Decision ID: 6f015786-74fa-4c10-a10c-dd625ac21a48
Year: 2020
Language: it
Court: CH_BSTG
Chamber: CH_BSTG_001
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: penal_law

Fatti:
A. Il 14 maggio 2018 il Ministero pubblico federale brasiliano (Procuradoria da Re-
pública no Estado do Paranà) ha presentato alla Svizzera una domanda di as-
sistenza giudiziaria nell’ambito di un procedimento penale avviato nei confronti
di A. e B. per i reati di corruzione attiva (art. 333 CP/BR), riciclaggio di denaro
(art. 1 della legge n. 9.613/1998) e organizzazione criminale (art. 2 della legge
n. 12.850/2013). In sostanza, le indagini brasiliane hanno permesso di appurare
l’esistenza di una presunta organizzazione criminale dedita alla corruzione at-
tiva nell’ambito dell’aggiudicazione di appalti pubblici da parte della società Pe-
trobras a imprese attive in diversi settori, quali le costruzioni di opere pubbliche,
cantieri navali e servizi. Queste imprese avrebbero formato un cartello e pagato
tangenti a funzionari pubblici, operatori finanziari e terzi con successivi atti di
riciclaggio di denaro. Nel cartello figurerebbe anche il gruppo C., il quale si sa-
rebbe servito all’uopo di società offshore che avrebbero funto da casse nere
con relazioni bancarie anche in Svizzera (v. atto 02-00-0015 e segg. incarto del
Ministero pubblico della Confederazione, in seguito: MPC).
Con la sua domanda l’autorità rogante ha chiesto, tra l’altro, l’acquisizione della
documentazione concernente la relazione n. 1 presso la banca D., Ginevra, in-
testata a A., il quale ne è sempre stato l’avente diritto economico con diritto di
firma (v. atto 02-00-0025 incarto MPC).
B. Con decisione del 18 giugno 2018, il MPC, cui l'Ufficio federale di giustizia (in
seguito: UFG) ha delegato l'esecuzione della domanda (v. act. 1.0, doc. 2,
pag. 4), è entrato nel merito della stessa, precisando che le misure di esecu-
zione sarebbero state ordinate con decisioni separate (v. act. 1.0, doc. 4).
C. Con decisione incidentale di medesima data, il MPC ha ordinato l'acquisizione
presso la banca D. della documentazione bancaria richiesta dall’autorità ro-
gante, già in possesso della stessa autorità nell’ambito del parallelo procedi-
mento interno SV.17.0220 (v. act. 1.0, doc. 4).
D. Con decisione di chiusura del 28 ottobre 2019, il MPC ha ordinato la trasmis-
sione alle autorità brasiliane della documentazione bancaria concernente la re-
lazione di A. (v. act. 1.0, doc. 2).
E. Il 28 novembre 2019 A. ha interposto ricorso avverso la suddetta decisione di
chiusura dinanzi alla Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale,
chiedendo, in via principale: l’annullamento della decisione di chiusura del MPC,
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con la reiezione definitiva della commissione rogatoria del 14 maggio 2018 (di-
spositivo n. 1) e la conseguente revoca della disposizione con cui il MPC ha
disposto la trasmissione all’autorità rogante (ev. per il tramite dell’UFG) della
documentazione descritta (dispositivo n. 2); l’accertamento del carattere abu-
sivo della trasmissione spontanea d’informazioni del 14 novembre 2017 inol-
trata al Brasile, nonché dell’utilizzo da parte del Ministero pubblico federale bra-
siliano (in seguito: MPF) in contrasto con le riserve formulate dal MPC, con l’or-
dine fatto al MPC o all’UFG di comunicare il divieto alla destinataria della stessa
di utilizzare le informazioni ricevute ovvero di chiederne la restituzione. In via
subordinata, essa chiede l’annullamento della decisione di chiusura, con la con-
seguente revoca della disposizione con cui il MPC ha disposto la trasmissione
all’autorità rogante (ev. per il tramite dell’UFG) della documentazione descritta
(dispositivo n. 2), e quindi il rinvio della causa al MPC perché: sospenda la pro-
cedura; previamente a una sua eventuale nuova decisione di chiusura, richieda
e ottenga dall’autorità rogante i documenti richiesti nonché le dovute garanzie;
accerti il carattere abusivo della trasmissione spontanea d’informazioni del
14 novembre 2017 inoltrata al Brasile, nonché dell’utilizzo da parte del MPF in
contrasto con le riserve formulate dal MPC, con l’ordine fatto al MPC o all’UFG
di comunicare il divieto alla destinataria della stessa di utilizzare le informazioni
contenute ovvero di chiederne la restituzione (v. act. 1, pag. 2).
F. Con scritti del 14 e 16 gennaio 2020, l’UFG risp. il MPC postulano la reiezione
del gravame, nella misura della sua ammissibilità (v. act. 9 e 10).
G. Con replica del 24 febbraio 2020, trasmessa all’UFG e al MPC per conoscenza
(v. act. 15), il ricorrente ha confermato le proprie conclusioni ricorsuali
(v. act. 14).
H. Con scritti del 2 e 4 marzo 2020, il MPC risp. l’UFG hanno informato questa
Corte della loro intenzione di presentare una duplica, chiedendo un termine
all’uopo (v. act. 16 e 18).
