Decision ID: bbb2a947-c1a6-542e-bee6-810ba627c7a6
Year: 2016
Language: it
Court: CH_BVGE
Chamber: CH_BVGE_001
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: 

Fatti:
A.
L'interessata, cittadina afgana di etnia tagica e religione sunnita, è nata
nella provincia di Panjshir, per poi trasferirsi dapprima a Kabul e in seguito
in un villaggio nel distretto di Qarabagh, nella provincia di Ghazni con il
marito, dove lavorava quale insegnante nella locale scuola (cfr. atto A7,
pagg. 2-5). Durante questo lasso di tempo ha risieduto per alcuni anni
illegalmente in Iran. Ella sarebbe espatriata via Iran e Turchia, giungendo
in Svizzera il 29 gennaio 2012 e depositandovi la sua domanda d’asilo il
giorno stesso (cfr. atto A7 pagg. 8-9).
Sentita sui motivi d’asilo, la richiedente ha dichiarato in sostanza e per
quanto è qui di rilievo, di aver lasciato l’Afghanistan a causa delle minacce
indirizzate a tutti i dipendenti del governo afgano da parte dei talebani ed
in particolare in ragione di quanto avvenuto una sera, allorché quest’ultimi
si sarebbero presentati presso l’abitazione dove viveva con i famigliari e la
avrebbero colpita alle gambe con un arma da fuoco, causandole una lunga
degenza (cfr. atto A26, pag.6-7)
B.
Il marito, anch’esso cittadino afgano di etnia tagica e religione sunnita, è
nato e cresciuto nel distretto di Qarabagh. Egli si è poi trasferito nella
capitale allorquando la situazione nelle zone rurali era diventata
insostenibile, per poi tornare in seguito nella regione d’origine dove ha a
sua volta esercitato la professione di docente elementare. Nel mentre ha
anch’egli risieduto per alcuni anni illegalmente in Iran.
Sentito sui motivi d'asilo, l’interessato ha a sua volta dichiarato di essere
espatriato a causa delle minacce e delle insidie subite dai talebani ed in
particolare a seguito degli avvenimenti che avrebbero avuto luogo presso
la loro abitazione (cfr. atto A30, pagg. 5 e segg.).
C.
Con decisione del 19 dicembre 2014, notificata agli interessati in data 22
dicembre 2014 (cfr. atto A33), l'Ufficio federale della migrazione (UFM; ora
Segreteria di Stato della migrazione, SEM) ha respinto la succitata
domanda d'asilo, pronunciando contestualmente l’allontanamento, mentre
ha ritenuto attualmente non ragionevolmente esigibile l'esecuzione dello
stesso verso l’Afghanistan concedendo pertanto l'ammissione provvisoria
ai richiedenti ed ai loro figli.
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D.
Il 19 gennaio 2015 (cfr. timbro del plico raccomandato; data d'entrata: 21
gennaio 2015) gli interessati sono insorti contro detta decisione con ricorso
dinanzi al Tribunale amministrativo federale (di seguito: il Tribunale)
chiedendone l'annullamento, nel senso del riconoscimento della qualità di
rifugiato, e la concessione dell'asilo. Hanno altresì presentato, con
protestate spese e ripetibili, istanza di concessione dell'assistenza
giudiziaria da intendersi quale richiesta di esenzione dal versamento delle
spese di giustizia e del relativo anticipo.
E.
A sostegno del gravame, in data 23 gennaio e 27 marzo 2015, i ricorrenti
hanno prodotto tre diversi certificati medici riguardanti lo stato di salute
psicofisico di A._.
F.
Il Tribunale, con decisione incidentale del 1° aprile 2015, ha accolto l'i-
stanza di concessione dell'assistenza giudiziaria nel senso della dispensa
dal versamento delle spese di giustizia e del relativo anticipo a condizione
che l’indigenza venisse dimostrata con un’attestazione. In data 10 aprile
2015, i ricorrenti hanno trasmesso al Tribunale la documentazione a com-
prova della mancanza di mezzi di sostentamento.
G.
