Decision ID: 259804ea-eedb-582e-a66b-009e658c21d8
Year: 2019
Language: it
Court: TI_TCAS
Chamber: TI_TCAS_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: social_law

ritenuto,
in fatto
1.1 In data 15 novembre 2017 RI 1, nato nel 1959, dipendente della ditta _ di _ come addetto al controllo della qualità, mentre si trovava in _ per lavoro è caduto nel bagno dell’hotel presso il quale alloggiava, riportando una frattura all’omero del braccio destro (doc. 1).
Il giorno successivo egli è stato operato presso l’Ospedale di _. In data 23 novembre 2017 egli ha fatto rientro in Italia (doc. 1).
L’Istituto assicuratore ha riconosciuto la propria responsabilità e ha corrisposto regolarmente le prestazioni di legge.
1.2. In data 13 gennaio 2018 l’assicurato ha ripreso il proprio lavoro al 100% (doc. 26).
1.3. In data 2 febbraio 2018, l’assicurato ha chiesto all’CO 1 di esprimersi a proposito dell’IMI (doc. 17).
Con scritto del 5 febbraio 2018, l’CO 1 ha comunicato all’assicurato che la valutazione del diritto ad un’eventuale IMI appariva a quel momento prematura, tenuto conto del fatto che una stabilizzazione dello stato di salute non sarebbe intervenuta prima di sei-sette mesi dall’intervento chirurgico al quale l’assicurato si era sottoposto (doc. 18).
1.4. Esperiti gli accertamenti medici ed economici del caso, con decisione formale del 22 maggio 2018, poi confermata in data 30 luglio 2018 dopo avere analizzato le obiezioni sollevate dall’interessato in sede di opposizione (doc. 28), l’amministrazione ha rifiutato di concedere all’assicurato il diritto ad un’indennità per menomazione dell’integrità (IMI), non reputandone adempiuti i presupposti (cfr. doc 177).
1.5. Con tempestivo ricorso del 12 settembre 2018 l’assicurato, rappresentato dal RA 1, ha chiesto l’annullamento della decisione su opposizione impugnata e l’attribuzione di un’IMI del 10%.
Il rappresentante del ricorrente ha rilevato che le menomazioni presentate dall’interessato al braccio destro, arto dominante, determinano un danno permanente, da indennizzare con un’IMI del 10% come valutato dal dr. _ nel referto del 26 gennaio 2018 e in quello supplementare del 22 agosto 2018 (doc. I).
1.6. L’CO 1, in risposta, dopo avere richiesto una nuova presa di posizione al proprio servizio medico (doc. XII/1), ha postulato che l’impugnativa venga respinta con argomenti di cui si dirà, per quanto occorra, nei considerandi di diritto (cfr. doc. XII).
1.7. In data 12 dicembre 2018, il rappresentante del ricorrente ha trasmesso al TCA un nuovo referto medico del dr. _ (doc. XV + 1).
1.8. Con osservazioni dell’8 gennaio 2019, l’assicuratore infortuni ha evidenziato che quanto attestato dal dr. _ non modifica la posizione della CO 1 (doc. XVII).
Tali considerazioni dell’amministrazione sono state trasmesse all’assicurato (doc. XVIII), per conoscenza.
1.9. Pendente causa, il TCA ha interpellato l’amministrazione, chiedendo alcuni chiarimenti in merito alla valutazione fornita dal dr. _, allegata alla risposta di causa (doc. XIX).
Con scritto del 20 febbraio 2019, il dr. _ ha fornito le spiegazioni richieste (doc. XXIV), le quali sono state immediatamente trasmesse alle parti per osservazioni (doc. XXV).
1.10. Con scritto del 7 marzo 2019, l’amministrazione ha ribadito la correttezza della valutazione medica fornita dal dr. _ e confermata dal dr. _, chiedendo nuovamente la reiezione del ricorso (doc. XXVII).
Tale scritto è stato trasmesso, per conoscenza (doc. XXVIII), all’assicurato.
1.11. Il rappresentante dell’assicurato, dal canto suo, non ha fornito ulteriori osservazioni.

in diritto
2.1. L'oggetto della lite è circoscritto
al diritto o meno per l’assicurato di beneficiare di
un’IMI, a dipendenza dell’infortunio assicurato.
