Decision ID: 3c676fd2-7515-5a70-ba86-346dd11614c6
Year: 2019
Language: it
Court: CH_BVGE
Chamber: CH_BVGE_001
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: 

Fatti:
A.
A.a Il 22 agosto 2014, mediante due decisioni separate, l’Ufficio dell’assi-
curazione per l’invalidità per gli assicurati residenti all’estero (UAIE) ha ac-
colto la domanda formulata il 24 ottobre 2012 da A._ (di seguito:
interessato, ricorrente o insorgente) – cittadino italiano, nato il (...) 1956 –
ed erogato in favore del medesimo una rendita intera dell’assicurazione
svizzera per l’invalidità dal 1° aprile 2013 al 31 agosto 2013 (doc. 86 pag.
249 dell’incarto dell’autorità inferiore [di seguito: doc. A 86 pag. 249]), non-
ché un quarto di rendita a decorrere dal 1° settembre 2013 e continua (doc.
A 84 pag. 239), conto tenuto che l’interessato presentava, sia nell’attività
abituale di impiegato d’ufficio presso una ditta di sanitari e di riscaldamento
che in attività adeguate, un’incapacità lavorativa del 25% dal 28 gennaio
2012 al 5 ottobre 2012, del 60% dal 6 ottobre 2012 al 16 ottobre 2012, del
100% dal 17 ottobre 2012 al 22 maggio 2012 (recte: 2013) e del 50% dal
23 maggio 2013 e continua (intesa come presenza di 4 ore). L’autorità in-
feriore ha altresì negato il diritto sia a provvedimenti professionali sia a
provvedimenti di reintegrazione.
A.b Con sentenza C-5496/2014 del 26 gennaio 2015, il Tribunale ammini-
strativo federale (TAF) ha accolto il ricorso del 26 settembre 2014 dell’inte-
ressato, annullato le decisioni dell’autorità inferiore del 22 agosto 2014 e
rinviato gli atti all’UAIE affinché avesse a procedere al completamento
dell’istruttoria (mediante un esame cardiologico supplementare, nonché
una perizia neurologica e psichiatrica e ogni ulteriore esame che pure l’evo-
luzione nel tempo dello stato di salute del ricorrente avesse ancora reso
necessario) ed all’emanazione di una nuova decisione ai sensi dei consi-
derandi, fermo restando il diritto dell’assicurato di percepire una rendita in-
tera dal 1° aprile 2013 al 31 agosto 2013 e un quarto di rendita dal 1° set-
tembre 2013, rendite giustificate già per le sole affezioni cardiache (doc. A
96 pag. 319 e segg.). Tale sentenza è cresciuta incontestata in giudicato.
B.
B.a L’UAIE ha quindi ripreso l’istruttoria e, mediante la perizia pluridiscipli-
nare del 13 giugno 2016 (sulla base delle visite del 9, 15, 22 e 24 marzo
2016, nonché del 5 aprile 2016) del Servizio di accertamento medico (SAM,
doc. A 118 pag. 369) – nella quale sono altresì raccolti i pareri di specialisti
in medicina interna, cardiologia, neurologia e psichiatria –, è stata ritenuta
un’incapacità lavorativa, sia nell’attività abituale che in attività adeguata ri-
spettosa dei limiti funzionali, del 25% dal 28 gennaio 2012, del 60% dal 6
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ottobre 2012, del 100% dal 17 ottobre 2012, del 50% dal 23 maggio 2013,
nonché del 30% (intesa come riduzione del rendimento) dal marzo 2016
(data delle visite peritali), nonché una capacità totale a svolgere le abituali
mansioni in ambito domestico (cfr. doc. A 118 pag. 369, in particolare pag.
da 392 a 394). Nella menzionata perizia è stato in particolare ritenuto, in
rapporto alla situazione attestata nel rapporto finale del medico del SMR
del 22 maggio 2013, un miglioramento dello stato di salute dettato dal fatto
che la pressione arteriosa è ben controllata. I periti del SAM hanno altresì
precisato che l’incapacità lavorativa del 30% in qualsiasi attività per motivi
psichiatrici e del 10% in attività lavorative medio-pesanti per motivi cardio-
logici non devono essere sommate (cfr. doc. A 118 pag. 390 e 391).
B.b Sulla base del rapporto finale SMR del 17 giugno 2016 (doc. A 119
pag. 424), nonché della valutazione del consulente in integrazione profes-
sionale del 2 gennaio 2017 (doc. A 125 pag. 433), con progetto di decisione
del 22 febbraio 2017, l’UAIE ha prospettato la soppressione del quarto di
rendita erogato fino ad allora all’interessato dalla fine del mese che seguirà
la notifica della decisione. L’autorità inferiore ha altresì prospettato il rifiuto
dell’applicazione di provvedimenti professionali (doc. A 128 pag. 443; cfr.
anche doc. A 126 pag. 435 e doc. A 127 pag. 439 [fogli di calcolo]).
B.c Con osservazioni del 6 marzo 2017 (doc. A 129 pag. 448), nonché con
complemento alle osservazioni del 22 marzo 2017 (doc. A 131 pag. 452),
l’interessato ha contestato il menzionato progetto di decisione. Ha fatto va-
lere un accertamento insufficiente dei fatti giuridicamente rilevanti. Ha alle-
gato un certificato medico del 27 febbraio 2017, nonché la relazione me-
dica del 20 marzo 2017, entrambi del dott. B._ – medico curante,
medico chirurgo, specialista in urologia, malattie del rene e dell’apparato
uro-genitale –, secondo cui, tenuto conto degli interventi chirurgici, delle
cure farmacologiche, nonché in particolare del peggioramento della cefa-
lea con aura cronica (i cui episodi si sono intensificati) e della patologia
psichiatrica, l’interessato non dispone dell’attenzione necessaria per ot-
temperare con profitto ai propri compiti lavorativi e pertanto presenta una
totale incapacità lavorativa in qualsiasi attività.
