Decision ID: 6494d8a8-655b-5024-bb1b-56878ea296b5
Year: 2002
Language: it
Court: TI_TCAS
Chamber: TI_TCAS_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: social_law

ritenuto,
in fatto
1.1. Con decisione 27 agosto 2001 la Cassa cantonale di compensazione (di seguito la Cassa) ha respinto la richiesta di _ tendente all'assegnazione di una prestazione complementare alla rendita per orfana di madre e alla rendita completiva per figlia di un assicurato invalido (cfr. doc. _).
1.2. Con tempestivo ricorso 30 agosto 2001, indirizzato al TCA, l'assicurata ha contestato la decisione dell'amministrazione, precisando che il suo unico reddito è costituito dalle rendite versatele dalle assicurazioni sociali e che il padre non provvede in nessun modo al suo sostentamento (cfr. doc. _).
1.3. Con risposta di causa 2 novembre 2001 la Cassa ha proposto di respingere il gravame con le seguenti motivazioni:
"
Dall'esame della documentazione agli atti rileviamo che la ricorrente, titolare di una rendita per orfana di madre e rispettiva rendita completiva per figlia di un assicurato invalido (padre), ha presentato in data 23 aprile 2001 una richiesta di prestazione complementare.
Con decisione del 27 agosto 2001 la resistente notificava la propria decisione di rifiuto computando, nel calcolo oggetto del contendere, un importo di fr. 102'239.-- quale onere di mantenimento che il padre ha nei confronti della figlia in quanto studente.
La fattispecie cade quindi sotto il campo d'applicazione dell'art. 277 cpv. 2 CC, che quale norma a carattere eccezionale prevede "se raggiunta la maggiore età il figlio non ha ancora una formazione appropriata i genitori - per quanto si possa ragionevolmente pretendere da loro dato l'insieme delle circostanze - devono continuare a provvedere al suo mantenimento; ciò fino al momento in cui una simile formazione non possa normalmente concludersi".
La disposizione di legge subordina il dovere di mantenimento a due condizioni:
● il figlio non ha ancora acquisito una formazione adeguata al
raggiungimento della maggiore età
● dai genitori si deve ragionevolmente pretendere - considerato
l'insieme delle circostanze - che provvedano al suo mantenimento al di là della maggiore età.
Per il caso in esame ci si sofferma quindi sulla seconda condizione che pone evidentemente qualche problema alla luce delle osservazioni sollevate dalla ricorrente in sede ricorsuale. Per questa ragione la resistente, consapevole di trovarsi di fronte ad una situazione particolare, ha promosso in data 25 settembre 2001 un incontro tra le parti allo scopo di chiarire i vari aspetti legati alla situazione familiare.
La giurisprudenza ha a tale proposito precisato che "l'obligation d'entretien dépend expressément de l'ensemble des circonstances, et notamment des relations personnelles entre parents et enfants" (DTF 120 II 177).
Dunque elemento determinante sono le relazioni personali esistenti.
Nel caso di specie l'istruttoria esperita dalla resistente ha potuto accertare che la signora _ già dal 1° luglio 1999 ha trasferito il proprio domicilio a _.
Inoltre la decisione di lasciare l'abitazione del padre è stata motivata dal fatto che quest'ultimo non ha mai accettato la sua relazione con un uomo di colore e neppure ha mai accettato il figlio nato da questa relazione essendo nato lui stesso di colore. La figlia ha dunque preferito lasciare il padre e cercare di costruirsi il proprio nucleo familiare, purtroppo senza molta fortuna essendo nel frattempo intervenuta una rottura dei rapporti con il padre del figlio.
Stante quanto sopra, non si ravvede comunque alcuna responsabilità della figlia quanto alla necessità di lasciare l'abitazione del padre e trasferirsi a _.
Il Tribunale federale in DTF 111 II 413 ha avuto modo di confermare ed ammettere l'esistenza dell'onere di mantenimento anche a favore del figlio maggiorenne non ancora al termine degli studi che ha lasciato l'abitazione dei genitori per andare a vivere in concubinato, se tale scelta è stata motivata da gravi divergenze sorte con i genitori e di cui questi ultimi sono corresponsabili.
Al contrario l'onere di mantenimento viene negato ove non sussistano più relazioni fra genitori e figlio, per essersi quest'ultimo sottratto in modo colpevole ai doveri che gli incombono in virtù del diritto di famiglia.
Ad esempio il Tribunale federale ha giudicato che "... si un enfant persiste après la majorité, dans l'attitude de rejet qu'il avait adoptée pendant le divorce de ses parents, envers le parent qui n'avait pas la garde, bien que celui-ci se soit comporté correctement envers lui, cette attitude inflexible lui est imputable" (cfr. DTF 117 II 128; 113 II 376).
