Decision ID: 4486b3a5-b7b0-537d-801f-1e6b1bdb2175
Year: 2008
Language: it
Court: TI_TCAS
Chamber: TI_TCAS_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: social_law

ritenuto,
in fatto
1.1. In data 16 agosto 2006, RI 1 - dipendente delle _ in qualità di macchinista e, perciò, assicurato d’obbligo contro gli infortuni presso l’CO 1 -, si trovava alla guida del treno regionale _ che collega _ _. Alla ripartenza dalla stazione di _, sullo scambio 10, il modulo anteriore è deragliato ed é andato a cozzare contro la protezione metallica del ponte (doc. 1 e 8).
In occasione della sua audizione dell’8 febbraio 2007, egli ha precisato che a causa dell’urto aveva, citiamo: “... battuto il dorso e la nuca contro la parete situata dietro il posto del conduttore, prima che riuscisse ad imboccare la porta che conduce al vano bagagli.” (doc. 11).
Il giorno stesso l’assicurato ha consultato il proprio medico curante, dott.ssa _, la quale ha diagnosticato uno stato depressivo reattivo all’evento, uno stato dopo contusione craniale posteriore, nonché delle cervicalgie da trauma contusivo iperflessivo e artrosi cervicale traumatizzata.
Essa ha attestato un’inabilità lavorativa completa di durata indefinita (doc. 5).
Con certificazione del 29 settembre 2006, il dott. _, spec. FMH in psichiatria e psicoterapia, ha dichiarato di avere in sua cura l’assicurato dal marzo 2000 (cfr. doc. 17) a causa di una depressione ansiosa reattiva a una serie di incidenti di servizio e, d’altra parte, che il sinistro dell’agosto 2006 ha avuto, citiamo: “... nuovamente pesanti ripercussioni nel suo equilibrio psicologico con calo dell’umore, irritabilità, perdita delle motivazioni e dello slancio vitale, insonnia.” (doc. 3).
1.2. Esperiti gli accertamenti medico-amministrativi del caso, l’amministrazione, con decisione formale del 22 maggio 2007 (doc. 23), ha negato la propria responsabilità relativamente ai disturbi psichici presentati dall’assicurato, ritenuti non trovarsi in una relazione di causalità adeguata con l’infortunio del 16 agosto 2006. Essa si è per contro dichiarata disposta ad assumere i costi riguardanti i postumi organici (visite mediche presso la dott.ssa _, sedute di fisioterapia alla colonna cervicale e lombare).
A seguito dell’opposizione interposta dal Sindacato _ per conto dell’assicurato (doc. 28), l’Istituto assicuratore, in data 30 agosto 2007, ha confermato l’esito della sua prima decisione (doc. 35).
1.3. Con tempestivo ricorso del 28 settembre 2007, Sergio RI 1, sempre patrocinato dal Sindacato _, ha chiesto che gli venga riconosciuto, citiamo: “il diritto alle prestazioni legali di assicurazione in merito alle spese di cura in seguito a infortunio professionale.”, argomentando in particolare quanto segue:
"
1. Riguardo all'applicazione dell'art. 4 LPGA, la giurisprudenza
riconosce un infortunio quando si è in presenza di un fattore esterno straordinario che comprometta la salute psichica.
Siamo persuasi che il deragliamento di un treno ecceda l'ambito quotidiano o abituale e soprattutto che esso rientri a pieno titolo nella casistica degli avvenimenti violenti avvenuti in presenza dell'assicurato e atti a incutere terrore. Le cause dirette del trauma psichico sono peraltro ampiamente documentate dai medici curanti dell'assicurato.
Per quanto detto in precedenza, l'avvenimento sopra menzionato adempie pienamente a tutte le prerogative per essere classificato come fattore esterno straordinario conformemente all'art. 4 LPGA.
2. La CO 1 ha rifiutato di intervenire partendo dal principio che la causalità adeguata tra l'infortunio del 26.08.06 e i disturbi psichici lamentati dall'assicurato non è data ai sensi dell'art. 6 cpv. 1 LAINF.
Dapprima una precisazione: come menzionato nel riassunto degli atti, il nostro patrocinato è già stato confrontato a due riprese con dei fattori esterni e straordinari che ne hanno pregiudicato l'equilibrio psichico. L'avvenimento del 16.08.2006 è stato l'ultimo incidente che ha provocato un forte trauma psichico presso l'assicurato vanificando, di fatto, tutti i progressi compiuti nel corso delle precedenti sedute terapeutiche.
RI 1 RI 1 non è affetto da una particolare malattia psichica. Il nostro patrocinato ha sviluppato una serie di sentimenti negativi e una forma depressiva acuta come conseguenza diretta dagli incidenti di cui è stato l'involontario protagonista.
Il deragliamento di un treno contiene infine una componente altamente spettacolare, che a nostro parere giustifica la classificazione dell'incidente nel gruppo "infortuni gravi". Appare infatti fuori di dubbio che l'incidente ha provocato uno choc emotivo di un'intensità tale da provocare un grave trauma.
La drammaticità delle esperienze vissute nel passato, la presa di coscienza del pericolo scampato e il senso di responsabilità verso i viaggiatori sono altri elementi che tuttora impediscono al signor RI 1 di riprendere la sua attività professionale.
3. Il certificato medico del 24 settembre che vi alleghiamo attesta che i due incidenti ai quali abbiamo fatto riferimento "hanno risvegliato la patologia alla cui base risiedono gli elementi traumatici, per essere stato coinvolto due volte, durante l'esercizio della sua professione, in altrettanti atti suicidali...Permane il rischio di nuove gravi infrazioni durante l'esercizio della sua professione".
In questi termini, l'incidente del 16 agosto 2006 a _ non appare più come episodio isolato; esso sarebbe piuttosto da considerare come una ricaduta di un infortunio professionale da far risalire ai due incidenti precedenti in quanto essi costituiscono la causa scatenante dell'insorgenza e dell'aggravarsi di una nevrosi da spavento.
A sostegno e a rafforzamento della nostra posizione sulla fattispecie, già in sede di opposizione avevamo ritenuto che la nostra richiesta fosse conforme alla sentenza emessa dal Tribunale federale delle Assicurazioni in data 20.4.1990."
(doc. I)
1.4. L’CO 1, in risposta, ha postulato un’integrale reiezione dell’impugnativa con argomenti di cui si dirà, per quanto occorra, nei considerandi di diritto (doc. III).
1.5. In corso di causa, il TCA ha interpellato le _ per sapere se i macchinisti di locomotiva ricevono una specifica formazione che consenta loro di affrontare eventuali incidenti ferroviari (doc. V e VII).
