Decision ID: 9183447e-878d-5d86-980a-7d08426195a2
Year: 2020
Language: it
Court: CH_BVGE
Chamber: CH_BVGE_001
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: 

Fatti:
A.
L’interessato ha presentato una domanda d’asilo in Svizzera il
(...) ottobre 2016 (cfr. atto A1/2).
B.
La Segreteria di Stato della migrazione (di seguito: SEM), ha tenuto con il
richiedente asilo una prima audizione sulle generalità il (...) ottobre 2016
(cfr. atto A4/12; di seguito: verbale 1), una susseguente audizione in parti-
colare in merito ai suoi motivi d’asilo in data (...) gennaio 2018 (cfr. atto
A11/19; di seguito: verbale 2), nonché un’audizione complementare di
quest’ultima il (...) settembre 2018 (cfr. atto A15/14; di seguito: verbale 3).
L’interessato, per quanto qui di rilievo, ha segnatamente allegato nelle di-
verse audizioni sostenute, di essere originario dello Sri Lanka, di etnia tamil
e religione induista, con ultimo domicilio a B._, C._ (situato
nel distretto di D._; Provincia del E._). Dopo l’undicesima
classe, egli avrebbe interrotto il suo percorso scolastico ed avrebbe lavo-
rato nell’ambito della (...), aprendo una sua attività nel suo luogo d’origine.
Clienti del suo (...) sarebbero stati sia dei militari, i quali avevano il loro
Campo vicino allo stesso, che degli esponenti delle LTTE (acronimo in in-
glese per “Liberation Tigers of Tamil Eelam”). Entrambi gli avrebbero chie-
sto informazioni riguardo la clientela, membri delle LTTE gli avrebbero ri-
chiesto dei favori a cui egli non si sarebbe potuto sottrarre, come pure
avrebbe avuto dei contatti con un membro delle LTTE, F._, che si
sarebbe recato anche al suo domicilio. A causa di tali contatti, e poiché una
persona sarebbe stata uccisa nel (...), i militari si sarebbero recati svariate
volte al suo (...) ed a casa sua per interrogarlo ed a chiedere di lui. In se-
guito un amico come pure altri (...) o (...) giovani della sua località sareb-
bero stati uccisi, nonché delle bombe sarebbero state piazzate nella sua
zona abitativa. Poiché la situazione sarebbe divenuta per lui troppo perico-
losa si sarebbe rifugiato da una zia a G._. Nel (...), rispettivamente
da solo o con alcuni membri della sua famiglia, sarebbe partito per
l’H._, legalmente e con il suo passaporto (cfr. verbale 1, p.to 2.04
seg., pag. 3 seg.; p.to 7.01, pag. 8; verbale 2, D16 segg., pag. 3; D49
segg., pag. 6 seg.; D65 seg., pag. 9; verbale 3, D25, pag. 5). In tale Stato
avrebbe continuato la sua attività lavorativa nell’ambito della (...), come
dipendente, soggiornandovi sino al (...), data nella quale con il fratello
I._ – e dopo aver ottenuto il visto d’uscita da parte delle autorità (...)
– avrebbe fatto ritorno volontariamente in Sri Lanka. Al suo ritorno nel
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Paese d’origine, egli sarebbe dapprima stato interrogato dalle forze di si-
curezza all’aeroporto in merito ai motivi che lo avrebbero spinto a recarsi
in H._, in un interrogatorio durato circa un’ora e mezza, dopo il
quale lo avrebbero lasciato andare. Salvo poi, circa un mese e mezzo dopo
il loro ritorno a casa, ove egli avrebbe ripreso la sua vecchia attività lavo-
rativa, egli sarebbe stato nuovamente interrogato con il fratello I._
in un Campo dei membri del (...) (acronimo in inglese per “[...]”). Questi
ultimi, pur non accusandolo formalmente, gli avrebbero posto dei quesiti in
particolare circa la sua vecchia conoscenza F._, che loro ritenevano
fosse implicata nell’uccisione della persona avvenuta nel (...), riferendogli
che avrebbero saputo tutto sul suo conto. Tuttavia egli avrebbe negato di
aver avuto ancora legami con il sopraccitato F._ dopo il suo espatrio
in H._. Gli agenti del (...) non gli avrebbero però creduto, minac-
ciandolo di conseguenze importanti se non avesse presentato tutte le in-
formazioni a sua conoscenza riguardanti F._, ingiungendogli di ri-
presentarsi a loro in una seconda occasione. Ciò che però lui non avrebbe
ottemperato, rimanendo al suo domicilio ancora per una settimana, non
dando inizialmente peso alle minacce ricevute. Tuttavia, allorché alcuni
membri del (...) si sarebbero nuovamente presentati in sua assenza al suo
domicilio, ed avrebbero ingiunto al padre che egli si presentasse a loro,
temendo per la sua vita, egli si sarebbe rifugiato presso una zia a
G._. Quivi lo avrebbe raggiunto anche il fratello I._, il quale
temeva a sua volta ripercussioni da parte degli agenti del (...) visto quanto
successo all’interessato, il quale avrebbe organizzato il suo viaggio per
l’espatrio, avvenuto il (...). Il richiedente ha riferito di essere partito legal-
mente dall’aeroporto di J._, dapprima verso il K._, poi in
L._, munito del suo passaporto e con i visa per questi due paesi,
prima di proseguire il suo viaggio verso la Svizzera.
Sia prima che dopo il suo espatrio, avrebbe appreso dai suoi famigliari, che
degli agenti del (...) lo avrebbero ricercato al suo domicilio, da ultimo nel
(...) del 2018 (cfr. verbale 3, D80, pag. 10). In particolare, la madre dell’in-
teressato – rientrata da sola dopo il soggiorno in H._ nel suo Paese
d’origine – sarebbe stata interrogata nel (...) 2008 circa dove si troverebbe
il figlio, come pure le avrebbero riferito che sarebbero stati F._ ed il
richiedente gli autori dell’omicidio del (...) (cfr. verbale 2, D81, pag. 11).
L’interessato ha altresì narrato che il fratello I._, che si sarebbe na-
scosto come lui per un periodo dalla zia a G._, avrebbe nel frat-
tempo fatto ritorno alla casa paterna dopo il rientro definitivo della madre
in Sri Lanka nell’(...) del (...), senza incontrare particolari problematiche ed
aprendo una (...) (cfr. verbale 2, D30, pag. 4 e D53, pag. 7; verbale 3, D76,
pag. 9 e D89 segg., pag. 11). Egli non avrebbe inoltre esercitato alcuna
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attività politica né in Sri Lanka, come neppure in H._, partecipando
però ad una manifestazione tamil in Svizzera. Né lui né i suoi famigliari
sarebbero peraltro mai stati arrestati o incarcerati (cfr. verbale 1, p.to 7.01,
pag. 8; verbale 2, D99 seg., pag. 13 e D127 segg., pag. 16; verbale 3, D52
seg., pag. 7). Infine ha addotto che egli teme di essere arrestato, interro-
gato od ucciso in caso di un suo ritorno in Sri Lanka (cfr. verbale 2, D130
seg., pag. 16; verbale 3, D67 seg., pag. 9).
A supporto delle sue allegazioni ha presentato una fotocopia del suo atto
di nascita datato (...) (cfr. atto A12 e verbale 1, p.to 4.01, pag. 6), una copia
certificata conforme del suo certificato di nascita datata
(...) con la traduzione in inglese della stessa (cfr. atto A12 e verbale 2, D14,
pag. 3); nonché la sua carta d’identità (cfr. atto A12 e verbale 2, D14,
pag. 3).
C.
Con decisione del 26 settembre 2018, notificata il 27 settembre 2018 (cfr.
atto A19/1), la Segreteria di Stato della migrazione non ha riconosciuto la
qualità di rifugiato all’interessato ed ha respinto la sua domanda d’asilo,
pronunciando altresì il suo allontanamento dalla Svizzera nonché l’esecu-
zione dello stesso provvedimento, siccome ammissibile, ragionevolmente
esigibile e possibile.
Nella predetta decisione, l’autorità inferiore ha dapprima ritenuto inverosi-
mili i motivi d’asilo esposti dall’interesso ai sensi dell’art. 7 LAsi. Invero, egli
avrebbe rilasciato delle allegazioni illogiche in relazione al suo comporta-
mento legato ai fatti ed ai timori da lui esposti, come pure la sua narrazione
sarebbe costellata di diverse contraddizioni afferenti l’interrogatorio dei
membri del (...) nel (...) e dei fatti susseguenti. Egli avrebbe infine rilasciato
delle asserzioni vaghe e stereotipate inerenti i timori addotti e l’agire degli
agenti del (...), che non sarebbero giustificate visto anche il suo livello
d’istruzione. Susseguentemente, la SEM ha ritenuto pure irrilevanti giusta
l’art. 3 LAsi le dichiarazioni esposte dal richiedente. In particolare, venire
interrogati all’aeroporto di J._, come pure l’eventuale apertura di
una procedura penale per espatrio illegale, non costituirebbero un pregiu-
dizio ai sensi dell’art. 3 LAsi. Anche le misure di sorveglianza nel luogo
d’origine, quali: periodici interrogatori ai fini della registrazione, del rileva-
mento dell’identità o del monitoraggio delle attività della persona, non sa-
rebbero pertinenti in materia d’asilo.
