Decision ID: aeebae62-be4c-56a2-97cc-6a14d76a91c8
Year: 2010
Language: it
Court: TI_TCA
Chamber: TI_TCA_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: public_law

ritenuto,
in fatto
A. a. Il cittadino dominicano RI 1 (1972) ha soggiornato illegalmente in Svizzera dal 24 settembre 2003 al 5 agosto 2004. Per questo motivo, con decreto d'accusa 6 agosto 2004 (DA 2577/04), il sostituto Procuratore pubblico l'ha condannato a 15 giorni di detenzione, sospesi condizionalmente con un periodo di prova di 2 anni. A seguito di tale condanna penale, il 7 ottobre 2004 l'Ufficio federale della migrazione (UFM) ha emesso nei suoi confronti un divieto di entrata in Svizzera, valido fino al 6 ottobre 2006.
b. Il 18 dicembre 2004, RI 1 si è sposato nella Repubblica Dominicana con la cittadina elvetica _ (1966).
A seguito del matrimonio, l'UFM ha revocato la decisione di divieto d'entrata nei confronti dell'interessato. L'11 giugno 2005, egli è quindi potuto entrare in Svizzera e, per poter vivere con la consorte, gli è stato rilasciato un permesso di dimora annuale, in seguito regolarmente rinnovato, l'ultima volta fino al 10 giugno 2009.
B. a. Interrogata il 14 novembre 2009 dalla Polizia cantonale in merito alla sua situazione matrimoniale, _ ha dichiarato che, a quel momento, non esisteva più una vita coniugale con il marito da circa due anni e di essere intenzionata a divorziare.
Analogamente interrogato il 19 dello stesso mese, RI 1 ha dal canto suo affermato che il suo rapporto con la moglie era buono, di non essere al corrente se essa avesse dei problemi matrimoniali, e di comunque non accettare di farsi comandare da lei.
b. Fondandosi su tali risultanze, il 9 dicembre 2009 la Sezione dei permessi e dell'immigrazione (ora: della popolazione) del Dipartimento delle istituzioni ha deciso di non rinnovare il permesso di dimora a RI 1, fissandogli un termine con scadenza il 31 gennaio 2010 per lasciare il territorio svizzero.
In sostanza, l'autorità ha rilevato che lo scopo per cui l'autorizzazione di soggiorno gli era stata concessa era venuto a mancare in quanto il loro matrimonio esisteva ormai solo sulla carta. La decisione è stata resa sulla base degli art. 3, 42, 51 cpv. 1 lett. a, 62, 66 cpv. 1 e 2, 96 della legge federale sugli stranieri del 16 dicembre 2005 (LStr; RS 142.20) e 6 cpv. 2 dell'ordinanza sull'ammissione, il soggiorno e l'attività lucrativa del 24 ottobre 2007 (OASA; RS 142.201).
c. Nel gennaio 2010, il ricorrente ha lasciato l'appartamento coniugale.
C. Con giudizio 14 aprile 2010, il Consiglio di Stato ha confermato la suddetta risoluzione, respingendo l'impugnativa contro di essa interposta da RI 1.
Dopo avere rilevato che l'interessato non aveva alcun diritto a ottenere il rilascio di un'autorizzazione di domicilio, il Governo ha ritenuto che vi fossero gli estremi per non rinnovargli il permesso di dimora in virtù dei motivi addotti dal Dipartimento. L'Esecutivo cantonale ha quindi considerato la decisione impugnata conforme al principio della proporzionalità, escludendo che vi fossero motivi personali che rendessero necessario il prosieguo del soggiorno in Svizzera dell'interessato e ritenendo esigibile il suo rientro nella Repubblica Dominicana.
D. Contro la predetta pronunzia governativa, RI 1 si aggrava ora davanti al Tribunale cantonale amministrativo, chiedendone l'annullamento e postulando il rilascio di un'autorizzazione di domicilio. In via del tutto subordinata, chiede che gli venga rinnovato il permesso di dimora.
