Decision ID: f1f7c8ec-8905-58e1-94d7-94f6486a9d28
Year: 2008
Language: it
Court: TI_CRP
Chamber: TI_CRP_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: penal_law

in fatto
a.
In data 28.8.2002 RI 1 è stato condannato, in contumacia, dalla Corte delle assise correzionali di _ per i reati di appropriazione indebita e di abuso di licenza e di targhe, alla pena di cinque mesi di detenzione sospesa condizionalmente per un periodo di prova di tre anni (sentenza della Corte delle assise correzionali di _, p. 5, 9 e 11, inc. TPC _).
b.
In data 10.8.2006 la presidente della Corte delle assise correzionali di _ giudice Agnese Balestra-Bianchi ha dichiarato RI 1 – in detenzione preventiva dal 15.3.2006 al 10.8.2006 – autore colpevole di trascuranza degli obblighi di mantenimento, violazione dell’art. 87 LAVS, falsità in documenti, circolazione senza targhe e senza copertura assicurativa, distrazione di valori patrimoniali sottoposti a procedimento giudiziale, ripetuto abuso di un impianto per l’elaborazione dei dati e truffa mancata, prosciogliendolo dalle imputazioni di truffa e ripetuta truffa [e meglio come descritto dall’atto di accusa 8.6.2006 (ACC _) emanato dal procuratore pubblico Manuela Minotti Perucchi], e lo ha condannato alla pena di dodici mesi di detenzione (a valere quale pena parzialmente aggiuntiva alla pena di cinque mesi di detenzione, sospesa condizionalmente per un periodo di prova di tre anni, inflittagli in data 28.8.2002), computato il carcere preventivo sofferto, al pagamento della multa di CHF 500.-- e della tassa di giustizia e delle spese processuali, e al risarcimento di due parti civili. La presidente ha inoltre deciso di non procedere alla revoca della sospensione condizionale della pena di cinque mesi di detenzione inflittagli con la sentenza 28.8.2002 (cfr., nel dettaglio, sentenza 10.8.2006, inc. TPC _).
c.
Con scritto 4.9.2006 la SEPEM, richiamati i contatti con l’operatore _ _ e l’istanza presentata lo stesso giorno da RI 1, ha informato quest’ultimo che è stato ammesso al beneficio del regime di semiprigionia per l’espiazione della sua condanna e del suo trasferimento il giorno seguente dal PCT “La Stampa” al Carcere aperto di _, in base al preavviso 4.9.2006 dell’Ufficio di patronato, alla sua possibilità di riprendere il suo percorso lavorativo come emerge dal contratto di lavoro concluso con la _ _ _, _, alla durata della pena da espiare ed alla sua buona condotta (scritto 4.9.2006 della SEPEM e documentazione ivi annessa, inc. SEPEM _).
d.
Con scritto 4/5.10.2006 (erroneamente datato 4.9.2006), e trasmesso all’allora competente Consiglio di vigilanza, l’Ufficio di patronato del Cantone Ticino (di seguito Ufficio di patronato), ha formulato il suo preavviso favorevole riguardo alla liberazione condizionale di RI 1, indicando quali condizioni particolari il mantenimento di un’attività lavorativa e la sottomissione a patronato; circa la sua persona ha ritenuto che egli ha riconosciuto le sue responsabilità riguardo alla sentenza di condanna 10.8.2006 avendo accettato la pena inflittagli, ed essendosi attenuto, in maniera scrupolosa, alle regole imposte dal regime ordinario e di semiprigionia; l’Ufficio di patronato ha nondimeno rilevato che
"
la situazione dell’interessato è in generale contraddistinta da parecchio disordine, sia per quanto concerne gli aspetti economici-finanziari, che per quello che attiene all’attività lavorativa. (...). Dai discorsi dell’interessato traspare assai bene che non esisterebbero problemi economici, ma molteplici strategie per eluderne l’esistenza, non da ultimo lo spostamento in _ del proprio domicilio. Padre di tre figli, due dei quali frutto del primo matrimonio, risulta tutt’ora in conflitto con la prima moglie per quanto attiene al pagamento degli alimenti. Considerata la poca chiarezza delle varie attività commerciali di cui sarebbe titolare, ha beneficiato del regime di semiprigionia con un lavoro di operaio presso la ditta _ _ di _, di cui il responsabile si dice soddisfatto
"
; ha poi definito come adeguato alle circostanze e collaborativo il comportamento assunto da RI 1 in esecuzione di pena; ha infine ritenuto la prognosi
"
(...) solo moderatamente positiva laddove il sig. RI 1 dovesse mantenere l’attuale stabilità e fosse sottoposto ad un controllo sociale. Gli intenti di stabilità andranno comunque valutati sul lungo termine
"
(preavviso 4/5.10.2006, p. 1/2, inc. SEPEM _).
