Decision ID: abea7076-33d4-5a4e-80bb-35918156008a
Year: 2020
Language: it
Court: CH_BVGE
Chamber: CH_BVGE_001
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: 

Fatti:
A.
L’interessato, cittadino afghano, di etnia hazara, ha presentato una do-
manda d’asilo in Svizzera il (...) maggio 2019, asserendo essere minore
d’età, nato il (...) (cfr. atto della Segreteria di Stato della migrazione [di se-
guito: SEM] n. [...]-1/2).
B.
Il richiedente asilo è stato sentito il (...) maggio 2019 quale minore non ac-
compagnato (RMNA) nell’ambito di una prima audizione (cfr. atto SEM
n. [...]-12/11). Durante la stessa, egli è stato in particolare questionato in
merito alle sue generalità, al suo percorso scolastico e professionale, non-
ché in merito al viaggio intrapreso dal Paese d’origine e brevemente ri-
guardo i suoi motivi d’asilo. In tale contesto egli ha segnatamente ribadito
essere minorenne ed avere (...) anni. Ma, a parte riguardo all’anno in cui
sarebbe nato, ovvero il (...), egli ha dichiarato di non essere sicuro della
data esatta comunicatagli dai genitori, e meglio il (...), in quanto gli stessi
sarebbero analfabeti, al pari di lui, che non avrebbe seguito alcuna istru-
zione scolastica, ed inoltre non vi sarebbero dei documenti attestanti la sua
data di nascita (cfr. atto SEM n. [...]-12/11, p.to 1.06, pag. 3 e p.to 1.17.04,
pag. 4). Interrogato successivamente se avesse mai richiesto od ottenuto
dei documenti d’identità, il richiedente ha dichiarato che il padre avrebbe
ottenuto una taskara a suo nome, di cui ne avrebbe avuto una fotocopia
durante il viaggio d’espatrio, ma che sarebbe andata perduta. L’originale,
si troverebbe invece presso il domicilio dei
genitori in Afghanistan (cfr. atto SEM n. [...]-12/11, p.to 4.02 segg., pag. 8).
Egli sarebbe partito indicativamente all’età di (...) anni dal suo Paese d’ori-
gine, espatriando dapprima verso l’B._, ove vi sarebbe rimasto per
quattro anni – lavorando quale (...) per (...) e per i restanti (...) anni come
(...) – proseguendo in seguito per la C._. Quivi sarebbe rimasto (...)
o (...), esercitando l’attività lavorativa quale (...), per poi recarsi in
D._ e da lì intraprendere il viaggio verso la Svizzera (cfr. atto SEM
n. [...]-12/11, p.to 1.17.04 seg., pag. 4 segg.; p.to 5.01 seg., pag. 8 seg.).
Alla fine dell’audizione, gli è stata ventilata l’ipotesi da parte dell’autorità
inferiore, di essere convocato per eseguire una perizia ossea (cfr. atto SEM
n. [...]-12/11, p.to 9.01, pag. 11).
C.
Con atto trasmesso alla SEM il (...), il (...), ha comunicato i risultati degli
esami medico-legali svolti alfine di determinare l’età dell’interessato. La pe-
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rizia medica, fondata su di un esame clinico come pure su dei referti radio-
logici (panoramica dentaria, radiografia standard della mano sinistra ed
una tomografia assiale computerizzata [TAC] delle articolazioni sterno-cla-
vicolari), ha concluso che l’età probabile dell’interessato si situerebbe tra i
18 ed i 21 anni d’età, ove l’età minima sarebbe pari a 17,9 anni, e pertanto
non si potrebbe escludere formalmente che il richiedente abbia meno di 18
anni d’età. Tuttavia, la data di nascita espressa dal medesimo, ovvero il
(...), potrebbe invece essere esclusa (cfr. atto SEM n. [...]-22/9).
D.
Con scritto del 2 agosto 2019, l’autorità inferiore ha reso partecipe l’inte-
ressato in merito alle sue conclusioni riguardo all’asserita minore età, rite-
nendo che il richiedente non abbia né reso verosimile né provato la stessa,

e pertanto lo avrebbe considerato maggiorenne nel corso di procedura. Ha
altresì comunicato al richiedente, che la sua data di nascita sarebbe stata
modificata d’ufficio nel sistema d’informazione centrale sulla migrazione
(SIMIC) al (...), concedendogli nel contempo il diritto di essere sentito in
merito a tali risultanze (cfr. atti SEM n. [...]-25/3 e n. [...]-28/2). Ciò che è
stato adempiuto dal richiedente asilo presentando le sue osservazioni al
riguardo con scritto del 7 agosto 2019 (cfr. atto SEM n. [...]-27/2).
E.
L’interessato, il 28 agosto 2019, ha fatto pervenire all’autorità di prime cure
la sua presunta taskara originale n. (...), emessa il (...), con la relativa tra-
duzione in inglese (cfr. atto SEM n. [...]-30/4 e documenti presenti nel dos-
sier N [...] dell’autorità inferiore), già presentata in copia con lo scritto del
10 luglio 2019, con traduzione giurata in inglese e la relativa scheda di de-
scrizione, nonché copia della fotografia della taskara del padre con la per-
tinente scheda descrittiva (cfr. atti SEM dal n. [...]-18/3 al n. [...]-20/2). Nella
taskara del richiedente si attesterebbe in particolare che egli avrebbe l’età
di (...) anni nell’anno (...).
F.
Il (...) settembre 2019, si è tenuta con l’interessato una seconda audizione
ai sensi dell’art. 29 della legge sull’asilo (LAsi, RS 142.31), nel corso della
quale l’autorità inferiore ha segnatamente informato il ricorrente che la
taskara da lui presentata, in quanto facilmente falsificabile, sarebbe valu-
tata dalla SEM come di scarso valore probatorio, ed in assenza di ulteriori
documenti d’identità, l’avrebbe continuato a considerare quale maggio-
renne. Il richiedente è stato pure interrogato successivamente in merito alla
taskara presentata e ad un analogo documento che egli avrebbe asserito,
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durante il corso della prima audizione, di aver perso durante il viaggio
d’espatrio (cfr. atto SEM n. [...]-32/13, D8 segg., pag. 2 segg.).
G.
Con decisione dell’11 settembre 2019, la SEM non ha riconosciuto la qua-
lità di rifugiato al richiedente ai sensi dell’art. 3 LAsi ed ha respinto la sua
domanda d’asilo. Contestualmente ha pure pronunciato l’allontanamento
dalla Svizzera dello stesso, ma ritenendo l’esecuzione del medesimo prov-
vedimento come non ragionevolmente esigibile, ha concesso l’ammissione
provvisoria all’interessato.
H.
Per il tramite della sentenza D-4824/2019 del 27 settembre 2019, il Tribu-
nale amministrativo federale (di seguito: il Tribunale), ha accolto il ricorso
presentato dall’insorgente il 19 settembre 2019, annullando la decisione
della SEM succitata e ritrasmettendole gli atti di causa per completamento
dell’istruttoria (chiarimento dell’età anagrafica del ricorrente) e la pronuncia
di una nuova decisione ai sensi dei considerandi. Per il resto, non ha pre-
levato spese processuali, né accordato spese ripetibili (cfr. risultanze pro-
cessuali nella procedura di cui ai ruoli D-4824/2019).
