Decision ID: 5d20accc-fae6-5344-b1d8-e2c04266d029
Year: 2001
Language: it
Court: TI_TCAS
Chamber: TI_TCAS_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: social_law

ritenuto,
in fatto
1.1. _, titolare di una rendita AVS, dal 1995 beneficia di una prestazione complementare. Dal 1° gennaio 2000 essa ammontava a fr. 176.-- mensili.
Con decisione del 14 agosto 2000, con effetto dal 1° agosto 2000, la Cassa cantonale di compensazione (in seguito la Cassa) ha aumentato a fr. 746.-- mensili la prestazione complementare erogata all'assicurata (cfr. doc. _).
La modifica della prestazione complementare è riconducibile al computo nel fabbisogno dell'interessata di una retta per degenti in istituti e il relativo importo per le spese personali, a seguito del ricovero di _ in una casa per anziani a partire dal 24 luglio 2000 (cfr. atti dell'amministrazione).
1.2. Con tempestivo ricorso del 16 settembre 2000, l'assicurata, rappresentata da _, ha impugnato la decisione dell'amministrazione precisando che:
"
Nella mia qualità di curatore della signora _ (AVS _), già domiciliata a _, attualmente ospite in via definitiva della Casa per anziani _, inoltro ricorso per conto della medesima, le cui condizioni fisiche e psichiche le impediscono di farlo personalmente, contro la decisione di prestazione complementare cantonale (P. C.) del 14.08.2000 che La concerne. Secondo la decisione in questione la rendita annua di PC è stata fissata a Fr. 8943.- mensili, già dedotto il sussidio cantonale assicurazione malattia, essendo stato calcolato un reddito non privilegiato di Fr. 6000.- derivante dal diritto di usufrutto dell'abitazione già di sua comproprietà fino al 1972, anno in cui mi è stata donata. Accertamenti eseguiti presso l'Ufficio dei Registri di _ hanno consentito di chiarire che il diritto di usufrutto delle sorelle _ e _ ‐ quest'ultima defunta ‐ non figura a registro e che la mia proprietà di _ non ha vincoli o limitazioni di sorta, come risulta confermato dall'allegato estratto censuario. In soprappiù faccio notare che non si è trattato di un diritto di usufrutto vero e proprio quello esercitato dapprima dalle sorelle _ e poi dalla superstite _ in quanto dal 1972 praticamente tutti i lavori di manutenzione della casa (alcuni per importi notevoli) sono stati eseguiti a mie spese per mancanza di mezzi da parte loro. Più propriamente si deve parlare di un obbligo morale che mi sono assunto verso chi mi ha donato nel 1972 la sua casa, e che mi sono ben volentieri impegnato ad onorare fino a quando la superstite delle sorelle _ non sarebbe stata costretta a ritirarsi in una Casa per anziani.
Tenuto conto di questa situazione è ovvio che vadano stralciati alla voce "Fabbisogno" della tabella di calcolo PC in questione i 1500 franchi di "spese di manutenzione fabbricati".
Nella fattispecie faccio notare ancora che
‐ l'importo annuo di PC di Fr. 8943.- e le rendite annuali di cui gode la signora _ ‐ e precisamente le prestazioni periodiche di un datore di lavoro di Fr. 1080 e la rendita AVS di Fr. 16'452 ‐ forniscono un reddito annuo di Fr. 26'475, insufficiente a pagare la retta della Casa per anziani _ di Fr. 27'375 e le altre spese riconosciute a norma di legge." (Doc. _)
1.3. Con risposta di causa 26 ottobre 2000, la Cassa ha proposto di respingere il ricorso con le seguenti motivazioni:
"
Dalla documentazione agli atti rileviamo che in data _ 1972, con rogito No. _ dell'avv. _, la ricorrente unitamente alla sorella, quest'ultima defunta, donavano al Signor _ le particelle N. _e _site in territorio del comune di _.
Dallo stesso si evince inoltre quanto segue:
"Alle donanti è riservato il diritto di usufrutto e di abitazione gratuito loro vita natural durante. Questo patto non è da iscriversi, per il momento a RF: lo potrà essere dietro semplice istanza scritta di una o dell'altra delle donanti".
