Decision ID: 317882da-1a8d-5389-8925-83323aff8df9
Year: 2020
Language: it
Court: TI_TCAS
Chamber: TI_TCAS_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: social_law

ritenuto in fatto
1.1. RI 1, nata nel 2014, è stata posta al beneficio di provvedimenti sanitari per la cura delle infermità congenite cifra 313 (malformazioni congenite del cuore e dei vasi), 395 (leggeri disturbi motori cerebrali) e 489 (Trisomia 21) dell’Ordinanza sulle infermità congenite (OIC) (doc. AI 9/31-32, 10/33-34 e 35/77-78); delle cure infermieristiche spitex per minori (doc. AI 15/39-40, 20/46-47, 30/70-71); dei costi per la pompa nutrizionale e dei prodotti energetici (doc. AI 31/72-73), della fisioterapia (doc. AI 41/88-89) e della consulenza diabetologica (doc. AI 58/139-140).
1.2. Il 1. marzo 2018 RI 1, tramite i suoi genitori, ha inoltrato una domanda di assegno per grandi invalidi (doc. AI 46/100-107). Esperita un’inchiesta a domicilio del 25 settembre 2018 (doc. AI 47/108-115) e interpellato il medico SMR circa la necessità di una maggior sorveglianza rispetto a quella elargita ad un coetaneo (doc. AI 48/116 e 49/117), con “Progetto d’assegnazione AGI minori” del 28 novembre 2018, l’Ufficio AI ha proposto il riconoscimento del diritto ad un assegno per grandi invalidi di grado medio dall’agosto 2018 e negato il diritto al supplemento per cure intensive non raggiungendo il tempo supplementare di cura le 4 ore (doc. AI 50/118-123).
Nonostante le contestazioni sollevata dal papà di RI 1 (cfr. le osservazioni dell’11 gennaio 2019 inoltrate tramite la _ sub doc. AI 55/128-131 corredate dal certificato medico 3 gennaio 2019 della dr.ssa _ sub doc. AI 55/132 e dal rapporto fisioterapico della fisioterapista _ del 9 gennaio 2019 sub. doc. AI 55/133), l’Ufficio AI, vista la presa di posizione 15 gennaio 2019 dell’assistente sociale (doc. AI 56/136-137), ha confermato il diritto ad un assegno per grandi invalidi di grado medio dall’agosto 2018 e il rifiuto del diritto al supplemento per cure intensive (doc. AI 59/141147).
1.3. Con il presente ricorso (lo scritto 9 maggio 2019 trasmesso per competenza dall’Ufficio AI a questo Tribunale; I e II), RI 1, sempre tramite il papà e con argomentazioni di cui si dirà, se necessario, in seguito, ha chiesto “(...) di rivalutare il riconoscimento dell'atto dello spostarsi a partire dai 15 mesi, quindi da novembre 2015 e continuo (non da agosto 2017, come indicato sul progetto di decisione). Conseguentemente, essendo l'atto del mangiare riconosciuto dai 13 mesi e quindi da settembre 2015 chiediamo un riconoscimento AGI retroattivo a partire da novembre 2016, trascorso l'anno d'attesa. Avendo inoltrato la richiesta AGI nel mese di marzo 2018 ed avendo diritto ad una retroattività massima di un anno, chiediamo che I'AGl lieve possa essere riconosciuto almeno da marzo 2017. (...)” (I).
