Decision ID: 8f61db09-3e1f-561f-acf7-d73beb58941e
Year: 2005
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: civil_law

in fatto: A. AP 1
è titolare delle proprietà per piani n. 1380 (appartamento n. 1B, nello stabile “U”) e 728 (appartamento n. 23, nello stabile “V”), pari a
9
/
1000
e
15
/
1000
della particella n. 641 RFD di _, situata nella frazione di _. I due appartamenti si trovano al piano terreno di un complesso immobiliare (“Condominio _”) costituito di tre palazzi (“U”, “V” e “Z”), a valle della via _, con giardino a lago e darsena.
B.
Con sentenza del 27 giugno 1991 il Pretore del Distretto di Lugano, sezione 3, ha respinto una petizione introdotta da AP 1, insieme con altri comproprietari del “Condominio _”, tendente a far accertare la nullità di verbali relativi ad assemblee condominiali tenutesi il 17 maggio e il 27 luglio 1989, durante le quali erano stati approvati i conti consuntivi 1988. In accoglimento di un appello presentato dagli attori, con sentenza del 26 febbraio 1993 questa Camera ha annullato la sentenza citata e ha rinviato gli atti al Pretore per la continuazione del processo (inc. n. 92/91). Il 13 agosto 1998 il Pretore ha stralciato la causa dai ruoli per intervenuta perenzione processuale.
C.
Il 12 novembre 1998 si è tenuta un'assemblea, nel corso della quale i comproprietari hanno approvato, con il voto contrario di AP 1, gli oggetti “posteggio biciclette” (n. 3) e “consuntivo 1997” (n. 5). Il primo riguardava la posa di sei ganci per biciclette nella rimessa sotterranea, su una parte comune in prossimità dell'accesso alla darsena. Il secondo atteneva al riparto delle spese per il risanamento di “colonne fecali” (condotte verticali che, in ognuno dei tre edifici, raccordano gli scarichi degli appartamenti al collettore fognario) secondo i millesimi di comproprietà. Una petizione introdotta il 4 giugno 1999 da AP 1 per ottenere l'annullamento delle citate risoluzioni è stata respinta con sentenza del 9 gennaio 2001 dal Pretore del Distretto di Lugano, sezione 1 (inc. OA.1999.443). Tale giudizio è stato confermato da questa Camera il 13 agosto 2001 (inc. 11.2001.22).
D.
Nel frattempo, il 21 novembre 2000, si è tenuta un'altra assemblea dei comproprietari, al cui ordine del giorno figuravano – tra l'altro – il “consuntivo 1999” (n. 2), il “ tinteggio scale, sostituzione bucalettere e citofoni” (n. 5) e la “ristrutturazione interna darsena” (n. 6). Il primo oggetto comprendeva, segnatamente, i costi per impermeabilizzare il tetto della darsena, quelli per risanare le condotte verticali, quelli per i ganci delle biciclette e quelli per la riparazione di balconi. Il secondo oggetto concerneva in particolare il tinteggio del vano scale di tre edifici, la sostituzione delle cassette delle lettere in uno stabile e la suddivisione dei relativi costi. Il terzo oggetto prevedeva la ristrutturazione interna della darsena. L'assemblea ha approvato i citati oggetti, nonostante il voto contrario di AP 1. Dal verbale si evince che la “sostituzione delle bucalettere” (oggetto n. 5) è stata accolta con 29 voti contro 2 (
735.67
/
1000
contro
69
/
1000
), mentre il “consuntivo 1999” (oggetto n. 2), la “ristrutturazione interna darsena” (oggetto n. 6) e la “ tinteggiatura scale” (oggetto n. 5) con 28 voti contro 3 (
722.67
/
1000
contro
82
/
1000
).
E.
