Decision ID: 9948205e-38de-5223-ad14-a4c23158e1db
Year: 2017
Language: it
Court: TI_CARP
Chamber: TI_CARP_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: penal_law

ritenuto:
A. AP 1
è nato il _ e vive a _.
Ha frequentato, dapprima, la scuola di polizia ferroviaria (dal 2000 al 2001) e, superati gli esami, la scuola di polizia cantonale (dal 2002 al 2003). Fino al 2016 è, sempre, stato attivo nell’ambito della polizia: prima in quella ferroviaria (per circa due o tre anni), poi - per sei anni - nella polizia comunale di _ e - fino al luglio 2016 - nella polizia intercomunale di _, dove - nel gennaio 2015 - ha raggiunto il grado di caporale.
Dopo i fatti qui in discussione, AP 1 è stato, dapprima, sospeso per sei mesi e, poi, reintegrato - temporaneamente - nel servizio amministrativo, dove ha lavorato per diversi uffici dell’amministrazione cantonale e comunale. Questo fino al 31 luglio 2016, quando - a seguito dei fatti oggetto della presente procedura - vi è stata la cessazione del rapporto di lavoro.
Egli è, al momento, in disoccupazione e sta seguendo una formazione presso _ come consulente assicurativo.
AP 1 è separato e ha un figlio di 18 anni per il quale è tenuto a versare un contributo alimentare mensile di fr. 1'000.-/1'100.-. Non ha altri oneri di mantenimento.
B.
Il procedimento penale nei confronti di AP 1 è stato avviato a seguito della segnalazione 6 maggio 2015 del suo collega di pattuglia durante il servizio notturno del 2 maggio 2015,TE 1.
Quest’ultimo ha riferito, in estrema sintesi, che AP 1 - in occasione del controllo di un noto tossicodipendente, _, avvenuto la sera del 2 maggio 2015 nei pressi della stazione FFS di Muralto e proseguito nell’ufficio a disposizione della polizia, sito in stazione - una volta appreso dallo stesso _ che questi aveva con sé della cocaina, gli chiedeva, dapprima, di lasciare sul tavolo la sostanza stupefacente in suo possesso per poi, su sua insistenza, restituirgliene una parte. TE 1 ha, in particolare, raccontato che l’imputato restituiva ad _ la droga contenuta in un biglietto del treno piegato e, anche, una pallina di cocaina che toglieva da un minigrip che ne conteneva 5 o 6, dicendo loro che quanto stava accadendo doveva rimanere tra loro tre. AP 1 spiegava, poi, al collega di pattuglia che questo suo comportamento era dovuto al fatto che _ era un informatore e che, quindi, lui gli aveva lasciato parte dello stupefacente per “tenerselo buono”, e che - in settimana - avrebbe fatto figurare il ritrovamento dello stupefacente come se fosse avvenuto casualmente (VI PG 6 maggio 2015, allegato 5 all’AI 7).
C.
Dopo aver sentito _ (che, a causa del suo stato alterato al momento dei fatti, non è stato in grado di ricordare nulla) e l’imputato (sulle cui dichiarazioni di sostanziale ammissione si dirà in seguito), con decreto d’accusa DA 2778/2015 del 7 luglio 2015, il procuratore pubblico ha ritenuto AP 1 autore colpevole di
1. tentato favoreggiamento
per avere il 2 maggio 2015 a Muralto, tentato di sottrarre _ ad atti di un procedimento penale, e meglio, dopo un controllo eseguito da AP 1 nella sua veste di agente di Polizia, e trovatolo in possesso di sostanza stupefacente, per non averlo denunciato per contravvenzione alla LF sugli stupefacenti e avere avuto l’intenzione di segnalare lo stupefacente sequestrato in quell’occasione, come ritrovamento occasionale a carico di ignoto, tentando quindi di fare in modo che contro _ non venisse aperta alcuna procedura penale, a fronte delle informazioni che lo stesso _ avrebbe potuto fornire su un più ampio traffico di sostanze illecite;
2. infrazione alla LF sugli stupefacenti
per avere nelle medesime circostanze di cui al punto 1, senza autorizzazione, procurato in altro modo ad _ un modesto quantitativo di cocaina, e meglio per avere, durante il controllo di Polizia lasciato in possesso ad _ una dose di cocaina che questi aveva con sé, rispettivamente per avere riconsegnato allo stesso una pallina di 0.8 grammi lordi circa della medesima sostanza che appena prima gli era stata sequestrata;
e ne ha proposto la condanna alla pena pecuniaria di 10 aliquote giornaliere da fr. 150.- cadauna (corrispondenti a complessivi fr. 1'500.-) sospesa condizionalmente per un periodo di prova di 2 anni e al pagamento della tassa di giustizia e delle spese giudiziarie di complessivi fr. 200.-.
