Decision ID: 5553270a-79d1-557b-ab1e-07002d8b5ba1
Year: 2010
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: civil_law

in fatto: A.
AP 1 è proprietaria della particella n. 175 RFD di _, sulla quale sorge un'abitazione (“villa _”). Il fondo confina a est con la particella n. 793, a nord con la particella n. 794 e a nord-est con la particella n. 795, appartenenti alla stessa AO 2, a AO 1, e a AO 3, membri della CC 1. Fino al frazionamento, intervenuto il 7 febbraio 1983, tali fondi formavano un tutt'uno con la particella n. 175. L'accesso veicolare a quest'ultima proprietà avviene dalla strada cantonale _ -_, da cui si diparte un acciottolato in granito (subalterno
f
) che lambisce
il fondo n. 793 per raggiungere l'autorimessa posta sul subal
terno
D
della proprietà. La particella n. 793 costeggia con tutto il suo fronte sud la strada cantonale, mentre le particelle n. 794 e 795, non edificate, non hanno sbocchi sulla pubblica via.
B.
Il 22 dicembre 1998 AO 1 ha convenuto AO 2, CO 1 e AP 1 davanti al Pretore della giurisdizione di Locarno Campagna perché sulla particella n. 175 fosse iscritto un diritto di accesso necessario con ogni veicolo in favore delle particelle n. 794 e 795, da esercitare lungo l'acciottolato, e che sulla particella n. 795 fosse iscritto un identico diritto in favore della particella n. 794. Nella sua risposta
del 16 marzo 1999 AP 1 ha aderito alla petizione, mentre nei loro allegati del 12 aprile 1999 AP 2 e CO 1 hanno proposto di respingere l'azione. Il 21 luglio 1999 CO 1 è deceduta, lasciando quale unica erede la sorella
AP 2, che è subentrata nella lite. Statuendo con sentenza del 26 febbraio 2003, il Pretore ha accolto la petizione e ha gravato il subalterno
f
della particella n. 175 di un accesso veicolare necessario in favore delle particelle n. 794 e 795, con obbligo per l'attrice e AO 3 di versare a AP 1 un'indennità di fr. 20
800.–.
C.
Adita da AP 1 con appello del 18 marzo 2003, questa Camera ha accertato che la petizione andava presentata da tutti i membri formanti la CC 1 e non dalla sola AO 1. Ciò posto, il 2 giugno 2004 essa ha accolto l'appello, nel senso che ha annullato la sentenza impugnata e ha ritornato gli atti al Pretore perché invitasse l'attrice a completare la petizione, riprendesse gli atti omessi, integrasse l'istruttoria ed emanasse un nuovo giudizio (inc. 11.2003.35). Un ricorso per riforma e un ricorso di diritto pubblico presentati da AO 1 sono stati dichiarati inammissibili dal Tribunale federale con sentenze 5C.162/2004 e 5P.280/2004 dell'11 novembre 2004.
D.
Ripristinata la litispendenza davanti al Pretore, a un'udienza dell'8 marzo 2005
(indetta
“per incombenti”
) AP 1 ha rifiutato di partecipare all'azione introdotta da AO 1. Su richiesta di quest'ultima, il Pretore ha nominato così il 10 marzo 2006 l'avv. RA 1 quale rappresentante della CC 1. Il 7 agosto 2006 l'avv. RA 1 ha poi invitato l'avv. PA 2 a completare la petizione del 22 dicembre 1998 con il nome degli altri due eredi. Ciò che l'avvocato PA 2 ha fatto, reintroducendo il 22 settembre 2006 una petizione a nome di AO 1, AO 2 e AO 3. Nella sua risposta del 25 ottobre 2006 AP 1 ha proposto nuovamente di respingere
l'azione, censurando la “carenza di legittimazione attiva della comunione ereditaria e del suo rappresentante”. Con replica del 26 settembre 2006 gli attori si sono confermati nelle loro domande. La convenuta non ha duplicato.
E.
