Decision ID: 1dcaa09f-5efc-486c-9d29-01460b425b90
Year: 2014
Language: it
Court: CH_BSTG
Chamber: CH_BSTG_001
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: penal_law

Fatti:
A. Il 6 aprile 2011 la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Monza ha
presentato alla Svizzera una domanda d'assistenza giudiziaria, completata
il 15 novembre 2011, il 4 e 25 gennaio (quest'ultimo complemento riformu-
lato l'11 febbraio), il 12 marzo, il 23 ottobre 2012, il 21 giugno ed il 20 set-
tembre 2013, nell'ambito di un procedimento penale avviato nei confronti di
svariate persone, tra le quali B., C. e A. Al primo sono contestati i reati di
corruzione per un atto contrario ai doveri d'ufficio (art. 319 e 321 CP italia-
no) e di riciclaggio (art. 648-bis CP italiano), mentre a C. e A. il reato di rici-
claggio. In sostanza, l'autorità italiana afferma che le imputazioni in que-
stione sono fondate su due elementi di sospetto. Per quanto concerne la
corruzione, la circostanza che B. sia stato nel 2005-2006 condirettore
dell'Agenzia di Lugano della banca D., presso cui aveva il conto la società
E. SpA, amministrata da F. Su tale conto sarebbe confluita parte delle
somme corrispettivo della vendita, in data 29 luglio 2005, alla Provincia di
Milano, da società del gruppo G. (H. SpA, I. SpA e J. SpA, compartecipate
da K. SpA, di cui lo stesso F. era componente del Consiglio di amministra-
zione), delle azioni di L. SpA. Questa vendita sarebbe avvenuta per un im-
porto estremamente vantaggioso per il gruppo G. e sarebbe stata viziata,
per la Provincia di Milano, da una falsa attestazione di congruità del prezzo.
Nel 2010 B. sarebbe divenuto componente del Consiglio di amministrazio-
ne di H. SpA e cioè di una delle società beneficiarie del profitto legato alla
vendita delle azioni L. SpA. Per quanto attiene invece al riciclaggio, questo
sarebbe legato, da una parte, alle movimentazioni dalla Svizzera a San
Marino di capitali, in parte poi scudati in Italia, formalmente (e falsamente)
riferiti a A. ma in realtà di proprietà di M., già CFO del gruppo N., con di-
chiarazioni non veritiere; dall'altra, alla costituzione di polizze assicurative
formalmente intestate a O., con disponente C. e beneficiari P. e Q., attra-
verso il conferimento di somme apparentemente riferibili a C. ma incompa-
tibili con le disponibilità finanziarie proprie o del defunto marito (v. atto 162
dell'incarto del Ministero pubblico del Cantone [in seguito: MPTI]).
Secondo ulteriori accertamenti delle autorità italiane, il 26 febbraio 2007 sa-
rebbe stata bonificata la somma di EUR 3'200'000 dalla banca D. di Luga-
no alla banca R. di San Marino sulla gestione patrimoniale n. 1 legata al
mandato fiduciario denominato "S.", cointestato a A. e C.. Da tale gestione,
attraverso un passaggio alla gestione patrimoniale n. 2 e il ricorso allo
"scudo fiscale ter", sarebbero stati trasferiti in Italia strumenti finanziari per
un importo di EUR 500'000 circa a favore di A. e di EUR 2'335'000 circa a
favore di C., entrambe con un profilo reddituale e patrimoniale non compa-
tibile con le somme rimpatriate. L'autorità estera ha inoltre appurato che
negli anni dal 2000 al 2007 – periodo nel quale M. è stato responsabile del
Servizio Finanza Centrale di N. – sarebbero state realizzate nel gruppo o-
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perazioni finanziarie con strutture opache ed in violazione dei poteri delega-
ti. Il legame tra M. e B., figlio di C, verrebbe dimostrato dalla nomina di
quest'ultimo ad amministratore di H. SpA, società del gruppo G., che sa-
rebbe stata decisa da M., come dichiarato da un teste. Sulla base di queste
considerazioni, l'autorità estera, con complemento rogatoriale del 20 set-
tembre 2013, ha chiesto l'acquisizione presso la banca D. di Lugano dei
documenti necessari ad identificare i titolari e beneficiari dei fondi trasferiti
a banca R. e le modalità di formazione delle somme spostate a San Marino
(v. atto 185 incarto MPTI)
