Decision ID: 8996413a-32f7-5582-b345-cb9aba668a1b
Year: 2005
Language: it
Court: TI_TCAS
Chamber: TI_TCAS_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: social_law

ritenuto,
in fatto
1.1. RI 1, classe _, di professione cuoco, è stato posto dall’Ufficio assicurazione invalidità (UAI) al beneficio di una rendita intera con effetto dal 1° ottobre 1996 e di una mezza rendita (50% d’incapacità al guadagno) dal 1° maggio 1998, nonché di rendite completive per la moglie ed i figli (cfr. decisioni 12 novembre 1998, cresciute in giudicato, doc. AI 26).
Al fine di stabilire il suddetto diritto alla rendita, nel corso dell’istruttoria amministrativa l’assicurato è stato sottoposto ad una perizia multidisciplinare a cura del Servizio di accertamento medico dell’AI (SAM), il quale, con rapporto 18 giugno 1998, aveva diagnosticato una sindrome lomboscatalgica e ritenuto l’interessato totalmente inabile al lavoro dal 12 ottobre 1995 ed in seguito abile al 50% per l’avvenuta parziale ripresa (aprile 1998) della propria attvità lavorativa (doc. AI 17).
La rendita è stata confermata nel 2000 (doc. AI 36) e nel 2003.
1.2. Con scritto 17 novembre 2003 il medico curante, dr.ssa _, ha chiesto, per conto dell’assicurato, l’erogazione di una rendita intera facendo presente un grado d’incapacità del 100% dovuto ad un peggioramento delle condizioni di salute (doc. AI 65).
Dopo aver sottoposto la nuova documentazione medica al vaglio del proprio servizio medico (SMR), con decisione 18 dicembre 2003 l’UAI non è entrata nel merito della succitata domanda di revisione, non avendo l’assicurato credibilmente dimostrato una modifica delle circostanze oggettive (doc. AI 68).
Il 19 gennaio 2004 l’assicurato, per il tramite della RA 1, si è tempestivamente opposto alla summenzionata decisione (doc. AI 71).
A seguito di un avviso di infortunio concernente l’assicurato, il SMR si è occupato nuovamente del caso (doc. AI 78).
Con decisione 6 settembre 2004 l’amministrazione ha respinto l’opposizione e confermato la reiezione della domanda di revisione, facendo presente:
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(...)
Nel caso in esame il danno alla salute dell'assicurato è stato adeguatamente valutato, segnatamente con la perizia medica specialistica pluridisciplinare 18 giugno 1998 del Servizio Accertamento Medico dell'AI, il quale, valutate le varie componenti somatiche e psichiche del danno alla salute dell'assicurato, quindi analizzato pure il danno alla salute psichico ritenuto non invalidante, ha posto la diagnosi di sindrome lombosciatalgica cronica definendo a motivo della patologia ortopedica una inabilità lavorativa del 100% fino al 16 aprile 1998 e di seguito del 50%. La perizia, completa, motivata e coerente, ossequia i requisiti stabiliti dalla giurisprudenza ed ha quindi piena forza probatoria. Il certificato medico 17 novembre 2003 del Dr. med. _ con le citate indicazioni è stata sottoposta al vaglio del Servizio medico regionale dell'AI ed il Dr. _, dopo attenta analisi e valutazione della documentazione, con attestazione 1 marzo 2004 ha confermato la valutazione di un grado d'incapacità lavorativa del 50% evidenziando in particolare che il Dr. _ parla di peggioramento soggettivo, di una cura psichiatrica presso una terapeuta che da anni ha smesso l'attività e annuncia che l'assicurato è stato sottoposto a diverse visite ma ciò di per sé non denuncia un peggioramento in assenza di nuovi reperti patologici. Rileva poi che lo stato di salute non ha impedito all'assicurato di praticare lo sci e di infortunarsi (il 14.12.2003), con patologia transitoria come risulta dai rapporti medici. Precisa che anche l'intervento per ernia inguinale eseguito nel gennaio 2004 determina solo una incapacità lavorativa di breve durata. Il medico SMR ha in conclusione stabilito che non esiste motivo medico per aumentare il grado di invalidità. (...)" (Doc. AI 83)
1.3. RI 1, sempre rappresentato dalla RA 1, ha inoltrato il presente tempestivo ricorso, postulando l’annullamento della decisione su opposizione e la conseguente assegnazione di una rendita intera.