Nella medesima sentenza, il Tribunale ha in particolare preliminarmente
ritenuto che oggetto del litigio fosse esclusivamente l’età anagrafica del
ricorrente, in quanto quest’ultimo non aveva direttamente contestato né la
pronuncia dell’allontanamento, né il rifiuto della sua domanda d’asilo ed il
mancato riconoscimento dello statuto di rifugiato (cfr. consid. 5). In merito
a tale unico punto in questione, il Tribunale si è dapprima pronunciato circa
il referto medico-peritale del (...) fatto esperire dalla SEM e versato agli atti,
concludendo che lo stesso fosse da ritenere soltanto quale indizio di debole
probabilità di maggiore età dell’interessato, sia per la discrepanza tra gli
intervalli presentati, che per le conclusioni della medesima perizia medica,
ove non si escludeva formalmente che l’insorgente potesse essere mino-
renne, tenuto conto anche del fatto che il medesimo non aveva la stessa
provenienza del campionario di popolazione di riferimento utilizzato per la
valutazione degli esami esperiti (cfr. consid. 8 ed in particolare consid. 8.4).
Proseguendo nell’analisi, il Tribunale ha considerato che in merito alla ta-
skara supposta originale presentata dal ricorrente, la SEM avrebbe accer-
tato in modo incompleto i fatti giuridicamente rilevanti. Invero, non avrebbe
a torto stabilito se la stessa fosse autentica o meno, prima di giungere alla
conclusione che la medesima possa facilmente essere falsificabile nonché
ottenibile da terzi in maniera illegale. Inoltre non vi sarebbero nei due do-
cumenti presunti originali versati agli atti, degli elementi visibili formali di
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falsificazione, ed anche l’iter per l’ottenimento della stessa da parte del pa-
dre del ricorrente descritto dal medesimo, risulterebbe plausibile. Pur rite-
nendo la taskara come un documento con un valore probatorio ridotto, que-
sta sarebbe un indizio che il richiedente sia nato nell’anno (...), come da
egli sempre sostenuto in corso di procedura (cfr. consid. 8.5). Fra l’altro,
l’interessato, avrebbe pure reso delle dichiarazioni sufficientemente atten-
dibili riguardo al suo percorso lavorativo ed al suo viaggio d’espatrio, come
pure circa le età anagrafiche dei suoi fratelli, fornendo pertanto degli ele-
menti validi a supporto della sua presunta minore età. Le carenti informa-
zioni e contraddizioni desumibili riguardo alla sua età anagrafica ed a di-
verse vicende dalle asserzioni da lui rilasciate in corso di procedura, sa-
rebbero spiegabili in modo credibile sia sulla base dell’asserita giovane età
dell’insorgente, che del suo analfabetismo e percorso scolastico assente,
non potendo pertanto, a mente dello scrivente Tribunale, essere seguite su
questo punto le considerazioni della SEM (cfr. consid. 8.6). Il Tribunale ha
quindi concluso che, senza l’esperimento di ulteriori verifiche volte in parti-
colare ad accertare se i due documenti originali presentati dal ricorrente
fossero autentici, ed eventualmente – anche tramite una domanda d’am-
basciata – sollecitando delle informazioni dal Paese d’origine del ricor-
rente, atte a far addivenire per lo meno ad una conclusione di verosimi-
glianza preponderante riguardo alla questione dell’età dell’insorgente, il Tri-
bunale non potesse giungere ad un fondato convincimento rispetto all’età
anagrafica dell’insorgente, permanendo dei dubbi irrisolti in merito (cfr. con-
sid. 9). Ha inoltre indicato alla SEM come procedere in seguito all’esperi-
mento dei complementi istruttori, con l’emanazione di una nuova decisione,
rispettosa della procedura per minorenni non accompagnati, nell’eve-
nienza in cui la minore età dell’interessato fosse provata o per lo meno
maggiormente verosimile dopo gli accertamenti istruttori supplementari
(cfr. consid. 9 in fine). La decisione dell’autorità inferiore è stata quindi an-
nullata per accertamento inesatto ed incompleto dei fatti giuridicamente ri-
levanti ex art. 106 cpv. 1 lett. b LAsi, derivante dal diritto di essere sentito
e dal principio inquisitorio (cfr. consid. 10).
I.
A seguito della suddetta sentenza D-4824/2019, l’autorità inferiore ha
comunicato all’interessato, con decisione dell’11 ottobre 2019, che la sua
domanda d’asilo sarebbe stata trattata d’ora innanzi nel quadro della
procedura ampliata ai sensi dell’art. 26d LAsi come pure, in accordo con
l’art. 27 LAsi, egli sarebbe stato attribuito al E._ (cfr. atto SEM
n. [...]-51/2).
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J.
Con atto datato (...), la SEM ha fatto esperire un esame interno della ta-
skara n. (...) presentata dall’interessato, volta alla determinazione dell’au-
tenticità della stessa, che ha concluso per una divergenza di alcune carat-
teristiche – la stampa di fondo non sarebbe stata realizzata in offset ma a
base di toner, come pure il timbro umido apposto sulla fotografia sarebbe
di qualità mediocre al contrario del materiale utilizzato per il confronto – e
pertanto per un sospetto di falsificazione/contraffazione del documento.
Inoltre, la traduzione di quest’ultimo, non avrebbe dato luogo ad un esame
approfondito (cfr. atto SEM n. [...]-52/1).
K.
Il 30 ottobre 2019 la nuova rappresentante legale del richiedente, ha chie-
sto alla SEM il cambiamento di regione della trattazione della procedura,
che fosse più vicino al luogo di domicilio dell’interessato (residente nel
E._), invece che al (...) come sino ad ora (cfr. atto SEM n. [...]-56/3).
La stessa richiesta, non avendo avuto alcuna risposta, è stata sottoposta
nuovamente all’autorità inferiore con scritto del 2 dicembre 2019 (cfr. atto
SEM n. [...]-59/3).
L.
Con decisione del 5 dicembre 2019, notificata il giorno successivo (cfr. atto
SEM n. [...]-60/1), la SEM non ha riconosciuto la qualità di rifugiato al ri-
chiedente ai sensi dell’art. 3 cpv. 1 e cpv. 2 LAsi ed ha respinto la sua do-
manda d’asilo. Ha altresì pronunciato il suo allontanamento dalla
Svizzera, rinunciando tuttavia attualmente all’esecuzione della predetta
misura in quanto inesigibile e concedendogli di convesso l’ammissione
provvisoria.
Nella predetta decisione, l’autorità inferiore ha in primo luogo ritenuto
inverosimile la minore età addotta dall’interessato, basandosi sull’esame
esperito di autenticità della taskara e sulla perizia medico-legale. Invero,
l’esito del primo, indicherebbe l’esistenza di evidenti caratteristiche discre-
panti rispetto al materiale di riferimento, e pertanto esisterebbe un reale
sospetto di contraffazione del documento in oggetto. Inoltre, poiché egli
non avrebbe alcun collegamento con il Pakistan, una domanda all’amba-
sciata svizzera a F._ – essendo in Afghanistan una omologa man-
cante – non sarebbe possibile, come proposto dal Tribunale. Tuttavia, la
risultanza dell’esame esperito sulla sua taskara, sarebbe sufficiente per
escluderne la sua autenticità. Riguardo poi la perizia medico-legale, l’auto-
rità inferiore ha dapprima riportato gli esiti della stessa, giungendo alla
conclusione che gli intervalli di età possibili stimati per la tomografia sterno-
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clavicolare e quelli relativi all’esame odontostomatolgico si sovrapporreb-
bero, in applicazione delle indicazioni che il Tribunale avrebbe fornito nella
DTAF 2018 VI/3 consid. 4.2.2. Pertanto, sempre basandosi sulla valuta-
zione che il Tribunale avrebbe proposto nella predetta sentenza, la SEM
ha ritenuto che i risultati della perizia costituirebbero un indizio forte di mag-
giore età, per il che l’apprezzamento generale delle prove risulterebbe pro-
porzionalmente meno necessario. In secondo luogo, le dichiarazioni dell’in-
teressato circa i motivi che lo avrebbero indotto all’espatrio, non risultereb-
bero rilevanti ai sensi dell’art. 3 LAsi. Questo in quanto d’un canto il modo
di agire dei talebani da lui descritto – gli attacchi incessanti al suo villaggio
da parte dei talebani, con furti e nel tentativo di conquistarlo, come pure il
suo timore di venire rapito dai medesimi, come sarebbe stato il caso di altri
minorenni, e di essere in seguito da loro utilizzato come bomba umana –,
sarebbe lo stesso in molte zone dell’Afghanistan, nonché rivolto in modo
indistinto verso molti villaggi e persone. Non sarebbe invece teso a colpire
individualmente delle persone per uno dei motivi previsti dall’art. 3 LAsi.
