Decision ID: c11b88ce-0265-521c-a8e3-81e1ffe53e77
Year: 2021
Language: it
Court: CH_BVGE
Chamber: CH_BVGE_001
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: 

Fatti:
A.
Gli interessati, di nazionalità serba, hanno presentato una domanda d’asilo
in Svizzera il 21 luglio 2021 (cfr. atto SEM 4/2 e 5/2).
B.
Le successive indagini svolte dalla Segreteria di Stato della migrazione (di
seguito: SEM), hanno permesso di accertare che secondo la banca dati
“EURODAC” i richiedenti l’asilo avevano già depositato una domanda
d’asilo in Francia il 18 dicembre 2020 (cfr. atti SEM 17/1 e 19/1).
C.
Il 2 agosto 2021, l’autorità inferiore ha svolto un colloquio personale ai
sensi dell’art. 5 del regolamento (UE) n. 604/2013 del Parlamento europeo
e del Consiglio del 26 giugno 2013 che stabilisce i criteri e i meccanismi di
determinazione dello Stato membro competente per l’esame di una do-
manda di protezione internazionale presentata in uno degli Stati membri
da un cittadino di un paese terzo o da un apolide (rifusione) (Gazzetta uffi-
ciale dell’Unione europea [GU] L 180/31 del 29.06.2013; di seguito: Rego-
lamento Dublino III) con i richiedenti l’asilo. In detto contesto, quest’ultimi,
dopo aver confermato di aver chiesto asilo in Francia e precisato che detta
domanda sarebbe stata respinta, hanno espresso la loro contrarietà farvi
ritorno alla luce delle difficili condizioni di sussistenza cui sarebbero stati
esposti (cfr. atti SEM 34/2 e 35/2).
D.
Su questi presupposti, il giorno medesimo, la SEM ha presentato alle com-
petenti autorità francesi una richiesta di ripresa in carico dei richiedenti fon-
data sull’art. 18 par. 1 lett. d del Regolamento Dublino III.
E.
Il 23 agosto 2021 la Francia ha espressamente accettato di riprendere in
carico gli interessati sulla base dell’art. 18 par. 1 lett. d (A._) e
dell’art. 18 par. 1 lett. b (B._) Regolamento Dublino III.
F.
Nel corso della procedura di prima istanza, B._ ha fatto l’oggetto di
diversi accertamenti di natura medica (cfr. atti SEM 29/2, 46/2, 50/2, 51/3,
52/2, 53/1, 54/1, 55/1, 6272, 63/2, 64/2, 65/2, 66/2, 67/2, 68/3, 74/2). In
sunto e con particolare riferimento al rapporto dettagliato del 22 settembre
2021, si evince che ella soffre di una pronunciata instabilità con sbalzi tra
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disperazione e risate paratimiche, sensi di colpa nei confronti dei figli la-
sciati in Serbia, mancanza di gioia, disturbi del sonno indifferenza ed allon-
tanamento sociale nonché di fitte da sensazione di panico con dispnea e
tremore. La diagnosi è di un grave disturbo post traumatico da stress, ansia
e disturbo da somatizzazione, sintomi cardiopolmonari funzionali e situa-
zione da stress psicosociale complessa. Una malattia coronarica è stata
esclusa con certezza. La terapia farmacologica impostata prevede la som-
ministrazione di Mirtazapin 15mg e Sequase 25mg quale ausilio per dor-
mire. Quale trattamento necessario e adeguato, viene segnalata la neces-
sità di sottoporsi a sessioni di psicoterapia combinate con gli antidepressivi
(cfr. atto SEM 68/3).
G.
Il 5 ottobre 2021, la protezione giuridica ha avuto modo di esprimersi sulle
risultanze del precitato rapporto medico dettagliato (cfr. atto SEM 70/1),
sottolineando tra le altre cose l’impossibilità, per la richiedente asilo, di ac-
cedere a cure mediche adeguate in Serbia e in Francia e ciò nonostante le
stesse sarebbero fondamentali per la sua prognosi (cfr. atto SEM 71/13).
H.
Con decisione del 18 ottobre 2021, notificata il giorno seguente (cfr. atto
SEM 77/1), la SEM non è entrata nel merito della succitata domanda d’asilo
ai sensi dell’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi (RS 142.31), pronunciando nel con-
tempo il trasferimento dei richiedenti dalla Svizzera verso la Francia come
pure incaricando il Cantone Lucerna dell’esecuzione del trasferimento.
I.
Successivamente all’emissione del predetto provvedimento, B._ si
è sottoposta ad alcuni controlli medici supplementari a causa di una so-
spetta calcolosi delle vie urinarie. I test di laboratorio si sono rilevati incon-
cludenti. Nessuna congestione renale è stata rilevata nell’ecografia. È così
stata prescritta una terapia analgesica e consigliato un monitoraggio
presso il generalista (cfr. atto SEM 83/2).