Con ordinanza del 14 aprile 2015, il Tribunale ha trasmesso alla SEM una
copia del ricorso e degli ulteriori mezzi di prova addotti, invitandola a
inoltrare una risposta entro un termine fissato al 29 aprile 2015.
H.
L'autorità inferiore, con scritto del 28 aprile 2015, ha inoltrato al Tribunale
la propria risposta al ricorso, postulando la reiezione e rinviando alla
decisione impugnata. Le osservazioni dell’autorità di prime cure sono state
poi trasmesse ai ricorrenti per conoscenza.
Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti negli scritti verranno ripresi nei
considerandi qualora risultino decisivi per l'esito della vertenza.
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Diritto:
1.
Le procedure in materia d'asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla LTF,
in quanto la legge sull'asilo (LAsi, RS 142.31) non preveda altrimenti (art. 6
LAsi). Fatta eccezione per le decisioni previste all'art. 32 LTAF, il Tribunale,
in virtù dell'art. 31 LTAF, giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi
dell'art. 5 PA prese dalle autorità menzionate all'art. 33 LTAF. L'UFM rientra
tra dette autorità (art. 105 LAsi). L'atto impugnato costituisce una decisione
ai sensi dell'art. 5 PA.
I ricorrenti hanno partecipato al procedimento dinanzi all'autorità inferiore,
sono particolarmente toccati dalla decisione impugnata e vantano un inte-
resse degno di protezione all'annullamento o alla modificazione della
stessa (art. 48 cpv. 1 lett. a-c PA). Pertanto sono legittimati ad aggravarsi
contro di essa.
I requisiti relativi ai termini di ricorso (art. 108 cpv. 1 LAsi), alla forma e al
contenuto dell'atto di ricorso (art. 52 PA) sono soddisfatti.
Occorre pertanto entrare nel merito del ricorso.
2.
Con ricorso al Tribunale, possono essere invocati la violazione del diritto
federale e l'accertamento inesatto o incompleto di fatti giuridicamente
rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi) e, in materia di diritto degli stranieri, pure
l'inadeguatezza ai sensi dell'art. 49 PA (cfr. DTAF 2014/26 consid. 5). Il
Tribunale non è vincolato né dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4 PA), né dalle
considerazioni giuridiche della decisione impugnata, né dalle
argomentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2).
3.
Preliminarmente il Tribunale osserva che, essendo stati i ricorrenti posti al
beneficio dell'ammissione provvisoria per inesigibilità dell'esecuzione
dell'allontanamento con decisione del 19 dicembre 2014, oggetto del litigio
in questa sede risulta pertanto essere esclusivamente la decisione
riguardante il rifiuto della loro domanda d'asilo nonché la pronuncia
dell'allontanamento.
4.
4.1 Nella querelata decisione, l'UFM ha considerato le allegazioni degli
interessati circa i motivi d'asilo come inverosimili poiché contraddittorie e
parzialmente tardive.
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In particolare, l'UFM ha rilevato che le versioni fornite dagli insorgenti
divergerebbero su punti essenziali. A._ avrebbe infatti dichiarato di
essere svenuta dopo essere stata colpita allorché il marito avrebbe
sostenuto ch’ella era cosciente seppur pallida, impaurita ed in silenzio.
Sempre a mente dell’autorità di prime cure, vi sarebbe inoltre da constatare
anche una divergenza quanto alle persone presenti in casa al momento
dei fatti.
Anche se prese separatamente, le versioni dei ricorrenti presterebbero il
fianco a numerose critiche in quanto pregne di contraddizioni interne.
A._ avrebbe infatti fornito dichiarazioni contrastanti circa alcune
circostanze riconducibili agli avvenimenti addotti, e meglio, avrebbe
dapprima affermato di aver tentato di chiudere la porta contro gli assalitori
salvo poi sostenere di averla effettivamente chiusa ed inoltre avrebbe
dichiarato di essere tornata a Ghazni dopo la degenza, per poi negare tale
evenienza. B._ si sarebbe invece contraddetto in merito alla durata
dell’astensione dal lavoro causata dalla paura di subire atti persecutori da
parte dei talebani ed a riguardo della tempistica di abbandono
dell’abitazione dopo l’attacco.
