Decision ID: 0bc88c07-9013-5921-8830-decee24aff6e
Year: 2010
Language: it
Court: TI_CATI
Chamber: TI_CATI_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: public_law

Fatti
A.
Il 14 agosto 2003, decedeva a _ _. Dal certificato ereditario rilasciato il 22 settembre 2003 dalla Pretura di _ risultavano eredi i figli _ e _ ed il nipote (abiatico) RI 1.
Dall’inventario trasmesso all’autorità fiscale dagli eredi risultava una sostanza netta di oltre 16 milioni di franchi.
Con decisione dell’11 febbraio 2009, l’CO 1 (UCISD) rinunciava al prelevamento dell’imposta di successione, essendo i successori esenti per legge.
B.
Il 7 ottobre 2003, decedeva a _ _. Dal certificato ereditario rilasciato il 18 novembre 2003 dalla Pretura di _ risultavano eredi il fratello RA 1 ed il nipote RI 1.
L’11 febbraio 2009, l’CO 1
notificava ai due eredi un progetto di tassazione dell’imposta di successione. L’imponibile di fr. 10'781'510.– era suddiviso per metà fra gli eredi. L’imposta a carico di RI 1 ammontava a fr. 997'279.50.
C.
Prendendo posizione sul progetto di tassazione, con scritto del 27 marzo 2009, RI 1 contestava che _ fosse mai stata erede di _. Ella non avrebbe infatti mai accettato l’eredità e, d’altronde, non avrebbe avuto il tempo necessario, essendo morta poco dopo la madre. Egli avrebbe di conseguenza ereditato direttamente dalla nonna e non dalla zia.
Con decisione del 23 aprile 2009, l’autorità di tassazione notificava agli eredi di _ la tassazione dell’imposta di successione, conformemente al progetto dell’11 febbraio 2009. Per quanto attiene alla questione evocata nelle osservazioni del contribuente, l’UCISD sottolineava che gli eredi acquistano la successione senza che sia richiesta l’accettazione, potendo semmai rinunciare. Non risultando che _ avesse rinunciato all’eredità della madre, la tassazione doveva essere confermata.
D.
RI 1 impugnava la suddetta decisione, con reclamo del 20 maggio 2009. Il reclamante ribadiva che a suo avviso la zia era diventata solo “erede legittima potenziale”, ma che di fatto non aveva avuto la possibilità di ereditare e non era quindi mai divenuta erede. In particolar modo, rilevava che, avendo gli eredi il diritto di rinunciare entro tre mesi, l’eredità veniva acquisita solo dopo la scadenza di tale termine. Né si poteva escludere, a suo avviso, che _ intendesse rinunciare all’eredità, considerata la grave malattia da cui era affetta ed il fatto che non avesse firmato né l’inventario né la richiesta del certificato ereditario.
L’UCISD respingeva il reclamo, con decisione del 23 luglio 2009. Rilevato che gli eredi acquistano l’eredità “eo ipso” e che nella fattispecie _ non aveva rinunciato, l’autorità riteneva irrilevante la circostanza che il termine di tre mesi per la rinuncia non fosse ancora scaduto al momento della sua morte.
E.
Con tempestivo ricorso alla Camera di diritto tributario, RI 1 postula l’annullamento della tassazione dell’imposta di successione e l’adozione di una nuova decisione, che riduca la base imponibile ai soli beni personali di _. A suo avviso, nel caso in cui l’erede sia tanto gravemente malato da non avere alcuna speranza di vita, la rinuncia dovrebbe essere presunta, come avviene nel caso dell’isolvenza. L’insorgente osserva poi nuovamente che la defunta non ha sottoscritto la richiesta di certificato ereditario né l’inventario. Invoca quindi il diritto di rinunciare all’eredità, che il codice civile concede agli eredi, in caso di morte dell’erede durante i tre mesi in cui può rinunciare.
F.
