Decision ID: 0fb92adf-43e1-51f9-877c-014c573dca1e
Year: 2015
Language: it
Court: TI_TCAS
Chamber: TI_TCAS_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: social_law

ritenuto in fatto
1.1. Il 30 dicembre 2007 RI 1, classe 1980, da ultimo attiva quale impiegata presso la _ di _ (doc. AI 15/1-16, ora _), ha presentato una domanda di prestazioni AI per adulti a motivo di un “(...) Schleudertrauma (...)” (doc. AI 6/1-9).
Con decisione del 16 febbraio 2010 – ritenuta l’inabilità lavorativa originata esclusivamente dagli esiti infortunistici e visto l’incarto Lainf dal quale risultava che a seguito dell’evento infortunistico del 9 marzo 2005 l’assicurata ha presentato un’inabilità lavorativa completa limitatamente al periodo dal 9 marzo al 20 aprile 2005, con in seguito una capacità lavorativa del 90% nella sua attività abituale (cfr. la decisione su opposizione del 15 gennaio 2009 sub doc. 80/1-8 dell’incarto Lainf) – l’Ufficio AI ha negato il diritto a prestazioni in quanto non adempiuto l’anno di carenza ai sensi dell’art. 28 cpv. 1 lett. b LAI (doc. AI 41/1-3).
In esito al ricorso del 19 marzo 2010 (doc. AI 43/3-7) – nel quale l’avv. RA 1 ha censurato l’assenza di motivazione del provvedimento impugnato ritenuto che con la STF 8C_480/2009 del 26 gennaio 2010 (doc. 94/1-16 dell’incarto Lainf) il TF ha annullato la STCA 35.2009.26 del 22 aprile 2009 (doc. 89/1-34 dell’incarto Lainf) e rinviato gli atti al TCA per ulteriori accertamenti medici e resa di un nuovo giudizio – questo Tribunale ha omologato la transazione intervenuta tra le parti e rinviato gli atti per ulteriori accertamenti (STCA 32.2010.70 del 22 aprile 2010 sub. doc. AI 49/1-3).
1.2. Con decisioni del 29 agosto 2014, preavvisate il 21 febbraio 2014 (doc. AI 104/1-4) – sulla base della perizia pluridisciplinare 23 gennaio 2013 del Servizio Accertamento Medico (SAM) (doc. AI 85/1-51), del rapporto finale 29 gennaio 2013 del medico SMR dr. _ (doc. AI 87/1-3), delle risposte del 29 giugno 2012 e del 23 maggio 2013 dell’avv. RA 1 (doc. AI 75/1 e 92/1) e del 10 febbraio 2014 della _ (doc. AI 97/1), della valutazione del consulente in integrazione del 21 febbraio 2014 (doc. AI 99/1-2) nonché della nota per l’incarto del 14 marzo 2014 con le tabelle elaborate il 20 marzo 2014 (doc. AI 102/1-2 e 103/1-10) –, l’Ufficio AI ha riconosciuto all’assicurata il diritto a una rendita intera dal 1. marzo 2006 (dopo l’anno d’attesa ex art. 28 cpv. 1 lett. b LAI, con versamento retroattivo della rendita dal 1. gennaio 2007 ai sensi dell’art. 48 cpv. 2 LAI in vigore fino al 31 dicembre 2007) al 30 aprile 2007 e ad un quarto di rendita dal 1. maggio 2007 (ovvero tre mesi dopo il miglioramento del gennaio 2007 ex art. 88a cpv. 1 OAI) al 30 giugno 2012 (doc. AI 108/1-10 e 109/1-11). Dal 1. luglio 2012 il diritto alla rendita è stato soppresso in quanto, in applicazione del metodo misto, il grado d’invalidità risulta essere del 32% e quindi inferiore al minimo pensionabile (art. 28 cpv. 2 LAI).
1.3. Contro la decisione del 29 agosto 2014, sempre tramite l’avv. RA 1, l’assicurata ha inoltrato il presente ricorso al TCA con il quale – contestata la valutazione economica (l’applicazione del metodo misto dopo l’agosto 2013) – ha chiesto l’attribuzione del diritto ad un quarto di rendita dal 1. settembre 2013.
