Decision ID: 5d43e0fa-5015-561e-b6c1-51255139a87b
Year: 2020
Language: it
Court: CH_BVGE
Chamber: CH_BVGE_001
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: 

Fatti:
A.
L’interessato, cittadino iraniano di etnia curda e confessione sunnita, con
ultimo domicilio a C._, ha depositato una domanda d’asilo in Sviz-
zera il 10 gennaio 2020 dopo aver lasciato l’Iran il (...) (cfr. atto [...]-10/10
[in seguito: verbale 1]).
B.
B.a Sentito sui motivi d’asilo, il richiedente ha dichiarato, in sostanza e per
quanto qui di rilievo, d’essere espatriato in ragione dell’attività politica da
lui svolta nel Paese di provenienza. Egli ha difatti narrato di aver collabo-
rato con il Partito Democratico del Kurdistan (PDK), agendo quale corriere.
L’interessato avrebbe mantenuto il più stretto riserbo quanto all’impegno
politico e alla mansione espletata in tale contesto, evitando così di essere
confrontato con atti persecutori da parte delle autorità statali. Sennonché,
a seguito di una diatriba coniugale, la moglie si sarebbe impossessata di
immagini compromettenti – ritraenti A._ con altri membri del PDK −
conservate dal richiedente nel proprio telefono cellulare, e sulla scorta di
quest’ultime avrebbe denunciato agli organi statali l’attivismo politico del
marito (cfr. atto n. [...]-36/12 [di seguito: verbale 3], pag. 7, D71). Avvertito
della denuncia da un amico del padre, funzionario dell’autorità iraniana
adita, e temendo ritorsioni, il richiedente sarebbe fuggito il medesimo
giorno (cfr. atto n. [...]-32/12 [di seguito: verbale 2], pag. 5 e 6, D35).
B.b Onde avvalorare la propria versione dei fatti, il richiedente ha versato
agli atti della procedura di prima istanza la seguente documentazione:
– il certificato di nazionalità (cfr. atto n. [...]-34/1);
– tre atti giudiziari in lingua straniera di data (...), (...) e (...) (cfr.
rispettivamente MdP 1, MdP 2 e MdP 3);
– uno scritto del (...) redatto dal PDK-Iran attestante la sua iscri-
zione al partito (cfr. MdP 4);
– una fotografia ritraente il richiedente insieme a suo cugino,
D._, e al dirigente del PDK, E._ (cfr. MdP 5);
– una fotografia ritraente il richiedente insieme a F._,
membro del PDK a G._ (cfr. MdP 6);
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– una fotografia ritraente il richiedente insieme a H._, ex
segretario del PDK (cfr. MdP 7);
– una serie di fotografie ritraenti il richiedente nell’ambito di una
riunione del PDK tenutasi a I._ nel (...) del 2020
(cfr. MdP 8).
C.
Con decisione del 15 giugno 2020, notificata all’interessato in medesima
data (cfr. atto n. [...]-43/1), la Segreteria di Stato della migrazione (di se-
guito: SEM) ha respinto la domanda di asilo pronunciando contestualmente
l’allontanamento del richiedente dalla Svizzera nonché l’esecuzione del
provvedimento stesso siccome ritenuta lecita, esigibile e possibile.
D.
In data 15 luglio 2020 (cfr. relativa ricevuta; data d'entrata: 15 luglio 2020)
l’interessato è insorto contro detta decisione con ricorso dinanzi al Tribu-
nale amministrativo federale (di seguito: il Tribunale) chiedendo in via prin-
cipale l’annullamento della decisione, il riconoscimento della qualità di rifu-
giato e la concessione dell’asilo, nonché il conferimento di un’autorizza-
zione a risiedere in Svizzera; in subordine l’annullamento del provvedi-
mento avversato e il rinvio degli atti all’autorità inferiore per una nuova de-
cisione. L’interessato ha inoltre demandato l’attribuzione di un termine per
produrre l’attestazione di indigenza, la traduzione della documentazione
versata agli atti in lingua straniera nonché per inoltrare un eventuale me-
moriale integrativo. Contestualmente, e con protesta di tasse, spese e ri-
petibili, egli ha presentato istanza di concessione dell’assistenza giudiziaria
e del gratuito patrocinio nella persona dell’avv. Philippe Currat.
A supporto della propria impugnativa, il ricorrente ha prodotto la documen-
tazione seguente:
– un atto medico F2 del 10 giugno 2020;
– uno scritto in lingua inglese intitolato “Iranian regime’s missile
attack on september 8th, 2018 to Kurdistan democratic Party
headquarter located in Kurdistan region inside Iraq” estratto dai
siti web “www.kurdistanukurd.com” e “www.kdpress.org” (cfr.
doc. 1);
– numerosa documentazione in lingua straniera (cfr. doc. 2 a
doc. 18, doc. 20, 21 e 23);
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– uno scritto in lingua inglese, estratto da un non meglio precisato
sito web (cfr. doc. 19);
– un articolo in lingua tedesca estratto da un non meglio precisato
sito web, concernente un’iniziativa condotta in Svizzera da
membri del PDK e volta alla sensibilizzazione circa la situazione
attuale in Iran (cfr. doc. 22);
– documentazione fotografica ritraente il richiedente (cfr. doc. 24);
– una dichiarazione del PDK-Iran di data (...), per il tramite della
quale quest’ultimo certifica l’appartenenza del richiedente al
partito e conferma i timori da lui espressi (cfr. doc. 25);
– una serie di dichiarazioni di persone che si sono viste ricono-
scere asilo in Svizzera a seguito dell’appartenenza al PDK
(cfr. doc. 26 a 36).
E.
Per il tramite della decisione incidentale del 21 luglio 2020, il Tribunale ha
stabilito lo svolgimento del procedimento in lingua italiana ed ha autorizzato
l’insorgente a soggiornare in Svizzera fino a conclusione della procedura.
Lo scrivente ha altresì invitato il ricorrente a presentare la traduzione in una
lingua ufficiale svizzera dei documenti allegati al gravame in lingua stra-
niera, a completare l’impugnativa con un’eventuale memoriale integrativo
oltreché a produrre un’attestazione di indigenza.
F.
