Decision ID: 6a3bdb16-3527-569c-a66c-8b546396ab1b
Year: 2005
Language: it
Court: TI_GIAR
Chamber: TI_GIAR_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: penal_law

ritenuto e considerato
in fatto
A.
_ è stato arrestato il 13 gennaio 2005, con contestuale promozione d'accusa per pornografia (doc. 1 e 2, inc. GIAR 16.2005.1).
L'arresto è stato confermato, il 14 gennaio 2005, da questo giudice, per i bisogni dell'istruzione, pericolo di recidiva e motivi di ordine pubblico (doc. 5, inc. GIAR 16.2005.1).
B.
L'intervento dell'autorità giudiziaria è avvenuto a seguito di una segnalazione da parte del SOCI di Berna indicante lo "scaricamento" di filmati di pornografia infantile da parte di un utente identificato in _ (doc. 2, inc. GIAR 16.2005.1).
Al momento dell'arresto risultava che _, già condannato nel _ per il reato di cui all'art. 187 CP e nel 2003 per il reato di cui all'art. 197 cifra 3 CP (doc. 3, inc. GIAR 16.2005.1), aveva "scaricato" da internet, mediante il proprio PC, alcuni filmati e numerose immagini che mostrano minori nudi, o in atteggiamenti che possono suscitare interesse sessuale, rispettivamente mentre compiono atti sessuali (AI 1.1).
C.
L'inchiesta è, sino ad oggi, proseguita mediante l'assunzione delle deposizioni dei medici incaricati del trattamento ex art. 43 CP imposto a all'accusato (cfr. Sentenza _ Assise correzionali di Mendrisio), di alcuni testi, nonché dello stesso _ (AI 1, AI 2.6). Sono, inoltre, state assunte informazioni circa i trattamenti ambulatoriali ordinati in sede di precedenti giudizi (AI 5.6) ed è stato chiesto un rapporto aggiornato, sulla situazione dell'accusato, il rischio di recidiva e la necessità di misure, al Servizio psicosociale competente per il trattamento ambulatoriale di cui si è detto sopra (AI 6.2).
D.
Con l'istanza qui in discussione, _ chiede di essere posto in libertà provvisoria. L'accusato non contesta l'esistenza di indizi di reato per l'ipotesi di cui all'art. 197 CP (cifra 3 e 3 bis), ma ritiene che al momento attuale non sussistano più necessità istruttorie sia perché egli avrebbe ammesso i fatti, sia perché gli inquirenti hanno sequestrato il suo PC e i dischetti sui quali ha trasferito parte delle immagini e dei filmati (Istanza 16.02.2005, punto 3).
A mente dell'accusato non sussisterebbero più neppure il pericolo di recidiva e motivi più generali di ordine pubblico in quanto l'accusato, a carico della pubblica assistenza, non avrebbe la disponibilità finanziaria per acquisire un nuovo PC, i relativi programmi e per pagare le bollette dei collegamenti; inoltre, il pericolo di recidiva potrebbe essere ulteriormente limitato mediante misure sostitutive dell'arresto quali l'ordine di non disporre di altro materiale informatico e/o di visitare siti pedopornografici (Istanza, punto 4).
Il pericolo di fuga non entrerebbe neppure in considerazione e l'arresto avrebbe avuto quale effetto anche quello di interrompere il trattamento ambulatoriale ordinato con precedenti decisioni.
L'accusato afferma, da ultimo, che il magistrato inquirente non si sarebbe (ancora) espresso circa la necessità di una nuova perizia psichiatrica e, inoltre, che non compete al Procuratore pubblico l'esame della efficacia del trattamento ambulatoriale precedentemente ordinato (Istanza, punto 6).
E.
Il magistrato inquirente ha preavvisato negativamente la richiesta.
Dopo aver indicato i motivi dell'arresto ed il "recupero" del materiale "scaricato" da _, il Procuratore pubblico afferma esistenza di gravi indizi di reato alla luce del materiale sequestrato e delle dichiarazioni dell'accusato stesso (Preavviso 21 febbraio 2005, punto 3 primo paragrafo).