B. Mediante decisione del 20 settembre 2013, il Ministero pubblico del Canto-
ne Ticino è entrato nel merito della suddetta richiesta, ordinando alla banca
T. quanto richiesto dall'autorità rogante (v. atto 186 MPTI).
C. Con decisione di chiusura del 4 ottobre 2013 il Ministero pubblico ticinese
ha accolto la rogatoria, ordinando la trasmissione alle autorità italiane di
svariata documentazione bancaria concernente la relazione n. 3, presso la
banca T, Lugano (già banca D.), di cui titolare e avente diritto economico
risulta essere A. (v. atto 190 MPTI).
D. In data 7 novembre 2013 A. ha interposto ricorso avverso la suddetta deci-
sione dinanzi alla Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale,
chiedendone l'annullamento, con restituzione di tutta la documentazione
bancaria alla ricorrente (v. act. 1).
E. A conclusione delle loro osservazioni del 21 novembre e 5 dicembre 2013,
il Ministero pubblico ticinese risp. l'UFG hanno postulato la reiezione del
gravame (v. act. 6 e 7).
F. Con replica del 18 dicembre 2013 la ricorrente si è riconfermata nelle sue
conclusioni ricorsuali.

Diritto:
1.
1.1 In virtù dell'art. 37 cpv. 2 lett. a della legge federale del 19 marzo 2010
sull'organizzazione delle autorità penali della Confederazione (LOAP;
RS 173.71) e 19 cpv. 1 del regolamento del 31 agosto 2010 sull'organizza-
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zione del Tribunale penale federale (ROTPF; RS 173.713.161), la Corte dei
reclami penali giudica i gravami in materia di assistenza giudiziaria interna-
zionale.
1.2 I rapporti di assistenza giudiziaria in materia penale fra la Repubblica Italia-
na e la Confederazione Svizzera sono anzitutto retti dalla Convenzione eu-
ropea di assistenza giudiziaria in materia penale del 20 aprile 1959, entrata
in vigore il 12 giugno 1962 per l’Italia ed il 20 marzo 1967 per la Svizzera
(CEAG; RS 0.351.1), dall'Accordo italo-svizzero del 10 settembre 1998 che
completa e agevola l'applicazione della CEAG (RS 0.351.945.41), entrato
in vigore mediante scambio di note il 1° giugno 2003 (in seguito: l'Accordo
italo-svizzero), nonché, a partire dal 12 dicembre 2008 (Gazzetta ufficiale
dell’Unione europea, L 327/15-17, del 5 dicembre 2008), dagli art. 48 e
segg. della Convenzione di applicazione dell'Accordo di Schengen del
14 giugno 1985 (CAS; testo non pubblicato nella RS ma ora consultabile
nel fascicolo "Assistenza e estradizione" edito dalla Cancelleria federale,
Berna 2012). Di rilievo nella fattispecie è anche la Convenzione sul rici-
claggio, la ricerca, il sequestro e la confisca dei proventi di reato, conclusa
a Strasburgo l’8 novembre 1990, entrata in vigore il 1° settembre 1993 per
la Svizzera ed il 1° maggio 1994 per l’Italia (CRic; RS. 0.311.53). Alle que-
stioni che il prevalente diritto internazionale contenuto in detti trattati non
regola espressamente o implicitamente, come pure quando il diritto nazio-
nale sia più favorevole all'assistenza rispetto a quello pattizio (cosiddetto
principio di favore), si applicano la legge federale sull'assistenza interna-
zionale in materia penale del 20 marzo 1981 (AIMP; RS 351.1), unitamente
alla relativa ordinanza (OAIMP; RS 351.11; v. art. 1 cpv. 1 AIMP, art. I n. 2
Accordo italo-svizzero; DTF 137 IV 33 consid. 2.2.2; 136 IV 82 consid. 3.1;
135 IV 212 consid. 2.3; 123 II 134 consid. 1a; 122 II 140 consid. 2). Il prin-
cipio di favore vale anche nell'applicazione delle pertinenti norme di diritto
internazionale (v. art. 48 n. 2 CAS, 39 n. 3 CRic e art. I n. 2 Accordo italo-
svizzero). È fatto salvo il rispetto dei diritti fondamentali (DTF 135 IV 212
consid. 2.3; 123 II 595 consid. 7c).
