Decision ID: f71e71c5-4e12-5312-a41a-b0f38b8d27ef
Year: 1999
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: civil_law

in fatto: A. _ _ (1942) e _ _ (1952) si sono sposati a _ il _ 1992. Da un precedente matrimonio il marito aveva già avuto tre figlie: _ (1966), _ (1967) ed _ (1972), la moglie due: _ (1981) e _ (1984). Dalla nuova unione non è nata prole. _ _, già imprenditore _, è al beneficio di una rendita invalidità del 50%, mentre _ _ _ collabora dal 1994 con la ditta _ _ _ _, attiva nella vendita di prodotti _ e _ _ per il _. I coniugi si sono separati nell'ottobre del 1996, quando la moglie ha traslocato con le figlie a _.
B. Il 16 ottobre1996 _ _ _ ha instato davanti al Pretore del Distretto di Lugano, sezione 6, per il tentativo di conciliazione, che è decaduto infruttuoso il 9 dicembre 1996. Il 3 gennaio 1997 _ _ ha sollecitato in via provvisionale l'attribuzione dell'alloggio coniugale, un contributo alimentare di fr. 6500.– mensili per sé, il versamento di fr. 7820.– per il pagamento di debiti coniugali e una provvigione ad litem di fr. 4000.–. Alla discussione del 22 gennaio 1996 la convenuta si è opposta a qualsiasi prestazione. Con decreto emanato senza contraddittorio il 19 febbraio 1997 il Pretore ha obbligato _ _ _ a versare al marito un contributo alimentare di fr. 2500.– mensili. Il 21 febbraio 1997 _ _ ha postulato una volta ancora lo stanziamento di una provvigione ad litem di fr. 4000.–, domanda che la moglie ha avversato alla discussione del 24 marzo 1997.
C. Il 3 aprile 1997 _ _ ha chiesto al Pretore che fosse ordinato a _ _ _ _ di versargli direttamente il contributo provvisionale di fr. 2500.– mensili, che fossero bloccati taluni conti bancari intestati alla moglie e che fosse ingiunto a quest'ultima di non disporre dei suoi capitali in banca, informandolo sull'esistenza di altri conti. Il Pretore ha accolto tali richieste inaudita parte il 4 aprile 1997. Alla discussione del 21 maggio 1997 la convenuta si è opposta alle domande. In esito a una richiesta dell'istante, con decreto cautelare del 17 giugno 1997 il Pretore ha ordinato a _ _, _, di mantenere il blocco di un conto intestato alla convenuta, salvo liberare mensilmente la somma di fr. 2500.– a favore del marito. Il 2 settembre 1997 è stato revocato l'ordine a _ _ _ _ di versare direttamente l'importo di fr. 2500.– all'istante. Per finire, il 9 ottobre 1997 il Pretore ha ordinato a _ _ _ _ di versare sul conto della moglie presso _ _ di _ l'importo di fr. 2500.– mensili e a quest'ultima di versare tale somma al marito.
D. Decaduto nel frattempo il termine semestrale per introdurre l'azione di merito, il 27 agosto 1997 _ _ ha instato per un nuovo tentativo di conciliazione, postulando l'adozione delle stesse misure provvisionali già richieste a suo tempo. Il giorno successivo il Pretore ha nuovamente attribuito l'abitazione coniugale al marito, ha obbligato la moglie a versare a quest'ultimo un contributo alimentare di fr. 2500.– mensili, oltre una provvigione ad litem di fr. 4000.–, ha ordinato a diversi istituti bancari di bloccare conti della moglie e a _ _ _ -_ _ di versare sul conto della moglie presso _ _ di _ l'importo di fr. 2500.– mensili, destinati al marito. All'udienza del 28 ottobre 1997 _ _ _ si è nuovamente opposta alle domande.
