Decision ID: d3037e13-90c3-5b79-b5d8-1a0264ca59d9
Year: 2001
Language: it
Court: TI_TCAS
Chamber: TI_TCAS_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: social_law

ritenuto,
in fatto
1.1. Nel 1976 e 1988 _, coniugata e di professione igienista dentale, è stata vittima di due incidenti della circolazione riportando dei traumi in sede cervicale.
A cura terminata essa ha potuto riprendere l'attività lucrativa (cfr. doc. AI _).
I dolori cervicali si sono però acutizzati nel mese di febbraio 1993 incidendo sulla capacità lavorativa dell'assicurata (doc. AI _)
In data 31 agosto 1994 _ ha dunque presentato all'Ufficio assicurazione invalidità (UAI) una domanda tendente all'assegnazione di prestazioni per adulti.
In relazione alla domanda AI, con rapporto medico 5 ottobre 1994 il medico curante dr. med. _, ha diagnosticato una sindrome cervicospondilogena cronica recidivante su turbe statiche, nonché un disequilibrio muscolare.
Il sanitario ha anche evidenziato una totale incapacità lavorativa dall'8 agosto 1993 al 5 aprile 1993, ridotta al 50% a partire dal 6 aprile 1993 in avanti (doc. AI _).
1.2. Dopo aver esperito altri accertamenti di natura medica e un'inchiesta a domicilio per persone che si occupano dell'economia domestica, con proposta di decisione del 28 settembre 1999 l'UAI ha accordato all'assicurata un quarto di rendita con un grado d'invalidità del 46%, con effetto retroattivo al 1° febbraio 1994.
A motivazione del proprio provvedimento l'amministrazione ha precisato che:
"
(...)
Il grado d'invalidità, determinato in base agli art. 4 e 5 LAI, viene fissato al 46% con diritto a un quarto di rendita a decorrere dal 01.021994, dopo un anno ininterrotto di incapacità lavorativa - art. 29 cpv. 1 lett. b LAI e art. 4 e 5 LAI.
Il grado di invalidità è determinato tenendo conto che la signora _, immediatamente prina dell'insorgenza delle patologie invalidanti (febbraio 1993), svolgeva attività lucrativa durante 24 ore settimanali invece delle 42 corrispondenti all'orario completo; per il resto del tempo si dedicava fra l'altro alla conduzione della propria economia domestica.
Medicalmente l'incapacità lavorativa è stimata al 50% per rapporto allo svolgimento dell'attività lucrativa, mentre nell'ambito casalingo l'esito dell'inchiesta eseguita al domicilio dell'assicurata, da parte della nostra collega assistente sociale, ha evidenziato un tasso di impedimenti del 40%.
Concludendo dunque il grado di invalidità globale, calcolato nel rispetto delle limitazioni riscontrabili quale salariata a tempo parziale e quale casalinga, ammonta al 46%, come meglio può risultare dal seguente specchietto:
Attività Quota parte Limitazione Grado d'invalidità
--------- ---------------- --------------- -----------------------
salariata 57.-- % 50.-- % 29.-- %
casalinga 43.-- % 40.-- % 17.-- %
-----------
Grado d'invalidità complessivo 46.-- %
======"
(Doc. AI _)
In occasione dell'audizione presso l'UAI, avvenuta l'11 ottobre 1999, l'assicurata ha sostanzialmente contestato la quota parte di salariata fissata in 57% delle attività complessive.
Essa ha sostenuto che inizialmente aveva lavorato a tempo pieno e già prima del 1993, causa problemi di salute, ha dovuto ridurre il grado di occupazione (doc. AI _).
A seguito della ricezione di alcuni certificati di salario inviati dall'assicurata (doc. AI _), con lettera 14 marzo 2000 l'UAI le ha comunicato che:
"
(...)
Purtroppo dobbiamo ribadire il contenuto della nostra proposta di decisione, in quanto dalle attestazioni di lavoro prodotte e dall'esame della situazione salariale, risulta chiaramente che il grado di occupazione abitualmente da lei avuto era inferiore per il periodo dal 1983 al 1987, essendo invece aumentato considerevolmente dal 1988 in poi.
Non vi sono pertanto elementi per scostarsi dalla nostra precedente valutazione.
Nei prossimi giorni incaricheremo dunque la Cassa di compensazione competente _per la definizione del caso dal profilo del diritto alla rendita e della stesura della decisione formale." (Doc. AI _)
1.3. Con decisioni del 25 luglio 2000 l'UAI ha quindi confermato il provvedimento del 28 agosto 1999, riconoscendo alla ricorrente un quarto di rendita con effetto retroattivo al 1° febbraio 1994.