1.4. Con la risposta di causa (V) – rilevato che “(...) con annotazione espressa il 15 gennaio 2019 (inc. Al doc. 56) l'addetta incaricata ha risposto come segue alle osservazioni proposte al preavviso: "Spostarsi e mantenimento dei contatti sociali. Sulla base delle informazioni rese in sede di inchiesta, ho ritenuto giustificato riconoscere l’atto dello "spostarsi" limitatamente prevalentemente al mantenimento dei contatti sociali, a partire dai 3 anni (agosto 2017). Ora tuttavia, in sede di contenzioso, si richiede il riconoscimento dell’atto a partire dai 15 mesi (novembre 2015) in quanto nel documento a dossier alla data 14.01.2019 vengono apportate le seguenti osservazioni: "... l'assicurata ha iniziato a camminare solo all'età di 18 mesi a causa dell'importante ipotonia muscolare tipica della sua sindrome, del generalizzato ritardo dello sviluppo e delle difficoltà di coordinamento ed equilibrio ... "AII'età di 2 anni non era inoltre ancora in grado di scendere da sola le scale e tutt'oggi questa difficoltà rimane presente. La richiesta non può essere accolta, poiché in base al marginale 8086 delle CIGI: "...un semplice ritardo nell’acquisizione di un atto ordinario della vita non basta per considerare il bisogno di aiuto in questo atto". Inoltre, in base all’allegato III delle CIGI un bambino "A 3 anni sa salire le scale da solo." Confermo pertanto il riconoscimento dell’atto in questione a partire dai 3 anni (agosto 2017)". Alla luce della valutazione resa e delle considerazioni esposte, emerge che il lavoro svolto sull’ipotonia ha permesso a RI 1 di progredire nell'autonomia dell'atto di camminare e che tale atto poteva essere svolto dalla stessa da 18 mesi. La stessa dr.ssa med. _ nel rapporto del 14 giugno 2017 (inc. Al, doc. 38) indicava che "(...) Dai 18 mesi RI 1 cammina, ma mantiene ancora una base di sostegno allargata, riesce a salire le scale ma non a scendere da sola (...)". Ritenuti gli elementi formulati agli atti, considerata la prassi in merito alla dichiarazione di prima ora, il ritardo indicato nell'acquisizione della marcia autonoma non risulta essere oggettivamente sufficientemente importante per giustificare il riconoscimento dell'atto a partire dai 15 mesi come richiesto. (...)” (V, pag. 3) – l’Ufficio AI ha chiesto la reiezione del ricorso.
1.5. Con scritto del 22 luglio 2019 (IX), sempre tramite il papà – precisato che “(...) l’indicazione che figura nella richiesta di prestazioni AGI del 1.03.2018: "ha iniziato a camminare all'età di 18 mesi" e quella della Dr.ssa _ nel suo rapporto del 14.06.2017: "Dai 18 mesi RI 1 cammina, ma mantiene ancora una base di sostegno allargata" non significa che RI 1 abbia iniziato a camminare da sola in quel determinato momento, come invece sollevato dall'Ufficio Al nella sua risposta di causa. Semplicemente queste indicano che mia figlia ha mosso i primi passi a quell'età. (...)” e ribadito che “(...) a 2 anni e 10 mesi, rispettivamente ai "27 mesi e oltre" come certificato dalla dottoressa _ nel suo certificato del 6.05.2019, RI 1 non era ancora in grado di camminare da sola senza il sostegno di un adulto, o perlomeno aveva ancora bisogno di un aiuto notevole rispetto a un coetaneo, ciò significa che RI 1 non aveva raggiunto l'atto indicato e giustifica quindi il riconoscimento del maggior bisogno a partire dai 15 mesi. (...)” (IX) –, l’insorgente ha rilevato che “(...) pertanto, con il riconoscimento dell’atto di spostarsi a 15 mesi, al posto dei 3 anni attuali, e quello già riconosciuto del mangiare dai 13 mesi vi sarebbe il diritto ad un AGI lieve dal 1.11.2016 (dopo un anno di attesa) e una retroattività maggiore di 1 anno dal deposito della domanda avvenuta in data 1.3.2018 data la presenza del rapporto medico del 14.06.2017 della dottoressa _ che certificava le difficoltà di RI 1 negli atti e dunque giustificava l'istruzione della pratica e procedere dunque all'inchiesta a domicilio. (...)” (IX).