Sostiene innanzitutto di aver diritto a un permesso di domicilio, in quanto sposato con una cittadina svizzera da oltre 5 anni. Contesta in seguito di invocare in maniera abusiva il vincolo matrimoniale, rilevando che non vi è alcun procedimento di divorzio o separazione in corso e che non vi è alcuna prova che il suo matrimonio è in crisi dal 2008. In ogni caso ritiene la decisione impugnata lesiva del principio di proporzionalità, ponendo in evidenza di essere ben integrato in Svizzera e di non avere condanne penali a suo carico.
Chiede inoltre di concedere effetto sospensivo all'impugnativa.
E. All'accoglimento del gravame si oppongono sia il Dipartimento che il Consiglio di Stato, quest'ultimo che con argomenti di cui si dirà, per quanto necessario, in seguito.
Considerato,

in diritto
1. La competenza di questo Tribunale è data dall'art. 10 lett. a della legge di applicazione alla legislazione federale in materia di persone straniere dell'8 giugno 1998 (LALPS; RL 1.2.2.1). Il gravame in oggetto, tempestivo (art. 46 cpv. 1 della legge di procedura per le cause amministrative del 19 aprile 1966; LPamm; RL 3.3.1.1) e presentato da una persona senz'altro legittimata a ricorrere (art. 43 LPamm), è pertanto ricevibile in ordine e può essere deciso sulla base degli atti, senza istruttoria (art. 18 cpv. 1 LPamm). Non è necessario indire un sopralluogo presso l'appartamento coniugale così come procedere all'audizione della figlia di primo letto della moglie del ricorrente, _. Tali mezzi di prova, volti a dimostrare che RI 1 avrebbe sempre vissuto in comunione domestica con la moglie fino a poco tempo dopo la decisione dipartimentale impugnata, non sono in effetti atti ad apportare ulteriori elementi al giudizio che questo Tribunale deve rendere.
2. 2.1. Giusta l'art. 33 LStr, il permesso di dimora viene rilasciato per soggiorni della durata di oltre un anno (cpv. 1) e per un determinato scopo di soggiorno, ritenuto che può essere vincolato ad ulteriori condizioni (cpv. 2).
L'art. 42 cpv. 1 LStr dispone che i coniugi stranieri e i figli stranieri, non coniugati e minori di 18 anni, di cittadini svizzeri hanno diritto al rilascio e alla proroga del permesso di dimora se coabitano con loro. Dopo un soggiorno regolare e ininterrotto di cinque anni, soggiunge il capoverso 3 della medesima norma, il coniuge ha diritto al rilascio del permesso di domicilio.
2.2. Il rilascio o la proroga del permesso di dimora a coniugi stranieri di cittadini svizzeri giusta l'art. 42 cpv. 1 LStr presuppone quindi la coabitazione. L'art. 49 LStr prevede una deroga a tale esigenza, se possono essere invocati motivi gravi che giustificano il mantenimento di residenze separate e se la comunità familiare continua a sussistere.
2.3. L'art. 50 cpv. 1 LStr dispone che, dopo lo scioglimento del matrimonio o della comunità familiare, il diritto del coniuge e dei figli al rilascio e alla proroga del permesso di dimora in virtù dell'art. 42 LStr, così come dell'art. 43 LStr, risulta comunque preservato a condizione che l'unione coniugale sia durata almeno tre anni e l'integrazione sia avvenuta con successo (a) oppure gravi motivi personali rendano necessario il prosieguo del soggiorno in Svizzera (b).
2.4. Per la durata dell'unione coniugale è determinante unicamente la sua sussistenza in Svizzera fino allo scioglimento della comunità familiare, che coincide di regola con quello della comunità domestica (DTF 136 II 113 consid. 3.2.; STF 2C_635/2009 del 26 marzo 2010 consid. 5.2.).