Riassunta brevemente la documentazione medica prodotta con la domanda di revisione, il ricorrente ha osservato quanto segue:
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(...)
3. Tale decisione va contestata, in quanto non tiene manifestamente conto della complessità del caso e di quanto affermato non solo dal medico curante, ma anche dagli altri specialisti.
I medici espongono e dimostrano che il quadro clinico del ricorrente è concretamente peggiorato da quando, nel 1998, fu allestita la perizia medica pluridisciplinare. Il ricorrente si è da allora sforzato di lavorare al massimo delle sue capacità e possibilità fisiche, finché che non ha dovuto cedere al progredire dei dolori.
La situazione migliore, dal punto della capacità di lavoro, è stata espressa dai medici della clinica di _ che - come visto - riferiscono della possibilità di lavorare al 50%, ma in lavori leggeri, senza sollevare o portare pesi importanti e dove abbia la possibilità di cambiare spesso posizione.
Orbene, i lavori leggeri sopra riferiti si trovano praticamente all'opposto di quanto deve svolgere il ricorrente, che quale cuoco è tenuto a stare costantemente in piedi ed a sollevare pesi spesso molto importanti, tra l'altro in una posizione protesa verso l'avanti, del tutto in contrasto con il quadro clinico presentato.
Ammesso che gli fosse consentito di accedere ad altre professioni cosiddette "leggere", svolte al 50%, il ricorrente non potrebbe avere la retribuzione percepita quale cuoco, e nel raffronto tra i redditi stabiliti conformemente ai disposti dell'Art. 16 LPGA, il suo grado d'invalidità aumenterebbe quantomeno ai 2/3.
Merita da ultimo un piccolo inciso l'allusione, contenuta nella decisione, all'infortunio sugli sci del 14.12.2003. Il ricorrente fa presente che in vita sua, mai aveva mai calzato gli sci; quel giorno accompagnò il figlio a sciare, a _ e ne approfittò per tentare l'approccio con questi attrezzi, ma appena li ebbe infilati, percorsi pochissimi metri e data la sua totale imperizia, cadde procurandosi una lesione al pollice sinistro.
4. La precedente perizia risale come visto a circa sei anni ed in pratica solo su questa si fonda la querelata decisione.
I vari medici consultati danno inequivocabili indicazioni sui peggioramenti intervenuti, soprattutto dal 2003.
Ricorrono dunque, a nostro modo di vedere, gli estremi per riconoscere una totale rendita d'invalidità.
Beninteso, non ci opporremo a che il ricorrente sia sottoposto, come da richiesta peraltro già formulata in sede d'opposizione, a nuova perizia multidisciplinare, che tenendo conto di tutte le componenti che influiscono sulle capacità lavorative del ricorrente, consenta di comprovare il diritto del ricorrente a percepire una rendita intera d'invalidità." (Doc. I)
1.4. Con risposta di causa 26 ottobre 2004 l’UAI ha chiesto la reiezione del ricorso, facendo presente:
"
(...)
In concreto la perizia pluridisciplinare del SAM del 18 giugno 1998 completa, motivata e coerente, ossequia i citati criteri giurisprudenziali ed ha quindi piena forza probatoria.