Le risposte fornite dal datore di lavoro dell’assicurato sono datate 31 marzo (doc. VI) e 8 aprile 2008 (doc. VIII + allegati).
L’assicuratore LAINF convenuto ha preso posizione il 23 aprile 2008 (doc. X), mentre l’assicurato è rimasto silente.

in diritto
2.1. Giusta l'art. 10 LAINF, l'assicurato ha diritto alla cura appropriata dei postumi d'infortunio (cfr. DTF 109 V 43 consid. 2a; art. 54 LAINF) e, in applicazione dell'art. 16 LAINF, l'assicurato totalmente o parzialmente incapace di lavorare (art. 6 LPGA) a seguito d'infortunio, ha diritto all'indennità giornaliera.
Il diritto all'indennità giornaliera nasce il terzo giorno successivo a quello dell'infortunio. Esso si estingue con il ripristino della piena capacità lavorativa, con l'assegnazione di una rendita o con la morte dell'assicurato.
Parimenti, il diritto alle cure cessa qualora dalla loro continuazione non sia da attendersi un sensibile miglioramento della salute dell'assicurato: nemmeno persistenti dolori bastano a conferire il diritto alla continuazione del trattamento se da questo non si può sperare un miglioramento sensibile dello stato di salute (cfr. Ghélew, Ramelet, Ritter, Commentaire de la loi sur l'assurance-accidents (LAA), Losanna 1992, p. 41ss.).
Se, al momento dell'estinzione del diritto alle cure mediche, sussiste un'incapacità lucrativa, viene corrisposta una rendita d'invalidità o un'indennità unica in capitale: l'erogazione di indennità giornaliere cessa con il diritto alle prestazioni sanitarie.
D'altro canto, nella misura in cui l'assicurato è portatore di una menomazione importante e durevole all'integrità fisica o mentale, egli ha diritto ad un'indennità per menomazione all'integrità giusta gli artt. 24s. LAINF.
2.2. Presupposto essenziale per l'erogazione di prestazioni da parte dell'assicurazione contro gli infortuni è però l'esistenza di un
nesso di causalità naturale
fra l'evento e le sue conseguenze (danno alla salute, invalidità, morte).
Questo presupposto è da considerarsi adempiuto qualora si possa ammettere che, senza l'evento infortunistico, il danno alla salute non si sarebbe potuto verificare o non si sarebbe verificato nello stesso modo. Non occorre, invece, che l'infortunio sia stato la sola o immediata causa del danno alla salute; è sufficiente che l'evento, se del caso unitamente ad altri fattori, abbia comunque provocato un danno all'integrità corporale o psichica dell'assicurato, vale a dire che l'evento appaia come una condizione sine qua non del danno.
È questione di fatto lo stabilire se tra evento infortunistico e danno alla salute esista un nesso di causalità naturale; su detta questione amministrazione e giudice si determinano secondo il principio della probabilità preponderante - insufficiente essendo l'esistenza di pura possibilità - applicabile generalmente nell'ambito dell'apprezzamento delle prove in materia di assicurazioni sociali (cfr. RDAT II-2001 N. 91 p. 378; SVR 2001 KV Nr. 50 p. 145; DTF 126 V 360 consid. 5b; DTF 125 V 195; STFA del 4 luglio 2003 nella causa M., U 133/02; STFA del 29 gennaio 2001 nella causa P., U 162/02; DTF 121 V 6; STFA del 28 novembre 2000 nella causa P. S., H 407/99; STFA del 22 agosto 2000 nella causa K. B., C 116/00; STFA del 23 dicembre 1999 in re A. F., C 341/98, consid. 3, p., 6; STFA 6 aprile 1994 nella causa E. P.; SZS 1993 p. 106 consid.
3a; RCC 1986 p. 202 consid. 2c, RCC 1984 p. 468 consid. 3b, RCC 1983 p. 250 consid. 2b; DTF 115 V 142 consid. 8b, DTF 113 V 323 consid. 2a, DTF 112 V 32 consid.
1c, DTF 111 V 188 consid.
2b; Meyer, Die Rechtspflege in der Sozialversicherung,
in
Basler Juristische Mitteilungen (BJM) 1989, p. 31-32; G. Scartazzini, Les rapports de causalité dans le droit suisse de la sécurité sociale, Basilea 1991, p. 63).
Al riguardo essi si attengono, di regola, alle attestazioni mediche, quando non ricorrano elementi idonei a giustificarne la disattenzione (cfr. DTF 119 V 31; DTF 118 V 110; DTF 118 V 53; DTF 115 V 134; DTF 114 V 156; DTF 114 V 164; DTF 113 V 46).
Ne discende che ove l'esistenza di un nesso causalità tra infortunio e danno sia possibile ma non possa essere reputata probabile, il diritto a prestazioni derivato dall'infortunio assicurato dev'essere negato (DTF 129 V 181 consid. 3.1 e 406 consid. 4.3.1, DTF 117 V 360 consid. 4a e sentenze ivi citate).
L'assicuratore contro gli infortuni è tenuto a corrispondere le proprie prestazioni fino a che le sequele dell'infortunio giocano un ruolo causale. Pertanto, la cessazione delle prestazioni entra in considerazione soltanto in due casi:
- quando lo stato di salute dell'interessato è simile a quello che esisteva immediatamente prima dell'infortunio (
status quo ante
);
- quando lo stato di salute dell'interessato è quello che, secondo l'evoluzione ordinaria,
sarebbe prima o poi subentrato anche senza l'infortunio (
status quo sine
)
(cfr. RAMI 1992 U 142, p. 75 s. consid.
4b; A. Maurer, Schweizerisches Unfallversicherungsrecht, p. 469; U. Meyer-Blaser, Die Zusammenarbeit von Richter und Arzt in der Sozialversicherung,
in
Bollettino dei medici svizzeri 71/1990, p. 1093).
Secondo la giurisprudenza, qualora il nesso di causalità con l'infortunio sia dimostrato con un sufficiente grado di verosimiglianza, l'assicuratore è liberato dal proprio obbligo prestativo soltanto se l'infortunio non costituisce più la causa naturale ed adeguata del danno alla salute. Analogamente alla determinazione del nesso di causalità naturale che fonda il diritto alle prestazioni, l'estinzione del carattere causale dell'infortunio deve essere provata secondo l'abituale grado della verosimiglianza preponderante. La semplice possibilità che l'infortunio non giochi più un effetto causale non è sufficiente.
Trattandosi della soppressione del diritto alle prestazioni, l'onere della prova incombe, non già all'assicurato, ma all'assicuratore (cfr. RAMI 2000 U 363, p. 46 consid. 2 e riferimenti ivi citati).