Con scritto del 29 luglio 2020, il ricorrente ha presentato un’attestazione di
indigenza nonché la traduzione dei mezzi di prova n. 2 a 12, demandando
nel contempo un termine supplementare per rimettere al Tribunale le tra-
duzioni mancanti.
G.
Con l’ordinanza del 30 luglio 2020, il Tribunale ha accolto la summenzio-
nata richiesta di proroga, attribuendo al richiedente un termine sino al 12
agosto 2020 per versare agli atti le traduzioni mancanti.
H.
Con scritto del 12 agosto 2020 (cfr. risultanze processuali; data d’entrata:
13 agosto 2020), il ricorrente ha tempestivamente prodotto le traduzioni
mancanti, versando altresì agli atti documenti aggiuntivi (cfr. doc. 37 a 45)
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suscettibili di comprovare, a suo dire, le persecuzioni con le quali sarebbe
confrontato in Iran.
Il carteggio trasmesso al Tribunale si compone dei documenti seguenti:
– numerosi articoli concernenti le persecuzioni dei prigionieri po-
litici in Iran (cfr. doc. 13 a 20);
– un articolo di data 12 luglio 2020, concernente un attacco terro-
ristico avvenuto il 21 dicembre 2016, ed estratto dal sito web
“www.kurdistanukurd.com”, corredato da una dichiarazione del
PDK di data 24 dicembre 2016 (cfr. doc. 21);
– vari atti giudiziari di autorità iraniane di data 1° luglio 2019 e 1°
agosto 2019, unitamente ad una dichiarazione di data 10 giu-
gno 2020 del PDK-Iran (cfr. doc. 23);
– un rapporto redatto dall’associazione Kurdistan Human Rights
dell’aprile 2020, intitolato “Human Rights Violations in Kurdistan
of Iran – Periodic Summary Report for the Attention of the
OHCHR Desk of the UN Special Rapporteur on the situation of
Human Rights in Iran” (cfr. doc. 37);
– uno scritto dell’associazione Kurdistan Human Rights del 13 lu-
glio 2020 all’attenzione della SEM, per il tramite del quale essa
ha fornito all’autorità inferiore un quadro delle persecuzioni po-
litiche in Iran (cfr. doc. 38);
– un articolo non datato e di non meglio precisata fonte, secondo
cui Amnesty International avrebbe condannato la pena di morte
inflitta ad un cittadino curdo (cfr. doc. 39);
– un articolo del 13 settembre 2018 concernente uno sciopero av-
venuto in Iran al fine di protestare contro l’esecuzione dei pri-
gionieri curdi nonché contro i bombardamenti da parte dei guar-
diani della rivoluzione islamica (cfr. doc. 40);
– un articolo non datato, di una non meglio precisata fonte, ripor-
tante il nome di 24 prigionieri curdi condannati a morte in Iran
(cfr. doc. 41);
– un articolo del 21 maggio 2020 estratto del sito web ”hen-
gaw.net”, secondo il quale i servizi segreti di Urmia avrebbero
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paventato la pena di morte ad un prigioniero politico
(cfr. doc. 42);
– un articolo non datato, estratto dal sito web “hengaw.net” con-
cernente una cittadina iraniana imprigionata e in sciopero della
fame (cfr. doc. 43);
– un articolo non datato, estratto dal sito web “pdki.org”, concer-
nente l’anniversario dell’assassinio del leader del PDK-Iran
(cfr. doc. 44);
– un articolo datato 20 aprile 2020 di non meglio precisata fonte,
concernente la pena capitale possibilmente pronunciata nei
confronti di un prigioniero politico curdo (cfr. doc. 45);
I.
Il 17 novembre 2020, il patrocinatore dell’insorgente ha trasmesso al Tri-
bunale una nota d’onorario complementare oltre a quella già versata agli
atti con il gravame.
J.
Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti negli scritti saranno ripresi nei
considerandi qualora risultino decisivi per l’esito della vertenza.

Diritto:
1.
Le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla LTF,
in quanto la legge sull’asilo (LAsi, RS 142.31) non preveda altrimenti (art. 6
LAsi).
Fatta eccezione per le decisioni previste all’art. 32 LTAF, il Tribunale, in virtù
dell’art. 31 LTAF, giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi dell’art. 5 PA
prese dalle autorità menzionate all’art. 33 LTAF. La SEM rientra tra dette
autorità (art. 105 LAsi). L’atto impugnato costituisce una decisione ai sensi
dell’art. 5 PA.
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Il ricorrente ha partecipato al procedimento dinanzi all’autorità inferiore, è
particolarmente toccato dalla decisione impugnata e vanta un interesse de-
gno di protezione all’annullamento o alla modificazione della stessa (art. 48
cpv. 1 PA). Pertanto è legittimato ad aggravarsi contro di essa.
I requisiti relativi ai termini di ricorso (art. 108 cpv. 1 LAsi), alla forma e al
contenuto dell’atto di ricorso (art. 52 PA) sono soddisfatti.
Occorre pertanto entrare nel merito del gravame.
2.
Con ricorso al Tribunale, possono essere invocati la violazione del diritto
federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti giuridicamente rile-
vanti (art. 106 cpv. 1 LAsi) e, in materia di diritto degli stranieri, pure l’ina-
deguatezza ai sensi dell’art. 49 PA (cfr. DTAF 2014/26 consid. 5). Il Tribu-
nale non è vincolato né dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4 PA), né dalle con-
siderazioni giuridiche della decisione impugnata, né dalle argomentazioni
delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2).
3.
3.1 Nella querelata decisione, la SEM ha considerato che le allegazioni
dell’interessato circa l’attività a sostegno del PDK nonché in merito alle cir-
costanze della denuncia inoltrata dalla moglie, non soddisferebbero le con-
dizioni di verosimiglianza previste all’art. 7 LAsi in quanto insufficiente-
mente motivate, contradditorie oltre che incompatibili con l’esperienza ge-
nerale di vita o di logica dell’agire.
3.1.1 Anzitutto, il narrato dell’interessato in merito all’attività svolta per
conto del PDK sarebbe vago. In questo senso – pur asserendo di avere
quale compito la trasmissione di documenti fra C._, in Iran, e
G._, in Kurdistan iracheno – egli non sarebbe stato in grado di spe-
cificare il tipo di informazioni trasportate poiché contenute in buste chiuse
e non avendo egli domandato ragguagli in merito. Oltremodo, l’interessato
non avrebbe saputo indicare con esattezza il numero dei viaggi che
avrebbe effettuato, così come neppure la data esatta delle consegne o,
ancora, l’identità della persona alla quale avrebbe rimesso gli involucri.