All'udienza preliminare del 22 maggio 2007, limitata dal Pretore all'esame della legittimazione attiva, le parti hanno confermato i loro punti di vista. Sentito l'avv. RA 1, le parti hanno rinunciato al dibattimento finale, limitandosi a memoriali conclusivi nei quali hanno ribadito le loro posizioni. Statuendo con decreto del 26 settembre 2008, il Pretore ha respinto
“
l'eccezione di legittimazione attiva della comunione ereditaria e del suo rappresentante”. La tassa di giustizia e le spese, di complessivi fr. 1000.–, sono state poste a carico della convenuta, tenuta a rifondere alle controparti fr. 2000.– per ripetibili.
F.
Contro il decreto appena citato AP 1 è insorta con un appello del 16 ottobre 2008 per ottenere che il giudizio impugnato sia riformato nel senso di accogliere la sua
“
eccezione” e di annullare il decreto del Pretore. In subordine essa chiede che sia annullato l'incarico conferito all'avv. PA 2 di promuovere l'azione di passo necessario a favore della CC 1. Nelle loro osservazioni del 19 novembre 2008 AO 1, AO 2 e AO 3 propongono di respingere l'appello.

Considerando
in diritto: 1.
L'azione è stata promossa dalla CC 1,
“e per essa dai suoi tre membri”
AO 1, AO 2, e AO 3. L'avv. RA 1 dimentica tuttavia di essere stato nominato rappresentante della comunione ereditaria (art. 602 cpv. 3 CC), non dei singoli eredi. Alla stessa stregua di un amministratore della successione (art. 554 e 595 CC; DTF 130 III 100 consid. 2.3) o di un esecutore testamentario (art. 517 CC; DTF 116 II 131 consid. 3a), per conto della successione egli è chiamato quindi ad agire in nome proprio (
Schauffelberger/Keller
in: Basler Kommentar, ZGB II,
3a edizione
, n. 28 e 47 ad art. 602;
Weibel
in: Praxiskommentar Erbrecht, Basilea 2007, n. 37 e 71 ad art. 602 CC
; Steinauer
, Le droit des successions, Berna 2006, pag. 570 n. 1224a;
Piotet
, Traité de droit privé suisse, vol.
IV, Friburgo 1975
, pag. 592;
v. anche sentenza del Tribunale federale 5C.116/2003 del 5 febbraio 2004). Contrariamente a quanto figura sulla petizione, in altri termini, chi procede nella fattispecie non sono gli eredi fu CC 1, ma è il rappresentante della comunione ereditaria. L'erronea indicazione non avendo recato alcun pregiudizio alla convenuta, la quale non poteva avere dubbi sulla reale identità della controparte, non è il caso di ritornare il caso per la seconda volta in Pretura, rinvio che si risolverebbe del resto in un mero esercizio di giurisdizione.
2.
La qualità per agire pertiene alle condizioni sostanziali della pretesa ed è un
presupposto
– non un'eccezione – di merito, poiché dev'essere verificata d'ufficio in ogni stadio di causa (RtiD II-2008 pag. 657 consid. 2, I-2008 pag. 1092 consid. 5a). Né
sussiste motivo per trattare i presupposti di merito diversamente dai presupposti processuali. Ora, nel caso in cui il giudice accerti un presupposto processuale litigioso, egli statuisce con
“
decreto
”
(art. 100 cpv. 1 CPC). Impugnabile
“nel
termine ordinario
”
di venti giorni, un appello introdotto contro tale decreto è trattato, di regola,
“con la prima appellazione sospensiva” (art. 96 cpv. 4 CPC). All'esigenza dell'effetto sospensivo sfugge nondimeno il
decreto emesso dal giudice che, come in concreto, ha limitato l'udienza preliminare all'esame del presupposto (art 181 cpv. 1 CPC). In simili casi il processo continua – per legge – al riguardo finché non sia deciso con un giudizio definitivo (art. 181 cpv. 2 CPC;
Cocchi/Trezzini,
CPC massimato e commentato, Lugano 2000
, pag. 305 nota 363 in fine). Ciò premesso, nulla osta in concreto all'esame dell'appello.
3.
