Decision ID: 391799c6-449b-5fb4-8602-ac2aae064726
Year: 2012
Language: it
Court: CH_BVGE
Chamber: CH_BVGE_001
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: 

Fatti:
A.
A._, cittadino italiano nato il ..., è entrato in Svizzera nel 1978
quale "operaio/macchinista treno" nel quadro dei lavori per la costruzione
del tunnel del San Gottardo, ed ha ottenuto un permesso di dimora rila-
sciato dal Cantone Ticino. A partire dal 1984 egli è stato posto a beneficio
di un permesso di domicilio.
B.
Fin dal 1995 A._ ha interessato più volte le autorità giudiziarie:
 Con decreto di accusa del 4 ottobre 1995, è stato condannato dal
Ministero pubblico del Cantone Ticino per tentato furto, danneg-
giamento, nonché infrazione e contravvenzione alla Legge federa-
le del 3 ottobre 1951 sugli stupefacenti e sulle sostanze psicotro-
pe (LStup; RS 812.121), alla pena di 3 mesi di detenzione sospesi
condizionalmente per un periodo di prova di 2 anni.
 Con Strafbefehl del 4 febbraio / 14 aprile 1999 del Bezirksanwal-
tschaft di Zurigo è stato condannato per infrazione e contravven-
zione alla LStup, alla pena di 30 giorni di detenzione sospesi con
la condizionale.
 Con decreto di accusa del 29 novembre 1999 del Ministero Pub-
blico del Cantone Ticino è stato condannato per infrazione alla
Legge federale del 19 dicembre 1958 sulla circolazione stradale
(LCStr; RS 741.01), infrazione e ripetuta contravvenzione alla
LStup, alla pena di 90 giorni di detenzione sospesi condizional-
mente per un periodo di prova di 4 anni e alla multa di fr. 300.-.
 Con sentenza della Corte delle assise correzionali di Bellinzona
del 31 agosto 2000 è stato condannato per infrazione parzialmen-
te aggravata e contravvenzione alla LStup, alla pena di 24 mesi di
detenzione.
 Con mandato penale per contravvenzioni del Presidente di Circolo
di Roveredo (GR), è stato condannato per infrazione alla LCStr al-
la pena di 11 giorni di arresto sospesa per un periodo di prova di 1
anno e alla multa di fr. 200.-.
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 Con decreto di accusa del 1° agosto 2003 del Ministero Pubblico
del Cantone Ticino è stato condannato per infrazione alla LCStr
alla pena di 60 giorni di arresto da espiare e alla multa di fr. 400.-.
 Con decreto di accusa del 26 marzo 2007 del Ministero Pubblico
del Cantone Ticino è stato condannato per ricettazione, infrazione
alla LCStr, e contravvenzione alla LStup alla pena pecuniaria di fr.
900.-, sospesa condizionalmente per un periodo di prova di 4 an-
ni, e alla multa di fr. 300.-.
 Con decisione del 23 gennaio 2009 della Corte delle assise corre-
zionali di Lugano è stato condannato per infrazione aggravata e
contravvenzione alla LStup, alla pena detentiva di 20 mesi da e-
spiare. Essa è stata confermata dalla Corte di cassazione e di re-
visione penale del Tribunale d'appello con sentenza del 3 aprile
2009.
 Con decreto di accusa del 21 settembre 2009 del Ministero Pub-
blico del Cantone Ticino è stato condannato per contravvenzione
alla LStup alla pena pecuniaria di fr. 300.-.
C.
Con decisione del 7 ottobre 2009, richiamata la sentenza del 23 ottobre
precedente, la Sezione dei permessi e dell'immigrazione del Cantone Ti-
cino (SPI; ora Sezione della popolazione, in seguito SP) ha comunicato
all'interessato che, giusta gli art. 63 e 66 della Legge federale del 16 di-
cembre 2005 sugli stranieri (LStr, RS 142.20), nonché l'art. 80 dell'Ordi-
nanza del 24 ottobre 2007 sull’ammissione, il soggiorno e l’attività lucrati-
va (OASA, RS 142.21), il permesso di domicilio C CE/AELS emesso a
suo favore veniva revocato. A A._ è stato inoltre indicato che al
momento della scarcerazione egli avrebbe dovuto lasciare il territorio
svizzero. In proposito va detto che sulla base delle precedenti condanne
penali nei confronti dell'interessato, la citata autorità cantonale aveva già
emesso 4 ammonimenti nei suoi confronti, minacciandolo in caso di reci-
diva di espulsione, segnatamente in data 23 novembre 1995, 25 gennaio
2000, 20 luglio 2001 e 9 maggio 2007.
D.
Con scritto del 2 dicembre 2009 la SPI ha ingiunto alla Polizia cantonale
a Lugano di assumere a verbale l'interessato per garantire il suo diritto di
essere sentito preliminarmente all'emanazione di un divieto d'entrata nei
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suoi confronti. Ciò che è avvenuto con il rapporto d'esecuzione del 18 di-
cembre 2009.
