Decision ID: 8414f87e-1076-5272-92a9-509f7809d53c
Year: 2021
Language: it
Court: CH_BVGE
Chamber: CH_BVGE_001
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: 

Visto:
la domanda di asilo che l’interessato ha presentato in Svizzera il 17 dicem-
bre 2020 (cfr. atto SEM 3/2),
il verbale relativo al colloquio personale Dublino del 30 dicembre 2020 (cfr.
atto SEM 17/2),
la documentazione medica agli atti (cfr. atti SEM 15/2, 26/2, 27/2, 28/2,
36/2),
la decisione della Segreteria di Stato della migrazione (di seguito: SEM)
del 29 gennaio 2021, notificata il 1° febbraio 2021 (cfr. atto SEM 32/1), me-
diante la quale detta autorità non è entrata nel merito della domanda d’asilo
ai sensi dell’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi (RS 142.31) ed ha pronunciato il
trasferimento dell’interessato verso la Germania,
il ricorso inoltrato dinanzi al Tribunale amministrativo federale (di seguito: il
Tribunale) l’8 febbraio 2021 (timbro postale) e con cui l’insorgente ha po-
stulato il limine la sospensione dell’allontanamento in via supercautelare e
la restituzione dell’effetto sospensivo; nel merito l’annullamento della pre-
citata decisione ed il rinvio degli atti alla SEM per una nuova valutazione
circa la possibile applicazione della clausola di sovranità; contestualmente
di essere esentato dal versamento di una anticipo a copertura delle pre-
sunte spese processuali,
lo scritto del 10 febbraio 2021 con cui il ricorrente ha trasmesso al Tribunale
ulteriore documentazione medica,
i fatti del caso di specie che, se necessari, verranno ripresi nei considerandi
che seguono,

e considerato:
che le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla
LTF, in quanto la LAsi non preveda altrimenti (art. 6 LAsi),
che presentato tempestivamente (art. 108 cpv. 3 LAsi) contro una deci-
sione in materia di asilo della SEM (art. 6 e 105 LAsi; art. 31‒33 LTAF), il
ricorso è di principio ammissibile sotto il profilo degli art. 5, 48 cpv. 1 lett. a‒
c e art. 52 PA,
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che occorre pertanto entrare nel merito del gravame,
che tema di litigio (“Streitgegenstand”) dinanzi ad un’istanza superiore pos-
sono essere solo i rapporti giuridici regolati dalla decisione impugnata: nel
caso di una non entrata nel merito, le rivendicazioni giuridiche riguardanti
il merito sono inammissibili (DTF 139 II 233 consid. 3.2),
che i ricorsi manifestamente infondati, ai sensi dei motivi che seguono,
sono decisi in procedura semplificata (art. 111a LAsi) dal giudice unico, con
l’approvazione di un secondo giudice (art. 111 lett. e LAsi) e la decisione è
motivata soltanto sommariamente (art. 111a cpv. 2 LAsi),
che giusta l’art. 111a cpv. 1 LAsi, il Tribunale rinuncia allo scambio di scritti,
che di norma non si entra nel merito di una domanda di asilo se il richie-
dente può partire alla volta di uno Stato terzo cui compete, in virtù di un
trattato internazionale, l’esecuzione della procedura di asilo e allontana-
mento (art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi),
che nel colloquio Dublino l’insorgente, posto di fronte alla possibile compe-
tenza della Germania, ha dichiarato di non volervi fare ritorno in quanto la
sua domanda d’asilo avrebbe avuto esito negativo,
che nella querelata decisione l’autorità inferiore, dopo aver constatato
l’espressa ammissione di competenza da parte della Germania, ha escluso
che nello Stato di destinazione sussistano carenze sistemiche ai sensi
dell’art. 3 par. 2 del regolamento (UE) n. 604/2013 del Parlamento europeo
e del Consiglio del 26 giugno 2013 che stabilisce i criteri e i meccanismi di
determinazione dello Stato membro competente per l’esame di una do-
manda di protezione internazionale presentata in uno degli Stati membri
da un cittadino di un paese terzo o da un apolide (rifusione) (Gazzetta uffi-
ciale dell’Unione europea [GU] L 180/31 del 29.6.2013; di seguito: Regola-
