Decision ID: 97ca9fbf-dc56-5607-8c02-6e4c0e4419ba
Year: 2015
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_004
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: civil_law

in fatto:
A.
Il 4 giugno 2013 CO 1 ha fatto notificare a RE 1 il precetto esecutivo n. _ dell'Ufficio esecuzioni e fallimenti di Mendrisio per l'incasso di fr. 957.40 oltre interessi al 5% dal 5 luglio 2012, indicando quale titolo di credito “trattamenti di fisioterapia non pagati”, al quale l'escusso ha interposto opposizione.
B.
Con istanza di conciliazione del 13 maggio 2014 CO 1 si è rivolto al Giudice di pace del circolo di Caneggio, chiedendogli di convocare RE 1 a un tentativo di conciliazione volto ad ottenere il pagamento di fr. 957.40 oltre a interessi al 5% dal 5 luglio 2012 e di complessivi fr. 58.– per le spese e la tassa d'incasso del citato PE, così come il rigetto definitivo dell'opposizione ad esso interposta. All'udienza del 10 settembre 2014 le parti non hanno raggiunto un accordo. Il 12 settembre 2014 il Giudice di pace ha sottoposto alle parti una proposta di giudizio nel senso che il convenuto versava all'istante fr. 650.– con suddivisione delle spese processuali in ragione di metà ciascuna. Entrambe le parti hanno rifiutato la proposta formulata dal Giudice di pace, il quale il 7 ottobre 2014 ha così rilasciato all'istante l'autorizzazione ad agire (inc. C 8 2014).
C.
Con petizione dell'11 novembre 2014 CO 1 ha convenuto in giudizio davanti al medesimo giudice RE 1, chiedendone la condanna al pagamento di fr. 957.40 oltre a interessi, spese esecutive e quelle della procedura di conciliazione. Trascorso infruttuoso il termine impartito al convenuto per determinarsi sulla petizione, l'8 dicembre 2014 il Giudice di pace ha citato le parti a comparire all'udienza di discussione fissata per il 12 gennaio 2015 alle ore 16.30 (inc. PS 46 2014).
D.
Nel frattempo, il 3 gennaio 2015 RE 1 si è rivolto al Pretore della giurisdizione di Mendrisio Sud, perché il Giudice di pace fosse ricusato. Nelle sue osservazioni del 12 gennaio 2015 il Giudice di pace, pur non ravvisando alcun motivo di ricusazione, si è detto disposto a delegare la trattazione della causa al proprio supplente. Il 14 gennaio 2015 CO 1 ha proposto invece la reiezione dell'istanza. Statuendo il 19 gennaio 2015 il Pretore ha respinto l'istanza, ponendo le spese, con una tassa di giustizia di fr. 100.–, a carico dell'istante (inc. SO.2015.6).
E.
Contro la decisione appena citata RE 1 è insorto al Tribunale cantonale amministrativo con un reclamo del 31 gennaio 2015, chiedendo l'annullamento della decisione e la sua riforma nel senso di accogliere la sua domanda di ricusazione. L'atto è stato trasmesso a questa Camera per competenza. Invitati a formulare osservazioni, il 3 marzo 2015 CO 1 ha concluso per la reiezione del reclamo, mentre l'8 marzo 2015 il Giudice di pace ha comunicato di non avere nulla da aggiungere rispetto a quanto da lui espresso nelle proprie osservazioni del 12 gennaio 2015.

Considerando
in diritto:
1.
Secondo l'art. 50 cpv. 2 CPC le decisioni sulla domanda di ricusazione di una “persona che opera in seno a un'autorità giudiziaria” ai sensi dell'art. 47 segg. CPC sono impugnabili con reclamo. Ci si può chiedere se il reclamo in esame, ancorché il valore litigioso della controversia sia inferiore a fr. 10 000.–, non vada trasmesso alla seconda Camera civile del Tribunale d'appello, competente per trattare i reclami contro le decisioni sulle domande di ricusa in materia di diritto delle obbligazioni (art. 48 lett. b cifra 1 e 2 LOG) e che già si è occupata di un reclamo analogo (II CCA, sentenza inc. 12.2014.126 del 12 gennaio 2015, consid. 4). La questione può rimanere indecisa, giacché per finire la trasmissione si risolverebbe in un mero esercizio di forma, il rimedio – come si vedrà in appresso – è in ogni modo manifestamente infondato.
