Decision ID: 2f95d69d-0113-50ff-8174-9752d4f7668d
Year: 2004
Language: it
Court: TI_TPC
Chamber: TI_TPC_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: penal_law

in fatto ed in diritto:
1.
AC 2
è nata il _ a _, alle porte di _. Cittadina italiana, ma anche nomade appartenente al ceppo dei _, essa ha sempre vissuto nel campo nomadi di _, alla periferia nord di _, i cui occupanti sono membri di alcune famiglie imparentate tra loro, che vivono in roulotte o (come l'accusata) in containers messi a disposizione dallo Stato.
La prevenuta é la quinta di otto figli (tre maschi, cinque femmine). Il padre ora deceduto, svolgeva il mestiere di giostraio, mentre che la madre faceva la venditrice ambulante, entrambe attività tradizionali per i nomadi. L’imputata non possiede alcuna formazione scolastica e professionale, avendo affermato di non essere mai andata a scuola. In età adulta ha seguito per un anno un corso serale senza tuttavia riuscire ad imparare a leggere e scrivere (eccezion fatta per il proprio nome, apposto in calce ai verbali d'interrogatorio), per il che essa è tuttora analfabeta. All’età di soli 14 anni ha avuto il primo dei tre figli avuti dal primo compagno. Da 18 anni convive con l’attuale compagno dal quale ha avuto altri 3 figli, l’ultimo nel 1994.
L’unico mestiere imparato dalla AC 2 è quello di venditrice ambulante, ora è casalinga, mentre che il convivente invece è rottamaio.
L’imputata, che afferma di non avere debiti particolari, ha dichiarato di percepire dall’assistenza pubblica lire 1'100'000 ogni due mesi per i figli, oltre ad ulteriori lire 900'000 al mese per una delle figlie, affetta da una malattia congenita al sistema nervoso (cfr. doc. dib. 1). Visti i scarsi ed irregolari proventi dell'attività del compagno, prevalentemente disoccupato, il nucleo familiare avrebbe difficoltà a sbarcare il lunario.
L'accusata avrebbe inoltre seri problemi di salute, essendo stata operata tre volte per un carcinoma alla gola, e soffrendo inoltre di asma bronchiale, disturbi al cuore e dolori alla schiena, nonché dei postumi di un incidente stradale.
2.
AC 2 ha una lunga lista di precedenti penali in Italia, in prevalenza per furti, dalla quale si apprende che essa ha iniziato a delinquere nel 1977, quando aveva solo vent’anni.
Al dibattimento essa non è stata assolutamente in grado di ricordare i singoli episodi, limitandosi a giustificarsi con la necessità di mantenere la propria famiglia con il provento di questi reati.
Dall’estratto del casellario giudiziale italiano risultano a carico della AC 2 11 condanne, 10 delle quali per furto, e meglio (cubo 2, classificatore atti istruttori 2/2, AI 90):
- il 30 agosto 1977 il Tribunale di _ l’ha condannata per furto a 6 mesi di reclusione sospesi con la condizionale ed a una multa di lire 60'000;
- il 23 febbraio 1979 la Corte d’Appello di _ l’ha condannata per furto a 3 mesi di reclusione, sospesi con la condizionale, e ad una multa di lire 30'000;
- il 18 novembre 1981 il Tribunale di _ l’ha condannata per furto a 6 mesi di reclusione, pena poi condonata, ed una multa di lire 60'000;
- il 23 novembre 1981 il Tribunale d’Appello di _ l’ha condannata per furto continuato a 1 anno e 6 mesi di reclusione e ad una multa di lire 200'000, pene poi condonate;
- il 16 marzo 1982 il Tribunale di _ l’ha condannata per furto a 6 mesi di reclusione e ad una multa, poi condonata, di lire 300'000;
- il 17 febbraio 1983 il Pretore di _ l’ha condannata per furto a 15 giorni di reclusione e lire 60'000 di multa, pena poi amnistiata;
- il 24 marzo 1983 il Tribunale di _ l’ha condannata per tentato furto a 8 mesi di reclusione e lire 80'000 di multa, revocando la sospensione condizionale delle pene inflittegli nel 1977 e nel 1979;
- il 17 dicembre 1985 il Pretore di _ l’ha condannata per furto a 20 giorni di reclusione, pena in seguito amnistiata, e a lire 100'000 di multa;
- il 14 marzo 1986 la Corte d’Appello di _ l’ha condannata per tentato furto a 3 mesi di reclusione, pena poi condonata, e a lire 100'000 di multa;
- il 4 marzo 1997 il G.I.P della Pretura di _ l’ha condannata per furto a 1 mese di reclusione, pena in seguito tramutata in una multa di lire 750'000, e lire 100'000 di multa;
- il 26 novembre 1997 il G.I.P della Pretura di _ l’ha condannata per disturbo delle occupazioni e del riposo delle persone ad un’ammenda di lire 100'000;
Le pene detentive assommano in complesso a circa 3 anni e mezzo di reclusione. La AC 2 ha ammesso di essere stata incarcerata a varie riprese, ma non è stata in grado di precisare quanta parte delle pene inflittele -che dallo stesso casellario risultano in parte amnistiate, condonate o commutate in multa- sia da lei effettivamente stata espiata.
3.
AC 1
, nata il _ a _ in provincia di _, è anch’essa è una nomade di cittadinanza italiana del ceppo dei _, essendo la nipote di AC 2, che è sorella di sua madre. Anche lei è perciò cresciuta all'interno del campo nomadi di Limbiate assieme a quattro fratelli e una sorella. Il padre è giostraio, la madre invece è invalida e beneficia di una rendita d’invalidità. La AC 1 ha frequentato tre anni di scuola elementare, sa quindi a malapena leggere e scrivere. All’età di quindici anni ha iniziato la prima convivenza, dalla quale sono nati cinque figli, il primo dei quali avuto nel 1986, all'età di 16 anni, e l’ultimo nel 1999. Quattro figli sono tuttavia deceduti a pochi mesi dalla nascita a causa di non precisate malformazioni congenite. Le rimane così solo una figlia che oggi ha 16 anni. Nel 2002, pochi mesi prima dell'arresto, ha avviato una nuova relazione sentimentale con un ragazzo del campo di 19 anni, _ che, come si vedrà più avanti, è a sua volta marginalmente coinvolto nei fatti in esame. L’accusata ha lavorato in precedenza come venditrice ambulante, poi "in nero" per varie imprese di pulizia fino a settembre del 2002, affermando di avere sempre perso il posto di lavoro allorché veniva alla luce il fatto che essa è una zingara. Da allora, come ha dichiarato in aula, per lo stesso motivo non sarebbe più riuscita a trovare un lavoro. A suo dire, da quando convive con _, che ha un'occupazione regolare come benzinaio per la quale riceve Euro 1'100.-- al mese, essa non avrebbe più problemi economici (cfr. il verbale del 28 ottobre 2003 avanti alla polizia del canton San Gallo, punto 5: "
Es fehlt uns an nichts
"). Afferma di non avere debiti particolari, eccezion fatta per il pagamento di circa Euro 100.-- al mese per il leasing di una vettura.