mento Dublino III) o un rischio di trattamenti contrari all’art. 3 CEDU o di
violazione del principio del divieto di respingimento; che proseguendo nella
propria analisi, la SEM ha negato l’esistenza di motivi che impongano l’ap-
plicazione delle clausole discrezionali di cui agli art. 16 par. 1 e 17 par. 1
Regolamento Dublino III; che in particolare, le problematiche mediche di
cui soffrirebbe l’interessato (sindrome da disadattamento e disturbi del
sonno), completamente acclarate e non meritevoli di ulteriori accertamenti,
sarebbero trattabili in Germania alla luce della sufficiente infrastruttura me-
dica esistente in tale Paese,
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che nel proprio gravame il ricorrente avversa su vari aspetti l’argomenta-
zione di cui al provvedimento sindacato; che in primo luogo, dal carattere
parziale e succinto della documentazione medica esaminata dalla SEM
nonché “dall’assenza di un rapporto F4”, l’istruzione della fattispecie sa-
rebbe da considerare incompleta; che l’alto numero di controlli medici cui
l’interessato si sarebbe sottoposto nel breve soggiorno in Svizzera sarebbe
paradigmatico della sua condizione di sofferenza; che occorrerebbe per-
tanto restituire gli atti alla SEM per i necessari complementi; che la patro-
cinatrice disquisisce poi a lungo sul fatto che il ricorrente – nonostante pro-
venga da una provincia afghana rispetto alla quale la prassi giurispruden-
ziale elvetica concederebbe l’ammissione provvisoria e si sia convertito al
cristianesimo – rischierebbe di essere allontanamento nel proprio Paese
d’origine a seguito del trasferimento in Germania, cosa che lo esporrebbe
al rischio di una violazione dell’art. 3 CEDU e del principio del non respin-
gimento; che vi sarebbe pure “il dubbio che la domanda d’asilo del ricor-
rente non sia stata adeguatamente esaminata dalle autorità tedesche”,
che la SEM esamina la competenza relativa al trattamento di una domanda
di asilo secondo i criteri previsti dal Regolamento Dublino III,
che, se in base a questo esame è individuato un altro Stato quale respon-
sabile per l’esame della domanda di asilo, la SEM pronuncia la non entrata
nel merito previa accettazione, espressa o tacita, di ripresa a carico del
richiedente l’asilo da parte dello Stato in questione (cfr. DTAF 2017 VI/5
consid. 6.2),
che, ai sensi dell’art. 3 par. 1 Regolamento Dublino III, la domanda di pro-
tezione internazionale è esaminata da un solo Stato membro, ossia quello
individuato in base ai criteri enunciati al capo III (art. 7–15),
che nel caso di una procedura di presa in carico (inglese: take charge) ogni
criterio per la determinazione dello Stato membro competente – enumerato
al capo III – è applicabile solo se, nella gerarchia dei criteri elencati all’art. 7
par. 1 Regolamento Dublino III, quello precedente previsto dal Regola-
mento non trova applicazione nella fattispecie (principio della gerarchia dei
criteri),
che la determinazione dello Stato membro competente avviene sulla base
della situazione esistente al momento in cui il richiedente ha presentato
domanda di protezione internazionale (art. 7 par. 2 Regolamento Dublino
III),
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che, contrariamente, nel caso di una procedura di ripresa in carico (inglese:
take back), di principio non viene effettuato un nuovo esame di determina-
zione dello stato membro competente secondo il capo III (cfr. DTAF
2017 VI/5 consid. 6.2 e 8.2.1),
che giusta l’art. 3 par. 2 Regolamento Dublino III, qualora sia impossibile
trasferire un richiedente verso lo Stato membro inizialmente designato
come competente in quanto si hanno fondati motivi di ritenere che sussi-
stono delle carenze sistemiche nella procedura di asilo e nelle condizioni
di accoglienza dei richiedenti, che implichino il rischio di un trattamento
