Decision ID: 4ecc27f3-121c-589c-9c16-f5c09e1d5ad7
Year: 1996
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_002
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: civil_law

in fatto:
A.
In data 15 novembre 1993 il Procuratore Pubblico ha proposto per il convenuto una pena di fr. 300.-- di multa per il reato di lesioni semplici intenzionali, commesso il 14 maggio 1993 a danno del qui attore, costituitosi parte civile nel procedimento.
La proposta del Procuratore Pubblico non è stata contestata dall’accusato.
B.
Con la petizione che ci occupa l’attore, in relazione alle lesioni subite per mano del convenuto, ha chiesto la sua condanna al pagamento della somma di fr. 13’299.-- oltre interessi, di cui fr. 6’799.-- per le spese delle cure dentistiche, fr. 2’000.-- per le spese di patrocinio nella procedura penale e fr. 4’500.-- a titolo di torto morale, importo giustificato in particolare dalla inabilità al lavoro durante alcuni giorni, nonché dall’insulto all’onore e alla dignità connesso con l’aggressione in suo danno.
Nella risposta del 16 maggio 1994 il convenuto si è opposto alla petizione.
Egli ha ridimensionato la portata dell’aggressione all’attore e ha inoltre negato l’esistenza del danno o comunque del rapporto di causalità con la pretesa aggressione. Sarebbe inoltre eccessivo l’indennizzo richiesto per il torto morale.
Le parti hanno in seguito mantenuto le rispettive tesi e domande, contestando nel contempo quelle della parte avversaria.
C.
Nel giudizio qui impugnato il Pretore ha esaminato le pretese dell’attore alla luce dei requisiti posti dagli art. 41 e segg. CO, giungendo alla conclusione che quella per spese dentarie sarebbe da accogliere interamente, quella per il patrocinio penale sarebbe da ammettere per fr. 500.--, mentre il torto morale subito dall’attore nelle concrete circostanze sarebbe quantificabile in fr. 1’000.--.
Da ciò l’accoglimento della petizione per fr. 8’300.-- oltre interessi.
D.
Con tempestivo gravame datato 20 settembre 1996 il convenuto ha chiesto la riforma della sentenza pretorile nel senso di respingere la petizione.
In sintesi, il Pretore avrebbe a torto ammesso l’esistenza del nesso causale tra i fatti del 14 maggio 1993 e la rottura del ponte dentario del convenuto, l’indennità per torto morale sarebbe eccessiva avuto riguardo alle circostanze del caso, e la pretesa per patrocinio preprocessuale non sarebbe stata in alcun modo provata.
E.
Delle osservazioni 24 ottobre 1996 dell’attore, che postula la reiezione del gravame con protesta di spese e ripetibili, si dirà, se necessario, nei successivi considerandi.

Considerato
in diritto:
1.
Secondo l’art. 112 cpv. 1 CPC allorché, come nella specie, il leso si è costituito parte civile nella procedura penale, la sentenza penale di condanna fa stato per l’accertamento del fatto che ha costituito oggetto del giudizio penale.
E’ perciò vincolante in questa procedura l’accertamento contenuto nel decreto di accusa del 15 novembre 1993 (doc. C), secondo cui il convenuto ha intenzionalmente cagionato un danno al corpo dell’attore “colpendolo con pugni al volto”.
La critica dell’appellante alla descrizione dei fatti ammessa dal Pretore contenuta al punto 1 dell’appello (pag. 2 e 3) è perciò irricevibile prima ancora di essere infondata.
Rimane di conseguenza acquisito che il convenuto ha sferrato “più pugni” al volto dell’attore.
2.
L’appellante insorge contro l’attribuzione all’attore del pieno risarcimento delle spese dentarie, contestando non già il danno di per sé, ma la decisione di ritenerlo responsabile per tale danno (appello, pag. 4).
La censura è formulata in termini giuridicamente impropri: l’appellante si esprime in termini di “responsabilità”, intendendo con ciò negare non già la propria colpa, accertata in maniera vincolante in sede penale, ma piuttosto l’esistenza di un nesso causale adeguato tra il suo comportamento e il danno di cui si chiede il risarcimento.
2.1
Il nesso di causalità adeguata ai sensi dell’art. 41 CO è dato allorché il comportamento del presunto danneggiante, esaminato secondo l’ordinario andamento delle cose e la comune esperienza, era di per sé atto a dar luogo o a favorire l’evento dannoso (
DTF
112 II 442;
II CCA
21 maggio 1993 in re M./C. e llcc.;
Brehm
, Berner Kommentar, n. 122 e segg. ad art. 41 CO;
Deschenaux/Tercier
, La responsabilité civile, Berna, 1975, pag. 55 e segg.;
Oftinger
, Schweizerisches Haftpflichtrecht, vol. 1, pag. 72 e 73).
