Decision ID: a3955942-0685-5923-b096-f96d5fbae5f1
Year: 2003
Language: it
Court: TI_PP
Chamber: TI_PP_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: penal_law

ritenuto
in fatto:
che la Divisione dell'ambiente,
con decisione del 7 marzo 2003, ha inflitto a
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una multa di fr. 200.–, addebitandogli inoltre una tassa di giustizia di fr. 20.–, per i seguenti fatti accertati il 15 ottobre 2002 in territorio di
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:
"
[ha]
organizzato l'acquisto e tentato, in unione ai signori
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e
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, la messa in libertà senza la necessaria autorizzazione, di 22 fagiani di piano, a scopo venatorio
";
che la risoluzione è stata emessa in applicazione degli art. 6 cpv. 1 e 18 cpv. 2 LCP; 8 cpv. 5 OCP; 26, 41 e 44 cpv. 2 LCC; 16 cpv. 1 RALCC;
che
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è insorto contro tale decisione con un ricorso del 20 marzo 2003 in cui postula una riduzione della multa;
che nelle sue osservazioni dell'11 aprile 2003 la Divisione dell'ambiente propone di respingere il ricorso e di confermare la decisione impugnata;
e considerato

in diritto:
che la competenza di questo giudice, la legittimazione attiva dell'insorgente e la tempestività dell'impugnativa sono date dall'art. 4 LPContr, ragion per cui il ricorso è ricevibile in ordine e può essere giudicato sulla base degli atti in virtù dell'art. 12 LPContr;
che per l'art. 6 cpv. 1 LCP i Cantoni possono mettere in libertà selvaggina soltanto se è assicurato un biotopo adeguato ed è garantita una protezione sufficiente; nell'ambito delle sue competenze, il Consiglio di stato – e per esso l'Ufficio caccia e pesca – può autorizzare la messa in libertà di animali selvatici qualora siano adempiute le condizioni sancite dalla predetta norma federale (art. 26 LCC e 16 cpv. 1 RALCC); chi vuole mettere in libertà animali deve in ogni caso marcarli e annunciarli (art. 8 cpv. 5 OCP);
che chiunque contravviene alle predette disposizioni è punito con una multa fino a fr. 20 000.– (art. 18 cpv. 1 LCP e 41 prima frase LCC); il tentativo e la complicità sono anch'essi punibili (art. 18 cpv. 2 LCP e 41 seconda frase LCC);
che la Divisione dell'ambiente ha sanzionato l'interessato, come detto, per avere "
organizzato l'acquisto e tentato, in unione ai signori
_
Codiroli e
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, la messa in libertà senza la necessaria autorizzazione, di 22 fagiani di piano, a scopo venatorio
";
che il ricorrente non nega di aver commesso l'infrazione ravvisata dall'autorità di primo grado, ma insorge contro "
l'ammontare della multa che mi sembra sproporzionata per il 'solo tentativo' di effettuare un'azione permessa in tutt'Europa e qui negata per motivi, per me, ritenuti non giusti e non solo da me
" (ricorso, primo paragrafo);
che l'interessato sottolinea inoltre come "
di fronte all'ordine di sequestro impartitomi dai 2 guardacaccia, ho dimostrato disponibilità riportando il corpo del reato da dove era partito facilitando e togliendo dall'impaccio i funzionari che avrebbero dovuto pensare, ed era obbligo loro, a sistemare questi fagiani scegliendo fra il porli in voliere adatte non reperibili comodamente o a, come si dice in dialetto, 'tirar loro il collo"
(ricorso, secondo paragrafo);
che le argomentazioni ricorsuali non consentono tuttavia di sminuire la gravità oggettiva dell'infrazione da egli perpetrata alle norme sulla caccia, suscettibile – stando alle constatazioni dell'autorità amministrativa di cui questo giudice non ha motivo di dubitare – di comportare inevitabilmente la morte degli esemplari destinati alla liberazione, "sia perché uccisi da cacciatori o da predatori, sia a causa della mancanza di nutrimento e del freddo durante i mesi invernali" (osservazioni dell'11 aprile 2003, pag. 1 in basso);
che neppure giova all'insorgente prevalersi della mancata realizzazione del reato, ove appena si consideri come – per sua stessa ammissione – il tentativo "è stato frustrato dall'intervento dei guardacaccia" (osservazioni del 3 febbraio 2003, pag. 2 in alto), anziché dalla desistenza spontanea dell'interessato, il quale insiste per di più nel ritenere "ingiusti" i motivi posti a fondamento del divieto oggetto della contravvenzione (ricorso, a metà);
che la multa inflitta risulta in definitiva proporzionata alla gravità dell'infrazione commessa, rettamente commisurata al grado di colpa, alla collaborazione prestata dall'insorgente (ricorso, secondo paragrafo) e contenuta nei limiti concessi dalla legge;
che il ricorso, infondato, deve pertanto essere respinto e la decisione impugnata confermata;
che la natura particolare dell'impugnativa giustifica nondimeno – in via eccezionale – di soprassedere al prelievo di tasse e spese dell'odierno giudizio;