Decision ID: cc4c90f9-e81d-5ab2-969f-557dd5c65836
Year: 1998
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: civil_law

in fatto: A.
_ _ è proprietario, dal 1985, della particella n. _RFD di _ _, sulla quale ha costruito una casa di vacanza. Il sentiero previsto dal progetto edilizio che garantiva l’accesso diretto al fondo dalla strada pubblica non è mai stato realizzato. Per accedere alla sua proprietà _ _ si serve di una scala che collega la strada pubblica a numerosi fondi, il cui primo tratto, di una lunghezza di 9 m, è situato sulla particella n. _appartenente a _ _.
Preso atto che la vicina intendeva chiudere la scala con un cancello per il 31 ottobre 1998, con decreto supercautelare del 20 ottobre 1998 il Pretore della giurisdizione di Locarno-Campagna, adito da _ _, ha vietato a _ _ di procedere in tal senso (_. _._).
B.
_ _ ha promosso il 1° dicembre 1997 un’azione possessoria davanti al Pretore della giurisdizione di Locarno-Campagna perché fosse vietato a _ _ di chiudere a chiave il cancello posto all’ingresso inferiore della nota scala. All’udienza del 29 gennaio 1998 l’istante ha confermato la propria domanda, alla quale la convenuta si è opposta. Ultimata l’istruttoria ogni parte ha ribadito il proprio punto di vista con un memoriale scritto.
C.
Statuendo il 13 novembre 1998, il Pretore ha respinto l’istanza. Le spese, con una tassa di giustizia di fr. 1’000.–, sono state poste a carico dell’istante, tenuto a rifondere alla convenuta fr. 1’500.– per ripetibili.
D.
_ _ è insorto contro la sentenza del Pretore con un appello del 24 novembre 1998 nel quale chiede, previa concessione dell’effetto sospensivo, che il giudizio impugnato sia riformato nel senso di accogliere la sua istanza. L’appello non è stato intimato alla convenuta.

Considerando
in diritto: 1.
Il Pretore, dopo avere rilevato che un’azione di manutenzione compete anche al titolare di una servitù iscritta a registro fondiario, ha ritenuto che quand’anche si ritenesse sufficiente l’uso effettivo della scala per promuovere azione, esso avveniva da parte dell’istante in virtù di un precario revocabile in ogni momento, di modo che mancando il presupposto dell’atto di illecita violenza l’istanza era priva di buon diritto. Il primo giudice ha negato inoltre che l’opposizione della convenuta fosse abusiva già per il fatto che essa non ha mai accettato il passaggio dell’istante sulla sua scala.
L’appellante contesta tale conclusione e sostiene che la scala in questione doveva servire fin dalla sua costruzione per l’accesso a tutti i fondi sovrastanti la strada pubblica, tant’è che il tracciato della stessa tocca tutte le proprietà. L’uso della scala non è avvenuto in virtù di un precario, bensì per un diritto consuetudinario, di modo che la chiusura del cancello rappresenta un atto di illecita violenza.
2.
Un’azione possessoria – di manutenzione o di reintegra – compete anche al titolare di una servitù (
Steinauer
, Le droits réels, vol. II, 2
a
edizione, pag. 335 n. 2302 e 2302a;
Stark
in: Berner Kommentar, 2
a
edizione, nota 74 dell’introduzione agli art. 926–929 CC), l’art. 919 cpv. 2 CC disponendo che in caso di servitù prediale l’effettivo esercizio del diritto è parificato al possesso della cosa. L’azione possessoria presuppone, per il resto, che sia reso verosimile l’esercizio della servitù e che quest’ultima sia iscritto nel registro fondiario (DTF 83 II 146; Rep. 1979 pag. 292;
Stark
op. cit., nota 12 dell’introduzione agli art. 926–929 e nota 5 ad art. 928 CC). Nella fattispecie è pacifico che la servitù litigiosa non è iscritta a registro fondiario. Ciò basterebbe già a prima vista per respingere l’azione.
