Decision ID: 86fbbd82-97f4-5347-a6fa-d6c2e636673b
Year: 2014
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: civil_law

in fatto: A. Il 22 dicembre 2011 la AO 1 si è rivolta al Pretore del Distretto di Lugano, sezione 1, chiedendogli di accertare che AP 1, a quel tempo direttore responsabile del settimanale _, AP 2, direttore responsabile del sito ‹www._ › e del periodico _, la AP 3, editrice del _ e del sito ‹www._ ›, come pure la AP 4, editrice di _, avevano leso la sua personalità con articoli intitolati:
– “R_: l'imbecillità fatta uomo” (pubblicato il 25 novembre 2011 sul sito ‹www._ › a firma di AP 1),
– “Giornalisti AO 1: gli avvoltoi sono più educati!” (apparso l'indomani sullo stesso sito a firma di AP 2),
– “AO 1: un verme di nome R_” (pubblicato il 30 novembre 2011 su _ a firma di AP 1) e
– “Non pagate il canone RadioTV e disdite l'abbonamento alla _” (pubblicato il 4 dicembre 2011 sul _ a firma di AP 1 e ripreso lo stesso giorno dal sito ‹www._ ›).
Oltre a tale accertamento (domanda n. 1), l'attrice ha chiesto di ordinare a AP 2 e alla AP 3 – sotto comminatoria dell'art. 292 CP – di rimuovere dal sito ‹www._ › gli articoli in questione (domanda n. 2) e di vietare ai convenuti l'ulteriore pubblicazione sui periodici _, _ e sul sito ‹www._ › di “articoli lesivi della personalità della AO 1” in relazione a un servizio televisivo di R_ andato in onda il 25 novembre 2011 alle ore 12.00 sulla “_” riguardante la morte di _, deputato in Gran Consiglio della _ (domanda n. 3). Le domande n. 2 e 3 sono state formulate già in via cautelare.
B. Con decreto cautelare emanato senza contraddittorio il 23 dicembre 2011 il Pretore ha vietato ai convenuti, sotto comminatoria dell'art. 292 CP, di pubblicare, sul _ e sul sito ‹www._ › “articoli lesivi della personalità della AO 1 in relazione con il pezzo giornalistico di R_ sul decesso di _”. Con successivo decreto cautelare del 30 gennaio 2012 , emesso dopo contraddittorio, egli ha poi ordinato a AP 2 e alla AP 3 – sempre sotto comminatoria dell'art. 292 CP – di rimuovere i tre articoli dal sito ‹www._ ›, confermando il divieto ai convenuti di pubblicare sul _ e sul sito ‹www._ › “articoli lesivi della personalità della AO 1 in relazione con il pezzo giornalistico di R_ sul decesso di _”, il tutto sotto comminatoria dell'art. 292 CP.
C. Nella loro risposta del 30 gennaio 2012 i convenuti hanno proposto di respingere l'azione. L'attrice ha replicato il 1° marzo 2012 e i convenuti hanno duplicato il 3 aprile 2012, ognuno mantenendo il rispettivo punti di vista. Al dibattimento del 1° giugno 2012 le parti si sono riconfermate nelle loro posizioni e hanno notificato mezzi di prova. Statuendo il 26 luglio 2012, il Pretore ha rinunciato ad assumere le prove offerte, reputate irrilevanti ai fini del giudizio, e ha accolto la petizione, nel senso che ha accertato l'illiceità dei quattro articoli (due apparsi sul sito ‹www. _ ›, uno su _ e uno sul _, oltre che sul sito ‹www._ ›), vietando ai convenuti – sotto comminatoria dell'art. 292 CP – di pubblicare sul _ e sul sito ‹www._ › “articoli lesivi della personalità della AO 1 (così come ai considerandi) in relazione con il pezzo giornalistico di R_ sul decesso di _”. Le spese processuali di fr. 500.– sono state poste a carico dei convenuti in solido, tenuti a rifondere all'attrice fr. 2000.– per ripetibili.