E.
In data 9 giugno 2010, l'UFM ha emanato nei confronti dell'interessato un
divieto d'entrata sul territorio svizzero valido sino al 8 giugno 2025, ossia
per 15 anni. A fondamento della propria decisione l'autorità federale ha ri-
tenuto il comportamento dell'interessato una minaccia reale ed attuale per
l'ordine e la sicurezza pubblici con pericolo di recidiva (art. 67 cpv. 1 lett.
a LStr). Per gli stessi motivi l'autorità inferiore ha tolto l'effetto sospensivo
ad un eventuale ricorso. L'UFM ha in particolare evidenziato che
A._ non risulta essersi integrato in Svizzera avendo delinquito si-
stematicamente e in maniera grave dal 1995.
F.
Con ricorso dell'8 luglio 2010, A._ ha chiesto l'annullamento del
provvedimento amministrativo. A sostegno del proprio gravame egli ha ri-
levato di essere uscito dalla situazione di perenne delinquenza con il so-
stegno della propria compagna, che, se venisse confermato il provvedi-
mento, difficilmente potrebbe ancora frequentare.
G.
Con decisione del 13 agosto 2010, il Giudice dell'applicazione della pena
del Cantone Ticino ha disposto la liberazione condizionale di A._ a
far tempo dal 18 agosto successivo. Nella propria decisione il citato Giu-
dice ha tenuto conto della vita anteriore, della personalità nonché del
comportamento in genere di A._, rilevando che le condizioni per la
liberazione condizionale ai 2/3 di pena erano date in caso di regolare e-
spatrio dalla Svizzera. L'istanza giudiziaria ticinese ha anche indicato che
non era possibile "esprimere una vera e propria prognosi in merito al
comportamento futuro [del ricorrente] in relazione al rischio di nuovi reati
a causa della mancanza di informazioni affidabili" (cfr. sentenza del 13
agosto 2010 del Giudice dell'applicazione della pena del Cantone Ticino,
consid. 4).
H.
Con ordinanza del 30 settembre 2010, facendo seguito alla richiesta del
ricorrente del 16 agosto precedente e alla luce della documentazione
prodotta il 23 settembre successivo, il presente Tribunale ha accolto la
domanda di esenzione del pagamento delle spese procedurali.
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Pagina 5
I.
Con osservazioni del 19 ottobre 2010, l'UFM ha chiesto di dichiarare il ri-
corso infondato in tutte le sue conclusioni e di confermare la decisione
impugnata. L'autorità di prime cure ha rilevato che la riserva concernente
la libera circolazione delle persone per motivi di ordine pubblico posta
dall'Accordo di libera circolazione consente in casi singoli e in presenza di
una debita giustificazione, di apportare restrizioni all'esercizio di un diritto
direttamente derivato dal Trattato. L'UFM ha pure ribadito che il ricorrente
è stato condannato per reati "oggettivamente gravi", come pure che lo
stesso non ha dimostrato di avere interessi privati all'annullamento della
decisione, tali da prevalere sull'interesse pubblico al suo allontanamento
dal territorio svizzero.
J.
Con replica del 26 novembre 2010, A._ ha chiesto nuovamente
l'annullamento della decisione in esame, e subordinatamente la riduzione
del divieto d'entrata ad un massimo di tre anni. A fondamento della pro-
pria richiesta il ricorrente ha allegato di aver sempre lavorato onestamen-
te in Svizzera, di avere avuto i problemi di droga unicamente dopo l'anno
2000 e dopo aver perso il proprio lavoro, come pure di non potere più ve-
dere la propria compagna, qualora il divieto d'entrata restasse, poiché es-
sa, gravemente malata, non avrebbe la possibilità di recarsi al suo domi-
cilio.
K.
Con duplica del 22 dicembre 2010, l'UFM ha ribadito le proprie motiva-
zioni chiedendo al presente Tribunale di confermare la decisione di divie-
to di entrata emanata il 9 giugno 2010.

Diritto:
1.
1.1. Riservate le eccezioni previste all'art. 32 della legge del 17 giugno
2005 sul Tribunale amministrativo federale (LTAF, RS 173.32), giusta l'art.
31 LTAF il Tribunale giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi dell'art. 5
della legge federale del 20 dicembre 1968 sulla procedura amministrativa
(PA, RS 172.021) prese dalle autorità menzionate all'art. 33 LTAF.