Quanto alla tempestività
,
la decisione sulla domanda di ricusazione è impugnabile entro 10 giorni dalla notificazione (art. 321 cpv. 2 CPC) la procedura di ricusazione avendo natura sommaria (RtiD II-2013 pag. 870 n. 30c con riferimenti). In concreto, la decisione impugnata è pervenuta a RE 1 il 22 gennaio 2015 (cfr. tracciamento dell'invio n. _ prodotto dalla Pretura), sicché il reclamo, introdotto il 31 gennaio 2015 (cfr. timbro sulla busta di intimazione), è tempestivo.
2.
Il Pretore, riassunti i motivi di ricusa previsti dal Codice di diritto processuale civile svizzero, ha ritenuto che le lamentele sulla valutazione concernente la fondatezza della pretesa avversaria non attengono alla procedura di ricusa “ritenuto peraltro che il Giudice di pace adito non ha ancora emanato la sua sentenza, la quale, ove ritenuta per avventura scorretta, potrà ancora essere oggetto di impugnativa”. Egli ha poi accertato che il Giudice di pace ha trattato correttamente la procedura di conciliazione, che la proposta di giudizio è prevista dalla legge e che il fatto per l'istante di non ritenerla equa “appare questione, oltre che soggettiva, priva di pertinenza, lo stesso, come ha poi fatto, essendo legittimato a rifiutarla”. Tanto più, ha soggiunto il primo giudice, se si pensa che “nella formulazione di una proposta di giudizio il conciliatore deve spesso tenere conto di numerosi aspetti, quali la posizione processuale delle parti, i documenti da questi portati in causa, i relativi rischi di causa, nonché, non da ultimo, di un concetto generale di equità; ed è proprio in tale ottica, ponderando tali elementi, che il Giudice di pace ha, secondo il suo libero apprezzamento qui non censurabile, formulato una proposta di giudizio alle parti, la quale, peraltro rifiutata pure dall'istante, non può certo dirsi come esplicitamente o implicitamente sintomo di una prevenzione da parte del giudice”. Né, ha epilogato, il fatto per il Giudice di pace di essersi intrattenuto con CO 1 a discutere costituisce un motivo di ricusa, lo stesso Giudice di pace avendo indicato di essersi limitato a spiegare “alcuni aspetti procedurali alla controparte”, ciò che rientra nei suoi compiti. Ciò premesso, il Pretore ha respinto l'istanza, fermo restando che “il Giudice di pace può, in un'ottica di ripartizione interna degli incarti, delegare la trattazione della procedura al suo supplente”.
3.
Nella fattispecie, RE 1 ha presentato domanda di ricusa il 3 gennaio 2015, un mese e mezzo dopo avere ricevuto l'ordinanza con cui il Giudice di pace lo invitava a presentare osservazioni alla petizione avversaria e quasi un mese dopo avere ricevuto la citazione all'udienza trasmessagli dallo stesso giudice. Ci si può chiedere se l'istanza sia tempestiva, una tale domanda dovendo essere presentata non appena la parte che intende promuoverla è a conoscenza del motivo di ricusazione, ritenuto che chi tarda senza ragioni nel chiedere la ricusa è precluso dalla possibilità di farlo ulteriormente (art. 49 cpv. 1 CPC; v. anche DTF 139 III 120 consid. 3.2.1). Sia come sia, la questione può nondimeno rimanere indecisa, giacché – come si vedrà in seguito – nella fattispecie il reclamo
è in ogni caso destinato all'insuccesso.
4.
Il reclamante lamenta innanzitutto il fatto che la decisione del Pretore sia “motivata da soggettive interpretazioni delle dichiarazioni d'interesse personale della controparte (Giudice di pace del circolo di Caneggio e RE 1) senza esigerne il risconto oggettivo dei fatti”. Egli rimprovera al Pretore di avere ignorato “le violazioni delle norme procedurali ai sensi degli art. 10.1 e 25.2 (LPAmm)”, il Giudice di pace avendo da un canto acquisito agli atti “allegati giustificati privi di firma della controparte” e non avendo d'altro canto verbalizzato quanto detto nel corso dell'udienza di conciliazione. A suo dire, i gravi errori procedurali commessi dal Giudice di pace ne giustificano la ricusa.
