Decision ID: 40d6855d-a8d3-5c3b-a825-9548cb02dda6
Year: 2016
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_006
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: civil_law

ritenuto
in fatto: A.
Le _ di _ (_), che gestiscono per conto del RE 1 l’Azienda acqua potabile e hanno inoltre ricevuto il mandato di emettere e d’incassare le tasse per l’uso delle canalizzazioni, hanno emesso il 25 luglio 2012 nei confronti di CO 1 una fattura di 1'960.95 relativa alla tassa di abbonamento e di consumo dell’acqua potabile durante il periodo intercorrente tra il 15 giugno 2011 e il 1° giugno 2012 e una di fr. 955.30 relativa alle tasse per l’uso delle canalizzazioni durante lo stesso periodo. Il 4 agosto 2012, la cliente ha inoltrato reclamo in merito alle tasse per il consumo d’acqua “2010-2012” e a quelle emesse nello stesso periodo per l’uso delle canalizzazioni, richiedendo una spiegazione sull’aumento, qualificato come rilevante, avvenuto nel periodo 2011-2012. Il 17 agosto 2012 l’_ ha risposto in merito alle tasse di consumo d’acqua e confermato la correttezza dell’importo fatturato. In uno scritto del 29 agosto 2012, CO 1 ha contestato le spiegazioni dell’_ e chiesto di correggere la bolletta per il consumo d’acqua, e con scritto datato 13 ottobre 2012 ma trasmesso via fax solo il 12 dicembre 2012 ha ribadito la sua opposizione ai conteggi. Due giorni dopo, l’_ ha confermato quanto spiegato il 17 agosto 2012 e il 1° febbraio 2013 ha confermato alla cliente un piano rateale che prevedeva il pagamento delle tasse sul consumo d’acqua in tre rate di fr. 653.65 ognuna. Il 19 febbraio 2013 la cliente ha contestato ancora una volta le spiegazioni dell’_.
B.
Il 22 maggio 2013 il RA 1 ha quindi assegnato a CO 1 un ultimo termine per pagare integralmente le tasse di abbonamento e di consumo dell’acqua potabile, pari a fr. 2'000.95 compresa una spesa di fr. 40.– per i solleciti di pagamento, avvertendola che contro la sua decisione era dato reclamo al Consiglio di Stato entro 15 giorni dalla notifica e che in caso di mancato reclamo la decisione sarebbe stata equiparata a un titolo di rigetto definitivo dell’opposizione. Il 5 giugno 2013 la cliente ha comunicato all’_ di attendere conferma scritta
“di quanto discusso e richiesto più volte”
, manifestando la propria disponibilità a versare la somma richiesta quale
“deposito in garanzia”
. In risposta, il 7 giugno 2013 l’_ ha precisato di avere ripreso nel 2004, in seguito all’aggregazione del Comune di _ a quello di _, la gestione e la fatturazione dell’Azienda acqua potabile comunale e di non essere a conoscenza delle modalità e procedure adottate da tale azienda per la fornitura di acqua potabile e il prelievo della tassa d’uso delle canalizzazioni.
C.
Con precetto esecutivo n. (50)_ emesso il 16 settembre 2014 dall’Ufficio di esecuzione di _, il RE 1 ha escusso CO 1 per l’incasso di fr. 1'960.95 oltre agli
interessi del 5% dal 1° giugno 2013, indicando quale titolo di credito la
“
fattura n. _, inerente la tassa d’abbonamento e di consumo acqua potabile relative alla relazione contrattuale: Cliente n. _, conto contrattuale n. _”
.
Esso l’ha pure escussa separatamente per l’incasso
della tassa d’uso delle canalizzazioni (es.
n. _, inc. _, 14.2016.40)
.
D.
Avendo CO 1 interposto opposizione al precetto esecutivo, con istanza 27 agosto 2015 il RE 1 ne ha chiesto il rigetto definitivo alla Giudicatura di pace del Circolo di Lugano Ovest. Nel termine impartito,
la parte convenuta si
è opposta all’istanza con osservazioni scritte del 29 ottobre 2015. Replicando e duplicando le parti si sono sostanzialmente confermate nelle rispettive conclusioni.
