Decision ID: 43f949f8-696e-5cca-acbe-82273b091638
Year: 1996
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_002
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: civil_law

in fatto: A.
Alle ore 16.05 del 9 luglio 1987, all’altezza del Km _dell’autostrada N2, sulla corsia nord-sud in territorio del Comune di _, ebbe luogo un incidente della circolazione, la cui dinamica può essere così sommariamente riassunta.
Il signor _, al volante di una vettura Lancia targata NE _intestata alla moglie _, dopo essere uscito della galleria del _ si spostò sulla corsia di sorpasso ed iniziò a superare alcune macchine che lo precedevano. Poco prima di giungere all’altezza della galleria di _ egli si apprestava a superare un veicolo Volvo di colore bianco, quando il conducente di quest’ultima prese a spostarsi sulla corsia di sorpasso. Sorpreso da tale manovra, il _ dapprima azionò l’avvisatore acustico e successivamente strinse verso sinistra per evitare la collisione: in seguito a ciò, le ruote della Lancia andarono a toccare il terrapieno erboso centrale, facendogli perdere il controllo della vettura, che, attraversato l’intero asse stradale, terminò la sua corsa tra la corsia d’emergenza e la corsia di destra, dopo aver urtato il guardavia di destra.
Dietro alla Lancia del _ sopraggiungevano, a breve distanza e nell’ordine, il signor _ a bordo della propria autovettura -non è dato sapere su quale corsia- ed il signor _ sulla corsia di destra, quest’ultimo alla guida di un autoarticolato della ditta _, composto da una motrice Renault targata TI _e da un semirimorchio Falcon targato TI _: mentre il primo riuscì, senza particolari problemi, ad arrestare il proprio veicolo sulla corsia d’emergenza, il secondo, pur frenando bruscamente e sterzando a sinistra per scansare i veicoli _ e _ che lo precedevano, andò ad urtare il guardavia centrale, chiudendosi a “compasso”.
Il conducente della Volvo bianca -che continuò la sua corsa- non poté essere identificato.
B.
A seguito dell’incidente, la ditta _ ha chiesto alla _, assicuratrice RC del veicolo Lancia targato NE _, il risarcimento del danno subito dall’articolato.
La compagnia di assicurazioni, ritenendo che l’incidente fosse stato causato da un conducente sconosciuto -cioè dal proprietario della Volvo bianca- rifiutò tuttavia la copertura del sinistro e trasmise la pratica alla _ (doc. NN, PP), nella sua qualità di compagnia d’assicurazioni designata dal Dipartimento federale di giustizia e polizia per rispondere nel caso di danni cagionati da veicoli non identificati (art. 76 LCS): anche quest’ultima, intravedendo una colpa del conducente _, declinò la sua responsabilità ed invitò la ditta a rivolgersi nuovamente alla _ (doc. AAA). L’ulteriore scambio di corrispondenza tra la proprietaria dell’articolato e le due compagnie d’assicurazioni (doc. BBB-FFF) non sortì effetto alcuno: da qui, la presente vertenza.
C.
Con petizione 7 aprile 1989 la ditta _ ha chiesto la condanna di _, _, _ e la _ al pagamento in solido di fr. 126’162.- oltre interessi e, in via subordinata, che condannati al pagamento in solido fossero solo i convenuti _ e _ritenuto che a questi ultimi era riservato il diritto di regresso nei confronti della convenuta _.
A mente dell’attrice la responsabilità per l’accaduto sarebbe integralmente da imputare allo scorretto comportamento tenuto sia dal conducente della Volvo bianca, sia da _, mentre nessuna colpa poteva essere addossata a _: ne discendeva che in via principale tutti i convenuti erano solidalmente responsabili del danno; in via subordinata, nel caso in cui la responsabilità della _ per i danni cagionati da veicoli rimasti non identificati fosse unicamente di carattere sussidiario, è stata postulata la condanna solidale degli altri convenuti, dato il loro diritto di regresso nei confronti della menzionata compagnia d’assicurazione.