Dal profilo dell’esecuzione dell’allontanamento, l’autorità inferiore ha rite-
nuto nella sua decisione che la situazione generale dei diritti dell’uomo in
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Sri Lanka non renderebbe di regola inammissibile l’esecuzione del provve-
dimento, neppure per le persone di etnia tamil. In tal senso, non essendoci
all’incarto degli indizi che propendano per un rischio dell’interessato di es-
sere oggetto di trattamenti proscritti dall’art. 3 CEDU in caso di un suo ri-
torno in patria, l’esecuzione dell’allontanamento sarebbe lecita. Anche dal
lato dell’esigibilità della misura, non esisterebbero né a causa della sua
provenienza dalla Provincia del E._, come neppure dal profilo per-
sonale, degli ostacoli ostativi alla stessa. Da ultimo, l’esecuzione dell’allon-
tanamento sarebbe attuabile sia sul piano tecnico che su quello pratico.
D.
Il 29 ottobre 2018 (cfr. risultanze processuali), il ricorrente ha interposto ri-
corso contro la summenzionata decisione dinanzi al Tribunale amministra-
tivo federale (di seguito: il Tribunale), chiedendo, a titolo principale, l’annul-
lamento della decisione avversata ed il riconoscimento della qualità di rifu-
giato, ed a titolo subordinato, sempre l’annullamento del provvedimento
sindacato e la concessione dell’ammissione provvisoria; il tutto con prote-
sta di spese e ripetibili.
Nel suo memoriale ricorsuale, dopo aver ripreso ed ampliato alcuni fatti,
l’insorgente ha contestato la valutazione effettuata dalla SEM nel provve-
dimento impugnato, ritenendo che sia ravvisabile un accertamento inesatto
dei fatti giuridicamente rilevanti ed una violazione del diritto federale. In
primo luogo, egli ha ritenuto, a differenza di quanto esposto nella decisione
avversata, che i suoi timori nei confronti dei membri del (...) sarebbero fon-
dati ed adempirebbero i criteri dell’art. 3 LAsi. Invero lo stesso sarebbe di
etnia tamil ed avrebbe frequentato assiduamente F._, membro del
gruppo LTTE, etnia ed appartenenza politica che tutt’ora farebbero oggetto
di persecuzione in Sri Lanka. A mente sua, sarebbe quindi evidente che gli
agenti del (...) lo avrebbero perseguitato a causa della sua razza, nonché
poiché credevano che, come pure F._, entrambi appartenessero
alle LTTE. Inoltre, esisterebbe un pericolo concreto per l’integrità fisica
dell’interessato, in particolare visti i fatti successi nel (...) e susseguente-
mente nel (...) in patria, nonché le continue ricerche nei suoi confronti da
parte di esponenti del (...). Sussisterebbe per di più il pericolo che egli
venga incolpato di omicidio, ciò che in Sri Lanka sarebbe punibile con la
pena capitale. In secondo luogo, il differimento della partenza da casa di
un’unica settimana sarebbe giustificato, poiché egli sarebbe rimasto chiuso
al domicilio, in quanto era terrorizzato dalla possibilità di un attacco alla sua
integrità fisica e psichica e la pressione esercitata nei suoi confronti, sa-
rebbe divenuta insopportabile. Proseguendo nell’analisi, il ricorrente ha
contestato che le sue allegazioni siano contraddittorie in punti essenziali o
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non sufficientemente motivate, avendo egli sempre spiegato la fattispecie
in modo chiaro e coerente. Segnatamente, ha ritenuto che non sarebbe
d’alcuna importanza conoscere il numero degli agenti presentatisi al padre
dopo una settimana dal suo interrogatorio del (...), come pure egli non po-
trebbe essere concretamente al corrente dello scopo di tale visita. Infine,
l’autorità inferiore non gli avrebbe data la possibilità di esprimersi prima
dell’emanazione della decisione impugnata, violando pertanto il suo diritto
di essere sentito ex art. 29 cpv. 1 Cost. (cfr. p.to III/12, pag. 7 seg. del ri-
corso).
In via subordinata, il ricorrente ha ritenuto che l’esecuzione del suo allon-
tanamento sia inammissibile, poiché quanto da lui subito in patria rende-
rebbe applicabile l’art. 5 cpv. 1 LAsi, nonché egli rischierebbe di subire
delle violenze e persecuzioni concrete da parte dei membri del (...), i quali
sarebbero convinti che egli sia affiliato alle LTTE. In merito a quest’ultima
circostanza, la SEM sorvolerebbe completamente, anche se, secondo il
ricorrente, eserciterebbe invece un ruolo fondamentale per l’esame
dell’ammissibilità della misura di allontanamento. In conclusione, l’insor-
gente sarebbe integrato su suolo svizzero, e si troverebbe in gravi difficoltà
dovesse rientrare nel suo paese d’origine.
E.
Con decisione incidentale del 16 novembre 2018, il Tribunale ha autoriz-
zato il ricorrente a soggiornare in Svizzera fino a conclusione della proce-
dura, invitandolo contestualmente a versare, entro il 3 dicembre 2018, un
anticipo di CHF 750.– a copertura delle presumibili spese processuali.
L’anticipo richiesto è stato corrisposto tempestivamente dall’interessato il
23 novembre 2018 (cfr. risultanze processuali).
F.
La SEM ha presentato la sua risposta al gravame il 18 dicembre 2018, ri-
confermando la sua valutazione esposta nel provvedimento impugnato e
chiedendo di respingere il ricorso. In particolare l’autorità inferiore ha riba-
dito che la persecuzione allegata dall’insorgente apparirebbe inverosimile,
per l’illogicità e l’incompatibilità con l’esperienza generale di vita, nonché
per la contraddittorietà e l’approssimazione di dichiarazioni fondamentali.
Per il resto, non si comprenderebbe in quali aspetti il diritto di essere sentito
del ricorrente sarebbe stato violato, avendo egli avuta ampia possibilità di
esprimersi liberamente durante le audizioni sostenute. Inoltre, non sarebbe
data né l’inammissibilità – vista l’inverosimiglianza dei suoi asserti – né
l’inesigibilità dell’esecuzione dell’allontanamento, in quanto la sua perma-
nenza su suolo elvetico, non potrebbe assurgere a pretesa d’integrazione
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che debba prevalere su quella maturata in patria. Non sarebbe pertanto
data l’ipotesi di gravi difficoltà in caso di rientro dell’interessato nel suo
paese d’origine. Questo, tenuto conto anche che già in passato quest’ul-
timo avrebbe dato prova di non ritenere problematico un suo ritorno e rein-
serimento in Sri Lanka, anche dopo un periodo di ben (...) anni trascorsi
all’estero.
G.
Con replica del 14 febbraio 2019, il ricorrente ha per lo più ribadito e ricon-
fermato le allegazioni e conclusioni esposte nel gravame. Ha tuttavia pro-
dotto, quali ulteriori mezzi di prova: copia di un estratto della denuncia
presso la stazione di polizia di C._ del (...) in lingua straniera con
traduzione in inglese (di seguito: doc. 1; cfr. anche atto A37/1), nonché uno
scritto del (...) datato (...) ed in lingua inglese (di seguito: doc. 2; cfr. atto
A37/1). A mente dell’insorgente, questi due documenti dimostrerebbero
che lui è perseguitato dalle autorità srilankesi, le quali lo avrebbero ricer-
cato anche dopo la sua partenza dal paese d’origine. Come poi confermato
dal doc. 2, egli non dovrebbe rientrare in Sri Lanka, in quanto rischierebbe
altrimenti di mettere in pericolo la sua vita.
H.
Nella sua duplica del 6 marzo 2019, l’autorità resistente ha preso posizione
sui due mezzi di prova presentati con la replica dal ricorrente. Riguardo
questi ultimi, ha innanzitutto rilevato che essi sarebbero stati presentati in
fotocopia, dunque di per sé risulterebbero inidonei a provare le sue allega-
zioni, in quanto sarebbe impossibile appurarne l’autenticità e la prove-
nienza, nonché risulterebbero facilmente falsificabili. Più in particolare, dal
profilo formale il doc. 1 non conterrebbe nell’intestazione il luogo della sta-
zione di polizia, come neppure a piè di pagina la data di rilascio, e quivi
risulterebbe pure illeggibile la firma dell’ufficiale incaricato. Inoltre, tale do-
cumento non proverebbe che la registrazione di una denuncia spontanea
da parte del richiedente. Tuttavia, non si evincerebbero dalla replica, le mo-
dalità con le quali l’interessato sarebbe entrato in possesso di tale docu-
mento, nonché non si comprenderebbe come mai non ne abbia mai accen-
nato nelle audizioni sostenute, e non si sia attivato per presentarlo prima.
Le informazioni ivi contenute, divergerebbero inoltre in parte rispetto a
quanto affermato dal richiedente in audizione, ove egli non avrebbe saputo
rispondere né in merito al numero di militari che si sarebbero presentati al
suo domicilio, né riguardo la data di tale evento, a differenza di quanto pre-
sente in tale documento. Peraltro, egli non avrebbe neppure saputo indi-
care il significato dell’acronimo “(...)”. Concernente il doc. 2, anche per
quest’ultimo non si conoscerebbero le modalità di ottenimento da parte del
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ricorrente. Esso potrebbe difatti essere stato emesso esclusivamente in
base alle indicazioni fornite dal mandante, eventualmente dietro contropar-
tita, in quanto l’unica finalità dello stesso parrebbe essere il sostegno
dell’attuale causa d’asilo dell’interessato. Nel contenuto della dichiara-
zione, si affermerebbe inoltre che il richiedente è espatriato nel (...), allor-
ché invece in corso di audizione quest’ultimo avrebbe addotto di essere
partito dallo Sri Lanka il (...).
