Decision ID: 9a8520dd-af4a-4935-b2b6-9a9bcdfb6df3
Year: 2021
Language: it
Court: GR_VG
Chamber: GR_VG_005
Canton: GR
Region: Eastern_Switzerland
Law Area: public_law

I. Ritenuto in fatto:
1. Il 21 febbraio 2020 la F._ ha inoltrato al Comune di E._ una
domanda di costruzione corredata di un attestato di protezione fonica per
la realizzazione di una centrale di betonaggio in diritto di superficie sul
fondo n. M._ di proprietà della K._ SA a "N._", in zona
artigianale con piano di quartiere ("O._"). Il fondo si trova nella zona
cuscinetto nel settore avanzato della linea ferroviaria protetta
dall'UNESCO.
2. Nel corso dell'esposizione pubblica al Comune sono pervenute tre
opposizioni al progetto: la prima da parte di P._ e altri 70
cointeressati, la seconda da parte di A._ (la prima è proprietaria del
fondo n. Q._ su cui giace un E._, e insieme essi sono proprietari
del fondo n. R._ nelle vicinanze del fondo di costruzione n. M._)
e B._ (affittuario e gestore del E._ sul fondo n. Q._) nonché
la terza da parte di C._ e D._ (proprietari rispettivamente del
fondo n. S._ e n. T._, confinanti a quello di costruzione).
3. Sul progetto si sono espressi in particolare l'Ufficio per la natura e
l'ambiente dei Grigioni (UNA), che in quanto all'inquinamento atmosferico
lo ha approvato con decisione del 5 maggio 2020 a determinante
condizioni riguardo alle emissioni, nonché il Servizio archeologico dei
Grigioni, che nell'e-mail del 26 ottobre 2020 dichiarava di non avere nulla
da eccepire al progetto.
4. Con decisioni del 27 ottobre 2020 il Consiglio comunale ha respinto le
opposizioni e autorizzato l'installazione della centrale di betonaggio con
riserva di particolari condizioni. La decisione dell'UNA del 5 maggio 2020
e le condizioni ivi stabilite sono state dichiarate parte integrante della
licenza edilizia.
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5. Avverso queste decisioni A._ nonché B._ (qui di seguito:
ricorrenti 1) come pure C._ e D._ (qui di seguito: ricorrenti 2)
hanno inoltrato ricorso al Tribunale amministrativo rispettivamente il 4
dicembre 2020 (procedura R 20 115) e il 7 dicembre 2020 (procedura R
20 113), chiedendo l'annullamento delle decisioni impugnate e il rigetto
definitivo della domanda di costruzione per la centrale di betonaggio
nonché il conferimento dell'effetto sospensivo al ricorso. I ricorrenti 2
hanno inoltre chiesto in via subordinata che gli atti siano ritornati al
Comune perché proceda in via preliminare al ripristino di legalità sul fondo
n. M._.
6. Il 14 dicembre 2020 il Comune di E._ (qui di seguito: convenuto) ha
comunicato di non prendere posizione in merito al conferimento dell'effetto
sospensivo ai ricorsi.
7. Con decreti ordinatori del 16 dicembre 2020 il Giudice istruttore ha
concesso l'effetto sospensivo ai ricorsi.
8. Con scritti del 13 gennaio 2021 la F._ (qui di seguito: convocata) ha
comunicato al Tribunale di non prendere parte alle procedure R 20 113 e
R 20 115.
9. Con prese di posizione del 2 febbraio 2021 il convenuto ha chiesto il rigetto
dei ricorsi. In via formale, il convenuto ha domandato la congiunzione delle
procedure di ricorso.
10. Con decreti ordinatori del 4 febbraio 2021 il Giudice istruttore ha riunito le
procedure R 20 113 e R 20 115.
11. Nel secondo scambio di scritti le parti si sono riconfermate nei loro petiti in
entrambe le procedure.
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II. Considerando in diritto:
1.1. Impugnate sono le decisioni del convenuto del 27 ottobre 2020 con cui
esso ha autorizzato a determinate condizioni l'installazione di una centrale
di betonaggio sul fondo n. M._ e ha respinto le relative opposizioni.
Questo Tribunale è competente per giudicare i ricorsi contro queste
decisioni comunali (cfr. art. 49 cpv. 1 lett. a della Legge sulla giustizia
amministrativa [LGA; CSC 370.100]). La tempestività (art. 52 cpv. 1 LGA)
nonché la forma (art. 38 LGA) dei ricorsi sono rispettate.
1.2. Il convenuto contesta la legittimazione dei ricorrenti 1.
1.2.1. La legittimazione di un vicino è di regola ammessa quando il suo fondo si
trova in un raggio di ca. 100 m dall'opera contestata. Oltre tale distanza il
vicino deve rendere verosimile l'esistenza di un pregiudizio concreto (cfr.
sentenza del Tribunale amministrativo [STA] R 19 39 del 5 gennaio 2021;
DTF 140 II 214 consid. 2.3).
1.2.2. Sebbene il E._ sul fondo n. Q._ della ricorrente U._ in "zona
di E._" disti nel punto più vicino all'incirca 180 m dall'impianto
previsto, viste le possibili emissioni foniche e di polveri va affermata la
legittimazione dei ricorrenti U._ (proprietaria del E._) e B._
(affittuario e gestore del E._). Per contro, va negata la legittimazione
di V._, che con la moglie U._ è comproprietario del fondo n.
R._ distante oltre 290 m dall'impianto previsto, siccome non è
ravvisabile alcun pregiudizio per questa particella inedificata in zona "altro
territorio comunale".
1.3. I ricorrenti 2 sostengono che il soggetto giuridico non meglio precisato (la
convocata F._) a cui è stato rilasciato il permesso di costruzione non
esisterebbe. Il convenuto avrebbe dovuto chiarire in termini giuridicamente
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vincolanti chi è responsabile per la realizzazione e per danni dell'impianto.
La decisione impugnata andrebbe annullata già per questo motivo. Questa
censura è infondata. La domanda di costruzione è stata inoltrata da
L._ quale rappresentante della richiedente ossia la qui convocata
F._. Questa è (attualmente) una società semplice composta da
cinque imprese edili (v. doc. 4 convenuto). Siccome una società semplice
non ha capacità giuridica, tecnicamente sono i cinque soggetti giuridici che
la compongono ad avere lo status di parte (per le ditte individuali si tratte
delle relative persone fisiche). Tuttavia, visto che è accertato chi sono i
soggetti giuridici e che finora ci si è riferiti alla società semplice quale parte
convocata (e non ai suoi singoli soggetti), nel seguito si continuerà ad
utilizzare il termine convocata (e non convocati). Irrilevante dal profilo del
diritto pubblico formale è che nella dichiarazione d'intenti del 23 dicembre
2019 allegata alla domanda di costruzione (doc. 3 convenuto) dette
imprese inizialmente intendevano formare una società per azioni e che il
traguardo prefissato era di costruire l'impianto in discussione entro la fine
del 2020. Decisivo, come sottolineato dal convenuto, è che è stato chiarito
chi sono i richiedenti. Sebbene i richiedenti non abbiano partecipato alla
presente procedura di ricorso, essi – contrariamente all'argomentazione
dei ricorrenti 2 – non hanno dichiarato di aver perso interesse alla licenza
edilizia.
1.4. Con le precisazioni di cui sopra si entra dunque nel merito dei ricorsi.
2.1. Oggetto della presente lite è se il convenuto ha giustamente approvato la
domanda di costruzione per la realizzazione di un impianto di betonaggio
sul fondo n. M._.
2.2. Non deve invece essere esaminata in questa sede la questione dell'attuale
uso della particella n. M._ e quindi il petito dei ricorrenti 2 di ripristino
dello stato di legalità. I ricorrenti 2 avevano già presentato tale richiesta
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nell'opposizione del 2 giugno 2020 dinanzi al convenuto, in quanto a loro
dire su detto fondo sarebbe stata creata una discarica di ogni tipo di rifiuto,
inerte e macchinario esausto. Il convenuto ha dato seguito a queste
segnalazioni e con decreto del 27 ottobre 2020 (doc. 16 convenuto) ha
avviato una procedura di multa e di ripristino nei confronti della proprietaria
del fondo n. M._. Il perseguimento e la sanzione di eventuali infrazioni
avvenute sul fondo n. M._ non possono essere trattati in questa sede.
Per quanto i ricorrenti 2 sostengano inoltre che con la licenza edilizia si
permetterebbe di nascondere ed evitare una bonifica di questa zona
inquinata con oli, idrocarburi e materiali di demolizione apparentemente
contenenti amianto, si osserva che queste allegazioni non sono
comprovate. Il fatto che sul fondo in questione siano stati parcheggiati
macchinari esausti non significa che ci siano state delle perdite di
idrocarburi. La dimostrazione della demolizione di un masso con esplosivi
(ripresa su video inoltrato dai ricorrenti 2) non impedisce altresì di
autorizzare la costruzione dell'impianto di betonaggio. Tutte queste
censure non ostacolano quindi il rilascio della licenza edilizia in
discussione. Se dovessero esserci degli indizi concreti che il fondo n.
M._ è un sito contaminato a causa di inquinamento proveniente da
depositi, questi se del caso andrebbero segnalati all'UNA a cui
spetterebbe poi il compito di valutare se si tratta di un sito inquinato e se
occorre avviare una procedura per l'iscrizione nel relativo catasto.
2.3. Visto quanto sopra, è inconsistente l'accusa dei ricorrenti 2 di violazione
del principio della buona fede da parte del convenuto, fondata sul fatto che
viene rilasciata un'autorizzazione per un mappale sul quale vi sarebbe una
manifesta violazione della Legge edilizia comunale (LE) aggravata dal
proprietario. La procedura di ripristino (ancora pendente) dovuta alle
violazioni riscontrate sulla particella di costruzione e il suo attuale uso da
parte del proprietario non ostacolano infatti il rilascio di una licenza edilizia
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ai richiedenti della domanda di costruzione in oggetto. Non si può dunque
accusare il convenuto di agire in mala fede.
