Decision ID: 44eced94-3255-509d-8d96-dd0ba16948c5
Year: 2007
Language: it
Court: TI_TCAS
Chamber: TI_TCAS_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: social_law

ritenuto,
in fatto
1.1. Con decisione su opposizione del 27 febbraio 2007 la Sezione del lavoro Ufficio giuridico ha confermato la propria decisione del 29 settembre 2006 (Doc. 6), con la quale ha respinto la domanda del 18 gennaio 2006 di RI 1 (cfr. Doc. 2/14) volta ad ottenere il condono dell'importo di fr. 18'588.55 (cfr. doc. B).
Tale importo è stato chiesto in restituzione all’assicurato il 21 dicembre 2005 dalla Cassa _ Regione Tre Valli (cfr. doc. 2/15) a seguito della decisione del 4 ottobre 2005 con cui la Sezione del lavoro l’ha ritenuto non residente in Svizzera e gli ha quindi negato il diritto alle indennità di disoccupazione (cfr. doc. 2/17).
La Sezione del lavoro ha motivato la propria decisione su opposizione del 27 febbraio 2007 rilevando che all’assicurato non può essere riconosciuta la buona fede, siccome egli ha sottaciuto le sue assenze dalla Svizzera, ad eccezione di quella dal 15 al 20 febbraio 2005, lasciando così apparire una situazione giuridica suscettibile, a mente sua, di giustificare il riconoscimento di prestazioni assicurative (cfr. doc. B)
1.2. Contro questa decisione l'assicurato, patrocinato dallo Studio legale RA 1, ha inoltrato un tempestivo ricorso al TCA nel quale ha chiesto, in via preliminare, la concessione del condono dell’obbligo di restituzione di prestazioni percepite dalla Cassa di disoccupazione per un importo pari a fr. 18'588.55 (oltre interessi), in via subordinata, la riduzione secondo equità dell’obbligo di restituzione delle prestazioni versategli dalla Cassa.
A motivazione delle proprie pretese ricorsuali l’assicurato ha, segnatamente, addotto:
"
(...)
La decisione su opposizione dell’UG non può essere condivisa nella misura in cui ingiustamente nega la realizzazione del primo dei presupposti per la concessione del condono al ricorrente, vale a dire la buona fede, mentre nemmeno si china sul secondo requisito, quello delle gravi difficoltà. In definitiva, contrariamente a quanto statuito dall’UG, la richiesta di condono del RI 1 risulta legittima e merita pertanto di essere accolta; di seguito verrà dimostrato come il ricorrente adempia in realtà ad entrambi i requisiti sostanziali per beneficiare del condono.
2.3.1. Sulla scorta di quanto esposto nei paragrafi precedenti
Il requisito della
circa
il comportamento e le effettive intenzioni del
buona fede
ricorrente nel periodo che ci occupa ( da gennaio a fine agosto 2005) non è possibile confutare la di lui buona fede. Tale concetto, pur apparendo spesso sfuggente, deve essere interpretato correttamente relazionandosi di volta, in volta, al caso concreto. Nel richiamare quanto tendenzialmente asserito anche dal Tribunale federale delle Assicurazioni, secondo cui
“(...) l’assicurato può invocare la propria buona fede se l’azione o l’omissione in questione costituiscono una lieve negligenza (per es. una lieve violazione dell’obbligo di annunciare o disinformare; cfr. DLA 1998 no 14 pag. 73 consid. 4a, 1992 no 7 pag. 103 consid. 2b; cfr. pure DTF 112 V 103 consid. 2c, 110 V 180 consid. 3c)”
, è quindi doveroso tenere in debita considerazione la figura stessa del ricorrente (un minatore di 51 anni senza istruzione qualificata) e tutto l’evolversi delle sue vicende personali, per certi versi tragiche. Evidenti indizi di buona fede, a questo punto, sono certamente da rinvenire nei molteplici e documentati colloqui con il collocatore e la contestuale compilazione dei relativi verbali d’aggiornamento presso l’URC, nelle numerose e puntuali richieste di lavoro inoltrate (purtroppo senza successo alcuno) a tutti i possibili richiedenti manodopera pesante nel Cantone, e anche nella corretta e tempestiva rinuncia alle prestazioni della cassa in concomitanza con la partenza dal territorio elvetico. Questi sforzi, scevri da qualsivoglia intento fraudolento, sembrano ulteriormente nobilitati con riguardo alla complicata ed amareggiante situazione in cui si sono prodotti: la perdita di lavoro, l’insuccesso della successiva ricerca di una nuova occupazione in Ticino, l’inevitabile e profonda malinconia dovuta alla distanza dai propri affetti, l’angosciante malattia del suocero (culminata con la morte in data 23 luglio 2005) e la conseguente e presumibile sofferenza di moglie e figli. Tutt’al più è solo a seguito di quest’ultimo luttuoso evento che il RI 1 ha suo malgrado cominciato a maturare la decisione di rientrare in patria per offrire il proprio conforto alla moglie.
