Decision ID: 7f808a0b-84e1-59c2-98e4-4c10f9fbebae
Year: 2018
Language: it
Court: TI_TCAS
Chamber: TI_TCAS_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: social_law

ritenuto in fatto
1.1. Il 27 gennaio 2014 (doc. 4) RI 1, nato nel 1967, da ultimo attivo in campo edile, ha presentato una domanda di prestazioni dall’assicurazione invalidità, poiché la lunga convalescenza successiva all’intervento chirurgico a seguito dell’infortunio alla caviglia nel 2008 ha portato ad un peggioramento della preesistente depressione e dell’abuso di psicofarmaci e di alcol, con conseguente perdita del lavoro e diversi ricoveri stazionari in strutture psichiatriche. Dal 2005 l’assicurato è seguito da uno psichiatra e dal 2010 beneficia dell’assistenza sociale (doc. 9).
1.2. L’Ufficio AI ha intrapreso degli accertamenti interpellando i medici curanti dell’assicurato sia per i lamentati problemi fisici sia psichici, aggiornando nel tempo la situazione in più occasioni a causa dei continui ricoveri di carattere psichiatrico.
Il 22 agosto 2017 (doc. 58 e 59) il dr. med. _ del Servizio Medico Regionale ha esaminato di persona l’assicurato e due giorni dopo (doc. 61) ha reso il suo rapporto finale con esame, in cui ha posto solo delle diagnosi senza influsso sulla capacità lavorativa e ha stabilito che l’interessato era inabile al lavoro al 100% dal giorno dell’infortunio alla caviglia (9 marzo 2008) al 16 aprile 2009 e che senza il consumo di alcol e seguendo apposite terapie la prognosi sarebbe stata positiva, così come dimostrato nei periodi nei quali era rimasto astinente e ha accettato le cure, recuperando un soddisfacente equilibrio psico-fisico.
1.3. Con decisione del 9 ottobre 2017 (doc. A1), preceduta dal progetto di decisione del 28 agosto 2017 (doc. 62), l’Ufficio AI ha respinto la domanda di prestazioni dell’assicurato, rilevando che avrebbe avuto diritto a una rendita di invalidità dal 1° marzo al 30 aprile 2009, ma che avendone fatto richiesta nel gennaio 2014 il versamento avrebbe potuto avvenire soltanto sei mesi dopo.
Il medico SMR ha ritenuto che i sintomi descritti dagli psichiatri curanti erano con verosimiglianza preponderante riconducibili integralmente alla politossicodipendenza, principalmente da alcoolici. Pertanto, la diagnosi di sindrome depressiva ricorrente non era giustificata per evidenziare la presenza di sintomi afferenti allo spettro depressivo. L’amministrazione, rifacendosi al parere dell’SMR, ha osservato che l’interessato non è rimasto astinente dal consumo di sostanze psicotrope multiple e che in passato ha interrotto di sua iniziativa le cure proposte che erano e sono esigibili, avendo recuperato un soddisfacente equilibrio psico-fisico quando è rimasto astinente e ha accettato le cure.
Il certificato del 12 settembre 2017 dello psichiatra curante, tuttavia prodotto dall’assicurato all’Ufficio AI posteriormente alla decisione, è stato subito sottoposto al Servizio Medico Regionale (doc. 66), il quale il 17 ottobre 2017 (doc. 69) ha annotato che non emergevano fatti nuovi che giustificassero la modifica della precedente presa di posizione, confermando il rapporto finale.
1.4. Il 31 ottobre 2017 (doc. I) RI 1 si è rivolto al Tribunale cantonale delle assicurazioni ripercorrendo le sue condizioni di salute e contestando le conclusioni del dr. med. _, secondo cui i disturbi presentati erano riconducibili integralmente alla politossicodipendenza.
Il ricorrente ha rilevato che la sua unica dipendenza era quella dalle benzodiazepine e che l’uso di cocaina e di THC è avvenuto soltanto in due episodi di assoluta disperazione sull’arco di 9 anni.
Egli ha inoltre precisato che l’uso dannoso di alcol avveniva solo prima di ogni ricovero come tentativo estremo di soffocare la depressione (uso a scopo di automedicazione) e che solo una volta ha interrotto di sua iniziativa le cure proposte.
L’assicurato ha pure contestato che quando era astinente e ha accettato le cure ha recuperato un soddisfacente equilibrio psico-fisico, giacché egli è stato per oltre due anni in astinenza seguendo le cure, ma il suo equilibrio era tutt’altro che soddisfacente, vivendo da anni da recluso.