2.4. Parimenti infondata è la censura dei ricorrenti 2 secondo cui l'entrata dalla
strada di quartiere nell'area in diritto di superficie sul fondo di base non
sarebbe sufficiente per un passo carrozzabile. Giusta l'art. 89 cpv. 3
secondo periodo LPTC, se il committente non è proprietario del terreno
necessario per l'urbanizzazione, la licenza edilizia viene rilasciata soltanto
se i necessari diritti per l'urbanizzazione del progetto di costruzione sono
dimostrati nella domanda di costruzione. Anche se nel caso di specie per
giungere sull'area dell'impianto i veicoli dovranno effettivamente transitare
in parte sulla superficie del fondo di base n. M._ che non è in diritto
di superficie, va notato che la proprietaria della particella n. M._ è lei
stessa una delle richiedenti del progetto in questione, per cui si può
ritenere che l'accesso necessario all'area dell'impianto progettato sulla
particella n. M._ è sufficientemente garantito dal punto di vista del
diritto edilizio. Dal momento poi che il proprietario del fondo di costruzione
n. M._ ha controfirmato la domanda di costruzione, è irrilevante il fatto
eccepito dai ricorrenti 2 che non si sia (ancora) proceduto per atto pubblico
alla costituzione del diritto di superficie su detto fondo.
3. I ricorrenti censurano una violazione delle linee guida per lo sviluppo del
territorio nonché del patrimonio UNESCO. I ricorrenti 2 sostengono inoltre
che nella revisione della pianificazione locale occorrerebbe tener conto
dell'ISOS. Siccome la frazione vicina di Prada sarebbe iscritta
nell'inventario ISOS come meritevole di protezione, non sarebbe escluso
che con la revisione per la zona artigianale vi saranno delle norme più
restrittive. Oltre a ciò, i ricorrenti 2 censurano una violazione della
pianificazione regionale.
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3.1. Nel comune convenuto è attualmente in corso una revisione pianificatoria
e su tutto il territorio comunale è in vigore una zona di pianificazione fino
al 28 febbraio 2023. Giusta l'art. 21 cpv. 2 LPTC nella zona di
pianificazione non può essere intrapreso nulla che possa ostacolare o
contrastare la nuova pianificazione. In particolare progetti di costruzione
possono essere autorizzati, soltanto se non sono in contrasto né con le
pianificazioni e prescrizioni passate in giudicato né con quelle nuove
previste. Stando alla relativa pubblicazione del convenuto sul
prolungamento della zona di pianificazione, lo scopo principale della zona
di pianificazione in vigore è principalmente l'attuazione delle prescrizioni
dell'art. 15 della Legge federale sulla pianificazione del territorio (LPT; RS
700) nonché del Piano direttore cantonale-Insediamento (PDC-I), e quindi
di ridurre per quanto possibile le zone edificabili sovradimensionate. Qui
di seguito si dovrà pertanto fondamentalmente esaminare se dalla
revisione della pianificazione locale ci si deve aspettare un dezonamento
o un cambiamento di destinazione della particella n. M._ in zona
artigianale.
3.2. Le Linee guida per lo sviluppo territoriale, versione gennaio 2020,
prevedono per la zona "N._", in cui si trova la particella di costruzione,
non solo il mantenimento della zona lavorativa risp. produttiva, ma
addirittura il suo ampliamento con rilocazione di aree lavorative ora situate
altrove (cfr. mappa a pag. 19). Il traguardo descritto poco più avanti a pag.
22 sotto il capitolo "valorizzare i nuclei" e citato dai ricorrenti, di
concentrare le aree industriali e artigianali a nord e a sud del Comune,
deve dunque essere interpretato alla luce di questa mappa. A prescindere
da ciò, come evidenziato dal convenuto la particella in questione
costituisce una delle poche aree della zona artigianale "O._" non
ancora edificata, per la cui zona è già stato emanato un piano di quartiere.
Detta zona è inoltre interamente urbanizzata. Pertanto, benché il futuro
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sviluppo possa portare alla concentrazione a nord e a sud del Comune
delle zone di lavorazione, un dezonamento, un cambiamento di
destinazione o delle restrizioni più severe per la particella in questione non
appare realistica. Non si intravede dunque come l'edificazione prevista
nella zona in discussione contrasti con gli obiettivi nelle Linee guida o
avversi la nuova pianificazione.
3.3. L'area in qui si trova la particella di costruzione è inoltre ubicata nella zona
cuscinetto UNESCO (Ferrovia retica nel paesaggio Albula/Y._) del
settore avanzato, tuttavia non in quella qualificata come sostengono i
ricorrenti. Ciò è intravedibile dal Piano direttore cantonale, benché la carta
del Piano direttore abbia una scala di rappresentazione abbastanza
grande (1:50'000; nel senso che mostra un'area relativamente estesa). La
zona cuscinetto nel settore avanzato, dove è ubicato il fondo in oggetto n.
M._, comprende in sostanza le parti degli insediamenti situati nelle
vicinanze della zona nucleo (tracciato ferroviario con i relativi edifici e
impianti) e che non sono caratterizzati dalle particolari qualità della zona
nucleo qualificata. Si tratta di quartieri abitati edificati in tempi recenti,
nonché piccole zone artigianali e industriali e le loro immediate vicinanze
(cfr. Piano direttore cantonale, stato dicembre 2020, punto 8.1-8). Per
questa zona, a differenza di quella qualificata, non è obbligatoria una
consulenza architettonica (cfr. sentenza del Tribunale federale [STF]
1C_131/2015 del 16 ottobre 2015 consid. 3.4). Dato che nemmeno il Piano
direttore cantonale prevede una consulenza architettonica per questa
zona, contrariamente a quanto asserito dai ricorrenti 1 non vi è dunque
nessuna violazione del diritto nel fatto che non vi sia stata una consulenza
in materia edilizia. Inoltre, non vi sono motivi per ritenere che con la nuova
pianificazione locale per proteggere il patrimonio UNESCO vi sarà una
regolamentazione più severa concernente anche il fondo in questione
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n. M._, che si trova in una zona artigianale regolata con piano di
quartiere, già urbanizzata e in gran parte edificata.
3.4. Infondata è inoltre l'obiezione dei ricorrenti 2 secondo cui la
considerazione dell'ISOS nella revisione della pianificazione locale
potrebbe comportare un inasprimento della zona artigianale in questione.
Non è infatti intravedibile in che modo l'ISOS protegga l'area in questione.
A tal proposito i ricorrenti 2 rinviano erroneamente all'oggetto n. 0.0.24 del
catalogo ISOS per la frazione di Prada che concerne l'insediamento
abitativo ("N._") ma che non si estende alla zona artigianale in
questione.
3.5. Oltre a ciò, il fatto addotto dai ricorrenti che oltre 70 persone dell'abitato
limitrofo hanno fatto opposizione al progetto in questione, non significa che
in seguito alla loro probabile partecipazione nella procedura di revisione
della pianificazione locale le future norme sulla zona artigianale in
questione saranno più restrittive.
3.6. I ricorrenti 2 sostengono inoltre che la pianificazione regionale ha incluso
nel tema inerti anche quello degli impianti di produzione del calcestruzzo.
Visto dunque che tale tema riguarderebbe la pianificazione regionale, non
vi potrebbero essere delle autorizzazioni in zone artigianali che non sono
incluse nel Piano direttore regionale. La licenza edilizia avrebbe dovuto
essere rinviata sino a conclusione della procedura di pianificazione
regionale. Questa censura è infondata. Per quanto rilevabile la
pianificazione regionale è in fase di aggiornamento risp. modifica riguardo
al tema estrazione, discariche e depositi di materiali. Ma non si ravvisano
elementi (e nemmeno vengono addotti dai ricorrenti 2) per ritenere che la
futura pianificazione regionale intenda escludere la realizzazione di
centrali di betonaggio nelle zone artigianali. E nemmeno è dato dedurre
dalla prossima realizzazione sul suolo del Comune di W._ del "Centro
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inerti AJ._ di X._" con centrale di betonaggio che a livello di
pianificazione regionale s'intenda rinunciare alla possibilità di costruire
centrali per la produzione di calcestruzzo sul territorio del Comune di
E._ qui convenuto. È vero che, stando alla relativa documentazione
sulla revisione parziale approvata dal popolo AL._ nel 2020 della
pianificazione locale per la zona "AJ._ di X._", detta centrale di
calcestruzzo servirà al fabbisogno regionale e non solo comunale.
Apparentemente questo nuovo centro inerti sul territorio del Comune di
W._ ha lo scopo di sostituire il punto di produzione attuale a AK._
che chiuderà a fine anno 2021, e ciò in accordo con il Cantone e il Comune
di E._. Tuttavia, per quanto intravedibile lo scopo principale di questo
nuovo centro è la garanzia della fornitura degli inerti e aggregati per tutta
la valle, mentre non si ravvisa l'intenzione del Comune di E._ (né
tantomeno della Regione Y._) di concentrare la produzione di
calcestruzzo esclusivamente in questo nuovo centro. Riassumendo, il
progetto in esame non sembra ostacolare la futura pianificazione locale.
4. I ricorrenti 2 affermano che l'impianto di betonaggio previsto non è
conforme alla zona artigianale.
