Decision ID: b1cd10c3-ea93-558f-aaa7-ea9bc8f0a295
Year: 2001
Language: it
Court: TI_TCAS
Chamber: TI_TCAS_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: social_law

ritenuto,
in fatto
1.1. La _ (di seguito _), con sede a _a, è stata iscritta a Registro di Commercio il _ 1896 (cfr. doc. _).
Lo scopo sociale consisteva nella gestione di un'officina idraulica per lavori di lattoniere, ecc. (cfr. doc. _).
_ ha ricoperto la carica di amministratrice unica della società dal 7 maggio 1998 sino alla dichiarazione di fallimento, con diritto di firma individuale (cfr. doc. _).
La ditta _ è stata affiliata alla Cassa di compensazione _ in qualità di datrice di lavoro dal 1° gennaio 1948.
Con decreto del 1° dicembre 1999, la Pretura del Distretto di _ ha dichiarato l'apertura del fallimento (cfr. doc. _).
La Cassa ha insinuato all'UEF di _ il proprio credito di fr. 58'014.70 per contributi paritetici insoluti per gli anni 1998 e 1999, dopo regolare controllo del datore di lavoro (cfr. doc. _).
In data 8 maggio 2000, l'UEF ha rilasciato un attestato di carenza beni per l'intero importo scoperto (cfr. doc. _).
1.2. Costatato di aver subito un danno, il 28 novembre 2000 la Cassa ha emesso nei confronti di _ una decisione di risarcimento danni ex art. 52 LAVS per fr. 28'576.05 concernente i contributi paritetici AVS/AI/IPG/AD/AF non versati nel 1998 e 1999 esigibili prima della dichiarazione di fallimento (cfr. doc. _).
1.3. Con opposizione 27 dicembre 2000, _, respinge l'addebito di intenzionalità e grave negligenza, adducendo:
"
Con la presente, mi permetto, in modo cortese ed educato di rifiutare nel modo più tassativo le pretese da lei richieste di risarcimento di fr. 28'576.05 verso la mia persona.
Vi ricordo che la ditta _ della quale non sono ne proprietaria e neppure azionista, tutte le attività di amministrazione venivano svolte dal sig. _.
Inoltro regolare opposizione nei termini di legge assegnatomi, invitandovi a presentarmi tutti i conteggi annuali e le relative schede entrate uscite, allo scopo di verificare i contributi degli impiegati, e del datore di lavoro, ed i contributi alla cassa familiare. Solo dopo la ricezione e il controllo di questi documenti, potrò proporre un ev. piano di pagamento." (Doc. _)
1.4. Con petizione 31 gennaio 2001, la Cassa ha postulato la condanna di _ al risarcimento di fr. 28'576.05, in quanto la convenuta non avrebbe ottemperato agli obblighi di diligenza e vigilanza. La Cassa ha inoltre argomentato come segue:
"
(...)
b) Con la presente petizione l'attrice fa valere un danno di fr. 28'576,05 per i contributi degli anni 1998 e 1999 (allegato _).
Tale importo è così composto:
‐ fr. 21'382,65 contributi AVS/AI/IPG e AD non pagati
‐ fr. 4'987,85 contributi AF non pagati
‐ fr. 290,60 spese amministrative
‐ fr. 420.00 tasse di diffida
‐ fr. 1'494,95 interessi di mora
fr. 28'576,05 totale (v. allegato _)
Va rilevato che gli interessi di mora, sono stati calcolati unicamente in relazione ai contributi AVS/AI/IPG e AD scoperti.
c) La richiesta di risarcimento danni si limita ai contributi divenuti esigibili prima della dichiarazione di fallimento, calcolati sulla base degli estratti conto del 4 febbraio 2000 (allegati _ e _). Per il calcolo del danno sono in effetti stati considerati il secondo, il terzo e il quarto trimestre del 1998, compresa la revisione del 14 ottobre 1998 (allegato _) nonché il primo, il secondo e il terzo trimestre del 1999 (allegato _), i quali, malgrado i richiami e le esecuzioni, non sono stati pagati. Dallo scoperto totale di fr. 58'014,70 (allegati _ e _) sono pertanto stati dedotti i contributi non più esigibili essendo stato dichiarato il fallimento, per cui la richiesta di risarcimento danni si limita a fr. 28'576,05.
