Decision ID: 58750912-3609-5924-b1a0-46890046023a
Year: 2017
Language: it
Court: CH_BVGE
Chamber: CH_BVGE_001
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: 

Fatti:
A.
A.a A._, cittadino italiano nato a B._ il (...), celibe, (doc. 1
dell'incarto dell'assicurazione per l'invalidità per gli assicurati residenti all'e-
stero [UAIE]), ha lavorato fino al 27 marzo 1998 alle dipendenze della
C._ quale impiegato (doc. 5). Con decisione del 28 febbraio 2000,
presentando un grado di invalidità del 70%, l’interessato è stato posto al
beneficio di una rendita intera d’invalidità da parte dell'Ufficio assicurazione
invalidità del Canton D._ (in seguito UAI-D._), a decorrere
dal 1° aprile 1999 (doc. 3).
A.b Una prima procedura di revisione d'ufficio conclusasi l’8 febbraio 2002
ha confermato il grado d'invalidità (doc. 18). Una seconda, terminata il 16
marzo 2004, è giunta alla medesima conclusione (doc. 8).
A.c A seguito del rientro in Italia dell'assicurato, la Cassa svizzera di com-
pensazione (in seguito CSC) è subentrata all'UAI-D._ per la prose-
cuzione del versamento della rendita d'invalidità a partire dal 1° giugno
2010 (doc. 6). L’incarto è quindi stato trasmesso per competenza all’UAIE
(doc. 7, 45).
B.
B.a Il 6 maggio 2014 l'UAIE ha avviato un’ulteriore procedura di revisione
(doc. 46) dalla quale è emerso che A._, dal 22 maggio 2013, è stato
privato della propria libertà e ricoverato presso l’Ospedale psichiatrico giu-
diziario (OPG) di E._, in ragione di una misura di sicurezza disposta
in attesa del processo di primo grado, nel quale, con decisione del 29 no-
vembre 2013, è stato giudicato colpevole dei reati ascrittigli e condannato
a una pena detentiva (doc. 53, 54, 57, 62-66). Successivamente la Corte
d’appello di F._, nella pubblica udienza del 23 gennaio 2015, ha
dichiarato A._ “non imputabile per vizio totale di mente” e protratto
la misura di sicurezza in atto dal 19 luglio 2014 presso la G._ di
F._ per quattro anni (doc. 88, si confronti anche consid. 10.1.3,
10.1.4).
B.b Di conseguenza, pur riconoscendo un grado di invalidità invariato ri-
spetto alla precedente revisione, a causa della misura penale pronunciata
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nei confronti dell’interessato, il 6 ottobre 2014 l’UAIE ha informato l'interes-
sato che la rendita di invalidità sarebbe stata sospesa retroattivamente a
partire dal 1° giugno 2013, ex art. 21 cpv. 5 LPGA (doc. 67-68).
B.c Nonostante lo scritto del 5 novembre 2014, con cui l’assicurato ha chie-
sto, per il tramite del patronato H._ (incaricato dalla madre), di so-
spendere il giudizio sulla sorte della rendita (doc. 70), l’UAIE, senza atten-
dere la preannunciata trasmissione degli atti medici da parte dell’INPS, ha
confermato la propria posizione con decisione dell’11 novembre 2014 (doc.
72-73).
C.
C.a L’assicurato, per il tramite dell’INAS, ha dunque trasmesso all’autorità
inferiore il rapporto psichiatrico del 13 novembre 2014 (doc. 77) e la perizia
particolareggiata E213 del 14 novembre 2014 (doc. 78). La documenta-
zione è stata sottoposta al servizio medico dell’amministrazione, che, nel
rapporto finale del 7 gennaio 2015, ha segnalato uno stato di salute inva-
riato rispetto all’ultima revisione (doc. 81).
C.b L’UAIE ha quindi emesso il 15 gennaio 2015 un ulteriore provvedi-
mento, definito “comunicazione all’assicurato”, con il quale ha indicato che
le prestazioni fino ad allora assegnate non subivano cambiamenti, non es-
sendovi state modifiche rilevanti del grado di invalidità. Ciononostante, è
stata nuovamente ribadita la sospensione del diritto alla rendita, fino al ter-
mine della detenzione (doc. 82). All’assicurato è stata inoltre indicata la
facoltà di chiedere, entro trenta giorni, una decisione soggetta a ricorso,
mediante richiesta scritta.
D.
Senza attendere la scadenza del termine per chiedere la decisione for-
male, l'UAIE ha emesso la decisione del 19 gennaio 2015, nella quale,
constatando che l'interessato non aveva rispettato il proprio obbligo di in-
formare, ha chiesto la restituzione dell’importo di fr. 33'840.- indebitamente
percepito fra giugno 2013 e settembre 2014 compresi. All’insorgente è
stata quindi concessa la facoltà di presentare, entro il termine di 60 giorni
dalla ricezione della decisione, una domanda di condono della predetta
somma, segnatamente se la riscossione era avvenuta in buona fede e qua-
lora la restituzione rappresentava per lui un onere troppo grave (doc. 83).
E.
Con scritto datato 23 febbraio 2015 (doc. 85), ma inviato il 12 marzo 2015
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(anticipandolo via email lo stesso giorno [doc. 84]), l’avv. Castiglione in rap-
presentanza del ricorrente, ha implicitamente contestato l’ordine di restitu-
zione, sostenendo che lo stato di salute in cui il ricorrente versava all’epoca
del ricovero coatto, non gli permetteva di adempiere all’obbligo di infor-
mare. Non essendogli imputabile alcuna negligenza e versando in condi-
zioni economiche precarie, è pertanto stato chiesto il condono della somma
richiesta dall’UAIE.
Fondandosi sulla decisione della Corte d’Appello di F._, che lo ha
prosciolto da ogni imputazione per vizio totale di mente, il ricorrente ha al-
tresì chiesto il ripristino dell’erogazione della rendita, asserendo di non aver
subito alcuna condanna penale (doc. 85-89).
F.
Con decisione del 18 maggio 2015, l’autorità inferiore, pur rinunciando ad
esigere l’immediata esazione del rimborso, in ragione dell’onere eccessivo
che questo comporterebbe, ha respinto la domanda di condono, negando
l’esistenza della buona fede e riservandosi il diritto di riconsiderare la pro-
pria posizione in caso di ritorno a miglior fortuna dell’insorgente (doc. 90).