Premesso che la parte attrice in causa non è la comunione ereditaria, ma i suoi componenti tenuti ad agire congiuntamente in litisconsorzio necessario, Il Pretore ha ritenuto che nella fattispecie “l'eccezione di carenza di legittimazione attiva (...) non aveva motivo di essere”. La contestazione verteva piuttosto – a suo avviso – sull'estensione dei poteri conferiti all'avv. RA 1 quale rappresentante della successione. E tale designazione concretava quanto aveva prescritto la prima Camera civile del Tribunale di appello con la sentenza del 2 giugno 2004. Secondo il Pretore, quindi, non v'era dubbio – né poteva avere dubbi in buona fede la convenuta – che il rappresentante dell'eredità fosse abilitato a decidere se intentare o no la causa per l'ottenimento dell'accesso necessario, e in caso affermativo fosse abilitato a incaricare un avvocato. Di conseguenza l'avvocato RA 1 aveva agito correttamente nell'ambito del suo potere di rappresentanza. Il Pretore ha escluso infine che nella causa pendente gli attori potessero insorgere contro la scelta del rappresentante o che la convenuta potesse contestare l'adeguatezza dell'incarico all'avvocato PA 2 per conflitto d'interesse.
4.
AP 1 ribadisce di avere censurato a suo tempo “non tanto la scelta dell'avv. RA 1 quale rappresentante della comunione ereditaria, quanto la necessità di avere un rappresentante, e soprattutto le competenze assunte”. Per l'appellante il rappresentante deve limitarsi alla semplice amministrazione dei beni, senza prendere decisioni che influiscano sul valore del patrimonio e che non mirino a preservarlo o semplicemente a mantenerlo. La nomina del rappresentante è stata imposta – a suo avviso – per consentire alla comunione ereditaria di introdurre la petizione contro il volere di lei, nonostante essa rappresenti “la maggioranza delle quote di eredità in ragione di
10
/
16
”. Inoltre l'avvocato RA 1 non agirebbe nell'interesse della successione, ma unicamente ed esclusivamente negli interessi degli altri due eredi, né prima di avviare la causa egli ha ponderato se esistano gli estremi per ottenere un diritto di accesso in virtù del diritto pubblico. Per di più, si tratta dello stesso avvocato già incaricato in precedenza dai due altri membri della comunione ereditaria, che non può garantire pertanto equità di trattamento né oggettività di giudizio. Senza dimenticare – essa soggiunge – che il Pretore non ha attribuito al rappresentante della comunione ereditaria la facoltà di incaricare un legale. Tale decisione spetterebbe solo all'unanimità dei coeredi. Tutto ciò dimostrerebbe, per l'appellante, la “carenza di legittimazione attiva della comunione ereditaria e del suo rappresentante”.
5.
Relativamente alla qualità per agire del rappresentante della comunione ereditaria, l'appellante sostiene che quest'ultima si sarebbe potuta attivare solo per decisione unanime dei suoi membri e che tale facoltà poteva essere attribuita al rappresentante. L'assunto è infondato. Che per promuovere un'azione volta a ottenere un accesso necessario in favore di un fondo in proprietà comune – come in concreto – la legittimazione attiva competa solo ai proprietari comuni, i quali devono agire insieme, è indiscutibile (
Meier-Hayoz
in: Berner Kommentar, 3a edizione, n. 23 ad art. 694 CC;
Rey
in: Basler Kommentar, ZGB II, 3a edizione, n. 12 ad art. 694). Sta di fatto che, come questa Camera ha già spiegato nella citata sentenza del 2 giugno 2004, ove un erede rifiuti di consentire a un atto giuridico riguardante un bene comune, l'unico rimedio è quello di designare un rappresentante della successione (consid. 8). E nel caso in cui decida di promuovere causa in favore della comunione ereditaria, il rappresentante diventa parte attiva in luogo e vece degli eredi.
6.
