Decision ID: 3d7aee6a-f071-5b24-95a2-3693e027f98d
Year: 2007
Language: it
Court: TI_TCA
Chamber: TI_TCA_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: public_law

ritenuto,
in fatto
A. Nella seduta del 1° marzo 2004 il consiglio comunale del già comune di _ ha adottato la revisione del piano regolatore. In quella sede i mapp. _4, di proprietà PI 3, e _8, _6, _9 e _04, di proprietà dell'PI 2, ubicati in località _, sono stati inseriti nella zona per edifici ed attrezzature di interesse pubblico (EAP; cfr. il piano di queste zone, l’art. 52 NAPR e la tabella annessa alle stesse). Il mapp. _4, attribuito al comparto 15a, è stato previsto per la costruzione di un ospedale (già realizzato) e la formazione di un parco e/o una zona verde attrezzata. Le altre particelle, inserite nel comparto 15b, sono invece state destinate alla costruzione di un autosilo per un massimo di 250 posti auto e di una sala multiuso, con possibilità di inserire nella costruzione piccoli negozi, uffici e un locale ristoro. I parametri edificatori per questa infrastruttura sono: indice di occupazione 50%, altezza massima 16,25 m, distanza dai confini 7 m, distanza dalla strada secondo le linee di arretramento. Il piano suddivide come segue il numero dei posteggi che possono essere realizzati: 117 per l’PI 3, 100 per l’_), 33 per la sala multiuso ed i negozi. I posteggi di lunga durata potranno essere 188 (80 per l’PI 3 e 100 per _), quelli di corta durata 62 (29 per l’PI 3 e 33 per la sala multiuso ed i negozi).
La revisione del piano regolatore riconfermava, per questi fondi, lo statuto pianificatorio che era stato loro impresso nel previgente ordinamento, che aveva costituito l’oggetto di una variante, approvata dal Consiglio di Stato con risoluzione 16 settembre 2003 (n. 4004).
Sia soggiunto, per completezza, che con iscrizione a registro fondiario 21 gennaio 2005 i fondi di proprietà dell’PI 2 sono stati riuniti in una sola particella, mapp. _8.
B. Con ricorso 16 giugno 2004 RI 1, proprietario del mapp. 4_2, ubicato nelle immediate vicinanze dei fondi appena citati, è insorto avverso quella deliberazione dinanzi al Consiglio di Stato, al quale ha chiesto di non approvare l’area EAP in discussione. Egli ha sostenuto che l’avversata area favoriva un privato (l’PI 2) a scapito della collettività, ma in particolare di proprietari dei fondi ubicati nella località _, che avrebbero subito le conseguenze di un incremento del traffico senza che un interesse legittimo e preponderante lo giustificasse. L’insorgente ha inoltre criticato il fatto che le autorità avessero autorizzato la riedificazione dell’ospedale senza risolvere il problema dei parcheggi, che avrebbero potuto essere inferiori di numero e ubicati sotto la struttura, ed inoltre che l’autosilo avrebbe dovuto soddisfare anche i bisogni _.
C. Con risoluzione _ 2006 (n. _6) il Consiglio di Stato ha approvato la revisione del piano regolatore e respinto il gravame di RI 1 (cfr. ris. cit., pag. 61 seg.). Il Governo ha rinviato, a questo scopo, ai motivi svolti in sede di approvazione della variante _ 2003 (n. 4_4), dove esso aveva ritenuto che la realizzazione di un autosilo fosse conforme alla politica cantonale sui posteggi.
D. Con ricorso 16 marzo 2006 RI 1 si aggrava a questo tribunale contro il giudicato governativo, ribadendo i motivi e le domande già sottoposte all’istanza inferiore. Chiede anche l’e-sperimento di un sopralluogo.
La divisione della pianificazione territoriale, l'PI 2 ed il municipio chiedono al tribunale di respingere l'impugnativa. L'PI 3 comunica di non formulare osservazioni; sottolinea tuttavia l’assoluta necessità di dotare l’ospedale dei posteggi.
