Decision ID: 97936647-a3df-5881-8544-b66440a79f16
Year: 1999
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_002
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: civil_law

in fatto:
A.
L’attrice sostiene di avere fornito e posato nel 1995 su incarico della convenuta dei pavimenti e i bagni per la sua casa di _ contro una mercede che dai previsti fr. 80’178.-- è lievitata a fr. 114’891.-- a seguito di modifiche contrattuali e della richiesta di opere supplementari.
Stanti l’esecuzione dei lavori a regola d’arte e il pagamento di acconti per fr. 55’000.--, vi sarebbe un credito dell’attrice di fr. 59’891.-- oltre interessi, oggetto della presente causa.
La convenuta si è opposta alla petizione lamentando ritardi nell’esecuzione compimento dell’opera, mai terminata, contestando parzialmente la fatturazione e denunciando l’esistenza di gravi difetti.
B.
Il Pretore, stante la mancata esecuzione di determinati lavori, ha ritenuto l’opera non compiuta, con il che non si porrebbero problemi quo alla tempestività della notifica dei difetti, gravanti l’opera per un costo di riparazione di almeno fr. 61’893.--. Essendo tale importo in ogni caso superiore al credito dell’attrice, la petizione andrebbe respinta senza necessità di determinare l’esatto importo della mercede corrispondente ai lavori effettivamente eseguiti.
C.
Con l’appello l’attrice contesta la decisione di non ritenere consegnata l’opera nel dicembre del 1995, data la natura meramente subordinata dei piccoli lavori mancanti alla sua completazione. Ne conseguirebbe che, contrariamente a quanto deciso dal Pretura, il termine per la notifica dei difetti ha iniziato a decorrere ed è stato disatteso dalla convenuta, che commetterebbe abuso di diritto invocando la difettosità dell’opera e che quindi nulla potrebbe ottenere invocando il diritto alla garanzia per i vizi dell’opera.
Gli asseriti difetti sarebbero comunque da ascrivere alla convenuta in applicazione dell’art. 369 CO, mentre del tutto corretta sarebbe la fatturazione dell’appaltatrice, così che si giustificherebbe l’integrale accoglimento della petizione.
D.
Delle osservazioni della convenuta al gravame, del quale chiede la reiezione con protesta di spese e ripetibili, si dirà, per quanto necessario, nei successivi considerandi.

Considerato
in diritto:
1.
Secondo l’art. 367 CO, premessa per l’esercizio dei diritti di garanzia per i difetti spettanti al committente è la tempestiva notifica dei vizi dell’opera, che deve avvenire non appena questi sono stati scoperti.
Come rettamente rileva il Pretore, premessa per la decorrenza del breve termine di notifica dei difetti è l’avvenuta consegna dell’opera dall’appaltatore al committente, la quale può validamente avvenire solo nel caso in cui essa sia stata completata dall’artigiano (
DTF
118 II 149;
Gauch
, Der Werkvertrag, 4. edizione, n. 101;
Bühler
, Zürcher Kommentar, n. 6 e 7 ad art. 367 CO), in difetto di che da un lato non diviene esigibile la mercede dell’appaltatore (
II CCA
12 gennaio 1995 in re B. SA/Z.) e dall’altro lato risultano inapplicabili gli art. 367 e segg. CO (
II CCA
9 dicembre 1994 in re P./I. SA), dal che l’impossibilità della qui invocata perenzione dei diritti di garanzia del committente.
2.
La prima questione da risolvere è di conseguenza quella a sapere se nel caso di specie si possa ritenere avvenuta la consegna dell’opera completa ai sensi di legge.
2.1
Secondo la dottrina, un’opera è completa, e quindi atta ad essere consegnata, quando tutti i lavori necessari al suo compimento sono stati eseguiti (
Gauch
, opera citata, n. 101;
Bühler
, opera citata, n. 7 ad art. 367 CO), ivi compresi -per le opere immobiliari- la pulizia del cantiere (
Bühler
, ibidem) o in genere altri lavori di dettaglio quali ad esempio la messa in funzione e regolazione di un apparecchio (“Feineinstellung”) o la verifica del funzionamento di un programma informatico (
Gauch
, opera citata, n. 102).
