Decision ID: 2b2b44b9-deed-570c-8fab-e4a83d951b2a
Year: 2015
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: civil_law

in fatto: A.
AP 1 (1953) e _ (1959) si sono sposati a _ il 6 giugno 1980. Dal matrimonio sono nati P_, il 30 giugno 1984, e AO 1, il 2 ottobre 1990. Con sentenza del 5 giugno 1998 il Pretore della giurisdizione di Mendrisio Nord ha pronunciato il divorzio, ha affidato i figli alla madre, ha riservato al padre il più ampio diritto di visita e ha omologato una convenzione sugli effetti del divorzio in cui figurava – tra l'altro – quanto segue (clausola contrassegnata con la lett. d):
A titolo di contributi alimentare per i figli P_ e AO 1 il padre verserà alla madre, mensilmente ed anticipatamente, entro il giorno 5 di ogni mese per ciascun figlio i seguenti importi:
fr. 600.– fino al decimo anno di età, più assegni familiari;
aumento di fr. 200.– mensili dall'undicesimo, di fr. 100.– dal sedicesimo e dal diciannovesimo anno di età, più assegni familiari.
Gli importi saranno adeguati annualmente all'indice del costo della vita, all'inizio di ogni anno, la prima volta per il gennaio 1999, valendo quale indice base quello del mese di novembre 1997, e quale indice di adeguamento quello del mese di novembre dell'anno successivo.
Il contributo alimentare a favore dei figli dovrà essere pagato fino al momento in cui gli stessi saranno in grado di provvedere a sé stessi, al più presto sino al compimento del diciottesimo anno di età, con la riserva di eventuali studi superiori, adeguati alle loro capacità e alle condizioni economiche del padre (art. 277 cpv. 2 CC).
Sono pure riservate le eccezioni stabilite dall'art. 276 cpv. 3 CC.
Eventuali spese straordinarie (corsi di sci, colonie estive, corsi Lingue e Sport, corsi di lingue all'estero, corsi di recupero scolastici, corsi di formazione professionale ecc.), da discutere e decidere preventivamente e tempestivamente con il padre, come pure tutti i costi medici e dentari non coperti dalla cassa malati, sono a carico delle parti in ragione di 1⁄2 ciascuna e sono da versare in aggiunta al contributo alimentare. In caso di contestazione il giudice del divorzio deciderà su semplice richiesta scritta delle parti.
Le parti riconoscono che i libretti di gioventù n. _ e n. _ presso la Banca _ sono intestati rispettivamente ai figli P_ e AO 1 e sono di effettiva ed esclusiva proprietà di questi ultimi. Nel caso in cui la madre operasse dei prelievi sui libretti dei figli, essa dovrà preventivamente informare il padre, e viceversa.
B.
AO 1
è divenuto maggiorenne il 2 ottobre 2008. Il 4 di
cembre 2009 AP 1 si è rivolto al Pretore del Distretto di Lugano, sezione 4, per ottenere che – previa concessione dell'assistenza giudiziaria – il contributo di mantenimento in favore del figlio fosse soppresso dal 1° dicembre 2009. Identica richiesta egli ha avanzato già in via cautelare. All'udienza del 1° febbraio 2010, indetta per la discussione cautelare, il Pretore ha sospeso la causa. Riattivata la procedura su istanza dell'attore, il contraddittorio è proseguito il 3 maggio 2010. In tale occasione AP 1 ha confermato la propria richiesta di giudizio, mentre il convenuto ha proposto di respingerla, postulando a sua volta l'assistenza giudiziaria. L'udienza cautelare è ripresa il 21 giugno 2010, quando l'attore ha replicato e il convenuto ha duplicato. Entrambe le parti hanno notificato prove. Nel novembre del 2010 AO 1 ha compiuto vent'anni e il padre ha smesso di versare il contributo. L'istruttoria cautelare è iniziata il 23 marzo 2011.
C.
Nel frattempo, il 3 maggio 2010, AO 1 ha inoltrato il memoriale di risposta nella causa di merito, proponendo di respingere la petizione e instando anche in quella sede per l'assistenza giudiziaria. L'attore ha replicato il 31 maggio 2010 e il convenuto ha duplicato il 21 giugno successivo, entrambi confermando le rispettive posizioni. Il 6 luglio 2011 si è tenuta l'udienza preliminare, nel cui ambito le parti hanno offerto prove. L'istruttoria di merito è cominciata il 18 luglio 2011 e si è chiusa il 20 febbraio 2012. Al dibattimento finale le parti hanno rinunciato, limitandosi a memoriali conclusivi tanto per il procedimento cautelare quanto per il merito. Nel suo allegato, del 13 aprile 2012, AP 1 ha confermato la petizione e la contestuale istanza cautelare. Nel proprio, del 16 aprile 2012, AO 1 ha proposto una volta ancora di respingere l'azione.
