Decision ID: 21a348cb-26e5-5d84-b160-9a5350aae39d
Year: 2017
Language: it
Court: TI_CATI
Chamber: TI_CATI_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: public_law

Fatti
A.
RI 1, cittadina _ di origini _, a beneficio di un permesso per stranieri confinanti valevole dal 16.11.2012 al 15.11.2017 [“permesso G”], ricevuto per l’esercizio dell’attività di prostituta, indicava, secondo i dati della “Sezione dei permessi e dell’immigrazione – Ufficio stranieri”, di aver preso in locazione una camera in via _ a _ dal 16.11.2012. Nel “formulario individuale di domanda per frontaliere – G”, la contribuente precisava che la richiesta veniva effettuata per svolgere l’attività a tempo pieno come indipendente e prevedeva un’entrata mensile di fr. 3'000.-.
B.
Con dichiarazione valevole per l’IC/IFD 2015 la contribuente dichiarava un reddito di complessivi fr. 5'000.-.
C.
Con decisione di tassazione del 26.5.2016, il reddito imponibile per l’IC e l’IFD 2015 veniva stabilito in fr. 10'200.- e quello determinante per l’aliquota in fr. 22'200.-. A motivazione del calcolo dell’imponibile veniva indicato:
“
Aliquote maggiorate, tenuto conto degli elementi imponibili fuori Cantone (imposta cantonale), fuori dalla Svizzera (imposta federale) o assoggettati alla fonte (imposta cantonale e imposta federale): elementi che possono essere stati rettificati o valutati secondo dati accertati o presunti
”.
D.
Il 14/15.6.2016, RI 1, per il tramite di _ [suo rappresentante], presentava reclamo contro la decisione di tassazione IC/IFD 2015: in particolare veniva contestata l’aggiunta di altri redditi per l’attività svolta in Svizzera, precisando di recarsi raramente in Ticino e di non percepire redditi in _.
E.
Con scritto 21.6.2016, l’UT convocava RI 1 per un’audizione, fissata per il 6.7.2016. In particolare veniva richiesto all’insorgente di voler produrre, in occasione dell’incontro con l’autorità fiscale:
“(...) fotocopia della dichiarazione d’imposta per l’anno 2015 presentata all’autorità fiscale estera; fotocopia della tassazione per l’anno 2015 notificatavi dall’autorità fiscale estera, comprova del reddito, o del consumo di sostanza, o dell’aumento di debiti, o di ogni altra fonte, che vi ha permesso di far fronte alle necessità dell’esistenza nell’anno 2015, ciò in considerazione dell’insufficiente liquidità emersa dai dati presentati”.
F.
Il 6.7.2016 si teneva l’udienza tra il rappresentante della reclamante e i funzionari del fisco. In particolare veniva precisato che RI 1 era coniugata con _, residente in _ e che era quest’ultimo a provvedere al suo sostentamento. A dimostrazione di tale assunto veniva presentata un’autocertificazione di _ nella quale questi dichiarava di provvedere al mantenimento dei
“(...) familiari indicati nel quadro familiari (...)”
[ndr. il quadro familiari non veniva per contro allegato] e che gli stessi [
i familiari
] non avrebbero percepito, per il 2015, un reddito superiore a € 2'840.51. Veniva inoltre presentata la dichiarazione semplificata dei contribuenti che si avvalgono dell’assistenza fiscale (Modello _) – annerita sui dati dei contribuenti [indicazioni personali e redditi], e la tessera sanitaria _ dell’insorgente.
G.
Il 20.7.2016, l’UT emetteva la propria decisione su reclamo, riconfermandosi nel calcolo degli elementi imponibili, con la seguente motivazione:
“Le informazioni fornite dalla contribuente al momento della richiesta del permesso, dell’allestimento della dichiarazione d’imposta e dell’audizione su reclamo contro la decisione di tassazione, sono risultate contraddittorie e insufficienti a determinare sia il reale stato civile della contribuente (i dati presentati non sono ritenuti attendibili), sia il reddito in Svizzera e all’estero. In sede di reclamo si decide di confermare lo stato civile risultante dal permesso di soggiorno e parimenti confermare i redditi esposti in prima istanza, di conseguenza il reclamo viene respinto”.
