Decision ID: d634204b-9ae7-545b-a1f1-0c0c2e353878
Year: 2021
Language: it
Court: CH_BVGE
Chamber: CH_BVGE_001
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: 

Fatti:
A.
A._ (la ricorrente), cittadina svizzera nata l’... 1943 nel Canton ...,
nubile e senza figli, artista-pittrice, si è trasferita in Italia con sua madre, nel
frattempo deceduta, nel 1956, dove risiede tuttora nel comune di ... (..., ...).
Dal 1° giugno al 31 agosto 1998, la ricorrente ha beneficiato di una rendita
intera d’invalidità di fr. 136.– mensili, e, con effetto dal 1° settembre 1998,
di una mezza rendita d’invalidità di circa fr. 70.– al mese. Dal 1° aprile 2007,
la ricorrente percepisce una rendita di vecchia di fr. 377.– mensili.
B.
Il 28 dicembre 1989, rappresentata da un suo amico avvocato in qualità di
“procuratore speciale”, la ricorrente aveva comperato un bene immobile,
ossia un “villino sviluppantesi su due piani [...], composto da soggiorno con
angolo cottura a bagno al primo piano, con terrazzino a livello, e da
camera, cameretta e W.C. al piano terra” (contratto di compravendita), sito
a ... (...), a circa trenta metri dal mare, per il prezzo di 30 milioni di lire, di
cui 6 milioni da pagare immediatamente e il restante da versare in otto rate
successive (cambiali) da 3 milioni ciascuna a partire dal 31 marzo 1990,
l’ultima scadente il 31 ottobre 1990, pena la risoluzione del contratto di
compravendita.
C.
Il 21 agosto 2001, la ricorrente ha sottoposto al Dipartimento federale degli
affari esteri (DFAE), tramite l’Ambasciata di Svizzera a Roma (ASR), una
richiesta di prestazioni assistenziali per gli Svizzeri all’estero (“aiuto
mensile per sostentamento”).
Nell’apposito formulario la ricorrente ha indicato di non esercitare alcuna
attività lavorativa, di non avere entrate, di non beneficiare di alcun tipo di
assistenza da parte dell’Italia, di possedere un’automobile, di dover pagare
un “affitto dal mese di giugno in poi” nel comune di ... (...), e di soffrire di
uno “stato depressivo con attacchi di panico e ansia sociale”.
D.
Il 20 marzo 2002, dopo aver istruito la domanda della ricorrente, il DFAE le
ha accordato una prestazione mensile di fr. EUR 945.– per il periodo dal 1°
aprile 2002 al 31 marzo 2003, e ciò allo scopo di permetterle di prendere
tutte le misure necessarie per potere finanziare la sua esistenza in Italia in
modo autonomo, “da die Unterstützung nicht weitergeführt werden kann.
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Sollte dies aus zwingenden und belegbaren Gründen nicht möglich sein,
käme nur noch eine Rückkehr in die Schweiz in Frage”.
E.
Considerando che la situazione della ricorrente non era sostanzialmente
cambiata al termine del primo anno per il quale le era stato concesso il
sussidio, il DFAE ha continuato a versarle, oltre ad importi per coprire le
sue spese mediche ed altre spese della vita quotidiana, le prestazioni
mensili seguenti:
- dal 1° aprile 2003 al 31 marzo 2004, EUR 1’045.–;
- al 1° aprile 2004 al 31 marzo 2005, EUR 1'109.–;
- dal 1° aprile 2005 al 31 marzo 2006, EUR 1'186.–;
- dal 1° aprile 2006 al 30 settembre 2006, EUR 963.–;
- dal 1° ottobre 2006 al 30 settembre 2007, EUR 1'000.–;
- dal 1° ottobre 2007 al 30 settembre 2008, EUR 926.–;
- dal 1° ottobre 2008 al 30 settembre 2009, EUR 1'043.–;
- dal 1° ottobre 2009 al 30 settembre 2010, EUR 1'093.–;
- dal 1° ottobre 2010 al 30 settembre 2011, EUR 1'083.–;
- dal 1° ottobre 2011 al 30 settembre 2012, EUR 974.–.
F.
Il 25 giugno 2012, il comune di ... si è rifiutato di concedere alla ricorrente
un “contributo economico”, e ciò in mancanza dei requisiti necessari.
L’11 luglio 2012, l’Istituto nazionale italiano della previdenza sociale (INPS)
ha respinto la domanda della ricorrente di “assegno sociale per titolari della
carta di soggiorno”, il suo reddito essendo superiore al massimo di EUR
5'577.–.
G.
In prosieguo, il DFAE ha continuato a versare alla ricorrente, in aggiunta al
rimborso delle sue spese mediche e di altre spese della vita di tutti i giorni,
le prestazioni mensili seguenti:
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- dal 1° ottobre 2012 al 30 settembre 2013, EUR 1'037.–;
- dal 1° ottobre 2013 al 30 settembre 2014, EUR 1'210.–;
- dal 1° ottobre 2014 al 30 settembre 2015, EUR 973.– (1'031.–);
- dal 1° ottobre 2015 al 30 settembre 2016, EUR 1'099.–;
- dal 1° ottobre 2016 al 30 aprile 2017, EUR 1'053.–;
- dal 1° maggio 2017 al 30 aprile 2018, EUR 874.–.
