Decision ID: d7af9426-7d23-47c8-9379-b0ad5f834e42
Year: 2021
Language: it
Court: GR_VG
Chamber: GR_VG_001
Canton: GR
Region: Eastern_Switzerland
Law Area: public_law

I. Ritenuto in fatto:
1. Con mandato di prestazione valido dal 1. gennaio 2020 al 31 dicembre
2020 il Cantone dei Grigioni ha concesso alla Regione B._ un
contributo per la gestione di un ufficio per lo sviluppo regionale, mentre la
Regione B._ si è impegnata a tale scopo ad assumere o conferire un
mandato a un operatore economico regionale.
2. Già a fine 2019 la Regione B._ aveva pubblicato il relativo bando di
concorso per l'assunzione di un operatore economico regionale con grado
di occupazione del 60 % a tempo determinato dal 1. gennaio 2020 (o data
da convenire) al 31 dicembre 2020.
3. Quale operatore economico regionale la Regione B._ ha assunto
A._ con contratto di lavoro di diritto pubblico a tempo determinato dal
1. gennaio 2020 al 31 dicembre 2020 e grado di occupazione del 60 %.
4. In vista di un nuovo mandato di prestazione con il Cantone, nel corso del
2020 la Regione B._ ha pubblicato un nuovo annuncio di concorso
quale manager regionale con grado di occupazione del 60-80 % e con
entrata in funzione il 1. gennaio 2021 o a data da convenire. Il termine di
annuncio era il 30 novembre 2020.
5. Su richiesta di C._, il 10 dicembre 2020 si è tenuto un incontro tra
questi, il Presidente e il Vicepresidente della Regione B._.
6. Il 15 dicembre 2020 C._ ha svolto il colloquio di lavoro per il nuovo
concorso di manager regionale con i rappresentati della Regione B._.
7. Il 17 dicembre 2020 il Comitato Regionale ha deliberato l'assunzione di
D._ quale manager regionale con grado di occupazione dell'80 % e
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contratto di diritto privato a decorrere dal 1. marzo 2021 nonché il congedo
di C._ come da contratto per il 31 dicembre 2020.
8. Con scritto del 17 dicembre 2020 C._ ha chiesto alla Regione
B._ il prolungamento del rapporto di lavoro fino al 30 giugno 2021,
onde garantire un competente accompagnamento nell'ipotesi che non
venisse scelto quale manager regionale definitivo. Egli ha invitato la
Regione a voler sottoporre la sua richiesta agli organi decisionali e a
rilasciare una decisione formale con indicazione dei rimedi legali.
9. Con scritto del 22 dicembre 2020 la Regione B._ ha comunicato a
C._ che non avrebbe preso alcuna decisione soggetta a ricorso,
precisando che il rapporto di lavoro di durata determinata sarebbe scaduto
senza necessità di disdetta il 31 dicembre 2020.
10. Con lettera del 23 dicembre 2020 C._ ha fatto osservare alla Regione
che con la raccomandata del 22 dicembre 2020 essa avrebbe emanato un
atto amministrativo suscettibile di impugnativa.
11. Avverso la decisione del 22 dicembre 2020 C._ (qui di seguito:
ricorrente) ha inoltrato ricorso al Tribunale amministrativo del Cantone dei
Grigioni il 22 gennaio 2021. Nel merito il ricorrente ha chiesto, in via
principale, che la decisione 22 dicembre 2020 della Regione B._ sia
annullata e che il suo rapporto d'impiego sia prorogato dalla Regione
B._ dal 1. gennaio 2020 al 30 giugno 2021 alle condizioni vigenti. In
via subordinata, egli ha chiesto l'annullamento di detta decisione e che la
Regione B._ sia obbligata al versamento di almeno CHF 30'550.00
(corrispondenti a sei mensilità compresa la quota parte della tredicesima
mensilità) oltre interessi al 5 % dal 1. gennaio 2021 e accessori in suo
favore. In via cautelare, il ricorrente ha chiesto il conferimento dell'effetto
sospensivo al ricorso.
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12. L'8 febbraio 2021 la Regione B._ (qui di seguito: convenuta) ha
postulato il rifiuto dell'effetto sospensivo al ricorso.
13. Con decreto del 10 febbraio 2021 il giudice istruttore ha respinto la
domanda del ricorrente di conferimento dell'effetto sospensivo al ricorso.
