Decision ID: ae6c2ac8-d1c1-5728-b4a7-ea9eb828b892
Year: 2013
Language: it
Court: TI_TCAS
Chamber: TI_TCAS_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: social_law

ritenuto,
in fatto
1.1. Con la decisione del 17 settembre 2009 RI 1 è stato messo al beneficio di una rendita intera d'invalidità (grado 100%) dal 1° settembre 2006, ma versata unicamente a partire dal 1° maggio 2007 (essendo la domanda tardiva), sino al 31 gennaio 2009.
1.2. Contro questa decisione l’assicurato, patrocinato dallo RA 1, ha inoltrato un tempestivo ricorso al TCA postulando in via principale il riconoscimento di una rendita intera d’invalidità dal 1° maggio 2007 a tempo indeterminato, e in via subordinata il rinvio degli atti all’Ufficio AI per nuovi accertamenti medici (doc. AI 53-3).
1.3. In risposta l’UAI, dopo aver sentito il parere del Servizio Medico Regionale (SMR), ha invitato il ricorrente ad oggettivare la patologia psichiatrica, di cui ha fatto cenno il Dr. _ nel referto dell’8 ottobre 2009 (doc. AI 56-1).
1.4. Il ricorrente ha quindi prodotto il rapporto del 2 novembre 2009 del Centro per la Terapia del Dolore _ (doc. AI 58-3) e il referto del 23 novembre 2009 del Servizio di psichiatria e di psicologia medica di _ (doc. AI 59-3).
1.5. In sede di osservazioni del 7 dicembre 2009 l’UAI ha proposto in via principale la retrocessione degli atti all’amministrazione per un accertamento peritale di carattere psichiatrico con protesta di tasse, spese e ripetitibili, e in via subordinata la reiezione del ricorso (doc. AI 63-1).
1.6. Il ricorrente si è dichiarato d’accordo alla retrocessione dell’incarto contestando l’attribuzione delle spese e delle ripetibili a RI 1 (doc. AI 64-3, 66-3, 67-2).
1.7. Il TCA, con decreto dell’11 febbraio 2010, ha stralciato la causa dai ruoli per intervenuta transazione consistente nell’annullamento della decisione e nel rinvio degli atti all’Ufficio AI per procedere ad un accertamento peritale psichiatrico e a un esame degli effetti della dipendenza medicamentosa. L’importo delle ripetibili da versare all’assicurato, da parte dell’UAI, è stato fissato in fr. 800.-- (cfr. inc. 32.2009.178, doc. AI 68-1).
1.8. In data 17 marzo 2010 RI 1 è stato sottoposto ad un accertamento medico psichiatrico presso il Dr. _, per conto del Centro Peritale per le Assicurazioni Sociali (CPAS) (cfr. rapporto del 18 marzo 2010, doc. AI 77-1).
1.9. Esperito questo accertamento e una nuova valutazione economica (doc. AI 83-1), l’UAI con decisione del 28 ottobre 2010 (doc. AI 91-1), preavvisata con progetto del 24 agosto 2010 (doc. AI 85-1) ha attribuito all’assicurato una rendita intera d’invalidità (grado 100%) dal 1° settembre 2006, versata a decorrere dal 1° maggio 2007 ex art. 48 LAI (domanda tardiva), sino al 31 marzo 2009 e una mezza rendita (grado 53%) limitatamente al periodo compreso tra il 1° aprile 2009 e il 31 marzo 2010, per poi negarla successivamente essendo il grado d’invalidità inferiore al 40%.
1.10. Contro questa decisione l’assicurato, sempre rappresentato dallo RA 1, ha inoltrato un tempestivo ricorso al TCA postulando in via principale l’assegnazione di una rendita del 100% dal 1° settembre 2009 e in via subordinata il rinvio degli atti all’amministrazione affinché approfondisca la patologia psichiatrica (doc. I).
1.11. Il TCA - con sentenza del 9 maggio 2011 (inc. 32.2010.325) - ha accolto il ricorso ritenendo, alla luce delle divergenze di valutazione tra le conclusioni del Dr. _, risalenti al 2008, e i rapporti più recenti del Dr. _ e del Dr. _, non sufficientemente chiarita la questione ortopedica. Per contro, questa Corte ha prestato adesione alla perizia psichiatrica del CPAS (doc. AI 119-1).
1.12. Il 13 luglio 2011 l’Ufficio AI ha predisposto una valutazione ortopedica presso la Dr.ssa _ (doc. AI 142-1).
Esperito tale accertamento (cfr. rapporto del 19 settembre 2011, doc. AI 144-1) e una nuova valutazione economica con un accertamento professionale presso il Centro di _ (doc. AI 148-1, 162-1), l’UAI con decisione del 19 febbraio 2013 (doc. AI 184-1) ha attribuito all’assicurato una rendita intera d’invalidità (grado 100%) dal 1° settembre 2006, versata a decorrere dal 1° maggio 2007, ex art. 48 LAI (domanda tardiva) e una mezza rendita (grado 59%) dal 1° marzo 2009.
1.13. Contro questa decisione l’assicurato, tramite lo RA 1, ha inoltrato un tempestivo ricorso al TCA postulando in via principale il riconoscimento di una rendita intera d’invalidità dal 1° gennaio 2008 e in via subordinata l’annullamento della decisione impugnata l’emanazione di una nuova decisione “
solo dopo che il medico SMR avrà licenziato un nuovo e dettagliato rapporto, di cui il ricorrente sia messo preventivamente a conoscenza, comprensivo delle ragioni che lo spingono eventualmente a riconfermare la precedente situazione malgrado quanto emerso a conclusione del periodo di accertamento professionale effettuato dal signor RI 1 presso il Centro d’Accertamento Professionale di _
” (doc. I).
Secondo l’insorgente le conclusioni della Dr.ssa _ non potevano indurre l’amministrazione a ritenere un’inabilità del 50% in attività adeguate. A maggior ragione considerando che il primo periodo di accertamento professionale dell’assicurato a _ è stato interrotto – secondo il legale –, in quanto i lavori affidati a RI 1 non erano compatibili con il suo stato di salute, e al termine del secondo periodo i responsabili hanno concluso per una capacità lavorativa teorica del 25% (doc. I).
Vi è – secondo il ricorrente e la consulente per l’accertamento (cfr. doc. AI 162-7) – un’importante differenza tra il rendimento lavorativo fornito dall’assicurato in sede di accertamento e quello valutato in sede medica, per quanto concerne le attività di tipo amministrativo-commerciale (doc. I).
1.14. In risposta l’UAI, dopo aver richiesto un aggiornamento degli atti medici all’assicurazione militare e sottoposto la pratica all’esame del Servizio Medico Regionale (SMR), ha postulato in via principale il rinvio degli atti per una nuova valutazione psichiatrica e un’ulteriore valutazione da parte del consulente in integrazione professionale, mentre in via subordinata ha chiesto la conferma della decisione impugnata (doc. IV+1-5).
1.15. Nelle osservazioni del 19 aprile 2013 il patrocinatore dell’assicurato si è opposto alla richiesta di rinvio atti formulata dall’amministrazione. A suo dire l’assicurato è stato già oggetto di parecchie valutazioni, sia di natura fisica che psichiatrica, “
tanto che gli elementi per poter finalmente stabilire una rendita al 100% sono ormai ampiamente maturi
” (doc. VI, pag. 2).
L’insorgente ha quindi nuovamente contestato l’inabilità parziale del 50% fissata dall’amministrazione, in quanto “
esiste un’importante differenza tra il rendimento lavorativo fornito dall’assicurato e quello valutato dai medici per quanto concerne quelle attività di tipo amministrativo-commerciale per le quali gli stessi medici ritenevano il qui ricorrente abile nella misura seppur limitata del 50%
” (doc. VI, pag. 3).