4.
Anche la AC 1 è pesantemente compromessa con la giustizia italiana. Dal 1990 ha accumulato 9 condanne, di cui 7 per furto (cubo 2, classificatore atti istruttori 2/2, AI 90):
- il 29 agosto 1990 il Tribunale di _ l’ha condannata per tentata rapina, violazione di domicilio, lesione personale, a 1 anno di reclusione con il beneficio della condizionale e lire 600'000 di multa;
- il 23 ottobre 1991 con sentenza del G.I.P della pretura di _ è stata condannata per furto consumato e tentato a 4 mesi di reclusione e lire 200'000 di multa;
- il 23 marzo 1992 il Pretore di _ l’ha condannata per tentato furto a 1 mese di reclusione con la condizionale e lire 100'000 di multa;
- il 19 ottobre 1993 il Pretore di _ l’ha condannata per circolazione con veicolo munito di targa di riconoscimento non propria, a un’ammenda di lire 250'000;
- il 14 dicembre 1993 il Pretore di _ l’ha condannata per furto e simulazione di reato a 4 mesi e 20 giorni di reclusione con la condizionale e lire 200'000 di multa;
- il 17 marzo 1994 il Pretore di _ l’ha condannata per tentato furto a 1 mese e 10 giorni di reclusione con la condizionale ed ad una multa di lire 200'000;
- il 14 giugno 1995 con decreto del G.I.P della Pretura di _ è stata condannata per invasione di terreni a una multa di lire 300'000;
- il 22 agosto 1995 con sentenza del G.I.P della Pretura di _ è stata condannata per furto, porto di armi e violazione dell’obbligo di fermarsi ai posti di blocco a 1 mese d’arresto, pena in seguito estinta, e lire 200'000 di multa;
- il 14 marzo 2001 il Tribunale di _ l’ha condannata per furto e uso illecito di carte di credito a 1 anno di reclusione e lire 500'000 di multa.
Anch'essa ha solo in piccola parte espiato le condanne ricevute. Ai fini dell'eventuale applicazione in suo favore dell'art. 41 CP, non risulta in particolare che essa abbia effettivamente espiato più di tre mesi di carcere negli ultimi 5 anni.
5.
Le due prevenute, unitamente a _, un’altra nomade del campo di _, sono state fermate da una pattuglia della polizia il 16 ottobre 2003 in una zona residenziale di _ nei pressi del veicolo della AC 1 (VW Golf TDI, targato _), notificato in precedenza dalla polizia del Liechtenstein come veicolo in uso ad una banda di ladri attiva nel Principato e la cui presenza sospetta nel quartiere residenziale era stata prontamente segnalata alla polizia da un cittadino.
Al momento del fermo la pattuglia ha rinvenuto nello zaino della AC 1 un paio di guanti di gomma e sulla persona della AC 2 5 paia di chiavi. Poco dopo è giunta una denuncia per tentato furto, per il che la polizia le ha arrestate, sospettandole di avere commesso una serie di furti nel cantone. Dall’esame delle impronte digitali, delle tracce delle scarpe e del DNA, nonché da informazioni assunte dalla polizia italiana e dalla somiglianza del modus operandi, anche gli inquirenti ticinesi hanno sospettato le prevenute, unitamente alla _ ed altre corree, di essere le autrici di una serie di furti perpetrati in Ticino, avviando così l’inchiesta denominata “Sorelle”.
Anche il cantone Grigioni e il Principato del Liechtenstein, a loro volta colpiti da furti in serie, hanno aperto nei loro confronti un procedimento penale, motivo per cui le prevenute hanno sofferto una carcerazione preventiva itinerante.
LaAC 1, ha trascorso un periodo di detenzione preventiva nel cantone _, durante il quale è stata sentita anche dagli inquirenti ticinesi, quindi il 17 novembre 2003 è stata trasferita nei _, poi dal 9 febbraio 2004 al PCT, dove è stata trattenuta sino al dibattimento. AC 2 è stata invece in detenzione preventiva a _ fino al 18 novembre 2003, per essere poi trasferita al PCT.
6.
Il Ministero Pubblico del Cantone Ticino ha assunto la competenza di portare a giudizio i procedimenti penali pendenti negli altri Cantoni dinanzi a codeste Assise per ragioni d’opportunità e d’economia processuale, in particolare alla luce del fatto che le accusate hanno commesso in Ticino la parte preponderante dei reati loro attribuiti (DTF 86 IV 61), e per il motivo che esse parlano italiano. Si è perciò derogato alla lettera del disposto di cui all’art. 346 cpv. 2 CP, secondo cui la competenza sarebbe spettata alle autorità di Poschiavo, luogo in cui è stato commesso il primo reato imputato alle prevenute.
Ciò è comunque avvenuto con l'espresso consenso delle imputate, che al dibattimento hanno dichiarato di non sollevare contestazioni di sorta al riguardo della competenza giurisdizionale della Corte giudicante (cfr. verbale dibattimentale, pag. 3).
Sottratti al giudizio di questa Corte sono di contro i furti avvenuti in Liechtenstein, il cui perseguimento spetta alle autorità del Principato.
7.
AC 1 sin dai primi interrogatori ha ammesso ogni addebito, sia quo al numero dei furti, che alle modalità dell’agire e alle persone coinvolte, confessando altresì furti che gli inquirenti non le avrebbero altrimenti ascritto, come ad esempio quello di cui al punto 1.20 AA.
