Decision ID: 6cb39371-6950-5f67-b3e1-78ac7a473bd6
Year: 2019
Language: it
Court: TI_TCAS
Chamber: TI_TCAS_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: social_law

ritenuto,
in fatto
1.1. RI 1, nato nel 1965, di professione cameriere, il 17 novembre 2016 ha inoltrato una richiesta di prestazioni dell’AI (doc. 5, pag. 20/444 incarto AI).
1.2. Esperiti gli accertamenti ritenuti necessari, con decisione del 19 febbraio 2018, preavvisata dal progetto del 28 novembre 2017, l’UAI ha rifiutato qualsiasi prestazione all’interessato poiché il grado d’invalidità è nullo (doc. B).
1.3. RI 1, rappresentato dall’avv. RA 1, è insorto al TCA contro la predetta decisione, chiedendone l’annullamento e domandando di essere posto al beneficio di almeno 1⁄4 di rendita AI con effetto dal 1° maggio 2017 (doc. I). Il ricorrente, allegando numerosa documentazione medica, contesta le conclusioni cui è giunto il medico SMR, dr. med. _, il quale ha attestato una totale incapacità lavorativa quale cameriere dal 1° maggio 2016, mentre ha stabilito che in attività leggere e confacenti al suo stato di salute il medesimo insorgente è completamente abile al lavoro dal 24 febbraio 2017.
1.4. Con risposta del 23 aprile 2018, cui ha allegato una presa di posizione di 9 pagine del 19 aprile 2018 del medico SMR, dr. med. _ e la valutazione medica di _ del 15 marzo 2018 del _ della dr.ssa med. _, l’UAI ha proposto la reiezione del ricorso con argomentazioni che, laddove necessario, saranno riprese in corso di motivazione (doc. IV).
1.5. Con osservazioni del 24 maggio 2018 l’insorgente ha preso posizione sulla risposta di causa, producendo un certificato del 7 maggio 2018 del dr. med. _, FMH medicina interna e del 14 maggio 2018 della dr.ssa med. _, FMH neurologia (doc. VIII).
1.6. In data 30 maggio 2018 l’UAI ha confermato la richiesta di reiezione del ricorso, allegando una presa di posizione di medesima data del medico SMR, dr. med. _.
1.7. Il 2 luglio 2018 il ricorrente ha prodotto un nuovo certificato del 18 giugno 2018 del dr. med. _ (doc. XIV).
1.8. Il 9 luglio 2018 l’UAI ha allegato l’annotazione del 9 luglio 2018 del medico SMR, dr. med. _ ed ha ribadito che il ricorso deve essere respinto (doc. XVI).
1.9. Il ricorrente si è nuovamente espresso il 23 agosto 2018 (doc. XVIII).

in diritto
2.1. Secondo l'art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con gli artt. 7 e 8 LPGA, con invalidità s'intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata, cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio.
Gli elementi fondamentali dell'invalidità, secondo la surriferita definizione, sono dunque un danno alla salute fisica o psichica conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio, e la conseguente incapacità di guadagno.
Occorre quindi che il danno alla salute abbia cagionato una diminuzione della capacità di guadagno, perché il caso possa essere sottoposto all'assicurazione per l'invalidità (
Scartazzini
, Les rapports de causalité dans le droit suisse de la sécurité sociale, Basilea e Francoforte sul Meno 1991, pag. 216 segg.).
Per incapacità al lavoro s'intende qualsiasi incapacità, totale o parziale, derivante da un danno alla salute fisica, mentale o psichica di compiere un lavoro ragionevolmente esigibile nella professione o nel campo di attività abituale. In caso d'incapacità al lavoro di lunga durata possono essere prese in considerazione anche le mansioni esigibili in un'altra professione o campo d'attività (art. 6 LPGA).
L'incapacità al guadagno è definita all'art. 7 LPGA e consiste nella perdita, totale o parziale, della possibilità di guadagno sul mercato del lavoro equilibrato che entra in considerazione, provocata da un danno alla salute fisica, mentale o psichica e che perdura dopo aver sottoposto l'assicurato alle cure ed alle misure d'integrazione ragionevolmente esigibili.
Secondo l’art. 8 cpv. 1 LPGA, è considerata invalidità l’incapacità al guadagno totale o parziale presumibilmente permanente o di lunga durata.
La nozione d'invalidità di cui all'art. 4 cpv. 1 LAI e 8 cpv. 1 LPGA è di carattere giuridico economico, non medico (DTF 116 V 249 consid. 1b).
L'art. 28 cpv. 1 LAI prevede che l'assicurato ha diritto ad una rendita se: a. la sua capacità al guadagno o la sua capacità di svolgere le mansioni consuete non può essere ristabilita, mantenuta o migliorata mediante provvedimenti d'integrazione ragionevolmente esigibili; b. ha avuto un'incapacità al lavoro (art. 6 LPGA) almeno del 40% in media durante un anno senza notevole interruzione; e c. al termine di questo anno è invalido (art. 8 LPGA) almeno al 40%.
L'art. 28 cpv. 2 LAI prescrive che gli assicurati hanno diritto ad una rendita intera se sono invalidi almeno al 70%, a tre quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono invalidi almeno al 40%.
Tuttavia, il diritto alla rendita nasce al più presto dopo 6 mesi dalla data in cui l'assicurato ha rivendicato il diritto alle prestazioni conformemente all'art. 29 cpv. 1 LPGA, ma al più presto a partire dal mese seguente il compimento dei 18 anni (art. 29 cpv. 1 LAI).
In virtù dell'art. 28a cpv. 1 LAI,
per valutare l'invalidità di un assicurato che esercita un'attività lucrativa si applica l'articolo 16 LPGA. Il Consiglio federale definisce il reddito lavorativo determinante per la valutazione dell'invalidità.
Ai sensi dell'art. 16 LPGA, il grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto fra il reddito del lavoro che l'assicurato conseguirebbe dopo l'insorgenza dell'invalidità e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione, nell'esercizio di un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in condizioni normali di mercato del lavoro (reddito da invalido) ed il reddito del lavoro che egli avrebbe potuto conseguire se non fosse diventato invalido (reddito da valido).
Si confronta perciò il reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non fosse divenuto invalido con quello che egli può tuttora realizzare, benché invalido, sfruttando la residua capacità lavorativa in attività da lui ragionevolmente esigibili in condizioni normali del mercato del lavoro, previa adozione di eventuali provvedimenti integrativi (
metodo generale del raffronto dei redditi
; DTF 128 V 30 consid. 1, 104 V 136 consid. 2a e 2b; Pratique VSI 2000 pag. 84 consid. 1b).
Nel confronto dei redditi la giurisprudenza - di regola - non tiene conto di fattori estranei all'invalidità, come ad esempio la formazione professionale, le attitudini fisiche e psichiche e l'età dell'assicurato (RCC 1989 p. 325; DTF 107 V 21;
Scartazzini
, op. cit., pag. 232). La misura dell'attività ragionevolmente esigibile dipende, d'altra parte, dalla situazione personale dell'assicurato e dalla possibilità di applicazione di misure reintegrative. La situazione personale dell'assicurato è essenziale per la valutazione della residua capacità al guadagno. Secondo il TFA i due redditi, dalla cui differenza emerge il grado dell'incapacità di guadagno, vanno stabiliti in maniera precisa. Se ciò non è possibile, devono essere calcolati sulla base di una valutazione fondata sulle circostanze concrete (SVR 1996 IV Nr. 74 consid. 2a, DTF 114 V 313 consid. 3a).
Nella DTF 107 V 21 consid. 2c, la Corte federale ha stabilito che l'assicurazione per l'invalidità non è tenuta a rispondere qualora l'assicurato, in ragione della sua età, di una carente formazione oppure a causa di difficoltà di apprendimento o linguistiche, non riesce a trovare concretamente un'occupazione (giurisprudenza confermata dall'allora TFA [dal 1° gennaio 2007: TF] con sentenza
U 156/05 del 14 luglio 2006, consid. 5).
2.2. In concreto l’interessato, affetto da un’insufficienza/instabilità segmentaria e da una sciatalgia bilaterale S1 (cfr. pag. 5 incarto assicuratore malattie), il 18 luglio 2016 è stato sottoposto ad un intervento di decompressione e stabilizzazione ad opera del dr. med. _, FMH in neurochirurgia, presso _ di _.
Lo specialista, in data 10 aprile 2017, ha rilevato che sarebbe stato possibile per l’insorgente, dal punto di vista medico, esercitare un’attività adatta. Alla questione di sapere “
qual è il profilo di prestazione del paziente e quali sono gli adattamenti necessari al caso
” ha risposto: “
da valutare dopo visita 30/5/17 e cmq con perizia multidisciplinare (AI o SAM)
” (pag. 12 incarto assicuratore malattie). Circa lo “
sviluppo del disturbo e stato attuale
” il dr. med. _ ha affermato: “
decorso da valutare a circa 12-18 mesi dall’intervento
”, mentre per quanto concerne la prognosi ha indicato che essa è “
favorevole se verranno rispettate le limitazioni e effettuati gli esercizi costantemente + nuoto dorso
” (pag. 13 incarto assicuratore malattie).
Il 30 maggio 2017 il dr. med. _, dopo aver visitato l’insorgente, ha evidenziato come “
secondo il paziente l’andamento clinico è stato favorevole solo per quel che concerne gli arti inferiori, con una scomparsa della sintomatologia algica. Dal punto di vista lombare invece la sintomatologia dolorosa, secondo lui, sarebbe addirittura peggiorata rispetto al contesto pre-operatorio
.