3.1.2 Oltracciò, le affermazioni di A._ sarebbero divergenti su un
punto essenziale. In proposito, egli avrebbe inizialmente riferito di essere
espatriato il (...) – ossia il giorno in cui la moglie l’avrebbe esposto alle
autorità iraniane – salvo poi però modificare la sua versione dei fatti e ri-
condurre tali avvenimenti al (...).
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3.1.3 Infine, la SEM ha evidenziato elementi di incoerenza nel racconto
dell’insorgente, incompatibili con l’esperienza generale di vita o di logica
dell’agire. In primo luogo, apparirebbe del tutto sconsiderato ch’egli con-
servasse delle immagini così compromettenti – a tal punto, a suo dire, da
giustificare persino la pena capitale – sul suo telefono cellulare, esponen-
dosi dunque ad un enorme rischio per il caso in cui lo avesse smarrito o
fosse stato oggetto di un controllo. Tale agire sarebbe tanto più inconcepi-
bile conto tenuto del fatto che la moglie, desiderosa di ottenere il divorzio,
ne avesse libero accesso. Vieppiù, apparirebbe del tutto improbabile che
un funzionario pubblico possa aver riferito della supposta denuncia, espo-
nendosi ad un importante rischio di condanna, unicamente perché amico
del padre dell’interessato.
3.2 Nel prosieguo della decisione impugnata, la SEM ha poi ritenuto inin-
fluenti i mezzi di prova prodotti dal ricorrente a sostegno delle supposte
persecuzioni. In tal senso, nessuno degli atti prodotti permetterebbe di
comprovare le motivazioni che lo avrebbero spinto a fuggire dal Paese
d’origine. Nel dettaglio, i MdP 1 a 3 (cfr. supra consid. B.b) riferirebbero
della causa di divorzio ma non apporterebbero chiarezza sui motivi alla
base della domanda d’asilo. Parimenti, il MdP 4 non permetterebbe diversa
ponderazione; il medesimo consentirebbe tuttalpiù di attestare la sua ap-
partenenza al partito politico denominato PDK, la quale – non essendo pro-
vato in specie che le autorità iraniane ne fossero a conoscenza – non giu-
stificherebbe ad essa sola un timore di persecuzioni. Del resto, il valore
probatorio della dichiarazione di iscrizione quale membro del PDK an-
drebbe relativizzato giacché la medesima sarebbe stata rilasciata su richie-
sta dell’insorgente, tramite la rappresentanza del PDK in Svizzera, per i
suoi fini contingenti. Da ultimo, neppure i MdP 5 a 8 sarebbero atti ad av-
valorare la tesi della fondatezza della sua persecuzione o dei suoi timori di
persecuzioni.
3.3 In ultimo, l’autorità inferiore si è chinata sul parere espresso al progetto
di decisione, ritenendo che il primo non contenesse fattispecie o mezzi di
prova atti a modificare la predetta conclusione.
3.4 La SEM ha dunque ritenuto che nulla permetterebbe di considerare ve-
rosimili gli eventi esposti. Conseguentemente, l’autorità in parola non ha
riconosciuto la qualità di rifugiato all’interessato ed ha respinto la sua do-
manda d’asilo.
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4.
Con la propria impugnativa, l’interessato, dopo aver rammentato i fatti
esposti in corso di procedura, ha avversato le valutazioni della SEM.
4.1 Anzitutto, quanto riferito in merito all’attività svolta per conto del partito
sarebbe sufficientemente sostanziato. In tal senso, la SEM non avrebbe
debitamente considerato quanto da lui dichiarato, atto, a suo dire, a spie-
gare il motivo per cui non sarebbe stato a conoscenza del contenuto delle
informazioni inoltrate; ciò sarebbe dovuto al carattere clandestino del par-
tito così come al livello gerarchico occupato dall’insorgente nella medesima
organizzazione. L’autorità di prima istanza avrebbe altresì erroneamente
rimproverato al ricorrente di non aver riferito con sufficiente precisione il
numero di viaggi da lui intrapresi, giacché egli non avrebbe mai sostenuto
di aver effettuato quattro viaggi, bensì tre (cfr. memoriale ricorsuale,
pag. 19).
Ad ogni modo, secondo il richiedente le carenze evidenziate dall’autorità
inferiore sarebbero dovute alle difficoltà nel comprendere l’interprete du-
rante le audizioni, oltre al fatto che gli auditori gli avrebbero impedito di
articolare compiutamente le proprie risposte (cfr. memoriale ricorsuale,
punto II.5 a II.7, pag. 8, punto III.c, pag. 18). Egli avrebbe del resto ripetu-
tamente segnalato tali problematiche, tanto da rifiutare per quasi un’ora la
sottoscrizione del verbale, cedendo infine alle pressioni formulate dai fun-
zionari della SEM (cfr. memoriale ricorsuale, punto III.7, pag. 8 e punto III.c,
pag. 18).
4.2 Quanto alla contraddizione concernente la data della denuncia della
moglie e del conseguente espatrio, il suo esposto non presterebbe il fianco
a critiche. L’incongruenza sarebbe infatti frutto di un’errata traduzione
dell’interprete; l’interessato avrebbe spiegato di essere espatriato il (...)
giorno del (...) mese del (...) – giorno in cui avrebbe appreso della denun-
cia della moglie − erroneamente verbalizzato come (...) giorno del (...)
mese del (...) (cfr. memoriale ricorsuale, punto III.c, pag. 19). Invero, tale
aspetto sarebbe proprio uno dei motivi all’origine delle reticenze del richie-
dente nel firmare il verbale di audizione (cfr. memoriale ricorsuale, punto
III.c, pag. 19 e 20). Del resto, l’errata traduzione delle sue dichiarazioni
avrebbe cagionato ulteriori incomprensioni, giacché la SEM avrebbe a torto
ritenuto che le foto da lui prodotte, ritrarrebbero la moglie piuttosto ch’egli
stesso (cfr. memoriale ricorsuale, punto III.c, pag. 20).
