Decision ID: 0c941a1f-5198-5f26-863d-69186fe1fd52
Year: 2014
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_004
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: civil_law

ritenuto
in fatto:
A.
Il 9 luglio 2010 la CO 1 ha assunto per l'anno scolastico 2010/2011 RE 1 in qualità di insegnante per la scuola elementare con uno stipendio mensile lordo di fr. 4200.–. La convenzione di lavoro sottoscritta tra le parti prevedeva quanto segue:
Il contratto è valido:
– dal 1° settembre 2010 al 30 giugno 2011, qualora la maestra – a fine giugno 2011 – intendesse sospendere la propria collaborazione;
– dal 1° settembre 2010 al 31 agosto 2011, invece, se conferma la propria collaborazione almeno per l'anno successivo.
Il 24 giugno 2011 la direzione dell'CO 1 ha comunicato alla docente la cessazione del rapporto di lavoro confermando “quanto stabilito nella convenzione di lavoro e cioè che il rapporto di lavoro terminerà il 30 giugno 2011”. In una lettera del 29 agosto 2011 RE 1, per il tramite del proprio patrocinatore, ha contestato il mancato rinnovo del contratto di lavoro e ha chiesto se vi fosse la possibilità di continuare il rapporto di lavoro e ha rivendicato il pagamento dello stipendio per i mesi di luglio e agosto 2011. L'CO 1 le ha riconosciuto lo stipendio fino a fine luglio 2011, senza però assumerla per il nuovo anno scolastico. RE 1 si è quindi annunciata alla Cassa cantonale di assicurazione contro la disoccupazione, dalla quale ha percepito le relative indennità per il mese di agosto 2011, per un totale di fr. 3281.90 netti.
B.
Ottenuta l'autorizzazione ad agire il 16 aprile 2012, con petizione 25 aprile 2012 RE 1 ha convenuto la CO 1 davanti al Giudice di pace del circolo di Lugano Ovest per ottenere il pagamento di fr. 4200.– oltre interessi al 5% dal 1° settembre 2011 (incarto n. 45/C/12/PE). Il 10 maggio 2012 anche la Cassa cantonale di assicurazione contro la disoccupazione, agendo in virtù della cessione legale di cui all'art. 29 LADI, si è rivolta al medesimo Giudice di pace per ottenere dalla CO 1 la rifusione di fr. 3087.90 versati alla dipendente (incarto n. 48/C/12/PE). Il Giudice di pace ha congiunto le cause per l'istruttoria e per il giudizio. Nelle sue osservazioni del 30 maggio 2012, completate il 4 giugno successivo, la convenuta ha proposto di respingere le petizioni.
C.
Statuendo l'11 gennaio 2013 con un'unica decisione il Giudice di pace ha respinto le istanze, ponendo la tassa e le spese di giustizia per le due azioni, di complessivi fr. 250.–, a carico dello Stato del Cantone Ticino e compensando le indennità.
D.
Contro la decisione appena citata RE 1 è insorta a questa Camera con un reclamo dell'11 febbraio 2013 chiedendo la riforma del giudizio impugnato nel senso di accogliere la sua petizione. Il reclamo non è stato oggetto di notificazione. Con osservazioni 18 marzo 2013 la CO 1 ha postulato la reiezione del gravame.

Considerando
in diritto:
1.
Nella decisione impugnata il Giudice di pace ha menzionato gli art. 221 e 223 CPC previsti per la procedura ordinaria così come l'art. 210 cpv. 2 CPC concernente la procedura di conciliazione. L'indicazione di tali norme denota una certa confusione giacché trattandosi di vertenze con un valori litigiosi inferiori a fr. 30 000.–la procedura è quella semplificata degli art. 243 segg. CPC in esito alla quale le decisioni sono impugnabili con reclamo entro trenta giorni dalla notificazione a questa Camera (art. 321 cpv. 1 CPC). Nella fattispecie la decisione impugnata è stata notificata al patrocinatore dell'istante il 14 gennaio 2013, sicché il reclamo, introdotto l'11 febbraio 2013, è tempestivo.
2.
Secondo l'art. 320 CPC con il reclamo può essere censurata l'errata applicazione del diritto (lett. a) e/o l'accertamento manifestamente errato dei fatti (lett. b).