Il giudice confrontato con il caso concreto deve chiedersi se è probabile che il fatto considerato abbia prodotto un effetto del genere di quello avveratosi, se in altre parole il risultato era oggettivamente prevedibile (
DTF
112 II 442, 101 II 73).
Il comportamento della vittima o di un terzo di regola non annulla il nesso di causalità adeguata tra il comportamento del danneggiante e il danno, e questo anche nel caso in cui la colpa del danneggiato o quella del terzo eccedano la colpa del danneggiante (
DTF
112 II 41).
Questo perché anche quando altre cause del danno si affiancano a quella imputabile al danneggiante, questa rimane nondimeno adeguata fino a che essa può ancora essere ritenuta rilevante (
II CCA
4 febbraio 1994 in re P./P. e llcc.). Se invece essa viene messa in secondo piano alla causa concomitante al punto da apparire, al confronto, irrilevante, allora si parla di interruzione del nesso di causalità adeguata (
DTF
116 II 524;
Rep
. 1988, pag. 277;
Brehm
, opera citata, n. 132 e segg. ad art. 41 CO;
Deschenaux/Tercier
, opera citata, pag. 65).
2.2
Nel caso in rassegna non vi può essere dubbio alcuno sull’accertamento del fatto che sferrare più pugni al volto di una persona in occasione di un’aggressione costituisce, secondo la comune esperienza, una causa più che adeguata per il verificarsi della rottura di un ponte dentario (in questo senso la fattispecie in
II CCA
16 agosto 1994 in re P./R., in cui con un unico pugno sono stati rotti tre incisivi), accertamento del resto, che il convenuto nemmeno tenta di inficiare.
Egli ritiene tuttavia, a torto, di poter trarre diritto dal fatto che la rottura del ponte dentario dell’attore si sarebbe manifestata solo qualche mese più tardi, non avvedendosi che -riservato il termine assoluto di prescrizione di cui all’art. 60 CO- la questione è in realtà irrilevante.
A mente di questa Camera, infatti, stanti le risposte peritali n. 1 e 3, e la deposizione del dott. _ cioè dell’unica persona che ha effettivamente esaminato il ponte dentario rotto, il solo fatto che la rottura dello stesso si sia manifestata solo a circa 5 mesi dall’aggressione nulla toglie -in assenza di altri elementi di giudizio, nemmeno addotti dal resistente- all’accertamento del fatto che la rottura è comunque stata innescata dall’unico evento traumatico subito dall’attore, ovvero dall’aggressione del convenuto.
Stante la natura della lesione (rottura completa dei tre perni di un ponte dentario praticamente nuovo, da escludere con la normale usura, cfr. deposizione dott. _, pag. 8), e la possibilità teorica del fatto che essa si manifesti ad una certa distanza dall’evento traumatico, non si può, in assenza dell’evidenza o anche solo del sospetto di altre circostanze concorrenti con l’aggressione del convenuto, interrompere e neppure attenuare la causalità dell’agire dell’appellante.
3.
La riparazione del torto morale presuppone da una parte una lesione dei diritti della personalità quali la vita, l’integrità fisica e psichica, l’onore, ecc. (
DTF
108 II 422 consid. 4b;
Deschenaux/Tercier
, opera citata, pag. 54;
Brehm
, opera citata, n. 12 e segg. ad art. 47 CO), e d’altra parte un aspetto soggettivo raffigurante la sofferenza fisica e psichica della persona lesa, di modo che il risarcimento per torto morale è riconosciuto soprattutto in relazione alle sofferenze fisiche e morali di considerevole entità (
DTF
110 II 66, 102 II 224;
Tercier
, La réparation du tort moral, in: Journées du droit de la circulation routière 1988, pag. 93;
Brehm
, opera citata, n. 27 e segg. ad art. 47 CO).
A questo proposito si ritiene ad esempio che il subire interventi chirurgici o una degenza ospedaliera sia già sufficiente per dimostrare l’esistenza della condizione legale della particolare gravità della sofferenza del leso (
Brehm
, opera citata, n. 29 e segg. ad art. 47 CO;
II CCA
20 dicembre 1989 in re A./B.).
