Decision ID: d859c23d-c0e8-55d7-8db7-0c00ec975494
Year: 2017
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_006
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: civil_law

{ritenuto,"in fatto: A. Il 14 giugno 2016 l’Ufficio di esecuzione (UE) di Lugano ha emesso nei confronti di RI 1 otto verbali di pignoramento da valere come attestati di carenza di beni a favore del gruppo n. _ formato delle esecuzioni n. _, _, _, _, _, _, _ e _ promosse dal Comune di _ (per le due prime), dallo Stato del Canton Ticino (per le quattro successive) e dalla Confederazione Svizzera (per le ultime due), per una somma complessiva di fr. 15'766.10.","B. Con ricorso del 27 giugno 2016 l’escussa ha chiesto, previo conferimento dell’effetto sospensivo, l’annullamento degli otto atti appena menzionati e la concessione di una sospensione “sino all’esito del TF delle esecuzioni attinenti le imposte sul capitale LPP” e per le altre esecuzioni l’assegnazione di un nuovo termine “per sdebitarsi”. Con sentenza del 28 luglio 2016 (inc. 15.2016.57), questa Camera ha parzialmente accolto il ricorso nel senso che gli otto attestati di carenza di beni impugnati sono stati annullati e l’incarto è stato retrocesso all’UE perché procedesse a nuovamente eseguire il pignoramento previa citazione dell’escussa e riesame della questione della pignorabilità della rendita d’invalidità versatale dall’PI 4.","C. Il 5 ottobre 2016, l’UE ha notificato all’PI 4 il pignoramento da subito dell’importo della rendita d’invalidità LAINF dovuta alla ricorrente (di fr. 2'674.–) eccedente il suo minimo esistenziale stabilito in fr. 1'712.25 mensili (ossia fr. 961.– arrotondati) e il 4 novembre 2016 ha emesso il nuovo verbale di pignoramento a favore del noto gruppo di esecuzioni.","D. Con ricorso del 6 novembre 2016 diretto contro la notificazione di pignoramento del 5 ottobre 2016, RI 1 chiede in via principale, previo conferimento dell’effetto sospensivo, di accertare la nullità della sentenza 28 luglio 2016 di questa Camera, \"perché viola il divieto di reformatio in peius\", e di conseguenza di ripristinare la precedente decisione dell’UE con cui ha emanato gli otto attestati di carenza di beni e di annullare l’ordine dell’UE all’PI 4 di decurtare la rendita d’invalidità. In via subordinata, in caso di conferma della validità della sentenza 28 luglio 2016, la ricorrente postula in ogni caso l’annullamento dell’ordine dell’UE all’PI 4, con rinvio all’UE perché proceda a nuovamente eseguire il pignoramento previa citazione dell’escussa e riesame della questione della pignorabilità della rendita d’invalidità versata dall’PI 4. La ricorrente domanda inoltre di potere pagare la somma, \"nel denegato caso ve ne sia una\", direttamente all’UE senza \"illegali sequestri preventivi e pregiudiziali\" eseguiti senza sentirla, e di vedersi concessa \"la sospensione sino all’esito dei ricorsi avanti il TF delle esecuzioni attinenti le imposte sul capitale LPP, conto tenuto anche del fatto che il Comune di _ [le] ha concesso la rateizzazione\".","L’8 novembre, RI 1 ha inoltrato un altro ricorso contro il verbale di pignoramento del 4 novembre 2016, motivato allo stesso modo di quello del 6 novembre e corredato delle stesse conclusioni, cui ha solo aggiunto la richiesta di annullamento del verbale impugnato.","E. Con ordinanza del 16 novembre 2016, il presidente della Camera ha assegnato alla ricorrente un termine di dieci giorni per specificare le proprie spese ch’ella ritiene indispensabili nel senso dell’art. 93 LEF e per produrre i relativi giustificativi, ritenuto che, sulla base del riscontro ricevuto dalla ricorrente, si sarebbe poi potuto statuire sulla domanda d’effetto sospensivo e, previa eventuale istruttoria complementare, sui ricorsi. Il 18 novembre 2016 la ricorrente ha prodotto alcuni giustificativi e la distinta delle spese da lei ritenute indispensabili, quantificate in fr. 4'027.