B.d Il 4 aprile 2017, il medico del SMR ha ritenuto che non vi fossero nuovi
elementi medici atti a modificare la propria precedente valutazione (doc. A
133 pag. 459).
B.e Con decisione del 2 maggio 2017, l’UAIE ha soppresso, con effetto al
1° luglio 2017, il quarto di rendita dell’assicurazione svizzera per l’invalidità
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riconosciuto a decorrere dal 1° settembre 2013. L’autorità inferiore ha se-

gnatamente considerato che lo stato di salute dell’interessato ha subito un
complessivo miglioramento che giustifica un’incapacità lavorativa del 30%
(intesa come riduzione del rendimento) in qualsiasi attività. Dal raffronto
del reddito da valido per l’anno 2015, di fr. 45'500.-, con il reddito statistico
da invalido per attività adeguate, di fr. 44'518.- (secondo la tabella TA1 del
2015, attività semplici e ripetitive, valore mediano, per 41.7 ore settimanali
a cui dedurre il 30% per incapacità lavorativa e il 5% per svantaggi salariali
derivanti da contingenze particolari), è derivato un grado d’invalidità del
2%, insufficiente per continuare a percepire una rendita d’invalidità. L’au-
torità inferiore ha altresì negato l’applicazione di provvedimenti professio-
nali veri e propri, ma è rimasta a disposizione (previa domanda) per accor-
dare un aiuto al collocamento (doc. A 136 pag. 466; cfr. anche doc. A 122
pag. 430 [indicazioni dell’ex datore di lavoro] e doc. A 126 pag. 435 [foglio
di calcolo]).
C.
C.a Il 2 giugno 2017, l’interessato ha inoltrato ricorso dinanzi al Tribunale
amministrativo federale (TAF), mediante il quale ha chiesto l’annullamento
della decisione impugnata e il riconoscimento di una rendita intera anche
successivamente al 1° settembre 2013. Ha fatto valere un accertamento
insufficiente dei fatti giuridicamente rilevanti. La situazione cardiologica sa-
rebbe rimasta invariata rispetto al novembre 2014, gli episodi di cefalea
con aura cronica si sarebbero intensificati e vi sarebbe stato un peggiora-
mento della sindrome depressiva reattiva in trattamento con antidepressivi.
Il ricorrente ha altresì trasmesso il rapporto della visita specialistica cardio-
logica con ECG del 16 maggio 2017 del dott. C._ e la relazione
medica del 25 maggio 2017 del dott. B._ nonché formulato una do-
manda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa dalle spese pro-
cessuali (doc. TAF 1 e allegati).
C.b Con scritto del 25 luglio 2017, l’insorgente ha trasmesso il formulario
“Domanda di gratuito patrocinio” compilato e allegato i relativi documenti
giustificativi (doc. TAF 4 e allegati).
C.c Con risposta del 2 agosto 2017, l’autorità inferiore ha proposto la reie-
zione del ricorso e la conferma della decisione impugnata conformemente
al preavviso dell’Ufficio dell’assicurazione per l’invalidità del Cantone
D._ (Ufficio AI) del 19 luglio 2017. Detto Ufficio ha osservato, sulla
base dell’annotazione del SMR del 13 luglio 2017, che non vi sono elementi
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oggettivi in grado di modificare la valutazione clinico-lavorativa concer-
nente il ricorrente. L’autorità inferiore ha altresì indicato che, conto tenuto
che la precedente decisione di attribuzione della rendita temporanea era
stata annullata da questo Tribunale con il conseguente rinvio degli atti per
ulteriori accertamenti, la medesima avrebbe dovuto emanare una nuova
decisione di attribuzione della rendita con conseguente soppressione della
rendita stessa dopo 3 mesi dal constatato miglioramento dello stato di sa-
lute, ossia a decorrere dal 31 maggio 2016 anziché emanare una decisione
di soppressione della rendita in via di revisione. L’autorità inferiore ha
quindi indicato di rimettersi al giudizio di questo Tribunale quanto ad una
eventuale reformatio in peius (doc. TAF 5 e allegati).
C.d Con provvedimento dell’11 agosto 2017, questo Tribunale ha informato
il ricorrente sulla possibilità di una reformatio in peius, nel senso della sop-
pressione della rendita già a decorrere dal 1° giugno 2016, e conferito al
medesimo la facoltà di eventualmente ritirare il ricorso (doc. TAF 6).
C.e Nella replica dell’11 settembre 2017, l’insorgente ha indicato di mante-
nere il ricorso e si è riconfermato nelle allegazioni in fatto e in diritto di cui
al gravame. Ha altresì allegato il rapporto della visita specialistica cardio-
logica con ECG del 7 settembre 2017 del dott. C._ e la relazione
medica del 4 settembre 2017 del dott. B._ (doc. TAF 7 e allegati).
C.f Con duplica del 2 febbraio 2018, l’UAIE, conformemente all’allegato
preavviso dell’Ufficio AI del 29 gennaio 2018, il quale a sua volta si basa
sull’annotazione del SMR del 26 gennaio 2018, ha riproposto la reiezione
del ricorso e la conferma della decisione impugnata (doc. TAF 9 e allegati).