4.3 Inoltre, l’agire dell’insorgente sarebbe compatibile con l’esperienza ge-
nerale di vita o di logica dell’agire. Le fotografie custodite fieramente nel
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suo telefono cellulare – attesa la clandestinità del PDK nonché l’assenza
di elementi suscettibili di ricondurre le immagini al partito – sarebbero com-
promettenti unicamente se esaminate da membri di alto rango dei servizi
segreti iraniani (cfr. memoriale ricorsuale, punto III.c, pag. 20). Ne discen-
derebbe che agendo in tal modo, l’insorgente non si sarebbe esposto a
rischi sconsiderati, a maggior ragione ponendo la mente al fatto che nella
regione di C._, (...) del Kurdistan Iraniano, vigerebbe una grande
solidarietà fra la popolazione curda, così ch’egli non avrebbe comunque
corso particolari rischi in caso di perdita o furto del telefono.
D’altro canto, le ulteriori considerazioni della SEM denoterebbero una ca-
rente conoscenza della società del Kurdistan iraniano (cfr. memoriale ricor-
suale, punto III.c, pag. 21 e pag. 22). Infatti, da un lato, consentire al co-
niuge l’utilizzo del proprio telefono cellulare sarebbe comune nella cultura
curda; dall’altro, l’aiuto fornito dal funzionario statale sarebbe giustificato
dall’intima amicizia di quest’ultimo con il padre e la famiglia dell’interessato,
oltre che dalla solidarietà derivante dall’appartenenza di entrambi all’etnia
curda.
4.4 Altresì, il ricorrente confuta l’analisi dell’autorità inferiore sul punto
dell’ininfluenza dei mezzi di prova prodotti a sostegno della domanda
d’asilo.
Pur riconoscendo che i documenti “MdP 1 a 3” concernono effettivamente
la causa di divorzio intercorsa in Iran (cfr. memoriale ricorsuale, punto III.c,
pag. 22), l’interessato ha in particolare rilevato che l’attestazione d’iscri-
zione al PDK (“MdP 4”) – il cui valore probatorio non potrebbe essere rela-
tivizzato essendo il partito il solo a poter testimoniarne l’appartenenza –
giustificherebbe la verosimiglianza di quanto asserito. In effetti, ogni affi-
liato al PDK, qualora identificato come tale, sarebbe oggetto di persecu-
zioni, come d’altro canto dimostrato dalla documentazione allegata al gra-
vame. Su tali presupposti, anche le fotografie prodotte – ritraenti il richie-
dente insieme ad altri membri del PDK (cfr. supra consid. B.b) – sarebbero
atte a rendere verosimili le persecuzioni dettate dai suoi impegni politici, la
cui perseveranza sarebbe peraltro dimostrata dalla documentazione foto-
grafica raffigurante A._ nell’ambito di una riunione partitica tenutasi
a I._ nel (...) del 2020 (cfr. “MdP 8”).
4.5 In definitiva, alla luce delle considerazioni che precedono, al ricorrente
andrebbe riconosciuta la qualità di rifugiato ai sensi dell’art. 3 LAsi, tanto
più che l’attività politica svolta dal suo arrivo in Svizzera, espressione delle
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convinzioni politiche già esternate nel Paese di provenienza, ossequie-
rebbe le condizioni dell’art. 3 cpv. 4 LAsi giustificando ad essa sola il rico-
noscimento della qualità di rifugiato (cfr. memoriale ricorsuale, punto III.c,
pag. 24).
5.
La Svizzera, su domanda, accorda asilo ai rifugiati secondo le disposizioni
della LAsi (art. 2 cpv. 1 LAsi). L’asilo comprende la protezione e lo statuto
accordati a persone in Svizzera in ragione della loro qualità di rifugiato. Es-
so include il diritto di risiedere in Svizzera (art. 2 cpv. 2). Giusta l’art. 3 cpv. 1
LAsi, sono rifugiati le persone che, nel Paese d’origine o d’ultima resi-
denza, sono esposte a seri pregiudizi a causa della loro razza, religione,
nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo sociale o per le loro
opinioni politiche, ovvero hanno fondato timore d’essere esposte a tali pre-
giudizi. Sono pregiudizi seri segnatamente l’esposizione a pericolo della
vita, dell’integrità fisica o della libertà, nonché le misure che comportano
una pressione psichica insopportabile (art. 3 cpv. 2 LAsi). Vi è pressione
psichica insopportabile quando una persona è vittima di misure sistemati-
che che costituiscono delle violazioni gravi o ripetute delle libertà e dei diritti
fondamentali e che da un apprezzamento oggettivo raggiungono un'inten-
sità e un grado tali da rendere impossibile, o difficile oltre i limiti del sop-
portabile, condurre un'esistenza degna di un essere umano nello Stato per-
secutore, di modo che la persona perseguitata può sottrarsi a questa situa-
zione forzata unicamente tramite la fuga all'estero (cfr. DTAF 2010/28 con-
sid. 3.3.1.1 e relativi riferimenti).
6.
Il fondato timore di esposizione a seri pregiudizi, come stabilito all’art. 3
LAsi, comprende nella sua definizione un elemento oggettivo, in rapporto
con la situazione reale, e un elemento soggettivo. Sarà quindi riconosciuto
come rifugiato colui che ha dei motivi oggettivamente riconoscibili da terzi
(elemento oggettivo) di temere (elemento soggettivo) d’essere esposto, in
tutta verosimiglianza e in un futuro prossimo, ad una persecuzione
(cfr. DTAF 2011/51 consid. 6.2 e 2010/57 consid. 2.5). Sul piano sogget-
tivo, deve essere tenuto conto degli antecedenti dell’interessato, segnata-
mente dell’esistenza di persecuzioni anteriori, nonché della sua apparte-
nenza ad una razza, ad un gruppo religioso, sociale o politico, che lo
espongono maggiormente ad un fondato timore di future persecuzioni. In-
fatti, colui che è già stato vittima di persecuzione ha dei motivi oggettivi di
avere un timore (soggettivo) di nuove persecuzioni più fondato di colui che
ne è l’oggetto per la prima volta (DTAF 2010/57 consid. 2.5 e relativi riferi-
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menti). Sul piano oggettivo, tale timore deve essere fondato su indizi con-
creti e sufficienti che facciano apparire, in un futuro prossimo e secondo
un’alta probabilità, l’avvento di seri pregiudizi ai sensi dell’art. 3 LAsi. Non
sono sufficienti, quindi, indizi che indicano minacce di persecuzioni ipoteti-
che che potrebbero prodursi in un futuro più o meno lontano (cfr. DTAF
2010/57 consid. 2.5 e relativi riferimenti).
