Decision ID: ea7b8613-e4fb-4e45-8210-a8a2876c578c
Year: 2022
Language: it
Court: CH_BVGE
Chamber: CH_BVGE_001
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: 

Visto:
la domanda d’asilo che l’interessato ha presentato in Svizzera il (...) feb-
braio 2022 (cfr. atto SEM [...] -5/2),
l’estratto dalla banca dati dattiloscopica “EURODAC” (cfr. atti SEM 11/1 e
12/1),
il verbale concernente il rilevamento dei dati personali tenutosi il 28 feb-
braio 2022 (cfr. atto SEM 18/10) e quello relativo al colloquio Dublino, in-
detto il 3 marzo 2022 (cfr. atto SEM 21/2),
la decisione della Segreteria di Stato della migrazione (di seguito: SEM)
del 27 aprile 2022, notificata il giorno seguente (cfr. atto SEM 36/1), me-
diante la quale detta autorità inferiore non è entrata nel merito della do-
manda d’asilo ai sensi dell’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi (RS 142.31) ed ha
pronunciato il trasferimento dell’interessato verso l’Italia,
la cessazione del mandato di rappresentanza con la Protezione giuridica
(cfr. atto SEM 37/1),
il ricorso del 5 maggio 2022 (cfr. timbro sul plico raccomandato; data d’en-
trata: 6 maggio 2022), con cui il richiedente insorge contro la precitata de-
cisione postulando in limine la restituzione dell’effetto sospensivo al gra-
vame; nel merito l’insorgente chiede l’accoglimento dell’impugnativa, l’an-
nullamento della decisione avversata e la retrocessione degli atti alla SEM
per una nuova decisione; contestualmente, egli chiede di essere esentato
dal pagamento delle spese di giustizia e del relativo anticipo, il tutto con
protesta di spese e ripetibili,
i fatti del caso di specie che, se necessario, verranno ripresi nei conside-
randi che seguono,

e considerato
che le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla
LTF, in quanto la LAsi non preveda altrimenti (art. 6 LAsi),
che presentato tempestivamente (art. 108 cpv. 3 LAsi) contro una deci-
sione in materia di asilo della SEM (artt. 6 e 105 LAsi; artt. 31 a 33 LTAF),
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il ricorso è in linea di principio ammissibile sotto il profilo degli artt. 5, 48
cpv. 1 lett. a‒c e 52 PA,
che occorre pertanto entrare nel merito del gravame,
che i ricorsi manifestamente infondati, ai sensi dei motivi che seguono,
sono decisi in procedura semplificata (art. 111a LAsi) dal giudice unico, con
l’approvazione di un secondo giudice (art. 111 lett. e LAsi) e la decisione è
motivata soltanto sommariamente (art. 111a cpv. 2 LAsi),
che giusta l’art. 111a cpv. 1 LAsi, il Tribunale rinuncia allo scambio di scritti,
che di norma non si entra nel merito di una domanda di asilo se il richie-
dente può partire alla volta di uno Stato terzo cui compete, in virtù di un
trattato internazionale, l’esecuzione della procedura di asilo e allontana-
mento (art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi),
che nel corso del colloquio Dublino l’insorgente, posto di fronte alla possi-
bile competenza dell’Italia non l’ha esplicitamente contestata, limitandosi
ad asseverare di aver sempre avuto l’intenzione di depositare la sua do-
manda d’asilo in Svizzera, ove risiederebbe anche il fratello; ch’egli ha inol-
tre affermato di essere stato maltrattato dalle autorità italiane, costringen-
dolo finanche a rilasciare le impronte digitali,
che nella querelata decisione – dopo aver constatato la tacita ammissione
di competenza da parte dell’Italia – l’autorità inferiore ha negato l’esistenza
di una relazione ex art. 2 lett. g del regolamento (UE) n. 604/2013 del Par-
lamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 che stabilisce i criteri
e i meccanismi di determinazione dello Stato membro competente per
l’esame di una domanda di protezione internazionale presentata in uno de-
gli Stati membri da un cittadino di un paese terzo o da un apolide (rifusione)
(Gazzetta ufficiale dell’Unione europea [GU] L 180/31 del 29.6.2013; di se-