C.g Con osservazioni alla duplica del 16 marzo 2018, l’insorgente si è ri-
confermato nelle allegazioni in fatto e in diritto di cui al gravame. In parti-
colare ha indicato di soffrire di fibrillazione atriale permanente, portatrice di
notevoli complicanze, di essere stato negli ultimi due mesi vittima di 4 epi-
sodi di sincope con perdita repentina dei sensi, nonché di avere aumentato
i dosaggi farmacologici (doc. TAF 11).
C.h Copie delle menzionate osservazioni sono state trasmesse per cono-
scenza all’autorità inferiore con provvedimento del 22 marzo 2018 (doc.
TAF 12).
C.i Con e-mail del 7 settembre 2018, il ricorrente ha sollecitato l’evasione
del gravame (doc. TAF 13). Questo Tribunale gli ha indicato che avrebbe
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fatto il possibile per evadere il caso entro un termine il più contenuto pos-
sibile, fermo restando, tuttavia, che sarebbe stata data – di principio – prio-
rità all’evasione di cause ancora pendenti inoltrate anteriormente alla sua
(doc. TAF 14).
Diritto:
1.
1.1 Il Tribunale amministrativo federale (TAF) esamina d'ufficio e con piena
cognizione la sua competenza (art. 31 e segg. LTAF), rispettivamente l'am-
missibilità dei gravami che gli sono sottoposti (DTF 133 I 185 consid. 2 con
rinvii).
1.2 Riservate le eccezioni – non realizzate nel caso di specie – di cui all'art.
32 LTAF, questo Tribunale giudica, in virtù dell'art. 31 LTAF in combinazione
con l'art. 33 lett. d LTAF e l'art. 69 cpv. 1 lett. b LAI (RS 831.20), i ricorsi
contro le decisioni, ai sensi dell'art. 5 PA, rese dall'Ufficio dell’assicurazione
per l’invalidità per le persone residenti all'estero (UAIE).
1.3 In virtù dell'art. 3 lett. dbis PA, la procedura in materia di assicurazioni
sociali non è disciplinata dalla PA nella misura in cui è applicabile la LPGA
(RS 830.1). Giusta l'art. 1 cpv. 1 LAI, le disposizioni della LPGA sono ap-
plicabili all'assicurazione per l'invalidità (art. 1a-26bis e 28-70), sempre che
la LAI non deroghi alla LPGA.
1.4 Presentato da una parte direttamente toccata dalle decisioni e avente
un interesse degno di protezione al loro annullamento o alla loro modifica
(art. 59 LPGA), il ricorso – interposto tempestivamente e rispettoso dei re-
quisiti previsti dalla legge (art. 60 LPGA nonché art. 52 PA) – è pertanto
ammissibile.
1.5
1.5.1 Va peraltro precisato che di principio è oggetto del litigio l’assegna-
zione di tutte le rendite dell’assicurazione svizzera per l’invalidità concer-
nenti il ricorrente, ossia sia l’assegnazione della rendita intera, sia l’asse-
gnazione del quarto di rendita e la sua conseguente soppressione. In ef-
fetti, secondo costante giurisprudenza, assegnando retroattivamente una
rendita degressiva e/o limitata nel tempo, l’autorità amministrativa disci-
plina un rapporto giuridico suscettibile di essere in caso di contestazione
oggetto della lite e dell’impugnativa. Qualora sia contestata solo la ridu-
zione o la soppressione delle prestazioni, il potere cognitivo del giudice non
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è limitato nel senso che egli debba astenersi dallo statuire circa i periodi
per i quali il riconoscimento di prestazioni non è contestato, e ciò indipen-
dentemente dal fatto che la rendita degressiva e/o limitata nel tempo sia
stata accordata da parte dell’amministrazione mediante una sola decisione
o più decisioni separate (cfr. su questo punto DTF 131 V 164 consid. 2,
segnatamente 2.3.2, con rinvii; v. pure sentenze del TAF C-3859/2016 del
22 maggio 2017 consid. 7 e C-6248/2011 del 25 luglio 2012 consid. 10 con
rinvii). Tuttavia, nella presente fattispecie la rendita intera assegnata dal 1°
aprile 2013 al 31 agosto 2013 e il quarto di rendita assegnato dal 1° set-
tembre 2013 sono già state confermate da questo Tribunale con sentenza
C-5496/2014 del 26 gennaio 2015, la quale è cresciuta incontestata in giu-
dicato. A prescindere dal fatto che neppure è oggetto del litigio, è inconte-
stato – è sufficientemente documentato – che già solo in considerazione
delle affezioni cardiache, le rendite, segnatamente la rendita intera accor-
data al ricorrente a decorrere dal 1° aprile 2013 al 31 agosto 2013 rispetti-
vamente il quarto di rendita assegnato a far tempo dal 1° settembre 2013,
sono legittime e giustificate. Esse sono, come già accennato, fondate su
sufficiente documentazione medica cardiologica e una convincente valuta-
zione delle conseguenti incapacità lavorative da parte dei medici del SMR
(cfr. segnatamente le numerose annotazioni del SMR del dott. E._
e del dott. F._, nonché il rapporto finale SMR con esame del 22
maggio 2013 del dott. G._, specialista in cardiologia [doc. A 46 pag.
158 e segg.]).
1.5.2 Pertanto, resta aperta solo la questione di sapere se il ricorrente ha
diritto o meno a una rendita superiore al quarto di rendita a decorrere dal
1° settembre 2013 e, se del caso, fino a quando è giustificata l’erogazione
di tale rendita.
2.