I. Con duplica del 18 marzo 2020, il MPC ha ribadito le proprie conclusioni
(v. act. 20). Con lettera del 30 marzo 2020, l’UFG ha proposto la reiezione del
gravame (v. act. 21). Entrambi gli scritti sono stati trasmessi al ricorrente per
conoscenza (v. act. 22).
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J. Con triplica spontanea del 10 aprile 2020, trasmessa all’UFG e al MPC per co-
noscenza (v. act. 27), il ricorrente ha ribadito le sue conclusioni ricorsuali (v. act.
25).
Le argomentazioni delle parti verranno riprese, nella misura del necessario, nei
successivi considerandi in diritto.

Diritto:
1.
1.1 In virtù dell'art. 37 cpv. 2 lett. a della legge federale sull'organizzazione delle
autorità penali della Confederazione (LOAP; RS 173.71) e dell'art. 25 cpv. 1
della legge federale sull'assistenza internazionale in materia penale (AIMP;
RS 351.1), la Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale giudica i
gravami in materia di assistenza giudiziaria internazionale.
1.2 I rapporti di assistenza giudiziaria in materia penale fra il Brasile e la Confede-
razione Svizzera sono retti dal Trattato di assistenza giudiziaria in materia pe-
nale del 12 maggio 2004, entrato in vigore il 27 luglio 2009 (RS 0.351.919.81;
in seguito: Trattato svizzero-brasiliano). Alle questioni che il prevalente diritto
internazionale contenuto in tale trattato non regola espressamente o implicita-
mente, come pure quando il diritto nazionale sia più favorevole all'assistenza
rispetto a quello pattizio (cosiddetto principio di favore), si applicano la legge
federale sull'assistenza internazionale in materia penale del 20 marzo 1981
(AIMP; RS 351.1), unitamente alla relativa ordinanza (OAIMP; RS 351.11;
v. art. 1 cpv. 1 AIMP, art. 32 Trattato svizzero-brasiliano; DTF 142 IV 250 con-
sid. 3; 140 IV 123 consid. 2; 137 IV 33 consid. 2.2.2). È fatto salvo il rispetto dei
diritti fondamentali (DTF 135 IV 212 consid. 2.3; 123 II 595 consid. 7c).
1.3 La procedura di ricorso è retta dalla legge federale sulla procedura amministra-
tiva del 20 dicembre 1968 (PA; RS 172.021) e dalle disposizioni dei pertinenti
atti normativi in materia di assistenza giudiziaria (art. 39 cpv. 2 lett. b LOAP e
12 cpv. 1 AIMP; v. DANGUBIC/KESHELAVA, Commentario basilese, Internationa-
les Strafrecht, 2015, n. 1 e segg. ad art. 12 AIMP), di cui al precedente consi-
derando.
1.4 Interposto tempestivamente contro la decisione di chiusura del 28 ottobre 2019,
il ricorso è ricevibile sotto il profilo degli art. 25 cpv. 1, 80e cpv. 1 e 80k AIMP.
Titolare della relazione bancaria oggetto della decisione impugnata, il ricorrente
è legittimato a ricorrere (v. art. 9a lett. a OAIMP nonché DTF 137 IV 134 consid.
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5.2.1; 130 II 162 consid. 1.1; 128 II 211 consid. 2.3; TPF 2007 79 consid. 1.6
pag. 82).
2. Il ricorrente sostiene innanzitutto che le relazioni di assistenza tra Svizzera e
Brasile sarebbero da considerare interrotte a causa dell’assenza di reciprocità
dovuta alla violazione da parte del Brasile del suo impegno internazionale. Più
precisamente, l’autorità richiedente, dando seguito ad una rogatoria del MPC,
avrebbe subordinato la concessione dell’assistenza alla condizione che le in-
formazioni fornite non fossero utilizzate contro B. o contro una società del
gruppo C. o del gruppo E.
Questa Corte rileva che in data 18 giugno 2019 il MPC ha presentato al Brasile
una domanda di assistenza nell’ambito del procedimento interno SV.17.0220
(v. atto 18-02-1284 e segg. incarto MPC). Con scritto del 31 luglio 2019 le au-
torità brasiliane hanno effettivamente chiesto al MPC, tramite l’UFG, di firmare
una dichiarazione secondo la quale lo stesso si impegnava a non utilizzare né
contro B., che ha concluso un accordo di collaborazione con le autorità giudi-
ziarie brasiliane, né contro qualsiasi società del gruppo C. né del gruppo E. le
informazioni che sarebbero state trasmesse dal Brasile (v. atto 18-02-1313 e
segg. incarto MPC). In data 30 agosto 2019 l’UFG ha risposto alle autorità bra-
siliane dichiarando che la Svizzera non accettava le condizioni in questione.
