Decision ID: 3c681e8c-8227-5aeb-885f-e6820bdd270b
Year: 2009
Language: it
Court: TI_TCAS
Chamber: TI_TCAS_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: social_law

ritenuto,
in fatto
1.1. RI 1, nato nel 1965, precedentemente attivo quale lavapiatti, in data 30 settembre 2008 ha presentato una domanda volta all’ottenimento di prestazioni AI per adulti per le sequele dell’infortunio occorsogli nell’aprile del 2008 scivolando dalle scale (doc. AI 14-1).
1.2. Esperiti gli accertamenti medici ed economici del caso l’UAI, con decisione del 20 maggio 2009 (doc. AI 36-1), preavvisata con progetto del 18 marzo 2009 (doc. AI 29-1), ha respinto la richiesta di prestazioni dell’assicurato non essendo adempiuto il requisito di un anno d’inabilità lavorativa (art. 28 cpv. 1 lett. b LAI).
1.3. Contro questa decisione il ricorrente, rappresentato da RA 1, ha inoltrato un tempestivo ricorso al TCA postulando il rinvio degli atti all’autorità di prime per la determinazione del grado di invalidità, dopo un nuovo esame della fattispecie.
Sostanzialmente il ricorrente ha contestato l’agire dell’UAI che ha fondato il proprio giudizio sugli atti e le valutazioni che compongono l’incarto dell’assicuratore _, senza procedere ad una visita personalizzata come richiesto dal medico curante. A mente dell’insorgente “
la decisione qui avversata è carente di motivazione e si fonda su un accertamento non accurato dei fatti rilevanti
” (doc. I).
1.4. In risposta l’UAI, fondandosi sulla perizia infortunistica del Dr. _ e quella psichiatrica del Dr. _, nonché sul rapporto del SMR, richiamata la giurisprudenza sulla determinazione del concetto di invalidità nell’ambito dell’AI e della LAINF, ha confermato il proprio provvedimento postulando la reiezione integrale del ricorso (doc. IV).

in diritto
In ordine
2.1. La presente vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico ai sensi dell'articolo 49 cpv. 2 della Legge organica giudiziaria (cfr. STF 9C_792/2007 del 7 novembre 2008; STF H 180/06 e H 183/06 del 21 dicembre 2007; STFA I 707/00 del 21 luglio 2003; STFA H 335/00 del 18 febbraio 2002; STFA H 212/00 del 4 febbraio 2002; STFA H 220/00 del 29 gennaio 2002; STFA U 347/98 del 10 ottobre 2001, pubblicata in RDAT I-2002 pag. 190 seg.; STFA H 304/99 del 22 dicembre 2000; STFA I 623/98 del 26 ottobre 1999).
Nel merito
2.2. Il TCA è chiamato a stabilire se a ragione oppure no l’Ufficio AI ha negato all’assicurato il diritto ad una rendita di invalidità.
Secondo l’art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con gli art. 7 e 8 della LPGA, con invalidità s’intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata, cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio. Gli elementi fondamentali dell'invalidità, secondo la surriferita definizione, sono quindi un danno alla salute fisica o psichica conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio, e la conseguente incapacità di guadagno. Occorre quindi che il danno alla salute abbia cagionato una diminuzione della capacità di guadagno, perché il caso possa essere sottoposto all'assicurazione per l'invalidità (Scartazzini, Les rapports de causalité dans le droit suisse de la sécurité sociale, tesi Ginevra 1991, pp. 216ss).
L’art. 28 cpv. 1 LAI, in vigore sino al 31 dicembre 2007, prescrive che gli assicurati hanno diritto ad una rendita intera se sono invalidi almeno al 70%, a tre quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono invalidi almeno al 40%.
Questa graduazione è stata ripresa all’art. 28 cpv. 2 LAI in vigore dal 1° gennaio 2008.