2.1 Il ricorrente è cittadino di uno Stato membro della Comunità europea,
per cui è applicabile, di principio, l’ALC (RS 0.142.112.681).
2.2 L'allegato II è stato modificato con effetto dal 1° aprile 2012 (Decisione
1/2012 del Comitato misto del 31 marzo 2012; RU 2012 2345). Nella sua
nuova versione esso prevede in particolare che le parti contraenti appli-
cano tra di loro, nel campo del coordinamento dei sistemi di sicurezza so-
ciale, gli atti giuridici di cui alla sezione A dello stesso allegato, comprese
eventuali loro modifiche o altre regole equivalenti ad essi (art. 1 ch. 1) ed
assimila la Svizzera, a questo scopo, ad uno Stato membro dell'Unione
europea (art. 1 ch. 2).
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2.3 Gli atti giuridici riportati nella sezione A dell'allegato II sono, in partico-
lare, il regolamento (CE) n. 883/2004 del Parlamento europeo e del Consi-
glio del 29 aprile 2004 (RS 0.831.109.268.1) relativo al coordinamento dei
sistemi di sicurezza sociale, con le relative modifiche, e il regolamento (CE)
n. 987/2009 del Parlamento europeo e del Consiglio del 16 settembre 2009
(RS 0.831.109.268.11) che stabilisce le modalità di applicazione del rego-
lamento (CE) n. 883/2004, nonché il regolamento (CEE) n. 1408/71 del
Consiglio del 14 giugno 1971 (RU 2004 121, 2008 4219 4237, 2009 4831)
relativo all’applicazione dei regimi di sicurezza sociale ai lavoratori subor-
dinati, ai lavoratori autonomi e ai loro familiari che si spostano all’interno
della Comunità, con le relative modifiche, e il regolamento (CEE) n. 574/72
del Consiglio del 21 marzo 1972 (RU 2005 3909, 2008 4273, 2009 621
4845) che stabilisce le modalità di applicazione del regolamento (CEE) n.
1408/71, con le relative modifiche, entrambi applicabili tra la Svizzera e gli
Stati membri fino al 31 marzo 2012 e quando vi si fa riferimento nel rego-
lamento (CE) n. 883/2004 o nel regolamento (CE) n. 987/2009 oppure
quando si tratta di casi verificatisi in passato.
2.4 Giova altresì rilevare che il regolamento (CE) n. 883/2004 è stato ulte-
riormente modificato dal regolamento (CE) n. 465/2012 del Parlamento eu-
ropeo e del Consiglio del 22 maggio 2012, ripreso dalla Svizzera a decor-
rere dal 1° gennaio 2015 (cfr. sentenza del TF 8C_580/2015 del 26 aprile
2016 consid. 4.2 con rinvii).
2.5 Secondo l'art. 4 del regolamento (CE) n. 883/2004, salvo quanto diver-
samente previsto dallo stesso, le persone ad esso soggette godono delle
medesime prestazioni e sottostanno agli stessi obblighi di cui alla legisla-
zione di ciascuno Stato membro, alle stesse condizioni dei cittadini di tale
Stato. Ciò premesso, nella misura in cui l'ALC e, in particolare, il suo alle-
gato II, non prevede disposizioni contrarie, l'organizzazione della proce-
dura, come pure l'esame delle condizioni di ottenimento di una rendita d'in-
validità svizzera, sono regolate dal diritto interno svizzero (DTF 130 V 253
consid. 2.4).
3.
3.1 Dal profilo temporale sono applicabili le disposizioni in vigore al mo-
mento della realizzazione dello stato di fatto che deve essere valutato giu-
ridicamente o che produce conseguenze giuridiche (DTF 136 V 24 consid.
4.3; 130 V 445 consid. 1.2 con rinvii; 129 V 1 consid. 1.2). Se è intervenuto
un cambiamento delle norme legislative nel corso del periodo sottoposto
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ad esame giudiziario, il diritto eventuale alle prestazioni si determina se-
condo le vecchie disposizioni per il periodo anteriore e secondo le nuove a
partire dalla loro entrata in vigore (applicazione pro rata temporis; DTF 130
V 445). Nella fattispecie in esame, la domanda di rendita è stata presentata
il 24 ottobre 2012 (cfr. consid. A.a della presente sentenza). Ne discende
che in concreto si applicano di principio le nuove norme materiali in vigore
dal 1° gennaio 2012, tra le quali le disposizioni della 6a revisione della LAI
(cfr. DTF 130 V 1 consid. 3.2 per quanto concerne le disposizioni formali
della LPGA, immediatamente applicabili con la loro entrata in vigore).
3.2 Giova altresì rilevare che il potere cognitivo di questo Tribunale è deli-
mitato dalla data della decisione impugnata, in concreto il 2 maggio 2017.
Il giudice delle assicurazioni sociali esamina infatti la decisione impugnata
sulla base della situazione di fatto esistente al momento in cui essa è stata
resa. Tiene tuttavia conto dei fatti verificatisi dopo tale data quando essi
possano imporsi quali elementi d'accertamento retrospettivo della situa-
zione anteriore alla decisione stessa (DTF 129 V 1 consid. 1.2; 121 V 362
consid. 1b), in altri termini se gli stessi sono strettamente connessi all'og-
getto litigioso e se sono suscettibili di influire sull'apprezzamento del giu-
dice al momento in cui detta decisione litigiosa è stata resa (cfr. sentenze
del TF 8C_278/2011 del 26 luglio 2011 consid. 5.5; 9C_116/2010 del 20
aprile 2010 consid. 3.2.2; DTF 118 V 200 consid. 3a in fine).
4.
