Decision ID: aa70c490-d1a7-57af-b9ca-9ef4aa031b6e
Year: 2010
Language: it
Court: TI_TCAS
Chamber: TI_TCAS_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: social_law

ritenuto, in fatto
1.1. Con decisione di tassazione d’ufficio del 15 aprile 2009 la Cassa CO 1 ha fissato i contributi dovuti dalla RI 1 (che ha quale scopo sociale la _) dal 1° gennaio 2004 al 31 dicembre 2005 sulla base di una massa salariale di fr. 1'244'373 per un ammontare di contributi sociali, spese di amministrazione ed interessi di mora di fr. 204'269,15 (doc. A4). In particolare sono stati ripresi gli importi versati ai volontari, per la maggior parte di essi stranieri, che si sono messi a disposizione della società per effettuare studi clinici (fr. 1'222'173).
1.2. Il 15 maggio 2009 RI 1 ha inoltrato tempestiva opposizione tramite la quale ha chiesto lo stralcio della posizione dei volontari, contestando la loro qualifica di dipendenti. La società ha inoltre domandato “un incontro a breve da tenersi con i rappresentanti della vostra Cassa e del _, ed eventuali altri parti interessate, per definire in modo chiaro ed inequivocabile la problematica sin qui discussa.” (doc. A5).
1.3. Con decisione su opposizione del 5 giugno 2009 la Cassa CO 1 ha respinto l’opposizione (doc. 1).
1.4. Il 13 agosto 2009 l’amministrazione ha notificato ad RI 1 una diffida di pagamento, assegnando alla società un ultimo termine di 10 giorni per procedere con il versamento dell’importo dovuto di fr. 204'269,15, cui ha aggiunto la tassa d’intimazione di fr. 200 (doc. A6).
1.5. Il 2 settembre 2009 il direttore di RI 1 si è rivolto alla Cassa affermando:
“al rientro delle vacanze abbiamo visto che per la tassazione d’ufficio del 2004-2005 è arrivato una diffida di pagamento datata 13 agosto 2009.
In data 15 maggio 2009 abbiamo trasmesso una nostra raccomandata con quale abbiamo fatto opposizione parziale e richiesto un incontro per poter definire il tutto.
Purtroppo ad oggi non abbiamo ricevuto nessun cenno in merito da parte Vostra.
Pertanto rinnoviamo la nostra opposizione e chiediamo nuovamente un Incontro.” (doc. A7)
1.6. Il 4 settembre 2009 la Cassa CO 1 ha risposto, affermando:
“(...)
con riferimento al vostro scritto 2 settembre 2009 teniamo a precisare che la vostra opposizione 15 maggio 2009 è stata respinta con decisione su opposizione del 5 giugno 2009, da voi ritirata in data 8 giugno 2009 (vedi allegato).
Contro tale decisione non è stato inoltrato ricorso al Tribunale cantonale delle assicurazioni, ne consegue che la decisione di tassazione d’ufficio del 15 aprile 2009 è confermata e la decisione su opposizione del 5 giugno 2009 cresciuta in giudicato.” (doc. A1)
1.7. Il 17 settembre 2009 RI 1, rappresentata dal lic. iur. _, si è rivolta, con un unico atto, al TCA con un’istanza di “restituzione in intero contro il lasso dei termini (art. 12 cpv. 2 LPAmm e 137 seg. CPC)” e un’istanza “di accertamento di nullità di decisione (art. 41 LPAmm)” (doc. I).
Dopo aver riassunto la fattispecie ed aver rammentato le contestazioni circa la ripresa effettuata dalla Cassa, la società ha confermato di non aver ricevuto la decisione su opposizione del 5 giugno 2009 ed ha evidenziato come nonostante l’indagine esperita presso i propri dipendenti non sia riuscita in alcun modo a rintracciare la decisione né ad individuare chi avrebbe potuto ritirare la raccomandata.
Nel merito, circa la richiesta di restituzione in intero del lasso dei termini, la società ha affermato:
“(...)
Nel caso concreto scadendo in data odierna il termine per la restituzione in intero l’istante è costretta a postulare la stessa al fine di poter garantire il proprio diritto di difesa e di esposizione delle ragioni di fatto e di diritto già preannunciate con l’opposizione di data 15 maggio 2009.
Inoltre l’istante chiede la restituzione dei termini per poter accertare come e per quali motivi non è avvenuta la consegna della decisione impugnata.
