Decision ID: 3c3395ca-b9fd-4cfd-9c70-7c8fe3a4bae1
Year: 2022
Language: it
Court: CH_BVGE
Chamber: CH_BVGE_001
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: 

Visto:
la domanda d’asilo che l’interessato ha presentato in Svizzera il 28 giugno
2017,
i verbali relativi al rilevamento delle generalità dell’8 maggio 2017 (cfr. atto
A5/10), all’audizione sui motivi del 27 giugno 2017 (cfr. atto A8/14) ed
all’audizione complementare del 18 agosto 2020 (cfr. atto A27/14),
la decisione della SEM del 26 ottobre 2020 (notificata il giorno seguente;
cfr. avviso di ricevimento) per il cui tramite detta autorità ha respinto la do-
manda d’asilo dell’interessato pronunciando nel contempo il suo allontana-
mento dalla Svizzera nonché l’esecuzione dello stesso siccome lecita, esi-
gibile e possibile,
il ricorso del 26 novembre 2020 (cfr. tracciamento degli invii) con cui l’inte-
ressato ha postulato l’annullamento della decisione impugnata e la conces-
sione dell’asilo; in subordine la retrocessione degli atti all’autorità inferiore;
in via ancor più subordinata di essere ammesso provvisoriamente in Sviz-
zera per causa d’inesigibilità; contestualmente di essere posto al beneficio
dell’assistenza giudiziaria,
la decisione incidentale del Tribunale amministrativo federale (di seguito: il
Tribunale) del 3 febbraio 2021, che invitava il ricorrente a trasmettere do-
cumentazione medica attuale inerente al suo stato di salute psichico e so-
matico,
lo scritto dell’insorgente del 17 febbraio 2021 in cui veniva dato seguito alle
richieste del Tribunale
l’ulteriore decisione incidentale del 19 maggio 2021 che respingeva la do-
manda di assistenza giudiziaria invitando l’insorgente a versare un anticipo
a copertura delle presunte spese processuali, somma poi tempestivamente
confluita nelle casse del Tribunale,
i fatti del caso di specie che, se necessari, verranno ripresi nei considerandi
che seguono,
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e considerato:
che le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla
LTF, in quanto la legge sull’asilo (LAsi, RS 142.31) non preveda altrimenti
(art. 6 LAsi),
che la presente procedura è retta dal diritto anteriore (cfr. Disposizioni tran-
sitorie della modifica del 25 settembre 2015 cpv. 1),
che fatta eccezione per le decisioni previste all’art. 32 LTAF, il Tribunale, in
virtù dell’art. 31 LTAF, giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi dell’art. 5
PA prese dalle autorità menzionate all’art. 33 LTAF,
che la SEM rientra tra dette autorità (art. 105 LAsi) e l’atto impugnato co-
stituisce una decisione ai sensi dell’art. 5 PA,
che il ricorrente è toccato dalla decisione impugnata e vanta un interesse
degno di protezione all’annullamento o alla modificazione della stessa
(art. 48 cpv. 1 lett. a-c PA), per il che è legittimato ad aggravarsi contro di
essa,
che i requisiti relativi ai termini di ricorso (vart. 108 cpv. 1 LAsi), alla forma
e al contenuto dell’atto di ricorso (art. 52 cpv. 1 PA) sono soddisfatti,
che occorre pertanto entrare nel merito del gravame,
che i ricorsi manifestamente infondati, ai sensi dei motivi che seguono,
sono decisi dal giudice in qualità di giudice unico, con l’approvazione di un
secondo giudice (art. 111 lett. e LAsi) e la decisione è motivata soltanto
sommariamente (art. 111a cpv. 2 LAsi),
che ai sensi dell’art. 111a cpv. 1 LAsi, si rinuncia allo scambio degli scritti,
che con ricorso al Tribunale possono essere invocati, in materia d’asilo, la
violazione del diritto federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti
giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi) e, in materia di diritto degli
stranieri, pure l’inadeguatezza ai sensi dell’art. 49 PA (cfr. DTAF 2014/26
consid. 5),
che il Tribunale non è vincolato né dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4 PA), né
dalle considerazioni giuridiche della decisione impugnata, né dalle argo-
mentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2),
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che il richiedente, cittadino turco di etnia curda originario di Gaziantep, ha
dichiarato di aver lasciato il proprio Paese d’origine con la famiglia nel 2017
