Decision ID: af3da6fa-6854-5069-8eff-86b6f1e36bcc
Year: 2018
Language: it
Court: TI_TCAS
Chamber: TI_TCAS_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: social_law

ritenuto,
in fatto
1.1. In data 8 settembre 2015, RI 1, nato nel 1973, a quel momento tuttofare nella misura del 50% presso la ditta _ di _ e già beneficiario di una rendita di invalidità AI del 43% dal 1° agosto 2008, mentre si trovava fermo in colonna al volante dell’automobile della ditta è stato tamponato dal veicolo che lo seguiva, il quale è stato a sua volta tamponato da quello precedente.
A distanza di otto giorni dall’incidente stradale, in data 16 settembre 2015, l’assicurato ha accusato disturbi cervico e toracovertebrali e si è quindi recato dal proprio medico di famiglia, il quale ha attestato una totale inabilità lavorativa (doc. 2).
L’Istituto assicuratore ha assunto il caso e ha corrisposto regolarmente le prestazioni di legge.
1.2. Esperiti gli accertamenti medico-amministrativi del caso, con decisione formale del 2 ottobre 2017, l’assicuratore LAINF ha dichiarato estinto il proprio obbligo a prestazioni a contare dal 24 aprile 2017, ritenendo che in base alla valutazione del medico _ i disturbi ancora presentati dall’interessato non sono più causati dall’infortunio e lo stato presente immediatamente prima dello stesso è ormai stato raggiunto (cfr. doc. 151).
A seguito dell’opposizione interposta dall’assicurato, patrocinato dall’avv. RA 1 (cfr. doc. 149), in data 28 dicembre 2017, l’CO 1 ha confermato il contenuto della sua prima decisione (cfr. doc. A).
1.3. Con tempestivo ricorso del 1° febbraio 2018, RI 1, sempre patrocinato dall’avv. RA 1, ha chiesto che all’assicuratore convenuto venga ordinato di ripristinare il diritto all’indennità giornaliera anche dopo il 24 aprile 2017 e sino all’assegnazione di una rendita, stabilendo poi l’importo della rendita di invalidità e dell’IMI spettante all’assicurato.
Il rappresentante legale dell’assicurato ha inoltre postulato la concessione dall’assistenza giudiziaria con gratuito patrocinio per la procedura ricorsuale (doc. I).
Sostanzialmente il legale del ricorrente ha contestato la decisione dell’Istituto assicuratore, argomentando di non potere accettare le “semplicistiche conclusioni” del medico di _ a proposito dell’estinzione del nesso di causalità.
A sostegno delle proprie pretese, l’avv. RA 1 ha fatto valere quanto attestato dal curante dell’assicurato, dr. _, il quale ha dichiarato che i disturbi psico-fisici dei quali attualmente soffre il signor RI 1 derivano dalla problematica scatenante che è stato l’evento infortunistico dell’8 settembre 2015, il quale è chiaramente a carico dell’assicuratore LAINF.
Pertanto, visto quanto attestato dal medico curante dell’interessato, il patrocinatore del ricorrente ha concluso che l’incidente stradale nel quale è rimasto coinvolto RI 1 è stato la sola e immediata causa del danno alla salute, motivo per il quale l’Istituto assicuratore resistente deve continuare a versare le prestazioni del caso (doc. I).
1.4. In data 15 febbraio 2018, il legale del ricorrente ha trasmesso al TCA il certificato municipale per l’ammissione all’assistenza giudiziaria e la relativa documentazione (doc. IV + bis).
1.5. L’CO 1, in risposta, ha postulato che l’impugnativa venga respinta con argomenti di cui si dirà, per quanto occorra, nei considerandi di diritto (cfr. doc. V).
1.6. Con scritto del 12 marzo 2018, il patrocinatore del ricorrente ha chiesto “espressamente che venga richiamata dal Centro _ di _ e, in particolare, dal curante dr. med. _, l’intera cartella clinica del ricorrente” e che il dr. _ venga “sentito quale testimone sulla causalità tra l’attuale situazione dell’assicurato e l’infortunio dell’8 settembre 2015”.