Il 19 dicembre 2000 AP 1 ha nuovamente convenuto la AO 1 davanti al Pretore del Distretto di Lugano, sezione 1, chiedendo che le risoluzioni dell'assemblea relative agli oggetti n. 2, 5 e 6 fossero dichiarate nulle, in subordine fossero annullate retroattivamente al 21 novembre 2000, e che fosse ordinata la convocazione di un'assemblea per discutere nuovamente tali oggetti. Nella sua risposta del 3 maggio 2001 la AO 1 ha proposto di respingere la petizione. Nel successivo scambio di atti scritti le parti hanno mantenuto il loro punto di vista, l'attore avendo rinunciato a una nuova assemblea. In esito all'udienza preliminare, con ordinanza dell'11 settembre 2002 il Pretore ha ordinato l'audizione di due testimoni, il richiamo di un incarto e l'esecuzione di una perizia sui lavori di copertura della darsena, respingendo le altre prove. Esperita l'istruttoria, durante la quale il perito arch. _ ha rilasciato il 13 febbraio 2003 il proprio referto, le parti hanno rinunciato al dibattimento finale, presentando le conclusioni scritte nelle quali hanno confermato le loro richieste. Statuendo con sentenza del 24 febbraio 2004, il Pretore ha respinto l'azione, ponendo la tassa di giustizia e le spese (fr. 2700.– complessivi) a carico di AP 1, tenuto a rifondere alla controparte fr. 3000.– per ripetibili.
F.
Contro la citata sentenza AP 1 è insorto con un appello del 15 marzo 2004 nel quale chiede di accogliere la petizione e di riformare la sentenza impugnata di conseguenza. Nelle sue osservazioni del 7 maggio 2004 la AO 1 propone di respingere l'appello e di confermare la sentenza impugnata.

Considerando
in diritto: 1.
La contestazione di una delibera assembleare ha per principio natura pecuniaria (DTF 108 II 77;
Steinauer,
Les droits réels, vol. I, 3
a
edizione, pag. 368, n. 1324b;
Vogel/Spühler,
Grundriss des Zivilprozessrechts, 7
a
edizione, pag. 387, § 13 n. 140;
Cocchi/Trezzini,
CPC massimato e commentato, Lugano 2000, nota 13 ad art. 5;
Meier-Hayoz/Rey
in: Berner Kommentar, edizione 1988, nota 145 in fine ad art. 712
m
CC; v. anche DTF 113 II 15). Il valore litigioso è quello che l'annullamento della deliberazione comporterebbe per l'insieme dei comproprietari, senza riguardo all'interesse del singolo attore, poiché la sentenza sarà opponibile a tutti. Nella fattispecie i costi delle varie riparazioni ammontano a oltre fr. 230
000.–, ragione per cui sotto questo profilo l'appello è ricevibile.
2.
L'appellante censura anzitutto il rifiuto delle prove da parte del Pretore e chiede che questa Camera solleciti l'edizione dalla convenuta “dei piani esecutivi o costruttivi dai quali individuare la posizione delle colonne di scarico, dei balconi e della darsena: più in generale dei piani di costruzione della PPP _”, così come disponga l'esecuzione di una perizia circa la “struttura della PPP e circa la struttura e il funzionamento delle canalizzazioni interne al condominio (sistema delle canalizzazioni)”, oltre a una perizia “sui lavori eseguiti relativamente alla copertura della darsena e quale era la situazione precedente i lavori”. La richiesta è di per sé ammissibile (art. 322 lett. b CPC). Occorre esaminare nondimeno se tali mezzi istruttori appaiano di rilievo per il giudizio, ovvero se la loro assunzione sia verosimilmente suscettibile di recare elementi decisivi ai fini della sentenza (“apprezzamento anticipato delle prove”: DTF 125 I 127 consid. 6c/cc in fine, 124 I 211 consid. 4a, 122 V 162 consid. 1d, 121 I 306 consid. 1b, 106 Ia 162 consid, 2b).