per trascorre le sue vacanze in Germania; che un figlio sarebbe rimasto
con lui allorché la moglie e gli altri figli sarebbero rientrati in Turchia; che
chiamato ad illustrare i motivi alla base della sua domanda d’asilo, egli la
ha innanzitutto ricondotta ad un episodio risalente al periodo del “colpo di
stato” del 2016; che qui, nel corso di una manifestazione, un gruppo nazio-
nalista avrebbe danneggiato i vetri dell’abitazione famigliare per il semplice
fatto che non sarebbe stato esposto il vessillo turco; che il tentativo di de-
nunciare i fatti non sarebbe andato a buon fine; che in quell’occasione,
l’insorgente si sarebbe peraltro reso conto che presso il posto di polizia
erano presenti alcuni poliziotti che avevano preso parte alla manifesta-
zione; che due settimane dopo il rientro della moglie in Turchia, il ricorrente
avrebbe appreso da quest’ultima che alcune persone si sarebbero recate
al suo domicilio onde perquisire l’abitazione e sottrarre oggetti di valore e
denaro; che l’intervento sarebbe stato ricondotto a dei presunti legami con
il movimento gülenista; che la consorte avrebbe a sua volta segnalato i fatti
senza ottenere riscontri; che le forze di sicurezza si sarebbero dette estra-
nee alla vicenda; che nel frattempo la moglie avrebbe ricevuto altre visite
della polizia e lo avrebbe esortato a non fare rientro in patria; che egli ha
parimenti fatto menzione di alcuni episodi precedenti: negli anni ’80 i suoi
fratelli avrebbero avuto problemi con le autorità; nel 1992 la polizia gli
avrebbe rotto un braccio; nel 2009 egli avrebbe alienato alcuni beni immo-
biliari in favore dei gülenisti,
che la Svizzera, su domanda, accorda asilo ai rifugiati secondo le disposi-
zioni della LAsi (art. 2 LAsi); che l’asilo comprende la protezione e lo statuto
accordati a persone in Svizzera in ragione della loro qualità di rifugiato; che
esso include il diritto di risiedere in Svizzera,
che giusta l’art. 3 cpv. 1 LAsi, sono rifugiati le persone che, nel Paese di
origine o di ultima residenza, sono esposte a seri pregiudizi a causa della
loro razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo
sociale o per le loro opinioni politiche, ovvero hanno fondato timore di es-
sere esposte a tali pregiudizi; che sono pregiudizi seri segnatamente
l’esposizione a pericolo della vita, dell’integrità fisica o della libertà, nonché
le misure che comportano una pressione psichica insopportabile (art. 3
cpv. 2 LAsi),
che a tenore dell’art. 7 cpv. 1 LAsi, chiunque domanda asilo deve provare
o per lo meno rendere verosimile la sua qualità di rifugiato; che la qualità
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di rifugiato è resa verosimile se l’autorità la ritiene data con una probabilità
preponderante (art. 7 cpv. 2 LAsi),
che nella querelata decisione, l’autorità di prima istanza ha considerato in-
verosimile in quanto contradditoria la versione dei fatti proposta dall’insor-
gente quo agli eventi susseguenti al “colpo di stato” del 2016; che l’esposi-
zione cronologica degli stessi non risulterebbe lineare; che pure le affer-
mazioni circa il tentativo di denunciare i fatti sarebbero inattendibili; che la
descrizione dell’episodio sarebbe scarna; che in un primo momento l’inte-
ressato avrebbe inoltre omesso un’informazione fondamentale, e meglio, il
fatto di aver visto gli agenti che avrebbero accompagnato il corteo presso
la stazione di polizia; che quanto addotto nel corso dell’audizione comple-
mentare confermerebbe il carattere artificioso della sua storia, atteso
ch’egli avrebbe modificato in modo sostanziale il tenore della pretesa con-
versazione avuta con il poliziotto, asserendo pure di essersi personalmente
rivolto a coloro che avevano accompagnato i manifestanti, rimediando per-
cosse; che altre incongruità riguarderebbero la perquisizione domiciliare
occorsa allorquando l’insorgente si trovava in Germania; che quest’ultimo
avrebbe dapprima asserito di essere stato informato di tale vicissitudine
circa una settimana dopo il ritorno in Turchia della moglie, salvo poi rac-
contare che l’irruzione si sarebbe svolta successivamente, ossia a due set-
timana dalla loro separazione; che anche i motivi per i quali egli avrebbe
spedito il passaporto alla moglie sarebbero contradditori; che le afferma-