D.
Statuendo il 28 gennaio 2013, il Pretore ha respinto la petizione e ha stralciato il procedimento cautelare dai ruoli, respingendo anche la richiesta di assistenza giudiziaria presentata dall'attore e accogliendo invece quella del convenuto. La tassa di giustizia di fr. 300.– e le spese di fr. 200.– sono state poste a carico dell'attore, con obbligo di rifondere al figlio fr. 500.– per ripetibili.
E.
Contro la sentenza appena citata AP 1 è insorto a questa Camera con un “appello e reclamo” dell'11 febbraio 2013, sollecitando – previo conferimento del gratuito patrocinio – la soppressione del contributo alimentare per il figlio dal 1° dicembre 2009, il conferimento del gratuito patrocinio anche in prima sede e la conseguente riforma della decisione impugnata, decreto di stralcio compreso. Il memoriale non è stato comunicato ad AO 1 per osservazioni.

Considerando
in diritto: I. Sullo stralcio del procedimento cautelare dal ruolo
1.
Alle impugnazioni si applica il diritto in vigore al momento della comunicazione della decisione (art. 405 cpv. 1 CPC). Nella nuova procedura lo stralcio di una causa dal ruolo per mancata comparizione delle parti a un'udienza di conciliazione (art. 206 cpv. 1 CPC) o a un dibattimento (art. 234 cpv. 2 CPC), per transazione, acquiescenza o desistenza (art. 241 cpv. 3 CPC), come pure per sopravvenuta carenza d'oggetto o per altri motivi (art. 242 CPC) raffigura una decisione finale, poiché conclude formalmente il processo (DTF 139 III 478 consid. 7.2 non pubblicato). È di conseguenza impugnabile con appello (art. 308 cpv. 1 lett. a CPC). Se la causa verteva su mere questioni patrimoniali, tuttavia, il valore litigioso doveva raggiungere almeno fr. 10
000.– “secondo l'ultima conclusione riconosciuta nella decisione” impugnata (art. 308 cpv. 2 CPC). In concreto tale presupposto è dato, ove
appena si consideri l'ammontare del contributo litigioso (fr. 1000.–
mensili indicizzati, più gli assegni familiari) dovuto dal dicembre del 2009 al giugno del 2015, fine della formazione prevista dal figlio (interrogatorio formale di AO 1: verbale del 7 settembre 2011, pag. 1, risposta n. 3). Quanto al termine di ricorso, esso era di 10 giorni, visto il rito sommario che governa l'emanazione di provvedimenti cautelari (art. 276 cpv. 1 CPC per analogia combinato con gli art. 271 lett. a e 261 segg. CPC). Tale scadenza è stata rispettata, la decisione del Pretore essendo stata notificata al legale dell'attore il 1° febbraio 2013 (timbro postale sulla busta d'intimazione) e l'appello essendo stato
introdotto l'11 febbraio successivo. Ne segue la ricevibilità del ricorso.
2.
Il Pretore ha stralciato il procedimento cautelare dal ruolo perché l'emanazione del giudizio di merito rendeva l'istanza contestuale alla petizione priva d'oggetto (sentenza impugnata, pag. 7). L'appellante eccepisce che le modifiche di sentenze di divorzio hanno sì effetto – per principio – dal momento in cui è promossa l'azione, ma che il giudice è abilitato a far decorrere equitativamente la modifica, facendo uso del proprio potere d'apprezzamento, anche solo dal passaggio in giudicato della sentenza, il che può avvenire anni dopo l'avvio della causa. Ciò giustificherebbe di accogliere “l'istanza cautelare per regolamentare la situazione tra l'introduzione della causa e la crescita in giudicato della sentenza di merito”. L'assunto è, a ben vedere, senza interesse. Tanto nel caso in cui questa Camera respinga l'appello quanto nel caso in cui lo accolga, difatti, la relativa decisione sarà immediatamente esecutiva (art. 103 cpv. 1 LTF), onde l'inutilità di provvedimenti cautelari. E quand'anche decidesse di sopprimere il contributo per il figlio con effetto unicamente dal passaggio in giudicato della propria sentenza, essa non potrebbe emanare provvedimenti cautelari che annullino il contributo con effetto immediato, in contrasto con il pronunciato di merito. Al proposito non soccorre dunque diffondersi.