Inoltre, riguardo al suo timore di essere vittima di un rapimento da parte dei
talebani, malgrado gli stessi fossero soliti a tale pratica, come pure egli
avesse un’età nella quale sarebbe potuto essere l’oggetto della stessa, non
avrebbe mai subito delle persecuzioni mirate intenzionalmente contro la
sua persona. Egli non sarebbe invero mai stato né ricercato né avvicinato
personalmente da nessuno, come neppure avrebbe avuto un contatto di-
retto con i talebani. Altresì, poiché egli nel frattempo è cresciuto e non ap-
parterrebbe più alla categoria di persone che i talebani rapirebbero, la mi-
naccia di persecuzione non sarebbe neppure più attuale.
M.
Il 3 gennaio 2020 (cfr. risultanze processuali), l’interessato è insorto con
ricorso in lingua tedesca dinanzi al Tribunale contro la succitata decisione
della SEM. Egli ha postulato, a titolo principale, l’annullamento della pre-
detta ed il rinvio della causa all’autorità inferiore per nuova valutazione. A
titolo eventuale ha inoltre concluso alla constatazione della sua minore età
da parte del Tribunale. Contestualmente ha altresì richiesto l’accesso
integrale ai mezzi probatori ed alle valutazioni della SEM relativi alla
taskara, come pure la concessione dell’assistenza giudiziaria, nel senso
dell’esenzione dal versamento delle spese processuali e dal relativo anti-
cipo, ed il gratuito patrocinio, nominando la rappresentante legale quale
patrocinatrice d’ufficio.
Nel suo gravame, il ricorrente ha dapprima rilevato che nel provvedimento
sindacato mancherebbero gli elementi che farebbero propendere per una
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falsificazione della taskara, in quanto le argomentazioni della SEM a sup-
porto di quest’ultima non risulterebbero convincenti. Sarebbe invece com-
pito dell’autorità inferiore indicare degli elementi concreti nel documento
che facciano concludere per il respingimento della taskara quale mezzo di
prova, ad esempio tramite una perizia del documento o la citazione di fonti
affidabili, che riescano a confutarne l’autenticità a livello formale e conte-
nutistico. Se invece gli indizi di falsificazione non vengono motivati e le ri-
sultanze delle autorità non conducono a confutare l’autenticità della ta-
skara, questo sarà da ritenere quale indizio a favore della verosimiglianza
delle dichiarazioni del richiedente (cfr. p.ti 3.1.1 e 3.1.2, pag. 4 del ricorso).
L’esatta motivazione dell’esame che avrebbe esperito la SEM sul docu-
mento il (...), nonché chi ne sarebbe l’autore, sarebbero inoltre completa-
mente mancanti nella decisione avversata, in violazione del suo obbligo di
motivare. Sempre su tale questione, ha chiesto al Tribunale di ordinare alla
SEM di offrirgli la possibilità di avere accesso all’esame della taskara che
avrebbe esperito, non essendo peraltro legittimato il mantenimento del se-
greto per tale risultanza (cfr. p.ti 3.1.3, pag. 4 seg. e 3.4, pag. 6 del ricorso).
Proseguendo nell’analisi, l’insorgente critica il fatto che nella decisione im-
pugnata, la SEM non avrebbe preso in considerazione le dichiarazioni del
richiedente riguardo all’asserita minore età al momento delle audizioni
come pure che egli non abbia alcuna formazione scolastica, nonché gli
elementi positivi a favore della verosimiglianza dei suoi asserti, come
invece avrebbe rettamente considerato nella sua sentenza del
27 dicembre (recte: settembre) 2019 il Tribunale (cfr. p.to 3.1.4, pag. 5 del
gravame). Come avrebbe tra l’altro ritenuto il Tribunale nella predetta sen-
tenza, la perizia medico-legale agli atti non avrebbe alcun valore probante,
in particolare poiché una delle conclusioni della stessa, sarebbe che l’età
minima del richiedente sarebbe di (...) anni, quindi inferiore ai 18 anni d’età.
Non vi sarebbe pertanto luogo di entrare più in dettaglio circa le considera-
zioni espresse dalla SEM in proposito nella decisione avversata (cfr. p.to
3.1, pag. 5 del memoriale ricorsuale). Altresì, il ricorrente ritiene aver fornito
in generale delle allegazioni corrette riguardo al suo curriculum personale,
come pure avrebbe concluso il Tribunale nella sua sentenza
D-4824/2019 consid. 8.6. Per questi motivi, gli atti di causa sarebbero da
rinviare all’autorità di prime cure per un nuovo accertamento dei fatti ed
una nuova decisione in merito alla sua minore età.
Se invece, a titolo eventuale, il Tribunale dovesse stabilire che lui è mino-
renne, il ricorrente conclude infine che alla SEM dovrebbe essere ordinato
di concedergli il diritto di essere sentito, in particolare riguardo alla proce-
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dura ed ai diritti particolari destinati ai minori non accompagnati nella pro-
cedura d’asilo, di cui l’insorgente non ne avrebbe potuto fare uso, visto il
misconoscimento della sua minore età (cfr. p.to 3.3, pag. 5 seg. del ri-
corso).
Con il ricorso, oltreché la procura sottoscritta dal richiedente il
(...), è stato prodotto il descrittivo del tempo dedicato alla pratica dalla rap-
presentante legale. Per il tramite dello scritto del 13 gennaio 2020, il ricor-
rente ha inoltre trasmesso al Tribunale l’attestazione d’indigenza datata
(...) (cfr. risultanze processuali).
N.
N.a Con decisione incidentale del 22 gennaio 2020, lo scrivente Tribunale
ha pronunciato che il procedimento si svolga in lingua italiana; ha accolto
l’istanza di assistenza giudiziaria e di gratuito patrocinio del ricorrente,
nominando a quest’ultimo la MLaw Katarina Socha, in qualità di patrocina-
trice d’ufficio, trasmettendo altresì copia del ricorso alla SEM. Infine, ha
invitato l’autorità inferiore ad evadere la richiesta di compulsazione del
ricorrente in merito all’esame d’autenticità della taskara, ed in caso contra-
rio, a voler indicare per iscritto al Tribunale eventuali obiezioni alla visione
del mezzo di prova richiesto.
N.b La SEM ha dato seguito a tale richiesta, trasmettendo il risultato della
perizia esperita in merito all’autenticità della taskara al ricorrente con scritto
del 27 gennaio 2020 (cfr. risultanze processuali; scritto trasmesso per co-
noscenza al Tribunale dall’autorità inferiore).
N.c Preso atto di quanto sopra, il Tribunale con decisione incidentale del
17 febbraio 2020, ha accordato al ricorrente un termine scadente il
3 marzo 2020, per prendere posizione in merito al risultato peritale esperito
dalla SEM sulla sua taskara, invitandolo altresì nel medesimo termine, a
produrre la taskara originale citata nel verbale della prima audizione del
(...) maggio 2019, con l’eventuale traduzione in una lingua ufficiale sviz-
zera e ad informare il Tribunale circa le esatte modalità di ottenimento della
stessa. In caso contrario, il ricorrente è stato invitato a spiegare i motivi per
i quali la taskara non potesse essere prodotta.
