Decision ID: e380ffec-bd43-55bf-b6d3-b6f6778cc44c
Year: 2015
Language: it
Court: TI_TCAS
Chamber: TI_TCAS_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: social_law

ritenuto,
in fatto
1.1. In data 17 luglio 2013, PI 1, nato nel 1956, di professione _ presso la _, ha presentato una domanda volta all’ottenimento di prestazioni AI per adulti, giustificata da “disagio psichico e psicosomatico” (doc. 6/1-6).
1.2. Esperiti i necessari accertamenti medico-amministrativi e, in particolare, una perizia psichiatrica a cura del dr. _, con progetto di decisione del 9 gennaio 2014, l’Ufficio AI ha riconosciuto all’assicurato una rendita intera di invalidità (grado AI dell’80%) dal 1° novembre 2013, precisando che “considerato però che la domanda è stata presentata tardivamente, il versamento decorre unicamente dal 1° gennaio 2014” (doc. 29/1-4).
A seguito delle osservazioni presentate dalla RI 1 (doc. 33 e 43-1), supportate da una perizia psichiatrica svolta dal dr. _ (doc. 43/2-16), l’amministrazione – dopo avere ordinato una nuova perizia psichiatrica, affidata al dr. _ del Centro Peritale per le Assicurazioni Sociali (CPAS) (doc. 57/1-21) - con progetto di decisione del 23 giugno 2014 (doc. 59/1-5), poi confermato con decisioni dell’8 settembre 2014 (doc. 65, 66) e del 22 settembre 2014 (doc. 67), ha confermato l’attribuzione a PI 1 di una rendita intera di invalidità (grado AI dell’80%) dal 1° novembre 2013, con versamento effettivo però solo a decorrere dal 1° gennaio 2014 a seguito della presentazione tardiva della domanda.
1.3. Contro la decisione dell’8 settembre 2014 la RI 1 ha presentato un ricorso al TCA, con il quale ha postulato l’annullamento della decisione impugnata e l’esecuzione di una perizia giudiziaria, così da potere determinare nuovamente il grado di invalidità di PI 1.
Sostanzialmente la Cassa Pensione ha sostenuto che l’Ufficio AI abbia accordato all’interessato una rendita di invalidità senza prima sufficientemente approfondire la fattispecie con riferimento agli aspetti medici, contestati in maniera motivata tramite la valutazione peritale eseguita dal dr. _.
Quest’ultimo, infatti, negando l’esistenza di una sindrome post-traumatica da stress, ha ritenuto che l’assicurato sia affetto da un disturbo di adattamento, da una reazione depressiva prolungata, da difficoltà in ambito professionale e da uno status pregiudizievole in seguito alla detenzione preventiva del 2003.
A mente del dr. _ l’assicurato, che non ha mai presentato un disturbo psichico a sé stante, è affetto da una sindrome da disadattamento riconducibile a problemi professionali e personali, i quali non possono tuttavia giustificare un’incapacità lavorativa rilevante di lunga durata. Per tali ragioni, il dr. _ ha concluso che se, da un lato, è comprensibile che l’interessato non possa più svolgere la sua precedente attività lavorativa, dall’altro si deve ritenere esigibile il compimento di un’altra attività lavorativa.
Alla luce delle critiche ben motivate sollevate dal dr. _ contro gli apprezzamenti del dr. _ e del dr. _, la Cassa Pensioni ha quindi considerato imprescindibile l’esecuzione di accertamenti medico-specialistici aggiuntivi (doc. I).
1.4. L’UAI, in risposta - dopo avere ribadito la correttezza delle valutazioni peritali svolte dal dr. _, prima, e dal CPAS, poi - ha postulato un’integrale reiezione dell’impugnativa con argomenti di cui si dirà, per quanto occorra, nei considerandi di diritto (doc. VIII).
1.5. In data 24 novembre 2014, PI 1, rappresentato dall’avv. RA 1, ha chiesto che il ricorso della Cassa Pensione venga integralmente respinto e che sia di conseguenza confermata la decisione di attribuzione di una rendita intera dell’amministrazione.
Il patrocinatore dell’assicurato ha fatto presente che, contrariamente a quanto preteso dalla Cassa Pensione, i disturbi psichici del proprio assistito, attestati dallo psichiatra curante, dr. _, sono stati accuratamente esaminati dapprima tramite la perizia del dr. _ e, in seguito, dal dr. _ del CPAS. Entrambi questi approfondimenti peritali sono, secondo il legale dell’assicurato, pienamente affidabili e probanti, in quanto allestiti nel rispetto dei requisiti richiesti dalla giurisprudenza e non possono quindi venire smentiti dal referto peritale del dr. _, allestito esclusivamente sulla base degli atti, senza aver mai visitato personalmente il signor PI 1.
Inoltre, l’avv. RA 1 ha evidenziato che le critiche mosse dal dr. _ sono state puntualmente smentite dalla perizia del dr. _ del CPAS, il quale, dopo una minuziosa visita dell’interessato, si è criticamente confrontato con gli argomenti sollevati dal dr. _ (doc. IX + 1/2).
1.6. Con osservazioni del 5 dicembre 2014, l’Ufficio AI ha comunicato al TCA di non avere nulla da aggiungere rispetto a quanto già indicato in sede di risposta di causa, ritenuto che l’assicurato ha ribadito la correttezza dell’istruttoria svolta a livello medico ed economico dall’amministrazione (doc. XI).
1.7. Con scritto del 5 dicembre 2014, la RI 1 ha comunicato al TCA di rinunciare ad inviare nuovi mezzi di prova (doc. XII).
1.8. In data 23 febbraio 2015, il dr. _, psichiatra dell’assicurato, ha segnalato al TCA che le condizioni di salute del proprio paziente “sono attualmente molto compromesse e che, tra i fattori che contribuiscono a peggiorare il suo stato, vi è la vertenza giudiziaria tra la RI 1 e l’Ufficio AI”, chiedendo, nel limite del possibile, “un’evasione rapida di questa pratica per non compromettere ulteriormente la salute del signor PI 1” (doc. XIV).