4.2 Con ricorso, richiamati i fatti esposti in corso di procedura, gli insorgenti
hanno contestato la decisione dell'UFM circa l'inverosimiglianza constatata
dei loro motivi d'asilo. In particolare, essi ritengono che non vi sarebbero
divergenze insanabili relativamente a quanto da loro dichiarato nelle rispet-
tive audizioni a riguardo dello stato di coscienza di A._ durante il
tragitto verso l’ospedale e che le incongruenze in merito alle persone pre-
senti in casa al momento dei fatti siano da imputare alle diverse accezioni
di famigliari intese dagli interessati.
Quanto alle contraddizioni presenti nel racconto di A._, occorre-
rebbe invece ammettere che l’epiteto “non sono riuscita” non andrebbe ri-
condotto al tentativo di chiusura della porta ma a quello di mettersi in salvo.
Il fatto di aver dichiarato di aver fatto ritorno a Ghazni sarebbe invece da
ricondurre ad un momento di confusione della ricorrente o ad un’incom-
prensione con l’interprete. Infine, seppur il ricorrente non sia in misura di
indicare il minuto preciso della partenza né i giorni di astensione dal lavoro
susseguenti alle minacce dei Talebani, da quanto dichiarato da B._
non si potrebbe dedurre l’inverosimiglianza degli avvenimenti addotti.
I ricorrenti concludono quindi che, pur non potendo negare l’esistenza di
alcune incongruenze di dettaglio, in parte riconducibili ai problemi di me-
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moria di A._, attestati da certificato medico, la motivazione dell’au-
torità non sarebbe tale da consentire di sostenere una decisione del tenore
di quella impugnata. Essi rilevano inoltre di aver provato per mezzo di do-
cumenti incontestabili il loro lavoro di insegnanti e le ferite subite
A._ non lascerebbero dubbi quanto al fatto che le avrebbero spa-
rato.
5.
La Svizzera, su domanda, accorda asilo ai rifugiati secondo le disposizioni
della LAsi (art. 2 LAsi). L'asilo comprende la protezione e lo statuto
accordati a persone in Svizzera in ragione della loro qualità di rifugiato.
Esso include il diritto di risiedere in Svizzera. Giusta l'art. 3 cpv. 1 LAsi,
sono rifugiati le persone che, nel Paese d'origine o d'ultima residenza, sono
esposte a seri pregiudizi a causa della loro razza, religione, nazionalità,
appartenenza ad un determinato gruppo sociale o per le loro opinioni
politiche, ovvero hanno fondato timore d'essere esposte a tali pregiudizi.
Sono pregiudizi seri segnatamente l'esposizione a pericolo della vita,
dell'integrità fisica o della libertà, nonché le misure che comportano una
pressione psichica insopportabile (art. 3 cpv. 2 LAsi).
A tenore dell'art. 7 cpv. 1 LAsi, chiunque domanda asilo deve provare o per
lo meno rendere verosimile la sua qualità di rifugiato. La qualità di rifugiato
è resa verosimile se l'autorità la ritiene data con una probabilità
preponderante (art. 7 cpv. 2 LAsi). Sono inverosimili in particolare le
allegazioni che su punti importanti sono troppo poco fondate o
contraddittorie, non corrispondono ai fatti o si basano in modo
determinante su mezzi di prova falsi o falsificati (art. 7 cpv. 3 LAsi).
