Decision ID: e9b8c08d-8c70-511d-b2f9-a99515ce2177
Year: 2015
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_007
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: 

ritenuto
in fatto
A.
L’ Autorità regionale di protezione _ (in seguito Autorità di protezione) si occupa di RE 1 dal 2013 a seguito di una segnalazione del 2 agosto inoltrata dal dr. _, suo medico curante, con la quale il medesimo ha espresso preoccupazione per la situazione creatasi a seguito del decesso della moglie. In particolare egli ha evidenziato il bisogno di sostegno dal punto di vista amministrativo.
Dopo aver convocato l’interessato il 10 ottobre 2013, l’Autorità di protezione ha deciso di non istituire misure di protezione, ritenendo che RE 1 fosse in grado, con il sostegno di amici e parenti già attivi in tal senso, di gestire le sue questioni personali e amministrative. In particolare, RE 1 si era presentato con il signor _, che si era dichiarato disposto ad aiutarlo senza essere nominato curatore, e aveva informato che anche una nipote dell’interessato poteva sostenerlo.
B.
RE 1 si è ripresentato poi il 5 agosto 2014 e ha precisato di aver talvolta speso eccessivamente e che i signori _, ossia gli amici che lo seguivano nelle questioni amministrative, non erano più in grado di aiutarlo per ragioni di salute.
L’Autorità di protezione ha quindi indetto un incontro in data 18 agosto 2014. A una parte dell’udienza ha partecipato CUR 1, amica dell’interessato e disposta ad assumersi la curatela. RE 1 si è dichiarato d’accordo con tale proposta.
C.
Con decisione 7 ottobre 2014 l’Autorità di protezione ha istituito una curatela di rappresentanza con amministrazione dei beni a favore di RE 1, nominando quale curatrice CUR 1. L’interessato è stato privato dell’esercizio dei diritti civili per quanto riguarda l’amministrazione e l’uso dei suoi redditi, della sua sostanza mobiliare e immobiliare, delle sue entrate e delle sue uscite la cui gestione e amministrazione è stata conferita unicamente alla curatrice.
D.
Contro la suddetta decisione è insorto il 5 novembre 2014 RE 1 chiedendone l’annullamento poiché a suo avviso non sarebbero dati i presupposti per l’istituzione di una curatela di rappresentanza con amministrazione dei beni e soprattutto per la privazione dell'esercizio dei diritti civili. Egli ammette di aver sostenuto delle spese straordinarie dopo il decesso della moglie ma reputa che ciò non sia sufficiente a giustificare la curatela in questione. In particolare asserisce di non aver mai chiesto l’istituzione di una misura tanto incisiva, bensì di aver ritenuto di necessitare un’amministrazione di sostegno, così come di non aver compreso gli esatti significati dei termini legali usati durante le udienze.
E.
Tramite decisione 27 ottobre 2014 l’Autorità di protezione ha deciso che qualsiasi prelevamento dal conto corrente postale n. _ dovrà essere da lei preventivamente autorizzato. Tale decisione non è stata impugnata.
F.
Con osservazioni 16 dicembre 2014 l’Autorità di protezione ha precisato di aver scelto la misura in conseguenza alla debolezza di RE 1, come pure di ritenere che con la stessa “si ottiene un grado di protezione ottimale, nel senso che il curatore è tenuto ad agire nell’esclusivo interesse del curatelato e a rendere conto del suo operato all’autorità che lo ha nominato”. Istituendo una misura quale quella richiesta dal reclamante l’Autorità di protezione reputa di non avere “la protezione che meglio si addice alla presente fattispecie”. In particolare “l’amministrazione di sostegno è indicata se la persona bisognosa di aiuto necessita di un sostegno per provvedere a determinati affari”. L’Autorità di protezione specifica che secondo quanto certificato dal medico curante del reclamante egli necessita di un aiuto importante e non semplicemente di un sostegno per determinati e singoli affari: le critiche sull’applicazione dell’art. 390 CC sarebbero quindi superflue.
G.
RE 1 ha presentato la propria replica il 30 dicembre 2014, sostenendo che in assenza di una perizia che dimostri il suo stato psico-fisico, l’Autorità di protezione non può privarlo dell'esercizio dei diritti civili. Sostenendo di “essere nel pieno delle sue capacità di discernimento, di non soffrire né di aver mai sofferto di turbe o debolezze psichiche e di essere in grado di provvedere ai propri interessi da solo”, ribadisce di necessitare soltanto di un aiuto e consiglio “nella gestione dei propri affari amministrativi”.