(...)
b) Con il ripetuto mancato pagamento dei contributi sociali, la _ ha violato prescrizioni di legge, in particolare gli art. 14 cpv. 1 LAVS e 34 e ss OAVS.
Atteso che ogni datore di lavoro è tenuto a conoscere tali disposizioni, nel caso di mancato ossequio delle stesse, si può perlomeno parlare di una negligenza grave (DTF 111 V 173, consid. 2; 108 V 186 e ss).
Il danno subìto dalla cassa di compensazione è la diretta conseguenza di questo comportamento.
Risulta pure dagli allegati che sin dal 1996 i contributi potevano essere incassati solo dopo diffide ed esecuzioni (allegato _).
Per lungo tempo dunque la _ non ha ossequiato dovutamente alle disposizioni di legge. Grave appare pure la circostanza che sono stati trattenuti e non riversati alla cassa di compensazione, i contributi degli impiegati (allegato _).
Allorquando la lesione delle prescrizioni assume tali proporzioni, raramente vi è spazio per motivi di giustificazione o discolpa.
Né d'altro canto la convenuta ha mai fatto parte alla cassa di compensazione dell'eventuale esistenza di motivazioni serie per tale modo di agire.
Neanche l'opposizione, nella quale viene fatto un vago accenno al fatto che le attività di amministrazione della ditta venivano effettuate dal signor _ e non dall'amministratrice unica iscritta a RC qui convenuta, presenta dei seri motivi di giustificazione e discolpa.
(...)
b) _ è stata amministratrice unica con diritto di firma individuale della _ dal 7 maggio 1998 (allegato _).
Per inciso va detto che il signor _ è uscito dal Consiglio d'Amministrazione della ditta in data 2 novembre 1990 (allegato _).
La convenuta ha dunque rivestito una carica dirigenziale in una società dalle strutture amministrative sicuramente chiare e di proporzioni facilmente sorvegliabili.
(...)
Ritenuto quanto suesposto, il comportamento lesivo delle prescrizioni può sicuramente essere imputato quale proprio alla convenuta, alla quale si può, ponendo mente anche al lungo periodo per il quale i contributi sociali sono rimasti impagati, sicuramente rimproverare una negligenza grave nell'espletamento della propria funzione.
Il fatto che per tutto il tempo in cui i contributi non sono stati pagati, la convenuta sia stata amministratrice unica della fallita rende il suo comportamento causale all'insorgere dei contributi scoperti" (Doc. _
1.5. Con osservazioni 9 febbraio 2001, la cassa ha osservato:
"
mi riferisco alla pratica citata a margine e in particolar modo alla petizione 31.1.2001 e le comunico che purtroppo per una svista di cancelleria dell'attrice lo scritto 10.1.2001, versato agli atti quale allegato 6, con il quale veniva respinta l'opposizione 27 dicembre u.s. della convenuta, non è mai stato inviato a quest'ultima.
Atteso che una presa di posizione sull'opposizione non è formalmente prevista dalla legge, la prego di voler gentilmente semplicemente togliere dai documenti prodotti tale lettera." (Doc. _)
1.6. Nonostante i solleciti del TCA, la convenuta _ non ha presentato l'allegato di risposta (cfr. doc. _)

in diritto
In ordine
2.1. La presente vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico ai sensi degli articoli 26c cpv. 2 della Legge organica giudiziaria civile e penale e 2 cpv. 1 della Legge di procedura per le cause davanti al Tribunale delle assicurazioni (cfr. STFA del 26 ottobre 1999 nella causa D.C., I 623/98; STFA del 22 dicembre 2000 nella causa G.H., H 304/99).
Nel merito
2.2. In virtù dell'art. 52 LAVS "il datore di lavoro deve risarcire alla cassa di compensazione i danni da lui causati violando, intenzionalmente o per negligenza grave, le prescrizioni".
I presupposti dell'obbligo di risarcimento sono quindi l'esistenza di un danno, la violazione delle prescrizioni vigenti in materia di contributi paritetici, da parte del datore di lavoro, e l'intenzionalità o la negligenza grave.
