Decision ID: 766f8abc-076e-5434-9ea5-e65eb59fb254
Year: 2010
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_002
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: civil_law

ritenuto in fatto:
A.
Con petizione 22 ottobre 1998, la _ e la _. hanno sostenuto che negli anni 1983 e 1984 esse avrebbero concluso con lo Stato del Cantone Ticino dei contratti per la fornitura a mezzo di autocarro di 718'000 m
3
(cifra corretta poi in 713'000 m
3
) di detriti per la costruzione di colline antirumore ai bordi dell’autostrada della _. A mente delle attrici, il convenuto avrebbe unicamente acquistato ca. 543'000 m
3
di detriti invece dell’intera quantità pattuita, omettendo in tal modo di adempiere la propria obbligazione.
La _ e la _ hanno quindi postulato la condanna dello Stato al risarcimento dell’importo di fr. 661'713.03 a titolo di risarcimento di danno per inadempimento contrattuale (perdita di guadagno a causa del mancato carico e del numero inferiore di trasporti di detriti, ritenuto come il carico avrebbe garantito al Consorzio un margine di guadagno di fr. 1.50 al m
3
e il trasporto dei detriti sulla tratta _ avrebbe dovuto fornire alle due società un margine di guadagno lordo del 15% al m
3
).
La parte attrice ha altresì affermato che non tutta la quantità effettivamente acquistata sarebbe stata pagata al prezzo pattuito nei contratti.
Il danno subìto dalla _ e dalla _ sarebbe così composto:
Utile lordo sulla fornitura prevista contrattualmente (713'000 m
3
)
- carico in cava: fr. 1'077'000.00
- trasporto lotto I: fr. 625'464.00
- trasporto lotto II: fr. 317'779.50
totale fr. 2'020'243.50
Utile lordo conseguito a dipendenza dell'esecuzione effettiva (compresi trasporti compensativi per altre opere stradali)
- carichi e trasporti fr. 1'358'530.47
Il mancato utile sarebbe quindi pari alla differenza tra l’importo che il Consorzio avrebbe potuto conseguire se lo Stato avesse adempiuto i propri obblighi contrattuali e quanto effettivamente
ottenuto, ossia
fr. 661'713.03 (fr. 2'020'243.50 ./. fr. 1'358'530.47).
B.
Con risposta 25 gennaio 1999, il convenuto si è opposto alle pretese avanzate dalle attrici, rilevando in particolare che sarebbe necessario distinguere tra l’acquisto dei detriti e il loro trasporto, che le attrici difetterebbero di legittimazione attiva per quanto riguarda la vendita dei detriti poiché i contratti vincolerebbero unicamente i singoli cavisti, rispettivamente il Patriziato di _.
Invece, in merito alla problematica del trasporto dei detriti su camion, non vi sarebbe alcuna inesecuzione contrattuale da parte del Cantone poiché tra le parti non sarebbe stato pattuito alcun vincolo quantitativo e in ogni modo la differenza tra l’importo totale dei lavori deliberati (fr. 6'288'290.--) e l’importo ottenuto per i trasporti effettuati - fr. 6'190'707.50 - sarebbe totalmente trascurabile poiché sarebbe pari soltanto all’1,5%. Il convenuto ha infine osservato che non sarebbe riscontrabile alcun danno.
C.
Con sentenza 6 agosto 2002 il Pretore ha integralmente respinto le pretese avanzate dalle attrici. Il Pretore, dopo aver stabilito che doveva essere operata una distinzione tra l’acquisto e il trasporto in cantiere dei detriti di cava, è giunto alla conclusione che riguardo all’alienazione di tali detriti erano venuti in essere quattro contratti di compravendita. Nell’ambito di tali contratti, la _ e la _ non rivestivano ruolo di venditrici. Semmai, tra i cavisti e le attrici erano sorti - in tre dei quattro accordi - dei contratti di cessione di crediti futuri ai sensi degli art. 164 ss. CO, poiché i cavisti si erano impegnati a cedere alla _ e alla _ i crediti futuri derivanti dai contratti di vendita stipulati con lo Stato fino a un importo di
fr. 4.20 al m
3
. A mente del Pretore, le attrici non avevano perciò la facoltà di far valere alcuna pretesa in virtù di eventuali cessioni in quanto si tratterebbe di crediti futuri che sarebbero se del caso sorti unicamente con l’attuazione della vendita dei detriti da parte dei cavisti, rispettivamente del Patriziato di _ allo Stato.
