Decision ID: fad16e39-b7b5-516d-96ce-f6f328309ad2
Year: 2007
Language: it
Court: TI_TCAS
Chamber: TI_TCAS_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: social_law

ritenuto
in fatto
1.1. RI 1, classe _, durante un corso di ripetizione è stato vittima di un infortunio che gli ha causato una lussazione al polso destro. L’assicurazione militare ha di conseguenza assunto il caso, erogando le prestazioni di legge.
In data 4 febbraio 2002 egli ha subito una frattura delle ossa metacarpali II e IV della mano destra. L’assicuratore infortuni (_) ha versato le indennità giornaliere dovute e con decisione 5 ottobre 2004 ha posto l’assicurato al beneficio di una rendita per un grado d’invalidità del 34%, con decorrenza dal 1° settembre 2003 (doc. AI 7-2).
1.2. Nel marzo 2003 l’assicurato, già professionalmente attivo quale magazziniere, ha presentato una domanda di prestazioni AI per adulti (doc. A1-1).
Esperiti gli accertamenti del caso, tra cui il richiamo degli atti dalla _, con quattro decisioni 25 aprile 2004 l’Ufficio AI, tenendo conto dei periodi d’incapacità lavorativi riconosciuti dall’assicuratore contro gli infortuni, ha erogato le seguenti prestazioni: rendita intera dal 1° febbraio 2003, mezza rendita dal 1° agosto 2003 al 31 ottobre 2003; causa una ricaduta, nuovamente una rendita intera dal 1° gennaio 2004 seguita da una mezza rendita dal 1° settembre 2004 al 31 ottobre 2004 (doc. AI 36 - 42).
1.3. A seguito dell’opposizione 18 maggio 2005 dell’assicurato, in cui è stata documentata la presenza di una sindrome lombo-vertebrale cronica di natura extrainfortunistica (doc. AI 43-1), l’amministrazione ha affidato al dr. _ il mandato di valutare, mediante l’esecuzione di una perizia reumatologica, globalmente l’impatto delle affezioni al polso destro ed al rachide sulla capacità lavorativa (doc. AI 57-1 e doc. AI 61-1).
Tenuto conto della perizia reumatologica 21 febbraio 2006 del dr. _, nonché del complemento peritale 30 marzo 2006, con nota 31 marzo 2006 il dr. _ del Servizio medico regionale dell’AI (in seguito: SMR) ha accertato un’inabilità lavorativa del 70% da febbraio 2002, mentre dal luglio 2004 (stabilizzazione del danno alla salute) ha rilevato una capacità lavorativa residua in attività adeguate dell’80% (doc. AI 72).
Sulla base delle conclusioni del SMR, con rapporto 8 novembre 2006 la consulente in integrazione professionale (in seguito: consulente) ha proceduto alla determinazione del grado d’invalidità mediante il consueto raffornto dei redditi, giungendo ad un grado d’invalidità del 48% (doc. AI 80).
Di conseguenza, con decisione 9 novembre 2006 l’Ufficio AI ha accolto l’opposizione, nel senso di conferire all’assicurato il diritto ad una rendita intera (grado d’invalidità del 70%) dal 1° febbraio 2003 e ad un quarto di rendita (grado del 48%) dal 1° novembre 2004 (doc. AI 81).
1.4. Avverso la succitata decisione amministrativa l’assicurato, per il tramite della RA 1, ha presentato ricorso al TCA e postulato il riconoscimento del diritto ad una rendita intera d’invalidità (grado del 70%) dal 1° febbraio 2003, seguita da tre quarti di rendita (grado del 69%) dal 1° novembre 2004 in avanti.
In primo luogo egli contesta la valutazione operata dal SMR di ritenerlo abile all’80% in attività adeguata dal luglio 2004, facendo presente quanto segue:
"
(...)
II 21.02.2006 il Dr. _ (Doc. C), al quale l'Al aveva richiesto una perizia, indicava al punto B, relativo alle conseguenze sulla capacità di lavoro:
" 2.1 II paziente può lavorare solo qualche ora al giorno nel suo lavoro di magazziniere.
2.2 II paziente può ancora eseguire lavori in cui possa alternare le posizioni da in piedi a seduto ogni mezz'ora, evitare di salire e scendere frequentemente le scale. Evitare di portare pesi superiori a 10-15 kg in maniera ripetuta e solo con la mano sx, con la mano dx solo occasionalmente pesi inferiori a 5 kg. Evitare lavori fini con la mano dx (per esempio lavori di ufficio). Evitare posizioni non ergonomiche del rachide".
