Decision ID: 26fb3a66-870b-58d8-b850-fd04b5bd3a32
Year: 2003
Language: it
Court: TI_TCAS
Chamber: TI_TCAS_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: social_law

ritenuto,
in fatto
1.1. _, classe 1942, dal 1993 soffre di disturbi alla schiena (cfr. rapporto 4 gennaio 2000 del medico curante, dr. _, doc. AI _).
Dal 1984 al 1999 egli ha lavorato presso la ditta _ come autista, per passare nel 1996 al reparto magazzino con la funzione di
“ aiuto spedizione, magazziniere e smistamento merce nei reparti”
( cfr. questionario 7 gennaio 2000 dell’ex-datore di lavoro, doc. AI _ e lettera 30 marzo 1999 della _ all’assicurato contenuta negli atti della cassa di disoccupazione, doc. AI _).
Il 10 dicembre 1999 l’assicurato ha inoltrato una domanda tendente ad ottenere delle prestazioni AI per adulti (doc. AI _).
1.2. Esperiti gli accertamenti medici ed economici del caso, in particolare una perizia reumatologica a cura del dr._, con progetto di decisione 6 agosto 2001 l’Ufficio assicurazione invalidità (UAI) ha respinto la domanda in quanto l’assicurato non presenta un grado d’invalidità pensionabile (doc. AI _).
Avendo _, per il tramite dell’allora patrocinatore, comunicato di essere in cura psichiatrica dal mese di agosto 2001 (doc. AI _), l’amministrazione ha quindi annullato il progetto di decisione e proceduto ad ulteriori accertamenti.
Dopo aver acquisito agli atti il rapporto 26 ottobre 2001 della psichiatra curante, dr.ssa _, che conclude per una piena incapacità lavorativa (doc. AI _), l’UAI ha incaricato il dr. _, dell’Organizzazione sociopsichiatrica cantonale di _, di eseguire una perizia psichiatrica.
In esito a tale accertamento specialistico e tenuto conto delle precedenti risultanze mediche, mediante un altro progetto di decisione datato 6 maggio 2002, l’amministrazione ha statuito quanto segue:
"
(...)
Dalla documentazione raccolta agli atti ed in particolare dai rapporti peritali stilati dal Dr. _ e dal Dr. _ risulta che l'assicurato presenta un'incapacità lavorativa e di guadagno del 30 % dal dicembre 1998 e del 40 % dall'agosto del 2001. Il diritto ad un quarto di rendita AI sorge quindi unicamente a partire dal 1.8.2002 (art. 29 cpv. 1 lett. b)." (cfr. doc. AI _)
Con scritto 3 giugno 2002 l’assicurato, per il tramite dell’avv. _, ha contestato il progetto di decisione, chiedendo il riconoscimento di una rendita intera (doc. AI _).
Dopo aver comunicato all’avv. _ che le predette osservazioni non sono state ritenute rilevanti (doc. AI _), con provvedimento formale 24 giugno 2002 l’UAI ha confermato il diritto al quarto di rendita dal 1° agosto 2002, precisando che :
"
(...)
Se, alla scadenza del termine di carenza di un anno, l'assicurato presenta sempre un'incapacità di lavoro e di guadagno aprendo il diritto alla rendita, sarà possibile inoltrare una nuova domanda con una semplice lettera." (cfr. doc. AI _)
1.3. Contro la decisione amministrativa 24 giugno 2002 è tempestivamente insorto _, sempre rappresentato dall’avv. _, postulando in via principale l’annullamento ed il riconoscimento di una mezza rendita dal 1999.
In via subordinata egli ha chiesto il rinvio degli atti all’UAI per ulteriori accertamenti medici.
A motivazione del proprio gravame e facendo riferimento alle attestazioni della psichiatra curante e del dr. _, medico di fiducia della cassa malati _, l’assicurato ha segnatamente osservato:
"
(...)