I.
Per il tramite della triplica del 12 aprile 2019, l’insorgente ha prodotto in
originale i doc. 1 e doc. 2 (che si trovano e sono stati registrati agli atti SEM:
cfr. atto A37/1). Inerente la denuncia in polizia, egli ha denotato come dal
timbro apposto sul rapporto originale e dalla traduzione allegata con la re-
plica, si potrebbe desumere che sarebbe stata emessa dal posto di polizia
di C._ il (...). Al contrario di quanto concluso dalla SEM, tale docu-
mento attesterebbe di quanto successo al ricorrente, e soprattutto che
quest’ultimo si sarebbe subito recato in polizia per segnalare gli eventi ac-
cadutigli. Attinente il doc. 2, il ricorrente ha dichiarato che lo stesso gli sa-
rebbe giunto tramite posta, essendo per il resto irrilevante con quali moda-
lità sarebbe venuto in possesso dello stesso. Inoltre, l’(...) sarebbe stato al
corrente di quanto occorsogli, ed il (...) avrebbe unicamente riportato
quanto già da lui conosciuto.
J.
Nella sua quadruplica del 2 maggio 2019, l’autorità inferiore ha anzitutto
rimarcato come la presentazione dei due mezzi di prova in originale, var-
rebbe soltanto a sanare il difetto di inidoneità probatoria. Per quanto attiene
i vizi di forma segnalati in precedenza per il doc. 1, gli stessi sussistereb-
bero anche negli originali, mentre che la firma illeggibile impedirebbe di
risalire all’ufficiale che avrebbe redatto tale atto. Il carattere probatorio di
tale mezzo di prova, sarebbe pertanto da considerare come limitato. Con-
cernente invece il doc. 2, a parte quanto già sostenuto in precedenza, la
SEM ha rilevato come tale documento sarebbe una mera dichiarazione
unilaterale indirizzata in modo generico “To whom it may concern”, in carta
semplice, e parrebbe facilmente falsificabile, anche poiché lo stesso non
sarebbe depositato in alcun registro o fascicolo d’inchiesta ufficiale.
K.
Con ulteriori osservazioni del 23 maggio 2019, riconfermandosi essenzial-
mente nelle sue precedenti considerazioni e conclusioni, il ricorrente ha
dapprima rilevato come il doc. 1 non presenterebbe alcuna informazione
contrastante con quanto da lui allegato. Bensì, riuscirebbe a far luce ed a
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completare i fatti in maniera più limpida. Contestare inoltre che non vi sia
la data a piè di pagina del documento – in quanto la prima si troverebbe
già nell’intestazione dello stesso – risulterebbe un formalismo eccessivo.
Per il resto, la firma del funzionario di polizia risulterebbe chiara. Per quanto
attiene il doc. 2, la mancanza di un indirizzo non sarebbe sintomatico di
falsità o di scarsa attendibilità dello scritto. Determinante per tale valuta-
zione, risulterebbe difatti unicamente il contenuto del documento, dal quale
si evincerebbe che il richiedente fosse perseguitato e che avrebbe dovuto
lasciare lo Sri Lanka per riparare in Svizzera. Alle sue osservazioni, il ricor-
rente ha allegato quale nuovo documento, una copia di un articolo internet
del (...), intitolato “(...)” del (...) (di seguito: doc. 3). A mente dell’interes-
sato, tale documento proverebbe l’attuale situazione d’insicurezza e di vio-
lenza vigente in Sri Lanka, che renderebbe inesigibile l’esecuzione del suo
allontanamento.
L.
Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti negli scritti, verranno ripresi
nei considerandi, qualora risultino decisivi per l’esito della vertenza.

Diritto:
1.
Le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla LTF,
in quanto la LAsi non preveda altrimenti (art. 6 LAsi).
La presente procedura è retta dal diritto anteriore (cfr. Disposizioni transi-
torie della modifica del 25 settembre 2015 cpv. 1 nLAsi, in vigore dal
1° marzo 2019). Inoltre, il 1° gennaio 2019 la legge federale sugli stranieri
del 16 dicembre 2005 (LStr, RS 142.20) è stata in parte modificata e rino-
minata quale legge federale sugli stranieri e la loro integrazione (LStrI).
Tuttavia, posto che i disposti della legge precitata che verranno menzionati
nella presente sentenza (art. 83 cpv. 1–4 e cpv. 7) sono rimasti invariati
dalla LStr alla LStrI, il Tribunale utilizzerà di seguito la nuova denomina-
zione.
Fatta eccezione per le decisioni previste all’art. 32 LTAF, il Tribunale, in virtù
dell’art. 31 LTAF, giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi dell’art. 5 PA
prese dalle autorità menzionate all’art. 33 LTAF. La SEM rientra tra dette
autorità (cfr. art. 105 LAsi) e l’atto impugnato costituisce una decisione ai
sensi dell’art. 5 PA.
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Il ricorrente ha partecipato al procedimento dinanzi all’autorità inferiore, è
particolarmente toccato dalla decisione impugnata e vanta un interesse de-
gno di protezione all’annullamento o alla modificazione della stessa (art. 48
cpv. 1 lett. a–c PA). Pertanto è legittimato ad aggravarsi contro di essa.
I requisiti relativi ai termini di ricorso (art. 108 cpv. 1 vLAsi), alla forma e al
contenuto dell’atto di ricorso (art. 52 cpv. 1 PA) sono soddisfatti.
Occorre pertanto entrare nel merito del ricorso.
2.
Con ricorso al Tribunale possono essere invocati, in materia d’asilo, la vio-
lazione del diritto federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti
giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi; cfr. DTAF 2014/26 consid. 5),
e, in materia di diritto degli stranieri, pure l’inadeguatezza ai sensi
dell’art. 49 PA (cfr. DTAF 2014/26 consid. 5). Il Tribunale non è vincolato né
dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4 PA), né dalle considerazioni giuridiche della
decisione impugnata, né dalle argomentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1
consid. 2).
3.
Appare opportuno esaminare anzitutto la censura formale del ricorrente,
secondo la quale l’autorità di prime cure avrebbe violato il suo diritto di
essere sentito, poiché non gli avrebbe data la possibilità di esprimersi
prima dell’emanazione della decisione negativa.
3.1 Per costante giurisprudenza il diritto di essere sentito, disciplinato
dall’art. 29 cpv. 2 Cost., comprende il diritto per l’interessato di consultare
l’incarto, di offrire mezzi di prova su punti rilevanti e di esigerne
l’assunzione, di partecipare alla stessa e di potersi esprimere sulle relative
risultanze nella misura in cui possano influire sulla decisione (cfr.
DTF 135 II 286 consid. 5.1; 135 I 279 consid. 2.3; DTAF 2013/23
consid. 6.1.1 con ulteriori riferimenti citati; DTAF 2010/53 consid. 13.1). Il
diritto di essere sentito si riferisce soprattutto alla constatazione dei fatti. Il
diritto delle parti di essere interpellate su delle questioni giuridiche, è invece
riconosciuto in modo restrittivo, allorché l’autorità interessata intende fon-
darsi su delle norme legali delle quali la loro presa in considerazione non
poteva essere ragionevolmente prevista dalle parti; quando la situazione
giuridica è mutata o nel caso in cui esiste un potere di apprezzamento par-
ticolarmente ampio (cfr. DTF 145 I 167 consid. 4.1 con riferimenti ivi citati).
Il diritto di essere sentito, non porta poi in principio sulla decisione proget-
tata (cfr. DTF 145 I 167 consid. 4.1 con ulteriori riferimenti menzionati;
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DTF 132 II 257 consid. 4.2). In tal senso, l’autorità non dovrà sottoporre
anticipatamente alle parti, per presa di posizione, il ragionamento che essa
intende adottare. Tuttavia, allorché prevede di fondare la sua decisione su
una norma o un motivo giuridico non invocato nella procedura anteriore e
della quale nessuna delle parti in presenza se ne è prevalsa e non poteva
valutarne la pertinenza, il diritto di essere sentito, implica di dare all’inte-
ressato la possibilità di determinarsi su tale punto in questione (cfr.
DTF 145 I 167 consid. 4.1 con ulteriori riferimenti citati).
3.2 Il diritto di essere sentito è una garanzia di natura formale, la cui viola-
zione implica, di principio, l’annullamento della decisione impugnata, a pre-
scindere dalle possibilità di successo nel merito (cfr. DTF 129 I 323
consid. 3.2; 126 I 15 consid. 2a; Giurisprudenza ed informazioni della Com-
missione svizzera di ricorso in materia d’asilo [GICRA] 2006 n°4 consid. 5).