Di fronte all’eventuale proposta di rimuovere i mezzi di osteosintesi per cercare di ripristinare una situazione antecedente l’intervento oppone però una chiara resistenza
” (
pag. 15 incarto assicuratore malattie).
Il 4 luglio 2017 il medico SMR, dr. med. _, perito certificato SIM, specialista FMH in chirurgia, ha riassunto la fattispecie, rilevando che l’insorgente, cameriere affetto da lombo-sciatalgia cronica deficitaria operata con esiti algici residuali, si oppone all’indicazione dello specialista neurochirurgo di sottoporlo ad intervento di asportazione del materiale di osteosintesi che potrebbe ripristinare una situazione antecedente l’intervento svolto. Quale diagnosi principale con influenza sulla capacità lavorativa il medico SMR ha indicato “
esiti algici residuali dopo PLIF L5/S1 il 18.07.2016 per insufficienza/instabilità segmentaria e sciatalgia bilaterale S1 (destra > sinistra)
” ed ha attestato una completa incapacità lavorativa quale cameriere dal 1° maggio 2016 ed una capacità lavorativa del 100% in attività adatte dal 24 febbraio 2017.
Quali limitazioni funzionali il dr. med. _ ha indicato la possibilità di alzare al massimo 5kg, di alternare la postura al bisogno, ed ha precisato: “
indicata attività diurna molto leggera che rispetti l’ergonomia del rachide lombare e dove si possa variare la postura al bisogno. Può sollevare e trasportare pesi fino a 5Kg all’altezza del tronco; sollevare pesi oltre il livello della testa: massimo 2 Kg e mai ripetitivamente. Non può manipolare / utilizzare attrezzi medio-pesanti o vibranti. Non deve mai lavorare con le braccia sopra l’orizzonte. Non può camminare su terreni accidentati. Può camminare su terreni piani in continuo fino a 200mt senza pausa. Deve evitare di salire/scendere ripetutamente da rampe di scale e mai su scale a pioli o impalcature. Non indicata la guida di autoveicoli secondo indicazione del medico curante Dr. med. _ (FMH med. Interna) del 24.02.2017 per gli esiti algici del rachide lombare
” (pag. 203-204/444 incarto AI).
Egli ha aggiunto che “
secondo quanto certificato dai colleghi medici si attesta dal lato medico-assicurativo, allo stato attuale della situazione clinica che le cure mediche instaurate permettono di definire una consolidazione dello stato di salute, tale per cui si attesta per l’attività abituale una IL del 100% ma una CL medico-teorica del 100% (intesa come presenza sull’arco di una giornata lavorativa normale di 8-9 ore e rendimento completo) per un’attività confacente di tipo molto leggero rispettosa dei limiti funzionali sopraccitati che rispettano l’ergonomia del rachide. Utile aiuto al collocamento
”. Il medico SMR ha inoltre indicato che sarebbe utile un’asportazione del materiale di osteosintesi al rachide lombare come da indicazione del 30 maggio 2017 del dr. med. _, FMH in neurochirurgia.
Il 30 agosto 2017 il dr. med. _, in uno scritto all’assicuratore malattie del ricorrente, ha affermato:
"
(...)
1. Essendo trascorso poco più di un anno dall’intervento chirurgico è ancora auspicabile aspettarsi un cambiamento delle condizioni cliniche, eventualmente un miglioramento, entro 18 mesi dall’intervento stesso. Al momento gli unici trattamenti e consigliati sono il rinforzo della muscolatura paravertebrale posteriore e addominale scegliendo tra l’attività natatoria stile dorso o un rinforzo mirato in palestra.
2. I disturbi residui sono legati alla sintomatologia algica lombare che compare a seguito di postura seduta o eretta fissa prolungata per oltre mezz’ora, così come dolori che compaiono a seguito di movimenti ripetitivi in flesso-estensione o torsione del tronco. La sintomatologia dolorosa viene infine scatenata anche dal sollevamento di pesi superiori a 10 kg.
3. Concordo anch’io che nonostante l’incapacità lavorativa per l’attività precedentemente svolta, il paziente possa ancora svolgere un’attività, eventualmente anche solo a tempo parziale, purché vengano tenute in considerazioni le precisazioni/limitazioni elencate nel punto 2.” (pag. 16 incarto assicuratore malattie)
Il 29 gennaio 2018 la dr.ssa med. _, FMH neurologia, dopo aver visitato l’insorgente in data 25 gennaio 2018, ha affermato che:
"
(...)
Abbiamo visitato per la prima volta il paziente RI 1 il 14 settembre 2017. Il medico curante, dr. _, lo aveva inviato a consulto neurologico, in relazione ad una richiesta di rapporto AI del 17.7.2017.
Il paziente è stato operato dal dr. _, nel luglio 2016 a livello lombosacrale con un intervento di fusione intervertebrale lombare posteriore (PLIF L5/S1), al quale è seguito un periodo di recupero post-operatorio nella norma. Tuttavia i dolori nella fascia lombare e nella fascia cervicale dopo l’intervento non sono regrediti, anzi sono aumentati (...)
All’epoca della mia prima valutazione, il paziente riferiva dolore lombare a fascia lombare, dolore cervicale con irradiazione al braccio destro, mancanza di forza e dolore agli arti inferiori, soggettivamente peggiorati dopo l’intervento. All’obiettività neurologica era tutto nella norma, in particolare, i riflessi erano presenti e simmetrici, anche i rotulei che gli achillei e le sensibilità superficiali agli arti apparivano integre. La manovra di Lasègue, invece era fortemente positiva a 70° bilateralmente (...)
In data 25.1.18 abbiamo condotto una nuova obiettività in cui abbiamo riscontrato la persistenza di positività alla manovra di Lasègue, a 70° bilateralmente, franca dolorabilità alla pressione sulle spinose lombari e vertebrali. Abbiamo eseguito un esame più approfondito delle sensibilità a livello degli arti. AS: lieve ipoestesia a distribuzione metamerica L3/L4 sulla coscia destra ed S1 sulla gamba dx, con lieve riduzione di forza e trofismo sul quadricipite e gastrocnemio a destra. (...) Abbiamo inteso aumentare il dosaggio del Pregabalina, perché riteniamo che vi sia una Sindrome di dolore cronico e abbiamo inserito un antidepressivo SSRI, in quanto il paziente ha delle manifestazioni distimiche reattive (ridotta qualità del sonno, insonnia intermedia, tendenza serotina all’umore deflesso), legate alla situazione salute-lavoro e alla separazione.
(...).
Da quanto emerso sul piano clinico e radiografico, riteniamo che non sia più possibile per il paziente esercitare la professione di cameriere per l’eccesso di carico sulla colonna e sugli arti inferiori che tale lavoro comporta.
Riteniamo inoltre che l’intervento chirurgico sulla colonna, benché riuscito dal punto di vista del decorso operatorio e post-operatorio, non abbia sostanzialmente migliorato il quadro vertebrale lombo sacrale, poiché, rispetto alla RMN del maggio 2016, dove erano già evidenti i segni di una artrosi interfaccettaria da L2 a S1, nella RMN del novembre 2017 sono chiari i conflitti radicolari su L4 ed L5 a destra e addirittura una lieve riduzione dell’ampiezza del canale vertebrale. Tale dinamica/statica posturale è quindi peggiorata. Forse anche agli arti superiori (braccio dx) per la presenza di ernie discali multiple, documentate dalla stessa RMN.
Su questo quadro posturale anomalo si è innescata una Sindrome di dolore cronico, reiterata e amplificata anche dall’atteggiamento distimico del Paziente, per cui abbiamo chiesto anche una valutazione fisiatrica per la riabilitazione.
Riteniamo, in definitiva, che non sia possibile una attività lavorativa al 100% della capacità, in attività abituale.
Riteniamo che sia esigibile un’attività lavorativa adeguata, che tenga opportunamente conto dei carichi lavorativi. La percentuale di abilità lavorativa, secondo il nostro parere, non dovrebbe superare il 50%, in attività adeguata” (doc. 85, pag. 278-279/444 incarto AI)
L’8 febbraio 2018 il medico SMR, dr. med. _, si è riconfermato nelle precedenti conclusioni (doc. 88, pag. 283/444 incarto AI).
Il 12 marzo 2018 la consulente IP ha indicato tra le attività adeguate, l’addetto ad una pompa di benzina con mansioni di vendita al chiosco, addetto all’imballaggio, addetto alla vendita, agente di rione, operaio di fabbrica (pag. 295/444).
Con il ricorso l’insorgente ha prodotto nuova documentazione medica (cfr. doc. I).
Con certificato del 21 marzo 2018 la dr.ssa med. _, FMH neurologia, ha affermato:
"
(...)
in data 25 gennaio u.s. ho condotto una nuova obiettività sul paziente in epigrafe. Rilevavo i medesimi deficit già documentati nelle obiettività precedenti.
Confermiamo il disturbo di sensibilità metamerico C5C6 sul braccio destro, con perdita di forza su deltoide e sovraspinato, peraltro confermato anche durante il controllo del neurochirurgo, Dr. _, condotto in data 7.3.18. Tale reperto, su richiesta dello stesso neurochirurgo, verrà confrontato anche con una elettromiografia/elettroneurografia, che abbiamo provveduto a richiedere.
Per quanto riguarda gli arti inferiori, confermiamo la presenza di lieve riduzione di forza e trofismo sul quadricipite e gastrocnemio destro e Lasègue positivo a 70 gradi. Anche questo reperto collima con le conclusioni di valutazione del neurochirurgo, che mette in relazione i sintomi con una calcificazione intracanalare in sede paramediana DX esito di lieve esuberanza dell’artrodesi intersomatica.
