Decision ID: 50776f40-8954-5c4e-9a6d-b2f3fde4ce0f
Year: 2008
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_006
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: civil_law

ritenuto
in fatto:
A.
Il 24 gennaio 2008 l’CO 1 ha proceduto al pignoramento del reddito nei confronti di RI 1, determinando il minimo d’esistenza mensile del debitore in fr. 1605.--, sulla base del seguente conteggio:
importi di base fr. 775.--
affitto fr. 830.--
Totale fr. 1605.--
B.
Con ricorso 5 febbraio 2008 RI 1 insorge contro il pignoramento. Egli argomenta di essere divorziato e di vivere da un anno con una compagna. Non essendo sposato e non potendo reputare come durevole la comunione domestica, il ricorrente pretende che gli sia riconosciuto quale minimo di base l’importo di fr. 1'100.-- mensili per persona che vive sola. L’escusso rileva di avere due figli minorenni che passano da lui un fine settimana ogni due settimane. Tale circostanza gli procurebbe dei costi che dovrebbero essere considerati nella determinazione del minimo vitale. Pure considerati dovrebbero essere gli importi per il mantenimento dei due figli (fr. 500.-- rispettivamente fr. 350.-- mensili) e la somma di fr. 50.-- mensili che egli verserebbe alla Cassa cantonale di compensazione AVS/AI/IPG per estinguere un credito che quest’ultima vanta nei suoi confronti.
C.
Delle osservazioni 8 febbraio 2008 dell’CO 1, chiedenti la reiezione del gravame, si dirà, per quanto necessario, in seguito.

Considerato
in diritto:
1.
Nel procedere al sequestro o al pignoramento del reddito del debitore le autorità di esecuzione sono tenute ad accertare d’ufficio le circostanze determinanti al momento dell’esecuzione del sequestro o del pignoramento, ossia il reddito del debitore e il fabbisogno suo o della sua famiglia (
DTF
112 III 21; 108 III 12; 106 III 13;
Vonder Mühll
, Basler Kommentar zum SchKG, Vol. II, Basilea/Ginevra/ Monaco 1998, n. 17 ad art. 93), ritenuto che delle successive modifiche della situazione potrà essere tenuto conto soltanto mediante riesame del pignoramento (
DTF
108 III 13).
2.
Nell’esecuzione del pignoramento o del sequestro di salario l’organo di esecuzione forzata allestisce il relativo verbale, tenendo conto dei ricavi e delle spese effettivi mensili.
3.
Per il calcolo del minimo di esistenza va considerato il minimo di esistenza concreto ed oggettivo del debitore e della sua famiglia, non quello confacente al loro ceto e tenore di vita abituale. Solo in questo modo è infatti possibile tenere conto sia degli interessi del debitore che del creditore (
DTF
119 III 71 cons. 3b e rif. ivi).
4.
In merito alle singole censure rivolte dal ricorrente al verbale di pignoramento allestito dall’Ufficio va rilevato.
5.1.
Il ricorrente chiede che gli venga riconosciuto quale minimo
di base l’importo di fr. 1'100.-- mensili per persona che vive sola,
in quanto egli
convive da un anno con la compagna ma la comunione domestica non può ancora essere considerata durevole.
5.2.
In passato, parte
della dottrina e alcuni tribunali cantonali avevano ritenuto determinante in tale situazione il minimo di esistenza di base per una “persona singola che vive presso parenti” (cfr. i rif. in:
Guidicelli/ Piccirilli,
Il pignoramento di redditi ex art. 93 LEF nella pratica ticinese, Lugano 2002, n. 68). Tale prassi
si fondava su precedenti versioni della Tabella per il calcolo del minimo di esistenza agli effetti del diritto esecutivo (in seguito: Tabella), in cui si distingueva
tra “persona singola che vive da sola” (fr. 1'025.--) e “persona singola che vive presso parenti” (fr. 925.--). Orbene, questa distinzione non è stata ripresa nella tabella in vigore attualmente (dal 1° gennaio 2001, cfr. Foglio ufficiale cantonale n° 2001/2, p. 74 ss.), la quale, alla cifra I/3, determina in fr. 1'550.-- il minimo di base mensile per “coniugi o due altre persone adulte che formano una durevole comunione domestica”. La precedente prassi è pertanto superata (in tal senso:
Vonder Mühll
, nota in BlSchK 2002, 128 s.; scritto 1/6/2001 dell’autorità di vigilanza di Lucerna, BlSchK 2003, 89), ciò che è sfuggito a una parte della dottrina (cfr.
Guidicelli/Piccirilli,
op. cit., loc. cit.;
Bühler
, Betreibungs- und prozessrechtliches Existenzminimum, AJP 2002, 646 s., ad 2/C).
5.3.
