Decision ID: cd6ddb36-06a0-5142-b651-588816ff5229
Year: 2020
Language: it
Court: CH_BVGE
Chamber: CH_BVGE_001
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: 

Visto:
la domanda d’asilo presentata in Svizzera dall’interessato l’8 luglio 2020,
il rilevamento dei dati personali del 15 luglio 2020,
il verbale relativo al colloquio Dublino svoltosi il 21 luglio 2020, con conte-
stuale concessione del diritto di essere sentito in merito ad un’eventuale
competenza della Danimarca, della Svezia o della Germania per la tratta-
zione della domanda d’asilo,
il confronto dattiloscopico che ha rivelato il deposito, da parte dell’interes-
sato, di una domanda d’asilo in Germania il 15 novembre 2016,
la domanda di ripresa in carico inoltrata il 22 luglio 2020 all’attenzione delle
autorità tedesche sulla base dell’art. 18 par. 1 lett. d del regolamento (UE)
n. 604/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013
che stabilisce i criteri e i meccanismi di determinazione dello Stato membro
competente per l’esame di una domanda di protezione internazionale pre-
sentata in uno degli Stati membri da un cittadino di un paese terzo o da un
apolide (rifusione) (Gazzetta ufficiale dell’Unione europea [GU] L 180/31
del 29.6.2013; di seguito: Regolamento Dublino III),
l’accettazione della predetta da parte delle autorità tedesche, avvenuta il
28 luglio 2020,
la decisione del 21 agosto 2020 (notificata il 24 agosto 2020), mediante la
quale la Segreteria di stato della migrazione (di seguito: SEM) non è en-
trata nel merito della domanda d’asilo in applicazione dell’art. 31a cpv. 1
lett. b LAsi ed ha pronunciato il trasferimento dell’interessato verso la Ger-
mania,
la cessazione del mandato di rappresentanza con la Protezione giuridica,
il ricorso del 26 agosto 2020 (cfr. timbro del plico raccomandato; data d’en-
trata 27 agosto 2020) inoltrato dinanzi al Tribunale amministrativo federale
(di seguito: il Tribunale) contro la menzionata decisione e per il cui tramite
l’insorgente ha espresso la volontà di vedersi trattare la domanda d’asilo in
Svizzera mediante l’applicazione della clausola di sovranità di cui all’art. 17
cpv. 1 Regolamento Dublino III, chiedendo altresì di poter rimanere sul ter-
ritorio elvetico sino alla decisione di seconda istanza (richiesta di conces-
sione dell’effetto sospensivo) e di essere esentato dal versamento delle
spese processuali (richiesta di assistenza giudiziaria),
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l’incarto digitale dell’autorità inferiore,
i fatti del caso di specie che, se necessari, verranno ripresi nei considerandi
che seguono,

e considerato:
che le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla
LTF, in quanto la LAsi non preveda altrimenti (art. 6 LAsi),
che presentato tempestivamente (art. 108 cpv. 3 LAsi) contro una deci-
sione in materia di asilo della SEM (art. 6 e 105 LAsi; art. 31‒33 LTAF), il
ricorso è di principio ammissibile sotto il profilo degli art. 5, 48 cpv. 1 lett. a‒
c e art. 52 PA,
che occorre pertanto entrare nel merito del ricorso,
che i ricorsi manifestamente infondati, ai sensi dei motivi che seguono,
sono decisi in procedura semplificata (art. 111 LAsi) dal giudice unico, con
l’approvazione di un secondo giudice (art. 111 lett. e LAsi) e la decisione è
motivata soltanto sommariamente (art. 111a cpv. 2 LAsi),
che, giusta l’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi, di norma non si entra nel merito di
una domanda di asilo se il richiedente può partire alla volta di uno Stato
terzo cui compete, in virtù di un trattato internazionale, l’esecuzione della
procedura di asilo e allontanamento,
che il Tribunale, adito con un ricorso contro una decisione di non entrata
nel merito di una domanda di asilo, si limita ad esaminare la fondatezza di
tale decisione (cfr. DTAF 2012/4 consid. 2.2; 2009/54 consid. 1.3.3; 2007/8
consid. 5); che pertanto, nella presente fattispecie, occorre determinare se
la SEM poteva fare applicazione dell’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi,
che, prima di applicare la precitata disposizione, la SEM esamina la com-
petenza relativa al trattamento di una domanda di asilo secondo i criteri
previsti dal Regolamento Dublino III,
che, se in base a questo esame è individuato un altro Stato quale respon-
sabile per l’esame della domanda di asilo, la SEM pronuncia la non entrata
nel merito previa accettazione, espressa o tacita, di ripresa a carico del
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richiedente l’asilo da parte dello Stato in questione (cfr. DTAF 2017 VI/5