Di contro, essa ha contestato l’ammontare della refurtiva denunciata in relazione a 22 dei furti. Anche AC 1 ha sostanzialmente riconosciuto la propria colpevolezza, sebbene sovente solo posta di fronte alle chiamate in causa della AC 1, e rivelandosi in particolare reticente nell’ammettere la partecipazione di altre corree nella commissione dei furti. Anch’ella, come laAC 1, ha in parte contestato il valore della refurtiva di cui all’atto d’accusa
Certo è comunque che le inchieste si sono rivelate di particolare complessità, specie alla luce del fatto che le accusate non sapevano indicare con esattezza i luoghi in cui avevano commesso i furti, così da rendersi necessario in ogni caso il loro accompagnamento in loco.
8.
Le due imputate tra il 20 settembre 2002 e il 18 ottobre 2003 hanno commesso complessivamente 71 furti, di cui 15 in varie abitazioni del cantone San Gallo, 16 nei Grigioni e 40 in Ticino, come imputato al punto 1 dell’atto d’accusa.
A torto la difesa ha sostenuto, solo in sede d’arringa, che i furti sarebbero solo 69 perché le accusate in fase d’inchiesta avrebbero contestato il furto del 21 agosto 2003 a_ (punto 1.16 AA) e quello del 15 gennaio 2003 a _ (punto 1.38 AA). Difatti, anche a prescindere dal fatto che durante l’istruttoria dibattimentale, a precisa domanda del Presidente, la difesa ha dichiarato "
di non contestare, per l’imputazione di cui al punto 1 AA, che trattasi di 71 furti in totale, in maggior parte consumati e in minima parte tentati
" (verbale dibattimentale a pag. 3) non risultano dai verbali d’interrogatorio delle prevenute reali contestazioni sulla commissione dei reati in questione.
Per quanto attiene al furto di _, la AC 2 non ha contestato di essere una delle autrici del furto, ma si è limitata a dichiarare che non lo ricordava, ma che se la AC 1 la chiamava in causa significava che anch’ella aveva effettivamente partecipato alla commissione del reato (cubo 3, classificatore rapporto d'inchiesta di polizia giudiziaria 1 (AI 78), allegato 10: verbale d’interrogatorio 6 febbraio 2004 di AC 2; allegato 12, verbale 11 febbraio 2004, pag. 7).
Il furto è stato confessato dalla AC 1, la quale ha riconosciuto sia i luoghi che l’abitazione colpita, limitandosi a contestare di avere conseguito della refurtiva (verbale d’interrogatorio 15 dicembre 2003, allegato 17 del rapporto d'inchiesta di polizia giudiziaria, pag. 3; verbale 17 dicembre 2003, allegato 18, pag. 4).
Per quel che concerne invece il furto a_, esso è stato riconosciuto da entrambe le accusate ma nella forma del tentativo, come risulta sia dal verbale d’interrogatorio 15 gennaio 2004 di AC 1 (allegato 26 del rapporto d'inchiesta di polizia giudiziaria, pag. 3) che dai verbali 6 e 11 febbraio 2004 di AC 2 (allegato 10, pag. 2 e allegato 12, pag. 3).
Atteso che -come si dirà più avanti- in presenza di una fattispecie aggravata in cui l'autore fa mestiere del furto il tentativo va parificato al furto consumato, ne deve discendere la reiezione delle contestazioni della difesa, per cui tutti i furti di cui al punto 1 dell’atto d’accusa si danno per compiuti.
9.
Dai verbali istruttori, ed anche da quanto raccontato dalle imputate al dibattimento, è emerso che esse rubavano per garantire il loro sostentamento e a quello della famiglia.
Avevano scelto di venire a svaligiare case in Svizzera in quanto, rispetto all'Italia, sarebbe meno diffuso l'uso di impianti di allarme o di porte blindate, ragione per cui sarebbe molto più semplice trovare delle abitazioni in cui è facile penetrare. La AC 1 ha inoltre soggiunto che la Svizzera sarebbe un paese "ricco", alludendo così alla prospettiva di trovare valori cospicui nelle abitazioni scelte come bersaglio.
All'inizio esse si sono concentrate sul cantone Ticino come meta delle loro razzie, spiegando che erano solite scegliere delle zone discoste dai grandi centri abitati, recandosi preferibilmente in zone residenziali servite da strade secondarie di quartiere e prendendo di mira delle abitazioni da loro considerate di livello "medio". Con il tempo esse hanno preso a spostarsi sempre più a nord, alternando i furti in Ticino con quelli commessi nei Grigioni, spingendosi da ultimo sin nel canton San Gallo, ad una considerevole distanza dalla periferia di Milano (cfr. il verbale d’interrogatorio 17 dicembre 2003 di AC 1, allegato 18 del rapporto d'inchiesta di polizia giudiziaria, pag. 5). Di regola i furti erano commessi da tre persone, e solo in tre casi le due prevenute hanno agito da sole (punti 1.1, 1.38, 1.54 AA).
Agli inizi, a partire dal settembre del 2002, le prevenute commettevano i furti insieme a _, sorella di AC 2. In seguito il ruolo di terzo partecipante al colpo è stato ricoperto da _, nipote di AC 2, e da ultimo da _, compagna del figlio di AC 2.
Le tre donne partivano dal campo nomadi di Limbiate tra le 10.30 e le 11.30, a bordo della vettura di una di loro, in specie la VW Golf grigia della AC 1 , la VW Polo blu del di lei compagno _, la Lancia Y10 di _, la Ford Fiesta di AC 2, oppure la Renault Clio di _. Raggiunto sull'autostrada il valico di Chiasso-Brogeda, esse procedevano in autostrada in territorio svizzero, imboccando poi un’uscita qualunque alla volta di un paese scelto a caso, dove girovagavano in auto o a piedi “
alla ricerca di una casa buona
” in cui rubare (verbale d’interrogatorio 20 novembre 2003 AC 2, allegato 2 del rapporto d'inchiesta di polizia giudiziaria, pag. 2). Trovata la casa, una di loro andava a suonare alla porta d'entrata, e se non rispondeva nessuno significava che il campo era libero e che si poteva procedere nel furto. Di regola una di loro faceva il palo, mentre che le altre due penetravano nell’abitazione per rubare.
Esse non utilizzavano attrezzi da scasso per penetrare nelle abitazioni, limitandosi a scassinare finestre (magari solo socchiuse) o porte-finestre d’entrata, con la sola forza delle mani o dei piedi.