1.4. Con la risposta di causa l’Ufficio AI – osservato che il ricorso va considerato tempestivo vista l’impossibilità di comprovare la data di ricezione della decisione impugnata inviata per posta B e confermata l’applicazione del metodo misto – ha chiesto di respingere il ricorso.
Contestualmente – richiamate la giurisprudenza valida per i disturbi da dolore somatoforme applicabile per analogia al traumatismo cervicale da contraccolpo senza disfunzioni organiche comprovabili nonché le risultanze degli accertamenti esperiti presso la Cassa malati circa l’assunzione dei medicamenti e delle consultazioni mediche indicate – l’amministrazione, ritenuto di essere incorsa in un errore manifesto allorquando ha riconosciuto un’inabilità lavorativa, ha concluso che “(...) alla luce degli elementi sopra riportati, lo scrivente Ufficio richiede quindi a codesto lodevole Tribunale di voler valutare un’eventuale reformatio in pejus, considerando le patologie diagnosticate non invalidanti, perlomeno dal 01.01.2007 in avanti, ossia da quando non è più riconosciuto il nesso di causalità con l’incidente del 09.03.2005. (...)” (VI, pag. 10). L’Ufficio AI ha inoltre osservato che “(...) in via sussidiaria, considerate le incongruenze riscontrate e alla luce del fatto che la perizia del SAM risale ormai al novembre 2012, ossia a 2 anni or sono, lo scrivente Ufficio richiede l’annullamento della decisione impugnata ed il rinvio degli atti all’Ufficio AI affinché emani una nuova decisione dopo i necessari accertamenti. (...)” (VI, pag. 10).
Va qui evidenziato che con la STF 8C_518/2013 del 27 maggio 2013 l’Alta Corte ha confermato la STCA 35.2010.9 del 23 maggio 2012 con la quale questo Tribunale ha condannato l’assicuratore infortuni a riconoscere le prestazioni di corta durata fino al 31 dicembre 2006 e accertato l’assenza di un nesso causale adeguato tra i disturbi denunciati e l’infortunio assicurato dopo detta data (cfr. doc. AI 93/2-15).
1.5. Con osservazioni 19 marzo 2015 (dopo le ripetute domande di proroga del termine; VIII, IX, X, XI, XII, XIII, XIV e XV) l’insorgente si è confermata nella domanda di applicazione, dal 1. settembre 2013, del metodo normale del confronto dei redditi per il calcolo del grado d’invalidità sostenendo – con argomentazioni di cui si dirà, se necessario, nel merito – che l’amministrazione non è incorsa in alcun errore e che non entra in considerazione una reformatio in pejus.
1.6. Con osservazioni del 31 marzo 2015 l’Ufficio AI si è confermato nelle proprie allegazioni (XIX).
1.7. Con scritto del 7 agosto 2015 il vicepresidente del TCA – vista la giurisprudenza di cui alla DTF 137 V 314 e prospettato un eventuale annullamento della decisione impugnata con rinvio degli atti all’amministrazione per ulteriori accertamenti e resa di un nuovo provvedimento – ha assegnato un termine all’avv. RA 1 per decidere se mantenere oppure ritirare il ricorso, rispettivamente per presentare eventuali osservazioni (XXI).
Il ricorrente è rimasto silente.

considerato in diritto
2.1. In DTF 131 V 164 il TF ha sostenuto che dal profilo dell'oggetto impugnato e dell'oggetto della lite è irrilevante che l'assegnazione retroattiva di una rendita d'invalidità degressiva e/o limitata nel tempo venga notificata con un'unica decisione oppure per mezzo di più decisioni di stessa data. Valgono i principi posti in DTF 125 V 413.
In concreto le decisioni del 29 agosto 2014 (doc. AI 108/1-10 e 109/1-11) nel loro insieme sono oggetto del contendere e dell'esame di questo TCA.
Questo vale anche se l’insorgente (producendo solo la decisione del 29 agosto 2014 inerente alle prestazioni ordinarie valide dal 1. maggio 2007 al 30 giugno 2012; cfr. doc. A) ha chiesto la riforma della decisione impugnata e il riconoscimento del diritto a un quarto di rendita dal 1. settembre 2013 in avanti.