D.
A seguito dell’opposizione interposta dall’imputato e dopo il pubblico dibattimento tenutosi i giorni 31 maggio e 1 giugno 2016, il giudice della Pretura penale ha ritenuto AP 1 autore colpevole di tentato favoreggiamento e di infrazione alla LFStup in relazione ai fatti descritti nel DA n. 2778/2015 del 7 luglio 2015 e lo ha condannato alla pena pecuniaria di 10 aliquote giornaliere da fr. 110.- cadauna (per complessivi fr. 1'100.-) sospesa condizionalmente per un periodo di prova di 2 anni, nonché al pagamento delle tasse e delle spese per complessivi fr. 1'150.-.
E.
AP 1 ha presentato tempestivo annuncio d’appello che ha confermato con dichiarazione 20 gennaio 2017 in cui ha indicato di contestare l’intera sentenza, postulando il proscioglimento da entrambi i reati imputatigli e protestando tasse, spese e ripetibili.
F.
Con scritto 10 febbraio 2017, l’imputato ha chiesto il risarcimento delle spese di patrocinio ex art. 429 cpv. 1 lett. a CPP in ragione di complessivi fr. 12'363.85 (per la procedura di primo grado e per quella d’appello).
G.
In occasione del pubblico dibattimento di appello, esperito il 14 febbraio 2017, l’imputato ha chiesto, in via principale, il proscioglimento dai reati di tentato favoreggiamento e infrazione alla LFStup (perché gli elementi costitutivi non sono realizzati) e, in via subordinata, l’applicazione dell’art. 14 CP. In via ancor più subordinata, ha chiesto l’applicazione dell’art. 54 CP. Egli ha, altresì, confermato la richiesta di risarcimento delle spese di patrocinio ex art. 429 cpv. 1 lett. a CPP in ragione di complessivi fr. 12'363.85 (per la procedura di primo grado e per quella d’appello).
Il procuratore pubblico ha, invece, postulato la conferma del giudizio impugnato.

Considerando
Il diritto
1.1.
Giusta l’art. 305 CP – che protegge l’amministrazione della giustizia penale – chiunque sottrae una persona ad atti di procedimento penale o all’esecuzione di una pena o di una delle misure previste negli art. 59–61, 63 e 64 CP, è punito con una pena detentiva sino a tre anni o con una pena pecuniaria (cpv. 1).
La nozione di “sottrazione ad atti di procedimento penale” presuppone che l’autore abbia impedito almeno per un certo periodo di tempo un’azione dell’autorità nel corso di un procedimento penale: l’art. 305 CP é un reato di evento e non di sola messa in pericolo (Donatsch/Wohlers, Strafrecht IV, Delikte gegen die Allgemeinheit, 4a ed., p. 461; DTF 106 IV 189 consid.
2.c; 117 IV 467 consid. 3; STF 6B_471/2009 del 24 luglio 2009, consid. 2.1; Cassani, Commentaire du droit pénal suisse, Code pénal suisse, Partie spéciale, Vol. 9: Crimes ou délits contre l'administration de la justice, Berna 1996, n. 10 ad art. 305 CP; Stratenwerth, Schweizerisches Strafrecht BT II, Straftaten gegen Gemeininteressen, § 55 n. 9).