1.4. Contro le decisioni amministrative l'assicurata è tempestivamente insorta, per il tramite del suo legale, chiedendo il riconoscimento di un grado di invalidità del 50% e una rendita semplice di invalidità pari al 50% del salario medio percepito.
In particolare essa ha rilevato quanto segue:
"
(...)
4. Dall'esame della documentazione medica e della situazione personale della signora _ risulta che le due cifre menzionate nella decisione impugnata vanno corrette verso l'alto. Per l'attività lucrativa anche la proporzione tra le ore lavorative indicate nella decisione impugnata dà un calcolo che supera il 50%. Per l'attività casalinga vale lo stesso discorso. Il grado di invalidità è di almeno il 50% e non del 40% come deciso. Con un grado di invalidità di almeno la metà, la ricorrente percepirebbe una mezza rendita e non un quarto di rendita.
5. Dagli accertamenti fatti sui salari corrisposti in precedenza alla ricorrente a partire dal 1982 risulta che nel periodo dal 1982 al 1999 i salari della ricorrente vanno da un minimo di Fr. 2750.‐‐ ad un massimo di Fr. 4'140.‐‐.
Non è pertanto possibile che il 25% del salario medio è inferiore a Fr. 300.‐‐.
Anche la rendita semplice di invalidità deve essere aggiornata. in applicazione di quanto scritto al paragrafo 4) del ricorso, la rendita va versata tenendo conto di un grado di invalidità del 50%.
6. La ricorrente ha spontaneamente ridotto le ore settimanali e quindi è errato il ragionamento che bisogna partire da una situazione di capacità lavorativa ridotta.
La signora _ ha iniziato la sua attività partendo da una situazione di piena capacità lavorativa.
7. La ricorrente ha fornito la documentazione sui certificati di salario per l'attività precedente a quella presso il Dott. _ al signor _. Di questi documenti non vi è traccia nella decisione impugnata.
8. La ricorrente lavora in Svizzera dal 1982 e ha pagato regolarmente i contributi.
9. Quando l'assistente sociale ha preso contatto con la ricorrente per valutare l'attività domestica, la ricorrente stava bene e ha potuto fare anche cose che solitamente non riesce a fare. Pertanto questo controllo singolo non può valere come elemento probatorio." (Doc. _)
1.5. Mediante risposta 19 settembre 2000 l'UAI ha chiesto la reiezione del gravame, osservando che:
"
(...)
dall'attestazione di cui all'allegato 37 si evince che l'assicurata era occupata in media per non più di 24 ore settimanali, il che corrisponde alla percentuale di occupazione del 57% ritenuta nella decisione impugnata.
Nel contempo, l'inchiesta economica per le persone che si occupano dell'economia domestica (cfr. all. 29) ha messo in luce in concreto i fattori inabilitanti relativi alla conduzione dell'economia domestica; in questo ambito, è stata ricostruita sin dall'inizio l'evoluzione del danno alla salute.
È infine da precisare che l'estratto dei conti individuali evidenzia versamenti in costante progressione dal 1983 fino al 1994, non essendo evidente in senso economico, prima del 1993, l'influenza dell'eventuale danno alla salute.
L'UAI ritiene quindi adeguato e aderente alla realtà il grado di invalidità assegnato nella misura del 46% complessivo." (Doc. _)

in diritto
In ordine
2.1. La presente vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico ai sensi degli articoli 26c cpv. 2 della Legge organica giudiziaria civile e penale e 2 cpv. 1 della Legge di procedura per le cause davanti al Tribunale delle assicurazioni (cfr. STFA del 26 ottobre 1999 nella causa D.C., I 623/98; STFA del 22 dicembre 2000 nella causa G.H., H 304/99).
Nel merito
2.2. Oggetto del contendere è l'assegnazione a _ di una mezza rendita d'invalidità.
Perché sia possibile riconoscere un'invalidità ai sensi della LAI, è necessario che l'assicurato non solo abbia una menomazione fisica o psichica, ma pure che il danno alla salute abbia una ripercussione economica. L'art. 4 LAI definisce infatti l'invalidità quale "incapacità di guadagno, presunta permanente o di rilevante durata cagionata da un danno alla salute fisica o psichica".
Da quanto precede risulta che l'invalidità ai sensi della LAI consiste nella soppressione o riduzione durevole della capacità di guadagno, in ragione di un danno alla salute.
