Decision ID: 9b932e5f-ecfb-435e-86d6-03fa492cf8df
Year: 2022
Language: it
Court: CH_BVGE
Chamber: CH_BVGE_001
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: 

Visto:
la domanda d'asilo che gli interessati hanno presentato in Svizzera il (...)
maggio 2018 (cfr. atto SEM A2/18),
i verbali concernenti il rilevamento dei dati personali di A._ e di
B._, entrambi avvenuti il 18 maggio 2018 (cfr. atti SEM A18/15 [ver-
bale 1] e A20/12 [verbale 2]),
la decisione della Segreteria di Stato della migrazione (di seguito: SEM)
del 16 agosto 2018 (cfr. atto SEM 34/11), mediante la quale l’autorità infe-
riore non è entrata nel merito della domanda d’asilo ai sensi dell’art. 31a
cpv. 1 lett. b LAsi (RS 142.31) ed ha pronunciato il trasferimento degli inte-
ressati verso l’Italia,
la sentenza D-5099/2018 del 26 settembre 2018, per mezzo della quale il
Tribunale amministrativo federale (di seguito: il Tribunale) ha integralmente
confermato suddetto provvedimento,
lo scritto del 27 febbraio 2019, con il quale la SEM ha comunicato ai richie-
denti la trattazione nazionale delle domande d’asilo presentate il 9 maggio
2018,
i verbali concernenti le audizioni sui motivi d’asilo di A._ e di
B._, entrambe tenutesi il 21 giugno 2019 (cfr. atti SEM A42/15 [ver-
bale 3] e A43/10 [verbale 4]),
la decisione della SEM del 28 agosto 2019, notificata il 30 agosto 2019
(cfr. atto SEM A47/1), con la quale detta autorità ha respinto la domanda
d’asilo degli interessati pronunciando nel contempo il loro allontanamento
dalla Svizzera, salvo ammetterli provvisoriamente per causa d’inesigibilità,
il ricorso del 30 settembre 2019 (cfr. timbro sul plico raccomandato; data
d’entrata: 1° ottobre 2019), per mezzo del quale i ricorrenti hanno doman-
dato l’accoglimento dell’impugnativa, l’annullamento della decisione avver-
sata, il riconoscimento dello statuto di rifugiato e la concessione dell’asilo
in Svizzera; in subordine, i medesimi hanno concluso alla ritrasmissione
degli atti all’autorità inferiore per l’emanazione di una nuova decisione; con-
testualmente e con protesta di spese e ripetibili, gli insorgenti hanno chie-
sto di essere esentati dal pagamento delle spese di giustizia e del relativo
anticipo,
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la documentazione acclusa all’allegato ricorsuale, composta dalla copia di
una dichiarazione redatta dall’organizzazione denominata “(...)” e dalla co-
pia di una tessera identificativa rilasciata da quest’ultimo ente a A._,
la conferma di ricevimento del ricorso indirizzata il 2 ottobre 2019 ai ricor-
renti dal Tribunale,
lo scritto del 25 novembre 2019, cui gli insorgenti hanno rimesso al Tribu-
nale gli originali dei documenti precedentemente allegati al ricorso in copia,
le missive del 14 dicembre 2020, del 13 settembre 2021 e del 15 dicembre
2021, con le quali gli insorgenti – oltre a produrre un certificato pediatrico
del 24 novembre 2021 ed un’attestazione psicologica del 3 dicembre 2021
concernenti E._ – hanno domandato aggiornamenti sullo stato della
procedura,
le risposte del 29 dicembre 2020 e del 5 gennaio 2022, con le quali il Tri-
bunale ha dato seguito ai summenzionati scritti,
i fatti del caso di specie che, se necessari, verranno ripresi nei considerandi
che seguono,

e considerato:
che le procedure in materia d'asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla
LTF, in quanto la legge sull'asilo (LAsi, RS 142.31) non preveda altrimenti
(art. 6 LAsi),
che la presente procedura è retta dal diritto anteriore (cfr. cpv. 1 delle Di-
sposizioni transitorie della modifica del 25 settembre 2015 della LAsi),
che fatta eccezione per le decisioni previste all'art. 32 LTAF, il Tribunale, in
virtù dell'art. 31 LTAF, giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi dell'art. 5
PA prese dalle autorità menzionate all'art. 33 LTAF,
che la SEM rientra tra dette autorità (art. 105 LAsi) e l'atto impugnato co-
stituisce una decisione ai sensi dell'art. 5 PA,
che i ricorrenti sono toccati dalla decisione impugnata e vantano un inte-
resse degno di protezione all'annullamento o alla modificazione della
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stessa (art. 48 cpv. 1 lett. a-c PA), per il che sono legittimati ad aggravarsi
contro di essa,
che i requisiti relativi ai termini di ricorso (vart. 108 cpv. 1 LAsi), alla forma
e al contenuto dell'atto di ricorso (art. 52 cpv. 1 PA) sono soddisfatti,