D.
Con allegati responsivi 15 giugno e 18 luglio 1989 la _ da una parte e _ _ e _ dall’altra si sono opposti alla petizione nella misura in cui era rivolta verso di loro.
La _ ritiene che l’incidente stradale sarebbe da ricondurre alla velocità eccessiva tenuta dal _, nonché alla sua disattenzione per ciò che avveniva sulla strada; un certo grado di colpa andava inoltre attribuito anche al _ segnatamente per aver a sua volta circolato ad una velocità inadeguata. In ogni caso, la responsabilità della compagnia d’assicurazione era esclusa, in quanto di natura meramente sussidiaria.
_ _ e _ hanno per contro asserito che la sola ed unica causa dell’incidente è stata l’incauta manovra eseguita dal conducente della Volvo bianca, ritenuta pure una corresponsabilità del _ per non essere stato in grado di controllare l’articolato di cui era alla guida.
Tutti i convenuti hanno infine contestato l’ammontare del danno patito dall’attrice.
E.
In sede conclusionale le parti si sono sostanzialmente riconfermate nelle loro precedenti allegazioni ed impugnative, contestando quelle di controparte: l’attrice, preso atto della perizia giudiziaria, ha provveduto a ridurre le sue pretese a fr. 104’062.- oltre interessi.
F.
Con sentenza 13 settembre 1995 il Pretore, in parziale accoglimento della petizione, ha condannato i convenuti _ e _ al pagamento di fr. 66’059.25 oltre interessi, mentre ha respinto la petizione nei confronti della convenuta _la tassa di giustizia di fr. 2’000.- e le spese sono state poste a carico dei convenuti soccombenti e dell’attrice nella misura di 1/2 ciascuno, mentre quest’ultima è stata parimenti condannata a versare alla convenuta _ fr. 8’000.- a titolo di ripetibili.
Il giudice di prime cure ha innanzitutto accertato che l’incidente era stato principalmente causato dal conducente della Volvo bianca; a _ andava tuttavia attribuita una colpa lieve, per non essere stato in grado di padroneggiare il proprio veicolo nella concreta situazione di pericolo (art. 31 LCS) ed in particolare per non aver frenato per tempo, pur avendone avuto la possibilità; il conducente _ era pure parzialmente responsabile, non avendo tenuto una velocità adeguata alle circostanze particolari. Per quanto riguardava concretamente la responsabilità, esclusa quella della _, che, essendo di natura sussidiaria, poteva entrare in linea di conto solo nel caso in cui il danneggiato non potesse rivalersi -nemmeno parzialmente- nei confronti di un terzo corresponsabile, ed ammessa quella del _ nella misura di 1/4, era chiaro che ai convenuti _ e _ andava caricata la rimanente responsabilità di 3/4. Visto che il danno complessivamente patito dall’attrice poteva essere quantificato in fr. 88’079.-, ne discendeva il loro obbligo a versarle fr. 66’059.25.
G.
Con appello 4 ottobre 1995 i convenuti _ _ e _ hanno chiesto la riforma del querelato giudizio nel senso che la petizione, in quanto rivolta verso di loro, fosse integralmente respinta e che la tassa di giustizia e le spese di primo grado fossero caricate alla parte attrice, con l’obbligo di rifondere loro fr. 10’000.- a titolo di ripetibili; il tutto, protestando spese e ripetibili di seconda istanza.