Inoltre, il fondato timore di essere perseguitato presuppone l’esistenza di
minacce attuali e concrete. In tal senso, tra i pregiudizi e la fuga deve in-
tercorrere un nesso causale temporale. Quest’ultimo è da considerarsi de-
caduto, in regola generale, allorquando tra l’ultima persecuzione subita e
l’espatrio è trascorso un lasso di tempo relativamente lungo. A norma della
giurisprudenza, la qualità di rifugiato non può quindi più essere riconosciuta
quando la fuga medesima interviene dai sei a dodici mesi dopo la fine delle
persecuzioni. Vanno tuttavia riservati i casi nei quali vi sono motivi oggetti-
vamente plausibili o valide ragioni di natura personale atti a giustificare una
partenza differita dal paese d’origine (cfr. DTAF 2011/50 consid. 3.1.2.1;
DTAF 2009/51 consid. 4.2.5). Oltre al nesso causale temporale, l’attualità
e la concretezza delle minacce implica altresì la persistenza di un legame
di causalità materiale entro queste ultime ed il bisogno di protezione. Lo
stesso si ritiene interrotto allorquando al momento della pronuncia della
decisione nel paese d’origine sia già intervenuto un cambiamento oggettivo
delle circostanze tale da non potersi più presupporre l’esistenza di un ri-
schio concreto di ripetizione delle persecuzioni (cfr. DTAF 2011/50 con-
sid. 3.1.2.2 e riferimenti citati, in particolare quanto all’esistenza di ragioni
imperiose che permettano di derogare alla condizione dell’attualità del bi-
sogno di protezione; DTAF 2010/57 consid. 4.1). Il nesso di causalità ma-
teriale fa parimenti difetto se, al momento dell’espatrio, il fondato timore di
essere perseguitato sia originato da cause che non siano riconducibili alle
persecuzioni subite sino ad allora (cfr. WALTER KÄLIN, Grundriss des Asyl-
verfahrens, Basilea, 1990, pag. 129 e, a titolo esemplificativo sentenza del
Tribunale D-2243/2015 del 15 dicembre 2017 consid. 8.4.1).
7.
A tenore dell’art. 7 cpv. 1 LAsi, chiunque domanda asilo deve provare o per
lo meno rendere verosimile la sua qualità di rifugiato. La qualità di rifugiato
è resa verosimile se l’autorità la ritiene data con una probabilità preponde-
rante (art. 7 cpv. 2 LAsi). Sono inverosimili in particolare le allegazioni che
su punti importanti sono troppo poco fondate o contradditorie non corri-
spondono ai fatti o si basano in modo determinante su mezzi di prova falsi
o falsificati (art. 7 cpv. 3 LAsi).
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È pertanto necessario che i fatti allegati dal richiedente l’asilo siano suffi-
cientemente sostanziati, plausibili e coerenti fra loro; in questo senso di-
chiarazioni vaghe, quindi suscettibili di molteplici interpretazioni, contrad-
dittorie in punti essenziali, sprovviste di una logica interna, incongrue ai fatti
o all’esperienza generale di vita, non possono essere considerate verosi-
mili ai sensi dell’art. 7 LAsi. Occorre altresì che il richiedente stesso appaia
come una persona attendibile, ossia degna di essere creduta. Questa qua-
lità non è data, in particolare, quando egli fonda le sue allegazioni su mezzi
di prova falsi o falsificati (art. 7 cpv. 3 LAsi), omette fatti importanti o li
espone consapevolmente in maniera falsata, in corso di procedura ritratta
dichiarazioni rilasciate in precedenza o, senza motivo, ne introduce tardi-
vamente di nuove, dimostra scarso interesse nella procedura oppure nega-
la necessaria collaborazione. Infine, non è indispensabile che le allegazioni
del richiedente l’asilo siano sostenute da prove rigorose; al contrario, è suf-
ficiente che l’autorità giudicante, pur nutrendo degli eventuali dubbi circa
alcune affermazioni, sia persuasa che, complessivamente, tale versione
dei fatti sia in preponderanza veritiera. Il giudizio sulla verosimiglianza non
deve infatti ridursi a una mera verifica della plausibilità del contenuto di ogni
singola allegazione, bensì dev’essere il frutto di una ponderazione tra gli
elementi essenziali a favore e contrari ad essa; decisivo sarà dunque de-
terminare, da un punto di vista oggettivo, quali fra questi risultino prepon-
deranti nella fattispecie (cfr. DTAF 2013/11 consid. 5.1 e giurisprudenza ivi
citata).
8.
Ora, a mente del Tribunale, il richiedente l’asilo non ha effettivamente reso
verosimili i supposti motivi all’origine della fuga dall’Iran.
8.1 In primo luogo, è d’uopo rilevare – indipendentemente dalla diatriba
concernente l’effettiva data d’espatrio, la cui questione può in casu rima-
nere inevasa – che le dichiarazioni dell’insorgente divergono su un punto
essenziale. In effetti, nell’ambito delle audizioni sui motivi d’asilo,
A._ ha spiegato di essere fuggito dal Paese d’origine il giorno me-
desimo in cui la consorte lo avrebbe denunciato alle autorità iraniane (cfr.
verbale 2, pag. 3, D11 e pag. 7, D52; verbale 3, pag. 8, D73-D78). Nondi-
meno, egli ha sostanzialmente modificato tale versione dei fatti in sede ri-
corsuale, sostenendo invece che la sua partenza sarebbe intervenuta solo
quattro giorni dopo la denuncia, ossia nel momento in cui ne sarebbe ve-
nuto a conoscenza (cfr. memoriale ricorsuale, pag. 19). A ciò si aggiunge il
fatto che nel corso dell’ultimo racconto spontaneo, egli ha esposto un’ulte-
riore cronologia dello svolgimento di questi eventi, dichiarando di essere
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fuggito dall’Iran il giorno dopo essere stato avvisato della denuncia (cfr. ver-
bale 3, pag. 3, D4).
