Decision ID: 8ccb03f5-2d3c-5605-8afd-7fc0f76e2270
Year: 2007
Language: it
Court: TI_TCAS
Chamber: TI_TCAS_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: social_law

ritenuto,
in fatto
1.1. RI 1, precedentemente attivo quale capo magazziniere presso una ditta di materiali da costruzione, nel maggio 2004 ha presentato una richiesta di prestazioni AI per adulti (doc. AI 1/1-7).
Esperiti gli accertamenti medici ed economici del caso, con progetto di decisione 20 ottobre 2006 (doc. AI 34/1-3), confermato con decisione 5 dicembre 2006 (doc. AI 43/1-4), l’Ufficio AI ha respinto la domanda di prestazioni.
Accertato che dal profilo medico l’assicurato è completamente inabile nella sua professione di capo magazziniere presso una ditta di materiali da costruzione, ma che egli può svolgere un’attività rispettosa delle limitazioni funzionali riscontrate, l’amministrazione ha di conseguenza proceduto al consueto raffronto dei redditi, determinando (con la correzione effettuata dopo il progetto di decisione) un grado d’invalidità non pensionabile del 28%.
L’amministrazione ha pure concluso che, sulla base degli accertamenti effettuati dal consulente in integrazione professionale, non esistono le premesse per entrare nel merito di provvedimenti professionali e che neppure l’assicurato soddisfa la premessa per poter beneficiare del diritto a una rendita, secondo la quale egli deve essere stato, per un anno senza notevoli interruzioni, incapace al lavoro per almeno il 40% in media.
1.2. Contro questa decisione l’assicurato, rappresentato dall’RA 1, _, ha presentato un tempestivo ricorso al TCA con il quale, contestata la valutazione medica e rilevata l’età (62 anni), ha postulato il riconoscimento del diritto ad una rendita per un grado d’invalidità di almeno il 40%.
1.3. Con la risposta di causa l’Ufficio AI, rilevando che l’assicurato solleva le stesse obiezioni già trattate in precedenza senza addurre ulteriori mezzi di prova, ha chiesto di respingere il ricorso.
1.4. Con scritto 19 gennaio 2007 il rappresentante dell’assicurato ha sostenuto che il suo assistito non è più collocabile in altra occupazione e ha trasmesso al TCA il certificato medico 17 gennaio 2007 della dr.ssa _.
considerato

in diritto
In ordine
2.1. La presente vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico ai sensi degli articoli 49 cpv. 2 LOG e 2 cpv. 1 LPTCA (STFA del 21 luglio 2003 nella causa N., I 707/00; STFA del 18 febbraio 2002 nella causa H., H 335/00; STFA del 4 febbraio 2002 nella causa B., H 212/00; STFA del 29 gennaio 2002 nella causa R. e R., H 220/00; STFA del 10 ottobre 2001 nella causa F., U 347/98 pubblicata in RDAT I-2002 p. 190 seg.; STFA del 22 dicembre 2000 nella causa H., H 304/99; STFA del 26 ottobre 1999 nella causa C., I 623/98).
Nel merito
2.2. Oggetto del contendere è sapere se a ragione l’Ufficio AI ha negato all’assicurato il diritto ad una rendita.
Il ricorrente postula il diritto ad una rendita per un grado d’invalidità di almeno il 40%.
2.3. Secondo l’art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con gli art. 7 e 8 della LPGA, con invalidità s’intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata, cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio. Gli elementi fondamentali dell'invalidità, secondo la surriferita definizione, sono quindi un danno alla salute fisica o psichica conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio, e la conseguente incapacità di guadagno. Occorre quindi che il danno alla salute abbia cagionato una diminuzione della capacità di guadagno, perché il caso possa essere sottoposto all'assicurazione per l'invalidità (Scartazzini, Les rapports de causalité dans le droit suisse de la sécurité sociale, tesi Ginevra 1991, pp. 216ss).
