Decision ID: 95faa8b4-6a57-5765-8101-8155b3c58358
Year: 2004
Language: it
Court: TI_TCAS
Chamber: TI_TCAS_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: social_law

ritenuto,
in fatto
1.1. La ditta _ (di seguito _), con sede a _, è stata iscritta a Registro di Commercio di _ il 6 febbraio 2001 (cfr. estratto RC informatizzato; FUSC del _ 2001).
Lo scopo sociale della società consisteva nell'Import-export, commercio di ogni genere di merci, intermediazioni, gestione esercizi pubblici, ecc..
_ ha ricoperto la carica di amministratore unico della _, con diritto di firma individuale, dal 22 febbraio 2002 al 20 settembre 2002 (allegato _ doc. _; estratto RC informatizzato).
La ditta _ è stata affiliata alla Cassa di compensazione AVS _ (in seguito la Cassa) in qualità di datrice di lavoro dal 1° marzo 2001 al 30 settembre 2002. La _ ha gestito il _.
La società entrò in mora con il pagamento dei contributi, per cui la Cassa dovette - come risulta dagli atti - sistematicamente diffidare la società dal mese di luglio 2001 e precettarla a partire dal mese di novembre 2001 (doc. _ e _).
Con decreto 30 gennaio 2002 il Pretore di _ ha dichiarato l'apertura del fallimento (FUSC del _ 2002).
In data 12 febbraio 2002 il vicepresidente della Camera di esecuzione e fallimenti del Tribunale d'Appello (CEF) ha accordato l'effetto sospensivo parziale al fallimento (FUSC del _ 2002).
Con decreto del 27 marzo 2002, la CEF ha accolto l'appello della _ ed ha pronunciato l'annullamento della dichiarazione di fallimento del 31 gennaio 2002 (FUSC del _ 2002).
La società è stata dichiarata sciolta d'ufficio in applicazione delle disposizioni degli art. 708 CO, 86 e 88a ORC, e radiata d'ufficio ai sensi dell'art. 89 ORC (FUSC del _ 2003 e _ 2003).
In data 4 ottobre 2002, 13 e 20 novembre 2002, 27 gennaio 2003 e 4 giugno 2003, l'UE del Distretto di _ ha rilasciato 5 attestati di carenza beni a seguito di pignoramento per un totale di fr. 48'044.60 (cfr. allegati _ doc. _).
1.2. Per questo motivo, costatato di aver subito un danno, l'11 settembre 2003 la Cassa ha emesso nei confronti di _ una decisione di risarcimento danni ex art. 52 LAVS di fr. 53'238.85 per contributi impagati nel periodo dal 1° marzo 2001 al 30 settembre 2002, in via solidale con _ limitatamente all'importo di fr. 20'106.45 (cfr. doc. _).
1.3. Con opposizione 9 ottobre 2003, _ ha respinto l'addebito di intenzionalità e grave negligenza, precisando:
"
Per la motivazione allego:
a) verbale di interrogatorio del 06.06.2003 / Ministero pubblico,
b) copia della mia lettera del 06.05.2003, indirizzata al Ministero pubblico
c) conferma dell'Istituto delle Assicurazioni sociali, Bellinzona, del 25.06.2003, per notificare lo stralcio dal registro affiliati, indicando il motivo: la ragione sociale è radiata.
Osservo che non ho nessuna possibilità e non accetto una responsabilità personale per un pagamento di un risarcimento danni, creati da altre persone." (Doc. _)
1.4. In data 18 dicembre 2003 la Cassa, riconfermandosi nella propria decisione, ha emesso una decisione su opposizione, precisando:
"
(...)
Nella fattispecie, (vedi verbale d'interrogatorio) il signor _, pur essendo a conoscenza dei compiti inalienabili ed irrevocabili previsti dall'art. 716a CO e a cui competono ad un consiglio di amministrazione, non ha ritenuto importante avvicinare chi in effetti si occupava della contabilità della società citata nè tanto meno si è occupato di presentare la dichiarazione dei salari per l'anno 2002 per il quale il Ministero pubblico ha emesso un decreto d'accusa. Questo gli avrebbe permesso in sostanza di verificare l'andamento stesso della società.
Il signor _, della società citata era amministratore unico con firma individuale, egli deve essere quindi considerato come organo formale della società stessa e come tale gli competono compiti inalienabili e irrevocabili di gestione della società. Egli doveva quindi, secondo l'art. 717 cpv. 1 CO, adempiere ai suoi compiti con ogni diligenza. Questa va oltre la prudenza che si è usi osservare nei propri affari (DTF 99 II 179).
Come detto in precedenza, il signor _, si difende argomentando che in pratica fungeva unicamente da prestanome in attesa che il signor _ trovasse qualcun altro. Tuttavia questa circostanza non è sufficiente a liberarlo. Un amministratore diligente non può lasciare che venga messo in pericolo il versamento dei contributi sociali alla Cassa." (Doc. _)
1.5. Con ricorso del 15 gennaio 2004, _ ha chiesto l'annullamento dell'impugnata decisione su opposizione, osservando:
"
(...)
Il 22.02.2002 sono stato iscritto nel RC quale Amministratore Unico della _ (ved. estratto RC).
Il 20.09.2002 ho presentato le mie dimissioni quale Amministratore Unico della _ con effetto immediato con copia all'Ufficio di Registro di Commercio, _ (allegato _).
Il 21.10.2002 ho inoltrato ISTANZA per le mie dimissioni quale Amministratore Unico della _ per mancanza reazione a voce o per lettera in seguito alla lettera di dimissione del 20.09.2002 (all. no. _).
Il 23.10.2002 è stato radiato il mio mandato quale Amministratore unico (vedere estratto RC, all. no. _).
Il 29.01.2002 e poi a diverse riprese avevo chiesto il bilancio e il conto PP della _ come pure il rapporto di revisione per l'anno 2001. Non è mai stato dato seguito alle mie richieste.
Neanche oggi è possibile di ritirare una documentazione contabile, né dall'Ufficio contabile _, perché non ne ha più niente, né dagli Uffici Esecuzione e Fallimenti di _ (Sig. _) e a _. Pure il Sig. _, Ufficiale dell'UEF _, settore 1, non mi ha dato nessuna informazione e estratto/elenco precetti, pignoramenti ecc., spiegando che la Società e anche io quale AU sono radiati nel RC.
Mi permetto di allegare a questo ricorso per informazione la copia della pratica "Procedimento penale 8.4.2003" con il verbale di interrogatorio, con la mia richiesta di includere questa documentazione quale parte del ricorso.
Nb. Non ho mai toccato un soldo nella Società, né per incassi del _, né per pagare stipendi dei dipendenti e fatture dei fornitori. Hanno fatto tutto i gerenti del _. In pratica ero solamente AU presta nome.
Con la presente faccio opposizione contro la decisione della Cassa di Compensazione AVS _che chiede un risarcimento di danni, per i seguenti motivi:
- L'amministratore unico è responsabile per il versamento delle trattenute per contributi AVS e AD dai pagamenti stipendi ai dipendenti del periodo del suo mandato attivo nella società;
- quindi non sono responsabile per la cifra AVS premi ecc. 2001 sul totale stipendi Fr. 224'583.10, perché nel 2001 non c'ero io Amministratore Unico della _ (all. no. _).
- quindi non sono responsabile per la cifra premi AVS ecc. 2002 sul totale stipendi Fr. 201'645.-, perché questa somma è stimata dalla Cassa Compensazione AVS, e non è dichiarata e non è documentata (all. no. _). Posso esaminare una eventuale responsabilità unicamente sulla cifra esposta sulla distinta allegata (no. _).
Conclusione
: la responsabilità eventuale mia quale Amministratore
Unico: 6,55% trattenuti dalle buste stipendi di totale Fr. 71'080.- pagati dal 1 febbraio 2002 fino alla chiusura del _ al 31.08.2002 quindi per un totale di Fr. 4'655.75.
Faccio totale opposizione contro la decisione di risarcimento danni del 18.12.2003 emessa dalla Cassa di Compensazione AVS _ per i motivi spiegati nella presente." (Doc. _)
1.6. La Cassa, in risposta, ha postulato l'integrale reiezione del gravame, riducendo tuttavia l'importo del danno fatto valere contro _ a fr. 35'392.50 e precisando:
"
(...)