Ciò che fa stato ai fini dell'AI è l'incapacità di guadagno, la quale a sua volta deve trovarsi in relazione con il danno alla salute accertato dal medico. Se manca anche soltanto uno dei tre elementi costitutivi dell'invalidità, vale a dire:
·
che ci si trovi in presenza di un danno alla salute;
·
che sia costatata un'incapacità di guadagno;
·
che l'incapacità di guadagno sia causata dal danno alla
salute;
allora non è dato un diritto alle prestazioni AI (cfr. Scartazzini, Les rapports de causalité dans le droit suisse de la sécurité sociale, pag. 229ss).
L'invalidità non si confonde con l'incapacità funzionale di membra o di organi, la quale può anche non influire sulla capacità di guadagno o menomarla in una proporzione diversa da quella esistente fra lo stato di piena integrità fisica e psichica e lo stato alterato da disturbi somatici o psichici. Pertanto non incombe al medico, bensì agli organi preposti all'applicazione della legge di accertare, fondandosi tra l'altro sulle necessarie informazioni sanitarie, l'esistenza e il grado di un'asserita invalidità (DTF 114 V 314).
Tuttavia, perchè la perdita di guadagno accertata acquisti rilevanza giuridica ai fini dell'AI, è necessario che si trovi in rapporto causale con il danno alla salute.
In altre parole la perdita di guadagno presa in considerazione dalla legge è solamente quella procedente dall'infermità.
La diminuzione del reddito nella misura in cui deriva da altre cause (di natura soggettiva od economica) non è per contro, suscettibile di una valutazione giuridica ai fini dell'erogazione della rendita. Quindi, l'assicurato che può svolgere ancora un'ampia gamma di lavori rimunerativi a lui confacenti è tenuto - prima di poter pretendere una rendita AI - a reintegrarsi o a farsi reintegrare in altra attività (ad esempio dall'Ufficio del lavoro o, se sono dati i presupposti legali, dall'URIP; cfr. RCC 1991, pag. 47, consid. 7c).
2.3. Se, però, un assicurato maggiorenne non esercitava un'attività lucrativa prima di essere invalido, l'applicazione nei suoi confronti del concetto dell'incapacità di guadagno non è possibile poiché - in simili condizioni - l'invalidità non può cagionare una vera e propria perdita di guadagno. Ciò, in special modo, se "non si può esigere da lui l'esercizio di una attività lucrativa".
Per questo motivo l'art. 5 LAI parifica "l'impossibilità di svolgere le proprie mansioni consuete" all'incapacità al guadagno (metodo specifico di calcolo dell'invalidità, SVR 1996 IV Nr. 76 p. 221 consid. 1; RCC 1986 p. 246 consid. 2b; DTF 104 V 136; Valterio, Droit et pratique de l'assurance invalidité, p. 199).
A sua volta, l'art. 27 cpv. 1 e 2 OAI, precisa:
"
L'invalidità degli assicurati senza attività lucrativa nel senso dell'articolo 5 capoverso 1 LAI è calcolata in funzione dell'impedimento ad adempiere le loro mansioni consuete.
Per mansioni consuete di un assicurato occupato nell'economia domestica s'intendono gli usuali lavori domestici e, se è il caso, l'attività svolta nell'azienda del coniuge e l'educazione dei figli; per mansioni consuete dei religiosi s'intende ogni attività svolta dalla comunità."
Al proposito va precisato che si paragona l'attività svolta dall'assicurato prima della sopravvenienza del danno alla salute con quella che può svolgere posteriormente, applicando l'impegno che si può esigere da lui (RCC 1984 p. 139; J.L. Duc, Les assurances sociales en Suisse, Lausanne 1995, p. 458; A. Maurer, Bundessozialversicherungsrecht, Basilea e Francoforte, 1994, p. 145).
Di regola si presume che non vi è impedimento dovuto all'invalidità se l'assicurato è ancora attivo nella sua economia domestica e segue, almeno parzialmente, le incombenze che lo concernono.
Questa presunzione può tuttavia essere rovesciata se è stabilito che la persona lavora più di quanto è ragionevolmente esigibile oppure fa eseguire da altri la maggior parte dei lavori che non può eseguire personalmente (RCC 1984 p. 139; Valterio, op. cit. p. 211).
L'importanza dell'attività della persona che si occupa dell'economia domestica dipende dalla struttura famigliare, dalla situazione professionale del congiunto e dalle circostanze locali. Si distinguono quindi tre tipi di famiglia, quella senza figli, quella con figli o altri membri della famiglia che richiedono cure o quella in cui un coniuge collabora nell'impresa dell'altro.