Secondo le norme applicabili, ogni richiedente, per avere diritto ad una ren-
dita dell'assicurazione invalidità svizzera, deve adempiere cumulativa-
mente le seguenti condizioni:
 essere invalido ai sensi della LPGA e della LAI (art. 8 LPGA nonché
art. 4, 28 e 28a LAI);
 aver pagato i contributi all'AVS/AI svizzera o ad un'assicurazione
sociale assimilata (FF 2005 p. 4065; art. 45 del regolamento
1408/71 [art. 46 del regolamento (CE) n. 883/2004 {che rinvia al
Capitolo 5}]) di uno Stato membro dell'Unione europea (UE) o
dell'Associazione europea di libero scambio (AELS), durante tre
anni (art. 36 cpv. 1 LAI), ferma restando la necessità di un periodo
contributivo minimo in Svizzera di un anno (art. 36 cpv. 2 LAI in
combinazione con l'art. 29 cpv. 1 LAVS; cfr. DTF 130 V 335 consid.
3 e 4).
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Il ricorrente adempie in ogni caso la condizione della durata minima di con-
tribuzione, avendo pagato contributi per più di tre anni, fermo restando che
ha versato all’assicurazione svizzera per la vecchiaia, i superstiti e l’invali-
dità contributi per più di un anno (cfr. doc. A 41 pag. 130 e segg. [formulario
dell’ex datore di lavoro]).
5.
5.1 L'invalidità ai sensi della LPGA e della LAI è l'incapacità al guadagno
totale o parziale presumibilmente permanente o di lunga durata che può
essere conseguente ad infermità congenita, malattia o infortunio (art. 8
LPGA e 4 cpv. 1 LAI). Secondo l'art. 7 LPGA, è considerata incapacità al
guadagno la perdita, totale o parziale, della possibilità di guadagno sul mer-
cato del lavoro equilibrato che entra in considerazione, provocata da un
danno alla salute fisica, mentale o psichica e che perdura dopo aver sotto-
posto l'assicurato alle cure ed alle misure d'integrazione ragionevolmente
esigibili. In caso d'incapacità al lavoro di lunga durata, possono essere
prese in considerazione anche le mansioni esigibili in un'altra professione
o campo d'attività (art. 6 LPGA).
5.2 Giusta l'art. 28 cpv. 2 LAI, l'assicurato ha diritto ad un quarto di rendita
se è invalido per almeno il 40%, ad una mezza rendita se è invalido per
almeno il 50%, a tre quarti di rendita se è invalido per almeno il 60% e ad
una rendita intera se è invalido per almeno il 70%. In seguito all'entrata in
vigore dell'ALC, la limitazione prevista dall'art. 29 cpv. 4 LAI, secondo cui
le rendite per un grado d'invalidità inferiore al 50%, ma pari almeno al 40%,
sono versate solo ad assicurati che sono domiciliati e dimorano abitual-
mente in Svizzera (art. 13 LPGA), non è più applicabile segnatamente
quando l'assicurato è cittadino dell'UE o svizzero e risiede nell'UE (DTF
132 V 423 consid. 6.4.1; 130 V 253 consid. 2.3)
5.3 L'art. 28 cpv. 1 LAI prevede che l'assicurato ha diritto ad una rendita se
la sua capacità al guadagno o la sua capacità di svolgere le mansioni con-
suete non può essere ristabilita, mantenuta o migliorata mediante provve-
dimenti d'integrazione ragionevolmente esigibili (lettera a), ha avuto un'in-
capacità al lavoro (art. 6 LPGA) almeno del 40% in media durante un anno
senza notevole interruzione (lettera b) e al termine di questo anno è inva-
lido (art. 8 LPGA) almeno al 40% (lettera c).
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6.
6.1 La nozione d'invalidità di cui agli art. 4 LAI e 8 LPGA è un concetto di
carattere economico-giuridico e non medico (cfr. sentenze del TF
9C_318/2014 del 10 settembre 2014 consid. 3.1 e 8C_636/2010 del 17
gennaio 2011 consid. 3 con rinvii). In base all'art. 16 LPGA, applicabile per
il rinvio dell'art. 28 cpv. 2 LAI, per valutare il grado d'invalidità, il reddito che
l'assicurato potrebbe conseguire esercitando l'attività ragionevolmente esi-
gibile da lui dopo la cura medica e l'eventuale esecuzione di provvedimenti
d'integrazione (reddito da invalido), tenuto conto di una situazione equili-
brata del mercato del lavoro, è confrontato con il reddito che egli avrebbe
potuto ottenere se non fosse diventato invalido (reddito da valido; metodo
generale del raffronto dei redditi).
6.2 Benché l'invalidità sia una nozione economico-giuridica, le certificazioni
mediche possono costituire importanti elementi per apprezzare il danno in-
validante e per determinare quali lavori siano ancora ragionevolmente esi-
gibili dall'assicurato (cfr. sentenze del TF 9C_240/2013 del 22 ottobre 2013
consid. 2.1 e 8C_ 671/2011 dell'11 novembre 2011 consid. 3).
7.
Una rendita limitata e/o crescente nel tempo corrisponde, materialmente,
ad una revisione ai sensi dell'art. 17 LPGA e se ne deve pertanto seguire i
principi.
7.1 Secondo l'art. 17 LPGA, se il grado d'invalidità del beneficiario della
rendita subisce una notevole modifica, per il futuro la rendita è aumentata
o ridotta proporzionalmente o soppressa, d'ufficio o su richiesta. Il cpv. 2
della stessa norma prevede che ogni altra prestazione durevole accordata
in virtù di una disposizione formalmente passata in giudicato è, d'ufficio o
su richiesta, aumentata, diminuita o soppressa se le condizioni che l'hanno
giustificata hanno subito una notevole modifica.