Rammentiamo che in un primo tempo il signor _ non ha presentato la dichiarazione dei salari per l'anno 2002. È per questo motivo che è stato denunciato al Ministero Pubblico che in seguito ha rilasciato un decreto d'accusa (cfr. doc. _ e _).
A questo punto, mancando i dati di base per definire i contributi del 2002, abbiamo dovuto definire gli stessi sulla base dei salari dichiarati per l'anno 2001. Questi conteggi hanno portato all'importo di Fr. 53'238.85 richiesto con nostra decisione di risarcimento danni dell'11 settembre 2003.
Ora in sede ricorsuale, e dopo aver richiesto le dichiarazioni salari del 2001 della società in questione alla nostra Cassa, il signor _ invia la dichiarazione dei salari per il periodo dal 1. febbraio 2002 e fino alla chiusura dell'esercizio. Per questo periodo sono stati dichiarati quei dipendenti che erano ancora occupati nell'esercizio nel corso del mese di dicembre del 2001.
Così facendo, il signor _, ha escluso dalla notifica i salari del mese di gennaio 2002, assumendo di ritenersi responsabile per il mancato pagamento dei contributi unicamente per il periodo nel quale è stato amministratore unico, escludendo di conseguenza tutti i contributi non pagati e precedenti la sua entrata nel consiglio di amministrazione.
Inoltre, in via subordinata, ammette eventualmente la sua responsabilità, ma limitatamente ai contributi AVS e AD (6,55%), trattenuti dagli stipendi dei dipendenti di Fr. 71'080.00 per il periodo febbraio-agosto 2002.
Proprio in questa fattispecie il TFA, ha avuto modo di ritenere responsabile l'amministratore non solo per il mancato pagamento dei contributi correnti o unicamente per il periodo che in effetti si occupava dell'amministrazione della società, ma anche per quelli che erano già scaduti al momento dell'assunzione del suo mandato in seno al CdA in quanto il dovere di sorveglianza è esteso anche ai contributi scaduti (cfr. RCC 1992 pag. 269 consid. 7b).
Da ciò si deduce che il signor _ non è responsabile unicamente per il mancato pagamento dei contributi per il periodo nel quale era amministratore unico della società (febbraio –agosto 2002), ma anche di quelli che precedentemente erano già scaduti.
Di conseguenza, la base calcolo dei contributi dell'anno 2002 deve essere definita, aggiungendo, all'importo di Fr. 71'080.00 (febbraio-agosto) dichiarato dal signor _, anche i salari del mese di gennaio 2002 di Fr. 16'180.00 per avere un totale di 87'260.00 franchi.
Aggiungiamo infine che codesto lodevole TCA ha più volte confermato che i contributi AVS/AI/IPG e AD da parte sia del datore di lavoro sia del salariato, nonché i contributi della Cassa Assegni Familiari, le spese di amministrazione, le spese esecutive e gli interessi di mora, sono elementi del danno risarcibile.
Visto quanto precede, la nuova situazione per il periodo 1. marzo 2001 – 30 settembre 2002 si presenta come segue:
Contributi AVS/AI/IPG Fr. 19'431.70
Contributi disoccupazione Fr. 5'771.80
Contributi Assegni Familiari Fr. 6'843.05
Spese d'amministrazione Fr. 604.20
Spese intimazione, tassazioni d'ufficio Fr. 1'233.25
Spese esecutive Fr. 158.60
Interessi di mora Fr. 1'349.90
Totale contributi scoperti Fr. 35'392.50
(Doc. _)
1.7. In replica, _ ha osservato:
"
(...)
Mi riferisco alla risposta del 1. marzo 2004 della Cassa di Compensazione AVS _ e riconfermo con la presente, che l'amministratore unico di una società è responsabile unicamente per il versamento delle trattenute per i contributi AVS/AD dai pagamenti stipendi ai dipendenti del periodo del suo mandato attivo nella società.
L'AU non risponde per altri debiti della società fallita e radiata/cancellata nel RC." (Doc. _)

in diritto
In ordine
2.1. La presente vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico ai sensi degli articoli 26 c cpv. 2 della Legge organica giudiziaria civile e penale e 2 cpv. 1 della Legge di procedura per le cause davanti al Tribunale delle assicurazioni (cfr. STFA del 21 luglio 2003 nella causa N., I 707/00; STFA del 18 febbraio 2002 nella causa H., H 335/00; STFA del 4 febbraio 2002 nella causa B., H 212/00; STFA del 29 gennaio 2002 nella causa R. e R., H 220/00; STFA del 10 ottobre 2001 nella causa F., U 347/98 pubblicata in RDAT I-2002 pag. 190 seg.; STFA del 22 dicembre 2000 nella causa H., H 304/99; STFA del 26 ottobre 1999 nella causa C., I 623/98).
2.2. Con il 1° gennaio 2003 è entrata in vigore la legge sulla parte generale del diritto delle assicurazioni sociali (LPGA), che ha comportato la modifica di diverse disposizioni in ambito AVS, tra cui, in particolare, quelle riguardanti la responsabilità del datore di lavoro giusta l'art. 52 LAVS, nonché l'abrogazione degli artt. 81 e 82 OAVS.
Mentre, per quanto riguarda le norme sostanziali, da un punto di vista temporale sono di principio determinanti quelle in vigore al momento in cui si realizza la fattispecie che esplica degli effetti e il giudice delle assicurazioni sociali, ai fini dell'esame della vertenza, si fonda sui fatti che si sono realizzati fino al momento determinante dell'emanazione della decisione amministrativa contestata (DTF 129 V 4 consid. 1.2, 127 V 467 consid. 1, 126 V 136 consid. 4b, 121 V 366 consid. 1b; SVR 2003 IV Nr. 25 pag. 76 consid. 1.2; STFA del 20 marzo 2003 nella causa B., H 27/02, consid. 1, pag. 2; STFA del 9 gennaio 2003 nella causa A., P 76/01, consid. 1.3, pag. 4; STFA del 9 gennaio 2003 nella causa C., U 347/01, consid. 2 pag. 3; STFA del 9 gennaio 2003 nella causa P., H 345/01, consid. 2.1, pag. 3), le norme procedurali, in assenza di disposizioni transitorie, trovano immediata applicazione (SVR 2003, IV nr. 25 pag. 76 consid. 1.2; DTF 117 V 93 consid. 6b, 112 V 360 consid. 4a; Kieser, ATSG-Kommentar, Zurigo 2003, Art. 82 N. 8 pag. 820).
2.3. Ai sensi dell'art. 52 cpv. 1 LPGA le decisioni emesse in virtù dell'art. 49 LPGA possono essere impugnate entro trenta giorni mediante opposizione all'istanza che le ha notificate.
In via di principio, come visto (cfr. consid. 2.1), questa norma di procedura entra in vigore immediatamente. Ciò significa che tutte le decisioni emanate dopo il 1° gennaio 2003 sono rette dalla procedura di opposizione che si applica a tutti i campi delle assicurazioni sociali, ad eccezione della previdenza professionale.
L'art. 52 cpv. 2 LPGA stabilisce che le decisioni su opposizione vanno pronunciate entro un termine adeguato. Sono motivate e contengono un avvertimento relativo ai rimedi giuridici.
Inoltre, secondo l'art. 52 cpv. 3 LPGA, la procedura d'opposizione è gratuita e di regola non sono accordate ripetibili.
2.4. Per quel che concerne l'assicurazione per la vecchiaia e i superstiti, l'art. 1 LAVS, nella versione in vigore dal 1° gennaio 2003, stabilisce che le disposizioni della LPGA sono applicabili all'assicurazione vecchiaia e superstiti disciplinata in questa prima parte, sempre che la presente legge non preveda espressamente una deroga alla LPGA.
In una causa in materia contributiva e concernente l'applicazione della nuova LPGA (inc. _), la Cassa cantonale di compensazione, interpellata in merito dal TCA ha osservato:
"
Domanda 1 Con quali modalità i collaboratori della Cassa sono stati informati dell'entrata in vigore della LPGA?
nella primavera 2002 è stato istituito un Gruppo di lavoro interno, presieduto dalla avv. _ del servizio giuridico e composto dai capi-ufficio dell'Istituto delle assicurazioni sociali, avente lo scopo di adeguare le diverse procedure ed i flussi di lavoro dovuti all'entrata in vigore della LPGA, prevista per il 1° gennaio 2003.
