Decision ID: 574189d3-389d-53d2-814a-010c48f9434b
Year: 2018
Language: it
Court: TI_TRAP
Chamber: TI_TRAP_002
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: penal_law

in fatto
a. In data 30.5.2017, RE 1ha presentato una denuncia penale contro PI 1, ipotizzando a suo carico i reati di truffa, appropriazione indebita e amministrazione infedele.
La ditta denunciante e il denunciato avevano concluso un accordo in data 14.12.2015 di cessione di ramo d’azienda (riferito a un certo numero di clienti e società, come pure a tre dipendenti), un accordo di collaborazione (tra denunciato e la denunciante) e un accordo integrativo.
Il denunciato aveva cominciato a lavorare presso la denunciante in gennaio 2016. Nel tempo sarebbero emerse delle circostanze anomale nell’attività del denunciato e nelle società oggetto dell’accordo di cessione di ramo aziendale. Il rapporto tra le parti sarebbe progressivamente peggiorato. In gennaio 2017 PI 1 sarebbe peraltro stato sentito in un procedimento per riciclaggio, e la ditta reclamante ha subito per questo motivo delle perquisizioni e dei sequestri ordinate nei confronti di PI 1.
Il 26.1.2017 veniva in un primo tempo disdetto il rapporto di lavoro del denunciato per fine marzo 2017, con esonero immediato dell’obbligo di lavoro. La disdetta del contratto di lavoro è poi stata ridata con effetto immediato.
Nella propria denuncia la denunciante ipotizza il reato di truffa in relazione alla clientela e alle società che sarebbero state cedute. Ipotizza inoltre il reato di appropriazione indebita per la vendita a terzi di società oggetto del contratto di cessione di ramo d’azienda, per l’incameramento abusivo di somme di denaro, per un uso disinvolto della carta di credito aziendale e per un veicolo messo a disposizione del denunciato. Con la denuncia, RE 1 si è costituita accusatrice privata.
b. Aperto il procedimento (inc. _), in data 1.6.2017 l’allora procuratore pubblico incaricato dell’inchiesta ha subito spiccato una citazione per un rappresentante della denunciante, sentito pochi giorni dopo (AI 3).
Un mese e mezzo dopo, un nuovo procuratore pubblico ha comunicato al patrocinatore della reclamante di aver assunto la direzione del procedimento, e che l’incarto si trovava in istruzione presso la polizia (AI 8).
Un sollecito del patrocinatore della reclamante (del 17.10.2018, AI 9) è stato riscontrato in data 19.10.2018 (AI 10): il procuratore pubblico ha informato che il sollecito era stato trasmesso alla polizia giudiziaria, comunicando al patrocinatore dell’accusatrice privata il nome dell’ispettore incaricato dell’incarto (AI 10).
Un ulteriore scritto del rappresentante della denunciante del 16.1.2018 (AI 11) è stato trasmesso in polizia giudiziaria dal procuratore pubblico, dandone notizia all’accusatrice privata (AI 12). Pochi giorni dopo, in data 18.1.2018, il procuratore pubblico ha completato il mandato alla polizia in fase d’istruzione (AI 13), per verificare un prelievo e sentire un teste.
Un ulteriore sollecito del rappresentante della denunciante (del 12.3.2018, AI 14) è stato riscontrato in data 22.3.2018 dal procuratore pubblico, ribadendo che l’istruzione si trovava presso la polizia giudiziaria (AI 15).
Dopo un altro scritto del patrocinatore della reclamante del 23.3.2018 (AI 16), in data 23.4.2018 il procuratore pubblico ha conferito 6 mandati alla polizia giudiziaria, per sentire altrettanti testi (AI 17-22).
In data 17.5.2018, RE 1 ha presentato una nuova querela per concorrenza sleale a carico di PI 1 (AI 23).
In data 28.5.2018, il procuratore pubblico ha esteso l’istruzione al delitto contro la concorrenza sleale (art. 4 e 23 LCSl, AI 25).
In medesima data il procuratore pubblico ha conferito mandato alla polizia giudiziaria di sentire dei testi e una persona informata sui fatti, in relazione alla querela del 17.5.2018 (AI 26).