2.3.2. Quanto al requisito della grave difficoltà, è da
Requisito della
considerarsi con estrema attenzione la precarietà della
Difficoltà
condizione economica del ricorrente da inquadrarsi
economica
nella sua inevitabile, e spesso vorticosa, dinamicità: a fronte della perdurante disoccupazione del ricorrente (un operaio cinquantunenne senza risorse, né speranze) e delle crescenti necessità economiche della famiglia (alla quale si è recentemente aggiunta anche una nipote, totalmente a carico del ricorrente), l’unica entrata accertata risulta quella della moglie, la quale, dal momento dell’inoltro della domanda di condono e fino ad oggi, percepisce un reddito annuale lordo di circa 24'000 euro (come evincesi dalle buste paga e le dichiarazione dei redditi prodotti quali doc. R).
E’ tra l’altro opportuno considerare che, se da un lato è certamente vero che l’art. 4 OPGA stabilisce che si debba tener conto della situazione di grave difficoltà al momento del passaggio in giudicato della decisione di rimborso. Dall’altro salta agli occhi come il Tribunale federale abbia voluto precisare quanto segue:
“Le juge des assurances sociales n’est pas tenu d’examiner d’office si et dans quelle mesure la situation économique du débiteur s’est modifiée depuis la décision de remise litigieuse. Il ne lui est toutefois pas interdit de fonder son jugement - en particulier pour des raisons d’économie de procédure – sur le nuovel état de fait, a condition de respecter le droit des parties d’être entendues”.
Alla luce di questo orientamento giurisprudenziale e tenuto contro delle accresciute difficoltà della famiglia _ (provata da oltre due anni di disoccupazione del capofamiglia, nonché dal sopraggiungere di un’ulteriore bocca da sfamare successivamente alla richiesta di condono) non è possibile non ravvisare gli estremi per il riconoscimento di quella grave malagevolezza che, ai sensi dell’art. 5 OPGA, ricorre quando
“(...) le spese riconosciute a norma della legge federale del 19 marzo 1965 sulle prestazioni complementari all’assicurazione per la vecchiaia, i superstiti e l’invalidità (LPC) e le spese supplementari di cui al capoverso 4 superano i redditi determinanti secondo la LPC.”
Ora, non vi possono essere dubbi che le spese affrontate dal nucleo famigliare allargato del ricorrente (marito disoccupato, moglie, un figlio agli studi, una figlia in casa con nipotino a carico, cfr. plico prodotto quale doc, S) non sono che a mala pena coperte dall’unico reddito in entrata, ovverosia quella della Signora _, infermiera quarantottenne (doc. T).
Prove
: Certificato di famiglia (doc. S); plico spese correnti della famiglia (doc. T)
2.3. Appare dunque comprensibile come, nel quadro
Conclusioni
appena descritto, il comportamento tenuto dal
RI 1
sia stato improntato alla buona
fede. Nel limite del possibile egli ha costantemente fatto fronte ai propri obblighi di presenza, partecipazione ed informazione, ad eccezione dei due ultimi incontri con il collocatore previsti per il 25 agosto e del 6 settembre 2005. Potendo inoltre desumere a norma di buon senso la grave difficoltà economica (vieppiù appesantitasi) in cui egli versa dall’inizio della vicenda descritta, si ritengono inadeguate le motivazione addotte dall’UG per la decisione qui contestata e certamente inique le sue conseguenze. Il ricorso deve essere quindi accolto nel senso di annullare la decisione dell’UG e concedere il condono al RI 1.” (Doc. I)
1.3. La Sezione del lavoro, in risposta, ha postulato un’integrale reiezione dell’impugnativa con le medesime argomentazioni di cui si è avvalsa nella decisione su opposizione (cfr. doc. III).

