Decision ID: 0c4a49ee-be81-5bb3-85d0-c1ccbae15da8
Year: 2001
Language: it
Court: TI_TRAP
Chamber: TI_TRAP_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: penal_law

in fatto: A. Mediante contratto del 6 agosto 1992 _ ha ceduto in leasing ad _ un trattore Scania “R11A” 4x2 (act. 13/23). In precedenza il veicolo era stato messo a disposizione, in virtù di un contratto analogo, di _, il quale aveva anche assicurato il mezzo a suo nome contro la responsabilità civile e il furto presso la “_” (act. 13/22). Il contratto tra _ e _ prevedeva il versamento di un canone di fr. 4'000.– mensili per 38 mesi a decorrere dal 1° settembre 1992, dopo di che il trattore sarebbe passato di proprietà. Dal settembre del 1993, tuttavia, _ non è più stato in grado di pagare il dovuto. Ha tentato di vendere il mezzo, ma senza riuscirvi.
B. Ai primi di settembre del 1994 _ ha confidato all'amico _ che intendeva sbarazzarsi del mezzo simulando un furto. _ lo ha messo allora in relazione con _, il quale, grazie alle sue conoscenze, avrebbe potuto far sparire il camion in Romania. _ si è quindi rivolto a un certo _, che a sua volta ha reperito l'acquirente. Nel frattempo _ ha incontrato _, sua vecchia conoscenza, cui ha prospettato l'idea di iniziare un'attività commerciale nei paesi dell'est. Lo stesso _ ha proposto così di procurarsi un carico con cui riempire il camion di _ e giustificare la trasferta in Romania. Lì la merce (frigoriferi, congelatori, televisori e macchine da lavare usate) sarebbe stata rivenduta. _ ha trovato il necessario. _ lo ha informato a questo punto sul vero scopo del viaggio, quello di vendere non solo la merce, ma anche il camion, simulando un furto e facendosi poi risarcire dall'assicurazione. In tal modo _ si sarebbe liberato da ogni debito nei confronti di _. _ ha aderito alla proposta.
C. Per la merce procurata da _, _ ha allestito una fattura per un importo fittizio (fr. 76'150.–), decisamente superiore al valore reale (act. 13/25), allo scopo di sovrassicurare la merce presso la compagnia “_”. Il piano prevedeva infatti anche la sparizione del carico. In seguito però tale proposito è stato abbandonato. Per quanto riguarda i ruoli, _ doveva guidare il camion fino in Romania, dove avrebbe poi dovuto sporgere la denuncia mendace di furto. _ doveva accompagnarlo, sia per indicargli la strada, sia per ragioni assicurative (era richiesta la presenza di due autisti a bordo). _ e _ dovevano a loro volta far sparire il camion, vendendo il mezzo ai rumeni reperiti dallo stesso _. Prima di partire i quattro hanno comperato un semirimorchio per fr. 8'500.–. Nella relativa fattura, servita per la stipulazione della copertura casco parziale presso la “_” di Bellinzona, _ ha indicato nondimeno a _ un importo superiore, ossia fr. 21'240.– (act. 13/21).
D. Prevista la spartizione del bottino, il 21 ottobre 1994 i quattro sono partiti per la Romania, _ e _ sul camion, _ e _ sull'automobile privata di quest'ultimo. Transitati per Trieste, Villa Opicina, Zagabria e attraverso l'Ungheria, _ e _ sono giunti il 24 ottobre 1994 alla dogana di Natlak, tra l'Ungheria e la Romania, dove hanno incontrato seri problemi in seguito allo sganciamento di taluni piombi dal carico, tanto da doversi fermare 6 giorni per sbrigare le pratiche doganali. A loro volta _ e _, accompagnati dalla figlia e dalla moglie di quest'ultimo, sono incorsi durante il tragitto in un incidente. Lasciate le donne in Iugoslavia, i due sono riusciti a raggiungere Bucarest e, di lì, il confine, dove hanno aiutato _ e _ nelle pratiche amministrative. _ è quindi ripartito solo per Bucarest, soggiornandovi brevemente come turista e rientrando poi in Svizzera, dove sarà operato per calcoli renali. Nel frattempo, il 31 ottobre 1994 il camion è stato sbloccato. Scaricata la merce, _ e _ sono giunti così a Bucarest. Simulato il furto e sbarazzatisi dell'articolato, _ e _ sono poi ripartiti per la Svizzera sulla vettura di _, già rientrato, mentre _ ha fatto ritorno in treno. Strada facendo _ e _ hanno denunciato il furto dell'articolato alle autorità iugoslave. Arrestati a Bielovar, i due sono rimasti in carcere per tre giorni prima di essere rilasciati, _ essendosi deciso a raccontare la verità.
E. Il giorno dopo essere rientrato nel Ticino insieme con _ (9 novembre 1994), _ si è presentato alla polizia cantonale dei Grigioni per sporgere denuncia. Invitato a rivolgersi alla polizia ticinese, egli ha presentato esposto alla polizia cantonale di Bellinzona. Nel corso dell'istruttoria è emersa tuttavia la verità. _ ha chiamato in causa anche il proprietario del trattore, _, sostenendo che egli era al corrente del piano per truffare l'assicurazione. Nessun procedimento è tuttavia stato aperto nei suoi confronti. Anzi, egli si è costituito parte civile nel procedimento penale contro _, _, _ e _.