D. Contro la sentenza appena citata AP 1, AP 2, la AP 3 e la AP 4 sono insorti con un appello del 3 settembre 2012 a questa Camera nel quale chiedono di respingere la petizione, di revocare i provvedimenti cautelari decretati dal Pretore il 30 gennaio 2012 e di riformare il giudizio impugnato di conseguenza. Nelle sue osservazioni del 19 ottobre 2012 l'attrice propone di respingere l'appello. AP 1 è deceduto in pendenza di ricorso, il 7 marzo 2013. Suo unico erede è il figlio AP 2.

Considerando
in diritto: 1. La decisione impugnata, emessa con la procedura ordinaria (art. 219 segg. CPC), è appellabile entro 30 giorni dalla notificazione (art. 311 cpv. 1 CPC), il termine di 10 giorni indicato nella sentenza impugnata essendo erroneo. Un'azione volta alla protezione della personalità inoltre non è una controversia patrimoniale, tranne ove tenda solo al risarcimento del danno, alla riparazione del torto morale, alla consegna dell'utile (Tappy in: CPC commenté, Basilea 2010, n. 11 e 71 ad art. 91 con richiami; Marais in: Baker & McKenzie [curatori], Schweizerische ZPO, Berna 2010, n. 6 ad art. 91 con ulteriori richiami) o a finalità principalmente commerciali (Meier/ de Luze, Droit des personnes, articles 11–89a CC, Ginevra/Zurigo/Basilea 2014, pag. 356 n. 747). Nella fattispecie l'attrice non chiede risarcimenti del danno, riparazioni del torto morale né consegne dell'utile. La sua azione mira anzitutto a far accertare la lesione della propria personalità, di modo che non denota nemmeno finalità principalmente commerciali. Ne segue che l'appello è ricevibile senza riguardo a questioni di valore. Quanto alla tempestività, la decisione impugnata è pervenuta al patrocinatore dei convenuti il 30 luglio 2012. Tenuto conto della sospensione dei termini intercorsa dal 15 luglio al 15 agosto 2012 (art. 145 cpv. 1 lett. b CPC), l'appello in esame, depositato il 3 settembre 2012, è quindi ricevibile.
2. Gli appellanti si dolgono anzitutto che il Pretore non abbia sentito le due testimoni da loro indicate al dibattimento: M_, segretaria della _, e A_, dipendente della AO 1. Nella sentenza impugnata il Pretore ha motivato la propria decisione con l'argomento che tali prove non apparivano “rilevanti ai fini di causa, essendo in particolare condivisibili i motivi di opposizione sollevati dalla convenuta” (recte: attrice; pag. 2 verso l'alto), non trattandosi di chiarire quali comportamenti fossero all'origine degli articoli in questione, ma solo di valutare il contenuto e la forma degli stessi (verbale del 1° giugno 2012, pag. 2). Nell'appello i convenuti ribadiscono la necessità di escutere M_, la quale aveva ricevuto insistenti chiamate dalla AO 1 il mattino del 25 novembre 2011, quando _ lottava ancora tra la vita e la morte, e A_, la quale dopo il decesso di _ si sarebbe scusata per il comportamento tenuto da alcuni suoi colleghi della AO 1. Tali audizioni permetterebbero di inquadrare le circostanze che hanno provocato le pubblicazioni in
rassegna e spiegherebbero come mai siano state usate certe espressioni. Essi chiedono pertanto che questa Camera proceda essa medesima alle audizioni (art. 316 cpv. 3 CPC) o rinvii gli atti al Pretore perché le esegua (art. 318 cpv. 1 lett. c n. 2 CPC).