Tutt’al più, essa avrebbe potuto firmare eccezionalmente la seguente dichiara-
zione, intitolata “Undertaking of Specialty”: “The _ (authorities) undertakes
that the information requested in the request of mutual legal assistance in crim-
inal matters _ will not be used, without the prior consent from the Brasilian
authorities, for a matter against the following collaborators: _”. L’UFG ha ag-
giunto che il MPC avrebbe potuto firmare tale dichiarazione unicamente per B.,
ma non per società del gruppo C. o del gruppo E. (v. atto 18-02-1308 e seg.
incarto MPC). Ora, nella misura in cui il MPC afferma di non aver firmato nessun
accordo con le autorità brasiliane e che quest’ultime non hanno reiterato la loro
richiesta (v. act. 11, pag. 5; act. 21, pag. 2), la censura in questo ambito va
respinta. In queste circostanze, il parere giuridico del 21 novembre 2019 pre-
sentato dal ricorrente in sede di replica, che parte dal presupposto (errato) che
la Svizzera abbia accettato le condizioni poste dalle autorità brasiliane, nulla
toglie a questa conclusione (v. act. 15, pag. 14 e segg., e act. 15.12). Pure da
disattendere è la censura legata all’asserita interruzione della collaborazione tra
Brasile e Svizzera. A tal proposito, il MPC ha dichiarato che la circostanza che
non vi sia più stata corrispondenza tra i due Stati nell’ambito della presente
procedura rogatoriale è unicamente dovuta al fatto che le autorità brasiliane
sono in attesa dell’esecuzione della domanda di assistenza giudiziaria da parte
dell’autorità rogata (v. act. 21, pag. 3). L’UFG, dal canto suo, ha affermato che
le relazioni e la cooperazione giudiziaria condotte dalle autorità svizzere con le
autorità brasiliane sono regolari, efficaci e vertono su un numero considerevole
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di procedure e non vi sono ragioni per porvi fine (v. act. 22, pag. 2). Per quanto
concerne invece il ritiro della rogatoria da parte del MPC (v. act. 21.1), ciò è la
conseguenza logica dell’abbandono del procedimento svizzero nei confronti di
A., decisione intervenuta il 6 dicembre 2019 sulla base degli art. 319 cpv. 1 lett.
a ed e CPP in combinazione con l’art. 8 cpv. 3 CPP (v. act. 21, pag. 2). Il fatto
che tra il 30 agosto e il 6 dicembre 2019 le autorità brasiliane non abbiano più
contattato quelle svizzere non permette di certo di concludere, come sostenuto
dal ricorrente (v. act. 26, pag. 2 e seg.), che vi sia un’interruzione delle relazioni
tra i due Paesi.
3. Il ricorrente sostiene che la rogatoria violerebbe l’ordine pubblico e gli interessi
essenziali della Svizzera, beni giuridici protetti dagli art. 3 n. 1 lett. d Trattato
svizzero-brasiliano e art. 1a AIMP. Da una parte, l’autorità brasiliana avrebbe
chiesto l’edizione e il sequestro di documentazione nonché il blocco dei saldi
attivi di svariate relazioni bancarie senza disporre della necessaria autorizza-
zione di un giudice brasiliano. D’altra parte, essa avrebbe pubblicato su internet
il contenuto della trasmissione spontanea d’informazioni del MPC del 14 no-
vembre 2017.
3.1 L’art. 3 n.1 lett. d Trattato svizzero-brasiliano prevede che l’assistenza giudizia-
ria può essere rifiutata se lo Stato richiesto ritiene che l’esecuzione della do-
manda possa compromettere la sovranità, la sicurezza, l’ordine pubblico o altri
interessi essenziali del proprio Paese, così come determinati dalla sua autorità
competente. Di contenuto simile l’art. 1a AIMP, secondo il quale tale legge si
applica tenendo conto dei diritti di sovranità, della sicurezza, dell’ordine pubblico
e d’altri interessi essenziali della Svizzera (v. ZIMMERMANN, La coopération ju-
diciaire internationale en matière pénale, 5a ediz. 2019, n. 710). Quest’ultima
disposizione può essere invocata unicamente da cittadini svizzeri e da stranieri
domiciliati in Svizzera, come pure da società aventi sede o una stabile organiz-
zazione in Svizzera (v. GAAC 2009.8 consid. 7). Secondo l’art. 17 cpv. 1 AIMP,
il Dipartimento federale di giustizia e polizia (Dipartimento) decide nel caso
dell’art. 1a AIMP. Nei trenta giorni che seguono la comunicazione scritta della
decisione finale può essere chiesta una decisione del Dipartimento.
3.2 In concreto, nella misura in cui il ricorrente ha invocato la violazione dell’art. 1a
AIMP dinanzi a questa Corte e non al Dipartimento federale di giustizia e polizia,
come previsto dall’art. 17 cpv. 1 AIMP, le censure sono inammissibili. Si rileva
del resto, a titolo abbondanziale, che, avendo l’insorgente il suo domicilio
all’estero, le censure presentate sarebbero da disattendere anche per tale mo-
tivo. Visto quanto precede, la richiesta di sospensione nonché di acquisizione
dei documenti che, a mente della ricorrente, avrebbero indotto il giudice brasi-
liano a negare l’autorizzazione al sequestro (v. act. 1, pag. 49), vanno parimenti
disattese.
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4. L’insorgente afferma che le autorità giudiziarie brasiliane non sarebbero com-
petenti per perseguire i fatti oggetto della rogatoria. Egli afferma di non aver mai
vissuto in Brasile, Paese in cui non avrebbe mai svolto attività professionali.
Nulla permetterebbe di chiarire i motivi per i quali le autorità brasiliane rivendi-
cano la loro competenza repressiva per i fatti indicati in rogatoria.
