Decision ID: cd0e84ca-617b-5146-a78c-7e9a3898ba67
Year: 2004
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_002
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: civil_law

in fatto
A.
Dal 1° giugno 1996 al 31 dicembre 1999 _ AO 1 ha lavorato come responsabile tecnico del settore informatico della AP 1. Il contratto prevedeva che AP 1 si impegnava a versare al signor AO 1 uno stipendio fisso di Fr. 5'500.- mensili per tredici mensilità, oltre delle provvigioni del 5% sulle vendite di prodotti hardware al prezzo di listino, del 4% con uno sconto del 4%, del 3% con uno sconto fino al 10%, nonché del 10% sui prodotti software (doc. 2). In data 15 marzo 1999 _ AO 1ha convenuto in giudizio la AP 1per ottenere il pagamento di Fr. 100'000.- , oltre interessi, per pretese derivanti dal rapporto di lavoro, con particolare riferimento a provvigioni maturate riferite agli anni 1997, 1998 e ai primi tre mesi del 1999, e ad un rimborso spese di Fr. 694,10.
Alla petizione si è opposta la convenuta, rilevando che alla fine del 1996, stante le perdite della divisione _ per cui lavorava l’attore, fu concordato di sopprimere le provvigioni che erano state negoziate inizialmente al rapporto di lavoro. L’attore era ben consapevole di questa modifica del contratto, giacché per due anni egli non ha avanzato alcuna pretesa al riguardo, fin poco prima di questa vertenza. In relazione al rimborso spese, la sua richiesta era da considerare tardiva e perenta in conformità del regolamento interno.
In via riconvenzionale la convenuta ha chiesto la condanna al pagamento da parte del signor AO 1 di una somma di Fr. 100'000.- a titolo di risarcimento danni, ridotta in sede di conclusioni a Fr. 33'864,10. In particolare l’attrice riconvenzionale ha rimproverato al signor AO 1di essere il responsabile del mancato funzionamento del sistema informatico di diversi clienti fra cui: la _che si rifiutava di pagare il saldo di prestazioni ammontanti a Fr. 28'083,55, la _, che trattenne un importo di Fr. 4'000.-, lo studio legale _ per una somma di Fr. 9'739,10 e la _per una somma di Fr. 8'000.-. Oltre a ciò il signor AO 1 avrebbe pattuito degli sconti a clienti che non avrebbe potuto concedere.
Con la replica e risposta riconvenzionale, l’attore ha contestato che egli avesse rinunciato alle provvigioni, perché non v’è mai stato alcun accordo scritto in tal senso. Le provvigioni avrebbero dovuto essere versate sulle vendite dei prodotti hardware e software. In ordine alla domanda riconvenzionale, costui ha precisato che le doglianze legate ai servizi svolti per il cliente _concernevano il mancato funzionamento di una stampante e che rientravano nell’ordine normale dello svolgimento del lavoro. Le reclamazioni della _riguardano un periodo successivo la sua partenza dalla società, mentre per i lavori eseguiti presso lo studio legale _, ha pure contestato ogni addebito e i problemi sorti presso la _ non gli potevano essere rimproverati perché l’installazione non era stata eseguita da lui.
B.
Con sentenza 29 aprile 2003, il Pretore ha parzialmente accolto la petizione, condannando la convenuta al pagamento di Fr. 57'625.-- oltre interessi al 5% a decorrere dal 1° aprile 1999, precisando che il controverso negozio era governato dalle norme sul contratto di lavoro. Il Pretore ha ritenuto che fra le parti non era intervenuta alcuna modifica del contratto in ordine alla soppressione del pagamento delle provvigioni e il lavoratore, in forza dell’art. 341 CO, non avrebbe potuto rinunciare ai suoi crediti. Fondandosi sul referto peritale, ha rilevato che per l’anno 1997 il lavoratore ha maturato provvigioni per Fr. 24'014.--, mentre per l’anno 1998 Fr. 27'611. Per i primi tre mesi del 1999, per contro, il perito non ha potuto calcolare le provvigioni e il Pretore, avvalendosi dell’art. 42 cpv. 2 CO, ha valutato che sulla base della media ponderata dei due anni precedenti, le provvigioni potevano essere fissate equitativamente in
Fr. 6'000.-.
