Decision ID: 2c6f7a45-6943-5a7e-a22b-1523777783cf
Year: 2015
Language: it
Court: TI_TCAS
Chamber: TI_TCAS_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: social_law

ritenuto in fatto
1.1. RI 1, nata nel 1969, di formazione aiuto farmacia e già attiva come aiuto veterinario e docente di educazione musicale, nel luglio 2004 ha inoltrato una domanda di prestazioni AI per adulti lamentando di essere affetta da molti dolori in relazione a fibromialgia (doc. AI 3).
Dopo aver espletato i necessari accertamenti medici ed economici, con decisione del 14 giugno 2006 (preavvisata il 2006) l’Ufficio AI ha riconosciuto all’assicurata una rendita intera dal 1° luglio 2004 per un grado di invalidità del 71% (doc. AI; per le motivazioni cfr. doc. AI ).
La prestazione è stata confermata dopo una prima revisione del maggio 2007.
1.2. Avviata nel luglio 2012 una revisione d’ufficio, proceduto ad un aggiornamento della documentazione medica e fatta esperire una perizia SAM, dalla quale è risultato un miglioramento delle condizioni di salute, con decisione datata 13 giugno 2014 (preavvisata il 28 marzo 2014), l’Ufficio AI ha ridotto la rendita a un quarto retroattivamente dal 1. maggio 2014, chiedendo nel contempo la restituzione di fr. 2'522.- a titolo di prestazioni indebitamente percepite dal 1. maggio al 30 giugno 2014 (doc. B).
Mediante un nuovo provvedimento datato 1. luglio 2014 l’Ufficio AI ha annullato l’ordine di restituzione e ripristinato la rendita intera dal mese di maggio 2014. La resa di tale decisione ha di fatto reso privo di oggetto il ricorso presentato dall’assicurata, tramite l’avv. RA 1, l’11 luglio 2014 avverso la decisione del 13 giugno 2014, gravame che, con il consenso delle parti, è quindi stato stralciato mediante decreto del TCA del 14 dicembre 2014 (inc. 32.2014.99).
Con un ulteriore provvedimento del 12 agosto 2014 l’amministrazione, confermato l’intervento di un miglioramento delle condizioni dell’assicurata tale da influire sulla sua capacità lavorativa, ha nuovamente ridotto la prestazione a un quarto di rendita dal 1. ottobre 2014.
1.3. Contro quest’ultima decisione l’assicurata, sempre tramite il suo legale, ha interposto il presente ricorso, contestando l’esistenza di un miglioramento delle sue condizioni così come anche la valutazione del grado di invalidità.
1.4. Con la risposta di causa l’Ufficio AI, sulla base di un parere del SMR, confermando la valutazione medica ed economica, ha chiesto la reiezione del gravame.
1.5. Il 1. dicembre 2014 l’insorgente ha sostanzialmente ribadito le sue richieste ricorsuali (XIV), producendo il successivo 9 dicembre 2014 un rapporto peritale psichiatrico del dr. _ datato 3 dicembre 2014 (XV e doc. B1), sul quale ha preso posizione l’Ufficio AI in data 27 gennaio 2015, allegando una presa di posizione del SAM (XXII). Con ulteriore scritto 6 gennaio 2015 l’assicurata, sempre tramite il suo patrocinatore, ha ulteriormente ribadito le sue domande ricorsuali, contestando nuovamente le conclusioni mediche dell’Ufficio AI, il quale il 2 aprile 2015 ha presentato ulteriori osservazioni corredate da una nuova presa di posizione del SAM e del SMR (XXX), sulla quale si è espresso il legale della ricorrente in data 14 aprile 2015 (doc. XXXII).

considerato in diritto
2.1. Nel caso in esame, oggetto del contendere è sapere se l’Ufficio AI ha correttamente ridotto, in via di revisione, la rendita intera versata alla ricorrente dal 1. luglio 2004 a 1/4 di rendita a far tempo dal 1. ottobre 2014.
2.2. Secondo l’art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con gli art. 7 e 8 della LPGA, con invalidità s’intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata, cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio. Gli elementi fondamentali dell'invalidità, secondo la surriferita definizione, sono quindi un dan-no alla salute fisica o psichica conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio, e la conseguente incapacità di guadagno. Occorre quindi che il danno alla salute abbia cagionato una diminuzione della capacità di guadagno, perché il caso possa essere sottoposto all'assicurazione per l'invalidità (Duc, L’assurance invalidité, in: Meyer (Hrsg.), Schweizerisches Bundesverwaltungsrecht, Band XIV, Soziale Sicherheit, 2a ed., 2007, p. 1411, n. 46). Secondo l'art. 28 cpv. 2 LAI gli assicurati hanno diritto ad una rendita intera se sono invalidi almeno al 70%, a tre quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono invalidi almeno al 40%. Ai sensi dell'art. 16 LPGA il grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto fra il reddito del lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo l'insorgenza dell'invalidità e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione, nell'esercizio di un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in condizioni normali di mercato del lavoro (reddito da invalido) e il reddito del lavoro che egli avrebbe potuto conseguire se non fosse diventato invalido (reddito da valido). Il grado d'invalidità dell'assicurato deve quindi essere determinato dal raffronto del reddito che egli ancora può conseguire nonostante la sua invalidità con quello che avrebbe potuto guadagnare in assenza delle affezioni di cui è portatore (Duc, op. cit., p. 1476, n. 213 e la giurisprudenza citata alla nota a pié pagina n. 264). Si confronta perciò il reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non fosse divenuto invalido con quello ch'egli può tuttora realizzare, benché invalido, sfruttando la residua capacità lavorativa in attività da lui ragionevolmente esigibili in condizioni normali del mercato del lavoro, previa adozione di eventuali provvedimenti integrativi (metodo generale del raffronto dei redditi; DTF 128 V 30, 104 V 136; Pratique VSI 2000 p. 84).
2.3. Se, però, un assicurato maggiorenne non esercitava un'attività lucrativa prima di essere invalido, l'applicazione nei suoi confronti del concetto dell'incapacità di guadagno non è possibile poiché – in simili condizioni – l'invalidità non può cagionare una vera e propria perdita di guadagno. Ciò, in special modo, se non si può esigere da questi l'esercizio di una attività lucrativa.
Per questo motivo l'art. 8 cpv. 3 LPGA parifica l'impedimento di svolgere le proprie mansioni consuete all'incapacità al guadagno (metodo specifico di calcolo dell'invalidità, SVR 1996 IV Nr. 76 p. 221 consid. 1; RCC 1986 p. 246 consid. 2b; DTF 104 V 136). In questo senso l’art. 28a cpv. 2 LAI prevede che l'invalidità dell’assicurato che non esercita un’attività lucrativa ma svolge le mansioni consuete e dal quale non si può ragionevolmente esigere che intraprenda un’attività lucrativa è valutata, in deroga all’articolo 16 LPGA, in funzione dell’incapacità di svolgere le mansioni consuete.
A sua volta, l'art. 27 cpv. 1 OAI precisa che per mansioni consuete di una persona senza attività lucrativa occupata nell’economia domestica s’intendono in particolare gli usuali lavori domestici, l’educazione dei figli nonché le attività artistiche e di pubblica utilità e che per mansioni consuete dei religiosi s’intende ogni attività svolta dalla comunità.