2.3. Occorre inoltre rilevare che il diritto a prestazioni assicurative presuppone pure l'esistenza di un
nesso di causalità adeguata
tra gli elementi summenzionati.
Un evento è da ritenere causa adeguata di un determinato effetto quando secondo il corso ordinario delle cose e l'esperienza della vita il fatto assicurato è idoneo a provocare un effetto come quello che si è prodotto, sicché il suo verificarsi appaia in linea generale propiziato dall'evento in questione (DTF 129 V 181 consid. 3.2 e 405 consid. 2.2, 125 V 461 consid. 5a, DTF 117 V 361 consid. 5a e 382 consid. 4a e sentenze ivi citate).
Comunque, qualora sia carente il nesso di causalità naturale, l'assicuratore può rifiutare di erogare le prestazioni senza dover esaminare il requisito della causalità adeguata (cfr. DTF 117 V 361 consid. 5a e 382 consid. 4a; su queste questioni vedi pure: Ghélew, Ramelet, Ritter, op. cit., p. 51-53).
La giurisprudenza ha inoltre stabilito che la causalità adeguata, quale fattore restrittivo della responsabilità dell’assicurazione contro gli infortuni allorché esiste un rapporto di causalità naturale, non gioca un ruolo in presenza di disturbi fisici consecutivi ad un infortunio, dal momento che l'assicurazione risponde anche per le complicazioni più singolari e gravi che solitamente non si presentano secondo l'esperienza medica (cfr. DTF 127 V 102 consid.
5 b/bb, 118 V 286 e 117 V 365 in fine; cfr., pure, U. Meyer-Blaser, Kausalitätsfragen aus dem Gebiet des Sozialversicherungsrechts,
in
SZS 2/1994, p. 104s. e M. Frésard, L'assurance-accidents obligatoire,
in
Schweizerisches Bundesverwaltungsrecht [SBVR], n. 39).
2.4. Per accertare l'esistenza di un nesso di causalità adeguata tra
disturbi psichici
e infortunio, la giurisprudenza ha sviluppato dei criteri oggettivi (DTF 123 V 104 consid. 3e, 115 V 138ss. consid. 6-7, 405ss. consid. 4-6). Il TFA ha in particolare classificato gli infortuni, a seconda della dinamica, nella categoria degli eventi insignificanti o leggeri, in quella degli eventi gravi e in quella di grado medio.
2.4.1. Nei casi di infortunio insignificante (l'assicurato per esempio ha leggermente battuto la testa o si è slogato il piede) o leggero (egli ha fatto una caduta o scivolata banale) l'esistenza di un nesso di causalità adeguata può di regola essere negata a priori. Secondo l'esperienza della vita e ritenute le cognizioni acquisite in materia di medicina degli infortuni, può in effetti essere ammesso, senza dover procedere ad accertamenti psichici particolari, che un infortunio insignificante o leggero non sia di natura tale da provocare un'incapacità lavorativa e di guadagno di origine psichica.
2.4.2. Se l'assicurato è rimasto vittima di un infortunio grave, l'esistenza del nesso di causalità adeguata fra l'evento e successiva incapacità lucrativa dovuta a disturbi psichici deve di regola essere riconosciuta. Secondo il corso ordinario delle cose e l'esperienza della vita, gli infortuni gravi sono in effetti idonei a provocare danni invalidanti alla salute psichica.
2.4.3. Sono considerati infortuni di grado medio tutti gli eventi che non possono essere classificati nelle due predette categorie.
La questione a sapere se tra simile infortunio e incapacità lavorativa e di guadagno di origine psichica esista un rapporto di causalità adeguata non può essere risolta con solo riferimento all'evento stesso. Occorre piuttosto tener conto, da un profilo oggettivo, di tutte le circostanze che sono strettamente connesse con l'infortunio o che risultano essere un effetto diretto o indiretto dell'evento assicurato. Esse possono servire da criterio di apprezzamento nella misura in cui secondo il corso ordinario delle cose e l'esperienza della vita sono tali da provocare o aggravare, assieme all'infortunio, un'incapacità lavorativa e di guadagno di origine psichica. I criteri di maggior rilievo sono:
- le circostanze concomitanti particolarmente drammatiche o la particolare spettacolarità dell'infortunio;
- la gravità o particolare caratteristica delle lesioni lamentate, segnatamente la loro idoneità, secondo l'esperienza, a determinare disturbi psichici;
- la durata eccezionalmente lunga della cura medica;
- i disturbi somatici persistenti;
- la cura medica errata che aggrava notevolmente gli esiti dell'infortunio;
- il decorso sfavorevole della cura e le complicazioni rilevanti intervenute;
- il grado e la durata dell'incapacità lavorativa dovuta alle lesioni fisiche.
In questo contesto è utile segnalare che, in una sentenza U 394/06 del 19 febbraio 2008, il Tribunale federale ha precisato la propria giurisprudenza in materia di traumi del tipo “colpo di frusta” al rachide cervicale e, in questo ambito, ha parzialmente modificato i criteri di rilievo che, a dipendenza della gravità dell’infortunio, devono eventualmente essere considerati nella valutazione dell’adeguatezza.
L'Alta Corte non ha per contro modificato i principi applicabili in caso di sviluppo psichico abnorme post-infortunistico (cfr. STF U 394/06 succitata, consid. 6.1 e STF 8C_209/2007 del 7 marzo 2008, consid. 1.2).
2.4.4. Non in ogni caso è necessario che tutti i criteri appena menzionati siano presenti.
La presenza di un unico criterio può bastare per ammettere l'adeguatezza del nesso di causalità quando l'infortunio va classificato fra quelli al limite della categoria degli eventi gravi. Inoltre un solo criterio può, in tutta la categoria degli infortuni di grado medio, essere sufficiente se riveste un'importanza particolare o decisiva.
Nel caso in cui nessuno dei criteri di rilievo riveste un'importanza particolare o decisiva, occorrerà invece riferirsi a più criteri. Ciò vale tanto più quanto meno grave sia l'infortunio in questione (cfr. DTF 115 V 140s., consid. 6c/aa e bb e 409s., consid. 5c/aa e bb, 117 V 384, consid. 4c; RAMI 2002 U 449, p. 53ss. consid. 4a).
2.5. L’insorgente ha affermato di essere convinto che, citiamo: “... il deragliamento di un treno ecceda l’ambito quotidiano o abituale e soprattutto che esso rientri a pieno titolo nella casistica degli
avvenimenti violenti avvenuti in presenza dell’assicurato e atti a incutere terrore
.” (doc. I, p. 2 - il corsivo è del redattore).
Questa Corte è, quindi, chiamata dapprima a stabilire se lo spavento vissuto dal ricorrente configura o meno un infortunio.