Una volta all'interno, si trattenevano di regola solo 10-15 minuti, cercando di trovare rapidamente gioielli e denari senza però mettere a soqquadro le abitazioni. Negli ultimi tempi facevano uso di guanti di gomma onde evitare di lasciare impronte, che sono invece state trovate sulla scena di parte dei primi furti. Il denaro rinvenuto veniva immediatamente diviso in parti uguali, mentre che i gioielli venivano in seguito venduti a ricettatori nella zona di Milano o di Como, come spiegato in aula dalla AC 1, sulla base di 5 Euro il grammo d’oro, e poi il ricavato veniva spartito.
Occasionalmente le imputate hanno rubato anche oggetti d'altro genere, come orologi, una stufa o un apparecchio fotografico, oggetti che poi (non però gli orologi, che prendevano anch'essi la via del ricettatore), a detta della AC 1 venivano buttate. Sulle modalità dell’agire si rinvia al rapporto d’inchiesta della Polizia giudiziaria, segnatamente ai verbali d’interrogatorio 20 novembre 2003 di AC 2 (allegato 2, pag. 2), 7 dicembre 2003 di AC 1 (allegato 18, pag. 5), 9 febbraio 2004 di AC 1 (allegato 34), nonché ai verbali d'interrogatorio di entrambe avanti al Procuratore Pubblico del 2 aprile 2004 (cubo 2, classificatore atti istruttori 2/2, AI 92 e 93).
10.
L’atto d’accusa imputa alle prevenute di avere sottratto refurtiva per un valore complessivo di fr. 1'071'359’95 e Euro 150.--. Le prevenute, sia in fase d’inchiesta che in aula, hanno parzialmente contestato l’importo in questione, ma al dibattimento hanno nondimeno valutato in almeno 1 milione di franchi il valore della refurtiva sottratta.
La Corte, consapevole di possibili (ancorché di regola involontarie) discrepanze tra i valori denunciati e le ammissioni dei prevenuti, ha in questo caso -in assenza di migliori riscontri oggettivi- ritenuto di poter credere alle prevenute, visto come in particolare la AC 1 si fosse rivelata precisa oltre che attendibile nelle ricostruzioni dei furti da lei effettuati.
Per il che, anche con il consenso della pubblica accusa (verbale dibattimentale pag. 3), la Corte ha ritenuto di confermare il punto 1 dell'atto di accusa, rettificando tuttavia l'importo complessivo imputato alle prevenute in complessivi circa fr. 1 milione.
11.
Ai sensi dell’art. 139 CP è punito con la reclusione fino a cinque anni o con la detenzione chiunque, a scopo d’indebito profitto, sottrae una cosa mobile altrui alfine di appropriarsene.
Il furto è aggravato, e perciò passibile di una pena massima di dieci anni di reclusione e di una pena minima di tre mesi di detenzione se l’autore fa mestiere del furto, oppure di una pena massima di dieci anni di reclusione e di una pena minima di sei mesi di detenzione se l’autore ha agito in qualità di affiliato ad una banda.
L'aggravante della banda si giustifica per la maggior pericolosità dei singoli componenti unitisi in sodalizio, dovendosi riconoscere, detto in parole povere, che l'unione fa la forza o, meglio, influisce psichicamente e fisicamente in modo negativo sul comportamento e sulla determinazione dei correi (DTF 78 IV 233). Occorre quindi che due o più persone si mettano assieme con la volontà, espressa o tacita, di commettere in futuro più azioni criminose (più di due, comunque) qualificate come furto, anche se non ancora ben definite e/o pianificate (DTF 102 IV 166, 100 IV 220; Schubarth, Komm., all'art.
137 n. 129 ss; Trechsel, Kurzkomm., all'art. 139 n. 16 s.; Rehberg - Schmid, Strafrecht III, § 8 n. 4.2.; Stratenwerth, Schweiz.
Strafrecht, BT I, § 13 n. 100-102; Noll, Schweiz. Strafrecht, BT I, p. 140 s.), purché si tratti di un'unione stretta e stabile, dotata di un minimo di organizzazione (DTF 124 IV 86, 124 IV 286).
L’aggravante dell’agire per mestiere implica invece un’attività delittuosa ripetitiva, come tale denotante la prontezza del reo a reiterare nello stesso campo, esercitata alla stregua di una professione, anche accessoria, il che si deduce dal tempo e dai mezzi consacrati a tale attività, dalla frequenza dei singoli atti durante un certo periodo e dall’intento di garantirsi redditi non indifferenti e relativamente regolari (DTF 123 IV 116, 119 IV 129, 117 IV 65, 116 IV 319 e 335).
Da notare che il riconoscimento dell'aggravante del mestiere ha l'effetto di assorbire il tentativo (DTF 123 IV 113; Corboz, Les infractions en droit suisse, n. 15 ad art. 139 CP, pag. 241).
Il simultaneo verificarsi di più circostanze aggravanti non consente di superare il limite superiore della pena edittale, ma può essere considerato ai fini della determinazione della pena nel contesto dell'applicazione dell’art. 63
CP
(DTF 120 IV 330; SJ 1997, 181).
In caso di furto con scasso, sussiste concorso perfetto tra i reati di danneggiamento e di furto ai sensi dell’art. 139 CP (DTF 123 IV 113).
12.
Nel caso in esame, è fuori dubbio, e nemmeno la difesa lo ha contestato (verbale dibattimentale pag. 3), che le prevenute, insieme alle altre corree di giornata, agivano in banda e per mestiere, accertamento al quale si giunge a fronte delle modalità, della frequenza, e della sistematicità con cui esse hanno operato i furti, tanto da avere reso l’attività ladresca la loro principale fonte di reddito per circa un anno e mezzo. Agivano professionalmente, da sole e/o unitamente alle altre corree, colpendo con regolarità e con un preciso piano prestabilito, che si ripeteva ogni volta, quo all’orario di partenza, alla casualità della scelta del paese, alla ricerca della casa “buona” dove rubare, alla suddivisione interna dei ruoli, alle modalità dello scasso e alla spartizione del bottino.
Le accusate, in definitiva, hanno fatto del furto la fonte del loro sostentamento alla stregua di un’attività professionale. Le accusate al dibattimento non hanno saputo calcolare quale sia stato il guadagno mensile o complessivo conseguito con i furti, ma a fronte di un ammontare complessivo della refurtiva di almeno 1 milione di franchi, è chiaro, sia pure dopo deduzione della cospicua parte di utile prelevata dal ricettatore (che notoriamente compensa il ladro solo con un frazione del valore della refurtiva), è chiaro che l'utile deve comunque essere stato consistente. Non è infatti un caso se _, che inizia a partecipare ai furti nel settembre del 2003, abbia chiesto di potere aderire alla banda proprio perché ingolosita dalla loro affermazione di avere "
guadagnato dei bei soldi
" con i furti in Svizzera (verbale d’interrogatorio 5 dicembre 2003 di _, allegato 37 del rapporto d'inchiesta di polizia giudiziaria, pag. 2).