Trattasi di un fatto grave per il quale non è ancora stato possibile individuare il responsabile e per quale ragione al ritiro della raccomandata non ha fatto seguito la consegna della stessa all’istante.
Si impone quindi una procedura di accertamento presso l’ufficio postale per chiarire tale circostanza.”
Dopo aver nuovamente contestato nel merito la ripresa effettuata dalla Cassa, l’istante ha affermato che la Cassa, in virtù dell’art. 42 LPGA, avrebbe dovuto sentire la società prima di emanare la sua decisione, come richiesto in sede di opposizione. Non avendo convocato l’istante per un’udienza, l’amministrazione avrebbe violato il diritto di essere sentito sgorgante dall’art. 29 cpv. 2 Cost., ciò che comporterebbe l’annullamento della decisione su opposizione. La Cassa avrebbe infatti dovuto perlomeno informare la società dei motivi del rifiuto dell’audizione.
Per quanto concerne l’istanza di accertamento di nullità della decisione, l’istante, con riferimento all’art. 41 LPAmm, ha ribadito che il diritto di essere sentito, di natura formale, comporta l’annullamento della decisione impugnata indipendentemente dalla probabilità di esito favorevole del ricorso. In concreto la Cassa avrebbe dovuto sentire la società e permetterle di apportare ulteriori prove a sostegno della propria tesi. Tanto più che RI 1 attendeva in buona fede una convocazione della Cassa come peraltro già accaduto in precedenti procedure (doc. I).
1.8. Con scritto del 22 settembre 2009 l’istante ha informato il TCA che in seguito ad una nuova verifica è risultato che l’8 giugno 2009 sono state intimate alla società due distinte decisioni della Cassa CO 1 che tuttavia non corrispondono a quella prodotta dall’amministrazione ed oggetto della lettera del 4 settembre 2009 (doc. IV).
1.9. In sede di risposta la Cassa CO 1 ha chiesto la reiezione delle due istanze presentate da RI 1 ed ha confermato la crescita in giudicato della decisione su opposizione del 5 giugno 2009, regolarmente ritirata dall’Ufficio postale di _ l’8 giugno 2009 (doc. I).
A proposito dell’istanza tendente all’accertamento della nullità della decisione, l’amministrazione ha rilevato di non essere tenuta a sentire personalmente la società prima dell’emanazione della decisione su opposizione, rammentando di aver già interpellato il _ il 7 aprile 2004 e di aver ottenuto una presa di posizione dell’UFAS del 18 novembre 1996 relativa ad un caso simile al presente, che è stata trasmessa all’RI 1 l’11 dicembre 2003.
La Cassa ha poi evidenziato che le due decisioni del 5 giugno 2009, prodotte dall’istante il 22 settembre 2009, sono state emanate dal _ e non dal _ _ e che quel giorno l’amministrazione ha notificato all’RI 1 tre distinte decisioni, tutte ritirate l’8 giugno 2009.
Infine l’amministrazione ha chiesto di poter beneficiare di ripetibili, ritenendo temerarie le due istanze presentata dalla società.
1.10. Con replica del 30 ottobre 2009 RI 1 ha ribadito le sue argomentazioni, confermando di non aver ricevuto la decisione su opposizione del 5 giugno 2009.
Dopo aver nuovamente contestato il merito della predetta decisione, l’istante ha rilevato che da un’ulteriore indagine interna alla società è stato stabilito che l’8 giugno 2009, allo sportello postale di _, per il ritiro della corrispondenza, si è presentata _, moglie dell’amministratore unico, la quale ha unicamente ricevuto le due raccomandate prodotte con lo scritto del 22 settembre 2009.
La società ha affermato che la raccomandata contenente la decisione su opposizione in esame è stata irrimediabilmente e inspiegabilmente smarrita dalla Posta. A questo proposito l’istante ha evidenziato delle incongruenze tra il numero della raccomandata contenente la decisione su opposizione del 5 giugno 2009 (_) ed i numeri riportati sul giustificativo della Posta (_), che attesterebbe la consegna di sole due raccomandate. La società ha rilevato che non può essere escluso che l’impiegato postale abbia erroneamente considerato l’iscrizione _, riportata sul giustificativo postale, come indicante un’unica busta, giacché da una lettura superficiale potrebbe risultare che la ricevuta attesta la consegna del documento _ e del documento _ o _.