È pertanto necessario che i fatti allegati dal richiedente l'asilo siano
sufficientemente sostanziati, plausibili e coerenti fra loro; in questo senso
dichiarazioni vaghe, quindi suscettibili di molteplici interpretazioni,
contraddittorie in punti essenziali, sprovviste di una logica interna,
incongrue ai fatti o all'esperienza generale di vita, non possono essere
considerate verosimili ai sensi dell'art. 7 LAsi. È altresì necessario che il
richiedente stesso appaia come una persona attendibile, ossia degna di
essere creduta. Questa qualità non è data, in particolare, quando egli fonda
le sue allegazioni su mezzi di prova falsi o falsificati (art. 7 cpv. 3 LAsi),
omette fatti importanti o li espone consapevolmente in maniera falsata, in
corso di procedura ritratta dichiarazioni rilasciate in precedenza o, senza
motivo, ne introduce tardivamente di nuove, dimostra scarso interesse
nella procedura oppure nega la necessaria collaborazione. Infine, non è
indispensabile che le allegazioni del richiedente l'asilo siano sostenute da
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prove rigorose; al contrario, è sufficiente che l'autorità giudicante, pur
nutrendo degli eventuali dubbi circa alcune affermazioni, sia persuasa che,
complessivamente, tale versione dei fatti sia in preponderanza veritiera. Il
giudizio sulla verosimiglianza non deve, infatti, ridursi a una mera verifica
della plausibilità del contenuto di ogni singola allegazione, bensì
dev'essere il frutto di una ponderazione tra gli elementi essenziali a favore
e contrari ad essa; decisivo sarà dunque determinare, da un punto di vista
oggettivo, quali fra questi risultino preponderanti nella fattispecie (cfr. DTAF
2013/11 consid. 5.1 e relativi riferimenti).
6.
6.1 Nel caso che ci occupa, il fatto che i ricorrenti siano stati impiegati dal
governo afgano come insegnanti non sembra essere stato posto in discus-
sione dall’autorità di prime cure. Tale vicissitudine sembrerebbe anche con-
fermata dalla documentazione presente agli atti e inoltre le dichiarazioni
dei ricorrenti in sede di audizioni non paiono contenere contraddizioni sul
tema. In ragione di ciò, il Tribunale parte dall’assunto che essi abbiano ef-
fettivamente svolto tale attività nel distretto di Quarabagh, a partire dal
2006 e sino al 2010.
Ciò detto, appare ora opportuno procedere preliminarmente analizzando la
situazione nel luogo d’origine degli insorgenti al momento degli avveni-
menti adotti, per poi esaminare, su tale base, l’entità e la congruenza delle
allegazioni da loro fornite.
6.2 La provincia di Ghazni è risultata essere molto colpita in tutti in conflitti
scoppiati in Afghanistan. Già durante il regime comunista, la popolazione
si venne a trovare nel bel mezzo delle ostilità tra le forze governative e le
varie fazioni di mujahiddin. A seguito dell’affermazione dei Talebani nella
seconda metà degli anni ‘90, la regione risultò poi tra le più toccate
dall’oscurantismo religioso e dalle violazioni sistematiche dei diritti umani
da essi messe in atto, in particolare nei confronti della popolazione femmi-
nile. Nonostante un provvisorio miglioramento facente seguito all’inter-
vento della coalizione internazionale nei primi anni 2000, la situazione, sul
finire della decade mutò nuovamente in peggio. Per quanto riguarda in par-
ticolare il distretto di Qarabagh, fonti indipendenti riportavano, nel 2010-
2011, che seppur formalmente integrato nel territorio governativo, i territori
abitati dall’etnia Pasthun erano in prevalenza controllati dai Talebani o
quantomeno vi era una forte presenza di quest’ultimi. Della cinquantina di
scuole presenti sul territorio, solo quelle situate nelle zone abitate dagli
Hazara risultavano attive. Nell’area di influenza dei Talebani, gli istituti ri-
sultavano invece perlopiù destinati ad altri scopi, quali ad esempio gli studi
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religiosi, e vietati alle persone di sesso femminile. Come già avvenuto negli
anni ‘90, il controllo da parte dei Talebani veniva esercitato, direttamente o
indirettamente, per mezzo della paura e dell’intimidazione. In particolare vi
sarebbero state evidenze di sparizioni e omicidi ad opera di quest’ultimi nei
confronti di impiegati dell’attuale governo. Intervistati sul tema da una ONG
attiva sul territorio, diversi ex dipendenti governativi avrebbero espressa-
mente dichiarato di essersi trasferiti nelle zone urbane in quanto temevano
di venire uccisi dai Talebani. Frequenti sarebbero inoltre state le discussioni
della popolazione femminile in merito ai tentativi violenti di impedire alle
donne di recarsi a scuola e molte giovani avrebbero riportato notizia circa
dei casi nei quali i Talebani avrebbero cosparso acido o messo bombe nelle
scuole (cfr. Afghanistan Research and Evaluation Unit (AREU), Legacies
of Conflict: Healing Complexes and Moving Forwards in Ghazni Province,
10.2011, < http://www.areu.org.af/Uploads/EditionPdfs/1126E%20%20Le-
gacies%20of%20Conflict%20-%20Ghazni%20%20CS%202011.pdf >, c-
onsultato il 04.10.2016; Radio Free Europe, Western Withdrawal Date
Brings Old Debate On Islamic Law Into Focus, 05.09.2010,
< http://www.rferl.org/a/Wstern_Wthdrwal_Date_Brings_Old_Deate_On_I
slamic_Law_Into_Focus/2148925.html >, consultato il 29.09.2016).
