Decision ID: fa67c83f-c86a-5b0f-a983-fd6a0d49803b
Year: 2020
Language: it
Court: CH_BVGE
Chamber: CH_BVGE_001
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: 

Fatti:
A.
L’interessato, asserito cittadino afghano, ha presentato una domanda
d’asilo in Svizzera il (...) gennaio 2020 (cfr. atto della Segreteria di Stato
della migrazione [di seguito: SEM] n. [...]-2/3). Il (...), egli ha sottoscritto la
relativa procura di rappresentanza legale (cfr. atto SEM n. [...]-10/1).
B.
Nel corso del verbale d’audizione di rilevamento dei dati personali del
(...) gennaio 2020 (cfr. atto SEM n. [...]-11/8; di seguito: verbale 1), il
richiedente asilo ha segnatamente narrato di essere di etnia hazara, con
ultimo domicilio nel Paese d’origine a B._, C._ (D._),
nonché di essere espatriato dall’Afghanistan nel (...) del 2016 verso
l’E._, per poi entrare in F._ e successivamente, nel (...)
2019, in G._.
C.
Sentito in particolare riguardo al suo stato di salute durante il colloquio
Dublino del (...) gennaio 2020, egli ha riferito di sentire un po’ di dolore al
cuore, ma non avrebbe informato della stessa problematica l’infermeria del
(...) ove risiede, in quanto il dolore sarebbe nel frattempo diminuito ed in
generale godrebbe di buona salute (cfr. atto SEM n. [...]-15/2). Ai fini di
accertare la provenienza e l’identità del richiedente, l’autorità di prime cure
ha effettuato, in data (...) febbraio 2020, un esame e la presa di fotografie
dei tatuaggi e delle cicatrici dell’interessato; mentre che ad un controllo del
contenuto del suo telefono portatile quest’ultimo si è opposto (cfr. atti SEM
n. [...]-21/1, n. 22/2 e n. 23/2).
D.
A seguito della chiusura della procedura Dublino (cfr. atto SEM n. [...]-
31/1).), il (...) maggio 2020 (cfr. atto SEM n. [...]-40/12; di seguito: verbale
2), rispettivamente l’(...) giugno 2020 (cfr. atto SEM n. [...]-42/9; di seguito:
verbale 3), il richiedente è stato questionato segnatamente in merito ai suoi
motivi d’asilo.
Nel corso delle predette audizioni egli ha dichiarato, in sostanza e per
quanto qui di rilievo, di essere nato in E._, e dopo (...) anni trascorsi
in quest’ultimo Paese, si sarebbe trasferito con la famiglia in Afghanistan,
a D._, dapprima nella zona di “(...)” ed a partire dal nono mese del
2016 nella zona di “C._”. Egli ha riferito che la madre sarebbe stata
impiegata quale (...) per l’(...)“(...)” a partire dal 2013, azienda che avrebbe
avuto quale presidente “H._”, al tempo anche sindaco della
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provincia di I._, persona molto potente che gestirebbe pure la mafia
del Paese. Dopo aver ricevuto delle offerte di lavoro maggiormente
allettanti dal profilo finanziario, la madre avrebbe voluto cambiare datore di
lavoro, ma avrebbe iniziato a ricevere dei messaggi minacciosi tramite il
suo telefono da parte di “J._”, braccio destro del datore di lavoro
della stessa nonché direttore generale della (...), rispettivamente da
persone dipendenti dello stesso (cfr. verbale 3, D44, pag. 5), perché ella
non lasciasse l’azienda. Un giorno, avuto conoscenza di tali messaggi, il
padre del richiedente si sarebbe recato presso il posto di lavoro della
moglie ed avrebbe denunciato pubblicamente l’agire nei confronti della
medesima da parte del datore di lavoro, venendo pure filmato. Nell’(...)
mese del 2015, dopo che l’interessato era rientrato a casa da un
allenamento di (...) – disciplina sportiva che egli praticava in seno alla (...)
dell’Afghanistan –, avrebbe trovato la madre svenuta, i fratelli in lacrime e
la casa in disordine, oltreché la porta di casa distrutta. La madre gli avrebbe
riferito che il padre sarebbe stato rapito dal suo datore di lavoro che aveva
fatto irruzione in casa in loro assenza. Ella avrebbe difatti ricevuto in
seguito a tali eventi diversi messaggi e telefonate da parte di persone
mandatate dal suo ex datore di lavoro come pure da “J._”, che le
avrebbero ingiunto di recarsi da loro con tutta la sua famiglia, se ella
desiderava rivedere il marito. In seguito, essi avrebbero cercato di
denunciare tali circostanze alle autorità afghane, che però non avrebbero
dato loro ascolto, non appena sentivano i nomi importanti delle persone
coinvolte. Dopo due giorni, rispettivamente due settimane, dall’irruzione
presso il loro domicilio, il richiedente con gli altri membri famigliari si
sarebbero trasferiti in una casa nella zona di “C._” (situata sempre
nella [...] di D._), ove la madre non avrebbe più ricevuto messaggi
o chiamate intimidatori, avendo anche provveduto a disattivare i suoi profili
nei vari portali mediatici ed il suo numero di telefono, cambiando pure
quest’ultimo ed il telefono. Dopo aver venduto il (...) del padre, nel (...)
mese del 2016, l’interessato con la madre, il fratello e la sorella avrebbero
lasciato il Paese d’origine, per poter vivere in tranquillità e sicurezza.
Arrivati al confine tra il K._ e l’E._, durante un controllo delle
guardie di confine (...), il richiedente sarebbe stato separato dagli altri
membri famigliari, i quali avrebbero fatto ritorno a D._, sempre nella
stessa abitazione di “C._”, ove tutt’ora risiederebbero.
A supporto della sua domanda d’asilo, l’interessato ha presentato delle
fotocopie del suo passaporto, della sua taskara, di un timbro (cfr. atti SEM
n. [...]-15/2, n. 17/1, n. 26/3), nonché di tre fotografie che raffigurerebbero
la porta d’entrata di casa sua forzata (cfr. verbale 2, D30 segg., pag. 6 e
atto SEM n. [...]-49/-).
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E.
