Decision ID: 6c359cf7-b474-5168-8559-b76330986f65
Year: 2001
Language: it
Court: TI_TCAS
Chamber: TI_TCAS_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: social_law

ritenuto,
in fatto
1.1. In data 9 ottobre 1998, _ - alle dipendenze del _ _ in qualità di venditore - è rimasto vittima di un incidente della circolazione stradale avvenuto in territorio del Comune di _, a causa del quale ha lamentato la frattura del stiloide radiale e quella del bordo volare radiale con lussazione posteriore del carpo del polso sinistro (cfr. doc. _).
Il caso è stato assunto dall'_, il quale ha regolarmente corrisposto le prestazioni assicurative.
1.2. Alla chiusura del caso - sentito il parere del proprio medico di circondario (cfr. doc. _) - l'Istituto assicuratore, con decisione formale 7 marzo 2000, ha assegnato a _ un'indennità per menomazione dell'integrità del 10%. Per contro, all'assicurato è stato negato il diritto ad una rendita d'invalidità, siccome "... i postumi dell'infortunio non pregiudicano in misura apprezzabile la capacità di guadagno. (...). Facciamo presente che questa
valutazione si basa sul giudizio concernente la sua esigibilità lavorativa espresso in occasione della visita medica di chiusura del 14.1.2000 in rapporto all'attività che va presa in considerazione, ovvero quella di venditore da lei svolta al momento dell'infortunio in oggetto" (doc. _, p. 2).
A seguito dell'opposizione interposta dall'avv. _ per conto dell'assicurato (cfr. doc. _), l'_, in data 27 luglio 2000, ha sostanzialmente confermato il contenuto della sua prima decisione (cfr. doc. _).
1.3. Con decisione 13 luglio 2000, l'Ufficio _ ha posto _ al beneficio di una rendita d'invalidità completa limitatamente al periodo 1° ottobre 1999-30 giugno 2000. A far tempo dal 1° luglio 2000, l'autorità amministrativa ne ha negato il diritto in virtù dell'art. 88a cpv. 1 OAI, per il motivo che l'interessato è stato riconosciuto completamente abile nell'
attività svolta prima dell'infortunio, ossia quella di venditore di autovetture (cfr. doc. _ - inc. 32.2000._).
1.4. Con tempestivo ricorso 7 settembre 2000, _, sempre patrocinato dall'avv. _, ha chiesto che l'_ venga condannato a versargli una mezza rendita d'invalidità "... sulla base di un grado d'invalidità del 50% nella professione di meccanico" (cfr. I, p. 3 - inc. 32.2000._).
Questi, segnatamente, gli argomenti sviluppati dall'insorgente a sostegno della propria pretesa ricorsuale:
"
(...).
... Si precisa che, nell'ambito dell'attività di meccanico, il signor _ risulta essere inabile al lavoro nella misura del 50%, come del resto riconosciuto pure dalla _, i cui atti vengono espressamente richiamati.
(...).
... Si precisa inoltre che il signor _, a seguito del sinistro, è stato costretto a cambiare ramo di attività, svolgendo la professione di meccanico (per la quale era già formato, avendo svolto regolare tirocinio). Dato che l'attività di meccanico, che in sostanza costituisce l'attività nella quale è stato formato, può essere da lui svolta unicamente nella misura del 50%, si chiede che la decisione impugnata venga annullata e che al signor _ venga attribuita una mezza rendita di invalidità
" (cfr. I - inc. 32.2000._).
1.5.
Con risposta di causa 21 settembre 2000 (III - inc. inc. 32.2000._), l'_ ha postulato che il ricorso 7 settembre 2000 venga integralmente respinto, riprendendo, essenzialmente, le tesi già sviluppate nell'impugnata decisione formale.
1.6. Avverso la decisione su opposizione 27 luglio 2000 dell'_, l'assicurato, rappresentato dall'avv. _, si è aggravato, con atto di ricorso 16 ottobre 2000, innanzi a questo TCA, chiedendo la concessione di una rendita d'invalidità del 50% (I, p. 3). _ ha fatto valere degli argomenti sostanzialmente analoghi a quelli già esposti nel quadro della procedura ricorsuale _.