N.d L’insorgente ha trasmesso le sue osservazioni riguardo all’esame
sull’autenticità della taskara con scritto del 28 febbraio 2020 (cfr. risultanze
processuali). Nelle stesse ha in particolare sostenuto come, dato che
l’emissione di una taskara in Afghanistan avverrebbe con modalità, formati
ed elementi formali differenti – come la stessa SEM nel documento
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“(...) del (...) (consultabile al sito internet: < [...] >) riterrebbe – risulterebbe
difficile e non convincente provare se tale documento sia autentico o si tratti
effettivamente di un falso. Nel dubbio, andrebbe pertanto ritenuta la minore
età dell’interessato. Questo in quanto, a fianco alle costanti dichiarazioni
del richiedente circa la stessa, con le diverse perizie mediche non si sa-
rebbe potuta escludere. Il ricorrente ha infine chiesto la concessione di una
proroga del termine sino all’11 marzo 2020 per quanto attinente la produ-
zione e le constatazioni in merito alla taskara citata nel primo verbale d’au-
dizione RMNA. Il predetto termine, è stato prorogato dal Tribunale con de-
cisione incidentale del 3 marzo 2020 (cfr. risultanze processuali).
N.e Per il tramite dello scritto datato 6 marzo 2020, l’insorgente ha tra-
smesso al Tribunale le sue osservazioni riguardo a quest’ultimo punto in
questione. Egli ha segnatamente riferito che una copia della taskara men-
zionata nell’audizione RMNA l’avrebbe persa durante la fuga. Sebbene
l’originale, a sua conoscenza, si sarebbe trovato presso il suo domicilio in
Afghanistan, lo stesso sarebbe andato perduto dalla famiglia durante il loro
trasferimento da G._ ad H._, e per questo non sarebbe più
rinvenibile. Per questo motivo, sarebbe stata richiesta una nuova taskara
tramite il padre, di cui il duplicato del (...) versato agli atti. Ha inoltre nuo-
vamente riconfermato le sue asserzioni e conclusioni precedenti, aggior-
nando altresì la sua nota d’onorario, che ha allegato alla stessa.
O.
Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti negli scritti verranno ripresi nei
considerandi qualora risultino decisivi per l’esito della vertenza.
Diritto:
1.
Le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla LTF,
in quanto LAsi non preveda altrimenti (art. 6 LAsi).
Fatta eccezione per le decisioni previste all’art. 32 LTAF, il Tribunale, in virtù
dell’art. 31 LTAF, giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi dell’art. 5 PA
prese dalle autorità menzionate all’art. 33 LTAF. La SEM rientra tra dette
autorità (cfr. art. 105 LAsi) e l’atto impugnato costituisce una decisione ai
sensi dell’art. 5 PA.
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Pagina 11
Il ricorrente ha partecipato al procedimento dinanzi all’autorità inferiore, è
particolarmente toccato dalla decisione impugnata e vanta un interesse de-
gno di protezione all’annullamento o alla modificazione della stessa (art. 48
cpv. 1 lett. a–c PA). Pertanto è legittimato ad aggravarsi contro di essa.
I requisiti relativi ai termini di ricorso (art. 108 cpv. 2 LAsi), alla forma e al
contenuto dell’atto di ricorso (art. 52 cpv. 1 PA) sono soddisfatti.
Occorre pertanto entrare nel merito del ricorso.
2.
Per i motivi che seguono, il Tribunale rinuncia allo scambio di scritti ai sensi
dell’art. 111a cpv. 1 LAsi.
3.
Con ricorso al Tribunale possono essere invocati, in materia d’asilo, la vio-
lazione del diritto federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti
giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi; cfr. DTAF 2014/26 consid. 5),
e, in materia di diritto degli stranieri, pure l’inadeguatezza ai sensi
dell’art. 49 PA (cfr. DTAF 2014/26 consid. 5). Il Tribunale non è vincolato né
dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4 PA), né dalle considerazioni giuridiche della
decisione impugnata, né dalle argomentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1
consid. 2).
4.
Essendo stato posto al beneficio dell’ammissione provvisoria per inesigibi-
lità dell’esecuzione dell’allontanamento nella decisione avversata, e non
avendo altresì lo stesso impugnato la pronuncia dell’allontanamento, og-
getto del litigio in questa sede risulta pertanto essere esclusivamente la
decisione riguardante il rifiuto della sua domanda d’asilo.
5.
Dal profilo formale, nel ricorso viene censurata una violazione di alcune
prerogative del diritto di essere sentito e nel contempo un’inosservanza del
principio inquisitorio.
5.1 Per costante giurisprudenza, il diritto di essere sentito, disciplinato
dall’art. 29 cpv. 2 della Costituzione federale della Confederazione
Svizzera del 18 aprile 1999 (Cost., RS 101) comprende il diritto per l’inte-
ressato di consultare l’incarto, di offrire mezzi di prova su punti rilevanti e
di esigerne l’assunzione, di partecipare alla stessa e di potersi esprimere
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sulle relative risultanze nella misura in cui possano influire sulla decisione
(cfr. DTF 135 II 286 consid. 5.1; DTF 135 I 279 consid. 2.3).
5.2 Nelle procedure d’asilo – così come nelle altre procedure di natura am-
ministrativa – si applica il principio inquisitorio. Ciò significa che l’autorità
competente deve procedere d’ufficio all’accertamento esatto e completo
dei fatti giuridicamente rilevanti (art. 6 LAsi in relazione con l’art. 12 PA,
art. 106 cpv. 1 lett. b LAsi). In concreto, essa deve procurarsi la documen-
tazione necessaria alla trattazione del caso, chiarire le circostanze giuridi-
che ed amministrare a tal fine le opportune prove a riguardo (cfr.
DTAF 2012/21 consid. 5). Il principio inquisitorio non è tuttavia illimitato, in
particolare visto il nesso con l’obbligo di collaborare delle parti
(art. 13 PA ed art. 8 LAsi; cfr. CHRISTOPH AUER/ANJA MARTINA BINDER, in:
Auer/Müller/Schindler [ed.], Kommentar zum Bundesgesetz über das
Verwaltungsverfahren VwVG, 2a ed. 2019, ad art. 12 PA, n. 9). Quando in
sede ricorsuale vengono identificate delle carenze nell’accertamento dei
fatti il caso va di principio retrocesso all’autorità di prima istanza, di modo
che questa possa procedere ad un nuovo e completo accertamento dei
fatti (cfr. sentenza del Tribunale D-6598/2019 del 4 febbraio 2020
[prevista per la pubblicazione come DTAF] consid. 5.1; MOSER/
BEUSCH/KNEUBÜHLER, op. cit., n. 2.191).
5.3 Per quanto attiene alla procedura amministrativa federale, il diritto di
essere sentito è regolamentato agli art. 26 e seg. PA. L’art. 26 cpv. 1 PA
prevede in particolare il diritto della parte o del suo rappresentante di con-
sultare gli atti di procedura, segnatamente tutti gli atti adoperati come mezzi
di prova (lett. b) e le copie delle decisioni notificate (lett. c). Pertanto, docu-
menti con valore probatorio che sono o potrebbero essere rilevanti ai fini
della decisione sottostanno sempre al principio del diritto di consultazione
(cfr. Giurisprudenza ed informazioni della Commissione svizzera di ricorso
in materia di asilo [GICRA] 1994 n. 1 consid. 3a in fine).
