnabile con reclamo entro dieci giorni dalla notificazione (art. 321 cpv. 2 CPC). In considerazione della data della decisione, risalente al 18 febbraio 2014, il rimedio dell’11 marzo 2014 parrebbe tardivo e quindi inammissibile.
1.2.
Sennonché nel dispositivo n. 3 della sentenza impugnata, il giudice di pace ha erroneamente indicato in 30 giorni (anziché 10) il termine di impugnazione. Di principio la parte laica non rappresentata nella procedura può fare affidamento sull’indicazione datagli dal giudice, eccezion fatta quando essa si è resa conto dell’errore o era in grado di scoprirlo grazie alle sue cognizioni di diritto (DTF 135 III 375, consid. 1.2.2; sentenza della CEF 14.2011.48 del 12 aprile 2011, con rimandi). Nel caso di specie non risulta che RA 1 sia giurista o disponga altrimenti delle conoscenze né dell’esperienza necessarie per permetterle d’identificare le norme di legge pertinenti (v. sopra consid. 1.1). Per questo motivo, avendo l’escussa rispettato il termine di 30 giorni indicato dal primo giudice, il reclamo va considerato tempestivo.
1.3
Il reclamo è presentato da RA 1 mentre il precetto esecutivo, l’istanza e la sentenza indicano la comunione ereditaria fu RE 1 quale parte convenuta. In realtà risulta senza equivoci dagli scritti dell’esecutore testamentario, avv. _ che RA 1 è l’unica erede di RE 1. Non sussistendo quindi alcuna comunione ereditaria (che presuppone l’esistenza di almeno due eredi),
nel rubrum
di questa decisione occorre menzionare RA 1 quale parte reclamante. Su richiesta l’Ufficio esecuzione e fallimenti di Mendrisio rettificherà la designazione errata della parte escussa (cfr. sentenza della CEF 15.2013.109 del 3 dicembre 2013)
1.4
La Camera esamina solo le censure esplicitamente formulate e motivate in modo sufficiente, i requisiti al riguardo, che discendono dall’art. 321 cpv. 1 CPC, imponendo al reclamante di formulare delle conclusioni chiare e di spiegare perché la sentenza impugnata sarebbe erronea, e non (solo) perché le sue opinioni sarebbero pertinenti (DTF 138 III 375, consid. 4.3.1 e sentenza del Tribunale federale 5A_247/2013 del 15 ottobre 2013, consid. 3.3). La Camera decide in linea di principio in base agli atti di causa della giurisdizione inferiore (art. 327 cpv. 1 e 2 CPC). Secondo l’art. 320 CPC con il reclamo possono essere censurati sia l’applicazione errata del diritto sia l’accertamento manifestamente errato dei fatti, fermo restando che sono inammissibili conclusioni, allegazioni di fatti e mezzi di prove nuovi (art. 326 cpv. 1 CPC). Nel caso specifico, i documenti allegati al reclamo sono pertanto inammissibili nella misura in cui non sono già stati prodotti in prima sede.
2.
Nella decisione impugnata, il Giudice di pace si è limitato a constatare che la documentazione prodotta costituisce valido titolo di rigetto definitivo dell’opposizione. Non si è invece determinato sulle argomentazioni della parte convenuta secondo cui essa, nominata unica erede della zia RE 1, deceduta il 1° gennaio 2013, avrebbe voluto rinunciare all’eredità quando apprese che questa consisteva in soli debiti, accettandola solo perché diversamente avrebbe potuto essere revocata la donazione della casa di famiglia, comunque oberata da ipoteche riprese da RA 1, fatta dalla defunta a favore di quest’ultima nel 2008. Nel reclamo l’escussa ha riproposto le argomentazioni sollevate in prima sede.
3.