che occorre pertanto entrare nel merito del gravame,
che i ricorsi manifestamente fondati, ai sensi dei motivi che seguono, sono
decisi dal giudice in qualità di giudice unico, con l'approvazione di una se-
conda giudice (art. 111 lett. e LAsi) e la decisione è motivata soltanto som-
mariamente (art. 111a cpv. 2 LAsi),
che ai sensi dell’art. 111a cpv. 1 LAsi, si rinuncia allo scambio degli scritti,
che con ricorso al Tribunale possono essere invocati, in materia d'asilo, la
violazione del diritto federale e l'accertamento inesatto o incompleto di fatti
giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi),
che il Tribunale non è vincolato né dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4 PA), né
dalle considerazioni giuridiche della decisione impugnata, né dalle argo-
mentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2),
che preliminarmente, occorre rilevare che essendo stati i ricorrenti posti al
beneficio dell’ammissione provvisoria per inesigibilità dell’esecuzione
dell’allontanamento con decisione del 28 agosto 2019 e non avendo essi
contestato la pronuncia dell’allontanamento, oggetto del litigio in questa
sede risulta essere esclusivamente la questione della concessione
dell’asilo e del riconoscimento della qualità di rifugiato,
che A._, cittadino afgano di etnia tagica, ha riferito – in sostanza e
per quanto qui di rilievo – di aver lavorato in patria per conto di alcune
imprese straniere, ciò che lo avrebbe esposto nel tempo ad alcune proble-
matiche,
che in proposito, egli ha riferito innanzitutto di essere stato posto nel colli-
matore da non meglio precisati individui, i quali, rimproverandogli la colla-
borazione con gli stranieri e finanche d’essere un infedele (cfr. verbale 1,
pag. 9, punto 7.01), avrebbero assaltato la sua abitazione nel settembre
del 2011, uccidendo il padre; che in seguito, egli avrebbe incominciato una
collaborazione con la “(...)” di Kabul, ente per conto del quale egli avrebbe
svolto la mansione di responsabile degli acquisti; che anche quest’occupa-
zione l’avrebbe però esposto ad alcune traversie; che in effetti, dopo aver
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perso un appalto indetto dall’ente in parola, due imprenditori afgani avreb-
bero indirizzato nei suoi confronti lettere e telefonate minatorie volte ad ot-
tenere con la forza la sottoscrizione del contratto; che tali intimidazioni sa-
rebbero da ultimo sfociate nell’esplosione di colpi di arma da fuoco in dire-
zione del veicolo guidato dal richiedente, episodio che l’avrebbe spinto ad
espatriare,
che dal canto suo, B._, cittadina afgana di etnia tagica – oltre a
confermare la summenzionata aggressione del 2011, nel corso della quale
avrebbe trovato la morte il padre del marito – ha riferito, in sostanza e per
quanto è qui di rilievo, di maltrattamenti inflittigli dalla matrigna nel corso
della sua infanzia,
che nella querelata decisione, la SEM ha dapprima considerato inverosimili
le allegazioni addotte da A._; che questi non avrebbe difatti suffi-
cientemente sostanziato né il narrato concernente l’attacco subito nel 2018
mentre si trovava alla guida del proprio veicolo, così come neppure le mi-
nacce che avrebbero preceduto siffatto episodio; che del resto, il compor-
tamento assunto dai due imprenditori afgani sarebbe contrario alla logica
dell’agire,
che proseguendo nella sua disamina, e determinandosi in merito all’asse-
rita aggressione avvenuta presso il domicilio famigliare di Kabul nel 2011,
la SEM ha osservato che dalle dichiarazioni di A._ non si ravve-
drebbe alcun elemento concreto atto a lasciar intendere ch’egli fosse
l’obiettivo dei criminali,
che infine, l’autorità in parola ha rilevato l’irrilevanza delle motivazioni ad-
dotte da B._,
che con la loro impugnativa, gli insorgenti avversano le valutazioni formu-
late dalla SEM circa il racconto di A._; che in buona sostanza, a loro
dire quanto allegato da quest’ultimo ossequierebbe le condizioni di verosi-
miglianza dettate dall’art. 7 LAsi,
che la Svizzera, su domanda, accorda asilo ai rifugiati secondo le disposi-
zioni della LAsi (art. 2 LAsi); che l'asilo comprende la protezione e lo statuto
accordati a persone in Svizzera in ragione della loro qualità di rifugiato; che
esso include il diritto di risiedere in Svizzera,
che, giusta l'art. 3 cpv. 1 LAsi, sono rifugiati le persone che, nel Paese di