Alla luce di quanto precede la resistente trae quindi il convincimento che l'onere di mantenimento sia ampiamente giustificato ma che lo stesso debba essere modificato da fr. 102'239.-- a fr. 32'854.-- (pos. 32 della tabella di calcolo PC) corrispondenti al fabbisogno calcolato per _ (limite di reddito per persona sola + cassa malati + contributo minimo AVS + affitto). Malgrado questa modifica la prestazione dell'assicurata risulta sempre respinta." (Doc. _)
1.4. Pendente causa il TCA ha posto all'assicurata i seguenti quesiti:
"1.- per quali motivi ha deciso di non vivere più con suo padre, signor _ e di trasferire il suo domicilio a _;
2.- se suo padre vedeva di buon grado la sua relazione con il signor _;
3.- in caso di risposta negativa alla domanda 2.-, indicare i motivi;
4.- se, oltre all'eventuale motivo della sua relazione sentimentale, vi erano altri punti di disaccordo con suo padre e precisare quali;
5.- se, nell'ipotesi in cui suo padre non approvasse la sua relazione con il signor _, ha tentato di fargli accettare il suo rapporto sentimentale e la nascita di suo figlio _, il _ 1999;
6.- in caso di risposta affermativa alla domanda 5.-, indicare in che modo;
7.- dopo la rottura della relazione con il signor _ e la partenza di quest'ultimo per _ nel mese di maggio 2000, com'è stata l'evoluzione dei rapporti con suo padre, signor _."
(Doc. _)
Il 29 novembre 2001 l'interessata ha risposto:
"
Ho deciso di trasferirmi a _ in quanto mio padre non accettava la mia relazione con un uomo di colore, e meno ancora che aspettassi un figlio da lui, oltretutto in relazione non coniugale.
Mio padre avrebbe voluto che mi mettessi a sua disposizione per accudire alle faccende di casa e per fargli compagnia, rimpiazzando mia madre della quale sono orfana da alcuni anni.
Non accettava quindi che volessi crearmi una mia famiglia.
Ho tentato di far accettare a mio padre la relazione con il signor _ e la nascita di suo nipote _, ma i pregiudizi dovuti in parte anche alla sua confessione religiosa sono stati invalicabili.
In seguito alla rottura della relazione con il signor _ ed il conseguente distacco non vi è stata alcuna evoluzione positiva dei rapporti.
Egli ritiene infatti che, visto quanto sopra, io non sia meritevole di alcun aiuto da parte sua, salvo il ritorno sotto il tetto paterno alle condizioni sopra elencate.
Nell'intento di far valere il diritto all'onere di mantenimento come previsto nello scritto del 02.11.01 delle lod. assicurazioni sociali al vostro indirizzo, credo mi sarebbe d'aiuto una distinta dettagliata del fabbisogno calcolato da sottoporre a mio padre." (Doc. _)
1.5. Il 10 dicembre 2001 la Cassa ha riconfermato quanto comunicato con la risposta di causa (cfr. doc. _).

in diritto
2.1. Nella presente fattispecie è controversa la computazione dell'onere di mantenimento del padre di _, beneficiaria di una rendita per orfana di madre e di una rendita completiva per figlia dell'AI (cfr. doc. _; consid. 1.2.).
Questa circostanza ha portato l'amministrazione a respingere la richiesta di prestazioni complementari da parte dell'assicurata.
Scopo della prestazione complementare è quello di garantire un "reddito minimo" per far fronte ai "fabbisogni vitali" ai sensi dell'art. 112 cpv. 2 lett. b Cost e Disp. transitoria all'art. 112 Cost. (34 quater v.Cost; RCC 1992 p. 346). Questa nozione è più ampia rispetto al "minimo vitale" agli effetti del diritto esecutivo (art. 93 LEF). La Legge federale sulle prestazioni complementari all'AVS/AI contiene dunque la garanzia di un reddito minimo per le persone anziane e invalide (su queste questioni cfr. DTF 113 V 280 (285), RCC 1991 pag. 143 (145), RCC 1989 pag. 606, RCC 1986 pag. 143; Cattaneo, "Reddito minimo garantito: prossimo obiettivo della sicurezza sociale" in RDAT 1991 II pag. 447ss, spec. pag. 448 nota 12 e pag. 460 nota 83). I limiti di redditi rivestono pertanto una doppia funzione e meglio quella di limite dei bisogni e di reddito minimo garantito (DTF 121 V 204; Pratique VSI 1995 p. 52 e 176; 1994 p. 225; RCC 1992 p. 225; cfr. anche Messaggio concernente la terza revisione della legge federale sulle prestazioni complementari all’AVS/AI, p. 3, p. 8 e 9).
2.2. Secondo l'art. 2b lett. a LPC hanno diritto alle prestazioni complementari giusta l'articolo 2 le persone che:
"
a. hanno diritto a una rendita vedovile o per orfani dell'AVS;"
Inoltre l'art. 3a cpv. 7 lett. a LPC prevede che:
"
Il Consiglio federale disciplina:
a. la somma delle spese riconosciute e dei redditi determinanti dei membri della stessa famiglia. Esso può prevedere eccezioni all'addizione, in particolare per i figli che hanno diritto a una rendita per figli dell'AVS o dell'AI;"
L'art. 7 cpv. 1 lett. c OPC sancisce:
"
La prestazione complementare annua per i figli che danno diritto a una rendita per figli dell'assicurazione per la vecchiaia e i superstiti (AVS) o dell'assicurazione invalidità (AI) è calcolata come segue:
(...)
c. se il figlio non vive con i genitori oppure vive con un genitore che
non ha diritto alla rendita né può far valere alcun diritto ad una
rendita completiva, la prestazione complementare è calcolata
separatamente."
Pertanto i figli che hanno diritto a una rendita completiva dell'AVS o dell'AI e che non vivono con il genitore beneficiario della rendita AVS/AI hanno diritto alla PC, che viene calcolata separatamente.