La documentazione medica relativa all'evoluzione dello stato di salute dell'assicurato è stata sottoposta al SMR dell'AI e con valutazione 5 dicembre 2003 (doc. 67 inc. AI) e 1 marzo 2004 (doc. 98 inc. AI) del Dr. _ (SMR) ha rilevato non essere intervenuto un peggioramento del danno alla salute con carattere invalidante come risulta confermato dal rapporto della degenza presso la Clinica di _ del 5 giugno 2003 (doc. 65 inc. AI) che indica una capacità lavorativa del 50%. Si osserva che, relativamente al certificato medico 4 ottobre 2004 del Dr. _, esso non adduce elementi di valutazione medica che non siano già stati considerati, se non l'indicazione di una sindrome del dolore cronico, per la quale non è addotta, sostanziata e comprovata una comorbidità psichiatrica richiesta dalla giurisprudenza per una tale patologia di carattere invalidante, mentre dal profilo psichiatrico l'assicurato è stato valutato abile al lavoro dal perito psichiatra nell'ambito della perizia pluridisciplinare del SAM in assenza di successive valutazioni mediche psichiatriche di sorta divergenti. (...)" (Doc. IV)

in diritto
In ordine
2.1. La presente vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico ai sensi degli articoli 26 c cpv. 2 della Legge organica giudiziaria civile e penale e 2 cpv. 1 della Legge di procedura per le cause davanti al Tribunale delle assicurazioni (STFA del 21 luglio 2003 nella causa N., I 707/00; STFA del 18 febbraio 2002 nella causa H., H 335/00; STFA del 4 febbraio 2002 nella causa B., H 212/00; STFA del 29 gennaio 2002 nella causa R. e R., H 220/00; STFA del 10 ottobre 2001 nella causa F., U 347/98 pubblicata in RDAT I-2002 pag. 190 seg.; STFA del 22 dicembre 2000 nella causa H., H 304/99; STFA del 26 ottobre 1999 nella causa C., I 623/98).
Nel merito
2.2. Il 1° gennaio 2003 è entrata in vigore la Legge federale sulla parte generale del diritto delle assicurazioni sociali (LPGA; RS 830.1), la quale ha portato alcune modifiche legislative anche in ambito AI.
Siccome dal profilo temporale il giudice delle assicurazioni deve applicare le norme in vigore al momento della realizzazione dello stato di fatto che deve essere valutato giuridicamente o che produce conseguenze giuridiche (DTF 130 V 160 consid. 5.1; SVR 2003 IV nr. 25 consid. 1.2; DTF 129 V 1, 127 V 467 consid. 1, 121 V 366 consid. 1b) e poiché il Tribunale delle assicurazioni, ai fini dell’esame della vertenza, si basa di regola sui fatti che si sono realizzati fino al momento della decisione contestata (SVR 2003 IV nr. 25 consid. 1.2; DTF 121 V 366 consid. 1b), nel presente caso sono applicabili le disposizioni in vigore a partire dal 1° gennaio 2003.
Dal 1° gennaio 2004 sono inoltre in vigore le norme introdotte dalla 4a revisione della LAI.
Per quanto concerne la materia che qui interessa, l’art. 1 LAI, nella versione in vigore dal 1° gennaio 2003, dispone che le disposizioni della LPGA (art. 1a –70) sono applicabili all’assicurazione per l’invalidità, sempre che la legge non preveda espressamente una deroga.
2.3. Nella fattispecie in esame occorre evidenziare che, contrariamente a quanto statuito con la decisione 18 settembre 2003, mediante la decisione su opposizione contestata l’UAI è in realtà entrato nel merito della domanda di revisione.
Di conseguenza, oggetto del contendere è sapere se nel periodo intercorso tra la decisione 12 novembre 1998 (successivamente confermata nel 2000 e nel 2003) e la decisione su opposizione qui in esame, vi è stata una modifica delle condizioni valetudinarie dell’assicurato tale da giustificare l’erogazione di una rendita maggiore di quella attualmente percepita.
2.4. Secondo l’art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con l’art. 8 della LPGA, con invalidità s’intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata, cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio.
Gli elementi fondamentali dell'invalidità, secondo la surriferita definizione, sono quindi:
- un danno alla salute fisica o psichica conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio, e
- la conseguente incapacità di guadagno.
Occorre quindi che il danno alla salute abbia cagionato
una diminuzione della capacità di guadagno, perché il caso possa essere sottoposto all'assicurazione per l'invalidità (Scartazzini, Les rapports de causalité dans le droit suisse de la sécurité sociale, tesi Ginevra 1991, pag. 216ss).