L’invalidità viene così valutata sulla base di un confronto delle attività domestiche, da effettuare mediante un’inchiesta domiciliare (DTF 130 V 97; Pratique VSI 2001 p. 158 consid. 3c). Si paragona quindi l'attività svolta dall'assicurato prima della sopravvenienza del danno alla salute con quella che può svolgere posteriormente, applicando l'impegno che si può esigere da lui (RCC 1984 p. 139; Duc, Les assurances sociales en Suisse, Lausanne 1995, p. 458; Maurer, Bundessozialversicherungsrecht, 1994, p. 145). Di regola si presume che non vi è impedimento dovuto all'invalidità se l'assicurato è ancora attivo nella sua economia domestica e segue, almeno parzialmente, le incombenze che lo concernono. Questa presunzione può tuttavia essere rovesciata se è stabilito che la persona lavora più di quanto è ragionevolmente esigibile oppure fa eseguire da altri la maggior parte dei lavori che non può eseguire personalmente (RCC 1984 p. 139). L'importanza dell'attività della persona che si occupa dell'economia domestica dipende dalla struttura familiare, dalla situazione professionale del congiunto e dalle circostanze locali. Si distinguono quindi tre tipi di famiglia, quella senza figli, quella con figli o altri membri della famiglia che richiedono cure o quella in cui un coniuge collabora nell'impresa dell'altro.
2.4. Nel caso in cui invece l’interessato svolga (o comunque svolgerebbe in assenza dei fattori invalidanti) solo parzialmente un'attività lucrativa risulta applicabile l’art. 28a cpv. 3 LAI secondo cui: “ se l’assicurato esercita un’attività lucrativa a tempo parziale o collabora gratuitamente nell’azienda del coniuge, l’invalidità per questa attività è valutata secondo l’articolo 16 LPGA. Se svolge anche le mansioni consuete, l’invalidità per questa attività è determinata secondo il capoverso 2. In tal caso, occorre determinare la parte dell’attività lucrativa o della collaborazione gratuita nell’azienda del coniuge e la parte dello svolgimento delle mansioni consuete e valutare il grado d’invalidità nei due ambiti."
Questo metodo di graduazione dell'invalidità (detto "metodo misto") è stato ancora una volta dichiarato conforme alla legge dal TFA in DTF 125 V 146.
Anche in altre occasioni l'Alta Corte ha confermato che il metodo misto, applicato ad assicurati che svolgono un'attività lucrativa unicamente a tempo parziale e consacrano il resto del loro tempo all’attività casalinga, è conforme alla legge e alla volontà del legislatore. Nemmeno è stata ravvisata una violazione dell’art. 8 CEDU (cfr. STFA I 276/05 del 24 aprile 2006, parzialmente pubblicata in Plädoyer 5/06 p. 54 segg. e STFA I 156/04 del 13 dicembre 2005, pubblicata in SVR 2006 IV Nr. 42 p. 151 segg.).
Questa giurisprudenza è stata ribadita nelle DTF 137 V 334, 133 V 504 e 133 V 477.
In una sentenza pubblicata in DTF 134 V 9 l'Alta Corte ha precisato la propria giurisprudenza ed ha ammesso la possibilità di prendere in considerazione gli influssi reciprochi dell'attività lucrativa e dello svolgimento di mansioni consuete nell'ambito dell'applicazione del metodo misto.
Una eventuale ridotta capacità nell'ambito professionale o nell'ambito dell'adempimento delle mansioni consuete (secondo l'art. 27 OAI [nella versione in vigore dal 1° gennaio 2004]) in seguito a maggiori sforzi compiuti nell'altro settore d'attività va tuttavia presa in considerazione solo a determinate condizioni.
2.5. D’altra parte, secondo l’art. 17 cpv. 1 LPGA, se il grado d’invalidità del beneficiario della rendita subisce una notevole modificazione, per il futuro la rendita è aumentata o ridotta proporzionalmente o soppressa, d’ufficio o su richiesta. Qualsiasi cambiamento importante delle circostante suscettibili di incidere sul grado d’invalidità e, quindi, sul diritto alla rendita, può fondare una revisione giusta l’art. 17 LPGA. La rendita può essere oggetto di revisione non soltanto nel caso di una modifica sensibile dello stato di salute, ma anche qualora le conseguenze dello stesso sulla capacità di guadagno, pur essendo esso stato rimasto immutato, abbiano subito una modificazione notevole (DTF 130 V 349 consid. 3.5, 113 V 275 consid. 1a; vedi pure DTF 112 V 372 consid. 2b e 390 consid. 1b).
Una semplice valutazione diversa delle circostanze di fatto, che sono rimaste sostanzialmente invariate, non giustifica comunque una revisione ai sensi dell’art. 17 LPGA (DTF 112 V 372 consid. 2b e 390 consid. 1b). Per sapere se è intervenuta una modificazione notevole, si deve confrontare la situazione di fatto al momento della decisione iniziale di assegnazione della rendita con quella vigente all’epoca del provvedimento litigioso (DTF 130 V 351 consid. 3.5.2). Da questo punto di vista un provvedimento che si limita a confermare una prima decisione di rendita non è rilevante (DTF 125 V 369 consid. 2 con riferimenti, 109 V 262, 105 V 30; Meyer, Rechtsprechung des Bundesgerichts zum IVG, p. 379-380).
Se la capacità al guadagno dell'assicurato migliora, v'è motivo di ammettere che il cambiamento determinante sopprime, all'occorrenza, tutto o parte del diritto a prestazioni dal momento in cui si può supporre che il miglioramento costatato perduri. Lo si deve in ogni caso tenere in considerazione allorché è durato tre mesi, senza interruzione notevole, e che presumibilmente continuerà a durare (art. 88 a cpv. 1 OAI). Analogamente, in caso di aggravamento dell'incapacità al guadagno, occorre tener conto del cambiamento determinante il diritto a prestazioni, non appena esso perdura da tre mesi senza interruzione notevole (art. 88 a cpv. 2 OAI). Queste norme sono applicabili non soltanto in caso di revisione della rendita, ma anche di assegnazione con effetto retroattivo di una prestazione limitata nel tempo (STFA 29 maggio 1991 nella causa St.; RCC 1984 p. 137).
Circa gli effetti della modificazione di un diritto ad una rendita d’invalidità (o ad un assegno per grandi invalidi), l’art. 88bis cpv. 2 lett. a OAI stabilisce che la riduzione o la soppressione della rendita o dell’assegno per grandi invalidi è messa in atto il più presto, il primo giorno del secondo mese che segue la notifica della decisione.
L’art. 88bis cpv. 2 lett. b OAI prevede che la riduzione o la soppressione della rendita o dell’assegno per grandi invalidi è messa in atto retroattivamente dalla data in cui avvenne la modificazione determinante se l’erogazione illecita è causa dell’ottenimento indebito di una prestazione per l’assicurato o se quest’ultimo ha violato l’obbligo di informare, impostogli ragionevolmente dall’articolo 77 OAI.
I principi giurisprudenziali sviluppati in materia di revisione di rendite sotto il regime del vecchio art. 41 LAI sono applicabili anche a proposito dell’art. 17 LPGA (DTF 130 V 349 seg. consid. 3.5).