1.2. In particolare le decisioni in materia di divieto d'entrata in Svizzera
rese dall'UFM – il quale costituisce un'unità dell'amministrazione federale
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come definita all'art. 33 lett. d LTAF – possono essere impugnate dinanzi
al TAF che nella presente fattispecie giudica quale autorità di grado infe-
riore al Tribunale federale (cfr. art. 1 cpv. 2 LTAF in relazione con l'art. 11
par. 1 e 3 dell' Accordo del 21 giugno 1999 tra la Confederazione Svizze-
ra, da una parte, e la Comunità europea ed i suoi Stati membri, dall'altra,
sulla libera circolazione delle persone [ALC, RS 0.142.112.681]).
1.3. Salvo i casi in cui la LTAF non disponga altrimenti, la procedura da-
vanti al Tribunale amministrativo federale è retta dalla PA (art. 37 LTAF).
1.4. A._ ha diritto di ricorrere (art. 48 cpv. 1 PA) e il suo ricorso,
presentato nella forma e nei termini prescritti dalla legge, è ricevibile (cfr.
art. 50 e 52 PA).
2.
Ai sensi dell'art. 49 PA, i motivi di ricorso sono la violazione del diritto fe-
derale, compreso l'eccesso o l'abuso del potere di apprezzamento, l'ac-
certamento inesatto o incompleto di fatti giuridicamente rilevanti nonché
l'inadeguatezza, nella misura in cui un'autorità cantonale non abbia giudi-
cato come autorità di ricorso. Il Tribunale applica d'ufficio il diritto federale
nella procedura ricorsuale e non è vincolato in nessun caso dai motivi del
ricorso (cfr. art. 62 cpv. 4 PA). Rilevante è in primo luogo la situazione di
fatto al momento del giudizio (cfr. DTAF 2011/1 consid. 2 e sentenza A-
2682/2007 del Tribunale amministrativo federale del 7 ottobre 2010 con-
sid. 1.2 e 1.3).
3.
3.1. Il divieto d'entrata in Svizzera è disciplinato dall'art. 67 LStr. A partire
dal 12 dicembre 2008 sono entrati in vigore gli accordi inerenti alla nor-
mativa Schengen. In seguito allo sviluppo dell'acquis di Schengen, con
effetto a decorrere dal 1° gennaio 2011, la predetta disposizione è stata
modificata (cfr. nei dettagli RU 2010 5925 e FF 2009 7737).
3.2. Conformemente all'attuale art. 67 cpv. 1 LStr, l’UFM vieta l’entrata in
Svizzera, fatto salvo il cpv. 5, ad uno straniero allontanato se, l’allontana-
mento è eseguito immediatamente in virtù dell’articolo 64d capoverso 2
lettere a–c (cpv. 1 lett. a); lo straniero non ha lasciato la Svizzera entro il
termine impartitogli (cpv. 1 lett. b). L’UFM può inoltre vietare l’entrata in
Svizzera allo straniero che ha violato o espone a pericolo l’ordine e la si-
curezza pubblici in Svizzera o all’estero (art. 67 cpv. 2 lett. a LStr); ha
causato spese d'aiuto sociale (cpv. 2 lett. b); si trova in carcerazione pre-
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liminare, in vista di rinvio coatto o cautelativa (cpv. 2 lett. c). Il divieto
d’entrata è pronunciato per una durata massima di cinque anni. Può es-
sere pronunciato per una durata più lunga se l’interessato costituisce un
grave pericolo per l’ordine e la sicurezza pubblici (art. 67 cpv. 3 LStr). In-
fine l’autorità cui compete la decisione può, per motivi umanitari o altri
motivi gravi, rinunciare a pronunciare un divieto d’entrata oppure sospen-
derlo definitivamente o temporaneamente (art. 67 cpv. 5 LStr).
3.3. La predetta modifica di legge non ha previsto alcuna disposizione
transitoria inerente all'introduzione del nuovo art. 67 LStr. Occorre dunque
esaminare se l'applicazione della nuova norma agli elementi di fatto presi
in considerazione dall'UFM, ponga un problema di retroattività illecita. Se
il nuovo diritto deve essere applicato ad una fattispecie, verificatasi prima
della sua entrata in vigore, ma che esplica a tutt'oggi i suoi effetti, l'appli-
cazione della nuova legge, riservato il principio della buona fede, è in li-
nea generale ammissibile (cfr. ULRICH HÄFELIN / GEORG MÜLLER / FELIX
UHLMANN, Allgemeines Verwaltungsrecht, 6 a ed. integralmente rielabora-
ta, Zurigo/San Gallo 2010, cifra 337 segg. e anche sentenza del TAF
C-2482/2009 del 28 gennaio 2010, consid. 6.2, pag. 10 e DTAF 2009/3
consid. 3.2, pag. 29 seg.). In concreto ne discende che, alla presente
causa, il nuovo diritto è applicabile, essendo il divieto d'entrata emanato
nei confronti del ricorrente tuttora effettivo.