Con decisione del 17 giugno 2020, notificata il medesimo giorno (cfr. atto
SEM n. [...]-52/1), la Segreteria di Stato della migrazione, non ha
riconosciuto la qualità di rifugiato al richiedente, ha respinto la sua
domanda d’asilo, pronunciando nel contempo il suo allontanamento dalla
Svizzera e l’esecuzione dello stesso provvedimento, siccome ammissibile,
ragionevolmente esigibile e possibile.
F.
Sempre nella data summenzionata, l’interessato ha sottoscritto la
dichiarazione di cessazione del mandato di rappresentanza legale (cfr. atto
SEM n. [...]-54/1).
G.
Il (...), il succitato è stato visitato per riferito dolore intermittente al cuore,
con diagnosi di toracalgia muscolo-scheletrica, e la prescrizione di
assunzione per sette giorni del farmaco “(...)” (cfr. atto SEM n. [...]-53/2).
H.
Con ricorso del 16 luglio 2020 (cfr. risultanze processuali), il ricorrente è
insorto avverso la summenzionata decisione dinanzi al Tribunale
amministrativo federale (di seguito: il Tribunale), concludendo in via
principale all’annullamento della decisione impugnata ed alla concessione
dell’asilo; in primo subordine alla concessione dell’ammissione provvisoria
per inesigibilità dell’esecuzione dell’allontanamento; ed in secondo
subordine al rinvio degli atti alla SEM per un supplemento istruttorio.
Altresì, egli ha presentato istanza d’assistenza giudiziaria, secondo il
senso, dell’esenzione dal pagamento anticipato delle spese processuali e
del relativo anticipo; il tutto con protesta di spese e ripetibili.
Al ricorso, egli ha allegato quali ulteriori documenti: copia di un certificato
di lavoro del (...) di (...) inerente la madre dell’interessato ed in lingua
inglese; copia di un’asserita tessera di partito del padre dell’interessato in
lingua straniera; copia di un asserito mandato d’arresto datato (...) inerente
l’interessato ed in lingua straniera con annessa una scheda descrittiva di
traduzione dello stesso documento.
Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti negli scritti, verranno ripresi
nei considerandi seguenti, qualora risultino decisivi per l’esito della
vertenza.
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Diritto:
1.
Le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla LTF,
in quanto la legge sull’asilo (LAsi, RS 142.31) non preveda altrimenti
(art. 6 LAsi).
Presentato tempestivamente (art. 108 cpv. 1 LAsi e art. 10 dell’Ordinanza
sui provvedimenti nel settore dell’asilo in relazione al coronavirus del
1° aprile 2020 [Ordinanza Covid-19 asilo, RS 142.318]) contro una
decisione in materia d’asilo della SEM (art. 6 e 105 LAsi, art. 31-33 LTAF),
il ricorso è di principio ammissibile sotto il profilo degli art. 5, 48 cpv. 1
lett. a–c e 52 cpv. 1 PA. Occorre pertanto entrare nel merito del ricorso.
2.
Con ricorso al Tribunale possono essere invocati, in materia d’asilo, la
violazione del diritto federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti
giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi; cfr. DTAF 2014/26 consid. 5),
e, in materia di diritto degli stranieri, pure l’inadeguatezza ai sensi
dell’art. 49 PA (cfr. DTAF 2014/26 consid. 5). Il Tribunale non è vincolato né
dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4 PA), né dalle considerazioni giuridiche della
decisione impugnata, né dalle argomentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1
consid. 2).
3.
Il ricorso, manifestamente infondato ai sensi dei motivi che seguono, è
deciso dal giudice in qualità di giudice unico, con l’approvazione di una
seconda giudice (art. 111 lett. e LAsi) e la decisione è motivata soltanto
sommariamente (art. 111a cpv. 2 LAsi). Altresì, ai sensi dell’art. 111a
cpv. 1 LAsi, il Tribunale rinuncia allo scambio di scritti.
4.
4.1 Nella decisione impugnata, l’autorità inferiore ritiene innanzitutto che le
dichiarazioni dell’insorgente siano inverosimili ai sensi dell’art. 7 LAsi.
Questo in quanto, in primo luogo il suo resoconto inerente le circostanze
dell’irruzione in casa sua risulterebbe essere vago, stereotipato oltreché
incoerente. Inerente tale evento, neppure le fotocopie delle fotografie
depositate agli atti, sarebbero di supporto alle sue asserzioni, in quanto le
stesse potrebbero raffigurare una qualsiasi porta forzata, in seguito ad
un’irruzione qualunque, nonché egli non avrebbe consegnato altre prove
fotografiche specifiche circa la sua abitazione, per rendere credibili le
stesse. In secondo luogo, neppure la narrazione in relazione alle minacce
che avrebbe ricevuto la madre, che sarebbero riconducibili ai suoi datori di
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lavoro ed alla scomparsa del padre dell’interessato, non sarebbe da
considerare plausibile, poiché frutto di mere supposizioni del ricorrente
inerente gli autori dei messaggi scritti alla madre. Proseguendo nell’analisi,
la SEM ha ritenuto le altre allegazioni dell’insorgente relative la sua fuga
dall’Afghanistan assieme alla sua famiglia, per poter vivere in sicurezza e
tranquillità in seguito alla scomparsa del padre ed alle minacce ricevute
dalla madre, come irrilevanti ai sensi dell’art. 3 LAsi. Invero, egli non
avrebbe mai riscontrato alcun problema personale né con le autorità del
suo Paese d’origine, né con terze persone. Inoltre, in seguito al loro
trasferimento nella zona di “C._” e sino all’espatrio, lui e la sua
famiglia avrebbero potuto vivere a D._ senza alcuna problematica.
Quivi, risiederebbero ancora i suoi famigliari, dopo il tentativo d’espatrio.
Seppur limitando i loro spostamenti, essi vi vivrebbero senza alcun
problema. Le minacce fumose ricevute dalla madre da parte di ignoti, prima
del loro trasferimento a C._, non costituirebbero quindi un
pregiudizio pertinente ai sensi dell’asilo, né sarebbero atte a lasciar
presagire la concretizzazione di misure persecutorie nei confronti
dell’interessato in Afghanistan.