In questo periodo, il paziente continua a lamentare dolori intensi ai lombi bilateralmente e a livello cervicale, con irradiazione del dolore e del fastidio al braccio destro. Sostiene che prima dell’intervento il dolore e il deficit stenico agli arti inferiori era bilaterale, e che dopo l’intervento c’è stato un rimaneggiamento dei sintomi: il dolore è ora irradiato sulla faccia posteriore della coscia per quanto riguarda l’arto inferiore sinistro e in sede lombare e glutea, sull’arto inferiore destro.
Questi sintomi probabilmente sono in relazione, a dx alla calcificazione intracanalare in sede paramediana dx in esito all’artrodesi, e a sn al forame intervertebrale L5S1 più stretto, rispetto a quello controlaterale.
Non vi sono, quindi, sostanziali modificazioni del quadro clinico, già riscontrato nei mesi scorsi.” (doc. M)
Il medico curante, dr. med. _, FMH medicina interna, ha affermato:
"
(...)
Rammento una spondilodesi L5 – S1 nel 2016, eseguita dal Dr. med. _ a causa di dolori cronici ormai di difficile soluzione. Nonostante il tentativo chirurgico di riportare una situazione soddisfacente, il paziente ha sempre continuato a lamentare dolori, in particolare irradianti alla gamba destra ed anche sinistra. Si trattava di radicolopatia S1 bilaterale ed i dolori irradiano probabilmente, anche nelle articolazioni sacroiliache.
Vi è un calo della forza ed un subentrare dell’artrofia muscolare ad entrambe le gambe ed ai glutei.
Anche delle sedute di radiofrequenza non hanno portato ad alcun beneficio. Il paziente ha provato anche cure farmacologiche con somministrazione di Pregabalin e Fluoxetina, oltre a vari farmaci antidolorifici usuali.
I dolori sono tali che il paziente ha delle posture antalgiche con iperestensione della colonna e questo porta ad un inspessimento dei legamenti gialli visibile alla risonanza magnetica.
Rammento che il paziente ha anche un’ernia discale paramediana a destra con conflitto radicolare su L4 a destra e L5. La motilità del rachide lombare risulta ridotta di circa un 30% nella flessione, estensione e nella rotazione laterale.
A causa della sintomatologia cronica, il paziente ha sviluppato uno stato ansioso depressivo con tratti chiaramente ridotti dell’umore ed a peggiorare la situazione, è subentrata anche una problematica, in realtà già lamentato dal paziente fin dall’inizio, a livello cervico brachiale ed in particolare a destra. In questa sede è presente un’artropatia delle faccette articolari ed un’ernia discale C6-C7 paramediana destra con radicolopatia conseguente.
Per il reperto, è già stata eseguita una risonanza magnetica della spalle per meglio quantificare eventuali origini muscolari della cuffia, dei rotatori sintomi che angustiano il paziente.
È prevista una risonanza magnetica per una nuova valutazione dello stato vertebrale cervicale che sarà eseguita proprio in questi giorni, oltre ad una quantificazione ulteriore della sofferenza neurologica tramite elettroneuromiografia.
Per i motivi sopra esposti, risulta evidente che il paziente è inabile misura completa l’attività lavorativa.” (doc. N)
Agli atti è stato prodotto anche l’esame del 28 marzo 2018 eseguito dal dr. med. _, FMH radiologia medica, il quale ha diagnosticato una discopatia parzialmente (ri-)acutizzata a livello C6-C7 sotto forma di osteocondrite e alterazioni nel disco dal lato destro. Associata un’erniazione discale paramediana destra con indentazione sul midollo spinale. Componente foraminale C7 destra più limitata. Discopatia cronica a livello C5-C6 con più ripercussione verso sinistra. Significative nel contesto clinico le due ernie foraminali dal lato destro segnatamente a carico delle radici di C4 e C5 destra senza segni di ernie (sub)acute. Neuroforame di C4 destro ristretto con palese conflitto (doc. O).
Infine è stato prodotto un referto del 5 marzo 2018 della dr.ssa med. _, FMH medicina fisica e riabilitazione, redatto in seguito alla visita del ricorrente del 7 febbraio 2018 e da cui emerge:
"
(...)
Secondo me è presenta uno squilibrio posturale discendente con importante disfunzione a livello del rachide lombare.
Dal punto di vista fisatrico-riabilitativo ho potuto osservare un baricentro anteposto con piani posturali paralleli sovraelevati a sinistra, minima scoliosi sinistro-convessa lombare, piedi extraruotati.
Ho potuto verificare uno squilibrio discendente in disfunzione cranio-mandibolare con iperattività dei muscoli masseteri, degli sterno-cleido-mastodei, dei trapezi e degli scaleni soprattutto a sinistra, iperattività della catena posteriore a sinistra con torsione a livello del cingolo scapolare sinistro, blocco della cervico-cefalica con limitata rotazione cervicale soprattutto verso destra. Iperattività della catena cervicale laterale sinistra, disfunzione di D4-D6 con limitata rotazione del tronco verso sinistra, marcata rigidità lombare con vivo dolore in sede di intervento, alterato ritmo lombo-pelvico con bending anteriore limitato di circa 2/3, blocco sacrale, bending posteriore molto doloroso e limitato di circa 1/3, retrazione degli ischiocrurali soprattutto a sinistra, accorciamento del tendine d’Achille a sinistra, piedi extraruotati vari, blocco della sottoastragalica sinistra, limitazione in rotazione tibio-peroneale per rigidità della membrana interossea, test della marcia positivo verso destra.
(...).
Per poter beneficiare di un percorso riabilitativo volto non solo alla gestione del dolore ma al recupero delle capacità funzionali del rachide è indispensabile che il sig. RI 1 non svolga attività lavorativa oltre il 50% e solo attività leggere con astensione da sovraccarico della colonna e delle braccia, astensione da movimenti ripetuti, in torsione del tronco o in posizioni fisse prolungate, soprattutto in anteflessione del tronco
.” (doc. Q)
Il 19 aprile 2018 il medico SMR, dr. med. _, ha diffusamente preso posizione, in 9 pagine, in merito all’intera fattispecie ed alla documentazione medica prodotta (doc. IV). Lo specialista FMH in chirurgia, ha affermato:
"
(...)
Con decisione del 04.07.2017 rappresentato dal Rapporto Medico del Servizio Medico Regionale (RAF_SMR) lo scrivente Dr.med. _ in qualità di Medico SMR, specialista FMH in chirurgia, perito SIM (Swiss Insurance Medicine) e specialista assessore di capacità lavorativa SIM, riscontrava dai relativi dati anamnestici, esami obiettivi, indicazioni e proposte terapeutiche sia conservative che chirurgiche, dal mansionario lavorativo (questionario DL), formazione scolastica e curriculum vitae dell’A.to, presenti nella documentazione allegata al dossier incluso alla domanda di prestazioni AI quanto segue:
In sintesi che si trattasi di un A.to 51enne, di professione abituale cameriere (da oltre 10 anni) affetto da lombo-sciatalgia cronica deficitaria con inabilità in attività abituale dal 01.05.2016, sanata chirurgicamente (PLIF L5/S1 il 18.07.2016 per insufficienza/instabilità segmentaria e sciatalgia bilaterale S1 (destra > sinistra) con esiti algici residuali.
La documentazione medica, inviate in successive riprese, dopo l’allestimento del RAF-SMR, da parte dell’A.to con attestazione di presunte “nuove” affezioni mediche che di seguito saranno riprodotte, non alterano, ad oggi, lo stato valetudinario ovvero lo scrivente riconosce che pur essendo l’A.to di salute cagionevole è però anche perennemente in apprensione per il suo essere (manifestazioni distimiche reattive, sindrome del dolore cronico), essendo afflitto da una patologia cronica-degenerativa, antecedente l’inabilità lavorativa abituale per il quale ritengo esigibile secondo il diritto assicurativo svizzero definire consolidato lo stato clinico-sintomatologico-terapeutico ed è quindi ragionevolmente plausibile attendere che l’A.to metta in atto un determinato comportamento, anche se questo può implicare fastidi e un certo sacrificio, collaborando e minimizzando il suo danno alla salute; ciò significa che anche l’assicurato deve dare il proprio contributo per il suo reinserimento professionale, anche accettando le misure terapeutiche idonee per il suo caso (art. 7 LPGA).
Sebbene il Dr. med. _ sia, in qualità di specialista curante, giustamente ottimista per un decorso clinico favorevole, ha potuto solo prescrivere esclusivamente trattamenti conservativi fisioterapici (in palestra ed attività natatoria) al fine di un rinforzo muscolare, a seguito della categorica opposizione da parte dell’A.to di sottoporsi ad una revisione chirurgica con asportazione del materiale di osteosintesi (per l’SMR applicabile l’art. 7 LPGA), al fine di ristabilire una condizione antecedente l’intervento chirurgico con possibilità quindi di incrementare la CL fino all’80-100% per l’attività abituale (attività di cameriere) entro 3 mesi (congruo periodo di convalescenza post-operatoria); inoltre rammendo che tali esercizi fisioterapici, già prescritti nell’immediato periodo post-operatorio (lista esercizi ed indicazioni scrupolose redatta dallo stesso Dr. med. _), non sono stati assolti completamente da parte dell’A.to, vedasi attività natatoria con mancato beneficio e successiva cristallizzazione del quadro clinico-sintomatologico.
