Decision ID: e91e10f9-be79-5bea-831f-da2d21482dda
Year: 2021
Language: it
Court: CH_BVGE
Chamber: CH_BVGE_001
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: 

Fatti:
A.
A.a X._ (di seguito: ricorrente), titolare della ditta individuale
A._, ha beneficiato delle indennità per intemperie per un importo
totale di fr. 79'816.05 richieste in favore di alcuni dei suoi lavoratori per il
periodo relativo ai mesi di aprile 2017, aprile 2018, maggio 2018, ottobre
2018 e novembre 2018.
A.b In data 26 febbraio 2019 la Segreteria di Stato dell’economia SECO
(di seguito: SECO, autorità inferiore) ha eseguito un controllo presso
l’azienda indicata al fine di verificare la legittimità delle prestazioni relative
al diritto all’indennità per intemperie da aprile 2017 a novembre 2018.
A.c A seguito del controllo effettuato, con decisione del 20 marzo 2019 su
revisione [...], la SECO, pur riconoscendo in sostanza prestazioni per in-
temperie per un importo di fr. 70'864.65, ha ordinato al ricorrente il rimborso
delle prestazioni indebitamente versate per un importo di fr. 8'951.40 in fa-
vore della Cassa B._.
In primo luogo, la SECO ha adeguato i conteggi alla durata settimanale del
lavoro valido all’inizio del periodo di conteggio interessato (Colonna 3 del
modulo di conteggio), tenendo conto delle ore di lavoro da effettuare nor-
malmente durante il periodo di conteggio (Colonna 4 del modulo di conteg-
gio), incluse le eventuali ore da compensare in anticipo o da recuperare,
ma, contrariamente a quanto fatto dal ricorrente, senza considerare le ore
flessibili (cifra 1.1, 2.1 e 3.1 della decisione su revisione).
In secondo luogo, la SECO non ha riconosciuto il diritto rivendicato per due
collaboratori dal 25 al 28 aprile 2017 in quanto il cantiere era terminato e
non vi era stata alcuna perdita di lavoro (cifra 1.2, 2.2 e 3.2 della decisione
su revisione).
Infine, la SECO non ha riconosciuto il diritto all’indennità per intemperie per
altri sei lavoratori interessati il 2, 3 e 22 marzo 2018, ritenendo impossibile
controllare l’esistenza e l’ampiezza della perdita di lavoro (cifra 1.3, 2.3 e
3.3).
B.
In data 26 marzo 2019 il ricorrente ha presentato opposizione avverso la
decisione su revisione della SECO del 20 marzo 2019, chiedendo, in via
principale, l’accoglimento dell’opposizione e l’annullamento della decisione
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impugnata e, in subordine, la condanna al pagamento della somma di
fr. 1'467.45 in relazione all’indennità versata ai due collaboratori dal 25 al
28 aprile 2017.
Il ricorrente ammette le considerazioni della SECO circa il mancato ricono-
scimento del diritto all’indennità per due suoi collaboratori dal 25 al
28 aprile 2017 e di conseguenza accetta di restituire l’importo di
fr. 1'467.45. Per il resto, non contesta le ulteriori considerazioni della SECO
relative al mancato riconoscimento del diritto all’indennità per altri sei suoi
collaboratori e non adduce alcuna spiegazione in merito ad un’eventuale
infondatezza delle stesse.
In sostanza, l’argomento principale del ricorrente consiste nel rifiutare
l’adattamento dei conteggi, da parte della SECO, per quanto riguarda la
media annuale dell’orario di lavoro settimanale, l’orario lavorativo settima-
nale in base al contratto e le ore da effettuare nel periodo di conteggio.
A detta del ricorrente, la SECO avrebbe effettuato il nuovo calcolo basan-
dosi, a torto, sulla media annuale dell’orario di lavoro settimanale pari a
40.62 ore per l’anno 2017 e a 40.46 ore per l’anno 2018. Il ricorrente riba-
disce che la propria applicazione della media annua dell’orario di lavoro
settimanale di 40.50 ore va considerata corretta, essendo pienamente in
linea non solo con le indicazioni riportate nel contratto nazionale mantello
per l’edilizia principale in Svizzera (di seguito: CNM) e nel contratto collet-
tivo di lavoro per l’edilizia principale del Cantone Ticino (di seguito: CCL),
ma anche in quelle contenute nell’opuscolo edito dalla SECO intitolato
“Info-Service – Indennità per intemperie”, in particolare a pag. 14. Del resto,
nemmeno la cassa di disoccupazione avrebbe mai contestato la base di
40.50 ore settimanali.
Quanto all’orario lavorativo settimanale, il ricorrente ritiene che nella Co-
lonna 3 del conteggio sia da inserire quello da lei applicato contrattual-
mente, comprese le ore flessibili.
Quanto alle ore da effettuare nel periodo di conteggio da inserire nella Co-
lonna 4 del conteggio, il ricorrente mantiene la validità dei dati da lui forniti
e respinge le correzioni eseguite dalla SECO.
C.