3.4. L'attuale art. 67 cpv. 2 lett. a LStr corrisponde al previgente art. 67
cpv. 1 lett. a LStr (RU 2007 5437). Ai sensi dell'art. 67 cpv. 3 LStr un divie-
to d'entrata è pronunciato per una durata massima di cinque anni. Esso
può tuttavia essere pronunciato per una durata più lunga se l'interessato
costituisce un grave pericolo per l'ordine e la sicurezza pubblici. Siccome
la prassi previgente dell'UFM, per quanto concerne la disposizione del di-
vieto d'entrata, è compatibile con tali principi (cfr. FF 2009 7752), in defini-
tiva non vi sono mutamenti sostanziali.
3.5. Con riferimento alle nozioni d'ordine e di sicurezza pubblici (art. 67
cpv. 2 let. a LStr), occorre osservare che essi costituiscono il concetto so-
vraordinato dei beni da proteggere nel contesto della polizia. Il primo ter-
mine comprende l'insieme delle nozioni di ordine, la cui osservanza, dal
punto di vista sociale ed etico, costituisce una condizione indispensabile
della coabitazione ordinata delle persone; il termine di "sicurezza pubbli-
ca" significa invece l'inviolabilità dell'ordine giuridico obiettivo, dei beni
giuridici individuali (vita, salute, libertà, proprietà, ecc.) nonché delle isti-
tuzioni dello Stato. Vi è violazione della sicurezza e dell'ordine pubblici
segnatamente se sono commesse infrazioni gravi o ripetute di prescrizio-
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ni di legge o di decisioni delle autorità nonché in caso di mancato adem-
pimento di doveri di diritto pubblico o privato (Messaggio del Consiglio fe-
derale relativo alla Legge federale sugli stranieri, FF 2002 3424).
3.6. L'OASA, in particolare l'art. 80 cpv. 1 OASA, sancisce che vi è viola-
zione della sicurezza e dell'ordine pubblici in caso di mancato rispetto di
prescrizioni di legge e di decisioni delle autorità (lett. a), in caso di manca-
to adempimento temerario di doveri di diritto pubblico o privato (lett. b) o
se la persona interessata approva o incoraggia pubblicamente un crimine
contro la pace, un crimine di guerra, un crimine contro l'umanità o un atto
terroristico oppure fomenta l'odio contro parti della popolazione (lett. c). Vi
è esposizione della sicurezza e dell'ordine pubblici a pericolo, se sussi-
stono indizi concreti che il soggiorno in Svizzera dello straniero in que-
stione porti con notevole probabilità ad una violazione della sicurezza e
dell'ordine pubblici (art. 80 cpv. 2 OASA). In tal senso dovrà quindi essere
emessa una prognosi negativa a meno che i motivi che hanno condotto
l'interessato ad agire violando la sicurezza e l'ordine pubblici, non sussi-
stano più (cfr. MARC SPESCHA / HANSPETER THÜR / ANDREAS ZÜND / PETER
BOLZLI, Migrationsrecht, Zürich 2009, art. 67 LStr, cifra 2).
4.
Il ricorrente è di nazionalità italiana, di conseguenza nella valutazione del-
la presente causa è necessario tenere conto delle disposizioni dell'ALC.
La LStr è applicabile solo se l'Accordo non contiene disposizioni deroga-
torie o se prevede disposizioni più favorevoli (cfr. art. 2 cpv. 2 LStr).
4.1. Giusta l'art. 1 par. 1 Allegato I ALC (in relazione con l'art. 3 ALC), i cit-
tadini comunitari hanno il diritto di entrare in Svizzera previa semplice
presentazione di una carta d'identità o di un passaporto validi e non può
essere loro imposto alcun visto d'entrata od obbligo analogo, salvo per i
membri della famiglia che non possiedono la cittadinanza di una delle
parti contraenti. Ne deriva che il provvedimento in esame, limitativo di una
prerogativa stabilita dall'Accordo può essere fondato solo su motivi di or-
dine pubblico, pubblica sicurezza e pubblica sanità, ai sensi del'art. 5 par.
1 Allegato I ALC. Queste nozioni devono essere definite ed interpretate
alla luce della direttiva 64/221/CEE del Consiglio del 25 febbraio 1964 per
il coordinamento dei provvedimenti speciali riguardanti il trasferimento e il
soggiorno degli stranieri, giustificati da motivi di ordine pubblico, di pub-
blica sicurezza e di sanità pubblica (GU L 56 del 4 aprile 1964, pagg. 850
a 857) e della giurisprudenza della Corte di giustizia delle Comunità eu-
ropee (CGCE) anteriore alla firma dell'ALC (art. 5 par. 2 allegato I ALC in
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relazione con l'art. 16 par. 2 ALC; DTF 136 II 5 consid. 4.1., DTF 131 II
352 consid. 3.1., DTF 130 II 1 consid. 3.6.1.).