origine o di ultima residenza, sono esposte a seri pregiudizi a causa della
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loro razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo
sociale o per le loro opinioni politiche ovvero hanno fondato timore di es-
sere esposte a tali pregiudizi; che sono pregiudizi seri segnatamente l'e-
sposizione a pericolo della vita, dell'integrità fisica o della libertà, nonché le
misure che comportano una pressione psichica insopportabile (art. 3 cpv. 2
LAsi),
che a tenore dell'art. 7 cpv. 1 LAsi, chiunque domanda asilo deve provare
o per lo meno rendere verosimile la sua qualità di rifugiato; che la qualità
di rifugiato è resa verosimile se l'autorità la ritiene data con una probabilità
preponderante (art. 7 cpv. 2 LAsi),
che è pertanto necessario che i fatti allegati dal richiedente siano sufficien-
temente sostanziati, plausibili e coerenti fra loro (art. 7 cpv. 3 LAsi); che in
questo senso dichiarazioni vaghe, quindi suscettibili di molteplici interpre-
tazioni, contraddittorie in punti essenziali, sprovviste di una logica interna,
incongrue ai fatti o all'esperienza generale di vita, non possono essere con-
siderate verosimili ai sensi dell'art. 7 LAsi; che è altresì necessario che il
richiedente stesso appaia come una persona attendibile, ossia degna di
essere creduta; che questa qualità non è data, in particolare, quando egli
fonda le sue allegazioni su mezzi di prova falsi o falsificati (art. 7 cpv. 3
LAsi), omette fatti importanti o li espone consapevolmente in maniera fal-
sata, in corso di procedura ritratta dichiarazioni rilasciate in precedenza o,
senza motivo, ne introduce tardivamente di nuove, dimostra scarso inte-
resse nella procedura oppure nega la necessaria collaborazione; che in-
fine, non è indispensabile che le allegazioni del richiedente l'asilo siano
sostenute da prove rigorose; che al contrario, è sufficiente che l'autorità
giudicante, pur nutrendo degli eventuali dubbi circa alcune affermazioni,
sia persuasa che, complessivamente, tale versione dei fatti sia in prepon-
deranza veritiera; che il giudizio sulla verosimiglianza non deve, infatti, ri-
dursi a una mera verifica della plausibilità del contenuto di ogni singola
allegazione, bensì dev'essere il frutto di una ponderazione tra gli elementi
essenziali a favore e contrari ad essa; che decisivo sarà dunque determi-
nare, da un punto di vista oggettivo, quali fra questi risultino preponderanti
nella fattispecie (cfr. DTAF 2013/11 consid. 5.1 e giurisprudenza ivi citata),
che nel caso in rassegna, il Tribunale rileva come la SEM non abbia solle-
vato alcun dubbio quanto all’effettivo intreccio di rapporti collaborativi fra il
richiedente e le supposte compagnie straniere in Afghanistan; che allo
stesso modo, l’autorità resistente non ha evidenziato alcun indicatore d’in-
verosimiglianza circa le intimidazioni che sarebbero state rivolte nei con-
fronti di A._ per il solo fatto che collaborasse con gli stranieri,
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che orbene, a determinate condizioni, un simile profilo era eventualmente
suscettibile di giustificare l’esistenza di un timore fondato di esposizione a
seri pregiudizi (cfr. fra le tante, sentenze del Tribunale D-3999/2020 del 2
settembre 2020 consid. 10.1 con riferimenti ivi citati); che in altre parole, la
questione risultava potenzialmente rilevante ai fini del riconoscimento della
qualità di rifugiato e della concessione dell’asilo, tanto più ponendo la
mente al fatto che l’interessato ha esplicitamente riferito di essere stato al
servizio di imprese straniere a loro volta vicine alla coalizione internazio-
nale, attività in ragione delle quali gli sarebbe stato rimproverato di essere
un infedele (cfr. verbale 1, pag. 9, punto 7.01; verbale 3, pag. 12, Q93-
Q95); che del resto, questa versione dei fatti pare trovare riscontro nelle
dichiarazioni di B._ (cfr. verbale 4, pag. 4, Q8),
che di conseguenza, esimendosi dal contestarne la verosimiglianza, all’au-
torità inferiore incombeva l’onere di analizzare la possibile esistenza di un
fondato timore ex art. 3 LAsi riconducibile alle succitate collaborazioni,
che su tali presupposti, la SEM ha omesso di esprimersi su parte dei motivi
d’asilo addotti da A._; che v’è dunque da riscontrare una violazione
del diritto di essere sentito degli insorgenti,
che difatti, tale garanzia procedurale, già deducibile dall’art. 29 cpv. 2 Cost.