2.4. Nel caso in cui invece l’interessato svolga solo parzialmente un'attività lucrativa torna applicabile l’art. 27bis OAI secondo cui
"
Agli assicurati che esercitano solo parzialmente un’attività lucrativa, l’invalidità per questa parte è computata giusta l’articolo 28 capoverso 2 LAI. Ove si consacrassero inoltre ai loro lavori abituali ai sensi dell’art. 5 cpv. 1 LAI, l’invalidità è fissata conformemente all’art. 27 per quest’altra attività. In tal caso occorrerà determinare la parte rispettiva dell’attività lucrativa e quella del compimento degli altri lavori abituali e calcolare il grado d’invalidità secondo l’impedimento nelle due attività in questione.
Quando si possa presumere che l’assicurato, senza soffrire di una danno alla salute, eserciterebbe al momento dell’esame del suo diritto alla rendita un’attività a tempo pieno, l’invalidità sarà valutata esclusivamente secondo i principi validi per le persone esercitanti attività lucrativa.”
Questo metodo di graduazione dell'invalidità (detto "metodo misto") è stato ancora una volta dichiarato conforme alla Legge del TFA in una sentenza pubblicata in DTF 125 V 146.
2.5. Ai fini di accertare il metodo applicabile per il calcolo del grado di invalidità, si deve stabilire se la persona esercitava o meno attività lucrativa immediatamente prima dell’insorgere dell’invalidità e se la persona che non esercita attività lucrativa ne avrebbe esercitata una in futuro se non fosse subentrato il danno alla salute (SVR 1996 AI Nr. 76 p. 221). Al proposito va ancora rilevato che il metodo di calcolo non resta immutato. Ad ogni revisione si deve infatti accertare quale sarebbe stata l’attività esercitata dall’assicurato se non fosse stato invalido (DTF 98 V 262; M. Valterio, op. Cit., p. 109).
Inoltre va ricordato che secondo l'art. 28 cpv. 1 LAI, gli assicurati hanno diritto a una rendita intera se sono invalidi almeno al 66 2/3 %, a una mezza rendita se sono invalidi almeno al 50 % o a un quarto di rendita se sono invalidi almeno al 40 %.
2.6. Nella presente fattispecie, per valutare l'invalidità dell'assicurata l'UAI ha applicato il metodo misto (cfr. consid. 2.4).
L'amministrazione ha dunque diviso il tempo dedicato dalla ricorrente nell'attività salariale (57%) da quello impiegato nelle mansione domestiche (43%).
Orbene, dall'attestato di lavoro del dr. _ si rileva come da gennaio 1986 a febbraio 1988 (prima dell'insorgenza del danno alla salute) essa sia stata occupata due giorni alla settimana, mentre dal mese di marzo 1988 fino a novembre 1999 i giorni lavorativi sono aumentati a tre, per complessive 24 ore settimanali, con un salario mensile di fr. 4'140.-- (doc. AI _).
Presupponendo una settimana lavorativa di 42 ore, dal mese di marzo 1998 il grado di occupazione della ricorrente corrisponde al 57%.
L'assicurata sostiene di aver iniziato l'attività lucrativa a tempo pieno e che, per motivi di salute, il grado di occupazione è andato costantemente diminuendo.
Dai certificati di salario prodotti dall'assicurata non risulta tuttavia che essa sia stata inizialmente occupata al 100% quale salariata.
Anzi, gli stessi certificati dimostrano come nel 1988, quindi prima del peggioramento attestato nel 1993, il grado di occupazione parziale sia aumentato dalle 16 alle 24 ore settimanali (cfr. doc. AI _).
Ne consegue che la ripartizione fatta dall'UAI risulta corretta.
2.7. Sulla base degli accertamenti medici l'UAI ha concluso per un'incapacità lavorativa del 50% nella professione di igienista dentale. Fondandosi sull'indagine economica per le persone che si occupano dell'economia domestica esperita il 18 maggio 1999 (doc. AI _), l'amministrazione ha poi concluso per un'incapacità lavorativa del 40% quale casalinga. L'invalidità complessiva risulta quindi del 46%.
La ricorrente contesta genericamente le incapacità lavorative sostenendo che
"le due cifre menzionate nella decisione impugnata vanno corrette verso l'alto"
in modo da poter percepire una mezza rendita.