4.1. In base all'art. 22 cpv. 2 lett. a LPT l'autorizzazione edilizia è rilasciata solo
se gli edifici o gli impianti sono conformi alla funzione prevista per la zona
d'utilizzazione. Giusta l'art. 27 cpv. 1 LPTC le zone edificabili possono
essere suddivise in zone nucleo, zone centrali, zone villaggio, zone
residenziali, zone per imprese di produzione ed imprese di servizio, zone
miste per abitazioni e lavori, zone per edifici ed impianti pubblici, zone per
infrastrutture turistiche, zone per spazi verdi, zone per impianti sportivi e
per il tempo libero, zone alberghiere, zone di conservazione. I comuni
possono stabilire ulteriori tipi di zone edificabili. Come giustamente ritenuto
dal convenuto, la LPTC non regola le zone per le imprese di produzione e
di servizio. L'emanazione delle rispettive zone rientra pertanto
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nell'autonomia dei Comuni (cfr. art. 26 cpv. 3 LPTC). L'ordinamento base
del comune convenuto prevede delle zone artigianali e delle zone
industriali/artigianali. Secondo l'art. 46 LE la zona artigianale è destinata
alle aziende artigianali in genere e ai magazzini (cpv. 1). Il deposito di
materiali d'estrazione, di scavo e di demolizione non è permesso (cpv. 2).
Locali d'abitazione sono ammessi solo per il titolare dell'azienda come
pure per il portinaio e il personale, la cui presenza permanente nell'azienda
è indispensabile. Questa norma non è applicabile agli edifici esistenti
destinati completamente ad abitazione (cpv. 3) [cpv. 4 omissis]. A
differenza della zona artigianale, per la zona industriale/artigianale l'art. 47
LE prescrive che quest'ultima è destinata alle aziende di lavorazione e di
produzione industriale o artigianale, nonché ai magazzini.
4.2.1. A mente dei ricorrenti 2, per la zona artigianale sarebbe chiara l'intenzione
del legislatore comunale di impedire delle attività connesse con la
lavorazione di materiali provocanti polveri e dei depositi di polveri nelle
aree adiacenti. Ciò molto verosimilmente per permettere l'insediamento
nelle zone artigianali anche di attività legate alla produzione di alimentari
e per mantenere le zone artigianali a ridosso delle aree residenziali. Prova
ne sarebbe la presenza di minimo tre attività di questa natura in zona
artigianale (un caseificio, un pastificio e una ditta che produce erbe
aromatiche e medicinali). Attività che producono polveri e, in particolare,
polveri nocive di cemento non sarebbero compatibili con delle attività agro-
alimentari e creerebbero dei rischi di salute per le zone abitative limitrofe
e per eventuali edifici abitativi che possono essere realizzati in zona
artigianale a norma dell'art. 46 cpv. 3 LE. La LE inoltre non limiterebbe il
deposito di materiali d'estrazione (quali il cemento, la sabbia e la ghiaia
per il confezionamento del beton) al solo terreno, ma pure all'interno di
silos o capannoni, siccome la limitazione avrebbe carattere generale. Se
fosse stato chiaro sin dall'inizio che in zona artigianale sarebbero state
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autorizzate simili attività, i ricorrenti 2 avrebbero proposto opposizione alla
pianificazione pretendendo una zona cuscinetto tra i loro fondi (case di
abitazione primaria) e la zona artigianale. Come riconosciuto dal
convenuto stesso nella licenza edilizia, l'attività in oggetto sarà generatrice
di polveri nella produzione, nel trasporto e nello spostamento dei materiali
sui nastri trasportatori. I vicini dovranno quindi attendersi immissioni di
polveri, in parte nocive, per cui non si sarebbe nel campo della produzione
artigianale.
4.2.2. Il convenuto è invece essenzialmente del parere che il senso dato dai
ricorrenti 2 all'art. 46 cpv. 2 LE sulla zona artigianale non troverebbe
riscontro né nella lettera, né nell'interpretazione logica e sistematica. Con
riferimento in particolare alla definizione nel modello di legge edilizia e alla
dottrina e giurisprudenza, il convenuto afferma che la produzione di beton
prevista sarebbe chiaramente legata al fabbisogno del territorio comunale
e non ad altri scopi come p.es. all'esportazione, per cui sarebbe da
considerare un'attività artigianale anche per rapporto all'intensità di
utilizzazione e al mercato di riferimento. Inoltre, lo scopo dell'art. 46 cpv. 2
LE non sarebbe di proibire lo stoccaggio di materiali che servono a un
processo produttivo se essi sono collocati all'interno di un edificio, quindi
invisibili ai terzi e protetti dal vento come nel caso dell'impianto di
betonaggio in esame, bensì evidentemente quello di vietare depositi a
cielo aperto di materiale d'estrazione, di scavo e di demolizione, per motivi
estetici e per le emissioni che essi possono provocare.
4.3.1. Il punto di partenza per l'interpretazione di una norma giuridica è il suo
testo. Se il testo di una norma non appare completamente chiaro o si
presta a diverse possibili interpretazioni, la sua portata viene determinata
tenendo conto del suo testo (interpretazione letterale), dei lavori
preparatori (interpretazione storica), dello scopo perseguito dal legislatore
(interpretazione teleologica), nonché della relazione con altri disposti
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(interpretazione sistematica). Secondo la prassi del Tribunale federale, il
tribunale non deve privilegiare nessuno di questi metodi, bensì ispirarsi
pragmaticamente a un pluralismo interpretativo (cfr. STF 1C_132/2015 del
16 agosto 2017 consid. 3.2; DTF 143 I 272 consid. 2.2.3).
4.3.2. L'autonomia comunale copre non solo la legislazione ma anche
l'applicazione e l'interpretazione del diritto comunale autonomo. In caso di
dubbio nell'interpretazione di una norma comunale, il Tribunale interviene
pertanto soltanto in caso di abuso, eccesso o difetto del potere
d'apprezzamento del comune; esso non può supplire all'interpretazione
del comune con un'interpretazione che ritiene più opportuna (cfr. STA R
20 29 del 24 giugno 2021 consid. 3.1 con rinvii, R 19 25 del 10 dicembre
2019 consid. 5).
4.3.3. La LE non definisce il termine "azienda artigianale" e nemmeno specifica
la distinzione tra produzione artigianale e industriale. Il testo di legge non
appare dunque chiaro riguardo all'autorizzazione di un impianto di
betonaggio in zona artigianale. Per l'interpretazione del termine
"artigianale" il convenuto si è perciò riferito segnatamente al Modello di
legge edilizia per i comuni grigionesi (MLE 2020), e più precisamente al
relativo rapporto esplicativo. Secondo detto rapporto le zone commerciali
risp. artigianali ("Gewerbezone") sono di regola rivolte ai bisogni di aziende
artigianali locali, mentre le zone industriali offrono condizioni locali flessibili
per stabilimenti di produzione non dipendenti dalla regione (traduzione dal
tedesco della spiegazione all'art. 40 MLE 2020 ["Gewerbezone
[Industriezone]"] a pag. 29 di detto rapporto). Il Tribunale non può
contestare il fatto che il convenuto abbia fatto riferimento a questa
descrizione per l'interpretazione della relativa norma comunale. Secondo
quanto assicurato dalla convocata (cfr. presa di posizione del 6 luglio 2020
in fase di opposizione, pag. 7 seg. [doc. 7 convenuto]) e accertato dal
convenuto, la produzione di beton nell'impianto previsto è destinata al
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fabbisogno locale. Sotto il profilo letterale, l'impianto di betonaggio in
oggetto può dunque essere ritenuto un'attività artigianale.
4.3.4. Visto che il convenuto non vi ha fatto riferimento, il Tribunale può inoltre
partire dal presupposto che i lavori preparatori sull'ultima revisione totale
della pianificazione locale emanata nel 2003 o eventualmente sulla prima
pianificazione locale del 1974 e la prima revisione negli anni 80
(interpretazione storica) non siano d'aiuto per la distinzione e definizione
della zona artigianale. Per quanto ravvisabile, dal decreto di approvazione
del Governo del 29 aprile 2003 sulla revisione totale accolta dal popolo il
2 settembre 2001 non si evincono considerazioni utili in questo senso.
4.3.5. Riguardo allo scopo perseguito dal legislatore con il disposto in
discussione (interpretazione teleologica), SCOLARI ritiene che in mancanza
di una definizione della nozione di industria risp. artigianato è
essenzialmente il pregiudizio a cui l'attività può esporre il vicinato che ha
indotto il legislatore comunale a distinguere l'industria dall'artigianato. Un
criterio distintivo può allora essere ricercato nell'intensità dell'utilizzazione
e degli effetti che questa provoca sulle adiacenze, piuttosto che nei
procedimenti di lavorazione utilizzati, il volume e la qualità delle materie
trattate (SCOLARI, Commentario LALPT/LE/LAC, 1996, pag. 250 con rinvio
a RDAF 1983 190). Secondo l'opinione di SCOLARI sono dunque in
particolare le emissioni sul vicinato ad essere determinanti. In questo
senso, un impianto di betonaggio prevalentemente incapsulato in grado di
limitare le emissioni può essere ritenuto conforme allo scopo della zona
artigianale, malgrado una sua classificazione di impianto di per sé ad
elevato inquinamento atmosferico.
4.3.6. Infine, dalla relazione con altri disposti (interpretazione sistematica), in
special modo con l'art. 33 LE e lo schema delle zone, e in considerazione
di quanto ritenuto al considerando precedente, discende che se l'impianto
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osserva i presupposti del grado di sensibilità fonica (GS), è in grado di
contenere le emissioni di polveri e la sua attività lavorativa è limitata al
giorno, esso può essere ritenuto di tipo artigianale e quindi mediamente
molesto ed è dunque ammesso nella zona artigianale (cfr. art. 33 cpv. 1
secondo periodo LE secondo cui l'ammissibilità nelle varie zone dipende
dai gradi delle emissioni causate dagli impianti; schema delle zone [art. 53
LE], secondo cui nella zona artigianale è permesso un grado delle
emissioni mediamente molesto; art. 33 cpv. 2 cifra 2 LE secondo cui
progetti di costruzione mediamente molesti sono quelli con emissioni
usuali di tipo artigianale, le cui ore lavorative sono limitate al giorno. Essi
devono osservare i presupposti del GS III). Se questo è il caso per
l'impianto in esame, nonostante una sua classificazione di impianto di per
sé ad elevato inquinamento atmosferico, verrà analizzato nei considerandi
successivi. Va ancora rilevato che all'art. 46 cpv. 2 LE è sancito il divieto
di depositare materiali d'estrazione, di scavo e di demolizione nella zona
artigianale. Da questo divieto non è però dato dedurre, come invece fanno
i ricorrenti 2, che sia proibito anche lo stoccaggio di materiali all'interno di
un magazzino o capannone. L'interpretazione data dal convenuto all'art.