E. a. Il 23 novembre 2006 si sono tenuti l’udienza ed il sopralluogo in contraddittorio; durante quest’ultimo sono state scattate alcune fotografie dei luoghi, acquisite in seguito agli atti.
b. In quell’occasione RI 1 ha chiesto al tribunale di verificare la legittimità della risoluzione impugnata alla luce della successiva risoluzione _ 2006 (n. 4_9), attraverso la quale il Consiglio di Stato, chiamato ad evadere i ricorsi presentati - tra l’altro dal qui insorgente - contro la licenza edilizia frattanto rilasciata dal municipio di _ all’PI 2 per l’edificazione dell’autosilo, ha ritenuto di non essere in grado di decidere la controversia per mancanza del raggiungimento del numero di tre membri (quorum) richiesto a questo scopo dall’art. 16 cpv. 1 del Regolamento sull’organizzazione del Consiglio di Stato e dell’Amministrazione del 26 aprile 2001. In quest’ultima decisione il Governo, fondandosi verosimilmente sull’art. 32 PAmm e sul relativo rinvio all’art. 26 CPC, ancorché queste disposizioni non siano state citate nella risoluzione, ha difatti ritenuto che tre tra i suoi membri dovevano astenersi dalla partecipazione alla decisione per i seguenti motivi: a) la Consigliera _ M_ P_, in quanto sorella della municipale di _ _; b) la Consigliera _ P_, in quanto membro del consiglio di amministrazione dell’PI 3; il Consigliere _ G_, in quanto membro del consiglio _. Di conseguenza, il Consiglio di Stato ha trasmesso per evasione tutti i ricorsi a questo tribunale. RI 1 ha pertanto chiesto al tribunale di verificare se il Consiglio di Stato non avesse dovuto applicare gli stessi principi anche nella presente procedura.
Alle parti è quindi stato fissato un termine per prendere posizione su questo incidente.
c. Il Consiglio di Stato mette in dubbio l' obbligo di astensione della Consigliera _ M_ P_, perché il piano regolatore è stato proposto ed adottato dalle autorità del già comune di _, non da quelle di _, dove la sorella _ M_ B_ è municipale; anche con l’astensione dei Consiglieri _ P_ e _ G_ il quorum prescritto dall’ art. 16 cpv. 1 del Regolamento sull’organizzazione del Consiglio di Stato e dell’Amministrazione del 26 aprile 2001 può dunque essere raggiunto. Il Governo attira altresì l’attenzione sulla natura giuridica particolare del piano regolatore: qualora se ne privilegiasse l’aspetto normativo, verrebbe meno un obbligo generale di astensione dei Consiglieri di Stato.
L’PI 2, che solleva delle perplessità in merito alla tempestività della domanda, sostiene che alla fattispecie ritorna applicabile esclusivamente l’art. 15 cpv. 1 del Regolamento sull’organiz-zazione del Consiglio di Stato e dell’Amministrazione del 26 aprile 2001, secondo cui i Consiglieri di Stato devono astenersi solo quando abbiano un interesse personale diretto: poiché nessun membro ha siffatto interesse nella causa, l’eccezione sollevata dal ricorrente dev’essere respinta.
Il RA 2 si rimette al prudente giudizio del tribunale, mentre l’PI 3 comunica di non entrare nel merito dell’incidente.
Preso atto di queste osservazioni, RI 1 conferma le domande ricorsuali, indipendentemente dall’accoglimento dell’eccezione.
Considerato,

in diritto
1. La competenza del Tribunale cantonale amministrativo, in cui è stato integrato il Tribunale della pianificazione del territorio con effetto al 14 luglio 2006 (BU 2006, pag. 215 segg.), è data (art. 38 cpv. 1 LALPT). Il ricorso è
tempestivo (art. 38 cpv. 1 LALPT) e la legittimazione del ricorrente certa (art. 38 cpv. 4 lett. b LALPT). L'impugnativa è dunque ricevibile in ordine.
2. Ogni membro di autorità deve astenersi dal suo ufficio qualora l’indipendenza o l’imparzialità sia compromessa (art. 55 cpv. 1 Cost. cant.). La legge regola i motivi di esclusione e ricusa (art. 55 cpv. 2 Cost. cant.). Per i membri delle autorità amministrative l’art. 32 cpv. 1 PAmm rinvia ai motivi di astensione e di ricusa previsti dal codice di procedura civile (CPC).