Una violazione di questo diritto fondamentale da parte dell’autorità di prima
istanza non comporta comunque automaticamente l’accoglimento del gra-
vame e l’annullamento della decisione impugnata. Anche in presenza di
una violazione grave, è infatti di principio ammissibile prescindere da un
rinvio all’autorità inferiore allorquando un tale sanzione costituirebbe una
mera formalità, provocando un ritardo inutile nella procedura, incompatibile
con lo stesso interesse della parte interessata ad un’evasione celere della
causa (cfr. DTF 137 I 195 consid. 2.3.2; 133 I 201 consid. 2.2;
DTAF 2013/23 consid. 6.1.3). Secondo la giurisprudenza e la dottrina, una
violazione del diritto di essere sentito può essere sanata se la persona toc-
cata ottiene la possibilità di esprimersi in merito davanti ad un’autorità di
ricorso che dispone del medesimo potere d’esame dell’autorità d’esecu-
zione stessa (cfr. DTF 124 II 132 consid. 2d). In tale ambito, la cognizione
dell’autorità ricorsuale non va esaminata in maniera astratta ma in base
all’oggetto della controversia nel caso concreto (cfr. WALDMANN/BICKEL in:
Waldmann/Weissenberger (ed.), Praxiskommentar VwVG, 2a ed. 2016,
art. 29 n. 119). Trasposto in materia d’asilo, tale principio implica che il Tri-
bunale non potrà procedere alla riparazione di una violazione del diritto di
essere sentito in merito a questioni che rientrano nella sfera del potere di
apprezzamento dell’autorità inferiore dal momento che non dispone della
facoltà di controllare l’opportunità delle decisioni di prima istanza (cfr.
DTAF 2014/22 consid. 5.3). Ciò non è tuttavia il caso per quanto concerne
l’esame della verosimiglianza e della rilevanza dei motivi d’asilo, non trat-
tandosi infatti di questioni discrezionali ma di nozioni giuridiche soggette al
libero controllo del Tribunale (cfr. THOMAS SEGESSENMANN, Wegfall der An-
gemessenheitskontrolle im Asylbereich, in: Asyl 2/13, pag. 11-20; si veda
anche: sentenza del Tribunale D-1079/2018 del 17 dicembre 2019
consid. 6.1 con ulteriore riferimento citato).
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3.3 Nella presente disamina, il ricorrente ha potuto esprimersi, nel corso
delle tre audizioni svolte dall’autorità inferiore, riguardo tutti i punti signifi-
cativi relativi alla sua domanda d’asilo, esponendo anche le sue conside-
razioni in merito alle questioni contestategli dall’autorità inferiore. Inoltre,
né durante la procedura istruttoria, né nel provvedimento impugnato, v’è
stato il concretarsi di norme legali impensabili ed impreviste da parte dell’in-
teressato. Ne discende che, anche tenuto conto della giurisprudenza sum-
menzionata, l’insorgente misconosce la portata del diritto di essere sentito,
nella misura in cui ritiene che l’autorità inferiore avrebbe dovuto sottoporgli,
anticipatamente e per presa di posizione, la decisione prospettata. Peral-
tro, l’insorgente ha potuto con piena cognizione di causa impugnare la de-
cisione avversata dinanzi allo scrivente Tribunale, che in merito alla vero-
simiglianza ed alla rilevanza dei motivi d’asilo del ricorrente ha pieno potere
d’apprezzamento. In tal senso, anche fosse ritenuta una violazione del di-
ritto di essere sentito del predetto, la stessa risulterebbe essere stata sa-
nata in questa sede. Pertanto, malfondata, la censura formale deve essere
respinta.
4.
4.1 La Svizzera, su domanda, accorda asilo ai rifugiati secondo le disposi-
zioni della LAsi (art. 2 LAsi). L’asilo comprende la protezione e lo statuto
accordati a persone in Svizzera in ragione della loro qualità di rifugiato.
Esso include il diritto di risiedere in Svizzera.
4.2 Giusta l’art. 3 cpv. 1 LAsi, sono rifugiati le persone che, nel Paese d’ori-
gine o d’ultima residenza, sono esposte a seri pregiudizi a causa della loro
razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo so-
ciale o per le loro opinioni politiche, ovvero hanno fondato timore d’essere
esposte a tali pregiudizi. Sono pregiudizi seri segnatamente l’esposizione
a pericolo della vita, dell’integrità fisica o della libertà, nonché le misure che
comportano una pressione psichica insopportabile (art. 3 cpv. 2 LAsi).
5.
5.1 A tenore dell’art. 7 cpv. 1 LAsi, chiunque domanda asilo deve provare,
o per lo meno rendere verosimile, la sua qualità di rifugiato. La qualità di
rifugiato è resa verosimile se l’autorità la ritiene data con una probabilità
preponderante (art. 7 cpv. 2 LAsi). Sono inverosimili in particolare le alle-
gazioni che su punti importanti sono troppo poco fondate o contraddittorie,
non corrispondono ai fatti o si basano in modo determinante su mezzi di
prova falsi o falsificati (art. 7 cpv. 3 LAsi).
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Pagina 13
5.2 È pertanto necessario che i fatti allegati dal richiedente l’asilo siano
sufficientemente sostanziati, plausibili e coerenti fra loro; in questo senso
dichiarazioni vaghe, quindi suscettibili di molteplici interpretazioni, contrad-
dittorie in punti essenziali, sprovviste di una logica interna, incongrue ai fatti
o all’esperienza generale di vita, non possono essere considerate verosi-
mili ai sensi dell’art. 7 LAsi. È altresì necessario che il richiedente stesso
appaia come una persona attendibile, ossia degna di essere creduta. Que-
sta qualità non è data, in particolare, quando egli fonda le sue allegazioni
su mezzi di prova falsi o falsificati (art. 7 cpv. 3 LAsi), omette fatti importanti
o li espone consapevolmente in maniera falsata, in corso di procedura ri-
tratta dichiarazioni rilasciate in precedenza o, senza motivo, ne introduce
tardivamente di nuove, dimostra scarso interesse nella procedura oppure
nega la necessaria collaborazione. Infine, non è indispensabile che le alle-
gazioni del richiedente l’asilo siano sostenute da prove rigorose; al contra-
rio, è sufficiente che l’autorità giudicante, pur nutrendo degli eventuali dubbi
circa alcune affermazioni, sia persuasa che, complessivamente, tale ver-
sione dei fatti sia in preponderanza veritiera. Il giudizio sulla verosimi-
glianza non deve, infatti, ridursi a una mera verifica della plausibilità del
contenuto di ogni singola allegazione, bensì dev’essere il frutto di una pon-
derazione tra gli elementi essenziali a favore e contrari ad essa; decisivo
sarà dunque determinare, da un punto di vista oggettivo, quali fra questi
risultino preponderanti nella fattispecie (cfr. DTAF 2015/3 consid. 6.5.1,
2013/11 consid. 5.1 e giurisprudenza ivi citata).
5.3 Nel caso di specie, come a ragione considerato dall’autorità sindacata
nella sua decisione, il Tribunale ritiene che le dichiarazioni rilevanti esposte
dal ricorrente a sostegno della sua domanda d’asilo, non risultano adem-
piere le condizioni dell’art. 7 LAsi.
5.3.1 In primo luogo, si osservano diverse incoerenze nel narrato dell’in-
sorgente sia all’interno di una stessa audizione che tra le audizioni rese,
nonché rispetto a quanto allegato anche in fase ricorsuale. Ciò vale dap-
prima in relazione ad alcuni eventi che il ricorrente ha affermato essergli
successi nel suo paese d’origine nel (...) e che ne avrebbero comportato
la sua prima fuga dallo stesso nell’anno (...). Invero, egli nella prima audi-
zione sostenuta, ha addotto che a seguito dell’attacco di un soldato, si sa-
rebbe dovuto presentare al campo militare presente nei pressi del suo (...),
ove lo avrebbero picchiato e gli avrebbero comminato un obbligo di notifica
(cfr. verbale 1, p.to 7.01, pag. 7 seg.). Tuttavia, nelle audizioni seguenti,
egli non ha più fatto alcuna menzione del soldato che sarebbe stato attac-
cato, né dell’interrogatorio che avrebbe avuto al campo o ancora del suo
obbligo di notifica. I suoi problemi con i militari – divenuti membri del (...) a
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Pagina 14
partire dalla seconda audizione – li avrebbe ricondotti a dopo l’uccisione di
una donna, M._ – peraltro nelle audizioni sarebbe avvenuta
nell’anno (...), allorché nel gravame si riporta per lo stesso evento l’anno
(...) (cfr. ricorso p.to II/3, pag. 2 e p.to II/5, pag. 3) –, della quale la sua
conoscenza F._ e lui stesso erano sospettati dell’omicidio, ed alle
insistenti visite al suo (...) e domicilio da parte degli agenti del (...) per in-
terrogarlo sul conto di F._ (cfr. verbale 2, D45 segg., pag. 6; D59
seg., pag. 8 seg. e D78 seg., pag. 11; verbale 3, D7, pag. 3 seg.). Anche in
merito al sospetto nutrito dai membri del (...) nei suoi confronti, le asser-
zioni del ricorrente, risultano dissonanti. Egli ha difatti sostenuto, d’un canto
che i militari sospettassero F._ dell’omicidio di M._, come
pure che anche lui fosse stato implicato nell’uccisione della stessa aven-
doglielo riferito durante gli interrogatori, nonché alla madre (cfr. verbale 2,
D47, pag. 6; D55, pag. 8; D78, pag. 11 e D81, pag. 11); e d’altro canto ha
invece riferito che i membri del (...) non lo avrebbero accusato di nulla in
particolare, e che egli avrebbe creduto trattarsi dell’omicidio di M._,
in quanto saprebbe unicamente che la gente del suo villaggio riteneva
F._ colpevole di tale crimine (cfr. verbale 3, D44, pag. 7 e D51,
pag. 7). Non più coerenti appaiono le dichiarazioni del ricorrente circa gli
ultimi fatti che lo avrebbero determinato a rifugiarsi presso la zia materna
a G._ nel (...). Invero, ha anzitutto ricondotto tale circostanza a
dopo l’uccisione di un amico (cfr. verbale 2, D56, pag. 8; D58, pag. 8 e D62,
pag. 9); per poi invece contraddirsi inspiegabilmente riportando lo stesso
evento all’uccisione di (...) o (...) giovani nella sua zona (cfr. verbale 3, D7
pag. 3); o ancora ritornando alla sua prima versione, ma con l’aggiunta che
i militari lo avrebbero ricercato dopo che delle bombe sarebbero state piaz-
zate nella sua zona, e non trovandolo sarebbero andati dall’amico
N._ (cfr. verbale 3, D7, pag. 3). Tuttavia, anche circa l’uccisione del
suo conoscente N._, le sue versioni non risultano per nulla con-
gruenti. Questo in quanto d’un lato egli afferma che non si saprebbe chi
abbia ucciso lo stesso (cfr. verbale 2, D56, pag. 8). Senonché, nella stessa
audizione poco più avanti, ed in quella successiva, ha addotto che gli autori
del reato sarebbero gli stessi militari, che avrebbero sparato a N._
dopo essersi recati in cerca di lui (il ricorrente) al suo domicilio (cfr. verbale
2, D62, pag. 9; verbale 3, D7, pag. 3). Non da ultimo, anche alcune sue
asserzioni circa il suo viaggio d’espatrio verso l’H._ risultano con-
traddittorie. Egli ha infatti dapprima dato ad intendere che sarebbe partito
solo, avendolo raggiunto il fratello e la madre soltanto dopo (...) circa (cfr.
