Decision ID: 96a4674c-5f24-555b-ad3c-55331c2004c4
Year: 2000
Language: it
Court: TI_TCA
Chamber: TI_TCA_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: public_law

ritenuto, in fatto
A. Dopo vicissitudini che non occorre rievocare, il 26 settembre 1997 il cittadino marocchino _ è giunto nel nostro Paese al beneficio di un visto della durata massima di 90 giorni in attesa di sposarsi con la cittadina svizzera _, madre della piccola _ nata il _. Le nozze sono state celebrate il giorno seguente dinanzi l'Ufficiale dello stato civile di _. A seguito del matrimonio, allo straniero è stato rilasciato un permesso di dimora annuale, regolarmente rinnovato e con ultima scadenza il 25 settembre 1999. Dal 24 dicembre 1998 i coniugi si sono separati e dal 1. gennaio 1999 il marito ha locato un appartamento per uso personale dapprima a _ e poi a _. L'8 febbraio 1999 il pretore di Locarno-Campagna ha dichiarato decaduto il tentativo di conciliazione promosso da _, la quale il 18 febbraio 1999 ha inoltrato una petizione di divorzio. Il 24 gennaio 2000 la Sezione dei permessi e dell'immigrazione ha deciso di non rinnovare al ricorrente il permesso di dimora. Considerato che egli viveva separato dalla moglie e che una riconciliazione appariva esclusa, era venuta meno la ragione per la quale era stato rilasciato il permesso. L'autorità dipartimentale gli ha dunque intimato di lasciare il territorio del nostro Cantone entro il 31 marzo 2000.
B. Il 21 giugno 2000 l'Esecutivo cantonale ha respinto l'impugnativa presentata da _, confermando la risoluzione dell'autorità dipartimentale. Posta in evidenza l'inesistenza di una relazione prematrimoniale, la breve durata dell'effettiva convivenza e la differenza di età tra i coniugi, il Consiglio di Stato ha ritenuto che fossero dati forti indizi di un matrimonio fittizio e che, in ogni caso, il richiamarsi ad un legame che esisteva ormai soltanto formalmente rappresentava un chiaro abuso di diritto.
C. Contro tale risoluzione _ è insorto davanti al Tribunale cantonale amministrativo, postulando il suo annullamento ed il rilascio del permesso di dimora. Sostiene di essersi sposato in quanto la moglie era incinta ed egli riteneva di essere il padre del nascituro. Soltanto in un secondo momento la moglie ha asserito che il padre era un'altra persona. Dopo un iniziale rifiuto, essa ha ora acconsentito a sottoporre la bambina alla prova del DNA per accertarne la paternità. Non si sarebbe tuttavia ancora proceduto in tal senso in quanto le modeste entrate dell'interessato non gli permettono di far fronte alle spese peritali. Dalla sua venuta nel nostro Cantone egli si è sempre comportato correttamente ed è sempre stato autosufficiente economicamente. I debiti della famiglia _ sono invece stati contratti dalla moglie. L'insorgente ha posto in evidenza che la decisione dell'autorità dipartimentale causerebbe gravi conseguenze alla sua attività lavorativa e l'impossibilità di completare la formazione postscolastica iniziata nel corso del mese di settembre 2000. Egli ha chiesto il richiamo dell'incarto di divorzio e di quello della delegazione tutoria di _ concernente la moglie.
D. All'accoglimento dell'impugnativa si sono opposte la Sezione dei permessi e dell'immigrazione ed il Consiglio di Stato. Delle argomentazioni addotte si dirà, per quanto d'interesse, nel seguito.
E. Con scritto 13 settembre 2000 l'insorgente ha ribadito quanto esposto nel proprio gravame ed ha chiesto di poter replicare. Ritenuto che tale facoltà è data soltanto in casi eccezioni (art. 49 cpv. 3 PAmm), che qui non ricorrono, il tribunale non accede alla richiesta.
F. Preso conoscenza che questa corte aveva richiamato dalla Pretura di Locarno-Campagna l'incarto di divorzio, il ricorrente non ha formulato osservazioni al proposito.
Con scritti 9 e 25 ottobre 2000 egli ha tuttavia riconfermato di non ritenersi responsabile per la situazione venutasi a creare ed ha prodotto una dichiarazione di frequenza della scuola cantonale degli _ di _.

Considerato, in diritto
1. 1.1. In materia di diritto degli stranieri la competenza del Tribunale cantonale amministrativo è data soltanto nella misura in cui la decisione è suscettibile di essere impugnata con ricorso di diritto amministrativo al Tribunale federale (cfr. art. 10 lett. a LALPS).
