Decision ID: 59742556-093a-429f-92e8-9c1749fa2432
Year: 2022
Language: it
Court: TI_TCAS
Chamber: TI_TCAS_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: social_law

ritenuto,
in fatto
1.1. Nel mese di aprile 2021 RI 1 ha postulato l’assegnazione di assegni integrativi (AFI) e di prima infanzia (API; cfr. doc. 3 inc. Laps).
1.2. La Cassa cantonale di compensazione per gli assegni di famiglia (in seguito: Cassa), con decisione del 4 agosto 2021, ha negato a RI 1 il diritto all’assegno familiare integrativo, in quanto il reddito disponibile della sua unità di riferimento superava il limite annuo fissato dalla legge sull’armonizzazione e il coordinamento delle prestazioni sociali.
L’amministrazione, nell’unità di riferimento dell’assicurata, ha considerato, oltre alla medesima, alle figlie _ ed _, nate nel 2009 e nel 2011 dal matrimonio con _ da cui vive separata dall’agosto 2014 (cfr. doc. 20b; il divorzio è stato pronunciato il 13 gennaio 2021 cfr. doc. 20) e ai figli _ e _, nati nel 2013 e nel 2021, anche _, padre di questi ultimi (cfr. doc. 11-11d inc. AF).
1.3. Con ulteriore decisione del 4 agosto 2021 la Cassa ha pure negato a RI 1 il diritto all’assegno di prima infanzia per gli stessi motivi di cui sopra (cfr. doc. 12-12c inc. AF).
1.4. Il 13 settembre 2021 l’assicurata, rappresentata dall’avv. RA 1, ha interposto due reclami distinti contro le decisioni del 4 agosto 2021 (cfr. doc. 15; 15c inc. AF).
1.5. La Cassa, con decisione su reclamo dell’8 novembre 2021, ha confermato le proprie precedenti decisioni (cfr. doc. A),
precisando quanto segue:
“(...)
4. Nel caso specifico va evidenziato che la signora RI 1 e il signor _ hanno in comune due figli: _ nato il _ 2013 e _ nato il _ 2021.
ln data 1° aprile 2021 la signora RI 1 ha dichiarato che
con il Signor _
, con il quale mi frequento da anni, c'è una relazione altalenante. Di regola stiamo assieme ogni fine settimana, normalmente sono io che mi reco presso la sua abitazione a _ il sabato e rientro la domenica, con i nostri figli; _ e _
e ancora
ci vediamo anche nelle vacanze che trascorriamo a casa l'uno dell'altro come e quanto possibile
specificando
ln questi
anni abbiamo avuto già più volte delle rotture in cui siamo stati distanti per alcune
settimane.
Inoltre il signor _ ha affermato in data 25 marzo 2021 che
con la signora RI 1 ho degli incontri regolari nel fine settimana, per visita dei figli e compagnia
.
La Cassa fa notare che tali dichiarazioni sono state espresse in un momento in cui le persone interessate non erano a conoscenza delle conseguenze giuridiche.
Pertanto, tutto quanto sopra, fa presupporre alla Cassa che il centro degli interessi del signor _ è senza dubbio presso l'abitazione dei figli _ e _ e della compagna signora RI 1. La relazione dei reclamanti - che a loro dire risulta altalenante - perdura almeno dall'anno 2012 in quanto il primo figlio _ è nato nel mese di maggio 2013, ciò fa considerare a tutti gli effetti una convivenza stabile ai sensi Laps.” (Doc. A pag. 3)
1.6. Il 10 dicembre 2021 RI 1, sempre patrocinata dall’avv. RA 1, ha interposto ricorso contro la decisione su reclamo, chiedendo l’annullamento della stessa, che ai fini del calcolo degli API e AFI non sia considerato nell’unità di riferimento di RI 1 il signor _ e che a favore della ricorrente siano riconosciuti API e AFI per i figli per un importo sufficiente per coprire la lacuna di reddito” (cfr. doc. I pag. 5).
A motivazione del ricorso l’assicurata, tramite il proprio rappresentante, ha addotto:
“(...)
5. La Cassa pretende di poter inserire nell'unità di riferimento il signor _ per il solo fatto che il medesimo è padre degli ultimi due figli della ricorrente. Ciò secondo un'errata interpretazione di quanto stabilito dall'art. 2a RLaps. Infatti, in base a questa disposizione, la convivenza è considerata stabile se vi sono figli in comune, o procura gli stessi vantaggi di un matrimonio o è durata almeno 6 mesi.
L'art. 2a RLaps presuppone però che vi sia una convivenza. Questa disposizione dunque non consente di ritenere che vi è una convivenza si vi è data una delle condizioni indicate ma consente di ritenere che la convivenza esistente è stabile se è data una di queste condizioni.
L'interpretazione proposta dalla Cassa è pertanto errata e non consente di concludere che il signor _ è convivente della ricorrente e pertanto che, in applicazione dell'art. 4 Laps, il medesimo fa parte dell'unità di riferimento della richiedente. Come indicato in precedenza questa disposizione cantonale stabilisce che nell'unità di riferimento è incluso il partner convivente, se la convivenza è considerata stabile. ln concreto non vi è convivenza effettiva e reale, come del resto accertato e confermato pure dalla Cassa, pertanto non ha senso disquisire sulla stabilità di una convivenza inesistente.
Neppure quanto dichiarato dalla signora RI 1 il 01.04.2021 consente di ritenere che i genitori degli ultimi 2 figli convivono. Innanzitutto la ricorrente non ha dichiarato di convivere con il padre dei suoi 2 figli. Essa ha solo riferito di una frequentazione durante il fine settimana che è però solo finalizzata all'esercizio del diritto di visita del padre.
Inoltre, come esposto in sede di reclamo, le relazioni tra i due genitori dei figli minori, si sono persino deteriorate al punto che pure gli incontri del fine settimana per l'esercizio del diritto di visita non sono più così regolari. Queste circostanze saranno documentate nella presente procedura con la necessaria audizione della ricorrente e del signor _.
ln ogni caso, anche se si volesse considerare il signor _ nell'unità di riferimento della ricorrente, ciò che sarebbe comunque manifestamente errato, va evidenziato che pure i calcoli effettuati dalla Cassa nella prima decisione, sono totalmente errati. La Cassa infatti non ha considerato le spese a carico del signor _, in particolare quelle dovute al pagamento del contributo alimentare per il figlio _. Del resto il signor _ è oggetto di una procedura di pignoramento nell'ambito della quale è risultato che il medesimo non ha alcun reddito pignorabile. Ne consegue che le spese dell'interessato sono di gran lunga superiori rispetto a quanto ritenuto nelle decisioni API e AFI. La ricorrente, anche qualora si volesse ritenere nella sua unità di riferimento il signor _, presenterebbe dunque una lacuna di reddito che va necessariamente colmata con il riconoscimento dei richiesti assegni. (...)” (Doc. I)
L’assicurata ha postulato, inoltre, l’ammissione al gratuito patrocinio nella persona dell’avv. RA 1, siccome
“non dispone dei mezzi sufficienti per far fronte alle spese della presente procedura e agli oneri di patrocinio”
(cfr. doc. I pag. 4-5).
1.7. L’avv. RA 1, il 3 gennaio 2022, ha trasmesso il “certificato municipale per l’ammissione all’assistenza giudiziaria” e la relativa documentazione.
Il medesimo ha peraltro chiesto
“di decidere subito la domanda di assistenza giudiziaria contestuale al ricorso”
(cfr. doc. IV).
