Decision ID: 5e6dfa67-602a-597b-aa8e-f7319962c100
Year: 2019
Language: it
Court: TI_TCAS
Chamber: TI_TCAS_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: social_law

ritenuto,
in fatto
1.1. RI 1, nato nel 1974, cittadino italiano domiciliato in Italia, nel corso del mese di ottobre 2017 ha inoltrato alla Sezione della popolazione una richiesta di rilascio del permesso per frontaliere “G”, indicando di essere stato assunto dal 16 ottobre 2017 dalla _, di cui all’epoca era direttore con diritto di firma individuale (cfr. estratto registro di commercio, doc. 19), con uno stipendio annuo lordo, comprensivo della tredicesima mensilità, di fr. 30'000. Quale persona di contatto del datore di lavoro è stato indicato il nome di _, in quel tempo gerente della società. La richiesta è stata firmata da RI 1 e dalla _. Alla domanda è stato allegato il modulo per l’esercizio del diritto di opzione in favore del sistema sanitario del suo Paese di residenza, non firmato e non datato (doc. 1). Il formulario è stato immediatamente trasmesso dalla Sezione della popolazione all’Istituto delle assicurazioni sociali tramite posta interna (doc. XVI).
1.2. Il 19 gennaio 2018 la Cassa cantonale di compensazione, Ufficio dei contributi, ha scritto a RI 1 a _ (Italia), ritornandogli il modulo relativo all’esercizio del diritto di opzione “
in quanto non lo ha firmato
” e precisando che se entro il 9 febbraio 2018 l’amministrazione non fosse stata in possesso “
di quanto richiesto, senza ulteriore comunicazione, provvederemo d’ufficio a dichiarare l’obbligo assicurativo contro le malattie in Svizzera
” (doc. 2). La raccomandata è ritornata alla Cassa il 2 febbraio 2018 con l’indicazione _ che l’interessato si è trasferito altrove (doc. 3).
1.3. In data 8 febbraio 2018 la Cassa cantonale di compensazione ha scritto un’e-mail a RI 1, all’indirizzo _ da lui indicato nel formulario, gli ha ritornato il modulo per l’esercizio del diritto di opzione non firmato e ha precisato che se entro il 28 febbraio 2018 l’amministrazione non fosse stata in possesso “
di quanto richiesto, senza ulteriore comunicazione, provvederemo d’ufficio a dichiarare l’obbligo assicurativo contro le malattie in Svizzera
” (doc. 4). All’e-mail non è stata data risposta.
1.4. Con scritto 5 marzo 2018, trasmesso per raccomandata all’interessato presso la sede legale (cfr. doc. 19) della _, _ _ a _ (doc. 5), di cui dal mese di _ è diventato socio e presidente della gerenza con diritto di firma individuale (doc. 19; _ era gerente con firma individuale), la Cassa cantonale di compensazione si è nuovamente rivolta a RI 1, rilevando che se entro il 20 marzo 2018 l’amministrazione non fosse stata in possesso “
della documentazione del caso, saremo tenuti a dichiarare l’obbligo assicurativo contro le malattie in Svizzera
” (doc. 5). L’invio è stato recapitato (cfr. doc. 24).
1.5. Il 27 marzo 2018 la Cassa cantonale di compensazione, con riferimento ai precedenti scritti dell’8 febbraio 2018 e del 5 marzo 2018, ha concesso a RI 1 un ultimo termine scadente il 16 aprile 2018 “
per trasmettere allo scrivente Ufficio quanto richiesto
” (doc. 6). La lettera è stata trasmessa per raccomandata all’interessato presso la sede legale della _ (doc. 6). L’invio è stato recapitato (cfr. doc. 24).
1.6. Il 26 aprile 2018 la Cassa cantonale di compensazione ha scritto a RI 1, presso la sede legale della _ (invio ritirato il 27 aprile 2018; cfr. doc. 24), rilevando quanto segue:
"
(...) ci riferiamo al modulo ufficiale TI 1 pervenutoci in data 24 ottobre 2017, al nostro scritto dell’8 febbraio 2018 ed ai richiami del 5 marzo 2018 e 27 marzo 2018, rimasti fino ad oggi inevasi.
La informiamo che il diritto di opzione può essere esercitato entro un termine di tempo ben determinato (3 mesi). Se entro questo termine la persona interessata non fa valere il predetto diritto di opzione e non dimostra di beneficiare di copertura in caso di malattia nel suo Paese di residenza, automaticamente si applica il principio dell’assicurazione malattie in Svizzera, richiamato il principio di diritto europeo
lex loci labori
.
Non avendo vidimato il modulo ufficiale TI 1 del 24 ottobre 2017 e non avendo quindi esercitato in modo corretto il diritto di opzione confermiamo che è quindi soggetto all’obbligo d’assicurazione contro le malattie in Svizzera ed è pertanto tenuto ad iscriversi presso un assicuratore autorizzato dall’Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP).
L’obbligo d’assicurazione viene esteso agli eventuali familiari senza attività lavorativa (è fatto obbligo di volerli comunicare).
In ragione di quanto sopra, la invitiamo a voler trasmettere entro 20 giorni allo scrivente Ufficio (...) un documento a comprova dell’avvenuta iscrizione (certificato di assicurazione o dichiarazione di appartenenza rilasciata dall’assicuratore). Scaduto infruttuosamente il termine di cui sopra, procederemo ad iscriverla d’ufficio presso un assicuratore malattie svizzero riconosciuto.” (doc. 7)
1.7. Con diffida del 30 maggio 2018 trasmessa per raccomandata al domicilio di _ (Italia), in via _, la Cassa cantonale di compensazione ha assegnato a RI 1 un ultimo termine sino al 15 giugno 2018 per presentare un documento a comprova dell’avvenuta iscrizione presso un assicuratore svizzero riconosciuto, in difetto di che l’iscrizione sarebbe avvenuta d’ufficio (doc. 8). L’invio è ritornato all’amministrazione con l’indicazione “
indirizzo insufficiente
” (doc. 9).
1.8. Il 26 giugno 2018 l’amministrazione ha nuovamente diffidato RI 1, tramite invio raccomandato trasmesso presso la sede legale della _, assegnandogli un ultimo termine scadente il 6 luglio 2018 per provvedere all’affiliazione alla LAMal, altrimenti la Cassa avrebbe proceduto all’iscrizione d’ufficio presso un assicuratore riconosciuto (doc. 10). L’invio è stato recapitato (doc. 24).
