Decision ID: 9228a89c-a8a8-5e12-ba86-1f165a8a1abb
Year: 2001
Language: it
Court: TI_GIAR
Chamber: TI_GIAR_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: penal_law

ritenuto
in fatto:
A.
_ e _ sono stati arrestati in uscita dalla Svizzera, in data 25 luglio 2001. Sono stati trovati in possesso di documentazione finanziaria compromettente (segnatamente firmata da _), a proposito della quale hanno fornito spiegazioni poco convincenti e contraddittorie. Da una rogatoria _ del 1999 emerge inoltre la connessione fra _ e tale _, persona oggetto d’inchiesta penale in _ per un grosso traffico di cocaina (v., più in esteso, decisione 9 agosto 2001 sulla prima istanza di libertà provvisoria di _, inc. Giar 390.2001.2 consid. B p. 2).
In data 26 luglio 2001, questo giudice ha confermato l’arresto di entrambi gli accusati, con contestuale intimazione della promozione dell’accusa per titolo di riciclaggio di denaro; l’accusa è stata successivamente estesa ai titoli di estorsione (sub. coazione) con notifica a verbale MP 22 agosto 2001 ore 14.00, ed ai titoli di riciclaggio aggravato e falsità in documenti con decisione 27 agosto 2001 (v. preavviso negativo 27 agosto 2001, inc. Giar 389.2001.2 doc. 1 p. 1).
B.
Con la presente istanza, l’accusata lamenta in ingresso la mancata concessione dell’accesso agli atti (v. istanza 24 agosto 2001, inc. Giar 389.2001.2 doc. 2 p. 1). Prosegue esponendo la propria versione dei fatti (loc. cit., pto. 4.3 p. 3-4), a valere quale contestazione degli indizi di reato, ossia la propria effettiva pertinenza dei fondi in oggetto, di lecita provenienza e del tutto indipendenti da qualsiasi attività del precedente compagno _ _. Sostiene poi l’assenza di ulteriori necessità istruttorie, avendo l’accusa già sentito le altre persone coinvolte (a lei comunque ignote) ed acquisito la documentazione bancaria necessaria (loc. cit., pto. 4.5 p. 5-6), nonché di un qualsiasi pericolo di fuga, vista inoltre la disponibilità dell’accusata a versare adeguata cauzione (loc. cit., pto. 4.4 p. 4-5).
C.
Il preavviso negativo del magistrato inquirente (inc. Giar 389.2001.2 doc. 1) evidenzia in primo luogo gli indizi di reato nei confronti dell’accusata istante, segnatamente per il ruolo da lei avuto nella costituzione della società _ poi servita ad occultare i fondi di _ (loc. cit., p. 1-2). Le informazioni di polizia acquisite nel frattempo indicano lo stesso _ quale capo di grossa e pericolosa organizzazione criminale (loc. cit., p. 2). L’accusata istante, essenzialmente utilizzata quale prestanome per operazioni immobiliari, societarie e finanziarie, ha assunto un atteggiamento oltremodo reticente, fornendo fra l’altro più contraddittorie versioni in merito all’origine dei beni in questione (loc. cit., p. 2). Sussisterebbero ancora numerosi atti istruttori da effettuare, segnatamente nuove audizioni, la completazione dell'acquisizione della documentazione bancaria e l'inoltro di commissione rogatoria in _, comportante fra l’altro l’audizione di persone in _, per le quali è indispensabile garantire l’impossibilità di contatto con l’accusata (loc. cit., p. 2). L’assenza di legami con la Svizzera e la prospettiva di una condanna severa per l’accusa di riciclaggio aggravato, poi, sostanziano pericolo di fuga, non ovviabile con l’esigua cauzione offerta (ibid.). La breve carcerazione finora subita viene infine ritenuta senz’altro proporzionata (loc. cit., p. 3).
D.
In sede di osservazioni (inc. Giar 389.2001.2 doc. 4), _ polemizza in primo luogo per la vaghezza delle contestazioni mossele e per il negato accesso agli atti, accusando il Procuratore Pubblico di portare avanti consapevolmente una gestione insufficientemente trasparente dell’inchiesta (loc. cit., pto. 2 p. 2) e formulando richieste inconferenti in questa sede (loc. cit., pto. 2 p. 3). Ella ribadisce la propria estraneità a qualsivoglia (ma comunque contestata) attività criminale di _ (loc. cit., pto. 5 p. 3), ricordando come spetti alla pubblica accusa dimostrare l’esistenza dei presupposti dei reati imputatile (loc. cit., pto. 5 p. 4). Le prove necessarie sarebbero state già assunte, da cui discende che non sussistono più necessità istruttorie; se ciò invece non fosse già avvenuto, chiede di assegnare al magistrato inquirente un termine di 7 giorni per completare l’istruttoria (loc. cit., pto. 7 p. 4). Ribadisce da ultimo la propria disponibilità al versamento di una cauzione di Frs. 30'000.— (loc. cit., pto. 9 p. 4-5).

