Decision ID: 44259fa3-4caa-56da-b4e6-426b884a2e2c
Year: 2020
Language: it
Court: CH_BVGE
Chamber: CH_BVGE_001
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: 

Visto:
la domanda d'asilo che l'interessato ha presentato in Svizzera l'8 settembre
2020,
il rilevamento dei dati personali del 14 settembre 2020 (cfr. atto [...]11/13
[di seguito: verbale 1]),
il verbale relativo all’audizione sui motivi d’asilo svoltasi il 6 ottobre 2020
(cfr. atto [...]17/14 [di seguito: verbale 2]),
la documentazione versata gli atti della procedura di prima istanza, tra cui
figurano un visto russo rilasciato all’interessato, diverse fotografie ritraenti
quest’ultimo, nonché diversi indirizzi web concernenti materiale audiovisivo
caricato in rete,
la bozza di decisione negativa sull’asilo (cfr. atto [...]20/6), con cui la
Segreteria di Stato della migrazione (di seguito: SEM) ha respinto la
succitata domanda d’asilo e pronunciato l’allontanamento del richiedente
dalla Svizzera nonché l’esecuzione del provvedimento medesimo in
quanto ammissibile, esigibile e possibile,
il parere sulla bozza di decisione inoltrato il 12 ottobre 2020 (cfr. atto
[...]23/2),
la decisione dell’autorità inferiore del 13 ottobre 2020, notificata in
medesima data (cfr. atto [...]25/1), con per il tramite della quale ha respinto
la domanda d'asilo e pronunciato l'allontanamento del richiedente dalla
Svizzera nonché l'esecuzione del provvedimento stesso in quanto
ammissibile, esigibile e possibile,
il ricorso del 20 ottobre 2020 (cfr. timbro del plico raccomandato; data
d'entrata: 21 ottobre 2020), con cui il ricorrente ha concluso
all'annullamento della decisione impugnata, al riconoscimento della qualità
di rifugiato ed alla concessione dell'asilo in Svizzera; in subordine alla
concessione dell'ammissione provvisoria; altresì ha presentato una
domanda di concessione dell'assistenza giudiziaria, nel senso
dell'esenzione dal versamento delle spese processuali e del relativo
anticipo, con protestate tasse, spese e ripetibili,
la conferma di ricevimento del gravame indirizzata il 22 ottobre 2020 al
ricorrente dal Tribunale amministrativo federale (di seguito: il Tribunale),
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i fatti del caso di specie che, se necessari, verranno ripresi nei considerandi
che seguono,

e considerato:
che le procedure in materia d'asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla
LTF, in quanto la legge sull'asilo (LAsi, RS 142.31) non preveda altrimenti
(art. 6 LAsi),
che fatta eccezione per le decisioni previste all'art. 32 LTAF, il Tribunale, in
virtù dell'art. 31 LTAF, giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi dell'art. 5
PA prese dalle autorità menzionate all'art. 33 LTAF,
che la SEM rientra tra dette autorità (art. 105 LAsi) e l'atto impugnato
costituisce una decisione ai sensi dell'art. 5 PA,
che il ricorrente è toccato dalla decisione impugnata e vanta un interesse
degno di protezione all'annullamento o alla modificazione della stessa
(art. 48 cpv. 1 lett. a-c PA), per il che è legittimato ad aggravarsi contro di
essa,
che i requisiti relativi ai termini di ricorso (art. 108 cpv. 3 LAsi), alla forma e
al contenuto dell’atto di ricorso (art. 52 cpv. 1 PA) sono soddisfatti,
che occorre pertanto entrare nel merito del gravame,
che con ricorso al Tribunale possono essere invocati, in materia d'asilo, la
violazione del diritto federale e l'accertamento inesatto o incompleto di fatti
giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi) e, in materia di diritto degli
stranieri, pure l'inadeguatezza ai sensi dell'art. 49 PA (cfr. DTAF 2014/26
consid. 5),
che il Tribunale non è vincolato né dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4 PA), né
dalle considerazioni giuridiche della decisione impugnata, né dalle
argomentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2),
che i ricorsi manifestamente infondati, ai sensi dei motivi che seguono,
sono decisi dal giudice in qualità di giudice unico, con l'approvazione di un
secondo giudice (art. 111 lett. e LAsi) e la decisione è motivata soltanto
sommariamente (art. 111a cpv. 2 LAsi),
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che ai sensi dell'art. 111a cpv. 1 LAsi, si rinuncia allo scambio degli scritti,