3.2
II paziente
potrebbe lavorare ancora in misura di mezza giornata a sapere 4 ore al giorno. Questo tenendo conto delle limitazioni della problematica dei dolori lombari nonché alla limitazione dovuta alla problematica della mano destra, che è praticamente inutilizzabile."
Alla richiesta di complemento peritale (Doc. D), il Dr. _ dichiarava che l'assicurato è limitato nella misura del 50% prendendo in considerazione le due patologie a sapere quella lombare che quella alle mani; le due patologie associate fanno sì che la limitazione funzionale sia del 50%.
Sulla base delle valutazioni peritali, il ricorrente ritiene che la sua capacità residuale sia del 50% e non dell'80%, dal luglio 2004. (...)" (doc. I)
Il ricorrente contesta inoltre l’apprezzamento dei fattori di riduzione applicati dalla consulente sul salario da invalido, quest’ultimo stabilito sulla base dei dati statistici salariali.
1.5. Con la risposta di causa l’amministrazione ha invece postulato la reiezione del ricorso, ribadendo che il ricorrente è stato ritenuto abile all’80% in attività confacenti al suo stato di salute.
1.6. Con scritto 6 febbraio 2007 l’assicurato ha confermato la propria tesi ricorsuale.
1.7. Il TCA ha chiesto delle informazioni complementari al dr. _, ricevendo risposta il 3 ottobre 2007 (X). Le parti hanno in seguito preso posizione sulle risultanze (XII, XIII).
considerato

in diritto
In ordine
2.1. La presente vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico ai sensi degli articoli 49 cpv. 2 LOG e 2 cpv. 1 LPTCA (STFA del 21 luglio 2003 nella causa N., I 707/00; STFA del 18 febbraio 2002 nella causa H., H 335/00; STFA del 4 febbraio 2002 nella causa B., H 212/00; STFA del 29 gennaio 2002 nella causa R. e R., H 220/00; STFA del 10 ottobre 2001 nella causa F., U 347/98 pubblicata in RDAT I-2002 p. 190 seg.; STFA del 22 dicembre 2000 nella causa H., H 304/99; STFA del 26 ottobre 1999 nella causa C., I 623/98).
Nel merito
2.2. Oggetto del contendere è sapere se a ragione l’amministrazione ha ridotto la rendita intera ad un quarto dal 1° novembre 2004, oppure se, come chiede il ricorrente, la riduzione dev’essere limitata a tre quarti di rendita.
Pacifico è che l’assicurato, a seguito dell’infortunio 4 febbraio 2002, trascorso l’anno di carenza ex art. 29 cpv. 1 lett. b LAI, ha maturato il diritto ad una rendita intera dal 1° febbraio 2003.
2.3. Secondo l’art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con gli art. 7 e 8 della LPGA, con invalidità s’intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata, cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio. Gli elementi fondamentali dell'invalidità, secondo la surriferita definizione, sono quindi un danno alla salute fisica o psichica conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio, e la conseguente incapacità di guadagno. Occorre quindi che il danno alla salute abbia cagionato una diminuzione della capacità di guadagno, perché il caso possa essere sottoposto all'assicurazione per l'invalidità (Scartazzini, Les rapports de causalité dans le droit suisse de la sécurité sociale, tesi Ginevra 1991, pp. 216ss).
Secondo l'art. 28 cpv. 1 LAI, in vigore sino al 31 dicembre 2003, gli assicurati hanno diritto a una rendita intera se sono invalidi almeno al 66 2/3 %, a una mezza rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono invalidi almeno al 40%. Nel suo nuovo tenore in vigore dal 1° gennaio
2004, l
'art. 28 cpv. 1 LAI prescrive che gli assicurati hanno diritto ad una rendita intera se sono invalidi almeno al 70%, a tre quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono invalidi almeno al 40%.