Il 6 gennaio 2022 l’avv. RA 1 ha inviato copia della decisione di tassazione della ricorrente relativa all’anno 2020 e ha sollecitato l’emanazione di una decisione riguardante l’assistenza giudiziaria affinché, in caso di diniego, possa chiedere alla cliente il versamento di un congruo acconto (cfr. doc. VI + 1-4).
1.8. La Cassa, con risposta del 5 gennaio 2022, ha postulato la reiezione dell’impugnativa, ribadendo deve essere considerata un’unità di riferimento di sei persone, comprensiva anche di _, padre dei due figli comuni.
Riguardo alle pretese spese sostenute da quest’ultimo, la parte resistente ha osservato che le stesse sono state richiamate per la prima volta in sede di ricorso, che, se debitamente comprovate, potranno essere fatte valere in sede amministrativa con una semplice richiesta di riesame e infine che le spese riconosciute sono regolate dall’art. 8 Laps (cfr. doc. V).
1.9. Il Presidente del TCA, il 17 gennaio 2022, ha respinto la domanda dell’insorgente tendente a ottenere il gratuito patrocinio (cfr. consid. 1.6.; 1.7.), in quanto l’impugnativa non soddisfa il requisito della probabilità di esito favorevole (cfr. doc. VIII).
1.10. Il 20 gennaio 2022 la parte ricorrente, nel termine per presentare eventuali altri mezzi di prova (cfr. doc. VII), ha chiesto che
“le sia garantito il diritto a un’equa e pubblica udienza in occasione della quale potersi esprimere sulla fattispecie in applicazione dell’art. 6 CEDU”
. Inoltre ha postulato l’audizione di _ quale teste al fine di riferire in merito agli attuali rapporti con RI 1, alla loro convivenza e alle sue spese (cfr. doc. IX).
1.11. Il 31 gennaio 2022 il Presidente del TCA ha ordinato la chiamata in causa di _, assegnandogli un termine di 20 giorni per esaminare l’intero incarto e per determinarsi in merito (cfr. doc. X).
Con scritto pervenuto a questo Tribunale l’8 febbraio 2022 _ ha dichiarato di non essere d’accordo con quanto sostenuto dalla parte resistente, precisando:
"
(...) Condivido quanto è stato esposto dalla signora RI 1, per il tramite dell’avv. RA 1, nel ricorso del 10.12.2021. Io non solo non convivo con la signora RI 1 ma con la medesima non ho neppure una relazione. Sono solo padre dei nostri figli comuni. La relazione per incompatibilità caratteriale è stata interrotta da tempo. Per questo motivo non ritengo corretto di essere considerato nell’unità di riferimento della signora RI 1. (...)” (Doc. XII)
1.12. La Cassa, il 16 febbraio 2022, da un lato, ha osservato che l’argomentazione di _ secondo cui la relazione con RI 1 si sarebbe interrotta da tempo per incompatibilità caratteriale, sollevata per la prima volta in sede ricorsuale anche dall’insorgente, appare in contrasto con i fatti, segnatamente con la nascita del secondo figlio, e con le dichiarazioni fornite in precedenza.
Dall’altro, ha ribadito la propria convinzione nel ritenere che vada considerata un’unità di riferimento di sei persone, comprensiva quindi anche del padre dei due figli comuni (cfr. doc. XIV).
1.13. il 17 febbraio 2022 l’avv. RA 1, per conto della sua assistita, ha comunicato che quest’ultima sottoscrive integralmente le osservazioni di _ (cfr. doc. XV).
1.14. Il doc. XIV è stato trasmesso per conoscenza alla parte ricorrente (cfr. doc. XVI), mentre il doc. XV è stato inviato per conoscenza alla Cassa (cfr. doc. XVII).
1.15. Il 27 febbraio 2022 l’avv. RA 1, a nome della propria assistita, si è nuovamente espresso in merito fattispecie (cfr. doc. XVIII).

in diritto
2.1. L’assegno integrativo è regolato dagli art. 47 segg. della Legge sugli assegni di famiglia (Laf) del 18 dicembre 2008.
L’art. 47 Laf stabilisce come segue le condizioni per potere beneficiare dell’assegno integrativo:
"
1
Richiamata la Laps, il genitore ha diritto all’assegno, per il figlio, se cumulativamente:
a) è domiciliato nel Cantone al momento della richiesta;
b) coabita, anche soltanto in forma parziale, con il figlio;
c) ha il domicilio nel Cantone da almeno tre anni se cittadino svizzero; ha il domicilio nel Cantone da almeno cinque anni se cittadino straniero.
1bis
Se l’unità di riferimento comprende un genitore cittadino svizzero ed esso dimostra di essere stato domiciliato nel Cantone durante dieci anni consecutivi prima di avervi fatto rientro in seguito ad un’assenza, non va adempiuto il termine d’attesa di cui al capoverso 1 lett. c).
2
Se entrambi i genitori coabitano con il figlio, il diritto all’assegno spetta alla madre o al padre.
3
Se almeno uno dei membri dell’unità di riferimento esercita un’attività lucrativa indipendente, è computato al minimo un reddito aziendale netto pari ad almeno il doppio della soglia d’intervento per il titolare del diritto ai sensi della Laps. In ogni caso, il reddito aziendale netto computato non può essere inferiore a quello che figura sulla più recente notifica di tassazione cresciuta in giudicato
.”
Ai sensi, poi, dell’art. 49 Laf afferente all’importo massimo dell’assegno:
"
1
L’importo massimo dell’assegno corrisponde alle soglie di intervento per i figli così definite, in deroga alla Laps:
a) per il primo ed il secondo figlio: fr. 9’150.–;
b) per il terzo ed il quarto figlio: fr. 6’100.–;
c) per ogni ulteriore figlio: fr. 3’050.–.
2
...
3
Il Consiglio di Stato determina se ed in che misura le soglie di cui al cpv. 1 vengono aumentate.”
Gli art. 51 e 52 Laf fissano le condizioni per poter beneficiare dell’assegno di prima infanzia.
L’art. 51 cpv. 1 Laf, che si riferisce alla famiglia monoparentale, stabilisce quanto segue:
"
1
Il genitore ha diritto all’assegno, per il figlio, se cumulativamente:
a) è domiciliato nel Cantone al momento della richiesta;
b) coabita costantemente con il figlio;
c) ha il domicilio nel Cantone da almeno tre anni se cittadino svizzero; ha il domicilio nel Cantone da almeno cinque anni se cittadino straniero;
d) soddisfa i requisiti della Laps.
1bis
Il genitore cittadino svizzero che dimostra di essere stato domiciliato nel Cantone durante dieci anni consecutivi prima di avervi fatto rientro in seguito ad un’assenza non deve adempiere il termine d’attesa di cui al capoverso 1 lett. c).
2
Se il genitore esercita attività lucrativa indipendente, è computato al minimo un reddito netto pari ad almeno il doppio della soglia d’intervento per il titolare del diritto ai sensi della Laps. In ogni caso, il reddito aziendale netto computato non può essere inferiore a quello che figura sulla più recente notifica di tassazione cresciuta in giudicato.”
Secondo l’art. 52 Laf concernente la famiglia biparentale:
"
1
I genitori hanno diritto all’assegno, per il figlio, se cumulativamente:
a) sono domiciliati nel Cantone al momento della richiesta;
b) coabitano costantemente con il figlio;
c) il padre o la madre ha il domicilio nel Cantone da almeno tre anni se cittadino svizzero; il padre o la madre ha il domicilio nel Cantone da almeno cinque anni se cittadino straniero;
d) soddisfano i requisiti della Laps.
