Decision ID: 50ae816f-50d4-528d-863c-e5570f573d32
Year: 1995
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: civil_law

in fatto
A.
Il _ 1986 è deceduta a _ (_) _ _ _, domiciliata a _. Sue eredi (testamentarie) sono _ _ e _ _ _.
In possesso del certificato ereditario, le eredi hanno avviato le procedure di accertamento dell’asse ereditario, appurando che, successivamente alla dipartita di _ _, in virtù di due procure con validità
post mortem
_ _ aveva effettuato vari prelevamenti da conti bancari intestati alla defunta, ossia dal conto _ presso la _ di _ e dal conto cifrato _
_
presso la Banca _ di _ per complessivi fr. 42’134.-- e DM 55’800.
B.
L’11 aprile 1988 _ _ e _ _ _ hanno convenuto in giudizio _ _ chiedendo che fosse tenuta a restituire quanto prelevato dai citati conti bancari dopo la morte di _ _.
C.
Con risposta del 9 giugno 1988 _ _ ha proposto di respingere l’azione.
Nei successivi allegati preliminari le parti hanno ribadito le proprie tesi e domande, opponendosi a quelle avversarie.
Esperita l’istruttoria, al dibattimento finale del 22 aprile 1991 le parti si sono confermate nel rispettivo memoriale conclusivo, nel quale hanno mantenuto le proprie domande.
D.
Statuendo il 5 ottobre 1992 il Pretore ha parzialmente accolto la petizione, condannando _ _ a rifondere alle attrici in solido i seguenti importi:
- fr. 26’915.-- (5’271 + 18’729 + 14’234 + 900 ./. 12’219) oltre interessi al 5% al 28 gennaio 1986 su fr. 11’781.-- (24’000 ./. 12’219),dal 27 ottobre 1986 su fr. 14’234.-- e dal 29 dicembre 1986 su fr. 900.--,
- fr. 3’000.-- oltre interessi al 6% dal 30 gennaio 1987 al 30 giugno 1989 (data scadenza obbl. cassa) e al 5% dal 1° luglio 1990,
- obbligazioni della _. _ di nominali DM 30’000.-- oltre interessi al 7 3/8% dal 28 gennaio 1986 oltre agli interessi al 5% sulle cedole scadute,
- obbligazioni “_ ”di nominali DM 20’000.-- oltre interessi al 7% dal 28 gennaio 1986 oltre agli interessi al 5% sulle cedole scadute,
- obbligazioni “_ ” di nominali DM 5’000.-- oltre interessi al 7% dal 23 ottobre 1986 più interessi al 5% sulle cedole scadute,
- DM 800.-- oltre interessi al 5% dal 20 agosto 1986.
Nel caso in cui i titoli indicati risultassero venduti, scaduti o rimborsati, la convenuta sarebbe tenuta a rifondere
- fr. 26’915.-- (5’271 + 18’729 + 14’234 + 900 ./. 12’219) oltre interessi al 5% dal 28 gennaio 1986 su fr. 11’781.-- (24’000.-- ./. 12’219), dal 27 ottobre 1986 su fr. 14’234.--, dal 29 dicembre 1986 su fr. 900.--, fr. 3’000.-- oltre interessi al 6% dal 30 gennaio 1987 al 30 giugno 1989 (data scadenza obbl. cassa) e al 5% dal 1° luglio 1989,
- DM 30’000.-- oltre interessi al 7 3/8% dal 28 gennaio 1987 al giorno della scadenza, vendita o rimborso e successiva-mente al 5%,
- DM 20’000.-- oltre interessi al 7% dal 28 gennaio 1986 al giorno della scadenza, vendita o rimborso e successiva-mente al 5%,
DM 5’000.-- oltre interessi al 7% dal 23 ottobre 1986 al giorno della scadenza, vendita o rimborso e successiva-mente al 5%,
- DM 800.-- oltre interessi al 5% dal 20 agosto 1986.
La tassa di giustizia e le spese, di complessivi fr. 3’600.-- sono state poste a carico delle attrici in misura di 1/8 e della convenuta per 7/8. Quest’ultima è pure stata tenuta a rifondere alla controparte l’importo di fr. 5’000.-- per ripetibili.
E.