Nelle sue osservazioni del 2 ottobre 2009, l’Ufficio giuridico della Divisione delle contribuzioni propone di respingere il gravame. Ribadito che a suo avviso la quota di un terzo dell’eredità di _ è entrata nella massa ereditaria del ricorrente solo dopo il decesso di _, l’autorità fiscale contesta che la rinuncia di quest’ultima possa essere presunta. Rileva infine che l’insorgente non ha presentato una dichiarazione di rinuncia
ex
art. 569 CC, in qualità di erede dell’erede deceduta entro i tre mesi, sottolineando che, se lo avesse fatto, l’operazione avrebbe potuto configurarsi come un’elusione d’imposta.

Diritto
1.
Secondo l’art. 141 lett.
b
LT, sono sottoposti all’imposta sulle successioni le trasmissioni di beni e di diritti e le liberalità per disposizione a causa di morte, segnatamente mediante istituzione di erede o legato (per testamento o contratto successorio), sostituzione volgare, sostituzione fedecommissaria, fondazione o donazione.
L’art. 157 LT stabilisce che, per la determinazione della sostanza imponibile fa stato il valore al momento dell’apertura della successione o dell’esecuzione della liberalità.
2.
2.1.
Nella fattispecie, è litigiosa la questione se il ricorrente abbia ereditato dalla defunta _, a sua volta erede di _, oppure se invece vi sia stato un unico trapasso patrimoniale, direttamente da _ al contribuente.
2.2.
Come ha ricordato l’autorità fiscale, nella decisione impugnata e nelle osservazioni al ricorso, gli eredi acquistano per legge l’universalità della successione dal momento della sua apertura (art. 560 cpv. 1 CC). La devoluzione e l’acquisto dell’eredità sono dunque simultanei. Con la morte, gli eredi diventano subito, direttamente in base alla legge (acquisto
eo ipso
), proprietari comuni dell’insieme dei beni del
de cuius
. Non è richiesto a tal fine né una dichiarazione di accettazione o un riconoscimento da parte degli eredi né un atto dell’autorità. Neppure si richiede che gli eredi abbiano avuto conoscenza dell’apertura della successione. Quest’ultima non resta senza padrone neppure durante una fase transitoria (
Schwander
, in: Honsell/Vogt/Geiser [a cura di], Basler Kommentar, Zivilgesetzbuch II, 3
a
ediz., Basilea 2007, n. 5 ad art. 560 CC, p. 493).
La possibilità di rifiutare l’eredità, durante il lasso di tempo in cui è ammessa, subordina l’acquisto ad una condizione risolutiva; l’erede è, finché decorre il termine per rifiutare, erede provvisorio. In tal modo non viene tuttavia relativizzato l’acquisto
eo ipso
, ma si tiene conto unicamente del fatto che l’erede può rifiutare l’eredità e far venir meno per sé la successione universale. Se non rifiuta ed è pertanto erede, ha necessariamente acquistato
eo ipso
; se non è erede, perché ha rifiutato, non può neppure avere acquistato
eo ipso
(
Schwander
, op. cit., n. 7 ad art. 560 CC, p. 493).
2.3.
Non possono pertanto essere condivise le argomentazioni del ricorrente, secondo cui, prima che sia scaduto il termine per rifiutare l’eredità, l’erede è solo “potenziale”. Se si tiene conto del carattere di condizione risolutiva che è proprio della rinuncia, è evidente che il ragionamento proposto nel ricorso è in contrasto con la disciplina legale. Infatti, se, nel termine previsto dagli articoli 567-568 CC, l’erede non rinuncia, egli ha acquistato la successione
eo ipso
con effetto a partire dal decesso del
de
cuius
. Il contribuente vorrebbe assimilare il diritto alla rinuncia ad una condizione sospensiva, in mancanza della quale l’eredità non viene acquistata.
2.4.
L’unica condizione che può far venir meno la devoluzione dell’eredità è pertanto l’esercizio della facoltà, conferita all’erede legittimo o istituito, di rinunciarvi (art. 566 cpv. 1 CC).
