Decision ID: 71d7363a-3201-501a-a017-dca06a97faea
Year: 2012
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_002
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: civil_law

ritenuto
in fatto
:
A.
AP 1 ha conferito diverse procure allo studio legale dell'avv. AO 1 affinché lo rappresentasse in una procedura di misure a protezione dell’unione coniugale (procure del 18 agosto 2005 per il processo di primo grado [doc. A] e del 19 maggio 2006 per quello di appello [doc. D]), in un'altra di opposizione davanti all'Ufficio assicurazione invalidità (procura del 18 agosto 2005; doc. B) e in una vertenza relativa a una richiesta di risarcimento per problemi emersi dopo un'operazione chirurgica da lui subita nel gennaio 2002 (procura del 24 ottobre 2005 [doc. C]). L'11 maggio 2006 l'avv. AO 1 ha trasmesso a AP 1 tre note professionali intermedie: una di fr. 8'090.45 (con un saldo poi rimasto scoperto di fr. 1'090.45 in considerazione dell'anticipo di fr. 2'000.- [doc. L] e di un versamento successivo di fr. 5'000.- [petizione, pag. 7]) per la pratica matrimoniale (fascicolo _; doc. E), una di fr. 5'836.20 per la pratica AI (doc. M; fascicolo _ /AI [doc. F]) e una di fr. 1'087.85 per la vertenza di risarcimento (doc. N; fascicolo _ [doc. G]). Con scritto 22 maggio 2006 AP 1 ha revocato tutti i mandati e ha chiesto di fargli pervenire i relativi conteggi (doc. H). Il 3 luglio 2006 il legale ha inviato una nota professionale finale di fr. 4'324.45 per la pratica matrimoniale di appello (doc. O), sollecitando nel contempo il pagamento delle note intermedie dell'11 maggio precedente (doc. P, Q, R).
B.
In assenza di riscontro (v. doc. S e T), con petizione 30 maggio 2008 l'avv. AO 1 ha convenuto in giudizio AP 1 dinanzi alla Pretura del Distretto di Bellinzona al fine di ottenere la sua condanna al pagamento di fr. 12'338.95 oltre interessi al 5% dal 12 giugno 2006 su fr. 8'014.50 e dal 4 agosto 2006 su fr. 4'324.45 e spese esecutive nonché, in tale misura, il rigetto in via definitiva dell'opposizione interposta al PE n. _ dell'UEF di Locarno (doc. U). Il convenuto ha presentato tardivamente l’allegato di risposta ed è pertanto rimasto precluso (v. II CCA 30 settembre 2009 inc. n. 12.2008.230). Esperita l'istruttoria, le parti hanno rinunciato al dibattimento finale, rimettendosi al contenuto delle rispettive conclusioni.
C.
Con sentenza 1° settembre 2010 il Pretore ha sostanziamente accolto la petizione e ha posto la tassa di giustizia di fr. 500.- e le spese di fr. 100.- a carico del convenuto obbligandolo inoltre a rifondere all'attore fr. 500.- a titolo di ripetibili. Ritenendo – sulla scorta dei documenti agli atti come pure dell'audizione della segretaria _, capo cancelleria – comprovata e conforme alla Tariffa dell'ordine degli avvocati (TOA), all'epoca ancora applicabile, l'attività svolta dall'attore e dai suoi collaboratori, il primo giudice ha condannato il convenuto al pagamento dell'importo rivendicato, riconoscendo gli interessi di mora del 5% dalla data di prima interpellazione, ossia dal 3 luglio 2006 (v. doc. P, Q, R) su fr. 8'014.50 e dal 13 settembre 2006 (v. doc. S) su fr. 4'324.45.
D.