H.
Tramite duplica del 13 gennaio 2015, l’Autorità di protezione ha
ribadito la necessità di una misura di sostegno sufficiente per aiutare l'interessato. Tuttavia ha precisato che per essere efficace la misura deve trovare la collaborazione del beneficiario. Non essendo il caso nella fattispecie, l’Autorità di protezione specifica pertanto di aver maturato il convincimento di voler togliere qualsiasi misura di protezione. In tal senso si dichiara quindi disposta ad accettare l’annullamento della decisione, senza postulare altre misure e rimettendosi al giudizio di questa Camera.

Considerato
in diritto
1.
L’autorità giudiziaria di reclamo competente è la Camera di protezione del Tribunale d’appello (art. 2 cpv. 2 Legge sull’organizzazione e la procedura in materia di protezione del minore e dell’adulto [LPAM]), che giudica, nella composizione a giudice unico, i reclami contro le decisioni delle Autorità regionali di protezione (art. 48 lett. f n. 7 LOG).
Riguardo alla procedura applicabile, per quanto non già regolato dagli art. 450 segg. CC occorre riferirsi in via sussidiaria alle norme sulla procedura di ricorso davanti al Tribunale cantonale amministrativo (cfr. Messaggio del Consiglio di Stato n. 6611, del 7 marzo 2012, concernente la modifica della LTut, pag. 8). Per le procedure di reclamo presentate contro le decisioni emanate dalle Autorità di Protezione dopo il 1° marzo 2014 trovano applicazione le disposizioni della nuova Legge sulla procedura amministrativa (art. 113 cpv. 2 LPAmm), in particolare l’art. 99 LPAmm.
2.
L’art. 390 CC elenca i presupposti per l’istituzione di una curatela. In particolare, l’autorità di protezione degli adulti istituisce una curatela se una persona maggiorenne non è in grado di provvedere ai propri interessi, o lo è solo in parte, a causa di una disabilità mentale, di una turba psichica o di un analogo stato di debolezza inerente alla sua persona (art. 390 cpv. 1 n. 1 CC).
2.1.
Cause della curatela, ai sensi della norma menzionata, possono essere tre alternativi stati di debolezza, ovvero una disabilità mentale, una turba psichica o un analogo stato di debolezza; l’elenco è esaustivo (CommFam Protection de l’adulte,
Meier,
art. 390 CC n. 25;
Meier
, Les nouvelles curatelles; systématique, conditions et effets, in:
Guillod/Bohnet
, Le nouveau droit de la protection de l’adulte, Neuchâtel 2012, n. 26-27, pag. 106-107).
Per quanto riguarda
l’ampia nozione di "
analogo stato di debolezza
”, la dottrina sottolinea come essa vada interpretata restrittivamente
(CommFam Protection de l’adulte,
Meier,
art. 390 CC n. 17;
Meier/Lukic
, Introduction au nouveau droit de la protection de l’adulte, Ginevra 2011, n. 386, pag. 184;
Meier
, Les nouvelles curatelles; systématique, conditions et effets, n. 36, pag. 110-111). Secondo gli esempi citati dal Messaggio del Consiglio federale, tale nozione consente di proteggere, ad esempio, le persone anziane affette da deficienze analoghe a quelle delle persone afflitte da una disabilità mentale o da una turba psichica; compresi sono anche i casi estremi di inesperienza o di cattiva gestione, nonché rari casi di disabilità fisiche, per esempio i casi di paralisi grave o quelli di persone nel contempo cieche e sorde (Messaggio concernente la modifica del CC, protezione degli adulti, diritto delle persone e diritto della filiazione del 28 giugno 2006, FF 2006 pag. 6391 e segg.; cfr. in particolare pag. 6432; cfr. anche BSK Erw. Schutz,
Henkel
, art. 390 CC n. 13;
Schmid
, Erwachsenenschutz Kommentar, Zurigo/San Gallo 2010, ad art. 390 CC n. 6; CommFam Protection de l’adulte,
Meier,
art. 390 CC n. 17). Come emerge chiaramente dal testo legale italiano e tedesco
, lo stato
di debolezza deve risiedere nella persona interessata (“
inerente alla sua persona
"; “
in der Person liegenden Schwächezustands
”)
e non essere ancorato a circostanze esterne, tra cui rientrano origine sociale, disagio estremo, difficoltà lavorative, solitudine, ecc.
