Decision ID: 230d81c0-f381-51ad-a7f1-d8afae09fe80
Year: 2003
Language: it
Court: TI_PP
Chamber: TI_PP_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: penal_law

in fatto:
A.
_ è giunto in Svizzera con la famiglia (i genitori e due fratelli maggiori) nel 1968, all'età di 10 mesi. Egli ha assolto le scuole dell'obbligo a _ e a _, e ha poi svolto l'apprendistato presso la ditta _, conseguendo il relativo attestato. Nel 1997 _ si è sposato con _, dalla quale non ha figli. Nel 1998 i coniugi hanno divorziato, senza versamento di contributi alimentari. Attualmente _ lavora come pittore alle dipendenze della ditta _ e percepisce uno stipendio di circa fr. 4000.– mensili netti (cfr. verbale d'interrogatorio del 22 giugno 2001, act. 14, pag. 4). Egli vive solo in un appartamento a _. _ risulta incensurato, ma è stato oggetto di un provvedimento di revoca della licenza di condurre dal 25 giugno all'8 agosto 1986 per avere omesso di "concedere la precedenza a un motociclista prioritario" collidendo "con lo stesso, a _ il 25.06.1986" (estratto del casellario cantonale della circolazione allegato al rapporto di polizia act. 8).
B.
Il 17 febbraio 2001, dopo aver fumato verso le 14.00 uno "spinello di marijuana" da solo nel proprio appartamento di _ e avervi trascorso in sostanza il resto del pomeriggio, verso le 19.30 _ si è recato con la sua automobile (una BMW 730i targata TI _) a prendere un'amica, _, residente a _. Verso le 20.30 entrambi si sono diretti in auto alla pizzeria _ dove _ ha mangiato in piedi un trancio di pizza, senza sorbire bevande alcoliche. Verso le 20.50 egli si è rimesso alla guida del proprio veicolo accompagnato dall'amica, è uscito dal posteggio della pizzeria immettendosi su via _ intenzionato a tornare a _ e – dopo aver percorso alcune decine di metri – ha cominciato una manovra per svoltare a sinistra in via _. Mentre si metteva in preselezione, egli è entrato in collisione con una motoleggera (scooter Malaguti targato TI _) condotta dal diciassettenne _ che stava sorpassando la BMW sulla sinistra. Pioveva ed era notte. Nella caduta successiva all'incidente il conducente della motoleggera ha riportato lacerazioni del fegato e della milza che ne hanno cagionato il decesso, accertato all'ospedale _ alle 00.56 del 18 febbraio 2001.
C.
In esito alle indagini esperite, con decreto d'accusa del 10 dicembre 2001 il Procuratore pubblico Antonio Perugini ha ritenuto _ colpevole di omicidio per negligenza e di contravvenzione alla legge federale sugli stupefacenti. In applicazione della pena, egli ha proposto la condanna dell'accusato alla pena di 75 giorni di detenzione sospesa condizionalmente per un periodo di prova di 3 anni, così come al pagamento di una tassa di giustizia di fr. 300.– e di spese per fr. 4500.–. Il magistrato ha ordinato inoltre il dissequestro dei veicoli in favore degli aventi diritto (misura nel frattempo attuata) e ha rinviato per finire il giudizio sulle pretese degli eredi al foro civile. _ ha introdotto il 19 dicembre 2001 opposizione al decreto d'accusa.

Considerato
in diritto:
1.
Giusta l'art. 117 CP chiunque per negligenza cagiona la morte di alcuno è punito con la detenzione o la multa. Commette un crimine o un delitto per negligenza colui che, per un'imprevidenza colpevole, non ha scorto le conseguenze della sua azione o non ne ha tenuto conto (art. 18 cpv. 3 prima frase CP). L'imprevidenza è colpevole se l'agente non ha usato le precauzioni alle quali era tenuto secondo le circostanze e le sue condizioni personali (art. 18 cpv. 3 seconda frase CP). Nella circolazione stradale, la negligenza è fondata in primo luogo sulla violazione delle norme di comportamento sancite dalla relativa legislazione (cfr. DTF 127 IV 38 consid. 2a, 122 IV 20 consid. 2b/aa, 121 IV 290 consid. 3, 106 IV 80; Rep. 1985 pag. 185). Occorre altresì dimostrare l'esistenza di un nesso causale – naturale e adeguato – fra il mancato ossequio delle norme della circolazione e il decesso, laddove il nesso adeguato non presuppone che il comportamento negligente sia la causa unica e immediata del risultato: tale requisito va ammesso anche quando all'evento abbiano contribuito altre circostanze quali la colpa della vittima o finanche di terzi, a meno da essere tanto eccezionali e sconsiderate da non poter essere previste e da far passare in seconda linea tutti gli altri fattori (DTF 115 IV 102 consid. 2b con richiami di giurisprudenza).
