Decision ID: cb4eb781-a632-4285-a3d9-bb6a8645c5d0
Year: 2022
Language: it
Court: CH_BVGE
Chamber: CH_BVGE_001
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: 

Fatti:
A.
A._, cittadino turco di etnia curda, nato il (...) a B._, con ul-
timo domicilio a C._, è espatriato il 5 luglio 2020. Il 9 luglio 2020 è
giunto in Svizzera e il 13 luglio successivo ha depositato domanda d'asilo
(cfr. verbale d'audizione sulle generalità del 20 luglio 2020 [doc. 14 dell’in-
carto della Segreteria di Stato della migrazione [SEM], di seguito: ver-
bale 1]).
B.
B.a Sentito a due riprese (verbale di audizione secondo l’art. 26 cpv. 3
LASi del 12 agosto 2020 [doc. SEM 23, di seguito: verbale 2] e verbale di
audizione integrativa nella procedura ampliata del 22 aprile 2021
[doc. SEM 41, di seguito: verbale 3]) sui motivi alla base della domanda
d’asilo, il richiedente ha dichiarato che la sua famiglia aveva subito soprusi
ed arresti a causa dell’attività politica del padre, presidente del DBP (Partito
della Pace e della Democrazia, unitosi poi all’HDP [Partito Democratico dei
Popoli]), per il distretto di D._, compagine di cui pure l’interessato
era membro. Insegnante di musica, il richiedente si è occupato della diffu-
sione della musica e della cultura curda; nel periodo 2012-2015 a
B._ in seno ad un’orchestra da lui stesso costituita, nel 2015 nella
città di E._ presso un centro culturale poi chiuso dalle autorità nel
2016, stessa sorte toccata ad un’azienda musicale presso cui è stato attivo
nel 2016 a B._, e da ultimo dall’ottobre 2017 ad C._ come
insegnante di musica presso una scuola privata. La militanza politica della
famiglia e le attività testé descritte gli avrebbero procurato diversi problemi
con la polizia turca. In particolare A._ sarebbe stato fermato a tre
riprese (inizio 2016, fine 2017 e fine 2019), percosso, interrogato in merito
a suo padre e alla sua famiglia – nel frattempo riparata all’estero (genitori
ed una sorella a beneficio dell’asilo in Svizzera, un fratello ed una sorella a
F._) – e poi rilasciato. Egli avrebbe poi deciso di nascondersi dalle
autorità alloggiando presso amici fino al suo espatrio. Il richiedente so-
stiene infine di avere depositato una petizione all’intenzione di un’associa-
zione dei diritti umani, a seguito della quale le autorità avrebbero chiesto
informazioni sul suo conto presso le abitazioni della zia e della nonna. In
simili circostanze, un eventuale ritorno in patria lo esporrebbe al rischio di
essere arrestato, condannato ed incarcerato.
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B.b Secondo il richiedente, dopo il suo espatrio, nell’ottobre/novembre
2020 la polizia l’avrebbe cercato presso l’abitazione di un amico, mentre il
19 aprile 2021 le autorità avrebbero contattato lo zio per avere informazioni
sul suo conto e sul padre.
B.c Nel corso della procedura di prima istanza l’interessato ha versato agli
atti numerosi documenti (tutti in copia), segnatamente:
- parecchie fotografie che lo ritraggono (doc. 1, 3, 16 N Box),
- diversi articoli di giornale online sull’incursione della polizia al centro
culturale di G._ (doc. 2 N Box),
- una fotografia che ritrae il richiedente in manette (doc. 4 N Box),
- una chiavetta USB contenente un documentario relativo a scontri tra
polizia e manifestanti nella città di E._ (doc. 11 N Box),
- la richiesta di adesione dell’interessato all’associazione Kurdîder e lo
scritto attestante l’accettazione della stessa, entrambi del 1° agosto
2016 (doc. 9-10 N Box),
- la dichiarazione del 15 agosto 2019 di H._, zia del ricorrente,
presso l’associazione per i diritti umani di B._ (doc. 5 N Box),
- un estratto elettronico dell’e-devlet dell’8 novembre 2020 (doc. 7 N
Box),
- la dichiarazione del 16 aprile 2021 di I._, presidente del partito
DBP di B._ nel periodo 2014-2016 (doc. 12 N Box),
- la dichiarazione del 23 aprile 2021 di L._, presidente del partito
DTP (Partito della Società Democratica) di B._ nel periodo
2008-2009 e sindaco di M._ tra il 2009 ed il 2014 (doc. 13 N
Box),
- la dichiarazione del 23 aprile 2021 di N._, avvocato, già sindaco
di B._ ed attivista per i diritti dell’uomo (doc. 14 N Box),
Nelle succitate dichiarazioni (doc. 5, 12, 13, 14 N Box) vengono descritte
le attività politiche e culturali del richiedente, così come la situazione di
coloro che hanno svolto queste funzioni e l’opinione degli estensori sulle
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Pagina 4
conseguenze a cui potrebbe andare incontro A._ in caso di rientro
in Turchia.
C.
Con decisione, redatta in lingua italiana, del 25 maggio 2021, notificata il
giorno seguente (doc. SEM 57 e 59), la SEM ha negato la qualità di rifu-
giato al richiedente, respinto la domanda d’asilo e pronunciato l’allontana-
mento dalla Svizzera, ritenendo ammissibile, ragionevolmente esigibile e
possibile l'esecuzione di tale misura.
D.
Il 25 giugno 2021 (cfr. timbro del plico raccomandato; data d'entrata:
28 giugno 2021; doc. TAF 1 e allegati) A._, per il tramite della LL.M.
Derya Özgül, è insorto contro la summenzionata decisione con ricorso di-
nanzi al Tribunale amministrativo federale (di seguito: il Tribunale, il TAF),
chiedendone l’annullamento e la concessione dell'asilo in Svizzera. In su-
bordine ha postulato la retrocessione degli atti all’autorità per ulteriori ac-
certamenti e in via ancora più subordinata la concessione dell’ammissione
provvisoria. Contestualmente ha presentato una domanda di assistenza
giudiziaria e gratuito patrocinio. A supporto delle proprie argomentazioni il
ricorrente ha prodotto il verbale di audizione del padre O._ del
4 aprile 2018 e il verbale d'audizione sulle generalità del 27 novembre
2018 della madre P._ (allegati 4-5 al doc. TAF 1). Egli ha infine tra-
smesso la nota d’onorario della patrocinatrice d’ufficio (allegato 7 al
doc. TAF 1).
E.
Con decisione incidentale del 3 maggio 2022 (doc. TAF 7) la giudice
dell’istruzione ha autorizzato l’insorgente a soggiornare in Svizzera fino alla
conclusione della procedura, esentandolo dal versamento di un anticipo
sulle presumibili spese processuali. Essa ha altresì accolto la richiesta di
gratuito patrocinio, nominando patrocinatrice d’ufficio la LL.M. Derya
Özgül. Non essendovi ragione per scostarsi da quanto previsto all’art. 33a
cpv. 2 PA, applicabile su rinvio dell’art. 6 LAsi e dell’art. 37 LTAF, la giudice
istruttrice ha inoltre decretato che la lingua applicabile al procedimento ri-
corsuale coincide con quella della decisione impugnata.
F.
Mediante risposta (tardiva) del 3 giugno 2022 (notificata il 9 giugno se-
guente), la SEM ha addotto che il gravame e la documentazione allegata
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Pagina 5
non contenevano fatti o mezzi di prova nuovi che avrebbero potuto giusti-
ficare una diversa valutazione. Pertanto ne ha proposto la reiezione
(doc. TAF 10).
G.
Con replica del 23 giugno 2021 (recte: 23 giugno 2022, doc. TAF 12), tra-
smessa all’autorità inferiore il 28 giugno successivo (doc. TAF 13), il ricor-
rente ha confermato le argomentazioni esposte nel ricorso.
H.
Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti negli allegati verranno ripresi
nei considerandi qualora risultino decisivi per l'esito della vertenza.
I.
Per ragioni organizzative il presente procedimento è stato assegnato alla
giudice citata in epigrafe in qualità di presidente del collegio.

Diritto:
1.
1.1 Le procedure in materia d'asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla
LTF, in quanto la legge sull'asilo (LAsi, RS 142.31) non preveda altrimenti
(art. 6 LAsi).
1.2 Fatta eccezione per le decisioni previste all'art. 32 LTAF, il Tribunale, in
virtù dell'art. 31 LTAF, giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi dell'art. 5
PA prese dalle autorità menzionate all'art. 33 LTAF. La SEM rientra tra dette
autorità (art. 105 LAsi). L'atto impugnato costituisce una decisione ai sensi
dell'art. 5 PA.
