Decision ID: 2d892dee-d999-5015-9a43-fc2a86d479d5
Year: 2011
Language: it
Court: TI_TCAS
Chamber: TI_TCAS_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: social_law

ritenuto,
in fatto
1.1. RI 1, nato nel 1962, ha inoltrato, l’8 novembre 2007, una domanda tendente all’ottenimento di una prestazione AI per adulti (doc. AI 1).
Esperiti gli accertamenti ritenuti necessari, tra cui una perizia psichiatrica ad opera del Centro peritale per le assicurazioni sociali in data 5 giugno 2008 (doc. AI 18-1), aggiornata il 19 novembre 2009 (doc. AI 43), con decisione del 2 dicembre 2009 (doc. AI 50-1), preavvisata dal progetto del 12 giugno 2009 (doc. AI 32-1), l’UAI ha respinto la richiesta in assenza di un grado d’invalidità pensionabile.
1.2. Il 19 luglio 2010 l’interessato ha inoltrato una nuova domanda di prestazioni, facendo valere un peggioramento del suo stato di salute e allegando la relativa documentazione medica (doc. AI 54).
1.3. Con decisione del 23 novembre 2010 (doc. AI 67), preavvisata dal progetto del 12 agosto 2010 (doc. AI 61), l’amministrazione ha deciso di non entrare in materia sulla nuova richiesta di prestazioni, poiché “
non è stato credibilmente dimostrato che dopo l’emissione della precedente decisione, le circostanze oggettive abbiano subito una modifica rilevante ai fini del diritto alle prestazioni
” (doc. AI 67).
1.4. RI 1, rappresentato dall’avv. RA 1, è insorto al TCA contro la predetta decisione (doc. I). Il ricorrente, che chiede l’assunzione di ulteriori prove, contesta il provvedimento amministrativo evidenziando un peggioramento del suo stato di salute e contestando l’ammontare dei redditi ed il calcolo del grado d’invalidità effettuato “
a suo tempo
” che “
non trova riscontro nelle cifre desumibili dagli atti
”.
1.5. Con risposta del 28 febbraio 2011 l’UAI propone la reiezione del ricorso con argomentazioni che, laddove necessario, saranno riprese in corso di motivazione (doc. IV).
1.6. Il 24 maggio 2011 sono pervenuti al TCA due certificati medici del Servizio _, del 20 maggio 2011 (doc. VI/1) e del 20 ottobre 2010 (doc. VI/1), trasmessi dal ricorrente, su cui l’UAI ha preso posizione riconfermandosi nella richiesta di reiezione del ricorso (doc. VII).

in diritto
2.1. Il ricorso contro la decisione del 23 novembre 2010 è stato inoltrato il 3 febbraio 2011. Il ricorrente afferma che la decisione è stata spedita per raccomandata il 7 gennaio 2011 ed è stata ricevuta il 12 gennaio 2011 (doc. I).
Dalle tavole processuali emerge che il 4 gennaio 2011 l’UAI ha scritto all’allora patrocinatore del ricorrente, affermando:
"
In data odierna il vostro rappresentato citato a margine ci ha contattati, sollecitandoci l’invio della decisione in merito alla sua domanda di prestazioni AI, asserendo che né voi né egli stesso abbiate ricevuto alcun riscontro da parte nostra.
In realtà, la nostra decisione è stata emessa il 23.11.2010 ed inoltrata direttamente a voi, in quanto rappresentanti legali del Sig. RI 1. Tuttavia, non avendo effettuato l’invio in forma raccomandata, non ci è possibile conferirvene prova tangibile.
Provvediamo pertanto a trasmettervi in allegato copia della decisione, concedendovi nuovamente i termini di legge ivi indicati, affinché, in caso di disaccordo, possiate inoltrare formale ricorso al Tribunale competente.