(
Schmid
, Erwachsenenschutz Kommentar, ad art. 390 CC n. 8; CommFam Protection de l’adulte,
Meier,
art. 390 CC n. 16 ;
Meier
, Les nouvelles curatelles; systématique, conditions et effets, n. 36, pag. 110-111).
In effetti, obiettivo della misura è la protezione di persone in uno stato di debolezza, non la lotta contro comportamenti socialmente o moralmente inadeguati (BSK Erw. Schutz,
Henkel,
art. 390 CC n. 3; COPMA, Droit de la protection de l’adulte, Guide pratique, Zurigo/San Gallo 2012, n. 5.6, pag. 136; CommFam Protection de l’adulte,
Meier,
art. 390 CC n. 17a;
Meier
, Les nouvelles curatelles; systématique, conditions et effets, n. 36, pag. 110-111).
L’istituzione di una misura è esclusa nei casi di semplice disagio finanziario, nella caso in cui spetta all’assistenza sociale intervenire; se tuttavia l'interessato omette di fare i passi necessari per ottenere prestazioni assistenziali a causa di una deficienza caratteriale, l’adozione di una misura protettiva può entrare in considerazione
(
Schmid
, Erwachsenenschutz Kommentar, ad art. 390 CC n. 8;
BSK Erw. Schutz,
Henkel,
art. 390 CC n. 18;
Meier/Lukic
, Introduction au nouveau droit de la protection de l’adulte, n. 404, pag. 192-193).
L’esistenza di uno stato di debolezza non è ancora sufficiente per giustificare l’adozione di una misura:
occorre inoltre che l’interessato non sia in grado di provvedere ai propri affari né di designare rappresentanti che possano farlo (Messaggio, pag. 6432). Lo stato di debolezza (causa della curatela) deve dunque avere come conseguenza un bisogno di protezione e di assistenza dell’interessato (presupposto “sociale” della curatela) (
Schmid
, Erwachsenenschutz Kommentar, ad art. 390 CC n. 1;
BSK Erw. Schutz,
Henkel,
art. 390 CC n. 17;
Meier/Lukic
, Introduction au nouveau droit de la protection de l’adulte, n. 405, pag. 193; COPMA, Droit de la protection de l’adulte, Guide pratique, n. 5.10 pag. 138). L’incapacità è una nozione relativa, da interpretare in funzione del genere di affari che l’interessato è chiamato a gestire; la loro importanza non è determinante in sé per l’istituzione di una curatela, ma avrà un ruolo nella scelta del tipo di curatela e nel determinare le sfere di compiti affidate al curatore (CommFam Protection de l’adulte,
Meier,
art. 390 CC n. 20).
In generale, le condizioni previste all’art. 390 CC devono essere adempiute per l’istituzione di qualsiasi tipo di curatela; secondo la dottrina, è ad ogni modo innegabile che il tipo di curatela che si intende adottare influenzerà “a ritroso” l’esame delle condizioni, l’autorità potendosi mostrare meno esigente nel verificare l’adempimento delle condizioni nel caso in cui scelga un'amministrazione di sostegno (curatela d’accompagnamento), rispetto ad esempio ad una curatela generale, cfr.
Meier
, Les nouvelles curatelles; systématique, conditions et effets, n. 23, pag. 105; v. anche
Meier/Lukic
, Introduction au nouveau droit de la protection de l’adulte, n. 403, pag. 192).
2.2.
Conformemente al principio della sussidiarietà, le misure ufficiali vanno ordinate soltanto se l’assistenza alla persona bisognosa d’aiuto non può essere adeguatamente garantita in altro modo (art. 389 cpv. 1 n. 1 CC; Messaggio, pag. 6432; COPMA, Droit de la protection de l’adulte, Guide pratique, n. 5.11 pag. 138). Ogni misura ufficiale deve inoltre essere necessaria e idonea (art. 389 cpv. 2 CC), in ossequio del principio della proporzionalità (art. 5 cpv. 2 Cost.; COPMA, Droit de la protection de l’adulte, Guide pratique, n. 5.11 pag. 138). Infine, l’autorità deve prendere in considerazione l’onere che sopportano i congiunti e i terzi, e la loro protezione, anche se tale aspetto non può giustificare, da solo, l’istituzione di una curatela (390 cpv. 2 CC; Messaggio, pag. 6432 ;
BSK Erw. Schutz,
Henkel,
art. 390 CC n. 27;
CommFam Protection de l’adulte,
Meier,
art. 390 CC n. 27; COPMA, Droit de la protection de l’adulte, Guide pratique, n. 5.12 pag. 138).