Con l'appello 22 settembre 2010 il convenuto chiede di riformare il querelato giudizio nel senso di accogliere la petizione limitatamente a fr. 3'000.- oltre interessi al 5% dal 3 luglio 2006 su fr. 2'000.- e dal 13 settembre 2006 su fr. 1'000.-. Egli eccepisce tutta una serie di errori e mancanze nel lavoro svolto dallo studio legale dell'attore che troverebbero conferma nei documenti versati agli atti sebbene non siano stati considerati dal primo giudice. Tenuto conto delle negligenze rimproverate, l'appellante ritiene sproporzionato l'onorario preteso. In particolare respinge integralmente la richiesta di pagamento per la pratica AI nella quale l'attore avrebbe malamente redatto l'opposizione e avrebbe fatto scadere infruttuoso il temine di ricorso. Con riferimento alla procedura di misure a tutela dell'unione coniugale, il convenuto eccepisce ugualmente la cattiva esecuzione del mandato e chiede di ridurre la nota sia per la procedura di primo grado sia per quella di appello. Censura inoltre la mancata esecuzione di alcune prestazioni fatturate (come per la risposta di causa che sarebbe stata preparata dal patrocinatore precedente) e rimprovera al Pretore di non avere esaminato la documentazione agli atti, tutelando persino la fatturazione per prestazioni inutili (quale l'istanza di ammissione all'assistenza giudiziaria e al gratuito patrocinio). Infine contesta le modalità di applicazione della TOA da parte del primo giudice, al quale rimprovera di non avere spiegato i parametri utilizzati. Per l’errata applicazione della TOA chiede una riduzione di almeno il 35% degli onorari.
Delle osservazioni 28 ottobre 2010 con cui l'attore postula la reiezione del gravame si dirà, per quanto necessario, nei prossimi considerandi.

considerando
in diritto:
1.
Il 1° gennaio 2011 è entrato in vigore il nuovo codice di diritto processuale civile svizzero (CPC). La decisione pretorile è stata pronunciata e impugnata prima di questa data, sicché la procedura ricorsuale rimane disciplinata dal CPC-TI (art. 404 cpv. 1 e 405 cpv. 1 CPC).
2.
La giurisprudenza cantonale riconosce anche alla parte preclusa il diritto di appellare per dimostrare che la sentenza del giudice di prime cure non adempie il requisito di un giudizio pronunciato a termini di ragione e secondo il diritto (
Cocchi/Trezzini
, CPC-TI, Lugano 2000, m. 7 ad art. 169). Tuttavia, il convenuto contumace non può – in quanto l'art. 321 cpv. 1 lett. b CPC-TI esclude la facoltà di addurre fatti nuovi, prove ed eccezioni – avvalersi di contestazioni non sollevate (validamente) in prima istanza e non rilevabili d'ufficio dal giudice (
Cocchi/Trezzini
, op. cit., m. 11 ad art. 321; II CCA 31 marzo 2008 inc. n. 12.2008.38, 5 ottobre 2006 inc. n. 12.2006.117; Rep. 1981 pag. 376). Ciò non significa però che con la preclusione siano di massima ammessi come veri i fatti addotti dall'attore: non altrimenti che in qualsiasi altra causa, la parte che intende dedurre un diritto da una circostanza di fatto da lei asserita o chiede il riconoscimento di un diritto deve infatti fornire la prova (Rep. 1989 pag. 148). Siccome la preclusione del convenuto a presentare la risposta di causa non esonera l'attore dall'obbligo di provare le proprie allegazioni di fatto né comporta un alleggerimento dell'onere probatorio (
Cocchi/Trezzini
, op. cit., m. 1 seg. e n. 618 ad art. 169), AP 1 è di principio autorizzato a fare valere in appello che la controparte non ha provato le circostanze di fatto alla base delle sue pretese (
Cocchi/Trezzini
, op. cit., m. 6 ad art. 169; II CCA 31 marzo 2008 citata). Per contro, per quanto si dirà in dettaglio al considerando seguente, egli non può presentare in questa sede le (molte) allegazioni di fatto già formulate con la risposta tardiva per eccepire le (pretese) carenze esecutive del mandato, non rilevabili d'ufficio.
3.