e.
A seguito dell’istanza 25.9.2006 presentata da RI 1, mediante la quale ha postulato di essere liberato condizionalmente raggiunti i 2/3 della pena (art. 38 vCP), con decreto 16.10.2006 il Consiglio di vigilanza (autorità allora competente in materia) ha deciso di liberarlo condizionalmente il 12.11.2006, di sottoporlo al patronato con un periodo di prova di tre anni (con scadenza il 12.11.2009), con l’obbligo di mantenere un’attività lavorativa durante il periodo di prova, e con l’avvertimento che la liberazione condizionale potrà essere revocata qualora egli, durante il surriferito periodo di prova, dovesse commettere un reato, sottrarsi al patronato e alle norme di condotta, oppure deludere in altro modo la fiducia in lui riposta [precisando che in tal caso sarà ordinato il ricollocamento per scontare il residuo di pena (pari a 4 mesi di detenzione)] (inc. _, inc. SEPEM _).
La predetta autorità, con riferimento alla prognosi formulata, ha condiviso sia le considerazioni esposte dalla presidente della Corte delle assise correzionali di _ circa la commisurazione della pena, sia quelle dell’operatore sociale, affermando che, in effetti,
"
(...) rimangono alcune perplessità e titubanze nell’esprimere una prognosi completamente favorevole, proprio per la vita disordinata e opportunistica (famigliare e lavorativa), prima dell’arresto
"
; ha comunque ritenuto
"
(...) di concedergli fiducia accordandogli la liberazione condizionale e malgrado abbia dichiarato di rientrare all’attuale domicilio in _ in zona di confine, ma di mantenere l’attività lavorativa attuale a _ e di collaborare con il fratello nella conduzione della Ditta di costruzioni, viene sottoposto al Patronato proprio per garantire la funzionalità di quanto indicato per il suo reinserimento nella società e negli impegni famigliari e nell’evitare ulteriori recidive anche nell’ambito dell’assistenza famigliare
"
(decreto 16.10.2006, p. 1/2, inc. Consiglio di vigilanza _).
f.
Con decreto di accusa 20.3.2007 il procuratore pubblico Giuseppe Muschietti ha posto in stato di accusa dinanzi alla Pretura penale RI 1, siccome ritenuto colpevole di furto, sub. appropriazione semplice, in relazione ai fatti avvenuti nel periodo compreso tra il 29.9.2006 e il 2.10.2006, ed ha proposto la sua condanna alla pena pecuniaria di trenta aliquote giornaliere da CHF 30.-- cadauna, per un importo complessivo di CHF 900.-- (DA _), al quale quest’ultimo aveva interposto tempestiva opposizione.
Con sentenza 23.10.2007 il presidente della Pretura penale Marco Kraushaar ha dichiarato RI 1 autore colpevole di appropriazione semplice riguardo ai fatti indicati nel decreto di accusa 20.3.2007 (DA _), e lo ha condannato al pagamento della pena pecuniaria richiesta dal procuratore pubblico e della tassa di giustizia e delle spese (cfr., nel dettaglio, sentenza 23.10.2007, inc. _ della Pretura penale).
g.
