Decision ID: 4deb4896-9ffa-53a3-85d9-ea490e1c611a
Year: 2008
Language: it
Court: TI_CATI
Chamber: TI_CATI_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: public_law

Ritenuto in fatto e considerando in diritto
- che con atto pubblico del 21 maggio 2001, iscritto a Registro fondiario il 30 maggio 2005, i coniugi RI 1 e RI 2 alienavano al dott. _ la part. _ RFD di _, al prezzo di fr. 1'650'000.–;
- che nella dichiaraz
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ne per l’imposta sugli utili immobiliari, inoltrata il 22 febbraio 2002, i venditori includevano nel valore di alienazione, oltre al prezzo rogato, un ulteriore importo di fr. 270'000.– a titolo di “altri elementi imponibili”;
- che, al proposito, spiegavano che il fondo, nella configurazione risultante dal previsto frazionamento, era già stato oggetto di un precedente contratto di compravendita, concluso con i coniugi _ il 20 giugno 2000, ma mai perfezionatosi a causa dei problemi finanziari sopraggiunti a questi ultimi;
- che in questo contesto, al fine di evitare un contenzioso giudiziario, le parti avevano così sottoscritto una convenzione, nella quale i coniugi _ riconoscevano di essere debitori dell’importo complessivo di fr. 270'000.–, di cui fr. 250'000.– “a titolo di risarcimento onnicomprensivo di tutti i danni di qualsiasi natura imputabili direttamente o indirettamente alla rottura contrattuale” e fr. 20'000.– a tacitazione della nota professionale dell’arch. RI 1, da saldare mediante compensazione con quanto da loro già versato al momento della firma del contratto;
che, per quanto ancora qui di interesse, il 30 maggio 2003 i coniugi _ perfezionavano l’acquisto del fondo part. _ RFD di _, destinato alla costruzione della loro abitazione primaria, al prezzo di fr. 900'000.–;
- che con successivo scritto del 17 luglio 2003, i contribuenti chiedevano quindi all’autorità fiscale il differimento dell’imposizione dell’utile immobiliare realizzato con la vendita della part. _ RFD di _;
- che notificando loro la tassaz
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ne dell’imposta sugli utili immobiliari, con decis
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ne del 26 ottobre 2006, poi confermata con la decisione su reclamo qui impugnata, l’Ufficio di tassazione concedeva il postulato differimento dell’imposizione secondo l’art. 125 lett.
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LT, mentre commisurava il valore di alienazione limitatamente al prezzo rogato di fr. 1'650'000.–, considerando invece l’importo di fr. 270'000.– un indennizzo per il mancato esercizio di un diritto a norma dell’art. 22 lett.
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LT, imponibile ordinariamente nella loro partita fiscale;
- che con tempestivo ricorso alla Camera di diritto tributario, i coniugi _ contestano il valore di alienazione stabilito dall’autorità di tassazione, evidenziando il carattere economicamente unitario ed ininterrotto delle due operazioni immobiliari;
- che, in realtà, essi censurano la decisione impugnata nella misura in cui considera l’importo di fr. 270'000.– quale indennizzo per il mancato esercizio di un diritto, aggiungendo inoltre che tale importo non potrebbe neppure essere definito quale reddito da sostanza immobiliare;
- che, in merito al calcolo dell’utile soggetto all’imposta sugli utili immobiliari, l’art. 128 cpv. 1 LT stabilisce che l’utile imponibile corrisponde alla differenza tra il valore di alienaz
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ne e il valore di investimento (valore di acquisto e costi di investimento), mentre il cpv. 2 precisa che per il calcolo dell’utile e la durata della proprietà è determinante il precedente trasferimento;
- che disposizioni particolari sono poi previste per i casi in cui viene alienato un immobile il cui precedente trasferimento è stato oggetto di tassaz
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ne differita: in particolare, quando il precedente trasferimento è stato oggetto di tassaz
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ne differita secondo l’articolo 125 lettere
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– si tratta delle due ipotesi di reinvestimento – il calcolo dell’utile tiene conto anche dell’utile conseguito con il trasferimento dell’immobile oggetto di tassaz