in diritto
In ordine
2.1. La presente vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico ai sensi degli articoli 49 cpv. 2 della Legge organica giudiziaria e 2 cpv. 1 della Legge di procedura per le cause davanti al Tribunale delle assicurazioni (cfr. STFA del 21 luglio 2003 nella causa N., I 707/00; STFA del 18 febbraio 2002 nella causa H., H 335/00; STFA del 4 febbraio 2002 nella causa B., H 212/00; STFA del 29 gennaio 2002 nella causa R. e R., H 220/00; STFA del 10 ottobre 2001 nella causa F., U 347/98 pubblicata in RDAT I-2002 pag. 190 seg.; STFA del 22 dicembre 2000 nella causa H., H 304/99; STFA del 26 ottobre 1999 nella causa C., I 623/98).
Nel merito
2.2. Oggetto del contendere è la questione di sapere se la Sezione del lavoro abbia a ragione o meno negato a RI 1 il diritto al condono dell’obbligo di restituire la somma di fr. 18'588.55 precepiti indebitamente a titolo di prestazioni dell’assicurazione contro la disoccupazione per il lasso di tempo da aprile a luglio 2005.
2.3. Il 1° giugno 2002 è entrato in vigore l'accordo del 21 giugno 1999 tra la Confederazione Svizzera, da una parte, e la Comunità europea ed i suoi Stati membri, dall'altra, sulla libera circolazione delle persone (ALC), che regola, in particolare nel suo Allegato II, il coordinamento dei sistemi di sicurezza sociale (art. 8 ALC).
L'ALC si applica alla presente fattispecie, visto che la restituzione di prestazioni il cui condono è stato negato dall’amministrazione concerne indennità di disoccupazione percepite a torto da aprile a luglio 2005 (cfr. DTF 128 V 315, consid. 1b/bb, pag. 317 e DTF 130 V 156, consid. 5, pag. 160-162).
I presupposti materiali per stabilire se all’assicurato può o meno essere concesso il condono si determinano in ogni caso secondo il diritto svizzero.
Infatti, anche a seguito dell'entrata in vigore dell'ALC, il Regolamento (CEE) n. 1408/71 del Consiglio, del 14 giugno 1971, relativo all'applicazione dei regimi di sicurezza sociale ai lavoratori subordinati, ai lavoratori autonomi ed ai loro famigliari che si spostano all'interno della Comunità, cui rinvia l'art. 1 cpv. 1 Allegato II ALC, rimanda a tale normativa (cfr. STFA dell’11 gennaio 2005 nella causa D., U 271/03, consid. 1.3). Così, in virtù dell'art. 13 paragrafo 2 lettera a) del Regolamento, con riserva degli articoli da 14 a 17, la persona che esercita un’attività subordinata nel territorio di uno stato membro è soggetta alla legislazione di tale Stato anche se risiede nel territorio di un altro Stato membro o se l’impresa o il datore di lavoro da cui dipende ha la propria sede o il proprio domicilio nel territorio di un altro Stato membro.
Orbene, l’attività subordinata esercitata dall’assicurato prima di iscriversi in disoccupazione è stata svolta in territorio elvetico. Più precisamente l’ultimo rapporto di lavoro dell’assicurato è stato quello con la ditta _, oggi _ (cfr.doc. 2/23).
Inoltre le indennità di disoccupazione sono state erogate credendo che l’assicurato risiedesse in Svizzera.
2.4. L'art. 95 LADI regola la restituzione di prestazioni.
Secondo il cpv. 1 di questo articolo la domanda di restituzione è retta dall'art. 25 LPGA ad eccezione dei casi di cui all'articolo 55.
L'art. 25 cpv. 1 LPGA stabilisce che le prestazioni indebitamente riscosse devono essere restituite. La restituzione non deve essere chiesta se l'interessato era in buona fede e verrebbe a trovarsi in gravi difficoltà.
L’art. 25 cpv. 2 LPGA prevede che il diritto di esigere la restituzione si estingue dopo un anno a decorrere dal momento in cui l’istituto di assicurazione ha avuto conoscenza del fatto, a al più tardi cinque anni dopo il versamento della prestazione. Se il credito deriva da un atto punibile per il quale il diritto penale prevede un termine di prescrizione più lungo, quest’ultimo è determinante.
La giurisprudenza sviluppata dal Tribunale federale delle assicurazioni (TFA) in merito al condono regolato dal vecchio art. 95 LADI conserva tutta la sua validità anche con l’entrata in vigore dell’art. 25 LPGA (cfr. STFA del 27 aprile 2005 nell causa R., C 174/04; U. Kieser, ATSG Kommentar, Schulthess 2003, ad art 25, n. 45).
L'art. 4 OPGA regola il condono.
Se il beneficiario era in buona fede e si trova in gravi difficoltà, l’assicuratore rinuncia completamente o in parte alla restituzione delle prestazioni indebitamente concesse (cfr. art. 4 cpv. 1 OPGA).