L’attività svolta dallo studio legale dell'attore è indubbiamente stata effettuata nell’ambito di un contratto di mandato (art. 394 cpv. 1 CO; DTF 135 III 259 consid. 2.1). Giusta l’art. 8 CC, l’avvocato che procede in causa per ottenere la remunerazione delle sue prestazioni è gravato dell’onere di dimostrare l’esistenza dell’asserito mandato – in concreto pacifica - nonché la congruità della sua pretesa (II CCA 5 aprile 2011 inc. n. 12.2008.171 e 30 gennaio 2007 inc. n. 12.2005.217 in: RtiD II-2007 42c pag. 736). Egli deve inoltre pure dimostrare il corretto adempimento del mandato, segnatamente che la prestazione fornita corrisponde a quanto effettivamente pattuito. Ne va diversamente allorquando il mandante, anche solo con il suo prolungato silenzio, mette in atto un comportamento che giustifica di ritenere che egli abbia essenzialmente accettato la prestazione siccome conforme. In tal caso l'onere della prova è rovesciato e spetta al mandante dimostrare che il contratto non è stato adempiuto correttamente. Non modifica per contro questo assunto il fatto che il mandante, quale profano, non sia in grado di valutare la qualità della prestazione. Di conseguenza, se non manifesta opposizione alla conduzione processuale del suo avvocato – a condizione però che ne sia tenuto al corrente e sia debitamente informato – o addirittura dichiara il proprio consenso alle bozze di allegato sottopostegli, il mandante non può rovesciare sul mandatario l'onere della prova, bensì deve dimostrare lui stesso il carente adempimento del contratto se non intende pagare (integralmente) l'onorario (
Fellmann
, Berner Kommentar, ni. 488-492 e 494 ad art. 394 CO). È quanto si verifica anche nella fattispecie. Come giustamente rilevato dal Pretore, l'attività svolta dallo studio legale dell'attore, oltre a essere stata confermata dalla teste _, risulta ampiamente documentata e dettagliata. Il legale attore ha infatti versato agli atti gli incarti delle varie pratiche (doc. E-G) svolte dal suo studio legale e ha prodotto il dettaglio delle note di onorario (doc. L-O). Da tutti questi elementi probatori emerge pure inequivocabilmente che il convenuto, con cui l'attore discuteva all'occorrenza le possibilità di successo di eventuali ricorsi (ad esempio doc. F/261) e al quale sottoponeva preliminarmente per esame i progetti (v. ad esempio doc. E/117), era sempre e regolarmente tenuto al corrente degli sviluppi. Non traspare inoltre – come rileva ancora a ragione l'attore nelle sue osservazioni all'appello - che durante lo svolgimento del mandato il convenuto abbia sollevato censure di rilievo in merito all'esecuzione degli incarichi. Spetterebbe pertanto al convenuto dimostrare la carente esecuzione del mandato. Sennonché, a causa della sua preclusione, egli non può invocare né tanto meno dimostrare i fatti – peraltro ampiamente contraddetti dalla documentazione in atti (così segnatamente in relazione alla pretesa presentazione dell'atto di risposta da parte del precedente patrocinatore nella procedura di misure a protezione dell'unione coniugale che non trova riscontro oggettivo [v. doc. E/117, 125 e 133], come pure alla asserita negligenza nella procedura di opposizione AI che in realtà ha permesso di correggere un errore di calcolo della rendita commesso dall'amministrazione [v. doc. F/96 e 98]) – posti a fondamento della sua eccezione di carente esecuzione del mandato. Eccezione che peraltro, preme sottolineare, appare meramente strumentale. Difatti, la stessa dichiarazione di revoca dei mandati del 22 maggio 2006 – rilasciata in seguito alla ricezione delle note professionali intermedie dell'11 maggio 2006 e soli tre giorni dopo avere dato il suo nullaosta all'allegato di appello nella procedura matrimoniale (v. doc. E/7) – non contiene il benché minimo accenno a una conduzione negligente delle pratiche, il mandante essendosi con essa limitato a segnalare di voler procedere direttamente alla tutela dei suoi interessi (v. doc. H).
4
Per quanto è invece della – contestata – congruità della pretesa, l'avvocato è in particolare tenuto a provare che l’onorario rivendicato corrisponde alle modalità di computo concordate, è conforme alla regolamentazione cantonale applicabile, è giustificato in base all’uso, oppure ancora è oggettivamente proporzionato in base alle circostanze. Pacifico il carattere oneroso delle prestazioni in esame, eseguite a titolo professionale (art. 394 cpv. 3 CO; DTF 135 III 259 consid. 2.1), si tratta di stabilire quali siano i criteri determinanti per la loro remunerazione.
