Decision ID: e9fd63f9-84ee-5a0b-9670-83097f226f45
Year: 2010
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_006
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: civil_law

ritenuto
in fatto: A. Con istanza 28 ottobre 2008 diretta contro R_, debitore sequestrato, AO 1 ha chiesto al Pretore _, in base all'art. 271 cpv. 1 n. 4 LEF di porre sotto sequestro “tutti gli averi patrimoniali depositati su conti o in cassette di sicurezza e i crediti riferiti alla relazione n. _ intestata a AP 1, siccome dagli atti risultano averi appartenenti in realtà almeno per 1/3 a R_, e ciò, per quanto riguarda i crediti, sia quelli verso la sede principale che quelli verso le succursali della B_ in Svizzera o all'estero”, presso B_. Il tutto fino a concorrenza di fr. 21'820'950.– (ossia Euro 15'000'000.– al tasso di conversione CHF/Euro valido per quel giorno) oltre interessi del 5% dal 28 ottobre 2008.
Con analoga istanza 28 ottobre 2008 diretta contro F_, debitore sequestrato, AO 1 ha parimenti chiesto al Pretore _, in base all'art. 271 cpv. 1 n. 4 LEF di porre sotto sequestro “tutti gli averi patrimoniali depositati su conti o in cassette di sicurezza e i crediti riferiti alla relazione n. _ intestata a AP 1, siccome dagli atti risultano averi appartenenti in realtà almeno per 1/3 a F_, e ciò, per quanto riguarda i crediti, sia quelli verso la sede principale che quelli verso le succursali della B_ in Svizzera o all'estero”, presso B_. Il tutto fino a concorrenza di fr. 21'820'950.– (ossia Euro 15'000'000.– al tasso di conversione CHF/Euro valido per quel giorno) oltre interessi del 5% dal 28 ottobre 2008.
B. A detta della sequestrante, il credito consta di pretese in via di restituzione di averi patrimoniali, di risarcimento danni per atto illecito -come appropriazione indebita aggravata e reati di tipo societario- e indebito arricchimento, infrazioni di cui -insieme ad altri- R_ si era reso responsabile in veste di membro del Collegio sindacale e F_ in qualità di membro del Consiglio di amministrazione e del Comitato esecutivo di quella che allora era la AO 1. Indizi eloquenti erano segnatamente emersi dal procedimento penale in corso in Italia -per fatti sostanzialmente commessi tra il 2004 e il 2005- e nell'ambito del quale il 25 luglio 2007 tanto l'uno quanto l'altro sono stati rinviati a giudizio per un corrispondente importo di almeno complessivi Euro 100'000'000.– (doc. I, pag. 28 lett. K). Sempre in quel contesto, con sentenza di patteggiamento 23 maggio 2008 e in relazione a quegli specifici reati a loro imputati (doc. I, pag. 23 lett. E e pag. 28 lett. K), R_ e F_ avevano poi contrattato la condanna ad una pena di 6 mesi di reclusione ciascuno, in seguito convertita in una sanzione sostitutiva di Euro 13'680.– ognuno (R_: doc. R, pag. 32, 50 e 91; F_: doc. R, pag. 36, 64 e 95).
C. Il 29 ottobre 2008, e per l'importo di fr. 21'820'950.– oltre interessi al 5% dal 28 ottobre 2008, il Pretore _, ha decretato il sequestro sia a carico di R_ (inc. EF.2008 .2785) che a carico di F_ (inc. EF.2008. 2786), così come richiesto.
D. Il 7 novembre 2008 AP 1, ha formulato opposizione al sequestro contestando che il conto n. _ o comunque sia i beni a lei intestati presso B_, appartenessero in realtà ai debitori sequestrati R_ e F_. Non era inoltre adempiuta la causa del sequestro fondata sull'esistenza di un legame sufficiente con la Svizzera ex art. 271 cpv. 1 n. 4 LEF.