II. Sulla decisione di merito
3.
Le sentenze intimate dai Pretori dopo il 1° gennaio 2011 sulla modifica di sentenze di divorzio, soggette per analogia alla procedura che regola il divorzio su azione di un coniuge (art. 284 cpv. 3 CPC) anche se riguardano esclusivamente interessi del figlio (I CCA, sentenza inc. 11.2013.5 del 3 aprile 2015, consid. 1 con riferimenti), sono
impugnabili entro 30 giorni dalla notificazione (art. 311
cpv. 1 CPC). Sempre che, ove la causa vertesse
su mere questioni patrimoniali, il valore litigioso raggiungesse fr. 10
000.– “secondo l'ultima conclusione riconosciuta nella decisione” impugnata (art. 308 cpv. 2 CPC). In concreto tale presupposto è dato (sopra, consid. 1). Quanto alla tempestività del rimedio giuridico, essa non fa dubbio (sopra, consid. 1).
4.
Nella sentenza impugnata il Pretore ha rilevato che in conformità alla sentenza di divorzio l'attore deve contribuire al mantenimento dei figli finché questi non siano “in grado di provvedere a sé stessi”, ovvero di sostentarsi. Ciò premesso, egli ha accertato che AO 1 frequenta la
Scuola _ nella prospettiva di
conseguire un bachelor in marketing, non senza lavorare a tempo parziale dal luglio del 2011 per l'_ di _, un'azienda di sondaggi telefonici, e avere aiutato la madre, impiegata in un'agenzia immobiliare. Il primo giudice ha ritenuto quindi che, nonostante “una certa lentezza”, il figlio stia seguendo un percorso di studi superiori concordato nel 2007 con i genitori e l'orientatore professionale.
D'altro lato il Pretore non ha trascurato le difficili relazioni personali tra il padre e il figlio, ma ha constatato che tali incomprensioni sono sorte da quando l'attore si è messo con _ S_ e hanno raggiunto l'apice durante un violento alterco avvenuto tra l'attore e il figlio maggiore, P_, il 28 aprile 2008. I tentativi intrapresi dai figli per riavvicinarsi al genitore sono poi risultati infruttuosi sostanzialmente perché AP 1 rifiuta ogni approccio che non coinvolga la propria compagna. Il Pretore ha considerato altresì che lavorando per l'_ e aiutando la madre AO 1 guadagna circa fr. 400.– mensili, mentre i risparmi depositati sui libretti bancari citati nella sentenza di divorzio, dono dei nonni, non esistono più. Quanto al preteso peggioramento della situazione economica dell'appellante e all'asserita florida situazione economica dell'ex moglie, il Pretore ha soggiunto che nulla l'attore ha dimostrato al riguardo. Nelle condizioni descritte non si giustifica pertanto – egli ha concluso – di sopprimere il contributo di mantenimento per AO 1, che l'attore dovrà versare fino al termine della formazione del figlio, sempre che questi frequenti regolarmente la _. Onde, in definitiva, il rigetto della petizione.
5.
L'appellante sostiene anzitutto che la nota clausola contenuta nella convenzione omologata dal giudice del divorzio sul contributo di mantenimento da lui dovuto al figlio dopo la maggiore età è talmente vaga da non costituire nemmeno un titolo esecutivo. Afferma tuttavia di voler far accertare l'inesigibilità di tale contributo perché il Pretore lo ha condannato arbitrariamente a sostentare AO 1 fino al termine della formazione professionale, mentre spettava se mai al figlio promuovere causa contro entrambi i genitori per far accertare l'eventuale obbligo di mantenimento. L'attore ripete inoltre che le condizioni economiche dell'ex moglie, la quale può contare su entrate di fr. 6500.– mensili, sono ben migliori delle sue, dovendo egli far fronte con un reddito di fr. 5000.– mensili a un fabbisogno minimo di almeno fr. 2882.75 mensili.