che sentito sui motivi d’asilo, il richiedente ha narrato, in sostanza e per
quanto è qui di rilievo, che nel corso del 2019, B._, suo ex datore
di lavoro e – a suo dire – figura di spicco nel comune di C._, sarebbe
stato incarcerato con l’accusa di corruzione; che la moglie di quest’ultimo,
posta sotto sorveglianza, avrebbe consegnato al ricorrente una missiva
redatta dal marito, pregandolo nel contempo di trasmetterla a sua volta al
rappresentante del partito politico “(...)”,
che la lettera in parola avrebbe contenuto accuse nei confronti di
D._, supposto fondatore del partito “(...)”, ed in particolare dettagli
in merito alle sue intenzioni di impadronirsi del controllo di C._,
che l’aver funto da corriere, avrebbe posto l’interessato nel mirino delle
autorità georgiane, le quali – desiderose di confiscare i beni dell’ex datore
di lavoro – avrebbero convocato il ricorrente ed avrebbero esercitato
pressioni affinché questi sottoscrivesse una dichiarazione con la quale
ammetteva le attività illecite di B._; ch’egli si sarebbe visto
paventare un procedimento giudiziario a suo carico qualora non avesse
aderito a quanto richiestogli; che nondimeno, temendo le ritorsioni del suo
ex datore di lavoro, il richiedente si sarebbe astenuto dal collaborare,
che a seguito del suo rifiuto, egli sarebbe stato oggetto di telefonate
minatorie e di atti di pedinamento; che infine, nell’agosto del 2020 egli
avrebbe casualmente incontrato un amico d’infanzia attivo nei servizi
segreti georgiani, che lo avrebbe reso attento degli incombenti pericoli; che
conseguentemente egli avrebbe maturato la decisione di fuggire dal
Paese,
che il Tribunale rileva altresì che il Consiglio federale designa come Stati
sicuri gli Stati in cui, secondo i suoi accertamenti, non vi è pericolo di
persecuzioni (art. 6a cpv. 2 lett. a LAsi),
che il Consiglio federale ha inserito la Georgia nel novero dei Paesi esenti
da persecuzioni ai sensi dell’art. 6a cpv. 2 lett. a LAsi (cfr. Lista «Safe
Countries» ai sensi dell’art. 6a cpv. 2 lett. a LAsi, SEM),
che la Svizzera, su domanda, accorda asilo ai rifugiati secondo le
disposizioni della LAsi (art. 2 LAsi); che l'asilo comprende la protezione e
lo statuto accordati a persone in Svizzera in ragione della loro qualità di
rifugiato; che esso include il diritto di risiedere in Svizzera,
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che giusta l'art. 3 cpv. 1 LAsi, sono rifugiati le persone che, nel Paese di
origine o di ultima residenza, sono esposte a seri pregiudizi a causa della
loro razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo
sociale o per le loro opinioni politiche, ovvero hanno fondato timore di
essere esposte a tali pregiudizi; che sono pregiudizi seri segnatamente
l'esposizione a pericolo della vita, dell'integrità fisica o della libertà, nonché
le misure che comportano una pressione psichica insopportabile (art. 3
cpv. 2 LAsi),
che a tenore dell'art. 7 cpv. 1 LAsi, chiunque domanda asilo deve provare
o per lo meno rendere verosimile la sua qualità di rifugiato; che la qualità
di rifugiato è resa verosimile se l'autorità la ritiene data con una probabilità
preponderante (art. 7 cpv. 2 LAsi);
che è pertanto necessario che i fatti allegati dal richiedente siano
sufficientemente sostanziati, plausibili e coerenti fra loro (art. 7 cpv. 3 LAsi);
che in questo senso dichiarazioni vaghe, quindi suscettibili di molteplici
interpretazioni, contraddittorie in punti essenziali, sprovviste di una logica
interna, incongrue ai fatti o all'esperienza generale di vita, non possono
essere considerate verosimili ai sensi dell'art. 7 LAsi; che è altresì
necessario che il richiedente stesso appaia come una persona attendibile,
ossia degna di essere creduta; che questa qualità non è data, in
particolare, quando egli fonda le sue allegazioni su mezzi di prova falsi o
falsificati (art. 7 cpv. 3 LAsi), omette fatti importanti o li espone
consapevolmente in maniera falsata, in corso di procedura ritratta
dichiarazioni rilasciate in precedenza o, senza motivo, ne introduce
tardivamente di nuove, dimostra scarso interesse nella procedura oppure
nega la necessaria collaborazione; che infine, non è indispensabile che le
