Decision ID: 58103662-fd5a-5804-8efa-def70f871ba0
Year: 2019
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_006
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: civil_law

ritenuto
in fatto: A.
Con precetto esecutivo n. _ emesso il 3 settembre 2018 dall’Ufficio di esecuzione di Lugano, CO 1 ha escusso RE 1 per l’incasso di fr. 135'000.– oltre agli interessi del 5% dal 6 agosto 2018, indicando quale titolo di credito la
“convenzione del 9.05.2017”
.
B.
Avendo RE 1 interposto opposizione al precetto esecutivo, con istanza del 4 dicembre 2018 CO 1 ne ha chiesto il rigetto provvisorio alla Pretura del Distretto di Lugano, sezione 5.
All’udienza di discussione tenutasi il 26 marzo 2019, l’istante ha confermato la sua domanda, mentre la parte convenuta vi si è opposta sulla scorta di osservazioni scritte accluse al verbale. In replica e in duplica le parti hanno poi ribadito le rispettive e contrastanti conclusioni.
C.
Statuendo con decisione del 27 marzo 2019, il Pretore ha accolto l’istanza e rigettato in via provvisoria l’opposizione interposta dalla parte convenuta, ponendo a suo carico le spese processuali di fr. 250.– e un’indennità di fr. 600.– a favore dell’istante.
D.
Contro la sentenza appena citata RE 1 è insorto
a questa Camera
con un reclamo dell’8 aprile 2019
per ottenerne l’annullamento e la reiezione dell’istanza. Stante l’esito del giudizio odierno, il reclamo non è stato notificato alla controparte per osservazioni.

Considerando
in diritto: 1.
La sentenza impugnata – emanata in materia di rigetto dell’opposizione – è una decisione di prima istanza finale e inappellabile (art. 309 lett. b n. 3 CPC), contro cui è dato il rimedio del reclamo (art. 319 lett. a CPC) alla
Camera di esecuzione e fallimenti (CEF) del Tribunale d’appello (art. 48 lett. e n. 1 LOG) senza riguardo al valore litigioso
.
1.1
Pronunciata in procedura sommaria (art. 251 lett. a CPC), la decisione è impugnabile con reclamo entro dieci giorni dalla notificazione (art. 321 cpv. 2 CPC). Essendo la sentenza stata notificata al patrocinatore di RE 1 il 28 marzo 2019, il termine di dieci giorni è scaduto domenica 7 aprile, per cui la scadenza è stata riportata a lunedì 8 aprile 2019 (art. 142 cpv. 3 CPC per il rinvio dell’art. 31 LEF). Presentato l’ultimo giorno del termine, in concreto il reclamo è tempestivo.
1.2
La Camera decide in linea di principio in base agli atti di causa della giurisdizione inferiore (art. 327 cpv. 1 e 2 CPC), limitando il suo esame, fatte salve carenze manifeste, alle censure motivate
(art. 321 cpv. 1 CPC) contenute nel reclamo (DTF 142 III 417 consid. 2.2.4).
Secondo l’art. 320 CPC con il reclamo possono essere censurati sia l’applicazione errata del diritto sia l’accertamento manifestamente errato dei fatti, fermo restando che sono inammissibili conclusioni, allegazioni di fatti e mezzi di prova nuovi (art. 326 cpv. 1 CPC).
2.
In virtù dell’art. 82 LEF, il giudice pronuncia il rigetto provvisorio dell’opposizione ove il credito posto in esecuzione sia fondato su un riconoscimento di debito constatato mediante atto pubblico o scrittura privata (cpv. 1), a meno che l’escusso sollevi e giustifichi immediatamente eccezioni tali da infirmare il riconoscimento di debito (cpv. 2). La procedura di rigetto è una procedura documentale
(Aktenprozess)
, il cui scopo non è di accertare l’esistenza del credito posto in esecuzione bensì l’esistenza di un titolo esecutivo. Il giudice verifica solo la forza probante del titolo prodotto dal creditore – la sua natura formale – e vi conferisce forza esecutiva ove l’escusso non renda immediatamente verosimili eccezioni liberatorie (DTF 132 III 142 consid. 4.1.1). La decisione di rigetto provvisorio dispiega solo effetti di diritto esecutivo, senza regiudicata quanto all’esistenza del credito (DTF 136 III 587 consid. 2.3). Il pronunciato, quindi, non priva le parti del diritto di sottoporre nuovamente il litigio al giudice ordinario (art. 79 o 83 cpv. 2 LEF; DTF 136 III 530 consid. 3.2).