1.9. Con decisione del 27 luglio 2018, trasmessa per raccomandata con ricevuta di ritorno al domicilio di _ (Italia), la Cassa cantonale di compensazione ha affiliato RI 1 ed i suoi tre figli minorenni presso _ a decorrere dal 27 luglio 2018, rilevato che l’inizio teorico dell’obbligo d’assicurazione è stato stabilito in data 19 ottobre 2017 (doc. 12). Lo scritto è stato ritirato il 7 agosto 2018 (doc. 13).
1.10. Il 7 agosto 2018 RI 1, tramite l’indirizzo e-mail di _, si è rivolto alla Cassa cantonale di compensazione, rilevando di voler ottenere i dati delle raccomandate che sono state inviate “
chi e come hanno ritirato perchè a noi non risulta arrivato niente neanche al datore di lavoro. In allegato le invio il documento che noi abbiamo presentato al ufficio della immigrazione questa è la copia il originale era firmato
” (cfr. allegato al doc. 20). Lo stesso giorno RI 1 ha scritto all’amministrazione una raccomandata, anticipata via e-mail, con la quale ha rilevato di non aver mai ricevuto né all’indirizzo del datore di lavoro, né all’indirizzo di residenza personale, né all’indirizzo e-mail, le lettere citate dalla Cassa ed ha contestato l’iscrizione presso _ poiché nella richiesta del permesso “G” ha fatto valere l’opzione in favore del sistema sanitario del suo Paese di residenza. Anche se il relativo formulario non è stato firmato, la richiesta del permesso “G” è stata sottoscritta e pertanto l’opzione deve essere considerata valida (allegato doc. 20). Al reclamo è stato allegato il modulo per l’esercizio del diritto di opzione, datato 18 ottobre 2017 e firmato (allegati doc. 22) In calce figura che per qualsiasi comunicazione “
vi do i miei recapiti (...) e-mail, _ Via _ Italia
”. In una nota interna della Cassa del medesimo giorno i funzionari dell’amministrazione hanno indicato che ha telefonato la moglie di RI 1 che “
dice di non aver mai ricevuto alcuna comunicazione. La mail indicata sul Mod. Ti1 la visualizza sia lei che il marito ma sostengono di non averla ricevuta. Ho chiesto chi ritira le raccomandate ma non mi ha dato una risposta
” (doc. 23).
1.11. Il 30 agosto 2018 la Cassa cantonale di compensazione ha trasmesso a RI 1, all’indirizzo di _ (Italia), copia delle conferme di consegna delle raccomandate del 5 marzo 2018, 27 marzo 2018, 26 aprile 2018 e 26 giugno 2018, unitamente alle firme (cfr. doc. 24), indicando che come “
può evincere dai documenti allegati, tutte e quattro le raccomandate inviate presso il suo datore di lavoro sono state regolarmente ritirate
” (doc. 25). L’invio è ritornato all’amministrazione senza essere stato ritirato per “
compiuta giacenza
” (doc. 26 e 27).
1.12. Il 24 ottobre 2018 la Cassa ha nuovamente trasmesso all’indirizzo italiano di RI 1 le conferme di consegna delle raccomandate e gli ha assegnato un termine di 20 giorni per esprimersi in merito (doc. 29). Lo scritto è ritornato alla Cassa con l’indicazione “
l’indirizzo è inesistente
” (doc. 30).
1.13. Il 9 novembre 2018 l’amministrazione ha ritrasmesso l’intera documentazione all’indirizzo legale della _ ed ha assegnato un termine di 20 giorni per esprimersi in merito (doc. 31). L’invio è stato recapitato il 12 novembre 2018 (doc. 32).
1.14. Con decisione su reclamo del 13 dicembre 2018, trasmessa per raccomandata con ricevuta di ritorno all’indirizzo di _ (Italia), la Cassa cantonale di compensazione ha confermato la decisione formale del 27 luglio 2018 (doc. 34). L’invio è stato ritirato il 27 dicembre 2018 (doc. 35).
1.15. Con ricorso dell’8 gennaio 2019 RI 1, che sulla busta d’intimazione ha indicato l’indirizzo “_”, è insorto al TCA contro la predetta decisione su reclamo, senza allegarla (doc. I). Il ricorrente afferma di non aver ricevuto nessuna comunicazione per raccomandata del 5 marzo 2018, 27 marzo 2018 e 26 aprile 2018. Egli chiede “
la conferma della consegna di chi ha ritirato e dove sono state recapitate le suddette raccomandate. Dichiaro inoltre di non aver ricevuto le raccomandate di cui parla il punto 15 della decisione
”, ossia quelle del 30 agosto 2018, 24 ottobre 2018 e 9 novembre 2018.
Egli rileva inoltre che i tre figli sono già assicurati all’INPS in Italia con la madre. Il ricorrente afferma che il modulo ufficiale per la copertura assicurativa delle cure medico-sanitarie per beneficiari di permessi “G” è stato debitamente compilato ed aggiunge infine: “
chiedo anche al istituto delle assicurazioni sociali di Bellinzona di contattarmi tramite il indirizzo del datore di lavoro oppure telefonicamente o anche via mail visto che la posta raccomandata non ci viene recapitata al mio indirizzo italiano con normalità
”.
1.16. Il 9 gennaio 2019 il TCA ha chiesto al ricorrente, tramite raccomandata trasmessa all’indirizzo da lui indicato sulla busta d’intimazione del ricorso, l’invio della decisione su reclamo impugnata (doc. II). Lo scritto è ritornato al Tribunale con l’indicazione che “
il destinatario è irreperibile all’indirizzo indicato
” (allegato doc. II).
1.17. Il 10 gennaio 2019 la Cassa ha trasmesso al TCA il ricorso, inviato in copia dall’insorgente all’amministrazione, unitamente al reclamo ed alla decisione su reclamo (doc. III).
1.18. Dopo aver chiesto (doc. V), ed ottenuto (doc. VI), una proroga, il 27 febbraio 2019 la Cassa cantonale di compensazione ha comunicato al TCA di aver “
rivisto la propria decisione su reclamo
”, ed ha allegato una nuova decisione su reclamo del 27 febbraio 2019, che annulla e sostituisce quella del 13 dicembre 2018, e con la quale ha annullato la decisione del 27 luglio 2018 di iscrizione d’ufficio presso la _ per i figli _, _ e _ ed ha confermato l’affiliazione d’ufficio dal 27 luglio 2018 (con inizio teorico al 19 ottobre 2017) di RI 1 presso la _ (doc. VII/1).
1.19. Con scritto del 1° marzo 2019, trasmesso a RI 1 presso la sede legale di _, il Giudice delegato ha assegnato al ricorrente in termine di 30 giorni per determinarsi in merito alla nuova decisione su reclamo e per precisare se viene contestata (doc. VIII). L’invio è stato recapitato. L’insorgente è rimasto silente.