J.
Il 26 ottobre 2021 (cfr. tracciamento degli invii), gli interessati sono insorti
contro la precitata decisione chiedendo in limine la restituzione dell’effetto
sospensivo; nel merito l’annullamento della stessa e la restituzione degli
atti all’autorità inferiore per complemento istruttorio. Contestualmente, essi
hanno proposto istanza di concessione dell’assistenza giudiziaria, nel
senso dell’esenzione dal versamento delle spese processuali e dal relativo
anticipo.
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K.
Il 28 ottobre 2021 il Tribunale ha sospeso l’allontanamento in via supercau-
telare.
Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti negli scritti verranno ripresi nei
considerandi qualora risultino decisivi per l’esito della vertenza.

Diritto:
1.
Le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla LTF,
in quanto la legge sull’asilo non preveda altrimenti (art. 6 LAsi). Fatta ec-
cezione per le decisioni previste all’art. 32 LTAF, il Tribunale, in virtù
dell’art. 31 LTAF, giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi dell’art. 5 PA
prese dalle autorità menzionate all’art. 33 LTAF. La SEM rientra tra dette
autorità (art. 105 LAsi). L’atto impugnato costituisce una decisione ai sensi
dell’art. 5 PA.
I ricorrenti hanno partecipato al procedimento dinanzi all’autorità inferiore,
sono particolarmente toccati dalla decisione impugnata e vantano un inte-
resse degno di protezione all’annullamento o alla modificazione della
stessa (art. 48 cpv. 1 lett. a-c PA). Pertanto sono legittimati ad aggravarsi
contro di essa.
I requisiti relativi ai termini di ricorso (art. 108 cpv. 3 LAsi), alla forma e al
contenuto dell’atto di ricorso (art. 52 cpv. 1 PA) sono soddisfatti.
Occorre pertanto entrare nel merito del gravame.
2.
Ai sensi dell’art. 111a cpv. 1 LAsi, il Tribunale rinuncia allo scambio di scritti.
3.
Con ricorso al Tribunale, possono essere invocati, in materia d’asilo, la vio-
lazione del diritto federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti
giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi; cfr. DTAF 2014/26 consid. 5)
e, in materia di diritto degli stranieri, pure l’inadeguatezza ai sensi dell’art.
49 PA (cfr. DTAF 2014/26 consid. 5). Il Tribunale non è vincolato né dai
motivi addotti (art. 62 cpv. 4 PA), né dalle considerazioni giuridiche della
decisione impugnata, né dalle argomentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1
consid. 2). Il Tribunale, adito con un ricorso contro una decisione di non
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entrata nel merito di una domanda d’asilo, si limita ad esaminare la fonda-
tezza di una tale decisione (cfr. DTAF 2012/4 consid. 2.2; 2009/54 consid.
1.3.3; 2007/8 consid. 5).
4.
4.1. Nella querelata decisione, l’autorità inferiore ha in primo luogo ritenuto
data – in virtù della domanda d’asilo ivi depositata dai richiedenti, oltreché
della scadenza del termine di accettazione e della successiva accettazione
tardiva – la competenza della Francia per la trattazione della domanda
d’asilo di cui al corrente procedimento. L’eventuale respingimento delle do-
mande d’asilo in detto Paese sarebbe peraltro ininfluente, atteso che non
vi sarebbero evidenze circa il fatto che la Francia abbia violato i suoi obbli-
ghi derivanti dal diritto internazionale. Proseguendo nell’analisi, la SEM ha
considerato che in Francia – Stato che applicherebbe la direttiva
2013/32/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013
recante procedure comuni ai fini del riconoscimento e della revoca dello
status di protezione internazionale (di seguito: direttiva procedura); la di-
rettiva 2011/95/UE del Parlamento e del Consiglio del 13 dicembre 2011
recante norme sull’attribuzione, a cittadini di paesi terzi o apolidi, della qua-
lifica di beneficiario di protezione internazionale, su uno status uniforme
per i rifugiati o per le persone aventi titolo a beneficiare della protezione
sussidiaria, nonché sul contenuto della protezione riconosciuta (rifusione;
GU L 337/9 del 20.12.2011; di seguito: direttiva qualificazione); nonché la
direttiva 2013/33/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno
2013 recante norme relative all’accoglienza dei richiedenti protezione in-
ternazionale (di seguito: direttiva accoglienza) – non sussisterebbero ca-
renze sistemiche nel sistema di accoglienza e di asilo dei richiedenti. Con-
seguentemente, in caso di trasferimento verso il predetto Stato membro, si
potrebbe partire dal presupposto che i ricorrenti non sarebbero esposti a
serie violazioni dei diritti dell’uomo ex art. 3 par. 2 Regolamento Dublino III
e art. 3 CEDU, che non verrebbero a trovarsi in una situazione esistenziale