Non è, invece, oggetto di contestazione tra le parti la stabilizzazione dello stato di salute dell’assicurato, la quale sembrava essere stata messa in discussione dal dr. _ nell’apprezzamento chirurgico-traumatologico del 29 novembre 2018 allegato alla risposta di causa (cfr. doc. XII/1), ma in merito al quale, su richiesta di questo Tribunale, lo stesso dr. _, con presa di posizione del 20 febbraio 2019 ben motivata, ha fornito i chiarimenti necessari, ribadendo che la stabilizzazione dello stato di salute constatata dal dr. _ fosse corretta e da confermare (doc. XXIV).
Del resto, ad ulteriore dimostrazione del fatto che la stabilizzazione dello stato di salute sia assolutamente pacifica, vi è anche la circostanza che il rappresentante dell’assicurato nulla ha eccepito in merito.
2.2. Secondo l'art. 24 cpv. 1 LAINF, l'assicurato ha diritto a un'equa indennità se, in seguito all'infortunio, accusa una menomazione importante e durevole all'integrità fisica o mentale.
Tale indennità è assegnata in forma di prestazione in capitale.
Essa non deve superare l'ammontare massimo del guadagno annuo assicurato all'epoca dell'infortunio ed è scalata secondo la gravità delle menomazioni.
Il Consiglio federale emana disposizioni particolareggiate sul calcolo dell'indennità (art. 25 cpv. 1 e 2 LAINF).
2.3. L'art. 36 cpv. 1 OAINF definisce i presupposti per la concessione dell'indennità giusta l'art. 24 LAINF: una menomazione dell'integrità è considerata durevole se verosimilmente sussisterà tutta la vita almeno con identica gravità e importante se l'integrità fisica o mentale è alterata in modo evidente o grave.
In questa valutazione dovrà essere fatta astrazione dalla capacità di guadagno ed anche dalle circostanze personali dell'assicurato: secondo la giurisprudenza, infatti, la gravità della menomazione si stima soltanto in funzione di accertamenti medici senza ritenere, all'opposto delle indennità per torto morale secondo il diritto privato, le eventuali particolarità dell'assicurato (cfr. RAMI 2000 U 362, p. 42-43; DTF 113 V 218 consid. 4; RAMI 1987 U 31, p. 438).
La parte della riparazione del torto morale contemplata dagli
artt. 24ss. LAINF è, dunque, soltanto parziale: gli aspetti soggettivi del danno (segnatamente il
pretium doloris
e il pregiudizio estetico) ne sono esclusi (cfr. Ghélew, Ramelet, Ritter, Commentaire da la loi sur l'assurance-accidents, Losanna 1992, p. 121).
2.4. Giusta l'art. 36 cpv. 2 OAINF, l'indennità è calcolata in base alle direttive contenute nell'Allegato 3 dell'OAINF.
Una tabella elenca una serie di lesioni indicando per ciascuna il tasso normale di indennizzo, corrispondente ad una percentuale dell'ammontare massimo del guadagno assicurato.
Questa tabella - riconosciuta conforme alla legge - non costituisce un elenco esaustivo (cfr. RAMI 2000 U 362, p. 43; DTF 124 V 32; DTF 113 V 219 consid. 2a; RAMI 1988 U 48
p. 235 consid. 2a e sentenze ivi citate). Deve essere intesa come una norma valida "nel caso normale" (cifra 1 cpv. 1 dell'allegato).
Le menomazioni extra-tabellari sono indennizzate secondo i tassi previsti tabellarmente per menomazioni di analoga gravità (cifra 1 cpv. 2 dell'allegato).
La perdita totale dell'uso di un organo è equiparata alla perdita dell'organo stesso. In caso di perdita parziale l'indennità sarà corrispondentemente ridotta; tuttavia nessuna indennità verrà versata se la menomazione dell'integrità risulta inferiore al 5% (cifra 2 dell'allegato).
Se più menomazioni all'integrità fisica o mentale, causate da uno o più infortuni sono concomitanti, l'indennità va calcolata in base al pregiudizio complessivo (art. 36 cpv. 3 1a frase OAINF).
Si prende in considerazione in modo adeguato un peggioramento prevedibile della menomazione dell'integrità. È possibile effettuare revisioni solo in casi eccezionali, ovvero se il peggioramento è importante e non era prevedibile (art. 36 cpv. 4 OAINF).