2.
2.1 Il ricorrente ha partecipato al procedimento dinanzi all'autorità inferiore,
è particolarmente toccato dalla decisione impugnata e vanta un interesse
degno di protezione all'annullamento o alla modificazione della stessa
(art. 48 cpv. 1 lett. a-c PA). Pertanto è legittimato ad aggravarsi contro di
essa.
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Pagina 6
2.2 I requisiti relativi ai termini di ricorso (art. 108 cpv. 2 LAsi), alla forma e
al contenuto dell'atto di ricorso (art. 52 cpv. 1 PA) sono soddisfatti. Occorre
pertanto entrare nel merito del gravame.
3.
3.1 Con ricorso al Tribunale amministrativo federale possono essere invo-
cati, in materia d’asilo, la violazione del diritto federale e l'accertamento
inesatto o incompleto di fatti giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi)
e, in materia di diritto degli stranieri, pure l’inadeguatezza ai sensi
dell’art. 49 PA (cfr. DTAF 2014/26 consid. 2).
3.2 Il Tribunale non è vincolato dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4 PA), dalle
considerazioni giuridiche della decisione impugnata, né dalle argomenta-
zioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2).
4.
4.1 Oggetto della controversia nel caso in esame è la questione del rico-
noscimento della qualità di rifugiato, della concessione dell’asilo in Sviz-
zera, della pronuncia dell’allontanamento e dell’esecuzione di tale misura.
Il ricorrente postula infatti, oltre all’annullamento della decisione, in via prin-
cipale, il riconoscimento della qualità di rifugiato e la concessione dell’asilo,
mentre, in via subordinata, di essere ammesso provvisoriamente in Sviz-
zera.
4.2 La Svizzera, su domanda, accorda asilo ai rifugiati secondo le disposi-
zioni della LAsi (art. 2 LAsi). L'asilo comprende la protezione e lo statuto
accordati a persone in Svizzera in ragione della loro qualità di rifugiato.
Esso include il diritto di risiedere in Svizzera.
4.2.1 Sono rifugiati le persone che, nel Paese d'origine o d'ultima resi-
denza, sono esposte a seri pregiudizi a causa della loro razza, religione,
nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo sociale o per le loro
opinioni politiche, ovvero hanno fondato timore d'essere esposte a tali pre-
giudizi (art. 3 cpv. 1 LAsi). Sono pregiudizi seri segnatamente l'esposizione
a pericolo della vita, dell'integrità fisica o della libertà, nonché le misure che
comportano una pressione psichica insopportabile (art. 3 cpv. 2 LAsi).
4.2.2 La definizione dello statuto di rifugiato, così come stabilita all'art. 3
cpv. 1 LAsi, è esaustiva, nel senso che esclude tutti gli altri motivi, suscet-
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Pagina 7
tibili di condurre una persona a lasciare il proprio paese di origine o di resi-
denza. Inoltre, gli atti pregiudizievoli, per essere pertinenti, devono essere
direttamente indirizzati alla persona del richiedente l'asilo.
4.3 Il fondato timore di esposizione a seri pregiudizi, come stabilito all’art. 3
LAsi, comprende nella sua definizione un elemento oggettivo, in rapporto
con la situazione reale, e un elemento soggettivo. Sarà riconosciuto come
rifugiato colui che ha dei motivi oggettivamente riconoscibili da terzi (ele-
mento oggettivo) di temere (elemento soggettivo) di essere esposto, in
tutta verosimiglianza e in un futuro prossimo, a una persecuzione (cfr.
DTAF 2011/51 consid. 6.2 e 2010/57 consid. 2.5). Sul piano soggettivo,
deve essere tenuto conto degli antecedenti dell’interessato, segnatamente
dell’esistenza di persecuzioni anteriori, nonché della sua appartenenza a
una razza, a un gruppo religioso, sociale o politico, che lo espongono mag-
giormente a un fondato timore di future persecuzioni. Infatti, colui che è già
stato vittima di persecuzione ha dei motivi oggettivi di avere un timore (sog-
gettivo) di nuove persecuzioni più fondato di colui che ne è l’oggetto per la
prima volta (cfr. DTAF 2010/57 consid. 2.5 e relativi riferimenti). Sul piano
oggettivo, tale timore dev’essere fondato su indizi concreti e sufficienti che
facciano apparire, in un futuro prossimo e secondo un’alta probabilità, l’av-
vento di seri pregiudizi ai sensi dell’art. 3 LAsi. Non sono sufficienti, quindi,
indizi che indicano minacce di persecuzioni ipotetiche che potrebbero pro-
dursi in un futuro più o meno lontano (cfr. DTAF 2010/57 consid. 2.5 con
rinvii).
4.4 Vi è pressione psichica insopportabile quando una persona è vittima di
misure sistematiche che costituiscono delle violazioni gravi o ripetute delle
libertà e dei diritti fondamentali e che da un apprezzamento oggettivo rag-
giungono un'intensità e un grado tali da rendere impossibile, o difficile oltre
i limiti del sopportabile, condurre un'esistenza degna di un essere umano
nello Stato persecutore, di modo che la persona perseguitata può sottrarsi
a questa situazione forzata unicamente tramite la fuga all'estero (cfr. DTAF
2010/28 consid. 3.3.1.1 e relativi riferimenti).
4.5
4.5.1 A tenore dell'art. 7 cpv. 1 LAsi chiunque domanda asilo deve provare
o per lo meno rendere verosimile la sua qualità di rifugiato. La qualità di
rifugiato è resa verosimile se l'autorità la ritiene data con una probabilità
preponderante (art. 7 cpv. 2 LAsi). Sono inverosimili in particolare le alle-
gazioni che su punti importanti sono troppo poco fondate o contraddittorie,
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Pagina 8
non corrispondono ai fatti o si basano in modo determinante su mezzi di
prova falsi o falsificati (art. 7 cpv. 3 LAsi).
È pertanto necessario che i fatti allegati dal richiedente l'asilo siano suffi-
cientemente sostanziati, plausibili e coerenti fra loro; in questo senso di-
chiarazioni vaghe, quindi suscettibili di molteplici interpretazioni, contrad-
dittorie in punti essenziali, sprovviste di una logica interna, incongrue ai fatti
o all'esperienza generale di vita, non possono essere considerate verosi-
mili ai sensi dell'art. 7 LAsi.
4.5.2 È altresì necessario che il richiedente stesso appaia come una per-
sona attendibile, ossia degna di essere creduta. Questa qualità non è data,
in particolare, quando egli fonda le sue allegazioni su mezzi di prova falsi
o falsificati (art. 7 cpv. 3 LAsi), omette fatti importanti o li espone consape-
volmente in maniera falsata, in corso di procedura ritratta dichiarazioni ri-
lasciate in precedenza o, senza motivo, ne introduce tardivamente di
nuove, dimostra scarso interesse nella procedura oppure nega la neces-
saria collaborazione.
4.5.3 Infine, non è indispensabile che le allegazioni del richiedente l'asilo
siano sostenute da prove rigorose; al contrario, è sufficiente che l'autorità
giudicante, pur nutrendo dei dubbi circa alcune affermazioni, sia persuasa
che, complessivamente, la versione dei fatti sia in preponderanza veritiera.
Il giudizio sulla verosimiglianza non deve, infatti, ridursi a una mera verifica
della plausibilità del contenuto di ogni singola allegazione, bensì dev'es-
sere il frutto di una ponderazione tra gli elementi essenziali a favore e con-
trari ad essa; decisivo sarà dunque determinare, da un punto di vista og-
gettivo, quali fra questi risultino preponderanti nella fattispecie (cfr. DTAF
2013/11 consid. 5.1 e relativi riferimenti).
5.
Nelle procedure d’asilo – così come nelle altre procedure di natura ammi-
nistrativa – si applica il principio inquisitorio. Ciò significa che l’autorità com-
petente deve procedere d’ufficio all’accertamento esatto e completo dei
fatti giuridicamente rilevanti (art. 6 LAsi; art. 12 PA). In concreto, essa deve
procurarsi la documentazione necessaria alla trattazione del caso, chiarire
le circostanze giuridiche ed amministrare a tal fine le opportune prove a
riguardo. Il principio inquisitorio non dispensa comunque le parti dal dovere
di collaborare all’accertamento dei fatti ed in modo particolare dall’onere di
provare quanto sia in loro facoltà e quanto l’amministrazione o il giudice
non siano in grado di delucidare con mezzi propri (art. 13 PA ed art. 8 LAsi;
DTAF 2019 I/6 consid. 5.1).