G.
Il 24 giugno 2015 (data del timbro postale) l'interessato ha interposto ri-
corso al Tribunale amministrativo federale (in seguito TAF) contro la pre-
detta decisione dell'UAIE del 18 maggio 2015, contestando il mancato ri-
conoscimento del condono e reiterando le richieste già esposte nelle os-
servazioni del 12 marzo 2015 (doc. TAF 1).
H.
Nella risposta al ricorso del 2 settembre 2015 (doc. TAF 5), l'autorità infe-
riore ha proposto la reiezione del gravame e la conferma della decisione
impugnata. Ha rammentato di aver stabilito, mediante due provvedimenti
cresciuti in giudicato, la sospensione retroattiva del pagamento della ren-
dita (a causa della detenzione dell'assicurato) e l’obbligo di restituzione
dell'importo della rendita d'invalidità indebitamente percepita (da giugno
2013 a settembre 2014), nonché di aver negato la concessione del con-
dono, in assenza del presupposto della buona fede.
Non ha per contro preso posizione sulla richiesta di ripristino della rendita
sospesa.
I.
Nella replica del 8 ottobre 2015, l’insorgente ha sostanzialmente ribadito le
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argomentazioni esposte nel ricorso, contestando, per le ragioni di cui si
dirà, se del caso, nei considerandi in diritto, il mancato riconoscimento della
buona fede da parte dell’autorità inferiore (doc. TAF 8).
J.
Invitata a duplicare, l’autorità inferiore si è riconfermata il 12 novembre
2015 nella proposta di reiezione del ricorso (doc. TAF 10).

Diritto:
Riservate le eccezioni di cui all'art. 32 LTAF, questo Tribunale giudica, in
virtù dell'art. 31 LTAF, i ricorsi contro le decisioni ai sensi dell'art. 5 PA ema-
nate dalle autorità menzionate all'art. 33 LTAF. In particolare, le decisioni
rese dall'UAIE concernenti l'assicurazione per l'invalidità possono essere
impugnate innanzi a questo Tribunale conformemente all'art. 69 cpv. 1 lett.
b LAI (RS 831.20).
2.1 In virtù dell'art. 3 lett. dbis PA, a cui rinvia l'art. 37 LTAF, la procedura in
materia di assicurazioni sociali non è disciplinata dalla PA nella misura in
cui è applicabile la LPGA (RS 830.1). Giusta l'art. 1 LAI, le disposizioni della
LPGA sono applicabili all'assicurazione per l'invalidità (art. 1a-26bis e 28-
70), sempre che la LAI non preveda espressamente una deroga.
2.2 Secondo l'art. 59 LPGA, ha diritto di ricorrere chiunque è toccato dalla
decisione o dalla decisione su opposizione ed ha un interesse degno di
protezione al suo annullamento o alla sua modificazione. Queste condi-
zioni sono adempite nel caso di specie.
2.3 Il ricorso è altresì tempestivo, rispetta i requisiti minimi prescritti dalla
legge (art. 60 LPGA e art. 52 PA) ed è ammissibile.
3.1 Dal profilo temporale sono applicabili le disposizioni in vigore al mo-
mento della realizzazione dello stato di fatto che deve essere valutato giu-
ridicamente o che produce conseguenze giuridiche (DTF 136 V 24 consid.
4.3 e 130 V 445 consid. 1.2 e relativi riferimenti nonché 129 V 1 consid.
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1.2). Se le disposizioni legali si sono modificate nel corso del periodo sot-
toposto ad esame giudiziario, il diritto alle prestazioni si determina secondo
le vecchie disposizioni per il periodo anteriore e secondo le nuove a partire
della loro entrata in vigore (applicazione pro rata temporis; DTF 130 V 445).
3.2 Giova altresì rilevare che il potere cognitivo di questo Tribunale è deli-
mitato dalla data della decisione impugnata, in concreto il 18 maggio 2015.
Il giudice delle assicurazioni sociali esamina infatti la decisione impugnata
sulla base della situazione di fatto esistente al momento in cui essa è stata
resa (DTF 136 V 24 consid. 4.3). Tiene tuttavia conto dei fatti verificatisi
posteriormente quando essi possono imporsi quali elementi d'accerta-
mento retrospettivo della situazione anteriore alla decisione stessa (DTF
129 V 1 consid. 1.2 e 121 V 362 consid. 1b), in altri termini se gli stessi
sono strettamente connessi all'oggetto litigioso e se sono suscettibili di in-
fluire sull'apprezzamento del giudice al momento in cui detta decisione liti-
giosa è stata resa (cfr. sentenze del TF 8C_278/2011 del 26 luglio 2011
consid. 5.5, nonché 9C_116/2010 del 20 aprile 2010 consid. 3.2.2; DTF
118 V 200 consid. 3a in fine).
4.1 Il ricorrente è cittadino di uno Stato membro della Comunità europea,
per cui è applicabile, di principio, l'ALC (RS 0.142.112.681) entrato in vigore
il 1° giugno 2002.
4.2 L'allegato II dell'ALC è stato modificato con effetto dal 1° aprile 2012
(Decisione 1/2012 del Comitato misto del 31 marzo 2012; RU 2012 2345).
Nella sua nuova versione esso prevede in particolare che le parti contraenti
applicano tra di loro, nel campo del coordinamento dei sistemi di sicurezza
sociale, gli atti giuridici di cui alla sezione A dello stesso allegato, comprese
eventuali loro modifiche o altre regole equivalenti ad essi (art. 1 ch. 1) ed
assimila la Svizzera, a questo scopo, ad uno Stato membro dell'Unione
europea (art. 1 ch. 2).