inumano o degradante ai sensi dell’art. 4 della Carta dei diritti fondamentali
dell’Unione europea (GU C 364/1 del 18.12.2000, di seguito: CartaUE), lo
Stato membro che ha avviato la procedura di determinazione dello Stato
membro competente prosegue l’esame dei criteri di cui al capo III per veri-
ficare se un altro Stato membro possa essere designato come competente,
che lo Stato membro competente in forza del presente regolamento è te-
nuto a riprendere in carico – in ossequio alle condizioni poste agli art. 23,
24, 25 e 29 – un cittadino di un paese terzo o un apolide del quale è stata
respinta la domanda e che ha presentato domanda in un altro Stato mem-
bro oppure si trova in altro Stato membro senza un titolo di soggiorno
(art. 18 par. 1 lett. d Regolamento Dublino III),
che un confronto dell’unità centrale del sistema europeo “EURODAC” ha
permesso di appurare che l’insorgente ha depositato una domanda d’asilo
in Germania il 19 agosto 2015 (cfr. atto SEM 10/1),
che il ricorrente ha espressamente confermato tale riscontro (cfr. atto SEM
17/3),
che su questi presupposti, il 30 dicembre 2020, la SEM ha presentato alle
autorità tedesche competenti, nei termini fissati all’art. 23 par. 2 Regola-
mento Dublino III, una domanda di ripresa in carico fondata sull’art. 18 par.
1 lett. d Regolamento Dublino III,
che il 7 gennaio 2021 le autorità teutoniche hanno espressamente accet-
tato la predetta,
che la competenza della Germania è dunque di principio data,
che l’eventualità ai sensi della quale la domanda d’asilo fosse effettiva-
mente stata respinta in Germania, non mette in dubbio la competenza delle
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autorità di tale Paese per l’eventuale esecuzione del suo trasferimento, ri-
spettivamente per un eventuale regolamento delle condizioni di soggiorno
se un rinvio non fosse eseguibile nel suo Paese d’origine (cfr. sentenza del
Tribunale D-5996/2019 del 21 novembre 2019),
che del resto il Paese in questione è legato alla CartaUE e firmatario, della
CEDU, della Convenzione del 10 dicembre 1984 contro la tortura ed altre
pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti (Conv. tortura, RS 0.105),
della Convenzione del 28 luglio 1951 sullo statuto dei rifugiati (Conv. rifu-
giati, RS 0.142.30), oltre che del relativo Protocollo aggiuntivo del 31 gen-
naio 1967 (RS 0.142.301) e ne applica le disposizioni,
che, di conseguenza, il rispetto della sicurezza dei richiedenti l’asilo, in par-
ticolare il diritto alla trattazione della propria domanda secondo una proce-
dura giusta ed equa ed una protezione conforme al diritto internazionale
ed europeo, è presunto da parte dello Stato in questione (cfr. direttiva
2013/32/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013
recante procedure comuni ai fini del riconoscimento e della revoca dello
status di protezione internazionale [di seguito: direttiva procedura]; direttiva
2013/33/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013
recante norme relative all’accoglienza dei richiedenti protezione internazio-
nale [di seguito: direttiva accoglienza]),
che tale presunzione non è però assoluta e può essere confutata in pre-
senza di indizi seri che, nel caso concreto, le autorità di tale Stato non ri-
spetterebbero il diritto internazionale (cfr. DTAF 2010/45 consid. 7.4 e 7.5),
che la stessa va inoltre scartata d’ufficio in presenza di violazioni sistema-
tiche delle garanzie minime previste dall’Unione europea o di indizi seri di
violazioni del diritto internazionale (cfr. DTAF 2011/9 consid. 6; sentenza
della CorteEDU M.S.S. contro Belgio e Grecia del 21 gennaio 2011,
30696/09, R.U. contro Grecia del 7 gennaio 2011, 2237/08, §74 segg.; sen-
tenza della CGUE del 21 dicembre 2011, C-411/10 e C-493/10 [Grande
Sezione]),
che in maniera del tutto generale ad oggi non risulta però che la legisla-
zione in materia d’asilo in Germania non venga applicata, né che la proce-