Contestualmente l’insorgente – posta la seguente domanda eventuale: “(...) In via eventuale, qualora le motivazioni e/o i mezzi di prova presentati non dovessero essere sufficienti a modificare la decisione AGI del 28.11.2018, chiedo di voler decretare sul mancato riconoscimento dell'atto ordinario di spostarsi a 2 anni. Come già esposto sia nelle osservazioni sia nella richiesta di rivalutazione, RI 1 a quell'età non era ancora in grado di salire e scendere le scale come un suo coetaneo. Nel certificato medico del 14.06.2017 della dottoressa _, quindi quando RI 1 aveva 2 anni e 10 mesi, risultava ancora che "riesce a salire le scale ma non a scendere da sola"; difficoltà ancora presente oggi. A questo livello, però si pone ora il problema dell'età media per prendere in considerazione il notevole impegno supplementare dovuto all'invalidità nell'atto di salire le scale: se 2 o 3 anni. Infatti, secondo la CIGI, e quanto riportato nella riposta di causa dell'Ufficio Al, "un bambino “A 3 anni sa salire le scale da solo”" mentre secondo il parere giuridico della _ di _ allegato, risulta che questa azione dell'atto di spostarsi debba essere riconosciuto dai 2 anni come in precedenza alla modifica alla CIGI valida dal 1.1.2018. Difatti risulta che tale modifica "è priva di qualsiasi fondamento legale, giuridico o scientifico, giunge ad un risultato ingiusto ed iniquo e non è pertanto legale." (v. parere giuridico allegato). Di conseguenza, con il riconoscimento dell'atto di spostarsi a 2 anni, al posto dei 3 anni attuali, e quello già riconosciuto del mangiare a 13 mesi vi sarebbe il diritto ad un AGI lieve dal 1.08.2017 (dopo un anno di attesa). (...)” – ha concluso che “(...) ritenuto quanto sopra, in via principale si rinnova la richiesta di riconoscere l'atto di vita ordinario di spostarsi a 15 mesi, quindi il diritto a un assegno per grandi invalidi lieve dal 1.11.2016 (un anno dopo I’anno di attesa) e una retroattività maggiore di 1 anno dal deposito della domanda avvenuta in data 1.3.2018. In via eventuale, si chiede che lo stesso atto possa essere invece riconosciuto a 2 anni, quindi il diritto a un assegno per grandi invalidi lieve dal 1.08.2017. (...)” (IX).
1.6. L’Ufficio AI, con “Osservazioni” del 27 agosto 2019 – rilevato che “(...) In merito alle modifiche dell'età media poste nella Circolare sull'invalidità e la grande invalidità (CIGI), lo scrivente Ufficio Al riprende di seguito le considerazioni già espresse in un'altra vertenza attualmente pendente in ricorso dinanzi al TCA (cfr. inc. n. 32.2019.51). [...] Con effetto dal 1o gennaio 2018 la Circolare CIGI determina all'Allegato Ill, per quanto concerne l'atto parziale contestato nel ricorso, l'inizio dell'anno di attesa a partire dai 3 anni (indicazione precisa: "A 3 anni sa salire le scale da solo"). La critica sollevata da parte ricorrente, ripresa dal parere di _ sull'assenza di motivi che giustificherebbero le modifiche attuate alla Circolare CIGI nel contesto dell'Allegato Ill rispetto alla versione precedente, non può essere rivolta all'Ufficio Al, la quale competenza è quella di essere mero esecutore delle direttive, bensì all'UFAS. [...] L'Ufficio Al, chiamato a stabilire le prestazioni nel caso in esame, ha correttamente applicato la direttiva amministrativa CIGI nella versione vincolante al momento della valutazione resa. In conclusione, preso atto delle censure sollevate, lo scrivente Ufficio AI indica di avere correttamente valutato il caso in applicazione delle raccomandazioni vincolanti della CIGI, Allegato Ill, con stato al 1o gennaio 2018, riconoscendo un maggiore aiuto nell'atto "spostarsi/mantenimento dei contatti sociali" a partire dai 3 anni. (...)” (XI) –, si è confermato nella domanda di reiezione del ricorso (XI trasmesso per conoscenza all’insorgente; XII).

considerato in diritto
2.1. Oggetto del contendere è la questione a sapere se l’assicurata ha diritto ad un assegno per grandi invalidi minorenni di grado medio dal 1° agosto 2018, come riconosciuto con la decisione contestata, oppure ad un assegno per grandi invalidi di grado lieve dal 1° novembre 2016 e di grado medio dal 1° agosto 2018 come postulato dall’insorgente.
2.2. Secondo l’art. 9 LPGA – che ha ripreso la definizione contenuta nell’art. 42 vLAI (DTF 133 V 450) – è considerato grande invalido colui che a causa di un danno alla salute ha bisogno in modo permanente dell’aiuto di terzi o di una sorveglianza personale per compiere gli atti ordinari della vita.
La giurisprudenza ha precisato che l’aiuto di cui abbisogna l’assicurato può essere inteso sia come aiuto diretto di terzi che come sorveglianza dell’assicurato durante il compimento degli atti ordinari rilevanti della vita, per esempio quando la persona che lo sorveglia lo esorta a compiere un atto che rimarrebbe incompiuto senza l’espresso incitamento di un terzo a causa dello stato psichico dell’assicurato (cosiddetto aiuto indiretto; DTF 133 V 463; STF 8 C 479/2007 del 4 gennaio 2008; DTF 121 V 91; 107 V 149).
