Decision ID: 4696d5c2-d3d3-4780-aabd-a5b3fa13e71c
Year: 2022
Language: it
Court: CH_BVGE
Chamber: CH_BVGE_001
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: 

Fatti:
A.
A.a Il 23 novembre 2018 l’Agenzia delle Entrate, Ufficio Cooperazione In-
ternazionale Italia – autorità dello Stato richiedente italiano (di seguito: au-
torità richiedente italiana) – ha presentato dinanzi all’Amministrazione fe-
derale delle contribuzioni (AFC) una domanda raggruppata di assistenza
amministrativa in materia fiscale fondata sull’art. 27 della Convenzione del
9 marzo 1976 tra la Confederazione Svizzera e la Repubblica Italiana per
evitare le doppie imposizioni e per regolare talune altre questioni in materia
di imposte sul reddito e sul patrimonio (RS 0.672.945.41; di seguito: CDI
CH-IT), in combinato disposto con la lett. ebis del relativo Protocollo aggiun-
tivo (in vigore dal 13 luglio 2016, anch’esso pubblicato nella
RS 0.672.945.41; RU 2016 2769, 2771), nonché sull’accordo amichevole
denominato Accordo amministrativo del 27 febbraio 2017/2 marzo 2017 tra
le autorità competenti della Confederazione Svizzera e dell’Italia sullo
scambio di informazioni attraverso richieste di gruppo (« Agreement
between the Competent Authorities of the Swiss Confederation and Italy
on exchange of information through group requests »; non pubblicato nella
RS di diritto federale; di seguito: Accordo amministrativo), precisando
quanto segue circa i soggetti interessati in Italia:
« [...] Ai sensi dell’articolo 2 dell’Accordo amministrativo tra Autorità competenti del 2/03/2017 la presente richiesta riguarda i contribuenti italiani cd. “”, cioè i contribuenti italiani i cui nomi sono sconosciuti e che sono  attraverso i seguenti criteri nel periodo dal 23 febbraio 2015 al 31  2016:
a. è o è stato titolare di uno o più conti presso B._, ora C._;
b. il titolare del conto ha o ha avuto un indirizzo di domicilio o di residenza in Italia (sulla base della documentazione in possesso di B._, ora C._);
c. il titolare dell’attività finanziaria ha ricevuto una lettera di B._, ora C._ in cui è stata annunciata la chiusura forzata del conto/conti  salvo egli fornisca a B._, ora C._, istituto di credito l’ del modello “Direttiva Risparmio UE per la Collaborazione  (Voluntary DiscIosure)” o ogni altra prova del rispetto delle proprie obbligazioni fiscali relativamente a tale conto/conti;
d. nonostante tale lettera, il titolare del conto non ha fornito a B._, ora C._, prove sufficienti del rispetto degli obblighi fiscali.
Con riferimento al criterio di cui al punto c., si precisa che l’Amministrazione fiscale italiana è in possesso di copia della lettera (vedi allegato 1) che B._ ha inviato ai propri clienti italiani per chiedere agli stessi se, in  alle attività detenute presso l’istituto di credito, fossero “compliant” con riferimento alla normativa fiscale italiana. L’istituto di credito inoltre ha informato i clienti italiani che, qualora non avessero fornito evidenza di tale “compliance” fiscale i rapporti finanziari sarebbero stati sottoposti a restrizioni, in particolare mediante il blocco dei prelevamenti in contanti, a limitazioni sostanziali per
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quanto riguarda l’effettuazione di bonifici e trasferimenti titoli, prevedendo  la possibilità di introdurre ulteriori restrizioni con riferimento all’utilizzo di carte di debito e di credito, assegni e mezzi di pagamento. Si ritiene che tale lettera, prospettando sostanziali limitazioni all’operabilità del conto, in caso di mancata prova della conformità fiscale, abbia assolto al medesimo scopo della “lettera tipo” riferita all’articolo 4 dell’Accordo amministrativo in oggetto, non  negare la conclusione per l’equivalenza sostanziale delle lettere in , se non a rischio di rendere in larga parte inoperativa e limitata nello scopo la disposizione citata e, più in generale, l’Accordo amministrativo in .
Si precisa che non sono interessati dalla presente richiesta i soggetti che  i requisiti di cui all’articolo 3 del citato Accordo amministrativo.
Ai sensi dell’articolo 4 dell’Accordo amministrativo si precisa che i criteri di  alla base della presente richiesta sono quelli previsti negli articoli 2 e 3 dell’Accordo amministrativo. L’utilizzo combinato di tali criteri di selezione  a un sospetto di evasione fiscale in quanto consente di individuare  italiani che non hanno correttamente adempiuto agli obblighi previsti dalla normativa fiscale italiana. A tal fine occorre anche considerare che i  italiani sono tenuti a dichiarare tutte le attività e i redditi detenuti all’estero, corrispondendo le relative imposte [...] ».
La lettera a cui si riferisce l’autorità richiedente italiana nella propria do-
manda raggruppata, da lei acclusa quale allegato 1, è una lettera della
banca B._ /C._ datata 3 febbraio 2014.
A.b Circa le ragioni e finalità fiscali per le quali l’autorità richiedente italiana
richiede le informazioni concernenti i soggetti interessati in Italia descritti
poc’anzi, essa ha precisato quanto segue:
« [...] Da una parziale analisi dei dati estrapolati dalle istanze, e dalla relativa documentazione di supporto, presentate dai contribuenti italiani nell’ambito dello speciale programma di collaborazione volontaria previsto dalla legge 15 dicembre 2014, n. 186, risulta che circa 7.000 contribuenti italiani hanno aderito alla Voluntary Disclosure chiedendo di regolarizzare le infedeltà ed omissioni dichiarative commesse in relazione alla detenzione di attività  (inclusi conti bancari) presso l’istituto di credito elvetico B._ (B._).
Si evidenzia, inoltre, che l’Amministrazione fiscale italiana è in possesso di  della lettera che B._ ha inviato ai propri clienti italiani (cfr. Allegato1) la cui equivalenza sostanziale con la “lettera” menzionata neIl’Accordo  è stata già argomentata al punto 12 sopra.
Con riferimento agli appena citati aspetti si ritiene, pertanto, che un  numero di contribuenti italiani detenga o abbia detenuto presso B._ attività finanziarie in relazione alle quali:
 non ha assolto agli obblighi previsti dall’ordinamento tributario italiano in materia di monitoraggio fiscale (obbligo di indicazione degli asset detenuti all’estero nel quadro RW della dichiarazione dei redditi),
 non ha correttamente dichiarato, né ai fini delle imposte sul reddito delle persone fisiche, né ai fini dell’imposta sul valore delle attività finanziarie detenute all’estero, i redditi ottenuti dal possesso di tali attività e ,
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 non ha fornito alla banca sufficienti prove del suo adempimento degli  fiscali previsti dalla normativa italiana [...] ».
A.c In considerazione degli elementi a sua disposizione, l’autorità richie-
dente italiana ha dunque richiesto all’AFC le seguenti informazioni per il
periodo fiscale dal 23 febbraio 2015 al 31 dicembre 2016:
« [...] Entro i Iimiti fissati dalla Convenzione contro le doppie imposizioni e l’ amministrativo in vigore tra ltalia e Svizzera, si richiedono tutte le  in possesso di B._, ora C._, in merito ai conti detenuti presso l’istituto di credito, nel corso del periodo tra il 23 febbraio 2015 ed il 31 dicembre 2016, da soggetti residenti in Italia cd. “titolari recalcitranti di  finanziarie” (recalcitrant account holders) in particolare si richiede:
a. informazioni anagrafiche dei “recalcitrant account hoIders” (cognome, , data di nascita e ultimo indirizzo noto risultante dalla documentazione bancaria);
b. numero identificativo del conto o dei conti detenuti presso B._, ora C._;
c. saldo al 28 febbraio 2015 e 31 dicembre 2016 di tutti i conti detenuti dai “recalcitrant account holders” [...] ».
B.
B.a Con decreto di edizione del 29 marzo 2019, l’AFC ha esortato la banca
B._ – nonché la banca C._ che è subentrata a quest’ultima
nel 2016 – a identificare tutte le persone interessate dalla domanda rag-
gruppata italiana di assistenza amministrativa sulla base dei criteri di ri-
cerca ivi citati. Di fatto, le è stato richiesto di trasmettere le informazioni
richieste solo per i clienti che, in conformità alla giurisprudenza del Tribu-
nale federale, erano a conoscenza della lettera della banca e non hanno
comprovato la loro conformità fiscale né prima né dopo questa lettera. Essa
ha altresì invitato la banca ad informare le persone interessate/legittimate
a ricorrere circa la procedura di assistenza amministrativa in questione.
B.b Con scritto 16 aprile 2019, la D._ – in nome e per conto della
banca B._ /C._ – si è espressa in merito al decreto di edi-
zione del 29 marzo 2019 dell’AFC esprimendo dubbi sul fatto che la lettera
3 febbraio 2014 della banca, allegata alla domanda raggruppata italiana di
assistenza amministrativa e al suddetto decreto, fosse stata effettivamente
inviata ai clienti domiciliati in Italia. Dalle ricerche interne della banca un
tale scritto non è stato infatti trovato. Essa ha dunque invitato l’AFC ad
esprimersi circa la legittimità della lettera 3 febbraio 2014.
B.c Con scritto 13 maggio 2019, la banca B._ /C._ ha ulte-
riormente precisato di aver rinvenuto una lettera di contenuto analogo alla
lettera 3 febbraio 2014, ma indicante una data postuma e mai inviata ai
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clienti. Essa ha altresì indicato di aver rinvenuto altre lettere, con un testo
analogo, ma inviate ad una data successiva.
B.d Con scritto 7 giugno 2019, la D._ ha – in nome e per conto della
banca B._ /C._ – nuovamente postulato che l’AFC si pro-
nunci sulla legittimità della lettera 3 febbraio 2014.
B.e Con scritto 14 giugno 2019, l’AFC ha risposto agli scritti della banca
B._/C._, indicando di non aver alcun motivo per dubitare
dell’autenticità della lettera 3 febbraio 2014 e che, in tutta probabilità, tale
lettera fosse stata inviata in realtà nel 2015 o più tardi, riportando una data
inavvertitamente sbagliata. In tale contesto, essa ha invitato nuovamente
la banca ad estendere le sue ricerche anche agli anni successivi, effettuan-
do una ricerca sistematica sulla base del decreto di edizione del 29 marzo
2019 e a comunicare i risultati di detta ricerca entro il 5 luglio 2019.
B.f Con scritto 4 luglio 2019, la banca B._/C._ ha presen-
tato all’AFC i risultati della ricerca sistematica condotta dalla società
E._ allegando un rapporto finale di tale ricerca. In sintesi è stato
indicato che una lettera quasi identica datata 20 febbraio 2015 – allegata
in copia – è stata identificata e inviata a oltre 10'000 clienti dell’istituto ban-
cario.
Tempo dopo, essa ha trasmesso le informazioni richieste ed indicato di
aver inviato lo scritto d’informazione dell’AFC alle persone legittimate a ri-
correre/interessate in data 2 dicembre 2019.
C.
C.a In tale scritto l’AFC informava le persone interessate in merito alla do-
manda di assistenza amministrativa italiana e al loro obbligo di indicare il
loro indirizzo svizzero, in caso di domicilio in Svizzera, rispettivamente di
designare un rappresentante autorizzato a ricevere le notificazioni in Sviz-
zera, in caso di domicilio in Italia, entro 20 giorni dalla suddetta comunica-
zione. In questo contesto è stato altresì indicata la possibilità di optare per
la procedura semplificata e che, in caso contrario, l’AFC avrebbe emesso
una decisione finale per ogni procedura.
C.b Nel termine impartito – e meglio in data 23 dicembre 2019 – il signor
A._ ha comunicato un indirizzo di notifica in Svizzera. In occasione
della medesima comunicazione, lo stesso ha inoltre annunciando non ac-
consentire alla procedura semplificata.
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C.c In data 9 gennaio 2020, il signor A._ ha – per il tramite dei suoi
legali – richiesto l’accesso atti.