Mal si comprendono i motivi per cui il ricorrente sostenga, in sede ricorsuale, che sulle particelle, oggetto del contendere, non risultino vincoli o limitazioni di sorta.
Alla luce di quanto precede e appurate le volontà delle donanti la resistente non può far altro che riconfermare, senza alcun dubbio, l'importo di fr. 6'000.‐ (pos. 30 della tabella di calcolo PC) come previsto dall'art. 3c cpv. 1 lett. b. e g. LPC." (Doc. _)
1.4. L'assicurata, con osservazioni 13 novembre 2000, ha puntualizzato:
"
Vi faccio notare quanto segue:
‐ Nello stato attuale in cui si trova la casa di mia proprietà, e di cui la signorina _, è usufruttuaria è improponibile ogni possibilità di affitto. Tra l'altro non è ben chiaro se il diritto di abitazione sia automaticamente decaduto con il ricovero dell'usufruttuaria in casa per anziani o meno.
‐ Per poter affrontare il tema dell'affitto occorrono dei lavori di miglioria attualmente in fase di accertamento e di quantificazione della spesa relativa.
‐ Impossibile prevedere, tenuto conto di quanto sopra, quando potrà essere affittata la casa in questione e a quali condizioni.
‐ Già attualmente ho dovuto anticipare Fr. 600.-- in data 27.9.2000 per fronteggiare le spese derivanti dalla sola retta della Casa per anziani. E' del resto evidente che a fronte di un'entrata mensile di Fr.2207.‐ (rendita AVS Fr.1371.‐ + PC Fr.746.‐ + pensione padronale Fr.90.‐) si ha un esborso di almeno Fr. 2250.- (pari a Fr. 75.‐ al giorno per 30 giorni) per la sola degenza in casa per anziani, cui vanno aggiunti 300 franchi di spese personali.
‐ Aggiungasi ancora che mi debbo sobbarcare le spese di assicurazione per la casa, illuminazione, riscaldamento, manutenzione giardino (ho il braccio destro inutilizzabile perché colpito da paresi dalla nascita per cui mi è impossibile effettuare lavori manuali); nonché tutte le varie tasse comunali.
‐ Tutto ciò mi crea non pochi problemi di carattere finanziario in quanto sono pre‐pensionato; problemi che potranno essere risolti solo fra diversi mesi, magari fra un anno, quando si riuscirà ad affittare la casa in questione: ipotesi, quest'ultima, puramente teorica e tutta da verificare, e che, invece, la Cassa cantonale di compensazione ritiene già acquisita, addirittura operante, avendone tenuto conto nel suo calcolo di definizione della P.C. a favore di _.
‐ Per il finanziamento dei lavori di miglioria si dovrà forzatamente aumentare l'ipoteca esistente, resasi necessaria, a suo tempo, per fronteggiare le spese straordinarie, non sopportabili dall'usufruttuaria per mancanza di mezzi. Si veda in merito l'estratto censuario allegato al ricorso del 16.9.2000. E tutto questo aggraverà sensibilmente gli oneri finanziari a mio carico." (Doc. _)
1.5. Il 17 novembre 2000 la Cassa si è riconfermata integralmente nella risposta di causa (cfr. doc. _).
1.6. Il 14 dicembre 2000 il rappresentante dell'assicurata con un ulteriore scritto ha rilevato che:
"
In relazione al ricorso presentato per conto della signora _, già in _ e ora ospite della Casa per anziani _, Vi comunico che si è verificata una situazione del tutto nuova. La suddetta signora _ ha, in data odierna, rinunciato spontaneamente al diritto di usufrutto di quelle che fino al 1972 erano le sue proprietà site a _, e che con rogito dell'avv. _ _ 1972 erano state donate al sottoscritto curatore _.
Alla luce della situazione nuova sopra descritta chiedo, con la presente, a codesto Lod. Tribunale, di ricalcolare la PC a favore di _ sulla base della documentazione contenuta nel nostro ricorso del 16.9.2000, e nella nostra replica del 13.11.2000, in modo che la signora in questione possa fronteggiare tutte le spese derivanti dal suo ricovero alla _." (Doc. _)
Inoltre ha allegato, all'attenzione del TCA, la dichiarazione 14 dicembre 2000 di rinuncia dell'usufrutto di _ e il certificato medico 14 dicembre 2000 del dott. _ nel quale attesta che la ricorrente è capace di intendere e di volere (cfr. doc. _ e _ allegati a doc. _).
