Decision ID: 6701bf87-bfcf-4c11-a289-4f09b0e901f3
Year: 2018
Language: it
Court: CH_BSTG
Chamber: CH_BSTG_001
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: penal_law

Fatti:
A. Il 6 marzo 2014, la Procura della Repubblica presso il Tribunale ordinario di
Brescia ha presentato alla Svizzera una domanda di assistenza giudiziaria
nell’ambito di un procedimento penale avviato nei confronti di B., C., D., E., A.,
F. ed altri per bancarotta fraudolenta patrimoniale e documentale, evasione fi-
scale sistematica, associazione per delinquere di stampo mafioso e riciclaggio.
In sostanza, secondo l'autorità rogante, D. e F., presunti esponenti della crimi-
nalità organizzata di stampo 'ndranghetistico, avrebbero rilevato e gestito sva-
riate società operanti nel settore edile, tra cui G. S.r.l., H. S.r.l. e I. S.r.l., omet-
tendo, almeno in parte, di dichiararne i redditi al fisco, occultandone inoltre le
scritture contabili al fine di impedire la verifica dei loro reali profitti, evadendo
così il fisco. Essi avrebbero in seguito formalmente ceduto l'amministrazione di
tali società ad ignari ed improbabili imprenditori, rimanendone tuttavia, di fatto,
gli effettivi ed incontrastati domini per quanto riguarda la loro conduzione, de-
predandone poi il patrimonio sociale mediante prelevamenti di ingenti somme
di denaro in contante o tramite assegni circolari dai conti correnti bancari, così
da svuotarne le casse, lasciando le strutture societarie completamente vuote,
senza alcuna risorsa economica per far fronte alle ingenti pretese dell'Erario e
di altri creditori. A. e E., risp. moglie e cognato di F., avvalendosi di due cittadini
svizzeri, ossia B. e C., avrebbero riciclato i proventi delle distrazioni in que-
stione. La rogatoria ha portato al sequestro da parte dell’autorità svizzera di
EUR 5'250'366.–, di cui EUR 247'354.– di pertinenza di A. presso la banca J. e
EUR 3'729'156.– presso la banca K., misure confermate da questo Tribunale
nel dicembre 2015 (v. sentenza del Tribunale penale federale
RR.2015.245+RR.2015.207 dell'8 dicembre 2015).
B. In seguito, in data 11 novembre 2016, la Procura della Repubblica presso il
Tribunale di Bergamo, autorità che il Tribunale di Brescia ha riconosciuto com-
petente per il perseguimento del reato di riciclaggio di denaro (v. rogatoria
dell'11 novembre 2016, pag. 5, in rubrica 1 dell'incarto del Ministero pubblico
della Confederazione, in seguito: MPC), ha presentato alla Svizzera una do-
manda di assistenza giudiziaria nell’ambito di un procedimento penale avviato
nei confronti di A., E., L., M., C. e B. per il reato di riciclaggio di denaro (art. 648-
bis CP/I) e di A. e C. per il delitto di trasferimento fraudolento di valori (art. 12
quinquies D.L. 8 giugno 1992, n. 306, convertito, con modificazioni, dalla L. 7
agosto 1992, n. 356). In sostanza i rubricati avrebbero trasferito, al fine di osta-
colare l’identificazione della provenienza illecita, somme di denaro e assegni
circolari su conti correnti svizzeri per un totale di EUR 5'545'827.42, provento di
reati fiscali e fallimentari commessi dagli amministratori e legali rappresentanti
di fatto e di diritto delle società G. S.r.l., H. S.r.l. e I. S.r.l. Con la domanda di
assistenza l’autorità rogante ha postulato il sequestro fino a concorrenza
dell’importo di EUR 8'070'000.-- di beni e disponibilità finanziarie intestate a A.,
di cui in Svizzera EUR 3'976'956.84. Più precisamente, l’autorità rogante ha
chiesto il blocco dei conti correnti intestati a A. n. 1 presso la banca J. (già banca
N.), con un saldo attivo, in data 31 dicembre 2014, di EUR 247'354.– e del conto
corrente n. 2 presso la banca K., con un saldo attivo, in data 31 dicembre 2015,
pari a EUR 3'729'156.– (v. rogatoria dell'11 novembre 2016, pag. 7, in rubrica
1 incarto MPC).
C. Mediante decisione del 30 novembre 2016, il MPC, autorità alla quale l'Ufficio
federale di giustizia (in seguito: UFG) ha delegato l'esecuzione della rogatoria
(v. rubrica 2 incarto MPC), è entrato in materia sulla domanda presentata
dall'autorità italiana, dichiarando che le misure richieste sarebbero state ordi-
nate con decisioni separate (v. decisione di entrata nel merito del 30 novembre
2016, pag. 3, in rubrica 4 incarto MPC).
D. Il 19 dicembre 2016, il MPC ha notificato alla banca J. e alla banca K. l’ordine
di blocco delle relazioni bancarie di cui sopra intestate a A. (v. rubrica 5 incarto
MPC).
