Decision ID: 8d07c4e6-355c-4768-9915-a06ac9703469
Year: 2022
Language: it
Court: CH_BSTG
Chamber: CH_BSTG_001
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: penal_law

Fatti:
A. Il 1° agosto 2019, la Procura Distrettuale della Repubblica presso il Tribunale
di Potenza, Direzione Distrettuale Antimafia, ha presentato alla Svizzera una
domanda di assistenza giudiziaria internazionale, completata il 22 ottobre, il
13 novembre e il 20 dicembre 2019, nell’ambito di un procedimento penale
a carico di B. e altri per i reati di associazione per delinquere finalizzata alla
frode fiscale (art. 416 CP/I), al riciclaggio (art. 648-bis CP/I) e all’autoriciclag-
gio (art. 648-ter CP/I), con l’aggravante della connessione ad attività mafiose
(art. 416-bis 1 CP/I), nonché di dichiarazione fraudolenta mediante uso di
fatture o altri documenti per operazioni inesistenti (art. 2 Decreto legislativo
n. 74/2000) ed emissione di fatture o altri documenti per operazioni inesi-
stenti (art. 8 Decreto legislativo n. 74/2000). In sostanza, l’autorità estera af-
ferma che denaro frutto di una vasta attività di frode all’IVA, per circa 200
milioni di euro annui, messa in atto da B. in diversi Paesi europei (Slovacchia,
Malta, Polonia e Svezia), sarebbe stato fatto rientrare in Italia, con l’aiuto di
società svizzere, attraverso pagamenti per oltre un milione di euro annui le-
gati a un contratto di locazione concernente un albergo di lusso situato in
Italia (v. act. 10.1).
Con la rogatoria, l’autorità estera ha chiesto che si “accerti, in via riservata e
senza che gli interessati ne vengano a conoscenza il ruolo e la struttura, il
volume di affari negli ultimi tre anni, le attività economiche realmente svolte,
le dichiarazioni dei redditi degli ultimi tre anni” delle società C. Sagl, D. SA e
E. Sagl, tutte a Lugano, nonché che si “acquisisca la documentazione ban-
caria (estratti conto e documenti, bonifici, versamenti in contante, assegni)
relativa ai conti correnti facenti capo” a svariate persone fisiche e giuridiche
eventualmente esistenti presso gli istituti di credito svizzeri, tra le quali A.
(v. act. 6.1, pag. 6).
B. Mediante decisione di entrata in materia del 3 febbraio 2021, il Ministero pub-
blico della Confederazione (in seguito: MPC), al quale l’Ufficio federale di
giustizia (in seguito: UFG) ha delegato l’esecuzione della rogatoria, è entrato
in materia sulla domanda presentata dall'autorità italiana e, con decreto
dell’8 luglio 2021, ha ordinato l’edizione della documentazione concernente
la relazione bancaria n. 1 presso la banca F., Lugano, intestata ad A. (v. act.
1.1, pag. 4).
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C. Con decisione di chiusura dell’8 novembre 2021, il MPC ha ordinato la tra-
smissione alle autorità italiane di svariata documentazione riguardante la
relazione bancaria di cui sopra (v. act. 1.1).
D. Il 9 dicembre 2021, A. ha interposto ricorso dinanzi alla Corte dei reclami
penali del Tribunale penale federale contro la summenzionata decisione di
chiusura, chiedendo: in via principale, che la stessa venga annullata e che
non sia data esecuzione della rogatoria; in via subordinata, che la stessa
venga annullata e che la causa venga rinviata al MPC affinché quest’ultimo
domandi il parere dell’Amministrazione federale delle contribuzioni giusta
l’art. 24 cpv. 3 OAIMP (v. act. 1, pag. 19).
E. Con risposta del 23 dicembre 2021, il MPC ha postulato la reiezione del gra-
vame, nella misura della sua ammissibilità (v. act. 6). Con osservazioni del
29 dicembre 2021, l’UFG ha presentato le medesime conclusioni (v. act. 7).
F. Con replica del 12 gennaio 2021, trasmessa al MPC e all’UFG per cono-
scenza (v. act. 10), il ricorrente ha confermato le proprie conclusioni ricor-
suali (v. act. 9).
Le argomentazioni di fatto e di diritto delle parti saranno riprese, per quanto
necessario, nei considerandi di diritto.

Diritto:
1.