I collaboratori dell'Istituto delle assicurazioni sociali sono stati in seguito formalmente istruiti sulle innovazioni apportate dalla LPGA con un corso di formazione interno tenuto dall'avv. _. Per quanto riguarda i collaboratori dell'Ufficio cantonale dell'AI, l'UFAS, tramite un gruppo di lavoro, ha inoltre organizzato uno specifico corso di formazione, che è stato tenuto dalla capoufficio Avv. _.
Domanda 2 In particolare come sono stati distribuiti i compiti in materia di decisione formale e decisione su opposizione? Le stesse persone che firmano la decisione formale sono abilitate a firmare anche la decisione su opposizione? Come è stato organizzato l'esame dell'opposizione? Chi la esamina concretamente?
Fino all'emanazione della decisione formale la pratica viene trattata dal funzionario internamente designato a seconda della competenza (suddivisione per numero AVS, oppure per domicilio, ecc.); di solito si tratta di un calcolatore/una calcolatrice, risp. un ispettore/un'ispettrice.
Se l'assicurato interpone opposizione, la pratica passa di competenza del/la rispettivo/a capo-servizio, che istruisce l'incarto in vista dell'emanazione della decisione su opposizione.
Se l'opposizione non espone questioni che richiedono degli approfondimenti, il/la caposervizio la evade, rimandano la relativa decisione su opposizione, che può accogliere, risp. respingere (totalmente o parzialmente) il reclamo dell'assicurato. Se, per contro, l'opposizione richiede un approfondimento, il/la capo-servizio convoca l'assicurato per un'audizione; in questa occasione viene redatto un succinto verbale, che viene fatto sottoscrivere all'assicurato.
Presso l'Ufficio cantonale dell'AI questa fase della procedura è di competenza del rispettivo servizio giuridico, che dispone di due giuristi (con competenza per Sottoceneri e Sopraceneri), i quali, di principio, non vengono coinvolti nella prima fase procedurale.
Se l'assicurato presenta ricorso contro la decisione su opposizione, l'incarto viene trattato dal rispettivo capo-servizio; presso l'Ufficio cantonale dell'AI questa fase è di competenza del rispettivo servizio giuridico.
La competenza è identica anche nella fase seguente, cioè nei confronti del Tribunale federale.
Facciamo peraltro rilevare che, in linea di principio, in tutti gli stadi della procedura, i casi particolarmente complessi vengono sottoposti per valutazione al capo-ufficio, ed eventualmente anche al competente servizio giuridico (della Direzione IAS, rispettivamente dell'Ufficio AI).
Facciamo altresì notare che le prescrizioni interne che disciplinano il diritto di firma dei funzionari prevedono che ogni decisione emanata dall'Istituto delle assicurazioni sociali sia corredata da doppia firma. E' pertanto possibile che uno dei due funzionari che appongono la propria firma non abbia trattato direttamente la fattispecie.
Domanda 3 L'UFAS ha emanato particolari direttive in relazione con l'entrata in vigore della LPGA, in particolare per quanto concerne la competenza dell'esame dell'opposizione?
In vista dell'entrata in vigore della LPGA, l'UFAS ha emanato una serie di circolari. Queste non si pronunciano però sul particolare aspetto della competenza dell'esame dell'opposizione." (doc. _, inc. _)
Il TCA, nell'altra procedura, aveva ulteriormente interpellato la Cassa chiedendo:
"
1. Chi ha trattato, nel caso concreto, la decisione formale del 20 febbraio 2003 (in concreto chi se ne è occupato)?
2. Chi ha trattato, nel caso concreto, la decisione su opposizione del 24 marzo 2003 (in concreto chi se ne è occupato)?
3. Per quale ragione la prima decisione porta l'indicazione "
funzionario incaricato: _ "
e le firme del capo ufficio _ e del capo servizio ispettorato _ e la decisione su opposizione porta l'indicazione "
funzionario incaricato: _
" e le firme del capo ufficio _ e del capo servizio ispettorato _?
4. In generale, come è organizzato il diritto di firma all'interno della Cassa cantonale di compensazione (vi sono direttive interne)? In particolare tutti i funzionari hanno diritto di firma oppure solo il capo ufficio e il capo servizio?
I funzionari che trattano la decisione formale hanno il diritto di firma?
5. Le risposte date ai quesiti precedenti (1-4) valgono in generale, oppure solo per il caso concreto?" (inc. _)
La Cassa aveva così risposto:
"
1. La revisione è stata eseguita dall'ispettrice _, mentre la decisione di tassazione d'ufficio del 20 febbraio 2003 è stata preparata da un punto di vista amministrativo dalla segretaria _.
2. La decisione su opposizione del 24 marzo 2003 è stata trattata dal capo del servizio ispettorato _.
3. vedi 1 e 2.
Teniamo comunque a precisare che le decisioni di tassazione d'ufficio portano ora l'indicazione "funzionario incaricato: _ ", per evitare che eventuali domande degli assicurati siano rivolte alla funzionaria amministrativa, il cui compito è solo quello della confezione informatica della decisione, che a sua volta si fonda sul rapporto di revisione redatto dall'ispettore.
4. Le decisioni devono essere firmate in doppio dal capo ufficio e dal capo servizio secondo le disposizioni interne dell'IAS, mentre gli altri collaboratori possono firmare le lettere inerenti l'evasione delle singole pratiche.
Inoltre, gli ispettori del servizio ispettorato firmano in doppio con il loro capo servizio anche i rapporti di revisione da loro effettuati.
5. Le risposte 1-4 valgono in generale." (doc. _ inc. _, sottolineatura del redattore)
Nella presente fattispecie sia la decisione di risarcimento dell'11 settembre 2003 che la successiva decisione su opposizione del 18 dicembre 2003 risultano essere state trattate e firmate dal medesimo funzionario (doc. _ e _).
2.5. In merito all'art. 52 cpv. 1 LPGA la dottrina, ed in particolare, Freivogel sottolinea che:
"
Die Einsprache ist "bei der verfügenden Stelle" einzureichen (Art. 52 Abs. 1 ATSG) und wird grundsätzlich auch von dieser behandelt.
Nicht so bei der SUVA: Bei dieser werden die vor Verfügungserlass getätigten Abklärungen von der Kreisagentur administriert; das Einspracheverfahren samt den medizinischen Zusatzabklärungen wird hingegen von der Zentrale in Luzern geführt. Der gegenüber Art. 58 Abs. 2 des ständerätlichen Entwurfs zum ATSG offener formulierte Art. 52 Abs. 2 ATSG lässt die Behandlung der Einsprachen durch eine "spezialisierte Einheit" innerhalb derselben Versicherung auch Weiterhin zu. Eine ähnliche Abhebung der Einsprachebehörde wird jetzt auch für das Gebiet der Arbeitslosenversicherung vorgesehen: Die können gemäss Art. 100 Abs. 2 rev. AVIG eine andere als die verfügende Stelle für die Behandlung der Einsprachen als zuständig erklären.
Ich erachte diese organisatorische Trennung von Verfügungs- und Einsprachebehörde als sinnvoll. Sie bietet nämlich Gewähr, dass der Strittige Fall wirklich nochmals "von andern Augen" angesehen wird und die Versicherung nicht einfach auf den im Abklärungsstadium befahrenen Geleisen weiterfährt."
(cfr. A. Freivogel, "Zu den Verfahrensbestimmungen des ATSG" in Bundesgesetz über den Allgemeinen Teil des Sozialversicherungsrechts (ATSG). A cura di R. Schaffhauser e U. Kieser. Ed. Schriftenreihe des Instituts für Rechtswissenschaft und Rechtpraxis dall'Università di San Gallo. Volume 15, San Gallo 2003 pag. 89 seg. (109).