Ne discende che in diritto il punto 1 dell’atto d’accusa va integralmente confermato.
Devono essere altresì confermate le imputazioni di ripetuto danneggiamento, commesso in 51 occasioni (punto 3 dell’atto d’accusa), e di ripetuta violazione di domicilio, commessa in 56 occasioni (punto 4 dell’atto d’accusa), imputazioni che la difesa non ha contestato (verbale dibattimentale pag. 3).
13.
Le prevenute devono rispondere anche dell'accusa di abuso di impianti per l’elaborazione di dati, in parte tentato (punto 2 AA).
13.1.
Esse, come confessato in sede d’istruttoria e confermato in aula, in occasione del furto di cui al punto 1.23 AA hanno rubato la tessera bancaria _ n. _, intestata a _. Approfittando del fatto che assieme alla tessera era custodito il codice da immettere per effettuare prelevamenti dai distributori automatici, le due prevenute, assieme a _, il 27 marzo 2003 hanno effettuato ben 5 prelievi indebiti al bancomat della sede UBS di Ponte Tresa, prelevando un importo complessivo di fr. 5'000.-- (cfr. cubo 3, classificatore rapporto d'inchiesta di polizia giudiziaria 2, suddivisione _, estratto conto UBS del 5 gennaio 2004). Trova così pieno riscontro l'imputazione di cui al punto 2.1 AA.
13.2.
La medesima cosa è avvenuta a seguito del furto di cui al punto 1.26 AA. In quell'occasione le prevenute hanno rubato ad PC 14 la tessera Postomat n. _, con la quale era custodita la trascrizione del codice. Quindi, sempre in correità con _, le due prevenute, a due riprese (500 + 150) il 18 aprile 2003 hanno prelevato indebitamente complessivi Euro 650.-- (cfr. cubo 3, classificatore rapporto d'inchiesta di polizia giudiziaria 2, suddivisione PC 14, estratto conto Postfinance, pag. 1).
E' pertanto corretta l'imputazione di cui al punto 2.2 AA.
13.3.
Le due prevenute, in correità con _, il 2 ottobre 2003, a Werdenberg SG, con la tessera bancaria e/o carta di credito rubata a PC 62 in un furto commesso nel Liechtenstein, hanno tentato di prelevare denaro ad un distributore automatico, non riuscendovi perché non a conoscenza del codice della carta.
Anche l'addebito di cui al punto 2.3 AA trova riscontro, e con esso l'intero punto 2 dell’atto d’accusa, peraltro pacificamente ammesso al dibattimento (cfr. verbale dibattimentale, pag. 3).
14.
Alle prevenute congiuntamente è infine ascritta l’imputazione di furto d’uso, per avere il 25 aprile 2003, a Caslano, in correità con _, sottratto l’autovettura Toyota Yaris, _ di PC 50, utilizzata per trasportare la cassaforte rubata dall’abitazione del PC 50 sino alla loro vettura, parcheggiata ad Agno.
L'addebito è stato ammesso sia davanti agli inquirenti (verbale d’interrogatorio 12 dicembre 2003 di AC 1, allegato 15 del rapporto di polizia giudiziaria, pag. 6; verbale d’interrogatorio 4 febbraio 2004 di AC 2, allegato 9 del rapporto di polizia giudiziaria pag. 4), che in aula (cfr. verbale dibattimentale, pag. 3), per il che il punto 5 dell’atto d’accusa è confermato.
15.
Alla sola AC 1 sono imputati altri reati.
15.1.
Essa, già il 13 giugno 2001, ha commesso un primo furto in Svizzera, a _ (GR), in correità con tali _ e “_”, penetrando con scasso nell’abitazione di PC 32, ovvero forzando la finestra e le porte interne, e sottraendo quindi un orologio, una catena di perle, della biancheria da tavola e del denaro per un valore denunciato di fr. 1'800.-- (cubo 3, classificatore documentazione Canton Grigioni, AI 72, fascicolo n. 1; verbale dibattimentale, pag. 3). L'imputata è rea confessa, per cui l’imputazione di furto semplice di cui al punto 6 dell’atto d’accusa deve essere ammessa, unitamente ai concorrenti reati di danneggiamento (punto 8 AA) e di violazione di domicilio (punto 9 AA), stanti le corrispondenti querele della parte lesa.
15.2.
La AC 1, con la complicità del compagno _, dopo l'episodio del 18 aprile 2003 (cfr. consid. 13.2), nei giorni successivi ha ulteriormente abusato della tessera Postomat n. _ rubata ad PC 14, prelevando dall'apparecchio Postomat sito nella posta di Chiasso ulteriori somme di denaro, per complessivi Euro 3'150.-- e fr. 120.-- tra il 19 e il 23 aprile 2003, circostanza che sia essa che il complice ammettono (cfr. verbale d’interrogatorio 7 gennaio 2004 di AC 1, allegato 23 del rapporto di polizia giudiziaria, pag. 1; verbale d’interrogatorio 7 gennaio 2004 di _, allegato 41 del rapporto di polizia giudiziaria; verbale dibattimentale, pag. 3) e che trova riscontro nel predetto estratto conto di Postfinance (cfr. cubo 3, classificatore rapporto d'inchiesta di polizia giudiziaria 2, suddivisione PC 14, estratto conto Postfinance, pag. 1 e 2).
Ne consegue che trova conferma l’imputazione a suo carico di ripetuto abuso di impianti per l’elaborazione di dati di cui al punto 7 dell’atto d’accusa.
16.
Per l'art. 63 CP il giudice commisura la pena, nei limiti della comminatoria edittale, alla colpa del reo, tenendo conto dei motivi a delinquere, della sua vita anteriore e delle sue condizioni personali. L'art. 68 n. 1 CP dispone inoltre che quando il reo incorre in più pene privative della libertà, il giudice lo condanna alla pena prevista per il reato più grave aumentandola in misura adeguata, ma non più della metà della pena massima comminata e senza andar oltre al massimo legale della specie di pena.