C.d In data 25 febbraio 2020, l’AFC ha concesso l’accesso atti al signor
A._, assegnandogli inoltre un termine di 10 giorni per prendere po-
sizione in merito alla trasmissione delle informazioni alle autorità fiscali ita-
liane. Tale termine è stato successivamente più volte prorogato.
C.e In data 30 marzo 2020 e conformemente al termine impartito, il signor
A._ ha – per il tramite dei suoi legali – trasmesso la sua presa di
posizione. In sintesi esso sostiene che la richiesta estera di trasmissione
di informazioni si fonderebbe su un documento assunto in modalità «non
chiare» e che dunque sarebbe assimilabile a una «fishing expedition». La
domanda raggruppata non sarebbe poi sufficientemente dettagliata, così
come la formulazione utilizzata dall’AFC sarebbe troppo ampia superando
anche quanto richiesto dallo stato estero. La richiesta non sarebbe poi
stata formulata in maniera tale da permettere al suo destinatario di com-
prendere con esattezza quanto richiesto dall’autorità. Vi sarebbe infine an-
che una violazione del principio di reciprocità, del principio di sussidiarietà
nonché della protezione alla sfera privata. In sintesi, la domanda di assi-
stenza amministrativa non sarebbe ammissibile.
C.f Con decisione finale del 2 giugno 2020, l’AFC ha concesso l’assistenza
amministrativa all’autorità richiedente italiana per quanto concerne il signor
A._.
D.
D.a Avverso la decisione finale del 2 giugno 2020 dell’AFC, il signor
A._ (di seguito: ricorrente) ha – per il tramite dei suoi patrocinatori
–inoltrato ricorso 30 giugno 2020 dinanzi al Tribunale amministrativo fede-
rale. Protestando tasse, spese e ripetibili, esso postula il via preliminare la
concessione dell’effetto sospensivo al ricorso e che di conseguenza venga
fatto ordine all’AFC di non procedere alla trasmissione delle informazioni
della decisione impugnata. In via principale il ricorrente postula l’accogli-
mento del suo ricorso, l’annullamento della decisione, 2 giugno 2020
dell’AFC e che di conseguenza l’assistenza amministrativa non venga ac-
cordata alle competenti autorità italiane. In via subordinata il ricorrente pro-
testa invece spese e ripetibili, postulando l’accoglimento del suo ricorso,
l’annullamento della decisione, 2 giugno 2020 dell’AFC e che gli atti ven-
gano rinviati all’AFC per una nuova decisione.
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D.b Con missiva 14 marzo 2022, il ricorrente ha informato il qui scrivente
Tribunale di aver conferito mandato ad altro patrocinatore legale.
E.
E.a Con sentenza di principio (« pilota ») A-1296/2020 del 21 dicembre
2020, il Tribunale amministrativo federale ha respinto il ricorso di due per-
sone interessate dalla domanda raggruppata italiana di assistenza ammi-
nistrativa italiana del 23 novembre 2018.
E.b Avverso la predetta sentenza, le persone interessate hanno inoltrato
ricorso 3 marzo 2020 dinanzi al Tribunale federale. Con sentenza
2C_73/2021 del 27 dicembre 2021, il Tribunale federale ha respinto il loro
ricorso e confermato, sotto vari aspetti, l’ammissibilità della predetta do-
manda raggruppata italiana e la conseguente trasmissibilità delle informa-
zioni richieste dall’autorità richiedente italiana.
E.c A seguito della sentenza 2C_73/2021 del 27 dicembre 2021 del Tribu-
nale federale, il Tribunale amministrativo federale ha ripreso il trattamento
delle restanti procedure interessate dalla predetta domanda raggruppata.
Più concretamente, esso ha invitato i ricorrenti interessati a voler indicare
preliminarmente s’essi – alla luce della sua sentenza di principio
A-1296/2020 del 21 dicembre 2020, nonché della sentenza del Tribunale
federale 2C_73/2021 del 27 dicembre 2021 – desideravano o meno man-
tenere il loro ricorso, precisando che, in caso di mancata presa di posizione
nel termine impartito, esso sarebbe partito dal presupposto ch’essi deside-
rano mantenere il ricorso.
E.d Nello specifico, con scritto 8 aprile 2022 il ricorrente ha indicato voler
mantenere il proprio ricorso.
E.e Con risposta 31 maggio 2022, l’AFC (di seguito: autorità inferiore) ha
postulato la reiezione del ricorso. Con replica 1 luglio 2022, il ricorrente ha
riconfermato integralmente quanto già esposto in sede di ricorso.
F.
Ulteriori fatti e argomentazioni verranno ripresi, per quanto necessario, nei
considerandi in diritto del presente giudizio.

Diritto:
1.
1.1 Giusta l’art. 31 LTAF, il Tribunale amministrativo federale giudica i ri-
corsi contro le decisioni ai sensi dell’art. 5 PA, su riserva delle eccezioni di
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cui all’art. 32 LTAF, che non trovano qui applicazione. In particolare, le de-
cisioni pronunciate dall’AFC nell’ambito dell’assistenza amministrativa in-
ternazionale in materia fiscale ai sensi delle convenzioni di doppia imposi-
zione – in casu la CDI CH-IT – possono essere impugnate dinanzi al Tri-
bunale amministrativo federale (cfr. art. 33 lett. d LTAF; art. 5 cpv. 1 della
legge federale del 28 settembre 2012 sull’assistenza amministrativa inter-
nazionale in materia fiscale [LAAF, RS 651.1] e art. 17 cpv. 3 LAAF).
Per quanto concerne il diritto interno, l’assistenza amministrativa interna-
zionale in materia fiscale è retta dalla LAAF, in vigore dal 1° febbraio 2013
(RU 2013 231). Alle domande raggruppate di assistenza amministrativa,
con cui vengono richieste delle informazioni relative ad un gruppo di per-
sone non identificate nominalmente, ma tramite un modello di comporta-
mento identico, risulta applicabile la LAAF nella sua versione in vigore dal
1° gennaio 2017 (RU 2016 5059), nonché la relativa ordinanza del 23 no-
vembre 2016 sull’assistenza amministrativa internazionale in materia fi-
scale (OAAF, RS 651.11), in vigore a far tempo dal 1° gennaio 2017 (RU
2016 4877). Sono fatte salve le disposizioni derogatorie della convenzione
applicabile nel singolo caso (cfr. art. 1 cpv. 2 LAAF), in concreto della CDI
CH-IT. Presentata il 23 novembre 2018, la domanda di assistenza litigiosa
– che, come confermato dal Tribunale federale, costituisce una domanda
raggruppata (cfr. sentenza del TF 2C_73/2021 del 27 dicembre 2021 con-
sid. 3) – rientra nel campo di applicazione di detta legge (cfr. art. 24 LAAF
a contrario). Per il rimanente, la procedura di ricorso è retta dalle disposi-
zioni generali della procedura federale, su riserva di disposizioni specifiche
della LAAF (cfr. art. 19 cpv. 5 LAAF; art. 37 LTAF).
1.2 Il ricorso è stato interposto nel rispetto delle esigenze di contenuto e di
forma previste dalla legge (cfr. art. 50 cpv. 1 PA e art. 52 PA). Pacifica è la
legittimazione ricorsuale del ricorrente (cfr. art. 48 PA; art. 19 cpv. 2 LAAF).
Il ricorso è ricevibile in ordine e va pertanto esaminato nel merito.
1.3 Il ricorso ha effetto sospensivo ex lege (cfr. art. 19 cpv. 3 LAAF).
L’eventuale trasmissione di informazioni da parte dell’autorità inferiore non
può intervenire che alla crescita in giudicato della decisione di rigetto del
ricorso (cfr. [tra le tante] sentenza del TAF A-5662/2020 del 10 maggio
2021 consid. 1.3 con rinvii).
2.
2.1 Con ricorso al Tribunale amministrativo federale possono essere invo-
cati la violazione del diritto federale, compreso l’eccesso o l’abuso del po-
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Pagina 9
tere di apprezzamento (cfr. art. 49 lett. a PA), l’accertamento inesatto o in-
completo di fatti giuridicamente rilevanti (cfr. art. 49 lett. b PA) nonché l’ina-
deguatezza (cfr. art. 49 lett. c PA; cfr. MOSER/BEUSCH/KNEUBÜHLER/KAY-
SER, Prozessieren vor dem Bundesverwaltungsgericht, 3a ed. 2022,
n. 2.149).
2.2 Di principio, il Tribunale amministrativo federale dispone del pieno po-
tere di cognizione (cfr. art. 49 PA). Determina i fatti e applica il diritto d’uffi-
cio (cfr. art. 62 cpv. 4 PA). Nondimeno, esso si limita – di principio – alle
censure sollevate ed esamina altri punti solo nella misura in cui gli argo-
menti delle parti o l’incarto lo richiedano (cfr. DTF 135 I 91 consid. 2.1; 122
V 157 consid. 1a; 121 V 204 consid. 6c; DTAF 2014/24 consid. 2.2).
2.3 Tuttavia, quando il Tribunale federale accoglie un ricorso e rinvia la
causa all’autorità precedente secondo l’art. 107 cpv. 2 della legge del
17 giugno 2005 sul Tribunale federale (LTF, RS 173.110), l’autorità alla
quale è rinviata la causa è limitata nella sua cognizione dalla motivazione
della sentenza di rinvio, nel senso che è vincolata da ciò che è già stato
deciso dal Tribunale federale (cfr. DTF 135 III 334 considd. 2 e 2.1; 133 III
201 consid. 4.2 [giurisprudenza tutt’ora valida sotto l’egida della LTF]; [tra
le tante] sentenza del TAF A-5662/2020 del 10 maggio 2021 consid. 1.4.3).
Nella misura in cui la fattispecie e la base legale sono identiche, la sen-
tenza del Tribunale federale ha valore di precedente per il Tribunale ammi-
nistrativo federale: si tratta dunque di determinare se detto precedente è
applicabile al caso concreto o se si tratta di una nuova questione giuridica,
che può essere valutata liberamente solo dallo scrivente Tribunale. In con-
creto, con sentenza 2C_73/2021 del 27 dicembre 2021, il Tribunale fede-
rale ha confermato l’ammissibilità della domanda raggruppata di assi-
stenza amministrativa italiana del 23 novembre 2018, già sancita dallo scri-
vente Tribunale con sentenza A-1296/2020 del 21 dicembre 2020 (cfr. fatti,
sub lett. E.a e E.b). Vista la sentenza del Tribunale federale, la cognizione
dello scrivente Tribunale è limitata dalla motivazione di questa sentenza,
così come lo sarebbe stata da una sentenza di rinvio, nel senso che è vin-
colato da ciò che è già stato deciso definitivamente dal Tribunale federale.
In altre parole, lo scrivente Tribunale deve basarsi sui considerandi della
predetta sentenza e non può discostarsi dalle argomentazioni giuridiche
del Tribunale federale su tutti i punti sui quali quest’ultimo si è pronunciato,
cosicché l’unico margine di manovra che il Tribunale statuente conserva
riguarda le questioni lasciate aperte dalla sentenza del Tribunale federale
e le conseguenze che ne derivano (cfr. [tra le tante] sentenza del TAF A-
5662/2020 del 10 maggio 2021 consid. 1.4.3 con rinvii).
A-3347/2020
Pagina 10
3.
In concreto, oggetto del litigio è la decisione finale del 2 giugno 2020
dell’autorità inferiore, con cui quest’ultima ha accolto la domanda raggrup-
pata italiana di assistenza amministrativa del 23 novembre 2018, per
quanto concerne il qui ricorrente.
In tale contesto, qui di seguito verranno innanzitutto richiamati i principi ap-
plicabili alla presente fattispecie.