dura sia caratterizzata da carenze strutturali tali da concludere che le do-
mande non vengano trattate seriamente dalle autorità preposte, né che non
vi siano effettive vie di ricorso, né che i richiedenti non siano protetti contro
rinvii abusivi verso i paesi d’origine (cfr. sentenza del Tribunale D-45/21 del
14 gennaio 2021),
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che il qui ricorrente, al di là di generiche allusioni e considerazioni di ordine
statistico, non ha del resto addotto elementi concreti ed individualizzati a
sostegno delle pretese e lacune nella trattazione della sua domanda d’asilo
in Germania,
che ad ogni modo, la Germania è uno Stato di diritto e ci si può oltremodo
attendere che il ricorrente si rivolga alle autorità sovranazionali qualora ab-
bia a sollevare doglianze rispetto allo svolgimento della pratica che lo ri-
guarda,
che un tale esame in questa sede oltrepasserebbe del resto l’oggetto della
procedura Dublino, essendo le autorità elvetiche unicamente tenute a ve-
rificare, d’un canto, che la Germania rispetti in principio i suoi obblighi di
diritto internazionale e, dall’altro, che non vi fossero degli indizi di violazione
delle sue obbligazioni in concreto, valutazioni quest’ultime, debitamente
esposte nel provvedimento avversato,
che l’applicazione dell’art. 3 par. 2 2a frase Regolamento Dublino III non si
giustifica nel caso di specie,
che resta da valutare se nel caso concreto sussistano indizi seri e sufficienti
per ammettere che le autorità dello stato di destinazione non rispettino il
diritto internazionale (cfr. DTAF 2010/45 consid. 7.4 e 7.5),
che proseguendo nell’analisi, ai sensi dell’art. 29a cpv. 3 OAsi 1 − disposi-
zione che concretizza in diritto interno svizzero la clausola di sovranità −
se “motivi umanitari” lo giustificano la SEM può entrare nel merito della
domanda anche qualora giusta il Regolamento Dublino III un altro Stato
sarebbe competente per il trattamento della domanda,
che l’autorità inferiore, nell’applicazione dell’art. 29a cpv. 3 OAsi 1, dispone
di potere di apprezzamento (cfr. DTAF 2015/9 consid. 7 seg.); che al con-
trario, qualora il trasferimento del richiedente nel Paese di destinazione
contravvenga all’art. 4 Carta UE, all’art. 3 CEDU o all’art. 3 Conv. tortura,
essa è obbligata ad applicare la clausola di sovranità e ad entrare nel me-
rito della domanda d’asilo (cfr. DTAF 2015/9 consid. 8.2.1),
che l’insorgente non ha apportato indizi seri e concreti suscettibili di dimo-
strare che lo Stato di destinazione non rispetterebbe il principio del divieto
di respingimento e, dunque, verrebbe meno ai suoi obblighi internazionali
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rinviandolo in un Paese dove la sua vita, integrità corporale o libertà sareb-
bero seriamente minacciate o da dove rischierebbe di essere respinto in
un tale Paese,
che su tali presupposti, anche ammettendo che le autorità tedesche ab-
biano effettivamente pronunciato l’allontanamento del richiedente verso
l’Afghanistan, nulla permette di ritenere in casu che lo abbiano fatto ve-
nendo meno al diritto cogente,
che in tale contesto, anche un’eventuale decisione definitiva assortita da
un rinvio nel paese d’origine non costituisce di per sé una violazione del
principio del non respingimento (cfr. sentenze del Tribunale E-1983/2019
consid. 5.5 e rif. citati),
che d’altra parte mal si comprende in che modo la SEM avrebbe omesso
di tenere in considerazioni tali aspetti,
che per il resto, il respingimento forzato di persone che soffrono di proble-
matiche valetudinarie costituisce una violazione dell’art. 3 CEDU unica-
mente in circostanze eccezionali; che ciò risulta essere il caso segnata-
mente laddove la malattia dell’interessato si trovi in uno stadio a tal punto
avanzato o terminale da lasciar presupporre che, a seguito del trasferi-
mento, la sua morte appaia come una prospettiva prossima (cfr. sentenza