5.4 Ulteriore corollario del diritto di essere sentito è il cosiddetto “obbligo di
motivazione”, previsto espressamente anche all’art. 35 PA. Al diritto della
parte d’esprimersi prima della pronuncia di una decisione, è infatti indisso-
ciabilmente legato anche l’obbligo per l’autorità decidente di tenere conto
ed apprezzare i fatti determinanti, cosa che deve apparire nella motiva-
zione della decisione e costituisce presupposto essenziale per la verifica
della fondatezza della stessa sia per le parti che per l’autorità di ricorso.
Tale obbligo ha lo scopo, da un lato, di porre la persona interessata nelle
condizioni di afferrare le ragioni poste a fondamento della decisione, di ren-
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dersi conto della portata del provvedimento e di poterlo impugnare con co-
gnizione di causa. Ciò non significa che l’autorità sia tenuta a pronunciarsi
in modo esplicito ed esaustivo su tutte le argomentazioni addotte; essa può
occuparsi delle sole circostanze rilevanti per il giudizio, atte ad influire sulla
decisione. In altri termini, è necessario che l’autorità menzioni le proprie
riflessioni sugli elementi di fatto e di diritto essenziali, ossia che si confronti
con le circostanze fattuali da giudicare in concreto (cfr. DTF 136 I 184
consid. 2.2.1, DTF 136 I 229, DTF 129 I 232 consid. 3.2; GICRA 2006 n°4
consid. 5, GICRA 2004 n° 38).
5.5 Il diritto di essere sentito è una garanzia di natura formale, la cui viola-
zione implica, di principio, l’annullamento della decisione impugnata, a pre-
scindere dalle possibilità di successo nel merito (cfr. DTF 129 I 323
consid. 3.2; DTF 126 I 15 consid. 2a; GICRA 2006 n°4 consid. 5). Una vio-
lazione di questo diritto fondamentale da parte dell’autorità di prima istanza
non comporta comunque automaticamente l’accoglimento del gravame e
l’annullamento della decisione impugnata. Anche in presenza di una viola-
zione grave, è infatti di principio ammissibile prescindere da un rinvio all’au-
torità inferiore allorquando un tale sanzione costituirebbe una mera forma-
lità, provocando un ritardo inutile nella procedura, incompatibile con lo
stesso interesse della parte interessata ad un’evasione celere della causa
(cfr. DTF 137 I 195 consid. 2.3.2, DTF 133 I 201 consid. 2.2). Secondo la
giurisprudenza e la dottrina una violazione del diritto di essere sentito può
essere sanata se la persona toccata ottiene la possibilità di esprimersi in
merito davanti ad una autorità di ricorso che dispone del medesimo potere
d’esame dell’autorità d’esecuzione stessa (cfr. DTF 124 II 132 consid. 2d).
In tale ambito, la cognizione dell’autorità ricorsuale non va esaminata in
maniera astratta ma in base all’oggetto della controversia nel caso con-
creto (cfr. WALDMANN/BICKEL in: Waldmann/Weissenberger (ed.),
Praxiskommentar VwVG, 2a ed. 2016, art. 29 n. 119; cfr. anche sull’argo-
mento le sentenza del Tribunale D-1079/2018 del 17 dicembre 2019
consid. 5 e D-2645/2019 del 20 giugno 2019 consid. 7.2 e 7.3).
5.6 Nella presente disamina, il ricorrente ha potuto avere accesso – anche
se soltanto in fase ricorsuale – all’esame d’accertamento dell’autenticità
della sua taskara esperito dalla SEM l’(...) (cfr. atto SEM n. [...]-52/1 e ri-
sultanze processuali), potendosi esprimere ampiamente in merito. Ne di-
scende quindi che, il suo diritto di essere sentito (cfr. art. 29 cpv. 2 Cost.
concretizzato agli art. 26 – 29 PA), come pure il fatto che la SEM non
avrebbe motivato correttamente tale questione nella decisione impugnata,
come sostenuto dal ricorrente nel gravame, anche fossero stati violati
dall’autorità inferiore, si ritiene che siano stati completamente sanati in fase
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ricorsuale, seguendo la giurisprudenza succitata. Altresì, non possono es-
sere seguite le considerazioni espresse dal ricorrente nel suo memoriale
ricorsuale circa un inesatto ed incompleto accertamento dei fatti giuridica-
mente rilevanti da parte dell’autorità sindacata – in violazione quindi del
principio inquisitorio – in merito alla minore età del ricorrente. Questo poi-
ché la SEM, nella decisione avversata, dopo aver adempiuto un comple-
mento istruttorio, così come richiesto dal Tribunale nella sua sentenza D-
4824/2019 del 27 settembre 2019 (cfr. consid. 9), e detratte le sue conclu-
sioni in merito, come pure valutando nuovamente la perizia medico-legale
esperita, ha potuto concludere circa l’inverosimiglianza della minore età al-
legata dall’interessato. L’autorità inferiore durante l’audizione RMNA ha
inoltre posto al ricorrente dei quesiti puntuali, in particolare sul suo percorso
di vita, la sua scolarizzazione e le attività lavorative esercitate, come pure
inerenti il suo viaggio d’espatrio. Un diritto di essere sentito specifico in
merito all’età dichiarata gli è stato tra l’altro concesso, durante il quale l’au-
torità inferiore gli ha esposto i suoi dubbi in merito alla minore età allegata.
Nella decisione avversata, l’autorità inferiore ha altresì dettagliato la sua
analisi in modo pertinente, nonché spiegato in particolare gli elementi che
avrebbe utilizzato per giungere ad un giudizio conclusivo riguardo all’età
anagrafica del ricorrente. A fronte di tali risultanze, in particolare essendo
la SEM giunta al risultato che la perizia costituiva un forte indizio di mag-
giore età, in applicazione della giurisprudenza in materia di apprezzamento
delle prove, legittimamente poteva prescindere dal procedere ad un ap-
prezzamento generale delle prove, quindi anche degli elementi a favore del
ricorrente (cfr. DTAF 2018 VI/3 consid. 4.2), come tra l’altro lo scrivente
Tribunale ha già esposto nella sua sentenza del
27 settembre 2019 (cfr. consid. 8.2).
6.
6.1 Chiariti tali aspetti, allorquando le argomentazioni del ricorrente siano
da intendersi quale censura in merito alla valutazione dell’età svolta dall’au-
torità inferiore, come anche già ritenuto dal Tribunale nella sua
sentenza D-4824/2019 del 27 settembre 2019 consid. 6, le stesse sono da
dirimere preliminarmente, in quanto determinanti sulla validità degli atti pro-
cedurali svolti in prima istanza (cfr. DTAF 2014/30; sentenze del Tribunale
D-5943/2018 del 2 aprile 2020 consid. 5, E-2680/2019 del 19 luglio 2019
consid. 6; GICRA 2004 n. 30 consid. 5.3.1 segg. e consid. 6.4.5). Se la va-
lutazione operata dalla SEM in sede di prima istanza si rivela errata, occor-
rerà retrocedere gli atti all’autorità inferiore e riprendere la procedura in cir-
costanze idonee all’età del richiedente l’asilo (cfr. sentenza del Tribunale
D-6598/2019 consid. 3.3 e GICRA 2004 n. 30 consid. 6.4.5).
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6.2 Qualora un fatto rimanga non comprovato nonostante un accertamento
completo dei fatti, occorre di norma fare riferimento alle regole sulla ripar-
tizione dell’onere della prova derivanti dall’applicazione analogica
dell’art. 8 CC. Le stesse hanno infatti portata allorquando le misure istrut-
torie necessarie non abbiano permesso di chiarire determinati aspetti. Su
tali presupposti, la parte che intende prevalersi di una circostanza è tenuta
a sopportare le conseguenze della mancata prova al riguardo o, in caso di
grado ridotto, dell’assenza di verosimiglianza. Per quanto concerne la mi-
nore età, è al richiedente asilo che incombe l’onere della prova al riguardo.