Determinante per il riconoscimento di una grave difficoltà è il momento in cui la decisione di restituzione passa in giudicato (cfr. art. 4 cpv. 2 OPGA).
Il condono è concesso su domanda scritta. La domanda, motivata e corredata dei necessari giustificativi, deve essere inoltrata entro 30 giorni dal momento in cui la decisione è passata in giudicato (cfr. art. 4 cpv. 4 OPGA).
Sul condono è pronunciata una decisione (cfr. art. 4 cpv. 5 OPGA).
L'art. 5 OPGA definisce cosa si intende con "gravi difficoltà" e recita:
"
1
La grave difficoltà ai sensi dell’articolo 25 capoverso 1 LPGA è data quando le spese riconosciute a norma della legge federale del 19 marzo 1965
sulle prestazioni complementari all’assicurazione per la vecchiaia, i superstiti e l’invalidità (LPC) e le spese supplementari di cui al capoverso 4 superano i redditi determinanti secondo la LPC.
2
Per il calcolo delle spese riconosciute ai sensi del capoverso 1 sono computati:
a. quale importo destinato alla copertura del fabbisogno vitale: il rispettivo importo massimo di cui all’articolo 3
b
capoverso 1 lettera a LPC;
b. quale pigione di un appartamento: il rispettivo importo massimo di cui all’articolo 5 capoverso 1 lettera b LPC;
c. quale importo per le spese personali: 4800 franchi l’anno;
d. quale importo forfetario per l’assicurazione obbligatoria delle cure medico-sanitarie: il premio massimo per la rispettiva categoria di persone secondo la versione vigente dell’ordinanza sui premi medi cantonali dell’assicurazione delle cure medico-sanitarie per il calcolo delle prestazioni complementari.
3
La franchigia per gli immobili conformemente all’articolo 3c capoverso 1 lettera c LPC ammonta a 75 000 franchi. Il computo della sostanza nel caso di beneficiari di una rendita di vecchiaia che vivono in un istituto o un ospedale (art. 3
c
cpv. 1 lett. c LPC) ammonta a un decimo. Nel caso di persone parzialmente invalide è computato solo il reddito effettivo ottenuto dall’attività lucrativa. Non è tenuto conto di un’eventuale limitazione cantonale delle spese per il soggiorno in un istituto.
4
Sono computati come spese supplementari:
a. per le persone sole, 8000 franchi;
b. per i coniugi, 12 000 franchi;
c. per gli orfani e per i figli che danno diritto a una rendita per figli dell’AVS o dell’AI, 4000 franchi per figlio."
Secondo la legge, dunque, perché sia concesso il condono dall'obbligo di restituzione è necessario che siano adempiuti cumulativamente i seguenti presupposti:
- l'interessato ha percepito la prestazione indebita in buona fede;
- la restituzione gli imporrebbe una grave difficoltà.
Quindi, anche se manca una sola delle due condizioni suelencate il condono non può essere concesso.
2.5. La buona fede presuppone che l'assicurato ignori che una prestazione gli è versata indebitamente. Di detta ignoranza egli non si può prevalere se la stessa è stata determinata da sua negligenza.
Per quel che concerne la buona fede, la giurisprudenza ha precisato che la stessa, intesa come presupposto del condono, deve essere esclusa qualora i fatti che hanno determinato l'obbligo di restituire (violazione dell'obbligo di annunciare o di informare) siano imputabili a comportamento doloso o negligenza grave. Viceversa, l'assicurato può prevalersi della buona fede quando l'atto o l'omissione colpevole siano costitutivi solo di una violazione lieve dell'obbligo di annunciare o di informare (cfr. STFA del 16 giugno 2003 nella causa C., C 130/02, consid. 2.3; DLA 2003 N. 29, consid. 1.2, pag. 260; DLA 2002 N. 38, consid. 2a, pag. 258; DLA 2001 N. 18, consid. 3a, pag. 161-162; DLA 1998 N. 14, consid. 4a, pag. 73; DLA 1992 N. 7, consid.
2b, pag. 103; DTF 112 V 97, consid. 2c, pag. 103, DTF 110 V 176, consid.
3c, pag. 180).
2.6. Con l'entrata in vigore della LPGA al 1° gennaio 2003 il vecchio art. 96 LADI, che regolava l'obbligo di informare e di annunciare, è stato abrogato.
L'art. 28 LPGA regola la "Collaborazione nell'esecuzione".