difficile, o ancora, che non sarebbero rinviati nel loro Paese d’origine o di
provenienza senza che la loro domanda d’asilo venga esaminata in viola-
zione del principio di non-respingimento. Non esisterebbero altresì motivi
che impongano di esaminare la domanda d’asilo in Svizzera in applica-
zione dell’art. 16 par. 1 Regolamento Dublino III. Proseguendo nell’analisi,
la SEM ha ritenuto che l’applicazione della clausola di sovranità di cui
all’art. 17 par. 1 Regolamento Dublino III e 29a cpv. 3 dell’Ordinanza 1
sull’asilo relativa a questioni procedurali (OAsi 1, RS 142.311) non sarebbe
giustificata nella fattispecie. Innanzitutto, lo stato di salute dei ricorrenti, ed
in particolare di B._, sufficientemente acclarato, non raggiunge-
rebbe una gravità tale da rendere inammissibile il trasferimento. La Francia
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disporrebbe in ogni caso di un’infrastruttura medica sufficiente e – in virtù
della direttiva accoglienza – sarebbe tenuta a prestare cure mediche ade-
guate. I dubbi addotti al soggetto dagli insorgenti non sarebbero peraltro
supportati da alcun elemento concreto. Le disquisizioni circa l’impossibilità
di una presa a carico in Serbia sarebbero dipoi prive di attinenza nel quadro
di una procedura Dublino, ove solo la capacità di trasferimento risulterebbe
di principio decisiva. A medesima conclusione occorrerebbe giungere an-
che quo alle violenze subite dalla ricorrente nel Paese d’origine. Non vi
sarebbero pertanto gli estremi per un’applicazione potestativa della clau-
sola di sovranità.
4.2 Nella la loro strutturata impugnativa, gli insorgenti avversano le conclu-
sioni cui è giunta l’autorità resistente. Essi pongono innanzitutto l’accento
sui diversi disposti menzionati nelle accettazioni al trasferimento trasmesse
tardivamente dalle autorità francesi, aspetto che implicherebbe il mancato
accoglimento della richiesta di trattare congiuntamente le domande d’asilo.
In altre parole, prosegue la protezione giuridica, per B._ verrà svolta
una procedura di prima istanza mentre che per A._ si procederà
con tutta probabilità ad un allontanamento verso la Serbia. Ciò porrebbe
ovvi problemi atteso che gli insorgenti, pur non essendo ancora sposati,
sarebbero legati da un profondo legame affettivo. B._, segnata da
drammatici trascorsi famigliari e da seri problemi psichici, potrebbe contare
unicamente su A._. Così, il trasferimento in Francia configurerebbe
una violazione dell’art. 8 CEDU, aspetto che l’autorità resistente non
avrebbe affrontato nel proprio provvedimento. Dipoi, la rappresentante le-
gale si sofferma sullo stato di salute della richiedente. Dopo aver ripreso
parte degli argomenti già addotti nel diritto di essere sentito citato sub. lett.
F, essa osserva come l’autorità non avrebbe valutato correttamente le con-
dizioni di salute della ricorrente. Numerosi rapporti e studi, in parte citati nel
memoriale, indicherebbero che attualmente la situazione del sistema di ac-
coglienza francese sarebbe critica sotto molteplici punti di vista. Ciò sa-
rebbe stato referenziato anche in un certo numero di “costellazioni a ri-
schio” trattate dal Tribunale ed avrebbe portato ad una condanna della
Francia da parte delle CorteEdu. La protezione giuridica ribadisce quindi
come la mera interruzione, fosse anche temporanea, della presa a carico,
implicherebbe un rischio grave non preso sufficientemente in conto dall’au-
torità inferiore. Richiama in seguito la giurisprudenza della CGUE secondo
cui non solo le carenze sistemiche, ma anche il trasferimento in sé po-
trebbe comportare una violazione dell’art. 3 CEDU o 4 della Carta UE.
Dopo aver citato alcune sentenze di questo Tribunale, precisa quindi come
la SEM avrebbe dovuto valutare in concreto i rischi derivanti dalla discon-
tinuità dei trattamenti. In specie, l’esame di cui alla querelata decisione non
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sarebbe completo. In particolare, occorrerebbero delle ulteriori misure di
istruzione al fine di valutare compiutamente sia il rischio che una riammis-
sione in Francia si ponga in contrasto con l’art. 3 CEDU, sia la necessità di
rinunciare al trasferimento per motivi umanitari. Ciò con particolare riferi-
mento al fatto che nella domanda di riammissione difetterebbe qualsiasi
segnalazione dello stato di vulnerabilità della ricorrente e che il rapporto
medico dettagliato sarebbe successivo alla stessa. I dubbi sul rischio di
“refoulement” in Serbia sarebbero peraltro più che sensati e pertanto anche
l’eventualità di non potere accedere alle cure. Quanto avvenuto nel Paese
d’origine sarebbe d’altro canto fondamentale per esprimere delle conside-
razioni sull’attuale stato di salute psicofisico dell’insorgente.