A seguito di uno scritto del patrocinatore della reclamante del 23.7.2018 (AI 27), nel quale si lamentava di non aver ancora ricevuto copie di eventuali citazioni per gli interrogatori richiesti alla polizia giudiziaria, il procuratore pubblico ha risposto in data 23.7.2018 di aver nuovamente sollecitato la polizia giudiziaria (AI 28).
c. Con il proprio gravame, la ricorrente si duole di una denegata e ritardata giustizia. Nell’allegato ricorsuale ripercorre i fatti all’origine della denuncia prima, della querela poi: ripropone inoltre i vari solleciti inviati al Ministero pubblico.
Nel proprio gravame la reclamante sostiene che nel caso presente la denegata giustizia e la violazione del principio di celerità sarebbero “pieni e plateali”, anche perché il Ministero pubblico non può giustificarsi adducendo che l’incarto è passato alla polizia giudiziaria: spetta infatti la Ministero pubblico dirigere il procedimento. In conclusione la reclamante si riserva, in caso di ulteriore protratta inattività, di segnalare il caso anche al Consiglio della magistratura.
d. Con le proprie osservazioni del 24.8.2018, il procuratore pubblico propone la cronistoria dell’incarto, ribadendo come alla polizia giudiziaria sia stato dato tempestivo incarico.
Non vi sarebbe una totale inattività, e ciò malgrado un avvio lento dell’inchiesta. Non ci sarebbe stato un “rilevante vuoto temporale” nella conduzione della fase dell’istruzione. Il procuratore pubblico ricorda anche che il principio della celerità si “attiva” dal momento in cui l’imputato è informato dei sospetti nei suoi confronti: nel caso concreto, l’imputato non è ancora a conoscenza dei sospetti su di lui e dell’apertura del procedimento a suo carico.
e. La reclamante ha rinunciato a replicare alle osservazioni del procuratore pubblico, benché detta facoltà le sia stata concessa.
f. Con una nota all’incarto del 23.8.2018 il procuratore pubblico indica che la polizia giudiziaria avrebbe fissato gli interrogatori dei primi due testi, per il 27/28.8.2018 prima, per il 5.9.2018 poi.

in diritto
1. 1.1.
Giusta l’art. 393 cpv. 1 lit. a CPP il reclamo può essere interposto, entro il termine di dieci giorni, contro le decisioni e gli atti procedurali e, in ogni momento, contro le omissioni della polizia, del pubblico ministero e, ancora, delle autorità penali delle contravvenzioni, eccettuati i casi in cui esso è espressamente escluso dal CPP oppure quando è prevista un’altra impugnativa.
Con il gravame, da introdurre davanti alla giurisdizione di reclamo (art. 20 cpv. 1 lit. b CPP), ovvero – in Ticino – alla Corte dei reclami penali (art. 62 cpv. 2 LOG), si possono censurare le violazioni del diritto, compreso l’eccesso e l’abuso del potere di apprezzamento e la denegata o ritardata giustizia (art. 393 cpv. 2 lit. a CPP), l’accertamento inesatto o incompleto dei fatti (art. 393 cpv. 2 lit. b CPP) e l’inadeguatezza (art. 393 cpv. 2 lit. c CPP).
Il reclamo deve essere presentato per iscritto e motivato (art. 396 cpv. 1 CPP), con riferimento in particolare all’art. 390 CPP per la forma scritta ed all’art. 385 CPP per la motivazione.
Esso deve indicare – in particolare – i punti della decisione che intende impugnare, i motivi a sostegno di una diversa decisione ed i mezzi di prova auspicati (art. 385 cpv. 1 lit. a, b e c CPP).
1.2.
Il gravame, presentato in data 7/8.8.2018, censura denegata giustizia del procuratore pubblico. Esso non soggiace ad alcun termine (art. 396 cpv. 2 CPP): l’impugnativa è tempestiva e proponibile (BSK StPO – P. GUIDON, 2. ed., art. 393 CPP n. 15a).
RE 1, accusatrice privata nel procedimento, è legittimata a reclamare giusta l’art. 382 cpv. 1 CPP, avendo un interesse giuridicamente protetto all’avanzamento e alla conclusione del procedimento dipendente da sua denuncia del 30.5.2017 e da sua querela del 17.5.2018.
Le esigenze di forma e motivazione del reclamo sono rispettate.
L’impugnativa, in queste circostanze, è ricevibile in ordine.
2. 2.1.