46. cpv. 2 LE appare corretta. Si noti tra l'altro che, per quanto nel caso di
specie si intenda classificare come un deposito di materie prime lo scarico
di materie prime nell'apposito contenitore risp. sul nastro trasportatore
collocati all'esterno, ciò in base all'art. 41 cpv. 1 LE è permesso se il
deposito non reca pregiudizio alle caratteristiche locali e al paesaggio.
4.3.7. In conclusione, appare sostenibile che il convenuto abbia reputato
l'impianto di betonaggio richiesto conforme alla zona artigianale.
4.4. Irrilevante è che il convenuto al punto 1.1 lett. d) del dispositivo della
licenza edilizia riprendendo una delle condizioni imposte dall'UNA parli di
di "area industriale", come sottolineato dai ricorrenti 2, poiché questa
indicazione, come evidenziato dal convenuto, va intesa in senso generico
- 18 -
("circolazione sull'area industriale") e non in relazione alla zona
pianificatoria. Parimenti ininfluente è la critica dei ricorrenti 2 secondo cui
se avessero saputo che un impianto di betonaggio sarebbe stato ritenuto
conforme alla zona artigianale si sarebbero opposti alla pianificazione
locale. Come già menzionato sopra, determinante per l'ammissibilità nella
zona artigianale non è tanto il tipo di impianto, quanto piuttosto le emissioni
che causa (cfr. art. 33 cpv. 1 LE). Un impianto di betonaggio
prevalentemente incapsulato (come quello in oggetto), che rispetti in
special modo il grado di emissione fonica per la zona in questione e che
non immetta polveri significative nelle particelle contigue può essere
ritenuto mediamente molesto con emissioni usuali di tipo artigianale ai
sensi dell'art. 33 cpv. 2 cifra 2 LE e dunque conforme alla zona, nonostante
una sua classificazione di impianto di per sé ad elevato inquinamento
atmosferico.
5. I ricorrenti obiettano inoltre che l'impianto di betonaggio violerebbe la zona
di protezione archeologica.
5.1. La zona di protezione archeologica attualmente in vigore tocca
marginalmente l'impianto previsto a nord-ovest della particella. La
disposizione applicabile per questa zona non è quella del diritto cantonale
(art. 36 cpv. 2 LPTC in unione con l'art. 26 cpv. 3 LPTC) bensì ancora
quella comunale di cui all'art. 68 LE (cfr. art. 107 cpv. 1 e 2 e contrario
LPTC). Giusta l'art. 68 LE la zona di protezione archeologica protegge da
distruzione arbitraria e da ogni genere di modificazione i luoghi conosciuti
di rinvenimenti archeologici, come per esempio abitati, tombe, edifici e
impianti ecc. di notevole valore archeologico (cpv. 1). Nella zona di
protezione archeologica sono vietati edifici e impianti che ledono lo scopo
della zona. Interventi indispensabili di ogni genere nel suolo sono ammessi
solo con l'esplicito permesso del servizio archeologico (cpv. 2).
L'utilizzazione a scopo agricolo e forestale è ammessa per principio.
- 19 -
L'Autorità edilizia ordina le restrizioni necessarie dopo aver consultato il
servizio archeologico (cpv. 3).
5.2. Il Servizio archeologico dei Grigioni nella e-mail del 26 ottobre 2020 (doc.
12 convenuto) ha comunicato che la zona di protezione archeologica
andrebbe convertita in una zona archeologica e spostata verso sud-est,
come già notificato nell'aprile 2020 al pianificatore locale a cui sono stati
trasmessi i relativi dati. Di conseguenza, detto Servizio non aveva niente
da eccepire al progetto qui in esame. La zona di protezione archeologica
sovrapposta alla zona artigianale è però formalmente ancora in vigore.
Considerato che il collocamento dell'impianto a nord-ovest con
sconfinamento nella zona di protezione archeologica è necessario per
motivi logistici e di limitazione dell'inquinamento per il vicinato, ossia per
le abitazioni dei ricorrenti 2, si può reputare adempito il criterio
dell'indispensabilità per un permesso eccezionale in base all'art. 68 cpv. 2
LE. Alternativamente, l'autorizzazione edilizia può fondarsi sulla clausola
di eccezione generale dell'art. 82 cpv. 1 LPTC secondo cui se esistono
condizioni straordinarie e l'osservanza delle disposizioni legali costituisce
un rigore sproporzionato, l'autorità edilizia comunale può concedere delle
eccezioni a singole norme edilizie o di zona, purché in tal modo non si
ledano interessi pubblici e privati preponderanti. Le condizioni
straordinarie sono date da una zona di protezione archeologica la cui
estensione alla particella di costruzione n. M._ non è (più)
evidentemente giustificata. Tale zona ancora in vigore interessa
attualmente soltanto una minima parte della particella in questione, per cui
la sua osservanza divenuta totalmente superflua sarebbe sproporzionata.
Interessi pubblici con un permesso eccezionale non ne vengono
evidentemente lesi, in quanto la zona di protezione archeologica verrà
prossimamente tolta dalla particella di costruzione M._ con la
revisione della pianificazione locale proprio perché sin d'ora non sussiste
- 20 -
(più) un interesse pubblico alla sua esistenza in questa zona. La rispettiva
censura dei ricorrenti inerente alla violazione della zona di protezione
archeologica non comporta dunque l'annullamento della licenza edilizia.
6. Riguardo alla censura dei ricorrenti 1 di una presunta lesione delle
prescrizioni sulla zona di pericolo 2, si osserva che la particella di
costruzione n. M._ in base al piano delle zone di pericolo dell'Ufficio
foreste e pericoli naturali dell'8 febbraio 2017 (doc. 16 procedura R 20 155
convenuto) non si trova più in zona di pericolo 2. L'attuazione di detto piano
nel piano delle zone vincolante per i cittadini è evidentemente prevista con
la revisione della pianificazione locale, che tuttavia è ancora in corso. Dal
punto di vista strettamente formale, occorre dunque soddisfare i requisiti
della zona di pericolo 2 ancora in vigore, che però non sono adempiti a
priori poiché manca la relativa autorizzazione dell'Assicurazione fabbricati
giusta l'art. 38 cpv. 5 LPTC. Tuttavia, viste le condizioni straordinarie del
caso, l'autorizzazione edilizia può fondarsi anche per questo aspetto sulla
clausola di eccezione generale dell'art. 82 cpv. 1 LPTC. Per
l'adempimento dei rispettivi requisiti si rimanda alle argomentazioni del
considerando precedente. La censura dei ricorrenti 1 riguardo alla lesione
delle prescrizioni sulla zona di pericolo 2 va pertanto respinta.
7. A mente dei ricorrenti la perizia fonica allegata alla domanda di costruzione
sarebbe incompleta e infondata.
7.1. Secondo l'art. 11 cpv. 2 della Legge federale sulla protezione
dell'ambiente (LPAmb; RS 814.01) e l'art. 7 cpv. 1 lett. a dell'Ordinanza
contro l’inquinamento fonico (OIF; RS 814.41) le emissioni prodotte dagli
impianti nuovi devono essere limitate nella misura massima consentita dal
progresso tecnico, dalle condizioni d'esercizio e dalle possibilità
economiche (principio di prevenzione). Inoltre, la costruzione di impianti
fissi nuovi è autorizzata solo se le emissioni foniche da essi prodotte non
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superano da sole i valori di pianificazione nelle vicinanze (art. 25 cpv. 1
LPAmb, art. 7 cpv. 1 lett. b OIF). Se i valori di pianificazione sono rispettati,
secondo la giurisprudenza vengono considerate economicamente
sostenibili ulteriori misure preventive, solo se queste permettono di
ottenere una riduzione sostanziale delle emissioni con oneri ridotti (cfr.
DTF 124 II 517 consid. 5a).
7.2. L'impianto di betonaggio in discussione è indubbiamente un impianto fisso
nuovo (art. 2 cpv. 1 OIF). Indiscusso è pure che le emissioni calcolate di
detto impianto, la cui attività è limitata alle ore diurne (07.00-19.00, cfr.
punto 1.3 dispositivo della licenza edilizia), non possono superare i valori
di pianificazione nei luoghi fino a cui esse si propagheranno. Quali possibili
ricettori entrano innanzitutto in considerazione gli edifici sulle particelle
S._ e T._ (in zona villaggio) dei ricorrenti 2 risp. i relativi locali
sensibili al rumore determinanti per il calcolo nonché l'abitazione in zona
artigianale sulla particella n. Z._, per le quali secondo il piano delle
zone approvato dal Governo vale il GS III, per cui va rispettato il valore di
pianificazione diurno di 60 dB (A) (cfr. piano delle zone; art. 33 cpv. 2 cifra
2 LE in unione con l'art. 53 LE [schema delle zone], art. 43 cpv. 1 lett. c
nonché cifra 2 allegato 6 OIF). Inoltre vanno tenuti in conto anche i locali
aziendali nelle vicinanze. Per l'ufficio nell'officina meccanica sulla
particella n. AD._ in zona artigianale (GS III), cioè un locale
aziendale, occorre osservare suddetto valore di pianificazione aumentato
di 5 dB (A) (cfr. art. 42 cpv. 1 OIF), quindi 65 dB (A); lo stesso dicasi in
linea di principio per gli uffici nei magazzini comunali sulla particella n.