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Pagina 9
6.
6.1
6.1.1 A sostegno del rifiuto del riconoscimento dello statuto di rifugiato e
della concessione dell’asilo nella decisione impugnata (doc. SEM 57) la
SEM ha anzitutto considerato inverosimili gli asseriti tre fermi da parte della
polizia del 2016, 2017 e 2019. Il ricorrente avrebbe esposto in maniera
stringata, superficiale, vaga e stereotipata gli avvenimenti, dando l’impres-
sione di non aver realmente vissuto gli eventi addotti. Per gli stessi motivi,
pure inverosimili sarebbero le due perquisizioni effettuate presso le abita-
zioni della zia materna a seguito della petizione inoltrata presso un’asso-
ciazione dei diritti dell’uomo e della nonna materna. A questo titolo l’insor-
gente avrebbe fornito versioni discordanti riguardo al numero delle perqui-
sizioni, una nell’audizione del 12 agosto 2020 e due durante quella del
22 aprile 2021. Inverosimile, in quanto fondata su dichiarazioni stereotipate
e prive di dettagli, sarebbe pure la pretesa latitanza di circa un anno dell’in-
teressato dopo la presentazione della succitata petizione. Del tutto inspie-
gabile sarebbe poi il disinteresse mostrato da A._ in merito alla vi-
sita delle autorità presso un amico e la mancanza di dettagli in merito alla
telefonata ricevuta dallo zio, ciò che rende altamente inverosimile il fatto
che egli sia stato ricercato dalle autorità dopo il suo espatrio. In simili cir-
costanze l’autorità inferiore ha considerato del tutto inattendibile il fatto che
il ricorrente fosse nel mirino delle autorità turche.
6.1.2 Per quanto attiene l’esecuzione dell’allontanamento la SEM ha so-
stenuto che – tenuto conto della situazione generale dei diritti dell’uomo in
Turchia – in assenza di indizi tali da ritenere che in caso di ritorno in patria
il richiedente rischierebbe di subire una pena o un trattamento proibito ai
sensi dell’art. 3 CEDU, lo stesso sarebbe ammissibile. Il reinserimento so-
cioeconomico dell’interessato, giovane, in buona salute (guarito da un can-
cro alla tiroide), istruito, in possesso di una solida esperienza lavorativa e
con un’importante rete familiare, sarebbe garantito, di modo che il rinvio
nel paese d’origine sarebbe pure esigibile. Infine, l’allontanamento sarebbe
possibile.
6.2
6.2.1 Nel proprio gravame (doc. TAF 1 e allegati) A._ ha contestato
l’apprezzamento dell’autorità inferiore. Dopo aver ripercorso i fatti alla base
della sua domanda, ha innanzitutto contestato le considerazioni della SEM
in merito all’inverosimiglianza delle sue allegazioni. L’autorità di prime cure
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Pagina 10
si sarebbe infatti fondata su semplici supposizioni, con motivazioni precon-
cette ed in palese violazione del suo obbligo di chiarire la fattispecie e
senza valutarla da un punto di vista globale. Secondo il richiedente la SEM
non avrebbe segnatamente tenuto sufficientemente conto sia del suo im-
pegno politico/culturale per la causa curda, sia di quello della sua famiglia
(soprattutto del padre; persecuzione riflessa), nonché del progressivo peg-
gioramento della situazione dei diritti dell’uomo in Turchia posteriormente
al tentato colpo di stato del luglio 2016. Egli ha pure dichiarato che la per-
sona incaricata lo avrebbe sottoposto coscientemente a pressione ripe-
tendo le medesime domande, concentrandosi sui dettagli e impedendogli
di esprimersi sul padre e sugli amici espatriati. Infondate sarebbero inoltre
le affermazioni secondo cui le sue dichiarazioni sarebbero insufficiente-
mente sostanziate e prive di dettagli.
In definitiva, in caso di rientro in Turchia, egli si troverebbe esposto al ri-
schio di subire una pressione psichica insopportabile.
6.2.2 Infine, in caso di rigetto del ricorso, l’insorgente ha postulato di essere
posto a beneficio dell’ammissione provvisoria in ragione del carattere inam-
missibile e non ragionevolmente esigibile del suo rinvio. In caso di rientro
in Turchia andrebbe infatti incontro ad un rischio concreto di essere sotto-
posti a trattamenti inumani e degradanti ai sensi dell’art. 3 CEDU.
6.3 Con risposta del 3 giugno 2022 (doc. TAF 10) la SEM ha, per l’essen-
ziale, rinviato alle proprie argomentazioni. Per quanto riguarda il rischio di
persecuzione riflessa legato al profilo politico del padre l’autorità di prime
cure, richiamata la giurisprudenza in materia, ha sostenuto che A._
non ha avuto alcun problema in patria con le autorità a causa del padre e
non vi sarebbero quindi indizi che permettano di concludere all’esistenza
di un fondato timore per il richiedente di subire, in un prossimo futuro, delle
misure di persecuzione riflessa a causa dei suoi famigliari.
In sede di replica l’insorgente ha ribadito le proprie tesi (doc. TAF 12).
7.
7.1 Preliminarmente va rilevato che la SEM ha prodotto tardivamente la
risposta datata 3 giugno 2022, notificata al TAF il 9 giugno seguente
(doc. TAF 10). Infatti essa avrebbe dovuto essere presentata entro il
18 maggio 2022 (doc. TAF 7), termine poi prorogato dall’autorità inferiore
fino al 7 giugno 2022 (doc. TAF 9).
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Pagina 11
7.2 Giusta l’art. 32 cpv. 1 PA prima di decidere, l’autorità apprezza tutte le
allegazioni prodotte dalla parte in tempo utile. Secondo il capoverso 2 essa
può tener conto delle allegazioni tardive che sembrino decisive.
Nonostante la formulazione in termini potestativi (“ Kann-Formulierung “) la
dottrina dominante, a cui fa riferimento anche il Tribunale federale (cfr. sen-
tenza del Tribunale federale 1C_286/2009 del 13 gennaio 2010 consid. 4.2
segg.), ritiene che vi sia un obbligo e non solo la possibilità di prendere in
considerazione allegazioni tardive delle parti qualora appaiano decisive
(AUER/MÜLLER/SCHINDLER, VwVG, Bundesgesetz über das Verwaltungs-
verfahren, 2019, ad. art. 32, par. 8 segg. e riferimenti ivi citati; cfr. anche
sentenze del TAF C-61/2019 del 5 giugno 2020 consid. 5.3 e A-4363/2014
del 4 agosto 2016 consid. 5.2 e riferimenti citati).
7.3 In concreto in sede di risposta la SEM, basandosi sulla documenta-
zione agli atti, rispettivamente prodotta dal ricorrente e tenuto conto delle
argomentazioni di quest’ultimo, ha proceduto ad una valutazione detta-
gliata della fattispecie. Alla luce di quanto sopra esposto questa Corte terrà
conto delle allegazioni tardive addotte nella risposta di causa in quanto le
riterrà rilevanti e decisive, anche in virtù del principio dell’accertamento
d’ufficio dei fatti e dell’applicazione d’ufficio del diritto (consid. 5, in partico-
lare in fine; cfr. anche sentenza del TAF C-5896/2020 del 3 marzo 2022
consid. 5 e rif. citato).
8.
8.1 Il ricorrente sostiene preliminarmente che le audizioni a cui si è sotto-
posto sarebbero state condotte in modo non conforme sotto differenti
aspetti con conseguente violazione dell’obbligo di motivare. A suo dire la
SEM non avrebbe chiarito i fatti rilevanti in modo conforme al diritto, rispet-
tivamente non ne avrebbe tenuto debitamente conto nella valutazione giu-
ridica con conseguente violazione dell’obbligo di accertare in maniera com-
pleta ed esatta i motivi d’asilo.
In primo luogo va esaminata l’eventuale violazione del diritto di essere sen-
tito sollevata (implicitamente) dall’insorgente, che essendo di natura for-
male implica l’annullamento della decisione impugnata (DTF 138 I 232 con-
sid. 5; consid. 8.2.3).
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Pagina 12
8.2
8.2.1 Il diritto di essere sentito fa parte delle garanzie procedurali generali
previste dalla Costituzione; esso è consacrato all’art. 29 cpv. 2 Cost., e
comprende il diritto, per la persona interessata, di prendere conoscenza
dell’incarto, di esprimersi in merito agli elementi pertinenti prima che una
decisione sia emanata nei suoi confronti, di produrre delle prove pertinenti,
di ottenere che sia dato seguito alle sue offerte in tal senso, di partecipare
all’amministrazione delle prove essenziali o almeno di poter esprimersi sul
suo risultato, se ciò può influenzare la decisione da emanare.