6.3 In specie, i ricorrenti hanno addotto in primo luogo di aver ricevuto no-
tizie quanto al fatto che i Talebani avevano proferito delle minacce nei con-
fronti dei dipendenti del governo presso la locale moschea (cfr. atto A26,
pag. 6 e A30, pag. 6). Dal momento che gli insorgenti sarebbero stati al
corrente di diversi casi nei quali tali minacce si erano poi concretizzate essi
avrebbero quindi deciso di astenersi dal lavoro per un certo lasso di tempo
(cfr. Ibidem). Dopo essere stati rassicurati dai rappresentanti delle locali
autorità, i ricorrenti sarebbero poi tornati alle proprie mansioni ma alcune
settimane dopo alcuni miliziani si sarebbero presentati presso la loro abi-
tazione colpendo A._ con una arma da fuoco alla gamba dopo che
lei aveva tentato di fuggire verso l’interno della casa (cfr. atto A30, pag. 7).
B._, che si trovava in un altro locale, sarebbe quindi accorso senza
indugio trovando la moglie distesa nel proprio sangue e la avrebbe poi tra-
sportata poco dopo presso il locale ospedale con l’aiuto dei vicini che pos-
sedevano un veicolo (cfr. atto A30, pag. 7 e 9).
6.4 Ora, alla luce di tale situazione nel paese d’origine e considerata l’in-
sindacabilità dell’impiego dei ricorrenti quali docenti, il Tribunale ritiene
dapprima che gli avvenimenti da loro adotti possano inscriversi in un con-
testo di generale plausibilità. Il racconto fornito non si discosta infatti da
altri avvenimenti simili avvenuti nella regione e riguardanti in particolare
dipendenti statali e, inoltre, il fatto stesso che la ricorrente sia una donna
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ed abbia insegnato a delle alunne in una scuola femminile fa pendere l’ago
della bilancia a favore di una complessiva verosimiglianza. Il criterio di
plausibilità, tenuto conto della situazione nel luogo di provenienza dei ri-
correnti, è pertanto da considerarsi soddisfatto.
6.5 Ciò detto, resta ora da esaminare il tenore delle versioni allegate dai
ricorrenti al fine di determinare se esse siano sufficientemente sostanziate
e coerenti fra loro. In tal senso, i ricorrenti paiono aver fornito molti dettagli
in merito agli avvenimenti addotti. A._, nonostante i problemi di me-
moria da lei più volte avanzati ed attestati da certificato del servizio psico-
sociale F._ (cfr. risultanze processuali), è stata in misura di descri-
vere dettagliatamente quanto accaduto quella sera ed in particolare l’agire
degli assalitori, il loro numero, le sue reazioni all’irruzione, e anche gli av-
venimenti susseguenti (cfr. atto A26, pagg. 6 e segg.). B._ ha a sua
volta ben circostanziato le proprie allegazioni, fornendo un resoconto esau-
stivo e ricco di particolari, partendo dai presupposti e dalla situazione ge-
nerale nella regione di provenienza, che peraltro coincidono con quanto il
Tribunale ha già avuto modo di ritenere (cfr. a tal proposito atto A30, pagg.