Ai sensi dell'art. 16 LPGA il grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto fra il reddito del lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo l'insorgenza dell'invalidità e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione, nell'esercizio di un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in condizioni normali di mercato del lavoro (reddito da invalido) e il reddito del lavoro che egli avrebbe potuto conseguire se non fosse diventato invalido (reddito da valido). Il grado d'invalidità dell'assicurato deve quindi essere determinato dal raffronto del reddito ch'egli ancora può conseguire nonostante la sua invalidità con quello che avrebbe potuto guadagnare in assenza delle affezioni di cui è portatore (RCC 1992 p. 182, 1990 p. 543; Valterio, Droit et pratique de l'assurance invalidité, Les prestations, 1985, pp. 200ss.). Si confronta perciò il reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non fosse divenuto invalido con quello ch'egli può tuttora realizzare, benché invalido, sfruttando la residua capacità lavorativa in attività da lui ragionevolmente esigibili in condizioni normali del mercato del lavoro, previa adozione di eventuali provvedimenti integrativi (metodo generale del raffronto dei redditi; DTF 128 V 30, 104 V 136; Pratique VSI 2000 p. 84). Nel confronto dei redditi la giurisprudenza - di regola - non tiene conto di fattori estranei all'invalidità, come ad esempio la formazione professionale, le attitudini fisiche e psichiche e l'età dello assicurato (RCC 1989 p. 325; DTF 107 V 21; Scartazzini, op. cit, p. 232). La misura dell'attività ragionevolmente esigibile dipende d'altra parte dalla situazione personale dell'assicurato e dalla possibilità di applicazione di misure reintegrative. La situazione personale dell'assicurato è essenziale per la valutazione della residua capacità al guadagno. Secondo il TFA i due redditi, dalla cui differenza emerge il grado dell'incapacità di guadagno, vanno stabiliti in maniera precisa. Se ciò non è possibile, devono essere calcolati sulla base di una valutazione fondata sulle circostanze concrete (SVR 1996 IV Nr. 74; DTF 114 V 313).
Al proposito va infine ancora rilevato che,
secondo la giurisprudenza del TFA, per il raffronto dei redditi sono determinanti le circostanze esistenti al momento dell'(eventuale) inizio del diritto alla rendita ed i redditi da valido e da invalido devono però essere rilevati sulla medesima base temporale e la valutazione deve tenere conto di eventuali modifiche dei redditi di paragone intervenute fino alla resa della decisione (rispettivamente, in regime di LPGA, decisione su opposizione) e suscettibili di incidere sul diritto alla rendita (DTF 129 V 222, cfr. anche
cfr. STFA inedite 26 giugno 2003 nella causa R consid. 3.1, I 600/01; 3 febbraio 2003 nella causa R, I 670/01 pubblicata in SVR 2002 IV Nr. 24; 18 ottobre 2002 nella causa L consid. 3.1, I 761/01 pubblicata in SVR 2003 IV Nr. 11 e 9 agosto 2002 nella causa S. consid. 3.1, I 26/02 e cfr. anche STFA inedita 13 giugno 2003 nella causa G. consid. 4.2, I 475/01).
2.3. La nozione di invalidità in ambito AI coincide di massima con quella vigente in materia LAINF (e di assicurazione militare), motivo per cui la determinazione della stessa, anche se viene apprezzata indipendentemente dal singolo assicuratore sociale, addebitabile ad un medesimo danno alla salute, conduce in via generale ad un uguale tasso (DTF 127 V 135, 126 V 291, 119 V 470 consid. 2b con riferimenti). Il TFA ha quindi ribadito la funzione coordinatrice del concetto unitario dell’invalidità nei diversi settori delle assicurazioni sociali. Questo per evitare che, in presenza della medesima fattispecie, diversi assicuratori apprezzino in modo differente il grado d’incapacità la guadagno (DTF 131 V 120).
Ciononostante, il singolo assicuratore non è tenuto ad assumere automaticamente il grado d’invalidità fissato da un altro assicuratore senza predisporre i propri accertamenti, dall’altra parte esso non può determinare il tasso dell’incapacità al guadagno totalmente indipendentemente da quanto già deciso da un altro assicuratore sociale, non essendo tuttavia escluse delle differenti valutazioni (DTF 127 V 135; 126 V 292, 119 V 471).