2.6. In occasione dell’evasione della domanda di prestazioni presentata nel luglio 2004 dall’assicurata, che lamentava dolori fibromialgici, l’amministrazione, dopo aver esaminato i certificati dei medici curanti (segnatamente del dr. _, generalista, per il quale l’assicurata era priva di energia a motivo della diagnosi di “fibromialgia con decondizionamento psico-fisico, sindrome algica generalizzata e depressione reattiva”, doc. AI 11 e del dr. _, psichiatra, per il quale l’assicurata era sofferente di “Fibromialgia e disturbo di personalità”, doc. AI 17), aveva incaricato il Servizio di psichiatria e di psicologia medica dell’_ di redigere una perizia psichiatrica. Con rapporto del 5 ottobre 2005, la dr.ssa _, specialista in psichiatria, per il _, poste le diagnosi di “Altra Sindrome ansiosa specificata (ICD 10 F 41.8), Sindrome somatoforme da dolore persistente (ICD-10 F 45.4), Sindrome affettiva persistente di altro tipo (ICD-10 F 34.8), Altra Modificazione duratura della personalità (ICD-10 F 62.8)”, dopo aver ricordato che la paziente soffriva essenzialmente di problemi derivati da una "crisi" emotiva-psicologica, mai risanata e causata da fatti accaduti in occasione del suo apprendistato che, abbinati a solitudine, violenza, sopruso, assenza di figure adulte rassicuranti avevano fatto sviluppare un blocco emotivo che aveva di fatto portato l’assicurata a ritirarsi dalla vita normale, ha concluso che per quanto riferito all’attività da ultimo svolta così come in ogni altra attività l’assicurata, considerato lo stato psicologico e le gravi ripercussioni sul fisico, era da considerare inabile al lavoro nella misura del 80% a partire dal 2003 (...)" (doc. AI 21/4-5).
L’inchiesta economica per le persone che si occupano dell’economia domestica effettuata il 12 aprile 2006 ha concluso per limitazioni complessive in ragione del 36% da giugno 2003 (doc. AI 28).
Di conseguenza, mediante decisione del 14 giugno 2006, considerata una limitazione del 36% quale casalinga (quota parte del 20%) e dell’80% come salariata (quota parte dell’80%) e, quindi, un grado di invalidità complessivo del 71%, l’amministrazione ha riconosciuto una rendita intera di invalidità dal 1. luglio 2004 (doc. AI 31). In sede di una revisione avviata nell’aprile 2007, sentiti i curanti dell’assicurata, la prestazione è stata confermata mediante comunicazione del 7 settembre 2007 (doc. AI 40).
2.7. Al considerando precedente sono state esposte le circostanze che giustificarono, all’epoca, l’assegnazione di una rendita intera. In tale contesto, va rilevato che il TCA deve situarsi al mese di agosto 2014 (momento in cui è stata emanata la decisione impugnata) e valutare se, dopo il 14 giugno 2006 (rispettivamente settembre 2007), le condizioni di salute dell’assicurata abbiano subito un miglioramento tale da giustificare la riduzione a un quarto del diritto alla rendita intera.
2.8. Nell’ambito della revisione avviata nel luglio 2012, l’Ufficio AI, interpellato il dr. _ (che ha certificato un peggioramento progressivo negli ultimi anni, doc. AI 46), ha fatto eseguire una perizia pluridisciplinare a cura del SAM, dalla quale, datata 28 gennaio 2013 (doc. AI 58), risulta che sulla base di consultazioni psichiatriche (dr. _), pneumologiche (dr. _) e reumatologiche (dr. _) sono state poste le diagnosi di:
" 6.1 Diagnosi con influenza sulla capacità lavorativa:
Diagnosi psichiatrica
Sindrome affettiva persistente di altro tipo (ICD-10 F 34.8).
Sindrome somatoforme da dolore persistente (ICD-10 F 45.4).
Modificazione duratura della personalità (ICD-10 F 62.8).
Diagnosi pneumologica
Nessuna.
6.2 Diagnosi senza influenza sulla capacità lavorativa:
Sindrome algica generalizzata aspecifica.
Decondizionamento muscolare.
Disturbi statici del rachide."
In merito alla capacità lavorativa i periti hanno in sostanza concluso che dal lato strettamente pneumologico e reumatologico non vi erano patologie con influsso sulla capacità lavorativa. Dal lato psichiatrico per contro era accertata una patologia psichiatrica caratterizzata come descritto dal Dr. med. _ dalla presenza di una sindrome affettiva persistente di altro tipo (ICD-10 F 34.8), da una sindrome somatoforme da dolore persistente (ICD-10 F 45.4), una modificazione duratura della personalità (ICD-10 F 62.8). Quanto alla sindrome da dolore somatoforme persistente, la stessa adempiva i criteri di Förster. Per quanto riferito invece alla diagnosi di sindrome ansiosa specificata, che era stata diagnosticata nel 2005 dalla dr.ssa _, i periti, sulla base del consulto del dr. _, hanno rilevato che non vi erano più chiari sintomi a favore di tale diagnosi né segni d'ansia rilevati durante tutta la visita e nemmeno durante la raccolta anamnestica e la visita presso il SAM. Hanno quindi concluso per una limitazione della capacità lavorativa, per il motivo psichiatrico, del 50%, attestando quindi un miglioramento rispetto alla valutazione eseguita da parte della Dr.ssa _, lo stesso essendo soprattutto legato ad una diminuzione dello stato ansioso presente nella precedente perizia psichiatrica. La sindrome ansiosa era infatti totalmente regredita alla valutazione attuale, così come non più evidenziabili erano i dolori in sede retrosternale e addominale. Secondo i periti tale miglioramento clinico era da considerare presente almeno da alcuni mesi, senz'altro a partire dal 1. gennaio 2012 in avanti, con una conseguente incapacità lavorativa del 50% per ogni attività medico-teorica e nella misura del 40% come casalinga, con una prognosi stazionaria. La diminuzione della capacità lavorativa era soprattutto legata all'astenia e ad una sensazione di stanchezza e di debolezza fisica, rilevato anche come il dolore condizionasse il resto della sintomatologia psico-fisica rendendo l’assicurata lenta, inaffidabile, con minor resistenza e maggiore esauribilità davanti ad ogni compito. Secondo i periti tale incapacità lavorativa psichiatrica teneva in considerazione pure il dolore cronico dovuto alla sindrome dolorosa generalizzata. Hanno quindi concluso:
" 8 CAPACITÀ LAVORATIVA DISCUSSA E CONCORDATA TRA
TUTTI I PERITI
8.1 Capacità lavorativa nell'attività abituale
L'A. viene ritenuta abile al lavoro nella misura del 50% nelle attività finora svolte e in altre attività di pari impegno fisico.
8.2 Evoluzione della capacità lavorativa e prognosi
La capacità lavorativa deve essere ritenuta nella misura del 50% a partire dall'1.1.2012 in avanti. In precedenza fa stato quanto deliberato dall'Ufficio Al in precedenza.
Non abbiamo quindi potuto attestare il peggioramento dichiarato dall'A.; anzi dalla precedente perizia psichiatrica dell'ottobre 2005 è subentrato un miglioramento, presente già da qualche tempo, sicuramente dall'1.1.2012 in avanti. Infatti, nel corso dell'ultimo anno, le visite psicoterapiche e mediche si sono rarefatte.
8.3 Capacità lavorativa nell'attività di casalinga
Come casalinga l'A. deve essere ritenuta abile al lavoro nella misura del 60%, sempre a far capo dall'1.1.2012 in avanti.
9 CAPACITÀ DI INTEGRAZIONE
9.1 Capacità lavorativa in attività adatta
Anche in un'attività lavorativa leggera e adatta vale quanto descritto al capitolo 8.1, e cioè una capacità lavorativa del 50% dall'1.1.2012 in avanti.
