Decision ID: 7722ab70-bfd2-5e41-8703-4bea0f63217f
Year: 2014
Language: it
Court: TI_CATI
Chamber: TI_CATI_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: public_law

Fatti
A.
RI 1, coniugato con RI 2, svolge la professione di contadino in _.
Nella dichiarazione fiscale 2010, il contribuente esponeva, fra l’altro, un reddito da attività lucrativa indipendente di fr. 21'064.– e un attivo di fr. 30'975.–.
B.
Notificando ai coniugi _ la tassazione IC/IFD 2010, con decisione del 24 agosto 2011, l’Ufficio di tassazione di Biasca commisurava il reddito aziendale in fr. 26'000.– e l’attivo della ditta individuale in fr. 47'731.–.
Nella motivazione allegata, l’autorità argomentava di essersi fondata sulle indicazioni fornite dagli stessi contribuenti e, più in generale, sui “coefficienti d’utile medio validi per aziende del ramo e facenti parte della realtà locale”.
C.
Il contribuente impugnava la suddetta decisione, con reclamo del 19 settembre 2011, ponendo l’accento sulla carente motivazione della decisione impugnata, che fondamentalmente non gli spiegava “da dove risultano le cifre contestate”.
L’Ufficio di tassazione respingeva il reclamo, con decisione del 13 aprile 2012 così formulata:
(...) L’attivo aziendale al 31.12.2010 è così composto: Cassa fr. 15'761.–; Bestiame fr. 26'400.–; Macchine fr. 5'570.–.
L’utile aziendale è confermato in fr. 26'000.– a seguito delle correzioni apportate e delle riprese effettuate in sede d’accertamento.
Si invita il contribuente per le dichiarazione future a voler presentare i rendiconti tramite i moduli ufficiali o con una contabilità a partita doppia e redatta in italiano.
D.
Con tempestivo ricorso alla Camera di diritto tributario, RI 1 chiede nuovamente che il reddito sia ridotto a fr. 21'064.– e l’attivo aziendale a fr. 30'975.–.
Il ricorrente contesta in particolar modo l’esistenza di una cassa, sostenendo poi che la differenza tra l’utile aziendale dichiarato e quello accertato risulterebbe da un errato calcolo, dal momento che l’autorità di tassazione avrebbe conteggiato due volte l’aumento di inventario dovuto all’acquisto di un nuovo macchinario (sega circolare) e di una nuova autovettura.
E.
Nelle proprie osservazioni del 10 maggio 2012, l’autorità di tassazione propone di respingere il gravame, limitandosi a rinviare alle motivazioni allegate alla decisione impugnata.

Diritto
1.
1.1.
Adita dal contribuente con reclamo, l’autorità di tassazione deve prendere una decisione motivata (art. 208 cpv. 2 LT; art. 135 cpv. 2 prima frase LIFD), fondandosi sui risultati dell’inchiesta (art. 208 cpv. 1 LT; art. 135 cpv. 1 LIFD;
v. anche
Agner/Jung/ Steinmann
, Kommentar zum Gesetz über die direkte Bundessteuer, Zurigo 1995, p. 422).
Per giurisprudenza costante, il diritto a una motivazione ha natura formale: la sua violazione comporta, di regola, l’annullamento dell’atto impugnato, senza che vada vagliato se quest’ultimo, nel merito, è corretto (DTF 119 Ia 136 consid. 2a p. 138, 118 Ia 17 consid. 1a p. 18, 104 consid. c p. 109 con relativi riferimenti).
1.2.
L’art. 29 Cost. fed. impone alle autorità amministrative e giudiziarie di pronunciarsi sulle allegazioni delle parti nei considerandi delle loro decisioni, riferendosi agli argomenti da queste addotti. Una motivazione può comunque essere ritenuta sufficiente quando l’autorità menziona, almeno brevemente, i motivi che l’hanno spinta a decidere in un senso piuttosto che nell’altro e pone quindi l’interessato nelle condizioni di rendersi conto della portata del giudizio e delle eventuali possibilità d’impugnazione presso un’istanza superiore (DTF 114 Ia 242 consid. 2, 112 Ia 109 consid. b e rimandi, 111 Ia 1).