In tal senso, in una sentenza del 26 luglio 2000, pubblicata in DTF 126 V 128ss (cfr. anche Pratique VSI 2001 pp. 79ss), l’Alta Corte ha avuto modo di precisare che quando un infortunio è l'unica causa dell'invalidità, l'AI deve in linea di principio attenersi alla valutazione dell'invalidità cresciuta in giudicato in ambito LAINF. Solo in casi eccezionali, in presenza di motivi pertinenti, può essere determinato un diverso grado d'invalidità, ritenuto che una valutazione diversa non basterebbe, neppure se fosse sostenibile o persino equivalente (DTF 131 V 123).
In una decisione U183/98 dell'8 luglio 1999, il TFA ha stabilito che l'assicuratore infortuni non deve scostarsi dalla valutazione dell'assicuratore AI, fintanto che quest'ultimo si fonda su un'istruzione approfondita, sia dal profilo medico che dal punto di vista professionale. Infine, gli organi dell'assicurazione invalidità non sono vincolati e devono scostarsi dalla valutazione dall’assicuratore infortuni, allorquando, ad esempio, quest'ultimo abbia tralasciato di operare un raffronto dei redditi (AHI-Praxis 1998 p. 170).
L'aspetto del coordinamento è in seguito stato relativizzato in successive sentenze nelle quali il Tribunale federale ha ritenuto non vincolante la valutazione dell'invalidità da parte dell'assicurazione infortuni o dell'assicurazione per l'invalidità l'altro assicuratore (DTF 131 V 362; VSI 2004 pag. 182 consid. 4.3 pag. 186 [I 564/02]; cfr. inoltre pure la sentenza U 148/06 del 28 agosto 2007, consid. 6, pubblicata in DTF 133 V 549).
Il TFA ha infatti statuito che l'assicuratore infortuni non è legittimato ad opporsi a una decisione o a ricorrere contro una decisione su opposizione dell'Ufficio AI riguardante il diritto alla rendita in quanto tale o il grado d'invalidità, e la valutazione dell'invalidità dell'assicurazione per l'invalidità non esplica effetti vincolanti nei suoi confronti (DTF 131 V 367 consid. 2.2.).
Il medesimo principio vale anche nei confronti dell’Ufficio AI con riferimento alla valutazione effettuata dall’assicuratore infortuni (STF U 148/2006 del 28 agosto 2007, pubblicata in DTF 133 V 549).
2.4.
Per quanto riguarda in particolare l'invalidità cagionata da un danno alla salute psichica, il TFA ha stabilito che è decisivo al proposito che il danno sia di gravità tale da non poter praticamente esigere dall'assicurato di valersi della sua capacità lavorativa sul mercato del lavoro, o che ciò sia persino intollerabile per la società (DTF 127 V 298 consid. 4c, 102 V 165= RCC 1977 pag. 169; Pratique VSI 1996 pag. 318, 321, 324; RCC
1992 pag. 180; ZAK 1984 pag. 342, 607; STFA del 29 settembre 1998 nella causa S. F., I 148/98, pag. 10 consid. 3b; Locher, Grundriss des Sozialversicherungsrecht, Berna 2003, pag. 128).
L'Alta Corte ha inoltre avuto modo di precisare che:
"
(...)
