Decision ID: 362ed5fb-193d-5b05-aa84-ea6e80d182e2
Year: 2020
Language: it
Court: CH_BVGE
Chamber: CH_BVGE_001
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: 

Fatti:
A.
L’interessato, cittadino siriano di etnia araba, è entrato in Svizzera il 10
febbraio 2020 presentandovi una domanda d’asilo l’11 febbraio 2020
(cfr. atto n. [...]-6/2). A supporto della stessa, egli ha presentato in originale
una carta d’identità siriana, una carta d’identità svedese (scadente il 27
febbraio 2022), un permesso di soggiorno svedese nonché un titolo di viag-
gio emesso dalla Svezia, entrambi scaduti il 10 febbraio 2020.
B.
Dai riscontri dattiloscopici nella banca dati “EURODAC”, risulta che il ri-
chiedente ha presentato una domanda d’asilo in Svezia il 20 ottobre 2015,
e che ivi a ottenuto una protezione in data 10 febbraio 2017 (cfr. atto n. [...]-
12/1).
C.
Il 18 febbraio 2020, l’interessato è stato sentito in merito ai suoi dati perso-
nali, ove ha segnatamente riferito di essere entrato legalmente in Svizzera
per il tramite del passaporto e del permesso di soggiorno svedese (cfr. atto
n. [...]-16/10, pag. 5, punto 5.04).
D.
Il 21 febbraio 2020, il richiedente ha sostenuto il colloquio personale ai
sensi dell’art. 5 del regolamento (UE) n. 604/2013 del Parlamento europeo
e del Consiglio del 26 giugno 2013 che stabilisce i criteri e i meccanismi di
determinazione dello Stato membro competente per l’esame di una do-
manda di protezione internazionale presentata in uno degli Stati membri
da un cittadino di un paese terzo o da un apolide (rifusione) (Gazzetta uffi-
ciale dell’Unione europea [GU] L 180/31 del 29.06.2013; di seguito: Rego-
lamento Dublino III), con contestuale diritto di essere sentito circa i motivi
ostativi ad un suo ritorno in Svezia (cfr. atto n. [...]-22/2).
E.
In medesima data, la Segreteria di Stato della migrazione (di seguito: SEM)
ha inviato alle autorità svedesi competenti una richiesta di riammissione
del richiedente, basata sull’Accordo tra il Consiglio federale svizzero e il
Governo del Regno di Svezia sulla riammissione di persone del 10 dicem-
bre 2002 (RS 0.142.117.149) e la Direttiva n. 2008/115/CE del Parlamento
europeo e del Consiglio del 16.12.2008 recante norme e procedure comuni
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applicabili negli Stati membri al rimpatrio di cittadini di paesi terzi il cui sog-
giorno è irregolare (GU L 348/98 del 24.12.2008; di seguito: Direttiva rim-
patrio) (cfr. atto n. [...]-27/3).
F.
In occasione dell’esercizio del diritto di essere sentito e nell’ambito della
presa di posizione per iscritto relativa ad un eventuale allontanamento
verso la Svezia, l’insorgente ha indicato di non voler essere trasferito in
tale Paese poiché dalla carenza di luce nei mesi invernali discenderebbe
la depressione del quale egli sarebbe afflitto, patologia per la quale egli
sarebbe del resto in cura psichiatrica (cfr. atto n. [...]-30/1).
G.
A fronte delle segnalate problematiche mediche, il richiedente è stato visi-
tato da un medico il 25 febbraio 2020, il quale ha riportato le sue osserva-
zioni inerenti la visita medica effettuata, tramite un formulario F2 datato 27
febbraio 2020 (cfr. atto n. [...]-32/2).
H.
Le autorità svedesi hanno risposto alla precitata richiesta il 2 marzo 2020,
accettando la riammissione dell’interessato in Svezia, ove al richiedente
sarebbe stata riconosciuta la qualità di rifugiato oltre ad essergli stato attri-
buito un permesso di soggiorno valevole sino al 10 febbraio 2020 (cfr. atto
n. [...]-34/1).
I.
Per il tramite della sua rappresentante legale, l’interessato ha presentato il
9 marzo 2020 un parere (cfr. atto n. [...]-39/4) nei confronti del progetto di
decisione del 2 marzo 2020 della SEM (cfr. atto n. [...]-38/12).
J.