14. Nella presa di posizione nel merito del 17 febbraio 2021, la convenuta ha
chiesto, in via principale, di non entrare nel merito del ricorso; in via
eventuale, di respingerlo per quanto ricevibile. Per quanto il ricorso debba
essere considerato un'azione giudiziaria relativamente alla richiesta di
versamento, questa, per quanto ricevibile, andrebbe respinta.
15. Nella replica del 15 marzo 2021 e nella duplica del 31 marzo 2021 le parti
si sono riconfermate nei loro petiti.
16. Il 26 aprile 2021 il ricorrente ha inoltrato un'ulteriore presa di posizione.

II. Considerando in diritto:
1.1. Controverso è se il ricorrente abbia diritto a un prolungamento di sei mesi
del rapporto di lavoro con la convenuta terminato il 31 dicembre 2020 o se
sussidiariamente abbia diritto a un indennizzo per sei mensilità (inclusa la
tredicesima oltre a interessi e accessori). Come giustamente osservato
dalla convenuta, l'istanza del ricorrente è una combinazione tra ricorso
giudiziario ai sensi dell'art. 49 segg. della Legge sulla giustizia
amministrativa (LGA; CSC 370.100) e azione giudiziaria ai sensi dell'art.
63 segg. LGA (cfr. ad es. sentenza del Tribunale amministrativo [STA] U
18 14 consid. 1.10). Nella misura in cui egli chiede l'annullamento della
decisione impugnata e il prolungamento del rapporto d'impiego dal 1.
gennaio 2021 al 30 giugno 2021, l'istanza va ritenuta un ricorso. La
richiesta di obbligare la convenuta a versargli l'importo di CHF 30'550.00
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(oltre interessi e accessori) è invece da considerare un'azione giudiziaria.
La tempestività e la forma dell'istanza non danno adito a osservazioni.
1.2. Innanzitutto va esaminata la ricevibilità del ricorso. Secondo la convenuta
il ricorso sarebbe irricevibile. Non essendoci un diritto soggettivo alla
nomina, mancherebbe l'interesse tutelabile del ricorrente al rilascio di una
decisione da parte della convenuta. La convenuta, dunque, non sarebbe
stata tenuta a entrare nel merito della sua richiesta di stipulare un contratto
di lavoro a tempo determinato dal 1. gennaio 2021 al 30 giugno 2021. Di
conseguenza, mancherebbe il presupposto dell'interesse al ricorso.
1.2.1. Giusta l'art. 49 cpv. 1 lett. LGA il Tribunale amministrativo giudica i ricorsi
contro decisioni dei comuni, di altri enti e degli istituti indipendenti di diritto
cantonale, che non siano suscettibili di impugnazione presso un'altra
istanza o non siano definitive secondo il diritto cantonale o federale. Nello
scritto del 22 dicembre 2020 la convenuta ha comunicato di non voler
prendere una decisione formale impugnabile sulla richiesta del ricorrente
di prolungamento del rapporto di lavoro. Si tratta dunque di sapere se il
ricorrente aveva un interesse tutelabile (o degno di protezione) al rilascio
di una decisione impugnabile riguardo alla sua domanda di prolungamento
(cfr. per il presupposto dell'interesse tutelabile al rilascio di una decisione
DTF 146 V 38 consid. 4.1 segg.; cfr. per analogia anche l'art. 26 cpv. 1
lett. b LGA [benché non direttamente applicabile per le autorità regionali
giusta l'art. 2 LGA] e l'art. 25 della Legge federale sulla procedura
amministrativa [PA; RS 172.021]). L'interesse degno di protezione
consiste nell'interesse pratico del ricorrente all'ammissione delle proprie
richieste, dimodoché la sua situazione fattuale e giuridica sia direttamente
modificata (cfr. DTF 141 II 307 consid. 6.2). Si tratta dello stesso interesse
da verificare nel quadro della legittimazione al ricorso. Se non è data la
legittimazione al ricorso, non è dunque nemmeno dato un diritto
all'emanazione di una decisione e viceversa, per cui può essere fatto un
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solo esame dell'interesse degno di protezione nell'ambito della
legittimazione al ricorso. Giusta l'art 50 LGA è legittimato ad inoltrare
ricorso chiunque sia interessato dalla decisione impugnata e abbia un
interesse tutelabile all'abrogazione o alla modifica della decisione o
chiunque vi sia autorizzato in base ad una prescrizione speciale.