5.
5.1. Giusta l’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi, di norma non si entra nel merito di
una domanda di asilo se il richiedente può partire alla volta di uno Stato
terzo cui compete, in virtù di un trattato internazionale, l’esecuzione della
procedura d’asilo e d’allontanamento.
5.2. Prima di applicare la precitata disposizione, la SEM esamina la com-
petenza relativa al trattamento di una domanda di asilo secondo i criteri
previsti dal Regolamento Dublino III. Se in base a questo esame è indivi-
duato un altro Stato quale responsabile per l’esame della domanda di asilo,
la SEM pronuncia la non entrata nel merito previa accettazione, espressa
o tacita, di presa in carico del richiedente l’asilo da parte dello Stato in que-
stione (cfr. DTAF 2017 VI/5 consid. 6.2).
5.3. Ai sensi dell’art. 3 par. 1 Regolamento Dublino III, la domanda di pro-
tezione internazionale è esaminata da un solo Stato membro, ossia quello
individuato in base ai criteri enunciati al capo III (art. 7–15). Nel caso di una
procedura di presa in carico (inglese: take charge) ogni criterio per la de-
terminazione dello Stato membro competente – enumerato al capo III – è
applicabile solo se, nella gerarchia dei criteri elencati all’art. 7 par. 1 Rego-
lamento Dublino III, quello precedente previsto dal Regolamento non trova
applicazione nella fattispecie (principio della gerarchia dei criteri). Inoltre,
la determinazione dello Stato membro competente avviene sulla base della
situazione esistente al momento in cui il richiedente ha presentato do-
manda di protezione internazionale (art. 7 par. 2 Regolamento Dublino III).
Contrariamente, nel caso di una procedura di ripresa in carico (inglese:
take back) – come è il caso di specie – di principio non viene effettuato un
nuovo esame di determinazione dello Stato membro competente secondo
il capo III Regolamento Dublino III (cfr. DTAF 2017 VI/5 consid. 6.2 con
riferimenti citati).
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5.4. Giusta l’art. 3 par. 2 Regolamento Dublino III, qualora sia impossibile
trasferire un richiedente verso lo Stato membro inizialmente designato
come competente in quanto si hanno fondati motivi di ritenere che sussi-
stano delle carenze sistemiche nella procedura di asilo e nelle condizioni
di accoglienza dei richiedenti, che implichino il rischio di un trattamento
inumano o degradante ai sensi dell’art. 4 della Carta dei diritti fondamentali
dell’Unione europea (GU C 364/1 del 18.12.2000; di seguito: CartaUE), lo
Stato membro che ha avviato la procedura di determinazione della compe-
tenza prosegue l’esame dei criteri di cui al capo III per verificare se un altro
Stato membro possa essere designato come competente. Qualora non sia
possibile eseguire il trasferimento verso un altro Stato membro designato
in base ai criteri del capo III o verso il primo Stato membro in cui la do-
manda è stata presentata, lo Stato membro che ha avviato la procedura di
determinazione diventa lo Stato membro competente.
5.5. Lo Stato membro competente è tenuto a riprendere in carico – in os-
sequio alle condizioni poste agli art. 23, 24, 25 e 29 – il richiedente la cui
domanda è in corso d’esame e che ha presentato domanda in un altro
Stato membro oppure si trova nel territorio di un altro Stato membro senza
un titolo di soggiorno (art. 18 par. 1 lett. b Regolamento Dublino III). Rispet-
tivamente, lo Stato membro competente è tenuto a riprendere in carico, ai
sensi degli stessi articoli di legge menzionati, un cittadino di un paese terzo
o un apolide del quale è stata respinta la domanda e che ha presentato
domanda in un altro Stato membro oppure si trova nel territorio di un altro
Stato membro senza un titolo di soggiorno (art. 18 par. 1 lett. d Regola-
mento Dublino III).
6.
Nel caso in rassegna, la Francia non ha risposto alla richiesta di ripresa a
carico dei richiedenti nel termine di accettazione previsto all’art. 25 cpv. 2
Regolamento Dublino III rispettivamente le autorità dello Stato richiesto la
hanno espressamente accettata, seppur tardivamente. La competenza
della Francia per la trattazione della procedura d’asilo e di allontanamento
dei richiedenti risulta così di principio essere data. In questo contesto, il
fatto che nelle separate comunicazioni di accettazione trasmesse dalle au-
torità francesi siano stati menzionati due disposti diversi risulta ininfluente.