Il Pretore ha ritenuto superfluo assumere prove in materia di canalizzazioni poiché il tema, già discusso e approvato all'assemblea generale del 12 novembre 1998, era stata oggetto di una causa promossa dallo stesso attore e respinta definitivamente dal Tribunale di appello con sentenza del 13 agosto 2001 passata in giudicato. Secondo l'appellante l'assunzione di tali mezzi di prova è necessaria invece per dimostrare che i suoi due appartamenti, situati al pianterreno di due stabili, non sono collegati alla colonna di scarico verticale, ma si allacciano direttamente alla condotta fognaria, sicché la quota dei costi per la riparazione della colonna non può essere posta a suo carico. Se non che, come si vedrà in appresso, poco importa sapere se gli scarichi dell'appellante si innestino nelle colonne di evacuazione verticali. Quanto al risanamento della copertura della darsena, l'appellante si limita a ribadire che questa non costituisce una parte comune, ma non spiega perché occorrerebbe un'altra perizia avente sostanzialmente lo stesso oggetto di quella già agli atti. Anche l'edizione dei piani di costruzione della proprietà per piani non si vede quali elementi decisivi apporterebbe per il giudizio, mal comprendendosi quale rilevanza avrebbe la posizione degli scarichi, della darsena e dei balconi. Ciò posto, giova procedere senza indugio all'esame dell'appello nel merito.
3.
Il Pretore ha escluso l'impugnabilità delle delibere relative ai ganci per biciclette e alle colonne verticali di scarico con l'argomento che costituivano un mero riscontro contabile della precedente decisione assembleare del 12 novembre 1998, impugnata dall'attore, ma confermata definitivamente dal Tribunale di appello. Quanto all'impermeabilizzazione della darsena, il primo giudice ha ritenuto che il consuntivo 1999 contabilizzasse unicamente il riparto dei costi già deciso all'assemblea del 1997, durante la quale i condomini – attore compreso – avevano deciso di addebitare gli oneri al fondo di rinnovamento. A mente del Pretore tali opere riguardavano inoltre il giardino del condominio, di cui tutti i comproprietari profittano, senza apportare alcuna miglioria alla sottostante darsena. Il Pretore ha accertato dipoi che il riparto dei costi lavori inerenti al rifacimento dei balconi era stato deciso all'assemblea generale del 27 luglio 1989 e che tale risoluzione aveva assunto carattere definitivo, poiché la causa promossa dall'attore era stata stralciata dai ruoli per perenzione processuale. Quanto figurava nel consuntivo 1999 non era, in definitiva, che un debito del convenuto verso la comunione dei comproprietari. Infine il Pretore ha respinto le contestazioni riferite al tinteggio del vano scale e alla sostituzione delle cassette delle lettere, rilevando che si trattava di lavori necessari o quanto meno utili, sicché la decisione presa a maggioranza dei comproprietari era valida.
4.
I principi che reggono la nullità o l'annullabilità di decisioni assembleari sono già stati enunciati da questa Camera (sentenza del 13 agosto 2001, consid. 3) e non occorre ripetersi. Basti rammentare che la violazione di norme imperative non configura necessariamente un caso di nullità, il quale si ravvisa solo quando la deliberazione sia in contrasto con disposizioni fondamentali, destinate a proteggere l'interesse pubblico (
Riemer
in
: ZBGR 56/1975 pag. 267; cfr. gli esempi in:
Heini/Scherrer
, Basler Kommentar, ZGB I, 2
a
edizione, n. 21 art. 75 CC e n. 34 ad art. 75 CC). Sapere se si tratti di un caso di nullità o di annullabilità dipende dalle circostanze specifiche, ma nel dubbio l'annullabilità prevale sulla nullità per questioni di sicurezza giuridica (
Riemer
, loc. cit.;
Meier-Hayoz/Rey
, op. cit., n. 148 ad art. 712
m
CC;
Heini/Scherrer
, op. cit., n. 32 ad art. 75 CC).
5.