L'interesse pratico, come detto, può essere di fatto o di diritto. La prassi di
questo Tribunale invocata dalla convenuta a fondamento della mancanza
di legittimazione al ricorso del ricorrente necessita in questo senso una
correzione. Detta prassi si rifà alla giurisprudenza del Tribunale federale
in DTF 120 Ia 110 (cfr. PTA 2008 n. 29 consid. 1b; cfr. anche STF
2P.25/2007 consid. 1). Lì si negava la legittimazione al ricorso in materia
di diritto pubblico sotto il diritto anteriore, siccome secondo la
giurisprudenza era richiesto un interesse legittimo e per l'appello al divieto
d'arbitrio (allora non invocabile separatamente) serviva una base legale
concedente un diritto. In tal caso non vi era una norma materiale che
prescrivesse delle condizioni a una tempestiva disdetta di un rapporto di
diritto pubblico e che potesse dunque fare oggetto di applicazione abusiva.
Ne conseguiva che, allorché il diritto cantonale non concedesse un diritto
a riassunzione, un impiegato statale non era legittimato a presentare
ricorso contro una decisione di non riassumerlo. Ma a differenza di questa
giurisprudenza, per la legittimazione al ricorso davanti al Tribunale
amministrativo basta un interesse tutelabile, che può anche solo essere
fattuale. Per inciso, in materia di diritto pubblico anche dinanzi al Tribunale
federale ora è sufficiente un interesse tutelabile (o degno di protezione),
mentre l'interesse legittimo è richiesto soltanto nel ricorso sussidiario in
materia costituzionale. Non vi è dunque alcuna ragione per subordinare la
legittimazione al ricorso giudiziario dinanzi al Tribunale amministrativo
all'esistenza o meno di una norma costituente un diritto a riassunzione
risp. rielezione, a maggior ragione se non viene sollevata solamente
l'obiezione di arbitrarietà. Oltretutto, il divieto d'arbitrio ancorato nell'art. 9
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Costituzione federale della Confederazione Svizzera (Cost.; RS 101) è ad
oggi un diritto costituzionale a sé stante. A far stato è piuttosto l'interesse
degno di protezione, che è un interesse pratico. L'interesse pratico del
ricorrente consiste nel prolungamento del suo contratto ed è dunque dato.
Se sussiste o meno un diritto al prolungamento di un impiego statale
concluso è una questione materiale, che seppur chiara (vedasi al riguardo
i considerandi più sotto), non influisce sulla legittimazione ricorsuale risp.
sul diritto al rilascio di una formale decisione in tal senso. Ne consegue
che il ricorrente aveva diritto all'emanazione di una decisione formale,
contro cui egli è legittimato a ricorrere dinanzi a questo Tribunale. Alla
convenuta, tuttavia, non può essere rimproverato di avervi rinunciato,
siccome ha applicato la summenzionata prassi giudiziaria-amministrativa
(corretta in questa sentenza).
1.2.2. Visto quanto sopra, non bisogna chiarire se l'art. 66 cpv. 1 della Legge sul
rapporto di lavoro dei collaboratori del Cantone dei Grigioni (Legge sul
personale, LCPers; CSC 170.400) – secondo cui, se in caso di
controversie risultanti dal rapporto di lavoro non si giunge a un'intesa, su
richiesta l'autorità competente emana una decisione impugnabile – sia
applicabile al caso di specie concernente una richiesta di rinnovo di un
rapporto di lavoro regolarmente scaduto.
1.2.3. Sebbene la convenuta abbia rinunciato all'emanazione di una decisione
formale, per ragioni di economia processuale non è opportuno rinviarle
l'incarto, affinché rilasci una decisione formale. Lo scritto del 22 dicembre
2020 può infatti essere trattato come una decisione di rito (di non entrata
in materia sulla richiesta di prolungamento del ricorrente), impugnabile
dinanzi a questo Tribunale. Tantomeno bisogna rinviarle la causa, affinché
prenda una formale decisione di merito. Benché la convenuta in detto
scritto non abbia dato seguito alla richiesta di emanazione di una decisione
formale, detta "decisione" contiene una breve motivazione materiale (la
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convenuta afferma che il rapporto di lavoro è regolarmente scaduto il 31
dicembre 2020). Nella "decisione" impugnata la convenuta lascia quindi
comunque sottintendere che, a suo parere, non vi è un diritto al
prolungamento del contratto lavorativo. Inoltre, in sede ricorsuale la
convenuta si è sufficientemente espressa sulla questione materiale
principale (la domanda di prolungamento dell'impiego). Un rinvio della
causa alla convenuta affinché emani una decisione di merito sarebbe
pertanto un giro a vuoto. Vista la chiara posizione della convenuta circa la
questione materiale, non va dunque accolta la sua argomentazione,
secondo cui il ricorrente, con il presente ricorso, poteva solamente
postulare l'obbligo alla convenuta di entrare nel merito della sua domanda.