RI 1 ha invece contestato che la documentazione prodotta dalla Cassa in sede di risposta possa confermare la consegna di tre documenti.
La società ha ribadito inoltre che si sarebbe attesa una convocazione in seguito alla sua richiesta di essere sentita ed ha evidenziato che vista l’ingente somma da pagare, se avesse ricevuto la decisione su opposizione, non avrebbe avuto alcun motivo per non impugnarla tempestivamente al TCA.
La società ha affermato che l’amministrazione avrebbe violato il diritto di essere sentita, non indicando neppure nella decisione su opposizione i motivi per i quali non è stata convocata ed ha ribadito le argomentazioni sollevate in sede di opposizione per contestare la ripresa salariale (assenza di basi legali, rispettivamente di direttive sufficientemente chiare e conseguente violazione del principio di legalità; errata qualifica giuridica dei rimborsi versati ai volontari [arbitrio]; problematica specifica dei volontari stranieri; assenza di un consenso esplicito dei volontari alla divulgazione dei propri dati personali; problematica dei volontari senza numero identificativo AVS e quindi senza relativo conto; impossibilità dei volontari di beneficiare di eventuali prestazioni sociali a cui avrebbero diritto; assenza di compilazione del formulario “dichiarazione di rinuncia per attività accessorie”).
L’istante ha poi affermato che la Cassa ha violato anche l’art. 43 LPGA per non aver intrapreso accertamenti d’ufficio e l’art. 49 cpv. 3 LPGA poiché la motivazione di una decisione su opposizione non può esaurirsi nella pura e semplice ripetizione di quanto espresso nella prima decisione e la giurisprudenza ha riconosciuto la necessità di una separazione gerarchica tra chi emette la decisione formale e chi emana la decisione su opposizione.
Infine RI 1 ha contestato la richiesta della Cassa di ritenere l’istanza temeraria, ha chiesto l’audizione in qualità di testimone di _, che ha ritirato la posta l’8 giugno 2009 ed ha firmato il documento giustificativo presso la Posta di _ ed ha richiamato l’originale di questo documento prodotto dalla Cassa (doc. XIII).
1.11. Chiamata a presentare osservazioni scritte in merito l’amministrazione si è riconfermata nella risposta di causa, evidenziando nuovamente la temerarietà delle istanze (doc. XV).

in diritto
A. Istanza di restituzione in intero contro il lasso dei termini
2.1. Per l'art. 56 LPGA le decisioni su opposizione e quelle contro cui un'opposizione è esclusa possono essere impugnate mediante ricorso. Il ricorso può essere interposto anche se l'assicuratore, nonostante la domanda dell'assicurato, non emana una decisione o una decisione su opposizione.
L'art. 60 cpv. 1 LPGA prevede che il ricorso deve essere interposto entro 30 giorni dalla notificazione della decisione o della decisione contro cui l'opposizione è esclusa.
Per l'art. 38 LPGA, cui rinvia l'art. 60 cpv. 2 LPGA, se il termine è computato in giorni o in mesi e deve essere notificato alle parti, inizia a decorrere il giorno dopo la notificazione (cpv. 1). Se non deve essere notificato alle parti, esso inizia a decorrere il giorno dopo l'evento che lo ha provocato (cpv. 2). Una comunicazione consegnata soltanto contro firma del destinatario o di un’altra persona autorizzata a ritirarla è considerata avvenuta il più tardi il settimo giorno dopo il primo infruttuoso tentativo di recapito (cpv. 2bis).
Se l'ultimo giorno del termine è un sabato, una domenica o un giorno festivo del Cantone in cui ha domicilio o sede la parte o il suo rappresentante, il termine scade il primo giorno feriale seguente. E’ determinante il diritto del Cantone in cui ha domicilio o sede la parte o il suo rappresentante (cpv. 3)
I termini stabiliti dalla legge o dall'autorità in giorni o in mesi non decorrono dal settimo giorno precedente la Pasqua al settimo giorno successivo alla Pasqua incluso, dal 15 luglio al 15 agosto incluso, dal 18 dicembre al 2 gennaio incluso (cpv. 4).