Considerato
in diritto:
1.
Va preliminarmente constatata l’irricevibilità delle conclusioni subordinate proposte dall’accusata in sede di osservazioni (p. 5): a prescindere dal fatto che non si possono mai formulare nuove conclusioni in sede di osservazioni, si tratta di richieste che vanno formalmente sottoposte, in prima battuta, al magistrato inquirente, contro la cui decisione (rispettivamente, contro l’omissione di tempestiva decisione) potrà in seguito essere inoltrato reclamo a questo giudice. La giurisprudenza della lod. Camera dei ricorsi penali del Tribunale di appello, che esamina il diniego di accesso agli atti eccepito contestualmente con un ricorso contro una decisione di conferma dell’arresto (Rep. 129 [1996] n. 104), non può applicarsi alla decisione di questo giudice su istanza di libertà provvisoria, non fosse che per i tempi ristretti che la legge gli impone (art. 108 cpv. 2 CPP), e che non valgono per l’autorità di ricorso. Inoltre, l’accusato che vuole inoltrare fondata istanza di libertà provvisoria ha la possibilità di prioritariamente chiedere l’accesso agli atti necessari nei tempi e nei modi suindicati.
2.
L'art. 95 CPP - corrispondente all’art. 33 scaturito dalla revisione parziale 23 settembre 1992 / 1. gennaio 1993 (per cui mantiene validità la pregressa giurisprudenza: v. decisione 10 gennaio 1996 in re T. H., inc. GIAR 2.96.2) - dopo evidenza al cpv. 1 del principio secondo cui l'accusato si trova di regola in libertà, consente al cpv. 2 arresto, perdurare ed eventualmente proroga del carcere preventivo a norma dell'art. 103 CPP, quando esistono a carico dello stesso accusato gravi e concreti indizi di colpabilità per un crimine o un delitto e nel contempo sono presenti preminenti motivi di interesse pubblico, quali - per quanto qui concerne - segnatamente i bisogni dell’istruzione e pericolo di recidiva (senza dimenticare che l’arresto, quale misura processuale cautelativa, non serve unicamente ai bisogni dell’istruttoria, ma anche ad assicurare la presenza dell’accusato al processo e a garantire l’eventuale espiazione della pena: DTF 109 Ia 323 consid. c, e riferimenti; sentenza 16 novembre 1993 del Tribunale federale in re A.H., 1P.477/1993, consid. 3; Rep. 132 [1999] n. 116).
I menzionati presupposti vanno approfonditi con maggior rigore nella loro valutazione, quanto più si è protratta la restrizione della libertà e quanto più si avvicina la conclusione delle indagini (Rep. 1988 pag. 416; 1989 pag. 287 ss.) – ritenuto implicito il rispetto della proporzionalità (Rep. 1980 pag. 44; 1986 pag. 158; 1988 pag. 413; DTF 102 Ia 381). Ed anche questo giudice, come già la Camera dei ricorsi penali, non restringe la sua cognizione all'arbitrio (Rep. 1980 pag. 128).
3.
Con la verosimiglianza sufficiente a questo stadio del procedimento ed in questa sede, si può con tranquillità concludere per la presenza di seri e concreti indizi di colpevolezza a carico di _, e relativi ad un suo coinvolgimento nei fatti inquisiti. Ella risulta infatti essere l’intestataria formale di tutte le relazioni bancarie che hanno ospitato i fondi poi confluiti nella società _ (v. rapporto preliminare 19/2001 27 agosto 2001 dell’équipe finanziaria del MP, agli atti MP s.n., pto. 3.3 p. 3, e allegati). Si dice, in verità, anche effettiva avente diritto economico di tali attivi (v. verbale MP _ del 22 agosto 2001, ore 14.00,
passim
, in specie p. 3 in fine): ma sull’origine di tale denaro l’accusata non solo non ha saputo fornire prova documentale alcuna, ma anzi ha fornito molteplici, contraddittorie spiegazioni (parlando prima del reddito di attività sportiva, poi di una clinica dentaria, infine di una propria attività quale prostituta di lusso, v. ad es. verbale MP 22 agosto 2001 ore 14.00, p. 5, 7).