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ne differita e l’acquisto di quest’ultimo immobile fa stato per la durata della proprietà (art. 128 cpv. 5 LT);
- che, nonostante la formulaz
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ne ambigua, che lascerebbe intendere che al momento del differimento si debba intraprendere una sorta di calcolo “provvisor
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” dell’utile conseguito con l’alienaz
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ne che è oggetto della tassaz
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ne differita, è evidente che il calcolo dell’utile imponibile va intrapreso solo al momento della successiva alienaz
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ne imponibile;
- che il riconoscimento della legittimazione ricorsuale implica l’esistenza di un interesse degno di protezione, che può essere sia un interesse di fatto sia un interesse di diritto, direttamente connesso con l’oggetto della contestazione ed attuale (
Scolari

, Diritto amministrativo – Parte generale, Bellinzona 1988, p. 200 s.);
- che, in altri termini, l’interessato deve essere toccato e pregiudicato dalla decisione, ciò che è il caso se quest’ultima gli cagiona uno svantaggio economico, ideale, materiale o di altra natura, e deve dimostrare di avere un interesse alla sua modifica, ovvero di essere toccato in modo particolare e diretto, in misura maggiore e con intensità superiore rispetto a chiunque altro (
Knapp
, Grundlagen des Verwaltungsrechts, vol. II, 4
a
ediz., Basilea/Francoforte 1993, n. 1980, p. 489)
- che, in concreto, l’Ufficio di tassazione ha concesso il differimento dell’imposizione dell’utile immobiliare a motivo del suo reinvestimento in un’abitazione primaria sostitutiva (art. 125 lett.
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LT), con la conseguenza che nessuna imposta è dovuta dai contribuenti;
- che in effetti i ricorrenti hanno operato un acquisto sostitutivo per un ammontare complessivo di fr. 2'358'790.– (comprendente il prezzo d’acquisto del terreno ed i costi di costruzione comprovati), importo che è superiore al ricavo della vendita immobiliare in questione, sia escludendo il citato indennizzo (valore di alienazione: fr. 1'650'000.–), sia includendolo (valore di alienazione: fr. 1'920'000.–);
- che, così stando le cose, dalla decisione impugnata non deriva alcuno svantaggio diretto per i coniugi _ che, opponendosi, vorrebbero in sostanza calcolare l’utile immobiliare sulla base di un valore di alienazione più elevato di quello preso in considerazione dall’autorità di tassazione;
- che infatti, in nessuno dei due casi, essi potrebbero essere chiamati a pagare un’imposta sull’utile immobiliare conseguito con l’alienazione litigiosa;
- che i ricorrenti non sono quindi lesi nei loro interessi personali dalla decisione impugnata e non sono pertanto legittimati a ricorrere (cfr. decisione TF 2P.345/2005 dell’11 maggio 2006);
- che, del resto, l’autorità materiale di cosa giudicata si riferisce soltanto al dispositivo di una sentenza, e non si estende ai suoi motivi (RDAF 2001 p. 261 ss. = StE 2001 B 96.11 N. 6);
- che è pur vero che la decisione impugnata menziona un utile imponibile di fr. 178'154.–, ma si tratta di un’indicazione che non ha alcun valore ai fini del calcolo dell’imposta;
- che, per le ragioni precedentemente esposte, sarebbe stato sufficiente indicare il ricavo dell’alienazione (fr. 1'650'000.– oppure fr. 1'920'000.–) e l’importo reinvestito (fr. 2'358'790.–) per giustificare il differimento dell’imposizione;
- che ogni ulteriore indicazione non ha alcuna incidenza sulla decisione e non può quindi essere ritenuta parte del dispositivo della stessa (cfr., al proposito, decisione CDT n. 80.2006.153 del 2 maggio 2007);
- che la questione di sapere se l’importo di fr. 270'000.– va effettivamente qualificato quale indennizzo per il mancato esercizio di un diritto oppure quale reddito da sostanza immobiliare non va invece chiarita in questa sede, bensì nell’ambito del procedimento sulla loro tassazione ordinaria;
- che il ricorso contro l’imposizione dell’utile immobiliare risulta perciò irricevibile;
- che, visto l’esito del gravame, la tassa di giustizia e le spese processuali sono a carico dei ricorrenti.