L'onere della prova circa l'atto e il momento della notifica di una decisione amministrativa incombe, di principio, all'autorità che intende trarne conseguenze giuridiche (DTF 124 V 402 consid. 2a). La prova della notifica di un atto, che deve essere determinata almeno con il grado della verosimiglianza preponderante richiesto in materia di assicurazioni sociali (DTF 124 V 402 consid. 2b; 121 V 6 consid. 3), può tuttavia risultare dall'insieme delle circostanze o da altri indizi (DTF 105 III 46 consid. 3; DLA 2000 no. 25 pag. 118 e seguenti, in particolare pag. 121).
Secondo giurisprudenza, un atto, per principio, è considerato notificato alla data alla quale il suo destinatario lo riceve effettivamente. Quando il tentativo di intimazione di un invio raccomandato si rivela infruttuoso e, di conseguenza, viene emesso un avviso di ritiro nella bucalettere del destinatario, l'invio è validamente notificato quando viene ritirato alla Posta. Se ciò non avviene entro il termine di ritiro, corrispondente a sette giorni, l'invio viene ritenuto notificato l'ultimo giorno di questo termine, nella misura in cui il destinatario doveva prevedere un'intimazione (cosiddetta "Zustellungsfiktion"; DTF 127 I 31 consid. 2a/aa;123 III 492 consid. 1; 119 V 94 consid. 4b/aa; RAMI 2001 no. U 434 pag. 329). Ne discende che se l'assicurato, pendente una procedura o dovendo comunque attendersi con una certa verosimiglianza una comunicazione ufficiale (DTF 117 V 133 consid. 4b; 116 Ia 92 consid. 2a), si allontana (per un certo lasso di tempo) dal luogo di cui ha comunicato l'indirizzo alle autorità, omettendo di prendere i provvedimenti necessari affinché gli invii postali provenienti a tale recapito gli siano rimessi, o comunque d'informare le stesse autorità sul luogo dove può essere raggiunto, o ancora di designare un rappresentante abilitato ad agire in suo nome, egli non può prevalersi della sua assenza presso l'indirizzo noto all'autorità al momento del tentativo di notifica di un siffatto atto. In tal caso, la comunicazione è da considerare ugualmente come validamente notificata (DTF 119 V 94 consid. 4b/aa e riferimento).
Detto altrimenti, una decisione amministrativa o giudiziaria intimata mediante invio raccomandato vale come notificata quando entra nella sfera d'influenza del destinatario. Non è per contro necessario che quest'ultimo la prenda anche effettivamente in consegna oppure ne prenda altrimenti conoscenza (DTF 122 I 143 consid. 1). Ciò vale anche nel caso in cui il destinatario dovesse avere designato o avere autorizzato una terza persona a prendere in consegna i suoi invii postali. Anche in siffatta evenienza, la notifica al terzo autorizzato equivale a una notifica al destinatario medesimo (cfr. sentenza del 3 luglio 2001 della 2a Corte di diritto pubblico, 2A.271/2001).
Sempre secondo giurisprudenza, è da considerarsi valida la notifica di una decisione raccomandata consegnata allo sportello postale ad un terzo titolare di una semplice procura tacita, risultante dalle circostanze (DTF 110 V 38 consid. 3b; cfr. pure RDAT 1997 II no. 26t pag. 380).
Va ancora evidenziato che in una sentenza del 26 settembre 1994 nella causa K. (C 94/94), il Tribunale federale delle assicurazioni ha riconfermato che colui che è in grado di comprovare l'avvenuta spedizione (ad esempio mediante una ricevuta postale), beneficia della presunzione che in quell'invio sono contenuti i documenti rilevanti ai fini dei diritti che si vogliono fare valere. In tale ipotesi, se l'amministrazione ritiene che in quell'invio figuravano altri documenti sta a lei fornire la prova delle proprie affermazioni. In quell’occasione l’allora TFA (dal 1° gennaio 2007: TF) ha affermato:
„Zu prüfen bleibt somit, ob mit hinreichender Wahrscheinlichkeit angenommen oder mittels Beweismassnahmen ausgewiesen werden kann, dass das offenbar nicht mehr auffindbare Original des Formulars für die Meldung schlechtwetterbedingter Arbeitsausfälle der bei der Verwaltung am 4. November 1993 eingegangenen Sendung tatsächlich beigelegt worden ist. Dies hängt wesentlich davon ab, was der damals verschickte Umschlag sonst noch enthielt.