Nell’ipotesi in cui il datore di lavoro è una persona giuridica, che è stata sciolta allorché la pretesa viene fatta valere, possono essere convenuti, in via sussidiaria, i suoi organi responsabili (DTF 123 V 15 consid. 5b con riferimenti).
Sussidiarietà significa che la cassa di compensazione deve innanzitutto rivolgersi al datore di lavoro. Solo nel caso in cui il datore di lavoro non può far fronte al suo obbligo contributivo la cassa di compensazione può agire sussidiariamente e direttamente contro i suoi organi. Generalmente questo è il caso in cui la cassa accusa un danno a seguito del fallimento della società datrice di lavoro (Nussbaumer, Die Haftung des Verwaltungsrates nach Art. 52 AHVG, in AJP/PJA 1996 pag. 107.; Frésard, Les développements récents de la jurisprudence du Tribunal fédéral des assurances relative à la responsabilité de l’employeur selon l’art. 52 LAVS, in RSA 1991, no. 2 pag. 163).
In questo contesto si situa anche il rilascio dell’attestato di carenza beni definitivo in una procedura di esecuzione in via di pignoramento. Tale documento attesta ufficialmente, oltre al mancato adempimento all’obbligo di versare i contributi, l’insolvibilità del datore di lavoro. Quindi alla Cassa è lecito richiedere il risarcimento ex art. 52 LAVS agli organi anche se la società esiste giuridicamente (cfr. RCC 1988 pag. 137 consid. 3c). Per questo, dalla notifica di tale atto, non vi è motivo per non iniziare una procedura di risarcimento contro i suoi organi sussidiariamente responsabili (RCC 1988 pag. 137 consid. 3c, confermato in RCC 1991 pag. 135 consid. 2a; cfr. critica in M. Kunz, Die Schadenersatzplicht des Arbeitsgebers in der AHV, Diss. Winterthur 1989 pag. 63).
2.3. Si ha un danno ai sensi dell'art. 52 LAVS ogni qualvolta dei contributi paritetici legalmente dovuti all'AVS sfuggono a questa assicurazione. Il danno subentra allorquando questi contributi non possono essere riscossi per motivi di diritto o di fatto. Questo per intervenuta perenzione ai sensi dell’art. 16 cpv. 1 LAVS o per insolvenza del datore di lavoro ( cfr. Nussbaumer, AJP/PJA 1996 pag. 1076; DTF 123 V 15, 16, consid. 5b). L'ammontare del danno corrisponde a quello dei contributi che il datore di lavoro avrebbe dovuto versare (DTF 98 V 26 = RCC 1972 pag. 687; Frésard, La responsabilité de l’employeur pour le non-paiement de cotisations d’assurances sociales selon l’art. 52 LAVS, in RSA 1987, no. 10, pag. 9).
Costituiscono elementi del danno risarcibile, tra l’altro, i contributi AVS/AI/IPG, sia per la parte del salariato che quella del datore di lavoro (Pratique VSI 1994 pag. 104); i contributi della disoccupazione; i contributi dovuti all’assicurazione cantonale degli assegni familiari, le spese di amministrazione ; le spese esecutive, gli interessi moratori (cfr. la giurisprudenza citata in Trisconi-Rossetti, L’azione di risarcimento danni della Cassa di compensazione AVS/AI/IPG nei confronti del datore di lavoro ex art. 52 LAVS, RDAT II 1995 pag. 369 s).
Nell'evenienza concreta, dagli specchietti concernenti l'evoluzione del debito contributivo (cfr. doc. _), dagli estratti conto dei contributi e dai quaderni dei salari (cfr. doc. _), risulta chiaramente l'importo dei contributi non saldati di fr. 58'014.70.
Essendo stato dichiarato il fallimento il 1° dicembre 1999, il danno imputabile alla convenuta comprende unicamente i contributi esigibili prima della dichiarazione di fallimento (cfr. doc. _). Come correttamente stabilito dalla Cassa il danno ammonta a dunque a fr. 28'576.05 (cfr. consid. 1.4.).
