Decision ID: 08e6e1a5-68c6-4741-978d-0cce4707e36b
Year: 2008
Language: it
Court: CH_BSTG
Chamber: CH_BSTG_001
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: penal_law

Fatti:
A. Il 9 giugno 2005 il Tribunale d'appello di Timisoara (Romania) ha  alla Svizzera una domanda di estradizione concernente A., cittadino  residente a Lugano, il quale, con decisione n° 1329 dell'11 giugno 1998 del Tribunale distrettuale di Timisoara, è stato condannato in  a due anni e sei mesi di carcere per furti vari commessi in Romania nella prima metà degli anni novanta.
B. Contro lo stesso, il 24 novembre 2005, l'Ufficio federale di giustizia (UFG)
ha emanato un ordine di arresto in vista di estradizione. Egli è stato quindi provvisoriamente arrestato il 30 novembre 2005 e posto in detenzione estradizionale.
C. Il 6 dicembre 2005, constatato il suo precario stato psicologico, A. è stato
rilasciato. Un confronto delle sue impronte digitali con quelle della persona ricercata ha potuto evidenziare la sua estraneità ai fatti giudicati in .
D. In data 23 gennaio 2007 A. ha presentato un'istanza d'indennizzo per in-
giusta carcerazione, chiedendo che la Confederazione svizzera sia  al versamento di fr. 7'000.- oltre interessi al 5% dal 30 novembre 2005 a titolo di risarcimento del torto morale patito in seguito all'arresto  in Svizzera, di fr. 9'139.50 oltre interessi al 5% dal 23 gennaio 2007 a titolo di rimborso della perdita di salario per l'anno 2006 nonché di fr. 4'476.80 a titolo di rimborso delle spese legali.
E. Con decisione dell'11 dicembre 2007 l'UFG, pur ammettendo il principio
della concessione di un'indennità per ingiusta carcerazione a A., ha  parzialmente l'istanza di risarcimento presentata dal medesimo,  eccessivo l'importo preteso. Esso ha fissato l'indennità per il torto  a fr. 1'750 e per le spese legali a fr. 500.-, il tutto con interessi al 5% a partire dal 23 gennaio 2007.
F. Dissentendo da tale decisione, l'11 gennaio 2008 A. è insorto dinanzi alla II Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale, chiedendo, in , che gli vengano riconosciuti gli importi quantificati nella suddetta  del 23 gennaio 2007.
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Risultando indimostrato lo stato d'indigenza, la domanda di assistenza giudiziaria presentata contestualmente al ricorso è stata respinta da questa Corte con decisione del 30 gennaio 2008.
G. Nelle sue osservazioni del 16 marzo 2008 l'UFG propone di respingere il gravame e di confermare la decisione impugnata.
H. Mediante replica del 4 aprile 2007 il ricorrente ribadisce in sostanza quanto esposto in sede di ricorso.

Diritto:
1. 1.1 L'estradizione fra la Romania e la Confederazione Svizzera è anzitutto retta
dalla Convenzione europea d'estradizione del 13 dicembre 1957 (CEEstr; RS 0.353.1), entrata in vigore il 9 dicembre 1997 per la Romania ed il 20 marzo 1967 per il nostro Paese. Di rilievo sono altresì il relativo  addizionale del 15 ottobre 1975 nonché il Secondo Protocollo  del 17 marzo 1978, entrambi entrati in vigore il 9 dicembre 1997 per la Romania ed il 9 giugno 1985 per la Svizzera (RS 0.353.11 e 0.353.12). Alle questioni che il prevalente diritto internazionale contenuto in detto trattato e nei relativi protocolli non regola espressamente o implicitamente, come  quando il diritto nazionale sia più favorevole all'estradizione rispetto a quello convenzionale, si applica la legge federale sull'assistenza giudiziaria internazionale in materia penale (AIMP; RS 351.1), unitamente alla relativa ordinanza (OAIMP; RS 351.11; v. art. 1 cpv. 1 AIMP; DTF 130 II 337 . 1; 128 II 355 consid. 1; 124 II 180 consid. 1a; 123 II 134 consid. 1a; 122 II 140 consid. 2, 373 consid. 1a). È fatto salvo il rispetto dei diritti  (DTF 123 II 595 consid. 7c, con rinvii dottrinali).