Il Sig. RI 1 riceverà anch’egli copia della decisone, sotto forma di invio raccomandato." (doc. C)
2.2. Per l’art. 60 cpv. 1 LPGA il ricorso deve essere interposto entro 30 giorni dalla notificazione della decisione o della decisione contro cui l’opposizione è esclusa. Il cpv. 2 prevede che gli articoli 38-41 sono applicabili per analogia.
Secondo costante giurisprudenza (cfr. STF 9C_1042/2009 del 7 settembre 2010, consid. 5.9; STF H 60/06 del 3 maggio 2007, consid. 3), l'onere della prova circa l'atto e il momento della notifica di una decisione amministrativa incombe, di principio, all'autorità che intende trarne conseguenze giuridiche e la circostanza deve perlomeno essere stabilita con il grado della verosimiglianza preponderante richiesto in materia di assicurazioni sociali (DTF 124 V 400 consid. 2b pag. 402; 121 V 5 consid. 3b pag. 6). L'autorità sopporta pertanto le conseguenze dell'assenza di prova nel senso che se la notifica o la sua data sono contestate e se esistono effettivamente dubbi a tale proposito, ci si baserà sulle dichiarazioni del destinatario dell'invio (DTF 129 I 8 consid. 2.2 pag. 10; 124 V 400 consid. 2a pag. 402 con riferimenti).
La spedizione con la
posta normale
non consente in genere di stabilire se la comunicazione sia pervenuta al destinatario; la semplice presenza nel fascicolo della copia dell'invio non è sufficiente per dimostrare che tale lettera sia stata effettivamente spedita e ricevuta (DTF 101 Ia 7 consid. 1 pag. 8). Tuttavia, la prova della notifica di un atto può risultare da altri indizi o dall'insieme delle circostanze, quali la mancata protesta da parte di una persona che riceve dei richiami (cfr. DTF 105 III 43 consid. 3 pag. 46).
La prova della notifica di un atto, che deve essere determinata almeno con il grado della verosimiglianza preponderante richiesto in materia di assicurazioni sociali (
DTF 124 V 400
consid. 2b pag. 402;
121 V 5
consid. 3 pag. 6), può tuttavia risultare dall'insieme delle circostanze o da altri indizi (
DTF 105 III 43
consid. 3 pag. 46; DLA 2000 no. 25 pag. 121).
Nella predetta sentenza 9C_1042/2009, del 7 settembre 2010, al consid. 5.8 l'Alta Corte ha pure rammentato che dal momento che la corretta notifica dell'atto non è avvenuta o comunque non ha potuto essere dimostrata, esso non poteva esplicare effetti giuridici negativi nei confronti del ricorrente (cfr. DTF 124 V 47, 120 Ia 1 consid. 4b pag. 8; 100 Ib 75; sentenze 2D_136/2007 del 19 giugno 2008 consid. 3.2, 2P.304/2005 del 14 marzo 2006, in RDAT 2007-I pag. 342, e 2P.83/2002 del 24 giugno 2003 consid. 2.3).
2.3. Come visto l’onere della prova della notifica spetta all’autorità che intende trarne una conseguenza giuridica.
In concreto, l’UAI, con lo scritto del 4 gennaio 2011, ammette di non poter comprovare la ricezione della decisione datata 23 novembre 2010 (doc. C).
Ne segue che occorre basarsi sulle dichiarazioni dell’insorgente per il quale il citato provvedimento non era stato ricevuto né direttamente né dall’allora rappresentante. Considerato che la decisione, (ri)spedita per raccomandata il 7 gennaio 2011, è stata notificata al ricorrente il 12 gennaio 2011 (doc. B),
il ricorso del 3 febbraio 2011, inoltrato entro 30 giorni dalla notifica della decisione impugnata, va considerato tempestivo.
L’amministrazione, del resto, non ha sostenuto il contrario.
Questa Corte entra, pertanto, nel merito del ricorso.