7.2 Giusta l'art. 87 cpv. 1 OAI (RS 831.201), la revisione avviene d'ufficio
quando, in previsione di una possibile modifica importante del grado d'in-
validità o della grande invalidità oppure del bisogno di assistenza o di aiuto
dovuto all'invalidità è stato stabilito un termine al momento della fissazione
della rendita, dell'assegno per grandi invalidi o del contributo per l'assi-
stenza (lett. a) o allorché si conoscono fatti o si ordinano provvedimenti che
possono provocare una notevole modifica del grado d'invalidità, della
grande invalidità oppure del bisogno di assistenza o di aiuto dovuto all'in-
validità (lett. b).
C-3164/2017
Pagina 12
7.3 L’art. 88a cpv. 1 OAI, prevede che se la capacità al guadagno dell’as-
sicurato o la capacità di svolgere le mansioni consuete migliora oppure se
la grande invalidità o il bisogno di assistenza o di aiuto dovuto all’invalidità
si riduce, il cambiamento va considerato ai fini della riduzione o della sop-
pressione del diritto a prestazioni dal momento in cui si può supporre che
il miglioramento constatato perduri. Lo si deve in ogni caso tenere in con-
siderazione allorché è durato tre mesi, senza interruzione notevole, e che
presumibilmente continuerà a durare.
7.4 Giusta l'art. 88bis cpv. 2 OAI, la riduzione o la soppressione della ren-
dita, dell'assegno per grandi invalidi o del contributo per l'assistenza è
messa in atto: a) il più presto, il primo giorno del secondo mese che segue
la notifica della decisione; b) retroattivamente dalla data in cui avvenne la
modificazione determinante se il beneficiario ha ottenuto indebitamente la
prestazione o ha violato l’obbligo di informare impostogli ragionevolmente
dall’art. 77 OAI, indipendentemente dal fatto che la prestazione abbia con-
tinuato a essere versata a causa dell’ottenimento indebito della medesima
o della violazione dell’obbligo di informare.
8.
In virtù dell'art. 43 LPGA nonché degli art. 12 e 13 PA e dell'art. 19 PA in
relazione con l'art. 40 PCF (RS 273), il Tribunale accerta, con la collabora-
zione delle parti, i fatti determinanti per la soluzione della controversia, as-
sume le prove necessarie e le valuta liberamente. Secondo giurispru-
denza, se il giudice ritiene che i fatti non sono sufficientemente delucidati,
può, peraltro non senza qualche limitazione (cfr. DTF 137 V 210 consid.
4.4.1.4), sia rinviare la causa all'amministrazione per completamento dell'i-
struzione sia procedere lui medesimo a tale istruzione complementare. Un
rinvio all'amministrazione che ha per scopo di completare l'accertamento
dei fatti non viola né i principi della semplicità e della celerità né il principio
inquisitorio. In particolare, un siffatto rinvio appare in generale siccome giu-
stificato se l'amministrazione ha proceduto ad una constatazione dei fatti
sommaria nella speranza che in caso di ricorso sarebbe poi stato il Tribu-
nale ad effettuare i necessari accertamenti fattuali (cfr. sentenza del TF
9C_162/2007 del 3 aprile 2008 consid. 2.3 con rinvii).
9.
9.1 Il giudice delle assicurazioni sociali deve esaminare in maniera obiet-
tiva tutti i mezzi di prova, indipendentemente dalla loro provenienza, e poi
decidere se i documenti messi a disposizione permettono di giungere ad
un giudizio attendibile sulle pretese giuridiche litigiose. Affinché il giudizio
C-3164/2017
Pagina 13
medico acquisti valore di prova rilevante, esso deve essere completo in
merito ai temi sollevati, deve fondarsi, in piena conoscenza della pregressa
situazione valetudinaria (anamnesi), su esami approfonditi e tenere conto
delle censure sollevate dal paziente, per poi giungere in maniera chiara a
fondate, logiche e motivate deduzioni. Peraltro, per stabilire se un rapporto
medico ha valore di prova non è determinante né la sua origine né la sua
denominazione – ad esempio quale perizia o rapporto – ma il suo conte-
nuto (DTF 140 V 356 consid. 3.1 e DTF 125 V 351 consid. 3).
9.2 Secondo costante giurisprudenza, i referti affidati dagli organi dell'am-
ministrazione a medici esterni oppure a un servizio specializzato indipen-
dente che fondano le proprie conclusioni su esami e osservazioni appro-
fondite, dopo avere preso conoscenza dell'incarto, e che giungono a risul-
tati concludenti, dispongono di forza probatoria piena, a meno che non vi
siano indizi concreti atti a mettere in dubbio la loro affidabilità (DTF 137 V
210 consid. 6.2.4; 134 V 232 consid. 5.1 con rinvii; 125 V 351 [sul valore
probatorio attribuito ai rapporti interni del servizio medico, cfr. DTF 135 V
254 consid. 3.3 e 3.4]).
9.3 In particolare, per quanto concerne le perizie giudiziarie la giurispru-
denza ha stabilito che il giudice non si scosta senza motivi imperativi dal
parere degli esperti, il cui compito è quello di mettere a disposizione del
Tribunale le loro conoscenze specifiche e di valutare, da un punto di vista
medico, una certa fattispecie. Ragioni che possono indurre il giudice a non
fondarsi su un tale referto sono ad esempio affermazioni contraddittorie, il
contenuto di una superperizia, o altri rapporti da cui emergono validi motivi
per farlo e, meglio, se l'opinione di altri esperti appare sufficientemente fon-
data da mettere in discussione le conclusioni peritali (DTF 137 V 210 con-
sid. 1.3.4 e DTF 125 V 351 consid. 3b/bb).