Gli appellanti ritengono in sostanza che il Pretore non avrebbe correttamente stabilito le colpe dei singoli conducenti e segnatamente per ciò che riguardava le violazioni delle norme della circolazione da parte di _ e dello sconosciuto conducente della Volvo bianca. Quanto al _, innanzitutto la sua velocità, per altro neppure accertata con certezza, non era assolutamente causale per il prodursi dell’incidente, come del resto era stato confermato anche dalla perizia giudiziaria; errato sarebbe inoltre l’assunto pretorile secondo cui il _ sarebbe parzialmente responsabile del sinistro, per non essere stato in grado di padroneggiare il veicolo nella situazione concreta: intanto il lasso di tempo tra l’istante in cui egli percepì lo spostamento della Volvo e quello in cui deviò a sinistra era ben minore rispetto ai 4 secondi ipotizzati dal primo giudice, per cui nulla poteva essere rimproverato al conducente, che in pratica si trovò in una situazione pericolosa in un paio di secondi; tanto meno poteva essergli rimproverato alcunché per aver scelto di effettuare una manovra di scansamento piuttosto che di aver frenato. La colpa dell’incidente era invece completamente da ascrivere al conducente della Volvo bianca, il quale -contrariamente a quanto ritenuto dal Pretore- gli tagliò letteralmente la strada con una manovra improvvisa ed imprevedibile, con il che era semmai la _ che doveva rispondere del danno patito dall’attrice, non potendosi in alcun modo attribuire al _ una concolpa, neppure lieve.
H.
Con osservazioni ed appello adesivo l’attrice ha postulato la reiezione del gravame e la riforma della sentenza pretorile nel senso che la tassa di giustizia e le spese venissero caricate per 3/4 ai convenuti _ e _, con l’obbligo di rifonderle fr. 6’000.- a titolo di ripetibili parziali e che le ripetibili dovute alla convenuta _ venissero caricate per metà ai convenuti _ _ e _; il tutto, con protesta di spese e ripetibili di secondo grado.
L’appellante adesivamente ritiene che una diversa ripartizione delle spese e delle ripetibili nei confronti dei convenuti _ e _ si imponesse, in quanto la causa era stata accolta nella misura del 63% dell’importo postulato in sede conclusionale, tanto più che le compagnie di assicurazione l’avevano in pratica costretta ad adire le vie legali, non essendo state disposte a versarle nemmeno un centesimo, nonostante la loro chiara responsabilità. La ripartizione tra tutte le parti in causa delle ripetibili dovute alla _ si giustificava analogamente per il fatto che l’attrice era stata costretta ad inoltrare una causa contro entrambe le compagnie d’assicurazione, le quali altrimenti avrebbero continuato a rimbalzarsi la responsabilità per il sinistro.
I.
Delle osservazioni 6 novembre 1995 della convenuta _ all’appello principale e 12 dicembre 1995 dei convenuti _ e _ all’appello adesivo si dirà, se necessario, nei successivi considerandi.

Considerando
in diritto: 1.
Con l’appello principale gli appellanti si sono limitati a contestare l’esistenza di una concolpa a carico di _ nell’incidente, ciò che -a loro  di concludere per una colpa esclusiva del conducente della Volvo bianca. Non sono per contro contestati né il principio secondo cui la responsabilità della convenuta _ sia meramente sussidiaria (art. 76 cpv. 4 LCS) -e possa cioè entrare in considerazione unicamente nel caso in cui il danneggiato non può rivalersi, anche solo parzialmente, su un altro corresponsabile (
Bussy/Rusconi
, Commentaire du Code Suisse de la circulation routière, Losanna 1984, N. 4.5 ad art. 76 LCS;
Rusconi
, Les nouvelles dispositions de la loi fédérale sur la circulation routière en matière de responsabilité civile et d’assurance, in:
JdT
1976 I p. 86;
Oswald
, Revision des Strassenverkehrsgesetzes, Änderungen im IV. Titel “Haftpflicht und Versicherung”, in.
ZBJV
1975 p. 229)-, né il grado di concolpa di 1/4 attribuita dal primo giudice al _ e per esso all’attrice.
Dalla particolare impostazione dell’appello discende che se questa Camera dovesse ritenere che a _ possa essere imputata una concolpa, anche lieve, il giudizio di primo grado dovrà senz’altro essere confermato.
2.