8.2.2 L’obbligo per l’autorità di motivare la sua decisione ne è corollario
fondamentale. Detta prerogativa è finalizzata a permettere ai destinatari e
a tutte le persone interessate, di comprenderla, eventualmente di impu-
gnarla, in modo da rendere possibile all’autorità di ricorso, se adita, di eser-
citare convenientemente il suo controllo (cfr. DTF 139 V 496 consid. 5.1;
136 I 184 consid. 2.2; sentenza del TAF F-5363/2019 del 20 maggio 2020
consid. 7.1). Ciò non significa che l’autorità sia tenuta a pronunciarsi in
modo esplicito ed esaustivo su tutte le argomentazioni addotte; essa può
occuparsi delle sole circostanze rilevanti per il giudizio (cfr. DTF 133 III 439
consid. 3.3). Per adempiere a queste esigenze è necessario che menzioni,
almeno brevemente, i motivi sui quali ha fondato la sua decisione, in modo
da consentire agli interessati di apprezzarne la portata impugnandola in
piena conoscenza di causa (DTF 136 I 229 consid. 5.2; 136 V 351; 129 I
232 consid. 3.2; DTAF 2011/37 consid. 5.4.1; sentenza del Tribunale fede-
rale 2C_1020/2019 del 31 marzo 2020 consid. 3.4.2).
8.2.3 La violazione del diritto di essere sentito, ritenuta la natura formale
dello stesso, implica, di principio, l’annullamento della decisione impugnata
a prescindere dalle possibilità di successo nel merito (cfr. DTF 132 V 387
consid. 5.1; 127 V 431 consid. 3d). Secondo la prassi del Tribunale fede-
rale, tuttavia, una violazione del diritto di essere sentito può essere sanata
nell’ambito di una procedura di ricorso qualora l’autorità adita goda dello
stesso potere di esame di quella decidente (cfr. DTF 129 I 129 con-
sid. 2.2.3; 126 I 68 consid. 2; 124 II 132 consid. 2d). La riparazione del vizio
deve però, segnatamente in presenza di gravi violazioni, rimanere l’ecce-
zione, non foss’altro perché la concessione successiva del diritto di essere
sentito costituisce solo un surrogato imperfetto (cfr. DTF 137 I 195 con-
sid. 2.3.2; 136 V 117 consid. 4.2.2.2; 135 I 279 consid. 2.6.1). Una ripara-
zione entra inoltre in considerazione solo se la persona interessata non
debba subire pregiudizio dalla concessione successiva, rispettivamente
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dalla sanatoria. In nessun caso, comunque, può essere ammesso che l’au-
torità pervenga ad un risultato che non avrebbe mai ottenuto procedendo
in modo corretto (cfr. DTF 129 I 129 consid. 2.2.3).
8.3 Da un lato va rilevato che la censura secondo cui le audizioni a cui è
stato sottoposto il ricorrente sarebbero state condotte in modo non con-
forme non appare sufficientemente sostanziata. Dall’altro, al contrario di
quanto asserito dall’insorgente, il Tribunale non intravvede nella decisione
avversata alcun elemento giuridicamente rilevante che non sia stato rite-
nuto dalla SEM nella sua valutazione. Invero appare, sia dall’esposizione
dei fatti, che dall’argomentazione formulata dall’autorità inferiore nel prov-
vedimento impugnato, che la predetta autorità si sia espressa sufficiente-
mente ed in modo chiaro sugli elementi che l’hanno fatta propendere, sia
per il non adempimento delle condizioni previste dall’art. 3 LAsi richieste
per il riconoscimento della qualità di rifugiato, sia delle condizioni di verosi-
miglianza sancite all’art. 7 LAsi. In effetti, l’autorità resistente ha illustrato
in maniera comprensibile e sufficientemente differenziata le considerazioni
da cui è stata guidata. Con ciò, si può partire dall’assunto che il richiedente
sia stato in grado di impugnare il provvedimento avversato in piena cogni-
zione di causa, come del resto dimostra l’allegato ricorsuale. Inoltre ritenuto
che l’interrogatorio del 12 agosto 2020 intitolato audizione ai sensi
dell’art. 26 cpv. 3 LAsi risulta essere, alla luce del suo contenuto, più che
altro un’audizione ai sensi dell’art. 29 LAsi l’accertamento dei fatti eseguito
dall’amministrazione non lo ha svantaggiato.
8.4 Ne discende che non è ravvisabile una motivazione insufficiente della
decisione impugnata e pertanto la censura di violazione del diritto di essere
sentito risulta infondata.
9.
9.1 Nel merito la SEM sostiene che il racconto circa i motivi a cui va ricon-
dotta la domanda di asilo risultano inverosimili. Questa Corte alla luce di
una valutazione globale delle circostanze del caso concreto, in particolare
del contenuto delle audizioni e dei mezzi di prova agli atti, non può condi-
videre tale conclusione.
A proposito ad esempio del primo fermo, avvenuto all’incirca ad inizio 2016
presso il centro culturale dove il ricorrente svolgeva attività, nell’ambito
della prima audizione all’interessato non è stato chiesto di precisare mag-
giormente il proprio racconto, che appare piuttosto succinto, ma situato in
D-2955/2021
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un contesto del tutto credibile (D 19 verbale 2). Ciò potrebbe essere d'al-
tronde da ricondurre al carattere sommario dell’audizione del 12 agosto
2020 conformemente all’art. 26 cpv. 3 LAsi. Tale approfondimento è stato
eseguito solo nell’ambito della seconda audizione (integrativa), in cui il ri-
corrente si è espresso in maniera coerente e meglio senza contraddirsi in
alcun modo. A domanda espressa (D 19 verbale 3) di raccontare in ma-
niera dettagliata il primo fermo il ricorrente ha precisato dove svolgeva at-
tività lavorativa al momento del fermo, la situazione di caos che regnava
nel quartiere, in cui erano sempre presenti mezzi blindati (di cui ha preci-
sato la marca: Toma e Akrep), il fatto che siano stati fermati anche degli
allievi e che siano state sequestrate le note musicali. In seguito ha descritto
il fermo e il comportamento delle squadre speciali “ Cevik Kuvvet ”. A do-
manda espressa, malgrado avesse già risposto (cfr. sopra), il ricorrente ha
ribadito che si trovava al centro culturale, da cui stava uscendo e descritto
il modello del veicolo Akrep su cui è stato costretto a salire (“ quello
grande ” ). Infine ha ripetuto quanto accaduto durante il fermo e l’interroga-
torio, sempre in modo coerente (D 21 verbale 3). In seguito ha precisato il
periodo in cui è stato fermato (inizio 2016), istante in cui suo padre era già
stato arrestato e identificato il posto di polizia dove è stato portato. Poi ha
descritto il locale in cui è stato interrogato (D 22, 26, 28 verbale 3). Infine
la persona incaricata dell’audizione ha nuovamente domandato a due ri-
prese cosa avesse detto la polizia durante il fermo e il ricorrente ha nuova-
mente spiegato in modo coerente quanto già ribadito (D 29 e 31 verbale 3).
Alla luce di quanto sopra esposto, della situazione che regnava in Turchia
in quel periodo e dell’avvenuto arresto del padre, presidente del partito
DBP per il distretto di D._, che aveva dichiarato l’autogestione, il
racconto del fermo esposto dal richiedente non appare per nulla inverosi-
mile. In effetti per valutare se un racconto è motivato va tenuto conto anche
di descrizioni spontanee relative all’ambiente, il luogo, e a questioni secon-
darie (FREHNER/STETTLER, in: Handbuch zum Asyl-und Wegweisungsver-
fahren, 3a ed. 2021, pag. 342), ciò che è palesemente riscontrabile nelle
dichiarazioni dell’interessato che contestualizza il momento in cui è avve-
nuto il fermo (dichiarazione dell’autogestione da parte del padre, l’interes-
sato aveva da poco iniziato a lavorare al centro culturale), la situazione
nelle strade e nel centro culturale dove lavorava, così come altri dettagli,
quali la produzione del documentario a comprova degli accadimenti. Alla
luce di quanto sopra esposto risulta difficile concordare con gli aggettivi
utilizzati dalla SEM per descrivere il racconto quali “ estremamente vago e
estremamente stringato ” o “ vane le richieste di raccontare ”, quando l’in-
teressato ha risposto ad ogni domanda postagli anche se reiterata più volte
(si confronti D 29 e 31 verbale 3).