L’avv. RA 1 ha pure chiesto al TCA di pronunciarsi sulla domanda di gratuito patrocinio posta unitamente al ricorso, sulla base della documentazione prodotta il 15 febbraio 2018 (doc. VII).
Tale scritto è stato trasmesso all’amministrazione (doc. VIII), per conoscenza.

in diritto
2.1. Oggetto della lite è la questione di sapere se l’CO 1 era legittimato a dichiarare estinto dal 24 aprile 2017 il proprio obbligo a prestazioni dipendente dall’infortunio occorso l’8 settembre 2015, oppure no.
2.2. Giusta l'art. 10 LAINF, l'assicurato ha diritto alla cura appropriata dei postumi d'infortunio (cfr. DTF 109 V 43 consid. 2a; art. 54 LAINF) e, in applicazione dell'art. 16 LAINF, l'assicurato totalmente o parzialmente incapace di lavorare (cfr. art. 6 LPGA) a seguito d'infortunio, ha diritto all'indennità giornaliera.
Il diritto all'indennità giornaliera nasce il terzo giorno successivo a quello dell'infortunio. Esso si estingue con il ripristino della piena capacità lavorativa, con l'assegnazione di una rendita o con la morte dell'assicurato.
Parimenti, il diritto alle cure cessa qualora dalla loro continuazione non sia da attendersi un
sensibile miglioramento
della salute dell'assicurato (cfr. art. 19 cpv. 1 LAINF): nemmeno persistenti dolori bastano a conferire il diritto alla continuazione del trattamento se da questo non si può sperare un miglioramento sensibile dello stato di salute (cfr. Ghélew, Ramelet, Ritter, Commentaire de la loi sur l'assurance-accidents (LAA), Losanna 1992, p. 41 ss.). L’Alta Corte ha inoltre precisato che la questione del “sensibile miglioramento” di cui all’art. 19 cpv. 1 LAINF va valutata in funzione dell’entità del previsto aumento oppure del ripristino della capacità lavorativa, nella misura in cui quest’ultima è pregiudicata dalle sequele infortunistiche (DTF 134 V 109 consid. 4.3 e riferimenti).
2.3. Presupposto essenziale per l'erogazione di prestazioni da parte dell'assicurazione contro gli infortuni è però l'esistenza di un
nesso di causalità naturale
fra l'evento e le sue conseguenze (danno alla salute, invalidità, morte).
Questo presupposto è da considerarsi adempiuto qualora si possa ammettere che, senza l'evento infortunistico, il danno alla salute non si sarebbe potuto verificare o non si sarebbe verificato nello stesso modo. Non occorre, invece, che l'infortunio sia stato la sola o immediata causa del danno alla salute; è sufficiente che l'evento, se del caso unitamente ad altri fattori, abbia comunque provocato un danno all'integrità corporale o psichica dell'assicurato, vale a dire che l'evento appaia come una condizione sine qua non del danno.
È questione di fatto lo stabilire se tra evento infortunistico e danno alla salute esista un nesso di causalità naturale; su detta questione amministrazione e giudice si determinano secondo il principio della probabilità preponderante - insufficiente essendo l'esistenza di pura possibilità - applicabile generalmente nell'ambito dell'apprezzamento delle prove in materia di assicurazioni sociali (cfr. RDAT II-2001 N. 91 p. 378; SVR 2001 KV Nr. 50 p. 145; DTF 126 V 360 consid. 5b; DTF 125 V 195; STFA del 4 luglio 2003 nella causa M., U 133/02; STFA del 29 gennaio 2001 nella causa P., U 162/02; DTF 121 V 6; STFA del 28 novembre 2000 nella causa P. S., H 407/99; STFA del 22 agosto 2000 nella causa K. B., C 116/00; STFA del 23 dicembre 1999 in re A. F., C 341/98, consid. 3, p., 6; STFA 6 aprile 1994 nella causa E. P.; SZS 1993 p. 106 consid.