Liver
sostiene invero che l’esercizio di una servitù basta per intentare azione di manutenzione qualora l’esercizio stesso avvenga a giusto titolo, ovvero non in modo illecito o clandestinamente o per mera compiacenza (Zürcher Kommentar, n. 139 ad art. 737 CC). Il Tribunale federale non si è pronunciato sulla fondatezza di tale opinione (DTF 94 II 351). Questa Camera l’ha respinta, confermando la sua prassi anteriore (Rep. 1981 pag. 146), ribadita ancora di recente (I CCA, sentenza del 3 dicembre 1998 in re P. e litisconsorti; del 13 ottobre 1998 in re Comune di M.; del 27 giugno 1997 in re B.). L’istante si rifà ancora una vol-ta, nell’appello, all’opinione di
Liver
. Se non che, quand’anche si riesaminasse il problema e si giungesse – per avventura – alla conclusione auspicata dall’appellante, in concreto l’esito del giudizio non muterebbe poiché – come si vedrà in appresso – l’appellante non risulta essere mai stato autorizzato a transitare sulla nota scala.
3.
Anzitutto, come sottolinea il primo giudice, la volontà del promotore immobiliare non risulta con sufficiente attendibilità dagli atti e le asserzioni dell’appellante si fondano su sue mere ipotesi. Oltre a ciò, se le intenzioni fossero state quelle descritte al momento della vendita dei vari fondi formanti il complesso immobiliare, la questione delle servitù sarebbe stata verosimilmente disciplinata con le necessarie iscrizioni a registro fondiario. Nemmeno la figlia del promotore è stata in grado di fornire maggiori elementi, limitandosi a supposizioni (cfr. deposizione _ _). Certo, è possibile che, quantunque a carico della particella n. _non sia iscritta una servitù di passo pubblico, fino al 1978 la scala fosse accessibile a tutti, poiché si trattava di un sentiero pubblico (deposizione _). In seguito però essa è diventata di proprietà privata e dagli atti non si evince – né l’appellante spiega – per quali ragioni il passaggio non è stato regolato. Che la situazione non fosse chiara si evince anche dall’intenzione dell’istante di prevedere, al momento dell’edificazione del suo fondo, la costruzione di un sentiero posto integralmente sulla sua proprietà per accedere alla sua abitazione (istanza, pag. 4 n. 4.2).
4.
Neppure è ravvisabile un abuso di diritto da parte della convenuta per avere tollerato durante nove anni il passaggio dell’istante. Intanto l’abuso deve essere manifesto e può – in un caso come quello in esame – essere ravvisato solo eccezionalmente e con grande riserbo (cfr. per i diritti di vicinato:
Meier-Hayoz
in: Berner Kommentar, n. 146 ad art. 679;
Steinauer
, op. cit., n. 1923). Inoltre, come fa notare il primo giudice, mai la vicina ha tollerato l’agire dell’istante, tant’è che ha contestato sia nel 1988 sia nel 1994 il diritto di passo del vicino sulla sua scala (doc. 4, 5, 6, 7, 9 e doc. G e H dell’inc. _. _._). In circostanze siffatte non si può intravedere alcun tacito consenso. Né si può ragionevolmente affermare che essa abbia indotto l’appellante a confidare nell’accettazione dello stato di fatto per il solo fatto che costui, pur sapendo di non essere titolare di una servitù di passo, ha rinunciato alla costruzione di un sentiero sul proprio fondo. Il fatto poi che la presente causa possa essere stata promossa come atto di rivalsa per avere l’istante convenuto un altro vicino in una causa tendente all’allontanamento di piante non basta lontanamente a denotare un abuso.
5.
Ne discende, in ultima analisi, che l’appello riesce già di primo acchito destituito di fondamento e può essere deciso con la procedura semplificata dell’art. 313
bis
CPC. L’emanazione del presente giudizio rende per altro senza oggetto la richiesta di effetto sospensivo contenuta nel gravame.
6.
Gli oneri processuali seguono la soccombenza (art. 148 cpv. 1 CPC). Non si assegnano ripetibili alla controparte, la quale non ha dovuto affrontare spese già per la circostanza che il ricorso non è stato nemmeno intimato.