verbale 1, p.to 7.01, pag. 8). Quando invece, nelle audizioni successive,
ha riferito che addirittura tutta la sua famiglia si sarebbe recata in
H._ nello stesso momento, grazie all’avvenimento del matrimonio
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Pagina 15
di una sorella (cfr. verbale 2, D49 seg., pag. 6; D55 segg., pag. 7 seg.; ver-
bale 3, D7, pag. 3).
Ulteriori dissonanze sono inoltre ravvisabili nelle evenienze che sarebbero
occorse al ricorrente al suo ritorno nel Paese d’origine nel (...) e da quanto
egli ha allegato inerente le modalità del suo espatrio. In un primo momento,
egli ha dapprima lasciato intendere che gli agenti del (...), durante l’inter-
rogatorio successo circa un mese dopo il suo rientro al domicilio nel (...),
gli avrebbero chiesto personalmente di ripresentarsi una seconda volta al
loro campo (cfr. verbale 2, D55, pag. 8; verbale 3, D27 seg., pag. 5), allor-
ché invece in un secondo momento, riferisce che tale obbligo di ripresen-
tarsi sarebbe stato riferito al padre in sua assenza circa una settimana
dopo l’interrogatorio nel campo (cfr. verbale 2, D85, pag. 12). Inspiegabil-
mente, poco dopo, questionato in merito a tale incongruenza, egli ha ad-
dotto una terza versione dello stesso evento, riferendo che lo stesso giorno
in cui egli sarebbe stato interrogato, gli affiliati al (...) si sarebbero presen-
tati al suo domicilio in sua assenza, dicendo al padre che si sarebbe dovuto
ripresentare al campo una seconda volta (cfr. verbale 2, D87, pag. 12).
Inoltre, malgrado egli abbia riferito d’un canto di avere avuto molta paura
durante l’interrogatorio dei membri del (...), viste anche le loro minacce
proferite nei suoi confronti, poiché essi ritenevano che lui fosse al corrente
d’informazioni riguardanti F._ (cfr. verbale 3, D54 segg., pag. 7
seg.). Tuttavia, nella stessa audizione, poco più avanti, sorprendentemente
egli riferisce di non sapere se gli agenti di (...) ritenessero che lui avesse
delle informazioni riguardo F._ durante il suo primo colloquio al
campo (cfr. verbale 3, D71, pag. 9), nonché che egli se ne sarebbe rimasto
tranquillamente a casa, andando pure a lavorare, senza dare troppo peso
alle minacce proferite dai membri del (...), e sarebbe soltanto dopo la visita
dei membri del (...), una settimana dopo, che avrebbe preso seriamente la
questione (cfr. verbale 3, D64 segg., pag. 8). Queste ultime asserzioni, stri-
dono inoltre in modo crasso con quanto affermato nel ricorso dal ricorrente,
ove sostiene invece di essere stato chiuso in casa per una settimana, in
quanto terrorizzato da un sicuro attacco alla sua integrità fisica o psichica
(cfr. p.to III/9, pag. 6 del memoriale ricorsuale). Anche riguardo alle moda-
lità del suo espatrio nel (...), egli ha rilasciato durante le diverse audizioni
delle dichiarazioni incoerenti. In un primo tempo egli ha difatti addotto di
essere espatriato legalmente, munito del suo passaporto personale con il
visa per il K._, sino a quest’ultimo paese; è soltanto da quel mo-
mento che egli sarebbe stato accompagnato da una donna per il viaggio
verso la L._ ed il passaporto sarebbe stato consegnato alla stessa
(cfr. verbale 1, p.to 2.04, pag. 4 seg.). In un secondo tempo, egli ha però
sostanzialmente modificato tali asserti, adducendo dapprima che tale
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Pagina 16
donna l’avrebbe accompagnato a partire dallo Sri Lanka e gli avrebbe con-
segnato il suo passaporto unicamente nei vari aeroporti per i controlli (cfr.
verbale 2, D15 segg., pag. 3 seg.), ed ancora che si trattava dello stesso
passaporto utilizzato per l’espatrio del (...) (cfr. verbale 2, D16, pag. 3); al-
lorché poco dopo egli riferisce di non essere sicuro si trattasse del suo
passaporto, in quanto non avrebbe letto l’identità riportata (cfr. verbale 2,
D122 segg., pag. 15 seg.). Nell’audizione successiva, egli è ritornato par-
zialmente sulla prima versione fornita, affermando che il passaporto otte-
nuto nel (...), sarebbe stato pure il documento utilizzato nell’espatrio del
(...) (cfr. verbale 3, D15 segg., pag. 4 seg.), ciò che inficia in modo lam-
pante le sue allegazioni precedenti riguardo alla sua carente conoscenza
se il passaporto fosse il suo o meno.
5.3.2 Si osserva inoltre che, come a giusta ragione considerato nella deci-
sione avversata dall’autorità inferiore, le allegazioni del ricorrente circa l’in-
terrogatorio che lui ed il fratello avrebbero subito una volta rientrati a casa
nel (...), come pure la visita successiva dei membri del (...), risultano es-
sere in più punti generiche e prive di dettagli. Ciò instilla ragionevoli dubbi
che l’insorgente non abbia realmente vissuto i fatti narrati. Difatti, egli non
è stato in grado né di riferire esattamente quando avrebbe sostenuto il
primo colloquio nel campo dei membri del (...) al suo ritorno in patria, né
quando questi ultimi sarebbero tornati al suo domicilio (asserendo unica-
mente trattarsi di circa una settimana dopo; cfr. verbale 2, D85, pag. 12),
come neppure riguardo al numero di persone che si sarebbero presentate
a casa sua (cfr. verbale 3, D69 seg., pag. 9). Tali evenienze, a differenza di
quanto asserito nel gravame dal ricorrente, assurgono a maggiore impor-
tanza, se confrontate con il mezzo di prova da egli presentato con la replica
(cfr. sub doc. 1), ove si riportano sia le date esatte degli eventi succitati,
come pure il numero degli agenti del (...) che si sarebbero presentati al suo
domicilio.