Per quanto concerne il trasporto dei detriti il Pretore ha stabilito che tra lo Stato da un lato e la _ e la _ dall’altro era venuto in essere un contratto di trasporto ai sensi degli art. 440 ss. CO. Lo Stato non avrebbe violato alcun obbligo contrattuale in quanto tra le parti non vi erano vincoli riguardo alla quantità dei detriti da trasportare. In ogni caso, nei contratti di trasporto, il credito diventerebbe esigibile soltanto a partire dal momento in cui il vetturale consegna con successo la merce al destinatario, cosa che nel caso specifico non sarebbe avvenuta, essendo una parte dei detriti rimasta in cava.
D.
Con appello 4 settembre 2002, la _ e la _. hanno censurato la sentenza di prima istanza asserendo in particolare che il Pretore avrebbe omesso di valutare le circostanze che stavano alla base dei contratti di compravendita e che avevano caratterizzato lo svolgimento degli accordi precontrattuali, giungendo così all’errata conclusione che le appellanti fossero unicamente cessionarie degli eventuali crediti futuri derivanti dal carico dei detriti. In particolare, il Pretore non avrebbe considerato una parte della documentazione a comprova del ruolo di primo piano svolto fin dall’inizio in tutta la vicenda dalla _ e dalla _, le quali sarebbero state parti nei contratti sottoscritti nel 1983 (del resto il Consorzio sarebbe stato indicato come parte nei vari contratti) e non meri cessionari dei crediti derivanti dal carico dei detriti.
Neppure una perizia, fatta allestire dallo Stato all'avv. _, sarebbe stata valutata correttamente perché dalla stessa sarebbero risultati
“i noti e incontrastati diritti del Consorzio sui detriti che lo Stato era intenzionato a rilevare per la costruzione delle colline antirumore”
.
Al contrario di quanto affermato dal primo giudice, lo Stato si sarebbe assunto un impegno nei confronti delle predette società, cosicché il mancato adempimento dei suoi obblighi avrebbe comportato il risarcimento del danno subìto dalla _ e dalla _. Del resto, la trattativa avviata dallo Stato per la fornitura di ulteriori detriti per il _ avrebbe rappresentato una compensazione della riduzione della fornitura per l’autostrada della _. Il Pretore avrebbe altresì violato l’art. 18 CO poiché si sarebbe unicamente basato sul tenore letterale dei contratti di vendita dei detriti, invece di stabilire la reale volontà delle parti, rispettivamente il senso che le parti secondo buona fede avrebbero potuto dare alle loro dichiarazioni di volontà. Siccome il Consorzio, in base alla convenzione sottoscritta il 24 gennaio 1978 con i cavisti, sarebbe stato proprietario di quasi tutti i detriti che lo Stato intendeva acquistare, sarebbe stato impensabile che esso rinunciasse ai suoi diritti di vendita quale proprietario assumendo solo la parte
di cessionario.
Per quanto concerne le rivendicazioni delle appellanti in relazione ai contratti di trasporto, le stesse hanno sostenuto che le richieste non si fonderebbero sull’esigibilità di un credito derivante da un contratto di trasporto, ma dal danno provocato per l’inadempimento degli accordi di base sui detriti. Il danno consisterebbe nel mancato guadagno a seguito di carichi e trasporti molto inferiori a quanto pattuito: infatti, il mancato acquisto del volume pattuito dei detriti si è ripercosso sul numero di trasporti. Il trasporto dei detriti dovrebbe quindi essere valutato nell’ambito dell’accordo complessivo sui detriti stipulato tra il Consorzio, i cavisti e lo Stato. Inoltre, le clausule contrattuali citate dal Pretore (e relative alla rinuncia del consorzio a far valere eventuali pretese riguardo a differenze nei quantitativi previsti da trasportare) non potrebbero essere generalizzate fino ad inficiare l’intesa di vendita di 713'000 m
3
di detriti, poiché le stesse sarebbero da mettere in relazione con le situazioni ben precise di mancato obbligo di ritirare i detriti elencate nei contratti relativi alla vendita dei detriti e non al quantitativo totale di detriti da fornire.