guito: Regolamento Dublino III) fra il richiedente ed il supposto parente re-
sidente in Svizzera; che nel contempo, la SEM ha altresì rimarcato che il
desiderio di rimanere in Svizzera manifestato dall’interessato, sarebbe del
tutto ininfluente; che oltretutto, quest’ultimo non avrebbe addotto alcun
mezzo di prova a sostegno dell’allegazione secondo la quale egli sarebbe
stato oggetto di maltrattamenti in Italia, problematica per la quale egli sa-
rebbe comunque tenuto ad adire le autorità italiane,
che nel prosieguo della disamina, l’autorità inferiore ha escluso che nello
Stato di destinazione sussistano carenze sistemiche ai sensi dell’art. 3
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par. 2 del Regolamento Dublino III o un rischio di trattamenti contrari agli
art. 4 Carta UE, 3 CEDU, 3 Conv. tortura o di violazione del principio del
divieto di respingimento; che la SEM ha poi negato l’esistenza di motivi che
impongano l’applicazione dell’art. 16 par. 1 o della clausola discrezionale
di cui all’art. 17 par. 1 Regolamento Dublino III; che da ultimo, non vi sa-
rebbero in casu delle problematiche mediche ostative al suo trasferimento
in Italia,
che con la propria impugnativa, il ricorrente di oppone al trasferimento nella
vicina penisola; che del resto, quest’ultimo avrebbe solamente transitato
nel Paese in parola – il cui sistema d’accoglienza sarebbe peraltro contrad-
distinto da numerose lacune – senza deporvi una domanda d’asilo; che
perdipiù, l’insorgente sostiene di essere una persona vulnerabile in virtù
del suo precario stato di salute,
che, giusta l’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi, di norma non si entra nel merito di
una domanda di asilo se il richiedente può partire alla volta di uno Stato
terzo cui compete, in virtù di un trattato internazionale, l’esecuzione della
procedura di asilo e allontanamento,
che, prima di applicare la precitata disposizione, la SEM esamina la com-
petenza relativa al trattamento di una domanda di asilo secondo i criteri
previsti dal Regolamento Dublino III,
che, se in base a questo esame è individuato un altro Stato quale respon-
sabile per l’esame della domanda di asilo, la SEM pronuncia la non entrata
nel merito previa accettazione, espressa o tacita, di presa a carico del ri-
chiedente l’asilo da parte dello Stato in questione (cfr. DTAF 2017 VI/5 con-
sid. 6.2),
che, ai sensi dell’art. 3 par. 1 Regolamento Dublino III, la domanda di pro-
tezione internazionale è esaminata da un solo Stato membro, ossia quello
individuato in base ai criteri enunciati al capo III (art. 7–15),
che nel caso di una procedura di presa in carico (inglese: take charge),
anche detta di ammissione, ogni criterio per la determinazione dello Stato
membro competente – enumerato al capo III – è applicabile solo se, nella
gerarchia dei criteri elencati all’art. 7 par. 1 Regolamento Dublino III, quello
precedente previsto dal Regolamento non trova applicazione nella fattispe-
cie (principio della gerarchia dei criteri),
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che la determinazione dello Stato membro competente avviene sulla base
della situazione esistente al momento in cui il richiedente ha presentato
domanda di protezione internazionale (art. 7 par. 2 Regolamento Dublino
III),
che, contrariamente, nel caso di una procedura di ripresa in carico (inglese:
take back), di principio non viene effettuato un nuovo esame di determina-
zione dello stato membro competente secondo il capo III (cfr. DTAF 2019
VI/7 consid. 4 a 6; 2017 VI/5 consid. 6.2 e 8.2.1),
che giusta l’art. 3 par. 2 Regolamento Dublino III, qualora sia impossibile
trasferire un richiedente verso lo Stato membro inizialmente designato
come competente in quanto si hanno fondati motivi di ritenere che sussi-
stono delle carenze sistemiche nella procedura di asilo e nelle condizioni
di accoglienza dei richiedenti, che implichino il rischio di un trattamento
