Decision ID: a818494f-52f1-5912-b150-a18ee47544af
Year: 2013
Language: it
Court: TI_TRAP
Chamber: TI_TRAP_002
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: penal_law

in fatto
a.Nell’ambito dell’operazione denominata “_” volta alla repressione della prostituzione illegale e di quanto ad essa collegato, è stato aperto un procedimento penale nei confronti di RE 1 per i titoli di reato di usura, promovimento della prostituzione, falsità in documenti, riciclaggio di denaro e incitazione all’entrata, alla partenza o al soggiorno illegale (AI 1-2, inc. MP _).
RE 1 è stato in carcerazione preventiva dal 25.7.2012 al 6.8.2012 (ordine di scarcerazione 6.8.2012, AI 15).
Contestualmente all’arresto a RE 1 è stata sequestrata svariata documentazione, segnatamente il suo pc, la documentazione bancaria personale, quella riguardante _ (società proprietaria della particella ove sorge lo stabile _ a _ nel quale vengono affittati appartamenti esclusivamente a prostitute), documentazione bancaria riguardante _ (società di cui RE 1 è amministratore), nonché altra documentazione riguardante relazioni contrattuali di queste società e personale dello stesso RE 1.
b. Con un primo scritto di data 7.8.2012, dopo la scarcerazione di RE 1 e con riferimento al verbale di interrogatorio 6.8.2012 di _ (il quale avrebbe evidenziato che il reclamante, beneficiario economico della _, non partecipava ad alcuna decisione nell’ambito dell’esercizio della prostituzione), il patrocinatore del reclamante ha chiesto al procuratore generale l’emanazione di un decreto di abbandono nonché il dissequestro della documentazione e soprattutto dei conti bancari (AI 17).
Non ottenendo risposta, in data 14.9.2012 il patrocinatore ha sollecitato il magistrato inquirente a voler procedere nei suoi incombenti (AI 27).
Anche questo scritto è rimasto inevaso. Per tal motivo, in data 25.9.2012 il patrocinatore ha invitato nuovamente il procuratore generale a voler definire la posizione di RE 1 rispettivamente dissequestrare i conti bancari al fine di poter perlomeno onorare delle fatture di pertinenza della _ e di _ (AI 31).
Dopo altre due settimane di silenzio da parte del magistrato inquirente, in data 9.10.2012 ha inviato un ulteriore sollecito (AI 33).
c. A quest’ultimo scritto il procuratore generale ha risposto in data 12.10.2012 comunicando che “una decisione circa l’esito dell’istruttoria è del tutto prematura” e che non appena completate le ricostruzioni bancarie e contabili in corso, avrebbe proceduto “alle necessarie contestazioni nei confronti del suo patrocinato, con conseguente comunicazione dei relativi atti conformemente all’art. 101 cpv. 1 CPP. Anche le decisioni relative ai sequestri effettuati, verranno adottate conformemente all’art. 267 CPP, ovvero in sede di decisione finale” (AI 34).
Il patrocinatore del reclamante ha inviato un ultimo sollecito al procuratore generale in data 30.10.2012, al fine di ottenere almeno un parziale dissequestro per il pagamento delle fatture sospese (AI 37).
Anche quest’ultimo scritto è rimasto senza riscontro.
d. Con reclamo 14/15.11.2012 RE 1 si è aggravato a questa Corte rimproverando al procuratore generale di non aver dato seguito alle sue richieste e chiedendo di far ordine allo stesso di “procedere all’emanazione di una decisione formale di abbandono del procedimento nei confronti di RE 1 (...) ed indipendentemente dell’abbandono del procedimento penale in questa fase di procedere al dissequestro delle relazioni bancarie intestate a RE 1, a _, a _ e a tutti gli oggetti sequestrati il 25.07.2012 presso la residenza del signor RE 1 ad _” (reclamo 14/15.11.2012, p. 6).
Dopo aver ripreso i fatti ed esposto tutti i vari solleciti inviati al procuratore generale, il reclamante sostiene che nessuno dei reati prospettati possa essergli imputato, in quanto come dichiarato da _ in sede di verbale di interrogatorio 6.8.2012, RE 1 “non partecipava ad alcun processo decisionale di nessun genere nell’ambito dell’esercizio della prostituzione praticato al Palazzo _” (reclamo 14/15.11.2012, p. 3), motivo per cui si giustificherebbe l’emanazione di un decreto di abbandono nei suoi confronti ed il dissequestro dei conti e della varia documentazione, in quanto gli averi ivi depositati non possono rientrare “sotto il cappello del provento di reato” (reclamo 14/15.11.2012, p. 4-5).