In presenza di un accertamento dei fatti esaustivo e corretto (cfr. supra
consid. 5.2), se la valutazione globale degli atti di causa non permette di
ritenere che l’interessato la abbia resa verosimile, questi sarà tenuto ad
assumersene le conseguenze, venendo conseguentemente considerato
maggiorenne (cfr. sentenza D-6598/2019 consid. 5.2 – 5.3 e rif. citati).
6.3 Salvo casi particolari la SEM ha il diritto di pronunciarsi a titolo pregiu-
diziale sulla questione. Per giungere ad una determinazione al riguardo,
l’autorità si basa sui documenti d’identità autentici depositati agli atti così
come sui risultati delle audizioni relativamente al quadro personale dell’in-
teressato nel paese d’origine, alla sua cerchia famigliare ed al suo curricu-
lum scolastico. Se necessario ordina una perizia medica volta alla determi-
nazione dell’età (cfr. art. 17 cpv. 3bis in relazione con l’art. 26 cpv. 2 LAsi;
DTAF 2018 VI/3 consid. 4.2.2). Una volta esperita l’istruttoria, la Segreteria
di Stato procede ad un apprezzamento globale degli elementi in presenza
in ossequio ai principi sopra citati (cfr. sentenza D-6598/2019 consid. 5.4 e
rif. citati).
6.4 Nella presente disamina, occorre dapprima rilevare come in merito alla
perizia medico-legale del (...), il Tribunale si era già espresso ampiamente
nella sua sentenza D-4824/2019 (cfr. consid. 8.2–8.4), e pertanto non ritor-
nerà nella presente su tale punto in questione, a parte rimarcare che nella
sua decisione del 5 dicembre 2019 la SEM ha fatto rettamente applica-
zione dei principi espressi in materia di sovrapposizione degli intervalli
d’età nella DTAF 2018 VI/3 consid. 4.2 e 4.3. Tuttavia, il Tribunale nella sua
sentenza D-4824/2019, si era fondato per la valutazione della forza pro-
bante dell’esame peritale anche su altri elementi, in particolare sul fatto che
la perizia medica stessa non escludesse che il ricorrente potesse essere
minorenne (cfr. consid. 8.4). Sulla scorta di tali considerazioni, e per il fatto
che non si intende portare pregiudizio al ricorrente con un esame differente
degli atti di causa rispetto a quanto precedentemente deciso, il Tribunale
non intende scostarsi, in specie, dalla conclusione espressa nella sua sen-
tenza D-4824/2019 in merito (cfr. consid. 8.4). A differenza però di quanto
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sostenuto nel ricorso dall’insorgente, il Tribunale ha riconosciuto alla peri-
zia medico-legale una forza probante in merito all’inverosimiglianza della
minore età dell’interessato, ovvero seppure debole, di una probabilità di
maggiore età dello stesso (cfr. sentenza D-4824/2019 consid. 8.4).
6.5 Il Tribunale, ritiene che la verosimiglianza di maggiore età del ricor-
rente, anche a fronte dei complementi istruttori adempiuti sia dall’autorità
inferiore che in fase ricorsuale dal medesimo Tribunale, sia maggiormente
fondata che una minore età del medesimo. Invero il ricorrente, seppure
abbia reso delle dichiarazioni sufficientemente attendibili in merito al suo
iter professionale ed al suo viaggio d’espatrio, come pure riguardo alle età
dei fratelli, fornendo degli elementi validi circa la sua presunta minore età,
come già considerato nella sentenza D-4824/2019 (cfr. consid. 8.6), tutta-
via vi sono delle allegazioni dello stesso, che rendono nel complesso poco
credibile e veridiche la ricostruzione delle vicende da lui narrate con riferi-
mento alla sua presunta età e che possono essere difficilmente relativiz-
zate a fronte della sua carente scolarizzazione e del suo analfabetismo.
6.5.1 In primo luogo, interrogato nel corso della prima audizione RMNA, se
disponesse di documenti che attestassero della sua data di nascita, ha ri-
sposto dapprima per la negativa (cfr. atto SEM n. [...]-12/11, p.to 1.06,
pag. 3), riferendo che la stessa l’avrebbe appresa dai genitori, analfabeti,
che non credeva l’avessero scritto da qualche parte (cfr. atto SEM n. [...]-
12/11, p.to 1.06, pag. 3). Sorprendentemente, e senza alcuna spiegazione
in merito, sempre nella medesima audizione, poco più avanti, ha invece
riferito che avrebbe invece disposto di una taskara, la cui fotocopia
l’avrebbe persa in viaggio e l’originale si troverebbe presso la casa dei ge-
nitori in Afghanistan (cfr. atto SEM n. [...]-12/11, p.to 4.03 segg., pag. 8).
Questionato più specificamente in merito alla stessa e rispetto invece alla
taskara presentata (ed emessa nel [...] del [...]) nel corso dell’audizione
successiva, egli ha addotto quale scusante un errore della traduzione in
inglese della presunta taskara precedente, per non averla fornita ed averne
invece richiesta tramite il padre una seconda (cfr. atto SEM n. [...]-32/13,
D12 segg., pag. 3 seg.). Ha inoltre asserito, di aver detto al padre di andare
a rileggere ciò che aveva scritto (cfr. atto SEM n. [...]-32/13, D19, pag. 4),
affermazione che stride con il supposto e dichiarato analfabetismo del ge-
nitore. Tali allegazioni, risultano però maggiormente discrepanti se le si
confrontano con quanto dal ricorrente riferito in merito durante la procedura
ricorsuale, in quanto egli ha fornito al Tribunale una spiegazione totalmente
differente del perché non potesse produrre la supposta taskara prece-
dente. A mente sua, la stessa sarebbe da ricondurre invero alla perdita
dell’originale nel trasferimento della sua famiglia ad H._ (cfr. scritto
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del 6 marzo 2020 del ricorrente), ciò che risulta pacificamente differente
dall’asserito presunto errore nella traduzione della taskara posto a fonda-
mento quale motivo impossibilitante la produzione della stessa nel corso
della procedura di prima istanza. Appare inoltre che, anche si ritenesse
l’ultima versione del ricorrente come plausibile, non si spiegherebbe tutta-
via in alcun caso l’incoerenza in merito a tali evenienze importanti, posto
anche come i genitori del ricorrente, secondo le sue stesse dichiarazioni,
si fossero trasferiti ad H._ circa (...) anni dopo la sua partenza dal
Paese d’origine (cfr. atto SEM n. [...]-32/13, D70 seg., pag. 8), quindi in
un’epoca ben precedente la seconda audizione federale. Avendo peraltro
avuto dei contatti con il padre circa un mese prima di quest’ultima, se la
taskara fosse già andata persa in tale frangente, il ricorrente non avrebbe
verosimilmente fornito una versione totalmente antitetica della vicenda.
6.5.2 In secondo luogo, pare quantomeno singolare che egli asserisca di
non ricordare esattamente l’anno in cui sarebbe avvenuto il suo ferimento,
né quando sarebbe espatriato, né quanti anni avesse quando è nato il suo
fratello maggiormente viciniore, né quanti anni di differenza ci fossero tra
lui e la sorella minore; ma ha tuttavia saputo indicare precisamente le loro
età, ha descritto in modo articolato il suo viaggio d’espatrio e le professioni
svolte durante lo stesso, quando sarebbe entrato in D._, come pure
quanto esattamente sarebbe costato il viaggio d’espatrio (cfr. atto SEM
n. [...]-12/11 p.to 1.17.04 segg., pag. 4 segg.).