Giusta l'art. 77 cpv. 4 OASA, l'integrazione è invece avvenuta con successo, ai sensi dell'art. 50 cpv. 1 lett. a LStr, segnatamente se lo straniero rispetta i principi
dello Stato di diritto e i valori della Costituzione federale (a) e manifesta la volontà di partecipare alla vita economica e di imparare la lingua nazionale parlata nel luogo di residenza (b). L'avverbio
segnatamente
utilizzato nell'art. 77 cpv. 4 OASA segnala che neppure questa norma definisce in modo esaustivo l'avvenuta integrazione, ovvero che tale aspetto dev'essere comunque esaminato in ogni singolo caso sulla base di un apprezzamento complessivo della fattispecie (
Andreas Zünd/Ladina Arquint Hill,
Beendigung der Anwesenheit, Entfernung und Fernhaltung, in Peter Uebersax e altri (curatori), Ausländerrecht, 2° ed. 2009, n. 8.53;
Peter Uebersax,
Der Begriff der Integration im Schweizerischen Migrationsrecht – eine Annäherung, Asyl 4/06 pag. 3 segg.).
L'art. 50 cpv. 2 LStr precisa che può essere un grave motivo personale, secondo l'art. 50 cpv. 1 lett. b LStr, il fatto che il coniuge sia stato vittima di violenza nel matrimonio e la reintegrazione sociale nel Paese d'origine risulti fortemente compromessa (cfr. al riguardo DTF 136 II 1 consid. 5, da cui emerge che le condizioni citate non sono necessariamente cumulative).
2.5. Giusta l'art. 51 cpv. 1 e 2 LStr, il richiamo ai disposti indicati non dev'essere infine abusivo. Ritenuto che – contrariamente a quanto accadeva in applicazione dell'art. 7 cpv. 1 della legge federale sul domicilio e la dimora degli stranieri del 26 marzo 1931 (LDDS) – il criterio determinante per l'ottenimento di un'autorizzazione secondo il nuovo diritto non è più quello della formale sussistenza del matrimonio, bensì quello della coabitazione, l'applicazione dell'art. 51 LStr si limita di fatto ai casi in cui vi siano sufficienti indizi per affermare che le parti si richiamino a una coabitazione fittizia. Se non vi è coabitazione, il diritto all'autorizzazione giusta l'art. 42 LStr - salvo quando possano essere invocati gravi motivi giusta l'art. 49 LStr – è infatti a priori escluso e la questione dell'abuso di diritto neppure si pone (STF 2C_635/2009 del 26 marzo 2010 consid. 4.3.). Lo stesso vale con riferimento alle condizioni di cui all'art. 50 cpv. 1 lett. a LStr. Anche in questo caso, l'applicazione dell'art. 51 LStr è circoscritta a fattispecie in cui, in presenza di un'unione coniugale della durata di almeno tre anni, sussistano sufficienti indizi per affermare che per una parte del periodo determinante i coniugi abbiano coabitato solo formalmente e la durata dell'unione non possa quindi essere considerata nella sua interezza (DTF 136 II 113 consid. 3.2.).
3. Come accennato in narrativa, RI 1 è stato autorizzato a risiedere in Svizzera a partire dall'11 giugno 2005 per poter vivere insieme alla moglie, cittadina elvetica, con la quale si era sposato nella Repubblica Dominicana il 18 dicembre 2004.
Interrogata il 14 novembre 2009 dalla Polizia cantonale in merito alla sua relazione con il marito, _ ha – tra l'altro - dichiarato:
“
(...)
Con lui mi sono sposata a Santo Domingo il 18.12.2004 ed inizialmente la vita coniugale andava abbastanza bene. Solamente in questi ultimi due anni lui in sostanza ha cominciato a cambiare e praticamente a non aver più una vita coniugale con me. In pratica era ed è ancora oggi più il tempo che passa in giro che quello che passa con me a casa. Lascia il domicilio nel corso della giornata e rientra quasi sempre a tarda notte. Non so con esattezza comunque ove si intrattenga. Più volte ho cercato di fargli capire che questa non è una vita di coppia ma lui se ne frega altamente
(...).