4.3 Gli atti giuridici riportati nella sezione A dell'allegato II sono, in partico-
lare, il regolamento (CE) n. 883/2004 del Parlamento europeo e del Consi-
glio del 29 aprile 2004 (RS 0.831.109.268.1) relativo al coordinamento dei
sistemi di sicurezza sociale, con le relative modifiche, e il regolamento (CE)
n. 987/2009 del Parlamento europeo e del Consiglio del 16 settembre 2009
(RS 0.831.109.268.11) che stabilisce le modalità di applicazione del rego-
lamento (CE) n. 883/2004, nonché il regolamento (CEE) n. 1408/71 del
Consiglio del 14 giugno 1971 (RU 2004 121, 2008 4219 4237, 2009 4831)
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relativo all’applicazione dei regimi di sicurezza sociale ai lavoratori subor-
dinati, ai lavoratori autonomi e ai loro familiari che si spostano all’interno
della Comunità, con le relative modifiche, e il regolamento (CEE) n. 574/72
del Consiglio del 21 marzo 1972 (RU 2005 3909, 2008 4273, 2009 621
4845) che stabilisce le modalità di applicazione del regolamento (CEE) n.
1408/71, con le relative modifiche, entrambi applicabili tra la Svizzera e gli
Stati membri fino al 31 marzo 2012 e quando vi si fa riferimento nel rego-
lamento (CE) n. 883/2004 o nel regolamento (CE) n. 987/2009 oppure
quando si tratta di casi verificatisi in passato.
4.4 Secondo l'art. 4 del regolamento (CE) n. 883/2004, salvo quanto diver-
samente previsto dallo stesso, le persone ad esso soggette godono delle
medesime prestazioni e sottostanno agli stessi obblighi di cui alla legisla-
zione di ciascuno Stato membro, alle stesse condizioni dei cittadini di tale
Stato. Giusta l'art. 20 ALC, salvo disposizione contraria contenuta nell'alle-
gato II, gli accordi bilaterali tra la Svizzera e gli Stati membri della Comunità
europea in materia di sicurezza sociale vengono sospesi a decorrere
dall'entrata in vigore del presente Accordo qualora il medesimo campo sia
disciplinato da quest'ultimo.
Secondo l'art. 21 cpv. 5 LPGA, se l'assicurato subisce una pena o una mi-
sura, durante questo periodo il versamento di prestazioni pecuniarie con
carattere d'indennità per perdita di guadagno può essere parzialmente o
totalmente sospeso.
La rendita dell'assicurazione invalidità è una prestazione pecuniaria con
carattere d'indennità ai sensi dell'art. 21 cpv. 5 LPGA (cfr. sentenza del TF
8C_139/2007 del 30 maggio 2008 consid. 3.2). La disposizione è pertanto
applicabile nel caso di specie.
Ai sensi dell'art. 25 cpv. 1 prima frase LPGA le prestazioni indebitamente
riscosse devono essere restituite. Per la seconda frase del medesimo ca-
poverso, le prestazioni indebitamente riscosse non devono essere resti-
tuite se l'interessato era in buona fede e verrebbe a trovarsi in gravi diffi-
coltà. I predetti presupposti devono essere adempiuti cumulativamente
(DTF 126 V 48 consid. 3c, sentenza del Tribunale federale 8C_129/2015
del 13 lugli 2015 consid. 4, 8C_383/2007 del 15 luglio 2008 consid. 5).
Secondo l'art. 2 cpv. 1 lett. a OPGA sono tra l'altro tenuti alla restituzione:
il beneficiario della prestazione indebitamente concessa o i suoi eredi.
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Per l'art. 3 cpv. 1 OPGA l'ammontare della restituzione è stabilito mediante
decisione. Nella decisione di restituzione l'assicuratore indica la possibilità
di chiedere il condono (cpv. 2). L'assicuratore decide di rinunciare alla re-
stituzione se sono manifestamente date le condizioni per il condono (cpv.
3).
Sulla restituzione rispettivamente sul condono si statuisce di principio in
due fasi separate (cfr. sentenza del TF 9C_744/2012 del 15 gennaio 2013
consid. 3 e sentenza del TAF C-3053/15 del 28 maggio 2015 consid. 2.2).
7.1 L'oggetto impugnato è rappresentato, dal profilo formale, da una deci-
sione, mentre, da quello sostanziale, dai rapporti giuridici in essa regolati.
L'oggetto litigioso configura per contro il rapporto giuridico che, sulla base
delle conclusioni ricorsuali, viene effettivamente impugnato e portato, quale
tema processuale, dinanzi al giudice (di prima o seconda istanza). Stando
a tale definizione, l'oggetto impugnato come pure quello litigioso si riferi-
scono ad uno o più rapporti giuridici. Se pertanto il ricorso è diretto solo
contro alcuni dei rapporti giuridici disciplinati dalla decisione querelata, gli
altri fanno sì parte dell'oggetto impugnato, ma non di quello litigioso. L'og-
getto della lite viene quindi definito alla luce delle censure sollevate con il
ricorso, le quali vengono considerate validamente presentate se dal tenore
o perlomeno dal senso di quest'ultimo risultano con sufficiente chiarezza
(sentenza del TF 8C_16/2010 del 3 maggio 2010 consid. 1.2 con rinvii).
Se non vi è una decisione quindi, vi è carenza dell'oggetto impugnato e
pertanto di un presupposto per procedere all'esame materiale (DTF 131 V
164 consid. 2.1). È tuttavia possibile estendere, a determinate condizioni
(DTF 130 V 138 consid. 2.1), l'esame all'oggetto impugnato quando vi è un
legame intrinseco tra i punti non contestati e l'oggetto della lite (DTF 122 V
36 consid. 2a).
7.2 In via preliminare va esaminato se oggetto del contendere è la restitu-
zione delle prestazioni indebitamente percepite dal ricorrente oppure il con-
dono. Nel provvedimento impugnato l'amministrazione ha stabilito non es-
sere dati i presupposti del condono della restituzione, conclusione che pre-
suppone che la decisione di restituzione sia nel frattempo cresciuta in giu-
dicato.
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Pagina 9
8.1 Oggetto del contendere, nel caso concreto, è la liceità del rifiuto della
domanda di condono, essendo le decisioni di sospensione della rendita
(doc. 72-73) e di restituzione (doc. 83) ormai cresciute in giudicato. Se è
vero infatti che con la e-mail del 12 marzo 2015, trasmessa tramite
raccomandata AR lo stesso giorno (doc. 84-85), l’avv. Castiglione ha
implicitamente contestato anche la decisione di restituzione in quanto
l’assicurato, incapace di intendere e volere, non era in grado di informare
l’amministrazione (doc. 84, p. 1), è pur vero che lo scritto, anche se
considerato quale ricorso contro la decisione di restituzione, andava
ritenuto tardivo, dal momento che per stessa ammissione del
rappresentante la decisione era stata notificata il 28 gennaio 2015 (doc. 84
p. 1).