6.5.3 Infine, a supporto delle sue allegazioni sulla sua presunta minore età,
egli non ha consegnato alcun documento di viaggio e d’identità ai sensi
dell’art. 1a lett. b e c dell’OAsi 1, di modo che egli non ha apportato alcuna
prova a sostegno della sua identità, della quale la data di nascita ne è una
delle componenti (cfr. in tal senso anche la sentenza del Tribunale
D-7134/2018 del 27 giugno 2016 consid. 2.6). Egli ha invece presentato
una taskara emessa il (...), che seppure sia un documento ufficiale con
fotografia, rilasciato alfine di dimostrarne l’identità del titolare, allo stesso
viene riconosciuto soltanto un valore probatorio ridotto
(cfr. DTAF 2013/30 consid. 4.2.2 con ulteriori riferimenti ivi citati e quanto
già considerato nella sentenza del Tribunale D-4824/2019 del
27 settembre 2019 consid. 8.5).
Ebbene, seppur senza una motivazione dettagliata, tale mezzo di prova
non possa essere dichiarato un falso, nemmeno si può partire dall’assunto
ch’esso attesti inequivocabilmente la data di nascita di una persona, spe-
cialmente allorquando la relativa indicazione non vi figuri espressamente.
Alla luce del sistema di emissione decentralizzato, non è inoltre infrequente
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che quand’anche la documentazione afgana sia da considerarsi formal-
mente autentica, essa contenga generalità non conformi alla realtà dei fatti.
Le date di nascita sono inoltre riportate in modo difforme, il più comune-
mente per il tramite di una stima dell’età al momento dell’emissione (cfr.
sentenze del Tribunale D-1964/2020 del 20 aprile 2020 consid. 6.2 e
D-6598/2019 del 4 febbraio 2020 consid. 6.2 con ulteriori riferimenti).
Per mezzo dell’esame peritale del documento effettuato dalla SEM
l’(...), l’esperto interno è giunto alla conclusione di un sospetto di falsifica-
zione dello stesso, in quanto l’esame di autenticità avrebbe messo in evi-
denza delle caratteristiche divergenti dal materiale di confronto utilizzato.
Come però sostenuto a ragione dal ricorrente, tale esame non risulta es-
sere particolarmente concludente riguardo all’autenticità o meno del docu-
mento prodotto dal ricorrente, in quanto uno tra i due elementi citati, ovvero
il timbro umido apposto sulla fotografia, per quanto non sia compatibile con
il materiale utilizzato per il confronto, non esclude tuttavia che vi siano delle
divergenze a livello nazionale in materia. Il fatto però che l’altro elemento,
la stampa di fondo, non corrisponda per nulla con le informazioni a dispo-
sizione dell’esperto, propende però perlomeno per un indizio di falsifica-
zione dello stesso documento. Tale discrepanza con il materiale di con-
fronto dell’esperto, non risulta fra l’altro spiegabile con le asserzioni del ri-
corrente contenute nelle sue osservazioni del 28 febbraio 2020. Ciò posto,
anche si ritenesse la taskara dell’interessato come autentica, tuttavia tale
documento non proverebbe la veridicità dei dati contenuti nella stessa, in
particolare con riferimento al suo anno di nascita, in quanto si baserebbe
sulle sole asserzioni del padre del richiedente fornite in un momento piut-
tosto dubbio, in quanto l’interessato si trovava già all’estero da diversi anni,
ed in particolare era già stato interrogato nella prima audizione RMNA
dall’autorità inferiore. Anche sulla scorta delle tante contraddizioni sopra
rilevate in merito alla supposta taskara precedente, appare quindi che tale
documento sia stato prodotto unicamente ai fini di supportare i suoi asserti
circa il suo anno di nascita e tendente quindi a beneficiare di disposizioni
più favorevoli in materia d’asilo che si applicano ai richiedenti minorenni,
ma non a provare o rendere verosimile la sua data di nascita.
7.
Sulla base di tali elementi (cfr. supra consid. 6.4 e 6.5), il Tribunale non può
quindi che sottoscrivere la conclusione alla quale la SEM è giunta, nel
senso che il ricorrente non ha reso credibile di essere minorenne al mo-
mento del suo arrivo in Svizzera. In tali circostanze, l’insorgente – al quale
incombeva l’onere della prova in merito – non è stato in grado di rendere
verosimile la sua presunta minore età, ciò che comporta che egli debba
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assumersene le conseguenze, ovvero che di convesso venga ritenuto
maggiorenne in conformità con la giurisprudenza succitata (cfr. supra con-
sid. 5.2 e 6.2). Non si applica quindi in specie l’argomentazione esposta
nel gravame dal ricorrente e ripresa pure nei suoi scritti del
28 febbraio 2020 rispettivamente del 6 marzo 2020 che nel dubbio si
debba propendere per la minore età del ricorrente, in quanto oltreché non
essere riuscito a rendere verosimile la stessa, a fronte della ponderazione
degli elementi succitati, il Tribunale giunge al convincimento per una vero-
simiglianza preponderante di maggiore età del ricorrente, senza ulteriori
dubbi fondati che ne incrinino la prima o che si debba ricorrere ad ulteriori
atti istruttori per fugare i secondi. È quindi a giusto titolo che l’autorità infe-
riore abbia ritenuto che il seguito della procedura si sarebbe svolta con una
data di nascita fissata al (...), e quindi che il ricorrente fosse maggiorenne
al momento del suo arrivo in Svizzera, per il che le disposizioni normative
inerenti i minorenni non gli erano applicabili ed egli non se ne può a ragione
avvalere.
8.
La Svizzera, su domanda, accorda asilo ai rifugiati secondo le disposizioni
della LAsi (art. 2 LAsi). L’asilo comprende la protezione e lo statuto accor-
dati a persone in Svizzera in ragione della loro qualità di rifugiato. Esso
include il diritto di risiedere in Svizzera. Sono rifugiati le persone che, nel
Paese d’origine o d’ultima residenza, sono esposte a seri pregiudizi a
causa della loro razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un determi-
nato gruppo sociale o per le loro opinioni politiche, ovvero hanno fondato
timore d’essere esposte a tali pregiudizi. Sono pregiudizi seri segnata-
mente l’esposizione a pericolo della vita, dell’integrità fisica o della libertà,
nonché le misure che comportano una pressione psichica insopportabile
(art. 3 cpv. 2 LAsi). A tenore dell’art. 7 cpv. 1 LAsi, chiunque domanda asilo
deve provare o per lo meno rendere verosimile la sua qualità di rifugiato.
La qualità di rifugiato è resa verosimile se l’autorità la ritiene data con una
probabilità preponderante (art. 7 cpv. 2 LAsi). Sono inverosimili in partico-
lare le allegazioni che su punti importanti sono troppo poco fondate o con-
traddittorie, non corrispondono ai fatti o si basano in modo determinante su
mezzi di prova falsi o falsificati (art. 7 cpv. 3 LAsi).
9.
Nella presente fattispecie, il ricorrente per mezzo della propria rappresen-
tante, si è limitato a contestare l’accertamento dell’età. Per questo, rinun-
ciando di fatto agli aspetti materiali relativi all’asilo. Pertanto, oltreché per il
fatto che il ricorrente è patrocinato da una rappresentante legale esperta in
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materia d’asilo, l’esame del Tribunale ha vertuto in particolare sulla verosi-
miglianza o meno dell’asserita minore età da parte del ricorrente (cfr. supra
consid. 6-7). Ciò posto, a scanso d’equivoci, per non aver sollevato nulla
nel gravame, valgono, a titolo meramente abbondanziale, le considerazioni
seguenti.
9.1 Il Tribunale rileva che il ricorrente ha dichiarato di essere espatriato a
causa della presenza dei talebani e di Daesh nella sua zona, come pure
che i primi avrebbero spesso attaccato quest’ultima ed il suo villaggio – con
l’intento di conquistarlo –, saccheggiando, nonché rapendo dei ragazzi mi-
norenni con lo scopo di sottoporli ad un lavaggio del cervello ed utilizzarli
in seguito come bombe umane. Durante un attacco dei talebani, mentre
egli avrebbe avuto circa (...) anni, lui ed il padre sarebbero rimasti feriti.