1.3 Interposto tempestivamente contro la sopraccitata decisione di chiusura
dell’autorità cantonale d’esecuzione, il ricorso è ricevibile sotto il profilo de-
gli art. 25 cpv. 1, 80e cpv. 1 e 80k AIMP. La legittimazione della ricorrente,
titolare del conto oggetto della criticata misura rogatoriale, è pacifica (v.
art. 80h lett. b AIMP e art. 9a lett. a OAIMP; DTF 137 IV 134 consid. 5.2.1;
118 Ib 547 consid. 1d; TPF 2007 79 consid. 1.6).
2. La ricorrente censura la violazione del principio della doppia punibilità. Nel
complemento rogatoriale del 20 settembre 2013, dove per la prima volta
comparirebbe la fattispecie a lei legata nonché la relazione bancaria a lei
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intestata, non sarebbero specificati in alcun modo i fatti alla base del reato
ipotizzato di riciclaggio di denaro. In ordine alla variante ipotizzata di rici-
claggio del provento di infedele dichiarazione, tale condotta, per la quale
l'assistenza giudiziaria sarebbe espressamente esclusa, non sarebbe puni-
bile secondo il diritto penale svizzero. Per quanto riguarda invece l'ipotesi di
riciclaggio di denaro proveniente da un'appropriazione indebita, la rogatoria
italiana non conterrebbe nulla in proposito, ciò che non consentirebbe di
analizzare il requisito della doppia incriminazione.
2.1 Aderendo alla CEAG, la Svizzera ha posto il principio della doppia punibilità
quale condizione all’esecuzione di ogni commissione rogatoria esigente
l’applicazione di una qualsiasi misura coercitiva (v. art. 5 n. 1 lett. a CEAG
e la riserva formulata mediante l'art. 3 del decreto federale del 27 settem-
bre 1966 che approva la Convenzione del Consiglio d'Europa, RU 1967
p. 893 e segg.). L'art. X n. 1 dell'Accordo italo-svizzero prevede a sua volta
che l'assistenza giudiziaria consistente in una misura coercitiva è concessa
solo se il fatto che ha dato luogo alla commissione rogatoria è punibile se-
condo il diritto dei due Stati. Nel diritto interno, tale principio è espresso
all'art. 64 cpv. 1 AIMP.
Nell'ambito dell'esame della doppia punibilità, l'autorità non si scosta dall'e-
sposto dei fatti contenuto nella domanda, fatti salvi gli errori, le lacune o al-
tre contraddizioni evidenti ed immediatamente rilevati (DTF 132 II 81 con-
sid. 2.1; 118 Ib 111 consid 5b). Il Tribunale non deve procedere a un esa-
me dei reati e delle norme penali menzionati nella domanda di assistenza,
ma deve semplicemente vagliare, limitandosi a un esame "prima facie", se i
fatti addotti nella domanda estera - effettuata la dovuta trasposizione - sa-
rebbero punibili anche secondo il diritto svizzero, ricordato che la punibilità
secondo il diritto svizzero va determinata senza tener conto delle particolari
forme di colpa e condizioni di punibilità da questo previste (DTF 124 II 184
consid. 4b/cc; 118 Ib 543 consid. 3b/aa; 116 Ib 89 consid. 3b/bb; 112 Ib
576 consid. 11b/bb). I fatti incriminati non devono forzatamente essere ca-
ratterizzati, nelle due legislazioni toccate, dalla medesima qualificazione
giuridica (DTF 124 II 184 consid. 4b/cc; TPF 2012 114 consid. 7.4).