1.1 La Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale giudica i ricorsi contro
le decisioni di prima istanza delle autorità cantonali o federali in materia di assi-
stenza giudiziaria internazionale, salvo che la legge disponga altrimenti (art. 25
cpv. 1 legge federale sull’assistenza internazionale in materia penale [AIMP;
RS 351.1] del 20 marzo 1981, unitamente ad art. 37 cpv. 2 lett. a legge federale
sull’organizzazione delle autorità penali della Confederazione [LOAP;
RS 173.71] del 19 marzo 2010).
1.2 I rapporti di assistenza giudiziaria in materia penale fra la Repubblica Italiana e
la Confederazione Svizzera sono anzitutto retti dalla Convenzione europea di
assistenza giudiziaria in materia penale del 20 aprile 1959, entrata in vigore il
12 giugno 1962 per l’Italia ed il 20 marzo 1967 per la Svizzera (CEAG;
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RS 0.351.1), dal Secondo Protocollo addizionale alla CEAG dell’8 novembre
2001, entrato in vigore il 1° dicembre 2019 per l’Italia e il 1° febbraio 2005 per
la Svizzera (RS 0.351.12), dall'Accordo italo-svizzero del 10 settembre 1998
che completa e agevola l'applicazione della CEAG (RS 0.351.945.41), entrato
in vigore mediante scambio di note il 1° giugno 2003 (in seguito: l'Accordo italo-
svizzero), nonché, a partire dal 12 dicembre 2008 (Gazzetta ufficiale dell’Unione
europea, L 327/15-17, del 5 dicembre 2008), dagli art. 48 e segg. della Conven-
zione di applicazione dell'Accordo di Schengen del 14 giugno 1985 (CAS; non
pubblicata nella RS ma consultabile sulla piattaforma di pubblicazione Internet
della Confederazione alla voce “Raccolta dei testi giuridici riguardanti gli accordi
bilaterali”, 8.1 Allegato A). Di rilievo nella fattispecie sono anche la Convenzione
sul riciclaggio, la ricerca, il sequestro e la confisca dei proventi di reato, conclusa
a Strasburgo l’8 novembre 1990, entrata in vigore il 1° settembre 1993 per la
Svizzera ed il 1° maggio 1994 per l’Italia (CRic; RS 0.311.53), l’art. 46 della
Convenzione delle Nazioni Unite contro la corruzione (in seguito: UNCAC), con-
clusa il 31 ottobre 2003, entrata in vigore per l’Italia il 4 novembre 2009 e per la
Svizzera il 24 ottobre 2009 (RS 0.311.56), richiamati gli art. 14 e 23 relativi al
riciclaggio in generale, nonché l’art. 18 della Convenzione delle Nazioni Unite
contro la criminalità organizzata transnazionale, conclusa il 15 novembre 2000,
entrata in vigore per l’Italia il 1° settembre 2006 e per la Svizzera il 26 novembre
2006 (RS 0.311.54). Alle questioni che il prevalente diritto internazionale con-
tenuto in detti trattati non regola espressamente o implicitamente, come pure
quando il diritto nazionale sia più favorevole all'assistenza rispetto a quello pat-
tizio (cosiddetto principio di favore), si applica la legge sull'assistenza in materia
penale, unitamente alla relativa ordinanza (OAIMP; RS 351.11; v. art. 1 cpv. 1
AIMP, art. I n. 2 Accordo italo-svizzero; DTF 145 IV 294 consid. 2.1; 142 IV 250
consid. 3; 140 IV 123 consid. 2; 137 IV 33 consid. 2.2.2; 136 IV 82 consid. 3.1).
Il principio di favore vale anche nell'applicazione delle pertinenti norme di diritto
internazionale (v. art. 48 n. 2 CAS, art. 39 n. 3 CRic e art. I n. 2 Accordo italo-
svizzero). È fatto salvo il rispetto dei diritti fondamentali (DTF 145 IV 294 con-
sid. 2.1; 135 IV 212 consid. 2.3; 123 II 595 consid. 7c).
1.3 La procedura di ricorso è retta dalla legge federale sulla procedura amministra-
tiva del 20 dicembre 1968 (PA; RS 172.021) e dalle disposizioni dei pertinenti
atti normativi in materia di assistenza giudiziaria (art. 39 cpv. 2 lett. b LOAP e
12 cpv. 1 AIMP; v. DANGUBIC/KESHELAVA, Commentario basilese, 2015, n. 1 e
segg. ad art. 12 AIMP), di cui al precedente considerando.