In ordine alla domanda riconvenzionale il Pretore ha rilevato che la AP 1non ha recato la prova che l’importo di Fr. 2'500.- trattenuto a titolo di danno dalla _fosse riconducibile alla negligenza del lavoratore, come pure che questa somma corrispondesse al pregiudizio effettivamente subito. Anche la richiesta di risarcimento di Fr. 4'000.- per le doglianze avanzate dalla _non potevano essere addebitate al lavoratore, poiché non vi sarebbe la prova di una violazione degli obblighi contrattuali da parte del lavoratore, e inoltre parte del lavoro offerto alla cliente sarebbe stato prestato da un altro ingegnere verso il quale non sarebbe stata osservata una sorveglianza sufficiente per garantire la funzionalità delle apparecchiature e dei programmi informatici installati. In relazione alla richiesta di risarcimento per i danni causati allo studio legale _, il Pretore ha ritenuto che l’attrice non ha recato la prova del danno, come pure che il mancato funzionamento dei programmi poteva essere ricondotto a una mancanza di conoscenze tecniche del lavoratore e a un’insufficiente vigilanza del datore di lavoro sul lavoro che è stato eseguito, tale da escludere ogni responsabilità. Da ultimo il Pretore ha respinto la richiesta di risarcimento del danno per i lavori eseguiti all’_ _ per motivi identici a quelli esposti per la _SA.
C.
Contro il premesso giudizio AP 1si è aggravata in appello, rilevando che dal mese di febbraio del 1997 in poi la società non ha più erogato alcuna provvigione, giacché con il licenziamento della signora _ si era proceduto ad una ristrutturazione. All’attore erano state affidate nuove funzioni con l’intesa, almeno per atti concludenti, che AP 1non avrebbe più riconosciuto alcuna provvigione. Il fatto che la convenuta non abbia più tenuto dei conteggi e che l’attore non abbia più fatto valere alcuna pretesa nei confronti della datrice di lavoro per due anni, fa ritenere, in buona fede, che le condizioni del contratto erano state modificate. Ha soggiunto che i conteggi operati dal perito non sono attendibili, perché si fondano sull’intera produzione della divisione _ e non su quella del solo signor AO 1, come pure su di una tabella che non è stata allestita dalla convenuta. Il calcolo avrebbe dovuto essere eseguito esaminando ogni singola fattura, posto come nel settore _ lavoravano anche i signori _ e _dopo la partenza della signora _. Considerato che dal mese di giugno del 1996 al gennaio 1997 a AO 1 erano state riconosciute provvigioni per Fr. 4’666,05 a fronte di un fatturato lordo di Fr. 249'584.-, la provvigione corrisponde all’1,86% del fatturato e allora, mantenendo queste proporzioni, l’attore avrebbe maturato provvigioni per Fr. 11’329,50 per l’anno 1997 e Fr. 12’512,65 per il 1998. In ordine alla domanda riconvenzionale l’appellante ha precisato che il signor AO 1_a non era un semplice impiegato. Egli aveva assunto un ruolo dirigenziale importante ed era il responsabile tecnico del settore informatico dell’azienda. Il mancato funzionamento dei programmi e degli impianti lamentati dai clienti che avevano trattenuto i saldi dalle fatture che erano state inviate loro, era da ricondurre alla sua imperizia e responsabilità. In relazione alla domanda riconvenzionale, con l’appello AP 1ha riproposto quelle tesi che erano state avanzate in causa e che non sono state condivise dal Pretore, soggiungendo che la società, per rimediare ai danni causati per i tre clienti (studio legale _; _e _), ha dovuto far intervenire dei tecnici che hanno dedicato 55 ore lavorative a Fr. 175.-- l’ora e che non sono state fatturate ai clienti.