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Alle stesse conclusioni si deve giungere per quanto riguarda il secondo
fermo, che a mente dell’amministrazione non sarebbe stato contestualiz-
zato. Dalle risposte risulta che l’interessato ha descritto l’accaduto dando
indicazioni concrete sul momento in cui è accaduto e dove (era a
C._ e stava rientrando dal lavoro), ha precisato che i poliziotti erano
in civile e ha descritto cosa c’era nell’auto così come i motivi del fermo (e
meglio sapere dov’era il padre, che era stato liberato in attesa di processo;
D 38, 40-42, 44 verbale 3).
Lo stesso vale per il terzo fermo (D 39, 45-47 verbale 3). Alla luce delle
domande poste appare altresì difficile comprendere quali risposte si aspet-
tasse la persona incaricata dell’audizione. Appare infatti plausibile che
nella situazione concreta – in cui il padre, che ricopriva una posizione di
spicco nel partito e aveva dichiarato l’autogestione, era stato arrestato, in
seguito liberato in attesa di processo e poi espatriato – fosse l’oggetto di
discussione del figlio in occasione dei fermi, ritenuto anche che nessun
membro della famiglia in senso stretto risultava più essere in Turchia. Le
dichiarazioni appaiono pertanto pure plausibili corrispondendo alla realtà
vigente in Turchia e alla generale esperienza della vita nella patria dell’in-
teressato. Che, infine, i racconti siano contraddittori non è peraltro mai
stato sostenuto. In simili circostanze, i tre fermi presi sia singolarmente, ma
soprattutto complessivamente non possono essere considerati inverosi-
mili.
Ne consegue che non è neppure inverosimile, in simili circostanze, che si
sia nascosto durante un anno dopo tre fermi in cui è stato maltrattato, mal-
menato e minacciato, per cui ha dovuto cambiare lavoro e residenza e mal-
grado ciò è stato ritrovato.
Neppure le asserite contraddizioni e la carenza di dettagli in relazioni alle
perquisizioni intervenute in seguito alla presentazione della petizione
presso l’associazione dei diritti umani modificano le conclusioni a cui è
giunta questa Corte. In primo luogo per quanto riguarda i dettagli gli avve-
nimenti si sono realizzati in sua assenza. Egli non poteva pertanto per ovvi
motivi che comunicare quanto gli è stato riferito da altri non potendo espri-
mere sensazioni proprie o dettagli vissuti personalmente. Inoltre durante la
prima audizione il ricorrente si è espresso in modo stringato sulla prima
perquisizione presso la zia e non gli è stato chiesto di approfondire il tema
(D 21 verbale 2), mentre durante l’audizione aggiuntiva ha potuto espri-
mersi in modo più esteso su questo fatto, facendo riferimento anche alla
perquisizione presso la nonna, avvenuta a suo dire successivamente in
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Pagina 16
febbraio 2020. Egli ha inoltre precisato che le perquisizioni precedenti ri-
guardavano il padre, mentre quelle descritte sopra riguardavano lui ed
erano intervenute dopo la presentazione della petizione (D 63 segg. ver-
bale 3). Non si intravvedono pertanto contraddizioni nelle risposte del ricor-
rente, il quale a domanda espressa ha distinto le perquisizioni che lo ri-
guardavano (intervenute dopo l’inoltro della petizione) e quelle precedenti
che concernevano il padre. L’unica inesattezza riguarda il destinatario
(nonna o zia) della domanda dei poliziotti se si trovasse in montagna. Si
tratta tuttavia appunto di un’unica inesattezza nell’ambito di un racconto
logico e coerente e non può quindi indurre a concludere che tutto il rac-
conto sia da considerare inverosimile.
Per quanto riguarda l’anno precedente l’espatrio in cui l’interessato ha di-
chiarato di essersi nascosto dal tenore dei verbali emerge che il ricorrente
ha spiegato concretamente i motivi che lo hanno spinto a nascondersi (e
meglio la pressione dei poliziotti – credibile come già detto – che come
aveva già precisato, lo avevano trovato malgrado si fosse trasferito a
C._), ha descritto quello che faceva (soggiornava da amici all’in-
circa per la durata tre mesi senza uscire e senza lavorare), i sentimenti di
paura che provava a causa dei fermi e delle minacce subite personalmente
e dagli amici (D 82 verbale 3). Ha inoltre spiegato nuovamente a domanda
espressa cosa significava “ vivere nascosto ”, precisando che non poteva
stare dai parenti perché era ricercato e che non voleva più essere preso
dalla polizia. Alla domanda se gli era rimasto impresso qualcosa durante
quel periodo egli ha fatto nuovamente riferimento alla mancanza di libertà,
alla carenza di tranquillità e al fatto di non potersi sottoporre ai necessari
controlli medici. Egli ha ricordato in modo particolare i propri sentimenti
quali la paura, la mancanza di libertà e tranquillità, la solitudine, sensazioni
atte a motivare le proprie allegazioni (D 77-84, 89 verbale 3). L’esempio
fatto dalla SEM in relazione al presunto ricordo del padre legato al fatto di
essere ammanettato (D 88 verbale 3) non appare adeguato, essendo un
arresto e un periodo di latitanza due situazioni non paragonabili. La prima
comporta infatti la partecipazione di diverse persone, in modo anche “ vio-
lento ” e subitaneo. La seconda non implica azioni eclatanti bensì esatta-
mente il contrario, la calma, la ripetitività di giorni tutti uguali in cui non suc-
cede nulla, proprio perché dovendosi nascondere non può accadere nulla
di particolarmente degno di nota. Alla luce di quanto sopra esposto non si
possono ritenere stereotipate le affermazioni per il solo fatto che il ricor-
rente ha espresso la propria paura. Alla luce della generale esperienza di
vita è evidente che, in situazioni del genere, in cui si è stati sottoposti a
fermi ripetuti, in cui si viene minacciati e percossi e ci si trova costretti a
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nascondersi, il sentimento principale provato è quello della paura per la
propria incolumità.
Infine va rilevato che non appaiono comprensibili i motivi per cui la descri-
zione della visita della polizia presso un amico in Turchia vada considerata
stringata. Dal verbale emerge che, per ovvi motivi, trovandosi già in Sviz-
zera, il ricorrente non era presente e pertanto ha potuto raccontare solo
quanto riferitogli e meglio che la polizia ha cercato lui ed il suo amico e che
la persona interpellata ha dichiarato di non conoscere l’altra persona e che
il ricorrente non era più in Turchia, in quanto non lo vedeva da molto tempo
Anche questo racconto è del tutto plausibile e del resto conforme alla realtà
essendo il ricorrente espatriato (D 110-115 verbale 3). Lo stesso vale per
la telefonata del 19 aprile 2021 con cui la polizia ha chiesto allo zio infor-
mazioni riguardo il ricorrente e suo padre (D 116-118 verbale 3).
In questo contesto va aggiunto che i mezzi di prova prodotti risultano utili
per contestualizzare il racconto e per dedurne la sua verosimiglianza, in
particolare i numerosi articoli di giornale online relativi all’incursione della
polizia al centro culturale di G._ e ai danni materiali subiti (doc. 2 N
Box), le fotografie (doc. 1, 3, 16 N Box), che ritraggono il richiedente
nell’esercizio di attività culturali; il video, di cui il ricorrente ha affermato di
aver creato la musica (D 17 verbale 2 pag. 4 alla fine e D 19 verbale 3
pag. 4 e D 33) relativo a scontri tra polizia e manifestanti nella città di
E._ conseguente all’uccisione di un giovane curdo da parte delle
forze dell’ordine (doc. 11 N Box) – malgrado non contenga elementi con-
creti riconducibili direttamente al richiedente – le foto in cui viene ritratto in
manette prima di essere rilasciato (doc. 4 N Box; D 121-123 verbale 3), la
dichiarazione del 5 agosto 2019 (doc. 5 N Box) di H._, zia dell’in-
sorgente, che ha funto da portavoce delle paure del nipote presso l’asso-
ciazione dei diritti dell’uomo di B._ (cfr. D 74 verbale 3), e infine
l’estratto elettronico dell’e-devlet dell’8 novembre 2020 (doc. 7 N Box).
Alla luce di quanto sopra, la narrazione di A._ appare, contraria-
mente a quanto dichiarato dalla SEM, sufficientemente motivata, coerente
e plausibile e pertanto verosimile.