9.2 Evoluzione della capacità lavorativa e prognosi
La capacità lavorativa deve essere considerata tale a partire dall'1.1.2012 in avanti. La prognosi è da considerare stazionaria nel tempo. (...)"
(doc. AI 58/49-55)
Con rapporto finale 30 gennaio 2013 il dr. _ del SMR ha avallato la perizia multidisciplinare, evidenziando l’intervento di un miglioramento rispetto alla perizia dell’ottobre 2005 e, quindi, ammettendo un’inabilità lavorativa in ogni attività del 50% per la problematica psichiatrica (doc. AI 60).
Effettuata quindi l’inchiesta domiciliare l’8 agosto 2013 (che ha ravvisato minori impedimenti nelle mansioni “spesa e acquisiti diversi” e “bucato”, doc. AI 63), con annotazione 17 settembre 2013 la dr.ssa _ del SMR ha osservato quanto segue:
" (...)
Dalla valutazione SAM presente quindi:
il Dr _ attesta un miglioramento del quadro clinico rispetto alla valutazione della Dr.ssa _ del 2005 poiché ora non sono soddisfatti i criteri per porre diagnosi di S ansiosa; descrive un quadro regressivo tale da poter ancora confermare una diagnosi di sindrome affettiva persistente e di ritenere assolti i criteri di Foerster e giudicare quindi il disturbo somatoforme come invalidante. Secondo il suo giudizio il miglioramento del quadro porta a giudicare una IL ora del 50% e dal 1 gennaio 2012
· Non mi è chiaro il motivo per il quale il perito attesti l'inizio del miglioramento della CL da tale data e quali siano gli aspetti concreti di tale miglioramento, in particolare che effetti essi abbiano avuto nell'andamento della CL e nella sua nuova valutazione. Pertanto chiedo al perito di poter rivalutare l'A al fine di attestare se vi è una stazionarietà rispetto al quadro clinico da lui evidenziato nella sua visita del 22.10.2012.
· La valutazione medico teorica come casalinga del Dr. _ si discosta dalla valutazione a domicilio da parte dell'Assistente Sociale; chiedo quindi al perito se leggendo l'inchiesta a domicilio ritiene che i limiti da lui definiti siano stati adeguatamente considerati." (doc. AI 65/1-2)
Con una valutazione peritale del 9 dicembre 2013, il SAM, sulla base di un nuovo consulto effettuato dal dr. _, ha confermato le diagnosi già poste in occasione della perizia del 28 gennaio 2013 confermando un’inabilità lavorativa del 50% in ogni attività e del 40% come casalinga (doc. AI 69).
Sulla base del rapporto 19 dicembre 2013 del medico SMR (per il quale il miglioramento andava comunque fatto risalire solo all’ottobre 2012, ossia alla data della valutazione del perito del SAM, cfr. doc. AI 70) e della valutazione del consulente professionale (doc. AI 73), annullato il provvedimento 13 giugno 2014 mediante decisione 1. luglio 2014 (cfr. doc. AI 80 e al consid. 1.2), con un ulteriore provvedimento del 12 agosto 2014, preceduto da un progetto del 28 marzo 2014, l’amministrazione ha nuovamente ridotto la prestazione a un quarto di rendita dal 1. ottobre 2014, motivando come segue:
" (...)
Esito degli accertamenti:
In primo luogo si rammenta che in assenza del danno alla salute avrebbe continuato a svolgere un'attività lucrativa in misura dell'80%, il restante 20% è dedicato alle mansioni consuete.
Dalla documentazione medico-specialistica acquisita all'incarto, ed in particolare dalla perizia eseguita dal Servizio accertamento medico (SAM) di Bellinzona, emerge l'avvenuto miglioramento intervenuto al suo stato di salute. Allo stato attuale viene ritenuta abile in misura del 50% (riduzione di rendimento) in qualsiasi professione adeguata allo stato di salute.
In base all'inchiesta esperita a domicilio, per gli impedimenti che incontra nello svolgimento delle abituali mansioni richieste dalla conduzione dell'economia domestica, fa stato un grado d'invalidità del 30%.
Potrebbe pertanto svolgere attività rispecchianti le indicazioni mediche, reperibili sul mercato libero del lavoro e che non richiedono qualifiche professionali specifiche.
In conformità alla sentenza del TCA del 12 giugno 2006 ed alle indicazioni della Corte plenaria del Tribunale federale delle assicurazioni è stata stabilita l'inapplicabilità dei valori, regionali (tabella TA13). La giurisprudenza impone che il reddito da invalido vada determinato in applicazione dei valori nazionali (tabella TA1). Utilizzando i dati forniti dalla citata tabella elaborata dall'Ufficio federale di statistica nel 2012 avrebbe potuto realizzare un salario mensile di Fr. 4'301.- (categoria 4.2: attività semplici e ripetitive, valore mediano). Riportando questo dato su 41.6 ore esso ammonta a Fr. 4'484.- mensili oppure a Fr. 53'805.- per l'intero anno. Prendendo questo valore all'80% (tempo lavorativo abituale), effettuando una prima riduzione del 50% data dalla valutazione medico-teorica e ancora del 6% per attività leggere si ottiene un reddito da invalido di Fr. 20'230.65.
Di seguito si riporta il calcolo effettuato per determinare il grado d'invalidità come salariata:
Confronto dei redditi:
senza invalidità CHF 43'044.00
con invalidità CHF 20'230.65
Perdita di guadagno CHF 22'813.35 = Limitazione del 53.00 %
Su esplicita richièsta scritta si resta a disposizione per accordare un aiuto al collocamento.
Grado d'invalidità complessivo:
Attività Quota parte Limitazione Grado d'invalidità parziale
salariata 80.00 % 53.00 % 42.00 %
casalinga 20.00 % 30.00 % 6.00 %
Grado d'invalidità 48.00 %
=======
Osservazioni al progetto di decisione del 28 marzo 2014
In data 7 aprile 2014 lei ci ha inoltrato osservazioni contro il nostro progetto, comprensivo di nuova documentazione medica stilata dal Dr. med. _ e dallo psicoterapeuta _.
La documentazione medica pervenuta è stata sottoposta al vaglio del nostro Servizio Medico Regionale (SMR), il quale dopo accurato esame ha valutato che quanto apportato non permette di discostarsi dalla valutazione medica svolta presso il Servizio Accertamento Medico (SAM) che l'ha peritata in due occasioni ed a molti mesi di distanza l'una dall'altra confermando un quadro migliorato e stabilizzato. Il progetto di decisione citato merita quindi piena conferma.(doc. B1)
Con il presente ricorso, ribadendo l’assenza di un miglioramento della componente psichica, l’assicurata contesta la riduzione della rendita. In corso di causa ha prodotto una perizia eseguito il 3 dicembre 2014 dal dr. _, specialista FMH in psichiatria, il quale ha fra l’altro concluso:
" (...)
Diagnosi con ripercussioni sulla capacità lavorativa:
Sindrome affettiva depressiva di altro tipo (ICD-10 F34.8):
Sulla base dell'intensità dei sintomi e sulla base della durata del quadro di gravità medio-grave, comporta alla signora un marcato disfunzionamento sociale, che sfocia nel ritiro sociale, un marcato senso di sfiducia, vissuto di inutilità e di inabilità. Non ho notato nei miei colloqui un miglioramento, ma al contrario il peggioramento che ho descritto.