H.
Il 1° agosto 2017, durante un colloquio con un collaboratore dell’ASR, la
ricorrente ha raccontato di avere “ricevuto in donazione tramite testamento
da un suo amico a ... [...] un appartamentino [...] non [...] in buone
condizioni”, dove “tiene una parte dei suoi quadri” e dove si reca “sempre
meno spesso”, manifestando l’intenzione di volere “donarlo alla sua amica
di ...”. In proposito, il collaboratore le ha suggerito che avrebbe dovuto
“assolutamente interessarsi per venderlo” (lista di controllo per le visite a
domicilio del 1° agosto 2017).
I.
Il 28 febbraio 2018, il comune di ... ha dichiarato, per scritto, di non
assistere la ricorrente, né finanziariamente né in altro modo.
Lo stesso giorno le Poste italiane hanno fornito un attestato relativo agli
averi della ricorrente fino al 31 dicembre 2017, ossia il conto corrente
40537748 (saldo di EUR 30.26), con una “giacenza media 2017” di EUR
362.09, il conto Postepay IT60G0760105138263093063097 (saldo di EUR
382.25), con una “giacenza media 2017” di EUR 222.06, e il libretto di
risparmio estinto, con una “giacenza media annua al 31/12/2017 di [EUR]
5.59”.
Il 30 marzo 2018, l’INPS ha rilasciato alla ricorrente un’attestazione ISEE
(Indicatore Situazione Economica Equivalente), indicante un patrimonio
immobiliare di EUR 29'501.–.
J.
Il 3 aprile 2018, dopo avere ricevuto dalla ricorrente una “perizia di stima”
dell’immobile di ..., effettuata da un ingegnere e facente stato di un valore
totale di EUR 45'000.–, da cui detrarre il costo dei lavori da eseguire di
EUR 20'000.–, l’ASR ha informato la medesima di voler eseguire una
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seconda valutazione prima di procedere alla vendita, chiedendole di tenere
pronte le chiavi per il necessario sopraluogo. L’ASR ha inoltre ventilato alla
ricorrente l’idea di organizzare una mostra, con l’aiuto del Consolato
Generale di Svizzera a ..., per vendere i suoi quadri.
K.
Il 17 maggio 2018, il DFAE ha deciso di approvare la richiesta della
ricorrente di versarle una prestazione assistenziale mensile, fissata a EUR
915.–, durante il periodo dal 1° maggio 2018 al 30 aprile 2019, ricordandole
nel contempo l’obbligo di dichiarare ogni reddito, per esempio relativo a
prestazioni assistenziali dello Stato italiano o alla vendita dei suoi quadri,
alla fine di ogni mese. Nella sua decisione il DFAE ha precisato che
“omettendo di comunicarci il fatto che, dal 1990, Lei possiede un
appartamento di Sua proprietà, è evidente che non ha ottemperato ai Suoi
obblighi. Lo stesso vale anche per i conti bancari non dichiarati”, invitandola
“ad adempiere in futuro ai suoi obblighi. In caso contrario, potremmo
doverle rifiutare, ridurre o revocare le prestazioni di aiuto sociale”.
L.
L’11 febbraio 2019, mediante messaggio elettronico, l’ASR ha confermato
alla ricorrente che poteva “procedere alla vendita dell’immobile alle
seguenti condizioni: 1. Il prezzo di vendita non deve essere inferiore a EUR
25'000.– [...]; 2. La procedura di vendita deve essere assistita da un notaio
[...]; 3. Il contratto di compravendita, prima di essere firmato dalle parti in
causa, deve essere sottoposto a questa rappresentanza per controllo ed
approvazione”.
Il 28 febbraio 2019, per via elettronica, la ricorrente ha trasmesso all’ASR
una copia della promessa di vendita della sua casa ad B._ per EUR
25'000.–, in cinque rate annuali di EUR 5'000.– ciascuna, la prima
scadente il 30 settembre 2019, l’ultima il 30 settembre 2023. Lo stesso
giorno, l’ASR ha chiesto alla ricorrente di ridurre la scadenza delle rate o
di scaglionarle in altro modo.
Il 10 marzo 2019, con messaggio elettronico, la ricorrente ha comunicato
all’ASR che “l’atto di acquisto della mia casa [di ...] per legge non è corretto.
Non sono state pagate tutte le rate del condono dal venditore. Ne mancano
due di circa 380'000.– lire l’una. La quale spesa dovrà essere fatta da parte
mia. [L’ingegnere] si sta occupando e farà di tutto per poter procedere alla
vendita [...]”.
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M.
Il 12 marzo 2019, l’ASR ha chiesto alla ricorrente di inoltrare, entro il 15
aprile seguente, i documenti finanziari necessari per la richiesta di sussidio
relativa al periodo 2019 – 2020.
N.
Il 19 marzo 2019, mediante messaggio elettronico, il vice console dell’ASR
ha fatto sapere alla ricorrente di essere “contento nel constatare che pian
pianino si sta procedendo alla vendita del Suo immobile a .... Per quanto
concerne le spese burocratiche per la vendita, chiederò a Berna per la Sua
richiesta di rimborso, ma dubito che me l’autorizzeranno, poiché
quest’ultime dovranno essere coperte con il compenso della vendita”. Egli
ha aggiunto che “lei dovrebbe anche far richiesta del reddito di cittadinanza
presso le autorità competenti italiane [...]”.
