Decision ID: 71c8eecc-574a-5cc4-8421-1c0b36014822
Year: 1998
Language: it
Court: TI_TCA
Chamber: TI_TCA_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: public_law

ritenuto,
in fatto
A. Il 9 novembre 1993 i ricorrenti _, _ e _ hanno chiesto al municipio di _ il permesso di costruire uno stabile d’appartamenti sulle part. n. _ e _ RFD. La relazione tecnica allegata alla domanda di costruzione indicava che l’intervento avrebbe comportato la realizzazione di una SUL di mq 1336.65. Stando al calcolo degli istanti questa superficie avrebbe superato di 4.65 mq quella massima ammissibile in base all’i.s. della zona R5 (0.9) ed alla superficie edificabile disponibile all’interno della stessa zona (mq 1’480, ovvero 955 mq ex part. n. _, 328 mq ex part. n. _ e 197 mq ex part. n. _ RFD).
Il 10 marzo 1994 il municipio ha rilasciato la licenza richiesta senza avvedersi che i piani così approvati prevedevano in realtà la realizzazione di una SUL di mq 1’386.64.
Nel corso dei lavori i ricorrenti si sono scostati dal progetto approvato, aumentando in misura non trascurabile la SUL del piano terreno. Il 10 aprile 1996 hanno quindi chiesto al municipio il rilascio di una licenza in variante. La relazione tecnica accompagnante il progetto di variante indicava che la SUL effettivamente realizzata sarebbe ammontata a mq 1’381.10. Pur indicando che la superficie utilizzabile per la verifica dell’indice di sfruttamento era di mq 1’480, il calcolo presentato dai ricorrenti prendeva in considerazione l’intera superficie delle part. n. _ e _ (mq 1’520). In questa superficie veniva computata anche una superficie di 237 mq della part. n. _ inclusa nella zona del centro storico. Non veniva per contro effettuato alcun trasferimento di indice sulla vicina part. n. _. La SUL prevista dai piani presentati ammontava in realtà a mq 1’407.41.
Senza avvedersi di queste incongruenze, il 17 luglio 1996 il municipio ha autorizzato anche questa variante, limitandosi a subordinarla alla condizione di non destinare ad uso abitativo i locali definiti come deposito dai piani annessi alla domanda.
Nel corso di successive verifiche, l'autorità comunale ha constatato che i due locali in questione erano stati aggregati agli appartamenti del pianterreno e che la lunghezza dei soggiorni degli appartamenti era aumentata di 20 cm a scapito dei balconi antistanti.
Con decisione 19 giugno 1997, il municipio ha quindi ordinato ai ricorrenti di separare i predetti locali dalle abitazioni. Ritenendo inoltre che la SUL effettivamente realizzata superasse di 6.8 mq quella autorizzata, l'autorità comunale ha poi inflitto loro una multa di fr. 3’000.- ed una sanzione pecuniaria di fr. 22’100.-, calcolata sulla base del maggior canone di locazione esigibile (130.- fr./mq), capitalizzato al 5% ed aumentato del 25% giusta l’art. 44 cpv. 1 LE.
B. Confermato l’ordine di ripristino con risoluzione 27 agosto 1997, il Consiglio di Stato ha parzialmente accolto con successivo giudizio 7 gennaio 1998 l’impugnativa inoltrata dai proprietari dello stabile contro il suddetto provvedimento, annullando la multa e riducendo la sanzione pecuniaria a fr. 8'900.-.
Esperiti i necessari accertamenti ed assodato che la SUL autorizzata dal municipio con la variante d'opera ammontava a mq 1407.41 il Governo ha anzitutto ritenuto che la SUL effettivamente realizzata ammontasse a mq 1’410,16. Ne ha quindi dedotto che l'ulteriore sorpasso posto in essere dai ricorrenti si riducesse a soli mq 2.75.
Dopo aver ricordato che la SUL autorizzata già superava abbondantemente quella massima consentita (mq 1332), il Consiglio di Stato ha quindi escluso che questa eccedenza potesse ancora rientrare nei limiti di una ragionevole tolleranza.
Fondandosi sul sorpasso di SUL accertato in contraddittorio e sul canone di locazione annuo di 130.- fr./mq preso in considerazione dal municipio, il Consiglio di Stato ha quindi ricalcolato la sanzione pecuniaria riducendola a fr. 8'900.--.
C. Contro questo giudizio governativo i soccombenti insorgono ora davanti al Tribunale cantonale amministrativo, chiedendo che venga annullato assieme alla sanzione impugnata.