2.2. Secondo l’art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con gli art. 7 e 8 della LPGA, con invalidità s’intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata, cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio. Gli elementi fondamentali dell'invalidità, secondo la surriferita definizione, sono quindi un danno alla salute fisica o psichica conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio, e la conseguente incapacità di guadagno. Occorre quindi che il danno alla salute abbia cagionato una diminuzione della capacità di guadagno, perché il caso possa essere sottoposto all'assicurazione per l'invalidità (Duc, L’assurance invalidité, in: Meyer (Hrsg.), Schweizerisches Bundesverwaltungsrecht, Band XIV, Soziale Sicherheit, 2a ed., 2007, pag. 1411, n. 46).
Secondo l'art. 28 cpv. 2 LAI gli assicurati hanno diritto ad una rendita intera se sono invalidi almeno al 70%, a tre quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono invalidi almeno al 40%.
Ai sensi dell'art. 16 LPGA il grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto fra il reddito del lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo l'insorgenza dell'invalidità e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione, nell'esercizio di un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in condizioni normali di mercato del lavoro (reddito da invalido) e il reddito del lavoro che egli avrebbe potuto conseguire se non fosse diventato invalido (reddito da valido).
Il grado d'invalidità dell'assicurato deve quindi essere determinato dal raffronto del reddito che egli ancora può conseguire nonostante la sua invalidità con quello che avrebbe potuto guadagnare in assenza delle affezioni di cui è portatore (Duc, op. cit., pag. 1476, n. 213 e la giurisprudenza citata alla nota a pié pagina n. 264). Si confronta perciò il reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non fosse divenuto invalido con quello ch'egli può tuttora realizzare, benché invalido, sfruttando la residua capacità lavorativa in attività da lui ragionevolmente esigibili in condizioni normali del mercato del lavoro, previa adozione di eventuali provvedimenti integrativi (metodo generale del raffronto dei redditi; DTF 128 V 30, 104 V 136; Pratique VSI 2000 pag. 84).
Al proposito va precisato che, secondo la giurisprudenza del Tribunale federale delle assicurazioni (TFA, dal 1° gennaio 2007 Tribunale federale, TF), per il raffronto dei redditi sono determinanti le circostanze esistenti al momento dell'(even-tuale) inizio del diritto alla rendita ed i redditi da valido e da invalido devono però essere rilevati sulla medesima base temporale e la valutazione deve tenere conto di eventuali modifiche dei redditi di paragone intervenute fino alla resa della decisione (rispettivamente, in regime di LPGA, decisione su opposizione) e suscettibili di incidere sul diritto alla rendita (DTF 129 V 222; STFA I 600/01 del 26 giugno 2003, consid. 3.1; STFA I 475/01 del 13 giugno 2003, consid. 4.1).
2.3. Per costante giurisprudenza quando l’amministrazione con un’unica decisione attribuisce una rendita per un certo periodo e, contemporaneamente, la riduce o la sopprime per un periodo successivo, devono essere applicate per analogia le regole sulla revisione ex art. 17 LPGA (DTF 131 V 164, 131 V 120, 125 V 143; SVR 2006 IV Nr. 13; STFA I 597/04 del 10 gennaio 2006; I 689/04 del 27 dicembre 2005; I 38/05 del 19 ottobre 2005; I 12/04 del 14 aprile 2005; I 528/04 del 24 febbraio 2005 e I 299/03 del 29 giugno 2004).
A sua volta, l’art. 17 cpv. 1 LPGA stabilisce che se il grado d’invalidità del beneficiario della rendita subisce una notevole modificazione, per il futuro la rendita è aumentata o ridotta proporzionalmente o soppressa, d’ufficio o su richiesta.
I principi giurisprudenziali sviluppati in materia di revisione di rendite sotto il regime del vecchio art. 41 LAI sono applicabili anche a proposito dell’art. 17 LPGA (DTF 130 V 343, consid. 3.5, pagg. 349-352).