In secondo luogo sottolinea l'esistenza (attuale) di un pericolo di recidiva in quanto l'accusato ha sempre cercato di sottrarsi al trattamento ambulatoriale ordinato a suo tempo e che quando vi si è sottoposto lo ha fatto solo per dar seguito ad un obbligo impostogli, al fine di evitare conseguenze più gravi dal profilo della libertà personale. I medici che lo hanno avuto in cura, interrogati, hanno asserito che l'accusato rimane una persona a rischio non avendo manifestato segni di miglioramento, né una presa di coscienza del proprio problema (Preavviso, punto 3, secondo paragrafo). Per l'approfondimento della situazione dell'accusato è stata chiesta una nuova valutazione al servizio psicosociale.
Sempre in sede di preavviso negativo, il Procuratore pubblico segnala anche il fatto che _ è pure indagato per atti sessuali con fanciulli. Dal relativo incarto (inc. MP _), prodotto con il preavviso negativo, si constata che il procedimento è stato aperto nel _ e sospeso lo stesso anno "
in attesa di nuovi sviluppi
", in particolare "
in attesa che la bambina, _ dia maggiori indicazioni sui fatti
" (AI 10). Dopo quella data agli atti (di quell'incarto) sono stati annessi alcuni documenti relativi il gratuito patrocinio delle parti civili, il verbale _ 28.01.2005 davanti al PP (assunto nell'inc. _) ed una promozione d'accusa datata 21 febbraio 2005, non firmata.
Va comunque detto che nell'ambito del preavviso negativo il magistrato inquirente non va oltre la semplice indicazione dell'esistenza del procedimento in questione, in merito al quale _ viene definito indagato e non accusato: non ne parla né in relazione agli indizi di reato, né (si potrebbe dire di conseguenza) in relazione all'invocato pericolo di recidiva, tantomeno per indicare eventuali necessità istruttorie (cfr. Preavviso 21 febbraio 2005).
F.
Con osservazioni del 23 febbraio 2005 (doc. 5, inc. GIAR 16.2005.3), la difesa afferma che la promozione d'accusa per atti sessuali su fanciulli, effettuata contestualmente al preavviso negativo sulla richiesta di libertà provvisoria, nell'ambito di un procedimento per fatti risalenti al _, e oggetto di una decisione di sospensione per un motivo che non è venuto meno, é del tutto strumentale e volta ad ottenere la protrazione della carcerazione per un altro reato (quello di cui all'art. 197 CP, per essere espliciti; cfr. doc. 5, inc. GIAR 16.2005.3).
Nel contempo, segnala che la richiesta di una nuova valutazione al servizio psicosociale non gli è nota. A giudizio della difesa la verifica dell'efficacia della misura di cui all'art. 43 CP non compete al Procuratore pubblico e la valutazione richiesta, estesa alla questione degli atti sessuali su fanciulli non concerne (o non unicamente) il reato per il quale l'accusato è stato arrestato.
Da ultimo, sempre secondo la difesa, tale valutazione non richiede il mantenimento in carcere dell'accusato.
Delle altre argomentazioni/osservazioni delle parti si dirà, se del caso, nei considerandi che seguono.

Considerato
in diritto
1.
L'accusato, detenuto, è pacificamente legittimato a presentare istanza di libertà provvisoria.
Il preavviso del Procuratore pubblico, ritenuta ricezione dell'istanza il 17 febbraio 2005, è tempestivo dato che il termine di tre giorni per la trasmissione scadeva di domenica (art. 20 cpv. 1, 3 e 4 CPP, nonché art. 20 cpv. 5
e contrario
).
2.
