Decision ID: 8b20845c-6aa5-539d-b824-61a68fda70ac
Year: 2018
Language: it
Court: TI_TCAS
Chamber: TI_TCAS_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: social_law

ritenuto, in fatto
1.1. Con decisione su opposizione del 12 luglio 2017 la Cassa CO 1 (in seguito: la Cassa) ha confermato la precedente decisione del 27 maggio 2015 (cfr. doc. 58) con la quale ha negato a RI 1, annunciatosi per il collocamento il 9 aprile 2015, il diritto a beneficiare di indennità di disoccupazione, in quanto, da una parte, l’assicurato non risiede in Svizzera, dall’altra, deve essere considerato un vero frontaliere (cfr. doc. B).
1.2. Contro questa decisione l’assicurato, rappresentato dall’avv. RA 1, ha inoltrato un tempestivo ricorso al TCA, chiedendo il riconoscimento delle indennità di disoccupazione dal 1° aprile 2015 al 31 maggio 2016.
A sostegno della propria pretesa ricorsuale la parte ricorrente ha segnatamente addotto che RI 1, dottore in farmacia che lavora da vent’anni in Svizzera ricoprendo posizioni dirigenziali presso alcune rinomate aziende farmaceutiche attive nel Cantone Ticino, nel periodo determinante aveva il centro dei suoi interessi a _, dove si sarebbe poi trasferita anche la sua famiglia, costituita dalla moglie e da due figli, compatibilmente con le scadenze scolastiche e la fine dell’attività lavorativa della moglie.
Il patrocinatore dell’insorgente ha inoltre rilevato, da un lato, che oggettivamente quest’ultimo ha risieduto stabilmente a _ da quando si è trasferito in Svizzera e ha richiesto il permesso B UE/AELS, ma che dalla fine del mese di giugno 2016, a causa delle nuove esigenze professionali che lo portano all’estero, non vive più stabilmente in Svizzera, beneficiando di un permesso per frontalieri G UE/AELS.
Dall’altro, che soggettivamente l’assicurato ha deciso nel 2013 di spostare il suo centro esistenziale, sia personale che professionale, in Ticino e di spostare in seguito anche il resto della sua famiglia.
La parte ricorrente ha pure evidenziato che in ragione del suo trasferimento in Svizzera e della sua parallela partenza dall’Italia RI 1 ha notificato all’Autorità italiana la sua residenza svizzera ed è quindi stato iscritto all’Anagrafe degli italiani residenti all’estero.
Al riguardo è stato precisato che, dal punto di vista del soggiorno e di riflesso delle assicurazioni sociali, l’insorgente per lo Stato italiano è un residente svizzero e di conseguenza egli non poteva chiedere le prestazioni d’assicurazioni alla disoccupazione italiana (cfr. doc. I).
1.3. Nella sua risposta del 5 ottobre 2017 la Cassa propone di respingere il ricorso e rileva in particolare:
" (...)
Nel caso in questione, per quale motivo il sig. RI 1, il quale sottolinea che da oltre vent’anni lavora in Svizzera con posizioni di rilievo, non si è mai trasferito in Ticino con la sua famiglia? Non si intende giudicare l’impegno del Sig. RI 1 nell’ambito lavorativo, così come le sue conoscenze del campo farmaceutico ticinese, così come affermato anche dal farmacista cantonale Dr. _. Tuttavia la famiglia abita a _ in Italia in una casa di proprietà, che facilmente raggiunge regolarmente nei fine settimana. Afferma altresì, che da momento del licenziamento dalla _, egli riesce a raggiungere la famiglia ancora più frequentemente. La famiglia non è sicuramente l’unico argomento, ma è l’elemento principale e fondamentale nella vita privata di una persona. Il centro d’interessi è definito da tutto quanto è collegato alla vita familiare e questo, nel caso specifico, risulta essere in Italia. Anche la situazione abitativa può risultare precaria, dal momento in cui moglie e figli abitano in un’abitazione di proprietà a soli 40 km dal monolocale affittato al Sig. RI 1, per il quale paga un affitto mensile di soli CHF 500.00. Il fatto che l’assicurato, a partire dal mese di luglio 2016, abbia abbandonato l’abitazione in Svizzera, rinunciando dunque al permesso di dimora B a causa dell’impossibilità di sostenere i costi, risulta essere un fattore determinante per comprovare l’effettiva residenza in Italia.