e concretizzata agli art. 26 e seg. PA, impone all’autorità giudicante di pren-
dere in debita considerazione le allegazioni della parte in causa nell’ambito
della procedura di elaborazione delle decisioni (cfr. art. 32 PA, DTF 135 II
286 consid. 5.1; 135 I 279 consid. 2.3, WALDMANN/BICKEL, Praxiskommen-
tar Verwaltungsverfahrensgesetz, 2a ed. 2016, art. 30 n. 3),
che un suo corollario è inoltre il cosiddetto obbligo di motivare le decisioni,
premessa essenziale per la verifica della fondatezza dei provvedimenti,
che in riferimento a ciò, si necessita che l’autorità menzioni, quantomeno
brevemente, le proprie riflessioni sugli elementi di fatto e di diritto di modo
che, la persona toccata dalla decisione possa rendersi conto della sua por-
tata ed impugnarla in piena cognizione di causa (cfr. DTF 136 I 184 con-
sid. 2.2.1, 136 I 229, Giurisprudenza ed informazioni della Commissione
svizzera di ricorso in materia d’asilo [GICRA] 2006 n°4 consid. 5),
che il diritto di essere sentito è una garanzia di natura formale, la cui viola-
zione implica, di principio, l’annullamento della decisione impugnata, a pre-
scindere dalle possibilità di successo nel merito (cfr. DTF 129 I 323 con-
sid. 3.2; 126 I 15 consid. 2a; GICRA 2006 n°4 consid. 5),
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che pertanto, il ricorso è accolto, la decisione della SEM del 28 agosto 2019
è annullata e gli atti di causa le sono ritrasmessi (art. 61 cpv. 1 PA) affinché
la stessa proceda, in termini ragionevoli (art. 29 cpv. 1 Cost.), a completare
se del caso l’istruttoria e a pronunciare una nuova decisione,
che l’autorità inferiore è in particolare invitata a chiarire i legami lavorativi
che A._ ha riferito di aver tessuto con supposte imprese straniere;
che inoltre, e per il caso in cui ritenesse effettivamente verosimili siffatti
legami, la SEM è chiamata a valutarne la rilevanza in materia d’asilo, se-
gnatamente esaminando il potenziale rischio di rappresaglie ingenerato dai
medesimi; che nel suo esame, l’autorità inferiore è infine tenuta a conside-
rare le recenti evoluzioni che nel frattempo hanno interessato l’Afghanistan
e che hanno visto l’ascesa al potere dei talebani,
che visto l’esito della procedura non si prelevano spese processuali (art. 63
cpv. 1 seg. PA) e l’istanza di assistenza giudiziaria è da considerarsi priva
d’oggetto,
che ai ricorrenti, non patrocinati in questa sede, non vengono attribuite in-
dennità ripetibili (art. 64 cpv. 1 PA in relazione con l’art. 7 del regolamento
sulle tasse e sulle spese ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale ammini-
strativo federale del 21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]),
che la pronuncia è definitiva.
(dispositivo alla pagina seguente)
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il Tribunale amministrativo federale pronuncia:
1.
Il ricorso è accolto. La decisione della SEM del 28 agosto 2019 è annullata
e gli atti di causa le sono ritrasmessi per il completamento dell’istruttoria e
la pronuncia di una nuova decisione ai sensi dei considerandi.
2.
Non si prelevano spese processuali.
3.
Non sono accordate spese ripetibili.
4.
Questa sentenza è comunicata ai ricorrenti, alla SEM e all'autorità canto-
nale competente.
Il giudice unico: Il cancelliere:
Daniele Cattaneo Jesse Joseph Erard