Decision ID: ab72eca6-c767-4dd8-83e8-0228e8e8aa95
Year: 2021
Language: it
Court: CH_BVGE
Chamber: CH_BVGE_001
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: 

Fatti:
A.
L’interessata, di nazionalità etiope, ha presentato domanda d’asilo in Sviz-
zera il 2 settembre 2021.
B.
Le successive indagini svolte dalla Segreteria di Stato della migrazione (di
seguito: SEM), hanno permesso di accertare che secondo la banca dati
«CS-VIS» la richiedente asilo beneficava di un visto rilasciato dalle autorità
francesi e valido dal 14 luglio 2021 al 22 gennaio 2022.
C.
ln data 3 settembre 2021, basandosi su quanto precede, la SEM ha inol-
trato una domanda di ammissione alle autorità francesi in base all’art. 12
cpv. 2 del regolamento (UE) n. 604/2013 del Parlamento europeo e del
Consiglio del 26 giugno 2013 che stabilisce i criteri e i meccanismi di de-
terminazione dello Stato membro competente per l’esame di una domanda
di protezione internazionale presentata in uno degli Stati membri da un cit-
tadino di un paese terzo o da un apolide (rifusione) (Gazzetta ufficiale
dell’Unione europea [GU] L 180/31 del 29.06.2013; di seguito: Regola-
mento Dublino III).
D.
Il 17 settembre 2021 si è svolto con l’interessata il colloquio personale ai
sensi dell’art. 5 Regolamento Dublino III. In tale occasione, la richiedente
l’asilo ha rilasciato alcune dichiarazioni in merito al suo vissuto presso la
famiglia (...) per cui lavorava come domestica. Nello specifico, ha fatto pre-
sente come l’importante carico di lavoro le avrebbe causato dolori alle
gambe, per i quali i suoi datori di lavoro non le avrebbero permesso di farsi
visitare in ospedale in Svizzera. Ha pure precisato non poter disporre libe-
ramente del suo passaporto e di essere stata spintonata dal figlio della
coppia a seguito della discussione circa il dolore alle gambe.
E.
Il 6 ottobre 2021, la richiedente l’asilo ha sostenuto un’ulteriore audizione
quale potenziale vittima di tratta degli esseri umani. In tale contesto, le è
stato altresì concesso il diritto di essere sentito in merito alla responsabilità
della Francia per lo svolgimento della procedura di asilo e di allontana-
mento in virtù del Regolamento Dublino.
F.
ln data 11 ottobre 2021 la protezione giuridica ha interrogato SEM circa
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l’emissione di una decisione formale in merito al diniego di un periodo di
recupero e riflessione ai sensi dell’art. 12 e 13 della Convenzione del Con-
siglio d’Europa sulla lotta contro la tratta degli esseri umani del 16 maggio
2005 (RS 0.311.543, di seguito: Conv. tratta).
G.
ln data 20 ottobre 2021, la SEM ha emesso una decisione incidentale nella
quale sono state esposte le ragioni per le quali all’interessata non è stata
riconosciuta la qualità di potenziale vittima di tratta di esseri umani.
H.
ln data 2 novembre 2021, le autorità francesi hanno accolto la richiesta di
ammissione testé menzionata.
I.
Con decisione del 17 novembre 2021, notificata il giorno seguente (cfr. atto
SEM 46/1), la SEM non è entrata nel merito della succitata domanda d’asilo
ai sensi dell’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi (RS 142.31), pronunciando nel con-
tempo il suo allontanamento (recte: trasferimento) dalla Svizzera verso la
Francia.
J.
Il 25 novembre 2021 (cfr. timbro plico raccomandato), l’interessata è insorta
dinanzi al Tribunale amministrativo federale (di seguito: il Tribunale), con-
cludendo in limine alla sospensione supercatuelare dell’allontanamento ed
alla concessione dell’effetto sospensivo al gravame; in via principale all’an-
nullamento della decisione incidentale del 6 ottobre 2021 ed alla conces-
sione di un termine di riflessione ai sensi della Conv. tratta; parimenti all’an-
nullamento della decisione del 17 novembre 2021 ed alla restituzione degli
atti all’autorità inferiore per il completamento dell’istruttoria; contestual-
mente di essere esentata dal versamento delle spese processuali e del
relativo anticipo.
Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti negli scritti verranno ripresi nei
considerandi qualora risultino decisivi per l’esito della vertenza.

Diritto:
1.
Le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla LTF,
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in quanto la legge sull’asilo non preveda altrimenti (art. 6 LAsi). Fatta ec-
cezione per le decisioni previste all’art. 32 LTAF, il Tribunale, in virtù
dell’art. 31 LTAF, giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi dell’art. 5 PA
prese dalle autorità menzionate all’art. 33 LTAF. La SEM rientra tra dette
autorità (art. 105 LAsi). L’atto impugnato costituisce una decisione ai sensi
dell’art. 5 PA.
La ricorrente ha partecipato al procedimento dinanzi all’autorità inferiore, è
particolarmente toccata dalla decisione impugnata e vanta un interesse de-
gno di protezione all’annullamento o alla modificazione della stessa (art. 48
cpv. 1 lett. a-c PA). Pertanto è legittimata ad aggravarsi contro di essa.
I requisiti relativi ai termini di ricorso (art. 108 cpv. 3 LAsi), alla forma e al
contenuto dell’atto di ricorso (art. 52 cpv. 1 PA) sono soddisfatti.
Occorre pertanto entrare nel merito del gravame.
2.
La decisione incidentale del 20 ottobre 2021 non è impugnabile separata-
mente (cfr. art. 107 cpv. 1 LAsi). Ai sensi degli art. 111 lett. e e 111a cpv. 1
LAsi, si rinuncia allo scambio di scritti ed il ricorso è deciso dal giudice
unico, con l’approvazione di un secondo giudice. Con ricorso al Tribunale,
possono essere invocati, in materia d’asilo, la violazione del diritto federale
e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti giuridicamente rilevanti (art.
106 cpv. 1 LAsi; cfr. DTAF 2014/26 consid. 5).
3.
Nel suo memoriale ricorsuale, l’insorgente censura segnatamente un ac-
certamento incompleto dei fatti determinanti ed un’interpretazione inesatta
del diritto federale e internazionale applicabile. La SEM avrebbe erronea-
mente escluso la sussistenza di indizi di tratta degli esseri umani, omet-
tendo di concedere alla ricorrente un periodo di recupero e riflessione. Tale
misura non sarebbe un “vantaggio” accordato alle vittime di un reato ac-
certato di tratta degli esseri umani, ma semmai uno “strumento” di un per-
corso finalizzato a indagare l’emersione di indizi di un caso di potenziale
tratta degli esseri umani. Questo periodo dovrebbe dunque essere accor-
dato in presenza di indizi di tratta, ossia quando sussistano ragionevoli mo-
tivi per credere che la persona in questione ne sia vittima. In concreto, sa-
rebbe evidente che la SEM, anziché rilevare indizi (o ragionevoli motivi per
credere che la ricorrente sia stata vittima) di tratta degli esseri umani, mal
intendendo il senso, la natura e lo scopo degli art. 12 e 13 Conv. tratta,
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avrebbe sostanzialmente effettuato un vero e proprio giudizio sulla sussi-
stenza del reato – un giudizio, peraltro, fondato su parametri di valutazione
fattualmente errati – e che avrebbe pure pregiudicato il tempestivo avvio di
indagini su reati d’interesse generale. Dagli atti di causa si evince che la
SEM ha effettivamente negato alla ricorrente un termine di riflessione e
ristabilimento in quanto gli elementi costitutivi del reato di tratta di esseri
umani non sarebbero stati adempiuti. Secondo l’autorità inferiore, fareb-
bero invero difetto tanto l’attività, quanto i mezzi illeciti.
4.
