Decision ID: 82e5ce96-a1fa-57d8-9fde-8b6b890cedb8
Year: 2003
Language: it
Court: TI_TRAP
Chamber: TI_TRAP_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: penal_law

in fatto: A. La sera del 7 novembre 2000, dopo le ore 20, alcuni detenuti del Penitenziario cantonale si intrattenevano nella cucina della sezione B: _ (cittadino albanese), che giocava a “table” con _ (giovane cittadino rumeno), e _ (cittadino albanese), che stava osservando _ e _ (entrambi cittadini kossovari di etnia albanese) mentre giocavano a carte. Era presente anche _ (cittadino albanese), che lavava i piatti in un acquaio posto sulla destra rispetto alla porta d'ingresso. A un certo punto _ ha visto entrare _ (cittadino kossovaro di etnia albanese), che si dirigeva verso un frigorifero posto in fondo al locale. Ha quindi notato _ alterarsi, alzarsi, dirigersi a sua volta verso il frigo ed estrarre con la mano destra un coltello che teneva celato in una tasca interna sinistra della giacca. Si trattava, secondo _, di un coltello da cucina con lama seghettata, lunga cm 10 circa. _ si è intimorito e, temendo per la propria incolumità, si è alzato subito per riparare nell'adiacente corridoio. Prima di uscire dalla cucina, però, si è girato e ha visto i due che si azzuffavano vicino al frigorifero. Non ha più notato invece il coltello nelle mani di _.
B. Verso le ore 20.30 l'agente di custodia _, accortosi di quanto stava accadendo, ha chiesto l'intervento dei colleghi al primo piano della sezione. Gli agenti hanno trovato _ che sanguinava alla mano destra e _ ferito alla testa e al petto. Hanno quindi ordinato a tutti i detenuti di rientrare nelle celle, hanno avvertito il loro superiore e hanno chiamato un infermiere. Alle 23.05, risultando irreperibile il medico di servizio, il personale di custodia si è rivolto alla polizia cantonale perché conducesse _ all'ospedale, ciò che è avvenuto alle 23.22. Circa quaranta minuti più tardi anche _ è stato accompagnato all'ospedale, dove gli è stata riscontrata una lesione superficiale da taglio lunga di 2 cm alla base del primo metacarpo, senza interessamento neurontentineo. Gli sono stati praticati quindi due semplici punti di sutura. _ ha riportato invece un graffio al collo sinistro e una ferita da punta al petto sinistro laterale, profonda 4 cm, che fortunatamente non ha leso il polmone.
C. Interrogato dalla polizia, _ ha raccontato di essere stato colpito alle spalle mentre era chino davanti al frigorifero per prendere un limone. Voltatosi dopo l'aggressione, si è accorto di perdere sangue dal lato sinistro della nuca e si è trovato davanti _ con un coltello in mano, che lo ha nuovamente colpito al collo, al lato sinistro, e poi anche alla parte sinistra del costato, poco sotto la clavicola. Egli ha dichiarato di avere reagito, sferrando un pugno al volto dell'aggressore. Quanto a _, egli ha detto di non avergli mai parlato e pertanto di non avere nemmeno avuto problemi con lui. Sentito dal Procuratore pubblico e in presenza di _, _ ha confermato le proprie affermazioni. _, da parte sua, ha negato di avere accoltellato _, limitandosi ad ammettere l'avvenuta colluttazione e prospettando finanche l'ipotesi che _ si fosse ferito da sé. Invitato a giustificare la ferita alla propria mano, egli ha dichiarato di non potersela spiegare e di essersela procurata – forse – morsicandosi. Confrontato a _, egli ha di nuovo negato ogni responsabilità, ripetendo che probabilmente _ si era tagliato da solo. Il coltello che ha ferito _ non è stato ritrovato, benché gli agenti di custodia abbiano perquisito il locale della cucina e le celle.
D. Con sentenza del 4 dicembre 2002 la presidente della Corte delle assise correzionali di Lugano ha ritenuto _ autore colpevole di lesioni semplici qualificate per avere accoltellato _, provocandogli quel 7 novembre 2000 una ferita al petto e un graffio al collo. In applicazione della pena, essa lo ha condannato a 12 mesi di detenzione da espiare, data la recidiva. Contro tale sentenza _ ha introdotto il 6 dicembre 2002 una dichiarazione di ricorso alla Corte di cassazione e di revisione penale. Nella motivazione scritta, presentata il 14 gennaio 2002, egli chiede di essere prosciolto dall'accusa e che il giudizio impugnato sia riformato di conseguenza. Il ricorso non ha formato oggetto di intimazione.