Non da ultimo, è doveroso rammentare che sebbene ai sensi degli art. 31
e 32 del Regolamento Dublino III spetti alle autorità incaricate per l’esecu-
zione del trasferimento rimettere – se del caso – alle autorità straniere com-
petenti le informazioni che consentono un’adeguata assistenza medica alla
persona trasferita, ciò non costituisce in alcun modo un prerequisito per
l’accettazione, da parte di quest’ultime autorità, del trasferimento nel loro
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territorio (cfr. sentenza del Tribunale D-2641/2017 dell’11 maggio 2017).
7.
7.1. Quo alla procedura di asilo e di accoglienza dei richiedenti in Francia,
non vi sono fondati motivi di ritenere che sussistano carenze sistemiche
nella procedura di asilo e nelle condizioni di accoglienza dei richiedenti,
che implichino il rischio di un trattamento inumano o degradante ai sensi
dell’art. 4 della Carta UE (cfr. art. 3 par. 2 2a frase Regolamento Dublino III)
(cfr. fra le tante, sentenze del Tribunale F-1339/2020 del 14 aprile 2020
consid. 5; F-2143/2020 del 6 maggio 2020, consid. 6).
7.2. La Francia è legata alla CartaUE e firmataria della Convenzione del 4
novembre 1950 per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fon-
damentali (CEDU, RS 0.101), della Convenzione del 10 dicembre 1984
contro la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti
(Conv. tortura, RS 0.105), della Convenzione del 28 luglio 1951 sullo sta-
tuto dei rifugiati (Conv. rifugiati, RS 0.142.30), oltre che del relativo Proto-
collo aggiuntivo del 31 gennaio 1967 (RS 0.142.301) e ne applica, a tale
titolo, le disposizioni.
7.3. Di conseguenza, detto Paese è presunto rispettare la sicurezza dei
richiedenti l’asilo, in particolare il diritto alla trattazione della propria do-
manda secondo una procedura giusta ed equa e garantire una protezione
conforme al diritto internazionale ed europeo (cfr. direttiva procedura e di-
rettiva accoglienza).
7.4. Tale presunzione non è tuttavia assoluta e può essere confutata in
presenza di indizi seri che, nel caso concreto, le autorità di tale Stato non
rispettino il diritto internazionale (cfr. DTAF 2010/45 consid. 7.4 e 7.5). La
stessa va inoltre scartata d’ufficio in presenza di violazioni sistematiche
delle garanzie minime previste dall’Unione europea o di indizi seri di viola-
zioni del diritto internazionale (cfr. DTAF 2011/9 consid. 6; sentenza della
CorteEDU M.S.S. contro Belgio e Grecia del 21 gennaio 2011, 30696/09,
R.U. contro Grecia del 7 gennaio 2011, 2237/08, §74 segg.; sentenza della
CGUE del 21 dicembre 2011, C-411/10 e C-493/10 [Grande Sezione]).
7.5. Orbene, anche prendendo in considerazione le censure mosse nel
gravame dai ricorrenti, nulla permette di ritenere la persistenza di una pra-
tica attuale avverata di violazione sistematica delle norme comunitarie mi-
nime in materia. Sebbene alcuni rapporti indipendenti abbiano effettiva-
mente evidenziato la presenza di alcune criticità nel sistema di accoglienza
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transalpino, giurisprudenza invalsa ha sempre escluso l’esistenza di ca-
renze sistemiche ai sensi del precitato disposto (cfr. fra le tante, sentenze
del Tribunale D-5996/2019 del 21 novembre 2019 e D-6652/2020 dell’11
febbraio 2020 consid. 6). Altresì gli insorgenti non hanno dimostrato il man-
cato rispetto del divieto di respingimento da parte della Francia né tanto-
meno l’esistenza di un rischio di contravvenzione della direttiva procedura.
Peraltro, come regolarmente osservato dalla giurisprudenza, anche una
decisione definitiva emessa dallo Stato richiesto ed assortita da un rinvio
nel paese d’origine non costituisce gioco forza una violazione in concreto
del principio del non respingimento (cfr. fra le tante, sentenza del Tribunale
E-1983/2019 del 2 luglio 2019 consid. 5.5). Gli elementi concreti del caso
di specie, non sono così tali da rimettere in discussione la predetta presun-
zione legale.
Conseguentemente, visto tutto quanto precede l’applicazione dell’art. 3
par. 2 2a frase Regolamento Dublino III non si giustifica nel caso di specie.
8.
8.1. Giusta l’art. 17 par. 1 Regolamento Dublino III («clausola di sovra-
nità»), in deroga ai criteri di competenza sopra definiti, ciascuno Stato
membro può decidere di esaminare una domanda di protezione internazio-
nale presentata da un cittadino di un paese terzo o da un apolide, anche
se tale esame non gli compete.
