Decision ID: 141badef-c354-570d-8631-d426b0dea94f
Year: 2003
Language: it
Court: TI_PP
Chamber: TI_PP_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: penal_law

ritenuto
in fatto:
che con decreto d'accusa del 16 marzo 2001 il Procuratore pubblico ha ritenuto _ _ colpevole di infrazione alla legge federale sulla protezione delle acque per avere, in qualità di direttore della ditta _ & _o. SA di _ _ _, omesso di adottare le misure necessarie per evitare le infiltrazioni nelle acque di sostanze inquinanti usate per il trattamento delle carni, per cui il 24 dicembre 1999 a _ si constatava l'inquinamento del torrente _, con relativi danni alla fauna ittica, dovuto all'immissione nelle acque di sostanze organiche, di nitriti di sale e sostanze detergenti provenienti dalla citata società e dovuta presumibilmente al lavaggio di camioncini, già vietato dalla Sezione protezione aria e acqua il 29 marzo 1999;
che, in applicazione della pena, il magistrato inquirente ha proposto la condanna dell'imputato a una multa di fr. 300.–, al versamento di fr. 1655.– all'Ufficio della caccia e della pesca e di fr. 490.– alla Federazione ticinese per l'acquicoltura e la pesca, così come al pagamento di oneri processuali per complessivi fr. 300.–;
che _ _ ha introdotto il 20 marzo 2001 opposizione al decreto d'accusa;
e considerato

in diritto:
che l'art. 70 cpv. 1 lett. a della legge federale sulla protezione delle acque (LPAc, RS 814.20) commina la detenzione o la multa a chiunque, intenzionalmente, "illecitamente, direttamente o indirettamente, introduce nelle acque, lascia infiltrare oppure deposita o spande fuori dalle acque sostanze atte a inquinarle e con ciò provoca un pericolo d'inquinamento delle acque (art. 6)";
che se l'autore ha agito per negligenza, la pena è della detenzione fino a sei mesi o della multa (art. 70 cpv. 2 LPAc);
che per l'art. 6 cpv. 2 DPA soggiace alle medesime disposizioni il padrone d'azienda, il datore di lavoro, il mandante o la persona rappresentata che, intenzionalmente o per negligenza, in violazione di un obbligo giuridico, omette di impedire l'infrazione del subordinato, mandatario o rappresentante ovvero di paralizzarne gli effetti;
che se il padrone d'azienda, il datore di lavoro, il mandante o la persona rappresentata è una persona giuridica, il cpv. 2 si applica agli organi, ai membri degli organi e alle persone effettivamente dirigenti (art. 6 cpv. 3 DPA);
che in concreto l'istruttoria ha permesso di accertare come l'imputato abbia per vero omesso di adottare – nella sua qualità di direttore, presidente del consiglio d'amministrazione e contitolare dell'azienda – le misure necessarie per evitare le infiltrazioni nelle acque di sostanze inquinanti, in specie di nitriti di sale e sostanze detergenti rilevate in un campione d'acqua prelevato il 29 dicembre 1999 dal pozzetto del piazzale esterno della ditta (v. rapporto 10 gennaio 2000 del dr _ e dell'ing. _, pag. 2 verso l'alto e il relativo certificato d'analisi, allegati al rapporto di polizia);
che sotto questo profilo, le condizioni cui le norme citate subordinano il delitto ravvisato dal Procuratore pubblico risultano dunque adempiute, l'art. 70 cpv. 1 lett. a LPAc presupponendo del resto una messa in pericolo concreta, non un risultato (cfr. DTF inedita _._ /_del _ 2002, consid. 1.2 con richiami di giurisprudenza);
che al riguardo la tesi accusatoria merita dunque conferma;
che il Procuratore pubblico rimprovera altresì all'imputato di avere provocato "l'inquinamento del corso d'acqua denominato _, con relativi danni alla fauna ittica" (cfr. decreto d'accusa impugnato, pag. 1 a metà);
che questo giudice – dopo attenta valutazione degli atti istruttori e audizione dei testimoni – non può invece giungere al convincimento che l'infrazione commessa dall'imputato sia all'origine dell'inquinamento del torrente connesso con la moria di pesci;
che la descrizione del reato di cui al decreto d'accusa deve perciò essere modificata di conseguenza;
che per l'art. 63 CP il giudice fissa la sanzione in base alla colpa del reo, tenendo conto dei motivi a delinquere, della vita anteriore e delle condizioni personali;
che in concreto occorre considerare, da un lato, la gravità oggettiva dell'infrazione perpetrata dall'imputato e, dall'altro, l'involontarietà dell'omissione e l'assenza di un nesso causale accertato con l'inquinamento all'origine della moria di pesci;
che si giustifica, tutto sommato, di ridurre la multa proposta dal Procuratore pubblico a fr. 100.– e di addebitare al condannato oneri processuali per complessivi fr. 800.– (art. 9 cpv. 1 CPP);
che il mancato accertamento di un nesso causale fra l'addebito penale e i danni riscontrati alla fauna ittica del torrente impone il rinvio dell'Ufficio caccia e pesca e della Federazione ticinese per l'acquicoltura e la pesca, per le loro pretese, al foro civile;
che l'esito del giudizio non giustifica per altro verso l'assegnazione di ripetibili a norma dell'art. 9 cpv. 6 CPP;