1.2 I trattati summenzionati non contemplano disposizioni concernenti l'indenni-
tà per ingiusta carcerazione, la quale è pertanto regolata dal diritto  del Paese richiesto, nel caso specifico dall'art. 15 AIMP. L'UFG è  in prima istanza per statuire sulle richieste d'indennità per carcere  sofferto (DTF 113 IV 93 consid. 2; sentenza del Tribunale  1A.267/2005 del 14 dicembre 2005, consid. 4). La decisione 'UFG è impugnabile dinanzi alla II Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale (art. 15 in relazione con art. 25 cpv. 1 AIMP; art. 28 cpv. 1 lett. e della legge sul Tribunale penale federale [LTPF; RS 173.71]; art. 9 cpv. 3 del Regolamento del Tribunale penale federale [RS 173.710]. Il ri-
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corso dev'essere depositato entro trenta giorni dalla notificazione della  (art. 12 cpv. 1 AIMP in relazione con art. 50 cpv. 1 PA). Ha diritto di ricorrere chi è particolarmente toccato dalla decisione impugnata e ha un interesse degno di protezione all'annullamento o alla modificazione della stessa (v. art. 12 cpv. 1 AIMP in relazione con art. 48 PA).
Il Tribunale federale ha già avuto modo di affermare che alle procedure
concernenti le indennità per ingiusta carcerazione si applica, sotto il profilo della procedura, l'art. 100 cpv. 4 della legge sul diritto penale  (DPA; RS 313.0), l'UFG statuendo quindi in prima istanza sulle  d'indennizzo per ingiusta carcerazione (DTF 113 IV 93 consid. 2). L' Camera d'accusa del Tribunale federale costituiva, in deroga alla  di principio della I Corte di diritto pubblico fissata dall'art. 25 AIMP, l'autorità di ricorso contro le decisioni dell'UFG (cfr. anche DTF 117 IV 209 consid. 1b e c). L'applicazione analogica dell'art. 100 cpv. 4 DPA per  alla competenza della Camera d'accusa, era motivata dal fatto che l'indennità derivante dall'adozione ingiustificata di provvedimenti coercitivi si trova in stretta connessione con la questione dell'ammissibilità di un  coercitivo, e sia la legge sulla procedura penale federale (PP; RS 312.0), sia l'AIMP, sia la DPA, di principio, prevedevano in tale ambito la competenza di detta Camera. Siccome in ambito di assistenza giudiziaria internazionale in materia penale lo Stato richiesto assume una funzione  dal diritto amministrativo, l'applicazione analogica dell'art. 100 cpv. 4 DPA era da preferirsi a quella dell'art. 122 cpv. 3 PP. Secondo il Tribunale federale, il fatto che l'applicazione analogica dell'art. 100 cpv. 4 DPA non potesse avvenire sulla base dell'art. 15 AIMP costituiva una lacuna da  (DTF 113 IV 93 consid. 2). Tale giurisprudenza è stata in seguito più volte confermata e ripresa dalla I Corte dei reclami penali del Tribunale  federale, autorità che dal 1° aprile 2004 al 31 dicembre 2006 statuiva sui ricorsi contro le decisioni d'estradizione e sulle domande d'indennità per ingiusta carcerazione (v. sentenze TPF BK.2004.15 e BK.2004.16 '8 marzo 2006, consid. 1.2 e 1.3; ROBERT ZIMMERMANN, La coopération  internationale en matière pénale, 2a ediz., Berna 2004, pag. 331 n. 290).
Dal 1° gennaio 2007 la II Corte dei reclami penali del Tribunale penale fe-
derale è competente per statuire sui ricorsi in ambito di assistenza  internazionale in materia penale (cfr. art. 25 cpv. 1, 80e e 48 cpv. 2 AIMP; art. 28 cpv. 1 lett. e LTPF e 9 cpv. 3 del Regolamento del Tribunale penale federale). Essa si pronuncia sui ricorsi contro le decisioni dell'UFG riguardanti la fissazione dell'indennità per ingiusta carcerazione  sulla base dell'art. 25 cpv. 1 AIMP, ragione per cui non vi è più motivo di applicare per analogia, sotto il profilo della procedura, l'art. 100 cpv. 4 DPA
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(sentenza TPF RR.2007.73 del 6 dicembre 2007, consid. 1.2, destinata alla pubblicazione).
1.3 La decisione sull'indennità per ingiusta carcerazione emanata dall'UFG
l'11 dicembre 2007 è stata notificata al ricorrente il 12 dicembre seguente. Il ricorso dell'11 gennaio 2008 è dunque tempestivo. Il ricorrente è  toccato dalla decisione impugnata e ha un interesse degno di  alla sua modificazione, per cui la sua legittimazione a ricorrere è . Il ricorso è pertanto ammissibile.
