Decision ID: 320c433f-3c05-5a90-b149-85484ecca858
Year: 2007
Language: it
Court: TI_PP
Chamber: TI_PP_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: penal_law

ritenuto in fatto
A.
Il 6 dicembre 1993 è deceduto a _ il prof. _, già proprietario del gruppo industriale chimico-farmaceutico Laboratori _ di _, con consociate in Portogallo e Brasile. La successione si è aperta a _.
A seguito della rinuncia della moglie del defunto, il 19 gennaio 1995, eredi sono risultati i quattro figli _, _, _ e _, che hanno accettato le disposizioni di cui al testamento olografo del 15 ottobre 1988, pubblicato il 23 dicembre 1993 (cfr. AI 1, doc. 12), le quali riducevano alla legittima le figlie (e la moglie) e istituivano erede universale unico il figlio.
Oltre ai beni di cui alle predette disposizioni testamentarie, il defunto ha lasciato all’estero tre gruppi di averi successori composti, in sintesi, dalla _, dalla _, fondazioni con sede a _, costituite, così come i relativi statuti accessori, dall’avv. _ nel _, rispettivamente nel 1989 secondo le istruzioni del prof. _ (cfr. verbale di interrogatorio 24 giugno 2004 _, pag. 2 e 3, figura di rilievo, in quanto gestore dei beni di _ all’estero e suo legale di riferimento) e, inoltre, dalle società _ SA, _ SA, _.
La prima fondazione deteneva i certificati azionari della panamense _ (costituita negli anni ’70 allo scopo di farvi confluire gli averi del prof. _ sul conto a lui intestato presso _, _), mentre nella seconda erano state immesse le società _ und _, _, _ and _., _, _ AG, Istituto per la valorizzazione dei prodotti chimici, _ (_), _, _., _, in modo tale da concentrare in questa entità tutto l’aspetto aziendale che il defunto intendeva attribuire all’unico figlio maschio (cfr. verbale di interrogatorio 24 giugno 2004 _, pag. 3).
B.
In data 20 maggio 1994 i quattro eredi, unitamente all’esecutore testamentario prof. _, si sono recati a Lugano presso lo studio dell’avv. _, dove hanno sottoscritto un documento (cfr. AI 1, doc. 6; in seguito: convenzione divisoria), con il quale hanno dichiarato di prendere atto di tutte le risultanze di cui alle fondazioni _ e _, nonché delle disposizioni devolutive lasciate dal padre, affermando altresì di non avere nulla in contrario a dette disposizioni.
In particolare, per quanto concerne la _ i presenti hanno preso atto che lo statuto accessorio (“Beistatut”) prevedeva il riparto dei beni di proprietà della “controllata” _ in ragione del 43.75% a favore di _ e del 18.75% a favore di ciascuna sorella. Per quanto riguarda la _ i presenti hanno invece dato atto che la stessa era a libera disposizione di _ unitamente a tutti i certificati azionari e di titolarità delle singole partecipazioni nessuno escluso, potendo l’interessato da quel momento dare da solo tutte le istruzioni del caso. Infine i presenti hanno pure convenuto, con riferimento ai valori compresi in _ SA e in _ SA, di dare in seguito le istruzioni necessarie quanto alla destinazione di tali averi, decidendo in pratica, come da disposizioni aggiuntive sottoscritte alla medesima data, di mantenere di principio lo stato esistente, dando solo limitate istruzioni operative.
C.
Successivamente alla morte del prof. _ sono state costituite, per ordine di _, due società di diritto irlandese, con sede a _: la _ Ltd, il 29 novembre 1994 (cfr. AI 2 doc. 19, la quale ha dovuto cambiare la propria ragione sociale in “_Ltd.” in data 18 ottobre 1995) e la _ Ltd., il 28 giugno 1996, le quali sono subentrate nell’attività di triangolazione precedentemente esplicata dalle società _ AG e _., inserite, come detto, nella _.
D.
_, con esperienza ventennale in banca, era all’epoca dei fatti dipendente (e dal 2000, organo formale) della società fiduciaria _ Ltd., _, la quale ha svolto dei mandati per società del _ (_AG, _., _ SA, _ Ltd., _ Ltd., _ und _, _ and _., _).
All’interno della _ Ltd. egli
“era in pratica il titolare”
(cfr. verbale di interrogatorio _ 2 aprile 2007, pag. 4 - contabile alle dipendenze della _ Ltd. dal 1991 - il quale in sede di dibattimento ha precisato che l’imputato era il referente della società e gestiva in prima persona i mandati, nonché i contatti con i clienti).