allegazioni del richiedente l'asilo siano sostenute da prove rigorose; che al
contrario, è sufficiente che l'autorità giudicante, pur nutrendo degli
eventuali dubbi circa alcune affermazioni, sia persuasa che,
complessivamente, tale versione dei fatti sia in preponderanza veritiera;
che il giudizio sulla verosimiglianza non deve, infatti, ridursi a una mera
verifica della plausibilità del contenuto di ogni singola allegazione, bensì
dev'essere il frutto di una ponderazione tra gli elementi essenziali a favore
e contrari ad essa; che decisivo sarà dunque determinare, da un punto di
vista oggettivo, quali fra questi risultino preponderanti nella fattispecie
(cfr. DTAF 2013/11 consid. 5.1 e giurisprudenza ivi citata),
che nella querelata decisione, l’autorità di prima istanza, dopo aver
rammentato che la Georgia rientra tra gli stati in cui non si rischiano
persecuzioni ai sensi dell’art. 6a cpv. 2 lett. a LAsi, ha considerato che nel
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caso concreto non vi sarebbero indizi che potrebbero capovolgere la
presunzione confutabile dell’assenza di persecuzione,
che invero, la SEM ha ritenuto che l’interessato non avrebbe reso
verosimile le persecuzioni addotte, essendo il suo esposto vago e
contraddittorio,
che a titolo esemplificativo, l’interessato non sarebbe stato in grado di
chiarire il nesso fra l’aver funto da corriere e l’asserita convocazione presso
la procura; che inoltre, egli non avrebbe sostanziato i motivi per cui le
autorità georgiane avrebbero avuto ragione di agire contro di lui al fine di
perseguire legalmente B._,
che vieppiù, la descrizione delle minacce telefoniche o degli asseriti
appostamenti sarebbe inconsistente; che d’altro canto egli non sarebbe
nemmeno riuscito a circostanziare chi fosse – fra polizia, servizi segreti o
funzionari politici – all’origine delle persecuzioni evocate; che a ciò si
aggiungerebbe il fatto che il ricorrente non avrebbe neppure concretizzato
per quale ragione temesse per la sua incolumità,
che infine, a mente dell’autorità in parola, sarebbe illogico che il ricorrente
si sia astenuto dal contattare sin da subito l’amico d’infanzia operante in
seno ai servizi segreti georgiani,
che la SEM ha dappoi ritenuto che il racconto dell’interessato fosse
perdipiù contraddittorio; che in tal senso egli avrebbe inizialmente
sostenuto di essere stato convocato dalle autorità di polizia, salvo però
sostenere in un secondo tempo che si trattasse dei servizi segreti,
che pertanto, l’autorità in parola ha concluso che le dichiarazioni
dell'interessato non soddisferebbero le condizioni richieste per ammettere
la verosimiglianza giusta l'art. 7 LAsi,
che con il gravame, l’insorgente avversa le valutazioni della SEM,
che le sue dichiarazioni sarebbero anzitutto precise e pertanto da
considerarsi verosimili (cfr. memoriale ricorsuale, pag. 2, punto 2); che
oltracciò, egli non sarebbe in grado di spiegare per quale motivo le autorità
georgiane abbiano deciso di perseguitarlo con il fine di colpire B._;
che del resto, egli avrebbe attirato l’attenzione dell’autorità inferiore su di
un link atto a chiarire la situazione in Georgia anche rispetto all’evenienza
in esame; che nondimeno, nella sindacata decisione non vi sarebbe alcun
riscontro in tal senso,
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ch’egli non confuta tuttavia gli ulteriori punti d’inverosimiglianza,
che orbene, a mente del Tribunale il ricorrente non ha presentato argomenti
o prove suscettibili di giustificare una diversa valutazione rispetto a quella
di cui all'impugnata decisione; che difatti nel caso in esame v’è da ritenere
che le dichiarazioni dell’insorgente riguardo ai suoi motivi d'asilo sono
manifestamente inverosimili giacché vaghe, confuse e finanche
incongruenti,
che anzitutto, come rettamente osservato dalla SEM, il ricorrente non ha
chiarito l’origine delle persecuzioni delle quali si avvale nell’ambito del
presente procedimento; che in proposito, egli ha confusamente imputato le
supposte telefonate minatorie, così come gli asseriti appostamenti nei
pressi del suo domicilio, ai servizi segreti georgiani (cfr. verbale 2, pag. 8,
D45-D46); che in un secondo tempo il medesimo ha poi però fumosamente
