Decision ID: a1d9c271-f610-5e15-a216-1b78d048f87a
Year: 2002
Language: it
Court: TI_TCA
Chamber: TI_TCA_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: public_law

ritenuto,
in fatto
che la _ è proprietaria di uno stabile ad uso residenziale e commerciale, situato a _ in via _ (part. _ RF);
che a pianterreno dello stabile vi sono due vani: uno autorizzato come cassa/chiosco di una stazione di benzina, l'altro, attiguo, ma separato da una parete, adibito invece ad autorimessa (box) per due auto;
che all'inizio di ottobre del 2000 l'autorità comunale ha constatato che nei vani suddetti era stato dato avvio a lavori non autorizzati;
che il 26 ottobre 2000 la _, amministratrice dell'immobile, ha chiesto al municipio il permesso di trasformare i vani in questione in un'officina per la riparazione di vetri d'auto; l'intervento prevedeva, fra l'altro, di trasformare l'autorimessa in un deposito accessibile dal locale officina attraverso un'apertura praticata nel muro;
che con decisione 9 luglio 2001 il municipio ha autorizzato la trasformazione limitatamente al vano già adibito a cassa/chiosco; la trasformazione dell'autorimessa non è invece stata autorizzata, perché avrebbe comportato un aumento dell'indice di sfruttamento dell'immobile, già abbondantemente superiore al limite di zona;
che con il medesimo provvedimento l'autorità comunale ha ordinato la chiusura della porta di collegamento realizzata nel muro che separa l'officina dall'autorimessa;
che con giudizio 2 ottobre 2001 il Consiglio di Stato ha confermato il provvedimento, respingendo l'impugnativa contro di esso inoltrata dalla _;
che contro questo giudizio la soccombente si aggrava davanti al Tribunale cantonale amministrativo, chiedendo l'annullamento dell'obbligo di chiudere l'apertura praticata tra il locale officina e l'attigua autorimessa, a suo avviso sproporzionato e fondato su un inammissibile processo alle intenzioni;
che all'accoglimento del ricorso si oppongono il Consiglio di Stato, che non formula osservazioni, ed il municipio, che contesta succintamente le tesi dell'insorgente;
considerato,

in diritto
che la competenza del Tribunale cantonale amministrativo è data dall'art. 21 LE; all'insorgente, titolare della controversa licenza, va riconosciuta la legittimazione attiva;
che il ricorso, tempestivo, è dunque ricevibile in ordine e può essere evaso sulla base degli atti (art. 18 PAmm);
che l'indice di sfruttamento è dato dal rapporto fra la superficie utile lorda (sul) e la superficie edificabile (art. 37 cpv. 1 LE);
che la superficie utile lorda è la superficie dei piani sopra e sotto terra degli edifici che è utilizzata o può essere utilizzata per l'abitazione od il lavoro (art. 38 cpv. 1 LE);
che decisivo ai fini del computo di una determinata superficie nella superficie utile lorda non è l'indicazione data dal proprietario circa la sua utilizzazione effettiva, ma la situazione oggettiva dei vani ai fini di una possibile utilizzazione (Scolari, Commentario, II ed., ad art. 38 LE, n. 1126);
che, in concreto, l'apertura di una porta nel muro di separazione fra l'officina e l'attigua autorimessa permette di considerare la superficie di quest'ultima come oggettivamente utilizzabile per rispondere alle esigenze dell'attività imprenditoriale insediata nell'officina;
che al riguardo è sufficiente considerare che la domanda di costruzione prevedeva di trasformare l'autorimessa in un deposito per l'officina, che - essendone priva - ne ha un impellente bisogno, mentre non ha sicuramente bisogno di un'autorimessa;
che, in tali circostanze, ben si può ritenere, senza fare alcun processo alle intenzioni, che l'apertura praticata nel muro fra l'officina e l'autorimessa determini una connessione tale fra i due vani da far apparire la superficie di quest'ultima come parte integrante della superficie utile lorda dell'intero stabilimento;
che, di conseguenza, del tutto giustificata è la richiesta del municipio di chiudere l'apertura abusivamente praticata fra i due locali con un unico, evidente scopo: quello di trasformare l'autorimessa in un deposito per l'officina;
che il ricorso, infondato, va quindi senz'altro respinto, addebitando la tassa di giustizia all'insorgente secondo soccombenza.