I principi applicabili in materia di privazione cautelare della libertà, noti al magistrato inquirente ed al difensore, sono i seguenti:
"L'art. 95 CPP - corrispondente all’art. 33 scaturito dalla revisione parziale 23 settembre 1992 / 1. gennaio 1993 - dopo evidenza al cpv. 1 del principio secondo cui l'accusato si trova di regola in libertà, consente al cpv. 2 arresto, perdurare e proroga del carcere preventivo a' sensi dell'art. 103 CPP, quando esistono a carico dello stesso accusato gravi e concreti indizi di colpabilità per un crimine o un delitto e nel contempo sono presenti preminenti motivi di interesse pubblico, quali - per quanto qui concerne - i bisogni dell’istruzione, con particolare riguardo al pericolo di collusione che, - sia detto qui a futura memoria - può continuare ad esistere sino al pubblico dibattimento (sentenza della I Corte di diritto pubblico del Tribunale federale del 23 marzo 2000 in re S.B., consid. 4a). Si aggiunge, sempre con riferimento al caso in esame, che l’elenco dei motivi di interesse pubblico nell’art. 95 cpv. 2 CPP non è esaustivo (Messaggio aggiuntivo del 20 marzo 1991 concernente la revisione del CPP, ad art. 27, pag. 32, nota 3), tra altri possibili, essendovi quello della tutela dell’ordine pubblico (REP 1998 n. 105).
L'eccezione della cautelare privazione della libertà personale ha così trovato codificazione in una chiara base legale (di diritto cantonale: DTF 114 Ia 283 cons. 3), in corrispondenza ed a superamento di quanto già dettato dalla giurisprudenza della Camera dei ricorsi penali - nel solco di quella del Tribunale federale -, ritenuto implicito il rispetto della proporzionalità (REP 1980 pag. 44; 1986 pag. 158; 1988 pag. 413; DTF 102 Ia 381).
I menzionati presupposti vanno approfonditi con maggior rigore nella loro valutazione, quanto più si è protratta la restrizione della libertà e quanto più si avvicina la conclusione delle indagini (REP 1988 pag. 416; 1989 pag. 287 ss).
Ed anche questo giudice, come già la Camera dei ricorsi penali, non restringe la sua cognizione all'arbitrio (REP 1980 pag. 128)."
(per tutte: sentenza GIAR 21.12.2001 in re G., inc. 520.2001.5)
3.
a)
Anche qualora non contestata, l'esistenza di gravi e concreti indizi di colpevolezza deve essere verificata d'ufficio, pur nei limiti di competenza di questo giudice derivanti da un lato dalla sua funzione - che è quella di esaminare l’esistenza dei presupposti per il mantenimento della misura restrittiva della libertà personale, e non di valutare nella sostanza l’esistenza di un reato -, e dall’altro - ma in maniera strettamente congiunta con quanto si viene di dire - dall’inopportunità di considerazioni di merito premature e, soprattutto, di competenza delle sedi di giudizio.
b)
Nel caso in esame, a giusta ragione, la difesa non contesta l'esistenza di gravi e concreti indizi di reato in relazione all'ipotesi di cui all'art. 197 CP (cifra 3 e 3 bis). Tali sono il materiale sequestrato dagli inquirenti (cfr. AI 1.2, 1.3, 1.23), nonché le dichiarazioni dello stesso accusato (Verbale PP _, 28 gennaio 2005, pag. 5).
c)
Per quanto concerne la promozione d'accusa per atti sessuali con fanciulli (inc. MP _), le perplessità sollevate dalla difesa (strumentalizzazione), pur se comprensibili, risultano infondate.
Infatti, se è vero che tale promozione d'accusa interviene ad oltre due anni dalla segnalazione ed a poco meno di un anno e mezzo dalla sospensione del procedimento (dopo qualche indagine preliminare), senza che all'incarto in questione si siano aggiunti nuovi elementi (con l'eccezione del verbale 28 gennaio 2005 nell'ambito del quale è stato chiesto all'accusato se non avesse nulla da rimproverarsi in relazione alla figlia _ - cfr. verbale citato, pag. 8), è altrettanto vero che, nel preavviso negativo, il Procuratore pubblico non menziona tale ipotesi di reato laddove indica i gravi indizi di reato a fondamento del mantenimento della carcerazione. Anzi, in tale contesto egli fa riferimento al verbale 28 gennaio 2005 ma indicando esplicitamente quanto risulta dalle pagine da 4 a 6.