2.8. Per quel che concerne l'attività salariata, i certificati medici agli atti concordano, oltre che nella diagnosi, nel ritenere l'assicurata inabile al lavoro nella misura del 50%.
Nel citato rapporto del 5 ottobre 1994 il medico curante Dr. _ ha ritenuto che:
"
Quale igienista dentale la paziente presenta un'incapacità lavorativa al 50%. Se nel rimanente 50% la paziente potesse essere occupata nell'ambito di lavori amministrativi o se la paziente potesse essere riciclata nella parte amministrativa presso un dentista come finora non vi sarebbero elementi per un'invalidità. " (Doc. AI _).
Nel successivo rapporto del 4 settembre 1995 il medesimo sanitario non ha riscontrato cambiamenti significativi (doc. AI _).
Di analogo tenore è il rapporto dell'altro medico curante, dr. med. _, il quale ha concluso che:
"
La paziente ebbe a subire a due riprese un infortunio con trauma in sede cervicale (incidente automobilistico e caduta con la bicicletta), da allora anche in relazione con l'attività professionale sono andate instaurandosi divenendo sempre più marcate delle cervicalgie con spasmo della muscolatura paravertebrale cervicale nonostante manovre di chiropratica, fisioterapia, ecc..
Ritengo che la capacità lavorativa nella professione esercitata non possa essere ulteriormente migliorata per cui a mio avviso una rendita al 50% è indicata " (Doc. AI _)
Un peggioramento dello stato di salute è stato riscontrato dal dr. _. Nel rapporto del 20 maggio 1998 egli ha infatti rilevato che:
"
Rispetto al 1995 la situazione è peggiorata con aumento della frequenza e dell'intensità delle esacerbazioni cliniche e della sintomatologia di fondo, parzialmente refrattaria a diverse terapie ambulatoriali sia convenzionali che alternative. Quale igienista o in attività analoga la paziente è teoricamente e definitivamente inabile nella misura del 50% partendo dalle date citate sopra. Lavorando la paziente già a tempo parziale è stato dimezzato l'orario settimanale di presenza. Considerata l'evoluzione progressiva è giustificata un'invalidità parziale anche per altre attività. Quale casalinga la paziente non è da ritenere invalida." (Doc. AI _)
per poi concludere come segue:
"
Concludendo
, si confermano le osservazioni già citate al punto n. 2. Se nel 1995 una invalidità definitiva appariva prematura, dopo aver osservato l'evoluzione durante ancora 3 anni si giustifica un'incapacità lavorativa definitiva nella misura del 50% con diritto a rendita parziale di invalidità sia per la professione attuale che per altre professioni (un riciclaggio non appare realistico) mentre quale casalinga la paziente non è da ritenere invalida. Il calcolo della prestazione ben inteso sarà da fare tenendo conto che la paziente esercitava un'attività lavorativa a tempo parziale già prima dell'inizio dell'incapacità lavorativa. Un eventuale rapporto medico psichiatrico può essere richiesto al dr. _, attuale psichiatra curante, dopo che la paziente è stata curata precedentemente da altri specialisti." (Doc. AI _)
Il dr. _, psichiatra e psicoterapeuta, nel suo referto del 18 settembre 1998 ha innanzitutto rilevato come l'assicurata sia stata in cura da lui dall'8 settembre 1995 al 29 ottobre 1996, rimarcando comunque di non aver in seguito avuto più notizie.
Egli ha tuttavia certificato un'incapacità lavorativa nella professione di igienista dentale senza comunque specificare in che misura (doc. AI _).
Orbene, sulla base di tale documentazione medica non vi sono elementi che consentano di giungere ad una conclusione circa la capacità lavorativa dell'assicurata diversa da quella fissata dall'UAI (50%).
Non rilevante ai fini dell'esito della causa risulta essere il certificato del dr. _ poiché non quantifica la percentuale di incapacità lavorativa. Del resto va ricordato che l'assicurata è rimasta in cura da lui solo un anno, per cui quanto attestato non può essere ritenuto concludente.
Del resto, la ricorrente si è limitata a sostenere un grado d'inabilità superiore senza fornire alcun elemento idoneo a contraddire la valutazione medica posta alla base della decisione contestata.
2.9. A proposito dell'attività di casalinga, va ricordato che l'invalidità delle persone che si occupano (esclusivamente o parzialmente dell'economia domestica), come si é visto (cfr. consid. 2.4), è stabilita confrontando le singole attività nell'economia domestica ancora accessibili alla richiedente la rendita AI, con i lavori che può eseguire una persona sana, secondo le regole stabilite dalla prassi amministrativa e riportate alle cifre 2122 e ss nelle Direttive UFAS sull'invalidità e la grande invalidità in vigore dal 1. gennaio del 1990.