della CorteEDU N. contro Regno Unito del 27 maggio 2008, 26565/05;
DTAF 2011/9 consid. 7.1),
che una violazione dell’art. 3 CEDU può però anche sussistere qualora vi
siano dei seri motivi di ritenere che la persona, in assenza di trattamenti
medici adeguati nello Stato di destinazione, sarà confrontata ad un reale
rischio di un grave, rapido ed irreversibile peggioramento delle condizioni
di salute comportante delle intense sofferenze o una significativa riduzione
della speranza di vita (cfr. sentenza della CorteEDU Paposhvili contro Bel-
gio del 13 dicembre 2016, 41738/10, §181 segg.),
che essendo decisivo e vista la doglianza in tal senso, occorre a questo
punto chiedersi, da una parte se l’accertamento dei fatti operato dall’auto-
rità inferiore quanto alle affezioni di cui soffre l’insorgente sia stato o meno
esaustivo e corretto, e dall’altra se le stesse rientrino o meno nelle casisti-
che testé enucleate,
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che alla luce dell’applicazione del principio inquisitorio l’autorità compe-
tente deve infatti procedere d’ufficio all’accertamento esatto e completo dei
fatti giuridicamente rilevanti (DTAF 2019 I/6 consid. 5.1),
che nel caso in narrativa non appare però che la SEM sia venuta meno agli
obblighi che le si impongono in virtù di tale massima,
che sulla base della documentazione medica agli atti al momento dell’emis-
sione della decisione sindacata, risultava infatti chiaro che la situazione
medica dell’insorgente, che soffre di una sindrome da disadattamento e
disturbi del sonno, non si iscrivesse nella restrittiva giurisprudenza conven-
zionale,
che come rettamente segnalato dall’autorità inferiore, gli ulteriori consulti
previsti sono da relazionarsi ai trattamenti prescritti per la suddetta diagnosi
e non alla necessità di individuare ulteriori patologie, di modo che, risulta
del tutto pretestuoso appellarvisi censurando un presunto accertamento in-
completo della fattispecie,
che le autorità svizzere non sono d’altro canto tenute a prendere in consi-
derazione l’eventuale insorgere di ulteriori affezioni non ancora indagate,
essendo determinante lo stato di fatto presente al momento della decisione
(cfr. DTAF 2010/44 consid. 3.6),
che la documentazione medica addotta nel corso della procedura ricor-
suale non comportano del resto alcuna modifica sostanziale di quanto pre-
cede,
che in siffatta disamina non si deve dipoi tralasciare il fatto che la Germania
dispone notoriamente di infrastrutture mediche del tutto equiparabili a
quelle elvetiche ed in quanto Stato firmatario della direttiva accoglienza,
deve provvedere affinché i richiedenti ricevano la necessaria assistenza
sanitaria comprendente quanto meno le prestazioni di pronto soccorso e il
trattamento essenziale di malattie e di gravi disturbi mentali e fornire la ne-
cessaria assistenza medica o di altro tipo, ai richiedenti con esigenze di
accoglienza particolari, comprese, se necessarie, appropriate misure di as-
sistenza psichica (cfr. art. 19 par. 1 e 2 della citata direttiva),
che nulla può essere dedotto dall’alto numero di visite svolte, se non la
bontà della presa a carico predisposta in concreto,
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che la diffusione della pandemia di coronavirus (Covid-19) va annoverata
tra le circostanze transitorie che sebbene giustifichino una temporanea so-
spensione del trasferimento non impediscono che questo sia effettiva-
mente posto in essere in un ulteriore e più appropriato momento (cfr. sen-
tenze del Tribunale F-1622/2020 del 26 marzo 2020 consid. 2.2 e
D-1282/2020 del 25 marzo 2020 consid. 5.6),
che pertanto, l’insorgente non ha fornito indizi seri suscettibili di compro-
vare che le sue condizioni di vita o la sua situazione personale siano tali
da contravvenire all’art. 4 della CartaUE, all’art. 3 CEDU o all’art. 3 Conv.