La pubblica accusa ha in particolare evidenziato come il caso sarebbe grave per il numero dei furti commessi dalle accusate, per il periodo di reiterazione nell’agire illecito nonché per precedenti penali di entrambe, e ha perciò chiesto la condanna di AC 2 a 4 anni di reclusione e di AC 1 a 3 anni e 8 mesi di reclusione, laddove la differenza sarebbe giustificata dalla migliore collaborazione da lei prestata.
La difesa, ponendo l’accento sull’attenuante del contesto sociale da cui provengono le prevenute, nonché sul fatto che su di esse incombe l'ulteriore, presumibilmente severa, condanna per i fatti commessi nel Liechtenstein, ha invece postulato la condanna di entrambe alla pena di 18 mesi di reclusione, sospesi condizionalmente con un periodo di prova di 5 anni, giungendo a questo risultato comprimendo la pena base di 21 mesi di reclusione. Ha inoltre evidenziato come l'unico precedente, a sua conoscenza, di una fattispecie di furto commesso per mestiere giudicato da una Corte delle Assise Criminali, riguardi il ben più grave caso di A. M., condannato il 13 aprile 1992 alla pena di 4 anni di reclusione, ma per avere commesso durante circa 6 anni ben 210 furti, con una refurtiva di complessivi almeno fr. 1'637'353.--.
La Corte, preso atto delle argomentazioni delle parti, ha concluso per l'esistenza di una situazione di particolare gravità, sia dal profilo oggettivo che da quello soggettivo.
Il primo elemento considerato, che è anche quello che immediatamente colpisce, è il dato relativo all'ammontare complessivo della refurtiva, pari ad almeno un milione di franchi. Una refurtiva assai consistente, a riprova dell'agire professionale delle prevenute, volto, con successo, al conseguimento di un lucro importante. La fattispecie è perciò ben diversa da quella di cui alle razzie di bande di ladri prevalentemente provenienti dalla Romania: quelli penetrano nelle case anche per trovare alloggio per la notte e rifocillarsi, asportano spesso bevande e cibarie e oggetti vari, non necessariamente di valore; le prevenute miravano al denaro e ai gioielli, oltre che ad altri oggetti preziosi. Rubavano per ottenere un utile consistente con il minor rischio possibile, riducendo al minimo la durata dell'effrazione. Esse hanno perciò chiaramente agito a scopo di lucro, e non invece per sopperire a primarie necessità di sostentamento, ipotesi nella quale esse avrebbero semmai sottratto generi alimentari in un supermercato vicino al campo nomadi.
L'importante refurtiva è il frutto di ben 71 furti commessi in circa 13 mesi, cifre che la dicono lunga sulla grande intensità del movente criminale delle prevenute. Esse hanno infatti commesso in media più di un furto alla settimana per oltre un anno, il che sarebbe di per sé già grave, ma inoltre per farlo si sono sobbarcate ogni volta delle trasferte, comprendenti il passaggio di una frontiera, che divenivano sempre più lunghe. Non vi è in effetti chi non veda la gravità della colpa di chi, da vero e proprio pendolare del furto, per rubare si sobbarca una trasferta giornaliera di quasi 600 km, come è avvenuto per i furti commessi nel cantone di San Gallo, ma almeno di 150 km nel caso degli obiettivi più vicini. Mai le prevenute hanno seriamente pensato di mettere fine alla striscia di reati, anzi, negli ultimi tempi, anche grazie all'entrata nella banda della _, l'attività criminale si è chiaramente intensificata, visto che 34 dei 71 furti sono stati commessi nei due mesi precedenti l'arresto. Vi era perciò una manifesta tendenza all'escalation del comportamento criminale, cosa che fortunatamente ha portato ad essere imprudenti, per avere agito ripetutamente in una realtà come quella dei cantoni d'oltralpe che esse non conoscono affatto, e in cui le vetturette con targa italiana usate per il furto destano molta più attenzione che non in Ticino, dove sono parte integrante della realtà quotidiana.
Oltre che per l'intensità dell'intento criminale, indice ovviamente di una certa pericolosità, le prevenute si sono distinte anche per una certa organizzazione: oltre alla ripetitività, che ne è comunque sintomo, si osserva che esisteva un certo disegno predeterminato al quale esse si sono sempre attenute, vi erano dei ruoli da rispettare, ed esistevano poi agganci con altri delinquenti, cioè i ricettatori, tramite i quali dopo il furto veniva monetizzata la refurtiva.
La sfrontatezza, la determinazione e la mancanza di scrupoli sono bene illustrate anche dal reato di abuso di un impianto di elaborazione dei dati commesso quando ve n'è stato l'opportunità. Non è in effetti da tutti di esporsi per tentare l'utilizzo di quelle tessere rubate di cui è stato rinvenuto il codice, ma le prevenute lo hanno fatto tranquillamente, e addirittura la AC 1 non ha esitato a tornare più volte alla Posta di Chiasso per continuare a prelevare in danno della vittima del furto.
Del resto, proprio a riprova dell'esistenza di una situazione grave, va sottolineato come il comportamento delle prevenute configuri ben due delle circostanze aggravanti di cui all'art. 139 CP, ovvero quelle della banda e del reato commesso per mestiere.
L'aspetto soggettivo non risulta migliore di quello oggettivo. Entrambe le prevenute sono plurirecidive specifiche, e stando al loro estratto del casellario giudiziale sembrano avere un solido trascorso di vita delinquenziale, dedicata al furto sin dalla giovane età. La AC 2, addirittura, assomma condanne oramai da 30 anni, la AC 1, più giovane, comunque da 12. Ne discende, con ogni evidenza, che le precedenti condanne per furto, 7 per la AC 1 e 10 per la AC 2, come pure i periodi trascorsi in galera in parziale esecuzione di quelle condanne, nulla hanno insegnato alle prevenute, che anzi hanno incrementato la loro attività espandendola a stati esteri (Svizzera e Liechtenstein) e che appaiono alla Corte che le giudica come delle irriducibili del furto, per le quali non vi può essere alcuna condiscendenza.