Il ricorrente ha quindi chiesto l’audizione testimoniale della consulente in integrazione professionale (doc. IV, pag. 3).
1.16. L’UAI, nelle osservazioni del 30 aprile 2013, ha ribadito che a seguito del referto del medico curante specialista Dr. – allegato al ricorso – il Dr. del SMR, ha segnalato la presenza di una problematica con componente somatoforme che rende indispensabile una nuova valutazione psichiatrica comprensiva dell’analisi dettagliata dei criteri di Förster. Valutazione che si rende necessaria anche per indagare sulla presenza o meno di una dipendenza da oppiacei con influsso sulla capacità lavorativa.
L’UAI, alla luce anche delle considerazioni allegate della consulente in integrazione professionale, ha postulato in via principale il rinvio degli atti, mentre in via subordinata la conferma della decisione impuganta e la reiezione del ricorso (doc. VIII+bis).
I doc. VII, VIII+bis sono stati trasmessi all’assicurato per osservazioni (doc. IX).
1.17. L’avv. RA 1 – in data 15 maggio 2013 – sulla base delle conclusioni del Dr. _ ha ribadito il diritto dell’assicurato ad una rendita intera dal 1° gennaio 2008.
Egli ha quindi mantenuto la richiesta dell’audizione testimoniale della consulente in integrazione professionale (doc. X).
I doc. IX, X sono stati inviati all’UAI per osservazioni (doc. XI).
1.18. Il 31 maggio 2013 l’UAI si è riconfermato sia dal punto di vista medico, facendo riferimento alle conclusioni del SMR, sia da quello economico, sulla base del rapporto della consulente in integrazione professionale (doc. XII).
I doc. XI e XII sono stati trasmessi allo RA 1 per conoscenza (doc. XIII).

in diritto
In ordine
2.1. La presente vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico ai sensi dell'articolo 49 cpv. 2 della Legge sull’organizzazione giudiziaria (cfr. STF 8C_452/2011 del 12 marzo 2012; STF 8C_855/2010 dell'11 luglio 2011; STF 9C_211/ 2010 del 18 febbraio 2011 ; STF 9C_792/2007 del 7 novembre 2008; STF H 180/06 e H 183/06 del 21 dicembre 2007; STFA I 707/00 del 21 luglio 2003; STFA H 335/00 del 18 febbraio 2002; STFA H 212/00 del 4 febbraio 2002; STFA H 220/00 del 29 gennaio 2002; STFA U 347/98 del 10 ottobre 2001, pubblicata in RDAT I-2002 pag. 190 seg.; STFA H 304/99 del 22 dicembre 2000; STFA I 623/98 del 26 ottobre 1999).
Nel merito
2.2.
Secondo l’art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con gli art. 7 e 8 della LPGA, con invalidità s’intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata, cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio. Gli elementi fondamentali dell'invalidità, secondo la surriferita definizione, sono quindi un danno alla salute fisica o psichica conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio, e la conseguente incapacità di guadagno.
Occorre quindi che il danno alla salute abbia cagionato una diminuzione della capacità di guadagno, perché il caso possa essere sottoposto all'assicurazione per l'invalidità (Scartazzini, Les rapports de causalité dans le droit suisse de la sécurité sociale, tesi Ginevra 1991, pp. 216ss).
L’art. 28 cpv. 2 LAI, in vigore dal 1° gennaio 2008, prescrive che gli assicurati hanno diritto ad una rendita intera se sono invalidi almeno al 70%, a tre quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono invalidi almeno al 40%.
Ai sensi dell'art. 16 LPGA il grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto fra il reddito del lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo l'insorgenza dell'invalidità e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione, nell'esercizio di un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in condizioni normali di mercato del lavoro (reddito da invalido) e il reddito del lavoro che egli avrebbe potuto conseguire se non fosse diventato invalido (reddito da valido).
Si confronta perciò il reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non fosse divenuto invalido con quello ch'egli può tuttora realizzare, benché invalido, sfruttando la residua capacità lavorativa in attività da lui ragionevolmente esigibili in condizioni normali del mercato del lavoro, previa adozione di eventuali provvedimenti integrativi (metodo generale del raffronto dei redditi; DTF 128 V 30, 104 V 136; Pratique VSI 2000 p. 84).
Nel confronto dei redditi la giurisprudenza - di regola - non tiene conto di fattori estranei all'invalidità, come ad esempio la formazione professionale, le attitudini fisiche e psichiche e l'età dello assicurato (RCC 1989 p. 325; DTF 107 V 21; Scartazzini, op. cit, p. 232). La misura dell'attività ragionevolmente esigibile dipende d'altra parte dalla situazione personale dell'assicurato e dalla possibilità di applicazione di misure reintegrative. La situazione personale dell'assicurato è essenziale per la valutazione della residua capacità al guadagno. Secondo il TFA i due redditi, dalla cui differenza emerge il grado dell'incapacità di guadagno, vanno stabiliti in maniera precisa. Se ciò non è possibile, devono essere calcolati sulla base di una valutazione fondata sulle circostanze concrete (SVR 1996 IV Nr. 74; DTF 114 V 313).
S
econdo la giurisprudenza per il raffronto dei redditi sono determinanti le circostanze esistenti al momento dell'(eventuale) inizio del diritto alla rendita ed i redditi da valido e da invalido devono però essere rilevati sulla medesima base temporale e la valutazione deve tenere conto di eventuali modifiche dei redditi di paragone intervenute fino alla resa della decisione e suscettibili di incidere sul diritto alla rendita (cfr. DTF 129 V 222).
2.3. U
n danno alla salute psichica può portare ad un’invalidità se esso è di gravità tale da non poter praticamente esigere dall'assicurato di valersi della sua capacità lavorativa sul mercato del lavoro (cfr. DTF 127 V 298 consid. 4c).
Al riguardo l'Alta Corte ha sottolineato che:
"
(...)
Tra i danni alla salute psichica, i quali come i danni fisici, possono determinare un'invalidità ai sensi dell'art. 4 cpv. 1 LAI, devono essere annoverati - oltre alle malattie mentali propriamente dette - le anomalie psichiche parificabili a malattia. Non sono considerati effetti di uno stato psichico morboso, e dunque non costituiscono turbe a carico dell'assicurazione per l'invalidità le limitazioni della capacità di guadagno cui l'assicurato potrebbe ovviare dando prova di buona volontà; la misura di quanto è ragionevolmente esigibile dev'essere apprezzata nel modo più oggettivo possibile. Bisogna dunque stabilire se, e in quale misura al caso, un assicurato può, nonostante il danno alla salute mentale, esercitare un'attività lucrativa che il mercato del lavoro gli offre, tenuto conto delle sue attitudini. In quest'ambito il punto è quello di sapere quale attività si può da lui ragionevolmente esigere. Ai fini di stabilire l'esistenza di un'incapacità di guadagno causata da un danno alla salute psichica non è quindi decisivo accertare se l'assicurato eserciti o meno un'attività lucrativa insufficiente; di maggior rilievo è piuttosto domandarsi se si debba ammettere che l'utilizzazione della capacità lavorativa non può in pratica più essere da lui pretesa oppure che essa sarebbe persino insopportabile per la società (DTF 102 V 166; VSI 1996 pag. 318 consid. 2°, pag. 321 consid. 1°, pag. 324 consid. 1°; RCC 1992 pag. 182 consid. 2° e sentenze ivi citate)" (STFA
I 148/98
del 29 settembre 1998
, pag. 10 consid. 3b)."
In una sentenza pubblicata in DTF 130 V 352 l’Alta Corte ha precisato i criteri per poter concludere che un disturbo da dolore somatoforme (ICD-10 F 45.4) provoca un’incapacità di guadagno duratura (sul tema cfr.
