Decision ID: 85d32cd3-d8e4-5137-9a66-b860fe1e542e
Year: 2002
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_002
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: civil_law

ritenuto in fatto:
A.
Nel corso del 1998 la ditta _ (di seguito: _) forniva alla società convenuta diversi articoli tessili destinati alla confezione di capi di abbigliamento. In particolare, per ordine e conto della _ la merce veniva consegnata dalle _ alla ditta _ di _, la quale, a sua volta, si occupava della gestione della confezione dei capi di abbigliamento, subappaltando il lavoro a vari altri confezionisti. Successivamente, la _ vendeva gli articoli alla _ di _ e alla _ di _ (v. verbale IF _ 10 luglio 2001, ad 10, pag. 7). Sempre nel 1998, per le suddette forniture la ditta attrice emetteva diverse fatture (doc. C-E, G-L, O, S-U). Dedotti i pagamenti effettuati dalla _ e le note di credito rilasciate a suo favore, lo scoperto dovuto alla _ ammonterebbe a complessive lit. 195'680'000 (doc. C - U).
B.
La parte convenuta si è opposta alla pretesa della ditta attrice adducendo che la merce sarebbe stata consegnata in maniera difforme da quanto previsto contrattualmente. La _ avrebbe informato tempestivamente la controparte di tale circostanza. Inoltre, i destinatari finali dei capi di abbigliamento confezionati con i tessuti forniti dalle _ ne avrebbero rifiutata una parte in quanto difettosa; infine, a mente della convenuta, le forniture sarebbero già state pagate all’attrice dalla ditta _ di _.
La convenuta ha altresì sollevato l’eccezione di competenza della Pretura del Distretto di Lugano per mancanza di foro, in quanto a _ non esisterebbe alcuna succursale, ma unicamente “gli uffici ...omissis... della _, Ufficio di rappresentanza che nulla ha a che vedere con la presente vertenza (e tantomeno con le pretese dell’attrice)” (v. risposta 18.2.2000, ad A-D, pag. 2). Inoltre, secondo la convenuta i pagamenti della merce sarebbero sempre avvenuti da parte della _ e non da una succursale di _. Pertanto, l’unico foro legittimo per proporre un’eventuale azione nei confronti della _ si troverebbe in Irlanda.
C.
Con sentenza 28 dicembre 2001, il Pretore ha respinto la petizione, rilevando l’incompetenza della Pretura del Distretto di Lugano per carenza di foro. Invero, il primo giudice ammetteva che a _ la _ disponesse di una struttura operativa che andava oltre alla mera rappresentanza e la cui attività era essenziale nell’ambito della trattazione delle relazioni contrattuali con la _. Di principio, si sarebbero quindi ravvisati gli estremi dell’esistenza di una succursale della _ a _. Il Pretore è però giunto alla conclusione che non vi fosse competenza del tribunale adito in quanto a fine 1998/inizio 1999 la società aveva cessato la propria attività - circostanza di cui del resto l’attrice era a conoscenza - e pertanto, al momento dell’introduzione della causa, la _ non disponeva più di alcuna succursale a _.
D.
Con appello 11 febbraio 2002 la parte attrice ha censurato la decisione del Pretore adducendo che sia al momento della creazione della litispendenza sia successivamente, la succursale della _ con sede a _ era operativa. In particolare, tale circostanza sarebbe emersa dalla documentazione bancaria versata agli atti. L’appellante ha altresì segnalato che il Pretore avrebbe applicato all’istituto della succursale, contrariamente alla ratio legis dell’art. 5 cifra 5 CL, delle considerazioni dottrinali che riguarderebbero unicamente la sede - e non la sucursale - di una società. Nel caso specifico sarebbe infatti sufficiente che la connessione della lite con l’attività svolta, anche in passato, dalla succursale della società convenuta. Sollevando l’eccezione di incompetenza territoriale e rinviando la parte attrice al foro irlandese, la _ avrebbe agito in maniera abusiva.