Va precisato che, secondo l'art. 28 cpv. 1 LAI, in vigore sino al 31 dicembre 2003, gli assicurati hanno diritto a una rendita intera se sono invalidi almeno al 66 2/3 %, a una mezza rendita se sono invalidi almeno al 50 % o a un quarto di rendita se sono invalidi almeno al 40 %. Nel suo nuovo tenore in vigore dal 1° gennaio 2004, l'art. 28 cpv. 1 LAI prescrive che gli assicurati hanno diritto ad una rendita intera se sono invalidi almeno al 70 %, a tre quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza rendita se sono invalidi almeno al 50 % o a un quarto di rendita se sono invalidi almeno al 40 %.
Va altresì rilevato che, ai sensi dell'art. 16 LPGA il grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto fra il reddito del lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo l'insorgenza dell'invalidità e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione, nell'esercizio di un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in condizioni normali di mercato del lavoro (reddito da invalido) e il reddito del lavoro che egli avrebbe potuto conseguire se non fosse diventato invalido (reddito da valido).
Il grado d'invalidità dell'assicurato deve quindi essere determinato dal raffronto del reddito ch'egli ancora può conseguire nonostante la sua invalidità con quello che avrebbe potuto guadagnare in assenza delle affezioni di cui è portatore (RCC 1992, pag. 182 consid.
3; RCC 1990, pag. 543 consid. 2; Valterio, Droit et pratique de l'assurance invalidité, Les prestations, Lausanne 1985, pagg. 200 e ss.).
Si confronta perciò il reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non fosse divenuto invalido con quello ch'egli può tuttora realizzare, benché invalido, sfruttando la residua capacità lavorativa in attività da lui ragionevolmente esigibili in condizioni normali del mercato del lavoro, previa adozione di eventuali provvedimenti integrativi (metodo generale del raffronto dei redditi; DTF 128 V 30 consid. 1, 104 V 136 consid. 2a e 2b; VSI 2000 pag. 84 consid. 1b).
Nel confronto dei redditi la giurisprudenza - di regola - non si tiene conto di fattori estranei all'invalidità, come ad esempio la formazione professionale, le attitudini fisiche e psichiche e l'età dello assicurato (RCC 1989, pag. 325 consid.
2b; DTF 107 V 21 consid. 2c; Scartazzini, op. cit, pag. 232; Cattaneo, Les mésures préventives et de réadaptation de l'assurance-chômage, pagg. 316 e s. nn. 1158 e 1159 e la giurisprudenza citata).
La misura dell'attività ragionevolmente esigibile dipende d'altra parte dalla situazione personale dell'assicurato e dalla possibilità di applicazione di misure reintegrative.
La situazione personale dell'assicurato è essenziale per la valutazione della residua capacità al guadagno.
Secondo il TFA i due redditi, dalla cui differenza emerge il grado dell'incapacità di guadagno, vanno stabiliti in maniera precisa. Se ciò non è possibile, devono essere calcolati sulla base di una valutazione fondata sulle circostanze concrete (SVR 1996 IV Nr. 74 consid. 2a; DTF 114 V 313 consid. 3a).
2.5. Se il grado d'invalidità del beneficiario della rendita subisce una modifica, che incide in modo rilevante sul diritto alla rendita, questa sarà, per il futuro, aumentata o ridotta proporzionalmente o soppressa, d’ufficio o su richiesta (art. 17 cpv. 1 LPGA).
La revisione avviene d’ufficio quando, in previsione di una possibile modificazione importante del grado d’invalidità o di grande invalidità, è stato stabilito un termine nel momento dell’erogazione della rendita o dell’assegno per grandi invalidi, o allorché si conoscono fatti o si ordinano provvedimenti che possono provocare una notevole modificazione del grado d’invalidità o della grande invalidità (art. 87 cpv. 2 OAI).
Invece, se è stata inoltrata domanda di revisione, nella domanda si deve dimostrare che il grado d’invalidità o d’incapacità dell’invalido a provvedere a sé stesso è modificato in misura rilevante per il diritto alle prestazioni (art. 87 cpv. 3 OAI).
Infine, prescrive l’art. 87 cpv. 4 OAI che, ove la rendita o l’assegno per grandi invalidi siano stati negati perché il grado d’invalidità era insufficiente o perché l’invalido poteva provvedere a sé stesso, una nuova richiesta è riesaminata soltanto in quanto siano soddisfatte le condizioni previste nel capoverso 3.