4.1 La concessione di assistenza in materia penale presuppone la competenza re-
pressiva dello Stato richiedente; la decisione sulla propria competenza spetta
di principio allo Stato rogante e può essere respinta soltanto nei casi in cui le
autorità giudiziarie di quest'ultimo risultino manifestamente incompetenti a pro-
cedere, ovvero se la loro competenza viene fondata in maniera arbitraria (DTF
126 II 212 consid. 6; TPF 2013 97 consid. 5.2).
4.2 Nella fattispecie l'autorità inquirente brasiliana ha avviato un'inchiesta denomi-
nata “Lava Jato” per far luce su reati che sarebbero stati commessi sul territorio
brasiliano, Paese in cui hanno sede le società gruppo C. e Petrobras (v. supra
Fatti lett. A). A. è sospettato di aver funto da intermediario per il gruppo C.
nell’ambito dell’attività corruttiva e di riciclaggio attualmente oggetto di indagini
all’estero. La giurisdizione brasiliana è da ritenersi quindi data alla luce dei criteri
riconosciuti dal diritto penale internazionale, e più precisamente alla luce del
principio di territorialità (v. AMBOS, Internationales Strafrecht, 5a ediz. 2018,
pag. 29 e segg.; GLESS, Internationales Strafrecht, 2a ediz. 2015, n. 130 e
segg.; MARAUHN/SIMON, Die völkerrechtlichen Voraussetzungen der Strafge-
walt in transnationalen Fallgestaltungen, in Jurisdiktionskonflikte bei grenzüber-
schreitender Kriminalität, 2012, pag. 21 e segg.). Essa non appare in ogni caso
arbitraria, per cui le relative censure del ricorrente non meritano ulteriore disa-
mina.
5. Il ricorrente sostiene che l’autorità rogante ha formulato la sua domanda di as-
sistenza esclusivamente sulla base del contenuto della trasmissione spontanea
d’informazioni del MPC del 14 novembre 2017, senza aver svolto nessun atto
d’indagine indipendente. Inoltre, i dati di svariate relazioni bancarie inviati alle
autorità brasiliane non costituirebbero solo informazioni bensì mezzi di prova,
di cui l’autorità estera avrebbe già fatto uso per domandare al giudice brasiliano
l’autorizzazione a violare la privacy che protegge le informazioni bancarie.
5.1 Giusta l’art. 29 n. 1 Trattato svizzero-brasiliano, per il tramite delle Autorità cen-
trali, e nei limiti del loro diritto interno, le autorità competenti di ciascuno Stato
contraente possono, senza previa richiesta, scambiarsi informazioni e mezzi di
prova concernenti fatti penalmente perseguibili se ritengono che tale trasmis-
sione possa consentire all’altro Stato contraente di presentare una domanda di
assistenza giudiziaria ai sensi del presente Trattato (lett. a); promuovere un pro-
cedimento penale (lett. b); o facilitare lo svolgimento di un’istruzione penale in
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corso (lett. c). Il n. 2 della medesima disposizione prevede che l’autorità com-
petente che fornisce l’informazione può, conformemente al proprio diritto in-
terno, porre determinate condizioni per l’impiego di tale informazione. Tali con-
dizioni devono essere rispettate. Nel diritto interno, una normativa simile è pre-
vista all’art. 67a AIMP. Tali norme non specificano le nozioni di mezzo di prova
e di informazione. Da un punto di vista sistematico, essendo la nozione di
mezzo di prova di natura procedurale, si giustifica di riprendere la definizione
che ne danno i codici di procedura (v. ZIMMERMANN, op. cit., n. 415, pag. 446 e
seg.). In questo senso, possono fare l’oggetto di una trasmissione spontanea ai
sensi dell’art. 67a cpv. 1, 3 e 4 AIMP: i verbali degli imputati, dei testimoni e
delle persone chiamate a testimoniare; le registrazioni di videoconferenze e di
conferenze telefoniche, i rapporti scritti che rimpiazzano e completano le audi-
zioni; i rapporti peritali e di ispezioni; le copie di prove, di incarti di altre proce-
dure nonché delle informazioni di cui all’art. 195 CPP. Per quanto concerne le
informazioni previste all’art. 67a cpv. 5, trattasi di tutti i dati di cui dispone l’au-
torità di perseguimento penale non assimilabili a un mezzo di prova. Tale no-
zione deve essere presa nel suo senso astratto e non concretamente in rela-
zione alla procedura in corso. I mezzi di prova riguardanti la sfera segreta non
possono essere trasmessi spontaneamente, contrariamente alle informazioni
inerenti tale sfera, le quali devono però permettere allo Stato destinatario di
presentare una domanda di assistenza alla Svizzera (v. ibidem). In questo
senso, il pubblico ministero non può trasmettere documentazione bancaria, la
quale costituisce un mezzo di prova protetto dall’art. 47 della legge sulle banche
e le casse di risparmio (LBCR; RS 952.0). Esso può invece avvertire l’autorità
estera dell’esistenza di un conto bancario, indicando le referenze, il titolare,
l’avente diritto economico e il contenuto, informazioni utili per presentare una
domanda di assistenza (v. ZIMMERMANN, op. cit., n. 415 pag. 448 con rinvii giu-
risprudenziali).
5.2 In concreto, con la sua trasmissione spontanea d’informazioni del 14 novembre
2017, il MPC ha fornito alle autorità brasiliane una lista delle relazioni bancarie
in Svizzera riconducibili a persone fisiche (tra cui A. e B.) e giuridiche coinvolte
nelle indagini estere (v. atto 18-02-0001 e segg. incarto MPC). Per ogni rela-
zione vengono fornite queste informazioni: il nome della banca, il numero della
relazione, il titolare, l’avente diritto economico, l’avente diritto di firma e il saldo.