3.
Nella decisione impugnata, il Pretore ha considerato che la convenzione del 9 maggio 2017 prodotta dall’istante, con cui PI 1 e RE 1 si sono riconosciuti solidalmente debitori di CO 1 per fr. 135'000.– sessanta giorni dopo il
passaggio in giudicato della licenza edilizia chiesta dalla PI 2
(in seguito PI 2) circa le particelle n. _ e _ RFD di _, costituisce un valido titolo di rigetto provvisorio dell’opposizione unitamente alla prova del
passaggio in giudicato della licenza edilizia
. Il primo giudice ha d’altronde
respinto l’eccezione di nullità della convenzione sollevata dall’escusso,
ritenendo che l’interpretazione data da quest’ultimo, secondo cui la convenzione perseguirebbe uno scopo illecito, consistente nell’astensione da atti finalizzati a compromettere l’operazione immobiliare di _, poggia su fatti e circostanze ignoti al giudice ed esulanti da una procedura d’indole sommaria. L’assenza di premesse e di causale nella convenzione non sarebbe poi di rilievo in sede di rigetto, siccome è anche ammessa la validità di un riconoscimento di debito astratto. Onde l’accoglimento dell’istanza.
4.
Nel reclamo RE 1 ribadisce anzitutto che la clausola (n. 3) della convenzione, ove CO 1 si è impegnato
“formalmente ad astenersi da qualsivoglia atto o intervento giuridico, diretto o indiretto, contro la procedura di rilascio della licenza edilizia con oggetto le part. _ e _ RFD _, così come, direttamente o indirettamente compromettere l’avvio, il proseguimento ed il buon esito dell’operazione immobiliare di _”
costituisce una vera e propria estorsione, sanzionata penalmente dall’art. 156 CP. Ciò deriverebbe dal fatto che CO 1 non ha alcuna interessenza nell’operazione immobiliare, ma ne conosce tutti i risvolti per essere stato dipendente della PI 2 (che l’ha poi licenziato in tronco) al momento dell’elaborazione dei progetti all’origine della domanda di costruzione, ciò ch’egli non ha contestato in prima sede. A mente del reclamante, contrariamente a quanto ritenuto dal Pretore la convenzione non lascia altra interpretazione
se non quella da lui sostenuta, oltretutto nemmeno avversata dalla controparte
in sede di replica.
5.
È pacifico che la convenzione del 9 maggio 2017 (doc. B) costituisce in sé un valido titolo di rigetto dell’opposizione per la somma posta in esecuzione. Anche il reclamante lo ammette. L’unica questione da risolvere in questa sede è quella di sapere se il Pretore ha respinto a buon diritto l’eccezione di nullità della convenzione sollevata dal convenuto.
5.1
A norma dell’art. 82 cpv. 2 LEF, all’escusso incombe l’onere di rendere verosimili le eccezioni che deduce in giudizio (DTF 132 III 142 consid. 4.1.1 con rinvii). Esse non solo devono essere esposte in modo convincente ma devono anche essere sostanziate in modo perlomeno verosimile nel senso che a conforto delle allegazioni devono esserci riscontri oggettivi (
Staehelin
in:
Basler Kommentar, SchKG I, 2
a
ed. 2010,
n. 87 seg. ad art. 82 LEF).
5.2
Nel caso specifico, il reclamante fonda l’eccezione di nullità della convenzione sull’interpretazione del testo della stessa, da cui risulterebbe a suo dire lo scopo estorsivo perseguito dall’istante.
Sennonché la convenzione non contiene alcuna minaccia dell’istante
d’intralciare
abusivamente l’operazione immobiliare di _ se non gli fossero stati versati fr. 135'000.–. Ora, non sussiste alcuna minaccia nel senso dell’art. 156 CP se qualcuno manifesta l’intenzione di esercitare un suo diritto conformemente alla sua finalità (
Mazou
in: Commentaire romand, Code pénal II, 2017, n. 9 ad art. 156). E non è quindi illecito – e neppure penalmente reprensibile – rinunciare all’esercizio legittimo di un diritto dietro un compenso non manifestamente esagerato, ovvero non costitutivo di lesione (art. 21 CO) o d’immoralità (art. 20 CO) (DTF 115 II 235 consid. 4/b e 4/c; sentenza del Tribunale federale 6P.5/2006 del 12 giugno 2006 citata dal reclamante, consid. 4.3 e 7.2 con i rinvii). Ne discende che, contrariamente a quanto sostiene il reclamante, il testo della convenzione non è interpretabile in modo univoco nel senso di un’estorsione. Il suo carattere lecito o illecito dipende dal tipo di motivi che CO 1 avrebbe potuto invocare per opporsi alla procedura di rilascio della licenza edilizia, all’avvio, al proseguimento o al buon esito dell’operazione immobiliare.
