Decision ID: deafc83b-5c09-5dc2-8f4e-156253b678af
Year: 2020
Language: it
Court: CH_BVGE
Chamber: CH_BVGE_001
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: 

Fatti:
A.
L’interessato, asserito cittadino afghano, ha presentato una domanda
d’asilo in Svizzera il (...) giugno 2020 (cfr. atto della Segreteria di Stato
della migrazione [di seguito: SEM] n. [...]-1/2).
B.
Dalle investigazioni intraprese dall’autorità inferiore, segnatamente dai ri-
scontri dattiloscopici nella banca dati «EURODAC» del (...), è risultato che
il richiedente aveva presentato una domanda d’asilo a B._, in Gre-
cia, il (...) (cfr. atti SEM n. [...]-6/1 e n. 7/1). A fronte di tali risultanze, in
data (...), la SEM ha quindi chiesto all’autorità greca competente delle in-
formazioni inerenti l’interessato (cfr. atto SEM n. [...]-9/3 e n. 10/2).
C.
Il (...) giugno 2020, l’interessato è stato sentito segnatamente in merito alle
sue generalità, alle sue relazioni ed al viaggio intrapreso dall’Afghanistan
(cfr. atto SEM n. [...]-12/10; di seguito: verbale 1). In tale contesto egli ha
in particolare riferito di essere espatriato nel 2018, giungendo quale primo
Paese europeo in Grecia nello stesso anno (cfr. verbale 1, p.to 5.01 seg.,
pag. 5). A C._ vivrebbero due sue sorelle (cfr. verbale 1, p.to
1.16.04 e p.to 3.01, pag. 4).
D.
Nel corso del colloquio personale ai sensi dell’art. 5 del regolamento UE
n. 604/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013
che stabilisce i criteri e i meccanismi di determinazione dello Stato membro
competente per l’esame di una domanda di protezione internazionale pre-
sentata in uno degli Stati membri da un cittadino di un paese terzo o da un
apolide (rifusione) (Gazzetta ufficiale dell’Unione europea [GU] L 180/31
del 29.06.2013; di seguito: Regolamento Dublino III), tenutosi il
(...) giugno 2020, malgrado l’interessato abbia confermato di aver chiesto
asilo in Grecia il (...), ha tuttavia riferito che le autorità greche non gli avreb-
bero rilasciato alcun permesso di soggiorno. Questionato anche in merito
al suo stato di salute, egli ha asserito di stare abbastanza bene (cfr. atto
SEM n. [...]-14/2; di seguito: verbale 2).
E.
Con missiva del (...), le competenti autorità elleniche hanno risposto alla
richiesta d’informazioni formulata dalla SEM. Nella stessa hanno dapprima
confermato che il richiedente aveva depositato una domanda d’asilo in
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Grecia il (...). Proseguendo hanno riferito che la stessa sarebbe stata rifiu-
tata in prima istanza il (...), ma che dopo il ricorso presentato il (...) dal
richiedente, l’autorità d’appello lo avrebbe accolto il (...), concedendogli la
protezione sussidiaria. Tuttavia, non avendo l’interessato ricevuto tale de-
cisione, di conseguenza neppure sarebbe stato emesso un permesso di
soggiorno (cfr. atti SEM n. [...]-17/1 e n. 18/1).
F.
A seguito di tali informazioni, per il tramite dello scritto del (...) luglio 2020,
la SEM ha concesso al richiedente il diritto di essere sentito entro
l’(...) luglio 2020, in merito ad un suo eventuale allontanamento verso la
Grecia. Invero, dato che egli risulterebbe beneficiario della protezione sus-
sidiaria in Grecia, l’autorità inferiore ha comunicato al richiedente l’inten-
zione di non entrare nel merito della sua domanda d’asilo ai sensi
dell’art. 31a cpv. 1 lett. a della legge sull’asilo (LAsi, RS 142.31) e di pro-
nunciare il suo allontanamento verso la Grecia (cfr. atto SEM n. [...]-20/1).
G.
Nel contempo, l’autorità elvetica preposta, ha presentato in data
(...) alle autorità elleniche competenti, una richiesta di riammissione del
richiedente asilo su suolo greco in applicazione dell’Accordo tra il Consiglio
federale svizzero e il Governo della Repubblica ellenica concernente la
riammissione di persone in situazione irregolare del
28 agosto 2006 (RS 0.142.113.729) e la Direttiva n. 2008/115/CE del Par-
lamento europeo e del Consiglio del 16.12.2008 recante norme e proce-
dure comuni applicabili negli Stati membri al rimpatrio di cittadini di paesi
terzi il cui soggiorno è irregolare (GU L 348/98 del 24.12.2008; di seguito:
direttiva rimpatrio) (cfr. atti SEM n. [...]-22/4, n. 23/4 e n. 24/1). In data (...)
la Grecia ha risposto positivamente a tale richiesta di riammissione (cfr.
atto SEM n. [...]-26/1).
H.
Per il tramite del suo rappresentante legale, l’8 luglio 2020 il richiedente
asilo ha inoltrato le proprie osservazioni al diritto di essere sentito conces-
sogli dalla SEM il (...) luglio 2020, ed ha richiesto alla stessa autorità di
trattare la sua domanda d’asilo in Svizzera e di voler conseguentemente
rinunciare alla non entrata nel merito, in particolare a causa della vigente
situazione in Grecia, con carenze strutturali nel suo sistema d’asilo (cfr. atto
SEM n. [...]-30/2).
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I.