Giusta l’art. 26 CPC ogni giudice o segretario è escluso dalle proprie funzioni: a) se è marito, moglie, ascendente o discendente, patrigno o matrigna, figliastro o figliastra, fratello o sorella, fratellastro o sorellastra, zio o zia, nipote, suocero o suocera, genero o nuora, cugino o cugina, cognato o cognata di una delle parti o dei patrocinatori o procuratori; b) se egli o i suoi congiunti nei suddetti gradi hanno interesse nella causa o in altra vertente su identica questione di diritto; c) se ha dato un referto nella causa, se è stato patrocinatore di una parte o ha deposto in essa come perito oppure ne ha conosciuto come magistrato in altro grado del processo o come arbitro; o vi è intervenuto come procuratore pubblico o giudice dell’istruzione e dell’arresto; d) se è tutore, curatore, datore di lavoro, erede presunto di una delle parti, se inoltre è amministratore o gerente di una persona giuridica che ha interesse nella causa.
Secondo, l’art. 27 CPC le parti possono ricusare il giudice o il se-gretario nei casi in cui questi sono esclusi, come pure: a) se vi è grave inimicizia tra il giudice o il segretario e alcuna delle parti; b) in ogni altro caso in cui esistono gravi ragioni.
La ricusa o l’obbligo di astensione della maggioranza del Consiglio di Stato è decisa dal Tribunale cantonale amministrativo (art. 32 cpv. 2 e 7 PAmm).
3. L’PI 2 chiede di verificare preliminarmente la tempestività della domanda del ricorrente.
3.1. Giusta l’art. 32 cpv. 3 PAmm, la ricusa si propone con istanza motivata, contemporaneamente al primo atto di causa, oppure tosto che si verifichi o sia scoperta. Non è più proponibile da chi sia passato espressamente o tacitamente ad atti successivi (art. 32 cpv. 4 PAmm).
Per quanto concerne i casi di astensione, l’art. 32 cpv. 6 PAmm prevede che il funzionario o il giudice amministrativo che riconosce in sé un motivo di astensione deve darne comunicazione alle parti precisandone le ragioni; l’astensione - soggiunge il cpv. 7 della norma -
“è decisa come ai capoversi precedenti”
.
Non è chiaro se il rinvio di cui al cpv. 7 dell’art. 32 PAmm si riferisca anche ai termini fissati al cpv. 3 entro cui dev’essere presentata l’istanza di ricusa ed agli effetti decadenziali nel caso di passaggio ad atti successivi previsti al cpv. 4 della testé menzionata disposizione. Il problema non merita ad ogni buon conto di essere approfondito. In effetti, comunque sia, il comportamento di una parte nel procedimento amministrativo dev’essere sempre rispettoso del principio generale della buona fede (art. 5 cpv. 3 Cost.). Per questo motivo, una volta a conoscenza di un caso di astensione, la parte è tenuta a sollevarlo senza indugio; in caso contrario essa perde - in linea di principio - il diritto di prevalersene (DTF 132 II 485 consid.
4.3.; Bovay, Procédure administra-tive, Berna 2000, pag. 123; Merkli/Aeschlimann/Herzog, Kom-mentar zum Gesetz über die Verwaltungsrechtspflege im Kanton Bern, Berna 1997, N. 5 ad art. 9; Schindler, Die Befangenheit der Verwaltung, Zurigo 2002, pag. 207 segg.).
Allo scopo di meglio definire gli obblighi della parte in questo preciso contesto va sottolineato che il principio d’imparzialità di un funzionario dell’amministrazione riveste pubblico interesse e dev’essere rispettato d’ufficio. Spetta quindi in primo luogo al funzionario chiamato a decidere di verificare la sussistenza di un caso di astensione che lo possa colpire e di segnalarlo alle parti (cfr. art. 32 cpv. 6 PAmm). Ad una parte può quindi essere rimproverata un’omessa tempestiva segnalazione di un caso di astensione in dispregio del principio della buona fede solo quando il funzionario interessato non lo ha individuato e notificato, rispettivamente non lo avrebbe dovuto individuare e notificare, ed alla condizione che la parte abbia avuto la possibilità di riconoscere questa fattispecie per tempo, prestandole la dovuta diligenza. Non bisogna poi porre delle esigenze troppo severe in merito al grado di attenzione richiesta alla parte, poiché di principio essa può presumere l’imparzialità dell’autorità; per decidere in merito dipenderà anche dalle conoscenze giuridiche della parte stessa rispettivamente se essa è assistita da un legale (cfr. Schindler, op. cit., pag. 208 seg.).