Peraltro, secondo costante prassi, una decisione amministrativa anche se
viziata è, di regola, unicamente annullabile. Se, quindi, non viene
tempestivamente impugnata, essa diviene definitiva e non può più venire
contestata (cfr., sulla questione, la sentenza del TF 8C_383/2007 del 15
luglio 2008 consid. 6.3 e relativi riferimenti [l'insorgente non ha peraltro
neppure invocato un'eventuale nullità delle summenzionate decisioni
dell'UAIE]; si confronti DTF 143 V 66 consid. 4.2 e 4.3).
8.2 Nella misura in cui il ricorrente richiede in questa sede il ripristino della
rendita, il ricorso è irricevibile, non essendosi l’UAIE ancora espresso su
questo tema tramite decisione formale (si confronti il consid. 14.1 e 14.5).
9.1 Nel provvedimento impugnato l'amministrazione ha ritenuto che i pre-
supposti del condono della restituzione non sono adempiuti, non potendo
ammettere l’esistenza della buona fede dell’assicurato. Incontestato è in-
vece il fatto che una restituzione costituirebbe per il ricorrente un onere
troppo grave.
9.2 Di contro, il ricorrente perora la propria buona fede, sostenendo che la
mancata comunicazione della sua situazione, non sia da attribuire a mali-
zia, ma piuttosto alla mancata capacità di comprensione del significato
delle sue azioni o, come in concreto, delle omissioni.
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Pagina 10
10.1
10.1.1 Secondo giurisprudenza, per quanto concerne la nozione di buona
fede, il solo fatto che l'assicurato ignorasse di non avere diritto alle presta-
zioni versate non basta per ammetterne l'esistenza. La buona fede, in
quanto condizione necessaria per il condono, è esclusa a priori se i fatti
che danno luogo all'obbligo di restituzione (per esempio la violazione
dell'obbligo di annunciare o di informare) sono imputabili ad un comporta-
mento doloso oppure ad una grave negligenza. Per contro, l'assicurato può
invocare la propria buona fede se l'azione o l'omissione costituiscono una
lieve negligenza. Occorre altresì differenziare tra la buona fede intesa
come mancata consapevolezza dell'illiceità ("Unrechtsbewusstsein") e la
questione di sapere se l'interessato, facendo uso dell'attenzione che le cir-
costanze permettevano di esigere da lui, avrebbe potuto e dovuto ricono-
scere il vizio giuridico esistente (sentenza del TF 8C_383/2007 del 15 luglio
2008 consid. 7.1; DTF 112 V 97 consid. 2c e 110 V 176 consid. 3c).
10.1.2 Seconda condizione cumulativa per concedere il condono, è che la
persona interessata versi in gravi difficoltà se si dovesse dare seguito alla
restituzione (art. 5 OPGA; sentenza del TAF C-4527/2012 del 25 novembre
2014 consid. 5.2.3). Per apprezzare se la restituzione di prestazioni perce-
pite a torto costituisca un onere troppo grave, ci si deve basare sulla situa-
zione economica globale della persona tenuta al pagamento. Determinanti
sono le condizioni esistenti al momento in cui l'interessato dovrebbe prov-
vedere alla restituzione (sentenza del TF C 178/99 dell'8 settembre 2000
consid. 2b). Peraltro, quanto alla possibilità per l'autorità inferiore di com-
pensare il suo credito in restituzione con l'ammontare della rendita corrente
in favore dell'assicurato, giova rilevare che di principio tale compensazione
è ammissibile (DTF 130 V 505 consid. 2.1 e 128 V 224 consid. 3b e relativi
riferimenti), però solo nella misura in cui non intacchi il minimo vitale dell'in-
teressato (DTF 130 V 505 consid. 2.4 e relativi riferimenti; sentenza del
TAF C-4527/2012 del 25 novembre 2014 consid.5.2).
10.2 Nel merito, dal momento che la condizione dell’onere eccessivo è già
stata accertata e riconosciuta dall’autorità inferiore nella decisione impu-
gnata (doc. 90), non occorre soffermarsi ulteriormente sulla questione, ri-
sultando verosimile alla luce degli atti dell’incarto in particolare il tenore
delle sentenze penali.
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Pagina 11
10.3 Va pertanto esaminato, in concreto, unicamente se possa essere am-
messa o meno la buona fede del ricorrente che ha continuato a percepire,
fra il 1° giugno 2013 e il 30 settembre 2014, la rendita di invalidità, senza
informare l’autorità inferiore del suo cambiamento di situazione, e meglio
del ricovero coatto in un ospedale psichiatrico giudiziario.
11.1 In virtù dell'art. 28 cpv. 2 LPGA, colui che rivendica prestazioni assi-
curative deve fornire gratuitamente tutte le informazioni necessarie per ac-
certare i suoi diritti e per stabilire le prestazioni assicurative.
11.2 Inoltre, secondo l'art. 31 cpv. 1 LPGA, l'avente diritto, i suoi congiunti
o i terzi ai quali è versata la prestazione sono tenuti a notificare all'assicu-
ratore o, secondo i casi, al competente organo esecutivo qualsiasi cambia-
mento importante sopraggiunto nelle condizioni determinanti per l'eroga-
zione di una prestazione. Giusta l’art. 77 OAI (RS 831.201) l'avente diritto,
il suo rappresentante legale, le autorità o i terzi cui è versata la prestazione
devono comunicare immediatamente all'ufficio AI ogni cambiamento rile-
vante per la determinazione del diritto alle prestazioni, in particolare ogni
cambiamento dello stato di salute, della capacità al guadagno o al lavoro,
dello stato di grande invalidità, del bisogno di assistenza o di aiuto dovuto
all'invalidità, del luogo di residenza determinante per stabilire l'importo
dell'assegno per grandi invalidi e del contributo per l'assistenza e delle con-
dizioni personali ed eventualmente economiche dell'assicurato (si confronti
sul tema UELI KIESER, ATSG-Kommentar, ad art. 31 pag. 478-479).