I.a Con scritto del 23 luglio 2020, l’interessato ha inoltrato il suo parere
circa il progetto di decisione della SEM reso il 21 luglio 2020 (cfr. atti SEM
n. [...]-32/7 e n. 33/3). Nel parere, è stata segnatamente riferita la situa-
zione di salute in cui verserebbe la sorella maggiore del richiedente,
D._ (N [...]), vivente a C._, che sarebbe dipendente dal pro-
filo valetudinario ed emotivamente dall’aiuto futuro del fratello. In tal senso,
è stato richiesto dal rappresentante legale di posticipare di 24 ore l’emis-
sione della decisione da parte della SEM, perché l’interessato potesse pro-
durre un certificato medico circa lo stato di salute della sorella D._,
come pure una dichiarazione di quest’ultima. Termine supplementare che
è stato concesso dall’autorità inferiore in data 23 luglio 2020 (cfr. atto SEM
n. [...]-34/2).
I.b Il 23 luglio 2020, il ricorrente ha presentato il complemento al parere
succitato, producendo uno scritto del (...) del curatore dell’altra sorella
dell’interessato presente in Svizzera, ovvero E._ (N [...]), in quanto
D._ sarebbe analfabeta. Poiché lo stato di salute di quest’ultima
dipenderebbe dalla presenza del fratello in Svizzera, come sarebbe già
provato dallo scritto del curatore, il rappresentante legale dell’interessato
ha chiesto di attendere l’emissione della decisione sino al ricevimento del
rapporto medico del (...) inerente D._ (cfr. atto SEM n. [...]-35/3).
Ciò che è stato inoltrato dall’interessato con scritto del
24 luglio 2020, segnatamente concludendo all’entrata nel merito della sua
domanda d’asilo in applicazione dell’art. 16 par. 1 Regolamento Dublino III
e dell’art. 8 CEDU (cfr. atto SEM n. [...]-36/3).
J.
Con decisione del 5 agosto 2020, notificata il 6 agosto 2020 (cfr. atto SEM
n. [...]-39/1), l’autorità inferiore non è entrata nel merito della domanda
d’asilo dell’interessato ai sensi dell’art. 31a cpv. 1 lett. a LAsi ed ha pronun-
ciato l’allontanamento del medesimo, nonché l’esecuzione della precitata
misura, verso la Grecia.
Nella propria decisione, l’autorità inferiore ha in primo luogo ritenuto, ai
sensi dell’art. 31a cpv. 1 lett. a LAsi, di non dover entrare nel merito della
domanda d’asilo del richiedente. Invero, le condizioni di vita in Grecia, non
sarebbero suscettibili a modificare le precedenti considerazioni esposte
dalla SEM nel progetto di decisione. Riguardanti le asserite minacce da
parte dell’(...) del richiedente, le stesse non sarebbero supportate da al-
cuna prova, e pertanto non rappresenterebbero un ostacolo ad un suo rin-
vio verso la Grecia e non giustificherebbero in alcun modo l’inesigibilità
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dello stesso. Proseguendo nell’analisi, la SEM ha ritenuto che la proposta
di applicazione dell’art. 16 par. 1 Regolamento Dublino III da parte dell’in-
teressato, sarebbe in specie inapplicabile, in quanto la procedura in esame
non sarebbe retta dal Regolamento Dublino, avendo egli ottenuta la prote-
zione sussidiaria in Grecia. Tuttavia, in relazione al rapporto che vi sarebbe
tra il richiedente e la sorella, la SEM lo ha analizzato sotto il profilo
dell’art. 8 CEDU, giungendo in sunto a ritenere che un rinvio dell’interes-
sato in Grecia non costituisca alcuna violazione di tale disposto normativo,
in quanto tra il richiedente e la sorella non vi sarebbe alcun rapporto di
dipendenza tale da permettergli di prevalersene. Non vi sarebbe inoltre
nessun interesse degno di protezione del richiedente, perché al medesimo
venga riconosciuta la qualità di rifugiato o degli ostacoli all’esecuzione
dell’allontanamento, in quanto essendo beneficiario della protezione sussi-
diaria in Grecia, egli potrebbe rientrare in tale Paese, senza temere un al-
lontanamento in violazione del principio di non-respingimento. In secondo
luogo, l’esecuzione del suo allontanamento sarebbe ammissibile – sia dal
profilo delle condizioni di vita difficili in Grecia, sia dal profilo sanitario e
personale – ragionevolmente esigibile, non essendoci segnatamente degli
ostacoli personali, e possibile.
K.
Con ricorso del 13 agosto 2020 (cfr. risultanze processuali), l’interessato è
insorto avverso la succitata decisione al Tribunale amministrativo federale
(di seguito: il Tribunale), postulando a titolo principale l’annullamento della
decisione impugnata e di incaricare la SEM di entrare nel merito della do-
manda d’asilo del richiedente e di esaminarla materialmente. A titolo even-
tuale, ha chiesto il rinvio della decisione querelata all’autorità inferiore per
nuova decisione. Contestualmente ha inoltre formulato la richiesta di poter
rimanere in Svizzera sino alla fine della procedura, nonché istanza di assi-
stenza giudiziaria, nel senso dell’esenzione dal versamento delle spese
processuali e del relativo anticipo, con spese e ripetibili a carico dello Stato.