1.20. Con decreto 36.2019.5-7 del 10 aprile 2019 il TCA ha stralciato dai ruoli il ricorso per quanto concerne i figli _, _ e _, in quanto l’affiliazione d’ufficio presso _ è stata annullata. Alle parti è pure stata data comunicazione che la procedura sarebbe continuata unicamente per quanto concerne l’affiliazione di RI 1 ed all’amministrazione è stato chiesto l’invio dell’intero incarto (doc. IX).
1.21. Il 18 aprile 2019 la Cassa cantonale di compensazione ha prodotto l’incarto completo (doc. X).
1.22. Il 29 aprile 2019 il TCA ha richiamato dalla Sezione della popolazione l’intero incarto di RI 1 (doc. XI). La documentazione, dopo un sollecito (doc. XII), è stata trasmessa al Tribunale il 21 maggio 2019 (doc. XIII).
1.23. Il 22 maggio 2019 il TCA ha comunicato all’Ufficio della migrazione di voler trasmettere alle parti, per osservazioni, la pagina 4 di 5 della richiesta di rilascio del permesso per frontaliere “G” ricevuta il 20 ottobre 2017, ed ha domandato di voler precisare se l’allegato modulo della copertura assicurativa delle cure medico sanitarie per beneficiari di permessi G UE/AELS citato a pag. 4 e corrispondente alla pag. 5 della richiesta di rilascio del permesso G, non contenuto nell’incarto dell’Ufficio della migrazione, è stato trasmesso alla Cassa cantonale di compensazione (in tal caso con quali modalità; doc. XIV).
1.24. Tramite e-mail del 18 giugno 2019, dopo un sollecito (doc. XV), l’Ufficio della migrazione ha precisato che “
la pagina del modulo di rilascio della copertura assicurativa delle cure medico sanitarie per beneficiari di permessi G UE/AELS, viene trasmessa immediatamente al momento dell’incameramento della domanda all’istituto delle assicurazioni sociali tramite posta interna
” e che “
per quanto concerne la trasmissione della pagina 4 del modulo, non è necessaria un’autorizzazione da parte nostra, poiché sta al Tribunale decidere quali documenti sottoporre alle parti
” (doc. XVI).
1.25. In data 18 giugno 2019 il TCA ha scritto alle parti, assegnando loro un termine scadente il 1° luglio 2019 per prendere posizione in merito alla pagina 4/5 della richiesta di rilascio del permesso per frontaliere G ricevuta dall’Ufficio della migrazione il 20 ottobre 2017 e all’e-mail del 18 giugno 2019 dell’Ufficio della migrazione (doc. XVII).
1.26. Il 27 giugno 2019 la Cassa ha ribadito la sua posizione ed ha affermato:
"
(...) Al proposito la Cassa conferma, come già indicato in precedenza, di aver ricevuto il modulo ufficiale “Copertura assicurativa delle cure medico-sanitarie per beneficiari di permessi G UE/AELS” in data 24 ottobre 2017 (cfr. documento n. 1 allegato); tuttavia lo stesso non riportava la firma del signor RI 1. Infatti, pur avendo sottoscritto la domanda di permesso alla pagina 4/5, egli non ha però vidimato il documento da obbligatoriamente allegare alla stessa. La Cassa ritiene che, il fatto che il ricorrente abbia firmato il modulo relativo alla domanda di permesso, ma non lo specifico formulario “Copertura assicurativa delle cure medico-sanitarie per beneficiari di permessi G UE/AELS”, non è sufficiente a poter accogliere l’esercizio del diritto di opzione del signor RI 1. Tale informazione, a mente della Cassa, non può infatti modificare la qui contestata decisione.
A tal proposito la Cassa precisa infatti, come si può evincere dagli atti, di aver invitato a più riprese il signor RI 1 a voler sanare il vizio di forma, concedendo al ricorrente diversi termini entro i quali ritornare alla Cassa il documento debitamente vidimato. Ciononostante il ricorrente non ha evaso alcuna delle richieste della Cassa, tutte del resto debitamente ritirate, costringendo quest'ultima a dover dichiarare l’obbligo d’assicurazione contro le malattie in Svizzera.
Egli esclusivamente all’emissione della qui contestata decisione di iscrizione d’ufficio presso la _ si è interessato della fattispecie, presentando reclamo contro la stessa, allegando il modulo ufficiale “Copertura assicurativa delle cure medico-sanitarie per beneficiari di permessi G UE/AELS” debitamente firmato. Tuttavia la Cassa ribadisce nuovamente che tale formulario è purtroppo stato presentato unicamente in data 7 agosto 2018, quindi ben oltre il termine di 3 mesi entro il quale il signor RI 1 avrebbe potuto esercitare il diritto di opzione previsto nell’Allegato XI al Regolamento (CE) n. 883/2004. La Cassa precisa infatti che il predetto termine di 3 mesi è infatti scaduto in data 18 gennaio 2018 e riafferma che le motivazioni addotte dal ricorrente non possono essere considerate quale “
casi giustificati
”. Ne consegue che, a mente della Cassa, un esercizio del diritto di opzione oltre tale termine di 3 mesi, nel caso di specie, non può essere accettato.” (doc. XVIII)
1.27. Il 1° luglio 2019 il TCA ha trasmesso lo scritto della Cassa del 27 giugno 2019 al ricorrente con facoltà di presentare eventuali osservazioni entro il 12 luglio 2019 (doc. XIX).
1.28. L’11 luglio 2019 è ritornata al TCA la raccomandata del 18 giugno 2019 trasmessa all’ultimo indirizzo di _ conosciuto, con l’indicazione della Posta che l’invio è stato deviato al nuovo indirizzo della società a _, ma che, non essendo stato ritirato, è stato ritornato al mittente (cfr. busta di intimazione). Dall’estratto Track and Trace della Posta (doc. XX), emerge che pure l’invio del 1° luglio 2019 è stato deviato al nuovo indirizzo della società a _ ma non è stato ritirato (doc. XX).