Con tempestive osservazioni, l’attore ha contestato che nel corso della sua attività lavorativa si fosse proceduto a modificare il contratto fra le parti, posto che, in tal caso, la modifica poteva intervenire solo attraverso un accordo scritto. Del pari non corrisponde al vero che egli avrebbe rinunciato alle sue provvigioni, le quali sono state calcolate sulla base dei riscontri peritali. Osserva altresì che se la consulenza tecnica non ha potuto essere precisa, ciò è dovuto alla mancanza di collaborazione della controparte, la quale ha omesso di produrre in causa documenti fondamentali. Peraltro, anche la verifica di ogni singola fattura non avrebbe consentito al perito di ricollegare la stessa alla vendita dell’attore, il quale era a capo di tutto il reparto _(settore hardware e software). In relazione alla domanda riconvenzionale, l’appellato si è limitato a sostenere che le richieste sono infondate e non sono sorrette da prova alcuna.

Considerato
in diritto
1.
In concreto non v’è dubbio che al controverso negozio giuridico inerisce natura di contratto di lavoro, il quale è governato dagli art. 319 segg. CO (doc. 2). L’obiezione della convenuta, che fa riferimento ad un semplice “accordo di collaborazione”, altro non dev'essere disattesa, in considerazione del rapporto di subordinazione esistente dell’attore nei confronti della convenuta (cfr. teste _), come pure avuto riguardo al tenore del contratto, il quale fa esplicito riferimento ad uno stipendio mensile di Fr. 5’500.-- per 13 mensilità (art. 322 cpv. 1 CO), oltre a provvigioni sulla vendita di prodotti hardware e software (art. 322b CO), che sono prestazioni tipiche ed essenziali di un datore di lavoro nei riguardi di un suo dipendente. Del resto anche l’appellante nel suo gravame fa riferimento alle norme sul contratto di lavoro (art. 321e CO) per fondare la propria domanda riconvenzionale (cfr. appello pag. 8 e 9).
2.
In causa è controverso sapere se fra le parti, a decorrere dal mese di febbraio 1997 in avanti, è intervenuta una modifica del contratto di lavoro, nel senso di sopprimere le provvigioni che erano state pattuite sulle vendite perfezionate dal signor AO 1 sui prodotti hardware e software. Diversamente da quanto pretende l’attore, la modifica del contratto di lavoro non soggiace al rispetto della forma scritta per il solo fatto che il negozio è stato stipulato in quella forma. La conclusione del contratto di lavoro non è sottoposto a forme speciali (art. 320 cpv. 1 CO) e la modifica di un accordo concluso in forma scritta può avvenire tanto oralmente, quanto per atti concludenti (
DTF
100 Ia 124 consid. 4 in relazione ad un contratto di lavoro; più in generale
DTF
125 III 268; 105 II 78 consid. 1;
Schmidlin
, Berner Kommentar, N. 45 all’art. 16), riservati i casi in cui le parti hanno previsto la forma scritta anche per le modifiche (
Favre-Munoz-Tobler
, Le contrat de travail Code annote, 2001, N. 2.12 all’art. 320;
Streiff/von Kaenel
, Leitfaden zum Arbeitsvertragsrecht, 5a ed. 1992, N. 4 all’art. 320;
Duc-Subilia
, Commentaire du contrat individuel de travail, N. 10 all’art. 320). Come ha ricordato il Pretore, agli atti non v’è la prova che fra le parti si sia proceduto ad una modifica del contratto. Il teste _ ha riferito di essersi interessato delle provvigioni del signor AO 1, allorché costui avanzò delle richieste di pagamento nel corso del 1998. _ non sapeva nulla al riguardo, perché non conosceva il contratto che era stato perfezionato fra l’attore e la convenuta ed egli era diventato direttore della AP 1solo a decorrere dal 1° luglio 1997. Costui assunse nondimeno informazioni da _ (amministratore della società), il quale gli comunicò, dopo aver consultato i suoi atti, che le provvigioni per il signor AO 1 erano state soppresse per accordo verbale. Per contro il teste _, che già lavorava per AP 1all’inizio del 1997, ha ricordato che al momento in cui si decise di rinunciare ai servizi prestati da _all’inizio del 1997, si decise altresì di sospendere il pagamento delle provvigioni tanto per quest’ultima durante il periodo di disdetta, quanto per AO 1, senza comunque prendere una decisione definitiva. Se così stanno le cose, si deve ritenere che una vera e propria modifica del contratto non è mai intervenuta. Se la decisione della datrice di lavoro in ordine al pagamento delle provvigioni era stata sospesa, da ciò non si poteva certo desumere, in base alle norme che governano la buona fede, che il lavoratore avesse rinunciato ai suoi diritti per atti concludenti (
DTF
109 II 330), specie in concreto se si considera che nel 1998, ovvero prima che si ponesse termine al contratto, il lavoratore sollecitò a _ il versamento delle provvigioni e, quindi, di sciogliere quella riserva che era stata formulata in passato. In queste evenienze non è possibile ipotizzare una modifica unilaterale del contratto. In difetto di accordo, al datore di lavoro rimaneva la possibilità di rescindere il contratto. Se egli non si è avvalso di questa facoltà, gli accordi pregressi hanno mantenuto la loro validità per tutta la durata del contratto (
SJ
1983 pag. 94;
Brunner/Bühler/ Waeber/Bruchez
, Commentaire du contrat de travail, 3a ed. 2004, N. 11 all’art. 320;
Streiff/von Kaenel
, op. cit. N. 4 all’art. 320). La decisione del Pretore merita quindi di essere confermata su questo punto.