5.3.3 Infine sono ravvisabili nel comportamento del ricorrente e nelle sue
allegazioni, diverse illogicità. Appare dapprima poco plausibile che egli,
malgrado fosse ricercato dai membri del (...), poiché lo ritenevano impli-
cato nell’omicidio di M._, come pure avesse timore che essi gli spa-
rassero, sia espatriato una prima volta verso l’H._, legalmente con
tutta la sua famiglia ed in possesso del suo passaporto. Inoltre, visto che
egli avrebbe saputo dei sospetti degli agenti del (...), avendo peraltro rife-
rito gli stessi alla sua madre anche nel (...) 2008 (cfr. verbale 2, D81,
pag. 11), stupisce che egli abbia deciso di tornare in Sri Lanka, legalmente
ed al suo precedente domicilio – riprendendo peraltro anche la sua attività
lavorativa – senza aspettarsi di essere interrogato in merito a tale evento
D-6151/2018
Pagina 17
(cfr. verbale 3, D42, pag. 6). Come pure, in tale contesto, appare poco plau-
sibile che egli abbia scelto di espatriare nuovamente legalmente dal suo
Paese d’origine nel (...), sottoponendosi anche ai diversi controlli aeropor-
tuali, e senza tuttavia incontrare particolari problematiche. Pare inoltre
poco credibile che, visti anche i suoi timori nei confronti dei membri del (...),
ed il fatto che egli sapesse già che le persone richiamate una seconda volta
da questi ultimi, sarebbero arrestate e sparirebbero (cfr. verbale 3, D67,
pag. 9), ed incompatibilmente con il comportamento che terrebbe una per-
sona che è ricercata da parte delle autorità srilankesi, abbia tuttavia deciso
di rimanere a casa sua ancora per almeno una settimana, svolgendo rego-
larmente il suo lavoro, e senza preoccuparsi delle possibili conseguenze
(cfr. verbale 3, D64 segg., pag. 8). Infine, stupisce pure il comportamento
che avrebbe tenuto il fratello I._, in quanto d’un canto il ricorrente
riferisce che anche quest’ultimo avrebbe riparato a casa della zia assieme
a lui per un periodo, poiché avrebbe avuto anche lui dei problemi con i
membri del (...) a causa sua (cfr. verbale 2, D106 seg., pag. 14). Salvo poi,
invece, sostenere che egli sarebbe ritornato al suo domicilio dopo un po’,
senza riscontrare ulteriori problematiche, nonché aprendo addirittura una
(...), con i quali proventi manterrebbe anche i genitori (cfr. verbale 2, D53,
pag. 7 e D108, pag. 14; verbale 3, D89 seg., pag. 11). Non da ultimo, ap-
pare poco plausibile che egli alleghi di avere avuto delle problematiche che
rimonterebbero all’anno (...) con gli agenti del (...), e non si sia interessato
neppure di conoscere il significato effettivo di tale acronimo (cfr. verbale 3,
D33, pag. 6), come pure della sigla “(...)” di cui ha riferito che la persona
uccisa avrebbe dovuto sposarne un membro (cfr. verbale 3, D47 segg.,
pag. 7).
5.4 Alla luce di quanto sopra, come a ragione sostenuto nella decisione
avversata dall’autorità inferiore, il ricorrente non ha reso verosimili i suoi
motivi di protezione. Le allegazioni generiche e per lo più interlocutorie con-
tenute nel gravame per spiegare le incongruenze ed illogicità rilevate dalla
SEM, non sono atte a modificare tale conclusione. Neppure i mezzi di
prova presentati dall’insorgente con la replica (sub doc. 1 e doc. 2), risul-
tano essere dimostrativi della credibilità e plausibilità dei suoi asserti. In-
vero, per quanto concerne la denuncia in polizia, non solo la produzione
della stessa appare intempestiva, in quanto neppure ne era mai stata alle-
gata la sua esistenza dal ricorrente in precedenza, ma vi sono degli ele-
menti che ne fanno dubitare dell’autenticità del documento, come pure ri-
guardo alla verosimiglianza del suo contenuto. Appare infatti, carente dal
profilo formale di alcuni elementi come il luogo di polizia nell’intestazione,
la data di emissione nel piè di pagina, come pure né il timbro apposto sulla
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Pagina 18
firma, né la firma illeggibile, danno atto dell’effettivo nominativo del sedi-
cente funzionario di polizia che avrebbe sottoscritto il documento. Tuttavia,
anche volendo esulare da tali elementi formali, dal profilo contenutistico si
osserva che dalla traduzione in inglese parrebbe si sia trattato del fratello
del ricorrente, I._, e non dell’insorgente che avrebbe sporto denun-
cia. Questo, a differenza di quanto sostenuto in replica e negli scritti se-
guenti dall’interessato. Inoltre, se veramente fosse ascrivibile anche a lui
la denuncia, apparirebbe ancora più incredibile il fatto che egli non sapesse
quando le visite dei membri del (...) si sarebbero svolte – essendo che
nella denuncia viene riportato che le stesse sarebbero avvenute il
(...), rispettivamente il (...) (cfr. sub doc. 1) – come neppure quanti agenti
fossero presenti (nella denuncia viene riportato si trattasse di [...] persone
sconosciute che si sarebbero presentate come [...]; cfr. sub doc. 1) (cfr.
supra consid. 5.3.2). Per quanto poi concerne la dichiarazione del (...), lo
stesso non contiene alcun elemento concreto che possa confutare le con-
traddittorietà ed illogicità già sopra rilevate nelle allegazioni del ricorrente,
come pure riporta un’asserzione discrepante rispetto a queste ultime. In-
vero, a differenza della data d’espatrio allegata dall’insorgente per venire
in Svizzera, ovvero il (...) (cfr. verbale 1, p.to 2.04, pag. 4 e verbale 2, D13,
pag. 3); nello scritto del (...), viene fatto risalire lo stesso evento, all’anno
(...) (cfr. sub doc. 2).
5.5 Ne discende quindi che il ricorrente non ha reso verosimili le sue di-
chiarazioni inerenti i motivi per i quali egli avrebbe lasciato lo Sri Lanka, né,
di convesso, gli eventi successivi alla sua partenza, in particolare le ricer-
che reiterate da parte degli agenti del (...).
6.
Resta tuttavia ancora da esaminare se il ricorrente abbia un timore ogget-
tivamente fondato di essere esposto, in caso di un suo ritorno in Sri Lanka,
a dei seri pregiudizi ai sensi dell’art. 3 LAsi.
6.1 Visti l’inverosimiglianza dei fatti allegati dall’insorgente (cfr. supra
consid. 5), nonché gli atti all’inserto, non sono ravvisabili in casu degli ele-
menti di rischio particolare ai sensi della sentenza di riferimento del Tribu-
nale E-1866/2015 del 15 luglio 2016 (cfr. consid. 8.4 e 8.5), di modo che si
giustificherebbe di riconoscergli la qualità di rifugiato. Invero, nel caso di
specie, il ricorrente non appare essere una persona suscettibile di essere
considerata dalle autorità srilankesi, come dotata di una volontà e di una
capacità di ravvivare il conflitto etnico nel suo Paese (cfr. sentenza di rife-
rimento del Tribunale precitata, in particolare consid. 8.5.3; cfr. anche tra le
altre le sentenze del Tribunale D-488/2019 del 25 marzo 2020 consid. 4,
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Pagina 19
E-6653/2018 del 20 marzo 2020 consid. 4). In Sri Lanka egli non risulta
essere mai stato registrato o riconosciuto quale affiliato alle LTTE, né ha
mai allegato vi siano suoi famigliari stretti che abbiano avuto qualsivoglia
legame con le LTTE. Peraltro, egli ha addotto di non essere mai stato ar-
restato, né imprigionato dalle autorità srilankesi, come neppure non
avrebbe esercitato alcuna attività politica di rilievo, non essendo dalla sua
mera partecipazione ad una manifestazione tamil a O._, desumibile
che egli sia stato identificato o possa entrare nel mirino delle autorità sri-
lankesi per questo evento. Secondo la giurisprudenza summenzionata, un
tale profilo è tuttavia esatto per ritenere un fondato timore di persecuzione
futura in caso di ritorno in Sri Lanka, la sola esistenza di sospetti da parte
delle autorità srilankesi, fondati o meno, di legame attuale o passato con le
LTTE non risulta invece sufficiente (cfr. sentenza di riferimento precitata,
consid. 8.5.3). Il ricorrente non ha del resto asserito di aver operato in qua-
lunque modo in favore del separatismo tamil. Pertanto, non risultano es-
servi dei fattori di rischio che lo facciano apparire, agli occhi delle autorità
srilankesi, come suscettibile di minacciare l’unità o la sicurezza del loro
Stato (cfr. sentenza di riferimento del Tribunale succitata, consid. 8.5.1,
8.5.3 e 8.5.4). Altresì, il solo fatto, in quanto tamil, di aver depositato una
domanda d’asilo in Svizzera, preso a sé stante, non espone il ricorrente a
dei trattamenti proscritti dalle disposizioni internazionali in caso di un suo
ritorno in Sri Lanka (cfr. sentenza della CorteEDU, R.J. contro Francia del
19 settembre 2013, 10466/11, §§ 37 e 39; cfr. anche sentenza di riferi-
mento succitata, consid. 8 e 9; DTAF 2011/24 consid. 8.4 e 10.4). Le sole
evenienze di essere di etnia tamil, di aver lasciato il suo paese d’origine,
come pure di aver introdotto una domanda d’asilo all’estero, la durata del
suo soggiorno all’estero, nonché la sua provenienza dalla Provincia del
E._ e la sua età anagrafica (cfr. sentenza di riferimento succitata,
consid. 9.2.4), costituiscono degli elementi di rischio così leggeri che, presi
a sé stanti o sommati, risultano insufficienti per destare i sospetti delle au-
torità srilankesi. Tali fattori, confermano tutt’al più che egli possa essere
interrogato da queste ultime al suo ritorno, ma non sono atti a fondare un
timore oggettivo di rappresaglie da parte delle stesse (cfr. sentenza di rife-
rimento del Tribunale E-1866/2015 precitata consid. 9.2.2 segg.; cfr. anche
la sentenza del Tribunale E-4703/2017 e E-4705/2017 del 25 ottobre 2017
[sentenza in parte pubblicata in DTAF 2017 VI/6] consid. 4.4 e 4.5). Per
quanto concerne poi il fatto che egli non sia più munito di un passaporto
nazionale, egli potrebbe essere sanzionato dalle autorità del suo Paese
d’origine con una multa da 50’000 a 100’000 rupie, ma tale sanzione non
può essere considerata come un serio pregiudizio ai sensi dell’art. 3 cpv. 2
LAsi (cfr. sentenza di riferimento E-1866/2015 precitata consid. 8.4.4).
