Decision ID: 598db574-b4f7-5ec2-8c47-4b21df400e52
Year: 2015
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_007
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: 

ritenuto
in fatto
A.
RE 1, nato il _ 1989, è un giovane ticinese domiciliato a _. Dopo aver manifestato all’età di 18 anni un episodio psicotico, che ha reso necessario il suo ricovero presso la Clinica _, egli è in cura psichiatrica ed è seguito ambulatorialmente dal dottor _ di _, psichiatra e psicoterapeuta FMH. Beneficiario di una rendita AI, sino a qualche mese fa era inserito in un laboratorio protetto e viveva da solo in un monolocale a _. Nell’ultimo periodo aveva interrotto la sua attività lavorativa e aveva subito uno sfratto dal suo appartamento, trasferendosi presso i genitori. Dopo un conflitto con questi ultimi RE 1 si era allontanato da casa un paio di giorni. I genitori sono riusciti a reperirlo la sera del 7 luglio 2015, facendo pervenire ambulanza e polizia.
B.
L’8 luglio 2015 RE 1 è stato ricoverato presso la Clinica _ di _ sulla base di un certificato stilato il giorno stesso dalla dottoressa _, medico psichiatra di picchetto presso il Pronto soccorso dell’Ospedale _ di _. Nel certificato per la richiesta di ricovero coatto urgente si riferisce quanto segue in relazione a sintomi, diagnosi e fatti che rendono necessario il ricovero: “
Agitazione psicomotoria, eloquio accellerato, correlato da tangenzialità e deragliamenti. Verosimili dispercezioni uditive. Comportamenti incongrui. Assenza di consapevolezza della malattia. Da circa due giorni non più rintracciabile, in strada, comportamenti bizzari e a rischio
”. A giustificazione dell’indifferibilità e insostituibilità della misura, la dottoressa _ ha indicato che il paziente costituisce un pericolo per sé stesso. La diagnosi d’entrata in _ è di Sindrome psicotica non organica (ICD F 28).
C.
Il giorno stesso RE 1 è insorto innanzi alla Commissione giuridica in materia di assistenza sociopsichiatrica (in seguito, Commissione giuridica LASP), contestando il provvedimento adottato nei suoi confronti.
In occasione dell'udienza conciliativa preliminare svoltasi il 15 luglio seguente, il ricorrente ha riaffermato di non accettare il ricovero, ritenendone le motivazioni pretestuose e ingiustificate e affermando di poter essere dimesso immediatamente per poter condurre una vita autonoma in un appartamento da reperire.
L'interessato è stato pertanto sottoposto all'esame specialistico del dottor _, psichiatra e psicoterapeuta FMH, che ha reso il suo referto il 17 luglio 2015 ed ha proposto che il ricorso di RE 1 venisse respinto.
Alla luce delle risultanze di questa indagine, con pronuncia del 21 luglio 2015 la Commissione giuridica LASP ha respinto il gravame.
D.
Con scritto del 27 luglio 2015 RE 1 ha impugnato tale giudizio dinnanzi alla Camera di protezione, riaffermando il suo desiderio di essere dimesso al più presto dalla Clinica. Sentito in occasione dell’udienza tenutasi il 31 luglio seguente presso la Clinica, il recla-mante ha ribadito che non vi sono motivi che giustificano il suo ricovero e che sta seguendo le terapie. RE 1 ha affermato che si sente come un detenuto e che il suo ricovero non gli permette di cercare un nuovo appartamento e un altro lavoro. Chiede dunque nuovamente di poter tornare a casa.
E.
Con scritto del 4 agosto 2015, la Commissione giuridica LASP ha rinunciato a presentare osservazioni al ricorso, mentre nelle sue osservazioni del 6 agosto 2015 la Clinica _ si è premurata di illustrare le ragioni che impongono il mantenimento della misura coercitiva osteggiata dall'insorgente. Delle stesse si dirà – per quanto necessario – nei considerandi seguenti.

Considerato
in diritto
1.
Ai sensi dell’art. 48 lett. f n. 8 LOG la Camera di protezione giudica, nella composizione di un giudice unico, i reclami contro le decisioni della Commissione giuridica istituita dalla Legge sull’assistenza sociopsichiatrica (LASP) del 2 febbraio 1999 secondo l’art. 439 cpv. 1 CC. In virtù del principio della
lex posterior
, la competenza ricorsuale contro le decisioni della Commissione giuridica LASP va dunque determinata sulla base di tale norma, introdotta dal Parlamento cantonale con effetto dal 1° gennaio 2013, nonostante la mancata abrogazione dell’art. 50 cpv. 3 LASP che prevede ancora la competenza del Tribunale cantonale amministrativo.