1bis
Se l’unità di riferimento comprende un genitore cittadino svizzero ed esso dimostra di essere stato domiciliato nel Cantone durante dieci anni consecutivi prima di avervi fatto rientro in seguito ad un’assenza, non va adempiuto il termine d’attesa di cui al capoverso 1 lett. c).
2
Se l’unità di riferimento è costituita, oltre che dal titolare del diritto anche da membri di cui alla Laps e nessuno di questi esercita un’attività lucrativa a tempo pieno o ne svolge una solo a tempo parziale, a questi è computato un reddito ipotetico pari al guadagno di un’attività a tempo pieno da lui esigibile.
3
Il reddito ipotetico minimo è pari al doppio della soglia di intervento per il titolare del diritto ai sensi della Laps.
4
Se almeno uno dei membri dell’unità di riferimento esercita un’attività lucrativa indipendente, è computato al minimo un reddito netto pari ad almeno il doppio della soglia d’intervento per il titolare del diritto ai sensi della Laps. In ogni caso, il reddito aziendale netto computato non può essere inferiore a quello che figura sulla più recente notifica di tassazione cresciuta in giudicato.”
L’art. 54 Laf enuncia inoltre che:
"
L’importo massimo dell’assegno corrisponde alle soglie d’intervento definite dalla Laps corrispondenti al numero dei membri dell’unità di riferimento.”
Dal tenore di queste norme legali, risulta che la Laf, per il calcolo dell’assegno integrativo e dell’assegno di prima infanzia, rinvia alla Legge sull’armonizzazione e il coordinamento delle prestazioni sociali (Laps).
L’art. 46 Laf prevede, del resto, che alle prestazioni familiari cantonali sono applicabili, sempreché la legge non preveda espressamente una deroga, le disposizioni, segnatamente, della Laps e della LPGA.
2.2. Ai sensi dell’art. 4 Laps, applicabile anche nell’ambito dell’assegno integrativo e dell’assegno di prima infanzia (cfr. art. 2 lett. f e g Laps):
"
1
L’unità di riferimento è costituita:
a) dal titolare del diritto;
b) dal coniuge o dal partner registrato;
c) dal partner convivente, se la convivenza è considerata stabile;
d) dai figli minorenni di cui essi hanno l’autorità parentale;
e) dai figli maggiorenni, se questi non sono economicamente indipendenti.
2-7
..."
L’art. 2a Reg.Laps enuncia poi che:
"
La convivenza è considerata stabile se, alternativamente:
a) vi sono figli in comune;
b) la convivenza procura gli stessi vantaggi di un matrimonio;
c) la convivenza è durata almeno 6 mesi.”
L'unità economica di riferimento del titolare del diritto alla prestazione corrisponde alla cerchia di persone da considerare per il calcolo della prestazione (cfr. Messaggio n. 4773 del 1° luglio 1998 relativo all’introduzione di una nuova legge sull’armonizzazione e il coordinamento delle prestazioni sociali pag. 5).
Come appena visto, per gli art. 4 cpv. 1 lett. c Laps e 2a Reg.Laps, validi dal 1° ottobre 2006, l’unità di riferimento del titolare del diritto alla prestazione è costituita dal partner convivente se la convivenza è considerata stabile, ossia se vi sono figli in comune o se, indipendentemente da figli in comune, la convivenza è durata almeno 6 mesi oppure
procura gli stessi vantaggi di un matrimonio
,
a differenza di quanto contemplato dall’art. 4 lett. c) Laps in vigore fino al 30 settembre 2006, e meglio che l’unità di riferimento era costituita dal partner convivente soltanto se vi erano figli in comune.
Riguardo al cambiamento del tenore dell’art. 4 lett. c) Laps dal Messaggio n. 5723 del 25 ottobre 2005 relativo alla Modifica della legge sull’armonizzazione e il coordinamento delle prestazioni sociali del 5 giugno 2000 (Laps) p.to 2.2. si evince quanto segue:
"
2.2 Unità di riferimento (art. 4 Laps)
2.2.1 Partner convivente
L’attuale art. 4 cpv 1 lett. c) Laps prevede che fa parte dell'unità di riferimento il partner convivente, se vi sono figli in comune.
Questa regola era stata definita per garantire la parità di trattamento, considerando alla stessa stregua delle coppie sposate anche le unioni libere, a condizione che queste siano obiettivamente fondate da una convivenza e dall’esistenza di figli in comune; solo in questo caso, il partner è perciò assimilato a un ‘coniuge’, indipendentemente dallo stato civile dei membri della coppia.
Non appartengono invece alla medesima unità economica di riferimento i partner senza figli in comune: i partner senza obblighi di mantenimento reciproci (coppie non sposate senza figli in comune) sono considerati unità economiche indipendenti a tutti gli effetti.
Dall’entrata in vigore della Laps la giurisprudenza in materia di conviventi ha subito un’evoluzione significativa. Ad esempio la sentenza del TF (DTF 1P.184/2003) in materia di anticipo alimenti (ma applicabile a tutte le prestazioni sociali), conferma e precisa la DTF 129 I 1, affermando che non è di per sé contrario al principio di uguaglianza tener conto per il calcolo di prestazioni sociali anche del reddito di un convivente se la convivenza ha una certa stabilità (per non creare disparità con i nuovi coniugi).
Viola però tale principio il tener conto della convivenza sin dal primo giorno della stessa e l'imporre alla richiedente la prova che la convivenza non ha una stabilità simile ad un matrimonio.
Nella sentenza del 12.01.2004, causa 2P.218/2003, il TF precisa che occorre prendere in considerazione i redditi e la fortuna dei due partner se la loro convivenza può essere definita "stabile". Tale sarà in particolare il caso quando i partner fanno famiglia comune da molti mesi o quando educano insieme un bambino comune. Se la convivenza può essere definita "stabile" tenuto conto di tutte le circostanze del caso particolare, occorrerà dunque stabilire un bilancio unico per i due concubini.
Per definire se la convivenza può essere definita stabile, relativamente alla durata minima dell’unione, il TF lascia un certo margine di apprezzamento ai Cantoni. Se in precedenti sentenze il TF prevedeva un minimo di 5 anni di convivenza, attualmente la prassi prevede un concetto di molti mesi.
Visto quanto sopra, si propone di modificare l’art. 4 cpv. 1 lett. c) Laps, prevedendo che l’unità di riferimento è costituita dal titolare del diritto e dal partner convivente se la convivenza è stabile. Il regolamento di applicazione dovrà quindi definire a quali condizioni la convivenza è stabile, sia se vi sono figli in comune oppure no."
Inoltre dal Rapporto parziale 2 del 28 marzo 2006 sul Messaggio n. 5723 della Commissione della gestione e delle finanze emerge che:
"
(...)
Con l’adozione della revisione, l’unità di riferimento sarà quindi costituita dal titolare del diritto e dal suo partner convivente, se la convivenza è stabile.
Il regolamento di applicazione, che come i relatori hanno avuto modo di verificare, correttamente è già stato elaborato, provvede a definire a quali condizioni la convivenza è stabile.
Tale potrà d’ora in poi essere, anche se non vi sono figli comuni, nel caso in cui la convivenza denoti appunto stabilità definita ad esempio nel caso vi sia coabitazione da sei mesi.