1.7. Il 23 febbraio 2001 infine _ ha sollecitato, tramite l'invio al TCA di un fax, l'evasione della vertenza (cfr. doc. _).

in diritto
2.1. Scopo della prestazione complementare è quello di garantire un "reddito minimo" per far fronte ai "fabbisogni vitali" ai sensi dell'art. 112 cpv. 2 lett. b Cost. e disp. Transitoria all'art. 112 Cost (34quater v. Cost; RCC 1992 p. 346). Questa nozione è più ampia rispetto al "minimo vitale" agli effetti del diritto esecutivo (art. 93 LEF). La Legge federale sulle prestazioni complementari all'AVS/AI contiene dunque la garanzia di un reddito minimo per le persone anziane e invalide (su queste questioni cfr. DTF 113 V 280 (285), RCC 1991 pag. 143 (145), RCC 1989 pag. 606, RCC 1986 pag. 143; Cattaneo, "Reddito minimo garantito: prossimo obiettivo della sicurezza sociale" in RDAT 1991 II pag. 447ss, spec. pag. 448 nota 12 e pag. 460 nota 83). I limiti di reddito rivestono pertanto una doppia funzione e meglio quella di limite dei bisogni e di reddito minimo garantito (DTF 121 V 204; Pratique VSI 1995 p. 52 e 176; 1994 p. 225; RCC 1992 p. 225; cfr. anche Messaggio concernente la terza revisione della legge federale sulle prestazioni complementari all’AVS/AI, p. 3, p. 8 e 9).
2.2. Per l’art. 2a lett. a LPC hanno diritto alle prestazioni complementari giusta l’articolo 2 le persone che ricevono una rendita di vecchiaia dell’AVS.
2.3. Secondo l’art. 3a LPC (cfr. anche art. 2 LPC)
"
L'importo della prestazione complementare annua deve corrispondere alla differenza tra l'eccedenza delle spese riconosciute e i redditi (cpv. 1).
Per quanto riguarda le spese riconosciute l’art. 3b LPC, prevede che,
"
Per le persone che vivono durevolmente o per un lungo periodo in un istituto o in un ospedale (persone che vivono in un istituto), le spese riconosciute sono le seguenti:
a. tassa giornaliera;
b. importo per le spese personali (cpv. 2)."
Per le persone che vivono a casa e per le persone che vivono in un istituto sono inoltre riconosciute le spese seguenti:
"a. spese per il conseguimento del reddito fino a concorrenza del reddito lordo dell'attività lucrativa;
b. spese di manutenzione di fabbricati e interessi ipotecari fino a concorrenza del ricavo lordo dell'immobile;
c. premi versati alle assicurazioni sociali della Confederazione, eccettuata l'assicurazione malattie;
d. importo forfettario annuo per l'assicurazione obbligatoria delle cure medico-sanitarie. L'importo forfettario deve corrispondere al premio medio cantonale per l'assicurazione obbligatoria delle cure medico-sanitarie (compresa la copertura infortuni);
e. pensioni alimentari versate in virtù del diritto di famiglia (cpv. 3)."
Secondo l’art. 3c cpv. 1 LPC, inoltre, i redditi determinanti comprendono:
"a.