Lo stesso giorno, per via elettronica, il legale italiano del DFAE ha precisato
che “l’acquisto del 1989 è pienamente valido, perché, all’atto, sono allegate
le ricevute di pagamento delle prime due rate della c.d. – oblazione –,
dovuta ai fini del rilascio della concessione in sanatoria. È ben vero, però,
che, per poter rivendere a sua volta, la [ricorrente] deve ultimare il
pagamento dell’oblazione, mentre non occorre che sia stata emessa (e
ritirata) la concessione in sanatoria [...]. Non ci sono, dunque, ragioni di
(sostanziale) dilazione. Assai semplicemente, la [ricorrente] potrebbe
stipulare un contratto preliminare di vendita [...], sulla base del quale
ottenere il denaro occorrente a saldare l’oblazione dovuta.
immediatamente appresso potrebbe stipulare l’atto definitivo di vendita
[...]”.
O.
Il 1° aprile 2019 è entrato in vigore, in Italia, il decreto legge n. 4 del 2019
che “ha introdotto il Reddito e la Pensione di cittadinanza quali misure
fondamentali di politica attiva del lavoro e di contrasto alla povertà, alla
disuguaglianza e all'esclusione sociale” (https://temi.camera.it/leg18/;
www.redditodicittadinanza.gov.it).
P.
Il 15 aprile 2019, la ricorrente ha inoltrato al DFAE la domanda di
prestazioni assistenziali mensili per il periodo successivo al 30 aprile 2019,
corredata dei corrispondenti giustificativi.
Il 26 aprile 2019, il DFAE ha calcolato, in base ai dati economici forniti dalla
ricorrente, un importo mensile dell’eventuale sussidio di EUR 877.60.
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Q.
Il 5 giugno 2019, il DFAE si è rifiutato di concedere alla ricorrente la
prestazione periodica da lei richiesta, notificandole la relativa decisione il
21 giugno successivo.
In sostanza, il DFAE rimprovera alla ricorrente di non aver indicato, nella
sua prima richiesta di prestazioni assistenziali del 2001, di possedere un
immobile a ..., ma di avere svelato questa proprietà soltanto nel 2017,
pretendendo inoltre di averla ricevuta in donazione. Il DFAE le muove lo
stesso rimprovero riguardo agli “ulteriori conti bancari non dichiarati” e al
fatto di non avere richiesto “la pensione di cittadinanza allo Stato italiano”.
In questo modo, il DFAE considera che la ricorrente “ha violato i suoi
obblighi di collaborare. In aggiunta, con la vendita dell’appartamento ed
un’eventuale pensione di cittadinanza avrebbe potuto migliorare la propria
situazione finanziaria e per un certo periodo non dipendere dall’aiuto
sociale della Confederazione” (decisione impugnata, §§ 6 e 7), da cui il
respingimento della domanda di prestazioni assistenziali mensili per il
periodo 2019 – 2020.
R.
Il 22 luglio 2019, per il tramite dei suoi due legali italiani, la ricorrente ha
adito il Tribunale amministrativo federale (TAF), chiedendo che la decisione
del DFAE sia annullata e che la prestazione periodica richiesta le sia
erogata a decorrere dal mese di aprile (recte: maggio) 2019. La ricorrente
ha inoltre trasmesso una copia della parte conclusiva della perizia di stima
della sua casa a ..., e due referti medici del 10 settembre 2001,
rispettivamente del 21 marzo 2019, di cui si dirà, per quanto necessario, in
prosieguo. Si noti ancora che il ricorso è giunto alla frontiera svizzera il 26
luglio 2019.
La ricorrente sottolinea essenzialmente, riguardo alla questione della
vendita della sua casa a ..., la “difficoltà di trovare in tempi stretti un
possibile acquirente di un immobile non pienamente agibile, situato
peraltro in una zona nella quale il mercato immobiliare non è dinamico ma
fortemente stagnante”. La ricorrente fa inoltre valere, sul piano medico,
“importanti attacchi di panico” e una “autonomia deambulatoria limitata”,
con una forte incidenza “sulle [sue] concrete possibilità [...] di provvedere
autonomamente alle proprie necessità”. In relazione alla domanda di
reddito di cittadinanza “introdotta dallo Stato italiano nel mese di luglio
2019”, la ricorrente precisa che “non gode dei requisiti previsti dalla legge
e per questo non può usufruire dell’aiuto”.
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S.
Il 17 settembre 2019, su invito di questo Tribunale, la ricorrente ha eletto
domicilio in Svizzera ai fini della presente procedura.
T.
Il 16 dicembre 2019, dopo una proroga del termine fissatogli da questo
Tribunale, il DFAE ha risposto al ricorso, proponendone il rigetto per i motivi
già esposti nella decisione impugnata.
U.
Il 7 febbraio 2020, mediante messaggio elettronico, la ricorrente ha scritto
al DFAE di avere ricevuto la casa di ... dal suo amico avvocato “per averlo
assistito molte volte nella sua malattia nei suoi ultimi anni di vita”,
producendo le relative cambiali di 3 milioni di lire ciascuna a nome del suo
avvocato, indicato quale debitore.