2.
L'accusato fa valere anzitutto di non aver perpetrato nessuna infrazione alle norme sulla circolazione stradale. A suo parere, egli si è correttamente immesso dal parcheggio della pizzeria _ e, in modo altrettanto irreprensibile, si è portato in preselezione per svoltare a sinistra in via _ – segnalando previamente la manovra e prestando attenzione al traffico retrostante – prima di essere urtato dalla motoleggera in sorpasso. Sempre stando all'imputato, la collisione sarebbe dovuta esclusivamente alle gravi infrazioni commesse dal conducente di quest'ultimo veicolo il quale – oltre a non avere la licenza di condurre, a non portare regolarmente il casco e ad avere manomesso il ciclomotore – viaggiava a una velocità eccessiva, aveva le luci parzialmente oscurate e non era neppure abilitato a superare a sinistra un autoveicolo che aveva già regolarmente segnalato la propria intenzione di svoltare nella medesima direzione. L'interessato ritiene in altre parole che la sua manovra sia stata corretta e che, anche se ciò non fosse, la colpa della vittima sia stata grave al punto da interrompere ogni eventuale nesso causale fra il proprio agire e il sinistro.
3.
Riguardo alle norme di circolazione stradale, l'art. 34 cpv. 3 LCS prescrive che il conducente intenzionato a cambiare la direzione di marcia, ad esempio per voltare, sorpassare, mettersi in preselezione, passare da una corsia a un'altra, deve badare ai veicoli che giungono in senso inverso e a quelli che seguono. Secondo il Tribunale federale, il conducente che intende voltare a sinistra, il quale si è posto correttamente verso l'asse della carreggiata e ha azionato l'indicatore di direzione, può di regola presumere – senza essere tenuto a prestare nuovamente attenzione nel momento in cui volta al traffico che lo segue – che nessun utente della strada lo sorpasserà illecitamente sulla sinistra (DTF 125 IV 83). Ciò non lo esime tuttavia, con ogni evidenza, dall'obbligo di badare al traffico retrostante
prima
di porsi al centro della carreggiata in vista di svoltare a sinistra (cfr. anche DTF 125 IV 89 consid. 2d in alto).
4.
Nella fattispecie, dal referto peritale allestito il 30 maggio 2001 dall'ing. _ risulta la seguente dinamica dell'incidente (cfr. act. 10, pag. 30 segg.):
"4.1
Immissione BMW _
Il protagonista _ parte dal ristorante _ percorrendo la corsia dei posteggi parallela alla via _ per poi immettersi sulla stessa.
La BMW giunge sul marciapiede ed il conducente decide di immettersi sulla strada cantonale: non è dato di sapere se il protagonista _ si sia completamente arrestato o abbia solo rallentato.
In questo frangente la motoleggera guidata dal protagonista _ si trova a circa 65 – 90 metri dalla BMW. [...]
4.2
Reazione _
La BMW, di colore scuro, si immette su via _. La presenza della vettura risulta evidente quando la stessa è già completamente immessa sulla strada principale: in questo modo i suoi fari di coda sono visibili e il conducente dello scooter la può riconoscere come un ostacolo.
Questa situazione si verifica circa 1.5 – 2 secondi dopo che il protagonista _ ha iniziato la manovra di immissione.
A questo punto il protagonista _ decide di sorpassare la vettura appena immessasi sulla strada da lui percorsa. La distanza tra i due veicoli risulta a quel momento di circa 25 – 35 metri. Mancano circa 4 – 5 secondi al reciproco contatto. [...]
4.3
Fase di avvicinamento
4.3.1 Circa tre secondi prima dell'urto
La BMW si trova ormai completamente immessa su via _ e sta accelerando.
