Decision ID: a1c09941-8ac0-4fd9-ab8a-6fc9f045a2e0
Year: 2022
Language: it
Court: CH_BVGE
Chamber: CH_BVGE_001
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: 

Fatti:
A.
L’interessato, di etnia tamil, con ultimo domicilio ufficiale nel paese d’ori-
gine nel villaggio di B._ (circondario di C._, distretto di
D._), a seguito di una prima domanda d’asilo depositata presso
l’Ambasciata svizzera a E._ il (...) (cfr. atto A1/3) – che a causa
della detenzione del richiedente era stata in un primo tempo stralciata (cfr.
atto A8/2) dall’allora Ufficio federale della migrazione (UFM; ora Segreteria
di Stato della migrazione: SEM) in data 25 luglio 2011 e poi nuovamente
riaperta con scritto dell’interessato dell’8 agosto 2011 (cfr. atto A9/4) – sa-
rebbe espatriato dallo Sri Lanka il (...), illegalmente e con un passaporto
falsificato, in direzione del F._. Ivi si sarebbe fermato sino al (...),
per poi proseguire via aerea dapprima ad G._ e poi via terra fino a
giungere in Svizzera, dove ha presentato una domanda d’asilo il (...) set-
tembre 2017 (cfr. atto B1/2). Allorché sarebbe stato in viaggio, nel (...),
avrebbe appreso che una lettera sarebbe giunta dall’Ambasciata svizzera
di rifiuto della sua domanda d’asilo precedente (cfr. decisione dell’UFM del
26 settembre 2014, atto A14/7 che non autorizzava il ricorrente ad entrare
in Svizzera e respingeva la sua domanda d’asilo).
B.
Nel corso dell’audizione sui dati personali del (...) settembre 2017 (cfr. atto
B7/17), egli ha asserito di aver lavorato quale (...) per le Liberation
Tigers of Tamil Eelam (LTTE) dal (...) al (...) in diversi distretti dello Sri
Lanka. Alla fine della guerra nel 2009 si sarebbe arreso alle forze governa-
tive che lo avrebbero imprigionato in (...) luoghi differenti durante il quale
avrebbe partecipato anche al programma di riabilitazione fino al suo rilascio
nell’(...). Dopo l’audizione del (...) presso l’Ambasciata a E._, dal
mese di (...) fino all’ultimo mese del medesimo anno, dei membri del CID
(Criminal Investigation Departement) e dell’esercito srilankese, si sareb-
bero presentati al suo domicilio a B._, ingiungendogli di dissotter-
rare e consegnare gli oggetti che egli avrebbe nascosto allorché lavorava
come (...) per le LTTE. Poiché non avrebbero creduto alle sue allegazioni
di non essere a conoscenza di quanto a lui imputato, ovunque egli sarebbe
andato lo avrebbero spiato e sospettato. Durante la seconda visita al do-
micilio, egli sarebbe stato interrogato e picchiato in una (...) alla sua abita-
zione, dove (...). Nell’(...) del (...), a seguito dell’uccisione di (...) che erano
sospettati dalle autorità di voler ricreare le LTTE, avrebbero sospettato l’in-
teressato di aver aiutato i predetti portando loro cibo. Per questo egli sa-
rebbe stato chiamato, interrogato e picchiato nel campo dell’esercito di
H._. Si sarebbe presentato il giorno richiesto accompagnato da (...)
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persone, e rilasciato la sera del medesimo giorno, con la minaccia di venire
ucciso se egli avesse raccontato qualcosa di quanto successogli. In seguito
diverse volte si sarebbero recati al suo domicilio dei membri delle autorità,
ma egli si sarebbe sempre nascosto o dietro la sua abitazione, o nel giar-
dino del vicino di casa, o ancora riparato altrove. Anche dopo la sua par-
tenza dal domicilio, avrebbe appreso dal vicino di casa che spesso delle
persone lo avrebbero ricercato. Ciò poiché lo avrebbero ritenuto un’impor-
tante “Tigre” (“grosses Tier”) all’interno dell’organizzazione LTTE, anche
poiché sarebbe stato arrestato. Inoltre una fotografia sarebbe stata affissa
davanti all’entrata della sua casa con l’avviso di contattare le autorità se lo
avessero visto. A causa dei maltrattamenti subiti, avrebbe delle cicatrici sul
corpo, dei dolori alla schiena nonché delle problematiche alla (...). Dal pro-
filo psichico, non starebbe molto bene a causa del suo trascorso e della
separazione dalla famiglia. Poiché egli avrebbe militato per le LTTE non
potrebbe rientrare in patria, in quanto le persone che avrebbero fatto parte
delle LTTE verrebbero processate e punite con condanne a vita.
In tale contesto, egli ha presentato oltreché copie del suo passaporto e
della sua carta d’identità, una copia autenticata della carta rilasciatagli du-
rante il periodo detentivo da parte del (...) ([...]); una tessera rilasciatagli
dall’(...) ([...]) il (...); il certificato di reintegrazione con traduzione in inglese;
l’attestazione di detenzione dell’(...) del (...); due documenti inerenti la ria-
bilitazione datati (...) rispettivamente (...) con traduzione in inglese (cfr. atto
B4).
C.
In occasione dell’audizione sui motivi del (...) luglio 2018 (cfr. atto B13/20),
il richiedente ha presentato: copia del certificato di matrimonio; copia del
registro del decesso del fratello I._; uno scritto del 13 settem-
bre 2017 inerente una conferma della sua carta d’identità; un ritaglio di
giornale; uno scritto del 17 novembre 2017 di J._, membro del par-
lamento di K._; nonché una stampa di una persona ricercata con
una fotografia (cfr. atti B4 e B13/20, D3 segg., pag. 2 segg.).
Concernente i suoi motivi d’asilo, l’interessato ha narrato di essere stato
membro delle LTTE dal (...) al (...), lavorando come (...) per il (...), ed in
tale funzione avrebbe (...). Dopo il suo rilascio dal campo di riabilitazione il
(...), egli ha dapprima asserito che sarebbe stato interrogato svariate volte
da parte di membri del CID, da militari e da appartenenti all’(...) ([...]), ed
ogni mese si sarebbero presentati perché lui firmasse. Poco dopo ha però
affermato che egli sarebbe riuscito a nascondersi durante tali visite, a parte
in due occasioni. La prima, nel (...) del (...) e la seconda nell’(...) del (...).
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A partire da quest’ultima egli si sarebbe nascosto, vivendo presso l’abita-
zione della madre o della suocera, prima di espatriare. L’interessato non
avrebbe intrapreso alcuna attività politica né in patria, né successivamente
alla sua partenza dal Paese d’origine. Dopo il suo arrivo in Svizzera, sa-
rebbe stato informato dalla madre e dalla suocera che delle persone sa-
rebbero ancora alla sua ricerca in Sri Lanka.
D.
Con decisione del 20 febbraio 2020 – notificata il 22 febbraio 2020 (cfr. atto
A17/1) – la SEM non ha riconosciuto la qualità di rifugiato all’interessato ed
ha respinto la sua domanda d’asilo, altresì pronunciando il suo allontana-
mento dalla Svizzera e l’esecuzione della predetta misura.
E.