Kieser invece rileva che:
"
a) Art. 52 Abs. 1 ATSG legt ausdrücklich fest, dass die Einsprache bei der
verfügenden Stelle
einzureichen ist. Damit übernimmt die Bestimmung die für das Einspracheverfahren typische Zuständigkeitsordnung, wonach diejenige Instanz, die verfügt hat, den Entscheid im Einspracheverfahren überprüft (vgl. KÖLZ HÄNER, 465). Die Einsprache ist nämlich kein devolutives Rechtsmittel, sondern es gilt - was die Zuständigkeit der Entscheidüberprüfung betrifft - die für das Wiedererwägungsgesuch geltende Ordnung (vgl. MAURER, Unfallversicherungsrecht, 610).
b) Allerdings bezieht sich Art. 52 Abs. 1 ATSG nach seinem Wortlaut lediglich auf das Erheben der Einsprache. Daraus kann aber nicht abgeleitet werden, Art. 52 ATSG lasse es zu, dass die bei der verfügenden Stelle eingereichte Einsprache in der Folge durch eine andere Instanz
behandelt
wird. Dem steht entgegen, dass analoge Bestimmungen bereits um bisherigen Recht anzutreffen waren (vgl. z.B. altArt. 85 Abs. 1 KVG), ohne dass daraus entsprechendes abgeleitet worden wäre sodann ist nicht zu erkennen, dass der Gesetzgeber nicht ein den allgemeinen Grundsätzen entsprechendes Einspracheverfahren einführen wollte (vgl. insbesondere BB1 1999 4613: «Einsprachen (werden) von den verfügenden Stellen behandelt»); schliesslich ist zu bedenken, dass in Art. 100 Abs. 2 AVIG, wo die Bestimmung einer anderen als der verfügenden als der verfügenden Stelle zum Entscheid über die Einsprache vorgesehen ist, ausdrücklich eine Abweichung von Art. 52 Abs. 1 ATSG festgehalten ist (dazu Rz. 33).
In der
Praxis
hat sich teilweise eingebürgert, dass für die Behandlung von Einsprachen eigene versicherungsinterne Stellen geschaffen werden, wobei diese nicht nur hierarchisch, sondern auch örtlich von der verfügenden Stelle getrennt sind (vgl. MORGER, Einspracheverfahren, 242 f.). Damit wird eine für das Einspracheverfahren untypische Zuständigkeitsordnung geschaffen; die Einsprache soll es nämlich der verfügenden Stelle selbst erlauben, den von ihr gefällten Entscheid erneut zu überprüfen. Eine solche Zuständigkeitsregelung wurde aber bei der Gesetzesausarbeitung «nicht für unzweckmässig» gehalten, wobei immerhin festgehalten wurde, dass eine solche Stelle nicht «ausserhalb» de jeweiligen Versicherungsträgers liegen dürfe (vgl. Protokoll der nationalrätlichen Subkommission ATSG vom 7. Dezember 1998, 7 f.)." (U. Kieser, ATSG - Kommentar, Ed. Schultess, Zurigo 2003 pag. 520-521, sottolineature del redattore)
Come questo TCA ha già avuto modo di far rilevare alla Cassa qui convenuta in una precedente sentenza del 14 gennaio 2004 nella causa V. (inc. _, consid. 2.4) affinché all'assicurato, rispettivamente al destinatario del provvedimento amministrativo, possa essere garantita la massima trasparenza ed obbiettività, è preferibile che l'esame dell'opposizione avvenga per il tramite di un altro funzionario rispetto a quello che ha trattato la decisione formale (STCA del 24 marzo 2003 nella causa C., inc. _; STCA del 6 giugno 2003 nella causa D., inc. _; STCA del 18 agosto 2003 nella causa S., inc. _; STCA dell'8 settembre 2003 nella causa C. Sagl, inc. _; STCA del 24 novembre 2003 nella causa C., inc. _), e venga garantita una separazione personale e gerarchica tra colui che decide e colui che esamina l'opposizione come avviene in altri settori delle assicurazioni sociali (in particolare in ambito LAINF e LADI).
Sarebbe inoltre auspicabile che nelle decisioni figurassero esplicitamente i nomi e la sottoscrizione con la firma delle persone che hanno trattato personalmente ed effettivamente la fattispecie (cfr. anche STCA del 24 novembre 2003 nella causa C., inc. _).
Infatti, la circostanza secondo cui un funzionario che ha firmato la decisione non necessariamente ha trattato direttamente il caso, oltre che difficilmente verificabile, non è garanzia di trasparenza per l'assicurato.
Non va poi dimenticato che la persona che firma la decisione si assume la responsabilità della sua correttezza.
Nel merito
2.6. In virtù dell'art. 52 cpv. 1 LAVS - sia nella sua versione in vigore sino al 31 dicembre 2002 che in quella valida dal 1. gennaio 2003 - il datore di lavoro deve risarcire il danno che egli ha provocato violando, intenzionalmente o per negligenza grave, le prescrizioni (dell’assicurazione).
I presupposti dell'obbligo di risarcimento sono quindi l'esistenza di un danno, la violazione delle prescrizioni vigenti in materia di contributi paritetici da parte del datore di lavoro, e l'intenzionalità o la negligenza grave.
Nell’ipotesi in cui il datore di lavoro è una persona giuridica, che è stata sciolta allorché la pretesa viene fatta valere, possono essere convenuti, in via sussidiaria, i suoi organi responsabili (DTF 123 V 15 consid. 5b con riferimenti; SVR 2001 AHV Nr. 6, pag. 20).
Sussidiarietà significa che la cassa di compensazione deve innanzitutto rivolgersi al datore di lavoro. Solo nel caso in cui il datore di lavoro non può far fronte al suo obbligo contributivo la cassa di compensazione può agire sussidiariamente e direttamente contro i suoi organi. Generalmente questo è il caso in cui la cassa accusa un danno a seguito del fallimento della società datrice di lavoro (Nussbaumer, Die Haftung des Verwaltungsrates nach Art. 52 AHVG, in AJP/PJA 1996 pag. 107.; Frésard, Les développements récents de la jurisprudence du Tribunal fédéral des assurances relative à la responsabilité de l’employeur selon l’art. 52 LAVS, in RSA 1991, no. 2 pag. 163).
In questo contesto si situa anche il rilascio dell’attestato di carenza beni definitivo in una procedura di esecuzione in via di pignoramento. Tale documento attesta ufficialmente, oltre al mancato adempimento all’obbligo di versare i contributi, l’insolvibilità del datore di lavoro. Quindi alla Cassa è lecito richiedere il risarcimento ex art. 52 LAVS agli organi anche se la società esiste giuridicamente (RCC 1988 pag. 137 consid. 3c). Per questo, dalla notifica di tale atto, non vi è motivo per non iniziare una procedura di risarcimento contro i suoi organi sussidiariamente responsabili (RCC 1988 pag. 137 consid. 3c, confermato in RCC 1991 pag. 135 consid. 2a; cfr. la critica di Kunz, Die Schadenersatzplicht des Arbeitsgebers in der AHV, tesi Winterthur 1989, pag. 63).
Il TFA ha recentemente riesaminato il problema della responsabilità sussidiaria degli organi ed ha concluso che la prassi finora adottata a proposito dell'art. 52 LAVS deve essere ancora mantenuta (DTF 129 V 11 = Pratique VSI pag. 79 ss).
L'Alta Corte ha in particolare precisato che né dal Messaggio del Consiglio federale concernente l'11a revisione dell'AVS ( DTF 129 V 13 consid. 3.3.), né dai lavori preparatori della LPGA (DTF 129 V 13 consid. 3.5.) sono emerse indicazioni per un cambiamento della prassi finora adottata. Restano quindi interamente applicabili le massime giurisprudenziali ivi riportate.
2.7. Si ha un danno ai sensi dell'art. 52 LAVS ogni qualvolta dei contributi paritetici legalmente dovuti all'AVS sfuggono a questa assicurazione. Il danno subentra allorquando questi contributi non possono essere riscossi per motivi di diritto o di fatto. Questo per intervenuta perenzione ai sensi dell’art. 16 cpv. 1 LAVS o per insolvenza del datore di lavoro ( cfr. Nussbaumer, AJP/PJA 1996 pag. 1076; DTF 123 V 15, 16, consid. 5b; DTF 98 V 26). L'ammontare del danno corrisponde a quello dei contributi che il datore di lavoro avrebbe dovuto versare (DTF 98 V 26 = RCC 1972 pag. 687; Frésard, La responsabilité de l’employeur pour le non-paiement de cotisations d’assurances sociales selon l’art. 52 LAVS, in RSA 1987, no. 10, pag. 9).