Ora, per controbattere direttamente un’eccezione sollevata dall’accusata in sede di osservazioni (loc. cit., pto. 6 p. 4), se è senz’altro vero che spetta all’accusa dimostrare l’esistenza degli elementi costitutivi dei reati ipotizzati a carico dell’accusato, è d’altro canto ovvio che l’accusato medesimo non può pretendere che, in mancanza di prove conclusive, si debba credere acriticamente a qualsiasi storia egli racconti: la versione da lui proposta deve apparire perlomeno verosimile, almeno altrettanto verosimile dell’ipotesi sostenuta dall’accusa. In ciò consiste l’essenza del processo indiziario. Ciò vale a maggior ragione in questo stadio procedurale, nel quale lo scrivente giudice, nell’ambito delle proprie competenze limitate alla valutazione della legittimità della carcerazione preventiva, è unicamente autorizzato ad un esame sommario di verosimiglianza del grado di responsabilità dell’accusato istante (v., come qui, anche la decisione 19 aprile 2000 in re C.F., inc. GIAR 124.2000.2 consid. 2b p. 4). E, almeno nell’ottica di mera verosimiglianza, gli argomenti che il magistrato inquirente apporta a suffragio dell’ipotesi accusatoria da lui sostenuta (l’intensa relazione affettiva con _, personaggio sospettato di intensa attività criminale, ed il ruolo di prestanome che ella avrebbe svolto per lui, v. preavviso negativo, cit., p. 2) non sono peregrini al punto da far apparire la stessa tendenzialmente o preponderantemente insostenibile, tanto più che l’accusata – come già detto – non è neppure stata in grado di esporre con precisione l’entità dei propri guadagni e delle proprie (asseritamente effettive e reali) partecipazioni (v. i verbali MP 17 agosto 2001 ore 15.00, p. 3, rispettivamente 22 agosto 2001 ore 14.00, p. 2-3; senza menzionare che il coaccusato _, nel proprio verbale MP 6 agosto 2001 ore 15.00, p. 2, aveva dichiarato che la clinica dentaria è di proprietà di _, per poi cambiare versione a verbale MP 23 agosto 2001 ore 14.30 p. 6).
4.
a) Non vi sono da spendere molte parole sulle esigenze istruttorie ancora aperte: come spiega in dettaglio il Procuratore Pubblico (v. preavviso negativo, cit., p. 2), devono ancora essere sentiti (in parte risentiti) altri testi e coaccusati, alcuni dei quali sulla scorta di documentazione ancora in fase di acquisizione. Queste risultanze dovranno poi essere prospettate all’accusata istante, fatto salvo il diritto di lei di chiedere il confronto con terze persone. Aggiungasi la concreta prospettiva dell’inoltro di una rogatoria alle autorità spagnole (ibid.).
L’obiezione dell’accusata, secondo la quale tali prove sono già state assunte (v. istanza, cit., pto. 2 p. 2 e pto. 4.5 p. 5-6), non trova conforto negli atti (fatto non necessariamente noto all’accusata, non godendo ella dell’accesso all’incarto medesimo), ed è comunque infondata: per l’organica istruzione di un incarto sono di regola ovviamente necessarie più di un’audizione di ogni persona, secondo un ritmo dettato dalle dichiarazioni degli altri personaggi coinvolti. Non si può, allora, astrattamente declamare che gli interrogatori già effettuati devono bastare. Va anche detto che la necessità oggettiva di acquisire prioritariamente determinate testimonianze può essere valutata in termini differenti secondo l’atteggiamento che l’accusato assume: nei confronti di colui che avesse dato prova di desiderio di fare chiarezza, sarà possibile fare fiducia assumendo talune prove dopo la sua messa in libertà provvisoria, mentre nei confronti di accusato reticente – quale senz’altro è, come detto, la qui istante – si imporrà la massima prudenza, segnatamente l’anticipata assunzione anche di prove che potrebbero apparire secondarie (come qui v. decisione 2 agosto 2001 in re A., inc. Giar 23.2001.8 consid. 3.a p. 5).
Del tutto irrealistica è la richiesta subordinata dell’accusata istante (v. osservazioni, cit., pto. 7 p. 4), che vorrebbe si imponesse al magistrato inquirente un termine massimo di sette giorni per la completazione dell’istruttoria: in un caso come questo, complesso in fatto ed in diritto, con marcata connotazione internazionale, e reso di ancor più difficile gestione dall’atteggiamento reticente dei due accusati, la speranza che l’inchiesta possa essere conclusa entro sette giorni è del tutto illusoria (ed il fatto che a formulare una tale richiesta sia un’accusata che non ha certo contribuito all’avanzamento delle indagini, configura atteggiamento al limite del temerario). Comunque, va abbondanzialmente ricordato all’accusata istante che il controllo della legittimità della carcerazione preventiva può essere operato in ogni tempo tramite l’inoltro di nuova istanza di libertà provvisoria.