1.4 Interposto tempestivamente contro la decisione di chiusura dell’8 novembre
2021, il ricorso è ricevibile sotto il profilo degli art. 25 cpv. 1, 80e cpv. 1 e 80k
AIMP. Titolare della relazione bancaria oggetto della decisione impugnata, il
ricorrente è legittimato a ricorrere (v. art. 80h lett. b AIMP, art. 9a lett. a OAIMP
nonché DTF 137 IV 134 consid. 5.2.1; 130 II 162 consid. 1.1; 128 II 211 con-
sid. 2.3; TPF 2007 79 consid. 1.6 pag. 82).
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2. Il ricorrente contesta innanzitutto l’esposto dei fatti contenuto nella rogatoria, il
quale non rispetterebbe le condizioni del diritto internazionale e nazionale
svizzero riguardanti forma e contenuto. Esso non permetterebbe di procedere
al necessario apprezzamento giuridico del reato e sarebbe inattendibile. I
documenti trasmessi dall’autorità estera risulterebbero inoltre inficiati da errori,
lacune e contraddizioni manifesti.
2.1 Per quanto attiene alla domanda di assistenza, gli art. 14 CEAG, 27 n. 1 CRic,
art. 46 n. 15 UNCAC e 28 AIMP esigono in sostanza che essa sia scritta, che
indichi l'ufficio da cui emana e all'occorrenza l'autorità competente per il proce-
dimento penale, il suo oggetto, il motivo, la qualificazione giuridica del reato, i
dati, il più possibile precisi e completi, della persona contro cui è diretto il
procedimento penale, presentando altresì un breve esposto dei fatti essenziali,
al fine di permettere allo Stato rogato di verificare che non sussistano condizioni
ostative all'assistenza (DTF 129 II 97 consid. 3; 118 Ib 111 consid. 5b pag. 121,
547 consid. 3a; 117 Ib 64 consid. 5c; TPF 2015 110 consid. 5.2.1). Ciò non
implica per lo Stato richiedente l'obbligo di provare la commissione del reato,
ma solo quello di esporre in modo sufficiente le circostanze sulle quali fonda i
propri sospetti, per permettere allo Stato richiesto di escludere la sussistenza di
un'inammissibile ricerca indiscriminata di prove (v. su questo tema DTF 129 II
97 consid. 3.1; 125 II 65 consid. 6b/aa; 122 II 367 consid. 2c; sentenza del
Tribunale penale federale RR.2017.92 del 18 luglio 2017 consid. 2.2). L'autorità
rogata non si scosta dall'esposto dei fatti contenuto nella domanda, fatti salvi gli
errori, le lacune o altre contraddizioni evidenti ed immediatamente rilevati
(DTF 142 IV 250 consid. 6.3; 136 IV 4 consid. 4.1; 133 IV 76 consid. 2.2; 132 II
81 consid. 2.1; 118 Ib 111 consid. 5b pag. 121 e seg; TPF 2011 194 con-
sid. 2.1.).
2.2 In concreto, richiamato quanto già esposto in precedenza (v. supra Fatti lett. A),
nella sua rogatoria l’autorità italiana afferma che da accertamenti eseguiti
dall’Agenzia delle Dogane e dalla Guardia di Finanza di Potenza emerge che “il
capitale sociale di una società coinvolta nel sistema di riciclaggio, tra l’altro
rappresentata da un soggetto coinvolto nella frode per cui si indaga, sia dete-
nuto da due società svizzere, le quali sono gestite dall’Italia direttamente dai
soggetti artefici della frode” (act. 6.1, pag. 2). Dagli approfondimenti investigativi
è emerso “che la G. SpA di B. (soggetto quest’ultimo che coordina l’attività de-
littuosa e che è in diretto contatto con appartenenti ad organizzazioni mafiose)
è proprietaria della struttura alberghiera a 5 stelle – lusso H. sita in Z. – con
contratto di locazione di azienda stipulato nel 06.06.2018 – ha affidato la ge-
stione dell’attività alla società D. SpA e successivamente quest’ultima, con spe-
culare negozio giuridico, ha concesso la locazione di azienda alla I. Srl” (ibi-
dem). La D. S.p.A., che gestisce alberghi, è stata costituita il 16 febbraio 2018
e ha la sua sede a Milano. L’amministratore unico è A., residente a Lugano.