Gli assicurati e il loro datore di lavoro devono collaborare gratuitamente all’esecuzione delle varie leggi d’assicurazione sociale (cfr. art. 28 cpv. 1 LPGA).
Colui che rivendica prestazioni assicurative deve fornire gratuitamente tutte le informazioni necessarie per accertare i suoi diritti e per stabilire le prestazioni assicurative (cfr. art. 28 cpv. 2 LPGA).
Chi pretende prestazioni assicurative deve autorizzare
tutte le persone e i servizi, segnatamente il datore di lavoro, i medici, le assicurazioni e gli organi ufficiali a fornire nel singolo caso tutte le informazioni, sempre che siano necessarie per accertare il diritto a prestazioni. Queste persone e questi servizi sono tenuti a dare le informazioni (cfr. art. 28 cpv. 3 LPGA).
L'art. 31 LPGA regola la "Notificazione nel caso di cambiamento delle condizioni".
L’avente diritto, i suoi congiunti o i terzi ai quali è versata la prestazione sono tenuti a notificare all’assicuratore o, secondo i casi, al competente organo esecutivo qualsiasi cambiamento importante sopraggiunto nelle condizioni determinanti per l’erogazione di una prestazione (cfr. art. 31 cpv. 1 LPGA).
Qualsiasi persona o servizio che partecipa all’esecuzione delle assicurazioni sociali ha l’obbligo di informare l’assicuratore se apprende che le condizioni determinanti per l’erogazione di prestazioni hanno subìto modifiche (cfr. art. 31 cpv. 2 LPGA).
Circa gli effetti degli art. 28 e 31 LPGA sulla LADI, Kieser rileva che:
"
a) Die Mitwirkung beim Vollzug der Sozialversicherungsgesetze und
insbesondere bei der Leistungsfestsetzung hat in den bisherigen Erlassen eine eingehende Regelung erfahren (vgl. dazu auch LOCHER, Grundriss, 340: Regelung ist "in den einzelnen Gesetzten verstreut"). Art. 28 ATSG weicht nicht grundsätzlich von den bisherigen Normierungen ab und steht auch in Übereinstimmung mit art. 12 lit. c VwVG (Auskünfte von Drittpersonen) bzw. von Art. 13 Abs. 1 VwVG (Mitwirkung der Partei). Insoweit ergeben sich gegenüber dem bisherigen Rechtszustand keine wesentlichen Neuerungen.
b) Eine Reihe von Bestimmungen der Einzelgesetze wurde im Zuge
der Anpassung an das ATSG ersatzlos aufgehoben. Dies trifft insbesondere Regelungen zur Auskunftspflicht der Partei bzw. von Drittpersonen (vgl dazu BBl 1999 4585).
(...)."
(cfr. Kieser op. cit., ad art. 28, n. 30 e 31)
"
a Der Gesetzgeber hat grundsätzlich darauf verzichtet, von der
allgemeinen Regelung des Art. 31 ATSG abweichende einzelgesetzliche Normierungen festzulegen. Vielmehr hob er die bestehenden einzelgesetzlichen Ordnungen ersatzlos auf. Dies betrifft art 83 altAbs. 3 MVG (dazu BBl 1999 4726) sowie altArt. 96 Abs. 2 AVIG (dazu BBl 1999 4744)."
(cfr. Kieser op. cit., ad art. 31, n. 23)
La dottrina e la giurisprudenza sviluppate in merito al vecchio art. 96 LADI conservano dunque la loro validità.
In merito all’estensione dell’obbligo di informare e annunciare così si esprime Gerhards:
"
Die Auskunftspflicht ist umfassend. - Sie bezieht sich auf "alle erforderlichen Auskünfte" (96 I, III). Was dabei im einzelnen "erforderlich" ist, bestimmt dabei die anfragende Stelle bzw. richtet sich nach der Informationsbedarf dieser Stelle.
Ebenso umfassend ist die Pflicht der Vorlage von Unterlagen. - Es müssen alle Unterlagen vorgelegt werden, welche die anfragende Stelle zur Erfüllung ihrer Aufgabe (im ALV-Bereich) benötigt (s. "die nötigen Unterlagen").
Anderseits dürfen von der berechtigten Stelle keine Auskünfte und Unterlagen verlangt werden, die nicht "erforderlich" oder "nötig" sind. Das Auskunftsrecht darf also nicht schikanös ausgeübt werden. (...).