Il 21 marzo 2020 (cfr. risultanze processuali), l’interessato è insorto con ri-
corso al Tribunale amministrativo federale (di seguito: il Tribunale) avverso
la summenzionata decisione chiedendo, a titolo principale, l’annullamento
della predetta e la concessione dell’asilo in Svizzera. A titolo eventuale ha
postulato la concessione dell’ammissione provvisoria per inammissibilità
ed inesigibilità dell’esecuzione dell’allontanamento. Contestualmente ha
presentato istanza di assistenza giudiziaria, nel senso dell’esenzione dal
versamento delle spese processuali e del relativo anticipo.
F.
Con scritto del 16 aprile 2020, l’insorgente ha inoltrato al Tribunale della
nuova documentazione, e meglio in copia: una dichiarazione giurata della
moglie L._ del 13 marzo 2020; uno scritto dell’11 marzo 2020 di
M._, (...) con traduzione in inglese; un manoscritto sottoscritto da
N._ del 15 marzo 2020 con traduzione in italiano e il permesso di
soggiorno svizzero del predetto.
G.
Con decisione incidentale del 6 novembre 2020, il giudice istruttore incari-
cato della causa, ha autorizzato il ricorrente a soggiornare in Svizzera fino
a conclusione della procedura, ha accolto la sua domanda di assistenza
giudiziaria, a condizione che fosse dimostrata con un’attestazione d’indi-
genza, oppure al versamento di un anticipo di CHF 750.– entro il 23 no-
vembre 2020. L’insorgente è stato altresì invitato a presentare, entro il me-
desimo termine precitato, gli originali dei documenti inoltrati soltanto in co-
pia con il suo scritto del 16 aprile 2020 ed a voler trasmettere al Tribunale
gli elementi d’informazione richiesti in merito, ai sensi dei considerandi.
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Il 21 novembre 2020 l’interessato ha corrisposto tempestivamente l’im-
porto dell’anticipo richiesto. Successivamente, con missiva datata 23 no-
vembre 2020, l’insorgente ha prodotto i documenti in originale e le informa-
zioni richiestegli dal Tribunale. Allo scritto ha inoltre allegato varia docu-
mentazione inerente alla sua situazione economica ed all’attività lavora-
tiva, nonché copia della busta d’invio dei documenti provenienti dallo Sri
Lanka.
H.
Il 3 dicembre 2020, l’autorità inferiore ha presentato la sua risposta, chie-
dendo il respingimento del ricorso.
I.
Il 29 dicembre 2020 il ricorrente ha replicato, inoltrando una fotocopia di
una fotografia che rappresenterebbe alcuni membri della sua famiglia in-
tenti a discutere con (...) militari. Con osservazioni di duplica del 14 gen-
naio 2021, la SEM ha ribadito la sua posizione. Il Tribunale ha trasmesso
la predetta al ricorrente con ordinanza del 19 gennaio 2021, decretando
anche la chiusura dello scambio scritti.
J.
Con missiva del 27 gennaio 2021, il ricorrente ha prodotto uno scritto da-
tato 4 gennaio 2021 di O._, (...); copia dell’invio (...) del predetto;
copie a colori di tre stampe di fotografie (una appare presumibilmente es-
sere quella già inviata in precedenza dall’interessato in copia).
Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti negli scritti verranno ripresi nei
considerandi qualora risultino decisivi per l’esito della vertenza.

Diritto:
1.
Le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla LTF,
in quanto la legge sull’asilo (LAsi, RS 142.31) non preveda altrimenti (art. 6
LAsi). La presente procedura è retta dal diritto anteriore (cfr. cpv. 1 delle
Disposizioni transitorie della modifica del 25 settembre 2015 della nuova
LAsi). Inoltre, il 1° gennaio 2019 la legge federale sugli stranieri del 16 di-
cembre 2005 (LStr, RS 142.20) è stata in parte modificata e rinominata
quale legge federale sugli stranieri e la loro integrazione (LStrI). Posto che
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i disposti della legge precitata che verranno menzionati nella presente sen-
tenza (art. 83 cpv. 1 – 4) sono rimasti invariati dalla LStr alla LStrI, il Tribu-
nale utilizzerà di seguito la nuova denominazione.
Presentato tempestivamente (art. 108 cpv. 1 vecchia LAsi), contro una de-
cisione in materia d’asilo della SEM (art. 6 e 105 LAsi, art. 31 – 33 LTAF),
il ricorso è di principio ammissibile sotto il profilo degli art. 5, 48 cpv. 1
lett. a–c e 52 cpv. 1 PA. Occorre pertanto entrare nel merito del gravame.
2.
Con ricorso al Tribunale possono essere invocati, in materia d’asilo, la vio-
lazione del diritto federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti
giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi) e, in materia di diritto degli
stranieri, pure l’inadeguatezza ai sensi dell’art. 49 PA (cfr. DTAF 2014/26
consid. 5). Il Tribunale non è vincolato né dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4
PA), né dalle considerazioni giuridiche della decisione impugnata, né dalle
argomentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2).
3.
3.1 Nella sua decisione, la SEM ha dapprima concluso che le allegazioni
dell’insorgente sui suoi motivi d’asilo divergono su punti essenziali. Invero,
egli si sarebbe contraddetto sia in merito ai periodi che alla frequenza ed
alla motivazione delle visite dei membri di autorità srilankesi al suo domici-
lio. Neanche in merito all’evento successogli nell’(...) i suoi asserti sareb-
bero maggiormente coerenti, sia in relazione ai ruoli degli accompagnatori
al campo che al loro numero. In rapporto poi all’esplosione nel quale sa-
rebbero rimasti uccisi i (...) sospettati di voler ricostruire le LTTE, tale epi-
sodio non sarebbe stato narrato nell’audizione breve, e ciò malgrado il ri-
corrente avesse potuto esprimersi ampiamente sui suoi motivi d’asilo. Sia
lo scritto originale di un membro del parlamento che l’avviso di ricerca nei
suoi confronti affisso all’entrata della sua casa, non corroborerebbero inol-
tre la credibilità delle sue affermazioni relative al periodo post-riabilitazione.
Anche dal profilo della rilevanza, né sotto l’aspetto individuale, né sotto
quello della situazione presente nel suo Paese d’origine, non sussistereb-
bero degli elementi per ritenere che egli possa essere esposto, in un pros-
simo futuro e con un’alta probabilità, a seri pregiudizi ex art. 3 LAsi in caso
di rientro in Sri Lanka. I documenti da lui presentati in tale contesto, prove-
rebbero unicamente il suo periodo di riabilitazione, nonché la perdita della
sua carta d’identità, evenienze che non vengono messe in dubbio dall’au-
torità inferiore, ma che non supportano i suoi motivi d’asilo.