4.1
Evidente e incontestata è l'applicabilità della TOA sotto il profilo temporale. Quest'ultima è infatti stata formalmente abrogata solo dal 1° gennaio 2008 (cfr. la legge sulla soppressione della tariffa dell’Ordine degli avvocati del 27 ottobre 2007, in vigore per l’appunto dal 1° gennaio 2008, BU 66/2007 pag. 756) e di principio risulta pertanto applicabile alla fattispecie, dato che le pratiche che hanno dato luogo alla contestata remunerazione si sono concluse, o meglio sono state revocate, prima di tale data (cfr. per analogia II CCA 5 aprile 2001 inc. n. 12.2008.171). L'appellante contesta per contro la motivazione con la quale il giudice di prime cure ha dichiarato conformi alla TOA le note di onorario dell'attore. Rileva l'assenza di spiegazione sui parametri utilizzati e ritiene eccessivi gli importi riconosciuti.
4.2
Pena la loro nullità, le sentenze devono in particolare contenere l'esposizione dei motivi di fatto e di diritto (art. 285 cpv. 2 lett. e CPC-TI). Per non incorrere in questa sanzione, il giudice deve spiegare, ancorché succintamente, perché si risolve a dar torto a una parte piuttosto che all'altra, essendo sufficiente ma necessario, per quanto riguarda i motivi di diritto, che il giudice indichi sommariamente le ragioni della sua decisione, riferendosi a disposizioni legali, regole professionali o usi commerciali (
Cocchi/Trezzini
, op. cit., m. 2 ad art. 285). Nella fattispecie, seppure ponendosi ai limiti delle esigenze minime, la motivazione della sentenza pretorile ha comunque permesso al convenuto – che peraltro non invoca la nullità della sentenza - di capire perché la petizione è stata accolta e di valutare se fosse il caso di ricorrere in appello. Egli ha difatti ben colto che il primo giudice, nel riconoscere interamente la pretesa dell'attore, ha calcolato l'onorario secondo il dispendio orario e sulla base di un tariffa oraria di fr. 250.-.
4.3
L'appellante non contesta la scelta del calcolo secondo il dispendio orario – che anzi sottoscrive vincolando così il collegio giudicante -, bensì censura l'applicazione della tariffa di fr. 250.-, ritenuta eccessiva, alla procedura matrimoniale di primo grado e a quella AI e lamenta inoltre la mancata riduzione dell'onorario per la procedura matrimoniale di appello. Incontestato è per contro l'onorario della pratica di risarcimento "_" (fr. 1'087.85; doc. N) che non può quindi essere riesaminato.
Il convenuto osserva in primo luogo che la procedura relativa alle misure a tutela dell'unione coniugale così come quella relativa alla richiesta di (una maggiore) rendita AI sarebbero cause a valore indeterminato che andrebbero remunerate, in assenza di accordo contrario, secondo la tariffa oraria minima prevista dall'art. 10 TOA che era di fr. 150.-, rispettivamente, che era compresa, per ogni conferenza o lettera al cliente o nel suo interesse, tra fr. 30.- e fr. 50.-. A prescindere dalla (dubbia) pertinenza della tesi ricorsuale circa la natura delle cause in esame, l'appellante non si avvede che i valori indicati dalla TOA (del 7 dicembre 1984) sono in realtà stati rivalutati nel tempo dall'allora competente Consiglio di moderazione il quale già nel 2001 in relazione a procedure civilistiche di carattere non pecuniario - cui tornava applicabile l'art. 10 TOA - riteneva consona alla relativa semplicità del mandato una tariffa oraria di fr. 250.