Decision ID: 14737e6c-a8ea-54ed-b40f-8f2b99a5f517
Year: 2020
Language: it
Court: TI_TCAS
Chamber: TI_TCAS_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: social_law

ritenuto,
in fatto
1.1. In data 15 luglio 2006, RI 1, dipendente dell’omonima impresa di costruzioni di _ e, perciò, assicurato d’obbligo contro gli infortuni e le malattie professionali presso l’CO 1, è rimasto vittima di un incidente della circolazione stradale in sella alla propria moto e ha riportato la lussazione-frattura pluriframmentaria aperta dell’olecrano sinistro, la lesione legamentare radio-ulnare distale sinistra e la lesione legamentare scafo-ulnare destra (doc. 29, p. 1).
L’istituto assicuratore ha riconosciuto la propria responsabilità e ha corrisposto regolarmente le prestazioni di legge.
1.2. Alla chiusura del caso, con decisione formale del 6 febbraio 2019, l’amministrazione ha assegnato all’assicurato una rendita d’invalidità del 13% a contare dal 1° gennaio 2009 e un’indennità per menomazione dell’integrità (IMI) del 20% (doc. 223).
A seguito dell’opposizione interposta dall’avv. RA 1 per conto dell’assicurato (cfr. doc. 229 e doc. 239, p. 1), in data 1° luglio 2019, l’CO 1 ha confermato il contenuto della sua prima decisione (doc. 240).
1.3. Con tempestivo ricorso del 23 agosto 2019, RI 1, sempre rappresentato dall’avv. RA 1, ha chiesto,
in via principale
, che l’assicuratore convenuto venga condannato a riconoscergli una rendita d’invalidità del 41% e,
in via subordinata
, il rinvio degli atti per nuova decisione ai sensi dei considerandi.
A sostegno delle proprie pretese, l’insorgente rimprovera all’istituto assicuratore di aver procrastinato l’emanazione della decisione di rendita sino al febbraio 2019, ciò che ha comportato, visto l’abbandono del metodo delle DPL a far tempo dal 1° gennaio 2019, l’assegnazione di una rendita del 13% (anziché del 41%). D’altro canto, egli sostiene che, nella denegata ipotesi in cui il reddito da invalido fosse da determinare in base ai salari statistici, occorrerebbe esaminare l’applicazione di una riduzione a titolo di
gap
salariale (doc. I).
1.4. L’CO 1, in risposta, ha postulato che l’impugnativa venga respinta con argomenti di cui si dirà, per quanto occorra, nei considerandi di diritto (doc. V).

in diritto
in ordine
2.1. Preliminarmente, richiamata la STF 8C_85/2017 del 20 aprile 2018 consid. 5.2. (si veda anche la STF 8C_14/2018 del 25 aprile 2018), questa Corte rileva che decide questa vertenza nella sua composizione ordinaria (pubblicata sul FUCT N. 043/2018 del 29 maggio 2018) poiché, come comunicato dall’CO 1 con scritto del 18 ottobre 2018 (relativo a undici vertenze), l’incarto in esame, affidato dall’assicuratore ad un legale esterno all’istituto per le fasi della procedura giudiziaria, non è stato gestito, in seno alla Direzione, dalla giurista di lingua italiana figlia del Giudice Ivano Ranzanici.
nel merito
2.2. Litigiosa è esclusivamente l’entità della rendita d’invalidità spettante all’assicurato.
Giusta l'art. 18 cpv. 1 LAINF, l'assicurato invalido (art. 8 LPGA) almeno al 10 per cento a seguito d'infortunio ha diritto alla rendita di invalidità.
Secondo l'art. 8 cpv. 1 LPGA, è considerata invalidità l'incapacità al guadagno totale o parziale presumibilmente permanente o di lunga durata.