Wie sich den vom kantonalen Arbeitsamt bei der Arbeitslosenkasse eingeholten und im vorliegenden Verfahren zusammen mit der Vernehmlassung beigebrachten Unterlagen entnehmen lässt, beinhaltete dieser effektiv die auf den Oktober 1993 bezogenen und für die Abrechnung bei der Arbeitslosenkasse bestimmten Angaben, nämlich – nebst Lohnabrechnungskopien – die Originale der Formulare "Antrag auf Schlechtwetterentschädigung", "Abrechnung über die wetterbedingten Arbeitsausfälle" und "Rapport über die wetterbedingten Ausfallstunden". Da der Inhalt der Sendung somit beweist, dass sich die beschwerdeführende Firma am 3. November 1993 gerade wegen der Schlechtwetterentschädigung für den Monat Oktober 1993 an die Verwaltung wandte, ist von der Vermutung auszugehen, dass darin auch das Original des Formulars für die Meldung wetterbedingter Arbeitsausfälle im Oktober 1993 enthalten war. Es verhält sich diesbezüglich nicht wesentlich anders als bei der Versendung eines Schriftstücks mit eingeschriebener Post, wo die Rechtsprechung erkannt hat, dass, wer den Aufgabeschein und die zurückbehaltene Kopie des Schriftstückes vorweisen kann, die Vermutung für sich hat, die fragliche Eingabe habe sich tatsächlich im eingeschrieben versandten Umschlag befunden. So kann beispielsweise eine rechtzeitige Beschwerdeeinreichung als nachgewiesen gelten, wenn eine Postquittung oder ein anderer Empfangsschein für eine Sendung vorgelegt wird, in der die behauptete Rechtsschrift enthalten gewesen sein kann. Macht die Behörde in einem solchen Fall einen andern Inhalt geltend, liegt es grundsätzlich an ihr, hiefür den Nachweis zu erbringen. Die blosse Erklärung, es erscheine in hohem Grade unwahrscheinlich, dass die Eingabe in der Kanzlei verloren gegangen sei, genügt dazu nicht (ZAK 1985 S. 130). Da das kantonale Arbeitsamt im vorliegenden Fall nichts vorbringt, das gegen die sich zunächst zugunsten der beschwerdeführenden Firma auswirkende Vermutung spricht, ist von der Richtigkeit ihrer Darstellung auszugehen, was zur Gutheissung der Verwaltungsgerichtsbeschwerde führt.“ (sottolineature del redattore)
2.2. Per l'art. 41 LPGA, applicabile alla procedura di ricorso in virtù del rinvio di cui all'art. 60 cpv. 2 LPGA, se il richiedente o il suo rappresentante è stato impedito, senza sua colpa, di agire entro il termine stabilito, lo stesso è restituito, sempre che l'interessato lo domandi adducendone i motivi entro 30 giorni dalla cessazione dell’impedimento e compia l’atto omesso.
Per impedimento non colpevole si intende, non soltanto l'impossibilità oggettiva o la forza maggiore, ma anche l'impossibilità che risulta da circostanze personali o da un errore scusabile. Queste circostanze devono comunque essere valutate oggettivamente. In definitiva, al richiedente non deve potere essere rimproverata una negligenza (DTF 96 II 265; sentenza I 393/01 del 21 novembre 2001; Kieser, ATSG-Kommentar, Zurigo-Basilea-Ginevra, 2.a edizione, 2009, N. 4 ad art. 41; Kieser, Das Verwaltungsverfahren in der Sozialversicherung, 1999, pag. 170s.; Kölz/Häner, Ver-waltungsverfahren und Verwaltungsrechtspflege des Bundes, 1998, N. 151). La giurisprudenza ammette che il decesso, una grave malattia contratta improvvisamente, in particolare una patologia seria insorta quando il termine sta per scadere, la degenza in ospedale possano costituire un impedimento non colposo. Non basta però che l'interessato medesimo sia stato impedito di agire entro il termine stabilito, lo stesso dovendo oltre a ciò essere pure stato impossibilitato ad incaricare un terzo di compiere gli atti di procedura necessari (RDAT II-1999 n. 8, p. 32; DTF 119 II 86, 112 V 255; cfr. pure sentenza K 34/03 del 2 luglio 2003).
Deve ancora essere sottolineato che l'istituto della restituzione in intero costituisce un rimedio di carattere straordinario che incide profondamente nella sicurezza del diritto, per cui occorre valutare l'adempimento dei requisiti con rigore e seguire criteri restrittivi (sentenza K 34/03 del 2 luglio 2003).