Delle osservazioni della parte appellata si dirà, per quanto necessario, nei considerandi della decisione.

Considerato in diritto:
1.
Nel caso concreto è necessario esaminare se risultano adempiuti i presupposti sanciti dall’art. 5 cifra 5 della Convenzione di Lugano, ratificata sia dalla Svizzera sia dall’Irlanda, paese in cui ha sede la _, nonché dall’Italia, paese di sede della ditta attrice. Questa norma stabilisce che
il convenuto domiciliato nel territorio di uno Stato contraente può essere citato in un altro Stato contraente - davanti al giudice del luogo territorialmente competente - qualora si tratti di una controversia concernente l’esercizio di una succursale, di un’agenzia o di qualsiasi altra filiale (
Donzallaz
, La Convention de Lugano, Berna 1996-1998, n. 1063 s.)
.
La nozione di succursale ai sensi della Convenzione di Lugano ha carattere autonomo e non dipende dall’iscrizione nel Registro di Commercio svizzero (
Donzallaz
, op. cit., n. 5280 ss. e 5337): essa presuppone l’esistenza di due entità materiali, una principale e l’altra accessoria. La seconda deve rappresentare un prolungamento decentralizzato della prima e rimanere pertanto dipendente dall’entità principale. D’altro canto, la succursale deve però disporre di una autonomia parziale che le consenta di concludere dei contratti e di procedere alla loro esecuzione. Inoltre, l’attività svolta deve rivestire una certa importanza e continuità (
Donzallaz
, op. cit., n. 5297 ss. e 5358 ss.;
Gaudemet-Tallon
, Les Conventions de Bruxelles et de Lugano, Parigi 1993, pag. 147 ss.;
Kropholler
, Europäisches Zivilprozessrecht, 7. ed., Heidelberg 2002, n. 92 ad art. 5 cifra 5 CL;
Schwander
, Gerichtszuständigkeiten im Lugano-Übereinkommen, in: Das Lugano-Übereinkommen, S. Gallo 1990, pag. 76,
DTF
117 II 87 e
DTF
108 II 124, consid. 1
). Per quanto riguarda la competenza stabilita dall’art. 5 cifra 5 CL occorre “evidentemente, perché vi sia competenza del giudice del luogo della succursale, che l’oggetto della controversia riguardi l’esercizio della succursale” (
Broggini
,
La Convenzione di Lugano: Introduzione e interpretazione; la competenza giurisdizionale, in: La Convenzione di Lugano – temi scelti e prime esperienze; ed. CFPG, Lugano 1992, pag. 31;
Donzallaz
, op. cit., n. 5358 e 5363). In tal modo viene quindi previsto un foro - quello della succursale - che da un lato garantisce una maggiore connessione e prossimità del giudice rispetto alla vertenza da decidere e dall’altro facilita l’accesso ai tribunali alla parte attrice: questa impostazione ha come scopo di ottenere una migliore amministrazione della giustizia (
Kropholler
, op. cit., n. 88 ad art. 5 CL;
Donzallaz
, op. cit., n. 4269 ss., 5363 e 5274 ss., con ulteriori riferimenti dottrinali e in particolare
Lando
, La mission de la Cour et le système de la Convention de Bruxelles, in: Compétence judiciaire et exécution des jugements en Europe, Bruxelles 1993, pag. 28 s.; v. anche
Broggini
,
La Convenzione di Lugano: Introduzione e interpretazione; la competenza giurisdizionale, ed. CFPG, Lugano 1992, nota n. 60 a pag. 27 e pag. 31).
Naturalmente è la società principale a essere convenuta al foro della succursale, essendo quest’ultima priva di personalità giuridica (
DTF
120 III 13;
Donzallaz
, La Convention de Lugano, n. 5306).
2.