L'autorità di reclamo esamina con pieno potere di cognizione le censure concernenti l'errata applicazione del diritto –
federale
, cantonale o estero – da parte del giudice di prime cure. Spetta al reclamante, pena l'irricevibilità del suo reclamo,
spiegare in modo conciso in cosa consista la violazione del diritto e su quali punti il giudizio contestato viene impugnato
(DTF 134 II 246, consid. 2.1). Per quanto concerne invece i fatti, l'autorità di reclamo ha un potere di cognizione limitato, potendo rivedere i fatti soltanto se essi sono stati accertati in modo manifestamente errato. Anche in tal caso occorre in particolare esporre le critiche in maniera chiara e circostanziata, accompagnandole da un'argomentazione esaustiva. La definizione di “manifestamente errato” corrisponde a quella dell'arbitrio (art. 9 Cost.) nell'apprezzamento delle prove o nell'accertamento dei fatti.
Per motivare l'arbitrio non basta criticare semplicemente la decisione impugnata contrapponendole una versione propria, ma occorre dimostrare per quale motivo l'accertamento dei fatti o la valutazione delle prove sarebbero
manifestamente insostenibili, in aperto contrasto con la situazione reale, gravemente lesivi di una norma o di un principio giuridico chiaro e indiscusso oppure in contraddizione urtante con il sentimento di giustizia e d'equità (DTF 138 I 51, consid. 7.1).
Un apprezzamento delle prove è arbitrario solo quando l'autorità di prime cure abbia manifestamente disatteso il senso e la rilevanza di un mezzo probatorio o abbia omesso, senza fondati motivi, di tenere conto di una prova importante, idonea a influire sulla decisione presa; oppure quando, sulla base degli elementi raccolti, essa abbia fatto delle deduzioni insostenibili (DTF 137 III 234, consid. 4.2 e rinvii).
3.
Il giudice di pace ha respinto l'istanza poiché “malgrado si ritiene si trattasse di un contratto a termine con disponibilità al proseguimento, la signora è stata alle dipendenze per 9 mesi dove il rapporto di lavoro necessita di un mese di disdetta da ambo le parti; se le stesse non hanno rispettivamente confermato l'intenzione a continuare, si ritiene che il rapporto di lavoro cessi; ma poiché è necessario informare [del]la propria intenzione sia in un senso che nell'altro, ecco che la lettera dell'CO 1 del 21 [recte 24] giugno 2011 dà corretta disdetta in ossequio all'art. 335
c
CO che prevede il mese di preavviso che porta il rapporto di lavoro a cessare per la fine di luglio 2011, così come è stato poi riconosciuto”.
4.
La reclamante contesta l'applicazione dell'art. 335
c
CO sostenendo che le parti hanno concluso un contratto di lavoro di durata determinata che prevedeva due possibili termini a dipendenza della sua sola volontà: se a fine giugno 2011 avesse manifestato la sua volontà nel sospendere la propria collaborazione con la scuola, il contratto sarebbe terminato al 30 giugno 2011, in caso contrario al 31 agosto 2011 e, dato che ha sempre confermato la propria disponibilità a continuare il rapporto di lavoro anche per l'anno scolastico successivo, il contratto è terminato a fine agosto 2011. L'opponente ribadisce invece che la relazione contrattuale è terminata il 30 giugno 2011, contestando che la reclamante abbia confermato la propria disponibilità per l'anno successivo e sostenendo che il salario versato per il mese di luglio 2011 in realtà non era dovuto.
a)
In concreto,
la convenzione di lavoro sottoscritta dalle parti prevedeva una prima validità dal 1° settembre 2010 al 30 giugno 2011 “qualora la maestra – a fine giugno 2011 – intendesse sospendere la propria collaborazione” e una seconda dal 1° settembre 2010 al 31 agosto 2011 “se conferma la propria collaborazione almeno per l'anno successivo”. Il Regolamento dell'CO 1, parte integrante del contratto, prevede invece che “La durata del contratto è annuale (dal 1° settembre al 30 giugno, data di scadenza) per i docenti di prima assunzione (incaricati), per i quali è previsto un periodo di prova di tre mesi, durante i quali il rapporto di lavoro può essere disdetto da una o da entrambe le parti senza preavviso.” (art. 3.1, doc. B).
