Decision ID: 24dc1665-f168-4aa7-87c5-58007f8e6a89
Year: 2022
Language: it
Court: CH_BVGE
Chamber: CH_BVGE_001
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: 

Visto
le domande d’asilo che A._ insieme alla figlia minorenne
B._, hanno presentato in Svizzera il 15 ottobre 2022,
le visite mediche del 19 ottobre 2022 e del 20 ottobre 2022,
i mezzi di prova versati agli atti in corso di procedura,
l'estratto dalla banca dati dattiloscopica «EURODAC» del 20 ottobre 2022,
da cui si evince che le richiedenti l’asilo avevano già depositato una do-
manda d'asilo in Croazia il (...) settembre 2022,
la richiesta di ripresa in carico delle richiedenti del 21 ottobre 2022 presen-
tata dalla Segreteria di Stato della migrazione (di seguito: SEM) alle com-
petenti autorità croate,
le procure conferite dalle interessate in data 21 ottobre 2022 alla rappre-
sentanza legale assegnatagli,
il verbale del 2 novembre 2022 del colloquio personale conformemente
all'art. 5 Regolamento (UE) n. 604/2013 del Parlamento europeo e del
Consiglio del 26 giugno 2013 che stabilisce i criteri e i meccanismi di de-
terminazione dello Stato membro competente per l'esame di una domanda
di protezione internazionale presentata in uno degli Stati membri da un cit-
tadino di un paese terzo o da un apolide (rifusione; Gazzetta ufficiale dell'U-
nione europea [GU] L 180/31 del 29 giugno 2013; di seguito: Regolamento
Dublino III),
l'accettazione del 4 novembre 2022 delle autorità croate della richiesta di
ripresa in carico, in applicazione dell’art. 20 par. 5 Regolamento Dublino III,
la decisione della SEM dell'8 novembre 2022, notificata il 10 novem-
bre 2022, mediante la quale detta autorità non è entrata nel merito della
domanda d'asilo ai sensi dell'art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi ed ha pronunciato
il trasferimento delle interessate verso la Croazia,
il ricorso del 17 novembre 2022 (cfr. timbro del plico raccomandato; data
d'entrata: 18 novembre 2022) inoltrato dinanzi al Tribunale amministrativo
federale (di seguito: il Tribunale) contro la menzionata decisione della SEM
con il quale le ricorrenti hanno concluso, preliminarmente alla sospensione
D-5273/2022
Pagina 3
in via supercautelare dell’esecuzione della decisione e alla concessione
dell’effetto sospensivo; in via principale all’annullamento della precitata de-
cisione e la restituzione degli atti all’autorità inferiore affinché questa effet-
tui l’esame nazionale della domanda d’asilo; in subordine, alla restituzione
degli atti all’autorità inferiore per complemento istruttorio; altresì le insor-
genti hanno presentato una domanda di assistenza giudiziaria, nel senso
della dispensa dal versamento delle spese di giustizia e del relativo anticipo
con protestate tasse e spese,
le fotografie della ricorrente in seguito al pestaggio subito nel Paese di ori-
gine allegate al ricorso,
la sospensione, in via supercautelare, dell'esecuzione dell'allontanamento
del 18 novembre 2022,

e considerato
che le procedure in materia d'asilo sono rette dalla legge federale sulla
procedura amministrativa del 20 dicembre 1968 (PA, RS 172.021), dalla
legge sul Tribunale amministrativo federale del 17 giugno 2005 (LTAF,
RS 173.32) e dalla legge sul Tribunale federale del 17 giugno 2005 (LTF,
RS 173.110), in quanto la LAsi non preveda altrimenti (art. 6 LAsi),
che presentato tempestivamente (art. 108 cpv. 3 LAsi) contro una deci-
sione in materia di asilo della SEM (art. 6 e 105 LAsi; art. 31‒33 LTAF), il
ricorso è di principio ammissibile sotto il profilo degli art. 5, 48 cpv. 1 lett. a‒
c e art. 52 PA,
che occorre pertanto entrare nel merito del ricorso,
che i ricorsi manifestamente infondati, ai sensi dei motivi che seguono,
sono decisi in procedura semplificata (art. 111a LAsi) dalla giudice unica,
con l'approvazione di un secondo giudice (art. 111 lett. e LAsi) e la deci-
sione è motivata soltanto sommariamente (art. 111a cpv. 2 LAsi),
che giusta l'art. 111a cpv. 1 LAsi, il Tribunale rinuncia allo scambio di scritti,
che nel corso del colloquio Dublino l’interessata ha confermato di aver do-
mandato asilo in Croazia il (...) settembre 2022 e di aver alloggiato per