Con scritto 15.5.2008 l’Ufficio di patronato, richiamato il decreto 16.10.2006 del Consiglio di vigilanza, ha comunicato alla SEPEM che RI 1 non avrebbe dato seguito alle diverse convocazioni, allegando, a comprova della sua tesi, i suoi scritti e le osservazioni presentate dall’interessato; ha inoltre precisato di non avere alcuna informazione circa l’eventuale attività lavorativa svolta da parte sua (l’interessato non essendosi presentato e non avendo trasmesso la documentazione richiesta) e di aver interpellato, nel mese di gennaio il suo precedente datore di lavoro, _ _ (ndr: amministratore unico della _ _ e della _ _ _), il quale avrebbe dichiarato che RI 1 non sarebbe più alle sue dipendenze, ma che sarebbe ancora attivo professionalmente sul nostro territorio (scritto 15.5.2008 e documentazione ivi annessa, inc. SEPEM _).
h.
In data 23.5.2008 l’Ufficio di patronato, a seguito della comunicazione 19.5.2008 da parte della SEPEM, ha informato la predetta autorità che RI 1 ha saldato la fattura inerente alla sua condanna della Pretura penale, allegando un altro scritto datato 19.5.2008 dell’interessato, confermando parimenti il contenuto del suo precedente scritto del 15.5.2008 (scritto 23.5.2008 e lettera 19.5.2008 ivi annessa, inc. SEPEM _).
i.
Con scritto 26.5.2008 la SEPEM ha anzitutto segnalato al giudice dell’applicazione della pena che il 12.11.2006 RI 1 era stato posto al beneficio della liberazione condizionale su decisione dell’allora competente Consiglio di vigilanza, con sottomissione al patronato e con l’obbligo di mantenimento di un’attività lavorativa durante il periodo di prova di tre anni. Ha poi richiamato la sentenza 23.10.2007 della Pretura penale, adducendo che RI 1, a seguito dei suoi interventi, ha saldato l’importo per il quale è stato condannato (pena pecuniaria e tassa di giustizia e spese). Ha inoltre affermato che quest’ultimo sarebbe ora residente in _ e che eserciterebbe la sua attività lavorativa nel Canton Ticino senza alcun contratto. Ha quindi chiesto al giudice dell’applicazione della pena di procedere ad una valutazione a proposito del mancato rispetto di quanto disposto dall’allora competente Consiglio di vigilanza, trasmettendogli contestualmente gli atti di cui agli incarti SEPEM _ e _ inerenti alla persona di RI 1 (AI 1 dell’inc. GIAP _).
l.
A seguito della suddetta segnalazione, il 16.6.2008 si è tenuta un’udienza dinanzi al giudice dell’applicazione della pena alla presenza di RI 1 e del suo patrocinatore, avv. _ _ _ (AI 2 dell’inc. GIAP _).
Con sentenza 6.10.2008 lo stesso giudice ha ammonito RI 1 ed ha deciso di prolungare di un anno e sei mesi il periodo di prova, con la relativa assistenza riabilitativa, senza procedere al ripristino dell’esecuzione della pena detentiva residua relativa alla condanna emessa il 10.8.2006 dalla Corte delle assise correzionali di _ a suo carico e sospesa condizionalmente con decreto 16.10.2006 dell’allora Consiglio di vigilanza (AI 3 dell’inc. GIAP _).
m.
Con il presente tempestivo ricorso RI 1 chiede, in via principale, il ripristino del periodo di prova con scadenza prevista il 12.11.2009 come disposto dal Consiglio di vigilanza nel suo decreto 16.10.2006 [poiché, a suo giudizio, non sussisterebbe alcun rischio di recidiva che egli possa nuovamente delinquere e considerato inoltre che
"
(...) il periodo di prova fino ad ora si è dimostrato più che positivo
"
(ricorso 20/21.10.2008, p. 2)], e la sospensione dell’assistenza riabilitativa essendo, a sua mente, sproporzionata alle circostanze e incompatibile con la sua situazione finanziaria e geografica; in via subordinata, che il residuo della pena sospesa condizionalmente – pari a quattro mesi – sia commutato in una pena pecuniaria di CHF 1'200.--, corrispondenti a 120 aliquote giornaliere da CHF 10.--
"
(...) da pagarsi o sottoposto al servizio della pubblica attività
"
(ricorso 20/21.10.2008, p. 2). Delle sue ulteriori motivazioni si dirà, laddove necessario, in corso di motivazione.
n.
