Decision ID: 6f6268b9-605f-5001-979f-9c22b02ccc62
Year: 2011
Language: it
Court: TI_CATI
Chamber: TI_CATI_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: public_law

Fatti
A.
RI 1 svolge l’attività di rappresentante alle dipendenze della _ di _.
Nel certificato di salario per il periodo fiscale 2009, il datore di lavoro ha crociato la casella F (trasporto gratuito dal domicilio al luogo di lavoro) ed ha indicato che il contribuente aveva beneficiato, tra l’altro, dell’indennità per spese relative alla “quota privata automobile di servizio”, per un importo di fr. 4’656.–.
B.
Nella dichiarazione fiscale 2009, il contribuente deduceva dal reddito netto del lavoro (fr. 80'662.–) l’importo relativo all’uso dell’automobile di servizio, indicando pertanto quale provento dell’attività lucrativa indipendente un importo di fr. 76'006.–.
Notificando al contribuente e alla moglie _ la tassazione IC/IFD 2009, con decisione del gennaio 2011, l’Ufficio di tassazione di Bellinzona commisurava il reddito imponibile in fr. 108’000.– per l’IC ed in fr. 113’200.– per l’IFD.
Per quanto attiene al reddito del lavoro del marito, lo aveva commisurato in fr. 80'662.–, conformemente a quanto indicato nel certificato di salario.
C.
I contribuenti impugnavano la suddetta decisione, con reclamo del 14 gennaio 2011, nel quale contestavano la mancata riduzione del reddito del lavoro nella misura di fr. 4'656.–, argomentando che detto importo corrispondeva alla quota privata dell’automobile di servizio esposta dal datore di lavoro come reddito, ma che il veicolo in questione era usato dal contribuente in modo esclusivo per l’attività professionale, essendo in possesso peraltro di altra auto di proprietà usata per fini privati. I reclamanti, inoltre, facevano notare che la stessa deduzione era stata riconosciuta nella tassazione relativa all’anno precedente.
L’autorità fiscale respingeva il reclamo, con decisione del 16 febbraio 2011, in cui, dopo aver rilevato la mancanza di vincolatività delle decisioni precedenti, così motivava il mancato riconoscimento della deduzione richiesta:
Al marito è messo a disposizione un veicolo aziendale (_, station wagon). In base alle informazioni direttamente assunte presso il datore di lavoro nessun costo in relazione al veicolo aziendale è messo a carico del marito. Il veicolo è a disposizione del marito 24 ore su 24. Lo può utilizzare per gli spostamenti durante l’attività professionale e anche per gli spostamenti nel tempo libero.
Per questa ragione è effettuata l’aggiunta di una prestazione accessoria al salario a titolo di “quota privata automobile di servizio” (0.8% del valore d’acquisto del veicolo).
La circostanza secondo cui il contribuente utilizza un veicolo privato durante gli spostamenti nel tempo libero è giudicata irrilevante. L’imposizione della prestazione accessoria al salario sul veicolo aziendale è effettuata perché il veicolo è semplicemente a sua disposizione anche per gli spostamenti nel tempo libero.
D.
Con tempestivo ricorso alla Camera di diritto tributario, i coniugi RI 1 contestano nuovamente le argomentazioni poste a fondamento della decisione su reclamo, ribadendo che l’automobile messa a disposizione dal datore di lavoro è utilizzata esclusivamente per l’attività professionale, facendo invece capo ad un’auto propria per le esigenze private. A tal fine, i ricorrenti producono copia fotostatica della licenza di circolazione del veicolo privato. Per tali motivi i ricorrenti chiedono la deduzione di fr. 4'656.– dal reddito imponibile.

Diritto
1.
1.1.
Sia secondo l’art. 25 cpv. 1 LT sia secondo l’art. 26 cpv. 1 LIFD, le spese professionali deducibili sono:
a)
le spese di trasporto necessarie dal domicilio al luogo di lavoro;
b)
le spese supplementari necessarie per pasti fuori domicilio o in caso di lavoro a turni;
c)
le altre spese necessarie per l’esercizio della professione;
d)
le spese inerenti al perfezionamento e alla riqualificazione connessi con l’esercizio dell’attività professionale.
Per le spese professionali secondo il capoverso 1 lettere
a - c
sono stabilite deduzioni complessive.
1.2.