consid. 6.2),
che, ai sensi dell’art. 3 par. 1 Regolamento Dublino III, la domanda di pro-
tezione internazionale è esaminata da un solo Stato membro, ossia quello
individuato in base ai criteri enunciati al capo III (art. 7–15),
che nel caso di una procedura di presa in carico (inglese: take charge) ogni
criterio per la determinazione dello Stato membro competente – enumerato
al capo III – è applicabile solo se, nella gerarchia dei criteri elencati all’art. 7
par. 1 Regolamento Dublino III, quello precedente previsto dal Regola-
mento non trova applicazione nella fattispecie (principio della gerarchia dei
criteri),
che la determinazione dello Stato membro competente avviene sulla base
della situazione esistente al momento in cui il richiedente ha presentato
domanda di protezione internazionale (art. 7 par. 2 Regolamento Dublino
III),
che, contrariamente, nel caso di una procedura di ripresa in carico (inglese:
take back), di principio non viene effettuato un nuovo esame di determina-
zione dello stato membro competente secondo il capo III (cfr. DTAF
2017 VI/5 consid. 6.2 e 8.2.1),
che lo Stato membro competente in forza del presente regolamento è te-
nuto a riprendere in carico – in ossequio alle condizioni poste agli art. 23,
24, 25 e 29 – un cittadino di un paese terzo o un apolide del quale è stata
respinta la domanda e che ha presentato domanda in un altro Stato mem-
bro oppure si trova in altro Stato membro senza un titolo di soggiorno
(art. 18 par. 1 lett. d Regolamento Dublino III),
che, nel caso di specie, le investigazioni effettuate dalla SEM hanno rive-
lato, dopo consultazione dell’unità centrale del sistema europeo «EURO-
DAC», che l’interessato aveva già depositato una domanda d’asilo in Ger-
mania il 15 novembre 2016,
che nell’ambito del colloquio personale ai sensi dell’art. 5 del Regolamento
Dublino III, l’insorgente ha implicitamente confermato tale riscontro, asse-
rendo che la sua domanda sarebbe stata respinta dalle autorità germani-
che,
che sulla base di tali elementi, e conto tenuto dell’espressa accettazione,
da parte delle autorità tedesche, della richiesta di ripresa presentata nei
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termini fissati all’art. 23 par. 2 Regolamento Dublino III (cfr. supra), la com-
petenza della Germania risulta di principio data,
che, tuttavia giusta l’art. 17 par. 1 Regolamento Dublino III («clausola di
sovranità»), in deroga ai criteri di competenza sopra definiti, ciascuno Stato
membro può decidere di esaminare una domanda di protezione internazio-
nale presentata da un cittadino di un paese terzo o da un apolide, anche
se tale esame non gli compete,
che tale eccezione è concretizzata in diritto interno dall’art. 29a cpv. 3
OAsi 1, secondo il quale, se "motivi umanitari" lo giustificano la SEM può
entrare nel merito della domanda anche qualora giusta il Regolamento Du-
blino III un altro Stato sarebbe competente per il trattamento della do-
manda,
che la SEM, nell’applicazione dell’art. 29a cpv. 3 OAsi 1, dispone di potere
di apprezzamento (cfr. DTAF 2015/9 consid. 7 seg.); che ciò non di meno,
allorquando il trasferimento del richiedente nel Paese di destinazione con-
travvenga alla CEDU o ad altri impegni di diritto internazionale pubblico
della Svizzera, l’autorità inferiore è obbligata ad applicare la clausola di
sovranità e ad entrare nel merito della domanda d’asilo (cfr. DTAF 2015/9
consid. 8.2.1),
che va a tal riguardo rammentato come la Germania sia legata alla Car-
taUE e firmataria della CEDU, della Convenzione del 10 dicembre 1984
contro la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti
(Conv. tortura, RS 0.105), della Convenzione del 28 luglio 1951 sullo sta-
tuto dei rifugiati (Conv. rifugiati, RS 0.142.30), oltre che del relativo Proto-
collo aggiuntivo del 31 gennaio 1967 (RS 0.142.301) e ne applica, a tale
titolo, le disposizioni,
che tale paese è coì presunto rispettare la sicurezza dei richiedenti, in par-
ticolare il diritto alla trattazione della domanda secondo una procedura giu-
sta ed equa e garantire una protezione conforme al diritto internazionale
ed europeo (cfr. direttiva 2013/32/UE del Parlamento europeo e del Consi-
glio del 26 giugno 2013 recante procedure comuni ai fini del riconosci-
mento e della revoca dello status di protezione internazionale [di seguito:
direttiva procedura]; direttiva 2013/33/UE del Parlamento europeo e del
Consiglio del 26 giugno 2013 recante norme relative all’accoglienza dei ri-
chiedenti protezione internazionale [di seguito: direttiva accoglienza]),