2.5.1. Per costante giurisprudenza, uno shock emozionale costituisce un infortunio quando, da un lato, risulta da un evento di grande violenza realizzatosi in presenza dell’assicurato e, dall’altro, tale evento drammatico è atto a far sorgere una paura istantanea anche in persone meno idonee a sopportare certi shock nervosi. Tuttavia solo degli eventi straordinari atti a suscitare paura e comportanti degli shock psichici, anch’essi straordinari, adempiono la condizione del carattere straordinario dell’evento e sono, perciò, costitutivi di un infortunio (cfr. DTF 129 V 402 = RAMI 2003 p. 269; DTF 129 V 177= SVR 2003 UV N. 11; RAMI 2000 p. 89).
Se l’esistenza di un evento traumatico viene ammessa, l’esame della causalità adeguata si effettua conformemente alla regola generale, secondo cui la causalità è adeguata se, secondo l’andamento ordinario delle cose e la generale esperienza della vita, un fatto è atto a produrre un risultato come quello che si è verificato, così che esso appaia favorito da tale fatto (cfr. DTF 125 V 461 consid. 5a e riferimenti ivi citati).
Se al termine di questa valutazione, l’esistenza di un infortunio non è ammessa o la causalità adeguata deve essere negata, occorre allora vagliare, in caso di lesione corporale, se essa costituisce un infortunio. Nell’affermativa, l’esame del nesso causale adeguato con i disturbi di natura psichica consecutivi all’infortunio deve fondarsi, nel caso di un sinistro di gravità media, sui criteri enumerati nella DTF 115 V 140 (cfr. DTF 129 V 402 = RAMI 2003 p. 269; DTF 129 V 177= SVR 2003 UV N. 11).
Ad esempio, il TFA, nel caso di un’assicurata che, mentre stava manipolando una pattumiera nel centro in cui lavorava, si era punta un pollice con l’ago di una siringa utilizzata per effettuare un’iniezione a una paziente sieropositiva, non ha riconosciuto quale infortunio il conseguente shock emozionale. Infatti, tale evento non è stato giudicato di grande violenza e atto a produrre una problematica psichica (cfr. DTF 129 V 402=RAMI 2003 p. 269).
L’Alta Corte nemmeno ha riconosciuto quale infortunio l’avvenimento terrificante vissuto da un’assicurata che aveva trovato nel suo appartamento il cadavere del figlio vittima di omicidio, in quanto essa non era stata presente al momento del fatto (cfr. RAMI 2000 p. 89).
Il TFA, in un caso in cui un’assicurata era stata vittima di una rapina a mano armata di sera tardi, quando stava chiudendo la sala giochi di cui era gerente, ha, invece, preso atto che le parti avevano tacitamente ammesso l’esistenza di un evento traumatizzante straordinario e il carattere infortunistico dell’evento (cfr. DTF 129 V 177=SVR 2003 UV N. 11).
In una sentenza pubblicata in RAMI 2005 U 545, p. 212, la Corte federale ha negato il carattere infortunistico, inteso come avvenimento terrificante, nel caso di un pilota il cui aereo, pieno di gente, è atterrato male su una pista ghiacciata.
Al riguardo, si vedano anche RAMI 2005 U 542, p. 144; RAMI 2004 U 497, p. 153 = SVR 2004 UV Nr. 6; STFA U 193/06 del 20 ottobre 2006.
Con pronunzia U 10/04 del 22 agosto 2005, pubblicata in RtiD I-2006 N. 67, p. 265, il TFA, confermando una sentenza di questa Corte, ha stabilito, nel caso di un ferraiolo caduto da una scala di cantiere e la cui causa della morte era da fare risalire, per esclusione, a un disturbo del sistema elettrico di conduzione, che non potrebbero essere ammessi gli estremi per riconoscere l’esistenza di un evento terrificante straordinario nell’ipotesi in cui l’assicurato prima sia scivolato e poi sia intervenuto il disturbo al cuore.
La nostra Massima Istanza si è al riguardo così espressa:
"
(...)
Questa Corte non ritiene così il caso in esame paragonabile a quelli summenzionati (consid. 6.2), per quanto riguarda la straordinarietà del fattore esterno. Per un operaio attivo abitualmente sui cantieri, la caduta da una scala, avvenuta nell'ambito della propria attività abituale e nelle circostanze suesposte, non costituisce, a ben vedere, un evento che eccede l'ambito di situazioni che possono essere considerate oggettivamente quotidiane o abituali (similmente, non configura, per un macchinista di treno, un fattore esterno straordinario l'improvvisa apparizione del segnale indicante l'obbligo di fermata incondizionata e l'impossibilità, dovuta allo spazio di frenata, di fermarsi in tempo [STFA 1956 pag. 81 segg.; Rumo-Jungo, op. cit., pag. 39]).
Secondo la generale esperienza della vita, sui cantieri accadono incidenti più o meno gravi con relativa frequenza, in quanto l'attività stessa viene svolta in condizioni particolari non prive di rischi. Gli operai lavorano infatti in condizioni di disagio a causa del terreno sconnesso, della presenza di buche, di impalcature, di strutture in fase di completazione, di macchinari in funzione, di materiale di scarto ecc. L'attività sul cantiere, seppur svolta nel rispetto delle usuali norme di sicurezza, è senz'altro esposta a un certo numero di rischi di cui anche la caduta da una scala (ad esempio in seguito ad una scivolata) può far parte. D'altro canto per gli operai vi è una certa qual abitudine ad affrontare rischi e situazioni più pericolose per la salute rispetto alla norma, che li rende meno timorosi di fronte alle eventuali conseguenze negative che potrebbero presentarsi. In concreto è il comportamento stesso dell'assicurato a confermare tale fatto. Come testimoniato dagli operai presenti, infatti, egli avrebbe potuto raggiungere la propria postazione operativa accedendo dall'edificio principale, più sicuro, mentre invece ha utilizzato una scala, adibita ad altri scopi, appoggiata ad un'impalcatura e vicina ad una fossa di scavo dell'altezza di 2m. Ciò dimostra che egli non ha ritenuto particolarmente rischioso l'utilizzo di quella scala, fatto che, sempre secondo la generale esperienza della vita, verrebbe valutato diversamente da chi sul cantiere non è abituato a lavorare.
Inoltre nelle concrete circostanze egli doveva senz'altro essere al corrente dell'esistenza della fossa di scavo sottostante la scala e contenente dell'acqua che, in caso di caduta avrebbe "contribuito a rendere più molle il terreno d'impatto" (cfr. verbale d'audizione 25 settembre 2003 del dott. L._)."