H.
Con ricorso 23/24.8.2016 la ricorrente, per il tramite del suo rappresentante, presenta ricorso contro la decisione su reclamo. Evidenzia come già per il periodo fiscale 2014 avesse accettato una decisione di tassazione sebbene non corrispondesse alla sua reale capacità contributiva, per “
(...) evitare discussioni e malintesi (...)”.
Nel gravame l’insorgente contesta la conclusione dell’UT laddove non ha ritenuto probante la documentazione attestante la sua situazione economica, e meglio l’autocertificazione del marito dalla quale emerge come RI 1 sia a suo carico, non percependo redditi.
I.
Con osservazioni al gravame 31.8/1.9.2016, l’UT ha fatto presente che la ricorrente è a beneficio di un permesso “G” a partire dal 16.11.2012 e nella richiesta di tale documento ha indicato di prevedere un reddito mensile di fr. 3'000.-. Nello stesso documento indicava anche di essere nubile. In relazione al periodo fiscale 2015 RI 1 dichiarava complessivi fr. 5'000.- di reddito. L’UT specificava che dopo accertamento stabiliva di tassare in “modo particolarmente favorevole” la contribuente, imponendola per fr. 10'200.- di reddito in Svizzera e fr. 12'000.- in _ con l’aliquota per persone sole. Secondo l’UT la documentazione presentata in sede d’audizione non è comprovante: non è stata fornita la decisione di tassazione _ relativa a _, neppure quella riguardante la contribuente, né è stato allegato un atto ufficiale di matrimonio. Non sarebbero stati forniti giustificativi e spiegazioni relativi al mantenimento né dei coniugi, né dell’insorgente. Neppure è stata presentata comprova della cifra d’affari o del periodo effettivo di lavoro in Svizzera. Per tali ragioni, l’UT aveva stabilito di emanare la decisione su reclamo, basandosi sull’unico elemento ufficiale disponibile. L’UT postula una
reformatio in pejus
della decisione, confermando il reddito aziendale in fr. 22'200.-, ma ripartendolo in fr. 18'792.- in Svizzera e in fr. 3'408.- in _. L’UT propone anche di aggiungere redditi esteri e sostanza estera del marito.

Diritto
1.
1.1.
Secondo l’art. 204 cpv. 2 LT, di uguale tenore dell’art. 130 cpv. 2 LIFD e dell’art. 46 cpv. 3 LAID, l’autorità di tassazione esegue la tassazione d’ufficio, in base a una valutazione coscienziosa, se il contribuente, nonostante diffida, non soddisfa i suoi obblighi procedurali oppure se gli elementi imponibili non possono essere accertati esattamente per mancanza di documenti attendibili. Può tener conto di coefficienti sperimentali, dell’evoluzione patrimoniale e del tenore di vita del contribuente. La tassazione d’ufficio può essere impugnata soltanto con il motivo che essa è manifestamente inesatta. Il reclamo deve essere motivato e indicare eventuali mezzi di prova (art. 206 cpv. 3 LT, 132 cpv. 3 LIFD), per cui vi è un’inversione dell’onere della prova: non tocca all’autorità dimostrare la correttezza della propria valutazione, bensì all’interessato provare che la stessa è manifestamente inesatta (sentenza TF 2C_419/2010 del 13.10.2010, consid. 2.1.).
1.2.
Giurisprudenza e dottrina tendono a riconoscere che si possa ricorrere alla tassazione d’ufficio non solo laddove il contribuen-te, nonostante diffida, non soddisfi ai suoi obblighi procedurali, ma anche qualora la mancanza di documenti attendibili sulla sua situazione finanziaria non possa essergli imputata (decisione TF 2A.426/2004 del 23 novembre 2004; TF 2A.442/2001 del 19 giugno 2002; RDAF 2000 II 41;
Zweifel,
in: Zweifel/Athanas [a cura di], Kommentar zum schweizerischen Steuerrecht, Vol. I/2b, 2a ediz. Basilea 2008, n. 29 e 31 ad art. 130 LIFD, p. 342 ss.;
Richner/Frei/ Kaufmann/Meuter
, Handkommentar zum DBG, Zurigo 2009, 2a ediz., n. 26 ad art. 130 LIFD, p. 1123).