3.
Il contratto di lavoro perfezionato fra la AP 1e il signor AO 1prevedeva che il lavoratore, oltre allo stipendio di Fr. 5'500.-, aveva diritto a delle provvigioni sulla vendita di prodotti hardware del 5% se questi venivano venduti al prezzo di listino, del 4% se veniva praticato uno sconto del 5%, nonché del 3% se lo sconto era del 10%. La provvigione sulla vendita di prodotti software e servizi era per contro del 10% (doc. 2). La provvigione è la remunerazione che il lavoratore riceve a titolo complementare dello stipendio per gli affari che egli conclude con terzi. Fra l’attività del lavoratore e la conclusione del contratto deve sussistere un nesso di causalità (
DTF
128 III 176/177).
3.1.
Controverso è l’importo delle provvigioni dovuto all’attore. Al riguardo è stata allestita una perizia con relativa delucidazione scritta, le cui conclusioni sono state fatte proprie dal Pretore e per le quali il lavoratore avrebbe maturato Fr. 24'014.- di provvigioni per l’anno 1997, Fr. 27'611.- per l’anno 1998, nonché Fr. 6'000.- per i primi tre mesi del 1999, ovvero un importo complessivo di Fr. 57'625.--. Il calcolo è stato eseguito per gli anni 1997 e 1998, con qualche correttivo, sulla base di due tabelle concernenti il fatturato del reparto _, ove l’attore lavorava unitamente ad altri due dipendenti: il signor _ e il signor _(doc. 4). Il perito ne ha dato atto e lo ha evidenziato nel suo referto (pag. 4, 6), rilevando altresì che dai tabulati contabili presentati per gli anni 1997, 1998 e 1999, non era possibile calcolare le provvigioni, stante che non v’era in questi documenti alcun codice che permettesse di separare la divisione PC da quella Macintosh, come pure non era possibile sapere a chi fosse attribuita la vendita per il calcolo della provvigione (perizia pag. 7 e 8). Il calcolo avrebbe potuto essere eseguito solo sulla base di fatture con l’indicazione della sigla di colui che aveva procacciato l’affare, la menzione del settore o della divisione competente, il prodotto e il servizio fatturato, l’importo fatturato e lo sconto praticato. In alternativa si sarebbe potuto evidenziare sui tabulati il fatturato di competenza del signor AO 1 riferito alla divisione Macintosh (perizia pag. 8). Per l’anno 1999 al perito non è stato messo a disposizione alcun documento su cui basarsi, per cui egli non è stato in grado di stabilire quali fossero le provvigioni maturate nei primi tre mesi dell’anno per l’attore (perizia pag. 12). Al perito è stato chiesto di fondare il calcolo per i primi tre mesi del 1999 sulla base della media delle provvigioni dei due anni precedenti. Rispondendo al quesito il consulente tecnico ha risposto precisando che le provvigioni, in quel caso, sarebbero state di Fr. 6’453.-- (complemento di perizia pag. 6), arrotondate per difetto dal Pretore in Fr. 6'000.-.