La Corte ha considerato il fatto che esse provengono dall'ambiente sociale nomade, ma ciò non può valere come attenuante, né d'altro canto aggrava la loro colpa. Per la Corte esse, sia pure con i loro deficit di formazione, potevano e dovevano comprendere che anche a loro è data l'alternativa del duro e faticoso lavoro, sia pure come venditrici ambulanti o donne delle pulizie. Ed infatti lo sapevano, avendo almeno in parte svolto dette attività, certo più faticose e meno redditizie di quella di ladre esercitata negli ultimi 13 mesi prima dell'arresto. Si rinvia per il resto, per rispondere ad eventuali argomentazioni difensive sul tema, alla giurisprudenza che stabilisce che i diversi usi e costumi dell’autore non devono essere presi in considerazione per ridurre la pena se egli sa che l’atto illecito commesso è punibile anche al suo paese (DTF 118 IV 4, 117 IV 7), il che è qui pacifico alla luce delle precedenti condanne delle prevenute.
La pubblica accusa, che bene ha evidenziato la gravità della colpa delle imputate, non può essere seguita solamente laddove ne ha differenziato le responsabilità, chiedendo delle pene di durata diversa. A mente della Corte, infatti, le colpe personali delle accusate si equivalgono, come del resto giustamente sostenuto anche dalla difesa.
La AC 1 infatti, rispetto allaAC 2, deve lasciarsi imputare di avere commesso un numero maggiore di reati, ed è inoltre recidiva ai sensi dell’art. 67 CP per avere scontato una pena di reclusione nel 2001, non della durata di 1 anno, come risulta dall’estratto del casellario giudiziale, ma a suo dire di un solo mese (verbale dibattimentale, pag. 3), il che è tuttavia sufficiente per ritenerla recidiva ex art. 67 CP.
A favore della AC 1, sempre nel confronto con laAC 2, va però ritenuta una ben più ampia e dettagliata collaborazione con gli inquirenti, spintasi -come spiegato in aula dal Procuratore Pubblico- sino alla confessione di furti che gli inquirenti non le avevano contestato. La AC 2, invece, pur rispondendo di qualche reato in meno e ancorché non recidiva, beneficia in minore misura della confessione fornita, essendosi limitate il più delle volte a confermare le dichiarazioni della AC 1 che le venivano contestate, specie in ordine al coinvolgimento della sorella, della nipote e della compagna del figlio, _.
E vero, come evidenziato dalla difesa, che le prevenute dovranno ancora essere giudicate nel Liechtenstein per i furti commessi nel Principato, ed è vero che il trattamento riservato dalle autorità di quel paese alla _ appare a prima vista severo. Tuttavia, contrariamente all'opinione della difesa, ciò è irrilevante ai fini della pronuncia dell'odierno giudizio, mentre sarà semmai l'autorità giudicante del Principato a dovere tenere in considerazione il pronunciamento di questa Assise.
Tutto ciò considerato, e ritenuto anche il precedente evocato dalla difesa, effettivamente più grave rispetto al caso in esame, la Corte ha ritenuto equa nei confronti delle prevenute una pena di 3 anni e 6 mesi di reclusione per ciascuna, con computo il carcere preventivo sofferto.
Siffatta pena non appare per nulla sproporzionata, se solo si pone mente al fatto che a fronte di una fattispecie di furto aggravato, sia per avere agito in banda che per mestiere, che di conseguenza giustificherebbe teoricamente una pena eccedente i 5 anni di reclusione, l'odierna sanzione, nonostante l'assenza di significative attenuanti, si situa ancora ampiamente entro i limiti della comminatoria di pena per il furto semplice.
17.
Le prevenute non hanno legami di sorta con il nostro paese, nel quale sono venute solo per delinquere e dal quale vanno allontanate, sia per trattenerle dalla tentazione di nuovamente commettervi furti, sia per tutelare la sicurezza della popolazione, ragione per cui nei loro confronti va pronunciata la pena accessoria dell’espulsione giusta l’art. 55 CP che, stante la gravità dei reati commessi e l'entità della pena principale, appare equo commisurare in 10 anni, come postulato dalla pubblica accusa.
Dai precedenti delle imputate si evince che non vi può essere per loro prognosi favorevole, ragione per cui la sospensione condizionale della pena accessoria non entra in discussione.
18.
Va infine resa la decisione sulle pretese delle Parti Civili.
Pur considerato che la difesa non si è opposta al loro accoglimento (verbale dibattimentale pag. 3), probabilmente per il motivo dell'insolvenza delle prevenute, che mai effettueranno risarcimento di sorta, la Corte nondimeno ha deciso di riconoscere solo le seguenti pretese liquide e pacifiche, rinviando per il resto le parti civili al competente foro.
18.1. PC 23
per il furto di cui al punto 1.10 AA ha chiesto il risarcimento dell’importo a lui sottratto di fr. 145.-- (doc. TPC 7 ). Le prevenute hanno contestato di avergli rubato la somma in questione, ma la Corte ha ritenuto la vittima credibile e le prevenute smemorate su questo dettaglio (tale è in effetti la questione in un mare di fr. 1'000'000.-- di refurtiva), atteso comunque che l'effrazione c'è stata e che non si vede perché la vittima dovrebbe mentire su di un importo irrisorio di fr. 145.--, ragione per cui la pretesa merita protezione.
18.2.
La compagnia d’assicurazionePC 74, Lugano, ha postulato il risarcimento di fr. 17'000.--, versati ad PC 36 in seguito al furto di cui al punto 1.54 AA, come risulta dalla documentazione agli atti (doc. TPC 9). La refurtiva denunciata è stata parzialmente contestata dalle prevenute, ma la Corte non ha motivo di dubitare della correttezza del denunciante, motivo per cui la pretesa, sufficientemente comprovata e solo genericamente revocata in dubbio, va ammessa.
18.3. PC 73
, Assicurazioni e previdenza, Agno per il furto subito dal loro assicurato PC 1 (punto 1.15 AA) ha chiesto il risarcimento di fr. 10'200.- (doc. TPC 12). La pretesa è debitamente comprovata, l’ammontare della refurtiva denunciata incontestato, ragione per cui nulla osta all'accoglimento dell’istanza.
18.4.
Ancora PC 73, Assicurazioni e previdenza, Agno, ha instato per il risarcimento di fr. 12'560.-- per il furto ai danni di PC 17 (doc. TPC 13, punto 1.30 AA). Anche in questo caso l’ammontare della refurtiva è incontestato e l’istanza debitamente comprovata, dal che l'accoglimento della richiesta.