Il Tribunale entra pertanto nel merito del ricorso.
2. Il ricorrente lamenta una violazione del diritto di essere sentiti. Stando al
ricorrente, il diritto di essere sentiti e di accedere alla via giudiziaria
sarebbero stati violati insanabilmente. La convenuta non avrebbe emanato
una decisione formale motivata, in cui venissero forniti gli argomenti per la
denegata proroga del rapporto in essere tra le parti.
2.1. Il diritto di essere sentiti ancorato nell'art. 29 cpv. 2 della Costituzione
federale della Confederazione Svizzera (Cost.; RS 101) concerne tutte
quelle facoltà che vanno riconosciute al cittadino affinché possa far valere
la sua posizione nella procedura (DTF 135 I 279 consid. 2.3 e 134 I 140
consid. 5.3). Dal diritto di essere sentiti discende l'obbligo dell'autorità di
motivare le proprie decisioni. Una decisione è sufficientemente motivata,
allorquando la parte interessata è messa in condizione di rendersi conto
della portata della decisione e di far uso con piena cognizione di causa dei
rimedi legali a sua disposizione per impugnare la medesima dinanzi a
un'istanza giudiziaria superiore. A tale scopo, è sufficiente che l'autorità
menzioni, almeno brevemente, i motivi che l'hanno spinta a decidere in un
senso piuttosto che in un altro. Essa non deve per contro pronunciarsi su
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tutti gli argomenti sottopostile, ma può occuparsi delle sole circostanze
rilevanti per il giudizio atte a influire sulla decisione di merito (DTF 139 IV
179 consid. 2.2; STF 4A_248/2013 consid. 3). Il diritto di essere sentiti ha
natura formale, e la sua violazione implica, di principio, l'annullamento
della decisione impugnata. Per giurisprudenza, una lesione del diritto di
essere sentiti può essere tuttavia sanata qualora l'autorità di ricorso
disponga dello stesso potere d'esame dell'istanza inferiore e l'interessato
non subisca pregiudizio dalla concessione successiva del diritto negatogli
(DTF 138 II 77 consid. 4; 137 I 195 consid. 2.2 seg. e 2.3.2; 135 I 279
consid. 2.6.1). Una riparazione deve rimanere l'eccezione ed è
fondamentalmente ammessa solo se la violazione dei diritti procedurali
della parte lesa non è particolarmente grave. Tuttavia, una riparazione
della violazione del diritto di essere sentiti può comunque giustificarsi
anche in presenza di un vizio grave, qualora un rinvio costituirebbe una
vana formalità e provocherebbe soltanto un prolungamento inutile della
procedura, cosa che sarebbe incompatibile con l'interesse della parte
toccata affinché la sua causa sia decisa entro un termine ragionevole (cfr.
DTF 142 II 218 consid. 2.8.1).
2.2. Come visto sopra, nonostante la convenuta abbia rinunciato al rilascio di
una decisione formale, il suo scritto del 22 dicembre 2020 contiene una
breve motivazione. Pur volendo ammettere una lesione del diritto di essere
sentiti per mancanza di motivazione in correlazione alla negazione del
rilascio di una decisione formale impugnabile, sia notato che un'eventuale
lesione in tal senso verrebbe comunque sanata in questa sede, in cui la
convenuta ha approfondito i propri argomenti a sostegno di un rifiuto di un
diritto del ricorrente a un prolungamento del rapporto lavorativo. Sotto il
profilo del diritto di essere sentiti in senso stretto, si osserva inoltre che,
precedentemente al rilascio della decisione impugnata, il 10 dicembre
2020 il ricorrente ha potuto partecipare a un incontro con gli organi della
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convenuta. Oltretutto, non vi è alcuna prova che la convenuta abbia negato
la visione dei rispettivi atti al ricorrente. La censura della lesione del diritto
di essere sentiti è pertanto infondata. Data la chiara infondatezza del
ricorso di cui si dirà in seguito, un'eventuale lesione dell'obbligo di
motivazione spettante alla convenuta non andrebbe comunque
considerata nei costi e nelle ripetibili.