Relativamente ai ganci per biciclette, l'attore sostiene che la delibera impugnata lede il precetto imperativo dell'art. 712
h
cpv. 3 CC e non costituisce solo l'esecuzione di un'altra risoluzione. A suo parere tali interventi sono volti unicamente a rendere più comodo l'uso di una parte comune a un numero circoscritto di persone, ciò che connota un cambiamento di destinazione vincolato a una decisione unanime dei comproprietari (art. 647
e
CC). Egli soggiunge che la questione è stata ampiamente chiarita in una sentenza del 18 ottobre 1976, nella quale l'allora Pretore della giurisdizione di Lugano Città stabiliva che il “box antistante la porta di accesso all'antidarsena [ove si trovano i ganci] deve rimanere riservato a tutti i condomini rispettando l'uso originale”, mentre la sentenza 13 agosto 2001 di questa Camera riguarda un'altra deliberazione.
a)
In concreto risulta dal fascicolo processuale che il 12 novembre 1998 l'assemblea dei comproprietari ha deciso di apporre, a spese della comproprietà, un certo numero di ganci per biciclette in prossimità dell'accesso alla darsena (doc. 11, oggetto n. 3). Il consuntivo del 1999 riporta le spese relative (doc. E, parti segnate in verde). La contestazione dell'appellante contro la delibera assembleare del 12 novembre 1998 è stata respinta dal Pretore il 9 gennaio 2001 e quel giudizio, ancorché per altri motivi, è stato confermato in appello il 13 agosto 2001 (sopra consid. C). Ciò posto, l'opera e l'addebito delle spese ai comproprietari non possono più essere rimessi in causa. I motivi per cui l'azione è stata respinta poco importano, la sentenza in questione avendo acquisito forza di giudicato.
b)
Circa l'eventuale nullità della risoluzione, questa Camera
aveva avuto modo di definire discutibile l'opinione del Pretore, il quale reputava l'intervento alla stregua di un lavoro utile nel senso dell'art. 647
d
CC. Ciò nondimeno, la Camera aveva ritenuto che la decisione di destinare al posteggio di biciclette parte del passaggio alla darsena – foss'anche stata presa irregolarmente – non era nulla (sentenza 13 agosto 2001, consid. 5). Né l'eventuale inosservanza dell'art. 647
e
CC rientra, come asserisce l'appellante, nei casi eccezionali suscettibili di comportare la nullità di una delibera (si vedano gli esempi citati da
Meier-Hayoz/Rey
, op. cit., n. 147 ad art. 712
m
CC e da
Heini/Scherrer
, op. cit., n. 33 e 34 ad art. 75 CC). Infine non può essere ravvisata una violazione dell'art. 712
h
cpv. 3 CC nemmeno nel fatto che, trattandosi di parti dell'edificio, di opere o d'impianti che non servono o servono minimamente a taluni comproprietari, ne deve essere tenuto conto nella suddivisione delle spese. Tale disposto va applicato invero con cautela: dal riparto dei costi vanno escluse solo le spese riguardanti opere o impianti oggettivamente inutili per un comproprietario e non dipende dalla volontà o dalla situazione del singolo (DTF 117 II 255 consid.
6b con riferimento; Rep. 1997 pag. 161;
Wermelinger
, Das Stockwerkeigentum, Zurigo 2004, n. 99 ad art. 712
h
CC).
Per il rimanente,
l'attore non contesta gli importi che figurano nel consuntivo. Al riguardo l'appello manca così di consistenza.
6.
Per quel che è delle colonne verticali, l'appellante sostiene che ci si trova di fronte a una decisione assembleare sostanziale e non solo – come assume il Pretore – alla semplice esecuzione di una decisione già presa. Egli ribadisce che gli scarichi delle sue proprietà sono collegati direttamente dalla rete fognaria principale, non alle colonne verticali, sicché egli non può essere tenuto a sussidiare la riparazione di queste ultime, tanto meno considerando che la relativa decisione sarebbe nulla in virtù dell'art. 712
h
cpv. 3 CC.