A giusta ragione, il Pretore è giunto alla conclusione che la _ disponeva di una succursale a _ e che quindi, in linea di principio, alla fattispecie tornava applicabile l’art. 5 cifra 5 CL.
In effetti, la parte appellante ha fin dall’inizio instaurato i propri rapporti commerciali con la succursale di _ della _.
I fondatori della _, _ e _, detenevano un pacchetto azionario del 25% ciascuno ed erano entrambi domiciliati a _ (IF _, ad 3, pag. 2 e ad 16, pag. 5; IF _, ad 1, pag. 6, ad 3, pag. 6 e ad 7 e 8, pag. 6, ad 16, pag. 9). _ aveva diritto di firma individuale per disporre delle somme depositate sui conti luganesi ed era amministratrice della _
(v. verbale teste _, pag. 3;
IF _, ad 8, pag. 6; IF _, ad 12, pag. 3
).
A _, la _ disponeva di uffici propri, a partire dai quali veniva svolta un’intensa attività commerciale, segnatamente con la _. Inoltre, la società appellata utilizzava unicamente una carta intestata che recava solo l’indirizzo postale e i numeri di telefono di _ (v.
DTF
126 II 78). La succursale luganese della _ aveva a _ anche una casella postale, che secondo l’amministratrice _ è rimasta attuale fino a “un anno o un anno e mezzo” dalla data del suo interrogatorio formale del 10 luglio 2001 (IF _, ad 12, pag. 8; IF _, ad 14, pag. 4; v. doc. AI).
La _ ha sempre e solo avuto contatti con gli uffici della _ di _, rispettivamente con _ della _ di _, ma mai con la sede di _ (doc. B, W, Y, Z, AA, AB, AC, AI, 2 – 6, 9, 17; IF _, ad 13, pag. 9; IF _, ad 12, pag. 3).
Dall’ufficio di _ venivano condotti gli affari e partivano le ordinazioni destinate alla _; allo stesso ufficio giungevano direttamente t
utte le ordinazioni della _ (v. verbale teste _, pag. 2).
A _ pervenivano le fatture a carico della _, avvenivano fatturazioni e pagamenti a terzi; _ provvedeva a registrare le fatture e ad apporvi il timbro con la dicitura “registrato” (
v. verbale teste _, pag. 3;
IF _, ad 12, pag. 8; doc. 13-16
).
Un ulteriore elemento che conferma l’effettiva esistenza della succursale di _ consiste nel fatto che la parte appellata disponeva di personale proprio, e meglio la segretaria _ (impiegata al 50%;
DTF
126 II 75, consid. 5b/cc e
DTF
108 II 127; v. verbale teste _, pag. 1
). Quest’ultima redigeva e sottoscriveva la corrispondenza sociale inviata all’appellante o a terzi (v. plico di cui al doc. 2, 4, 15, 17; verbale teste _, pag. 3 s.; IF _, ad 12, pag. 8 e 15, pag. 9; IF _, ad 12, pag. 3).
Inoltre, da _ venivano gestiti due conti bancari presso due istituti di credito di _, la _ e la _; tramite questi due conti venivano effettuati tutti i pagamento relativi alla rapporto commerciale con la _, con la _ e con altri clienti (
v. verbale teste _, pag. 2 s.;
IF _, ad 12, pag. 8;
IF _, ad 12, pag. 3; doc. 4, 19; sub cartelletta I. richiamo da _: chiusura di questo conto il 18.1.1999; v.
DTF
126 II 78). Infine si rileva che tutta la documentazione versata agli atti, prescindendo dall’estratto del registro di commercio irlandese (doc. AG e AH), è redatta in lingua italiana.
Di conseguenza, i presupposti sanciti dalla Convenzione di Lugano riguardanti l’esistenza di una succursale di una società sono senz’altro adempiuti.
3.
