Decision ID: f317f5c6-26fa-50de-9888-d17b74669198
Year: 2019
Language: it
Court: TI_TCAS
Chamber: TI_TCAS_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: social_law

ritenuto,
in fatto
1.1. In data 21 settembre 1988 RI 1, nato nel 1961, a quel momento addetto alle mescolatrici presso le _ – e perciò assicurato d’obbligo contro gli infortuni presso l’CO 1 - è rimasto vittima di un infortunio che ha comportato le fratture del femore destro, delle branche ischio- e ileo-pubiche e del polso sinistro.
L’Istituto assicuratore ha assunto il caso e ha corrisposto regolarmente le prestazioni di legge.
1.2. Con decisione del 4 giugno 1992 l’CO 1 ha attribuito all’assicurato un’indennità per menomazione dell’integrità del 22.5% (doc. 81).
Con separata decisione del 22 aprile 1996, l’CO 1 ha, invece, rifiutato all’assicurato il diritto ad una rendita di invalidità, in quanto, dal profilo medico, nella nuova attività di meccanico-garagista intrapresa al termine della riformazione professionale concessa dall’Ufficio AI egli “non è impedito in misura apprezzabile” e, inoltre, dal lato economico, dal raffronto dei redditi tra il salario presumibile nell’attività precedente e il reddito previsto nella nuova attività dopo la riformazione, non è risultato un sufficiente grado di invalidità pensionabile (doc. 93).
1.3. Il 30 maggio 2017 l’assicurato ha fatto valere un peggioramento del suo stato di salute.
Esperiti gli accertamenti del caso, con decisione del 18 luglio 2018, l’Istituto assicuratore ha rifiutato di attribuire all’interessato il diritto ad una rendita di invalidità, dato che lo stato di salute risulta sovrapponibile a quello esistente nel 1996.
A seguito delle contestazioni sollevate contro tale decisione da parte dell’assicurato, in data 8 agosto 2018 l’Istituto assicuratore ha ribadito il rifiuto delle prestazioni, sottolineando come non sia subentrato negli anni un peggioramento delle condizioni di salute, come dimostrato dal fatto che l’esigibilità lavorativa sia rimasta immutata (doc. D).
1.4. Con tempestivo ricorso del 14 agosto 2018, l’assicurato ha chiesto che, annullata la decisione su opposizione impugnata, l’Istituto assicuratore sia tenuto a riconoscergli il diritto ad una rendita di invalidità (doc. I).
Sostanzialmente egli ha contestato il fatto che l’amministrazione si sia limitata a negare che negli anni sia intervenuto un peggioramento delle sue condizioni di salute, ignorando completamente quanto valutato dagli specialisti della Clinica _, i quali hanno invece constatato tutt’altro.
Il ricorrente ha, inoltre, criticato la scelta dell’assicuratore infortuni di liquidare la diminuzione dei redditi verificatasi negli anni con il rischio imprenditoriale, senza tenere conto delle menomazioni fisiche importanti che sono all’origine della perdita economica.
Per tali ragioni, quindi, egli ha chiesto l’attribuzione di una rendita di invalidità (doc. I).
1.5. L’CO 1, in risposta, ha postulato che l’impugnativa dell’assicurato venga respinta con argomenti di cui si dirà, per quanto occorra, nei considerandi di diritto (doc. III).
1.6. In data 23 ottobre 2018 l’assicurato ha trasmesso al TCA un CD “_” concernente gli esami eseguiti a livello di colonna lombare nativa, bacino e/o articolazione ile, bacino/anca (doc. V + 1).