2.3. Nel caso di specie l’istante sostiene di non aver ricevuto la decisione su opposizione del 5 giugno 2009 della Cassa CO 1 e chiede di poter beneficiare della restituzione del lasso dei termini, essendo venuta a conoscenza dell’esistenza della predetta decisione solo con lo scritto del 4 settembre 2009 dell’amministrazione (cfr. consid. 1.6; doc. A1) ed avendone preso visione unicamente presso questo Tribunale dopo che la Cassa ne ha prodotto una copia in sede di risposta di causa (doc. XIII).
2.4. Dagli atti prodotti dalle parti emerge che il 5 giugno 2009 il _ della Cassa CO 1 ha trasmesso dall’Ufficio postale di _ 15 raccomandate portanti i numeri da _ a _, tra cui, in quarta posizione (e dunque, logicamente, portante il numero _) uno scritto indirizzato alla “RI 1” di “_” (doc. 2).
L’istante afferma che questo scritto non è mai giunto.
Lo stesso giorno, ossia il 5 giugno 2009, il _ della Cassa CO 1 ha trasmesso all’RI 1, sempre dall’Ufficio postale di _, due decisioni di tassazione d’ufficio relative ai periodi 1.09.2008-30.09.2008 (doc. 11/B1), rispettivamente 1.10.2008-31.10.2008 (doc. 12/B2). Le raccomandate portano i numeri _ (allegato al doc. 11/B1), rispettivamente _ (allegato al doc. 12/B2).
RI 1 ha confermato di aver ricevuto questi due scritti (doc. IV).
Dal “Track & Trace” della posta risulta che tutti e tre gli invii sono stati impostati alle 20.31 del 5 giugno 2009 al Centro Logistico di _, che l’avviso nella casella postale della società è avvenuto alle 7.18 del 6 giugno 2009 e che l’8 giugno 2009 alle 9.54 le tre raccomandate sono state recapitate allo sportello (doc. 2A e doc. 13/B3).
Il 28 settembre 2009 il Servizio clienti de “_”, _, ha risposto alla richiesta del _ _ della Cassa CO 1 tendente all’accertamento del recapito della lettera n. _, allegando la documentazione “comprovante l’avvenuta consegna dietro firma dell’invio il 8 giugno 2009.” (doc. 3), e meglio l’”Invito di ritiro”.
Dall’allegata documentazione prodotta in fotocopia ma, contrariamente a quanto chiede l’istante, non necessitante di essere visionata anche in originale vista la limpidezza della medesima, risulta che il 6 giugno 2009 l’Ufficio postale di _ ha ricevuto 3 invii trasmessi all’RI 1 e tutti ritirati l’8 giugno 2009 presso il medesimo ufficio (allegato al doc. 3).
Nell’”Invito di ritiro” (cfr. allegato al doc. 3) il funzionario de “La Posta” ha indicato 3 numeri: “_” nello spazio relativo al “numero invio” delle lettere/raccomandate e “_” nello spazio inerente il “numero invio” degli atti esecutivi. Nel documento figurano pertanto precisamente i 4 numeri finali delle rispettive raccomandate trasmesse dall’amministrazione il 5 giugno 2009.
La tesi dell’istante secondo cui l’ultimo numero potrebbe essere _ si rivela di conseguenza infondata.
Sulla base della sopra citata sentenza del 26 settembre 1994 (C 94/94; cfr. consid. 2.2), occorre pertanto partire dalla presunzione che la società istante l’8 giugno 2009 ha ricevuto tre atti distinti contenenti le 3 decisioni prodotte dalle parti e meglio la decisione di tassazione d’ufficio per il periodo 01.09.2008-30.09.2008 del 5 giugno 2009 del _ della Cassa CO 1, la decisione di tassazione d’ufficio del 5 giugno 2009 per il periodo 01.10.2008-31.10.2008 del _ della Cassa CO 1 e la decisione su opposizione del 5 giugno 2009 del _ della Cassa CO 1.
L’istante, per rovesciare questa presunzione, avrebbe dovuto produrre un eventuale altro atto della Cassa del 5 giugno 2009 (cfr. sentenza C 94/94 del 26 settembre 1994).
Non avendo trasmesso alcunché, questo Tribunale deve concludere che la terza raccomandata trasmessa dalla Cassa CO 1 il 5 giugno 2009 e ritirata l’8 giugno 2009 conteneva la decisione su opposizione del 5 giugno 2009 di cui al doc. 1.