E. Il 23 novembre 2017, il MPC ha emanato due decisioni di chiusura, mediante le
quali ha accolto la domanda di assistenza giudiziaria dell’11 novembre 2016 e
ordinato il mantenimento del blocco dei conti bancari n. 1 presso la banca J. e
n. 2 presso la banca K. intestati a A. (v. act. 1.1 e 1.3).
F. Il 27 dicembre 2017 A. ha interposto ricorso contro le suddette decisioni dinanzi
alla Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale postulando la reie-
zione delle stesse e il dissequestro dei suoi conti (v. act. 1).
G. Tramite scritto del 17 gennaio 2018, il MPC ha comunicato di rinunciare a pre-
sentare una risposta, chiedendo allo stesso tempo la reiezione del ricorso e la
tutela delle decisioni impugnate (v. act. 6).
H. Con osservazioni dello stesso giorno, l’UFG ha postulato la tutela delle decisioni
avversate, con spese, tasse e ripetibili a carico della ricorrente (v. act. 8).
I. In data 8 marzo 2018, questo Tribunale ha contattato il MPC al fine di sapere
se la domanda di assistenza del 6 marzo 2014 presentata dalla Procura della
Repubblica presso il Tribunale ordinario di Brescia fosse comunque, parallela-
mente alla rogatoria inoltrata dalla procura bergamasca, sempre d'attualità
(v. act. 14).
J. Il 21 marzo 2018 il MPC ha trasmesso a questa Corte uno scritto del 19 marzo
2018, trasmesso alla ricorrente per conoscenza (v. act. 16), inoltratogli dalla
Procura della Repubblica presso il Tribunale ordinario di Brescia, mediante il
quale il Sost. Procuratore O. ha segnalato di non essere "più titolare di alcun
procedimento penale riguardante i fatti oggetto di rogatoria internazionale e che
anche l'ultimo procedimento penale (giudizio ordinario a carico di D. ed altri) è
stato definito dal Tribunale di Brescia con sentenza n. 5883/16 mod. 16 del
9.3.2017" (v. act. 15 e 15.1). A questo scritto ha fatto seguito una comunica-
zione della Procura Generale di Brescia che ha per contro affermato di non
rinunciare alla domanda di assistenza (v. act. 18). Entrambi gli scritti sono stati
trasmessi per conoscenza ai ricorrenti (v. act. 19).
Le argomentazioni di fatto e di diritto delle parti saranno riprese, per quanto
necessario, nei considerandi di diritto.

Diritto:
1.
1.1 In virtù dell’art. 37 cpv. 2 lett. a della legge federale del 19 marzo 2010 sull'or-
ganizzazione delle autorità penali della Confederazione (LOAP; RS 173.71), la
Corte dei reclami penali giudica i gravami in materia di assistenza giudiziaria
internazionale.
1.2 I rapporti di assistenza giudiziaria in materia penale fra la Repubblica Italiana e
la Confederazione Svizzera sono anzitutto retti dalla Convenzione europea di
assistenza giudiziaria in materia penale del 20 aprile 1959, entrata in vigore il
12 giugno 1962 per l’Italia ed il 20 marzo 1967 per la Svizzera (CEAG; RS
0.351.1), dall'Accordo italo-svizzero del 10 settembre 1998 che completa e age-
vola l'applicazione della CEAG (RS 0.351.945.41), entrato in vigore mediante
scambio di note il 1° giugno 2003 (in seguito: l'Accordo italo-svizzero), nonché,
a partire dal 12 dicembre 2008 (Gazzetta ufficiale dell’Unione europea, L
327/15-17, del 5 dicembre 2008), dagli art. 48 e segg. della Convenzione di
applicazione dell'Accordo di Schengen del 14 giugno 1985 (CAS; testo non
pubblicato nella RS ma consultabile nel fascicolo "Assistenza e estradizione"
edito dalla Cancelleria federale, Berna 2014; Gazzetta ufficiale dell’Unione eu-
ropea n. L 239/19-62 del 22 settembre 2000). Di rilievo nella fattispecie è anche
la Convenzione sul riciclaggio, la ricerca, il sequestro e la confisca dei proventi
di reato, conclusa a Strasburgo l’8 novembre 1990, entrata in vigore il 1° set-
tembre 1993 per la Svizzera ed il 1° maggio 1994 per l’Italia (CRic; RS.
0.311.53).
Alle questioni che il prevalente diritto internazionale contenuto in detti trattati
non regola espressamente o implicitamente, come pure quando il diritto nazio-
nale sia più favorevole all'assistenza rispetto a quello pattizio (cosiddetto prin-
cipio di favore), si applicano la legge federale sull'assistenza internazionale in
materia penale del 20 marzo 1981 (AIMP; RS 351.1), unitamente alla relativa
ordinanza (OAIMP; RS 351.11; v. art. 1 cpv. 1 AIMP, art. I n. 2 Accordo italo-
svizzero; DTF 142 IV 250 consid. 3; 140 IV 123 consid. 2; 137 IV 33 consid.
2.2.2; 136 IV 82 consid. 3.1; 135 IV 212 consid. 2.3; 123 II 134 consid. 1a; 122
II 140 consid. 2). Il principio di favore vale anche nell'applicazione delle perti-
nenti norme di diritto internazionale (v. art. 48 n. 2 CAS, 39 n. 3 CRic e art. I n.