Al contraddittorio del 2 marzo 2009, la società opponente ha precisato di essere unica intestataria e proprietaria dei beni sequestrati -segnatamente del conto n. _- fatto questo che la sequestrante non aveva peraltro contestato. Essendo lei una società con un'indipendenza giuridica e un'attività propria e avendo lei facoltà di partecipare in modo indiretto ad attività industriali e commerciali, un capitale sociale di Euro 31'000.– aumentato a Euro 1'531'000.– interamente liberato, dei propri organi e usuali rapporti con gli azionisti, al riguardo nemmeno in virtù del concetto di trasparenza (“Durchgriffsprinzip”) era ipotizzabile derogare a questa circostanza. Il suo patrimonio sociale non era mai stato confuso con quello di terzi, men che meno con quello di R_ o di F_. Né la sua costituzione era strumento inteso a mascherare l'utilizzo abusivo di diritti di loro creditori, o trafugare beni appartenenti a loro. Le competenti autorità in Italia -e conseguentemente pure quelle del Cantone Ticino- avevano ritenuto la società opponente estranea al procedimento penale, in quanto né il rinvio a giudizio né la sentenza di patteggiamento la menzionava legata a attività di riciclaggio. Di qui, l'ordine di dissequestrare il conto bancario n. _ fino a quel momento bloccato. Nulla indicava quindi che quel conto fosse di spettanza di R_ o di F_. Per la società opponente poi, le istanze di sequestro erano di per sé irrite, visto che -contrariamente alla prassi di questa Camera- verso lei la procedente aveva omesso di promuovere esecuzione. Il credito non aveva infine alcun legame con la Svizzera, la sequestrante e i debitori sequestrati avendo domicilio in Italia ed essendo loro a lei legati da contratto retto dal diritto italiano. Inoltre, i debitori sequestrati non avevano commesso illeciti in Svizzera -come evidenziato da autorità federali e cantonali in Svizzera- né erano emersi elementi che legassero loro all'“operazione _” -che aveva avuto risvolti in Svizzera- o a tale società M_. Ciò posto, la sola esistenza di un conto bancario non bastava certo per fondare il legame di cui all'art. 271 cpv. 1 n. 4 LEF. Invero poi, considerate le richieste di giudizio formulate dalla procedente, il sequestro del conto n. _ era semmai giustificato limitatamente a 2/3.
Dal canto suo la sequestrante ha anzitutto preso atto che la controparte non contestava la verosimiglianza del credito. A suo dire poi, la società opponente non era affatto operativa, visto che direttamente non poteva esercitare alcuna attività industriale o commerciale. La sua costituzione precedeva di poco l'apertura del conto bancario sequestrato -il solo e unico intestato alla società opponente- originariamente presso D_, quindi trasferito presso B_. E, sullo stesso R_ e F_ disponevano di due procure con diritto di firma individuale. Di ciò, dava riscontro la dichiarazione scritta di E_, già direttore di B_. Non senza rilevanza poi che il dissequestro penale del conto di cui rivendicava il sequestro esecutivo in questa sede, faceva seguito alla sentenza di patteggiamento. Per il principio del “Durchgriff” si giustificava quindi di soprassedere alla dualità tra società e azionista, e ammettere quindi la verosimiglianza dell'appartenenza del conto sequestrato a R_ e F_. La causa del credito era da ricondurre alla scalata all'_ e a tutta una serie di operazioni speculative riguardanti i titoli “_”, tutte attività che avevano avuto anche risvolti nel territorio elvetico ed erano contemplate sia dal rinvio a giudizio che dalla sentenza di patteggiamento. Fondata quindi la pretesa verso i debitori sequestrati, organi societari della sequestrante e rei di atti illeciti. Peraltro, la medesima sentenza di patteggiamento costituiva implicita ammissione di una loro responsabilità. Visto l'esito negativo verso un terzo debitore infine, il sequestro a carico di R_ e di F_ si giustificava per intero e non solo per i 2/3: a riprova di ciò vi era il fatto che il dissequestro penale specificava in modo esplicito solo il loro nominativo, e non faceva alcun riferimento a quel terzo.
Ribadito il suo punto di vista, per la società opponente l'onere della prova relativo al principio del “Durchgriff” e all'esistenza di una dualità abusiva tra società e persona fisica, era a carico della sequestrante. Ma, a tale incombenza, quest'ultima non aveva affatto adempiuto. Il conto presso D_ nulla aveva a che vedere con quello aperto presso B_, e di cui peraltro F_ non disponeva di diritto di firma. L'esposto di E_ non era fede facente, visto che in proposito le autorità federali svizzere avevano emesso un non luogo a procedere. Il dissequestro penale del conto bancario seguiva la sentenza di patteggiamento che appunto nulla indicava in merito alla società opponente, ed era così indipendente da un qualsiasi riferimento a R_ e a F_. Secondo la prassi di questa Camera poi, volendosi ipotizzare l'applicazione del principio del “Durchgriff”, il sequestro avrebbe dovuto essere indirizzato contro la società titolare degli averi bancari sequestrati e non -come in concreto- contro eventuali suoi azionisti o persone di riferimento. A carico dei due debitori sequestrati non si poteva addebitare né l'operazione riguardante l'_ né quella riferita ai titoli “_”, men che meno il reato di appropriazione indebita. Responsabilità unica da imputare ai debitori sequestrati era la loro relazione contrattuale con la sequestrante per la quale però, a fronte di un foro esclusivo in Italia, ne difettava uno in Svizzera. Di modo che, per finire, mancavano i presupposti a sostegno del sufficiente legame con il territorio elvetico ai sensi dell'art. 271 cpv. 1 n. 4 LEF.