1.9. Con scritto del 27 febbraio 2015, anche il patrocinatore dell’assicurato - dopo avere appreso delle preoccupazioni a proposito della compromissione dello stato di salute del proprio paziente espresse a questo Tribunale da parte dello psichiatra curante - ha sollecitato l’evasione della causa (doc. XV).

in diritto
2.1. Ai sensi dell’art. 59 LPGA ha diritto di ricorrere chiunque è toccato dalla decisione o dalla decisione su opposizione ed ha un interesse degno di protezione al suo annullamento o alla sua modifica.
Ciò è segnatamente il caso per altri assicuratori i quali, a seguito di una decisione amministrativa di un’altra assicurazione, hanno un obbligo di fornire prestazioni (Kieser, ATSG-Kommentar, Zurigo 2003, ad art. 59 N. 12). Dispone al riguardo l’art. 49 cpv. 4 LPGA: “
Se prende una decisione che concerne l’obbligo di un altro assicuratore di fornire prestazioni, l’assicuratore deve comunicare anche a lui la decisione. Quest’ultimo dispone dei medesimi rimedi giuridici dell’assicurato.”
Nel caso in esame, si tratta di stabilire se PI 1 abbia effettivamente diritto a percepire una rendita intera di invalidità dal 1° novembre 2013, come stabilito dall’Ufficio AI con la decisione impugnata, oppure se, secondo la tesi della Cassa Pensione, l’amministrazione è giunta alla decisione contestata senza prima accuratamente vagliare e approfondire l’aspetto medico.
Di conseguenza, avendo l’esito della presente vertenza delle dirette ripercussioni sull’obbligo assicurativo della RI 1 (cfr. art. 23 LPP), quest’ultima è legittimata ad inoltrare il presente ricorso
(cfr. Kieser, ATSG-Kommentar, op. cit., ad art. 59 N. 12, pag. 589).
2.2. Secondo l’art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con gli art. 7 e 8 della LPGA, con invalidità s’intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata, cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio. Gli elementi fondamentali dell'invalidità, secondo la surriferita definizione, sono quindi un danno alla salute fisica o psichica conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio, e la conseguente incapacità di guadagno.
Occorre quindi che il danno alla salute abbia cagionato una diminuzione della capacità di guadagno, perché il caso possa essere sottoposto all'assicurazione per l'invalidità (Scartazzini, Les rapports de causalité dans le droit suisse de la sécurité sociale, tesi Ginevra 1991, pp. 216ss).
L’art. 28 cpv. 2 LAI, in vigore dal 1° gennaio 2008, prescrive che gli assicurati hanno diritto ad una rendita intera se sono invalidi almeno al 70%, a tre quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono invalidi almeno al 40%.
Ai sensi dell'art. 16 LPGA il grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto fra il reddito del lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo l'insorgenza dell'invalidità e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione, nell'esercizio di un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in condizioni normali di mercato del lavoro (reddito da invalido) e il reddito del lavoro che egli avrebbe potuto conseguire se non fosse diventato invalido (reddito da valido).
Si confronta perciò il reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non fosse divenuto invalido con quello ch'egli può tuttora realizzare, benché invalido, sfruttando la residua capacità lavorativa in attività da lui ragionevolmente esigibili in condizioni normali del mercato del lavoro, previa adozione di eventuali provvedimenti integrativi (metodo generale del raffronto dei redditi; DTF 128 V 30, 104 V 136; Pratique VSI 2000 p. 84).
Nel confronto dei redditi la giurisprudenza - di regola - non tiene conto di fattori estranei all'invalidità, come ad esempio la formazione professionale, le attitudini fisiche e psichiche e l'età dello assicurato (RCC 1989 p. 325; DTF 107 V 21; Scartazzini, op. cit, p. 232). La misura dell'attività ragionevolmente esigibile dipende d'altra parte dalla situazione personale dell'assicurato e dalla possibilità di applicazione di misure reintegrative. La situazione personale dell'assicurato è essenziale per la valutazione della residua capacità al guadagno. Secondo il TFA i due redditi, dalla cui differenza emerge il grado dell'incapacità di guadagno, vanno stabiliti in maniera precisa. Se ciò non è possibile, devono essere calcolati sulla base di una valutazione fondata sulle circostanze concrete (SVR 1996 IV Nr. 74; DTF 114 V 313).
S
econdo la giurisprudenza per il raffronto dei redditi sono determinanti le circostanze esistenti al momento dell'(eventuale) inizio del diritto alla rendita ed i redditi da valido e da invalido devono però essere rilevati sulla medesima base temporale e la valutazione deve tenere conto di eventuali modifiche dei redditi di paragone intervenute fino alla resa della decisione e suscettibili di incidere sul diritto alla rendita (cfr. DTF 129 V 222).
2.3. U
n danno alla salute psichica può portare ad un’invalidità se esso è di gravità tale da non poter praticamente esigere dall'assicurato di valersi della sua capacità lavorativa sul mercato del lavoro (cfr. DTF 127 V 298 consid. 4c).
Al riguardo l'Alta Corte ha sottolineato che:
"
(...)
Tra i danni alla salute psichica, i quali come i danni fisici, possono determinare un'invalidità ai sensi dell'art. 4 cpv. 1 LAI, devono essere annoverati - oltre alle malattie mentali propriamente dette - le anomalie psichiche parificabili a malattia. Non sono considerati effetti di uno stato psichico morboso, e dunque non costituiscono turbe a carico dell'assicurazione per l'invalidità le limitazioni della capacità di guadagno cui l'assicurato potrebbe ovviare dando prova di buona volontà; la misura di quanto è ragionevolmente esigibile dev'essere apprezzata nel modo più oggettivo possibile. Bisogna dunque stabilire se, e in quale misura al caso, un assicurato può, nonostante il danno alla salute mentale, esercitare un'attività lucrativa che il mercato del lavoro gli offre, tenuto conto delle sue attitudini. In quest'ambito il punto è quello di sapere quale attività si può da lui ragionevolmente esigere. Ai fini di stabilire l'esistenza di un'incapacità di guadagno causata da un danno alla salute psichica non è quindi decisivo accertare se l'assicurato eserciti o meno un'attività lucrativa insufficiente; di maggior rilievo è piuttosto domandarsi se si debba ammettere che l'utilizzazione della capacità lavorativa non può in pratica più essere da lui pretesa oppure che essa sarebbe persino insopportabile per la società (DTF 102 V 166; VSI 1996 pag. 318 consid. 2°, pag. 321 consid. 1°, pag. 324 consid. 1°; RCC 1992 pag. 182 consid. 2° e sentenze ivi citate)" (STFA
I 148/98
del 29 settembre 1998
, pag. 10 consid. 3b)."
