Decision ID: c83e1a97-bc9f-5cdb-9719-21ce38c078c8
Year: 2013
Language: it
Court: TI_TCA
Chamber: TI_TCA_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: public_law

ritenuto,
in fatto
A. a. Con domanda di costruzione 6 novembre 2008, la CO 1 qui resistente, ha chiesto al municipio di Collina d'Oro il permesso di installare sei antenne
per la telefonia mobile (tecnologia UMTS/GSM), fissate a tre
supporti
in acciaio, mascherati con una copertura (h = 2.50 m) in
plastica rinforzata con fibre di vetro (GFK), sul tetto piano di uno stabile (part. 13) situato a Gentilino, in via Rubiana. Il fondo in questione si trova all'interno della zona R.
b. Nel termine di pubblicazione, alla domanda si sono tra gli altri opposti RI 3 (_), RI 2 (_), RI 4
RI 5 (_), RI 6 (_) e RI 1 (_), qui ricorrenti,
proprietari rispettivamente comproprietari degli immobili citati.
c. Dopo vicissitudini che non occorre riprendere, il 7 settembre 2012 i Servizi generali del Dipartimento del territorio hanno
formulato il proprio avviso negativo (n. 64578) al rilascio del permesso
, poiché
alla luce della disdetta della convenzione concernente il coordinamento dei siti delle antenne per la
comunicazione mobile avvenuta il 5 marzo 2012 da parte degli operatori di
telefonia mobile, attualmente l'art. 5 cpv. 1, 3 e 4 RORNI non
sarebbe
soddisfatto
(..); all'Ufficio per la prevenzione dei rumori (UPR), ha aggiunto, non sarebbe comunque
data la possibilità (..) di accedere alla documentazione che possa determinare la
conformità della domanda di costruzione in oggetto con tale
normativa.
d. Fatto proprio tale avviso, con decisione 1° ottobre 2012 il municipio ha negato alla CO 1 la licenza edilizia.
B. Con risoluzione 18 giugno 2013, il Consiglio di Stato ha accolto l'impugnativa interposta dalla resistente avverso il suddetto provvedimento che ha annullato, rinviando gli atti al municipio affinché
proceda come indicato
al considerando lett. E
.
Il Governo ha in sostanza ritenuto che l'avviso negativo su cui
poggia il diniego del permesso fosse insostenibile; l'art. 5 del regolamento di applicazione dell'ordinanza federale sulla protezione da radiazioni non ionizzanti del 26 giugno 2001 (RORNI; RL 9.2.1.1.5), che richiede un coordinamento dei siti per le antenne non sarebbe vincolante, ma assimilabile ad una semplice raccomandazione. Non permetterebbe di limitare lo sviluppo della rete di telefonia mobile. I piani dei siti coordinati, ha aggiunto,
avevano
unicamente valore di informazione
. Di qui, l'annullamento
del rifiuto dell'autorizzazione a costruire, con conseguente rinvio degli atti al municipio affinché - raccolto un nuovo avviso cantonale - si pronunci nuovamente (consid. E).
C. Con ricorso 5 luglio 2013, gli insorgenti impugnano ora il predetto giudizio dinnanzi al Tribunale cantonale amministrativo, chiedendo che sia annullato e che sia ripristinata la decisione municipale di diniego del permesso.
La disdetta della convenzione stipulata tra i concessionari di telefonia
mobile e il Dipartimento del territorio per il coordinamento dei siti per le antenne di telefonia mobile non farebbe decadere
l'obbligo di coordinamento ai sensi dell'art. 5 RORNI. All'interno delle zone residenziali la posa di simili impianti andrebbe infatti evitata ai sensi dell'art. 5 cpv. 2 e 3 cpv. 3 RORNI, che non tenderebbero alla tutela dell'ambiente, ma a proteggere le persone
particolarmente sensibili. L'impianto progettato sarebbe circondato da abitazioni, con scuole e parco giochi nelle vicinanze
(100-150 m). Una pianificazione negativa sarebbe possibile. I piani annessi alla domanda non sarebbero comunque completi; le antenne mascherate supererebbero le altezze massime consentite.
D. All'accoglimento dell'impugnativa si oppone il Consiglio di Stato, senza formulare particolari osservazioni.
L'Ufficio delle domande di costruzione si rimette al giudizio di
questo Tribunale, mentre il municipio chiede che il ricorso
venga accolto. Ad opposta conclusione perviene invece la CO 1
con dettagliate argomentazioni di cui si dirà, all'occorrenza, in
appresso.
Considerato,

in diritto
1.
1.1. La competenza del Tribunale cantonale amministrativo è
data
dall'art. 21 cpv. 1 della legge edilizia cantonale del 13 marzo
1991 (LE; RL 7.1.2.1). La legittimazione attiva dei ricorrenti, personal-mente e direttamente toccati dal giudizio impugnato (art. 21 cpv. 2 e art. 43 legge di procedura per le cause amministrative del 19 aprile 1966; LPamm; RL 3.3.1.1), è certa e il ricorso è tempestivo (art. 46 cpv. 1 LPamm). Sotto questi aspetti, l'impugnativa è dunque ricevibile in ordine.
1.2. Resta da verificare se il ricorso, in quanto rivolto contro un
giudizio di rinvio, sia ammissibile.
1.2.1. Giusta l'art. 59 cpv. 1 LPamm, se il Consiglio di Stato an-nulla la decisione impugnata, esso decide nel merito o rinvia gli atti all'istanza inferiore per nuova decisione. Le decisioni con cui l'autorità di ricorso rinvia la causa all'istanza inferiore per nuovo giudizio sono di natura incidentale o definitiva a seconda del loro contenuto concreto.