Lo scooter si trova ancora allineato in coda all'autovettura ad una distanza di circa 20 – 25 metri ed è
sicuramente visibile con lo specchio retrovisore centrale
.
Il protagonista _ sta iniziando la sua manovra di sorpasso. [...]
4.3.2
Due secondi dall'urto
Circa due secondi prima che i due veicoli entrino in contatto tra loro, la reciproca distanza è di circa 10 – 15 metri.
La BMW ha una velocità di circa 40 km/h ed inizia a spostarsi verso sinistra per mettersi in preselezione. Dal profilo tecnico, nessun elemento può attestare se il protagonista _ abbia o meno azionato l'indicatore di direzione.
La motoleggera si trova a ridosso della linea tratteggiata al centro della strada. Si trova in ogni caso fuori dalla 'zona morta' degli specchi retrovisori della BMW: lo scooter risulta
sicuramente visibile almeno con lo specchio retrovisore interno della vettura
. [...]
4.3.3 Un secondo dall'urto
Circa un secondo prima dell'urto la BMW, che ha iniziato a rallentare per poter affrontare la svolta su via _, viaggia a ridosso della linea tratteggiata al centro della strada. La sua velocità è di circa 35 km/h.
La motoleggera è in questo momento già oltre la linea tratteggiata: rispetto alla BMW risulta ora
visibile solo tramite lo specchio retrovisore sinistro
.
La reciproca distanza tra i veicoli è di circa 5 – 10 metri.
Il fatto che anche la vettura si stia spostando verso sinistra risulta poco percettibile per il conducente dello scooter: dato che entrambi i veicoli si stanno spostando verso sinistra, il movimento relativo tra i due risulta essere minimo. Inoltre la BMW, dall'immissione su via _ fino al momento dell'urto ha uno spostamento laterale di al massimo un metro compiuto su una distanza di circa 40 metri. [...]
4.4 Collisione
Quando i due veicoli si trovano a circa 15 – 20 dal marciapiede all'angolo tra via _ e via _ si urtano, con uno strisciamento reciproco di alcune decine di centimetri.
La velocità dello scooter è di circa 50 – 65 km/h mentre la BMW viaggia a circa 30 – 35 km/h.
Quando il supporto della pedana per i piedi dello scooter si aggancia alla portiera della BMW (vedi punto 2.4.1) la motoleggera subisce un forte rallentamento (perde circa 10 km/h) e per reazione viene spinta verso sinistra. [...]
4.5 Fase postcollisione
Con una velocità residua di circa 40 – 55 km/h lo scooter punta verso l'angolo tra via _ e via _. Dopo circa 10 – 15 metri di sbandata la motoleggera cade al suolo, toccando l'asfalto circa 5 metri prima del muretto che delimita la siepe dello stabile sull'angolo delle due strade.
In prossimità del cordolo del marciapiede il conducente dello scooter si separa dal proprio veicolo, andando ad urtare il paletto della segnaletica stradale 'parcheggio coperto'.
La velocità d'urto con il palo è stimabile in 35 – 50 km/h.
La motoleggera striscia poi al suolo fino a collidere con il muretto della siepe, rimbalzando poi contro l'Opel Omega posteggiata lì di fianco".
5.
Dalla dinamica dell'incidente appena descritta il perito giudiziario ha dedotto quanto segue (referto citato, pag. 34):
"La causa dell'incidente va reciprocamente ricercata nel comportamento dei protagonisti.
Vi è da considerare l'immissione su via _ del protagonista _: all'inizio di tale manovra la motoleggera era ancora relativamente lontana.
La decisione di dare avvio alla manovra è quindi giustificabile.
D'altro canto il protagonista _ asserisce di non aver assolutamente visto la motoleggera sopraggiungere da via _. In questo senso vanno ribadite le condizioni meteorologiche e ricordato che le luci della motoleggera erano state dipinte di colore scuro. Pure lo scooter e gli indumenti del conducente erano di colore scuro.
Vi è però da sottolineare che prima di svoltare su via _ lo stesso _
avrebbe avuto la possibilità di percepire la presenza dello scooter
. Tale mancanza va forse ricercata nella brevità del tratto percorso su via _: nel momento in cui lo scooter è
evidentemente visibile negli specchi retrovisori
il _ sta terminando l'immissione su via _. Inoltre, non avendo in precedenza visto sopraggiungere nessuno, il _ non si aspetta nessun sorpasso.