D. Cattaneo, “Le perizie nelle assicurazioni sociali” in Le perizie giudiziarie Ed. CFPG, Lugano e Helbing & Lichtenhahn, Basilea 2008 pag, 254-257).
Tali criteri sono stati così riassunti in un’altra sentenza I 404/03 del 23 aprile 2004, in lingua italiana, nella quale il TFA si è così espresso:
"
6.2. A determinate condizioni, anche un disturbo da dolore somatoforme - rientrante nella categoria delle affezioni psichiche, per le quali l'allestimento di una perizia psichiatrica si rende normalmente necessario alfine di stabilirne le ripercussioni economiche - può causare una incapacità lavorativa (cfr. sentenza del 12 marzo 2004 in re N., I 683/03, consid. 2.2.2, destinata alla pubblicazione nella Raccolta ufficiale [ndr.: pubblicata in DTF 130 V 352]). Secondo giurisprudenza, ancora recentemente confermata, un disturbo somatoforme da dolore persistente non è tuttavia, di regola, atto a determinare, in quanto tale, una limitazione duratura della capacità lavorativa suscettiva di dare luogo a un'invalidità ai sensi dell'
art. 4 cpv. 1 LAI
(sentenza citata del 12 marzo 2004 in re N., consid.
2.2.3; Ulrich Meyer-Blaser, Der Rechtsbegriff der Arbeitsunfähigkeit und seine Bedeutung in der Sozialversicherung, namentlich für den Einkommensvergleich in der Invaliditätsbemessung, in: René Schaffhauser/Franz Schlauri [editori], Schmerz und Arbeitsunfähigkeit, San Gallo 2003, pag. 76 segg., in particolare pag. 81 seg.).
Un'eccezione a questo principio entra in linea di conto soltanto in quei casi in cui il disturbo da dolore somatoforme presenta secondo gli accertamenti medici una gravità tale da rendere in pratica oggettivamente non più esigibile dalla persona assicurata lo sfruttamento della sua capacità lavorativa residua sul mercato del lavoro oppure dove ciò risultasse insostenibile per la società (DTF 102 V 165; VSI 2001 pag. 225 consid. 2b con riferimenti; cfr. pure DTF 127 V 298 consid. 4c in fine). Una simile inesigibilità, da ammettersi soltanto in casi eccezionali, presuppone tuttavia l'esistenza concomitante di una comorbidità psichica di notevole gravità, intensità e durata oppure la presenza qualificata di altri criteri, quali ad es. l'esistenza di concomitanti affezioni organiche croniche accompagnate da un decorso patologico pluriennale con sintomi stabili o in evoluzione senza remissione duratura, l'accertamento di un ritiro totale dalla vita sociale, un eventuale profitto tratto dalla malattia (cosiddetto "Krankheitsgewinn") come pure un insuccesso, nonostante gli sforzi profusi, di trattamenti e di provvedimenti riabilitativi. A volte, la presenza di tali fattori permette di ritenere insormontabile il disturbo da dolore somatoforme (sentenza citata del 12 marzo 2004 in re N., consid. 2.2.3 e i riferimenti ivi citati; cfr. pure VSI 2000 pag. 155 consid. 2c). Da notare ancora che i fattori psicosociali o socioculturali non figurano nel novero delle affezioni alla salute suscettibili di originare un'incapacità di guadagno ai sensi dell'
art. 4 cpv. 1 LAI
(cfr. sentenza del 29 gennaio 2003 in re P., I 129/02, consid. 3.2, con riferimento ai principi sanciti in DTF 127 V 294).
In tale contesto, l'esperto chiamato ad esprimersi deve, sul piano psichiatrico, porre una diagnosi nell'ambito di una classificazione riconosciuta e pronunciarsi sulla gravità dell'affezione. Tenendo conto dei criteri esposti, egli deve così valutare l'esigibilità della ripresa, rispettivamente dell'estensione lavorativa da parte dell'assicurato (VSI 2000 pag. 155 consid. 2c)."
Anche in un'altra
sentenza I 702/03 del 28 maggio 2004, il TFA ha evidenziato che:
"
5.2 In
una recente sentenza, questa Corte ha avuto modo di precisare che una tale inesigibilità presuppone in ogni caso la presenza manifesta di una comorbidità psichiatrica di notevole gravità, intensità e durata oppure la presenza costante e intensa di altri criteri qualificati quali (1) l'esistenza di concomitanti affezioni organiche croniche accompagnate da un decorso patologico pluriennale con sintomi stabili o in evoluzione senza remissione duratura, (2) la perdita d'integrazione sociale in tutti gli ambiti della vita, (3) uno stato psichico consolidato, senza possibilità di evoluzione sul piano terapeutico, ad indicare allo stesso tempo l'insuccesso e la liberazione dal processo risolutivo del conflitto psichico (profitto primario tratto dalla malattia; "primärer Krankheitsgewinn") oppure (4) l'insuccesso di trattamenti ambulatoriali o stazionari conformi alle regole dell'arte nonché di provvedimenti riabilitativi a dispetto degli sforzi profusi dalla persona assicurata (sentenza citata del 12 marzo 2004 in re N., consid. 2.2.3 e sentenza del 21 aprile 2004 in re P., I 870/02, consid.
3.3.2; VSI 2000 pag. 155 consid.
2c; Ulrich Meyer-Blaser, Der Rechtsbegriff der Arbeitsunfähigkeit und seine Bedeutung in der Sozialversicherung, namentlich für den Einkommensvergleich in der Invaliditätsbemessung, in: René Schaffhauser/Franz Schlauri [editori], Schmerz und Arbeitsunfähigkeit, San Gallo 2003, pag. 76 segg. e 80 segg.)."
In una sentenza I 770/03 del 16 dicembre 2004, pubblicata in DTF 131 V 49, l'Alta Corte, dopo avere confermato che l'esame dell'effetto invalidante di un disturbo da dolore somatoforme richiede una verifica completa della situazione sulla base dei criteri summenzionati, ha aggiunto che si devono considerare anche gli elementi a sostegno della non sussistenza dell'obbligo di prestazione sull'assicurazione per l'invalidità.
Pertanto, se le limitazioni nell'esercizio di un'attività risultano da un'esagerazione dei sintomi o simili, di regola non sussiste un danno alla salute che dà diritto a prestazioni dell'assicurazione. Questa situazione è data quando: vi è una notevole discrepanza tra i dolori descritti e il comportamento osservato/l'anamnesi; l'assicurato afferma di essere afflitto da dolori intensi, ma li caratterizza in modo vago; l'assicurato non fa richiesta di cure mediche o terapie; i lamenti dell'assicurato sembrano ostentati e quindi poco credibili al perito; l'assicurato sostiene di subire gravi limitazioni nella vita quotidiana, nonostante il contesto psicosociale sia pressoché intatto (v. Kopp/Willi/Klipstein, Im Graubereich zwischen Körper, Psyche und sozialen Schwierigkeiten, in: Schweizerische Medizinische Wochenschrift 1997, p. 1434, con riferimento ad uno studio approfondito di Winchkler e Foerster).
In una sentenza 9C_1040/2010 del 6 giugno 2011 pubblicata in SVR 2012 IV Nr. 1, l’Alta Corte ha ribadito che un episodio depressivo lieve non costituisce una comorbidità di rilevante gravità e intensità (consid. 3.4.2.1) e che fattori psicosociali e socioculturali che non possono essere chiaramente distinti dalla problematica psichica, parlano a sfavore del carattere invalidante del disturbo (consid. 3.4.2).
La nostra Massima Istanza, in una sentenza I 873/05 del 19 maggio 2006, si è confermata nella propria giurisprudenza e l'ha estesa anche al caso della fibromialgia, rilevando:
"
(...)