Secondo l'art. 28 cpv. 1 LAI, in vigore sino al 31 dicembre 2003, gli assicurati hanno diritto a una rendita intera se sono invalidi almeno al 66 2/3 %, a una mezza rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono invalidi almeno al 40%. Nel suo nuovo tenore in vigore dal 1° gennaio
2004, l
'art. 28 cpv. 1 LAI prescrive che gli assicurati hanno diritto ad una rendita intera se sono invalidi almeno al 70%, a tre quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono invalidi almeno al 40%.
Ai sensi dell'art. 16 LPGA il grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto fra il reddito del lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo l'insorgenza dell'invalidità e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione, nell'esercizio di un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in condizioni normali di mercato del lavoro (reddito da invalido) e il reddito del lavoro che egli avrebbe potuto conseguire se non fosse diventato invalido (reddito da valido). Il grado d'invalidità dell'assicurato deve quindi essere determinato dal raffronto del reddito ch'egli ancora può conseguire nonostante la sua invalidità con quello che avrebbe potuto guadagnare in assenza delle affezioni di cui è portatore (RCC 1992 p. 182, 1990 p. 543; Valterio, Droit et pratique de l'assurance invalidité, Les prestations, 1985, pp. 200ss.). Si confronta perciò il reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non fosse divenuto invalido con quello ch'egli può tuttora realizzare, benché invalido, sfruttando la residua capacità lavorativa in attività da lui ragionevolmente esigibili in condizioni normali del mercato del lavoro, previa adozione di eventuali provvedimenti integrativi (metodo generale del raffronto dei redditi; DTF 128 V 30, 104 V 136; Pratique VSI 2000 p. 84). Nel confronto dei redditi la giurisprudenza - di regola - non si tiene conto di fattori estranei all'invalidità, come ad esempio la formazione professionale, le attitudini fisiche e psichiche e l'età dello assicurato (RCC 1989 p. 325; DTF 107 V 21; Scartazzini, op. cit, p. 232). La misura dell'attività ragionevolmente esigibile dipende d'altra parte dalla situazione personale dell'assicurato e dalla possibilità di applicazione di misure reintegrative. La situazione personale dell'assicurato è essenziale per la valutazione della residua capacità al guadagno. Secondo il Tribunale federale delle assicurazioni (TFA, dal 1. gennaio 2007 Tribunale federale) i due redditi, dalla cui differenza emerge il grado dell'incapacità di guadagno, vanno stabiliti in maniera precisa. Se ciò non è possibile, devono essere calcolati sulla base di una valutazione fondata sulle circostanze concrete (SVR 1996 IV Nr. 74; DTF 114 V 313).
Al proposito va precisato che, secondo una sentenza del TFA pubblicata in DTF 128 V 174 seg. e resa in ambito LAINF, per il raffronto dei redditi ipotetici fa stato il momento dell’inizio dell’eventuale diritto alla rendita (e non quello della decisione su opposizione). L’Alta Corte ha anche precisato che l’ammi-nistrazione è comunque tenuta, prima di pronunciarsi sul diritto ad una prestazione, a esaminare se nel periodo successivo all’inizio di tale diritto non sia eventualmente subentrata una modifica di rilievo dei dati ipotetici di riferimento. In questa eventualità essa dovrà pertanto procedere ad un ulteriore raffronto dei redditi prima di decidere.
Tale principio è stato poi esteso anche all’assicurazione per l’invalidità
(DTF 129 V 222; cfr. anche
STFA inedite 26 giugno 2003 nella causa R. consid. 3.1, I 600/01; 3 febbraio 2003 nella causa R., I 670/01 pubblicata in SVR 2002 IV Nr. 24; 18 ottobre 2002 nella causa L. consid. 3.1, I 761/01 pubblicata in SVR 2003 IV Nr. 11 e 9 agosto 2002 nella causa S. consid. 3.1, I 26/02; cfr. anche STFA inedita 13 giugno 2003 nella causa G. consid. 4.2, I 475/01).
