Decision ID: 3d809a07-d08b-5aac-bf7e-62ed1edf7f9d
Year: 2014
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: civil_law

in fatto: A.
AP 1 (1967) e AO 1 (1972) si sono sposati a _ il 14 agosto 1998, adottando la separazione dei beni. Dal matrimonio sono nati L_, il 3 dicembre 1998, e P_, il 27 giugno 2000. Durante la vita in comune il marito, disegnatore edile, ha lavorato come direttore tecnico per la P_ SA di _, mentre la moglie, laureata in giurisprudenza a _ e con un
Executive Master of Business Administration
conseguito alla _ di _, non ha svolto attività lucrativa. I coniugi si sono separati nell'aprile del 2008, quando AP 1 ha lasciato l'abitazione coniugale (particella n. 692 RFD di _, di proprietà del marito) per trasferirsi in un appartamento a _.
B.
Adito il 22 gennaio 2008 da AO 1 a protezione dell'unione coniugale, con sentenza del 18 settembre 2009 il Pretore della giurisdizione di Locarno Campagna ha dato atto che i coniugi vivono separati dall'aprile del 2008, ha assegnato l'abitazione coniugale alla moglie, ha affidato i figli congiuntamente ai genitori, ha istituito una curatela educativa e ha obbligato il marito a versare dal 1° aprile 2010 contributi alimentari di fr. 3320.– mensili per la moglie, di fr. 790.– mensili (oltre la metà dell'assegno familiare) per la figlia L_ e di fr. 705.– (oltre la metà dell'assegno familiare) per il figlio P_, autorizzandolo a dedurre “quanto già pagato per alimenti e al massimo fr. 2072.– mensili per i costi ipotecari da lui onorati o che onorerà in futuro in relazione all'appartamento coniugale di sua proprietà” (inc. DI.2008.15). In esito a un'istanza di modifica presentata il 20 luglio 2010 da AO 1, il Pretore ha poi aumentato con sentenza del 2 luglio 2012 il contributo di mantenimento in favore della moglie a fr. 3650.– mensili dal 1° aprile 2010 (inc. DI.2010.165). Statuendo in data odierna su appello di AP 1, questa Camera ha riformato tale decisione e fatto decorrere l'aumento dal 20 luglio 2010 (inc. 11.2012.74).
C.
Nel frattempo, il 10 settembre 2010, AP 1 ha promosso azione di divorzio e in via cautelare ha chiesto di confermare l'affidamento congiunto dei figli, ha rivendicato l'attribuzione dell'alloggio coniugale dal 1° gennaio 2011 e ha offerto un contributo alimentare per la moglie di fr. 1350.– mensili dal settembre al novembre del 2010, ridotto a fr. 1300.– mensili dal dicembre del 2010, come pure un contributo alimentare per ciascun figlio di fr. 650.– mensili fino ai 12 anni e di fr. 800.– mensili fino alla maggiore età, oltre la metà dell'assegno familiare, sollecitando altresì l'autorizzazione a trattenere fino alla liberazione dell'alloggio coniugale l'importo massimo di fr. 2072.– sui contributi alimentari dovuti. All'udienza del 20 settembre 2010, indetta per la discussione cautelare, AO 1 ha proposto di respingere l'istanza, postulando a sua volta l'affidamento dei figli (riservato il diritto di visita paterno) e chiedendo retroattivamente dal 1° aprile 2010 un contributo alimentare per sé di
fr. 3825.– mensili, così come un contributo alimentare di fr. 1460.–
mensili per L_ e uno di fr. 1290.– mensili per P_, assegni familiari non compresi.
D.
L'istruttoria cautelare è terminata il 24 febbraio 2012 e alla discussione finale le parti hanno rinunciato, limitandosi a conclusioni scritte. Nelle proprie, del 27 marzo 2012, AP 1 ha reiterato le sue richieste iniziali. In un allegato del 29 marzo 2012 AO 1 ha ribadito la propria posizione, salvo chiedere un aumento del contributo alimentare per P_ a fr. 1460.– mensili dal 1° luglio 2012, oltre l'assegno familiare.
E.