E. Esperita l'istruttoria provvisionale, le parti hanno presentato il rispettivo memoriale conclusivo, rinunciando alla discussione finale. In tale allegato _ _ ha riaffermato le sue domande cautelari, aumentando a fr. 7000.– mensili la richiesta di contributo alimentare e a fr. 20 000.– quella di provvigione ad litem. _ _ _ ha confermato la sua totale opposizione. Statuendo il 1° maggio 1998, il Pretore ha attribuito l'abitazione coniugale al marito, ha obbligato la moglie a versare un contributo per il marito di fr. 2309.– mensili dal 1°gennaio 1997, ha ordinato a _ _ _ _ di versare mensilmente fr. 2309.– direttamente sul conto dei patrocinatori dell'istante, ha fissato in fr. 4000.– la provvigione ad litem a favore del marito e ha ammesso quest'ultimo al beneficio dell'assistenza giudiziaria dal 9 dicembre 1996, limitatamente alla metà delle spese di patrocinio. Le altre richieste sono state respinte. Le spese, con una tassa di giustizia di fr. 1500.–, sono state poste a carico delle parti in ragione di metà ciascuno, compensate le ripetibili.
F. Contro il giudizio appena citato _ _ è insorto con un appello del 15 maggio 1998 nel quale chiede che il contributo mensile in suo favore sia aumentato a fr. 7000.– mensili, che l'ordine a _ _ _ _ sia modificato di conseguenza e che la moglie sia tenuta a versargli fr. 7820.– per debiti coniugali arretrati, oltre a fr. 20 000.– come provvigione ad litem. Il 15 maggio 1998 _ _ _ ha impugnato a sua volta il decreto del Pretore con un appello in cui postula l'integrale rigetto delle domande avversarie. Entrambe le parti propongono il vicendevole rigetto dei ricorsi.

Considerando
in diritto: 1. Il Pretore ha accertato che dopo il gennaio 1997 il marito non risulta avere più esercitato alcun lavoro, ma che tale inattività mal si concilia con il relativo tenore di vita, in particolare con il fatto di abitare "in una villa faraonica di 600 m2", sopportando ingenti spese di manutenzione e rimunerando donne di pulizia, con il possesso di una lussuosa _, con il fatto di non essere iscritto all'Ufficio del lavoro, con l'avvenuta vendita di mobilio domestico a una cifra irrisoria (fr. 12 000.–), con un'estesa copertura assicurativa e con la rinuncia a prestazioni complementari dell'assicurazione AI. Considerando che l'istante ha organizzato egli medesimo il commercio della _, del quale si è poi valsa la moglie, e di verosimili sbocchi alternativi fondati sul sistema "multi level marketing", il Pretore ha stimato in fr. 4000.– il reddito a egli imputabile, cui ha aggiunto fr. 810.– percepiti dall'Assicurazione Invalidità. Per quel che concerne il reddito della moglie, il Pretore ha ritenuto che grazie alla sua attività indipendente in collaborazione con _ essa guadagni attorno ai fr. 12 500.– mensili.
In merito ai fabbisogni minimi, il Pretore ha calcolato quello del marito in fr. 4180.– mensili (minimo esistenziale del diritto esecutivo fr. 1025.–, locazione fr. 1500.–, premio della cassa malati fr. 405.–, assicurazione dell'economia domestica fr. 250.–, spese per l'autovettura fr. 250.–, imposte fr. 900.–) e quello della moglie in complessivi fr. 7252.– mensili (minimo esistenziale del diritto esecutivo fr. 1025.–, locazione fr. 1750.–, premio della cassa malati fr. 472.50, oneri assicurativi fr. 122.–, imposta di circolazione fr. 57.50, spese per l'autovettura fr. 200.–, imposte fr. 1000.–, contributo alle figlie fr. 2625.–, di cui fr. 925.– per le rette scolastiche). Ciò premesso, il Pretore ha posto a carico della moglie un contributo provvisionale in favore del marito di fr. 2309.– mensili dal 1° gennaio 1997.