- (v. BOA n. 22 pag. 38 seg.; cfr. pure II CCA 31 luglio 2002 inc. n. 12.2001.174). Ne segue che l'onorario riconosciuto dal Pretore – e quindi anche il saldo di fr. 1'090.45 - può essere confermato quanto meno per la procedura di misure a tutela dell'unione coniugale di primo grado. L'appello appare invece fondato nella misura in cui contesta l'onorario per la procedura (matrimoniale) di secondo grado che è stato acriticamente ripreso dal giudice di prime cure senza considerare che per questi casi l'art. 17 TOA prescriveva effettivamente, come osserva l'appellante, una remunerazione variante tra il 20% e il 70% dell'onorario di base. In assenza di elementi che permettano di ritenere che il tempo effettivamente impiegato dal legale sia stato minore a quello esposto o che un avvocato diligente avrebbe necessitato di meno tempo per la gestione di una pratica analoga – comprendente, oltre a vari colloqui, la preparazione e la redazione di un atto di appello di 14 pagine con istanza di effetto sospensivo e di ammissione all'assistenza giudiziaria e al gratuito patrocinio -, è possibile riconoscere per questa procedura un dispendio di 14 ore e 15 minuti (855 minuti [doc. O]). Lo stralcio di 110 minuti per la posizione "esame incarto (ricerca giurisprudenza)" registrata il 12 maggio 2006 dopo la ricezione della sentenza 8 maggio 2006 della Pretura della giurisdizione di Locarno-Città non si giustifica per contro per il motivo - addotto dall'appellante - che il legale avrebbe già dovuto conoscere sia l'incarto sia la giurisprudenza. Non dovendosi occupare della sola pratica del convenuto e dovendo dapprima valutare i margini per un eventuale ricorso, ben poteva e doveva infatti il patrocinatore procedere a questo (contenuto) esame preliminare. Tenuto inoltre conto della situazione sociale ed economica delle parti in quella causa come pure della complessità non eccessiva della pratica, si può stabilire al 30% la percentuale dell'onorario dovuto per la procedura matrimoniale di appello, con la conseguenza che l'attore può rivendicare a questo titolo fr. 1'068.75 ([250 : 60 x 855] x 30%) oltre alle incontestate spese (fr. 444.-) e all'IVA (7.6% su 1'512.75), per un totale di fr. 1'627.70.
Pure in parte fondato risulta il gravame nella misura in cui è diretto contro la determinazione dell'onorario nella procedura AI. Sebbene, anche per quanto detto in precedenza, l'appellante non possa pretendere una tariffa oraria di fr. 150.-, la richiesta di riduzione si giustifica (parzialmente) perché per le procedure in materia di assicurazioni sociali, cui non si applica la TOA, la retribuzione del patrocinatore si valuta in base al diritto federale (v. BOA n. 19 pag. 18; cfr. pure sentenza del Tribunale cantonale delle assicurazioni 3 maggio 2006 inc. n. 32.2005.127) e la giurisprudenza del Tribunale federale ha riconosciuto in tale ambito un compenso orario di fr. 200.- (DTF 131 V 153 consid. 7, confermata in 9C_991/2008 del 18 maggio 2009). La nota professionale dell'11 maggio 2001 deve dunque essere adeguata di conseguenza. Non essendovi per contro valido motivo per ridurre il totale delle ore conteggiate (17 ore e 15 minuti, pari a 1035 minuti [doc. M]), l'attore vanta un onorario di fr. 3'450.- (200 : 60 x 1035) che aggiunto alle incontestate spese (fr. 1'124.-) e all'IVA (7.6% su 4'574) si traduce in una pretesa di fr. 4'921.60.
5.
L'appello è pertanto parzialmente accolto, nel senso che il convenuto è condannato a pagare l'importo di fr. 8'727.60 (fr. 1'087.85 [doc. N] + fr. 1'090.45 [doc. O, tenuto conto degli acconti versati di fr. 7'000.-] + fr. 1'627.70 + fr. 4'921.60) oltre interessi al 5% dalla data di prima interpellazione, ovvero dal 3 luglio 2006 (doc. P, Q, R) su fr. 7'099.90 e dal 13 settembre 2006 (doc. S) su fr. 1'627.70, anziché quello di fr. 12'338.95 stabilito dal primo giudice. La tassa di giustizia, le spese e le ripetibili di entrambe le sedi sono ripartite tra le parti in ragione della reciproca soccombenza (art. 148 CPC-TI), ritenuto che per la procedura d’appello le stesse sono calcolate sulla base di un valore litigioso di fr. 9'338.95.