E.
Statuendo con decisione 15 febbraio 2016, il Giudice di pace ha dichiarato irricevibile l’istanza, ponendo a carico dell’escutente le spese processuali di fr. 150.– e un’indennità di fr. 300.– a favore della parte convenuta.
F.
Contro la sentenza appena citata il RE 1 è insorto
a questa Camera
con un reclamo del 25 febbraio 2016
per ottenerne la riforma, nel senso dell’accoglimento dell’istanza, e la condanna della convenuta al pagamento di fr. 1'960.95 oltre agli interessi e alle spese. Nelle sue osservazioni del 16 agosto 2016, la controparte ha concluso in via principale per l’irricevibilità del reclamo e in via subordinata per la sua reiezione
. Con replica spontanea del 26 agosto e duplica spontanea dell’8 settembre 2016 le parti hanno confermato le rispettive conclusioni.

Considerando
in diritto: 1.
La sentenza impugnata – emanata in materia di rigetto dell’opposizione – è una decisione di prima istanza finale e inappellabile (art. 309 lett. b n. 3 CPC), contro cui è dato il rimedio del reclamo (art. 319 lett. a CPC) alla
Camera di esecuzione e fallimenti (CEF) del Tribunale d’appello (art. 48 lett. e n. 1 LOG) senza riguardo al valore litigioso
.
1.1
Pronunciata in procedura sommaria (art. 251 lett. a CPC), la decisione è impugnabile con reclamo entro dieci giorni dalla notificazione (art. 321 cpv. 2 CPC). Consegnato alla posta il 26 febbraio 2016 contro la sentenza notificata al RE 1 il 16 febbraio 2016, in concreto il reclamo è tempestivo.
1.2
Il reclamo dev’essere “motivato”
(art. 321 cpv. 1 CPC), ciò che la Camera verifica d’ufficio. Il reclamante è così tenuto a formulare delle conclusioni chiare, a designare dettagliatamente sia i punti contestati della sentenza impugnata sia i documenti sui quali fonda la sua critica e a spiegare perché la motivazione della decisione sarebbe erronea, e non (solo) perché le sue opinioni sarebbero pertinenti
(DTF 138 III 375, consid. 4.3.1 e sentenza del Tribunale federale 5A_247/2013 del 15 ottobre 2013, consid. 3.3).
Doglianze generiche e recriminazioni di carattere generale non sono sufficienti, come non basta ripetere nel reclamo le argomentazioni esposte in prima sede. Solo a tali condizioni è possibile entrare nel merito del ricorso, poiché giudicare un reclamo non significa rifare il processo di primo grado, ma verificare se la sentenza impugnata resista alla critica.
La Camera decide in linea di principio in base agli atti di causa della giurisdizione inferiore (art. 327 cpv. 1 e 2 CPC).
Secondo l’art. 320 CPC con il reclamo possono essere censurati sia l’applicazione errata del diritto sia l’accertamento manifestamente errato dei fatti, fermo restando che sono inammissibili conclusioni, allegazioni di fatti e mezzi di prova nuovi (art. 326 cpv. 1 CPC).
1.3
Preliminarmente la convenuta critica la motivazione del reclamo, che ritiene insufficiente, poiché ricalcherebbe sostanzialmente quanto già sostenuto in prima sede. Sennonché il primo giudice non si è determinato specificatamente sulle argomentazioni dell’istante, limitandosi a qualificarle come
“molto discutibili e poco convincenti”
,
senza dire perché, e a ritenere la fattura non passata in giudicato, accennando alla carente indicazione dei rimedi giuridici. Nelle predette circostanze, il reclamante era evidentemente legittimato a riproporre le censure non trattate dal Giudice di pace, essendosi premurato di evidenziare come la decisione 22 maggio 2013 del RA 1, che costituisce il vero titolo di rigetto (sotto consid. 6.3/a-b), menzioni la possibilità di ricorso al Consiglio di Stato. Alla convenuta va invece dato ragione per quanto riguarda l’irricevibilità della tabella relativa al consumo d’acqua potabile annesso alla replica (doc. H), stante il divieto dei mezzi di prova nuovi (sopra consid. 1.2).