3.1
3.1.1 L’assistenza amministrativa con l’Italia è retta dall’art. 27 CDI CH-IT,
che riprende integralmente il testo dell’art. 26 del Modello di convenzione
dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE;
di seguito: MC OCSE; cfr. Messaggio del 12 agosto 2015 concernente l’ap-
provazione di un Protocollo che modifica la Convenzione tra la Svizzera e
l’Italia per evitare le doppie imposizioni, FF 2015 5631, 5635 e 5637 [di
seguito: Messaggio CDI CH-IT; cfr. sentenza del TF 2C_73/2021 del 27 di-
cembre 2021 consid. 3.1). La CDI CH-IT e il Protocollo aggiuntivo, che ne
fa parte integrante, vanno considerati come un’unità interpretativa. Nella
loro versione attuale, in vigore dal 13 luglio 2016 e modificata dagli artt. I e
II del Protocollo di modifica del 23 febbraio 2015, l’art. 27 CDI CH-IT e le
disposizioni del Protocollo aggiuntivo – in particolare la lett. ebis del Proto-
collo aggiuntivo – trovano applicazione per quelle domande di informazioni
presentate al 13 luglio 2016 o dopo tale data, che si riferiscono a fatti e, o,
circostanze esistenti o realizzate il 23 febbraio 2015 o dopo questa data
(cfr. art. III par. 2 del Protocollo di modifica del 23 febbraio 2015; RU 2016
2769, 2771; Messaggio CDI CH-IT, FF 2015 5631, 5637). Tale è segnata-
mente il caso della presente domanda raggruppata italiana di assistenza
amministrativa, presentata il 23 novembre 2018 e riguardante il periodo fi-
scale dal 23 febbraio 2015 al 31 dicembre 2016 (cfr. sentenza del TF
2C_73/2021 del 27 dicembre 2021 consid. 3.2; sentenza del TAF
A-1296/2020 del 21 dicembre 2020 consid. 3.3.1). Come confermato dal
Tribunale federale, l’art. 27 CDI CH-IT e la lett. ebis del Protocollo aggiuntivo
– qui applicabili sul piano intertemporale – rappresentano una valida base
legale per la predetta domanda raggruppata (cfr. sentenza del TF
2C_73/2021 del 27 dicembre 2021 consid. 3.3).
3.1.2 Nello specifico, la domanda raggruppata italiana di assistenza ammi-
nistrativa del 23 novembre 2018 – oltre a fondarsi sull’art. 27 CDI CH-IT e
la lett. ebis del Protocollo aggiuntivo – si fonda altresì sull’Accordo ammini-
strativo. Per quanto attiene alla natura giuridica dell’Accordo amministra-
tivo, il Tribunale federale ha sancito che si tratta di un accordo amichevole
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di portata generale (« Generelle Verständigungsvereinbarung » o « Kon-
sultationsvereinbarung »), stipulato su iniziativa degli Stati stessi, ispirati al
modello proposto dell’art. 25 cpv. 3 MC OCSE e contemplato, per quanto
concerne il caso concreto, dall’art. 26 cpv. 3 CDI CH-IT (cfr. sentenza del
TF 2C_73/2021 del 27 dicembre 2021 consid. 5.3). Nel caso di specie, non
è determinante stabilire se l’Accordo amministrativo sia o meno « vinco-
lante ». Detto accordo non può infatti comunque contraddire lo spirito e gli
scopi della CDI CH-IT sulla quale esso è fondato (cfr. art. 25 cpv. 3 MC
OCSE; art. 26 cpv. 3 CDI CH-IT) e dev’essere applicato sulla scorta di
un’interpretazione conforme a quest’ultima. Esso non può dunque rilevarsi
più restrittivo della CDI CH-IT ed escludere l’assistenza amministrativa in
una situazione nella quale la trasmissione delle informazioni è conforme
alla suddetta Convenzione. Un’interpretazione dell’Accordo amministrativo
permette così di stabilire chiaramente che le condizioni previste nell’accor-
do non sono che un esempio – ispirato alle condizioni poste dal Tribunale
federale nella DTF 143 II 136 per ammettere una domanda raggruppata –
delle situazioni nelle quali la Confederazione Svizzera avrebbe concesso
l’assistenza amministrativa in materia fiscale all’Italia per le domande rag-
gruppate da essa formate. Stipulando detto accordo, gli Stati contraenti
intendevano semplicemente descrivere uno dei possibili scenari nei quali
una siffatta domanda avrebbe dovuto essere accolta, senza però limitare
questa possibilità allo scenario descritto nell’accordo. Del resto, l’Accordo
amministrativo stesso non prevede in modo esplicito che l’assistenza am-
ministrativa andrebbe negata a domande raggruppate rispettose della CDI
CH-IT e del Protocollo aggiuntivo, ma formulate in contesti che non corri-
spondono esattamente a quanto previsto nell’accordo in discussione. Ap-
pare del tutto illogico che gli Stati contraenti, i quali, adottando la nuova
lett. ebis del Protocollo aggiuntivo, hanno dichiarato di voler interpretare le
esigenze di una domanda di assistenza amministrativa in modo da garan-
tire uno scambio d’informazioni il più ampio possibile (cfr. lett. ebis cifra 3
del Protocollo aggiuntivo; Messaggio CDI CH-IT, FF 2015 5631, 5636), ab-
biano voluto poi stipulare un accordo contenente delle condizioni vincolanti
specifiche, non contemplate né nella CDI CH-IT, né nel Protocollo aggiun-
tivo. Ne consegue che nessun ricorrente può dedurre alcunché dall’Accor-
do amministrativo per opporsi all’ammissione della domanda raggruppata
italiana in oggetto (cfr. citata sentenza del TF 2C_73/2021 consid. 5.4).
3.2
3.2.1 La domanda di assistenza amministrativa deve indicare gli elementi
figuranti alla lett. ebis cifra 2 del Protocollo aggiuntivo, ovvero: (i) l’identità
della persona oggetto del controllo o dell’inchiesta; (ii) il periodo di tempo
A-3347/2020
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oggetto della domanda; (iii) la descrizione delle informazioni richieste, non-
ché indicazioni sulla forma nella quale lo Stato richiedente desidera rice-
vere tali informazioni dallo Stato richiesto; (iv) lo scopo fiscale per cui le
informazioni sono richieste; (v) se sono noti, il nome e l’indirizzo del deten-
tore presunto delle informazioni richieste (cfr. [tra le tante] sentenza del
TAF A-1296/2020 del 21 dicembre 2020 consid. 4.1.1).
Dette esigenze vanno interpretate nella maniera più larga possibile al fine
di garantire lo scambio effettivo d’informazioni. Nel caso delle domande
raggruppate, l’esigenza legata all’identificazione del contribuente (i) non
trova applicazione in quanto tale, la lett. ebis cifra 3 del Protocollo aggiuntivo
prevedendo espressamente che i contribuenti possono essere identificati
anche in altro modo. Né la CDI CH-IT, né il Protocollo aggiuntivo forniscono
tuttavia indicazioni circa gli altri modi per identificare i contribuenti, diversa-
mente che dall’utilizzo di un nome. In tale contesto, tenuto altresì conto che
– come sancito poc’anzi (cfr. consid. 3.1.2 del presente giudizio) – l’Accor-
do amministrativo costituisce un mero esempio di applicazione della CDI
CH-IT che non ne può né estendere, né restringere l’applicazione, occorre
dunque far riferimento a quanto sancito dalla LAAF e l’OAAF, nella loro
versione in vigore a far tempo dal 1° gennaio 2017 (cfr. RU 2016 5059; RU
2016 4877), le quali disciplinano le disposizioni procedurali per rispondere
alle domande raggruppate (cfr. Messaggio CDI CH-IT, FF 2015 5631,
5636; sentenza del TAF A-1296/2020 del 21 dicembre 2020 consid. 4.1.1;
parimenti circa il carattere della LAAF quale legge di esecuzione delle CDI,
DTF 143 II 224 consid. 6.1; 143 II 136 considd. 4.1-4.4).
3.2.2 Più precisamente, secondo la giurisprudenza del Tribunale federale,
trova applicazione l’art. 3 cpv. 1 OAAF, nella misura in cui concretizza le
regole di diritto internazionale relative alle domande raggruppate (cfr. DTF
143 II 628 consid. 5.3; 143 II 136 consid. 6.2; sentenza del TAF
A-1296/2020 del 21 dicembre 2020 consid. 4.1.2). Secondo detta disposi-
zione, una domanda raggruppata deve contenere le seguenti indicazioni:
a. una descrizione dettagliata del gruppo oggetto della domanda nonché dei fatti
e delle circostanze all’origine della domanda;
b. una descrizione delle informazioni richieste nonché indicazioni sulla forma
nella quale lo Stato richiedente desidera ricevere tali informazioni;
c. lo scopo fiscale per il quale le informazioni sono richieste;
d. i motivi per cui si presuppone che le informazioni richieste si trovino nello
Stato richiesto oppure in possesso o sotto il controllo del detentore delle in-
formazioni residente in tale Stato;
e. il nome e l’indirizzo del detentore presunto delle informazioni, se sono noti;
f. un commento del diritto applicabile;
A-3347/2020
Pagina 13
g. un’esposizione chiara e basata su fatti dei motivi per cui si presuppone che i
contribuenti del gruppo oggetto della domanda non abbiano rispettato il diritto
applicabile;
h. una spiegazione in cui si illustra che le informazioni richieste aiuterebbero a
determinare la conformità alla legge dei contribuenti del gruppo;
i. se il detentore delle informazioni o un altro terzo ha contribuito attivamente al
comportamento non conforme alla legge dei contribuenti del gruppo, una de-
scrizione di questo contributo;
j. la dichiarazione che la domanda soddisfa le prescrizioni legali e normative
nonché la prassi amministrativa dello Stato richiedente, cosicché l’autorità ri-
chiedente, qualora esse fossero di sua competenza, possa ricevere tali infor-
mazioni in applicazione del suo diritto o nel quadro ordinario della sua prassi
amministrativa;
k. la dichiarazione che lo Stato richiedente ha esaurito le fonti di informazione
usuali secondo la sua procedura fiscale interna.
3.3
3.3.1 Espresso all’art. 27 cpv. 1 CDI CH-IT, il requisito della rilevanza vero-
simile delle informazioni – ovvero, la condizione « verosimilmente rile-
vante » – per l’applicazione della Convenzione o della legislazione fiscale
interna degli stati contraenti è la chiave di volta del sistema di scambio
d’informazioni (cfr. DTF 144 II 206 consid. 4.1 con rinvii). Esso ha lo scopo
di garantire uno scambio di informazioni in ambito fiscale il più ampio pos-
sibile, senza tuttavia consentire agli Stati contraenti di intraprendere una
ricerca generalizzata e indiscriminata di informazioni (« fishing expedi-
tion ») o di domandare informazioni la cui rilevanza in merito agli affari fi-
scali di un determinato contribuente non è verosimile (cfr. lett. ebis del Pro-
tocollo aggiuntivo; DTF 146 II 150 consid. 6.1.1 con rinvii; sentenza del TF
2C_73/2021 del 27 dicembre 2021 consid. 4.1 con rinvii). Detto requisito è
adempiuto allorquando, al momento della formulazione della domanda,
esiste una ragionevole probabilità che le informazioni richieste si rilevino
pertinenti. Poco importa se, una volta fornita, un’informazione risulti per
finire non pertinente (cfr. sentenza del TF 2C_764/2018 del 7 giugno 2019
consid. 5.1). Non spetta allo Stato richiesto rifiutare una domanda di assi-
stenza o la trasmissione d’informazioni, solo perché da lui considerate
prive di pertinenza per l’inchiesta o il controllo sottostante. L’apprezza-
mento del requisito della rilevanza verosimile delle informazioni richieste è
infatti in primo luogo di competenza dello Stato richiedente (cfr. DTF 145 II
112 consid. 2.2.1; 144 II 206 considd. 4.2 e 4.3; [tra le tante] sentenze del
TAF A-1761/2021 del 2 dicembre 2021 consid. 2.3; A-5662/2020 del
10 maggio 2021 consid. 2.3).