Gli atti ordinari della vita sono i seguenti (DTF 127 V 97; 125 V 303; 117 V 146 consid. 2):
- vestirsi/svestirsi
- alzarsi/sedersi/coricarsi
- mangiare
- provvedere all'igiene personale (cura del corpo)
- andare al gabinetto
- spostarsi (in casa e all'esterno) e stabilire contatti.
Per atti che permettono di stabilire dei contatti sociali con l'ambiente la giurisprudenza ha precisato che bisogna intendere il comportamento normale all'interno della società così come richiesto dall'esistenza quotidiana (DTF 117 V 27 e 146; 105 V 52; 104 V 127).
2.3. L’art. 42 cpv. 1 LAI prevede che l’assicurato grande invalido (art. 9 LPGA) con domicilio e dimora abituale (art. 13 LPGA) in Svizzera ha diritto a un assegno per grandi invalidi.
La grande invalidità può essere di grado elevato, medio o lieve (art. 42 cpv. 2 LAI).
Giusta l’art. 42 cpv. 3 LAI, è considerato grande invalido anche chi a causa di un danno alla salute vive a casa e necessita in modo permanente di essere accompagnato nell’organizzazione della realtà quotidiana. Chi soffre unicamente di un danno alla salute psichica ha diritto almeno a un quarto di rendita. Chi ha bisogno unicamente di essere accompagnato in modo permanente nell’organizzazione della realtà quotidiana è considerato grande invalido di grado lieve.
L'art 37 cpv. 1 OAI stabilisce che la grande invalidità è reputata di grado elevato se l'assicurato è totalmente grande invalido. Ciò è il caso quando necessita dell'aiuto regolare e notevole di terzi per compiere tutti gli atti ordinari della vita e il suo stato richiede inoltre cure permanenti o una sorveglianza personale.
Per il capoverso 2 dell’art. 37 OAI, la grande invalidità è di grado medio se l'assicurato, pur munito di mezzi ausiliari, necessita:
a. di aiuto regolare e notevole di terzi per compiere la maggior parte degli atti ordinari della vita,
b. di aiuto regolare e notevole di terzi per compiere almeno due atti ordinari della vita e abbisogna, inoltre, di una sorveglianza personale permanente,
c. di aiuto regolare e notevole di terzi per compiere almeno due atti ordinari della vita e abbisogna, inoltre, di un accompagnamento permanente nell'organizzazione della realtà quotidiana ai sensi dell'art. 38 OAI.
Infine, l'art. 37 cpv. 3 OAI stabilisce che la grande invalidità è di grado lieve se l'assicurato, pur munito di mezzi ausiliari:
a. è costretto a ricorrere in modo regolare e considerevole, all'aiuto di terzi per compiere almeno due atti ordinari della vita;
b. necessita di una sorveglianza personale permanente;
c. necessita, in modo durevole, di cure particolarmente impegnative, richieste dalla sua infermità;
d. a causa di un grave danno agli organi sensori o di una grave infermità fisica, può mantenere i contatti sociali con l'ambiente solamente grazie a servizi di terzi forniti in modo regolare e considerevole; oppure
e. è costretto a ricorrere a un accompagnamento costante nell'organizzazione della realtà quotidiana ai sensi dell'art. 38.
A norma dell'art. 38 cpv. 1 OAI, esiste un bisogno di accompagnamento nell'organizzazione della realtà quotidiana ai sensi dell'art. 42 cpv. 2 LAI quando un assicurato maggiorenne non vive in un'istituzione e a causa di un danno alla salute:
a. non può vivere autonomamente senza l'accompagnamento di una terza persona;
b. non può compiere le attività della vita quotidiana e intrattenere contatti fuori casa senza l'accompagnamento di una terza persona; oppure
c. rischia seriamente l'isolamento permanente dal mondo esterno.
Secondo l’art. 38 cpv. 2 OAI chi soffre unicamente di un danno alla salute psichica deve avere diritto almeno a un quarto di rendita per essere considerato grande invalido.