Ai sensi dell'art. 16 LPGA il grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto fra il reddito del lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo l'insorgenza dell'invalidità e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione, nell'esercizio di un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in condizioni normali di mercato del lavoro (reddito da invalido) e il reddito del lavoro che egli avrebbe potuto conseguire se non fosse diventato invalido (reddito da valido). Il grado d'invalidità dell'assicurato deve quindi essere determinato dal raffronto del reddito ch'egli ancora può conseguire nonostante la sua invalidità con quello che avrebbe potuto guadagnare in assenza delle affezioni di cui è portatore (RCC 1992 p. 182, 1990 p. 543; Valterio, Droit et pratique de l'assurance invalidité, Les prestations, 1985, pp. 200ss.). Si confronta perciò il reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non fosse divenuto invalido con quello ch'egli può tuttora realizzare, benché invalido, sfruttando la residua capacità lavorativa in attività da lui ragionevolmente esigibili in condizioni normali del mercato del lavoro, previa adozione di eventuali provvedimenti integrativi (metodo generale del raffronto dei redditi; DTF 128 V 30, 104 V 136; Pratique VSI 2000 p. 84). Nel confronto dei redditi la giurisprudenza - di regola - non si tiene conto di fattori estranei all'invalidità, come ad esempio la formazione professionale, le attitudini fisiche e psichiche e l'età dello assicurato (RCC 1989 p. 325; DTF 107 V 21; Scartazzini, op. cit, p. 232). La misura dell'attività ragionevolmente esigibile dipende d'altra parte dalla situazione personale dell'assicurato e dalla possibilità di applicazione di misure reintegrative. La situazione personale dell'assicurato è essenziale per la valutazione della residua capacità al guadagno. Secondo il TFA i due redditi, dalla cui differenza emerge il grado dell'incapacità di guadagno, vanno stabiliti in maniera precisa. Se ciò non è possibile, devono essere calcolati sulla base di una valutazione fondata sulle circostanze concrete (SVR 1996 IV Nr. 74; DTF 114 V 313).
2.4.
Per costante giurisprudenza quando l’amministrazione con un’unica decisione attribuisce una rendita per un certo periodo e, contemporaneamente, la riduce o la sopprime per un periodo successivo, devono essere applicate per analogia le regole sulla revisione ex art. 17 LPGA (cfr. DTF 131 V 164; DTF 131 V 120; DTF 125 V 143; SVR 2006 IV Nr. 13; STFA del 10 gennaio 2006 nella causa K., I 597/04; STFA del 27 dicembre 2005 nella causa A., I 689/04; STFA del 19 ottobre 2005 nella causa F., I 38/05; STFA del 14 aprile 2005 nella causa K., 12/04; STFA del 24 febbraio 2005 nella causa K., I 528/04; STFA del 29 giugno 2004 nella causa T., I 299/03).
A sua volta, l’art. 17 cpv. 1 LPGA stabilisce che:
"
Se il grado d’invalidità del beneficiario della rendita subisce una notevole modificazione, per il futuro la rendita è aumentata o ridotta proporzionalmente o soppressa, d’ufficio o su richiesta."
I principi giurisprudenziali sviluppati in materia di revisione di rendite sotto il regime del vecchio art. 41 LAI sono applicabili anche a proposito dell’art. 17 LPGA (DTF 130 V 349 seg. consid. 3.5).
Se la capacità al guadagno dell'assicurato migliora, v'è motivo di ammettere che il cambiamento determinante sopprime, all'occorrenza, tutto o parte del diritto a prestazioni dal momento in cui si può supporre che il miglioramento costatato perduri. Lo si deve in ogni caso tenere in considerazione allorché è durato tre mesi, senza interruzione notevole, e che presumibilmente continuerà a durare (art.
88 a
cpv. 1 OAI). Analogamente, in caso di aggravamento dell'incapacità al guadagno, occorre tener conto del cambiamento determinante il diritto a prestazioni, non appena esso perdura da tre mesi senza interruzione notevole. L’art. 29
bis
è applicabile per analogia (art.
88 a
cpv. 2 OAI). Queste norme sono applicabili non soltanto in caso di revisione della rendita, ma anche di assegnazione con effetto retroattivo di una prestazione limitata nel tempo (STFA 29 maggio 1991 nella causa St.; RCC 1984 p. 137).