in diritto
In ordine
2.1. La presente vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico ai sensi dell'articolo 49 cpv. 2 della Legge sull’organizzazione giudiziaria (cfr. STF 9C_699/2014 del 31 agosto 2015, in particolare consid. 5.2, 5.3 e 6.1; STF 8C_452/2011 del 12 marzo 2012; STF 8C_855/2010 dell'11 luglio 2011; STF 9C_211/ 2010 del 18 febbraio 2011, consid. 2.1; STF 9C_792/2007 del 7 novembre 2008; STF H 180/06 e H 183/06 del 21 dicembre 2007; STFA I 707/00 del 21 luglio 2003; STFA H 335/00 del 18 febbraio 2002; STFA H 212/00 del 4 febbraio 2002; STFA H 220/00 del 29 gennaio 2002; STFA U 347/98 del 10 ottobre 2001, pubblicata in RDAT I-2002 pag. 190 seg.; STFA H 304/99 del 22 dicembre 2000; STFA I 623/98 del 26 ottobre 1999. Vedi pure: STF 9C_807/2014 del 9 settembre 2015; STF 9C_585/2014 dell’8 settembre 2015).
Nel merito
2.2. L’oggetto della lite è circoscritto alla questione di sapere se l’Istituto assicuratore convenuto era legittimato a negare il diritto ad una rendita a seguito dell’annuncio di peggioramento dello stato di salute del 30 maggio 2017, oppure no.
Giusta l'art. 10 LAINF, l'assicurato ha diritto alla cura appropriata dei postumi d'infortunio (cfr. DTF 109 V 43 consid. 2a; art. 54 LAINF) e, in applicazione dell'art. 16 LAINF, l'assicurato totalmente o parzialmente incapace di lavorare (cfr. art. 6 LPGA) a seguito d'infortunio, ha diritto all'indennità giornaliera.
Il diritto all'indennità giornaliera nasce il terzo giorno successivo a quello dell'infortunio. Esso si estingue con il ripristino della piena capacità lavorativa, con l'assegnazione di una rendita o con la morte dell'assicurato.
Parimenti, il diritto alle cure cessa qualora dalla loro continuazione non sia da attendersi un sensibile miglioramento della salute dell'assicurato (cfr. art. 19 cpv. 1 LAINF): nemmeno persistenti dolori bastano a conferire il diritto alla continuazione del trattamento se da questo non si può sperare un miglioramento sensibile dello stato di salute (cfr. Ghélew, Ramelet, Ritter, Commentaire de la loi sur l'assurance-accidents (LAA), Losanna 1992, p. 41ss.).
L’Alta Corte ha inoltre precisato che la questione del “sensibile miglioramento” di cui all’art. 19 cpv. 1 LAINF va valutata in funzione dell’entità del previsto aumento oppure del ripristino della capacità lavorativa, nella misura in cui quest’ultima è pregiudicata dalle sequele infortunistiche (DTF 134 V 109 consid. 4.3 e riferimenti).
2.3. Presupposto essenziale per l'erogazione di prestazioni da parte dell'assicurazione contro gli infortuni è però l'esistenza di un
nesso di causalità naturale
fra l'evento e le sue conseguenze (danno alla salute, invalidità, morte).
Questo presupposto è da considerarsi adempiuto qualora si possa ammettere che, senza l'evento infortunistico, il danno alla salute non si sarebbe potuto verificare o non si sarebbe verificato nello stesso modo. Non occorre, invece, che l'infortunio sia stato la sola o immediata causa del danno alla salute; è sufficiente che l'evento, se del caso unitamente ad altri fattori, abbia comunque provocato un danno all'integrità corporale o psichica dell'assicurato, vale a dire che l'evento appaia come una condizione sine qua non del danno.
È questione di fatto lo stabilire se tra evento infortunistico e danno alla salute esista un nesso di causalità naturale; su detta questione amministrazione e giudice si determinano secondo il principio della probabilità preponderante - insufficiente essendo l'esistenza di pura possibilità - applicabile generalmente nell'ambito dell'apprezzamento delle prove in materia di assicurazioni sociali (cfr. RDAT II-2001 N. 91 p. 378; SVR 2001 KV Nr. 50 p. 145; DTF 126 V 360 consid. 5b; DTF 125 V 195; STFA del 4 luglio 2003 nella causa M., U 133/02; STFA del 29 gennaio 2001 nella causa P., U 162/02; DTF 121 V 6; STFA del 28 novembre 2000 nella causa P. S., H 407/99; STFA del 22 agosto 2000 nella causa K. B., C 116/00; STFA del 23 dicembre 1999 in re A. F., C 341/98, consid. 3, p., 6; STFA 6 aprile 1994 nella causa E. P.; SZS 1993 p. 106 consid.