1.7. L'_, in risposta, ha postulato un'integrale reiezione del gravame, con argomenti di cui si dirà, per quanto occorra, nei considerandi di diritto (cfr. III).

in diritto
In ordine
2.1. In virtù degli artt. 24 LPTCA e 72 lett. b CPC, la causa dipendente dal ricorso 7 settembre 2000 inoltrato contro la decisione 13 luglio 2000 dell’_ é congiunta con quella promossa con il ricorso 18 ottobre 2000.
2.2. La presente vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico ai sensi degli articoli 26c cpv. 2 della Legge organica giudiziaria civile e penale e 2 cpv. 1 della Legge di procedura per le cause davanti al Tribunale delle assicurazioni (cfr. STFA del 26 ottobre 1999 nella causa D.C., I 623/98; STFA del 22 dicembre 2000 nella causa G.H., H 304/99).
Nel merito
2.3. L’oggetto della lite é circoscritto alla questione di sapere se l'insorgente ha diritto ad una rendita d'invalidità e, nell'affermativa, di quale entità.
2.3.1.
Definizione dell'invalidità
L'art. 4 LAI definisce l'invalidità come la diminuzione della capacità di guadagno, presunta permanente o di rilevante durata, cagionata da un danno alla salute fisica o psichica conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio.
Lo stesso concetto vale negli altri settori delle assicurazioni sociali e nello stesso senso va letto l'art. 18 cpv. 1 LAINF secondo cui "è considerato invalido chi è presumibilmente alterato nella sua capacità di guadagno in modo permanente o per un periodo rilevante."
Due sono dunque di norma gli elementi costitutivi dell'invalidità:
1. il danno alla salute fisica o psichica (fattore medico)
2. la diminuzione della capacità di guadagno (fattore economico)
Tra il danno alla salute e l'incapacità di guadagno deve inoltre intercorrere un nesso causale adeguato (fattore causale). Nell'assicurazione obbligatoria contro gli infortuni dev'esserci per giunta un nesso causale adeguato tra il danno alla salute e l'infortunio.
2.3.2.
Commisurazione dell'invalidità
Giacché il danno alla salute e la perdita della capacità di guadagno devono essere in relazione causale, il primo avrà giuridica rilevanza solo nella misura in cui riduca la seconda.
L'invalidità, concetto essenzialmente economico, si misura in base alla riduzione della capacità di guadagno e non secondo il grado di menomazione dello stato di salute.
Tuttavia, poiché l'incapacità di guadagno importa unicamente nella misura in cui dipende da un danno alla salute, la determinazione dell'invalidità presuppone preliminarmente adeguati accertamenti medici che rilevino il danno in questione.
Spetta al medico fornire una precisa descrizione dello stato di salute dell'assicurato e di tracciare un esatto quadro degli impedimenti ch'egli incontra nell'esplicare determinate funzioni.
Il medico indicherà per prima cosa se l'assicurato può ancora svolgere la sua professione, precisando quali sono le controindicazioni in quell'attività e in altre analoghe.
Egli valuterà finalmente il grado dell'incapacità lavorativa che gli impedimenti, risp. le precauzioni rese necessarie dal danno alla salute provocano sia nella professione attuale che nelle altre relativamente confacenti.
La valutazione della ripercussione di simili inconvenienti sul piano reddituale spetta invece all'amministrazione e, all'occorrenza, al giudice.
L'invalidità, evento di natura essenzialmente economica, si misura raffrontando il reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non fosse divenuto invalido con quello ch'egli può tuttora realizzare, benché invalido, sfruttando la residua capacità lavorativa in attività da lui ragionevolmente esigibili in condizioni normali del mercato del lavoro, previa adozione di eventuali provvedimenti integrativi (art. 28 LAI e 18 cpv. 2 ultima frase LAINF; RAMI 1994 p. 90 consid. 2b; DTF 115 V 133; STFA 30.6.1994 in re P.).