A
ffinché
un rapporto medico in ambito psichiatrico sia ritenuto affidabile, esso deve adempiere diverse condizioni (cfr. D. Cattaneo, “La promozione dell'autonomia del disabile: esempi scelti dalle assicurazioni sociali”, in RDAT II-2003, pag. 571 seg., in particolare la nota 158, pag. 628-629; D. Cattaneo, “Le perizie nelle assicurazioni sociali” in Le perizie giudiziarie Ed. CFPG, Lugano e Helbing & Lichtenhahn, Basilea 2008 pag, 203 e segg. (249-254).
Innanzitutto la diagnosi deve essere espressa da uno specialista in psichiatria e fondata sui criteri posti da un sistema di classificazione riconosciuto scientificamente (cfr. STF 9C_815/2012 del 12 dicembre 2012; DTF 131 V 49; DTF 130 V 396 segg.; DTF 127 V 294; Mosimann (Somatoforme Störungen: Gerichte und [psychiatrische] Gutachten, in: SZS 1999 pag. 105 ss).
Il medico deve pronunciarsi sulla gravità dell'affezione e
deve anche valutare l'esigibilità della ripresa di un'attività lucrativa da parte dell'assicurato.
Tale prognosi deve tener conto di diversi criteri, quali il carattere premorboso, l'affezione psichica e quelle organiche croniche, la perdita d'integrazione sociale, un eventuale profitto tratto dalla malattia, il carattere cronico della malattia, la durata pluriennale della stessa con sintomi stabili o in evoluzione e l'impossibilità di ricorrere a trattamenti medici secondo la regola d'arte. La prognosi sfavorevole deve essere fatta in base all’insieme dei succitati criteri.
Inoltre, l'esperto deve esprimersi sull'aspetto psicosociale della persona esaminata.
Il rifiuto del carattere invalidante deve ugualmente basarsi su diversi criteri, tra i quali le divergenze tra i dolori descritti e quelli osservati, le allegazioni sull'intensità dei dolori la cui descrizione rimane sul vago, l'assenza di una richiesta di cura, le evidenti divergenze tra le informazioni fornite dal paziente e quelle risultanti dall'anamnesi, il fatto che le lamentele molto dimostrative lascino l'esperto insensibile, come pure le allegazioni di grandi handicap nonostante un ambiente psico-sociale intatto (STCA 32.1999.124 del 27 settembre 2001).
2.4. Per
poter graduare l'invalidità, l'amministrazione (o il giudice in caso di ricorso) deve disporre di documenti che devono essere rassegnati dal medico o eventualmente da altri specialisti.
Il compito del medico consiste nel porre un giudizio sullo stato di salute, nell'indicare in quale misura e in quali attività l'assicurato è incapace al lavoro come pure nel fornire un importante elemento di giudizio per determinare quali lavori siano ancora ragionevolmente esigibili dall'assicurato (
STF 9C_13/2007 del 31 marzo 2008;
DTF 125 V 256
consid.
4 pag. 261;
115 V 133
consid. 2 pag. 134;
114 V 310
consid. 3c pag. 314;
105 V 156
consid.
1 pag. 158). Spetta in seguito al consulente professionale, avuto riguardo alle indicazioni sanitarie, valutare quali attività professionali siano concretamente ipotizzabili (Meyer-Blaser, Rechtsprechung des Bundesgerichts zum IVG, pag. 228 seg.).
Quanto alla valenza probante di un rapporto medico, determinante è che i punti litigiosi importanti siano stati oggetto di uno studio approfondito, che il rapporto si fondi su esami completi, che consideri parimenti le censure espresse dal paziente, che sia stato approntato in piena conoscenza dell'incarto (anamnesi), che la descrizione del contesto medico sia chiara e che le conclusioni del perito siano ben motivate.
Determinante quindi per stabilire se un rapporto medico ha valore di prova non è né l'origine del mezzo di prova, né la denominazione, ad esempio quale perizia o rapporto (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; STFA I 462/05 del 25 aprile 2007; STFA U 329/01 e U 330/01 del 25 febbraio 2003; DTF 125 V 352 consid. 3a; DTF 122 V 160 consid. 1c;
Meyer-Blaser
, Die Rechtspflege in der Sozialversicherung, BJM 1989 pag. 31; Pratique VSI 3/1997 pag. 123)
, bensì il suo contenuto (DTF 122 V 160 in fine con rinvii).
In caso di perizia giudizia
ria, il giudice - di regola - non si scosta, senza motivi imperativi dalle conclusioni del perito medico, il cui ruolo consiste, appunto, nella messa a disposizione della giustizia della propria scienza medica per fornire un'interpretazione scientifica dei fatti considerati (DTF 125 V 352 consid. 3b/aa e riferimenti ivi menzionati).
Il giudice può disattendere le conclusioni del perito giudiziario nel caso in cui il rapporto peritale contenesse delle contraddizioni oppure sulla base di una controperizia richiesta dal medesimo tribunale, che porti a un diverso risultato (DTF 101 IV 130).
Il giudice può scostarsene anche nel caso in cui, fondandosi sulla diversa opinione di altri esperti, ritiene di avere sufficienti motivi per mettere in dubbio l'esattezza della perizia giudiziaria.
