Decision ID: a71b495b-de4e-5656-bc39-8a918ed282e3
Year: 2002
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: civil_law

in fatto:
che la particella n.
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RFD di
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(4402 m2) appartiene per un terzo a una comunione ereditaria composta
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, per un terzo a
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e per un altro terzo a
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nata
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che il 13 maggio 2002
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nata
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hanno promosso causa contro
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e
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davanti al Pretore della giurisdizione di Mendrisio Sud per ottenere la vendita del fondo agli incanti “con relativo scioglimento delle comproprietà su di esso”;
che all'udienza del 20 giugno 2002, indetta per la discussione, i convenuti hanno eccepito la carente legittimazione attiva dei procedenti, hanno contestato la loro propria legittimazione passiva e, dichiarando di opporsi allo scioglimento della comproprietà, hanno postulato il rigetto dell'istanza;
che, non essendovi prove da assumere, le parti hanno implicitamente rinunciato al dibattimento finale;
che con sentenza di quello stesso giorno il Pretore ha accolto l'istanza, ha ordinato lo scioglimento della comproprietà mediante alienazione ai pubblici incanti, ha affidato l'esecuzione dell'asta al notaio dott.
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di
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, incaricato di ripartire il provento fra i comproprietari – dedotte le spese – in ragione di un terzo ciascuno, e ha posto gli oneri processuali (con una tassa di giustizia di fr. 350.–) a carico delle parti nella medesima proporzione, senza assegnare ripetibili;
che contro tale sentenza i convenuti hanno presentato un appello del 23 luglio 2002 volto alla riforma del giudizio impugnato nel senso di respingere lo scioglimento della comproprietà, di rigettare l'istanza e di addebitare tutte le spese alle controparti;
che l'appello non è stato intimato a queste ultime;
e considerando

in diritto:
che con la sentenza impugnata il Pretore ha statuito, giuridicamente, su due azioni diverse: l'una fondata sull'art. 650 cpv. 1 CC (“azione di divisione”), intesa a far accertare che nulla osta allo scioglimento della comproprietà, e l'altra sull'art. 651 cpv. 2 CC, volta a far definire il modo della divisione (Rep. 1998 pag. 197 consid. 1 con richiamo);
che nessuna delle due azioni andava trattata in ogni modo – contrariamente all'opinione degli appellanti (memoriale, pag. 2 a metà) e indipendentemente da quanto ha fatto il Pretore – con la procedura di camera di consiglio, né il diritto cantonale né quello federale prevedendo l'applicazione di un rito sommario in tali casi;
che determinante ai fini dell'appellabilità, tanto nell'una quanto nell'altra azione, è dunque il valore litigioso, una causa non rientrando nella competenza funzionale del Pretore per il solo fatto di riguardare beni immobili;
che il valore litigioso nell'ambito dell'art. 650 cpv. 1 CC corrisponde a quello della quota chiesta dal comproprietario, mentre nell'ambito dell'art. 651 cpv. 2 CC corrisponde a quello dell'intera comproprietà (
Poudret
, Commentaire de la loi fédérale d'organisation judiciaire, vol. I, Berna 1990, n. 9.4 ad art. 36, pag. 283 in fondo e 284 in alto;
Brunner/Wichtermann
in: Kommentar zum Schweizerischen Privatrecht, ZGB II, Basilea 1998, n. 10 ad art. 650 e n. 17 ad art. 651);
che nella fattispecie le parti non hanno indicato quale sia il valore venale della particella n.
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RFD di
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, né il Pretore ha inquisito al riguardo, fosse solo per calcolare l'entità degli oneri processuali;
che in condizioni del genere il fascicolo della causa andrebbe ritornato al primo giudice perché accerti il valore litigioso mediante ordinanza, facendo capo eventualmente a informazioni o perizie, “con equo apprezzamento delle circostanze” (art. 13 CPC);
che da simile rinvio si può nondimeno prescindere nel caso in esame, ove per le particolarità della fattispecie il rimando si esaurirebbe già a prima vista in un vuoto esercizio di giurisdizione;
che nell'appello i convenuti insorgono in effetti contro lo scioglimento della comproprietà in quanto tale, contestando il diritto degli istanti a ottenerne la “cessazione” nel senso dell'art. 650 CC, ma non contestano il modo della divisione in sé (nemmeno in subordine), ritenendo manifestamente la questione senza oggetto;
che decisivo per l'appellabilità della sentenza impugnata è dunque il valore della quota di comproprietà rivendicata dagli istanti;
che tutto quanto possono pretendere gli istanti in concreto, ammesso e non concesso che possano agire in contrasto con la volontà dei coeredi
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e
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, è la quota di un terzo spettante alla comunione ereditaria;
che il valore di tale quota non raggiunge palesemente la soglia di appellabilità prevista dall'art. 13 LOG;
che la particella n.
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RFD di
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consiste in un fondo inedificato composto per 1545 m2 di bosco, per 1088 m2 di prato e per 1769 m2 di strade (doc. B);
che il valore di stima ufficiale di tale fondo, cui è lecito far capo almeno a titolo indicativo in mancanza di altri dati (
Cocchi/Trezzini
, CPC massimato e commentato, Lugano 2000, n. 5 ad art. 9), è per l'intera particella (4402 m2) di fr. 2513.20 (fr. 309.– per il bosco, fr. 435.20 per il prato, fr. 1769.– per le strade), sicché un terzo di tale valore equivarrebbe al corrispettivo di fr. 837.75;
che la stima ufficiale di un fondo costituisce invero un valore minimo, ma nulla induce a credere che il valore venale possa essere quasi dieci volte superiore, tanto meno ove si consideri che in concreto la stima ufficiale è relativamente recente, risalendo essa al 1° gennaio 1997;
che nelle circostanze descritte l'appello dei convenuti si rivela già di primo acchito improponibile;
che gli atti vanno dunque trasmessi alla Camera di cassazione civile (art. 126 CPC), la quale verificherà se l'appello può essere trattato alla stregua di un ricorso per cassazione;
che, vista la particolarità della fattispecie, non è il caso di prelevare spese né di attribuire ripetibili, l'appello non essendo stato intimato agli istanti;
in applicazione dell'art. 313
bis
CPC,