Tale impedimento si realizza, ad esempio, quando una misura coercitiva del diritto processuale quale l’arresto è ritardata per colpa dell’azione dell’autore (DTF 106 IV 189 consid. 2c; 104 IV 186 consid. 1b; 103 IV 98 consid. 1). Entrano, poi, in considerazione, fra gli altri, la dissimulazione di mezzi di prova, la modifica della situazione di fatto o una descrizione inveritiera di tale situazione, il nascondere o il trasportare in altro luogo o il sostenere finanziariamente la persona ricercata e latitante o, anche, l’espiare una pena al posto di un altro (STF 6B_471/2009 del 24 luglio 2009, consid. 2.1; 6B_334/2007 dell’11 ottobre 2007, consid. 8.1.; Stratenwerth, op. cit., § 55 n. 10; Donatsch/Wohlers, op. cit., pag. 461 e seg.; Cassani, op. cit., n. 15 ad art. 305 CP; Trechsel/Affolter-Eijsten, Schweizerisches Strafgesetzbuch, Praxiskommentar, Zurigo/S.Gallo 2013, n. 7-9 ad art. 305 CP; Corboz, Les infractions en droit suisse, vol. II, Berna 2010, n. 28 ad art. 305 CP).
Perché l’art. 305 CP possa trovare applicazione, deve essere dimostrato che l’autore del reato (o il sospetto autore) è stato sottratto per un certo lasso di tempo all’azione della polizia a seguito del comportamento dell’autore (DTF 129 IV 138 consid. 2.1; 117 IV 467 consid. 3; 106 IV 189 consid. 2.c; Corboz, op. cit., n. 26 ad art. 305 CP; Cassani, op. cit., n. 13-14 ad art. 305 CP; Donatsch/Wohlers, op. cit., pag. 461; Delnon/Rüdy, Basler Kommentar, Stafrecht II, 3a ed., n. 22 ad art. 305 CP). E’, infatti, necessario che l’autore con il suo comportamento causi – anche solo temporaneamente – un aggravio delle indagini o del perseguimento della persona sospettata (Donatsch/Wohlers, op. cit., pag. 461). Un semplice atto di assistenza, che turba il procedimento solo in modo passeggero o in maniera insignificante non è dunque sufficiente (STF 6B_471/2009 del 24 luglio 2009, consid. 2.1).
Non importa, infine, se al momento del favoreggiamento non sia ancora stata avviata una procedura penale o che nessun procedimento venga mai aperto (Corboz, op. cit., n. 16 ad art. 305 CP e rinvii; Cassani, op. cit., n. 10 ad art. 305 CP; Delnon/Rüdy, op. cit., n. 18 ad art. 305 CP; CCRP del 15 dicembre 2005, inc. 17.2003.49, consid. 5a). L’atto illecito consiste, infatti, nel rendere difficoltosa o nel rallentare l’attività delle autorità inquirenti (Delnon/Rüdy, op. cit., n. 5 ad art. 305 CP). Affinché il reato di favoreggiamento sia adempiuto non è, invero, nemmeno necessario che il reato a monte sia stato effettivamente commesso: siccome il bene tutelato dalla norma è la ricerca della verità, secondo giurisprudenza e dottrina maggioritaria, la colpevolezza del favoreggiato è irrilevante (DTF 69 IV 118, p. 120; 99 IV 266, consid. II.2; 101 IV 314, consid. 2; 104 IV 238, consid. 1.e; Donatsch/Wohlers, op. cit., pag. 460, con riferimenti; Cassani, op. cit., n. 6 ad art. 305 CP; Trechsel/Affolter-Eijsten, op. cit., n. 2 ad art. 305 CP; Delnon/Rüdy, op. cit., n. 26 ad art. 305 CP; Corboz, op. cit., n. 12 ad art. 305 CP; contra Stratenwerth, op. cit., § 55 n. 6).