Ora, il Tribunale federale delle assicurazioni, in una recente sentenza 8 febbraio 2006 in re S. (I 336/04), destinata alla pubblicazione nella raccolta ufficiale (ndr.: pubblicata in DTF 132 V 65), ha stabilito che non vi è motivo per l'amministrazione e il giudice di rimettere in discussione la diagnosi di fibromialgia quand'anche essa sia tema di controversie negli ambienti medici. Ha poi precisato che la fibromialgia presenta numerose similitudini con i disturbi da dolore somatoforme, per cui si giustifica, dal profilo giuridico, e allo stato attuale delle conoscenze, di applicare per analogia i principi sviluppati dalla giurisprudenza in materia di disturbi da dolore somatoforme qualora si tratti di valutare il carattere invalidante di una fibromialgia.
Ciò significa che anche in presenza di fibromialgia si deve presumere che tale affezione o gli effetti della stessa possano essere sormontati facendo gli sforzi personali ragionevolmente esigibili (cfr. DTF 131 V 50 (recte: 49)). Come in tema di disturbi da dolore somatoforme si deve comunque prendere in considerazione la possibile sussistenza di determinati fattori che, per la loro intensità e costanza, rendono la persona incapace di fare simili sforzi. I criteri suscettibili di giustificare una prognosi negativa sono i seguenti: la presenza di una componente psichiatrica importante per la sua gravità, la sua intensità e la sua durata, il perdurare di un processo morboso per più anni senza remissione durevole, l'esistenza di turbe croniche, il verificarsi di una perdita di integrazione sociale in tutte le manifestazioni della vita e la constatazione dell'insuccesso delle cure ambulatorie o stazionarie praticate secondo le regole dell'arte, questo nonostante l'attitudine cooperativa della persona assicurata. In presenza di una componente psichiatrica, si deve tener conto dell'esistenza di uno stato psichico cristallizzato risultante da un processo difettoso di risoluzione di un conflitto conferente comunque un sollievo dal profilo psichico (profitto tratto dalla malattia, fuga nella malattia). Infine, sempre come nel caso di disturbi da dolore somatoforme si deve concludere per l'assenza di un danno alla salute giustificante il diritto a prestazioni qualora le limitazioni legate all'esercizio di un'attività risultino da un’esagerazione dei sintomi. (...)” (STFA I 873/05 del 19 maggio 2006)
Il Tribunale Federale, in una sentenza 9C_871/2010 del 25 febbraio 2011 pubblicata in DTF 137 V 64, ha poi esteso l’applicazione della giurisprudenza relativa ai disturbi somatoformi all’ipersonnia (sonnolenza diurna), patologia che rientra nel quadro dei disturbi privi di sostrato organico oggettivabile non chiari dal profilo patogenetico ed eziologico.
In tale contesto l’Alta Corte si è così espressa:
"
(...)
4.2 Diese im Bereich der somatoformen Schmerzstörungen entwickelten Grundsätze werden rechtsprechungsgemäss bei der Würdigung des invalidisierenden Charakters von Fibromyalgien (BGE 132 V 65 E. 4 S. 70), dissoziativen Sensibilitäts- und Empfindungsstörungen (SVR 2007 IV Nr. 45 S. 150, I 9/07 E. 4 am Ende), Chronic Fatigue Syndrome (CFS; chronisches Müdigkeitssyndrom) und Neurassthenie (Urteile 9C_662/2009 vom 17. August 2010 E. 2.3, 9C_98/2010 vom 28. April 2010 E. 2.2.2 und I 70/07 vom 14. April 2008 E. 5) sowie bei dissoziativen Bewegungsstörungen (Urteil 9C_903/2007 vom 30. April 2008 E. 3.4) analog angewendet. Ferner entschied das Bundesgericht in BGE 136 V 279, dass sich ebenfalls sinngemäss nach der in E. 4.1 hievor dargelegten Rechtsprechung beurteilt, ob eine spezifische un unfalladäquate HWS-Verletzung (Schleudertrauma) ohne organisch nachweisbare Funktionsausfälle invalidisierend wirkt.
(...)”
A
ffinché
un rapporto medico in ambito psichiatrico sia ritenuto affidabile, esso deve adempiere diverse condizioni (cfr. D. Cattaneo, “La promozione dell'autonomia del disabile: esempi scelti dalle assicurazioni sociali”, in RDAT II-2003, pag. 571 seg., in particolare la nota 158, pag. 628-629; D. Cattaneo, “Le perizie nelle assicurazioni sociali” in Le perizie giudiziarie Ed. CFPG, Lugano e Helbing & Lichtenhahn, Basilea 2008 pag, 203 e segg. (249-254).
Innanzitutto la diagnosi deve essere espressa da uno specialista in psichiatria e fondata sui criteri posti da un sistema di classificazione riconosciuto scientificamente (cfr. STF 9C_815/2012 del 12 dicembre 2012; DTF 131 V 49; DTF 130 V 396 segg.; DTF 127 V 294; Mosimann (Somatoforme Störungen: Gerichte und [psychiatrische] Gutachten, in: SZS 1999 pag. 105 ss).
Il medico deve pronunciarsi sulla gravità dell'affezione e
deve anche valutare l'esigibilità della ripresa di un'attività lucrativa da parte dell'assicurato.
Tale prognosi deve tener conto di diversi criteri, quali il carattere premorboso, l'affezione psichica e quelle organiche croniche, la perdita d'integrazione sociale, un eventuale profitto tratto dalla malattia, il carattere cronico della malattia, la durata pluriennale della stessa con sintomi stabili o in evoluzione e l'impossibilità di ricorrere a trattamenti medici secondo la regola d'arte. La prognosi sfavorevole deve essere fatta in base all’insieme dei succitati criteri.
Inoltre, l'esperto deve esprimersi sull'aspetto psicosociale della persona esaminata.
Il rifiuto del carattere invalidante deve ugualmente basarsi su diversi criteri, tra i quali le divergenze tra i dolori descritti e quelli osservati, le allegazioni sull'intensità dei dolori la cui descrizione rimane sul vago, l'assenza di una richiesta di cura, le evidenti divergenze tra le informazioni fornite dal paziente e quelle risultanti dall'anamnesi, il fatto che le lamentele molto dimostrative lascino l'esperto insensibile, come pure le allegazioni di grandi handicap nonostante un ambiente psico-sociale intatto (STCA 32.1999.124 del 27 settembre 2001).
2.4.
Per costante giurisprudenza quando l’amministrazione con un’unica decisione attribuisce una rendita per un certo periodo e, contemporaneamente, la riduce o la sopprime per un periodo successivo, devono essere applicate per analogia le regole sulla revisione di decisioni amministrative (cfr. DTF 131 V 164; DTF 131 V 120; DTF 125 V 143; SVR 2006 IV Nr. 13; STFA del 10 gennaio 2006 nella causa K., I 597/04; STFA del 27 dicembre 2005 nella causa A., I 689/04; STFA del 19 ottobre 2005 nella causa F., I 38/05; STFA del 14 aprile 2005 nella causa K., 12/04; STFA del 24 febbraio 2005 nella causa K., I 528/04; STFA del 29 giugno 2004 nella causa T., I 299/03).
Al riguardo cfr. STCA 32.2005.83 del 20 febbraio 2006, massimata in RtiD II-2006 N. 39 pag. 182.
2.5. L’art. 17 cpv. 1 LPGA stabilisce che:
"
Se il grado d’invalidità del beneficiario della rendita subisce una notevole modificazione, per il futuro la rendita è aumentata o ridotta proporzionalmente o soppressa, d’ufficio o su richiesta."
