Decision ID: ed2a14d0-59db-53a5-9acb-0c69e7cbb9c6
Year: 2021
Language: it
Court: CH_BVGE
Chamber: CH_BVGE_001
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: 

Visto:
la domanda d'asilo che l'interessato ha presentato in Svizzera il 5 luglio
2020,
il verbale relativo all’audizione sui motivi d’asilo svoltasi il 27 ottobre 2020
(cfr. atto SEM [...]-14/9 [di seguito: verbale]),
la decisione della Segreteria di Stato della migrazione (di seguito: SEM)
del 6 novembre 2020, notificata il 9 novembre 2020, (cfr. atto 19/1), con cui
tale autorità non ha riconosciuto al richiedente la qualità di rifugiato e ne ha
respinto la domanda d’asilo; contestualmente, la medesima ha statuito che
la decisione in merito al rilascio di un permesso di dimora o ad un’eventuale
allontanamento fosse di competenza delle autorità cantonali di polizia degli
stranieri,
il ricorso del 29 novembre 2020, recte 30 novembre 2020 (cfr. tracciamento
dell’invio), inoltrato dal richiedente alla SEM (cfr. atto 20/15) e lo scritto del
3 dicembre 2020, con il quale la SEM invitava l’insorgente a presentare la
propria impugnativa all’attenzione del Tribunale amministrativo federale (di
seguito: il Tribunale),
il ricorso del 4 dicembre 2020 (data d'entrata: 7 dicembre 2020), con cui il
ricorrente ha concluso, secondo il senso, alla concessione dell’asilo in
Svizzera; la documentazione in lingua straniera ivi acclusa,
la decisione incidentale del Tribunale del 9 dicembre 2020, per il tramite
della quale lo scrivente ha invitato il ricorrente a versare, entro il 21
dicembre 2020, un anticipo di CHF 750.– a copertura delle presumibili
spese processuali, con comminatoria d’inammissibilità del ricorso in caso
d’inosservanza; il tempestivo pagamento dell’anticipo richiesto, avvenuto
in data 16 dicembre 2020 (cfr. risultanze processuali),
lo scritto del 27 dicembre 2020 (cfr. data d’entrata: 29 dicembre 2020), con
il quale il ricorrente ha aggiornato il Tribunale circa la procedura avviata
dinanzi all’Ufficio della migrazione del Cantone B._ al fine di
ottenere un permesso di dimora, oltre a trasmettere un ulteriore documento
in lingua straniera,
la decisione incidentale del Tribunale del 29 dicembre 2020, per mezzo
della quale lo scrivente ha invitato l’interessato a presentare una traduzione
in una lingua ufficiale svizzera dei documenti prodotti in sede ricorsuale,
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oltre a conferirgli la facoltà di accompagnare le stesse con un’eventuale
memoriale integrativo,
lo scritto del 10 gennaio 2021 (data d’entrata: 13 gennaio 2021), con il
quale il ricorrente ha tempestivamente rimesso al Tribunale le traduzioni
richieste,
i fatti del caso di specie che, se necessari, verranno ripresi nei considerandi
che seguono,

e considerato:
che le procedure in materia d'asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla
LTF, in quanto la legge sull'asilo (LAsi, RS 142.31) non preveda altrimenti
(art. 6 LAsi),
che presentato tempestivamente (art. 108 cpv. 1 LAsi [RS 142.31]) contro
una decisione in materia d'asilo della SEM (art. 6 e 105 LAsi, art. 31-33
LTAF), il ricorso è di principio ammissibile sotto il profilo degli art. 5, 48
cpv. 1 lett. a-c e 52 PA,
che occorre pertanto entrare nel merito del gravame,
che i ricorsi manifestamente infondati, ai sensi dei motivi che seguono,
sono decisi dal giudice in qualità di giudice unico, con l'approvazione di un
secondo giudice (art. 111 lett. e LAsi) e la decisione è motivata soltanto
sommariamente (art. 111a cpv. 2 LAsi),
che ai sensi dell'art. 111a cpv. 1 LAsi, si rinuncia allo scambio degli scritti,
che con ricorso al Tribunale possono essere invocati, in materia d'asilo, la
violazione del diritto federale e l'accertamento inesatto o incompleto di fatti
giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi) e, in materia di diritto degli
stranieri, pure l'inadeguatezza ai sensi dell'art. 49 PA (cfr. DTAF 2014/26
consid. 5),
che il Tribunale non è vincolato né dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4 PA), né
dalle considerazioni giuridiche della decisione impugnata, né dalle
argomentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2),
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che il richiedente, cittadino egiziano, ha sostenuto di temere per la propria
incolumità per il caso in cui facesse ritorno in Egitto; che tale timore
discenderebbe dall’aver cogestito, sino al 2017 (cfr. verbale , pag. 7, D55),
una pagina Facebook regolarmente visionata da migliaia di visitatori e per