circa 6-7 giorni assieme alla figlia in un centro per rifugiati; che di seguito
sarebbero transitate in C._, dove la polizia le avrebbe fermate e le
D-5273/2022
Pagina 4
avrebbe preso le impronte digitali; che in seguito sarebbero venute in Sviz-
zera per chiedere asilo in data (...) ottobre 2022,
che dipoi, posta di fronte alla possibile competenza della Croazia per l’ana-
lisi della sua domanda d’asilo, l’interessata ha dichiarato di non voler es-
sere rinviata in Croazia perché lì (...) entrerebbero senza visto e la porte-
rebbero via con la forza, pertanto ella temerebbe di venir trovata e uccisa,
che per quanto concerne i motivi che si opporrebbe difronte a un ritorno in
Croazia della figlia, la ricorrente ha affermato che in tale Paese non sa-
rebbe per lei possibile studiare; che inoltre, sul suolo croato vi sarebbero
state molte famiglie (...) e quando la minore sarebbe stata fuori a giocare
l’avrebbero seguita e le avrebbero detto di rientrare nel Centro, visto che
in (...) una ragazza non avrebbe l’autorizzazione per uscire da sola,
che nella querelata decisione l'autorità inferiore, ha innanzitutto constatato
la competenza della Croazia per il prosieguo della procedura; che in parti-
colare la SEM ha puntualizzato come i motivi personali fatti valere dall’in-
teressata, ossia la possibilità di studio per la figlia, non possono essere
presi in considerazione; che in seguito, è stata esclusa la sussistenza nello
Stato di destinazione di carenze sistemiche ai sensi dell'art. 3 par. 2 Rego-
lamento Dublino III o di un rischio di trattamenti contrari all'art. 3 della Con-
venzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamen-
tali del 4 novembre 1950 (CEDU, RS 0.101) o di violazione del principio del
divieto di respingimento; che inoltre, non sussisterebbero motivi che obbli-
gherebbero la Svizzera ad esaminare la domanda d'asilo giusta l'art. 16
par. 1 Regolamento Dublino III né che giustificherebbero l'applicazione
della clausola di sovranità ai sensi dell'art. 17 par. 1 Regolamento Dublino
III e dell'art. 29a cpv. 3 dell'Ordinanza 1 sull'asilo relativa a questioni pro-
cedurali dell'11 agosto 1999 (OAsi 1, RS 142.311); che in particolare, l’au-
torità di prima istanza ha asserito come da accertamenti a cura dell’amba-
sciata di Svizzera in Croazia sarebbe emerso che le persone vulnerabili,
come ad esempio i minorenni, beneficerebbero di un sostegno particolare
da parte delle autorità croate per quanto riguarda l’alloggio, l’assistenza, la
scolarizzazione e l’integrazione; che a dire della SEM il fatto che le interes-
sate avrebbero soggiornato una sola settimana in Croazia, non avrebbe
permesso alle autorità croate di gestire il loro caso; che infine, non vi sa-
rebbero indicazioni che le richiedenti soffrirebbero di problemi di salute la
cui gravità o specificità implicherebbe la rinuncia al loro trasferimento in
Croazia,
D-5273/2022
Pagina 5
che in sede ricorsuale, le insorgenti sottolineano innanzitutto che la SEM
avrebbe svolto un accertamento medico, soprattutto psicologico, incom-
pleto; che in particolare A._ sostiene che avrebbe spiegato di ne-
cessitare di una presa a carico psicologica a causa delle violenze subite
nel Paese d’origine; che però, non avrebbe ancora potuto beneficiare di un
consulto psichiatrico a causa dei repentini trasferimenti da un Centro fede-
rale d’asilo all’altro; che a suo dire, anche la situazione della figlia dovrebbe
essere investigata in quanto sarebbe molto nervosa e triste e avrebbe ma-
nifestato intenti suicidali; che inoltre, rileva che la SEM non avrebbe richie-
sto a Medic-Help l’eventuale esistenza di ulteriori appuntamenti medici; che
di seguito le ricorrenti rimproverano all’autorità di prima istanza di non aver
segnalato alle autorità croate le loro condizioni specifiche e di non aver
richiesto informazioni o garanzie particolari in merito all’accesso ad un
eventuale presa a carico psicologica/psichiatrica e ad un alloggio ade-
guato; che altresì, rilevano che dalle informazioni fornite dalla Croazia con
l’accettazione della richiesta di take back non si potrebbe evincere che la
loro domanda d’asilo sarà effettivamente esaminata; che dipoi le interes-
sate rimproverano alla SEM di essersi limitata a richiamare le Direttive e