4.1. Per quanto attiene la problematica della tratta di esseri umani, occorre
rinviare a quanto già sancito nella DTAF 2016/27. In tale contesto il Tribu-
nale ha rilevato che, in presenza di indizi concreti di tratta di esseri umani,
la quale deve essere considerata come una violazione dell’art. 4 CEDU, a
prescindere da quale Paese d’origine l’interessato provenga, vi sono degli
obblighi che si impongono alla Svizzera e che vanno presi in considera-
zione dalla SEM (cfr. DTAF 2016/27 consid. 5 e 6 con riferimenti menzio-
nati). Tali obblighi derivano segnatamente dal Protocollo di Palermo e dalla
Conv. tratta. Le vittime devono essere identificate, protette e sostenute.
Inoltre nel caso in cui le autorità competenti hanno ragionevoli motivi per
credere che una persona sia stata vittima di tratta di esseri umani, devono
assicurarsi che essa non venga allontanata dal proprio territorio finché la
procedura d’identificazione, che la vede vittima di un reato previsto dall’ar-
ticolo 18 Conv. tratta, sia stata completata dalle autorità competenti
(art. 10(2) Conv. tratta). Le autorità elvetiche preposte devono inoltre assi-
curarsi che la persona riceva l’assistenza di cui all’art. 12 (1, 2) Conv. tratta
(art. 10(2) Conv. tratta), così come un periodo di recupero e di riflessione
di almeno 30 giorni (cfr. art. 13 Conv. tratta).
4.2. Ad identificazione avvenuta, delle misure devono essere prese per
proteggere efficacemente la vittima se il rischio di un nuovo reclutamento
o di rappresaglie è reso verosimile, così come per proteggere altre poten-
ziali vittime. Gli obblighi precitati, si impongono a tutte le autorità che pos-
sono avere dei contatti con le persone implicate e quindi, segnatamente,
alle autorità incaricate dell’esame di una procedura d’asilo, allorché le
stesse si trovano confrontate con indizi concreti che tali persone potreb-
bero essere state vittime di tratta di esseri umani. In tal senso le autorità
competenti in materia d’asilo sono obbligate, ad indagare in merito alle in-
formazioni, le quali indicano che la persona potrebbe essere vittima di tratta
di esseri umani, anche se quest’ultima non dichiara esplicitamente, di es-
sere vittima di una tale tratta od anche se nelle sue allegazioni vi sono
alcuni punti che appaiono essere inverosimili (cfr. DTAF 2016/27 consid. 5;
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tra le tante le sentenze del Tribunale F-2487/2021 del 3 giungo 2021 con-
sid. 4.3; E-4184/2019 del 6 settembre 2019 consid. 9.2, D-3471/2019 del
23 luglio 2019; anche: NULA FREI, Menschenhandel und Asyl: Die Umset-
zung der völkerrechtlichen Verpflichtungen zum Opferschutz im schweize-
rischen Asylverfahren, 2018, pag. 125-127, 161 segg., 176 segg.).
5.
5.1. In corso di procedura la richiedente l’asilo ha addotto diversi elementi
inerenti il suo vissuto che potevano condurre ad una sua identificazione
quale persona vulnerabile e possibile vittima di tratta.
5.2. Già nell’ambito del colloquio Dublino, l’interessata ha affermato di es-
sere stata oggetto, all’età di 14 anni, di un matrimonio forzato con un uomo
sulla cinquantina. Ha poi precisato di essersi data alla fuga trovandosi in
una situazione di bisogno, nel cui contesto avrebbe pure subito uno stupro
di gruppo e una gravidanza indesiderata. La ricorrente ha altresì addotto
che un signore che la avrebbe incontrata per strada allorquando elemosi-
nava, la avrebbe reclutata per lavorare come domestica presso una fami-
glia in (...). Quest’ultimo si sarebbe occupato dell’organizzazione del viag-
gio e dell’ottenimento di documenti in cambio dei suoi futuri primi tre sti-
pendi. Giunta in detto Paese nel 2012/2013, avrebbe inizialmente benefi-
ciato di un regolare contratto di lavoro per 2 anni, salvo continuare anche
in seguito in quanto bisognosa di soldi. Non di meno, la famiglia in que-
stione, con la quale avrebbe soggiornato più volte in Europa, avrebbe
smesso di remunerarla da oltre due anni. Le sue mansioni sarebbero state
molto defatiganti e la richiedente l’asilo non avrebbe potuto disporre libera-
mente del suo passaporto. Recentemente i suoi datori di lavoro non le
avrebbero permesso di recarsi in ospedale in Svizzera e il figlio le avrebbe
anche dato una spinta allorquando avrebbe affrontato con loro la tematica.