Insorta contro la predetta sentenza con appello del 23 ottobre 1992, _ _ chiede che, in riforma del giudizio impugnato, la petizione sia respinta.
Con le osservazioni del 26 novembre 1992 _ _ e _ _ _ propongono di respingere l’appello e di confermare la sentenza querelata.

Considerato
in diritto
1.
Il primo giudice ha correttamente ritenuto che il titolare di una procura
post mortem
non è autorizzato ad appropriarsi dei beni dell’avente diritto sui quali ha la facoltà di operare, a meno che una causa giuridica giustifichi un simile comportamento (sentenza pag. 7). Egli, dopo aver ammesso l’esistenza di un contratto di lavoro tacito ai sensi dell’art. 320 cpv. 2 CO per le cure prestate regolarmente dalla convenuta alla defunta e la validità di una rivendicazione salariale, ha negato che il relativo credito sia divenuto esigibile solo alla morte di _ _. In sostanza egli ha ammesso le prestazioni lavorative svolte dalla convenuta a decorrere dal 1981, quelle anteriori essendo prescritte, e ha riconosciuto in via equitativa l’importo di fr. 12’219.-- a suo favore da porre in compensazione con le pretese delle attrici.
L’appellante censura il mancato riconoscimento del credito relativo a un contratto di locazione concluso con _ _ relativo alla disponibilità di un parcheggio contro il pagamento di fr. 11’319.-- (doc. 1), negato dal primo giudice poiché non provato, rilevando che in mancanza di una precisa contestazione da parte delle attrice nei loro allegati, tale pretesa doveva essere riconosciuta senza ulteriore approfondimento. Essa inoltre contesta la prescrizione del credito per le prestazioni da lei effettuate prima del 1981, asseverando che numerosi indizi suffragano il conferimento delle due procure con validità
post mortem
avvenuto per remunerare le prestazioni da lei svolte in favore della defunta.
2.
a) Preliminarmente dev’essere rilevato che contrariamente all’assunto del primo giudice, il rapporto contrattuale instauratosi tra le parti non soggiace alle norme sul contratto di lavoro, bensì a quelle sul mandato. Nella fattispecie manca l’elemento essenziale di distinzione, ossia il rapporto di subordinazione tra datore di lavoro e lavoratore (
Tercier
Les contrats spéciaux, Zurigo 1995, pag. 482). In sostanza l’appellante si è occupata in un primo tempo di assistere la madre della defunta, successivamente la stessa defunta, di chiamare i medici in caso di necessità, di tenere in ordine la casa, di prepararle i pasti, di accudire ai gatti, mentre a seconda delle necessità anche suo marito si occupava della signora _ (cfr. testi _, _, _, _, _). Trattasi nel caso in esame di servizi che per la loro varietà vanno oltre i normali compiti di una collaboratrice domestica, ciò che esclude la sussistenza di un contratto di lavoro. Inoltre di principio il lavoratore deve dedicare interamente il suo tempo al datore di lavoro, ciò che non risulta essere stato il caso nella fattispecie. Infine le prestazioni dell’appellante si sono estinte con la morte di _ _ (art. 405 cpv. 1 CO), la cura dei gatti incombendo a partire da questa data agli eredi (cfr. testamento). Si aggiunga che servizi come quelli effettuati dell’appellante non sono in tutti i casi necessariamente remunerati, ritenuto che a dipendenza delle circostanze essi possono essere considerati un semplice favore (Gefälligkeitsgeschäft), ciò che permette di escludere la formazione tacita di un contratto di lavoro (art. 320 cpv. 2 CO;
II CCA
19 aprile 1993 in re S/eredi fu EC).
b) Per l’art. 394 cpv. 1 CO, con l’accettazione del mandato, il mandatario si obbliga a compiere, a norma del contratto, i servigi di cui viene incaricato. Non differentemente che in ogni altro tipo di contratto, il mandato è validamente stipulato allorché le parti hanno scambiato le loro reciproche volontà, concordando sui punti essenziali del contratto stesso (art. 1 cpv. 1, art. 2 cpv. 1 CO). La legge non prevede alcuna forma particolare per la stipulazione del mandato, il quale può essere concluso anche per atti concludenti (
Tercier,
op. cit., pag. 486). Ai sensi dell’art. 394 cpv. 3 CO per le prestazioni nell’ambito del mandato la mercede è dovuta quando sia stata stipulata o voluta dall’uso. Il principio della libertà contrattuale (art. 19 CO) prevede che la stipulazione della mercede può essere espressa, tacita, concomitante o posteriore alla conclusione del contratto (
Tercier
, op. cit. pag. 502). Spetta al mandatario provare l’esistenza di una convenzione al riguardo.