9.2
9.2.1 Malgrado la verosimiglianza del racconto, non risulta tuttavia verosi-
mile secondo il TAF il fondato timore del ricorrente di essere esposto in un
futuro prossimo a seri pregiudizi ai sensi dell’art. 3 LAsi in caso di ritorno in
Turchia.
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Pagina 18
In primo luogo va rilevato che è generalmente noto che in Turchia i membri
della minoranza curda sono esposti a diverse forme di molestie ed ingiu-
stizie. Ad ogni modo, nonostante il recente aumento delle tensioni etnico-
politiche, non si può ad oggi ritenere che la sola appartenenza all’etnia
curda giustifichi timori di esposizione a persecuzioni rilevanti in materia
d’asilo e non vi sono attualmente elementi per ammettere l’esistenza di una
discriminazione sistematica e generale contraria ai principi di cui al dispo-
sto citato (cfr. tra le tante, sentenza del TAF D-2406/2020 del 29 giugno
2020 e rif. ivi citati). Va poi rammentato che il peggioramento della situa-
zione dal profilo politico e le sue conseguenze concrete non prefigurano,
ad esse sole, elementi pertinenti in ambito d’asilo.
Neppure l’appartenenza ad un partito legale (in casu l’HDP), così come la
partecipazione ad attività organizzate da tali raggruppamenti giustifica un
timore fondato di esposizione a persecuzioni con una rilevanza per l’asilo
(cfr. sentenze del TAF D-2406/2020 e D-2545/2019 del 13 giugno 2019).
In questo senso neppure la partecipazione ad attività di associazioni cultu-
rali curde o l’attività lavorativa svolta per tali associazioni permette una di-
versa valutazione.
Nella fattispecie fa inoltre difetto l’elemento soggettivo. Occorre infatti rela-
tivizzare l’importanza dell’attività politica e associativa svolta dal richie-
dente. A._ non ha infatti ricoperto alcuna carica di rilievo in seno
all’HDP (al contrario del padre), essendosi occupato esclusivamente di or-
ganizzare eventi musicali in occasione di incontri e manifestazioni organiz-
zate dal partito (cfr. D 17, 22-24 verbale 2, D 55-61, 92 verbale 3). Pur es-
sendo l’attivismo politico e associativo del ricorrente non trascurabile, non
raggiunge un’intensità tale da permettere il riconoscimento della qualità di
rifugiato. Infatti, come già detto, ad eccezione dei fermi/perquisizioni ricon-
ducibili più che altro all’attività del padre (arrestato, processato e condan-
nato e alla sua ricerca da parte della polizia), egli non si è prevalso di pro-
blemi personali con le autorità (D 126 verbale 3) e dagli atti di causa non
emerge l’apertura di procedimenti penali né condanne nei suoi confronti.
Egli stesso ha del resto dichiarato di non essere mai stato personalmente
accusato di aver fatto propaganda per organizzazioni illegali ed ha sempre
dichiarato di essere stato fermato alfine di ottenere informazioni sul padre,
eccezion fatta per il periodo successivo alla presentazione dell’esposto
all’associazione dei diritti dell’uomo (cfr. D 126 verbale 3).
I tre fermi sono inoltre intervenuti sull’arco di tre anni, sempre in relazione
ad eventi particolari (ad esempio in relazione all’arresto e alla susseguente
D-2955/2021
Pagina 19
fuga del padre) ed il ricorrente è sempre stato rilasciato. Inoltre nel frat-
tempo è senz’altro noto alle autorità che il padre, fuggito in seguito alla
condanna ha ottenuto l’asilo in Svizzera e pertanto perseguire il figlio non
risulta più attuale.
Considerato detto profilo non emergono quindi indizi tali da ritenere che
l’insorgente personalmente possa destare l’interesse delle autorità turche
in caso di rientro in patria.
L’interessato ha infine riferito di avere lasciato la Turchia il 5 luglio 2020,
passando dalla Grecia, giungendo a Zurigo il 9 luglio successivo (cfr. D 5
verbale 1). Al momento del deposito della domanda d’asilo egli ha inoltre
consegnato l’originale della carta d’identità (cfr. D 4 verbale 1). Ora, la
breve durata del viaggio e il possesso di documenti d’identità, permettono
di concludere che, molto verosimilmente, A._ sia espatriato legal-
mente. Tale comportamento risulta di principio incompatibile con quello di
una persona effettivamente esposta ad un rischio di persecuzione serio ed
attuale.
9.2.2 In secondo luogo A._ adduce un fondato timore di subire delle
misure di persecuzione riflessa a causa delle attività e della condanna del
padre.
9.2.2.1 L’esistenza di una persecuzione riflessa viene ammessa quando i
famigliari di una persona perseguitata sono esposti a rappresaglie, siano
esse finalizzate all’ottenimento di informazioni, espletate in ottica punitiva
o, ancora, messe in atto con l’obbiettivo di imporre una cessazione delle
attività svolte dalla persona presa di mira (cfr. sentenze del TAF D-
2487/2022 del 7 luglio 2022 consid. 7.4, D-295/2021 del 16 marzo 2022
consid. 5.3, D-7067/2017 del 19 novembre 2018 consid. 3.2). In tale am-
bito è necessario valutare l’intensità del rischio di esposizione a persecu-
zioni in funzione delle circostanze del caso concreto (cfr. DTAF 2010/57
consid. 4.1.3; anche sentenza D-1665/2018 del 27 gennaio 2021 con-
sid. 6.2.1). Sarà rilevante ai sensi dell’asilo, allorché la persona che è toc-
cata dalla persecuzione riflessa, è esposta a seri pregiudizi ai sensi
dell’art. 3 cpv. 2 LAsi o deve temere che tali pregiudizi in un futuro prossimo
e secondo un’elevata probabilità saranno causati (cfr. per la nozione di per-
secuzione riflessa la DTAF 2007/19 consid. 3.3 con riferimenti; cfr. anche
fra le altre la sentenza del Tribunale D-2511/2021 dell’8 febbraio 2022 con-
sid. 8.2).
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Pagina 20
Secondo la giurisprudenza la probabilità di essere vittima di una persecu-
zione riflessa è data soprattutto quando un membro della famiglia in fuga
è ricercato e l’autorità ha motivo di presumere che qualcuno sia in contatto
stretto con la persona ricercata (sentenza del TAF E-4140/2014 del 13 ot-
tobre 2014 consid. 5.4).
9.2.2.2 Nella fattispecie, malgrado il padre dell’insorgente sia fuggito dalla
Turchia in seguito ad una condanna e abbia ottenuto l’asilo in Svizzera,
non vi sono elementi sufficienti tali da lasciar presagire l’esistenza per il
ricorrente di un rischio di persecuzione riflessa in ragione dell’attività poli-
tica svolta in passato dal padre in Turchia e della sua fuga al momento
della pronuncia della presente decisione (sentenza E-4140/2014 con-
sid. 5.3). Certo il fatto che il padre sia stato condannato per il ruolo e l’atti-
vità svolti in seno all’HDP può senz’altro rendere comprensibile il timore
soggettivo dell’insorgente di essere esposto a persecuzioni future in caso
di ritorno in patria. Tuttavia dal punto di vista oggettivo, le semplici afferma-
zioni del ricorrente relative a misure adottate dalle autorità turche nei suoi
confronti, non permettono di concludere in favore di un’eventuale persecu-
zione riflessa. Al momento non sussistono inoltre indizi concreti che lascino
presagire un timore futuro di una tale persecuzione. Riassumendo non è
credibile che il richiedente possa trovarsi nel mirino delle autorità del suo
paese d’origine in quanto figlio di un ex presidente distrettuale di un partito
inviso al potere, espatriato e a cui è stato riconosciuto lo statuto di rifugiato,
tanto da dover nutrire un timore fondato, perlomeno dal profilo oggettivo,
di essere vittima di una persecuzione riflessa futura in un prossimo avve-
nire e secondo un’alta probabilità nel caso di un suo ritorno in Turchia, per
di più a distanza di circa due anni e mezzo dal suo espatrio (giugno 2020).
Come infatti già evidenziato malgrado l’arresto, la successiva condanna e
la fuga del padre il ricorrente è stato trattenuto ed eventualmente minac-
ciato alfine di ottenere informazioni, ma mai arrestato e sempre rilasciato.
