Decision ID: 8663028f-71be-57fc-be1f-516a4ffd6787
Year: 2014
Language: it
Court: CH_BVGE
Chamber: CH_BVGE_001
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: 

Visto
la domanda d'asilo che la richiedente ha presentato in Svizzera, unita-
mente ai suoi figli, il 14 agosto 2012;
i verbali d'audizione del 7 settembre 2012 (di seguito: verbale 1) e del
4 dicembre 2013 (di seguito: verbale 2);
la decisione dell'UFM del 16 gennaio 2014, notificata all'interessata il
17 gennaio 2014 (cfr. Atto A19/1), con cui tale Ufficio ha respinto la do-
manda d'asilo della richiedente riconoscendole tuttavia la qualità di rifu-
giato ai sensi dell'art. 3 cpv. 1 e 2 LAsi e ponendo i richiedenti al beneficio
dell'ammissione provvisoria in Svizzera;
il ricorso inoltrato al Tribunale amministrativo federale (di seguito: il Tribu-
nale) il 17 febbraio 2014 (cfr. timbro del plico raccomandato; data d'entrata:
18 febbraio 2014) con cui l'insorgente ha postulato l'annullamento della de-
cisione impugnata e la concessione dell'asilo; che, in subordine, ha chiesto
la trasmissione degli atti all'UFM per un nuovo esame delle allegazioni;
che, in aggiunta, ha presentato una domanda di assistenza giudiziaria nel
senso della dispensa dal pagamento di un anticipo a copertura delle pre-
sunte spese giudiziarie con protestate spese e ripetibili;
l'incarto originale dell'UFM pervenuto al Tribunale il 19 febbraio 2014;
i fatti del caso di specie che, se necessari, verranno ripresi nei considerandi
che seguono;

e considerato
che presentato tempestivamente (art. 108 cpv. 1 LAsi [RS 142.31]) contro
una decisione in materia d'asilo dell'UFM (art. 6 e 105 LAsi, art. 31-33
LTAF), il ricorso è di principio ammissibile sotto il profilo degli art. 5, 48
cpv. 1 lett. a-c e 52 PA;
che occorre pertanto entrare nel merito del ricorso;
che i ricorsi manifestamente infondati, ai sensi dei motivi che seguono,
sono decisi dal giudice in qualità di giudice unico, con l’approvazione di un
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secondo giudice (art. 111 lett. e LAsi) e la decisione è motivata soltanto
sommariamente (art. 111a cpv. 2 LAsi);
che, ai sensi dell’art. 111a cpv. 1 LAsi, si rinuncia allo scambio degli scritti;
che, con ricorso al Tribunale, possono essere invocati la violazione del di-
ritto federale e l'accertamento inesatto o incompleto di fatti giuridicamente
rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi);
che il Tribunale non è vincolato né dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4 PA), né
dalle considerazioni giuridiche della decisione impugnata, né dalle argo-
mentazioni delle parti (cfr. DTAF 2009/57 consid. 1.2; PIERRE MOOR, Droit
administratif, vol. II, 3a ed. 2011, n. 2.2.6.5, pagg. 300 seg.);
che nel corso dell'audizione sulle generalità la richiedente ha dichiarato di
essere cittadina eritrea nata a Dekemhare (Eritrea); che, quanto ai motivi
d'asilo, ella ha sostanzialmente sostenuto di essere perseguitata dalle au-
torità eritree in quanto il marito avrebbe disertato l'esercito; che, in partico-
lare, la richiedente sarebbe stata incarcerata per sette giorni e liberata solo
dopo il pagamento di una garanzia; che, inoltre, l'esercito l'avrebbe cercata
più volte dopo il rilascio e, non trovandola, le avrebbe sequestrato un ter-
reno agricolo; che, pertanto, avrebbe deciso di trasferirsi in Sudan; che,
tuttavia, nel tragitto sarebbe stata rapita dai Rashaida per circa un mese e
liberata solo contro il pagamento di un riscatto; che nel corso della deten-
zione ad opera dei Rashaida avrebbe subito violenze sessuali;
che nella decisione impugnata l'UFM ha considerato inverosimili, ai sensi
dell'art. 7 LAsi, le dichiarazioni dell'interessata circa i suoi motivi d'asilo;
che, in particolare, le allegazioni concernenti la detenzione subita nel 2007
sarebbero prive di sostanza in quanto generiche, stereotipate e poco per-
suasive; che, anche in merito all'evocato rapimento da parte dei Rashaida,
avrebbe reso dichiarazioni vaghe ed inattendibili di modo che anche questi
fatti sarebbero inverosimili; che, infine, se avesse realmente temuto di es-
sere arrestata in patria non avrebbe cercato di attraversare il confine con il
Sudan con la propria carta d'identità;
che, pertanto, l'UFM ha respinto la domanda d'asilo in oggetto ricono-
scendo, tuttavia, la qualità di rifugiato alla richiedente per motivi insorti
dopo la fuga; che, ritenuta l'inesigibilità dell'esecuzione dell'allontanamento
dei richiedenti verso l'Eritrea, ha concesso ai medesimi l'ammissione prov-