2. Per ottenere un'indennità ai sensi dell'art. 15 AIMP l'istante deve aver subi-
to una carcerazione in vista d'estradizione ordinata in ossequio al diritto materiale e procedurale applicabile, la quale si è però rivelata ingiustificata nel corso della procedura (v. DTF 117 IV 209 consid. 4b; 64 I 141 . 2). In questi casi la persona perseguita ha diritto, in virtù dell'art. 15 cpv. 1 AIMP, a un'indennità per ingiusta carcerazione ed altri pregiudizi , ambito nel quale trovano applicazione materiale le norme previste agli art. 122 PP e 99 DPA (v. DTF 113 IV 93 consid. 1; 117 IV 209 consid. 4b; STEFAN HEIMGARTNER, Auslieferungsrecht, tesi di laurea, Zurigo 2002, pag. 61). L'indennità comprende sia la riparazione del danno materiale che il pagamento di una somma a titolo di riparazione morale e deve essere  tenuto conto della gravità del pregiudizio causato (v. DTF 117 IV 209 consid. 4b; 113 IV 93 consid. 3a; 107 IV 156 consid. 4). La persona  è tenuta a provare tale pregiudizio e a determinarne l'ammontare (DTF 117 IV 209 consid. 4b; 107 IV 155 consid. 5). L'indennità può essere ridotta o rifiutata se la persona perseguita ha provocato per sua colpa l'istruttoria o la sua carcerazione oppure se, con temerarietà, ha intralciato o protratto il procedimento (art. 15 cpv. 3 AIMP). L'indennità per il carcere sofferto in Svizzera ai fini di estradizione può anche essere decurtata o  se lo Stato richiedente ritira la domanda di ricerca o di fermo in vista di estradizione (art. 15 cpv. 4 lett. a AIMP); o non presenta la domanda d'estradizione con i relativi allegati nel termine fissato (art. 15 cpv. 4 lett. b AIMP). Qualora sia decisa la decurtazione o il rifiuto dell'indennità secondo l'art. 15 cpv. 4 AIMP, si devono considerare le possibilità del danneggiato di ottenere un indennizzo nello Stato estero (art. 15 cpv. 5 AIMP). Il diritto all’indennità si estingue se non è fatto valere entro un anno dalla decisione definitiva di rifiuto dell'estradizione (art. 100 cpv. 1 DPA; DTF 113 IV 101 consid. 2b).
La detenzione in vista d'estradizione è da considerarsi ingiustificata se
l'estradizione non è accordata oppure se lo Stato richiedente non è in grado di adempiere una condizione posta dallo Stato richiesto all'estradizione (DTF 118 IV 420 consid. 2c/aa).
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2.1 Chiarita la sua estraneità ai fatti oggetto della sentenza di condanna del-
l'11 giugno 1998 emanata dal Tribunale distrettuale di Timisoara, il  ritiene che le esperienze del suo arresto e della sua detenzione gli  provocato una sofferenza assolutamente superiore alla normalità. Tale vicenda si sommerebbe al trauma da lui già subito in Bosnia nel 1992 in seguito al suo internamento, per sei mesi, nel campo di concentramento di Drvar Kameniza; questa volta però artefice delle sue sofferenze non  stati i serbi, ma il Paese che lo ha accolto e gli ha accordato lo  di rifugiato. A ciò vi sarebbe inoltre da aggiungere il fermo ingiustificato ed umiliante subito dal ricorrente il 22 aprile 2006 alla frontiera tra Bosnia e Croazia, sempre per i fatti giudicati nella sentenza rumena summenzionata, allorquando con la famiglia si apprestava a rientrare da una visita ai parenti in Bosnia, fermo legato alla mancata comunicazione alle autorità bosniache della sua già chiarita innocenza. Per tutti questi motivi, egli pretende, da una parte, l'applicazione di un importo giornaliero di fr. 500.- a titolo di  per la detenzione subita (sette giorni) e, d'altra parte, il  di un importo di fr. 3'500.- a titolo di risarcimento per il trauma  all'arresto, ciò che porta la somma complessiva fatta valere a  di risarcimento del torto morale a fr. 7'000.-, con un tasso d'interesse del 5% a partire dal 30 novembre 2005.