le entrate in denaro o in natura provenienti dall'esercizio di un'attività lucrativa. Un importo di 1000 franchi per le persone sole e di 1500 franchi per i coniugi e le persone con figli che hanno o danno diritto a una rendita é dedotto dal reddito annuo proveniente dall'esercizio di un'attività lucrativa, il saldo é computato in ragione di due terzi. Per gli invalidi ai sensi dell'articolo 2c lettera d, il reddito dell'attività lucrativa é interamente computato;
b. il reddito proveniente da sostanza mobile e immobile;
c. un quindicesimo della sostanza netta oppure un decimo per i beneficiari di rendite di vecchiaia, nella misura in cui superi per persone sole 25 000 franchi, per coniugi 40 000 franchi e per orfani e figli che danno diritto a rendite per figli dell'AVS o dell'AI 15 000 franchi. Se l'immobile appartiene al beneficiario delle prestazioni complementari o a un'altra persona compresa nel calcolo della prestazione complementare e serve quale abitazione ad almeno una di queste persone, soltanto il valore dell'immobile eccedente 75 000 franchi é preso in considerazione quale sostanza;
d. le rendite, le pensioni e le altre prestazioni periodiche, comprese le
rendite dell'AVS e dell'AI;
e. le prestazioni derivanti da un contratto di vitalizio o da un'altra convenzione analoga;
f. gli assegni familiari
g. le entrate e le parti di sostanza a cui l'assicurato ha rinunciato;
h. le pensioni alimentari del diritto di famiglia."
2.4. Il reddito della sostanza immobiliare ai sensi dell'art. 3c cpv. 1 lett. b LPC comprende pigioni e canoni d'affitto, usufrutto, diritti d'abitazione nonché il valore locativo della propria abitazione (cfr. Direttive UFAS sulle prestazioni complementari, cifra 2092; Carigiet/Koch, Ergänzungsleistungen zur AHV/IV, Supplement, Zurigo 2000, pag. 99).
Giusta l'art. 12 cpv. 1 OPC il valore locativo dell'abitazione occupata dal proprietario o dall'usufruttuario come pure il reddito proveniente dal subaffitto sono valutati secondo i criteri validi in materia d'imposta cantonale diretta del cantone di domicilio (cfr. Carigiet/Koch, op. cit., pag. 100).
Da ciò emerge che non solo il valore locativo del proprietario, ma anche quello dell'usufruttuario va computato.
Giusta l'art. 20 lett. b) LT e 21 lett. b) LIFD l'uso da parte del proprietario (o dell'usufruttuario) del suo immobile o di parte di esso è fiscalmente imponibile quale reddito della sostanza immobiliare; ad esso viene attribuito un valore locativo. La legge non indica tuttavia come debba essere valutato ai fini dell'imposizione il vantaggio economico derivante dall'uso personale della proprietà fondiaria.
Di regola il valore locativo deve corrispondere alla pigione che il contribuente dovrebbe pagare per avere l'uso di un bene equivalente (RDAT N. 5t/II-1996; RDAT 1993 II, 389). Il Tribunale federale ha precisato che il valore locativo deve corrispondere "al canone che si potrebbe esigere equamente da un locatario desideroso di assicurarsi il godimento di un oggetto del genere - tenendo conto in modo adeguato delle particolarità della costruzione e delle sue installazioni, in quanto esse rispondano ai bisogni normali di un utente di condizioni economiche e sociali analoghe a quelle del proprietario (ASA 15, 361; 438 consid. 1; DTF 69 I 24/25; Rusconi, L'imposition de la valeur locative, Losanna 1988, pag. 98).
Secondo la circolare del 30 giugno 1999 (n. 15/1999), la quale abroga la circolare n. 15/1997 del 16 maggio 1997: "il valore locativo corrisponde, di regola, ad una percentuale del valore di stima dell'immobile. Il tasso viene regolarmente adeguato dalla Divisione delle contribuzioni e varia a dipendenza dell'anno di costruzione dell'immobile. Quando questo metodo porta a dei risultati in contrasto col principio secondo cui il valore locativo deve corrispondere a quello reperibile sul mercato, si può ricorrere, senza ledere il principio della parità di trattamento, a valutazioni individualizzate (canoni locatizi della zona, stato di manutenzione dell'immobile, ecc.)".
Per ragioni di praticità e di praticabilità del diritto, il valore locativo di abitazioni unifamiliari verrà stabilito, di massima, applicando al valore di stima ufficiale dell’immobile il tasso del 5 %, se la stima è entrata in vigore dopo il 1. gennaio 1990, del 6,5 % se la stima risale a un periodo compreso tra il 1. gennaio 1986 e il 1. gennaio 1989 e del 7,25 % se la stima risale al 1. gennaio 1985 o è anteriore a tale data. Si applica pure il tasso del 6,25% del valore di stima ufficiale ridotto del 30% nei Comuni con revisione generale delle stime entrata in vigore a partire dal 1° gennaio 1991 (cfr. Istruzioni per la compilazione della dichiarazione d’imposta 1999-2000; Allegato alla circolare del 30 giugno 1999 (n. 15)). Tale modo di procedere non è, in linea di principio, contrario al principio dell’uguaglianza di trattamento (CDT n. 24 del 13 febbraio 1996 in re R.C.).