Dal profilo soggettivo il reato di favoreggiamento è realizzato se l’autore ha agito intenzionalmente, essendo sufficiente il dolo eventuale (DTF 99 IV 266, consid. II.4). Un’intenzione particolare non è richiesta: è sufficiente che l’autore sapesse che il suo comportamento era adeguato ad evitare oppure ritardare la cattura o il perseguimento da parte delle autorità della persona favoreggiata (Donatsch/Wohlers, op. cit., pag. 385). Inoltre l’autore doveva sapere che il favoreggiato rischiava seriamente di essere perseguito penalmente (Delnon/Rüdy, op. cit., n. 7), senza dover conoscere precisamente quali reati gli fossero contestati (Delnon/Rüdy, op. cit., n. 29).
1.2.
Giusta l’art. 19 cpv. 1 lett. c LStup, é punito con una pena detentiva sino a tre anni o con una pena pecuniaria chiunque, senza essere autorizzato, coltiva, fabbrica o produce in altro modo stupefacenti (lett. a); senza essere autorizzato, deposita, spedisce, trasporta, importa, esporta o fa transitare stupefacenti (lett. b); senza essere autorizzato, aliena, prescrive, procura in altro modo ad altri o mette in commercio stupefacenti (lett. c); senza essere autorizzato, possiede, detiene, acquista o si procura in altro modo stupefacenti (lett. d); finanzia il traffico illecito di stupefacenti o serve da intermediario per il suo finanziamento (lett. e); incita pubblicamente al consumo di stupefacenti o rende pubblicamente nota una possibilità di acquistare o consumare stupefacenti (lett. f); fa preparativi per commettere una delle infrazioni di cui alle lettere a-f (lett. g).
Punibili ai sensi dell’art. 19 LStup sono tutte le forme di partecipazione ad un commercio di droga non autorizzato. Il risultato è un’estesa comprensione di quanto vietato dalla legge (
“flächendeckende Erfassung der Verbotsmaterie”
) che mira all’assenza di lacune [Schubart, Die Strafbestimmungen des Betäubungsmittelgesetzes (Art. 19-28 BetmG, Berna 2007, ad art. 19, n. 4, pag. 46)]. Anche quantitativi irrisori sono sufficienti (ad esempio un tiro di eroina, una pastiglia di LSD). Deve comunque trattarsi di un quantitativo utilizzabile (Schubarth, op. cit., n. 37, pag. 55).
I fatti
2.
L’imputato ha - nella sostanza - subito ammesso i fatti così come raccontati da TE 1, assumendosi, peraltro, la responsabilità di quanto accaduto e scagionando, quindi, completamente, il giovane collega di pattuglia.
a.
Egli ha, in particolare riconosciuto di avere
“ritornato a _ la dose già aperta che si trovava nel biglietto ferroviario e una pallina già aperta che si trovava nel minigrip”
(VI PG 7 maggio 2015, pag. 3) spiegando così la ragione del suo comportamento:
“Al fine di riuscire ad avere informazioni sulla provenienza della cocaina, gli (ndr. a _) ho detto che gliela sequestravo, ma che però avrei fatto figurare un ritrovamento casuale per non metterlo nei guai. (...) Ho quindi trattenuto le palline di cocaina e ho detto a _ che poteva andare. La droga l’ho depositata nel mio armadietto che ho in ufficio a Muralto e che è chiuso a chiave (...) ho ritornato a _ la dose già aperta che si trovava nel biglietto ferroviario e una pallina già aperta che si trovava nel minigrip (...) perché la mia idea era quella di aiutarlo e arrivare a farmi dire da dove arrivava la droga e a chi lui avrebbe dovuto portarla”
(VI PG 7 maggio 2015, pag. 2 e 3, cfr. anche VI PP 19 giugno 2015, pag. 2).