2.4. Ai sensi dell'art. 29 cpv. 1 LAI:
"
Il diritto alla rendita secondo l'articolo 28 nasce il più presto nel momento in cui l'assicurato:
a. presenta un'incapacità permanente di guadagno (art. 7 LPGA) pari almeno al 40 per cento, oppure
b. è stato, per un anno e senza notevoli interruzioni, incapace al lavoro (art. 6 LPGA) per almeno il 40 per cento in media."
Per quanto attiene all’art. 29 cpv. 1 lett. a LAI, i presupposti per un’incapacità al guadagno permanente si ritengono adempiuti allorché si può presumere che né un miglioramento né un peggioramento dello stato di salute dell’assicurato non debba – secondo un’analisi prognostica e non retrospettiva – intervenire in futuro (art. 29 OAI). La lett. a dell’art. 29 cpv. 1 LAI si applica di conseguenza allorché il danno alla salute dell’assicurato si è largamente stabilizzato ed è essenzialmente irreversibile e suscettibile di pregiudicare la capacità di guadagno probabilmente in modo permanente. Il carattere permanente è in particolare dato se non sono da attendersi miglioramenti né da provvedimenti di cura né da provvedimenti d’integrazione (cfr. STFA del 25 novembre 2005 nella causa G., I 566/05; STFA del 18 luglio 2005 nella causa N., I 154/05).
Secondo l'art. 29 cpv. 1 lett. b LAI, il diritto alla rendita secondo l'art. 28 LAI nasce il più presto nel momento in cui l'assicurato è stato, per un anno e senza notevoli interruzioni, incapace al lavoro per almeno il 40 per cento in media.
La lett. b si applica per contro alle malattie evolutive, vale a dire agli stati patologici labili, suscettibili di evolvere verso un miglioramento o un peggioramento (cfr. STFA del 25 novembre 2005 nella causa G., I 566/05; STFA del 18 luglio 2005 nella causa N., I 154/05).
Di regola il periodo di carenza incomincia non appena l'assicurato subisce una diminuzione sensibile del suo rendimento nella professione esercitata sino a quel momento ed il termine può cominciare a decorrere anche quando l'assicurato non subisce alcuna perdita di guadagno o non esercita alcuna attività lucrativa (DTF 105 V 159; RCC 1979 p. 281, 1970 p. 402). Una diminuzione della capacità di lavoro del 20% soddisfa già la nozione legale (Pratique VSI 1998 p. 126).
Dall’art. 29 cpv. 1 lett. b LAI la giurisprudenza ha dedotto che, in caso di stato patologico labile, esiste un’interazione tra, da una parte, la nascita del diritto alla rendita e, d’altra parte, la sua entità e le basi di calcolo, benché sono applicabili delle condizioni differenti.
Pertanto, un’incapacità lucrativa del 40% almeno imputabile a un’affezione labile non fonda alcun diritto, qualora non vi sia stata preliminarmente un’inabilità lavorativa perlomeno equivalente durante il precedente anno di carenza.
Al contrario, un’incapacità lavorativa del 40% almeno nel corso di un anno non è di per sé sufficiente a fare nascere un diritto; essa deve essere perciò seguita da un’incapacità di guadagno perlomeno equivalente.
Tutto ciò vale per tutti i tipi di rendita definiti dalla legge (art. 28 cpv. 1 LAI.
Il tasso medio d’inabilità lavorativa durante un anno e l’incapacità lucrativa presente alla scadenza del periodo di carenza, devono essere cumulati e raggiungere il grado minimo legale necessario per far nascere il diritto alla rendita (DTF 121 V 274 consid. 6b/cc; STFA del 25 ottobre 2006 nella causa B., I 632/05, consid. 4.1 e del 17 agosto 2006 nella causa C., I 531/05 e I 543/05).