Se la capacità al guadagno dell'assicurato migliora, v'è motivo di ammettere che il cambiamento determinante sopprime, all'occorrenza, tutto o parte del diritto a prestazioni dal momento in cui si può supporre che il miglioramento costatato perduri. Lo si deve in ogni caso tenere in considerazione allorché è durato tre mesi, senza interruzione notevole, e che presumibilmente continuerà a durare (art. 88a cpv. 1 OAI). Analogamente, in caso di aggravamento dell'incapacità al guadagno, occorre tener conto del cambiamento determinante il diritto a prestazioni, non appena esso perdura da tre mesi senza interruzione notevole. L’art. 29bis è applicabile per analogia (art. 88a cpv. 2 OAI). Queste norme sono applicabili non soltanto in caso di revisione della rendita, ma anche di assegnazione con effetto retroattivo di una prestazione limitata nel tempo (STF 8C_94/2013 dell’8 luglio 2013 consid. 4.1 e STFA 29 maggio 1991 nella causa St.; RCC 1984 pag. 137).
L’art. 88a cpv. 2 OAI è applicabile nei casi in cui al momento del cambiamento determinante il diritto a prestazioni esisteva già un’invalidità che dava diritto ad una rendita (STF 8C_303/2012 e 8C_340/2012 del 6 dicembre 2012, consid. 5.3 con riferimenti).
Giusta l’art. 29 bis OAI (Risorgere dell’invalidità dopo la soppressione della rendita), se la rendita è stata soppressa a causa dell’abbassamento del grado di invalidità e l’assicurato, nel susseguente periodo di tre anni, presenta di nuovo un grado di invalidità suscettibile di far nascere il diritto alla rendita per incapacità al lavoro della stessa origine, il periodo precedente la prima erogazione verrà dedotto dal periodo d’attesa impostogli dall’art. 28 cpv. 1 lett. b LAI.
2.4. Se, però, un assicurato maggiorenne non esercitava un'attività lucrativa prima di essere invalido, l'applicazione nei suoi confronti del concetto dell'incapacità di guadagno non è possibile poiché – in simili condizioni – l'invalidità non può cagionare una vera e propria perdita di guadagno. Ciò, in special modo, se non si può esigere da questi l'esercizio di una attività lucrativa.
Per questo motivo l'art. 8 cpv. 3 LPGA parifica l'impedimento di svolgere le proprie mansioni consuete all'incapacità al guadagno (metodo specifico di calcolo dell'invalidità, SVR 1996 IV Nr. 76 pag. 221 consid. 1; RCC 1986 pag. 246 consid. 2b; DTF 104 V 136). In questo senso l’art. 28a cpv. 2 LAI prevede che l'invalidità dell’assicurato che non esercita un’attività lucrativa ma svolge le mansioni consuete e dal quale non si può ragionevolmente esigere che intraprenda un’attività lucrativa è valutata, in deroga all’articolo 16 LPGA, in funzione dell’incapacità di svolgere le mansioni consuete.
A sua volta, l'art. 27 cpv. 1 OAI precisa che per mansioni consuete di una persona senza attività lucrativa occupata nell’economia domestica s’intendono in particolare gli usuali lavori domestici, l’educazione dei figli nonché le attività artistiche e di pubblica utilità e che per mansioni consuete dei religiosi s’intende ogni attività svolta dalla comunità.
L’invalidità viene così valutata sulla base di un confronto delle attività domestiche, da effettuare mediante un’inchiesta domiciliare (DTF 130 V 97; Pratique VSI 2001 pag. 158 consid. 3c). Si paragona quindi l'attività svolta dall'assicurato prima della sopravvenienza del danno alla salute con quella che può svolgere posteriormente, applicando l'impegno che si può esigere da lui (RCC 1984 pag. 139; Duc, Les assurances sociales en Suisse, Lausanne 1995, pag. 458; Maurer, Bundessozialversicherungsrecht, 1994, pag. 145). Di regola si presume che non vi è impedimento dovuto all'invalidità se l'assicurato è ancora attivo nella sua economia domestica e segue, almeno parzialmente, le incombenze che lo concernono. Questa presunzione può tuttavia essere rovesciata se è stabilito che la persona lavora più di quanto è ragionevolmente esigibile oppure fa eseguire da altri la maggior parte dei lavori che non può eseguire personalmente (RCC 1984 pag. 139). L'importanza dell'attività della persona che si occupa dell'economia domestica dipende dalla struttura familiare, dalla situazione professionale del congiunto e dalle circostanze locali. Si distinguono quindi tre tipi di famiglia, quella senza figli, quella con figli o altri membri della famiglia che richiedono cure o quella in cui un coniuge collabora nell'impresa dell'altro.