Nella determinazione dell’indennità il giudice possiede un’ampia libertà di apprezzamento delle circostanze (
DTF
116 II 299, 115 II 32 e riferimenti), il che fa si che l’autorità di appello interviene solo se la decisione così resa è manifestamente ingiusta o iniqua (
DTF
109 II 391;
II CCA
18 febbraio 1993 in re P./T.D. SA, 25 marzo 1992 in re R./P.S. e C. SA).
4.
Nel caso di specie il leso a seguito di ripetuti colpi sferratigli al viso ha riportato ematomi ritenuti guaribili in due settimane (doc. A) nonché la lesione, appalesatasi solo in un secondo momento (cfr. consid. 2.2), della propria dentatura che ha necessitato di un complesso lavoro di ricostruzione e di reimpianto del ponte di quattro elementi installato da meno di un anno (doc. D, deposizione teste dott. _).
Già la sola necessità di complesse cure dentistiche ha senza dubbio causato, a mente di questa Camera, notevole disagio fisico e psichico all’attore, tanto da giustificare l’attribuzione di un’indennità per torto morale.
Devono inoltre essere adeguatamente considerati anche la sofferenza psichica del leso, causata non solo dal danno all’integrità fisica ma anche al fatto di essere stato oggetto di proditoria aggressione intesa a colpirne non solo il fisico ma anche la personalità (cfr. l’art. 177 cpv. 1 CP che include le vie di fatto nel reato di ingiurie), e l’elevatissimo grado di colpa dell’attore che ha agito dolosamente, circostanza che anche nella giurisprudenza relativa all’attuale art. 47 CO rimane degna di considerazione (
Brehm
, opera citata, n. 33 ad art. 47 CO).
5.
In simili circostanze è del tutto vano, e perfino temerario, tentare di negare l’esistenza delle premesse per l’aggiudicazione, oppure l’ammontare di fr. 1’000.-- dell’indennizzo per torto morale, affermando che il convenuto avrebbe pagato mediante la condanna penale (l’espiazione del reo è circostanza del tutto disgiunta da quella della riparazione della sofferenza del leso) oppure mediante “formali scuse”, proferite oltretutto, per evidenti esigenze di causa, davanti agli agenti interroganti e non all’attore.
Vero è piuttosto che se qualcuno può dolersi della commisurazione del torto morale, è l’attore e non certo il convenuto: infatti, secondo la giurisprudenza di questa Camera, in un analogo episodio di aggressione proditoria mediante un unico pugno al volto, che aveva però avuto conseguenze mediche più gravi, è stato ritenuto adeguato un indennizzo per torto morale di fr. 4’000.-- (
II CCA
16 agosto 1994 in re P./R., confermata dalla
ICCTF
del 14 dicembre 1994), con il che, fatte le debite proporzioni, un’indennità anche di fr. 2’000.-- non sarebbe in questo caso stata considerata lesiva del potere di apprezzamento del Pretore.
6.
Il convenuto contesta infine anche l’aggiudicazione all’attore di fr. 500.-- in risarcimento delle spese di patrocinio nella procedura penale.
Anche questa doglianza è infondata.
Non vi può infatti essere contestazione sul fatto che l’attore ha saputo provare l’esecuzione da parte del suo legale della prestazione -avvenuta a titolo manifestamente oneroso, e la cui necessità non è più litigiosa- consistente nella redazione della querela 16 giugno 1993 (doc. B).
A tale prestazione, documentata e quantificabile, non risulta aver fatto seguito la nota onorari del patrocinatore. E’ tuttavia pensabile che ed ammissibile che essa non sia ancora stata emessa in attesa della conclusione della procedura civile.
Ciò non osta a che il Pretore potesse esprimersi sull’ammontare del danno senza ledere le norme in materia di quantificazione del medesimo o di onere della prova.
Trattandosi della quantificazione del valore della prestazione di un legale, non vi è, come sostenuto dall’appellante, applicazione non pertinente dell’apprezzamento del giudice previsto dall’art. 43 CO (o piuttosto dall’art. 42 cpv. 2 CO), ma bensì quantificazione del danno in diretta applicazione dell’art. 31 TOA, di modo che, a prescindere dalla motivazione adottata, la decisione del Pretore di accordare un risarcimento di fr. 500.-- per le spese del patrocinio in sede penale è del tutto corretta.
Ne segue la reiezione del gravame, infondato in ogni suo punto.
Spese, tassa di giustizia e ripetibili seguono la soccombenza del convenuto (art. 148 CPC).