Tale società è posseduta al 99% da D. SA e all’1% da E. Sagl; queste due
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società sono rappresentate legalmente da A. La I. S.r.l., che gestisce anch’essa
alberghi, è stata costituita il 20 febbraio 2018 e ha a sua volta la sua sede a
Milano; amministratore unico è A. Essa è posseduta al 95% da D. S.p.A., di cui
A. risulta essere amministratore unico, e al 5% da J. S.r.l., società rappresentata
legalmente da K. Quest’ultimo unitamente ad A. risultano presenti anche nella
società svizzera C. Sagl (v. act. 6.1, pag. 3 e seg.). L’autorità rogante afferma
che “quanto al reato di riciclaggio, per ciò che riguarda lo specifico caso oggetto
dell’assistenza giudiziaria, lo stesso sarebbe compiuto attraverso fittizi contratti
di fitto d’azienda tra società italiane, di cui si sospetta che i pagamenti avven-
gano per il tramite di iniezioni di liquidità provenienti dalle controllanti svizzere,
attraverso variazione del capitale sociale e prestiti da parte dei soci. Si ritiene,
sulla base delle indagini svolte, che parte dei proventi di una vasta attività di
frode all’IVA (per circa 200 milioni di euro annui) svolta in paesi europei (Slo-
vacchia, Malta, Svezia) dal B., rifluisca verso le società svizzere sopra menzio-
nate per poi rientrare in Italia attraverso l’affitto del resort sopra indicato, con un
canone di locazione per oltre un milione di euro annui, del tutto ingiustificato
poste che veniva stipulato quando ancora non era noto il fatturato e le poten-
zialità economiche del resort (non ancora operativo) in una zona d’Italia, peral-
tro, poco conosciuta e frequentata da turisti. Tale specifica attività di locazione
(e quindi di rientro in Italia di capitali dall’estero) infatti, veniva avviato nel 2018,
quando sono stati perfezionati i contratti, ben prima che la struttura fosse termi-
nata ed avviata, cosa che è avvenuta nel 2019, incongruità già di per sé degna
di attenzione. Tali macroscopiche anomalie nell’utilizzo dei contratti, eviden-
ziate anche dall’antieconomicità delle operazioni (contratti stipulati senza cono-
scere il fatturato della struttura alberghiera), oltre che dalle discrasie temporali
tra l’entrata in funzione della struttura ed il perfezionamento degli stessi, rende
evidente come a monte di tali operazioni vi sia un disegno criminale volto al
reimpiego dei capitali provento della frode ed alla loro ripulitura e reingresso in
Italia attraverso il descritto meccanismo. Con riferimento al carattere doloso del
complesso delle operazioni sopra descritte si è già riferito [...]; qui si aggiunge
che, oltre a consentire di portare a compimento i reati di riciclaggio ed il proba-
bile rientro in Italia dei capitali provento della frode si ritiene che i soggetti utiliz-
zino le società elvetiche” (act. 6.1, pag. 5 e seg.).
Quanto precede soddisfa le esigenze normative e giurisprudenziali poste in
materia di esposto dei fatti. Sufficientemente chiaro risulta parimenti essere il
ruolo attribuito al ricorrente nella vicenda. Non spetta del resto al giudice
dell'assistenza approfondire ulteriormente la fattispecie oggetto d'inchiesta,
tantomeno ottenere le prove dei contestati reati. Sarà proprio la documenta-
zione litigiosa a permettere all'autorità estera di progredire nella sua attività in-
vestigativa e di acclarare ulteriormente le condotte mosse a carico dei soggetti
indagati. Le censure in questo ambito vanno dunque respinte.
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3. Il ricorrente censura la violazione del principio della doppia punibilità, il quale
non sarebbe rispettato per nessuna delle infrazioni ipotizzate dall’autorità
estera. Egli afferma in particolare che i reati fiscali a monte dell’ipotizzato reato
di riciclaggio non costituiscono quei particolari delitti fiscali punibili secondo
l’art. 305bis cpv. 1bis CP, norma applicabile del resto solo dal 1° gennaio 2016.
