Decision ID: a83710e2-4a2b-5549-b1a4-e20e3293da72
Year: 1998
Language: it
Court: TI_TCA
Chamber: TI_TCA_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: public_law

ritenuto,
in fatto
A. _, cittadina iugoslava, è entrata in Svizzera l'8 giugno 1991 ottenendo un permesso di domicilio nel Canton _.
_, anch'esso cittadino iugoslavo, ha lavorato in Svizzera dal maggio al novembre 1990 come stagionale. Dopo un incidente stradale occorsogli nel marzo 1991, è stato posto al beneficio di un permesso di dimora temporaneo a scopo di cura nel Cantone Ticino, regolarmente rinnovato. La Sezione degli stranieri del Dipartimento delle istituzioni, con decisione 18 agosto 1994 e confermata dal Consiglio di Stato il 4 ottobre 1994, ha respinto il rinnovo del sollecitato permesso in quanto non sussistevano più ragioni mediche atte a giustificare una permanenza nel nostro Paese. In seguito alla reiezione su ricorso della sua domanda d'asilo presentata il 19 dicembre 1994, all'interessato è stato impartito un ultimo termine con scadenza al 31 marzo 1997 per lasciare la Svizzera.
Nel frattempo, il 16 dicembre 1996 _ e _ si sono sposati avanti all'ufficiale dello stato civile del Comune di _.
B Il 24 dicembre 1996, _ ha chiesto alla Sezione degli stranieri del Dipartimento delle istituzioni del Cantone Ticino la concessione di un permesso di domicilio nel Cantone Ticino, ove si è trasferita il 1° gennaio 1997.
Il 10 gennaio 1997 _ ha, a sua volta, presentato alla stessa Autorità ticinese una domanda tesa al rilascio di un permesso di dimora per vivere con la moglie.
Il 20 febbraio 1997, la Sezione degli stranieri ha respinto entrambe le istanze.
C. Con unico giudizio 16 settembre 1997 il Consiglio di Stato, congiunte le cause, ha confermato le suddette decisioni respingendo le impugnative e ordinando agli interessati di lasciare il territorio del Cantone Ticino entro il 30 novembre 1997.
Per quanto concerne _, il Governo cantonale ha in sostanza osservato che essa non aveva alcun diritto ad ottenere un permesso di domicilio del Cantone Ticino e che non vi era alcun impedimento al suo ritorno nel Canton _. Per quanto riguarda invece _, l'Autorità ha rifiutato il permesso di dimora a seguito della decisione negativa emanata nei confronti della moglie e ha rilevato che costui poteva chiedere il sollecitato permesso nel Canton _, per risiedere con la consorte.
D. Contro la predetta pronuncia governativa, _ e _ si sono aggravati davanti al Tribunale federale mediante ricorso di diritto pubblico chiedendone l'annullamento e postulando il rilascio dei permessi sollecitati. Censurano, in sintesi, una violazione dell'art. 4 Cost (divieto dell'arbitrio). Instano inoltre affinché siano posti al beneficio dell'assistenza giudiziaria e domandano che sia concesso l'effetto sospensivo al gravame.
E. Fondandosi sull'art. 98a OG e sulle relative disposizioni esecutive, con decisione 17 novembre 1997 la II Corte di diritto pubblico del Tribunale federale ha trasmesso l'impugnativa a questo Tribunale per motivi di competenza e per l'emanazione del giudizio.
F. All'accoglimento del ricorso si oppone la Sezione degli stranieri, adducendo delle argomentazioni di cui si dirà, per quanto necessario, in seguito.
Anche il Consiglio di Stato propone la reiezione del gravame, riconfermandosi nelle motivazioni poste a fondamento della decisione.
Considerato,

in diritto
1. In merito all'ammissibilità del ricorso, segnatamente circa il diritto della cittadina iugoslava _ all'ottenimento di un permesso di domicilio nel Cantone Ticino, si rinvia per brevità d'esposizione alla vincolante decisione prolata il 17 novembre 1997 dalla II Corte di diritto pubblico del Tribunale federale.
2. 2.1. _ intende trasferire il centro dei propri interessi dal Canton _ in Ticino: essa deve pertanto ottenere un nuovo permesso di domicilio (art. 8 cpv. 1 e 3 LDDS, art. 14 cpv. 3 dell'ordinanza d'esecuzione della legge federale concernente la dimora e il domicilio degli stranieri, del 1° marzo 1949, ODDS; RS 142.201; cfr. pure DTF 116 Ib 1 pag. 4). Siccome l'interessata è domiciliata in Svizzera, è cittadina di uno Stato con il quale il nostro Paese ha concluso un trattato di domicilio (RDAF 53/1994 n. 4 pag. 305) ed è in possesso di un documento nazionale di legittimazione, il permesso richiesto può esserle rifiutato solo se esistono motivi che giustificano la revoca o comportano lo scadere del permesso di domicilio (art. 14 cpv. 4 ODDS; DTF 105 Ib 234 pag. 236).