Fondandosi sul nuovo testo della tabella attualmente in vigore, nonché sul principio giurisprudenziale
secondo
cui il contributo al mantenimento comune che si può esigere dal convivente dell’escusso non può superare la metà delle spese, stante l’assenza di obbligo legale di mutuo mantenimento (DTF 128 III 159, cons. 3b; 109 III 102, cons. 2), il Tribunale federale ha precisato, come detto, che per un debitore che vive in concubinato l’importo base corrisponde fondamentalmente – ma al minimo – alla metà di quello previsto per coniugi, ossia fr. 775.-- (DTF 130 III 768, cons. 2.4). Da questa sentenza si evince che la quota parte del mantenimento comune da porre a carico dell’escusso deve essere determinata secondo criteri meramente economici, ossia dipende dalla misura in cui egli effettivamente vi partecipa, fermo restando che tale quota ammonta almeno alla metà del minimo di base. Contrariamente a quanto pare sostenere
Ochsner
(Commentaire romand de la LP, Basilea/Ginevra/Monaco 2005, n. 96 ad art. 93), non è possibile in tutti i casi tenere conto solo della metà del minimo vitale comune. Ciò è ammissibile solo nell’ipotesi in cui il convivente, con i propri redditi, è in grado di far fronte almeno all’altra metà delle spese comuni. Se non è il caso, il contributo da porre a carico dell’escusso deve essere aumentato nella debita proporzione, altrimenti esso verrebbe ingiustamente penalizzato rispetto ai debitori che vivono da soli (l’escusso che convive con una persona senza redditi dovrebbe mantenersi con un importo effettivo di fr. 775.-- invece di fr. 1'100.--). D’altra parte, dal momento che l’escusso deve sopportare almeno la metà delle spese comuni per il motivo che il convivente non ha obblighi di mantenimento nei suoi confronti, anche il convivente non deve poter pretendere che l’escusso si assuma da solo tutti gli oneri indispensabili comuni. Da questi principi, la Camera ha stabilito che, nell’ipotesi in cui il convivente non percepisce redditi, l’importo del minimo di base dell’escusso deve essere limitato al massimo all’importo riconosciuto per una persona sola, ossia fr. 1'100.-- (CEF 6 agosto 2007 [15.07.37], cons. 2.4). In sintesi, il minimo di base di un debitore che vive in concubinato varia tra fr. 775.-- e fr. 1'100.-- (o fr. 1'250.-- se convive con un figlio che non è anche figlio del convivente), a dipendenza dell’importo dei redditi del concubino. Nel caso di specie non vi sono dubbi concreti che la convivente, con i propri redditi, è in grado di far fronte almeno all’altra metà delle spese comuni, ritenuto che è lo stesso ricorrente nell’atto di ricorso ad affermare che la convivente lo “sta già aiutando molto”. Ne consegue pertanto che l’Ufficio si è correttamente determinato stabilendo in fr. 775.-- l’importo base mensile.
6.
Secondo il punto I.4. della Tabella l’importo base mensile per il mantenimento di figli fino a sei anni di età ammonta fr. 250.-da 6 a 12 anni di età a fr. 350.-- e oltre i 12 anni di età a fr. 500.--. Il supplemento è riconosciuto nel calcolo del minimo vitale solo quando i figli vivono nella stessa economia domestica del debitore (
Guidicelli/ Piccirilli,
op. cit., n. 119)
. Nel caso di specie i due figli di RI 1 sono affidati alle cure della madre, motivo per il quale la richiesta RI 1 di riconoscergli fr. 500.-- rispettivamente fr. 350.-- mensili per il mantenimento dei figli non può essere accolta.
7.
Se il debitore, spesso e per un lasso di tempo superiore alla media, alloggia e mantiene presso di sé i figli, di cui non ha la custodia, ben si giustifica che se ne tenga conto nel computo del minimo vitale (
BlSchK
2001, 174 s.;
Guidicelli/ Piccirilli,
op. cit., n. 123). Nel caso di specie tale presupposto non si realizza: infatti,
trascorrendo i figli di RI 1 con il padre un fine settimana ogni due settimane, essi stanno con lui esattamente il periodo di tempo che in genere viene stabilito nell’ambito della regolamentazione del diritto alle relazioni personali tra i figli e i genitori non affidatari a seguito di divorzio.
8.
Per quanto riguarda il prospettato conteggio nella determinazione del minimo vitale di fr. 50.-- mensili per il pagamento di un credito che la Cassa cantonale di compensazione AVS/AI/IPG vanta nei confronti dell’escusso, va evidenziato che perché si diano privilegi in diritto di determinati creditori occorre un’espressa norma di legge in tale senso. La giurisprudenza del Tribunale federale ha attenuato il rigore di questo principio stabilendo che determinati creditori sono privilegiati di fatto nel senso che, in caso di pignoramento di salario e di redditi, il debitore è autorizzato ad eseguire interamente le proprie obbligazioni nei loro confronti: è questo il caso in particolare per il venditore di generi alimentari, per il fornitore di beni indispensabili alla sopravvivenza o all’esercizio del lavoro del debitore e per il locatore di locali indispensabili per l’esercizio dell’attività lucrativa dell’escusso (
DTF
112 III 18).
Tale indirizzo giurisprudenziale concretizza l’intento del legislatore di lasciare all’escusso e alla sua famiglia quanto è assolutamente indispensabile in base agli articoli 92 e 93 LEF per soddisfare i bisogni più elementari.
E’ di tutta evidenza che la deduzione prospettata dal ricorrente per il pagamento di fr. 50.-- mensili alla Cassa cantonale di compensazione, importo che l’escusso neppure pretende essere dovuto ad un creditore privilegiato, non può entrare in linea di conto per il calcolo del minimo vitale: alla luce dei principi giurisprudenziali richiamati, nulla giustifica il privilegio che il debitore pretende sia concesso alla Cassa cantonale di compensazione AVS/AI/IPG.
Abbondanzialmente si rileva altresì che non vi sarebbe alcuna garanzia che gli importi di cui si chiede la deduzione vengano effettivamente versati alla creditrice.
9.
Da quanto precede discende che il ricorso si rivela infondato e come tale va respinto. Non si prelevano spese (art. 61 cpv. 2 lett. a OTLEF) e non si assegnano indennità (art. 62 cpv. 2 OTLEF).