Se l'assicurato esercita un'attività a tempo pieno durante almeno 30 giorni consecutivi, il termine di 360 giorni viene interrotto (art. 29ter OAI).
Vi è interruzione notevole del termine di 360 giorni ai sensi dell'art. 29 cpv. 1 LAI allorché l'assicurato è interamente abile e presenta, durante almeno 30 giorni consecutivi, una capacità al lavoro economicamente utilizzabile, senza riguardo alla sua rimunerazione (RCC 1969 p. 571). Il periodo di 360 giorni non è per contro interrotto se il tentativo di ripresa del lavoro – essendo provatamente al di sopra delle forze dell'assicurato – è fallito, anche se esso è durato più di 30 giorni (RCC 1964 p. 168).
2.5. La nozione di invalidità in ambito AI coincide di massima con quella vigente in materia LAINF (e di assicurazione militare), motivo per cui la determinazione della stessa, anche se viene apprezzata indipendentemente dal singolo assicuratore sociale, addebitabile ad un medesimo danno alla salute, conduce in via generale ad un uguale tasso (DTF 127 V 135, 126 V 291, 119 V 470 consid. 2b con riferimenti). Il TFA ha quindi ribadito la funzione coordinatrice del concetto unitario dell’invalidità nei diversi settori delle assicurazioni sociali. Questo per evitare che, in presenza della medesima fattispecie, diversi assicuratori apprezzino in modo differente il grado d’incapacità al guadagno (DTF 131 V 120). Ciononostante, il singolo assicuratore non è tenuto ad assumere automaticamente il grado d’invalidità fissato da un altro assicuratore senza predisporre i propri accertamenti, dall’altra parte esso non può determinare il tasso dell’incapacità al guadagno totalmente indipendentemente da quanto già deciso da un altro assicuratore sociale, non essendo tuttavia escluse delle differenti valutazioni (DTF 127 V 135; 126 V 292, 119 V 471).
In tal senso, in una sentenza del 26 luglio 2000, pubblicata in DTF 126 V 128ss (cfr. anche Pratique VSI 2001 pp. 79ss), l’Alta Corte ha avuto modo di precisare che quando un infortunio è l'unica causa dell'invalidità, l'AI deve in linea di principio attenersi alla valutazione dell'invalidità cresciuta in giudicato in ambito LAINF. Solo in casi eccezionali, in presenza di motivi pertinenti, può essere determinato un diverso grado d'invalidità, ritenuto che una valutazione diversa non basterebbe, neppure se fosse sostenibile o persino equivalente (DTF 131 V 123). In
una decisione non pubblicata dell'8 luglio 1999 nella causa A.F. (U183/98), il TFA ha stabilito che l'assicuratore infortuni non deve scostarsi dalla valutazione dell'assicuratore AI, fintanto che quest'ultimo si fonda su un'istruzione approfondita, sia dal profilo medico che dal punto di vista professionale. Infine, g
li organi dell'assicurazione invalidità non sono vincolati e devono scostarsi dalla valutazione dall’assicuratore infortuni, allorquando, ad esempio, quest'ultimo abbia tralasciato di operare un raffronto dei redditi (AHI-Praxis 1998 p. 170).
2.6. Nella fattispecie in esame il TCA rileva innanzitutto che, richiamata la giurisprudenza citata al consid. 2.5 e viste le risultanze di seguito esposte, a torto l’Ufficio AI ha concluso che l’assicurato non soddisferebbe la premessa per poter beneficiare del diritto a una rendita, secondo la quale egli deve essere stato, per un anno senza notevoli interruzioni, incapace al lavoro per almeno il 40% in media.
Infatti, nel formulario “Procedura di comunicazione AVS/AI-AINF”, pervenuto all’Ufficio AI il 27 luglio 2004, la _ ha indicato: “(...) inabilità lavorativa: 100% dal 30.3.2003 a tuttora.” (doc. 2/1 dell’incarto Lainf).