2.5. Nel caso in cui invece l’interessato svolga (o comunque svolgerebbe in assenza dei fattori invalidanti) solo parzialmente un'attività lucrativa risulta applicabile l’art. 28a cpv. 3 LAI secondo cui: “se l’assicurato esercita un’attività lucrativa a tempo parziale o collabora gratuitamente nell’azienda del coniuge, l’invalidità per questa attività è valutata secondo l’articolo 16 LPGA. Se svolge anche le mansioni consuete, l’invalidità per questa attività è determinata secondo il capoverso 2. In tal caso, occorre determinare la parte dell’attività lucrativa o della collaborazione gratuita nell’azienda del coniuge e la parte dello svolgimento delle mansioni consuete e valutare il grado d’invalidità nei due ambiti.”.
Questo metodo di graduazione dell'invalidità (detto "metodo misto") è stato ancora una volta dichiarato conforme alla legge dal TFA in DTF 125 V 146.
Anche in altre occasioni l'Alta Corte ha confermato che il metodo misto, applicato ad assicurati che svolgono un'attività lucrativa unicamente a tempo parziale e consacrano il resto del loro tempo all’attività casalinga, è conforme alla legge e alla volontà del legislatore. Nemmeno è stata ravvisata una violazione dell’art. 8 CEDU (cfr. STFA I 276/05 del 24 aprile 2006, parzialmente pubblicata in Plädoyer 5/06 pag. 54 segg. e STFA I 156/04 del 13 dicembre 2005, pubblicata in SVR 2006 IV Nr. 42 pag. 151 segg.).
Questa giurisprudenza è stata ribadita nelle DTF 137 V 334, 133 V 504 e 133 V 477.
In una sentenza pubblicata in DTF 134 V 9 l'Alta Corte ha precisato la propria giurisprudenza ed ha ammesso la possibilità di prendere in considerazione gli influssi reciprochi dell'attività lucrativa e dello svolgimento di mansioni consuete nell'ambito dell'applicazione del metodo misto.
Una eventuale ridotta capacità nell'ambito professionale o nell'ambito dell'adempimento delle mansioni consuete (secondo l'art. 27 OAI) in seguito a maggiori sforzi compiuti nell'altro settore d'attività va tuttavia presa in considerazione solo a determinate condizioni.
2.6. Al fine di determinare il metodo applicabile per stabilire l’eventuale invalidità, si deve anzitutto appurare se la persona esercitava o meno attività lucrativa immediatamente prima dell’insorgere dell’invalidità. Occorre in seguito verificare, fondandosi sulla globalità delle circostanze, se, ipoteticamente, in assenza del danno alla salute, l'assicurato avrebbe o meno esercitato un'attività lavorativa. Ad esempio se l'assicurato esercitava o meno un'attività lucrativa immediatamente prima dell'insorgere dell’invalidità e se l'assicurato che non esercita un’attività lucrativa ne avrebbe esercitata una in futuro se non fosse subentrato il danno alla salute. Grande importanza deve essere attribuita all’attività che veniva svolta al momento dell’intervento del danno alla salute invalidante, specie nel caso in cui le altre circostanze non hanno subìto modifiche rilevanti sino alla nascita del diritto alla rendita. Da considerare sono tutte le circostanze del caso concreto, segnatamente le condizioni finanziarie, famigliari, l’età dell’assicurato, la sua situazione professionale, le affinità e la personalità dell’assicurato. A nessuno di questi elementi va tuttavia attribuita un’importanza decisiva, per esempio nemmeno al mancato raggiungimento del minimo d’esistenza nel caso del mancato esercizio di un’attività lucrativa rispettivamente alla necessità economica di una simile attività (DTF 130 V 393 consid. 3.3; SVR 1996 AI Nr. 76; DTF 117 V 195; in argomento cfr. anche la STF 9C_150/2012 del 30 agosto 2012 consid. 3 e la giurisprudenza ivi citata; vedi inoltre Meyer/Reichmuth, Rechtsprechung des Bundesgerichts zum IVG, 2014, ad art. 5, pagg. 54-58 e 61-62 e Blanc, La procédure administrative en assurance-invalidité, Fribourg 1999, pag. 190 segg.).