Nonostante sia pacifico che _ abbia effettivamente perso il controllo del proprio veicolo, gli appellanti ritengono che -contrariamente a quanto ritenuto dal Pretore- nel caso concreto non si possa ravvisare nei suoi confronti una violazione dell’art. 31 LCS: la sua velocità -a loro dire- non era infatti assolutamente causale per l’avvenuto incidente e d’altro canto non lo si potrebbe comunque rimproverare per aver deciso nel breve spazio di tempo di un paio di secondi -e non 4, come ritenuto dal giudice di prime cure- di tentare una manovra di scansamento a sinistra piuttosto che di frenare.
2.1
Nell’esaminare l’eventuale responsabilità di _ va innanzitutto rilevato che egli non ha osservato il limite di velocità massima di 100 Km/h, presente sul luogo dell’incidente (segnale 2.30 “velocità massima”, cfr. doc. B p. 1).
La circostanza risulta sufficientemente provata dagli atti di causa, se solo si pensa che nel verbale di polizia lo stesso _ ha ammesso di circolare ad una velocità di 120 Km/h (“in quel momento la mia velocità era di circa 120 Km/h”, doc. B; la tesi di un aumento della velocità da 100 Km/h a 120 Km/h per effettuare il sorpasso è stata del resto ritenuta verosimile anche dal perito giudiziario, perizia p. 8, 13 e 15): il tentativo di far apparire la sua velocità inferiore a quella precedentemente dichiarata -avvenuto però in un momento sospetto, segnatamente nel corso di causa (cfr. interrogatorio formale _, domanda 2.1 “avevo dichiarato alla polizia questa velocità di 120 Km/h, in realtà pensavo di circolare a 100 Km/h”) non è in effetti degno di protezione, tanto è vero che in sede testimoniale il _ ha dovuto nuovamente ammettere che “per quanto riguarda l’indicazione sul verbale di interrogatorio di polizia della velocità di 120 Km/h devo dire che la stessa indicazione è stata fatta su insistenza dell’agente verbalizzante. Sono comunque io che ho pronunciato la cifra 120” (verbale p. 3) e ciò quantunque il teste _ abbia valutato più prudentemente la velocità del conducente della Lancia (nell’ordine di 100 - 120 Km/h, verbale p. 4 risposta 4 all’avv. _).
La dottrina è concorde nel ritenere che la velocità massima sia per sua natura assoluta: essa deve pertanto essere ossequiata dall’utente della strada anche se le condizioni della strada e le altre circostanze concrete potrebbero far apparire comunque adeguata una velocità superiore; in altri termini, in presenza di un segnale di velocità massima la facoltà dell’utente di scegliere la velocità adeguata subisce una precisa limitazione verso l’alto (
Schaffhauser
, Grundriss des Schweizerischen Strassenverkehrsrechts, Vol. I, Berna 1984, N. 486).
Ora, è innegabile che un conducente, che -come nella fattispecie- guida ad una velocità di 120 Km/h su una strada ove il limite è di soli 100 Km/h, ed oltretutto in vicinanza di una galleria, si assume la responsabilità di aumentare il rischio connesso con la guida di un veicolo a motore nelle specifiche circostanze; tanto più, se ciò avviene -come nel concreto- durante un sorpasso in autostrada.
Vero è che il perito giudiziario a p. 22 del suo referto ha dapprima precisato che “le cause dell’incidente non vanno ricercate tanto nelle velocità quanto nella situazione di pericolo venutasi a creare” (risposta 4.1.7.2) e ancora che “le velocità delle autovetture ... non hanno nessuna relazione diretta con la manovra dell’autocarro” (risposta 4.1.8.2); mentre successivamente, nel corso della delucidazione orale della perizia, ha affermato di non ritenere “che la differenza da 120 a 100 Km/h sia nella fattispecie determinante” (risposta N. 4 all’avv. _, verbale p. 4). Ciò non significa però -come invece vorrebbero gli appellanti- che la velocità eccessiva tenuta dal _ non sia (parzialmente) causale con l’avvenuto incidente, tanto più che la questione circa l’esistenza di un nesso causale adeguato tra la violazione di una norma della circolazione ed il sinistro è una questione giuridica, il cui esame compete al giudice e non tecnica, di competenza del perito giudiziario.