3.1. Dal profilo formale, il ricorrente sostiene che il rifiuto della sua domanda di
prolungamento del rapporto lavorativo (o meglio la decisione di non
decidere formalmente su di essa, che, come menzionato sopra, viene
trattata come una decisione di rito [di non entrata nel merito]), non poteva
essere presa soltanto dal presidente e dal vicepresidente.
3.2. La delibera (non notificata al ricorrente) di confermare la conclusione del
rapporto di lavoro con lui è stata presa dal Comitato regionale, quale
organo competente per la nomina del personale (cfr. art. 13 cifra 4 Statuto
Regione B._), come comprovato dal protocollo della rispettiva seduta
del 17 dicembre 2020 (doc. 9 convenuta). Questa censura del ricorrente
non può dunque essere accolta.
4.1. Sotto il profilo materiale, va sottolineato che un contratto a tempo
determinato termina senza disdetta alla scadenza della durata stabilita
(cfr. STF 8C_166/2011 consid. 5, 8C_263/2011 consid. 6). Siccome nel
caso di specie il contratto di lavoro era a tempo determinato dal 1. gennaio
2020 al 31 dicembre 2020, il rapporto di lavoro con il ricorrente si è
concluso il 31 dicembre 2020. Né il diritto cantonale o lo Statuto regionale
né il contratto stesso pongono condizioni al congedo alla scadenza del
contratto. Di conseguenza, non vi è chiaramente nessun diritto del
ricorrente a una riassunzione risp. al prolungamento di detto contratto (cfr.
per analogia nel quadro della legittimazione per il ricorso in materia di
diritto pubblico sotto il diritto anteriore: DTF 120 Ia 110; PTA 2008 n. 29
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consid. 2). Inoltre, il ricorrente non ha contestato la decisione di
assunzione del nuovo manager regionale (e quindi di non riassumere il
ricorrente risp. di non assumerlo a tempo indeterminato). La domanda di
prolungamento poteva dunque essere posta, ma la decisione di un
prolungamento risp. di una riassunzione – diversamente da una disdetta
di un rapporto lavorativo di diritto pubblico, che deve soprattutto rispettare
il divieto d'arbitrio – è a totale discrezione della convenuta.
4.2. Il ricorrente sostiene che la convenuta ha manifestato la volontà di
continuare il rapporto d'impiego. Ciò sarebbe dimostrato dall'indicazione
della durata di 14 mesi (e non 12) nell'annesso al contratto denominato
"Operatore economico: proposta progetti 2019-2020 (impiego per 14 mesi
al 60 %)". In più, già durante il colloquio di accettazione dell'incarico la
convenuta gli avrebbe preannunciato il prosieguo del rapporto di lavoro.
Secondo il ricorrente, sarebbe prassi abituale dei pubblici uffici consolidare
una posizione già aperta (e in questo caso occupata da ben un anno).
Tanto più che si sarebbero fornite rassicurazioni in tal senso. Anche
durante l'intero anno di servizio la convenuta avrebbe esplicitato
verbalmente l'intenzione di confermare la sua posizione. La convenuta
smentisce di aver promesso un prolungamento e sostiene che il rispettivo
documento annesso al contratto è stato redatto nell'ambito delle trattative
per ottenere il mandato di prestazione dal Cantone dei Grigioni e ciò prima
di sapere chi sarebbe stato assunto. L'opinione della convenuta va
condivisa. Il rispettivo annesso al contratto con le proposte dei progetti
2019-2020 e con specifica di impiego per 14 mesi al 60 % è datato 4
ottobre 2019, per cui non è escluso che in quel momento si presupponesse
che l'operatore economico regionale venisse impiegato già a partire da
novembre 2019 (detto annesso concerne infatti una proposta per i progetti
del 2019 e 2020). Ad ogni modo, il ricorrente non può certo dedurre un
diritto a un prolungamento da questa formulazione nell'annesso, ancor
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meno per la durata di sei mesi. Inoltre, le asserite rassicurazioni sul
prolungamento da parte della convenuta non sono comprovate.