Nel suo atto ricorsuale, l’insorgente censura le conclusioni esposte nella
decisione impugnata. Egli dapprima osserva che, vista la situazione lacu-
nosa e precaria del sistema d’accoglienza greco di beneficiari di protezione
sussidiaria – supportando i suoi asserti anche con diversi riferimenti giuri-
sprudenziali e di rapporti di organizzazioni non-governative – un suo allon-
tanamento verso la Grecia violerebbe l’art. 3 CEDU. Inoltre, in merito all’ap-
plicazione di tale disposizione, il richiedente ritiene di aver reso plausibile
nella sua presa di posizione dell’8 luglio 2020, che si troverebbe in serie
difficoltà in Grecia dovesse farvi ritorno. In particolare, durante (...) mesi
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avrebbe dovuto vivere senza alcun alloggio. Tali suoi asserti, combacereb-
bero peraltro con quanto narrato in merito alla situazione vigente in tale
Paese da parte di fonti note. Inoltre, vi sarebbero da considerare le infor-
mazioni contenute nel F2 del (...), che attesterebbero di una sindrome da
dipendenza a sostanze del richiedente e che dal (...) avrebbe iniziato un
programma di sostituzione con metadone, quest’ultimo richiesto anche dal
richiedente in F._. Tale situazione valetudinaria, sarebbe peraltro
dimostrativa del fatto che l’interessato probabilmente a livello psichico non
riuscirebbe a superare quanto vissuto in passato senza dei mezzi di soste-
gno e renderebbe la sua vita in Grecia maggiormente difficoltosa. In merito,
il rappresentante legale riferisce che se dovesse avere un colloquio con il
richiedente asilo, inoltrerà successivamente al Tribunale le relative infor-
mazioni. Proseguendo, l’interessato, esplicando il suo iter procedurale su
suolo greco, sostiene che sarebbe dubbio, se egli avrebbe effettivamente
ottenuto la protezione sussidiaria da parte della Grecia. Se egli fosse rin-
viato nel predetto Paese senza tale protezione, si ravviserebbe pertanto un
ulteriore elemento a sostegno di una violazione
dell’art. 3 CEDU. Altresì, viste le risultanze incerte circa tale punto in que-
stione, la SEM avrebbe violato il principio inquisitorio e dovrebbe in tal
senso effettuare ulteriori accertamenti. Sulla base degli elementi precitati,
l’interessato ritiene che sarebbe da entrare nel merito della sua domanda
d’asilo.
Un suo rinvio sarebbe infine lesivo dell’art. 8 CEDU, in quanto un legame
di dipendenza importante dall’interessato da parte della sorella
D._ sarebbe dato, ciò che sarebbe dimostrato in modo incontrover-
tibile dalla documentazione presentata a supporto di tale relazione. Anche
per la sorella minore del richiedente, E._, come provato dal certifi-
cato medico del (...) prodotto con il gravame, la presenza del fratello con-
durrebbe in particolare a dei benefici dal profilo psicologico. Inoltre, visto il
loro passato comune affrontando il viaggio d’espatrio, durante il quale sa-
rebbero stati separati, la partenza del fratello comporterebbe una seconda
separazione, verosimilmente maggiormente dolorosa, dalle sorelle. Peral-
tro il richiedente ritiene che, la presunta tardività dei suoi asserti riguardo
al legame di dipendenza della sorella nei suoi confronti ventilatagli dalla
SEM nella decisione avversata, non sussisterebbe. In merito egli dipoi af-
ferma di essere stato spesso in contatto telefonico con le sorelle e che le
avrebbe sostenute rispetto alle minacce che sarebbero state rivolte anche
a loro dall’(...), nonché che le stesse gli mancherebbero molto, e che
avrebbero pianto di gioia, allorché egli sarebbe giunto in Svizzera.
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L.
Con scritto del 20 agosto 2020 (cfr. risultanze processuali, data d’entrata:
24 agosto 2020), il rappresentante del ricorrente ha comunicato al Tribu-
nale, che l’F2 del (...) citato nel ricorso (al p.to 13, pag. 6 seg.), non con-
cernerebbe l’insorgente, bensì un altro richiedente l’asilo e che il (...) di
G._ avrebbe per errore scambiato i nomi dei due richiedenti. Per-
tanto ha richiesto che quanto segnalato al p.to 13 del ricorso (inerente la
sindrome da dipendenza ed il programma di sostituzione con metadone)
sia ignorato, rispettivamente cancellato.
Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti negli scritti saranno ripresi nei
considerandi successivi, qualora risultino decisivi per l’esito della vertenza.

Diritto:
1.
Le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla LTF
in quanto la LAsi non preveda altrimenti (art. 6 LAsi).
Presentato tempestivamente (art. 108 cpv. 3 LAsi) contro una decisione in
materia di asilo della SEM (art. 6 e 105 LAsi; art. 31–33 LTAF), il ricorso è
di principio ammissibile sotto il profilo degli art. 5, 48 cpv. 1
lett. a–c e 52 cpv. 1 PA). Occorre pertanto entrare nel merito del gravame.
2.
Giusta l’art. 33a cpv. 2 PA, applicabile per rimando dell’art. 6 LAsi e
dell’art. 37 LTAF, nei procedimenti su ricorso è determinante la lingua della
decisione impugnata; che se le parti utilizzano un’altra lingua ufficiale, il
procedimento può svolgersi in tale lingua.
Nel caso di specie, la decisione impugnata è stata redatta in italiano, men-
tre che il ricorso è stato trasmesso in tedesco. Pertanto la presente sen-
tenza è redatta in lingua italiana.
3.