2 Accordo italo-svizzero). È fatto salvo il rispetto dei diritti fondamentali (DTF
135 IV 212 consid. 2.3; 123 II 595 consid. 7c).
1.3 La procedura di ricorso è retta dalla legge federale sulla procedura amministra-
tiva del 20 dicembre 1968 (PA; RS 172.021) e dalle disposizioni dei pertinenti
atti normativi in materia di assistenza giudiziaria (art. 39 cpv. 2 lett. b LOAP e
art. 12 cpv. 1 AIMP; TPF 2016 129 consid. 1.3; v. DANGUBIC/KESHELAVA, Com-
mentario basilese, Internationales Strafrecht, 2015, n. 1 e segg. ad art. 12
AIMP), di cui al precedente considerando.
1.4 La decisione dell'autorità cantonale o federale d'esecuzione relativa alla chiu-
sura della procedura d'assistenza giudiziaria può essere impugnata, congiunta-
mente alle decisioni incidentali anteriori (v. art. 80e cpv. 1 e 25 cpv. 1 AIMP). La
ricorrente è titolare delle relazioni bancarie oggetto delle decisioni impugnate
ed è di conseguenza legittimata a ricorrere (v. art. 80h lett. b AIMP e 9a lett. a
OAIMP nonché DTF 137 IV 134 consid. 5.2.1; 130 II 162 consid. 1.1; 128 II 211
consid. 2.3; TPF 2007 79 consid. 1.6 pag. 82). Interposto tempestivamente con-
tro le decisioni di chiusura del 23 novembre 2017 emanate dall’autorità federale
di esecuzione (v. art. 80k AIMP), il suo ricorso è pertanto ricevibile.
2. La ricorrente evidenzia innanzitutto come la sentenza del Tribunale di Brescia
del 9 marzo 2017 abbia ridimensionato i reati presupposti ai presunti atti di rici-
claggio attualmente trattati dalla Procura di Bergamo, atti che di conseguenza
dovrebbero a loro volta subire un ridimensionamento. L'insorgente rimprovera
sostanzialmente quattro errori metodologici all'autorità rogata. Il primo sarebbe
legato al fatto che non trovandosi più l'inchiesta estera in una fase iniziale, il
MPC non dovrebbe più dare credito alle ipotesi di lavoro dell'autorità rogante. Il
secondo riguarda il reato presupposto, nel senso che l'autorità d'esecuzione
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non lo avrebbe affrontato nei termini dispiegati dal Tribunale di Brescia. Più pre-
cisamente, tale tribunale avrebbe appurato l'esistenza di reati di bancarotta
fraudolenta unicamente in relazione a H. S.r.l., unitamente ad altri reati fiscali.
Sui conti sequestrati alla ricorrente sarebbero giunti soltanto assegni per
EUR 965'000.– concernenti H. S.r.l. e non EUR 2'009'158.31. I reati fiscali con-
testati agli indagati all'estero sarebbero di natura omissiva e non commissiva,
per cui farebbe difetto il requisito della doppia punibilità. Il terzo errore metodo-
logico sarebbe legato ai presunti reati di riciclaggio di denaro commessi in Italia,
nel senso che, consumandosi i presunti reati fiscali, applicando il diritto italiano,
quando i valori patrimoniali sono già da tempo presenti sui conti in Svizzera
della ricorrente, inconcepibile sarebbe il reato di riciclaggio di denaro che pre-
ceda il reato presupposto. Mancherebbe dunque un nesso di causalità tra reato
presupposto e l'asserita condotta riciclatoria. L'ultimo errore sarebbe legato ai
sequestri di beni della ricorrente già operati in Italia dall'autorità rogante, ignorati
dal MPC, i quali, se sommati a quelli in Svizzera, creerebbero un esubero di
beni sequestrati. Questa situazione sarebbe in definitiva in contrasto con la ga-
ranzia della proprietà e con il principio della proporzionalità, anche perché le
misure contestate, in atto oramai da molto tempo, le creerebbero una situazione
economica insostenibile.
2.1 L'autorità che entra nel merito di una domanda d'assistenza giudiziaria interna-
zionale e, in esecuzione della stessa, ordina un sequestro, deve verificare che
tale provvedimento abbia un legame sufficientemente stretto con i fatti esposti
nella domanda e non sia manifestamente sproporzionato per rapporto a que-
st'ultima (DTF 130 II 329 consid. 3; sentenza del Tribunale federale
1C_513/2010 dell'11 marzo 2011 consid. 3.3).