2.4. Per definizione, il danno considerato dall'art. 52 LAVS è quello derivante da un atto o da un'omissione in relazione ai compiti che la legge attribuisce al datore di lavoro, segnatamente in materia di versamento dei contributi (Pratique VSI 1994 pag. 99, consid. 5a). Le prescrizioni cui fa riferimento l'art. 52 LAVS sono innanzitutto quelle contenute nella LAVS medesima e nelle sue disposizioni di esecuzione: in particolare le norme concernenti l'obbligo di pagare i contributi, il calcolo degli stessi dovuti sul reddito di un'attività salariata, il prelevamento dei contributi dei salariati, l'obbligo di allestire i relativi conteggi: sono queste le disposizioni in senso stretto (art, 14 cpv. 1 LAVS, art. 34ss OAVS; cfr. RCC 1985, pag. 607 consid. 5a).
L’obbligo di conteggiare e versare i contributi da parte del datore di lavoro è un compito di diritto pubblico (Pratique VSI 1994 pag. 108 consid. 7a con riferimenti) ed il venire meno a questo compito costituisce una violazione di prescrizioni ai sensi dell’art. 52 LAVS e comporta il risarcimento integrale del danno (Pratique VSI 1993 pag. 84 consid. 2a, DTF 111 V 173 consid. 2; DTF 108 V 186 consid. 1a; 192 consid. 2a; RCC 1985 p. 646 consid. 3a, 650 consid. 2).
Inoltre - anche se ciò non è esplicitamente menzionato nella legge - il datore di lavoro deve preoccuparsi dei contributi paritetici dei quali egli è tenuto ad assumere il prelevamento e la trasmissione alla Cassa con tutta la necessaria attenzione richiesta. Ne consegue che se egli è causa della propria insolvenza nei confronti della Cassa, egli può essere reso responsabile ai sensi dell'art. 52 LAVS, anche se non ha violato una prescrizione specifica della LAVS (RCC 1985, pag. 608 consid. 5b).
2.5. La Cassa di compensazione che constata di aver subito un danno in seguito alla non osservanza delle prescrizioni (ad es. dell'art. 14 LAVS, relativo all'obbligo di dedurre da ogni paga i contributi e di versarli periodicamente alla cassa, rispettivamente degli art. 34 e ss. OAVS relativi ai modi di conteggio e di pagamento dei contributi) può presumere che il datore di lavoro ha violato le prescrizioni intenzionalmente o almeno per grave negligenza e quindi può procedere contro di lui.
Incombe allora al datore di lavoro di far valere e provare validi motivi di giustificazione e di discolpa, idonei cioè ad escludere una violazione intenzionale o per negligenza grave delle prescrizioni, rispettivamente idonei a giustificarla in base a circostanze speciali (DTF 108 V 187; SVR 1995 AHV Nr. 70 pag. 213).
È quindi possibile che, procrastinando il pagamento dei contributi, il datore di lavoro riesca a salvaguardare l’esistenza della ditta, ad esempio nell’ipotesi di difficoltà passeggere di liquidità.
Affinché un simile comportamento non comporti l’applicazione dell’art. 52 LAVS, occorre che il datore di lavoro, nell’istante in cui decide, abbia seri e oggettivi motivi di ritenere che gli sarà possibile solvere i contributi entro un termine ragionevole (DTF 108 V 188; RCC 1992 pag. 261 consid. 4b; RCC 1985 p. 604 consid. 3a).
L’obbligo del datore di lavoro e dei suoi organi responsabili di risarcire il danno alla Cassa sarà negato, e di conseguenza decadrà, se questi reca e prova motivi di giustificazione, rispettivamente di discolpa (DTF 108 V 187 consid.
1b; Knus, op. cit., pag. 54, Frésard, op. cit., RSA 1987, pag. 7).
2.6. Ai sensi della giurisprudenza del TFA si deve ammettere una negligenza grave del datore di lavoro quando questi abbia trascurato di fare quanto doveva apparire importante a qualsiasi persona ragionevolmente posta nella stessa situazione.