Sono incidentali quando lasciano all'istanza inferiore perlomeno
una certa libertà d'azione o di apprezzamento e non esplicano
effetti di cosa giudicata. Sono invece definitive se statuiscono in
modo vincolante su determinate questioni, soprattutto di merito. Se sono definitive, sono normalmente impugnabili. Se sono incidentali, sono invece impugnabili solo se provocano al ricorrente un danno non altrimenti riparabile (art. 44 LPamm; cfr. STA
52.2010.21-29 del 24 settembre 2010, consid. 1.5; STA 52.2009.441 del 20 aprile 2010, consid. 2.1).
Un pregiudizio è irreparabile ai sensi dell'art. 44 LPamm, quando
il ricorrente ha un interesse degno di protezione all'immediata
modifica o all'annullamento della decisione impugnata. Il danno può anche consistere in un pregiudizio di mero fatto. Non basta
comunque che il ricorrente intenda semplicemente evitare un
rincaro o uno svantaggio, da un punto di vista economico, legato al prolungarsi della procedura (cfr. STA 52.2009.441 citata, consid.
2;
Borghi/Corti
, op. cit., ad art. 44 LPamm, n. 2d e 3; per la nozione di pregiudizio di fatto cfr. anche
Felix Uhlmann/Simone
Wälle-Bär
, in Praxiskommentar zum Bundesgesetz über das
Verwaltungsverfahren, Zurigo 2009, ad art. 46, n. 7 segg.;
Tho-mas
Merkli/Arthur Aeschlimann/Ruth Herzog
, Kommentar
zum Gesetz über die Verwaltungsrechtspflege im Kanton Bern, Berna 1997, ad art. 61 n. 5).
1.2.2. Con il giudizio impugnato, l'Esecutivo cantonale ha in sostanza stabilito che al progetto non poteva essere negata l'autorizzazione solo poiché violerebbe l'art. 5 RORNI, che prevede un coordinamento dei siti d'antenna, così come ritenuto dall'autorità dipartimentale. Tale disposizione avrebbe unicamente valore di
raccomandazione; la sua disattenzione non giustificherebbe il
diniego del permesso. Tale deduzione è vincolante. Il comune rispettivamente i Servizi generali del Dipartimento del territorio, al quale la causa è stata rinviata per nuova decisione, devono
attenervisi. Sulla questione del coordinamento prescritto dall'art. 5
RORNI il Governo ha dunque statuito in modo definitivo. Da
questo limitato profilo, il ricorso degli insorgenti è dunque ricevibile in ordine.
1.3. Il giudizio può essere reso sulla base degli atti, senza istruttoria (art. 18 cpv. 1 LPamm).
2. 2.1. Secondo l'art. 22 cpv. 2 lett. a della legge sulla
pianificazione del territorio del 22 giugno 1979 (LPT; RS 700), l'autorizzazione
a costruire è rilasciata solo se gli edifici e gli impianti sono conformi alla funzione prevista per la zona di utilizzazione. Per le
antenne situate all'interno della zona edificabile, la conformità di zona è di regola data se tendono a servire principalmente il territorio in zona edificabile (DTF 133 II 321 consid.
4.3.2.; STF
1C.366/2008 del 15 luglio 2009 consid. 4.1.;
Heinz Aemisegger
,
Die bundesgerichtliche Rechtsprechung zu Standortgebundenheit und Standortplanung von Mobilfunkanlagen, in: VLP-AS-PAN, Dossier zu Raum & Umwelt n. 2/08, cap. 2.2.2 e 3.1.2;
Benjamin Wittwer
, Bewilligung von Mobilfunkanlagen, Zurigo
2006, pag. 95).
A differenza degli impianti da realizzare fuori
della zona edificabile, queste antenne non soggiacciono né al requisito
dell'ubicazione vincolata, né ad una valutazione degli in-teressi contrapposti analoga a quella prescritta dall'art. 24 LPT (cfr. DTF 133 II 409 consid. 4.2 seg.; 133 II 321, consid. 4.3.3; STF 1P.562/2001 del 13 giugno 2002 pubbl. in RDAT II-2002 n.
56 consid. 6.5;
Aemisegger
,, op. cit., cap. 2.2.1 e 3.1.1). Da
quest'ultima disposizione, il Tribunale federale - tenendo conto di diverse raccomandazioni, circolari e direttive della Confederazione
e dei Cantoni - ha in particolare dedotto i principi della riduzione degli impianti allo stretto necessario e di un'ottimizzazione dei siti, ovvero la loro coordinazione (cfr. DTF 128 I 59, consid. 6c non pubblicato; 128 II 378 consid. 9.3 non pubblicato; STF
1A.140/2003 del 18 marzo 2004, consid. 3.2; STF 1A.264/2000 del 24 settembre 2002 consid. 9.3).
In linea di principio, all'interno della zona edificabile, quando un impianto di telefonia mobile è conforme alla zona di situazione (art. 22 cpv. 2 lett. a LPT) e le condizioni poste dal diritto federa-
le e cantonale (segnatamente dalla legislazione edilizia e dal-
l'ORNI) sono rispettate, sussiste pertanto un diritto al rilascio del permesso di costruzione (cfr. STF 1P.562/2001 citata, ibidem). Non occorre valutare ubicazioni alternative o un coordinamento con siti di antenne esistenti (cfr. STF 1A.140/2003 consid. 3.2; STF 1A.264/2000 del 24 settembre 2002, consid. 9.4). Oltretutto, la concentrazione di antenne in pochi siti comporta un aumento del carico di radiazioni nei loro dintorni, che nei comparti
densamente popolati è inopportuno e potrebbe implicare in molti casi un