I principi giurisprudenziali sviluppati in materia di revisione di rendite sotto il regime del vecchio art. 41 LAI sono applicabili anche a proposito dell’art. 17 LPGA (DTF 130 V 349 seg. consid. 3.5).
In una sentenza del 12 ottobre 2005 nella causa R., I 8/04, pubblicata in plaidoyer 1/06, pag. 64-65, il TFA ha esposto i principi che sono alla base della revisione e della riconsiderazione di decisioni amministrative ed ha ribadito che
una diversa valutazione di uno stato di fatto rimasto invariato ed inizialmente approfonditamente esaminato non costituisce dunque né un caso di revisione, né un caso di riconsiderazione.
Alle stesse conclusioni è arrivato il TF in una sentenza 9C_158/2012 del 5 aprile 2013 nella quale l’Alta Corte ha ritenuto che il perito amministrativo non aveva documentato con il grado della verosimiglianza preponderante il miglioramento del disturbo depressivo ed ha rinviato gli atti al TCA al fine di allestire una perizia giudiziaria.
2.6. Per
poter graduare l'invalidità, l'amministrazione (o il giudice in caso di ricorso) deve disporre di documenti che devono essere rassegnati dal medico o eventualmente da altri specialisti.
Il compito del medico consiste nel porre un giudizio sullo stato di salute, nell'indicare in quale misura e in quali attività l'assicurato è incapace al lavoro come pure nel fornire un importante elemento di giudizio per determinare quali lavori siano ancora ragionevolmente esigibili dall'assicurato (
STF 9C_13/2007 del 31 marzo 2008;
DTF 125 V 256
consid.
4 pag. 261;
115 V 133
consid. 2 pag. 134;
114 V 310
consid. 3c pag. 314;
105 V 156
consid.
1 pag. 158). Spetta in seguito al consulente professionale, avuto riguardo alle indicazioni sanitarie, valutare quali attività professionali siano concretamente ipotizzabili (Meyer-Blaser, Rechtsprechung des Bundesgerichts zum IVG, pag. 228 seg.).
Quanto alla valenza probante di un rapporto medico, determinante è che i punti litigiosi importanti siano stati oggetto di uno studio approfondito, che il rapporto si fondi su esami completi, che consideri parimenti le censure espresse dal paziente, che sia stato approntato in piena conoscenza dell'incarto (anamnesi), che la descrizione del contesto medico sia chiara e che le conclusioni del perito siano ben motivate.
Determinante quindi per stabilire se un rapporto medico ha valore di prova non è né l'origine del mezzo di prova, né la denominazione, ad esempio quale perizia o rapporto (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; STFA I 462/05 del 25 aprile 2007; STFA U 329/01 e U 330/01 del 25 febbraio 2003; DTF 125 V 352 consid. 3a; DTF 122 V 160 consid. 1c;
Meyer-Blaser
, Die Rechtspflege in der Sozialversicherung, BJM 1989 pag. 31; Pratique VSI 3/1997 pag. 123)
, bensì il suo contenuto (DTF 122 V 160 in fine con rinvii).
A proposito delle perizie mediche eseguite nell'ambito della procedura amministrativa, il TFA ha stabilito che, nell'ipotesi in cui sono state eseguite da medici specializzati riconosciuti, hanno forza probatoria piena se giungono a conclusioni logiche e sono state realizzate sulla base di accertamenti approfonditi, fintanto che indizi concreti non inducono a ritenerle inaffidabili (DTF 123 V 176; DTF 122 V 161, DTF 104 V 212; SVR 1998 IV Nr. 1 pag. 2; SZS 1988 pagg. 329 e 332; ZAK 1986 pag. 189;
Locher
, Grundriss des Sozialversicherungsrechts, Berna 1994, pag. 332).
In una sentenza pubblicata nella Pratique VSI 2001 pag. 106 segg., il TFA ha però ritenuto conforme al principio del libero apprezzamento delle prove definire delle direttive per la valutazione di determinate forme di rapporti e perizie. In particolare per quanto concerne le perizie giudiziarie, la giurisprudenza ha statuito che il giudice non si scosta senza motivi imperativi dalla valutazione degli esperti, il cui compito è quello di mettere a disposizione del tribunale le loro conoscenze specifiche e di valutare da un punto di vista medico una certa fattispecie. Ragioni che possono indurre a non fondarsi su un tale referto sono ad esempio la presenza di affermazioni contraddittorie, il contenuto di una superperizia, altri rapporti contenenti validi motivi per farlo (Pratique VSI 2001 pag. 108 consid. 3b)aa e riferimenti citati;
STFA I 462/05 del 25 aprile 2007;
STFA
U 329/01 ed U 330/01 del 25 febbraio 2003).
Le perizie affidate dagli organi dell'AI o dagli assicuratori privati, in sede di istruttoria amministrativa, a medici esterni o a servizi specializzati indipendenti, i quali fondano le proprie conclusioni su indagini approfondite e giungono a risultati concludenti, dispongono di forza probatoria piena, a meno che non sussistano indizi concreti a mettere in causa la loro credibilità (Pratique VSI 2001 pag. 109 consid. 3b)bb; STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008;
STFA I 462/05 del 25 aprile 2007
).
In una sentenza di principio 9C_243/2010 del 28 giugno 2011, pubblicata in DTF 137 V 210, il Tribunale federale ha preso posizione sulle critiche della giurisprudenza federale relativa al valore probatorio delle perizie dei Servizi di accertamento medico (SAM; Art. 72 bis cpv. 1 OAI), dal profilo della conformità alla CEDU e alla Costituzione, formulate soprattutto nel parere del Prof. Dr. iur. Jörg Paul Müller e del Dr. iur. Johannes Reich dell’11 febbraio 2010.
L’Alta Corte è arrivata alla conclusione che l’acquisizione delle basi mediche per poter emettere una decisione attraverso perizie effettuate da istituti esterni come i SAM nell’assicurazione invalidità svizzera, come pure il loro utilizzo nelle procedure giudiziarie é di per sé conforme alla Costituzione e alla Convenzione (consid. 2.1-2.3). D’altra parte il Tribunale federale ha riconosciuto che attraverso tali perizie vengono messe in pericolo in modo latente le garanzie procedurali, visto il potenziale di ricavi dell’attività dei SAM nei confronti dell’assicurazione invalidità e con ciò anche della loro dipendenza economica (consid. 2.4). La nostra Massima Istanza ha perciò ritenuto necessario adottare dei correttivi:
(a livello amministrativo)
- assegnazione a caso dei mandati di perizia ai SAM (consid. 3.1),
- differenze minime delle tariffe della perizia (consid. 3.2),
- miglioramento e uniformizzazione dei criteri di qualità e di controllo (consid. 3.3),
- rafforzamento dei diritti di partecipazione:
-- in caso di divergenze l’amministrazione deve ordinare la perizia attraverso una decisione incidentale impugnabile davanti al Tribunale cantonale delle assicurazioni o al Tribunale federale amministrativo (consid. 3.4.2.6; cambiamento della giurisprudenza secondo DTF 132 V 93);
-- alla persona assicurata spettano precedentemente i diritti di partecipazione alla procedura (ad esempio: quello di esprimersi sui quesiti peritali; consid. 3.4.2.9; cambiamento della giurisprudenza secondo DTF 133 V 446);
(a livello dell’autorità giudiziaria di prima istanza)
In caso di accertata necessità di ulteriori chiarimenti, il Tribunale cantonale o il Tribunale federale amministrativo devono per principio essi stessi ordinare una perizia medica (consid. 4.4.1.3 e 4.4.1.4; cambiamento della giurisprudenza secondo DLA 1997
Nr. 18 p. 85, C 85/95 consid. 5d con riferimenti, sentenza H 355/99 del 11 aprile 2000 consid. 3b), i cui costi sono posti a carico dell’assicurazione invalidità (consid. 4.4.2).