Con decisione del 10 marzo 2020, notificata in medesima data (cfr. n. [...]-
42/9), la SEM non è entrata nel merito della domanda d’asilo in applica-
zione dell’art. 31a cpv. 1 lett. a LAsi ed ha pronunciato l’allontanamento del
richiedente dalla Svizzera verso la Svezia, ordinando nel contempo l’ese-
cuzione dell’allontanamento medesimo.
K.
Il 17 marzo 2020, l’interessato è insorto con ricorso dinanzi al Tribunale
amministrativo federale (di seguito: il Tribunale), avverso il suddetto prov-
vedimento, chiedendo l’annullamento della decisione impugnata e la ritra-
smissione degli atti all’autorità inferiore per un nuovo esame.
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L.
In data 18 marzo 2020, il Tribunale ha ordinato la sospensione dell’esecu-
zione dell’allontanamento del ricorrente in via supercautelare (cfr. risul-
tanze processuali).
M.
Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti negli scritti saranno ripresi nei
considerandi successivi, qualora risultino decisivi per l’esito della vertenza.

Diritto:
1.
Le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla LTF,
in quanto la LAsi (RS 142.31) non preveda altrimenti (art. 6 LAsi). Fatta
eccezione per le decisioni previste all’art. 32 LTAF, il Tribunale, in virtù
dell’art. 31 LTAF, giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi dell’art. 5 PA,
prese dalle autorità menzionate all’art. 33 LTAF. La SEM rientra tra dette
autorità (art. 105 LAsi) e l’atto impugnato costituisce una decisione ai sensi
dell’art. 5 PA.
Il ricorrente ha partecipato al procedimento dinnanzi all’autorità inferiore, è
particolarmente toccato dalla decisione impugnata e vanta un interesse de-
gno di protezione all’annullamento o alla modificazione della stessa (art. 48
cpv. 1 lett. a-c PA). Pertanto risulta legittimato ad aggravarsi contro di essa.
I requisitivi relativi ai termini di ricorso (art. 108 cpv. 3 LAsi), alla forma e al
contenuto dell’atto di ricorso (art. 52 cpv. 1 PA) sono soddisfatti.
Occorre pertanto entrare nel merito del gravame.
2.
Il ricorso, manifestamente infondato ai sensi dei motivi che seguono, è de-
ciso dal giudice in qualità di giudice unico, con l’approvazione di una se-
conda giudice (art. 111 lett. e LAsi) e la decisione è motivata soltanto som-
mariamente (art. 111a cpv. 2 LAsi).
3.
Ai sensi dell’art. 111a cpv. 1 LAsi, il Tribunale rinuncia allo scambio di scritti.
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4.
Con ricorso al Tribunale, possono essere invocati, in materia d’asilo, la vio-
lazione del diritto federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti
giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi; cfr. DTAF 2014/26 consid. 5)
e, in materia di diritto degli stranieri, pure l’inadeguatezza ai sensi
dell’art. 49 PA (cfr. DTAF 2014/26 consid. 5). Il Tribunale non è vincolato né
dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4 PA), né dalle considerazioni giuridiche della
decisione impugnata, né dalle argomentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1
consid. 2). Altresì si rileva che il Tribunale, adito con un ricorso contro una
decisione di non entrata nel merito di una domanda d’asilo, si limita ad
esaminare la fondatezza di una tale decisione (cfr. DTAF 2012/4 con-
sid. 2.2; 2009/54 consid. 1.3.3; 2007/8 consid. 5).
5.
5.1 Nella querelata decisione, la SEM ha dapprima constatato che la Sve-
zia è stata designata quale Stato terzo sicuro dal Consiglio federale, che
nella fattispecie il richiedente avrebbe ottenuto lo statuto di rifugiato nel
predetto Paese, e che le autorità svedesi avrebbero acconsentito alla sua
riammissione il 2 marzo 2020. In seguito l’autorità inferiore ha preso posi-
zione in merito a quanto sollevato nel parere del 9 marzo 2020 dalla rap-
presentante legale. In tale contesto, l’autorità in parola ha anzitutto respinto
l’asserzione secondo cui lo stato psicologico dell’interessato non sarebbe
stato vagliato in maniera approfondita; il richiedente sarebbe stato oggetto
di una visita medica nell’ambito della quale il medico, ponderato quanto
riferitogli, avrebbe diagnosticato le patologie determinando nel contempo
un trattamento medicamentoso. In tal senso, le contestazioni dell’insor-
gente sarebbero inconsistenti, tanto più se considerato che quest’ultimo
sarebbe stato libero di presentare eventuali certificati medici in ogni mo-
mento. Parimenti, l’allegazione secondo cui prima di prendere una deci-
sione, la SEM avrebbe dovuto attendere la compilazione di un rapporto
relativo al consulto medico avvenuto il 5 marzo 2020, neppure permette-
rebbe diversa conclusione giacché per la visita in questione, (...) non pre-
vedrebbe la stesura di un resoconto. Pertanto, posto anche che non sareb-
bero previste ulteriori consultazioni mediche, il quadro clinico del richie-
dente sarebbe da ritenersi assodato.