F. Con sentenza del 23 gennaio 2001 il presidente della Corte delle assise correzionali di Bellinzona ha riconosciuto _, _, _ e _ autori colpevoli di mancata truffa, sviamento della giustizia e falsità di documenti. Premesso che gli imputati hanno compiuto tutti gli atti necessari per ingannare con astuzia le compagnie di assicurazioni “_” e “_” simulando il furto dell'automezzo e del semirimorchio, egli ha accertato che i quattro hanno denunciato falsamente all'autorità un atto punibile che sapevano non commesso e che per procacciarsi un indebito profitto essi hanno formato e utilizzato documenti falsi (la fattura attestante un valore della merce trasportata in Romania, nettamente superiore al valore reale, e una fattura attestante l'acquisto del semirimorchio per un valore nettamente superiore allo effettivo). Ha riconosciuto inoltre _ autore colpevole di appropriazione indebita per essersi impossessato del trattore affidatogli in leasing dal proprietario _ e gli altri imputati complici dello stesso _ nella commissione del medesimo reato. Infine il primo giudice ha riconosciuto _ autore colpevole di guida in stato di ebrietà per avere circolato con la propria vettura in stato di ubriachezza.
In applicazione della pena, il presidente della Corte delle assise correzionali ha condannato _, _ e _ a 9 mesi e _ a 6 mesi di detenzione. Computato a tutti il carcere preventivo sofferto, egli ha sospeso le pene condizionalmente con un periodo di prova di due anni. Infine egli ha ordinato la confisca di quanto sequestrato, rinviando la “_” e _ al foro civile per le loro pretese.
G. Contro la sentenza di assise _ e _ hanno inoltrato il 25 gennaio 2001 una dichiarazione di ricorso alla Corte di cassazione e di revisione penale. Nei motivi del gravame, presentati il 5 marzo successivo, essi chiedono il proscioglimento dalle imputazioni di appropriazione indebita e di falsità in documenti, con conseguente ricommisurazione della pena. Nelle sue osservazioni del 13 marzo 2001 il Procuratore pubblico propone di respingere i ricorsi. Alla medesima conclusione giunge la parte civile _ con osservazioni del 30 marzo 2001. Le parti civili “_” e “_” non hanno formulato osservazioni.

Considerando
in diritto: 1. Il ricorso per cassazione è un rimedio di mero diritto, non destinato a rimettere in causa l'accertamento dei fatti e la valutazione delle prove (art. 288 cpv. 1 lett. a CPP e 295 CPP). Problemi del genere sono sindacabile unicamente se il giudizio impugnato denota gli estremi dell'arbitrio (art. 288 cpv. 1 lett. c CPP). Arbitrario non significa tuttavia discutibile, contestabile o finanche erroneo, bensì manifestamente insostenibile o in aperto contrasto con gli atti (DTF 126 I 170 consid. 3a, 125 I 168 consid. 2a ,124 I 208 consid. 4a). Per motivare una censura di arbitrio non basta quindi criticare la decisione impugnata, né contrapporle una propria versione dei fatti, per quanto preferibile. Occorre invece spiegare per quale ragione l'accertamento dei fatti e la valutazione delle prove della prima Corte sarebbero manifestamente insostenibili, si trovino in chiaro contrasto con gli atti o contraddicano in modo urtante il sentimento di giustizia e dell'equità (DTF 125 II 10 consid. 3a, 124 I 86 consid. 2a, 123 I 1 consid. 4a, 122 I 61 consid. 3a). Secondo giurisprudenza, inoltre, una sentenza incorre nell'annullamento quando è arbitraria non solo nella motivazione, ma anche nel risultato (DTF 125 II 129 consid. 5b, 124 II consid. 2a, 124 I 208 consid. 4a, 122 I 253 consid. 6c con rinvii).
I. Sul ricorso di _
2. Il ricorrente rimprovera al presidente della Corte di averlo ritenuto colpevole a torto di appropriazione indebita per quanto riguarda la sparizione del trattore. Sostiene, in sintesi, che per causare il danno egli avrebbe dovuto agire con inganno astuto, il suo potere di fatto sul veicolo non bastando per concretare un'azione illegale. Egli avrebbe dovuto, in altri termini, corredare un castello di menzogne da un raggiro che toccasse diversi paesi. In simili circostanze non entrerebbe perciò in considerazione l'art. 140 vCP (applicato dal primo giudice come lex mitior), l'appropriazione indebita essendo “assorbita” dal reato di truffa. In realtà l'argomentazione manca di consistenza. La prima Corte non ha accertato alcun inganno astuto da parte del ricorrente nei confronti del proprietario _. Ciò esclude l'ipotesi di truffa. Ricordato che dopo la stipulazione del contratto di leasing il trattore rimaneva nondimeno in proprietà di _, il primo giudice ha ritenuto che, vendendo il veicolo in Romania a terzi senza il consenso del proprietario, il ricorrente se n'era appropriato indebitamente, in violazione dall'art. 140 vCP (sentenza, pag. _). Certo, la manovra era volta per finire a truffare l'assicurazione. Incassando il risarcimento di un furto non avvenuto, il ricorrente avrebbe potuto estinguere il debito verso il proprietario (sentenza, pag. _). Ma un conto è l'appropriazione indebita a detrimento di _ e un altro la tentata truffa a detrimento dell'assicurazione. I due reati non vanno confusi. Del resto, stesse anche la tesi del ricorrente, quest'ultimo non potrebbe essere semplicemente prosciolto: in tal caso gli atti andrebbero rinviati infatti a un'altra Corte di assise perché all'accusato e ai correi sia prospettata l'imputazione – più grave – di truffa nei confronti di _, dandosene il caso mediante un nuovo atto di accusa come prevede l'art. 250 cpv. 2 CPP (CCRP, sentenza del 6 dicembre 2000 in e B. e T.).
3. Il ricorrente insorge inoltre contro la condanna per falsità in documenti (art. 251 CP), affermando che la fattura del 28 ottobre 1994 intestata alla società _ e quella del 20 ottobre intestata alla società _ SA costituiscono semplici bugie scritte e non falsi penalmente rilevanti.