Infine, il Tribunale federale ha concluso che le perizie raccolte secondo il vecchio standard processuale non perdono di per sé il loro valore probatorio. Piuttosto si dovrà decidere nel contesto dell’esame del singolo caso, alla luce delle sue specifiche caratteristiche e delle critiche sollevate nel ricorso, se il fatto di fondarsi esclusivamente sui mezzi di prova disponibili per prendere la decisione impugnata è o no conforme al diritto federale (consid. 6). (Sul tema cfr. STF 9C_120/2011 del 25 luglio 2011).
Per quel che riguarda i rapporti del medico curante, secondo la generale esperienza della vita, il giudice deve tenere conto del fatto che, alla luce del rapporto di fiducia esistente con il paziente, il medico curante attesterà, in caso di dubbio, in favore del suo paziente (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; DTF 125 V 353 consid.
3a)cc); Pratique VSI 2001 pag. 109 consid. 3a)cc;
Meyer-Blaser
, Rechtsprechung des Bundesgericht im Sozialversicherungsrecht, Zurigo 1997, pag. 230).
Al riguardo la giurisprudenza federale sottolinea costantemente che occorre tenere conto della differenza, a livello probatorio, tra mandato di cura e mandato peritale (cfr. STF 9C_457/2012 del 28 agosto 2012, consid. 6.2).
Infine, va ricordato che se vi sono dei rapporti medici contraddittori, il giudice non può evadere la procedura senza valutare l'intero materiale ed indicare i motivi per cui egli si fonda su un rapporto piuttosto che su un altro (STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008,
STFA I 462/05 del 25 aprile 2007).
2.7.
Il TCA è chiamato a stabilire, alla luce di quanto esposto ai considerandi 2.4. e 2.5., se l’UAI ha correttamente o meno attribuito all’assicurato
una rendita intera d’invalidità limitatamente al periodo compreso tra il
1° settembre 2006, versata a decorrere dal 1° maggio 2007 ex art. 48 LAI (domanda tardiva) e una mezza rendita dal 1° marzo 2009.
L’amministrazione, nella precedente decisione del 28 ottobre 2010 (doc. AI 91-1) aveva attribuito le prestazioni all’assicurato sulla base della valutazione del Dr. _, svolta per conto dell’assicuratore _ (cfr. doc. AI 23-1), e di quella del Centro peritale per le assicurazioni sociali (CPAS) (cfr. doc. AI 77-1).
Nella sentenza del 9 maggio 2011 (inc.32.2010.235) questa Corte aveva concluso che la valutazione psichiatrica del 18 marzo 2010 svolta dal Dr. _, spec. FMH in psichiatria e psicoterapia e dal Dr. _, spec. FMH in psichiatria e psicoterapia, per conto del CPAS, non prestasse il fianco a critiche.
Nel referto citato i periti avevano diagnosticato “
Disturbi di personalità misti (ICD-10:F61.0 / tratti di quello borderline e di quello dipendente)”
e ritenuto che la sintomatologia depressiva unita ai disturbi di personalità poteva generare per l’anno 2009 un’inabilità lavorativa del 50%, mentre dal mese di gennaio 2010 i disturbi psichici diagnosticati compromettevano la capacità lavorativa, nella sua attività o in altre idonee, nella misura del 30% (doc. AI 77-7).
I periti avevano indicato che la prognosi sarebbe stata determinata dall'evoluzione futura della problematica ortopedico-reumatologica (e quindi dalla sindrome algica che ne deriva) (doc. AI 77-7/8).
Per quanto riguarda invece la patologia ortopedica l’assicurato era stato sottoposto ad un esame peritale da parte del Dr. _, spec. FMH in medicina interna, specialista in cardiologia e medicina psicosomatica e psicosociale AMPP, che nel referto del 7 ottobre 2008 aveva posto la diagnosi ripresa a pag. 21 della sentenza del 9 maggio 2011 (inc. 32.2010.325) e descritto i limiti funzionali e le attività ritenute adeguate ed esigibili nella misura del 100% (doc. AI 23-6/8).
Alla luce quindi delle divergenze fra la valutazione del Dr. _ e i rapporti specialistici del Dr. _ (doc. AI 87-11, 87-14) e del Dr. _ (doc. 99-3), il TCA aveva ritenuto indicati ulteriori accertamenti di natura ortopedica, intesi a delucidare l’aspetto diagnostico e le ripercussioni dei disturbi sulla capacità lavorativa dell’assicurato, in particolare a stabilire se vi sia stato o meno un peggioramento della patologia alla spalla in epoca successiva alla perizia del Dr. _.
In esito a questo complemento istruttorio, l’amministrazione avrebbe dovuto effettuare una valutazione globale delle patologie (psichiatrica e ortopedica) e pronunciarsi sul diritto alla rendita.
2.8. L’Ufficio ha quindi dato mandato alla Dr.ssa _ di procedere ad una valutazione ortopedica dell’assicurato.
Nel rapporto peritale del 19 settembre 2011 la Dr.ssa _, spec. FMH in chirurgia ortopedica, dopo aver esposto l’anamnesi dell’assicurato, i dati soggettivi e quello obiettivi ha posto la diagnosi con ripercussioni sulla capacità di lavoro di
“- stato dopo lussazione traumatica della spalla destra nel 1999; lussazione abituale nel 2003 e 2004 con - stato dopo artroscopia con stabilizzazione anteriore il 18.10.2005;
- artroscopia con reinserzione del labbro e ritensionamento capsulare il 10.11.2006; ricostruzione della cuffia dei rotatori, borsectomia subacromio-deltoidea parziale e acromioplastica il 07.11.2007; - artroscopia con sinoviectomia e asportazione delle aderenze il 09.04.2008; artroscopia con artrolisi, borsectomia e decompressione sottoacromiale il 06.05.2010; - stato dopo impianto di uno stimolatore per il N. soprascapolare destro il 25.02.2011; - stato ansioso-depressivo reattivo a dolore cronico nell’anno 2009 e di nuovo dal 22.12.2010; - dal gennaio 2010 disturbi di personalità misti/tratti di quelli borderline e di quello dipendente
” (doc. AI 144-10).
La specialista ha evidenziato un peggioramento dello stato funzionale della spalla destra rispetto all’esame clinico del Dr. _: “
come destrimano la funzionalità limitata della spalla destra limita la caricabilità dell’assicurato in generale in modo notevole
” (doc. AI 144-11).
La perita ha concluso indicando un’inabilità lavorativa completa (100%) nella professione di cuoco dal 5 settembre 2005, mentre in attività adeguate l’inabilità è del 50% (tempo parziale) con un rendimento ridotto al 50% dal 24 agosto 2011 (data dell’esame clinico) (doc. AI 144-11/12).
Va evidenziato che la perita ha inglobato nella valutazione del 50% di inabilità anche la patologia psichiatrica: “
il rendimento del lavoro è anche ridotto al 50% perché dal lato psichiatrico esiste una diminuzione della memoria, attenzione e concentrazione
” (doc. AI 144-11).
Per quanto riguarda la prognosi la Dr.ssa _ non si aspetta miglioramenti sostanziali da parte dell’arto superiore destro, anche se “
potrebbero subentrare processi di assuefazione e scoperta di movimenti di risparmio/alternativi
” (doc. AI 144-12).
La perizia ortopedica ha quindi permesso di chiarire le divergenze che avevano giustificato il rinvio nella sentenza di questa Corte del 9 maggio 2011. In particolare, per quanto riguarda il peggioramento della spalla destra successivo alla valutazione del Dr. _ (del 2008) che concludeva per una piena abilità lavorativa contrariamente ai pareri dei medici curanti Dr. _ e Dr. _ (cfr. sentenza 9 maggio 2011, inc.32.2010.325. pag. 24 e 25).