Infine, avendo la Svezia concesso al richiedente la protezione contro le
persecuzioni, egli vi potrebbe fare ritorno senza temere un respingimento
in violazione del principio di non respingimento ai sensi dell’art. 5 cpv.1
LAsi. Di conseguenza la SEM non è entrata nel merito della sua domanda
d’asilo.
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Successivamente, l’autorità inferiore, ha ritenuto non vi siano degli ostacoli
individuali ostativi all’esecuzione dell’allontanamento dell’interessato. Se-
gnatamente, riguardo al suo stato di salute, ha aggiunto che non vi sareb-
bero delle patologie particolari oltre quelle già riscontrate ed in trattamento.
Oltracciò, in Svezia l’insorgente avrebbe accesso – quale beneficiario dello
statuto di rifugiato – ad un’infrastruttura sanitaria capace di curare tutti i tipi
di malattie, sia fisiche che psichiche. Ne conseguirebbe che un suo trasfe-
rimento in Svezia non costituirebbe una violazione ai sensi dell’art. 3
CEDU. In ogni caso, la SEM terrebbe conto del suo stato valetudinario al
momento del trasferimento, e se necessario informerebbe dello stesso le
autorità svedesi. A titolo abbondanziale, comunque, l’assenza di luce e la
possibile depressione che ne deriverebbe, parrebbe essere a mente
dell’autorità di prima istanza, una problematica conosciuta al governo sve-
dese e con la quale tutti i cittadini di tale Paese sarebbero confrontati, così
che quanto fatto valere si ridurrebbe ad una ragione personale che non
potrebbe in casu essere presa in considerazione.
Vieppiù, l’autorità in parola ha osservato che anche l’intenzione di rendere
visita alla sorella a Cipro non osterebbe al suo trasferimento in Svezia,
giacché egli non avrebbe che da chiedere in quest’ultimo Paese il rinnovo
del permesso di soggiorno nonché del titolo di viaggio; d’altra parte, tale
procedere sarebbe in precedenza stato adottato dal medesimo al fine di
affrontare i periodi invernali.
Da ultimo, l’esecuzione del suo allontanamento sarebbe pure possibile,
avendo la Svezia accordato il suo consenso.
5.2 Nel gravame, richiamati i fatti esposti in corso di procedura, il ricorrente
ha contestato tali conclusioni.
In Svezia, la depressione cagionata dall’assenza di luce durante il periodo
invernale condurrebbe al suicidio, il cui tasso sarebbe particolarmente alto
in tale Paese. A suo dire, egli avrebbe riferito alla SEM di voler essere visi-
tato da uno psichiatra, il quale avrebbe avuto modo di giudicare la sua con-
dizione. Il disturbo stagionale in parola, sarebbe del resto apparentabile
alla guerra vigente in Siria, ove egli avrebbe operato attività umanitarie,
così che la sua vita sarebbe da ritenersi in pericolo.
6.
6.1 Giusta l'art. 31a cpv. 1 lett. a LAsi, di norma non si entra nel merito della
domanda di asilo se il richiedente può ritornare in uno Stato terzo sicuro
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secondo l'art. 6a cpv. 2 lett. b LAsi nel quale aveva soggiornato preceden-
temente. Si tratta di Paesi nei quali il Consiglio federale ritiene vi sia un
effettivo rispetto del principio di "non-refoulement" ai sensi dell'art. 5 cpv. 1
LAsi. Si presuppone inoltre, che tale Stato abbia garantito la riammissione
del richiedente nei confronti delle autorità svizzere preposte all'asilo. Senza
tale garanzia, l'allontanamento verso lo Stato terzo non può infatti essere
eseguito e dunque è inutile (cfr. FF 2002 6087, 6125).