a)
Dagli atti si evince che all'assemblea del 12 novembre 1998 i comproprietari hanno deciso, nell'ambito della discussione sul consuntivo 1997, di suddividere le spese per la riparazione delle colonne di scarico verticali, considerate parti comuni, secondo le quote di valore delle singole unità (doc. 11, oggetto n. 5; doc. 13, allegato L). Il consuntivo 1999 riporta le spese dell'intervento e la chiave di riparto a carico dei singoli comproprietari (doc. E, parti segnate in arancio). Ora, che le comproprietà dell'attore si raccordino direttamente al collettore fognario principale è indubbio. Se non che, come nel caso dei ganci delle biciclette, l'azione dell'appellante contro la risoluzione del 12 novembre 1998 è già stata respinta dal Pretore il 9 gennaio 2001 e nel risultato tale sentenza è stata confermata da questa Camera il 13 agosto 2001 (sopra, consid. 5). Ciò posto, l'addebito delle spese ai comproprietari secondo le quote di valore delle singole unità piani non può più essere rimesso in discussione.
b)
Quanto alla pretesa nullità della risoluzione, è vero che una decisione assembleare adottata in dispregio dell'art. 712
h
cpv. 3 CC è nulla (
Meier-Hayoz/Rey
, op. cit., nota 66 ad art. 712
h
CC). A prescindere dal fatto però che la deliberazione litigiosa non rientra fra gli esempi di nullità annoverati dalla giurisprudenza (
Wermelinger
, op. cit., n. 101 e 102 ad art. 712
h
CC;
Steinauer
, op. cit., pag. 367 n. 1320), questa Camera già avuto modo di precisare che la chiave di riparto
adottata dall'assemblea – per quanto iniqua potesse apparire all'interessato – non offende norme fondamentali che toccano la struttura essenziale della proprietà per piani, sicché la deliberazione poteva tutt'al più essere oggetto di annullamento (sentenza del 13 agosto 2001, consid. 5 e 6). Anche su questo punto l'appello manca perciò di buon diritto.
7.
In merito all'impermeabilizzazione della darsena, l'appellante non discute che il giardino situato sopra quest'ultima sia una parte comune. Contesta però che il tetto della darsena possa ritenersi tale, poiché la parte sottostante è una proprietà per piani appartenente a tre condomini, sicché i costi andrebbero posti a carico di loro.
a)
In concreto la proprietà per piani n. 1405 del fondo base n. 641, su cui sorge il condominio, è costituita effettivamente da una darsena appartenente a tre comproprietari (estratto del registro fondiario nel fascicolo
“
richiami II
”
). La copertura consiste in una soletta di calcestruzzo impermeabilizzata (sopra la quale si trova il giardino del condominio), che funge anche “da copertura per lo spazio interno e da giardino pensile praticabile” (perizia, risposta n. 2.2.3). Gli interventi si sono resi necessari in concreto a causa di “vistose infiltrazioni dovute alla cattiva situazione dell'impermeabilizzazione”, eseguita l'ultima volta negli anni 1977/78 (perizia, risposta n. 2.1.1). Ciò posto, il problema è di sapere se la copertura su cui poggia il giardino del condomino sia parte della darsena. La risposta è negativa. Anche il tetto di un condominio, pur poggiando su proprietà per piani formanti oggetto di uso
esclusivo (le abitazioni), rimane una parte comune, indipendentemente dal fatto che possa essere concesso in uso riservato a uno o più comproprietari (Rep. 1990 pag. 194). E il giardino circostante il condominio è a sua volta una parte comune, per legge (art. 712
b
cpv. 2 n. 1 CC). Ora, giusta l'art. 712
h
cpv. 1 CC i comproprietari devono contribuire agli oneri comuni, ovvero alle spese per la manutenzione ordinaria, alle riparazioni e alle rinnovazioni delle parti comuni del fondo e dell'edificio, come pure delle opere e degli impianti, proporzionalmente al valore delle loro quote.