I primi due medici si sono ripetutamente espressi a favore del riconoscimento di una incapacità lavorativa di almeno il 50 %. Il medico incaricato dall'AI ha per contro attestato un'incapacità lavorativa del 30 %, postulando comunque il riconoscimento di un'incapacità lavorativa del 40 %. E' importante sottolineare che nel caso in esame il parere del medico curante, che meglio tutti conosce lo stato di salute del proprio paziente, è confermato dal parere del medico di fiducia dell'assicurazione malattia, che normalmente si esprime piuttosto a sfavore del paziente, nell'interesse dell'assicurazione e del datore di lavoro. E' pure importante sottolineare che al temine del proprio referto, anche il medico incaricato dall'UAI, giunge alla conclusione che al qui ricorrente dovrebbe essere riconosciuto un grado di inabilità lavorativa del
40 %." (cfr. doc. _)
1.4. Mediante risposta di causa 5 settembre 2002 l’UAI ha proposto la reiezione del gravame, precisando:
"
(...)
Orbene, in corso di istruttoria è stata dapprima effettuata una perizia reumatologica (doc. n. _ a inc. AI). L'incaricato, dottor _, ha giudicato che in attività medio- leggera, quale era per esempio quella precedentemente esercitata (cf. anche doc. n. _ inc. AI), l'assicurato risulta inabile al massimo al 30 %.
E' sì vero, come afferma il ricorrente, che il perito ha ventilato la possibilità di riconoscere un'inabilità superiore (40 %). Veniva però anche specificato chiaramente che i motivi posti alla base di tale proposta esulano dal campo strettamente medico, non potendo pertanto essere tenuti in considerazione.
L'aspetto psichico è stato parimenti oggetto di attenta analisi. L'assicurato è infatti stato sottoposto a perizia psichiatrica, eseguita dal dottor _ nel mese di aprile del corrente anno (doc. n. _ inc. AI).
In tal ambito si è oggettivata la presenza di un'inabilità lavorativa del 40 %, apparsa nel mese di agosto dell'anno precedente.
Come più volte rammentato, in presenza di diversi medici, l'amministrazione fonda il proprio giudizio sull'avviso del perito il quale, oltre a possedere una conoscenza specifica del settore in esame, fornisce un parere del tutto imparziale.
In merito poi all'obiezione secondo la quale il grado di inabilità psichica andrebbe sommato a quello riscontrato dal reumatologo, si sottolinea che il sapere se nel caso di specie i diversi gradi di inabilità vadano o meno sommati è una questione che spetta esclusivamente al medico determinare.
In definitiva lo scrivente Ufficio ritiene che la fattispecie sia stata oggetto di investigazioni mediche complete e dettagliate, ciò che implica la piena bontà della decisione impugnata, nonché l'inutilità di procedere ad ulteriori indagini circa lo stato di salute del ricorrente." (cfr. doc. _)
1.5. In data 23 settembre 2002 il rappresentante dell’assicurato ha presentato le proprie osservazioni alla risposta di causa, chiedendo l’assunzione di diversi testi (V).
Il 26 settembre 2002 l’UAI ha ribadito la propria posizione (VII) ed il 10 ottobre 2002 ha trasmesso la documentazione medica prodotta in occasione dell’ulteriore domanda di prestazioni presentata dall’assicurato il 26 agosto 2003 dopo l’inoltro del presente gravame (cfr. doc. AI _) (VIII).
Infine, il 29 ottobre 2002 l’avv. _ ha inoltrato delle contro-osservazioni (X).

in diritto
In ordine
2.1. La presente vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico ai sensi degli articoli 26 c cpv. 2 della Legge organica giudiziaria civile e penale e 2 cpv. 1 della Legge di procedura per le cause davanti al Tribunale delle assicurazioni (cfr. STFA del 18 febbraio 2002 nella causa H., H 335/00; STFA del 4 febbraio 2002 nella causa B., H 212/00; STFA del 29 gennaio 2002 nella causa R. e R., H 220/00; STFA del 10 ottobre 2001 nella causa F., U 347/98 pubblicata in RDAT I-2002 pag. 190 seg.; STFA del 22 dicembre 2000 nella causa H., H 304/99; STFA del 26 ottobre 1999 nella causa C., I 623/98).