Il Consiglio federale ha effettivamente inserito la Svezia, come altri Paesi
dell'Unione europea (UE) e dell'Associazione europea di libero scambio
(AELS), nel novero degli Stati terzi sicuri ai sensi dell'art. 6a cpv. 2 lett. b
LAsi, per i quali esiste una presunzione di rispetto del principio di "non-
refoulement" (art. 5 cpv. 1 LAsi).
6.2 Nella fattispecie, dagli atti risulta che al ricorrente è stata riconosciuta
la protezione sussidiaria in Svezia e che egli è stato messo al beneficio di
un permesso di soggiorno valido sino al 10 febbraio 2020 (cfr. atto n. [...]-
33/1). Altresì, la Svezia, in data 2 marzo 2020, ha dichiarato di accettare la
riammissione dell'interessato sul proprio territorio (cfr. ibidem).
6.3 L'insorgente non contesta di avere ricevuto la protezione sussidiaria in
Svezia e non riferisce nemmeno di rischiare di venire allontanato in Siria.
6.4 Di conseguenza, le condizioni dell'art. 31a cpv. 1 lett. a LAsi risultano
incontestabilmente soddisfatte ed è a giusto titolo che la SEM non è entrata
nel merito della domanda d'asilo.
7.
Se respinge la domanda d'asilo o non entra nel merito, la SEM pronuncia,
di norma, l'allontanamento dalla Svizzera e ne ordina l'esecuzione; tiene
però conto del principio dell'unità della famiglia.
L'insorgente non adempie le condizioni in virtù delle quali la SEM avrebbe
dovuto astenersi dal pronunciare l'allontanamento dalla Svizzera (art. 14
cpv. 1 e 2 ed art. 44 LAsi nonché art. 32 dell'ordinanza 1 sull'asilo relativa
a questioni procedurali dell'11 agosto 1999 [OAsi 1, RS 142.311]; DTAF
2013/37 consid. 4.4; 2009/50 consid. 9).
Pertanto, lo scrivente Tribunale è tenuto a confermare la pronuncia dell'al-
lontanamento.
8.
L'esecuzione dell'allontanamento è regolamentata, per rinvio dell'art. 44
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Pagina 8
LAsi, all'art. 83 della legge sugli stranieri e la loro integrazione (LStrI, RS
142.20, nuovo titolo dal 1° gennaio 2019, medesimo tenore per quanto ri-
guarda l'art. 83). Giusta suddetta norma, l'esecuzione dell'allontanamento
deve essere possibile (art. 83 cpv. 2 LStrI), ammissibile (art. 83 cpv. 3 LStrI)
e ragionevolmente esigibile (art. 83 cpv. 4 LStrI). In caso di non adempi-
mento d'una di queste condizioni, la SEM dispone l'ammissione provvisoria
(art. 83 cpv. 1 e 7 LStrI).
Secondo prassi costante del Tribunale, circa l'apprezzamento degli ostacoli
all'esecuzione dell’allontanamento vale lo stesso apprezzamento della pro-
va consacrato al riconoscimento della qualità di rifugiato, ovvero il ricor-
rente deve provare o per lo meno rendere verosimile l'esistenza di un osta-
colo all’allontanamento (cfr. DTAF 2011/24 consid. 10.2 e relativo riferi-
mento).
8.1 Nella propria decisione, la SEM ha ritenuto inapplicabile il principio del
non respingimento. Essa ha parimenti considerato l’allontanamento am-
missibile, esigibile e possibile.
8.2 Nel gravame, l’insorgente avversa implicitamente anche tale assunto.
A suo dire, l’allontanamento verso la Svezia lo esporrebbe ad un elevato
rischio di suicidio in ragione dello stato depressivo cagionato dalla carenza
di luce nei mesi invernali.
8.3 Si tratta dunque di esaminare, con riferimento ai criteri suesposti, se
l’insorgente conclude a giusta ragione o meno all’esistenza di un motivo
ostativo all’esecuzione dell’allontanamento.
9.