Inoltre, secondo la LPC per gli assicurati dei quali la sostanza e il reddito da considerare ai sensi della legge federale possono essere stabiliti servendosi di una tassazione fiscale, gli organi esecutivi cantonali sono autorizzati a ritenere, come periodo di calcolo, quello su cui si basa l'ultima tassazione fiscale, se nel frattempo non è subentrata nessuna modifica della situazione economica dell'assicurato (art. 23 cpv. 2 OPC).
2.5. Con il ricorso l'assicurata contesta la computazione del valore locativo dell'usufrutto sulle particelle n° _e _ RFD di _ nel calcolo delle prestazioni complementari erogatele a partire dal 1° agosto 2000 (cfr. consid. 1.1.), in quanto esso non è iscritto a Registro fondiario.
Secondo la ricorrente non si è trattato di un vero e proprio usufrutto, bensì piuttosto di un obbligo morale del donatario nei confronti della donante, ovvero dell'assicurata, la quale nel 1972 aveva donato ad _ i mappali di _ (cfr. Rogito n° _dell'avv. _ del _ 1972, agli atti dell'amministrazione).
Precisa inoltre che tutti i lavori di manutenzione della casa sono stati eseguiti a spese dell'attuale proprietario (cfr. consid. 1.2.).
E' utile rilevare che per costante giurisprudenza il giudice delle assicurazioni sociali valuta la legalità delle decisioni in base alla situazione di fatto esistente al momento in cui la decisione impugnata è stata resa. I fatti accaduti posteriormente e che hanno modificato questa situazione devono di regola formare oggetto di un nuovo atto amministrativo (cfr. STFA del 18 settembre 2000 nella causa R.S., I 278/00; STFA del 5 giugno 2000 nella causa V.P., I 76/00; DLA 2000 pag. 74; DTF 121 V 366 consid. 1b e sentenze ivi citate).
Va pertanto esaminato se l'assicurata, al momento in cui l'amministrazione ha emanato la decisione impugnata, era effettivamente beneficiaria di un diritto di usufrutto computabile, come sostenuto dalla Cassa o meno.
Giusta l'art. 745 CCS
"
1
L'usufrutto può essere costituito sopra beni mobili, fondi, diritti o un'intera sostanza.
2
Esso attribuisce all'usufruttuario il pieno godimento della cosa, salvo contraria, disposizione."
Inoltre l'art. 746 CCS prevede
"
1
Per la costituzione dell'usufrutto è necessaria la tradizione all'usufruttuario se si tratta di mobili o crediti, e l'iscrizione nel registro fondiario se si tratta di fondi.
2
Per l'acquisto dell'usufrutto su cose mobili e fondi e per l'iscrizione valgono, salvo disposizione contraria le prescrizioni circa la proprietà."
Ex art. 749 cpv. 1 CCS
"
L'usufrutto cessa con la morte dell'usufruttuario e per le persone giuridiche col loro scioglimento."
L'usufrutto, dunque, è un diritto reale limitato, più precisamente una servitù che conferisce a una determinata persona il pieno godimento di una cosa o di un diritto; per contro esso non comporta il potere di disporre dell'oggetto gravato, né in fatto, né in diritto (cfr. P.-H. Steinauer, Les droits réels, Tome III, Berna 1992, n. 2402 segg.).
In quanto diritto reale l'usufrutto è un diritto assoluto che si impone nei confronti di qualsiasi persona (cfr. P.-H. Steinauer, Les droits réels, Tome I, n. 19 segg.).
Esso è costituito tramite l'iscrizione a Registro fondiario, la quale è richiesta dal proprietario (cfr. P.-H. Steinauer, op. cit., Tome III, n. 2419).