Secondo l’art. 4 cpv. 1 del decreto esecutivo del 23 dicembre 2008 concernente l’imposizione delle persone fisiche, valido per il periodo fiscale 2009,
s
ono considerate
spese di trasporto
quelle causate al contribuente
per trasferirsi dal luogo di domicilio a quello in cui lavora. Le relative deduzioni sono stabilite come segue:
a)
per l’uso di mezzi di trasporto pubblici: la spesa effettiva;
b)
[...]
c)
per l’uso di una motocicletta o di un’automobile privata: le spese del mezzo pubblico disponibile.
Eccezionalmente, se nessun mezzo pubblico è a disposizione o se il contribuente non può servirsene (es. infermità, distanza notevole dalla più vicina fermata, orario sfavorevole, ecc.) è ammessa una deduzione fino a 40 cts. il km per le motociclette (cilindrata oltre 50 cmc., targa di controllo con fondo bianco) e fino a 70 cts. il km per le automobili (art. 4 cpv. 2 decreto esecutivo citato).
Anche per l’imposta federale diretta è deducibile la spesa effettiva del mezzo pubblico per il trasporto dal luogo di domicilio a quello di lavoro (art. 5 cpv. 1 Ordinanza sulla deduzione delle spese professionali delle persone esercitanti un’attività lucrativa dipendente, del 10 febbraio 1993). Lo stesso vale in caso d’uso di un veicolo privato (art. 5 cpv. 2 Ordinanza del 10 febbraio 1993), a meno che non sia disponibile un mezzo di trasporto pubblico o non sia ragionevole pretendere che il contribuente ne faccia uso. In tal caso possono essere dedotte le spese effettive secondo l’appendice dell’ordinanza, che viene periodicamente aggiornata. La deduzione chilometrica per il viaggio di andata e ritorno a mezzogiorno è limitata alla deduzione massima accordata per i pasti fuori casa (art. 5 cpv. 3 Ordinanza del 10 febbraio 1993).
1.3.
La questione di sapere se accordare la deduzione per l’uso dell’automobile o quella per l’uso dei mezzi pubblici va risolta secondo il criterio dell’idoneità: l’uso del veicolo non deve apparire come una decisione di comodo ma risultare la soluzione più adatta e ragionevole, quella basata sul buon senso. Così se si può pretendere che il contribuente si serva dei mezzi pubblici anche se non c’è diretta comunicazione fra i medesimi (ASA 41 p. 586) non si può tuttavia obbligarlo a eccessivi cambiamenti di mezzo di trasporto (ASA 33 p. 276; cfr.
Känzig
, Direkte Bundessteuer, 2
a
ediz., Vol. I, p. 682/83).
2.
2.1.
Nella fattispecie, in realtà, non è tanto l’idoneità del mezzo di trasporto impiegato per la trasferta del ricorrente dal domicilio al luogo di lavoro ad essere controversa, quanto piuttosto la questione se il fatto di beneficiare dell’uso gratuito del veicolo appartenente al datore di lavoro configuri un’integrazione dello stipendio, imponibile quale reddito dell’attività lucrativa dipendente.
Il certificato di salario rilasciato dal datore di lavoro al contribuente indica, infatti, che quest’ultimo avrebbe beneficiato del trasporto gratuito dal domicilio al luogo di lavoro e che avrebbe goduto dell’uso senza limiti di un’automobile di servizio. Al riguardo, i ricorrenti sostengono che il coniuge dipendente si sarebbe servito sì del veicolo aziendale, ma solo per l’attività strettamente professionale, utilizzando l’auto di proprietà per le esigenze private; l’Ufficio di tassazione, invece, acquisite informazioni presso il datore di lavoro, sostiene che l’auto è concessa al dipendente con disponibilità illimitata, 24 ore su 24.
2.2.
In merito, è da precisare che la partecipazione del datore di lavoro alle spese di trasporto è suscettibile di provocare diverse conseguenze fiscali.
In primo luogo, si tratta infatti di verificare se non rappresenti un’integrazione di stipendio.
Per gli articoli 16 cpv. 1 LT e 17 cpv. 1 LIFD, sono imponibili tutti i proventi di un’attività dipendente, retta dal diritto privato o pubblico, compresi i proventi accessori, quali indennità per prestazioni straordinarie, provvigioni, assegni, premi di anzianità, gratificazioni, mance, tantièmes e altre prestazioni valutabili in denaro.