9.4 Per quel che riguarda le perizie di parte, il Tribunale federale ha preci-
sato che esse contengono considerazioni specialistiche che possono con-
tribuire ad accertare i fatti, da un punto di vista medico. Malgrado esse non
abbiano lo stesso valore probatorio di una perizia giudiziaria, il giudice deve
valutare se questi referti medici sono atti a mettere in discussione la perizia
giudiziaria oppure quella ordinata dall'amministrazione. Giova altresì rile-
vare come debba essere considerato con la necessaria prudenza l'avviso
dei medici curanti, i quali possono tendere a pronunciarsi in favore del pro-
prio paziente a dipendenza dei particolari legami che essi hanno con gli
stessi (DTF 125 V 351 consid. 3b con rinvii).
C-3164/2017
Pagina 14
9.5 Va ancora rilevato che il riconoscimento di un danno alla salute psichica
presuppone in particolare la diagnosi espressa da uno specialista psichia-
trico, poggiata su criteri posti da un sistema di classificazione riconosciuto
scientificamente, il quale deve pronunciarsi sulla gravità dell’affezione
(DTF 130 V 396 [cfr., più in generale, la necessità di una valutazione me-
dica in DTF 137 V 210 consid. 3.4.2.3]). Tenendo conto di diversi criteri, lo
psichiatra deve valutare l’esigibilità della ripresa lavorativa da parte dell’as-
sicurato.
9.6 In presenza di rapporti medici contraddittori il giudice non può evadere
la vertenza senza valutare l'intero materiale e indicare i motivi per cui si
fonda su un rapporto piuttosto che su un altro. Al riguardo va tuttavia pre-
cisato che non si può pretendere dal giudice che raffronti i diversi pareri
medici e parimenti esponga correttamente da un punto di vista medico,
come farebbe un perito, i punti in cui si evidenziano delle carenze e quale
sia l'opinione più adeguata (sentenza del TF 8C_556/2010 del 24 gennaio
2011 consid. 7.2).
10.
Nel caso concreto, occorre innanzitutto verificare se l’istruttoria effettuata
dall’autorità inferiore sia sufficiente, o meno, per statuire nel caso di specie,
fermo restando che questo Tribunale ha già deciso nella sentenza del 26
gennaio 2015, cresciuta incontestata in giudicato, che la rendita intera ac-
cordata al ricorrente dall’UAIE, con decisioni del 22 agosto 2014, dal 1°
aprile 2013 al 31 agosto 2013 e il quarto di rendita accordato dal 1° set-
tembre 2013 restano acquisite (e giustificate già solo dalle affezioni cardia-
che [v. consid. 1.5 del presente giudizio e sentenza del TAF C-5496/2014
del 26 gennaio 2015 consid. 13]).
10.1 Nella decisione impugnata del 2 maggio 2017, l’autorità inferiore, fon-
dandosi segnatamente sulla perizia pluridisciplinare (internistica, neurolo-
gica, reumatologica e psichiatrica) del 13 giugno 2016, ha ritenuto essere
intervenuto un miglioramento in ambito cardiologico dello stato di salute del
ricorrente che giustifica un nuovo apprezzamento, senza vincoli a prece-
denti valutazioni, in merito all’incidenza dell’insieme delle affezioni di cui
soffre il ricorrente sulla capacità lavorativa. Quest’ultima è stata ritenuta
essere del 70% (30% di riduzione del rendimento) sia nell’attività abituale
d’impiegato d’ufficio che in altre attività adeguate a decorrere dal mese di
marzo del 2016 (date delle visite specialistiche in neurologia, psichiatria e
reumatologia). Dal confronto dei redditi effettuato dall’UAIE è risultato un
grado d’invalidità del 2%, insufficiente per l’erogazione di una rendita AI
svizzera. Quella fino ad allora accordata è stata pertanto soppressa dalla
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Pagina 15
fine del mese che segue la notifica della decisione impugnata (doc. A 136
pag. 466 e segg. e doc. A 118 pag. 369 e segg.). Nella perizia pluridiscipli-
nare del 13 giugno 2016, su cui è sostanzialmente fondata la decisione
impugnata, sono state ritenute le seguenti diagnosi con influsso sulla ca-
pacità lavorativa: “sindrome del disadattamento cronico (ICD10-F43.2) sfo-
ciata in sindrome ansiosa parossistica (ICD10-F41.0); cardiopatia valvo-
lare con esiti di sostituzione valvolare (giugno 2010) aortica e mitralica con
protesi meccaniche per endocardite batterica (modello delle protesi non
descritte) con attuale buon funzionamento della protesi meccanica in posi-
zione aortica e mitralica; ablazione del nodo atrio ventricolare in data 14
novembre 2012; impianto di pace maker monocamerale (17 ottobre 2012)
con fibrillazione atriale con sindrome bradi-tachi; FRCV: ipertensione arte-
riosa, pregresso tabagismo” (cfr. doc. A 118 pag. 385). I periti hanno altresì
ritenuto quali diagnosi senza influsso sulla capacità lavorativa: “emicrania
con aura visiva; stato dopo asportazione di polipi colici al cieco, al colon
ascendente e al sigma (febbraio 2015); sovrappeso con BMI 27 kg/m2” (cfr.
doc. A 118 pag. 369 e segg.). I periti hanno infine ritenuto un’incapacità
lavorativa, sia nell’attività abituale che in attività adeguata rispettosa dei
limiti funzionali, del 25% dal 28 gennaio 2012, del 60% dal 6 ottobre 2012,
del 100% dal 17 ottobre 2012, del 50% dal 23 maggio 2013, nonché del
30% (intesa come riduzione del rendimento) dal marzo 2016 (data delle
visite peritali), nonché una capacità totale a svolgere le abituali mansioni in
ambito domestico (cfr. doc. A 118, in particolare pag. da 392 a 394).