2.3.
L’art. 446 CC definisce i principi procedurali applicabili nell’ambito della protezione degli adulti. Ai sensi della norma, l’autorità di protezione esamina d’ufficio i fatti (cpv. 1). Essa raccoglie le informazioni occorrenti e assume le prove necessarie; può incaricare degli accertamenti una persona o un servizio idonei e, se necessario, ordina che uno specialista effettui una perizia (cpv. 2). L’autorità di protezione non è vincolata dalle conclusioni delle persone che partecipano al procedimento (cpv. 3) e applica d’ufficio il diritto (cpv. 4).
La norma sancisce il principio inquisitorio illimitato, in virtù del quale l’autorità è perfettamente libera nell’accertamento dei fatti e nella valutazione delle prove: secondo consolidata giurisprudenza, in base a tale principio l’autorità può assumere e ricercare delle prove – secondo il suo apprezzamento – anche con modalità inabituali e procurarsi d’ufficio dei rapporti allestiti da terzi (v. DTF 128 III 413 consid. 3.2.1; v. anche STF del 13 gennaio 2014, inc. 5A_843/2013, consid. 4.1 e 4.2, e Messaggio, pag. 6465-6466).
3.
Nella decisione impugnata l’Autorità di protezione ha istituito una curatela di rappresentanza per l'amministrazione dei beni (ai sensi degli art. 394 e 395 CC) in favore di RE 1, misura alla quale quest'ultimo si oppone.
3.1.
È necessario innanzitutto evidenziare che la decisione di istituire la misura è originata da una richiesta di aiuto dell’interessato stesso, che si è presentato il 5 agosto 2014 presso gli sportelli dell’Autorità di protezione. In tale occasione egli ha precisato di aver talvolta speso eccessivamente e che la coppia di amici che lo aiutava nelle questioni amministrative non era più in grado di farlo per ragioni di salute. Il bisogno di aiuto, quale condizione posta dall’art. 388 CC per l’istituzione di una misura di protezione, è quindi stato riconosciuto dall’interessato stesso, che lo ha confermato durante un incontro avvenuto il 18 agosto 2014 presso l’Autorità di protezione. In tale occasione RE 1 ha spiegato la sua situazione, ossia che finchè la moglie era in vita era lei ad occuparsi delle sue questioni personali e amministrative, mentre dopo la sua morte egli è stato aiutato da conoscenti, che tuttavia per ragioni di salute non potevano più garantirgli il sostegno. A una parte dell’incontro ha partecipato CUR 1, amica dell’interessato e disposta ad assumersi la curatela. RE 1 si è dichiarato d’accordo con tale proposta e ha chiesto che fosse proprio CUR 1 ad essere nominata sua curatrice (cfr. verbale audizione del 18.08.2014). Non solo: il 4 settembre 2014 RE 1 e CUR 1 si sono presentati presso il Servizio sociale comunale di _, confermando i problemi di gestione e l’esigenza di un aiuto, specificando che “
il signor RE 1 è contrario ad avere una misura di curatela e che sarebbe d’accordo unicamente se la curatrice nominata fosse lei (CUR 1, ndr)
” (cfr. segnalazione del Servizio sociale comunale 11.09.2014). Anche in tale occasione la debolezza di RE 1 è stata evidenziata. Come riferito dal Servizio, in tale circostanza CUR 1 “
parlava di lui come di una persona che non capisce le cose, dicendo che “è un po’ pazzerello”, “un poverino” e altre colorite espressioni che il signor RE 1 accettava annuendo
”.
Ricevuta la decisione di istituzione della curatela, con la quale di fatto è stato in gran parte rispettato il desiderio dell’interessato ed è stata nominata CUR 1, il curatelato si è opposto, giustificando il suo reclamo con una comprensione sbagliata dell’entità della misura impostagli, chiedendo, come già detto, di istituire un’amministrazione di sostegno al posto di una curatela di rappresentanza con amministrazione dei beni.