Oltre a ciò, il MPC ha messo in evidenza, in maniera generale e riassuntiva,
flussi di denaro intervenuti sui conti ritenuti rilevanti per le indagini estere, come
ad esempio gli accrediti effettuati sui conti di A. provenienti da società del
gruppo C. o gli addebiti sui conti di A. a favore di B. Trattasi di informazioni che
sono state utili alle autorità brasiliane per presentare la loro domanda di assi-
stenza e non di mezzi di prova. Le informazioni sui flussi di denaro sono servite
all’autorità rogante per identificare i conti toccati da operazioni sospette e di cui
sono stati chiesti l’edizione della documentazione e il blocco dei saldi. Il MPC
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ha reso attente le autorità brasiliane che le informazioni trasmesse “non pos-
sono essere utilizzate quale mezzo di prova in Brasile e che, precisamente,
esse possono solo essere utilizzate dall’autorità di perseguimento penale desti-
nataria al fine di permettere a questa di svolgere indagini così da consentirle di
indirizzare all’autorità mittente una domanda di assistenza giudiziaria interna-
zionale” (v. atto 18-02-0006 incarto MPC). La presentazione da parte dell’auto-
rità rogante di tali informazioni al giudice brasiliano al fine di ottenere un’auto-
rizzazione al sequestro dei conti in Svizzera rientra appunto in tale attività d’in-
dagine, modo di procedere che ha poi permesso di inoltrare la domanda di as-
sistenza. La giurisprudenza del Tribunale federale indicata dal ricorrente in sede
di replica (v. DTF 129 II 544 consid. 3.4) nulla muta a quanto precede, nella
misura in cui in quel caso la tabella con le informazioni bancarie, che per l’au-
torità rogante costituiva un mezzo di prova, era stata allestita dall’autorità rogata
in esecuzione di una domanda di assistenza e per questo avrebbe dovuto es-
sere oggetto di una decisione di chiusura. In definitiva, essendo la contestata
trasmissione spontanea d’informazioni avvenuta nel rispetto delle condizioni le-
gali, la richiesta di accertarne il suo carattere abusivo va respinta.
Occorre inoltre rilevare che, nella misura in cui la trasmissione è intervenuta nel
rispetto dell’art. 29 Trattato svizzero-brasiliano, non si vede per quale motivo
l’autorità estera non possa presentare la sua rogatoria basandosi (anche) su
informazioni ricevute dalle autorità svizzere che indagano su paralleli fatti. Lo
scopo di tali trasmissioni spontanee è proprio questo. Del resto, a parte la ri-
presa d’informazioni specifiche relative ai conti in Svizzera riconducibili agli in-
dagati e alle società coinvolte, la rogatoria brasiliana contiene altre informazioni
derivanti dall’inchiesta “Lavo Jato”, come quelle raccolte sulla base delle dichia-
razioni fornite da B., il quale ha deciso di collaborare con la giustizia brasiliana
(v. atto 02-00-0015 e segg. incarto MPC). In definitiva, gli elementi raccolti nei
due Paesi hanno permesso alle autorità brasiliane di presentare legittimamente
la loro rogatoria del 14 maggio 2018. Le censure in questo ambito vanno dun-
que respinte.
6. Secondo il ricorrente, essendo stato abbandonato il procedimento in Svizzera
contro di lui, ciò che corrisponderebbe ad una sua assoluzione, l’assistenza
giudiziaria al Brasile violerebbe il principio ne bis in idem.
6.1 L’art. 4 n. 1 Trattato svizzero-brasiliano prevede che l’assistenza giudiziaria è
negata se la domanda si riferisce a fatti in base ai quali la persona perseguita è
stata definitivamente assolta nel merito o condannata nello Stato richiesto per
un reato sostanzialmente simile, a condizione che la sanzione penale eventual-
mente pronunciata sia in corso di esecuzione o sia già stata eseguita. Giusta il
n. 2 della medesima disposizione, l’assistenza giudiziaria può tuttavia essere
accordata se i fatti oggetto della condanna sono stati commessi nel territorio
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dello Stato richiedente in tutto o in parte, salvo che, in quest’ultimo caso, gli
stessi siano stati commessi in parte anche nel territorio dello Stato richiesto
(lett. a); i fatti oggetto della condanna costituiscono un reato contro la sicurezza
o contro altri interessi essenziali dello Stato richiedente (lett. b); i fatti oggetto
della condanna sono stati commessi da un pubblico ufficiale dello Stato richie-
dente in violazione dei suoi doveri d’ufficio (lett. c). Secondo il n. 3 della norma,
in ogni caso, il paragrafo 1 non è applicabile se il procedimento avviato nello
Stato richiedente non è diretto unicamente contro la persona di cui al paragrafo
1 (lett. a) o l’esecuzione della domanda è tale da discolparla (lett. b). Giusta
l’art. 5 cpv. 1 lett. a n. 1 AIMP, la domanda è irricevibile se in Svizzera o nello
Stato in cui il reato è stato commesso, il giudice ha pronunciato nel merito l’as-
soluzione o l’abbandono.