Die Meldepflicht des Versicherten gegenüber der Kasse (vgl. oben
N. 28) ist umfassend (vgl. "alles melden"), soweit die Erfüllung der Meldepflicht wichtig ist für die:
- Anspruchsberechtigung des Versicherten
(s. Anspruchs- Voraussetzungen)
- Leistungsbemessung (s. Höhe und Dauer)."
(cfr. G. Gehrards, Kommentar zum Arbeitslosenversicherungsgesetz (AVIG), Vol.
II, pag. 792-793, N. 20, 21, 22 e 30).
Il dovere di informare deve dunque essere sempre rispettato da parte dei beneficiari di prestazioni.
Devono essere fornite, di conseguenza, tutte le indicazioni necessarie per valutare l'adempimento delle condizioni da ossequiare per avere diritto alle indennità (cfr. STFA del 25 luglio 2001 nella causa D., C 104/01, consid. 2 in fine).
Secondo la giurisprudenza federale è peraltro irrilevante se le informazioni inveritiere o incomplete sono causali per l'erogazione delle prestazioni assicurative o del relativo calcolo (cfr. DTF 123 V 151 consid. 1b; DLA 1993/1994 N. 3 pag. 21).
2.7. Il TFA, in una sentenza C 121/02 del 9 aprile 2003, ha accolto il ricorso della SECO inoltrato contro un giudizio del 7 marzo 2002 della Commissione cantonale di ricorso in materia di assicurazione disoccupazione del Canton Ginevra che aveva ritenuto un assicurato, al quale era stata chiesta la restituzione di indennità di disoccupazione percepite a torto non avendo la residenza effettiva in Svizzera, in buona fede.
L’Alta Corte ha, in particolare, rilevato che:
"
(...)
2.2 En ce qui concerne la notion de domicile, il y a lieu de relever, à l'instar du recourant, que ce qui est déterminant au regard des conditions du droit à des indemnités de chômage, ce n'est pas l'exigence d'un domicili
civil en Suisse, mais bien plutôt celle de la résidence habituelle dans ce
pays, afin de rendre possible le contrôle du chômage subi par l'assuré. Le droit à l'indemnité de chômage suppose, selon l'art. 8 al. 1 let. c LACI, la résidence effective en Suisse, ainsi que l'intention de conserver cette résidence pendant un certain temps et d'en faire, durant cette période, le centre de ses relations personnelles (
ATF 115 V 449
consid. 1a et la référence). Il en découle que le principe prévu par l'art. 24 al. 1 CC, et invoqué par l'intimé dans ses observations, selon lequel toute persone conserve son domicile aussi longtemps qu'elle ne s'en est pas créé un nouveau, n'entre pas en ligne de compte pour l'application de l'art. 8 al. 1 let. c LACI (arrêt P. du 31 juillet 2001, C 303/00).
3.
3.1En l'espèce, on ne saurait suivre l'opinion de l'instance cantonale de recours qui revient, en fin de compte, à vider la notion de bonne foi d'unepartie de son contenu, en la réduisant à l'absence d'un comportement dolosif, question qui relève de la constatation des faits et lie la Cour de céans. Or, ainsi qu'on l'a vu (consid. 1.2), la bonne foi suppose également que l'intimé ait fait preuve de l'attention qu'on pouvait raisonnablement exiger de lui, compte tenu des circonstances. C'est là une question de droit que le Tribunal
fédéral des assurances revoit librement (
ATF 122 V 223
consid.
3).
3.2 La bonne foi de l'intimé doit être examinée relativement à la période durant laquelle il a reçu les indemnités de chômage sujettes à restitution, soit les mois de janvier à septembre 1997 (cf. Meyer-Blaser, Die Rückerstattung von Sozialversicherungsleistungen, ZBJV 1995 p. 481 ss). A cette époque, l'intimé était au bénéfice d'une autorisation d'établissement (permis C) indiquant une adresse à B._, correspondant à celle qu'il a inscrite sur la demande d'indemnités de chômage. Il ressort toutefois de ses déclarations au service d'enquêtes de l'OCE du 7 octobre 1997 qu'il n'était pas domicilié, ni ne résidait à l'adresse indiquée aux organes de l'assurance-chômage, puisqu'il a expliqué vivre, depuis le 6 mars 1996, à C._ (France). Contredisant cette affirmation, l'intimé a par la suite soutenu qu'il n'avait jamais habité en France, mais toujours en Suisse (procès-verbal de comparution personnelle du 7 mars 2002). En pareille situation, il convient en général d'accorder la préférence aux premières déclarations de l'assuré, faites alors qu'il en ignorait peut-être les conséquences juridiques, les explications nouvelles pouvant être - consciemment ou non - le fruit de réflexions ultérieures (
ATF 121 V 47
consid. 2a, 115 V 143 consid. 8c). Il n'y a pas de motif de s'écarter de ce principe dans le cas particulier. Ce d'autant plus qu'en réaction à l'entretien d'enquête, l'intimé s'est limité à préciser que son adresse a toujours été en Suisse, alors que celle en France indiquée le 7 octobre 1997 concernait sa femme, sans toutefois expliquer où il avait effectivement vécu depuis le mois de janvier 1997 (courrier à l'OCE, groupe réclamations, du 28 octobre 1997). A cet égard, l'attestation du 2 novembre 2001 signée par un ami de F._ ne saurait être déterminante, dès lors qu'elle est formule de manière très vague, mentionnant simplement que ce dernier «a reçu l'hospitalité durant l'année 1997», à l'adresse X._, sans préciser la durée du séjour. Or, l'intimé lui-même n'a demandé à l'OCE de prendre note de sa nouvelle adresse chez l'ami en question qu'à partir du 28 octobre 1997, soit après la période litigieuse.