Il ricorso, manifestamente infondato ai sensi dei motivi che seguono, è de-
ciso dal giudice in qualità di giudice unico, con l’approvazione di una se-
conda giudice (art. 111 lett. e LAsi) e la decisione è motivata soltanto som-
mariamente (art. 111a cpv. 2 LAsi). Altresì, ai sensi dell’art. 111a cpv. 1
LAsi, il Tribunale rinuncia allo scambio di scritti.
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4.
Con ricorso al Tribunale possono essere invocati, in materia d’asilo, la vio-
lazione del diritto federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti
giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi; cfr. DTAF 2014/26 consid. 5)
e, in materia di diritto degli stranieri, pure l’inadeguatezza ai sensi
dell’art. 49 PA (cfr. DTAF 2014/26 consid. 5). Il Tribunale non è vincolato né
dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4 PA), né dalle considerazioni giuridiche della
decisione impugnata, né dalle argomentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1
consid. 2). Altresì, si rileva che il Tribunale, adito con un ricorso contro una
decisione di non entrata nel merito di una domanda d’asilo, si limita ad
esaminare la fondatezza di una tale decisione (cfr. DTAF 2012/4
consid. 2.2; 2009/54 consid. 1.3.3; 2007/8 consid. 5).
5.
5.1. Giusta l’art. 31a cpv. 1 lett. a LAsi, di norma non si entra nel merito
della domanda di asilo se il richiedente può ritornare in uno Stato terzo
sicuro secondo l’art. 6a cpv. 2 lett. b LAsi nel quale aveva soggiornato pre-
cedentemente. Si tratta di Paesi nei quali il Consiglio federale ritiene vi sia
un effettivo rispetto del principio di “non-refoulement” ai sensi dell’art. 5
cpv. 1 LAsi. Si presuppone inoltre, che tale Stato abbia garantito la riam-
missione del richiedente nei confronti delle autorità svizzere preposte
all’asilo. Senza tale garanzia, l’allontanamento verso lo Stato terzo non può
infatti essere eseguito e dunque è inutile (cfr. FF 2002 6087, 6125). Il Con-
siglio federale ha effettivamente inserito, il 14 dicembre 2007, la Grecia,
come anche altri Paesi dell’Unione europea (UE) e dall’Associazione euro-
pea di libero scambio (AELS), nel novero degli Stati terzi sicuri ai sensi
dell’art. 6a cpv. 2 lett. b LAsi, per i quali esiste una presunzione di rispetto
del principio di “non-refoulement” (art. 5 cpv. 1 LAsi).
5.2. Nella presente disamina, dagli atti processuali risulta che al ricorrente,
il (...), è stata riconosciuta la protezione sussidiaria in Grecia dall’autorità
d’appello ellenica preposta, che ha accolto il suo ricorso in tal senso inol-
trato il (...). Altresì, le autorità greche, in data
(...), hanno dichiarato di accettare la riammissione dell’interessato sul pro-
prio territorio (cfr. atti SEM n. 26/1 e n. 27/1). Sulla base delle precitate
considerazioni, non può essere dato alcun seguito agli asseriti dubbi pa-
ventati dall’interessato circa il suo ottenimento della protezione internazio-
nale in Grecia. Invero, sulla base delle risultanze processuali e delle evi-
denze sopra citate, la stessa è stata incontestabilmente ottenuta, e le di-
chiarazioni contrarie del ricorrente non sono atte a scalfire tale dato di fatto.
Peraltro, gli asserti che porrebbero in discussione l’ottenimento della pro-
tezione sussidiaria, sono stati presentati unicamente con il ricorso, quando
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Pagina 9
l’interessato avrebbe avuto ampio spazio di riferirli già nei suoi diversi scritti
nel corso della procedura dinanzi all’autorità inferiore. Tale procedere, rav-
visa un comportamento al limite della buona fede ed in violazione del suo
obbligo di collaborare (art. 13 PA ed art. 8 LAsi) che limita il principio inqui-
sitorio dell’autorità di cui si prevale il ricorrente (cfr.
CHRISTOPH AUER, in: Auer/Müller/Schindler [ed.], Kommentar zum Bun-
desgesetz über das Verwaltungsverfahren VwVG, 2a ed. 2019, ad art. 12
PA, n. 8, pag. 192 seg.). Egli non ha inoltre né allegato né è stato in misura
di fornire elementi concreti e dettagliati atti a ritenere che la Grecia rischie-
rebbe di allontanarlo verso l’Afghanistan disattendendo il principio di non
respingimento. Alla luce di tali elementi, neppure è ravvisabile alcuna vio-
lazione del principio inquisitorio (art. 6 LAsi in relazione con l’art. 12 PA,
art. 106 cpv. 1 lett. b LAsi) da parte della SEM o che la medesima autorità
dovrebbe procedere ad ulteriori accertamenti in merito, in quanto si è
preoccupata di ottenere le informazioni e le relative garanzie di riammis-
sione da parte greca e non vi sono in tal senso carenze nell’accertamento
dei fatti del caso di specie.
5.3.
Di conseguenza, le condizioni dell’art. 31a cpv. 1 lett. a LAsi risultano in-
contestabilmente soddisfatte ed è a giusto titolo che la SEM non è entrata
nel merito della domanda d’asilo.
6.
6.1. Se respinge la domanda d’asilo o non entra nel merito, la SEM pro-
nuncia, di norma, l’allontanamento dalla Svizzera e ne ordina l’esecuzione;
tiene però conto del principio dell’unità della famiglia (art. 44 LAsi).