– mensili oltre al minimo vitale di base di fr. 1'200.–.","F. Preso atto di tale risposta, con ulteriore ordinanza del 23 novembre 2016 il presidente della Camera ha concesso ai ricorsi effetto sospensivo fino al 12 dicembre 2016 e impartito alla ricorrente un termine di quindici giorni per produrre copia dell’ultima perizia assunta dall’assicurazione invalidità, un rapporto medico specialistico recente relativo alle sue difficoltà di deambulazione, copie del contratto leasing dell’automobile e del contratto di locazione e l’estratto dei mesi di ottobre e novembre 2016 di un conto menzionato sull’estratto del conto presso la PI 5 accluso allo scritto del 18 novembre.","G. Entro il termine prorogato con ordinanza del 12 dicembre 2016, la ricorrente ha esibito il 15 dicembre solo parte della documentazione richiesta. Di conseguenza il presidente della Camera ha assegnato il 6 febbraio 2017 un ultimo termine fino al 28 febbraio per produrre copia dell’ultima perizia assunta dall’AI, un rapporto medico specialistico recente relativo alle sue difficoltà di deambulazione, gli allegati al contratto di leasing dell’automobile (condizioni generali e calcolo della capacità creditizia) e gli estratti, dal 1° gennaio 2016, di tutti i suoi conti presso la Banca _ di _ (compreso il conto _).","H. Con istanza – anticipata per fax – del 27 febbraio 2017 RI 1 ha chiesto nella causa in rassegna come pure in “tutti gli altri incarti che vedono il nome RI 1” la ricusa del presidente della Camera come pure l’accertamento della nullità del decreto del 6 febbraio 2017. Nella misura della sua ricevibilità, l’istanza di ricusa è stata respinta dalla Camera con decisione del 9 maggio 2017. Le domande di effetto sospensivo e di accertamento della nullità dell’ordinanza del 6 febbraio 2017 sono state ritenute senza oggetto (consid. 11). Il ricorso in materia civile interposto da RI 1 al Tribunale federale è stato dichiarato inammissibile con sentenza dell’8 giugno 2017 (inc. 5A_407/2017).","I. Preso atto che la ricorrente non aveva dato seguito all’ordinanza del 6 febbraio 2017 e reso nota l’acquisizione d’ufficio dalla PI 5 di _ degli estratti dei movimenti dei conti della ricorrente relativi al periodo dal 1° gennaio 2016 al 4 luglio 2017, con ordinanza del 7 luglio 2017 il presidente ha chiuso l’istruttoria. Il 27 luglio 2017, RI 1 ha postulato l’accertamento della nullità del decreto del 7 luglio 2017, previo accertamento della nullità assoluta del decreto del 6 febbraio 2017 e della decisione del 26 luglio 2016, la sospensione del procedimento e la ricusa del presidente della Camera. Un ricorso da lei interposto contro l’ordinanza di chiusura dell’istruttoria è stato dichiarato inammissibile dal Tribunale federale con decisione del 7 agosto 2017 (inc. 5A_564/2017)."}

{Considerato,"in diritto: 1. Interposti all’autorità di vigilanza cantonale – nel Canton Ticino la Camera esecuzione e fallimenti (CEF) del Tribunale d’appello (art. 3 LPR) – entro dieci giorni rispettivamente dalla conoscenza (tramite l’PI 4) della notificazione del pignoramento e dalla notifica del verbale di pignoramento impugnato, i ricorsi sono in linea di principio ricevibili (art. 17 LEF).","2. La ricorrente chiede in via principale di accertare la nullità della sentenza 28 luglio 2016 di questa Camera (inc. 15.2016.57), \"perché viola il divieto