5.3. La richiedente l’asilo ha ottenuto anche un consulto presso l’antenna
luganese di Mayday, la quale ha rilasciato un rapporto in cui veniva segna-
lata una situazione di particolare vulnerabilità allo sfruttamento ma esclusa
la certezza quanto all’esistenza di una situazione di tratta per quanto at-
tiene l’attività svolta presso la famiglia (...).
5.4. Alla luce di ciò, la SEM le ha, come detto, dato la possibilità di espri-
mersi in modo ancor più dettagliato nell’ambito di un’audizione specifica
TEU. Qui, la ricorrente ha precisato i contorni delle vicende già addotte nel
colloquio Dublino. Essa si è soffermata sul periodo trascorso in (...) fa-
cendo presente di essersi presto trovata nella necessità di lavorare gratui-
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tamente per timore di essere rinviata in Etiopia. La richiedente asilo ha di-
poi contestualizzato l’ultimo periodo passato in Svizzera al fianco della fa-
miglia per la quale lavorava, precisando che nonostante le insistenti richie-
ste, i datori di lavoro non le avrebbero permesso di recarsi dal medico. In
tale contesto essa ha però pure puntualizzato nuovamente di essersi re-
cata volontariamente in (...) e di non aver mai chiesto alla famiglia di resti-
tuirle il passaporto.
5.5. Il Tribunale condivide la posizione dell’autorità inferiore quanto al fatto
che la sua decisione di recarsi in (...) sia stata del tutto volontaria, circo-
stanza che esclude di principio un caso iniziale di tratta. Resta però il fatto
che la situazione che si è venuta a creare in seguito nel Paese del (...)
permane sensibile, di modo che, non si può escludere d’acchito ch’essa
possa rientrare nel campo di applicazione degli strumenti di protezione ci-
tati. A questo proposito, si segnali innanzitutto che di principio anche il solo
reclutamento è punibile (cfr. art. 182 cpv. 1 CP). Inoltre, nel concetto di
tratta rientrano il lavoro forzato o le prestazioni forzate, la schiavitù o prati-
che analoghe e l’asservimento. Si deve in particolare presupporre l’esi-
stenza di uno sfruttamento allorché, in violazione delle prescrizioni di diritto
del lavoro o delle norme relative a salario, salute e sicurezza, si impedisce
costantemente a una persona di esercitare i suoi diritti fondamentali (cfr.
Messaggio sull’approvazione del Protocollo facoltativo del 25 maggio 2000
alla Convenzione sui diritti del fanciullo concernente la vendita di fanciulli,
la prostituzione infantile e la pedopornografia come pure la corrispondente
modifica della disposizione penale sulla tratta di esseri umani; FF 2005
2513, 2540). Inoltre, anche in assenza di minacce esplicite, l’esistenza di
una pressione psicologica, diretta od indiretta, può senz’altro influire
sull’autodeterminazione della persona interessata, segnatamente laddove
viene fatto leva su di una posizione di subordinazione. In questo senso, v’è
da sottolineare come il consenso che esclude il reato fa difetto se la vittima
è ingannata sul tipo o sulle circostanze concrete dell’attività da svolgere o
se il consenso di fatto dato è stato condizionato da circostanze economiche
difficili (cfr. sentenza del Tribunale 6B_128/2013, consid. 1.2; GUNHILD
GODENZI, Schweizerisches Strafgesetzbuch Handkommentar, 4a ed. 2020,
n. 8 ad art. 182).