Che la menzionata clausola contenuta nella convenzione sugli effetti del divorzio sia talmente vaga da risultare inefficace è un'opinione personale dell'attore. Nella convenzione del 2 aprile 1998, invero, AP 1 si è impegnato esplicitamente a versare un contributo alimentare anche oltre la maggiore età del figlio (fr. 900.– mensili indicizzati dai 18 ai 19 anni, fr. 1000.– indicizzati dai 19 anni in su), fino al momento in cui questi fosse stato in grado di provvedere a sé medesimo, dopo eventuali studi superiori. Che il termine ultimo della formazione non sia sufficientemente specificato perché la clausola possa costituire un titolo esecutivo (RtiD II-2010 pag. 642 consid. 6b), questione che del resto andrebbe verificata alla luce della più recente giurisprudenza del Tribunale federale (sentenza 5A_445/2012 del 2 ottobre 2013, consid. 4.2 e 4.3), ancora non significa che l'obbligo contributivo non sia stato validamente assunto. Per di più, un genitore che versa per oltre un anno un contributo di mantenimento a un figlio maggiorenne prima di invocare la pretesa inefficacia formale dell'impegno offende il principio della buona fede (
venire contra factum proprium
). Dandosi infine un obbligo alimentare fissato in una sentenza di divorzio, non spettava al figlio – contrariamente a quanto asserisce l'attore – promuovere azione di mantenimento
contro i genitori, per tacere del fatto che nulla avrebbe costretto AO 1 ad agire anche contro la madre (art. 279 cpv. 1 CC
)
. Quanto alle condizioni finanziarie dei genitori, si dirà in appresso (consid. 9).
6.
Nel merito l'attore lamenta che il figlio “non ha mai
dimostrato i risultati dei suoi successi intermedi negli studi” e si duole di essere venuto a sapere solo in pendenza di causa che AO 1 si sarebbe cimentato in studi superiori iscrivendosi alla _. Egli contesta di essere stato partecipe di tale proposito e allega che il figlio non ha documentato quale formazione stia seguendo. Egli ribadisce altresì che la menzionata clausola prevista nella convenzione di divorzio non è atta a imporgli obblighi alimentari dopo la maggiore età del convenuto e che un'azione di mantenimento fondata sull'art. 277 cpv. 2 CC andava diretta contro entrambi i genitori. Queste due ultime argomentazioni sono – come si è visto – prive di consistenza e al riguardo non giova ripetersi (sopra, consid. 5). La prima argomentazione richiede invece una disamina più articolata.
a)
In concreto risulta che, dopo un anno di apprendistato quale impiegato di commercio al dettaglio, nel settembre del 2007 AO 1 si è iscritto alla Scuola _ di _, ottenendo nel giugno del 2010 il diploma di impiegato qualificato di commercio (doc. 10, 7° foglio). Al momento del suo interrogatorio formale, il 7 settembre 2011, egli frequentava la Scuola commerciale di _ un giorno la settimana in vista di conseguire nel giugno del 2012 la maturità professionale (verbale del 7 settembre 2011, pag. 1 seg. risposte n. 3 e 9). Egli non sapeva ancora se in seguito si sarebbe iscritto all'_ per diventare docente (tre anni di studio) o avrebbe conseguito un bachelor in marketing presso la _ di _ (tre anni di studio anche in quel caso). Nel memoriale conclusivo, del 16 aprile 2012, egli ha poi precisato di frequentare la _ (pag. 4). L'appellante obietta che il figlio non risulta proseguire gli studi, ma non contesta che AO 1 sia iscritto alla _ (mette in dubbio se mai che la frequenti), a prescindere dal fatto che l'istruttoria è terminata nel settembre del 2011 e che a quel tempo il ragazzo non aveva ancora ottenuto la maturità commerciale, sicché non poteva ancora documentare tale circostanza.
b)
Nella convenzione di divorzio l'appellante si è impegnato a mantenere i figli sino al momento in cui questi sarebbero stati in grado “di provvedere a sé stessi”, (...) “con la riserva di eventuali studi superiori, adeguati alle loro capacità e alle condizioni economiche del padre (art. 277 cpv. 2 CC)”. Che al momento in cui egli ha intentato causa fosse in grado di provvedere a sé medesimo non è preteso nemmeno nell'appello.
Ora, per
“
formazione appropriata
”
nel senso dell'art. 277 cpv. 2
CC si intende una preparazione conforme alle attitudini e alle capacità del soggetto, che consenta a quest'ultimo di rendersi autonomo e di sopperire alle proprie esigenze materiali (
Piotet
in: Commentaire romand, CC I, Basilea 2010, n. 8 ad art. 277 con richiamo a DTF 117 II 372 consid. 5b e altri rinvii). È vero che nella fattispecie il figlio ha ottenuto, pendente causa (giugno del 2010), un diploma di impiegato qualificato di commercio. L'appellante non nega tuttavia che AO 1 avesse altre potenzialità professionali e che il mero diploma di commercio non avrebbe permesso al figlio di raggiungere una piena capacità contributiva per rapporto alle proprie attitudini (sul concetto di “prima formazione”:
Piotet
, op. cit., n. 12 ad art. 277 CC con rimandi). Il percorso intrapreso dal figlio, poi, era destinato a concludersi entro i 25 anni di età (come di regola: DTF 130 V 238 consid. 3.2), né l'appellante revoca in dubbio che esso sia “adeguato alle capacità” del ragazzo. Sotto questo profilo AO 1 adempie perciò i requisiti dell'art. 277 cpv. 2 CC.