zioni inerenti le successive visite dell’autorità risulterebbero vaghe e ste-
reotipate,
che nel gravame, presentato in un unico allegato anche avverso la deci-
sione riguardante il figlio (cfr. N [...]), l’insorgente avversa la valutazione di
cui al provvedimento impugnato; che in primo luogo, non sussisterebbe
alcuna contraddizione quo alla collocazione temporale della sassaiola, at-
teso che sarebbe usuale riferirsi agli episodi del 15 luglio 2016 nel senso
del periodo di tempo immediatamente precedente e successivo al “colpo
di stato”; che peraltro, l’insorgente ritiene di aver già riferito della presenza
degli agenti in borghese alla stazione di polizia, da cui l’attendibilità della
sua testimonianza; che quo alla perquisizioni avvenuta in sua assenza, il
ricorrente sottolinea poi che sebbene possano esserci delle piccole diver-
genze sulla tempistica le dichiarazioni non sembrerebbero incongrue; che
peraltro, essendosi tale episodio svolto senza che lui fosse presente, egli
sarebbe impossibilitato a fornire maggiori dettagli; che egli conclude po-
nendo l’accendo sul fatto che essendo benestante, non avrebbe certo ri-
nunciato alla sua vita in Turchia in assenza di problematiche di rilievo,
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che la tesi ricorsuale non può essere seguita,
che la versione dei fatti fornita dall’insorgente contiene effettivamente di-
versi indicatori di inverosimiglianza,
che innanzitutto egli ha reso dichiarazioni poco lineari in merito alla collo-
cazione temporale del presunto danneggiamento della sua abitazione e dei
fatti a monte di tale episodio, così come a soggetto dei motivi per i quali
avrebbe spedito il passaporto alla moglie (cfr. atto A8, D5, D22, D29-32,
D46-48; atto A27 D26, D44, D50),
che in un primo momento egli ha invero confermato trattarsi della mattinata
del 15 luglio 2016 (cfr. atto A8, D35), cosa che esclude ogni dubbio in me-
rito al fatto che volesse riferirsi ad un lasso di tempo più ampio come pre-
teso nel gravame e che sancisce la contraddittorietà con la sua versione
ulteriore, secondo la quale i fatti si sarebbero svolti sei o sette giorni dopo
tale data (cfr. atto A27, D44),
che l’insorgente ha altresì rilasciato affermazioni inattendibili quo alle ra-
gioni per cui le autorità non avrebbero registrato la sua denuncia a riguardo
dei fatti sopra citati, asserendo dapprima che ciò sarebbe stato da ricon-
durre all’impossibilità di identificarne gli autori, salvo poi lasciar implicita-
mente intendere che l’inazione della polizia avrebbe tratto origine dalle sue
accuse nei confronti di gruppi nazionalisti (cfr. atto A8, D22, D35 e D61),
che la successiva versione adottata nell’audizione complementare è del
resto inequivocabilmente difforme avendo in quell’occasione l’insorgente
fatto menzione di percosse ad opera della polizia ma non della necessità
di individuare i precisi artefici della sassaiola (cfr. atto A27, D44),
che pure la pretesa perquisizione domiciliare avvenuta dopo il suo espatrio
è stata inquadrata contraddittoriamente, avendo l’insorgente in un primo
momento affermato che essa si sarebbe svolta quindici giorni dopo il rim-
patrio della moglie ed in seguito che quest’ultima lo avrebbe informato
dell’avvenimento già all’incirca una settimana dopo essere rientrata in Tur-
chia (cfr. atto A8, D22, D72; atto A27 D44),
che ciò determina l’incongruità intrinseca dell’episodio indipendentemente
dal fatto che il ricorrente fosse assente, atteso che se detta vicissitudine
avesse effettivamente avuto luogo a distanza di quindici giorni dalla loro
separazione, la moglie non avrebbe in alcun modo potuto informarlo dopo
una sola settimana,
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che se non bastasse, non appare nemmeno che la valutazione della SEM
circa l’insufficiente caratterizzazione delle visite al domicilio, delle presunte
torture subite in passato e delle attività politiche in esilio presti il fianco a
critiche (cfr. decisione impugnata, pag. 4 e seg., a cui è opportuno rinviare),
che gli ulteriori episodi risalenti agli anni ‘80, ‘90 e 2000 non sono del resto
manifestamente causali all’espatrio, tanto più che l’insorgente lo ha ricon-