L'omissione dell'iscrizione, essendo costitutiva, implica che tra le parti, in virtù di un determinato contratto che costituisce il titolo di acquisto, si instauri unicamente un rapporto di diritto personale. Il beneficiario ha così unicamente un credito tendente alla costituzione della servitù (P.-H. Steinauer, Les droits réels, Tome II, n. 2224).
2.6. Nell'evenienza concreta risulta dagli atti che, come già menzionato, con rogito _ 1972, trasmesso dall'assicurata alla Cassa nel 1995 in occasione della domanda di assegnazione delle prestazioni complementari (cfr. atti dell'amministrazione), la ricorrente e la sorella, ora defunta, hanno donato ad _ i mappali n° _ e _RFD di _. Alle donanti è stato riservato il diritto di usufrutto e di abitazione gratuito vita natural durante, tuttavia è stato pattuito che, almeno momentaneamente, non fosse da iscrivere a registro fondiario. Esso avrebbe potuto comunque essere iscritto dietro semplice istanza scritta di una o dell'altra delle donanti (cfr. atti dell'amministrazione).
Dall'estratto del RF (cfr. doc. _) si evince inoltre che l'iscrizione di tale diritto non è mai stata richiesta.
Alla luce di quanto sopra esposto (cfr. consid. 2.5), occorre dunque concludere che l'assicurata ha abitato nella casa di _ non in virtù di un usufrutto.
Esistendo tra le parti unicamente un contratto, l'assicurata era invece titolare di un diritto personale.
2.7. L'art. 305 CO enuncia
"
Il comodato è un contratto per cui il comodante si obbliga a concedere al comodatario l'uso gratuito di una cosa, e questi a restituirgli la cosa stessa dopo essersene servito."
Il cpv. 1 e 2 dell'art. 306 CO prevedono
"
1
Il comodatario può servirsi della cosa prestata soltanto per l'uso determinato dal contratto, in difetto di stipulazioni relative, dalla natura della cosa o dallo scopo cui essa è destinata.
2
Il comodatario non può concederne l'uso ad altri."
Inoltre ex art. 309 CO
"
1
Ove non sia stipulato un termine fisso, il comodato cessa tosto che il comodatario abbia fatto della cosa l'uso determinato dal contratto o sia spirato il tempo entro il quale quest'uso avrebbe potuto farsi.
2
Il comodante può richiedere anche prima la restituzione della cosa, qualora il comodatario ne faccia un uso diverso dal convenuto, o la deteriori, o ne conceda l'uso ad un terzo, ovvero quando per casi impreveduti lo stesso comodante ne abbia urgente bisogno."
Infine l'art. 311 CO sancisce
"
Il comodato cessa con la morte del comodatario."
Dalle disposizioni legali citate emerge che il contratto di comodato, il quale può vertere sia su mobili, sia su immobili (cfr. P. Tercier, Les contrats spéciaux, Zurigo 1995, n. 2302), non si distingue, relativamente ai suoi effetti, in modo marcato dall'usufrutto (cfr. Kommentar zum schweizerischen Zivilgesetzbuch, Zurigo 1999, ad art. 745-778, n. 52 segg.), salvo chiaramente per la circostanza che, non trattandosi di un diritto reale, bensì di un diritto personale, non è opponibile a tutti (cfr. P.Tercier, op. cit., n. 2309)
Per inciso va osservato che il comodato si differenzia dal contratto di locazione, in quanto quest'ultimo è a titolo oneroso, In effetti il locatore si obbliga a concedere in uso una cosa al conduttore e questi a pagargli un corrispettivo, definito pigione per gli immobili e nolo per i mobili (cfr. art. 253 CO).
Nel caso di specie nel rogito _ 1972 è stato stabilito che l'assicurata aveva il diritto di vivere nell'abitazione donata in proprietà ad _, a titolo gratuito.
Pertanto, non avendo proceduto all'iscrizione a registro fondiario, tra la ricorrente e il donatario è stata conclusa unicamente una convenzione di comodato.