Se così stanno le cose, la critica ricorsuale è fondata, giacché indipendentemente dal valore probatorio che potevano avere le tabelle sulle statistiche del fatturato per gli anni 1997 e 1998 (doc. 16) - che comunque sono state allestite da un dipendente della società convenuta e non dall’attore (cfr. teste _) -, esse si riferiscono all’attività svolta da tre dipendenti e non dal solo signor AO 1. Questa obiezione rende inservibile la perizia per il calcolo delle provvigioni, perché non è fondata su dei dati che possano ricondurre questo esame alla sola attività lavorativa dell’attore. Il giudice non è infatti vincolato dall’opinione del perito, specie in simili evenienze in cui vi sono fatti ed elementi di prova che tolgono fondamento alle conclusioni del perito (
Cocchi/Trezzini
, CPC-TI, m. 4 all’art. 253).
La petizione non va però perciò respinta. Con l’appello la convenuta ammette che nel 1996 l’attore ha percepito un importo a titolo di provvigioni di Fr. 4'666,05, equivalente all’1,86% del fatturato lordo di Fr. 249'584.- riferito al secondo semestre del 1996 e al gennaio 1997. Considerato che nel 1997 il fatturato è stato di Fr. 609'113.- e nel 1998 di Fr. 672'723,90, le provvigioni ammonterebbero a Fr. 11'329,50 per l’anno 1997 e Fr. 12'512,65 per il 1998. Anche il calcolo proposto dalla convenuta non è invero soddisfacente, perché si fonda su degli elementi di calcolo estranei a quelli previsti dal contratto (doc. 2).
3.2.
A norma dell’art. 322c cpv. 1 CO la datrice di lavoro aveva l’obbligo di consegnare al lavoratore ad ogni scadenza un conteggio indicante gli affari che davano diritto alla provvigione, comprensivi di quelli che, non andati a buon fine, estinguevano interamente o parzialmente il diritto alla provvigione (art. 322b cpv. 3 CO). L’art. 322c CO è una norma di diritto semi imperativo e il datore di lavoro è tenuto a consegnare al lavoratore tutte le informazioni necessarie affinché costui possa controllare il calcolo delle provvigioni (
Tercier
, Les contrats spéciaux, IIIa ed. N. 3138). In particolare il datore di lavoro deve produrre i libri contabili, le fatture, le ordinazioni, i bollettini di consegna della merce, ed ogni altro documento (
Staehelin
, Zürcher Kommentar, N. 2 all’art. 322c) che possa rendere possibile l’accertamento della provvigione dovuta al lavoratore. Il lavoratore ha diritto ad ottenere tanto un conteggio scritto, quanto a mettere in atto una procedura che gli consenta il diritto al controllo fissato dall’art. 322c cpv. 2 CO (cfr.
BlZR
2000 n. 73;
Favre-Munoz-Tobler
, op. cit.