Pertanto la situazione clinica ormai protratta da mesi, dopo l’intervento chirurgico del 18.07.2016, è da ritenersi dal lato medico-assicurativo, consolidata, già dal lato chirurgico, dopo ben 7 mesi, non essendo attestate e/o oggettivabili complicazioni chirurgiche o mediche e soprattutto dopo un congruo periodo di cura fisioterapica e di convalescenza.
Anche le valutazioni della Dr.ssa _ (FMH neurologia) attestano problematiche neurologiche con un impatto clinico lieve, dove si evidenzia chiaramente l’amplificazione algica da parte dell’A.to su una sindrome da dolore cronico reiterata e da un atteggiamento distimico, ad esordio post-chirurgico, ormai consolidato e definitivo visto che non vi sono attestate misure terapeutiche né dal profilo conservativo (es. blocchi infiltrativi, radiofrequenza, neuro-modulazione... o terapia farmacologica con oppioidi) né da quello chirurgico che potrebbe migliorare in modo significativo la caricabilità psico-fisica dell’A.to rispettivamente la sua capacità funzionale.
Lo scrivente si trova confrontato con una nuova documentazione mediche al solo fine puramente diagnostico descrittivo, senza un evidente intento terapeutico, in cui è indubbio che le diagnosi/alterazioni attestate siano senza influsso sulla capacità lavorativa (CL) di tipo confacente (protrusioni discali al rachide cervicale, tendinite plantare ai piedi, sindrome del dolore cronico, atteggiamenti distimico) in cui anche l’influsso sulla CL abituale sarebbe in maniera verosimilmente preponderante ridotta o nulla, perché non sono lesioni acute invalidanti bensì cronico-degenerative, antecedenti alla data del riscontro diagnostico e in concomitanza con la completa CL svolta dall’A.to come cameriere (ricordo negli ultimi 10 anni senza assenze per queste patologie di “nuovo” riscontro).
(...).
Ricordo come l’A.to come ben attestato dallo specialista neurochirurgo (31.08.2016) riferiva già di non voler più esercitare l’attività di cameriere, richiedendo certificato di inabilità lavorativa per 2 anni, del resto come già a più riprese chiarito dallo stesso Dr. med. _ prima dell’intervento chirurgico. Ciò è in relazione al fatto che una variazione dello stato osteoarticolare del rachide con posa di mezzi di osteosintesi (viti, placche) condiziona una “rigidità” del tratto di colonna vertebrale interessato che non può più essere “elastica” a tal punto da svolgere un’azione ammortizzante per le sollecitazioni addotte da mansioni lavorative medio-leggere o leggere-ripetitive; È altresì evidenziabile ed indiscutibile che tale perdita di “elasticità” determina un movimento inergonomico della colonna vertebrale, e possa essere correlato a più reperti di malattie (es. pseudoartrosi, crollo e calcificazione vertebrale) ma anche indotto da un atto chirurgico con la posa dei mezzi di osteosintesi (= irrigidimento iatrogeno), e tali situazioni sono da considerarsi uguali, ai soli fini
della medicina-assicurativa, improntata ad allestire la CL abituale e confacente allo stato di salute
(appunto indotta dalla alterazione ergonomica).
Si evince che il termine peraltro di normale follow-up post-chirurgico, indicato dallo spec. neurochirurgo Dr. _ quantificato in controlli clinici e strumentali, fino a 18 mesi per documentare un processo degenerativo di pseudo-artrosi versus un grado variabile di fusione ossea vertebrale, non assume significato che puramente descrittivo della diagnosi finale, senza influsso sulla CL confacente come espresso nel RAF SMR (= CL 100% per attività ergonomica confacente Molto-Leggera, con limitazioni restrittive)
Il dolore è un “sintomo” non una diagnosi, ed in questo caso causato inizialmente da alterazione cronica-degenerativa della colonna vertebrale poi come esito da intervento neurochirurgico in cui già lo specialista neurochirurgo Dr. med. _ evidenziava dubbi sul risultato clinico-sintomatologico, già pre-operatoriamente, ponendo quindi le basi per un’indicazione all’intervento neurochirurgico di stabilizzazione della colonna vertebrale con intento antalgico e di ritardare l’evoluzione di una patologia cronica-degenerativa già inveterata da anni.
Di conseguenza anche gli accertamenti diagnostici, le valutazioni specialistiche nel caso specifico, permettevano di concludere come certificato dalla Dr.ssa _ (25.01.2018) e confermate dal Dr.med. _ “
che lievi sintomi arti inferiori siano causa di calcificazione intracanalare in sede paramediana destra esito di lieve esuberanza dell’artrodesi intersomatica
”.
Reperto evolutivo che dimostra la giusta indicazione da parte del Dr. med. _ per un ulteriore intervento di revisione chirurgica e asportazione dei mezzi di osteosintesi (art. 7 LPGA, RAF-SMR del 04.07.2017).
Altresì evidenzio la valutazione del _ (Dr.ssa _, FMH medicina legale e _) del 14.02.2017 in contrapposizione a quanto attestato dal Dr. med. _ il 24.02.2017 (non idoneità alla guida), in cui dall’esame obiettivo veniva confermata una positività al segno Lasegue (a 70-80°) bilateralmente, senza deficit sensitivo-motori agli arti inferiori, senza deficit osteo-articolari (ampiezze articolari nei limiti), ma solo un lieve deficit visivo bilaterale per cui concludeva che l’A.to è abile alla guida di veicoli del gruppo 1 con obbligo di guida con lenti (codice 01).
Questo dimostra ragionevolmente che l’A.to può assumere e mantenere una posizione seduta anche per tempi prolungati, eseguire movimenti del tronco di flesso estensione, torsione, anche sul tratto cervicale e movimenti con gli arti inferiori (esula il fatto che l’A.to riferisca di guidare un’auto con il cambio automatico), o liberi movimentazione degli arti superiori (manovre con lo sterzo) e ciò assimilabile dal lato medico-assicurativo ad una esigibilità per una CL sull’intero arco della giornata, in presenza e rendimento, pause comprese, per attività confacente molto leggera.
Inoltre l’A.to aveva dimostrato una buona caricabilità, capacità di adeguamento, concentrazione e forte motivazione nell’intraprendere sia il percorso _ (da marzo a giugno 2017) sia il successivo ciclo di lezioni private di informatica, per questo non era stato attestato, nel RAF – SMR volutamente un sterile elenco di attività lavorative confacenti allo stato di salute, proprio perché era ritenuto plausibile ed esigibile valutarlo su più punti (ad esempio lavoro precedente, età, formazione scolastica, limiti funzionali, disponibilità sul mercato, percentuale di CL confacente, limiti funzionali, ergonomia del mansionario, abilità alla guida), in collaborazione con il responsabile integrazione dell’Ufficio AI; lo scrivente nel RAF-SME richiedeva l’aiuto al collocamento (soprattutto perché età media e senza specifica formazione, ma esperienza decennale nel settore ristorazione, con patente valida di categoria 1, risulta una disponibilità sul mercato per un’attività confacente allo stato di salute); esempi come il rappresentante settore ristorazione, attività di logistica, venditore al dettaglio, operaio semplice con attività al nastro, o trasportatore di furgoni (es. celle frigorifere) in cui il servosterzo, cambio automatico e un mansionario privo del carico-scarico merce, possono garantire una CL del 100% in presenza e rendimento del massimo rispetto anche dell’ergonomia della colonna vertebrale. (...)”
Il medico SMR, dr. med. _, ha poi esaminato nel dettaglio i certificati medici prodotti e le censure ricorsuali, riconfermandosi nella sua valutazione (doc. IV/1, da pag. 4 a pag. 9).
Pendente causa il ricorrente ha prodotto un certificato del 7 maggio 2018 del dr. med. _ e un referto del 14 maggio 2018 della dr.ssa med. _ (doc. R1 ed R2). Il curante, FMH medicina interna, ha affermato:
"
(...) il paziente non può essere dichiarato abile al 100% come prima della malattia, essendo la stessa tutt’ora vigente. Un minimo d’incapacità lavorativa deve quindi essere riconosciuta e rimane altrimenti implicito che il paziente avrebbe una restitutio ad integrum mentre così non è.
Vi sono persistenti dolori che non permettono posture continue in posizione eretta o seduta ed il tipo di lavoro che il paziente può fare, è sicuramente quasi inesistente. Credo che bisognerebbe almeno specificare in quale attività può essere adeguata la capacità lavorativa e che sicuramente non può essere del 100%, viste le problematiche di fondo. Non entro poi in merito, all’ulteriore peggioramento recente che ho già segnalato all’A.I. e che credo dovrà essere preso in esame in sede separata” (doc. R1)
La dr.ssa med. _, FMH neurologia, il 14 maggio 2018, ha affermato:
"
(...)
Il paziente lamenta dolore continuativo anche di notte, al margine del collo e alla spalla dx. All’obiettività si riscontra riduzione di forza e dolorabilità nel movimento di sollevamento della spalla dx (trapezio, C4), riduzione di forza e dolorabilità nell’estensione del polso dx (muscoli estensori del polso, C7), dolorabilità e riduzione di forza nel movimento di flessione dell’avambraccio sul braccio sn (bicipite, C6).
In particolare emerge un deficit nei distretti serviti dalle radici C4 e C7 a dx da C6 a sn. Tali segni sono congrui con i reperti di RMN dell’esame del 28 marzo c.a.