Per quel che concerne la designazione dell'avvocato RA 1 in qualità di rappresentante, le censure dell'appellante andavano mosse alla decisione di nomina, intervenuta il 10 marzo 2006 e che non è stata impugnata. Non possono perciò essere vagliate adesso. Quanto ai
poteri del rappresentante, contrariamente a quelli di un rappresentante designato per convenzione dagli eredi, essi dipendono dall'atto di designazione ufficiale (
Steinauer
, Les droits réels, Berna 2006, pag. 570 n. 1224). Nel caso specifico, contrariamente all'opinione dell'appellante, il rappresentante della comunione ereditaria non ha solo il compito di amministrare la successione. Anzi, nella decisione di nomina
il Pretore, riferendosi alla sentenza 2 giugno 2004 di questa Camera, ha esplicitamente autorizzato l'avvocato RA 1 a esaminare l'opportunità di promuovere causa per ottenere in favore della comunione ereditaria il noto accesso necessario (inc. DI.2005.45, richiamato). Su questo punto l'appello non merita altra disamina.
Che poi il
rappresentante designato a norma dell'art. 602 cpv. 3 CC debba curare gli interessi della comunione ereditaria, tutelandone i diritti verso terzi in luogo e vece degli eredi discordi, è pacifico
(RTiD II-2008 pag. 651 con riferimenti;
v. anche
Weibel,
op. cit., n. 57 e 58 ad art. 602). Poco importa dunque che in condizioni normali sia “facoltà della comunione ereditaria decidere all'unanimità il conferimento del mandato al rappresentante per l'inoltro dell'azione di passo necessario” o che l'appellante non abbia “mai acconsentito a tale azione”. Poco giova altresì che costei sia “titolare di una quota di
10
/
16
della successione”. Il rappresentante della comunione ereditaria non è vincolato alla volontà – maggioritaria o finanche unanime – degli eredi (DTF 53 II 208; sentenza del Tribunale federale 5P.83/2003 dell'8 luglio 2003, consid. 1 con rinvii; v. anche
Schauffelberger/Keller
, op. cit., n. 47 ad art. 602 CC). Nella fattispecie, del resto, il rappresentante ha tenuto conto dell'opposizione manifestata da AP 1, ma per finire ha considerato prevalente l'interesse della comunione ereditaria all'ottenimento del passo (deposizione dell'11 settembre 2007).
Non può essere esaminata in questa sede, per converso, la decisione del rappresentante della comunione ereditaria. Non che l'operato di un rappresentante sia insindacabile. L'erede che intende contestarlo perché lo reputa contrario agli interessi della comunione ereditaria deve tuttavia presentare reclamo all'autorità di vigilanza, come l'erede che contesta l'operato dell'esecutore testamentario, dell'amministrazione della successione o del liquidatore d'ufficio (
Steinauer
, op. cit., pag. 570 n. 1224c; sui compiti dell'autorità di sorveglianza: sentenza del Tribunale federale
5P.107/2004 del 26 aprile 2004, consid. 2.3;
Schauffelberger/ Keller
, op. cit., n. 49 segg. ad art. 602 CC). Si ricordi per concludere che il rappresentante della comunione ereditaria non può delegare la sua funzione, ma nulla gli impedisce di incaricare un patrocinatore di rappresentarlo in un processo (
Tuor/Picenoni
, op. cit., n. 57 ad art. 602 CC
). Anche su quest'ultimo punto l'appello si rivela perciò destituito di consistenza.
7.
Gli oneri del giudizio odierno seguono il principio della soccombenza (art. 148 cpv. 1 CPC). L'appellante rifonderà inoltre alla controparte, che ha formulato osservazioni al ricorso per il tramite di un patrocinatore, un'adeguata indennità a titolo di ripetibili.
8.
Circa i rimedi giuridici esperibili contro la presente sentenza sul piano federale (art. 112 cpv. 1 lett. d lett. d LTF), il valore litigioso sotto il profilo dell'art. 74 cpv. 1 lett. b LTF (fr. 23
498.–: lettera 16 ottobre 2006 dell'avvocato PA 2, nel fascicolo “allegati”) non raggiunge la soglia di fr. 30
000.– ai fini di un eventuale ricorso in materia civile.