A suo dire, i fatti oggetto dell’inchiesta estera non sarebbero sussumibili né al
reato di truffa giusta l’art. 146 CP, né a quello di falsità in documenti,
quest’ultimo assorbito dal reato di frode fiscale. Egli sostiene che quando
l’autorità rogante procede per un reato di carattere fiscale, il principio secondo
cui l’autorità rogata non entra nel merito soffre di un’eccezione, la quale non
sarebbe data nel caso concreto. Dovesse sussistere un dubbio, l’insorgente
chiede che si proceda giusta l’art. 24 cpv. 3 OAIMP, domandando un parere
all’Amministrazione federale delle contribuzioni (in seguito: AFC). Egli aggiunge
inoltre che i fatti oggetto del procedimento estero non sarebbero punibili se-
condo il diritto italiano.
3.1 Aderendo alla CEAG, la Svizzera ha posto il principio della doppia punibilità
quale condizione all'esecuzione di ogni commissione rogatoria esigente l'appli-
cazione di una qualsiasi misura coercitiva (v. art. 5 n. 1 lett. 1 CEAG e la riserva
formulata mediante l'art. 3 del decreto federale del 27 settembre 1966 che
approva la Convenzione del Consiglio d'Europa, RU 1967 866). L'art. X n. 1
dell'Accordo italo-svizzero prevede a sua volta che l'assistenza giudiziaria con-
sistente in una misura coercitiva è concessa solo se il fatto che ha dato luogo
alla commissione rogatoria è punibile secondo il diritto dei due Stati. Nel diritto
interno, tale principio è espresso all'art. 64 cpv. 1 AIMP. Il giudice dell'assistenza
e prima di esso le autorità d'esecuzione non devono procedere a un esame dei
reati e delle norme penali estere menzionati nella domanda di assistenza, ma
semplicemente vagliare, limitandosi a un esame prima facie, se i fatti addotti
nella domanda estera – effettuata la dovuta trasposizione – sarebbero punibili
anche secondo il diritto svizzero, ricordato che la punibilità secondo il diritto
svizzero va determinata senza tener conto delle particolari forme di colpa e
condizioni di punibilità da questo previste (DTF 124 II 184 consid. 4b/cc
pag. 188; 118 Ib 543 consid. 3b/aa pag. 546; 116 Ib 89 consid. 3b/bb; 112
Ib 576 consid. 11b/bb pag. 594). I fatti incriminati non devono forzatamente
essere caratterizzati, nelle due legislazioni toccate, dalla medesima qualifica-
zione giuridica (DTF 124 II 184 consid. 4b/cc pag. 188). Diversamente
dall'ambito estradizionale, le misure di cooperazione sono già ammesse se la
condizione della doppia punibilità è ossequiata alla luce di una singola fattispe-
cie (sentenza del Tribunale federale 1C_138/2007 del 17 luglio 2007 consid. 2.3
e rinvii; TPF 2020 30 consid. 4.2).
L'art. 2 lett. a CEAG permette tuttavia di rifiutare l'assistenza giudiziaria segna-
tamente quando la domanda si riferisce a reati considerati dalla Parte richiesta
come reati fiscali. Ciò è ribadito all'art. IV par. 2 Accordo italo-svizzero. Secondo
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l'art. 3 cpv. 3 AIMP, la domanda è irricevibile se il procedimento verte su un
reato che sembra volto a una decurtazione di tributi fiscali o viola disposizioni
in materia di provvedimenti di politica monetaria, commerciale o economica. Per
contro, si può dar seguito a una domanda in ambito di "altra assistenza" se il
procedimento verte su una truffa in materia fiscale. Quest'ultima deve essere
interpretata sulla base dell'art. 14 cpv. 2 della legge federale sul diritto penale
amministrativo (DPA; RS 313.0), disposizione applicabile in virtù del rinvio
previsto all'art. 24 cpv. 1 OAIMP. Una truffa fiscale è realizzata se l'autore,
mediante inganno astuto, fa sì che l'ente pubblico si trovi defraudato di una
tassa, un contributo o un'altra prestazione o venga a essere altrimenti pregiudi-
cato nei suoi interessi patrimoniali (DTF 125 II 250 consid. 3a). La nozione
d'inganno astuto corrisponde sostanzialmente a quella applicata in ambito di
truffa ai sensi dell'art. 146 CP (DTF 126 IV 165 consid. 2a; TPF 2015 110 con-
sid. 5.2.3 con rinvii). Per realizzare il reato di truffa fiscale non è indispensabile
fare uso di documenti falsi o alterati, ma sono ipotizzabili anche altri metodi.