La misura della diligenza richiesta viene apprezzata secondo il dovere di diligenza che si può e si deve generalmente esigere, in materia di gestione, da un datore di lavoro della stessa categoria di quella a cui appartiene l’interessato ( RCC 1988 pag. 634 consid. 5a; DTF 112 V 159 consid. 4 con riferimenti; M. Knus, op. cit., p. 53). Questo dovere risulta accresciuto quando si tratta di un amministratore unico; egli deve dare prova di tutta la diligenza necessaria alla corretta gestione degli affari sociali non essendo sufficiente l'ossequio della diligentia quam in suis (DTF 112 V 3 consid. 2b; cfr. anche DTF 122 III 198 consid. 3a). Egli deve conservare un assoluto controllo sugli affari importanti della ditta, essendo segnatamente suo preciso dovere vigilare affinché i contributi vengano regolarmente versati. Occorre però esaminare se speciali circostanze legittimavano il datore di lavoro a non versare i contributi o potevano scusarlo dal provvedervi ( DTF 121 V 244 consid. 4b; 108 V consid. 1b e 193 consid.2b)
2.7. _ ha ricoperto la carica di amministratrice unica della società dal 7 maggio 1998 sino alla dichiarazione di fallimento, con diritto di firma individuale (cfr. doc. _).
Con opposizione 27 dicembre 2000, _ respinge l'addebito di intenzionalità e grave negligenza. La convenuta sostiene che ad occuparsi della gestione della _ era esclusivamente _.
Va sottolineato che la convenuta non ha inoltrato l'allegato di risposta (cfr. consid. 1.6)
Innanzitutto va precisato che, secondo costante giurisprudenza (cfr. STCA 14 giugno 1995 nella causa G.C.; inc. _), la responsabilità del datore di lavoro ai sensi dell'art. 52 LAVS non è in relazione alla gestione della società per se stessa, né a eventuali cause di un fallimento.
Accettando il mandato di amministratrice unica della _, _ ha assunto tutti gli oneri che da tale funzione derivano (STFA non pubblicata del 5 aprile 2001, nella causa A., H 436/00, consid. 3b).
La responsabilità per il corretto adempimento degli oneri assicurativi nonché la diligenza necessaria alla corretta gestione degli affari sociali non incombeva quindi, eventualmente, solo a _, bensì anche, e soprattutto, all'amministratrice unica _, trattandosi di attribuzioni inalienabili nel senso dell'art. 716a cpv. 1 cifra 5 CO (cfr. STFA del 13 novembre 2000 non pubblicata nella causa F.S., consid. 4b, H 238/98). In caso contrario si finirebbe per legittimare la figura "dell'uomo di paglia" (cfr. STFA non pubblicata del 29 maggio 1995 nella causa A.C., consid. 3b, H 294/94).
Nella presente fattispecie le argomentazioni sollevate dalla convenuta non sono sufficienti per liberarla della responsabilità ex art. 52 LAVS.
In particolare _ non ha minimamente provato di essere stata impedita di raccogliere informazioni in merito al pagamento dei contributi sociali né ha indicato come e quando ella avrebbe effettuato le verifiche in merito al regolare pagamento dei contributi sociali (ad esempio interpellando direttamente la Cassa ). La convenuta si è limitata a dire che
"tutte le attività di amministrazione venivano svolte dal sig. _ "
.
Tutto ciò non è sufficiente.
La convenuta, in violazione degli obblighi che le derivano dalla carica di amministratrice unica di una società anonima, non ha svolto un sufficiente controllo.
Come ricorda la costante giurisprudenza federale, ad ogni amministratore spetta ai sensi dell’art. 716a cpv. 1 cifra 5 CO “l’alta vigilanza sulle persone incaricate della gestione, in particolare per quanto concerne l’osservanza della legge, dello statuto, dei regolamenti e delle istruzioni “.
Pertanto deve, di principio, informarsi periodicamente dell’andamento dell’azienda ed in particolare sugli affari principali, richiedendo rapporti dettagliati, studiandoli attentamente, cercando di chiarire errori ed agendo per correggere irregolarità. Se, dalle informazioni raccolte, sorge il sospetto di una gestione scorretta o negligente da parte di chi ha ottenuto la delega gestionale, l’organo deve intervenire affinché le prescrizioni siano rispettate(DTF 114 V 219, consid. 4a = RCC 1989, pag. 1116, consid. 4a e STFA non pubblicata del 25 luglio 1991 in re V.E. cfr. anche STFA non pubblicata del 29 agosto 1997 in re G.M.). Segnatamente è suo preciso dovere vigilare affinché i contributi vengano regolarmente versati (DTF 108 V 202 consid.