4.2. Conformemente alla giurisprudenza della CGCE, le limitazioni al
principio della libera circolazione delle persone devono essere inter-
pretate in maniera restrittiva. Ne consegue che possono essere adottati
provvedimenti per la tutela dell'ordine pubblico e della pubblica sicurezza
unicamente nel caso in cui l'interessato costituisca per lo Stato d'acco-
glienza una minaccia potenziale, effettiva e di gravità tale da incidere su
un interesse fondamentale della società (cfr. DTF 136 II 5 consid. 4.2,
DTF 131 II 352 consid. 3.2, DTF 130 II 176 consid. 3.4.1.; cfr. anche la
sentenza del Tribunale federale 2C_664/2009 del 25 febbraio 2010 con-
sid. 4.1 nonché le sentenze della CGCE ivi citate).
4.3. In particolare i reati di droga sono considerati gravi e tali da ledere
l'ordine pubblico nonché la sicurezza della società e giustificano pertanto
l'intervento rigoroso e deciso da parte delle autorità competenti. La prote-
zione della collettività, di fronte allo sviluppo del traffico della droga, costi-
tuisce indubbiamente un interesse pubblico preponderante che giustifica
l'emissione di una misura di allontanamento nei confronti di chi si è reso
punibile di gravi infrazioni contro la legislazione sugli stupefacenti. Tali atti
criminosi costituiscono in effetti un reale pericolo per la salute e la vita di
numerose persone (cfr. sentenza del Tribunale federale 2C_313/2010 del
28 luglio 2010 consid. 5.2; sentenza del Tribunale amministrativo federale
C-8304/2007 del 2 settembre 2009 consid. 9.2 e giurisprudenza ivi cita-
ta). Gli individui coinvolti nel traffico di sostanze stupefacenti devono dun-
que attendersi l'adozione di misure di allontanamento o di divieto d'entra-
ta nei loro confronti, dettate dalla legittima necessità di proteggere la col-
lettività. Tale severità è pure condivisa dalla Corte europea dei diritti
dell'uomo (DTF 129 II 215 consid. 7.3 pag. 222, DTF 125 II 521 consid.
4a/aa pag. 526 seg.). A questo titolo giova rilevare come secondo la giuri-
sprudenza della CGCE, il semplice consumo di stupefacenti è già tale da
costituire un pericolo per la società, proprio a giustificare, in un'ottica di
preservazione della salute e dell'ordine pubblici, delle misure speciali nei
confronti degli stranieri che violano la legislazione nazionale sugli stupe-
facenti (cfr. sentenze della Corte di giustizia del 10 febbraio 2000, Nazli,
C-340/97, in Raccolta di giurisprudenza 2000, pag. I-00957, punti 57 e
58, Calfa, C-348/96, in Raccolta di giurisprudenza 1999, p. I-0011, punto
22, cfr. inoltre l'allegato alla direttiva 64/221/CEE, let. b, ch. 1).
C-_/_
Pagina 10
5.
5.1. I provvedimenti di ordine pubblico o di pubblica sicurezza devono es-
sere adottati esclusivamente in relazione al comportamento personale
dell'individuo nei riguardi del quale essi sono applicati (art. 3 par. 1 della
direttiva 64/221/CEE). Ciò esclude delle valutazioni sommarie fondate u-
nicamente su dei motivi generali di natura preventiva. La sola esistenza di
condanne penali non può automaticamente giustificare l'adozione di tali
provvedimenti (art. 3 par. 2 della direttiva 64/221/CEE). Una tale condan-
na sarà quindi determinante unicamente se dalle circostanze che l'hanno
determinata emerge un comportamento personale costituente una mi-
naccia attuale per l'ordine pubblico (cfr. DTF 130 II 176 consid. 3.4.1 pag.
184 e sentenza del Tribunale federale 2C_378/2007 del 14 gennaio
2008). Le autorità nazionali devono procedere ad un apprezzamento
specifico, effettuato sulla base degli interessi inerenti alla salvaguardia
dell'ordine pubblico, i quali non coincidono necessariamente con gli ap-
prezzamenti all'origine delle condanne penali. In altre parole, quest'ultime
possono essere prese in considerazione unicamente se le circostanze in
cui si sono verificate lasciano trasparire l'esistenza di una minaccia attua-
le per l'ordine pubblico. Secondo le circostanze, non è comunque escluso
che la sola condotta tenuta in passato costituisca una siffatta minaccia
per l'ordine e la sicurezza pubblici (DTF 131 II 352 consid. 3.2, DTF 130 II
176 consid. 3.4.1, cfr. anche la sentenza del Tribunale federale
2C_664/2009 precitata consid. 4.1 e le sentenze della CGCE ivi citate).