Questi principi sono stati confermati in una sentenza 8C_104/2007 del 28 marzo 2008 nella quale il Tribunale federale ha sottolineato che:
"
Per quanto concerne in particolare le perizie giudiziarie la giurisprudenza ha statuito che il giudice non si scosta senza motivi imperativi dalla valutazione degli esperti, il cui compito è quello di mettere a disposizione del tribunale le proprie conoscenze specifiche e di valutare, da un punto di vista medico, una certa fattispecie. Ragioni che possono indurre il giudice a non fondarsi su un tale referto sono ad esempio la presenza di affermazioni contraddittorie nella perizia stessa oppure l'esistenza di altri rapporti in grado di inficiarne la concludenza. In tale evenienza, la Corte giudicante può disporre una superperizia oppure scostarsi, senza necessità di ulteriori complementi, dalle conclusioni del referto peritale giudiziario (DTF 125 V 351 consid. 3b/aa pag. 353 e riferimenti)."
A proposito delle perizie mediche eseguite nell'ambito della procedura amministrativa, il TFA ha stabilito che, nell'ipotesi in cui sono state eseguite da medici specializzati riconosciuti, hanno forza probatoria piena se giungono a conclusioni logiche e sono state realizzate sulla base di accertamenti approfonditi, fintanto che indizi concreti non inducono a ritenerle inaffidabili (DTF 123 V 176; DTF 122 V 161, DTF 104 V 212; SVR 1998 IV Nr. 1 pag. 2; SZS 1988 pagg. 329 e 332; ZAK 1986 pag. 189;
Locher
, Grundriss des Sozialversicherungsrechts, Berna 1994, pag. 332).
In una sentenza pubblicata nella Pratique VSI 2001 pag. 106 segg., il TFA ha però ritenuto conforme al principio del libero apprezzamento delle prove definire delle direttive per la valutazione di determinate forme di rapporti e perizie. In particolare per quanto concerne le perizie giudiziarie, la giurisprudenza ha statuito che il giudice non si scosta senza motivi imperativi dalla valutazione degli esperti, il cui compito è quello di mettere a disposizione del tribunale le loro conoscenze specifiche e di valutare da un punto di vista medico una certa fattispecie. Ragioni che possono indurre a non fondarsi su un tale referto sono ad esempio la presenza di affermazioni contraddittorie, il contenuto di una superperizia, altri rapporti contenenti validi motivi per farlo (Pratique VSI 2001 pag. 108 consid. 3b)aa e riferimenti citati;
STFA I 462/05 del 25 aprile 2007;
STFA
U 329/01 ed U 330/01 del 25 febbraio 2003).
Le perizie affidate dagli organi dell'AI o dagli assicuratori privati, in sede di istruttoria amministrativa, a medici esterni o a servizi specializzati indipendenti, i quali fondano le proprie conclusioni su indagini approfondite e giungono a risultati concludenti, dispongono di forza probatoria piena, a meno che non sussistano indizi concreti a mettere in causa la loro credibilità (Pratique VSI 2001 pag. 109 consid. 3b)bb; STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008;
STFA I 462/05 del 25 aprile 2007
).
In una sentenza di principio 9C_243/2010 del 28 giugno 2011, pubblicata in DTF 137 V 210, il Tribunale federale ha preso posizione sulle critiche della giurisprudenza federale relativa al valore probatorio delle perizie dei Servizi di accertamento medico (SAM; Art. 72 bis cpv. 1 OAI), dal profilo della conformità alla CEDU e alla Costituzione, formulate soprattutto nel parere del Prof. Dr. iur. Jörg Paul Müller e del Dr. iur. Johannes Reich dell’11 febbraio 2010.
L’Alta Corte è arrivata alla conclusione che l’acquisizione delle basi mediche per poter emettere una decisione attraverso perizie effettuate da istituti esterni come i SAM nell’assicurazione invalidità svizzera, come pure il loro utilizzo nelle procedure giudiziarie é di per sé conforme alla Costituzione e alla Convenzione (consid. 2.1-2.3). D’altra parte il Tribunale federale ha riconosciuto che attraverso tali perizie vengono messe in pericolo in modo latente le garanzie procedurali, visto il potenziale di ricavi dell’attività dei SAM nei confronti dell’assicurazione invalidità e con ciò anche della loro dipendenza economica (consid. 2.4). La nostra Massima Istanza ha perciò ritenuto necessario adottare dei correttivi:
(a livello amministrativo)
- assegnazione a caso dei mandati di perizia ai SAM (consid. 3.1),
- differenze minime delle tariffe della perizia (consid. 3.2),
- miglioramento e uniformizzazione dei criteri di qualità e di controllo (consid. 3.3),
- rafforzamento dei diritti di partecipazione:
-- in caso di divergenze l’amministrazione deve ordinare la perizia attraverso una decisione incidentale impugnabile davanti al Tribunale cantonale delle assicurazioni o al Tribunale federale amministrativo (consid. 3.4.2.6; cambiamento della giurisprudenza secondo DTF 132 V 93);
-- alla persona assicurata spettano precedentemente i diritti di partecipazione alla procedura (ad esempio: quello di esprimersi sui quesiti peritali; consid. 3.4.2.9; cambiamento della giurisprudenza secondo DTF 133 V 446);
(a livello dell’autorità giudiziaria di prima istanza)
In caso di accertata necessità di ulteriori chiarimenti, il Tribunale cantonale o il Tribunale federale amministrativo devono per principio essi stessi ordinare una perizia medica (consid. 4.4.1.3 e 4.4.1.4; cambiamento della giurisprudenza secondo DLA 1997
Nr. 18 p. 85, C 85/95 consid. 5d con riferimenti, sentenza H 355/99 del 11 aprile 2000 consid. 3b), i cui costi sono posti a carico dell’assicurazione invalidità (consid. 4.4.2).
Infine, il Tribunale federale ha concluso che le perizie raccolte secondo il vecchio standard processuale non perdono di per sé il loro valore probatorio. Piuttosto si dovrà decidere nel contesto dell’esame del singolo caso, alla luce delle sue specifiche caratteristiche e delle critiche sollevate nel ricorso, se il fatto di fondarsi esclusivamente sui mezzi di prova disponibili per prendere la decisione impugnata è o no conforme al diritto federale (consid. 6). (Sul tema cfr. STF 9C_120/2011 del 25 luglio 2011).