di reformatio in peius\", e di conseguenza di ripristinare la precedente decisione dell’UE con cui aveva emanato otto attestati di carenza di beni.","2.1 Sennonché RI 1 non ha ricorso contro tale sentenza entro il termine di dieci giorni (art. 100 cpv. 2 lett. a LTF) menzionato in fondo alla stessa. Ormai passata in giudicato essa non può più essere modificata. Non potrebbe neppure essere considerata nulla poiché il divieto della reformatio in peius (art. 20a cpv. 2 n. 3 LEF e 22 LPR) non è prescritto nell’interesse pubblico o di persone che non sono parte nel procedimento (art. 22 cpv. 1 LEF) e ad ogni modo la Camera si è limitata ad accogliere la domanda di annullamento degli attestati di carenza di beni formulata nel ricorso e a ordinare all’UE di eseguire nuovamente il pignoramento previa audizione dell’escussa, come da lei richiesto, e dandole l’occasione di sdebitarsi come da lei medesima offerto in sede di ricorso.","2.2 Nel suo scritto del 27 luglio 2017, oltre all’accertamento della nullità della sentenza del 26 luglio 2016 la ricorrente postula anche l’accertamento della nullità assoluta delle ordinanze del 6 febbraio e del 7 luglio 2017. Si lamenta pure in questi casi di una violazione del divieto della reformatio in peius.","a) Per quanto riguarda la prima ordinanza, RI 1 rimprovera al giudice istruttore di averla emessa come “rappresaglia e ritorsione vendicativa” perché essa non aveva prodotto l’estratto del suo conto risparmio, a un momento in cui le decisioni fiscali erano ancora oggetto di un ricorso pendente al Tribunale federale, e di avere “allargato sproporzionalmente e a dismisura le sue richieste di nuovi documenti e prove cartacee, inasprendo di nuovo quella che era la [sua] situazione al momento del primo decreto”, in particolare estendendo il periodo temporale dell’estratto del conto risparmio richiesto con l’ordinanza del 23 novembre 2016 e contravvenendo al segreto bancario.","In realtà, l’ordinanza del 6 febbraio 2017 ripropone quelle stesse richieste dell’ordinanza del 23 novembre 2016, cui la ricorrente non aveva dato riscontro né fino ad allora contestato (copia dell’ultima perizia assunta dall’assicurazione invalidità; rapporto medico specialistico recente relativo alle difficoltà di deambulazione della ricorrente; allegati al contratto di leasing dell’automobile; estratti dettagliati relativi al periodo dal 1° gennaio 2016 a oggi di tutti i suoi conti presso la PI 5 di _, compreso il conto risparmio). L’unica differenza consisteva nell’estensione temporale dei dati richiesti sui conti, passata dagli ultimi due mesi (ottobre e novembre 2016) all’intero anno 2016. E ciò semplicemente perché passando completamente sotto silenzio la prima richiesta, la ricorrente aveva dato l’impressione di volere nascondere informazioni, giustificando così una verifica più approfondita della questione. Tale estensione non viola d’altronde il divieto della reformatio in peius, che concerne solo le sentenze di merito (art. 22 LPR, inserito nel titolo “Sentenze”, art. 21 segg.) e non le ordinanze (art. 24a LPR).","Contrariamente a quanto poi obietta la ricorrente nello scritto del 27 luglio 2017, le richieste del 6 febbraio 2017 sono fondate su una base legale sufficiente, ricordato come giusta gli art. 20a cpv. 2 n. 2 LEF e 19 cpv. 1 e 2 LPR l’autorità di vigilanza accerta d’ufficio i fatti determinanti e può chiedere la collaborazione delle parti. In particolare essa può chiedere la produzione di documenti da parte di terzi (art. 160 cpv. 1 lett. b CPC per il rinvio dell’art. 20 cpv. 2 LPR), i quali hanno peraltro lo stesso obbligo d’informazione del debitore (art. 91 cpv. 4 LEF), segnatamente sono tenuti a indicare tutti i suoi beni sino a concorrenza di quanto sia necessario per un sufficiente pignoramento (art. 91 cpv. n. 2 LEF) e non possono trincerarsi dietro al segreto bancario (art. 47 cpv. 5 LB; sentenza del Tribunale federale 7B.113/2005 del 12 ottobre 2005 consid. 