Come esposto in entrata, il giudice dell’applicazione della pena chiede di confermare il contenuto della decisione impugnata.
La SEPEM, dal canto suo, postula la reiezione del gravame, ritenendo tra l’altro che la decisione del giudice dell’applicazione della pena sarebbe adeguata, poiché garantisce una prosecuzione di controllo e il rischio di recidiva da parte del qui ricorrente.

in diritto
1.
Giusta i combinati disposti degli art. 341 cpv. 1 lit. b e 339 cpv. 1 lit. j CPP, contro le decisioni del giudice dell’applicazione della pena in materia di liberazione condizionale da una pena detentiva (art. 95 cpv. 3-5 CP) è ammesso il ricorso alla Camera dei ricorsi penali, entro dieci giorni dalla conoscenza del provvedimento impugnato.
La tempestività del ricorso in esame, introdotto il 20/21.10.2008, e la legittimazione di RI 1 quale destinatario della decisione impugnata sono pacifiche e peraltro incontestate.
2.
Nel caso in cui la persona liberata condizionalmente si sottrae all’assistenza riabilitativa [intesa a preservare l’assistito dalla recidiva, promuovendone l’integrazione sociale (art. 93 cpv. 1 CP; (cfr., al proposito, FF 1999 p. 1807/1808)] o disattende le norme di condotta [le quali possono essere impartite al condannato dal giudice o dall’autorità preposta all’esecuzione delle pene per il periodo di prova e concernono in particolare l’esercizio di una professione, la dimora, la guida di un veicolo a motore, la riparazione del danno nonché la cura medica o psicologica (art. 94 CP; cfr., al proposito, FF 1999 p. 1809/1810)], oppure se questi provvedimenti si rivelano inattuabili o non più necessari, l’autorità competente ne riferisce al giudice o alle autorità preposte all’esecuzione delle pene (art. 89 cpv. 3 CP in relazione con l’art. 95 cpv. 3-5 CP).
In questi casi il giudice o l’autorità preposta all’esecuzione delle pene ha la facoltà di prorogare la durata del periodo di prova (art. 95 cpv. 4 lit. a CP), di porre fine all’assistenza riabilitativa o di riorganizzarla (art. 95 cpv. 4 lit. b CP), oppure di modificare o abrogare le norme di condotta o di impartirne di nuove (art. 95 cpv. 4 lit. c CP).
Se vi sia seriamente d’attendersi che il condannato commetterà nuovi reati, il giudice ha, quale
ultima ratio
, la facoltà di revocare la sospensione condizionale della pena detentiva o di ordinare il ripristino dell’esecuzione della pena o della misura (art. 95 cpv. 5 CP; cfr. FF 1999, p. 1810-1812; BSK Strafrecht I – A. BAECHTOLD, 2. ed., Basilea 2007, n. 5 ss. ad art. 95 CP; DTF 118 IV 330 ss., in cui il Tribunale federale ha ritenuto che la revoca della sospensione condizionale della pena va in ogni modo pronunciata con riserbo nel caso in cui l’interessato non abbia rispettato una norma di condotta, ma non sia ricaduto nella delinquenza dopo la sua condanna, viva in un ambiente familiare stabile e dia soddisfazione sul posto di lavoro).
3.
Il qui ricorrente lamenta anzitutto che nella decisione 6.10.2008 il giudice dell’applicazione della pena non avrebbe tenuto conto che egli con scritto 5.9.2006 (recte: 5.10.2006) aveva comunicato alla SEPEM che avrebbe mantenuto per un certo periodo la sua occupazione presso la _ _ _, che avrebbe continuato un’attività lavorativa nel ramo edile unitamente a suo fratello e che si sarebbe trasferito, con la sua famiglia, in Svizzera (ricorso 20/21.10.2008, p. 1; cfr. anche scritto 6.10.2006 di RI 1, inc. SEPEM _).
Sostiene poi che
"
(...).