2.4. Qualora una prima richiesta di rendita sia stata negata perché il grado di invalidità era insufficiente o perché l'invalido poteva provvedere a se stesso, una nuova richiesta è riesaminata soltanto se l'assicurato rende verosimile che il grado di invalidità si è modificato in misura rilevante per il diritto alle prestazioni (art. 87 cpv. 3 e 4 OAI; rimasti invariati a seguito della 5a revisione dell’AI).
Non è necessario portare la prova piena per convincere l’amministrazione che è subentrato un rilevante cambiamento rispetto all’ultima decisione cresciuta in giudicato. È tuttavia sufficiente che in tal senso vi siano indizi per una simile modifica, anche se permane la possibilità che un’analisi approfondita dimostri che questo cambiamento in realtà non è subentrato (cfr.
SVR 2002 IV Nr. 10 consid 1c/aa con riferimenti).
Scopo del requisito di rendere verosimile una rilevante modifica è quello di impedire che l'amministrazione debba costantemente chinarsi su domande identiche e non motivate, quando la prestazione in causa è già stata rifiutata da una precedente decisione cresciuta in giudicato (DTF 130 V 68 consid. 5.2.3, 117 V 198 consid. 4b con riferimenti).
Se tale condizione non è soddisfatta l'amministrazione non entra nel merito della domanda emanando una decisione in tal senso; se per contro è resa verosimile una rilevante modifica suscettibile di influenzare il diritto alla rendita l'amministrazione è obbligata ad entrare nel merito della richiesta (sentenza dell’11 settembre 2008, 9C_708/2007; DTF 130 V 64 consid. 3; DTF 117 V 198 consid. 4b; DTF 109 V 108 consid. 2b; SVR 2002 IV Nr. 10; Müller, Die materiellen Voraussetzungen der Rentenrevision in der Invalidenversicherung, Universitätsverlag Freiburg Schweiz, 2003, pag. 84-86; Valterio, Droit et pratique de l’assurance invalidité, Les prestations, Lausanne 1985, pag. 270).
Se l'amministrazione entra nel merito della nuova domanda deve esaminare la fattispecie da un punto di vista materiale e in particolare verificare se la modifica del grado di invalidità resa verosimile dall'assicurato si è effettivamente realizzata (DTF 109 V 115). In tal caso applicherà, per analogia, le disposizioni sulla revisione di rendite in corso (art. 17 cpv. 1 LPGA, 41 vLAI, art. 87ss.
OAI; VSI 1999 pag. 8; Rüedi, Die Verfügungsanpassung als Grundfigur von Invalidenrenten-revisionen, in Schaffauer/Schlauri, Die Revision von Dauer-leistungen, Veröffentlichungen des Schweizerischen Instituts für Verwaltungskurse an der Uni St. Gallen, 1999, pag. 15; DTF 117 V 198).
In particolare, l
a costante giurisprudenza ha stabilito che le rendite AI sono soggette a revisione non solo in caso di modifica rilevante dello stato di salute che ha un influsso sull'attività lucrativa, ma anche quando lo stato di salute è rimasto invariato, se le sue conseguenze sulla capacità di guadagno hanno subito un cambiamento importante (RCC 1989 pag. 323, consid. 2a; DTF 113 V 275, consid. 1a, 109 V 116 consid. 3 b, 105 V 30). Affinché sia possibile la revisione di una rendita AI è dunque necessario che le condizioni cliniche e/o economiche dell'assicurato abbiano subito una modifica, tale da influire sulla perdita di guadagno. D'altra parte la modifica deve essere notevole, non tanto da un punto di vista astratto, ma piuttosto in relazione con l'art. 28 cpv. 1 LAI. In ogni caso la revisione della rendita è possibile unicamente se, posteriormente alla pronuncia della decisione iniziale, la situazione invalidante è effettivamente mutata. Non basta invece che una situazione, rimasta sostanzialmente invariata, sia giudicata in modo diverso (RCC 1987 pag. 38 consid. 1a, 1985 pag. 336).