b)
Dagli atti si desume che all'assemblea del 2 dicembre 1997, dopo discussione, i comproprietari hanno consentito “affinché gli oneri derivanti da questo risanamento [copertura e muri della darsena] vengano pagati attingendo al fondo di rinnovamento” (doc. 3, oggetto n. 7). È vero che nulla risulta circa l'entità dei costi. Risulta però che in quell'occasione l'amministratore del condominio ha esibito le offerte allestite dalle ditte preposte al risanamento dell'impermeabilizzazione, alle opere da giardiniere e alla modifica dell'impianto d'irrigazione, e che tutti i presenti – appellante compreso – hanno accettato all'unanimità di finanziare la spesa facendo capo al fondo di rinnovamento. Per il resto, l'appellante non contesta che il pagamento di opere da eseguire su parti comuni per mezzo del fondo di rinnovamento debba avvenire secondo le quote di valore delle singole unità (v. anche l'art. 21 del regolamento del condomino: doc. B). Certo, all'assemblea del 21 ottobre 1977 i comproprietari avevano deciso di suddividere le spese inerenti alla sistemazione della darsena ponendo il 25% a carico dei condomini e il resto a carico dei tre titolari della struttura (doc. BB, oggetto n. 1). Come si è visto, però, all'assemblea del 2 dicembre 1997 essi medesimi hanno deliberato poi di attingere al fondo di rinnovamento. Contrariamente a quanto asserisce, l'appellante non poteva più contare dunque su un riparto nelle proporzioni del 1977. Quanto alla prospettata nullità della risoluzione poiché lesiva dell'art. 712
h
cpv. 3 CC, poco importa che l'interessato non usufruisca del giardino, tale norma non applicandosi al comproprietario che rinunci volontariamente all'uso di una parte comune (
Wermelinger
, op. cit., n. 99 ad art. 712
h
CC).
c)
L'appellante rimprovera inoltre al Pretore di avere trascurato che, insieme con i lavori di impermeabilizzazione, sono state eseguite anche migliorie. Al riguardo il perito ha accertato che la vecchia impermeabilizzazione,
“
costituita da uno strato di carta catramata incollata a caldo sulla soletta di copertura e protetta con uno strato di calcestruzzo” (perizia, risposta n. 2.1.2), è stata sostituita dal “sistema Sarnafil costituito da manti sintetici impermeabili (...) posati a freddo su tutta la superficie orizzontale, risvoltati e sigillati in verticale su tutto il perimetro con raccordi e chiusure in lamiera di rame” (risposta n. 2.1.3). Per un'esecuzione a regola d'arte si sono rese necessarie opere supplementari del valore di fr. 4322.– (risposta n. 2.1.5), ma nel complesso il risanamento è risultato meno oneroso di quanto sarebbe costato adottando la precedente tecnica “dei manti bituminosi” (risposta n. 2.1.4). Affermare nelle circostanze descritte – come fa l'appellante – che siano state apportate migliorie alla struttura sottostante, sicché i costi dovevano essere posti a carico dei soli titolari della darsena, non è serio. Nuovamente destituito di buon diritto, l'appello va respinto anche su questo punto.
8.
Per quel che riguarda il rifacimento della pavimentazione dei balconi, l'appellante contesta la posta di fr. 7734.– inserita nel consuntivo 1999. Fondandosi su un parere redatto nel luglio del 1989 dall'avv. _, egli sostiene che i terrazzi sono parti in uso esclusivo dei rispettivi comproprietari, motivo per cui le spese vanno addebitate a questi ultimi, tanto più che i suoi propri appartamenti non hanno balconi. Infine egli invoca, una volta ancora, l'art. 712
h
cpv. 3 CC a sostegno della pretesa nullità della deliberazione assembleare.
a)
Dall'inserto processuale risulta che all'assemblea generale del 17 maggio 1989 e a quella straordinaria del 27 luglio 1989 i comproprietari hanno discusso il consuntivo del 1988 (doc. 4, oggetto n. 3). L'azione promossa l'8 agosto 1989 dall'appellante, con altri comproprietari, per far accertare la nullità dei verbali delle citate assemblee (doc. 14) è stata stralciata dai ruoli per intervenuta perenzione processuale con decreto del 13 agosto 1998 dal Pretore del Distretto di Lugano, sezione 3 (doc. 5). Il consuntivo del 1999 riporta poi, alla voce “condomini arretrati 1988/1989” un importo di fr. 7734.90 (doc. E, 31° foglio, voce segnata in rosso). Su richiesta di AP 1, l'amministrazione ha specificato trattarsi di interessi moratori del 1988 (fr. 424.70), di spese contenute nel consuntivo 1989 (fr. 7593.20) e di spese contenute in quello del 1996 (fr. 283.–: doc. E, 3° foglio).