2.
In virtù degli art. 80 e 81 LEF, il giudice pronuncia il rigetto definitivo dell’opposizione ove il credito posto in esecuzione sia fondato su una decisione giudiziaria esecutiva o un titolo parificato, a meno che l’escusso provi con documenti che dopo l’emanazione della decisione il debito è stato estinto, il termine per il pagamento è stato prorogato o che è intervenuta la prescrizione. La procedura di rigetto è una procedura documentale
(Aktenprozess)
, il cui scopo non è di accertare l’esistenza del credito posto in esecuzione bensì l’esistenza di un titolo esecutivo. Il giudice verifica solo la forza probatoria del titolo prodotto dal creditore – la sua natura formale – e vi conferisce forza esecutiva ove l’escusso non renda immediatamente verosimili eccezioni liberatorie (DTF 132 III 142, consid. 4.1.1).
3.
Nella decisione impugnata, il Giudice di pace ha rilevato che la documentazione prodotta non soddisfa i requisiti di legge perché possa essere considerata passata in giudicato, in quanto
“la procedura di reclamo e poi di ricorso deve essere evasa correttamente altrimenti la fattura con le riposte non avranno forza ai sensi dell’art. 80 LEF”
. Ha indi dichiarato l’istanza irricevibile
“onde permettere all’istante di ricominciare la procedura, ma solo dopo aver svolto i citati passi (e doveri) nei confronti della sua cliente”
.
4.
Nel reclamo il RE 1 sostiene che la procedura di reclamo iniziata dall’escussa si deve ritenere conclusa con il primo scambio di allegati scritti avvenuto dal 4 al 17 agosto 2012. Infatti per l’art. 79 cpv. 1 e 2 del Regolamento per la fornitura di acqua potabile dell’11 novembre 2008
“le contestazioni contro le decisioni dell’azienda o del gestore devono essere notificate al gestore entro 30 giorni”
e
“contro la presa di posizione del gestore è data la facoltà di reclamo scritto al RA 1 entro quindici giorni dalla notifica”
, che diventano 30 giorni con l’entrata in vigore della nuova legge sulla procedura amministrativa (LPAmm) il 1° marzo 2014. Ora, CO 1 ha continuato a rivolgersi all’_ anziché al RA 1. Anche a seguito dello scritto 14 dicembre 2012 con cui l’_ ha sollecitato il pagamento dello scoperto e della proposta di piano rateale del 1° febbraio 2013 nessun reclamo è giunto al RA 1. La risposta dell’escussa perveniva poi all’_ solo il 19 febbraio 2013, quindi ben oltre il termine di reclamo al RA 1. Non ha neppure ricorso al Consiglio di Stato contro la comminatoria notificatale dal RA 1 il 22 maggio 2013. Già per questo solo motivo, conclude il reclamante, la fattura posta in esecuzione sarebbe dovuta essere parificata a un titolo di rigetto definitivo dell’opposizione.
5.
Nel merito, CO 1 nega nelle sue osservazioni al reclamo che la comunicazione 17 agosto 2012 dell’_ possa assurgere al ruolo di decisione su reclamo, vista la sua forma e l’assenza di menzione delle vie di ricorso. Neppure la comminatoria 22 maggio 2013 del RA 1 potrebbe considerarsi esecutiva, perché la sua successiva contestazione del 5 giugno 2013 non è stata trasmessa al Consiglio di Stato per competenza in virtù dell’art. 4 vLPamm né le è stato fatto notare che quella era l’autorità competente. Anzi, CO 1 considera che l’_ e il RA 1 l’hanno confermata nella sua svista, omettendo di trattare correttamente le sue impugnazioni.
6.
In ogni stadio di causa (quindi anche in sede di reclamo), il giudice esamina d’ufficio (DTF 103 Ia 52 consid. 2/e), a prescindere dalle allegazioni delle parti, se la documentazione prodotta costituisce valido titolo di rigetto
(DTF 139 III 447 consid. 4.1.1)
.