Nel caso di nuova domanda il punto di partenza per la valutazione di una modifica (e, quindi, di conseguenza anche per l'esame di verosimiglianza) del grado di invalidità suscettivo di incidere notevolmente sul diritto alla prestazione è dato, dal profilo temporale, dall'ultima decisione cresciuta in giudicato che è stata oggetto di un esame materiale del diritto alla rendita dopo contestuale accertamento pertinente dei fatti, apprezzamento delle prove e confronto dei redditi (
DTF 130 V 71). Tale giurisprudenza è valida anche nel caso di revisione della rendita (DTF 133 V 108).
Nella
sentenza, pubblicata in DTF 130 V 64, il Tribunale federale delle assicurazioni (TFA, dal 1° gennaio 2007 Tribunale federale) ha precisato che nel caso in cui l’assicurato non ha reso verosimile un rilevante cambiamento, il principio inquisitorio, s
econdo cui i fatti rilevanti per il giudizio devono essere accertati d'ufficio dal giudice, non risulta essere applicabile. Solo se nella nuova domanda di rendita (rispettivamente domanda di revisione) l’assicurato non rende verosimile la rilevante mutazione, facendo tuttavia riferimento a mezzi di prova, segnatamente rapporti medici, non ancora prodotti o da richiedere dall’amministrazione, quest’ultima deve impartire all’interessato un termine per produrre il mezzo di prova in questione con l’avvertenza che in caso contrario non entrerà nel merito della domanda (DTF 130 V 69 consid.
5.2.5).
Va poi evidenziato che più la precedente decisione è distante nel tempo, meno esigenze sono poste alla verosimiglianza ex art. 87 cpv. 3 e 4 OAI del rilevante cambiamento
(“Aus dem Normzweck ergibt sich, dass die Verwaltung u.a. zu berücksichtigen hat, ob die frühere Verfügung nur kurze oder schon längere Zeit zurückliegt, und dementsprechend an die Glaubhaftmachung höhere oder weniger hohe Anforderungen zu stellen sind
(DTF 109 V 114 consid.
2b, 123 consid. 3b e 264)”,
riportato nella sentenza del 10 febbraio 2005, I 619/06, consid. 3).
Infine, se l'assicurato interpone ricorso contro la decisione di non entrata in materia, il giudice esamina solo se l'amministrazione ha rifiutato di entrare in materia a buon diritto. Se invece essa ha accettato di esaminare la nuova richiesta, il giudice non si pronuncia sulla questione dell'entrata in materia, ma esamina materialmente se la modifica delle circostanze resa attendibile dall'assicurato è effettivamente avvenuta (SVR 2002 IV Nr. 10 consid.
1b; DTF 116 V 265 consid. 2a; RCC 1991 pag. 269 consid. 1a).
La giurisprudenza sopra menzionata va applicata anche dopo l’entrata in vigore della LPGA il 1° gennaio 2003 e il nuovo tenore dell’art. 87 OAI valido dal 1° marzo 2004 (sentenza del 20 giugno 2007, I 630/06, consid. 3 con riferimenti; DTF 130 V 343 consid. 3.5).
2.5. Va innanzitutto rilevato che, per i motivi appena esposti, le censure sollevate dal ricorrente contro il calcolo del grado d’invalidità figurante nella decisione del 9 dicembre 2009 (doc. AI 50), cresciuta incontestata in giudicato, sono irricevibili e non possono essere vagliate da questo Tribunale, giacché all’epoca l’interessato non ha interposto alcun ricorso contro il citato provvedimento dove l’amministrazione ha spiegato nel dettaglio come è giunta ad un grado d’invalidità del 29%.
Oggetto del contendere è infatti unicamente la questione di sapere se a ragione l’UAI ha rifiutato di entrare nel merito della nuova domanda e meglio se lo stato di salute del ricorrente, rispetto allo stato di fatto presente all’epoca dell’emissione della decisione del 9 dicembre 2009 (cfr. DTF 133 V 108), ha subito un peggioramento tale da incidere sul grado d’invalidità.