Già solo alla luce delle considerazioni di cui sopra, il richiedente l’asilo non
è dunque riuscito a rendere verosimile che la moglie abbia effettivamente
denunciato alle autorità iraniane la sua appartenenza al PDK.
8.2 Va parimenti rilevato, che le allegazioni del richiedente non permettono
di concludere all’esistenza di un profilo politico suscettibile di esporlo a per-
secuzioni future da parte delle autorità iraniane. Al riguardo, egli ha dichia-
rato di non essere mai stato oggetto di persecuzioni da parte delle autorità
prima dell’espatrio (cfr. verbale 2, pag. 6, D38). Altresì, le mansioni dell’in-
teressato in seno all’organizzazione si sarebbero limitate a saltuari incari-
chi in qualità di corriere (cfr. verbale 3, pag. 4, D29), senza ch’egli abbia
mai avuto contatti con altri membri del partito all’infuori del cugino e di
E._. Infine, alla luce delle considerazioni che precedono (cfr. supra
consid. 8.1) – unitamente al fatto che per ammissione stessa di A._
il suo attivismo politico si sarebbe sempre svolto in assoluta clandestinità
– v’è da osservare che l’allegazione secondo la quale l’Etelaat avrebbe
condotto, dopo l’espatrio, ricerche presso il suo domicilio, si riduce ad una
mera asserzione di parte. Del resto, per giurisprudenza costante del Tribu-
nale, il fatto di apprendere da terzi d’essere oggetto di ricerche, minacce o
intimidazioni, non permette ad esso solo di ammetterne la loro esistenza e
di dedurne un rischio di persecuzioni future ex art. 3 LAsi (cfr. sentenza del
Tribunale D-5905/2018 del 17 gennaio 2020 consid. 5.4). Ebbene, nella
fattispecie concreta A._ stesso ha affermato di aver avuto notizia
delle supposte ispezioni solo indirettamente, su segnalazione dei genitori,
senza oltretutto essere in grado di circostanziare le date in cui si sarebbero
materializzate (cfr. verbale 3, pag. 9, D88 e segg.), e facendone menzione
unicamente durante la seconda audizione sui motivi d’asilo (cfr. verbale 3,
pag. 9, D94).
8.3 Su quanto precede, non permettono una diversa valutazione neppure
le censure proposte con il gravame, secondo le quali il richiedente non sa-
rebbe stato in grado di intendere compiutamente l’interprete durante le au-
dizioni, oltre a non aver potuto sufficientemente sviluppare le proprie rispo-
ste poiché continuamente interrotto dai funzionari della SEM (cfr. memo-
riale ricorsuale, pag. 8, punti II.5 a 7; pag. 18 a 20 punto III.c). Invero, que-
ste asserzioni appaiono prive di qualsivoglia fondamento. Le audizioni sui
motivi d’asilo sono state condotte in lingua curda sorani (cfr. verbale 2,
pag. 10 e verbale 3, pag. 12) come espressamente auspicato dall’insor-
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gente (cfr. verbale 1, pag. 4, punto 1.17.03), il quale ha del resto esplicita-
mente riconosciuto di capire bene il traduttore (cfr. verbale 2, pag. 1, D1 e
verbale 3, pag. 1, D1), senza perdipiù che dai verbali emergano lamentele
in questo senso. Oltremodo, nulla permette di sostenere che in specie sia
stato impedito al ricorrente – regolarmente assistito da un legale per tutta
la durata del procedimento – di esprimere pienamente i propri motivi
d’asilo, questione d’altro canto evocata solamente in sede ricorsuale
(cfr. atto n. [...]-40/8, pag. 1).
8.4 Da ultimo, la documentazione versata agli atti nell’ambito del procedi-
mento di prima istanza non muta le considerazioni che precedono giacché,
come giustamente ritenuto nella sindacata decisione, questa è tuttalpiù su-
scettibile di comprovare la relazione fra il ricorrente e il partito politico in
parola, senza però suffragare né l’asserzione secondo la quale egli sa-
rebbe nel mirino delle autorità iraniane così come neppure l’esistenza di un
timore fondato di persecuzioni future ex art. 3 LAsi.
Allo stesso modo, conto tenuto del loro carattere generico, che non per-
mette di attestare una volontà di persecuzione mirata per uno dei motivi
previsti all’art. 3 LAsi, i mezzi di prova prodotti a sostegno del gravame non
permettono diversa ponderazione.
8.5 Pertanto, quandanche si voglia partire dall’assunto che l’insorgente ab-
bia effettivamente integrato il PDK ottemperando le mansioni riferite, non
v’è modo in specie di ritenere verosimile che le autorità iraniane ne fossero
a conoscenza né, tantomeno, che vi sia un rischio di persecuzioni future in
ragione delle medesime.
8.6 Per il resto, il Tribunale rileva che neppure l’estrazione etnica del ricor-
rente è sufficiente nella fattispecie concreta a rendere verosimile l’esi-
stenza di un timore fondato di persecuzioni future (cfr. memoriale ricor-
suale, pag. 23, punto III.c). Egli non ha in effetti riferito di oppressioni pre-
cedenti l’espatrio; al contrario, nel suo esposto ha affermato di aver con-
cluso con successo lunghi studi e di aver edificato una buona esperienza
lavorativa (cfr. verbale 2, pag. 3, D14 e D15), di essersi regolarmente pro-
curato i documenti di identità presso le competenti autorità statali (cfr. ver-
bale 2, pag. 4, D25) e di aver finanche ottenuto ragione di causa nel corso
di una vertenza giudiziaria coniugale (cfr. verbale 2, pag. 5 e 6, D35). Di
conseguenza, a mente dello scrivente, anche tale censura va disattesa.
8.7 Pertanto, sulla questione della concessione dell’asilo il ricorso va re-
spinto e la decisione impugnata confermata.
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9.
Resta da esaminare se l’interessato può vedersi riconoscere la qualità di
rifugiato, all’esclusione della concessione dell’asilo, per dei motivi sogget-
tivi insorti dopo la fuga (cfr. art. 54 LAsi), in ragione della sua dichiarata
partecipazione politica in Svizzera (cfr. supra consid. 4.5).