5.2. Inoltre l'adozione di un provvedimento d'ordine pubblico non deve
essere subordinata alla condizione di stabilita certezza che la persona
toccata da una misura di divieto d'entrata commetta nuove infrazioni pe-
nali. Altrettanto sproporzionato sarebbe esigere che il rischio di recidiva
sia nullo per rinunciare all'adozione di tale provvedimento. Tenuto conto
dell'importanza che riveste il principio della libera circolazione delle per-
sone questo rischio non deve essere ammesso troppo facilmente. È ne-
cessario procedere ad un apprezzamento che consideri le circostanze
della fattispecie e, in particolare, la natura e l'importanza del bene giuridi-
co minacciato, così come la gravità della violazione che potrebbe essere
arrecata; più la potenziale infrazione rischia di compromettere un interes-
se della collettività particolarmente importante, meno rilevanti sono le esi-
genze quanto alla plausibilità di un'eventuale recidiva (cfr. DTF 136 II 5
consid. 4.2, DTF 130 II 493 consid. 3.3 e riferimenti ivi citati).
Inoltre, come nel caso di qualsiasi altro cittadino straniero, l'esame deve
essere effettuato tenendo presente le garanzie derivanti dalla Convenzio-
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Pagina 11
ne del 4 novembre 1950 per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle li-
bertà fondamentali (CEDU, RS 0.101) così come il principio della propor-
zionalità (DTF 131 II 352 consid. 3.3; DTF 130 II 176 consid. 3.4.2 e giu-
risprudenza ivi citata). Detto principio esige che le misure adottate dallo
Stato siano idonee a raggiungere lo scopo desiderato e che, di fronte a
soluzioni diverse, si scelgano quelle meno pregiudizievoli per i diritti dei
privati. In altre parole deve sussistere un rapporto ragionevole tra lo sco-
po perseguito e i mezzi utilizzati (DTF 131 I 91 consid. 3.3).
6.
6.1. Nella fattispecie che qui ci riguarda, dagli atti di causa si evince che
l'interessato è stato condannato ripetutamente dal 1995 per infrazioni e
contravvenzioni alla LStup e alla LCStr, oltre che per reati contro il patri-
monio segnatamene danneggiamento e tentato furto (cfr. incarto
dell'UFM). Complessivamente, oltre alla sentenza della Corte delle assise
correzionali di Lugano del 23 gennaio 2009, su cui l'UFM ha fondato il
proprio provvedimento, A._ è stato ritenuto colpevole di innumere-
voli reati e condannato complessivamente ad una pena pari a poco più di
53 mesi di detenzione (sia in espiazione sia sospesi condizionalmente),
nonché al pagamento di fr. 1'800.-.
6.2. Nello specifico, nella sentenza sopracitata, i giudici penali hanno rite-
nuto che l'interessato ha "venduto ca. 527 grammi di eroina; offerto com-
plessivamente ca. 100 grammi di eroina; detenuto 80.76 grammi di eroina
(grado di purezza tra 13 e 29%) destinata in parte alla vendita e in parte
ad essere offerta", come pure "consumato almeno 120 grammi di eroina,
nonché detenuto per uso personale ca. 15 grammi di eroina, 1 pastiglia di
ecstasy, 2.26 grammi di hashish e una pastiglia di LSD" (cfr. sentenza
penale, pag. 23). E inoltre stato rilevato come " A._ abbia agito
con reiterazione e con notevole ingegno ed iniziativa criminale ... Egli si
pone pertanto ad un livello di pericolosità superiore a quello dello spac-
ciatore di strada, avendo egli la costante disponibilità di quantitativi ingen-
ti ... A._ ha commesso i fatti oggi a giudizio a neanche 9 mesi di
distanza dall'ultima condanna, non desistendo nemmeno dopo l'arresto
per l'ingente traffico di cui all'atto di accusa principale, ma ricadendo pron-
tamente ... Se ne deve concludere che la visione prevalente è quella di
un A._ privo di reali prospettive di recupero professionale, e so-
prattutto irrimediabilmente vittima della debolezza di carattere che lo por-
ta a ricadere nei reati di stupefacente, senza nulla apprendere dai proce-
dimenti penali, dalle condanne e dalle carcerazioni ... Per gli stessi moti-
vi, la Corte ha formulato una prognosi assolutamente negativa, ragione
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per cui la pena non è stata posta al beneficio della sospensione condizio-
nale ..." (cfr. sentenza penale, pag. 19 e 20). Statuendo su ricorso per
cassazione, in cui A._ ha ammesso parzialmente i fatti imputatigli,
la Corte di cassazione e di revisione penale del Tribunale d'appello del
Cantone Ticino ha confermato il giudizio dell'autorità inferiore, ad ecce-
zione del dispositivo no. 4 inerente alcuni oggetti di confisca.
Va rilevato inoltre che, con sentenza del 13 agosto 2010, il Giudice
dell'applicazione della pena del Cantone Ticino ha considerato che le
condizioni attuali per concedere all'interessato la liberazione condizionale
sono date "in caso di regolare espatrio dalla Svizzera" (cfr. sentenza del
giudice dell'applicazione della pena, pag. 3 e 4). Inoltre il citato Giudice
ha determinato che "non è possibile esprimere una vera e propria pro-
gnosi in merito al comportamento futuro del richiedente in relazione al ri-
schio di nuovi reati a causa della mancanza di informazioni affidabili" (cfr.
sentenza del giudice dell'applicazione della pena, pag. 4).