Afferma che “a nulla vale una giustificazione fornita oralmente dal PG al sottoscritto legale secondo il quale sarebbero in corso accertamenti per eventuali violazioni di natura fiscale che peraltro sfuggono alla competenza della Magistratura penale. Siamo quindi in presenza di un classico caso di denegata/ritardata giustizia (...)” (reclamo 14/15.11.2012, p. 5).
RE 1 conclude sostenendo che “questa Corte (...) dovrà quindi impartire istruzione all’Autorità interessata fissandole un termine per sanare la situazione onde evitare che la situazione di incertezza perduri” (reclamo 14/15.11.2012, p. 5).
e. Delle osservazioni/duplica del procuratore generale così come della replica di RE 1 si dirà, laddove necessario, in corso di motivazione.

in diritto
1. 1.1.
Giusta l’art. 393 cpv. 1 lit. a CPP il reclamo può essere interposto contro le decisioni e gli atti procedurali della polizia, del pubblico ministero e delle autorità penali delle contravvenzioni, eccettuati i casi in cui è espressamente escluso dal Codice o quando è prevista un’altra impugnativa.
Con il gravame, da introdurre davanti alla giurisdizione di reclamo (art. 20 cpv. 1 lit. b CPP), ovvero, in Ticino, alla Corte dei reclami penali (art. 62 cpv. 2 LOG), si possono censurare le violazioni del diritto, compreso l’eccesso e l’abuso del potere di apprezzamento e la denegata o ritardata giustizia (art. 393 cpv. 2 lit. a CPP), l’accertamento inesatto o incompleto dei fatti (art. 393 cpv. 2 lit. b CPP) e l’inadeguatezza (art. 393 cpv. 2 lit. c CPP).
Il reclamo deve essere presentato per iscritto e motivato (art. 396 cpv. 1 CPP), con riferimento in particolare all’art. 390 CPP per la forma scritta ed all’art. 385 CPP per la motivazione.
Il reclamo per denegata giustizia non è subordinato al rispetto di alcun termine (art. 396 cpv. 2 CPP).
Esso deve indicare, in particolare, i fatti costitutivi della denegata giustizia ed i mezzi di prova eventualmente auspicati.
1.2.
Il reclamante, oltre a lamentare una denegata giustizia, chiede a titolo principale di far ordine al procuratore generale di emanare un decreto di abbandono nei suoi confronti (reclamo 14/15.11.2012, p. 6).
Questa richiesta non è ricevibile.
1.3.
Giusta l’art. 2 cpv. 2 CPP i procedimenti penali possono essere svolti ed evasi soltanto nelle forme previste dalla legge (“Erledigungsgrundsatz”): nel processo penale c’è dunque un numerus clausus delle forme disciplinate per le procedure e per l’evasione delle pratiche (Commentario CPP – P. BERNASCONI, art. 2 CPP n. 8; BSK StPO – P. STRAUB / T. WELTERT, art. 2 CPP n. 12).
1.3.1.
Il CPP assegna al magistrato inquirente (che, giusta l’art. 16 CPP, è responsabile dell’esercizio uniforme della pretesa punitiva dello Stato e dirige la procedura preliminare, persegue i reati nell’ambito dell’istruzione e, se del caso, promuove e sostiene l’accusa) il compito di decidere, nella procedura di istruzione, se emanare un decreto di non luogo a procedere (art. 310 CPP) o di abbandono (art. 319 ss. CPP) oppure un decreto di accusa (art. 352 ss. CPP) o, ancora, se sospendere il procedimento (art. 314 CPP) o se promuovere l’accusa (art. 324 ss. CPP) [BSK StPO – R. GRÄDEL / M. HEINIGER, art. 319 CPP n. 2; ZK StPO – N. LANDSHUT, art. 319 CPP n. 4; N. SCHMID, StPO Praxiskommentar, vor art. 319-327 CPP n. 3; Messaggio concernente l’unificazione del diritto processuale penale del 21.12.2005, p. 1175].