inumano o degradante ai sensi dell’art. 4 della Carta dei diritti fondamentali
dell’Unione europea (GU C 364/1 del 18.12.2000, di seguito: CartaUE), lo
Stato membro che ha avviato la procedura di determinazione dello Stato
membro competente prosegue l’esame dei criteri di cui al capo III per veri-
ficare se un altro Stato membro possa essere designato come competente,
che quando è accertato, sulla base degli elementi di prova e delle circo-
stanze indiziarie di cui ai due elenchi menzionati all’art. 22 par. 3 Regola-
mento Dublino III, inclusi i dati di cui al regolamento (UE) n. 603/2013, che
il richiedente ha varcato illegalmente, per via terrestre, marittima o aerea,
in provenienza da un paese terzo, la frontiera di uno Stato membro, lo Stato
membro in questione è competente per l’esame della domanda di prote-
zione internazionale; che detta responsabilità cessa 12 mesi dopo la data
di attraversamento clandestino della frontiera (art. 13 par. 1 Regolamento
Dublino III),
che un confronto dell’unità centrale del sistema europeo “EURODAC” ha
permesso di appurare che l’insorgente è stato interpellato a D._
(Italia) il (...) dicembre 2021, riscontro fra l’altro confermato dal ricorrente
durante il colloquio Dublino,
che su questi presupposti, il 24 febbraio 2022, la SEM ha presentato alle
autorità italiane competenti, nei termini fissati all’art. 21 par. 1 Regola-
mento Dublino III, una richiesta di ammissione fondata sull’art. 13 par. 1
Regolamento Dublino III,
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che non avendo risposto alla domanda di presa in carico entro il termine
previsto all’art. 22 par. 1 Regolamento di Dublino III, l’Italia ha tacitamente
riconosciuto la propria competenza per la trattazione della domanda di
asilo in questione (art. 22 par. 7 Regolamento Dublino III),
che pertanto la competenza dell’Italia risulta di principio essere data,
che in proposito, l’asserzione secondo la quale l’intenzione dell’interessato
sarebbe sempre stata quella di domandare asilo in Svizzera, è del tutto
ininfluente atteso che il meccanismo del Regolamento Dublino III non offre
il diritto di scegliere autonomamente lo Stato nel quale la domanda debba
essere esaminata (cfr. DTAF 2010/45 consid. 8.3),
che proseguendo nella disamina, il Tribunale rileva che malgrado la proce-
dura d’asilo ed il dispositivo d’accoglienza e di assistenza sociale in Italia
siano in parte deficitarie, non vi sono fondati motivi di ritenere che sussi-
stano carenze sistemiche che implichino il rischio di un trattamento inu-
mano o degradante ai sensi dell’art. 4 della Carta UE (cfr. fra le tante, sen-
tenze del Tribunale F-959/2022 del 14 marzo 2022 e D-4235/2021 del 19
aprile 2022 [pubblicata quale sentenza di riferimento] consid. 10.2),
che inoltre, l’entrata in vigore del decreto-legge n. 130/2020 del 21 ottobre
2020 convertito in legge il 20 dicembre 2020 (legge del 18 dicembre 2020
n. 173/2020), ha contribuito ad un importante miglioramento delle condi-
zioni di accoglienza dei richiedenti l’asilo nel Paese in parola, anche ed in
particolare per i casi di persone che vengono trasferite nel predetto Paese
in applicazione del Regolamento Dublino III (cfr. recentemente, sentenza
del Tribunale D-4235/2021 del 19 aprile 2022 consid. 10.4.3.2),
che in ogni caso, l’Italia è legata alla CartaUE e firmataria, della CEDU,
della Convenzione del 10 dicembre 1984 contro la tortura ed altre pene o
trattamenti crudeli, inumani o degradanti (Conv. tortura, RS 0.105), della
Convenzione del 28 luglio 1951 sullo statuto dei rifugiati (Conv. rifugiati, RS
0.142.30), oltre che del relativo Protocollo aggiuntivo del 31 gennaio 1967
(RS 0.142.301) e ne applica le disposizioni,
che pertanto il rispetto della sicurezza dei richiedenti l’asilo, in particolare il
diritto alla trattazione della propria domanda secondo una procedura giusta