Per quanto interessa il primo reato, l’accusato si è occupato della società _ SA, costituita il 24 marzo 1992, la quale
“non aveva tuttavia alcuna attività commerciale, ma fungeva da ‘cassa o cassaforte’ ”
(cfr. verbale di interrogatorio 2 aprile 2007 _, pag. 3), in cui confluivano gli utili derivanti da operazioni extra-contabili di sovra-fatturazione nell’ambito dell’attività di alcune aziende facenti capo al _ in Italia (cd. “over-pricing”), che venivano introdotti in Svizzera per il tramite dell’Ing. _, marito di _.
La società deteneva una relazione bancaria presso la Banca _ di _ (poi _ SA, ora _ (_) SA), relazione aperta dall’imputato il 14 ottobre 1992, indicando sul formulario A, da lui sottoscritto, il dott. _ quale avente diritto economico. Su tale conto egli aveva diritto di firma, unitamente al dott. _. Il 3 marzo 1995 egli ha proceduto alla sottoscrizione di un nuovo formulario A relativamente a detto conto, indicando nuovamente quale avente diritto economico il dott. _.
Egli ha altresì aperto il 24 gennaio 1995, per ordine di _, una relazione bancaria intestata alla _ Ltd. presso la _ di Lugano (poi _), indicando nel formulario A da lui sottoscritto _ quale avente diritto economico. Il conto è stato da lui chiuso il 22 marzo 2002 e i fondi ivi presenti messi a disposizione di _. In data 30 agosto 1996 egli ha pure proceduto, sempre per ordine di _, all’apertura di un conto intestato alla _ Ltd. presso la _ di _ (poi _ SA, ora _ (_) SA), sottoscrivendo il formulario A e indicandovi quale avente diritto economico il dott. _. Detto conto è stato da lui estinto il 30 aprile 2001 e i fondi ivi deposti messi a disposizione di _ (cfr. verbale di interrogatorio 3 ottobre 2003 accusato, pag. 7). La _ Ltd. si occupava, per il resto, della contabilità di tali società (cfr. verbale di interrogatorio _ 2 aprile 2007, pag. 3).
E.

Assodato che dagli accertamenti esperiti è emerso che quali aventi diritto economico delle relazioni bancarie in esame, intestate a società facenti parte del Gruppo _ e quindi riconducibili e appartenenti al prof. _, rispettivamente ai suoi successori in diritto (ossia gli eredi tutti nel caso della _ SA, mentre per quanto attiene alle ultime nate, _ e _, subentrate di fatto ad alcune società partecipate della _, di esclusiva spettanza del figlio _, quest’ultimo risulta essere l’unico avente diritto economico), sono invero state indicate altre persone, segnatamente _ e – in un caso – _ (deceduti il 19 giugno 1993, rispettivamente il 16 luglio 2000), dirigenti del _ e uomini ACCU 1ACCU 1 colpevole di carente diligenza in operazioni finanziarie, per aver accettato, aiutato a collocare e/o a trasferire valori patrimoniali altrui senza accertarsi, con la diligenza richiesta dalle circostanze, dell’identità dell’avente economicamente diritto. Per il resto, il Procuratore pubblico ha ritenuto che difettasse in concreto un’intenzione di nuocere al patrimonio o ad altri diritti altrui, rispettivamente di procacciare a sé o ad altri un indebito profitto, le indicazioni errate non essendo frutto di un intento truffaldino, quanto piuttosto di una scelta, con ogni verosimiglianza presa o comunque avallata dallo stesso _ rispettivamente dai suoi collaboratori più fidati, dovuta a motivi fiscali e, più in generale, a ragioni di discrezione (cfr. Non luogo a procedere 21 maggio 2004, pag. 8, agli atti).
L’accusa ha altresì considerato ACCU 1 autore colpevole di dichiarazione falsa di una parte in giudizio, per aver dichiarato, in qualità di convenuto nell’ambito di una causa civile di rendiconto pendente dinnanzi alla Pretura del Distretto di Lugano, Sezione 1, contrariamente al vero, di non aver
“mai detenuto beni del Prof. _, questo neppure indirettamente tramite società di cui egli era avente diritto economico”,
con riferimento alla risposta ad 3 e 4 di cui al verbale di udienza relativo al suo interrogatorio formale del 24 ottobre 2000, pag. 8 (cfr. AI 4 doc. 20).
