Decision ID: 401445c8-3b93-5228-a18e-208def9a9d21
Year: 2019
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_006
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: civil_law

ritenuto
in fatto:
A.
Nell’ambito dell’esecuzione n. _ dell’Ufficio di esecuzione di Lugano, il 20 luglio 2018 la CO 1 ha chiesto alla Pretura del Distretto di Lugano, sezione 5, di decretare il fallimento della RE 1 per il mancato pagamento di fr. 21'575.– più interessi e spese.
B.
All’udienza di discussione del 21 novembre 2018 nessuno è comparso.
C.
Statuendo con decisione del 13 dicembre 2018 il Pretore ha dichiarato
il fallimento della RE 1 dal 14 dicembre 2018 alle ore 10:00, ponendo a carico della massa fallimentare la tassa di giustizia di fr. 80.– e un acconto di fr. 920.– per le spese esecutive.
D.
Contro la sentenza appena citata la RE 1 è insorta
a questa Camera
con un reclamo del 20 dicembre 2018
per ottenere, previo conferimento dell’effetto sospensivo, l’annullamento del fallimento, asserendo di avere saldato il credito posto in esecuzione. Il 28 dicembre 2018 il presidente della Camera ha
concesso all’impugnazione effetto sospensivo parziale. Il reclamo non
è stato intimato alla controparte per osservazioni, avendo la stessa perso ogni interesse alla causa in seguito all’estinzione del suo credito.

Considerando
in diritto: 1.
La sentenza impugnata – emanata in materia di fallimento – è una decisione di prima istanza finale e inappellabile (art. 309 lett. b n. 7 CPC), contro cui è dato il rimedio del reclamo (art. 174 cpv. 1 LEF e 319 lett. a CPC) alla
Camera di esecuzione e fallimenti (CEF) del Tribunale d’appello (art. 48 lett. e n. 1 LOG)
.
Pronunciata in procedura sommaria (art. 251 lett. a CPC), la decisione è impugnabile con reclamo entro dieci giorni dalla notificazione (art. 174 cpv. 1 LEF e 321 cpv. 2 CPC). Presentato il 20 dicembre 2018 contro la sentenza notificata alla RE 1 il 14 dicembre 2018, in concreto il reclamo è senz’altro tempestivo. Lo è pure il complemento del 4 gennaio 2019, ultimo giorno del termine di ricorso, essendo la notifica avvenuta durante le ferie natalizie (dal 18 dicembre al 1° gennaio 2018: art. 56 n. 2 LEF), sicché il termine è stato prorogato per legge fino al terzo giorno utile dopo la fine delle stesse (art. 63 LEF per il rinvio dell’art. 145 cpv. 4 CPC; DTF 108 III 49).
2.
In v
irtù dell’art. 174 cpv. 2 LEF l’autorità giudiziaria superiore può annullare la dichiarazione di fallimento se il debitore, impugnando la decisione, rende verosimile la sua solvibilità e prova per mezzo di documenti che nel frattempo il debito, compresi gli interessi e le spese, è stato estinto (n. 1), o che l’importo dovuto è stato depositato presso l’autorità giudiziaria superiore a disposizione del creditore (n. 2), oppure che il creditore ha ritirato la domanda di fallimento (n. 3). L’enumerazione è esaustiva.
2.1
Questi fatti nuovi (e le relative prove), subentrati dopo la dichiarazione di fallimento (
nova
autentici o in senso proprio,
denominati in tedesco
“echte Nova”
, in contrapposizione agli
pseudonova
o
“unechte Nova”
citati all’art. 174 cpv. 1, 2° periodo LEF), non vengono considerati d’ufficio, ma spetta al debitore farli valere espressamente e provarne l’adempimento con documenti, sempre che renda verosimile la sua solvibilità. Un fatto è reso verosimile se il giudice, nel suo libero esame, giunge alla conclusione che esso corrisponde con una sufficiente probabilità alle allegazioni della parte (DTF 120 II 393 consid. 4/c). Concretamente è pertanto sufficiente per l’annullamento della dichiarazione di fallimento che la solvibilità del fallito sia più probabile della sua insolvibilità. A tal proposito non devono essere poste esigenze troppo severe, in modo particolare allorquando la possibilità che l’azienda sopravviva economicamente non può essere negata
a priori
(FF 1991 III 80) e la mancanza di liquidità sufficiente
appare passeggera (sentenza del Tribunale federale 5A_328/2011 dell’11
agosto 2011, consid. 2).
L’illiquidità dev’essere oggettiva, tale da impedire al debitore di tacitare i suoi creditori alla scadenza dei loro crediti.