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3.2 Nel suo memoriale ricorsuale, l’insorgente dapprima contesta che in
ordine alle sue allegazioni relative alle visite dei militari vi siano state delle
contraddizioni nelle due audizioni sostenute. A mente sua, le stesse sareb-
bero inoltre state valutate superficialmente dalla SEM. Proseguendo, con-
ferma che i membri del CID li avrebbe incontrati soltanto in due occasioni,
ovvero una nel (...) ed una nel (...), e ciò malgrado gli stessi si sarebbero
presentati al suo domicilio quattro o cinque volte, come avrebbe dichiarato
in entrambe le audizioni. Altresì, conferma che sarebbe stato accompa-
gnato al campo da (...) persone. In seguito, contesta di non aver riportato
dell’esplosione già nella prima audizione, ritenendo trattarsi in specie più
che altro di un problema di traduzione. Dal profilo della rilevanza, osserva
in primo luogo come le pressioni da lui subite, i pestaggi e le visite al suo
domicilio, andrebbero considerati come pertinenti ai sensi dell’art. 3 LAsi e
tali da ingenerare un fondato timore di persecuzione. Sarebbe peraltro noto
alla comunità internazionale che, nonostante gli impegni presi dallo Sri
Lanka per fornire giustizia e verità in rapporto ai crimini di diritto internazio-
nale, i progressi sarebbero lenti. Segnatamente, non sarebbe stata abolita
la legge per la prevenzione del terrorismo che permetterebbe di arrestare
e detenere persone sospette. L’uso della tortura, continuerebbe inoltre ad
essere una prassi costante da parte delle autorità di polizia srilankese. Egli
ritiene che, in caso di rientro in patria, rischierebbe di essere arrestato
all’arrivo all’aeroporto a E._ o di essere identificato in seguito. A
fronte delle considerazioni predette, il ricorrente conclude quindi che la
SEM, nella decisione avversata, si sarebbe fondata su un accertamento
inesatto ed incompleto delle sue allegazioni, che non le avrebbe analizzate
nella loro globalità ed in rapporto alla situazione politica nel suo paese d’ori-
gine, soprattutto in ordine al fondato timore di persecuzione.
3.3 Con il suo atto responsivo, l’autorità inferiore ribadisce dapprima la sua
posizione in relazione all’inverosimiglianza degli eventi che l’insorgente
avrebbe vissuto dopo la sua riabilitazione. Inoltre, l’inesattezza segnalata
dall’insorgente nel suo ricorso in merito alla citazione dell’audizione breve
quale B13, non si sarebbe mai verificata. Proseguendo, la SEM analizza in
dettaglio la nuova documentazione inoltrata dall’insorgente con il gravame,
che non sarebbe atta a supportare la credibilità dei suoi motivi d’asilo. In-
fine ritiene di aver valutato tutti i fattori di rischio in capo all’insorgente in
maniera ottimale, come pure l’allontanamento di questi nella regione di
K._, ivi comprese le possibilità di cure e terapie psichiche. Per il
resto, la SEM rinvia a quanto già considerato nella decisione impugnata.
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3.4 In sede di replica, l’insorgente innanzitutto precisa che tutti i mezzi di
prova da lui prodotti, unitamente alle allegazioni esposte in corso di proce-
dura, confermerebbero il suo fondato timore di essere perseguitato, se tor-
nasse in patria. A sostegno di ciò, riporta come il (...), alle (...), alcuni mili-
tari si sarebbero presentati al suo domicilio di P._, chiedendo ai suoi
famigliari dove fosse e che non appena fosse tornato a casa, si sarebbe
dovuto presentare presso le forze militari per essere arrestato. La fotogra-
fia annessa allo scritto di replica, che proverebbe tale evento, sarebbe stata
scattata di nascosto dal fratello con il suo telefono, ed in seguito inviata al
ricorrente tramite (...).
3.5 Per mezzo della sua duplica, la SEM ha riconfermato essenzialmente
le precedenti considerazioni esposte, osservando in aggiunta come la fo-
tocopia della fotografia presentata dall’insorgente non aggiungerebbe al-
cun nuovo elemento alla credibilità dei suoi motivi d’asilo. Invero, da tale
documento non sarebbe possibile affermare che vi siano effettivamente
raffigurati il padre, la moglie e la figlia del ricorrente, come neppure cosa
stiano facendo e dicendo, se effettivamente stessero parlando.
4.
4.1 Nel ricorso, sono sollevate delle censure formali in ordine all’accerta-
mento inesatto ed incompleto di fatti giuridicamente rilevanti, che sono da
esaminare dapprima, in quanto possono comportare la cassazione della
decisione avversata.
4.2 Nelle procedure d’asilo – così come nelle altre procedure di natura am-
ministrativa – si applica il principio inquisitorio. Ciò significa che l’autorità
competente deve procedere d’ufficio all’accertamento esatto e completo
dei fatti giuridicamente rilevanti (art. 6 LAsi; art. 12 PA). In concreto, essa
deve procurarsi la documentazione necessaria alla trattazione del caso,
chiarire le circostanze giuridiche ed amministrare a tal fine le opportune
prove a riguardo. Il principio inquisitorio non dispensa comunque le parti
dal dovere di collaborare all’accertamento dei fatti ed in modo particolare
dall’onere di provare quanto sia in loro facoltà e quanto l’amministrazione
o il giudice non siano in grado di delucidare con mezzi propri (art. 13 PA ed
art. 8 LAsi; DTAF 2019 I/6 consid. 5.1).
4.3 Ora, venendo al caso in parola, al contrario di quanto sostenuto in
modo generico dall’insorgente nel suo gravame, il Tribunale non intravvede
nella decisione avversata alcun elemento giuridicamente rilevante che non
sarebbe stato ritenuto dalla SEM nella sua valutazione. Invero, appare sia
dall’esposizione dei fatti, che dall’argomentazione intrapresa dall’autorità
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inferiore nel provvedimento impugnato, che la predetta autorità si sia
espressa sufficientemente ed in modo chiaro circa gli elementi che l’avreb-
bero fatta propendere per l’inverosimiglianza e l’irrilevanza dei motivi ad-
dotti dal ricorrente. Il fatto che l’autorità inferiore, fondandosi sulle dichiara-
zioni rese dall’insorgente nel corso della procedura di prima istanza, sia
giunta ad una conclusione differente da quella espressa dall’interessato in
fase ricorsuale, non discende da un accertamento inaccurato o incompleto
della fattispecie da parte dell’autorità inferiore, ma piuttosto dall’apprezza-
mento adempiuto dalla SEM nel caso di specie. Il Tribunale neppure segue
l’insorgente laddove egli ravviserebbe un errore di citazione da parte
dell’autorità inferiore nel provvedimento impugnato (cfr. p.to 4 lett. a, pag. 2
del ricorso), in quanto come a ragione rilevato da quest’ultima, dalla sem-
plice lettura dei passi in parola, si evince chiaramente che lo stesso non si
è prodotto, ma invero sono stati citati correttamente nella decisione avver-
sata i riferimenti ai verbali di audizione richiamati (cfr. p.to II/1, pag. 3 seg.
della decisione impugnata).
4.4 L’autorità inferiore ha quindi stabilito i fatti giuridicamente rilevanti in
modo esatto e completo e non ha violato il suo obbligo inquisitorio. Le cen-
sure formali rivolte contro il provvedimento impugnato, vanno quindi re-
spinte.
5.
5.1 La Svizzera, su domanda, accorda asilo ai rifugiati secondo le disposi-
zioni della LAsi (art. 2 LAsi). L’asilo comprende la protezione e lo statuto
accordati a persone in Svizzera in ragione della loro qualità di rifugiato.
Esso include il diritto di risiedere in Svizzera.
Sono rifugiati le persone che, nel Paese d’origine o d’ultima residenza,
sono esposte a seri pregiudizi a causa della loro razza, religione, naziona-
lità, appartenenza ad un determinato gruppo sociale o per le loro opinioni
politiche, ovvero hanno fondato timore d’essere esposte a tali pregiudizi
(art. 3 cpv. 1 LAsi). Nei pregiudizi seri rientrano segnatamente l’esposi-
zione a pericolo della vita, dell’integrità fisica o della libertà, nonché le mi-
sure che comportano una pressione psichica insopportabile (art. 3 cpv. 2
LAsi).