L’autorità fiscale deve agire “
pflichtgemäss
”, ovvero secondo co-scienza professionale, conformandosi agli indispensabili criteri di prudenza che devono sempre essere tenuti presenti in procedimenti del genere, principalmente allo scopo di evitare eccessi di discrezionalità (ASA 50 p. 372). Detto altrimenti, il contribuente deve essere imposto, nella misura del possibile, su un reddito valutato il più vicino possibile alla sua capacità contributiva reale (
Zweifel
, op. cit., n. 46 ad art. 130 LIFD).
1.3.
Nella fattispecie, come visto, l’UT si è discostato dalla dichia-razione presentata dalla ricorrente, ed ha rivalutato il suo reddito, ritenendo un importo maggiore a quello dichiarato.
Pur ritenendo che la dichiarazione presentata dalla contribuente non fosse corretta, l’autorità ha rinunciato ad una vera e propria tassazione d’ufficio, che avrebbe presupposto dapprima una diffida e che avrebbe poi limitato il diritto di reclamo da parte del contribuente (obbligo di motivazione ex art. 206 cpv. 3 LT e 132 cpv. 3 LIFD).
Con decisione del 20.7.2016 ha infatti notificato alla ricorrente
una tassazione ordinaria, con la conseguenza che l’obbligo di effettuare indagini d’ufficio, nell’intento di ricostruire la verità materiale, non è mai venuto meno. Come ha stabilito la giurisprudenza del Tribunale federale, la rinuncia alla tassazione d’ufficio non impedisce tuttavia all’autorità di tassazione di determinare gli elementi imponibili in base ad una valutazione, rispettando le regole relative all’onere della prova (sentenza del Tribunale federale del 22 febbraio 2006, n. 2A.561/2005 consid. 3).
2.
2.1.
Sono imponibili tutti i proventi dall’esercizio di un’impresa, commerciale, industriale, artigianale, agricola o forestale, da una libera professione e da ogni altra attività lucrativa indipendente (art. 18 cpv. 1 LIFD; art. 17 cpv. 1 LT). L’art. 58 LIFD (v. art. 67 LT) si applica per analogia ai contribuenti che tengono una contabilità in buona e debita forma (art. 18 cpv. 3 LIFD; art. 17 cpv. 3 LT).
2.2.
Secondo gli articoli 125 cpv. 2 LIFD e 199 cpv. 2 LT, le persone fisiche con reddito da attività lucrativa indipendente e le persone giuridiche devono allegare alla dichiarazione i conti annuali firmati (bilanci e conti profitti e perdite) del periodo fiscale oppure, in mancanza di una contabilità conforme all’uso commerciale, le distinte degli attivi e dei passivi, delle entrate e uscite, come anche degli apporti e dei prelevamenti privati.
L’obbligo di allegare le “distinte” vale per i contribuenti che non tengono una contabilità commerciale, non essendovi tenuti. Non autorizza cioè i contribuenti che, pur essendovi obbligati, non tengono una contabilità o che rifiutano di produrla, ad adempiere i loro obblighi procedurali allegando alla loro dichiarazione le distinte (
Zweifel
, in: Zweifel/Athanas [a cura di], Kommentar zum Schweizerischen Steuerrecht, Basilea/Ginevra/Monaco 2000, vol. I/2b, n. 28 ad art. 125 LIFD, pp. 259-260).
Se tali principi non sono rispettati ed il conto economico non corrisponde all’utile reale, il risultato deve essere corretto sia a favore sia a sfavore del contribuente (sentenza TF 2C_618/2015 del 29.2.2016 consid. 4.1).
2.3.
L’art. 125 cpv. 2 LIFD non precisa ciò che bisogna intendere per distinte degli attivi e dei passivi, delle entrate e uscite, come anche degli apporti e dei prelevamenti privati.
