Decision ID: 84c80cf7-6562-5a23-9116-0209ae21cadc
Year: 1996
Language: it
Court: TI_TRPI
Chamber: TI_TRPI_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: 

in fatto
a.
I signori _ sono proprietari, in ragione di metà ciascuno, della nuova particella no. _, di 2115 mq di superficie, formata da uno scorporo del mapple no. _ di proprietà del signor Italo _.
b.
In data 31 marzo 1992 il Consiglio comunale di _ ha deciso l’adozione di alcune varianti del PR approvato dal Consiglio di Stato con risoluzione no. _del 25 ottobre 1976.
In particolare trattasi della Variante A, concernente le zone dei nuclei (NV-NT), della Variante B, concernente la zona industriale in località _ _, relativa ai fondi, _, _, _, rispettivamente relativa al particellare no._ in località _ e sotto _, ed infine della Variante C riguardante delle zone per edifici e attrezzature pubbliche (EAP) il località _, _ e _ _.
c.
Con risoluzione del 28 settembre 1993 il Consiglio di Stato ha deciso su queste varianti. In particolare per quanto riguarda l’inserimento in zona industriale dei particellari no. _, _, 1789 siti in località _ _, il Governo, rilevato da un lato le limitate e lacunose indicazioni contenute, a questo proposito, nel messaggio municipale e preso atto dall’altro che la revisione totale del PR allo studio prevede l’inserimento del comparto in una zona di mantenimento degli insediamenti, considerata infine l’eventualità che il tracciato dell’_ _ possa interessare questa zona, ha deciso di sospendere l’approvazione di questa variante dando facoltà al Comune e ai proprietari interessati di presentare le loro osservazioni in merito (cfr. decisione no. _del 28 settembre 1993, pag. 5 e 6).
d.
In data 5 novembre 1993 il Signor _ _, allora unico proprietario dell’intero particellare no. 1769, ha presentato le proprie osservazioni al riguardo, rilevando come sul suo mappale già esisteva un capannone-officina, nel quale veniva da anni esercitata un’attività industriale, nonché come questo comparto risultava disservito da tutte le infrastrutture industriali (ossia energia elettrica, canalizzazione, accessi ecc.) non conformi ad un utilizzo agricolo.
e.
Con risoluzione no. _del 17 gennaio 1995 il Consiglio di Stato si è pronunciato definitivamente sulle varianti concernenti la zona industriale _ _ e _ /_ _, rispettivamente sulla zona mista residenziale artigianale _.
In particolare per quanto riguarda l’inserimento dei tre fondi _, _, _, il Governo ha deciso (considerate le osservazioni presentate dai diretti interessati, nonché il rapporto della sezione agricoltura precisante che dal punto di vista agricolo la costituzione di una nuova zona industriale in località _ _ è inaccettabile per una serie di motivi di cui se del caso si dirà in seguito, come pure considerate le risultanze degli studi per la revisione del PR già in corso) di non approvare la variante all’esame. Esso ha quindi statuito che nell’ambito della revisione generale del piano regolatore attualmente in atto, il Comune dovrà attribuire il comparto ad una zona d’utilizzazione specifica, per esempio ad una zona di mantenimento degli insediamenti (cfr. decisione del 17 gennaio 1995 del Consiglio di Stato pag. 5 e 7).
f.
Nel frattempo, e più precisamente in data 24 marzo 1994, i signori _ qui ricorrenti hanno acquistato parte del mappale no. _di proprietà del signor _, formando una nuova particella no. _ (cfr. rogito allegato agli atti).
Non avendo ricevuto comunicazione della succitata decisione finale del 17 gennaio 1995 del Consiglio di Stato, che riguardava anche la loro particella, in data 2 marzo 1995 i signori _ hanno inoltrano davanti a questo Tribunale un ricorso con istanza di restituzione in intero contro il lasso dei termini per poter subentrare nella procedura in corso, evidenziando un loro legittimo interesse ad impugnare la non assegnazione del loro bene alla zona industriale. Con questa impugnativa essi chiedono quindi in via principale il ripristino del termine di 30 giorni per presentare ricorso al Tribunale della pianificazione del territorio e in via subordinata, qualora il termine non fosse ripristinato, l’annullamento della decisione del Consiglio di Stato con conseguente assegnazione del mappale no. _alla zona industriale.
g.
Con risposta no. _del 26 aprile 1995 al ricorso dei signori _, il Consiglio di Stato ha ritenuto che la richiesta dei ricorrenti di subentrare nella procedura in corso e di ottenere un ripristino dei termini andava accolta. Esso ha tuttavia precisato che sarebbe stato dapprima opportuno esperire un sopralluogo e all’occasione, se del caso, ripristinare il termine. Nel merito il Governo ha tuttavia chiesto di respingere la richiesta dei ricorrenti volta all’inserimento del loro mappale in zona industriale.
h.
In data 5 ottobre 1995 è stato esperito un sopralluogo in contraddittorio all’occasione del quale le parti si sono riconfermate nelle rispettive allegazioni e domande.
c o n s i d e r a t o,

in diritto
1.
Nel caso in esame i ricorrenti, che sino ad ora non sono mai stati parte nel procedimento, censurano la mancata loro intimazione della decisione del Consiglio di Stato all’esame (17.1.1995), malgrado che al momento dell’emanazione della stessa essi risultavano già proprietari di parte del mappale no. _ (trapasso proprietà avvenuto 24.3.1994). Infatti la notifica è avvenuta solamente nei confronti del proprietario precedente del fondo, il quale a suo tempo aveva inoltrato delle osservazioni al riguardo.