2.2. _, cittadino iugoslavo, è sposato con la connazionale _, domiciliata in Svizzera. L'art. 17 cpv. 2 LDDS dispone che il coniuge straniero di una persona in possesso del permesso di domicilio ha diritto al rilascio o alla proroga del permesso di dimora fintanto che i coniugi vivono insieme. Lo straniero può anche, a seconda delle circostanze, prevalersi del diritto al rispetto della vita privata e familiare garantito dall'art. 8 CEDU per opporsi all'eventuale separazione della famiglia e ottenere un permesso di dimora (DTF 122 II 5 consid. 1e; 118 Ib 152 consid. 4). Ne consegue che, come considerato dal Tribunale federale nella sentenza di rinvio (consid. 2c), affinché possa essere deciso se il ricorrente disponga di un diritto al sollecitato permesso, è necessario vagliare in precedenza se il rifiuto del rilascio di un permesso di domicilio del Canton Ticino alla di lui moglie sia giustificato o meno.
3. Giusta l'art. 9 cpv. 3 LDDS, il permesso di domicilio perde ogni validità col rilascio di un permesso in un altro cantone (lett. a); in seguito ad espulsione o a rimpatrio (lett. b); non appena lo straniero notifichi la sua partenza o quando egli risieda effettivamente all'estero durante sei mesi; a domanda presentata entro i sei mesi, il termine può essere prolungato fino a due anni (lett. c); se lo straniero che aveva ottenuto il permesso in base ad un documento di legittimazione nazionale riconosciuto e valevole, cessa di possedere siffatto documento; in questo caso il permesso può essergli nuovamente concesso e l'articolo 6 cpv. 2 è applicabile (lett. d).
L'art. 9 cpv. 4 LDDS dispone che il permesso di domicilio può essere revocato quando lo straniero l'abbia ottenuto dando indicazioni false o tacendo scientemente dei fatti d'importanza essenziale (lett. a); quando non venga fornita la garanzia richiesta secondo l'art. 6 cpv. 2 (lett. b).
4. Come considerato dal Tribunale federale (consid. 2), l'autorità di prime cure ha ritenuto a torto che la ricorrente non aveva un diritto al cambiamento di cantone; ciò ha chiaramente contrassegnato l'intera procedura nel senso che la sezione dipartimentale non ha di riflesso provveduto a verificare l'esistenza o meno delle condizioni di cui all'art. 9 cpv. 3 e 4 LDDS.
In concreto, dallo scarno incarto trasmesso non emerge in maniera sufficientemente chiara se vi siano le condizioni per rilasciare a _ un permesso di domicilio per vivere in Ticino a seguito del cambiamento di cantone.
Dagli atti si evince soltanto che il 25 febbraio 1997 ha stipulato un contratto di lavoro in qualità di ausiliaria presso un negozio a _ con un salario lordo di fr. 12.– all'ora per 48 ore settimanali. Precedentemente, dal 1° gennaio 1997, percepiva le indennità di disoccupazione.
Stante quanto precede, questo Tribunale non è in grado di pervenire con affidante e tranquilla persuasione al solido convincimento che la ricorrente non sia segnatamente soggetta a un motivo di espulsione o di rimpatrio (art. 9 cpv. 3 lett. b combinato con l'art. 10 LDDS), ciò che osterebbe al rilascio del permesso sollecitato. Difatti, dall'incarto non risulta qual è stata finora la sua condotta generale, se vi sono precedenti penali e se ha percepito prestazioni assistenziali provvedendo al relativo rimborso.
Trattasi comunque di questioni che vanno chiarite mediante un complemento di inchiesta da parte dei competenti organi amministrativi. Infatti, sebbene la Legge di procedura per le cause amministrative sia retta dal principio inquisitorio (art. 18 PAmm), il quale prevede che il Tribunale cantonale amministrativo ha la facoltà di assumere prove d'ufficio per il tramite di un giudice delegato (art. 64 PAmm), giova rammentare che tale principio processuale non consente nel caso concreto di rimediare all'insufficienza di accertamenti da parte della prima istanza, essendo compito di quest'ultima quello di raccogliere le prove determinanti a suffragare la decisione da essa stessa emanata.
Ne consegue che, di riflesso, questo Tribunale non è in grado di statuire nemmeno sulla domanda di rilascio di un permesso di dimora del marito _ (v. consid. 2.2.).
5. In simili circostanze ben si giustifica di annullare la decisione impugnata e di rinviare gli atti all'autorità inferiore affinché provveda a completare l'inchiesta. Per il che il ricorso è accolto a causa dell'accertamento insufficiente di fatti essenziali ai fini del giudizio.
Con l'emanazione del presente giudizio, la domanda di effetto sospensivo diviene priva di oggetto.
Visto l'esito del ricorso, si prescinde dal prelievo di una tassa di giustizia e delle spese. Dato che dalle risultanze degli atti si evince che gli insorgenti versano in precarie condizioni economiche, la domanda di assistenza giudiziaria può essere accolta.