Nel merito
2.2. Oggetto del contendere è sapere se l’assicurato ha diritto ad una mezza rendita.
2.3. Con il 1° gennaio 2003 è entrata in vigore la Legge federale sulla parte generale del diritto delle assicurazioni sociali (LPGA; RS 830.1), la quale ha portato alcune modifiche legislative anche in ambito dell’assicurazione per l’invalidità,
Tale legge non è tuttavia applicabile alla fattispecie concreta, poiché, secondo la giurisprudenza del TFA, il giudice delle assicurazioni sociali non tiene conto di modifiche legislative e di fatto verificatesi dopo il momento determinante della resa del provvedimento amministrativo impugnato (STFA non pubblicata del 9 gennaio 2003 nella causa A.A., P76/01; DTF 127 V 467 consid. 1, 121 V 366 consid. 1b).
Ne consegue che, essendo stato il provvedimento qui impugnato reso il 24 giugno 2002, gli articoli di seguito citatati della LAI e dell’OAI corrispondono al tenore in vigore sino al 31 dicembre 2002.
2.4. L'art. 4 cpv. 1 LAI definisce l'invalidità, nel senso della legge, come l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata, cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio. Gli elementi fondamentali dell'invalidità, secondo la surriferita definizione, sono quindi:
- un danno alla salute fisica o psichica conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio, e
- la conseguente incapacità di guadagno.
Occorre quindi che il danno alla salute abbia cagionato
una diminuzione della capacità di guadagno, perché il caso possa essere sottoposto all'assicurazione per l'invalidità (G. Scartazzini, Les rapports de causalité dans le droit suisse de la sécurité sociale, pag. 216ss).
Va inoltre precisato che, secondo l'art. 28 cpv. 1 LAI, gli assicurati hanno diritto a una rendita intera se sono invalidi almeno al 66 2/3 %, a una mezza rendita se sono invalidi almeno al 50 % o a un quarto di rendita se sono invalidi almeno al 40 %.
2.5. Secondo l'art. 28 cpv. 2 LAI l'invalidità è determinata stabilendo il rapporto fra il reddito del lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo l'insorgenza dell'invalidità e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione, nell'esercizio di un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in condizioni normali di mercato del lavoro e il reddito del lavoro che egli avrebbe potuto conseguire se non fosse diventato invalido.
Il grado d'invalidità dell'assicurato deve quindi essere determinato dal raffronto del reddito ch'egli ancora può conseguire nonostante la sua invalidità con quello che avrebbe potuto guadagnare in assenza delle affezioni di cui è portatore (RCC 1992, pag. 182 consid.
3; RCC 1990, pag. 543 consid. 2; M. Valterio, Droit et pratique de l'assurance-invalidité, Les prestations, pagg. 200 e ss.).
Si confronta perciò il reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non fosse divenuto invalido con quello ch'egli può tuttora realizzare, benché invalido, sfruttando la residua capacità lavorativa in attività da lui ragionevolmente esigibili in condizioni normali del mercato del lavoro, previa adozione di eventuali provvedimenti integrativi (art. 28 cpv. 2 LAI).
Nel confronto dei redditi la giurisprudenza - di regola - non tiene conto di fattori estranei all'invalidità, come ad esempio la formazione professionale, le attitudini fisiche e psichiche e l'età dello assicurato (RCC 1989, pag. 325 consid.
2b; DTF 107 V 21 consid. 2c; G. Scartazzini, Les rapports de causalité dans le droit suisse de la sécurité sociale, pag. 232; D. Cattaneo, Les mésures préventives et de réadaptation de l'assurance-chômage, pagg. 316 e s. nn. 1158 e 1159 e la giurisprudenza citata).
La misura dell'attività ragionevolmente esigibile dipende d'altra parte dalla situazione personale dell'assicurato e dalla possibilità di applicazione di misure reintegrative.
La situazione personale dell'assicurato è essenziale per la valutazione della residua capacità al guadagno.
Secondo il TFA i due redditi, dalla cui differenza emerge il grado dell'incapacità di guadagno, vanno stabiliti in maniera precisa.
Se ciò non è possibile, devono essere calcolati sulla base di una valutazione fondata sulle circostanze concrete (SVR 1996 IV Nr. 74 consid. 2a, DTF 114 V 313 consid. 3a).