Il 9 febbraio 2020, per via elettronica con allegati i relativi giustificativi, la
ricorrente ha comunicato al DFAE di non aver ottenuto il reddito di
cittadinanza: “Con i conti fatti [dalla CGIL] non rientravo negli aventi diritto
con il mio reddito. Avendo quindi chiesto la risposta per iscritto mi hanno
detto: in Italia non diamo questo tipo di risposta per iscritto”.
V.
Il 6 aprile 2020, anche grazie all’intermediazione del DFAE, la “Società
svizzera di soccorso” (SSS), con sede a ..., ha deliberato l’erogazione a
favore della ricorrente, nel conteso della pandemia di COVID-19, di un
contributo unico di EUR 1’000.–, suddiviso in cinque quote mensili di EUR
200.– ciascuna.
W.
Il 20 maggio 2020, una volta ricevuti i diversi messaggi elettronici spediti
dalla ricorrente al DFAE dopo l’inoltro del ricorso e della risposta, messaggi
considerati come replica, questo Tribunale ha invitato il DFAE a presentare
la duplica entro il 22 giugno 2020.
X.
Il 20 luglio 2020, dopo aver ottenuto due proroghe del termine, il DFAE ha
inoltrato la duplica. Mettendo in dubbio che la ricorrente abbia presentato
la domanda di reddito di cittadinanza e sostenendo che non sia possibile
evincere, dai documenti disponibili, che la casa di ... sia stata donata alla
ricorrente dal suo avvocato, il DFAE riafferma gli argomenti da esso già
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sviluppati in precedenza per chiedere che il ricorso sia respinto e che la
decisione impugnata sia confermata.
Y.
Il 24 novembre 2020, preso atto degli ulteriori messaggi elettronici della
ricorrente inviati al DFAE, questo Tribunale le ha trasmesso una copia della
duplica, concludendo lo scambio degli scritti, fatte salve eventuali ulteriori
misure istruttorie o memorie delle parti.

Diritto:
1.
1.1 A norma dell’art. 62 della legge federale concernente persone e
istituzioni svizzere all'estero del 26 settembre 2014 (legge sugli Svizzeri
all'estero/LSEst, RS 195.1), in vigore dal 1° novembre 2015 e, pertanto,
applicabile ratione temporis alla presente fattispecie (richiesta d’aiuto
depositata il 15.4.2019 [cfr. consid. P]), la procedura di ricorso è retta dalle
disposizioni generali sull'amministrazione della giustizia federale.
Secondo l’art. 31 della legge sul Tribunale amministrativo federale del 17
giugno 2005 (LTAF, RS 173.32), questo Tribunale giudica i ricorsi contro le
decisioni ai sensi dell’art. 5 della legge federale del 20 dicembre 1968 sulla
procedura amministrativa (PA, RS 172.021), salvo nei casi elencati all’art.
32 LTAF, emanate dalle autorità menzionate all'art. 33 LTAF.
Il DFAE fa parte delle dette autorità (art. 33 lett. d LTAF) e il provvedimento
del 5 giugno 2019, che non rientra peraltro nell'elenco dell'art. 32 LTAF,
costituisce una decisione ai sensi dell’art. 5 cpv. 1 PA (cfr. art. 33 cpv. 1
LSEst), dimodoché questo Tribunale è competente a giudicare il presente
ricorso in quanto autorità di grado inferiore al Tribunale federale (art. 1 cpv.
2 LTAF).
1.2 Ha diritto di ricorrere chi ha partecipato al procedimento dinanzi
all’autorità inferiore, è particolarmente toccato dalla decisione impugnata e
ha un interesse degno di protezione all’annullamento o alla modificazione
della stessa (art. 48 cpv. 1 PA). Il ricorso deve essere depositato entro
trenta giorni dalla notificazione della decisione (art. 50 cpv. 1 PA) e
contenere le conclusioni, i motivi, l'indicazione dei mezzi di prova e la firma
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del ricorrente o del suo rappresentante, con allegati, se disponibili, la
decisione impugnata e i documenti indicati come mezzi di prova (art. 52
cpv. 1 PA).
In concreto, la ricorrente, destinataria della decisione impugnata, ha
presentato il suo ricorso tempestivamente e nel rispetto dei requisiti previsti
dalla legge. Ne discende che il ricorso è ammissibile e nulla osta quindi
all’esame del merito del litigio.
2.
2.1 Con il deposito del ricorso, la trattazione della causa, oggetto della
decisone impugnata, passa a questo Tribunale (effetto devolutivo), che ha
un pieno potere d’esame riguardo all'applicazione del diritto, compreso
l'eccesso o l'abuso del potere di apprezzamento, all'accertamento inesatto
o incompleto dei fatti giuridicamente rilevanti, come pure, in linea di
principio, all'inadeguatezza (artt. 49 e 54 PA).
In analogia con il diritto delle assicurazioni sociali, le cause concernenti
l’aiuto sociale ai cittadini svizzeri all’estero devono essere giudicate in base
allo stato di fatto prevalente al momento dell’inoltro della richiesta di aiuto,
rispettivamente dell’emanazione della decisione amministrativa contestata.