a)
I presupposti della ricusazione sono già stati illustrati dal Pretore. Al riguardo basti ricordare che l'istituto della ricusazione si inserisce nel quadro delle misure volte ad assicurare uno svolgimento ordinato del processo. La garanzia di un tribunale indipendente e imparziale, consacrata dall'art. 30 cpv. 1 Cost. e dall'art. 6 CEDU – che su questo punto hanno la medesima portata – conferisce il diritto all'astensione di un giudice la cui situazione o il cui comportamento indizino dubbi di parzialità; essa mira a evitare che circostanze estranee al processo possano influenzare la decisione a favore o a detrimento di una parte. Per sua indole la ricusazione rimane tuttavia un provvedimento eccezionale, prospettabile solo per motivi gravi e oggettivi. Essa non presuppone un'effettiva prevenzione del giudice, dato che una disposizione d'animo non può essere dimostrata; bastano circostanze idonee a suscitare apparenza di parzialità. Occorrono nondimeno circostanze concrete e oggettive: semplici affermazioni fondate su sentimenti soggettivi di una parte non sono sufficienti per sostanziare dubbi legittimi. Che una parte possa personalmente avvertire certi atteggiamenti del magistrato come determinati da parzialità poco importa. Decisivo è sapere se tali apprensioni soggettive appaiano oggettivamente giustificate (DTF 140 III 221 consid. 4.1 con riferimenti). Lo scopo della ricusazione è – in sintesi – quello di assicurare alla parte un giudice equanime e imparziale, non di garantirle la scelta del magistrato che meglio le aggrada.
b)
Ora, contrariamente a quanto crede il reclamante, in concreto non ci si trova confrontati con un procedimento amministrativo, ma con una vertenza che soggiace al diritto privato. Alla fattispecie, dunque, non si applica la procedura amministrativa, ma l'ordinamento processuale civile svizzero e segnatamente i motivi di ricusa previsti dall'art. 47 CPC. Premesso ciò, come l'art. 10 cpv. 1 LPAmm, anche per l'art. 130 cpv. 1 CPC gli atti trasmessi al giudice devono essere firmati. Sta di fatto che, in concreto, l'istanza dell'11 novembre 2014 è pacificamente sottoscritta da CO 1. Quanto ai documenti allegati all'istanza, essi possono essere mere fotocopie (art. 180 cpv. 1 CPC). Non è dato di vedere in quale violazione procedurale sia incorso il primo giudice, il quale si esprimerà sulla valenza probatoria dei documenti prodotti dall'istante nell'ambito della decisione finale.
c)
Per quanto riguarda l'obbligo di verbalizzare le allegazioni orali, come nella procedura amministrativa (art. 25 cpv. 2 LPAmm), anche in quella civile vige tale obbligo (art. 235 CPC). Se non che, un'eccezione è prevista per la procedura di conciliazione, nella quale per garantire la confidenzialità della stessa e favorire un'intesa tra le parti, le dichiarazioni delle parti non possono essere verbalizzate (art. 205 cpv. 1 CPC). Anche al riguardo non è dato di vedere in quale violazione procedurale il Giudice di pace sia incorso.
5.
Il reclamante si rammarica che il Pretore non ha considerato il fatto “che l
'
accettazione da parte del Giudice di pace _ delle pretese della controparte [...] ha scaturito un più che fondato dubbio di non equità d
'
applicazione dei diritti legali e [...] sulla sua imparzialità”.
a)
In concreto,
come già rilevato dal Pretore, il giudice ricusato non ha emanato alcuna decisione, né tantomeno ha accolto le domande di CO 1, limitandosi, come giudice conciliatore a fare uso dell
'
opzione a disposizione dell
'
autorità di conciliazione, nelle controversie patrimoniali con valore litigioso inferiore a fr. 5000.–, di formulare una proposta di giudizio
(
art. 210 cpv. 1 lett. c CPC). Ora, il mero esercizio delle funzioni di autorità di conciliazione (art. 201 CPC) non costituisce un motivo di ricusazione (art. 47 cpv. 2 lett. b CPC). Certo, potrebbe invero porre problemi il caso di un giudice di pace che, nell'ambito di una procedura di conciliazione, sottopone alle parti una proposta di giudizio (art. 210 CPC) dopo aver svolto una procedura probatoria (art. 203 cpv. 2 CPC), tanto che questi non dovrebbe più poter giudicare una successiva azione concernente la stessa controversia (
Messaggio del 28 giugno 2006 concernente il codice di procedura civile svizzero, FF 2006 pag. 6643;
Cocchi
in:
Commentario al Codice di diritto processuale civile svizzero, Lugano 2011, pag. 82;
Tappy
in: Code de procédure civile commenté, Basilea 2011, n. 46 ad art. 48; Wu
llschleger
in: Sutter-Somm/Hasenböhler/Leuenberger [curatori], Kommentar zur Schweizerischen ZPO, 2a edizione, n. 55 ad art. 47;
Weber
in: Basler Kommentar, ZPO, 2a edizione, n. 54 ad art. 47
). I
n concreto, tuttavia, nemmeno il reclamante pretende che il Giudice di pace abbia istruito la causa
nel corso della procedura di conciliazione
.