A giudizio di questa Camera, tra la violazione delle norme della circolazione da parte di _ e l’avvenuto incidente può senz’altro essere riconosciuto un nesso causale adeguato: infatti, la velocità superiore al consentito ha sicuramente contribuito a rendere più pericoloso per gli altri utenti della strada il tentativo di sorpasso riducendo i limiti di sicurezza, aumentando lo spazio di reazione e di frenata. Egli ha dimostrato che la velocità da lui tenuta non era comunque conforme al principio che impone di potersi adattare a situazioni di rischio, ancorchè dovute all’atteggiamento altrui (
Bussy/Rusconi,
op.cit., art. 32, n. 1.28). In definitiva, nemmeno il perito giudiziario ha sostenuto il contrario: se da un punto di vista cinetico è infatti incontestabile che la violazione della velocità massima da parte dei protagonisti non possa più di tanto influenzare il modo in cui i veicoli si sono spostati sulla carreggiata a dipendenza dell’incidente (tant’è che la manovra del _ teoricamente avrebbe potuto avvenire anche se le auto che lo precedevano avessero tenuto una velocità inferiore ed è per questo motivo che il perito ha concluso che le velocità degli autoveicoli “non hanno influenza diretta con la manovra dell’autocarro”), anche le altre espressioni usate dal perito (“le cause dell’incidente non vanno ricercate tanto nelle velocità quanto nella situazione di pericolo venutasi a creare” e “la differenza da 120 a 100 Km/h
á
non
ñ
sia nella fattispecie determinante”) non escludono che la velocità del _ possa in una certa misura essere causale, potendosi da ciò unicamente evincere che in ogni caso questa non era la causa esclusiva.
Ciò basta per ammettere una parziale responsabilità del _ per l’avvenuto incidente.
2.2
Per giustificare la circostanza che il _, dopo aver azionato l’avvisatore acustico, optò per una manovra di scansamento a sinistra, invece di frenare, gli appellanti si richiamano alla giurisprudenza del Tribunale federale, in base alla quale se un conducente, che viene a trovarsi in una situazione di pericolo a seguito della colpa grave di un terzo, non sceglie la soluzione che a dipendenza delle circostanze concrete sarebbe stata la più corretta (avvisatore acustico, decelerazione, frenata, oppure manovra di scansamento: cfr.
Bussy/Rusconi
, op. cit., N. 3.1 ad art. 31 LCS), tale erronea scelta non può comunque essergli seriamente rimproverata (
DTF
83 IV 84, 95 IV 90, 106 IV 391).
La questione a sapere se nel caso concreto il _ debba o meno essere rimproverato per non aver frenato per tempo e per aver optato per una manovra che si è però rivelata solo parzialmente efficace, può tuttavia rimanere tranquillamente irrisolta, atteso che la giurisprudenza appena evocata si applica solo nel caso in cui al conducente a sua volta non possa essere rimproverata alcuna colpa (
DTF
106 IV 391), ciò che non è evidentemente il caso nella fattispecie, dovendosi già rimproverare al _ una velocità eccessiva (cfr. cons. precedente).
3.
Ne discende la reiezione del gravame, del tutto infondato.
La tassa di giustizia, le spese e le ripetibili della procedura d’appello seguono la soccombenza (art. 148 CPC), ritenuto che alla parte convenuta _non appellata, ma che pure ha presentato osservazioni al gravame, non possono essere assegnate ripetibili.
4.
Oggetto dell’appello adesivo presentato dall’attrice è per contro la ripartizione della tassa di giustizia, delle spese e delle ripetibili di primo grado.