4.2 Con il suo gravame, il ricorrente osserva dapprima come la
verosimiglianza e la coerenza delle sue asserzioni andrebbero considerate
globalmente, ovvero tenendo conto nel complesso, della situazione in cui
avrebbe vissuto in patria: di costante timore per la sua vita ed incolumità
fisica. In seguito, egli contesta alcune considerazioni esposte dall’autorità
inferiore circa l’inverosimiglianza dei suoi asserti. Riguardo alle
dichiarazioni da lui rese circa l’irruzione a casa sua, le stesse sarebbero da
ritenere come coerenti fra loro, e pertanto tale circostanza sarebbe dovuta
essere valutata a suo favore. Altresì, il motivo per il quale egli non avrebbe
ripetuto nuovamente quanto esposto nella prima audizione in merito
all’incursione al suo domicilio, sarebbe da ricercare nel fatto che egli non
lo ritenesse necessario, in quanto già spiegato in precedenza. Per quanto
poi atterrebbe gli individui che avrebbero minacciato la madre, egli lo
avrebbe spiegato in modo limpido e sarebbe peraltro palese che si tratti
dei dipendenti dell’(...) dove la madre lavorava, anche se i malviventi non
avrebbero mai firmato i messaggi inviati. I mezzi di prova da lui prodotti
andrebbero vieppiù considerati nel contesto delle sue allegazioni,
concorrendo alla dimostrazione della verosimiglianza delle stesse. Infine
denota che, anche se egli non fosse stato molto chiaro nelle sue asserzioni,
ciò sarebbe imputabile all’avviso tardivo della tenuta dell’audizione ed al
fatto che sarebbe stato durante la stessa molto preoccupato per la
genitrice, all’epoca malata di Coronavirus (detto anche Covid-19).
Proseguendo, l’insorgente ritiene che avrebbe un fondato timore di essere
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esposto a pericolo di vita se rientrasse in Afghanistan. Invero, il datore di
lavoro della madre, sarebbe una persona molto potente e pericolosa. Lo
stesso sarebbe pure il vice-presidente del partito sunnita L._,
storicamente in conflitto con il partito sciita, del quale suo padre ne avrebbe
fatto parte, nonché il signor H._ ne sarebbe tutt’ora il presidente e
collaborerebbe quotidianamente con il presidente afghano. A mente sua,
poiché dopo la morte del padre egli dovrebbe sostituirlo all’interno del
partito, il “signor M._” lo cercherebbe per fargli fare la stessa fine
del padre. Tali sue asserzioni sarebbero pure confermate dal mandato
d’arresto emesso nei suoi confronti su richiesta del precitato e recuperato
dalla madre al loro vecchio indirizzo. Egli ritiene pertanto, che la decisione
della SEM si fondi su un accertamento inesatto ed incompleto dei suoi
asserti, che non li abbia analizzati nella loro globalità ed in rapporto con la
situazione politica del suo Paese d’origine.
5.
5.1 La Svizzera, su domanda, accorda asilo ai rifugiati secondo le
disposizioni della LAsi (art. 2 LAsi). L’asilo comprende la protezione e lo
statuto accordati a persone in Svizzera in ragione della loro qualità di
rifugiato. Esso include il diritto di risiedere in Svizzera.
Sono rifugiati le persone che, nel Paese d’origine o d’ultima residenza,
sono esposte a seri pregiudizi a causa della loro razza, religione,
nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo sociale o per le loro
opinioni politiche, ovvero hanno fondato timore di essere esposte a tali
pregiudizi (art. 3 cpv. 1 LAsi).
5.2 Chiunque domanda asilo deve provare o perlomeno rendere verosimile
la sua qualità di rifugiato (art. 7 cpv. 1 LAsi). La qualità di rifugiato è resa
verosimile quando l’autorità la ritiene data con una probabilità
preponderante (art. 7 cpv. 2 LAsi). Sono inverosimili in particolare le
allegazioni che, su punti importanti, sono troppo poco fondate o
contraddittorie, non corrispondono ai fatti o si basano in modo
determinante su mezzi di prova falsi o falsificati (art. 7 cpv. 3 LAsi). Per il
resto, essendo la giurisprudenza in materia invalsa, si ritiene di poter
rinviare senz’altro alla stessa per ulteriori dettagli (cfr. DTAF 2013/11
consid. 5.1 e giurisprudenza ivi citata).
6.
6.1 Il Tribunale rileva che il ricorrente non ha presentato argomenti o prove
suscettibili di giustificare una diversa valutazione rispetto a quella di cui
all’impugnata decisione. Le sue allegazioni decisive in materia d’asilo si
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esauriscono infatti in affermazioni incoerenti, inconsistenti ed illogiche;
nonché gli elementi di prova presentati non sono atti a corroborare la
credibilità delle stesse.
6.2 A titolo esemplificativo, ed a differenza di quanto sostenuto nel
gravame dall’insorgente, quest’ultimo ha rilasciato delle dichiarazioni
discrepanti sia riguardo i fautori dei messaggi minatori inviati alla madre
dell’interessato, che inerente la sequenza temporale tra la presunta
scomparsa del padre ed il trasferimento dell’interessato con la famiglia in
un’altra zona di D._, come pure i problemi che avrebbero
riscontrato dopo l’irruzione in casa loro. Invero, egli ha dapprima riferito che
i messaggi ricevuti inizialmente dalla madre sarebbero stati ascrivibili ad
“J._” (cfr. verbale 2, D20, pag. 4), braccio destro del direttore del
(...) per il quale la madre lavorava, di nome H._ (cfr. verbale 2, D20,
pag. 3 seg.). Quando poi, invece, ascrive gli stessi probabilmente a delle
persone alle dipendenze di “J._” (o “M._”, nel ricorso) – il
quale avrebbe svolto un ruolo differente da quanto annunciato in
precedenza, ovvero il direttore generale della (...) dove lavorava la madre,
mentre che H._ sarebbe stato il presidente della stessa azienda
(cfr. verbale 3, D42 segg., pag. 5) – anche se gli stessi non erano firmati,
poiché i messaggi sarebbero venuti da numeri appartenenti alla medesima
(...) (cfr. verbale 3, D44 segg., pag. 5 seg.). Circa invece lo spazio
temporale che sarebbe intercorso tra il supposto rapimento del padre ed il
loro trasloco a C._, nel suo racconto libero il ricorrente ha dapprima
sostenuto essere trascorsi soltanto due giorni, poiché erano molto
preoccupati ed avevano molta paura, e quindi si sarebbero trasferiti
immediatamente, denunciando soltanto successivamente l’evento della
sparizione del padre in polizia (cfr. verbale 2, D21, pag. 4). Allorché invece,
su quesito puntuale e poco più avanti nella medesima audizione, egli ha
narrato che già quando si trovavano a (...) si sarebbero recati due volte per
sporgere denuncia riguardo gli avvenimenti successi (cfr. verbale 2, D51
segg., pag. 8 seg.), mentre il trasferimento a C._, sarebbe avvenuto
circa due settimane dopo l’irruzione nella loro abitazione (cfr. verbale 2,
D72, pag. 10). Per di più, egli ha dapprima sostenuto che dal giorno
dell’irruzione sino al giorno in cui avrebbero lasciato l’Afghanistan,
avrebbero ricevuto degli SMS e delle telefonate minacciose, non
riscontrando però altre problematiche (cfr. verbale 2, D39 seg., pag. 7);
quando invece, senza alcuna spiegazione, egli ha in seguito riferito che
avrebbero saputo dopo essersi trasferiti a C._, che essi sarebbero
stati ricercati presso i loro vicini (cfr. verbale 3, D57, pag. 7).