11.3 Per stabilire se è dato un obbligo di notificare ci si deve fondare sulle
circostanze del caso concreto. Determinante è, in particolare, se la persona
è stata resa attenta in modo inequivocabile del suo obbligo concreto di no-
tificare (ad esempio in caso di modifica dello stato civile, dello stato di sa-
lute, ecc.). L'obbligo di notifica può quindi riferirsi soltanto a modifiche della
fattispecie, la cui esistenza rispettivamente le cui conseguenze sul diritto
alle prestazioni la persona interessata conosceva o doveva conoscere. Un
comportamento colpevole – una lieve negligenza è sufficiente – è pertanto
necessario (UELI KIESER, ATSG-Kommentar, ad art. 31 pag. 448 N 11).
Secondo la giurisprudenza la mancata comunicazione dell'esecuzione di
una pena configura in particolare una violazione dell'obbligo di notificare
(ZAK 1986 pag. 637 e UELI KIESER, ATSG-Kommentar, ad art. 31 pag. 449
N 13).
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Pagina 12
12.1
12.1.1 Nell’evenienza concreta dagli atti emerge che il 27 maggio 2010
(doc. 6) la Cassa svizzera di compensazione (CSC) ha comunicato al
ricorrente che, in ragione della sua partenza per l’Italia, sarebbe subentrata
all’UAI-D._ nel versamento delle prestazioni successive al 1°
giugno 2010. La CSC ha espressamente indicato a pagina 1, sotto la
rubrica "obbligo di informare", che i "beneficiari di rendite devono
annunciare immediatamente (...) ogni modifica della situazione suscettibile
di avere un effetto sul genere o l’importo della prestazione”. Ciò è
necessario in particolare nei seguenti casi “(...) la detenzione preventiva o
l'esecuzione di pene privative di libertà o di misure penali in Svizzera o
all'estero (...). È stato inoltre precisato che giusta l'art. 25 LPGA le
prestazioni indebitamente riscosse dovranno essere restituite.
12.1.2 Nell’ambito della procedura di revisione avviata il 6 maggio 2014
(doc. 46) l’UAIE ha chiesto al beneficiario di sottoporsi ad un nuovo esame
medico e di trasmettere i documenti elencati, nonché ogni ulteriore infor-
mazione rilevante al fine di valutare lo stato di salute (doc. 48-50). Avendo
ricevuto soltanto parte della documentazione richiesta (doc. 51), l’ammini-
strazione ha sollecitato l’evasione della domanda di informazione entro il
10 novembre 2014, minacciando di sopprimere la rendita in caso di man-
cata collaborazione (doc. 52).
12.1.3 A fronte della minaccia di sospensione delle prestazioni, il 23 set-
tembre 2014 la madre dell’insorgente ha contattato l’autorità inferiore co-
municando che, nei confronti del figlio, era in corso un procedimento pe-
nale (doc. 53). La documentazione raccolta ha permesso di appurare che
dal 22 maggio 2013 A._ è stato sottoposto al ricovero di sicurezza
presso l’Ospedale psichiatrico giudiziario (OPG) di E._ ed è stato
rinviato a giudizio, con decreto del 25 giugno 2013, per rispondere dell’im-
putazione di estorsione aggravata continuata ai danni della madre (doc.
54, 57). Con decisione di primo grado del 29 novembre 2013 la Sezione
penale del Tribunale di F._, lo ha poi riconosciuto colpevole dei reati
a lui contestati, condannandolo ad una pena detentiva di cinque anni e due
mesi. Il giudice ha inoltre disposto, in sostituzione della degenza presso
l’OPG, il ricovero in una casa di cura idonea, a titolo di misura di sicurezza
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Pagina 13
da espiare per un periodo di due anni o fino alla cessazione della pericolo-
sità sociale (doc. 53, 54, 57, 62-66). Dal 19 luglio 2014 l’assicurato è quindi
stato trasferito presso la Comunità G._ di F._, al fine di se-
guire uno specifico trattamento terapeutico riabilitativo (doc. 56). Succes-
sivamente, sulla scorta della perizia giudiziaria in psichiatria della dr.ssa
I._ del 13 gennaio 2015, stante la quale l’assicurato era da consi-
derarsi incapace di intendere e volere al momento della commissione del
reato per cui era stato condannato in primo grado (doc. 87), la Corte d’ap-
pello di F._, nella pubblica udienza del 23 gennaio 2015, ha dichia-
rato A._ “non imputabile per vizio totale di mente” e protratto la mi-
sura di sicurezza in atto presso la G._ di F._ per quattro anni
(doc. 88).
12.2
12.2.1 Alla luce di quanto emerge dagli atti, sebbene l'insorgente fosse
stato reso edotto del proprio obbligo di informare, in particolare di segna-
lare un'eventuale detenzione o misura penale a suo carico (comunicazione
del 27 maggio 2010 – doc. 6), occorre riconoscere che al momento del
ricovero presso l’Ospedale psichiatrico giudiziario – e verosimilmente du-
rante tutta la durata del soggiorno in detto istituto – fosse incapace di com-
prendere la portata e il significato dei suoi atti. A seguito del trasferimento
presso la Comunità G._ di F._, il 19 luglio 2014 (doc. 56),
non è dato sapere con certezza se l’insorgente abbia tratto benefici dal
trattamento terapeutico riabilitativo e nell’affermativa a partire da quando.
Dalla perizia psichiatrica del 13 gennaio 2015 della dr.ssa J._, par-
rebbe che al momento dell’esame peritale, la terapia farmacologica per-
mettesse all’assicurato di riacquisire unicamente una parvenza di “norma-
lità” (doc. 87 p. 8), resistendo comunque il disturbo schizoide della perso-
nalità. In maniera analoga si è espressa pure la dr.ssa K._, nel re-
ferto rilasciato all’INPS a seguito della visita psichiatrica (doc. 77), descri-
vendo in particolare un “funzionamento sociale” dell’assicurato gravemente
compromesso. Pare dunque altamente verosimile che al momento del ri-
covero presso la Comunita G._, come pure al momento della richie-
sta di informazioni avanzata dall’UAIE nell’ambito della procedura di revi-
sione (doc. 48-50), il ricorrente non fosse completamente in grado di inten-
dere e volere. Del resto da settembre 2014 l’amministrazione era informata
del ricovero.