N. 1.1. all’art. 322c).
In concreto l
a datrice di lavoro è venuta meno a questo suo obbligo e il Giudice può opporgli questa mancanza di cooperazione nell’ambito dell’amministrazione delle prove (
Aubert
, Commentaire Romand, N. 2 all’art. 322a e N. 1 all’art. 322c), posto che il perito – nonostante la richiesta di edizione di parte attrice - non ha avuto a disposizione né un conteggio allestito dalla convenuta, né tantomeno dei documenti dai quali si potessero ricostruire le provvigioni dovute al lavoratore. In tema di ripartizione dell’onere della prova in materia di contratto di lavoro (in particolare in relazione al numero di giorni di vacanza goduti), il TF ha già avuto modo di chiarire che l’art. 42 cpv. 2 CO può essere applicato per analogia, allorché la prova stretta per una parte non può essere recata, rispettivamente nei casi in cui essa non può ragionevolmente essere richiesta in funzione della natura del negozio. La riduzione delle esigenze in materia di prova non deve tuttavia condurre ad un capovolgimento dell’onere della prova. Nella misura in cui questa esigenza si rileva possibile e ragionevole, la parte alla quale incombe l’onere della prova – in concreto il lavoratore - deve allegare tutte quelle circostanze che consentono di determinare quello stato di fatto che si intende dimostrare (
TF
28 agosto 2003 4C.146/2003 consid. 5.2;
DTF
128 III 276/277 e rif.). In concreto è pacifico che il lavoratore ha diritto a delle provvigioni che, fra l’altro, sono state quantificate anche dalla parte convenuta in termini che non possono essere condivisi da questa Camera. Egualmente non si può non rilevare che l’attore era il responsabile tecnico di tutta la divisione e solo lui aveva diritto a percepire delle provvigioni sulle vendite dei prodotti software e hardware. Gli altri due dipendenti della società erano retribuiti con uno stipendio fisso, senza provvigioni, di gran lunga inferiore a quello percepito dall’attore (cfr. doc. 4). Date le circostanze si può ritenere con una verosimiglianza che rasenta la certezza, che il solo ad avere interesse a procacciare clienti era l’attore e non anche gli altri due dipendenti del settore che guadagnavano quasi la metà di quest’ultimo senza provvigioni. L’attore era il responsabile del settore e le provvigioni hanno lo scopo di incentivare e motivare il lavoratore al conseguimento di un certo risultato (
DTF
128 III 177). Si deve così ritenere che la maggior parte delle vendite dei prodotti del settore in cui lavorava il signor AO 1_erano dovute alla sua attività ed iniziativa. Egli rivestiva la carica di responsabile del settore “_”, come pure, avuto riguardo all’insieme delle circostanze, appariva come l’unica persona interessata alle vendite dei prodotti hardware e software dell’azienda. In equità si deve quindi ritenere senza arbitrio e sulla base dell’art. 42 cpv. 2 CO, che almeno i 4/5 delle vendite e delle provvigioni calcolate dal perito per l’anno 1997 (approssimativamente e per difetto) e nel 1998, fossero dovute. Col che le provvigioni maturate dal lavoratore per l’anno 1997 vengono fissate in Fr. 19'200.- arrotondati (Fr. 24'014.- x 4/5), mentre per l’anno 1998 vengono determinate in Fr. 22'640.- arrotondati (Fr. 28'311.-- x 4/5).
3.3.
Per l’anno 1999 si deve dare atto all’appellante che il lavoratore ha cessato di prestare i suoi servizi a decorrere dal 1° febbraio 1999 (doc. F), nonostante la disdetta fosse operante dal giorno successivo il 31 maggio 1999. Il lavoratore non può allora ragionevolmente pretendere delle provvigioni per tutto il trimestre del 1999, ritenuto che egli non ha procacciato alcun affare alla convenuta dal 1° febbraio 1999 in avanti. Egli aveva altresì chiesto all’attrice di poter fruire durante questo periodo - almeno in parte - delle vacanze che gli rimanevano da godere (cfr. doc. E), per cui le provvigioni vanno determinate per il solo mese di gennaio 1999. Rilevato che il perito, per le ragioni esposte qui sopra, non ha potuto calcolare nemmeno approssimativamente le provvigioni spettanti al lavoratore, esse, in applicazione dell’art. 42 cpv. 2 CO vengono fissate pro rata temporis per un mese sulla base della media ponderata di quelle riconosciute per gli anni 1997 e 1998, ovvero Fr. 1'740.- arrotondati [(Fr. 19'200.- + Fr. 22'640) : 2 x 1/12].
3.4.
Entro questi limiti l’appello può quindi essere parzialmente accolto e le pretese di petizione riconosciute per complessivi Fr. 43'580.-.
4.