6.2 Nella fattispecie, il MPC, con decreto del 6 dicembre 2019 ha effettivamente
abbandonato il procedimento penale per titolo di riciclaggio di denaro nei con-
fronti di A. sulla base degli art. 319 cpv. 1 lett. a ed e CPP in combinazione con
l’art. 8 cpv. 3 CPP. A sostegno di tale decisione, l’autorità inquirente ha affer-
mato che “non è stato possibile individuare degli elementi probatori atti e idonei
a confutare le argomentazioni espresse da A. in ordine al retroscena economico
delle transazioni avvenute sulle relazioni bancarie a lui riconducibili e non si
sono pertanto rafforzati e corroborati indizi di reato tali da giustificare la promo-
zione dell’accusa nei confronti dell’imputato. Questo è in gran parte dovuto alla
situazione politica in Venezuela e alla conseguente impossibilità oggettiva di
procedere all’acquisizione in via rogatoriale presso lo Stato venezuelano di ul-
teriori riscontri probatori” (v. act. 11, pag. 10 e seg., e act. 15.10). Il MPC ha
aggiunto che “ai sensi dell’art. 319 cpv. 1 lett. e CPP, il pubblico ministero di-
spone l’abbandono del procedimento se una disposizione legale prevede la
possibilità di rinunciare all’azione penale. Nel caso concreto, tale disposizione
trova il suo fondamento in quanto sancito dall’art. 8 cpv. 3 CPP, sulla base del
quale, salvo che vi si oppongano interessi preponderanti dell’accusatore pri-
vato, il pubblico ministero può prescindere dal procedimento penale se il reato
in questione è già perseguito da un’autorità estera. Nel caso concreto non vi
sono accusatori privati e le autorità di perseguimento penale brasiliane e statu-
nitensi conducono un procedimento penale per gli stessi fatti oggetto in indagine
in Svizzera” (v. ibidem).
Il Tribunale federale ha già avuto modo di affermare che l’abbandono di un pro-
cedimento per motivi di opportunità o per mancanza di prove, o in attesa di
nuove prove, non corrisponde a un giudizio di assoluzione o di non luogo a
procedere che esclude l’assistenza (v. DTF 110 Ib 385 consid. 2b; sentenza del
Tribunale federale 1A.282/2005 del 30 aprile 2007; ZIMMERMANN, op. cit., n. 663
con rinvii giurisprudenziali di cui alla nota 1055). Ciò vale a maggior ragione nel
caso concreto visto che l’abbandono è stato pronunciato anche per il fatto che
vi è un’indagine in corso proprio in Brasile, quindi è chiaro che la decisione del
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MPC non può avere nessuna ripercussione a livello di ne bis in idem. La relativa
censura va quindi respinta.
7. L’insorgente censura la violazione da parte delle autorità brasiliane delle garan-
zie previste dagli strumenti internazionali di protezione dei diritti dell’uomo. Le
violazioni sarebbero legate alla richiesta brasiliana di acquisizione di documen-
tazione bancaria e di sequestro di valori patrimoniali in Svizzera senza la pre-
ventiva autorizzazione del giudice, alla pubblicazione in internet di dati concer-
nenti relazioni riconducibili a A. nonché al rifiuto d’accesso agli atti nei confronti
di quest’ultimo da parte delle autorità brasiliane.
7.1 L’ art. 3 n. 1 lett. f Trattato svizzero-brasiliano prevede che l’assistenza giudi-
ziaria può essere rifiutata se vi è fondato motivo di ritenere che il procedimento
penale contro la persona perseguita non rispetti le garanzie previste dagli stru-
menti internazionali di protezione dei diritti dell’uomo, in particolare il Patto in-
ternazionale del 16 dicembre 1966 relativo ai diritti civili e politici. I medesimi
principi sono contenuti nell'art. 2 AIMP, il quale ha quale scopo di evitare che la
Svizzera presti assistenza a procedure che non garantirebbero alla persona
perseguita uno standard di protezione minimo corrispondente a quello con-
cesso dal diritto degli Stati democratici, definito in particolare dalla CEDU e dal
Patto ONU II, o che sarebbero in contrasto con norme riconosciute come ap-
partenenti all'ordine pubblico internazionale (DTF 123 II 161 consid. 6a; 122 II
140 consid. 5a). Secondo l'art. 2 lett. a AIMP la domanda di cooperazione in
materia penale è irricevibile se vi è motivo di credere che il procedimento all'e-
stero non corrisponda ai principi procedurali della CEDU o del Patto ONU II.
L'esame delle condizioni poste dalla disposizione in questione implica un giudi-
zio di valore sugli affari interni dello Stato richiedente, in particolare sul suo re-
gime politico, sulle sue istituzioni, sulla sua concezione dei diritti fondamentali
e il loro rispetto effettivo, nonché sull'indipendenza e l'imparzialità del potere
giudiziario. Il giudice dell'assistenza deve dar prova a tal proposito di una pru-
denza particolare (DTF 130 II 217 consid. 8.1). Il rispetto delle garanzie proce-
durali vale per tutti gli aspetti legati ad un processo equo, segnatamente la pa-
rità delle armi, il diritto di essere sentito nonché la presunzione d'innocenza. Su
tali punti, tuttavia, solo delle circostanze chiare e appurate costituiscono motivo
di rifiuto della cooperazione (v. sentenza del Tribunale federale 1A.54/1994 del
27 aprile 1994 consid. 2a; ZIMMERMANN, op. cit., n. 683 e rinvii).