Se la capacità al guadagno dell'assicurato migliora, v'è motivo di ammettere che il cambiamento determinante sopprime, all'occorrenza, tutto o parte del diritto a prestazioni dal momento in cui si può supporre che il miglioramento costatato perduri. Lo si deve in ogni caso tenere in considerazione allorché è durato tre mesi, senza interruzione notevole, e che presumibilmente continuerà a durare (art. 88 a cpv. 1 OAI).
Analogamente, in caso di aggravamento dell'incapacità al guadagno, occorre tener conto del cambiamento determinante il diritto a prestazioni, non appena esso perdura da tre mesi senza interruzione notevole (art. 88 a cpv. 2 OAI).
Queste norme sono applicabili non soltanto in caso di revisione della rendita, ma anche di assegnazione con effetto retroattivo di una prestazione limitata nel tempo (STFA 29 maggio 1991 in re St., RCC 1984 pag. 137).
2.6. La costante giurisprudenza ha stabilito che le rendite AI sono soggette a revisione non solo in caso di modifica rilevante dello stato di salute che ha un influsso sull'attività lucrativa, ma anche quando lo stato di salute è rimasto invariato, se le sue conseguenze sulla capacità di guadagno hanno subito un cambiamento importante (STFA non pubbl. del 28 giugno 1994 in re P. P. pag. 4; RCC 1989 pag. 323, consid. 2a; DTF 113 V 275, consid. 1a, 109 V 116, consid. 3 b, 105 V 30).
Affinché sia possibile la revisione di una rendita AI è dunque necessario che le condizioni cliniche e/o economiche dell'assicurato abbiano subito una modifica, tale da influire sulla perdita di guadagno.
D'altra parte la modifica deve essere notevole, non tanto da un punto di vista astratto, ma piuttosto in relazione con l'art. 28 cpv. 1 LAI.
In ogni caso la revisione della rendita è possibile unicamente se, posteriormente alla pronuncia della decisione iniziale, la situazione invalidante è effettivamente mutata. Non basta invece che una situazione, rimasta sostanzialmente invariata, sia giudicata in modo diverso (RCC 1987 pag. 38, consid. 1a; STFA inedita 29 aprile 1991 in causa G.C., consid. 4).
Per stabilire in concreto se vi è motivo di revisione, da un punto di vista temporale vanno in particolare paragonati i fatti esistenti al momento della decisione formale iniziale con quelli esistenti nell’istante della pronuncia della nuova decisione. Da questo punto di vista un provvedimento che si limita a confermare una prima decisione di rendita non è rilevante (DTF 125 V 369 consid.
2 con riferimenti, 109 V 262, 105 V 30; Valterio, op. cit., pag. 268; Meyer-Blaser, Rechtsprechung des Bundesgerichts zum IVG, Zurigo 1997, pag. 258; cfr. anche DTF 130 V 71).
2.7. Nell’evenienza concreta, durante la prima procedura sfociata con l'assegnazione di una rendita intera dal 1° ottobre 1996 ed una mezza rendita dal 1° maggio 1998, l'UAI ha disposto l'esecuzione di una perizia multidisciplinare a cura dal SAM.
Con rapporto 18 giugno 1998 i periti, esposta una dettagliata anamnesi, visitato il paziente e dopo aver proceduto ad un esame psicopatologico e discusso la valutazione ortopedica del dr. _, hanno posto la diagnosi invalidante di
“sindrome lombosciatalgica cronica in - stato dopo fenestrazione microchirugica L5-S1 a destra, decompressione del canale spinale, recessotomia laterale S1, microdissectomia di un ernia mediana e mediolaterale destra l’8.02.96; - prolasso discale residuale L5-S1 destro, lesione cicatriziale peri-radicolare S1 destra”
(doc. AI 17 pag. 10).
Dal profilo extra-somatico i medici del SAM hanno accertato una sindrome disforica a colorito ipocondriaco, con disturbi d’ansia fluttuanti e somatizzazione degli stessi, senza tuttavia riscontrare alcuna conseguenza sull’abilità lavorativa (cfr. doc. AI 17 pag. 9).
Riguardo alle ripercussioni della patologia ortopedica sull’abilità al lavoro, i periti hanno rilevato:
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