La colonna lombare appare lievemente deviata a dx sull’asse lineare, nella zona di apposizione della cage chirurgica L4/L5, la muscolatura paravertebrale in stazione eretta è molto rigida, marmorizzata, mentre è rilassata nel paziente disteso in posizione prona.
Conseguenti sono il dolore e la ridotta mobilità dei segmenti lombo sacrali interessati e superiori, in quanto, pur essendo stato condotto un intervento neurochirurgico impeccabile, l’intervento sulla colonna ha alterato gli equilibri dinamico posturali della stessa, la prova ne è la contrazione abnorme, durante la stazione eretta a piedi uniti, della muscolatura paravertebrale lombare, che è antalgica in maniera continuativa e porta alla cronicità del dolore a fascia.
Tale condizione, a nostro modesto avviso, non si concilia con una capacità lavorativa al 100%, neanche in attività adeguata.
A tale limitazione nella stazione eretta, si aggiunga anche il grave scompenso di tutta la colonna cervicale con ernie “incrociate” C4 e C7 a dx e C6 a sn, tipiche di un riassestamento del sistema di leve. Il dolore cronico che ne consegue è peggiorato dall’uso dell’arto dominante.
Si deduce che tale condizione rende difficile una attività al 100%.
Nel corso di quest’ultimo controllo clinico, ho trovato il tono dell’umore, benché sempre oppresso dagli svariati esami clinici e consulti specialistici, senza deflessioni importanti né tendenza al pianto, come nelle prime visite.
Ritengo che gli aspetti distimici di amplificazione del dolore si siano ridotti e che, in maniera più evidente, ai fini della inabilità, siano importanti le alterazioni organiche sulla colonna, ben documentate dalle neuro-immagini (in allegato copia dei referti).
Sorprende dunque, in tale vicenda, una certa resistenza a volere ammettere le evidenti multiple sofferenze radicolari, estremamente congrue con la clinica (dolore e ipostenia spalla dx, senza compromissione della cuffia, riduzione di forza con anchilosi incipiente del polso dx in estensione dolore lombare continuo).
A noi medici curanti ovviamente non spetta la quantificazione dell’impedimento. Tale valutazione la lasciamo all’obiettività degli esperti, tuttavia consigliamo un consulto sul paziente in presenza, per evitare che i molteplici punti di vista dei diversi specialisti, contenuti nei rapporti, possano appesantire una valutazione obiettiva da parte del Collega, chiamato ad affrontare tale quantificazione.
(...).
Infine, ribadisco che il pregresso intervento chirurgico, pur eseguito in maniera eccellente dal punto di vista tecnico, ha sortito, a mio avviso e in maniera evidente un peggioramento delle condizioni statico-dinamiche del paziente, con dolore continuativo, persistente, altalenante nella intensità, nei distretti cervicale e lombo sacrale.
A maggiore sostegno oggettivo delle condizioni di deficit segmentale, abbiamo richiesto un’EMG-ENG del distretto cervicale, che il paziente eseguirà il 22 maggio p.v.
Inoltreremo al medico curante ed al legale il referto, appena lo riceveremo.” (doc. R2)
Il 30 maggio 2018 il medico SMR, dr. med. _ ha nuovamente preso diffusamente posizione (doc. X/1) ed ha confermato la sua valutazione precedente.
In data 18 giugno 2018 il dr. med. _ si è espresso in merito, contestando le valutazioni del medico SMR, dr. med. _:
"
(...)
Premetto che con la frase “non è più abile nella professione abituale ma, è da ritenersi abile in altra attività adeguate confacente”, si potrebbe includere anche persone senza i quattro arti oppure, persone in sedia a rotelle. Per fortuna, il buon senso ci permette di discernere tra cosa sia opportuno, Anche nel caso del sig. RI 1, credo sia soprattutto una questione di buon senso e spiegherò nella conclusione cosa intendo.
Al collega Dr. med _, sembra sfuggire la nozione che il paziente è già stato sottoposto a terapie con oppioidi e farmaci piuttosto forti ma, che gli stessi non sono stati sopportati. A causa degl’effetti collaterali, si è dovuto interrompere la terapia. Ritengo comunque che lavorare con parallelamente una farmacoterapia invasiva e forte come quella degli oppioidi, sia assolutamente impensabile.
Al collega Dr. _, sembra mancare la nozione di ulteriori tentativi antalgici in realtà eseguiti più volte al paziente e mi riferisco in particolare, alle infiltrazioni peridurali eseguiti dal Dr. med. _ già nel 2010 poi nel 2012 e nel 2013, oltre a quella eseguita la prima volta nel 2009 quando il paziente è stato sottoposto finalmente a risonanza magnetica lombare.
Il discorso della cronicità è tale che permette di vedere come il paziente, già da ormai oltre 10 anni, lotta con la problematica lombare ed ha tentato nonostante tutto di mantenere l’attività lavorativa. Quindi, la motivazione è documentata e dimostrata ed il paziente ha cercato d’intraprendere provvedimenti per rimanere collocabile ed attivo nel mondo del lavoro.
Quanto ai secondi pareri richiesti dal Dr. _, anch’essi sono già stati eseguiti ed anche questa nozione sembra essere non ritenuta nella sua valutazione del 30.05.2018. Il paziente Infatti, è stato sottoposto a valutazione sia da Dr. med _ nel 2017 poi dal Dr. med _ ed infine, dal Dr. med. _ nel marzo 2018. Come si vede, sono tutti neurochirurghi.
(...).
La sofferenza non permette un collocamento a mio avviso ed il dolore cronico in particolare, non permette una concentrazione sufficiente per un lavoro, sebbene leggero.
Apro infine una parentesi, sulla valutazione del Dr. _ in merito alla risonanza magnetica cervicale perché ritengo rasenti veramente la malafede. Non si tratta di “lesioni degenerative croniche cervicali senza chiari conflitti radicolari” ma bensì, di una problematica ampiamente da rivalutare. Rammento che il neuro radiologo Dr. med. _, serio è molto competente descrive una discopatia ACUTA C6 – C7 con osteocondrite associata ad erniazione discale paramediana destra con IDENTAZIONE sul midollo spinale con componente foraminale C7 destra.
Discopatia C5-C6 con CONTATTO preforaminale. Discopatia C6-C7 con ernia che TOCCA IL MIDOLLO SPINALE con appiattimento del profilo antero laterale destro. Significative, nel contesto clinico le due ernie foraminali dal lato destro, segnatamente a carico delle radici C4 e C5 a destra. Il neuroforame C4 destro, è ristretto con PALESE CONFLITTO.
Quanto descritto dal Dr. _, si commenta da solo.
Come annunciavo all’inizio della mia lettera, ritengo quindi che il buon senso dovrebbe permettere di capire che questo paziente, ha dolori da anni ed ha tentato attività a lui nota e nella quale capace, ossia il cameriere. Purtroppo, l’usura e gl’anni hanno logorato la colonna spinale e non solo ed hanno portato alla fine alla classica goccia che ha fatto traboccare il vaso. Bisogna riconoscere a questo paziente, anche solo per pura onestà intellettuale, che ha tentato tutto il possibile e che la situazione attualmente, è chiaramente compromessa. Il dolore è un sintomo non una diagnosi, come dice giustamente il Dr. _ ma, i reperti oggettivi forniti sono sufficienti per capire e valutare la situazione.” (doc, XIV/1)
Con annotazione del 9 luglio 2018 il medico SMR, dr. med. _, ha confermato la sue conclusioni ed ha affermato:
"
(...)
Nello scritto del Dr. _ si evince e si conferma solo che la patologia degenerativa alla colonna vertebrale è cronica e antecedente da anni l’inizio della inabilità lavorativa nella professione abituale di cameriere: ho seri dubbi che nel secolo 2000 non vi siano terapie antalgiche o altre possibilità terapeutiche, come asserito dal Dr. med. _.
Appunto poi che non corrisponde al vero che persone senza 4 arti o in sedie a rotelle come asserito dal Dr. med. _, non possano lavorare, anzi talvolta riescono addirittura a colmare la loro perdita di guadagno, ovviamente con un’attività a loro confacente.
Il dr. med. _ indica che “il buon senso dovrebbe permettere di capire che questo paziente, ha dolori da anni ed ha tentato attività a lui nota nella quale capace, ossia il cameriere ...... il dolore è un sintomo e non una diagnosi”.
Ed infatti le nostre proposte SMR/AI sono orientate verso un’altra attività lucrativa molto leggera e confacente allo stato di salute con limitazioni funzionali e suggerimenti del caso (art 7 e art 21 LPGA cpv 4), visto anche l’abilità alla guida di autoveicoli e considerando che l’A.to ha “tentato da solo” di proseguire in un’attività di indubbia inergonomicità in relazione allo stato funzionale e alle lesioni degenerative attestate negli anni e che appunto sono “sfuggite” come nozioni ai diversi e numerosi medici curanti specialisti (ortopedici, neurochirurghi e neurologi) che ben potranno dimostrare le alterazioni “oggettive” grazie a mezzi di indagine diagnostica (tipo TAC e RMN, EMG) ma poi non riescono a curare (esempio se ci fosse un chiaro conflitto radicolare o il dolore non solo con terapie farmacologiche ma con termoablazione ecc ecc) ma soprattutto di capire la necessità di un cambio di professione proprio per evitare situazioni di logoramento pisco-fisico; ad ognuno le proprie competenze.
Inoltre, ricordo che una perizia basata sui soli atti senza visitare l’Assicurato, esplica validamente i suoi effetti se si dispone di sufficienti elementi risultanti da altri accertamenti personali e se si tratta di valutare la fattispecie sulla base di dati medici oggettivi già accertati, di modo che la valutazione medica diretta della persona assicurata viene messa in secondo piano (sentenza 9C_524/2017 del 21 marzo 2018).”