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Infine, si rileva come la copia del certificato di lavoro della madre,
presentato dal ricorrente a supporto delle sue asserzioni con il gravame,
più che sostenere il suo racconto, instilla ulteriori maggiori dubbi circa la
credibilità dello stesso. Invero, il contenuto del documento risulta in
contrasto palese con quanto affermato dall’insorgente, sia riguardo al
periodo in cui si sarebbero svolti i fatti determinanti il suo espatrio, che
riguardo il movente dei medesimi. In primo luogo, il certificato prodotto è
datato (...), periodo successivo all’espatrio del ricorrente asserito essere
avvenuto nel (...) del 2016 (cfr. verbale 1, p.to 5.01, pag. 5; atto SEM n. [...]-
15/2; verbale 2, D8, pag. 2; D21, pag. 4 e D37, pag. 6); allorché invece il
ricorrente aveva dichiarato durante le sue audizioni, che la madre non
avrebbe più avuto alcun contatto con il suo ex datore di lavoro, né dopo il
loro trasferimento a C._, né da quando ella era ritornata a
D._ (cfr. verbale 2, D65 segg., pag. 10; verbale 3, D57, pag. 7).
Altresì, il periodo nel quale la genitrice avrebbe lavorato per (...), sarebbe
secondo il documento prodotto nel periodo tra il (...) ed il (...), quando
invece gli eventi determinanti l’espatrio del ricorrente e dei suoi famigliari –
ovvero la presunta sparizione del padre nonché le minacce e le telefonate
intimidatorie ricevute – sarebbero ascrivibili all’(...) mese del 2015,
circostanze dopo le quali la madre non avrebbe più lavorato, anzi si
sarebbe addirittura trasferita in altra casa e non annunciata per non farsi
ritrovare dal suo ex datore di lavoro, evitando gli spostamenti, oltreché
tentando l’espatrio (cfr. verbale 2, D20 segg., pag. 3 segg.; verbale 3, D13,
pag. 3 e D54 segg., pag. 7).
6.3 Come a ragione poi considerato dall’autorità inferiore nella decisione
impugnata, le allegazioni del ricorrente risultano pure generiche e
stereotipate per quanto attiene il racconto dell’irruzione che sarebbe
intervenuta presso il domicilio familiare e la sparizione del padre, come
pure l’insorgente avrebbe reso un esposto confuso di chi sarebbero gli
autori delle minacce rivolte alla madre. Per il resto, onde evitare inutili
ripetizioni, si può senz’altro rinviare alla decisione avversata (cfr. art. 109
cpv. 3 della Legge sul Tribunale federale del 17 giugno 2005 [LTF,
RS 173.110] per rinvio dell’art. 6 LAsi), che risulta in merito a tali punti
sufficientemente dettagliata e corretta. Le considerazioni esposte nel
gravame dall’insorgente, per la loro genericità ed inconsistenza, non sono
atte a mutare l’apprezzamento del Tribunale circa quanto sopra. In
particolare, la spiegazione fornita con il ricorso riguardo il fatto che lui non
sarebbe stato particolarmente chiaro nell’esposizione delle sue
dichiarazioni poiché sarebbe stato avvisato dell’audizione all’ultimo
momento, altresì essendo molto preoccupato per la madre malata
all’epoca di Covid-19, risulta prettamente interlocutoria e non fondata su
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alcun elemento concreto. Invero, interrogato specificatamente riguardo i
suoi famigliari, egli non ha mai riferito nel corso delle audizioni che la madre
sarebbe stata malata di Coronavirus, malgrado la sentisse anche
giornalmente (cfr. verbale 3, D7 seg., pag. 2). Non è inoltre rilevabile alcun
indizio nei verbali d’audizione resi, che facciano trapelare uno stato
particolarmente ansioso del ricorrente – che peraltro ha dichiarato di
sentirsi benissimo nell’audizione del (...) maggio 2020 (cfr. verbale 2, D76,
pag. 11) – che possano aver pregiudicato la coerenza o la chiarezza delle
sue asserzioni, avendo peraltro egli potuto esporre – anche lungamente e
più volte – i suoi motivi d’asilo nel corso degli stessi verbali.