convenzioni internazionali di cui lo Stato croato è firmatario senza conside-
rare in maniera individualizzata le loro allegazioni, in merito alle condizioni
durante il loro soggiorno e l’accesso alle cure mediche necessarie; che in-
fine osservano che non sarebbe nemmeno possibile escludere con cer-
tezza un possibile loro respingimento verso il loro Paese d’origine, nono-
stante vengano trasferite (...) D._; che pertanto, ritengono che la
SEM avrebbe dovuto rinunciare al trasferimento verso la Croazia adot-
tando la clausola di sovranità,
che, giusta l'art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi, di norma non si entra nel merito di
una domanda di asilo se il richiedente può partire alla volta di uno Stato
terzo cui compete, in virtù di un trattato internazionale, l'esecuzione della
procedura di asilo e allontanamento,
che, prima di applicare la precitata disposizione, la SEM esamina la com-
petenza relativa al trattamento di una domanda di asilo secondo i criteri
previsti dal Regolamento Dublino,
che, se in base a questo esame è individuato un altro Stato quale respon-
sabile per l'esame della domanda di asilo, la SEM pronuncia la non entrata
nel merito previa accettazione, espressa o tacita, di ripresa in carico del
richiedente l'asilo da parte dello Stato in questione (cfr. DTAF 2017 VI/5
consid. 6.2),
D-5273/2022
Pagina 6
che, ai sensi dell'art. 3 par. 1 Regolamento Dublino III, la domanda di pro-
tezione internazionale è esaminata da un solo Stato membro, ossia quello
individuato in base ai criteri enunciati al capo III (art. 7–15),
che nel caso di una procedura di presa in carico (inglese: take charge) ogni
criterio per la determinazione dello Stato membro competente – enumerato
al capo III – è applicabile solo se, nella gerarchia dei criteri elencati all'art. 7
par. 1 Regolamento Dublino III, quello precedente previsto dal Regola-
mento non trova applicazione nella fattispecie (principio della gerarchia dei
criteri),
che la determinazione dello Stato membro competente avviene sulla base
della situazione esistente al momento in cui il richiedente ha presentato
domanda di protezione internazionale (art. 7 par. 2 Regolamento Dublino
III),
che, contrariamente, nel caso di una procedura di ripresa in carico (inglese:
take back), di principio non viene effettuato un nuovo esame di determina-
zione dello stato membro competente secondo il capo III (cfr. DTAF 2019
VI/7 consid. 4 a 6, 2017 VI/5 consid. 6.2 e 8.2.1),
che, giusta l'art. 3 par. 2 Regolamento Dublino III, qualora sia impossibile
trasferire un richiedente verso lo Stato membro inizialmente designato
come competente in quanto si hanno fondati motivi di ritenere che sussi-
stono delle carenze sistemiche nella procedura di asilo e nelle condizioni
di accoglienza dei richiedenti, che implichino il rischio di un trattamento
inumano o degradante ai sensi dell'art. 4 CartaUE, lo Stato membro che
ha avviato la procedura di determinazione dello Stato membro competente
prosegue l'esame dei criteri di cui al capo III per verificare se un altro Stato
membro possa essere designato come competente,
che lo Stato membro nel quale è stata presentata per la prima volta la do-
manda di protezione internazionale è tenuto, alle condizioni di cui agli arti-
coli 23, 24, 25 e 29 e al fine di portare a termine il procedimento di deter-
minazione dello Stato membro competente, a riprendere in carico il richie-
dente che si trova in un altro Stato membro senza un titolo di soggiorno o
ha presentato colà una nuova domanda di protezione internazionale dopo
aver ritirato la prima domanda presentata in uno Stato membro diverso du-
rante il procedimento volto a determinare lo Stato membro competente
(art. 20 par. 5 Regolamento Dublino III),
D-5273/2022
Pagina 7
che, giusta l'art. 17 par. 1 Regolamento Dublino III («clausola di sovra-
nità»), in deroga ai criteri di competenza sopra definiti, ciascuno Stato
membro può decidere di esaminare una domanda di protezione internazio-
nale presentata da un cittadino di un paese terzo o da un apolide, anche
se tale esame non gli compete,
che, nel caso di specie, le investigazioni effettuate dalla SEM hanno rive-