Tra i danni alla salute psichica, i quali come i danni fisici, possono determinare un'invalidità ai sensi dell'art. 4 cpv. 1 LAI, devono essere annoverati - oltre alle malattie mentali propriamente dette - le anomalie psichiche parificabili a malattia. Non sono considerati effetti di uno stato psichico morboso, e dunque non costituiscono turbe a carico dell'assicurazione per l'invalidità le limitazioni della capacità di guadagno cui l'assicurato potrebbe ovviare dando prova di buona volontà; la misura di quanto è ragionevolmente esigibile dev'essere apprezzata nel modo più oggettivo possibile. Bisogna dunque stabilire se, e in quale misura al caso, un assicurato può, nonostante il danno alla salute mentale, esercitare un'attività lucrativa che il mercato del lavoro gli offre, tenuto conto delle sue attitudini. In quest'ambito il punto è quello di sapere quale attività si può da lui ragionevolmente esigere. Ai fini di stabilire l'esistenza di un'incapacità di guadagno causata da un danno alla salute psichica non è quindi decisivo accertare se l'assicurato eserciti o meno un'attività lucrativa insufficiente; di maggior rilievo è piuttosto domandarsi se si debba ammettere che l'utilizzazione della capacità lavorativa non può in pratica più essere da lui pretesa oppure che essa sarebbe persino insopportabile per la società (DTF 102 V 166; VSI 1996 pag. 318 consid. 2a, pag. 321 consid. 1a, pag. 324 consid. 1a; RCC 1992 pag. 182 consid. 2a e sentenze ivi citate)" (STFA del 29 settembre 1998 nella causa S. F. [I 148/98], pag. 10 consid. 3b)."
Secondo la giurisprudenza del TFA siffatti principi valgono fra l'altro per le psicopatie, le alterazioni dello sviluppo psichico (psychische Fehlentwicklungen), l'alcolismo, la farmacomania, la tossicomania e le nevrosi (STFA del 18 ottobre 1999 nella causa B., I 441/99; STFA del 29 settembre 1998 nella causa S. F., I 148/98, pag. 10 consid. 3b; RCC 1992 pag. 182 consid. 2a con riferimenti).
In una sentenza I 384/06 del 4 luglio 2007 il Tribunale federale (TF) ha ribadito che “(...) il riconoscimento di un danno alla salute psichica presuppone in particolare la diagnosi espressa da uno specialista in psichiatria, poggiata sui criteri posti da un sistema di classificazione riconosciuto scientificamente (cfr. DTF 130 V 396 segg.; cfr. pure la recente sentenza del Tribunale federale delle assicurazioni I 621/05 del 13 luglio 2006, consid. 4). (...)” (STF del 4 luglio 2007, I 384/06).
2.5. Per chiarire la situazione dal profilo medico l’UAI ha fatto riferimento alla perizia del Dr. _ e a quella del Dr. _ svolte per conto dell’assicuratore _.
Il Dr. _, specialista in chirurgia e esperto in medicina infortunistica, nel rapporto del 6 ottobre 2008, dopo aver illustrato l’anamnesi del paziente, i disturbi soggetti, quelli oggettivi, lo stato generale e quello locale ha così concluso:
"
(...)
CONCLUSIONE:
esiti di infortunio in data 3-4 aprile 2008 in seguito al quale il paziente subì:
● contusione gomito, contusione in sede colonna cervicale e probabile contusione in sede colonna cervicale e probabile contusione in sede lombosacrale.
Tutte le indagini strumentali, radiologiche, cliniche, somatosensoriali non è stato riscontrato alcuna componente di natura post-traumatica effettiva. Anzi vi è una netta discrepanza fra la sintomatologia lamentata, la modalità, i tempi d'insorgenza dei disturbi.
L'assicurato asserisce che attualmente avverte un certo miglioramento pure permanendo dolori specie in sede lombosacrale parestesie alla mano e piede destri e dolori in sede cervicale.
CAUSALITÀ
La fattispecie in causa non è più e non può essere più ammessa quale causa dei disturbi asseriti dall'assicurato in assenza di lesioni morfologico strutturali ascrivibili ad infortunio, evidenziabili a tutte le indagini esperite.
Le lievi alterazioni degenerative non spiegano neppure la sintomatologia soggettiva lamentata dal paziente in contrasto con l'obbiettività.
A prescindere dall'aspetto causale e comunque non a carico dell'assicuratore Lainf si potrebbe valutare l'eventuale componente psichica.
Il nesso di causalità naturale viene a scemare con il 30.9.2008.