I due redditi da porre a raffronto sono necessariamente ipotetici. L'ipotesi deve però poggiare su solide basi, avere un fondamento oggettivo.
La giurisprudenza federale ha, più volte, confermato il principio che, nella determinazione dell'invalidità, non c'é la possibilità di fondarsi su una valutazione medico-teorica del danno alla salute dovuto all'infortunio e che occorre, sempre, basarsi sulle conseguenze economiche di tale danno.
Il TFA ha avuto modo di confermare che alla perdita di guadagno effettiva in un rapporto di lavoro stabile si può far capo solo eccezionalmente, se l'assicurato può esaurire pienamente presso la ditta in cui da lungo tempo lavora tutta la sua residua capacità lavorativa (STFA 30.6.1994 in re P.).
La perdita di guadagno effettiva può corrispondere alla perdita di guadagno computabile soltanto se - le condizioni sono cumulative - ogni riferimento al mercato del lavoro in generale, tenuto conto dei rapporti di lavoro particolarmente stabili, si avvera praticamente inutile, se l'assicurato esercita un'attività ragionevolmente esigibile nella quale si deve considerare che sfrutti al massimo la sua capacità di lavoro residua e se il reddito corrisponde ad una prestazione di lavoro e non ad un salario sociale (RAMI 1991 U130, p. 270ss. consid. 4a; conferma di giurisprudenza).
Le ragioni, inerenti l'azienda, che rendono impossibile l'utilizzazione ottimale della rimanente capacità di produzione, devono essere considerate soltanto se, sul mercato del lavoro generale, non esiste una possibilità d'impiego, esigibile dall'assicurato, che gli permetterebbe di valorizzare meglio la propria residua capacità di lavoro (RAMI 1991 succitata consid. 4d).
I. Termine:
reddito da invalido
La misura dell'attività che si può ragionevolmente esigere dall'invalido va valutata in funzione del danno alla salute, avuto riguardo alle circostanze personali come l'età, le attitudini psico-fisiche, l'istruzione, la formazione professionale.
Secondo la giurisprudenza, per la fissazione dei redditi ipotetici, non vanno considerate circostanze che non riguardano l'invalidità vera e propria. Particolarità quali formazione professionale o conoscenza linguistiche carenti hanno, in quest'ambito, rilevanza se sono causa di un reddito inferiore alla media. In tal caso, esse vanno o considerate nella determinazione dei due redditi da porre a confronto o non considerati affatto (RAMI 1993 p. 97ss, consid. 5a, b).
Nel valutare la possibilità di sfruttare la residua capacità lavorativa e tradurla in capacità di guadagno non si terrà conto di difficoltà contingenti del mercato del lavoro ma ci si collocherà nell'ipotesi di un mercato equilibrato, nella situazione, cioè, in cui offerta e domanda sostanzialmente si controbilancino (RAMI 1994 p. 90 consid. 2b; DTF 115 V 133; STFA 30.6.1994 in re P.).
Specifica dell'assicurazione obbligatoria contro gli infortuni è la norma di cui all'art. 28 cpv. 4 OAINF:
"
Se a causa della sua età l'assicurato non riprende più un'attività lucrativa dopo l'infortunio o se la diminuzione della capacità di guadagno è essenzialmente dovuta alla sua età avanzata, sono determinanti per valutare il grado d'invalidità i redditi che potrebbe eseguire un assicurato di mezza età vittima di una danno alla salute della stessa gravità."
II. Termine:
reddito conseguibile senza invalidità
:
Nel determinare il reddito conseguibile senza invalidità ci si baserà per quanto possibile sulla situazione antecedente l'infortunio. Se ne ipotizzerà l'evoluzione futura partendo dall'assunto che senza di esso la situazione si sarebbe mantenuta sostanzialmente stabile (STFA 15.12.1992 in re G.I.M. non pubbl.). Ci si discosterà da questa proiezione solo se le premesse per modifiche di qualche rilievo sono già date al momento dell'infortunio o se particolari circostanze ne rendono il verificarsi altamente probabile (RAMI 1993 p. 97ss., consid. 5b; 4a, b).