Secondo la giurisprudenza, sono comunque in genere necessarie manovre
fraudolente, una messa in scena o un edificio di menzogne, affinché si possa
ritenere l’esistenza di un inganno astuto. In determinate circostanze anche false
informazioni la cui verifica non è possibile, è difficile o non è ragionevolmente
esigibile possono costituire un inganno astuto, come pure se il truffatore
dissuade la vittima dall'effettuare una verifica o prevede, date le circostanze,
che essa rinuncerà a farlo in virtù, segnatamente, di un particolare rapporto di
fiducia (DTF 139 II 404 consid. 9.4; 137 IV 25 consid. 4.4.3.2 con rinvii; 135 IV
76 consid. 5.2; v. anche TPF 2008 128 consid. 5.4).
Quando la domanda è presentata per il perseguimento di una truffa fiscale, la
Svizzera, in qualità di Stato richiesto, deroga alla regola secondo la quale
l'autorità d'esecuzione non deve determinarsi sulla realtà dei fatti (DTF 118 Ib
111 consid. 5b). Pur senza dover fornire prove indiscutibili sulla colpevolezza
della persona perseguita, lo Stato richiedente deve sostanziare l'esistenza di
sufficienti sospetti circa la commissione di una truffa fiscale (DTF 125 II 250
consid. 5b; 118 Ib 111 consid. 5b). Tali particolari esigenze hanno come scopo
quello di evitare che le norme ostative all'assistenza in materia economica e
fiscale vengano raggirate (TPF 2007 150 consid. 3.2.4). Lo Stato richiedente
non deve necessariamente allegare alla domanda i mezzi di prova. È sufficiente
ch'esso li indichi e ne renda verosimile l'esistenza (v. sentenza del Tribunale
federale 1A.183/1995 del 13 ottobre 1995 consid. 2d, citata da ZIMMERMANN,
La coopération judiciaire internationale en matière pénale, 5a ediz. 2019,
pag. 700 n. 645 nota 884). Ciò non vale tuttavia in ambito di fiscalità indiretta,
dove la Svizzera si è impegnata a fornire reciprocamente assistenza giusta
l’art. 50 cpv. 1 CAS per quanto concerne le accise, l’imposta sul valore aggiunto
e le imposte doganali. Per tali imposte indirette l’art. 50 cpv. 1 CAS non fa infatti
distinzioni di sorta fra sottrazione d'imposta e truffa fiscale. A tale riguardo, la
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distinzione fra evasione e frode fiscale non costituisce dunque più una discrimi-
nante di rilievo (v. KOCHER, Commentario basilese, 2015, n. 121 e segg. ad
art. 3 AIMP; UNSELD, Internationale Rechtshilfe im Steuerrecht: Akzessorische
Rechtshilfe, Auslieferung und Vollstreckungshilfe bei Fiskaldelikten, 2011,
pag. 135, 147 e seg.; sentenza del Tribunale penale federale RR.2010.262
dell’11 giugno 2012 consid. 1.2.2).
3.2 Nella fattispecie, nella misura in cui il procedimento estero verte su reati legati
all’utilizzo di fatture false finalizzate alla frode fiscale (v. supra Fatti lett. A e
consid. 2.2), i fatti contestati agli indagati possono perlomeno essere sussunti
ai reati di falsità in documenti (art. 251 CP) e truffa in materia fiscale (art. 14
cpv. 2 DPA), come la giurisprudenza ha del resto già avuto modo di rilevare in
questi casi (v. sentenze del Tribunale penale federale RR.2021.148 del
2 dicembre 2021 consid. 5; RR.2021.4 del 22 aprile 2021 consid. 5). Trattandosi
di reati in ambito di imposte indirette ciò è sufficiente per ammettere il requisito
della doppia punibilità (v. supra consid. 3.1 in fine). Non spetta per contro al
giudice dell’assistenza esaminare la punibilità secondo il diritto estero, fatti salvi
casi d’abuso qui palesemente esclusi e nemmeno ipotizzati nel ricorso
(v. sentenza del Tribunale penale federale RR.2021.58-59 del 17 giugno 2021
consid. 4.2; più ampiamente MOREILLON, Commentaire romand, 2004, Introduc-
tion générale, n. 591). Visto quanto precede, la richiesta tesa ad ottenere un
parere da parte dell’AFC ai sensi dell’art. 24 OAIMP va disattesa e tutte le
censure in questo ambito vanno respinte.