lato, dopo consultazione dell'«EURODAC», che le ricorrenti hanno deposi-
tato una domanda d'asilo in Croazia il (...) settembre 2022 (cfr. atto SEM
13/1), riscontro fra l’altro confermato dalla ricorrente durante il colloquio
Dublino,
che nei termini fissati all'art. 23 par. 2 Regolamento Dublino III, la SEM ha
presentato alle autorità croate competenti una richiesta di ripresa in carico
delle interessate fondata sull'art. 18 par. 1 lett. b Regolamento Dublino III
(cfr. atto SEM 15/5),
che il 4 novembre 2022, queste autorità hanno espressamente accettato il
trasferimento delle ricorrenti verso la Croazia, in applicazione dell'art. 20
cpv. 5 Regolamento Dublino III (cfr. atto SEM 25/2),
che di conseguenza, la competenza della Croazia è di principio data,
che per il resto, il Paese in questione è legato alla CartaUE e firmatario
della CEDU, della Convenzione del 10 dicembre 1984 contro la tortura ed
altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti (Conv. tortura,
RS 0.105), della Convenzione del 28 luglio 1951 sullo statuto dei rifugiati
(Conv. rifugiati, RS 0.142.30), oltre che del relativo Protocollo aggiuntivo
del 31 gennaio 1967 (RS 0.142.301) e ne applica le disposizioni,
che, di conseguenza, il rispetto della sicurezza dei richiedenti l’asilo, in par-
ticolare il diritto alla trattazione della propria domanda secondo una proce-
dura giusta ed equa ed una protezione conforme al diritto internazionale
ed europeo, è presunto da parte dello Stato in questione (cfr. direttiva
2013/32/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013
recante procedure comuni ai fini del riconoscimento e della revoca dello
status di protezione internazionale [di seguito: direttiva procedura]; direttiva
2013/33/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013
recante norme relative all’accoglienza dei richiedenti protezione internazio-
nale [di seguito: direttiva accoglienza]; cfr. recentemente, sentenza del Tri-
bunale E-2381/2022 del 9 giugno 2022 consid. 5.3),
D-5273/2022
Pagina 8
che tale presunzione non è assoluta e può essere confutata in presenza di
violazioni sistemiche delle garanzie minime previste dall’Unione europea o
dal diritto internazionale (cfr. DTAF 2011/9 consid. 6; sentenza della Corte
europea dei diritti dell'uomo [Corte EDU] M.S.S. contro Belgio e Grecia del
21 gennaio 2011, 30696/09) oppure in presenza di indizi seri che, nel caso
concreto, le autorità di tale Stato non rispetterebbero il diritto internazionale
(cfr. DTAF 2010/45 consid. 7.4 e 7.5),
che lo scrivente Tribunale – confrontato con casi di procedura di ripresa in
carico («take back») – ha già avuto modo di evidenziare come il sistema
d’accoglienza croato – benché oggetto di diverse critiche da parte di sva-
riati enti – non sia contraddistinto da carenze sistemiche né presenti com-
provati rischi di respingimenti («push-backs»; cfr. fra le tante, sentenze del
Tribunale F-3903/2022 del 16 settembre 2022 consid. 4; F-1653/2022 del
21 aprile 2022 consid. 6.2; D-1404/2022 del 30 marzo 2022; D-735/2022
del 28 febbraio 2022 consid. 6.5.2),
che iscrivendosi in tale contesto, né i rapporti richiamati con l’impugnativa
così come neppure le allegazioni ricorsuali permettono di sovvertire la sue-
sposta presunzione,
che di conseguenza, l’applicazione dell’art. 3 par. 2 2a frase Regolamento
Dublino III non si giustifica nel caso di specie,
che ai sensi dell'art. 29a cpv. 3 OAsi 1, disposizione che concretizza in di-
ritto interno svizzero la clausola di sovranità (art. 17 par. 1 Regolamento
Dublino III), se «motivi umanitari» lo giustificano, la SEM può entrare nel
merito della domanda anche qualora giusta il Regolamento Dublino III un
altro Stato sarebbe competente per il trattamento della stessa,
che la SEM, nell'applicazione dell'art. 29a cpv. 3 OAsi 1, dispone di potere
di apprezzamento (cfr. DTAF 2015/9 consid. 7 seg.); che tuttavia, se il tra-
sferimento del richiedente nel paese di destinazione contravviene ad una
norma imperativa del diritto internazionale, tra cui quelle della CEDU, l'au-
torità inferiore è obbligata ad applicare la clausola di sovranità e ad entrare
nel merito della domanda d'asilo ed il Tribunale dispone di potere di con-