5.2 A tenore dell’art. 7 cpv. 1 LAsi, chiunque domanda asilo deve provare
o per lo meno rendere verosimile la sua qualità di rifugiato. La qualità di
rifugiato è resa verosimile se l’autorità la ritiene data con una probabilità
preponderante (art. 7 cpv. 2 LAsi). Sono inverosimili in particolare le alle-
gazioni che su punti importanti sono troppo poco fondate o contraddittorie,
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non corrispondono ai fatti o si basano in modo determinante su mezzi di
prova falsi o falsificati (art. 7 cpv. 3 LAsi). Per il resto, essendo la giurispru-
denza in materia invalsa, si ritiene di poter rinviare senz’altro alla stessa
per ulteriori dettagli (cfr. DTAF 2015/3 consid. 6.5.1; 2013/11 consid. 5.1 e
giurisprudenza ivi citata).
5.3 Il Tribunale considera dapprima che, alla stessa stregua dell’autorità
inferiore, non mette in dubbio che il ricorrente abbia fatto parte delle LTTE
dal (...) sino al (...), esercitando in tale ambito l’attività lavorativa di (...);
come pure di aver subito un periodo detentivo nel corso del quale ha effet-
tuato il programma di riabilitazione tra il (...) e l’(...) (cfr. A11/13, pag. 2 e
pag. 4 segg.; B7/17, p.to 2.01, pag. 5; B13/20, D86 segg., pag. 9 segg.).
Quest’ultima circostanza è tra l’altro supportata anche da diversi mezzi di
prova (cfr. atto B4, mezzi di prova [MP] da n. 1 a n. 5, n. 7; B13/20, D19
segg., pag. 3 segg.), la cui veridicità non viene posta in discussione.
5.4 Ciò che al contrario non appaiono verosimili sono le allegazioni che
l’insorgente ha addotto a motivo del suo espatrio, successive all’audizione
resa presso l’Ambasciata svizzera a E._ (cfr. atto A11/13).
5.4.1 In effetti, si rimarcano dapprima nelle due audizioni rese dal ricorrente
diverse discrepanze e contraddizioni su dei punti importanti del suo rac-
conto. Invero, se nella prima audizione egli ha riferito che membri del CID
o dell’esercito si sarebbero presentati al suo domicilio (...) o (...) volte, tra
il (...) e l’(...) del (...), per interrogarlo riguardo a dove avesse sotterrato e
nascosto gli oggetti delle LTTE, nonché che lo avrebbero picchiato nel
corso della seconda visita (cfr. B7/17, p.to 7.01 seg., pag. 9 segg.). Durante
l’audizione sui motivi, il ricorrente ha invece d’un canto allegato che dopo
la sua liberazione nel (...) affiliati al CID, militari o appartenenti all’(...), si
sarebbero presentati a casa sua per interrogarlo tutti i giorni (cfr. B13/20,
D86, pag. 9; D92 seg., pag. 10; D99 segg., pag. 11); salvo poi poco dopo
asserire, al contrario, che si sarebbero recati ogni mese perché lui fir-
masse, e per interrogarlo invece sarebbero giunti al suo domicilio (...) o
(...) volte al mese (cfr. B13/20, D103, pag. 12), lasciando intendere che egli
fosse presente durante tali visite, riportando anche quanto gli avrebbero
chiesto durante le medesime (cfr. B13/20, D92 segg., pag. 10 seg.). In-
vece, in modo sorprendente, il ricorrente ha successivamente narrato che
ogni volta che lo avrebbero ricercato, egli si sarebbe nascosto senza farsi
prendere (cfr. B13/20, D104 e D107, pag. 12). Poco dopo ha invece reso
un’ulteriore versione, asserendo invece che li avrebbe incontrati soltanto in
due occasioni, la prima volta nel (...) del (...), allorché sarebbe stato anche
picchiato (cfr. B13/20, D108 segg., pag. 12 segg.), nonché che in seguito
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si sarebbero presentati alla sua ricerca soltanto ancora in due o tre occa-
sioni (cfr. B13/20, D109, pag. 13). Si denoti come anche la circostanza
della visita al domicilio nella quale sarebbe stato malmenato, non sia con-
gruente con quanto allegato nella prima audizione, allorché ha ricondotto
tale evento alla seconda visita (cfr. B7/17, p.to 7.02, pag. 11). Anche ri-
guardo all’episodio che sarebbe occorso nell’(...) del (...), sono rilevabili
diverse discrepanze nelle dichiarazioni rese dall’insorgente in audizione. In
effetti, d’un lato il numero di persone che lo avrebbe accompagnato risulta
differire, in quanto egli ha allegato trattarsi ora di (...) persone (cfr. B7/17,
p.to 7.02, pag. 12; B13/20, D114, pag. 13; D121 segg., pag.14; D128,
pag. 15) ora invece di (...) persone (cfr. B13/20, D86, pag. 9). Su tale in-
coerenza, non soccorre in alcun modo la giustificazione apportata con il
ricorso dall’insorgente, ovvero la mera conferma di essere stato accompa-
gnato da (...) persone. Altresì, nell’audizione sui motivi d’asilo egli non ha
mai asserito che uno degli accompagnatori sarebbe stato un suo amico,
come invece aveva riportato nella prima audizione (cfr. B7/17, p.to 7.02,
pag. 12). Risulta inoltre del tutto assente dalla descrizione offerta dell’epi-
sodio nella seconda audizione, la minaccia che i militari ed i CID avrebbero
profferito nel caso in cui egli avesse raccontato qualcosa di quanto avve-
nuto durante l’interrogatorio, ciò che invece era stato addotto dall’insor-
gente nel corso dell’audizione sui dati personali (cfr. B7/17, p.to 7.02,
pag. 12).
5.4.2 Altri elementi nelle allegazioni del ricorrente non perorano la verosi-
miglianza dei suoi motivi d’asilo. Che le autorità srilankesi possano aver
preso nei confronti dell’insorgente determinate misure di sorveglianza, po-
trebbe essere possibile, in quanto appare essere conforme con la prassi
srilankese, di sorvegliare ed a volte, per certi versi, di infastidire membri
delle LTTE riabilitati (cfr. SEM, Focus Sri Lanka: Lage ehemaliger Mitglie-
der der Liberation Tigers of Tamil Eelam [LTTE], 15 marzo 2019, pag. 25
segg.; cfr. anche nello stesso senso la sentenza del Tribunale D-2224/2020
del 22 febbraio 2022 consid. 6.9). Tuttavia, il Tribunale, cerca invano le ra-
gioni per le quali le autorità si sarebbero così accanite sul ricorrente. Egli
difatti ha dichiarato di essere stato un (...) per il (...) delle LTTE, (...) in tale
funzione (...) (cfr. B13/20, D87, pag. 10; cfr. anche A11/13, p.to 4.2, pag. 6).
Anche se avrebbe studiato (...) durante (...) all’inizio del suo ingaggio
presso le LTTE (cfr. A11/13, p.to 4.2, pag. 6), egli non avrebbe mai parte-
cipato ai combattimenti, né avrebbe mai svolto delle attività politiche (cfr.