Infine, il ricorrente ha segnalato che nel mese di dicembre 2017 sarebbe stato ricoverato una notte presso il centro del sonno a seguito dell’accertata insonnia cronica.
In conclusione, a suo dire, non è possibile che il medico dell’SMR non abbia rilevato alcuna disabilità.
1.5. Nella sua risposta del 7 novembre 2017 (doc. IV) l’Ufficio AI ha proposto di respingere il ricorso, poiché il Servizio Medico Regionale ha approfonditamente valutato la capacità lavorativa dell’assicurato dal profilo psichiatrico ed è emerso che dal 16 aprile 2009 essa era del 100% in qualsiasi attività lucrativa.
Come risulta dalle sue osservazioni conclusive, il dr. _ ha considerato tutte le affezioni invalidanti e si è espresso pure sulla documentazione medica prodotta dal ricorrente a seguito della decisione di rifiuto, ritenendo non esservi fatti nuovi tali da modificare il suo rapporto finale e non essendo necessario procedere ad altri accertamenti medici specialistici.
Per l’Ufficio AI, nemmeno i nuovi atti medici esibiti con il ricorso portano a modificare le conclusioni dell’SMR, visto che la lettera d’uscita dell’8 settembre 2017 (doc. A16) indicava un decorso favorevole e che l’assicurato era stato dimesso in condizioni generali buone.
Quanto all’intervento del 13 settembre 2017 (doc. A17), l’amministrazione ha ricordato come il limite temporale del potere cognitivo del giudice porti l’esame di un eventuale peggioramento dello stato di salute dell’assicurato ad esulare dal caso in discussione e a fare semmai l’oggetto di una nuova decisione.
1.6. Il ricorrente non ha prodotto nuovi mezzi di prova (doc. V).

considerato in diritto
2.1. Oggetto del contendere è sapere se è a giusta ragione che l’Ufficio assicurazione invalidità ha rifiutato all’assicurato il diritto a una rendita di invalidità poiché, dopo la valutazione psichiatrica effettuata dal Servizio Medico Regionale, dal profilo medico è stata accertata un’inabilità lavorativa totale dal 9 marzo 2008 al 15 aprile 2009. Considerato che il versamento di una rendita può avvenire soltanto sei mesi dopo la domanda di prestazioni, il diritto sarebbe decorso dal mese di luglio 2014, ma a quel momento l’assicurato non era più inabile al lavoro.
2.2. Secondo l'art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con gli artt. 7 e 8 LPGA, con invalidità s'intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata, cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio.
Gli elementi fondamentali dell'invalidità, secondo la surriferita definizione, sono dunque un danno alla salute fisica o psichica conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio, e la conseguente incapacità di guadagno.
Occorre quindi che il danno alla salute abbia cagionato una diminuzione della capacità di guadagno, perché il caso possa essere sottoposto all'assicurazione per l'invalidità (Scartazzini, Les rapports de causalité dans le droit suisse de la sécurité sociale, Basilea e Francoforte sul Meno 1991, pag. 216 segg.).
Per incapacità al lavoro s'intende qualsiasi incapacità, totale o parziale, derivante da un danno alla salute fisica, mentale o psichica di compiere un lavoro ragionevolmente esigibile nella professione o nel campo di attività abituale. In caso d'incapacità al lavoro di lunga durata possono essere prese in considerazione anche le mansioni esigibili in un'altra professione o campo d'attività (art. 6 LPGA).
L'incapacità al guadagno è definita all'art. 7 LPGA e consiste nella perdita, totale o parziale, della possibilità di guadagno sul mercato del lavoro equilibrato che entra in considerazione, provocata da un danno alla salute fisica, mentale o psichica e che perdura dopo aver sottoposto l'assicurato alle cure ed alle misure d'integrazione ragionevolmente esigibili.
Secondo l’art. 8 cpv. 1 LPGA, è considerata invalidità l’incapacità al guadagno totale o parziale presumibilmente permanente o di lunga durata.
La nozione d'invalidità di cui all'art. 4 cpv. 1 LAI e 8 cpv. 1 LPGA è di carattere giuridico economico, non medico (DTF 116 V 249 consid. 1b).