trollo al riguardo (cfr. DTAF 2015/9 consid. 8.2.1),
che le ricorrenti non hanno dimostrato che lo Stato di destinazione non sia
intenzionato a riprenderle in carico ed a portare a termine la procedura
relativa alla loro domanda di protezione in violazione della direttiva proce-
dura,
D-5273/2022
Pagina 9
che la Croazia ha infatti, nella sua accettazione del 4 novembre 2022, da
una parte confermato che la ricorrente, assieme alla figlia minorenne, ha
depositato una domanda di protezione in tale Stato («The person lodged a
formal application for international protection on [...]/10/2022. She left the
Reception Centre on [...]/10//2022 before the interview»), mentre dall'altra,
ha accettato di continuare l'esame della procedura in accordo con la sum-
menzionata direttiva, in particolare si è impegnata a continuare la determi-
nazione della responsabilità per il trattamento della domanda di protezione
dell'insorgente («to continue to determine responsibility for the above men-
tioned person») (cfr. atto SEM 25/2),
che inoltre, le ricorrenti non hanno apportato qualsivoglia indizio serio e
concreto suscettibile di dimostrare che lo Stato di destinazione non rispet-
terebbe il principio del divieto di respingimento e, dunque, verrebbe meno
nell'ossequio dei suoi obblighi internazionali, riviandole in un paese dove
la loro vita, integrità corporale o libertà sarebbero seriamente minacciate o
da dove rischierebbero di essere respinte in un tale paese,
che in seguito, agli atti non figurano elementi tali da indurre a concludere
che un trasferimento nello Stato in questione esporrebbe le ricorrenti al
rischio di essere private del sostentamento minimo e di subire delle condi-
zioni di vita indegna in violazione della direttiva accoglienza,
con la loro impugnativa, le insorgenti allegano uno stato di salute precario,
necessitante maggiori esami clinici soprattutto dal punto di vista psicolo-
gico/psichiatrico,
che in proposito, v’è anzitutto da ricordare che il respingimento forzato di
persone che soffrono di problematiche mediche, costituisce una violazione
dell’art. 3 CEDU unicamente in casi eccezionali; che ciò risulta essere il
caso segnatamente laddove la malattia dell’interessato si trovi in uno sta-
dio a tal punto avanzato o terminale da lasciar presupporre che, a seguito
del trasferimento, la sua morte appaia come una prospettiva prossima
(cfr. sentenza della CorteEDU N. contro Regno Unito del 27 maggio 2008,
26565/05; DTAF 2011/9 consid. 7.1),
che una violazione dell’art. 3 CEDU può, però, anche sussistere qualora vi
siano dei seri motivi di ritenere che la persona, in assenza di trattamenti
medici adeguati nello Stato di destinazione, sarà confrontata ad un reale
rischio di un grave, rapido ed irreversibile peggioramento delle condizioni
di salute comportante delle intense sofferenze o una significativa riduzione
D-5273/2022
Pagina 10
della speranza di vita (cfr. sentenza della CorteEDU Paposhvili contro Bel-
gio del 13 dicembre 2016, 41738/10, §181 segg.),
che essendo decisivo e visto quanto eccepito in tal senso, occorre a questo
punto chiedersi, da una parte se l’accertamento dei fatti operato dall’auto-
rità inferiore quanto alle affezioni di cui soffrono le ricorrenti sia stato o
meno esaustivo e corretto, e dall’altra se quest’ultimo rientri o meno nelle
casistiche testé enucleate,
che alla luce dell’applicazione del principio inquisitorio l’autorità compe-
tente deve infatti procedere d’ufficio all’accertamento esatto e completo dei
fatti giuridicamente rilevanti (cfr. DTAF 2019 I/6 consid. 5.1),
che nel caso in narrativa non appare però che la SEM sia venuta meno agli
obblighi che le si impongono in virtù di tale massima,
che la ricorrente in sede di colloquio Dublino ha dichiarato di soffrire spesso
di mal di testa da quando sarebbe stata picchiata da persone (...) nel suo
Paese; che invece la figlia sarebbe molto nervosa,
che dall’esame dell’incarto, la SEM ha costatato che agli atti risulterebbero
unicamente due documenti medici; che nello specifico, dalla lettera di di-
missione della ragazza dal pronto soccorso pediatrico del 19 ottobre 2022
viene esclusa un’infezione da (...) e si apprende che ella soffrirebbe di (...)