L’accertamento della coabitazione avverrà concretamente tramite i Comuni, con i quali la collaborazione si è andata positivamente consolidando nel corso di questi anni."
Da
l Commento alle modifiche del Reg.Laps valide dal 1° ottobre 2006 elaborato il 20 settembre 2006 dal Gruppo di coordinamento Laps e approvato dal Consiglio di Stato il 26 settembre 2006 (cfr. STCA 42.2014.13 del 21 maggio 2015 consid. 2.3.), in relazione all’art. 2a Reg.Laps risulta:
"
Articolo 2a; partner conviventi
Con riferimento a quanto contenuto nel Messaggio del 25 ottobre 2005; ad 2.2.1, pag. 3-4, si specifica che la convivenza è considerata stabile se i genitori hanno figli in comune, oppure se essa conferisce vantaggi analoghi al matrimonio o dura da almeno 6 mesi, nel caso in cui non vi siano figli in comune.
Possono essere considerati indizi del fatto che la convivenza conferisce vantaggi analoghi al matrimonio: il reciproco sostegno dei partners nell’esercizio delle attività quotidiane, l’esistenza di un’assicurazione sulla vita o di un atto successorio in favore dei partner, la sottoscrizione congiunta di contratti
(locazione dell'abitazione "coniugale", leasing dell'autovettura o di altri apparecchi, compra-vendita di mobilio, ecc.), l'esistenza di una procura su conti bancari o postali o ancora la dichiarazione congiunta dei partners dell'esistenza della convivenza medesima (vedi DTF 5C 90/2001, 5C 155/2004, 5P 70/2005, 1P 184/2003, 2P 218/2003 e DTF 129 I 1).
Il richiamo ad una convivenza di almeno 6 mesi costituisce una presunzione, alla quale i partners hanno la possibilità di contrapporsi, dimostrando che la convivenza non è assimilabile ad un matrimonio: si pensa, in particolare, al caso degli studenti che condividono un appartamento, "senza avere una comunità di vita durevole o di carattere esclusivo che presenta elementi di comunione spirituale, materiale e economica" (vedi STCA citata in RDAT 11-2001 N. 22 pag. 89 e segg.; vedi anche STCA
25 gennaio 2006 in re S.M., N. 39.2005.12). Il parametro dei 6 mesi si allinea alla giurisprudenza del Tribunale federale, che richiede una convivenza di "molti mesi" e alla necessità di rigore finanziario nel settore delle prestazioni sociali.
Va infine sottolineato che questa nuova normativa si applica sia in caso di partners eterosessuali che omosessuali.”
2.3.
Secondo la giurisprudenza federale in materia di assistenza sociale quando si è confrontati con un concubinato stabile è ammissibile e non arbitrario tenere conto nel calcolo della prestazione assistenziale del richiedente anche dei redditi e delle spese della persona convivente, benché non sussista un obbligo di mantenimento reciproco ex lege fra i due partner. A tal fine va, infatti, piuttosto considerata la disponibilità di fatto a sostenersi reciprocamente (cfr. STF 8C_356/2011 del 17 agosto 2011 consid. 2.2.).
La giurisprudenza federale ha stabilito che, ai fini della determinazione di una convivenza rispetto a una semplice economia domestica comune, è irrilevante la forma della vita in comune. È, invece, determinante che i partner siano pronti a prestarsi assistenza e sostegno reciproci. Ad esempio, trattandosi di persone di medesimo sesso, l'Alta Corte ha stabilito che una comunione domestica durevole e indivisa non costituisce un elemento (costitutivo) essenziale per ammettere una convivenza ai sensi del diritto della previdenza professionale (cfr. DTF 134 V 369 consid. 7.1.; DTF 137 V 82 consid. 5.5. = RtiD II-2011 N. 56 pag. 272 segg.; STF 8C_356/2011 del 17 agosto 2011 consid. 2.2.).
In una sentenza 8C_790/2007 del 23 luglio 2008, pubblicata in DTF 134 I 313 e relativa al rifiuto di accordare al ricorrente un sussidio per la riduzione dei premi dell’assicurazione malattia, il Tribunale federale ha rilevato che:
"
(...)
5.5
Il n'existe entre les concubins aucun devoir légal d'entretien et d'assistance (
ATF 129 I 1
consid. 3.2.4 p. 6; voir aussi
ATF 106 II 1
consid. 2 p. 4). En matière civile, la jurisprudence développée sous l'empire de l'ancien droit du divorce a considéré, sous certaines conditions, que le concubinage constituait une communauté assimilable au mariage pouvant entraîner la perte du droit à la rente du conjoint divorcé. Le Tribunal fédéral a toutefois posé la présomption (réfragable) qu'un concubinage était stable lorsqu'il durait depuis cinq ans au moment de l'ouverture de l'action en modification du jugement de divorce ("concubinage qualifié";
ATF 118 II 235
consid.
3a p. 237;
ATF 114 II 295
consid. 1a p. 297; voir également URS FASEL/DANIELA WEISS, Auswirkungen des Konkubinats auf (nach-eheliche Unterhaltsansprüche, in PJA 2007 p. 13 ss).
(...)
.”
Con giudizio 8C_232/2015 del 17 settembre 2015, pubblicato in DTF 141 I 153, l’Alta Corte ha poi confermato quanto deciso dall’amministrazione, ossia che la convivenza di una beneficiaria dell’assistenza sociale che durava da sette anni e dalla quale era nato un figlio era stabile.
L’asserzione della ricorrente secondo cui il concubinato dal profilo economico non sarebbe stato così stabile non ha permesso un esito differente, mancando qualsiasi indicazione in proposito.
Inoltre, non è necessario sapere se il convivente si sia espressamente dichiarato disposto a corrispondere realmente un importo a sostegno dell’economia domestica. In caso contrario vi sarebbe il rischio che per approfittare dell’assistenza sociale un convivente contribuisca in misura minore rispetto a quanto corrisponderebbe senza il possibile intervento dell’assistenza sociale e ciò contravvenendo al principio di sussidiarietà.
Infine il TF ha evidenziato che il conteggio di tale importo nemmeno risultava arbitrario in considerazione del fatto che i concubini avevano fondato un’economia domestica comprensiva anche dei loro rispettivi figli nati da precedenti relazioni.
In una sentenza 8C_645/2015 del 10 dicembre 2015 il TF si è chinato sul caso di un beneficiario dell’assistenza sociale che, siccome la pigione del suo appartamento superava i canoni di locazione previsti dalle direttive del Comune in questione, il 1° ottobre 2014 ha traslocato in una nuova abitazione dove si è pure trasferita la sua compagna, la quale da quel momento è stata computata nel calcolo della prestazione assistenziale. La nostra Massima Istanza ha avallato l’operato dell’amministrazione, ritenendo che il fatto di considerare la coppia come dei concubini e non semplicemente come due persone che decidono di condividere l’abitazione per ridurre le spese non è arbitrario. La circostanza di avere delle camere da letto separate e di consumare i pasti ad orari diversi nemmeno è inusuale, del resto, per dei nuclei familiari.
Con giudizio 8C_138/2016 del 6 settembre 2016, pubblicato in DTF 142 V 513, l’Alta Corte ha confermato la decisione del Tribunale amministrativo del Cantone Zurigo che nell’agosto 2014 nel calcolo dell’assistenza sociale di una beneficiaria ha conteggiato un importo a titolo di contributo di concubinato da parte del suo compagno con il quale conviveva dal 2010.