È poi verosimile che quest'ultimo abbia guardato unicamente nello specchio laterale quando lo scooter era ancora visibile solo tramite lo specchio retrovisore interno. Ribadisco comunque quanto indicato al punto 3.1.1: le condizioni di visibilità avrebbero dovuto imporre una maggiore attenzione".
6.
Dal fascicolo processuale risulta per il resto che la motoleggera circolava con le luci accese (perizia, pag. 13; cfr. anche complemento peritale, pag. 3 verso il basso: "sulla scorta dello stato del filamento della lampadina in esame si può ... asserire con certezza che la stessa ha subito un violento urto mentre era accesa. Per quanto sopra ritengo che le luci anabbaglianti della motoleggera erano, al momento del sinistro, accese"). Il prevenuto sottolinea come le luci fossero state illecitamente oscurate dalla vittima. Già si è detto nondimeno che, secondo gli accertamenti peritali, tale circostanza non ha impedito al conducente della motoleggera – comunque sia – di essere chiaramente visibile per il conducente dell'automobile (sopra, consid. 4 seg.; v. anche consid. 7).
Quanto alla velocità della motoleggera, l'imputato – fondandosi sul parere dell'ing. _ da egli consultato – si duole che il perito giudiziario non abbia vagliato tutte le eventualità che potessero escludere una propria colpa. Le ipotesi considerate dalla difesa sono state giudicate nondimeno inverosimili dallo stesso esperto evocato dall'accusato a sostegno delle sue tesi e, per di più, ininfluenti ai fini del giudizio sulle responsabilità dei protagonisti nell'incidente (act. 28, pag. 3 a metà e pag. 4 verso l'alto; cfr. anche act. 10, pag. 29 in fine e pag. 34 verso l'alto). Il fatto che circolando a una velocità costante di 50–55 km/h lo scooter non avrebbe potuto superare o non si sarebbe trovato nel luogo di collisione (act. 28, pag. 4 a metà e verso il basso) non è del resto suscettibile d'interrompere il nesso causale fra la colpa dell'accusato e il sinistro: la realizzazione di un evento è sempre frutto di una serie di circostanze convergenti, in assenza delle quali il risultato non avrebbe luogo. La tesi della difesa condurrebbe in sostanza a escludere la responsabilità dell'accusato per il solo fatto che la vittima si sia messa alla guida dello scooter, a prescindere dalle cause effettive dell'incidente. Il che non risulta certo ammissibile.
Né giova all'accusato sostenere ch'egli non dovesse aspettarsi un sorpasso illecito della motoleggera, ove si consideri che – secondo le risultanze peritali – la manovra del centauro non era vietata ma solo
sconsigliabile
(act. 10, pag. 35 verso l'alto). Giovi inoltre rammentare che, comunque si opini riguardo alla liceità del sorpasso, un'eventuale infrazione compiuta dal conducente della motoleggera non esimeva in ogni caso il prevenuto dall'obbligo di badare al traffico retrostante
prima
di porsi al centro della carreggiata in vista di svoltare a sinistra (cfr. anche DTF 125 IV 89 consid. 2d in alto).
7.
Assodata la violazione da parte del prevenuto delle norme della circolazione stradale, in specie dell'art. 34 cpv. 3 LCS, occorre esaminare se fra il comportamento negligente dell'interessato e la morte del conducente della motoleggera sussista un nesso causale. Per quel che riguarda anzitutto il nesso di causalità
naturale
, tale requisito risulta senz'altro adempiuto, l'inosservanza del traffico retrostante avendo innegabilmente concorso alla realizzazione dell'incidente, e il sinistro avendo cagionato il decesso del conducente dello scooter (cfr. la relazione 8 marzo 2001 dell'Istituto cantonale di patologia, pag. 1 nel mezzo e pag. 2 in alto, allegata al "rapporto riassuntivo d'autopsia" act. 12). Quanto al nesso di causalità
adeguata
, l'imputato si duole che alla vittima siano addebitabili colpe gravi al punto da far passare in secondo piano il proprio eventuale comportamento illecito. Ora, è vero che il conducente della motoleggera non era in possesso della licenza di condurre (act. 8, pag. 3 verso l'alto), che portava il casco verosimilmente non allacciato (act. 10, pag. 15 in basso) e che il veicolo si presentava in uno stato difettoso (motore truccato, luci oscurate, pneumatici usurati, sospensioni modificate ecc.: act. 6 e act. 10, pag. 14 in basso). Le infrazioni perpetrate dalla vittima non esimevano tuttavia l'imputato dall'obbligo di rispettare le norme della circolazione stradale, in particolare di badare al traffico proveniente da tergo in virtù dell'art. 34 cpv. 3 LCS. E come si è detto poc'anzi, il conducente dell'automobile poteva e doveva accorgersi – prestando la dovuta attenzione a quanto accadeva alle sue spalle – della presenza della motoleggera che si accingeva a superarlo sulla sinistra. Le colpe ascrivibili alla vittima, in altri termini, non sono tali da escludere ogni nesso causale dell'infrazione commessa dall'accusato con il sinistro e, in ultima analisi, con il decesso del conducente dello scooter.