I ricorrenti osservano che lo spessore dei muri figurante sui piani esecutivi prodotti in sede di variante è di 30 cm, mentre quello indicato dal dettaglio riportato dagli stessi piani è di cm 32.5. Ne deducono che il municipio avrebbe autorizzato una SUL superiore a quella ritenuta dal Consiglio di Stato. Non essendo aumentata la superficie abitabile sarebbe inoltre arbitrario calcolare la sanzione pecuniaria in base ad un canone locativo di fr. 130.--/mq.
D. All'accoglimento del ricorso si oppongono il Consiglio di Stato ed il municipio di _, che contesta partitamente le tesi degli insorgenti.
Considerato,

in diritto
1. La competenza del Tribunale cantonale amministrativo, la legittimazione attiva dei ricorrenti e la tempestività del gravame sono indiscutibilmente date (art. 21 LE, 43 e 46 PAmm).
Il ricorso è dunque ricevibile in ordine.
Data la natura delle questioni poste a giudizio, l'impugnativa può essere evasa sulla base degli atti, senza istruttoria. (art. 18 PAmm).
2. L'art. 38 LE stabilisce che quale superficie utile lorda (SUL) si considera la somma della superficie dei piani sopra e sotto terra degli edifici, incluse le superfici dei muri e delle pareti nella loro proiezione orizzontale.
In sede di esame della domanda di costruzione il calcolo della SUL è effettuato sulla base delle indicazioni metriche riportate dai piani (planimetrie in scala 1:100 o 1:50) ad essa allegati.
A livello di verifica della costruzione ultimata fanno invece stato le misure effettive dell'opera realizzata.
3. Prevalendosi di una discrepanza tra lo spessore dei muri indicato dalla planimetria in scala 1:50 (30 cm) e lo spessore dei muri indicato dal dettaglio delle finestre in scala 1:5 riprodotto sullo stesso piano (32.5 cm), i ricorrenti pretendono in concreto che il municipio avrebbe autorizzato una SUL superiore a quella di mq 1407.41 presa in considerazione dal Consiglio di Stato. La maggior superficie risulterebbe dalla differenza di spessore dei muri (2.5 cm) moltiplicata per il perimetro delle facciate.
La tesi dei ricorrenti è manifestamente insostenibile.
Determinante ai fini del calcolo della SUL erano esclusivamente le misure complessive delle facciate indicate dai piani prodotti con la variante d’opera. Facevano quindi stato le misure complessive delle facciate esterne (m 26.00 e m 22.70) e quelle della corte interna (m 15.00 e m 12.40) indicate da tali piani.
Queste misure, rapportate al numero di piani (4), determinano esattamente la SUL (mq 1'606.80) ritenuta dal municipio prima della deduzione della superficie dei balconi, dei locali deposito e del vuoto scale.
Orbene, di fronte a queste inequivocabili risultanze, la pretesa dei ricorrenti di tener conto dello spessore dei muri indicato nel dettaglio riguardante le finestre (32.5 cm) ai fini della determinazione della SUL autorizzata appare del tutto priva di fondamento. Non è invero dato di vedere come si possa ragionevolmente pretendere che il municipio dovesse correggere le misure sopra indicate, in modo da tener conto del maggior spessore dei muri, allorchè gli stessi ricorrenti nel calcolo dell’indice di sfruttamento allegato alla relazione tecnica omettono di prendere in considerazione tale circostanza.
Tanto meno v'è motivo per ammettere che i ricorrenti - che non hanno lasciato nulla di intentato per sfruttare i loro fondi nella misura massima possibile - potessero in buona fede ritenere che il municipio avesse autorizzato una SUL calcolata in base alle suddette correzioni.
Da questo profilo, il ricorso va quindi senz'altro respinto.
4. Altrettanto inaccoglibili sono le censure che i ricorrenti sollevano in relazione ai criteri applicati dal municipio e dal Consiglio di Stato per calcolare la sanzione pecuniaria.
L'eccedenza di SUL realizzata dai ricorrenti grazie all'aumento della superficie dei locali soggiorno a scapito di quella dei balconi antistanti si traduce in effetti in un aumento della superficie abitabile. Ben giustifica pertanto l'adozione di una sanzione pecuniaria commisurata al vantaggio economico che i ricorrenti ne ritraggono in termini di canone di locazione.
Non essendo contestati e non essendo nemmeno contestabili i parametri di calcolo presi in considerazione delle precedenti istanze, anche da questo profilo il ricorso va quindi disatteso.
5. Ferme queste premesse, la decisione governativa impugnata va pertanto confermata siccome immune da violazioni del diritto.
Le spese e la tassa di giustizia seguono la soccombenza.