1.29. Con scritto del 17 luglio 2019 trasmesso per posta “
A
” al ricorrente presso la nuova sede di _ a _, il TCA ha affermato:
"
(...) in allegato, per conoscenza, le trasmettiamo una
copia
della documentazione che le abbiamo notificato per raccomandata in data 18 giugno 2019 (doc. XVII, con gli allegati citati) e in data 1° luglio 2019 (doc. XIX con la lettera allegata citata), entrambe non ritirate (cfr., per la prima, la busta di ritorno agli atti e per la seconda l’estratto “
track & trace
” della Posta). Rileviamo a questo proposito che non ha segnalato al Tribunale il recente cambiamento d’indirizzo della sua società, ma che comunque in virtù dell’ordine di rispedizione gli scritti sono stati notificati all’indirizzo corretto (cfr., per la prima, la busta di ritorno agli atti e per la seconda l’estratto “
track & trace
” della Posta).” (doc. XXI)

in diritto
in ordine
2.1. Con decisione su reclamo del 27 febbraio 2019 che annulla e sostituisce la decisione su reclamo del 13 dicembre 2018, la Cassa cantonale di compensazione ha parzialmente accolto il reclamo del 7 agosto 2018 ed ha annullato l’iscrizione d’ufficio presso _ dei figli minorenni _, _ e _. Essa ha invece confermato l’iscrizione del ricorrente dal 27 luglio 2018 (con inizio teorico dal 19 ottobre 2017).
L'art. 6 Lptca prevede che l'autorità amministrativa può, fino all'invio della sua risposta, riesaminare la decisione impugnata.
Essa notifica immediatamente una nuova decisione alle parti e la comunica al Tribunale (art. 6 cpv. 2).
Quest'ultimo continua la trattazione del ricorso in quanto non sia divenuto senza oggetto per effetto della nuova decisione (art. 6 cpv. 3, 1a frase).
La disposizione cantonale di procedura è stata adottata conformemente all'art. 53 cpv. 3 LPGA, in vigore dal 1° gennaio 2003, secondo cui l'assicuratore può riconsiderare una decisione o una decisione su opposizione, contro le quali è stato inoltrato ricorso, fino all'invio del suo preavviso all'autorità di ricorso.
Questa norma della LPGA corrisponde all'art. 58 della Legge federale sulla procedura amministrativa.
Il Tribunale federale delle assicurazioni ha stabilito che una decisione emanata pendente lite mette fine alla vertenza solo nella misura in cui corrisponde alle richieste del ricorrente. Il litigio sussiste nella misura in cui la nuova decisione non regola tutte le questioni nei sensi voluti dall'insorgente. L'autorità adita deve in questi casi entrare nel merito della vertenza, senza che l'insorgente debba ricorrere contro il nuovo atto amministrativo (DTF 127 V 228 consid.
2; RCC 1992 pag. 123 consid. 5c; DTF 113 V 237; DTF 107 V 250).
La riconsiderazione pendente lite permette dunque all'amministrazione di riesaminare un proprio provvedimento dopo che l'insorgente ha espresso il suo punto di vista nell'atto di ricorso ed eventualmente di modificarlo corrispondentemente alle richieste della parte ricorrente.
Nel caso in esame oggetto del contendere è quindi la nuova decisione su reclamo del 27 febbraio 2019, che ha annullato e sostituito quella del 13 dicembre 2018, confermando l’affiliazione d’ufficio ad _ del ricorrente ed annullando quella dei figli minorenni.
Rilevato che l’insorgente con il ricorso ha contestato anche la sua iscrizione, il TCA deve entrare nel merito dell’impugnativa ed esaminare se a ragione la Cassa ha ritenuto che l’esercizio del diritto di opzione in favore del sistema sanitario del suo Paese di residenza è tardivo.
nel merito
2.2. Ai sensi dell’art. 3 cpv. 1 LAMal ogni persona domiciliata in Svizzera deve assicurarsi o farsi assicurare dal proprio rappresentante legale per le cure medico-sanitarie entro tre mesi dall’acquisizione del domicilio o dalla nascita in Svizzera.
Secondo l’art. 3 cpv. 2 LAMal il Consiglio federale può prevedere eccezioni all’obbligo d’assicurazione, segnatamente per le persone beneficiarie di privilegi, immunità e facilitazioni di cui all’articolo 2 capoverso 2 della legge del 22 giugno 2007 sullo Stato ospite.
Per l’art. 3 cpv. 3 LAMal può estendere l’obbligo d’assicurazione a persone non aventi il domicilio in Svizzera, in particolare a quelle che (lett. a) esercitano un’attività in Svizzera o vi hanno la propria dimora abituale (art. 13 cpv. 2 LPGA), (lett. b) lavorano all’estero per conto di un datore di lavoro con sede in Svizzera.
Ai sensi dell’art. 1 cpv. 2 lett. d OAMal sono assicurate le persone che risiedono in uno Stato membro dell’Unione europea e sono soggette all’assicurazione svizzera ai sensi dell’Accordo del 21 giugno 1999 tra la Confederazione Svizzera, da una parte, e la Comunità europea ed i suoi Stati membri, dall’altra, sulla libera circolazione delle persone (Accordo sulla libera circolazione delle persone) e del relativo allegato II, menzionati nell’art. 95a lettera a della legge.
L’art. 7 cpv. 8 OAMal prevede che le persone tenute ad assicurarsi ai sensi dell’articolo 1 capoverso 2 lettere d ed e devono assicurarsi entro tre mesi dalla nascita dell’obbligo d’assicurazione in Svizzera. Se si assicurano entro questo termine, l’assicurazione inizia dall’assoggettamento all’assicurazione svizzera. Se si assicurano più tardi, l’assicurazione inizia dalla data dell’affiliazione. L’assicurazione cessa se queste persone non adempiono più le condizioni per un assoggettamento all’assicurazione conformemente all’Accordo sulla libera circolazione delle persone e al relativo allegato II o all’Accordo AELS, al relativo allegato K e all’appendice 2 dell’allegato K.
L’art. 95a lett. a LAMal prevede che ai cittadini svizzeri o di uno Stato membro dell’Unione europea che sono o sono stati soggetti alla legislazione in materia di sicurezza sociale della Svizzera o di uno o più Stati membri dell’Unione europea, ai rifugiati o agli apolidi residenti in Svizzera o in uno Stato membro dell’Unione europea, nonché ai familiari e ai superstiti di queste persone, in merito alle prestazioni che rientrano nel campo d’applicazione della presente legge, si applicano i seguenti atti normativi nella versione vincolante per la Svizzera dell’allegato II sezione A dell’Accordo del 21 giugno 1999 tra la Confederazione Svizzera, da una parte, e la Comunità europea ed i suoi Stati membri, dall’altra, sulla libera circolazione delle persone (Accordo sulla libera circolazione delle persone): regolamento (CE) n. 883/2004.