Un indizio d’insolvibilità può emergere dal numero e dall’importo delle esecuzioni pendenti, così come da eventuali nuove istanze
di fallimento pervenute posteriormente al decreto di fallimento impugnato. Anche il fatto di non essere in grado di pagare modesti importi indica insolvibilità. La solvibilità dev’essere resa verosimile sulla base di riscontri oggettivi, quali giustificativi concernenti pagamenti, estratti bancari, contratti di credito e così via, mentre semplici dichiarazioni del debitore sono insufficienti (G
iroud
in: Basler Kommentar, SchKG I, 2
a
ed. 2010, n. 26 ad art. 174 LEF
).
2.2
Nel caso in esame la reclamante ha prodotto una ricevuta rilasciata dall’Ufficio d’esecuzione di Lugano il 14 dicembre 2018 alle ore 10:16 (doc. C) – ossia 16 minuti dopo la pronuncia del fallimento – relativa al versamento di fr. 23'743.30 a saldo dell’esecuzione promossa dall’istante, per cui il presupposto di cui all’art. 174 cpv. 2 n. 1 risulta adempiuto.
2.3
Per quel che riguarda invece il requisito della solvibilità – condizione indispensabile per ottenere l’annullamento della decisione impugnata poiché, come visto, il pagamento della somma posta in esecuzione è avvenuto soltanto dopo la pronuncia del fallimento – dall’estratto esecutivo (al 14 dicembre 2018) prodotto dalla reclamante (doc. I) si evince che nei suoi confronti erano
pendenti – tolte le 78 esecuzioni per oltre fr. 1'000'000.– già estinte
per pagamento – 40 esecuzioni per più di fr. 680'000.–, di cui 26 sospese da opposizione, 1 da proseguire, 10 allo stadio del pignoramento (di mobili), 1 in fase di realizzazione e 2 giunte alla comminatoria di fallimento. Nel frattempo la reclamante ha però pagato queste due ultime, così come l’esecuzione pervenuta allo stadio del proseguimento. Le esecuzioni in fase di pignoramento e quella in cui è già stata presentata la domanda di realizzazione appaiono coperte dal valore di stima dell’impianto pignorato (di fr. 200'000.–). Dall’estratto, d’altronde, non risultano attestati di carenza di beni a suo carico.
Certo, il numero e l’entità dei pagamenti eseguiti all’ufficio d’esecuzione, contrariamente a quanto ritiene la reclamante, indiziano piuttosto seri problemi di
solvibilità (sentenza del Tribunale federale 5A_93/2018 del 18 aprile
2018, SJ 2019 I 17, consid. 4.4), come del resto il numero
elevato di opposizioni, anche per importi modesti (sopra consid. 2.1). Tanto più che la Camera ha già annullato un precedente fallimento della RE 1 con sentenza 14.2017.118 del 26 luglio 2017 e che la situazione esecutiva della società, malgrado i prestiti dell’azionista unico _ (v. in particolare doc. U), è peggiorata. Quanto alla
documentazione contabile annessa al reclamo (doc. N-Q e S-T), non risultando controfirmata da
persone esterne alla società è da considerare alla stregua di semplici
allegazioni di parte sprovviste di valore probante.
Ciò nonostante,
la consistente cifra d’affari risultante dalla documentazione bancaria agli atti (doc. R) lascia pensare che la reclamante dispone verosimilmente d’importanti mezzi per esercitare la sua attività nel settore della costruzione, tali, come sostenuto nel reclamo, da poter essere in parte realizzati a copertura dei suoi debiti.
Tutto sommato, ciò porta a ritenere che la sua sopravvivenza economica non sia minacciata a breve. Ricordato che secondo giurisprudenza e dottrina non si possono imporre esigenze troppo severe alla verosimiglianza della solvibilità, nel caso che ci occupa si può affermare che la capacità di pagamento della reclamante appare più probabile della sua incapacità di pagamento, per cui la prognosi in merito alla sua situazione finanziaria può essere ritenuta favorevole e la sua solvibilità sufficientemente verosimile. Essa dovrà però attuare senza indugio le misure di risanamento solo abbozzate nel reclamo, posto che, se dovesse essere adita prossimamente nel contesto di un nuovo (terzo) fallimento, la Camera non potrà dimostrare la stessa indulgenza che nel caso qui in esame. Risultando adempiuti i requisiti di cui all’art. 174 cpv. 2 LEF, il fallimento della RE 1 va annullato.
3.
La tassa di giustizia (calcolata secondo gli art. 52 lett. a e 61 cpv. 1 OTLEF [
RS 281.35]
), come pure le spese dell’Ufficio dei fallimenti di Lugano, sono poste in ambo le sedi a carico della reclamante, il cui pagamento tardivo ha reso necessario l’avvio della procedura giudiziaria (cfr. art. 107 cpv. 1 lett. f CPC). Alla controparte non si assegnano ripetibili, non avendo dovuto la stessa redigere osservazioni al reclamo.