3.3 Si l'on peut certes penser, comme l'ont retenu les premiers juges, que l'intimé n'avait pas compris exactement la notion juridique du domicile lors de son inscription au chômage, la différence entre une simple adresse de correspondance (en Suisse) et le lieu de résidence (en France) ne lui a en revanche pas échappé, puisqu'il n'a jamais affirmé aux institutions de l'assurance-chômage avoir vécu à l'adresse de B._, se contentant, le 28 octobre 1997, de mentionner qu'il avait désormais une nouvelle adresse en Suisse (en Ville de G._).
Par conséquent, il y a lieu de retenir qu'au moment de s'inscrire à l'assurance-chômage, l'intimé était en mesure, en faisant preuve de l'attention qu'on pouvait raisonnablement exiger de lui, de faire la différence entre une simple adresse de correspondance en Suisse - qu'il indiquait sans doute pour garder des liens officiels avec ce pays - et le lieu où il résidait effectivement qui n'a jamais, même au regard de ses déclarations ultérieures au 7 octobre 1997, correspondu à l'adresse indiquée aux organes de l'assurance-chômage. Dans ces conditions, la jurisdiction cantonale a violé le droit fédéral en accordant à F._ la remise de l'obligation de restituer les indemnités versées à tort, sous l'angle de la condition de la bonne foi. Le jugement attaqué se révèle donc contraire au droit fédéral et doit être annulé.(...)” (La sottolineatura è del redattore)
2.8. Dall’atto ricorsuale emerge che l’insorgente ha nuovamente contestato il principio di averlo ritenuto senza residenza effettiva in Svizzera, ossia non adempiente la condizione per avere diritto alle indennità di disoccupazione di cui all’art. 8 cpv. 1 lett. c LADI (cfr. doc. I).
Tuttavia l’assenza della residenza effettiva su suolo elvetico è stata stabilita dalla Sezione del lavoro con decisione del 4 ottobre 2005. La restituzione è stata peraltro richiesta dalla Cassa di disoccupazione con provvedimento del 21 dicembre 2005.
Sia la decisione del 4 ottobre 2005, che quella del 21 dicembre 2005 sono passate in giudicato incontestate.
Pertanto tale punto non può più essere rivisto in questa sede.
Per quanto riguarda, invece, la buona fede, presupposto per poter ottenere il condono della restituzione della somma di fr. 18'588.55 (cfr. consid. 2.4.), questa Corte rileva che l’assicurato non ha correttamente informato l’amministrazione circa la sua presenza in Svizzera e le sue assenze dal territorio elvetico.
In effetti dalla “Domanda d’indennità di disoccupazione”, compilata da RI 1 il 16 febbraio 2005, emerge che il ricorrente, quale suo indirizzo, ha indicato unicamente
“ c/o _”.
Tuttavia quale recapito telefonico egli ha menzionato un numero _ di cellulare (cfr. doc. 2/21).
Anche al proprio consulente del personale, in occasione del colloquio del 20 aprile 2005, l’assicurato ha dichiarato di risiedere in settimana a _ e di recarsi nei fine settimana presso il domicilio della famiglia a _ in _ (cfr. doc. E).
L’insorgente ha, poi, sì effettuato ricerche di impiego, ma principalmente per iscritto.
Egli è stato più volte invitato dal proprio collocatore a svolgere anche delle ricerche di persona (cfr. doc. E).