12.2.2 Occorre pertanto concludere che l’insorgente, da anni affetto da
schizofrenia, non soltanto era inconsapevole dell'illiceità della rendita an-
cora percepita durante il periodo di riabilitazione, ma che pure era incapace
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Pagina 14
di immaginarsi la rilevanza della misura terapeutica a cui era stato sotto-
posto, ai fini dell'erogazione della rendita d'invalidità. In simili condizioni
egli non era pertanto in grado di violare coscientemente, ma neppure per
negligenza, il proprio obbligo d’informare circa la misura di sicurezza nel
frattempo disposta.
12.3 In siffatte circostanze non resta che esaminare se, giusta l’art. 31
LPGA e l’art. 77 OAI, l’onere di informare l’autorità inferiore del cambia-
mento della situazione di A._ incombesse ad altre persone.
12.3.1 Se nell’ambito della presente vertenza l’assicurato risulta essere
rappresentato dall’avv. Castiglione, questo non era il caso al momento del
ricovero coatto presso l’OPG. Sia l’avv. L._, nominato nell’ambito
del giudizio di primo grado (doc. 64 p. 1), che l’avv. Castiglione, nominato
per il giudizio d’appello (doc. 64 p. 11), non erano tenuti a dare notizia
all’UAIE, dal momento che non vi sono indizi per cui il loro mandato si
estendesse oltre la rappresentanza in sede penale. Certo, in un secondo
momento, a seguito della decisione di restituzione delle prestazioni retroat-
tivamente sospese (doc. 83), l’avv. Castiglione ha iniziato a patrocinare l’in-
teressato anche per la problematica relativa alla rendita AI, tuttavia, nuo-
vamente, non vi sono indizi che lascino supporre che essa fosse stata in-
caricata dal suo cliente in tale ambito. A maggior ragione considerato lo
stato di incapacità in cui versava l’insorgente.
12.3.2 Resta dunque da valutare il ruolo della madre del ricorrente (a
proposito del concetto di “congiunti” di cui all’art. 31 cpv. 1 LPGA si confronti
UELI KIESER, ATSG-Kommentar, pag. 478, secondo cui un obbligo di
notifica dovrebbe essere subordinato alla percezione di una prestazione).
12.3.2.1 A tale proposito occorre rammentare che essa è stata ripetuta-
mente vittima degli atti delittuosi del figlio (estorsioni, minacce, ingiurie e
aggressioni fisiche perpetrate per un lungo lasso di tempo – cfr. doc. 64 p.
8). Nell’ambito del procedimento penale volto a perseguire tali reati essa si
è costituita parte civile, ottenendo un risarcimento sia per i danni patrimo-
niali che per la sofferenza psico-fisica e per lo stato di terrore e di disagio
psicologico da essa sofferto a seguito del comportamento del figlio (doc.
64 p .10). Nonostante il legame parentale, il rapporto di fiducia, oltre che
quello personale con l’assicurato, può quindi dirsi irrimediabilmente com-
promesso. Circostanza per altro confermata anche dalla perizia psichia-
trica assunta nell’ambito del giudizio d’appello, stante la quale l’interessato
ha maturato nei confronti della madre deliri a connotazione sessuale, so-
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Pagina 15
stenendo di essere stato violentato in gioventù e deliri di persecuzione, te-
mendo di essere avvelenato da parte di quest’ultima (doc. 87). In un tale
contesto, non sarebbe, di principio, esigibile che la madre si faccia carico
degli aspetti amministrativi riguardanti il figlio, né che la stessa lo rappre-
senti in alcun modo.
Oltretutto, fra gli atti dell’incarto non soltanto non figura una procura
rilasciata in favore della madre, rispettivamente la costituzione di una
tutela/curatela a suo carico, ma neppure emerge una chiara e
inconfondibile dimostrazione della volontà di quest’ultima di agire quale
rappresentante del figlio.
12.3.2.2 È pur vero che, stando a quanto riferito all’UAIE dall’avv.
M._, patrocinatrice della madre (doc. 64 p. 1), a quest’ultima sa-
rebbe stata attribuita dal giudice la gestione degli affari dell’insorgente, ivi
compreso l’accesso alla relazione bancaria presso la quale veniva mensil-
mente corrisposta la rendita AI (doc. 53). Tale circostanza, tuttavia, risulta
essere attestata unicamente da una nota interna dell’UAIE (doc. 53 p. 2).
Non ne viene, per contro, fatta alcuna menzione nella sentenza di primo
grado del 29 novembre 2013, in cui alla madre è stato riconosciuto un ri-
sarcimento dei danni patiti (doc. 64), né tantomeno nella decisione della
Corte d’Appello del 23 gennaio 2015, con la quale è stata ulteriormente
estesa la misura di sicurezza (doc. 4 allegato al doc. TAF 1).
Alla luce del comportamento tenuto dalla madre, parrebbe piuttosto che
essa abbia agito, in circostanze contingenti, come farebbe un qualsiasi
genitore, o un gestore d’affari senza mandato, più che altro per evitare delle
conseguenze negative al figlio, piuttosto che come vero e proprio
rappresentante di quest’ultimo. Tale è stato il caso in occasione della presa
di posizione del 5 novembre 2014 del patronato H._, che si era
rivolto all’UAIE su incarico della madre (doc. 70), a seguito della
comunicazione del 6 ottobre 2014 con cui era stata annunciata la
sospensione retroattiva della rendita (doc. 67-68): la procura allegata allo
scritto del patronato, è stata infatti sottoscritta da N._, madre di
A._, “in qualità di genitore” (doc. 69). Proprio in questa veste essa
ha prontamente reagito alla minaccia di soppressione della rendita
formulata dall’UAIE il 10 settembre 2014, contattando l’amministrazione al
fine di giustificare la mancata trasmissione della documentazione medica
richiesta al figlio nell’ambito della procedura di revisione della rendita (doc.