ed equa ed una protezione conforme al diritto internazionale ed europeo,
è presunto da parte dello Stato in questione (cfr. direttiva 2013/32/UE del
Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 recante procedure
comuni ai fini del riconoscimento e della revoca dello status di protezione
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internazionale [di seguito: direttiva procedura]; direttiva 2013/33/UE del
Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 recante norme re-
lative all’accoglienza dei richiedenti protezione internazionale [di seguito:
direttiva accoglienza]),
che le dichiarazioni del richiedente, il quale riferisce di essere stato mal-
trattato dalle autorità di polizia italiane, non permettono ad esse sole di
sovvertire questa presunzione,
che, conseguentemente, l’applicazione dell’art. 3 par. 2 2a frase Regola-
mento Dublino III non si giustifica nel caso di specie,
che ai sensi dell’art. 29a cpv. 3 OAsi 1, disposizione che concretizza in di-
ritto interno svizzero la clausola di sovranità (art. 17 par. 1 Regolamento
Dublino III), se “motivi umanitari” lo giustificano la SEM può entrare nel
merito della domanda anche qualora giusta il Regolamento Dublino III un
altro Stato sarebbe competente per il trattamento della domanda,
che la SEM, nell’applicazione dell’art. 29a cpv. 3 OAsi 1, dispone di potere
di apprezzamento (cfr. DTAF 2015/9 consid. 7 seg.); che al contrario, se il
trasferimento del richiedente nel Paese di destinazione contravviene ad
una norma imperativa del diritto internazionale, tra cui quelle della CEDU,
l’autorità inferiore è obbligata ad applicare la clausola di sovranità e ad en-
trare nel merito della domanda d’asilo ed il Tribunale dispone di potere di
controllo al riguardo (cfr. DTAF 2015/9 consid. 8.2.1),
che nel caso di specie, poiché non ha formalmente richiesto asilo durante
il suo soggiorno in Italia, spetta in primo luogo al ricorrente, in caso di tra-
sferimento in detto Paese, la possibilità di presentare al più presto una do-
manda d’asilo alle autorità italiane competenti e rispettare le loro istruzioni,
il che gli permetterà di beneficiare dei diritti previsti dalla direttiva acco-
glienza (cfr. sentenza del Tribunale F-5109/2020 del 2 dicembre 2021),
che il ricorrente non ha del resto apportato indizi seri e concreti suscettibili
di dimostrare che lo Stato di destinazione non rispetterebbe il principio del
divieto di respingimento e, dunque, verrebbe meno ai suoi obblighi interna-
zionali rinviandolo in un Paese dove la sua vita, integrità corporale o libertà
sarebbero seriamente minacciate o da dove rischierebbe di essere respinto
in un tale Paese,
ch’egli nemmeno ha fornito elementi atti comprovare che le sue condizioni
di vita o la sua situazione personale sarebbero tali da contravvenire
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all’art. 4 della CartaUE, all’art. 3 CEDU o all’art. 3 Conv. tortura in caso di
esecuzione del trasferimento in Italia,
che il quadro anamnestico del ricorrente non è poi ostativo all’esecuzione
del trasferimento né implica la necessità di ottenere delle garanzie dalle
autorità italiane (cfr. sentenza del Tribunale D-4235/2021 del 19 aprile 2022
consid. 10.4.3.3),
che i numerosi atti medici F2 di cui all’inserto fanno stato di un’eruzione
cutanea con prurito in zona pelvica (cfr. atto SEM 16/2), di un episodio di
macroematuria (cfr. atto SEM 24/2) e di un ematoma sulla coscia sinistra
(cfr. atto SEM 25/3),
che infine il certificato medico confezionato a seguito del consulto medico
tenutosi in data 21 aprile 2022, riporta, quale diagnosi “1. Dolore in regione
perineale da 10 giorni su cisti infetta, 2. Esiti di infezione non meglio speci-
ficata nell’infanzia alle gambe bilateralmente con edema residuo della
gamba destra, caricosi e stasi venosa. Da alcuni mesi esacerbazione del
dolore”; che per quest’ultime problematiche gli è stato prescritto un tratta-