Statuendo con decreto cautelare del 2 luglio 2012, il Pretore ha attribuito l'abitazione coniugale alla moglie, cui ha affidato i figli (riservato il diritto di visita paterno), ha confermato l'istituzione di una curatela educativa e ha condannato AP 1 a versare i seguenti contributi di mantenimento:
Dal 1° settembre 2010 al 31 agosto 2011:
fr. 3650.– mensili per la moglie,
fr. 890.– mensili per L_, compreso metà assegno familiare e
fr. 805.– mensili per P_, compreso metà assegno familiare;
Dal 1° settembre 2011 al 30 giugno 2012:
fr. 3000.– mensili per la moglie,
fr. 2110.– mensili per L_, assegno familiare compreso e
fr. 1480.– mensili per P_, assegno familiare compreso;
Dal 1° luglio 2012 in poi:
fr. 3150.– mensili per la moglie,
fr. 2110.– mensili per L_, assegno familiare compreso e
fr. 1740.– mensili per P_, l'assegno familiare compreso.
Il marito è stato autorizzato inoltre a dedurre quanto già versato in contributi alimentari fino a concorrenza di fr. 2072.– per gli
oneri ipotecari pagati in relazione all'appartamento di sua proprietà. Le spese processuali di complessivi fr. 7345.– (di cui fr. 5650.– per l'esecuzione di una perizia) sono state poste per un quinto a carico della moglie e per il resto a carico del marito, tenuto a rifondere alla moglie fr. 2000.– per ripetibili ridotte. Su richiesta del marito tale sentenza è stata rettificata il 9 luglio 2012 nel senso che alla moglie è stato attribuito dal 1° luglio 2012 un contributo alimentare di fr. 2950.– anziché di fr. 3150.– mensili.
F.
Contro il decreto appena citato AP 1 è insorto a questa Camera il 13 luglio 2012 per ottenere che, conferito al suo appello effetto sospensivo, il giudizio impugnato sia riformato nel senso che gli sia attribuita l'abitazione coniugale, che alla moglie sia ordinato di liberare i locali al più presto e che i contributi alimentari siano fissati come segue:
Dal 1° settembre 2010 al 31 agosto 2011:
fr. 1725.– mensili per la moglie,
fr. 855.– mensili per L_, compreso metà assegno familiare e
fr. 761.– mensili per P_, compreso metà assegno familiare;
Dal 1° settembre 2011 al 30 giugno 2012:
fr. 1023.– mensili per la moglie,
fr. 1962.– mensili per L_, assegno familiare compreso e
fr. 1362.– mensili per P_, assegno familiare compreso;
Dal 1° luglio 2012 in poi:
fr. 971.– mensili per la moglie,
fr. 1864.– mensili per L_, assegno familiare compreso e;
fr. 1514.– mensili per P_, assegno familiare compreso.
Con decreto del 26 luglio 2012 il presidente di questa Camera ha accolto la richiesta di effetto sospensivo limitatamente ai contributi alimentari dovuti da AP 1 fino al luglio del 2012 compreso. AO 1 non ha presentato osservazioni all'appello. Nel frattempo, con sentenza del 4 febbraio 2014, il Pretore ha pronunciato il divorzio. Contro tale sentenza hanno introdotto appello entrambe le parti. Gli appelli sono tuttora pendenti (inc. 11.2014.17 e 11.2014.18).

Considerando
in diritto: 1.
Le decisioni in materia di provvedimenti cautelari sono impugnabili con appello, trattandosi di procedura sommaria (art. 276 CPC), entro 10 giorni dalla notificazione (art. 314 cpv. 1 CPC). Se esse vertono su questioni meramente patrimoniali, tuttavia, l'appello è ammissibile
soltanto se il valore litigioso raggiunge almeno fr. 10
000.–
“
secondo l'ultima conclusione riconosciuta nella decisione
”
impugnata (art. 308 cpv. 2
CPC). In concreto tale presupposto è dato, ove appena si consideri l'entità dei contributi in discussione. Quanto alla tempestività del rimedio giuridico, nella fattispecie il decreto impugnato è stato notificato al patrocinatore dell'istante il 3 luglio 2012. Depositato il 13 luglio 2012, l'appello in esame è pertanto ricevibile.
2.
Entrambe le parti hanno trasmesso a questa Camera il 21 settembre 2012, il 17 dicembre 2012 e il 19 aprile 2013 atti processuali relativi alla causa di divorzio in corso. Il convenuto ha fatto seguire inoltre, il 13 maggio 2013, un conteggio della Cassa disoccupazione _ dal quale si evince che nel 2009 e nel 2010 la moglie ha percepito, contrariamente a quanto aveva sempre dichiarato, indennità per complessivi fr. 21
595.–. Il 16 aprile 2014 egli ha precisato che ciò è giunto a sua conoscenza solo il 6 maggio 2013, in seguito a un'istanza di edizione nella causa di merito. Ora, gli atti della causa di divorzio successivi all'emanazione della sentenza impugnata sono nuovi, ma senz'altro ricevibili (art. 317 cpv. 1 CPC). Gli altri non appaiono di rilievo per il giudizio. Sulla loro ricevibilità non giova dunque attardarsi.