2.3. Per l'art. 3 LPC le prestazioni complementari comprendono:
"
a. la prestazione complementare annua versata ogni mese;
b. il rimborso delle spese di malattia e invalidità" (art. 3d LPC)."
2.4. Secondo l’art. 3a LPC
"
L'importo della prestazione complementare annua deve corrispondere alla differenza tra l'eccedenza delle spese riconosciute e i redditi (cpv. 1)."
2.5. Per quanto riguarda le spese riconosciute l’art. 3b LPC, prevede che:
"
Per le persone che non vivono durevolmente o per un lungo periodo in un istituto o in un ospedale (persone che vivono a casa), le spese riconosciute sono le seguenti:
a. importo destinato alla copertura del fabbisogno vitale, per anno:
1. per le persone sole, almeno 14'690 franchi e al massimo
16'290 franchi;
2. per i coniugi, almeno 22'035 franchi e al massimo 24'435 franchi;
3. per gli orfani e per i figli che danno diritto a una rendita per figli dell'AVS o dell'AI, almeno 7'745 franchi e al massimo 8'545.
Per i due primi figli si prende in considerazione la totalità dell'importo determinante, per due altri figli due terzi ciascuno e
per ogni altro figlio un terzo;"
Dal 1° gennaio 2001 l’importo massimo computabile a titolo di fabbisogno è pari 16'880.-- per persone sole, 25'320.-- per coniugi, fr. 8’850.-- per il primo e per il secondo figlio o orfano, fr. 5'900.-- per il terzo e per il quarto figlio o orfano e fr. 2'950.-- per il quinto e successivi figli o orfani (cfr. Ordinanza 01 sull'adeguamento delle prestazioni complementari all'AVS/AI del 18 settembre 2000; Decreto esecutivo concernente la legge federale sulle prestazioni complementari all’AVS/AI del 6 dicembre 2000).
Sono inoltre riconosciute le spese per
"
b. la pigione di un appartamento e le relative spese accessorie.
In caso di presentazione di un conguaglio per le spese accessorie, non si può tenere conto né di un pagamento di arretrati né di una richiesta di restituzione."
Per le persone che vivono a casa e per le persone che vivono in un istituto sono inoltre riconosciute le spese seguenti:
"a. spese per il conseguimento del reddito fino a concorrenza del reddito lordo dell'attività lucrativa;
b. spese di manutenzione di fabbricati e interessi ipotecari fino a concorrenza del ricavo lordo dell'immobile;
c. premi versati alle assicurazioni sociali della Confederazione, eccettuata l'assicurazione malattie;
d. importo forfetario annuo per l'assicurazione obbligatoria delle cure medico-sanitarie. L'importo forfetario deve corrispondere al premio medio cantonale per l'assicurazione obbligatoria delle cure medico-sanitarie (compresa la copertura infortuni);
e. pensioni alimentari versate in virtù del diritto di famiglia (cpv. 3)."
La lista dei costi considerabili ai fini del calcolo della PC è esaustiva e le disposizioni in esame sono di diritto federale imperativo (E. Carigiet, Ergänzungsleistungen zur AHV/IV, Zurigo 1995, p. 135 e E. Carigiet/U. Koch, Ergänzungsleistungen zur AHV/IV, Supplement, Zurigo 2000, p. 83).
Spese che non rientrano nella lista succitata non possono quindi essere ammesse.
2.6. Secondo l’art. 3c cpv. 1 LPC, inoltre, i redditi determinanti comprendono:
"
a. le entrate in denaro o in natura provenienti dall'esercizio di un'attività lucrativa. Un importo di 1000 franchi per le persone sole e di 1500 franchi per i coniugi e le persone con figli che hanno o danno diritto a una rendita é dedotto dal reddito annuo proveniente dall'esercizio di un'attività lucrativa, il saldo é computato in ragione di due terzi. Per gli invalidi ai sensi dell'articolo 2c lettera d, il reddito dell'attività lucrativa é interamente computato;
b. il reddito proveniente da sostanza mobile e immobile;
c. un quindicesimo della sostanza netta oppure un decimo per i beneficiari di rendite di vecchiaia, nella misura in cui superi per persone sole 25 000 franchi, per coniugi 40 000 franchi e per orfani e figli che danno diritto a rendite per figli dell'AVS o dell'AI 15 000 franchi. Se l'immobile appartiene al beneficiario delle prestazioni complementari o a un'altra persona compresa nel calcolo della prestazione complementare e serve quale abitazione ad almeno una di queste persone, soltanto il valore dell'immobile eccedente 75 000 franchi é preso in considerazione quale sostanza;
d. le rendite, le pensioni e le altre prestazioni periodiche, comprese le rendite dell'AVS e dell'AI;
e. le prestazioni derivanti da un contratto di vitalizio o da un'altra convenzione analoga;
f. gli assegni familiari
g. le entrate e le parti di sostanza a cui l'assicurato ha rinunciato;
h. le pensioni alimentari del diritto di famiglia."
2.7. Secondo l’art. 3c cpv. 1 lett. h LPC, in vigore dal 1° gennaio 1998, il reddito determinante comprende le pensioni alimentari del diritto di famiglia.