ricondotto quanto accadutogli alle macchinazioni di funzionari corrotti e
criminalità organizzata (cfr. verbale 2, pag. 9, D56 e pag. 11, D70-71),
che inoltre, per ammissione stessa del ricorrente, la dichiarazione secondo
la quale le telefonate e gli appostamenti fossero da ricondurre a membri
dei servizi segreti, si riduce ad una mera supposizione, dettata dal fatto
ch’egli non avrebbe avuto altri nemici (cfr. verbale 2, pag. 9, D51),
che vieppiù, la descrizione delle telefonate e degli appostamenti appare
poco convincente; che in questo senso, l’insorgente si è in effetti limitato a
spiegare di aver ricevuto telefonate ogni settimana, con le quali – dietro più
o meno velate minacce − gli veniva domandato se avesse sottoscritto il
documento (cfr. verbale 2, pag. 6, D31),
che in conclusione, già solo alla luce di tali considerazioni ed
indipendentemente dagli ulteriori indicatori d’inverosimiglianza analizzati
dall’autorità di prima istanza, l’insorgente non è riuscito a rendere verosimili
i motivi d’asilo allegati,
che i mezzi di prova versati agli atti non sono suscettibili di condurre a
diversa valutazione giacché non comprovanti i motivi d’asilo addotti; che in
particolare, i link concernenti materiale audiovisivo caricato in rete −
sottoposti all’attenzione della SEM e richiamati in sede ricorsuale
(cfr. memoriale ricorsuale, pag. 3, punto 2) − non trattano delle motivazioni
addotte a sostegno della domanda d’asilo (cfr. verbale 2, pag. 5, D29),
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che pertanto, l’interessato non ha apportato alcuna motivazione
convincente atta a confutare la presunzione quale Stato sicuro per la
Georgia ex art. 6a cpv. 2 lett. a LAsi,
che di conseguenza è a giusto titolo che l’autorità di prima istanza ha
respinto la sua domanda d’asilo e non gli ha riconosciuto la qualità di
rifugiato,
che in definitiva, per quanto riguarda il riconoscimento della qualità di
rifugiato e la concessione dell’asilo v’è pertanto da confermare la decisione
della SEM,
che se respinge la domanda d’asilo o non entra nel merito, la SEM
pronuncia, di norma, l’allontanamento dalla Svizzera e ne ordina
l’esecuzione; che tiene però conto del principio dell’unità della famiglia
(art. 44 LAsi),
che l’insorgente non adempie le condizioni in virtù delle quali la SEM
avrebbe dovuto astenersi dal pronunciare l’allontanamento dalla Svizzera
(art. 14 cpv. 1 seg., art. 44 LAsi nonché art. 32 dell’ordinanza 1 sull’asilo
relativa a questioni procedurali dell’11 agosto 1999 [OAsi 1, RS 142.311];
cfr. DTAF 2013/37 consid. 4.4; 2011/24 consid. 10.1),
che lo scrivente Tribunale è pertanto tenuto a confermare la pronuncia
dell’allontanamento,
che l’esecuzione dell’allontanamento è regolamentata, per rinvio
dell’art. 44 LAsi, dall’art. 83 della legge federale sugli stranieri e la loro
integrazione (LStrI, RS 142.20), giusta il quale l’esecuzione
dell’allontanamento dev’essere possibile (art. 83 cpv. 2 LStrI), ammissibile
(art. 83 cpv. 3 LStrI) e ragionevolmente esigibile (art. 83 cpv. 4 LStrI),
che in caso di non adempimento di una di queste condizioni, la SEM di-
spone l'ammissione provvisoria (art. 83 cpv. 1 LStrI in relazione all'art. 44
LAsi),
che per prassi invalsa del Tribunale, circa l'apprezzamento degli ostacoli
all'esecuzione dell'allontanamento, vale lo stesso apprezzamento della
prova consacrato al riconoscimento della qualità di rifugiato, ovvero il
ricorrente deve provare o per lo meno rendere verosimile l'esistenza di un
ostacolo all'esecuzione dell'allontanamento (cfr. DTAF 2011/24
consid. 10.2),
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che nella decisione impugnata, la SEM ha ritenuto l’esecuzione
dell’allontanamento ammissibile, ragionevolmente esigibile e possibile,
che con il gravame il richiedente contesta genericamente anche tale
assunto; che a suo dire, l’allontanamento verso la Georgia sarebbe da
considerarsi inammissibile e non ragionevolmente esigibile alla luce del
rischio di persecuzioni future,
che nella misura in cui questo Tribunale ha confermato la decisione della
SEM relativa alla domanda d'asilo dell’insorgente, quest'ultima non può
prevalersi del principio del divieto di respingimento (art. 5 cpv. 1 LAsi),