Con decisione su opposizione del 28 giugno 2019 la SECO ha respinto
l’opposizione del 26 marzo 2019, riconfermando la restituzione dell’importo
di fr. 8'951.40 a titolo di prestazioni indebitamente versate per intemperie
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richieste da aprile 2017 a novembre 2018, nonché la preghiera di versare
detto importo alla Cassa B._.
In sintesi, la SECO mantiene la legittimità delle correzioni da lei apportate
nei tre punti contestati dal ricorrente. In particolare, spiega che la media
annuale dell’orario di 40.62 ore per il 2017 e di 40.46 per il 2018 risulta
dalla divisione del totale determinante delle ore annuali di 2112 (giorni fe-
stivi compresi), come indicato all’art. 24 CNM e all’art. 17 CCL, con il nu-
mero di giorni feriali dell’anno in questione, 260 nel 2017 e 261 nel 2018.
Per quanto attiene agli adattamenti nella Colonna 3 e 4 dei conteggi, la
SECO rileva che le ore lavorative settimanali da inserire sono quelle indi-
cate nel calendario sezionale base 2018 dell’edilizia e che le ore flessibili
non sono delle ore da compensare in anticipo o da recuperare, ma delle
ore in più rispetto all’orario contrattuale e per questo motivo non possono
essere considerate.
D.
Contro la decisione su opposizione della SECO del 28 giugno 2019 il ricor-
rente è insorto con ricorso del 2 luglio seguente al Tribunale amministrativo
federale, chiedendo l’accoglimento dello stesso e di conseguenza di tutte
le richieste inoltrate in sede di opposizione. In pratica il ricorrente riprende
tali e quali le argomentazioni addotte nell’atto di opposizione in riferimento
ai dati da riportare alla Colonna 3 e 4 del modulo di conteggio. A titolo com-
pletivo, sostiene di non comprendere come mai la SECO si ostini a consi-
derare corretta l’applicazione dell’orario di lavoro settimanale di 40.50
come indicato nel CNM e nel CCL, nonché addirittura nell’opuscolo ”Audit
Letter” del settore Ispettorato dell'assicurazione contro la disoccupazione
(allegato al ricorso).
E.
Con risposta del 18 ottobre 2019, inoltrata entro il termine prorogato con
ordinanza del 3 settembre 2019, la SECO propone di respingere il ricorso,
riconfermando la motivazione espressa nella decisione su opposizione im-
pugnata. Con scritto separato del 22 novembre 2019 la SECO ha prodotto
l’incarto.
F.
Con replica del 29 ottobre 2019 il ricorrente mantiene le proprie conclusioni
e contesta integralmente la risposta dell’autorità inferiore. In particolare,
ribadisce di non comprendere come si abbia a modificare anno per anno il
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calcolo della media delle ore lavorative annuali, malgrado il CNM rispetti-
vamente il CCL e la stessa SECO abbiano imperativamente e sempre di-
chiarato che il calcolo deve essere fatto su una media di 40.50 ore.
G.
Chiamata ad inoltrare una duplica mediante ordinanza del 6 novembre
2019, la SECO ha comunicato in data 21 novembre 2019 di volersi attenere
alla propria risposta al ricorso del 18 ottobre 2019 e di confermare integral-
mente le proprie argomentazioni al riguardo.
H.
Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti negli scritti verranno ripresi nei
considerandi qualora risultino decisivi per l’esito della presente vertenza.

Diritto:
1.
Il Tribunale amministrativo federale esamina d’ufficio e liberamente la rice-
vibilità dei ricorsi che gli vengono sottoposti (cfr. DTAF 2007/6 consid. 1).
1.1 Il Tribunale amministrativo federale è competente a statuire nella pre-
sente vertenza (art. 101 della legge federale del 25 giugno 192 sull’assicu-
razione obbligatoria contro la disoccupazione e l’indennità per insolvenza
[legge sull’assicurazione obbligatoria contro la disoccupazione, LADI,
RS 837.0]) in combinato disposto con gli artt. 31 seg. e 33 lett. d della legge
sul Tribunale amministrativo federale del 17 giugno 2005 (LTAF,
RS 172.32), trattandosi nel caso in esame di una decisione su opposizione
ai sensi dell’art. 5 cpv. 2 della legge federale del 20 dicembre 1968 sulla
procedura amministrativa (PA, RS 172.021) e non sussistendo alcuna ec-
cezione ai sensi dell’art. 32 LTAF.
1.2 La procedura è retta in principio dalla PA, fintanto che la LTAF non di-
sponga altrimenti (art. 37 LTAF). Rimangono riservate, secondo l’art. 3
lett. dbis PA, le disposizioni particolari della procedura in materia di assicu-
razioni sociali, sempre che la legge federale del 6 ottobre 2000 sulla parte
generale del diritto delle assicurazioni sociali sia applicabile (LPGA, RS
830.1). Giusta l’art. 2 LPGA le disposizioni della presente legge sono ap-
plicabili alle assicurazioni sociali disciplinate dalla legislazione federale, se
e per quanto le singole leggi sulle assicurazioni sociali lo prevedano. Per
quel che concerne l’assicurazione contro la disoccupazione, l’art. 1 LADI
stabilisce che le disposizioni della LPGA sono applicabili all’assicurazione
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obbligatoria contro la disoccupazione e all’indennità per insolvenza, sem-
pre che la LADI non preveda espressamente una deroga alla LPGA.