2.5. La nozione di invalidità in ambito AI coincide di massima con quella vigente in materia LAINF (e di assicurazione militare), motivo per cui la determinazione della stessa, anche se viene apprezzata indipendentemente dal singolo assicuratore sociale, addebitabile ad un medesimo danno alla salute, conduce in via generale ad un uguale tasso (DTF 127 V 135, 126 V 291, 119 V 470 consid. 2b con riferimenti). Il TFA ha quindi ribadito la funzione coordinatrice del concetto unitario dell’invalidità nei diversi settori delle assicurazioni sociali. Questo per evitare che, in presenza della medesima fattispecie, diversi assicuratori apprezzino in modo differente il grado d’incapacità la guadagno (DTF 131 V 120). Ciononostante, il singolo assicuratore non è tenuto ad assumere automaticamente il grado d’invalidità fissato da un altro assicuratore senza predisporre i propri accertamenti, dall’altra parte esso non può determinare il tasso dell’incapacità al guadagno totalmente indipendentemente da quanto già deciso da un altro assicuratore sociale, non essendo tuttavia escluse delle differenti valutazioni (DTF 127 V 135; 126 V 292, 119 V 471).
In tal senso, in una sentenza del 26 luglio 2000, pubblicata in DTF 126 V 128ss (cfr. anche Pratique VSI 2001 pp. 79ss), l’Alta Corte ha avuto modo di precisare che quando un infortunio è l'unica causa dell'invalidità, l'AI deve in linea di principio attenersi alla valutazione dell'invalidità cresciuta in giudicato in ambito LAINF. Solo in casi eccezionali, in presenza di motivi pertinenti, può essere determinato un diverso grado d'invalidità, ritenuto che una valutazione diversa non basterebbe, neppure se fosse sostenibile o persino equivalente (DTF 131 V 123). In
una decisione non pubblicata dell'8 luglio 1999 nella causa A.F. (U183/98), il TFA ha stabilito che l'assicuratore infortuni non deve scostarsi dalla valutazione dell'assicuratore AI, fintanto che quest'ultimo si fonda su un'istruzione approfondita, sia dal profilo medico che dal punto di vista professionale. Infine, g
li organi dell'assicurazione invalidità non sono vincolati e devono scostarsi dalla valutazione dall’assicuratore infortuni, allorquando, ad esempio, quest'ultimo abbia tralasciato di operare un raffronto dei redditi (AHI-Praxis 1998 p. 170).
2.6. Nella fattispecie in esame, l’assicurato è stato sottoposto ad una perizia eseguita dal dr. _. Con rapporto 21 febbraio 2006, dopo aver esposto in dettaglio i dati d’anamnesi, il succitato specialista in reumatolgia ha posto la seguente diagnosi:
"
4.1.- DIAGNOSI (con ripercussioni sulla capacità di lavoro)
- Sindrome lombovertebrale cronica recidivante in presenza di:
. Discopatia
L4/5
con pseudo-spondilolistesi di 7 mm e probabile instabilità
L4/5,
probabile lisi ismica di L5 e discopatia incipiente L5/S1.
. Spondilartrosi L3/Sl bilaterale
. Morbo di Baastrup ed iniziale DISH
Dal 1994
- Stato dopo lussazione del polso con conseguente osteotomia del radio ed artrosi radio-carpica
Dal 1975
- stato dopo frattura della metacarpo-falangea III e IV della mano dx trattata con osteosintesi, con conseguente limitazione funzionale
Dal
04.02.'02
(...)" (Doc. AI69-6)
In merito alla capacità lavorativa egli ha specificato che l’assicurato può lavorare solo due ore al giorno nella sua attività di magazziniere, pari ad un’abilità lavorativa del 30%. Per quanto riguarda l’esigibilità in attività adeguate, il perito ha precisato:
"
Il paziente può ancora eseguire in maniera parziale lavori in cui possa cambiare frequentemente posizioni da seduto ad in piedi fermo (ogni mezzora) a camminare (su terreno piano per oltre 2 ore, in discesa per meno di 1 ora, in salita per oltre 1 ora) evitare posizioni non ergonomiche del rachide (flessione anteriore, laterale, posteriore) evitare di sollevare pesi superiori a 10kg con il braccio sx, inferiori a 5 kg e in maniera occasionale con il braccio dx. Evitare lavori ripetuti che implicano manipolazioni con la mano dx. Si potrebbero prendere in considerazione lavori di venditore, controllore di abbonamenti, fattorino, ma non un lavoro come imbottigliatore, cassiere in un negozio (frequente utilizzo della mano dx !) né preparatore di veicoli d'occasione.
Anche in un'attività di questo tipo il paziente potrebbe lavorare tuttavia in maniera solo parziale.