L'UFG, dal canto suo, ritiene l'importo preteso dal ricorrente eccessivo. Te-
nuto comunque conto della particolarità del caso, esso ha fissato l'indennità giornaliera a fr. 250.-, applicando un tasso d'interesse del 5% a partire dal 23 gennaio 2007, data dell'istanza d'indennizzo. L'indennità per torto  ammonterebbe dunque a fr. 1'750.-.
2.1.1 La commisurazione della riparazione morale per il carcere ingiustamente
subito costituisce una decisione secondo l'equità, fondata di principio 'apprezzamento e sulla ponderazione delle concrete circostanze (DTF 123 II 210 consid. 2c), sicché eventuali paragoni con fattispecie simili sono  indicativi, ma di per sé insufficienti per considerare contraria al diritto  la somma stabilita nel singolo caso (DTF 127 IV 215 consid. 2e; 125 III 412 consid. 2c/cc pag. 421). L'indennità deve infatti essere fissata, analogamente al diritto civile, in funzione della gravità della lesione della personalità (art. 49 cpv. 1 CO), tenendo conto di tutte le circostanze di , segnatamente del pregiudizio all'integrità fisica e psichica, della  di colui che si pretende leso, nonché della sua situazione familiare e professionale (DTF 113 Ib 155 consid. 3b; 113 IV 93 consid. 3a; cfr. pure DTF 130 III 699 consid. 5.1; 128 IV 53 consid. 7a pag. 71; 125 III 269 . 2a, 412 consid. 2a pag. 417). La giurisprudenza costante del Tribunale federale considera appropriato, nei casi che comportano carcerazioni di lunga durata, l'assegnazione alla parte lesa di un'indennità di fr. 100.- per
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ogni giorno di detenzione; trattandosi di procedimenti penali che hanno comportato detenzioni di breve durata, possono invece essere riconosciute indennità giornaliere più elevate, in funzione delle particolarità del caso (v. sentenze del Tribunale federale 1P.589/1999 del 31 ottobre 2000, . 4d con i riferimenti citati; 1P.571/2002 del 30 gennaio 2003, consid. 5; 1P.580/2002 del 14 aprile 2003, consid. 5.2). Per le detenzioni ingiustificate di corta durata caratterizzate dall'assenza di circostanze particolari che  giustificare il versamento di un importo inferiore o superiore, il  federale, di regola, ritiene un'indennità giornaliera di fr. 200.-  (v. sentenza 4C.145/1994 del 12 febbraio 2002, consid. 5b e  citata).
2.1.2 Nella fattispecie, la tragicità dei vari eventi negativi che hanno colpito il ri-
corrente è innegabile. Il fatto di essere stato arrestato – sul luogo di  – e detenuto sette giorni ingiustamente ha di fatto provocato malessere e disagio, sentimenti che il ricorrente ha tuttavia saputo affrontare e , anche con l'aiuto della famiglia e di una psichiatra. In effetti,  la carcerazione estradizionale subita, egli ha comunque ripreso la sua  lavorativa. Di notevole rilievo in questo contesto risulta essere la  del 15 novembre 2007 stilata dal Centro peritale per le assicurazioni sociali (in seguito: Centro peritale), a Bellinzona, su incarico dell'Ufficio  invalidità dell'Istituto delle assicurazioni sociali del Cantone  (v. act. 6.1), dalla quale si evince che il ricorrente ha interrotto la  attività lavorativa solo susseguentemente al fermo alla frontiera , avvenuto il 22 aprile 2006 (v. act. 6.1, pag. 4). Durante e dopo la detenzione estradizionale in Svizzera, egli ha continuato a godere della  e del sostegno dei suoi datori di lavoro, a testimonianza della sua buona ed intatta reputazione (v. scritti della B. SA del 1° dicembre 2005 [ 62B UFG, allegato 6] e di C. SA del 3 dicembre 2005 [atto 62B UFG,  7]). Dagli atti dell'incarto non risulta che la sua disavventura abbia fatto l'oggetto di pubblicità nei media o altrove. Il , d'altronde, non ricopre funzioni esposte all'opinione pubblica che avrebbero potuto fungere da casse di risonanza alla vicenda, come ad esempio nel caso affrontato dal Tribunale penale federale nella sentenza BK.2005.9 del 12 ottobre 2005. Neppure avanzato, e tanto meno , l'insorgere di problemi familiari conseguenti all'accaduto. In realtà, il momento decisivo a partire dal quale la sua salute psichica ha subito un degrado tale da non permettergli più di lavorare è il fermo del 22 aprile 2006. Va altresì sottolineato che le sue condizioni di salute erano già state problematiche ben prima dell'arresto in vista di estradizione. La perizia  infatti che al momento dell'arrivo in Svizzera il ricorrente "ha  verosimilmente una patologia ansioso-depressiva nel contesto di una sindrome post-traumatica da stress, come conseguenza della permanenza in campo di concentramento..." (act. 6.1, pag. 3). Egli "ha cercato di porre