In occasione del dibattimento di primo grado e di quello d’appello, AP 1 ha, parzialmente, modificato la propria versione, tentando di ridimensionare la quantità di stupefacente riconsegnato ad _, sostenendo che quello contenuto nella pallina estratta dal minigrip era un
“rimasuglio di quello che c’era nella bolas”
(cfr. dibattimento di primo grado, verbale 31 maggio 2016, pag. 3), rispettivamente precisando che
“quando ho preso lo stupefacente ad _ (...), ho preso la pallina aperta che c’era nel biglietto del treno e l’ho messa nel minigrip”
e che, quindi, quanto consegnato di fatto ad _ corrispondeva a quanto contenuto nel biglietto del treno (cfr. dibattimento d’appello, verbale 14 febbraio 2017, pag. 7).
Detto che, in sé, la quantità - comunque esigua - di stupefacente riconsegnata ad _ non modifica la sostanza di quanto contestato all’imputato, le sue successive dichiarazioni (peraltro rese a distanza di un anno, rispettivamente di due anni dai fatti) non sono credibili, poiché manifestamente mirate a tentare di minimizzare le sue responsabilità.
b.
Sul motivo della riconsegna di parte della droga ad _, AP 1 ha, fin da subito, dichiarato di aver agito in questo modo allo scopo di ottenere da lui informazioni su un traffico più ampio VI PG 7 maggio 2015, pag. 3) che, poi, ha precisato essere
legato a un appartamento sito a Solduno (VI PP 19 giugno 2015, pag. 2; verb. dib. di primo grado 31 maggio 2016, pag. 3; verb. dib. d’appello 14 febbraio 2017, pag. 3).
c.
Anche la circostanza secondo cui, la sera del 2 maggio 2015 - una volta rientrato in ufficio unitamente al collega TE 1 - non ha provveduto all’iscrizione nel
jour
del controllo effettuato su _ e, neppure, del ritrovamento dello stupefacente, è ammessa da AP 1 (fin dal suo primo verbale reso il 7 maggio 2015).
d.
Ne discende che, in base alle congruenti dichiarazioni rese da TE 1 e da AP 1 - supportate dal dato oggettivo della mancata annotazione nel
jour
del controllo effettuato su _ e del ritrovamento dello stupefacente - i presupposti oggettivi del reato di favoreggiamento (peraltro, consumato e non tentato) sembrano essere
dati, nella misura in cui l’imputato ha, perlomeno temporaneamente, sottratto _ - trovato in possesso di stupefacente - a una procedura penale per contravvenzione alla LFStup.
Si è detto “sembrano” poiché, come vedremo, in base all’accertamento sull’aspetto soggettivo (vedi sotto), siamo confrontati, tutt’al più, ad un atto che turba il procedimento solo in modo passeggero, ciò che non è sufficiente a realizzare, nemmeno dal profilo oggettivo, i presupposti del reato (STF 6B_471/2009 del 24 luglio 2009, consid. 2.1).
Le intenzioni dell’imputato
3.
Sulle proprie intenzioni, AP 1 si è così espresso:
“Una volta che _ mi avrebbe fornito le informazioni, avrei fatto figurare un ritrovamento casuale e l’avrei (ndr. la droga) portata qui da voi al SAD Locarno. Noi abbiamo un apposito formulario da allestire in caso di ritrovamento stupefacenti. Avrei adottato questo sistema, ovviamente, per non creare problemi a _ visto che lui mi avrebbe fornito delle informazioni onde risalire ad un traffico di cocaina”
(VI PG 7 maggio 2015, pag. 2).
Sempre in quel primo verbale, egli ha, anche, precisato che:
“aspettavo di entrare in possesso delle informazioni di _ per poi parlare con un mio superiore. Sicuramente ne avrei parlato con qualcuno del Servizio antidroga della Città di Locarno, mi riferisco all’aiutante _ (...)