In linea di principio una parte ha diritto all'assunzione delle prove offerte, ma l'autorità può rinunciare a esperire mezzi istruttori il cui presumibile risultato non porterebbe con ogni verosimiglianza elementi di rilievo (“apprezzamento anticipato delle prove”: DTF 134 I 148 consid. 5.3 con richiami). Nella fattispecie il Pretore ha spiegato, seppure in modo telegrafico, perché ha rinunciato a sentire le due testimoni. Gli appellanti ripetono per quali ragioni essi hanno offerto le due testimonianze, ma con l'argomentazione del Pretore non si confrontano, ciò che rende la loro doglianza irricevibile già per difetto di motivazione (nel senso dell'art. 311 cpv. 1 CPC). Non si dimentichi, ad ogni buon conto, che la reazione spropositata a un'offesa può ledere anch'essa l'art. 28 cpv. 1 CC, giacché ognuno è chiamato a rispondere dei propri atti. Nelle condizioni illustrate conviene quindi passare senza indugio all'esame dell'appello.
3. Secondo l'art. 28 cpv. 1 CC chi è illecitamente leso nella sua personalità può, a sua tutela, sollecitare l'intervento del giudice contro chiunque partecipi all'offesa, compreso il redattore responsabile e l'editore di un organo di stampa (DTF 126 III 165 consid. 5a/aa). La protezione della personalità compete per principio anche alle persone giuridiche (Meili in: Basler Kommenar, ZGB I, 4a edizione, n. 33 ad art. 28). La lesione è illecita quando non appare giustificata dal consenso della persona lesa, da un interesse preponderante pubblico o privato, oppure dalla legge (cpv. 2). L'art. 28a cpv. 1 CC precisa che l'attore può chiedere al giudice:
– di proibire una lesione imminente (“azione inibitoria”),
– di far cessare una lesione attuale (“azione di rimozione”) o
– di accertare l'illiceità di una lesione che continua a produrre effetti molesti (“azione di accertamento”).
La situazione essendo suscettibile di evolvere in pendenza di causa (una lesione imminente può verificarsi, una lesione in corso può venir meno), l'attore può avanzare una richiesta a titolo principale e un'altra in via subordinata. Non solo: modificandosi la situazione, egli può mutare la domanda in ogni tempo (Jeandin in: Commentaire romand, CC I, Basilea 2010, n. 3 ad art. 28a; Steinauer/Fountoulakis, Droit des personnes physiques et de la protection de l'adulte, Berna 2014, pag. 219 n. 577b con rinvio). Sono riservate – evidentemente – le azioni di risarcimento del danno, di riparazione morale (disciplinate dagli art. 41 segg. CO) e di consegna dell'utile conformemente alle disposizioni della gestione d'affari senza mandato (art. 28a cpv. 3 CC).
4. L'azione inibitoria e quella di rimozione hanno carattere difensivo: l'una tende a prevenire una lesione imminente, l'altra a mettere fine a una lesione in atto. L'azione di accertamento per contro ha carattere sussidiario (come questa Camera ha già avuto modo di ricordare: RtiD I-2011 pag. 648 n. 9c): la lesione essendosi ormai consumata, tale azione tende a eliminare i possibili effetti molesti che continuano a sussistere o a eliminare l'insicurezza giuridica legata al problema di sapere se il comportamento del convenuto sia legittimo qualora la situazione dovesse ripresentarsi (Steinauer/Fountoulakis, op. cit., pag. 227 n. 594 seg.; Meier/de Luze, op. cit., pag. 365 n. 766 e pag. 366 n. 769; Jeandin, op. cit., n. 10 segg. ad art. 28a CC). Ciò premesso, in concreto l'attrice non poteva avanzare due richieste cumulative – l'una di accertamento, l'altra di rimozione – per la stessa lesione della propria personalità (quella inerente a tre degli articoli pubblicati). O l'offesa della personalità era ancora in atto ed era proponibile l'azione di rimozione, o l'offesa minacciava di ripetersi, e in tal caso era data l'azione di inibizione, oppure l'offesa si era ormai consumata e non era più né attuale né imminente, e in tal caso rimaneva solo l'azione di accertamento, sempre che continuassero a prodursi effetti molesti. Da parte sua il Pretore non poteva manifestamente accogliere due azioni in simultanea riferite alle medesime lesioni (dispositivo A).