3a; RCC 1986 p. 202 consid. 2c, RCC 1984 p. 468 consid. 3b, RCC 1983 p. 250 consid. 2b; DTF 115 V 142 consid. 8b, DTF 113 V 323 consid. 2a, DTF 112 V 32 consid. 1c, DTF 111 V 188 consid.
2b; Meyer, Die Rechtspflege in der Sozialversicherung,
in
Basler Juristische Mitteilungen (BJM) 1989, p. 31-32; G. Scartazzini, Les rapports de causalité dans le droit suisse de la sécurité sociale, Basilea 1991, p. 63).
Al riguardo essi si attengono, di regola, alle attestazioni mediche, quando non ricorrano elementi idonei a giustificarne la disattenzione (cfr. DTF 119 V 31; DTF 118 V 110; DTF 118 V 53; DTF 115 V 134; DTF 114 V 156; DTF 114 V 164; DTF 113 V 46).
Ne discende che ove l'esistenza di un nesso causalità tra infortunio e danno sia possibile ma non possa essere reputata probabile, il diritto a prestazioni derivato dall'infortunio assicurato dev'essere negato (DTF 129 V 181 consid. 3.1 e 406 consid. 4.3.1, DTF 117 V 360 consid. 4a e sentenze ivi citate).
L'assicuratore contro gli infortuni è tenuto a corrispondere le proprie prestazioni fino a che le sequele dell'infortunio giocano
un ruolo causale. Pertanto, la cessazione delle prestazioni entra in considerazione soltanto in due casi:
- quando lo stato di salute dell'interessato è simile a quello che esisteva immediatamente prima dell'infortunio (
status quo ante
);
- quando lo stato di salute dell'interessato è quello che, secondo l'evoluzione ordinaria, sarebbe prima o poi subentrato anche senza l'infortunio (
status quo sine
)
(cfr. RAMI 1992 U 142, p. 75 s. consid.
4b; A. Maurer, Schweizerisches Unfallversicherungsrecht, p. 469; U. Meyer-Blaser, Die Zusammenarbeit von Richter und Arzt in der Sozialversicherung,
in
Bollettino dei medici svizzeri 71/1990, p. 1093).
Secondo la giurisprudenza, qualora il nesso di causalità con l'infortunio sia dimostrato con un sufficiente grado di verosimiglianza, l'assicuratore è liberato dal proprio obbligo prestativo soltanto se l'infortunio non costituisce più la causa naturale ed adeguata del danno alla salute. Analogamente alla determinazione del nesso di causalità naturale che fonda il diritto alle prestazioni, l'estinzione del carattere causale dell'infortunio deve essere provata secondo l'abituale grado della verosimiglianza preponderante. La semplice possibilità che l'infortunio non giochi più un effetto causale non è sufficiente.
Trattandosi della soppressione del diritto alle prestazioni, l'onere della prova incombe, non già all'assicurato, ma all'assicuratore (cfr. RAMI 2000 U 363, p. 46 consid. 2 e riferimenti ivi citati).
2.4. Occorre inoltre rilevare che il diritto a prestazioni assicurative presuppone pure l'esistenza di un
nesso di causalità adeguata
tra gli elementi summenzionati.