Il grado d'invalidità corrisponde alla differenza, espressa in percentuale, tra il reddito ipotetico conseguibile senza invalidità e quello, non meno ipotetico, conseguibile da invalido
.
2.4. Nel caso di specie, tanto l’_ quanto l’_
hanno ritenuto che l’assicurato - malgrado i postumi dipendenti dall’evento traumatico dell’ottobre 1998 (“sindrome algica, deficit funzionale pluri-direzionale, diminuzione della forza al polso sinistro” - cfr. doc. _) - è in grado di esercitare la professione di venditore d'autovetture, l’ultima esercitata prima di rimanere vittima del noto infortunio, senza alcun discapito di rendimento.
Ambedue gli assicuratori riconoscono, per contro, che _ possa presentare delle difficoltà a svolgere l'attività di meccanico d'automobili, da lui intrapresa nel corso del 1999.
In occasione della visita medica di chiusura del
14 gennaio 2000, il medico di circondario dell'_, il dottor _, spec. FMH in chirurgia ortopedica, così ha discusso l'aspetto dell'esigibilità lavorativa:
"
Paziente limitato nelle attività lavorative anche leggere che richiedono l'ingaggio del polso sinistro in posizioni scomode o contorte, che implicano l'uso di utensili vibranti, rispettivamente contundenti, che necessitano dell'applicazione di forze sia assiali che perpendicolari o rotatorie per tirare, spingere, sostenere o avvitare degli oggetti anche di entità non pesante.
Per quanto attiene all'attività specifica di venditore svolta dal paziente al momento dell'evento infortunistico in parola, esso risulta essere abile al lavoro nella misura completa. Vi sono per contro delle limitazioni significative in qualità di meccanico
" (doc. _, p. 2s. - la sottolineatura è del redattore).
Un'analoga valutazione è stata, del resto, enunciata anche dal medico curante di _, il dottor _, spec. FMH in chirurgia della mano:
"
(...). Il problema non è legato direttamente ai disturbi al polso a sinistra ma è accentuato dal fatto che lui non riesce più a fare la sua attività alla macchina.
Credo che questa situazione avrà la tendenza a rimanere duratura e trovo quindi giusto aiutare il paziente in una riabilitazione. In una attività in cui la mano sinistra non viene usata in maniera violenta e non deve sopportare il porto di pesi molto importanti potrà essere abile al lavoro anche in maniera totale (per esempio nell'attività di venditore di automobile cosa che faceva fino alla data dell'intervento). Trovo questa via una buona via per ridare la possibilità al sig _ di essere completamente abile in un'attività lucrativa
" (doc. _ - la sottolineatura è del redattore).
ed ancora:
"
Dica qual è l'attuale capacità lavorativa del Signor _, formulando altresì una proiezione per l'avvenire (tenendo conto dell'evoluzione probabile della situazione).
Quale meccanico lo valuto abile al lavoro al 50%.
Nella sua attività di venditore, mestiere che faceva prima di avere l'incidente al 10.10.98, è abile al lavoro al 100%.
Nel futuro quale meccanico non vedo la possibilità di migliorare la sua attività lavorativa più del 50%, mentre che nell'attività di venditore di macchine credo che potrà effettuare questo mestiere per tutta la vita.
Chiaramente, se l'evoluzione sarà negativa, vi saranno dei periodi d'incapacità lavorativa legata alle terapie da instaurarsi. Se le terapie fossero del tipo conservativo l'interruzione della capacità lavorativa sarà minima mentre se le terapie di direzionassero
verso una cura chirurgica bisognerà calcolare dei tempi di interruzione dell'attività lavorativa di circa 4-6 mesi"
(rapporto 25.4.2000 accluso al doc. _ - la sottolineatura è del redattore; cfr., pure, doc. _ - inc. 32.2000._).