Questa valutazione deve ugualmente prendere in considerazione la volontà ipotetica dell’assicurata, che, in quanto fatto interno, deve essere in regola generale dedotta da indizi esterni (STF 9C_64/2012 dell’11 luglio 2012 consid. 5.2; STFA I 693/06 del 20 dicembre 2006, consid. 4.1.).
Da ultimo va rilevato che il metodo di calcolo non resta immutato. Ad ogni revisione si deve infatti accertare quale sarebbe stata l’attività esercitata dall’assicurato se non fosse stato invalido (SVR 1996 AI Nr. 76; DTF 117 V 195, 98 V 262; AJP 1994 pag. 784 segg.; STFA del 24 marzo 1994 solo parzialmente pubblicata in DTF 120 V 150; Meyer, op. cit., pag. 288; Blanc, La procédure administrative en assurance-invalidité, 1999, pag. 190-191).
2.7. Questo Tribunale rileva che – ritenuto che l’insorgente, dopo aver conseguito il diploma di impiegata di commercio nel 2000 (doc. AI 9/1) e quello federale in economia nel 2005 (doc. AI 9/2), abbia lavorato presso la _ al 100% dal luglio 2002 fino al momento dell’infortunio nel marzo 2005 e in seguito al 30% dal novembre 2005 fino alla chiusura della succursale di _ nel maggio 2008 (doc. AI 15/1-7, 15/8, 17/1-7 e 26/4), che si è iscritta al collocamento alla ricerca di un’attività a tempo pieno nel gennaio 2009 (doc. 3/1-4 dell’incarto disoccupazione), che dopo il matrimonio (settembre 2006) e la nascita del primo figlio (novembre 2009) avrebbe continuato a lavorare al 100% (doc. AI 72/1 e 75/1) e che dopo la nascita della seconda figlia (giugno 2012) avrebbe ridotto il grado di occupazione all’80% (giugno 2012) fino alla sua entrata all’asilo (doc. AI 88/1, 89/1, 90/1 e 92/1) –, conformemente alla succitata giurisprudenza (cfr. consid. 2.6), a ragione l’Ufficio AI ha considerato la ricorrente quale salariata al 100% fino al maggio 2012 e all’80% dal giugno 2012.
In particolare – viste le risposte fornite dall’avv. RA 1, interpellato in merito alla disponibilità lavorativa della sua assistita dopo la nascita dei figli (doc. AI 72/1 e 90/1-2), del 29 giugno 2012: “(...) La signora RI 1, si come aver finito la scuola per economista avrebbe lavorato 100%; il bambino avrebbe dato al asilo o lasciato custodire dei famigliari. (...)” (doc. AI 75/1) e del 23 maggio 2013: “(...) La signora RI 1, in caso che sarebbe sana, avrebbe lavorato 80% dopo la nascita del secondo bambino, la figlia _. Un aumento della quota di nuovo al 100% sarebbe stato realizzato dal momento, che _ entrasse nell’asilo. (...)” (doc. AI 92/1) –, per il fatto che dalla perizia 23 gennaio 2013 del SAM (doc. AI 85/1-51) risulti che: “(...) Forse, quando anche la secondogenita inizierà l’asilo, potrebbe riprendere un’attività lavorativa (prima vorrebbe dedicarsi ai figli). (...)” (doc. AI 85/13, punto 3.7 “Descrizione della giornata”), non è possibile concludere, come suggerito dall’Ufficio AI con la risposta di causa, che l’insorgente avrebbe dovuto essere ritenuta quale casalinga al 100% dal giugno 2012.
L’insorgente, vista la fine del rapporto di lavoro del marito il 9 gennaio 2013 con relativo annuncio in disoccupazione del 22 gennaio seguente (doc. AI 115/16 e 115/17), ha addotto che dall’inizio di settembre 2013 avrebbe per forza dovuto aumentare il suo grado di salariata al 100%.
Ora, se da una parte è vero che la succitata risposta del 23 maggio 2013 dell’avv. RA 1 è posteriore alla perdita di lavoro del marito nel gennaio 2013 (quindi considerava già questa situazione), dall’altra parte non è possibile escludere che l’insorgente, ritenuta la crisi del settore bancario e realizzata l’effettiva difficoltà del marito a trovare un’occupazione in quel campo, in un secondo tempo (prima della decisione impugnata) si sia effettivamente decisa ad aumentare la sua disponibilità quale salariata.