Essendo i signori _ casualmente venuti a conoscenza di questa risoluzione tramite l’ufficio tecnico comunale, essi chiedono ora la restituzione del termine per ricorrere davanti a questo Tribunale, ritenuto che il lasso di tempo previsto per la normale impugnazione è ormai trascorso e considerato che essi si ritengono direttamente toccati dalla decisione all’esame.
1.a.
Innanzitutto per quanto riguarda la competenza del Tribunale adito, nonché la legittimazione a ricorrere degli insorgenti va precisato quanto segue.
La competenza di questo Tribunale è data dall'art. 26 quater lett. D LOG, introdotto con la Legge concernente l'istituzione del Tribunale della pianificazione del territorio, entrata in vigore il 1. ottobre 1992.
Giusta l’art. 33 cpv. 3 lett. a. LPT il diritto cantonale deve garantire la legittimazione a ricorrere contro le decisioni e i piani di utilizzazione fondati sulla LPT e sulle sue disposizioni di applicazione, cantonali e federali, almeno nella stessa misura prevista per il ricorso di diritto amministrativo al Tribunale federale.
L’art. 38 LALPT stabilisce al cpv. 1 che le decisioni prese dal Consiglio di Stato in sede di approvazione del PR e di evasione dei ricorsi possono essere impugnate presso il Tribunale della pianificazione del territorio e al cpv. 4 legittima a ricorrere il Comune, i già ricorrenti, per gli stessi motivi, e ogni altra persona o ente che dimostri un
interesse degno di protezione
a dipendenza delle modifiche decise dal Consiglio di Stato.
A mente della giurisprudenza federale, l’interesse degno di protezione è dato se il ricorrente è toccato più di chiunque altro dalla decisione impugnata, si trova con l’oggetto del litigio in un rapporto particolare; altrimenti detto, se può vantare un interesse personale, immediato ed attuale all’annullamento rispettivamente alla riforma della decisione avversata (DTF 116 Ib 323 consid. 2, 113 Ib 228).
È evidente che nel caso concreto questo presupposto è adempiuto, dato che i signori _, al momento della risoluzione governativa (come emerge dagli atti), erano proprietari del mappale no. _, formato appunto da uno scorporo della particella no. _soggetta alla modifica pianificatoria prevista dalla decisione del Consiglio di Stato all’esame. In quanto tali quindi essi risultano toccati personalmente dalla risoluzione e possono quindi vantare un interesse immediato ed attuale al suo annullamento. La legittimazione attiva dei qui insorgenti va pertanto riconosciuta.
1.b.
Da verificare rimane la tempestività dell’impugnativa all’esame.
Al proposito, come detto, i ricorrenti fanno un’istanza di restituzione in intero dei termini, in quanto non avendo ricevuto comunicazione della decisione, non è stato loro possibile rispettare i termini di ricorso previsti.
Al riguardo va rilevato che giusta l’art 37 cap. 2 LALPT le risoluzioni del Consiglio di Stato devono venir intimate al Comune, ai ricorrenti e ai proprietari dei fondi la cui situazione è stata modificata dalla risoluzione.
Per ammissione medesima del Consiglio di Stato nella sua risposta del 26 aprile 1995, esso ha in concreto omesso di considerare che, tra la sua prima decisione del 28.9.1993 e la sua risoluzione definitiva del 17.1.1995, è intervenuta una compravendita, regolarmente iscritta a RF, di parte del fondo no. _e quindi di conseguenza ha pure omesso di dare personale avviso della modifica di PR ai nuovi proprietari. Essendo i signori _ direttamente toccati da questa modifica d’ufficio, l’intimazione era, ai sensi dell’articolo di legge succitato, d’obbligo. La mancata notifica ha quindi loro impedito una tempestiva impugnativa giusta l’art. 38 cpv. 1 LALPT.
Dottrina e giurisprudenza sono concordi nel ritenere che l’omessa notificazione di una decisione fa sì , in linea di massima, che il termine per impugnarla non decorra (DTF 96 I 691/92 consid. 1d; DTF 102 Ib 91, DTF 107 Ib 175, Grisel, Traité de droit amministratif, vol II, pag 878). Analogo principio è sancito dagli art. 38 LPA rispettivamente art. 107 cpv. 3 OG, i quali stabiliscono che una notifica difettosa o irregolare non può cagionare alle parti alcun pregiudizio. Ne consegue che in queste circostanze bisogna ritenere che i ricorrenti debbano ancor disporre per intero del termine per poter ricorrere davanti a questo Tribunale e ciò a partire dal momento in cui sono venuti a conoscenza dell’esistenza della decisione.
In concreto i signori _ affermano di aver inoltrato la loro impugnativa alcuni giorni dopo esserne venuti a conoscenza. Questa circostanza non è contestata né dal Comune né dal Consiglio di Stato, pertanto questo Tribunale non ravvisa alcun motivo per non considerare che il termine di trenta giorni è stato in casu rispettato.
La richiesta di restituzione in intero contro il lasso dei termini presentata dai ricorrenti non trova in concreto percontro applicazione dato che la notifica non è solamente avvenuta tardivamente come previsto dall’art. 137 CPC (applicabile giusta i rinvii di cui agli art. 38 cpv. 6 LALPT rispettivamente art 12 LPamm), ma non è avvenuta del tutto, per cui tornano applicabili i principi di cui sopra.