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rimedio ai suoi disturbi attraverso l'assunzione ingente di alcool, usato  sostanza per automedicazione. La reazione post-traumatica e la  dall'alcool si risolsero progressivamente dopo circa un paio di anni, senza alcun intervento specialistico, anche grazie al supporto fornito dalla moglie, con la quale egli ebbe sempre una buona intesa" (ibidem). Il  "riuscì quindi ad intraprendere diverse attività professionali, lavorando con regolarità fino al dicembre 2005, momento in cui subì un primo arresto da parte delle autorità in Svizzera" (ibidem). Chinandosi sui suoi fattori di vulnerabilità, il Centro peritale rileva tuttavia l'esistenza di "una  famigliare per patologie psichiche, confermata dal problema di  avuto dalla sorella deceduta e l'analoga patologia del fratello . Altro fattore predisponente e fragilizzante la personalità [dello stesso] è stato quello del docente scolastico delle elementari, il quale aveva un  educativo eccessivamente violento e traumatizzante. Il fatto che [egli] si sia sviluppato con una personalità fragile, che lo avrebbe  a scompensi psichiatrici maggiori, è testimoniato anche dall'enuresi  che proseguì fino all'età di 15 anni, derivante probabilmente dagli stress scolastici che non trovavano adeguata comprensione e supporto a livello famigliare" (ibidem). Quanto precede permette senz'altro di  che le precarie condizioni di salute del ricorrente, oltre ad essere  al fermo subito alla frontiera croato-bosniaca, con tutto quanto successo susseguentemente, sono ugualmente da ricollegare alla sua infanzia e 'esperienza del campo di concentramento in Bosnia; non alla detenzione estradizionale ordinata dall'UFG.
In base alla ponderazione globale di tutti questi aspetti ed avuto riguardo al
danno risultato alla personalità del ricorrente durante e subito dopo la detenzione estradizionale, la richiesta di un'indennità complessiva di fr. 7'000.- (fr. 3'500.- [fr. 500.- x 7 giorni] + fr. 3'500.-) a titolo di riparazione per torto morale appare eccessiva. Come rilevato in precedenza (v. . 2.1.1), l'importo giornaliero di base, ossia in assenza di circostanze speciali, per quanto attiene alle detenzioni di corta durata, ammonta a fr. 200.-. Tale somma deve essere modificata in funzione di criteri tendenti ad incrementare (erhöhende Momente) o a diminuire (reduzierende ) l'importo di base (v. K. HÜTTE/P. DUCKSCH/K. GUERRERO, Die . Eine tabellarische Übersicht über Gerichtsentscheide, 3a ed., Zurigo/Basilea/Ginevra 2005, I/105 e segg.). Questa Corte ritiene l'importo giornaliero di fr. 250.- fissato dall'UFG corretto. Esso tiene debitamente conto dell'umiliazione legata all'arresto sul posto di lavoro, della completa estraneità – dovuta ad uno scambio di persona – ai fatti giudicati in  nonché dei disagi di natura psichica che il ricorrente ha subito durante e dopo la sua detenzione estradizionale in Svizzera. L'aggiunta di un ulteriore indennità forfetaria, come richiesto dal ricorrente (ossia fr. 3'500.-), non si
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giustifica. In conclusione, la concessione di un'indennità complessiva per riparazione morale e per ingiusta carcerazione di fr. 1'750.- va confermata.
2.2 Per quanto attiene al danno materiale, il ricorrente ritiene che la detenzione
gli abbia provocato una perdita di salario. Quest'ultimo sarebbe passato da fr. 44'081.- nel 2005 a fr. 37'084.- nel 2006, con una diminuzione dunque di fr. 6'997.-. Il rimborso di tale somma sarebbe quindi stato oggetto dell' d'indennizzo, in attesa di chiarire l'evoluzione futura del suo stato di . A ciò vi sarebbe da aggiungere la perdita di salario relativa all'attività che il ricorrente non ha potuto svolgere per conto della ditta C., attività che gli avrebbe procurato nel 2005 un salario di fr. 2'142.80. L'UFG, per contro, considera quale unico ed eventuale pregiudizio quello derivante dalla  di detenzione subita dal ricorrente in Svizzera, periodo durante il quale egli non ha potuto svolgere la sua attività lavorativa, ma solo in caso di effettiva perdita di salario. Il ricorrente, che ha conservato il suo posto di lavoro, non avrebbe in realtà dimostrato l'esistenza di una diminuzione di salario causata dalla detenzione. Nemmeno sarebbe stato provato il  tra la detenzione in questione e la diminuzione della sua capacità  subentrata susseguentemente, soprattutto dopo il fermo da lui subito alla frontiera al momento di lasciare la Bosnia, Paese nel quale si era  con la famiglia per far visita ai parenti.