6.4 Sono inoltre rilevabili nelle asserzioni presentate dal ricorrente nel
corso di procedura, diverse illogicità che ne minano fortemente la loro
credibilità. A titolo d’esempio, appare contrario alla logica dell’agire, che
d’un canto l’interessato affermi che dopo la presunta irruzione al loro
domicilio, lui con la madre ed i fratelli si sarebbero trasferiti in un luogo non
registrato dal governo afghano (cfr. verbale 2, D21, pag. 4), nonché che i
suoi famigliari vivrebbero, tutt’ora, nascosti ed in clandestinità (cfr. verbale
2, D62 segg., pag. 10; verbale 3, D46, pag. 6). D’altro canto, alleghi invece
che essi si sarebbero recati in polizia per denunciare gli eventi a loro
accaduti, anche dopo il loro trasferimento a C._ (cfr. verbale 2, D51
segg., pag. 8), di fatto smentendo quindi il loro presunto vivere nascosti
anche dalle autorità. Poco plausibile sembra inoltre il modus operandi dei
presunti autori delle telefonate e delle minacce alla madre, che se
veramente avessero voluto incontrare la medesima ed i suoi famigliari
dopo la sparizione del padre, avrebbero per lo meno indicato chiaramente
il luogo e l’orario di ritrovo agli stessi e non, come sempre affermato
dall’interessato nei suoi verbali d’audizione, in una generica e non meglio
specificata ubicazione (cfr. verbale 2, D51, pag. 8 e D68, pag. 10; verbale
3, D35, pag. 5). Per di più, se veramente dei malviventi avessero loro
voluto portare pregiudizio (cfr. verbale 2, D21, pag. 4; verbale 3, D35,
pag. 5 e D46, pag. 6) – in particolare se mandatati dai datori di lavoro della
madre, persone potenti ed influenti come asserito dal ricorrente anche nel
gravame – non avrebbero atteso che essi andassero da loro, che
potessero tranquillamente trasferirsi in altra abitazione e vendere in seguito
il (...) appartenente al padre dell’interessato, senza ricercarli fattivamente
ed immantinente.
6.5 Infine, appaiono tardive e poco plausibili le allegazioni ricorsuali circa il
fatto che l’insorgente sarebbe stato ricercato dal “signor M._”, il
quale avrebbe addirittura fatto spiccare nei suoi confronti un mandato
d’arresto, per il solo motivo che egli dovrebbe sostituire il padre nel suo
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ruolo per il partito sciita. Delle stesse asserzioni, non vi è invero alcuna
menzione nei verbali d’audizione del ricorrente, il quale ha invece asserito
di non aver mai riscontrato in patria alcuna problematica personale con le
autorità afghane o con terze persone (cfr. verbale 2, D28 seg., pag. 6), ed
ha sempre ricondotto le sue problematiche all’attività esercitata dalla
madre, e non invece ad un motivo di tipo politico, come allegato nel
gravame. Peraltro, nel ricorso egli non spiega neppure quale sarebbe stata
la funzione del padre svolta nel partito sciita – che non viene neanche
nominato – da dover interessare a tal punto “M._”, da volerlo
arrestare. Inoltre, in relazione alla fotocopia del presunto mandato d’arresto
in lingua straniera prodotta dal ricorrente con il gravame, oltreché
facilmente falsificabile trattandosi di una mera copia, non appare plausibile
che dopo più di (...) anni dall’espatrio del ricorrente, e dagli eventi che
avrebbero interessato la sua famiglia, venga emanato un tale ordine di
arresto (datato [...]), senza peraltro specificarne i motivi dello stesso. Le
dichiarazioni del ricorrente in merito, appaiono pertanto inverosimili ed al
limite della temerarietà, in quanto paiono essere state confezionate
unicamente ai meri fini di causa, per poter beneficiare di un apprezzamento
più favorevole della sua domanda d’asilo.
6.6 Visto quanto precede, le asserzioni rese dal ricorrente in corso di
procedura risultano nel loro complesso inverosimili ai sensi dell’art. 7 LAsi.
7.
Per quanto attiene la pertinenza in materia d’asilo delle ulteriori allegazioni
dell’insorgente, a fronte dell’inverosimiglianza sopra rilevata, si ritiene di
poter rinviare integralmente a quanto già motivato compiutamente e
dettagliatamente dalla SEM nella decisione avversata (cfr. p.to II/2, pag. 6),
non essendo peraltro ravvisabili ulteriori elementi all’incarto che possano
mutare tale valutazione. A titolo abbondanziale, si rileva come il Tribunale
ha già avuto l’occasione di ritenere che gli hazara non sono un gruppo
sociale determinato che adempie alle condizioni di una persecuzione
collettiva, la quale sola appartenenza fonderebbe un motivo d’asilo ai sensi
dell’art. 3 LAsi (cfr. sentenze E-1328/2019 del 27 maggio 2020 consid. 4.2
e D-5800/2016 del 13 ottobre 2017 [pubblicata quale sentenza di
riferimento]). Il fatto da egli allegato che non avrebbe potuto partecipare ad
una competizione in N._ a causa della sua appartenenza all’etnia
hazara (cfr. verbale 3, D37 segg., pag. 5), quandanche fosse ritenuto
verosimile, non risulta pacificamente essere stato un pregiudizio serio di
particolare intensità tanto da dover essere ritenuto rilevante ai sensi
dell’art. 3 LAsi (cfr. DTAF 2008/4 consid. 5.2). Stessa argomentazione vale
per le sottomissioni delle quali egli sarebbe stato vittima come le altre
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persone della sua stessa etnia in Afghanistan (cfr. verbale 3, D40, pag. 5),
le quali, per la loro genericità, non sono atte a fondare un timore di subire
dei seri pregiudizi ex art. 3 LAsi.
8.
In definitiva, v’è dunque da tutelare la conclusione dell’autorità inferiore
circa l’inverosimiglianza e l’irrilevanza dei motivi d’asilo addotti
dall’interessato. Per quanto riguarda la concessione dell’asilo ed il
riconoscimento della qualità di rifugiato, il ricorso non merita pertanto tutela
e la decisione impugnata va confermata.
9.
9.1 Se respinge la domanda d’asilo o non entra nel merito, la SEM
pronuncia, di norma, l’allontanamento dalla Svizzera e ne ordina
l’esecuzione; tiene però conto del principio dell’unità della famiglia (art. 44
LAsi).
9.2 L’insorgente non adempie le condizioni in virtù delle quali la SEM
avrebbe dovuto astenersi dal pronunciare l’allontanamento dalla Svizzera
(art. 14 cpv. 1 e 2, art. 44 LAsi nonché art. 32 dell’Ordinanza 1 sull’asilo
relativa a questioni procedurali dell’11 agosto 1999 [OAsi 1, RS 142.311];
cfr. DTAF 2013/37 consid. 4.4; DTAF 2011/24 consid. 10.1). Il Tribunale è
pertanto tenuto a confermare la pronuncia dell’allontanamento.