Sulla scorta di quanto precede, questa Corte è dell'avviso che - da un punto di vista medico - la questione dell'esigibilità lavorativa sia stata chiarita a sufficienza, di modo che degli ulteriori provvedimenti probatori (leggi perizia medica, così come preteso dall'insorgente) più non si impongono. Al proposito, va ricordato che, qualora l'istruttoria da effettuare d'ufficio conduca l'amministrazione o il giudice, in base ad un apprezzamento coscienzioso delle prove, alla convinzione che la probabilità di determinati fatti deve essere considerata predominante e che altri provvedimenti probatori non potrebbero modificare il risultato, si rinuncerà ad assumere altre prove, senza che ciò costituisca una violazione del diritto di essere sentito (apprezzamento anticipato delle prove; cfr. DTF 122 V 162 consid. 1d, 120 Ib 229 consid. 2b, 119 V 344 consid. 3c e rinvii).
2.5. L'_ e l'_ hanno negato al ricorrente il diritto alla rendita d'invalidità, siccome egli è in grado di riprendere l'esercizio dell'attività svolta al momento in cui sopravvenne l'infortunio 9 ottobre 1998
.
Questa tesi è fermamente avversata dall'insorgente, a mente del quale il diritto alla rendita d'invalidità andrebbe invece determinato per rapporto alla professione di meccanico d'automobili, attività per la quale era già formato e che è stato costretto ad intraprendere a causa delle sequele dell'infortunio assicurato. Ora, visto che nell'attività di meccanico esiste un'incapacità lavorativa del 50%, _ chiede una rendita d'invalidità di pari entità.
Lo scrivente TCA non può condividere quanto sostenuto dal ricorrente.
Intanto, va osservato che non è affatto vero che _ è stato costretto a cambiare ramo d'attività a causa dei postumi infortunistici. Pretendere ciò non avrebbe alcun senso, visto che, proprio nell'attività di venditore di autovetture, l'assicurato presenta una piena capacità lavorativa, mentre invece risulta impedito in quella di meccanico. Dalle tavole processuali emerge, per contro, che il datore di lavoro - in concomitanza con la temporanea assenza del ricorrente - ha assunto alle proprie dipendenze un nuovo venditore (cfr., ad esempio, doc. _), di modo che
, di ritorno in ditta, _ è stato occupato quale meccanico. In siffatte condizioni, il TCA concorda con l'Istituto assicuratore convenuto allorquando afferma che il cambiamento d'attività non è altro che il frutto di una ristrutturazione subentrata in ditta, di cui non si può tener conto per stabilire il diritto alla rendita d'invalidità (cfr. doc. _, p. 3).
Conformemente ai dettami giurisprudenziali evocati al considerando 2.2.2., una delle condizioni necessarie affinché la perdita di guadagno concreta possa essere considerata perdita di guadagno computabile, è quella che l'interessato eserciti un'attività ragionevolmente esigibile nella quale si deve ritenere che sfrutti al massimo la sua capacità di lavoro residua (RAMI 1991 U130, p. 270ss. consid. 4a). Questa condizione è espressione del principio generale del diritto delle assicurazioni sociali che obbliga l'assicurato ad intraprendere tutto quanto può da lui essere ragionevolmente preteso per ovviare nel miglior modo possibile alle conseguenze delle sue affezioni invalidanti (DTF 113 V 28 consid. 4a e riferimenti; cfr. anche DTF 115 V 52 consid. 3d e 114 V 285 consid. 3).
In concreto, il summenzionato presupposto non è manifestamente soddisfatto.
Va da sé che non si possa seriamente sostenere che, esercitando l'attività di meccanico d'automobili, _ valorizzi al meglio la sua restante capacità lavorativa, giacché, in questa specifica attività, egli presenta solo una limitata capacità lavorativa. In effetti, è stato debitamente accertato che egli potrebbe ritornare ad esercitare in misura completa l'attività svolta al momento dell'evento infortunistico dell'ottobre 1998.
In siffatte circostanze, le decisioni dell’_ e dell'_ di negare il diritto ad una rendita d’invalidità non prestano il fianco ad alcuna censura. Infatti, assodato che _ non presenta alcuna incapacità lavorativa nella sua originaria attività professionale, é giocoforza ammettere l’inesistenza di qualsivoglia incapacità di guadagno.