Un evento è da ritenere causa adeguata di un determinato effetto quando secondo il corso ordinario delle cose e l'esperienza della vita il fatto assicurato è idoneo a provocare un effetto come quello che si è prodotto, sicché il suo verificarsi appaia in linea generale propiziato dall'evento in questione (DTF 129 V 181 consid. 3.2 e 405 consid. 2.2, 125 V 461 consid. 5a, DTF 117 V 361 consid. 5a e 382 consid. 4a e sentenze ivi citate).
Comunque, qualora sia carente il nesso di causalità naturale, l'assicuratore può rifiutare di erogare le prestazioni senza dover esaminare il requisito della causalità adeguata (cfr. DTF 117 V 361 consid. 5a e 382 consid. 4a; su queste questioni vedi pure: Ghélew, Ramelet, Ritter, op. cit., p. 51-53).
La giurisprudenza ha inoltre stabilito che la causalità adeguata, quale fattore restrittivo della responsabilità dell’assicurazione contro gli infortuni allorché esiste un rapporto di causalità naturale, non gioca un ruolo in presenza di disturbi fisici consecutivi ad un infortunio, dal momento che l'assicurazione risponde anche per le complicazioni più singolari e gravi che solitamente non si presentano secondo l'esperienza medica (cfr. DTF 127 V 102 consid.
5 b/bb, 118 V 286 e 117 V 365 in fine; cfr., pure, U. Meyer-Blaser, Kausalitätsfragen aus dem Gebiet des Sozialversicherungsrechts,
in
SZS 2/1994, p. 104s. e M. Frésard, L'assurance-accidents obligatoire,
in
Schweizerisches Bundesverwaltungsrecht [SBVR], n. 39).
2.5.
In virtù dell’art. 11 OAINF, l’assicuratore LAINF è tenuto a riprendere l’erogazione delle prestazioni assicurative in caso di ricadute o conseguenze tardive (cfr. Ghélew, Ramelet, Ritter, op. cit., p. 71 e A. Maurer, Schweizerisches Unfallversicherungsrecht, Berna 1985, p. 277).
Né la LAINF né l’OAINF prevedono, al riguardo, un limite temporale. Pertanto, la pretesa potrà essere fatta valere anche qualora la ricaduta o le conseguenze tardive appaiono, per la prima volta, dieci o vent’anni dopo l’infortunio assicurato, e ciò indipendentemente dal fatto che, a quel momento, l’interessato sia o meno ancora assicurato. Rilevante è soltanto l’esistenza di un nesso di causalità (cfr. STFA U 122/00 del 31 luglio 2001).
Nella sentenza pubblicata in RAMI 1994 U 206, p. 326ss., il TFA ha precisato che, trattandosi di una ricaduta, la responsabilità dell’assicuratore infortuni non può essere ammessa soltanto sulla base del nesso di causalità naturale riconosciuto in occasione del caso iniziale. Spetta piuttosto a colui che rivendica le prestazioni dimostrare l’esistenza di una relazione di causalità naturale fra i “nuovi disturbi” e l’infortunio assicurato. Soltanto qualora il nesso di causalità è provato secondo il criterio della verosimiglianza preponderante, può essere riconosciuto un ulteriore obbligo prestativo a carico dell’assicuratore-infortuni. In assenza di prove, la decisione sarà sfavorevole all’assicurato, il quale intendeva derivare diritti da un nesso di causalità naturale rimasto indimostrato.
2.6. Dalle carte processuali emerge che l’amministrazione ha negato il proprio obbligo a prestazioni (in particolare ad una rendita di invalidità) in relazione alla ricaduta annunciata nel mese di maggio 2017, ritenendo che gli impedimenti fatti valere dall’assicurato corrispondono praticamente a quelli del 1996, concludendo che la situazione attuale è “praticamente identica a quella in vigore al momento della decisione di rifiuto della rendita del 22 aprile 1996” (doc. 159).
L’CO 1 ha fondato tali considerazioni sulla valutazione eseguita dal proprio medico _, dr. _, spec. FMH in chirurgia ortopedica e traumatologia dell’apparato locomotore.