2.2 Nella sua rogatoria dell'11 novembre 2016, la Procura italiana ha dichiarato
quanto segue (v. rogatoria p. 2 e seg., rubrica 1 incarto MPC):
"a) A. riceveva sul conto corrente nr. 3, presso la banca P., di San Marino, un
totale di 3'535'827,42 euro provenienti dal conto corrente n. 4 aperto presso la
stessa banca P. di San Marino ed intestato a D.; su tale ultimo conto era stata
accreditata una parte del provento di reati fiscali e fallimentari commessi dagli
amministratori e legali rappresentati di fatto e di diritto delle società G. s.r.l., H.
s.r.l. e I. s.r.l. così suddiviso: 1'909327,42 euro riferibili alla G. s.r.l., 1'186'500
euro riferibili alla H. s.r.l., 440'000 euro riferibili alla I. s.r.l.; successivamente dopo
aver prelevato, in dato 18.02.2008, euro 500'000 in contanti dal predetto c/c n. 3
presso la banca P. di San Marino, in data 21.02.2008, li versava sul c/c n. 5 della
banca Q. di Lugano, formalmente intestato alla R. Inc., ma di fatto nella sua di-
sponibilità e, quindi, li trasferiva prima sul c/c n. 6 presso la banca S. di Singa-
pore, intestato alla R. Inc. e, infine, sul c/c n. 2 a lei intestato presso la banca K.
di Lugano; inoltre, dopo il versamento effettuato da D. di assegni circolari, per
complessivi 2'010'000 euro, sui c/c svizzeri n. 7, intestato alla T. Inc. (1'300'000
euro nel periodo luglio 2004 – maggio 2005) e n. 8, intestato alla AA. Inc. (710'000
euro nel periodo giugno – luglio 2005), dal giugno del 2005 al marzo del 2014,
attraverso ulteriori operazioni finanziarie effettuate quale reale beneficiaria del c/c
n. 9 della banca BB. di Lugano, del c/c n. 5 della banca Q. di Lugano e del c/c
n. 6 della banca S. di Singapore, tutti formalmente intestati alla R. Inc. movimen-
tava ed investiva le somme sopra descritte con molteplici trasferimenti sequen-
ziali; infine, nel marzo del 2014, trasferiva l'intera provvista sul c/c n. 2 a lei inte-
stato presso la banca K. di Lugano; accendeva presso la banca Q. il c/c n. 10,
intestato alla CC. AG, di cui era beneficiario economico e trasferiva l'intera prov-
vista par ad EUR 828'000 in favore della DD. s.r.l. di Como, controllata al 99%
dalla stessa CC. AG".
Da quanto precede risulta quindi che la ricorrente avrebbe ricevuto sul suo
conto n. 2 presso la banca K. EUR 5'545'827.42 (EUR 3'535'827.42 +
EUR 2'010'000.–) da D., valori provento di reati fiscali e fallimentari. Su richiesta
del MPC, l'autorità rogante ha in seguito prodotto due relazioni datate 2 maggio
e 24 agosto 2017 redatte dalla Guardia di Finanza (Nucleo di Polizia Tributaria
Brescia), dalle quali si evincono gli importi riconducibili ai reati considerati,
quantificati dalla sentenza del 14 settembre 2015 emessa dal Giudice per l'U-
dienza preliminare del Tribunale ordinario di Brescia (n. 1423/15, n. 18965/14 e
n. 4457/15 R.G.) e dalla sentenza del 16 gennaio 2017 pronunciata dalla Se-
zione Seconda Penale della Corte di Appello di Brescia (n. 105/17 Reg. Sent.,
n. 1241/16 R.G. e n. 18965/14 R.G.N.R.) (v. act. 1.9 e 1.10). I proventi illeciti
derivanti dalla bancarotta fraudolenta a danno di H. s.r.l. ammontano
EUR 2'009'158.31 (v. act. 1.9, p. 11 e act. 1.10, p. 1). Per quanto riguarda i reati
fiscali, H. s.r.l. ha omesso di versare al fisco italiano, per l'anno 2007,
EUR 1'454'985.– a titolo di imposta diretta (II.DD. – I.R.E.S) e EUR 731'000.–
a titolo di imposta indiretta (I.V.A.), per un totale di EUR 2'185'985.– (v. act.
1.10, p. 2). I. s.r.l., dal canto suo, ha omesso di versare, per l'anno 2008,
EUR 1'455'590.– a titolo di imposta diretta (II.DD. – I.R.E.S.) e EUR 764'069.–
a titolo di imposta indiretta (I.V.A.) e, per l'anno 2009, EUR 772'095.– a titolo di
imposta diretta (II.DD. – I.R.E.S.) e EUR 456'669.– a titolo di imposta indiretta
(I.V.A.) (v. act. 1.10, p. 4).
Ora, riservate le questioni di doppia punibilità di cui più sotto in questa sentenza
(v. infra consid. 2.4), va preso atto che l'autorità rogante quantifica in
EUR 2'009'158.31 il provento della bancarotta fraudolenta a danno di H. s.r.l.,
motivo per cui, tuttora persistendo l’ipotesi che tali valori siano stati versati sui
conti della ricorrente (v. act. 1.9), non può essere dato seguito alle censure volte
a limitare il sequestro a EUR 965'000.– (v. act. 1 pag. 9 e 14). Tantomeno vi
sono ragioni per revocarlo nella sua integralità, come invece postulato nel peti-
tum alla luce dell’entità complessiva dei sequestri disposti in Italia; questo senza
necessità di acquisire d’ufficio tutta la documentazione riferita ai sequestri di-
sposti in Italia (v. richiesta di prova in act. 1 loc. cit.), atteso che la ricorrente
stessa è certamente in possesso perlomeno della documentazione che la con-
cerne e giusta l’art. 52 cpv. 1 PA sarebbe tenuta ad allegarla, per dare la pos-
sibilità al giudice dell’assistenza di valutare la sostanza delle relative censure e
ordinare, se del caso, ulteriori accertamenti. Insufficientemente motivata, la re-
lativa istanza probatoria va quindi respinta.