I. Sull'appello del marito
2. L'appellante critica il reddito potenziale imputatogli dal Pretore, sostenendo di riscuotere unicamente la rendita AI e di non avere altre entrate. Asserisce di poter conservare il tenore di vita avuto durante la vita in comune, continuando ad abitare nella villa di _ e a guidare la lussuosa _, perché il reddito della moglie basta a coprire le spese di due economie domestiche separate. Egli contesta inoltre di dover cercare lavoro, ricordando che la giurisprudenza non impone un reinserimento professionale dopo il 45° anno di età, e sottolinea l'impossibilità di impiegarsi nella _. Argomenta infine che il mobilio non ha più il valore assicurato a suo tempo e che la vendita è stata causata proprio dal rifiuto della moglie di versargli il contributo alimentare.
a) In linea di principio la cessazione della vita in comune non preclude a un coniuge il diritto di mantenere – per quanto le condizioni economiche della famiglia lo permettano – il tenore di vita precedente (DTF 114 II 30 consid. 6). In concreto tuttavia non può farsi questione di livello di vita anteriore. Intanto durante la vita in comune la villa di 600 m2 con piscina riscaldata era occupata da quattro persone e il marito non può pretendere di conservare un'abitazione del genere per sé soltanto, poiché ciò costituirebbe addirittura un miglioramento del tenore di vita rispetto a quello che avevano adottato i coniugi durante la comunione domestica. Inoltre l'appellante ha ricevuto in comodato la _ "_" da _ _ nel 1997, mentre durante la vita in comune egli disponeva unicamente di una _ "_ _ " e di una Jeep (entrambe del 1987) praticamente senza valore commerciale (istanza del 3 gennaio 1997, pag. 6 a metà; doc. 9). Analoghe considerazioni valgono per il premio cassa malati, le obiezioni dell'appellante (mancata disdicibilità della copertura assicurativa) essendo nuove e come tali irricevibili in questa sede (art. 321 cpv. 1 lett. b CPC).
b) Per quel che è del reinserimento professionale, è vero che di regola il coniuge che non ha esercitato un'attività lucrativa durante la vita in comune non può essere obbligato a trovare lavoro dopo i 45 anni di età (DTF 115 II 6 consid. 3c e 10 consid. 5a; SJ 1994 pag. 86 segg.). Tanto meno in costanza di matrimonio, salvo che ciò appaia giustificato per coprire le spese supplementari derivanti da due economie domestiche separate (DTF 114 II 17 consid. 5, 302 consid. 3a). Se non che, durante la vita in comune l'appellante ha sempre lavorato: fino al 1993 è stato imprenditore immobiliare (istanza, pag. 4) e dal momento in cui la moglie ha cominciato l'attività presso _ egli si è occupato – per sua stessa ammissione – delle mansioni d'ufficio (appello, pag. 4), collaborando con lei fino all'ottobre del 1996 (interrogatorio formale 15 maggio 1997, risposta n. 2; appello, pag. 5), come ha confermato anche l'avv. _ _ (deposizione del 25 marzo 1997). L'appellante non ha quindi rinunciato a esercitare un lavoro durante la vita in comune per curare – ad esempio – l'economia domestica o l'educazione dei figli. In tali circostanze la predetta giurisprudenza non gli giova.
c) Le altre argomentazioni dell'appellante, oltre che nuove e dunque irricevibili (art. 321 cpv. 1 lett. b CPC), non rendono verosimile l'impossibilità di conseguire un reddito. Poco importa che l'interessato contesti di avere altre attività (per _ _ _ e, unitamente a _ _, per un'altra organizzazione: decreto pag. 7 in alto), l'iscrizione a un ufficio del lavoro non essendo necessaria. Quanto all'impossibilità di percepire una rendita complementare AI, la mera ipotesi che tale prestazione gli sarebbe rifiutata non basta a rendere verosimile il diniego. Infine i motivi per i quali l'appellante ha venduto mobili assicurati per fr. 263 300.– (doc. PP) ancora non giustificano l'alienazione per soli fr. 12 000.–. Ne discende, in ultima analisi, che per quanto riguarda il reddito potenziale di fr. 4000.– mensili non v'è motivo per modificare il decreto del Pretore.