4. L’insorgente sostiene che la decisione impugnata violi il principio della propor-
zionalità e il divieto della fishing expedition, nella misura in cui la documenta-
zione litigiosa non presenterebbe alcuna utilità per il procedimento estero.
4.1 Il principio della proporzionalità esige che vi sia una connessione fra la docu-
mentazione richiesta e il procedimento estero (DTF 139 II 404 consid. 7.2.2;
136 IV 82 consid. 4.1/4.4; 130 II 193 consid. 4.3; 129 II 462 consid. 5.3; 122 II
367 consid. 2c; TPF 2017 66 consid. 4.3.1), tuttavia la questione di sapere se
le informazioni richieste nell'ambito di una domanda di assistenza siano neces-
sarie o utili per il procedimento estero deve essere lasciata, di massima,
all'apprezzamento delle autorità richiedenti (DTF 136 IV 82 consid. 4.1;
sentenza del Tribunale penale federale RR.2019.257 del 12 febbraio 2020
consid. 2.1). Lo Stato richiesto non dispone infatti dei mezzi per pronunciarsi
sull'opportunità di assumere determinate prove e non può sostituirsi in questo
compito all'autorità estera che conduce le indagini (DTF 132 II 81 consid. 2.1 e
rinvii). La richiesta di assunzione di prove può essere rifiutata solo se il principio
della proporzionalità è manifestamente disatteso (DTF 139 II 404 consid. 7.2.2
pag. 424; 120 Ib 251 consid. 5c; sentenza del Tribunale penale federale
RR.2017.21 dell'8 maggio 2017 consid. 3.1 e rinvii) o se la domanda appare
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abusiva, le informazioni richieste essendo del tutto inidonee a far progredire le
indagini (DTF 136 IV 82 consid. 4.1; 122 II 134 consid. 7b; 121 II 241 consid. 3a;
sentenza del Tribunale penale federale RR.2017.21 dell'8 maggio 2017
consid. 3.1 e rinvii).
Inoltre, da consolidata prassi, quando le autorità estere chiedono informazioni
per ricostruire flussi patrimoniali di natura criminale si ritiene che necessitino di
regola dell'integralità della relativa documentazione, in modo tale da chiarire
quali siano le persone o entità giuridiche coinvolte (v. DTF 129 II 462 con-
sid. 5.5; 124 II 180 consid. 3c inedito; 121 II 241 consid. 3b e c; sentenze del
Tribunale federale 1A.177/2006 del 10 dicembre 2007 consid. 5.5; 1A.227/2006
del 22 febbraio 2007 consid. 3.2; 1A.195/2005 del 1° settembre 2005 in fine;
sentenza del Tribunale penale federale RR.2019.257 del 12 febbraio 2020 con-
sid. 2.1). Lo Stato richiedente dovrebbe in linea di principio essere informato di
tutte le transazioni effettuate attraverso i conti coinvolti. L’autorità richiedente
ha un interesse ad essere informata di qualsiasi transazione che possa far parte
del meccanismo delittuoso messo in atto dalle persone sotto inchiesta
(sentenza del Tribunale penale federale RR.2014.4 del 30 luglio 2014 con-
sid. 2.2.2). Naturalmente è anche possibile che i conti in questione non siano
stati utilizzati per ricevere proventi di reati o per effettuare trasferimenti illeciti o
riciclare fondi, ma l’autorità richiedente ha comunque interesse a poterlo
verificare essa stessa, sulla base di una documentazione completa, tenendo
presente che l’assistenza reciproca è finalizzata non solo alla raccolta di prove
incriminanti ma anche a discarico (sentenza del Tribunale federale 1A.88/2006
del 22 giugno 2006 consid. 5.3; sentenza del Tribunale penale federale
RR.2007.29 del 30 maggio 2007 consid. 4.2). La trasmissione dell'intera docu-
mentazione potrà evitare altresì che le autorità debbano inoltrare eventuali
domande complementari (DTF 136 IV 82 consid. 4.1; 121 II 241 consid. 3;
sentenza del Tribunale federale 1C_486/2008 dell'11 novembre 2008 con-
sid. 2.4; sentenza del Tribunale penale federale RR.2011.113 del 28 luglio 2011
consid. 4.2), con evidente intralcio alle esigenze di celerità (v. anche art. 17a
cpv. 1 AIMP). In base alla giurisprudenza, l'esame da parte delle autorità di
esecuzione e del giudice dell'assistenza va orientato alla cosiddetta utilità
potenziale, secondo cui la consegna giusta l'art. 74 AIMP è esclusa soltanto per
quei mezzi di prova certamente privi di rilevanza per il procedimento penale
all'estero (DTF 134 II 318 consid. 6.4; 126 II 258 consid. 9c; 122 II 367 con-
sid. 2c; 121 II 241 consid. 3a e b; TPF 2010 73 consid. 7.1). Il principio dell’utilità
potenziale gioca un ruolo cruciale nell'ambito dell'assistenza in materia penale.