Nelle condizioni attuali, nonostante mio marito viva per così dire ancora con me, non ci sono più i presupposti per continuare il nostro matrimonio
(...)
”
.
Sentito a sua volta il 19 novembre 2009, RI 1 ha risposto alle seguenti domande, poste dall'agente interrogante, in questo modo:
“D.6:
(...)
attualmente come definisce lei la sua vita coniugale? R.6: Io vivo in casa tranquillo e ritengo che la mia vita coniugale va bene.
D. 7: Come spiega allora le dichiarazioni di sua moglie? Secondo Lei sono tutte fantasie? Come spiega che sua moglie vuole o comunque voleva il divorzio? R.7: Io mi sento bene. Se mia moglie ha problemi con me, io questo non lo so. Il divorzio lo aveva domandato probabilmente perché non accettava che io non mi sottomettevo a lei, nel senso che dovevo fare tutto quello che diceva e restare sempre in casa. Io non accetto di farmi comandare da lei. Comunque non mi risulta che la causa di divorzio sia andata avanti; infatti, io non ho mai ricevuto nulla in tal senso
(...)
”
.
Il 17 gennaio 2010, RI 1 ha lasciato l'appartamento coniugale.
4. 4.1. Va in primo luogo rilevato che il ricorrente, non
soggiornando in maniera regolare e ininterrotta in Svizzera da cinque anni,
non ha diritto al rilascio di un permesso di domicilio giusta l'art. 42 cpv. 3 LStr. L
a sua presenza nel nostro Paese dal
10 giugno 2009, data di scadenza del suo permesso di dimora,
è infatti soltanto tollerata in attesa di una decisione definitiva in merito alla sua autorizzazione di soggiorno.
Su questo punto il gravame si rivela pertanto infondato.
4.2. Per quanto riguarda invece la questione di sapere se il ricorrente possa pretendere di ottenere il rinnovo del suo permesso di dimora, bisogna considerare che egli ha cessato definitivamente di vivere insieme alla moglie nel gennaio 2010 e non dimostra né fornisce la prova che vi sia la possibilità o la volontà di entrambi di riprendere la convivenza. Sussistono sufficienti elementi per ritenere che entrambi abbiano organizzato autonomamente le loro rispettive vite. In siffatte circostanze, non permette di giungere a diversa conclusione il fatto che non sia attualmente pendente in Pretura una domanda di divorzio o di separazione.
4.3. Ritenuto che sono venute meno le condizioni previste all'art. 42 cpv. 1 LStr, occorre ora esaminare se l'insorgente possa ottenere il rinnovo del suo permesso di dimora sulla base dell'art. 50 LStr.
Innanzitutto, ci si può chiedere se l'unione coniugale vissuta tra _ e RI 1 in Svizzera sia effettivamente durata almeno tre anni (art. 50 cpv. 1 lett. a LStr). Dalle dichiarazioni rilasciate dai coniugi ed esposte nel considerando 3, sussistono elementi per affermare che il loro matrimonio era verosimilmente in crisi ormai già da diverso tempo, motivo per cui non si può escludere che una parte della loro convivenza fino all'11 giugno 2008, giorno di scadenza del suddetto termine triennale, abbia avuto unicamente carattere formale, nel qual caso la durata della loro unione non potrebbe essere completamente tenuta in considerazione, alla luce del divieto dell'abuso di diritto sancito dall'art. 51 LStr.
Sia come sia, la questione può qui rimanere aperta, dal momento che non si può ritenere che l'insorgente si sia integrato con successo nel nostro Paese. Condizione, questa, che deve essere cumulativamente adempiuta per poter disporre sulla base dell'art. 50 cpv. 1 lett. a LStr di un diritto al rinnovo del permesso di soggiorno.