dotto innanzitutto a ragioni turistiche (cfr. sulle questioni segnatamente
DTAF 2011/50 consid. 3.1.2.1, 2010/28 consid. 3.3.1.1),
che per quanto concerne il riconoscimento della qualità di rifugiato e la
concessione dell’asilo la decisione impugnata va pertanto confermata,
che se respinge la domanda d’asilo o non entra nel merito, la SEM pronun-
cia, di norma, l’allontanamento dalla Svizzera e ne ordina l’esecuzione; che
tiene però conto del principio dell’unità della famiglia (art. 44 LAsi),
che l’insorgente non adempie le condizioni in virtù delle quali la SEM
avrebbe dovuto astenersi dal pronunciare l’allontanamento dalla Svizzera
(art. 14 cpv. 1 seg., art. 44 LAsi nonché art. 32 dell’ordinanza 1 sull’asilo
relativa a questioni procedurali dell’11 agosto 1999 [OAsi 1, RS 142.311];
cfr. DTAF 2013/37 consid. 4.4; 2011/24 consid. 10.1),
che questo Tribunale è pertanto tenuto a confermare la pronuncia dell’al-
lontanamento,
che l’esecuzione dell’allontanamento è regolamentata, per rinvio
dell’art. 44 LAsi, dall’art. 83 della legge federale sugli stranieri (LStr,
RS 142.20), giusta il quale l’esecuzione dell’allontanamento dev’essere
possibile (art. 83 cpv. 2 LStr), ammissibile (art. 83 cpv. 3 LStr) e ragione-
volmente esigibile (art. 83 cpv. 4 LStr),
che nella decisione impugnata, la SEM ha ritenuto l’esecuzione dell’allon-
tanamento ammissibile, ragionevolmente esigibile e possibile,
che nel proprio gravame, l’insorgente ritiene che anche tale conclusione
debba essere disattesa,
che a sostegno della sua impugnativa egli allega un certificato medico al-
lestito il 3 settembre 2020 dal generalista ed attestante un quadro clinico
caratterizzato da un’epatite B con sovrainfezione di epatite D cronica non-
ché un’epatite E con pancitopenia secondaria, minime varici esofagee e
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stato depressivo cronico con disturbi del sonno di eziologia post-trauma-
tica; che il medico giudica lo stato di salute dell’insorgente come precario
con altro rischio infettivo, di sanguinamento e di anemizzazione,
che un ulteriore rapporto rilasciato dalla Clinica psichiatrica cantonale il 12
novembre 2020 fa stato di un peggioramento dello stato psichico susse-
guente alla notifica della decisione negativa di prima istanza sfociato in un
presunto episodio anticonservativo e nel conseguente ricovero presso la
suddetta clinica, nel cui contesto non sarebbero però emerse evidenze di
suicidalità attiva,
che il certificato del Servizio psico-sociale del 15 febbraio 2021 fa stato di
una presa a carico medico infermieristica nell’ambito di un episodio depres-
sivo di media gravità con sintomi biologici; disturbi psichici e comportamen-
tali dovuti all’abuso di alcool e di eventi stressanti che riguardano la famiglia
e la casa; che in tale contesto è pure stato segnalato che la dimissione
dalla Clinica psichiatrica cantonale sarebbe avvenuta il 19 novembre 2020
e che in seguito si sarebbe assistito ad un miglioramento clinico; che la
terapia farmacologica impostata prevede la somministrazione di paroxetin
e Lyrica,
che il generalista, nel suo scritto del 10 febbraio 2021 attesta un quadro
somatico stabile,
che nulla è pervenuto nel frattempo al Tribunale, per il che, si può partire
dall’assunto che lo stato di salute dell’insorgente non sia mutato (cfr. sen-
tenza del Tribunale D-2806/2018 del 6 ottobre 2021 consid. 4.3.2),
che non vi sono in casu elementi ostativi all’esecuzione dell’allontana-
mento del ricorrente verso la Turchia,
che anzitutto il ricorrente non può, per i motivi già enucleati, prevalersi del
principio del divieto di respingimento (art. 5 cpv. 1 LAsi) né di un rischio
personale, concreto e serio di essere esposto ad un trattamento proibito,
in relazione all’art. 3 CEDU o all’art. 3 della Convenzione contro la tortura
ed altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti del 10 dicem-
bre 1984 (Conv. tortura, RS 0.105),
che per quanto riguarda poi lo stato di salute dell’insorgente, va rilevato
che le patologie di cui soffre non raggiungono uno stadio a tal punto avan-
zato o terminale da far apparire la sua morte quale prospettiva prossima ai
sensi della giurisprudenza convenzionale (cfr. sentenza della CorteEDU N.