Sindrome somatoforme da dolore persistente (ICD-10 F45.4):
In tutti i colloqui ella è apparsa sofferente, dolorante, con fluttuanti algie diffuse a tutto il soma. Ella riportava che le algie sono maggiormente agli arti inferiori, all'addome, con ripercussioni sulla mobilità e sulla funzionalità generale. Il dolore cronico muscolare rinforzato dalla sintomatologia depressiva. I pazienti con questa patologia sono spesso anergici, anedonici, alexitimici, con una riduzione della libido, spesso circolari dal profilo del pensiero ruminante sul disturbo del dolore diffuso. L'ansia e l'angoscia, sono sintomi molto frequenti in questa dimensione sindromica di cui la signora RI 1 è affetta. Questa sindrome, spesso come in questo caso, tende col tempo a cronicizzare. Sul piano lavorativo determina una marcata perdita di competenze e perfoiniances, che si traducono in una notevole spossatezza fisica e psichica. La paziente manifesta stati di rapido depauperamento energetico, un facile esaurimento delle capacità attentive che non permette un'attività lavorativa.
La modificazione duratura della personalità (ICD-10 F62.8):
Il disturbo comparso in adolescenza sulla base della sintomatologia algica diffusa, comporta alla paziente una modalità pervasiva di inibizione, un senso di vergogna, sentimenti di inadeguatezza verso sé stessa e gli altri. Ella evita ogni attività sociale che implica un coinvolgimento, sul piano della personalità ella appare riservata, introversa, impaurita. La cronicità del quadro ed il continuo confronto con le algie somatiche, hanno determinato la modificazione personologica, che sul piano lavorativo si traduce con una totale inadeguatezza, vissuti di inappropriatezza, incapacità a tollerare responsabilità nello svolgimento di attività lavorative anche poco complesse. Questi pazienti sono terrorizzati dalle responsabilità, quindi costretti a rifugiarsi in modo difensivo a forme di dipendenza.
Sindrome ansiosa importante specifica (ICD-10 F41.8).
DD: Sospetto disturbo di personalità ansiosa da evitamento (ICD-10 F60.6):
Durante le mie sedute, a scadenza quindicinale, è emersa in modo evidente la chiara fragilità narcisistica, che la paziente manifesta con il ritiro dalle attività sociali, l'apatia, la debolezza del sé e il bisogno di conferme e approvazioni. Il tono dell'umore è sempre apparso orientato al polo depressivo. Ho rilevato anche la modalità pervasiva di inibizione sociale, i sentimenti di inadeguatezza, l'ipersensibilità al giudizio altrui, la difficoltà nell'accettare suggestioni da parte dell'altro, quindi il conseguente comportamento evitante che pregiudica le relazioni sociali ed infine la capacità lavorativa della paziente. Questi schemi di pensiero rigido, ruminante, collimano con la percezione di sé debole, incapace e mentalmente difettosa. I sintomi emersi nei colloqui, denotano una sindrome ansiosa importante specifica, come descritto dalla dr.ssa _, da differenziare con un sospetto disturbo di personalità ansiosa di evitamento (ICD-10 F60.6). Questo quadro psicopatologico, insieme agli altri descritti, pregiudica in modo importante e durevole la capacità lavorativa della signora, per la quale ritengo che l'incapacità lavorativa sia totale per ogni attività.
Sul piano lavorativo:
Le diverse psicopatologie tra' loro determinano una marcata compromissione sul piano funzionale, relazionale e comportamentale. Sul piano cognitivo lo stesso perito definisce la paziente compromessa e regredita nella sera affettiva.
Le diverse patologie hanno notevolmente ridotto le già precarie risorse psicofisiche della paziente, per la quale attualmente appare improponibile un' attività lavorativa.
Prognosi:
Già il perito parlava di prognosi stazionaria. Alla luce della mia valutazione, la prognosi per la malattia appare negativa nel lungo tempo. Così anche la prognosi lavorativa.
Conclusioni:
In conclusione lo stesso perito descrive la prognosi stazionaria, la regressione sul piano comportamentale e dell'affettività. Sottolinea anche come la sindrome somatoforme da dolore persistente abbia modificato lo stile di vita pregiudicando in modo considerevole le risorse per una vita individuale e la capacità di autonomizzarsi della paziente. Scrive ancora che la signora presenta una comorbidità psichica rilevante. Proprio sulla base di questi elementi appare molto controverso il giudizio finale dell'ufficio invalidità. Sulla base della mia valutazione, la paziente appare visibilmente peggiorata, la prognosi lavorativa appare nel tempo negativa e quindi il suo stato psicofisico non le permette di svolgere un'attività. lavorativa.
Risposte ai quesiti peritali:
1. Rispetto a tale quesito, la valutazione avviene sulla base degli atti a disposizione e del o dei colloqui eseguiti. Credo che il perito abbia, come in questi casi avviene, preso il giusto tempo per valutare la surrifferita. Certo la mia valutazione dopo 11 colloqui mi permette di avere un'ampia veduta sul funzionamento della paziente e sulla compromissione che le diverse patologie hanno determinato.
1. Rispetto a tale quesito, la valutazione avviene sulla base degli atti a disposizione e del o dei colloqui eseguiti. Credo che il perito abbia, come in questi casi avviene, preso il giusto tempo per valutare la surrifferita. Certo la mia valutazione dopo 11 colloqui mi permette di avere un'ampia veduta sul funzionamento della paziente e sulla compromissione che le diverse patologie hanno determinato.
2. In risposta a tale quesito, certo vi sono test che possono valutare disturbi d'ansia, in questo caso già nel test di Rorschach del dr. _, emergono elementi che sono significativi in modo chiaro per un disturbo d'ansia marcata, che egli descrive nel contesto mentale isterofobico e la diagnosi strutturale di nevrosi. Dalla mia valutazione, sulla base del quadro descritto nella terza diagnosi, deduco che la paziente è notevolmente ansiosa.
2. In risposta a tale quesito, certo vi sono test che possono valutare disturbi d'ansia, in questo caso già nel test di Rorschach del dr. _, emergono elementi che sono significativi in modo chiaro per un disturbo d'ansia marcata, che egli descrive nel contesto mentale isterofobico e la diagnosi strutturale di nevrosi. Dalla mia valutazione, sulla base del quadro descritto nella terza diagnosi, deduco che la paziente è notevolmente ansiosa.
3. Nei miei colloqui ho potuto rilevare la marcata sintomatologia depressiva, le angosce somatizzate e l'ansia che tendono a bloccare la paziente, determinando il disfunzionamento interpersonale e quindi anche lavorativo della paziente. Resta a mio avviso difficile dedurre che l'ansia influisca da sola nella misura del 30%. Ritengo come lo scritto che le diverse psicopatologie si rinforzano tra loro con una modalità negativa notevole.
3. Nei miei colloqui ho potuto rilevare la marcata sintomatologia depressiva, le angosce somatizzate e l'ansia che tendono a bloccare la paziente, determinando il disfunzionamento interpersonale e quindi anche lavorativo della paziente. Resta a mio avviso difficile dedurre che l'ansia influisca da sola nella misura del 30%. Ritengo come lo scritto che le diverse psicopatologie si rinforzano tra loro con una modalità negativa notevole.