Laddove parla del pericolo di recidiva menziona il procedimento in questione, ma semplicemente segnalandone l'esistenza e ribadendo, inoltre, il persistere della circostanza che ha motivato la sospensione dl 26 settembre 2003. Il preavviso non contiene, infatti, alcun cenno ad un pericolo di recidiva in relazione a questa ipotesi di reato, rispettivamente in relazione al suo (eventuale) insorgere oggi, allorquando i fatti sarebbero avvenuti nel febbraio _, sono stati segnalati quello stesso, sono state esperite indagini preliminari, è stato condotto (sempre dal MP e dallo stesso Procuratore pubblico) un procedimento (anche) per pornografia (per fatti sino al luglio _) sfociato in una condanna (cfr. _, AI 7.2).
Al Procuratore pubblico, inoltre, non può sfuggire che i (concreti) indizi di reato (così come le altre condizioni che giustificano la detenzione preventiva) debbono essere precisati e illustrati affinché possano essere contestati (dall'accusato) ed esaminati compiutamente dalle istanze di reclamo, non bastando il rinvio agli atti, tantomeno la semplice produzione dell'incarto (si veda, tra le ultime in ordine di tempo, DTF 7 febbraio 2005 in re C.); ciò, a maggior ragione quando tali elementi non sono stati ritenuti presenti per due anni.
Alla luce di quanto sopra indicato, la promozione d'accusa del 21 febbraio 2005 altro non é che un atto formale a garanzia dell'imputato (e dei suoi diritti) relativo all'esistenza di un determinato procedimento e non (come la difesa teme ma neppure il magistrato inquirente sostiene) un ulteriore motivo a giustificazione del preavviso negativo.
d)
In virtù di quanto espresso nei paragrafi precedenti, si deve concludere che gli indizi di reato indicati dal Procuratore pubblico con il preavviso negativo, concernono l'ipotesi di reato di cui all'art. 197 CP (in particolare cifra 3 e 3bis). E questi, come detto, sono dati e concreti.
4.
a)
Neppure il magistrato inquirente invoca, a giustificazione del mantenimento della carcerazione preventiva, l'esistenza del pericolo di fuga e/o di bisogni istruttori (quest'ultima circostanza è ulteriore conferma di quanto detto al considerando 3 c. della presente), nel senso di un pericolo di collusione o inquinamento delle prove. Ci si può pertanto esimere, in questa sede, dall'esprimersi in merito.
b)
Il pericolo di recidiva, sostenuto dal magistrato inquirente e contestato dalla difesa, deve essere valutato con particolare attenzione alla luce dello scopo della norma di cui all'art. 197 CP. Infatti, tale norma ha (anche) lo scopo di proteggere l'integrità e lo sviluppo sessuale dei minori (FF 1985, II, 1106), contrastando il mercato della pedopornografia (Trechsel, Kurzkommentar, n. 10 ad art. 197) ed il conseguente sfruttamento dei minori a tali fini "
La produzione di pornografia infantile nella quale sono riprodotti eventi reali, implica necessariamente la commissione di abusi sessuali su fanciulli. L'aumento del consumo di pornografia infantile stimola la domanda e la fabbricazione di simili prodotti ...
" (FF 2000, pag. 2644). Ciò vale sia per i reati menzionati alla cifra 1 della norma, che per quelli menzionati alle cifre 3 e 3 bis.
A giudizio di questo giudice vi sono agli atti sufficienti e concreti elementi per ritenere, a questo stadio, presente un pericolo di recidiva in capo a _ per il reato di pornografia, con conseguente necessità di approfondimento (peraltro in corso, cfr. AI 6.2) per il seguito della procedura e le eventuali necessità del giudizio di merito.