visoria in Svizzera;
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che nel ricorso la ricorrente ha chiesto sostanzialmente l'annullamento
della decisione impugnata e la concessione dell'asilo; che, in particolare,
la descrizione della sua detenzione del 2007 sarebbe concisa ma non priva
di dettagli; che, d'altronde, nella cella non vi sarebbe stato nulla di partico-
lare da descrivere; che, in ogni, caso quanto riferito sarebbe in linea con
quanto descritto nei rapporti internazionali sulle condizioni di detenzione in
Eritrea; che, anche per quanto concerne il sequestro ad opera dei
Rashaida, ella avrebbe reso un resoconto conciso ma non privo di dettagli;
che sarebbe del tutto verosimile che non voglia ricordare le violenze subite;
che, pertanto, l'UFM avrebbe reso una decisione sulla base di un accerta-
mento dei fatti incompleto;
che, giusta l'art. 2 cpv. 1 LAsi, la Svizzera, su domanda, accorda asilo ai
rifugiati; che l'asilo comprende la protezione e lo statuto accordati a per-
sone in Svizzera in ragione della loro qualità di rifugiato; che esso include
il diritto di risiedere in Svizzera; che, giusta l'art. 3 cpv. 1 LAsi, sono rifugiati
le persone che, nel Paese d'origine o di ultima residenza, sono
esposte a seri pregiudizi a causa della loro razza, religione, nazionalità,
appartenenza ad un determinato gruppo sociale o per le loro opinioni poli-
tiche, ovvero hanno fondato timore di essere esposte a tali pregiudizi; che
sono pregiudizi seri segnatamente l'esposizione a pericolo della vita,
dell'integrità fisica o della libertà, nonché le misure che comportano una
pressione psichica insopportabile (art. 3 cpv. 2 LAsi);
che, a tenore dell'art. 7 cpv. 1 LAsi, chiunque domanda l'asilo deve provare
o per lo meno rendere verosimile la sua qualità di rifugiato; che la qualità
di rifugiato è resa verosimile se l'autorità la ritiene data con una probabilità
preponderante (art. 7 cpv. 2 LAsi); che sono inverosimili in particolare le
allegazioni che su punti importanti sono troppo poco fondate o contraddit-
torie, non corrispondono ai fatti o si basano in modo determinante su mezzi
di prova falsi o falsificati (art. 7 cpv. 3 LAsi);
che, in altre parole, per poter ammettere la verosimiglianza, ai sensi dei
summenzionati disposti, delle dichiarazioni determinanti rese da un richie-
dente l'asilo, occorre che le stesse abbiano insito un grado di convinzione
logica tale da prevalere in modo preponderante sulla possibilità del contra-
rio, così che quest'ultima risulti secondaria; che le dichiarazioni devono es-
sere attendibili, cioè resistenti alle obiezioni, precise, ovvero non generiche
e non suscettibili di diversa interpretazione (altrettanto o più verosimile), e
concordanti, o meglio non in contrasto fra loro e nemmeno con altri dati o
elementi certi; che, peraltro, il giudizio sulla verosimiglianza dev'essere il
frutto d'una valutazione complessiva, e non esclusivamente atomizzata,
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delle singole allegazioni decisive, in modo da consentire di limitare al mi-
nimo il rischio dell'approssimazione, ovvero il pericolo di fondare il giudizio
valorizzando, contro indiscutibili postulati di civiltà giuridica, semplici im-
pressioni dell'autorità giudicante (cfr. DTAF 2013/11 consid. 5.1 e riferi-
menti ivi citati);
che, innanzitutto, occorre rilevare che i fatti relativi all'asserito rapimento
da parte degli Rashaida, non sono determinanti per la concessione dell'a-
silo; che, infatti, tale circostanza, quantunque possa avere segnato profon-
damente la ricorrente, non risulta essere una misura persecutoria ai sensi
della LAsi, bensì una fatalità occorsa nell'ambito del suo viaggio di espatrio;
che, pertanto, il Tribunale può lasciare aperta la questione relativa alla ve-
rosimiglianza o meno di tali fatti;
che occorre invece esaminare la verosimiglianza delle dichiarazioni rela-
tive alle persecuzioni che avrebbe subito dalle autorità eritree; che, su tale
soggetto, le allegazioni della ricorrente si limitano a generiche, stereotipate
e, a tratti, illogiche affermazioni di parte; che, infatti, ella si è limitata ad
affermare che le autorità eritree la cercherebbero affinché consegni loro il
marito fuggito dall'esercito nel 2006; che, tuttavia, dopo l'asserita incarce-
razione di sette giorni, l'insorgente, per oltre tre anni, non ha mai avuto
alcun contatto diretto con le autorità del proprio paese; che, infatti, ella
avrebbe saputo di essere ricercata unicamente dalle vicine di casa (cfr.