Lo scopo di tale cooperazione è proprio quello di favorire la scoperta di fatti,
informazioni e mezzi di prova, compresi quelli di cui l'autorità estera non
sospetta neppure l'esistenza. Non si tratta soltanto di aiutare lo Stato richie-
dente a provare i fatti evidenziati dall'inchiesta, ma di svelarne altri, se ne
esistono. Ne deriva, per l'autorità d'esecuzione, un dovere di esaustività che
giustifica la comunicazione di tutti gli elementi da essa raccolti e potenzialmente
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idonei alle indagini estere, al fine di chiarire in tutti i suoi aspetti i meccanismi
delittuosi sotto la lente degli inquirenti esteri (sentenze del Tribunale penale
federale RR.2010.173 del 13 ottobre 2010 consid. 4.2.4/a e RR.2009.320 del
2 febbraio 2010 consid. 4.1; ZIMMERMANN, op. cit., n. 722, pag. 798 e seg.).
Vietata è per contro la cosiddetta fishing expedition, la quale è definita dalla
giurisprudenza una ricerca generale e indeterminata di mezzi di prova volta a
fondare un sospetto senza che esistano pregressi elementi concreti a sostegno
dello stesso (DTF 137 I 218 consid. 2.3.2; 125 II 65 consid. 6b/aa pag. 73 e
rinvii; TPF 2007 57 consid. 6.1). Tale divieto si fonda semplicemente sul fatto
che è inammissibile procedere a casaccio nella raccolta delle prove (DTF 113
Ib 257 consid. 5c; sentenza del Tribunale penale federale RR.2017.21 dell’8
maggio 2017 consid. 3.1).
4.2 In concreto, l’utilità potenziale della documentazione litigiosa è certamente data,
nella misura in cui il nome del ricorrente, titolare della relazione litigiosa, è
espressamente menzionato nella rogatoria in quanto coinvolto nei fatti oggetto
dell’inchiesta estera (v. supra consid. 2.2). Il MPC ha del resto indicato svariate
operazioni intervenute sul conto in questione che hanno toccato relazioni
intestate ad altre società toccate dai fatti in esame che necessitano di appro-
fondimenti che l’autorità rogante deve potere effettuare, vista la natura dei reati,
con l’ausilio di tutta la documentazione bancaria disponibile, al fine di ricostruire
tutti i flussi patrimoniali intervenuti tra le entità coinvolte nelle indagini (v.
act. 1.1, pag. 6 e seg., nonché act. 6, pag. 4 e segg.).
Spetterà infine al giudice estero del merito valutare se dalla documentazione
inoltrata emerge in concreto una connessione penalmente rilevante fra i fatti
oggetto della procedura penale in Italia e detta documentazione. Alla luce della
domanda rogatoriale risulta che tutta la documentazione litigiosa è potenzial-
mente utile per l’inchiesta, motivo per cui la sua trasmissione rispetta il principio
della proporzionalità e non costituisce una ricerca esplorativa e indiscriminata
di prove.
5. In conclusione, il ricorso va integralmente respinto e la decisione impugnata
confermata.
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6. Le spese seguono la soccombenza (v. art. 63 cpv. 1 PA). La tassa di giustizia
è calcolata giusta gli art. 73 cpv. 2 LOAP, 63 cpv. 4bis PA, nonché 5 e 8 cpv. 3
del regolamento del 31 agosto 2010 sulle spese, gli emolumenti, le ripetibili e le
indennità della procedura penale federale (RSPPF; RS 173.713.162), ed è
fissata nella fattispecie a fr. 5'000.–, a carico del ricorrente; essa è coperta
dall'anticipo delle spese del medesimo importo già versato.
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