Interrogato dalla difesa sulle "condizioni [che] avrebbero dovuto realizzarsi per far in modo che il conducente _, anche con maggiore attenzione, nulla avrebbe potuto per evitare la collisione", il perito giudiziario si è del resto così espresso (complemento peritale, pag. 8):
"Le condizioni per cui il sinistro avesse comunque avuto luogo benché il conducente _ avesse prestato maggiore attenzione potrebbero ad esempio essere state la velocità estremamente elevata dello scooter in avvicinamento oppure il mancato azionamento dei fari.
Queste condizioni,
le uniche che potrebbero giustificare la mancata percezione da parte del protagonista _ del sopraggiungere dello scooter, devono tuttavia essere scartate in considerazione dei dati di fatto raccolti ed elencati nel rapporto peritale 2001.03 e nel presente complemento.
Tecnicamente non vi sono elementi oggettivi che hanno impedito al protagonista _ di scorgere la motoleggera in tutta la fase che ha preceduto la svolta della BMW verso via _
o al momento della sua decisione di immettersi sulla via _".
Dato quanto precede, questo giudice – valutando l'insieme delle risultanze istruttorie – perviene al convincimento che l'accusato abbia effettivamente commesso il reato ravvisato dal Procuratore pubblico di omicidio colposo, per avere negligentemente omesso di prestare la dovuta attenzione ai veicoli che seguivano (art. 34 cpv. 3 LCS) e avere in tal modo provocato l'incidente che ha portato al decesso del conducente della motoleggera.
8.
Per quel che concerne la contravvenzione alla legge federale sugli stupefacenti, il reato ascritto all'imputato risale "all'anno antecendente il 17.02.2001" (decreto d'accusa, pag. 2 in alto). Ne discende che l'azione penale si è estinta per prescrizione
assoluta
– secondo l'art. 109 CP nella versione in vigore fino al 30 settembre 2002 – nel mese di febbraio del 2003. Al riguardo, l'imputato deve pertanto essere prosciolto dall'addebito (sulle conseguenze della prescrizione dell'azione penale, cfr. DTF inedita 1P.258/2002 del 2 ottobre 2002, consid. 3.4).
9.
Quanto alla commisurazione della pena, per l'art. 63 CP il giudice fissa la sanzione in base alla colpa del reo, tenendo conto dei motivi a delinquere, della vita anteriore e delle condizioni personali. In concreto occorre considerare, da un lato, le tragiche conseguenze della negligenza dell'accusato – che ha cagionato la morte di un ragazzo – e quindi l'oggettiva gravità dell'imputazione. Per altro verso occorre altresì tenere conto delle innegabili colpe addebitabili alla vittima, così come della tragica fatalità che sempre è presente in infortuni colposi dovuti a pochi attimi di disattenzione. In favore dell'imputato concorre inoltre l'assenza di precedenti penali, sebbene risulti a suo carico la misura amministrativa di revoca della licenza di condurre evocata in precedenza (consid. A in fine). Tutto ben ponderato, si giustifica in definitiva di condannare l'imputato a una pena di 40 giorni di detenzione e di addebitargli inoltre gli oneri processuali. Risultano d'altro canto adempiuti i requisiti oggettivi e soggettivi sanciti dall'art. 41 CP per ammettere l'interessato al beneficio della sospensione condizionale della pena. Il periodo di prova di tre anni proposto dal Procuratore pubblico risulta appropriato alle circostanze del caso concreto.