Il dr. _, FMH in chirurgia ortopedica, nel rapporto della visita medica circondariale 26 marzo 2004 (doc. 2/42-43 dell’incarto Lainf), ha concluso che “(...) nel frattempo l’as-sicurato rimane inabile al lavoro nella misura completa.”.
Il dr. _, capo servizio della clinica _ di riabilitazione di _, FMH in fisiatria, medicina riabilitativa e reumatologia, nel rapporto 19 luglio 2004 (doc. 2/3-6 dell’incarto Lainf), ha attestato un’incapacità totale nella sua precedente attività di magazziniere e un’abilità del 70% in attività adeguate e rispettose dei limiti funzionali posti.
Il dr. _, FMH in chirurgia, nel rapporto della visita medica di chiusura 16 agosto 2004 (doc. 5/9-12 dell’incarto Lainf), ha attestato uno stato clinico stabile e concluso che l’assicurato “(...) non può più fare lavori di molto pesante entità. (...)”.
Nella lettera 30 settembre 2004, indirizzata all’assicurato e pervenuta in copia il 4 ottobre 2004 all’Ufficio AI (doc. 5/1-3 dell’incarto Lainf), la _ ha poi attestato: “(...) percentuali di incapacità lavorativa: 100% dal 30.3.2003, 50% dal 1.12.2004, 30% dal 16.12.2004, 0% dal 1.1.2005. Una riformazione, data l’età, non è indicata.”.
Viste le risultanze appena esposte questo Tribunale deve dunque concludere che con il 30 marzo 2004 l’assicurato ha raggiunto il periodo di incapacità al lavoro di almeno il 40% in media per un anno senza notevoli interruzioni così come richiesto dall’art. 29 cpv. 2 lett. b LAI (cfr. consid. 2.4).
2.7. Per quel che concerne la valutazione medico-teorica della capacità lavorativa, l’amministrazione – appurata e non contestata l’inabilità totale nella sua precedente attività di capo magazziniere presso una ditta di materiali da costruzioni – ha ritenuto l‘assicurato abile al 100% in un’attività adeguata fondandosi sul rapporto della visita medica di chiusura del 16 agosto 2004 nel quale il dr. _ ha posto i seguenti limiti funzionali: “(...) può molto spesso sollevare e portare pesi fino a 5 kg fino all’altezza dei fianchi, spesso pesi da 5-10 kg e di rado pesi da 10 a 25 kg fino all’altezza dei fianchi. Mai pesi oltre 25 kg. Può molto spesso portare pesi fino a 5 kg fino all’altezza del petto, talvolta pesi sopra 5 kg sopra l’altezza del petto. Può molto spesso maneggiare attrezzi di leggera entità e talvolta di pesante entità. Può talvolta fare lavori sopra la testa con rotazione, talvolta lavori seduto e inclinato in avanti e lavori in piedi inclinato in avanti. Può spesso fare lavori con flessione delle ginocchia. Spesso lavori di lunga durata in posizione seduta e in piedi. Può molto spesso camminare oltre 50 metri, spesso su lunghi tragitti, talvolta su terreni accidentati. Può spesso salire le scale, di rado salire su scale a pioli. (...)” (doc. 5/11 dell’incarto Lainf).
Chiamato a pronunciarsi nella vertenza che lo vedeva opposto all’assicuratore infortuni (Inc. 35.2005.38) – l’assicurato sosteneva che i postumi infortunistici gli impedivano di svolgere un’attività adeguata a tempo pieno – questo Tribunale, con sentenza 6 settembre 2005, cresciuta incontestata in giudicato ha, in particolare, rilevato che:
"
(...)
il TCA ritiene che il referto allestito dal dott. C. non sia atto a scalfire il valore probante della valutazione enunciata dai medici fiduciari dell’[ndr.:assicuratore infortuni], i dottori _. e _., a mente dei quali le sequele dell’infortunio del marzo 2003 non impediscono all’[ndr.: assicurato] di esercitare, a tempo pieno e con un rendimento completo, un’attività adeguata (cfr. doc. 88 e 122). Quest’ultima valutazione può dunque validamente costituire da supporto probatorio al presente giudizio.