Costituiscono elementi del danno risarcibile, tra l’altro, i contributi AVS/AI/IPG, sia per la parte del salariato che quella del datore di lavoro (cfr. STFA del 28 ottobre 2002 nella causa P. e F., H166/02, consid. 4.1.; Pratique VSI 1994 pag. 104); i contributi all'assicurazione contro la disoccupazione (cfr. STFA del 4 ottobre 2002 nella causa A. e T., H 346/01, consid. 4); i contributi dovuti all’assicurazione cantonale degli assegni familiari, le spese di amministrazione; gli interessi moratori (cfr. art. 41bis OAVS), le spese esecutive (cfr. la giurisprudenza citata in Trisconi-Rossetti, L’azione di risarcimento danni della Cassa di compensazione AVS/AI/IPG nei confronti del datore di lavoro ex art. 52 LAVS, RDAT II 1995 pag. 369 s; vedi anche la numerosa giurisprudenza citata in Istituto delle assicurazioni sociali, "Novità nel campo dell'azione di risarcimento danni ex art. 52 LAVS della Cassa di compensazione AVS/AI/IPG nei confronti del datore di lavoro", RDAT II 2002 pag. 519 s; STFA del 24 ottobre 2000 nella causa T., C. e S., H 113/00, consid. 6; STCA del 10 aprile 2003 nella causa O.M. e F.D.G, Inc. 31.02.22-23, consid. 2.5.2). Non sono invece computabili le multe inflitte dalla Cassa (cfr. STFA del 19 agosto 2003 nella causa M., H 142/03, consid. 5.6; STFA del 4 novembre 1996 nella causa A., H 194/96)
2.8. _ ha contestato l'importo fatto valere dalla Cassa quale danno ex art. 52 LAVS. Egli sostiene di essere eventualmente responsabile unicamente dei contributi AVS e AD trattenuta dai stipendi dei dipendenti nel periodo febbraio - agosto 2002.
Per quel che concerne l'ammontare del danno, spetta all’amministrazione di documentare la propria pretesa mediante estratti, salari, fatture, estratti conto ecc. (cfr. Trisconi-Rossetti, op. cit., RDAT II 1995, pag. 396, N.4.4.2.).
Tuttavia va ricordato che, in applicazione del principio dell’obbligo di collaborazione delle parti, in caso di contestazione, incombe alla controparte portare le prove che l’importo del danno richiesto dalla cassa di compensazione non è corretto ( RCC 1991 pag. 133, consid. II/1b).
Del resto, secondo la giurisprudenza del TFA, se il credito fatto valere dalla cassa di compensazione in una procedura di risarcimento danni si basa su una decisione di fissazione di contributi arretrati cresciuta in giudicato, l’ammontare del danno fatto valere davanti all’autorità cantonale di ricorso può essere rivisto soltanto se vi sono motivi di indubbia erroneità dei contributi. Questo vale anche nel caso in cui la decisione di fissazione dei contributi non sia stata indirizzata personalmente alle singole persone chiamate in seguito in causa (RCC 1991, pag. 133, consid. II/1b; cfr. Trisconi-Rossetti, op. cit., RDAT II 1995, pag. 374, N.4.3.6).
Infatti, la possibilità di ricorrere contro la decisione sui contributi arretrati protegge in modo sufficiente gli organi del datore di lavoro divenuto insolvibile contro il rischio di dover assumere crediti di risarcimento ingiustificati (STFA inedita del 14 dicembre 1998 in re R.G., consid. 3c, H 234/97, del 6 gennaio 1998 in re A.D.M. consid. 6c, H 99/95).
Nella fattispecie in esame, occorre tuttavia rammentare che la società versava acconti trimestrali secondo il sistema forfetario (cfr. SVR 2003 Nr. 1 consid. 5 e riferimenti).
Ai sensi dell’art. 34 cpv. 1 let. a OAVS, infatti, la cassa di compensazione può consentire al datore di lavoro di versare, invece dell'importo esatto dei contributi dovuti per un periodo di pagamento, una somma approssimativamente corrispondente. In tale caso, il conguaglio sarà fatto alla fine dell'anno civile.
Questa procedura forfetaria permette al datore di lavoro di versare degli acconti, secondo le istruzioni della cassa di compensazione, sino alla fine dell’anno civile. Gli acconti sono stabiliti sull’ammontare dei salari soggetti all’AVS dell’anno precedente (Pratique VSI 1993 pag. 174 consid. 4b).
Alla fine dell’anno civile la cassa di compensazione, sulla base dei dati definitivi forniti dal datore di lavoro (distinta salari), allestirà il conteggio finale, dal quale risulterà se sono stati determinati contributi in eccesso o in difetto (conguaglio) (cfr. N. 2030 delle Direttive sulla riscossione dei contributi, edite dall'UFAS).
Come abbiamo visto al considerando 2.2., costituiscono elementi del danno risarcibile, tra l’altro, i contributi AVS/AI/IPG, sia per la parte del salariato che quella del datore di lavoro, i contributi all'assicurazione contro la disoccupazione, i contributi dovuti all’assicurazione cantonale degli assegni familiari, le spese di amministrazione, gli interessi moratori e le spese esecutive. Per cui il calcolo effettuato dalla Cassa, da questo punto di vista, risulta essere corretto.
Nell'evenienza concreta, dallo specchietto concernente l'evoluzione del debito contributivo (cfr. doc. _ e _), dagli estratti conto dei contributi (cfr. doc. _ e _), dalle dichiarazione dei salari (cfr. doc. _ e _), e dopo la riduzione operata dalla Cassa in corso di causa (cfr. doc. _), risulta chiaramente l'importo dei contributi non saldati. Il danno ammonta dunque a fr. 35'392.50.
2.9. Per definizione, il danno considerato dall'art. 52 LAVS è quello derivante da un atto o da un'omissione in relazione ai compiti che la legge attribuisce al datore di lavoro, segnatamente in materia di versamento dei contributi (Pratique VSI 1994 pag. 99, consid. 5a). Le prescrizioni cui fa riferimento l'art. 52 LAVS sono innanzitutto quelle contenute nella LAVS medesima e nelle sue disposizioni di esecuzione: in particolare le norme concernenti l'obbligo di pagare i contributi, il calcolo degli stessi dovuti sul reddito di un'attività salariata, il prelevamento dei contributi dei salariati, l'obbligo di allestire i relativi conteggi: sono queste le disposizioni in senso stretto (art, 14 cpv. 1 LAVS, art. 34ss OAVS; cfr. RCC 1985, pag. 607 consid. 5a).
L’obbligo di conteggiare e versare i contributi da parte del datore di lavoro è un compito di diritto pubblico (Pratique VSI 1994 pag. 108 consid. 7a con riferimenti) ed il venire meno a questo compito costituisce una violazione di prescrizioni ai sensi dell’art. 52 LAVS e comporta il risarcimento integrale del danno (Pratique VSI 1993 pag. 84 consid. 2a, DTF 111 V 173 consid. 2; DTF 108 V 186 consid. 1a; 192 consid. 2a; RCC 1985 p. 646 consid. 3a, 650 consid. 2).
Inoltre - anche se ciò non è esplicitamente menzionato nella legge - il datore di lavoro deve preoccuparsi dei contributi paritetici dei quali egli è tenuto ad assumere il prelevamento e la trasmissione alla Cassa con tutta la necessaria attenzione richiesta. Ne consegue che se egli è causa della propria insolvenza nei confronti della Cassa, egli può essere reso responsabile ai sensi dell'art. 52 LAVS, anche se non ha violato una prescrizione specifica della LAVS (RCC 1985, pag. 608 consid. 5b).
2.10. La cassa di compensazione che constata di aver subito un danno in seguito alla non osservanza delle prescrizioni (ad es. dell'art. 14 LAVS, relativo all'obbligo di dedurre da ogni paga i contributi e di versarli periodicamente alla cassa, rispettivamente degli art. 34 e ss. OAVS relativi ai modi di conteggio e di pagamento dei contributi) può presumere che il datore di lavoro ha violato le prescrizioni intenzionalmente o almeno per grave negligenza e quindi può procedere contro di lui.
Incombe allora al datore di lavoro di far valere e provare validi motivi di giustificazione e di discolpa, idonei cioè ad escludere una violazione intenzionale o per negligenza grave delle prescrizioni, rispettivamente idonei a giustificarla in base a circostanze speciali (DTF 108 V 187; SVR 1995 AHV Nr. 70 pag. 213).
È quindi possibile che, procrastinando il pagamento dei contributi, il datore di lavoro riesca a salvaguardare l’esistenza della ditta, ad esempio nell’ipotesi di difficoltà passeggere di liquidità.