Allora inoltre il padre era stato rilasciato in attesa di processo ed in seguito
fuggito e non era nota la sua residenza e pertanto le autorità volevano ac-
certare dove si trovasse tramite il figlio. A tutt’oggi per contro risulta noto
dove risiede il padre e la circostanza che ha ottenuto l’asilo in Svizzera
(D 19 verbale 2, D 39 e 46 verbale 3). Il motivo principale per cui erano
state messe in atto le persecuzioni non è nel frattempo attuale. Non più
attuale è neppure la volontà e la necessità di ottenere tramite il figlio la
cessazione delle attività svolte essendo l’interessato all’estero.
9.3 Visto quanto precede, dalla valutazione complessiva e d’insieme delle
allegazioni del ricorrente emerge che esso non ha reso verosimile l’esi-
stenza di un fondato timore di essere esposto in un futuro prossimo a seri
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Pagina 21
pregiudizi ai sensi dell’art. 7 LAsi in caso di rientro nel suo paese d’origine.
Il rifiuto di riconoscere lo statuto di rifugiato e la concessione dell’asilo ri-
sultano pertanto fondati.
10.
In virtù di quanto sopra, nella misura in cui il ricorso è volto al riconosci-
mento della qualità di rifugiato e di concessione dell’asilo non merita tutela
e la decisione impugnata va confermata.
11.
11.1 Nella propria decisione la SEM, dopo aver pronunciato l’allontana-
mento del richiedente, ha considerato l’esecuzione dello stesso ammissi-
bile, ragionevolmente esigibile e possibile.
11.2 Nel gravame, l’insorgente avversa anche tale assunto. A suo avviso,
in caso di messa in atto della predetta misura, esso rischierebbe di essere
sottoposto a trattamenti inumani e degradanti ai sensi dell’art. 3 CEDU, se-
gnatamente in ragione della situazione regnante in Turchia. Il ricorrente ha
pertanto ritenuto all’ora attuale l’esecuzione del suo allontanamento non
ammissibile, né esigibile.
11.3
11.3.1 Se respinge la domanda d’asilo o non entra nel merito, la SEM pro-
nuncia, di norma, l’allontanamento dalla Svizzera e ne ordina l’esecuzione;
tiene però conto del principio dell’unità della famiglia (art. 44 LAsi).
11.3.2 L’insorgente non adempie le condizioni in virtù delle quali la SEM
avrebbe dovuto astenersi dal pronunciare l’allontanamento dalla Svizzera
(art. 14 cpv. 1 e 2, art. 44 LAsi nonché art. 32 dell’ordinanza 1 sull’asilo re-
lativa a questioni procedurali dell’11 agosto1999 [OAsi 1, RS 142.311]; cfr.
DTAF 2013/37 consid. 4.4; DTAF 2011/24 consid. 10.1).
Il Tribunale è pertanto tenuto a confermare la pronuncia dell’allontana-
mento.
11.4 L’esecuzione dell’allontanamento è disciplinata, per rinvio dell’art. 44
LAsi, dall’art. 83 LStrI (RS 142.20), giusta il quale l’esecuzione dell’allonta-
namento dev’essere possibile (art. 83 cpv. 2 LStrI), ammissibile (art. 83
cpv. 3 LStrI) e ragionevolmente esigibile (art. 83 cpv. 4 LStrI). In caso di
mancato adempimento di una di queste condizioni, la SEM dispone l’am-
missione provvisoria (art. 44 LAsi e art. 83 cpv. 1 LStrI).
D-2955/2021
Pagina 22
11.5
11.5.1 Secondo prassi costante del Tribunale, circa la valutazione degli
ostacoli all’esecuzione dell’allontanamento vale lo stesso apprezzamento
della prova consacrato al riconoscimento della qualità di rifugiato, ovvero il
ricorrente deve provare o per lo meno rendere verosimile l’esistenza di un
ostacolo all’esecuzione dell’allontanamento (cfr. DTAF 2011/24 con-
sid. 10.2).
11.5.2 Lo stato di fatto determinante in materia di esecuzione dell’allonta-
namento è quello che esiste al momento in cui statuisce il TAF. Esso tiene
pertanto conto dell’evoluzione della situazione posteriormente al deposito
della domanda d’asilo (cfr. DTAF 2010/57 consid. 2.6 e riferimenti ivi citati).
12.
12.1 A norma dell’art. 83 cpv. 3 LStrI l’esecuzione dell’allontanamento non
è ammissibile quando comporterebbe una violazione degli impegni di diritto
internazionale pubblico della Svizzera. Detto disposto non si esaurisce
nella massima del divieto di respingimento (art. 5 cpv. 1 LAsi). Anche altri
impegni di diritto internazionale possono essere ostativi all’esecuzione del
rimpatrio, in particolare l’art. 3 CEDU o l’art. 3 della Convenzione contro la
tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti del 10 di-
cembre 1984 (Conv. tortura, RS 0.105). L’applicazione di tali disposizioni
presuppone, peraltro, l’esistenza di serie e concrete ragioni per ritenere
che lo straniero possa essere esposto, nel paese verso il quale sarà allon-
tanato, a dei trattamenti contrari a detti articoli; l’esistenza di ragioni serie
e concrete deve essere resa verosimile dall’interessato (cfr. DTAF 2008/34
consid. 10; Giurisprudenza e informazioni della Commissione svizzera di
ricorso in materia d’asilo [GICRA] 2005 n. 4 consid. 6.2 e GICRA 1996
n. 18 consid. 14b lett. ee).
12.2 Nel caso in esame il Tribunale rileva come il ricorrente non sia riuscito
a dimostrare l’esistenza di seri pregiudizi o il fondato timore di essere espo-
sto a tali pregiudizi ai sensi dell’art. 3 LAsi. Pertanto, l’ammissibilità del rin-
vio verso la Turchia risulta, anche sotto l’aspetto dell’art. 5 cpv. 1 LAsi, pa-
cifica. Per di più, per i motivi già sopra esposti (cfr. consid. 9.2.2), non sono
ravvisabili elementi che possano far ritenere, con una probabilità prepon-
derante, che l’insorgente possa essere sottoposto ad una pena o ad un
trattamento vietati dall’art. 3 CEDU o dall’art. 3 Conv. Tortura nel caso di un
suo rimpatrio. In particolare non risulta che il suo profilo possa concreta-
mente interessare le autorità turche, né ha dimostrato a fortiori l’esistenza
Codice campo modificato
https://www.swisslex.ch/DOC/ShowLawViewByGuid/eddc4ea5-1065-4aad-aa7b-5ff005425730/fc6cfec2-3fa0-431b-8b5f-c337b1753da9?source=document-link&SP=5%7Czpixhk https://www.swisslex.ch/Doc/ShowDocComingFromCitation/9dcf644c-8e05-49f0-80ec-96058ef72196?citationId=8fc92d9b-d745-4328-8362-0f6c8d48a370&source=document-link&SP=5%7Czpixhk https://www.swisslex.ch/Doc/ShowDocComingFromCitation/9dcf644c-8e05-49f0-80ec-96058ef72196?citationId=8fc92d9b-d745-4328-8362-0f6c8d48a370&source=document-link&SP=5%7Czpixhk
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di un rischio personale, concreto e serio di essere esposto in patria ad un
trattamento contrario ai disposti succitati (cfr. sentenza della Corte EDU
[Grande Camera] Saadi contro Italia del 28 febbraio 2008, 37201/66,
§§125 e 129 con relativi riferimenti). Per il resto, la situazione generale
circa il rispetto dei diritti dell’uomo in Turchia non conduce attualmente a
poter considerare l’esecuzione dell’allontanamento inammissibile.
13.
13.1 Giusta l’art. 83 cpv. 4 LStrI, l’esecuzione può non essere ragionevol-
mente esigibile qualora, nello Stato d’origine o di provenienza, lo straniero
venisse a trovarsi concretamente in pericolo in seguito a situazioni quali
guerra, guerra civile, violenza generalizzata o emergenza medica (si con-
fronti anche cpv. 5).
13.2 L’art. 83 cpv. 4 LStrI si applica principalmente ai cosiddetti “ réfugiés
de la violence “, ovvero agli stranieri che non adempiono le condizioni della
qualità di rifugiato, poiché non sono personalmente perseguiti, ma che fug-
gono da situazioni di guerra, di guerra civile o di violenza generalizzata.