3a; RCC 1986 p. 202 consid. 2c, RCC 1984 p. 468 consid. 3b, RCC 1983 p. 250 consid. 2b; DTF 115 V 142 consid. 8b, DTF 113 V 323 consid. 2a, DTF 112 V 32 consid. 1c, DTF 111 V 188 consid.
2b; Meyer, Die Rechtspflege in der Sozialversicherung,
in
Basler Juristische Mitteilungen (BJM) 1989, p. 31-32; G. Scartazzini, Les rapports de causalité dans le droit suisse de la sécurité sociale, Basilea 1991, p. 63).
Al riguardo essi si attengono, di regola, alle attestazioni mediche, quando non ricorrano elementi idonei a giustificarne la disattenzione (cfr. DTF 119 V 31; DTF 118 V 110; DTF 118 V 53; DTF 115 V 134; DTF 114 V 156; DTF 114 V 164; DTF 113 V 46).
Ne discende che ove l'esistenza di un nesso causalità tra infortunio e danno sia possibile ma non possa essere reputata probabile, il diritto a prestazioni derivato dall'infortunio assicurato dev'essere negato (DTF 129 V 181 consid. 3.1 e 406 consid. 4.3.1, DTF 117 V 360 consid. 4a e sentenze ivi citate).
L'assicuratore contro gli infortuni è tenuto a corrispondere le proprie prestazioni fino a che le sequele dell'infortunio giocano un ruolo causale. Pertanto, la cessazione delle prestazioni entra in considerazione soltanto in due casi:
- quando lo stato di salute dell'interessato è simile a quello che esisteva immediatamente prima dell'infortunio (
status quo ante
);
- quando lo stato di salute dell'interessato è quello che, secondo l'evoluzione ordinaria,
sarebbe prima o poi subentrato anche senza l'infortunio (
status quo sine
);
(cfr. RAMI 1992 U 142, p. 75 s. consid.
4b; A. Maurer, Schweizerisches Unfallversicherungsrecht, p. 469; U. Meyer-Blaser, Die Zusammenarbeit von Richter und Arzt in der Sozialversicherung,
in
Bollettino dei medici svizzeri 71/1990, p. 1093).
Secondo la giurisprudenza, qualora il nesso di causalità con l'infortunio sia dimostrato con un sufficiente grado di verosimiglianza, l'assicuratore è liberato dal proprio obbligo prestativo soltanto se l'infortunio non costituisce più la causa naturale ed adeguata del danno alla salute. Analogamente alla determinazione del nesso di causalità naturale che fonda il diritto alle prestazioni, l'estinzione del carattere causale dell'infortunio deve essere provata secondo l'abituale grado della verosimiglianza preponderante. La semplice possibilità che l'infortunio non giochi più un effetto causale non è sufficiente.
Trattandosi della soppressione del diritto alle prestazioni, l'onere della prova incombe, non già all'assicurato, ma all'assicuratore (cfr. RAMI 2000 U 363, p. 46 consid. 2 e riferimenti ivi citati).
2.4. Il diritto alle prestazioni assicurative presuppone pure l'esistenza di un
nesso di causalità adeguata
tra l’evento dannoso e il danno alla salute. In caso di danno alla salute fisica, il nesso di causalità adeguata è generalmente ammesso, dal momento in cui è accertata la causalità naturale (cfr. DTF 127 V 102 consid. 5b/bb p. 103). Per contro, la giurisprudenza ha elaborato più criteri per valutare l’adeguatezza del nesso di causalità tra un infortunio e dei disturbi psichici sviluppati successivamente dalla vittima. Essa ha dapprima classificato gli infortuni in tre categorie, a seconda della dinamica: gli infortuni insignificanti o leggeri (per esempio, una caduta o scivolata banale), gli infortuni di media gravità e gli infortuni gravi. Per procedere a tale classificazione, non si deve considerare il modo in cui l’infortunio è stato vissuto dall’interessato ma piuttosto l’evento traumatico in quanto tale da un punto di vista oggettivo. In presenza di un infortunio di media gravità, occorre prendere in considerazione un certo numero di criteri, di cui i più importanti sono:
- le circostanze concomitanti particolarmente drammatiche o la particolare spettacolarità dell'infortunio;
- la gravità o particolare caratteristica delle lesioni lamentate, segnatamente la loro idoneità, secondo l'esperienza, a determinare disturbi psichici;
- la durata eccezionalmente lunga della cura medica;
- i disturbi somatici persistenti;
- la cura medica errata che aggrava notevolmente gli esiti dell'infortunio;
- il decorso sfavorevole della cura e le complicazioni rilevanti intervenute;
- il grado e la durata dell'incapacità lavorativa dovuta alle lesioni fisiche.