Certo, nel formulario "Invito di ritiro" il numero _ (ossia le ultime 4 cifre della raccomandata contenente la decisione su opposizione) figura nello spazio destinato all’“atto esecutivo” e non alla “lettrera (sic)/raccomandata” dove invece figurano i numeri _ delle due tassazioni d’ufficio del 5 giugno 2009. Ciò tuttavia è dovuto al fatto che non ci sarebbe stato lo spazio fisico necessario per inserire le 4 cifre della terza raccomandata nella colonna destinata al “numero invio” (cfr. allegato al doc. 3), ritenuto che già le ultime tre cifre della seconda raccomandata debordano nella colonna destinata all’indicazione dell’”Ufficio d’impostazione, per rimborsi anche il mittente”. La questione del resto non merita ulteriore approfondimento giacché se si volesse, per ipotesi di lavoro, ritenere che in realtà il terzo numero si riferiva ad un atto esecutivo, sarebbe comunque spettato all’istante produrre questo atto per rovesciare la presunzione del contenuto della terza raccomandata (cfr. sentenza del 26 settembre 1994 (C 94/94).
L’ipotesi, sollevata dalla società, di un possibile errore del postino che avrebbe potuto ritenere la presenza di due sole raccomandate poiché il primo numero è indicato nel seguente modo: “_”, ciò che potrebbe far pensare ad un solo atto, oltre a non essere verosimile, vista l’esperienza e la serietà dei funzionari postali, è comunque smentita dalla stessa documentazione prodotta dall’istante, e meglio dal “Track & Trace”, dove per entrambe le raccomandate è stato registrato il singolo recapito in base ai rispettivi numeri (doc. 13/B3).
Per cui anche la tesi dello smarrimento della raccomandata contenente la decisione su opposizione del 5 giugno 2009 da parte della Posta non trova conferma.
2.5. La società, a comprova della mancata ricezione della raccomandata litigiosa, fa valere la sua buona fede giacché, dopo aver inoltrato l’opposizione ed aver chiesto di essere sentita, ha atteso invano la convocazione per l’udienza ed è rimasta sorpresa dalla diffida notificatale 13 agosto 2009.
Il principio generale della buona fede, sancito dall’art. 9 Cost., permette al cittadino di esigere che l'autorità rispetti le proprie promesse e che essa eviti di contraddirsi. Così un'informazione o una decisione erronea possono obbligare l'amministrazione a consentire ad un assicurato un vantaggio contrario alla legge.
Tuttavia, secondo la giurisprudenza, di regola un'informazione erronea è vincolante quando l'autorità, intervenendo in una situazione concreta nei confronti di persone determinate, era competente a rilasciarla, il cittadino non poteva riconoscerne l'inesattezza e, sempre che l'ordinamento legale non sia mutato nel frattempo, fidandosi dell'informazione ricevuta egli abbia preso delle disposizioni non reversibili senza pregiudizio (DTF 127 I 36 consid. 3a, 126 II 387 consid. 3a; RAMI 2000 no. KV 126 pag. 223, no. KV 133 pag. 291 consid. 2a; cfr., riguardo al previgente art. 4 cpv. 1 vCost., la cui giurisprudenza si applica anche alla nuova norma, DTF 121 V 66 consid. 2a e sentenze ivi citate).
In concreto l’istante non fa valere un’informazione errata o una mancanza di informazione da parte della Cassa. Per cui manca già di primo acchito un presupposto per poter far valere la propria buona fede.
2.6. Alla luce di quanto sopra esposto questo Tribunale deve concludere che l’8 giugno 2009 ad RI 1 è stata notificata anche la decisione su opposizione del 5 giugno 2009 emessa dalla Cassa CO 1.
L’edizione, da parte della Posta, dell’originale dell’”Invito di ritiro” di cui al doc. 3 è superflua vista la nitidezza della fotocopia che non lascia alcun dubbio circa le iscrizioni ivi riportate. Anche la richiesta di sentire quale teste _, moglie del direttore della società e che quel giorno si è recata in posta per ritirare la corrispondenza, va respinta, giacché la notifica della raccomandata in esame, alla luce di quanto sopra esposto, non fa alcun dubbio. Ulteriori accertamenti presso la Posta si appalesano quindi come superflui.