Il principio dell’unità della famiglia, sancito dall’art. 44 LAsi è di portata più
estesa rispetto all’art. 8 CEDU (cfr. sentenza del Tribunale D-6528/2014
del 10 marzo 2015 consid. 4.3).
6.2. Nella presente disamina vi è luogo di rinviare alle considerazioni espo-
ste qui di seguito (cfr. consid. 8.3), secondo le quali, l’interessato non ha
reso verosimile di avere una relazione stretta ed effettiva con le sorelle.
Pertanto, posto che nessuna eccezione alla regola generale della pronun-
cia dell’allontanamento sia adempiuta (art. 14 cpv. 1 e 2 LAsi e
art. 32 dell’ordinanza 1 sull’asilo relativa a questioni procedurali
dell’11 agosto 1999 [OAsi 1, RS 142.311] in combinato disposto con
l’art. 44 LAsi; cfr. DTAF 2013/37 consid. 4.4; 2009/50 consid. 9), il Tribu-
nale è tenuto a confermare tale misura.
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Pagina 10
7.
L’esecuzione dell’allontanamento è regolamentata, per rinvio dell’art. 44
LAsi, dall’art. 83 della legge federale sugli stranieri e la loro integrazione
(LStrI, RS 142.20). Giusta la precitata norma, l’esecuzione dell’allontana-
mento deve essere possibile (art. 83 cpv. 2 LStrI), ammissibile (art. 83
cpv. 3 LStrI) e ragionevolmente esigibile (art. 83 cpv. 4 LStrI). In caso di
non adempimento d’una di queste condizioni, la SEM dispone l’ammis-
sione provvisoria (art. 83 cpv. 1 e 7 LStrI).
8.
8.1. A norma dell’art. 83 cpv. 3 LStrI, l’esecuzione dell’allontanamento non
è ammissibile quando comporta una violazione degli impegni di diritto in-
ternazionale pubblico della Svizzera. Detta norma non si esaurisce nella
massima del divieto di respingimento. Anche altri impegni di diritto interna-
zionale possono risultare ostativi all’esecuzione del rimpatrio, in particolare
l’art. 3 CEDU o l’art. 3 della Convenzione contro la tortura ed altre pene o
trattamenti crudeli, inumani o degradanti del 10 dicembre 1984 (Conv. tor-
tura, RS 0.105). La CorteEDU ha più volte ribadito che la sola possibilità di
subire dei maltrattamenti dovuta a una situazione di insicurezza generale
o di violenza generale nel Paese di destinazione non è sufficiente per rite-
nere una violazione dell’art. 3 CEDU. Spetta infatti all’interessato provare
o rendere verosimile l’esistenza di seri motivi che permettano di ritenere
che egli correrà un reale rischio (“real risk”) di essere sottoposto, nel Paese
verso il quale sarà allontanato, a trattamenti contrari a detti articoli (cfr.
DTAF 2013/27 consid. 8.2 e relativi riferimenti).
Inoltre, giusta l’art. 6a cpv. 2 lett. b LAsi, il ricorrente è rinviato in uno Stato
terzo designato come sicuro da parte del Consiglio federale, ossia uno
Stato nel quale vi è una presunzione di rispetto del principio di non respin-
gimento ai sensi dell’art. 5 cpv. 1 LAsi così come del principio del divieto
della tortura sancito dall’art. 3 CEDU e dall’art. 3 Conv. tortura (cfr. FANNY
MATTHEY, in: Cesla Amarelle/Minh Son Nguyen, Code annoté de droit des
migrations, LAsi, 2015, n. 12 ad art. 6a LAsi). Appartiene quindi all’interes-
sato sovvertire tale presunzione. A tal fine, egli deve presentare seri indizi
che le autorità dello Stato in questione violino il diritto internazionale nel
caso specifico, non gli concedano la necessaria protezione o lo espongano
a condizioni di vita disumane, o che si trovi in una situazione di emergenza
esistenziale nello Stato in questione a causa di circostanze individuali di
natura sociale, economica o sanitaria (cfr. tra le tante: sentenze del Tribu-
nale D-2404/2020 del 18 maggio 2020 consid. 8.1; D-561/2020 del
18 febbraio 2020 consid. 8.1 e D-6742/2019 del 7 gennaio 2020
consid. 8.4).
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Pagina 11
8.2.
