Decision ID: a1e97b20-4352-514a-a0b1-6c6fb5fcd286
Year: 2010
Language: it
Court: TI_TCA
Chamber: TI_TCA_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: public_law

ritenuto,
in fatto
A.
Il ricorrente è proprietario del mapp. _ di Bissone. Il fondo, di complessivi mq 759, è ubicato in località _.
B.
a. Nella seduta del 18 settembre 2006 il consiglio comunale di Bissone ha adottato la revisione del piano regolatore. La maggior parte del fondo (mq 566 giusta il registro fondiario) è stata attribuita all'area boschiva, mentre che la residua porzione (mq 193) è stata assegnata alla zona residenziale semi-intensiva collinare (R3).
b. Con ricorso 14 novembre 2006RI 1 insorto dinanzi al Consiglio di Stato contro questa deliberazione, chiedendo di estendere la zona edificabile all'intera particella.
c. Con risoluzione 21 ottobre 2008 (n. 5383) il Consiglio di Stato ha approvato il piano ed ha dichiarato irricevibile il ricorso (cfr. ris. impugnata, pag. 32).
Esso ha ricordato che eventuali contestazioni in merito all'estensione del bosco dovevano essere sollevate nella procedura di accertamento appositamente prevista a questo scopo, conclusa con la risoluzione governativa 15 dicembre 1998 (n. 5852). Inoltre che non sussistevano dei motivi per procedere a dissodamenti in vista delle creazione di nuove superfici edificabili nel comune.
C.
Con impugnativa 10 novembre 2008 RI 1insorge dinanzi al Tribunale contro la menzionata risoluzione governativa, ribadendo le domande e gli argomenti, che sviluppa ulteriormente, già sottoposti al giudizio di quest'autorità. L'insorgente elenca una serie di casi concernenti vari comuni, in cui, a suo giudizio, si è proceduto a dissodamenti a scopo edilizio. Sostiene inoltre di non essere stato informato della procedura di accertamento del bosco e di non avere pertanto potuto contestarla.
D.

La Divisione dello sviluppo territoriale e della mobilità del Dipartimento del territorio, agente per conto del Governo, ed il municipio di Bissone, in rappresentanza del comune, chiedono che il ricorso venga respinto. Dei relativi argomenti si dirà, per quanto necessario, in diritto.
Considerato,
in diritto
1.
La competenza del Tribunale è data, il ricorso è tempestivo (art. 38 cpv. 1 legge cantonale di applicazione della legge federale sulla pianificazione del territorio, del 23 maggio 1990; LALPT; RL 7.1.1.1) e la legittimazione del ricorrente certa (art. 38 cpv. 4 lett. b LALPT). Il
gravame è pertanto ricevibile in ordine. Può inoltre essere evaso sulla scorta degli atti, senza istruttoria (art. 18 cpv. 1 legge di procedura per le cause amministrative, del 16 aprile 1966; LPamm; RL 3.3.1.1).
2.
2.1. In campo pianificatorio il comune ticinese fruisce di autonomia. Questa non è, però, assoluta. Secondo l'art. 33 cpv. 3 lett. b della legge federale sulla pianificazione del territorio, del 22 giugno 1979 (LPT; RS 700), il diritto cantonale deve garantire il riesame completo del piano regolatore da parte di almeno un'istanza di ricorso. Nel Cantone Ticino tale autorità è il Consiglio di Stato (art. 37 cpv. 1 LALPT), che approva il piano - e decide i ricorsi - con pieno potere cognitivo: questo significa controllo non solo della legalità ma anche dell'opportunità delle scelte pianificatorie comunali. Le autorità incaricate di compiti pianificatori badano tuttavia di lasciare alle autorità loro subordinate il margine d'apprezzamento necessario per adempiere i loro compiti (art. 2 cpv. 3 LPT). Il Consiglio di Stato non può dunque semplicemente sostituire il proprio apprezzamento a quello del comune, ma deve rispettare il diritto di questo di scegliere tra più soluzioni adeguate quella ritenuta più appropriata, ragionevole od opportuna. Esso non può però limitarsi ad intervenire nei soli casi in cui la soluzione comunale non poggi su alcun criterio oggettivo e sia manifestamente insostenibile. Deve al contrario rifiutare l'approvazione di quelle soluzioni che disattendono i principi e gli scopi pianificatori fondamentali del diritto federale o non danno loro sufficiente attuazione, rispettivamente che non tengono adeguatamente conto della pianificazione di livello cantonale, segnatamente dei dettami del piano direttore (cfr. anche l'art. 26 cpv. 2 LPT). L'autorità governativa verificherà segnatamente che sia stata effettuata in modo corretto la ponderazione globale degli interessi richiesta dall'art. 3 ordinanza
sulla pianificazione del territorio, del 28 giugno 2000 (OPT; RS 700.1;
RDAT II-2001 n. 78 consid. 6b, II-1999 n. 27 consid. 3).