Il TFA, in una sentenza U 192/03 del 22 giugno 2004, pubblicata in RAMI 2004 U 529, p. 572ss., ha rilevato che l'art. 18 LAINF rinvia direttamente all'art. 8 LPGA; l'art. 8 cpv. 1 LPGA, a sua volta, corrisponde al previgente art. 18 cpv. 2 prima frase LAINF, motivo per il quale occorre concludere che non vi sono stati cambiamenti di rilievo in seguito all'introduzione della LPGA.
Da parte sua, l'art. 16 LPGA prevede, che per valutare il grado d’invalidità, il reddito che l’assicurato invalido potrebbe conseguire esercitando l’attività ragionevolmente esigibile da lui dopo la cura medica e l’eventuale esecuzione di provvedimenti d’integrazione, tenuto conto di una situazione equilibrata del mercato del lavoro, è confrontato con il reddito che egli avrebbe potuto ottenere se non fosse diventato invalido.
L'Alta Corte, nella sentenza U 192/03 del 22 giugno 2004, citata in precedenza, ha rilevato che anche l'art. 16 LPGA non ha modificato la valutazione del grado di invalidità dell'assicurato previsto dai previgenti art. 28 cpv. 2 LAI e art. 18 cpv. 2 seconda frase LAINF.
Nella stessa pronuncia la nostra Massima Istanza ha quindi concluso che in ambito LAINF la giurisprudenza relativa ai concetti di inabilità lavorativa, inabilità al guadagno e invalidità continua a mantenere la sua validità anche in seguito all'introduzione della LPGA.
Su questi aspetti si veda pure la DTF 130 V 343.
Due sono, dunque, di norma gli elementi costitutivi dell'invalidità:
1. il danno alla salute fisica o psichica (fattore medico)
2. la diminuzione della capacità di guadagno (fattore economico).
Tra il danno alla salute e l'incapacità di guadagno deve inoltre intercorrere un nesso causale adeguato (fattore causale).
Nell'assicurazione obbligatoria contro gli infortuni deve esserci inoltre un nesso causale, naturale ed adeguato, tra il danno alla salute e l'infortunio.
2.3. L'invalidità, concetto essenzialmente economico, si misura in base alla riduzione della capacità di guadagno e non secondo il grado di menomazione dello stato di salute.
D'altro canto, poiché l'incapacità di guadagno importa unicamente nella misura in cui dipende da un danno alla salute, la determinazione dell'invalidità presuppone preliminarmente adeguati accertamenti medici che rilevino il danno in questione.
Spetta al medico fornire una precisa descrizione dello stato di salute dell'assicurato e di tracciare un esatto quadro degli impedimenti che egli incontra nell'esplicare determinate funzioni.
Il medico indicherà per prima cosa se l'assicurato può ancora svolgere la sua professione, precisando quali sono le controindicazioni in quell'attività e in altre analoghe.
Egli valuterà finalmente il grado dell'incapacità lavorativa che gli impedimenti provocano sia nella professione attuale sia nelle altre relativamente confacenti (cfr., su questi aspetti, la STFA I 871/02 del 20 aprile 2004 e la STFA I 162/01 del 18 marzo 2002).
L'invalidità, proprio perché concetto essenzialmente economico, si misura raffrontando il reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non fosse divenuto invalido con quello che egli può tuttora o potrebbe realizzare, benché invalido, sfruttando la residua capacità lavorativa in attività da lui ragionevolmente esigibili, in un mercato del lavoro equilibrato, dopo l'adozione di eventuali provvedimenti integrativi (cfr. art. 16 LPGA).
I due redditi da porre a raffronto sono necessariamente ipotetici. L'ipotesi deve però poggiare su solide basi, avere un fondamento oggettivo.
La giurisprudenza federale ha, più volte, confermato il principio che, nella determinazione dell'invalidità, non c'è la possibilità di fondarsi su una valutazione medico-teorica del danno alla salute dovuto all'infortunio e che occorre, sempre, basarsi sulle conseguenze economiche di tale danno.