8.2. Ai sensi dell’art. 29a cpv. 3 OAsi 1 se "motivi umanitari" lo giustificano
la SEM può entrare nel merito della domanda anche qualora giusta il Re-
golamento Dublino III un altro Stato sarebbe competente per il trattamento
della domanda. L’autorità di prima istanza, nell’applicazione dell’art. 29a
cpv. 3 OAsi 1 dispone di potere di apprezzamento (cfr. DTAF 2015/9 con-
sid. 7 e seg.); la modifica dell’art. 106 cpv. 1 LAsi ha ristretto il potere
d’esame del Tribunale e pertanto quest’ultimo può e deve unicamente con-
trollare che l’autorità inferiore abbia esercitato il suo potere d’apprezza-
mento ovvero se la SEM ha fatto uso di tale potere d’apprezzamento e se
l’ha fatto secondo criteri oggettivi e trasparenti. In questi casi il Tribunale
non può sostituire il suo apprezzamento a quello della SEM. Al contrario,
se il trasferimento del richiedente nel paese di destinazione contravviene
ad una norma imperativa del diritto internazionale, tra cui quelle della
CEDU, l’autorità inferiore è obbligata ad applicare la clausola di sovranità
e ad entrare nel merito della domanda d’asilo ed il Tribunale dispone di
potere di controllo al riguardo (cfr. DTAF 2015/9 consid. 8.2.1).
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Pagina 11
9.
9.1.
9.1.1. Vista la censura in tal senso, occorre determinare, in primo luogo, se
l’accertamento dei fatti svolto dall’autorità inferiore sul punto di questione
dell’applicazione della clausola di sovranità presti il fianco a critiche o
meno. Ciò con particolare riferimento allo stato di salute di B._.
9.1.2. Nelle procedure d’asilo ‒ così come nelle altre procedure di natura
amministrativa ‒ si applica il principio inquisitorio. Ciò significa che l’autorità
competente deve procedere d’ufficio all’accertamento esatto e completo
dei fatti giuridicamente rilevanti (art. 6 LAsi; art. 12 PA). In concreto, essa
deve procurarsi la documentazione necessaria alla trattazione del caso,
chiarire le circostanze giuridiche ed amministrare a tal fine le opportune
prove a riguardo. Il principio inquisitorio non dispensa comunque le parti
dal dovere di collaborare all’accertamento dei fatti ed in modo particolare
dall’onere di provare quanto sia in loro facoltà e quanto l’amministrazione
o il giudice non siano in grado di delucidare con mezzi propri (art. 13 PA ed
art. 8 LAsi; DTAF 2019 I/6 consid. 5.1). Quando in sede ricorsuale vengono
identificate delle carenze nell’accertamento dei fatti il caso va di principio
retrocesso all’autorità di prima istanza, di modo che questa possa proce-
dere ad un nuovo e completo accertamento dei fatti (cfr. MOSER/BEU-
SCH/KNEUBÜHLER, op.cit., 2° ed. 2013, n. 2.191, sentenze del Tribunale D-
3567/2019 del 29 novembre 2019 consid. 5.2 e D-1443/2016 del 22 feb-
braio 2017 consid. 4.2). Una violazione del principio inquisitorio non implica
in ogni caso l’automatica retrocessione degli atti all’autorità inferiore, dal
momento che il Tribunale resta libero di raccogliere gli elementi necessari
al giudizio se una tale soluzione appare giudiziosa per ragioni di economia
procedurale (cfr. DTAF 2019 I/6 consid. 5.2; 2012/21 consid. 5.1).
9.1.3. La determinazione dei fatti e l’applicazione della legge non sono
aspetti disgiunti; senza considerare il diritto applicabile non vi è modo di
delimitare quali fatti siano giuridicamente rilevanti (cfr. ISABELLE HÄNER, in:
Häner/Waldmann, Das erstinstanzliche Verwaltungsverfahren, 2008, n.
34). Significativo è innanzitutto il substrato fattuale per le condizioni di ap-
plicazione della norma giuridica (cfr. KRAUSKOPF/EMMENEGGER/BABEY in:
Waldmann/Weissenberger (ed.), Praxiskommentar VwVG, 2a ed. 2016, n.
17 ad art. 12 PA). Fatti che non sono rilevanti per la decisione; che l’autorità
è convinta siano già stati provati o che si presumono veri a favore delle
parti interessate non impongono lo svolgimento di indagini supplementari
(cfr. KRAUSKOPF/EMMENEGGER/BABEY in: op. cit., n. 29 ad art. 12 PA). Onde
circoscrivere l’ampiezza dell’accertamento d’ufficio nel corso del procedi-
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mento occorre effettuare una ripetuta valutazione delle risultanze probato-
rie raccolte (cfr. DTF 140 I 285 consid. 6.3.1; DTAF 2008/24 consid. 7.2).