Il TF ha precisato che, se il concubinato è stabile, il computo di un contributo di concubinato si giustifica indipendentemente dall’origine dei redditi del convivente (reddito da attività lavorativa, rendite delle assicurazioni sociali, indennità giornaliere da parte di assicurazioni).
Secondo l’Alta Corte il budget COSAS ampliato del concubino non assistito deve considerare tutte le fonti di entrata (salario da attività lavorativa o salario sostitutivo comprensivo di prestazioni complementari). In caso di concubinato stabile, la maggiore entrata che ne dovesse risultare deve essere computata integralmente come introito (contributo al concubinato) nel budget della persona richiedente. Ciò non viola - per confronto alle coppie sposate - né il precetto all'uguaglianza giuridica né il divieto dell'arbitro né tantomeno lede il diritto al minimo esistenziale (consid. 5).
In una sentenza 42.2012.2 del 24 aprile 2013, pubblicata in RtiD II – 2013 N. 13 pag. 66 seg., questo Tribunale ha stabilito che l'USSI, a giusta ragione, ha chiesto la restituzione di prestazioni assistenziali a un beneficiario dell'assistenza sociale in quanto per un certo periodo la sua unità di riferimento deve essere considerata costituita anche da sua figlia e dalla madre di quest'ultima, con la quale intratteneva una relazione sentimentale da molti anni.
In quel caso, malgrado nell'arco di tempo in discussione il ricorrente e la compagna, diversamente da periodi precedenti e dal lasso di tempo successivo (dicembre 2010 – agosto 2012), non abitassero (sempre) nel medesimo appartamento, quest'ultima ha continuato a recarsi presso l'abitazione dell'insorgente con la figlia molto spesso (due-tre volte alla settimana, passandovi, per stessa ammissione della signora, a volte anche la notte), occupandosi anche delle faccende domestiche del suddetto.
Inoltre la Polizia Comunale ha effettuato controlli in modo assiduo e durante differenti orari sia di giorno che di notte, attestando che l'autovettura della signora si trovava in modo predominante posteggiata nell'autorimessa privata dello stabile dove risiedeva quest'ultimo.
Con giudizio 36.2014.78-79+36.2014.84-85+36.2014.102-103 del 2 febbraio 2015 il TCA ha stabilito che rettamente la Cassa cantonale di compensazione Ufficio delle prestazioni, ai fini della determinazione del diritto alla riduzione dei premi dell’assicurazione obbligatoria contro le malattie (RIPAM), ha considerato una coppia quale unica unità di riferimento, siccome la convivenza, che durava, in modo indubbio, da oltre sei mesi, andava ritenuta stabile ai sensi dell’art. 10a RLCAmal, in vigore dal 1° gennaio 2015 (cfr. BU 3/2015 del 23 gennaio 2015 pag. 14-15) e il cui tenore è identico a quello dell’art. 2a Reg.Laps.
Con sentenza 42.2014.13 del 21 maggio 2015, pubblicata nella Rtid I-2016 N. 5 pag. 39 segg., questa Corte ha accolto il ricorso di un insorgente, già beneficiario di prestazioni assistenziali, la cui nuova domanda del maggio 2014 era stata respinta, in quanto il reddito della sua unità di riferimento, nella quale era stata computata anche la compagna con cui abitava dall’aprile 2014, superava il limite annuo fissato dal Dipartimento della sanità e della socialità.
Il TCA, contrariamente a quanto deciso dall’USSI, ha stabilito che, indipendentemente dalla questione di sapere se l’art. 2a lett. b Reg.Laps sia conforme o meno all’art. 4 cpv. 1 lett. c Laps e al diritto federale, non risultavano date le condizioni per considerare che la convivenza del ricorrente procurasse gli stessi vantaggi di un matrimonio ai sensi dell’art. 2a lett. b Reg.Laps e fosse quindi stabile giusta l’art. 4 cpv. 1 lett. c Laps anche nel periodo precedente la fine del lasso di tempo di almeno sei mesi.
In effetti quando l’USSI ha negato il diritto a una prestazione assistenziale la convivenza tra l’insorgente e la compagna, conosciutisi nemmeno un anno prima, non comportava l’elemento della durata, essendo iniziata solo nell’aprile 2014.
Inoltre gli indizi indicati dall’amministrazione (dichiarazione di convivenza e comune sottoscrizione del contratto di locazione), da un lato, non erano sufficienti per concludere che si era confrontati con una convivenza stabile già nei primi mesi della loro coabitazione. Dall’altro, non erano sorretti da altri indizi convergenti suscettibili di comprovare una convivenza con vantaggi analoghi al matrimonio.
Questo Tribunale ha, pertanto, concluso che nei primi sei mesi a far tempo dall’aprile 2014 l’unità di riferimento del ricorrente era costituita unicamente dal medesimo e da sua figlia.
Questa Corte, con sentenza 36.2015.29-31 del 13 agosto 2015, pubblicata in RtiD I-2016 N. 6 pag. 48 segg., ha negato la riduzione del premio dell’assicurazione obbligatoria delle cure medico-sanitarie, stabilendo che tra la ricorrente e il compagno che convivevano da anni senza figli in comune ma condividendo l’alloggio con il figlio di primo letto dell’insorgente e che non hanno negato di aiutarsi reciprocamente, di sostenersi e di collaborare esisteva una convivenza duratura e intensa, profonda e radicata che andava considerata stabile.
Con giudizio 39.2018.7 del 24 settembre 2018 il TCA ha confermato il modo di procedere dell’amministrazione che aveva negato a un’assicurata il diritto all’assegno integrativo e all’assegno di prima infanzia tenendo conto nella sua unità di riferimento anche del padre di sua figlia, benché la ricorrente avesse fatto valere che il medesimo conviveva con la madre alla quale corrispondeva metà del canone di locazione e che l’intervento finanziario a suo favore si limitava al versamento dell’importo di mantenimento per la figlia.
Il Tribunale federale, con sentenza 8C_744/2018 dell’8 gennaio 2019 ,ha respinto il ricorso dell’assicurata, rilevando:
"
(...)
la Corte cantonale, alla luce del particolare istituto degli assegni familiari ticinesi (cfr.
DTF 143 I 1
consid. 3.4 pag. 8 segg.) e delle disposizioni legali relative alla convivenza poteva, senza arbitrio far rientrare in questa categoria le persone che, indipendentemente dalla loro situazione sentimentale, siano pronte a prestarsi assistenza e sostegno reciproci, al di là di una semplice amicizia. (...)” (consid. 4.2.)
Al riguardo cfr. pure STCA 39.2018.5 del 13 agosto 2018; 39.2018.3-4 del 22 maggio 2018; 39.2016.6 del 7 novembre 2016; STCA 42.2016.11 del 12 settembre 2016; STCA 42.2016.6-7 del 2 agosto 2016; STCA 42.2016.1 del 27 giugno 2016; STCA 36.2016.17-20 del 23 maggio 2016; STCA 39.2015.3 del 12 novembre 2015.
2.4. Nell’evenienza concreta la Cassa ha negato all’assicurata il diritto all’assegno integrativo e all’assegno di prima infanzia richiesti nell’aprile 2021 (cfr. consid. 1.1.), considerando nella sua unità di riferimento, composta della medesima, delle figlie _ ed _, nate nel 2009 e nel 2011 e dei figli _ e _, nati nel 2013 e nel 2021, anche _, padre di questi ultimi (cfr. doc. 11-11d; 12-12c inc. AF).