A-3347/2020
Pagina 14
3.3.2 Una domanda di informazioni non costituisce una « fishing expedi-
tion » per il semplice fatto che essa non precisa il nome o l’indirizzo (o en-
trambi) del contribuente oggetto di un controllo o di inchiesta fiscale. L’iden-
tificazione del contribuente deve ciononostante essere possibile con altre
modalità, sulla base delle informazioni trasmesse dallo Stato richiedente
(cfr. DTF 143 II 136 consid. 6.1.2). Ciò è il caso delle domande raggrup-
pate, che identificano i contribuenti interessati mediante un modello di com-
portamento, la lett. ebis cifra 3 del Protocollo aggiuntivo precisando infatti
che la condizione « verosimilmente rilevante » può essere soddisfatta an-
che nei casi relativi ad una pluralità di contribuenti, identificati con il nome
oppure altrimenti (cfr. [tra le tante] sentenza del TAF A-1296/2020 del 21 di-
cembre 2020 consid. 4.2.2.2). Le condizioni per ammettere l’esistenza di
una « fishing expedition » sono severe, sicché tale figura va ammesso solo
in via eccezionale (cfr. DTF 143 II 136 consid. 6.1.2; sentenza del TF
2C_73/2021 del 27 dicembre 2021 consid. 4.1).
3.3.3 Secondo la consolidata giurisprudenza del Tribunale federale, le do-
mande di assistenza amministrativa che, come quella in esame, non iden-
tificano nominalmente le persone interessate devono essere sottoposte a
un esame più approfondito, allo scopo di escludere la sussistenza di una
« fishing expedition » (cfr. DTF 146 II 150 consid. 6.1.3; 139 II 404 con-
sid. 7.2.3 seg.). Il Tribunale federale ha così stabilito, riferendosi segnata-
mente al MC OCSE che, nella propria domanda, l’autorità richiedente deve
cumulativamente (cfr. DTF 146 II 150 consid. 6.1.3; 143 II 136 con-
sid. 6.1.2; 143 II 628 consid. 5.2; sentenza del TF 2C_73/2021 del 27 di-
cembre 2021 consid. 4.2):
1) fornire una descrizione dettagliata del gruppo, esponendo i fatti e le
circostanze specifiche che l’hanno spinta a formulare la domanda por-
tata alla richiesta;
2) illustrare il diritto (fiscale) applicabile e spiegare perché vi sono delle
ragioni per supporre che i contribuenti appartenenti al gruppo non
hanno rispettato i propri obblighi, e meglio hanno violato il diritto fiscale;
3) dimostrare che le informazioni richieste sono atte a far sì che i contri-
buenti facenti parte del gruppo adempiano i propri obblighi fiscali.
Per quanto attiene alla seconda di queste condizioni, il Tribunale federale
ha precisato che l’autorità richiedente deve fornire degli elementi fattuali
che lascino supporre che le persone appartenenti al gruppo hanno adottato
un comportamento contrario al diritto (cfr. DTF 146 II 150 consid. 6.2.2;
sentenza del TF 2C_695/2017 del 29 ottobre 2018 consid. 5.2; parimenti
art. 3 cpv. 1 lett. g OAAF). Devono sussistere elementi concreti in merito
A-3347/2020
Pagina 15
alla violazione degli obblighi fiscali; le domande di assistenza amministra-
tiva formate senza sospetti di sorta, a mero scopo d’imposizione, non sono
ammissibili (cfr. DTF 146 II 150 consid. 6.2.2; 143 II 136 consid. 6.1.2; sen-
tenza del TF 2C_695/2017 del 29 ottobre 2018 consid. 5.2). Per contro, lo
Stato richiedente non deve dimostrare, con una probabilità prossima alla
certezza, che il comportamento del contribuente è contrario al diritto fisca-
le; dei sospetti concreti sono sufficienti (cfr. DTF 146 II 150 consid. 6.2.2).
Per determinare se i sospetti esposti sono sufficienti in quest’ottica occorre
fondarsi sull’insieme delle circostanze (cfr. DTF 146 II 150 consid. 6.2.2). Il
Tribunale federale ha segnatamente ammesso l’esistenza di sospetti suffi-
cienti in un caso nel quale una banca svizzera aveva inviato ai propri clienti
una lettera informandoli che avrebbe posto fine alla relazione contrattuale
qualora essi non le avessero fornito la prova della loro « compliance » fi-
scale nei confronti dello stato richiedente. Secondo il Tribunale federale, in
un caso del genere, nei confronti dei clienti che non avevano ottemperato
a questa richiesta, preferendo quindi porre fine alla relazione contrattuale,
vi erano sospetti sufficienti di una violazione del diritto fiscale (cfr. DTF 143
II 136 consid. 6.3; sentenza del TF 2C_73/2021 del 27 dicembre 2021 con-
sid. 4.2).
3.4
3.4.1 Il principio della buona fede (cfr. art. 7 lett. c LAAF) trova applicazio-
ne, quale principio d’interpretazione e d’esecuzione dei trattati, nell’ambito
dello scambio d’informazioni ai sensi delle CDI (cfr. DTF 146 II 150 con-
sid. 7.1; 143 II 202 consid. 8.3; [tra le tante] sentenza del TAF A-5662/2020
del 10 maggio 2021 consid. 2.4.1). Lo Stato richiesto è dunque vincolato
alla fattispecie e alle dichiarazioni presentate nella domanda di assistenza,
nella misura in cui quest’ultime non possono essere immediatamente con-
futate (« sofort entkräftet ») in ragione di errori, lacune o contradizioni ma-
nifeste (cfr. DTF 142 II 218 consid. 3.1; [tra le tante] sentenza del TAF A-
5662/2020 del 10 maggio 2021 consid. 2.4.1; parimenti sentenza del TAF
A-1761/2021 del 2 dicembre 2021 consid. 2.4.1).
3.4.2 La buona fede di uno Stato è presunta nelle relazioni internazionali
(principio dell’affidamento), ciò che implica, nel presente contesto, che lo
Stato richiesto non può, di principio, mettere in dubbio le allegazioni dello
Stato richiedente, a meno che sussistano dei seri dubbi. In tal caso, il prin-
cipio dell’affidamento non si oppone ad una domanda di chiarimento allo
Stato richiesto; il rovesciamento della presunzione della buona fede di uno
Stato dovendosi in ogni caso fondare su fatti constatati e concreti (cfr. DTF
A-3347/2020
Pagina 16
146 II 150 consid. 7.1; 143 II 202 considd. 8.7.1 e 8.7.4; [tra le tante] sen-
tenze del TAF A-1761/2021 del 2 dicembre 2021 consid. 2.4.2; A-
5662/2020 del 10 maggio 2021 consid. 2.4.2).
3.4.3 Non si entra nel merito di una domanda di assistenza amministrativa
se viola il principio della buona fede, « in particolare se si fonda su infor-
mazioni ottenute mediante reati secondo il diritto svizzero » (cfr. art. 7
lett. c LAAF). Secondo la giurisprudenza del Tribunale federale relativa alle
domande di assistenza fondate sui dati rubati, per reati vanno intesi dei
reati effettivamente punibili in Svizzera. Ciò presuppone, oltre all’adempi-
mento delle condizioni oggettive della norma penale svizzera di cui si pre-
sume la violazione, la competenza ratione loci della Svizzera (cfr. DTF 143
II 202 consid. 8.5.6). L’art. 7 lett. c LAAF mira a concretizzare il principio
della buona fede nell’ambito dell’assistenza amministrativa in correlazione
con le domande fondate su delle informazioni ottenute mediante reati puniti
in Svizzera (cfr. XAVIER OBERSON, La mise en oeuvre par la Suisse de
l’art. 26 MC OCDE, in: IFF Forum für Steuerrecht 2012, pag. 17). Nell’am-
bito dell’assistenza amministrativa in materia fiscale, la Svizzera può aspet-
tarsi che lo Stato richiedente si comporti in modo corretto nei suoi confronti,
in particolare in relazione a situazioni che possono rientrare nell’art. 7 lett. c
LAAF, e che rispetti gli impegni assunti in merito alle modalità di applica-
zione della CDI interessata. Se questo sia il caso o meno è una questione
che deve essere decisa in ogni singolo caso. Fatto salvo il caso in cui lo
Stato richiedente acquista dati rubati in Svizzera allo scopo di presentare
una domanda di assistenza amministrativa, il principio della buona fede tra
gli Stati non è violato per il solo fatto che la domanda di assistenza si basa
su dati di origine illecita. Inoltre, il rifiuto di uno Stato di confermare l’origine
lecita dei dati che hanno portato alla domanda non è di principio sufficiente
a qualificare l’approccio come contrario alla buona fede (cfr. sentenza TF
2C_648/2017 del 17 luglio 2018 consid. 3.4). Peraltro, una domanda viola
la fiducia legittima che la Svizzera può riporre nell’impegno preso dallo
Stato richiedente, se quest’ultimo fornisce la garanzia (« Zusicherung »)
che nessuno dei dati rubati a una banca sul territorio svizzero sarà utiliz-
zato nel contesto di una domanda di assistenza amministrativa e presenta
comunque una tale domanda, in relazione causale diretta o indiretta con i
dati rubati. In tal caso, se si è in presenza di dati provenienti da reati effet-
tivamente punibili secondo il diritto svizzero (ai sensi della giurisprudenza;
cfr. DTF 143 II 202 consid. 8.5.6), l’art. 7 lett. c LAAF trova applicazione e
la Svizzera deve rifiutare l’assistenza (cfr. [tra le tante] sentenze del TAF
A-1761/2021 del 2 dicembre 2021 consid. 2.4.3; A-5662/2020 del 10 mag-
gio 2021 consid. 2.4.3).
A-3347/2020
Pagina 17
3.5 Il principio della specialità esige che lo Stato richiedente utilizzi le infor-
mazioni ricevute dallo Stato richiesto unicamente nei confronti delle perso-
ne e dei comportamenti per i quali esso ha richiesto ed ottenuto dette in-
formazioni (cfr. art. 27 cpv. 1 CDI CH-IT). La giurisprudenza ha ricordato il
carattere personale del suddetto principio, nel senso che lo Stato richie-
dente non può utilizzare nei confronti di terzi le informazioni che ha ricevuto
tramite l’assistenza amministrativa, a meno che questa possibilità risulti
dalle leggi di entrambi gli Stati e l’autorità competente dello Stato che for-
nisce le informazioni autorizzi tale utilizzo (cfr. DTF 147 II 13 consid. 3.4;
146 I 172 consid. 7.1.3). Sulla base del principio dell’affidamento, la Sviz-
zera può ritenere che lo Stato richiedente, con il quale è legato da un ac-
cordo di assistenza amministrativa, rispetterà il principio della specialità
(cfr. [tra le tante] sentenze del TAF A-1761/2021 del 2 dicembre 2021 con-
sid. 2.6; A-5662/2020 del 10 maggio 2021 consid. 2.6).
3.6
3.6.1 Lo Stato richiedente deve altresì rispettare il principio della sussidia-
rietà (cfr. lett. ebis cifra 1 del Protocollo aggiuntivo). In assenza di elementi
concreti, rispettivamente di seri dubbi al riguardo, non vi è alcuna ragione
per rimettere in discussione l’adempimento del principio della sussidiarietà,
allorquando uno Stato presenta una domanda di assistenza amministra-
tiva, in ogni caso quando lo stesso dichiara di aver sfruttato tutte le fonti
d’informazione abituali previste dalla sua procedura fiscale interna prima di
richiedere informazioni o di aver agito conformemente alla Convenzione
(cfr. DTF 144 II 206 consid. 3.3.2; sentenze del TF 2C_73/2021 del
27 dicembre 2021 consid. 8 con rinvii; 2C_904/2015 dell’8 dicembre 2016
consid. 7.2; [tra le tante] sentenze del TAF A-1761/2021 del 2 dicembre
2021 consid. 2.7.1; A-5662/2020 del 10 maggio 2021 consid. 2.7.1).