c) Nel caso in esame, pur non figurando agli atti alcuna prova che attesti il consenso di _ _ di retribuire le prestazioni fornite dall’appellante, si deve ammettere il principio dell’onerosità delle prestazioni di quest’ultima. Ciò emerge in particolare dalla deposizione di _ _, la quale ha ricordato che _ _ le aveva riferito di aver provveduto o di voler provvedere a gratificare l’appellante per le prestazioni effettuate a suo favore (verbali pag. 2). Inoltre, vista l’entità e l’intensità delle prestazioni, così come le modalità dell’attività prestata dall’appellante, si deve escludere l’esistenza di un semplice rapporto di favore tra le parti o di un mandato senza retribuzione. Certo può destare qualche perplessità la circostanza che per 15 anni l’appellante non abbia ricevuto alcuna mercede, ma in questo ambito va considerato che, a differenza del contratto di lavoro (art. 323 CO), nel mandato non è prevista nessuna disposizione sui termini di pagamento della mercede, ragione per cui la remunerazione può essere corrisposta anche alla fine del mandato.
3.
a) La censura relativa al mancato riconoscimento dell’importo di fr. 11’319.-- dovuto per l’utilizzo di un posteggio di proprietà dei coniugi _ non può essere accolta. Innanzitutto va rilevato che le appellate hanno contestato tutte le pretese avanzate dalla convenuta, comprese quelle in pagamento della pigione. La giurisprudenza e la dottrina hanno già avuto modo di precisare che non va confuso l’obbligo della controparte di contestare chiaramente i fatti, pena la loro ammissione (art. 170 cpv. 2 CPC), con l’onere che compete a chi vuole dedurre il suo diritto da una circostanza di fatto da lui asserita (art. 8 CC). In altre parole, l’art. 184 cpv. 2 CPC, secondo il quale solo i fatti contestati devono essere provati, non esonera la parte dal suo obbligo di provare l’esistenza e l’ammontare delle proprie pretese (
CCC
29 settembre 1992 in causa C/N, consid. 5;
Cocchi/Trezzini
, Codice di procedura civile ticinese annotato, n. 1 art. 170;
Guldener,
Schweizerisches Zivilprozessrecht, 1979, pag. 166)
b) In concreto spettava all’appellante allegare e rendere quanto meno verosimile che essa si era accordata con _ _, oltre che sulla messa a disposizione del posteggio, anche sul pagamento di una pigione (di fr. 60.-- mensili). Ciò non si è però verificato, _ _ essendosi limitata negli allegati di causa a precisare che essa aveva ceduto alla defunta l’uso del posteggio e senza suffragare un accordo delle parti sul pagamento di una pigione. Tale questione essendo un elemento essenziale del contratto di locazione (
Lachat/Micheli,
Le nouveau droit de bail, pag. 38 n. 19), se ne deduce che l’appellante nulla può pretendere a tale titolo, non avendo dimostrato l’esistenza di un contratto di locazione, ma tutt’al più di un comodato.
4.
Contestando il mancato riconoscimento delle prestazioni da lei effettuate prima del 1981, ritenute prescritte dal Pretore, l’appellante afferma che numerosi indizi, quali il conferimento delle procure prima della redazione del testamento olografo, il contenuto delle stesso testamento, l’assenza di operazioni sui conti sino alla morte di _ _, la testimonianza di _ _ e il valore degli averi depositati corrispondenti a quello da lei esposto per le sue prestazioni costituiscono la prova che il conferimento delle due procure è stato effettuato per saldare il debito della defunta a titolo di salario presente e futuro (appello pag. 7).