Per la lettera g dell'articolo succitato, inoltre, il reddito determinante comprende pure le entrate e le parti di sostanza a cui l'assicurato ha rinunciato.
In materia di prestazioni complementari, vengono di principio considerati per il calcolo, solo quegli attivi che l’assicurato ha effettivamente ricevuto e di cui può disporre senza restrizioni (AHI Praxis 1995 p. 166 consid. 2a; RDAT I 1992 p. 154; RCC 1984 p. 189; Werlen, Der Anspruch auf Ergänzungsleistungen, Baden 1995, p.156/ 166; ZAK 1989 p. 238).
E' quindi rilevante il fatto che l’interessato non dispone dei mezzi necessari per far fronte ai suoi bisogni esistenziali, non il motivo che ha condotto a questa situazione (DTF 115 V 355).
Tale principio è tuttavia sottoposto a dei limiti. In particolare non è richiamabile se l’assicurato ha rinunciato a dei beni senza esserne giuridicamente obbligato e senza controprestazione adeguata, oppure dispone di un diritto a determinate entrate o a una determinata sostanza, ma non ne fa uso o non fa valere le sue pretese (RCC 1989 p. 350 consid. 3b; 1988 p. 275 consid. 2b) o se, per motivi di cui è responsabile, non esercita, per lo meno a tempo parziale, un’attività lucrativa ammissibile (AHI Praxis 1995 p. 166 consid. 2a; Pratique VSI 1994 p. 225 consid. 3a; RCC 1992 p. 348; DTF 115 V 353 consid. 5c).
In questi casi la giurisprudenza considera che vi è una rinuncia a sostanza ai sensi dell’art. 3 cpv. 1 lett. f LPC in vigore fino al 31 dicembre 1997 (RDAT I 1994 p. 189 consid. 3a; RCC 1989 p. 350 consid. 3b). Questa giurisprudenza dev’essere applicata anche in virtù del nuovo diritto. L’art. 3c cpv. 1 lett. g LPC prevede infatti che i redditi determinanti comprendono anche le entrate e le parti di sostanza cui l’assicurato ha rinunciato.
Di regola la giurisprudenza si è limitata a riconoscere l’applicabilità del citato articolo, se la rinuncia è avvenuta senza obbligo legale e senza controprestazione adeguata. Ha infatti ribadito più volte che il sistema delle prestazioni complementari non offre la possibilità di procedere ad un controllo dello stile di vita dell’assicurato e di chiedersi se in passato il richiedente ha vissuto al di sotto o al di sopra della normalità (AHI Praxis 1995 p. 167 consid. 2b; Carigiet, Ergänzungsleistungen, Zurigo 1995, p. 120).
Secondo la giurisprudenza del TFA, inoltre, al coniuge avente diritto a pensioni alimentari vanno computate le prestazioni convenute con l’altro coniuge e non quelle effettivamente versate, finché la loro irrecuperabilità non può essere obiettivamente stabilita. L'irrecuperabilità delle pensioni alimentari dovute può essere ammessa, di regola, quando sono state esaurite tutte le possibilità giuridiche per il loro recupero (DTF 120 V 443 consid. 2; Pratique VSI 1995 p. 52; RCC 1991 pag. 145 consid. 2c, RCC 1988 pag. 275-276; Direttive UFAS sulle prestazioni complementari, cifra 2130). Questo è in particolare il caso quando la moglie ha intrapreso infruttuosamente procedure civili o penali oppure procedimenti esecutivi (SVR 1996 EL Nr. 20 p. 59 consid. 4; SVR 1994 EL Nr. 1 p. 1 consid. 3b; RCC 1992 p. 272).
Il rigore di questa giurisprudenza è però stato mitigato dall'Alta corte federale in due sentenze del 24 e 31 marzo 1992. In quest'occasione il TFA ha ammesso che il carattere di irrecuperabilità può essere ammesso anche in assenza di qualsiasi intervento giuridico, se si può chiaramente comprovare che il debitore di alimenti non è in grado di mantenere i suoi obblighi. Questa prova può essere fornita in particolare per mezzo di attestati ufficiali (emanati ad esempio dalle autorità esecutive o fiscali), relative al reddito e alla sostanza del debitore di alimenti (SVR 1996 EL Nr. 20 p. 60 consid. 4; Pratique VSI 1995 p. 53; RCC 1992 pag. 271 consid. 2, RCC 1992 pag. 275 consid. 2).
2.8. Preliminarmente va constatato che nella decisione impugnata il fabbisogno è stato calcolato tenendo conto dell'assicurata e di suo figlio _ nato il _ 1999 (cfr. consid. A1).
Tuttavia l'art. 8 cpv. 1 OPC prevede che:
"
Per il calcolo della prestazione complementare annua non si tiene conto delle spese riconosciute per legge, dei redditi determinanti e della sostanza dei figli minorenni che non possono pretendere una rendita per orfano, né dare diritto a una rendita per figli dell'AVS o dell'AI."
Il piccolo _ non è orfano e non ha diritto a una rendita completiva AVS/AI, pertanto, come del resto precisato nella risposta di causa (cfr. consid. 1.3.), il figlio della ricorrente non rientra nel conteggio della PC.
A titolo di fabbisogno vitale deve di conseguenza essere considerato l'importo di fr. 16'880.--, corrispondente all'importo massimo computabile per persone sole ex art. 3b cpv. 1 lett. a LPC (cfr. consid. 2.5.).