2.3 La ricorrente contesta il reato di riciclaggio rimproveratogli dalle autorità inqui-
renti italiane. Con riferimento alla portata dell'omissione di dichiarazione an-
nuale relativa alle imposte (art. 5 D.L. 74/2000), ella afferma che, tale omissione
si realizzerebbe concretamente decorsi novanta giorni dalla scadenza dell'ob-
bligo dichiarativo, il quale non coinciderebbe con l'anno d'imposta. Anche in Ita-
lia tale obbligo cadrebbe nell'anno successivo al periodo d'imposta. Quindi solo
nel momento in cui è decorso l'ultimo termine previsto dalla legge per la pre-
sentazione si consumerebbe il reato. Quest'ultimo in Italia figurerebbe nella ca-
tegoria dei reati presupposti al riciclaggio, per le somme non versate, ma le
somme sarebbero, per il diritto tributario, considerate evase solo dopo la sca-
denza del termine dichiarativo. Dottrina e giurisprudenza italiana concordereb-
bero sostanzialmente sull'osservazione che i delitti presupposto debbano es-
sere consumati in epoca anteriore al reato di riciclaggio. Sulla base delle infor-
mazioni fornite dall'autorità rogante, la ricorrente ritiene che i valori patrimoniali
di sua pertinenza si sarebbero trovati sui conti svizzeri ben prima del momento
in cui si profilerebbe e si realizzerebbe il reato presupposto di carattere omis-
sivo. Ne discenderebbe che l'ipotesi di riciclaggio non sarebbe minimamente
ipotizzabile per mancanza di un nesso di causalità tra reato presupposto e as-
serita condotta riciclatoria.
Così facendo la ricorrente omette di considerare che la punibilità dei fatti se-
condo il diritto dello Stato richiedente non deve, di principio, essere analizzata
dall'autorità rogata. Non sta dunque al giudice dell’assistenza addentrarsi
nell’interpretazione del diritto estero. È ammessa un’eccezione a questo princi-
pio, fatto essenzialmente derivare da un’interpretazione e contrario dell’art. 64
cpv. 1 AIMP, quando la competenza repressiva dello Stato richiedente o la pu-
nibilità dei fatti in esame fanno difetto in maniera evidente, tanto da far apparire
abusiva la domanda di assistenza (v. DTF 116 Ib 89 consid. 3c/aa, con giuri-
sprudenza citata; sentenze del Tribunale federale 1C_32/2018 del 26 gennaio
2018 consid. 1.4; 1A.205/2006 del 7 dicembre 2006 consid. 3.2; ZIMMERMANN,
La coopération judiciaire internationale en matière pénale, 4a ediz. 2014,
n. 584; HEIMGARTNER, Commentario basilese, n. 15 ad art. 64 AIMP). Gli argo-
menti qui addotti dalla ricorrente riguardano quasi esclusivamente il merito del
procedimento italiano per cui sono prerogativa del giudice estero. Per il resto
non emergono elementi sufficienti per ritenere abusiva la domanda di assi-
stenza anche alla luce del ridimensionamento che le ipotesi investigative origi-
nali risultano aver subito, segnatamente per quanto riguarda l’inizialmente ipo-
tizzato coinvolgimento in attività di riciclaggio di valori patrimoniali riconducibili
anche a un’organizzazione criminale di tipo mafioso. Pur venuto meno questo
elemento, ciò non toglie che il procedimento continui a riguardare gravi reati e
per somme molto considerevoli per cui, sotto questo profilo, non emerge nessun
motivo per rimettere in discussione l’ammissibilità di principio delle misure ro-
gatoriali richieste. Di fatti, giusta l’art. 33a OAIMP, gli oggetti e i beni la cui con-
segna allo Stato richiedente soggiace a una decisione definitiva ed esecutiva di
quest’ultimo (art. 74a cpv. 3 AIMP) restano sotto sequestro sino alla notifica di
tale decisione o fintanto che lo stato richiedente non abbia comunicato all’auto-
rità esecutiva competente che la suddetta decisione non può più essere pro-
nunciata secondo il diritto di tale Stato, segnatamente per intervenuta prescri-
zione (v. anche infra consid. 2.4.4). Che ciò non sia il caso è chiaro già alla luce
di quanto comunicato al MPC da parte della Guardia di finanza italiana nella
sua lettera del 24 agosto 2017, proprio in risposta alla richiesta di chiarimenti
dell’autorità svizzera, dopo che quest’ultima aveva prospettato alla ricorrente
un parziale dissequestro dei valori bloccati (v. act. 1.9 e 1.10).
2.4 La ricorrente sostiene che il reato di omessa dichiarazione ex art. 5 D.L. 74/2000
non potrebbe costituire valido reato preliminare giusta l'art. 305bis cpv. 1bis CP,
ragione per cui un sequestro di valori basato sulla summenzionata sentenza
italiana non sarebbe ammissibile.