Allorquando l’autorità reputa chiare le circostanze di fatto e che le prove
assunte le abbiano permesso di formarsi una propria convinzione, essa
emana la propria decisione (cfr. sentenza del Tribunale amministrativo fe-
derale A-3056/2015 del 22 dicembre 2016 consid. 3.1.4; MOSER/BEU-
SCH/KNEUBÜHLER, op. cit., n. 3.144).
9.1.4. Nel caso in rassegna gli aspetti giuridicamente rilevanti rispetto ai
quali lo stato valetudinario di B._ funge da discriminante si esauri-
scono sostanzialmente nella questione a sapere se il suo trasferimento
possa o meno configurare una violazione dell’art. 3 CEDU.
9.1.5. A questo titolo, v’è da ravvisare che la CorteEDU ha stabilito che il
respingimento forzato di persone che soffrono di problemi medici non è
suscettibile di costituire una violazione dell’art. 3 CEDU, a meno che la
malattia dell’interessato si trovi ad uno stadio avanzato e terminale, al
punto che la sua morte appaia come una prospettiva prossima
(cfr. sentenza della CorteEDU N. contro Regno Unito del 27 maggio 2008,
26565/05; DTAF 2011/9 consid. 7.1). Una violazione dell’art. 3 CEDU può
però anche sussistere qualora vi siano dei seri motivi per ritenere che la
persona, in assenza di trattamenti medici adeguati nello Stato di
destinazione, sarà confrontata ad un reale rischio di un grave, rapido ed
irreversibile peggioramento delle condizioni di salute comportante delle
intense sofferenze o una significativa riduzione della speranza di vita
(cfr. sentenza della CorteEDU Paposhvili contro Belgio del 13 dicembre
2016, 41738/10, §181 segg.).
9.1.6. Sempre in quest’ambito, si deve ricordare che il peggioramento dello
stato psichico di un richiedente l’asilo a seguito di una decisione negativa
è casistica osservabile di frequente (cfr. tra le tante sentenza del Tribunale
D-5256/2020 del 9 febbraio 2021 consid. 10.4.1) e non preclude di principio
un trasferimento, anche in concomitanza con tentativi di suicidio o ten-
denze anticonservative (cfr. sentenze del Tribunale E-4218/2020 del 3 set-
tembre 2020 consid. 5.2.3; E-5384/2017 del 4 settembre 2018 consid.
4.3.3; E-1302/2011 del 2 aprile 2012 consdi. 6.3.2; secondo il senso anche
la recente sentenza del Tribunale federale 2C_221/2020 del 19 giugno
2020 consid. 2).
9.1.7. In una siffatta valutazione non è certo privo di rilievo il diritto sovra-
nazionale che lega lo stato di destinazione. Gli Stati membri sono invero
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vincolati dalla CartaUE e la CEDU e tenuti ad applicare la direttiva acco-
glienza, la quale prevede, all’art. 19 par. 1, che si debba provvedere affin-
ché i richiedenti ricevano la necessaria assistenza sanitaria che com-
prende quantomeno le prestazioni di pronto soccorso e il trattamento es-
senziale delle malattie e di gravi disturbi mentali. Pure da considerare è
l’infrastruttura sanitaria in essere nel Paese di destinazione e le conse-
guenti possibilità di trattamento.
9.1.8. Ferme queste premesse, è indubbio che nel caso in narrativa, l’ac-
certamento dei fatti svolto dall’autorità inferiore non risulti carente. La SEM
ha infatti ordinato un rapporto medico dettagliato che illustra in modo esau-
stivo le problematiche valetudinarie in capo a B._, la necessaria
presa a carico ed i trattamenti prescritti (cfr. supra lett. F). Per il resto, non
vi erano indicatori quanto all’esistenza, finanche potenziale, di affezioni ter-
minali ai sensi della giurisprudenza convenzionale né tantomeno di patolo-
gie che potessero raggiungere un livello di gravità tale da configurare un
rischio reale di un peggioramento rapido ed irreversibile dello stato valetu-
dinario comportante delle intense sofferenze o una significativa riduzione
della speranza di vita in caso di trasferimento. Inoltre, come rettamente
segnalato dall’autorità inferiore, la Francia dispone notoriamente di un’in-
frastruttura sanitaria funzionante ed equiparabile a quella elvetica, alla
quale la ricorrente può avere libero accesso come previsto dal diritto co-
munitario (art. 19 par. 1 direttiva accoglienza).
9.1.9. Conto tenuto delle questioni giuridiche che si ponevano, il com-
plesso fattuale era dunque sufficientemente delineato per giudicare del tra-
sferimento dell’interessata in Francia nel contesto di un procedimento Du-
blino, sicché nulla può essere rimproverato all’autorità inferiore, che non
ha quindi violato il principio inquisitorio.
9.2. Su questi medesimi presupposti, si può partire dall’assunto che lo stato
di salute di B._, per i cui dettagli si rinvia a quanto esposto sub. lett.