4. Dalla lettura degli atti emerge che il perito esprime principalmente un suo giudizio e non contraddice la valutazione della dr.ssa _ nella perizia del 2012. Negli 11 colloqui che ho avuto per valutare la capacità lavorativa della paziente, ho potuto rilevare l'anedonia, la ipoergia, la debolezza del sé, l'intolleranza anche a minime frustrazioni, che delineano il quadro depressivo di gravità media e che insieme alla sindrome somatoforme da dolore persistente, e al disturbo d'ansia descritto, non permettono alla paziente di svolgere un'attività lavorativa. Questi disturbi nel lungo tempo decorrono in maniera cronica e peggiorativa, con una subdola perdita delle capacità e delle competenze della signora, per cui la prognosi lavorativa è poco favorevole.
4. Dalla lettura degli atti emerge che il perito esprime principalmente un suo giudizio e non contraddice la valutazione della dr.ssa _ nella perizia del 2012. Negli 11 colloqui che ho avuto per valutare la capacità lavorativa della paziente, ho potuto rilevare l'anedonia, la ipoergia, la debolezza del sé, l'intolleranza anche a minime frustrazioni, che delineano il quadro depressivo di gravità media e che insieme alla sindrome somatoforme da dolore persistente, e al disturbo d'ansia descritto, non permettono alla paziente di svolgere un'attività lavorativa. Questi disturbi nel lungo tempo decorrono in maniera cronica e peggiorativa, con una subdola perdita delle capacità e delle competenze della signora, per cui la prognosi lavorativa è poco favorevole.
5. Nella perizia dell'11 dicembre 2013, al punto 9, il perito constata rispetto alla valutazione della dr.ssa _, un miglioramento dell'ansia, che questa é "praticamente totalmente regredita". La paziente viene descritta dal dr. _ con importanti elementi isterofobici, compatibili con la diagnosi strutturale di nevrosi. In questa dimensione psicopatologica il sintomo base è proprio l'ansia, dalla quale la paziente si difende con le condotte di evitamento. Descrivo inoltre al punto 2 come i criteri presenti sono tali da formulare il disturbo d'ansia descritto dalla dr.ssa _ da differenziare con il disturbo di personalità d'ansia di evitamento.
5. Nella perizia dell'11 dicembre 2013, al punto 9, il perito constata rispetto alla valutazione della dr.ssa _, un miglioramento dell'ansia, che questa é "praticamente totalmente regredita". La paziente viene descritta dal dr. _ con importanti elementi isterofobici, compatibili con la diagnosi strutturale di nevrosi. In questa dimensione psicopatologica il sintomo base è proprio l'ansia, dalla quale la paziente si difende con le condotte di evitamento. Descrivo inoltre al punto 2 come i criteri presenti sono tali da formulare il disturbo d'ansia descritto dalla dr.ssa _ da differenziare con il disturbo di personalità d'ansia di evitamento.
6. Dai miei colloqui posso rilevare la facile stancabilità, la spossatezza, la facile esauribilità psicofisica, per la quale la paziente riesce difficilmente a tollerare stress e impegni fisici e psichici. Posso rilevare che soprattutto nei momenti di maggior ansietà, ella appare molto limitata nel portare a termine anche le normali attività casalinghe.
6. Dai miei colloqui posso rilevare la facile stancabilità, la spossatezza, la facile esauribilità psicofisica, per la quale la paziente riesce difficilmente a tollerare stress e impegni fisici e psichici. Posso rilevare che soprattutto nei momenti di maggior ansietà, ella appare molto limitata nel portare a termine anche le normali attività casalinghe.
7. Sulla base delle mie valutazioni la signora presenta anche un marcato disturbo d'ansia, come descritto dalla dr.ssa _, che pregiudica in modo notevole insieme agli altri disturbi la capacità lavorativa della paziente.
7. Sulla base delle mie valutazioni la signora presenta anche un marcato disturbo d'ansia, come descritto dalla dr.ssa _, che pregiudica in modo notevole insieme agli altri disturbi la capacità lavorativa della paziente.
8. Dalla lettura degli atti sfugge su come mai infine la diagnosi di fibromialgia non appare nelle diagnosi del 2013. Va tenuto conto che anche questa malattia decorre con importanti fluttuazioni della sintomatologia spesso con un andamento cronico e invalidante. Tuttavia questa sindrome collima molto con la diagnosi di "Sindrome somatoforme da dolore persistente".
8. Dalla lettura degli atti sfugge su come mai infine la diagnosi di fibromialgia non appare nelle diagnosi del 2013. Va tenuto conto che anche questa malattia decorre con importanti fluttuazioni della sintomatologia spesso con un andamento cronico e invalidante. Tuttavia questa sindrome collima molto con la diagnosi di "Sindrome somatoforme da dolore persistente".
9. Come descritto nelle mie osservazioni, tenendo conto anche del test del dr. _, la paziente presenta tutti i criteri per una sindrome ansiosa specifica (ICD-10 F41.8), da differenziare con una diagnosi di personalità ansiosa di evitamento, che si evidenzia nel ritiro dalle attività sociali, nella marcata tendenza a rifuggire responsabilità, impegni. Il dubbio a tratti è molto pervasivo. Il vissuto negativo di giudizio, la conduce a vivere una realtà isolata da contatti e la costringe ad una importante dipendenza dalla madre, che la protegge paradossalmente dalla realtà che la paziente vive come insostenibile.
9. Come descritto nelle mie osservazioni, tenendo conto anche del test del dr. _, la paziente presenta tutti i criteri per una sindrome ansiosa specifica (ICD-10 F41.8), da differenziare con una diagnosi di personalità ansiosa di evitamento, che si evidenzia nel ritiro dalle attività sociali, nella marcata tendenza a rifuggire responsabilità, impegni. Il dubbio a tratti è molto pervasivo. Il vissuto negativo di giudizio, la conduce a vivere una realtà isolata da contatti e la costringe ad una importante dipendenza dalla madre, che la protegge paradossalmente dalla realtà che la paziente vive come insostenibile.
10. Sulla base della mia valutazione, giudico la paziente incapace lavorativa nella misura del 100%, ella risulta quindi inabile ad ogni attività lavorativa." (doc. B1)
L’Ufficio AI, dopo aver interpellato la dr.ssa _ del SMR (doc. XXII), ha sottoposto per osservazioni il rapporto peritale del dr. _ al dr. _ del SAM. Con scritto 20 gennaio 2015 il SAM, allegando una presa di posizione del 12 gennaio 2015 del dr. _, riferendosi alla perizia del dr. _, ha in sostanza osservato che il perito dr. _ ribadiva che la sintomatologia attribuibile alla diagnosi di " Altre sindrome ansiose specificate (ICD 10 F 41.8 )" non era stata evidenziata nelle sue due osservazioni dell’ottobre 2012 e ottobre 2013, ritenendo quindi che il quadro clinico indicato dal perito di parte “potrebbe essere insorto posteriormente” e che lo stesso poteva avere un influsso sulla capacità lavorativa aumentando il suo grado di incapacità, non essendogli tuttavia possibile quantificare in che misura e consigliando quindi una “nuova valutazione peritale”. Il perito ha osservato che poteva “ipotizzare che l’assicurata non presenta un disturbo di personalità ansiosa come ipotizza il collega nel suo rapporto, bensì si tratti di una sindrome che segue un decorso fluttuante” (doc. XXII/4). Con annotazioni 26 gennaio 2015 la dr.ssa _ del SMR ha quindi concluso ritenendo che “le valutazioni del Dr med _ possano essere confermate ( e quindi anche la decisione Al); sarà da valutare se il quadro clinico valutato (inizio osservazione luglio 2014) dal Dr med _ possa avere un influsso anche sulla CL" (doc. XXII/5).