c)
L'appellante deplora di non essere stato reso partecipe delle opzioni professionali del figlio, ma non discute l'accertamento del Pretore, secondo cui il nonno materno _ B_ ha dichiarato che egli era al corrente delle scelte scolastiche di AO 1, tant'è che aveva accompagnato quest'ultimo da un orientatore professionale (sentenza impugnata, pag. 4 a metà). Invero da tale incontro, avvenuto il 4 aprile 2007, non risulta essere scaturito alcun piano di formazione (fascicolo “richiamo da UR orientamento scolastico”). Sta di fatto che AO 1 ha cominciato a frequentare la Scuola media di commercio presso _ di _ nel settembre del 2007 e che l'attore ha continuato a versare il contributo alimentare fino al novembre del 2010. Ed egli non rende verosimile di avere preteso ragguagli sulla formazione scolastica del figlio, per lo meno fino al momento di promuovere causa nel dicembre del 2009, quantunque
nel 2007 le visite fra padre e figlio fossero ancora frequenti (interrogatorio formale di AO 1: verbale citato, pag. 1 seg., risposte n. 1 e 5). Non si disconosce che in seguito le relazioni tra le parti si siano deteriorate, ma l'attore non pretende di avere sollecitato invano chiarimenti dal figlio o di essersi visto rifiutare informazioni veritiere e complete sulla formazione professionale. Pendente causa, poi, AO 1 ha rilasciato spiegazioni esaurienti. E quando ha dichiarato di frequentare la Scuola commerciale di _ per ottenere la maturità professionale (interrogatorio formale: loc. cit., pag. 1, risposta n. 3), chiave di accesso a studi superiori, l'attore non ha preteso di essere in disaccordo né risulta avere censurato tale scelta. Anche al proposito l'appello cade dunque nel vuoto.
7.
Sottolinea l'appellante che rispetto ai tempi del divorzio la situazione è radicalmente cambiata per l'intervenuto deteriorarsi delle sue relazioni personali con il figlio, cui rimprovera di non essergli stato vicino in occasione di ricoveri ospedalieri, di non avere risposto ai suoi tentativi di colloquio telefonico né alle sue lettere e di rifiutargli il diritto di rifarsi una vita con la sua nuova compagna. In realtà, secondo giurisprudenza, un genitore può legittimamente negare contributi di mantenimento a un figlio solo se la mancanza di
relazioni va ascritta a colpa esclusiva del figlio (RtiD I-2015 pag.
883 n. 14c con numerosi riferimenti e la successiva sentenza del Tribunale federale 5A_182/2014 del 12 dicembre 2014 fra le stesse parti, consid. 3.2; analogamente: sentenza del Tribunale federale
5A_64/2015 del 2 aprile 2015, consid. 5.1.1; sentenza 5A_137/2015 del 9 aprile 2015, consid. 5.1
). In altri termini, il figlio
deve avere provocato l'interruzione dei rapporti personali con il suo rifiuto ingiustificato di intrattenerne, con il suo contegno particolarmente litigioso oppure con la sua ostilità profonda. I
l comportamento di un figlio nei confronti di un genitore divorziato, quand'anche oggettivamente riprovevole, va apprezzato con prudenza, dovendosi tenere conto delle emozioni che il divorzio dei genitori suscita nel figlio e delle tensioni che ne derivano. Più il figlio cresce, tuttavia, meno la cautela si giustifica. Se il figlio persiste nel proprio atteggiamento di rifiuto anche dopo la maggiore età, tale atteggiamento può assurgere a colpa
(loc. cit.).