Il Tribunale federale ha già avuto modo di affermare che l'art. 2 AIMP non può
essere invocato da persone giuridiche che non sono oggetto della procedura
estera e che pertanto non possono prevalersi di una norma destinata anzitutto
a proteggere l'imputato all'estero (v. DTF 133 IV 40 consid. 7.2; 130 II 217 con-
sid. 8.2; 126 II 258 consid. 2d/aa; sentenze del Tribunale federale 1C_376/2016
http://links.weblaw.ch/DTF-133-IV-40 http://links.weblaw.ch/DTF-126-II-258 http://links.weblaw.ch/1C_376/2016
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del 5 ottobre 2016 consid. 2.2; 1C_79/2014 del 14 febbraio 2014 consid. 2.3;
ZIMMERMANN, op. cit., n. 681).
7.2 In concreto, dagli atti risulta che il ricorrente, cittadino venezuelano e imputato
nel procedimento brasiliano, risiede attualmente a Panama (v. act. 1, pag. 1).
Egli ha dichiarato di non vivere e di non aver mai vissuto in Brasile (v. act. 1,
pag. 54), Paese in cui non sembra nemmeno volersi recare. Egli non afferma
che vi sarebbe una domanda di estradizione brasiliana pendente nei suoi con-
fronti o che in qualche modo rischierebbe di ritrovarsi contro il suo volere a di-
sposizione delle autorità brasiliane. La sua residenza fuori dal Brasile lo pone
quindi al sicuro – almeno attualmente – rispetto a eventuali violazioni di diritti
dell’uomo da lui temute (v. DTF 125 II 356 consid. 8). Già solo per queste ra-
gioni, la censura non meriterebbe ulteriore disamina. Si rileva comunque, a ti-
tolo abbondanziale, che il ricorrente non ha neppure dimostrato l’esistenza di
gravi deficienze processuali ai sensi dell’art. 2 AIMP e della suddetta giurispru-
denza. Il fatto che le autorità brasiliane avrebbero presentato le loro richieste di
sequestro alle autorità svizzere senza disporre di un’autorizzazione del giudice
brasiliano – situazione che è stata peraltro corretta mediante lo sblocco dei va-
lori patrimoniali riconducibili al ricorrente – non costituisce una grave deficienza.
Vaghe risultano inoltre le accuse riguardanti “episodi, provati dai media e mai
smentiti dall’apparato giudiziario brasiliano ovvero dai magistrati direttamente
interessati, di «inquinamento ambientale» e di abuso della propria funzione per
fini estranei al perseguimento del fine di giustizia” (v. act. 1, pag. 64). Gli atti
dell’incarto non permettono di dimostrare l’esistenza di violazioni concrete nei
confronti del ricorrente. Critiche generali al sistema giudiziario brasiliano o le-
gate a singoli episodi riportati dalla stampa che non toccano direttamente il pre-
detto e la sua procedura non sono sufficienti per rifiutare l’assistenza. Per
quanto riguarda l’asserito rifiuto d’accesso agli atti del procedimento brasiliano,
questa Corte non dispone di elementi per giudicarne la fondatezza, ma è anche
possibile che questo possa essere stata legato ad esigenze istruttorie. È in ogni
caso compito del difensore brasiliano del ricorrente adire il giudice brasiliano
per far valere un’eventuale violazione del diritto di essere sentito. Infine, che
informazioni bancarie concernenti l’insorgente e altre persone toccate dalla ro-
gatoria siano apparse nei media non può essere automaticamente imputato
all’agire degli inquirenti brasiliani. Non vi sono in ogni caso elementi nell’incarto
che dimostrano quanto asserito dal ricorrente a tal proposito. In conclusione, le
censure in questo ambito non sono in alcun modo sostanziate e vanno integral-
mente disattese.
8. Infine, il ricorrente sostiene che la decisione impugnata violerebbe il principio
della proporzionalità, nella misura in cui il MPC avrebbe ordinato la trasmissione
di documentazione bancaria riguardante il periodo susseguente il 2015, quando
http://links.weblaw.ch/1C_79/2014
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l’autorità rogante avrebbe affermato che il procedimento estero concerne il pe-
riodo 2006-2015.