A questo proposito occorre innanzitutto rilevare che il ricorrente ha a carico una condanna penale per avere soggiornato illegalmente nel nostro Paese durante una decina di mesi tra il 24 settembre 2003 e il 5 agosto 2004 e che, malgrado l'emanazione nei suoi confronti di un divieto d'entrata, è stato autorizzato a ritornare in Svizzera unicamente a seguito del matrimonio con una cittadina elvetica. Dal profilo lavorativo va poi rilevato come l'insorgente, nei periodi in cui è stato occupato, abbia c
ambiato diversi posti di lavoro, segnatamente come operaio, rimanendo talvolta inattivo tra un'occupazione e l'altra. Ciò deriva dal fatto che egli faceva capo a un'agenzia di collocamento del personale, la _ SA, la quale gli ha sempre offerto degli impieghi temporanei tramite dei contratti di incarico. Ora, se questa circostanza da sola non permette ancora di trarre alcuna conclusione circa il suo livello di integrazione professionale nel nostro Paese, essendo quello del lavoro precario e temporaneo un fenomeno sociale oramai largamente diffuso anche nella nostra realtà economica soprattutto all'interno di taluni settori dell'edilizia, nel caso di specie resta comunque il fatto, evidente e incontestabile, che nel corso della sua permanenza in Svizzera l'insorgente è rimasto a lungo senza occupazione. In particolare emerge dagli atti che al di là dei normali periodi di inattività tra un lavoro e l'altro, dal 17 dicembre 2007, fatta eccezione per un impiego come manovale svolto durante un mese e mezzo, egli non ha più lavorato fino al 12 ottobre 2009. Questo significa che, tenuto conto di tutto, in quattro anni e mezzo di soggiorno RI 1 ha praticamente trascorso quasi la metà del tempo senza svolgere alcuna attività lucrativa. Ritenuto che
un appropriato inserimento professionale è un presupposto fondamentale per una buona integrazione sociale, ciò di cui difetta l'insorgente, si deve pertanto escludere che egli disponga di un diritto al rinnovo del suo permesso, giusta l'art. 50 cpv. 1 lett. a LStr.
Non si intravvede inoltre la presenza di gravi motivi personali ai sensi dell'art. 51 cpv. 1 lett. b LStr, che renderebbero necessario il prosieguo del suo soggiorno nel nostro Paese.
5. Resta a questo punto da verificare la proporzionalità del provvedimento pronunciato dall'autorità dipartimentale.
Il ricorrente ha risieduto regolarmente in Svizzera soltanto per quattro anni. Il suo soggiorno non può quindi essere considerato di lunga durata, ritenuto pure che, come già indicato in precedenza (consid. 4.1), dal 10 giugno 2009 la sua presenza sul nostro territorio è semplicemente tollerata in attesa di un giudizio definitivo sulla sua domanda di rinnovo del permesso di dimora. Egli ha inoltre trascorso i primi 33 anni della sua vita nel suo Paese d'origine, dove risiedono tuttora i suoi più stretti familiari e possiede i suoi principali legami sociali e culturali, mentre con la Svizzera non si può ritenere che egli abbia delle strette relazioni. Ne discende che, come giustamente rilevato dal Consiglio di Stato, il suo rientro nella Repubblica Dominicana, dove lavorava come commerciante prima di giungere in Svizzera, non gli porrà assolutamente alcun particolare problema di reinserimento.
6. L'insorgente non può nemmeno prevalersi di una vita familiare intatta e vissuta ai sensi dell'art. 8 della convenzione del 4 novembre 1950 per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali (CEDU; RS 0.101) al fine di ottenere il rinnovo del permesso di soggiorno in base a questo disposto, non essendovi più alcuna vita familiare con la consorte.
7. In esito alle considerazioni che precedono il ricorso dev'essere pertanto respinto. Con l'emanazione del presente giudizio, la domanda di concessione dell'effetto sospensivo al gravame diviene priva di oggetto (art. 47 LPamm).
La tassa di giustizia e le spese seguono la soccombenza e sono quindi a carico dell'insorgente (art. 28 LPamm).