Non in ogni caso è necessario che tutti i criteri appena menzionati siano presenti. La presenza di un unico criterio può bastare per ammettere l'adeguatezza del nesso di causalità quando l'infortunio va classificato fra quelli al limite della categoria degli eventi gravi. Per contro, in presenza di un infortunio che si situa al limite di quelli insignificanti o leggeri, le circostanze da considerare devono cumularsi oppure rivestire un'importanza particolare affinché si possa ammettere il carattere adeguato del nesso di causalità (DTF 115 V 140s., consid. 6c/aa e bb e 409s., consid. 5c/aa e bb, 117 V 384, consid. 4c; RAMI 2002 U 449, p. 53ss. consid. 4a).
2.5. Nel caso concreto, dalla decisione su opposizione impugnata si evince che l’Istituto resistente ha dichiarato estinto dal 24 aprile 2017 il nesso causale naturale con l’infortunio dell’8 settembre 2015 (e, quindi, pure il proprio obbligo a prestazioni), facendo capo alla valutazione del proprio medico fiduciario, dr. _, sottolineando che “è innegabile il fatto che le delucidazioni eseguite non hanno messo in luce alcun reperto post-traumatico. Se nessuno nega un effetto scatenante all’infortunio, la responsabilità della CO 1 non può essere data sine die alla luce della dottrina medica ripresa dalla giurisprudenza (cfr. consid. 1b)” (doc. A, pag. 6).
L’amministrazione ha pure
sostenuto che, vista la diagnosi di sindrome somatoforme e alla luce dei disturbi presentati dall’assicurato e la situazione pregressa, va negata anche l’
adeguatezza
del nesso causale con l’evento traumatico
dell’8 settembre 2015
, alla luce della giurisprudenza in merito alle alterazioni dello sviluppo psichico di cui alla sentenza DTF 115 V 133 (doc. A, pag. 6)
.
Nella valutazione svolta a margine della visita _ di controllo del 13 aprile 2017, il dr. _, spec. FMH in chirurgia ortopedica e traumatologia dell’apparato locomotore, posta la diagnosi di “sindrome cervico e toraco-vertebrale in stato dopo trauma distorsivo e contusivo del rachide cervicale dell’8 settembre 2015” (doc. 138, pag. 5), ha escluso che i dolori tuttora risentiti dall’assicurato al rachide cervicale e all’arto superiore sinistro siano ancora in nesso causale con l’infortunio.
Il medico _ ha, in effetti, dichiarato che “la sintomatologia clinica lamentata dall’assicurato non è più da mettere in relazione con il trauma dell’8 settembre 2015 poiché, come pure affermato nella relazione di uscita della Clinica a _, non sono ravvisabili esiti post-traumatici dalle indagini radiologiche effettuate, e a distanza di 14 mesi dalla data del trauma, essendo stati eseguiti gli accertamenti radiologici del caso, avendo ricevuto sufficienti ed idonee terapie e riposo all’uopo, anche in presenza di una valutazione biomeccanica dell’evento traumatico che depone a favore di un incidente a bassa energia e in assenza di reperti post-infortunistici oggettivabili, i disturbi attuali si identificano con una sindrome somatoforme antecedente la data del trauma anche alla luce dei pregressi problemi psichiatrici e organici alla schiena lamentati precedentemente per cui l’assicurato è già assegnatario di una rendita di invalidità AI del 43%” (doc. 138, pag. 5).