8.2.1. Passando dapprima alla situazione generale della Grecia, il Tribu-
nale ha già a più riprese ritenuto che per quanto riguarda l’ammissione
dell’esecuzione dell’allontanamento verso la Grecia vengono riconosciuti
degli ostacoli all’esecuzione dell’allontanamento unicamente a condizioni
molto severe. Si può infatti partire dal presupposto che essendo la Grecia
firmataria della CEDU, della Conv. tortura e della Convenzione sullo statuto
dei rifugiati (RS 0.142.30, di seguito: Conv. rifugiati), in principio rispetta i
suoi obblighi di diritto internazionale (cfr. la sentenza del Tribunale
D-559/2020 del 13 febbraio 2020 consid. 8.2, pubblicata come sentenza di
riferimento). Il Tribunale non ignora le informazioni risultanti dai rapporti di
numerose organizzazioni e la giurisprudenza della CorteEDU ai quali il ri-
corrente si riferisce sia nel gravame che precedentemente, per quanto con-
cerne la situazione di accoglienza dei richiedenti l’asilo, così come dei rifu-
giati e più specificatamente dei beneficiari di protezione sussidiaria in Gre-
cia. Invero, dalle informazioni a disposizione di questo Tribunale, risulta
che i beneficiari della protezione sussidiaria, così come i rifugiati, corrono
un rischio di vivere in condizioni precarie, a seconda dei casi, comparabili
alle situazioni dei richiedenti. Tuttavia, nonostante il rischio di vivere in con-
dizioni precarie, non risulta da fonti affidabili e concordi che la Grecia abbia
adottato una pratica di discriminazione sistematica – rispetto ai suoi citta-
dini – verso i beneficiari dello statuto di rifugiato o della protezione sussi-
diaria, nell’accesso all’occupazione, all’assistenza sociale, all’assistenza
sanitaria, all’istruzione o all’alloggio (cfr. sentenza di riferimento del Tribu-
nale D-559/2020 consid. 8.2). Altresì, i beneficiari di protezione possono
pure contare sulle garanzie derivanti dalla direttiva qualifica. Gli obblighi
della Grecia, derivanti dal diritto europeo, nei confronti dei beneficiari di
protezione costituiscono la non discriminazione nell’accesso all’occupa-
zione, all’istruzione, all’assistenza sociale, all’assistenza sanitaria, all’ac-
cesso all’alloggio e agli strumenti di integrazione (cfr. capo VII [contenuto
della protezione internazionale] della direttiva qualifica). Il Tribunale, in una
recente sentenza, ha inoltre specificato che malgrado la cessazione delle
prestazioni di assistenza finanziaria nonché in materia d’alloggio introdotte
con la riforma legislativa dell’11 marzo 2020, non vi sono sufficienti motivi
per ritenere che la Grecia violerà in futuro i suoi obblighi di diritto interna-
zionale (cfr. sentenza del Tribunale D-2160/2020 del 6 maggio 2020
consid. 7.2; cfr. anche nello stesso senso la sentenza del Tribunale
D-2404/2020 del 18 maggio 2020 consid. 8.2).
8.2.2. Nel caso in parola, per quanto concerne le asserite serie difficoltà
che egli riscontrerebbe in Grecia a causa della situazione vigente in caso
di un suo rinvio, ciò che sarebbe provato anche dal fatto che egli sarebbe
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rimasto senza alcun alloggio per due mesi, tali allegazioni non risultano
essere state sufficientemente dettagliate e circostanziate. Non si ravvisa
difatti nelle stesse alcun elemento che porti a concludere che, anche in
caso di un suo rinvio, egli si troverebbe (nuovamente) in una situazione di
precarietà. In aggiunta, non risulta che l’insorgente si sia mai rivolto alle
autorità elleniche e/o abbia adito le vie legali alfine di far valere i propri diritti
oppure un’eventuale violazione degli stessi, malgrado fosse e sia compito
suo rivolgersi alle predette per eventuali omissioni e/o presunte violazioni.
8.2.3. In conclusione, il Tribunale ritiene quindi che, né le difficili condizioni
di vita in Grecia, come neppure gli elementi presenti agli atti, lascino pre-
sagire dei motivi umanitari estremamente convincenti contro il trasferi-
mento, tali da ritenere che lo stesso costituirebbe un trattamento contrario
all’art. 3 CEDU o all’art. 4 CartaUE, o che lo stesso sia confrontato con una
situazione di emergenza di carattere esistenziale.
8.3. Occorre ora determinare se, come sostenuto dal ricorrente nel gra-
vame, l’esecuzione dell’allontanamento sia compatibile con l’art. 8 CEDU.
8.3.1. Per poter invocare il diritto al rispetto della vita famigliare ex
art. 8 CEDU, lo straniero non soltanto deve provare la presenza di una re-
lazione stretta ed effettiva con una persona della sua famiglia, ma pure che
quest’ultima abbia un diritto di presenza assicurato o duraturo in Svizzera
(cfr. DTF 135 I 143 consid. 1.3.1 e giurisprudenza ivi citata), nonché che
all’interessato non è possibile, rispettivamente non sarebbe ragionevole,
proseguire la sua vita famigliare altrove (cfr. DTF 143 I 21 consid. 5.1
seg.; 139 I 330 consid. 2.1 con riferimenti). Di regola, l’applicazione
dell’art. 8 CEDU non è limitata unicamente alla famiglia nucleare, ma com-
prende anche le relazioni con i famigliari che possono svolgere un ruolo
importante, ovvero come riconosciuto anche dalla giurisprudenza della
CorteEDU, segnatamente tra nipoti e nonni, tra zii e zie, così come tra cu-
gini e tra fratelli e sorelle. Ciò può essere il caso allorché un adulto prende
il posto dei genitori per la cura e l’assistenza di un fratello o sorella. La
dipendenza interpersonale può risultare a prescindere dall’età, ossia per i
bisogni di cure o d’assistenza particolari così come succede nel caso di
invalidità fisiche o mentali o di gravi malattie (cfr. DTF 120 Ib 257
consid. 1d seg. con ulteriori riferimenti citati). Tuttavia, uno straniero mag-
giorenne, può prevalersi di tale disposizione soltanto se si trova in uno stato
di dipendenza particolare in rapporto a dei membri famigliari residenti in
Svizzera, in ragione, ad esempio di un’invalidità fisica o mentale o di una
grave malattia (cfr. DTF 129 II 11 consid. 2 con giurisprudenza ivi citata;
sentenze del TF 2D.5/2015 del 27 gennaio 2015 consid. 3.2;
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2C.1045/2014 del 26 giugno 2015 consid. 1.1.3 con riferimenti). I segni in-
dicatori di una relazione stretta ed effettiva, sono segnatamente il fatto di
coabitare, la dipendenza finanziaria, dei legami famigliari particolarmente
stretti e dei contatti regolari (cfr. DTF 135 I 143 consid. 3.1; sentenza
2C.1045/2014 consid. 1.1.2).