mezzo della quale si incitava la popolazione all’insurrezione contro il
regime militare instaurato da Abdel Fattah al-Sisi (cfr. verbale, pag. 5, D28);
che in proposito, gli amici con i quali avrebbe creato la pagina in parola
sarebbero stati arrestati (cfr. verbale, pag. 5, D28 e pag. 7, D54 e segg.),
che oltretutto, egli avrebbe rivestito per un periodo la funzione di Imam
presso la moschea di C._, diretta dai Fratelli Musulmani; che in tale
contesto, egli sarebbe stato ritratto in fotografia con diversi membri della
medesima organizzazione, immagini che sarebbero poi state condivise su
Facebook nel 2017 e cancellate nel corso del medesimo anno; che a mente
dell’insorgente, vi sarebbe pertanto il rischio che le autorità egiziane, presa
visione della documentazione fotografica in parola, lo associno
erroneamente alla menzionata organizzazione islamista (cfr. verbale,
pag. 5, D30 e segg.); che d’altra parte, sempre nel 2017, il fratello gli
avrebbe riferito di ricerche esperite dai servizi segreti egiziani nei suoi
confronti (cfr. verbale, pag. 6, D37-D46),
che orbene, preliminarmente il Tribunale ritiene che nel caso in esame,
indipendentemente dall’ampia disamina esposta dall’autorità inferiore nel
sindacato provvedimento, non sia necessario dirimere la problematica
concernente l’attribuzione di un rappresentante legale secondo i dettami
degli art. 102f e segg. LAsi,
che in effetti l’insorgente – pur avendone segnatamente avuto l’occasione
nelle battute iniziali dell’audizione sui motivi d’asilo (cfr. verbale, pag. 2, D4)
− non ha postulato alcuna richiesta in tal senso; che oltretutto il medesimo,
a beneficio di un’importante formazione accademica ed in grado di
esprimersi fluentemente in italiano (cfr. atto 17/9 pag. 4), ha palesemente
inteso il tenore della decisione emessa dall’autorità di prima istanza, senza
tuttavia eccepire censure ricorsuali sul punto,
che in casu, tale questione può pertanto rimanere inevasa,
che per il resto, le allegazioni del ricorrente appaiono irrilevanti ai sensi
dell’art. 3 LAsi,
che il timore di essere nel collimatore delle autorità egiziane e di essere
vittima di persecuzioni per il caso in cui facesse ritorno in Egitto non è
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motivato da alcun elemento oggettivo concreto, quanto piuttosto da
supposizioni e dichiarazioni di parte,
che in tal senso, l’asserzione secondo la quale i servizi segreti egiziani
potrebbero essere venuti a conoscenza delle immagini che lo avrebbero
ritratto con membri dei Fratelli Musulmani, ragion per cui rischierebbe di
essere associato a tale organizzazione, si riduce ad una mera ipotesi,
che parimenti, il racconto secondo il quale egli sarebbe stato cercato
presso il suo domicilio dalle forze di sicurezza egiziane – episodio
raccontatogli dal fratello (cfr. verbale, pag. 6, D39-D46) – non permette
diversa valutazione,
che in altri termini, dagli atti all’inserto così come dalla documentazione
prodotta in sede ricorsuale, non emergono elementi atti a stabilire che allo
stato attuale egli sarebbe attivamente ricercato dalle autorità egiziane così
come esposto in sede di audizione,
che altresì, il desiderio di potersi recare liberamente in Svizzera per
rendere visita alle figlie, per quanto comprensibile, non risulta
manifestamente ossequiare i disposti di cui all’art. 3 LAsi; che tale
argomentazione è pertanto irrilevante in materia d’asilo,
che per sovrabbondanza, è doveroso rilevare che il ricorrente ha
depositato la domanda d’asilo solamente il 5 luglio 2020; ch’egli ha
pertanto atteso svariati anni dopo l’asserita pubblicazione delle fotografie
su Facebook e la supposta visita dei servizi segreti riferitagli dal fratello;
che tale agire risulta palesemente incompatibile con quello di una persona
effettivamente esposta ad un rischio di persecuzioni,
che il fatto che in precedenza fosse a beneficio di un permesso di domicilio
sul territorio elvetico non giustifica una simile attesa nel domandare
protezione in Svizzera, ritenuto in particolare che il permesso in parola gli
è stato revocato già il (...) 2015, provvedimento poi confermato con
sentenza definitiva del (...) 2017 emanata dal Tribunale cantonale
amministrativo del Cantone B._ (cfr. atto 26/8, pag. 2),
che invero, alla luce di quanto ammesso dal ricorrente stesso
(cfr. memoriale ricorsuale, pag. 2), egli parrebbe piuttosto aver presentato
una domanda d’asilo con l’intento di aggirare la legislazione in materia di
diritto degli stranieri,