Il dott. _. si è infatti limitato ad esprimere dei dubbi circa l’effettiva capacità dell’assicurato di svolgere un’attività appropriata in misura del 100%, senza tuttavia procedere a una propria valutazione della capacità lavorativa residua.
D’altro canto, i dubbi da lui sollevati vertono piuttosto sulla capacità dell’insorgen-te di svolgere le attività ritenute dall’[ndr.: assicuratore infortuni] in un primo tempo, specificatamente quella di addetto alla preparazione di veicoli d’occasione, dimenticando che, in sede di decisione su opposizione, l’assicuratore medesimo ha rinunciato a quantificare il reddito da invalido in base alle proprie DPL, per fare riferimento al mercato generale del lavoro (cfr. doc. 126, p. 4).
Infine, il fatto che i medici della Clinica [...] di riabilitazione di [...] abbiano dichiarato [ndr.: l’assicurato] abile in attività leggere nella misura del 70%, non significa che essi abbiano escluso il raggiungimento di una capacità lavorativa superiore, rappresentando la loro una semplice previsione, oltretutto prudenziale, come lo testimonia l’utilizzo dei termini “
au minimum
”(cfr. doc. 80, p. 4: “De notre point de vue, dans une activité adaptée aux limitations fonctionnelles (cf. évaluation des capacités fonctionnelles), autorisant des positions assises et debout, permettant des déplacements sur des terrains faciles et n’imposant pas de mouvements répétés de flexion-rotation du tronc ou des activités prolongées à effectuer au sol, on peut s’attendre à une capacité de travail d’au minimum 70%” – la sottolineatura è del redattore).
(...)” (cfr. STCA del 6 settembre 2005 nella causa M., 35.2005.38, pag.10-11)
In sede di opposizione (doc. AI 35/1) l’assicurato ha prodotto il rapporto medico 30 ottobre 2006 (doc. AI 35/2-7) nel quale il dr. _, FMH in reumaologia, fisiatria e riabilitazione, poste le diagnosi note e dopo aver descritto la capacità funzionale residua, ha osservato che:
"
(...)
Come potrà constatare queste limitazioni sono in linea generale quelle constatate già nel 2004 da parte della _ (dopo l’esame che ha fatto a _) con una capacità lavorativa residuale del 70%.
Dal profilo prettamente medico non vedo elementi oggettivabili che abbiano modificato la situazione da allora
.
E’ ovvio, che a questa valutazione prettamente medico-teorica si possono aggiungere fattori non medici che potranno ostacolare un reinserimento nel mondo del lavoro. Penso in particolare alla Sua età che la rende poco concorrenziale sull’attuale mercato del lavoro. Non spetta però al medico di giudicare l’impatto di tali fattori su un’eventuale invalidità. Per il diritto ad una rendita d’invalidità questi fattori potranno comunque avere anch’essi un ruolo.
(...)” (doc. AI 35/5).
Questo Tribunale, chiamato a verificare se lo stato di salute del ricorrente è stato accuratamente vagliato dall’amministra-zione, deve confermare le conclusioni a cui il TCA già era giunto nella sentenza 6 settembre 2006 sopra citata.