6.1
Giusta l’art. 80 cpv. 2 n. 2 LEF sono parificate alle sentenze giudiziarie, e valgono quindi quale titolo di rigetto definitivo, le decisioni di autorità amministrative svizzere, purché siano esecutive (
Staehelin:
in Basler Kommentar, SchKG I, 2
a
ed. 2010, n. 110 ad art. 80 LEF).
6.2
Nella fattispecie l’istante fonda la propria pretesa nei confronti della convenuta sulla fattura 25 luglio 2012 emessa dall’_ di fr. 1'960.95 per la fornitura di acqua potabile per il periodo dal 15 giugno 2011 al 1° giugno 2012 (doc. A) e sulla decisione 22 maggio 2013 del RA 1,
mediante la quale il procedente ha intimato all’escussa un ultimo termine di pagamento di quindici giorni
,
avvertendola che in caso di mancato reclamo al Consiglio di Stato la comminatoria sarebbe stata equiparata a una decisione giudiziale definitiva in virtù dell’art. 80 cpv. 2 LEF (doc. B)
. Litigioso è il passaggio in giudicato delle decisioni citate.
6.3
Conformemente all’art. 79 del Regolamento per la fornitura di acqua potabile dell’11 novembre 2008 del RE 1, le contestazioni contro le decisioni dell’Azienda o del Gestore relative alla
tassa di abbonamento e di consumo dell’acqua potabile
devono essere notificate al Gestore entro trenta giorni (cpv. 1) e contro la presa di posizione del Gestore è data facoltà di reclamo scritto al RA 1 entro quindici giorni dalla notifica (cpv. 2).
Gli art. 40 e 42 della legge sulla municipalizzazione dei servizi pubblici del 12 dicembre 1907 (LMSP, RL 2.1.3.1) prevedono poi la via del reclamo al Consiglio di Stato (e successivamente del ricorso al Tribunale amministrativo) secondo la procedura amministrativa in caso di contestazioni fra utenti e azienda municipalizzata o concessionaria (sentenza della CEF 14.2011.87 del 29 luglio 2011 consid. 5, con un rinvio alla RDAT 1996 II n. 5 consid. 3/b). Altrettanto vale, almeno nel Canton Ticino, quando il servizio pubblico è gestito in concessione da un organismo di diritto privato come avviene nel caso concreto in base all’art. 1 cpv. 2 del Regolamento per la fornitura di acqua potabile (sentenza della CEF appena citata, consid. 5 e rif. ivi, che però per svista ne estende l’effetto alla tassa sull’uso delle canalizzazioni, il cui prelievo è organizzato in modo differente: v sentenza odierna della CEF nell’inc. 14.2016.40 consid. 5.2 e 5.4). Nel caso di mancato reclamo dell’utente, l’azienda acqua potabile può dunque prevalersi nell’ambito della procedura di rigetto dell’opposizione della norma dell’art. 80 cpv. 2 n. 2 LEF, che parifica alle sentenze giudiziarie le decisioni di autorità amministrative svizzere, purché siano esecutive.
a)
Nel caso concreto, la
decisione 25 luglio 2012 con cui l’_ ha fissato la tassa di abbonamento e di consumo dell’acqua potabile in fr. 1'960.95, menzionando che un eventuale reclamo era da inoltrare presso la stessa _ (doc. A), non può essere considerata come esecutiva, perché CO 1 l’ha tempestivamente contestata il 4 agosto 2012 (doc. 2). Anche la presa di posizione 17 agosto 2012 dell’_, con cui ha confermato la correttezza dell’importo fatturato, senza peraltro menzionare la possibilità di un reclamo al RA 1 giusta l’art. 79 cpv. 2 del Regolamento
per la fornitura di acqua potabile (doc. H), non
configura una decisione esecutiva, bensì la semplice motivazione della decisione di tassazione. Comunque sia, CO 1 ha contestato le spiegazioni dell’_ e chiesto di correggere la bolletta per il consumo d’acqua in uno scritto tempestivo del 29 agosto 2012 (doc. 3), dando luogo a un’ulteriore scambio di corrispondenza tra la società e la cliente (v. sopra ad A).
