Decision ID: 02116fee-3458-5069-b31c-9d09f98849d9
Year: 2017
Language: it
Court: TI_CATI
Chamber: TI_CATI_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: public_law

Fatti
A.
In data 1° giugno 2016 l’RS 1 ha intimato ai coniugi RI 1 e RI 2, domiciliati _, le decisioni di tassazione IC/IFD 2014. Con le stesse l’Autorità fiscale ha accertato redditi da sostanza divergenti da quanto dichiarato dai contribuenti. In particolare è stato aggiunto ai redditi da sostanza mobiliare il dividendo lordo di CHF 25'000.–, ripreso al 60%, per l’importo di CHF 15’000.–, riconosciuto ai contribuenti dalla società _ Sagl, _, di cui dispongono della totalità delle azioni, e scaduto il 12 agosto 2014.
B.
I contribuenti hanno interposto reclamo contro le decisioni di tassazione IC/IFD 2014 in data 22 giugno 2016, contestando fra l’altro l’aumento del valore del reddito di titoli e capitali, rispetto alla dichiarazione presentata.
Con scritto del 27 luglio 2016, l’Ufficio di tassazione si è rivolto ai reclamanti, spiegando loro che la differenza rispetto alla dichiarazione presentata era riconducibile all’aggiunta del dividendo di fr. 25'000.– delle quote di _e chiedeva loro di produrre copia del verbale di delibera del dividendo di fr. 25'000.– scaduto il 12.08.2014 e copia del modulo 110 inviato all’Amministrazione federale delle contribuzioni.
L’Ufficio di tassazione, con successiva decisione 28 settembre 2016, ha respinto il reclamo in relazione all’imposizione del reddito della sostanza mobiliare, precisando che non era ammesso il rimborso dell’imposta preventiva 2014 trattenuta sul dividendo della _ “siccome non sono adempiuti i presupposti della dichiarazione corretta ai sensi dell’art. 23 LIP”.
C
. Con tempestivo ricorso alla Camera di diritto tributario, RI 1 e RI 2 si aggravano ora contro la predetta decisione. I ricorrenti non contestano di avere omesso nella dichiarazione d’imposta 2014 il dividendo in scadenza il 12 agosto 2014, riconosciuto loro da _ Sagl, ma negano qualsiasi intenzionalità al riguardo. A mente dei ricorrenti si è trattato di una “semplice dimenticanza”, l’intenzione di esporlo nella dichiarazione d’imposta risulterebbe tuttavia dalla presentazione da parte della società del modulo 103 e dal pagamento in favore dell’AFC dell’importo di fr. 8’750.–, corrispondente al 35% del dividendo lordo. La decisione impugnata andrebbe quindi in sostanza riformata, con conseguente concessione del diritto al rimborso dell’imposta preventiva.
D.
L’RS 1 con osservazioni 28 ottobre 2016 ribadisce la correttezza del proprio operato, e conferma la perdita del diritto al rimborso del dividendo accordato da _ Sagl stante la sua mancata esposizione nella dichiarazione dei redditi 2014.

Diritto
1.
Nel loro ricorso, i contribuenti dichiarano di impugnare la decisione su reclamo per l’imposta cantonale 2014 e per l’imposta federale diretta 2014. Tuttavia, la sola contestazione si riferisce al mancato rimborso dell’imposta preventiva, che non ha peraltro alcun riflesso sul calcolo dell’imposta sul reddito.
Ne consegue che il ricorso si rivela privo d’oggetto, nella misura in cui concerne la tassazione IC e IFD 2014.
Sarà pertanto esaminata unicamente la questione del diritto al rimborso dell’imposta preventiva.
2
. 2.1.
I ricorrenti chiedono la riforma della decisione impugnata che nega loro la restituzione dell’imposta preventiva, per l’importo di fr. 8'750.– in quanto perenta per mancata dichiarazione spontanea
ex
art. 23 LIP.
Nella fattispecie occorre quindi determinare se si giustifica la perdita del diritto al rimborso
ex
art. 23 LIP.
2.2.
Secondo l’art. 23 LIP, chiunque, contrariamente alle prescrizioni di legge, non dichiara alle Autorità fiscali competenti un reddito colpito dall’imposta preventiva, o la sostanza da cui esso proviene, perde il diritto al rimborso dell'imposta preventiva dedotta da tale reddito.
Secondo il Tribunale federale le prescrizioni legali di cui l’art. 23 LIP sanziona la violazione sono, in particolare, gli articoli 124 cpv. 2 e 125 cpv. 1 LIFD, norme che impongono al contribuente di dichiarare egli stesso i suoi elementi imponibili (
“Pflicht zur Selbstdeklaration”;
cfr.
Zweifel
, in: Zweifel/Athanas [a cura di], Kommentar zum Schweizerischen Steuerrecht, vol. I/2b, 2a ediz., Basilea 2008, n. 18 ad art. 124 LIFD), coerentemente con la procedura di
tassazione mista
applicabile in materia di imposta sul reddito e sulla sostanza (cfr.