2.4.1 Contrariamente alla censura di cui al considerando 2.3, si tratta in questo caso
di una questione di diritto svizzero, per cui il giudice dell’assistenza è legittimato
ad esaminarla, nella misura in cui l’evoluzione del procedimento estero può ef-
fettivamente portare ad un ridimensionamento di quanto potrà ancora essere
confiscabile alla fine della procedura di assistenza. La proporzionalità dell’at-
tuale sequestro è data soltanto per i valori che sarebbero potenzialmente con-
fiscabili anche secondo il diritto svizzero e non soltanto secondo il diritto estero
(v. art. 63 cpv. 2 lett. d e 64 cpv. 1 AIMP). Sotto questo profilo non vi è dunque
ragione per non verificare che le ipotesi di reato sulle quali il giudice dell’assi-
stenza si è espresso all’inizio della procedura continuino ancora oggi a valere.
L’assistenza è stata del resto concessa come di consueto con la riserva della
specialità per cui un’eventuale domanda di consegna dei valori che riguardasse
un reato fiscale andrebbe considerata irricevibile, riservate le eccezioni di cui
all’art. 3 cpv. 3 lett. a e b AIMP (v. infra consid. 2.4.2 in fine). In questo senso
l’autorità d’esecuzione, il 13 aprile 2017, ha giustamente chiesto chiarimenti
all’autorità rogante, dopo avere appreso che F. e D. sono stati condannati per
bancarotta fraudolenta, D. stesso anche per reati fiscali, mentre entrambi sono
stati assolti, come A. e altri, per i restanti reati (v. act. 1.12).
2.4.2 Aderendo alla CEAG, la Svizzera ha posto il principio della doppia punibilità
quale condizione all’esecuzione di ogni commissione rogatoria esigente l’appli-
cazione di una qualsiasi misura coercitiva (v. art. 5 n. 1 lett. a CEAG e la riserva
formulata mediante l'art. 3 del decreto federale del 27 settembre 1966 che ap-
prova la Convenzione del Consiglio d'Europa, RU 1967 p. 893 e segg.). L'art. X
n. 1 dell'Accordo italo-svizzero prevede a sua volta che l'assistenza giudiziaria
consistente in una misura coercitiva – quali il sequestro e la trasmissione di
documentazione bancaria – è concessa solo se il fatto che ha dato luogo alla
commissione rogatoria è punibile secondo il diritto dei due Stati. Nel diritto in-
terno, tale principio è espresso all'art. 64 cpv. 1 AIMP. Nell'ambito dell'esame
della doppia punibilità, l'autorità non si scosta dall'esposto dei fatti contenuto
nella domanda, fatti salvi gli errori, le lacune o altre contraddizioni evidenti ed
immediatamente rilevati (DTF 132 II 81 consid. 2.1; 118 Ib 111 consid 5b). Il
Tribunale non deve procedere a un esame dei reati e delle norme penali men-
zionati nella domanda di assistenza, ma deve semplicemente vagliare, limitan-
dosi a un esame "prima facie", se i fatti addotti nella domanda estera – effettuata
la dovuta trasposizione – sarebbero punibili anche secondo il diritto svizzero,
ricordato che la punibilità secondo il diritto svizzero va determinata senza tener
conto delle particolari forme di colpa e condizioni di punibilità da questo previste
(DTF 124 II 184 consid. 4b/cc; 118 Ib 543 consid. 3b/aa; 116 Ib 89 consid.
3b/bb; 112 Ib 576 consid. 11b/bb). I fatti incriminati non devono forzatamente
essere caratterizzati, nelle due legislazioni toccate, dalla medesima qualifica-
zione giuridica (DTF 124 II 184 consid. 4b/cc; TPF 2012 114 consid. 7.4). L'art.
2 lett. a CEAG permette tuttavia di rifiutare l'assistenza giudiziaria segnata-
mente quando la domanda si riferisce a reati considerati dalla Parte richiesta
come reati fiscali. Ciò è ribadito all'art. IV n. 2 Accordo italo-svizzero e all'art. 18
n. 1 lett. d CRic. Secondo l'art. 3 cpv. 3 AIMP, la domanda è irricevibile se il
procedimento verte su un reato che sembra volto a una decurtazione di tributi
fiscali o viola disposizioni in materia di provvedimenti di politica monetaria, com-
merciale o economica. Ammessa è per contro l'assistenza in caso di truffa in
materia fiscale giusta le lettere a e b di questo stesso capoverso, nonché in
materia di imposte indirette giusta l'art. 50 CAS (v. DTF 136 IV 88 consid. 3).