3.
Nel decreto cautelare impugnato il Pretore ha rilevato che la situazione della famiglia era notevolmente cambiata nel corso della procedura, giacché dal settembre del 2011 i figli, affidati sino ad allora congiuntamente ai genitori (di giorno alla madre, dalle ore 18.30 alle 8.30 al padre), erano di fatto – per loro espressa volontà – attribuiti alla custodia esclusiva della madre, seppure con ampio diritto di visita paterno. Accertato ciò, il primo giudice ha omologato tale modifica (decreto impugnato, consid. 3), mentre non ha ravvisato motivo per modificare l'assetto cautelare e assegnare l'abitazione coniugale al marito (decreto impugnato, consid. 4.5).
Quanto ai redditi di AP 1, il Pretore ha ritenuto verosimile
che questi potesse tuttora conseguire un guadagno di fr. 11
800.–
mensili (assegni familiari inclusi), come nella procedura a tutela dell'unione coniugale (decreto impugnato, consid. 6.3). Anche il fabbisogno minimo di lui è stato ritenuto invariato in fr. 4000.– mensili fino al settembre del 2011, mentre è stato aumentato a fr. 4358.– mensili dopo di allora (minimo esistenziale del diritto esecutivo fr. 1200.–, costo dell'alloggio fr. 2100.–,
premio della cassa malati fr. 416.–,
assicurazione della mobilia e contro la responsabilità civile fr. 42.–, imposte fr. 600.–: decreto impugnato, consid. 7.1 e 7.2).
Relativamente alla moglie, il Pretore ha ricordato che nella procedura a tutela dell'unione coniugale essa si era vista imputare un reddito ipotetico di fr. 1500.– mensili (decreto impugnato, consid. 2). Il fabbisogno minimo di lei, immutato fino al settembre
del 2011, è stato confermato in fr. 4300.– mensili, ma ridotto a fr. 4000.– mensili arrotondati in seguito (minimo esistenziale del diritto esecutivo per genitore affidatario fr. 1350.–, costo dell'alloggio [già dedotta la quota compresa nel fabbisogno in denaro dei figli] fr. 864.–, premio della cassa malati fr. 611.–, assicurazione della
mobilia e contro la responsabilità civile fr. 25.–,
costi d'automobile
fr. 500.–, imposte fr. 600.–: decreto impugnato, consid. 8.1 e 8.2).
Infine i fabbisogni in denaro dei figli, stimati in base alle raccomandazioni pubblicate dall'Ufficio della gioventù e dell'orientamento professionale del Canton Zurigo (tabella del 2012), sono stati definiti in fr. 2110.– mensili per L_, rispettivamente in fr. 1680.– mensili per P_ fino al giugno del 2012 e in fr. 1940.– mensili da allora in poi, assegni familiari inclusi (decreto impugnato, consid. 9).
Constatata un'eccedenza nel bilancio familiare di fr. 1635.– mensili dal 1° settembre 2010 al 31 agosto 2011, di fr. 1110.– mensili dal 1° settembre 2011 al 30 giugno 2012 e di fr. 850.– mensili dal 1° luglio in poi, il Pretore ha condannato AP 1 a versare i seguenti contributi alimentari indicati dianzi (lett. E).
4.
Le misure adottate a protezione dell'unione coniugale rimangono in vigore anche durante la successiva causa di divorzio, per lo meno fino al momento in cui il giudice del divorzio non le sopprima o le sostituisca –
pro futuro
– decretando provvedimenti cautelari (art. 276 cpv. 2 CPC). E siccome provvedimenti cautelari sono emanati solo ove appaiano “necessari” (art. 276 cpv. 1 prima frase), il giudice del divorzio modificherà o sopprimerà le misure a protezione dell'unione coniugale solo ove occorra. Tale è il caso quando siano mutate in maniera relativamente duratura e rilevante le circostanze considerate al momento della decisione, oppure quando previsioni formulate in base alla situazione di quel momento non si siano avverate o si siano avverate solo in parte, o qualora l'autorità abbia statuito a suo tempo senza conoscere circostanze determinanti (art. 179 cpv. 1 prima frase CC per analogia). Dandosi simili presupposti, il giudice del divorzio determina nuovi contributi di mantenimento in via cautelare dopo avere aggiornato gli elementi di cui aveva tenuto calcolo l'autorità a protezione dell'unione coniugale e che risultano litigiosi (DTF 138 III 292 consid. 11.1.1, 137 III 606 consid. 4.1.2; più
recentemente: sentenza del Tribunale federale
5A_15/2014 del 28 luglio 2014
, consid. 3
).