La ricorrente ha contestato l’operato della Cassa, asserendo, in buona sostanza, di non convivere con _ e che le loro relazioni si sono deteriorate al punto che pure gli incontri del fine settimana per l’esercizio del diritto di visita nei confronti dei figli non sono più così regolari (cfr. doc. I; consid. 1.6.).
2.5. Chiamata a pronunciarsi in merito alla fattispecie, questa Corte evidenzia innanzitutto che l’assicurata e _ hanno due figli comuni, _ e _, nati a distanza di poco meno di otto anni, e meglio il _ 2013 e il _ 2021 (cfr. doc. 16c; 16d; 17b inc. Laps).
Dai contratti per l’obbligo del mantenimento di minori e per il diritto alle relazioni personali conclusi tra l’assicurata e _ il 5 giugno 2015 per _, rispettivamente il 1° marzo 2021 per _ emerge, da una parte, che i genitori esercitano congiuntamente l’autorità parentale sui figli ma la madre ha il diritto di custodia (cfr. doc. 21b; 21d inc. Laps).
Dall’altra, che il padre si è altresì impegnato a provvedere al sostentamento dei figli, corrispondendo l’importo mensile di fr. 200.-- a favore di ciascun figlio che versa peraltro regolarmente. Il diritto di visita è stabilito di comune accordo con l’assicurata (cfr. doc. 21b; 21d inc. Laps; 2 inc. AF).
Dopo che l’insorgente ha inoltrato domanda di AFI e API tramite il proprio Comune di domicilio (cfr. doc. 3 inc. Laps; consid. 1.1.), il Comune di _, il 13 aprile 2021, ha comunicato allo Sportello Laps che l’assicurata si era rivolta a loro prima della nascita del figlio _, dichiarando che con il padre dei suoi ultimi due figli vi era una relazione.
Inoltre il Comune ha evidenziato l’importanza di verificare la composizione dell’unità di riferimento, specificando che _ si era rifiutato di firmare la procura, per cui non era stato possibile chiedere direttamente all’ufficio controllo abitanti di _ la scheda dei suoi dati (cfr. doc. 11; 15f inc. Laps).
_, come rilevato dall’amministrazione (cfr. doc. A), il 25 marzo 2021, ha poi affermato di avere degli incontri regolari con RI 1 nel fine settimana,
“per visita e compagnia”
, pur precisando di non condividere nessun mezzo finanziario (cfr. doc. 2 inc. AF).
La ricorrente dal canto suo, il 1° aprile 2021, ha sì rilevato che il padre di _ e _ non la sostiene finanziariamente oltre a quanto previsto dalle convenzioni di mantenimento, anche perché ha debiti, tuttavia la stessa ha dichiarato di frequentarlo da anni, benché vi sia una relazione altalenante, che stanno insieme con i loro due figli ogni fine settimana (dal sabato alla domenica), normalmente nell’abitazione di lui a _, che di solito una volta in settimana _ si reca da lei a Iragna e che trascorrono le vacanze insieme (cfr. doc. 3 inc. AF).
In simili condizioni e tenuto conto, da un lato, che ai fini della determinazione di una convivenza rispetto a una semplice economia domestica comune è irrilevante la forma della vita in comune, mentre risulta determinante che i partner siano pronti a prestarsi assistenza e sostegno reciproci (cfr. consid. 2.3.), dall’altro, - circostanza peraltro decisiva - che l’assicurata e _ hanno due figli comuni nati nel 2013 e nel 2021,
il TCA ritiene che a ragione la Cassa, con le decisioni del 4 agosto 2021 (cfr. consid. 1.2.; 1.3.) e la decisione su reclamo dell’8 novembre 2021 (cfr. doc. A; consid. 1.5.), abbia stabilito che tra il padre di _ e _ e
l’insorgente sussista una convivenza stabile ai sensi degli art. 4 cpv. 1 lett. c Laps e 2a lett. a Reg.Laps (secondo cui la convivenza è considerata stabile se, in particolare, vi sono figli in comune; cfr. consid. 2.2.; STCA 42.2012.2 del 24 aprile 2013, pubblicata in RtiD II-2013 N. 13 pag. 66 seg. e citata al consid. 2.3.).
In effetti, visto che la ricorrente e _ hanno due figli comuni, che il padre vede abitualmente e a cui lo stesso provvede finanziariamente - conformemente alle convenzioni di mantenimento - in modo regolare, come da lui asserito (cfr. doc. 2 inc. AF), e che i medesimi hanno dichiarato, il 25 marzo e il 1° aprile 2021, di frequentarsi da anni, in particolare nei fine settimana, benché la relazione sia altalenante, occorre concludere, in applicazione
dell’abituale criterio della probabilità preponderante valido nel settore delle assicurazioni sociali
(cfr. STF 8C_520/2020 del 3 maggio 2021 consid. 6.1.2.; STF 8C_671/2020 del 14 aprile 2021 consid. 3.2.; STF 8C_742/2019 dell’8 maggio 2020 consid. 7.3.; STF 8C_651/2018 del 1° febbraio 2019; STF 8C_794/2016 del 28 aprile 2017 consid. 4.1.; STF 8C_738/2016 del 28 marzo 2017 consid. 2; STF 8C_220/201 del 10 febbraio 2017 consid. 7.3., STF 9C_316/2013 del 25 febbraio 2014 consid. 5.1.; STF 8C_999/2010 del 15 marzo 2011; STF 8C_911/2010 del 10 marzo 2011 consid. 3.2; STF 8C_909/2010 del 1° marzo 2011; DTF 129 V 177 consid. 3 pag. 181; DTF 126 V 353 consid. 5b pag. 360; DTF 125 V 193 consid. 2 pag. 195),
che nel periodo determinante, ossia dall’aprile 2021 quando è stata depositata la domanda di AFI e API (cfr. art. 23 Laps) all’8 novembre 2021, data dell’emanazione della decisione su reclamo
(il potere cognitivo della presente Corte è infatti limitato alla valutazione della legalità della decisione su reclamo deferitale sulla base dei fatti intervenuti fino al momento in cui essa è stata emessa; cfr. STF 9C_296/2020 del 4 settembre 2020 consid. 1.1.; STF 8C_102/2018 del 21 marzo 2018 consid. 6.3.; DTF 143 V 409 consid. 2.1.; STF 9C_18/2010 del 7 ottobre 2010 consid. 4; DTF 132 V 215 consid. 3.1.1.; DTF 129 V 1; DTF 121 V 366),
l’insorgente e il padre di _ e _
fossero pronti a prestarsi assistenza e sostegno reciproci
, se non dal lato finanziario, perlomeno per quanto concerne il mantenimento
e la cura dei bambini.
Il TCA prende atto di quanto dichiarato nel ricorso circa il deterioramento dei rapporti tra l’assicurata e _ al punto che pure gli incontri del fine settimana per l’esercizio del diritto di visita non sono più così regolari (cfr. doc. I; consid. 1.6.), rispettivamente delle asserzioni del padre di _ e _ pervenute a questa Corte l’8 febbraio 2022 secondo cui la
relazione con la ricorrente è stata interrotta da tempo per incompatibilità caratteriale
(cfr. doc. XII; consid. 1.11.).