Le cure prescritte possono essere onorate dall'assicuratore Lainf dopodiché a fronte di postumi infortunistici non si giustifica il riconoscimento di ulteriori terapie.
PROCEDERE
Il paziente conclude le cure in atto.
CAPACITÀ LAVORATIVA:
dal 3.04.2008 inabilità lavorativa al 100%.
A fronte dei postumi del banale infortunio del 3.4.2008 il paziente viene dichiarato abile al lavoro in misura completa dal 1.10.2008.
Ulteriore inabilità lavorativa dovrà essere posta a carico della copertura perdita di salario per malattia." (Doc. AI 65-4+5)
Il Dr. _, spec. FMH in psichiatria e psicoterapia, nel referto del 4 dicembre 2008, dopo aver riassunto la situazione attuale, il decorso, i dati soggettivi, l’anamnesi del paziente e l’esame clinico ha posto la diagnosi di “Elaborazione dei sintomi fisici per ragioni psicologiche (F68.0). Non segni psicopatologici di rilevanza clinica con ripercussioni sulla capacità lavorativa” (doc. AI 71-6).
Lo specialista ha poi espresso la seguente valutazione conclusiva:
"
(...)
Valutazione conclusiva ed esigibilità
Si tratta di un uomo 43enne, d'origine irachena, da sette anni in Ticino con lo statuto di rifugiato politico, celibe, senza antecedenti psichiatrici di rilievo, che dopo un banale infortunio avvenuto il 03.04.2008 (è scivolato dalle scale all'indietro), ha riportato una contusione al gomito ed in sede della colonna cervicale e lombosacrale, senza perdita di conoscenza, né nausea, vomito o cefalee. Sottoposto a numerose indagini strumentali, radiologiche, cliniche (compreso un esame neurologico ed un consulto neurochirurgico), non sono state riscontrate delle componenti di natura post-traumatica. Ciò nonostante, lamenta delle parestesie alla mano destra, debolezza all'arto superiore e all'arto inferiore destro, e dopo diversi mesi sono anche insorte delle nausee, cefalee e capogiri. È stata riscontrata una netta discrepanza fra la sintomatologia lamentata, la modalità ed i tempi d'insorgenza dei disturbi per cui è stato postulata un'origine funzionale associata a dolore, in assenza di un chiaro correlato allo status neurologico. È stato anche evidenziato che la distribuzione del disturbo di sensibilità è aspecifica. Anche gli esami radiologici hanno escluso fratture del rachide e la RM cervicale non ha evidenziato alcuna mieloradiculopatia.
A livello medico-psichiatrico non è finora stata riscontrata alcuna sintomatologia clinica, né durante la degenza all'Ospedale Regionale di _ e neppure durante la degenza alla Clinica di _. L'assicurato non viene seguito da alcun psichiatra e non assume psicofarmaci.
La sua concezione personale della malattia consiste nella sua ferma convinzione che i disturbi lamentati siano completamente invalidanti e causati esclusivamente dall'incidente. Le sue descrizioni, pur tendendo presenti gli aspetti trans-culturali e le particolarità linguistiche, appaiono enfatizzate e a tratti poco credibili. Egli tuttavia non lamenta alcun disturbo psichico dopo l'incidente, a parte dei disturbi del sonno attribuiti alla sintomatologia algica.
All'esame oggettivo non sono evidenziabili dei sintomi psicopatologici di rilevanza clinica. Ci sono delle evidenti e marcate discrepanze tra i disturbi lamentati e l'atteggiamento/comportamento nella situazione d'esame. Infatti egli non mostra alcun segno non verbale di sofferenza, di irritabilità, d'insofferenza e neppure un modico abbassamento del tono dell'umore. Non si riscontrano neppure segni deponenti per un ritiro sociale, anedonia, segni di stanchezza mentale o abbassamento della spinta vitale. La mimica e la gestica appaiono vivaci, l'attenzione rimane sostenuta, non si notano deficit di concentrazione. A parte la difficoltosa deambulazione eseguita unicamente con l'ausilio di due stampelle, non si notano altre limitazioni.