L'art. 28 cpv. 1 LAI prevede che l'assicurato ha diritto ad una rendita se: a. la sua capacità al guadagno o la sua capacità di svolgere le mansioni consuete non può essere ristabilita, mantenuta o migliorata mediante provvedimenti d'integrazione ragionevolmente esigibili; b. ha avuto un'incapacità al lavoro (art. 6 LPGA) almeno del 40% in media durante un anno senza notevole interruzione; e c. al termine di questo anno è invalido (art. 8 LPGA) almeno al 40%.
L'art. 28 cpv. 2 LAI prescrive che gli assicurati hanno diritto ad una rendita intera se sono invalidi almeno al 70%, a tre quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono invalidi almeno al 40%.
Tuttavia, il diritto alla rendita nasce al più presto dopo 6 mesi dalla data in cui l'assicurato ha rivendicato il diritto alle prestazioni conformemente all'art. 29 cpv. 1 LPGA, ma al più presto a partire dal mese seguente il compimento dei 18 anni (art. 29 cpv. 1 LAI).
In virtù dell'art. 28a cpv. 1 LAI, per valutare l'invalidità di un assicurato che esercita un'attività lucrativa si applica l'articolo 16 LPGA. Il Consiglio federale definisce il reddito lavorativo determinante per la valutazione dell'invalidità.
Ai sensi dell'art. 16 LPGA, il grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto fra il reddito del lavoro che l'assicurato conseguirebbe dopo l'insorgenza dell'invalidità e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione, nell'esercizio di un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in condizioni normali di mercato del lavoro (reddito da invalido) ed il reddito del lavoro che egli avrebbe potuto conseguire se non fosse diventato invalido (reddito da valido).
Si confronta perciò il reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non fosse divenuto invalido con quello che egli può tuttora realizzare, benché invalido, sfruttando la residua capacità lavorativa in attività da lui ragionevolmente esigibili in condizioni normali del mercato del lavoro, previa adozione di eventuali provvedimenti integrativi (metodo generale del raffronto dei redditi; DTF 128 V 30 consid. 1, 104 V 136 consid. 2a e 2b; Pratique VSI 2000 pag. 84 consid. 1b).
Nel confronto dei redditi la giurisprudenza - di regola - non tiene conto di fattori estranei all'invalidità, come ad esempio la formazione professionale, le attitudini fisiche e psichiche e l'età dell'assicurato (RCC 1989 p. 325; DTF 107 V 21; Scartazzini, op. cit., pag. 232). La misura dell'attività ragionevolmente esigibile dipende, d'altra parte, dalla situazione personale dell'assicurato e dalla possibilità di applicazione di misure reintegrative. La situazione personale dell'assicurato è essenziale per la valutazione della residua capacità al guadagno. Secondo il TFA i due redditi, dalla cui differenza emerge il grado dell'incapacità di guadagno, vanno stabiliti in maniera precisa. Se ciò non è possibile, devono essere calcolati sulla base di una valutazione fondata sulle circostanze concrete (SVR 1996 IV Nr. 74 consid. 2a, DTF 114 V 313 consid. 3a).
Nella DTF 107 V 21 consid. 2c, la Corte federale ha stabilito che l'assicurazione per l'invalidità non è tenuta a rispondere qualora l'assicurato, in ragione della sua età, di una carente formazione oppure a causa di difficoltà di apprendimento o linguistiche, non riesce a trovare concretamente un'occupazione (giurisprudenza confermata dall'allora TFA [dal 1° gennaio 2007: TF] con sentenza U 156/05 del 14 luglio 2006, consid. 5).
2.3. Nel caso di specie, dopo avere richiamato e aggiornato di continuo gli atti medici ritenuti determinanti, il Servizio Medico Regionale ha reputato necessario convocare l’assicurato per un accertamento medico.
Infatti, il dr. med. _, FMH psichiatria e psicoterapia, ha valutato l’assicurato il 22 agosto 2017, riportando nel suo rapporto di pari data (doc. 61) l’anamnesi, lo sviluppo della malattia e i risultati della terapia, la terapia farmacologica attuale, lo status, la diagnosi e la sua valutazione conclusiva.
In particolare, lo specialista attivo presso l’SMR ha evidenziato che l’utilizzo di THC, cocaina e alcolici risaliva almeno all’anno 2000, con periodi anche prolungati di astinenza e conseguente miglioramento della sintomatologia associata, a testimonianza della capacità dell’assicurato di evitare i consumi di sostanze psicotrope. A suo dire, quindi, la politossicodipendenza e la sintomatologia conseguente aveva origini prima di quanto dichiarato dall’assicurato. I vari ricoveri in clinica psichiatrica erano dovuti a ricadute nel consumo etilico, associate al consumo di farmaci sedativi che si associavano ad una sintomatologia depressiva.