verbale 2, D88-89, pag. 9); che, tra l'altro, la ricorrente non ha mai ricevuto
alcuna convocazione ufficiale (cfr. verbale 2, D90, pag. 9); che già per que-
sto motivo appaiono poco credibili le affermazioni dell'insorgente secondo
cui ella sarebbe ricercata dalle autorità eritree; che, d'altronde, è poco ve-
rosimile che la ricorrente abbia potuto vivere e lavorare per tre anni sui
terreni di sua proprietà senza essere mai intercettata dagli uomini del go-
verno eritreo, a maggior ragione ritenuto che questi ultimi sarebbero stati a
conoscenza di tali terreni (cfr. verbale 2, D82-85, pag. 9); che, in realtà, la
ricorrente ha ammesso di avere potuto vivere agiatamente per i tre anni
successivi all'asserita incarcerazione (cfr. verbale 2, D68, pag. 7); che,
nondimeno, se effettivamente ricercata dal governo eritreo, l'interessata
non avrebbe mai mostrato la propria carta d'identità ai posti di blocco interni
(cfr. verbale 2, D42-43, pag. 5); che, infine, a precisa domanda su cosa
tema la ricorrente in caso di rimpatrio, ella ha unicamente menzionato di
rischiare il carcere avendo lasciato illegalmente il paese (cfr. verbale 2,
D131, pag. 13);
che, in considerazione di quanto esposto, il ricorso in materia di riconosci-
mento della qualità di rifugiato, per motivi insorti antecedentemente alla
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fuga, e di concessione dell'asilo, destituito di ogni fondamento, non merita
tutela e la decisione impugnata va confermata;
che se respinge la domanda d'asilo o non entra nel merito, l'UFM
pronuncia, di norma, l'allontanamento dalla Svizzera e ne ordina
l'esecuzione; che tiene però conto del principio dell'unità della famiglia
(art. 44 LAsi);
che l'insorgente non adempie le condizioni in virtù delle quali l'UFM
avrebbe dovuto astenersi dal pronunciare l'allontanamento dalla Svizzera
(art. 14 cpv. 1 seg., art. 44 LAsi nonché art. 32 dell'ordinanza 1 sull'asilo
relativa a questioni procedurali dell'11 agosto 1999 [OAsi 1, RS 142.311];
cfr. DTAF 2013/37 consid. 4.4; 2011/24 consid. 10.1);
che codesto Tribunale è pertanto tenuto a confermare la pronuncia dell'al-
lontanamento;
che con la sua decisione del 16 gennaio 2014, l'UFM ha considerato non
esigibile l'esecuzione dell'allontanamento sostituendo tale misura con la
concessione dell'ammissione provvisoria all'interessato;
che il Tribunale prende atto di tale misura ordinata dall'autorità di prima
istanza;
che, avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, la domanda di
esenzione dal versamento di un anticipo equivalente alle presunte spese
processuali è divenuta priva di oggetto;
che, pertanto, visto l'esito della procedura, le spese processuali di
CHF 600.–, che seguono la soccombenza, sono poste a carico della ricor-
rente (art. 63 cpv. 1 e 5 PA nonché art. 3 lett. b del regolamento sulle tasse
e sulle spese ripetibili dinanzi al Tribunale amministrativo federale del
21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]);
che la decisione è definitiva e non può, in principio, essere impugnata con
ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale
(art. 83 lett. d cifra 1 LTF);
(dispositivo alla pagina seguente)
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il Tribunale amministrativo federale pronuncia:
1.
Il ricorso è respinto.
2.
Le spese processuali, di CHF 600.–, sono poste a carico della ricorrente.
Tale ammontare dev'essere versato alla cassa del Tribunale amministrativo
federale, entro un termine di 30 giorni dalla spedizione della presente
sentenza.
3.
Questa sentenza è comunicata alla ricorrente, all'UFM e all'autorità canto-
nale competente.
Il giudice unico: Il cancelliere:
Daniele Cattaneo Gilles Fasola