3.6.2 Il principio della sussidiarietà non implica per lo Stato richiedente
d’esaurire l’integralità delle fonti di informazione, bensì quelle abituali. Una
fonte d’informazione non può più essere considerata come « abituale » se
comporta uno sforzo sproporzionato per lo Stato richiedente – rispetto a
una domanda di assistenza amministrativa – o se le probabilità di successo
sono considerate molto basse (cfr. [tra le tante] sentenza del TAF
A-5662/2020 del 10 maggio 2021 consid. 2.7.2). Il principio della sussi-
diarietà risulta, di principio, violato, se lo Stato richiedente ha già emanato
una decisione sui punti per i quali richiede l’assistenza e non fornisce
alcuna spiegazione comprovante ch’esso intende riconsiderare tale deci-
sione. Ciò sancito, non è escluso che uno Stato richiedente possa neces-
sitare di informazioni in merito ad una procedura già conclusa, ad esempio
se ha motivo di pensare che la decisione possa essere oggetto di revisione.
A-3347/2020
Pagina 18
In tal caso, la Svizzera è tuttavia in diritto d’aspettarsi una spiegazione al
riguardo, affinché sia possibile comprendere ciò che motiva la domanda di
assistenza. Il criterio decisivo per la concessione dell’assistenza ammini-
strativa rimane la rilevanza verosimile delle informazioni richieste (cfr. al
riguardo, consid. 3.3.1 del presente giudizio; cfr. [tra le tante] sentenze del
TAF A-1761/2021 del 2 dicembre 2021 consid. 2.7.2; A-5662/2020 del
10 maggio 2021 consid. 2.7.2).
3.7 Devono essere rispettate pure le norme procedurali applicabili nello
Stato richiedente e nello Stato richiesto. L’AFC dispone tuttavia dei poteri
procedurali necessari per imporre alle banche di fornire tutti i documenti
richiesti che soddisfano la condizione (cfr. consid. 3.3.1 del presente giudi-
zio) della rilevanza verosimile (cfr. DTF 142 II 161 consid. 4.5.2; [tra le
tante] sentenze del TAF A-1761/2021 del 2 dicembre 2021 consid. 2.8;
A-5662/2020 del 10 maggio 2021 consid. 2.8).
4.
Stabiliti i principi qui applicabili, lo scrivente Tribunale rileva come in con-
creto la domanda raggruppata italiana di assistenza amministrativa del
23 novembre 2018, alla base della presente procedura di ricorso, sia già
stata oggetto – come detto (cfr. fatti, sub lett. E) – della sentenza pilota
dello scrivente Tribunale A-1296/2020 del 21 dicembre 2020 e, successi-
vamente, della sentenza di principio del Tribunale federale 2C_73/2021 del
27 dicembre 2021. In sunto, il Tribunale federale ha sancito – alla stregua
dello scrivente Tribunale – che sulla base di detta domanda va concessa
l’assistenza amministrativa all’Italia. Poiché detta sentenza è qui vincolante
in qualità di precedente giuridico dell’Alta Corte (cfr. consid. 2.3 del pre-
sente giudizio), segnatamente per quanto attiene alla questione dell’am-
missibilità di detta domanda, non vi è di principio alcuna possibilità per il
Tribunale di rifiutare l’assistenza amministrativa in deroga alle conclusioni
dell’Alta Corte.
Ne discende che solo le censure sollevate dal ricorrente in correlazione
con degli elementi su cui il Tribunale federale non si è pronunciato nella
predetta sentenza 2C_73/2021, possono essere, di principio, ancora esa-
minate in dettaglio dallo scrivente Tribunale. Per quanto attiene alle cen-
sure già evase dal Tribunale federale, lo scrivente Tribunale – come detto,
essendo materialmente vincolato – non può invece discostarsi da quanto
ritenuto dall’Alta Corte, sicché il loro esame deve limitarsi a richiamare
quanto già deciso nella citata sentenza 2C_73/2021 e ad applicarlo al caso
concreto. Detto in altri termini, nell’esaminare le censure del ricorrente, in
questa sede ci si riferirà principalmente alla citata sentenza 2C_73/2021 –
A-3347/2020
Pagina 19
laddove il Tribunale federale si sia già espresso al riguardo – e/o, per
quanto necessario, alla successive/precedenti sentenze emanate dal Tri-
bunale statuente al riguardo, tra cui la sentenza pilota
A-1296/2020 del 21 dicembre 2020.
4.1 Sul piano formale, con sentenza federale 2C_73/2021 del 27 dicembre
2021, il Tribunale federale ha sancito – perlomeno implicitamente dichia-
randola ammissibile – che la domanda raggruppata italiana di assistenza
amministrativa del 23 novembre 2018 adempie le esigenze formali di con-
tenuto di cui alla lett. ebis del Protocollo aggiuntivo e dell’art. 3 cpv. 1 OAAF.
Ciò è altresì quanto sancito più nel dettaglio dallo scrivente Tribunale, con
sentenza A-1296/2020 del 21 dicembre 2020. Per quanto qui necessario,
il Tribunale ribadisce come detta domanda contenga la lista delle informa-
zioni necessarie alla sua ammissione, e meglio: l’indicazione del periodo
fiscale (dal 23 febbraio 2015 al 31 dicembre 2016); una descrizione detta-
gliata del gruppo oggetto della domanda nonché dei fatti e delle circostanze
alla sua origine sulla base di un modello di comportamento ai sensi degli
artt. 2 e 3 dell’Accordo amministrativo, allo scopo di identificare un gruppo
specifico di contribuenti considerati recalcitranti (i cosiddetti « recalcitrant
account holders ») secondo i criteri ivi esposti; la descrizione delle informa-
zioni richieste (informazioni specifiche sui contribuenti recalcitranti); l’indi-
cazione dello scopo fiscale (la verifica del corretto adempimento degli ob-
blighi di dichiarazione delle attività detenute presso un intermediario estero
e dei correlati redditi da contribuenti residenti in Italia) e delle imposte inte-
ressate (imposta sul reddito delle persone fisiche, imposta sul valore delle
attività finanziarie detenute all’estero, obblighi discendenti dalla legge rela-
tiva al monitoraggio fiscale per l’amministrazione dell’imposta sui redditi
delle persone fisiche); i motivi per cui si presume che le informazioni si
trovino in Svizzera e l’indicazione del detentore delle informazioni (banca
B._ /C._); la descrizione dei motivi per cui si presume che i
contribuenti del gruppo non hanno rispettato la normativa fiscale italiana
(contribuenti che non si sono conformati alla normativa fiscale italiana e/o
non hanno fornito alla banca una prova del rispetto dei loro obblighi fiscali,
dopo aver ricevuto da detta banca una lettera d’informazione in merito a
tali obblighi fiscali e contenente la comminatoria della chiusura forzata del
conto bancario, in caso di mancato ossequio); così come l’indicazione se-
condo cui la domanda è conforme alla legislazione e alla prassi ammini-
strativa dell’Italia, ossequia il principio di sussidiarietà e di specialità, ecc.
(cfr. sentenza del TAF A-1296/2020 del 21 dicembre 2020 consid. 5). In
tale contesto, ogni eventuale censura relativa al difetto dei requisiti formali
non può che essere respinta.
A-3347/2020
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4.2 Pure sul piano materiale, con sentenza 2C_73/2021 del 27 dicembre
2021, il Tribunale federale ha confermato che la domanda raggruppata ita-
liana di assistenza amministrativa del 23 novembre 2018 è ammissibile,
così come già sancito dallo scrivente Tribunale, con sentenza A-1296/2020
del 21 dicembre 2020. In estrema sintesi, detta domanda non costituisce
una « fishing expedition » (cfr. consid. 4.2.1 del presente giudizio) e non
viola né il principio della buona fede (cfr. consid. 4.2.2 del presente giudi-
zio), né quello della sussidiarietà (cfr. consid. 4.2.3 del presente giudizio).
4.2.1 Più nel dettaglio, con sentenza 2C_73/2021 del 27 dicembre 2021, il
Tribunale federale – alla stregua dello scrivente Tribunale (cfr. sentenza del
TAF A-1296/2021 del 21 dicembre 2020 consid. 6, a cui si rinviano le parti)
– ha innanzitutto confermato in modo qui materialmente vincolante che la
domanda raggruppata italiana di assistenza amministrativa del 23 novem-
bre 2018 non costituisce una « fishing expedition » e che le informazioni
richieste adempiono la condizione della rilevanza verosimile, nella misura
in cui adempie i tre requisiti elaborati dalla giurisprudenza permettenti di
escludere l’esistenza di una « fishing expedition » (cfr. consid. 3.3.3 del
presente giudizio per un elenco esaustivo di detti tre requisiti): detta do-
manda (1) fornisce una descrizione dettagliata del gruppo sulla base di un
modello di comportamento, esponendo i fatti e le circostanze specifiche
che hanno spinto l’autorità richiedente italiana a formulare la domanda
(cfr. citata sentenza del TF 2C_73/2021 consid. 4.3.1), (2) espone il diritto
(fiscale) e spiega perché vi sono ragioni per supporre che i contribuenti
appartenenti al gruppo non hanno rispettato i propri obblighi (violato il diritto
fiscale) (cfr. citata sentenza del TF 2C_73/2021 consid. 4.3.2), e (3) dimo-
stra che le informazioni richieste possono portare all’adempimento degli
obblighi fiscali (cfr. citata sentenza del TF 2C_73/2021 consid. 4.3.3).
Ciò sancito, riguardo in particolare alla seconda condizione, il Tribunale ri-
leva più nel dettaglio quanto segue.
4.2.1.1 Per quanto attiene al diritto fiscale applicabile, il Tribunale federale
ha sancito che, sebbene la domanda dell’autorità richiedente italiana non
lo esponga con precisione (indicando per esempio le norme di diritto tribu-
tario italiano pertinenti per il caso di specie), essa indica chiaramente che
« i contribuenti italiani sono tenuti a dichiarare tutte le attività e i redditi de-
tenuti all'estero, corrispondendo le relative imposte » (domanda raggrup-
pata, punto n. 12 in fine). Per l’Alta Corte, una tale menzione è sufficiente
a dimostrare che il diritto tributario italiano impone ai propri contribuenti di
indicare nella dichiarazione fiscale la totalità dei redditi e della sostanza
mondiali (cfr. citata sentenza del TF 2C_73/2021 consid. 4.3.2).
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4.2.1.2 Circa invece gli elementi fattuali all’origine del sospetto che le per-
sone appartenenti al gruppo non hanno rispettato i propri obblighi fiscali, il
Tribunale rileva come la domanda raggruppata indichi che qui interessati
sono i cosiddetti contribuenti italiani recalcitranti, ovvero quei contribuenti
italiani che durante il periodo fiscale interessato erano titolari di uno o più
conti presso la banca B._ /C._, domiciliati o residenti in Italia
e non hanno reagito alla lettera inviata da detta banca che gli informava
dei loro obblighi fiscali di regolarizzare i propri conti secondo la normativa
fiscale italiana, minacciandoli in caso contrario di sostanziali limitazioni
all’operabilità del loro conto, assimilate dall’autorità richiedente italiana ad
una chiusura forzata del loro conto. Il fondamento su cui poggia la presun-
zione del mancato rispetto della normativa fiscale italiana risiede dunque
nel fatto che, nonostante la lettera della banca, i contribuenti italiani hanno
omesso di fornire prove sufficienti del rispetto dei loro obblighi fiscali. Detto
fondamento presuppone dunque che una tale lettera sia stata effettivamen-
te notificata ai clienti della banca B._ /C._ e che gli stessi
non abbiano reagito, rispettivamente non abbiano fornito la prova
dell’adempimento dei loro obblighi fiscali (cfr. sentenza del TAF A-
1296/2020 del 21 dicembre 2020 consid. 6.1.2).
A tal proposito, il Tribunale federale ha confermato che il presente caso è
del tutto comparabile alla situazione esaminata nella DTF 143 II 136, dove
esso ha ammesso l’esistenza di sospetti sufficienti di una violazione del
diritto fiscale (cfr. DTF 143 II 136 consid. 6.3), così come sancito dal Tribu-
nale statuente (cfr. sentenza del TAF A-1296/2020 del 21 dicembre 2020
consid. 6.1.3). Anche nel caso in disamina, infatti, la banca ha inviato ai
propri clienti italiani una lettera nella quale indicava che, qualora gli inte-
ressati non avessero fornito la prova di essere in regola con il fisco italiano,
le loro relazioni finanziarie presso la banca sarebbero state sottoposte a
restrizioni. Come nella DTF 143 II 136, poi, la domanda raggruppata for-
mata dall’autorità richiedente italiana riguardava appunto i contribuenti che
avevano ricevuto una lettera di questo tipo e non avevano fornito alla banca
prove sufficienti del rispetto dei propri obblighi fiscali. Il Tribunale federale
ha dunque ritenuto che la presenza di concreti sospetti in merito alla viola-
zione dei propri obblighi fiscali da parte dei membri del gruppo oggetto della
domanda deve essere ammessa anche nel caso di specie (cfr. citata sen-
tenza del TF 2C_73/2021 consid. 4.3.2).