Infatti il n° 2022 delle Direttive sulle prestazioni complementari all'AVS e AI emanate dall'Ufficio federale delle assicurazioni sociali (UFAS), entrato in vigore il 1° gennaio 1998, stabilisce che:
"
l’importo per il fabbisogno vitale per persone sole è applicato alle persone maggiorenni celibi, vedove o divorziate”
Secondo la cifra 2023 delle direttive UFAS
"
Tale importo é applicabile anche ai figli minorenni o maggiorenni che vivono fuori dalla comunità familiare (quindi non con i genitori o il genitore superstite), cui spetta una rendita d'orfano o che danno diritto a una rendita per figli. Di regola, non sono considerati persone che vivono sole quei figli che, pur vivendo fuori dalla comunità familiare, abitano con fratelli o sorelle, presso parenti o genitori affilianti. In tali casi é tuttavia riservata la prova del fatto che le spese di mantenimento sostenute dal figlio superano l'importo per il fabbisogno vitale per orfani, giustificando in tal modo l'applicazione di un importo più elevato, ma al massimo pari all'importo per il fabbisogno vitale per persone sole."
Per la cifra 2027 inoltre
"
L'importo per il fabbisogno vitale per orfani é applicato a tutti i figli minorenni e maggiorenni che hanno diritto a una rendita per orfani o a favore dei quali é versata una rendita per figli, purché essi convivano con i genitori o con il genitore superstite e non siano coniugati. A costoro sono parificati i figli che, pur vivendo fuori dalla comunità familiare, abitano con fratelli o sorelle, presso parenti o genitori affilianti e le cui spese di mantenimento non superano, o superano di poco, l'importo per il fabbisogno vitale previsto per gli orfani (cfr. N. 2023)."
2.9. Secondo l’art. 3b cpv. 3 lett. c LPC, in vigore dal 1. gennaio 1998, vengono riconosciuti i premi versati alle assicurazioni sociali della Confederazione, eccettuata l’assicurazione malattia.
La lett. d del medesimo articolo precisa tuttavia che, a titolo di spesa, viene riconosciuto un
"
importo forfettario annuo per l’assicurazione obbligatoria delle cure medico sanitarie. L’importo forfettario deve corrispondere al premio medio cantonale per l’assicurazione obbligatoria delle cure medico sanitarie (compresa la copertura infortuni);"
Al proposito il Messaggio del Consiglio federale relativo alla terza revisione della PC precisa che:
"
Fino alla fine del 1995, i premi di assicurazione malattie per l'assicurazione di base delle cure medico-sanitarie sono stati dedotti. Per quanto concerne i premi delle assicurazioni complementari, si sono potuti dedurre solo la parte necessaria per coprire le spese di degenza nella camera comune di uno stabilimento ospedaliero pubblico o di utilità pubblica. Riguardo alla riduzione dei premi prevista dalla Legge federale sull'assicurazione malattie (LAMal), entrata in vigore il 1° gennaio 1996, i premi di assicurazioni malattie non possono più essere dedotti nel sistema delle prestazioni complementari. Per compensare la soppressione di tale deduzione, i limiti di reddito stabiliti al vigente articolo 2 capoverso 1 LPC subiscono un aumento unico il cui importo è determinato dal nostro Collegio (cfr. disposizione transitoria alla modificazione della LPC).
A partire dal 1997, i Cantoni devono aumentare in modo imperativo i limiti di reddito.
Tale correzione deve essere integrata in modo costruttivo nella 3
a
revisione delle PC. Si prevede pertanto d'introdurre nelle spese
riconosciute un importo cantonale annuo forfetario, volto a coprire l'assicurazione obbligatoria delle cure medico-sanitarie. Tale importo forfetario deve corrispondere al premio medio cantonale. Questa spesa coprirebbe l'assicurazione obbligatoria delle cure medico-sanitarie conformemente alla LAMal. Tale importo forfetario non può prendere in considerazione né l'assicurazione d'indennità giornaliera facoltativa né eventuali assicurazioni complementari per la camera semi-privata o privata."
L’art. 3a cpv. 7 lett. i LPC prevede che il Consiglio federale disciplina la coordinazione con la riduzione dei premi ai sensi della legge federale sull’assicurazione malattie (LAMal).
Secondo l’art. 1 dell’Ordinanza federale sui premi medi cantonali del 2001 dell’assicurazione delle cure medico sanitarie per il calcolo delle prestazioni complementari, il premio medio per i giovani adulti (persone tra i 18 e i 25 anni che stanno svolgendo una formazione, cfr. art. 61 LAMal; art. 1 Decreto esecutivo concernente le basi di calcolo per l'applicazione dei sussidi nell'assicurazione sociale malattie per l'anno 2001) del Canton Ticino è pari a fr. 2'076.--
Tale importo, dunque, deve essere computato dalla Cassa nel calcolo della PC dell'assicurata, nata nel 1978, a titolo di contributo fisso dell'assicurazione malattie.
2.10. Per quanto concerne la pigione va rilevato che a norma dell’art. 5 cpv. 1 lett. b LPC spetta ai Cantoni stabilire l’importo delle spese di pigione giusta l’art. 3b cpv. 1 lett. b LPC fino a concorrenza, in un anno, di fr. 12'000.- per le persone sole e di fr. 13'800.- per i coniugi e le persone con figli che hanno o danno diritto ad una rendita.