5 e 6 con supra consid. 6.2), e giungendo sino agli avvenimenti di quella
sera ed al periodo susseguente (cfr. atto A30, pagg. 7 e segg.). Egli è par-
ticolarmente esauriente allorché presenta quanto successo, illustrando con
precisione i suoi spostamenti, le persone implicate, la situazione in cui si
trovava la moglie e il trasporto in ospedale (cfr. atto A 30, pag. 7) e risponde
prontamente alle puntuali domande dell’auditore chiarendo anche gli
aspetti secondari della vicenda (cfr. ad esempio atto A30, D47 a proposito
del suo agire dopo aver udito gli spari). Da un punto di vista generale, i
racconti dei ricorrenti paiono inoltre collimare tra loro e non si discostano
in maniera insanabile. Pure internamente, le dichiarazioni dei due non sem-
brano contenere contraddizioni in punti essenziali. Ciò nonostante, come
sostenuto dall’autorità di prima istanza, non si può fare a meno di notare
che alcune discrepanze tra e nei racconti sono effettivamente presenti. Le
versioni divergono infatti quanto allo stato di coscienza della ricorrente,
contengono riferimenti diversi in merito alle persone presenti in casa e sono
inoltre evidenziabili alcune contraddizioni interne alle stesse, quali, in par-
ticolare, la questione della chiusura della porta, il ritorno a Ghazni ed al-
cune altre imprecisioni in merito alla durata di astensione dal lavoro ed al
momento effettivo di abbandono della loro abitazione dopo gli avvenimenti
(per maggiori dettagli e riferimenti ai verbali si veda decisione impugnata).
Ora, a mente del Tribunale, tali divergenze possono in parte spiegarsi sulla
base dei problemi di memoria della ricorrente e, ad ogni modo, non riguar-
dano questioni a tal punto essenziali da far dubitare nel complesso quanto
alla preponderante verosimiglianza delle allegazioni.
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Di conseguenza, le dichiarazioni dei ricorrenti ossequiano alle condizioni
prescritte dall’art. 7 LAsi.
7.
Essendo i motivi addotti degli insorgenti verosimili, è ora necessario ana-
lizzarne la rilevanza in materia d’asilo.
7.1 Il fondato timore di esposizione a seri pregiudizi, come stabilito all'art. 3
LAsi, comprende nella sua definizione un elemento oggettivo, in rapporto
con la situazione reale, e un elemento soggettivo. Sarà riconosciuto come
rifugiato colui che ha dei motivi oggettivamente riconoscibili da terzi
(elemento oggettivo) di temere (elemento soggettivo) di essere esposto, in
tutta verosimiglianza e in un futuro prossimo, a una persecuzione (cfr.
DTAF 2011/51 consid. 6.2 e DTAF 2010/57 consid. 2.5). Sul piano
soggettivo, deve essere tenuto conto degli antecendenti dell'interessato,
segnatamente dell'esistenza di persecuzioni anteriori, nonché della sua
appartenenza a una razza, a un gruppo religioso, sociale o politico, che lo
espongono maggiormente a un fondato timore di future persecuzioni.
Infatti, colui che è già stato vittima di persecuzione ha dei motivi oggettivi
di avere un timore (soggettivo) di nuove persecuzioni più fondato di colui
che ne è l'oggetto per la prima volta (cfr. DTAF 2010/57 consid. 2.5 e relativi
riferimenti). Sul piano oggettivo, tale timore dev'essere fondato su indizi
concreti e sufficienti che facciano apparire, in un futuro prossimo e secondo
un'alta probabilità, l'avvento di seri pregiudizi ai sensi dell'art. 3 LAsi. Non
sono sufficienti, quindi, indizi che indicano minacce di persecuzioni
ipotetiche che potrebbero prodursi in un futuro più o meno lontano (cfr.
DTAF 2010/57 consid. 2.5 e relativi riferimenti).
7.2 Il Tribunale tiene conto della situazione nel Paese d'origine dell'insor-
gente e degli elementi che si presentano al momento della sentenza, pren-
dendo quindi in considerazione l'evoluzione della situazione avvenuta dopo
il deposito della domanda d'asilo (cfr. DTAF 2010/44 consid. 3.6).