5.3
Orbene, incombeva al reclamante rendere verosimile che i motivi di ostruzione di CO 1 erano illegittimi. Quale unico indizio oggettivo egli ha prodotto la citazione della controparte all’interrogatorio del 9 ottobre 2018 presso il Procuratore pubblico _ (doc. 2). Quel documento non indica però quali siano i fatti imputati a CO 1, sicché non è possibile determinare se si riferisce alla fattispecie in esame. Sotto questo profilo la sentenza impugnata resiste dunque alla critica.
5.4
Il reclamante fa però anche valere che i fatti da lui allegati in prima sede devono considerarsi come non controversi (giusta l’art. 150 cpv. 1 CPC) perché non sono stati avversati dalla controparte nella replica. In realtà, l’istante ha contestato la pretesa nullità della convenzione invocata dall’escusso e quindi ha implicitamente negato di perseguire uno scopo estorsivo. Ha inoltre sottolineato che il reclamante non ha prodotto alcun documento a sostegno della sua eccezione. Nel sostenere che sarebbe spettato all’escutente
“confutare in modo altrettanto convincente, se del caso all’appoggio di altri documenti, la tesi [da lui] espressa”
, il reclamante perde di vista che incombeva invece a lui, in prima battuta, di rendere verosimile le proprie allegazioni con
riscontri oggettivi (art. 82 cpv. 2 LEF
e sopra consid. 5.1). In assenza d’indizi concreti e oggettivi, l’istante
poteva limitarsi a contestare l’eccezione senza particolare obbligo di specificazione. Il Pretore ha infatti opportunamente ricordato che il riconoscimento di debito astratto – ovvero che non menziona la causa dell’obbligo riconosciuto – costituisce di per sé un valido titolo di rigetto provvisorio (art. 17 CO;
Staehelin
, op. cit., n. 90 ad art. 82).
Spetta semmai all’escusso rendere verosimile la causa (o l’assenza di causa) dell’obbligo e il fatto che questa causa non è valida, ad esempio perché il rapporto giuridico all’origine del riconoscimento è inesistente, nullo, invalidato o simulato (
Veuillet
in : Abbet/Veuillet (ed.), La mainlevée de l’opposition, 2017, n. 104 ad art. 82 LEF con un rinvio alla DTF 131 III 273 consid. 3.2 in materia di disconoscimento di debito). Anche su questo punto il reclamo manca il bersaglio.
5.5
Afferma infine il reclamante che la propria tesi troverebbe ulteriore conforto nella clausola n. 4 della convenzione, a tenore della quale
“le parti s’impegnano a mantenere la massima confidenzialità e riserbo sul presente accordo”
. A ben vedere, tuttavia, la clausola non vincola solo i debitori solidali bensì anche l’istante e nulla indica ch’essa sia stata imposta da quest’ultimo contro la volontà della controparte, che l’ha sottoscritta. Cosa volessero nascondere le parti non è dato di sapere sulla scorta della documentazione agli atti. Ad ogni modo, la clausola in questione, come il restante testo della convenzione, non permettono in sé, a un sommario esame, di considerare verosimile la nullità eccepita dal reclamante. La sentenza impugnata merita di conseguenza conferma.
Non si disconosce invero che documentare la propria tesi in procedura sommaria era per l’escusso un’impresa assai ardua, ma proprio per questo motivo la legge offre all’escusso la possibilità di fermare l’esecuzione con un’azione ordinaria di disconoscimento del debito (art. 83 cpv. 2 LEF), in cui i mezzi di prova non sono limitati.
6.
La tassa del presente giudizio, stabilita in applicazione degli art. 48 e 61 cpv. 1 OTLEF (RS 281.35)
,
segue la soccombenza (art. 106 cpv. 1 CPC).
Circa i rimedi esperibili sul piano federale (art. 112 cpv. 1 lett. d LTF), il valore litigioso, di fr. 135'000.–, raggiunge senz’altro la soglia di
fr. 30'000.– ai fini dell’art. 74 cpv. 1 lett. b LTF.