9.1 Giusta l’art. 54 LAsi, non è concesso asilo al richiedente che è divenuto
rifugiato ai sensi dell’art. 3 LAsi soltanto con la partenza dal Paese d’origine
o di provenienza oppure in ragione del comportamento dopo la partenza.
In applicazione dell’art. 54 LAsi sono segnatamente comprese l’uscita ille-
gale dal Paese d’origine ("Republikflucht"), il deposito di una domanda
d’asilo all’estero oppure le attività politiche effettuate in esilio che condu-
cono ad un timore fondato di persecuzioni future (cfr. DTAF 2010/44 con-
sid. 3.5 e giurisprudenza ivi citata e 2009/29 consid. 5.1). Sulla base di tale
disposto, al richiedente l’asilo che ha motivi d’asilo soggettivi insorti dopo
la fuga è riconosciuta la qualità di rifugiato, negata la concessione dell’asilo
e concessa l’ammissione provvisoria per inammissibilità dell’esecuzione
dell’allontanamento verso il suo Paese d’origine (cfr. DTAF 2009/28 consid.
7.1 e Giurisprudenza ed informazioni della Commissione svizzera di ricorso
in materia d’asilo [GICRA] 2006 n. 1 consid. 6.1). Decisiva, nell’esame per
il riconoscimento di detta qualità in caso di attività politiche svolte in esilio,
è la questione a sapere (cfr. art. 7 LAsi) se le autorità nel Paese interessato
sono a conoscenza del comportamento adottato all’estero e se il richie-
dente abbia per questa ragione a temere da esse misure persecutorie ai
sensi dell’art. 3 LAsi nel caso facesse ritorno in Patria (cfr. DTAF 2009/28
consid. 7.1 e, fra le tante, sentenza del Tribunale E-6647/2015 dell’11 mag-
gio 2020 consid. 4.2). Per invalsa giurisprudenza, comunque, solo gli op-
positori in esilio che sono impegnati in un’attività sostenuta ed intensa, al
di sopra della media, e che rappresentato una minaccia grave e concreta
per il governo sono realmente esposti in questo senso (cfr. DTAF 2009/28
consid. 7.4.3, nonché, fra le tante, sentenze del Tribunale E-6647/2015
dell’11 maggio 2020 consid. 4.2 e E-3325/2015 del 23 febbraio 2018 con-
sid. 4.2).
9.2 Inoltre, è d’uopo rammentare che notoriamente i servizi segreti iraniani
sono in grado di monitorare da vicino le attività politiche dei cittadini iraniani
residenti all’estero. Tuttavia, di norma, le attenzioni delle autorità si con-
centrano su individui con un profilo particolare, che occupano posizioni di
primo piano o si impegnano in attività che esulano dal quadro abituale
dell’opposizione di massa, e costituiscono una seria e concreta minaccia
per il regime. Difatti, le autorità iraniane non solo non hanno la capacità di
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monitorare tutte le azioni dei loro cittadini all’estero, ma sono anche con-
sapevoli del fatto che alcuni di loro stanno dando prova di impegni politici
solo per evitare di essere rimpatriati in Iran (cfr. DTAF 2009/28 con-
sid. 7.4.3; sentenza del Tribunale D-830/2016 del 20 luglio 2016 consid.
4.2 [pubblicata quale sentenza di riferimento] e, fra le tante, sentenze del
Tribunale E-6647/2015 dell’11 maggio 2020 consid. 4.3 e E-3325/2015 del
23 febbraio 2018 consid. 4.3, con riferimenti ivi citati).
Ora, venendo alla fattispecie concreta, il ricorrente ha riferito d’essere stato
politicamente attivo in Svizzera, ciò che a suo dire giustificherebbe il rico-
noscimento della qualità di rifugiato (cfr. memoriale ricorsuale, punto III.c,
pag. 23). Nondimeno, dagli atti all’inserto non emergono elementi atti a di-
mostrare un impegno politico ossequiante la giurisprudenza poc’anzi enu-
cleata. L’insorgente ha unicamente riferito d’aver partecipato ad una riu-
nione del PDK tenutasi a I._ nel (...) del 2020, guardandosi bene
dal sostenere – durante le audizioni così come nelle sue successive com-
parse scritte − che nell’ambito della medesima egli abbia rivestito un ruolo
di tale importanza da elevarlo ad una figura di leader. Parimenti, nulla per-
mette di ritenere in casu che il raduno sia stato oggetto di una copertura
mediatica di sorta.
Ferme tali premesse, l’allegata attività politica svolta in Svizzera non per-
mette a A._ di prevalersi di un profilo particolare che vada oltre il
quadro dell’opposizione di massa e che rappresenti una minaccia seria e
concreta per il regime iraniano, tale da ammettere l’esistenza di un rischio
di persecuzioni future.
Sicché anche la censura volta all’ottenimento della qualità di rifugiato per
motivi soggettivi insorti dopo la fuga non merita tutela e la decisione impu-
gnata va confermata.
10.
Se respinge la domanda d'asilo o non entra nel merito, la SEM pronuncia,
di norma, l'allontanamento dalla Svizzera e ne ordina l'esecuzione; tiene
però conto del principio dell'unità della famiglia (art. 44 LAsi).
L’insorgente non adempie le condizioni in virtù delle quali la SEM avrebbe
dovuto astenersi dal pronunciare l'allontanamento dalla Svizzera (art. 14
cpv. 1 e 2 nonché 44 LAsi come pure art. 32 dell'ordinanza 1 sull'a-silo
relativa a questioni procedurali dell'11 agosto 1999 [OAsi 1, RS 142.311]);
cfr. DTAF 2013/37 consid. 4.4 e 2011/24 consid. 10.1).
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Pertanto la pronuncia dell’allontanamento va confermata.
11.
Per quanto concerne l’esecuzione dell’allontanamento, per rinvio
dell’art. 44 LAsi, l’art. 83 LStrI (RS 142.20) prevede che la stessa sia am-
missibile (cpv. 3), esigibile (cpv. 4) e possibile (cpv. 2). In caso di non
adempimento di una di queste condizioni, la SEM dispone l’ammissione
provvisoria (art. 44 LAsi e art. 83 cpv. 1 LStrI).
12.