2.6. Nell’evenienza concreta, nell’ambito dell’istruttoria amministrativa, _ è stato sottoposto ad un esame reumatologico a cura del dr. _.
Nel rapporto 12 marzo 2001 lo specialista in reumatologia, posta la diagnosi principale di sindrome lombospondilogena, discopatia ed ernia discale, stato dopo possibile irritazione radicolare S1 a sinistra e aggravazione della sintomatologia, in merito alla valutazione della capacità lavorativa ha rilevato (sottolineatura del redattore):
"
(...)
II paziente presenta attualmente una sindrome lombospondilogena a livello della gamba di sinistra senza sicuri segni per una compressione di tipo radicolare. L'esame clinico mostra piuttosto una problematica di tipo tendomioghelotico. Vi sono comunque anche degli indizi di una certa aggravazione della sintomatologia, soprattutto per quanto riguarda la prova della forza a livello dell'estremità inferiore di sinistra, dove il paziente non innerva spontaneamente. Anche la deambulazione sulla punta dei piedi e sui talloni è piuttosto atipica con tendenza alla caduta non spiegabile con dei problemi a livello neurologico. L'esame clinico mostra poi una buona mobilità della colonna vertebrale nella zona lombare.
Vi è una dolenzia alla mobilizzazione degli ultimi due segmenti lombari e vi è stranamente una dolenzia alla palpazione a livello del gluteo di destra. II paziente non si è mai lamentato di disturbi a livello del gluteo destro ma sempre ed unicamente a sinistra. L'esame radiologico da me eseguito della colonna lombare non mostra alterazioni
degenerative
importanti. Vi è una condrosi a livello del segmento L4/L5 con una leggera pseudoretrolistesi di L4 su L5, eventualmente accentuata anche dalla presenza di una scoliosi destro convessa. Vi è una condrosi anche al segmento L5/S1 con leggera spondilosi anteriore. La TAC della colonna lombare ripetuta a due riprese nel 1998 ha evidenziato quale reperto principale, un'ernia discale mediana reccessale sinistra L5/S1 con discreti segni di sofferenza radicolare S1 a sinistra. A più riprese il paziente era stato in cura riabilitativa stazionaria presso la Clinica _, sempre con una buona risposta terapeutica. Egli era stato dichiarato sempre alla dimissione abile al lavoro nella forma completa. Egli svolgeva presso la _ un'attività lavorativa da considerare medio-leggera quale postino interno, portinaio ed inizialmente autista addetto al trasporto persone.
Tenendo in considerazione questi fattori sopraelencati ritengo che il paziente debba essere riconosciuto al massimo inabile al lavoro per un'attività cosiddetta medio-leggera nella forma del 30%.
Tenendo in considerazione eventualmente l'età piuttosto avanzata del paziente e quindi le difficoltà anche sociali di trovare un'attività lavorativa se pure parziale, si potrebbe giungere ad un'incapacità lavorativa del 40% massimo." (cfr. AI _)
L’assicurato è stato poi peritato dal dr. _ dell
’Organizzazione sociopsichiatrica cantonale di _ (doc. AI _).
Nel dettagliato e completo referto 11 aprile 2002, lo specialista in psichiatria, dopo aver esposto un’esaustiva anamnesi e proceduto a tre incontri con l’assicurato ed a colloqui con il di lui figlio, nonché col medico curante e con la d.ssa _ _, ha posto la seguente diagnosi: episodio depressivo di media gravità (F32.1) con sintomi biologici (doc. AI _ pag. 7).
In merito alle conseguenze sulla capacità lavorativa, il dr. _ ha precisato:
"
(...)
Le menomazioni qualitative e quantitative a livello psicologico e mentale sono legate all'episodio depressivo di media gravità, presente dall'agosto 2001. Le terapie effettutate non hanno portato ad un miglioramento della capacità di lavoro del paziente. Considerate anche le scarse risorse personali e gli evidenti limiti intellettivi, permane un'incapacità lavorativa, dal punto di vista psichiatrico, del 40 %, che, con grande probabilità, non è suscettibile di miglioramenti in futuro." (cfr. doc. AI _)
Vista l’età, le risorse personali, la condizione clinica e le motivazioni del paziente, il perito ha ritenuto inutile proporre dei provvedimenti integrativi (doc. AI _ pag. 9).