Potrebbe lavorare ancora in misura di mezza giornata a sapere 4 ore al giorno. Questo tenendo conto delle limitazioni dovute alla problematica dei dolori lombari nonché alla limitazione dovuta alla problematica della mano dx che è praticamente inutilizzabile." (Doc. AI 69-8)
Chiamato dal SMR a fornire alcune delucidazioni, con scritto 30 marzo 2006 il dr. _ ha così risposto:
"
Le menomazioni fisiche del paziente sia a livello lombare che a livello della mano ne limitano la capacità lavorativa anche in un lavoro adattato di 4 ore al giorno. Questo perché la mano da è praticamente inutilizzabile ed inoltre deve rispettare le limitazioni funzionali dovute alla problematica lombare. Tuttavia come effettivamente scritto al punto 3.1.
le limitazioni
del 50%
prendono in considerazione le 2 patologie a sapere sia quella lombare che quella delle mani; le 2 patologie associate fanno si che la limitazione funzionale sia del 50% (e non quindi unicamente la
patologia lombare che da sola porta a delle limitazioni funzionali inferiori al 20% in mestieri adattati).
D
al 2000-1 vi è stato un progressivo peggioramento della sintomatologia quanto meno soggettiva (aumento consumo farmaci) a livello lombare (non vi sono documenti radiologici del periodo che intercorre tra il 1997 e quello della mia perizia), senza potere chiaramente definire quando la dinamica esatta di tale peggioramento da settembre 2004. La capacità lavorativa per la problematica lombare resta comunque limitata a quanto definito nel punto precedente. (Doc. AI 73-1)
Preso atto della succitata risposta, con nota 31 marzo 2006 il dr. _ del SMR ha concluso:
"
(...)
La perizia reumatologica aggiunge i limiti funzionali sopra indicati per quanto concerne l problematica lombare, limiti funzionali che si aggiungono ai limiti espressi dalla _ per la patologia della mano.
La patologia lombare probabilmente era già presente in forma limitante dal 2000.
Un'attività rispettosa dei limiti espressi risulta esigibile nella misura del 80% (rendimento ridotto). L'indicazione di un orario di lavoro di 4 ore fornita dal perito al punto 3.2 è d'intendersi solamente indicativo dato che il perito ritiene che vi sia un impedimento funzionale dovuto alla patologia lombare e della mano del 50%. Dal punto di vista medico assicurativo ritengo corretto che si tenga primariamente conto dei limiti funzionali espressi dai periti applicando in seguito una riduzione del 20% per un rendimento ridotto come indicato dal perito dr. _ nelle seguenti precisazioni del 30.3.2006. (Sottolineatura del redattore; doc. AI 72-2)
Tenuto conto di un’esigibilità dell’80% in attività adeguate, con rapporto 8 novembre 2006 il consulente, effettuato il consueto raffronto dei redditi, ha determinato un grado d’invalidità del 48% (doc. AI 80-3).
2.7. Con il presente ricorso, l’assicurato, sulla base della perizia del dr. _, sostiene invece un’incapacità lavorativa del 50% in attività adeguate.
Al fine di chiarire definitivamente la valutazione globale sulla residua capacità lavorativa, il 27 settembre 2007 il TCA ha posto le seguenti domande al dr. _:
"
(...)
Dagli atti di causa risulta un suo referto peritale datato 21 febbraio 2006 allestito per conto dell’Ufficio AI, nonché una sua lettera di delucidazioni 30 marzo 2006 indirizzata al dr. _ del SMR. In sostanza, lei ritiene l’assicurato globalmente abile al 50% in una professione confacente i limiti funzionali descritti.
Con rapporto 31 marzo 2006 il dr. _ ha invece considerato l’assicurato abile all’80% in attività adeguate, distanziandosi quindi dalla perizia. Con nota 11 gennaio 2007 egli ha confermato la propria valutazione.
Premesso quanto sopra, ai fini del giudizio, la preghiamo di rispondere alle seguenti domande:
1. Condivide la presa di posizione del SMR per quel che concerne la valutazione conclusiva sull’abilità lavorativa dell’assicurato in attività leggere adeguate? Perché?