2.2 Occorre rilevare che quando l'autorità estera inoltra alla Svizzera una do-
manda di assistenza in appoggio ad una sua inchiesta per riciclaggio, come
è anche il caso nella fattispecie, essa non deve necessariamente apportare
la prova della commissione di atti di riciclaggio o del reato presupposto;
semplici elementi concreti di sospetto sono sufficienti dal punto di vista del-
la doppia punibilità (v. sentenze del Tribunale penale federale RR.2012.139
del 7 febbraio 2013, consid. 3.5 e RR.2008.8 del 23 luglio 2008, con-
sid. 2.2.2, con riferimenti; v. ugualmente ROBERT ZIMMERMANN, La coopéra-
tion judiciaire internationale en matière pénale, 3a ediz., Berna 2009,
http://relevancy.bger.ch/php/clir/http/index.php?lang=it&type=show_document&page=1&from_date=&to_date=&from_year=1954&to_year=2007&sort=relevance&insertion_date=&query_words=&part=all&de_fr=&de_it=&fr_de=&fr_it=&it_de=&it_fr=&orig=&translation=&rank=0&highlight_docid=atf%3A%2F%2F118-IB-543%3Ait&number_of_ranks=0&azaclir=clir#page543 http://relevancy.bger.ch/php/clir/http/index.php?lang=it&type=show_document&page=1&from_date=&to_date=&from_year=1954&to_year=2007&sort=relevance&insertion_date=&query_words=&part=all&de_fr=&de_it=&fr_de=&fr_it=&it_de=&it_fr=&orig=&translation=&rank=0&highlight_docid=atf%3A%2F%2F116-IB-89%3Ait&number_of_ranks=0&azaclir=clir#page89
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pag. 554 n. 601). Questo è segnatamente il caso in presenza di operazioni
sprovviste di giustificazione apparente o di utilizzazione di numerose socie-
tà ripartite in più paesi (v. sentenza del Tribunale penale federale
RR.2008.96-72 del 14 agosto 2008, consid. 3.3, con riferimenti). L'impor-
tanza delle somme oggetto di transazioni sospette costituisce ugualmente
un motivo di sospetto di riciclaggio. Tale interpretazione corrisponde alla
nozione di assistenza "la più larga possibile" di cui agli art. 1 CEAG, 7 n. 1
e 8 CRic (v. DTF 129 II 97 consid. 3.2).
2.3 In concreto, come già accennato in precedenza (v. Fatti, lett. A), lo Stato
estero ha evidenziato movimentazioni di capitali dalla Svizzera a San Mari-
no, in parte poi scudati in Italia, formalmente e, a suo parere, falsamente,
riferiti a A., ma in realtà di proprietà di M., già CFO del gruppo N. Il fatto che
su un conto intestato alla ricorrente siano giunti, tramite operazioni che
hanno coinvolto più Paesi, ingenti somme di denaro, non compatibili con il
suo profilo reddituale e patrimoniale costituisce senz'altro una transazione
sospetta ai sensi della sopracitata giurisprudenza (v. consid. 2.2). Gli atti
evidenziati e sufficientemente descritti nella domanda di assistenza e nei
diversi complementi, sussumibili in diritto svizzero al reato di riciclaggio di
denaro ai sensi dell'art. 305 bis
CP, permettono di affermare che la doppia
punibilità è pacificamente data, precisato che nel campo della cosiddetta
piccola assistenza le misure di cooperazione sono già ammesse se la con-
dizione della doppia punibilità è ossequiata alla luce di una singola fattispe-
cie (sentenza del Tribunale federale 1C_138/2007 del 17 luglio 2007, con-
sid. 2.3 e rinvii).