(...) Si evidenzia altresì che è stato proprio l’assicurato a dichiarare ufficialmente e chiaramente, con lettera del 19 maggio 2015, che la durata settimanale del soggiorno in Ticino era regolarmente di 5 giorni in quanto rientrava presso la famiglia a Varese nei fine settimana (sabato e domenica). (...)” (Doc. III)
1.4. Il 23 ottobre 2017 l’avv. RA 1 ha indicato, quale ulteriore mezzo di prova, il richiamo dall’Ufficio regionale di collocamento dell’intero incarto del ricorrente, specificando che lo stesso è importante per determinare il suo comportamento immediatamente dopo la fine del rapporto di lavoro, sia durante la pendenza della domanda di prestazioni LADI, nonché è utile per chiarire la questione della residenza dell’assicurato (cfr. doc. V).
1.5. Copia del doc. V è stata trasmessa per conoscenza alla parte ricorrente (cfr. doc. VI).

in diritto
2.1. Oggetto della presente vertenza è la questione di sapere se il ricorrente abbia diritto oppure no a indennità di disoccupazione per il lasso di tempo aprile 2015 – maggio 2016.
Uno dei presupposti da adempiere per avere diritto alle prestazioni dell’assicurazione contro la disoccupazione è la residenza in Svizzera (cfr. art. 8 cpv. 1 lett. c LADI).
L'art. 12 LADI precisa che "in deroga all'articolo 13 LPGA, gli stranieri senza permesso di domicilio sono considerati residenti in Svizzera, fintanto che vi dimorano in virtù di un permesso di dimora per l'esercizio di un'attività lucrativa o in virtù di un permesso stagionale".
Questo concetto di residenza, basato sul principio del divieto di esportazione di prestazioni, esige una residenza effettiva in Svizzera, così come l'intenzione di conservarla durante un certo periodo e di farne, durante questo tempo, il centro delle proprie relazioni personali. In tal senso, la presenza di sole relazioni professionali, ancorché molto intense, con la Svizzera non sono sufficienti. La nozione di residenza secondo la LADI ha un carattere autonomo e si distingue sia dal domicilio civile (art. 13 cpv. 1 LPGA e 23 CC) sia dalla dimora abituale (art. 13 cpv. 2 LPGA) sia ancora dal domicilio secondo la legislazione sugli stranieri (DTF 125 V 465 consid. 2a pag. 466 seg.). Determinanti ai fini del giudizi sono gli aspetti oggettivi e non quelli soggettivi, segnatamente l'intenzione della persona assicurata (sentenza 8C_60/2016 del 9 agosto 2016 consid. 2.4.2; STF 8C_186/2017 del 1° settembre 2017).
In una sentenza 8C_592/2015 del 23 novembre 2015, massimata in RtiD II-2016 N. 63 pag. 309, il Tribunale federale, confermando la sentenza del TCA (cfr. qui sotto al consid. 2.3.), ha sottolineato che “è peraltro anche più probabile che il centro dei propri interessi fosse in Italia, presso la di lui coniuge, ove disponeva di un’abitazione più spaziosa e non in Svizzera” dove viveva in un bilocale con il figlio.
In una sentenza pubblicata in DLA 2016 n° 10 pag. 227 il Tribunale federale ha ribadito che l’articolo 8 LADI stabilisce che per aver diritto alle indennità di disoccupazione un assicurato deve risiedere in Svizzera (cpv. 1 lett. c). Questa condizione vale anche per i cittadini svizzeri residenti in uno Stato dell’UE. In tal caso si applicano anche l’ALC e il Regolamento n. 883/2004, benché il diritto comunitario non specifichi la questione del domicilio e lasci che siano le legislazioni nazionali a farlo. Se, come nel presente caso, l’assicurato non risiede in Svizzera e non soddisfa quindi il presupposto di cui all’articolo 8 capoverso 1 lettera c LADI, la competenza sulle prestazioni non è dunque della Confederazione.
In una sentenza 8C_157/2016 del 24 marzo 2016 l’Alta Corte, dichiarando inammissibile il ricorso di un assicurato interposto contro una sentenza del TCA con la quale gli era stato negato il diritto a indennità di disoccupazione, ha evidenziato che:
" (...) la Corte in modo particolare ha concluso come la condivisione dell'appartamento di due locali e mezzo (60 m 2), di cui il conduttore è un amico, dormendo sul divano del soggiorno, quando nel fine settimana era regolare il rientro in Italia, non potesse costituire una residenza in Svizzera a norma dell'art. 8 cpv. 1 lett. c LADI (cfr. recentemente sulla tematica sentenza 8C_592/2015 del 23 novembre 2015 consid. 5), condizione essenziale per l'ottenimento delle prestazioni dell'assicurazione contro la disoccupazione.”