5.
Nella fattispecie è indubbio che la situazione familiare sia mutata in maniera duratura e rilevante dopo che, nel settembre 2011, i figli sono affidati di fatto alla sola madre, pur con un ampio diritto di visita paterno. Tale stato di fatto non è rimesso in discussione dall'appellante, il quale rivendica invece – e in primo luogo – l'assegnazione dell'alloggio coniugale dal 1° gennaio 2011, principalmente per ragioni finanziarie.
a)
Nell'appello AP 1 ribadisce che l'attribuzione dell'abitazione coniugale a moglie e figli è troppo onerosa. Egli contesta l'opinione del Pretore, secondo cui il costo dell'alloggio è di fr. 2070.– mensili, sottolineando che ciò non tiene conto del rimborso del mutuo (fr. 16
000.– annui) elargitogli dal padre _ per finanziare la “Residenza _” (in cui si trova l'abitazione). A suo avviso il costo effettivo dell'appartamento è di fr. 4205.– mensili, per lui non più sopportabile. Inoltre moglie e figli non abbisognerebbero, tanto meno dopo una separazione che risale al 2008, di un lussuoso alloggio da 300 m2, men che meno ove si pensi che i figli frequentano entrambi la scuola a _ e non devono necessariamente abitare ad _. Spendendo fr. 2070.– mensili, moglie e figli potrebbero ugualmente abitare in un appartamento decoroso a _.
b)
I criteri che disciplinano giusta l'art. 176 cpv. 1 n. 2 CC – cui rimanda l'art. 276 cpv. 1 CPC – l'attribuzione di un alloggio coniugale pendente causa ove le parti non trovino un accordo sono già stati riassunti da questa Camera (RtiD I-2009 pag. 623 n. 19c con richiami; identici principi figurano nella sentenza del Tribunale federale 5A_298/2014 del 24 luglio 2014, consid. 3.3.2 con rinvii). La giurisprudenza ha precisato, ancora più recentemente, che a tal fine il giudice pondera i contrapposti interessi delle parti facendo capo al proprio potere d'apprezzamento, in modo da giungere alla soluzione più adeguata tenendo conto delle circostanze del caso specifico. Il ragionamento da seguire, a doppio stadio, è quello in appresso.
In primo luogo
il giudice esamina a chi l'abitazione coniugale sia più utile. Ciò implica l'attribuzione dell'alloggio al coniuge che ne trae oggettivamente il maggior beneficio in vista delle proprie esigenze concrete. Sotto questo profilo vanno considerati anche gli interessi di un figlio che, affidato al coniuge istante, deve poter rimanere per quanto possibile nel suo ambiente domestico quale luogo degli affetti, delle propensioni e delle consuetudini di vita. Vanno considerati altresì
gli interessi professionali o personali del coniuge medesimo, ove questi eserciti – ad esempio – la propria attività nello stabile, oppure ove l'alloggio sia stato sistemato appositamente – ad esempio – in funzione dello stato di salute di lui.
In secondo luogo
, nel caso in cui il criterio di assegnazione appena enunciato non dia risultati chiari, il giudice valuta a quale coniuge possa più ragionevolmente imporsi un trasloco, ponderate tutte le circostanze concrete. In tale ambito entra in considerazione – segnatamente – lo stato di salute o l'età avanzata di uno dei coniugi che, per quanto non viva in un immobile sistemato in funzione delle sue precipue esigenze, sopporterebbe con difficoltà un trasferimento, come pure lo stretto legame – ad esempio di natura affettiva – che un coniuge intrattiene con il luogo di domicilio. Motivi di carattere economico non sono invece determinanti, a meno che le risorse finanziarie non permettano ai coniugi di conservare l'abitazione.
