Decision ID: 88bccfd1-3a64-51e9-a246-8e762ed96c19
Year: 2014
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: civil_law

in fatto: A. Il 16 agosto 2011 l'avv. AO 1 si è rivolto al Pretore del Distretto di Lugano, sezione 1, chiedendogli di accertare che AP 1, a quel tempo direttore responsabile del settimanale _, aveva leso la sua personalità “tramite l'articolo” intitolato “Il pitocco AO 1 colpisce ancora!!”, del 22 maggio 2011 (domanda n. 1). Egli ha chiesto inoltre che AP 1 fosse condannato, sotto comminatoria dell'art. 292 CP, ad astenersi da ogni pubblicazione contenente giudizi di valore lesivi della sua personalità sul _ (domanda n. 2), fosse obbligato a rifondergli fr. 2000.– in riparazione del torto morale (domanda n. 3) e a pubblicare entro 30 giorni dal passaggio in giudicato della sentenza il dispositivo della decisione sul _, sul sito ‹www._ ›, come pure sui quotidiani _, _ e _ (domanda n. 4). Infine egli ha chiesto di essere autorizzato a pubblicare egli medesimo sul sito Internet e sui giornali appena citati, vista la presumibile resistenza del convenuto, il dispositivo della decisione a spese di AP 1 su un quarto di pagina dedicata a _ o al _ (domanda n. 5).
B. Il Pretore ha trattato la causa con la procedura semplificata e ha fissato a AP 1 un termine di 30 giorni per formulare osservazioni scritte. In un suo memoriale del 14 settembre 2011 il convenuto ha proposto di respingere la petizione. Al dibattimento del 27 settembre 2011 AO 1 e AP 1 hanno ribadito le loro posizioni. L'istruttoria si è conclusa il 23 aprile 2012 e alle arringhe finali le parti hanno rinunciato. Nel suo memoriale conclusivo del 31 maggio 2012 l'attore ha poi confermato la domanda di petizione. Nel proprio, del 22 maggio 2012, AP 1 ha proposto una volta ancora di respingere l'azione.
C. Con sentenza del 23 luglio 2012 il Pretore ha parzialmente accolto la petizione, nel senso che ha accolto le domande n. 1 (dispositivo n. 1), n. 2 (dispositivo n. 2) e n. 4 (dispositivo n. 3, limitando tuttavia alla pubblicazione del dispositivo sul _ e sul sito ‹www._ ›). Sulla domanda n. 3 (riparazione del torto morale) egli non ha formalmente statuito, limitandosi a respingerla nella motivazione, così come ha respinto nella motivazione la domanda n. 5 (autorizzazione a pubblicare il dispositivo a spese del convenuto). Gli oneri processuali di fr. 300.– sono stati posti per un terzo a carico dell'attore e per il resto a carico del convenuto, tenuto a rifondere all'attore fr. 3000.– per ripetibili (inc. SE.2011.265).
D. Contro la sentenza appena citata AP 1 è insorto con un appello del 30 agosto 2012 nel quale chiede di rigettare la petizione, di porre tutte le spese giudiziarie a carico dell'attore e di riformare in tal senso il giudizio impugnato. Nelle sue osservazioni del 17 ottobre 2012 AO 1 propone di respingere il ricorso. AP 1 è deceduto in pendenza di appello, il 7 marzo 2013. Suo unico erede è il figlio _.

Considerando
in diritto: 1. Il Pretore ha trattato la causa con la procedura semplificata degli art. 243 e segg. CPC. Se non che, un'azione volta alla protezione della personalità non è una controversia patrimoniale, tranne ove tenda solo al risarcimento del danno, alla riparazione del torto morale, alla consegna dell'utile (Tappy in: CPC commenté, Basilea 2010, n. 11 e 71 ad art. 91 con richiami; Marais in: Baker & McKenzie [curatori], Schweizerische ZPO, Berna 2010, n. 6 ad art. 91 con ulteriori richiami) o a finalità principalmente commerciali (Meier/de Luze, Droit des personnes, articles 11–89a CC, Ginevra/Zurigo/Basilea 2014, pag. 356 n. 747). Nella fattispecie l'attore ha chiesto anzitutto al Pretore di accertare la lesione della propria personalità, rispettivamente di obbligare il convenuto – sotto comminatoria penale – ad astenersi da qualsiasi pubblicazione contenente giudizi di valore lesivi nei suoi confronti. Solo in terzo luogo egli ha postulato una riparazione del torto morale. Per il resto la sua iniziativa non denota finalità commerciali. La petizione doveva seguire così la procedura ordinaria degli art. 219 segg. CPC, non con quella semplificata. La decisione del Pretore è appellabile, comunque sia, entro 30 giorni dalla notificazione (art. 311 cpv. 1 CPC). In concreto la sentenza di primo grado è pervenuta al patrocinatore del convenuto il 19 settembre 2012. Depositato il 17 ottobre successivo, l'appello in esame è di conseguenza è ricevibile.