In particolare la cifra 2124 prevede:
"
in occasione dell'esame dell'impedimento - dovuto all'invalidità - riscontrato presso una persona occupata nell'economia domestica, ci si basa generalmente sulla ripartizione dei lavori esistenti prima dell'insorgere dell'invalidità.
In primo luogo si deve tuttavia esaminare se l'assicurato non ha la possibilità di usare meglio la sua residua capacità di lavoro mediante un'altra ripartizione dei compiti."
La cifra 2122 prevede che:
"
Quale regola generale si ammette che i lavori di una persona sana occupata nell'economia domestica costituiscono le seguenti percentuali della sua attività complessiva.
Lavori Economia senza figli e senza membri di famiglia che richiedono cure
%
1.
Conduzione dell'economia
domestica, (pianificazione,
organizzazione del lavoro,
controllo 5
2.
Spese e acquisti diversi 10
3.
Alimentazione (preparazione
dei pasti, lavori di pulizia
della cucina) 40
4.
Pulizia dell'appartamento 10
5.
Bucato, pulizia dei vestiti,
confezione e trasformazione
degli abiti, (cucito, maglia,
uncinetto) 10
6.
Cura dei figli e di altri membri
della famiglia ---
7.
Diversi (cura di terzi, cura
delle piante e degli
animali, giardinaggio) 5
8.
Altre attività (p. es. aiuto alla
famiglia stessa, attività di utilità
pubblica, perfezionamento,
creazione artistica, attività
superiore alla media nella
confezione e nella trasformazione
dei vestiti). 20"
In VSI 1997 pag. 299 e seg., l'UFAS ha precisato di aver emesso delle direttive supplementari (supplemento 1 alle Direttive sull'invalidità e sulla grande invalidità, valido dal 1. gennaio 1993) che accordano il diritto agli Uffici AI dei diversi cantoni di valutare la sfera di competenze di una persona attiva nell'economia domestica su casi differenti (cfr. cifre 2127 ss. delle DIG).
In una sentenza del 17 febbraio 1997 nella causa M.T. pubblicata in VSI 1997 pag. 298 e seg. il TFA ha stabilito che il complesso delle occupazioni abituali degli assicurati attivi in ambito domestico deve corrispondere, in ogni caso, ad un valore pari al 100%. Una differenziazione che si orienta alle dimensioni dell'economia domestica con la conseguenza che, in caso di economie domestica di dimensioni ridotte si ammetterebbe un aggravio complessivo inferiore al 100%, è contrario alla legge e alle ordinanze.
Inoltre nella Circolare concernente l'invalidità e l'impotenza dell'assicurazione per l'invalidità (CII), in vigore dal 1° gennaio 2000, l'UFAS, allo scopo di garantire un'uguaglianza di trattamento in tutta la Svizzera (cfr. Cifra 3097), la cui versione in italiano non è ancora disponibile, ha previsto una nuova ripartizione delle singole attività domestiche sulla base di un minimo ed un massimo - che nel caso concreto risultano essere stati rispettati - attribuibile a ciascuna di esse.
In particolare la cifra 3095 prevede:
"En règle générale, on admettra que les travaux d'une personne non invalide qui s'occupe du ménage constituent, en pour-cent, les parts suivantes de son activité:
Activités
Minimum
Maximum
%
%
1. Conduite du ménage (planification,
organisation, réparation du travail,
contrôle)
2
5
2. Alimentation (préparation, cuisson,
service du repas, nettoyage de la
cuisine, provisions)
10
50
3. Entretien du logement (épousseter,
passer l'aspirateur, entretenir les sols,
nettoyer les vitres, faire les lits)
5
20
4. Achats et courses diverses (poste,
assurances, services officiels)
5
10
5. Lessive, entretien des vêtements
(laver, étendre et plier le linge,
repasser, raccommoder, nettoyer les
chaussures)
5
20
6. Soins aux enfants ou aux autres
membres de la famille
0
30
7. Divers (p. ex. Soins infirmiers,
entretien des plantes et du jardin,
garde des animaux domestiques,
confection et transformation de
vêtements; activité d'utilité publique,
formation complémentaire, création
artistique)*
0
50
* à l'exclusion des occupations purement de loisirs (n° 3090)"
Mentre alle cifre 3096 e ss. si legge ancora:
"
Le total des activités doit toujours se monter à 100% (Pratique VSI 1997, p. 298).