Al riguardo va richiamato il principio secondo cui ogni rapporto giuridico, che può avere il contenuto di una servitù, ovvero di un diritto reale limitato, può essere costituito anche come semplice rapporto giuridico personale secondo il diritto delle obbligazioni (cfr. J. Schmid, Sachenrecht, Zurigo 1997, pag. 244-245).
2.8. Nella presente fattispecie, il nuovo proprietario del mappale ha concesso all'assicurata il diritto di utilizzare l'abitazione vita natural durante.
Di conseguenza entra in considerazione l'art. 27 cpv. 2 CCS, il quale enuncia che:
"
Nessuno può alienare la propria libertà, né assoggettarsi nell'uso della medesima ad una limitazione incompatibile col diritto o con la morale."
Va quindi appurato se il contratto stipulato tra l'assicurata e _ è valido.
Secondo la dottrina e la giurisprudenza non possono essere conclusi contratti di durata illimitata (cfr. DTF 113 II 210; DTF 114 II 161). In effetti, giusta la disposizione testé citata, la libertà personale ed economica non può essere ristretta in modo eccessivo (DTF 93 II 300; DTF 103 II 185; DTF 114 II 161).
Per determinare se la durata è eccessiva occorre valutare di caso in caso (cfr. DTF 114 II 162).
Va comunque rilevato che per pronunciarsi in merito deve essere considerato pure l'oggetto della limitazione: nei casi in cui una persona si obbliga a eseguire ripetute prestazioni la durata ammissibile della convenzione deve essere più breve rispetto ai casi in cui rinuncia a disporre di una cosa (DTF 93 II 300; DTF 114 II 162). In questo senso un locatore può, dunque, nonostante l'inammissibilità di un contratto di locazione di durata illimitata (cfr. DTF 103 II 185-186), rinunciare per un lungo periodo a disdire il contratto (DTF 56 II 190).
Nella fattispecie le parti hanno determinato la durata del contratto. L'espressione "vita natural durante", menzionata nel rogito, indica infatti un termine certo, pertanto non si tratta di un negozio giuridico di durata illimitata.
Inoltre va osservato che al momento della stipula _ aveva già 67 anni.
A mente di questa Corte la questione a sapere se, comunque, la durata del contratto di comodato è eccessiva e quindi se la convenzione è valida o meno può qui rimanere irrisolta e ciò per due motivi.
In primo luogo secondo l'art. 309 cpv. 1 CO la durata del contratto può essere determinata sia in rapporto a un termine, sia in rapporto all'uso convenuto.
Quando il comodatario ha fatto uso dell'oggetto del contratto o avrebbe potuto farlo agendo in buona fede, il contratto si estingue (cfr. P. Tercier, op. cit., n. 2332; DTF 125 III 363).
Nel caso concreto l'assicurata è degente definitivamente in una casa per anziani. Appare pertanto chiaro che essa non potrà più abitare nella casa di _. Anche ammettendo che il contratto era valido, esso si è estinto automaticamente dal 24 luglio 2000, giorno del ricovero, dopo che la ricorrente ha fatto uso dell'oggetto della convenzione nel modo convenuto.
Essendosi estinto, il comodato non ha comunque nessuna influenza ai fini della determinazione della prestazione complementare a favore della ricorrente.
In secondo luogo, anche se il contratto, ritenuto per ipotesi valido (cfr. art. 27 cpv. 2 CC e 20 CO), non si fosse estinto, ciò non sarebbe stato rilevante per il calcolo della prestazione complementare.
Infatti un contratto di comodato non è computabile come reddito (cfr. consid. 2.4.).
2.9. Tuttavia va rilevato che, come esposto sopra (cfr. consid. 2.6.), l'assicurata aveva comunque la possibilità di richiedere in ogni tempo l'iscrizione a registro fondiario del diritto di usufrutto e di abitazione vita natural durante sulle particelle n° _ e _RFD di _.
Secondo l'art. 3c cpv. 1 lett. g LPC si deve tener conto delle entrate e delle parti di sostanza a cui l'assicurato ha rinunciato.