8.3.2. Ora, nel caso in parola, e malgrado le sorelle del ricorrente deten-
gano un permesso (...), tuttavia la relazione che il medesimo intrattiene
con le stesse, non appare essere in specie di particolare intensità e dipen-
denza in rapporto alle sorelle. Invero, nei confronti di D._, sorella
che sarebbe divenuta (...) a seguito dell’evento traumatico sopraggiunto il
(...), malgrado dalle sue asserzioni e dai documenti prodotti in corso di
procedura si evinca in particolare come, la presenza del ricorrente sarebbe
indispensabile per il mantenimento dell’equilibrio psichico della succitata
(cfr. in particolare l’attestazione medica del (...), atto SEM n. 36/3); tuttavia,
di fatto, aldilà di generiche affermazioni circa tale importanza, anche per
l’evoluzione positiva del suo stato di salute e la sua rieducazione (cfr. atto
SEM n. 35/3), non viene in alcun modo dettagliato in quale misura e come
il ricorrente si prenderebbe cura della medesima. Appare peraltro dagli atti
stessi, come rettamente segnalato dall’autorità inferiore nella decisione av-
versata, che D._ abbia avuto un lungo percorso ospedaliero, non-
ché rieducativo che attualmente starebbe proseguendo presso l’(...) di
H._ a I._ (cfr. atto SEM n. 35/3), oltreché essere in attesa di
un posto presso il (...) (cfr. atto SEM n. 36/3). Tale percorso di cura e di
riabilitazione, è stato pertanto portato avanti dalla sorella e lo sarà in futuro,
anche senza l’aiuto del fratello. Per quanto attiene invece la sorella minore
dell’insorgente, E._, soltanto con il ricorso l’insorgente ha allegato
che la sua presenza in Svizzera comporterebbe dei benefici dal profilo
mentale, nonché di sviluppo e di buona integrazione, per la sorella. Già tale
procedere, di allegazioni e mezzo di prova (peraltro datato prima dell’emis-
sione della decisione avversata) che potevano essere addotti rispettiva-
mente prodotto in precedenza, senza alcuna motivazione in merito, appare
essere un elemento che mina fortemente la credibilità di tale supposta re-
lazione stretta. Inoltre, le allegazioni ricorsuali, anche in relazione al certi-
ficato medico del (...) prodotto in tale contesto, non risultano contenere
degli elementi particolarmente convincenti a sostegno di una relazione
stretta ed effettiva tra il ricorrente e la sorella minore come previsto dalla
giurisprudenza summenzionata. Si ravvisa infatti nella presente fattispecie
una relazione di comune vicinanza tra fratelli, con asserite telefonate del
ricorrente nel corso degli ultimi (...) anni alle sorelle e la nostalgia reciproca
nutrita, come pure la contentezza ed il sollievo provato all’arrivo del fratello
in Svizzera, che però non risultano essere degli elementi a favore di una
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conclusione differente da quella di cui all’impugnata decisione. Il rientro del
ricorrente in Grecia, non comporterebbe peraltro l’interruzione di ogni le-
game con le sorelle, bensì rimarrebbero possibili contatti telefonici – già
dichiarati esserci stati anche in passato allorché l’interessato si trovava in
Grecia – (o via Skype) e tramite messaggi elettronici, nonché visite grazie
a brevi soggiorni. Per il resto, onde evitare delle inutili ripetizioni, si rimanda
all’argomentazione esposta in merito nella decisione impugnata (cfr. p.to
II, pag. 6 seg.), la quale risulta essere sufficientemente dettagliata e com-
pleta (art. 109 cpv. 3 LTF su rinvio dell’art. 37 LTAF e 4 PA).
8.3.3. Visto tutto quanto precede, neppure l’art. 8 CEDU, risulta essere
ostativo all’esecuzione dell’allontanamento dell’interessato.
8.4. L’esecuzione dell’allontanamento dell’interessato in Grecia è quindi
ammissibile sia ai sensi delle norme di diritto internazionale pubblico, sia
della LAsi (art. 83 cpv. 3 LStrI in relazione con l’art. 44 LAsi).
9.
Giusta l’art. 83 cpv. 4 LStrI, l’esecuzione dell’allontanamento non può es-
sere ragionevolmente esigibile qualora, nello Stato d’origine o di prove-
nienza, lo straniero venisse a trovarsi concretamente in pericolo in seguito
a situazioni quali guerra, guerra civile, violenza generalizzata o emergenza
medica. Ai sensi dell’art. 83 cpv. 5 LStrI, l’esecuzione dell’allontanamento
verso i paesi UE/AELS è da ritenersi di principio esigibile e tale presun-
zione legale può essere sovvertita solo se l’interessato rende verosimile
che, per delle ragioni personali, il suo rinvio non può essere ritenuto ragio-
nevolmente esigibile (cfr. sentenza di riferimento del Tribunale
D-559/2020 consid. 9).