Nella misura in cui _ mi avrebbe dato le informazioni promesse, avrei allestito il formulario per il ritrovamento casuale della droga. Nel caso in cui _ non mi avesse dato le informazioni promesse avrei ugualmente consegnato la droga al SAD.
Ne avrei comunque parlato con un mio superiore in ognuna delle due ipotesi e, a seconda di quello che mi avrebbe detto, avrei proceduto
(...)
Prima di scrivere qualsiasi cosa sul rapporto giornaliero, era comunque mia intenzione discuterne con il mio superiore, in questo caso come responsabile SAD per le comunali che è l’aiutante _, al quale avrei spiegato il mio modo di procedere e le mie intenzioni. Non so quindi dire cosa avrei scritto sul rapporto giornaliero perché non ho ancora potuto incontrare né _ né _”
(VI PG 7 maggio 2015, pag. 3 e 4; sott. ed evidenziazione del red.).
a.
AP 1 ha, quindi, affermato che, nella notte del 2 maggio 2015, la sua intenzione non era ancora consolidata, perché - comunque - condizionata al consenso del proprio superiore alle cui indicazioni, egli, si sarebbe, in ogni caso, attenuto.
b.
Su questo punto, il collega TE 1 non ha riferito nulla - e nulla gli è stato chiesto - per cui la sua testimonianza non sconfessa la versione dell’imputato.
L’intervento - fin troppo sollecito - degli inquirenti ha, poi, impedito di concretamente
verificare se AP 1 avrebbe, effettivamente, agito così come dichiarato.
Ne discende che, in applicazione del principio in dubio pro reo (
DTF 127 I 38
consid. 2a e rinvii),
vista l’assenza di elementi probatori contrari, occorre riten
ere che l’intenzione dell’imputato era quella di, comunque, verificare con il proprio superiore se quanto egli aveva in mente di fare fosse cosa lecita oppure
no e, poi, di conformarsi alle indicazioni che il superiore gli avrebbe dato.
Sussunzione
4.1.
In relazione all’imputazione di favoreggiamento,
nel caso concreto, in applicazione del principio in dubio pro reo, occorre ritenere che era intenzione dell’imputato sottoporre, al suo rientro in servizio, la questione relativa ad _ al proprio superiore e che egli avrebbe, poi, proceduto a seconda di quanto il suo superiore gli avrebbe detto. Ne discende che il reato di favoreggiamento non può considerarsi adempiuto dal profilo soggettivo. A titolo abbondanziale si rileva che, anche dal profilo oggettivo, sussiste il dubbio che, nel caso concreto, il comportamento dell’imputato sia stato tale da disturbare il regolare avvio dell’inchiesta a carico di _, nei termini che dottrina e giurisprudenza ritengono necessari per l’adempimento del reato di favoreggiamento.
4.2.
Il reato di infrazione alla LFStup è, invece, pacificamente realizzato, nella misura in cui - circostanza peraltro ammessa dall’imputato - AP 1 ha, effettivamente, riconsegnato ad _ una - seppur esigua - quantità di droga. L’art. 19 LStup sanziona, in effetti, qualsiasi forma di partecipazione ad un traffico di droga e anche quantitativi irrisori sono sufficienti per ritenere adempiuta la fattispecie.
Violazione del principio di celerità
5.
La sentenza motivata è stata intimata più di 7 mesi dopo la comunicazione del dispositivo. Occorre, quindi, valutare se - nel caso concreto - vi sia stata una violazione del principio di celerità.
La questione deve essere affrontata d’ufficio.
5.1.