Il Pretore ha però negato la propria competenza asserendo che alla data dell’introduzione della petizione (29 novembre 1999), la _ non avrebbe più esercitato alcuna attività a _ e inoltre, nel corso dell’istruttoria, sarebbe emerso che vi era intenzione di porre la stessa società in liquidazione. Di conseguenza, al momento della creazione della litispendenza, sarebbe venuto a mancare il presupposto dell’esistenza di una sede, rispettivamente del luogo della stabile organizzazione costituente una succursale e quindi l’azione non poteva essere proposta al foro di _.
Innanzitutto si rileva che _ ha asserito che “a fine 1998/inizio 1999 la ditta ha cessato l’attività e si aspetta di metterla in liquidazione” (IF _, ad 8 in fine, pag. 6). Ne discende che ancora il 10 luglio 2001, data dell’interrogatorio formale di _, la _ non era ancora stata posta in liquidazione. Del resto, la stessa parte appellata ha espressamente ammesso questa circostanza adducendo che “fino alla chiusura della presente vertenza, la società non può essere chiusa” (v. osservazioni all’appello 20 marzo 2002, ad 2, pag. 6).
Tra l’altro, l’affermazione di _ quo alla cessazione dell’attività rappresenta una mera allegazione di parte di natura indiziaria che deve essere suffragata da ulteriori indizi di segno convergente per costituire una valida prova di un fatto (
Cocchi/Trezzini
, CPC-TI, Lugano 2000, n. 764, pag. 654 e m. 12 ad art. 90 CPC).
Quanto asserito da _ non concorda con la la documentazione bancaria versata agli atti, dalla quale è invece emerso che sul conto ordinario n. _ intestato alla _ presso la _ di _ sono avvenute rilevanti movimentazioni di valuta ancora a fine 1999 (1. luglio, 30 settembre, 5 ottobre, 21 e 28 dicembre 1999), nel 2000 (2 febbraio, 30 marzo, 28 giugno, con entrate e uscite superiori a 200 mio di lire e con un saldo attivo pari a 105'027'840 mio di lire) e nel 2001 (29 gennaio e 2 febbraio con girate superiori a 100 mio di lire).
Questo significa che dopo il 1998 una certa attività veniva ancora svolta dalla succursale di _ della _ (la quale nel 2001 disponeva di un capitale superiore a 100 milioni di lire, v. doc. 19). Si osserva che tutti gli estratti conti della _ sono stati inviati alla parte appellata alla casella postale _ di _ e ciò fino alla chiusura del conto avvenuta il 31 marzo 2001 (v. doc. 19).
Anche lo scritto del 19 ottobre 1998 della _ di _ rappresenta una mera allegazione di parte e senza averne dubbio la _ vi ha dato seguito al fine di percorrere tutte le strade possibili per ottenere il pagamento delle fatture emesse a carico della _ (doc. Z; del resto, la rappresentanza della _. non è stata accettata neppure dalla _ di _ di _, v. doc. 6).
Di conseguenza non si può seguire il ragionamento del Pretore secondo il quale al momento dell’introduzione dell’azione, il 29 novembre 1999, la succursale della _ non svolgeva un’attività tale da creare un foro a _.
Ne discende pertanto la competenza del tribunale al foro della succursale di _ della _ ai sensi dell’art. 5 cifra 5 CL.
4.
Torna conto infine valutare ulteriormente il presupposto dell’esistenza della succursale di una società principale per rapporto alla durata dell’azione giudiziaria. Infatti, nel caso concreto, dagli atti di causa emerge che dopo il mese di marzo 2001 la succursale di _ della _ non ha più esplicato attività di sorta. Il suddetto requisito sembrerebbe quindi essere svanito pendente causa.
In primo luogo, a mente di questa Camera - e di una buona parte della dottrina dominante - nel caso i presupposti dell’esistenza della sede o della succursale dovessero scomparire pendente causa, subentra il principio della perpetuatio fori (
Schwander
, op. cit., pag. 68,
Kropholler
, op. cit., n. 14 ad vor art. 2 CL e nota n. 17 con ulteriori riferimenti giurisprudenziali e dottrinali, n. 15 in fine ad vor art. 2 CL).