1.3 Il ricorrente è particolarmente toccato dalla decisione impugnata ed ha
un interesse degno di protezione all’annullamento o alla modificazione
della stessa (art. 48 cpv. 1 lett. a-c PA in combinato disposto con l’art. 59
LPGA). I disposti relativi ai poteri di rappresentanza, al termine, alla forma
ed al contenuto dell’atto di ricorso (artt. 11, 50 e 52 cpv. 1 PA; art. 60 LPGA)
sono parimenti adempiuti. Allo stesso modo sono ossequiate le altre con-
dizioni di ricevibilità (art. 46 segg. PA).
1.4 Pertanto, va dichiarata l’ammissibilità del presente ricorso.
2.
2.1 La LADI si prefigge come scopo di garantire agli assicurati un'adeguata
compensazione della perdita di guadagno a causa di disoccupazione, la-
voro ridotto, intemperie ed insolvenza del datore di lavoro (art. 1a cpv. 1
LADI).
2.2 I lavoratori occupati in rami in cui sono usuali perdite di lavoro dovute
ad intemperie hanno diritto all'indennità per intemperie se: (a.) sono sog-
getti all'obbligo di contribuzione all'assicurazione contro la disoccupazione
o non hanno ancora raggiunto l'età minima per l'obbligo di contribuzione
nell'AVS e (b.) subiscono una perdita di lavoro computabile (art. 43 LADI).
Non hanno diritto all'indennità per intemperie: (a.) i lavoratori, la cui perdita
di lavoro non è determinabile o il cui tempo di lavoro non è sufficientemente
controllabile; (b.) il coniuge del datore di lavoro occupato nell'azienda di
quest'ultimo; (c.) le persone che, come soci, compartecipi finanziari o mem-
bri di un organo decisionale supremo dell'azienda, determinano o possono
influenzare risolutivamente le decisioni del datore di lavoro, come anche i
loro coniugi occupati nell'azienda (art. 42 cpv. 3 LADI in combinato disposto
con l'art. 31 cpv. 3 LADI). La perdita di lavoro è computabile se: (a.) è cau-
sata esclusivamente da condizioni meteorologiche; (b.) la continuazione
dei lavori, pur con misure protettive sufficienti, è tecnicamente impossibile
o economicamente insostenibile o non si può ragionevolmente esigerla dai
lavoratori e (c.) è annunciata regolarmente dal datore di lavoro (art. 43
cpv. 1 LADI).
2.3 Le indennità indebitamente riscosse debbono essere restituite (art. 95
cpv. 1 LADI in combinato disposto con l'art. 25 cpv. 1 LPGA). Per presta-
zioni indebitamente riscosse si intendono le prestazioni percepite allorché
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le condizioni previste per il loro versamento non erano adempiute. Secondo
un principio generale del diritto delle assicurazioni sociali, l’amministra-
zione può riesaminare una decisione formalmente passata in giudicato e
che non è stata oggetto di controllo da parte di un’autorità giudiziaria. L’ob-
bligo di restituzione è di regola subordinato all’adempimento dei presuppo-
sti per la riconsiderazione (erroneità manifesta della decisione e impor-
tanza notevole della rettifica [art. 53 cpv. 2 LPGA]) o per la revisione pro-
cessuale (art. 53 cpv. 1 LPGA) della decisione all’origine delle prestazioni
in causa (cfr. DTF 130 V 318 consid. 5.2 pag. 319; 129 V 110 seg. con-
sid. 1; anche sentenza del TF 8C_512/2008 del 14 gennaio 2009 con-
sid. 4.1).
2.4 L'ufficio di compensazione, diretto dalla SECO (art. 83 cpv. 3 LADI),
verifica i pagamenti delle casse o ne affida la revisione, in tutto o in parte,
ai Cantoni o a un altro ente (art. 83 cpv. 1 lett. d LADI). Se accerta che le
prescrizioni legali non sono state applicate o non sono state applicate cor-
rettamente, l’ufficio di compensazione impartisce alla cassa o al servizio
cantonale competente le istruzioni necessarie. In materia di controllo dei
datori di lavoro decide l’ufficio di compensazione. La cassa si occupa
dell’incasso (art. 83a cpv. 1 e 3 LADI).
Giusta l’art. 110 cpv. 1 e 4 OADI compete alla SECO in qualità di ufficio di
compensazione di verificare ad intervalli regolari, sia in modo approfondito
che per sondaggio presso i datori di lavoro le indennità pagate per lavoro
ridotto e per intemperie. Secondo l’art. 111 cpv. 2 OADI, l’ufficio di compen-
sazione comunica al datore di lavoro, mediante decisione formale, il risul-
tato del controllo effettuato presso quest’ultimo, mentre la cassa si occupa
della riscossione degli eventuali importi da rimborsare basandosi sulla de-
cisione dell’ufficio di compensazione (cfr. sentenza del TAF B-269/2019 del
31 marzo 2020 intero consid. 2.1-2.4 con ulteriori rinvii).