Questa Corte ritiene che né la perdita di salario concernente il 2006 né
quella relativa al periodo successivo e futuro siano la conseguenza della detenzione estradizionale sofferta dal ricorrente. A tale conclusione è  giungere sulla base sia della perizia medica già menzionata, la quale evidenzia come i problemi di salute che hanno impedito allo stesso di  l'attività lavorativa siano chiaramente posteriori al suo viaggio in Bosnia avvenuto nell'aprile 2006 (v. act. 6.1, pag. 4), che delle informazioni ottenute dalla B. SA, la quale ha prodotto un documento attestante l'attività lavorativa svolta dal ricorrente nei mesi successivi alla sua scarcerazione, attività cessata solo il 13 aprile 2006 (v. foglio annuale di lavoro della B. SA stampato il 23 gennaio 2007 [atto 62B UFG, allegato 30]). Non essendo  stata avanzata nessuna pretesa per il 2005, vi è da dedurre che il , durante la sua detenzione, ha continuato a percepire  il suo salario. Avendo l'UFG, con nota diplomatica del 10 gennaio 2006, informato l'Ambasciata rumena a Berna del fatto che il ricorrente non era la persona ricercata dalle autorità rumene – un confronto delle sue impronte digitali con quelle della persona ricercata aveva permesso di giungere a  conclusione – e che l'estradizione non poteva dunque essere concessa, il susseguente fermo alla frontiera croato-bosniaca, con tutte le  negative ad esso legate, non può essere imputato ad un errore commesso dall'autorità elvetica come sostenuto nel gravame (v. atto 40 UFG). La nota diplomatica in questione ha di fatto messo un termine alla
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domanda presentata dalle autorità rumene alla Svizzera. Come rettamente rilevato dall'UFG, non spetta all'autorità elvetica riparare il danno causato al ricorrente da Paesi terzi. Un'eventuale richiesta d'indennizzo va semmai presentata all'autorità estera che ha ordinato il secondo arresto del . Non esistendo un nesso di causalità tra la detenzione estradizionale subita in Svizzera e la perdita di salario già intervenuta o futura invocata dal ricorrente, la richiesta d'indennizzo relativa al danno materiale deve essere respinta.
2.3 Il ricorrente postula infine il rimborso di tutte le sue spese legali. L'UFG os-
serva che il ricorrente, oltre a non aver mai presentato una domanda di  giudiziaria gratuita, non avrebbe mai inviato una nota d'onorario sostanziata che dimostrasse l'attività del suo legale nella procedura d'. Senza riconoscere un obbligo legale in tal senso, l'UFG, vista la situazione, si è tuttavia dichiarato disposto a versare al ricorrente un  forfetario di fr. 500.- a titolo di compenso per le spese da lui avute nell'ambito della presente procedura, precisando tuttavia che l'istanza di  non avrebbe in realtà necessitato dell'intervento di un legale.
2.3.1 Le spese assunte dalla persona perseguita per la sua difesa possono
ugualmente dar luogo ad un'indennità (v. DTF 113 IV 93 consid. 3d; 108 IV 203 consid. 2b; art. 11 dell'Ordinanza sulle tasse e spese nella procedura penale amministrativa [RS 313.32]). La retribuzione dell'avvocato, secondo la giurisprudenza del Tribunale federale, deve stare in un rapporto  con la prestazione fornita e la responsabilità del libero professionista, in considerazione della natura, dell'importanza, della complessità, delle  particolari in fatto o in diritto della causa, come pure della condizione economica del cliente e del valore litigioso della causa, suscettibile di  sulla responsabilità del mandatario. Né possono essere dimenticati il tempo consacrato dal difensore allo studio e alla trattazione dell'incarto, segnatamente quello destinato ai colloqui e alle udienze presso le autorità di ogni istanza, nonché il risultato ottenuto (DTF 122 I 1 consid. 3a; 118 Ia 133 consid. 2b).