3.2.
Anche facendo astrazione della volontà stessa dell’interessato e della sua ammissione di un bisogno di aiuto, la situazione di disagio in cui egli versa emerge in modo chiaro dagli atti. Ancor prima che RE 1 chiedesse di essere aiutato, il 2 agosto 2013, era giunta all’Autorità di protezione una segnalazione del dr. med. _, medico curante dell’interessato dal 2005, che esprimeva le sue preoccupazioni a seguito del decesso della moglie di RE 1, avvenuto il 2013. In particolare il medico sosteneva che “
intervenuto sul posto ho dovuto constatare, parlando con il sig. RE 1 la sua grave situazione di ignoranza di tutti i problemi quotidiani di gestione della propria economia domestica, dei pagamenti, delle assicurazioni e delle semplici attività di vita quotidiana
”. In relazione con la defunta moglie lo specialista precisava che “
quest’ultima, probabilmente per difendere il marito affetto da una patologia psichiatrica cronica importante, lo ha sempre tenuto all’oscuro di tutto quello che era l’amministrazione e gestione della casa ma anche delle attività domestiche principali. Egli è quindi in un vuoto comportamentale e di conoscenza totale che lo mette in una situazione di fragilità estrema e lo rende pericolosamente sensibile all’influsso di persone che non necessariamente sono interessati al suo divenire. Dopo aver discusso a lungo con lui, dopo aver organizzato una assistenza domiciliare e infermieristica con una rete di sostegno importante ed aver trovato in una coppia di amici, i sigg. _ di _ delle persone disposte ad aiutarlo nelle mansioni più semplici egli si è dichiarato disposto ad accettare una curatela volontaria per la gestione delle incombenze amministrative ed assicurative nonché legali più importanti in attesa di vedere l’evoluzione naturale della situazione
”. Esperite le necessarie verifiche (in particolare accertato che non vi fossero situazioni debitorie) e sentito l’interessato, a quel momento l’Autorità di protezione aveva deciso di non istituire una misura di protezione, essendo stata fermamente rifiutata dall’interessato, che aveva sostenuto di essere aiutato da una nipote e dalla coppia di amici già citata dal suo medico.
Resta tuttavia il fatto che da quanto indicato dal medico curante, la situazione psichica di RE 1, definita cronica, già a quel momento era preoccupante. Come indicato in precedenza (consid. 2.1) la nozione di “
analogo stato di debolezza
” di cui all’art. 390 CC comprende anche i casi di inesperienza o cattiva gestione, se i medesimi impediscono, anche solo parzialmente, all’interessato di provvedere ai suoi interessi. Ciò che è manifestamente il caso nella fattispecie. Il suo bisogno di protezione, inteso come l’incapacità di assicurare la salvaguardia dei suoi interessi autonomamente o di scegliere un rappresentante (e controllarne l’operato) è quindi evidente.
3.3.
L’Autorità di protezione ha scelto quale misura una curatela di rappresentanza per l'amministrazione in virtù degli art. 394 e 395 CC. Misura che anche a questa Camera, visto quanto indicato sopra e in particolare le condizioni di debolezza dell’interessato, reputa idonea allo scopo e rispettosa dei principi di proporzionalità e sussidiarietà prescritti dalla legge. Una misura più lieve, quale quella di istituire un'amministrazione di sostegno (ai sensi dell'art. 393 CC) – come richiesto in sede di reclamo – non si rivelerebbe peraltro opportuna già solo per il fatto che sarebbe limitata a singoli affari e non sarebbe soggetta a controllo da parte dell’Autorità, visto che non soggiace all’obbligo di presentare inventario e rendiconti. Su questo punto il reclamo va di conseguenza respinto e la decisione impugnata merita di essere confermata.
3.4.
Nella propria duplica, l’Autorità di protezione sostiene di “
aver maturato il convincimento di togliere l’aiuto che era stato offerto al signor RE 1
” e di essere “
disposta ad accettare l’annullamento della decisione impugnata
”. A questo convincimento sarebbe giunta poiché ha notato “
una virata a 180 gradi da parte del signor RE 1, che indica chiaramente la sua totale assenza di volontà di farsi aiutare, conseguentemente non ha alcun senso continuare un esercizio destinato all’insuccesso
”. Tuttavia, una tale soluzione non risulta praticabile né tantomeno nell’interesse di RE 1, che come dimostrato, ha un evidente bisogno d’aiuto. Una mancata volontà di “farsi aiutare” non basta da sola a rinunciare ad adottare qualsiasi misura e non è annoverata tra le cause della fine della curatela previste dagli artt. 421 e segg. CC. Peraltro l’Autorità di protezione è tenuta a garantire l’assistenza e la protezione della persona che necessita di aiuto: è un diritto dell’individuo (cfr.
