Decision ID: 2c119df5-d31e-54ad-8e24-533158fe17a4
Year: 2009
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_005
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: 

ritenuto
in fatto: che il 1°ottobre 2007 RI 1 è stato assunto dalla CO 1 come consulente alla clientela privata;
che il 30 settembre 2008 la compagnia d'assicurazione ha licenziato con effetto immediato il dipendente;
che con istanza del 23 gennaio 2009 RI 1 ha convenuto la CO 1 davanti al Pretore del Distretto di Lugano, sezione 1, per ottenere il pagamento di fr. 15 000.– corrispondenti al salario rivendicato per il normale periodo di disdetta ovvero il mese di ottobre 2008, importo successivamente ridotto in considerazione delle indennità di disoccupazione nel frattempo percepite;
che all'udienza di discussione del 9 marzo 2009 proseguita il 6 maggio successivo, l'istante ha ridotto la sua pretesa a fr. 7264.85 oltre interessi del 5% dal 1° ottobre 2008 mentre la convenuta ha proposto di respingere l'istanza;
che esperita l'istruttoria, le parti hanno rinunciato alla discussione finale limitandosi a memoriali conclusivi nei quali hanno ribadito le loro domande, l'istante precisando in fr. 7348.60 la sua pretesa;
che statuendo il 7 dicembre 2009 il Pretore, ritenuto giustificato e tempestivo il licenziamento in tronco del lavoratore, ha respinto l’istanza;
che con scritto 15 dicembre 2009 RI 1 si è rivolto al Pretore “per precisare alcune cose”;
che il 17 dicembre 2009 il Pretore ha trasmesso a questa Camera lo scritto citato, per essere trattato quale ricorso per cassazione;
che il memoriale non è stato oggetto di intimazione;
e considerando

in diritto: che per l'art. 329 cpv. 2 CPC il ricorso per cassazione deve contenere, pena la nullità (cpv. 3), le domande di ricorso così come i motivi di fatto e di diritto sui quali lo stesso si fonda precisando (o almeno descrivendo) il motivo di cassazione invocato;
che in concreto nello scritto indirizzato al Pretore RI 1 afferma di voler “fare opposizione... ma non posso perché non ho i soldi per farlo”, prosegue sostenendo di “non volere soldi o altro” chiede “una proroga di tempo per fare opposizione” ribadisce di volersi opporre alla sentenza “non per avere dei soldi ma per far capire che quanto hanno detto i signori della CO 1 non corrisponde a verità” e conclude scusandosi per lo sfogo;
che, ciò premesso, sussistono dubbi sull'effettiva volontà dell'istante di impugnare la sentenza, nessun motivo di cassazione essendo stato indicato né alcuna precisa domanda essendo stata formulata;
che per di più, nella misura in cui RI 1 intende porre alcune sue precisazioni sulla fattispecie, egli dimentica che davanti a un'autorità di ricorso non basta contrapporre la propria esposizione dell'accaduto a quella del Pretore: occorre indicare quale accertamento del primo giudice sia erroneo oppure quale accertamento il primo giudice avrebbe omesso di compiere e perché quel determinato accertamento sia di rilievo giuridico ai fini della decisione;
che, in altri termini, i fatti constatati in una sentenza di primo grado non possono essere integrati solo per un astratto esercizio di completezza ma devono avere incidenza sul dispositivo della sentenza, sola parte del giudizio suscettibile di passare in giudicato (DTF 125 III 13 consid. 3b, 123 III 18 consid. 2a, 121 III 478 a metà, 120 IV 12 consid. 2b);
che, infine, una proroga del termine per ricorrere in cassazione non entra in considerazione, quello di 10 giorni, fissato dalla legge, è perentorio e non soggetto a proroghe (art. 129 CPC);
che il rimedio andrebbe quindi d'acchito dichiarato irricevibile;
che si volesse da ciò prescindere ed esaminare se la conclusione del Pretore, secondo cui il licenziamento in tronco del dipendente è stato tempestivo, è frutto di un'errata e incompleta valutazione delle risultanze istruttorie come sostiene l'istante, il ricorso è destinato all'insuccesso;
che giusta l'art. 327 lett. g CPC una sentenza del Pretore o del Giudice di pace può essere annullata quando è stata manifestamente violata una norma di diritto materiale o formale oppure in caso di valutazione manifestamente errata di atti di causa o di prove (sulla nozione d'arbitrio: DTF 134 I 148 consid. 5.4);