I fatti intervenuti posteriormente, e che hanno modificato la situazione del
richiedente, devono essere oggetto di una nuova decisione amministrativa
(cfr. DTF 132 V 215 consid. 3.1.1 e 121 V 362 consid. 1b, giurisprudenza
confermata dalla sentenza del Tribunale federale 9C_839/2017 del 24
aprile 2018 consid. 4.2; cfr. anche le sentenze TAF F-2250/2017 del 21
giugno 2018 consid. 2.3 e F-6843/2016 del 14 maggio 2018 consid. 2, con
i relativi riferimenti giurisprudenziali).
Pertanto, in concreto, lo stato di fatto pertinente per dirimere il litigio è
quello che sussisteva tra il 15 aprile (data della richiesta di prestazioni
mensili) ed il 5 giugno 2019 (data della decisione impugnata).
2.2 Questo Tribunale è, in linea di massima, vincolato dalle conclusioni
delle parti (principio dispositivo), a meno che, nell’ambito dell’oggetto del
litigio, siano soddisfatte le condizioni per concedere di più (“reformatio in
melius”) o di meno (“reformatio in peius”) rispetto a quanto richiesto (art.
62 cpv. 1 a 3 PA: massima dell'ufficialità; cfr. MADELEINE CAMPRUBI, in:
Christoph Auer/Markus Müller/Benjamin Schindler [editori], Bundesgesetz
über das Verwaltungsverfahren – Kommentar, 2a ed., 2019, n. 8 ad art. 62
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PA). Questo Tribunale non è invece vincolato, in nessun caso, dai motivi
del ricorso (art. 62 cpv. 4 PA: principio dell'applicazione d'ufficio del diritto).
3.
La presente causa verte sul rifiuto del DFAE di versare alla ricorrente una
prestazione assistenziale di EUR 877.60 al mese per il periodo dal 1°
maggio 2019 al 30 aprile 2020 (un anno).
4.
4.1 La Confederazione concede l'aiuto sociale agli Svizzeri all'estero, ossia
ai cittadini svizzeri non domiciliati in Svizzera e iscritti al registro degli
Svizzeri all'estero, che vivono in stato d'indigenza, alle condizioni previste
dalla legge (artt. 3 lett. a e 22 LSEst).
L'aiuto sociale è concesso soltanto agli Svizzeri all'estero che non possono
provvedere sufficientemente alla loro sussistenza con mezzi propri, con
contributi privati o con aiuti dello Stato ospite (art. 24 LSEst [sussidiarietà]).
Il genere e l'entità dell'aiuto sociale sono determinati secondo le condizioni
particolari dello Stato ospite, tenendo conto dei bisogni vitali di uno
Svizzero che vi risiede (art. 27 cpv. 1 LSEst).
La persona indigente può essere invitata a rimpatriare se tale
provvedimento è nel suo interesse o in quello della sua famiglia; in questo
caso la Confederazione non versa o cessa di versare prestazioni di aiuto
sociale all'estero. La Confederazione assume le spese di rimpatrio; può
assumere tali spese anche se l'indigente decide spontaneamente di
rimpatriare (art. 30 cpv. 1 e 2 LSEst).
Le prestazioni di aiuto sociale devono essere restituite se il beneficiario non
ha più bisogno dell'aiuto sociale e se è garantito un adeguato
sostentamento per sé e per la sua famiglia (art. 35 cpv. 1 LSEst).
Il Consiglio federale emana le disposizioni di esecuzione della LSEst (art.
63 cpv. 2 LSEst).
4.2 Secondo l’ordinanza del Consiglio federale concernente persone e
istituzioni svizzere all'estero del 7 ottobre 2015 (ordinanza sugli Svizzeri
all'estero/OSEst, RS 195.11), in vigore dal 1° novembre 2015 e, quindi,
applicabile ratione temporis alla presente fattispecie (cfr. consid. P), le
prestazioni di aiuto sociale all'estero sono concesse periodicamente
(prestazioni periodiche) o una sola volta (prestazioni uniche). Le
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prestazioni periodiche sono versate al massimo per un anno; possono
essere rinnovate (art. 18 cpv. 1 e 2 OSEst).
Il richiedente ha diritto a prestazioni periodiche se: a) le sue spese
computabili sono superiori ai redditi computabili; b) il suo patrimonio
liquidabile è stato utilizzato ad eccezione dell'importo non computabile del
patrimonio; e c) la sua permanenza nello Stato ospite è giustificata alla luce
dell'insieme delle circostanze, segnatamente se: 1) risiede da diversi anni
in tale Stato, 2) molto probabilmente acquisirà in un futuro prossimo
l'indipendenza economica in tale Stato, o 3) dimostra che per gli stretti
legami familiari o di altro tipo non si può ragionevolmente pretendere da lui
il rimpatrio (art. 19 cpv. 1 OSEst). È irrilevante sapere se i costi delle
prestazioni siano inferiori all'estero o in Svizzera (art. 19 cpv. 2 OSEst).
Il richiedente ha diritto a una prestazione unica se: a) i suoi redditi
computabili, una volta dedotte le spese computabili, non bastano per far
fronte a una spesa unica necessaria al suo sostentamento; e b) non è
disponibile un patrimonio liquidabile superiore all'importo non computabile
(art. 20 cpv. 1 OSEst). Le prestazioni uniche e periodiche sono cumulabili
(art. 20 cpv. 2 OSEst). Alla richiesta di prestazione unica deve essere
allegato anche un preventivo dei costi (art. 30 cpv. 3 OSEst).