In applicazione della pena, con decreto di accusa del 21 maggio 2007, il magistrato inquirente ha proposto la condanna dell’imputato a una pena pecuniaria di fr. 16'200.-, corrispondente a 90 aliquote giornaliere da fr. 180.- ciascuna, sospesa condizionalmente per un periodo di prova di due anni, oltre alla multa di fr. 1'000.- e al pagamento degli oneri processuali.
considerato in diritto
1.
L’art. 305
ter
cpv. 1 CP prevede che chiunque, a titolo professionale, accetta, prende in custodia, aiuta a collocare o a trasferire valori patrimoniali altrui senza accertarsi, con la diligenza richiesta dalle circostanze, dell'identità dell'avente economicamente diritto, è punito con una pena detentiva sino ad un anno o con una pena pecuniaria (con la detenzione fino a un anno, con l'arresto o con la multa secondo l’art. 305
ter
cpv. 1 vCP, in vigore sino alla fine del 2006). L'infrazione è intenzionale, sicché l'autore deve quanto meno accettare l'eventualità di non adempiere il suo dovere d'identificazione (
Corboz,
Les infractions en droit suisse, vol. II, Berna 2002, pag. 546, n. 12 con richiami di dottrina).
Trattasi di un delitto di messa in pericolo astratta, che si realizza allorquando il trasgressore svolge una delle attività appena evocate senza esperire le dovute verifiche, e ciò a prescindere dall'origine lecita o illecita dei valori patrimoniali (DTF 125 IV 142 consid. 3b). Oggetto dell’obbligo di diligenza nel senso dell’art. 305
ter
cpv. 1 CP è la (corretta) constatazione dell’avente diritto economico (DTF 125 IV 142 consid. 3c); al riguardo occorre fondarsi non tanto su criteri giuridici formali, ma su nozioni economiche: avente economicamente diritto è colui che può disporre di fatto dei valori in gioco (FF 1989 II 865).
Presupposti oggettivi per l’adempimento della fattispecie sono quindi l’esercizio di una professione in relazione con la gestione di beni patrimoniali altrui, l’atto di gestione e l’omissione della verifica dell’identità dell’avente diritto economico sugli stessi. L’autore deve anzitutto avere disposto dei capitali a titolo professionale (si tratta pertanto di un cosiddetto “
echtes Sonderdelikt
”). La definizione legale è piuttosto ampia e ingloba persone attive nel settore bancario, fiduciario, assicurativo, consulenti borsistici, gestori di capitali, agenti di cambio, negozianti in metalli preziosi o in valori mobiliari, funzionari attivi nei servizi finanziari della Posta, avvocati d’affari, dipendenti di casinò e via dicendo (cfr.
Corboz
, op. cit., pag. 545, n. 2 e 3).
2.
Compito del giudice è di chiarire se nel caso specifico l'imputato abbia identificato il contraente con la diligenza richiesta dalle circostanze concrete.
Nell'interpretazione di tale obbligo occorre comunque attenersi al principio di proporzionalità. Il dovere di stabilire l'avente economicamente diritto sussiste nei casi dubbi (art. 4 cpv. 1 LDR, art. 21 ROAD, art. 1 lett. a e art. 3 CDB 2003, art. CDB 1987 e 1992).
La diligenza richiesta consiste nella verifica, da parte dell'operatore professionale nel settore finanziario, dell'identità dell'avente economicamente diritto del valore trattato. Quale strumento ausiliario per l’interpretazione della norma penale (cfr. DTF 125 IV 139 segg.) si può far capo alle disposizioni della Convenzione relativa all'obbligo di diligenza delle banche - sia nelle versioni del 1987, del 1992 (CDB 1992 art. 3, n. 18 e seg.) e del 1998 (art. 3 n. 22 segg.), sia nella versione del 2003 (CDB 2003 art. 1 lett. a, art. 3 n. 18 segg.) - come pure a quelle della legge federale relativa alla lotta contro il riciclaggio di denaro nel settore finanziario (LRD) del 10 ottobre 1997 (art. 4). Nel settore fiduciario cantonale fanno stato pure le norme specifiche del Regolamento dell’Organismo di Autodisciplina dei Fiduciari (ROAD, cfr.
http://www.oadfct.ch/documenti.cfm
) del 6 agosto 2004, con il quale sono stati codificati principi da tempo riconosciuti. Tuttavia tale accertamento non dipende necessariamente dal rispetto degli obblighi contemplati nelle menzionate normative settoriali, il cui scopo è piuttosto quello di salvaguardare la buona reputazione della categoria, ritenuto che il giudice è libero di porre esigenze più restrittive (DTF 125 IV 139 consid. 3d con riferimenti di dottrina). In pratica, l’identificazione dell’avente diritto economico avviene attraverso la presentazione da parte del cliente di un documento probante la sua identità, nonché la sottoscrizione di una dichiarazione scritta nella quale viene indicato l’avente economicamente diritto sui valori patrimoniali (cosiddetto “formulario A”).