AA._. Infine, per la zona di E._ in cui si trova la particella della
ricorrente 1 vale il GS II e quindi di giorno non possono essere superati i
valori di pianificazione di 55 dB (A) (cfr. cifra 2 allegato 6 OIF).
7.3. Stando alla perizia fonica della AB._ AG del 21 febbraio 2020 (doc. 5
convenuto) le valutazioni tramite apposito software (CadnaA versione 4.6)
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attestano che detto valore di pianificazione di 60 dB (A) è giusto rispettato
nei punti di ricezione delle immissioni foniche considerati (locale sensibile
al rumore al 2. piano rivolto verso l'impianto, cioè a nord-ovest, nelle
rispettive case dei ricorrenti 2 [IP 01 e IP 02]). I livelli delle emissioni
foniche delle tre diverse fasi di rumore adottati nella perizia (EQ01-03) si
basano sulle misurazioni del produttore dell'impianto (AC._ AG).
Nella presa di posizione del 5 maggio 2020 (doc. 9 convenuto) l'UNA
conferma che i valori della perizia sono plausibili e che il livello di
valutazione risultante (Lr) corrisponde a 60 dB (A) nel punto più esposto
al rumore. L'UNA ritiene inoltre che il calcolo della perizia andrebbe
parzialmente corretto (coefficiente di direttività Dc di 8 dB invece di 11 dB),
per cui la potenza sonora e quindi il relativo livello di valutazione sarebbe
stato sopravvalutato di circa 3 dB (A). Stando all'UNA, il valore di
pianificazione sarebbe dunque presumibilmente rispettato in modo più
evidente di come dimostrato nella perizia.
7.4. I ricorrenti eccepiscono innanzitutto che la perizia ha tenuto conto solo
delle due case summenzionate sulle particelle S._ e T._ e non
anche degli altri edifici nei dintorni, in particolare l'ufficio dell'officina
meccanica sulla particella vicina n. AD._, gli uffici comunali sulla
particella n. AA._ e l'abitazione sulla particella n. Z._ nonché il
E._ della ricorrente 1. Il convenuto ribatte che le immissioni sono state
calcolate soltanto presso le due abitazioni dei ricorrenti 2 perché
sarebbero quelle più vicini all'impianto; per gli altri edifici più distanti vi
sarebbero valori inferiori. Per i locali aziendali il rispetto delle prescrizioni
foniche non sarebbe inoltre imposto.
7.5. L'opinione dei ricorrenti va condivisa. L'OIF non regola la protezione contro
il rumore prodotto sull'area di un'azienda nella misura in cui colpisce
l'edificio aziendale e le abitazioni annesse all'interno di detta area (art. 1
cpv. 3 lett. a OIF). Ne consegue per conclusione inversa che l'OIF tutela
- 23 -
gli edifici aziendali e le abitazioni annesse contro i rumori prodotti su altre
aree aziendali (da altre aziende) (cfr. implicitamente WOLF,
Lärmschutzrecht, Nutzungsplanung und Baubewilligung in: AJP 9/99 pag.
1062 e WIDMER DREIFUSS, Planung und Realisierung von Sportanlagen in:
ZStöR 2002, pag. 322). Di conseguenza, l'abitazione sulla particella n.
Z._ in zona artigianale nelle vicinanze dell'impianto previsto nonché
l'officina sulla particella contigua n. AD._ rientrano sotto la protezione
dell'OIF. Per quanto riguarda l'abitazione sulla particella n. Z._ va
osservato che questa appartiene a un collaboratore di una delle imprese
richiedenti. Ciononostante, questa correlazione non può comportare
l'estromissione di tale abitazione dall'applicazione dell'OIF, dacché alla
luce del compito pubblico che questa esegue di salvaguardare la salute,
in primo luogo delle persone, da effetti nocivi o molesti (cfr. art. 74 cpv. 1
della Costituzione federale della Confederazione Svizzera [Cost.; RS 101];
art. 15 LPAmb e art. 1 cpv. 1 e 39 cpv. 1 LPAmb) non vi è motivo per
estendere l'eccezione prevista all'art. 1 cpv. 3 lett. a OIF a casi come quello
di specie in cui vi è un assenso (in questo caso tacito visto che questi non
si è opposto al progetto) da parte del proprietario di un'abitazione esposta
al rumore. Dalla rappresentazione isofonica allegata alla perizia emerge
che, pur tenendo conto di una possibile sopravvalutazione di 3 dB (A) del
livello di valutazione come indicato dall'UNA, i valori di pianificazione molto
probabilmente non sono rispettati né per l'officina sulla particella adiacente
a quella di costruzione né molto verosimilmente per l'abitazione sulla
particella n. Z._ in zona artigianale, entrambe non considerate nel
calcolo della perizia. Inoltre, non appare nemmeno chiaro se i valori sono
rispettati per la zona E._, pure non integrata nel calcolo della perizia.
Infondata è a questo proposito l'obiezione del convenuto secondo cui l'OIF
non andrebbe applicata al E._ perché non rappresenterebbe un
edificio con locali sensibili al rumore ai sensi dell'OIF e perché la relativa
zona E._ è situata fuori della zona edificabile. Il metodo di
- 24 -
misurazione per gli edifici (per i quali le immissioni foniche sono
determinate al centro delle finestre aperte dei locali sensibili al rumore [art.
39 cpv. 1 OIF]) non cambia nulla al fatto che l'OIF protegge in generale la
salute della popolazione e quindi anche persone che soggiornano in zone
non edificate sottostanti a una protezione fonica. L'appena citato art. 39
OIF, che regola il luogo della determinazione di immissioni foniche di
impianti fissi, al cpv. 2 stabilisce che nelle zone non edificate di zone che
richiedono una protezione fonica elevata, le immissioni foniche devono
essere determinate ad 1.5 m dal suolo. Tantomeno vieta l'applicazione
dell'OIF al E._ il fatto che giusta l'art. 71 cpv. 2 LE l'Autorità edilizia
dia delle direttive circa la realizzazione di misure per la protezione dalle
emissioni nella zona E._. Indiscutibilmente, nel E._ soggiornano
persone e la pianificazione locale pretende il rispetto del GS II in tale zona.
L'abitato di AI._ (GS III) invece, a differenza di quanto sostenuto dai
ricorrenti, vista la distanza di oltre 300 m dall'impianto non dovrebbe
essere esposto a rilevanti immissioni foniche provenienti dall'impianto
previsto. Lo stesso dicasi, riservata una nuova valutazione peritale, per
l'insediamento dell'AM._ (GS III) la cui casa più vicina dista ca. 150
m dall'impianto previsto. Riassumendo, la perizia appare incompleta
riguardo ai summenzionati ricettori e al conseguente rispetto dei valori di
pianificazione.
7.6. I ricorrenti obiettano inoltre che la perizia avrebbe considerato solo tre fonti
di rumore e omesso altre fonti di rumore, quali i rumori degli altri impianti
sulla stessa particella e su quelle vicine nonché i rumori secondari del
traffico supplementare.
7.6.1. Innanzitutto, va osservato che per il rispetto dei valori di pianificazione di
un impianto nuovo va tenuto conto esclusivamente dell'inquinamento
fonico causato dal nuovo impianto (cfr. art. 40 cpv. 2 secondo periodo
OIF).
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7.6.2. I rumori provocati al di fuori degli impianti (i cosiddetti rumori secondari)
vanno attribuiti agli impianti stessi qualora siano causati direttamente
dall'utilizzo di quest'ultimi. Ciò si verifica ad esempio all'entrata e all'uscita
da imprese artigianali o di veicoli dai parcheggi (cfr. Ufficio federale
dell'ambiente [UFAM], Determinazione e valutazione dei rumori
dell'industria e dell'artigianato, Aiuto all'esecuzione per gli impianti
industriali e artigianali, 2016, [qui di seguito: Aiuto UFAM], pag. 10).
Contrariamente all'affermazione dei ricorrenti secondo cui la perizia non
avrebbe considerato le immissioni secondarie provenienti dal traffico
pesante supplementare causato dall'impianto, si constata che la perizia ha
tenuto conto delle emissioni degli autocarri e delle autobetoniere nelle
diverse fasi di rumore. Trattandosi di calcoli fondati su un utilizzo da marzo
a novembre, per il mantenimento dei valori di pianificazione non può
essere ritenuto rilevante che – come rimarcato dai ricorrenti – in estate,
quando la produzione di calcestruzzo è al massimo, le autobetoniere
potrebbero essere obbligate a rimanere ferme in colonna con motore e
botte accesi. Si tratta inoltre soltanto di un'ipotesi e verosimilmente limitata
ad alcuni episodi. I ricorrenti censurano tuttavia oltre a ciò che non si
sarebbe tenuto conto della fonte di rumore generato dal probabile
parcheggio che verrà costruito per i dipendenti. In effetti, nei piani della
domanda di costruzione figurano 6 posteggi, probabilmente per i
dipendenti delle richiedenti. Visto che la convocata non ha partecipato alla
procedura, non è dato sapere come mai nella perizia fonica non si sia
integrato il parcheggio quale ulteriore fonte di rumore. Oltretutto, stando
alla documentazione del progetto le autobetoniere possono essere lavate
nella centrale di betonaggio con riutilizzo dell'acqua tramite apposito
bacino. D'accordo con i ricorrenti si constata dunque che la perizia non ha
tenuto conto nemmeno di questa fonte di rumore aggiuntiva. La perizia
appare dunque incompleta anche sotto questi aspetti.