La decisione impugnata non menziona su quale base legale l'UFG ha sta-
tuito per quanto riguarda le spese legali. L'AIMP e la sua ordinanza d' non contengono nessuna disposizione relativa alla determinazione delle ripetibili dovute all'avvocato di fiducia in una procedura d'assistenza giudiziaria internazionale in materia penale. Salvo disposizione contraria dell'AIMP, le autorità amministrative federali applicano per analogia la PA e le autorità cantonali le prescrizioni vigenti per esse (art. 12 AIMP). L'art. 64 PA regola la questione delle spese ripetibili soltanto nell'ambito di una  ricorsuale. Secondo il cpv. 5 di tale disposizione, il Consiglio  disciplina la determinazione delle spese ripetibili, fatte salve le norme
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emanate dal Tribunale amministrativo federale. Benché l'art. 8 dell' del 10 settembre 1969 sulle tasse e spese nella procedura  (RS 172.041.0) concerna unicamente le procedure di ricorso (v.  I dell'ordinanza), tale disposizione, in assenza di una base legale , deve ugualmente applicarsi alla determinazione delle spese ripetibili da parte dell'autorità di prima istanza in materia di assistenza giudiziaria . Una soluzione analoga è stata d'altronde adottata da questa Corte in ambito di gratuito patrocinio (v. sentenza TPF RR.2007.167 del 6 dicembre 2007, consid. 2). La nuova versione della norma in questione, in vigore dal 1° maggio 2007, prevede che gli articoli da 8 a 13 del  dell’11 dicembre 2006 sulle tasse e sulle spese ripetibili nelle  dinanzi al Tribunale amministrativo federale (TS-TAF; RS 173.320.2) sono applicabili per analogia alle spese ripetibili. Sebbene entrata in vigore posteriormente ad una parte dell'attività svolta dal legale del ricorrente in esecuzione del mandato, tale disposizione si applica nella fattispecie. Di principio infatti, in assenza di specifiche norme transitorie, le regole di  amministrativa si applicano immediatamente a partire dalla loro  in vigore a tutte le cause ancora pendenti, in particolare se – come nel caso in esame – esse comportano restrizioni dei diritti dell'amministrato (cfr. DTF 111 V 46 consid. 4; BENOIT BOVEY, Procédure administrative, Berna 2000, pag. 197; PIERRE MOOR, Droit administratif, vol. I, 2a ed.,  1994, pag. 171; BLAISE KNAPP, Précis de droit administratif, 4a ed., /Francoforte sul Meno 1991, pag. 123, n. 594; v. anche DTF 115 II 30 consid. 5a).
Le basi di calcolo per la determinazione delle spese ripetibili sono le stesse
per gli avvocati d'ufficio e di fiducia (v. art. 12 TS-TAF). Le spese non  o non giustificate non sono rimborsabili (v. sentenza del Tribunale amministrativo federale E-2106/2007 dell'8 agosto 2007, consid. 7.2).  l'art. 9 cpv. 1 TS-TAF, le spese di rappresentanza e di patrocinio  l'onorario dell'avvocato (lett. a), i disborsi quali, segnatamente, le spese di fotocopiatura, di viaggio e di vitto, le spese di porto e le spese  (lett. b) e l’imposta sul valore aggiunto eventualmente dovuta  indennità ai sensi delle lettere a e b, a meno che la stessa non sia già stata considerata (lett. c). L’onorario dell’avvocato è calcolato in funzione del tempo necessario alla rappresentanza della parte (art. 10 cpv. 1 ). La tariffa oraria per gli avvocati oscilla tra un minimo di 200 e un massimo di 400 franchi (art. 10 cpv. 2 TS-TAF). Secondo l'art. 11 cpv. 1 TS-TAF, i disborsi sono rimborsati in funzione dei costi effettivamente . Al massimo sono rimborsati, per i viaggi, le spese sostenute per l’utilizzazione dei trasporti pubblici in prima classe (lett. a) e per il pranzo e la cena, 25 franchi a pasto (lett. b). Per le fotocopie si possono conteggiare 50 centesimi a pagina (art. 11 cpv. 2 TS-TAF).