L’assicurato, in sede di opposizione, ha contestato la valutazione del dr. _, trasmettendo all’amministrazione un referto, datato 21 settembre 2017, con il quale il proprio curante, dr. _ - dopo avere rilevato di avere visitato personalmente l’interessato nel mese di luglio, allorquando dal profilo soggettivo l’assicurato ha confermato la presenza della sintomatologia ben descritta anche dal rapporto medico-_ del dr. _, senza far valere un aggravamento dei disturbi e, dal profilo oggettivo, il curante ha constatato “un reperto oggettivo di funzionalità a livello del tratto cervico-nucale e cervico-brachiale, sovrapponibile alle ultime visite presso il mio studio” – ha ritenuto che “da parte mia resta in ogni caso confermato il fatto che la problematica scatenante di tutti questi disturbi psico-fisici sia stato l’evento infortunistico descritto” aggiungendo che “decidere se, a distanza di due anni dall’infortunio, sussistano ancora le premesse per relazionare i disturbi con l’infortunio, trattasi più di questione medico-assicurativa e quindi non di mia diretta competenza”.
Il dr. _ ha, poi, rilevato che il referto del dr. _ “è oggettivamente chiaro, anche se non trovo motivazioni evidenti per poter dire che i disturbi cronicizzati del paziente non siano più relazionati con l’infortunio. Le condizioni psico-fisiche del paziente sono state evidentemente mutate dall’infortunio e, per quanto attiene la parte oggettiva fisica, la sua problematica funzionale del tratto cervico-nucale e cervico-brachiale è tuttora (aggiornato a luglio 2017) ancora evidente”, reputando pertanto “che il paziente sia stato chiaramente penalizzato dall’infortunio e certamente meritevole di un compenso in termini di rendita (non quantificabile da parte mia) per il danno subìto” (doc. 149).
Tale referto è stato ritenuto ininfluente dal medico fiduciario dell’assicuratore LAINF, dr. _, il quale, con apprezzamento medico del 13 ottobre 2017, ha diffusamente spiegato le ragioni per le quali i disturbi ancora accusati dall’interessato non possano più essere considerati in nesso causale con l’infortunio assicurato.
Il dr. _ ha, difatti, riassunto tutte le indagine radiologiche e medico-specialistiche svolte dopo il trauma, rilevando come non sia stato possibile oggettivare alcuna patologia post-traumatica, ma solo delle alterazioni discopatiche artrosiche preesistenti.
Dal profilo neurologico, infatti, sia il dr. _, sia la dr.ssa _, hanno escluso l’esistenza di una causa neurologica dei sintomi presentati dall’assicurato all’arto superiore sinistro e alla colonna cervicale (cfr. valutazione del 24 febbraio 2016 del dr. _, il quale ha rilevato di non trovare “una causa neurologica dei sintomi accusati dall'assicurato, neanche all'arto superiore sinistro, posso escludere radicolopatia cervicale, patologia a carico del plesso brachiale con neuropatia periferica locale"; valutazione del 19 gennaio 2017 della dr.ssa _, la quale ha escluso la presenza di una sindrome radicolare così come pure di una sindrome neuropatica).
Il dr. _ ha, poi, rilevato che anche gli specialisti della Clinica di _ hanno evidenziato che “agli esami radiologici non c'è stata evidenza di lesioni strutturali post-infortunistiche, l'estinzione delle limitazione fisiche dimostrate non può essere spiegata con oggettività dei reperti radiologici all'esame clinico e neppure con l'indagine di imaging eseguiti. II quadro clinico soggettivamente pronunciato dev'essere rivisto nel contesto di un disordine da dolore somatoforme già diagnosticato e significativa espansione dei sintomi a livello comportamentale".