2. Secondo l'art. 28 cpv. 1 CC chi è illecitamente leso nella sua personalità può, a sua tutela, chiedere l'intervento del giudice contro chiunque partecipi all'offesa. L'art. 28a cpv. 1 CC precisa che l'attore può chiedere al giudice:
– di proibire una lesione imminente (“azione inibitoria”),
– di far cessare una lesione attuale (“azione di rimozione”) o
– di accertare l'illiceità di una lesione che continua a produrre effetti molesti (“azione di accertamento”).
La situazione essendo suscettibile di evolvere in pendenza di causa (una lesione imminente può verificarsi, una lesione in corso può venir meno), l'attore può avanzare una richiesta a titolo principale e un'altra in via subordinata. Non solo: modificandosi la situazione, egli può mutare la domanda in ogni tempo (Jeandin in: Commentaire romand, CC I, Basilea 2010, n. 3 ad art. 28a; Steinauer/Fountoulakis, Droit des personnes physiques et de la protection de l'adulte, Berna 2014, pag. 219 n. 577b con rinvio). L'art. 28a cpv. 2 CC abilita inoltre l'attore a chiedere al giudice, segnatamente in caso di lesione della personalità per opera dei mass media, che la sentenza sia comunicata a terzi o sia pubblicata. Si tratta di un provvedimento particolare, non di un'azione specifica (Jeandin, op. cit., n. 15 ad art. 28a CC; Steinauer/ Fountoulakis, op. cit., pag. 219 n. 578; Meier/de Luze, op. cit., pag. 356 n. 748; Bucher, Personnes physiques et protection de la personnalité, 5a edizione, pag. 122 n. 566). Sono riservate – con ogni evidenza – le ulteriori azioni di risarcimento del danno, di riparazione morale (disciplinate dagli art. 41 segg. CO) e di consegna dell'utile conformemente alle disposizioni della gestione d'affari senza mandato (art. 28a cpv. 3 CC).
3. L'azione inibitoria e quella di rimozione hanno carattere difensivo: l'una tende a prevenire una lesione imminente, l'altra a mettere fine a una lesione in atto. L'azione di accertamento per contro è sussidiaria (come questa Camera ha già avuto modo di ricordare: RtiD I-2011 pag. 648 n. 9c): la lesione essendosi ormai consumata, tale azione tende a eliminare i possibili effetti molesti che continuano a sussistere o a eliminare l'insicurezza giuridica legata alla questione di sapere se il comportamento del convenuto sia legittimo qualora la situazione dovesse ripresentarsi (Steinauer/Fountoulakis, op. cit., pag. 227 n. 594 seg.; Meier/ de Luze, op. cit., pag. 365 n. 766 e pag. 366 n. 769; Jeandin, op. cit., n. 10 segg. ad art. 28a CC). Ciò premesso, in concreto l'attore non poteva avanzare due richieste cumulative per la stessa lesione della propria personalità (quella riferita agli epiteti apparsi nell'articolo di stampa). Invero delle due l'una: o l'offesa minacciava di ripetersi, e in tal caso era data l'azione di inibizione, o l'offesa si era ormai consumata, e in tal caso rimaneva solo l'azione di accertamento, sempre che ne ricorressero i presupposti. L'attore ha avviato invece due azioni simultanee: l'una di accertamento (domanda n. 1) e l'altra di inibizione (domanda n. 2). Il Pretore non poteva manifestamente accoglierle entrambe con riferimento alle medesime contumelie (dispositivi n. 1 e 2).