52). Tuttavia subito dopo questo contatto telefonico, essa ha lasciato che
fosse il patrocinatore dell’insorgente a chiarire la situazione con l’UAIE
(doc. 54-57; si confronti anche il doc. 84, in cui l’avv. Castiglione precisa
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Pagina 16
appunto che la madre è venuta a conoscenza per caso della richiesta di
informazioni; del resto il figlio abitava altrove e disponeva liberamente della
propria rendita d’invalidità [cfr. doc. 64 p. 4]).
12.3.2.3 In definitiva, stando a quanto appena esposto, non risulta affatto
dimostrato né tantomeno verosimile che la madre dell’insorgente, abbia ot-
tenuto la facoltà, privatamente dal figlio o in qualità di tutrice, di gestirne le
questioni amministrative e, a tale scopo, l’accesso al conto sul quale veniva
versata mensilmente la rendita AI, ma anzi è vero il contrario. Del resto di
tale conto si occupava il figlio personalmente (doc. 64 p. 4).
Seppure N._ fosse senz’altro a conoscenza della rendita percepita
da A._, ritenuto che tale diritto sussiste sin dal 1999 (doc. 3), essa
non era pertanto tenuta ad interessarsi riguardo alla continuazione dell’ero-
gazione della stessa anche a seguito del ricovero del figlio. Essa non sol-
tanto non era la beneficiaria della rendita, ma neppure era titolare del conto
rispettivamente non gestiva il conto sul quale tale prestazione veniva ver-
sata mensilmente. Oltre a ciò, come detto, essa non ha mai manifestato la
propria volontà di agire in quanto rappresentante dell’insorgente – se non
casualmente (doc. 84) – dal quale per anni è stata oggetto di vessazione
e contro il quale ha avviato l’azione penale che ha condotto al suo ricovero
in una struttura psichiatrica.
12.3.3 In simili circostanze, non si può oggettivamente affermare che la
madre dell’assicurato potesse e/o dovesse immaginarsi la rilevanza della
detenzione/ricovero in una struttura di riabilitazione psichiatrica ai fini
dell’erogazione della rendita di invalidità. Quand’anche si volesse ammet-
tere che essa fosse consapevole che l'art. 21 cpv. 5 LPGA prevede la so-
spensione della rendita durante un periodo di detenzione o di ricovero, ri-
conoscendo dunque che un tale cambiamento aveva delle conseguenze
sul versamento della rendita, essa non aveva nessun obbligo di reagire, né
informandosi, né informando l’autorità inferiore.
In definitiva, contrariamente a quanto ritenuto dall’autorità inferiore non
trova applicazione nel caso concreto l’obbligo di informazione previsto
dall’art. 31 LPGA per i congiunti o i terzi ai quali la prestazione è versata.
In conclusione, richiamate le disposizioni legali e giurisprudenziali indicate
sopra, occorre pertanto ammettere l’esistenza della buona fede da parte di
A._ che non era evidentemente in grado di realizzare di trovarsi in
una situazione di illiceità, alla quale occorreva reagire in modo appropriato,
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Pagina 17
dandone notizia all’UAIE. Il ricorso va pertanto accolto. La decisione impu-
gnata va quindi annullata, mentre la richiesta di condono ammessa.
14.1 Nel memoriale di ricorso l’insorgente ha chiesto anche il ripristino
dell’erogazione della rendita, in ragione del proscioglimento dalle imputa-
zioni mosse a suo carico da parte del Tribunale d’appello di F._. La
medesima domanda era già stata indirizzata all’autorità inferiore in data 12
marzo 2015 (consid. E). Non risulta essere stata nel frattempo oggetto di
decisione formale. Su questo punto l’incarto va pertanto trasmesso all’au-
torità inferiore per competenza. A titolo puramente abbondanziale vengono
esposte le seguenti considerazioni.
14.2
14.2.1 A titolo di premessa va rilevato che giusta i più recenti criteri giuri-
sprudenziali la privazione della libertà personale disposta dall'autorità pe-
nale giustifica la sospensione del diritto alla rendita, ma non la soppres-
sione (DTF 113 V 273 consid. 2c). Si tratta in concreto di una disposizione
potestativa, che permette di tener conto di circostanze particolari. Ad esem-
pio la norma non viene applicata nell'ipotesi in cui, malgrado l'esecuzione
della pena, una persona sana nelle medesime condizioni, ha la possibilità
di esercitare un'attività lucrativa (UELI KIESER, ATSG-Kommentar, 2a ed.
2009, art. 21 n 101 pag. 301). La ratio legis della norma consiste infatti nel
garantire l'uguaglianza di trattamento tra invalidi privati della libertà e per-
sone sane nelle medesime condizioni. Il detenuto sano infatti perde, di re-
gola, il salario o, se indipendente, il suo reddito professionale (DTF 133 V
1 consid. 4.2.4.1; per quanto riguarda le misure detentive si confronti in
particolare DTF 137 V 154 consid. 3.3 e 5 con riferimenti). Il detenuto inva-
lido, mantenuto dalla pubblica collettività, non deve pertanto trarre vantag-
gio economico dall'esecuzione della pena.
Se quindi il regime detentivo, malgrado la condanna penale o la misura
privativa della libertà, consente comunque alla persona valida privata della
libertà di esercitare un'attività lucrativa sufficiente quantomeno a garantirne
la sussistenza, il diritto alla rendita di invalidità del detenuto invalido, che,
nelle stesse condizioni, non può, per ragioni di salute, esercitare un'ana-
loga attività, non verrà sospeso (DTF 138 V 140 consid. 2.2, 137 V 154
consid. 3.3; sentenza TAF C-3490/2013 del 14 settembre 2015, consid.
6.1.3).
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Pagina 18
14.2.2 Al riguardo è utile precisare che il peculio non costituisce di principio
un reddito di un'attività lucrativa (cfr. per esempio sentenza del Tribunale
federale 9C_702/2007 del 17 giugno 2008 consid. 4). Il lavoro svolto
presso il penitenziario, giusta l'art. 81 cpv. 1 CP (RS 311.0), non viene inol-
tre qualificato come attività lavorativa ai sensi dell'art. 83 CP. In effetti si
tratta di uno strumento idoneo e necessario che, oltre a consentire al dete-
nuto di preservare le sue capacità personali e professionali, è indispensa-
bile a garantire l'ordine e la gestione economica degli istituti, motivo per cui
non è comparabile ad un'attività lucrativa in senso economico (cfr. sen-
tenza del TF 8C_176/2007 del 25 ottobre 2007 consid. 4.2; sentenza del
TF 8C_702/2007 del 17 giugno 2008 consid.4 e sentenza del TAF B-
4180/2012 del 26 maggio 2014 consid. 5.4.1).