A tal proposito, va pure ribadito che l'autorità rogante sta procedendo in Ita-
lia nei confronti di B. per titolo di corruzione per un atto contrario ai doveri
d'ufficio e riciclaggio. Essa afferma che vi sarebbero forti elementi di ano-
malia nell'operazione di acquisto da parte della Provincia di Milano della
partecipazione di controllo della società L. SpA con necessità di approfon-
dire la destinazione ultima delle somme pagate dall'acquirente ad H. SpA, I.
SpA e J. SpA, quale corrispettivo per la cessione del 15% delle azioni della
menzionata società autostradale. Infatti, parte dei proventi sarebbero stati
trasferiti dalle tre società alla controllante E. SpA e da qui, in limitata parte,
su conti svizzeri accesi presso banca D., succursale di Lugano, nel periodo
ottobre 2005-novembre 2006. Condirettore di questa agenzia sarebbe sta-
to, nel periodo citato, B., il quale nel 2010 sarebbe divenuto membro del
consiglio di amministrazione di H. SpA (v. atto 62 incarto MPTI). Il comple-
mento rogatoriale del 20 settembre 2013 si inserisce appunto nell'appro-
fondimento della destinazione ultima delle somme pagate dalla Provincia di
Milano, soprattutto tenuto conto che C. è la madre di B. e che quest'ultimo
sarebbe stato nominato amministratore di H. SpA, società del gruppo G.,
anche per intercessione di M., padre della ricorrente (v. atto 185 MPTI).
- 7 -
Orbene, i fatti appena descritti, oltre ad essere sussumibili ai reati di corru-
zione attiva e passiva ai sensi degli art. 322 ter
e 322 quater
CP, non possono
che rafforzare i sospetti circa l'esistenza di possibili atti di riciclaggio even-
tualmente commessi dagli indagati - e quindi anche dalla reclamante - ciò
che permette senz'altro di confermare ulteriormente il rispetto del principio
della doppia punibilità anche in punto all'ipotesi di corruzione.
3. La ricorrente afferma che la rogatoria italiana costituirebbe in realtà una ri-
cerca indiscriminata di mezzi di prova. Sulle tracce dei movimenti finanziari
riconducibili a B. e a sua madre C., l'autorità estera si sarebbe imbattuta, in
maniera del tutto casuale, nella relazione bancaria sanmarinese cointestata
anche a A.
3.1 La questione di sapere se le informazioni richieste nell'ambito di una do-
manda di assistenza siano necessarie o utili per il procedimento estero de-
ve essere lasciata, di massima, all'apprezzamento delle autorità richiedenti.
Lo Stato richiesto non dispone infatti dei mezzi per pronunciarsi sull'oppor-
tunità di assumere determinate prove e non può sostituirsi in questo compi-
to all'autorità estera che conduce le indagini (DTF 132 II 81 consid. 2.1 e
rinvii). La richiesta di assunzione di prove può essere rifiutata solo se il
principio della proporzionalità sia manifestamente disatteso (DTF 120 Ib
251 consid. 5c; sentenze del Tribunale penale federale RR.2008.154-157
dell’11 settembre 2008, consid. 3.1; RR.2007.18 del 21 maggio 2007, con-
sid. 6.3) o se la domanda appaia abusiva, le informazioni richieste essendo
del tutto inidonee a far progredire le indagini (DTF 122 II 134 consid. 7b;
121 II 241 consid. 3a). Inoltre, da consolidata prassi, quando le autorità
estere chiedono informazioni su conti bancari nell'ambito di procedimenti
come quello qui in esame, esse necessitano di regola di tutti i documenti,
perché debbono poter individuare il titolare giuridico ed economico dei conti
eventualmente foraggiati con proventi illeciti, per sapere a quali persone o
entità giuridiche possano essere ricollegati (DTF 129 II 462 consid. 5.5; 124