F e I non risulti ostativo al trasferimento in Francia. In questo senso, anche
gli ulteriori accertamenti svolti dopo l’emissione del provvedimento impu-
gnato non permettono di giungere ad un esito diverso.
9.3. Tra le norme imperative di cui sopra rientra anche l’art. 8 CEDU (cfr.
DTAF 2013/24 consid. 5), secondo il quale ogni persona ha diritto al ri-
spetto della sua vita privata e familiare, del suo domicilio e della sua corri-
spondenza e il cui scopo è segnatamente quello di proteggere le relazioni
con la famiglia nucleare, in particolare con il coniuge ed i figli minori (cfr.
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DTF 137 I 113 consid. 6.1; DTAF 2008/47 consid. 4.1, sentenza del Tribu-
nale D-2393/2019 del 22 maggio 2019). Nel caso in narrativa, codesta pa-
trocinatrice vi si appella però a torto. A prescindere dal legame che lega gli
odierni ricorrenti, va infatti osservato come alla luce del preventivato tra-
sferimento congiunto, alle autorità elvetiche non può essere rimproverata
alcuna violazione della normativa citata. Quanto ad un’eventuale viola-
zione indiretta, occorre inoltre rammentare che la cosiddetta protezione
“par ricochet” è stata elaborata nell’ambito dell’art. 3 CEDU e non dell’art.
8 CEDU (cfr. sentenza del tribunale D-6481/2017 del 13 dicembre 2017).
A prescindere da ciò, si deve in ogni caso partire dal presupposto che la
Francia, stato di diritto, rispetti i suoi obblighi derivanti dal diritto internazio-
nale, di modo che, nell’eventualità di una violazione del disposto, i ricorrenti
potranno rivolgersi alle rispettive autorità onde ottenerne il riconoscimento
delle garanzie ad esso inerenti.
10.
Visto quanto precede ed alla luce del fatto che non ci sono dunque elementi
per ritenere che l’autorità di prima istanza abbia esercitato in maniera arbi-
traria il suo potere discrezionale, la Francia rimane competente per il se-
guito della domanda d’asilo e d’allontanamento dei ricorrenti ai sensi del
Regolamento Dublino III ed è tenuta a riprenderli in carico in ossequio alle
condizioni poste agli art. 23, 24, 25 e 29 del predetto.
11.
È dunque a giusto titolo che la SEM non è entrata nel merito della domanda
di asilo del ricorrente, in applicazione dell’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi ed ha
pronunciato il suo trasferimento verso la Francia conformemente
all’art. 44 LAsi, posto che gli insorgenti non possiedono un’autorizzazione
di soggiorno in Svizzera (cfr. art. 32 lett. a OAsi 1). In siffatte circostanze,
non v’è più luogo di esaminare in maniera distinta le questioni relative
all’esistenza di un impedimento all’esecuzione del trasferimento per i motivi
giusta i cpv. 3 e 4 dell’art. 83 LStrI, (RS 142.20), dal momento che detti
motivi sono indissociabili dal giudizio di non entrata nel merito nel quadro
di una procedura Dublino (cfr. DTAF 2015/18 consid. 5.2).
12.
Alla luce di quanto precede, il ricorso deve essere respinto e la decisione
della SEM, che rifiuta l’entrata nel merito della domanda di asilo e pronun-
cia il trasferimento dalla Svizzera verso la Francia confermata.
13.
Avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, la domanda di esenzione
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dal versamento di un anticipo equivalente alle presunte spese processuali
è divenuta senza oggetto.
14.
Visto l’esito della procedura, le spese processuali che seguono la soccom-
benza, sarebbero da porre a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1 e 5 PA
nonché art. 3 lett. b del regolamento sulle tasse e sulle spese ripetibili nelle
cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 febbraio 2008
[TS-TAF, RS 173.320.2]). Tuttavia, non essendo state le conclusioni ricor-
suali al momento dell’inoltro del gravame d’acchito sprovviste di possibilità
di esito favorevole e potendo partire dal presupposto che il ricorrente sia
indigente, v’è luogo di accogliere la domanda di assistenza giudiziaria nel
senso della dispensa dal pagamento delle spese di giustizia (art. 65 cpv. 1
PA),
15.
La presente decisione non concerne persone contro le quali è pendente
una domanda d’estradizione presentata dallo Stato che hanno abbando-
nato in cerca di protezione, e pertanto non può essere impugnata con ri-
corso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83
lett. d cifra 1 LTF).
La pronuncia è quindi definitiva.
(dispositivo alla pagina seguente)
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il Tribunale amministrativo federale pronuncia:
1.
Il ricorso è respinto.
2.
La domanda di assistenza giudiziaria è accolta.
3.
Non si prelevano spese processuali.
4.
Questa sentenza è comunicata ai ricorrenti, alla SEM e all’autorità canto-
nale competente.