Riguardo alla procedura applicabile, per quanto non già regolato dalle norme federali (in particolare, dall’art. 450
e
CC) occorre riferirsi alle disposizioni della LASP, benché allo stadio attuale esse non siano ancora state adattate all’assetto giuridico e istituzionale attuale.
2.
Nella decisione impugnata, la Commissione giuridica LASP ha ritenuto che “
le motivazioni esposte nel certificato per il ricovero coatto, le argomentazioni del rapporto del medico curante e le considerazioni del perito incaricato dalla CG indicano tutti concordemente che i presupposti legali di cui all’art. 426 CC risultano dati
” (consid. 10, pag. 5). Secondo la Commissione giuridica LASP, “
tutte le risultanze dell’incarto confermano l’esistenza e l’ampiezza delle problematiche psichiche, che giustificano il ricovero presso la
_
e il proseguimento della degenza per la continuazione della terapia
” (decisione impugnata, consid. 10, pag. 5). La Commissione giuridica LASP ha infine ricordato che, in assenza di una decisione esecutiva di ricovero dell’Autorità di protezione degli adulti, ai sensi dell’art. 429 CC la durata del ricovero ordinato dal medico non può eccedere le sei settimane (decisione impugnata, consid. 10, pag. 5).
3.
Motivando il suo reclamo, RE 1 dichiara di trovarsi molto male presso la Clinica, che non vi sono motivi legittimi che giustifichino il ricovero e che in precedenza “
andava tutto bene
” (verbale di udienza, pag. 1). Il reclamante riferisce che stava cercando una nuova occupazione ed aveva già un colloquio di lavoro, che poi è venuto a cadere (verbale di udienza, pag. 2). Quanto alla sua situazione abitativa, sostiene di non abitare con i suoi genitori – coi quali riferisce di non avere alcun conflitto – ma che si era limitato a trasportare i suoi beni presso di loro, in attesa del trasloco presso il nuovo appartamento che aveva trovato a _. Non aveva ancora lasciato il precedente monolocale di _, siccome aveva pagato l’affitto per un ulteriore mese (verbale di udienza, pag. 2). RE 1 afferma che presso la Clinica sta seguendo tutte le terapie, che anche in precedenza comunque rispettava. Postula nuovamente la sua liberazione, sostenendo che la sua permanenza in Clinica non gli permette di trovare un nuovo appartamento e un nuovo lavoro (verbale di udienza, pag. 2).
4.
Come già riferito, la Commissione giuridica LASP ha rinunciato a presentare osservazioni al ricorso. La Clinica _ invece, nelle sue osservazioni, postula il mantenimento della degenza.
5.
Ai sensi dell’art. 426 CC, una persona che soffre di una turba psichica o di una disabilità mentale o versa in un grave stato di abbandono può essere ricoverata in un istituto idoneo se le cure o l’assistenza necessarie non possono esserle prestate altrimenti (cpv. 1). L’onere che sopportano i congiunti e i terzi e la loro protezione devono essere considerati (cpv. 2). L’interessato è dimesso non appena le condizioni per il ricovero non siano più adempiute (cpv. 3). L’interessato o una persona a lui vicina può chiedere la dimissione in ogni tempo; la decisione su questa richiesta è presa senza indugio (cpv. 4).
6.
Come già rilevato nella decisione impugnata, dai referti medici agli atti emerge una situazione importante di disagio psichico e la necessità di ricoverare il ricorrente per assisterlo adeguatamente.
6.1.
Oltre a quanto attestato dal medico che ha ordinato il ricovero, si rileva che i medici della Clinica _ hanno evidenziato il seguente quadro psicopatologico: “
scarsamente curato nell’igiene e nell’aspetto, lucido, parzialmente collaborante e orientato nei quattro domini. L’eloquio era povero, non informativo, con brevi barrages. La sfera cognitiva appariva globalmente integra. Presentava spunti persecutori che sembrano configurare un quadro di delirio complottisico. Negava dispercezioni, riferite tuttavia dall’inviante. Timia in asse, mimica appiattita. Negava ideazione auto ed eterolesiva, ideazione suicidaria e pregressi tentamina. Riferiva insonnia totale da qualche giorno. Critica di malattia assente
” (osservazioni 15 luglio 2015 alla Commissione giuridica LASP, pag. 1). Secondo i medici del _, il suo ricovero non poteva essere differito né sostituito, “
data la persistenza, nell’attualità, di uno stato psicopatologico non dissimile a quello riscontrato all’ingresso, inoltre si segnala la totale assenza di critica di malattia, la titolazione in corso della terapia psicofarmacologica e l’assenza di domicilio del paziente
” (pag. 2). Quali proposte terapeutiche, i medici del _ hanno ritenuto che “
l’impostazione di un’adeguata terapia psicofarmacologica (in titolazione), unitamente ad una presa a carico multidisciplinare e socio-assistenziale (data l’assenza di domicilio del paziente) potrebbero influire positivamente sullo stato psichico del paziente
” (pag. 2).