A norma dell'art. 83 cpv. 3 LStrI l'esecuzione dell'allontanamento non è am-
missibile quando comporterebbe una violazione degli impegni di diritto in-
ternazionale pubblico della Svizzera. La portata di detta norma non si esau-
risce nella massima del divieto di respingimento. Anche altri impegni di di-
ritto internazionale della Svizzera possono essere ostativi all'esecuzione
del rimpatrio in particolare l'art. 3 CEDU o l'art. 3 della Convenzione contro
la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti del 10
dicembre 1984 (Conv. tortura, RS 0.105). La Corte europea dei diritti
dell'uomo (CorteEDU) ha più volte ribadito che la sola possibilità di subire
dei maltrattamenti dovuti a una situazione di insicurezza generale o di vio-
lenza generalizzata nel Paese di destinazione non è sufficiente per ritenere
una violazione dell'art. 3 CEDU. Spetta infatti all'interessato provare o ren-
dere verosimile l'esistenza di seri motivi che permettano di ritenere che egli
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correrà un reale rischio («real risk») di essere sottoposto, nel Paese verso
il quale sarà allontanato, a trattamenti contrari a detti articoli (cfr. DTAF
2013/27 consid. 8.2 e relativi riferimenti).
9.1 Inoltre, giusta l'art. 6a cpv. 2 lett. b LAsi, il ricorrente è rinviato in uno
Stato terzo designato come sicuro da parte del Consiglio federale, ossia
uno Stato nel quale vi è una presunzione di rispetto degli impegni di diritto
internazionale pubblico, tra cui il rispetto del principio di non respingimento
ai sensi dell’art. 5 cpv. 1 LAsi così come del principio del divieto della tortura
sancito dall’art. 3 CEDU e dall’art. 3 della Convenzione contro la tortura ed
altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti del 10 dicembre 1984
(di seguito: Conv. tortura, RS 0.105; cfr. FANNY MATTHEY, in: Cesla Ama-
relle/Minh Son Nguyen, Code annoté de droit des migrations, LAsi, 2015,
n. 12 ad art. 6a LAsi).
Appartiene dunque all'interessato sovvertire tale presunzione. A tal fine,
egli deve presentare seri indizi che le autorità dello Stato in questione vio-
lino il diritto internazionale nel caso specifico, non gli concedano la neces-
saria protezione o lo espongano a condizioni di vita disumane, o che si trovi
in una situazione di emergenza esistenziale nello Stato in questione a
causa di circostanze individuali di natura sociale, economica o sanitaria
(cfr. tra le tante D-6742/2019 del 7 gennaio 2020 consid. 8.4).
9.2 Come detto, il ricorrente con il suo gravame parrebbe voler fare inten-
dere che le sue condizioni di salute costituiscono un ostacolo all'esecu-
zione dell'allontanamento. Nel corso del colloquio Dublino, così come nella
propria impugnativa, egli ha dichiarato di soffrire di problemi depressivi le-
gati all’assenza di luce che caratterizza il periodo invernale svedese
(cfr. atto n. [...]-22/2).
9.2.1 Il respingimento forzato di persone che soffrono di problemi medici
costituisce soltanto eccezionalmente una violazione dell'art. 3 CEDU. Ciò
risulta essere il caso segnatamente laddove la malattia dell'interessato si
trovi in uno stadio a tal punto avanzato o terminale da lasciar presupporre
che a seguito del trasferimento la sua morte appaia come una prospettiva
prossima (cfr. sentenza della CorteEDU N. contro Regno Unito del 27 mag-
gio 2008, 26565/05; DTAF 2011/9 consid. 7 e relativi riferimenti). In una
recente sentenza la CorteEDU ha a tal proposito precisato che una viola-
zione dell'art. 3 CEDU può però anche sussistere qualora vi siano dei seri
motivi di ritenere che la persona – in assenza di trattamenti medici adeguati
nello Stato di destinazione – sarà confrontata ad un reale rischio di un
grave, rapido e ed irreversibile peggioramento delle condizioni di salute
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Pagina 10
comportante delle intense sofferenze o una significativa riduzione della
speranza di vita (cfr. sentenza della CorteEDU Paposhvili contro Belgio del
13 dicembre 2016, 41738/10, §180-193).