1.2. In materia di polizia degli stranieri il ricorso di diritto amministrativo al Tribunale federale non è esperibile contro il rilascio o il rifiuto di permessi al cui ottenimento la legislazione federale non conferisce un diritto. L'art. 4 LDDS sancisce che l'autorità competente decide liberamente, nei limiti delle disposizioni della legge e dei trattati con l'estero, in merito alla concessione del permesso di dimora o di domicilio. Lo straniero ha quindi un diritto all'ottenimento di un simile permesso solo laddove tale pretesa si fonda su di una disposizione particolare del diritto federale o di un trattato internazionale (DTF 122 II 3 consid. 1a, 388 consid. 1a con rinvii).
1.3. Non esiste tra la Svizzera ed il Marocco alcun trattato che regoli in modo specifico il soggiorno in Svizzera dei cittadini marocchini, accordo dal quale potrebbe scaturire un diritto al rilascio di un permesso di dimora.
1.4. Giusta l'art. 7 cpv. 1 prima frase LDDS, il coniuge straniero di un cittadino svizzero ha diritto al rilascio e alla proroga di un permesso di dimora. Ai fini dell'applicazione della suddetta norma, è determinante unicamente l'esistenza di un vincolo matrimoniale giuridicamente valido (DTF 119 Ib 417 e segg. consid. 2c). In concreto, l'interessato è sposato con _ dal 27 settembre 1997. Di principio egli ha dunque diritto al postulato rinnovo del permesso di dimora. Pertanto, essendo la decisione impugnata suscettibile di essere dedotta davanti al Tribunale federale mediante un ricorso di diritto amministrativo, si deve concludere che la competenza di questa corte a statuire sulla presente impugnativa è data. Se il permesso sollecitato possa essere in concreto rifiutato è una questione di merito, non di ammissibilità.
1.5. L'impugnativa, tempestiva (art. 46 cpv. 1 PAmm) e presentata da una persona legittimata a ricorrere (art. 43 PAmm), è dunque ricevibile in ordine e può essere giudicata sulla base degli atti, integrati dalle risultanze del complemento istruttorio esperito (art. 18 cpv. 1 PAmm; richiamo dell'incarto di divorzio dalla Pretura di Locarno-Campagna). Non appare invece necessario richiamare dalla delegazione tutoria gli atti concernenti _, in quanto non porterebbero alcun elemento di rilievo per il presente giudizio. Neppure si ritiene opportuno sentire oralmente il ricorrente. D'altronde né la legislazione cantonale né quella federale garantiscono alla parte il diritto di essere udita oralmente, essendo sufficiente che essa possa far valere le proprie ragioni per scritto (DTF 117 II 132, consid. 3b, pag. 137 e rinvii; A. Scolari, Diritto amministrativo, parte generale, Bellinzona / Cadenazzo 1988, n. 141 e 146). Facoltà, questa, ampiamente sfruttata dal ricorrente, che davanti al Consiglio di Stato ha pure presentato un allegato di replica.
2. L'art. 7 cpv. 1 prima frase LDDS dispone che il coniuge straniero di un cittadino svizzero ha diritto al rilascio ed alla proroga del permesso di dimora. Questo diritto non sussiste se il matrimonio è stato contratto per eludere le prescrizioni in materia di dimora e domicilio degli stranieri, segnatamente quelle sulla limitazione dell'effettivo degli stranieri (art. 7 cpv. 2 LDDS). Il permesso può anche essere negato in caso di abuso di diritto. L'abuso sussiste quando un diritto viene invocato per realizzare degli interessi che la legge non vuole proteggere (U. Häfelin/G. Müller, Grundriss des Allgemeinen Verwaltungsrechts, 3. ed., Zurigo 1998, n. 597 segg.; M. Imboden/R. Rhinow, Schweizerische Verwaltungsrechtsprechung, 6. ed., Basilea/Francoforte sul Meno 1986, n. 74 e 78). In particolare ciò si verifica quando lo straniero si richiama ad un matrimonio che sussiste solo formalmente unicamente per ottenere il rilascio o il rinnovo di un permesso di dimora (cfr. DTF 121 II 97, consid. 4). La volontà di creare un'autentica unione coniugale non può essere dedotta dal solo fatto che i coniugi abbiano vissuto per un certo periodo o vivano al medesimo indirizzo, ritenuto che tale comportamento può essere stato adottato al solo fine di trarre in inganno le autorità (DTF 122 II 295 consid. 2b e rif.; 121 II 1, consid. 2d). Tuttavia, una separazione di fatto dei coniugi non provoca necessariamente la perdita del diritto ad un permesso di soggiorno (DTF 118 Ib 150, consid. 3b). Questa soluzione è stata scelta al fine di evitare che la presenza in Svizzera dello straniero dipenda dalla volontà del coniuge. Si è infatti inteso garantire al cittadino straniero il diritto di richiedere egli stesso l'adozione di misure di protezione dell'unione coniugale, segnatamente anche il diritto alla separazione giusta l'art. 175 CC, senza per ciò dover temere di essere allontanato dalla Svizzera.