Quest’ultimo, nel rapporto concernente la visita _ di chiusura del 5 aprile 2018, dopo avere considerato stabilizzato lo stato di salute dell’interessato, ha effettuato la rivalutazione dell’esigibilità a suo tempo espressa, ritenendo che in un’attività rispettosa delle limitazioni funzionali in questione, qui di seguito esposte, l’assicurato sia da considerare abile al lavoro al 100% senza pause supplementari e con rendimento completo:
"
Esigibilità al lavoro
Sollevare e portare: l’assicurato è in grado di sollevare pesi leggeri fino a 10 kg fino all’altezza dei fianchi con due mani molto spesso; pesi medi da 10 a 25 kg talvolta, pesi pesanti e molto pesanti mai. È in grado di sollevare oltre l’altezza del petto pesi fino a 5 kg e superiori ai 5 kg.
Maneggio di attrezzi: l’assicurato è in grado di maneggiare attrezzi leggeri e di precisione senza limitazione, attrezzi medi molto spesso, pesanti spesso, molto pesanti di rado. La rotazione della mano è possibile molto spesso.
Posizione e mobilità: l’assicurato è in grado di eseguire lavori sopra la testa spesso, lavori che prevedono la rotazione del busto, posizione seduta inclinata in avanti e posizione in piedi e inclinata in avanti spesso con necessità di cambiare frequentemente la posizione. La posizione inginocchiata è possibile di rado, la posizione con flessione delle ginocchia di rado o mai. La posizione seduta di lunga durata è possibile spesso, la posizione in piedi talvolta. Posizione a libera scelta possibile.
L’assicurato è in grado di camminare per tratti superiori a 50 m molto spesso, per lunghi tratti spesso, su terreno accidentato di rado, salire le scale talvolta, salire le scale a pioli di rado.
L’uso delle due mani è possibile, equilibrio e stare in equilibrio possibile.” (Doc. 153, pag. 5)
L’assicurato ha contestato la conclusione dell’amministrazione, ritenendo che l’CO 1 non abbia tenuto conto di quanto attestato dai medici della Clinica _ (cfr. doc. I).
Chiamato a pronunciarsi, questo Tribunale non può concordare con le critiche del ricorrente, le quali sono peraltro smentite dagli atti.
Dal rapporto concernente la visita _ di chiusura del 5 aprile 2018, infatti, risulta che il dr. _ ha tenuto conto del referto del 16 gennaio 2018 redatto dalla Clinica _.
Nel “decorso secondo gli atti” egli ha indicato che nel rapporto in questione è stata confermata la diagnosi di modificazioni post-traumatiche peritrocanteriche con tendinopatia glutea e coxartrosi moderata, aggiungendo che in quell’occasione è stata “eseguita una infiltrazione peritrocanterica senza beneficio. Vengono proposte delle infiltrazioni intrarticolari dell’anca che però non sono state eseguite. Al momento non si ritiene necessario procedere a un intervento chirurgico di protesizzazione dell’anca che sarà da considerarsi solo in futuro qualora il quadro clinico e sintomatologico lo giustifichino” (doc. 153 pag. 3).
In seguito, nell’ambito delle “dichiarazioni dell’assicurato”, il dr. _ ha indicato che “è stato presso la Clinica _. Conferma che al momento non gli è stato proposto alcun trattamento chirurgico e di questo è d’accordo. L’eventuale protesizzazione dell’anca sarà da considerare solo in futuro e solo qualora i disturbi e il quadro clinico e strumentale lo giustifichino” (doc. 153 pag. 3).
Infine, riguardo alle proposte diagnostiche e terapeutiche, il medico _ ha osservato che “l’assicurato potrà proseguire periodici controlli e terapie mediche sulla base dell’evoluzione clinica. Al momento un ulteriore trattamento chirurgico non è stato ritenuto opportuno dall’ortopedico curante. L’assicurato è informato e d’accordo con questo tipo di approccio.