Per far ciò l’autorità giudicante non deve pronunciarsi necessariamente su tutti gli argomenti e le eccezioni sollevati, ma può limitarsi a prendere posizione su quelli principali ed essenziali, atti a influire sulla decisione di merito (DTF 111 Ia 1, cons. 3a; DTF 107 Ia 248, consid. 3a; DTF 105 Ib 248/9, consid. 2a; DTF 101 Ia 3; decisione CDT n. 381 del 30 luglio 1981 in re St.;
Imboden/ Rhinow
, Schweizerische Verwaltungsrechtsprechung, Basilea 1986, Vol.
I, n. 85 B III a, p. 535;
Känzig/Behnisch
, Direkte Bundessteuer, 2
a
ediz., Vol.
III, Basilea 1992, p. 249).
1.3.
La motivazione deve dunque consistere nell’esposizione della fattispecie ed in una motivazione giuridica, dalla quale risulta su cosa si fonda il dispositivo della decisione: solo in tal modo, infatti, il contribuente è in condizione di motivare il suo ricorso e l’autorità di ricorso di sottoporre a verifica la decisione stessa (
Känzig/Behnisch
, op. cit., p. 249; inoltre decisione CDT n. 80.2002.205 del 5 agosto 2003, in: RtiD I-2004
n.19t).
2.
2.1.
Venendo all’esame della fattispecie, va dato atto all’Ufficio di tassazione di avere indicato, nella decisione qui impugnata, la composizione dell’attivo aziendale accertato, suddividendolo in tre poste: cassa (fr. 15'761.–), bestiame (fr. 26'400.–) e macchinari (fr. 5'570.–).
Per contro, le considerazioni proposte dall’autorità fiscale sono ancora una volta carenti in merito al calcolo dell’utile aziendale imponibile, stimato in fr. 26'000.– “a seguito delle correzioni apportate e delle riprese effettuate in sede d’accertamento”.
2.2.
Come esposto in narrativa, i contribuenti hanno contestato, con il reclamo, la carente motivazione della prima decisione di tassazione, sottolineando in particolar modo di non essere a conoscenza del calcolo delle “cifre contestate”.
In presenza di simili censure, l’Ufficio di tassazione non poteva limitarsi a respingere il reclamo, rinviando a non meglio precisate correzioni apportate in sede d’accertamento. Anche se l’autorità di tassazione avesse ritenuto la contabilità presentata da RI 1 del tutto destituita di fondamento, sarebbe stata comunque obbligata a giustificare la decisione di respingere il reclamo, entrando nel merito delle singole poste contabili rettificate. Confermando invece l’utile aziendale di fr. 26'000.– senza minimamente specificare le correzioni apportate, l’Ufficio di tassazione ha messo il contribuente nella situazione di non poter fare altro che inoltrare un ricorso lacunoso dal punto di vista procedurale e ha posto, di riflesso, questa Camera nella situazione di non poter nemmeno capire i calcoli contestati. In simili circostanze, è quindi immediatamente evidente che la motivazione della decisione su reclamo qui impugnata non rispetta le esigenze della legge tributaria e del diritto costituzionale di essere sentito e va pertanto annullata, senza la necessità di entrare nel merito del contestato computo dell’aumento di valore dell’inventario.
2.3.
Si deve infine tener conto del fatto che la reiezione di un ricorso da parte della Camera di diritto tributario comporta il pagamento di tasse di giustizia e spese processuali. Solo una decisione su reclamo debitamente motivata consente al contribuente di valutare se sia il caso di interporre ricorso all’autorità giudiziaria, considerando anche la prospettiva dell’eventuale pagamento delle spese di giudizio.
Da ultimo, deve ancora essere sottolineato che l’autorità di tassazione non ha neppure provveduto a sanare il vizio della sua precedente decisione, presentando perlomeno delle osservazioni al ricorso più dettagliate. In tal modo, avrebbe eventualmente messo i ricorrenti in condizione di valutare se fosse opportuno mantenere il ricorso oppure ritirarlo.
3.
La decisione impugnata deve pertanto essere annullata e gli atti rinviati all’Ufficio di tassazione, perché adotti una nuova decisione motivata.
Visto l’esito del gravame, non si prelevano tassa di giustizia e spese processuali.