9.2.2 Orbene, dagli atti all’inserto risulta che all'insorgente è stata prescritta
una terapia antidepressiva (cfr. F2 del 27 febbraio 2020, atto n. [...]-32/2),
senza tuttavia che le condizioni di salute del ricorrente, appaiano di una
gravità tale da comportare una violazione dell'art. 3 CEDU ai sensi della
giurisprudenza precitata. In particolare, da una parte, la sua malattia non
risulta essere ad uno stadio a tal punto avanzato o terminale, da far appa-
rire la morte quale prospettiva prossima in caso di trasferimento. D’altro
lato, non risultano neppure dei seri motivi di considerare che egli sarà con-
frontato ad un reale rischio di un grave, rapido ed irreversibile peggiora-
mento delle condizioni di salute. Invero, è notorio che la Svezia disponga
di strutture mediche sufficienti e che dunque l'insorgente vi potrà ottenere
i trattamenti medici adeguati, tanto più che egli stesso ha dichiarato di aver
beneficiato di consulti medici oltreché di cure farmacologiche (cfr. atto n.
[...]-22/2).
9.3 In conclusione, l'esecuzione dell'allontanamento in Svezia è ammissi-
bile ai sensi delle norme di diritto internazionale pubblico nonché della LAsi
(art. 83 cpv. 3 LStrI in relazione all'art. 44 LAsi).
10.
Giusta l'art. 83 cpv. 4 LStrI, l'esecuzione dell'allontanamento non può es-
sere ragionevolmente esigibile qualora, nello Stato d'origine o di prove-
nienza, lo straniero venisse a trovarsi concretamente in pericolo in seguito
a situazioni quali guerra, guerra civile, violenza generalizzata o emergenza
medica. Ai sensi dell'art. 83 cpv. 5 LStrI, l'esecuzione dell'allontanamento
verso i paesi UE/AELS è da ritenersi di principio esigibile e che tale pre-
sunzione legale può essere sovvertita solo se l'interessato rende verosi-
mile che, per delle ragioni personali, il suo rinvio non può essere ritenuto
ragionevolmente esigibile (cfr. sentenza del Tribunale E-3228/2019 del 2
luglio 2019).
10.1 Nel caso in disamina, l'insorgente non è però riuscito in tale intento.
Invero, le problematiche mediche, peraltro già trattate sotto l'aspetto
dell'ammissibilità, non sono in specie sufficienti per ritenere inesigibile l'e-
secuzione dell'allontanamento.
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Pagina 11
10.2 Segnatamente, i problemi di salute risultano rilevanti in ambito di esi-
gibilità, solo se le cure, reputate essenziali per un'esistenza conforme alla
dignità umana, non sarebbero ottenibili a seguito dell'allontanamento
(cfr. DTAF 2011/50, consid. 8.3; DTAF 2009/2 consid. 9.3.2; GICRA 2003
n. 24 consid. 5b). Ciò non risulta comunque essere il caso nella fattispecie
(cfr. supra consid. 9.2.2).
10.3 Conseguentemente, l'esecuzione dell'allontanamento risulta pure ra-
gionevolmente esigibile.
11.
Infine, non risultano impedimenti neppure dal profilo della possibilità dell'e-
secuzione dell'allontanamento (art. 44 LAsi ed art. 83 cpv. 2 LStrI) ritenuto
che le autorità svedesi hanno dato il loro benestare alla riammissione dei
ricorrenti.
12.
Di conseguenza, in materia di allontanamento e relativa esecuzione, il gra-
vame va disatteso e la querelata decisione confermata.
13.
Ne discende che la SEM con la decisione impugnata non ha violato il diritto
federale né abusato del suo potere d'apprezzamento ed inoltre non ha ac-
certato in modo inesatto o incompleto i fatti giuridicamente rilevanti
(art. 106 cpv. 1 LAsi), altresì, per quanto censurabile, la decisione non è
inadeguata (art. 49 PA), per il che il ricorso va respinto.
14.
Con la presente sentenza, le misure supercautelari pronunciate il 18 marzo
2020 sono revocate,
15.
Visto l’esito della procedura, le spese processuali di CHF 750.–, che se-
guono la soccombenza, sono poste a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1 e
5 PA nonché art. 3 lett. b del regolamento sulle tasse e sulle spese ripetibili
nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 febbraio
2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]).
16.
La presente decisione non concerne persone contro le quali è pendente
una domanda d'estradizione presentata dallo Stato che hanno abbando-
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nato in cerca di protezione, per il che non può essere impugnata con ri-
corso di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 lett. d cifra 1
LTF).
La pronuncia è quindi definitiva.
(dispositivo alla pagina seguente)
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