a)
Nel caso specifico le relazioni personali fra padre e figlio sono state regolari e frequenti ancora per anni dopo il divorzio, intervenuto nel giugno del 1998, come ha ricordato P_, fratello del convenuto (verbale del 7 settembre 2011, pag. 3, risposta n. 1). Si sono deteriorate, come ha accertato il Pretore e come l'appellante in sostanza non contesta, dopo che quest'ultimo ha allacciato una relazione con _ S_. Quanto ai ricoveri ospedalieri dell'attore (di cui si ignora la data), AO 1 ha dichiarato di avere rinunciato a visite per paura di “entrare in contatto con lui e con la sua compagna perché i rapporti potevano ulteriormente peggiorare”, verosimilmente dopo il violento alterco fra il padre e il figlio maggiore P_, avvenuto il 28 aprile 2008 (interrogatorio formale: loc. cit. pag. 2, risposta n. 4). Relativamente al rifiuto di colloqui telefonici e alle lettere lasciate senza risposta, egli ha dichiarato – invero non senza contraddirsi – che avrebbe preferito discutere con il padre di persona (loc. cit., pag. 2, risposta n. 6). Tale affermazione è ancora meno verosimile ove si consideri che, dopo il violento alterco fra il padre e P_, i due figli si sono introdotti nell'abitazione paterna e hanno portato via i loro effetti personali (loc. cit., pag. 2, risposte n. 6 e n. 7). Se dall'estate del 2009 le relazioni tra padre e figlio si sono interrotte, di conseguenza, ciò si deve anche al figlio.
b)
Quanto precede nulla muta all'evidenza, nondimeno, che la rottura delle relazioni si deve principalmente – se non in misura determinante – ai rapporti personali che l'attore intende imporre ai figli con la sua attuale compagna. Lo stesso appellante riconosce di non voler incontrare i figli senza di lei (appello, pag. 13 a metà; doc. 3, pag. 3 a metà) e non contesta di avere rifiutato – come ha accertato il Pretore – ogni riavvicinamento che non la coinvolgesse. Anche nell'ambito della conciliazione tentata pendente causa egli ha preteso che si affrontasse prima di tutto il problema legato all'incompatibilità fra i figli e la sua compagna, dettando tale condizione prima di accettare nuovi incontri con i ragazzi (doc. 6). Sarà anche legittima l'aspirazione sua di costruirsi una relazione affettiva con la nuova partner e il desiderio di coinvolgere i figli in tale nucleo affettivo, ma l'inflessibilità e la rigidezza da lui dimostrata di fronte alla renitenza dei figli (che non sono tenuti a confrontarsi con _ S_) lo rende largamente responsabile del degrado in cui versano le relazioni personali con il convenuto. Non si trascura un concorso di colpa da parte di AO 1, la cui refrattarietà ai conati di approccio paterno si giustifica solo entro certi limiti. Non si tratta però di una colpa preponderante né tanto meno esclusiva, come richiede la giurisprudenza. Il deterioramento delle relazioni fra le parti non legittima pertanto la soppressione del contributo alimentare per il figlio.
8.
Nell'appello l'attore fa valere altresì che AO 1 ha impegni scolastici di un solo giorno la settimana, sicché mettendo a profitto la sua capacità lucrativa all'80% in lavori meglio retribuiti rispetto a quelli svolti per l'_ o in aiuto alla madre potrebbe sovvenire a sé medesimo. Senza dimenticare – egli allega – che il figlio avrebbe dovuto usare per il proprio sostentamento la somma di fr. 20
000.– donatagli nel 2002/2003 dal nonno materno e depositata su un conto bancario (deposizione del nonno _ B_: verbale del 20 giugno 2011 nel fascicolo cautelare inc. DI. 2009.1782, pag. 3 in fondo). Quest'ultima argomentazione è superata dagli eventi, ove appena si pensi che l'attore ha smesso di versare il contributo di mantenimento per il figlio nel novembre del 2010. Non può sorprendere perciò che nel frattempo quel denaro sia stato consumato.
Riguardo al fatto che il figlio sia libero quattro giorni su cinque la settimana e potrebbe guadagnare più dei fr. 300.– mensili circa percepiti dall'_ e dei fr. 100.– mensili percepiti lavorando per la madre (interrogatorio formale: verbale del 7 settembre 2011, pag. 2, risposta n. 11), tale stato di fatto si riferiva al tempo in cui AO 1 frequentava la Scuola commerciale di _, intenzionato a conseguire nel giugno del 2012 la maturità professionale (loc. cit., pag. 2, risposta n. 9). Fino al giugno del 2010, quando ha conseguito il diploma di impiegato qualificato, egli frequentava la Scuola media di commercio, la quale richiedeva notoriamente un impegno a tempo pieno, pur con una parte di pratica professionale. Dal settembre del 2012, poi, il figlio è iscritto alla _, senza che sia dato di sapere quanto tempo libero gli rimanga. Comunque sia, ai tempi in cui frequentava la Scuola commerciale di _ il convenuto ha dichiarato di avere svolto taluni stages nel quadro della propria formazione, ma che nessun datore di lavoro lo ha assunto in pianta stabile (interrogatorio formale: loc. cit., pag. 2, risposta n. 10). Quanto abbia guadagnato assolvendo quei periodi di praticantato non gli è stato chiesto né risulta dagli atti. Quanto avrebbe potuto guadagnare concretamente impiegandosi in altro modo è un interrogativo che resta tale (nemmeno l'appellante prospetta una cifra). Tanto meno è possibile concludere perciò che quel reddito avrebbe giustificato di sopprimere o di ridurre – per lo meno transitoriamente – il contributo in suo favore fissato nella convenzione sugli effetti del divorzio.