Infine, le appellanti hanno censurato l’ammontare
dell’indennità per ripetibili di fr. 30'000.-- stabilite a favore della parte convenuta.
Delle osservazioni formulate dal convenuto si dirà, per quanto necessario, nei successivi considerandi della decisione.

considerato in diritto:
1.
La successione dei fatti, giuridicamente rilevanti, relativa alla vendita ed al trasporto dei detriti si sviluppa attraverso la conclusione di diversi accordi contrattuali e meglio:
1.1.
Il 24 gennaio 1978, la _ di _ e la _ (ora in fallimento) di _ sottoscrivevano con trentotto cavisti della _ e della _ una convenzione tramite la quale questi ultimi cedevano e vendevano
“in esclusiva al Consorzio tutto il materiale di scarto già depositato o che verrà in futuro depositato nelle loro cave poste nei distretti di _ e _ ”
(doc. S).
1.2.
Il 1. aprile 1983, diversi cavisti e lo Stato del Cantone Ticino (Dipartimento delle pubbliche costruzioni) sottoscrivevano un contratto in base al quale i primi si impegnavano a vendere al Cantone i detriti indicati nell’inserto A dello stesso contratto (doc. 3, premesse sub a, b, e, pto. 1:
“Ogni singolo cavista vende allo Stato, che li acquista, i detriti indicati nell’inserto A del presente contratto”
). La _ e la _ non risultano parti contraenti del contratto di compravendita (v. anche teste _, verbale pag. 6:
“Sono quindi stati conclusi contratti di compra-vendita tra i cavisti e lo Stato dove i cavisti si impegnavano ad affidare il carico al consorzio _. Va fatta eccezione per il Patriziato di _ e la ditta _ ”
;
teste _, verbale pag. 10).
Nello stesso contratto, le qui appellanti rinunciavano ad avvalersi dei diritti che sarebbero loro spettati sulla scorta della convenzione 24 gennaio 1978, adeguandosi a una vendita di detriti allo Stato, a condizione che i cavisti avessero affidato loro
“le operazioni di carico dei detriti su autocarro preposti al trasporto per incarico dello Stato”
(doc. 3, pag. 2, premessa sub d).
Il prezzo dei detriti era fissato in fr. 4.70 al m
3
, comprensivo delle spese di carico su autocarro. Ogni singolo cavista si impegnava poi a cedere irrevocabilmente alla _ e alla _ il proprio credito nei confronti del Cantone fino a concorrenza della somma di fr. 4.20 per m
3
di detriti venduto allo Stato (doc. 3, pag. 2, pto. 5a; v. anche doc. 2.4). Lo Stato versava invece direttamente ad ogni singolo cavista venditore l’importo di fr. 0.50 per m
3
di detriti venduti (doc. 3, pto. 6).
1.3.
Sempre il 1. aprile 1983, il Patriziato di _ si impegnava a vendere al Cantone i detriti indicati nell’inserto A del contratto, ad un prezzo di fr. 4.70 al m
3
, comprensivo del trasporto su autocarro
per fr. 4.20 al
m
3
(doc. 4, pti. 1 e 2;
“Il Patriziato vende allo Stato i detriti indicati nell’inserto A”
).
Il contratto prevedeva inoltre espressamente che
“il Patriziato cederà il credito nei confronti dello Stato dipendente dalla mercede dovuta per il carico dei detriti ai singoli cavisti, i quali potranno a loro volta cedere i loro crediti alla ditta incaricata di compiere il carico dei detriti”
(doc. 4, pti. 3 e 6a).
Dalla documentazione versata agli atti è emerso che solo tre cavisti (su sedici), _, _ e _ (doc. 4, V1, V2, V3) hanno pattuito di cedere il proprio credito nei confronti del Patriziato di _ alla _ e alla _.
1.4.