2.2. Il potere cognitivo del Tribunale cantonale amministrativo è invece circoscritto alla violazione del diritto (art. 38 cpv. 2 LALPT; RDAT II-2001 n. 78 consid. 6c; II-1999 n. 27 consid. 3; II-1997 n. 23). Fanno eccezione - per poter ossequiare l'art. 33 cpv. 3 lett. b LPT - i casi in cui il Tribunale interviene quale unica autorità di ricorso a livello cantonale (DTF 114 Ib 81 consid. 3, 109 Ib 121 consid. 5;
Bernhard
Waldmann/Peter Hänni
, Raumplanungsgesetz, Berna 2006, n. 64 ad art. 33), segnatamente quindi i casi in cui sono
impugnati un diniego di approvazione rispettivamente una modifica d'ufficio del piano regolatore disposti dal Consiglio di Stato.
3.
3.1. I piani di utilizzazione - nel nostro Cantone chiamati, a livello comunale, piani regolatori (art. 24 segg. LALPT) - disciplinano l'uso ammissibile del suolo (art. 14 cpv. 1 LPT). Essi devono delimitare, in primo luogo, le zone edificabili, agricole e protette (art. 14 cpv. 2 LPT).
3.2. Si considera invece foresta ogni superficie coperta da alberi o arbusti forestali che possa svolgere funzioni forestali (art. 2 cpv. 1 legge federale sulle foreste, del 4 ottobre 1991; LFo; RS 921.0). La foresta non è, di principio, oggetto della pianificazione territoriale; può essere sfruttata soltanto come foresta (Messaggio del Consiglio Federale a sostegno della LFo, del 29 giugno 1988, pubblicato in: FF 1988 III 137 segg., 159 seg.). È quanto confermano gli art. da
11 a
13 LFo e 18 cpv. 3 LPT. L'inclusione di una foresta in una zona di utilizzazione è di conseguenza subordinata ad un permesso di dissodamento (art. 12 LFo; RDAT I-1999 n. 82 consid. 7; cfr. per le eccezioni: RtiD I-2004 n. 35 consid. 3.4). Da qui la necessità di coordinare la procedura pianificatoria con quella di dissodamento. A questo proposito la giurisprudenza ritiene che l'art. 12 LFo è ossequiato quando l'autorità competente per la pianificazione territoriale - che, nel caso del piano regolatore, è il legislativo comunale - disponga, prima della sua decisione, se non del permesso di dissodamento, quantomeno di una presa di posizione positiva vincolante dell'autorità competente per il rilascio del permesso stesso (DTF 122 II 81 consid. 6d, ee, aaa con rinvii).
3.3. Al momento dell'emanazione e della revisione dei piani di utilizzazione dev'essere preliminarmente eseguito un accertamento del carattere forestale laddove le zone edificabili confinano o confineranno in futuro con la foresta (art. 10 cpv. 2 LFo). I margini risultanti da quell'accertamento sono iscritti nelle zone edificabili secondo le disposizioni della legge federale sulla pianificazione del territorio (art. 13 cpv. 1 LFo), ritenuto che i nuovi popolamenti al di fuori di questi margini forestali non sono considerati foreste (art. 13 cpv. 2 LFo). Questo significa che i confini tra bosco e zona edificabile rimangono stabili. Il carattere dinamico del bosco, che informa in principio la LFo, è dunque soppresso nei confronti della confinante zona edificabile, a tutto vantaggio della sicurezza del diritto. Lo scopo di questa regolamentazione è palese: evitare che una zona di fondamentale importanza come la zona edificabile venga modificata da un elemento per sua natura in continua evoluzione qual è il bosco.
