Decision ID: 3f7593fe-d5d4-43e5-ae75-37c3d687e4d0
Year: 2009
Language: it
Court: CH_BSTG
Chamber: CH_BSTG_001
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: penal_law

Fatti:
A. L’11 marzo 2004 Interpol Roma ha chiesto alle competenti autorità svizzere l’arresto provvisorio in vista di estradizione di B._, cittadino italiano residente in Ticino, per il reato di associazione a delinquere di tipo mafioso. Tale richiesta è fondata su un’ordinanza di custodia cautelare emessa il 15 novembre 2002 dal Giudice per le indagini preliminari presso il Tribunale di Catanzaro (v. sentenza del Tribunale penale federale del 16 giugno 2004, inc. BK_H 056/04).
B. B._ è stato provvisoriamente arrestato il 30 aprile 2004 e posto in  estradizionale; il 3 maggio 2004 l’Ufficio federale di giustizia (UFG) ha emanato un ordine di arresto in vista di estradizione, notificato il 6 maggio successivo all’interessato in carcere.
L’11 maggio 2004 l’Ambasciata d’Italia a Berna ha presentato una  formale di estradizione, completata dalla necessaria documentazione.
C. Con decisione incidentale del 13 maggio 2004, l’UFG ha ordinato il blocco di un conto bancario presso la Banca C._ di X._ appartenente alla A._SA, società di cui B._ è azionista in misura del 50% nonché procuratore con firma individuale.
D. Il 4 giugno 2004 la A._SA è insorta dinanzi alla Corte dei reclami  del Tribunale penale federale, chiedendo l’annullamento dell’impugnato ordine di sequestro oppure, in via subordinata, lo sblocco del conto  nella misura del 50%. Essa postula altresì la concessione dell’effetto sospensivo al reclamo. Le argomentazioni ricorsali saranno riprese, nella misura del necessario, nei considerandi di diritto.
E. Nelle sue osservazioni del 16 giugno 2004 l’UFG ha chiesto di respingere il gravame. Con replica del 24 giugno 2004 A._SA ha sostanzialmente ribadito le argomentazioni esposte in sede di reclamo. L’UFG non è stato invitato a duplicare.
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F. Con decreto dell’8 giugno 2004, il Presidente della Corte dei reclami penali ha respinto la domanda di concessione dell’effetto sospensivo al reclamo.

Diritto:
1. Giusta l’art. 48 cpv. 2 AIMP, nella versione in vigore dal 1° aprile 2004,  le decisioni dell’UFG in materia di carcere in vista di estradizione e  conservativo è ammesso, entro il termine di dieci giorni dalla  del provvedimento di arresto o di sequestro, il reclamo alla Corte dei  penali del Tribunale penale federale. Gli art. 214-219 PP sono  per analogia.
In concreto, la decisione di sequestro impugnata è stata trasmessa dalla banca alla reclamante con lettera del 18 maggio 2004, ma ritirata alla posta di Y._ solamente il 26 maggio 2004, come attestano le ricevute  prodotte (v. atti 1.4 e 1.5. allegati al reclamo). Il reclamo, datato 4  2004, risulta pertanto tempestivo, intervenendo nel termine di 10 giorni di cui all’art. 48 cpv. 2 AIMP. La legittimazione ricorsuale è in concreto , essendo la reclamante titolare della relazione bancaria posta sotto sequestro (art. 214 cpv. 2 PP).
2. L’art. 45 AIMP (dal titolo di “sequestro conservativo”) prevede che in caso di fermo della persona soggetta ad estradizione, gli oggetti o i beni che possono servire come mezzi di prova nel procedimento penale straniero o provengono dal reato sono posti al sicuro. L’UFG decide ulteriormente quali di questi oggetti o beni debbano rimanere o essere messi al sicuro (art. 47 cpv. 3 AIMP).