B13/20, D88, pag. 10; A11/13, p.to 4.2, pag. 6). Inoltre, salvo un fratello che
sarebbe stato pure membro delle LTTE, ma che non avrebbe esercitato
una posizione importante in seno alle stesse (cfr. A11/13, p.to 4.2, pag. 5),
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nessun altro della sua famiglia sarebbe stato membro della predetta orga-
nizzazione. A tal proposito occorre sottolineare che se le autorità lo aves-
sero ritenuto colpevole di aver nascosto delle armi ed altri oggetti delle
LTTE, non lo avrebbero di certo lasciato andare dopo gli interrogatori avuti,
dicendogli ogni volta che sarebbe stato riconvocato (cfr. B13/20, D109,
pag. 12; D114, pag. 13). Ciò che stupisce maggiormente è per di più che
dopo che secondo i suoi asserti egli sarebbe riuscito a dileguarsi ed a na-
scondersi dalle loro ricerche a seguito dell’episodio del (...) del (...), allor-
ché egli si sarebbe presentato nell’(...) del (...), non lo avrebbero trattenuto
che per (...) (cfr. B7/17, p.to 7.02, pag. 12; B13/20, D114, pag. 13). La sola
evenienza che vi fossero delle persone ad accompagnarlo (cfr. B7/17, p.to
7.02, pag. 12; B13/20, D114, pag. 13; D128, pag. 15), non risulta credibile
che abbia dissuaso le autorità dal trattenerlo oltre. Non è neppure verosi-
mile che per circa (...) anni, le autorità non gli abbiano chiesto altro che
dove avesse sotterrato e nascosto gli oggetti delle LTTE, nonché nel corso
dell’interrogatorio occorso nell’(...) del (...) dei quesiti in relazione alle per-
sone (...), se lo avessero realmente ritenuto, come da egli sostenuto, un
membro importante della predetta organizzazione (cfr. B7/17, p.to 7.01
seg., pag. 10 segg.; B13/20, D86 segg., pag. 9 segg.; D114, pag. 13). Non
risulta neppure credibile che egli si sia (quasi) sempre riuscito a nascon-
dere al sopraggiungere delle autorità, allorché in precedenza si sarebbe
trovato ancora in casa, senza che queste ultime lo vedessero né lo ricer-
cassero anche all’esterno del domicilio. Per di più appare illogico che egli,
se effettivamente ricercato con una certa intensità dalle autorità del suo
Paese, abbia comunque continuato a recarsi presso il (...) che (...), peral-
tro passando pure davanti ad un campo militare (cfr. B7/17, p.to 1.17.05,
pag. 4; p.to 7.01, pag. 10; B13/20, D83 e D85, pag. 9; D114, pag. 13),
senza che le autorità srilankesi non lo abbiano mai fermato in tali frangenti,
malgrado ne avessero avuto varie possibilità. Non risulta neppure com-
prensibile come, se realmente le autorità srilankesi lo avessero ritenuto es-
sere un importante membro delle LTTE (cfr. B7/17, p.to 7.02, pag. 11;
B13/20, D86, pag. 9; D90, pag. 10), non lo abbiano mai ricercato anche
presso il domicilio per lo meno dei genitori o della suocera, dove poi sa-
rebbe pure andata a vivere la moglie con le figlie (cfr. B7/17, p.to 3.01,
pag. 6 e p.to 7.01, pag. 10; B13/20, D78, pag. 8), limitandosi invece unica-
mente a cercarlo presso la sua casa. Infine, se egli fosse stato effettiva-
mente ricercato a più riprese al suo domicilio di B._, non avrebbe
atteso a rifugiarsi altrove ed a restarci, senza far ritorno al predetto, se
avesse realmente temuto di essere nuovamente interrogato o incarcerato
(cfr. B7/17, p.to 9.01, pag. 13; B13/20, D109, pag. 13; D114, pag. 13). Non
è infine comprensibile come egli sarebbe riuscito ad ottenere un passa-
porto autentico nel (...), anche se per il tramite di un passatore (cfr. B7/17,
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Pagina 13
p.to 4.02, pag. 7; B13/20, D10 segg., pag. 3), se davvero le autorità lo
avessero sorvegliato e ricercato con una certa intensità come da egli affer-
mato.
5.4.3 I mezzi di prova prodotti dall’insorgente dinnanzi all’istanza inferiore,
alla luce di quanto già sopra considerato, non sono in grado di far addive-
nire il Tribunale ad una diversa conclusione riguardo all’inverosimiglianza
dei suoi asserti. Difatti, lo scritto del 17 novembre 2017 di J._ (cfr.
B4, MP 8; B13/20, D42 seg., pag. 5), appare essere stato stilato per pura
compiacenza, non apportando alcun elemento concreto supplementare a
supporto della veridicità degli asserti dell’insorgente. Anche per quanto
concerne la stampa di un avviso di ricerca (cfr. B4, MP 9; B13/20, D44
segg., pag. 6), la stessa non è atta a corroborare le sue affermazioni in
merito, come già compiutamente analizzato dalla SEM nel provvedimento
avversato (cfr. p.to II/1, pag. 5), al quale per evitare delle inutili ripetizioni si
può senz’altro rinviare. A medesimo apprezzamento si giunge anche per la
documentazione prodotta dall’insorgente in fase ricorsuale. Invero, sia la
dichiarazione giurata della moglie L._ del 13 marzo 2020, che lo
scritto dell’11 marzo 2020 firmato da M._, appaiono essere dei do-
cumenti fatti stilare dalla moglie dell’insorgente ai soli fini della causa. Pe-
raltro, dal loro contenuto si riportano di maltrattamenti e minacce che dei
militari o delle persone sconosciute avrebbero rivolto verso la moglie e le
figlie, ciò che il ricorrente non aveva mai allegato prima, e che fanno ancora
maggiormente dubitare della credibilità degli asserti ivi contenuti. Per
quanto riguarda invece lo scritto di N._ del 15 marzo 2020, come lo
stesso ricorrente ha affermato nella sua missiva del 23 novembre 2020, è
stato redatto su sua richiesta, e pertanto la sua portata probatoria appare
esserne già diminuita. Inoltre, tale scritto non sostiene altro se non che
l’insorgente abbia lavorato per le LTTE quale (...), ciò che né il Tribunale
né l’autorità inferiore hanno messo in discussione. Non risulta però in alcun
modo in grado di sostenere le dichiarazioni dell’insorgente in ordine alle
persecuzioni subite dalle autorità del suo paese d’origine. Neppure le copie
di fotografie inoltrate dall’interessato con i suoi scritti del 29 dicembre 2020
rispettivamente del 27 gennaio 2021, sono atte a supportare le sue affer-
mazioni ricorsuali che correrebbe un grave pericolo se dovesse rientrare
nel suo paese d’origine, né a supportare le allegazioni espresse in corso di
procedura in relazione ai motivi che lo avrebbero fatto espatriare. Invero,
d’un canto non è dato a sapere, come giustamente denotato dalla SEM in
sede di replica, se alcune delle persone raffigurate siano effettivamente la
madre, la figlia ed il padre del ricorrente, ed anche se questo fosse ritenuto
verosimile, d’altro canto di cosa stiano parlando tali persone con altre (...)