8.1 Il principio della proporzionalità esige che vi sia una connessione fra la docu-
mentazione richiesta e il procedimento estero (DTF 130 II 193 consid. 4.3; 139
II 404 consid. 7.2.2; 136 IV 82 consid. 4.1/4.4; 129 II 462 consid. 5.3; 122 II 367
consid. 2c; sentenza del Tribunale penale federale RR.2016.257 del 26 maggio
2017 consid. 4.3.1), precisato comunque che la questione di sapere se le infor-
mazioni richieste nell'ambito di una domanda di assistenza siano necessarie o
utili per il procedimento estero deve essere lasciata, di massima, all'apprezza-
mento delle autorità richiedenti (sentenza del Tribunale penale federale
RR.2017.146 del 4 agosto 2017 consid. 2.1), visto che lo Stato richiesto non
dispone dei mezzi per pronunciarsi sull'opportunità di assumere determinate
prove e non può sostituirsi in questo compito all'autorità estera che conduce le
indagini (DTF 132 II 81 consid. 2.1 e rinvii). La richiesta di assunzione di prove
può essere rifiutata solo se il principio della proporzionalità è manifestamente
disatteso (DTF 120 Ib 251 consid. 5c; sentenza del Tribunale penale federale
RR.2017.21 dell’8 maggio 2017 consid. 3.1 e rinvii) o se la domanda appare
abusiva, le informazioni richieste essendo del tutto inidonee a far progredire le
indagini (DTF 122 II 134 consid. 7b; 121 II 241 consid. 3a; sentenza del Tribu-
nale penale federale RR.2017.21 dell’8 maggio 2017 consid. 3.1 e rinvii). Inol-
tre, da consolidata prassi, quando le autorità estere chiedono informazioni per
ricostruire flussi patrimoniali di natura criminale si ritiene che necessitino di re-
gola dell’integralità della relativa documentazione, in modo tale da chiarire quali
siano le persone o entità giuridiche coinvolte (v. DTF 129 II 462 consid. 5.5; 124
II 180 consid. 3c inedito; 121 II 241 consid. 3b e c; sentenze del Tribunale fe-
derale 1A.177/2006 del 10 dicembre 2007 consid. 5.5; 1A.227/2006 del 22 feb-
braio 2007 consid. 3.2; 1A.195/2005 del 1° settembre 2005 in fine; sentenza del
Tribunale penale federale RR.2016.250 del 17 febbraio 2017 consid. 2.1). La
trasmissione dell'intera documentazione potrà evitare altresì l'inoltro di eventuali
domande complementari (DTF 136 IV 82 consid. 4.1; 121 II 241 consid. 3; sen-
tenza del Tribunale federale 1C_486/2008 dell'11 novembre 2008 consid. 2.4;
sentenza del Tribunale penale federale RR.2011.113 del 28 luglio 2011 consid.
4.2). In base alla giurisprudenza l'esame da parte delle autorità di esecuzione
e del giudice dell’assistenza va limitato alla cosiddetta utilità potenziale, se-
condo cui la consegna giusta l'art. 74 AIMP è esclusa soltanto per quei mezzi
di prova certamente privi di rilevanza per il procedimento penale all'estero (DTF
126 II 258 consid. 9c; 122 II 367 consid. 2c; 121 II 241 consid. 3a e b; TPF 2010
73 consid. 7.1).
Il principio della proporzionalità impedisce all’autorità rogata di agire ultra petita,
ovvero di andare oltre i provvedimenti postulati dall'autorità richiedente, conce-
dendo allo Stato rogante un’assistenza maggiore di quella richiesta (cosiddetto
"Übermassverbot", DTF 116 Ib 96 consid. 5b; 115 Ib 186 consid. 4; 115 Ib 373
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consid. 7). Secondo la giurisprudenza questo non impedisce tuttavia di inter-
pretare la commissione rogatoria nel senso che ragionevolmente le si può attri-
buire, se del caso in maniera ampia, a condizione che tutti i requisiti per conce-
dere l'assistenza siano comunque adempiuti (DTF 121 II 241 consid. 3; sen-
tenza del Tribunale federale 1A.258/2006 del 16 febbraio 2007 consid. 2.3). Alle
predette condizioni possono quindi essere trasmessi delle informazioni e dei
documenti non espressamente menzionati nella domanda di assistenza (TPF
2009 161 consid. 5.2; sentenze del Tribunale penale federale RR.2010.39 del
28 aprile 2010 consid. 5.1, e RR.2010.8 del 16 aprile 2010 consid. 2.2) ed in-
combe alla persona toccata dalla misura dimostrare in maniera chiara e precisa
perché i documenti e le informazioni in questione vanno oltre il senso che si può
ragionevolmente attribuire alla domanda rogatoriale, rispettivamente non pre-
sentano nessun interesse per la procedura estera.
8.2 In concreto, l’utilità potenziale della documentazione litigiosa è certamente data,
già solo per il fatto che A., avente diritto economico del conto, è indagato nel
procedimento estero per i reati di corruzione attiva, riciclaggio di denaro e orga-
nizzazione criminale. Data la natura finanziaria dei reati contestatigli, tutta la
documentazione bancaria litigiosa deve essere messa a disposizione dell’auto-
rità rogante. Il MPC ha inoltre messo in evidenza svariate operazioni, accrediti
e addebiti di somme molto importanti, avvenute sul conto litigioso del ricorrente
che tracciano dei legami con società riconducibili al gruppo C. e altre entità
coinvolte nelle indagini estere (v. act. 1.0, doc. 2, pag. 8).
Spetterà comunque al giudice estero del merito valutare se dalla documenta-
zione inoltrata emerge in concreto una connessione penalmente rilevante fra i
fatti oggetto della procedura penale in Brasile e detta documentazione. Alla luce
della domanda rogatoriale risulta che tutta la documentazione litigiosa è poten-
zialmente utile per l’inchiesta, motivo per cui la sua trasmissione rispetta il prin-
cipio della proporzionalità.
9. In definitiva, la decisione impugnata va confermata e il gravame integralmente
respinto, nella misura della sua ammissibilità.
10. Le spese seguono la soccombenza (v. art. 63 cpv. 1 PA). La tassa di giustizia
è calcolata giusta gli art. 73 cpv. 2 LOAP, 63 cpv. 4bis PA, nonché 5 e 8 cpv. 3
del regolamento del 31 agosto 2010 sulle spese, gli emolumenti, le ripetibili e le
indennità della procedura penale federale (RSPPF; RS 173.713.162), ed è com-
plessivamente fissata nella fattispecie a fr. 4’000.–, a carico del ricorrente; essa
è coperta dall'anticipo delle spese del medesimo importo già versato.
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