Facendo decorre un’incapacità lavorativa del 40% dal mese di agosto 2001, con la decisione contestata l’UAI ha posto il ricorrente al beneficio di un quarto di rendita dal 1° agosto 2002.
L’assicurato contesta il grado di abilità lavorativa posta dall’amministrazione alla base del provvedimento impugnato.
2.7. Perché un rapporto medico abbia valore probatorio è determinante che esso valuti ed esamini in maniera completa i punti litigiosi, si fondi su degli esami approfonditi, prenda conto di tutti i mali di cui si lamenta l'assicurato, sia stabilito in piena conoscenza dei suoi antecedenti (anamnesi) e sia chiaro nell'esposizione delle correlazioni mediche o nell'apprezzamento della situazione medica; le conclusioni dell'esperto devono inoltre essere motivate (cfr. Ulrich Meyer-Blaser, Die Rechtspflege in der Sozialversicherung, BJM 1989 p. 31; Pratique VSI 3/1997 pag. 123).
A proposito delle perizie mediche eseguite nell’ambito della procedura amministrativa il TFA ha già avuto modo di evidenziare che, nell’ipotesi in cui sono state eseguite da medici specializzati riconosciuti, hanno forza probatoria piena, se giungono a conclusioni logiche e sono state realizzate sulla base di accertamenti approfonditi, fintanto che indizi concreti non inducono a ritenerle inaffidabili ((DTF 123 V 176, DTF 122 V 161, 104 V 212; STFA del 14 aprile 1998 in re O.B. inedita, STFA del 28 novembre 1996 in re G.F. inedita, STFA 24.12.1993 in re S.H. inedita; SVR 1998 IV Nr. 1 p. 2; SZS 1988 p. 329 e 332; ZAK 1986 p. 189; Locher, Grundriss des Sozialversicherungsrechts, Berna 1994, p. 332 ).
Lo stesso vale per le perizie fatte esperire da medici esterni (DTF 104 V 31; ZAL 1986 p. 188; RAMI 1993 p. 95).
Il TFA ha inoltre precisato che, nell’ipotesi in cui si tratti di una lite in materia di prestazioni, dall'art. 4 CF rispettivamente 6 CEDU, non può essere dedotto il diritto di essere sottoposto ad una perizia medica esterna (DTF 122 V 157).
Nell'ambito del libero apprezzamento delle prove è in linea di principio consentito all'amministrazione e al giudice fondare la propria decisione su basi di giudizio interne all'istituto assicuratore. Per quanto riguarda l'imparzialità e l'attendibilità di simili prove, devono tuttavia essere poste delle esigenze severe (DTF 122 V 157).
Per quel che riguarda il medico di fiducia, infine, secondo la generale esperienza della vita, il giudice deve tener conto del fatto che, in dubbio, egli attesta a favore del suo paziente (DTF 125 V 353 consid. 3a/cc, cfr. U. Meyer-Blaser, Rechtsprechung des Bundesgericht im Sozialversicherungsrecht, Zurigo 1997 p. 230).
2.8. Nell'evenienza concreta questo TCA non intravede ragioni che gli impediscono di far proprie le conclusioni cui sono pervenuti i periti dr. _ e dr. _, specialisti nelle materie che qui interessano, i quali hanno compiutamente valutato il danno alla salute lamentato dall'assicurato, giungendo a conclusioni logiche e motivate in merito alla parziale capacità al lavoro dell’assicurato
nell’ultima attività lucrativa di magazziniere.
Per quel che concerne la problematica somatica, _ oppone alla valutazione del dr. _ il rapporto 4 gennaio 2000 del suo medico curante, dr. _, il quale ha certificato un’abilità lavorativa massima del 50% dal 22 febbraio 1999, chiedendosi nel contempo se “
un’invalidità nella misura del 70% non sia più indicata per questo paziente”
(doc. AI _).