Il principio della celerità impone alle autorità penali di procedere con la dovuta speditezza non appena l'imputato è informato dei sospetti che pesano su di lui (art. 29 cpv. 1 Cost., 6 n. 1 CEDU e 14 n. 3 lett. c Patto ONU II; DTF 130 IV 54 e 124 I 139). Di nessuna rilevanza per l’accertamento di una violazione del principio della celerità è la responsabilità delle autorità e vi può essere violazione di questo principio anche se alle autorità penali non è imputabile nessuna colpa (DTF 130 IV 54). La questione di sapere se il principio della celerità sia stato violato va decisa soprattutto in base ad un appezzamento globale del lavoro effettuato, in cui va tenuto conto in particolare della complessità del procedimento, del comportamento dell’interessato e delle autorità penali. Tempi morti sono inevitabili e se nessuno di essi ha avuto una durata scioccante è l'apprezzamento globale ad essere decisivo, fermo restando che - affinché sussista una violazione di questo principio - non è di per sé sufficiente che un atto processuale potesse essere compiuto anticipatamente.
La giurisprudenza ha, ad esempio, giudicato inaccettabili e costitutivi di una violazione del principio di celerità un'inattività di tredici o quattordici mesi in fase d’istruttoria (STF 6S.37/2006 del 8 giugno 2006, consid. 2.1.2).
Siccome i ritardi nella procedura penale non possono più essere sanati, il Tribunale Federale ha fatto derivare dalla violazione del principio della celerità delle conseguenze a livello di pena. La violazione di tale principio comporterà, nei casi più frequenti, una riduzione oppure addirittura la rinuncia ad una pena o anche l'abbandono del procedimento (STF 6S.37/2006 dell’8 giugno 2006, DTF 130 IV 54, 124 I 139 e 117 IV 124).
5.2.
Nel caso concreto, un periodo di più di 7 mesi per l’intimazione della sentenza motivata è, non soltanto non ossequioso dell’art. 84 cpv 4 CPP; ma manifestamente eccessivo poiché non giustificato dalle circostanze del caso specifico, che non presenta alcuna particolare difficoltà.
Di conseguenza, la pena pecuniaria inflitta deve imperativamente essere ridotta anche per questo motivo.
Pena
6.
In considerazione del proscioglimento dall’imputazione di (tentato) favoreggiamento e della - seppur lieve - violazione del principio di celerità, appare adeguata una pena pecuniaria pari a 3 aliquote giornaliere.
L’importo dell’aliquota (fr 110.- ) definito in primo grado viene confermato in assenza di qualsivoglia contestazione.
Tasse, spese e indennizzo dell’imputato
7.
Visto l’esito della procedura, gli oneri processuali di primo grado pari a complessivi fr. 1'150.- sono a carico dello Stato in ragione di 1/2 e a carico del condannato in ragione di 1/2.
8.
Per l’art. 429 cpv. 1 lett. a CPP l’imputato assolto, pienamente o anche solo parzialmente, ha diritto al risarcimento delle spese sostenute ai fini di un adeguato esercizio dei suoi diritti procedurali.
a.
La difesa chiede, in primo luogo, il riconoscimento di una tariffa oraria di fr. 300.- corrispondente a quella pattuita contrattualmente con l’imputato. Ritenuto che il caso qui in discussione non presenta particolari difficoltà né dal profilo fattuale né da quello giuridico, la tariffa oraria deve essere ridotta ai canonici fr. 250.-/h.
b.
Complessivamente, il difensore ha preteso che vengano riconosciute, per la procedura di primo grado, 20 ore di onorario (cfr. prestazioni fino al 1° giugno 2016).
Egli ha fatturato complessivamente 2 ore e 45 minuti per i colloqui telefonici con il cliente. Di tale dispendio orario si giustifica riconoscere un’ora,
tempo più che sufficiente per discutere della fattispecie e approntare una strategia difensiva (soprattutto alla luce del dispendio orario indicato per il colloquio con il cliente, pari a 2 ore e 30 minuti).
Il dispendio orario fatturato per il verbale davanti al procuratore pubblico (2 ore) va ridotto a 1 ora e 30 minuti in considerazione dell’effettiva durata e della (breve) trasferta.
Per il dibattimento di primo grado sono state fatturate 5 ore che vanno ridotte a 4 ore in virtù della durata effettiva e della relativa trasferta.
