Decision ID: d6f47b6a-2002-51a0-b350-f4d75e007f9b
Year: 2011
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: civil_law

in fatto: A. AO 1 (1958), cittadino italiano, e AP 1 (1963), cittadina britannica, si sono sposati a _ il 23 agosto 1993. Dal matrimonio sono nati B_ (il 6 ottobre 1995) e J_ (il 26 gennaio 1999). I coniugi di vivono separati dal dicembre del 2003 quando il marito ha lasciato l'abitazione coniugale (particella n. 1233 RFD di _, comproprietà delle parti) andando a vivere per conto proprio a _.
B. Il 15 settembre 2006 AP 1 ha introdotto
azione di divorzio su richiesta unilaterale davanti al Pretore del Distretto di Lugano, sezione 4, chiedendo l'attribuzione in proprietà esclusiva dell'abitazione coniugale, un importo indeterminato per la liquidazione del regime dei beni, la suddivisione degli averi previdenziali conformemente all'art. 122 CC, l'affidamento dei figli (riservato il diritto di visita paterno), un contributo alimentare di fr. 20 760.– mensili per sé vita natural durante, e di fr. 4000.– mensili per ogni figlio fino ai dodici anni di età aumentato a fr. 4800.– mensili fino al termine della loro formazione (inc. OA.2006.593). Contestualmente essa ha postulato l'adozione di provvedimenti cautelari (DI.2006.1130). Su richiesta dell'attrice il Pretore ha sospeso, il 18 settembre 2006, la procedura in vista di una soluzione amichevole della vertenza. Riattivata la causa il 21 giugno 2007 il Pretore ha citato le parti all'udienza del 23 luglio 2007 per la discussione cautelare. Su istanza dei coniugi, l'udienza è stata più volte rinviata.
C. Il 19 dicembre 2007 i coniugi hanno sottoscritto una “convenzione sulle conseguenze accessorie al divorzio”. Il 25 gennaio 2008 AP 1, dopo avere chiesto un ulteriore rinvio dell'udienza di discussione cautelare, ha informato il Pretore dell'avvenuta sottoscrizione della convenzione sugli effetti del divorzio. Il 4 febbraio 2008 AO 1 ha comunicato al Pretore di revocare l'accordo alla convenzione, invitandolo a proseguire con l'azione unilaterale di divorzio. Lo stesso giorno la moglie ha chiesto al Pretore d'indire un'udienza “per definire la situazione” e, vista l'impossibilità di fissarla in tempi brevi, il 12 febbraio 2008 ha proposto di impartire al marito un ultimo termine di dieci giorni per introdurre l'allegato di risposta di merito. All'udienza del 28 maggio 2008, indetta per la discussione cautelare, AP 1 ha prodotto copia della citata convenzione. Con decreto emesso nelle “more istruttorie” del 2 giugno 2008 il Pretore ha disciplinato l'assetto cautelare.
D. Il 6 agosto 2008 il Pretore ha assegnato a AO 1 un ultimo termine di dieci giorni per produrre la propria risposta alla petizione di divorzio. Nel suo allegato del 25 agosto 2008 il convenuto ha postulato a sua volta lo scioglimento del matrimonio per divorzio, ha acconsentito alla suddivisione dell'avere di cassa pensioni e all'affidamento dei figli alla madre (riservato il suo diritto di visita) ma ha proposto la nomina di un curatore educativo in favore della prole, ha offerto contributi alimentari per i figli fra fr. 2092.– e fr. 2776.70 mensili e si è riservato di precisare le sue domande in merito alla liquidazione del regime dei beni (inclusa l'abitazione familiare) secondo le risultanze istruttorie. Il Pretore ha trattato la causa come azione di divorzio su richiesta comune con accordo parziale e il 21 ottobre 2008 ha sentito i coniugi, i quali hanno confermato la volontà di divorziare e di demandare al giudice la decisione sulle conseguenze del divorzio. Tale volontà è stata ribadita dopo il termine bimestrale di riflessione.
Su invito del Pretore le parti hanno presentato un memoriale contenente le motivazioni e le conclusioni sui punti contestati. Nel proprio, del 10 marzo 2009, la moglie ha ribadito le domande di petizione. Nel suo allegato del 12 marzo 2009 il marito ha ribadito le sue domande di risposta salvo ridurre l'offerta dei contributi alimentari per i figli a fr. 1305.– mensili ciascuno fino ai dodici anni e a fr. 1605.– ciascuno dopo di allora. L'udienza di discussione sui punti contestati si è tenuta il 29 maggio 2009.