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Pagina 14
vestite da militari. Tale fotografia non supporta quindi in alcun modo le ri-
cerche del ricorrente da parte delle autorità, e per di più per i motivi da lui
addotti. Da ultimo, lo scritto del 4 gennaio 2021, firmato da O._, ap-
pare anch’esso stato redatto ai fini della causa, in quanto contenente affer-
mazioni che avrebbero reso dei famigliari dell’insorgente. Inoltre, riferisce
di un supporto da parte dell’interessato alle attività politiche e di elezione
del partito (...), che risulta differire da quanto sostenuto invece dall’insor-
gente in corso di procedura, ovvero che egli non avrebbe mai esercitato
delle attività politiche in patria (cfr. B13/20, D88, pag. 10). Questa circo-
stanza, sostiene ancora maggiormente la predetta conclusione del Tribu-
nale in merito alla valenza di tale mezzo di prova. Gli ulteriori documenti
che sostengono soltanto le generalità dell’interessato ed alcuni legami fa-
migliari, non sono all’evidenza di alcun supporto alla verosimiglianza dei
motivi d’asilo allegati dal ricorrente, e pertanto non verranno esaminati ol-
tre.
5.4.4 Visto quanto precede, il ricorrente non è riuscito a rendere verosimili
gli atti persecutori che si sarebbero prodotti successivamente alla sua libe-
razione dal periodo di riabilitazione (nell’[...] del [...]), in particolare quanto
sarebbe avvenuto a partire dall’(...) e sino alla sua partenza dal Paese
d’origine. Inoltre, il rilascio dalla riabilitazione dell’insorgente risale a più di
(...) anni addietro. Alla luce dei considerandi precedenti, non risulta quindi
che in seguito al suo rilascio e sino al suo espatrio dallo Sri Lanka, avve-
nuto nell’(...) del (...), egli abbia sofferto da parte degli organi statali dei
controlli o delle misure rilevanti ai sensi dell’asilo. Pertanto, il suo allegato
timore soggettivo che nel caso di un suo ritorno in Sri Lanka venga nuova-
mente arrestato ed incarcerato, o ancora torturato ed ucciso (cfr. B13/20,
D154, pag. 18), così come espresso anche in fase ricorsuale, risulta essere
infondato.
5.4.5 Visto quanto precede, gli elementi che perorano per l’assenza di ve-
rosimiglianza nei fatti allegati dall’insorgente, prevalgono chiaramente su
quelli che avvalorerebbero la loro verosimiglianza, per il che i motivi d’asilo
anteriori alla sua partenza dallo Sri Lanka, non adempiono le esigenze
dell’art. 7 LAsi. Ne discende anche, che le ricerche di cui il ricorrente sa-
rebbe stato oggetto dalla sua partenza dal suo paese d’origine (cfr. B13/20,
D75 segg., pag. 8) – peraltro riportategli da terze persone e quindi già di
per sé opinabili (cfr. anche la sentenza del Tribunale E-801/2015 del 6 ot-
tobre 2017 consid. 3.7 che richiama il principio secondo il quale il fatto di
aver appreso da terzi che si è ricercati non è sufficiente a stabilire un fon-
dato timore di persecuzioni) – non sono neppure credibili. A tali condizioni,
il ricorrente non ha neppure reso verosimile che i problemi di salute, tali
D-1629/2020
Pagina 15
come da lui descritti (cfr. B7/17, p.to 8.02, pag. 13), trovano la loro origine
negli avvenimenti allegati alla base dei suoi motivi d’asilo. Si aggiunga che
gli stessi non sono stati in alcun modo provati dall’insorgente, per lo meno
con un certificato medico.
6.
Resta ancora da esaminare se il ricorrente, in caso di ritorno in Sri Lanka,
possa temere di essere esposto a dei seri pregiudizi per altri motivi ai sensi
dell’art. 3 LAsi.
6.1 Nella sua sentenza di riferimento E-1866/2015 del 15 luglio 2016, il Tri-
bunale ha in particolare esaminato, per i richiedenti di etnia tamil, la pro-
blematica del rischio di essere l’oggetto di controlli accresciuti da parte
delle autorità srilankesi, o anche di seri pregiudizi, sulla base di sospetti di
legami con l’opposizione e segnatamente con l’organizzazione delle LTTE,
di cui le autorità temono sempre la rinascita. In tal senso, ad ogni persona
suscettibile di essere considerata come rappresentante una minaccia da
parte delle autorità srilankesi, dovrà esserle riconosciuto un timore ogget-
tivamente fondato di subire dei pregiudizi in caso di ritorno in patria. Il Tri-
bunale, ha in proposito identificato un certo numero di fattori di rischio detti
“forti” – iscrizione nella “Stop-List”, l’effettiva o la presunta esistenza, at-
tuale o passata, di legami con le LTTE o ancora attività di opposizione in
esilio – che sono di per sé, suscettibili di fondare oggettivamente un rischio
di seri pregiudizi. L’autorità succitata ha inoltre enumerato dei fattori detti
“deboli” – l’assenza di documenti d’identità, essere rimpatriato forzata-
mente o per l’intermediario dell’OIM, o ancora la presenza di cicatrici visibili
– che, di per sé soli, non comportano un rischio di persecuzione. Questi
ultimi permettono tuttavia di suscitare il timore di controlli accresciuti da
parte delle autorità aeroportuali, o ancora che la persona in questione
venga interrogata per stabilire le ragioni del suo soggiorno all’estero (cfr.
sentenza E-1866/2015 precitata consid. 8 ed in particolare consid. 8.5.5).
Tali fattori di rischio devono quindi essere apprezzati in rapporto a tutti gli
elementi evincibili dall’incarto, per determinare se conferiscano, o meno,
all’interessato un profilo di rischio rilevante.
6.2 Tornando alla presente disamina, visto il periodo riabilitativo di quasi
(...) anni reso verosimile dall’insorgente, v’è da ritenere pure come credi-
bile che egli fosse stato membro delle LTTE, come da egli stesso allegato
(cfr. B13/20, D86, pag. 9; cfr. anche supra consid. 5.3). Inoltre, egli ha la-
vorato quale semplice (...) nelle LTTE; ma secondo le sue dichiarazioni
non ha mai svolto delle funzioni di quadro all’interno delle stesse, e non ha
neppure partecipato al conflitto, né ha svolto attività politiche in patria (cfr.
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Pagina 16
B13/20, D88, pag. 10). Non è inoltre riscontrabile nelle sue dichiarazioni
che egli, dopo la resa nell’(...) del (...), abbia ancora avuto qualsivoglia
contatto o relazione con le LTTE. Dalle sue allegazioni, e dato che i motivi
d’asilo dell’insorgente sono stati ritenuti in parte inverosimili ed in parte ir-
rilevanti, non si può quindi ritenere che una semplice appartenenza in pas-
sato alle LTTE, possa fargli rimproverare di aver commesso altre azioni da
parte delle autorità srilankesi. Inoltre egli ha riferito di non aver svolto al-
cuna attività politica all’estero (cfr. B13/20, D89, pag. 10) e niente indica
che egli si sarebbe ingaggiato in attività politiche all’estero contro il governo
srilankese. Non appaiono quindi dagli atti all’incarto degli elementi concreti
suscettibili di far considerare il ricorrente, da parte delle autorità del suo
paese, come dotato di una volontà e di una capacità di ravvivare il conflitto
etnico in Sri Lanka (cfr. sentenza di riferimento del Tribunale E-1866/2015
consid. 8.4.1 e 8.5.3; E-350/2017 del 3 ottobre 2018 consid. 4.3; cfr. anche
nello stesso senso la sentenza del Tribunale E-4670/2020 del
30 marzo 2022 consid. 6.3.1). Ciò anche considerando che il periodo di
riabilitazione scontato dall’insorgente appare essere lungo, in quanto sa-
rebbe previsto di regola un periodo di un anno, che può tuttavia essere
prorogato, in determinati casi, di tre mesi in tre mesi (cfr. sentenza
E-4670/2020 precitata consid. 6.3.2 con ulteriore riferimento citato; SEM,
Focus Sri Lanka, ibidem, pag. 10). Tuttavia non può essere compito delle
autorità d’asilo elvetiche di determinarsi su altre ragioni o attività, o ancora
funzioni che il ricorrente potrebbe avere svolto nell’ambito delle LTTE, per
condurre le autorità srilankesi a prolungargli il periodo di detenzione riabi-
litativa, dato che egli stesso ha ammesso di non aver svolto una funzione
di spicco all’interno delle stesse.