Dal 1° gennaio 2001 tali importi sono stati aumentati a fr. 13'200.-- per le persone sole, rispettivamente a fr. 15'000.-- per i coniugi (cfr. Ordinanza 01 sull'adeguamento delle prestazioni complementari all'AVS/AI del 18 settembre 2000 e Decreto esecutivo concernente la legge federale sulle prestazioni complementari all'AVS e all'AI del 6 dicembre 2000).
In ossequio alla delega legislativa summenzionata, il Cantone Ticino ha applicato, per la pigione, le medesime deduzioni (cfr. Decreto esecutivo cantonale concernente le LPC all’AVS/AI del 18 novembre 1998).
Secondo l'art. 16c OPC, entrato in vigore il 1. gennaio 1998
"
quando appartamenti o case unifamiliari sono occupati anche da persone escluse dal calcolo della PC, la pigione computabile dev’essere ripartita fra le singole persone. Le parti di pigione delle persone escluse dal calcolo della PC non sono prese in considerazione nel calcolo della prestazione complementare annua” (cpv. 1).
Di massima l’ammontare della pigione è ripartito in parti uguali” (cpv. 2)
A proposito di questa disposizione il commento dell’UFAS pubblicato in Pratique VSI 1998 p. 35 stabilisce che
"
Le
1
er
alinéa
indique quand il y a lieu de procéder à une répartition du loyer. Il s'agit d'empêcher que les PC aient également à intervenir à l'endroit de personnes qui ne sont pas prises en compte dans le calcul PC.
On ne précise pas davantage la nature du loyer qui doit être partagé. En règle générale, lorsque l'appartement appartient à une tierce personne, c'est le loyer prévu qui sera partagé. Si l'appartement ou la maison occupée l'est conjointement avec le propriétaire, l'usufruitier ou le titulaire d'un droit d'habitation, c'est le montant de la valeur locative qui sera en règle générale réparti entre toutes les personnes.
Le 2
e
alinéa indique comment la répartition doit être opérée. En principe, elle se fera par têtes, et non selon le nombre des pièces occupées ou de m
2
. Des dérogations sont possibles, d'où l'utilisation de l'expression "en principe"."
La disposizione suesposta è conforme alla legge (cfr. DTF 127 V 10 = SVR 2001 EL Nr. 6) e ha in pratica codificato quanto stabilito dalla giurisprudenza federale. Secondo il TFA, infatti, il canone di locazione deve essere ripartito in parti uguali tra le persone che occupano l'alloggio (RCC 1977 pag. 567, RCC 1974 pag. 512 consid. 2; STCA 11 novembre 1991 in re A.T., STCA 21 febbraio 1992 in re A.T.), anche nel caso in cui il contratto di locazione è intestato ad una sola persona (ZAK 1974 p. 556).
Lo stesso vale per i figli a beneficio di una prestazione complementare che vivono con i genitori (ZAK 1977 p. 245).
Una deroga a tale principio è concessa solo entro certi limiti e dev’essere ammessa con prudenza, ad esempio se uno degli inquilini occupa da solo gran parte dell’abitazione.
Un’eccezione è parimenti ammessa quando una persona accoglie gratuitamente nell’abitazione un’altra, poiché vi è obbligata moralmente o giuridicamente (cfr. E. Carigiet/U. Koch, op. cit., pag. 86, n. 223; Pratique VSI 2001 pag. 234; DTF 105 V 273).
In quest’ultimo caso il TFA ha ammesso l’eccezione alla suddivisione in parti uguali del canone di locazione, in quanto la titolare del contratto di locazione, affetta da disturbi fisici e psichici, necessitava forzatamente delle cure erogatele dalla persona che divideva con lei l’appartamento, in caso contrario avrebbe dovuto essere ricoverata in istituto. Tali cure risultavano quindi di grande importanza per l’assicurata, che aveva un grosso debito di riconoscenza nei confronti dell’amico (DTF 105 V 274).
In concreto il figlio dell'assicurata non rientra nel calcolo della PC, tuttavia la madre deve provvedere al suo mantenimento in virtù del vincolo di filiazione (cfr. art. 252 e 276 CC).
Visto infatti che l'importo degli alimenti versati dal padre di _ di fr. 300.-- mensili (cfr. documentazione agli atti dell'amministrazione) non è elevato, la ricorrente deve far fronte alle spese del figlio non coperte dal contributo del padre.
Pertanto, sulla base dell'onere di mantenimento, che è un obbligo giuridico, il costo della pigione non deve essere ripartito tra l'assicurata e il figlio, bensì deve essere eccezionalmente computato per intero nel conteggio delle PC dell'assicurata (cfr. Pratique VSI 2001 pag. 235).
Va comunque segnalato che il canone di locazione annuo ammonta a fr. 12'000.--, a cui si aggiungono fr. 1'500.-- annui quali spese accessorie. La somma complessiva di fr. 13'500.-- è in ogni caso superiore al massimo riconosciuto per le persone sole, per cui dovrà essere considerato unicamente l'importo di fr. 13'200.--.
2.11. Per quanto attiene ai redditi, l'assicurata contesta la computazione degli alimenti che, secondo la Cassa, le deve suo padre. Essa infatti sostiene che quest'ultimo non le versa alcunché (cfr. consid. 1.2.).