E. Il 24 giugno 2009 AP 1 ha presentato al Pretore un'istanza per ottenere l'omologazione della convenzione del 19 dicembre 2007. Nelle sue osservazioni del 28 luglio 2009 AO 1 ha proposto di respingere la domanda facendo valere la rinuncia delle parti per atti concludenti a chiederne l'omologazione, la malafede della moglie e l'inadeguatezza della convenzione o, in via subordinata, ha chiesto al giudice di fissargli un nuovo termine di riflessione, così da consentirgli di revocare liberamente la convenzione. All'udienza del 31 agosto 2009, indetta per la discussione, le parti hanno riaffermato le rispettive posizioni, limitandosi, con l'accordo del giudice, a richiamare tutti gli incarti già pendenti fra di loro. Con “decreto” del 16 febbraio 2010 il Pretore ha respinto l'istanza di omologazione. Le spese, con una tassa di giustizia di fr. 400.–, sono state poste a carico di AP 1, tenuta a rifondere al marito fr. 300.– per ripetibili.
F. Contro il “decreto” appena citato AP 1 è insorta a questa Camera con un appello del 1° marzo 2010 nel quale chiede, previo conferimento dell'assistenza giudiziaria, che in riforma del giudizio impugnato l'istanza di omologazione della convenzione sugli effetti del divorzio sia accolta. Con decreto del 5 marzo 2010 il Pretore ha accordato all'appello effetto sospensivo. L'appello non è stato oggetto d'intimazione.

Considerando
in diritto: 1. Fino alla loro conclusione davanti alla giurisdizione adita, le cause pendenti al momento dell'entrata in vigore del Codice di procedura civile svizzero continuano a essere disciplinate dal vecchio ordinamento (art. 404 cpv. 1 CPC). Alle impugnazioni si applica invece il diritto in vigore al momento in cui è comunicata la decisione (art. 405 cpv. 1 CPC). L'appello in esame è regolato pertanto dalla procedura vecchia.
2. Il Pretore ha anzitutto accertato che la convenzione del 19 dicembre 2007, in quanto sottoscritta nel quadro di una procedura di divorzio su richiesta unilaterale, non poteva essere revocata unilateralmente da una parte, ma che un coniuge poteva chiedere al giudice di non omologarla. Ed egli ha rilevato come in concreto i coniugi non abbiano mai chiesto congiuntamente di ratificare la convenzione. Il primo giudice ha accertato che dopo la conversione della procedura in domanda comune di divorzio con accordo parziale, entrambi hanno confermato la volontà di divorziare e di demandare al giudice la decisione sugli effetti del divorzio senza far cenno alla sottoscrizione di una convenzione, che nei memoriali sui punti contestati le parti si erano distanziati dal contenuto dell'accordo postulando una differente regolamentazione degli effetti del divorzio. Per il Pretore, entrambi i coniugi avevano per finire chiesto al giudice di non ratificare la convenzione. Egli, in definitiva, ha respinto l'istanza sottolineando l'atteggiamento contrario alla buona fede processuale dell'istante per avere chiesto di omologare la convenzione a distanza di quasi due anni dalla sua sottoscrizione e dopo essersene scostata in più occasioni.
3. AP 1 obietta che in concreto le parti non hanno mai chiesto congiuntamente al giudice di omologare la convenzione di divorzio, sicché il Pretore non avrebbe potuto convertire la procedura in domanda comune di divorzio con accordo parziale. Essa ribadisce altresì che una convenzione sugli effetti del divorzio prodotta con una domanda unilaterale di divorzio, o conclusa dalle parti in corso di procedura, vincola i coniugi, che non possono più revocarla unilateralmente, sicché la dichiarazione del marito di revocare il proprio accordo non è sufficiente. L'appellante contesta poi di avere tenuto una condotta processuale tale da ritenere che essa avesse chiesto di non ratificare la convenzione. Spiega che la direzione del procedimento spetta al Pretore e che essa si è limitata a eseguire gli atti processuali secondo quanto da lui stesso indicato. E a suo parere il Pretore avrebbe dovuto unicamente valutare, d'ufficio, l'omologabilità della convenzione. Infine, essa ritiene che il marito abbia sollevato intempestivamente un “manifesto vizio della volontà” e sostiene che, anche alla luce dell'assetto cautelare in vigore, il contenuto della convenzione non è manifestamente iniqua. Per l'appellante, non vi sono quindi motivi per non omologare la nota convenzione.