3.2. In concreto, l’insorgente era assistito da un patrocinatore al momento dell’inoltro del ricorso dinanzi al Consiglio di Stato, del 16 giugno 2004; del pari, egli si è fatto assistere da un (altro) patrono per impugnare la risoluzione di quest’ultimo dinanzi al tribunale il 16 marzo 2006. L’insorgente non ha tuttavia eccepito alcunché in merito alla capacità dei membri del Consiglio di Stato di approvare il piano regolatore del comune di _, frattanto aggregato, con le elezioni comunali che hanno avuto luogo il _ 2004, con quello di _ (BU _), e di evadere il suo ricorso rivolto contro la zona EAP finalizzata a permettere la realizzazione dell’autosilo in favore, in primis_PI 3 e dell’_.
Ora, dimostrando un minimo di attenzione, non poteva di certo sfuggire ai due differenti patrocinatori, il primo oltretutto attivo in politica a livello cantonale, ma nemmeno al ricorrente stesso che la Consigliera di Stato _ M_ P_ fosse sorella della municipale di _ _ M_ B_, trattandosi di un fatto notorio. Bisogna quindi ritenere che, omettendo di tempestivamente notificare l’obbligo di astensione della Consigliera di Stato _ M_ P_, il ricorrente abbia perso il diritto di prevalersene a questo stadio della lite. Va ad ogni buon conto rilevato, con il Consiglio di Stato (cfr. osservazioni 19 dicembre 2006), che _ M_ B_ non aveva partecipato a nessun titolo alla deliberazione a livello comunale, poiché adottata dalle autorità del già comune di _, di cui essa non ha mai fatto parte; se questa circostanza possa giovare alla partecipazione della sorella alla risoluzione governativa impugnata è quesito che, a questo punto, non deve più essere esaminato e risolto.
Meno evidenti appaiono invece gli incarichi svolti dalla Consigliera _ P_, quale membro del consiglio di amministrazione dell’PI 3, e del Consigliere _ _ G_, in veste di membro del consiglio _. La notorietà dei predetti è difatti dovuta, prevalentemente, alla loro appartenenza al Governo; essi vengono inoltre identificati, in primo luogo, in quanto responsabili di un preciso dipartimento. Lo svolgimento di funzioni esecutive, ancorché importanti, presso enti di diritto pubblico attivi nel loro specifico settore di attività governativa, è invece meno conosciuto al pubblico; è d’altra parte oggettivamente difficile distinguere in quale veste operi e a quale titolo si esprima un Consigliere di Stato che è nel contempo membro di organi di istituti pubblici decentrati. La partecipazione dei predetti membri del Governo nei menzionati consigli dei due enti che avrebbero beneficiato dei posteggi ricavati nell’autosilo in oggetto non avrebbe però dovuto sfuggire ad un avvocato iscritto all’albo; a maggior ragione, com’è stato precisato, al primo patrocinatore del ricorrente, che era addirittura attivo nella politica cantonale. Una consultazione dei siti internet di questi enti avrebbe, se del caso, agevolmente permesso ai legali di fugare eventuali dubbi in materia. Il problema della perenzione della facoltà del ricorrente di richiamarsi all’obbligo di astensione dei due Consiglieri di Stato può, ad ogni buon conto rimanere irrisolto, poiché questi non erano tenuti a tanto.
4. 4.1. Per decidere in merito, non possono anzitutto essere ascoltate le obiezioni sollevate dalle controparti in merito all’applica-zione dell’art. 32 PAmm e relativo rinvio agli art. 26 seg. CPC.
Nelle osservazioni 19 dicembre 2006 il Consiglio di Stato attira l’attenzione sulla natura giuridica particolare del piano regolatore, cui si applicano talora i principi che valgono per le norme generali e astratte, talaltra le regole che concernono le decisioni concrete: qualora se ne privilegiasse l’aspetto normativo, verrebbe meno, a suo giudizio, un obbligo generale di astensione dei Consiglieri di Stato. Ora, tuttavia, a prescindere dal fatto che l’approvazione di un piano regolatore ha carattere di decisione (Waldmann/Hänni, Raumplanungsgesetz, Berna 2006, ad art. 26 n. 16), al pari del giudizio sui ricorsi inoltrati contro di esso, la pianificazione di una zona EAP ben definita e della relativa, specifica normativa in vista della realizzazione di un preciso impianto sancite attraverso un piano regolatore - che è il solo oggetto del contendere in questa sede - riveste incontestabilmente natura di decisione concreta (DTF 116 Ia 207, consid. 3b con rinvii), non di atto normativo.