Il regolamento (CE) n. 883/2004 è applicabile alla fattispecie in esame da un punto di vista personale e materiale. Di cittadinanza italiana, residente in Italia ed attivo quale lavoratore subordinato in Svizzera, il ricorrente è infatti un lavoratore che è soggetto alla legislazione di uno o più Stati membri (art. 2 n. 1 del regolamento n. 883/2004). Inoltre l’oggetto del contendere riguarda l’applicazione di legislazioni relative a uno dei rischi enumerati espressamente all’art. 3 n. 1 del regolamento n. 883/2004 e più precisamente alla sua lettera a (prestazioni di malattia; cfr. DTF 142 V 192; per quanto concerne il regolamento 1408/71 precedentemente applicabile: DTF 135 V 339 consid. 4.2 pag. 343; 131 V 202 consid. 2.2 pag. 204 seg.).
Pure dato è il necessario nesso transfrontaliero giacché l’interessato, residente in Italia, lavora in Svizzera.
Trattandosi di una fattispecie internazionale, occorre in primo luogo stabilire il diritto applicabile.
Il titolo II del regolamento n. 883/2004 (art. 11 a 16) contiene alcune regole per la risoluzione della questione. L’art. 11 n. 1 enuncia il principio dell’unicità della legislazione applicabile in funzione delle regole previste dagli art. 11 n. 2 a 16, dichiarando di principio determinanti le disposizioni di un solo Stato membro. Fatti salvi gli articoli 12-16, di norma, una persona che esercita un’attività subordinata o autonoma in uno Stato membro è soggetta alla legislazione di tale Stato membro (art. 11 n. 3 lett. a del regolamento n. 883/2004; DTF 142 V 192, consid. 3.1).
Il lavoratore frontaliere è dunque soggetto, in virtù di questo principio, alla legislazione dello Stato in cui lavora (principio della lex loci laboris); lo Stato competente è lo Stato di impiego (art. 11 n. 3 lett. a del regolamento n. 883/2004; DTF 142 V 192 consid. 3.1; cfr. anche DTF 135 V 339 consid. 4.3.1 pag. 343; 133 V 137 consid. 6.1 pag. 143 con riferimenti).
Sono però possibili eccezioni a questo principio.
In effetti, l’allegato XI, per quanto concerne la Svizzera, al n. 3 (assicurazione obbligatoria nell’ambito dell’assicurazione malattia svizzera e possibilità di esenzione) prevede alla lettera b che le persone di cui alla lettera a), tra cui le persone soggette alle disposizioni legali svizzere in forza del titolo II del regolamento, possono, su richiesta, essere esentate dall’assicurazione obbligatoria se risiedono in uno dei seguenti Stati e dimostrano che vi beneficiano di copertura in caso di malattia: Germania, Francia, Italia, Austria, e, per le persone di cui alla lettera a), punti iv) e v), Finlandia e, per le persone di cui alla lettera a), punto ii), Portogallo. Detta richiesta dev’essere depositata (lett. aa) entro i tre mesi successivi all’insorgenza dell’obbligo di assicurarsi in Svizzera; se, in casi giustificati, la richiesta è depositata dopo tale termine, l’esenzione prende effetto dall’inizio dell’obbligo di assicurazione e (lett. bb) si applica a tutti i familiari che risiedono nello stesso Stato.
Tale facoltà è comunemente detta “diritto d’opzione” (DTF 142 V 192, consid. 3.2) ed era già prevista nel regolamento 1408/71 (DTF 135 V consid. 4.32 pag. 344).
In virtù di questo diritto di opzione, le persone residenti in Italia e che lavorano in Svizzera possono scegliere se assicurarsi – insieme ai familiari senza attività lavorativa – in Svizzera secondo il regime di assicurazione malattia della LAMal oppure in Italia secondo il sistema sanitario nazionale italiano. L’eventuale esenzione dall’obbligo di assicurazione in Svizzera deve però essere chiesta con una domanda che va presentata alla competente autorità cantonale in materia di assicurazione malattia del luogo di lavoro entro i tre mesi successivi all’obbligo di assicurarsi in Svizzera. Per i lavoratori frontalieri detto termine comincia a decorrere dal primo giorno di lavoro (sentenza 9C_1042/2009 del 7 settembre 2010, consid. 2.3.3).
La dottrina rammenta che le seguenti situazioni autorizzano l’esercizio del diritto di opzione: inizio dell’attività lucrativa in Svizzera, ripresa dell’attività lavorativa in Svizzera dopo un periodo di disoccupazione, presa di domicilio in uno Stato dell’UE che prevede il diritto di opzione, cambio di statuto da esercitante un’attività lavorativa a pensionato (cfr. Eugster, Rechtsprechung des Bundesgerichts zum KVG, 2a edizione, 2018, n. 30 ad art. 3, pag. 74).
Il diritto di opzione non può essere esercitato tacitamente per atti concludenti (sentenza 9C_801/2014 del 10 marzo 2015 consid. 3.3, pubblicata in SVR 2015, KV N. 20, pag. 80).
2.3. Va ancora rammentato che per l’art. 6 cpv. 1 LAMal i Cantoni provvedono all’osservanza dell’obbligo d’assicurazione. Secondo l’art. 6 cpv. 2 LAMal l’autorità designata dal Cantone affilia a un assicuratore le persone tenute ad assicurarsi che non abbiano assolto questo obbligo tempestivamente.
Ai sensi dell’art. 6a cpv. 1 LAMal i Cantoni informano circa l’obbligo di assicurazione (lett. a) le persone che risiedono in uno Stato membro dell’Unione europea, in Islanda o in Norvegia e che sono tenute ad assicurarsi in virtù di un’attività lucrativa esercitata in Svizzera, (lett. b) le persone che risiedono in uno Stato membro dell’Unione europea, in Islanda o in Norvegia e che sono tenute ad assicurarsi poiché percepiscono una prestazione dell’assicurazione svizzera contro la disoccupazione, (lett. c) le persone tenute ad assicurarsi poiché percepiscono una rendita svizzera e che trasferiscono la loro residenza in uno Stato membro dell’Unione europea, in Islanda o in Norvegia.
L’art. 6a cpv. 3 LAMal prevede che l’autorità designata dal Cantone assegna a un assicuratore le persone che non hanno assolto tempestivamente l’obbligo di assicurazione. Decide inoltre delle domande di esenzione dall’obbligo di assicurazione. È fatto salvo l’articolo 18 capoversi 2bis e 2ter.
