Decision ID: 7e4d4795-da20-57d3-858f-cc2a7bc749c0
Year: 2011
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: civil_law

in fatto:
A. _
è deceduto il 31 agosto 1978, lasciando quali eredi la moglie G_ nata _ (1920) con i figli M_ (1956), S_ (1957) e O_ (1960). Tra i beni indivisi figura la particella n. 521 RFD di _, su cui sorge una casa d'abitazione in cui risiedono G_ e il figlio S_. Il 1° settembre 2009 la AO 1 ha istituito una curatela amministrativa e di rappresentanza (art. 392 n. 1 e 393 n. 2 CC) in favore di G_ _, designando quale curatore PI 1. Un ricorso dell'8 settembre 2009 presentato da AP 1 contro l'istituzione della curatela è stato respinto il 12 novembre 2009 dall
'
Autorità di vigilanza sulle tutele.
B.
Il 1° febbraio 2010 PI 1 ha chiesto a AP 1 di rimuovere materiale vario da lui depositato nella lavanderia dell
'
abitazione ad _. AP 1 si è rivolto il
3 febbraio 2010 alla AO 1, opponendosi alla richiesta. Interpellati dalla Commissione tutoria regionale, PI 1 ha ribadito la richiesta il 10 febbraio 2010, mentre M_ e O_ hanno osservato il 22 e il 24 febbraio 2010 che il fratello occupa da anni la lavanderia, da lui“trasformata” in magazzino. Con risoluzione del 27 aprile 2010 la Commissione tutoria regionale ha confermato la decisione del curatore, togliendo effetto sospensivo a un
eventuale ricorso.
C.
Contro decisione appena citata AP 1 ha adito il
5 maggio 2010 l
'
Autorità di vigilanza sulle tutele. Statuendo il
19 novembre 2010, questa ha respinto il ricorso, dichiarando la decisione immediatamente esecutiva. La tassa di giustizia e le spese di complessivi fr. 300.– sono state poste a carico del ricorrente.
D.
Il 10 dicembre 2010 AP 1 è insorto a questa Camera con un appello in cui chiede – previa restituzione dell'effetto sospensivo all'appello – di riformare la decisione presa dall'Autorità di vigilanza sulle tutele, annullando quella della Commissione tutoria regionale. Con decreto del 31 dicembre 2010 il presidente di questa Camera ha respinto la richiesta intesa alla restituzione dell
'
effetto sospensivo. L
'
appello non ha formato oggetto di intimazione.

Considerando
in diritto: 1.
Le decisioni comunicate dall'Autorità di vigilanza sulle tutele fino al 31 dicembre 2010 erano appellabili entro venti giorni dalla notificazione (
art. 48 della legge sull'organizzazione e la procedura in materia di tutele e curatele, RL 4.1.2.2, cui rinviava anche l'art. 39 vLAC
). La procedura era quella ordinaria degli art. 307 segg. CPC ticinese, con le particolarità dell'art. 424
a
CPC ticinese (RDAT II-2003 pag. 51 consid. 1). Tempestivo, sotto questo profilo il rimedio in esame è pertanto ricevibile.
2.
L
'
appellante insta per un
'
ispezione del registro fondiario
. La richiesta, ancorché proponibile
(art. 424
a
cpv. 2 CPC ticinese),
è superflua, nell
'
incarto della Commissione tutoria regionale figurando già un estratto del registro fondiario relativo proprio alla particella n. 521 RFD di _. E che su tale fondo non sia iscritto alcun diritto d'usufrutto in favore di G_ è pacifico.
3.
Nella decisione appellata l
'
Autorità di vigilanza, appurata la legittimazione a ricorrere di AP 1, ha ritenuto
che ripristinare l'uso della lavanderia nell'abitazione della curatelata costituisse un atto rientrante nella libera disponibilità del curatore, “essendo conforme al mandato ricevuto e pure alla salvaguardia degli interessi della curatelata”, alla cui prosperità concorreva la facoltà di “lavare abiti e biancheria in casa propria”. Secondo l'Autorità di vigilanza inoltre il bisogno della curatelata era attuale, il maggior costo dovuto alla necessità di far capo a una lavanderia esterna essendo a carico della pupilla. E siccome la decisione del curatore era conforme agli interessi di G_, il ricorso andava respinto e l
'operato
di PI 1 confermato.
4.
L
'
appellante ribadisce anzitutto di avere un interesse proprio a contestare la decisione della Commissione tutoria regionale, l
'
iniziativa del curatore essendo lesiva dei suoi “diritti di proprietario comune dell
'
immobile”. L'argomentazione però cade nel vuoto, la legittimazione di AP 1 a ricorrere contro le decisioni della Commissione tutoria regionale essendo già stata accertata dall'Autorità di vigilanza. In proposito non giova quindi attardarsi.