Considerando
in diritto: 1. Il ricorso per cassazione è un rimedio di mero diritto (art. 288 cpv. 1 lett. a e b CPP). L'accertamento dei fatti e la valutazione delle prove sono sindacabili unicamente qualora la sentenza impugnata denoti estremi di arbitrio (art. 288 cpv. 1 lett. c e 295 cpv. 1 CPP). Arbitrario non significa tuttavia manchevole, discutibile o finanche erroneo, bensì apertamente insostenibile, destituito di fondamento serio e oggettivo, in aperto contrasto con gli atti (DTF 127 I 54 consid. 2b pag. 56, 126 I 168 consid. 3a pag. 170, 125 I 166 consid. 2a pag. 168, 125 II 10 consid. 3a pag. 15, 125 I 166 consid. 2a pag. 168) o fondato unilateralmente su talune prove a esclusione di tutte le altre (DTF 118 Ia 28 consid. 2b pag. 30, 112 Ia 369 consid. 3 pag. 371). Per motivare una censura di arbitrio non basta dunque criticare la sentenza impugnata né contrapporle una propria versione dell'accaduto, per quanto preferibile essa appaia, ma occorre spiegare perché un determinato accertamento dei fatti o una determinata valutazione delle prove siano viziati di arbitrio. Secondo giurisprudenza, inoltre, per essere annullata una sentenza dev'essere arbitraria anche nel risultato, non solo nella motivazione (DTF 125 II 129 consid. 5b pag. 134, 125 I 166 consid. 2a pag. 168, 124 I 208 consid. 4a pag. 211).
2. In concreto la presidente della Corte ha creduto a _, accertando che l'imputato lo aveva aggredito da tergo mentre stava togliendo qualcosa dal frigo. E lo aveva poi colpito con il coltello che, stante la chiara deposizione di _, teneva celato nella giacca e che altri due detenuti (_e _) gli avevano visto in mano (almeno per quanto riguarda la lama) quando erano intervenuti a separarli (sentenza, pag. 10). Che le cose siano andate così risulta anche dal fatto – ha soggiunto la prima giudice – che _ e _ hanno singolarmente e univocamente affermato nei loro verbali di essersi accorti della colluttazione dopo avere udito _ esclamare in albanese una frase del tipo “Io non ti ho fatto niente”, rispettivamente “Che cosa ti ha fatto?”, frasi che la prima giudice ha ritenuto compatibili con la di lui sorpresa per l'improvvisa aggressione (sentenza, loc. cit.). Inoltre la versione dei fatti riferita da _, ossia di essere stato colpito prima alla testa, poi al lato sinistro del collo e infine alla parte sinistra del costato, trova riscontro nel certificato medico rilasciato alla polizia il 7 novembre 2002. Quel documento fa stato in effetti di un ematoma parietale occipitale sinistro, di un graffio al collo sinistro, oltre che di un ferita “da punta” al petto, alla parte laterale sinistra (sentenza, loc. cit.).
Ciò posto, la presidente della Corte ha ritenuto che l'ipotesi adombrata dall'accusato, stando al quale _ si sarebbe infilzato da sé un coltello nel costato per 4 cm è assurda, mentre quanto ha riferito _ è compatibile con la ferita superficiale riportata dall'imputato alla mano, avvenuta durante la colluttazione o anche dopo, l'imputato non avendo mai dato una spiegazione univoca o in qualche modo affidabile al riguardo (sentenza, pag. 9 e 10). Per di più, la versione di _ si concilia con le deposizioni di altri due detenuti (_e _), i quali pur non avendo notato il coltello in mano all'imputato quando sono intervenuti per separare i contendenti, si erano nondimeno accorti della colluttazione per avere sentito “un rumore” alle loro spalle, come di gente muoversi _. Simili dichiarazioni – ha epilogato la presidente della Corte – trovano riscontro in quelle della vittima, che ha riferito di un'aggressione inopinata da tergo, mentre non suffragano la tesi del ricorrente, volta a far credere che la colluttazione fosse avvenuta sulla soglia della cucina, dopo che _ gli avrebbe rivolto parole sgradite (sentenza, pag. 11). Infine la presidente della Corte ha ricordato che l'imputato aveva negato ogni responsabilità anche in un precedente processo a suo carico, tenutosi a Losanna, al termine del quale si era visto infliggere 10 anni di reclusione e 15 anni di espulsione dalla Svizzera per mancato assassinio e lesioni intenzionali gravi in esito a due accoltellamenti con gravi conseguenze, avvenuti proprio a Losanna l'8 e il 30 ottobre 1998 (sentenza, pag. 11).