6.2.
Anche il dottor _, incaricato dalla Commissione giuridica LASP per un esame specialistico, è giunto a conclusioni simili. Egli ha rilevato come RE 1 presentasse ancora “
una situazione psichiatrica compromessa nell’ambito di uno scompenso ancora in fase acuta, di una malattia psicotica maggiore
” (scritto 17 luglio 2015, pag. 2). Il medico segnalava inoltre le difficoltà logistiche legate all’assenza di una soluzione abitativa sicura e la necessità di reimpostare la cura farmacologica, per cui riteneva “
ragionevole mantenere il ricovero
”, senza possibilità per il momento di prevedere una data di dimissione ma ritenendo la degenza come “
di lungo corso (6-8 settimane almeno)
” (pag. 2).
6.3.
Infine, anche l’ultimo aggiornamento riguardante la situazione di RE 1, stilato dai medici curanti presso la Clinica contestualmente alle osservazioni al reclamo, è concorde nel ritenere che il ricovero debba essere ancora mantenuto nonostante il “
parziale miglioramento rispetto a quanto obiettivato all’ingresso in reparto e a quanto riportato nelle osservazioni inviate al Presidente della Commissione giuridica LASP in data 15.07.2015”
, reso possibile dall’introduzione “
di una terapia farmacologica (sospesa dal paziente al proprio domicilio per decisione autonoma nel periodo precedente l’attuale ricovero)
”. Secondo detto aggiornamento non risultano infatti “
ancora del tutto risolti alcuni sintomi di pertinenza psicotica quali l’assenza di critica della malattia e i contenuti del pensiero ad impronta persecutoria; inoltre, appare evidente anche in clinica uno scarso funzionamento socio-relazionale con ritiro sociale e isolamento
”. Il proseguimento della degenza è dunque necessario “
al fine di ottenere una condizione di stabile compenso psichico e una maggiore adesione al progetto di cure prima di procedere alle dimissioni con presa a carico specialistica ambulatoriale
”.
6.4.
RE 1
, dal canto suo, ha dimostrato di non avere consapevolezza dei suoi problemi psichiatrici. Pur dicendosi intenzionato a voler proseguire le cure mediche prescritte dalla Clinica, anche in occasione della sua audizione da parte di questo giudice ha minimizzato sia il suo stato di crisi (riducendo la questione ad un mero problema di insonnia) sia le difficoltà oggettive che si presenteranno al momento della sua uscita dalla Clinica (assenza di una soluzione abitativa consona e difficoltà nel rapporto con i genitori).
6.5.
Alla luce di quanto sopra, occorre dunque riconoscere che i presupposti per un ricovero a scopo di cura o di assistenza ai sensi dell’art. 426 CC sono dati.
Il ricovero di RE 1 appare ancora necessario al fine di risolvere i rimanenti sintomi di pertinenza psicotica, di modo da giungere ad una condizione di stabile compenso psichico e ad una maggiore adesione al progetto di cura della turba psichica di cui soffre. Il reclamo
non può dunque trovare accoglimento
.
6.6.
In conclusione si rammenta che, ai sensi dell’art. 429 cpv. 2 CC, il ricovero ordinato dal medico termina al più tardi alla scadenza della durata stabilita – che non può eccedere le sei settimane – sempre che non sussista una decisione di ricovero esecutiva dell’autorità di protezione degli adulti.
Essendo tale termine ormai prossimo alla scadenza, si rammenta alla Clinica _ la necessità di sottoporre il caso all’Autorità regionale di protezione competente, nel caso in cui ritenesse necessario prolungare la permanenza di RE 1 presso la Clinica.
7.
Viste le circostanze, nella fattispecie si rinuncia eccezionalmente al prelievo di oneri processuali.