Giova ora soffermarsi sulla domanda riconvenzionale di risarcimento danni proposta nei confronti del lavoratore. A norma dell’art. 321 a cpv. 1 CO, il lavoratore deve eseguire diligentemente e con cura il lavoro che gli è stato affidato. Si tratta di un’obbligazione generale per la quale il lavoratore deve eseguire la sua attività negli interessi del datore di lavoro e conformemente alle regole della buona fede. La misura della diligenza viene determinata in base alle circostanze (
DTF
123 III 257 consid. 5a), nonché avuto riguardo alla natura del contratto, al rischio professionale, al grado di istruzione e alle cognizioni tecniche che il lavoro richiede, come pure in funzione alle capacità e alle attitudini del lavoratore (art. 321e cpv. 2 CO), ma egualmente anche da ciò che si potrebbe pretendere da un altro lavoratore posto nella stessa situazione (
Rémy Wyler
, Droit du travail, Berna 2002, pag. 76). Violando tale dovere, il lavoratore non adempie nel debito modo le obbligazioni derivanti dal contratto di lavoro (
Staehelin
, op. cit. N. 1 e 3 all’art. 321a CO) e simile violazione può comportare per il lavoratore l’obbligo di riparare il danno cagionato intenzionalmente o per negligenza al suo datore di lavoro (art. 321e CO;
Staehelin
, op. cit.
N. 4 all’art. 321a).
L’art. 321e CO ripropone nella sostanza il principio generale della responsabilità contrattuale sancito dall’art. 97 CO, la quale presuppone la prova del danno, la violazione degli obblighi contrattuali, nonché l’esistenza di un nesso di causalità naturale e adeguato fra i primi due elementi. La colpa è presunta. Compete al datore di lavoro dimostrare la sussistenza dei primi tre requisiti, mentre al lavoratore incombe l’onere di provare l’assenza di ogni colpa. Una volta ammessa la responsabilità, spetta al giudice – il quale in questo ambito dispone di un ampio margine di apprezzamento – stabilire in quale misura il lavoratore è tenuto a risarcire il danno (
TF
7 settembre 2004 4C.195/2004 consid. 2.1;
DTF
110 II 349).
4.1.
In concreto la convenuta ha rimproverato al lavoratore di non aver garantito un’assistenza adeguata alla clientela, cagionandole delle perdite.
In particolare la convenuta sostiene di aver subito un danno in relazione ad una trattenuta di Fr. 4'000.- su una fattura emessa nei riguardi della _ per dei lavori di installazione di rete (doc. 12). Il Pretore ha negato che si potesse addebitare una responsabilità all’attore, giacché non è stato provato che egli è venuto meno ai suoi obblighi di diligenza. Il teste _ha riferito che l’istallazione delle apparecchiature era operativa. Si trattava di completare determinate funzionalità che il cliente richiedeva e che non erano ancora state installate, rispettivamente di risolvere problemi con delle apparecchiature già installate che si bloccavano. Gli interventi di riparazione e di ripristino si sono esauriti in ca 10/15 ore di lavoro, nel corso del 1999 e l’inizio del 2000 (cfr. pure teste _), a Fr. 175 l’ora (teste _i). Per il teste _, AO 1 era interessato a questo lavoro, perché era la persona incaricata di questa installazione insoddisfacente. Nondimeno il teste _ ha avuto modo di precisare che i problemi legati alla nuova installazione di rete dipendevano da difficoltà con il software che non era di competenza di AO 1, rispettivamente da un’installazione errata eseguita da un altro dipendente. Così stando le cose, la decisione del Pretore va senz’altro confermata poiché in presenza di prove così discordanti non è possibile addebitare il mancato funzionamento dell’installazione della rete e delle apparecchiature all’attore. Del pari agli atti non v’è la prova certa del nesso di causalità adeguato fra l’eventuale violazione degli obblighi contrattuali addebitati a AO 1 e il danno patito dalla convenuta. Quest'ultima non ha in particolare provato che i difetti lamentati dalla cliente fossero riconducibili al lavoro svolto da AO 1. Da ultimo al teste _ non è stato chiesto se i suoi interventi erano mirati a risolvere i problemi di installazione della rete o del software, rendendo così impossibile la determinazione del danno, il quale non poteva comunque essere pari ai Fr. 4'000.- trattenuti dalla fattura. Gli interventi di _io per risolvere i problemi della cliente si aggiravano intorno a 10 ore (minimo indicato dal teste) lavorative, fatturate a Fr. 175.- l’ora, per un importo massimo complessivo di Fr. 1'750.-. Sapere però quante ore di questi interventi effettuati potessero essere ricondotte a ristabilire i difetti causati dal lavoratore, non è possibile determinarlo dagli atti.
4.2.