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2.3.2 Nella fattispecie, occorre innanzitutto rilevare che, contrariamente a quanto sostenuto dall'UFG, la necessità, per un non giurista, di essere assistito da un avvocato nel presentare un'istanza d'indennizzo per ingiusta  non può essere negata, viste le conoscenze giuridiche che sono  per comprendere le particolarità di una simile procedura. Il fatto poi che il ricorrente non abbia formulato una domanda di assistenza  gratuita all'intenzione dell'UFG nell'ambito della procedura d' non ha incidenza alcuna sul diritto di essere risarcito delle spese  sostenute.
Il patrocinatore del ricorrente ha emesso per le sue prestazioni una nota
d'onorario complessiva di fr. 4'476.80 (v. atto 77 UFG, allegato 32),  da fr. 660.60 di spese, fr. 3'500.- di onorario e fr. 316.20 di IVA.  ammesse le spese, la remunerazione oraria di fr. 280.- a titolo di onorario risulta per contro elevata. Considerata la complessità non  delle procedure estradizionale e d'indennizzo nonché la giurisprudenza (v. sentenza 4C.145/1994 consid. 5b; TPF RR.2007.167 consid. 2.5), nella fattispecie un'indennità oraria di fr. 220.- (IVA esclusa) è da ritenersi . L'UFG è pertanto tenuto a risarcire il ricorrente delle spese legali sopportate nella misura di fr. 3'669.80 (3'500 / 280 x 220 = 2'750 + 660.60 [spese] + 259.20 [IVA] = 3'669.80).
3. Alla luce delle considerazioni che precedono, il ricorso è parzialmente . Di conseguenza l'UFG verserà a A. fr. 1'750.-, oltre interessi del 5% annuo a far tempo dal 3 dicembre 2005 (sulla data di partenza degli  in caso di torto perdurante nel tempo v. DTF 129 IV 149 consid. 4.3; ROLAND BREHM, Commentario bernese, 3a ediz., n. 95 ad art. 49 CO; FRANZ WERRO, Les intérêts moratoires et compensatoires dans la  civile, in FRANZ WERRO [ed.], Le temps dans la responsabilité civile, Berna 2007, pag. 40; GERARD PIQUEREZ, Traité de procédure pénale , 2a ed., Ginevra/Basilea/Zurigo 2006, pag. 925, n° 1562), a titolo di  del torto morale subito in seguito all'ingiusta carcerazione  e fr. 3'669.80, oltre interessi del 5% annuo a far tempo dal 4 dicembre 2006 (data della fattura d'onorario), per le spese di patrocinio sostenute.
4. 4.1 Parzialmente soccombente il ricorrente deve sopportare una parte delle
spese (v. art. 63 cpv. 1 PA, richiamato l’art. 30 lett. b LTPF). La  del Tribunale penale federale di disciplinare i dettagli relativi alla  delle tasse di giustizia si fonda sull’art. 15 cpv. 1 lett. a LTPF e sulla relativa giurisprudenza (v. sentenze TPF RR.2007.17 del 30 aprile 2007, consid. 2; RR.2007.6 del 22 febbraio 2007, consid. 5; RR.2007.31
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del 21 marzo 2007, consid. 4). La tassa di giustizia ridotta è calcolata  l’art. 3 del Regolamento sulle tasse di giustizia del Tribunale penale  (RS 173.711.32) ed è fissata nella fattispecie a fr. 500.--. Essa è  dall'anticipo delle spese di fr. 1'000.- già versato. La Cassa del  penale federale restituirà al ricorrente il saldo di fr. 500.-.
4.2 Giusta l’art. 64 cpv. 1 PA, richiamato l’art. 30 lett. b LTPF, l’autorità di ricor-
so, se ammette il ricorso in tutto o in parte, può, d’ufficio o a domanda,  al ricorrente una indennità per le spese indispensabili e  elevate che ha sopportato (ripetibili). Nei procedimenti davanti al Tribunale penale federale le ripetibili consistono nelle spese di patrocinio (art. 1 cpv. 1 del Regolamento sulle ripetibili nei procedimenti davanti al Tribunale penale federale; RS 173.711.31). Nelle procedure davanti alla Corte dei reclami penali l’onorario è fissato secondo libero apprezzamento, se, come nel caso concreto, al più tardi al momento dell’inoltro dell’unica o ultima memoria, non è presentata alcuna nota delle spese (art. 3 cpv. 2 del citato Regolamento sulle ripetibili). Nel caso concreto appare adeguato un onorario di fr. 1'000.-- (IVA compresa). L’indennità per ripetibili è messa a carico dell'UFG in quanto autorità inferiore giusta l’art. 64 cpv. 2 PA.
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