L’Ufficio AI ha quindi confermato la richiesta di reiezione del ricorso con osservazioni 27 gennaio 2015, con le quali ha in sostanza dato atto che vi era stato un peggioramento, il quale sarebbe stato da valutare nell'ambito di una nuova domanda di prestazioni AI (doc. XXII).
Con ulteriori osservazioni del 23 febbraio 2015 il dr. _ del SMR (specialista in psichiatria) ha ulteriormente sollecitato una presa di posizione del dr. _ osservando:
" (...)
Nel punto 5 della sua perizia di parte il Dr. _ afferma quanto segue:
5. Nella perizia dell'11 dicembre 2013, al punto 9, il perito constata rispetto alla valutazione della dr.ssa _, un miglioramento dell'ansia, che questa è "praticamente totalmente regredita". La paziente viene descritta dal dr. _ con importanti clementi isterofobici, compatibili con la diagnosi strutturale di nevrosi. In questa dimensione psicopatologica il sintomo base e proprio l'ansia, dalla quale la paziente si difende con le condotte di evitamento. Descrivo inoltre al punto 2 come i criteri presenti sono tali da formulare il disturbo d'ansia descritto dalla dr.ssa _ da differenziare con il disturbo di personalità d'ansia di evitamento.
In altre parole, il Dr. _ fa esplicito riferimento al Test di Rorschach allestito dallo psicologo _ in sede SAM il 12.11.2012 rispettivamente al fatto che il risultato del test dimostrerebbe che un disturbo d'ansia con influsso sulla capacità lavorativa era allora presente. Lo psicologo _ conclude come segue:
In conclusione, gli elementi emersi al reattivo, quali l'evitamento fobico, l'inibizione nell' espressione della pulsionalità sopratutto aggressiva, le difficoltà nell'accettare suggestioni dall'altro, la relativa fragilità del narcisismo, descrivono un contesto mentale dagli elementi istero-fobici importanti, compatibile quindi con la diagnosi strutturale di nevrosi. L'economia mentale, risulta funzionante ed adeguata sul piano del contatto con la realtà, in contrasto con atteggiamento relazionalmente difeso della paziente.
È interpretazione corrente che elementi fobici emersi quando si è esposti a tavole del Test di Rorschach non implicano per se una diagnosi di disturbo d'ansia secondo ICD-10 né siano fattori probanti d'inabilità lavorativa.
Ritengo tuttavia necessario che gli stessi Dr. _ e lo psicologo _, che hanno osservato direttamente l'assicurata, si esprimano in merito ai risultati del Test di Rorschach. " (doc. XXVI/1)
Con scritto 1. aprile 2015 il SAM, interpellati il dr. _ e lo psicologo _, ha quindi preso ulteriormente posizione sulla perizia del dr. _ come segue:
" Rispondiamo alla vostra missive del 24.2,2015. Abbiamo sottoposto le osservazioni del Dr. med. _ al Dr. med. _ e alla psicologo Sig. _ i cui rapporti sono riportati integralmente qui di seguito e con cui concordiamo pienamente.
Di seguito riportiamo il rapporta del Sig. _ del 4.3.2015.
"Gent. Dr.ssa _.
In merito alla Sue richiesta del 2 marzo c.a. e concernente la paziente RI 1 -1969-, da me vista per la somministrazione del test di Rorschach per la perizia pluridisciplinare SAM (psichiatra Dr. FMH _) In data 12/11/2012, posso esprimere la seguenti considerazioni.
Il test di Rorschach mette in evidenza tratti di personalità relativamente stabili e costituenti della personalità del soggetto. Permette di attuare una diagnosi di tipo strutturale a differenza dei manuali (CD 10 e DSM) che si basano soprattutto su diagnosi cliniche e sintomatologiche. La personalità di un soggetto adulto possiede caratteristiche relativamente stabili che si manifestano nel carattere, in caso di espressione non scompensata, o none formazione di sintomi, in caso di scompenso della struttura di base. La normalità o la patologia, dal punto di vista strutturale, risultano une nozione puramente quantitativa.
All'epoca della somministrazione, le caratteristiche emerse al test, quali "l'evitamento fobico, l'inibizione nell'espressione della pulsionalità soprattutto aggressive, le difficoltà nell'accettare suggestioni dall'altro, la relative fragilità del narcisismo... ..." parevano configurare un contesto di personalità nevrotico e non troppo scompensato nelle sue manifestazioni sintomatologiche. ln tal senso, coma letto negli atti, l'interpretazione, del test del Dr. _ risulta corretta e coerente con le caratteristiche osservate allure al reattivo, anche dal punto di vista quantitativo.
Non posso che riconfermare Io diagnosi da me espressa nel 2012. Se, nel frattempo, l'evoluzione della paziente mostra un peggioramento, come mi pare dl capire alla lettura degli atti, bisognerà ricercarne le cause, non tanto sul piano strutturale dl personalità, quanto sugli accadimenti intervenuti, che possono aver accentuato l'espressione della sintomatologia, dati che evidentemente non possiedo.
Rimango a disposizione per ulteriori chiarimenti."
Il rapporto del. Dr. med. _ e datato del 31.3.2015:
"Cara collega,
Ho ricevuto copia dello scritto del 23.02.2015 del collega Dr.med. _ in cui mi viene richiesto dl prendere posizione rispetto al risultati del test di Rorschach somministrato dallo psicologo _ in data 12.11.2012.
Ho avuto modo di visionare lo scritto dello psicologo _ stilato in data 04,03.2015 e ricevuto in data 09.03.2015. Nette sue conclusioni egli dichiara che al momento della somministrazione del test l'assicurata presentava una configurazione di personalità nell'ambito dl un registro nevrotico e "non troppo scompensato nette sue manifestazioni sintomatologiche". Egli affermava alla fine della sua valutazione che "sebbene si riscontrava un atteggiamento difeso dell'assicurata, l'economia mentale risultava funzionante ed adeguata sul piano del contatto con la realtà."
In definitiva egli concorda con le mie osservazioni anche da un punto di vista quantitativo.
Come è stato ben espresso delta stesso psicologo, il test di Rorschach rive soprattutto una diagnosi strutturale e il concetto di "patologico" viene dato dagli elementi quantitativi che al momento delle valutazione da me e da lui eseguite non erano presenti in modo rilevanti.
Pertanto ritengo che alla luce di quanto evidenziato nelle mie osservazioni conclusive non sia riscontrabile alcuna incoerenza rispetto alla valutazione testistica eseguita dello psicologo _.
Ribadisco inoltre, che gli elementi ansiosi descritti dai colleghi _ e _ non erano evidenti da un punto di vista clinico al momento delle mie osservazioni e pertanto non era oggettivabile alcun sintomo per poter porre una ulteriore diagnosi al sensi del ICD-10.
Restando a disposizione per eventuali ulteriori informazioni. Cordiali saluti."