6.3. A fronte di quanto sopra, il presente Tribunale sottolinea che i fatti
perpetrati dal ricorrente sono oggettivamente gravi - anche nell'ottica
dell'ALC - tenuto conto in particolare dei beni giuridici toccati segnata-
mente la salute pubblica e l'integrità fisica, con la violazione della LStup.
Inoltre dall'istruttoria è emerso che il ricorrente è pesantemente recidivo,
tanto da dover costatare un certo carattere di irriducibilità; a nulla sono
serviti i 4 ammonimenti della SPI, con cui lo si minacciava in caso di reci-
diva dell'espulsione, segnatamente in data 23 novembre 1995, 25 genna-
io 2000, 20 luglio 2001 e 9 maggio 2007. Infine nemmeno è possibile
emettere una prognosi positiva nei confronti del ricorrente tale da indicare
che il rischio di comportamenti delittuosi futuri sembri fugato o perlomeno
ridotto.
6.4. Ne discende che A._ è una minaccia effettiva, attuale e suffi-
cientemente grave per la società tale da legittimare l'emanazione del di-
vieto d'entrata quale provvedimento per ragione di ordine e sicurezza
pubblici ai sensi dell'art. 5 par. 1 Allegato I ALC. Inoltre non è contestato
che il ricorrente, condannato per infrazione aggravata alla LStup, possa
essere l'oggetto di un divieto d'entrata previsto dall'art. 67 LStr. Il diritto in-
terno non gli è dunque più favorevole dell'Accordo.
7.
7.1. Essendo la decisione di divieto d'entrata confermata nel suo prin-
cipio, resta ora da stabilire se la durata della misura di allontanamento
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adottata dall'UFM, prevista per un periodo di 15 anni, rispetta il principio
di proporzionalità.
7.2. A tale proposito occorre esaminare, se la durata del provvedimento
amministrativo è stata fissata nel rispetto dell'esercizio del potere d'ap-
prezzamento, prestando particolare attenzione al principio della propor-
zionalità. Sotto questo aspetto è necessario procedere ad una corretta
ponderazione degli interessi in causa: quello pubblico della Svizzera al
mantenimento del divieto d'entrata sul proprio territorio per 15 anni e
quello privato del ricorrente a potervi entrare. Rilevanti sono le particolari-
tà del comportamento illecito, la situazione personale della persona inte-
ressata e la rilevanza del bene giuridico minacciato o violato (cfr. HÄFE-
LIN/MÜLLER/UHLMANN, op. cit., cifra 613 segg.). In particolare è necessario
che il provvedimento appaia essenziale ed idoneo a raggiungere lo scopo
perseguito dalla misura amministrativa e che sussista un rapporto ragio-
nevole fra lo scopo perseguito e la restrizione alla libertà personale che
ne consegue (DTF 136 IV 97 consid. 5.2.2, DTF 135 I 176 consid. 8.1,
DTF 133 I 110 consid. 7.1 e giurisprudenza ivi citata). Di principio l'inte-
resse pubblico al mantenimento di provvedimenti amministrativi nel con-
testo della polizia degli stranieri è da considerarsi elevato.
7.3. Quanto agli interessi privati dell'interessato, egli ha sottolineato di
avere lavorato in Svizzera sempre in modo onesto, di essere incorso in
problemi di droga unicamente dopo il 2000 e di non poter più incontrare la
propria compagna, residente in Ticino e gravemente malata, qualora il di-
vieto d'entrata resti quello espresso dall'autorità di prime cure. Egli fa
dunque anche valere implicitamente l'applicazione dell'art. 8 CEDU, che
tutela la vita privata e familiare delle persone.
Questa disposizione non garantisce tuttavia il diritto ad entrare in un de-
terminato Stato (cfr. in questo senso segnatamente DTF 126 II 377 con-
sid. 2b/cc; 125 II 633 consid. 3; ALAIN WURZBURGER, La jurisprudence ré-
cente du Tribunal fédéral en matière de police des étrangers, Rivista di di-
ritto amministrativo e di diritto tributario, RDAT 1 1997 pag. 282). Quanto
all'art. 13 cpv. 1 della Costituzione federale del 18 aprile 1999 (Cost., RS
101), che garantisce il diritto alla vita privata e familiare, la protezione ac-
cordata corrisponde sostanzialmente a quella dell'art. 8 CEDU (cfr. DTF
137 I 167 consid. 7). Affinché uno straniero possa prevalersi di tale dispo-
sizione, deve intrattenere una relazione stretta, effettiva ed intatta con
una persona della sua famiglia a beneficio di un diritto di presenza dura-
turo in Svizzera. Questo diritto non ha però valenza assoluta; ai sensi
dell'art. 8 cpv. 2 CEDU un'ingerenza delle autorità rimane possibile (cfr.