Dagli atti risulta, però, che di persona sono state compiute delle ricerche solamente nel mese di maggio 2005, parzialmente, e di agosto 2005 (cfr. doc. E, H). Nel mese di agosto, in ogni caso, sono stati intrapresi di persona tre sforzi al fine di reperire un’occupazione tutti il 22 agosto 2005 (cfr. doc. H).
La conoscenza delle reali intenzioni dell'assicurato circa la sua residenza, le sue assenze dal nostro territorio e il suo modo e scopo di fare le ricerche di lavoro era determinante per l'amministrazione per poter stabilire il suo diritto alle indennità di disoccupazione.
Inoltre al ricorrente, come a qualsiasi persona posta nella sua situazione, non poteva sfuggire che la conoscenza della sua reale residenza era fondamentale per l'amministrazione al fine di decidere in merito al suo diritto alle indennità di disoccupazione.
A mente di questo Tribunale qualsiasi persona nella posizione dell'assicurato avrebbe potuto e dovuto comunicare all’organo competente, già al momento dell’iscrizione in disoccupazione, di non avere la residenza effettiva in Svizzera.
Il ricorrente, al contrario, ha lasciato apparire una situazione diversa da quella reale al fine di beneficiare delle indennità di disoccupazione alle quali non aveva diritto.
2.9. Il ricorrente chiede il riconoscimento della buona fede con riferimento alla malattia del suocero e al suo conseguente decesso in data 23 luglio 2005 (cfr. doc. J). Il TCA in una sentenza del 12 gennaio 1995 nella causa R. (inc. PC 81/93) aveva accolto il ricorso di un assicurato, invalido e rimasto vedovo dopo aver vissuto di persona le sofferenze della moglie malata, inoltrato contro un provvedimento di rifiuto di condonare la restituzione di un importo di prestazioni complementari percepite a torto. In quella fattispecie è stato considerato che il ricorrente non aveva dichiarato determinati redditi in buona fede, visto che, a causa del suo stato depressivo, la sua capacità di discernimento era carente, anche se aveva continuato ad occuparsi di sé stesso e del figlio dodicenne e a lavorare a tempo parziale presso il suo precedente datore di lavoro.
A differenza del caso appena citato, nella presente fattispecie il ricorrente non ha però asserito di avere accusato problemi di salute a seguito dell’innegabile situazione difficile alla quale lui e la sua famiglia sono stati confrontati, né ha prodotto certificati medici attestanti particolari disturbi di salute (circa la necessità di comprovare con adeguati attestati medici cfr. STFA del 18 aprile 2002 nella causa P., I 550/00; STFA del 28 giugno 2001 nella causa G., I 11/01; STFA del 10 settembre 1996 nella causa F., C 12/96; DLA 2000 pag. 38, consid. 2a, pag. 40; DTF 125 V 351, consid. 3a pag. 352; DTF 124 V 234, consid. 4b/bb/ e riferimenti pag. 238; STCA del 7 giugno 2002 nella causa H., 38.01.289; STCA del 6 novembre 2001 nella causa C., 38.01.126; STCA del 19 febbraio 2001 nella causa B., 38.01.90; STCA del 17 aprile 2000 nella causa S., 38.99.227; STCA del 6 maggio 1999 nella causa S., 38.99.92; STCA del 15 maggio 1997 nella causa C.-R., 38.96.304; STCA del 13 febbraio 1997 nella causa S., 38.96.216).
Di conseguenza la malattia del suocero e il lutto subito, benché abbiano indubbiamente provocato nell’insorgente delle gravi sofferenze, non sono stati vissuti in modo tale da influire sulla sua capacità generale di comprendere i propri obblighi di assicurato e di comunicare ogni utile informazione all’amministrazione (al riguardo cfr. pure RDTA I-2003 N. 18).
2.10. Alla luce di tutto quanto esposto, occorre concludere che l'omissione dell’informazione relativa alla reale residenza effettiva del ricorrente configura una grave negligenza che esclude la buona fede dello stesso (cfr. consid. 2.5.).
Contestualmente è utile evidenziare che il TFA, in una sentenza C 103/06 del 2 ottobre 2006, ha ribadito che per negare la buona fede non è necessario un comportamento doloso, né fraudolento.
Venendo a mancare il primo presupposto necessario per poter ottenere il condono delle prestazioni, a ragione la Sezione del lavoro ha respinto la relativa istanza senza verificare se l'ulteriore condizione, quella del grave rigore, fosse o meno adempiuta (cfr. art. 25 cpv. 1 LPGA; 4 OPGA).
La decisione su opposizione impugnata deve, dunque, essere confermata.