2.3.
Per costante giurisprudenza (cfr. sentenza 9C_13/2007 del 31 marzo 2008),
al fine di poter graduare l'invalidità, all'amministra-zione (o al giudice in caso di ricorso) è necessario disporre di documenti che devono essere rassegnati dal medico o eventualmente da altri specialisti, il compito del medico consistendo nel porre un giudizio sullo stato di salute, nell'indicare in quale misura e in quali attività l'assicurato è incapace al lavoro come pure nel fornire un importante elemento di giudizio per determinare quali lavori siano ancora ragionevolmente esigibili dall'assicurato (
DTF 125 V 256
consid.
4 pag. 261;
115 V 133
consid. 2 pag. 134;
114 V 310
consid. 3c pag. 314;
105 V 156
consid.
1 pag. 158). Spetta in seguito al consulente professionale, avuto riguardo alle indicazioni sanita-rie, valutare quali attività professionali siano concretamente ipotizzabili (Meyer-Blaser, Rechtsprechung des Bundesgerichts zum IVG, pag. 228 seg.).
Quanto alla valenza probante di un rapporto medico, determinante è che i punti litigiosi importanti siano stati oggetto di uno studio approfondito, che il rapporto si fondi su esami completi, che consideri parimenti le censure espresse dal paziente, che sia stato approntato in piena conoscenza dell'incarto (anamnesi), che la descrizione del contesto medico sia chiara e che le conclusioni del perito siano ben motivate. Determinante quindi per stabilire se un rapporto medico ha valore di prova non è né l'origine del mezzo di prova, né la denominazione, ad esempio quale perizia o rapporto (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; STFA I 462/05 del 25 aprile 2007; STFA U 329/01 e U 330/01 del 25 febbraio 2003; DTF 125 V 352 consid. 3a; DTF 122 V 160 consid. 1c;
Meyer-Blaser
, Die Rechtspflege in der Sozialversicherung, BJM 1989 pag. 31; Pratique VSI 3/1997 pag. 123)
, bensì il suo contenuto (DTF 122 V 160 in fine con rinvii).
Nella DTF 125 V 351 (= SVR 2000 UV Nr. 10 pag. 33 segg.), la Corte federale ha ribadito che ai rapporti allestiti da medici alle dipendenze di un'assicurazione deve essere riconosciuto pieno valore probante, a condizione che essi si rivelino essere concludenti, compiutamente motivati, di per sé scevri di contraddizioni e, infine, non devono sussistere degli indizi che facciano dubitare della loro attendibilità. Il solo fatto che il medico consultato si trovi in un rapporto di dipendenza con l'assicuratore
non
permette già di metterne in dubbio l'oggettività e l'imparzialità. Devono piuttosto esistere delle particolari circostanze che permettano di ritenere come oggettivamente fondati i sospetti circa la parzialità dell'apprezzamento.
Lo stesso vale per le perizie fatte esperire da medici esterni (DTF 104 V 31; RAMI 1993 pag. 95).
Le perizie affidate dagli organi dell'AI o dagli assicuratori privati, in sede di istruttoria amministrativa, a medici esterni o a servizi specializzati indipendenti, i quali fondano le proprie conclusioni su indagini approfondite e giungono a risultati concludenti, dispongono di forza probatoria piena, a meno che non sussistano indizi concreti a mettere in causa la loro credibilità (Pratique VSI 2001 pag. 109 consid. 3b)bb; STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008;
STFA I 462/05 del 25 aprile 2007
).
Per quel che concerne il Servizio di Accertamento Medico (SAM) dell’assicurazione invalidità, l’Alta Corte nella DTF 132 V 376 ha rilevato che se un Centro d'accertamento medico è incaricato di rendere una perizia, devono essere osservati i diritti di partecipazione conferiti dall'
art. 44 LPGA
(consid. 6 e 7).
In merito al
valore probatorio delle perizie amministrative dei servizi medici di accertamento (SAM), sotto il profilo dell'indipendenza, dell'equità del processo e della parità delle armi, in una sentenza pubblicata in
DTF 136 V 376 il Tribunale Federale
ha specificato che la qualità formale di parte dell'organo esecutivo dell'assicurazione per l'invalidità nella procedura giudiziaria, rispettivamente la sua legittimazione a presentare ricorso in materia di diritto pubblico, non consentono di considerare come atti di parte le prove assunte dall'amministrazione nella precedente fase non contenziosa.
In una sentenza di principio 9C_243/2010 del 28 giugno 2011 (DTF 137 V 210) il Tribunale federale ha preso posizione sulle critiche della giurisprudenza federale relativa al valore probatorio delle perizie dei Servizi di accertamento medico (SAM; Art. 72 bis cpv. 1 OAI), dal profilo della conformità alla CEDU e alla Costituzione, formulate soprattutto nel parere del Prof. Dr. iur.
Jörg Paul Müller e del Dr. iur Johannes Reich dell’11 febbraio 2010.
L’Alta Corte è arrivata alla conclusione che l’acquisizione delle basi mediche per poter emettere una decisione attraverso perizie effettuate da istituti esterni come i SAM nell’assicurazione invalidità svizzera, come pure il loro utilizzo nelle procedure giudiziarie è di per sé conforme alla Costituzione e alla Convenzione (consid. 2.1-2.3). D’altra parte il Tribunale federale ha riconosciuto che attraverso tali perizie vengono messe in pericolo in modo latente le garanzie procedurali, visto il potenziale di ricavi dell’attività dei SAM nei confronti dell’assicurazione invalidità e con ciò anche della loro dipendenza economica (consid. 2.4). La nostra Massima Istanza ha perciò ritenuto necessario adottare dei correttivi:
(a livello amministrativo)
- assegnazione a caso dei mandati di perizia ai SAM (consid. 3.1),
- differenze minime delle tariffe della perizia (consid. 3.2),
- miglioramento e uniformizzazione dei criteri di qualità e di controllo (consid. 3.3),
- rafforzamento dei diritti di partecipazione:
-- in caso di divergenze l’amministrazione deve ordinare la perizia attraverso una decisione incidentale impugnabile davanti al Tribunale cantonale delle assicurazioni o al Tribunale federale amministrativo (consid. 3.4.2.6; cambiamento della giurisprudenza secondo DTF 132 V 93);
-- alla persona assicurata spettano precedentemente i diritti di partecipazione alla procedura (ad esempio: quello di esprimersi sui quesiti peritali; consid. 3.4.2.9; cambiamento della giurisprudenza secondo DTF 133 V 446);
(a livello dell’autorità giudiziaria di prima istanza)
In caso di accertata necessità di ulteriori chiarimenti, il Tribunale cantonale o il Tribunale federale amministrativo devono per principio essi stessi ordinare una perizia medica (consid. 4.4.1.3 e 4.4.1.4; cambiamento della giurisprudenza secondo DLA 1997 Nr. 18 p. 85, C 85/95 consid. 5d con riferimenti, sentenza H 355/99 del 11 aprile 2000 consid. 3b), i cui costi sono posti a carico dell’assicurazione invalidità (consid. 4.4.2).
Il Tribunale federale ha concluso che le perizie raccolte secondo il vecchio standard processuale non perdono di per sé il loro valore probatorio. Piuttosto si dovrà decidere nel contesto dell’esame del singolo caso, alla luce delle sue specifiche caratteristiche e delle critiche sollevate nel ricorso, se il fatto di fondarsi esclusivamente sui mezzi di prova disponibili per prendere la decisione impugnata è o no conforme al diritto federale (consid. 6). (Sul tema cfr. STF 9C_120/2011 del 25 luglio 2011).
Per quel che riguarda i rapporti del medico curante, secondo la generale esperienza della vita, il giudice deve tenere conto del fatto che, alla luce del rapporto di fiducia esistente con il paziente, il medico curante attesterà, in caso di dubbio, in favore del suo paziente (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; DTF 125 V 353 consid.
3a)cc); Pratique VSI 2001 pag. 109 consid. 3a)cc;
Meyer-Blaser
, Rechtsprechung des Bundesgericht im Sozialversicherungsrecht, Zurigo 1997, pag. 230).
Infine, va ricordato che se vi sono dei rapporti medici contraddittori, il giudice non può evadere la procedura senza valutare l'intero materiale ed indicare i motivi per cui egli si fonda su un rapporto piuttosto che su un altro (STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008,
STFA I 462/05 del 25 aprile 2007).
2.4. Questo Tribunale, chiamato a verificare se lo stato di salute del ricorrente sia stato accuratamente vagliato dall’Ufficio AI prima dell’emanazione della decisione impugnata, dopo attenta analisi della documentazione medica agli atti non può confermare l’operato dell’amministrazione.
Infatti, per i motivi che seguono, questo Tribunale ritiene che, nel preciso caso di specie, la sola valutazione del medico SMR, sulla base degli atti dell’incarto, senza l’allestimento di una perizia pluridisiciplinare, non sia sufficiente per stabilire se l’interessato in un’attività adatta e confacente al suo stato di salute sia capace al lavoro al 100% dal 24 febbraio 2017.
Per l’art. 49 cpv. 1 OAI i servizi medici regionali (SMR) valutano le condizioni mediche del diritto alle prestazioni. Nel quadro della loro competenza medica e della istruzioni tecniche di portata generale dell’Ufficio federale, essi sono liberi di scegliere i metodi d’esame idonei. Ai sensi dell’art. 49 cpv. 2 OAI se occorre i servizi medici regionali possono eseguire direttamente esami medici sugli assicurati. Mettono per scritto i risultati degli esami. L’art. 49 cpv. 3 OAI prevede che i servizi medici regionali sono disponibili a fornire consulenza agli uffici AI della regione.