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che alla luce di quest’ultima considerazione, a mente dello scrivente
Tribunale la domanda d’asilo di cui al presente procedimento appare
finanche costituire un abuso di diritto,
che per quanto concerne il riconoscimento della qualità di rifugiato e la
concessione dell'asilo la decisione impugnata va quindi confermata,
che se respinge la domanda d'asilo o non entra nel merito, la SEM
pronuncia, di norma, l'allontanamento del richiedente dalla Svizzera e ne
ordina l'esecuzione; tiene però conto del principio dell'unità della famiglia
(art. 44 LAsi); che in particolare, l’allontanamento non viene deciso qualora
il richiedente l’asilo disponga di un permesso di soggiorno o di dimora
valido (art. 32 lett. a OAsi 1), oppure abbia un diritto al rilascio di tale
permesso,
che se il richiedente l’asilo non dispone di un permesso di soggiorno o di
dimora valido, l’autorità inferiore o il Tribunale è tenuta ad esaminare a
titolo pregiudiziale l'esistenza, di massima, di un diritto del richiedente (ai
sensi dell’art. 14 cpv. 1 LAsi) al rilascio di un tale permesso derivante dal
diritto al rispetto della vita privata e famigliare; che se la legislazione sugli
stranieri o gli accordi di libero scambio non prevedono un diritto, esso
potrebbe comunque essere dedotto dall’art. 8 CEDU; che per l’analisi di
tale disposizione è determinante la giurisprudenza del Tribunale federale
(cfr. DTAF 2013/37 consid. 4.4),
che se in seguito all’esame pregiudiziale del caso da parte delle autorità in
materia d’asilo, queste abbiano ritenuto sussistere, di massima, un diritto
al rilascio di un permesso di dimora, non compete più ad esse, bensì alle
autorità di polizia degli stranieri, di determinarsi sul vantato diritto e
conseguentemente pure sull’allontanamento dello straniero (cfr. GICRA
2001 n. 21 consid. 8d); che altresì, se il richiedente l’asilo ha presentato
dinanzi all’autorità di polizia degli stranieri un’istanza volta al rilascio di un
permesso di dimora successivamente al respingimento della domanda
d’asilo – o della non entrata nel merito della stessa – la SEM non deve più
pronunciare l’allontanamento, rispettivamente il Tribunale deve annullare
una siffatta pronuncia (cfr. GICRA 2001 n. 21 consid. 9, DTAF 2013/37
consid. 4.4.2.2); che infine, allorquando la competente autorità di polizia
degli stranieri si è già pronunciata, in senso negativo, sull’esistenza di un
diritto al rilascio di un permesso di dimora, le autorità in materia d’asilo non
devono più esaminare l’art. 8 CEDU nell’ambito della liceità
dell’esecuzione dell’allontanamento (cfr. GICRA 2001 n. 21 consid. 12b e
c nonché 14a),
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che nella decisione avversata, l’autorità inferiore ha effettuato tale esame
pregiudiziale, constatando l’esistenza, in linea di massima, di un diritto
dell’insorgente al rilascio di un’autorizzazione di soggiorno fondata
sull’art. 42 LStrI,
che in tali circostanze, e secondo i dettami della giurisprudenza testé
enucleata, l’eventuale pronuncia dell’allontanamento dell’interessato è di
appannaggio delle autorità cantonali preposte; che conseguentemente, è
a ragione che l’autorità di prima istanza non si è pronunciata oltre sul punto,
che non da ultimo, avendo l’autorità cantonale competente già
esaustivamente prospettato l’inesistenza di un diritto al rilascio di un
permesso di soggiorno (cfr. atto 26/8), non v’è luogo in specie di esaminare
la liceità dell’esecuzione dell’allontanamento in relazione con l’art.8 CEDU,
che con la decisione avversata l’autorità di primo grado non ha quindi
violato il diritto federale, né abusato del suo potere di apprezzamento ed
inoltre non ha accertato in modo inesatto o incompleto i fatti giuridicamente
rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi), per il che il ricorso va respinto,
che visto l’esito delle procedura, le spese processuali di CHF 750.–, che
seguono la soccombenza, sono poste a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1
e 5 PA; nonché art. 3 lett. a del regolamento sulle tasse e sulle spese
ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del
21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]) e prelevate sull'anticipo spese
versato il 16 dicembre 2020,
che la decisione è definitiva e non può, in principio, essere impugnata con
ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83
lett. d cifra 1 LTF),
(dispositivo alla pagina seguente)
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