12.1 Nella propria decisione la SEM ha considerato l’esecuzione dell’allon-
tanamento ammissibile, ragionevolmente esigibile e possibile.
12.2 Nel gravame, l’insorgente non si esprime al riguardo né conclude
quanto alla concessione dell’ammissione provvisoria.
12.3 Ebbene, a mente del Tribunale la valutazione dell’autorità inferiore
non presta il fianco a critiche, giacché non sussistono motivi per ritenere
che l’esecuzione del provvedimento contravvenga ai disposti citati.
13.
13.1 Innanzitutto il ricorrente non può, per i motivi già enucleati, prevalersi
del principio del divieto di respingimento (art. 5 cpv. 1 LAsi) né di un rischio
personale, concreto e serio di essere esposto ad un trattamento proibito,
in relazione all’art. 3 CEDU o all’art. 3 della Convenzione contro la tortura
ed altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti del 10 dicembre
1984 (Conv. tortura, RS 0.105).
13.2 Inoltre, stante il fatto che in Iran non vige attualmente un contesto di
guerra, guerra civile, violenza generalizzata o emergenza medica e che la
situazione personale del ricorrente – ivi compreso il suo stato di salute, a
mente del Tribunale sufficientemente acclarato − non dà adito a dubbi
quanto al rischio di una messa in pericolo concreta, l’esecuzione dell’allon-
tanamento risulta parimenti ragionevolmente esigibile (art. 44 LAsi in rela-
zione all’art. 83 cpv. 4 LStrI).
Del resto, come detto, con la propria impugnativa il ricorrente nulla adduce
al riguardo.
13.3 Infine, nemmeno risultano impedimenti sotto il profilo della possibilità
dell’esecuzione del provvedimento (art. 83 cpv. 2 LStrI in relazione
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all’art. 44 LAsi). Infatti, il ricorrente, usando della necessaria diligenza, po-
trà procurarsi ogni documento indispensabile al rimpatrio (cfr. art. 8 cpv. 4
LAsi e DTAF 2008/34 consid. 12).
14.
Ne discende che la SEM con la decisione impugnata non ha violato il di-
ritto federale né abusato del suo potere d’apprezzamento ed inoltre non ha
accertato in modo inesatto o incompleto i fatti giuridicamente rilevanti
(art. 106 cpv. 1 LAsi), altresì, per quanto censurabile, la decisione non è
inadeguata (art. 49 PA), per il che il ricorso va respinto.
15.
15.1 Visto l’esito della procedura, le spese processuali che seguono la soc-
combenza, sarebbero da porre a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1 e 5 PA
nonché art. 3 lett. b del regolamento sulle tasse e sulle spese ripetibili nelle
cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 febbraio 2008
[TS-TAF, RS 173.320.2]).Tuttavia, visto che il ricorrente risulta essere indi-
gente e le conclusioni del ricorso, al momento del suo deposito, non appa-
rivano d’acchito prive di probabilità di successo, il Tribunale accoglie la do-
manda di assistenza giudiziaria parziale, nel senso dell’esenzione dal ver-
samento delle spese processuali (art. 65 cpv. 1 PA) e di gratuito patrocinio
(art. 102m cpv. 1 lett. a e cpv. 3 LAsi) e designa in tal senso l’avv. Philippe
Currat come patrocinatore d’ufficio.
15.2 Altresì, un’indennità a titolo d’onorario e disborsi è accordata a
quest’ultimo (art. 12 TS-TAF). Poiché la parte ha presentato una nota par-
ticolareggiata delle spese, prima della pronuncia della sentenza, la stessa
è fissata dal Tribunale sulla base della predetta (art. 14 TS-TAF). In confor-
mità alla prassi del Tribunale, ed in caso di rappresentanza d’ufficio in ma-
teria d’asilo, la tariffa oraria è di regola da 200 a 220 franchi per gli avvocati
e da 100 a 150 franchi per i rappresentanti professionali che non sono av-
vocati (art. 12 TS-TAF in relazione con l’art. 10 cpv. 2 TS-TAF); solo le
spese necessarie vengono indennizzate (art. 8 cpv. 2 TS-TAF).
Nelle note presentate, il rappresentante d’ufficio ha inizialmente calcolato
14,5 ore a CHF 400.– l’ora, senza spese, per un totale di CHF 7'969,80
(IVA inclusa). A tale importo andrebbe poi sommata la nota d’onorario com-
plementare rimessa al Tribunale in data 17 novembre 2020, ai sensi della
quale sarebbero nel frattempo maturate ulteriori prestazioni per
CHF 2'728,42 (IVA inclusa).
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Orbene, a mente del Tribunale, alcuni punti di tale parcella devono essere
confacentemente adeguati. In primo luogo, il tempo necessario alla reda-
zione del gravame – invero inutilmente prolisso viste le numerose ripeti-
zioni e l’ampia esposizione dei fatti contraddistinta peraltro da cinque pa-
gine di testo già presente nei mezzi di prova addotti (cfr. doc. 26 a 36) – va
ridotta a cinque ore. Analogamente, lo studio della documentazione ver-
sata agli atti del presente procedimento, quantificato dal patrocinatore in
6,5 ore, va ridotta a tre ore, posta anche l’irrilevanza in specie della mede-
sima (cfr. supra consid. 8.4). A ciò va aggiunto il tempo dedicato ai colloqui
con il proprio assistito (valutato dal Tribunale in complessive quattro ore
anziché delle 6,5 esposte con entrambe le note), nonché quello richiesto
dalla redazione dei due scritti supplementari e dalla traduzione dei mezzi
di prova – avvenuta per ammissione stessa del patrocinatore per il tramite
del traduttore automatico proposto da Google – per il quale si giustifica in
casu il riconoscimento di due ore al posto delle quasi quattro ore riportate.
Pertanto, visto quanto sopra, il Tribunale riconosce 14 ore a CHF 220.–
l’ora, per un importo globale di CHF 3’080.– a titolo d’onorario e di disborsi.
16.
La presente decisione non concerne persone contro le quali è pendente
una domanda d’estradizione presentata dallo Stato che hanno abbando-
nato in cerca di protezione, per il che non può essere impugnata con ri-
corso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83
lett. d cifra 1 LTF).
La pronuncia è quindi definitiva.
(dispositivo alla pagina seguente)
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