4.3 L’aiuto sociale può essere rifiutato o revocato (in tedesco: “kann
verweigert oder entzogen werden”; in francese: “peut être refusée ou
supprimée”) se il richiedente: a) ha leso gravemente interessi pubblici
svizzeri; b) ottiene o tenta di ottenere prestazioni di aiuto sociale facendo
scientemente dichiarazioni inesatte o incomplete; c) si rifiuta di informare
gli organi di aiuto sociale sulla sua situazione personale o di autorizzarli a
raccogliere informazioni; d) non adempie le condizioni o gli oneri impostigli,
oppure non notifica le modificazioni essenziali della sua situazione; e) non
fa manifestamente quanto si potrebbe ragionevolmente esigere per
migliorare la propria situazione; f) utilizza abusivamente le prestazioni di
aiuto sociale (art. 26 LSEst [motivi di esclusione]).
Il richiedente deve: a) compilare e firmare i documenti forniti dalla Direzione
consolare (DC) del DFAE; b) fornire informazioni veritiere e complete sulla
sua situazione e su quella dei membri della sua economia domestica; c)
documentare per quanto possibile le sue affermazioni; d) far valere obblighi
di assistenza e mantenimento nonché pretese nei confronti di terzi; e)
segnalare senza indugio alla rappresentanza cambiamenti rilevanti della
sua situazione. Se necessario, la DC o la rappresentanza assistono il
richiedente nell’espletamento delle formalità per far valere obblighi di
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assistenza e mantenimento nonché altre pretese nei confronti di terzi (art.
32 cpv. 1 e 2 OSEst [obblighi del richiedente]).
Secondo le direttive sull’aiuto sociale agli Svizzeri all’estero, emanate dalla
DC e in vigore dal 1° gennaio 2016 (direttive DC), “in determinate situazioni
le prestazioni dell’aiuto sociale possono essere ridotte, soppresse o
negate, anche se le condizioni generali (statuto di Svizzero all’estero,
indigenza ecc.) sono soddisfatte. L’articolo 26 LSEst elenca in modo
esaustivo i motivi di esclusione e prevede questa possibilità in particolare
nel caso di abusi e di mancata collaborazione. In questo contesto si fa
appello al buon senso. La decisione di interrompere o negare l’aiuto sociale
deve essere presa soltanto in casi estremi. Le riduzioni di prestazioni
vanno comunicate per iscritto, sotto forma di decisione impugnabile e
devono essere motivate. Le persone direttamente interessate dalle
riduzioni devono avere la possibilità di esprimersi prima sui fatti” (direttive
DC, § 7).
5.
In concreto è assodato e incontestato che la ricorrente, settantottenne, è
una cittadina svizzera all’estero ai sensi della LSEst, che si è trasferita nel
1956 con sua madre in Italia, dove vive tuttora, iscrivendosi nell’apposito
registro (cfr. consid. A). È pure accertato e indubbio che la ricorrente, dal
1° aprile 2002 in poi, è stata riconosciuta dal DFAE come una persona che
vive(va) in stato di indigenza all’estero secondo la LSEst e OSEst, per cui
ha beneficiato delle corrispondenti prestazioni assistenziali periodiche
durante diciassette anni (cfr. D a P). In proposito, benché abbia ammonito
la ricorrente nel 2002 che le dette prestazioni potevano esserle versate
soltanto per un anno allo scopo di permetterle di raggiungere l’autonomia
finanziaria, il DFAE ha continuato ad erogargliele fino al 30 aprile 2019 (cfr.
consid. D e K).
È il 1° agosto 2017 che la ricorrente ha informato il DFAE di avere acquisito,
il 28 dicembre 1989, una casa a ... (cfr. consid. B e H). Come si può
evincere dall’incarto, la ricorrente ha concluso questo negozio giuridico per
il tramite di un suo amico avvocato, nominandolo “suo procuratore speciale
[...] affinché in suo nome, vece e conto acquisti il bene immobile [...]”
(procura speciale del 15 dicembre 1989). In proposito, diversamente da
quanto sembra credere la ricorrente (cfr. consid. U), il fatto che sulle
cambiali da 3 milioni di lire ciascuna figurasse, in qualità di debitore, il suo
amico avvocato, pertiene alle modalità d’esecuzione del contratto secondo
la procura speciale, non al passaggio di proprietà dell’immobile. In questo
senso non vi sono elementi, come osservato dal DFAE in modo pertinente
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(cfr. consid. X), che consentano seriamente di reputare che la ricorrente
abbia ricevuto la casa di ... in donazione.
In relazione ai tre conti della ricorrente presso le Poste italiane (cfr. consid.
I), si noti quanto segue. Il conto corrente 40537748 era conosciuto al
DFAE, dato che la prestazione assistenziale mensile veniva versata sullo
stesso (cfr. lista movimenti prodotta dalla ricorrente con la sua richiesta del
15.4.2019). Erano invece ignoti al DFAE, per quanto si possa giudicare
dagli atti, gli altri due conti, di cui ha avuto conoscenza nella prima metà
del 2018 (cfr. consid. I e K). Tuttavia, il DFAE non ha sollecitato la ricorrente
a produrre i movimenti dei tre conti per gli anni passati allo scopo di avere
una visione più precisa dell’evoluzione della sua situazione finanziaria. In
proposito, gli importi transitati sui detti conti nel 2017 indicano comunque,
con sufficiente chiarezza, che non erano suscettibili di mettere in dubbio lo
stato di indigenza, ai sensi della LSEst e dell’OSEst, della ricorrente.