2.4. Va ancora evidenziato che in seguito alla costatazione che numerosi frontalieri, in seguito all’entrata in vigore dell’ALC il 1° giugno 2002, non avevano tempestivamente esercitato il diritto d’opzione e sostenevano di non essere stati adeguatamente informati circa i loro diritti (cfr. anche DTF 136 V 295), l’allora Ufficio dell’Assicurazione Malattia (UAM), d’intesa con la Sezione della popolazione, ha deciso di allegare alla richiesta di rilascio del permesso per frontaliere G un apposito formulario dove il richiedente viene informato circa il suo diritto di opzione e deve indicare se intende optare per il sistema sanitario del suo Paese di residenza o se vuole assicurarsi in Svizzera (cfr., in concreto, doc. 1). Di principio la Sezione della popolazione trasmette immediatamente il formulario all’istituto delle assicurazioni sociali tramite posta interna (doc. XVI).
Nel caso di specie dalle tavole processuali si evince che RI 1 ha firmato, unitamente alla _, l’11 ottobre 2017 (allegato doc. XIV), la “
richiesta di rilascio permesso per frontaliere G
”. La domanda è pervenuta alla Sezione della popolazione il 20 ottobre 2017 (cfr. pag. 4/5 della citata richiesta, estratta dalla documentazione prodotta dalla Sezione della popolazione [allegato al doc. XIV]). Egli ha indicato di aver iniziato la propria attività lavorativa dipendente in ambito commerciale presso la società il 16 ottobre 2017 (cfr. allegati al doc. 20, pag. 2/5 della richiesta di rilascio del permesso per frontaliere “G).
L’eventuale domanda di esenzione dall’obbligo di assicurazione in Svizzera andava presentata entro 3 mesi dal 16 ottobre 2017 (sentenza 9C_1042/2009 del 7 settembre 2010, consid. 2.3.3).
Il ricorrente ha compilato l’allegato formulario relativo alla “
copertura assicurativa delle cure medico-sanitarie per beneficiari di permessi G UE/AELS
”, indicando di voler mantenere l’assicurazione nel suo Paese di residenza (doc. 1, pag. 5/5 della richiesta di rilascio del permesso per frontaliere G). La domanda non è tuttavia stata né firmata, né datata (doc. 1).
Questo documento, come emerge dagli accertamenti effettuati dal TCA (doc. XVI) e come confermato dalla Cassa (doc. XVIII: “
[...] ricevuto il modulo ufficiale [...] in data 24 ottobre 2017 [...]
”), è stato immediatamente trasmesso per posta interna all’IAS, il quale, per il tramite della Cassa cantonale di compensazione, Ufficio dei contributi, lo ha ritornato all’insorgente poiché non firmato.
Dopo un primo infruttuoso invio in Italia (la raccomandata è ritornata all’amministrazione con l’indicazione “
trasferito
” [doc. 3]), la Cassa l’8 febbraio 2018 ha trasmesso un’e-mail all’indirizzo della società indicato dal ricorrente nel formulario per il diritto di opzione (doc. 1), allegando il formulario con l’assegnazione di un termine per sanare il vizio (doc. 4).
In assenza di risposta, il 5 marzo 2018, l’amministrazione ha scritto una raccomandata, di contenuto simile all’e-mail, all’indirizzo legale della _ (doc. 5), seguita da un’ulteriore raccomandata del 27 marzo 2018 al medesimo indirizzo, di contenuto analogo (doc. 6).
Ritenuta l’assenza di qualsiasi risposta alle precedenti lettere, il 26 aprile 2018 l’amministrazione ha scritto all’interessato ingiungendogli di fornire un documento a comprova dell’avvenuta iscrizione presso un assicuratore svizzero riconosciuto, con l’indicazione che scaduto infruttuoso il termine assegnato, si sarebbe proceduto con l’iscrizione d’ufficio (doc. 7). Dopo una diffida del 30 maggio 2018, ritornata alla Cassa poiché secondo _ l’indirizzo indicato non era “
sufficiente
” (doc. 9), il 26 giugno 2018 l’amministrazione ha inoltrato una diffida all’indirizzo legale della _ in Svizzera con l’ingiunzione a provvedere all’iscrizione presso un assicuratore riconosciuto entro il 6 luglio 2018 (doc. 10).
Tutti gli invii raccomandati trasmessi alla _ _ sono stati ritirati (cfr. allegati al doc. 24).
Poiché il recapito della _ si trovava presso uno studio fiduciario (cfr. doc. 19; dapprima _, dal 5 luglio 2018: _; cfr. estratto registro di commercio reperibile in internet) gli invii sono stati ritirati (cfr. allegati al doc. 24), dalla signora _ (6 marzo 2018; all’epoca socia e gerente con firma individuale della _; cfr. estratto registro di commercio reperibile in internet), da _ (29 marzo 2018 e 27 aprile 2018) e da “_” (27 giugno 2018).
Chiamato a prendere posizione in merito alle firme apposte al momento del ritiro degli invii, il ricorrente dapprima non ha ritirato lo scritto del 30 agosto 2018 (doc. 25, 26, 27) ed in seguito non ha risposto (scritto del 9 novembre 2018 [doc. 31], recapitato il 12 novembre 2018 [doc. 32]).
L’insorgente afferma di non aver ricevuto nessuna comunicazione per raccomandata il 5 marzo 2018, 27 marzo 2018 e 26 aprile 2018, né gli scritti del 30 agosto 2018, 24 ottobre 2018 e 9 novembre 2018 e solo al reclamo del 7 agosto 2018 contro la decisione del 27 luglio 2018, ha allegato il formulario per l’esercizio del diritto di opzione in favore del suo sistema previdenziale firmato e datato 18 ottobre 2017 (allegato doc. 22).
Egli sostiene pertanto di non aver saputo delle diffide per sanare il vizio formale dell’assenza della firma e di aver esercitato tempestivamente il suo diritto di opzione.
2.5. Per quel che concerne più precisamente la notifica di una decisione o di una comunicazione dell'amministrazione, per giurisprudenza l'onere della prova incombe di massima all'autorità che intende trarne una conseguenza giuridica e che la circostanza deve perlomeno essere stabilita con il grado della verosimiglianza preponderante richiesto in materia di assicurazioni sociali (DTF 124 V 400 consid. 2b pag. 402; 121 V 5 consid. 3b pag. 6). L'autorità sopporta pertanto le conseguenze dell'assenza di prova nel senso che se la notifica o la sua data sono contestate e se esistono effettivamente dubbi a tale proposito, ci si baserà sulle dichiarazioni del destinatario dell'invio (DTF 129 I 8 consid. 2.2 pag. 10; 124 V 400 consid. 2a pag. 402 con riferimenti). La spedizione con la posta normale non consente in genere di stabilire se la comunicazione sia pervenuta al destinatario; la semplice presenza nel fascicolo della copia dell'invio non è sufficiente per dimostrare che tale lettera sia stata effettivamente spedita e ricevuta (DTF 101 Ia 7 consid. 1 pag. 8). Tuttavia, la prova della notifica di un atto può risultare da altri indizi o dall'insieme delle circostanze, quali la mancata protesta da parte di una persona che riceve dei richiami (cfr. DTF 142 IV 125 consid. 4.3; DTF 105 III 43 consid. 3 pag. 46).