3. Sostiene l'istante che il reddito della moglie accertato dal Pretore in fr. 12 500.– mensili ammonta in realtà ad almeno fr. 20 000.–. Egli ricorda che due testimoni hanno sentito la convenuta affermare di guadagnare mensilmente fr. 15/20 000.–, che nei primi mesi del 1997 sul conto della stessa presso _ _ sono stati accreditati complessivamente fr. 55 997.– e che la moglie ha sicuramente altri conti sui quali confluiscono ulteriori entrate.
a) Il Pretore si è dipartito in sostanza dai medesimi dati dell'appellante, accertando il reddito della convenuta nei primi tre mesi del 1997 in fr. 55 997.– (decreto, pag. 9 nel mezzo). Dagli atti non risulta del resto che la convenuta guadagni più di quanto le è stato accreditato sui conti presso la _ _ (doc. II), né l'appellante rende verosimile l'esistenza di altre relazioni (da egli stesso date per sconosciute). Per quanto riguarda la mancata edizione di conti da parte dell'interessata, tutto si ignora dei documenti richiesti (art. 207 cpv. 1 lett. a CPC). E siccome un richiamo meramente generico non è ammissibile, nemmeno erano date in concreto le premesse per applicare l'art. 210 CPC. Inoltre la convenuta ha confermato durante il suo interrogatorio formale del 15 maggio 1997, e quindi sotto le comminatorie dell'art. 274 CPC, di avere dato tutte le informazioni richieste dal marito il 3 gennaio 1997 e di cui al decreto pretorile del 19 febbraio 1997 (risposta n. 12). Per di più le possibili entrate superiori dovute al particolare sistema di “multi level marketing” si fondano su mere ipotesi dell'appellante, ciò che non basta a renderle verosimili.
b) È vero che – come l'appellante sottolinea – _ _ e _ _ hanno sentito la convenuta dichiarare un guadagno di fr. 15/20 000.– mensili. Non bisogna dimenticare tuttavia che per conseguire il reddito essa deve sopportare, come ha rilevato il Pretore, spese notevoli. L'appellante contesta bensì una parte degli esborsi (appello, pag. 8), ma a prescindere dal fatto che egli neppure spiega con un minimo di precisione quali dei numerosi giustificativi sarebbero estranei alle spese professionali, egli neppure indica di quanto dovrebbero essere ridotte tali spese, ciò che rende l'assunto inammissibile. Del resto egli medesimo giunge a un reddito lordo di fr. 20 000.– mensili deducendo dalla cifra di fr. 23 000.– solo gli oneri sociali di fr. 3000.– (appello, pag. 10 in alto), di modo che non è dato a divedere quale sia l'importo contestato. Ne segue che a un giudizio puramente sommario come quello che disciplina l'emanazione di misure provvisionali (art. 376 cpv. 2 lett. d, art. 419a cpv. 3 CPC), l'apprezzamento del Pretore secondo cui gli introiti netti della convenuta ammontano a fr. 12 500.– mensili resiste alla critica.
4. L'appellante chiede che il suo fabbisogno minimo sia portato a fr. 5850.– mensili per tenere conto dei costi dell'abitazione (fr. 2250.–), delle spese accessorie (fr. 350.–) e della somma a libera disposizione dovutagli giusta l'art. 164 CC (fr. 600.–). Ora, come questa Camera ha già avuto modo di ricordare, in costanza di matrimonio i coniugi hanno diritto per principio a un trattamento paritario, anche sotto il profilo logistico (I CCA, sentenza del 27 luglio 1999 nella causa B., consid. 15b; v. Hausheer/ Spycher, Handbuch des Unterhaltsrechts, Berna 1997, pag. 79, n. 02.34). Qualitativamente le parti vanno poste dunque al medesimo livello (Rep. 1994 pag. 300 consid. 4). E siccome in concreto il Pretore ha riconosciuto alla moglie una pigione di fr. 1750.– mensili, non vi è motivo per riconoscere all'appellante un onere di locazione inferiore. Al riguardo la censura dell'appellante merita accoglimento.