5.
Per l'appellante la Commissione tutoria regionale ha autorizzato “i lavori di ripristino del locale
lavanderia” senza verificare se la curatelata potesse decidere da sé sola l'esecuzione di simili interventi, l'immobile essendo in proprietà comune con altri eredi. La decisione del curatore
sarebbe quindi contraria al diritto tutorio, a quello successorio e a quello dei diritti reali. Se poi – egli soggiunge – la Commissione tutoria regionale non fosse stata competente per dirimere controversie di natura civile, come riconosce anche l'Autorità di vigilanza, sarebbe bastato sospendere la procedura amministrativa in attesa della sentenza del giudice civile.
6.
Il curatore nominato per amministrare o sorvegliare una sostanza (art. 367 cpv. 2 in fine CC) – come in concreto – deve limitarsi agli atti necessari per la conservazione della medesima (art. 419 cpv. 1 CC). Non può eccedere tali limiti senza speciale autorizzazione del rappresentato o, se questi non è capace di rilasciarla, senza l'autorizzazione dell
'
autorità tutoria (art. 419 cpv. 2 CC). Fra gli atti di ordinaria amministrazione che incombono a un curatore amministrativo rientrano quelli destinati al mantenimento e alla funzionalità di un immobile, inclusa l
'
esecuzione di piccola manutenzione (cfr.
Biderbost
in: Basler Kommentar, 3
a
edizione, n. 10 ad art. 419 CC;
Deschenaux/Steinauer,
Personnes physiques et tutelle, 4
a
edizione, pag. 425 n. 1137).
7.
Che, dovendosi amministrare la sostanza di una curatela, l'interesse di quest'ultima sia prioritario è indubbio. L'autorità tutoria
chiamata a autorizzare l'atto di un curatore deve quindi verificare
previamente l'interesse della pupilla. Nella fattispecie AP 1 non contesta che l'uso di una lavanderia propria rientri
nell'interesse della madre. Sostiene che
la madre, e per lei il cura
tore, non poteva decidere autonomamente di eseguire interventi
nell'edificio, l'immobile essendo in proprietà comune con altri eredi
.
Ora, che la particella n. 521 appartenga in comune a G_, M_, S_ e O_ _ quali membri della comunione ereditaria fu C_ so è pacifico. Pacifico è altresì che, a parte casi particolari, decisioni importanti o anche solo misure di amministrazione corrente di beni in proprietà comune vadano prese all'unanimità (art. 602 cpv. 2 e 653 cpv. 2 CC). Sta di fatto che in concreto PI 1 non ha deciso interventi suscettibili di alterare alcunché. Si è semplicemente prefisso di ripristinare l'uso della lavanderia, “riempita da AP 1 con un'infinità di cose, come se fosse un deposito”, compreso
“un motore marino di notevole dimensione e peso” (lettera dell'11
febbraio 2010 nell'incarto della CTR 14). Ciò posto, la pulizia di un vano nell'intento di rendere quest'ultimo conforme all'uso per il quale è stato previsto non costituisce “un atto di disposizione” della proprietà comune né una misura di amministrazione corrente nel senso dell'art. 602 cpv. CC. Non assurge invero ad atto destinato alla conservazione del bene né ad atto inteso a curare affari giuridici in corso (
Schaufelberger
in: Basler Kommentar, ZGB II, 2
a
edizione, n. 16 ad art. 602 CC;
Weibel
in: Praxiskommentar Erbrecht, Basilea 2007, n. 25 ad art. 602 CC). Ciò premesso, nel caso in esame il curatore non abbisognava dell'unanimità di tutti gli eredi né di una speciale autorizzazione a norma dall'art. 419 cpv. 2 CC. Privo di fondamento, l'appello è pertanto destinato all'insuccesso.
8.
Gli oneri del giudizio odierno seguono la soccombenza (art. 148 cpv. 1 CPC ticinese). Non si pone invece problema di ripetibili, l'appello non essendo stato intimato per osservazioni.
9.
Quanto ai rimedi giuridici esperibili contro la presente sentenza sul piano federale (art. 112 cpv. 1 lett. d LTF), l'approvazione di atti del curatore può formare oggetto di ricorso in materia civile (art. 72 cpv. 2 lett. b n. 5 LTF). Spetterà tuttavia all'appellante rendere verosimile dinanzi al Tribunale federale che il valore
litigioso raggiunge la soglia di fr. 30
000.– (art. 74 cpv. 1 lett. b LTF)
ai fini di un ricorso in materia civile.