In una sentenza 8C_245/2016 del 19 gennaio 2017 il Tribunale federale ha negato il diritto alle indennità di disoccupazione ad un assicurato che, pur avendo il centro delle relazioni personali in Svizzera, aveva la residenza effettiva in Francia. In quell’occasione l’Alta Corte si è così espressa:
" 4.1. Les motifs exposés par la juridiction cantonale sont convaincants. Il n'est pas contesté que le recourant et sa famille entretiennent des liens privilégiés avec la Suisse, plus particulièrement à D._ où réside la mère du recourant, où sont scolarisés ses enfants et où certains membres de la famille pratiquent des activités de loisirs. Il n'en demeure pas moins que les premiers juges étaient fondés à conclure à l'absence d'un domicile en Suisse pendant la période en cause. En effet, à lui seul, l'existence d'un centre de relations personnelles à D._ n'est pas déterminant. Il faut bien plutôt accorder un poids décisif au fait que la famille résidait dans une villa sise en France. Les circonstances invoquées par l'intéressé ne suffisent pas à remettre en cause l'argumentation de la juridiction cantonale. Par ses affirmations, le recourant ne conteste d'ailleurs pas concrètement les motifs de l'arrêt entrepris, ni n'indique précisément en quoi l'autorité précédente aurait établi les faits déterminants de façon manifestement inexacte au sens de l'art. 97 al. 1 LTF.”
In una sentenza 8C_420/2017 del 21 giugno 2017 il Tribunale federale ha dichiarato manifestamente inammissibile il ricorso inoltrato contro la sentenza 38.2016.72 del 24 aprile 2017 con la quale il TCA aveva considerato un assicurato frontaliere vero, argomentando:
" (...)
che il ricorrente non si confronta con le motivazioni del Tribunale cantonale delle assicurazioni, il quale, fondandosi sugli atti al fascicolo e sulle di lui dichiarazioni, ha spiegato le ragioni per cui facesse difetto una residenza in Svizzera a norma dell'art. 8 cpv. 1 lett. c LADI,
che in modo particolare la Corte cantonale ha accertato, negando un centro delle relazioni personali in Svizzera, come il ricorrente avesse dimora in un monolocale arredato, precedentemente in albergo o da terze persone, fosse proprietario in Italia di una parte di casa, ove era domiciliata la di lui madre, e di un appartamento occupato dalla compagna e dai propri figli peraltro iscritti in scuole della Lombardia, luogo in cui vi faceva ritorno settimanalmente, nonché egli con la sua famiglia non abbia mai avuto l'intenzione di trasferirsi in Svizzera,
che il ricorrente si limita a evocare genericamente in poche righe un "dovere di genitore", corsi extra lavorativi e diplomi conseguiti in Sviz-zera, nonché asseriti rientri settimanali in Italia mai effettuati. (...)”
In una sentenza 8C_186/2017 del 1° settembre 2017 il Tribunale federale ha confermato la STCA 38.2016.57 del 6 febbraio 2017 che aveva stabilito che un assicurato aveva la residenza all’estero. Si trattava di un ricorrente nato a Lugano, che all'età di tre anni si è trasferito con la madre e i fratelli in Italia. In Svizzera era attivo come falegname, era iscritto all'anagrafe degli italiani residenti all'estero e mentre lavorava risiedeva in locazione a Lugano in un appartamento di 2.5 locali con il fratello. Le spese dell'abitazione erano divise fra il ricorrente, suo fratello e i genitori. Egli era in possesso di un veicolo, il quale non era ancora stato sdoganato. Il ricorrente rientrava nel fine settimana in Italia. Il suo profilo Facebook indicava il proprio domicilio in Italia ed egli era vicepresidente di un'associazione sportiva come anche era tesserato a una federazione italiana. Il TCA ha concluso che il centro delle relazioni professionali era in Svizzera, mentre quello delle relazioni personali, era in Italia.
L’Alta Corte ha al riguardo sviluppato le seguenti considerazioni:
" (...)