D-6151/2018
Pagina 20
6.2 Dal momento dell’inoltro del ricorso, come denotato peraltro anche
dallo stesso interessato nelle sue osservazioni del 23 maggio 2019 con la
produzione del documento sub doc. 3 a sostegno, vi sono stati diversi cam-
biamenti nel suo paese d’origine dal profilo politico e securitario, in partico-
lare delle tensioni politiche, il devastante attentato terroristico successo
nella Pasqua del 2019, come pure da ultimo l’elezione di Gotabaya Ra-
japaksa il 16 novembre 2019 come presidente dello Sri Lanka (cfr. Neue
Zürcher Zeitung [NZZ], In Sri Lanka kehrt der Rajapaksa-Clan an die Macht
zurück, 17 novembre 2019, < https://www.nzz.ch/international/sri-lanka-
der-rajapaksa-clan-kehrt-an-die-macht-zurueck-ld.1522511?reduced=true
>, consultato il 02.07.2020; The Guardian, Gotabaya Rajapaksa elected
president of Sri Lanka, 17 novembre 2019, < https://www.theguar-
dian.com/world/2019/nov/17/sri-lanka-presidential-candidate-rajapaksa-
premadas-count-continues >, consultato il 02.07.2020). Gotabaya Ra-
japaksa era stato al tempo del potere quale Presidente srilankese del fra-
tello maggiore Mahinda Rajapaksa – il quale è stato a capo del regime dal
2005 al 2015 – nominato quale Segretario alla Difesa. In tale veste, egli
era stato accusato, di numerosi reati contro giornalisti/e ed attivisti/e. Inol-
tre, è stato ritenuto responsabile da osservatori di violazioni di diritti umani
e di crimini di guerra. Egli tuttavia contesta tali accuse (cfr. Human Rights
Watch [HRW]: World Report 2020 – Sri Lanka, 14 gennaio 2020). Poco
dopo la sua elezione, il nuovo Presidente ha nominato il fratello Mahinda
quale Primo ministro, ed ha incorporato nel governo un altro fratello, Cha-
mal Rajapaksa, eletto quale Ministro della Difesa. Nel nuovo regime, i tre
fratelli, controllano insieme diversi dipartimenti governativi o istituzioni go-
vernative (cfr. South Asia’s Leading Multimedia News Agency [ANI], Sri
Lanka: 35 including President’s brother Chamal Rajapaksa sworn in as mi-
nisters of state, 27 novembre 2019, < https://www.aninews.in/news/world/
asia/sri-lanka-35-including-presidents-brother-chamal-rajapksa-sworn-in-
as-ministers-of-state20191127174753/, consultato il 02.07.2020). In gene-
rale, osservatori internazionali e minoranze etniche e religiose, temono
maggiore repressione ed un aumento dell’osservazione di attivisti per i di-
ritti umani, di giornalisti/e, di persone contrarie o critiche nei confronti del
regime (cfr. Schweizerische Flüchtlingshilfe [SFH]: Regierungswechsel
weckt Ängste bei Minderheiten, 21 novembre 2019). All’inizio di marzo del
2020, Gotabaya Rajapaksa ha sciolto prematuramente il Parlamento ed ha
annunciato delle nuove elezioni (cfr. Die Presse, Sri Lankas Präsident löst
das Parlament auf, 2 marzo 2020, < https://www.diepresse.com/5778241/
< sri-lankas-prasident-lost-das-parlament-auf >, consultato il 02.07.2020).
6.3 Al Tribunale tali cambiamenti in Sri Lanka sono conosciuti. Gli stessi
vengono osservati attentamente e ne viene tenuto conto nella sua presa di
D-6151/2018
Pagina 21
decisione. Se d’un canto le attuali conoscenze della situazione in Sri
Lanka, fanno propendere per un possibile accentuarsi dell’insicurezza per
delle persone esposte ad un profilo di rischio particolare rispettivamente
che già prima vi erano esposte (cfr. sentenza di riferimento del Tribunale
E-1866/2015 succitata; Human Rights Watch, Sri Lanka: Families of “Di-
sappeared” Threatened, 16 febbraio 2020). D’altro canto, non v’è all’ora
attuale alcun motivo per ritenere che il cambiamento di potere in Sri Lanka
abbia comportato un rischio di persecuzione collettiva di interi gruppi di
persone. Per il resto, la situazione conflittuale tra (...) e le autorità srilankesi
si è nel frattempo normalizzata. Nel contempo hanno inoltre fatto ritorno in
patria liberamente o coattivamente, dei richiedenti l’asilo, senza che fos-
sero interrogati all’aeroporto di J._ in merito a conoscenti o abbiano
riscontrato qualsivoglia problematica una volta rientrati al proprio domicilio
(cfr. in tal senso anche le sentenze del Tribunale E-4300/2018 del
29 giugno 2020 consid. 7.7.4, E-2915/2020 del 24 giugno 2020
consid. 6.3, D-1466/2020 del 23 marzo 2020 consid. 5.5 e E-1156/2020
del 20 marzo 2020 consid. 6.2). Alla luce di tali considerazioni, occorre
esaminare nella singola fattispecie, se vi sia una relazione personale
tra la persona richiedente l’asilo e l’elezione presidenziale del
16 novembre 2019 rispettivamente con le sue conseguenze. Tale rela-
zione, visto quanto già sopra considerato, non è nella presente disamina
data.
6.4 Visto quanto precede, il ricorrente non può quindi prevalersi di un ti-
more oggettivamente fondato di essere esposto, in caso di un suo ritorno
in Sri Lanka, a dei pregiudizi ai sensi dell’art. 3 LAsi.
7.
Ne discende che, sulla questione del riconoscimento della qualità di rifu-
giato e della concessione dell’asilo, il ricorso è respinto e la decisione av-
versata è confermata.
8.
L’insorgente non adempie le condizioni in virtù delle quali la SEM avrebbe
dovuto astenersi dal pronunciare il suo allontanamento dalla Svizzera
(art. 14 cpv. 1 e 2, art. 44 LAsi nonché art. 32 dell’Ordinanza 1 sull’asilo
relativa a questioni procedurali dell’11 agosto 1999 [OAsi 1, RS 142.311];
cfr. DTAF 2013/37 consid. 4.4; DTAF 2011/24 consid. 10.1). Il Tribunale è
pertanto tenuto a confermare la pronuncia dell’allontanamento.
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Pagina 22
9.
9.1 L’esecuzione dell’allontanamento è regolamentata, per rinvio
dell’art. 44 LAsi, dall’art. 83 LStrI, giusta il quale l’esecuzione dell’allonta-
namento dev’essere possibile (art. 83 cpv. 2 LStrI), ammissibile (art. 83
cpv. 3 LStrI) e ragionevolmente esigibile (art. 83 cpv. 4 LStrI). In caso di
non adempimento d’una di queste condizioni, la SEM dispone l’ammis-
sione provvisoria (art. 44 LAsi ed art. 83 cpv. 1 e 7 LStrI).
9.2 Secondo prassi costante del Tribunale, circa l’apprezzamento degli
ostacoli all’esecuzione dell’allontanamento, vale lo stesso apprezzamento
della prova consacrato al riconoscimento della qualità di rifugiato, ovvero il
ricorrente deve provare, o per lo meno rendere verosimile, l’esistenza
di un ostacolo all’esecuzione dell’allontanamento (cfr. DTAF 2011/24
consid. 10.2 e relativo riferimento). Inoltre, lo stato di fatto determinante in
materia di esecuzione dell’allontanamento, è quello che esiste al momento
in cui si statuisce (cfr. DTAF 2009/51 consid. 5.4).
10.
10.1 A norma dell’art. 83 cpv. 3 LStrI, l’esecuzione dell’allontanamento non
è ammissibile quando comporterebbe una violazione degli impegni di diritto
internazionale pubblico della Svizzera. La portata di detta norma non si
esaurisce nella massima del divieto di respingimento. Anche altri impegni
di diritto internazionale della Svizzera possono essere ostativi all’esecu-
zione del rimpatrio, in particolare l’art. 3 CEDU o l’art. 3 della Convenzione
contro la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti
del 10 dicembre 1984 (Conv. tortura, RS 0.105). La Corte europea dei diritti
dell’uomo ha più volte ribadito che la sola possibilità di subire dei maltrat-
tamenti dovuti a una situazione di insicurezza generale o di violenza gene-
ralizzata nel Paese di destinazione non è sufficiente per ritenere una viola-
zione dell’art. 3 CEDU. Spetta infatti all’interessato provare o rendere ve-
rosimile l’esistenza di seri motivi che permettano di ritenere che egli correrà
un reale rischio («real risk») di essere sottoposto, nel Paese verso il quale
sarà allontanato, a trattamenti contrari a detti articoli (cfr. DTAF 2013/27
consid. 8.2 e relativi riferimenti).