2. In caso contrario, per quali motivi ?
3. In che percentuale l’incapacità lavorativa è singolarmente ascrivibile alla problematica della mano destra ed a quella lombare? Le due patologie sono interdipendenti e, nell’affermativa, in che misura?” (Doc. IX)
Questa è la risposta datata 3 ottobre 2007:
"
Prendo nota delle considerazioni del 11.01.'07 del Dr. _ e la condivido nel senso che la mia valutazione precedente prendeva in considerazione anche la problematica della mano non di pertinenza morbosa (ma di pertinenza della
SUVA)
e quindi sembra non entrare in considerazione per quel che concerne l'ufficio dell'assicurazione invalidità. La limitazione dovuta alla patologia della schiena è di ca. il 20% della capacità residua. La incapacità lavorativa dovuta alla mano è invece da considerare quella definita dalla perizia _
a sapere, a mia conoscenza del 30-34%." (Doc. X)
Dalla summenzionata documentazione medica risulta essere incontestato il fatto che l’assicurato, a causa della patologia alla schiena, è stato ritenuto inabile al 20% in attività adeguante. Il perito dr. _ ha poi aggiunto un’incapacità lavorativa del 30-34% definita dalla _.
Occorre qui evidenziare che il dr. _, quando si riferisce al trauma alla mano del 4 febbraio 2002, parla d’inabilità lavorativa del 30-34%, confondendosi con incapacità lucrativa definita dall’assicuratore contro gli infortuni.
In effetti, nella decisione 5 ottobre 2004 la _, ritenendo l’assicurato pienamente abile in un’attività leggera, quale cassiere in un negozio, venditore, addetto all’imbottigliamento ecc., ha proceduto al raffronto dei redditi (fr. 71'500 di reddito da valido; fr. 47'200 da invalido) determinando quindi un’incapacità al guadagno del 34% (doc. AI 7-3).
Pertanto, la problematica della mano, rispettivamente la limitazione funzionale, sono state debitamente tenute in considerazione dall’assicuratore contro gli infortuni. Del resto, la piena abilità valutata a suo tempo dalla _ in attività leggere che non necessitano un frequente utilizzo della mano destra, tra cui le mansioni di controllo, non dà adito ad alcuna contestazione.
In queste circostanze, appare corretto ritenere come invalidante la problematica alla schiena che causa un’incapacità lavorativa del 20% in tutte quelle attività leggere rispettose delle indicazioni elencate dal perito.
2.8.
2.8.1. Accertata dunque una capacità lavorativa dell’80% in attività adeguate, con rapporto 8 novembre 2006 la consulente in integrazione professionale ha proceduto al consueto raffronto dei redditi:
"
Salario da valido:
Il salario nel 2004 senza danno alla salute sarebbe stato di Fr. 72'000.-.
Salario da invalido:
In conformità alla recente giurisprudenza, al fine di determinare il reddito da invalido in un assicurato si fa riferimento ai rilevamenti statistici ufficiali, editi periodicamente dall'Ufficio federale di statistica. Ai fini del calcolo fa stato il valore mediano. A seguito di una recente sentenza del TCA e delle indicazioni della Corte plenaria del Tribunale federale delle assicurazioni, è stata stabilita l'inapplicabilità dei valori regionali (tabella TA13) che erano stati utilizzati finora. La nuova giurisprudenza impone quindi che il reddito da invalido vada d'ora in poi determinato in applicazione dei valori nazionali (tabella TA1).
Nel caso concreto ci si riferisce alla categoria 4.2 che stabilisce una media dei salari di tali attività. In base a questi dati, per gli uomini, viene definito un salario ipotetico nel 2004 di Fr. 57'258.--.
Da tale importo, sempre sulla base sopraccitata sentenza del TCA e delle indicazioni della Corte plenaria del TFA, è possibile applicare una riduzione quale correttivo qualora lo stipendio percepito dall'A. quale magazziniere in ditta di trasporti senza il danno alla salute (ramo economico 60 - trasporti terrestri - categoria 4 - Tabella TA1 - 2004 - Ticino) fosse inferiore alla media statistica ticinese. In questo caso non sussiste nessuna differenza.
A questa cifra, per gli assicurati che a causa della particolare situazione personale o professionale non possono mettere completamente a frutto la loro capacità residua e pertanto non riescono a raggiungere il livello medio dei salari sul mercato, viene operata una riduzione percentuale sul salario teorico statistico che, a seconda delle circostanza, può arrivare fino ad un massimo del 25%.
Considerando che il medico indica una CL dell'80%, ritengo indicata una diminuzione del salario teorico statistico dell'8% per attività leggere. Inoltre, l'età avanzata e l'esperienza lavorativa avanzata negli ultimi 15 anni come magazziniere implicano necessariamente una difficoltà di adattabilità e di apprendimento di nuove mansioni.