Zwahlen
, in: Zweifel/Beusch/Bauer-Balmelli [a cura di], Kommentar zum Schweizerischen Steuerrecht, vol. II/2, 2
a
ediz., Basilea 2012, n. 3 ad art. 23 LIP, secondo cui l’art. 23 LIP si fonda sul principio dell’autodichiarazione
[“Grundsatz der Selbstdeklaration”]
proprio del sistema delle imposte dirette).
Ne consegue che il contribuente che voglia salvaguardare il diritto al rimborso dell’imposta preventiva, deve dichiarare egli stesso gli elementi di reddito e di sostanza (cfr. p. es. la sentenza del Tribunale federale 2C_538/2016 dell’8 dicembre 2016 consid. 4.3.3). In generale, quest’obbligo è adempiuto menzionando gli elementi in questione nell’elenco dei titoli allegato alla dichiarazione d’imposta (sentenza 2C_1083/2014 del 20 novembre 2015 consid. 2.2.1; sentenza 2C_949/2014 del 24 aprile 2015 consid. 5 e 7.3; sentenza dell’11 ottobre 2011 n. 2C_95/2011, in ASA 81 p. 71 = RF 66/2011 p. 963 = RDAF 2012 II p. 72, consid. 3; cfr. decisione CDT dell’ 8 settembre 2014, consid. 2.2, inc. 80.2014.90; decisione CDT del 29 dicembre 2015, consid. 2.2, inc. 80.2014.76/77).
2.3.
Il contribuente deve inoltre dichiarare
spontaneamente
i redditi sottoposti all'imposta preventiva.
Come già ricordato in precedenti decisioni della Camera, poco importa – ad esempio - che le Autorità fiscali possano rendersi conto del carattere incompleto della dichiarazione e avere accesso alle informazioni mancanti, domandandole o effettuando un paragone con incarti fiscali di terzi. Di principio, il fisco deve in effetti poter presupporre che il contribuente abbia compilato la sua dichiarazione in maniera esatta e completa, in conformità agli obblighi che gli incombono, segnatamente giusta l'art. 124 cpv. 2 LIFD e l’art. 42 cpv. 1 della Legge federale del 14 dicembre 1990 sull'armonizzazione delle imposte dirette dei Cantoni e dei Comuni (LAID; RS 642.14). Un dovere di indagine ulteriore da parte del fisco è dato di regola solo se la dichiarazione fiscale contiene degli errori evidenti (sentenza 2C_1083/2014 del 20 novembre 2015 consid. 2.2.1; sentenza 2C_949/2014 del 24 aprile 2015 consid. 3.2, con riferimento alla sentenza 2C_95/2011 dell'11 ottobre 2011 consid. 2.1 e ulteriori rinvii).
2.4.
In seguito all’evoluzione della giurisprudenza del Tribunale federale, ed in particolar modo a due sentenze (2C_95/2011 dell’11 ottobre 2011 e 2C_80/2012 del 16 gennaio 2013), che avevano negato la conformità di due circolari dell’ AFC con l’art. 23 LIP, l’AFC ha adottato la nuova Circolare n. 40 dell’11 marzo 2014
(“Perdita del diritto delle persone fisiche al rimborso dell’imposta preventiva secondo l’art. 23 LIP”)
. La stessa non ha forza di legge e non vincola né i contribuenti né i Tribunali, ma nella misura in cui riflette il testo reale del testo di legge e ne propone un’interpretazione corretta ed adeguata al caso di specie, anche le istanze di ricorso ne possono tenere conto. L’Alta Corte ha peraltro già ritenuto conforme ad una corretta interpretazione dell’art. 23 LIP la circolare in parola (sentenza 2C_949/2014 del 24 aprile 2015 consid. 4.2 ed ulteriori riferimenti; decisione CDT del 29 dicembre 2015, consid. 2.3, inc. 80.2015.76/77).
Al paragrafo 3.1, la Circolare n. 40 dell’AFC considera dichiarata correttamente,
ex
art. 23 LIP, l’esposizione,
nella prima dichiarazione d’imposta,
dei redditi colpiti dall’imposta preventiva o la sostanza da cui essi provengono. Inoltre, i redditi dichiarati
successivamente
dal contribuente, ma
prima
della crescita in giudicato della decisione di tassazione ordinaria, possono essere ancora considerati dichiarati spontaneamente ai sensi della predetta norma, a condizione che il contribuente non abbia omesso l’esposizione dei redditi o della sostanza intenzionalmente o con l’intento di commettere una sottrazione d’imposta, e questo comportamento è stato scoperto dalle Autorità fiscali.
Al fine di evitare la perenzione del diritto al rimborso,
ex
art. 23 LIP, non è comunque sufficiente la sola dichiarazione della sostanza da cui il reddito proviene (cfr.