Anche il medico fiduciario della cassa malati _, dr. _, dopo aver visitato il ricorrente ha confermato un’inabilità del 50% e ritenuto giustificata
“la domanda d’invalidità del 50%”
(cfr. scritto 22 novembre 1999 in doc. AI _). Nel rapporto 16 novembre 2001 alla _, dopo aver preso conoscenza della perizia del dr. _, egli ha confermato la sua valutazione di riconoscere un’inabilità del 50%, dichiarandosi dispiaciuto
“ di quanto ha deciso la commissione AI
”, senza aver comunque motivato la sua divergente valutazione rispetto a quella del perito (doc. _).
Orbene, secondo questo TCA i succitati pareri medici, tra l’altro stesi non da specialisti, non sono idonei a mettere in dubbio il dettagliato ed approfondito, nonché motivato giudizio peritale, cui va dato pieno valore probatorio (cfr. consid. 2.7.).
Va del resto rilevato che, contrariamente a quanto sostenuto dall’assicurato nel ricorso_
non
è stato licenziato al 30 giugno 1999 per motivi di salute (cfr. lettera 30 marzo 1999 della _ al ricorrente, doc. AI _).
Inoltre, è opportuno ricordare come a più riprese egli abbia soggiornato presso la clinica _ per una cura riabilitativa, da ultimo nel febbraio 1999, e che dopo ogni dimissione egli ha potuto riacquistare la piena capacità lavorativa (cfr. rapporto 23 febbraio 1999 della clinica _ contenuto nel plico doc. AI _). Già per questo motivo la richiesta ricorsuale di erogazione di una mezza rendita dal 1999 non è giustificata.
Vero che nel rapporto 12 marzo 2001 il dr. _ ha individuato degli
“indizi di una certa aggravazione della sintomatologia, soprattutto per quanto riguarda la prova della forza a livello dell’estremità inferiore a sinistra”
(doc. AI _ a pag. 4), ma è altrettanto vero che tale problematica, insieme alle altre affezioni riscontrate, sono state considerate nella valutazione del grado d’inabilità del 30% in attività medio-leggere, come lo è stata l’ultima occupazione presso la _ (
“
Tenendo in considerazione questi fattori sopraelencati ritengo che il paziente debba essere riconosciuto al massimo inabile al lavoro per un'attività cosiddetta medio-leggera nella forma del 30%”,
cfr. doc. AI pag. 24 pag. 5).
In qualità di magazziniere, per la circolazione della merce egli utilizzava infatti carrelli pesanti al massimo due chili, imballava le bustine da seduto e saltuariamente era impiegato quale autista (cfr. attestato 7 gennaio 2000 del datore di lavoro, doc. AI _).
Da ultimo, il ricorrente ha sottolineato come il perito abbia consigliato il riconoscimento di un’inabilità lavorativa del 40% e questo per via dell’età avanzata e per motivi sociali
(“ Tenendo in considerazione eventualmente l’età piuttosto elevata del paziente e quindi le difficoltà anche sociali di trovare un’attività lavorativa se pure parziale, si potrebbe giungere ad un’incapacità lavorativa del 40% massimo”
cfr. doc. AI _ a pag. 5). Come rettamente rilevato dall’amministrazione in sede di risposta di causa, tale proposta non può essere presa in considerazione poiché esula dal campo strettamente medico.
Stante quanto detto sopra, a mente del TCA, non vi è alcun valido motivo per mettere in dubbio la valutazione peritale circa l’inabilità al 30% in attività medie-leggere.
2.9.
Per quel che concerne la componente psichica, _ fa riferimento al referto 26 ottobre 2001 della sua psichiatra curante, dr.ssa _ (doc. AI _). In quell’atto, la specialista in psicologia e psichiatria, una volta certificato di aver in cura l’assicurato dal 29 agosto 2001, ha diagnosticato un episodio depressivo grave senza sintomi psicotici.
Per quel che concerne la prognosi ed il giudizio sulla capacità lavorativa, essa ha concluso:
"
(...)
La prognosi del paziente appare sfavorevole è attualmente da considerarsi inabile al 100 % dall'inizio dell'anno per la sindrome abulico apatica.