Le esigenze a cui devono rispondere queste distinte, dipendono dal caso di specie, in particolare dal tipo di attività e dall’ampiezza di quest’ultima. In ogni caso, essi devono essere allestiti in maniera tale da far risultare in modo completo ed affidabile il reddito e la sostanza legati all’attività lucrativa indipendente e poter essere controllati in condizioni ragionevoli da parte delle autorità fiscali. Ad ogni modo non spetta alle autorità fiscali ristabilire la contabilità manchevole allestita dal contribuente (sentenza TF 2C_618/2015 del 29.2.2016 consid. 4.1.; sentenza TF 2C_549/2012 del 16.5.2013, consid. 3.1.; RDAF 2007 II 252 consid. 4.1).
Secondo il principio di cui all’art. 8 CC, applicabile anche in ambito fiscale, spetta a colui che vuol far valere l’esistenza di un fatto proprio ad estinguere oppure a diminuire il proprio debito fiscale l’onere di apportarne la prova e sopportare le conseguenze dell’insuccesso di quest’ultima (sentenza TF 2C_549/2012 del 16.5.2013, consid. 3.1; DTF 121 II 257 consid. 4c/aa p. 266; RDAF 2009 II p. 560; sentenza TF 2C_199/2009 consid. 3.1).
3.
3.1.
Nel caso che qui ci occupa, la ricorrente, che per il periodo fiscale 2015 ha esercitato un’attività indipendente, si è limitata a compilare la dichiarazione d’imposta, indicando un reddito di complessivi fr. 5'000.-. Così facendo la stessa è venuta meno ai propri obblighi procedurali: ha infatti omesso di allegare alla dichiarazione le distinte degli attivi e dei passivi, delle entrate e uscite, come anche degli apporti e dei prelevamenti privati, come esatto dall’art. 125 cpv. 2 LIFD e 199 cpv. 2 LT.
Con decisione 26.5.2016, il reddito imponibile della contribuente è stato quantificato dall’UT in fr. 10'200.- (determinante per l’aliquota in fr. 22'200.-), sulla base di elementi noti all’autorità fiscali e forniti dalla ricorrente.
3.2.
A seguito del reclamo interposto contro tale decisione, l’UT ha convocato la ricorrente ad un’udienza, invitandola a produrre tutta una serie di documenti atti a provare la sua situazione economica durante il periodo fiscale 2015 ed in particolare:
“
(...) fotocopia della dichiarazione d’imposta per l’anno 2015 presentata all’autorità fiscale estera; fotocopia della tassazione per l’anno 2015 notificatavi dall’autorità fiscale estera, comprova del reddito, o del consumo di sostanza, o dell’aumento di dei debiti, o di ogni altra fonte, che vi ha permesso di far fronte alle necessità dell’esistenza nell’anno 2015, ciò in considerazione dell’insufficiente liquidità emersa dai dati presentati”.
3.3.
All’udienza è intervenuto il rappresentante della contribuente: in occasione della stessa ha prodotto un’autocertificazione rilasciata dal Comune di _ (IT) in relazione alla situazione famigliare di _ ed un modello di dichiarazione semplificata. Ora, come ben rilevato dall’UT, tali documenti non provano alcunché: nell’autocertificazione, i cui dati sono in parte anneriti [sicché non si possono considerare completi ed utilizzabili], non vengono indicati i nominativi dei famigliari ai quali _ provvederebbe. In merito a quest’ultimo non si hanno neppure informazioni circa la sua situazione reddituale per il 2015 e quella di RI 1. Agli atti non vi è inoltre alcun documento che attesti il vincolo matrimoniale o un obbligo di mantenimento.
L’UT ha quindi giustamente accertato gli imponibili senza tener conto di questa documentazione e basandosi sugli unici atti disponibili, ossia quelli relativi alla richiesta per ottenere il permesso “G” e quelli dei precedenti periodi fiscali.
3.4.
Ora l’UT ha quantificato prudenzialmente i redditi globali derivanti dall’attività svolta dalla contribuente in fr. 22'200.- (reddito imponibile in Svizzera pari a fr. 10'200.- e reddito determinante per l’aliquota fr. 22'200.-).