3. Il ricorrente persiste nel proclamare la propria innocenza, rimproverando alla prima Corte – in estrema sintesi – di averlo condannato in mancanza di prove certe, interpretando con unilateralità semplici apparenze e senza conferire il giusto peso ai fatti comprovati e egli indizi a lui favorevoli. A suo parere nel valutare la credibilità delle parti la Corte sarebbe caduta ripetutamente in arbitrio e in reiterate violazioni della presunzione di innocenza. Per finire essa avrebbe creduto a _ non perché tale convincimento fosse sorretto da indizi concludenti, ma perché egli sarebbe risultato inattendibile per principio a causa delle sue numerose contestazioni e precisazioni sullo svolgimento dei fatti e, soprattutto, a causa del suo precedente penale per un caso analogo, conclusosi con la sua condanna benché egli si proclamasse innocente anche allora. Se non che, in 25 pagine di motivazione il ricorrente non dimostra lontanamente perché la conclusione cui è giunta la presidente della Corte valutando la prove acquisite sarebbe, quanto meno nel risultato, arbitraria. Egli incentra le sue critiche su singoli particolari, facendo insistentemente valere che nessuna arma bianca è stata rinvenuta dagli agenti di custodia a dispetto delle perquisizioni e che nessuno dei detenuti (nemmeno _, _ e _) lo ha visto accoltellare _. A suo avviso inoltre _ non è credibile, avendo situato l'accaduto attorno alle ore 22.30 anziché alle 20.30, avendo dichiarato falsamente di avere riportato una ferita da taglio al lato sinistro del collo e non avendo subìto alcuna lesione alla mano (come lui), benché asserisse di avere preso il coltello per la lama.
In realtà le argomentazioni testé riassunte non minano in alcun modo la conclusione cui è giunta la prima Corte. A prescindere dalla circostanza che il ricorso si esaurisce largamente in censure appellatorie, come tali inammissibili in un ricorso per cassazione fondato sul divieto dell'arbitrio (giacché questa Corte non è munita di pieno potere cognitivo nell'accertamento dei fatti: sopra, consid. 1), l'imputato perde di vista l'essenziale. Esclusa la congettura che _ si sia procurato deliberatamente una ferita da taglio profonda 4 cm al torace – ciò che la prima Corte poteva dare per certo senza cadere in arbitrio (sentenza, pag. 9), mal comprendendosi finanche perché _ avrebbe dovuto lesionarsi – e scartata l'ipotesi che _ si sia munito di coltello e abbia aggredito il ricorrente – ciò che nemmeno quest'ultimo ha mai preteso – rimane da spiegare l'origine della ferita riscontrata dai sanitari. Ora, senza trascendere in arbitrio la prima Corte poteva individuarne la causa nella colluttazione (non contestata) tra i due e nell'uso di un coltello o di un oggetto tagliente durante la zuffa. E se appena si pensa che ben tre detenuti avevano notato, in un modo o nell'altro, che l'imputato era in possesso di un coltello, ancorché poco prima della baruffa, il quadro dell'accaduto risulta di una verosimiglianza che sfiora l'assoluta certezza. Invocare arbitrio in una situazione del genere configura una doglianza già a prima vista infruttuosa e il ricorso si rivela d'acchito senza alcuna seria possibilità di successo.
4. Gli oneri processuali seguono la soccombenza del ricorrente (art. 15 cpv. 1 e 9 cpv. 1 CPP). Il presente giudizio rende inoltre caduca la richiesta di svolgimento del pubblico dibattimento (art. 291 cpv. 1 e 292 cpv. 1 CPP) contenuta nel memoriale.