- 26 -
7.6.3. I ricorrenti criticano inoltre la mancanza di un confronto fra lo stato attuale
delle emissioni provenienti dal traffico e il possibile aumento del traffico
dovuto all'impianto (cfr. art. 9 lett. a OIF secondo cui l'esercizio di un
impianto fisso nuovo o modificato sostanzialmente non deve comportare il
superamento dei valori limite d'immissione a causa della maggiore
sollecitazione di un impianto per il traffico; art. 33 cpv. 1 terzo periodo LE
secondo cui per la valutazione delle emissioni deve essere tenuto in
considerazione anche l'aumento prevedibile del traffico). Il convenuto
controbatte che i quantitativi indicati nella perizia corrisponderebbero a ca.
8 veicoli pesanti al giorno. Sulla strada cantonale circolerebbero
mediamente 211 veicoli all'ora, di cui 26 veicoli pesanti. A causa del nuovo
impianto vi sarebbe da attendersi un traffico pesante aumentato al
massimo di un veicolo all'ora, per cui l'aumento del traffico sarebbe
praticamente irrilevante. Questo punto di vista può essere condiviso. Il
rilevamento del traffico attuale da parte del convenuto secondo i dati
pubblicati dal Cantone non viene contestato. Le 6 autobetoniere in
partenza al giorno appaiono plausibili (dacché: 7000 m3 di produzione
annua : 180 giorni di esercizio ≈ 39 m3 di beton al giorno : 7 m3 di volume
carico per betoniera ≈ 6 autobetoniere al giorno), come pure i 2 autocarri
in arrivo con le materie prime (con capacità di carico di ca. 20 m3 cadauno).
Se si considera che le autobetoniere arrivano dalla e partono verso la
strada cantonale sei volte al giorno e gli autocarri due volte al giorno, si
può condividere la stima nella decisione impugnata secondo cui vi sarà un
aumento del traffico indotto dall'impianto di ca. 1 mezzo pesante all'ora. Si
noti tuttavia che considerando ogni arrivo dalla e ogni partenza verso la
strada cantonale il calcolo si raddoppia a ca. 2 mezzi pesanti all'ora. Di
fronte ai 26 veicoli pesanti all'ora, l'aumento del traffico sulla strada
cantonale dovuto all'attività dell'impianto può pertanto essere ritenuto
trascurabile. Ciò anche includendo l'aumento del traffico leggero dovuto
alle probabili 6 vetture per i dipendenti. Non è dunque necessario calcolare
- 27 -
lo stato attuale delle emissioni del traffico, l'aumento di traffico dovuto
all'impianto e se detto aumento supera i valori limite d'immissione, poiché
non vi sono indizi che tali valori sarebbero superati con l'aumento di traffico
dovuto al nuovo impianto. L'obiezione dei ricorrenti secondo cui sarebbero
da calcolare 12 mezzi pesanti al posto degli 8 ritenuti dal convenuto in
base ai quantitativi indicati nella perizia, non è dimostrata. Si noti che i
ricorrenti (1) calcolano con 4 m3 di carico per betoniera e non 7 m3. Inoltre,
secondo i ricorrenti occorrerebbe considerare ulteriori viaggi per presunti
lavaggi successivi delle autobetoniere. In effetti, secondo la domanda di
costruzione, vi è la possibilità di lavaggio delle autobetoniere presso la
centrale di betonaggio. Ma questo non significa che esse a fine giornata
dal cantiere ritornino per forza alla centrale di betonaggio per il lavaggio
finale. Ciò può avvenire anche sul cantiere o in rimessa. E pur volendo
considerare dei viaggi aggiuntivi per il lavaggio a fine giornata la stima sul
traffico dei mezzi pesanti (autobetoniere e autocarri di fornitura di materie
prime) non si discosterebbe in modo rilevante da quella ammessa nella
licenza edilizia di 1 risp. 2 mezzi pesanti all'ora. L'ulteriore allegazione dei
ricorrenti secondo cui le richiedenti quale piccola impresa non userebbero
delle autobetoniere bensì dei piccoli furgoni per il rifornimento di
calcestruzzo non è suffragata e anche ammettendone la fondatezza, un
possibile superamento dei valori limite d’immissione del traffico stradale
non sarebbe comunque reso verosimile, siccome bisognerebbe tener
conto che se da un lato vi sarebbero più veicoli, dall'altro questi
singolarmente, essendo più piccoli, causerebbero molto probabilmente
meno rumore delle autobetoniere.
7.7. I ricorrenti eccepiscono inoltre che la perizia invece di tener conto di più
riflessioni del rumore (ad es. delle riflessioni contro più edifici, muri o altre
barriere), avrebbe considerato unicamente le riflessioni di primo grado del
rumore come da funzione standard del software Cadna. Secondo i
- 28 -
ricorrenti andava tenuto conto di tutti i possibili riflessi del rumore,
segnatamente dagli altri immobili e capannoni situati a nord dell'impianto
previsto e della palizzata che delimita la zona artigianale. Il convenuto
ribatte che la possibilità di aree ancora più sensibili al rumore a causa di
un rumore riflesso apparirebbe inverosimile. Stando al convenuto, non vi
sarebbero ostacoli particolari evidenzianti una concreta possibilità di
rifrazione, per cui ci si dovrebbe attenere alla prassi ordinaria in materia
con criterio determinante della distanza. Vista la tecnicità della materia, il
Tribunale non ha la competenza per stabilire se nella perizia fonica andava
applicato un grado di riflessione superiore. Tuttavia secondo l'allegato 2
all'OIF (che pone le esigenze relative ai metodi di calcolo e agli strumenti
di misura) i metodi per il calcolo delle immissioni foniche devono
considerare, tra gli altri, gli effetti delle costruzioni e degli ostacoli naturali
sulla propagazione del suono (attenuazione dovuta agli ostacoli e
riflessioni) (cifra 1 cpv. 1 lett. d allegato 2 OIF). Giusta il cpv. 2 di detta
norma l'UFAM raccomanda alle autorità esecutive metodi di calcolo
adeguati in base allo stato della tecnica. Nel succitato Aiuto UFAM non si
accenna alle riflessioni. Per quanto intravedibile, l'UFAM non ha rilasciato
delle raccomandazioni pertinenti al caso di specie riguardo alle riflessioni
del rumore. Per quanto ha potuto appurare il Tribunale, in generale vanno
considerate riflessioni di primo grado (come è stato fatto nel caso di
specie), mentre un grado di riflessione superiore s'impone soltanto in casi
particolari, p. es. in presenza di un canyon urbano o di grandi pareti
riflettenti (cfr. Aiuto all'esecuzione dell'Ufficio tecnico turgoviese "Bauen in
lärmbelasteten Gebieten, Anforderungen nach Art. 22 USG/Art. 31 LSV",
luglio 2018, cifra 2.8 pag. 3). In questo caso si rileva che la barriera di
schermatura che circonda l'area artigianale in questione (cfr. doc. 7 e 8
ricorrenti 1), riservata una nuova valutazione peritale, non può essere
ritenuta rilevante vista la sua altezza di ca. 2 m (tuttalpiù questa sembra
schermare risp. riflettere il rumore nella direzione opposta delle case dei
- 29 -
ricorrenti 2). La parete del capannone/officina meccanica sulla particella
n. AD._ adiacente a quella di costruzione appare invece di dimensioni
importanti e secondo l'illustrazione simulata nella perizia la fonte di rumore
principale è nel punto di consegna del beton, che verrebbe a trovarsi a ca.
20 m di detta parete. Posto che la convenuta non avendo partecipato alla
procedura non ha contestato le relative obiezioni dei ricorrenti, appare
opportuna una rivalutazione anche del grado di riflessione da applicare in
considerazione di tutti gli elementi potenzialmente riflettenti.
7.8. I ricorrenti contestano inoltre i livelli di potenza sonora applicati nella
perizia nelle relative fasi di rumore, che si rifanno ai dati forniti dal
produttore sulle misurazioni del rumore di impianti di betonaggio esistenti
eseguite negli anni 2000 e 2007, come da allegato alla perizia fonica
("Lärmmessungen bei bestehenden Betonmischanlagen" della Ammann
AG del 31 gennaio 2020). Secondo i ricorrenti, dette misurazioni non
corrisponderebbero al tipo di impianto (CBS 105 SL Elba [cfr. rapporto
tecnico della Ammann AG del 13 dicembre 2019 allegato alla domanda di
costruzione, pag. 2]) e di montaggio previsto. I ricorrenti non riescono
tuttavia a dimostrare che i livelli di potenza sonora misurati non possono
essere applicati al calcolo delle emissioni foniche dell'impianto in esame,
sebbene queste misurazioni si riferiscano apparentemente a diversi tipi di
impianto di betonaggio dello stesso produttore. Va poi notato che l'UNA
non ha avuto niente da ridire a tal proposito.
7.9. I ricorrenti obiettano in più che la perizia non avrebbe assolutamente
considerato la fornitura di cemento nelle tramogge come ulteriore fonte di
rumore EQ02. In effetti, nella fase EQ02 (fornitura degli aggregati) si è
distinto tra quattro differenti granulometrie (sabbia, pietrisco, e due tipi di
ghiaia). La fornitura del legante, il cemento, non è menzionato. Anche
questo elemento necessita dunque di un chiarimento, dato che la
convocata non avendo partecipato alla procedura non ha fornito
- 30 -
indicazioni a tal riguardo. La perizia va dunque ritenuta incompleta anche
in questo senso.
7.10. I ricorrenti eccepiscono che dalla perizia fonica non risulterebbe se i tre tipi
diversi di emissioni (EQ01-03) siano stati inseriti nel software Cadna in
modo singolo oppure se queste fonti di rumore siano state sommate, ciò
che sarebbe più realistico ed esigibile. In effetti dalla perizia non risulta
come si sia giunti al livello di valutazione Lr. Gli effetti del rumore in questo
caso sono stati suddivisi in tre fasi risp. tre fonti (EQ01-03), per cui devono
essere stati calcolati tre livelli di valutazione parziali (Lr, i), che però non si
evincono dalla perizia (il livello di valutazione Lr è il risultato della somma
energetica dei livelli di valutazione parziali Lr,i, in questo caso Lr,1-3 [cfr.