Nemmeno può essere condivisa l’ipotesi, affacciata dall’PI 2, secondo cui alla fattispecie ritornerebbe applicabile esclusivamente l’art. 15 cpv. 1 del Regolamento sull’organizzazione del Consiglio di Stato e dell’Amministrazione del 26 aprile 2001, a norma del quale i Consiglieri di Stato devono astenersi solo quando abbiano un interesse personale diretto. In effetti, giusta il cpv. 2 dello stesso Regolamento,
se si tratta di prendere decisioni o statuire su ricorsi
, è applicabile l’art. 32 PAmm; applicabilità che, del resto, sarebbe già data anche senza questa riserva.
4.2. Le disposizioni sull’astensione e sulla ricusa previste agli art. 26 seg. CPC sono volte ad attuare il diritto ad un giudice indipendente e imparziale sancito all’art. 30 cpv. 1 Cost., rispettivamente all’art. 6 n. 1 CEDU, che per principio ha la stessa portata. La garanzia del diritto a un giudice indipendente e imparziale è volta ad escludere l'influsso sulla decisione di circostanze estranee al processo, che potrebbero privarla della necessaria oggettività, a favore o a pregiudizio di una parte: al giudice sottoposto a simili influenze verrebbe meno la qualità di "giusto mediatore". La ricusa riveste un carattere eccezionale. Dal profilo oggettivo occorre ricercare se il magistrato ricusato offra le necessarie garanzie per escludere ogni legittimo dubbio di parzialità. Vengono considerati, in tale ambito, anche aspetti di carattere funzionale e organizzativo e vien posto l'accento sull'importanza che possono rivestire le apparenze stesse. Entrano comunque in considerazione soltanto motivi seri che consentano di dubitare dell'imparzialità e dell'indipendenza del magistrato chiamato a statuire. Semplici supposizioni non bastano. Sono ad ogni modo sufficienti circostanze oggettivamente idonee a suscitare l'apparenza di prevenzione. Non occorre al riguardo dimostrare che il magistrato ricusato sia effettivamente prevenuto (RDAT I-2002 n. 7 consid. 2.1. seg. con rinvii).
4.3. Il Consiglio di Stato non è un tribunale. È un organo esecutivo al quale la legge assegna a titolo accessorio funzioni giurisdizionali. Vero è che anche il Consiglio di Stato è tenuto a rispettare il requisito dell'imparzialità. Tale requisito non discende tuttavia dagli art. 30 cpv. 1 Cost. e 6 n. 1 CEDU, ma dall'art. 29 cpv. 1 Cost., che si riallaccia all'art. 4 vCost.. Al riguardo occorre in effetti tener debitamente conto del fatto che le autorità superiori del potere esecutivo assumono innanzitutto un ruolo di governo, di direzione e di gestione e che esercitano soltanto accessoriamente attività giurisdizionali. Le loro mansioni implicano un cumulo di funzioni diverse, che non possono essere separate senza pregiudicare l'efficacia della gestione e la legittimità democratica e politica delle corrispondenti decisioni. Diversamente dagli art. 6 n. 1 CEDU e 30 cpv. 1 Cost., l'art. 29 cpv. 1 Cost. non impone quindi l'indipendenza e l'imparzialità come massima d'organizzazione delle autorità governative, amministrative o di gestione. La loro indipendenza deve essere valutata secondo le specificità della fattispecie. In quest'ambito l'art. 29 cpv. 1 Cost. non offre dunque una garanzia equivalente a quella degli art. 6 n. 1 CEDU e 30 cpv. 1 Cost. (art. 58 vCost.), che per principio sono applicabili soltanto ai tribunali (RDAT cit., consid. 2.3. con rinvii). In quest’ordine di idee il tribunale federale ha ripetutamente deciso che i funzionari o i membri delle autorità devono astenersi rispettivamente possono essere ricusati solo quando vantano un interesse personale in relazione all’oggetto che devono trattare, non quando tutelano degli interessi pubblici (da ultimo ZBl 2005, pag. 634 segg., consid. 3.6.1. con rinvii). Ferma questa indispensabile premessa, ossia che vengano perseguiti (solo) pubblici interessi, questo principio si applica anche quando queste persone intervengono a doppio titolo, svolgendo cioè un doppio ruolo, su un determinato oggetto (cfr. per un sunto della giurisprudenza e della dottrina, oltre alla sentenza testé citata, Schindler, op. cit., pag. 171 seg.; inoltre, in particolare, per quanto concerne il caso di due membri del Governo zurighese, che siedevano nel contempo nel consiglio di amministrazione di un ente autonomo del diritto pubblico cantonale, DTF 107 Ia 135 consid. 2b).