b)
Ora, i rapporti di lavoro di durata indeterminata sono quelli la cui durata non è prestabilita e la cui cessazione – fatte salve la risoluzione immediata per gravi motivi e la risoluzione convenzionale – è subordinata a disdetta, che può essere data da ciascuna delle parti (cfr. art. 335 cpv. 1 CO; messaggio del Consiglio federale del 9 maggio 1984 relativo alla revisione del Codice delle obbligazioni sull'iniziativa popolare “concernente la protezione dei lavoratori dai licenziamenti nel diritto del contratto di lavoro” e sulla revisione delle disposizioni in materia di risoluzione del rapporto di lavoro nel Codice delle obbligazioni, FF 1984 II pag. 537 ). Un contratto che non rispetta i criteri applicabili ai contratti di durata determinata è considerato di durata indeterminata, anche se le parti, in maniera erronea, lo hanno qualificato un contratto di durata determinata (
Carruzzo
, Le contrat individuel de travail, Zurigo 2009, n. 8 ad. art. 319 CO;
Wyler
, Droit du travail, Berna 2008, pag. 436;
Stahelin
, Zürcher Kommentar, 1996, pag. 478, n. 16 ad art. 334 CO). Per l'art. 335
c
cpv. 1 CO, dopo il tempo di prova, il rapporto di lavoro di durata indeterminata può essere disdetto per la fine di un mese, nel primo anno di servizio con preavviso di un mese.
c)
I rapporti di lavoro di durata determinata propriamente detti sono invece quelli che terminano automaticamente, senza disdetta (art. 334 cpv. 1 CO), la cui durata può essere prevista dalla legge (come per il contratto di tirocinio) o risultare dalla natura del contratto o essere convenuta tra le parti. Quando le parti subordinano la cessazione del rapporto di lavoro a un avvenimento futuro, la durata del contratto dev'essere determinabile oggettivamente e l'avvenimento risolutivo non può dipendere dall'influsso di una sola parte (cfr. messaggio del Consiglio federale, loc. cit., pag. 534). In effetti, ciò sarebbe contrario alla regola prevista dall'art. 335
a
cpv. 1 CO, secondo cui i termini di disdetta devono essere identici per le due parti.
In tal caso, il contratto è considerato come un contratto di durata indeterminata
(Carron
, Commentaire du contrat de travail, Berna, 2013, n. 12 ad art. 334;
Wyler
, op. cit., pag. 437).
d)
Quando le parti pattuiscono una durata minima (per esempio “il rapporto di lavoro dura almeno sino alla fine dell'anno” o “il rapporto di lavoro inizia il 1° gennaio e può essere disdetto per il 31 dicembre, con preavviso di un mese”), non si è in presenza di un rapporto di lavoro di durata determinata, bensì di un rapporto di lavoro di durata indeterminata (o di un contratto di durata determinata impropriamente detto). Infatti, anche se la disdetta è esclusa per un periodo determinato, il contratto deve nondimeno essere sciolto rispettando il termine di disdetta contrattuale o legale. Se è pattuita una durata massima (per esempio “il rapporto di lavoro termina il più tardi il 31 dicembre 2016” o “il rapporto di lavoro può essere disdetto per la fine di un mese, con preavviso di due mesi; se nessuna parte lo disdice, termina il 30 giugno 2016”) le parti possono, durante questo periodo, disdire il contratto osservando i termini e le scadenze contrattuali o legali. Ove nessuna delle parti dia la disdetta, il rapporto di lavoro cessa automaticamente alla scadenza della durata massima pattuita (cfr. messaggio del Consiglio federale, loc. cit., pag. 535).
e)
Nella fattispecie, entrambe le parti ritengono di avere stipulato un contratto a tempo determinato che prevedeva una durata fino al 30 giugno o fino 31 agosto 2011, a seconda se la maestra confermava o meno la propria disponibilità a lavorare per la scuola per l'anno seguente. La cessazione del rapporto di lavoro era subordinata perciò alla sola volontà di RE 1 di proseguire nella collaborazione con l'Istituto scolastico. Sennonché l'elemento che mette fine a un contratto di durata determinata non può dipendere dall'influsso di una sola parte. In tali circostanze, il contratto in esame non è di durata determinata ma indeterminata che prevedeva una durata minima e una massima. Al termine del periodo minimo, in concreto il 30 giugno 2011, tale contratto poteva essere disdetto rispettando il termine di un mese (art. 335
c
CO), fermo restando che la cessazione del rapporto di lavoro ha avuto effetto solo con il 31 luglio 2011 (cfr.
Aubert,
Commentaire Romand, CO I, Basilea 2006. n. 6 ad art. 335
c
). Ciò posto il reclamo, che non ha evidenziato nessun errore nell'applicazione del diritto da parte del primo giudice, deve essere respinto.
5.
La procedura nelle azioni derivanti da contratto di lavoro è gratuita (art. 114 lett. c CPC), salvo in caso di temerarietà processuali, circostanze non realizzate nella fattispecie (art. 115 CPC). La reclamante, nondimeno, rifonderà alla resistente, che ha presentato osservazioni per il tramite di un patrocinatore, un'adeguata indennità a titolo di ripetibili (art. 106 cpv. 1 CPC).