10.
10.1 L’esecuzione dell’allontanamento è regolamentata, per rinvio
dell’art. 44 LAsi, dall’art. 83 della legge federale sugli stranieri e la loro
integrazione (LStrI, nuova denominazione e parziale revisione del testo
legislativo, in vigore dal 1° gennaio 2019, RS 142.20), giusta il quale
l’esecuzione dell’allontanamento deve essere possibile (art. 83 cpv. 2
LStrI), ammissibile (art. 83 cpv. 3 LStrI) e ragionevolmente esigibile (art. 83
cpv. 4 LStrI).
10.2 Secondo prassi costante del Tribunale, circa l’apprezzamento degli
ostacoli all’esecuzione dell’allontanamento, vale lo stesso apprezzamento
della prova consacrato al riconoscimento della qualità di rifugiato, ovvero il
ricorrente deve provare, o per lo meno rendere verosimile, l’esistenza
di un ostacolo all’esecuzione dell’allontanamento (cfr. DTAF 2011/24
consid. 10.2 e relativo riferimento). Inoltre, lo stato di fatto determinante in
materia di esecuzione dell’allontanamento, è quello che esiste al momento
in cui si statuisce (cfr. DTAF 2009/51 consid. 5.4).
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Pagina 13
10.3 In tale contesto si rileva come nelle procedure d’asilo si applica il
principio inquisitorio. Quest’ultimo è però limitato dall’obbligo di collaborare
delle parti (art. 13 PA ed art. 8 LAsi; cfr. DTAF 2014/12 consid. 5.9;
CHRISTOPH AUER/ANJA MARTINA BINDER, in: Auer/Müller/Schindler [ed.],
Kommentar zum Bundesgesetz über das Verwaltungsverfahren VwVG, 2a
ed. 2019, ad art. 12 PA, n. 9 e ad art. 13 PA, n. 1). Trattasi di un tipico caso
di applicazione dell’art. 13 cpv. 1 lett. c PA. In particolare, quando
l’interessato, con il suo comportamento, impedisce all’autorità di accertare
se egli risulti esposto o meno a pericolo nel paese di provenienza,
l’esecuzione dell’allontanamento non può essere evitata (cfr. WALTER
KÄLIN, Grundriss des Asylverfahrens, Basel und Frankfurt am Main, 1990,
pag. 262; si veda anche DTAF 2014/12 consid. 5.9). Segnatamente, nulla
osta all’esecuzione dell’allontanamento quando il medesimo
provvedimento è subordinato al soddisfacimento di determinati fattori
favorevoli ed il ricorrente fornisce indicazioni fuorvianti circa la sua
situazione personale la cui entità è tale da non permettere all’autorità
d’asilo di determinare se egli rientra o meno in suddetti criteri. In tale ultima
eventualità, qualora l’autorità d’asilo giunga a conclusione che l’interessato
abbia agito di sorta onde occultare l’esistenza di alcuni fattori favorevoli
(quali ad esempio la presenza di famigliari) essa sarà, per logica
conseguenza, legittimata a considerare adempiuta la circostanza
dissimulata (cfr. a titolo esemplificativo le sentenze del Tribunale
D-4997/2017 del 10 gennaio 2020 consid. 12, D-2640/2017 del
15 luglio 2019 consid. 6.2-6.3, D-3174/2015 del 17 novembre 2016
consid. 6.3.4 e E-5724/2014 del 30 marzo 2014 consid. 4.3). Va tuttavia
riservato che per ammettere una violazione dell’obbligo di collaborare si
presuppone che la collaborazione sia possibile e che possa essere
ragionevolmente esatta, conto tenuto delle circostanze.
10.4 Nella decisione sindacata, l’autorità di prime cure ha ritenuto
l’esecuzione dell’allontanamento del ricorrente come ammissibile,
ragionevolmente esigibile e possibile. Nel proprio gravame, il ricorrente
contesta tale valutazione, ritenendo essenzialmente l’esecuzione in
Afghanistan inammissibile ed inesigibile. Segnatamente, egli motiva
l’illeceità dell’esecuzione della misura, sostenendo che nel predetto Paese
egli non potrebbe farvi ritorno nella dignità e nella sicurezza, nonché
rischierebbe di essere sottoposto a dei trattamenti inumani e degradanti
proscritti dall’art. 3 CEDU. Circa l’inesigibilità dell’esecuzione del
provvedimento, il ricorrente ritiene che non vi sarebbero dei fattori
eccezionalmente favorevoli per un suo ritorno a D._. Invero, la sua
famiglia vivrebbe nascosta, non uscendo quasi mai, e senza poter
esercitare alcuna attività lucrativa che possa contribuire al loro
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sostentamento. Essi vivrebbero unicamente tramite le liberalità elargite
dallo zio residente in O._, le quali però potrebbero cessare in ogni
momento.
10.5 Nel caso in parola, il Tribunale rileva che il ricorrente, stante le sue
dichiarazioni inverosimili ed irrilevanti, non è riuscito a rendere verosimile
o a dimostrare l’esistenza di seri pregiudizi o il fondato timore di essere
sottoposto a tali pregiudizi ai sensi dell’art. 3 LAsi, ed il principio del divieto
di respingimento non trova pertanto applicazione nella fattispecie. Per gli
stessi motivi sopra enucleati (cfr. consid. 6 e 7), non v’è nel suo caso
l’esistenza di elementi seri ed avverati che fondino un rischio reale e
concreto di essere sottoposto ad un trattamento proscritto ai sensi
dell’art. 3 CEDU o dell’art. 1 Conv. tortura in caso di un suo ritorno nel
Paese d’origine. Le censure ricorsuali, generiche e prive di qualsivoglia
ulteriore elemento, non sono atte a mutare tale conclusione. Ne consegue
pertanto che, l’allontanamento del ricorrente verso l’Afghanistan, sia da
considerarsi ammissibile ai sensi dell’art. 83 cpv. 3 LStrI in relazione con
l’art. 44 LAsi.