3.
Il ricorso in esame è diretto contro la decisione su opposizione dell’autorità
inferiore del 28 giugno 2019 con la quale quest’ultima ha rigettato l’opposi-
zione del ricorrente del 26 marzo 2019 e confermato la decisione su revi-
sione [...] del 20 marzo 2019, nel senso che il ricorrente è tenuto a versare
alla propria cassa di disoccupazione un importo di fr. 8'951.40 a titolo di
prestazioni indebitamente versate per intemperie per il periodo da aprile
2017 a novembre 2018.
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Pagina 8
Il Tribunale constata che il ricorrente, sia in sede di opposizione che in sede
di ricorso, non si oppone più al mancato riconoscimento del diritto alle in-
dennità per due rispettivamente ulteriori sei dei suoi dipendenti come di-
sposto alle cifre 3.2 e 3.3 della decisione su revisione [...] del 20 marzo
2019 e che ammette una restituzione delle prestazioni per un importo di fr.
1'467.45. In discussione è pertanto unicamente la restituzione dell’importo
residuo, come pure la questione di sapere se l’autorità inferiore ha appli-
cato correttamente una media dell’orario di lavoro settimanale pari a 40.62
ore per il 2017 e a 40.46 per il 2018, nonché adeguato a giusto titolo i
conteggi in relazione alla durata settimanale del lavoro e alle ore di lavoro
da effettuare normalmente durante il periodo di conteggio.
3.1 Innanzitutto occorre sottolineare che nella decisione su revisione [...]
del 20 marzo 2019 la SECO ha fondato l’adattamento dei moduli di con-
teggio in applicazione della Prassi LADI IPI, lettera M. La circolare della
SECO intitolata “Prassi LADI IPI”, come pure quelle intitolate “Prassi LADI
ILR” e “Prassi LADI RCCI (Restituzione, compensazione, condono, in-
casso)”, costituiscono una cosiddetta ordinanza amministrativa ed esplici-
tano l'interpretazione che l'autorità federale intende dare alla legge ai fini
di un'applicazione uniforme e rispettosa della parità di trattamento. Le
istanze di ricorso possono tenere conto delle ordinanze amministrative,
sebbene esse non abbiano forza di legge, nella misura in cui riflettano il
senso reale del testo di legge e propongano un'interpretazione corretta e
adeguata al caso specifico (cfr. DTF 136 V 295 consid. 5.7 pag. 308; sen-
tenza del TF 2C_105/2009 del 18 settembre 2009 consid. 6.4.1), in con-
creto dei disposti della LADI e dell’OADI (cfr. sentenze del TAF
B-2470/2013 del 20 novembre 2014 consid. 5.1 e B-543/2013 dell’11 luglio
2013 consid. 3.3 e referenze citate). In sostanza, le annotazioni contenute
nella Prassi LADI IPI corrispondono a quelle riportate nell’”Info-Service -
Informazione per i datori di lavoro, Indennità per intemperie”. Per costante
prassi, detto opuscolo soddisfa l’obbligo di informare di cui all’art. 27 cpv. 1
LPGA (cfr. sentenza del TAF B-269/2019 con ulteriori riferimenti).
3.2 Il modulo intitolato “Conteggio sulle perdite di lavoro dovute ad intem-
perie” si suddivide in 13 colonne in cui il datore di lavoro deve indicare i
dati necessari all’allestimento del conteggio (cfr. Prassi LADI IPI M1 e illu-
strazione seguente; cfr. anche Info-Service pag. 11 segg.).
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Pagina 9
3.2.1
3.2.1.1 Il calcolo dell’indennità si conforma all’art. 34 LADI (art. 44 LADI),
valido per l’indennità per lavoro ridotto. Secondo questo disposto l’inden-
nità ammonta all’80 per cento della perdita di guadagno computabile
(art. 34 cpv. 1 LADI). Determinante, fino al limite valido per il calcolo dei
contributi (art. 3 LADI), è il salario, convenuto contrattualmente, dell’ultimo
periodo salariale prima dell’inizio della perdita di lavoro dovuta ad intempe-
rie (art. 34 cpv. 2 primo periodo LADI). Sono compresi le indennità per va-
canze e gli assegni contrattuali periodici, purché non continuino ad essere
versati durante la sospensione del lavoro o non costituiscano indennità per
inconvenienti connessi al lavoro (art. 34 cpv. 2 secondo periodo LADI). È
tenuto conto degli aumenti salariali, convenuti mediante contratto collettivo
di lavoro e subentranti durante il periodo di lavoro ridotto (art. 34 cpv. 2
secondo periodo LADI).