L’interessato, per le ferite ad una mano e ad una gamba riportate, sarebbe
dovuto essere trasportato in ospedale, ove la gamba gli sarebbe stata in-
gessata, ed avrebbe trascorso (...) di permanenza prima di ritornare al vil-
laggio. Dopo circa un anno, non appena si sarebbe sentito meglio, per ti-
more di essere rapito pure lui dai talebani, e per i continui attacchi del suo
villaggio da parte di questi ultimi, egli sarebbe espatriato verso l’B._
(cfr. atto SEM n. 12/11, p.to 1.17.04, pag. 5 e p.to 5.01 segg., pag. 8 segg.;
atto SEM n. 32/13, D48 segg., pag. 6 segg.).
9.2 Si osserva in primo luogo come nel caso in disamina, e come retta-
mente denotato dalla SEM nella decisione avversata (cfr. p.to II/2, pag. 6
seg.), il modus operandi dei talebani narrato dall’insorgente, non risultava
mirato a colpirlo individualmente, dal momento che essi erano usi reclutare
segnatamente dei giovani nei villaggi, come pure di attaccare dei territori e
delle persone in modo indistinto. In secondo luogo, vi è poi da chiedersi se,
nel caso in questione, sia ravvisabile uno dei motivi esaustivamente espo-
sti nell’art. 3 LAsi, dal momento che né il rapimento ed il reclutamento di
ragazzi minorenni, come neppure gli attacchi sferrati dai talebani al suo
villaggio, ove in un episodio anche il ricorrente ed il padre ne sarebbero
rimasti feriti, non sembrerebbero essere riconducibili né alla sua etnia, re-
ligione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo sociale o an-
cora alle sue opinioni politiche. Nel corso delle due audizioni, l’insorgente
non ha invero mai sollevato nulla che andasse in questo senso. Ha invece
asserito di non avere mai avuto dei contatti diretti con i talebani, né di es-
sere stato coinvolto in tali conflitti, a parte l’episodio del ferimento riportato.
Non avrebbe inoltre mai avuto problematiche né con le autorità del suo
Paese d’origine, come neppure con terze persone (cfr. atto SEM n. 12/11,
p.to 7.02, pag. 10 seg.; atto SEM n. 32/13, D62 e D65, pag. 7 e D69,
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pag. 8). Ad ogni buon conto, non si può partire dal presupposto che il ricor-
rente abbia un timore fondato di subire persecuzioni future. Invero, non vi
è modo di ritenere che l’interessato sia stato identificato dai talebani ed in
caso di (ipotetico) ritorno nel Paese d’origine egli rischi di subire delle per-
secuzioni rilevanti ai sensi dell’asilo, essendo peraltro al di fuori della mi-
nore età nella quale egli ha asserito che avrebbe potuto potenzialmente
essere rapito ed utilizzato a fini bellici da parte dei talebani.
9.3 In conclusione, visto quanto precede, le allegazioni del ricorrente non
soddisfano le condizioni di rilevanza ai sensi dell’art. 3 LAsi.
10.
Ne discende che l’autorità inferiore, con la decisione impugnata, non ha
violato il diritto federale, né abusato del suo potere d’apprezzamento ed
inoltre non ha accertato in modo inesatto o incompleto i fatti giuridicamente
rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi). Il ricorso va pertanto respinto.
11.
Visto l’esito della procedura, le spese processuali, che seguono la soccom-
benza, sarebbero da porre a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1 e 5 PA
nonché art. 3 lett. b del regolamento sulle tasse e sulle spese ripetibili di-
nanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 febbraio 2008 [TS-TAF,
RS 173.320.2]). Tuttavia, avendo il Tribunale accolto la domanda di assi-
stenza giudiziaria con decisione incidentale del 22 gennaio 2020, non sono
riscosse spese.
12.
Infine, sempre nella decisione incidentale del 22 gennaio 2020, il
Tribunale aveva accolto la richiesta di gratuito patrocinio dell’insorgente,
con la nomina a quest’ultimo della MLaw Katarina Socha in qualità di pa-
trocinatrice d’ufficio ai sensi dell’art. 102m cpv. 1 lett. a LAsi, e per questo
v’è da riconoscere alla predetta un’indennità per patrocinio d’ufficio, ad
esclusione delle prestazioni già indennizzate alla rappresentante legale se-
condo l’art. 102l LAsi. La tariffa oraria, è di regola da 200 a 220 franchi per
gli avvocati, e da 100 a 150 franchi per i mandatari che non beneficiano di
un brevetto d’avvocato (art. 12 del regolamento sulle tasse e sulle spese
ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale federale [TS-TAF, RS 173.320.2],
che rinvia all’art. 10 cpv. 2 TS-TAF), essendo precisato che le spese non
necessarie non vengono indennizzate (art. 8 cpv. 2 TS-TAF). Nella fattispe-
cie, la nota d’onorario prodotta dalla patrocinatrice in annesso al ricorso del
3 gennaio 2020, poi aggiornata con lo scritto del 6 marzo 2020, con richie-
sta ricorsuale dell’applicazione di una tariffa oraria di CHF 193,85 e una
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somma forfettaria per il rimborso spese di CHF 53,85, è da riconoscere
come segue (art. 14 TS-TAF).
Il tempo esposto per la scrittura del ricorso in data 3 gennaio 2020, ovvero
di 240 minuti, è ritenuto comprendere anche lo studio degli atti, essendo
invece le poste esposte in precedenza (dal 28 ottobre 2019 all’11 dicem-
bre 2019) non strettamente indispensabili, o rientrati in quanto viene
già indennizzato sulla base dell’art. 102l LAsi. Le restanti poste del
13 gennaio 2020 e del 28 febbraio 2020 di 10 minuti ciascuna, come pure
quella del 6 marzo 2020 di 45 minuti, possono essere senz’altro ricono-
sciute. Invece per quanto attiene la posta del 28 febbraio 2020 per un
tempo esposto di 60 minuti, la stessa è da ricondurre a 30 minuti, come
pure le due poste del 4 marzo 2020, le stesse sono da ridurre a complessivi
45 minuti, non essendo il tempo supplementare presentato congruo con un
espletamento indispensabile della pratica nell’ambito del gratuito patroci-
nio. Il totale complessivo (arrotondato per eccesso) è quindi di 6,35 ore. La
tariffa oraria di CHF 193,85 inclusa l’IVA, non rientra inoltre nei limiti ritenuti
sopra per i mandatari che non beneficiano di un brevetto d’avvocato, ed è
quindi da ricondurre a CHF 150.–. L’onorario per patrocinio d’ufficio può
quindi essere complessivamente fissato a CHF 952,50, a cui si aggiungono
CHF 53,85 computati per le spese dalla patrocinatrice d’ufficio ed una
somma forfettaria di CHF 100.– a copertura delle spese di traduzione per
il colloquio svolto con il richiedente il 4 marzo 2020 (cfr. scritto del ricorrente
del 6 marzo 2020, pag. 2), quest’ultima in mancanza di una comunicazione
più specifica in merito. Su tali presupposti l’indennità per patrocinio d’ufficio
è fissata in complessivi CHF 1’106,35 (disborsi e indennità supplementare
in rapporto all’IVA compresi).
13.
La presente decisione non concerne una persona contro la quale è pen-
dente una domanda di estradizione presentata dallo Stato che ha abban-
donato in cerca di protezione per il che non può essere impugnata con
ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83
lett. d cifra 1 LTF). La pronuncia è quindi definitiva.
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