Secondo giurisprudenza, un atto, per principio, è considerato notificato alla data alla quale il suo destinatario lo riceve effettivamente. Quando il tentativo di intimazione di un invio raccomandato si rivela infruttuoso e, di conseguenza, viene emesso un avviso di ritiro nella bucalettere del destinatario, l'invio è validamente notificato quando viene ritirato alla Posta. Se ciò non avviene entro il termine di ritiro, corrispondente a sette giorni, l'invio viene ritenuto notificato l'ultimo giorno di questo termine, nella misura in cui il destinatario doveva prevedere un'intimazione (cosiddetta "Zustellungsfiktion"; DTF 127 I 31 consid. 2a/aa;123 III 492 consid. 1; 119 V 94 consid. 4b/aa; RAMI 2001 no. U 434 pag. 329). Ne discende che se l'assicurato, pendente una procedura o dovendo comunque attendersi con una certa verosimiglianza una comunicazione ufficiale (DTF 117 V 133 consid. 4b; 116 Ia 92 consid. 2a), si allontana (per un certo lasso di tempo) dal luogo di cui ha comunicato l'indirizzo alle autorità, omettendo di prendere i provvedimenti necessari affinché gli invii postali provenienti a tale recapito gli siano rimessi, o comunque d'informare le stesse autorità sul luogo dove può essere raggiunto, o ancora di designare un rappresentante abilitato ad agire in suo nome, egli non può prevalersi della sua assenza presso l'indirizzo noto all'autorità al momento del tentativo di notifica di un siffatto atto. In tal caso, la comunicazione è da considerare ugualmente come validamente notificata (DTF 119 V 94 consid. 4b/aa e riferimento).
Detto altrimenti, una decisione amministrativa o giudiziaria intimata mediante invio raccomandato vale come notificata quando entra nella sfera d'influenza del destinatario. Non è per contro necessario che quest'ultimo la prenda anche effettivamente in consegna oppure ne prenda altrimenti conoscenza (DTF 122 I 143 consid. 1). Ciò vale anche nel caso in cui il destinatario dovesse avere designato o avere autorizzato una terza persona a prendere in consegna i suoi invii postali. Anche in siffatta evenienza, la notifica al terzo autorizzato equivale a una notifica al destinatario medesimo (cfr. sentenza del 3 luglio 2001 della 2a Corte di diritto pubblico, 2A.271/2001).
Sempre secondo giurisprudenza, è da considerarsi valida la notifica di una decisione raccomandata consegnata allo sportello postale ad un terzo titolare di una semplice procura tacita, risultante dalle circostanze (DTF 110 V 38 consid. 3b; cfr. pure RDAT 1997 II no. 26t pag. 380).
2.6. Va ancora rammentato che in DTF 120 V 413 il TF ha stabilito che nel fatto che il giudice cantonale adito per gravame insista sull’esigenza della firma del ricorrente o del rappresentante non è ravvisabile una violazione dell’art. 4 della vecchia Costituzione. Carente una valida firma, egli deve comunque concedere un termine adeguato per ovviare all’omissione. La concessione di un termine suppletivo è l’espressione di un principio generale del diritto processuale che deriva dal divieto del formalismo eccessivo, principio vigente anche in sede di procedura cantonale.
Con sentenza pubblicata in DTF 142 I 10 il TF ha poi precisato che
la giurisprudenza del Tribunale federale sul formalismo eccessivo in relazione a un atto di ricorso sprovvisto di firma valida (cfr. DTF 120 V 413) si applica anche nell'ambito di procedure rette dal Codice di procedura penale. Se l'impugnativa non è stata validamente sottoscritta dalla parte o dal suo patrocinatore, il giudice deve fissare un congruo termine per sanare il vizio. Restano riservati i casi di manifesto abuso di diritto (consid. 2.4; cfr. anche
sentenza 5D_152/2017 del 7 settembre 2017; sentenza 8C_259/2015 del 24 febbraio 2016, consid. 4.4 e seguenti e sentenza 2C_694/2017 del 13 febbraio 2018 dove il TF ha rammentato che “
[...]
Gemäss bundesgerichtlicher Rechtsprechung bedeutet es keinen überspitzten Formalismus, vom Bürger zu verlangen, dass er seine Rechtsschriften eigenhändig unterzeichnet oder von einem bevollmächtigten und nach einschlägigem Verfahrensrecht zugelassenen Vertreter unterzeichnen lässt (BGE 142 I 10 E. 2.4.3 S. 12 mit Hinweisen). Jedoch ist zu beachten, dass die Vorschriften des Zivilprozess-,  Verwaltungsverfahrensrechts der Verwirklichung des materiellen Rechts zu dienen haben, weshalb die zur Rechtspflege berufenen Behörden verpflichtet sind, sich innerhalb des ihnen vom Gesetz gezogenen Rahmens gegenüber den Rechtsuchenden so zu verhalten, dass deren Rechtsschutzinteresse materiell gewahrt werden kann. Behördliches Verhalten, das einer Partei den Rechtsweg verunmöglicht oder verkürzt, obwohl auch eine andere gesetzeskonforme Möglichkeit bestanden hätte, ist mit
Art. 29 Abs. 1 BV
nicht vereinbar (BGE 142 I 10 E. 2.4.3 S. 12). Das kantonale Gericht handelt gegen Treu und Glauben, wenn es ein nicht oder von einer nicht zur Vertretung berechtigten Person unterzeichnetes Rechtsmittel als unzulässig beurteilt, ohne eine kurze, gegebenenfalls auch über die gesetzliche Rechtsmittelfrist hinausgehende Nachfrist für die gültige Unterzeichnung anzusetzen (BGE 120 V 413 E. 6a S. 419; 142 I 10 E. 2.4.6 S. 13 f.) [...]”
).
2.7. Nel caso di specie l’insorgente non sostiene che le raccomandate del 5 marzo 2018 (doc. 5, con cui la Cassa fissa un termine al 20 marzo 2018 per produrre la documentazione del caso, pena la dichiarazione dell’obbligo assicurativo in Svizzera), del 27 marzo 2018 (doc. 6, con cui l’amministrazione chiede nuovamente la documentazione mancante entro il 16 aprile 2018), del 26 aprile 2018 (con la quale la Cassa chiede la trasmissione entro 20 giorni della prova dell’avvenuta iscrizione presso un assicuratore vista l’assenza dell’esercizio del diritto di opzione) e del 9 novembre 2018 (doc. 31, tramite la quale la Cassa ha trasmesso le conferme di consegna delle citate raccomandate), non avrebbero dovuto essere trasmesse dall’amministrazione all’indirizzo della “_” in _ a _, ossia alla sede legale della società (fino al mese di aprile 2019 [cfr. l’estratto del registro di commercio reperibile in internet] e doc. 19), di cui il medesimo ricorrente è socio e gerente con diritto di firma individuale.
