Decision ID: 3facfacc-f472-5abd-bbc4-f43c009d60a8
Year: 2000
Language: it
Court: TI_TCA
Chamber: TI_TCA_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: public_law

ritenuto,
in fatto
che all'inizio di maggio del 1999 il municipio di _ ha negato al Comitato contro la guerra il permesso di manifestare contro la guerra mediante l'istituzione di un presidio;
che per protestare contro questa decisione, il 14 maggio 1999 il ricorrente _ ha chiesto a sua volta al municipio il permesso di manifestare da solo, nella forma di picchetto silenzioso, il 26 seguente tra le ore 18.15 e le ore 19.15, davanti al palazzo civico, in _;
che il 17 maggio 1999 il municipio ha respinto l'istanza, rinviando il richiedente alla possibilità d'impugnare le decisioni municipali davanti al Consiglio di Stato;
che contro questa decisione _ è insorto davanti al Consiglio di Stato, chiedendone l'annullamento;
che, rinvenendo sulla precedente decisione, il municipio ha nel frattempo autorizzato il Comitato contro la guerra a mettere in atto la prevista manifestazione;
che con giudizio 14 gennaio 2000 il Consiglio di Stato ha dichiarato irricevibile il ricorso di _ per carenza d'interesse legittimo, non potendosi riconoscere più all'insorgente un interesse attuale all'annullamento della decisione impugnata;
che con ricorso 31 gennaio 2000, _ insorge dinanzi al Tribunale cantonale amministrativo, invocando la libertà di manifestazione garantita dall'art. 8 Costituzione cantonale e chiedendo che gli venga concesso un termine per esaminare la giurisprudenza citata nella decisione impugnata;
che all'accoglimento del ricorso si sono opposti sia il Consiglio di Stato che il municipio;
considerato,

in diritto
che la competenza di questo tribunale è data dall'art. 208 LOC;
che al ricorrente, personalmente e direttamente toccato dal giudizio impugnato, va di principio riconosciuta la legittimazione attiva;
che la decorrenza della data prevista per la manifestazione ha di per sé reso inattuale l'interesse al ricorso;
che, vertendo tuttavia la contestazione su un problema suscettibile di ripresentarsi in futuro, si può prescindere dal requisito dell'attualità dell'interesse;
che il gravame, tempestivo, è dunque ricevibile in ordine (art. 46 cpv. 1 PAmm e 209 lett. b LOC) e può essere evaso sulla base degli atti (art. 18 PAmm), senza dar seguito alla richiesta di completazione;
che l'utilizzazione del suolo pubblico per manifestazioni, riunioni o cortei rappresenta un uso accresciuto del suolo pubblico soggetto ad autorizzazione preventiva da parte dell'autorità competente, in concreto, del municipio (art. 107 cpv. 2 lett. c e 4 LOC);
che l'autorità preposta al rilascio dell'autorizzazione è tenuta a ponderare i contrapposti interessi, rispettando i principi fondamentali del diritto in quanto riferiti alla parità di trattamento, all'adeguatezza ed alle libertà fondamentali;
che l'autorizzazione può essere rifiutata soltanto se il diniego è giustificato dal profilo degli interessi generali della comunità, ossia da considerazioni aventi tratto all'ordine pubblico in senso stretto, in particolare alla tranquillità, alla sicurezza, alla salute, alla protezione della natura e del paesaggio (DTF 91 I 326; 77 I 287), che devono essere valutate rispettando in modo particolare il principio della proporzionalità;
che, oltre a questi beni di polizia, l'autorità deve considerare anche gli interessi pubblici implicati, quali la protezione del bene demaniale stesso e la salvaguardia dell'uso comune, in particolare la possibilità degli altri membri della comunità di circolare, di passeggiare o di sostare sul suolo pubblico (DTF 105 Ia 94; 100 Ia 402; Grisel, op. cit. p. 556 e ss, ad 3; A. Scolari, op. cit., ad. 578 con rif.);
che ognuno può liberamente scegliere, nei limiti della legalità, il tema su cui manifestare pubblicamente la propria opinione; non spetta all'autorità preposta al rilascio dell'autorizzazione sindacare sulla pertinenza e sulla rilevanza dell'interesse sottostante;
che il fatto che prima del ricorso interposto da _ al Consiglio di Stato il municipio sia rinvenuto sulla decisione contro la quale l'insorgente intendeva manifestare non rende per nulla irricevibile l'impugnativa inoltrata; tutt'al più rende incomprensibile la protesta che questi voleva inscenare;
che l'interesse del ricorrente ad impugnare una decisione con cui il municipio gli aveva negato il permesso di manifestare pubblicamente la propria opinione su un certo argomento non va confuso con l'interesse che lo muoveva ad esprimere in pubblico il proprio pensiero;
che già per questo motivo il giudizio impugnato va annullato;
che per comprensibili motivi di economia di giudizio questo tribunale prescinde da un rinvio all'autorità inferiore per nuova decisione (art. 65 cpv. 2 PAmm);
che ai sensi dell'art. 6 del Regolamento sui beni amministrativi del comune di _ (RBA) del 30 gennaio 1989, l'uso dei beni amministrativi è ammissibile solo se è conforme o almeno compatibile con la loro destinazione generale; l'uso di poca intensità, fra cui rientra l'organizzazione di manifestazioni, è soggetto ad un'autorizzazione;
che in concreto l'esecutivo comunale ha negato al ricorrente l'autorizzazione richiesta, limitandosi a rilevare che l'istante avrebbe potuto impugnare davanti al Consiglio di Stato la risoluzione contro la quale intendeva protestare;
che la decisione con cui il municipio ha negato al ricorrente l'autorizzazione a manifestare pubblicamente contro il diniego del permesso di manifestare contro la guerra, chiesto dal Comitato contro la guerra, non adduce alcun motivo legato alla gestione del suolo pubblico, rispettivamente alla tutela dell'ordine pubblico;
che, in concreto, l'autorizzazione a manifestare in forma di picchetto silenzioso, dalle ore 18.15 alle ore 19.15 del 26 maggio 1999, davanti al palazzo civico non avrebbe pregiudicato in alcun modo l'interesse pubblico;
che tale uso, limitato nel tempo e nello spazio ed avente uno scopo assolutamente legittimo, appare in effetti del tutto compatibile con la destinazione generale della piazza, chiusa al traffico motorizzato, oltre che rispettoso delle libertà altrui ;
che l'impugnativa deve pertanto essere accolta, accertando l'illegittimità della risoluzione municipale impugnata ed annullando il giudizio con cui il Consiglio di Stato ha dichiarato irricevibile il ricorso contro di essa interposto;