b)
In concreto non è dato di capire a che cosa si riferisca precisamente tale voce di bilancio. Le parti concordano nondimeno sul fatto che essa corrisponde alla quota dei costi per il risanamento dei balconi non versata dall'attore (petizione pag. 6; risposta, pag. 11), convenendo altresì sulla circostanza che nell'ambito del consuntivo 1988 i comproprietari hanno deciso di suddividere i costi dell'intervento tra loro (duplica, pag. 5). Se non che, come si è visto, l'azione promossa dall'appellante per far dichiarare nulla – o far annullare – la delibera in questione è stata stralciata dai ruoli a seguito di intervenuta perenzione processuale. L'interessato non può più rimettere in discussione, quindi, la decisione assembleare di ripartire i costi fra tutti i condomini.
c)
Quanto all'asserita nullità della decisione per avere, l'assemblea, posto a carico di tutti i comproprietari oneri dovuti a lavori su parti in uso esclusivo, giovi rammentare che solo la parte interna di un balcone può essere oggetto di uso esclusivo; quella esterna, comprese
le solette e l'isolazione, è invece una parte comune a norma dell'art.
712
b
cpv. 2 n. 2 CC (
Wermelinger,
op. cit.,
n. 66 segg. ad art. 712
b
CC).
Il parere dell'avvocato _ cui l'appellante si riferisce conclude, del resto, nel medesimo senso (doc. H). Nel caso in esame si ignora quale tipo di intervento sia stato eseguito e su quale parte di balcone. Dal referto del citato legale sembra evincersi nondimeno che all'assemblea del 10 luglio 1987 i lavori erano risultati riferirsi al risanamento delle facciate e all'isolazione dei balconi. Alla successiva assemblea del 30 marzo 1988 si era confermata la tesi secondo cui
“[i balconi]
denotano scarsa impermeabilizzazione, nei pavimenti si sollevano le piastrelle e i parapetti sono anch'essi in precario stato di manutenzione
” (doc. H, prima pagina). L
'intervento non si limitava quindi alla parte interna dei balconi, ma riguardava la struttura stessa dei manufatti (parte comune). I relativi costi di risanamento erano quindi, per principio, a carico di tutti i comproprietari, proporzionalmente al valore delle rispettive quote (art. 712
h
cpv. 2 n. 1 CC).
Né, come già detto, la pretesa violazione dell'art. 712
h
cpv. 3 CC comportava la nullità assoluta della deliberazione. Anche su questo punto l'appello cade dunque nel vuoto.
9.
L'appellante contesta anche l'oggetto n. 5 della deliberazione circa il tinteggio del vano scale dei tre stabili (definito non necessario) e la sostituzione di cassette delle lettere (qualificata come voluttuaria e per lui senza interesse). Al proposito egli si limita però a riaffermare le tesi esposte in prima sede, senza spendere una parola per confrontarsi con le motivate argomentazioni del Pretore, il quale ha ritenuto tali interventi necessari (o quanto meno utili), onde la validità della deliberazione presa alla sola maggioranza dei voti (sentenza, pag. 5). Sfornito di requisiti formali (art. 309 cpv. 2 lett. f CPC), il memoriale si rivela su questo punto finanche irricevibile (art. 309 cpv. 5 CPC).
10.
Dato l'esito del giudizio, gli oneri processuali, commisurati all'entità degli interessi economici in gioco, seguono la soccombenza (art. 148 cpv. 1 CPC). L'appellante rifonderà alla controparte, assistita da un legale, un'adeguata indennità per ripetibili.