Peggioramenti non prevedibili non possono, naturalmente, essere anticipatamente considerati.
Nel caso in cui un pregiudizio alla salute si sviluppi nel quadro della prognosi originaria, la revisione dell'indennità per
menomazione è, di principio, esclusa. Per contro, l'indennità dev'essere di nuovo valutata, quando il danno è peggiorato in una misura maggiore rispetto a quanto pronosticato (cfr. RAMI 1991 U 132, p. 308ss. consid. 4b e dottrina ivi menzionata).
2.5. L’INSAI ha allestito una serie di tabelle, dalla griglia molto più serrata, che integrano quella dell'ordinanza.
Semplici direttive di natura amministrativa, esse non hanno valore di legge e non vincolano il giudice (cfr. STFA I 102/00 del 22 agosto 2000; DTF 125 V 377 consid. 1c; STFA del 7 dicembre 1988 nella causa P.; RAMI 1989 U 71, p. 221ss.).
Tuttavia, nella misura in cui esprimono unicamente valori indicativi, miranti a garantire la parità di trattamento di tutti gli assicurati, esse sono compatibili con l'annesso 3 all'OAINF (RAMI 1987 U 21, p. 329; DTF 113 V 219, consid. 2b; DTF 116 V 157, consid. 3a).
2.6. Nella concreta evenienza, dalle tavole processuali si evince che l’amministrazione ha rifiutato di riconoscere all’assicurato – come invece da lui preteso – il diritto ad un’indennità per menomazione dell’integrità, basandosi sul parere espresso al riguardo dal proprio medico _, dr. _, spec. FMH in chirurgia ortopedica e traumatologia dell’apparato locomotore.
Quest’ultimo, con valutazione medica del 3 maggio 2018, dopo avere considerato stabilizzato lo stato di salute dell’interessato, ha indicato che “per i soli postumi infortunistici non vi è diritto ad IMI, argomento ampiamente discusso con l’assicurato analizzando le tabelle Suva insieme” (doc. 26).
L’assicurato ha contestato tale apprezzamento, trasmettendo una “relazione di consulenza medico-legale” del 26 gennaio 2018, redatta dal dr. _, specialista in medicina legale e delle assicurazioni di _.
Nel proprio referto, il dr. _, dopo avere ripercorso l’anamnesi; avere indicato la diagnosi di “frattura chiusa del collo prossimale destro dell’omero”; avere riassunto l’intervento al quale l’interessato è stato sottoposto e i relativi esiti, nonché le cure eseguite e avere espresso le proprie considerazioni medico legali, ha concluso che le menomazioni accertate, che insistono sull’arto dominante, determinano un danno permanente alla validità fisico-lavorativa del sig. RI 1 valutabile, in ambito di infortunistica privata, nella misura del 10%” (doc. 28).
Chiamato dall’amministrazione, in sede di opposizione, ad esprimersi in merito a queste critiche dello specialista privatamente consultato dall’assicurato, con apprezzamento medico del 6 luglio 2018 il dr. _, specialista in chirurgia ortopedica e traumatologia dell’apparato locomotore, ha osservato:
"
(...)
Durante la visita medico-_ di maggio 2018 era stata valutata un’articolarità in flessione attiva della spalla destra dominante di 180-0-45o, range articolare completo se paragonato alla controlaterale, mentre all'abduzione attiva è stato riscontrato un valore di 150o, tra l'altro bilaterale.
In base alla tabella IMI 1.2 Suva una spalla mobile fino all'orizzontale è valutata al 15%, mentre una spalla mobile fino a 30o oltre l'orizzontale è valutata al 10%: una spalla con range articolari superiori a questi valori non trova nessuna valutazione IMI, concetto ampiamente spiegato all'assicurato.
Per quanto riguarda la relazione di consulenza medico-legale del dott. _ del 26.01.2018 che attesta “un danno permanente alla validità fisico-lavorativa del signor RI 1, valutabile, in ambito di infortunistica privata, nella misura del 10%" non possiamo accettare tale valore in quanto il dott. _ non spiega i motivi per cui dovrebbe essere assegnata una IMI del 10% e neppure le tabelle a cui si riferisce per valutare tale dato.
Inoltre il dott. _ parla di "un danno permanente alla validità fisico-lavorativa", concetto differente dalla indennità alla menomazione all'integrità fisica che viene valutato in Svizzera.