mento farmacologico e il porto di una calza elasto-compressiva; che il me-
dico curante ha poi consigliato una valutazione angiologica (cfr. atto SEM
28/3),
che agli atti non figurano del resto elementi tali da indurre a concludere che
un trasferimento nello Stato in questione esporrebbe il ricorrente al rischio
di essere privato del sostentamento minimo e di subire delle condizioni di
vita indegna in violazione della direttiva accoglienza,
che in ogni caso se, dopo il suo trasferimento in Italia, egli dovesse essere
costretto dalle circostanze a condurre un’esistenza non conforme alla di-
gnità umana, o se dovesse ritenere che il paese in questione violi i suoi
obblighi di assistenza nei suoi confronti o in ogni altro modo leda i suoi
diritti fondamentali, apparterrà al medesimo sollevare l’eventuale viola-
zione dei suoi diritti, utilizzando le adeguate vie di diritto, dinanzi alle auto-
rità dello Stato in questione (cfr. art. 26 della direttiva accoglienza),
che nella fattispecie, dagli atti all’inserto non appaiono neppure elementi
per ritenere che l’autorità inferiore abbia esercitato in maniera arbitraria il
suo potere di apprezzamento (cfr. DTAF 2015/9 consid. 7 seg.),
che non vi è quindi motivo di fare applicazione dell’art. 17 par. 1 Regola-
mento Dublino III,
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che, di conseguenza, l’Italia rimane competente per il seguito della do-
manda d’asilo e d’allontanamento del ricorrente ai sensi del Regolamento
Dublino III ed è tenuta a prenderlo in carico in ossequio alle condizioni po-
ste dal medesimo,
che, quindi, è a giusto titolo che la SEM non è entrata nel merito della do-
manda di asilo del ricorrente, in applicazione dell’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi
ed ha pronunciato il suo trasferimento verso l’Italia conformemente
all’art. 44 LAsi, posto che il ricorrente non possiede un’autorizzazione di
soggiorno in Svizzera (cfr. art. 32 lett. a OAsi 1),
che, in siffatte circostanze, non vi è più luogo di esaminare in maniera di-
sgiunta le questioni relative all’esistenza di un impedimento all’esecuzione
del trasferimento per i motivi giusta i cpv. 3 e 4 dell’art. 83 LStrI, (RS
142.20), dal momento che detti motivi sono indissociabili dal giudizio di non
entrata nel merito nel quadro di una procedura Dublino (cfr. DTAF 2015/18
consid. 5.2),
che, avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, la domanda di esen-
zione dal versamento di un anticipo equivalente alle presumibili spese pro-
cessuali è divenuta senza oggetto,
che inoltre, ritenute le allegazioni ricorsuali sprovviste di probabilità di esito
favorevole, la domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa
dal versamento delle spese processuali, è respinta (art. 65 cpv. 1 PA),
che, visto l’esito della procedura, le spese processuali di CHF 750.– che
seguono la soccombenza sono poste a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1
e 5 PA nonché art. 3 lett. a del regolamento sulle tasse e sulle spese ripe-
tibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 feb-
braio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]),
che la decisione è definitiva e non può, in principio, essere impugnata con
ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83
lett. d cifra 1 LTF).
(dispositivo alla pagina seguente)
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il Tribunale amministrativo federale pronuncia:
1.
Il ricorso è respinto.
2.
La domanda di assistenza giudiziaria è respinta.
3.
Le spese processuali, di CHF 750.–, sono poste a carico del ricorrente.
Tale ammontare deve essere versato alla cassa del Tribunale amministra-
tivo federale, entro un termine di 30 giorni dalla spedizione della presente
sentenza.
4.
Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all'autorità canto-
nale competente.
Il giudice unico: Il cancelliere:
Daniele Cattaneo Jesse Joseph Erard