Ciò posto, in presenza di un tale modello di comportamento, lo scrivente
Tribunale ricorda che, secondo la giurisprudenza del Tribunale federale,
essenziale per l’ammissibilità della domanda raggruppata – e dunque la
sua delimitazione rispetto alle « fishing expeditions » inammissibili – è la
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prova che i contribuenti abbiano preso conoscenza di una tale lettera, alla
quale non hanno dato seguito. Nel caso di un « fermo banca » (ossia la
trattenuta della corrispondenza presso la banca a disposizione del cliente)
si può partire dal presupposto che un cliente della banca consulti regolar-
mente la propria corrispondenza bancaria, in ogni caso nel termine di un
anno. Non è infatti credibile – visti i rischi economici di una corrispondenza
in fermo banca (p. es. la finzione della notifica che determina il decorrere
dei termini) e gli sviluppi attuali nell’ambito del diritto fiscale internazionale
– che un cliente non prenda conoscenza degli scritti della banca durante
un anno (cfr. DTF 143 II 136 consid. 6.4.3; sentenza del TAF A-1296/2020
del 21 dicembre 2020 consid. 6.1.3).
4.2.1.3 Per quanto attiene più in particolare alla problematica dell’esistenza
o meno della lettera 3 febbraio 2014 allegata alla domanda raggruppata
italiana di assistenza amministrativa del 23 novembre 2018, il Tribunale fe-
derale ha sancito che poco importa che detta domanda menzionasse in un
primo tempo una lettera 3 febbraio 2014, il cui invio effettivo ai clienti della
banca non ha potuto essere dimostrato. La descrizione del modello di com-
portamento contenuta nella domanda in parola prevedeva infatti, in modo
generico, che « [...] il titolare dell’attività finanziaria ha ricevuto una lettera
di B._, ora C._ in cui è stata annunciata la chiusura forzata
del conto/conti bancari salvo egli fornisca [alla banca] l'autorizzazione del
modello “Direttiva Risparmio UE per la Collaborazione Volontaria (Volun-
tary Disclosure)” o ogni altra prova del rispetto delle proprie obbligazioni
fiscali relativamente a tale conto/conti [...] ». Il Tribunale federale ha poi
rilevato che, in corso di procedura, è emerso che una lettera dal contenuto
analogo è stata inviata dalla banca B._/C._ il 20 febbraio
2015 a oltre 10'000 clienti e che le informazioni trasmesse da detta banca
all’autorità inferiore si riferiscono a quest’ultima lettera. In tale contesto, il
Tribunale federale ha sancito che il riferimento alla lettera del 3 febbraio
2014 non ha quindi alcuna conseguenza sull’ammissibilità della predetta
domanda raggruppata (cfr. citata sentenza del TF 2C_73/2021 con-
sid. 4.3.2). Tale è altresì la conclusione dello scrivente Tribunale, che nella
sentenza pilota A-1296/2020 del 21 dicembre 2020 ha sancito che il fatto
che la lettera 3 febbraio 2014 non sia quella che è stata effettivamente in-
viata ai clienti della banca B._ /C._, non rende automatica-
mente inammissibile la domanda raggruppata, dal momento che è appu-
rato che un’altra lettera della predetta banca, di contenuto analogo e datata
20 febbraio 2015, è stata effettivamente trasmessa ai clienti, così come
prescritto dalla giurisprudenza del Tribunale federale (cfr. sentenza del TAF
A-1296/2020 del 21 dicembre 2020 considd. 6.5.1-6.5.3).
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Ora, riguardo poi al tenore della lettera 20 febbraio 2015 della banca
B._/C._ (minaccia di restrizioni all’utilizzo del conto) che non
corrisponde esattamente a quanto esposto nella predetta domanda rag-
gruppata (minaccia di chiusura forzata del conto), il Tribunale federale ha
confermato quanto sancito dallo scrivente Tribunale (cfr. citata sentenza
del TF 2C_73/2021 consid. 6.2; sentenza del TAF A-1296/2020 del 21 di-
cembre 2020 consid. 6.5.4). Il Tribunale federale ha infatti sancito che que-
sto elemento non porta ad escludere gli interessati dal modello di compor-
tamento descritto dall’autorità richiedente italiana nella propria domanda.
Effettivamente, alla base dell’esigenza relativa alla ricezione di una lettera
della banca contenente la minaccia della chiusura del conto, vi era il pro-
posito di identificare i clienti il cui comportamento destava sufficienti so-
spetti di una violazione dei propri obblighi fiscali. Il modello di comporta-
mento descritto nella domanda raggruppata serviva appunto a limitare la
stessa ai clienti che non erano in regola con il fisco italiano, in quanti questi
ultimi erano posti davanti al dilemma consistente nello scegliere se (i) di-
chiarare i propri averi all'autorità italiana, oppure (ii) chiudere il conto. In
tale ottica, come ritenuto dallo scrivente Tribunale, l’Alta Corte ha sancito
che le restrizioni al conto preannunciate nella lettera 20 febbraio 2015 era-
no di una tale gravità che nessun cliente le avrebbe tollerate, se non per
motivi di evasione fiscale. Tali restrizioni erano così significative (divieto di
prelevamento in contanti, forte limitazione a bonifici e trasferimenti di titoli),
da rendere la continuazione della relazione finanziaria praticamente inutile
per il cliente non in regola con il fisco. La minaccia di simili restrizioni era
dunque assimilabile alla minaccia di chiusura forzata del conto, in quanto
le due misure avevano in concreto lo stesso effetto dissuasivo. A ciò si ag-
giunge che, secondo il Protocollo aggiuntivo, il riferimento a informazioni
verosimilmente rilevanti ha lo scopo di « garantire uno scambio di informa-
zioni in ambito fiscale il più ampio possibile » (lett. ebis cifra 3 del Protocollo
aggiuntivo), ciò che si oppone all’adozione di un approccio eccessivamente
formalista (cfr. citata sentenza del TF 2C_73/2021 consid. 6.2).
4.2.2 Con sentenza 2C_73/2021 del 27 dicembre 2021, il Tribunale fede-
rale – come lo scrivente Tribunale (cfr. sentenza del TAF A-1296/2020 del
21 dicembre 2020 consid. 7.1, a cui si rinviano le parti) – ha poi confermato
che la domanda raggruppata italiana di assistenza amministrativa del
23 novembre 2018 non viola l’art. 7 lett. c LAAF relativo al principio della
buona fede, nella misura in cui non vi è alcun indizio del fatto che detta
domanda sarebbe stata fondata su atti illeciti (reati ai sensi del diritto sviz-
zero), segnatamente in correlazione con la lettera 3 febbraio 2014 della
B._/C._ ivi allegata (cfr. citata sentenza del TF 2C_73/2021
consid. 7.2; parimenti consid. 3.4.3 del presente giudizio circa i requisiti per
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ammettere una violazione del principio della buona fede). L’Alta Corte ha
infatti indicato che il semplice fatto che la predetta lettera 3 febbraio 2014
non sia in concreto stata spedita ai clienti della banca, e che ne sia invece
poi stata inviata una – dal contenuto quasi identico – il 20 febbraio 2015,
non prova nulla quanto alla provenienza illecita di tale lettera. La forte so-
miglianza tra questi due documenti esclude del resto che la lettera 3 feb-
braio 2014 sia un falso creato a bella posta dall’autorità richiedente italiana
a sostegno della sua domanda raggruppata. Il Tribunale federale ha altresì
ribadito che, tenuto conto della presunzione della buona fede dello Stato
richiedente, non occorre – salvo nel caso in cui tale presunzione va rove-
sciata, ciò che non è qui il caso – provarne l’esistenza (cfr. citata sentenza
del TF 2C_73/2021 consid. 7.2). Detto in altri termini, nella fattispecie, l’au-
torità inferiore e l’autorità richiedente italiana non erano dunque tenute a
fornire la prova del rispetto del principio della buona fede, rispettivamente
l’autorità inferiore non aveva motivo di indagare ulteriormente al riguardo
(cfr. sentenza del TAF A-1296/2020 del 21 dicembre 2020 consid. 7.1.2).
4.2.3 Con sentenza 2C_73/2021 del 27 dicembre 2021, il Tribunale fede-
rale – al pari dello scrivente Tribunale (cfr. sentenza del TAF A-1296/2020
del 21 dicembre 2020 consid. 7.2, a cui si rinviano le parti) – ha altresì con-
fermato che la domanda raggruppata italiana di assistenza amministrativa
del 23 novembre 2018 rispetta il principio della sussidiarietà. L’Alta Corte
ha in particolare ribadito che, in assenza di elementi concreti che vi si op-
pongono, non vi è ragione di rimettere in discussione le spiegazioni fornite
dall’autorità richiedente italiana in merito al rispetto del principio della sus-
sidiarietà, in concreto l’indicazione secondo cui « [...] sono stati esauriti
tutti i mezzi interni di indagine fatta eccezione per quelli che avrebbero dato
luogo a difficoltà sproporzionate [...] » (cfr. citata sentenza del TF
2C_73/2021 consid. 8; parimenti consid. 3.6.2 del presente giudizio).
4.3 Ora, nel suo gravame il ricorrente censura innanzitutto l’illeceità della
documentazione prodotta dall’Agenzia delle Entrate a fondamento della
domanda raggruppata italiana di assistenza amministrativa del 23 novem-
bre 2018. Infatti a mente dell’insorgente vi sarebbero dubbi circa l’otteni-
mento lecito da parte dell’autorità italiana della missiva 3 febbraio 2014
(cfr. atto n. 02, allegato 1, dell’incarto prodotto dall’autorità inferiore su
chiave USB [di seguito: inc. AFC]) posta a fondamento della richiesta rag-
gruppata. Tale missiva – il cui contenuto e veridicità vengono anche conte-
stati – non esisterebbe infatti in tale forma, essendo la stessa un docu-
mento destinato al solo uso interno. Nemmeno vi sarebbe altro scritto con
contenuto analogo – ma di data posteriore – che sarebbe stato inviato ai
clienti della banca. In tal senso il ricorrente non comprenderebbe come
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l’autorità estera possa essere entrata in possesso lecitamente di tale scritto
(cfr. ricorso 26 giugno 2020, pagg. 4-5).
Agli atti non vi sarebbe poi la prova che la banca abbia effettivamente in-
viato uno scritto ai propri clienti nel quale annunciava loro la chiusura for-
zata del conto/conti bancario salvo che questi avessero fornito a
B._, ora C._, istituto di credito, l’autorizzazione del modello
«direttiva Risparmio UE per la collaborazione volontaria (Voluntary Disclo-
sure)» o ogni altra prova del rispetto delle proprie obbligazioni fiscali rela-
tive a tale conto/conti. Ciò non sarebbe in particolare il caso per quanto
concerne lo scritto
20 febbraio 2015, il quale avrebbe unicamente carattere informativo e non
inviterebbe i suoi destinatari a intraprendere attività alcuna. Dalla ricezione
dello scritto 20 febbraio 2015 non si potrebbe quindi dedurre che il suo
destinatario non adempia ai propri obblighi fiscali nel paese richiedente
(cfr. ricorso 26 giugno 2020, pagg. 7-10).
Il ricorrente censura poi l’illiceità della richiesta raggruppata italiana, affer-
mando come la stessa costituirebbe una «fishing expedition». Infatti la let-
tera 3 febbraio 2014 non sarebbe documento esistente, di riflesso non sa-
rebbe mai stata inviata ai clienti della banca. La lettera 20 febbraio 2015 –
della cui non vi sarebbe prova dell’invio agli atti – non prospetterebbe –
così come quella 3 febbraio 2014 – quale conseguenza della mancata
prova della regolarità fiscale la chiusura forzata della relazione bancaria.