Per quel che riguarda i rapporti del medico curante, secondo la generale esperienza della vita, il giudice deve tenere conto del fatto che, alla luce del rapporto di fiducia esistente con il paziente, il medico curante attesterà, in caso di dubbio, in favore del suo paziente (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; DTF 125 V 353 consid.
3a)cc); Pratique VSI 2001 pag. 109 consid. 3a)cc;
Meyer-Blaser
, Rechtsprechung des Bundesgericht im Sozialversicherungsrecht, Zurigo 1997, pag. 230).
Al riguardo la giurisprudenza federale sottolinea costantemente che occorre tenere conto della differenza, a livello probatorio, tra mandato di cura e mandato peritale (cfr. STF 9C_457/2012 del 28 agosto 2012, consid. 6.2).
Infine, va ricordato che se vi sono dei rapporti medici contraddittori, il giudice non può evadere la procedura senza valutare l'intero materiale ed indicare i motivi per cui egli si fonda su un rapporto piuttosto che su un altro (STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008, STFA I 462/05 del 25 aprile 2007).
2.5.
Nel caso di specie, al fine di chiarire gli aspetti medici, l’Ufficio AI ha ordinato una perizia psichiatrica a cura del dr. _
(cfr. doc. 15-1).
Il dr. _, spec. FMH in psichiatria e psicoterapia, nel referto peritale del 9 dicembre 2013, poste le diagnosi con ripercussioni sulla capacità lavorativa di “sindrome da disadattamento con disturbo prevalente di altri aspetti emozionali (ICD10-F43.23) di entità grave; disfunzione vegetativa somatoforme (ICD10-F45.31 e F45.38)” e, quale diagnosi senza ripercussioni sulla capacità di lavoro, quella di “tratti di disturbo di personalità psiconevrotico (ICD10-F60.8)” (doc. 25-7), ha considerato l’assicurato inabile al lavoro nella misura dell’80% a partire dal 1° novembre 2012, con una prognosi sfavorevole (doc. 25-7).
La Cassa Pensione ricorrente ha contestato le conclusioni peritali, producendo, a sostegno della richiesta di rivalutazione della fattispecie, una perizia psichiatrica eseguita dal dr. _, spec. FMH in psichiatria e psicoterapia.
Nel referto peritale del 2 giugno 2014 il dr. _, senza avere visitato personalmente l’assicurato, ma ritenendo la documentazione medica a disposizione esauriente e tale da permettergli di potersi esprimere sulla base degli atti, ha posto le diagnosi di F43.21: disturbo da adattamento con reazione depressiva prolungata da fine maggio 2012; Z56: difficoltà professionali; Z65.1: status dopo arresto nel 2003 (doc. 43-10).
Quanto alla capacità lavorativa il dr. _, posto che l’assicurato non ha mai presentato un disturbo psichiatrico autonomo, ha concluso che è probabile che il signor PI 1 non possa più lavorare presso la _, ritenendo per contro che egli possa svolgere al 100% un lavoro simile (doc. 43-15).
L’Ufficio AI, a fronte delle critiche del dr. _, ha quindi considerato necessario sottoporre l’interessato ad una visita peritale psichiatrica presso il Centro Peritale per le Assicurazioni Sociali (CPAS).
Nel referto peritale del 2 giugno 2014, la dr.ssa _, spec. FMH in psichiatria e psicoterapia e Direttrice del CPAS e il dr. _, spec. FMH in psichiatria e psicoterapia e Capo Clinica del CPAS, h
anno posto le diagnosi con
influenza sulla capacità lavorativa di “1.
sindrome post-traumatica da stress, cronica (F43.1); 2. disfunzione vegetativa somatoforme (F45.31; F45.32)”
(doc. 57-17).
Quanto alla capacità lavorativa medico-teorica globale, gli specialisti del CPAS hanno ritenuto l’assicurato inabile al lavoro nella misura dell’80% nella precedente attività in seno alla _ e inabile al lavoro nella misura del 60% (tempo ridotto, rendimento pieno) in altre attività adatte (doc. 57-20).
Questa valutazione dei medici del CPAS è stata poi confermata dal dr. _ del SMR nel rapporto finale SMR del 10 giugno 2014 (doc. 99).
2.6.
Nell’evenienza concreta, questo Tribunale, chiamato a verificare innanzitutto se lo stato di salute del signor PI 1 è stato accuratamente vagliato dall’amministrazione prima dell’emissione della decisione qui impugnata, non ha motivo per mettere in dubbio la valutazione degli specialisti del CPAS, poi confermata dal dr. _ del SMR, secondo la quale l’interessato va considerato inabile al lavoro all’80% nella sua precedente professione di _ e inabile al lavoro al 60% nello svolgimento di attività adatte.
Il TCA non può, infatti, condividere la censura ricorsuale di una presunta inadeguata valutazione degli aspetti medici (doc. I).
Al riguardo, questo Tribunale rileva che il ricorso verte, in maniera invero assai sorprendente, esclusivamente sulle contestazioni sollevate dal dr. _ nei confronti delle valutazioni espresse dal dr. _ e dal dr. _, senza tuttavia fare riferimento alcuno alla perizia psichiatrica del CPAS, ordinata dall’Ufficio AI proprio a fronte del referto peritale prodotto dall’Istituto di previdenza.
Ora, da una parte, il TCA ritiene innanzitutto di non potere prestare adesione alle valutazioni espresse dal dr. _ nel
referto peritale del 7 marzo 2014
,
trattandosi di un referto redatto
basandosi unicamente sulla documentazione agli atti, senza visitare l’assicurato
.
È vero che il dr. _ aveva convocato l’assicurato per una visita, che avrebbe dovuto avere luogo il 20 febbraio 2014, in quel di _.
