Decision ID: f5cbf6c4-3e80-5bd7-be67-62f38a592c5c
Year: 2002
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_006
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: civil_law

ritenuto
in fatto:
A.
Con istanza 25 ottobre 2001 _ ha chiesto il fallimento di _ per fr. 6'418.50 oltre accessori e dedotti eventuali acconti.
B.
All'udienza di contraddittorio del 5 dicembre 2001 l'escusso non è comparso.
C.
Il 3 gennaio 2002 la Pretore del Distretto di Lugano, Sezione 5, ha pronunciato il fallimento di _ a far tempo da giovedì 3 gennaio 2002 alle ore 14.00.
D.
Con atto d'appello 10 gennaio 2002 _ ha postulato la declaratoria di nullità del decreto di fallimento sostenendo di essere fermamente intenzionato a pagare l'importo scoperto e di averlo comunicato alla creditrice. Per mancanza di liquidità è tuttavia costretto a versare delle rate e non può saldare l'intero importo come richiesto. L'appellante ha poi affermato che il fallimento pregiudicherebbe seriamente la sua situazione professionale, in quanto è in trattative per un nuovo posto di lavoro che gli permetterebbe di incrementare le sue entrate.

Considerato
In diritto:
1.a)
Giusta l'art. 172 n. 3 LEF il giudice rigetta la domanda di fallimento quando il debitore provi con documenti che il creditore gli ha concesso una dilazione.
Per l'art. 174 cpv. 1 LEF la decisione del giudice del fallimento può essere deferita all'autorità giudiziaria superiore entro dieci giorni dalla notificazione. Le parti possono avvalersi di fatti nuovi, se questi si sono verificati anteriormente alla decisione di prima istanza.
b)
L'appellante adduce di avere scritto alla creditrice comunicandole la sua intenzione di pagare a rate l'importo scoperto. A sostegno del suo assunto liberatorio _ non ha però prodotto alcun documento atto a dimostrare la concessione da parte della Fondazione Collettiva LPP _ di una dilazione che gli consenta di pagare ratealmente il suo debito. Non avendo pertanto dimostrato l'avverarsi di uno preudonovum, non risulta applicabile l'art. 174 cpv. 1 LEF.
2.a)
Ex art. 174 cpv. 2 LEF l'autorità giudiziaria superiore può annullare la dichiarazione di fallimento se il debitore, impugnando la decisione, rende verosimile la sua solvibilità e prova per mezzo di documenti che nel frattempo
1. il debito, compresi gli interessi e le spese, è stato estinto;
2. l'importo dovuto è stato depositato presso l'autorità giudiziaria superiore a disposizione del creditore; o che
3. il creditore ha ritirato la domanda di fallimento.
L’autorità giudiziaria superiore può considerare fatti e prove nuovi, subentrati dopo la dichiarazione di fallimento (nova autentici o in senso proprio, ossia “echte nova”, in contrapposizione agli pseudonova, ossia “unechte nova”), solo se risultano adempiuti i presupposti elencati all’art. 174 cpv. 2 n. 1-3 LEF. I nova autentici non vengono considerati d’ufficio, ma è il debitore che li deve espressamente far valere e provare con documenti, sempre che renda verosimile la sua solvibilità. Questa considerazione dei nova in senso proprio da parte dell’autorità giudiziaria superiore ha come scopo di evitare fallimenti senza senso di debitori ancora solvibili. La solvibilità può tra l’altro essere determinata ricorrendo al concetto opposto di insolvibilità, concetto noto nella LEF. L’illiquidità deve essere oggettiva. Essa deve impedire al debitore di tacitare i suoi creditori alla scadenza dei loro crediti. Non deve infatti trattarsi di una difficoltà passeggera, il debitore deve bensì trovarsi per un periodo indeterminato in questa situazione. Un indizio di insolvibilità può emergere dal numero e dal valore delle esecuzioni pendenti, così come pure da eventuali nuove istanze di fallimento pervenute posteriormente al decreto di fallimento in esame. Anche il fatto di non essere in grado di pagare modesti importi indica insolvibilità. La solvibilità deve essere resa verosimile sulla base di riscontri oggettivi, quali giustificativi concernenti pagamenti, estratti bancari, contratti di credito ecc., mentre semplici dichiarazioni del debitore sono insufficienti. Le esigenze poste al debitore per rendere verosimile la sua solvibilità non devono però essere troppo severe. La solvibilità è resa verosimile allorquando essa appare più verosimile che l'insolvibilità. Dal debitore viene pretesa la produzione, già con l’atto di appello, di estratti dell’Ufficio di esecuzione. La questione della solvibilità influenza infatti pure la decisione sulla concessione dell’effetto sospensivo (
Roger Giroud
,
Basler Kommentar zum SchKG, vol. II, n. 25-26 ad art. 174 LEF;
Amonn/Gasser
, Grundriss des Schuldbetreibungs- und Konkursrechts, Berna 1997, § 36 n. 58 p. 294, § 38 n. 14 p. 305;
Jürgen Brönnimann
, Novenrecht und Weiterziehung des Entscheides des Konkursgerichtes gemäss Art. 174 E SchKG, p. 446 ss. in Festschrift H.U. Walder, Recht und Rechtsdurchsetzung, Zurigo 1994; SJZ 95 (1999) n. 8 p. 172).
b)
In casu _ non ha fornito alcuna prova documentale relativa al pagamento del debito oggetto dell'esecuzione in esame e nemmeno relativa al deposito dell'importo presso l'autorità giudiziaria superiore a disposizione del creditore risp. al ritiro della domanda di fallimento, per cui già non risultano adempiuti i presupposti di cui all'art. 174 cpv. 2 n. 1, 2 e 3 LEF. In via abbondanziale va rilevato che dall'estratto delle esecuzioni 18 marzo 2002 dell'Ufficio esecuzione di Lugano emerge che nel 2001 in 5 esecuzioni promosse a carico di _ è stato eseguito il pignoramento di immobili, in ulteriori 2 esecuzioni sono stati inviati gli avvisi di pignoramento e che dal 4 al 14 gennaio 2002 sono stati emessi 7 attestati di carenza di beni per un importo complessivo di fr. 29'729.40. Sulla base di queste indicazioni non può essere ritenuto che l'appellante è in grado di far fronte ai suoi impegni finanziari, per cui nemmeno il presupposto della solvibilità risulta adempiuto.
Di conseguenza neppure l'art. 174 cpv. 2 LEF è applicabile alla fattispecie, per cui il fallimento non può essere annullato.
3.
L'appello 10 gennaio 2002 _ va quindi respinto.
Di conseguenza, essendo stato concesso effetto sospensivo parziale all'appello, il fallimento deve essere nuovamente pronunciato.
La tassa di giustizia è posta a carico dell'appellante (art. 49 OTLEF).
Non si assegnano indennità, la parte appellata non avendo presentato osservazioni (art. 62 cpv. 1 OTLEF).