II 180 consid. 3c inedito; 121 II 241 consid. 3b e c; sentenze del Tribunale
federale 1A.177/2006 del 10 dicembre 2007, consid. 5.5; 1A.227/2006 del
22 febbraio 2007, consid. 3.2; 1A.195/2005 del 1° settembre 2005 in fine;
sull'utilità dei documenti d'apertura di un conto v. sentenza del Tribunale
federale 1A.182/2006 del 9 agosto 2007, consid. 3.2; cfr. anche DTF 130 II
14 consid. 4.1). La trasmissione dell'intera documentazione potrà evitare al-
tresì l'inoltro di eventuali domande complementari (DTF 136 IV 82 con-
sid. 4.1; 121 II 241 consid. 3; sentenza del Tribunale federale 1C_486/2008
dell'11 novembre 2008, consid. 2.4). Si tratta di una maniera di procedere
necessaria, se del caso, ad accertare anche l'estraneità delle persone inte-
ressate (DTF 129 II 462 consid. 5.5; sentenze del Tribunale federale
1A.182/2006 del 9 agosto 2007, consid. 2.3 e 3.2; 1A.52/2007 del 20 luglio
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2007, consid. 2.1.3; 1A.227/2006 del 22 febbraio 2007, consid. 3.2;
1A.195/2005 del 1° settembre 2005 in fine; 1A.79/2005 del 27 aprile 2005,
consid. 4.1). In base alla giurisprudenza l'esame va quindi limitato alla co-
siddetta utilità potenziale, secondo cui la consegna giusta l'art. 74 AIMP è
esclusa soltanto per quei mezzi di prova certamente privi di rilevanza per il
procedimento penale all'estero (DTF 126 II 258 consid. 9c; 122 II 367 con-
sid. 2c; 121 II 241 consid. 3a e b). Vietata in particolare è la cosiddetta “fi-
shing expedition”, la quale è definita dalla giurisprudenza una ricerca gene-
rale ed indeterminata di mezzi di prova volta a fondare un sospetto senza
che esistano pregressi elementi concreti a sostegno dello stesso (DTF 125
II 65 consid. 6b/aa e rinvii). Questo genere di inchieste non è consentito in
ambito di assistenza giudiziaria internazionale sia alla luce del principio del-
la proporzionalità che di quello della specialità. Tale divieto si fonda sempli-
cemente sul fatto che è inammissibile procedere a casaccio nella raccolta
delle prove (DTF 113 I 257 consid. 5c).
3.2 Nella fattispecie, l'autorità rogante intende fare luce sull'acquisto, avvenuto
ad un prezzo esorbitante, da parte della Provincia di Milano delle azioni di
L. SpA, in particolare sulla destinazione del denaro versato per il pagamen-
to. Orbene, si ribadisce che parte dei soldi sarebbero stati trasferiti da H.
SpA, I. SpA e J. SpA alla controllante E. SpA e da qui, in limitata parte, a
conti svizzeri accesi presso banca D., a Lugano, nel periodo ottobre 2005-
novembre 2006. Condirettore di questa agenzia sarebbe stato, nel periodo
citato, B., il quale nel 2010 sarebbe divenuto membro del consiglio di am-
ministrazione di H. SpA. Tale situazione merita indubbiamente approfondi-
menti. La documentazione bancaria oggetto della decisione impugnata po-
trebbe fornire elementi utili all'inchiesta italiana, nella misura in cui una
somma di EUR 3'200'000 è stata bonificata dal conto n. 3, intestata alla re-
clamante, a favore della gestione patrimoniale n. 1 presso la banca R. lega-
ta al mandato fiduciario denominato "S" cointestato alla reclamante e a C.,
madre di B. Da quest'ultima relazione, attraverso un passaggio sulla ge-
stione patrimoniale n. 2 ed il ricorso allo "scudo fiscale ter", sarebbero stati
trasferiti in Italia strumenti finanziari per un importo di EUR 514'813 a favo-
re di A. e EUR 2'335'000 a favore di C., entrambe con un profilo reddituale
e patrimoniale incompatibile con le somme rimpatriate. Vi sarebbe poi una
testimonianza in Italia che permetterebbe di evidenziare dei legami tra B.