La decisione è stata presa fondandosi sulla perizia del 5 giugno 2008 del Centro peritale per le assicurazioni sociali (doc. AI 18), completata il 19 novembre 2009 (doc. AI 43), in seguito al contenuto del rapporto medico del 24 giugno 2009 del Servizio _ (doc. AI 33).
Nella perizia del 5 giugno 2008 il dr. med. _, FMH psichiatria e psicoterapia e il dr. med. _, allora medico assistente, hanno posto la diagnosi con ripercussioni sulla capacità di lavoro di sindrome da attacchi di panico (ICD 10 F41.0) e la diagnosi senza ripercussioni sulla capacità di lavoro di sindrome depressiva ricorrente, episodio attuale lieve (ICD 10 F33.0) ed hanno accertato un’incapacità lavorativa totale quale gessatore, mentre è stato ritenuto abile in maniera completa in attività leggere (doc. AI 18-5).
In seguito alla presa di posizione del 24 giugno 2009 del dr. med. _, FMH psichiatria e psicoterapia e del dr. med. _, medico assistente del Servizio _, i quali hanno diagnosticato una sindrome depressiva ricorrente (ICD 10.F33), alla quale si associa una sindrome ansiosa generalizzata (ICD 10 F41.1) e un secondario uso dannoso di alcol (ICD 10.F10.1) ed hanno attestato un’incapacità lavorativa del 50% in qualsiasi attività (doc. AI 33), l’UAI ha deciso di far allestire una nuova perizia dal Centro peritale per le assicurazioni sociali.
Con referto del 19 novembre 2009 il dr. med. _, FMH psichiatria e psicoterapia, ha preso posizione sulle valutazioni del Servizio _ e, dopo aver posto la diagnosi con ripercussioni sulla capacità di lavoro di sindrome ansiosa generalizzata (ICD 10: F41.1), lipotimie da causa non ancora accertata e le diagnosi senza ripercussioni sulla capacità di lavoro di sindrome depressiva e da attacchi di panico attualmente in remissione, aggiungendo che il consumo di alcool non configura un abuso e neppure una dipendenza, ha accertato un’incapacità lavorativa del 20% in qualsiasi attività dal mese di luglio 2009 (doc. AI 43-7/8). Ciò è stato confermato anche dal medico SMR, dr. med. _, FMH psichiatria e psicoterapia (doc. AI 44-3).
Va ora esaminato se l’insorgente ha reso verosimile un peggioramento dello stato di salute.
A comprova dell’asserita modifica dello stato valetudinario l’insorgente ha innanzitutto prodotto un certificato del dr. med. _, FMH medicina interna, il quale ha affermato che “
il signor RI 1 rimane inabile al lavoro al 50%
” (doc. AI 56-1) ed un attestato del dr. med. _, FMH psichiatria e psicoterapia e del dr. med. _, del Servizio _ _, dell’8 luglio 2010, che hanno affermato:
"
(...)
Così come richiesto dall’interessato, si attesta che la condizione del paziente in epigrafe, dal punto di vista psichiatrico, appare in quota parte peggiorata rispetto a quanto da noi certificato nel giugno 2009. Tale peggioramento sembra legato al perdurare di difficoltà lavorative ed economiche, che influenzano negativamente il quadro psicopatologico del paziente, che risulta sempre più teso, irritabile e rivendicativo, condizione che inoltre agisce negativamente sui rapporti e l’ambiente famigliare.
Egli è noto per una sindrome depressiva ricorrente (ICD-10: F33), alla quale si associa una sindrome ansiosa generalizzata (ICD-10: F41.1). Fino allo scorso anno vi era un uso dannoso secondario di alcol, nei confronti del quale il paziente da circa 9 mesi sembra perseguire un’astinenza totale.
