Decision ID: a82c07aa-b6ba-5dbf-88f4-fa5a72254bd1
Year: 1995
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_002
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: civil_law

in fatto
A.
Con petizione del 28 ottobre 1993 l’attrice, in quanto cessionaria delle pretese di _, ha chiesto la condanna della convenuta al pagamento di 192’207.30 oltre interessi.
La signora _ avrebbe a suo tempo mutuato delle somme di denaro al di lei genero _ affinché questi costituisse la cassa malati _.
Del credito della mutuante si sarebbe in seguito fatta carico la convenuta, in conseguenza della fusione tra la predetta cassa malati _ e la cassa malati _
Da ciò la presente causa.
B.
In sede di risposta la convenuta si è opposta alla petizione, eccependo in via preliminare l’incompetenza del giudice adito, in quanto essa avrebbe sede a _ e la _ di _ sarebbe comunque estranea alla sottoscrizione del contratto di fusione dal quale l’attrice pretende di trarre diritto.
C.
Nel giudizio qui impugnato il Pretore ha rilevato che la convenuta è una fondazione avente sede a _.
Nel caso concreto non sarebbe stata sostanziata l’esistenza di un domicilio d’affari presso l’agenzia di _, né la stessa rappresenterebbe una succursale della sede principale.
Non potendosi nemmeno ammettere che la pretesa in questione fosse attinente all’attività esercitata dall’agenzia di _, il Pretore ha ammesso l’eccezione di incompetenza territoriale e ha respinto la petizione in ordine.
D.
Con tempestivo gravame datato 17 febbraio 1995 l’attrice ha chiesto l’annullamento della decisione impugnata e il rinvio degli atti al Pretore per la continuazione della causa.
Tutte le trattative per la conclusione del contratto di fusione avrebbero avuto luogo a _, ed inoltre il diritto commerciale stabilirebbe con chiarezza i poteri attribuiti alle sedi o alle agenzie di banche, società assicuratrici o casse malati.
Le casse malati, e perciò anche la convenuta, agirebbero nei vari cantoni in base alle autorizzazioni ricevute, così che si dovrebbe ammettere che anche la convenuta svolge di fatto in maniera preponderante la propria attività in _.
E.
Nelle osservazioni dell’11 marzo 1995 la convenuta, non senza esprimere riserve sulla ricevibilità formale dell’appello, ne ha chiesto la reiezione protestando spese e ripetibili.

Considerato
in diritto:
1.
L’art. 321 cpv. 1 lit. b CPC esclude che in sede di appello possano venire addotti nuovi fatti, prove o eccezioni.
Questa norma è più volte disattesa dal gravame in esame.
L’attrice, oltre a produrre numerosi nuovi documenti, che devono necessariamente essere estromessi dall’incarto (per tante:
II CCA
24 gennaio 1994 in re G./L.), ha notevolmente ampliato le sue tesi di fatto, sottoponendo a giudizio una versione degli avvenimenti concernenti l’eccezione di incompetenza territoriale che non coincide con quella esposta nell’allegato introduttivo e ribadita all’udienza preliminare.
Anche questi nuovi fatti non possono essere considerati ai fini del riesame della decisione pretorile sull’eccezione, atteso che l’attrice, che aveva il dovere di dimostrare al giudice la di lui competenza sulla base dell’art. 17 lit. a CPC da lei invocato (petizione, pag. 4), poteva senz’altro prendere compiutamente posizione sul tema in un eventuale allegato di replica (art. 175 CPC), allegato che essa ha invece omesso di presentare.
2.
A prescindere da tali considerazioni, va comunque osservato che il giudizio pretorile non è suscettibile di riforma nemmeno alla luce dei nuovi fatti e documenti allegati dall’attrice.
In effetti, l’affermazione secondo cui la convenuta ha la sua sede principale in altro cantone e non a _ rimane incontestata, ed è anzi implicitamente confermata dal fatto che la stessa attrice ha invocato il foro della succursale o del domicilio d’affari.
E’ altresì indubbio, come risulta dal confuso allegato petizionale, che la causa del preteso credito nei confronti della convenuta risiederebbe nel contratto di fusione tra le casse malati _ ed _ (doc. D), e non vi è del resto altro legame possibile tra la cedente del credito e la convenuta.
Ciò premesso, è perfettamente inutile impostare il gravame sul tentativo di dimostrare che la convenuta ha oggi una succursale o un domicilio d’affari a _, visto che secondo l’art. 17 lit. a CPC occorrerebbe dimostrare cumulativamente che l’oggetto della causa è in relazione con l’attività della succursale o della sede di affari.
L’attrice, invece, ammette esplicitamente (appello, pag. 2 in basso), con evidente riferimento all’agenzia di _, “che all’epoca la _ non esisteva nemmeno”, ritenendo, a torto, che la circostanza sia irrilevante, mentre proprio irrilevante è invece -secondo la tesi dell’attrice- che le trattative per la conclusione del contratto di fusione si siano svolte a _, dal momento che ciò è avvenuto ad opera della sede principale della convenuta.
In realtà, dall’ammissione dell’assenza di legame tra l’attività della succursale o della sede di affari e l’oggetto della causa deriva necessariamente l’inapplicabilità dell’invocato art. 17 lit. a CPC, dal che discende necessariamente la reiezione del gravame, manifestamente infondato nella misura in cui esso è ricevibile.
Tassa di giustizia, spese e ripetibili seguono la soccombenza, ritenuto che l’estrema stringatezza delle osservazioni all’appello giustifica di commisurare le ripetibili di appello scendendo sotto i limiti inferiori della TOA.