Se è vero che nella richiesta per l’ottenimento del permesso di soggiorno “G” la ricorrente aveva indicato di prevedere dall’esercizio della sua attività un guadagno mensile di fr. 3'000.-, nondimeno bisogna prendere in considerazione che nel periodo fiscale precedente, il 2014, agli atti vi è uno scritto dal seguente tenore:
“
Gentili signori, come costatato e dopo la discussione del 22 aprile 2015, con il vostro signor _, e considerato che svolgo saltuariamente l’attività in Svizzera confermo con la dichiarazione d’imposta del 2014, il reddito di fr. 10'200.- e fr. 12'000.- per l’aliquota
”.
Quest’impostazione era già stata data nel contesto del periodo fiscale 2013 su indicazione espressa della contribuente (v. scritto 1/3.12.2014 inc. IC/IFD 2013). In occasione di un’audizione svoltasi dinanzi all’UT in presenza della contribuente e del suo rappresentante era stato verbalizzato quanto segue:
“
Dopo discussione e considerato che la contribuente svolge solo parzialmente l’attività lucrativa in Svizzera e per il restante periodo fa rientro al proprio paese d’origine a _ il reddito aziendale viene calcolato in fr. 10'200.- in più viene aggiunto fr. 12'000.- per l’aliquota
”.
3.5.
Orbene è evidente che l’UT in mancanza di una qualsiasi documentazione atta a comprovare la consistenza dei redditi percepiti dalla contribuente, in Svizzera ed all’estero, si sia dovuta basare sulle informazioni ed atti in suo possesso.
L’autorità fiscale ha quindi ripreso i dati delle precedenti dichiarazioni, seguendo anche le indicazioni fornite dalla contribuente stessa. Si può quindi affermare che abbia agito “
pflichtgemäss
” nel valutare gli elementi imponibili, anche tenuto conto della tabella per il calcolo del minimo d’esistenza secondo l’art. 93 LEF (cfr.
http://www4.ti.ch/poteri/giudiziario/giustizia-civile/tabella-dei-minimi-desistenza/
, sito consultato il 24.5.2017).
Per sua parte, RI 1 non ha prodotto alcuna documentazione a comprova della sua situazione finanziaria.
Anche per quanto riguarda gli elementi imponibili esteri non è dato sapere quali redditi percepisca in _, motivo per cui l’UT ha ripreso i dati indicati dalla contribuente per i periodi fiscali precedenti.
Ricordato come nella procedura fiscale l’onere della prova sia ripartito nel senso che l’autorità fiscale è tenuta a dimostrare l’esistenza di elementi che fondano o aumentano l’onere fiscale, mentre è a carico del contribuente la prova di quei fatti che estinguono o diminuiscono il debito verso l’erario (DTF 133 II 153 e 121 II 257; ASA 64 p. 493; StE 1990 B 13.1 n. 8).
Secondo la giurisprudenza, peraltro, l’autorità fiscale, quando procede alla stima coscienziosa, non è obbligata, nelle valutazioni imposte dalla condotta del contribuente, a scegliere, in caso di dubbio, la soluzione più favorevole a quest’ultimo: si deve impedire che il contribuente che si è preoccupato di presentare gli elementi della tassazione in modo tale che possano essere sottoposti a verifica debba pagare più imposte di quello che rende impossibile una simile verifica per motivi che sono a lui imputabili (RDAF 2003 II 581 consid. 4.1; ASA 58 p. 670 consid. 3b).
3.6.
Nelle proprie osservazioni al gravame, l’UT postula addirittura una
reformatio in pejus
della decisione su reclamo, facendo leva sulla documentazione prodotta da parte dell’insorgente. Ora, come ricordato, gli atti presentati in sede di udienza non sono stati ritenuti comprovanti: di conseguenza neppure possono essere utilizzati per peggiorare la situazione fiscale della ricorrente.
4.
Il ricorso è respinto. La tassa di giustizia e le spese sono poste a carico della ricorrente, soccombente.