Già da anni (Dicembre 1998), è inabile al 50 %; il disinvestimento personale dal lavoro e dalla sfera sociale hanno contribuito a cronicizzare la sua situazione. Non è ancora prevedibile una ripresa al 50 %." (cfr. doc. AI _)
Nell’ultimo rapporto 7 ottobre 2002 all’UAI la d.ssa _ ha fatto presente che la terapia eseguita non ha portato alcun miglioramento della sintomatologia depressiva, precisando che :
"
(...)
Come già ribadito nel mio precedente rapporto, ritengo che la prognosi lavorativa di questo paziente sia sfavorevole, in considerazione della sintomatologia depressiva presentata grave, della sintomatologia dolorosa e dell'esito negativo delle terapie fino a oggi effettuate.
Non ritengo vi possano essere dei miglioramenti delle condizioni di salute tali da portare ad un aumento della capacità di lavoro.
Continuo a considerare il paziente inabile al lavoro al 100 %. Ritengo sia indicata una rendita intera." (cfr. doc. _)
Infine, il ricorrente ha prodotto un certificato datato 22 agosto 2002 del dr. med. _, anch’egli psichiatra e psicoterapeuta, del seguente tenore:
"
(...)
Dopo aver visitato il paziente in due sedute (8.8.2002 e 14.8.2002),
posso confermare: la perizia della Dott.essa _ del 26.10.2001
, sul stato di salute del summenzionato paziente.
L'attuale stato psichico conferma la diagnosi, e purtroppo la prognosi rimane sfavorevole, malgrado un trattamento psichiatrico nel ultimo anno, e da considerare inabile 100% al lavoro.
L'unica imprecisione che la perizia contiene è la data errata (1.4.2000) del licenziamento. Quest'ultimo è stato eseguito immediatamente il 31.3.1999 (con pagamento fino il 30.6.1999). Il paziente era precedentemente inabile al lavoro del 50%, dal dicembre 1998.
" (cfr. doc. AI _)
Pertanto, la principale divergenza tra il perito, da una parte, e la d.ssa _ ed il dr. _, dall’altra, è la valutazione della gravità dell’episodio depressivo; mentre il primo lo definisce di “media gravità”, gli altri due sanitari lo ritengono di entità “grave”.
Orbene, nel referto 11 aprile 2002 il dr. _ ha rilevato che (sottolineatura del redattore):
"
la visita psichiatrica (quella del 28 agosto 2001 presso la d.ssa _, n.d.r.) è avvenuta qualche settimana dopo che al paziente era stato sottoposto il progetto di risoluzione da parte dell’AI, ciò che depone per il carattere reattivo della depressione. La sintomatologica psichiatrica non ha comportato un’ospedalizzazione e le visite mediche ambulatoriali avvengono con una frequenza di una volta al mese “ . (Doc. AI _ pag. 8).
A mente di questa Corte questi due elementi (mancata ospedalizzazione e visita ambulatoriale mensile) depongono piuttosto a favore di un episodio depressivo, legato appunto al primo progetto di decisione, d’entità medio-grave, così come pertinentemente qualificato dal perito.
Non va comunque dimenticato che per la stesura del circostanziato ed approfondito rapporto il dr. _ ha visto l’assicurato tre volte ed ha avuto colloqui con il medico curante ed la d.ssa _.
Quest’ultima non può del resto essere seguita allorquando nel rapporto 7 ottobre 2002 (reso tra l’altro dopo la pronunzia della decisione contestata: per costante giurisprudenza il giudice delle assicurazioni sociali valuta la legalità delle decisioni impugnate in base alla situazione di fatto e di diritto esistente al momento in cui esse sono state rese cfr. DTF 127 V 251 consid. 4d, 121 V 366 consid. 1b, 116 V 248 consid. 1a, 112 V 93 consid. 3, 99 V 102) fa risalire l’incapacità lavorativa psichiatrica al 1° gennaio 2001, allorquando, come visto, l’episodio depressivo è avvenuto nel mese di agosto 2001. Non solo, l’assicurato ha iniziato il trattamento ambulatoriale al 29 agosto 2001 (doc. AI _).
Vero che il dr. _ ha visto l’assicurato due volte, tra l’altro dopo la resa della decisione impugnata, ma la sua valutazione non è così approfondita e esaustiva come il referto peritale. Cionondimeno non può essere escluso che tale rapporto possa essere preso in considerazione nell’ambito della nuova domanda del 21 agosto 2002 (doc. AI _).