L’Ufficio AI ha anche predisposto un accertamento professionale presso il Centro d’accertamento professionale (CAP) di _. Dopo un primo tentativo nel febbraio 2012 interrotto a causa di una “
recidiva di una nota calcolosi renale ad acido urico
” (doc. AI 153-3), l’assicurato è stato sottoposto ad un secondo accertamento dal 26 marzo al 10 aprile 2012.
Nel rapporto del 4 maggio 2012 il Dr. _, il responsabile _ e la consulente per l’accertamento _, hanno ripreso la diagnosi medica posta dalla Dr.ssa _ e dal SMR (cfr. doc. AI 146-1, 144-10, 162-3) e concluso evidenziando “
un’importante differenza tra il rendimento lavorativo fornito dall’A. e quello valutato dai medici
” (doc. AI 162-7). Nell’esame della funzionalità è emerso come RI 1, anche in attività leggere non possa garantire / sostenere una capacità lavorativa del 50% intesa come quattro ore di presenza (doc. AI 162-7).
Secondo i responsabili del CAP l’assicurato, tenuto conto delle attitudini, delle capacità cognitive e delle competenze e previo un adeguato periodo di riallenamento al lavoro, ha le risorse per esercitare un’attività di tipo commerciale-amministrativo a tempo parziale rispettosa dei limiti funzionali come, per esempio, l’impiegato d’ufficio (doc. AI 162-7).
2.9. L’Ufficio AI – in sede di risposta – dopo aver richiesto un aggiornamento degli atti medici all’assicuratore _ ha postulato il rinvio degli atti per una nuova valutazione psichiatrica (doc. IV+ 1-5).
In particolare, secondo il medico del SMR, Dr. _, il rinvio si giustifica:
"
(...)
In considerazione del tempo ormai trascorso dalla valutazione peritale psichiatrica, in considerazione del fatto che si è in presenza d’una problematica con componente somatoforme e in considerazione che soggettivamente l’assicurato si ritiene inabile al 100% con impossibilità di inserimento lavorativo si rende necessaria rivalutazione peritale psichiatrica, centro peritale, per chiarire i seguenti punti:
- Evoluzione dello stato psichico rispetto alla valutazione Vianello del 2010
- Definire se la CL residua somatica (mezza giornata in attività leggera) è ulteriormente ridotta dalla problematica psichica.
- Valutazione dettagliata dei criteri di Förster onde permettere una valutazione adeguata dell’esigibilità lavorativa.
- Presenza o meno di una dipendenza da oppiacei con influsso sulla CL.
Prima della perizia è indicato aggiornare l’incarto richiedendo un rapporto al dr. _, MC e al dr. _, psichiatra curante.
Per quanto concerne il lato somatico rimane valida la valutazione somatica della dr.ssa _, ossia 1⁄2 giornata in attività adatta."
(doc. IV 5)
Questa Corte condivide la richiesta di rinvio formulata dall’amministrazione, per le ragioni che seguono.
Nella perizia del CPAS del 18 marzo 2010 il Dr. _ e il Dr. _ nel fissare un’inabilità lavorativa nella sua attività o in altre idonee del 50% per il 2009 e del 30% dal mese di gennaio 2010 avevano specificato che la prognosi, data la diagnosi, “
sarà determinata dall'evoluzione futura della problematica ortopedico-reumatologica (e quindi dalla sindrome algica che ne deriva)
” (doc. AI 77-7)
Come visto, la Dr.ssa _ nel settembre 2011 ha evidenziato un peggioramento dello stato funzionale della spalla destra rispetto all’esame clinico del Dr. _ del 2008 (doc. AI 144-13). Di conseguenza, già solo per questo motivo si giustifica un aggiornamento del quadro psichiatrico per il periodo successivo alla perizia del CPAS (marzo 2010), ma antecedente alla decisione dell’UAI del 28 ottobre 2010.
Per quanto riguarda la componente somatoforme l’UAI ha fatto riferimento allo scritto del 31 luglio 2011 del medico curante Dr. _, spec. FMH in psichiatria e psicoterapia, il quale ha indicato che RI 1 è in cura dal 22 dicembre 2010 (posteriormente alla valutazione del CPAS) per uno stato ansioso-depressivo reattivo a dolore cronico (ICD10: Sindrome mista ansioso-depressiva, F 41.2) (doc. VIII+bis; AI 44-29).
Una diagnosi che diverge da quanto avevano indicato i periti del CPAS nel marzo del 2010 (doc. AI 77-7) e il SMR nel rapporto del 23 settembre 2011 (doc. AI 146-1).
Secondo il Dr. _ la qualità di vita di RI 1 è notevolmente compromessa a causa di questo stato psicopatologico (doc. AI 44-29).
P
er costante giurisprudenza, il giudice delle assicurazioni sociali valuta la legalità della decisione deferitagli sulla base della situazione di fatto esistente al momento in cui essa venne emanata – in concreto il
28 ottobre 2010
– quando si ritenga che fatti verificatisi ulteriormente possono imporsi quali elementi di accertamento retrospettivo della situazione anteriore alla decisione resa (SVR 2003 IV n. 25 consid. 1.2; DTF 130 V 140 e 129 V 4 consid. 1.2, 127 V 467 consid. 1, 121 V 366 consid. 1b).
In concreto,
nel referto del 31 luglio 2011 il Dr. _ ha indicato di seguire il paziente dal 22 dicembre 2010 (due mesi dopo la decisione del 28 ottobre 2010).
Secondo questa Corte il rapporto va comunque preso in considerazione, in quanto visto il periodo di tempo relativamente breve intercorso tra la decisione e l’inizio della presa a carico del Dr. _ non si può escludere che le conclusioni del medico facciano riferimento ad un quadro clinico
antecedente al mese di ottobre 2010. Esso è dunque suscettibile di mettere in evidenza elementi di accertamento retrospettivo della situazione precedente la decisione del 28 ottobre 2010
(cfr. STFA U 299/02 del 2 settembre 2003).
L’amministrazione dovrà quindi approfondire la questione sollevata dal Dr. _, nelle annotazioni del 10 aprile 2013 (doc. IV5), della componente somatoforme, nonché i criteri di Förster, e definire se la capacità lavorativa del 50% posta dalla Dr.ssa _ è ulteriormente ridotta dalla problematica psichiatrica.
Infine, andrà chiarita la presenza o meno di una dipendenza da oppiacei con influsso sulla capacità lavorativa.
In seguito andrà esperita anche una nuova valutazione economica da parte dei consulenti in integrazione, volta a chiarire i motivi della differenza tra il rendimento lavorativo fornito dall’assicurato e quello valutato dai medici emersa nel rapporto del 4 maggio 2012 del CAP e sollevata dal ricorrente (cfr. doc. I, VI).
2.10. Nella già citata sentenza 9C_243/2010 del 28 giugno 2011 il Tribunale federale ha precisato in quali casi il Tribunale cantonale deve allestire direttamente una perizia giudiziaria e in quali casi può rinviare gli atti all'assicuratore per un complemento istruttorio.
L'Alta Corte ha al riguardo sviluppato le seguenti considerazioni:
"
(...)