La richiesta raggruppata non sarebbe sufficientemente dettagliata e moti-
vata, non raggiungendo di conseguenza la stessa la soglia della verosimi-
glianza necessaria (cfr. ricorso 26 giugno 2020, pagg. 7-10). Vi sarebbe
poi la violazione del principio della buona fede e di quello di reciprocità,
essendo la domanda di assistenza amministrativa italiana fondata su do-
cumenti di dubbia provenienza e meglio ottenuti illecitamente. Lo stato ri-
chiedente avrebbe anche violato il principio di sussidiarietà e principi ge-
nerali di procedura, non avendo esperito tutti i mezzi interni di indagine –
ovvero le fonti abituali previste dal diritto interno – per evadere in maniera
autonoma la propria richiesta di assistenza amministrativa (cfr. ricorso
26 giugno 2020, pagg. 11-12).
Infine l’insorgente sostiene che l’AFC avrebbe – nella richiesta indirizzata
a B._ di produrre i dati relativi ai soggetti interessati dalla richiesta
raggruppata – ampliato e modificato in maniera sostanziale e inammissibile
l’applicazione di quanto originariamente domandato dall’autorità fiscale ita-
liana. L’AFC avrebbe infatti richiesto a B._ di produrre i dati relativi
ai clienti che avessero ricevuto lo scritto 3 febbraio 2014 (cfr. atto n. 02,
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allegato 1, inc. AFC) o similare. Tale formulazione sarebbe inammissibile
in quanto lascerebbe – a dire del ricorrente – margine di apprezzamento
per il destinatario, sicché i dati – a oggi – in possesso dell’autorità inferiore
non corrisponderebbero a quanto richiesto originariamente dall’autorità
estera (cfr. ricorso 26 giugno 2020, pagg. 5-7).
Sennonché tali censure non possono che essere qui respinte. Gli argo-
menti sollevati dal ricorrente circa l’ammissibilità materiale della domanda
raggruppata italiana di assistenza amministrativa del 23 novembre 2018,
non sono infatti nuovi o tali da rimettere in discussione quanto già sancito
dallo scrivente Tribunale con sentenza pilota A-1296/2020 del 21 dicembre
2020 e dal Tribunale federale con sentenza di principio 2C_73/2021 del
27 dicembre 2021 (cfr. considd. 4.1 e 4.2 del presente giudizio). È la pre-
detta domanda raggruppata in quanto tale che è stata ritenuta ammissibile
dal Tribunale federale. Ora, questa stessa domanda è alla base della pre-
sente procedura di ricorso, sicché non si può seguire il ricorrente allor-
quando esso sostiene – contrariamente a quanto stabilito dal Tribunale fe-
derale – che la domanda non sia conforme alle diverse disposizioni appli-
cabili e più precisamente alla CDI CH-IT.
In merito alla censura del ricorrente circa il modo di agire dell’AFC, si rileva
come l’Alta Corte non abbia eccepito alcunché nella sentenza di principio
circa tale aspetto. L’agire dell’autorità inferiore è stato infatti ritenuto – nel
suo insieme – conforme alle norme e principi applicabili al caso. A ciò si
aggiunge che – come già esposto in precedenza – l’AFC dispone dei poteri
procedurali necessari per imporre alle banche di fornire tutti i documenti
richiesti che soddisfano la condizione (cfr. consid. 3.3.1 del presente giudi-
zio) della rilevanza verosimile (cfr. DTF 142 II 161 consid. 4.5.2; [tra le
tante] sentenze del TAF A-1761/2021 del 2 dicembre 2021 consid. 2.8;
A-5662/2020 del 10 maggio 2021 consid. 2.8), sicché l’autorità inferiore ha
quindi agito nel limite dei poteri a essa conferiti. Con particolare riferimento
alla censura circa la violazione del principio di reciprocità si rileva che –
come anche sopra esposto – la domanda raggruppata italiana di assi-
stenza amministrativa del 23 novembre 2018 è stata considerata material-
mente ammissibile dal Tribunale federale. In tal occasione l’Alta Corte ha
chiaramente sancito come la predetta domanda raggruppata sia conforme
al principio della buona fede e come agli atti non vi siano indizio circa la
provenienza illecita dei documenti posti a fondamento della domanda di
assistenza. In tal senso, il Tribunale federale ha confermato che la suddetta
domanda raggruppata è conforme al principio della buona fede e quindi –
di riflesso – anche al principio di reciprocità.
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Anche tali censure vanno pertanto respinte.
5.
Constatata l’ammissibilità della domanda raggruppata italiana di assisten-
za amministrativa del 23 novembre 2018, occorre ancora stabilire se il ri-
corrente rientri o meno nel modello di comportamento (lecitamente) ivi de-
scritto dall’autorità richiedente italiana.
Ora nel suo gravame il ricorrente censura il fatto che agli atti non vi sarebbe
la prova concreta circa il fatto che la banca gli abbia effettivamente tra-
smesso una delle due sopracitate lettere – più precisamente, quella datata
3 febbraio 2014 e quella datata 20 febbraio 2015 – e che questo abbia
ricevuto e preso visione di uno di tali scritti (cfr. ricorso 26 giugno 2020,
pagg. 10-11). A tal proposito, lo scrivente Tribunale rileva come da un
esame degli atti dell’incarto – e meglio dalla documentazione fornita dalla
banca B._ /C._ (cfr. atto n. 18.2, inc. AFC) – risulti che du-
rante il periodo interessato dalla predetta domanda raggruppata, il ricor-
rente era titolare di un conto bancario presso la banca
B._/C._. È poi incontestato ch’esso abbia ricevuto la lettera
20 febbraio 2015 della predetta banca. Dalla documentazione bancaria si
evince infatti chiaramente che il ricorrente ha dato ordine alla banca di trat-
tenere la corrispondenza e che – come risulta anche dalla nota interna
(cfr. atto n. 18.2, pagg. 6) – al momento della chiusura della relazione ban-
caria, rispettivamente della ricezione del decreto di edizione del 29 marzo
2019 da parte dell’AFC, era passato almeno un anno dalla consegna dello
scritto via fermo banca. Ora, come già esposto al consid. 4.2.1.2 del pre-
sente giudizio, si rileva come l’Alta Corte abbia sancito che nel caso di un
« fermo banca » si può partire dal presupposto che un cliente consulti re-
golarmente la propria corrispondenza bancaria, in ogni caso nel termine di
un anno. Non è infatti credibile – visti i rischi economici di una corrispon-
denza in fermo banca (p. es. la finzione della notifica che determina il de-
correre dei termini) e gli sviluppi attuali nell’ambito del diritto fiscale inter-
nazionale – che un cliente non prenda conoscenza degli scritti della banca
durante un anno (cfr. DTF 143 II 136 consid. 6.4.3; sentenza del TAF A-
1296/2020 del 21 dicembre 2020 consid. 6.1.3). In tali circostanze, vi è mo-
tivo di presumere ch’esso abbia avuto conoscenza di detto scritto. Secondo
quanto giustamente indicato dall’autorità inferiore (cfr. decisione impu-
gnata, consid. 8), il ricorrente non ha reagito a detta lettera comprovando
la sua conformità fiscale, sicché lo stesso rientra nel modello di comporta-
mento descritto nella domanda raggruppata.
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6.
Appurata l’ammissibilità della domanda raggruppata italiana di assistenza
amministrativa del 23 novembre 2018 e stabilito come il ricorrente rientri
nel modello di comportamento (lecitamente) ivi descritto dall’autorità richie-
dente italiana, qui di seguito lo scrivente Tribunale prenderà posizione sin-
golarmente sulle restanti censure ricorsuali.
6.1 Innanzitutto a mente del ricorrente l’AFC avrebbe affermato che dalla
lettera 3 febbraio 2014 si evincerebbe che vi sarebbe stata da parte della
banca una richiesta alla clientela di comprovare la propria conformità fi-
scale e che a seguito del mancato riscontro di tale richiesta, ai clienti sa-
rebbe stata inviata la missiva 3 febbraio 2014. Secondo il ricorrente tale
tesi non sarebbe mai stata sostenuta dall’autorità italiana, sicché la stessa
sarebbe frutto di un’interpretazione arbitraria e illecita dell’AFC (cfr. ricorso
26 giugno 2020, pag. 8).
6.1.1 Per costante giurisprudenza l'accertamento dei fatti, rispettivamente
l'apprezzamento delle prove, viola il divieto d'arbitrio qualora l'autorità ab-
bia manifestamente travisato il senso e la portata di un mezzo di prova,
abbia trascurato di considerare, senza una ragione oggettiva, un mezzo di
prova rilevante e importante per l'esito della causa o abbia tratto dai fatti
accertati delle conclusioni insostenibili (DTF 143 IV 500 consid. 1.1).
Nell’accertamento dei fatti e nella valutazione delle prove, il giudice di-
spone di un ampio potere di apprezzamento (DTF 129 I 8 consid. 2.1;
118 Ia 28 consid. 1b; sentenza del TF 6P.218/2006 del 30 marzo 2007,
consid. 3.4.1) così che, per motivare l’arbitrio, non è sufficiente criticare la
decisione impugnata né è sufficiente contrapporvi una diversa versione dei
fatti, per quanto sostenibile o addirittura preferibile essa appaia, ma occorre
spiegare perché un determinato accertamento dei fatti o una determinata
valutazione delle prove siano viziati di errore qualificato (DTF 133 I 149
consid. 3.1 con rinvii). In particolare, il Tribunale federale ha avuto modo di
stabilire che un accertamento dei fatti può dirsi arbitrario se il primo giudice
ha manifestamente disatteso il senso e la rilevanza di un mezzo di prova
oppure ha omesso, senza fondati motivi, di tener conto di una prova idonea
ad influire sulla decisione presa oppure, ancora, quando il giudice ha tratto
dal materiale probatorio disponibile deduzioni insostenibili (DTF 129 I 8
consid. 2.1).
6.1.2 Da un’analisi della missiva 3 febbraio 2014 (cfr. atto n. 02, allegato 1,
inc. AFC) si evince in maniera chiara come le disposizioni per la clientela
con residenza fiscale in Italia avessero «validità immediata» al 3 febbraio
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2014. Appare anche evidente come sotto la voce «prelevamenti in con-
tanti» si facesse riferimento alla prova della conformità fiscale, distin-
guendo chiaramente la clientela che avesse già – al 3 febbraio 2014 – fatto
prova della propria regolarità fiscale nel paese richiedente, quella che non
l’avesse ancora fatto ma che avesse comunque dimostrato di aver iniziato
il processo di regolarizzazione e quella che invece non avesse apporto
prova alcuna. In tal senso, pur potendo lo scrivente Tribunale lasciare qui
aperta tale questione, non si può escludere – e nemmeno sostenere che
l’apprezzamento dell’autorità inferiore sia arbitrario o insostenibile – che
quanto indicato dall’AFC nella propria decisione sia corretto. È infatti vero-
simile – seppur non indicato espressamente dall’Agenzia delle Entrate
nella richiesta raggruppata – che prima della missiva 3 febbraio 2014 sia
giunto un altro scritto – o più di uno – ai clienti della banca nel quale veniva
loro richiesto di comprovare la loro regolarità fiscale nel paese richiedente.
In tal senso si comprenderebbe la «validità immediata» delle disposizioni
al giorno 3 febbraio 2014, così come le differenti limitazioni adattate in fun-
zione dell’avvenuta/mancata dimostrazione di tale regolarità. Lo scrivente
Tribunale considera quindi che l’AFC sia rimasta nei limiti del proprio potere
d'apprezzamento, non avendo la stessa ecceduto arbitrariamente in tale
prerogativa a essa concessa.