generalmente riconosciuto nell'ambito del diritto internazionale pubblico ed
espressamente enunciato all'art. 33 della Convenzione sullo statuto dei
rifugiati del 28 luglio 1951 (Conv., RS 0.142.30),
che, in siffatte circostanze, non v'è motivo di considerare l'esistenza di un
rischio personale, concreto e serio per la ricorrente d'essere esposta, in
caso di allontanamento nel suo Paese d'origine ad un trattamento proibito,
in relazione all'art. 3 CEDU o all'art. 3 della Convenzione contro la tortura
ed altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti del 10 dicembre
1984 (Conv. tortura, RS 0.105),
che, pertanto, l'esecuzione dell'allontanamento è ammissibile ai sensi delle
norme di diritto pubblico internazionale nonché della LAsi (art. 83 cpv. 3
LStrI in relazione all'art. 44 LAsi),
che il Consiglio federale ha inserito la Georgia nell’elenco dei Paesi di
origine o di provenienza nei quali il ritorno è di norma ragionevolmente
esigibile (art. 83 cpv. 5 LStrI; cfr. allegato 2 dell’Ordinanza concernente
l’esecuzione dell’allontanamento e dell’espulsione di stranieri [OEAE; RS
142.281]),
che dagli atti all’inserto non emergono elementi suscettibili di inficiare tale
presunzione,
che d’altro canto A._ è giovane e in buona salute (cfr. verbale 2,
pag. 2, D5), ha beneficiato di un’istruzione accademica e gode di una
buona esperienza lavorativa quale cuoco e amministratore di un ristorante,
ciò che gli ha sempre permesso di provvedere alle necessità della propria
famiglia (cfr. verbale 2, pag. 3, D11 e segg.), sicché nulla parrebbe
impedire concretamente una sua integrazione del mondo del lavoro,
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che a ciò si aggiunge il fatto che la moglie e il figlio sono tutt’ora residenti
in Georgia (cfr. verbale 2, pag. 2, D6 e segg.); che egli dispone quindi di
una rete sociale soddisfacente sulla quale costruire una nuova base
esistenziale,
che ad ogni modo, giova rilevare che ai sensi dell’art. 83 cpv. 4 LStrI,
l’esecuzione può non essere ragionevolmente esigibile qualora, nello Stato
d’origine o di provenienza, lo straniero venisse a trovarsi concretamente in
pericolo in seguito a situazioni quali guerra, guerra civile, violenza
generalizzata o emergenza medica,
che la situazione vigente in Georgia non risulta caratterizzata da guerra,
guerra civile o violenza generalizzata che coinvolga l’insieme della
popolazione nell’integrità del territorio nazionale,
che ne discende che l’esecuzione dell’allontanamento è da reputarsi
ragionevolmente esigibile,
che infine, non risultano impedimenti neppure dal profilo della possibilità
dell'esecuzione dell'allontanamento (art. 83 cpv. 2 LStrI in relazione
all'art. 44 LAsi),
che l'esecuzione dell'allontanamento è dunque pure possibile,
che di conseguenza anche in materia di allontanamento e relativa
esecuzione la sindacata decisione va confermata,
che di conseguenza, la SEM con la decisione impugnata non ha violato il
diritto federale né abusato del suo potere d'apprezzamento ed inoltre non
ha accertato in modo inesatto o incompleto i fatti giuridicamente rilevanti
(art. 106 cpv. 1 LAsi); che altresì, per quanto censurabile, la decisione non
è inadeguata (art. 49 PA),
che il ricorso va pertanto respinto,
che da ultimo, ritenute le allegazioni ricorsuali sprovviste di probabilità di
esito favorevole, la domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della
dispensa dal pagamento delle spese processuali, è respinta (art. 65 cpv. 1
PA) e la domanda di esenzione dal versamento dell’anticipo spese è da
considerarsi priva di oggetto,
che, visto l'esito della procedura, le spese giudiziarie di CHF 750.– che
seguono la soccombenza sono poste a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1
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e 5 PA nonché art. 3 lett. a del regolamento sulle tasse e sulle spese
ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21
febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]),
che la decisione è definitiva e non può, in principio, essere impugnata con
ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83
lett. d cifra 1 LTF).
(dispositivo alla pagina seguente)
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