tortura in caso di esecuzione del trasferimento in Germania,
che, ad ogni modo, appartiene a lui medesimo sollevare l’eventuale viola-
zione dei suoi diritti fondamentali, utilizzando le adeguate vie di diritto di-
nanzi alle autorità dello Stato in questione,
che infine, nella fattispecie, dagli atti non appaiono elementi per ritenere
che l’autorità inferiore abbia esercitato in maniera arbitraria il suo potere di
apprezzamento nell’applicazione della clausola di sovranità per motivi
umanitari,
che, pertanto, non vi è motivo di fare applicazione dell’art. 17 par. 1 Rego-
lamento Dublino III,
che, di conseguenza, la Germania rimane competente per il seguito della
domanda d’asilo e d’allontanamento del ricorrente ai sensi del Regola-
mento Dublino III ed è tenuta a riprenderlo in carico in ossequio alle condi-
zioni poste dal medesimo,
che, quindi, è a giusto titolo che la SEM non è entrata nel merito della do-
manda di asilo del ricorrente, in applicazione dell’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi
ed ha pronunciato il suo trasferimento verso la Germania conformemente
all’art. 44 LAsi, posto che il ricorrente non possiede un’autorizzazione di
soggiorno in Svizzera (cfr. art. 32 lett. a OAsi 1),
che, in siffatte circostanze, non vi è più luogo di esaminare in maniera di-
sgiunta le questioni relative all’esistenza di un impedimento all’esecuzione
del trasferimento per i motivi giusta i cpv. 3 e 4 dell’art. 83 LStrI, (RS
142.20), dal momento che detti motivi sono indissociabili dal giudizio di non
entrata nel merito nel quadro di una procedura Dublino (cfr. DTAF 2015/18
consid. 5.2),
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che, visto quanto precede, il ricorso deve essere respinto e la decisione
della SEM confermata,
che, avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, le domande di con-
cessione dell’effetto sospensivo e di esenzione dal versamento di un anti-
cipo spese sono senza oggetto,
che, visto l’esito della procedura, le spese processuali di CHF 750.– che
seguono la soccombenza sono poste a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1
e 5 PA nonché art. 3 lett. a del regolamento sulle tasse e sulle spese ripe-
tibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 feb-
braio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]),
che la decisione è definitiva e non può, in principio, essere impugnata con
ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83
lett. d cifra 1 LTF).
(dispositivo alla pagina seguente)
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Il Tribunale amministrativo federale pronuncia:
1.
Il ricorso è respinto.
2.
Le spese processuali, di CHF 750.–, sono poste a carico del ricorrente.
Tale ammontare deve essere versato alla cassa del Tribunale amministra-
tivo federale, entro un termine di 30 giorni dalla spedizione della presente
sentenza.
3.
Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all’autorità canto-
nale.
Il giudice unico: Il cancelliere:
Daniele Cattaneo Lorenzo Rapelli