6.3 Le sole circostanze di essere di etnia tamil, di aver lasciato il suo paese
d’origine, come pure di aver introdotto una domanda d’asilo all’estero, la
durata del suo soggiorno all’estero, come pure la sua provenienza dalla
Provincia (...), e la mancanza di un documento di viaggio valido - la pre-
senza di cicatrici visibili, in mancanza di qualsivoglia documento medico
all’incarto che ne attesti la presenza, non può invece essere preso in con-
siderazione (cfr. anche supra consid. 5.4.5) – costituiscono degli elementi
così leggeri che, presi a sé stanti o sommati, risultano insufficienti per de-
stare i sospetti delle autorità srilankesi (cfr. a tal proposito fra le tante la
sentenza del Tribunale E-2941/2019 del 3 novembre 2021 consid. 6.4;
D-1828/2021 del 13 maggio 2022 consid. 4.5 – 4.6). Tali fattori confermano
tutt’al più che egli possa essere interrogato dalle predette al suo ritorno,
ma non sono atti a fondare un timore oggettivo di rappresaglie da parte
delle stesse (cfr. la sentenza di riferimento E-1866/2015 precitata con-
sid. 8.4.5 e 9.2.3 seg.; cfr. anche la sentenza del Tribunale E-4703/2017 e
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Pagina 17
E-4705/2017 del 25 ottobre 2017 [sentenza in parte pubblicata quale
DTAF 2017 VI/6] consid. 4.4. e 4.5). Ciò non permette quindi di ricono-
scere, in capo al ricorrente, il rischio di trattamenti rilevanti nell’ambito
dell’art. 3 LAsi in caso di un suo ritorno in patria. Non sono infine ravvisabili
ulteriori elementi all’incarto, od apportati dal ricorrente in fase ricorsuale,
che rendano verosimile che egli possa attirare l’attenzione delle autorità
srilankesi a causa dell’attuale contesto politico e di sicurezza del paese in
questione e che egli debba pertanto temere di subire delle persecuzioni
rilevanti in materia d’asilo (cfr. anche in tal senso le sentenze del Tribunale
D-3946/2020 del 21 aprile 2022 [sentenza coordinata, prevista per pubbli-
cazione nelle DTAF] consid. 9.2 e 9.3; E-6312/2019 del 5 agosto 2021 con-
sid. 5.2.2; cfr. anche tra le altre la sentenza del Tribunale D-4434/2020 del
12 luglio 2022 consid. 9.3). In particolare, l’elezione di Q._ il (...)
quale presidente dello Sri Lanka, successore del dimissionario R._,
non muta per il momento nulla alla valutazione della situazione del paese
da parte del Tribunale, in quanto il predetto fa parte della vecchia élite po-
litica (cfr. tra le altre le sentenze del Tribunale D-1263/2020 del 18 ago-
sto 2022 consid. 6.3.2, E-1072/2020 del 28 luglio 2022 consid. 5.4, D-
2995/2022 del 21 luglio 2022 consid. 10.3).
6.4 Alla luce di quanto sopra, dopo un’attenta valutazione d’insieme di tutti
gli elementi presenti all’incarto, il Tribunale giunge alla conclusione che il
ricorrente non può prevalersi di un timore fondato di persecuzione futura in
un prossimo avvenire e secondo un’elevata probabilità, in caso di ritorno in
Sri Lanka, determinante per il riconoscimento della qualità di rifugiato.
7.
Pertanto, in relazione al riconoscimento della qualità di rifugiato ed alla
concessione dell’asilo, v’è da confermare il giudizio negativo esposto nella
decisione impugnata.
8.
Se respinge la domanda d’asilo o non entra nel merito, la SEM pronuncia,
di norma, l’allontanamento dalla Svizzera e ne ordina l’esecuzione (art. 44
LAsi).
L’insorgente non adempie le condizioni in virtù delle quali la SEM avrebbe
dovuto astenersi dal pronunciare l’allontanamento dalla Svizzera (art. 14
cpv. 1 e 2, art. 44 LAsi nonché art. 32 dell’ordinanza 1 sull’asilo relativa a
questioni procedurali dell’11 agosto 1999 [OAsi 1, RS 142.311]; cfr.
DTAF 2013/37 consid. 4.4; 2011/24 consid. 10.1). Il Tribunale è pertanto
tenuto a confermare la pronuncia dell’allontanamento.
D-1629/2020
Pagina 18
9.
9.1 L’esecuzione dell’allontanamento è regolamentata, per rinvio
dell’art. 44 LAsi, dall’art. 83 LStrI, giusta il quale l’esecuzione dell’allonta-
namento dev’essere possibile (art. 83 cpv. 2 LStrI), ammissibile (art. 83
cpv. 3 LStrI) e ragionevolmente esigibile (art. 83 cpv. 4 LStrI). In caso di
non adempimento di una di queste condizioni, la SEM dispone l’ammis-
sione provvisoria (art. 44 LAsi e art. 83 cpv. 1 LStrI).
9.2 Secondo prassi costante del Tribunale, circa la valutazione degli osta-
coli all’esecuzione dell’allontanamento, vale lo stesso apprezzamento della
prova consacrato al riconoscimento della qualità di rifugiato, ovvero il ricor-
rente deve provare o per lo meno rendere verosimile l’esistenza di un osta-
colo all’esecuzione dell’allontanamento (cfr. DTAF 2011/24 consid. 10.2).
Lo stato di fatto determinante è quello che esiste al momento in cui si sta-
tuisce (cfr. DTAF 2009/51 consid. 5.4).
9.3 Nel provvedimento impugnato, l’autorità resistente ha ritenuto, in sunto,
l’esecuzione dell’allontanamento dell’insorgente come ammissibile, ragio-
nevolmente esigibile sia dal profilo della situazione del Paese d’origine che
personale, come pure possibile. Nel proprio memoriale ricorsuale, il ricor-
rente contesta anche tale valutazione, ritenendo essenzialmente l’esecu-
zione del suo allontanamento come inammissibile ed inesigibile. Ciò in
quanto, in caso di ritorno nel suo paese, egli anche non venisse fermato
all’aeroporto subirebbe una sorveglianza nel suo villaggio e/o verrebbe ar-
restato durante il viaggio. La principale modalità di interrogatorio da parte
dei militari sarebbe inoltre la tortura. Pertanto, il rischio di essere esposto
a trattamenti inumani e degradanti nel suo caso, sarebbe molto elevato.
9.4
9.4.1 A norma dell’art. 83 cpv. 3 LStrI l’esecuzione dell’allontanamento non
è ammissibile quando comporterebbe una violazione degli impegni di diritto
internazionale pubblico della Svizzera.