Visto che nel tempo tutto si è mutato circa le mie decisioni, allora formulate al Consiglio di vigilanza, e che a oggi nulla rispecchia quanto a suo tempo dichiarato, ovviamente in misura economicamente conveniente per la mia persona nonché la mia famiglia, che la svizzera non avrebbe potuto offrirmi, se non facendo capo alle strutture sociali, il mio domicilio e residenza è rimasto in (...) _ (_), vale a dire sul territorio _
"
, chiedendosi parimenti quale ruolo possa svolgere l’Ufficio di patronato oltre i confini del territorio elvetico, ritenendo parimenti che il suo compito non possa estendersi anche all’estero (ricorso 20/21.10.2008, p. 1/2).
Non condivide nemmeno la conclusione alla quale è giunto il giudice dell’applicazione della pena che ha prorogato della metà la durata del periodo di prova, essendo a suo giudizio una decisione inammissibile e penalizzante non avendo più avuto alcun problema con la giustizia dal 12.11.2006, ossia dal giorno della sua liberazione condizionale. Ammette comunque di essersi sottratto all’obbligo di sottoporsi a patronato, asserendo nondimeno di aver apportato delle giustificazioni plausibili e che tale misura inciderebbe sulla sua situazione finanziaria (80 km andata/ritorno dalla sua abitazione fino all’Ufficio di patronato) e muterebbe il suo
budget
a disposizione. Chiede infine che l’assistenza riabilitativa venga sospesa, essendo a sua mente sproporzionata e incompatibile con la sua situazione economica e geografica; in via subordinata, che il residuo della pena da scontare pari a quattro mesi sia commutata in una pena pecuniaria o in lavoro di pubblica utilità.
A torto.
4.
Va preliminarmente osservato che, per quanto concerne la sentenza di condanna 23.10.2007 emanata dal presidente della Pretura penale, RI 1 è
stato condannato a proposito dei fatti accaduti nel periodo compreso tra il 29.9.2006 e il 2.10.2006, come descritto nel decreto di accusa
20.3.2007 (DA _, cfr., nel dettaglio, sentenza 23.10.2007, inc. _ della Pretura penale).
Trattasi di fatti accaduti prima che RI 1 avesse espiato i 2/3 della pena inflittagli dalla Corte delle assise correzionali di _ con giudizio 10.8.2006 (inc. TPC _) (e quindi quando egli si trovava ancora in esecuzione della pena), e prima che egli, su decisione dell’allora competente Consiglio di vigilanza, fosse stato liberato condizionalmente ai sensi dell’art. 38 cifra 1 vCP (corrispondente all’attuale art. 86 cpv. 1 CP).
Il giudice dell’applicazione della pena ha al riguardo ritenuto che l’infrazione commessa da RI 1 non richiede la revoca della liberazione condizionale concessagli il 12.11.2006 [
"
(...). Sebbene questo reato rappresenti una grave mancanza nei confronti delle autorità di esecuzione, si deve comunque rilevare che dal 2006 sino ad oggi egli non ha più commesso nuovi reati. La natura dell’infrazione commessa, che non è certo da banalizzare, non è comunque di una gravità tale da richiedere, di per se stessa, la revoca della liberazione condizionale a suo tempo concessa
", che "
(...), la prognosi a suo tempo espressa dal Consiglio di vigilanza seppure con ben determinate misure di contenimento, può ancora essere considerata come non negativa
", che "
nonostante questa ricaduta, i due anni trascorsi dai reati, hanno d’altronde dimostrato come le valutazioni formulate dal Consiglio di vigilanza, erano comunque corrette e che l’interessato è in grado di vivere esente da pena
", e che quest’ultimo ha pagato la pena pecuniaria e le spese giudiziarie scaturite dalla sentenza
23.10.2007 della Pretura penale, adducendo che
"
(...) si spera che la stessa sia servita anche da monito per il futuro
"
(decisione 6.10.2008, p. 4/5 inc. GIAP _)].
5.