2.4.3 Secondo l'art. 305bis CP, chiunque compie un atto suscettibile di vanificare l'ac-
certamento dell'origine, il ritrovamento o la confisca di valori patrimoniali sa-
pendo o dovendo presumere che provengono da un crimine o da un delitto fi-
scale qualificato, è punito con una pena detentiva sino a tre anni o con una pena
pecuniaria (n. 1). Sono considerati delitto fiscale qualificato i reati di cui all'arti-
colo 186 della legge federale del 14 dicembre 1990 sull'imposta federale diretta
(LIFD; RS 642.11) e all'articolo 59 capoverso 1 primo comma della legge fede-
rale del 14 dicembre 1990 sull'armonizzazione delle imposte dirette dei Cantoni
e dei Comuni (LAID; RS 642.14), se le imposte sottratte ammontano a oltre
300'000 franchi per periodo fiscale (n. 1bis). L'art. 186 cpv. 1 LIFD prevede che,
chiunque, per commettere una sottrazione d'imposta ai sensi degli articoli 175-
177, fa uso, a scopo d'inganno, di documenti falsi, alterati o contenutisticamente
inesatti, quali libri contabili, bilanci, conti economici o certificati di salario e altre
attestazioni di terzi, è punito con la detenzione o con la multa sino a 30'000
franchi. Analogo il contenuto dell'art. 59 cpv. 1 LAID, secondo il quale chiunque,
per commettere una sottrazione d'imposta, fa uso, a scopo d'inganno, di docu-
menti falsi, alterati o contenutisticamente inesatti; chiunque, tenuto a trattenere
l'imposta alla fonte, impiega a profitto proprio o di un terzo le ritenute d'imposta,
è punito con la detenzione o con la multa fino a 30'000 franchi. Ora, il fatto tipico
della frode fiscale ai sensi delle appena citate norme tributarie elvetiche è co-
stituito dal fare uso, a scopo d'inganno, di documenti falsi, alterati o contenuti-
sticamente inesatti, quali libri contabili, bilanci, conti economici o certificati di
salario e altre attestazioni di terzi. Non assume rilievo di frode fiscale il compor-
tamento omissivo, ovvero il sottacere al fisco un elemento imponibile così otte-
nendo un indebito risparmio fiscale (v. FERRARA MICOCCI /SALMINA, Il riciclaggio
del provento di delitti fiscali qualificati secondo il nuovo diritto penale svizzero,
in: Sgubbi/Mazzanti/Ferrara Micocci/Salmina, La voluntary disclosure, profili pe-
nalistici, 2015, pag. 247). In ambito di assistenza giudiziaria internazionale, lad-
dove l'infrazione tributaria commessa all'estero non costituisce un reato fiscale
qualificato secondo il diritto svizzero, essa non può validamente fungere da
reato presupposto del riciclaggio di denaro (FERRARA MICOCCI/SALMINA, ibidem,
p. 327 e segg.; CASSANI, L'extension du système de lutte contre le blanchiment
d'argent aux infractions fiscales: much ado about (almost) nothing, in Revue
suisse de droit des affaires et du marché financier, 2015, vol. 87, n. 2, p. 82; v.
anche FERRARA/SALMINA, Die Weissgeldstrategie wird zum Strafrecht, Der
neue Art. 305bis StGB: die Steuergeldwäscherei und ihre Auswirkungen auf die
internationale Rechtshilfe, 2016, p. 134 e segg., in part. p. 143).
2.4.4 In concreto va rilevato come il comportamento definito all'art. 5 D.L. 74/2000
(Nuova disciplina dei reati in materia di imposte sui redditi e sul valore aggiunto)
sia unicamente di carattere omissivo, punendo chiunque, al fine di evadere le
imposte sui redditi o sul valore aggiunto, non presenta, essendovi obbligato,
una delle dichiarazioni annuali relative a dette imposte. Tale norma, trasposta
nel diritto svizzero, non equivale dunque né all’art. 186 cpv. 1 LIFD né all’art. 59
cpv. 1 LAID, per cui una violazione dell’art. 5 D.L. 74/2000 non può costituire
un reato fiscale qualificato ai sensi dell’art. 305bis n. 1 e 1bis CP.
Ne consegue che la doppia punibilità non è data per il sequestro di quei valori
bloccati sulla base dell'art. 5 D.L. 74/2000, provento di presunti reati commessi
in ambito di fiscalità diretta. Tale requisito è invece soddisfatto per quanto ri-
guarda i valori patrimoniali bloccati in virtù del reato di bancarotta fraudolenta o
d'infrazioni in ambito di fiscalità indiretta (in concreto l'IVA; v. art. 50 CAS non-
ché supra consid. 2.4.2 in fine). Il sequestro va dunque confermato solo per
l'importo di EUR 3'960'896.31 (EUR 2'009'158.31 + EUR 731'000.– +
EUR 764'069.– + EUR 456'669.–; v. act. 1.10).