Affinché un simile comportamento non comporti l’applicazione dell’art. 52 LAVS, occorre che il datore di lavoro, nell’istante in cui decide, abbia seri e oggettivi motivi di ritenere che gli sarà possibile solvere i contributi entro un termine ragionevole (cfr. DTF 108 V 188; Pratique VSI 1996 pag 307; RCC 1992 pag. 261 consid. 4b; RCC 1985 p. 604 consid. 3a).
L’obbligo del datore di lavoro e dei suoi organi responsabili di risarcire il danno alla Cassa sarà negato, e di conseguenza decadrà, se questi reca e prova motivi di giustificazione, rispettivamente di discolpa (DTF 108 V 187 consid. 1b; Knus, op. cit., pag. 54, Frésard, op. cit., RSA 1987, pag. 7).
2.11. Ai sensi della giurisprudenza del TFA si deve ammettere una negligenza grave del datore di lavoro quando questi abbia trascurato di fare quanto doveva apparire importante a qualsiasi persona ragionevolmente posta nella stessa situazione.
La misura della diligenza richiesta viene apprezzata secondo il dovere di diligenza che si può e si deve generalmente esigere, in materia di gestione, da un datore di lavoro della stessa categoria di quella a cui appartiene l’interessato ( RCC 1988 pag. 634 consid. 5a; DTF 112 V 159 consid. 4 con riferimenti; M. Knus, op. cit., p. 53).
I fatti di cui si è resa colpevole una ditta non sono necessariamente imputabili a tutti gli organi della stessa.
Si deve infatti esaminare se e in quale misura questi fatti possano essere addebitati ad un organo determinato, tenuto conto della situazione di diritto e di fatto di quest’ultimo nella ditta medesima. Il tema di sapere se un organo ha agito in modo colposo dipende dalle responsabilità e dalle competenze che gli sono state attribuite dalla ditta (DTF 108 V 202 consid. 3a; RCC 1985 p. 647 consid. 3b; Knus, op. cit. p. 52; U. Cristoph Dieterle/U. Kieser, op. Cit. P. 658).
Nel caso di una società anonima si debbono porre esigenza molto severe per quanto concerne l’attenzione da prestare alle prescrizioni AVS (DTF 108 V 203 con riferimenti).
La giurisprudenza ritiene che, di regola, la mancata deduzione e relativo trasferimento alla Cassa dei contributi configura una grave negligenza. (DTF 108 V 186ss. consid. 1b).
Occorre però esaminare se speciali circostanze legittimavano il datore di lavoro a non versare i contributi o potevano scusarlo dal provvedervi ( DTF 121 V 244 consid. 4b; 108 V consid. 1b e 193 consid.2b)
2.12. Innanzitutto va precisato che, secondo costante giurisprudenza (cfr. STCA 14 giugno 1995 nella causa C.; _) la responsabilità del datore di lavoro ai sensi dell'art. 52 LAVS non è in relazione alla gestione della società per se stessa, né a eventuali cause di un fallimento.
_ ha ricoperto la carica di amministratore unico della _, con diritto di firma individuale, dal 22 febbraio 2002 al 20 settembre 2002 (allegato _ doc. _; estratto RC informatizzato)
2.12.1. _ sostiene di non poter essere reso responsabile del danno subito dalla Cassa in quanto egli avrebbe funto unicamente da prestanome. Egli avrebbe tuttavia chiesto sin dal 29 gennaio 2002 di poter visionare i documenti contabili della _, ma nessuno avrebbe dato seguito alle proprie richieste.
Accettando il mandato di amministratore unico della _, _ ha assunto tutti gli oneri che da tale funzione derivano (cfr. STFA del 2 dicembre 2003 nella causa B., H 171/02, consid. 3.3; STFA del 31 gennaio 2003 nella causa V., H 5/02, consid. 5.2; STFA del 16 settembre 2002 nella causa P.Z, L.B. e J.A.D.B, H 10+45/01, consid. 10.1.; STFA del 23 agosto 2002 nella causa V. V. e M. C., H 405+406/00, consid. 4.2; STFA del 28 maggio 2002 nella causa F., H 403/01, consid. 3b; STFA del 5 novembre 2001 nella causa F., H 153/01, consid. 6b).
La responsabilità per il corretto adempimento degli oneri assicurativi nonché la diligenza necessaria alla corretta gestione degli affari sociali non incombeva quindi solo ai gerenti del _ (presunti organi di fatto della società), bensì anche e soprattutto all'amministratore unico _, trattandosi di attribuzioni inalienabili nel senso dell'art. 716a cpv. 1 cifra 5 CO (cfr. STFA del 27 febbraio 2002 nella causa S., H 282/01, consid. 5a; STFA del 27 aprile 2001 nella causa B., H 234/00, consid. 5d; STFA del 13 novembre 2000 nella causa S., consid. 4b, H 238/98). In caso contrario si finirebbe per legittimare la figura "dell'uomo di paglia" (cfr. STFA del 15 aprile 2002 nella causa J., H 365/01, consid. 5; STFA del 27 aprile 2001 nella causa B., H 234/00, consid. 5d; STFA del 13 febbraio 2001 nella causa M, H 225/00, consid. 3c; STFA del 29 maggio 1995 nella causa C., consid. 3b, H 294/94). In tale contesto, nella sentenza inedita dell'8 novembre 1999 nella causa P.S.J (H 160/99), il TFA ha rilevato in particolare che
"scopo della norma (art. 716a cpv. 1 CO, ndr) è di evidenziare che il mandato quale consigliere d'amministrazione non può essere inteso unicamente quale sinecura, ossia quale incombenza scarsamente impegnativa e di poca responsabilità."
Nella presente fattispecie le argomentazioni sollevate dal convenuto non sono sufficienti per liberarlo della responsabilità ex art. 52 LAVS.
D'altronde _ non ha minimamente provato di essere stato impedito di raccogliere informazioni in merito al pagamento dei contributi sociali né ha indicato come e quando ha verificato che i contributi sociali venissero regolarmente pagati (ad esempio interpellando direttamente la Cassa). Il ricorrente si è limitato a dire che erano i gerenti del Bar ad occuparsi della conduzione e la gestione della società.
Gli argomenti addotti, in particolare il fatto che la sua era solo una carica meramente formale, di copertura e svuotata di ogni concreto potere di intervento sulla conduzione della _, visto che sarebbero state terze persone ad avere in mani le redini della società ed a deciderne l'andamento, non concretizzano qualsivoglia motivo di giustificazione o di discolpa nel senso della giurisprudenza (STFA del 31 gennaio 2003 nella causa V., H 5/02, consid. 5.2; STCA del 24 marzo 2003 nella causa G., Inc. 31.02.29, consid. 2.7.1). Un amministratore non può liberarsi dalla responsabilità ex art. 52 LAVS adducendo di non aver mai partecipato alla gestione della società, di aver partecipato alla fondazione della stessa solo a titolo fiduciario, di non aver mai percepito un salario, pretendendo quindi di aver svolto solo un ruolo subalterno, poiché tutto ciò costituisce già un caso di negligenza grave (cfr. STFA del 21 maggio 2003 nella causa A, H 13/03, consid. 3.1).
Il ricorrente, in violazione degli obblighi che gli derivano dalla carica di amministratore unico di una società anonima, non ha sufficientemente controllato l'attività della _.
Come ricorda la costante giurisprudenza federale, ad ogni amministratore spetta ai sensi dell’art. 716a cpv. 1 cifra 5 CO “l’alta vigilanza sulle persone incaricate della gestione, in particolare per quanto concerne l’osservanza della legge, dello statuto, dei regolamenti e delle istruzioni “.