(cfr. atto SEM 11/1); che parimenti, dal referto medico del 20 ottobre 2022
della madre viene esclusa un’infezione di (...) (cfr. atto SEM 18/3),
che pertanto, alla luce dei referti medici di cui all’inserto il substrato fattuale
non conteneva indicatori quanto all’esistenza, finanche potenziale, di affe-
zioni terminali ai sensi della giurisprudenza convenzionale; che allo stesso
modo, non v’erano elementi per sospettare che i disturbi in parola potes-
sero raggiungere un livello di gravità tale da configurare un rischio reale di
peggioramento rapido ed irreversibile dello stato di salute comportante
delle intense sofferenze o una significativa riduzione della speranza di vita
in caso di trasferimento,
che il quadro clinico delle insorgenti risultava dunque sufficientemente ac-
clarato e non ostativo all’esecuzione del trasferimento,
che vista la doglianza ricorsuale in merito al mancato consulto da parte
della SEM presso l’infermeria del Centro Medic Help sull’eventuale esi-
stenza di ulteriori appuntamenti o esami medici si osserva che quand'an-
che sia vero che l'autorità avrebbe potuto, come è d'uopo fare, informarsi
D-5273/2022
Pagina 11
prima dell'emanazione della sentenza sull'esistenza di ulteriori appunta-
menti o visite mediche – verifica che non risulta essere stata fatta – nel
caso in esame, risulta che l’asserito consulto psichiatrico previsto per il 14
novembre 2022 non abbia avuto luogo e neppure che altri appuntamenti
siano stati fissati,
che per tanto, per quanto riguarda lo stato di salute attuale delle insorgenti
non si constata esservi stata alcuna evoluzione,
che ad ogni modo, è opportuno evidenziare come in linea di principio la
Croazia disponga di infrastrutture mediche adeguate ed in quanto Stato
firmatario della direttiva accoglienza, debba provvedere affinché i richie-
denti ricevano la necessaria assistenza sanitaria comprendente quanto
meno le prestazioni di pronto soccorso e il trattamento essenziale di ma-
lattie e di gravi disturbi mentali e fornire la necessaria assistenza medica o
di altro tipo, ai richiedenti con esigenze di accoglienza particolari, com-
prese, se necessarie, appropriate misure di assistenza psichica (cfr. art. 19
par. 1 e 2 della citata direttiva; cfr. nello stesso senso sentenze del Tribu-
nale E-3217/2022 del 2 agosto 2022 consid. 5.3); che non vi sono dunque
motivi per ritenere che le ricorrenti non potranno beneficiare – ove neces-
sario – di trattamenti e di accertamenti medici supplementari,
che infine si osserva, come il Paese in parola è uno Stato di diritto con
un'autorità di polizia funzionante, disposta ed in grado di offrire la prote-
zione adeguata; che le insorgenti potranno dunque rivolgersi alle autorità
di polizia croate onde tutelare la propria incolumità nel caso venissero im-
portunate o concretamente minacciate da persone provenienti dalla
E._,
che, pertanto, le insorgenti non hanno fornito indizi seri suscettibili di com-
provare che le loro condizioni di vita o la loro situazione personale sareb-
bero tali da contravvenire all'art. 4 della CartaUE, all'art. 3 CEDU o all'art. 3
Conv. tortura in caso di esecuzione del trasferimento in Croazia,
che, ad ogni modo, appartiene alle ricorrenti sollevare l'eventuale viola-
zione dei loro diritti fondamentali, utilizzando le adeguate vie di diritto di-
nanzi alle autorità dello Stato in questione (cfr. art. 26 direttiva acco-
glienza),
D-5273/2022
Pagina 12
che infine, non risultano neppure esserci indizi che permettano di ritenere
che la SEM abbia esercitato in maniera arbitraria il potere di apprezza-
mento di cui dispone nell'applicazione dell'art. 29a cpv. 3 OAsi 1 (cfr. DTAF