D’altro canto, il TCA rileva che, con scritto del 16 febbraio 2014 indirizzato allo stesso dr. _, il dr. Calanchini, dopo avere tentato invano di parlare telefonicamente con il perito designato dalla Cassa Pensioni, ha comunicato al perito che l’assicurato non intendeva assolutamente sottrarsi alla perizia, ma non poteva presentarsi al previsto colloquio peritale, ritenuto che un viaggio a _ avrebbe notevolmente aggravato il suo stato di salute già precario, come dimostrato dal fatto che la sola convocazione aveva provocato nel signor PI 1 uno stato di tensione notevole. Per tali ragioni mediche, quindi, il dr. _ aveva proposto al dr. _ di eseguire la visita peritale a _, mettendo a disposizione il suo studio medico, oppure di spostare la prevista visita peritale di una settimana, così da consentire allo stesso dr. _ di accompagnare personalmente l’assicurato presso lo studio medico del perito (cfr. doc. 43-17).
Il dr. _, con scritto del 18 febbraio 2014, ha risposto al dr. _ di non potere spostare la visita peritale di una settimana, proponendo che l’assicurato si presentasse comunque all’appuntamento fissato, accompagnato da un parente (cfr. doc. 57-5).
In un colloquio telefonico del 19 febbraio 2014, il dr. _ ha ribadito al dr. _ che l’assicurato non era in grado di viaggiare fino a _, per ragioni di natura psichiatrica.
Nonostante le considerazioni di natura medica che impedivano la trasferta a _ esposte dal dr. _, il dr. _ ha deciso di procedere ad una valutazione peritale basata esclusivamente sugli atti, ritenendo gli stessi esaurienti (cfr. doc. 57-5).
In questo contesto, deve essere sottolineato che, in caso di perizia psichiatrica, per la nostra Corte federale riveste un'importanza fondamentale il contatto personale fra perito e peritando, nel senso che essa non può di principio essere allestita sulla base degli atti che compongono l'incarto (cfr. STF 8C_643/2013 del 2 aprile 2014, con la quale l’Alta Corte ha confermato la STCA 32.13.25 del 15 luglio 2013, in cui il TCA ha considerato che le perizie prodotte dall’Istituto LPP al fine di sconfessare la perizia del SAM dovevano essere relegate in secondo piano, dato che gli autori delle stesse non avevano visitato personalmente l’assicurato, ciò che costituisce un vizio essenziale soprattutto in ambito psichiatrico;
STF 9C_203/2011 del 22 novembre 2011 e riferimenti, in particolare STF 8C_941/2010 del 18 mai 2011 consid. 5.2 e U 492/00 del 31 luglio 2001 consid. 3d, pubblicato in RAMI 2001 n° U 438 p. 345;
DTF 127 I 54 consid. 2e-g e riferimenti; STF U 229/06 del 10 settembre 2007 consid. 8.1.; STCA 32.2007.317 del 20 ottobre 2008; STCA 32.2008.10 del 2 aprile 2009, cresciuta in giudicato a seguito della sentenza federale di inammissibilità del ricorso di cui alla STF 9C_448/2009 del 28 agosto 2009).
D’altra parte, va pure rilevato che, in ogni caso, anche qualora si volessero considerare valide le contestazioni sollevate dal dr. _ dopo un esame esclusivamente degli atti a disposizione, le stesse non sarebbero comunque condivisibili, essendo state smentite
dagli specialisti del CPAS (dr.ssa _ e dr. _), i quali hanno per contro avuto modo di personalmente visitare l’assicurato e di procedere ad un’accurata valutazione psichiatrica delle patologie dello stesso.
Al riguardo, va infatti evidenziato che
dopo la perizia psichiatrica eseguita dal dr. _ e proprio al fine di chiarire le obiezioni sollevate dal dr. _ nel referto peritale prodotto dalla Cassa Pensione in sede di osservazioni, l’amministrazione ha ordinato una nuova perizia psichiatrica, affidata ai medici del CPAS, i quali hanno minuziosamente valutato lo stato di salute dell’interessato tramite due colloqui approfonditi (di 145 minuti, il primo, e di 25 minuti il secondo), al termine dei quali hanno espresso il loro apprezzamento sulla base di una valutazione globale, che ha tenuto conto delle risultanze cliniche, di tutti gli atti medici a disposizione e, non da ultimo, anche delle critiche sollevate dal dr. _, con le quali si sono appositamente confrontati, smentendole, nel referto peritale del 2 giugno 2014.
Tale perizia, conforme alle direttive fissate dalla DTF 137 V 210, permette, a mente del TCA, di fare piena luce sulla situazione valetudinaria dell'assicurato al momento determinante, senza che si riveli necessario procedere ad ulteriori accertamenti medici e, in particolare, ad una perizia giudiziaria, come richiesto invece in sede ricorsuale.
In tale contesto, va qui ricordato
che, q
uando l'istruttoria da effettuare d'ufficio conduce l'amministrazione o il giudice, in base ad un apprezzamento coscienzioso delle prove, alla convinzione che la probabilità di determinati fatti deve essere considerata predominante e che altri provvedimenti probatori più non potrebbero modificare il risultato, si rinuncerà ad assumere altre prove (valutazione anticipata delle prove cfr. Kölz/Häner, Verwaltungsverfahren und Verwaltungsrechtspflege des Bundes, pag. 47 n. 63, Gygi, Bundesverwaltungsrechtspflege, 2° ed., pag. 274, si veda pure DTF 122 II consid. 469 consid. 41; 122 III 223 consid. 3; 119 V 344 consid. 3c con riferimenti). Un tale modo di procedere non lede il diritto di essere sentito conformemente all'art.
29 cpv.2 Cost. (DTF 124 V 94 consid. 4b, 122 V 162 consid. 1d, 119 V 344 consid.
3c con riferimenti).
Il TCA rinuncia quindi all'assunzione di ulteriori prove, ritenendo la situazione sufficientemente chiarita.
Nel referto peritale del 2 giugno 2014, il dr. _ e la dr.ssa _ del CPAS hanno, infatti, dettagliatamente spiegato le ragioni per le quali, a loro avviso, contrariamente a quanto ritenuto dal dr. _, può essere condivisa la diagnosi di sindrome post-traumatica da stress posta dal dr. _.