Pertanto deve, di principio, informarsi periodicamente dell’andamento dell’azienda ed in particolare sugli affari principali, richiedendo rapporti dettagliati, studiandoli attentamente, cercando di chiarire errori ed agendo per correggere irregolarità. Se, dalle informazioni raccolte, sorge il sospetto di una gestione scorretta o negligente da parte di chi ha ottenuto la delega gestionale, l’organo deve intervenire affinché le prescrizioni siano rispettate (cfr. STFA del 27 febbraio 2002 nella causa S., H 282/01, consid. 5a; DTF 114 V 219, consid. 4a = RCC 1989, pag. 116, consid. 4a e STFA 25 luglio 1991 nella causa V.E.; cfr. anche STFA del 29 agosto 1997 nella causa M.). Segnatamente è suo preciso dovere vigilare affinché i contributi vengano regolarmente versati, peraltro già prelevati dai salari dei dipendenti in conformità all'art. 51 LAVS (cfr. STFA del 2 dicembre 2003 nella causa B., H 171/02, consid. 3.3; STFA dell'11 novembre 2003 nella causa B., H 310/02, consid. 4.2; STFA dell'8 ottobre 2003 nella causa C., H 33/03, consid. 5.7; STFA del 28 aprile 2003 nella causa P. e M., H 208/00 e H 209/00, consid. 7.2.1; DTF 108 V 202 consid. 3a; Frésard, Les développements récent de la jurisprudence du Tribunal fédéral des assurances relative à la responsabilité del l’employeur selon l’art. 52 LAVS, RSA 1991, pag. 165). Egli era tenuto all'esame e all'analisi di tutte le poste utili e necessarie per una corretta tenuta della contabilità aziendale (cfr. STFA del 2 dicembre 2003 nella causa B., H 171/02, consid. 3.3). Non è sufficiente esaminare i conti una volta all'anno (cfr. STFA del 27 febbraio 2002 nella causa S., H 282/01, consid. 5b). Secondo la nostra Massima istanza, egli deve rassegnare le proprie dimissioni dal CdA se, nonostante le sue sollecitazioni, i contributi paritetici rimangono impagati (cfr. STFA del 17 gennaio 2002 nella causa A. e B., H 38/01, consid. 4b; STFA del 21 dicembre 1993 nella causa M.T.S. e STFA del 15 dicembre 1993 nella causa N.). Inoltre il ricorrente non ha speso parola alcuna sulla possibilità che comunque aveva quale amministratore unico con diritto di firma individuale, se solo avesse voluto, di ordinare, anche contro la volontà dei gerenti del _, il pagamento dei contributi sociali (STFA del 31 gennaio 2003 nella causa V., H 5/02, consid. 5.3).
Se non ha adempiuto i suoi obblighi con la dovuta diligenza che, secondo la giurisprudenza, va oltre la prudenza che è d’uso osservare nei propri affari (STFA del 29 maggio 1995 nella causa A. C. p. 6; DTF 99 II 179; STFA del 19 maggio 1995 nella causa M. D), il membro del Consiglio di amministrazione o l'amministratore unico sarà ritenuto responsabile del danno.
Il ricorrente non poteva, nella veste di amministratore unico di una società anonima, accontentarsi di svolgere un ruolo passivo nella società. Il fatto di non informarsi regolarmente sulla conduzione della società e - vista l'importanza in questo ambito - sulla sorte dei contributi sociali costituisce colpa grave ai sensi dell'art. 52 LAVS (cfr. SVR 2003 AHV N°5, pag. 14 consid. 5.3.2; STFA del 16 aprile 2003 nella causa P., D., B., H 234/02 + 237/02 + 239/02, consid. 6.2.3). Il ricorrente avrebbe dovuto verificare puntualmente e personalmente che i contributi paritetici venissero effettivamente versati alla Cassa (cfr. STFA del 2 dicembre 2003 nella causa B., H 171/02, consid. 3.3; STFA del 3 luglio 2003 nella causa V., H 265/02, consid. 3.2.; STFA del 28 aprile 2003 nella causa P. e M., H 208/00 e H 209/00, consid. 7.2.1; STFA del 27 gennaio 2003 nella causa D.C., A. P. e M.P., H93/01 + H 169/01, consid. 4.3; STFA del 17 gennaio 2002 nella causa A. e B., H 38/01, consid. 4b). Egli avrebbe anche potuto interpellare l'ufficio di revisione attingendo dati contabili oggettivi (STFA del 31 gennaio 2003 nella causa V., H 5/02, consid. 5.3), dai quali avrebbe facilmente potuto dedurre che vi erano oneri sociali scoperti o perlomeno possibili difficoltà finanziarie della società (cfr. STFA dell'11 settembre 2002 nella causa C. C. e M. C., H 349/01, consid. 2.4).
Essersi fidato senza una verifica accurata della situazione finanziaria della ditta, è segno di una grave negligenza dell'amministratore unico. I controlli gli avrebbero permesso di appurare la precaria situazione finanziaria della società (cfr. STFA dell'11 novembre 2003 nella causa B., H 310/02, consid. 4.4; STFA dell'11 settembre 2002 nella causa C. C. e M. C., H 349/01, consid. 2.4; STFA del 28 maggio 2002 nella causa F., H 403/01, consid. 3c; STFA del 4 febbraio 2002 nella causa C., H 194/01, consid. 4c; STFA del 17 gennaio 2002 nella causa A. e B., H 38/01, consid. 4b;STFA dell'8 marzo 2001 nella causa A. C., G. P. e F. F., H 115/00 e H 132/00, consid. 8b), che navigava in brutte acque da diverso tempo, costringendo la Cassa a diffidarla e precettarla sin dal luglio 2001 (cfr. STFA dell'11 novembre 2003 nella causa B., H 310/02, consid. 4.4.).
Diverso sarebbe stato se, appena conosciuta l'esposizione debitoria a titolo di contributi alle assicurazioni sociali, il ricorrente avesse inoltrato immediatamente le proprie dimissioni (cfr. STFA del 16 settembre 2002 nella causa P.Z, L.B. e J.A.D.B, H 10+45/01, consid. 9).
Il ricorrente non può liberarsi da ogni responsabilità asserendo che le sue richieste di informazioni sono restate lettera morta (cfr. STCA del 17 giugno 2003 nella causa V., P. e C, Inc. _, consid. 2.11.1; STCA del 4 dicembre 2002 nella causa G., Inc. _, consid. 2.7.1).
Il fatto che i "deus ex machina" della società fossero - a detta del ricorrente - terze persone, il fatto che queste abbiano creato difficoltà nel dare informazioni e nel trasmettere documenti, non sono in casu circostanze idonee a liberare _ da una sua responsabilità ex art. 52 LAVS, ritenuto che le incombenze e i doveri dell'amministratore di una società anonima sono quelli stabiliti dalla legge e che come tali non sono suscettibili di deroghe dipendenti da pressioni esterne. Nell'ipotesi in cui un organo societario non sia in grado di sottrarsi all'influsso di terzi, ne dovrà trarre la sola conclusione possibile, ossia inoltrare immediatamente le sue dimissioni (cfr. STFA del 5 giugno 2003 nella causa V. C. e R. G., H 268/01 e H 269/01, consid. 5.2).
Se avesse subito agito con determinazione, uscendo dalla società per tempo, avrebbe certamente evitato di trovarsi in una simile situazione (cfr. STFA del 23 agosto 2002 nella causa V. V. e M. C., H 405+406/00, consid. 4.2; STFA del 4 febbraio 2002 nella causa C., H 194/01, consid. 4c).
Si nota comunque che il ricorrente, come risulta dagli atti, si è limitato a sollecitare _ (che asseritamente si occupava della gestione della società) a provvedere al pagamento degli arretrati contributivi un'unica volta tramite scritto del 12 novembre 2002 (cfr. allegato _ doc. _) e ciò, tra l'altro, dopo le sue dimissioni inoltrate il 20 settembre 2002 (cfr. allegato _ doc. _).
Se è vero che l'amministratore unico, rispettivamente il membro del CdA può delegare compiti - tra cui anche quello di curare che i contributi vengano pagati -, è pur anche vero che la delega non lo esime dal vigilare che le funzioni delegate siano effettivamente svolte (cfr. STFA del 27 gennaio 2003 nella causa L., H 393/01, consid. 2.4; STFA del 23 agosto 2002 nella causa V. e C., H 405 + 406, consid. 4.2.; STFA del 28 maggio 2002 nella causa F., H 403/01, consid. 3b; STFA del 27 febbraio 2002 nella causa S., H 282/01, consid. 5a; STFA del 17 gennaio 2002 nella causa A. e B., H 38/01, consid. 4b; STFA del 5 aprile 2001, nella causa A., H 436/00, consid. 3b). In siffatta evenienza incombe all'interessato il compito di esaminare l'attività dei dirigenti e di orientarsi costantemente sull'andamento degli affari, in particolare in relazioni alla questioni contributive (cfr. SVR 2001 AHV n° 15 consid. 6b; STFA dell'8 ottobre 2003 nella causa C., H 33/03, consid. 5.7). Non è possibile liberarsi da ogni responsabilità ex art. 52 LAVS ed affermare di aver ottemperato al proprio dovere di diligenza semplicemente delegando i compiti ad una persona più competente, con specifiche conoscenze economiche e finanziarie (SVR 2002 AHV Nr. 9 consid 3a).