2.2). La richiesta d’informazione sui conti della debitrice era anche proporzionata allo scopo perseguito dalla Camera, ossia verificare se la ricorrente disponesse di risparmi (meno indispensabili delle sue rendite nel senso dell’art. 95 cpv. 1 LEF) sufficienti a tacitare i creditori, rendendo così senza oggetto il ricorso. Non avesse, del resto, interamente consumato i fr. 30'000.– girati dal suo conto corrente sul conto risparmio l’8 luglio 2016 (due giorni dopo aver effettuato un altro bonifico di fr. 32'000.– che non menziona il beneficiario), specie tramite un prelevamento di fr. 10'000.– a contanti il 15 dicembre 2016 (il giorno in cui ha spedito parte della documentazione richiesta con il decreto del 23 novembre 2016), la ricorrente avrebbe potuto pagare i crediti (di complessivi fr. 15'600.– circa) del gruppo a favore del quale è stato eseguito il pignoramento contestato.","Infine, la pendenza dei ricorsi al Tribunale federale circa alcuni dei debiti posti in esecuzione non impediva alla Camera d’istruire il ricorso in esame (v. sotto consid. 3.1) e il termine fissato nell’ordinanza del 6 febbraio 2017 per produrre la documentazione supplementare è stato sospeso con l’ordinanza del 16 marzo 2017 (dispositivo n. 3) solo “fino alla decisione sulla ricusa”, ovvero fino al 9 maggio 2017 (sopra ad H). Nulla ostava quindi, al 3 luglio 2017, all’assunzione d’ufficio degli estratti conto richiesti senza successo con le ordinanze 23 novembre 2016 e 6 febbraio 2017.","b) Quanto all’ordinanza di chiusura dell’istruttoria del 7 luglio 2017, RI 1 ne invoca la nullità quale conseguenza della nullità della sentenza del 26 luglio 2016 e dell’ordinanza del 6 febbraio 2017. Solo che respinte le censure rivolte a queste ultime due decisioni (sopra consid. 2.1 e 2.2/a), cade anche quella relativa all’ordinanza del 7 luglio 2017. Infondata è altresì l’allegazione secondo cui la Camera non avrebbe potuto chiudere un’istruttoria che non è mai stata aperta, poiché avrebbe negato alla ricorrente il diritto a un’equa e pubblica udienza con una procedura probatoria completa. Infatti, con l’ordinanza del 16 novembre 2016 è stata offerta alla ricorrente la possibilità di specificare le proprie spese e di produrre i relativi giustificativi, e in due ordinanze successive la Camera ha indicato le prove da essa ritenute necessarie per poter statuire sul ricorso. Accertato che la ricorrente non aveva dato seguito all’ultima, null’altro restava che chiudere l’istruttoria e informarne le parti onde permettere loro di eventualmente esprimersi sull’intera procedura, ciò che RI 1 non ha mancato di fare con un allegato di ben 16 pagine. Il suo diritto di essere sentita è quindi stato ampiamente garantito. Non ha d’altronde mai chiesto formalmente la tenuta di un’udienza pubblica, sicché si può considerare vi abbia rinunciato (DTF 134 I 333 consid. 2.3), giacché la legge sulla procedura di ricorso in materia di esecuzione e fallimento prescrive in linea di massima la forma scritta (art. 9 e 12 LPR). L’art. 6 n. 1 CEDU è del resto di dubbia applicabilità nella procedura in rassegna, ove non si tratta (più) di statuire – nel merito – sulla fondatezza delle pretese (già esaminate con decisioni di rigetto definitivo dell’opposizione) poste in esecuzione (v. DTF 141 I 100 consid. 5.1)."}