b) Notoriamente non basta che vi siano ancora passi istruttori da esperire. Il mantenimento della carcerazione preventiva dell’accusato è giustificato soltanto se – e nella misura in cui – la prematura rimessa in libertà di lui possa essere di nocumento proprio nell’ottica dell’assunzione delle prove che ancora mancano. Si è soliti parlare, in questo contesto, di pericolo di collusione, quando è lecito temere l’intervento dell’accusato su terze persone (siano esse correi, parti lese o semplici testi), mentre il termine più ampio di inquinamento delle prove sta ad indicare altri atteggiamenti suscettibili di falsare l’assetto probatorio, come la soppressione o l’alterazione di mezzi di prova eccetera (come qui,
verbatim
, v. decisione 2 agosto 2001 in re A., inc. Giar 23.2001.8 consid. 3.b p. 5).
Come già constatato, nel caso di _ tale pericolo emerge a sufficienza dal suo atteggiamento processuale, apertamente improntato al confondere le carte, e si concretizza sia nei confronti di persone residenti in Svizzera (tutte le persone legate alla gestione dei fondi in discussione) che di quelle residenti in _, segnatamente il più volte menzionato _, ma pure quell’_ cui vengono attribuiti ruoli di uomo di paglia nell’ambito della costituzione della società _.
5.
a) Il pericolo di fuga, per giustificare la carcerazione preventiva, deve essere concreto e rivestire il carattere di una certa probabilità: in altri termini si ammette siffatto pericolo quando l’accusato, fosse posto in libertà, si sottrarrebbe con una certa verosimiglianza al perseguimento penale e all’esecuzione della pena. La gravità della presumibile pena, di per sé, non basta a motivare la carcerazione preventiva; piuttosto, l’insieme delle circostanze, quali il carattere dell’interessato, la sua morale, i suoi legami familiari, l’assenza di un domicilio fisso, la sua professione, la sua situazione finanziaria e le sue risorse economiche, deve essere valutato e vanno accertati motivi concreti che rendano la fuga non solo possibile, ma probabile (così
verbatim
DTF 19 gennaio 1999 in re G.S., consid. 5a p. 7-8, con rinvio a DTF 117 Ia 69 consid. 4).
b) _ non ha legame alcuno con la Svizzera. Anzi, tutti i suoi interessi (familiari, affettivi e personali) portano in _, paese di cui lei possiede la cittadinanza (ragione per cui non sarebbe estradabile). L’accusata ha manifestato con coerenza l’assenza di ogni e qualsiasi intenzione di fare chiarezza e, di riflesso, l’assenza di un qualsiasi ravvedimento. Se si considera inoltre la non poi tanto remota possibilità di una sua condanna a pena detentiva da espiare (soprattutto se si dovesse cementare l’accusa di riciclaggio aggravato), si deve concludere che non un solo elemento di giudizio parla a favore dell’accusata: non si vede assolutamente cosa potrebbe spingerla a tenersi a disposizione della giustizia svizzera per la completazione dell’istruttoria, la celebrazione del dibattimento e l’espiazione di un’eventuale pena.
c) Allo stadio attuale dell’inchiesta, non sono proponibili misure sostitutive quale il versamento di una cauzione (v. istanza, cit., pto. 4.4 p. 4-5). Tali misure sono semmai atte a contrastare il pericolo di una fuga: nel caso di specie, tuttavia, il manifesto pericolo di fuga va ad aggiungersi a grave pericolo di collusione ed inquinamento delle prove – pericolo, quest’ultimo, al quale la cauzione proposta non può per definizione ovviare.
6.
Tralasciato il pericolo di recidiva, neppure sollevato dal magistrato inquirente, resta da dire che l’inchiesta, di per sé complessa per la sua connotazione internazionale oltre che per gli aspetti contabili, e comunque resa ulteriormente difficile dall’atteggiamento reticente dell’accusato, sembra nondimeno procedere a ritmo sufficientemente celere, in consonanza con i dettami di legge. Il carcere preventivo sofferto (in termini assoluti, ancora relativamente breve – poco più di un mese) e prospettabile appare allora ancora rispettoso del principio di proporzionalità, con riferimento sia alla presumibile pena, sia alla presumibile durata dell’evasione delle necessità istruttorie ancora incombenti.
Resta sottinteso l’obbligo, per il magistrato inquirente, di trattare con priorità i casi in cui l’accusato è in detenzione (art. 102 cpv. 1 e 176 cpv. 3 CPP).
7.
In conclusione, nella misura in cui sia ricevibile l’istanza in discussione dev’essere respinta, con la presente decisione impugnabile entro dieci giorni alla Camera dei ricorsi penali del Tribunale di appello (art. 284 cpv. 1 lit. a CPP), e senza conseguenza di tassa e spese.