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che nel caso in disamina, il ricorrente non ha d’altro canto dimostrato, né
invero ha censurato, che lo Stato di destinazione non sia intenzionato a
prenderlo in carico ed a portare a termine la procedura relativa alla sua
domanda di protezione in violazione della direttiva procedura,
che egli non ha neppure apportato qualsivoglia indizio serio e concreto su-
scettibile di dimostrare che lo Stato di destinazione non rispetterebbe il
principio del divieto di respingimento e, dunque, verrebbe meno nell’osse-
quio dei suoi obblighi internazionali, rinviandolo in un paese dove la sua
vita, integrità corporale o libertà sarebbero seriamente minacciate o da
dove rischierebbe di essere respinto in un tale Paese,
che in tale contesto, anche un’eventuale decisione definitiva assortita da
un rinvio nel paese d’origine non costituisce di per sé una violazione del
principio del non respingimento (cfr. sentenza del Tribunale E-1983/2019
consid. 5.5 e rif. citati),
che dipoi, si osservi come il respingimento forzato di persone che soffrono
di problemi medici costituisca una violazione dell’art. 3 CEDU unicamente
in casi eccezionali, e meglio allorquando la malattia si trovi in uno stadio a
tal punto avanzato o terminale da lasciar presupporre che a seguito del
trasferimento la morte appaia come una prospettiva prossima (cfr. sen-
tenza della CorteEDU N. contro Regno Unito del 27 maggio 2008,
26565/05; DTAF 2011/9 consid. 7 e relativi riferimenti), circostanza che ma-
nifestamente non ricorre nella presente fattispecie,
che pertanto, l’insorgente non ha fornito indizi seri suscettibili di compro-
vare che le sue condizioni di vita o la sua situazione personale siano tali
da contravvenire all’art. 4 della CartaUE, all’art. 3 CEDU o all’art. 3 Conv.
tortura in caso di esecuzione del trasferimento in Germania,
che, ad ogni modo, appartiene al ricorrente sollevare l’eventuale violazione
dei suoi diritti fondamentali, utilizzando le adeguate vie di diritto dinanzi alle
autorità dello Stato in questione,
che infine, nella fattispecie, dagli atti non appaiono elementi per ritenere
che l’autorità inferiore abbia esercitato in maniera arbitraria il suo potere di
apprezzamento nell’applicazione della clausola di sovranità per motivi
umanitari,
che, pertanto, non vi è motivo di fare applicazione dell’art. 17 par. 1 Rego-
lamento Dublino III,
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che, di conseguenza, la Germania rimane competente per il seguito della
domanda d’asilo e d’allontanamento del ricorrente ai sensi del Regola-
mento Dublino III ed è tenuta a riprenderlo in carico in ossequio alle condi-
zioni poste dal medesimo,
che, quindi, è a giusto titolo che la SEM non è entrata nel merito della do-
manda di asilo del ricorrente, in applicazione dell’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi
ed ha pronunciato il suo trasferimento verso la Germania conformemente
all’art. 44 LAsi, posto che il ricorrente non possiede un’autorizzazione di
soggiorno in Svizzera (cfr. art. 32 lett. a OAsi 1),
che, in siffatte circostanze, non vi è più luogo di esaminare in maniera di-
sgiunta le questioni relative all’esistenza di un impedimento all’esecuzione
del trasferimento per i motivi giusta i cpv. 3 e 4 dell’art. 83 LStrI, (RS
142.20), dal momento che detti motivi sono indissociabili dal giudizio di non
entrata nel merito nel quadro di una procedura Dublino (cfr. DTAF 2015/18
consid. 5.2),
che, visto quanto precede, il ricorso deve essere respinto e la decisione
della SEM confermata,
che, avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, la domanda di con-
cessione dell’effetto sospensivo è senza oggetto,
che inoltre, ritenute le allegazioni ricorsuali sprovviste di probabilità di esito
favorevole, la domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa
dal versamento delle spese processuali, è respinta (art. 65 cpv. 1 PA),
che, visto l’esito della procedura, le spese processuali di CHF 750.– che
seguono la soccombenza sono poste a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1
e 5 PA nonché art. 3 lett. a del regolamento sulle tasse e sulle spese ripe-
tibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 feb-
braio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]),
che la decisione è definitiva e non può, in principio, essere impugnata con
ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83
lett. d cifra 1 LTF).
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