Al termine di tale dettagliata disamina, il dr. _ ha, quindi, concluso che:
"
Alla luce di tutte queste costatazioni, lo scritto del dott. med. _ del 21.09.2017 non apporta nessun valore aggiunto atto a modificare la decisione della CO 1 dell’aprile 2017 in quanto il
dott. med. _ nel suo scritto riferisce che la sintomatologia è rimasta uguale a quella della visita medico-_ CO 1 dell'aprile del 2017: il dott. med. _ conferma il fatto che la
problematica scatenante di tutti questi disturbi psicofisici sia stato l'evento infortunistico descritto ma immediatamente dopo riferisce: "che non è di sua competenza decidere a distanza di due anni
dall’infortunio se sussistono ancora le premesse per relazionare i disturbi con l'infortunio trattandosi di questione medico-assicurativa". In definitiva il dott. med. _ non apporta alcuna costatazione
oggettivabile e sostanziale in grado di collegare i disturbi attualmente lamentati dall'assicurato con I’infortunio del 08.09.2015; il dott. med. _ successivamente si limita a dichiarare "di non trovare motivazioni evidenti per poter dire che i disturbi cronicizzati del paziente non siano più relazionati con l'infortunio" e dopo aggiunge "che le condizioni psicofisiche del paziente sono state evidentemente mutate dall'infortunio e per quanto attiene alla parte oggettiva fisica la sua problematica funzionale del tratto cervico-nucale e cervico-brachiale è tuttora ancora evidente”.
Ricordiamo al dott. med. _ che in assenza di reperti oggettivabili o di natura post-traumatica da mettere in relazione con l'evento del 08.09.2015 non emersi in tutti gli esami radiologici e in
tutte le molteplici visite specialistiche a cui l'assicurato è stato sottoposto negli ultimi due anni, non abbiamo ancora elementi opinabili da discutere circa una connessione tra l'evento traumatico del 08.09.2015 e le sintomatologie ancora lamentate dall'assicurato, abbiamo invece reperti evidenti di alterazioni discopatiche degenerative alla MRI del 26.09.2016 a riprova di una patologia disco-artrosica cervicale su più strati: il fatto che la problematica funzionale del tratto cervico-nucale e cervico-brachiale sia tuttora evidente non significa che sia da mettere in correlazione necessariamente con il trauma del 08.09.2015.
Quindi concludendo ricordiamo che in data 08.09.2015 l'assicurato fu vittima di un infortunio a bassa energia al rachide cervicale senza eventi di platealità, senza alcun trasporto in ambulanza,
senza l'immediata consultazione presso un pronto soccorso o un medico, la prima documentazione medica agli atti risale solo dopo otto giorni la data del trauma con un rapporto medico del medico
di famiglia dott. med. _, mentre il primo controllo radiologico fu eseguito solo diciotto giorni dopo la data del trauma, da cui non emersero segni di natura post-traumatica. II trauma per come descritto all'interno della perizia biomeccanica AGU del 21.03.2016 non è ritenuto adeguato a determinare sequele post-infortunistiche importanti trattandosi di un trauma a bassa energia (ritenuto
come "caso normale"). Ricordiamo che l'assicurato prima del trauma era già assegnatario di rendita AI per problemi alla schiena e soprattutto era affetto dalla sindrome psichiatrica e depressiva
già prima del trauma per cui ribadisco che la sintomatologia clinica lamentata non è più da mettere in relazione con il trauma del 08.09.2015 poiché come pure affermato nella relazione di
uscita della Clinica di _ non sono ravvisabili esiti post-traumatici alle indagini radiologiche effettuate ed a distanza di quattordici mesi dalla data del trauma, essendo state eseguite visite neurologiche da due differenti specialisti che non hanno rilevato esiti post-traumatici, avendo ricevuto sufficienti e idonee terapie farmacologiche, fisioterapiche e riposo (numero tre trattamenti intensivi fisioterapici in centri di eccellenza Svizzeri), essendo stati eseguiti due esame elettromiografici all'arto superiore sinistro che non hanno rilevato nessuna problematica neurologica post-traumatica, anche in presenza di una valutazione biomeccanica dell'evento traumatico che depone a favore di un incidente a bassa energia e in assenza di reperti post-infortunistici oggettivabili a tutti gli
esami radiologici eseguiti, i disturbi attuali si identificano con una sindrome somatoforme antecedente la data del trauma anche alla luce dei pregressi problemi psichiatrici e organici alla schiena Iamentati precedentemente (per cui l'assicurato era già assegnatario di rendita AI del 43%) associati alle alterazioni discopatiche artrosiche C4-C5, C5-C6 e C6-C7 emerse alla MRI del 26.09.2016.