Nel caso in disamina, l’insorgente non è però riuscito in tale intento. Le
difficili condizioni di esistenza – peraltro questione già trattata sotto
l’aspetto dell’ammissibilità – così come il suo stato valetudinario, non sono
in specie sufficienti per ritenere inesigibile l’esecuzione dell’allontana-
mento. Segnatamente, nella misura in cui il ricorrente fa riferimento alle
precarie condizioni di vita dei migranti in Grecia, ed in particolare ai bene-
ficiari dello statuto di protezione internazionale, questo Tribunale ha anche
recentemente ribadito nella sua sentenza di riferimento D-559/2020 (cfr.
consid. 9.1), che il sistema di assistenza sociale greco presenta delle criti-
cità non soltanto per i richiedenti asilo, ma bensì anche per le persone
beneficiarie di protezione (cfr. sentenze della Corte EDU, Saidoun contro
Grecia, 40083/07 e Fawsie contro Grecia, 40080/07, entrambe del
28 ottobre 2010). Le irregolarità nell’accesso ad alloggi a basso costo o al
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mercato del lavoro nel contesto della crisi economica in corso, le limitate
prestazioni assistenziali fornite dallo Stato o la discriminazione contro i cit-
tadini greci nell’accesso ai servizi di sostegno statale, anche nel settore
dell’assistenza sanitaria, sono citati anche nei vari rapporti menzionati nel
ricorso (di [...], [...] e [...]). Nonostante queste critiche, va notato che la
Grecia è vincolata dalla direttiva qualifica. È quindi responsabilità dell’in-
sorgente rivendicare i diritti che gli spettano direttamente presso le autorità
greche. Anche se le condizioni di vita in Grecia non sono facili a causa
della situazione economica prevalente, non ci sono indicazioni che l’inte-
ressato verrebbe esposto ad un’emergenza esistenziale in caso di ritorno
in Grecia. Tali criticità del sistema sociale ed economico greci, non risul-
tano difatti ostative, di per sé sole, all’esigibilità dell’esecuzione dell’allon-
tanamento.
In relazione ai problemi di salute gli stessi risultano rilevanti in ambito di
esigibilità, solo se le cure, reputate essenziali per un’esistenza conforme
alla dignità umana, non sarebbero ottenibili a seguito dell’allontanamento
(cfr. DTAF 2011/50 consid. 8.3; DTAF 2009/2 consid. 9.3.2; GICRA 2003
n. 24 consid. 5b). Ciò non risulta essere il caso nella presente disamina,
dato che il ricorrente non ha allegato di soffrire di problematiche particolari,
visto quanto ritenuto sopra alla lett. L e quanto desumibile dagli atti di
causa.
L’esecuzione dell’allontanamento, risulta pertanto essere ragionevolmente
esigibile (art. 83 cpv. 4 LStrI in combinato disposto con l’art. 44 LAsi).
10.
In ultima analisi, nemmeno risultano esserci degli impedimenti sotto
l’aspetto della possibilità dell’esecuzione dell’allontanamento (art. 83 cpv. 2
LStrI in relazione con l’art. 44 LAsi), ritenuto che le autorità elleniche hanno
dato il loro benestare alla riammissione del ricorrente e che la pandemia di
Coronavirus attuale, non conduce all’impossibilità della stessa (cfr. nello
stesso senso a titolo esemplificativo la sentenza D-2160/2020 del
6 maggio 2020 consid. 9).
11.
Ne discende che, anche in materia di allontanamento e relativa esecu-
zione, il gravame va disatteso e la querelata decisione confermata.
12.
In conclusione, con la decisione impugnata, la SEM non ha violato il diritto
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federale né abusato del suo potere d’apprezzamento ed inoltre non ha ac-
certato in modo inesatto o incompleto i fatti giuridicamente rilevanti
(art. 106 cpv. 1 LAsi). Altresì, per quanto censurabile, la decisione non è
inadeguata (art. 49 PA). Il ricorso va conseguentemente respinto.
13.
Avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, le domande volte d’un
canto all’ottenimento dell’autorizzazione ad attendere la fine della proce-
dura d’asilo in Svizzera e d’altro canto all’esenzione dal versamento di un
anticipo equivalente alle presunte spese processuali, sono divenute senza
oggetto.
14.
Infine, ritenute le allegazioni ricorsuali sprovviste di probabilità di esito fa-
vorevole, la domanda tendente all’assistenza giudiziaria, nel senso della
dispensa dal pagamento delle spese processuali (art. 65 cpv. 1 PA), è re-
spinta. Pertanto, le spese processuali di CHF 750.–, che seguono la soc-
combenza, sono poste a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1 e 5 PA nonché
art. 3 lett. b del regolamento sulle tasse e sulle spese ripetibili nelle cause
dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 febbraio 2008 [TS-TAF,
RS 173.320.2]).
15.
La presente decisione non concerne una persona contro la quale è pen-
dente una domanda d’estradizione presentata dallo Stato che ha abbon-
donato in cerca di protezione, per il che non può essere impugnata con
ricorso di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 lett. d cifra 1
LTF). La pronuncia è quindi definitiva.
(dispositivo alla pagina seguente)
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il Tribunale amministrativo federale pronuncia:
1.
Il ricorso è respinto.
2.
La domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa dal versa-
mento delle spese processuali, è respinta.
3.
Le spese processuali, di CHF 750.–, sono poste a carico del ricorrente.
Tale ammontare deve essere versato alla cassa del Tribunale amministra-
tivo federale, entro un termine di 30 giorni dalla spedizione della presente
sentenza.
4.
Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all’autorità canto-
nale competente.
Il giudice unico: La cancelliera:
Daniele Cattaneo Alissa Vallenari