Decision ID: 3cf684bd-f168-5bf3-b5c3-a254c5e29127
Year: 1999
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: civil_law

in fatto: A. _
_ è proprietario della particella n. _RFD di _ _ _, che confina con la n. _appartenente a _ _ _. Con sentenza del 7 agosto 1997 il Pretore della giurisdizione di _ -_, in parziale accoglimento di una petizione presentata da _ _ _, ha ordinato ad
_
_ di tagliare un
pinus nigra
“a un’altezza che non impedisca la vista dal fondo dell’attore”.
B.
Il 22 dicembre 1997 _ _ _, insoddisfatto del taglio eseguito dal vicino, ha avviato una procedura esecutiva chiedendo che _ _ procedesse al taglio così come stabilito dal Pretore. Oppostosi tempestivamente, il
2 gennaio 1998, il precettato ha rilevato in sostanza di avere già dato seguito all’ingiunzione. All’udienza del 10 febbraio 1998 le parti hanno ribadito le loro domande. Statuendo il 27 marzo 1998, il Pretore ha rigettato l’opposizione e ha posto le spese, con una tassa di giustizia di fr. 100.–, a carico del precettato, tenuto a rifondere alla controparte fr. 300.– per ripetibili.
C.
Insorto contro il citato decreto con un appello del 9 aprile 1998, _ _ chiede che la decisione impugnata sia annullata e che sia confermata la sua opposizione al precetto esecutivo. Nelle sue osservazioni dell’8 maggio 1998 _ _ _ conclude per il rigetto del gravame.

Considerando
in diritto: 1.
La Camera civile di appello ha ripetutamente enunciato entro quali limiti una sentenza può essere considerata, a tutti gli effetti, un titolo esecutivo ai sensi dell’art. 488 CPC. Non torna conto riprendere tutte quelle nozioni, bastando il richiamo alle sentenze pubblicate in Rep. 1928 pag. 60, 1932 pag. 553, 1936 pag. 550, 1974 pag. 415, 1976 pag. 67 e 1984 pag. 168. Ai fini dell’attuale giudizio basti rilevare che di fronte a titoli esecutivi come quelli enunciati dall’art. 488 CPC non è più possibile al giudice del rigetto esaminarne il dispositivo passato in giudicato o interpretarlo o farvi aggiunte. Il titolo esecutivo vale solo in quanto contenga un obbligo formale, chiaro ed esplicito (DTF 78 II 293; 84 II 458; Rep. 1988 pag. 400; 1991 pag. 489). Non vi è motivo per scostarsi nella fattispecie da tale consolidata giurisprudenza, perfettamente consona allo scopo del procedimento esecutivo, che è quello di evitare al beneficiario di un titolo chiaro ed evidente di adire nuovamente la procedura ordinaria con tutti i rischi che essa comporta.
2.
In concreto il Pretore aveva ordinato all’appellante nella sentenza 7 agosto 1997 di tagliare il
pinus nigra
“a un’altezza che non impedisca la vista dal fondo del vicino”. Un dispositivo tanto vago e generico non adempie manifestamente le condizioni poste dalla giurisprudenza in materia di esecuzione civile, non essendo dato di sapere – nemmeno dai motivi – a quale altezza effettiva l’albero dovesse essere tagliato. L’ingiunzione può essere interpretata solo facendo capo ad elementi estrinseci, ciò che non è ammissibile. Certo, il Pretore ha indicato che solo un'altezza della pianta non superiore a 5 m garantisce la vista dal fondo vicino, ma tale indicazione non figura nella sentenza di cui si chiede l’esecuzione né agli atti. Che l’appellato si fosse dichiarato disposto in quella sede a potare la conifera fino all’altezza di 5 m (verbale del 10 febbraio 1998) non è di manifestamente alcun rilievo ai fini dell’esecuzione civile. Ne discende che l'appello, provvisto di buon diritto, deve essere accolto e l’opposizione dell’appellante al precetto esecutivo mantenuta.
3.
Gli oneri processuali seguono la soccombenza tanto in prima quanto in seconda sede (art. 148 cpv. 1 CPC).