Fra i redditi del lavoro del dipendente rientrano anche i redditi in natura ed in particolar modo quelle prestazioni valutabili in denaro, che il datore di lavoro concede al dipendente per esempio mettendo a sua disposizione gratuitamente l’automobile aziendale anche per l’uso privato (cfr. p. es. le sentenze della Camera di diritto tributario n. 80.2007.159 del 26 febbraio 2008; della Commissione di ricorso fiscale II del Canton Zurigo del 12 dicembre 1990, in RF 1991 p. 568; del Tribunale amministrativo del Canton Neuchâtel del 13 gennaio 1988, in StE 1989 B 22.3 n. 29; del Tribunale amministrativo del Canton Argovia, in AGVE 1978 p. 115).
Se invece il veicolo di servizio è messo a disposizione del dipendente solo per coprire la trasferta dal domicilio al luogo di lavoro, l’unica conseguenza sulla sua tassazione sarà che egli non potrà più invocare la deduzione delle spese di trasporto secondo gli articoli 25 cpv. 1 lett.
a
LT e 26 cpv. 1 lett.
a
LIFD.
2.3.
Nel nuovo certificato di salario, adottato anche dal datore di lavoro del ricorrente, la messa a disposizione di un’automobile di servizio viene presa in considerazione in diversi ambiti.
In primo luogo, deve essere crociata la casella F, in caso di “trasporto gratuito dal domicilio al luogo di lavoro”. Fra le ipotesi in cui ciò deve avvenire, spicca proprio quella in cui il datore di lavoro mette a disposizione del dipendente un’automobile di servizio, nella misura in cui il dipendente per il tragitto dal domicilio al luogo di lavoro non assuma a proprio carico almeno 65 centesimi al chilometro (cfr.
Conferenza fiscale svizzera e Amministrazione federale delle contribuzioni
, Istruzioni per la compilazione del certificato di salario risp. dell’attestazione delle rendite, par. 9).
In secondo luogo, la cifra 2.2, che si riferisce alle prestazioni accessorie al salario, prevede espressamente che sia indicato il valore della “quota privata automobile di servizio”. In particolare, se il datore di lavoro si assume tutti i costi mentre il dipendente assume unicamente le spese del carburante per i tragitti privati più lunghi durante i fine settimana e le vacanze, l’importo da dichiarare corrisponde per ogni mese allo 0,8% del prezzo di acquisto del veicolo (IVA esclusa), ma almeno a fr. 150 al mese. Un’eccezione è prevista solo per il caso in cui “il dipendente assume a proprio carico una parte considerevole dei costi”, nel qual caso deve comunque essere inserita un’osservazione sul certificato di salario, per attirare l’attenzione dell’autorità fiscale (cfr. Istruzioni citate, par. 21 e 22). Anche in tale evenienza, deve peraltro essere apposta la crocetta nella casella F (trasporto gratuito dal domicilio al luogo di lavoro, cfr. Istruzioni citate, par. 25).
Il fatto che venga considerata quale prestazione accessoria la quota privata per l’automobile di servizio non esclude pertanto che venga crociata anche la casella F, in considerazione del fatto che il reddito accessorio si riferisce esclusivamente all’utilizzazione privata del veicolo nel tempo libero, cioè la sera, nel fine settimana e nelle vacanze (
Bosshard/Mösli
, Der neue Lohnausweis – Das Handbuch für die Praxis, Muri-Berna, 2007, p. 33).
2.4.
Nel caso in discussione, come già rilevato, il certificato di salario, allestito dal datore di lavoro del ricorrente e da quest’ultimo allegato alla dichiarazione fiscale, indica sia il trasporto gratuito dal domicilio al luogo di lavoro (casella F), sia una prestazione accessoria al salario legata all’uso privato dell’automobile di servizio (cifra 2.2).
Dalle indicazioni che emergono da tale documento ufficiale si dovrebbe pertanto ritenere che la situazione sia la seguente:
·
per quanto attiene alla trasferta quotidiana dal domicilio al luogo di lavoro, il dipendente ha a disposizione un veicolo di servizio, per il quale non assume a proprio carico almeno 65 centesimi al chilometro;
·
per quanto attiene al tempo libero (sera, fine settimana e vacanze), il dipendente può servirsi senza limiti del veicolo di servizio.