I periti del CPAS hanno indicato che “sono, nel caso dell’assicurato, soddisfatti tutti i criteri DSM 5 (A-G)”, mettendo particolarmente in evidenza il fatto che il vissuto narrato dall’assicurato è stato sicuramente quello della minaccia alla propria integrità fisica, in particolare al momento dell’arresto, con accuse infamanti e soprattutto in relazione agli eventi dei primi giorni di carcerazione (visione di un programma che parlava di lui; pranzo prima di un interrogatorio vissuto nella convinzione che potessero ucciderlo simulando una sua fuga).
Gli specialisti del CPAS si sono pure confrontati con l’obiezione concernente il fatto che l’assicurato era abituato, per professione, a trovarsi in situazioni di stress e tensione anche per lunghi periodi, spiegando perché ciò non ha comunque impedito, nel caso concreto, lo sviluppo di una sindrome post-traumatica da stress.
Anche il fatto che l’interessato sia tornato al lavoro dopo il 2004, proseguendo l’attività fino al 2012, è stato analizzato dai periti del CPAS e ritenuto comunque significativo nella misura in cui, da una indagine approfondita, il periodo in questione ha evidenziato “numerosi segni di diminuzione del funzionamento e di cambiamento non solo sul lavoro ma anche a livello della vita personale, che mostrano un assestamento su un funzionamento inferiore e sull’utilizzo di meccanismi costantemente difensivi con uno stato di allerta cronica che, in precedenza, non era presente”.
I periti del CPAS hanno concluso di non ritenere “pertanto, a differenza del dr. _, che siamo di fronte ad una situazione “semplicemente” reattiva e che la sintomatologia si sarebbe estinta qualora non si fosse avuto il confronto con il processo e il contatto sul lavoro con la figliastra dell’ex collega”.
Essi hanno sottolineato che “al di là delle disquisizioni diagnostiche, seppur importanti, mi sembra tuttavia che sia soprattutto l’espressività clinica ed il contatto con l’assicurato che hanno fatto apprezzare, oltre che al curante anche al dr. _, un quadro di grande e reale tensione, di costante presenza dei vissuti traumatici con una frequente riattualizzazione degli eventi ed una rabbia che si scarica evidentemente a livello somatico e che non lasciano molti dubbi sulla realtà del quadro e, soprattutto, sulla incapacità a proseguire nell’abituale professione” (doc. 57-18).
Gli specialisti del CPAS hanno pure spiegato per quali ragioni, a loro giudizio, l’assicurato presenta anche una disfunzione vegetativa somatoforme, invalidante, motivando tale conclusione tramite un’analisi dei criteri di Foerster, che risultano adempiuti (cfr. doc. 57-19).
Al termine di approfondite valutazioni, gli psichiatri del CPAS sono dunque giunti alla conclusione che l’interessato presenta una capacità lavorativa residua del 20% nella sua attività abituale e del 40% in attività adatte.
Il TCA non ha motivo per distanziarsi da queste conclusioni, ben motivate, dei medici del CPAS, poi peraltro confermate anche dal SMR.
Del resto, va rilevato che le conclusioni degli specialisti del CPAS non sono state smentite da altri certificati medico-specialistici attestanti una diversa influenza delle patologie dell’assicurato sulla sua capacità lavorativa residua.
Tale non può essere considerato, come visto sopra, il referto peritale del dr. _, precedente l’esame peritale del CPAS.
Il TCA sottolinea, inoltre, che le conclusioni degli specialisti del CPAS confermano quanto già indicato dal dr. _ in data 1° maggio 2014 a proposito del carattere non condivisibile delle conclusioni alle quali è giunto il dr. _, attraverso una metodologia inadeguata (perizia redatta unicamente sulla base degli atti) e senza aver colto, attraverso un’osservazione diretta e prolungata del paziente, l’eccezionale complessità del quadro clinico dell’assicurato.
Il dr. _ ha spiegato le ragioni per le quali ha ritenuto che la diagnosi di sindrome da disadattamento, reazione depressiva prolungata (F43.21) posta dal dr. _ è sbagliata (cfr. doc. 53-5), illustrando invece, tramite una disamina approfondita dei criteri diagnostici necessari (posti dall’ICD-10 e dal DSM-IV-TR), le ragioni che lo hanno spinto a porre la diagnosi di sindrome post-traumatica da stress, causata dall’ingiusta carcerazione subìta dall’interessato nel 2003 (doc. 53/6-9).
Tale disamina è stata espressamente condivisa dai periti del CPAS.
Alla luce di quanto qui sopra esposto, a mente di questo Tribunale è quindi da ritenere provato,
perlomeno secondo il criterio della verosimiglianza preponderante, caratteristico del settore della sicurezza sociale (cfr. DTF 125 V 195 consid. 2 e riferimenti;
cfr., pure, Ghélew, Ramelet, Ritter,
op. cit., p.
320 e A. Rumo-Jungo, Rechtsprechung des Bundesgerichts zum Sozialversicherungs-recht, Bundesgesetz über die Unfallversicherung, Zurigo 2003, p. 343), che l’assicurato sia da considerare inabile al lavoro all’80%, a partire dal 1° novembre 2012, sia nella sua precedente attività di inquirente sia in altre attività, mentre, a partire dal 2 giugno 2014, sia inabile al lavoro nella misura del 60% in altre attività adatte, come stabilito dai medici del CPAS.
2.7. Essendo quindi esigibile che l’assicurato sfrutti la sua residua capacità lavorativa del 20% a partire dal 1° novembre 2012 nella sua precedente attività così come in qualsiasi altra attività e del 40%, a contare dal 2 giugno 2014, nello svolgimento di attività adeguate, occorre esaminare le conseguenze del danno alla salute dal profilo economico.
2.7.1. Per quanto concerne il periodo a partire dal mese di novembre 2013 (corrispondente al momento dell’inizio dell’eventuale diritto alla rendita, cfr. DTF 129 V 222), l’Ufficio AI, nella decisione impugnata, ha effettuato il raffronto dei redditi dapprima con riferimento all’attività abituale, comparando il reddito da valido che l’assicurato avrebbe potuto percepire nella sua attività di inquirente della polizia federale (2012) di fr. 150'011 (come risulta dal questionario del datore di lavoro del 19 agosto 2013) con il reddito da invalido ancora ottenibile nella professione di inquirente della polizia federale, al 20%, pari a fr. 30'002.20, ottenendo un grado di incapacità lucrativa dell’80%.