ed il padre della reclamante, M.. Quest'ultimo infatti avrebbe contribuito alla
nomina di B. quale amministratore di H. SpA, società del gruppo G.. Le in-
dagini avrebbero inoltre permesso di rinvenire polizze assicurative formal-
mente intestate a O., ma aventi come disponente C. e come beneficiari P.,
figlio di B. e Q., figlia di F., amministratore di E. SpA, costituite attraverso
denaro apparentemente riferibile a C., ma in realtà incompatibili con i reddi-
ti e patrimoni propri e/o del defunto marito (v. atto 62 e 71 incarto MPTI). In
definitiva, tenuto conto degli elementi appena elencati, i quali non permet-
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tono di certo di affermare che l'autorità rogante si stia muovendo a casaccio
nella raccolta di prove, la trasmissione della documentazione bancaria og-
getto delle decisione impugnata, la cui utilità potenziale non può essere e-
sclusa, appare giustificata, ciò che permetterà alle autorità inquirenti italia-
ne di verificare soprattutto se denaro legato alla vendita asseritamente vi-
ziata da corruzione sia confluito sul conto della reclamante o altrove. Alla
luce della sopraccitata giurisprudenza (v. consid. 3.1), vista la natura dei
reati perseguiti in Italia, tutta la documentazione relativa ai conti della ricor-
rente è potenzialmente utile per le indagini, in quanto destinata a permette-
re la ricostruzione complessiva di tutti i movimenti di denaro susseguenti al-
la vendita delle azioni di L. SpA. A tal proposito, occorre ricordare che il
principio dell'utilità potenziale assume un ruolo cruciale nell'applicazione
del principio della proporzionalità nell'ambito dell'assistenza in materia pe-
nale. Lo scopo di tale cooperazione è proprio quello di favorire la scoperta
di fatti, informazioni e mezzi di prova, compresi quelli di cui l'autorità estera
non sospetta neppure l'esistenza. Non si tratta soltanto di aiutare lo Stato
richiedente a provare i fatti evidenziati dall'inchiesta, ma di svelarne altri, se
ne esistono. Ne deriva, per l'autorità d'esecuzione, un dovere di esaustività
che giustifica la comunicazione di tutti gli elementi da essa raccolti e poten-
zialmente idonei alle indagini estere, al fine di chiarire in tutti i suoi aspetti i
meccanismi delittuosi perseguiti nello Stato rogante (sentenze del Tribuna-
le penale federale RR.2010.173 del 13 ottobre 2010, consid. 4.2.4/a e
RR.2009.320 del 2 febbraio 2010, consid. 4.1; ROBERT ZIMMERMANN, op.
cit., n. 722, p. 673 e seg.).
Quanto precede permette di confermare la sufficiente relazione tra le misu-
re d'assistenza richieste e l'oggetto del procedimento penale estero, spet-
tando comunque al giudice estero del merito valutare se dalla documenta-
zione sequestrata emerge in concreto una connessione penalmente rile-
vante fra i fatti perseguiti all'estero e la relazioni bancaria della ricorrente. Vi
è quindi da concludere che la domanda di assistenza estera non viola il
principio della proporzionalità.
4. Visto quanto precede, la decisione impugnata va integralmente confermata ed
il gravame respinto. Le spese seguono la soccombenza (v. art. 63 cpv. 1 della
legge federale sulla procedura amministrativa del 20 dicembre 1968 [PA;
RS 172.021] richiamato l’art. 39 cpv. 2 lett. b LOAP). La tassa di giustizia è
calcolata giusta gli art. 73 cpv. 2 LOAP, 63 cpv. 4bis PA, nonché 5 e 8 cpv. 3
del regolamento del 31 agosto 2010 sulle spese, gli emolumenti, le ripetibili e
le indennità della procedura penale federale (RSPPF; RS 173.713.162), ed è
fissata nella fattispecie a fr. 5'000.--; essa è coperta dall’anticipo delle spese
già versato.
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