2015/9 consid. 7 seg.),
che, pertanto, non vi è motivo di applicare la clausola discrezionale di cui
all'art. 17 par. 1 Regolamento Dublino III («clausola di sovranità»),
che, di conseguenza, in mancanza dell'applicazione di tale norma da parte
della Svizzera, la Croazia è competente dell'esame della domanda di asilo
delle ricorrenti ai sensi Regolamento Dublino III ed è tenuta a riprenderle
in carico in ossequio alle condizioni poste agli art. 23, 24, 25, 29 Regola-
mento Dublino III,
che, quindi, è a giusto titolo che la SEM non è entrata nel merito della do-
manda di asilo delle ricorrenti, in applicazione dell'art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi
ed ha pronunciato il loro trasferimento verso la Croazia conformemente
all'art. 44 LAsi,
che, in siffatte circostanze, non vi è più luogo di esaminare in maniera di-
stinta le questioni relative all'esistenza di un impedimento all'esecuzione
del trasferimento per i motivi giusta i cpv. 3 e 4 dell'art. 83 della Legge fe-
derale sugli stranieri e la loro integrazione del 16 dicembre 2005 (LStrI,
RS 142.20), dal momento che detti motivi sono indissociabili dal giudizio di
non entrata nel merito nel quadro di una procedura Dublino (cfr. DTAF
2015/18 consid. 5.2),
che con il provvedimento impugnato l’autorità di prima istanza non ha vio-
lato il diritto federale né abusato del suo potere di apprezzamento ed inoltre
non ha accertato in modo inesatto o incompleto i fatti giuridicamente rile-
vanti (art. 106 cpv. 1 LAsi),
che pertanto, il ricorso deve essere respinto e la decisione della SEM, che
rifiuta l'entrata nel merito della domanda di asilo e pronuncia il trasferimento
dalla Svizzera verso la Croazia, confermata,
che, avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, la domanda di con-
cessione dell'effetto sospensivo è senza oggetto,
che per il medesimo motivo, anche la domanda di esenzione dal versa-
mento di un anticipo equivalente alle presumibili spese processuali è dive-
nuta senza oggetto,
D-5273/2022
Pagina 13
che ritenute le allegazioni ricorsuali sprovviste di probabilità di esito favo-
revole, la domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa dal
versamento delle spese processuali, è respinta,
che, visto l'esito della procedura, le spese processuali di CHF 750.– che
seguono la soccombenza sono poste a carico delle ricorrenti (art. 63 cpv. 1
e 5 PA nonché art. 1-3 del regolamento sulle tasse e sulle spese ripetibili
nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 febbraio
2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]),
che le misure supercautelari ordinate dal Tribunale il 18 novembre 2022
decadono con la presente decisione finale (cfr. HANSJÖRG SEILER, in: Wald-
mann/Weissenberger [ed.], Praxiskommentar VwVG, 2a ed. 2016, n. 54 ad
art. 56 PA),
che la decisione è definitiva e non può, in principio, essere impugnata con
ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83
lett. d cifra 1 LTF).
(dispositivo alla pagina seguente)
D-5273/2022
Pagina 14
il Tribunale amministrativo federale pronuncia:
1.
Il ricorso è respinto.
2.
La domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa dal versa-
mento delle spese processuali, è respinta.
3.
Le spese processuali, di CHF 750.–, sono poste a carico delle ricorrenti.
Tale ammontare deve essere versato alla cassa del Tribunale amministra-
tivo federale, entro un termine di 30 giorni dalla spedizione della presente
sentenza.
4.
Questa sentenza è comunicata alle ricorrenti, alla SEM e all'autorità can-
tonale competente.
La giudice unica: La cancelliera:
Chiara Piras Francesca Bertini