10.6
10.6.1 Giusta l’art. 83 cpv. 4 LStrI, l’esecuzione può non essere
ragionevolmente esigibile qualora, nello Stato d’origine o di provenienza,
lo straniero venisse a trovarsi concretamente in pericolo in seguito a
situazioni quali guerra, guerra civile, violenza generalizzata o emergenza
medica.
10.6.2 Nell’ambito di diverse analisi del Paese dal punto di vista della
sicurezza e della situazione umanitaria ai sensi dell’art. 83 cpv. 4 LStrI,
questo Tribunale è giunto alla conclusione che la situazione in Afghanistan,
già critica, è ulteriormente peggiorata nell’ultimo periodo. Sotto il profilo
umanitario, la situazione nelle aree rurali del Paese è a tal punto grave da
potersi considerare realizzate le condizioni di minaccia esistenziale ai sensi
dell’art. 83 cpv. 4 LStrI (cfr. sentenze di riferimento del Tribunale
D-4287/2017 dell’8 febbraio 2019 consid. 6.2.2 e D-5800/2016 del
13 ottobre 2017 che aggiorna l’analisi della situazione in Afghanistan
esposta nella DTAF 2011/7). Per quanto concerne la (...) di D._, la
giurisprudenza ha nella sua sentenza di riferimento D-5800/2016 precitata,
statuito che sia la situazione securitaria, dovuta alla situazione di
incertezza ed ai molti attentati, che la situazione umanitaria, in particolare
dovuta all’arrivo di un alto numero di rifugiati interni, si sono nettamente
aggravate (cfr. sentenza del Tribunale D-5800/2016 consid. 8).
Conseguentemente, l’esecuzione dell’allontanamento va pertanto ritenuta
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di principio inesigibile anche verso tale luogo, a meno che l’interessato
possa avvalersi di un insieme di circostanze personali favorevoli quali la
giovane età, l’assenza di prole, le buone condizioni di salute, l’esistenza di
una solida rete di rapporti sociali e la possibilità di procacciarsi il minimo
esistenziale e di trovare un alloggio in loco (cfr. sentenza del Tribunale
D-5800/2016 consid. 8.4.1; si veda anche DTAF 2011/7). Per quanto
concerne la rete sociale, essa deve essere in grado di offrire adeguati
alloggio, assistenza, così come aiuto per una reintegrazione sociale ed
economica (cfr. sentenza del Tribunale D-5800/2016 consid. 8.4.1).
10.6.3 Nel caso in esame, il ricorrente si è dichiarato originario della (...) di
D._. L’esecuzione dell’allontanamento verso tale luogo risulta di
regola inesigibile. Occorre però verificare se, nel caso specifico, vi siano
un insieme di circostanze particolari favorevoli che possano
eccezionalmente rendere esigibile l’esecuzione del suo allontanamento, in
linea con la giurisprudenza summenzionata (cfr. supra consid. 10.6.2).
Va a tal proposito rilevato dapprima che il ricorrente è giovane ed in buona
salute, non avendo il ricorrente preteso nel gravame di soffrire di gravi
problemi di salute tali da giustificare un’ammissione provvisoria, senza che
da un esame d’ufficio degli atti di causa emerga la necessità di una sua
permanenza in Svizzera per motivi medici (cfr. DTAF 2011/50 consid. 8.1-
8.3 e DTAF 2009/2 consid. 9.3.2 con relativi riferimenti), non avendo
segnatamente avuto alcun seguito il problema di toracalgia muscolo-
scheletrica, curata con un trattamento della durata di sette giorni, e
segnalata con rapporto medico del (...) (cfr. atto SEM n. [...]-53/2).
L’insorgente non ha inoltre persone dipendenti a carico né in Svizzera
come neppure nel suo paese d’origine. Inoltre, si può partire dal
presupposto che egli abbia vissuto per lungo tempo nella (...), avendo
trascorsi i suoi anni di permanenza in Afghanistan, ovvero pari a circa
almeno (...) anni (cfr. verbale 2, D5 segg., pag. 2), in compagnia per lo
meno della sua famiglia nucleare (cfr. verbale 2, D9 segg., pag. 2 seg.). A
D._ avrebbe pure frequentato le scuole sino alla decima classe,
disponendo quindi di una buona formazione, come pure sarebbe stato
membro quale (...) della (...) dell’Afghanistan, per la quale avrebbe svolto
anche varie (...) – anche all’estero – come pure percepito un piccolo salario
(cfr. verbale 3, D14 segg., pag. 3 seg.). Nonostante la giovane età dispone
pertanto di un sufficiente bagaglio d’esperienza formativa e lavorativa, per
il che non vi sono dubbi quanto al fatto che egli possa trovare degli sbocchi
lavorativi nella (...) senza essere posto in una condizione di minaccia
esistenziale. Per lo meno l’abitazione dove viveva nella zona di (...), risulta
poi essere tutt’ora di proprietà della famiglia, essendo che lo stesso
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Pagina 16
ricorrente nel gravame, riferisce che la madre si sarebbe recata presso la
loro vecchia abitazione per ritirare la posta ivi presente (cfr. ricorso p.to 3),
nonché i suoi famigliari vivrebbero ancora in un’abitazione a C._
(cfr. verbale 2, D9 segg., pag. 2). Questo, malgrado egli asserisca che a
causa delle ristrettezze finanziarie – dovute alla contingenza del
Coronavirus – gli stessi si troverebbero costretti a cambiare spesso casa
(cfr. verbale 3, D3 segg., pag. 2). Parte delle condizioni di cui alla
summenzionata giurisprudenza risultano pertanto incontestabilmente
adempiute.
Senonché, l’insorgente ritiene nel gravame di non disporre di una rete
sociale in loco che potrebbe garantirgli il sufficiente sostentamento ed
aiuto. Al riguardo, occorre dapprima osservare che l’insorgente ha fornito
delle dichiarazioni contraddittorie, incoerenti ed illogiche in merito a degli
aspetti centrali circa i suoi motivi d’espatrio (cfr. supra consid. 6), che
hanno riguardato anche, ed in modo particolare, entrambi i suoi genitori.