Ora,
come esposto, la SEPEM, in applicazione degli art. 89 cpv. 3 e art. 95 cpv. 3 CP, ha segnalato al giudice dell’applicazione della pena che RI 1 non avrebbe rispettato quanto sancito dall’allora competente Consiglio di vigilanza nel decreto 16.10.2006 (inc_ del Consiglio di vigilanza, inc. _). Il predetto giudice, dopo averlo sentito alla presenza del suo patrocinatore, ha deciso di prorogare della metà la durata del periodo di prova in applicazione dell’art. 95 cpv. 4 lit. a CP. A ragione.
5.1.
Dallo scambio epistolare intercorso tra l’Ufficio di patronato e RI 1 emerge, in maniera incontrovertibile, che quest’ultimo non abbia rispettato quanto disposto dall’allora competente Consiglio di vigilanza con decreto 16.10.2006: egli, in effetti, non ha dato seguito – come peraltro da lui stesso ammesso – né alle convocazioni ricevute da parte dell’Ufficio di patronato (sottraendosi in tal modo all’assistenza abilitativa), né alla richiesta di produrre la documentazione atta a comprovare che egli abbia effettivamente ottemperato all’obbligo di mantenere un’attività lavorativa (quale norma di condotta) (cfr., al proposito, gli scritti datati 31.10.2007, 19.11.2007, 30.11.2007, 13.12.2007, 28.1.2008, 21.2.2008 e 3.4.2008 dell’Ufficio di patronato, nonché lo scritto 26/27.11.2007 e lo scritto erroneamente datato 26.11.2007 e ricevuto il 20.12.2007 dall’Ufficio di patronato, di RI 1, tutti annessi alla lettera 15.5.2008 dell’Ufficio di patronato, inc. _).
Dalle motivazioni apportate dal qui ricorrente nelle due lettere trasmesse all’Ufficio di patronato traspare inoltre – mediante giustificazioni invero poco plausibili e inconsistenti (tra cui il fatto di essere residente in _) – il suo tentativo di sottrarsi all’assistenza riabilitativa e alla norma di condotta di cui al decreto 16.10.2006 dell’allora Consiglio di vigilanza (cfr., al proposito, lo scritto 26/27.11.2007 e lo scritto erroneamente datato 26.11.2007 e ricevuto il 20.12.2007 dall’Ufficio di patronato, entrambi annessi alla lettera 15.5.2008 dell’Ufficio di patronato, inc. SEPEM _).
5.2.
Va anzitutto chiarito al qui ricorrente che tutte le autorità (già) coinvolte nel presente procedimento (in particolare la Corte delle assise correzionali di _, l’allora competente Consiglio di vigilanza, la SEPEM, l’Ufficio di patronato, il giudice dell’applicazione della pena e anche questa Camera) non vogliono in alcun modo ostacolare la sua vita privata e professionale, ma soggiacciono all’obbligo di aiutarlo a reinserirsi nella società, nel suo nucleo famigliare e nella sua attività professionale, per impedire possibili recidive da parte sua. Ciò che è attuabile mediante l’ausilio dell’assistenza riabilitativa (art. 93 CP) e delle norme di condotta (art. 94 CP).
Dal Messaggio numero 98.038 concernente la modifica del Codice penale svizzero (Disposizioni generali, introduzione e applicazione della legge) e del Codice penale militare nonché una legge federale sul diritto penale minorile del 21.9.1998, risulta, al proposito, che l’assistenza riabilitativa – nel caso in esame la sottomissione al patronato – assume, rispetto all’art. 47vCP, piuttosto un ruolo di sostegno ed
"
(...) è intesa a preservare dal pericolo di recidiva, in particolare promuovendo l’integrazione sociale e aiutando a superare le difficoltà delle quali un reato è spesso il sintomo o che sorgono in seguito alla privazione della libertà, così da scongiurare ulteriori delitti. In particolare l’assistenza riabilitatrice
(recte: riabilitativa)
sostiene il condannato nell’affrontare problemi personali, psichici, materiali o professionali. Accanto alla collaborazione nella ricerca di un alloggio e di un lavoro, è essenziale anche una consulenza personale. (...)
" (FF 1999, p. 1807). L’assistenza riabilitativa, oltre a tenere in considerazione gli interessi del condannato, deve anche assumersi la responsabilità riguardo alla sicurezza della collettività (FF 1999, p. 1808).