Allo stato, come nel 2009, si osserva un quadro psicopatologico caratterizzato da elementi depressivi e soprattutto ansiosi: come ormai da anni, il paziente lamenta un disturbo dell’equilibrio, peculiari disturbi motori e della coordinazione (a volte esitati in cadute) che, data l’esclusione di una chiara origine organica, sembrano inquadrabili nell’ambito del disturbo ansioso.
In base al quadro osservato il grado di inabilità lavorativa attuale, dal punto di vista psichiatrico, si attesta al 50%." (doc. AI 56-2)
Il 21 luglio 2010 il medico SMR, dr. med. _, FMH psichiatria e psicoterapia, ha rilevato che “
nessuno dei due documenti evidenzia uno stato di salute variato, risp. diverso, peggiorato rispetto all’osservazione peritale summenzionata. Non è giustificata entrata in materia.
” (doc. AI 58-1).
Il 20 ottobre 2010 il dr. med. _ ed il dr. med. _, del Servizio _ _ hanno allestito un “
certificato medico di aggravamento
”, nel quale si sono così espressi:
"
(...)
Il paziente in epigrafe nel corso degli ultimi mesi, dopo il nostro ultimo rapporto del luglio 2010, ha mostrato un aggravamento del quadro psicopatologico.
Egli riferisce e pare aver vissuto in maniera negativa le vostre decisioni, dapprima quella risalente al dicembre 2009 (grado d’invalidità del 29% - “Nessun diritto ad una rendita d’invalidità”) e recentemente quella di non entrata in materia relativamente ad una sua nuova richiesta di prestazioni risalente allo scorso luglio e non considerazione delle sue osservazioni al progetto di decisione.
Nella fattispecie egli sembra aver letto tali decisioni come una sorta di “denigrazione” della sua persona e un mancato riconoscimento della sua sofferenza psichica e somatica (tra l’altro per l’interessato i disturbi dell’equilibrio di cui riferito nei precedenti rapporti sono un problema “vero”, benché di origine psichica), in questo divenendo vieppiù rivendicativo.
Nel corso degli ultimi mesi si è assistito ad una progressiva attivazione di elementi ascrivibili ad una già segnalata (vedi rapporto medico del 11/2007) fragilità identitaria, che si esprimono prevalentemente a livello d’una scarsa tolleranza all’angoscia e alle frustrazioni ed una marcata instabilità dell’umore a polarità depressivo-disforica. Il paziente presenta sbalzi dell’umore che e, in particolare nelle ultime settimane, il livello di tensione psichica e impulsività è andato incontro ad un incremento tale da rendere palese, a tratti e a più riprese e anche durante i colloqui con lo scrivente, il rischio d’un discontrollo degli impulsi aggressivi (anche la moglie ha recentemente chiamato segnalando la sua apprensione per le frequenti collere del paziente).
In sintesi egli presenta allo stato un quadro psicopatologico caratterizzato da una condizione depressivo-disforica e impulsività, con un’ideazione permeata al contempo da vissuti depressivi poco accessibili (tematiche di perdita, fallimento e disistima, in guaribilità) e una marcata rivendicatività, che, pur originatasi verosimilmente nel tempo sulla scorta di problematiche personali e razionali profondamente intime (...), , si rivolge nella realtà e nel “qui e ora” alla vostra assicurazione. Egli presenta inoltre una sintomatologia ansiosa generalizzata con crisi d’ansia parossistica oltre ai già citati disturbi dell’equilibrio (a detta del paziente con cadute).
Alla luce di questa evoluzione, nella valutazione psichiatrica del paziente appare necessario considerare maggiormente i tratti di personalità immatura ed impulsiva, che da un lato sottendono e rilanciano in continuazione la psicopatologia fin qui osservata, dall’altro rappresentano ora dei fattori che in quota parte rendono ancora più complesso il già difficile reinserimento professionale del paziente. Precisiamo che attualmente dal 11.10.2010 il paziente risulta inabile all’attività lavorativa nella misura del 100% (rivalutazione prevista in data odierna).