c)
_ è stato condannato il _ (anche) per analogo reato alla pena di 90 giorni di detenzione da espiare. Nonostante la sospensione ex art. 43 CP per trattamento ambulatoriale, decretata a seguito di una condanna del 4 febbraio 1997, la pena di 90 giorni è stata espiata nel corso del 2004 (AI 5.6). Né il procedimento sfociato nel decreto del _, né l'espiazione della menzionata pena hanno trattenuto l'accusato dal continuare a "frequentare" siti di pedopornografia (AI 2.6, pag. 4 e pag. 5 per lo "scaricamento"). Inoltre, ancorché con minor forza nelle fasi più recenti dell'inchiesta, l'accusato adduce, a giustificazione del suo agire, un poco credibile (non da ultimo per l'assenza di riscontri oggettivi) intento di collaborare alla chiusura dei siti di pedopornografia (AI 1.4, pag. 6; AI 1.7, pag. 2; AI 2.6., pag. 4).
Non da ultimo, va pure considerato che i medici del servizio psicosociale che hanno assistito l'accusato nell'ambito del trattamento ambulatoriale ordinato nel _, lo definiscono persona ancora a rischio per quanto concerne la pedofilia (AI 1.8, pag. 3; AI 1.9, pag. 6). Ora, se è vero che tale trattamento era stato ordinato a seguito di una condanna per atti sessuali su fanciulli e non per pornografia, è tutt'altro che arbitrario ritenere che il rischio menzionato dai medici non possa comprendere il reato di cui all'art. 197 cifra 3 CP, vista la facilità d'accesso al materiale pedopornografico nonché l'assenza di un confronto diretto con il minorenne con conseguente riduzione del "rischio" che ciò comporta per l'autore.
d)
Non diminuisce tale rischio il fatto che l'autorità inquirente ha posto sotto sequestro il PC dell'accusato. A prescindere dal fatto che la convivente ne possiede anch'essa uno (AI 1.5, pag. 5), i costi di un PC (magari di seconda mano) che semplicemente sia in grado di garantire il collegamento ad internet e la spesa di collegamento non sono tali da essere preclusi a persone al beneficio della pubblica assistenza.
Di nulla utilità sarebbe, inoltre, un formale divieto d'accesso, visto che a ciò neppure è bastata una condanna.
5.
a)
L'istruttoria per il reato che giustifica la detenzione cautelare è ancora in corso ed il principio di celerità (ex art. 102 CPP) non risulta violato (invero nessuno lo sostiene). In particolare l'approfondimento del pericolo di una recidiva, anche ai fini delle decisioni di merito, appare giustificato. Il fatto che tale approfondimento venga effettuato tramite il servizio che ha trattato ambulatorialmente l'accusato fino al suo arresto, e non tramite un perito giudiziario, non sembra violare specifiche norme sull'assunzione e la validità delle probatori (fermo restando l'eventuale differenza della "forza probatoria"), anche sarebbe meglio non escludere la difesa dalla procedura di assunzione (art. 57 CPP), a maggior ragione quando l'atto si avvicina, per forma e finalità, ad uno di quelli per i quali il codice di rito prescrive modalità precise di assunzione (GIAR 14 gennaio 2004 in re E., 237.2003.11, cons. 4 o) e 4 p) in particolare).
b)
Il mantenimento della carcerazione preventiva è, da ultimo, ancora rispettoso del principio di proporzionalità.
_ è in carcere da poco più di un mese, è accusato di un delitto che, nella forma più attenuata (art. 197 cifra 3 bis) prevede una pena fino ad un anno di detenzione, ma con (in caso di condanna) applicabilità dell'art. 67 CP. Inoltre, la situazione dell'accusato fa si che l'applicazione dell'art. 41 (sempre in caso di condanna) non sarebbe altamente probabile (DTF 118 IV 97).
6.
In conclusione, sono presenti nei confronti di _, gravi e concreti indizi del reato di cui all'art. 197 CP (cifra 3 e 3bis), nonché, e sempre in relazione a tale reato, concreto pericolo di recidiva che giustificano il mantenimento della detenzione preventiva che è ancora rispettosa del principio di proporzionalità (così come di quello di celerità ex art. 102 CPP),
P.Q.M.
Visti gli artt. 95 ss. CPP, 9, 10, 31 CF, 197 CPS;