In duplica la sequestrante ha di nuovo evidenziato come non vi fossero elementi a sostegno dell'attività della società opponente: in proposito la stessa non aveva prodotto alcun bilancio, fermo restando che l'esistenza di organi formali non era determinante. Temeraria poi l'affermazione secondo cui il conto presso B_ non aveva alcuna attinenza con quello esistente in precedenza presso D_, la relativa documentazione -prodotta agli atti- essendo stata a suo tempo prodotta dalle autorità svizzere occupatesi della richiesta in via di rogatoria di sequestro penale di quel conto. L'esposto di E_ non aveva avuto seguito in Svizzera per il semplice fatto che le operazioni erano state effettuate con azioni non quotate alla borsa svizzera. Il dissequestro penale del conto sequestrato inoltre era conseguenza diretta della sentenza di patteggiamento che aveva coinvolto -pure- R_ e F_, i debitori sequestrati. Per il solo fatto che quel preciso conto in realtà apparteneva a loro due, il sequestro esecutivo era da considerare legato a quello stesso patteggiamento. Infine, il legame sufficiente del credito con la Svizzera era costituito dalle operazioni illecite di cui quei due si erano resi responsabili e che avevano interessato anche il nostro paese.
E. Con sentenza del 29 aprile 2010 il Pretore _, ha respinto l'opposizione e confermato i sequestri. Egli ha anzitutto accertato che la società opponente non aveva contestato la verosimile esistenza del credito. Del resto poi, il rinvio a giudizio per concorso in appropriazione indebita aggravata e per reati di tipo societario a carico -con altri- di R_ e F_ insieme alla sentenza di patteggiamento 23 aprile 2008, quantificavano in ben oltre 10 [recte: 100] milioni di Euro il danno patito dalla sequestrante. La causa del sequestro si fondava invece sull'esistenza di un legame sufficiente tra credito e Svizzera, fermo restando che anche senza volersi attenere ad un'interpretazione restrittiva, non era comunque sufficiente il solo luogo di situazione del conto bancario. Tuttavia, nel caso specifico, più elementi davano riscontro di quel preciso legame. Anzitutto il rinvio a giudizio e la sentenza di patteggiamento che ne era seguita, davano atto del fatto che i debitori sequestrati -insieme ad altri- tramite operazioni illecite eseguite anche mediante l'ausilio di strutture societarie, conti bancari e prestanome in Svizzera, erano stati all'origine e si erano resi responsabili del danno patito dalla sequestrante. Peraltro, a carico di un altro conto bancario -altresì indicato nella denuncia sporta dalla sequestrante in Italia- intestato a _, loro correo, ed esistente presso il medesimo istituto era stato parimenti ordinato un sequestro che aveva tuttora efficacia. Aventi diritto economico del conto n. _ intestato alla società opponente erano inoltre i due debitori sequestrati: e questo emergeva dalla lettera che il procuratore pubblico incaricato in Svizzera della richiesta per rogatoria aveva trasmesso alle autorità inquirenti italiane, dallo scritto che gli stessi debitori sequestrati avevano indirizzato a quel medesimo procuratore pubblico, dal relativo ordine di dissequestro penale del conto bancario e dall'esposto di E_. Ciò posto, nulla indicava che la società opponente fosse operativa essendo a lei vietato di esercitare direttamente una qualsiasi attività industriale o commerciale. Di conseguenza, la stessa sembrava costituita col solo intento di farvi confluire beni appartenenti ai debitori sequestrati, così come i proventi delle operazioni illecite di cui essi si erano appunto resi responsabili, nascondendone l'effettiva realtà economica. Per il principio del “Durchgriff”, dovevano così essere confermati i due sequestri fermo restando che, essendo i debitori sequestrati unici aventi diritto economici del conto bancario, come tale il provvedimento lo riguardava per intero e non limitatamente ai 2/3. Di qui, il rigetto dell'opposizione formulata dalla società opponente.