Personalmente concordo con il parere degli ortopedici della _
” (doc. 153 pag. 4, corsivo della redattrice).
Il TCA ritiene parimenti di non poter seguire il ricorrente allorquando afferma che “il dr. _ liquida il mio caso affermando che posso sollevare pesi e fare gli stessi movimenti, senza tener conto della perizia della Clinica _, che afferma tutt’altro” (cfr. doc. I).
Nel referto del 16 gennaio 2018, difatti, i medici della Clinica _ hanno ritenuto che l’interessato sia impedito nello svolgimento di attività pesanti (cfr. doc. A), conclusione che appare del tutto in sintonia con l’apprezzamento del dr. _, il quale ha proprio ritenuto che l’assicurato non possa mai sollevare pesi pesanti e molto pesanti (cfr. doc. 153 pag. 5).
Questo Tribunale concorda, per contro, con l’amministrazione nel ritenere che nonostante il (presunto) peggioramento dello stato di salute fatto valere dall’interessato – il quale, peraltro, come risulta dalle “dichiarazioni soggettive dell’assicurato” riportate dal dr. _, “lamenta limitazioni all’esecuzione di alcuni lavori
pesanti
” (cfr. doc. 153 pag. 4, corsivo della redattrice), i quali sono sempre stati inesigibili - egli continui a presentare, nella sostanza, una situazione del tutto comparabile a quella in vigore al momento della decisione di rifiuto della rendita del 22 aprile 1996.
A quel momento, infatti, a margine della visita _ del 5 febbraio 1996, il dr. _, spec. FMH in chirurgia ortopedica, aveva confermato le limitazioni già espresse nella valutazione del 18 febbraio 1992 – nella quale il dr. _, spec. FMH in chirurgia, aveva sostanzialmente considerato esservi impedimenti alla stazione ferma prolungata in piedi e seduto per più di mezz’ora/un’ora; porto di pesi al massimo di 15kg-20 kg per tempo ridotto; non può fare sforzi ripetuti; discrete difficoltà nel salire/scendere ripetutamente le scale (cfr. doc. 74 pag. 5).
Tali limitazioni coincidono con quelle valutate dal dr. _.
Inoltre, ad ulteriore conferma del fatto che la situazione dell’interessato non abbia subito sostanziali mutamenti nonostante il soggettivo aggravamento addotto dall’interessato, l’Istituto assicuratore ha aggiunto che “sintomatico a tal proposito è anche il fatto che il medico _ ha pure rilevato che il danno all’integrità attuale non si discosta dal tasso riconosciuto nel 1992” (doc. 164).
Al riguardo, il TCA rileva che, effettivamente, nel referto del 6 aprile 2018, il dr. _ ha evidenziato che “a mio parere la situazione attuale, per quanto riguarda la menomazione all’integrità, non si discosta in modo apprezzabile dalla situazione valutata con concessione della pregressa IMI. Si conferma il valore in essere” (doc. 153 pag. 5).
Alla luce delle considerazioni che precedono, tutto ben ponderato, il TCA ritiene che, essendo la situazione dell’interessato sostanzialmente sovrapponibile a quella già oggetto della decisione di rifiuto della rendita del 22 aprile 1996, con un’analoga esigibilità lavorativa, non vi sia motivo per giungere ora ad una soluzione diversa.
Ogni considerazione a proposito della perdita economica subita dall’assicurato nel corso degli anni risulta, pertanto, ininfluente, ricordato che, come indicato nella decisione del 18 luglio 2018, “già allora (cioè nel 1996, n.d.r.) come garagista indipendente, lei faceva valere un minor rendimento dal 20% al 30% causa difficoltà nelle attività pesanti o da svolgere in posizioni scomode”, limitazioni tuttavia che, come visto sopra, erano state correttamente prese in considerazione nella valutazione dell’esigibilità lavorativa e ritenute non rispettose del danno alla salute.
All’assicurato non può essere, pertanto, riconosciuto il diritto a una rendita di invalidità.