(doc. XXX/1)
In merito il dr. _ del SMR ha osservato in data 2 aprile 2015:
" Ho preso visione delle argomentate ed esaustive risposte dello psicologo Moretti e dello psichiatra Dr. _ che hanno osservato direttamente l'assicurata: II test di Rorschach mette in evidenza tratti di personalità relativamente stabili ovvero rivela una diagnosi "strutturale" e la traduzione di questo concetto in termini di diagnosi e prognosi "patologica" data dagli elementi qualitativi oggettivati dalla valutazione psichiatrica. Al momento della sua valutazione peritale, il Dr. _ non ha rilevato elementi ansiosi rilevanti e significativi e non era pertanto oggettivabile alcun sintomo per porre un'ulteriore diagnosi ai sensi dell'ICD 10 ed esprimersi diversamente riguardo all'inabilità lavorativa per motivi psichiatrici." (doc. XXX/2)
2.9. Per costante giurisprudenza (STF 9C_13/2007 del 31 marzo 2008), al fine di poter graduare l'invalidità, all'amministrazione (o al giudice in caso di ricorso) è necessario disporre di documenti che devono essere rassegnati dal medico o eventualmente da altri specialisti, il compito del medico consistendo nel porre un giudizio sullo stato di salute, nell'indicare in quale misura e in quali attività l'assicurato è incapace al lavoro come pure nel fornire un importante elemento di giudizio per determinare quali lavori siano ancora ragionevolmente esigibili dall'assicurato (DTF 125 V 256 consid. 4 p. 261; 115 V 133 consid. 2 p. 134; 114 V 310 consid. 3c p. 314; 105 V 156 consid. 1 p. 158). Spetta in seguito al consulente professionale, avuto riguardo alle indicazioni sanitarie, valutare quali attività professionali siano concretamente ipotizzabili (Meyer, Bundesgesetz über die Invalidenversicherung, in: Rechtsprechung des Bundesgerichts zum Sozialversiche-rungsrecht, 2010, ad art. 28a, p. 348).
Quanto alla valenza probante di un rapporto medico, determinante è che i punti litigiosi importanti siano stati oggetto di uno studio approfondito, che il rapporto si fondi su esami completi, che consideri parimenti le censure espresse dal paziente, che sia stato approntato in piena conoscenza dell'incarto (anamnesi), che la descrizione del contesto medico sia chiara e che le conclusioni del perito siano ben motivate. Determinante quindi per stabilire se un rapporto medico ha valore di prova non è né l'origine del mezzo di prova, né la denominazione, ad esempio quale perizia o rapporto bensì il suo contenuto (DTF 125 V 352 consid. 3 e 122 V 160 consid. 1c; in fine con rinvii).
Le perizie affidate dagli organi dell'AI o dagli assicuratori privati, in sede di istruttoria amministrativa, a medici esterni o a servizi specializzati indipendenti, i quali fondano le proprie conclusioni su indagini approfondite e giungono a risultati concludenti, dispongono di forza probatoria piena, a meno che non sussistano indizi concreti a mettere in causa la loro credibilità (STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008). Per quel che concerne il Servizio di Accertamento Medico (SAM) dell'assicurazione invalidità, l'Alta Corte nella DTF 132 V 376 ha rilevato che se un Centro d'accertamento medico è incaricato di rendere una perizia, devono essere osservati i diritti di partecipazione conferiti dall'art. 44 LPGA (consid. 6 e 7). In merito al valore probatorio delle perizie SAM, sotto il profilo dell'indipendenza, dell'equità del processo e della parità delle armi vedi la DTF 136 V 376.
Nella DTF 137 V 210 il TF ha concluso che l'acquisizione delle basi mediche per poter emettere una decisione attraverso perizie effettuate da istituti esterni come i SAM nell'assicurazione invalidità svizzera, come pure il loro utilizzo nelle procedure giudiziarie, è di per sé conforme alla Costituzione e alla Convenzione europea (consid. 2.1-2.3). Contestualmente la nostra Massima Istanza ha inoltre ritenuto necessario adottare dei correttivi tanto a livello amministrativo (assegnazione a caso dei mandati; differenze minime delle tariffe della perizia; miglioramento e uniformizzazione dei criteri di qualità e di controllo e rafforzamento dei diritti di partecipazione; consid. dal 3.2 al 3.3, 3.4.2.6 e 3.4.2.9) quanto a livello dell’autorità giudiziaria (in caso di accertata necessità di ulteriori chiarimenti, il Tribunale cantonale o il Tribunale federale amministrativo devono per principio essi stessi ordinare una perizia medica i cui costi sono posti a carico dell'assicurazione invalidità; consid. 4.4.1.3, 4.4.1.4 e 4.4.2).
In una sentenza del 14 luglio 2009, (9C_323/2009), pubblicata in SVR 2009 IV Nr. 56, pag. 174, il TF, richiamati l’art. 59 cpv. 2bis LAI che regola i servizi medici regionali e l’art. 49 OAI che stabilisce i compiti, ha sottolineato che a un rapporto del SMR può essere riconosciuta la qualità di perizia, anche se è stato redatto senza aver visitato personalmente l’assicu-rato.
Al riguardo, l’Alta Corte, nella sentenza 9C_524/2010 del 27 ottobre 2010, ha precisato quanto segue:
" (...)
per il nuovo art. 59 cpv. 2bis LAI, in vigore dal 1° gennaio 2008 e - almeno in parte - applicabile in concreto, i servizi medici regionali sono a disposizione degli uffici AI per valutare le condizioni mediche del diritto alle prestazioni, stabiliscono la capacità funzionale dell'assicurato - determinante per l'AI secondo l'articolo 6 LPGA - ad esercitare un'attività lucrativa o a svolgere le mansioni consuete in una misura ragionevolmente esigibile e sono indipendenti per quanto concerne le decisioni in ambito medico nei singoli casi.
A questo riguardo va ricordato che scopo e senso del nuovo disposto come pure del nuovo art. 49 OAI risiedono nella possibilità, per gli uffici AI, di fare capo a propri medici per la valutazione degli aspetti sanitari del diritto alla rendita. Questi ultimi, grazie alle loro specifiche conoscenze medico-assicurative, sono quindi chiamati a valutare la capacità funzionale della persona assicurata. In questo modo è stata creata una chiara separazione di competenze tra medici curanti e assicurazione sociale. Sulla base delle indicazioni del SMR, l'UAI deve così decidere cosa si può ragionevolmente pretendere da un assicurato e cosa invece no (v. sentenza 9C_323/2009 del 14 luglio 2009 consid. 4.2, in SVR 2009 IV n. 56 pag. 174 con riferimenti). (...)"
(STF 9C_524/2010 del 27 ottobre 2010, consid. 2)
Va poi evidenziato che in ragione della diversità dell'incarico assunto (a scopo di trattamento anziché di perizia), in caso di lite non ci si può di regola fondare sulla posizione del medico curante, anche se specialista (STF 9C_38/2008 del 15 gennaio 2009, STF 9C_602/2007 dell'11 aprile 2008, consid. 5.3), poiché alla luce del rapporto di fiducia esistente con il paziente, il medico curante attesterà, in caso di dubbio, in favore del suo paziente (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; DTF 125 V 353 consid. 3a)cc); Pratique VSI 2001 p. 109 consid. 3a)cc; Meyer, Bundesgesetz über die Invalidenversicherung, in: Rechtsprechung des Bundesgerichts zum Sozial-versicherungsrecht, 2010, ad art. 28a, p. 353) e che il solo fatto che uno o più medici curanti esprimano un’opinione contraddittoria non è sufficiente a rimettere in discussione una perizia ordinata dal giudice o dall’amministrazione e a imporre nuovi accertamenti (STF 9C_710/2011 del 20 marzo 2012 consid. 4.5 e 9C_9/2010 del 29 settembre 2010 consid. 3.4, entrambe con i rinvii giurisprudenziali ivi menzionati).