Per quanto attiene alla presunta ed esclusiva colpa dei presunti "organi di fatto" (i cui nomi in questa procedura non vengono indicati dal ricorrente), si ricorda in questo contesto che l'art. 759 cpv. 1 CO non è applicabile nell'ambito della responsabilità ai sensi dell'art. 52 LAVS per giustificare una riduzione del risarcimento in relazione con la gravità dell'errore commesso dal responsabile (cfr. Pratique VSI 1996, pag 306, citata in STFA del 13 novembre 2000 nella causa S., consid. 4b, H 238/98).
Il TFA ha infatti precisato che (Pratique VSI 1996 pag 309):
"
En l'espèce, les faits reprochés aux recourants sont en partie postérieurs à cette date. Mais l'art. 759 al. 1 CO ne saurait, quoi qu'il en soit, trouver application dans le cadre de la responsabilité de l'art. 52 LAVS, pour justifier une réduction de l'étendue de la réparation en relation avec la gravité de la faute responsable. Cette nouvelle disposition du code des obligations autorise une limitation de la responsabilité du défendeur jusqu'à concurrence du montant qu'il devrait payer s'il était seul responsable (solidarité différenciée); elle permet au responsable d'invoquer des facteurs de réduction qui lui sont propres. Pour ce qui est de la gravité de la faute de l'auteur de l'acte illicite, c'est uniquement la légèreté de celle-ci (art. 43 al. 1 CO) qui peut être invoquée (
Böckli,
op. cit., p. 1103, note 2022 ss;
Forstmoser/Meier-Hayoz/Nobel,
Schweizerisches Aktienrecht, & 36, note 99 ss).
Or la responsabilité fondée sur l'art. 52 LAVS implique, par définition, une faute qualifiée, soit une faute intentionnelle, soit une négligence grave."
In sostanza, il disinteresse mostrato da _, atteso che l'ignoranza della legge non costituisce esimente (cfr. DTF 124 V 220 consid. 2b/aa con riferimenti), ne determina la sua responsabilità ex art. 52 LAVS (cfr. STFA dell'11 novembre 2003 nella causa B., H 310/02, consid. 4.5). Il ricorrente ha omesso di compiere quanto doveva apparire importante a qualsiasi persona ragionevole nell'ambito delle incombenze riconducibili alla funzione di amministratore unico di una società anonima (cfr. STFA dell'8 ottobre 2003 nella causa C., H 33/03, consid. 5.7; STFA del 4 febbraio 2002 nella causa C., H 194/01, consid. 4c, nella fattispecie si trattava di un membro del CdA), ritenuto inoltre che il convenuto ha una specifica formazione economica, essendo egli laureato in economia
(cfr.
STFA del 28 aprile 2003 nella causa P. e M., H 208/00 e H 209/00, consid. 6.3.1. [nella cui fattispecie si trattava di persona non sprovveduta in ambito amministrativo-commerciale in quanto attiva quale agente generale di un'assicurazione e membro del CdA di altre società]; STFA del 2 dicembre 2003 nella causa B., H 171/02, consid. 3.3; STFA del 5 giugno 2003 nella causa V. C. e R. G., H 268/01 e H 269/01, consid. 7.2 e STFA del 20 marzo 2003 nella causa W., H265/00, consid. 4.3; STCA del 17 giugno 2003 nella causa V., P. e C, Inc. _, consid. 2.11.1; STCA del 6 agosto 2002 nella causa B., Inc. _, consid. 2.8. [nella fattispecie si trattava di commercialisti, fiduciari e di direttori di fiduciarie]; STFA dell'11 gennaio 2002 nella causa C., H 103/01, consid. 4b e STFA dell'11 gennaio 2002 nella causa C., H 102/01, consid. 5, [in entrambe le fattispecie si trattava di un laureato in scienze economiche]; STCA del 28 maggio 2002 nella causa A. , Inc. _, consid. 2.8.1. [nella fattispecie si trattava di un controller dipl. fed.];
STCA del 17 aprile 2001 nella causa A. e B., Inc. _, consid. 2.7
).
Egli ha omesso di verificare se i contributi sociali fossero stati pagati. Questa omissione costituisce una grave violazione del suo dovere di diligenza (cfr. RCC 1992, pag. 269),
dovere che risulta accresciuto quando si tratti, come in concreto, di un amministratore unico (
cfr. STFA del 31 gennaio 2003 nella causa V., H _, consid. 5.3; STFA del 12 dicembre 2002 nella causa B, H _, consid. 3.2; STFA del 28 maggio 2002 nella causa F., H, consid. 3b; STFA dell'11 gennaio 2002 nella causa C., H _, consid. 4c; STFA del 5 novembre 2001 nella causa F., H _, consid. 6b;
DTF 112 V 3 consid. 2b; cfr. anche DTF 122 III 198 consid. 3a).
Del resto, la passività a dispetto della conoscenza (eventuale) di mancati pagamenti di contributi deve essere considerata un’inosservanza per negligenza grave delle prescrizioni (RCC 1989 pag. 115). La passività del ricorrente è quindi in relazione di causalità naturale e adeguata con il danno subito dalla Cassa (cfr. STFA del 21 maggio 2003 nella causa A, H 13/03, consid. 3.1; STFA del 13 maggio 2002 nella causa A, H 65 /01, consid. 5; STFA del 17 gennaio 2002 nella causa A e B., H 38/01, consid. 4b).
2.12.2. Per quanto concerne il periodo precedente l'assunzione del mandato di amministratore unico, va precisato quanto segue.
In concreto, il ricorrente ha assunto la carica di amministratore unico a partire dal 22 febbraio 2002 ed ha dimissionato il 20 settembre 2002 (allegato _ doc. _; estratto RC informatizzato).
Ora, al momento della sua entrata in seno al CdA, la ditta vantava diversi arretrati contributivi (cfr. doc. _).
Secondo la giurisprudenza del TFA, il nuovo amministratore ha il dovere di vegliare affinché vengano versati i contributi correnti e quelli arretrati che sono dovuti per il periodo in cui egli non faceva ancora parte del CdA, poiché esiste in entrambi i casi un nesso di causalità adeguato tra il non agire dell'organo e il non pagamento dei contributi (cfr. SVR 1996 EVG Nr. 98, pag. 300-301; DTF 119 V 407 consid. 4c; RCC 1992, pag 269).
Tuttavia il nesso di causalità adeguato fra la violazione intenzionale o di grave negligenza ed il danno va negata qualora la società fosse già insolvibile al momento dell'elezione nel consiglio di amministrazione. Ciò vale anche qualora la società fosse gravemente indebitata e tuttavia non ancora insolvibile (cfr. SVR 1996 EVG Nr. 98, pag. 301). In queste condizioni quindi, i membri del consiglio di amministrazione non possono essere considerati responsabili per il danno verificatosi precedentemente all'assunzione della funzione di organo (cfr. STFA del 29 agosto 2002 nella causa A., B., C., D., E., H 277/01, consid. 4; SVR 1996 EVG Nr. 98, pag. 301; DTF 119 V 407 consid. 4c; RCC 1992, pag 269).
La fattispecie che ci occupa non è tuttavia comparabile a quella appena descritta. Infatti nel 2001, nonostante le difficoltà nel pagamento, gli acconti relativi a questo anno sono stati quasi interamente pagati. Inoltre il primo attestato di carenza beni è datato 4 ottobre 2002 (cfr. allegati _ doc. _).
In conclusione, prima del febbraio del 2002 (momento dell'assunzione della carica di amministratore unico da parte di _) non si era ancora verificato un danno ai sensi dell'art. 52 LAVS, poiché la ditta non era ancora insolvibile, o gravemente indebitata, (cfr. doc. _ STCA del 17 giugno 2003 nella causa V., P. e C, Inc. _, consid. 2.11.2).
Va ricordato al ricorrente che egli avrebbe dovuto, prima dell'assunzione del mandato di amministratore unico, verificare se i contributi sociali fin lì maturati fossero stati saldati (vista la formazione economica ci si sarebbe dovuti aspettare dal ricorrente che procedesse anche ad una verifica contabile approfondita). Nel caso in cui non gli fosse stata data la possibilità di verificare la contabilità e la situazione contributiva, egli non doveva accettare il mandato o perlomeno esigere immediatamente il pagamento dell'arretrato contributivo.