Ancora il 1. aprile 1983, il Cantone e la ditta _ di _ concludevano un ulteriore contratto secondo il quale quest’ultima avrebbe venduto allo Stato i detriti della sua cava di _ (per ca. complessivi 5'000 m
3
) al prezzo di fr. 4.70 al m
3
, comprensivo delle spese di carico su camion (doc. 6, premessa sub a, pto. 1-3). La _ fu _ si era inoltre impegnata a cedere alle appellanti i crediti derivanti dal contratto fino a un importo di fr. 4.20 al m
3
(doc. 6, pto. 5); gli ulteriori fr. 0.50 al m
3
di detriti venduti allo Stato venivano versati da quest’ultimo direttamente al cavista (doc. 6, pto. 6).
1.5.
Il precedente 23 febbraio 1984 lo Stato ha stipulato con la _ e la _ due contratti che prevedevano che le appellanti avrebbero assunto il trasporto dei detriti dalle cave sino ai luoghi di impiego nei costruendi tratti autostradali, per un importo complessivo di fr. 6'288'290.--, e meglio fr. 4'169'760.-- per il lotto I e fr. 2'118'530.-- per il lotto II (v. doc. E, 8-11).
2.
Sulla scorta delle risultanze fattuali esposte nei precedenti considerandi in merito ai contratti relativi alla vendita allo Stato ed al carico in cava su autocarri di materiale detritico proveniente dalle cave di gneiss della _ venuti in essere tra il Cantone e una serie di cavisti (doc. 3), il Patriziato di _ (doc. 4) e la ditta _ (doc. 6), si deve giungere alla conclusione che - oltre che aver rinunciato a fare valere i diritti sui detriti di cava che esse ritenevano avere in base alla convenzione 24 gennaio 1978 (doc. S) sottoscritta con trentotto cavisti della _a e della _ e che quindi le stesse non erano parti nei diversi contratti di compravendita con lo Stato - la _ e la _ risultavano unicamente cessionarie di crediti legati al carico dei detriti su autocarro la cui titolarità spettava ai cavisti rispettivamente al Patriziato
2.1.
La tesi delle appellanti, secondo la quale esse non avrebbero rinunciato a diritti precedentemente acquisiti e perciò sarebbero da ritenere parti dei contratti di compravendita si rivela perciò infondata. In primo luogo, dal chiaro tenore dei contratti di compravendita (doc. 3, 4, 6) si evince che la convenzione di cui al doc. S non poteva più esplicare effetti poiché il suo contenuto veniva annullato dagli ulteriori accordi presi tra lo Stato e i cavisti, rispettivamente il Patriziato di _. Inoltre, le appellanti non sono state in grado di provare né che l’effettuazione del carico di 713'000 m
3
al prezzo di fr. 4.20 al m
3
di detriti e la successiva aggiudicazione dei trasporti rappresentasse una contropartita per pregresse pretese del Consorzio nei confronti dello Stato e neppure che la predetta somma fosse maggiore rispetto al prezzo di mercato (v. invece doc. B sub b, doc. C, doc. 2.2, doc. 2.4; v. testi _, verbale pag. 6 e 7 e _, pag. 11).
Non trova conferma neppure l’ulteriore censura della _ e della _ secondo la quale il Pretore avrebbe violato l’art. 18 CO poiché si sarebbe limitato al tenore letterale dei contratti di compravendita senza ricercare la reale volontà delle parti. Infatti, il contenuto dei contratti di compravendita venuti in essere tra lo Stato e i diversi cavisti, nonché il Patriziato di _, è chiaro e fissava la volontà dei cavisti di vendere il materiale detritico che era loro di ingombro nelle cave allo Stato, il quale lo avrebbe utilizzato per costruire i ripari fonici lungo l’autostrada della _, mentre la _ e la _ venivano escluse dal rapporto di compravendita ottenendo per contro la possibilità di caricare su camion i detriti per fr. 4.20 al m
3
e divenendo cessionarie di tale credito nei confronti dello Stato. Dal contratto non emerge in alcun modo che le appellanti fossero parte e neppure che facessero valere pretese sorte sulla base di accordi precedenti poiché non avrebbero rinunciato ad asseriti loro diritti sui detriti (v. doc. 1, pag. 2 ss.; v. teste _, pag. 17, teste _, verbale pag. 6). Quando il tenore letterale di un contratto è sufficientemente chiaro e riporta fedelmente la reale volontà delle parti, il giudice non deve fare
capo ad altri mezzi interpretativi per stabilire tale volontà
(
Gauch/ Aepli/Stöckli
, Präjudizienbuch zum OR, 5. ed., Zurigo 2002, n. 3-6 ad art. 18 CO;
Girsberger
, Obligationenrecht I, Basler
Kommentar, 3. ed., Basilea 2003, n. 36-39 ad art. 18 CO;
Gauch/ Schluep/Schmid/Rey
, Schweizerisches Obligationenrecht AT, 7. ed., Zurigo 1998, n. 1001 ss.).