Infatti, ricordato da una parte che nella DTF 125 V 351 seg. (= SVR 2000 UV Nr. 10, p. 33ss. e RAMI 1999 U 356, p. 572), la nostra Corte federale ha confermato che ai rapporti allestiti da medici alle dipendenze di un'assicurazione deve essere riconosciuto pieno valore probante, a condizione che essi si rivelino essere concludenti, compiutamente motivati, di per sé scevri di contraddizioni e, infine, non devono sussistere degli indizi che facciano dubitare della loro attendibilità. Il solo fatto che il medico consultato si trovi in un rapporto di dipendenza con l'assicuratore, non permette già di metterne in dubbio l'oggettività e l'imparzialità. Devono piuttosto esistere delle particolari circostanze che permettano di ritenere come oggettivamente fondati i sospetti circa la parzialità dell'apprezzamento. Dall’altra parte, come già sopra evidenziato, nel rapporto 30 ottobre 2006 (doc. 35/2-7), lo stesso dr. _, riguardo alle limitazioni funzionali poste, ha osservato che “(...) sono in linea generale quelle constatate già nel 2004 da parte della _ (...)” precisando che “(...) dal profilo prettamente medico non vedo elementi oggettivabili che abbiano modificato la situazione da allora. (...)” (doc. AI 35/5).
Al riguardo anche la dr.ssa _, medico SMR, nel rapporto medico 24 novembre 2006 (doc. AI 37/1-2) ha osservato che “(...) l’attuale capacità funzionale residuale rispecchia quelle costatate già precedentemente da parte della _ e dal profilo prettamente medico non è oggettivabile un cambiamento dello stato di salute (vedi p. 4). Ulteriori accertamenti dal lato medico non si impongono. (...)” (doc. AI 37/2).
V
a qui ricordato che il TFA, in una decisione del 24 agosto 2006 nella causa B. (I 938/05), ha evidenziato il valore probatorio delle opinioni espresse dai medici SMR sottolineando che in caso di divergenza tra il medico curante e il medico SMR non è per principio necessario procedere ad una nuova perizia.
E’ dunque a ragione che l’Ufficio AI ha ritenuto l’assicurato abile al 100% in un’attività adeguata rispettosa delle limitazioni funzionali poste.
2.8. In merito alle ripercussioni economiche del danno alla salute, nella decisione contestata l’Ufficio AI, fondandosi sulla tabella allestita il 1° dicembre 2006 dalla consulente in integrazione professionale (doc. AI 40/1), ha indicato che l’assicurato nel 2004, senza il danno alla salute, avrebbe potuto percepire nella sua attività di magazziniere un reddito di fr. 67'600, mentre in attività adeguate al suo stato di salute, a tempo pieno, non qualificate e ritenuta una deduzione globale del 15%, potrebbe ancora percepire un salario lordo di fr. 48'669. Dal raffronto dei redditi da valido e da invalido è risultato un grado d’invalidità del 28%, non sufficiente per conferire il diritto ad una rendita d’invalidità.
Nel suo rapporto finale 4 settembre 2006 (doc. AI 33/1-2) la consulente, in merito alle attività esigibili ed a eventuali proposte formative, ha indicato:
"
(...)
Attività esigibili -
senza (ri)formazione specifica
Considerando la diagnosi e i limiti funzionali che l'A. presenta sono esigibili tutte quelle attività non qualificate semplici e ripetitive tipiche del settore Secondario e Terziario che rispettano i limiti invalidanti e nel contempo il profilo attitudinale (personale e professionale) dell'A. Si tratta di attività che non richiedono una preparazione professionale specifica ma possono già essere esercitate dopo una semplice introduzione al posto di lavoro ed un breve periodo di rodaggio.
Esempi: l'A. potrebbe essere impiegato in lavori di controllo/sorveglianza, confezione, stampa, come pure operaio generico (assemblaggio, produzione, stampa, lucidatura, ...), portiere, autista senza mansioni di carico e scarico, fattorino.
(...)
Proposte formative
(eventuali)
o di chiusura del caso
Sulla base degli elementi emersi dall'analisi della pratica, non esistono le premesse per entrare nel merito di provvedimenti professionali volti al conseguimento di una qualifica di base.
Si resta peraltro a disposizione per entrare nel merito di una formazione ad “hoc”, qualora l’A. trovasse un’attività confacente con il danno alla salute e che permetta di recuperare la capacità di guadagno residua.
Non ritengo che ci siano altri provvedimenti professionali da applicare.