10.2 Nel caso di specie, stante il fatto che l’insorgente non è riuscito né a
rendere verosimili le sue dichiarazioni ex art. 7 LAsi, né a dimostrare l’esi-
stenza di seri pregiudizi o il fondato timore di essere esposto a tali pregiu-
dizi ai sensi dell’art. 3 LAsi, il principio del divieto di respingimento non
trova applicazione e l’ammissibilità del rinvio del ricorrente verso lo Sri
Lanka sotto l’aspetto dell’art. 5 cpv. 1 LAsi, risulta quindi pacifico. Per di
più, per i motivi già sopra enucleati – ed a differenza di quanto esposto nel
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gravame dall’interessato – non sono ravvisabili agli atti altri elementi che
possano far ritenere, con una probabilità preponderante, che l’insorgente
possa essere sottoposto ad una pena o ad un trattamento vietati dall’art. 3
CEDU o dall’art. 3 Conv. tortura. In particolare, egli non ha stabilito di avere
un profilo di una persona che possa concretamente interessare le autorità
srilankesi, né a fortiori l’esistenza di un rischio personale, concreto e serio
di essere esposto in patria, ad un trattamento contrario ai disposti succitati
(cfr. sentenza della CorteEDU [Grande Camera] Saadi contro Italia del
28 febbraio 2008, 37201/06, §§125 e 129 con relativi riferimenti).
10.3 Ne consegue che, l’allontanamento del ricorrente verso lo Sri Lanka,
sia da considerarsi ammissibile ai sensi dell’art. 83 cpv. 3 LStrI in relazione
con l’art. 44 LAsi.
11.
11.1 Giusta l’art. 83 cpv. 4 LStrI, l’esecuzione dell’allontanamento può non
essere ragionevolmente esigibile qualora, nello Stato d’origine o di prove-
nienza, lo straniero venisse a trovarsi concretamente in pericolo in seguito
a situazioni quali guerra, guerra civile, violenza generalizzata o emergenza
medica.
11.2 Tale disposizione si applica principalmente ai “réfugiés de la violence”,
ovvero agli stranieri che non adempiono le condizioni della qualità di rifu-
giato, poiché non sono personalmente perseguiti, ma che fuggono da si-
tuazioni di guerra, di guerra civile o di violenza generalizzata. Essa vale
anche nei confronti delle persone per le quali l’allontanamento comporte-
rebbe un pericolo concreto, in particolare perché esse non potrebbero più
ricevere le cure delle quali hanno bisogno o che sarebbero, con ogni pro-
babilità, condannate a dover vivere durevolmente e irrimediabilmente in
stato di totale indigenza e pertanto esposte alla fame, ad una degradazione
grave del loro stato di salute, all’invalidità o persino alla morte. L’autorità
alla quale incombe la decisione deve dunque, in ogni singolo caso, stabilire
se gli aspetti umanitari legati alla situazione nella quale si troverebbe lo
straniero in questione nel suo Paese sono tali da esporlo ad un pericolo
concreto (cfr. DTAF 2014/26 consid. 7.6 – 7.7 con rinvii).
11.3 Risulta notorio che, dopo la cessazione delle ostilità tra le forze ar-
mate del governo di Colombo e le LTTE, nel maggio del 2009, in Sri Lanka
non viga attualmente una situazione di guerra, guerra civile o violenza ge-
neralizzata che coinvolga l’insieme della popolazione nella totalità del ter-
ritorio nazionale (cfr. sentenza di riferimento del Tribunale E-1866/2015
consid. 13.1).
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11.4 Altresì, nella sentenza di riferimento E-1866/2015, il Tribunale ha in
particolare stabilito che l’esecuzione dell’allontanamento verso la Provincia
del E._ dello Sri Lanka (ad esclusione però della regione del Vanni
secondo la definizione contenuta nella DTAF 2011/24 consid. 13.2.2.1,
questione lasciata aperta ed esplicitata in seguito nella sentenza di riferi-
mento D-3619/2016 del 16 ottobre 2017 consid. 9.4.2–9.4.3 e 9.5, in parti-
colare consid. 9.5.9), è in generale ragionevolmente esigibile se sono
adempiuti i criteri individuali di esigibilità. Segnatamente deve sussistere
l’esistenza di una sufficiente rete familiare e sociale che possa supportare
il richiedente, così come di prospettive sicure che permettano di assicurar-
gli un reddito minimo ed un’abitazione (cfr. ibidem, consid. 13.3.3).
11.5 Nella presente disamina l’insorgente è originario di B._,
C._ (situato nel distretto di D._). Egli è giovane ed in buona
salute, non essendo ravvisabili né agli atti all’inserto, né avendone allegati
il ricorrente in corso di procedura (cfr. verbale 1, p.to 8.02, pag. 8 e verbale
2, D3 seg., pag. 2), dei problemi valetudinari che potrebbero essere con-
trari al suo rinvio. Egli dispone inoltre di una buona formazione scolastica
e di diversi anni d’esperienza professionale nell’ambito (...), che potranno
essergli utili per il suo reinserimento in patria. Egli potrà inoltre contare su
un’ampia rete famigliare – segnatamente i genitori due fratelli ed una so-
rella a B._, oltreché diversi zie e zii tutt’ora in Sri Lanka (cfr. verbale
1, p.to 3.01, pag. 5; verbale 3, D12, pag. 4), in particolare una zia a
G._, presso la quale l’insorgente avrebbe anche riparato prima dei
suoi espatri dallo Sri Lanka avvenuti rispettivamente nel (...) e nel (...) –
con i quali risulta essere in contatto, che potrà sostenerlo, in caso di ne-
cessità, per i suoi bisogni primari ed il suo riadattamento in patria, come
peraltro già fatto in passato (segnatamente di ritorno dall’H._
avrebbe ripreso a lavorare con uno zio; cfr. verbale 2, D55, pag. 8). Visto
quanto precede, la generica asserzione ricorsuale che egli si troverebbe
“in gravi difficoltà” in caso di un suo ritorno nel Paese d’origine (cfr. p.to
III/14, pag. 9 del ricorso), non trova alcun fondamento. Non sono inoltre
ravvisabili altri motivi personali ostativi all’esecuzione dell’allontanamento,
in quanto l’insorgente, giunto in Svizzera il (...) ottobre 2016 (cfr. verbale
1, p.to 5.03, pag. 6), non può prevalersi di un’integrazione avanzata in Sviz-
zera, a differenza di quanto preteso in modo vago dallo stesso nel suo gra-
vame (cfr. p.to III/14, pag. 8 del ricorso).
11.6 Su tali presupposti, l’esecuzione dell’allontanamento del ricorrente è
pure da ritenersi ragionevolmente esigibile (art. 83 cpv. 4 LStrI in relazione
con l’art. 44 LAsi).
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12.
In ultima analisi, nemmeno risultano impedimenti sotto l’aspetto della pos-
sibilità dell’esecuzione dell’allontanamento (art. 83 cpv. 2 LStrI a contrario).
Questo, in quanto il ricorrente possiede una carta d’identità srilankese (cfr.
anche verbale 2, D14, pag. 3 e atto A12) ed è in misura d’intraprendere
ogni passo necessario presso la competente rappresentanza del suo
paese d’origine in vista dell’ottenimento dei documenti necessari al rimpa-
trio (cfr. art. 8 cpv. 4 vLAsi nonché DTAF 2008/34 consid. 12). Infine, a
causa della pandemia di Coronavirus attuale, non risulta che, a parte
un’eventuale maggiore difficoltà tecnica ed amministrativa di organizza-
zione del viaggio di rimpatrio, lo stesso sia impossibile. In tale contesto si
rileva come, soltanto una posticipazione momentanea dell’esecuzione
dell’allontanamento, non conduce all’impossibilità della stessa (cfr. nello
stesso senso le sentenze del Tribunale D-1556/2020 del 3 aprile 2020
consid. 10.5 e D-1282/2020 del 25 marzo 2020 consid. 5.5).
13.
Ne consegue che, anche in materia di esecuzione dell’allontanamento, la
decisione dell’autorità inferiore va confermata e la conclusione esposta in
via subordinata dal ricorrente respinta.
14.
Alla luce di tutto quanto sopra, con la decisione impugnata, la SEM non ha
violato il diritto federale né abusato del suo potere d’apprezzamento ed
inoltre non ha accertato in modo inesatto o incompleto i fatti giuridicamente
rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi). Altresì, per quanto censurabile, la decisione
non è inadeguata (art. 49 PA). Il ricorso va pertanto respinto e la decisione
impugnata confermata.
15.
15.1 Visto l’esito della procedura, le spese processuali di CHF 750.–, che
seguono la soccombenza, sono poste a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1
e 5 PA, nonché art. 3 lett. b del regolamento sulle tasse e sulle spese ripe-
tibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del
21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]), e sono prelevate sull’anticipo
spese, di uguale importo, versato dall’insorgente il 23 novembre 2018.
15.2 Per lo stesso motivo succitato, non vengono accordate indennità ripe-
tibili (art. 64 cpv. 1 PA in relazione con l’art. 7 cpv. 1 TS-TAF a contrario).
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16.
La presente decisione non concerne una persona contro la quale è pen-
dente una domanda di estradizione presentata dallo Stato che ha abban-
donato in cerca di protezione, per il che non può essere impugnata con
ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83
lett. d cifra 1 LTF).
La pronuncia è quindi definitiva.
(dispositivo alla pagina seguente)
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