9.
L'appellante adduce infine che rispetto ai tempi del divorzio le sue condizioni economiche sono assai peggiorate, sia perché egli si è trasferito da _ a _ sia perché il suo carico fiscale è aumentato, non potendo egli dedurre dal reddito i contributi alimentari versati ai figli maggiorenni, ciò che lo ha costretto a indebitarsi per circa fr. 30
000.–. Egli sostiene che a torto il Pretore gli ha rimproverato di non avere comprovato tale stato di cose, giacché le sue ristrettezze si evincono dalla documentazione prodotta a sostegno della richiesta di assistenza giudiziaria, mentre la buona situazione dell'ex moglie emerge dalla tassazione 2007 agli atti. Così argomentando egli perde di vista, nondimeno, che la causa da lui promossa è un'azione intesa alla modifica di una sentenza di divorzio (art. 134 cpv. 2 CC). Decisivo è sapere perciò che cosa sia cambiato rispetto al momento in cui il Pretore ha omologato la convenzione sottoscritta dai coniugi il 2 aprile 1998 e se gli eventuali mutamenti giustifichino una modifica della sentenza emanata il 5 giugno 1998. Invano si cercherebbero dati a tal fine nella documentazione da lui prodotta in prima sede a sostegno della richiesta di assistenza giudiziaria (nel parallelo inc. OA.2009.761) o nella tassazione 2007 dell'ex moglie.
Certo, l'appellante invoca la propria indigenza e i debiti accumulati nei confronti del fisco, che hanno portato addirittura al rilascio di attestati di carenza di beni nei suoi confronti. Non rende minimamente verosimile però che tali ristrettezze siano dovute – come egli pretende – al trasloco da _ a _ o al maggior carico tributario (di cui si ignora finanche l'ammontare) riconducibile all'impossibilità di dedurre dal reddito imponibile i contributi alimentari per i figli maggiorenni. Nulla dimostra, ciò posto, che il peggioramento delle condizioni economiche in cui egli versa si ricolleghi a circostanze non previste al momento del divorzio e non soltanto a un tenore di vita – o, eventualmente, a un'assunzione di oneri – incompatibile con gli obblighi derivanti dal diritto di famiglia. Se ne conclude che, una volta ancora, l'appello vede la sua sorte segnata.
III. Sul diniego del gratuito patrocinio
10.
Una decisione che rifiuti il gratuito patrocino è impugnabile mediante reclamo (art. 121 CPC), a meno che intervenga nel quadro della decisione finale e che il richiedente ricorra anche contro la decisione finale, nel qual caso il rifiuto del gratuito patrocinio è impugnabile con il rimedio giuridico dato contro quest'ultima decisione (art. 110 CPC per analogia;
Tappy
in:
CPC commenté
, Basilea 2011, n. 13 ad art. 121 con richiami). Nella fattispecie AP 1 ha appellato il merito della decisione finale. Il suo reclamo va trattato quindi come parte integrante dell'appello.
a)
Il Pretore ha rifiutato all'attore il beneficio dell'assistenza giudiziaria, nel caso specifico, sia perché il richiedente non aveva dimostrato la propria indigenza sia perché “neppure si realizza il presupposto del
fumus boni iuris
” (sentenza impugnata, pag. 7 a metà). L'interessato oppone che il suo stato d'indigenza risulta dalla documentazione prodotta a sostegno della richiesta di assistenza giudiziaria, al cui riguardo il Municipio di _ ha espresso parere favorevole il 7 dicembre 2009. Quanto alla parvenza di buon diritto insita nell'azione di merito, egli ripete che la petizione non era sprovvista di fondamento, l'obbligo di erogare contributi di mantenimento dopo la maggiore età dei figli fondandosi su una clausola convenzionale formalmente inefficace, ingiustificata per l'inesistenza di adeguate relazioni personali con i beneficiari, per la possibilità che questi ultimi hanno di mantenersi da sé soli, per le precarie condizioni economiche in cui versa egli medesimo e per il mancato coinvolgimento suo nelle scelte dei figli di intraprendere studi superiori.