Pure le norme di condotta, quale misura di prevenzione speciale, si prefiggono lo stesso scopo: evitare il pericolo di recidiva da parte del condannato. Le stesse vanno formulate tenendo conto dell’interesse di quest’ultimo in modo tale che egli possa seguirle in maniera ragionevole, anche se ciò comporta inevitabilmente un intervento nella sua libertà (FF 1999, p. 1809 nota a piè di pagina 349 e giurisprudenza ivi citata).
5.3.
Circa il fatto che il qui ricorrente non abbia dato seguito alle convocazioni da parte dell’Ufficio di patronato (che agisce, nel Canton Ticino, in qualità di autorità incaricata a prestare un’assistenza abilitativa adeguata), va prima di tutto osservato che
nel decreto 16.10.2006 l’allora competente Consiglio di vigilanza aveva già ampiamente tenuto conto delle dichiarazioni e degli interessi di RI 1 – tra cui la sua intenzione di rientrare in _ (in zona di confine) –, in modo tale che egli potesse seguire ragionevolmente l’assistenza riabilitativa (la sottomissione al patronato mediante un periodo di prova di tre anni, con scadenza il 12.11.2009) e la norma di condotta (l’obbligo di mantenere un’attività lavorativa durante il periodo di prova) alle quali è stato sottoposto
(decreto 16.10.2006, p. 1/2, inc. Consiglio di vigilanza _).
Ma vi è di più. I
l qui ricorrente, durante l’udienza tenutasi il 16.6.2008 dinanzi al giudice dell’applicazione della pena e alla presenza del suo patrocinatore avv. _ _ _ (il cui scopo era di chiarire la sua posizione), ha tra l’altro dichiarato di non opporsi agli incontri previsti presso l’Ufficio di patronato e di fornire le indicazioni richieste (verbale di audizione 16.6.2008, inc. GIAP _).
Non si capisce pertanto per quale motivo, RI 1 in questa sede ritratti le sue dichiarazioni e si opponga fermamente a tali misure, che peraltro non appaiono né sproporzionate né incompatibili con la sua situazione finanziaria, geografica e personale.
Va al riguardo rilevato che la sua abitazione/residenza (_) e l’Ufficio di patronato distano meno di 40 km. Non appare pertanto che un tale tragitto, che dovrà essere percorso quando sarà convocato presso l’Ufficio di patronato, possa incidere così pesantemente sul suo reddito.
A ciò aggiungasi che il qui ricorrente, sempre dinanzi al giudice dell’applicazione della pena, ha dichiarato che con il Canton Ticino manterrebbe i rapporti famigliari con i suoi genitori e le sue due figlie di primo letto: di conseguenza egli avrebbe anche la possibilità di conciliare gli incontri presso l’Ufficio di patronato con quelli con i suoi famigliari per risparmiare su eventuali costi di viaggio.
Occorre infine evidenziare che nessuno ha vietato e vieta al qui ricorrente di trasferirsi in Svizzera con l’intera famiglia, come già comunicatogli dall’Ufficio di patronato con scritto 30.11.2007 [
"
(...) naturalmente se volesse rientrare con il domicilio in Svizzera, lo potrà fare quando meglio crede. L’eventuale presa a carico da parte dell’ente assistenziale verrà eventualmente decisa dagli uffici preposti (...)
"
(scritto 30.11.2007 annesso allo scritto 15.5.2008 dell’Ufficio di patronato, inc. _)].
5.4.
Per quanto attiene al fatto che il qui ricorrente, su richiesta dell’Ufficio di patronato, non abbia prodotto
gli ultimi conteggi di salario attestanti che egli stesse effettivamente svolgendo e mantenendo un’attività lavorativa, egli ha manifestamente disatteso la norma di condotta sancita dall’allora competente Consiglio di vigilanza nel suo decreto 16.10.2002.