Aiuto UFAM pag. 25]). Siccome la perizia appare incompleta già per i
motivi suesposti e vista la tecnicità della materia, il Tribunale rinuncia a
procedere d'ufficio alla verifica di questo aspetto. Spettava alla convenuta,
che, si ribadisce, non ha partecipato alla presente procedura, fornire
indicazioni al proposito.
7.11. Infine, i ricorrenti osservano che la perizia si fonda esclusivamente su di
una stima della produzione di calcestruzzo (7000 m3 all'anno) e dei
quantitativi di aggregati (ghiaia, sabbia e ghiaione). Stando ai ricorrenti, se
il calcolo venisse eseguito con l'effettiva capacità di produzione oppure
con una stima realistica della produzione di calcestruzzo, anche
considerando i futuri cantieri di AE._ AG per il rinnovo della Centrale
a AN._ e per gli interventi a X._ nonché il progetto "AJ._
di X._", così come i quantitativi effettivi di materie prime, i valori di
immissione [intesi sono verosimilmente i valori di pianificazione e non i
valori limite d'immissione] non potrebbero essere rispettati. Questa
censura non può essere accolta. Evidentemente, alla base del calcolo non
può esservi la capacità potenziale di un impianto, quando questo
effettivamente non verrà sfruttato al massimo della sua potenzialità.
- 31 -
Inoltre, i ricorrenti non sostanziano e non dimostrano come mai la stima
alla base della perizia sul quantitativo di produzione di beton all'anno e sui
quantitativi di materie prime impiegate non sia realistica. I ricorrenti si
limitano a rimarcare che al riguardo andrebbero considerati i futuri cantieri
in valle, ma al momento non è dato sapere se questi cantieri saranno
effettivamente forniti dall'impianto in discussione. D'accordo con i ricorrenti
1, appariva tuttavia più opportuno limitare la produzione annua di beton
già nella licenza edilizia ad al massimo 7'000 m3. Va infatti rammentato
che, se la produzione, contrariamente a quanto assunto, dovesse
aumentare, potranno sì essere richieste delle misurazioni foniche e in caso
di superamento dei valori limite d'esposizione dovranno essere ordinate
delle relative misure (potenzialmente anche una limitazione della
produzione giornaliera di beton); ma con le misurazioni effettive
occorrerebbe attenersi solamente ai valori (più miti) d'immissione.
Pertanto, non appare corretto approvare l'impianto secondo un calcolo che
ora rispetta i valori di pianificazione ma che potrebbe benissimo essere
superato da una maggiore produzione.
7.12. Riassumendo, la perizia fonica appare incompleta riguardo ai possibili
ricettori d'immissioni foniche indotte dall'impianto e al relativo rispetto dei
valori di pianificazione in questi ulteriori punti di ricezione (consid. 7.5), alle
fonti di rumore (omissione del parcheggio e delle operazioni di lavaggio
quali possibili ulteriori fonti di rumore [consid. 7.6.2] e della consegna di
cemento nella fonte di rumore EQ02 [consid. 7.9]), alle riflessioni del
rumore (consid. 7.7) e alla somma delle fonti di rumore (consid. 7.10). Non
si può dunque accertare che l'impianto previsto rispetti i valori di
pianificazione. Inoltre, onde evitare un potenziale raggiro di detti valori, la
licenza edilizia doveva contenere una limitazione circa la produzione
massima di beton consentita (consid. 7.11).
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8. I ricorrenti 2 criticano inoltre l'inosservanza del principio di prevenzione,
dapprima riguardo alle emissioni foniche.
8.1. Come già menzionato sopra, per nuovi impianti non basta osservare i
valori di pianificazione (cfr. art. 7 cpv. 1 lett. b OIF e art. 23 LPAmb), ma
occorre pure applicare il principio di prevenzione (cfr. art. 7 cpv. 1 lett. a
OIF; art. 11 cpv. 2 LPAmb), per cui a titolo preventivo si può pretendere
una limitazione maggiore delle emissioni foniche, purché sia esigibile dal
punto di vista tecnico e dell'esercizio e sopportabile sotto il profilo
economico (cfr. DTF 141 II 476 consid. 3.2 e 3.4; STF 1C_506/2008
consid. 3.3, 1C_204/2015 consid. 3.7.)
8.2. Nel caso di specie, si può ritenere che concretamente sono già state prese
delle misure preventive sotto forma di una limitazione dell'esercizio alle ore
diurne (07.00-19.00), dell'incapsulamento di gran parte dell'impianto e
della scelta dell'ubicazione che verosimilmente rappresenta il miglior
compromesso per tutti i vicini. D'altronde, senza queste misure (salvo
quella dell'ubicazione) bisognava innanzitutto analizzare se era ancora
data la conformità alla zona. Ad ogni modo, i ricorrenti 2 evidenziano a
ragione che nella perizia fonica risp. nella domanda di costruzione non
solo manca una motivazione dettagliata sulla scelta del luogo previsto per
l'impianto sotto il profilo del principio di prevenzione (preferenza
all'ubicazione con il minor impatto fonico se tecnicamente realizzabile ed
economicamente sopportabile), ma non sono affatto indicate quali misure
preventive sono state intraprese. Anche in questo senso la perizia risp. la
domanda di costruzione si rileva perciò incompleta.
9. I ricorrenti fanno inoltre valere una violazione delle immissioni di polvere.
9.1. Stando ai ricorrenti, sarebbe evidente che l'impianto in questione provochi
notevoli quantitativi di polveri anche nelle vicinanze, soprattutto a causa
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del processo di scarico delle materie prime all'aperto e del traffico di mezzi
pesanti sulla rispettiva area. Il convenuto avrebbe pertanto dovuto esigere
una previsione concreta delle emissioni di polvere e successivamente
definire concretamente le misure da intraprendere per evitarne la
formazione, quali l'obbligo di scaricare le materie prime all'interno di un
capannone o edificio, l'obbligo di irrigazione durante lo scarico delle
stesse, l'obbligo di irrigazione e di pulizia del fondo in questione, la
produzione massima annua, ecc. Le condizioni imposte nella licenza
edilizia al riguardo sarebbero vaghe, indeterminate e riprenderebbero
unicamente il contenuto delle disposizioni legali nell'Ordinanza contro
l'inquinamento atmosferico (OIAt; RS; 814.318.142.1) e di conseguenza
non sarebbero attuabili, per cui non potrebbero essere riconosciute.
Inoltre, i ricorrenti 2 avanzano una violazione del principio di prevenzione
anche riguardo alle immissioni di polveri. I ricorrenti 2 eccepiscono
essenzialmente che la domanda edilizia non indica quali sono le misure
che sono messe in opera per ridurre nella misura massima possibile le
emissioni. I ricorrenti 2 avrebbero il diritto di sapere con quale impianto e
quali tecniche si intende assicurare in particolare la riduzione di polveri
nocive. I ricorrenti 2 sostengono che devono potersi opporre se la tecnica
usata non permette di raggiungere lo scopo. L'aspetto della prevenzione
stando ad essi non potrebbe venir rinviato a una fase successiva. Il
progetto potrebbe essere modificato in modo sostanziale a dipendenza
delle misure adottate. Le relative aggiunte (camini, aspiratori, ecc.) non
sarebbero aspetti secondari che possono essere rinviati a un
procedimento successivo. Inoltre, mancherebbe una valutazione di come
l'impianto potrebbe essere collocato per ridurre le emissioni al minimo.
9.2. Gli impianti stazionari nuovi devono essere equipaggiati e esercitati in
modo da rispettare le limitazioni d'emissione fissate nell'allegato 1 (art. 3
cpv. 1 OIAt). Giusta l'art. 4 cpv. 1 OIAt l'autorità limita preventivamente,
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nella maggior misura possibile dal punto di vista tecnico e dell'esercizio e
sopportabile sotto il profilo economico, le emissioni per le quali nella
presente ordinanza un valore limite d'emissione non è fissato o è
dichiarato inapplicabile. Secondo l'art. 5 cpv. 1 OIAt se c’è da aspettarsi
che un impianto previsto provochi immissioni eccessive, anche se la
limitazione preventiva delle emissioni è rispettata, l'autorità decide
limitazioni completive o più severe delle emissioni.
9.3. La centrale di betonaggio in esame è indubbiamente un impianto
provocante un elevato inquinamento atmosferico e quindi sottostante al
consenso dell'UNA (art. 13 cpv. 1 della Legge d'introduzione alla legge
federale sulla protezione dell'ambiente [Legge cantonale sulla protezione
dell'ambiente, LCPAmb; CSC 820.100] e 4 cpv. 1 lett. f in unione con
l'allegato 1 dell'Ordinanza cantonale sulla protezione dell'ambiente
[OCPAmb; CSC 820.110]). Con decisione del 5 maggio 2020 (doc. 10
convenuto) l'UNA ha autorizzato l'impianto progettato a determinate
condizioni. Queste condizioni sono state riprese nella licenza edilizia.
Relativamente alle emissioni di sostanze nocive nell'aria al punto 1.1.1 lett.
b del dispositivo della licenza edilizia impugnata è stata posta la
condizione secondo cui in base alla cifra 41 allegato 1 OIAt (disposizioni
generali sulla polvere) se il flusso di massa della polvere è pari o superiore
a 0.20 kg/h, le emissioni totali sotto forma di polvere non devono superare
20 mg/m3. Inoltre, in linea con la cifra 43 allegato 1 OIAt sono state
imposte le seguenti misure relative alle operazioni di trattamento,
immagazzinamento, trasbordo e trasporto (punto 1.1.1 lett. d dispositivo
licenza edilizia):
"Se nell'esercizio dell'impianto di betonaggio possono svilupparsi elevate emissioni di
polveri [sia notato per inciso che la cifra 43 cpv. 1 allegato 1 OIAt utilizza il termine
"emissioni di polvere considerevoli"] nel corso di operazioni quali il trasporto su nastro, la
classificazione o il riempimento di materiali suscettibili di produrre polvere, i gas di scarico
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polverosi devono essere ricuperati e convogliati in un impianto per la captazione della
polvere.