La présentation de la répartition des travaux donnée au n° 3095 et leur appréciation individuelle sont applicables dans les cas normaux. La fixation d'un minimum et d'un maximum est destinée à garantir une égalité de traitement dans toute la Suisse. La marge existant entre ces deux extrêmes permet de mieux tenir compte de la réalité et des circonstances du cas particulier. Une pondération différente ne peut être faite qu'en cas de divergences importantes par rapport au schéma (RCC 1986, p. 244). Le cas échéant, le dossier sera soumis à l'OFAS avec une proposition.
Afin de satisfaire à l'obligation de réduire le dommage, une personne qui s'occupe du ménage doit, de sa propre initiative, faire ce que l'on peut raisonnablement attendre d'êlle afin d'améliorer sa capacité de travail (p. ex. en adoptant une méthode de travail adéquate, en faisant l'acquisition d'équipements et d'appareils ménagers appropriés, n
os
1045 et 3045 ss). Elle doit mieux répartir son travail et avoir recours à l'aide des membres de sa famille dans la mesure habituelle.
Si la personne ne prend pas de telles dispositions en vue de réduire son invalidité, il ne sera pas tenu compte, lors de l'évaluation de l'invalidité, de la diminution de la capacité de travail qui en résulte dans le domaine du ménage."
Con sentenza non pubblicata 22 agosto 2000 nella causa G.C., _, il TFA (I 102/00) ha avuto modo di nuovamente confermare la legittimità di queste direttive, in quanto il calcolo dell'invalidità ex art. 27 OAI deve essere effettuato valutando l'attività domestica secondo l'importanza percentuale delle singole summenzionate mansioni nelle circostanze concrete.
2.10. In concreto, l'UAI ha incaricato l'assistente sociale di esperire un'inchiesta economica per le persone che si occupano dell'economia domestica. Il relativo rapporto è stato allestito il 15 giugno 1999 (doc. AI _).
In tale inchiesta è stata correttamente stabilita una ripartizione delle singole attività domestiche nel rispetto dei parametri di cui alla cifra marginale 3095 CII, attribuendo un valore complessivo del 100% all'insieme dei lavori abituali svolti dall'assicurata nell'ambito dell'economia domestica.
Sulla base degli accertamenti fatti, riferendosi alle percentuali degli impedimenti di ogni singola mansione, l'assistente sociale ha quindi stabilito un impedimento complessivo del 40,5%, ciò che costituisce, ritenuto un 43 % delle attività dedicato alle mansioni domestiche, un grado d'invalidità dell'assicurata quale casalinga del 17 %
L'assicurata ritiene tale inchiesta non probante poiché
" quando l'assistente sociale ha preso contatto con la ricorrente per valutarne l'attività domestica, la ricorrente stava bene e ha potuto fare anche delle cose che solitamente non riesce a fare".
Al riguardo va comunque precisato che il TFA ha stabilito che non vi è motivo di mettere in dubbio le conclusioni delle inchieste effettuate dai servizi sociali, in quanto essi dispongono di collaboratori specializzati, il cui compito consiste nel procedere a tali inchieste (RCC 1984 p. 143, consid. 5).
Se, tuttavia, non è possibile determinare con sufficiente certezza che l’impedimento è effettivamente dovuto all’invalidità, nella misura in cui l’incapacità di lavoro constatata dal medico non è unicamente teorica, questa risulta decisiva (Valterio, op. cit. p. 211; cfr. RCC 1989 p. 131 consid. 5b ec; cfr. RCC 1984 p. 144 consid. 5).
Nelle sentenze non pubblicate 2 febbraio 1999 in re M.J.V. e 17 luglio 1990 in re W. il TFA ha inoltre precisato che si deve far capo ad un medico, affinché si esprima sull’ammissibilità delle diverse mansioni, solo in casi eccezionali e meglio se le indicazioni dell’assicurata appaiono inverosimili e in contrasto con gli accertamenti medici.
Tali condizioni non appaiono nella fattispecie in esame adempiuti, la totalità delle indicazioni fornite dalla casalinga risultando del tutto attendibili e non contrastando con quanto riscontrato dal profilo medico (cfr. consid. 2.8).
2.11. Nel caso in esame, quanto sostenuto dalla ricorrente non trova alcun riscontro nella refertazione medica agli atti. Tantomeno essa ha prodotto dei certificati idonei ad attestare un peggioramento dello stato di salute intervenuto dopo l'inchiesta domiciliare.