3.2.1.2 Il guadagno orario computabile (Colonna 2) è calcolato in base al
guadagno determinante computabile, al tempo di lavoro contrattuale e al
diritto alle vacanze e ai giorni festivi. Questo guadagno orario funge da
base di calcolo all’indennità per intemperie (cfr. Prassi LADI IPI M1 con
rinvio a E8 segg.; Info-Service pag. 11 segg.). La cassa determina il gua-
dagno orario computabile dividendo il guadagno mensile determinante,
compresa la quota per la tredicesima mensilità, per il numero medio di ore
da effettuare al mese (cfr. Prassi LADI IPI E10). Prima di individuare le ore
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Pagina 10
effettive di lavoro mensili vengono rilevate le ore effettive di lavoro annuali
che a loro volta risultano dalla differenza delle ore di lavoro annuali meno
le vacanze e meno i giorni festivi (cfr. esempio di calcolo secondo la Prassi
LADI IPI E10). Per il calcolo delle ore di lavoro annuali, delle vacanze e dei
giorni festivi ci si basa sulla media annuale dell’orario di lavoro settimanale
(idem).
3.2.1.3 Nel modulo denominato “Dati lavoratori” (cfr. illustrazione alla fine
del presente considerando), versato agli atti, si evince che la SECO ha
calcolato il salario orario computabile dei rispettivi lavoratori che poi viene
riportato nella Colonna 2 del modulo di conteggio (cfr. supra consid. 3.2
i.f.), utilizzando come base per la media annuale dell’orario di lavoro 40.62
ore per l’anno 2017 e 40.46 per l’anno 2018, correggendo il valore indicato
dal ricorrente pari a 40.50 ore settimanali e tenendo per buoni i valori rela-
tivi al numero di giorni lavorativi per anno civile secondo il modulo “Dati
aziendali” (260 nel 2017 e 261 nel 2018).
3.2.1.4 Il ricorrente contesta tale modo di procedere, ritenendo assoluta-
mente corretta l’applicazione della media annua dell’orario di lavoro setti-
manale di 40.50 ore poiché in completa conformità con le indicazioni se-
condo il contratto nazionale mantello per l’edilizia principale in Svizzera (di
seguito: CNM nella versione 2016-2018), il contratto collettivo di lavoro per
l’edilizia principale del Cantone Ticino (CCL edilizia 2019-2022, di seguito:
CCL), l’opuscolo “Info-Service / Indennità per intemperie” e l’opuscolo “Au-
dit Letter” del settore Ispettorato dell'assicurazione contro la disoccupa-
zione.
I richiami al CNM, CCL e ad entrambi gli opuscoli poc’anzi menzionati non
giovano al ricorrente.
Innanzitutto, l’opuscolo “Info-Service / Indennità per intemperie” indica a
pag. 14 che “Determinante è sempre la media settimanale del tempo di
lavoro, anche nei rami in cui gli orari invernali ed estivi sono differenti”,
senza però menzionare in modo esplicito una media annuale di lavoro di
40.50. In secondo luogo, la pagina 04 dell’opuscolo “Audit Letter” del set-
tore Ispettorato dell'assicurazione contro la disoccupazione, allegata al ri-
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Pagina 11
corso, menziona in un esempio per il calcolo del guadagno massimo con-
seguibile nel settore della costruzione il valore di 40,5 ore, rinviando a tale
riguardo al CCL e al CNM. Dal CCL non risultano norme che menzionano
espressamente una media annua dell’orario di lavoro settimanale di 40.50
ore. L’art. 17 cpv. 1 CCL, nonché l’art. 24 cpv. 2 CNM segnalano unica-
mente che il totale determinante delle ore annuali ammonta a 2112 (giorni
festivi compresi). Di contro, il valore di 40.50 ore è certo indicato all’art. 24
cpv. 2 CNM, ma in questo contesto serve solo quale base di calcolo gene-
rale per fissare il totale determinante delle ore annuali a 2112 ore in tutte
le zone contrattuali (365 giorni : 7 = 52,14 settimane X 40,5 ore).
Secondo il calcolo della SECO, la media annuale dell’orario di lavoro risulta
invece dalla divisione del totale determinante delle ore annuali (2112) con
il numero di giorni feriali dell’anno corrispondente moltiplicato per 5. In con-
siderazione di 260 giorni feriali nel 2017 e 261 nel 2018, come indicato nel
modulo “Dati aziendali”, la media annuale dell’orario di lavoro settimanale
ammonta a 40.62 (2112 : 260 X 5) per il 2017 e a 40.46 (2112 : 261 X 5)
per il 2018. È noto che, fatta eccezione per gli anni bisestili, un anno ha
260 giorni di lavoro (52 settimane moltiplicato per 5 giorni feriali) o 261
giorni di lavoro, se il 365mo giorno è un giorno di lavoro (cfr. MARTIN FAR-
NER, Lohnberechnung in ArBR 2005, pag. 103 segg.). In simili condizioni,
il calcolo operato dalla SECO si rivela corretto e non sussistono indizi su-
scettibili di affermare una mancata conformità dello stesso con le disposi-
zioni applicabili alla presente fattispecie.
3.3
3.3.1
3.3.1.1 Il ricorrente contesta l’adattamento dei conteggi operato dalla
SECO nella misura in cui ritiene che l’orario da inserire nella Colonna 3
(ore lavorative settimanali) debba essere quello da lui applicato contrattual-
mente e che le ore da effettuare alla Colonna 4 debbano corrispondere a
169 ore (aprile 2017 e aprile 2018), 160.5 (maggio 2018), 203.5 (ottobre
2018) e 162.5 (novembre 2018). I valori da lui rivendicati sarebbero del
resto conformi al calendario 2017 e 2018 della Commissione Paritetica
Cantonale dell’Edilizia e del Genio Civile.