F. Con il presente appello AP 1 chiede di accogliere l'opposizione e annullare i due sequestri. Anzitutto da un profilo strettamente giuridico il conto sequestrato è intestato a lei. Di modo che, non appartenendo ai due debitori sequestrati, il sequestro è già di per sé escluso. A torto il Pretore ha ravvisato in ciò un abuso di diritto e, richiamandosi al principio di trasparenza (“Durchgriffprinzip”), ha considerato che dal profilo economico quel conto era dei debitori sequestrati. L'attività che lei svolgeva era attuale, come evidenziava il relativo bilancio prodotto in appello e l'aumento di capitale eseguito nel 2004, ed era altresì garantita dai suoi organi formali conformi allo scopo sociale e al diritto applicabile nel paese d'origine. Il patrimonio sociale non era stato confuso con quello di terzi, men che meno con quello dei debitori sequestrati. L'abuso di diritto presupponeva poi che l'appartenenza del bene al terzo fosse finalizzato a eludere norme intese a proteggere creditori o a trafugare beni a loro scapito. Ma, in concreto, la vertenza penale aveva provato che tanto lei quanto il conto sequestrato erano estranei ai fatti che avevano coinvolto _ e tutti gli altri correi. Inoltre, se il creditore intendeva sequestrare un bene intestato al debitore sequestrato e in realtà appartenente a un terzo, egli avrebbe dovuto promuovere esecuzione contro quest'ultimo. E, nel caso in esame, nessun sequestro era stato promosso nei suoi confronti. Di conseguenza, come già evidenziato al contraddittorio, le istanze di sequestro era irrite, eccezione questa che il Pretore non aveva neppure esaminato.
La società opponente, pur ammettendo di non essere entrata nel merito dell'esistenza o meno del credito in quanto si trattava di una questione riguardante terzi, rimprovera al Pretore di avere ritenuto non contestato il credito della sequestrante: a suo dire, l'istituto del patteggiamento previsto dal diritto italiano non costituisce accertamento giudiziale dei fatti in esso contenuti e, comunque sia, nel caso specifico non si esprimeva su alcuna pretesa civile. Neppure i presupposti di una valida causa di sequestro, ossia la pretesa esistenza di un legame sufficiente con la Svizzera del credito, erano adempiuti. Il preteso credito non era riconducibile a operazioni illecite commesse in Svizzera, ai debitori sequestrati potendosi semmai e soltanto ascrivere una responsabilità contrattuale in virtù del diritto societario, retta dal solo diritto italiano. Questo il motivo per cui la sequestrante aveva avviato in Italia un'azione giusta l'art. 2393 CCit, estranea a foro e diritto svizzeri. Per il resto, non si poteva imputare loro danni dovuti a operazioni illecite messe in atto da _, _ e _. Il procedimento penale in Italia aveva dimostrato che né R_ né F_ erano stati in qualche modo coinvolti nella scalata all'_ e nell'uso di fondi gestiti da M_. Mentre il sequestro di un conto intestato a _ -procedura del tutto estranea alla presente- non aveva alcuna rilevanza. Verso i debitori sequestranti il patteggiamento dava atto solo di reati di tipo societario e commessi in Italia, e l'appropriazione indebita a loro rimproverata non riguardava attività svolte in Svizzera. L'assenza di illeciti su territorio elvetico era stata accertata dalle autorità penali svizzere che, a carico dei debitori sequestranti non avevano aperto alcun procedimento. L'appellante infine rileva un errore nella redazione del dispositivo della sentenza impugnata, laddove stabilisce che l'opposizione sarebbe stata formulata dai debitori sequestrati in luogo della società opponente.
G. Delle osservazioni della procedente si dirà, se necessario, nel seguito.

Considerando
in diritto: 1. La decisione del giudice del sequestro -sia essa di annullamento o di conferma del sequestro (cfr. Reiser, Basler Kommentar zum SchKG, vol. III, Basilea/Ginevra/Monaco 1998, n. 44-45 ad art. 278)- che statuisce sull'opposizione (ai sensi dell'art. 278 cpv. 1 LEF) interposta dal debitore destinatario del sequestro o da un terzo, può essere impugnata entro dieci giorni davanti all'autorità giudiziaria superiore (art. 278 cpv. 3 primo periodo LEF), nel Cantone Ticino la Camera di esecuzione e fallimenti, con il rimedio dell'appello (art. 22 LALEF nonché 14 e 22 lett. c LOG), e ciò qualora il valore litigioso sia pari o superiore a fr. 8'000.–. L'autorità superiore deve verificare -sulla base delle allegazioni e dei documenti prodotti dalle parti- se nel caso concreto in relazione al realizzarsi delle condizioni del sequestro addotte dai creditori -e contestate dalla controparte- è raggiunto il grado di verosimiglianza necessario per il mantenimento del provvedimento conservativo, atteso che in caso negativo annullerà la decisione del giudice di prime cure che ha confermato il sequestro, rispettivamente confermerà la decisione che lo ha annullato, riservate soluzioni intermedie (Amonn/ Walther, Grundriss des Schuldbetreibungs- und Konkursrechts, 7a ed., Berna 2003, n. 74 ad § 51; Reeb, Les mesures provisoires dans la procédure de poursuite, in: ZSR 1997/II, pag. 482).