7.2.1 Circa l'elemento oggettivo, è opportuno rilevare che, come già espo-
sto in precedenza (cfr. supra consid. 6.2), vi sono evidenze quanto al fatto
che i Talebani intervengono con estrema brutalità nei confronti dei dipen-
denti del governo. Il fatto di essere un insegnante, in particolare in una
scuola femminile, che i Talebani non tollerano in alcun modo, pare, viste le
testimonianze, aggravare ancor più la situazione. In tal senso, lo stesso
alto commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani (UNHCR), inseri-
sce i dipendenti del governo afgano tra i gruppi di persone a rischio suscet-
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tibili di ottenere la protezione internazionale facendo anche particolare ri-
ferimento ai docenti. Questi ultimi sono infatti identificati da tale entità
quasi-statale estremista quali oppositori politici che “lavorano contro i Mu-
jahideen” e sono spesso vittima di uccisioni mirate, intimidazioni e rapi-
menti (cfr. UNHCR Eligibility Guidelines for Assessing the International Pro-
tection Needs of Asylum-Seekers from Afghanistan, 16 aprile 2016,
pagg. 34 e segg.). Ad oggi la situazione non risulta essersi modificata in
modo sostanziale. Il distretto confinante di Andar è infatti tuttora definito
come “Terra dei Talebani” e diversi i villaggi dello stesso distretto di Qara-
bagh risultano essere ancora sotto il giogo di quest’ultimi, tanto che il go-
verno centrale ha espresso timori circa il fatto che l’intera aerea rurale della
provincia di Ghazni possa cadere sotto il loro controllo. Il modus operandi
dei Talebani non risulta inoltre mutato tanto che vi sono recenti evidenze
quanto al fatto che questi ultimi abbiano imposto la chiusura di scuole e
piazzato posti di blocco nella regione (cfr. European Asylum Support Office
(EASO), EASO Country of Origin Information Report – Afghanistan: Secu-
rity Situation, 01.2016, < https://www.easo.europa.eu/sites/default/files/pu-
blic/EASO-COIAfghanistan_Security_Situation-Z0416001ENN_FV1.pdf >,
consultato in data 17.10.2016; Landinfo Afghanistan: Generell sikkerhet og
veisikkerhet, 20.11.2015, < http://www.landinfo.no/aset/3254/1/3254_
1.pdf >, consultato il 04.10.2016; Afghanistan Analysts Network (AAN), A
Bridge for the Taleban? Harakat, a former mujahedin party, leaps back into
action, 14.12.2015, < https://www.afghanistan-analysts.org/a-bridge-for-
the-taleban-harakat-aformer-mujahedin-party-leaps-back-into-ation/ >, co-
nsultato 04.10.2016; Pajhwok, 12 Ghazni districts in danger of falling to
Taliban, 16.06.2015, < http://www.pajhwok.com/en/2015/06/16/12-ghazni-
districts-danger-falling-taliban, abgerufen am 04.10.2016 >). Alla luce di
ciò, si può dunque concludere che i dipendenti del governo afgano ed in
particolare coloro che sono stati impiegati come docenti nelle zone rurali
dei distretti di Andar e Qarabagh hanno ragione di temere trattamenti che
configurano una persecuzione determinante ai sensi dell'art. 3 LAsi.
7.2.2 Nel caso che ci riguarda, si giunge alla stessa conclusione anche sul
piano soggettivo, dal momento che gli episodi addotti dai ricorrenti assu-
mono pacificamente gli estremi di una persecuzione anteriore rilevante in
materia d’asilo e che inoltre, anche in assenza di una persecuzione ante-
riore, è legittimo chiedersi se, alla luce della situazione nel luogo di prove-
nienza, il solo fatto per quest’ultimi di essere ex-impiegati del governo ed
in particolare ex-docenti possa esporli maggiormente ad un fondato timore
di subire persecuzioni future.