3.3.1.2 La SECO spiega che nella Colonna 3 devono essere integrate le
ore lavorative settimanali senza compensazione anticipata e senza le ore
flessibili applicabili, ossia quelle riportate nel calendario sezionale base
dell’edilizia 2017 e 2018. Infine, richiama l’attenzione sul fatto che le ore
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Pagina 12
flessibili non sono delle ore da compensare in anticipo o da recuperare,
bensì rappresentano delle ore in più rispetto all’orario contrattuale, conclu-
dendo che non possono essere considerate né alla Colonna 3, né alla Co-
lonna 4.
3.3.2
3.3.2.1 Per tempo di lavoro normale si intende la durata contrattuale del
lavoro svolto dal lavoratore, ma al massimo la durata secondo l’uso locale
nel ramo economico interessato (art. 66a cpv. 1 primo periodo OADI). Per
i lavoratori occupati con il sistema di lavoro flessibile, l’orario annuo medio
convenuto contrattualmente è considerato tempo di lavoro normale
(art. 66a cpv. 1 secondo periodo OADI; Prassi LADI IPI B6 seg.; cfr. Info-
Service, pag. 9). Per lavoro flessibile si intende un sistema in cui il tempo
di lavoro può essere adeguato a breve termine, d’intesa con i lavoratori, ai
bisogni della produzione (Prassi LADI IPI B8). Non sono considerati sistemi
di lavoro flessibile i sistemi che prevedono un calendario di lavoro annuo, i
sistemi in cui la durata del lavoro deroga dal tempo di lavoro normale e
dove il saldo delle ore è compensato mediante un supplemento o una ridu-
zione salariale o attraverso vacanze supplementari, i sistemi che preve-
dono un tempo di lavoro variabile in funzione della stagione, i sistemi rego-
lati in anticipo per blocchi e i sistemi in cui il tempo di lavoro dipende dalle
esigenze del lavoro a squadre (Prassi LADI IPI B8). In tutti questi casi, il
tempo di lavoro convenuto nel periodo di conteggio interessato è conside-
rato tempo di lavoro normale (Prassi LADI IPI B8). L’assicurazione contro
la disoccupazione ammette l’orario di lavoro flessibile soltanto se l’azienda
dispone di un apposito regolamento scritto che applica già da un certo
tempo. Non riconosce pertanto un orario flessibile introdotto in previsione
di una perdita di lavoro dovuta ad intemperie (Prassi LADI IPI B15).
Il tempo di lavoro è considerato ridotto soltanto se, congiuntamente alle ore
in esubero effettuate dal lavoratore, non raggiunge il tempo di lavoro nor-
male (art. 66a cpv. 2 primo periodo OADI; Prassi LADI IPI B9; cfr. Info-
Service pag. 9). Per ore in esubero si intendono le ore pagate o non pagate
che superano il tempo di lavoro convenuto contrattualmente (art. 66a cpv. 2
secondo periodo OADI). Il saldo di tempo sino a venti ore risultante dall’ora-
rio di lavoro flessibile dell’azienda e le ore previste dalla stessa per com-
pensare in anticipo o recuperare ponti tra giorni festivi non sono considerati
ore in esubero (art. 66a cpv. 3 primo periodo OADI).
Secondo l’art. 25 cpv. 1 CNM l’orario di lavoro settimanale per l’anno suc-
cessivo viene fissato dall’impresa in un calendario di lavoro, al più tardi
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entro la fine dell’anno. Il calendario viene elaborato secondo i criteri di cui
al cpv. 2. Giusta l’art. 25 cpv. 2 CNM, l’orario di lavoro settimanale si articola
di regola nel modo seguente: (a) minimo 37,5 ore settimanali (= 5 X 7,5
ore) e (b) massimo 45 ore settimanali (= 5 X 9 ore). Né la versione qui
applicabile del CNM e nemmeno quella attuale contengono una disposi-
zione concreta sulle ore flessibili (“Gleitstunden”).
L’art. 17 cpv. 1 CCL statuisce, in deroga agli artt. 24 segg. CNM, che il
totale delle 2064 ore annuali (2112 con i giorni festivi) deve essere ripartito
in un calendario di lavoro che preveda un minimo di 37.5 ore settimanali
(5 X 7.5 ore al giorno) e un massimo di 45 ore settimanali. Nel CCL è am-
messo l’utilizzo di al massimo 90 ore flessibili annuali, da programmare nel
calendario di lavoro (art. 17 cpv. 2 CCL). Parimenti ammessa è la compen-
sazione delle ore flessibili con le ore non fatturate alla cassa di disoccupa-
zione (ad eccezione dei giorni di carenza, a condizione che il lavoratore
possa disporre liberamente di queste ore) e con le ore non lavorate a se-
guito di esigenze di flessibilità aziendale (art. 18 cpv. 1 CCL).