In virtù degli art. 80 e 81 LEF, il giudice pronuncia il rigetto definitivo dell’opposizione ove il credito posto in esecuzione sia fondato su una decisione giudiziaria esecutiva o un titolo parificato, a meno che l’escusso provi con documenti che dopo l’emanazione della decisione il debito è stato estinto, il termine per il pagamento è stato prorogato o che è intervenuta la prescrizione. La procedura di rigetto è una procedura documentale
(Aktenprozess)
, il cui scopo non è di accertare l’esistenza del credito posto in esecuzione bensì l’esistenza di un titolo esecutivo. Il giudice verifica solo la forza probatoria del titolo prodotto dal creditore – la sua natura formale – e vi conferisce forza esecutiva ove l’escusso non renda immediatamente verosimili eccezioni liberatorie (DTF 132 III 142, consid. 4.1.1).
4.
In ogni stadio di causa (quindi anche in sede di reclamo), il giudice esamina d’ufficio, a prescindere dalle allegazioni delle parti, se la documentazione prodotta costituisce valido titolo di rigetto dell’opposizione e se vi è identità tra l’escutente indicato sul precetto esecutivo (e nell’istanza) e il creditore designato nel titolo, tra l’escusso e il debitore menzionato nel titolo e tra la pretesa posta in esecuzione e il debito accertato o riconosciuto (DTF 139 III 447 consid. 4.1.1).
4.1
Giusta l’art. 80 cpv. 2 n. 2 LEF sono parificate alle sentenze giudiziarie, e valgono quindi quale titolo di rigetto definitivo, le decisioni di autorità amministrative svizzere, purché siano esecutive Di norma, come per le sentenze civili non è necessario il passaggio in giudicato (
Staehelin
in Basler Kommentar, SchKG I, 2
a
ed. 2010, n. 110 ad art. 80 LEF). Per le imposte dirette, tuttavia, la legge parifica a sentenze giudiziarie esecutive le decisioni di tassazione “cresciute in giudicato” (art. 165 cpv. 3 LIFD e 244 cpv. 3 LT).
4.2
Nella fattispecie la parte istante fonda la propria pretesa nei confronti della convenuta sulla decisione 28 novembre 2012 (doc. B) mediante la quale il CO 1 ha determinato in fr. 2'909.85 l’ammontare dovuto da RE 1 per le imposte comunali 2011. La menzionata decisione, che risulta passata in giudicato, costituisce pertanto valido titolo di rigetto definitivo dell’opposizione per l’importo richiesto con il precetto esecutivo. Quale unica erede RA 1 risponde personalmente anche dei debiti fiscali della defunta (art. 560 cpv. 2 CC). D’altronde l’effetto autoritativo della decisione fiscale si estende al successore a titolo universale (
Staehelin/Staehelin/Grolimund
, Zivilprozessrecht, 2
a
ed. 2013, n. 15 ad § 24; Isaak
Meier
, Schweizerisches Zivilprozessrecht, 2010, pag. 243) e configura perciò titolo di rigetto definitivo nei suoi confronti (S
taehelin
, op. cit., n. 31 ad art. 80). Nel caso di specie la reclamante argomenta sì che avrebbe voluto rinunciare all’eredità quando apprese che questa consisteva in soli debiti, ma per finire ammette di averla accettata, seppure solo per evitare la revoca della donazione della casa di famiglia fatta dalla defunta a favore di lei nel 2008. La conseguenza di tale scelta è, come detto, l’assunzione del debito fiscale della defunta (art. 560 cpv. 2 CC). È quindi data identità tra debitrice ed escussa (v. sopra consid. 1.3). Il reclamo non può pertanto essere accolto.
5.
La tassa del presente giudizio segue la soccombenza (art. 106 cpv. 1 CPC) mentre non si assegnano ripetibili alla controparte alla quale il reclamo non è stato notificato per le osservazioni.
Circa i rimedi esperibili sul piano federale (art. 112 cpv. 1 lett. d LTF), il valore litigioso, di fr. 3'161.90, non raggiunge la soglia di
fr. 30'000.– ai fini dell’art. 74 cpv. 1 lett. b LTF.