b)
Secondo la procedura ticinese ancora applicabile in primo gra
do (art. 404 cpv. 1 CPC), il beneficio dell'assistenza giudiziaria era subordinato all'indigenza del richiedente (art. 3 cpv. 1 vLag), all'incapacità da parte sua di procedere in lite con atti propri (art. 14 cpv. 2 Lag), al requisito che una persona di
condizioni agiate, posta nella medesima situazione, non avreb
be rinunciato ragionevolmente a ricorrere solo per i costi della procedura (art. 14 cpv. 1 lett. b Lag; sulla nozione:
Corboz
, Le droit constitutionnel à l'assistance judiciaire, in: SJ 125/ 2003 II 81 in basso con rinvii) e, non da ultimo, alla condizione che l'appello avesse possibilità di esito favorevole (art. 14 cpv. 1 lett. a Lag). Analoghi presupposti prevede ora l'art. 117 CPC, stando al quale ha diritto al gratuito patrocinio chiunque sia sprovvisto dei mezzi necessari (lett. a) e la cui domanda non appaia priva di probabilità di successo (lett. b). Che nella fattispecie si applichi la vecchia o la nuova procedura, di conseguenza, poco o punto sussidia ai fini del giudizio.
c)
Nella misura in cui reputa che nel caso in rassegna AP 1 non abbia reso verosimile la propria indigenza, il Pretore non può essere seguito. Nel parallelo fascicolo processuale inc. OA.2009.761 figura infatti l'intera documentazione da lui prodotta a sostegno della richiesta (rubrica “AG”), compreso il parere favorevole espresso dal Municipio di _ il 7 dicembre 2009. Che l'attore si trovi in gravi ristrettezze, di conseguenza, non può seriamente essere revocato in dubbio. Quanto in concreto faceva difetto sin dall'inizio alla petizione – e al riguardo la valutazione del Pretore resiste alla critica – era la parvenza di buon diritto. Già a un sommario esame invero l'asserita inefficacia della nota clausola figurante nella convenzione sugli effetti del divorzio appariva destituita di consistenza, mentre l'esclusiva responsabilità del figlio nella rottura delle relazioni personali riusciva poco verosimile già di primo acchito. Il deterioramento delle condizioni economiche dell'attore per il solo trasferimento da _ a _ e per il maggior onere tributario non denotava poi grande attendibilità, né la circostanza che AP 1 fosse rimasto estraneo alle scelte professionali del figlio sembrava poter giustificare la soppressione del contributo alimentare, non risultando che si fossero pretesi ragguagli sulle intenzioni di AO 1 in materia di formazione professionale fino al momento di promuovere causa. Le probabilità che l'azione potesse essere accolta apparivano, in sintesi, di gran lunga inferiori a quelle che l'azione potesse trovare accoglimento, fosse solo in parte. Il rifiuto dell'assistenza giudiziaria in prima sede si rivela così sorretto da ragioni pertinenti e oggettive. Anche su quest'ultimo punto l'appello si rivela destinato alla reiezione.
IV. Sulle spese, le ripetibili e il gratuito patrocinio in appello
11.
Le spese del giudizio odierno seguono la soccombenza dell'appellante (art. 106 cpv. 1 CPC). Non si attribuiscono ripetibili al convenuto, che non è stato chiamato a esprimersi sull'appello. Quanto al gratuito patrocinio, esso non può entrare in linea di conto già per il fatto che il ricorso appariva sin dall'inizio senza probabilità di successo (art. 117 lett. b CPC), tanto da non essere stato notificato per osservazioni alla controparte. Delle difficili condizioni economiche in cui versa l'appellante si tiene calcolo, in ogni modo, riducendo al minimo la riscossione di spese processuali.
V. Sui rimedi giuridici a livello federale
12.
Circa i rimedi esperibili contro il presente giudizio sul piano federale (art. 112 cpv. 1 lett. d LTF), il valore litigioso raggiunge agevolmente
la soglia di fr. 30
000.– sotto il profilo dall'art. 74 cpv. 1 lett. b LTF (sui criteri di calcolo: sopra, consid. 1).
L'impugnabilità della decisione sul gratuito patrocinio, di natura incidentale, segue la via giudiziaria data contro la decisione di merito (art. 51 cpv. 1 lett. c LTF).