6.
Ciò posto, si tratta ora di verificare se il fatto di avere sottaciuto al DFAE di
essere proprietaria della casa di ... giustifichi il rifiuto di versare alla
ricorrente la prestazione assistenziale mensile di EUR 877.60 per il periodo
dal 1° maggio 2019 al 30 aprile 2020.
6.1 Innanzitutto si deve rilevare che il DFAE non ha sentito la ricorrente
prima di emanare la decisione impugnata, come prevede l’art. 30 cpv. 1 PA
(audizione preliminare) e come è ben ricordato nelle direttive DC (cfr.
consid. 4.3), comunicandole la sua intenzione di rifiutarle la prestazione
periodica richiesta e fissandole un termine per esprimersi in proposito. La
questione delle eventuali conseguenze di questo fatto può comunque, in
fin dei conti, rimanere in sospeso.
In effetti, nella sua decisione del 17 maggio 2018, con cui ha concesso la
prestazione periodica 2018 – 2019, il DFAE, dopo avere constatato che
“omettendo di comunicarci il fatto che, dal 1990, Lei possiede un
appartamento di Sua proprietà, è evidente che non ha ottemperato ai Suoi
obblighi. Lo stesso vale anche per i conti bancari non dichiarati”, ha invitato
la ricorrente “ad adempiere in futuro ai suoi obblighi. In caso contrario,
potremmo doverle rifiutare, ridurre o revocare le prestazioni di aiuto
sociale” (cfr. consid. K). Detto altrimenti, questo significa che le due
omissioni rimproverate alla ricorrente non sono state ritenute sufficienti dal
DFAE, con cognizione di causa, per rifiutarle la prestazione periodica 2018
– 2019. Il DFAE non può dunque invocare un anno più tardi, a parità di
condizioni, le stesse omissioni “perdonate” per rifiutare la prestazione
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periodica 2019 – 2020, considerato che gli “organi dello Stato [...] agiscono
secondo il principio della buona fede” e che “ognuno ha diritto d’essere
trattato senza arbitrio e secondo il principio della buona fede da parte degli
organi dello Stato” (art. 5 cpv. 3 [Stato di diritto] e art. 9 [Protezione
dall’arbitrio e tutela della buona fede] della Costituzione federale [Cost., RS
101]).
Stando così le cose, ai fini della presente procedura, questo Tribunale può
limitarsi, qui di seguito, ad appurare se la ricorrente abbia o non abbia
infranto il monito pro futuro, i.e. per il periodo 2019 – 2020, indirizzatole dal
DFAE con la decisione del 17 maggio 2018.
6.2 Ora, alla luce dei numerosi messaggi elettronici che si sono scambiati
l’ASR e la ricorrente, riprodotti essenzialmente nel raccoglitore “Akten 16-
20”, gli obblighi concreti di quest’ultima consistevano nel far avanzare e, se
possibile, nel concludere la vendita della sua casa a ..., come pure nel
richiedere allo Stato italiano la cosiddetta pensione di cittadinanza.
Rispetto al primo obbligo, l’ASR ha dato il suo beneplacito alla vendita della
casa l’11 febbraio 2019, rallegrandosi, il 19 marzo successivo, che “pian
pianino si sta procedendo alla vendita”, anche confortata dalle precisazioni
del proprio legale italiano (cfr. consid. L e N). Vista la tempistica nel settore
immobiliare in generale, e le peculiarità della fattispecie ambientata in
Italia, non sorprende che la ricorrente non abbia potuto vendere la sua casa
a ... nel corso della prima metà del 2019. Sorprende invece il fatto che
l’ASR non abbia preso la faccenda in mano, per il tramite del suo legale
italiano, velocizzando la procedura, senza farla dipendere interamente
dalla ricorrente che, come artista-pittrice in età già avanzata e con problemi
di salute, aveva (ha) di sicuro bisogno di aiuto “nell’espletamento delle
formalità” per vendere la sua casa (cfr. art. 32 cpv. 2 OSEst per analogia
[consid. 4.3]). Tanto più che il ricavato della vendita, come puntualizzato
dallo stesso DFAE, avrebbe permesso (e permetterà) alla ricorrente di
“migliorare la propria situazione finanziaria e per un certo periodo [di] non
dipendere dall’aiuto sociale della Confederazione” (cfr. consid. Q).
Riguardo al secondo obbligo, non si può non osservare che il decreto legge
n. 4 del 2019 relativo al reddito e alla pensione di cittadinanza è entrato in
vigore il 1° aprile 2019 (cfr. consid. O). Ora, l’ASR ha invitato la ricorrente
ad inoltrare i documenti finanziari per la richiesta di sussidio relativa al
periodo 2019 – 2020 entro il 15 aprile 2019, ciò che la ricorrente ha fatto
tempestivamente (cfr. consid. M e P). Alla luce di queste circostanze
temporali non si può di certo rimproverare alla ricorrente di non essere
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riuscita a presentare la richiesta di pensione di cittadinanza italiana e,
soprattutto, ad ottenere una risposta positiva, come fa invece il DFAE nella
decisione impugnata (cfr. consid. Q), prima del 15 aprile 2019. Tanto più
che, anche in questo rispetto, l’ASR non ha fornito alcuna assistenza alla
ricorrente per districarsi nella corrispondente procedura (cfr. art. 32 cpv. 2
OSEst [consid. 4.3]). A questo proposito si deve aggiungere che l’ASR ha
dato l’impressione, nel corso dei numerosi scambi di messaggi elettronici
con la ricorrente, di essere convinta che quest’ultima avesse diritto alla
pensione di cittadinanza italiana, senza tuttavia fornire alcun elemento
concreto, relativo alla normativa in questione, a supporto della sua
convinzione. Comunque sia, per finire, la ricorrente ha inoltrato la richiesta
allo Stato italiano che l’ha però respinta (cfr. consid. U).