La circostanza che _, erede di _, sia deceduta prima che fosse trascorso il termine trimestrale per rinunciare (art. 567 cpv. 1 CC) non comporta una diversa conclusione. Infatti, è la stessa legge che ha previsto tale eventualità e l’ha risolta. L’art. 569 CC dispone che, morendo un erede prima di essersi dichiarato per l’accettazione o per la rinuncia dell’eredità, la facoltà di rinunciare si trasmette ai suoi eredi (cpv. 1); il termine per rinunciare decorre dal giorno in cui essi eredi hanno saputo che la successione era devoluta al loro autore e non si compie prima che sia spirato il termine concesso a loro medesimi per rinunciare alla successione di quest’ultimo (cpv. 2).
Ora, nella fattispecie, il ricorrente si è trovato proprio nella condizione prevista dall’art. 569 cpv. 1 CC, avendo ereditato da una persona che è morta prima di aver dichiarato di rinunciare all’eredità. In altre parole, egli stesso – così come il suo coerede – poteva rendere operativa la condizione risolutiva che avrebbe fatto venir meno la successione a favore di _. A tal fine, secondo l’art. 570 CC, avrebbe dovuto fare la rinuncia a voce o per scritto, senza condizioni né riserve, all'autorità competente, che la avrebbe iscritta in uno speciale registro. Autorità competente a ricevere le dichiarazioni di rinuncia è, nel Cantone Ticino, il Pretore (art. 2 n. 11 della legge di applicazione e complemento del Codice civile svizzero del 18 aprile 1911 [LAC; RL 4.1.1.1]), che ne ordina l'iscrizione a registro con procedura di camera di consiglio non contenziosa (art. 360 del Codice di procedura civile del 17 febbraio 1971 [CPC; RL 3.3.2.1], cui rinvia l'art. 3 LAC).
Non si comprende come il ricorrente possa pretendere dunque che _ non sia mai divenuta erede di _, non avendo egli stesso esercitato la facoltà prevista dall’art. 569 CC.
In queste condizioni, può essere lasciata aperta la questione, evocata dalla Divisione delle contribuzioni nelle sue osservazioni al ricorso, di un’eventuale elusione d’imposta.
2.5.
Le considerazioni che precedono rendono del tutto irrilevanti le ulteriori argomentazioni del ricorrente, che si riferiscono alla circostanza che la defunta _ non avesse sottoscritto né l’istanza, con cui gli eredi avevano chiesto alla pretura il rilascio del certificato ereditario, né l’inventario fiscale.
Anzi, proprio la circostanza che il coerede del ricorrente abbia personalmente sottoscritto l’istanza indirizzata alla Pretura e che l’inosrgente stesso ed il coerede abbiano firmato l’inventario fiscale, indicando in entrambi i casi che _ era erede legale di _, non fa che consolidare le conclusioni cui è pervenuta l’autorità fiscale.
2.6.
Ancor meno fondata, se non temeraria, è infine la tesi secondo cui la grave malattia che affliggeva _, e che l’ha poi condotta alla morte, dovrebbe essere assimilata all’insol-venza, con la conseguenza che la rinuncia all’eredità dovrebbe essere presunta.
La legge è, anche a tale riguardo, chiarissima e stabilisce che la rinuncia si presume a condizione che “l’insolvenza del defunto al momento dell’aperta successione fosse notoria o risultasse da atti officiali” (art. 566 cpv. 2 CC). Solo in presenza di una insolvenza qualificata si presume che l’erede non abbia interesse ad ereditare e gli si chiede di accettare.
Come sia possibile paragonare una simile situazione a quella verificatasi con il decesso di _, che ha lasciato un patrimonio netto di oltre 16 milioni di franchi, è semplicemente incomprensibile.
3.
Il ricorso si rivela infondato e deve pertanto essere respinto. Tassa di giustizia e spese processuali sono a carico del ricorrente, soccombente.