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contro Regno Unito del 27 maggio 2008, 26565/05; DTAF 2011/9 consid.
7.1),
che non sussistono del resto seri indicatori che permettano di considerare
che in caso di rinvio il ricorrente sarà confrontato con un reale rischio di un
grave, rapido ed irreversibile peggioramento delle sue condizioni di salute
comportante delle intense sofferenze o una significativa riduzione della
speranza di vita (cfr. sentenza della CorteEDU Paposhvili contro Belgio del
13 dicembre 2016, 41738/10, §181 segg.),
che nemmeno può essere assunto che a fronte dei disturbi diagnosticati le
cure di medicina generale ed acuta assolutamente necessarie ad un’esi-
stenza conforme alla dignità umana non sarebbero ottenibili nel paese di
destinazione, atteso che le affezioni somatiche e psichiche addotte paiono
di principio trattabili in Turchia, Paese che dispone di un sistema sanitario
equiparabile a quello dell’Europa occidentale (cfr. sentenze del Tribunale
E-3413/2019 del 27 marzo 2020 consid. 7.3.1.2; D-5564/2014 del 7 giugno
2016 consid. 9.5.3),
che ad ogni fine utile si rilevi come il peggioramento dello stato psichico di
un richiedente l’asilo a seguito di una decisione negativa è casistica osser-
vabile di frequente (cfr. tra le tante sentenza del Tribunale D-5256/2020 del
9 febbraio 2021 consid. 10.4.1) e non preclude di principio un trasferi-
mento, anche in concomitanza con tentativi di suicidio o tendenze anticon-
servative (cfr. sentenze del Tribunale E-4218/2020 del 3 settembre 2020
consid. 5.2.3; E-5384/2017 del 4 settembre 2018 consid. 4.3.3; E-
1302/2011 del 2 aprile 2012 consdi. 6.3.2; secondo il senso anche la re-
cente sentenza del Tribunale federale 2C_221/2020 del 19 giugno 2020
consid. 2),
che inoltre, nonostante attualmente la congiuntura in Turchia risulti essere
piuttosto tesa (cfr. sentenza del Tribunale D-5396 del 29 luglio 2016 consid.
9.4.1), non si può concludere che nel paese viga una situazione di guerra,
guerra civile o violenza generalizzata che coinvolga l’insieme della popola-
zione nella totalità del territorio nazionale; che fatte salve le provincie di
Hakkari e Sirnak, al confine con Siria e Iran, si può oggi come prima partire
dal presupposto che l’esecuzione dell’allontanamento verso la Turchia sia
ragionevolmente esigibile anche per le persone di etnia curda (cfr. DTAF
2013/2 consid. 9.5 – 9.6 e tra le tante sentenza del Tribunale D-7523/2015
del 12 febbraio 2018, consid. 6.5); che pertanto, l’esecuzione dell’allonta-
namento del ricorrente, che proviene dalla provincia di Gaziantep, ovvero
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da una regione non contemplata nella summenzionata giurisprudenza è da
considerarsi pure ragionevolmente esigibile,
che infine, non risultano impedimenti sotto il profilo della possibilità
dell’esecuzione del provvedimento,
che di conseguenza, anche in materia di esecuzione dell’allontanamento
la decisione dell’autorità inferiore va confermata,
che pertanto, con la decisione impugnata la SEM non ha violato il diritto
federale né abusato del suo potere d’apprezzamento ed inoltre non ha ac-
certato in modo inesatto o incompleto i fatti giuridicamente rilevanti
(art. 106 cpv. 1 LAsi), altresì, per quanto censurabile, la decisione non è
inadeguata (art. 49 PA),
che visto l’esito della procedura le spese processuali di CHF 750.– che se-
guono la soccombenza sono poste a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1 e
5 PA nonché art. 3 lett. b del del regolamento sulle tasse e sulle spese ri-
petibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 feb-
braio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]) e prelevate sull’anticipo spese di me-
desimo importo versato il 27 maggio 2021,
che la decisione è definitiva e non può, in principio, essere impugnata con
ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83
lett. d cifra 1 LTF),
(dispositivo alla pagina seguente)
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il Tribunale amministrativo federale pronuncia:
1.
Il ricorso è respinto.
2.
Le spese processuali di CHF 750.– sono poste a carico del ricorrente e
prelevate sull’anticipo spese di medesimo importo versato il 27 maggio
2021.
3.
Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all’autorità canto-
nale.
Il giudice unico: Il cancelliere:
Daniele Cattaneo Lorenzo Rapelli