Di conseguenza, la ricorrente non ha disatteso gli obblighi da cui il DFAE
ha fatto dipendere l’erogazione della prestazione assistenziale periodica di
EUR 877.60 per il periodo dal 1° maggio 2019 al 30 aprile 2020.
6.3 È ancora opportuno ricordare che, secondo le direttive DC, “le
prestazioni dell’aiuto sociale possono essere ridotte, soppresse o negate,
anche se le condizioni generali [...] sono soddisfatte [...]. La decisione di
interrompere o negare l’aiuto sociale deve essere presa soltanto in casi
estremi” (cfr. consid. 4.3). Ora, nella decisione impugnata, il DFAE non
rende intelligibili i motivi per i quali ha, in modo implicito, qualificato il caso
della ricorrente, alla luce delle circostanze vigenti tra il 15 aprile e il 5 giugno
2019 (cfr. consid. 2.1), come estremo. Se bisogna interpretare la nozione
di “caso estremo” in una prospettiva finanziaria, conviene puntualizzare
che il valore di stima netto della casa a ... è pari a EUR 25'000.–, dal quale
bisogna però detrarre le spese di notaio, per cui si può ammettere che la
ricorrente, se l’avesse venduta in passato, non avrebbe necessitato del
sussidio, a parità di condizioni, per circa due anni (cfr. gli importi medi del
sussidio versatole negli anni scorsi [consid. D, E, G, K e L]). Questo
significa che, una volta che la casa sarà stata finalmente venduta, la
ricorrente potrà vivere per un determinato periodo senza dover richiedere
il sussidio che la Confederazione garantisce, se i presupposti legali sono
adempiuti, agli Svizzeri che vivono all’estero in stato di indigenza. In altre
parole, la ricorrente utilizzerà questo suo patrimonio liquidato al posto di
percepire prestazioni assistenziali (cfr. art. 19 cpv. 2 lett. b OSEst [consid.
4.2]). In questa maniera verrà rimediato all’omissione da lei commessa,
cosicché, dal profilo finanziario, la fattispecie può difficilmente configurare
un caso estremo ai sensi delle direttive DC. Si può invece ipotizzare che,
se si fosse trattato di un immobile dal valore di stima di EUR 250'000.–, si
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sarebbe stati in presenza di un caso estremo che avrebbe potuto
giustificare il rifiuto dell’aiuto sociale.
7.
In conclusione, negando alla ricorrente la prestazione assistenziale
mensile di EUR 877.60 per il periodo dal 1° maggio 2019 al 30 aprile 2020,
il DFAE ha violato il diritto federale (cfr. art. 49 PA). In accordo con le
considerazioni sopraesposte, il ricorso deve essere accolto e la decisione
impugnata annullata, per cui è riconosciuto il diritto della ricorrente a
percepire la prestazione assistenziale mensile di EUR 877.60 dal 1°
maggio 2019 al 30 aprile 2020, con interessi moratori del 5% sull’intero
ammontare della prestazione dovuta.
8.
8.1 Le spese processuali sono di regola messe a carico della parte
soccombente e, in caso di soccombenza parziale, sono ridotte (art. 63 cpv.
1 PA). Esse comprendono la tassa di giustizia e i disborsi (art. 1 cpv. 1 del
regolamento del 21 febbraio 2008 sulle tasse e sulle spese ripetibili nelle
cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale [TS-TAF, RS
173.320.2]); la tassa di giustizia è calcolata in funzione dell'ampiezza e
della difficoltà della causa, del modo di condotta processuale e della
situazione finanziaria delle parti (artt. 63 cpv. 4bis PA e 2 cpv. 1 TS-TAF).
In concreto, visto l’esito della causa, non si prelevano spese processuali.
8.2 Considerato che il ricorso è ammesso, la ricorrente, rappresentata da
due avvocati, ha diritto a un’indennità per le spese necessarie derivanti
dalla causa (spese ripetibili: art. 64 cpv. 1 PA e art. 7 cpv. 1 e 2 TS-TAF).
Dato che la ricorrente non ha presentato alcuna nota d’onorario, l’indennità
deve essere fissata sulla base degli atti di causa (art. 14 cpv. 2 TS-TAF).
Ora, alla luce del fatto che gli avvocati della ricorrente si sono limitati ad
inoltrare un ricorso di due pagine e mezzo, e che in seguito non hanno più
presentato alcuno scritto, la ricorrente avendo comunicato esclusivamente
con il DFAE tramite messaggeria elettronica, è appropriato attribuirle
un’indennità per spese ripetibili di fr. 400.– (onorario e spese d’avvocato).
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