Se nemmeno il secondo criterio dà risultati chiari, il giudice tiene conto dello statuto del fondo e attribuisce l'abitazione al coniuge che ne è proprietario o che beneficia di diritti d'uso
sull'alloggio (I CCA, sentenza inc. 11.2012.69 del 9 settembre
2014, consid. 3 con richiamo alla metodologia esposta nella sentenza del Tribunale federale 5A_416/2012 del 13 settembre 2012, consid. 5.1.2 con numerosi rinvii, pubblicato in: SJ 2013 I 159).
c)
Nella fattispecie il Pretore doveva esaminare così – alla luce delle nuove circostanze – a chi l'abitazione coniugale fosse verosimilmente più utile, attribuendo l'uso dell'appartamento alla parte che ne traesse oggettivamente il maggior beneficio in vista delle proprie esigenze concrete. Prioritari rimanevano gli interessi di L_ (nata il 3 dicembre 1998) e P_ (nato il 27 giugno 2000), i quali erano legittimamente interessati – anche frequentando le scuole a _ – a rimanere per quanto possibile nel loro ambiente domestico quale luogo degli affetti, delle propensioni e delle consuetudini di vita. A maggior ragione dopo che dal settembre 2011 si trovano sotto la custodia parentale della sola madre. L'appellante afferma che i figli avrebbero ormai raggiunto una loro serenità. Proprio per tale ragione non sarebbe stato il caso tuttavia di mettere a repentaglio quello stato di cose, disponendo cambiamenti dispensabili.
d)
Si aggiunga, per lo meno a un sommario esame, che il costo
dell'appartamento coniugale accertato dal Pretore in fr. 2070.–
è quello considerato a suo tempo nella sentenza a protezione dell'unione coniugale del 18 settembre 2009, non impugnata da AP 1. Inoltre esso è inferiore a quello che l'appellante ha indicato per il proprio alloggio (fr. 2400.– mensili) nella sua dichiarazione d'imposta del 2010. Infine esso corrisponde tuttora alla differenza tra le spese mensili per gli oneri ipotecari, la gestione e la manutenzione dell'intero stabile “Residenza _” (composto di quattro appartamenti, tra cui quello coniugale), di complessivi fr. 9295.–, e le pigioni incassate (dai tre appartamenti) di fr. 7225.– mensili, come aveva rilevato il Pretore nella sentenza a protezione dell'unione coniugale.
e)
L'appellante si duole che nel calcolo relativo al costo dell'alloggio coniugale il Pretore non abbia considerato l'ammortamento annuo (fr. 16
000.–) da lui dovuto al padre per il rimborso del noto mutuo né la reale entità del debito che grava la “Residenza _” (fr. 865
280.– anziché fr. 800
000.– accertati nel decreto impugnato). A parte il fatto però che quell'ammortamento e quel debito riguardano l'intera “Residenza _” e non solo l'appartamento coniugale al piano attico, se tale è il cambiamento intervenuto nel costo dell'alloggio coniugale rispetto al momento in cui il Pretore ha giudicato il 18 settembre 2009, la critica è destinata all'insuccesso. Sentito il 13 settembre 2012 come testimone nella causa di merito (il verbale, agli atti, è stato trasmesso a questa Camera il 21 settembre 2012 dallo stesso appellante), M_, direttore della G_ (la quale cura l'amministrazione delle società e degli immobili facenti capo al Gruppo _ sen.), ha dichiarato in effetti che l'appellante non ha mai versato gli ammortamenti in questione, né del resto gli interessi (che tuttavia sono stati “contabilizzati in aumento del debito”, il che spiega come mai il passivo gravante l'immobile sia aumentato da fr. 800
000.– a
fr. 865
280.–). A ragione dunque il Pretore ha tenuto conto degli interessi annui di fr. 32
000.– (sentenza impugnata, pag. 13 a metà), ma non dell'ammortamento.
6.
In secondo luogo l'appellante sostiene che il proprio reddito è diminuito rispetto a quello di fr. 11 800.– mensili (senza assegni familiari) accertato il 18 settembre 2009 nella sentenza a protezione dell'unione coniugale, consistendo esso solo dello stipendio percepito dalla P_ SA. Ciò giustificherebbe a sua volta una riduzione dei contributi alimentari.
a)
Nel decreto impugnato il Pretore ha reputato verosimile che AP 1 possa tuttora guadagnare fr. 11 800.– mensili netti, seppure con gli assegni familiari. Egli non ha disconosciuto che egli ha smesso di collaborare con il Consorzio _ di _ (fr. 153.– mensili di entrate) e non può più contare sugli introiti (fr. 2735.– mensili) che gli fruttavano le particelle n. 868 RFD di _, sezione di _, e n. 1633 RFD di _, sezione di _, quest'ultima alienata nel 2009, né dichiara più (dal 2008) la partecipazione a una comunione ereditaria che gli procurava fr. 430.– mensili. Ciò nondimeno, il primo giudice ha rilevato che, oltre allo stipendio di fr. 8950.– mensili arrotondati (assegni familiari compresi) percepito nel 2010 dalla P_ SA, l'interessato continua a beneficiare di numerosi guadagni accessori – in particolare di immobiliarista – idonei con ogni verosimiglianza a colmare la differenza tra lo stipendio ricevuto dalla P_ SA e il reddito accertato nella sentenza a protezione dell'unione coniugale.