Come si è visto in precedenza, il principio dell’onerosità delle prestazioni dell’appellante dev’essere ammesso anche se non risulta un accordo sull’ammontare della mercede dovuta alla mandataria. Agli atti non figura del resto alcuna prova attestante che il credito di quest’ultima corrisponda all’ammontare dei conti bancari sui quali essa poteva operare. La distinta delle prestazioni fornite dall’appellante (doc. 1) non permette invero di concludere in questo senso, già poiché tale documento è stato allestito dopo i prelevamenti e ai fini di causa (doc. F in fine). Va inoltre considerato che il conferimento delle procure con validità
post mortem
è avvenuto mediante gli usuali formulari prestampati delle banche, ciò che non permette invero di concludere che la procuratrice potesse operare sui citati conti unicamente alla morte della mandante. Gli estratti bancari agli atti si riferiscono inoltre solo ai prelevamenti operati dopo la morte della mandante (doc. D, E) e non se ne può trarre alcuna conclusione sull’asserita assenza di movimenti prima di questa data. In particolare non se ne può dedurre che la defunta avesse inteso ricompensare l’appellante per le sue prestazioni conferendole procura
post mortem
sui conti rimasti a lei intestati. Il fatto che _ _ nel testamento olografo redatto il 19 novembre 1983, ossia un mese dopo il conferimento delle procure all’appellante, abbia lasciato alle cugine _ _ e _ “la casa e gli altri pochi beni liquidi” non significa ancora che essa avesse inteso lasciare quanto depositato sui conti bancari quale compenso per le sue prestazioni. Anche la nota frase riferita dalla defunta a _ _ è tutt’al più indizio di un consenso all’onerosità di tali prestazioni.
Ne risulta, che non essendovi prova sull’ammontare della mercede, la determinazione della stessa è demandata al prudente criterio del giudice (art. 394 cpv. 3;
DTF 117 II 282, 101 II 111;
Fellmann,
Berner Kommentar, 1992, n. 397-399 ad art. 394).
5.
Nella fattispecie il primo giudice, prendendo quale base di calcolo il salario usuale per il personale domestico, ha riconosciuto in via equitativa gli importi di fr. 119.-- per chiamate notturne riferibili al 1985, fr. 100.-- per lo sgombero della neve riferito agli anni 1981-1985 e fr. 12’000.--, corrispondenti a circa 5 1⁄2 ore di lavoro la settimana per la pulizia generale della casa, per un totale complessivo di fr. 12’219.-- (sentenza pag. 13).
Tenuto conto del genere, della durata dell’incarico svolto, nonché della responsabilità assunta dall’appellante, la mercede stabilita dal primo giudice, ancorché determinata in base al contratto di lavoro per il personale domestico, appare giustificata.
6.
Altra questione è la compensabilità delle prestazioni dell’appellante con le richieste delle appellate. Non è contestato che le appellate hanno espressamente sollevato questa eccezione (replica pag. 8). Il primo giudice, considerando la fattispecie retta dalle regole sul contratto di lavoro si è attenuto al termine di prescrizione quinquennale di cui all’art. 128 n. 3 CO. Ora, nell’ambito del mandato il termine di prescrizione è di dieci anni ed è ridotto a cinque unicamente per le azioni dei medici, degli avvocati, procuratori e notai (
Fellmann
, op. cit. n. 558-559 ad art. 394). Nella fattispecie i servizi svolti dall’appellante non rientrano in tali categorie (
Tercier
, op. cit. pag. 515), e la pretesa dell’appellante da porre in compensazione con quelle delle appellate ammonta quindi a fr. 24’438.--. Ne discende che l’appello dev’essere parzialmente accolto e la sentenza impugnata modificata di conseguenza.
7.
Spese e ripetibili seguono la soccombenza (art. 148 cpv. 1 CPC). Il parziale accoglimento dell’appello comporta la modifica della ripartizione degli oneri processuali di prima sede, nel senso che essi sono posti a carico delle attrici in ragione di 1/4 e della convenuta in ragione di 3/4. Le ripetibili devono essere ridotte a fr. 4’440.-- per tenere conto della proporzionale soccombenza. In questa sede l’appellante risulta solo parzialmente vincente, ragion per cui si giustifica porre a suo carico i 6/7 degli oneri processuali e la rimanenza a carico delle appellate. Queste ultime hanno diritto ad un’equa indennità per ripetibili ridotte d’appello.