L’amministrazione ha poi proceduto al raffronto dei redditi per quanto concerne lo svolgimento di altre attività adatte, esigibili al 20%, comparando il reddito da valido di 150'011 con quello da invalido di fr. 10'860 (ottenuto applicando al reddito da invalido statistico per attività semplici e ripetitive di fr. 62'413.65 una riduzione dell’80% per motivi medici e del 13% per svantaggi salariali derivanti da contingenze particolari), per un grado di incapacità lucrativa del 92.76%.
L’Ufficio AI ha quindi concluso che “il minor discapito economico è dato in attività abituale”, ciò che “apre il diritto a prestazioni AI alla scadenza dell’anno di attesa dall’insorgenza del danno alla salute in base all’art. 28 LAI” (doc. A).
Questo Tribunale concorda con la conclusione alla quale è giunto l’Ufficio AI che, del resto, non è stata oggetto di contestazione da parte della Cassa Pensione ricorrente (la quale ha solo criticato la valutazione medica effettuata dall’amministrazione, senza nulla eccepire quanto agli aspetti economici).
Il TCA ritiene corretto il riferimento fatto dall’amministrazione, nella determinazione del reddito da invalido, ad attività semplici e ripetitive, posto che, come emerge dalla valutazione dell’8 gennaio 2014, il consulente IP ha ritenuto che l’assicurato, il quale dopo le scuole dell’obbligo, ha svolto “solo” un anno di scuola di polizia, lavorando poi a partire dal 1980 esclusivamente come agente di polizia, “considerate sia l’attività abituale di _ presso la _ sia il livello di stipendio da lui raggiunto è poco probabile pensare ad un suo ricollocamento in una qualsiasi altra attività lavorativa”(cfr. doc. 28).
Quanto all’entità della riduzione percentuale da applicare al reddito da invalido, invece, il TCA non può condividere la percentuale fissata dall’amministrazione al 13%, che andrebbe quindi aumentata al 15%, alla luce della giurisprudenza federale (cfr., sul tema, STCA 32.2012.36 del 31 gennaio 2013 - confermata dal
Tribunale federale
con
sentenza 9C_179/2013 del 26 agosto 2013 -
nella quale il TCA - distanziandosi dalla prassi adottata autonomamente dall’Ufficio AI del Canton Ticino sulla base di una direttiva interna che prevede, tra l’altro, delle deduzioni percentuali varianti dall’1% al 10% in funzione delle limitazioni nel portare i pesi - ha evidenziato che l’applicazione della riduzione percentuale deve avvenire utilizzando esclusivamente dei multipli di 5). Nonostante ciò, il risultato finale non cambia.
2.7.2. Alla medesima conclusione (di un minor discapito economico presentato dall’assicurato nella propria professione) l’Ufficio AI è pure giunto dopo avere effettuato il raffronto dei redditi per il periodo a decorrere dal 2 giugno 2014, nel quale l’interessato presenta un’inabilità lavorativa invariata dell’80% nella sua precedente attività e un’incapacità lavorativa del 60% in attività adatte.
L’Ufficio AI ha, infatti, calcolato che, nell’attività abituale, raffrontando il reddito da valido di fr. 150'011 con il reddito da invalido di fr. 30'002.20, l’incapacità lucrativa è dell’80%.
In altre attività, invece, raffrontando il reddito da valido di fr. 150'011 con quello da invalido di fr. 19'722.75 (ottenuto applicando al reddito da invalido statistico per attività semplici e ripetitive di fr. 62'413.65 una riduzione del 60% per motivi medici, del 3% per attività leggera e del 18% per svantaggi salariali derivanti da contingenze particolari), il grado di incapacità lucrativa è dell’86.85%.
L’Ufficio AI ha quindi concluso che “il minor discapito economico è dato in attività abituale e viene quindi utilizzato questo dato per fare il calcolo della capacità di guadagno residua”, motivo per il quale “malgrado la maggiore abilità lavorativa in attività adeguata la percentuale del grado di invalidità rimane invariata” (doc. A).
Il TCA concorda con tali conclusioni, pur ribadendo che, come indicato al considerando precedente (cfr. consid. 2.7.1.),
l’entità della riduzione percentuale applicata al reddito da invalido –innalzata senza ragione alcuna dall’amministrazione, per il periodo in questione, dal 13% stabilito in precedenza al 21% - non può essere condivisa da questo Tribunale, alla luce della giurisprudenza federale. In ogni caso, ciò non ha ripercussioni sul risultato finale, posto che anche applicando la riduzione percentuale del 15% il grado di invalidità sarebbe comunque superiore all’80% (85.85%).
La decisione impugnata deve dunque essere confermata.
2.8. Secondo l'art. 29 cpv. 2 Lptca e 69 cpv. 1bis LAI, la procedura di ricorso in caso di controversie relative all'assegnazione o al rifiuto di prestazioni AI dinanzi al Tribunale cantonale delle assicurazioni è soggetta a spese. L'entità delle spese è determinata fra 200.-- e 1'000.-- franchi in funzione delle spese di procedura e senza riguardo al valore litigioso (DTF 133 V 402; STF 9C_156/2009 del 7 aprile 2009; STF 8C_393/2008 del 24 settembre 2008).
Visto l’esito del ricorso, le spese per fr. 500.-- sono a carico della ricorrente.
Inoltre, a PI 1,
chiamato in causa e rappresentato da un legale, il quale ha postulato la reiezione del gravame, deve essere riconosciuta un’indennità di fr. 800.-- (IVA inclusa) a titolo di ripetibili, da porre a carico della ricorrente (
Zünd, Kommentar zum Gesetz über das Sozialversicherungsgesricht des Kantons Zürich, Zurigo 1999, § 34 N. 3 pag. 239 con riferimenti; in ambito art. LAVS 52 cfr.
STFA 204/00 del 26 agosto 2002, consid.
6 e STFA K 8/06 del 10 luglio 2006, consid. 7).