La nozione di pensioni alimentari versate in virtù del diritto di famiglia si definisce in generale secondo le norme del Codice civile svizzero (cfr. DTF 100 V 50; SZS 2000 pag. 536).
Secondo costante giurisprudenza del TFA il diritto di famiglia è una premessa per il diritto delle assicurazioni sociali e dunque è preminente, ad eccezione del caso in cui esistano altri regolamenti (cfr. DTF 126 V 155; DTF 126 V 87-88; DTF 121 V 128; DTF 124 V 64; SZS 2000 pag. 536).
Per quanto concerne l'onere di mantenimento dei figli da parte dei genitori si deve, perciò, fare riferimento alle relative disposizioni del CC (cfr. SZS 2000 pag. 536).
Ora, giusta l'art. 277 CC l'assegno di mantenimento dei genitori dura di massima sino alla maggiore età (cpv. 1). Se, raggiunta la maggiore età, il figlio non ha ancora una formazione appropriata, i genitori, per quanto si possa ragionevolmente pretendere da loro dato l'insieme delle circostanze, devono continuare a provvedere al suo mantenimento sino al momento in cui una simile formazione possa normalmente concludersi (cpv. 2).
La giurisprudenza del TF ha precisato come l'assegno di mantenimento fondato sul cpv. 2 della menzionata norma perduri, riservata la capacità economica dei genitori, sino a che il figlio abbia potuto acquisire un'adeguata formazione professionale e, se maturando, sino al conseguimento, in tempi normali della licenza universitaria o al diploma di studio superiore (cfr. DTF 118 II 98 seg. consid. 4a, 117 II 129 seg. consid. 3b).
Contrariamente alle diverse disposizioni del diritto delle assicurazioni sociali, il Codice civile svizzero non prevede una limitazione d'età (cfr. FF 1993 I 935).
Il legislatore, infatti, ha espressamente scartato l'introduzione dell'età limite di 25 anni (cfr. DTF 117 II 127 seg.).
Se il figlio maggiorenne non possiede ancora una formazione appropriata, i genitori possono essere obbligati a continuare a provvedere al suo mantenimento, unicamente nella misura in cui ciò sia esigibile da loro tenuto conto delle circostanze del caso. In primo luogo si esaminano gli aspetti economici, in secondo luogo vengono valutati altri criteri, in particolare il comportamento assunto dal figlio nei confronti dei genitori (cfr. P. Meier/M. Stettler, Droit civil VI/2, Les effets de la filiation, Friborgo 1998, n. 628).
Giusta l'art. 277 cpv. 2 CC infatti le relazioni personali tra genitori e figlio maggiorenne sono determinanti per stabilire il diritto di quest'ultimo al contributo alimentare. L'onere di mantenimento per i figli minorenni per contro è indipendente dal diritto alle relazioni personali (cfr. DTF 120 II 177).
Il contributo finanziario dei genitori si giustifica soltanto qualora il figlio maggiorenne non disponga delle risorse necessarie per far fronte da sé ai costi della sua formazione (cfr. art. 276 cpv. 3 che vale a più forte ragione per i figli maggiorenni; Berner Kommentar, ad art. 277 CC, n. 92; P. Meier/M. Stettler, op. cit., n. 631).
Inoltre secondo la giurisprudenza del Tribunale federale si può pretendere un tale mantenimento unicamente se, dopo aver preso in considerazione l'ammontare destinato al figlio maggiorenne, il debitore dispone ancora di un reddito che supera di circa il 20% il minimo vitale comprensivo delle imposte (DTF 118 II 97).
Per quanto concerne le relazioni personali tra genitori e figli, va rilevato che i genitori sono liberati totalmente o parzialmente dall'obbligo di mantenimento, se non sono stati aiutati dal figlio maggiorenne e non hanno ricevuto i dovuti riguardi (cfr. art. 272 CC; P. Meier/M. Stettler, op. cit., n. 628).
Tra i litigi più classici, che corrispondono però anche a quelli in cui è più difficile determinare le rispettive responsabilità, vanno menzionati il rifiuto del figlio di restare o di tornare a vivere in famiglia e la rottura delle relazioni personali con il genitore divorziato privato dell'autorità parentale. Il fatto che il figlio abbia abbandonato la casa familiare e che viva in concubinato non esclude che possa comunque pretendere un contributo di mantenimento se i genitori sono corresponsabili per i contrasti all'origine della partenza (cfr. DTF 111 II 417; P. Meier/M. Stettler, op. cit., n. 635-636).
Non si può inoltre esigere che i genitori provvedano al sostentamento dei figli maggiorenni quando questi sperperano i mezzi messi a loro disposizione, si indebitano facilmente o conducono una vita riprovevole (cfr. Berner Kommentar, ad art. 277 CC, n. 127).
2.12. Nell'evenienza concreta l'assicurata, nata nel 1978, è iscritta alla _, sezione _ dal 16 ottobre 2000 (cfr. allegati a doc. _). La Cassa ha pertanto ritenuto, a giusta ragione, che essa è ancora in formazione.
La ricorrente non ha i mezzi sufficienti per provvedere al proprio sostentamento e al costo degli studi, in quanto percepisce mensilmente soltanto fr. 384.15 a titolo di rendita di orfana e fr. 791.54 corrispondenti alla rendita completiva per figli di un assicurato invalido.