9.4.2 Nella presente disamina, il Tribunale rileva come il ricorrete non è
riuscito a dimostrare l’esistenza di seri pregiudizi o il fondato timore di es-
sere esposto a tali pregiudizi ai sensi dell’art. 3 LAsi, stante le sue dichia-
razioni inverosimili ed irrilevanti. Pertanto, a ragione la SEM ha ritenuto che
nel suo caso l’art. 5 cpv. 1 LAsi non trovi applicazione. Per di più, per i mo-
tivi già sopra enucleati, non sono ravvisabili agli atti né men che meno ap-
portati in fase ricorsuale degli elementi che possano far ritenere, con una
probabilità preponderante, che l’insorgente possa essere esposto ad una
pena o ad un trattamento vietati dall’art. 3 CEDU (RS 0.101) o dall’art. 3
D-1629/2020
Pagina 19
della Convenzione contro la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, inu-
mani o degradanti del 10 dicembre 1984 (RS 0.105, Conv. tortura), o an-
cora dall’art. 33 della Convenzione sullo statuto dei rifugiati del 28 lu-
glio 1951 (Conv. rifugiati, RS 0.142.30). In particolare, egli non ha stabilito
di avere un profilo di una persona che possa concretamente interessare le
autorità srilankesi, né a fortiori l’esistenza di un rischio personale, concreto
e serio di essere esposto in patria, ad un trattamento contrario ai disposti
succitati (cfr. sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo [di seguito:
CorteEDU] [Grande Camera] Saadi contro Italia del 28 febbraio 2008,
37201/66, §§125 e 129 con rel. rif.). Secondo giurisprudenza del Tribunale
né l’appartenenza all’etnia tamil né la situazione generale dei diritti umani
in Sri Lanka rendono inammissibile l’esecuzione dell’allontanamento (cfr.
sentenze del Tribunale D-3946/2020 del 21 aprile 2022 consid. 11.2.2;
sentenza di riferimento E-1866/2015 consid. 12.2 seg.). Tale apprezza-
mento è da mantenere anche prendendo in considerazione gli sviluppi po-
litici recenti occorsi in Sri Lanka (cfr. supra consid. 6.3). Né dal gravame,
né dagli atti di causa, si evincono poi degli elementi per ritenere che lo stato
valetudinario dell’insorgente, risulti essere ostativo all’ammissibilità
dell’esecuzione del suo allontanamento (cfr. sentenze della CorteEDU N.
contro Regno Unito del 27 maggio 2008, 26565/05; Paposhvili contro Bel-
gio del 13 dicembre 2016, 41738/10, §181 segg.; cfr. anche DTAF 2017
VI/7 consid. 6.2 e 2011/9 consid. 7.1).
9.4.3 Ne consegue pertanto che l’allontanamento del ricorrente verso lo Sri
Lanka, sia da considerarsi ammissibile ai sensi dell’art. 83 cpv. 3 LStrI in
relazione all’art. 44 LAsi.
9.5
9.5.1 Ai sensi dell’art. 83 cpv. 4 LStrI, l’esecuzione dell’allontanamento non
è ragionevolmente esigibile qualora, nello Stato d’origine o di provenienza,
lo straniero venisse a trovarsi concretamente in pericolo in seguito a situa-
zioni quali guerra, guerra civile, violenza generalizzata o emergenza me-
dica.
9.5.2 È notorio che, dopo la cessazione delle ostilità tra i separatisti tamil
ed il governo di Colombo nel maggio 2009, in Sri Lanka non viga una si-
tuazione di guerra, guerra civile o violenza generalizzata che coinvolga l’in-
sieme della popolazione nella totalità del territorio nazionale, e ciò è valido
anche tenendo conto degli attuali avvenimenti e sviluppi nel paese (cfr. tra
le altre la sentenza del Tribunale D-1263/2020 del 18 agosto 2022 con-
sid. 8.4.1). In particolare, il Tribunale ha stabilito che l’esecuzione nella re-
gione di K._ (per la sua delimitazione geografica cfr. DTAF 2011/24
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Pagina 20
consid. 13.2.2.1) è in generale ragionevolmente esigibile se sono adem-
piuti i consueti criteri individuali. Devono quindi sussistere una sufficiente
rete familiare e sociale che possa supportare il richiedente, così come pro-
spettive che permettano di assicurargli un minimo vitale ed un alloggio (cfr.
sentenza di riferimento D-3619/2016 del 16 ottobre 2017 consid. 9.4 – 9.5).
9.5.3 Il ricorrente è originario di S._, ma ha vissuto da ultimo nel
villaggio di B._, distretto di D._ (Provincia [...]), facente
parte della regione di K._. Il Tribunale ritiene che l’esecuzione
dell’insorgente nella predetta regione, sotto il profilo individuale, sia pure
ragionevolmente esigibile. Onde evitare inutili ripetizioni in proposito, si rin-
via integralmente alle motivazioni convincenti esposte in proposito dall’au-
torità inferiore nel provvedimento impugnato (cfr. p.to III/2, pag. 8 seg.), po-
sto come il ricorrente neppure in fase ricorsuale ha presentato degli ele-
menti concreti contrari.
9.5.4 In considerazione di quanto precede, l’esecuzione dell’allontana-
mento dell’insorgente, è pure ragionevolmente esigibile (art. 83 cpv. 4 LStrI
in relazione all’art. 44 LAsi).
9.6 In ultima analisi, nemmeno risultano esserci degli impedimenti sotto il
profilo della possibilità dell’esecuzione dell’allontanamento, in quanto il ri-
corrente, usando della necessaria diligenza, potrà procurarsi ogni docu-
mento indispensabile per il rimpatrio (cfr. DTAF 2008/34 consid. 12). Per il
resto, l’attuale situazione dal punto di vista sanitario dovuta alla pandemia
da coronavirus (detto anche Covid-19), non risulta ostativa all’esecuzione
dell’allontanamento (cfr. a titolo esemplificativo la sentenza del Tribunale
E-4930/2019 del 10 maggio 2022 consid. 12).
9.7 Visto tutto quanto sopra, l’esecuzione dell’allontanamento è quindi da
ritenere come ammissibile, esigibile e possibile. In specie, la pronuncia di
un’ammissione provvisoria non entra pertanto in considerazione (cfr.
art. 83 cpv. 1 – 4 LStrI).
10.
Ne discende che la SEM, con la decisione impugnata, non ha violato il
diritto federale, né abusato del suo potere d’apprezzamento ed inoltre non
ha accertato in modo inesatto o incompleto i fatti giuridicamente rilevanti
(art. 106 cpv. 1 LAsi); altresì, per quanto censurabile, la decisione non è
inadeguata (art. 49 PA), per il che il ricorso va respinto.
D-1629/2020
Pagina 21
11.
Visto l’esito della procedura, le spese processuali di CHF 750.–, che se-
guono la soccombenza, sono poste a carico del ricorrente e prelevate
sull’anticipo spese versato il 21 novembre 2020 (art. 63 cpv. 1 e 5 PA; non-
ché art. 3 lett. b del regolamento sulle tasse e sulle spese ripetibili nelle
cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 febbraio 2008
[TS-TAF, RS 173.320.2]).
12.
La presente decisione non concerne una persona contro la quale è pen-
dente una domanda d’estradizione presentata dallo Stato che ha abban-
donato in cerca di protezione, per il che non può essere impugnata con
ricorso di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 lett. d cifra 1
LTF).
La pronuncia è quindi definitiva.
(dispositivo alla pagina seguente)
D-1629/2020
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