Come rileva l’UAI in sede di risposta i servizi interni del SMR, se ritengono la documentazione prodotta sufficiente, apprezzano sotto l’aspetto medico i reperti esistenti. Il loro compito è di sintetizzare – a beneficio dell’amministrazione e dei tribunali che altrimenti non dispongono necessariamente di simili conoscenze specialistiche – la situazione medica. Non è dunque indispensabile che la persona assicurata venga visitata. Il SMR esegue direttamente esami medici solo se lo ritiene necessario. L’assenza di propri esami diretti non costituisce, di per sé, un motivo per mettere in dubbio la validità di un rapporto SMR se esso soddisfa altrimenti le esigenze di natura probatoria generalmente riconosciute (sentenza 9C_323/2009 pubblicata in SVR 2009 IV n. 56 pag. 174; cfr. anche sentenza 9C_294/2011 del 24 febbraio 2012, consid. 4.2 e sentenza 9C_787/2012 del 20 dicembre 2012, consid. 4.2.1).
Non va tuttavia dimenticato, come emerge dalla sentenza pubblicata in DTF 135 V 465 (cfr. consid. 4.4), che anche se la giurisprudenza assegna, di principio,
ai rapporti allestiti da medici alle dipendenze di un'assicurazione pieno valore probante, se adempiono i presupposti previsti dalla giurisprudenza, essi non hanno tuttavia la medesima forza probatoria di una perizia amministrativa allestita in applicazione della procedura prevista dall’art. 44 LPGA o di una perizia giudiziaria (cfr. DTF 125 V 351, consid. 3a; DTF 122 V 157 consid. 1c). Se la fattispecie viene decisa sulla base di un rapporto di un medico interno e sussistono solo lievi dubbi
circa la fondatezza e le conclusioni della valutazione espressa, occorre procedere con accertamenti supplementari (DTF 135 V 465 consid.
4.4 in fine: “[...]
Soll ein Versicherungsfall jedoch ohne Einholung eines externen Gutachtens entschieden werden, so sind an die Beweiswürdigung strenge Anforderungen zu stellen. Bestehen auch nur geringe Zweifel an der Zuverlässigkeit und Schlüssigkeit der versicherungsinternen ärztlichen Feststellungen, so sind ergänzende Abklärungen vorzunehmen (
BGE 122 V 157
E. 1d S. 162 f.)
”).
Nel caso di specie se è vero che il medico SMR, dr. med. _, FMH chirurgia, il 4 luglio 2017, ha esaminato la documentazione medica agli atti ed ha stabilito che l’interessato, completamente inabile al lavoro dal 1° maggio 2016 nella sua precedente attività lavorativa di cameriere, può svolgere un’attività leggera e confacente al suo stato di salute dal 24 febbraio 2017 ed ha posto una serie di limitazioni funzionali assai severe (cfr. pag. 203-204 dell’incarto AI), d’altra parte non va sottaciuto come la sua valutazione non trova completo conforto nelle affermazioni del dr. med. _, FMH neurochirurgia che ha effettuato l’intervento del 18 luglio 2016 sul ricorrente e della neurologa _.
In primo luogo questo Tribunale non può condividere con la necessaria tranquillità la conclusione secondo cui l’interessato avrebbe potuto riprendere un’attività leggera dal 24 febbraio 2017. Tale data si riferisce infatti unicamente alla compilazione da parte del dr. med. _, FMH medicina interna, del rapporto medico per la valutazione dell’invalidità, trasmessogli dall’UAI, dove peraltro il curante sostiene esservi ancora una completa incapacità lavorativa (cfr. pag. 122 e seguenti incarto AI), ma non fa stato di alcun miglioramento dello stato di salute dell’insorgente. È vero che il medico SMR nell’annotazione del 19 aprile 2018, a proposito della data del 24 febbraio 2017, afferma che la situazione clinica dopo l’intervento del 18.07.2016 “
è da ritenersi dal lato medico-assicurativo, consolidata, già dal lato chirurgico, dopo ben 7 mesi, non essendo attestate e/o oggettivabili complicazioni chirurgiche o mediche e soprattutto dopo un congruo periodo di cura fisioterapica e di convalescenza
” (doc. IV/1, pag. 2). Tuttavia non va dimenticato che ancora in data 10 aprile 2017 il dr. med. _, FMH neurochirurgia, che meglio conosce la situazione valetudinaria del ricorrente, avendo effettuato l’intervento del 18 luglio 2016 ed avendo poi seguito l’evoluzione dello stato di salute del ricorrente, nell’ambito di una richiesta dell’assicuratore malattie, ha certo affermato che il ricorrente avrebbe potuto esercitare un’attività lavorativa confacente al suo stato di salute, ma che essa poteva essere valutata dopo la visita prevista per il 30 maggio 2017 (pag. 12 incarto assicuratore malattie). Egli non ha invece indicato alcuna data a partire dalla quale l’insorgente avrebbe potuto essere ritenuto capace al lavoro in attività leggera (pag. 12 incarto assicuratore malattie) ed ha inoltre precisato che il decorso sarebbe stato da valutare “
a circa 12-18 mesi dall’intervento
” (pag. 14 incarto assicuratore malattie).
Vi sono pertanto più che fondati dubbi circa l’inizio della capacità lavorativa in attività leggere.
In secondo luogo, non può neppure essere confermato con la necessaria tranquillità il grado d’incapacità lavorativa in attività adeguate, che secondo il medico SMR sarebbe del 100%.
Infatti, il 30 agosto 2017, sempre interpellato dall’assicuratore malattie, il dr. med _, oltre a ribadire che “
essendo trascorso poco più di un anno dall’intervento chirurgico è ancora auspicabile aspettarsi un cambiamento delle condizioni cliniche, eventualmente un miglioramento, entro 18 mesi dall’intervento
”, pur essendo d’accordo che l’interessato avrebbe potuto svolgere un’attività leggera con limitazioni meno severe rispetto a quelle poste dal medico SMR, non ha tuttavia quantificato la capacità lavorativa, rilevando che l’attività avrebbe potuto essere esercitata “
eventualmente anche solo a tempo parziale
” (pag. 16 incarto assicuratore malattie). Sulla base, tra l’altro, di queste risposte, l’assicuratore malattie ha poi concluso che la capacità lavorativa in un’altra professione può essere svolta al 50% fino al mese di marzo 2018 (cfr. pag. 19 incarto assicuratore malattie). Anche un’altra specialista, ossia la dr.ssa med. _, FMH neurologia, pur indicando, il 29 gennaio 2018, come rileva il medico SMR, che vi è la presenza di una
lieve
ipoestesia metamerica sul braccio destro di tipo C6 e C7 con
lieve
perdita di forza su sovraspinato e tricipite omerolaterali e una
lieve
ipoestesia a distribuzione metamerica L3/L4 sulla coscia destra ed S1 sulla gamba destra con
lieve
riduzione di forza e trofismo sul quadricipite e gastrocnemio a destra ha evidenziato la presenza di un dolore cronico ed ha sostenuto che la percentuale di capacità lavorativa in attività adeguata non dovrebbe superare il 50% (doc. P). Essa ha in particolare evidenziato che l’intervento del 18 luglio 2016, benché riuscito dal punto di vista del decorso operatorio e post-operatorio, non ha sostanzialmente migliorato il quadro vertebrale lombo-sacrale e la dinamica/statica posturale è peggiorata.
Anche perché, come evidenzia in un certificato del 14 maggio 2018, l’operazione ha alterato gli equilibri dinamico posturali della colonna vertebrale. La conseguente contrazione abnorme, durante la stazione eretta a piedi uniti della muscolatura paravertebrale lombare che è antalgica in maniera continuativa e porta alla cronicità del dolore a fascia, non si concilia con una capacità lavorativa al 100% in attività adeguata.
In presenza di queste valutazioni da parte di due specialisti, dr. med. _, FMH neurochirurgia e _, FMH neurologia, non è possibile confermare la valutazione del medico SMR, senza prima procedere con ulteriori accertamenti.
È vero che l’interessato ha partecipato al _ del centro di formazione professionale da marzo a giugno 2017 ed a un corso di informatica nel mese di luglio dello stesso anno. Tuttavia questa circostanza non permette di concludere per una completa attività lavorativa in attività adeguate. Del resto il _ è consistito in 10 incontri per complessive 14 ore (pag. 352/353 incarto AI), dove l’insorgente si è in sostanza limitato a compilare delle schede (cfr. pag. 353 e 354 incarto AI) mentre i corsi di informatica si sono tenuti dal 19 al 26 luglio 2017 per un totale di 11 ore. Ciò non è manifestamente sufficiente per poter concludere che l’interessato è completamente abile al lavoro in attività leggere.
Neppure la circostanza che il _, dr.ssa med. _, non ha rilevato impedimenti alla guida (cfr., doc. IV/2), permette di trarre una conclusione circa la capacità lavorativa in attività adeguate.