Visto quanto precede, detta censura va pertanto respinta
6.2 Secondo l’insorgente l’AFC avrebbe poi indicato nella propria decisione
come l’Agenzia delle Entrate avrebbe eseguito un’analisi secondo la quale
un numero considerevole di contribuenti italiani avrebbe partecipato alla
VDP (Voluntary Discolosure Program) al fine di regolarizzare la propria po-
sizione in merito ai patrimoni detenuti presso la B._/C._.
A dire del ricorrente tale assunto non sarebbe mai stato dimostrato e nem-
meno comprovato dall’autorità estera (cfr. ricorso 26 giugno 2020, pag. 4).
Si ricorda al qui ricorrente come conformemente al principio della buona
fede (cfr. art. 7 lett. c LAAF) – che trova applicazione quale principio d’in-
terpretazione e d’esecuzione dei trattati, nell’ambito dello scambio d’infor-
mazioni ai sensi delle CDI (cfr. DTF 146 II 150 consid. 7.1; 143 II 202
consid. 8.3; [tra le tante] sentenza del TAF A-5662/2020 del 10 maggio
2021 consid. 2.4.1) – lo Stato richiesto è vincolato alla fattispecie e alle
dichiarazioni presentate nella domanda di assistenza, nella misura in cui
quest’ultime non possono essere immediatamente confutate (« sofort
entkräftet ») in ragione di errori, lacune o contradizioni manifeste (cfr. DTF
142 II 218 consid. 3.1; [tra le tante] sentenza del TAF A-5662/2020 del
10 maggio 2021 consid. 2.4.1; parimenti sentenza del TAF A-1761/2021
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del 2 dicembre 2021 consid. 2.4.1). La buona fede di uno Stato è quindi
presunta nelle relazioni internazionali (principio dell’affidamento), ciò che
implica, nel presente contesto, che lo Stato richiesto non può, di principio,
mettere in dubbio le allegazioni dello Stato richiedente, a meno che sussi-
stano dei seri dubbi (cfr. consid. 3.4 del presente giudizio).
Ora nel caso di specie l’Agenzia delle Entrate ha indicato al punto 15 della
richiesta raggruppata che (cfr. atto n. 02, inc. AFC):
«Da una parziale analisi dei dati estrapolati dalle istanze, e dalla relativa
documentazione di supporto, presentate dai contribuenti italiani nell'ambito
dello speciale programma di collaborazione volontaria previsto dalla legge
15 dicembre 2014, n. 186, risulta che circa 7.000 contribuenti italiani hanno
aderito alla Voluntary Disclosure chiedendo di regolarizzare le infedeltà ed
omissioni dichiarative commesse in relazione alla detenzione di attività fi-
nanziarie (inclusi conti bancari) presso l’istituto B._ (B._).»
Agli atti non vi sono elementi che fanno dubitare della correttezza delle
informazioni fornita dall’Agenzia delle Entrate in relazione alla domanda
raggruppata 11 novembre 2018, sicché – tenuto conto di quanto sopra
esposto, con particolare riferimento al principio della buona fede – quest’ul-
tima non aveva a dimostrare alcunché in tal senso. Lo stato richiesto, e
quindi l’AFC, è partita a giusto titolo dal presupposto che tali allegazioni
fossero corrette.
Visto quanto precede, anche detta censura va pertanto respinta.
6.3 Il ricorrente sostiene poi che la decisione dell’AFC 2 giugno 2020 sa-
rebbe frutto di un accertamento inesatto e parziale dei fatti rilevanti. Infatti
a mente dell’insorgente l’AFC avrebbe riportato il criterio di identificazione
dei contribuenti recalcitranti di cui «let. c» (cfr. atto n. 02, pag. 5, punto 12,
inc. AFC) in maniera difforme rispetto a quanto originariamente indicato
dall’Agenzia delle Entrate nella domanda di assistenza amministrativa. In
tal modo l’AFC avrebbe quindi accertato i fatti rilevanti in maniera parziale
e inesatta (cfr. ricorso 26 giugno 2020, pagg. 3-4).
Ora, il criterio in questione viene indicato nella domanda di assistenza am-
ministrativa con la seguente formulazione (cfr. atto n. 02, pag. 5, punto 12,
inc. AFC):
«c. il titolare dell'attività finanziaria ha ricevuto una lettera di B._,
ora C._ in cui è stata annunciata la chiusura forzata del conto/conti
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bancari salvo egli fornisca a B._, ora C._, istituto di credito
l'autorizzazione del modello Direttiva Risparmio UE per la Collaborazione
Volontaria (Voluntary DiscIosure) o ogni altra prova del rispetto delle pro-
prie obbligazioni fiscali relativamente a tale conto/conti.»
Mentre lo stesso viene riportato nella decisione dell’AFC nella seguente
maniera (cfr. decisione impugnata, consid. 2):
«c) Al titolare del/i conto/i è stata inviata una lettera nella quale B._
annunciava la restrizione dei servizi bancari, se il titolare del conto non
avesse fornito alla banca la prova della sua conformità fiscale riguardante
il conto/i.»
Da un’analisi di quanto sopra – e meglio della decisione 2 giugno 2020
dell’AFC – si evince chiaramente come l’autorità inferiore abbia riportato il
criterio di identificazione di cui «let. c» in una forma semplificata, verosimil-
mente con l’intento di parafrasarne il contenuto. In tal senso, quanto affer-
mato del ricorrente – ovvero che la formulazione impiegata dall’autorità in-
feriore differisce rispetto a quanto originariamente indicato dall’autorità ita-
liana nella richiesta raggruppata – è corretto. Ciò premesso, lo scrivente
Tribunale rileva quanto segue. Sebbene il criterio di cui «let. c» (cfr. atto
n. 02, pag. 5, punto 12, inc. AFC) non sia stato trascritto con la medesima
formulazione impiegata in origine nella domanda raggruppata, si considera
che tale divergenza non sia tuttavia tale da averne modificato il senso o il
contenuto in maniera inammissibile. Infatti nella sua decisione l’autorità in-
feriore fa chiaramente riferimento al criterio così come indicati nella do-
manda raggruppata, trattandosi di fatto – quanto riportato nella decisione
AFC – di una parafrasi del contenuto originario. A ciò si aggiunge che il
ricorrente era chiaramente a conoscenza del criterio così come esposto
nella domanda raggruppata. Lo stesso ha evidentemente avuto modo di
prendere atto di quanto esposto nella domanda di assistenza amministra-
tiva, così come ha potuto esprimersi a tal riguardo con piena cognizione di
causa. Pertanto non vi è modo di ammettere che tale divergenza – seb-
bene presente – possa essere stata pregiudizievole al qui ricorrente e che
la stessa possa essere considerata frutto di un accertamento inesatto e
parziale dei fatti rilevanti.
A titolo abbondanziale si rileva inoltre che – come già esposto in prece-
denza – è proprio la predetta domanda raggruppata in quanto tale che è
stata ritenuta ammissibile dal Tribunale federale con sentenza di principio
2C_73/2021 del 27 dicembre 2021 (cfr. considd. 4.1 e 4.2 del presente giu-
dizio). In tal occasione l’Alta Corte ha chiaramente sancito con riferimento
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al tenore della lettera 20 febbraio 2015 della banca B._ /C._
(minaccia di restrizioni all’utilizzo del conto) – la quale non corrisponde
esattamente a quanto esposto nella predetta domanda raggruppata (mi-
naccia di chiusura forzata del conto) – che ciò non porta ad escludere gli
interessati dal modello di comportamento descritto dall’autorità richiedente
italiana nella propria domanda. La minaccia delle restrizioni annunciate
nella missiva 20 febbraio 2015 è dunque assimilabile alla minaccia di chiu-
sura forzata del conto, in quanto le due misure hanno in concreto lo stesso
effetto dissuasivo.
Visto quanto precede, anche detta censura va pertanto respinta.
6.4 Infine con riferimento alla violazione del principio di proporzionalità e
dei diritti del qui ricorrente – violazione che sarebbe causata, a dire dello
stesso, dalla trasmissione dei suoi dati all’autorità italiana – si rileva quanto
segue. Come già esposto in precedenza, la predetta domanda raggruppata
in quanto tale è stata ritenuta ammissibile dal Tribunale federale con sen-
tenza di principio 2C_73/2021 del 27 dicembre 2021 (cfr. considd. 4.1 e 4.2
del presente giudizio). L’Alta Corte ha infatti considerato che la domanda
di assistenza amministrativa in esame sia ammissibile e questo sia dal
punto di vista materiale sia da quello formale. È stato quindi appurato che
la stessa rispetti l’insieme della legislazione nazionale così come quella
internazionale, motivo per cui il Tribunale federale si è pronunciato a favore
della correttezza della trasmissione dei dati all’Italia. In tal senso il qui ri-
corrente nulla può trarre da tale censura, essendo la domanda di richiesta
amministrativa già stata oggetto in merito a tali questioni di esame com-
pleto.
Visto quanto precede, detta censura va pertanto respinta.
7.
7.1 In conclusione, lo scrivente Tribunale deve constatare che la domanda
raggruppata italiana di assistenza amministrativa del 23 novembre 2018
adempie tutti i requisiti formali e materiali alla base della sua ammissibilità.
Nella misura in cui il qui ricorrente rientra nel modello di comportamento
alla sua base, è dunque a giusta ragione che l’autorità inferiore ha conces-
so nei suoi confronti l’assistenza amministrativa in materia fiscale all’Italia.
Il Tribunale non intravvede pertanto alcun valido motivo per respingere la
domanda di assistenza in oggetto o annullare la decisione impugnata, così
come invece postulato dal ricorrente nel suo gravame.
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7.2 Ciò sancito, va da ultimo ancora sottolineato che le persone menzio-
nate nella documentazione bancaria sono protette dal principio della spe-
cialità di cui all’art. 27 cpv. 2 CDI CH-IT, precisato dalla giurisprudenza del
Tribunale federale (cfr. consid. 3.5 del presente giudizio). Tenuto conto
dell’esistenza di diverse concezioni in ordine alla portata del principio di
specialità sia sul piano nazionale che internazionale, in particolare sulla
sua componente personale, è qui opportuno che l’autorità inferiore informi
espressamente l’autorità richiedente italiana in ordine alle restrizioni d’uso
delle informazioni trasmesse (cfr. consid. 3.5 del presente giudizio; pari-
menti sentenza del TAF A-5309/2019 del 3 dicembre 2020 consid. 5.6).
L’autorità inferiore dovrà dunque precisare e riferire all’autorità richiedente
italiana quanto sancito al punto n. 2 del dispositivo del presente giudizio.
7.3 In definitiva, la decisione impugnata va dunque confermata e il ricorso
del ricorrente integralmente respinto, con le precisazioni all’attenzione
dell’autorità inferiore di cui al consid. 7.2 circa il principio di specialità.
8.
In considerazione dell’esito della lite, giusta l’art. 63 cpv. 1 PA, le spese di
procedura sono poste a carico del ricorrente qui integralmente soccom-
bente (cfr. art. 1 segg. del regolamento del 21 febbraio 2008 sulle tasse e
sulle spese ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo fede-
rale [TS-TAF, RS 173.320.2]). Nella fattispecie esse sono stabilite in
5'000 franchi (cfr. art. 4 TS-TAF), importo che verrà detratto interamente
dall’anticipo spese di 5'000 franchi da esso versato a suo tempo. Non vi
sono poi i presupposti per l’assegnazione al ricorrente di indennità a titolo
di spese ripetibili (cfr. 64 cpv. 1 PA a contrario, rispettivamente art. 7 cpv. 1
TS-TAF a contrario).
9.
Contro la presente decisione, relativa ad un’assistenza amministrativa in-
ternazionale in materia fiscale, può essere interposto ricorso in materia di
diritto pubblico al Tribunale federale (cfr. art. 83 lett. h LTF). Il termine ricor-
suale è di 10 giorni dalla sua notificazione. Il ricorso inoltre è ammissibile
soltanto se concerne una questione di diritto di importanza fondamentale o
se si tratta per altri motivi di un caso particolarmente importante ai sensi
dell’art. 84 cpv. 2 LTF (cfr. art. 84a LTF). Il Tribunale federale è il solo com-
petente a determinare il rispetto di tali condizioni.
(Il dispositivo è indicato alla pagina seguente)
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