4.4.1.1 Ist das Gutachten einer versicherungsinternen oder -externen Stelle nicht schlüssig und kann die offene Tatfrage nicht anhand anderer Beweismittel geklärt werden, so stellt sich das Problem, inwieweit die mit der Streitsache befasste Beschwerdeinstanz noch die Wahl haben soll zwischen einer Rückweisung der Sache an die Verwaltung, damit diese eine neue oder ergänzende Expertise veranlasse, und der Einholung eines Gerichtsgutachtens. Das Bundesgericht hat dazu jüngst festgehalten, die den kantonalen Gerichten zufallende Kompetenz zur vollen Tatsachenprüfung (Art. 61 lit. c ATSG) sei nötigenfalls durch Einholung gerichtlicher Expertisen auszuschöpfen (
BGE 136 V 376
E. 4.2.3 S. 381). Dies schliesst ein, dass die erstinstanzlichen Gerichte diese Befugnis nicht ohne Not durch Rückweisung an die Verwaltung delegieren dürfen.
4.4.1.2 Die Vorteile von Gerichtsgutachten (anstelle einer Rückweisung an die IV-Stelle) liegen in der Straffung des Gesamtverfahrens und in einer beschleunigten Rechtsgewährung. Die direkte Durchführung der Beweismassnahme durch die Beschwerdeinstanz mindert das Risiko von - für die öffentliche Hand und die versicherte Person - unzumutbaren multiplen Begutachtungen. Zwar gilt die Sozialversicherungsverwaltung mit Blick auf die differenzierten Aufgaben und die dementsprechend unterschiedliche funktionelle und instrumentelle Ausstattung der Behörden in der Instanzenabfolge im Vergleich mit der Justiz als regelmässig besser geeignet, Entscheidungsgrundlagen zu vervollständigen (
BGE 131 V 407
E. 2.1.1 S. 411). In der hier massgebenden Verfahrenssituation schlägt diese Rechtfertigung für eine Rückweisung indessen nicht durch.
4.4.1.3 Die Einschränkung der Befugnis der Sozialversicherungsgerichte, eine Streitsache zur neuen Begutachtung an die Verwaltung zurückzuweisen, verhält sich komplementär zu den (gemäss geänderter Rechtsprechung) bestehenden partizipativen Rechten der versicherten Person im Zusammenhang mit der Anordnung eines Administrativgutachtens (Art. 44 ATSG; vgl. oben E. 3.4). Letztere tragen zur prospektiven Chancengleichheit bei, derweil das Gebot, im Falle einer Beanstandung des Administrativgutachtens eine Gerichtsexpertise einzuholen, die Waffengleichheit im Prozess gewährleistet, wo dies nach der konkreten Beweislage angezeigt ist. Insoweit ist die ständige Rechtsprechung, wonach das (kantonale) Gericht prinzipiell die freie Wahl hat, bei festgestellter Abklärungsbedürftigkeit die Sache an den Versicherungsträger zurückzuweisen oder aber selber zur Herstellung der Spruchreife zu schreiten (vgl. statt vieler ARV 1997 Nr. 18 S. 85 E. 5d mit Hinweisen, C 85/95; Urteil vom 11. April 2000 E. 3b, H 355/99), zu ändern.
4.4.1.4 Freilich ist es weder unter praktischen noch rechtlichen Gesichtspunkten - und nicht einmal aus Sicht des Anliegens, die Einwirkungsmöglichkeiten auf die Erhebung des medizinischen Sachverhalts fair zu verteilen - angebracht, in jedem Beschwerdefall auf der Grundlage eines Gerichtsgutachtens zu urteilen. Insbesondere ist der Umstand, dass die MEDAS von der Invalidenversicherung finanziert werden, kein genügendes Motiv dafür. Doch drängt sich auf, dass die Beschwerdeinstanz im Regelfall ein Gerichtsgutachten einholt, wenn sie einen (im Verwaltungsverfahren anderweitig erhobenen) medizinischen Sachverhalt überhaupt für gutachtlich abklärungsbedürftig hält oder wenn eine Administrativexpertise in einem rechtserheblichen Punkt nicht beweiskräftig ist (vgl. die Kritik an der bisherigen Rückweisungspraxis bei Niederberger, a.a.O., S. 144 ff.). Die betreffende Beweiserhebung erfolgt alsdann vor der - anschliessend reformatorisch entscheidenden - Beschwerdeinstanz selber statt über eine Rückweisung an die Verwaltung. Eine Rückweisung an die IV-Stelle bleibt hingegen möglich, wenn sie allein in der notwendigen Erhebung einer bisher vollständig ungeklärten Frage begründet ist. Ausserdem bleibt es dem kantonalen Gericht (unter dem Aspekt der Verfahrensgarantien) unbenommen, eine Sache zurückzuweisen, wenn lediglich eine Klarstellung, Präzisierung oder Ergänzung von gutachtlichen Ausführungen erforderlich ist (siehe beispielsweise das Urteil 9C_646/2010 vom 23. Februar 2011 E. 4; vgl. auch SVR 2010 IV Nr. 49 S. 151 E. 3.5, 9C_85/2009)”.
(ATF 137 V 263-265)
Nella concreta evenienza, ritenuto come vi siano degli accertamenti peritali svolti dall’amministrazione che necessitano un complemento
(“
Ergänzung von gutachtlichen Ausführungen
”)
, si giustifica il rinvio degli atti all’UAI ai sensi della giurisprudenza citata.
La decisione impugnata va quindi annullata e l'incarto retrocesso all'Ufficio AI. In esito ai complementi istruttori indicati al consid. 2.9., l’amministrazione effettuerà una valutazione globale delle patologie di cui soffre l’assicurato, debitamente motivata, e si pronuncerà nuovamente sul diritto alla rendita.
2.11. L’assicurato dinanzi al TCA ha chiesto l’audizione testimoniale della consulente in integrazione professionale (doc. VI, X).
Va qui ricordato
che, q
uando l'istruttoria da effettuare d'ufficio conduce l'amministrazione o il giudice, in base ad un apprezzamento coscienzioso delle prove, alla convinzione che la probabilità di determinati fatti deve essere considerata predominante e che altri provvedimenti probatori più non potrebbero modificare il risultato, si rinuncerà ad assumere altre prove (valutazione anticipata delle prove cfr. Kölz/Häner, Verwaltungsverfahren und Verwaltungsrechtspflege des Bundes, pag. 47 n. 63, Gygi, Bundesverwaltungsrechtspflege, 2° ed., pag. 274, si veda pure DTF 122 II consid. 469 consid. 41; 122 III 223 consid. 3; 119 V 344 consid. 3c con riferimenti). Un tale modo di procedere non lede il diritto di essere sentito conformemente all'art.
29 cpv. 2 Cost. (DTF 124 V 94 consid. 4b, 122 V 162 consid. 1d, 119 V 344 consid.
3c con riferimenti).
In concreto, alla luce delle risultanze di cui sopra, questo Tribunale ritiene che non sia necessario procedere all’audizione testimoniale della consulente in integrazione. D’altra parte l’amministrazione, dopo aver esperito la valutazione medica suidicata, procederà ad un’ulteriore valutazione economica da parte di un consulente in integrazione professionale volta proprio a chiarire le attività ancora esigibili dall’assicurato.
2.12.
V
isto
l'esito favorevole del ricorso, l'assicurato, patrocinato da un legale, ha diritto al versamento da parte dell’Ufficio AI di un importo di fr. 1’800.-- a titolo di ripetibili.
2.13. Secondo l'art. 29 cpv. 2 Lptca e 69 cpv. 1bis LAI, la procedura di ricorso in caso di controversie relative all'assegnazione o al rifiuto di prestazioni AI dinanzi al Tribunale cantonale delle assicurazioni è soggetta a spese. L'entità delle spese è determinata fra 200.-- e 1'000.-- franchi in funzione delle spese di procedura e senza riguardo al valore litigioso (DTF 133 V 402; STF 9C_156/2009 del 7 aprile 2009; STF 8C_393/2008 del 24 settembre 2008).
Visto l’esito della vertenza, le spese per complessivi fr. 500.-- sono poste a carico dell’Ufficio AI.