In un’altra sentenza U 193/06 del 20 ottobre 2006, il TFA ha ammesso l’esistenza di un infortunio nella forma di un evento terrificante straordinario, trattandosi di un’assicurata che, sotto la minaccia di un coltello, era stata costretta a compiere degli atti sessuali da uno sconosciuto in stato di ebrietà.
Infine, questa Corte, con sentenza 35.2007.28 del 19 novembre 2007, ha negato la realizzazione di un evento di straordinaria violenza in relazione al caso di un assicurato, macchinista presso il cantiere _, che, mentre stava pulendo i vagoni per il trasporto del materiale residuo nella trivella perforatrice in corrispondenza dello scarico a caduta del materiale indossando le cuffie insonorizzate, alzando lo sguardo, aveva visto il segnale luminoso, indicante che entro pochi minuti si sarebbe avviata la trivella. Egli si era così precipitato fuori della medesima per evitare di essere colpito dagli inerti in caduta e salendo una scaletta aveva picchiato il ginocchio destro.
In quella pronunzia era stato in particolare sottolineato che, quale macchinista che si occupava dei convogli all’interno della trivella, la vista, nel contesto della sua attività e nelle circostanze suesposte, del segnale luminoso che precedeva l’avvio del nastro trasportatore degli inerti, allorché portava le cuffie insonorizzate, e quindi senza sapere da quanto esattamente stava funzionando, non costituisce un evento che eccede l’ambito di situazioni che possono essere considerate oggettivamente quotidiane o abituali.
2.5.2. Nella presente evenienza, la dinamica dell’evento in questione è ben descritta nel protocollo di audizione del 17 agosto 2006, sottoscritto dall’assicurato:
"
(...).
3)
Signor RI 1, il 16 agosto 2006 avete condotto il treno 14341 da _ a _, ci descriva per favore l’evento
.
Dopo breve attesa al segnale d’entrata D1/2 di _ entravo in stazione sul binario 1. Sul binario 2 attendeva il treno 14340 per incrocio. Dopo la salita e discesa dei viaggiatori e l’apertura del segnale d’uscita ricevendo il permesso di partenza con il segnale fisso applicato sotto il segnale d’uscita B 1/2 verificavo la spia porte spenta, controllo visivo delle porte chiuse e il segnale di coda del treno incrociante sul binario 2. Contemporaneamente mettevo in movimento il treno, sullo scambio 10 percepivo un sobbalzo trovandomi poi sulla massicciata. Ho reagito con una frenata e arrestandomi contro la protezione metallica del ponte.
(...).
18)
A che velocità viaggiavate?
Velocità consentita dal binario sul binario 1 (massima 30 km/h).
19)
Dopo l’arresto del treno cosa avete intrapreso?
Mi sono preoccupato di controllare l’incolumità dei passeggeri e non riscontrando alcun ferito mi sono incamminato verso la stazione per contattare il CMOV.
(...)." (doc. 8)
Questa la descrizione dei fatti pubblicata sul quotidiano “_” di giovedì 17 agosto 2006:
"
Verso le 10.45 il treno (che era partito da _ alle 10.10) stava passando da _; in vista della stazione il macchinista ha rallentato l’andatura. Per cause ancora da stabilire, il modulo anteriore - sugli scambi in uscita dalla stazione - è deragliato, arrestandosi bruscamente nel giro di pochi istanti. Una frenata improvvisa, che - come detto - non ha avuto conseguenze sui viaggiatori, poiché il treno viaggiava a velocità ridotta.”
(doc. 4)
Dalle fotografie che sono state scattate sul luogo dell’incidente, pubblicate in internet, si evince che il treno si è arrestato entro pochi metri dalla stazione, proprio contro la parte iniziale del parapetto metallico posto lungo il ponte
sovrastante il torrente _.
Da quanto precede emerge dunque che il treno condotto da RI 1, al momento in cui è avvenuto il deragliamento, era appena ripartito dalla stazione di _ e che perciò viaggiava ancora a velocità ridotta (
al massimo
a 30 km/h, secondo quanto dichiarato dallo stesso ricorrente - cfr. doc. 8). La bassa velocità e la prontezza di reazione dell’assicurato, il quale ha eseguito immediatamente una frenata completa (doc. 8, p. 2: “... ho reagito con una frenatura completa.”), hanno permesso al treno di arrestarsi “
nel giro di pochi istanti
” contro la protezione metallica del ponte. Tutti i passeggeri sono rimasti incolumi.
Occorre riconoscere che qualsiasi incidente che vede coinvolto un treno (o un altro mezzo pubblico di trasporto, quale un aereo o un bus), vuoi per le dimensioni e il peso del mezzo stesso, vuoi perché sono sovente numerose le persone a essere coinvolte, è atto a suscitare emozioni più o meno pronunciate. Tuttavia, nel caso di specie, tenuto conto delle peculiarità appena ricordate (bassa velocità, arresto del convoglio entro pochi metri dal punto della ripartenza, assenza di morti e/o di feriti), il TCA ritiene che non sia adempiuto il carattere straordinario del fattore esterno, e meglio che non si sia verificato un evento di
straordinaria
violenza atto a causare uno shock psichico a sua volta straordinario.
Nel già citato giudizio pubblicato in RAMI 2005 U 545, p. 212ss., il TFA ha negato l’intervento di un avvenimento terrificante, nel caso di un pilota di linea che, a causa della pista ghiacciata, non era stato in grado di atterrare correttamente.
A sostegno della propria decisione, l’Alta Corte federale ha ricordato che uno dei rischi più temuti in caso di atterraggio, consiste nell’oltrepassare la pista. Specialmente in inverno, quando sussiste il pericolo che la pista sia ghiacciata, il pilota si concentra per ovviare allo stesso con tutti i mezzi di cui dispone. Qualora, nonostante tutto, il rischio si realizzi, non si può parlare di un’inaspettata violenza dell’evento (“...
kann nicht von einer überraschenden Heftigkeit des Vorfalls gesprochen werden
.”).
A mente del TCA, questi stessi principi possono essere applicati,
mutatis mutandis
, alla fattispecie
sub judice
.
In effetti, analogamente al rischio di uscire di pista al momento dell’atterraggio, quello del deragliamento costituisce un pericolo di cui il personale del treno deve tenere sempre presente, così come lo dimostrano le prescrizioni e le relative disposizioni esecutive, prodotte dalle _ in corso di causa (cfr. allegati al doc. VIII), le quali istituiscono, all’attenzione del personale, delle precise norme di comportamento, applicabili, segnatamente, proprio in caso di deragliamento (o sviamento).
Pertanto,
dal profilo dello spavento subito
, visti i criteri restrittivi posti dalla giurisprudenza federale, questo Tribunale constata l’inesistenza di un infortunio.