Meier/Lukic
, Introduction au nouveau droit de la protection de l’adulte, n. 376, pag. 180). Ragion per cui, come già indicato, la decisione impugnata va confermata e il reclamo respinto.
4.
L'Autorità di protezione ha pure
privato l'interessato dell'esercizio dei diritti civili per quanto riguarda l'amministrazione e l'uso dei suoi redditi, della sua sostanza mobiliare e immobiliare, delle sue entrate e delle sue uscite, la cui gestione e amministrazione è stata demandata a titolo esclusivo alla curatrice, designata nella signora CUR 1. Il reclamante si oppone in modo risoluto a questa misura.
4.1.
L'Autorità di protezione può limitare l'esercizio dei diritti civili dell'interessato dalla curatela di rappresentanza (art. 394 cpv. 2 CC). Anche se non sono posti limiti al suo esercizio dei diritti civili, l'interessato è obbligato dagli atti del curatore (artr. 394 cpv. 3 CC).
La limitazione dei diritti civili si rivela necessaria quando l'interessato rischia di contrastare gli atti del curatore con i propri atti; determinante è la volontà di collaborazione o meno del curatelato, rispettivamente il rischio che agisca lui stesso contro i suoi propri interessi (
CommFam Protection de l’adulte,
Meier,
art. 394 CC n. 11;
Geiser
, RDT 2003, n. 226, 232).
L'Autorità di protezione può anche privare l'interessato dell'accesso a determinati beni senza limitarne l'esercizio dei diritti civili (art. 395 cpv. 3 CC). Dal profilo della proporzionalità quest'ultima misura deve essere preferita alla privazione della capacità civile quando permette di perseguire lo scopo prefissato (
CommFam Protection de l’adulte,
Meier,
art. 395 CC n. 12).
4.2.
L'opportunità di sollecitare il parere di un perito dipende dal tipo di misura che entra in considerazione; ma una perizia medica appare di principio indispensabile quando si tratta di limitare l'esercizio dei diritti civili di una persona a motivo di una turba psichica o di una disabilità mentale e che nessuno dei membri dell'Autorità di protezione dispone delle competenze mediche necessarie (DTF 140 III 97 consid. 4;
v. anche STF del 14 luglio 2014, inc. 5A_211/2014 consid. 3.2.1.; del 1° dicembre 2014, inc. 5A_617/2014 consid. 4.3;
Steinauer/Fontoulakis
, Droit des personnes physiques et de la protection de l'adulte, Friborgo 2014, n. 1100 pag. 491; BSK Erw. Schutz,
Auer/Marti
, n. 19 ad art. 446 CC).
4.3.
Si cercherà invano nella decisione impugnata la motivazione che ha indotto l'Autorità di protezione a privare l'interessato dell'esercizio dei diritti civili. Già per questo motivo il reclamo su questo punto merita di essere accolto per palese violazione del diritto di essere sentito in relazione con l'esigenza di motivazione della decisione.
Il dispositivo n. 2 della decisione impugnata va di conseguenza annullato e l'incarto retrocesso all'Autorità di protezione perché si pronunci, se del caso, ulteriormente, dopo aver eseguito i necessari accertamenti e la ponderazione della messa in atto di eventuali altre misure atte a perseguire lo scopo prefissato e preferibili dal profilo della proporzionalità.
5.
Visto quanto precede, il reclamo è parzialmente accolto e l'incarto viene restituito all'Autorità di protezione perché proceda ai sensi dei considerandi. A motivo della parziale soccombenza dell'Autorità di protezione gli oneri della presente procedura vanno posti a suo carico in ragione di 1/2 (cfr. art.
28 cpv. 1 lett. b vLPamm;
RtiD II-2011 n. 14c pag. 692 cons. 3; STF 8C_1007/2010 del 9 maggio 2011, cons. 9), mentre il rimanente 1/2 va posto a carico di RE 1. Non si attribuiscono ripetibili.