Decision ID: 0e78e19f-1488-5e86-bff6-3fe742b49421
Year: 2005
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: civil_law

in fatto: A. Il 5 ottobre 2001 la Commissione tutoria regionale 14 ha presentato alla Sezione degli enti locali, autorità di vigilanza sulle tutele, un'istanza di interdizione fondata sull'art. 369 CC (infermità o debolezza di mente) nei confronti di RI 1 (1979). A sostegno della richiesta essa ha allegato un rapporto del 7 settembre 2001 in cui il dott. _ di _, psicologo e psicoterapeuta, attestava unitamente alla psicologa _ di avere visitato un soggetto “debile, che a tratti presenta ideazioni di tipo delirante”, e di ritenere “estremamente necessario istituire misure di protezione”. Chiamato dall'autorità di vigilanza a esprimersi, con osservazioni del 7 novembre 2001 RI 1 ha contestato l'esistenza di motivi sufficienti per l'istituzione di una tutela.
B. Il 18 gennaio 2002 l'autorità di vigilanza ha commissionato al Servizio psico-sociale di _ una perizia volta ad accertare le condizioni psichiche di RI 1, con particolare riguardo a un'eventuale infermità o debolezza di mente e alla necessità di misure di protezione. Contro tale decisione RI 1 si è appellato il 5 febbraio 2002 a questa Camera, dolendosi della circostanza che l'autorità di vigilanza non avesse tenuto debito conto delle sue osservazioni. Con sentenza del 7 marzo 2002 questa Camera ha respinto l'appello nella misura in cui era ricevibile, confermando la decisione impugnata. Non sono stati riscossi oneri processuali né sono state assegnate ripetibili (inc. 11.2002.17). Tale sentenza è passata in giudicato.
C. L'autorità di vigilanza ha scritto l'8 luglio 2002 al Servizio psico-sociale di _, invitandolo a eseguire la perizia. Tale Servizio è poi stato sollecitato il 23 settembre 2002, il 14 gennaio 2003, il 27 marzo 2003, il 16 luglio 2003, il 3 novembre 2003 e il 23 luglio 2004. Finalmente, il 22 novembre 2004 RI 1 è stato convocato dal Servizio psico-sociale, ma ha rifiutato di dar seguito alla citazione. L'autorità di vigilanza lo ha diffidato pertanto il 10 dicembre 2004 a ottemperare senza indugio. Egli ha risposto per lettera il 14 dicembre successivo, invocando il lungo tempo trascorso nelle more della procedura. Con decisione del
3 gennaio 2005 l'autorità di vigilanza ha emanato così una decisione in cui ha fatto obbligo a RI 1 di presentarsi lunedì 24 gennaio 2005 alle ore 15.00 al Servizio psico-sociale di _ per l'esecuzione della perizia, comminandogli l'accompagnamento forzato in caso di renitenza. La decisione è stata dichiarata immediatamente esecutiva.
D. Il 10 gennaio 2005 RI 1 è insorto a questa Camera con un appello nel quale chiede di annullare la procedura di interdizione avviata il 5 ottobre 2001 dalla Commissione tutoria regionale, come pure la citata decisione dell'autorità di vigilanza. In via cautelare egli postula il conferimento dell'effetto sospensivo all'appello e la sospensione della decisione dell'autorità di vigilanza fino alla sentenza di appello. Il memoriale non ha formato oggetto di intimazione.

Considerando
in diritto: 1. Le decisioni emesse dall'autorità di vigilanza sulle tutele sono appellabili nel termine di venti giorni (art. 48 della legge sull'organizzazione e la procedura in materia di tutele e curatele, dell'8 marzo 1999, richiamata anche dall'art. 39 LAC). La procedura è quella ordinaria degli art. 307 segg. CPC, con le particolarità – per analogia – dell'art. 424a CPC. Tempestivo, sotto questo profilo l'appello in esame è dunque proponibile.
2. Oggetto della decisione impugnata è la comminatoria rivolta dall'autorità di vigilanza all'appellante perché si presenti dinanzi al Servizio psico-sociale di _, incaricato di eseguire una perizia sulla sua persona. Tutto quanto l'interessato può ottenere in appello è pertanto l'annullamento della comminatoria. Nella misura in cui egli chiede alla Camera di annullare anche la procedura di interdizione avviata il 5 ottobre 2001 dalla Commissione tutoria regionale, egli formula una domanda estranea all'oggetto del contendere e, per di più, neppure sottoposta all'autorità tutoria. In quanto tende a più o altro che l'annullamento della decisione impugnata, l'appello va pertanto dichiarato inammissibile.