Chi, per l’interruzione del lavoro, fa richiesta di un’indennità a un’assicura-
zione prevista dalla legge (assicurazione contro la disoccupazione), per i
giorni di attesa previsti dalla legge deve computare l’orario di lavoro medio
giornaliero (art. 24 cpv. 3 CNM) all’orario di lavoro annuale (art. 28 cpv. 6
CNM, in cui viene evidenziato che il diritto all’indennità del lavoratore è di-
sciplinato dalle disposizioni di legge). A complemento dell’art. 28 del CNM,
i lavoratori hanno diritto a un’indennità d’intemperie per le ore di lavoro
perse a causa del maltempo, che non possono essere compensate con le
ore flessibili (art. 19 cpv. 1 CCL in combinato disposto con l’art. 18 CCL).
3.3.2.2 Nella Colonna 3 del modulo di conteggio sono da riportare le ore
lavorative settimanali in base al contratto. Va innanzitutto indicata la durata
settimanale del lavoro convenuta contrattualmente ma senza compensa-
zione anticipata. Se il tempo di lavoro varia durante l’anno, è determinante
il tempo di lavoro del periodo di conteggio interessato; se il tempo di lavoro
varia durante il periodo di conteggio, è determinante il tempo di lavoro va-
lido all’inizio del periodo di conteggio interessato (cfr. le annotazioni relative
alla Colonna 3 nella Prassi LADI IPI M1 e nell’Info-Service).
3.3.2.3 Nella Colonna 4 del modulo di conteggio sono da riportare le ore di
lavoro da effettuare normalmente durante il periodo di conteggio, incluse
le eventuali ore da compensare in anticipo o da recuperare (cfr. le annota-
zioni relative alla Colonna 4 nella Prassi LADI IPI M1 e nell’Info-Service).
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3.3.3
3.3.3.1 Sulla scorta dei rispettivi moduli di conteggio annessi all’incarto il
Tribunale è in grado di stabilire che la SECO ha adattato ogni volta la Co-
lonna 3 inserendo l’orario di lavoro settimanale conformemente al Calen-
dario Sezionale Base 2017 e 2018 Edilizia, vale a dire 42 ore per i mesi di
aprile 2017, aprile 2018 e maggio 2018, nonché 40 ore per i mesi di ottobre
e novembre 2018. Di contro, i dati annunciati dal ricorrente si basano sulle
ore settimanali di lavoro secondo il calendario 2017 e 2018 della Commis-
sione Paritetica Cantonale dell’Edilizia e del Genio Civile in cui sono com-
prese 53 ore flessibili per il 2017 e 59,5 ore flessibili per il 2018.
Anche per quanto attiene invece alle ore da effettuare nel periodo di con-
teggio secondo la Colonna 4, nei moduli di conteggio adattati la SECO ha
calcolato il valore corrispondente, comprensivo delle ore da recuperare,
partendo dalle indicazioni di cui al Calendario Sezionale Base 2017 e 2018
dell’Edilizia relative alle ore di lavoro annuali, nonché ai giorni lavorativi per
ogni anno e mese corrispondente. Il ricorrente, basandosi nuovamente sul
calendario 2017 e 2018 della Commissione Paritetica Cantonale dell’Edili-
zia e del Genio Civile in cui sono inglobate le ore di lavoro flessibili, vor-
rebbe invece che si prendano in considerazione le “ore totali” (O.T.) (169
per il mese d’aprile 2017 e 2018, 160.5 per il mese di maggio 2018, 203.5
per il mese di ottobre 2018 e 162.5 per il mese di novembre 2018).
3.3.3.2 Innanzitutto occorre segnalare che il ricorrente non dispone, né fa
valere di disporre di un sistema di lavoro flessibile ai sensi della Prassi
LADI (cfr. consid. 3.3.2.1 e la Prassi LADI IPI B8), tant’è vero che, nel ca-
lendario di lavoro su cui egli vorrebbe fondarsi, le ore di lavoro sono stabi-
lite in modo fisso per tutto l’anno. Ora, come sostiene a giusto titolo la
SECO, le ore flessibili non fanno parte delle ore lavorative settimanali in
base al contratto, né di eventuali ore da compensare in anticipo o da recu-
perare ai sensi delle annotazioni nella Colonna 3 e 4, in quanto si tratta di
ore che superano l'orario di lavoro normale, come è il caso per le ore sup-
plementari e le ore di lavoro straordinarie (cfr. sulla mancata possibilità di
compensazione anticipata con le ore di lavoro straordinarie THOMAS GEI-
SER/ROLAND MÜLLER/KURT PÄRLI, in: Arbeitsrecht in der Schweiz, 2019, n.
a margine 317). Le ore di lavoro dovute (“Sollarbeitszeit”) si calcolano par-
tendo dall’orario normale di lavoro per un’attività a tempo pieno, tenendo
conto del grado di occupazione. È quindi a torto che il ricorrente ha riven-
dicato le perdite di lavoro dovute ad intemperie sulla base di un orario di
lavoro settimanale (Colonna 3) e di ore dovute (Colonna 4) comprendente
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ore flessibili. La mancata considerazione delle ore flessibili per la compen-
sazione anticipata nell’ambito delle ore lavorative in base al contratto (Co-
lonna 3) e delle ore da effettuare nel periodo di conteggio (Colonna 4) è
conciliabile con la Prassi LADI. Non sussistono, né vengono rivendicati ele-
menti suscettibili per affermare che una simile interpretazione sia in con-
trasto con l’ordinamento giuridico in materia di assicurazione contro la di-
soccupazione. Non vi è dunque nulla da eccepire che la SECO abbia prov-
veduto ad adattare i conteggi di conseguenza, fondando il proprio calcolo
sui dati contenuti nel Calendario Sezionale Base 2017 e 2018 Edilizia.