Da questo profilo, RI 1 non ha quindi diritto ad alcuna prestazione.
2.6. In presenza di un danno organico (cfr. doc. 11), per il TCA si tratta di stabilire se esso costituisce un infortunio e se il danno psichico riportato dall’assicurato è imputabile,
quale conseguenza secondaria
, all’infortunio di cui l’amministrazione dovrebbe rispondere (cfr. DTF 129 V 402, consid. 4).
2.6.1. Nel caso di specie, non appare contestato né che RI 1, quel 16 agosto 2006, è rimasto vittima di un infortunio ai sensi di legge, né che i disturbi somatici da lui accusati (dolori cervico-brachiali e alla regione lombare, cfr. doc. 5, 11 e 19) costituivano una conseguenza, naturale e adeguata, del sinistro in questione.
Non a caso, in sede di decisione formale 22 maggio 2007, l’assicuratore LAINF convenuto ha espresso la propria disponibilità ad assumere, citiamo: “... i costi concernenti i disturbi
organici
(visite mediche presso la dott.ssa _, sedute di fisioterapia alla colonna cervicale e colonna lombare).” (doc. 23 - il corsivo è del redattore).
2.6.2. A questa Corte non rimane quindi che da valutare se i
disturbi psichici
presentati dall’insorgente costituiscono una conseguenza, naturale e adeguata, dell’evento infortunistico dell’agosto 2006.
2.6.3. Nel rapporto compilato il 29 settembre 2006 per l’CO 1 il dott. _, spec. FMH in psichiatria e psicoterapia, ha riferito che RI 1 era affetto da turbe psichiche (depressione ansiosa) già precedentemente all’evento del 16 agosto 2006, addebitabili a una serie di incidenti durante il servizio.
A suo avviso, il sinistro in questione ha provocato ripercussioni sul piano psicologico, citiamo: “innanzitutto per lo choc subito per ciò che sarebbe potuto accadere di peggio, in seguito invece per come è stata condotta l’inchiesta e per l’intimazione in modo offensivo e provocatorio di non più poter entrare in servizio. Il signor RI 1 ha subito nuovamente pesanti ripercussioni nel suo equilibrio psicologico con calo dell’umore, irritabilità, perdita delle motivazioni e dello slancio vitale, insonnia.” (doc. 3).
Con referto del 20 marzo 2007, il dott. _ ha aggiunto che la cura psichiatrica aveva avuto inizio già nel 1996 presso il dott. _, “... a seguito del trauma psicologico subito per aver travolto un suicida con il treno che lui stesso guidava.”.
Da allora, citiamo: “... il decorso della malattia era già caratterizzato da continue ricadute e relative interruzioni del lavoro malgrado la presa a carico massiccia; obiettivo centrale: il mantenimento del ruolo, l’impegno professionale e garantire il mantenimento del posto di lavoro.”.
Si evince inoltre che, nel frattempo, si è assistito a un calo importante delle facoltà vitali umorali, cognitive e volitive, il cui
fattore scatenante
è stato l’evento infortunistico del 16 agosto 2006 (doc. 17).
All’apparenza, l’Istituto assicuratore convenuto ha lasciato aperta la questione concernente l’esistenza di un nesso causale
naturale
tra l’infortunio del 16 agosto 2006 e la problematica psichica (cfr. doc. 23 e 35, p. 5: “La CO 1 _ ha rifiutato di intervenire partendo dal principio che la causalità adeguata fra l’infortunio del 16.8.2006 e i disturbi psichici non è data ai sensi della sentenza di cui in DTF 115 V 133. Tale modo di procedere è corretto.”).
I
l TCA ritiene di potersi esimere dall’approfondire la questione di sapere se
il sinistro del 2006 risulta essere perlomeno una
concausa
(cfr. DTF 129 V 181 consid. 3.1.; U. Meyer-Blaser
, art. cit., p. 101)
delle affezioni psichiche di cui soffre l’assicurato oppure no, in quanto, anche se si dovesse riconoscere il requisito della casualità naturale, la responsabilità dell’CO 1 non potrebbe comunque essere considerata impegnata, facendo difetto l’adeguatezza del nesso di causalità, aspetto che deve essere valutato alla luce dei criteri sviluppati nella DTF 115 V133 (cfr. STFA U 164/02 del 9 aprile 2003, consid. 4.1).
2.6.4. Nell'esame dell'adeguatezza del legame causale, occorre innanzitutto procedere alla classificazione dell'infortunio occorso all’insorgente.
La dinamica del sinistro del
16 agosto 2006
e le lesioni riportate sono già state esposte ai considerandi
1.1. e 2.5.2..
Chiamato a pronunciarsi, il TCA ritiene che il citato evento traumatico vada classificato fra gli
infortuni di grado medio all’interno della categoria media
.
A mero titolo di confronto, in una sentenza U 185/05 del 20 ottobre 2005, il TFA ha qualificato d’
infortunio di grado medio al limite della categoria superiore
, l’incidente della circolazione in cui un’automobilista, che viaggiava su un’autostrada a una velocità compresa tra i 110 e i 120 km/h, ha girato il volante verso destra per scansare una carcassa di animale. Sulla corsia di destra ha però trovato un’altra autovettura, cosicché si è vista costretta a girare il volante verso sinistra, perdendo in tal modo la padronanza del veicolo. Quest’ultimo è andato a sbattere contro il guardrail centrale, dopo che esso si era girato su sé stesso per due volte. In seguito, l’automobile si è capovolta ed è slittata sul tetto verso la corsia di destra, dove è entrata in collisione con una seconda vettura, che l’ha spinta di nuovo sulla sinistra. La conducente e l’assicurata si trovavano ancora all’interno dell’autovettura, quando quest’ultima è stata investita da un terzo veicolo, che l’ha sospinta per alcuni metri. In base alle fotografie scattate dalla polizia, l’automobile in questione è andata completamente distrutta. L’assicurata ha riportato un trauma cranio-cerebrale, nonché una frattura non dislocata del metatarso I del piede destro.