Il TFA ha avuto modo di confermare che alla perdita di guadagno effettiva in un rapporto di lavoro stabile si può far capo solo eccezionalmente, se l'assicurato può esaurire pienamente presso la ditta in cui da lungo tempo lavora tutta la sua residua capacità lavorativa (STFA U 25/94 del 30 giugno 1994).
La perdita di guadagno effettiva può corrispondere alla perdita di guadagno computabile soltanto se - le condizioni sono cumulative - ogni riferimento al mercato del lavoro in generale, tenuto conto dei rapporti di lavoro particolarmente stabili, si avvera praticamente inutile, se l'assicurato esercita un'attività ragionevolmente esigibile nella quale si deve considerare che sfrutti al massimo la sua capacità di lavoro residua e se il reddito corrisponde ad una prestazione di lavoro e non a un salario sociale (RAMI 1991 U 130, p. 270ss. consid. 4a; conferma di giurisprudenza).
Le ragioni, inerenti l'azienda, che rendono impossibile l'utilizzazione ottimale della rimanente capacità di produzione, devono essere considerate soltanto se, sul mercato del lavoro generale, non esiste una possibilità d'impiego, esigibile dall'assicurato, che gli permetterebbe di valorizzare meglio la propria residua capacità di lavoro (RAMI 1991 succitata, consid. 4d).
I. Termine: reddito da invalido
La misura dell'attività che si può ragionevolmente esigere dall'invalido va valutata in funzione del danno alla salute, avuto riguardo alle circostanze personali come l'età, le attitudini psico-fisiche, l'istruzione, la formazione professionale.
Secondo la giurisprudenza, per la fissazione dei redditi ipotetici, non vanno considerate circostanze che non riguardano l'invalidità vera e propria. Particolarità quali formazione professionale o conoscenza linguistiche carenti hanno, in quest'ambito, rilevanza se sono causa di un reddito inferiore alla media. In tal caso, esse vanno o considerate nella determinazione dei due redditi da porre a confronto o non considerati affatto (RAMI 1993 U 168, p. 97ss., consid. 5a, b).
Nel valutare la possibilità di sfruttare la residua capacità lavorativa e tradurla in capacità di guadagno non si terrà conto di difficoltà contingenti del mercato del lavoro ma ci si collocherà nell'ipotesi di un mercato equilibrato, nella situazione, cioè, in cui offerta e domanda sostanzialmente si controbilancino (cfr. RAMI 1994 U 187, p. 90 consid. 2b; DTF 115 V 133; STFA del 30 giugno 1994 succitata).
Specifica dell'assicurazione obbligatoria contro gli infortuni è la norma di cui all'art. 28 cpv. 4 OAINF:
"
Se a causa della sua età l'assicurato non riprende più un'attività lucrativa dopo l'infortunio o se la diminuzione della capacità di guadagno è essenzialmente dovuta alla sua età avanzata, sono determinanti per valutare il grado d'invalidità i redditi che potrebbe eseguire un assicurato di mezza età vittima di un danno alla salute della stessa gravità."
II. Termine: reddito conseguibile senza invalidità
Nel determinare il reddito conseguibile senza invalidità ci si baserà per quanto possibile sulla situazione antecedente l'infortunio. Se ne ipotizzerà l'evoluzione futura partendo dall'assunto che senza di esso la situazione si sarebbe mantenuta sostanzialmente stabile (cfr. STFA del 15 dicembre 1992 nella causa G.I.M.). Ci si discosterà da questa proiezione solo se le premesse per modifiche di qualche rilievo sono già date al momento dell'infortunio o se particolari circostanze ne rendono il verificarsi altamente probabile (cfr. RAMI 1993 U 168, p. 97ss., consid. 5b; 4a, b).
Il grado di invalidità corrisponde alla differenza, espressa in percentuale, tra il reddito ipotetico conseguibile senza invalidità e quello, non meno ipotetico, conseguibile da invalido.