3.4 In sunto, la concessione delle indennità per intemperie è avvenuta a
torto nella misura in cui il ricorrente ha chiesto perdite di lavoro in base ad
una media annuale dell’orario di lavoro settimanale di 40.50 ore, nonché
tenendo conto di un orario di lavoro settimanale (Colonna 3) e di ore dovute
(Colonna 4) comprensivo delle ore flessibili. In considerazione della somma
in questione, sono altrettanto adempiute le esigenze relative all’importanza
notevole della rettifica (cfr. supra consid. 2.3). Il solo fatto che le prestazioni
per l’indennità per intemperie siano state corrisposte senza riserve, come
lascia insinuare il ricorrente nell’atto di opposizione a cui rimanda integral-
mente nel proprio gravame, non può generare alcun diritto alla protezione
della buona fede (cfr. sentenza del TF 8C_652/2012 del 6 dicembre 2012
consid. 5.2.2; sentenza del TAF B-269/2019 consid. 4.3.2).
3.5 Secondo l’art. 25 cpv. 2 primo periodo LPGA, il diritto di esigere la re-
stituzione si estingue dopo un anno a decorrere dal momento in cui l’istituto
d’assicurazione ha avuto conoscenza del fatto, ma al più tardi cinque anni
dopo il versamento della prestazione. Secondo costante giurisprudenza, i
termini enunciati all’art. 25 cpv. 2 primo periodo LPGA sono termini di pe-
renzione che non possono essere né interrotti né sospesi, ma devono es-
sere esaminati ed applicati d’ufficio (cfr. DTF 138 V 74 consid. 4.1 pag. 77,
133 V 579 consid. 4.1 pag. 582). Se il termine di perenzione è scaduto, ciò
ha come conseguenza l’estinzione del diritto alla restituzione. Per prassi, i
termini di perenzione sono salvaguardati se prima della loro scadenza
viene emanata una decisione di restituzione (cfr. sentenza del TF
8C_469/2011 del 29 dicembre 2011 consid. 2.2). Secondo la giurispru-
denza il termine annuo di perenzione comincia a decorrere a partire dal
momento in cui la SECO viene a conoscenza, rispettivamente si rende
conto, nell’ambito di un controllo presso il datore di lavoro, che le indennità
sono state percepite a torto (cfr. DTF 124 V 380 consid. 2b e 2c; sentenza
del TF 8C_469/2011 del 29 dicembre 2011 consid. 6.2.1.2; sentenza del
TAF B-269/2019 consid. 5.2 con ulteriori rinvii). Nel presente caso la SECO
si è resa conto dello sbaglio in occasione del controllo effettuato in data
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26 febbraio 2019. Di conseguenza, il termine annuo di perenzione è stato
ossequiato con la decisione del 20 marzo 2019.
4.
Visto quanto precede, l’autorità inferiore è intervenuta a giusto titolo modi-
ficando i conteggi del ricorrente in conformità ai disposti applicabili e alle
annotazioni corrispondenti nella Prassi LADI e nell’Info-Service relativi
all’indennità per intemperie. A seguito delle pertinenti correzioni apportate
negli appositi moduli di conteggio alle Colonne 3 e 4, nonché nel modulo
relativo ai dati dell’azienda (alla rubrica: orario medio settimanale) e non
avendo il ricorrente contestato il mancato riconoscimento del diritto all’in-
dennità per alcuni dei suoi collaboratori, le prestazioni per intemperie rico-
nosciute ammontano a fr. 70'864.65 in luogo dei fr. 79'816.05 richiesti. La
restituzione di fr. 8'951.40 indetta mediante la decisione su opposizione qui
impugnata va perciò confermata e il ricorso, rivelandosi infondato, va re-
spinto.
5.
Visto l’esito della lite, giusta l’art. 63 cpv. 1 PA, le spese di procedura sono
poste a carico del ricorrente qui parte integralmente soccombente (art. 1
segg. del regolamento del 21 febbraio 2008 sulle tasse e sulle spese ripe-
tibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale [TS-TAF, RS
173.320.2]). In concreto, esse sono stabilite in fr. 2'500.–, importo che verrà
computato con l'anticipo spese di pari importo versato a suo tempo dal ri-
corrente dopo la crescita in giudicato della presente sentenza. Al ricorrente
non vengono assegnate indennità di ripetibili (art. 64 cpv. 1 PA a contrario,
rispettivamente art. 7 cpv. 1 TS-TAF a contrario).
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