Questa Corte ha classificato fra gli
infortuni gravi
, l’incidente stradale in cui
in cui il conducente della vettura sulla quale si trovava l'assicurata, a seguito di un sorpasso effettuato ad alta velocità - almeno 150 km/h secondo le testimonianze - ha perso la padronanza del veicolo ed è andato a cozzare contro un muro posto sulla sua destra. In ragione della violenza dell'urto, i due occupanti sono stati sbalzati fuori dall'abitacolo e sono finiti sulla carreggiata. L'automobile, dopo l'urto, si è spezzata in due tronconi ed è rimbalzata all'indietro fermandosi sulla corsia di contromano. L'assicurata si è procurata gravi lesioni in diverse parti del corpo (frattura diafisaria trasversa dell'omero destro, frattura ilio-ischiopubica sinistra con dissociazione sacro-iliaca sinistra, rottura del diaframma a sinistra, lesione del plesso ascellare destro e frattura malleolare composta della caviglia destra). Il conducente é invece deceduto sul luogo dell’incidente (cfr. STCA 35.1999.45 del 27 agosto 2001, confermata dal TFA, limitatamente a questo aspetto, con pronunzia U329/01+330/01 del 25 febbraio 2003), rispettivamente, quello in cui, a causa di un colpo di sonno, l'assicurato, al volante della propria autovettura, a bordo della quale avevano trovato posto altre 5 persone, ha invaso la corsia di contromano ed è entrato in collisione, ad una velocità di 100/110 km/h, con un camion a rimorchio che viaggiava alla velocità di 80/85 km/h, riuscendo ad arrestarsi soltanto ad una distanza di circa 19 metri dal punto d'impatto. A seguito dell'urto, l'assicurato ha riportato gravi lesioni in diverse parti del corpo. Il figlio dell'assicurato si è anch'esso procurato delle gravi lesioni fisiche. Il cognato dell'interessato, che era seduto sul sedile posteriore sinistro, è deceduto sul luogo dell'incidente (STCA 35.1997.10+25 del 7 giugno 1999, confermata dal TFA con giudizio U 284/99 del 13 gennaio 2000).
Parimenti, in una sentenza del 15 dicembre 1994 - citata
in
RAMI 1995 U 215, p. 91 -, l’Alta Corte federale ha classificato nella categoria degli
infortuni gravi
, l'incidente della circolazione stradale in cui, a causa di una collisione frontale fra due autovetture, l'assicurato/passeggero di una di esse ha subito un grave politrauma (trauma addominale, trauma cranio-cerebrale con
commotio cerebri
, trauma toracico con fratture multiple di coste a sinistra, importante contusione polmonare, frattura comminuta intrarticolare aperta del piatto tibiale sinistro, sezione dell'arteria radiale a livello dello spazio inter-metacarpale dorsale alla mano destra) ed i suoi due compagni di viaggio sono deceduti.
A mente del TCA, queste fattispeci si rivelano essere - vuoi per lo svolgimento dei fatti vuoi per le conseguenze che ne sono scaturite -, sensibilmente più gravi rispetto a quella qui in discussione.
Il giudice è, quindi, tenuto a valutare le circostanze connesse con l’infortunio, secondo i criteri elaborati dal TFA e qui evocati al consid. 2.4.3..
Affinché possa essere ammessa l’adeguatezza del nesso causale, sarebbe necessario che un fattore sia presente in maniera particolarmente incisiva oppure l’intervento di più criteri (cfr. consid. 2.4.4.).
In una sentenza 35.2004.28. del 14 marzo 2005, cresciuta in giudicato, questo Tribunale ha precisato che, in presenza di un sinistro di grado medio all’interno della categoria media, per ammettere l’adeguatezza è sufficiente, ma pure necessario, l’adempimento di
due
criteri di rilievo (oppure la realizzazione di un solo criterio in maniera particolarmente intensa):
"
In una recente sentenza dell’11 gennaio 2005 nella causa D., U 271/03 - riguardante un assicurato vittima di un incidente della circolazione stradale (tamponamento da tergo), qualificato quale infortunio di grado medio al limite della categoria degli infortuni leggeri o insignificanti – il TFA ha ritenuto sufficiente per ammettere l’esistenza di un nesso causale adeguato, la realizzazione cumulativa di tre fattori (cfr. consid. 7.2; cfr., per un caso analogo, la STFA del 6 dicembre 2004 nella causa S., U 158/04, consid. 2.4).
D’altro canto, in presenza di un infortunio di grado medio al limite della categoria di quelli gravi, la stessa Corte federale reputa sufficiente l’adempimento di un unico criterio di rilievo (cfr. DTF 115 V 140 consid. 6c/bb; RAMI 2001 U 440, p. 350ss.; STFA del 16 febbraio 2005 nella causa C., U 138/04).
Pertanto, se il principio è quello secondo cui, qualora sia necessario riferirsi a più criteri, ciò deve valere tanto più quanto meno grave sia l'infortunio in questione (consid. 2.7.3. in fine), nell’evenienza concreta, trattandosi di un sinistro di grado medio all’interno della categoria media, secondo questo Tribunale, è sufficiente che due dei criteri di rilievo siano adempiuti (cfr., al riguardo, la STFA del 13 maggio 2004 nella causa S., U 346/03, consid. 5.6, in cui uno dei criteri era realizzato in maniera particolarmente intensa e STFA del 26 gennaio 2005 nella causa P., U 279/03, in cui uno dei criteri adempiuti doveva essere relativizzato).
Un solo criterio realizzato invece non basta (cfr. STFA del 16 febbraio 2005 nella causa C., U 138/04, consid. 3.3.3).”
(STCA succitata, consid. 2.15)
Va preliminarmente osservato che nell'apprezzamento dell’adeguatezza del nesso di causalità in materia di turbe psichiche, vanno considerati unicamente
i disturbi di natura organica che si trovano in una relazione di causalità, naturale e adeguata, con il sinistro assicurato
(cfr. RAMI 1999 U 341 p. 409 e RAMI 1993 U 166, p. 94 consid. 2c e riferimenti).
D’altro canto, nel valutare l’adeguatezza di conseguenze psichiche di un infortunio, la giurisprudenza federale considera l’
evento traumatico in quanto tale
e non il modo in cui esso é stato vissuto dall’interessato (cfr. DTF 124 V 29 consid. 5c/aa, 115 V 138 consid. 6 con riferimenti).
Nella concreta evenienza, l’unico fattore di rilievo che entra in linea di conto è quello delle circostanze concomitanti particolarmente drammatiche o della particolare spettacolarità dell'infortunio.
Tutto ben considerato, questo Tribunale ritiene comunque che - apprezzando il sinistro da un punto di vista oggettivo -, il criterio non sia adempiuto
in maniera
particolarmente incisiva
(così come dovrebbe invece esserlo, in presenza di un solo fattore).
Il TCA è giunto a questa medesima conclusione in una sentenza 35.2000.15 del 23 aprile 2002, confermata dal TFA con pronunzia U 170/02 del 12 febbraio 2003, riguardante un incidente della circolazione stradale in cui l'assicurato ha perso il controllo del proprio veicolo ed è andato ad urtare - all'interno di una galleria - frontalmente contro due vetture che sopraggiungevano sulla corsia di contromano. Esso ha lamentato una
commotio cerebri
, una contusione al fianco, una leggera contusione al rene destro, una sospetta frattura della quarta/quinta costola laterale destra nonché escoriazioni al braccio destro.