4.4. È quanto si avvera in concreto per la Consigliera di Stato _ P_, che siede nel consiglio di amministrazione del-l’PI 3, che è un’azienda cantonale, indipendente dall’ammini-strazione dello Stato, avente personalità giuridica propria di diritto pubblico, il cui scopo consiste nella direzione e nella gestione degli ospedali pubblici per garantire alla popolazione le strutture stazionarie e i servizi medici necessari (art. 1 seg. Legge _ del 19 dicembre 2000). Analogamente, il Consigliere _ G_ è membro del consiglio _, che è un ente autonomo di diritto pubblico, con personalità propria, che persegue l’inserimento del Cantone Ticino e della Svizzera italiana nella politica confederale universitaria e della ricerca (art. 1 cpv. 1 e 2 legge _ e sulla _ del 3 ottobre 1995). Considerati gli scopi di interesse pubblico ben determinati di questi due enti, è escluso che i predetti Consiglieri di Stato abbiano potuto tutelare degli interessi “privati” degli stessi in sede di approvazione del piano regolatore del già comune di _. Poco importa che si sia trattato di porre le basi per la realizzazione di un autosilo: i posteggi ricavati da quest’ultimo dovranno difatti essere riservati all’esercizio dell’ospedale italiano, gestito dall’PI 3, e del campus universitario di _, di pertinenza _, pertanto di due strutture pubbliche di interesse generale.
Certo, giusta l’art. 26 lett. d CPC, cui rinvia l’art. 32 cpv. 1 PAmm, è tra l’altro escluso dall’esercizio delle proprie funzioni l’amministratore di una persona giuridica che ha interesse nella causa. Tuttavia, questa disposizione di diritto cantonale deve
essere interpretata conformemente alla giurisprudenza sviluppata in attuazione del diritto costituzionale, escludendo dal suo campo di applicazione - per quanto concerne l’obbligo di astensione delle autorità amministrative - i casi in cui queste persone giuridiche perseguano (esclusivamente) l’interesse pubblico (si tratterà pertanto, in linea di principio, di enti o aziende pubblici). Applicando peraltro alla lettera l’art. 26 lett. d CPC, si addiverrebbe all’assurda conclusione che tutti i membri del Governo cantonale dovrebbero astenersi dalla partecipazione ad una qualsiasi decisione amministrativa quando sono in gioco gli interessi dello Stato, così come tutti i municipali dovrebbero fare altrettanto quando il comune ha un interesse in una determinata procedura (cfr., a quest’ultimo riguardo, per il caso del rilascio di una licenza edilizia a favore del comune da parte del suo municipio, la sentenza di questo tribunale 20 novembre 2006 nell’inc. 90.2006.346). Il caso in esame si differenzia pertanto da quello giudicato in DTF 117 Ia 408 segg., ove il Tribunale federale aveva ritenuto violato l’art. 26 lett. d CPC da un membro del Gran Consiglio ticinese, che era nel contempo membro del consiglio di amministrazione di una società anonima di diritto privato (con capitale pubblico e privato) e che aveva partecipato in veste di relatore nell’ambito dell’evasione di un ricorso contro l’impo-sizione - in sede di piano regolatore - di un vincolo di posteggio, di cui anche la società anonima avrebbe beneficiato. In effetti, malgrado l’interessato siedesse nel consiglio di amministrazione quale rappresentante dei comuni azionisti della società anonima, non si può ritenere che quest’ultima perseguisse esclusivamente l’interesse pubblico.
5. L’eccezione sollevata dal ricorrente in merito all’obbligo di astensione dei tre Consiglieri di Stato deve dunque essere respinta, nella misura in cui non debba essere considerata perenta. La tassa di giustizia è posta a carico del ricorrente (art. 28 PAmm), il quale rifonderà, a titolo di ripetibili, fr. 300.- all'PI 2, patrocinata da un legale (art. 31 PAmm).