18.5. PC 41
a seguito del furto di cui al punto 1.41 AA ha chiesto il risarcimento di fr. 9'785.--, danno residuo dopo l'intervento dell'assicurazione, che ha pagato sino a concorrenza del limite di copertura di fr. 25'000.-- (doc. TPC 14). Atteso che non vi è disputa sull'ammontare della refurtiva, anche questa pretesa va accolta.
18.6. PC 70
, Compagnia d’assicurazione, ha chiesto il risarcimento di fr. 37'383.95 in conseguenza del furto subito da PC 24 (punto 1.11 AA, doc. TPC 17). Considerato che l'ammontare della refurtiva è ammesso, e che l'assicuratrice ha dimostrato il corrispondente pagamento, l’istanza va accolta.
18.7. PC 21
, vittima del per il furto di cui al punto 1.2 AA, ha postulato il risarcimento di fr. 13'152.50 in relazione alla sottrazione di gioielli, monete, lingotti e denaro contante (doc. TPC 20). La AC 1, che sembra avere un lucido ricordo della fattispecie, riconosce della refurtiva denunciata solo l’importo di fr. 1'000.--. Risulta inoltre dagli atti che il leso era al beneficio di un'assicurazione _, ma non è dato di sapere se, ed in quale misura (e, se del caso, per quali motivi) gli sia stata accordata copertura. In queste circostanze la pretesa non può essere considerata sufficientemente liquida, motivo per cui viene ammessa solo sino a concorrenza dei fr. 1'000.-- riconosciuti dalle autrici, mentre che per il resto è demandata al foro civile.
18.8. PC 50
ha chiesto il risarcimento di fr. 75'000.-- oltre interessi al 5% dal 25 aprile 2003, data del furto di cui al punto 1.27 AA (doc. TPC 23). Non essendo stato contestato l’ammontare della refurtiva denunciato di fr. 100'000.--, l’istanza, debitamente comprovata, è accolta.
18.9. PC 12
ha postulato la rifusione di fr. 3'780.--, corrispondenti all’importo della refurtiva denunciata (punto 1.9 AA, doc. TPC 21). Anche questa pretesa è in sostanza riconosciuta dalle prevenute, motivo per cui va ammessa.
18.10. PC 73
, Berna, ha chiesto il risarcimento di fr. 1'188.30 per il furto e il danno patiti da PC 3 (punti 1.38 e 3.25 AA, classificatore 2/2, AI 108).
Secondo la Corte detta pretesa (ritenuta la franchigia contrattuale di fr. 200.-- trattenuta dall'assicuratrice) è comprovata limitatamente all’importo di fr. 953.50 per i soli danni materiali, importo che va riconosciuto, mentre che per il resto la parte civile è rinviata al foro civile.
18.11. PC 70
, Coira, ha chiesto il risarcimento di fr. 22'500.-- a seguito del furto ai danni di PC 55 (punto 1.50 AA; classificatore 2/2, AI 113). Non solo la refurtiva è parzialmente contestata dalle prevenute, ma la pretesa non inoltre è stata debitamente comprovata, per cui la parte civile è rinviata al foro civile.
18.12. PC 71
, Lugano, ha instato per la rifusione di fr. 22'500.--, pagati all'assicurato PC 4 per il furto di cui al punto 1.49 AA. La pretesa, comprovata ed incontestata, va accolta.
18.13. PC 49
ha chiesto il risarcimento di fr. 20'000.-- a seguito dei reati di furto (punto 1.26 AA), danneggiamento (punto 2.2 AA) e d’abuso di impianti per l’elaborazione di dati (punto 7 AA) di cui è stato vittima (doc. TPC 15). La pretesa è accolta limitatamente all’importo di fr. 10'120.-- e Euro 3'800.--, non essendo per il resto debitamente comprovato il pregiudizio conseguente al danneggiamento, e alla luce del fatto che in un precedente scritto (classificatore atti istruttori 2/2, AI 103) il leso quantificava il pregiudizio complessivo in soli fr. 15'955.50.
18.14. PC 76
, Pambio Noranco, per il furto ai danni di PL 3 (punto 1.1 AA) ha chiesto il risarcimento di fr. 10'700.-- (doc. TPC 18). Non potendosi imputare alle prevenute più di quanto indicato nell’atto d’accusa, per il furto possono essere riconosciuti solo di fr. 5'525.--.
Quo alle conseguenze del danneggiamento, la fattura della falegnameria _, S. Antonino, è di 620.--, mentre che non è comprovato il maggior danno di fr. 720.--. Ne consegue che l’istanza è accolta limitatamente a complessivi fr. 5'845.--, mentre che per la rimanenza la parte civile è rinviata al foro civile.
18.15. PC 9
per il furto di cui al punto 1.13 AA ha ottenuto dall’assicurazione PC 72 un indennizzo di fr. 24'010.--.
Con l’istanza in rassegna ha postulato il risarcimento di complessivi fr. 4'300.-- per gioielli e denaro rubato non risarciti dall’assicurazione (doc. TPC 25). Atteso che l’ammontare della refurtiva indicato nell’atto d’accusa è di fr. 24'310.--, questo è l'importo massimo che può essere qui riconosciuto. Avendo l'assicurazione già risarcito fr. 24'010.--, può essere attribuita solo la differenza di fr. 300.-- fino a concorrenza di quanto imputato alle prevenute. Per il resto la parte civile deve essere rinviata al foro civile.
19.
Da ultimo, sulle richieste di confisca formulate dal Procuratore Pubblico, va pronunciata la confisca dei seguenti corpi di reato: un orologio Longines n. _, 2 paia di guanti in plastica, 6 chiavi. Il veicolo VW Golf TDI, targato _ viene invece dissequestrato e restituito al proprietario _.
20.
La tassa di giustizia di fr. 1'500.- e le spese processuali sono poste a carico delle condannate, in solido, in ragione di metà ciascuno.
Rispondendo A. per AC 1, affermativamente a tutti i quesiti, tranne che ai quesiti n. 1.3.1., 1.4.1. e 3;
B. per AC 2, affermativamente a tutti i quesiti, tranne ai quesiti n. 1.3.1., 1.4.1. e 2;
C. per le confische, affermativamente a tutti i quesiti, tranne al quesito n. 1.1.;
visti gli art. 18, 21, 28 segg., 35, 41, 55, 59, 63, 65, 67, 68, 69, 137 cfr. 1-2 e 3, 144 cpv. 1, 147 cpv. 1, 186 CP;
94 cfr. 1 LCstr.
9 segg., 265 segg. CPP e 39 TG sulle spese