Inoltre, se è vero, come rileva il medico SMR con riferimento alla sentenza 9C_524/2017 del 21 marzo 2018, che una perizia basata sugli atti senza visitare la persona assicurata esplica validamente i suoi effetti se si dispone di sufficienti elementi risultanti da altri accertamenti personali e se si tratta di valutare la fattispecie sulla base di dati medici oggettivi già accertati in modo che la valutazione medica diretta della persona viene messa in secondo piano, non va dimenticato che nel caso giudicato dal TF il medico curante aveva condiviso le conclusioni dei medici SMR, i quali, del resto, avevano acquisito ulteriore documentazione medica ed avevano compiutamente ed approfonditamente spiegato le ragioni per le quali non avevano ritenuto le opinioni mediche divergenti (cfr. consid. 5.2.1).
In quel caso gli atti erano stati sottoposti a due medici SMR distinti, specialisti in psichiatria, rispettivamente in ortopedia chirurgica, i quali, dopo aver valutato la documentazione, hanno tratto le loro conclusioni dapprima discutendone insieme ed in seguito acquisendo ulteriore referti medici per l’aspetto somatico. Il medico SMR specialista in ortopedia ha poi allestito un rapporto dettagliato dove ha preso nuovamente posizione. Le conclusioni del SMR sono state condivise dal medico curante della persona assicurata ed in seguito ad un’ulteriore valutazione globale dei medici SMR è poi stato emanato il progetto di decisione. Dopo le osservazioni della persona assicurata ed un nuovo incontro tra i due medici SMR, è stata emessa la decisione formale (cfr. consid. 5.2). In quel caso, a differenza della fattispecie in esame, l’insorgente non era stato in grado di insinuare alcun lieve dubbio circa le valutazioni dei medici SMR (cfr. consid. 5.3).
Infine, non va dimenticato che sia il medico curante, dr. med. _, sia la dr.ssa med. _, hanno costatato, pur non essendo specialisti, anche la possibile presenza di una patologia psichica. Il 10 marzo 2017 il dr. med. _ ha indicato uno stato ansioso depressivo (pag. 149, incarto AI), confermato con certificato del 27 marzo 2018.
Da parte sua il 29 gennaio 2018 la dr.ssa med. _ ha precisato di ritenere “
che vi sia una Sindrome di dolore cronico e abbiamo inserito un antidepressivo SSRI, in quanto il paziente ha delle manifestazioni distimiche reattive (ridotta qualità del sonno, insonnia intermedia, tendenza serotina all’umore deflesso) legate alla situazione salute-lavoro e alla separazione
” (pag. 277 incarto AI). È vero che di principio la distimia, da sola, non è invalidante (cfr. DTF 143 V 418, consid. 8.1) e che il 14 maggio 2018 la dr.ssa med. _, che tuttavia non è psichiatra e comunque in un referto che riferisce di uno stato di fatto posteriore alla decisione impugnata e dunque di principio non va preso in considerazione, sembra ritenere che tale patologie è guarita.
Tuttavia, va qui rammentato che per quel che concerne l’invalidità psichica, in due sentenze 8C_841/2016 e 8C_130/2017 del 30 novembre, 2017 pubblicate in DTF 143 V 409 e 143 V 418, il Tribunale federale ha stabilito che la giurisprudenza sviluppata per i dolori somatoformi persistenti secondo cui la reale capacità lavorativa e di rendimento della persona interessata siano da accertare alla luce di indicatori, troverà in futuro applicazione per tutte le malattie psichiche (ciò significa, in particolare per depressioni lievi fino a medio-gravi, che non avrà più il medesimo significato il precedente criterio della “
resistenza alle terapie
” come condizione necessaria per la concessione di una rendita AI; cfr. comunicato stampa del Tribunale federale del 14 dicembre 2017).
Nelle due sentenze del 30 novembre 2017 il Tribunale federale è giunto alla conclusione che la procedura appena descritta deve essere applicata in futuro all'esame di tutti i casi ove è richiesta una rendita AI in presenza di disturbi psichici, ossia in particolare anche nell'eventualità di depressione lieve fino a medio-grave. Le malattie psichiche possono essere individuate e dimostrate in linea di principio soltanto in maniera limitata con criteri oggettivi. Anche se una classificazione medica è necessaria e secondo la scienza è presupposta una diagnosi, dal profilo giuridico non è possibile accontentarsi solo di questo. Piuttosto è decisiva la questione delle ripercussioni funzionali di un disturbo. Per la valutazione delle conseguenze di un’affezione psichica la diagnosi non è più centrale.
Soltanto da quell'elemento non emerge alcuna attestazione sulle prestazioni lavorative della persona toccata. È proprio per questa ragione che per tutte le malattie psichiche deve essere applicata una procedura probatoria fondata su indicatori, soprattutto in presenza di simili disturbi che in sostanza si accomunano per problemi probatori. Eventualmente si dovrà secondo la specifica sindrome nella valutazione dei singoli indicatori provvedere ad alcuni adattamenti. Per motivi scaturenti dal principio di proporzionalità, si potrà prescindere da un procedimento probatorio strutturato, laddove si dimostrasse inutile o addirittura inadatto. La realizzazione di questa evenienza deve essere valutata secondo la necessità probatoria concreta. La prova di un'invalidità pensionabile può in genere essere ritenuta apportata, se nell'ambito di un esa
me complessivo risulta un quadro coerente di limitazione della capacità lavorativa in tutti gli ambiti della vita. La mancanza di tale indicazione fa comportare conseguentemente l'assenza di prova atta a dimostrare una limitazione della capacità lavorativa, aspetto che si ripercuote conseguentemente a sfavore della persona toccata.
Secondo la giurisprudenza precedente del Tribunale federale riguardante le depressioni da lievi a medio gravi, le malattie corrispondenti potevano essere considerate invalidanti, solo se era stata dimostrata una "resistenza alle terapie". Con il cambiamento di prassi adottato dal Tribunale federale questo concetto non vale più in maniera assoluta.
Ora invece, come nelle altre malattie psichiche, la questione decisiva è se la persona interessata riesca a presentare sulla base di un metro di valutazione oggettivo la prova di un'incapacità lavorativa e al guadagno invalidante. La possibilità di terapia, in genere ammessa, in presenza di depressioni lievi fino a medio-gravi deve ad ogni modo ancora essere considerata complessivamente nell'apprezzamento delle prove, tuttavia considerando esigibile una terapia conseguente e adeguata
(cfr. comunicato stampa del Tribunale federale del 14 dicembre 2017).
Ora, ritenuto che nel preciso caso di specie il medico curante, anche se non specialista, ha comunque rilevato la presenza di uno stato ansioso depressivo con possibile influenza sulla capacità lavorativa del ricorrente, anche questa patologia dovrà essere oggetto di un approfondimento.
In conclusione, alla luce di tutto quanto sopra esposto, visti i succitati referti degli specialisti curanti, segnatamente del dr. med. _, FMH neurochirurgia e della dr.ssa med. _, FMH neurologia,
questo Tribunale
ritiene che vi siano elementi sufficienti per sollevare quantomeno lievi dubbi circa la fondatezza della valutazione espressa dal dr. med. _, posta alla base della decisione impugnata (cfr. DTF 139 V 225 consid. 5.2 e DTF 135 V 465) e rendere im
prescindibile la messa in atto di un approfondimento peritale specialistico pluridisciplinare reumatologico, neurologico e psichiatrico volto ad accertare da quando l’interessato è capace al lavoro in attività adatta (con quali limitazioni) e la percentuale di tale capacità lavorativa.
2.5. Nella DTF 137 V 210 il TF ha precisato in quali casi il Tribunale cantonale deve allestire direttamente una perizia giudiziaria e in quali può invece rinviare gli atti all'assicuratore per un complemento istruttorio. Lo scrivente Tribunale in precedenti vertenze
ha già avuto modo di rinviare l’incarto all’Ufficio AI o perché
ha ritenuto che vi erano accertamenti peritali svolti dall’amministrazione che necessitavano di un complemento
(“
Ergänzung von gutachtlichen Ausführungen
”; cfr STCA 32.2015.82 del 6 giugno 2016)
o perché
vi erano delle carenze negli accertamenti svolti dall’amministrazione (“
Eine Rückweisung an die IV-Stelle bleibt hingegen möglich, wenn sie allein in der notwendigen Erhebung einer bisher vollständig ungeklärten Frage begründet ist.
Ausserdem bleibt es dem kantonalen Gericht (unter dem Aspekt der Verfahrensgarantien) unbenommen, eine Sache zurückzuweisen, wenn lediglich eine Klarstellung, Präzisierung oder Ergänzung von gutachtlichen Ausführungen erforderlich ist
”; cfr. STCA 32.2015.82 del 6 giugno 2016).
Ora, rilevato come ci troviamo di fronte ad un accertamento dei fatti lacunoso – ribadita la necessità dell’allestimento di una perizia -
si giustifica il rinvio degli atti all’amministrazione
affinché metta in atto gli accertamenti necessari.
Di conseguenza la decisione impugnata va annullata e l’incarto rinviato all’UAI per i suoi incombenti.
2.6. Secondo l'art. 29 cpv. 2 Lptca e 69 cpv. 1bis LAI, la procedura di ricorso in caso di controversie relative all'assegnazione o al rifiuto di prestazioni AI dinanzi al Tribunale cantonale delle assicurazioni è soggetta a spese. L'entità delle spese è determinata fra 200.-- e 1'000.-- franchi in funzione delle spese di procedura e senza riguardo al valore litigioso (DTF 133 V 402; STF 9C_156/2009 del 7 aprile 2009; STF 8C_393/2008 del 24 settembre 2008).
In concreto, visto l’esito del ricorso, le spese per fr. 500.-- vanno messe a carico dell’UAI che verserà al ricorrente, rappresentato da un avvocato, le ripetibili (cfr. art. 61 LPGA).