Concretamente il primo giudice ha ricordato che nelle dichiarazioni fiscali
dal 2008 al 2010 figurano importi varianti da fr. 96
200.– a fr. 135
840.–
annui per “valore locativo e affitti”, cui si aggiunge una sostanza compresa tra fr. 736
743.– e fr. 744
636.– per titoli e capitali. Inoltre l'istante è membro di vari consigli d'amministrazione (della R_ di _, della stessa P_ SA di _, della P_, di _, della G_ di _, della B_ di _), direttore della ditta individuale F_ di _, procuratore della Ro_ di _, membro supplente della Fondazione LPP _ e dirigente di svariate aziende del Gruppo _ sen. Infine egli possiede quote di partecipazione in altre società (azionista della I_ di _, socio gerente della P_ Sagl di _, socio con 21 quote della C_ di _, socio della C_ I_ di _), senza dimenticare le attività di immobiliarista.
b)
Oppone l'appellante che nella sentenza del 18 settembre 2009 il Pretore non aveva accertato redditi derivanti dalle sue partecipazioni societarie né dalla sua attività di promotore immobiliare. Il che è vero. Non va dimenticato tuttavia che a quel tempo la “Residenza A_”, composta di 15 appartamenti in proprietà per piani (di cui due ancora suoi) sulla particella n. 2679 RFD di _, si trovava ancora in costruzione (sentenza del 18 settembre 2009, pag. 19). E si trattava di un'operazione immobiliare promettente (nella dichiarazione fiscale 2010 figurano all'elenco debiti “acconti acquirenti Casa _” per fr. 5
243
200.–), che con ragionevole verosimiglianza ha generato un reddito ragguardevole. Tenuto conto di ciò, spettava all'appellante addurre dati precisi che smentissero l'opinione del Pretore già a un sommario esame, a maggior ragione ove si consideri che nulla è dato sapere nemmeno sulla sorte della partecipazione nella comunione ereditaria e dei mezzi incassati dalla vendita dell'immobile di _. L'appellante sembra lamentare che si esiga da lui una prova negativa. Per nulla. Da lui si pretendeva unicamente che con dati concreti insinuasse elementi concreti tali da far apparire la conclusione del primo giudice incompatibile con i dati addotti, di cui egli è l'unico depositario. Invano si cercherebbero simili allegazioni nell'appello.
7.
Per quel che riguarda il reddito imputabile alla moglie, la sentenza a protezione dell'unione coniugale del 2 luglio 2012 con cui il Pretore ha ridotto il guadagno potenziale esigibile dall'interessata da fr. 2500.– a fr. 1500.– mensili è stata confermata da questa Camera in data odierna (inc. 11.2012.74). Gli argomenti addotti in questa sede da AP 1 contro tale riduzione sono identici a quelli da lui esposti nell'appello contro quella sentenza. Al riguardo non soccorre dunque ripetersi.
8.
Da ultimo l'appellante revoca in dubbio il fabbisogno minimo della moglie dopo il 1° settembre 2011, che si sarebbe ridotto da fr. 4000.– a fr. 3600.– mensili per il diminuito onere fiscale. Se non che, la circostanza secondo cui la moglie, dopo il settembre del 2011, può fiscalmente applicare le deduzioni per figli, è nuova. Tale argomento inoltre poteva essere sollevato davanti al Pretore. Non è quindi proponibile per la prima volta in appello (art. 317 cpv. 1 CPC).
9.
Gli oneri del giudizio odierno seguono il precetto della soccombenza (art. 106 cpv. 2 CPC). Non si pone invece questione di ripetibili, AO 1 non avendo formulato osservazioni all'appello.
10.
Quanto ai rimedi giuridici esperibili sul piano federale contro il pronunciato odierno (art. 112 cpv. 1 lett. d LTF), il valore litigioso raggiunge agevolmente la soglia di fr. 30 000.– ai fini dell'art. 74 cpv. 1 lett. b LTF.