La Corte federale, nella succitata sentenza del 12 febbraio 2003, ha avallato la tesi di questo Tribunale, osservando:
"
(...), pur essendo in presenza - in considerazione dell'elevata velocità alla quale è avvenuta la perdita di controllo del veicolo come pure del luogo dell'incidente - di un caso limite, la tesi dei primi giudici, secondo cui l'evento in esame non presenterebbe il grado di spettacolarità necessario richiesto dalla prassi di questo Tribunale (cfr. RAMI 1990 no. U 101 pag. 214 consid. 8c/aa: "le circostanze concomitanti particolarmente drammatiche o la particolare spettacolarità dell'infortunio"), non è contraria alla giurisprudenza sviluppata dallo stesso. Questa Corte ha in effetti già negato la stessa qualifica ad un incidente della circolazione in seguito al quale il veicolo interessato, dopo essere inspiegabilmente uscito di strada, si era capovolto 3-4 volte su se stesso prima di fermarsi a 42 metri di distanza (sentenza inedita del 19 febbraio 1999 in re D., U 115/98, citata dal giudizio impugnato), così come aveva precedentemente fatto in relazione a un passeggero di un'automobile che, in seguito alla collisione di quest'ultima con un'altra vettura, era stato sbalzato sulla strada attraverso il finestrino, finendo con la gamba schiacciata fino all'inguine dalla macchina capovoltasi (sentenza inedita del 29 ottobre 1991 in re A., U 62/90) oppure ancora, successivamente, nel caso pubblicato in RAMI 1995 no. U 215 pag. 90, relativo allo scontro tra un camion, che non aveva rispettato un obbligo di dare precedenza, e una ciclista, e che provocò a quest'ultima una frattura multipla del pube nonché una contusione alla coscia.
"
(STFA succitata, consid. 4.3)
Per contro, in una sentenza 35.2007.14 del 24 maggio 2007, cresciuta in giudicato, il TCA ha ammesso la realizzazione particolarmente incisiva del criterio in questione, trattandosi di un assicurato che, all’interno di una galleria autostradale, era caduto dalla propria motocicletta e che, a causa delle lesioni riportate (lussazione posteriore del femore con frattura dell’acetabolo e del bacino a destra, nonché frattura dell’osso scafoide della mano destra), si era ritrovato immobilizzato al suolo, in prossimità del marciapiede ma comunque ancora sulla corsia di marcia:
"
A questo Tribunale appare particolarmente drammatica, oggettivamente terrificante, la circostanza che il ricorrente, per alcuni minuti (cinque, secondo quanto da lui dichiarato in data 15 luglio 2003) si è ritrovato, impotente, esposto al rischio concreto di venire travolto da uno o più veicoli a motore e, pertanto, a un serio rischio di morte.
Visto che l’infortunio è avvenuto all’interno di una galleria autostradale, per giunta in curva (cfr. rapporto di polizia, p. 1), occorre pure tenere conto della velocità di marcia degli altri veicoli (facilmente superiore ai 100 km/h), del rumore amplificato dei motori, rispettivamente, di un’illuminazione ridotta rispetto a quella naturale.”
(STCA succitata, consid. 2.9.)
Il criterio delle circostanze concomitanti molto drammatiche è stato giudicato parimenti adempiuto
in modo particolarmente incisivo
, nella sentenza federale U 176/02 del 1° luglio 2003.
In quella fattispecie, si trattava di un sinistro avvenuto all’interno della costruenda galleria Thalwil-Zurigo, in cui l’assicurato, un operaio addetto alle isolazioni, ha riportato una ferita da perforazione al ginocchio sinistro con lesione della cartilagine.
Questi gli argomenti che hanno determinato la decisione del TFA:
"
In concreto dalle testimonianze degli operai che si trovavano all'interno della galleria al momento del sinistro e dal rapporto di polizia emerge che, in seguito al ribaltarsi dei binari che fungevano da struttura di sostegno e che erano stati posti lungo la galleria, all'incirca per 170 m, la piattaforma sovrastante, ancorata alle pareti laterali, è crollata, creando, oltre ad un effetto «domino», un grande frastuono, polvere, così come la caduta di materiale. Alcuni operai sono stati feriti lievemente, mentre uno in maniera grave. L'interessato è in particolare caduto dalla struttura, rimanendo colpito al ginocchio da un pezzo di ferro.
Come appena detto, in concomitanza all'evento si è verificato un forte frastuono, probabilmente in seguito al ribaltarsi dei binari, così come al crollo della sovrastruttura e del materiale delle pareti. Inoltre non è più stato possibile vedere alcunché a causa della polvere che si è formata. In simili circostanze era senz'altro particolarmente difficile per le persone coinvolte, se non impossibile, comprendere cosa stesse realmente succedendo e quindi valutarne la gravità.
Fatto atto ad aggravare la situazione e a renderla particolarmente drammatica, come precisato dal Tribunale cantonale, è che l'infortunio è avvenuto in una galleria, posta a trenta metri da terra e quindi in un luogo chiuso, la cui unica via d'uscita era costituita da un ascensore. In tale contesto l'evento va quindi considerato senz'altro più traumatizzante rispetto ad un incidente realizzatosi all'aperto, in seguito al pericolo di soffocamento, di sepoltura, nonché per la difficoltà, a causa della mancanza di visibilità, di trovare la via d'uscita e infine per le difficoltà di soccorso.
Pure il fatto che altri operai sono rimasti feriti ed in particolare _ molto gravemente, avendo subito, oltre ad altre lesioni anche un trauma toracico aperto, poiché rimasto impigliato nei binari e sepolto da materiale staccatosi dalle pareti, appare particolarmente drammatico. Le conseguenze dell'infortunio potevano anche essere, per l'assicurato, a cui era stato detto che avrebbe potuto rimanere sepolto, ben peggiori.”
(STFA succitata, consid. 4)
A mente di questa Corte, proprio in considerazione del fatto che né l’insorgente né i passeggeri del treno, si sono trovati confrontati a un concreto rischio di morte, la fattispecie
sub judice
si differenzia sostanzialmente da quelle oggetto delle ultime due pronunzie citate.
Se ne deduce che l’infortunio del 16 agosto 2006 non ha avuto, secondo il corso ordinario delle cose e l’esperienza della vita, un significato decisivo per l’instaurazione dei disturbi psichici presentati da RI 1: l’adeguatezza del nesso di causalità non può, quindi, venire ammessa.
In siffatte condizioni, non é censurabile la circostanza che l’amministrazione abbia negato la propria responsabilità a questo riguardo.