Ora, anche nell’adozione di questa misura la predetta autorità aveva preso in considerazione le intenzioni allora formulate dal qui ricorrente di mantenere la sua attività lavorativa presso la ditta di _ e di collaborare con suo fratello nella conduzione della ditta di costruzioni
(decreto 16.10.2006, p. 1/2, inc. Consiglio di vigilanza, inc. Consiglio di vigilanza _). Il qui ricorrente non ha tuttavia dato seguito alle sue dichiarazioni, avendo abbandonato il suo posto di lavoro presso _ _, senza nemmeno informare l’Ufficio di patronato (cfr., al proposito, scritto 30.11.2007 annesso allo scritto 15.5.2008 dell’Ufficio di patronato, inc. SEPEM _), e non avendo comprovato concretamente di esercitare una qualsivoglia attività lavorativa.
Giova infine rilevare che con lettera 5/6.11.2008 RI 1
ha informato questa Camera di aver eletto domicilio legale presso suo fratello. Al predetto scritto egli ha allegato, in orginale,
un contratto di lavoro datato 5.5.2008 e denominato
"
contratto di prestazioni di manodopera
", segnalando parimenti che egli probabilmente, per motivi professionali e linguistici, si trasferirà in _ verso metà dicembre 2008 (doc. 5).
Dal surriferito contratto emerge in particolare che RI 1 avrebbe concluso un contratto con la _, _, _, per la durata di tre anni, la quale si avvale
delle sue prestazioni professionali nell’espletamento di servizi e prestazioni di manodopera nel campo dell’edilizia per conto di terzi committenti per un importo mensile di € 800.--.
Sembra quindi che il qui ricorrente stia esercitando un’attività lavorativa, e ciò è senz’altro un segnale positivo.
Mal si capisce tuttavia per quale motivo egli dichiari di essere intenzionato a trasferirsi in _ per motivi lavorativi e linguistici, senza peraltro dimostrare concretamente i suoi progetti futuri (sia professionali, sia famigliari, sia personali), e per quale motivo, dinanzi al giudice dell’applicazione della pena, abbia dichiarato che ha l’intenzione di restare in _.
In siffatte circostanze, appare chiaro che le premesse per l’assistenza riabilitativa (sottoporsi a patronato) e la norma di condotta (l’obbligo di mantenere un’attività lavorativa durante il periodo di prova) sono ancora adempiute, e che non sono dati i presupposti per sopprimerle o modificarle.
5.5.
Alla luce di quanto sopra esposto, la decisione del giudice dell’applicazione della pena di prorogare della metà la durata del periodo di prova giusta l’art. 95 cpv. 4 lit. a CP appare equa, attuabile e anche necessaria. Il predetto giudice ha peraltro ampiamente tenuto conto delle affermazioni e delle intenzioni future del qui ricorrente (come del resto aveva già fatto il Consiglio di vigilanza), invitandolo nondimeno a dimostrare con i fatti (e non soltanto a parole) quanto aveva dichiarato durante la sua audizione, in particolare di collaborare con l’Ufficio di patronato (presentandosi quindi agli incontri previsti e di fornire le indicazioni richieste) e di risolvere la problematica riguardante i contributi di mantenimento da versare a favore delle sue due figlie di primo letto domiciliate in Svizzera. Ciò che si auspica anche questa Camera.
Occorre in ogni modo chiarire per quale motivo il qui ricorrente abbia affermato di avere delle difficoltà ad entrare in relazione con l’attuale operatore, che deve essere in grado di instaurare un rapporto di fiducia con il condannato (FF 1999, p. 1807), considerata la sua richiesta di essere attribuito ad altra persona (verbale di audizione 16.6.2008, inc. GIAP _).
5.5.
La richiesta, infine, del qui ricorrente di commutare il residuo della pena di quattro mesi sospesa condizionalmente in una pena pecuniaria oppure in lavoro di pubblica utilità è inammissibile, non essendo tale facoltà, a questo stadio della procedura, prevista dal nostro Codice penale (cfr., al proposito, art. 95 CP e consid. 2 della presente decisione).
Ne discende che la decisione impugnata – il cui contenuto appare corretto e condivisibile – dev’essere tutelata.
6.
Il ricorso è respinto. Tassa di giustizia e spese sono poste a carico del ricorrente, soccombente.