Fischer/Ramp
, Kreisschreiben 40 der ESTV – Verwirkung der Verrechnungssteuer-Rückerstattung – Trend zu Formalisierung und zur Bürokratisierung?, in ST 2014 p. 503 ss., in particolare 510-511).
2.5.
Nella fattispecie, è pacifico che la dichiarazione d’imposta 2014 presentata dai contribuenti il 31 dicembre 2015 non espone il dividendo erogato da _ Sagl e scaduto il 12 agosto 2014.
Pure risulta pacifico che l’aggiunta ai redditi dei contribuenti del predetto dividendo è stata operata, in sede di tassazione, non a seguito di indicazioni dei contribuenti
successive
alla presentazione della propria dichiarazione dei redditi, ma autonomamente dall’Ufficio circondariale di tassazione di Bellinzona, con decisione 1° giugno 2016.
Su tale aspetto i ricorrenti contestano semmai di avere voluto evitare la tassazione del dividendo, sostenendo che la mancata esposizione dei dividendi sarebbe stata una “semplice dimenticanza”, tanto che il dividendo sarebbe stato dichiarato nel modulo 103 indirizzato dalla società all’Amministrazione Federale delle Contribuzioni.
2.6.
Alla luce di quanto precede, richiamata la prassi e la giurisprudenza esposte ai consid. 2.1, 2.2 e 2.3 che precedono in merito all’applicazione dell’art. 23 LIP, si ritengono integrate le condizioni per ammettere la perenzione del diritto al rimborso, con conseguente conferma della decisione impugnata.
A tale riguardo, poco importa che i contribuenti non abbiano avuto l’intenzione di commettere una sottrazione d’imposta.
Benché non si sia fino ad ora espresso in maniera definitiva sulla questione se la perdita del diritto al rimborso presupponga una colpa, il Tribunale federale ha già più volte rilevato che, in caso di risposta affermativa a questa domanda, una negligenza sarebbe sufficiente (sentenze 2C_538/2016 dell’8 dicembre 2016 consid. 4.3.3; 2C_896/2015 del 10 novembre 2016 consid. 2.1; 2C_85/2015 del 16 settembre 2015 consid. 2.5; 2C_172/2015 del 27 agosto 2015 consid. 4.2; 2C_95/2011 dell'11 ottobre 2011 consid. 2.1).
La “semplice dimenticanza”, che secondo i ricorrenti sarebbe alla base della mancata dichiarazione del reddito, è dunque certamente atta a fondare la decisione dell’Ufficio di tassazione oggetto del presente gravame.
Lascia in ogni caso perplessi la tesi della “dimenticanza”, se si tiene conto del fatto che, all’assemblea del 30 maggio 2014, nella quale i soci della _ Sagl hanno deliberato il versamento del dividendo litigioso, hanno preso parte RI 1 in qualità di presidente e RI 2 in qualità di segretaria, i quali tuttavia non hanno neppure indicato la relativa partecipazione nell’elenco titolo allegato alla dichiarazione d’imposta 2014.
2.7.
Anche la presentazione del modulo 103 da parte della società non è di supporto ai ricorrenti. Il Tribunale federale ha già avuto modo di stabilire che la mancata dichiarazione spontanea del dividendo, nella dichiarazione d’imposta personale dell’azionista, non può essere sanata nemmeno attraverso la trasmissione da parte della società del modulo 103 indirizzato all’Amministrazione federale delle contribuzioni (sentenza 2C_949/2014 del 24 aprile 2015 consid. 7.1). L’Alta Corte ha in particolare ricordato che la richiesta di restituzione dell’IP va rivolta alle Autorità fiscali cantonali e non all’Amministrazione Federale delle Contribuzioni (art. 30 cpv. 1 LIP; art. 4 cpv. 1 Regolamento cantonale di applicazione concernente la Legge federale sull’imposta preventiva, il computo globale d’imposta e la trattenuta supplementare USA del 18 ottobre 1994). Verso le Autorità fiscali cantonali inoltre vige in sede di istanza di rimborso l’obbligo del contribuente di compilare una dichiarazione esatta e completa, rispettivamente di notificare i redditi sottoposti all’imposta preventiva. In caso contrario il diritto è perento. A tale riguardo, la trasmissione del modulo 103 non è atta ad ovviare ad una mancanza del contribuente in sede di dichiarazione d’imposta od istanza di rimborso dell’imposta preventiva (sentenza 2C_949/2014 del 24 aprile 2015 consid. 7.2 e 7.3).
2.8.
In considerazione della giurisprudenza del Tribunale federale ricordata, la mancata indicazione del reddito in sede di dichiarazione d’imposta 2014 antecedente alla decisione di tassazione 1° giugno 2016 comporta la perdita,
ex
art. 23 LIP, del diritto al rimborso dell’imposta preventiva. Ne consegue che la decisione dell’Ufficio di tassazione, che nega il rimborso per intervenuta perenzione, è ineccepibile.
3.
Per quanto precede si deve concludere che il ricorso è respinto.
Tassa di giustizia e spese sono a carico dei ricorrenti, soccombente.