10 ore e 15 minuti di lavoro sono, poi, state conteggiate per la formazione dell’incarto (30 minuti), la corrispondenza e colloqui con il ministero pubblico (1 ora e 15 minuti), l’esame dell’incarto e l’allestimento dell’istanza probatoria (1 ora), il colloquio con il cliente (2 ore e 30 minuti), corrispondenza e colloqui telefonici con la pretura penale (1 ora) e per la preparazione del dibattimento di primo grado (4 ore). Questo dispendio orario viene integralmente riconosciuto.
c.
L'onorario riconosciuto per la procedura di primo grado è quindi di 10 ore a fr. 250.- l'una, per totali fr. 2'500.-
d.
Le spese esposte pari a fr. 139.- vengono totalmente riconosciute.
e.
Su questi importi va calcolata e, poi, aggiunta l'IVA all'8%, cioè fr. 211.12.
f.
Complessivamente, quindi, vista la parziale assoluzione, per la procedura di primo grado, sono riconosciuti all'avv. _, difensore di fiducia, fr. 1'425.06 (1/2 di fr. 2'500.- + fr. 139.- + fr. 211.12).
9.
Visto l’esito, gli oneri processuali d’appello, consistenti in complessivi fr. 1’700.-, gravano per 1/2 sullo Stato e per 1/2 sul condannato .
10.
Come già ricordato, per l’art. 429 cpv. 1 lett. a CPP l’imputato assolto, pienamente o anche solo parzialmente, ha diritto al risarcimento delle spese sostenute ai fini di un adeguato esercizio dei suoi diritti procedurali.
a.
Anche per la procedura d’appello, l’imputato chiede, in primo luogo, il riconoscimento di una tariffa oraria di fr. 300.- corrispondente a quella pattuita contrattualmente con l’imputato. Ritenuto che il caso qui in discussione non presenta particolari difficoltà né dal profilo fattuale né da quello giuridico, la tariffa oraria deve essere ridotta ai canonici fr. 250.-/h.
b.
Complessivamente, il difensore ha preteso che vengano riconosciute, per la procedura di appello, 17 ore e 15 minuti di onorario (cfr. prestazioni a far tempo dal 2 giugno 2016).
Egli ha fatturato complessivamente 1h e 30 minuti per i colloqui telefonici con il cliente e per un colloquio telefonico con la CARP.
Di tale dispendio orario si giustifica riconoscere 1h: non va dimenticato che l'appello giunge alla fine di tutta la procedura di primo grado, durante la quale sia il difensore che il cliente hanno avuto modo di comprendere esattamente le accuse e di scegliere - conseguentemente - le strategie difensive.
Per la preparazione al dibattimento d’appello, sono state fatturate 7h e 15 minuti. In considerazione del fatto che l’arringa difensiva ricalca, sostanzialmente, quella per il processo di primo grado, il tempo impiegato appare eccessivo, per cui deve essere ridotto a 4 ore.
8 ore e 30 minuti di lavoro sono, poi, state conteggiate per l’esame della sentenza di primo grado con relativa lettera al cliente (1h), per l’allestimento della dichiarazione d’appello (30 minuti), per i colloqui con il cliente (1h e 30 minuti), per l’allestimento dell’istanza di indennizzo (30 minuti) e per il dibattimento con trasferta compresa (5h). Questo dispendio orario viene integralmente riconosciuto.
c.
L'onorario riconosciuto per la procedura d’appello è quindi di 13 ore e 30 minuti a fr. 250.- l'una, per totali fr. 3'375.-.
d.
Le spese esposte pari a fr. 134.- vengono totalmente riconosciute.
e.
Su questi importi va calcolata e, poi, aggiunta l'IVA all'8%, cioè fr. 280.72.
f.
Complessivamente, quindi, vista la parziale soccombenza, per la procedura d’appello, sono riconosciuti all'avv. _, difensore di fiducia, fr. 1'894.86 (1/2 di fr. 3'375.- + fr. 134.- + fr. 280.72).