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7.3 Sulla scorta di quanto precede vi è da concludere che gli insorgenti
hanno il fondato timore di subire seri pregiudizi per dei motivi rilevanti ai
sensi dell'art. 3 LAsi. Non essendo tuttavia nel caso che ci occupa le per-
secuzioni imputabili allo stato in quanto tale ma ad un’entità quasi-statale
che esercita un potere di fatto e ciò limitatamente ad alcune zone del paese
d’origine (cfr. sulla nozione GICRA 2000 n° 2 e GICRA 1997 n° 14), occorre
ancora, perché lo statuto di rifugiato possa essere riconosciuto, che i ricor-
renti non possano ottenere una protezione adeguata in un’altra regione
dell’Afghanistan.
8.
8.1 Secondo la teoria della protezione ("Schutztheorie"; precisata nella
sentenza di principio DTAF 2011/51), il riconoscimento della qualità di rifu-
giato non dipende dall'autore della persecuzione, ma dalla possibilità di ot-
tenere, nel proprio Stato di origine, una protezione adeguata contro tale
persecuzione. Ciò nonostante, la qualità di rifugiato non può essere negata
alla persona che ha subito una persecuzione in una parte del Paese, per il
motivo che disporrebbe di un'alternativa di protezione interna in un'altra
parte del Paese, se si trovasse, nel luogo della protezione interna, in una
situazione che minacci la sua esistenza (cfr. DTAF 2011/51 consid. 8). In
tal senso, è necessario che l’alternativa di protezione interna sia realistica-
mente attuabile e che ci si possa ragionevolmente attendere dalla persona
interessata ch’ella vi faccia ricorso. In altre parole, va fatta applicazione
della nozione di inesigibilità ai sensi dell’art. 83 cpv. 4 LStr (cfr. DTAF
2011/51 consid. 8.5.2-8.5.3).
8.2 Nel caso che ci riguarda, l’UFM, con decisione del 19 dicembre 2014,
ha posto i ricorrenti al beneficio dell'ammissione provvisoria per inesigibilità
dell'esecuzione dell'allontanamento. Pertanto, le condizioni per il riconosci-
mento dell’esistenza di un'alternativa di protezione interna in un'altra parte
del Paese non sono da considerarsi date.
9.
Ne viene pertanto che ai ricorrenti vada riconosciuta la qualità di rifugiato
ai sensi dell’art. 3 LAsi. Ne consegue che la decisione impugnata viola il
diritto federale avendo l’autorità inferiore erroneamente respinto la
domanda d'asilo depositata dall'insorgente. Non risultando elementi che
giustifichino un'esclusione degli insorgenti dalla concessione dell'asilo
giusta l'art. 53 LAsi i ricorrenti sono pertanto riconosciuti come rifugiati e
agli stessi deve essere concesso l'asilo. I figli minorenni, dal canto loro,
vanno a loro volta riconosciuti come rifugiati e agli stessi va concesso asilo
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ai sensi dell’art. 51 cpv. 1 LAsi non essendovi circostanze particolari che si
oppongano.
Il ricorso è quindi accolto. La decisione impugnata è annullata e all'autorità
inferiore è richiesto di accordare l'asilo in Svizzera ai ricorrenti
(art. 49 LAsi).
10.
Visto l'esito della procedura non si prelevano spese processuali (art. 63
cpv. 1 seg. PA). Il Tribunale aveva comunque accolto la domanda di con-
cessione dell’assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa dal versa-
mento delle spese di giustizia e del relativo anticipo, con decisione inciden-
tale del 1° aprile 2015.
11.
Ai ricorrenti, non patrocinati in questa sede, non viene assegnata alcuna
indennità di spese ripetibili (art. 64 cpv. 1 PA in relazione con l'art. 7 del re-
golamento sulle tasse e sulle spese ripetibili nelle cause dinanzi al Tribu-
nale amministrativo federale del 21 febbraio 2008 [TS-TAF,
RS 173.320.2]).
12.
La presente decisione non concerne persone contro le quali è pendente
una domanda d’estradizione presentata dallo Stato che hanno
abbandonato in cerca di protezione, per il che non può essere impugnata
con ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale
(art. 83 lett. d cifra 1 LTF).
La pronuncia è quindi definitiva.
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