2.4. Nel caso di specie, questo Tribunale constata innanzitutto che la valutazione dell’esigibilità lavorativa espressa in occasione della visita di chiusura del 27 gennaio 2016 dal dott. _, spec. FMH in chirurgia (cfr. doc. 188, p. 6 e doc. 211, p. 6), non è oggetto di contestazione da parte dell’insorgente, il quale va dunque ritenuto in grado di svolgere, a tempo pieno e con un rendimento completo, attività lavorative sostitutive che rispettano i limiti funzionali indicati.
Oggetto di contestazione sono invece gli aspetti economici legati alla determinazione del grado dell’invalidità e specificatamente l’entità del
reddito da invalido
ritenuto dall’CO 1 (quello da valido, ammontante a fr. 81'002.40, non risulta invece contestato – cfr. doc. I).
Preliminarmente va ricordato che, secondo la giurisprudenza, per il raffronto dei redditi fa stato il momento dell’inizio dell’eventuale diritto alla rendita (cfr. DTF 129 V 222; cfr., pure, STFA del 26 giugno 2003 nella causa R. consid. 3.1, I 600/01, del 3 febbraio 2003 nella causa R., I 670/01 pubblicata in SVR 2002 IV Nr. 24, del 18 ottobre 2002 nella causa L. consid. 3.1, I 761/01 pubblicata in SVR 2003 IV Nr. 11 e del 9 agosto 2002 nella causa S. consid. 3.1, I 26/02; cfr., inoltre, STFA del 13 giugno 2003 nella causa G. consid. 4.2, I 475/01).
Nel caso di specie sono quindi determinanti i dati del
2009
.
2.5. Per quanto riguarda il
reddito da invalido
, la giurisprudenza federale si fonda sui criteri fissati nelle sentenze pubblicate in DTF 126 V 75 seg. e in DTF 129 V 472 seg.
Nella prima sentenza di principio la Corte ha stabilito che ai fini della determinazione del reddito da invalido fa stato in primo luogo la situazione professionale e salariale concreta dell'interessato, a condizione però che quest'ultimo sfrutti in maniera completa e ragionevole la capacità lavorativa residua e che il reddito derivante dall'attività effettivamente svolta sia adeguato e non costituisca un salario sociale ("Soziallohn") (DTF 126 V 76 consid. 3b/aa e riferimenti). Qualora difettino indicazioni economiche effettive, possono, conformemente alla giurisprudenza, essere ritenuti i dati forniti dalle statistiche salariali. La questione a sapere se, e in quale misura al caso, i salari fondati su dati statistici debbano essere ridotti, dipende dall'insieme delle circostanze personali e professionali del caso concreto (limitazione addebitabile al danno alla salute, età, anni di servizio, nazionalità e tipo di permesso di dimora, grado di occupazione), criteri questi che l'amministrazione è tenuta a valutare globalmente. La Corte ha precisato, al riguardo, come una deduzione massima del 25% del salario statistico permettesse di tener conto delle varie particolarità suscettibili di influire sul reddito del lavoro. Il Tribunale federale delle assicurazioni ha poi ancora rilevato, nella medesima sentenza, che, chiamato a pronunciarsi sulla deduzione globale, la quale procede da una stima che l'amministrazione deve succintamente motivare, il giudice non può senza valido motivo sostituire il suo apprezzamento a quello degli organi dell'assicurazione.
Nella seconda sentenza di principio il TFA ha fissato i criteri da adempiere affinché il reddito da invalido possa essere validamente determinato sulla base dei salari DPL (“Descrizione dei posti di lavoro”).
In quella sede, la nostra Corte federale ha rilevato che, oltre a produrre almeno cinque DPL, l’assicuratore infortuni è tenuto a fornire indicazioni sul numero totale dei posti di lavoro entranti in linea di considerazione a dipendenza dell’impedimento concreto, come pure sul salario più elevato, su quello più basso, nonché su quello medio del gruppo cui è fatto riferimento.
