Decision ID: 6e181847-c9bf-583b-9198-d70944b8248b
Year: 1997
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_002
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: civil_law

ritenuto
in fatto
che con sentenza 7 marzo 1997 il Pretore, ritenendo provato che dal 8 marzo al 19 maggio 1996 l’istante _ fosse stata impiegata in qualità di cameriera presso l’esercizio pubblico di proprietà della convenuta Ristorante _ in virtù di un contratto di lavoro, ha condannato quest’ultima al pagamento di fr. 5’053.35 oltre interessi;
che con appello 17 marzo 1997 la convenuta ha chiesto l’annullamento del primo giudizio sia in ordine che nel merito;
che essa in particolare rimprovera al giudice di prime cure di averla condannata al pagamento di determinati importi a favore della controparte, nonostante a suo tempo l’istanza fosse stata introdotta nei confronti del signor _;
che l’appellante contesta inoltre l’esistenza di un contratto di lavoro con l’istante, la pattuizione di una determinata retribuzione ed il pagamento di acconti da parte sua, rilevando inoltre che neppure era stato chiaramente provato il periodo in cui la controparte avrebbe concretamente svolto la sua attività nell’esercizio pubblico;
che con osservazioni ed appello adesivo 3 aprile 1997, corredati da una domanda di assistenza giudiziaria, l’istante chiede a sua volta la riforma della sentenza pretorile nel senso che l’istanza sia accolta per fr. 5’905.- oltre interessi, compensate le ripetibili;
che, a suo dire, il Pretore le avrebbe riconosciuto una retribuzione mensile di soli fr. 2’200.-, corrispondente al salario minimo previsto dal CCNL per un lavoratore non qualificato, senza tuttavia aver considerato che essa svolgeva l’attività di cameriera, il che avrebbe implicato il riconoscimento di un salario mensile ben superiore (fr. 2’550.-);
che con osservazioni 16 aprile 1997 la convenuta ha postulato la reiezione dell’appello adesivo;

considerando
in diritto
che lo scopo dell’appello è quello di sottoporre ad una verifica il giudizio di primo grado affinché l’autorità di ricorso abbia, se del caso, a riformarlo con un altro diverso giudizio che quello sostituisce;
che, per queste necessità e finalità, l’art. 309 cpv. 2 lett. e CPC impone che l’atto d’appello, pena la nullità (art. 309 cpv. 5 CPC), contenga le precise domande intese alla modifica della decisione impugnata al fine di ottenere un giudicato favorevole alla parte stessa che appella (Rep. 1933 p. 453, 1943 p. 41; IICCA 15 aprile 1988 in re C. & G. S.n.c./A. SA, 3 ottobre 1988 in re A./B., 3 marzo 1989 in re S./M.M. SA, 16 luglio 1992 in re Z./G. SA, 6 luglio 1993 in re C./D., 14 ottobre 1994 in re P. SA/P. e G., 10 luglio 1995 in re S. SA/D.M.);
che l’appello principale, come evidenziato, non contiene tuttavia tali domande, limitandosi per contro a chiedere che la sentenza di primo grado venga annullata;
che, da questo punto di vista, lo stesso è perciò irricevibile (Cocchi/Trezzini, CPC, ad art. 309 n. 4; IICCA 14 ottobre 1994 in re P. SA/P. e G., 10 luglio 1995 in re S. SA/D.M.);
che è ben vero che in taluni casi ben definiti dalla legge (art. 146 e 309 cpv. 4 CPC) la richiesta di annullamento della decisione dell’autorità di prima istanza è possibile;
che nel caso concreto l’appellante non indica tuttavia alcun motivo di annullamento della sentenza -se non quello che verrà esaminato qui di seguito- per il che, anche per questa specifica e particolare tematica, il gravame sarebbe irricevibile (Cocchi/ Trezzini, op. cit., ibidem; IICCA 6 luglio 1993 in re C./D., 14 ottobre 1994 in re P. SA/P. e G.), non essendo oltretutto giustificato un minor rigore procedurale quando la parte -come nel caso di specie- è rappresentata da un avvocato (Cocchi/ Trezzini, op. cit., ibidem; cfr. in particolare IICCA 10 luglio 1995 in re S. SA/D.M., concernente questo medesimo patrocinatore);
che, al limite, si potrebbe intravedere un motivo di annullamento nel rimprovero mosso al giudice di prime cure di aver condannato la convenuta quando a suo tempo l’istanza era stata invece introdotta nei confronti di una terza persona;
che questa particolare censura, pur ricevibile in ordine, risulta comunque manifestamente infondata nel merito;
che, in effetti, anche se è vero che originariamente l’istanza venne promossa contro _, non va tuttavia disconosciuto che nel corso dell’udienza di discussione del 23 settembre 1996, il Pretore, constatato da una parte che il Ristorante _ era gestito dalla società omonima della quale il signor _ era l’amministratore unico, e preso atto dall’altra che ci si trovava in una procedura derivante da un contratto di lavoro -dove l’istanza poteva essere proposta anche verbalmente- ha comunicato alle parti che considerava come parte convenuta nella presente vertenza la ditta _ (verbale p. 1);
che, a quel momento, la società Ristorante _ debitamente rappresentata, nulla ha eccepito, con il che ben si può ritenere -come implicitamente indicato dal Pretore- che la causa promossa nei confronti di _ fosse stata ritirata e che ne fosse stata introdotta un’altra nei confronti della società proprietaria dell’esercizio pubblico;