All'affermazione degli appellanti nel senso che è impensabile che essi abbiano consentito a rinunciare ai propri diritti di vendita dei detriti - che non ha alcuna valenza intepretativa - va contrapposto il quesito, ben più foriero di spiegazioni, a sapere perché mai non hanno stipulato loro con lo Stato direttamente la compravendita dei detriti e il carico in cava cedendo ai cavisti il compenso di fr. 0.50 al m
3
.
Siccome sulla scorta dei suddetti contratti di compravendita la parte appellata non aveva alcun obbligo nei confronti della _ e della _ di acquistare l’intera massa di detriti (pari a 713'000 m
3
) si rivela inconferente anche la tesi secondo la quale la fornitura di ulteriore materiale di cava per il raccordo _ avrebbe rappresentato una compensazione per la minore fornitura di detriti per l’autostrada della _ e quindi, di riflesso, avrebbe attestato l’esistenza di un obbligo di acquisto dello Stato nei confronti delle appellanti (v. anche deposizioni testimoniali relative alla dichiarazione di cui al doc. F sottoscritta dall’ing. _: v. teste _, verbale pag. 7 e teste _, verbale pag. 11:
“la dichiarazione doc. F è stata allestita in accordo tra _ e l’ing. _ il quale l’aveva prima discussa con me. Il punto di partenza era costituito dall’impegno contrattualmente assunto dallo Stato verso i cavisti di ritirare tutti i detriti di cui soltanto la metà circa era stata utilizzata nelle opere autostradali della _. Lo Stato aveva da un lato la preoccupazione di tenere fede ai contratti con i cavisti e dall’altro di evitare che sorgessero contestazioni tra i cavisti e il Consorzio per quanto riguarda il carico”
). Non ne può nascere a carico dello Stato un obbligo che già non aveva.
Infine, si rivela parimenti infondata la censura delle appellanti secondo le quali il parere legale allestito il 28 giugno 1982 dall’avv. _ su incarico dello Stato del Cantone Ticino (doc. 1) stabiliva che la _ e la _ avessero dei diritti di proprietà riguardo ai detriti di cava. Infatti, detto parere stabiliva che le persone che avevano il diritto di disporre del materiale erano i cavisti e il Patriziato di _ (doc. 1, pag. 12, 14, 23) e che la pretesa della _ e della _ di negoziare la cessione di tutto il materiale contemplato nella convenzione del 24 gennaio 1978 non poteva essere ammessa perché le stesse non avevano
“né un incontroverso diritto di rivendita, né alcun titolo di proprietà”
(doc. 1, pag. 14, 15, 23). Come si vedrà nei seguenti considerandi, il trasporto dei detriti doveva per contro essere aggiudicato per pubblico concorso dopo l’acquisizione da parte dello Stato della proprietà dei detriti (doc. 1, pag. 17, 18 e 23).
2.2.
Ne segue che, con riferimento alla vendita ed al carico in cava dei detriti, le appellanti non possono vantare alcun rapporto contrattuale con il Cantone risultando, in questa serie di accordi, unicamente quali cessionarie di crediti. In particolare di crediti futuri che sarebbero divenuti esigibili solo nella misura in cui sarebbe avvenuta la vendita effettiva dei detriti da parte dei cavisti e del Patriziato di _ allo Stato ((
Girsberger
, Obligationenrecht I, Basler
Kommentar, 3. ed., Basilea 2003, n. 36-39 e 47 ad art. 164 CO;
Gauch/Schluep/Schmid/ Rey
, Schweizerisches Obligationenrecht AT, 7. ed., Zurigo 1998, n. 3569 ss. e n. 3583:
“Wurde eine künftige Forderung abgetreten, so tritt der Gläubigerwechsel erst ein, wenn die künftige Forderung entsteht”
). Per la circostanza che la vendita di detriti ha comportato unicamente ca. 543'000 m
3
in luogo dei previsti 713'000 m
3
, le appellanti non possono quindi avanzare pretese nei confronti dello Stato né direttamente sulla base dei contratti di compravendita che non le concerne, né sulla scorta dei contratti di cessione con i cavisti e con il Patriziato di _.