Determinante è comunque che tra la perizia del dr. _ e la decisione contestata l’assicurato presenti un’inabilità lavorativa del 40% in qualsiasi attività.
Infine, per quel che concerne la valutazione globale della capacità lavorativa, a giusta ragione in sede di risposta l’amministrazione ha rimarcato come le singole incapacità lavorative non possono essere sommate. Spetta piuttosto al medico fare una simile valutazione (su tale punto cfr. RDAT 2002 I no.72), ciò che è stato fatto dal dr._, del Servizio medico regionale dell’AI. Egli ha infatti valutato come la limitazione psichiatrica del 40% sia conglobata nella limitazione reumatologica del 30% in attività medio-leggere (doc. AI _).
Pertanto, rispecchiando i referti specialistici del dr. _ e dr. _ tutti i criteri di affidabilità e completezza richiesti dalla giurisprudenza (cfr. consid. 2.7), ai quali può esser fatto riferimento per la pronuncia del presente giudizio, è da ritenere siccome dimostrato
con il grado della verosimiglianza preponderante, valido nell'ambito delle assicurazioni sociali (cfr. DTF 125 V 195 consid. 2 e i riferimenti ivi citati; DTF 115 V 142 consid. 8b, DTF 113 V 323 consid. 2a, DTF 112 V 32 consid. 1c, DTF 111 V 188 consid. 2b),
che a far da tempo dal 1° agosto 2001 _ presenta un’incapacità lavorativa del 40%. Trascorso l’anno di attesa durante il quale l’assicurato ha presentato un’inabilità lavorativa del 40%, rettamente l’UAI gli ha riconosciuto un quarto di rendita dal 1° agosto 2002. Egli può tuttavia beneficiare di una mezza rendita nella misura in cui sono adempiuti i requisiti per un caso di rigore ai sensi dell’art. 28 cpv. 1bis LAI. Spetterà pertanto all’amministrazione di procedere a tale accertamento mediante l’invio dell’apposito formulario.
Ne consegue che la decisione contestata deve essere confermata ed il ricorso respinto.
2.10.
L'assicurato, per il tramite del suo rappresentante, ha chiesto al TCA di ordinare una perizia giudiziaria e l’audizione testimoniale, eventualmente per iscritto, dei dr. _ e _ in modo che possano esprimere con precisione in merito alla loro valutazione. Egli ha parimenti chiesto di sentire il dr. _ e la d.ssa _ sul grado d’inabilità lavorativa per disturbi psichici nella misura in cui
“ anche questi aspetti debbano essere già valutati in questa sede, benché attualmente oggetto d’esame da parte dell’UAI “
(cfr. doc. _).
Al proposito si osserva che se
l'istruttoria da effettuare d'ufficio conduce l'amministrazione o il giudice, in base ad un apprezzamento coscienzioso delle prove, alla convinzione che la probabilità di determinati fatti deve essere considerata predominante e che altri provvedimenti probatori più non potrebbero modificare il risultato, si rinuncerà ad assumere altre prove (valutazione anticipata delle prove cfr. Kölz/Häner, Verwaltungsverfahren und Verwaltungsrechtspflege des Bundes, p. 47 n. 63, Gygi, Bundesverwaltungsrechtspflege, 2° ed., p. 274, si veda pure DTF 122 II consid. 469 consid. 41; 122 III 223 consid. 3; 119 V 344 consid. 3c con riferimenti). Un tale modo di procedere non lede il diritto di essere sentito conformemente all'art. 29 cpv.2 Cost. (DTF 124 V 94 consid. 4b, 122 V 162 consid. 1d, 119 V 344 consid. 3c con riferimenti).
In concreto, alla luce delle risultanze degli atti di causa, questo Tribunale ritiene la fattispecie sufficientemente chiarita, per cui non appare necessario procedere ad una perizia giudiziaria né all’audizione dei medici curanti, né del medico della_.
Non è parimenti necessario sentire il dr. _ il quale è intervenuto dopo l’emissione della decisione contestata.