5.6. Poste queste doverose premesse, si necessità a maggior ragione di
rilevare come la verifica degli elementi soggettivi ed oggettivi di un even-
tuale reato non incomba alle autorità amministrative, ma a quelle di perse-
guimento penale. Così, le autorità competenti in materia d’asilo sono tenute
a porre in essere gli oneri esposti sub. consid. 4 già solo in presenza di
indizi concreti di tratta, e meglio, di ragionevoli motivi per credere che una
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persona ne sia vittima, e non a condanna avvenuta. Ciò detto, in concreto
va constatato come la valutazione svolta dall’autorità inferiore si spinga
troppo oltre, facendo sue prerogative che spettavano alle autorità penali.
Peraltro, secondo fonti giornalistiche, lo sfruttamento della forza lavoro
estera per compiti domestici nel (...) è fenomeno notorio e diffuso, tanto
che vi sono evidenze quanto all’esistenza di vere e proprie compravendite
di esseri umani sui social media, nel cui ambito sono apparentemente le
stesse famiglie beneficiarie ad avere un ruolo attivo (cfr. ...).
6.
6.1. Sulla base di quanto precede e degli atti di causa, questo Tribunale
ritiene che l’autorità inferiore avrebbe dovuto ritenere la ricorrente una po-
tenziale vittima di tratta degli esseri umani. Non avendolo fatto, la SEM ha
accertato in modo inesatto i fatti giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 lett.
b LAsi).
6.2. Il ricorso merita dunque tutela. La decisione della SEM del 17 novem-
bre 2021 va annullata e gli atti di causa vanno rinviati all’autorità inferiore
(art. 61 PA) affinché abbia a determinare quali siano le conseguenze deri-
vanti dalla qualifica di potenziale vittima di tratta degli esseri umani (cfr.
sentenza del Tribunale E-6952/2018 del 12 novembre 2019 consid. 6 e rif.
citati).
6.3. Ad ogni fine utile si rammenti già sin d’ora che l’allontanamento non
potrà essere effettuato prima che sia stato stabilito che la persona interes-
sata è vittima di tratta e che l’indagine penale sia stata completata. Nel
frattempo, la SEM dovrà concedere alla ricorrente un termine di 30 giorni
per il recupero e la riflessione previsto dall’articolo 13(1) Conv. tratta. Al
termine di questo periodo, e a condizione che la richiedente l’asilo confermi
la sua volontà di collaborare alle indagini di polizia, l’autorità inferiore dovrà
parimenti accordarle un termine ragionevole per richiedere all’autorità can-
tonale di polizia degli stranieri un permesso di soggiorno di breve durata
per la durata degli accertamenti (cfr. DTF 145 I 308 e sentenza del Tribu-
nale E-1999/2020 del 14 agosto 2020 e rif. citati).
7.
Visto l’esito della procedura, non sono riscosse delle spese processuali
(art. 63 cpv. 1 PA) e la domanda di assistenza giudiziaria è da considerarsi
priva d’oggetto. Inoltre che ai sensi dell’art. 111ater LAsi non sono attribuite
indennità ripetibili quanto il ricorrente è assistito dal rappresentante legale
designato dalla SEM a norma dell’art. 102h LAsi.
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La decisione è definitiva e non può, in principio, essere impugnata con ri-
corso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83
lett. d cifra 1 LTF).
(dispositivo alla pagina seguente)
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il Tribunale amministrativo federale pronuncia:
1.
Il ricorso è accolto. La decisione della SEM del 17 novembre 2021 è an-
nullata e gli atti le sono retrocessi affinché abbia a procedere ai sensi dei
considerandi.
2.
Non si prelevano spese processuali.
3.
Non sono accordate spese ripetibili.
4.
Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all’autorità canto-
nale competente.
Il giudice unico: Il cancelliere:
Daniele Cattaneo Lorenzo Rapelli