L’Alta Corte, relativamente ai dati statistici, ha stabilito che sono esclusivamente applicabili, in difetto di indicazioni economiche concrete, i dati salariali nazionali risultanti dalla tabella di riferimento TA1 dell’inchiesta sulla struttura dei salari edita dall’Ufficio federale di statistica e non i valori desumibili dalla tabella TA13, che riferisce dei valori in relazione alle grandi regioni (SVR 2007 UV nr. 17, STFA del 5 settembre 2006 nella causa P., I 222/04).
In una sentenza 32.2007.165 del 7 aprile 2008 questa Corte, fondandosi sulla sentenza U 8/7 del 20 febbraio 2008, ha stabilito che “(...)
quando il salario da valido conseguito in Ticino in una determinata professione è inferiore al salario medio nazionale in quella stessa professione, anche il reddito da invalido va ridotto nella medesima percentuale
(al riguardo cfr.
Grisanti
, Nuove regole per la valutazione dell’invalidità, in: RtiD II-2006, p. 311 seg., in particolare p. 326-327) (...)”.
Con sentenza 8C_399/2007 del 23 aprile 2008 al consid. 6.2, il Tribunale federale ha lasciato aperta la questione a sapere se l’adeguamento va ammesso solo nel caso in cui il valore fosse chiaramente sotto la media (“
deutliche Abweichung
”). Tale è di regola stata ritenuta una differenza del 10% (SVR 2004 UV no. 12 p. 45 consid. 6.2; dell’8% nella sentenza U 463/06 del 20 novembre 2007; nella sentenza pubblicata in SVR 2008 IV Nr. 49 consid. 2.3. l’Alta Corte non ha ritenuto rilevante un gap salariale del 4%).
La questione è stata definitivamente risolta con la DTF 135 V 297, sentenza in cui la nostra Massima Istanza ha stabilito che se il guadagno effettivamente conseguito diverge di almeno il 5% dal salario statistico usuale nel settore, esso è considerevolmente inferiore alla media ai sensi della DTF 134 V 322 consid. 4 p. 325 e può giustificare - soddisfatte le ulteriori condizioni -, un parallelismo dei redditi da raffrontare. Questo parallelismo si effettua però soltanto per la parte percentuale eccedente la soglia del 5%. Inoltre, le condizioni per una deduzione a titolo di parallelismo e per circostanze personali e professionali sono interdipendenti, nel senso che i medesimi fattori che incidono sul reddito non possono giustificare contemporaneamente una deduzione a titolo di parallelismo e una deduzione per circostanze personali e professionali.
Questa giurisprudenza è stata confermata dal TF, segnatamente nella DTF 141 V 1 consid. 5.
Con comunicazione del 19 ottobre 2018, l’CO 1 ha informato il Tribunale federale e tutti i Tribunali cantonali delle assicurazioni che, a partire dal 1° gennaio 2019, avrebbe cessato di utilizzare le DPL, ritenuto che “nel corso degli ultimi anni, il mantenimento della banca DPL è infatti divenuto sempre più dispendioso in termini di tempo e costi ed avrebbe richiesto investimenti considerevoli negli anni a venire. Inoltre, la collaborazione richiesta da parte della CO 1 per il mantenimento del sistema è stata percepita dalle imprese come sempre più gravosa. Per tutte queste ragioni, la CO 1 ha quindi deciso che in futuro utilizzerà soltanto i dati statistici RSS nel quadro della fissazione delle rendite di invalidità, e ciò a partire dal 1° gennaio 2019.”
2.6. Nella presente fattispecie, l’istituto convenuto ha quantificato in fr. 70'076 il reddito da invalido facendo capo alla tabella RSS TA 1 2008,
media totale, livello di competenze 3, uomini, aggiornato al 2009, applicando poi una riduzione del
5%
a titolo di deduzione sociale
ex DTF 126 V 80 (cfr. doc. 221, p. 1).