3.
Con riferimento invece ai contratti di trasporto (cfr. consid. 1.5.), stipulati direttamente tra Consorzio e Stato e quindi con legittimazione del primo a far valere proprie pretese, le appellanti hanno ammesso di avere ottenuto una somma globale di fr. 6'190'707.50 ( a fronte di un importo contrattuale di
fr. 6'288'290.--) cosicché la differenza tra quanto convenuto contrattualmente e quanto effettivamente percepito è pari a
fr. 97'582.50 (doc. 16.2, pag. 2;
v. petizione, pto. 7, ad b, pag. 10), con un preteso danno, per mancato utile lordo, pari al 15% di queso importo.
3.1.
Le appellanti non fanno valere però tale danno sostenendo che il risarcimento chiesto in petizione non si fonderebbe sull’esigibilità di un credito derivante da un contratto di trasporto, ma sarebbe connesse con il danno provocato a causa dell’inadempimento dell’accordo sulla vendita ed il carico in cava dei detriti; in altre parole, il danno consisterebbe nel mancato guadagno a seguito di carichi - e perciò di trasporti - molto inferiori a quanto pattuito.
3.2.
Dall’istruttoria, come si è visto nei precedenti considerandi, è emerso che lo Stato non aveva nessun obbligo nei confronti della _ e della _ di vendere, per poi farlo caricare su camion, l’intero volume di 713'000 m
3
di materiale detritico dalle cave della _ e della _.
Per quanto riguarda invece il trasporto dei suddetti detriti, il teste _ ha affermato che
“per quanto concerne il trasporto non vi erano vincoli di quantità”
(teste _, verbale pag. 7)
e il teste _ ha specificato che tra
“Stato e cavisti il contratto prevedeva di asportare ca. 700'000 mc di detriti. Con i trasportatori non vi era invece un vincolo dello Stato per i quantitativi, dal momento che già in sede di discussione per l’offerta si erano prospettate possibili e notevoli variazioni. Ciò in quanto il Consorzio non aveva spese fisse per il trasporto. Il Consorzio avrebbe semmai avuto da lamentarsi verso i cavisti per il minor quantitativo di materiale caricato. Infatti per il carico il Consorzio aveva un contratto soltanto con i cavisti”
(teste _, verbale pag. 11).
Dal promemoria di discussione del 18 marzo 1983, sottoscritto dalle appellanti, si rileva che le parti avevano stabilito che
“i quantitativi totali e annuali di fornitura, come pure le distanze di trasporto, potranno variare. Il Consorzio è pure conscio del fatto che le forniture granulari saranno molto irregolari e che anche i quantitativi delle singole cave potranno variare moltissimo. Il Consorzio assicura che non avanzerà alcuna pretesa riguardante le variazioni di cui sopra”
(doc. 12, pto. C2, pag. 3).
Non trova invece riscontro la censura sollevata dalle appellanti quo alla predetta clausola, segnatamente che la stessa non potrebbe essere messa in relazione all’intera quantità di 713'000 m
3
di detriti, bensì a situazioni ben precise come l’impossibilità di fornire i detriti a dipendenza delle quote di terreno o della presenza di blocchi di grandi dimensioni (doc. 4, inserto B, pto. 4; v.anche doc. 3, 6).
Del resto, anche dai capitolati d’appalto relativi ai trasporti dei lotti I e II emerge con chiarezza che i
“quantitativi che si presume possono essere sgomberati dalle rispettive cave derivano da valutazioni fatte ad occhio. A dipendenza delle quote di terreno sottostante i depositi, dei blocchi di grandi dimensioni che si potrebbero trovare, ecc., i quantitativi delle singole cave potrebbero variare moltissimo. Si esclude già fin d’ora alcuna pretesa in merito da parte della Ditta di trasporto”
(doc. 9 e 11, pto. 4.5).
4.