Il padre del figlio dell'assicurata, sulla base della convenzione circa l'obbligo di mantenimento e il diritto alle relazioni personali del 16 agosto 1999, deve a _ fr. 300.-- mensili.
Tale contributo alimentare è comunque a favore del figlio, il quale, come visto (cfr. consid. 2.8.), non è considerato nel calcolo delle PC della madre. Questo reddito non è quindi da computare nel conteggio di _.
Risulta invece dalla documentazione all'incarto che _, padre della ricorrente, tenuto conto dei suoi redditi e della sua sostanza, ha un'eccedenza, dopo la copertura del suo fabbisogno, di fr. 102'239.-- (cfr. documentazione agli atti dell'amministrazione).
Finanziariamente egli è pertanto nelle condizioni di poter versare un contributo alimentare alla figlia.
Per quanto riguarda le relazioni personali tra padre e figlia, emerge dagli atti e dall'accertamento esperito dal TCA che effettivamente l'assicurata e _ non sono in buoni rapporti. La causa dei contrasti fra i due e dell'abbandono della casa paterna da parte della ricorrente è da far risalire al rapporto sentimentale tra la ricorrente e _. Il padre dell'assicurata non ha infatti acconsentito alla relazione di sua figlia con una persona di colore e di religione diversa. Per di più egli non ha mai accettato la nascita di suo nipote _. Anche dopo la rottura del legame affettivo tra l'assicurata e _ la situazione tra padre e figlia non è migliorata (cfr. consid. 1.4.).
Alla luce di queste circostanze occorre concludere che l'assicurata non è certamente l'unica responsabile del deterioramento dei rapporti con suo padre. Sulla base della giurisprudenza menzionata (cfr. DTF 111 II 417; consid. 2.12.), _ non è dunque liberato dal suo obbligo di mantenimento nei confronti della figlia.
Essendo adempiuti i presupposti dell'onere di mantenimento di un figlio maggiorenne ancora in formazione da parte dei genitori, il padre della ricorrente deve quindi provvedere al sostentamento di sua figlia _, come indicato dall'amministrazione.
2.13. L'assicurata ha asserito che il padre non le versa nessun contributo alimentare (cfr. consid. 1.2. e 2.12.). Dalle risultanze all'incarto si evince che la ricorrente non ha mai preteso degli alimenti da _.
Questo comportamento, sulla base della legge e della giurisprudenza (cfr. art. 3c cpv. 1 lett. g, consid. 2.6.; 2.7.), deve essere interpretato come una rinuncia a delle entrate a cui essa ha diritto.
Come visto in precedenza le pensioni alimentari non vanno computate se può essere obiettivamente stabilita la loro irrecuperabilità. Ciò avviene quando sono state esaurite tutte le possibilità giuridiche per il relativo recupero (cfr. consid. 2.7.).
Nella fattispecie il padre dell'assicurata dispone di un buon reddito e di sostanza (cfr. documentazione agli atti), per cui se la ricorrente farà valere in sede civile il suo diritto al mantenimento giusta l'art. 279 CC, gli alimenti dovuti non potranno essere considerati irrecuperabili. La procedura esecutiva che l'assicurata potrà avviare, qualora suo padre non dovesse ossequiare quanto impartitogli, non sarà infatti infruttuosa.
Pertanto la Cassa correttamente ha computato tra i redditi della ricorrente gli alimenti dovuti da suo padre.
2.14. Per quanto concerne l'importo, la Cassa ha considerato la somma di fr. 102'239.-- (cfr. doc. _), che corrisponde alla differenza tra i redditi di _ e il fabbisogno.
Il contributo alimentare minimo, tuttavia, deve coprire unicamente il minimo esistenziale ai sensi del diritto esecutivo secondo la tabella emessa dalla Camera d'esecuzione e fallimenti e i costi degli studi secondo quanto è esigibile dal padre (cfr. Berner Kommentar, ad art. 277 CC, n. 141).
Vi è da chiedersi dunque quale importo preciso computare. Tale questione può nel caso di specie rimanere comunque indecisa, visto che già considerando un ammontare di alimenti corrispondente al fabbisogno dell'assicurata calcolato secondo i criteri delle PC e quindi prescindendo dai costi di formazione, i redditi sarebbero più elevati delle spese riconosciute.
In simili condizioni il TCA non può che confermare la decisione della Cassa.
2.15. L'assicurata nel suo scritto del 29 novembre 2001 ha chiesto a questa Corte di stilare una distinta dettagliata relativa al fabbisogno a cui far fronte tramite il contributo alimentare ex art. 277 cpv. 2 CC da sottoporre a suo padre (cfr. consid. 1.4.).
Al riguardo va segnalato che non è competenza di questo Tribunale determinare l'importo esatto degli alimenti, tuttavia, come indicato sopra, esso dovrà corrispondere al minimo esistenziale della figlia ai sensi del diritto esecutivo (tale minimo di esistenza è costituito da un importo base mensile di fr. 1'100.-, dal canone di locazione, dalle spese di riscaldamento, dagli oneri sociali, dalle spese mediche, farmaceutiche, cura; cfr. Tabella emessa dalla CEF in vigore dal 1° gennaio 2001) e ai costi della formazione intrapresa della medesima.