Essa vale anche nei confronti delle persone per le quali l’allontanamento
comporterebbe un pericolo concreto, in particolare perché esse non po-
trebbero più ricevere le cure delle quali hanno bisogno o che sarebbero,
con ogni probabilità, condannate a dover vivere durevolmente e irrimedia-
bilmente in stato di totale indigenza e pertanto esposte alla fame, ad una
degradazione grave del loro stato di salute, all’invalidità o persino alla
morte. Per contro, le difficoltà socio-economiche che costituiscono l’ordi-
naria quotidianità di una regione, in particolare la penuria di cure, di alloggi,
di impieghi e di mezzi di formazione, non sono sufficienti, in sé, a concre-
tizzare una tale esposizione al pericolo. L’autorità alla quale incombe la
decisione deve dunque, in ogni singolo caso, stabilire se gli aspetti umani-
tari legati alla situazione nella quale si troverebbe lo straniero in questione
nel suo paese siano tali da esporlo ad un pericolo concreto (cfr. DTAF
2014/26 consid. 7.6-7.7 con rinvii).
13.3 Dal luglio 2015 il conflitto turco-curdo e gli scontri armati tra il PKK
(acronimo in curdo: Partîya Karkerén Kurdîstan, in italiano: Partito dei La-
voratori del Kurdistan) e le forze di sicurezze statali sono nuovamente ri-
presi nel sud-est del paese. A causa degli scontri violenti in queste regioni,
oltre che nelle province di Hakkâri e Sirnak – nelle quali il Tribunale già da
molto tempo ritiene l’esecuzione dell’allontanamento non ammissibile (cfr.
DTAF 2013/2 consid. 9.6) – vi sono anche altre province del sud-est della
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Turchia dove l’esecuzione dell’allontanamento è da considerare inammis-
sibile. Tuttavia, come ritenuto da costante giurisprudenza di questo Tribu-
nale, in Turchia non vige, ora come prima, un contesto di guerra, guerra
civile o violenza generalizzata che coinvolga l’insieme della popolazione
nella totalità del territorio nazionale (cfr. tra le tante la sentenza del TAF
D-4909/2020 del 28 giugno 2022 consid. 9.4.2 e rif. ivi citati). Tale valuta-
zione è tuttora attuale anche per le persone di etnia curda (cfr. sentenza
del TAF E-3917/2021 dell’11 gennaio 2022 consid. 8.3.2 e rif. ivi citati).
13.4 Nel caso in parola, il ricorrente è originario di B._, città sita
nell’omonima provincia nel sud-est della Turchia, dove ha trascorso buona
parte della sua vita. Tuttavia nei (circa) tre anni precedenti l’espatrio egli ha
vissuto e lavorato ad C._. Risulta pertanto ragionevolmente esigi-
bile che l’insorgente vi elegga domicilio al momento del suo rientro in patria.
Inoltre, egli è giovane, dispone di una buona formazione scolastica e pro-
fessionale e può vantare un’esperienza professionale di diversi anni quale
musicista ed insegnante, la quale gli garantiva i necessari mezzi di sussi-
stenza. Il ricorrente gode oggi di buona salute (è guarito da un tumore alla
tiroide che tiene regolarmente sotto osservazione). Ad C._ può poi
contare una solida rete di amici. Risultano pertanto dati i presupposti posi-
tivi per un reinserimento dell’insorgente in patria.
13.5 In considerazione di quanto precede, l'esecuzione dell'allontana-
mento è ragionevolmente esigibile nella fattispecie (art. 83 cpv. 4 LStrI).
14.
In ultima analisi, neppure risultano esservi impedimenti sotto il profilo della
possibilità dell’esecuzione dell’allontanamento (art. 44 LAsi e art. 83 cpv. 2
LStrI). Infatti, il ricorrente, il quali dispone di una carta d’identità, già agli atti
(N Box atto non numerato), usando la necessaria diligenza, potrà procu-
rarsi ogni documento indispensabile al rimpatrio (cfr. art. 8 cpv. 4 LAsi;
DTAF 2008/34 consid. 12).
L’esecuzione dell’allontanamento è dunque pure possibile.
15.
Ne consegue che, anche in materia di allontanamento e della sua esecu-
zione, la decisione dell’autorità inferiore va confermata.
16.
Ne discende che la decisione impugnata non viola il diritto federale né la
SEM ha abusato del suo potere d’apprezzamento né accertato in modo
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inesatto o incompleto i fatti giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi).
Altresì, per quanto censurabile, la decisione non è inadeguata (art. 49 PA).
In quanto infondato il ricorso va dunque respinto.
17.
17.1 Visto che con decisione incidentale del 3 maggio 2022 (doc. TAF 7) il
ricorrente è stato posto a beneficio dell’assistenza giudiziaria, ed è tutt’ora
indigente, non si prelevano spese processuali (art. 65 cpv. 1 PA).
17.2
17.2.1 Con la medesima decisione il Tribunale ha altresì accolto la richiesta
di concessione del gratuito patrocinio e nominato la LL.M. Derya Özgül
quale patrocinatrice d’ufficio ai sensi dell’art. 102m cpv. 1 e 3 LAsi.
17.2.2 In conformità alla prassi del Tribunale, ed in caso di rappresentanza
d’ufficio, la tariffa oraria oscilla tra i fr. 200.- ed i fr. 220.- per gli avvocati e
tra fr. 100.- e fr. 150.- per i rappresentanti professionali che non sono av-
vocati (art. 12 in relazione con l’art. 10 cpv. 2 del regolamento del 21 feb-
braio 2008 sulle tasse e sulle spese ripetibili nelle cause dinanzi al Tribu-
nale amministrativo federale [TS-TAF, RS 173.320.2]); sentenze del TAF
E-6427/2020 del 17 marzo 2022 consid. 4.2; D-29/2020 del 13 luglio 2020
consid. 12); solo le spese necessarie vengono indennizzate (art. 8 cpv. 2
TS-TAF). Poiché nel caso in narrativa la patrocinatrice del ricorrente ha
presentato la nota particolareggiata delle spese il 24 giugno 2021 e meglio
prima della pronuncia della sentenza, l’indennità è fissata dal Tribunale
sulla base della predetta (art. 14 TS-TAF).
17.2.3 Con nota d’onorario la LL.M. Derya Özgül ha postulato il riconosci-
mento di un’indennità totale fr. 3'650.95, corrispondente a 19.40 ore d’atti-
vità ad una tariffa oraria di fr. 185.-, comprensiva di un importo di fr. 12.60
per spese postali, di cui quattro ore tuttavia per l’attività di traduzione della
decisione e dei verbali (allegato 7 al doc. TAF 1).
17.2.4 In primo luogo va rilevato che la tariffa oraria applicata non rientra
nei limiti considerati per i mandatari professionali che non beneficiano di
un brevetto d’avvocato, ed è quindi da ricondurre a fr. 150.- all’ora.
L’attività svolta in concreto dalla mandataria è consistita in particolare nella
stesura di un ricorso di undici pagine, una replica di due pagine, alcuni
scritti di sollecito, un colloquio di 2 ore e 30 minuti con il ricorrente e suo
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padre. Per la stesura del ricorso e lo studio degli atti ha fatturato il corri-
spettivo di 12 ore e 30 minuti, oltre a 40 minuti a titolo di ricerche in rete.
Per l’attività di patrocinio la ricorrente ha pertanto fatturato il corrispettivo
di 15 ore e 40 minuti. Non essendo stata conteggiata la breve replica si
possono riconoscere globalmente 16 ore e 30 minuti (si confronti anche
sentenza del TAF D-2843/2020 del 10 marzo 2021 consid. 9.2). L’onorario
per patrocinio d’ufficio può quindi essere complessivamente fissato in
fr. 2'475.-, a cui vanno ad aggiungersi fr. 12.60 per spese postali, per un
totale di fr. 2'487.60. Siccome la patrocinatrice non è assoggettata all’IVA,
non viene attribuito un importo supplementare a questo titolo.
La patrocinatrice ha inoltre postulato il riconoscimento di spese per fr. 740.-
(corrispondenti a 4 ore di lavoro a fr. 185 l’ora) quale corrispettivo per la
traduzione dei verbali di audizione e della decisione impugnata. Per il la-
voro necessario svolto ai fini di poter eseguire il mandato questo Tribunale
può riconoscere un importo massimo di fr. 320.- (4 x fr. 80.- allora; si con-
fronti in proposito la sentenza del TAF D-2843/2020 del 10 marzo 2021
consid. 9.2).
L’indennità totale di patrocinio si attesta quindi a fr. 2'807.60 (2'487.60 +
fr. 320.-).
18.
La presente decisione non concerne una persona contro la quale è pen-
dente una domanda d’estradizione presentata dallo Stato che ha abban-
donato in cerca di protezione, per cui non può essere impugnata con ri-
corso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83
lett. d cifra 1 LTF).
La pronuncia è quindi definitiva.
(dispositivo alla pagina seguente)
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