Del resto ancora in sede di ricorso lo stesso interessato ha chiesto all’IAS “
di contatarmi tramite il indirizo del datore di lavoro oppure telefonicamente o anche via mail visto che la posta racommandata non ci viene recapitata al mio indirizzo italiano con normalità
” (doc. I) e sulla busta d’intimazione del ricorso al TCA ha indicato “RI 1
, _
”.
Inoltre dagli atti si evince che in seguito all’inoltro del ricorso ed alla richiesta di proroga della Cassa per esaminare nuovamente la situazione del ricorrente, pendente le more processuali, _, della _, ha trasmesso a _, che l’ha poi a sua volta girata alla Cassa (doc. 57), sia documentazione relativa alla _ (ad esempio il conteggio _ o l’estratto degli interessi 2018 della carta di credito della società), sia documentazione personale del ricorrente stesso trasmessa alla _ presso _ (diffida di pagamento che precede la domanda di esecuzione emessa _ del _, _; cfr. anche doc. 62).
Anche lo scritto del TCA del 1° marzo 2019 (doc. VIII), trasmesso al ricorrente presso _, è stato regolarmente recapitato.
La notifica delle raccomandate, in Svizzera, è di conseguenza avvenuta all’indirizzo corretto.
Il ricorrente sostiene tuttavia di non aver ricevuto le raccomandate litigiose e chiede “
la conferma della consegna di chi ha ritirato e dove sono state recapitate le suddette raccomandate
” (doc. I).
Dalla documentazione prodotta dalla Posta (doc. 24) e trasmessa dalla Cassa all’insorgente per una presa di posizione (il 30 agosto 2018 in Italia [doc. 25], tentativo di recapito fallito e ritorno invio per “
compiuta giacenza
” [doc. 26 e 27] e il 9 novembre 2018 a _ [doc. 31], invio recapitato il 12 novembre 2018 [doc. 32]), emerge che le tre raccomandate del 5 marzo 2018 (doc. 5), del 27 marzo 2018 (doc. 6) e del 26 aprile 2018 sono state regolarmente recapitate (doc. 24).
La prima, il 6 marzo 2018 da una persona di cognome “_”, che corrisponde ad una (all’epoca) socia e gerente con firma individuale della _ (cfr. estratto del registro di commercio reperibile in internet), società dove era domiciliata la _. Le altre due raccomandate sono state ritirate il 29 marzo 2018, rispettivamente il 27 aprile 2018 da una persona con il cognome “_” (doc. 24).
Rilevato che il ricorrente doveva aspettarsi uno scritto dall’amministrazione avendo chiesto il permesso per frontaliere G ed avendo compilato, pur senza firmarlo, il formulario relativo all’esercizio del diritto di opzione in favore del sistema sanitario del suo Paese di residenza, la notifica a terzi autorizzati a ritirare gli invii raccomandati indirizzati correttamente, deve essergli imputata (cfr. sentenza 8C_404/2008 del 26 gennaio 2009; sentenza H 134/04 del 22 febbraio 2005; sentenza del 3 luglio 2001 della 2a Corte di diritto pubblico, 2A.271/2001 e DTF 110 V 38 consid. 3b; cfr. pure RDAT 1997 II no. 26t pag. 380).
Eventuali mancate comunicazioni tra l’insorgente e la persona che ha ritirato l’invio vanno sopportate dal ricorrente (cfr. anche sentenza H 134/04 del 22 febbraio 2005, consid. 4.2).
In queste condizioni, occorre concludere che l’insorgente non ha dato seguito alle due ingiunzioni del 5 marzo 2018 (doc. 5) e del 27 marzo 2018 (doc. 6), di, in sostanza, ritornare il modulo per l’esercizio del diritto di opzione in favore del sistema sanitario del suo Paese di residenza, debitamente firmato, pena l’iscrizione d’ufficio presso un assicuratore riconosciuto. Egli neppure si è espresso, entro il termine concesso, sulle conferme di consegna delle raccomandate (doc. 31 e 32).
L’amministrazione ha di conseguenza correttamente indicato al ricorrente la necessità della firma sul modulo relativo all’esercizio del diritto di opzione (cfr. DTF 120 V 413 e DTF 142 I 10) e lo ha giustamente diffidato in due occasioni, tramite raccomandata, indicandogli le conseguenze in caso di assenza di una sua reazione (cfr. DTF 120 V 413 e DTF 142 I 10).
Non avendo trasmesso il formulario correttamente firmato né entro i tre mesi dall’inizio dell’attività lavorativa, né entro i termini suppletivi concessi dall’amministrazione, il diritto di opzione non è stato esercitato tempestivamente.
A questo proposito non può essere considerato tempestivo l’invio del formulario, datato 18 ottobre 2017 (allegato al doc. 22), con il reclamo del 7 agosto 2018 (doc. 22), poiché trasmesso oltre i termini suppletivi concessi dalla Cassa.
Né può essere ritenuta sufficiente la firma sulla richiesta di rilascio del permesso per frontaliere “G” (pag. 4/5; cfr. allegato doc. XIV), sia perché si tratta di un formulario preposto all’ottenimento di un altro atto amministrativo (permesso “G”), sia perché la Cassa ha più volte esplicitamente chiesto di sanare il vizio formale, consistente nell’assenza della firma sul modulo per l’esercizio del diritto di opzione (cfr. DTF 120 V 413 e DTF 142 I 10).
Alla luce di quanto sopra esposto questo TCA deve pertanto concludere che l’insorgente, malgrado sia stato diffidato in due occasioni dalla Cassa a ritornare il formulario per l’esercizio del diritto di opzione debitamente firmato, è rimasto silente. Non avendo di conseguenza esercitato tempestivamente il suo diritto, a giusta ragione è stato affiliato presso _ dal 27 luglio 2018 (data della decisione di affiliazione d’ufficio), con inizio teorico al 19 ottobre 2017 (data più favorevole al ricorrente rispetto a quella dell’inizio dell’attività lucrativa [16 ottobre 2017]).
In queste condizioni il ricorso va respinto, mentre la decisione su reclamo del 27 febbraio 2019 merita conferma.