L’Ufficio di tassazione afferma di aver assunto informazioni direttamente presso il datore di lavoro, verificando le condizioni per l’uso privato del veicolo di servizio e le modalità di calcolo dei costi mensili a carico del dipendente: dalle informazioni ricevute, l’Autorità di tassazione sostiene che “nessun costo in relazione al veicolo aziendale è messo a carico del marito. Il veicolo di lavoro è a disposizione del marito 24 ore su 24”.
Tali circostanze non sono contraddette nemmeno in sede di ricorso dai contribuenti, i quali si limitano ad affermare che, pur a loro completa disposizione anche al di fuori dell’orario di lavoro, l’automobile aziendale non è stata mai utilizzata, servendosi piuttosto dell’auto di proprietà per le esigenze private.
2.5
Le argomentazioni poste dai ricorrenti non possono trovare fondamento, essendo del tutto irrilevante la mera affermazione contenuta nel reclamo (e ribadita nel ricorso) secondo cui la macchina di servizio “è usata esclusivamente dal contribuente per la sua attività professionale”. Si tratta, con ogni evidenza, di un’asserzione del tutto autoreferenziale, sfornita di prova effettiva. È, invece, un fatto accertato e non contestato nemmeno dai ricorrenti che l’auto aziendale è stata messa loro a disposizione 24 su 24 senza limiti, con sopportazione integrale dei costi da parte del datore di lavoro.
Sul punto, non è superfluo rammentare che
, secondo un consolidato principio, è il contribuente ad avere l’onere della prova per i fatti che concorrono ad escludere o a ridurre il debito verso l'erario (sentenza del Tribunale federale n. 2A.438/2006 del 14 dicembre 2006, in RtiD I-2007 n.13t, consid. 3.2; DTF 121 II 257 consid. 4c/aa; sentenza del Tribunale federale n. 2A.209/2005 del 3 novembre 2005, in: RtiD I-2006 n. 11t, consid.
4.1;
Blumenstein/Locher
, System des schweizerischen Steuerrechts, 6
a
ed., Zurigo 2002, p. 416,
con rinvii).
Come detto, nel caso di specie la prova del mancato utilizzo del veicolo aziendale per esigenze private non è stata fornita, nemmeno per indizi, dai ricorrenti, a nulla rilevando il mero possesso di un altro veicolo di proprietà, circostanza che non dimostra in alcun modo il mancato utilizzo del veicolo aziendale (peraltro una _ station wagon, quindi un’auto di categoria e cilindrata superiori rispetto a quella di proprietà dei ricorrenti, una _).
2.6
Il caso del contribuente, d’altronde, non rientra in astratto neppure nell’ipotesi prevista dal par. 22 delle istruzioni per la compilazione del certificato di salario (v.
supra
, consid. 2.3.), cioè quella in cui il dipendente, cui è concesso l’uso privato del veicolo di servizio “assume a proprio carico una parte considerevole dei costi” (p. es. tutte le spese di manutenzione, i premi d’assicurazione, le spese per il carburante, le riparazioni; per contro, la sola assunzione delle spese per il carburante non è abbastanza)”. Una simile situazione non solo non risulta dal certificato di salario, che non riporta la relativa “osservazione”, ma neanche è stata dedotta dal ricorrente: è emerso dagli atti e dalle conferme raccolte dall’Ufficio di tassazione presso il datore di lavoro, inoltre, che i costi per l’utilizzo dell’automobile sono stati sopportati integralmente dal datore di lavoro stesso.
2.7
Corretta è, infine, la posizione assunta dall’Ufficio di tassazione relativamente all’obiezione sollevata dai contribuenti, secondo cui l’importo in oggetto era stato portato in deduzione nella tassazione precedente.
A tale riguardo, va ricordato che l’autorità di tassazione è tenuta ad apprezzare gli elementi imponibili di ogni periodo fiscale conformemente alla legge e senza essere vincolata da sue eventuali decisioni adottate precedentemente su questioni analoghe. Le decisioni di tassazione non implicano pertanto di principio alcuna assicurazione per notifiche ulteriori (sentenza 2P.250/2004 del 13 giugno 2005, in: RtiD II-2005 n. 10t, consid. 6.3; sentenza 2P.173/2002 del 7 febbraio 2003, in: RDAT II-2003 n. 15t, consid. 5.3).
3.
Il ricorso è pertanto respinto. Tassa di giustizia e spese processuali sono a carico dei ricorrenti.