In caso di immagazzinamento e di trasbordo all'aperto di materiali suscettibili di produrre
polvere devono essere presi provvedimenti al fine di impedire emissioni considerevoli di
polvere.
Nel trasporto di materiali suscettibili di produrre polvere devono essere usati dispositivi di
trasporto che impediscano l'insorgere di emissioni considerevoli di polvere.
Se la circolazione sull'area industriale provoca emissioni considerevoli di polvere, le
strade devono essere mantenute esenti da polvere."
La licenza edilizia riporta inoltre in special modo le condizioni di cui all'art.
6 OIAt (Captazione ed evacuazione delle emissioni) come segue (punto
1.1.1 lett g dispositivo licenza edilizia):
"Conformemente all'art. 6 OIAt, le emissioni devono essere captate nel modo più
completo possibile e il più vicino possibile al luogo della loro origine, ed essere evacuate
in modo tale che non ne derivino immissioni eccessive. Di regola esse devono essere
espulse tramite condotte di scarico dell'aria al di sopra del tetto. L'altezza minima sul tetto
viene determinata in base alle Raccomandazioni sui camini dell'UFAM.
Le emissioni allo sbocco delle condotte di scarico devono poter avvenire verticalmente
verso l'alto e senza ostacoli. Non sono consentiti cappelli e calotte, che impediscono una
tale evacuazione."
9.4. Nel caso di specie la limitazione d'emissione di polvere imposta nella
licenza edilizia in esame è fissata alla cifra 41 allegato 1 OIAt; e ciò non
nel senso di un criterio minimo (il quale secondo il principio di prevenzione
andrebbe inasprito se economicamente sopportabile). In linea di principio,
tale limitazione ottempera dunque già di per sé al principio di prevenzione
(cfr. WAGNER PFEIFER, Umweltrecht Allgemeine Grundlagen, 2017, marg.
421). Purché tale limitazione d'emissione sia osservata,
fondamentalmente non serve dunque una valutazione – richiesta dai
ricorrenti – di come l'impianto potrebbe essere collocato per ridurre le
emissioni di polvere al minimo. Inoltre, nella licenza edilizia in oggetto sono
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state decretate delle limitazioni complementari nel senso delle sopra
descritte misure relative alle operazioni di trattamento,
immagazzinamento, trasbordo e trasporto nonché di captazione ed
evacuazione delle emissioni. Data l'autorizzazione dell'UNA, si può partire
dal presupposto che attraverso queste misure non si superi la limitazione
di 20 mg/m3 di emissioni totali sotto forma di polvere nel caso in cui il flusso
di massa della polvere è pari o superiore a 0.20 kg/h. Tuttavia, come
rimarcato dai ricorrenti, le relative misure decretate con la licenza edilizia
per far rispettare suddetta limitazione di emissione di povere non sono
formulate in modo concreto. I ricorrenti segnalano giustamente che la
fornitura delle materie prime, stando ai piani, avviene completamente
all'aperto con relativo trasporto su nastro all'interno del capannone. C'è
pertanto da aspettarsi che lo scarico di materiale all'aperto provochi
considerevoli immissioni di polveri, soprattutto per le abitazioni vicine dei
ricorrenti 2 (la più vicina dista appena 50 m dal punto di scarico). Viste le
polveri importanti che potrebbe generare lo scarico di materie prime, è
altamente probabile che bisognerà prendere dei provvedimenti per
impedire emissioni considerevoli di polvere. Non è pertanto escluso che si
rendano necessarie delle costruzioni importanti di limitazione delle
emissioni di polvere (quale un incapsulamento del punto di fornitura).
Queste misure, come osservano i ricorrenti 2, non possono essere
reputate di natura secondaria, perché potrebbero comportare una modifica
rilevante dei piani progettuali, per cui in osservanza del principio di
coordinazione le prescrizioni per la limitazione delle emissioni di polvere
in tal caso devono poter essere valutate in sede di autorizzazione del
progetto di costruzione (cfr. DTF 1C_615/2017 del 12 ottobre 2018 consid.
2.5). Nel caso di specie, l'UNA e il convenuto avrebbero quindi dovuto
valutare la problematica delle emissioni di polvere nel punto di scarico e
se del caso fissare delle condizioni più precise (cfr. in tal senso decisione
del Tribunale amministrativo del Canton Svitto RRB 1085 del 19 novembre
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2013 consid. 6). L'imposizione al punto 1.1.1 lett. h del dispositivo della
licenza edilizia – che integra quanto deciso dall'UNA nell'autorizzazione
supplementare di approvazione di un impianto a elevato inquinamento
atmosferico del 5 maggio 2020 – secondo cui il rispetto dei valori limite
viene sorvegliato mediante misurazioni e controlli periodici, dei quali il
primo è da effettuare entro tre mesi e al più tardi entro 12 mesi dopo la
messa in esercizio dell'impianto, non può ovviare a questo difetto in fase
di autorizzazione della costruzione dell'impianto. Il ricorso va dunque
accolto anche in questo punto.
10. I ricorrenti 1 censurano infine una violazione delle norme sulla sicurezza
del traffico.
10.1. I ricorrenti 1 sottolineano che la strada cantonale non ha una preselezione
per accedere alla particella n. M._ risp. alla zona artigianale. In più,
l'accesso dovrebbe garantire lo scambio di due autocarri a causa del forte
aumento di traffico. Oltre a ciò, gli automezzi lascerebbero del fango sulla
carreggiata, cosa che comprometterebbe la sicurezza della strada
cantonale. Vi sarebbe poi già un grande traffico di autocarri proveniente
dalla zona artigianale che usa il medesimo accesso. Inoltre, a soli 115 m
da esso vi sarebbe lo svincolo per "AF._" già molto frequentato,
segnatamente per accedere ai magazzini comunali, al punto d'appoggio
cantonale, ai maggesi di AH._, all'abitato di AI._ e al E._
AG._ dei ricorrenti.
10.2. Queste obiezioni vanno rigettate. Come osserva il convenuto, l'accesso
alla strada cantonale (con limite di velocità di 60 km/h) per l'impianto
progettato è stato realizzato nell'ambito del piano di quartiere per
l'urbanizzazione dell'intera area artigianale. In considerazione del
marginale aumento di traffico dovuto all'impianto (v. sopra consid. 7.6.3),
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non appare necessaria un'autorizzazione supplementare per questo
accesso.
11. In conclusione, non è accertato che l'impianto di betonaggio progettato
rispetti i valori di pianificazione, poiché la perizia fonica e la licenza edilizia
vanno ritenute incomplete (v. sopra consid. 7.12). Inoltre, la domanda di
costruzione non ha valutato nel dettaglio il principio di prevenzione (v.
sopra consid. 8.2) e le misure contro l'inquinamento polveroso andavano
valutate e se del caso definite nella licenza edilizia almeno per quanto
riguarda la captazione delle polveri nella fase di scarico delle materie
prime nell'apposito recipiente e nastro trasportatore all'aperto (v. sopra
consid. 9.4). Il ricorso va pertanto accolto, per quanto si entri nel merito (v.
sopra consid. 1.2.2). Di conseguenza, la licenza edilizia e le decisioni su
opposizione del 27 ottobre 2020 sono annullate. Si giustifica il rinvio
dell'incarto al convenuto per completamento della domanda di
costruzione, nuovi accertamenti e nuova valutazione.
12. Visto l'esito della controversia, le spese procedurali composte da una
tassa di Stato fissata a CHF 4'000.00 e spese di cancelleria sono accollate
al soccombente convenuto (cfr. art. 73 cpv. 1 LGA). La convocata non è
chiamata ad assumersi parte di queste spese, in quanto non ha
partecipato alla presente procedura. Il convenuto deve inoltre rifondere ai
ricorrenti le necessarie spese di patrocinio per questa procedura (cfr. art.
78 cpv. 1 LGA). Nella nota d'onorario il patrocinatore dei ricorrenti 1 fa
valere delle prestazioni totali di CHF 5'199.90, composte da un onorario di
CHF 4'687.50, spese del 3 % sull'onorario e su tutto il 7.7 % di IVA. Alla
base dell'onorario netto di CHF 4'687.50 vi è una tariffa oraria di CHF
250.00 e un dispendio di 18.75 ore. Queste prestazioni appaiono
giustificate e vanno rimborsate da parte del convenuto. Il patrocinatore dei
ricorrenti 2 rivendica invece delle prestazioni totali pari a CHF 9'871.10,
con onorario al netto di CHF 9'540.00. La tariffa oraria messa in conto dal
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patrocinatore dei ricorrenti 2 di CHF 270.00 è stata pattuita e può essere
riconosciuta secondo prassi di questo Tribunale, mentre le 35 ore 20
minuti fatturate appaiono eccesive rispetto alle 18.75 ore dichiarate
dall'avvocato dei ricorrenti 1. Pertanto gli vengono riconosciute al massimo
18.75 h. Inoltre, le spese vive di CHF 44.90, conteggiate oltre alle spese
di cancelleria del 3 % sull'onorario, vanno considerate incluse nella tariffa
oraria. Ne discende un diritto dei ricorrenti 2 a indennizzo delle spese
ripetibili pari a CHF 5'615.90 (onorario di CHF 5'062.50 [270.00 x 18.75] x
1.03 [spese] x 1.077 [IVA]).