Un peggioramento dello stato di salute è stato certificato dal dr. _ nel già citato rapporto dell'8 maggio 1998 in cui egli addirittura non ha ritenuto l'assicurata "invalida" nell'attività di casalinga (doc. AI _), senza tuttavia motivare tale conclusione.
Infine, alla luce delle giurisprudenza citata, alla valutazione dell'assistente sociale (rimasta peraltro incontestata nei suoi singoli punti) deve essere prestata completa adesione: la valutazione degli impedimenti - considerati, come visto, conformemente ai succitati dettami giurisprudenziali, in relazione ad un complesso delle occupazioni abituali pari al 100% e entro i parametri fissati nella citata cifra marg. 3095 CII, - non appare infatti arbitraria, risulta conforme alle circostanze ed ai riscontri concreti. Conforme alla giurisprudenza è del resto pure la presa in considerazione, negli assicurati coniugati, della ripartizione dei compiti e dei ruoli derivanti dall'obbligo di reciproca assistenza e cooperazione alla prosperità dell'unione coniugale sancito dal diritto matrimoniale in vigore (cfr. art. 159 cpv. 2 e 3 e art. 163 CCS; Pratique VSI 1996, pag. 208; 117 V 197, cfr. perizia p. 5, 6).
Alla luce delle considerazioni che precedono e tenuto conto di tutte le circostante concrete, questo TCA non può che ritenere adeguato il grado d'invalidità dell'assicurata quale casalinga stabilito dall'UAI sulla base dell'accertamento domiciliare.
Ne consegue dunque che la decisione contestata che fissa il grado d'invalidità complessivo al 46% risulta essere conforme alla legge ed alla giurisprudenza citata e quindi deve essere confermata.
2.12. Al punto 5 del ricorso l'assicurata sostiene, tra l'altro, che la rendita deve essere aggiornata ai salari effettivamente percepiti poiché il quarto della media dei salari non corrisponde a quanto percepito attualmente dall'UAI.
Orbene, tale richiesta non può essere accolta poiché nella LAI la determinazione dell'ammontare della rendita avviene secondo altri criteri e non sulla base dell'ultimo salario percepito prima del sopraggiungere dell'invalidità. Questo diversamente, per esempio, da quanto avviene nell'assicurazione contro gli infortuni ove le indennità giornaliere sono calcolate in base al guadagno assicurato, corrispondente all'ultimo salario riscosso prima dell'infortunio (art. 15 cpv. 1 e 2 LAINF).
Per quanto riguarda il calcolo delle rendite d’invalidità l’art. 36 cpv. 2 LAI prevede che sono applicabili per analogia le norme dell’AVS, riservate alcune norme specifiche della LAI (cfr. art. 36 cpv. 3 LAI e art. 37 cpv. 2 LAI).
Infatti, a seconda che l'assicurato abbia pagato sempre e regolarmente i contributi dovuti oppure che il suo periodo di contribuzione presenti delle lacune contributive, egli ha diritto ad una rendita completa o parziale (cfr. art. 29 cpv. 2 lett. a, b LAVS), vale a dire ad una rendita calcolata sulla base della scala 44 (rendita completa) o di una scala inferiore (rendita parziale; cfr. art. 52 OAVS).
Il calcolo della rendita di vecchiaia (rispettivamente rendita AI) è determinato dagli anni di contribuzione, dai redditi dell’attività lucrativa nonché dagli accrediti per compiti educativi o d’assistenza tra il 1° gennaio successivo alla data in cui l’avente diritto ha compiuto i 20 anni e il 31 dicembre che precede l’insorgere dell'evento assicurato (art. 29 bis cpv. 1 LAVS).
Mentre il reddito annuo medio è determinato sommando i redditi da attività lucrativa rivalutati e gli accrediti per compiti educativi e assistenziali e divisi per il numero di anni di contribuzione (art. 30 cpv. 2 LAVS). Pertanto il reddito annuo determinante (indicato sulla decisione della Cassa) non corrisponde necessariamente all'ultimo reddito conseguito dall'assicurato, ma serve unicamente a fissare la corrispondente rendita.
Alla luce di quanto precede, il calcolo della rendita deve essere confermato. Infatti il quarto di rendita è stato fissato sulla base di un reddito annuo medio di fr. 59'700.-- e un periodo di contribuzione di 7 anni e 6 mesi, corrispondente alla scala di rendita 24.