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DTF 135 I 143 consid. 1.3.1 e 2.). Protetti dalle suddetta disposizione so-
no in particolare i rapporti tra i coniugi, nonché quelli tra genitori e figli mi-
norenni che vivono in comunione. Eccezionalmente sono presi in consi-
derazione anche i rapporti tra genitori e figli maggiorenni se vi è un parti-
colare rapporto di dipendenza fra loro (DTF 129 II 11 consid. 2). La prote-
zione della vita familiare comprende sia le situazioni in cui si pone la que-
stione della regolamentazione di un diritto di presenza, rispettivamente di
un diritto all'ottenimento di un'autorizzazione di soggiorno per i membri
della famiglia, sia le situazioni che non hanno alcun rapporto con un dirit-
to di presenza propriamente detto (cfr. MARTIN BERTSCHI/THOMAS GÄ-
CHTER, Der Anwesenheitsanspruch aufgrund der Garantie des Privats-
und Familienlebens, in: Zentralblatt für Staats- und Verwaltun-
gsrecht/Gemeindeverwaltung, ZBl 2003, pag. 241). La protezione della vi-
ta familiare si estende dunque a diversi aspetti della stessa. In altri termi-
ni, la concretizzazione dell'art. 8 CEDU nel diritto degli stranieri, non si li-
mita alla riconoscenza di un diritto di presenza o alla protezione contro
una misura di allontanamento, ma può anche implicare la garanzia di un
diritto d'entrata e di presenza temporaneo nello Stato membro (PHILIP
GRANT, La protezione della vita familiare e della vita privata nel diritto de-
gli stranieri, Basilea/Ginevra/Monaco 2000, pag. 293 e 321). Secondo
una costante giurisprudenza, la protezione consacrata dalla disposizione
convenzionale si limita tuttavia alla famiglia in senso stretto, ovvero ai co-
niugi e ai figlio minorenni, sempreché una relazione effettiva ed intatta e-
sista (cfr. sentenza del Tribunale federale 2C_110/2009 del 7 aprile 2009
consid. 2.3 e giurisprudenza ivi citata). Escluse delle circostanze partico-
lari, i fidanzati o i concubini non sono abilitati ad invocare l'art. 8 CEDU
(cfr. sentenza del Tribunale federale del 2 novembre 2010 2C_225/2010
consid. 2.2).
A._ non può dunque prevalersi di tale disposizione per quanto
concerne la sua compagna, la quale non può essere considerata un fa-
migliare in senso stretto. Dalle emergenze istruttorie risulta inoltre che e-
gli non ha altri rapporti familiari vincolanti in Svizzera: rientrato dalla Sviz-
zera il 18 agosto 2010, egli vive attualmente presso la propria madre a ...
in provincia di ... (Italia); a provvedere del suo sostentamento è inoltre il
fratello, il quale vive anch'egli in provincia di .... Ne consegue che l'art. 8
CEDU non trova applicazione nel caso di specie.
7.4. Il ricorrente, come più sopra già esposto, si è reso protagonista di
crimini particolarmente pericolosi per l'ordine e la sicurezza pubblici e che
riguardano beni giuridici estremamente sensibili, quali la salute e l'integri-
tà fisica. Occorre anche sottolineare che dagli atti di causa è emerso che
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le violazioni alla LStup sono cominciate ben prima ossia già nel 1995 (cfr.
incarto dell'UFM, decreto d'accusa del Cantone Ticino del 4 ottobre
1995); e si sono protratte sino al 2009. La sua attività delittuosa si è dun-
que manifestata per un lungo periodo interrotto a seguito delle carcera-
zioni.
7.5. Date le circostanze, la ponderazione degli interessi in presenza con-
duce a considerare che l'interesse pubblico al mantenimento della misura
di allontanamento nei confronti di A._ prevale su quello di quest'ul-
timo a potersi recare in Svizzera senza particolari controlli. Il Tribunale ri-
tiene inoltre che il divieto d'entrata della durata di 15 anni appare propor-
zionato allo scopo di protezione dell'ordine e della sicurezza pubblici ri-
cercati con questa misura.
8.
A fronte di quanto sopra menzionato, l'UFM con decisione del 1° aprile
2010 non ha violato il diritto federale, né abusato del suo potere di ap-
prezzamento; l'autorità di prime cure non ha accertato in modo inesatto o
incompleto i fatti giuridicamente rilevanti ed inoltre la decisione non è ina-
deguata (art. 49 PA).
Per questi motivi il ricorso va respinto.
9.
Visto che la domanda di dispensa dalle spese processuali è stata accolta
dal Tribunale, queste non vengono percepite (art. 65 PA).
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