L’obbligo di accertamento non si esaurisce con l’indagine iniziale ma si ripresenta ogni qualvolta, nel corso della relazione d’affari, sorgono dubbi in merito all’identità della controparte o dell’avente economicamente diritto, art. 5 LRD, art. 28 ss. ROAD, che codificano i principi applicabili secondo la Convenzione relativa all’obbligo di diligenza delle banche nelle varie versioni.
3.
In concreto, è pacifico che procedendo all’apertura dei conti bancari (e, per due di essi, alla chiusura), intestati a società che si appoggiavano alla _ Ltd. e sui quali egli aveva - per sua stessa ammissione (cfr. verbale di interrogatorio 3 ottobre 2003, pag. 5 e 7) - diritto di firma, il signor ACCU 1 abbia posto in essere operazioni finanziarie, per cui appartiene alla categoria di soggetti che si possono rendere colpevoli della fattispecie in questione, né la difesa contesta, del resto, che egli non fosse sottoposto all’obbligo di diligenza.
4.
L’accusa ha rilevato come gli aventi diritto economico indicati dall’imputato sui formulari A da lui sottoscritti fossero con ogni evidenza errati, poiché era lapalissiano che le relazioni fossero riconducibili al Gruppo farmaceutico _, ciò che è emerso in modo convergente anche dalle testimonianze assunte in sede di istruttoria dibattimentale, e non a un fantomatico dott. _ (che, peraltro, non aveva visto per decenni), né tanto meno al dott. _; in queste circostanze egli doveva avere dei dubbi che gli aventi diritto economico indicati non fossero esatti. L’accusa ha poi evidenziato che la violazione dell’obbligo di diligenza è stata perpetrata anche in seguito, nel corso della gestione delle relazioni, nella misura in cui l’imputato, anche a fronte delle circostanze scatenti dalle cause civili promosse nel 1997 da alcune eredi di _ non ha proceduto a rettificare le indicazioni errate, accettando in tal modo un’identificazione difettosa dell’avente diritto economico.
5.
La difesa, dal canto suo, ha anzitutto evidenziato che i fatti si sono svolti in un contesto che ha definito un
“ambaradan”
, sottolineando oltretutto l’impossibilità di chiarire i ruoli svolti dal dott. _ e dal dott. _, a causa del loro decesso. Ha ritenuto di un’estrema superficialità l’affermazione secondo cui _ fosse proprietario di tutto, poiché non si può escludere con certezza che nei trent’anni che sono seguiti al trasferimento di capitali all’estero (anni ‘60-’70) e alla costituzione delle svariate società al di fuori dell’Italia, sia stato creato un azionariato, né tanto meno che il “padrone” abbia deciso di associare all’una o all’altra società le sue persone di fiducia. In tal senso, ha prodotto uno scritto 1° ottobre 1992 del dott. _, in fotocopia, in cui quest’ultimo dichiarava di essere l’avente diritto economico e disponente per tutto quanto concerne la società _ SA (cfr. classificatore blu, I. 2) e uno scritto (simile, nel carattere e nelle espressioni utilizzate, all’altro) 6 dicembre 1994 del dott. _, non firmato, in cui quest’ultimo dichiarava, fra l’altro, di essere l’unico ed esclusivo titolare della società _ Ltd. (cfr. classificatore blu, III. 1). La difesa ha altresì evidenziato l’estrema indeterminatezza legata al cosiddetto “Gruppo _”, incertezza dovuta alle troppe costellazioni di società che caratterizzano un concetto di per sé giuridicamente privo di significato. In questa situazione incerta non è quindi possibile stabilire l’avente diritto economico del Gruppo _.
Procedendo all’esame del foro interiore dell’accusato, la difesa ha asserito che egli si è trovato a iniziare la propria attività di intermediario finanziario sulla base di una massa di carta legata alle varie società dove si sono succeduti personaggi diversi, indicati quali aventi diritto economico sui documenti bancari.
In particolare, per quanto attiene alla società _ SA, la difesa ha ricordato che l’imputato non ha mai visto il Prof. _ ed anzi è stato in contatto unicamente con terzi, per cui non sapeva e non poteva sapere se fossero solo dei fiduciari.