Secondo la giurisprudenza del Tribunale federale, il sequestro ai sensi
dell’art. 45 AIMP costituisce solo una misura provvisionale volta ad  i mezzi di prova nel corso del procedimento penale straniero o a  i proventi di reato; come tale, esso non pregiudica ancora  i diritti patrimoniali dell’interessato, rivestendo un carattere  conservatorio. Il sequestro è pronunciato in vista di una  decisione di consegna - che non pregiudica -, e può essere pronunciato se la consegna non appaia manifestamente inammissibile (DTF 121 IV 41 consid. 4b/bb; sentenza del Tribunale federale del 14 agosto 2001 [8G.43/2001], consid. 2a).
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2.1 La reclamante fa preliminarmente notare che B._ è proprietario solo del 50% del capitale azionario della A._SA, l’altra metà essendo  da D._, il quale sarebbe egualmente avente diritto economico del conto sequestrato. D._ disporrebbe peraltro della procura sul conto in questione, conferitagli dopo l’arresto di B._. Ora, a prescindere dal fatto che le censure relative alla titolarità sui diritti sequestrati non possono essere esaminate nell’ambito della decisione di sequestro, ma devono semmai essere fatte valere nell’ambito della  di estradizione vera e propria (e della relativa decisione di consegna), non è ben dato di vedere per quale motivo la presenza di un altro azionista nella società reclamante o il fatto che questa persona sia pure lei  economica del conto in questione sarebbero di ostacolo al  adottato. Quale azionista della società con diritto di firma individuale, B._ era perfettamente in grado di compiere operazioni finanziarie in tutta autonomia e all’insaputa dell’altro azionista, compresa la gestione del conto (da lui stesso) aperto presso la Banca C._ di X._.
2.2 La reclamante sostiene che la misura ordinata dall’UFG non sarebbe , in mancanza di qualsivoglia indizio agli atti che sul conto  di sua pertinenza presso la Banca C._ siano pervenuti  legati all’attività delittuosa imputata a B._; inoltre, sempre secondo la reclamante, la misura impugnata arrecherebbe un grave e crescente pregiudizio all’attività commerciale – peraltro del tutto lecita - della società.
Tali motivazioni non sono tuttavia sufficienti per annullare la misura , ritenuto, da un lato, che il sequestro costituisce solo una misura provvisionale volta ad assicurare i mezzi di prova nel corso del  penale straniero o a salvaguardare i proventi di reato (art. 45 AIMP) e che, dall’altro, non può – a questo stadio della procedura – essere  che B._, in quanto azionista al 50% della A._SA e  con diritto di firma della società, abbia depositato su tale conto delle somme di denaro provenienti dai reati di cui è imputato in Italia; quest’ultima considerazione è d’altronde rafforzata dal fatto che, per  ammissione della reclamante (v. reclamo, pag. 5 in alto, pto 4), il conto  è stato aperto da B._, che ha espletato tutte le pratiche  e che si è persino dichiarato avente diritto economico dello stesso, il  all’insaputa dell’altro azionista della società.
In simili circostanze, visto che la consegna dei valori sequestrati all’autorità richiedente estera non sembra – di primo acchito - manifestamente , il provvedimento impugnato non può essere considerato lesivo del principio della proporzionalità. In attesa del chiarimento da parte dell’autorità inquirente dell’entità e della provenienza dei fondi depositati sul
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conto sequestrato, non è nemmeno possibile procedere ad uno sblocco parziale dello stesso; l’UFG è comunque invitato a procedere al più presto a tale esame, alfine di non arrecare alla A._SA più danno del necessario.
3. Discende da quanto precede che il reclamo deve essere respinto nella  della sua ammissibilità. Conformemente al nuovo art. 245 PP, in  dal 1° aprile 2004, le spese processuali sono poste a carico della  soccombente. Queste sono calcolate giusta l’art. 3 del Regolamento dell'11 febbraio 2004 sulle tasse di giustizia del Tribunale penale federale (RS 173.711.32) e ammontano a fr. 800.-.
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