Per l'art. 38 cpv. 3 OAI è considerato unicamente l'accompagnamento nell'organizzazione della realtà quotidiana che è regolare e necessario in relazione a una delle situazioni di cui al capoverso 1. Fra queste non rientrano in particolare le attività di rappresentanza e di amministrazione nel quadro delle misure di protezione degli adulti conformemente agli articoli 390-398 del Codice civile.
Per quanto concerne i minorenni, secondo l’art. 37 cpv. 4 OAI si considera unicamente il maggior bisogno d’aiuto e di sorveglianza personale che il minorenne invalido necessita rispetto a un minorenne non invalido della stessa età.
Per calcolare la grande invalidità dei minorenni, si applicano le direttive dell’allegato III concernenti il calcolo della grande invalidità determinante dei minorenni (N. 8086 della Circolare sull’invalidità e la grande invalidità nell’assicurazione per l’invalidità [CIGI]: SVR 2009 IV Nr. 30 pag. 85 consid. 4.2.1 [9C_431/2008]; STF 9C_112/2017 del 14 giugno 2017 consid. 4.2.2; STF 8C_158/2008 del 15 ottobre 2008 consid. 5.2.2).
L’art. 42bis LAI tratta specificatamente dei minorenni e, al suo considerando 5, prevede che i minorenni non hanno diritto a un assegno per grandi invalidi se necessitano soltanto di essere accompagnati nell'organizzazione della realtà quotidiana.
Secondo l’art. 42 cpv. 4 LAI, l’assegno per grandi invalidi è accordato al più presto dalla nascita e al più tardi fino alla fine del mese in cui l’assicurato ha fatto uso del diritto al godimento anticipato della rendita secondo l’articolo 40 capoverso 1 LAVS o in cui raggiunge l’età di pensionamento. L’inizio del diritto è retto, a partire dal compimento del primo anno di età, dall’articolo 29 capoverso 1.
Va qui rilevato che nella sentenza pubblicata in DTF 137 V 351 il TF ha precisato che contrariamente al rinvio dell'art. 42 cpv. 4 in fine LAI, l'inizio del diritto all'assegno per grandi invalidi non è disciplinato dall'art. 29 cpv. 1 LAI. Continua invece ad essere applicabile, per analogia, l'art. 28 cpv. 1 LAI sui presupposti del diritto alla rendita.
Giusta l’art. 42ter cpv. 1 LAI il grado personale di grande invalidità è determinante per stabilire l'importo dell'assegno per grandi invalidi. L’assegno per grandi invalidi è versato individualmente e deve agevolare la libera scelta negli ambiti principali della vita. L’assegno mensile in caso di grande invalidità di grado elevato ammonta all’80%, in caso di grande invalidità di grado medio al 50% e in caso di grande invalidità di grado lieve al 20% dell’importo massimo della rendita di vecchiaia secondo l’articolo 34 capoversi 3 e 5 LAVS. L'assegno per gli assicurati minorenni è calcolato sotto forma di importo giornaliero.
I minorenni grandi invalidi che necessitano inoltre di un’assistenza intensiva hanno diritto, secondo l’art. 42ter cpv. 3 LAI, ad un supplemento per cure intensive, non accordato in caso di soggiorno in un istituto.
Nel tenore della norma in vigore fino al 31 dicembre 2017, tale supplemento ammonta se il bisogno di assistenza dovuto all’invalidità è di almeno 8 ore al giorno, al 60 per cento, in caso di un bisogno di almeno 6 ore al giorno, al 40 per cento e, in caso di un bisogno di almeno 4 ore al giorno, al 20 per cento dell’importo massimo della rendita di vecchiaia secondo l’articolo 34 capoversi 3 e 5 LAVS. Dal 1° gennaio 2018 il testo legale è il seguente: il supplemento ammonta, se il bisogno di assistenza dovuto all'invalidità è di almeno 8 ore al giorno, al 100 per cento, in caso di un bisogno di almeno 6 ore al giorno, al 70 per cento e, in caso di un bisogno di almeno 4 ore al giorno, al 40 per cento dell'importo massimo della rendita di vecchiaia secondo l'articolo 34 capoversi 3 e 5 LAVS. Il supplemento è calcolato sotto forma di importo giornaliero. Il Consiglio federale disciplina i dettagli.
2.4. Ai sensi dell’art. 69 cpv. 2 OAI l’Ufficio AI esamina le condizioni assicurative, fra l’altro, mediante l’esecuzione di sopralluoghi.