L’attrice riconvenzionale pretende il risarcimento di un importo di Fr. 9'739,10 per la pari trattenuta su una fattura di Fr. 29'739,10 emessa il 30 maggio 1997 allo studio legale _di _. Il Pretore ha respinto la domanda riconvenzionale osservando che il danno non era stato provato, come pure non si poteva addebitare una responsabilità al lavoratore, stante la mancanza di sorveglianza da parte della datrice di lavoro sul lavoro svolto da AO 1, nonché in ragione delle sue scarse competenze su dei prodotti che non erano Macintosh. Infatti AO 1 era stato incaricato della vendita e dell’assistenza di prodotti Macintosh, mentre i rimproveri che gli sono stati mossi concernevano lavori eseguiti su un sistema operativo Microsoft. L’appellante osserva che se i due sistemi informatici erano inconciliabili, AO 1 avrebbe dovuto immediatamente segnalarlo al cliente. Per contro l’appellante non spende una parola sul danno. In concreto può rimanere indecisa la questione di sapere se a AO 1 possa o meno essere rimproverata una violazione dei suoi obblighi contrattuali. Quantomeno, come è stato rilevato dal Pretore, difetta la prova del danno. Il teste _ ha riferito che nessuno si è recato presso il cliente per risolvere i problemi legati alla rete mista che era stata installata. Diversamente da quanto adduce l’appellante, dagli atti non risulta neppure che questa rete, debitamente installata, non potesse funzionare. Col che ci si poteva chiedere che tipo di interventi occorreva effettuare per risolvere questi problemi e quante ore occorreva dedicare al cliente per eliminare i difetti. In assenza di questi elementi determinanti per stabilire il danno, non è possibile ritenere che esso sia pari alla trattenuta operata dal cliente, la quale poteva essere eccessiva ed esorbitante rispetto al danno effettivamente subito. AP 1non poteva ribaltare semplicemente il mancato incasso di Fr. 9'739,10 di un suo cliente al lavoratore. Del resto su questo punto l’appello non appare motivato e non si intravede per quale motivo la sentenza del Pretore dovrebbe essere riformata.
4.3. AP 1
ha altresì avanzato una pretesa di Fr. 8'000.- in relazione a lavori eseguiti e fatturati per oltre Fr. 80'000.- alla _ (cfr. doc. 14 e 15). Il Pretore ha respinto la richiesta per motivi identici a quelli esposti per la _. L’appellante sostiene che AO 1 era la persona incaricata dell’installazione dell’impianto e in considerazione del fatto che la rete fosse instabile e che i programmi causavano dei blocchi del sistema, la responsabilità del convenuto sarebbe data. In relazione al danno il teste _ ha riferito che i suoi interventi per eliminare i difetti lamentati dalla cliente erano dell’ordine di 30/40 ore. Posto che un’ora lavorativa veniva fatturata Fr. 175 .- al cliente, il danno patito dalla convenuta non poteva essere superiore a Fr. 5'250.-. Nondimeno, come ha avuto modo di precisare il Pretore e avuto riguardo alla testimonianza resa dal teste _, le difficoltà probatorie incontrate con il caso _A, sono identiche a quelle poste per la risoluzione delle doglianze lamentate da questo altro cliente. In queste condizioni non può essere mossa alcuna critica alla sentenza del Pretore. Difetta la prova del danno, posto che l’istruttoria non ha permesso di determinare quante delle 30 ore che sono state dedicate alla cliente erano riconducibili all’eliminazione dei difetti causati dall’eventuale carente attività lavorativa dell’attore, come pure non è stata recata la prova della violazione degli obblighi contrattuali e del nesso di causalità adeguato per i motivi che già sono stati precisati sopra al considerando 4.1.
4.4.
Ne discende che la domanda riconvenzionale della AP 1 deve essere integralmente respinta.
5.
L’appello va così limitatamente accolto nella misura esposta nei considerandi e la ripartizione delle spese e delle tasse di giustizia per entrambe le sedi, avviene in base alle singole soccombenze. Le ripetibili di prima istanza riferite alla domanda principale, stante la pressoché identica soccombenza rispetto alle domande iniziali, sono compensate mentre, in sede di appello, si giustifica di assegnare congrue ripetibili alla parte appellata.