Ora, siccome gli importi quantificati dall'autorità rogante nel suo complemento
del 24 agosto 2017 sono destinati a motivare ugualmente il mantenimento dei
sequestri, oggetto di una parallela procedura ricorsuale presso la presente au-
torità (v. RR.2017.341-342 nonché act. 1 pag. 2 e seg.), che hanno colpito conti
bancari intestati ai coimputati M., madre della ricorrente (ossia conti n. 11
presso la banca Q. e n. 12 presso la banca EE.), e L., padre della ricorrente
(ossia conti n.13 presso la banca Q. e n. 14 presso la banca EE.), e tenuto
conto del fatto che la somma dei saldi di tutti i conti sequestrati ammonta a
EUR 4'767969.– (EUR 3'451'616.– sul conto n. 2 presso la banca K.;
EUR 43'005.– sul conto n. 11" presso la banca Q.; EUR 777'685.– sul conto
n. 12 presso la banca EE.; EUR 39'493.– sul conto n. 13 presso la banca Q.;
EUR 456'170.– sul conto n. 14 presso la banca EE.) + fr. 256'774.– (v. conto
n. 1 presso la banca J.), il MPC dovrà interpellare l’autorità rogante sulle moda-
lità di sblocco di quanto eccede l'importo di EUR 3'960'896.31 per rapporto a
tutti i conti degli imputati. Il blocco di EUR 3'960'896.31 va mantenuto in ottica
di un’eventuale futura richiesta di confisca giusta l’art. 74a AIMP. Toccherà
all'autorità estera accertare se il denaro in questione è effettivamente di origine
illecita. In caso affermativo, esso potrà essere oggetto di una decisione di con-
fisca o di restituzione all'avente diritto nello Stato richiedente (v. art. 74a cpv. 1
e 2 AIMP e art. 13 e segg. CRic, nonché DTF 123 II 134 consid. 5c, 268 consid.
4, 595 consid. 3). In definitiva, entro detta soglia, il sequestro risulta ossequioso
del principio della proporzionalità e della garanzia della proprietà, per cui deve
essere mantenuto di principio sino alla notifica di una decisione definitiva ed
esecutiva dello Stato richiedente o fintanto che quest'ultimo non abbia comuni-
cato che una tale decisione non può più essere pronunciata (art. 74a cpv. 3
AIMP e 33a OAIMP; TPF 2007 124 consid. 8 e rinvii; v. anche art. 11 e seg.
CRic), ferma restando la necessità che la procedura all'estero avanzi (DTF 126
II 462 consid. 5e).
2.5 Visto l’esito del ricorso, non occorre chinarsi sulla censura concernente la situa-
zione economica della ricorrente come preteso motivo di sproporzionalità del
sequestro.
3. Da quanto sopra discende che il ricorso è parzialmente accolto, nel senso che
i contestati sequestri devono essere confermati unicamente per l'importo di
EUR 3'960'896.31. Per quanto riguarda l’eccedenza, prima di procedere al re-
lativo sblocco, in applicazione dell'art. 12 n. 2 CRic, la Parte richiesta deve dare
alla Parte richiedente, in tutti i casi in cui è possibile, "la possibilità di esporre i
motivi a favore del mantenimento della misura". Ciò è espressione del principio
della buona fede tra Stati e delle finalità di politica criminale comunque fissate
nel preambolo della stessa CRic. In questo senso il MPC dovrà comunicare
senza indugio alle autorità italiane il contenuto delle motivazioni di questa sen-
tenza dando pedissequamente alle stesse un termine di 30 giorni per esprimersi
in merito giusta l'art. 12 n. 2 CRic. Sulla base di detta risposta il MPC deciderà,
alla luce delle vincolanti considerazioni qui sopra esposte, se mantenere o
meno i sequestri. Tale decisione sarà soggetta alle consuete vie ricorsuali.
4.
4.1 Parzialmente soccombente la ricorrente deve sopportare una parte delle spese
(v. art. 63 cpv. 1 della legge federale sulla procedura amministrativa del 20 di-
cembre 1968 [PA; RS 172.021] richiamato l’art. 39 cpv. 2 lett. b LOAP). La tassa
di giustizia è calcolata giusta gli art. 73 cpv. 2 LOAP, 63 cpv. 4bis PA, nonché
5 e 8 cpv. 3 del regolamento del 31 agosto 2010 sulle spese, gli emolumenti, le
ripetibili e le indennità della procedura penale federale (RSPPF;
RS 173.713.162), ed è fissata nella fattispecie a fr. 5'000.–; essa è coperta
dall’anticipo delle spese già versato di fr. 7’000.–. La cassa del Tribunale resti-
tuirà alla ricorrente il saldo di fr. 2'000.–.
4.2 Giusta l’art. 64 cpv. 1 PA, richiamato l’art. 39 cpv. 2 lett. b LOAP, l’autorità di
ricorso, se ammette il ricorso in tutto o in parte, può, d’ufficio o a domanda,
assegnare al ricorrente un’indennità per le spese indispensabili e relativamente
elevate che ha sopportato (ripetibili). Nei procedimenti davanti al Tribunale pe-
nale federale le ripetibili consistono nelle spese di patrocinio, le quali compren-
dono l'onorario e le spese indispensabili, segnatamente quelle di trasferta, di
vitto e di alloggio, nonché le spese postali e telefoniche (art. 11 cpv. 1 RSPPF
in combinato disposto con l'art. 10 RSPPF). Nelle procedure davanti alla Corte
dei reclami penali l’onorario è fissato secondo il libero apprezzamento, se, come
nel caso concreto, al più tardi al momento dell’inoltro dell’unica o ultima memo-
ria, non è presentata alcuna nota delle spese (art. 12 cpv. 2 RSPPF). Nella
fattispecie, appare adeguato un onorario di fr. 1'000.–, tenuto conto della par-
ziale soccombenza. L’indennità per ripetibili è messa a carico del Ministero pub-
blico della Confederazione in quanto autorità inferiore giusta l’art. 64 cpv. 2 PA.