b)
Per di più, di regola, il magistrato che deve occuparsi del medesimo litigio in più stadi, come il giudice di pace nelle vertenze di valore inferiore a fr. 5000.–, non perde per questo fatto la sua indipendenza. Occorrono altri motivi per fondare s
ospetti di parzialità, ovvero che egli abbia assunto su determinati temi posizioni suscettibili di metterne oggettivamente in dubbio l'equanimità. Ad estremi del genere il reclamante non allude sicché al riguardo semplici impressioni soggettive non bastano
per suffragare una domanda di ricusa. Per il resto, emanare decisioni sfavorevoli a una parte non denota una parvenza di prevenzione nei suoi confronti. È vero che degli errori particolarmente gravi o ripetuti, che devono essere considerati delle violazioni gravi di doveri e rivelano l'intenzione di nuocere, possono avere per conseguenza la ricusazione (DTF 138 IV 146 consid. 2.3 con riferimenti), ma nella fattispecie una simile costellazione non entra manifestamente in linea di conto. Le semplici apprensioni soggettive del reclamante circa una prevenzione di parzialità nei suoi confronti non appaiono chiaramente giustificate sotto un profilo oggettivo.
6.
Per il reclamante il fatto che nelle sue osservazioni del 12 gennaio 2015 il Giudice di pace abbia proposto di affidare la direzione del procedimento al suo supplente, evidenzia una sua parzialità nel procedimento. Ora, è indubbio che il Giudice di pace si è detto “pienamente d'accordo”, visti “i sentimenti di diffidenza” nei suoi confronti, a delegare la causa al suo supplente, rilevando altresì, che qualora il convenuto gli avesse manifestato la sua sfiducia, avrebbe risolto la questione immediatamente affidando la trattazione del procedimento al suo sostituto (osservazioni del 12 gennaio 2015, pag. 2). Ciò ancora non significa che egli ravvisi un motivo di prevenzione tale da giustificare una sua ricusa (art. 47 cpv. 1 CPC). La sua dichiarazione non lascia, infatti, supporre un atteggiamento interiore tale da indurre a concludere che egli non possa occuparsi del procedimento in maniera indipendente e imparziale e statuire sulla causa,
accertando i fatti
in conformità alle norme processuali e valutandoli secondo legge e giurisprudenza. La proposta di essere sostituito dal giudice supplente denota semmai il desiderio di assecondare la richiesta del convenuto e di trovare una rapida soluzione.
Giovi nondimeno ricordare al giudice di pace che tale volontà, seppur mossa da un intento lodevole, si scontra con il chiaro tenore dell'art. 30 cpv. 1 LOG il quale prevede che un giudice di pace può astenersi da una causa e farsi sostituire dal suo
supplente soltanto “
nei casi di ricusa, malattia, assenza o altro impedimento e, su richiesta del giudice titolare, quando lo esiga il funzionamento della Giudicatura”. Negli altri casi, si eluderebbe senza valida ragione la garanzia del giudice naturale mentre le norme sull'organizzazione giudiziaria perderebbero il loro senso.
7.
Se ne conclude che nei motivi addotti dal reclamante non si ravvisano elementi oggettivamente idonei a far nascere l'apparenza di un rischio di parzialità nella persona del Giudice di pace adito. Il reclamo è pertanto destinato all'insuccesso. Le spese giudiziarie seguono la soccombenza (art. 106 cpv. 1 CPC). Non si giustifica assegnare all'opponente un'indennità di inconvenienza di fr. 300.– (art. 95 cpv. 3 lett. c CPC), la redazione delle osservazioni al reclamo non avendogli causato spese di rilievo.