3a; Frésard, Les développements récent de la jurisprudence du Tribunal fédéral des assurances relative à la responsabilité del l’employeur selon l’art. 52 LAVS, RSA 1991, pag. 165).
Secondo la nostra Massima istanza, egli deve rassegnare le proprie dimissioni dal CdA se, nonostante le sue sollecitazioni, i contributi paritetici rimangono impagati (cfr. STFA inedita del 21.12.1993 in re M.T.S. e STFA inedita del 15.12.1993 in re L.N.).
Se non ha adempiuto i suoi obblighi con la dovuta diligenza che, secondo la giurisprudenza, va oltre la prudenza che è d’uso osservare nei propri affari (STFA del 29 maggio 1995 nella causa A. C. p. 6; DTF 99 II 179; STFA non pubbl. del 19 maggio 1995 nella causa M. D), il membro del Consiglio di amministrazione sarà ritenuto responsabile del danno.
Per quanto attiene alla presunta ed esclusiva colpa di _ a, si ricorda in questo contesto che l'art. 759 cpv. 1 CO non è applicabile nell'ambito della responsabilità ai sensi dell'art. 52 LAVS per giustificare una riduzione del risarcimento in relazione con la gravità dell'errore commesso dal responsabile (cfr. Pratique VSI 1996, pag 306, citata in STFA del 13 novembre 2000 non pubblicata nella causa F.S., consid. 4b, H 238/98).
Questo TCA rileva comunque che la Cassa non ha svolto nessuna indagine per verificare se _ ha eventualmente agito come organo di fatto anche dopo le dimissioni nel 1990.
A prescindere dall'esistenza o meno degli elementi per convenire in giudizio _, va comunque ricordato che, secondo la giurisprudenza del TFA, alla cassa di compensazione spetta per legge un’ampia facoltà di decidere, nel caso di solidarietà tra più debitori, se convenire in giudizio tutti i debitori o soltanto uno o solo alcuni di essi. Qualora la Cassa omette di procedere contro uno di loro, nessun’altra autorità può sostituirsi ad essa ed agire al suo posto (DTF 108 V 195 consid. 3). In tal senso, dunque il TCA non può intervenire.
Il presunto comportamento avuto da _ non giustifica comunque la passività di _. Ella non ha adempiuto ai suoi obblighi con la dovuta diligenza che, secondo la giurisprudenza, va oltre la prudenza che è d’uso osservare nei propri affari (STFA del 29 maggio 1995 nella causa A. C. p. 6; DTF 99 II 179). Se avesse subito agito con determinazione, uscendo dalla società per tempo, avrebbe certamente evitato di trovarsi in una simile situazione. Se è vero che l'amministratore unico può delegare compiti - tra cui anche quello di curare che i contributi vengano pagati -, è pur vero che la delega non lo esime dal vigilare affinché le funzioni delegate siano effettivamente svolte (cfr. STFA non pubblicata del 5 aprile 2001, nella causa A., H 436/00, consid. 3b).
In sostanza, il disinteresse mostrato da _ ne determina la sua responsabilità ex art. 52 LAVS. La convenuta ha omesso di compiere quanto doveva apparire importante a qualsiasi persona ragionevole nell'ambito delle incombenze riconducibili alla funzione di amministratrice unica di una società anonima. Ella ha omesso di verificare se i contributi sociali fossero stati pagati. Questa omissione costituisce una grave violazione del suo dovere di diligenza (cfr. RCC 1992, pag. 269),
doveri che risultano accresciuti quando si tratti, come in concreto, di un'amministratrice unica (
STFA non pubblicata del 5 aprile 2001, nella causa A., H 436/00, consid. 3b;
DTF 112 V 3 consid. 2b; cfr. anche DTF 122 III 198 consid. 3a).