4.3. Le ulteriori obiezioni del ricorrente vanno respinte integralmente, come si
vedrà qui di seguito. Il fatto che sarebbe stato egli stesso a proporre il
concorso pubblico per il posto a tempo indeterminato non è comprovato;
e anche se lo fosse, sarebbe irrilevante ai fini di giudizio. Inconferenti in
questa sede sono inoltre le allegazioni riguardo alle lacune dirigenziali in
seno alla convenuta. Il ricorrente asserisce poi che l'agire della convenuta
sarebbe soggettivo e in mala fede, e ciò a discapito della comunità. Il
neoeletto operatore sarebbe imparentato o presenterebbe affinità con il
personale già alle dipendenze della convenuta. Queste accuse di
nepotismo non sono pertinenti in questa sede e andavano semmai
sollevate contro la decisione di assunzione del nuovo operatore
economico regionale e/o potrebbero costituire oggetto di ricorso di
vigilanza. Il ricorrente è infine dell'avviso che un prolungamento del
rapporto di lavoro di almeno sei mesi sia necessario e nell'interesse
pubblico per l'avanzamento dei progetti da lui avviati. Negando un
prolungamento, la convenuta avrebbe disatteso il proprio compito
istituzionale. Al riguardo il Tribunale si limita a osservare che la scelta di
non accompagnare e introdurre il nuovo operatore economico regionale
sottostà all'apprezzamento della convenuta. La convenuta ha precisato
che il nuovo operatore economico regionale è entrato in carica con effetto
a partire dal 1. marzo 2021, senza intoppi per i progetti regionali. Questa
esposizione non può essere contestata dal Tribunale. Visto quanto
considerato, non può nemmeno essere accolta l'accusa di arbitrio. Infine,
l'accusa di mobbing non è sostanziata e peraltro in contraddizione con la
richiesta di prolungamento d'impiego, per cui non è ricevibile.
5. La richiesta sussidiaria di risarcimento di CHF 30'550.00 (corrispondenti a
sei mensilità compresa la quota parte della tredicesima mensilità) oltre
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interessi al 5 % dal 1. gennaio 2021 e accessori va ricevuta come pretesa
in una controversia derivante da contratto di diritto pubblico nell'ambito di
un'azione giudiziaria in base all'art. 63 cpv. 1 lett. b LGA. Il ricorrente non
ha specificato su quale titolo si fondi questa pretesa, tantomeno ha
sostanziato le ragioni giustificanti un indennizzo pecuniario. In più, in base
alle conclusioni di cui sopra, non vi è stata alcuna violazione dei diritti
giuridico-lavorativi del ricorrente. Tale richiesta non è pertanto ricevibile.
6. Posto questo esito della vertenza su giudizio in base agli atti, in una
valutazione anticipata delle prove non occorre dare seguito alle richieste
probatorie del ricorrente.
7. In conclusione, il ricorso si rivela infondato e l'azione giudiziaria irricevibile.
8. Giusta l'art. 73 cpv. 1 LGA nella procedura di ricorso e nella procedura
d'azione la parte soccombente deve di regola assumersi le spese. Un
discostamento da questa regola non si giustifica in questo caso, nemmeno
riguardo all'azione giudiziaria, poiché il valore litigioso supera il rispettivo
valore soglia di CHF 30'000.00 giusta l'art. 114 lett. c CPC applicato
secondo prassi di questo Tribunale nelle controversie sul personale (cfr.
STA U 18 13 consid. 5.1 con rinvio). Le spese processuali composte da
una tassa di Stato fissata a CHF 3'000.00 oltre a spese di cancelleria sono
quindi accollate al ricorrente. Alla convenuta non sono assegnate ripetibili
giusta la regola all'art. 78 cpv. 2 LGA. Per inciso, si noti che il ricorso e
l'azione in oggetto sfiorano la temerarietà sanzionabile secondo l'art. 18
LGA. Benché la convenuta, a ben vedere (ma non per errore suo), avrebbe
dovuto emanare una decisione formale, non occorreva l'intervento di
questo Tribunale per stabilire che non esiste un diritto all'accoglimento di
una richiesta di prolungamento di un impiego (statale) regolarmente
concluso alla scadenza di un contratto di durata determinata.
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