Al riguardo va, tuttavia, osservato che n
ell'ambito delle assicurazioni sociali è data priorità alle dichiarazioni della prima ora, nel senso che viene data la precedenza - in presenza di versioni contraddittorie di un assicurato - alle prime affermazioni esternate quando ancora la persona interessata ne ignorava le conseguenze giuridiche. Le spiegazioni fornite in un secondo tempo non possono integrare le prime constatazioni dettagliate, soprattutto se esse le contraddicono (cfr. STF 8C_246/2021 del 2 luglio 2021 consid. 4.3.; STF 8C_163/2019 del 5 agosto 2019 consid. 4.2.; STF 8C_483/2017 del 3 novembre 2017; STF 8C_186/2017 del 1° settembre 2017 consid. 5.2. = RtiD I-2018 N. 61 pag. 281; STF 8C_244/2017 del 24 aprile 2017; DTF 142 V 590 consid. 5.2.;
DTF 121 V 45
consid. 2a pag. 47).
In casu in prima battuta la ricorrente e il padre di _ e _ hanno asserito di frequentarsi nei fine settimana da anni per visita e compagnia, nonostante la relazione sia altalenante (cfr. doc. 2; 3 AF).
Nemmeno nei reclami del 13 settembre 2021 l’assicurata, contrariamente a quanto indicato nel ricorso, ha d’altronde accennato a un deterioramento dei rapporti, affermando unicamente che _ ha un domicilio e un’abitazione propria a _ e non è suo convivente (cfr. doc. 15; 15c inc. AF).
Ne discende che quanto dichiarato a partire dal ricorso è ininfluente ai fini della presente vertenza.
Di conseguenza rettamente la Cassa, per determinare l’eventuale diritto dell’assicurata all’assegno integrativo e all’assegno di prima infanzia richiesti nell’aprile 2021, ha tenuto conto di _ nell’unità di riferimento dell’insorgente.
Per quanto attiene alla censura secondo cui nei calcoli effettuati dalla Cassa non sono state considerate delle spese a carico del padre di _ e _ (cfr. doc. I; consid. 1.6.), questo Tribunale si limita a rilevare che l’amministrazione, nella risposta di causa, ha precisato che le pretese spese sono state richiamate per la prima volta in sede di ricorso e che, se debitamente comprovate, potranno essere fatte valere in sede amministrativa con una semplice richiesta di riesame (cfr. doc. V; consid. 1.8.).
2.6. La parte ricorrente, il 20 gennaio 2022, ha chiesto che
“le sia garantito il diritto a un’equa e pubblica udienza in occasione della quale potersi esprimere sulla fattispecie in applicazione dell’art. 6 CEDU”
. Inoltre ha postulato l’audizione, quale teste, di _ (cfr. doc. IX; consid. 1.10.).
Nello scritto pervenuto al TCA l’8 febbraio 2022, _, chiamato in causa (cfr. doc. X; consid. 1.11.), si è dichiarato disposto a presentarsi davanti al Tribunale per confermare quanto da luti dichiarato (cfr. doc. XII; consid. 1.10.)
Il 27 febbraio 2022 l’assicurata, tramite il proprio patrocinatore, ha poi ribadito le proprie richieste e ha domandato l’audizione di una funzionaria della Cassa menzionata da quest’ultima che
“dovrà indicare il nominativo della sua collaboratrice che dovrà essere sentita quale testimone in contraddittorio con la ricorrente”
(cfr. doc. XVIII).
Giusta l'art. 6 n. 1 CEDU ogni persona ha diritto a un'equa e pubblica udienza entro un termine ragionevole, davanti a un tribunale indipendente e imparziale costituito per legge, al fine della determinazione sia dei suoi diritti e dei suoi doveri di carattere civile, sia della fondatezza di ogni accusa penale che gli venga rivolta.
Nel campo di applicazione dell’art. 6 CEDU rientrano anche i litigi relativi a prestazioni delle assicurazioni sociali e dell’assistenza sociale (cfr. STF 8C_522/2012 del 2 novembre 2012 consid. 2.3.).
Secondo la giurisprudenza del Tribunale federale, confermata in DTF 122 V 54 seg. consid. 3, la pubblicità del dibattimento, imposta dall'art. 6 n. 1 CEDU ed ormai ancorata anche nella Costituzione svizzera all'art. 30 cpv. 3, dev'essere principalmente garantita nella procedura di ricorso di prima istanza (cfr. STF 8C_504/2010 del 2 febbraio 2011). Tuttavia, lo svolgimento di un pubblico dibattimento in materia di assicurazioni sociali presuppone l'esistenza di una richiesta chiara e inequivocabile di una parte nel corso della procedura ricorsuale di prima istanza (cfr. STF 9C_335/2021del 9 febbraio 2022 consid. 3.1.; STF 9C_71/2021 del 20 settembre 2021 consid. 2.1.; STF 9C_73/2021 del 20 settembre 2021 consid. 3.1.;
STF 8C_751/2019 del 25 febbraio 2020 consid. 2.1.; STF 8C_722/2019 del 20 febbraio 2020 consid. 2.1.;
STF 8C_63/2019, 8C_65/2019 dell’11 giugno 2019 consid. 5.1.; STF 8C_528/2017 del 19 dicembre 2017 consid. 1.3., pubblicata in SJ 2018 I 275; STF 8C_186/2017 del 1° settembre 2017 consid. 2.3.; STF 8C_665/2014 del 23 marzo 2015 consid. 4; STF 9C_578/2008 del 29 maggio 2009 consid. 4.8.; DTF 122 V 55 consid. 3a con riferimenti).
Una semplice richiesta di assunzione di prove, come ad esempio istanze di audizione personale – nella misura in cui si traducono in una richiesta di interrogatorio nel senso di un’assunzione di prove, ma non invece se tendono a esporre il proprio punto di vista personale sulle risultanze probatorie davanti a un tribunale indipendente – o di interrogatorio delle parti o di testimoni, oppure richieste di sopralluogo, non bastano per creare un simile obbligo (cfr.
STF 8C_722/2019 del 20 febbraio 2020, pubblicata in SVR 2020 UV N. 28 pag. 14;
STF 9C_903/2011 del 25 gennaio 2013 consid. 6.3.; SVR 2009 IV Nr. 22 pag. 62; DTF 125 V 38 consid. 2).
L’Alta Corte ha, inoltre, stabilito che il rifiuto di differire un'udienza pubblica fondato su motivi obiettivi non è in contrasto con il diritto federale e, in particolare, con l'art. 6 n. 1 CEDU (sul tema cfr. tuttavia DTF 136 I 279; DTF 127 V 491; STF 8C_504/2010 succitata).
In proposito cfr. pure STCA 38.2020.10 del 6 luglio 2020 consid. 2.9.; STCA 38.2018.31 del 12 ottobre 2018 consid. 2.7.; STCA 38.2018.39 del 10 ottobre 2018 consid. 2.8.
Nel caso di specie la ricorrente ha formulato un'esplicita richiesta di indire una pubblica udienza ex art. 6 CEDU (cfr. doc. IX).
Si può in ogni caso prescindere dall’indire un pubblico dibattimento allorché risulta evidente, anche senza il medesimo, in particolare che un ricorso è infondato o inammissibile (cfr. STF 8C_69/2020 del 21 febbraio 2020 consid. 4.4.;
STF 8C_63/2019, 8C_65/2019 dell’11 giugno 2019 consid. 5.2.;
STF 8C_528/2017 del 19 dicembre 2017, pubblicata in SJ 2018 I 275; STF 9C_350/2016 del 4 maggio 2017 consid. 1.1.; STF 8C_504/2010 del 2 febbraio 2011 consid. 1.3.; STCA 38.2018.23 del 16 luglio 2018 consid. 2.9.).