Infine, il salario e i contributi padronali da versare alla previdenza professionale così come la prevedibile durata del rapporto del lavoro (dovuti all'età dell'A.), limitano molto la possibilità di trovare un nuovo datore di lavoro disposta ad assumerlo e implicano anche una riduzione salariale. Per queste motivazioni, ritengo indicata una diminuzione complessiva del 10%.
Considerando il reddito ipotetico ed effettuando le suddette riduzioni, risulta un reddito da invalido di Fr. 37'561.-
Grado d'invalidità:
72000-37561
x 100=
48%
72000
(doc. AI 80-2)
Questa Corte rileva innanzitutto che l’Ufficio AI ha debitamente tenuto conto della recente giurisprudenza del TFA (dal 1° gennaio 2007, Tribunale federale) che ha stabilito l’applicazione, in difetto di indicazioni economiche concrete, dei dati salariali nazionali risultanti dalla tabella di riferimento TA1 dell’inchiesta sulla struttura dei salari edita dall’Ufficio federale di statistica e non i valori desumibili dalla tabella TA13, che riferisce dei valori in relazione alle grandi regioni (STFA 12 ottobre 2006 nella causa S., U 75/03, e del 5 settembre 2006 nella causa P., I 222/04).
2.8.2. Contestato è invece il grado di riduzione del reddito da valido per particolari circostanze.
Occorre innanzitutto ricordare che, secondo la giurisprudenza federale, per gli assicurati che, a causa della particolare situazione personale o professionale (affezioni invalidanti, età, nazionalità e tipo di permesso di dimora, grado di occupazione ecc.), non possono mettere completamente a frutto la loro capacità residua nemmeno in lavori leggeri e che pertanto non riescono di regola a raggiungere il livello medio dei salari sul mercato, viene operata una riduzione percentuale sul salario teorico statistico.
Il TFA ha precisato, al riguardo, come una deduzione globale massima del 25% del salario statistico permettesse di tener conto delle varie particolarità suscettibili di influire sul reddito del lavoro. Inoltre, chiamato a pronunciarsi sulla deduzione globale, la quale procede da una stima che l'amministrazione deve succintamente motivare, il giudice non può senza valido motivo sostituire il suo apprezzamento a quello degli organi dell'assicurazione (DTF 126 V 80 consid. 5b/cc).
Nel caso in esame, la consulente ha proposto una riduzione dell’8% per attività leggere e 10% per età avanzata ed esperienza maturata negli ultimi 15 anni in un solo settore.
Il ricorrente, invece, propende per una riduzione maggiore (18-22%) poiché:
"
al momento dell’infortunio, nel 2002, l’assicurato aveva già 55 anni. Le conseguenza dell’infortunio hanno reso inutilizzabile un arto, che è già molto sollecitato e importante per lo svolgimento di qualsiasi attività professionale. Gli effetti collaterali, per compensare il mancato uso della mano destra, ricadono sull’uso dell’altro arto, che è innegabilmente più sollecitato, e sulle posture, quindi sulla schiena, in quanto si realizza uno sbilanciamento” (cfr. ricorso pag. 4).
In una sentenza del 25 aprile 2005 nella causa R., inc. 35.2004.104, il TCA ha fornito alcune indicazioni circa le modalità secondo le quali deve essere applicata la riduzione percentuale sul reddito statistico da invalido, argomentando:
"
(...)
Al fine di garantire l’uguaglianza di trattamento fra assicurati (circa la necessità di introdurre dei criteri obiettivi allo scopo di evitare disparità di trattamento, cfr. DTF 123 V 104 consid. 3e, DTF 115 V 138ss. consid. 6-7, 405ss., consid. 4-6; STFA del 24 febbraio 2005 nella causa S., U 80/04, consid. 4.2.1), questo Tribunale – chiamato peraltro, in talune circostanze, a direttamente quantificare la riduzione percentuale (cfr., ad esempio, la STFA del 25 febbraio 2003 nella causa P., U 329 + 330/01) – e visto che il problema si pone in modo analogo in alcuni importanti settori delle assicurazioni sociali (assicurazione per l’invalidità, previdenza professionale, assicurazione contro gli infortuni e assicurazione contro le malattie), ritiene di dover fornire le seguenti indicazioni.
Ad ognuno dei fattori di rilievo indicati dalla giurisprudenza federale corrisponde una decurtazione del 5%.