Ne discende che le appellanti non hanno titolarità per pretese nei confronti dello Stato riguardanti la violazioni di obblighi contrattuali, che nel merito non torna conto esaminare, riferite alla vendita ed al carico in cava su autocarro dei detriti poiché non erano parti a quegli specifici accordi e la loro qualità di cessionarie di crediti futuri non le legittima poiché il credito non è mai nato. Ed inoltre l’Ente pubblico non ha violato alcun obbligo contrattuale nei confronti delle appellanti riferito ai contratti di trasporto dei detriti. La sentenza di prima istanza non può che essere confermata.
5.
Le appellanti censurano anche l'indennità ripetibile loro caricata. L’importo di fr. 30'000.-- stabilito dal Pretore a titolo di ripetibili a favore dello Stato
rappresenta il 4,5% del valore di causa di complessivi fr. 661’713.--,
mentre la Tariffa dell’Ordine degli avvocati stabilisce che per un
valore compreso tra fr.
500'000.-- e fr. 1'500'000.-- l’onorario viene stabilito in una percentuale variabile tra il 4-7% (art. 9 TOA).
Le appellanti hanno sostenuto che il Pretore non avrebbe tenuto in considerazione la situazione sociale e patrimoniale delle parti e del tempo impiegato. Inoltre lo Stato disporrebbe di
“una schiera di persone qualificate professionalmente, atte a rappresentarlo anche in cause giudiziarie”
e pertanto l’assegnazione di un mandato di rappresentanza legale al di fuori dell’apparato statale non giustificherebbe la corresponsione di ripetibili “piene”. A torto.
Infatti, lo Stato, anche se dispone di un servizio giuridico interno, è senz’altro legittimato a conferire mandato ad un professionista esterno, in particolare quando la pratica necessita di conoscenze specifiche e grande dispendio di tempo.
Questa Camera ha già stabilito che anche un avvocato chiamato in causa personalmente può essere rappresentato da un altro avvocato e può pertanto postulare che la controparte sia obbligata a versare una cauzione processuale poiché il suo rappresentante, in caso di esito positivo della vertenza, avrà il diritto di ottenere un’indennità per ripetibili (
II CCA
23.2.2003 inc. n. 10.2002.19 e
II CCA
28.5.2003 inc. n. 10.2003.2;
Baumbach/ Lauterbach/Albers/Hartmann
, Zivilprozessordnung, 47. ed., Monaco 1989, n. 5 ad § 91 ZPO, pag. 235
[
sub C
]
e pag. 242
[
sub c
]
;
DTF
125 II 518;
BJM
2003, 118). Nella stessa direzione andava un’altra decisione emanata da questa Camera nel caso di un istituto di credito che disponeva di un servizio giuridico interno (
II CCA
28.5.2003 inc. n. 10.2003.2).
Di conseguenza, analogamente, ben si giustifica la facoltà dello Stato - ancorché esso disponga di un servizio giuridico interno - di fare capo all’assistenza di un professionista esterno con l’otte-nimento di ripetibili nel caso di successo in causa.
Nel caso in esame l’applicazione dell’aliquota del 4,5%, ai limiti inferiori della TOA e persino al disotto di quanto sarebbe stato giustificato, non può essere rivista a fronte
della complessità della fattispecie - che aveva le sue radici in fatti avvenuti venti anni prima dell’inizio della causa e trattava tematiche diverse - e della durata della procedura (iniziata con la petizione 22 ottobre 1998 e terminata con la decisione 6 agosto 2002) e soprattutto dell’istruttoria, che ha annoverato l’audizione di nove testimoni, una perizia e una delucidazione scritta della perizia. Anche la censura secondo la quale il Pretore non avrebbe considerato la situazione finanziaria delle parti, in particolare il fatto che la _ si troverebbe in fallimento, si rivela inconferente. Infatti la determinazione dell'importo dell'indennità ripetibile non dipende dalla condizione economica delle parti che, se insolventi, possono essere chiamate a prestare, per agire in giudizio, preventiva cauzione pari alle presumibili ripetibili senza sconto di sorta.
Ne discende che su questo punto l’appello risulta infondato.
6.
L’appello deve quindi essere integralmente respinto. Tasse, spese e ripetibili seguono la soccombenza.