4.1
L’appellante adesivamente, facendo notare da un lato che la causa era stata accolta nella misura del 63% dell’importo postulato in sede conclusionale, e dall’altro che le compagnie di assicurazione l’avevano costretta ad adire le vie legali, non essendo disposte a versarle nemmeno un centesimo nonostante la loro chiara responsabilità, chiede innanzitutto che la tassa di giustizia e le spese vengano caricate per 3/4 ai convenuti _ e _, con l’obbligo di rifonderle fr. 6’000.- a titolo di ripetibili parziali.
Ritenuto che la petizione è stata accolta limitatamente a fr. 66’059.25 di fronte ad una richiesta iniziale (la quale, per costante giurisprudenza, è determinante per stabilire la misura della soccombenza delle parti, mentre le eventuali riduzioni delle rispettive domande operate nel corso di causa sono irrilevanti:
Cocchi/Trezzini
, CPC, N. 42 ad art. 148 e N. 7 ad art. 5;
Rep
. 1983 p. 91;
IICCA
7 luglio 1993 in re B./CE B., 16 luglio 1993 in re J./E. SA, 6 ottobre 1993 in re S./B., 25 maggio 1994 in re B./E.C. SA) di fr. 126’162.-, e perciò nella misura di circa il 52%, la richiesta di riformare il giudizio di prime cure in merito alla ripartizione delle spese e delle ripetibili (1/2 a carico dell’attrice, 1/2 a carico dei convenuti _ e _) può essere accolta, seppur in modo parziale: tenuto conto della rispettiva soccombenza e non da ultimo del fatto che effettivamente l’attrice è stata costretta ad agire in giudizio in quanto le compagnie d’assicurazione si rimbalzavano l’un l’altra la responsabilità, negando così ogni risarcimento (
Cocchi/Trezzini
, op. cit., N. 30 ad art. 148), appare perciò equo caricarle per 9/20 all’attrice e per 11/20 ai convenuti _ _ e _
4.2
L’appellante adesivamente chiede infine che le ripetibili di fr. 8’000.- dovute alla convenuta _ e poste integralmente a suo carico dal Pretore, vengano caricate per metà ai convenuti _ e _, e ciò per il fatto che l’attrice sarebbe stata costretta ad inoltrare la petizione contro entrambe le compagnie d’assicurazione, che altrimenti avrebbero continuato a rimbalzarsi la responsabilità per il sinistro.
La richiesta non merita accoglimento.
Innanzitutto l’art. 148 cpv. 1 CPC prevede espressamente che la parte soccombente è tenuta a rimborsare all’altra le tasse, le spese giudiziarie e le ripetibili. Nel caso di specie, atteso che la petizione nei confronti della convenuta _ è stata respinta, ad essere soccombente è soltanto la parte attrice e non le altre parti convenute: sarà pertanto quest’ultima che dovrà versare alla controparte l’indennità per ripetibili.
Errato è infine l’assunto secondo cui l’attrice sarebbe stata costretta a convenire in lite sia la _, sia la _se, infatti, vi fosse stata colpa esclusiva del conducente della Volvo bianca, era chiaro che solo la _ (e non la _) doveva essere convenuta; se, al contrario, vi fosse stata una concolpa del conducente della Lancia, era altrettanto evidente che invece doveva essere convenuta solo la _ (e non la _, che interveniva solo sussidiariamente). Ora, se la parte attrice ha ritenuto di convenire entrambe le compagnie, lo ha fatto per sua scelta ed in particolare per avere la certezza di ottenere il risarcimento del danno dall’una oppure dall’altra: essa era però del tutto cosciente che avrebbe dovuto rifondere le spese e le ripetibili alla compagnia che non sarebbe risultata responsabile.
4.3
Ne discende il parziale accoglimento dell’appello adesivo ai sensi dei considerandi.
La tassa di giustizia, le spese e le ripetibili della procedura d’appello adesivo seguono la soccombenza (art. 148 CPC).