Per quanto riguarda specificatamente la riduzione percentuale legata alla limitazione addebitabile al danno alla salute, l’esistenza, in un caso concreto, di impedimenti di una particolare gravità, che in genere limitano l’assicurato anche nell’esercizio di un’attività sostitutiva, può comunque giustificare l’applicazione di una riduzione più elevata (cfr., in questo senso, la STFA del 16 febbraio 2005 nella causa C., I 559/04, consid. 2.2, in cui la Corte federale ha avallato la riduzione decisa dall’amministrazione (15%), trattandosi di un assicurato abile soltanto parzialmente in attività leggere, la STFA del 17 febbraio 2005 nella causa B., I 1/04, consid. 4.3.4, in cui è stata applicata una decurtazione del 10% per tenere conto delle difficoltà legate al danno alla salute e la STFA del 23 febbraio 2005 nella causa B., I 632/04, consid. 4.2.2, in cui è stata confermata una riduzione del 15% per ragioni di salute).
La presenza cumulativa di più fattori legittima l’applicazione della riduzione massima del 25% (cfr., in questo senso, la STFA del 4 febbraio 2003 nella causa S., U 311/02, consid. 4.3).
Nella già citata sentenza del 23 febbraio 2004 nella causa M., il TFA ha applicato una deduzione globale del 15% motivata dagli impedimenti legati al danno alla salute, ritenendo assenti gli altri fattori di riduzione (anni di servizio, nazionalità e tipo di permesso di dimora, grado di occupazione). (...)"
(STCA
del
25 aprile 2005 nella causa R., inc. 35.2004.104)
Inoltre, secondo la giurisprudenza, non è possibile rinunciare a decurtare il reddito statistico per il solo fatto che l’assicurato può svolgere un’attività adeguata soltanto in misura parziale (cfr.
STFA del 15 marzo 2006 nella causa L., U 471/05).
Orbene, tenuto conto di quanto sopra, secondo il TCA non è stato tenuto debitamente conto del fatto che l’assicurato può (parzialmente) lavorare in attività leggere adeguato solo nella misura dell’80%. Oltre a questo, rettamente il ricorrente ha evidenziato le ripercussioni dovute al fatto di non poter utilizzare la mano destra.
Tutto ben considerato, si giustifica quindi un riconoscimento di un’ulteriore riduzione del 5%.
Di conseguenza, il calcolo della consulente va corretto come segue: il reddito ipotetico da invalido, tenuto conto di un rendimento del 80% in un’attività adeguata e applicata una riduzione globale del 23%,
ammonta dunque a fr. 35’720.-- (fr. 57’258.-- x 80% ridotti del 23%).
Raffrontando il reddito da valido di fr.
72’000.-- con il reddito ipotetico da invalido di fr. 35’720.-- risulta un grado d’invalidità del 50,3% ([72'000 - 35’720] x 100 : 72’000) che dà diritto ad una mezza rendita. Allo stesso risultato si giunge comunque volendo applicare anche una riduzione massima del 25%: il reddito ipotetico da invalido ammonterebbe in questo caso a fr. 34'354 (57’258.-- x 80% ridotti del 25%), dal raffronto con quello da valido (fr. 72’000) il grado d’incapacità al guadagno sarebbe del 52,28% ([72’000 - 34'354] x 100 : 72’000) che conferisce parimenti il diritto ad mezza rendita.
In conclusione, tenuto conto della stabilizzazione dell’affezione alla mano fatto risalire alla visita medica di chiusura della _ dell’8 luglio 2004 (doc. AI 6-3), la rendita intera è da ridurre ad una mezza con effetto dal 1° novembre 2004 (tre mesi dopo la modifica ex art. 88a OAI), non essendo subentrato un documentato peggioramento della problematica lombare sino alla decisione contestata.
Ne consegue che, modificata la decisione su opposizione 9 novembre 2006, il ricorrente ha diritto ad una mezza rendita dal 1° novembre 2004.
2.9. Secondo l’art. 69 cpv. 1bis LAI, in vigore dal 1° luglio 2006, la procedura di ricorso in caso di controversie relative all’assegnazione o al rifiuto di prestazioni AI dinanzi al tribunale cantonale delle assicurazioni è soggetta a spese. L’entità delle spese è determinata fra 200.-- e 1’000.-- franchi in funzione delle spese di procedura e senza riguardo al valore litigioso.
Visto il parziale accoglimento del ricorso, le spese per complessivi fr. 200.-- sono a carico del ricorrente nella misura del 50%, il resto a carico dell’Ufficio AI.