Decision ID: 54689a13-0e54-5a04-9b71-fde1177f8e52
Year: 2000
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: civil_law

in fatto: A. _ _ ha promosso il 29 marzo 1999 azione di divorzio davanti al Pretore della giurisdizione di Locarno Città contro la moglie _. Nella sua risposta del 25 giugno 1999 quest'ultima si è opposta al divorzio, chiedendo – in via subordinata – un contributo alimentare di fr. 1000.– mensili, l'attribuzione della metà della prestazione di libero passaggio del marito e il versamento di una somma imprecisata in liquidazione del regime dei beni.
B. In seguito all'entrata in vigore del nuovo diritto del divorzio, con ordinanza del 5 gennaio 2000 il Pretore ha invitato le parti a formulare eventuali osservazioni sui temi toccati dalla modifica legislativa. Il 18 gennaio 2000 _ _ ha dichiarato di ritirare la petizione, riservandosi di presentare una nuova domanda di divorzio dopo quattro anni di separazione. Statuendo il 19 gennaio 2000, il Pretore ha stralciato la causa dai ruoli. Le spese, con una tassa di giustizia di fr. 600.–, sono state poste a carico dell'attore, compensate le ripetibili.
C. Contro il decreto appena citato _ _ è insorta con un appello dell'8 febbraio 2000 nel quale chiede la riforma del giudizio impugnato nel senso che le sia riconosciuta un'indennità di fr. 3200.– per ripetibili. Nelle sue osservazioni del 13 marzo 2000 _ _ propone di respingere l'appello e confermare il decreto del Pretore.

Considerando
in diritto: 1. L'appellante chiede che il giudizio di primo grado sia riformato “nel senso dei considerandi sopraccitati” (appello, pag. 4). Ora, l'atto di appello deve contenere – sotto pena di nullità (art. 309 cpv. 5 CPC) – precise domande intese alla modifica della sentenza impugnata (art. 309 cpv. 2 lett. e CPC; Cocchi/Trezzini, CPC massimato e commentato, Lugano 2000, n. 13 ad art. 309). Ciò non è il caso in concreto. Se non che, la sanzione della nullità va applicata con cautela. Nella fattispecie, dalle motivazioni emerge senza equivoco la volontà dell'appellante di chiedere la riforma del dispositivo sugli oneri processuali di prima istanza nel senso che le sia riconosciuta un'indennità di fr. 3200.– per ripetibili. Sotto questo profilo l'appello, nonostante le carenze formali, può essere considerato ricevibile (Cocchi/Trezzini, op. cit., n. 18 ad art. 309 CPC).
2. In materia di spese e ripetibili, un decreto di stralcio per avvenuta transazione, ritiro dell’azione o acquiescenza (art. 352 CPC) è senz’altro appellabile (Rep. 1985 pag. 145 in fondo). Analogo principio vale per i decreti di stralcio dovuti a sopravvenuta carenza d’oggetto, mancanza di interesse giuridico o perenzione processuale (art. 351 CPC; I CCA, sentenze del 9 luglio 1999 in re G. consid. 1, dell’8 novembre 1995 in re S.-W., e del 6 dicembre 1994 in re Di R. consid. 2). Ciò premesso, l'appello può essere vagliato nel merito.
3. L'appellante postula l'attribuzione di ripetibili poiché il marito, in seguito al ritiro della domanda di divorzio, dev'essere considerato soccombente. A dire dell'appellante, non soccorrono motivi per derogare al principio enunciato dall'art. 148 cpv. 1 CPC, dato che “al momento dell'inoltro della petizione, 29 marzo 1999, [l'attore] sapeva che la moglie si opponeva (...) alla sua richiesta” e, d'altro canto, “egli era a conoscenza che né con il vecchio diritto né con il nuovo avrebbe potuto ottenere il divorzio” (appello, punto 3, pag. 3 nel mezzo).