In concreto, poiché già dagli elementi fattuali, in particolare dalla circostanza che la ricorrente e _ abbiano avuto due figli a distanza di circa 8 anni (_ nato nel _ 2013 e _ nato nel _ 2021), nonché dalle loro dichiarazioni del 25 marzo e 1° aprile 2021 (cfr. consid. 2.5.), è possibile desumere che tra i medesimi sussista una convivenza stabile, l’infondatezza dell’impugnativa è risultata manifesta già al momento dell’inoltro del ricorso.
Del resto il decreto del 17 gennaio 2022 con il quale il Presidente del TCA ha negato all’insorgente il gratuito patrocinio, ritenendo non soddisfatto il
requisito della probabilità di esito favorevole del ricorso (cfr. doc. VIII; consid. 1.9.), è cresciuto incontestato in giudicato.
Inoltre giova sottolineare che, qualora il pubblico dibattimento sia chiesto soltanto nell’ottica di un’assunzione di prove e non per fornire al Tribunale il proprio punto di vista personale
sulle risultanze probatorie
, il principio della pubblicità delle udienze non conferisce alcun diritto al riguardo (cfr. STF 8C_722/2019 del 20 febbraio 2020 = SVR 2020 UV Nr. 28 pag. 114; STF 9C_87/2013 del 18 marzo 2013).
Il giudice, in effetti, può rinunciare
al dibattimento
se lo stesso è finalizzato o funzionale all'assunzione di prove (cfr. STF 8C_63/2019, 8C_65/2019 dell’11 giugno 2019 consid. 5.3.)
In casu la pubblica udienza in applicazione dell’art. 6 CEDU è stata chiesta il 20 gennaio 2022 nel termine per presentare eventuali nuove prove, quando è stata pure postulata l’audizione di _ (cfr. doc. VII; IX).
Con
scritto del 17 febbraio 2022 la parte ricorrente ha confermato
“la domanda di prove di cui alla lettera del 20 gennaio 2022”
(cfr. doc. XV).
Risulta, perciò, tenuto anche conto del fatto che nell’impugnativa è stato indicato che quanto asserito circa il fatto che
“le relazioni tra i due genitori dei figli minori si sono persino deteriorate al punto che pure gli incontri del fine settimana per
l'esercizio del diritto di visita non sono più così regolari”
sarebbe stato documentato nella presente procedura “
con la necessaria audizione della ricorrente e del signor _”
(cfr. doc. I; consid. 1.6.), che
la pubblica udienza è stata chiesta piuttosto nell’ottica dell’assunzione di prove.
C
onformemente, poi, alla costante giurisprudenza, qualora l'istruttoria da effettuare d'ufficio conduca l'amministrazione o il giudice, in base a un apprezzamento coscienzioso delle prove, alla convinzione che la probabilità di determinati fatti deve essere considerata predominante e che altri provvedimenti probatori più non potrebbero modificare il risultato (valutazione anticipata delle prove), si rinuncerà ad assumere altre prove (cfr. STF 8C_199/2021 del 14 dicembre 2021 consid. 5.2.; STF 9C_779/2020 del 7 maggio 2021 consid. 5.2.; STF 8C_611/2019 dell’11 maggio 2020 consid. 5.2.; STF 8C_139/2019 del 18 giugno 2019 consid. 3.3.; STF 9C_847/2017 del 31 maggio 2018 consid. 5.1.; STF 9C_35/2018 del 29 marzo 2018 consid. 6; STF 9C_588/2017 del 21 novembre 2017 consid. 7.2.; STF 9C_775/2016 del 2 giugno 2017 consid. 6.4.; STF 8C_794/2016 del 28 aprile 2017 consid. 4.2.; STF 9C_737/2012 del 19 marzo 2013; STF 8C_556/2010 del 24 gennaio 2011 consid. 9), senza che ciò costituisca una lesione del diritto di essere sentito sancito dall'art. 29 cpv. 2 Cost. (cfr. DTF 124 V 94 consid. 4b; 122 V 162 consid. 1d e sentenza ivi citata).
Nella presente fattispecie, in esito a quanto esposto,
si prescinde pertanto di indire un pubblico dibattimento e di sentire _, come pure altri testi.
L’insorgente, nonché _, chiamato in causa (cfr. doc. X; consid. 1.11.), hanno peraltro potuto far valere le proprie argomentazioni per iscritto in ossequio dell’art. 29 cpv. 2 Cost. che garantisce il diritto di essere sentito (cfr. STF 8C_550/2017 del 12 gennaio 2018).
2.7. Alla luce di quanto precede
il TCA deve confermare la decisione su reclamo dell’8 novembre 2021.
2.8. In
ambito di
assegni familiari cantonali
, per quanto concerne la procedura dinanzi
al TCA, si applica la legge di procedura per le cause davanti al Tribunale cantonale delle assicurazioni (Lptca) e, per quanto non disposto da questa legge, si applica la legge federale sulla parte generale del diritto delle assicurazioni sociali del 6 ottobre 2000 (LPGA; cfr. art.
33 cpv. 3 Laps ed art. 46 Laf
).
L’art. 29 Lptca enuncia:
"
1
La procedura è gratuita per le parti.
2
La procedura di ricorso concernente le controversie relative all’assegnazione o al rifiuto di prestazioni dell’assicurazione per l’invalidità è soggetta a spese; l’entità delle spese è determinata fra 200.-- e 1000.-- franchi in funzione delle spese di procedura e senza riguardo al valore litigioso.
3
Alla parte che provoca la causa per leggerezza o per un comportamento temerario, sono imposte la tassa di giustizia e le spese di procedura.
4
Negli altri casi la tassa di giustizia, quando è dovuta, è fissata tra 200 e 1’000 franchi
.”
L’art. 61 lett. a LPGA,
in vigore fino al 31 dicembre 2020, prevedeva che la procedura deve essere semplice, rapida, di regola pubblica e
gratuita per le parti
; la tassa di giudizio e le spese di procedura possono tuttavia essere imposte alla parte che ha un comportamento temerario o sconsiderato.
Il 1° gennaio 2021 è entrata in vigore una modifica della LPGA. L’art. 61 lett. a LPGA enuncia ora unicamente che la procedura deve essere semplice, rapida e, di regola pubblica. Dalla medesima data è entrato in vigore l’art. 61 lett. f
bis
LPGA secondo cui in caso di controversie relative a prestazioni, la procedura è soggetta a spese se la singola legge interessata lo prevede; se la singola legge non lo prevede il tribunale può imporre spese processuali alla parte che ha un comportamento temerario o sconsiderato.
Secondo l’art. 82a LPGA (Disposizione transitoria, cfr. RU 2021 358)
ai ricorsi pendenti dinanzi al tribunale di primo grado al momento dell’entrata in vigore della modifica del 21 giugno 2019 si applica il diritto anteriore.
In concreto il ricorso è del 10 dicembre 2021, per cui torna applicabile il diritto in vigore dal 1° gennaio 2021.
In casu, trattandosi del settore degli assegni familiari cantonali per il quale è applicabile in primis la Lptca e solo sussidiariamente la LPGA
(per quanto non disposto dalla Lptca) e
considerato il tenore dell’attuale art. 29 Lptca, come pure il fatto che il legislatore cantonale non abbia previsto in ogni caso di prelevare le spese nell’ambito degli assegni di famiglia,
non si riscuotono spese giudiziarie.