2.2
Non è controverso che l’opera fornita dall’attrice non era in tal senso a tutti gli effetti terminata, mancando la fornitura e il montaggio dello specchio del locale sauna e dei vetri su misura di due docce (petizione, punto 2, pag. 2; doc. B, pag. 1) ed inoltre -secondo la convenuta- anche la sistemazione dei difetti constatati in corso di esecuzione dell’opera (duplica, punti 2 e 3, pag. 2 e 3). Fatta salva la questione dei difetti, non attinente a quella della completazione e della consegna dell’opera -che possono avvenire anche se questa presenta dei difetti (
Gauch
, opera citata, n. 106)-, il valore delle opere mancanti può essere stimato in circa fr. 1’500.-- (doc. 4, pag. 7: “mobile sauna (compreso specchio da fornire) fr. 800.--” dopo la modifica dell’ordinazione; i vetri delle docce possono invece essere quelli da fr. 451.-- cadauno del bagno padronale e del bagno degli ospiti, doc. 4, pag. 4 e 6), il che potrà anche apparire marginale per rapporto all’importo complessivo della mercede, ma impone in ogni caso di affermare che l’opera non era completa.
2.3
Al predetto principio dell’esigenza dell’oggettiva completazione dell’opera può essere derogato, in applicazione del principio della buona fede (invocato dall’appellante), quando l’appaltatore ha fornito l’opera incompleta nella per il committente riconoscibile intenzione di fornire con ciò l’opera terminata, e il committente, con o senza riserve, prende in consegna una simile opera, dovendosi in tal caso ritenere l’opera consegnata ai sensi di legge (
Bühler
, opera citata, n. 8 ad art. 367 CO).
Un simile caso non ricorre tuttavia nella fattispecie: l’attrice non ha in effetti mai ritenuto di avere fornito l’intera prestazione contrattuale, ma ha al contrario esplicitamente accennato alla necessità di ultimare i lavori non appena in possesso del materiale necessario (cfr. la nota in calce al doc. 4, pag. 1), attitudine confermata dal fatto che essa con quel documento presentava un “riepilogo generale” e non una liquidazione finale, laddove la differenza consiste nel fatto che con tale conteggio essa non ha richiesto -come sarebbe stato normale in caso di completazione dell’opera- il pagamento dell’intero saldo in proprio favore, ma solo di un acconto di fr. 40’000.-- su di un preteso credito di oltre fr. 55’000.--, dal che l’implicito riconoscimento del fatto che il rapporto contrattuale non era così terminato. Analogamente, la convenuta dalle comunicazioni dell’attrice non poteva inferire la non esplicitata volontà della consegna dell’opera terminata, così che essa non commette abuso di diritto nel non considerare avvenuta la consegna dell’opera finita. Né un simile abuso può essere ravvisato nel fatto che la convenuta -a detta dell’attrice- non avrebbe dato seguito allo scritto doc. I del 2 febbraio 1996 con cui l’attrice annunciava l’arrivo del materiale mancante, essendo se del caso dovere dell’appaltatrice di porre formalmente in mora la committente con l’assegnazione di un termine per l’accettazione della prestazione in questione, in assenza del quale se ne deve rimanere alla constatazione della mancata fornitura dell’opera completa.
2.4
Merita pertanto conferma la decisione del Pretore di considerare non avvenuta la consegna dell’opera completa senza che in ciò possa essere ravvisato abuso di diritto da parte della committente.
3.
Accertato ciò, risultano inconferenti siccome premature tutte le altre tematiche esaminate nel giudizio impugnato e nel gravame, ossia quelle relative all’effettivo quantum della mercede, alla difettosità dell’opera e alla relativa notifica, alla responsabilità delle parti per i difetti accertati e alle conseguenze dell’esistenza di tali difetti sull’eventuale credito per mercedi dell’attrice.
Infatti, come si è detto al consid. 1, la mancata completazione dell’opera ha reso impossibile la sua valida consegna alla committente, in difetto di che la pretesa per mercedi non è divenuta esigibile (
II CCA
12 gennaio 1995 citata;
Bühler
, opera citata, n. 11 ad art. 372 CO;
Gauch
, opera citata, n. 1155) come la convenuta ha regolarmente eccepito con l'allegato di risposta (ad 2. pag. 3). Non essendosi la convenuta dipartita dal contratto per il motivo della ritardata consegna dell’opera, e non risultando una pattuizione per cui la committente era tenuta all’integrale pagamento della mercede prima della consegna dell’opera (in senso contrario: doc. A), la richiesta di pagamento andava di conseguenza respinta già solo per il motivo dell’inesigibilità della pretesa, con la futura riserva di ogni altra argomentazione della committente attinente all’ammontare della mercede e alla qualità dell’adempimento dell’appaltatrice.
Ne consegue, ai sensi dei considerandi, la reiezione del gravame.
Tassa di giustizia, spese e ripetibili, seguono la soccombenza (art. 148 CPC).