Nulla cambia il fatto che l’escussa ha inviato la sua contestazione all’_ anziché al RA 1, poiché secondo
l’art. 4 cpv. 1 della legge di procedura per le cause amministrative del 19 aprile 1966 (vLPamm, RL 3.3.1.1), applicabile a tutti i procedimenti di diritto amministrativo definibili mediante decisione di Autorità cantonali, comunali, patriziali, parrocchiali e di altri enti pubblici analoghi (art. 1 cpv. 1 vLPamm), l’autorità incompetente deve trasmettere d’ufficio gli atti all’autorità competente. Del resto, se la decisione
25 luglio 2012 dell’_ fosse esecutiva, non si capisce perché il RA 1 avrebbe dovuto emetterne un’altra il 22 maggio 2013.
b)
Sta di fatto che, appunto, con decisione del 22 maggio 2013 il RA 1, alluso al mancato rispetto del piano rateale
ha intimato all’escussa un ultimo termine di quindici giorni per pagare fr. 2'000.95 (comprese le spese di fr. 40.– per i solleciti di pagamento)
,
avvertendola che in caso di mancato reclamo al Consiglio di Stato la comminatoria sarebbe stata equiparata a una decisione giudiziale definitiva in virtù dell’art. 80 cpv. 2 LEF per fr. 2'000.95 oltre agli interessi del 5% a decorrere dalla sua ricezione (doc. B)
. Tale decisione non configura
un semplice richiamo, che non
sarebbe parificabile a una decisione amministrativa esecutiva, poiché viene designata come tale nell’atto stesso, si riferisce all’art. 80 cpv. 2 LEF e menziona la via di ricorso così come le conseguenze della sua inosservanza (sentenza della CEF 14.2015.153 del 17 dicembre 2015 consid. 5.1 a contrario)
. Essa risulta d’altronde definitiva – e quindi esecutiva – poiché CO 1 non ha dimostrato di averla validamente impugnata.
Nel suo scritto del 5 giugno 2013 essa si è infatti limitata a comunicare all’_ di attendere conferma scritta
“di quanto discusso e richiesto più volte”
e di manifestare la propria disponibilità a versare la somma richiesta quale
“deposito in garanzia”
(doc. F). Nulla che potesse essere considerato un ricorso da trasmettere d’ufficio al Consiglio di Stato.
La convenuta non poteva d’altronde aspettare la fase esecutiva per chiedere l’ausilio di un avvocato se avesse avuto dubbi sul senso della decisione
del 22 maggio 2013.
Validamente passata in giudicato essa costituisce
a non dubitarne titolo di rigetto definitivo dell’opposizione a tenore dell’art. 80 cpv. 2 n. 2 LEF in favore dell’istante per l’importo oggetto dell’esecuzione oltre agli interessi di mora dal 1° giugno 2013. La decisione impugnata risulta così manifestamente errata laddove non prende minimamente in considerazione la
decisione
22 maggio 2013 del RA 1, ignorando il vero titolo di rigetto dell’opposizione. In accoglimento del reclamo, essa va pertanto annullata e riformata nel senso dell’accoglimento dell’istanza.
7.
La tassa del presente giudizio, stabilita in applicazione degli art. 48 e 61 cpv. 1 OTLEF (RS 281.35),
segue la soccombenza (art. 106 cpv. 1 CPC).
Non si giustifica per contro di riconoscere al reclamante un’indennità d’inconvenienza, né in prima né in seconda istanza, siccome esso non ha motivato le sue richieste al riguardo
(v. art. 95 cpv. 3 lett. c CPC; sentenza del Tribunale federale 5D_229/2011 del 16 aprile 2012, RSPC 2012, 304; sentenza della CEF
14.2012.105 del 21 agosto 2011
). In queste circostanze
può nuovamente rimanere aperta la questione di sapere se un ente di diritto pubblico è legittimato a ottenere una siffatta indennità (sentenza della CEF 14.2015.50 del 17 luglio 2015 consid. 6).
8.
Circa i rimedi esperibili sul piano federale (art. 112 cpv. 1 lett. d LTF), il valore litigioso, di fr. 1'960.95, non raggiunge la soglia di
fr. 30'000.– ai fini dell’art. 74 cpv. 1 lett. b LTF.