14.2.3 Inoltre, il Tribunale federale ha pure ribadito che il diritto alla rendita
di una persona che si trova in carcere preventivo va sospeso in quanto
anche una persona sana durante quel periodo deve, di regola, subire una
perdita di guadagno. Conformemente alla giurisprudenza (DTF 116 V 326
con riferimenti) e per motivi di praticabilità questo vale solo se il carcere
preventivo è di una certa durata (DTF 133 V 1, 137 V 154, 138 V 140, 281).
14.2.4 Anche nel caso di una persona invalida sottoposta a misure tera-
peutiche stazionarie di cui all’art. 59 e segg. CP, il Tribunale federale nella
DTF 137 V 154, consid. 5, ha stabilito che ai fini della sospensione del
diritto alla rendita ai sensi dell’art. 21 cpv. 5 LPGA, determinate è se detto
regime consenta o meno l’esercizio di un’attività lavorativa, conforme-
mente alla giurisprudenza citata nella presente decisione (cfr. consid.
13.3.1 e 13.3.2; cfr. anche REBEKKA KELLER; Rechtsprechungsübersicht
Répertoire de jurisprudenc, AJP 2011 pag. 1540).
Secondo l’art. 59 CP (intitolato misure terapeutiche stazionarie) se l'autore
è affetto da grave turba psichica, il giudice può ordinare un trattamento
stazionario qualora (cpv. 1):
a. l'autore abbia commesso un crimine o un delitto in connessione con que-
sta sua turba; e
b. vi sia da attendersi che in tal modo si potrà evitare il rischio che l'autore
commetta nuovi reati in connessione con questa sua turba.
Il trattamento stazionario si svolge in un'appropriata istituzione psichiatrica
o in un'istituzione per l'esecuzione delle misure (cpv. 2).
C-4020/2015
Pagina 19
14.3
14.3.1 Nel caso in esame, sulla scorta della perizia psichiatrica giudiziaria
della dr.ssa I._ del 13 gennaio 2015, di cui già si è detto sopra (doc.
87), la Corte d’appello di F._ ha dichiarato A._ “non
imputabile per vizio totale di mente” e protratto la misura di sicurezza in
atto presso la G._ di F._ per quattro anni (doc. 88).
14.3.2 Concretamente ciò significa che l’insorgente ha senz’altro com-
messo il reato in parola ai danni della propria madre, ma che a causa della
turba da cui è affetto, il suo agire delittuoso non possa essergli imputato.
Giova rammentare che il diritto penale svizzero prevede che laddove all’au-
tore di un reato è riconosciuta una scemata imputabilità – in quanto al mo-
mento del fatto non era capace di valutarne il carattere illecito o di agire
secondo tale valutazione (art. 19 cpv. 1 CP) – può nondimeno essere di-
sposta una delle misure previste negli articoli 59-61, 63, 64, 67, 67b e 67e
CP (art. 19 cpv. 3 CP, cfr. anche Stratenwerth, Schweizerisches Strafrecht,
AT II, 2a edizione, Berna 2006, § 11, n. 7 con rinvio a § 9, n. 6; Heer, Basler
Kommentar, Strafrecht I, 3a edizione, Basilea 2013, ad art. 61, n. 13). Que-
sto è precisamente ciò che è stato fatto dal giudice d’appello italiano (doc.
88), che ha disposto nei confronti dell’assicurato una misura di sicurezza,
assimilabile a una misura terapeutica stazionaria per il trattamento di turbe
psichiche (art. 59 CP) o per il trattamento della tossicodipendenza (art. 60
CP).
14.4
14.4.1 Appurato che l’insorgente ha subito una misura prevista dal diritto
penale, andrebbe dunque accertato se le strutture in cui l’assicurato è stato
ricoverato (OPG rispettivamente G._) e il regime al quale egli è
stato sottoposto, consenta o meno l’esercizio di un’attività lavorativa così
come indicato nella giurisprudenza citata sopra (cfr. consid. 13.3.1 e
13.3.2), affinché si possa effettivamente valutare la liceità della sospen-
sione del diritto alla rendita in applicazione dell’art. 21 cpv. 5 LPGA.
14.4.2 In concreto agli atti non figura infatti alcuna prova in favore di una
circostanza o dell’altra. Se da una parte, le turbe da cui è affetto l’insor-
gente lasciano presumere un ricovero in una struttura chiusa, destinata
unicamente all’esecuzione del trattamento medico, è pur vero, che per fa-
cilitare il reinserimento nella società civile un regime analogo a quello da
lui seguito, possa permettere – nel caso di utenti non invalidi – una gra-
duale ripresa dell’attività lavorativa.
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Pagina 20
14.5 Sia quel che sia, la questione può rimanere in questa sede indecisa,
essendo – come detto in entrata – in prima battuta compito dell’autorità
inferiore esperire tali necessari accertamenti.
15.1 Visto l'esito della procedura non vengono prelevate spese processuali
(art. 63 PA).
15.2 Ritenuto che l'insorgente è rappresentato in questa sede da un legale
si giustifica altresì l'attribuzione di un'indennità a titolo di spese ripetibili (art.
64 PA in combinazione con gli art. 7 e segg. del regolamento sulle tasse e
sulle spese ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo fede-
rale del 21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]).
In assenza di una nota dettagliata, tenuto conto del lavoro effettivo ed utile
svolto dal patrocinatore del ricorrente, il collegio giudicante determina d'uf-
ficio (art. 14 cpv. 2 TS-TAF) un’indennità, comprensiva di onorario e spese
vive, di fr. 2’000 (sentenza del TAF C-2115/2013 del 13 agosto 2014).
L'indennità per ripetibili è posta a carico dell'UAIE.