In secondo luogo, elemento ancora più importante, è necessario tenere in considerazione il fatto che l’art. 5 cifra 5 CL non menziona il presupposto temporale dell’esistenza della succursale al momento della creazione della litispendenza o successivamente (per l’interpretazione dei trattati internazionali v.
DTF
121 III 336). Infatti, l’art. 5 cifra 5 CL stabilisce un chiaro elemento di “rattachement” alla fattispecie, e meglio il requisito dell’esistenza di una connessione tra l’attività svolta dalla succursale e la vertenza sulla quale il giudice è chiamato a decidere (
Donzallaz
, op.cit., n. 1065 ss.;
Broggini
,
La Convenzione di Lugano: Introduzione e interpretazione; la competenza giurisdizionale, ed. CFPG, Lugano 1992, pag. 23 e 26–32 e nota a pié di pagina n. 60;
Broggini
, Problèmes particuliers concernant les règles de competence de la Convention de Lugano, in: L’espace judiciaire éuropéen, Cedidac 21, Losanna 1992, pag. 38 e 41 s.;
Schwander
, Gerichts-zuständigkeiten im Lugano-Übereinkommen, in: Das Lugano-Übereinkommen, S. Gallo 1990, pag. 68 e 76;
Kropholler
, op. cit., 7. ed., Heidelberg 2002, n. 12ss. ad vor art. 2 CL). In tal modo, secondo Broggini (
Broggini
, Problèmes particuliers concernant les règles de competence de la Convention de Lugano, Cedidac 21, Losanna 1992, pag. 41 s.) “ce principe permet d’obtenir les mêmes résultats pratiques tout en respectant la notion “stricte” de siège statutaire: il suffit de considérer le lieu ou se trouve le “centre effectif”, le lieu de l’administration etc., comme une succursale ou un établissement”.
Si rileva inoltre che il presupposto dell’esistenza della sede societaria al momento della creazione della litispendenza (o successivamente) viene analizzato in dottrina unicamente in relazione al principio generale sancito dall’art. 2 CL.
Al contrario, come già esposto, nell’ambito dei fori alternativi o facoltativi come l’art. 5 CL, sono elencati altri e diversi elementi di “rattachement”. A mente di questa Camera, è quindi sufficiente che la vertenza derivi dall’esercizio di una succursale e che quindi si ravveda nella fattispecie l’elemento della “Betriebsbezogenheit” (
Schwander
, Gerichtszuständigkeiten im Lugano-Übereinkommen, in: Das Lugano-Übereinkommen, S. Gallo 1990, pag. 76,
Broggini
,
La Convenzione di Lugano: Introduzione e interpretazione; la competenza giurisdizionale, ed. CFPG, Lugano 1992, pag. 26-32;
Kropholler
, op. cit., n. 88, 91 ss. e 97 ss. ad art. 5 CL).
5.
Per tutti i motivi suesposti si deve concludere che il Pretore del Distretto di Lugano è competente a decidere nel merito della vertenza. L’eccezione sollevata dalla _ non merita protezione e deve quindi essere respinta.
L’appello della _ viene pertanto accolto, mentre spese e ripetibili seguono la soccombenza.
Entrambe le parti sono concordi di rinviare la causa al Pretore per l’emanazione di un nuovo giudizio di merito (appello 11.2.2002, pto. 5, pag. 13; osservazioni all’appello 20.3.2002, ad 5, pag. 10).
La causa viene quindi ritornata al Giudice di prime cure affinché sia esaminato e deciso il merito della fattispecie (v.
Cocchi/Trezzini
, CPC-TI, Lugano 2000, n. 2 ad art. 326 CPC).