4.
4.1. Nel caso in esame la procedura di accertamento del limite del bosco a confine con l'area edificabile del comune di Bissone è stata esperita ed è stata conclusa con la relativa decisione governativa di accertamento 15 dicembre 1998 (n. 5852), a tenore della pertinente legislazione forestale. Le rappresentazioni grafiche del piano regolatore riprendono, di conseguenza, il bosco ed il suo limite, vincolante per la pianificazione del territorio edificabile, in corrispondenza dei fondi interessati, quindi anche per quanto concerne il mapp. _, di proprietà dell'insorgente. La domanda di quest'ultimo di ampliare la zona fabbricabile a discapito della foresta si appalesa, pertanto, d'acchito inammissibile. Invano il ricorrente si duole del fatto di non essere stato messo al corrente dello svolgimento della procedura di accertamento forestale. A prescindere dall'esito di una eventuale contestazione, va detto che questa procedura, che interessa numerosi proprietari, prevede la sola pubblicazione degli atti, come accade per gli strumenti della pianificazione del territorio (cfr. attualmente l'art. 5 del regolamento della legge cantonale sulle foreste, del 22 ottobre 2002; RLCFo; RL 8.4.1.1.1). È quanto si è avverato nel caso in oggetto, in cui gli atti della procedura di accertamento del limite del bosco a confine con l'area edificabile di Bissone sono stati pubblicati tra il 12 gennaio e l'11 febbraio 1998 presso la locale cancelleria comunale e la relativa pubblicazione è stata annunciata all'albo comunale e sul foglio ufficiale n. 104 del 30 dicembre 1997 (FU 1997, 8926).
4.2. Ciò premesso, il gravame potrebbe essere accolto solo in presenza di un permesso di dissodamento dell'area boschiva che ricopre il mapp. _, esatto dall'art. 12 LFo. Ora, a prescindere dal fatto che, in concreto, una domanda in tal senso non è formalmente mai stata introdotta da chicchessia e che, di conseguenza, non è stato nemmeno effettuato il coordinamento con la procedura pianificatoria, il ricorrente non dimostra minimamente, ma nemmeno sostiene, che nel suo caso siano adempiuti i severi requisiti posti dall'art. 5 cpv. 2 LFo - ma in particolare siano dati i
"gravi motivi preponderanti rispetto alla conservazione della foresta"
- per permettere il rilascio di una deroga al principio del divieto di dissodamento ancorato al capoverso 1 della stessa disposizione legale. Va d'altra parte rilevato che, giusta l'art. 5 cpv. 3 LFo, non sono considerati gravi motivi
"gli interessi finanziari, come un più redditizio sfruttamento del suolo o l'acquisizione di terreno a buon mercato per scopi non forestali."
A nulla giova poi all'insorgente di elencare alcuni
casi concernenti vari comuni, in cui, a suo parere, si è proceduto a dissodamenti a scopo edilizio. Determinante, ai fini del giudizio, è che siano soddisfatti i requisiti legali per un dissodamento nel caso in esame. Nemmeno il ricorrente potrebbe poi beneficiare del principio di uguaglianza, che egli verosimilmente invoca implicitamente. A questo scopo egli dovrebbe difatti quantomeno dimostrare, anzitutto, che i dissodamenti cui si riferisce, se realmente siano risultati tali, siano stati conseguiti illegalmente. In ogni caso, com'è noto, non sussiste - di principio - il diritto ad invocare la parità di trattamento nell'illegalità; posto che - lo si ribadisce - le fattispecie menzionate dall'insorgente siano il frutto di una violazione della legge forestale.
4.3. Sulla scorta di queste considerazioni, un'attribuzione integrale del fondo del ricorrente alla zona fabbricabile dev'essere, per finire, esclusa.
5. Il ricorso dev'essere dunque respinto.
6. La tassa di giudizio e le spese devono essere poste carico dell'insorgente (art. 28 LPamm).