Per il calcolo della prestazione complementare vengono presi in considerazione, di principio, solo quegli attivi che l’assicurato ha effettivamente ricevuto e di cui può disporre senza restrizioni (AHI Praxis 1995 p. 166 consid. 2a; RDAT I 1992 p. 154; RCC 1984 p. 189; Werlen, Der Anspruch auf Ergänzungsleistungen, Baden 1995, p.156/ 166; ZAK 1989 p. 238). È infatti rilevante la circostanza che l’interessato non dispone dei mezzi necessari per far fronte ai suoi bisogni esistenziali, non il motivo che ha condotto a questa situazione (DTF 115 V 355).
Tale principio è tuttavia sottoposto a dei limiti. Segnatamente non è richiamabile nell’ipotesi in cui l’assicurato ha rinunciato a dei beni senza esserne giuridicamente obbligato e senza controprestazione adeguata, dispone di un diritto a determinate entrate o a una determinata sostanza, non ne fa tuttavia uso o non fa valere le sue pretese (RCC 1989 p. 350 consid. 3b; 1988 p. 275 consid. 2b) oppure, per motivi di cui è responsabile, non esercita, per lo meno a tempo parziale, un’attività lucrativa ammissibile (AHI Praxis 1995 p. 166 consid. 2a; Pratique VSI 1994 p. 225 consid. 3a; RCC 1992 p. 348; DTF 115 V 353 consid. 5c; cfr. Anche DTF 122 V 397 consid. 2).
In tal caso la giurisprudenza considera che vi è una rinuncia di sostanza ai sensi dell’art. 3c cpv. 1 lett. g LPC (RDAT I 1994 p. 189 consid. 3a; RCC 1989 p. 350 consid. 3b).
La ricorrente, non avendo mai esercitato il suo diritto di richiedere l'iscrizione a RF dei diritti reali limitati, di cui al rogito _ 1972 dell'avv. _ (cfr. atti dell'amministrazione), non si è valsa della sua pretesa di costituire un usufrutto e un diritto di abitazione vita natural durante sui mappali donati ad _ (cfr. consid. 2.5.). Essa inoltre, perlomeno da quando è entrata nella casa anziani _ il 24 luglio 2000 (cfr. atti dell'amministrazione), non ha ricevuto nessuna controprestazione adeguata.
Ai fini delle prestazioni complementari tale comportamento costituisce dunque una rinuncia ai sensi dell'art. 3c cpv. 1 lett. g LPC.
La rinuncia al diritto di abitazione è irrilevante ai fini del calcolo della prestazione complementare di un assicurato che entra in casa per anziani.
In effetti dal momento del ricovero, il diritto di abitazione di cui beneficiava l'assicurato è divenuto privo di valore economico. Trattandosi infatti di un diritto personale non trasferibile (art. 776 cpv. 2 CCS), l'assicurato non avrebbe potuto in alcun modo trarne vantaggio, ad esempio, cedendo in locazione l'appartamento, contrariamente a quanto accade per il diritto di usufrutto (cfr. art. 758 CCS).
Nel rogito n° _ 1972 (cfr. atti dell'amministrazione), tuttavia, non è stato riservato l'usufrutto per una particella e il diritto di abitazione per l'altra. Al contrario risulta piuttosto che l'usufrutto è stato previsto per entrambi i mappali.
Ai fini del calcolo della prestazione complementare va considerato quindi che l'assicurata ha rinunciato a costituire un usufrutto sui due mappali di _.
Come il Tribunale federale delle assicurazioni ha stabilito in una sentenza del 9 dicembre 1996 nella causa Y., pubblicata in SVR 1997 EL Nr. 38, nel caso di rinuncia a un usufrutto, nel conteggio relativo alla prestazione complementare, deve essere considerato il reddito ipotetico dell'usufrutto, quale rinuncia al reddito (per un rapporto con la cessione di sostanza immobiliare contro la costituzione di un usufrutto cfr. DTF 122 V 394).
Visto che il reddito di un usufrutto corrisponde al valore locativo dell'immobile (cfr. consid. 2.4.), la Cassa ha correttamente inserito nel calcolo della prestazione complementare a beneficio di _ l'importo di fr. 6'000.-- a titolo di usufrutto.
In simili condizioni occorre concludere che il conteggio effettuato dall'amministrazione è incensurabile.
Pertanto questo Tribunale non può che confermare la decisione impugnata.