Secondo lo psichiatra, in considerazione delle manifestazioni sintomatologiche episodiche ricorrenti, concomitanti con i periodi di maggior consumo principalmente di alcolici, spesso associati a benzodiazepine, occasionalmente a THC e cocaina, era possibile concludere che tale consumo abbia con verosimiglianza preponderante causato l’insorgenza di una sintomatologia depressiva, che era comunque inquadrabile nel contesto dei disturbi psichici e comportamentali dovuti all’uso di sostanze psicoattive multiple e all’uso di altre sostanze psicoattive. Dagli atti medici è inoltre emerso che l’assicurato ha più volte sospeso autonomamente la terapia antidepressiva sentendosi meglio e ciò coincideva con l’astinenza da alcolici e all’aderenza a cure specialistiche. D’avviso del medico SMR, quindi, ciò testimoniava il fatto che se l’assicurato si manteneva astinente e si curava, cosa da lui esigibile, poteva stare bene.
Nel suo rapporto viene poi descritta la vita quotidiana, in cui l’interessato guardava la televisione tutto il giorno, così come andava a fare la spesa a piedi tutti i giorni in un negozio sotto casa, cenava da solo e poi andava a letto e, con l’effetto dei farmaci, si addormentava verso le 22.
Quali disturbi soggettivi è stata indicata un’insonnia da addormentamento, ora corretta farmacologicamente e al mattino si sentiva eccessivamente stanco, effetto della potente terapia ipnoinducente.
Nella descrizione dello status, l’assicurato non presentava disturbi dello stato di coscienza, non si evidenziavano disturbi formali del pensiero, fobie e sintomi compulsivi e oggettivi, né deliri. Sono stati evidenziati disturbi dell’affettività, diminuzione della carica vitale (lieve), ritiro sociale (medio), insonnia da addormentamento ritardato corretta farmacologicamente, sonnolenza diurna farmaco indotta.
Secondo i criteri MINI-ICF, non è emersa una significativa compromissione funzionale, nel ruolo di montatore di schermature solari, a causa del disturbo psichiatrico.
La diagnosi era di disturbi psichici e comportamentali dovuti all’uso di sostanze psicoattive multiple e all’uso di altre sostanze psicoattive (alcolici, benzodiazepine, cocaina, THC) (ICD-10: F19).
Nella sua valutazione conclusiva, il dr. med. _ ha ricordato come l’assicurato sia stato inabile al lavoro per una patologia somatica e che, a causa della sua dipendenza da alcolici, a cui si sono associati sintomi afferenti allo spettro depressivo, era stato ricoverato più volte in ambito stazionario psichiatrico.
Dalla documentazione medica raccolta e dal colloquio personale avuto con l’interessato, il medico SMR ha affermato che i sintomi descritti dai medici curanti psichiatri erano con verosimiglianza preponderante riconducibili integralmente alla politossicodipendenza dell’assicurato, principalmente da alcolici (segnalati anche cocaina, THC e benzodiazepine associate agli alcolici). Pertanto, la diagnosi di sindrome depressiva ricorrente non poteva ritenersi giustificata, se non dal punto di vista descrittivo, per evidenziare la presenza di sintomi afferenti allo spettro depressivo, cosa perfettamente plausibile in un paziente che consumava etile in quantitativi eccessivi e per periodi prolungati. Egli ha osservato che la tossicodipendenza non costituisce un danno alla salute ai sensi dell’AI, atto a diminuire la capacità di guadagno dell’assicurato. Conseguentemente e per questo motivo, d’avviso dello psichiatra del Servizio Medico Regionale, i periodi di incapacità lavorativa certificati dai colleghi psichiatri non potevano essere ritenuti validi ai sensi dell’AI.
L’esperto ha infine osservato che l’assicurato non si era mantenuto astinente dal consumo di sostanze psicotrope multiple e che in passato ha interrotto di sua iniziativa le cure proposte che erano e sono sicuramente esigibili alla luce di quanto emerso in sede di accertamento medico. Infatti, nei periodi nei quali è rimasto astinente e ha accettato le cure, egli ha recuperato un soddisfacente equilibrio psico-fisico.