Inoltre nelle dichiarazioni dell’insorgente, sono presenti molteplici ulteriori
aspetti grossolanamente inverosimili, sia inerenti i fatti che sarebbero
successi in seguito al suo espatrio – come la malattia della madre o le
ricerche effettuate nei suoi confronti da M._ nel suo Paese d’origine
(cfr. supra consid. 6.3 e consid. 6.5) – che, quandanche non risulterebbero
strettamente relazionabili alla questione dell’esigibilità dell’allontanamento,
mettono fortemente in discussione l’attendibilità dell’interessato (cfr. supra
consid. 10.3). Si può quindi a giusto titolo, concludere in specie che il
ricorrente abbia violato il suo obbligo di collaborare. Così facendo, egli ha
posto l’autorità di prime cure nell’impossibilità di determinare se l’insieme
dei fattori favorevoli – nella fattispecie di una rete sociale appropriata –
richiesti dalla giurisprudenza fossero o meno adempiuti nella loro
integralità. Non può infatti essere compito delle autorità d’asilo di dipanarsi
in valutazioni a valore ipotetico in merito all’esistenza dei medesimi, ed in
presenza – come in casu – di un’istruzione completa dei fatti determinanti.
Si può ad ogni modo partire dal presupposto che dietro le varie incoerenze
relative ai fatti determinanti il suo espatrio, ed in modo particolare legati
all’attività lavorativa della madre ed alla conseguente sparizione del padre,
siano identificabili alcuni elementi che lascino presagire come il ricorrente,
a parte già quanto sopra rilevato in merito, possa sopperire ai suoi bisogni
primari e che possa disporre di una rete sociale sufficiente a D._.
Dalle sue allegazioni, la sua famiglia (madre, sorella e fratello) beneficia
tutt’ora di una sistemazione abitativa, come pure di un supporto economico
regolare da parte dello zio vivente in O._ (cfr. verbale 2, D11 segg.,
pag. 3; verbale 3, D4 segg., pag. 2). Vi sono pure degli indizi concreti
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indicanti che la famiglia nucleare del ricorrente, non sarebbe così indigente
e sola come vorrebbe far credere l’insorgente nelle allegazioni rese in
corso di procedura. Invero, essa può tutt’ora contare sul sostegno da parte
di altre persone – non si esclude in tal senso neppure che abbiano dei
famigliari presenti a D._ –, malgrado le affermazioni contrarie del
ricorrente (cfr. verbale 2, D18, pag. 3), o facendo capo direttamente ai loro
guadagni, per mutare l’abitazione in Afghanistan (cfr. verbale 3, D3,
pag. 2). Inoltre, stante le affermazioni non veritiere dell’insorgente sia circa
le problematiche lavorative avute dalla madre – che dal mezzo di prova
prodotto con il gravame appare aver perlomeno lavorato quale (...) almeno
sino (...) – sia in relazione con l’irruzione in casa che avrebbe comportato
la sparizione del padre, sia quest’ultimo che la madre, potrebbero di fatto
esercitare tutt’ora un’attività lucrativa ed avere delle entrate sufficienti per
sopperire ai loro bisogni, come in passato (cfr. verbale 2, D14 seg., pag. 3;
verbale 3, D16, pag. 3). In tal senso, con la formazione e l’esperienza già
accumulate dall’insorgente, egli potrà pure contare su questi ultimi per un
aiuto nella sua reintegrazione dal profilo lavorativo. Non vi è pertanto modo
di dubitare che egli possa essere in misura di sopperire ai suoi bisogni
vitali, facendo eventualmente capo anche ai sostegni della parentela
presente all’estero (cfr. verbale 2, D11 e D18, pag. 3), nonché vi sono indizi
sufficienti che lascino presagire che egli disponga di una rete sociale in
Afghanistan che possa supportarlo anche per la sua reintegrazione.
10.6.4 In considerazione di quanto precede, l’esecuzione dell’allontana-
mento dell’insorgente, è pure da ritenersi ragionevolmente esigibile (art. 83
cpv. 4 LStrI in relazione con l’art. 44 LAsi).
10.7 In ultima analisi, non risultano neppure impedimenti dal profilo della
possibilità dell’esecuzione dell’allontanamento (cfr. art. 83 cpv. 2 LStrI in
relazione con l’art. 44 LAsi), in quanto il ricorrente, usando della necessaria
diligenza, potrà procurarsi ogni documento indispensabile al rimpatrio (cfr.
DTAF 2008/34 consid. 12). Inoltre, l’attuale situazione dal punto di vista
sanitario dovuta alla propagazione nel Mondo del Coronavirus, non è
ostativa all’esecuzione dell’allontanamento, in quanto di carattere
temporaneo. Se nel caso di specie, dovesse ritardare momentaneamente
l’esecuzione dell’allontanamento del ricorrente, la stessa interverrebbe
necessariamente più tardi, in tempi appropriati (cfr. nello stesso senso a
titolo esemplificativo la sentenza D-1730/2018 del 14 luglio 2020
consid. 8.5 con ulteriori riferimenti citati).
10.8 Di conseguenza, anche in materia di esecuzione dell’allontanamento
la decisione dell’autorità inferiore va confermata.
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11.
Ne discende che la SEM con la decisione impugnata non ha violato il diritto
federale né abusato del suo potere d’apprezzamento ed inoltre non ha
accertato in modo inesatto o incompleto i fatti giuridicamente rilevanti
(art. 106 cpv. 1 LAsi). Altresì, per quanto censurabile, la decisione non è
inadeguata (art. 49 PA). Il ricorso va conseguentemente respinto e la
decisione impugnata confermata.
12.
Avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, la domanda di esenzione
dal versamento di un anticipo equivalente alle presunte spese processuali
è divenuta senza oggetto.
13.
Infine, ritenute le allegazioni ricorsuali sprovviste di probabilità di esito
favorevole, la domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa
dal pagamento delle spese processuali (cfr. art. 65 cpv. 1 PA), è respinta.
14.
Visto l’esito della procedura, le spese processuali di CHF 750.–, che
seguono la soccombenza, sono poste a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1
e 5 PA; nonché art. 3 lett. b del regolamento sulle tasse e sulle spese
ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del
21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]).
15.
La presente decisione non concerne una persona contro la quale è
pendente una domanda di estradizione presentata dallo Stato che ha
abbandonato in cerca di protezione per il che non può essere impugnata
con ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale
(art. 83 lett. d cifra 1 LTF). La pronuncia è quindi definitiva.
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