Da parte sua, l’insorgente contesta l’applicazione nel caso di specie dei dati salariali statistici, in luogo di quelli risultanti dalle DPL, sottolineando che l’assicuratore ha procrastinato l’emanazione della decisione di rendita a dopo il 1° gennaio 2019, sebbene il suo stato di salute infortunistico fosse già da tempo stabilizzato. Sempre in questo contesto, egli rileva come, nell’aprile 2018, il funzionario _ dell’Agenzia di _, avesse preventivato l’assegnazione di una rendita del 41%, determinando il reddito da invalido proprio in applicazione delle DPL (doc. I).
Chiamata ora a pronunciarsi, questa Corte constata che dalle carte processuali emerge che la gestione della pratica ha effettivamente presentato dei “tempi morti”. Non è tuttavia possibile affermare che l’istituto assicuratore abbia deliberatamente posticipato la definizione del caso a un momento successivo al 1° gennaio 2019, allo scopo di determinare il reddito da invalido in applicazione dei dati statistici (anziché delle DPL).
Del resto, l’assicurato avrebbe potuto in ogni tempo presentare un ricorso per denegata/ritardata giustizia ex art. 56 cpv. 2 LPGA, ciò che egli ha però omesso di fare.
Infine, così come ha pertinentemente osservato l’amministrazione, nel calcolo del discapito economico contenuto nel doc. 239, è stato considerato un reddito da invalido di fr. 47'220.40 risultante dall’applicazione di cinque DPL relative ad
attività semplici e ripetitive
(cfr. doc. 242, p. 1-20: aiuto trafilatore, operaio alla fabbricazione di trapani, operaio di spedizione, incassatore-imballatore e aiuto operaio nell’industria chimica), facendo quindi astrazione dal fatto che, tenuto conto della sua formazione ed esperienza professionale (RI 1 è titolare di un AFC di disegnatore edile nonché di un diploma di assistente tecnico ST, e ha gestito per anni l’impresa di famiglia – cfr. doc. 218, p. 197 e 198), l’insorgente potrebbe senz’altro ambire a dei posti di lavoro meglio retribuiti (in questo senso, l’CO 1 ha giustamente determinato il reddito da invalido applicando il
livello di competenze 3
previsto dalla tabella RSS TA 1 2008 [“Conoscenze professionali e specializzate”] – cfr. doc. 221, p. 3).
In esito a quanto precede, occorre quindi concludere che l’assicuratore LAINF convenuto ha validamente stabilito il reddito da invalido applicando i dati salariali pubblicati periodicamente dall’Ufficio federale di statistica. Posto che l’insorgente non contesta le (altre) modalità con le quali il reddito in questione è stato calcolato, esso è di fr. 73'763.90 (doc. 221, p. 1 -
risultato intermedio
).
Con la propria impugnativa, l’assicurato censura poi il fatto che l’amministrazione non abbia neppure considerato l’applicazione di una decurtazione del reddito statistico da invalido a titolo di
gap
salariale, ricordando in proposito che “... sovente i salari in Ticino sono inferiori alle medie svizzere.” (doc. I, p. 7).
Secondo questo Tribunale, nella concreta evenienza, non entra in linea di conto una riduzione del reddito statistico da invalido per
gap
salariale (cfr. la giurisprudenza citata al consid.
2.4.6. in fine), vista la particolare posizione di RI 1 in seno all’omonima impresa di costruzioni
(egli
è
,
di fatto, datore di lavoro di sé stesso, con dunque la facoltà di determinare l’importo del proprio salario; per un caso analogo, si veda la STCA 35.2011.72 dell’8 agosto 2012 consid. 2.4.7., cresciuta incontestata in giudicato).
Applicata una riduzione del 5% a titolo di deduzione sociale, aspetto pure non contestato, il reddito da invalido ammonta a fr. 70'075.70, così come stabilito dall’assicuratore resistente (cfr. doc. 221, p. 1).
Ora, confrontando i fr.
70'075.70
al reddito che l’insorgente avrebbe potuto conseguire senza il danno alla salute, e cioè fr. 81'002.40, risulta che egli subisce una perdita di guadagno del 13.48%, arrotondata all’
13%
.
In queste condizioni il ricorso deve essere respinto e la decisione su opposizione impugnata confermata.