10.2 Il ricorrente ha contestato il fondamento di detta decisione e chiesto il
riconoscimento di una rendita intera anche dal 1° settembre 2013.
10.3 Quanto al miglioramento dello stato di salute dal profilo cardiologico,
ritenuto nella succitata perizia pluridisciplinare del 13 giugno 2016, questo
Tribunale osserva quanto segue.
10.3.1 In virtù delle valutazioni dei medici SMR, in particolare del rapporto
dello specialista in cardiologia dott. G._ del 22 maggio 2013, erano
state ritenute, nelle procedure che avevano condotto alle decisioni
dell’UAIE del 22 agosto 2014 (dapprima di una rendita intera dal 1° aprile
2013 poi di un quarto di rendita a decorre dal 1° settembre 2013), le se-
guenti diagnosi con incidenza sulla capacità lavorativa (tutte affezioni di
natura cardiologica): “portatore di protesi valvolare meccanica aortica e mi-
tralica (8 giugno 2010); stato dopo impianto di pace maker WIR Biotronik
per fibrillazione atriale cronica non controllata dalla terapia con fasi bradi e
tachiaritmiche (17 ottobre 2012); stato da ablazione del nodo atrioventrico-
lare con energia di radiofrequenza (14 novembre 2012); possibile sindrome
C-3164/2017
Pagina 16
del pace maker”. Quali diagnosi senza influsso sulla capacità lavorativa
erano state ritenute: ipertensione arteriosa; dislipidemia; pregresso tabagi-
smo; stato dopo appendicectomia; allergia ASA; sindrome ansiosa con ten-
denza all’iperventilazione; stato dopo frattura IV dito mano sinistra con
osteosintesi (2007). Per motivi meramente cardiologici era dunque stata
legittimamente ritenuta (cfr. sentenza del TAF C-5496/2014 del 26 gennaio
2015 [segnatamente consid. 1.2 e 13]) per l’insorgente un’incapacità lavo-
rativa in qualsiasi attività del 25% dal 28 gennaio 2012 al 5 ottobre 2012,
del 60% dal 6 ottobre 2012 al 16 ottobre 2012, del 100% dal 17 ottobre
2012 al 22 maggio 2012 (recte: 2013) e del 50% dal 23 maggio 2013 e
continua (intesa come presenza di 4 ore). Questo Tribunale osserva altresì
che nel già richiamato rapporto finale SMR del 22 maggio 2013, il dott.
G._ aveva in particolare segnalato che la capacità lavorativa dell’in-
sorgente sarebbe potuta migliorare con un adeguato trattamento della
pressione arteriosa (benché non avesse messo l’ipertensione arteriosa
nelle diagnosi con incidenza sulla capacità lavorativa), la quale al momento
della valutazione del medico del SMR non era ancora ben controllata e
mostrava valori lievemente aumentati (cfr. doc. A 46 pag. 158 e segg., in
particolare pag. 160 e 162). Giova altresì ancora rilevare che nel rapporto
medico dell’8 aprile 2013 del dott. H._, specialista in medicina in-
terna (destinato all’assicuratore infortuni [doc. A 92 pag. 299 a 301]), tra le
diagnosi (cardiologiche) con incidenza sulla residua capacità lavorativa ri-
sultava anche un’ipertensione arteriosa grave con valori diastolici molto
elevati.
10.3.2 La perizia cardiologica del SAM del 24 marzo 2016 – che si basa
sulle informazioni fornite dalla persona esaminata e dai medici curanti,
sull’esame del quadro clinico e del comportamento del ricorrente, sulle ri-
sultanze della visita dell’insorgente mediante pure l’espletamento di esami
strumentali, nonché sulla documentazione medica agli atti (cfr. doc. A 118
pag. 413) – è stato ritenuto in particolare un miglioramento dello stato di
salute dell’insorgente dettato dal fatto che, nell’ultimo periodo e con il re-
gime terapeutico adottato, la pressione arteriosa risulta ben controllata. Il
perito ha poi aggiunto che le protesi meccaniche in posizione aortica e mi-
tralica sono normo funzionanti, la funzione ventricolare sinistra è conser-
vata, non si evidenziano elementi di ischemia miocardica, il pace-maker
non mostra anomalie di funzionamento e le aritmie registrate sono di bre-
vissima durata ed avvengono in maniera asintomatica e, infine, non si evi-
denziano elementi per una malattia coronarica emodinamicamente signifi-
cativa. Ha quindi ritenuto, a decorrere dal marzo del 2016, una capacità
lavorativa del 90% nella precedente attività lavorativa (il 10% d’incapacità
lavorativa essendo ritenuto per le mansioni medio-pesanti della precedente
C-3164/2017
Pagina 17
attività medesima) e una completa capacità lavorativa in attività sostitutive
adeguate (comportanti uno sforzo fisico da lieve a moderato).
10.3.3 Questo Tribunale rileva che il ricorrente contesta in sede ricorsuale
le conclusioni del perito in cardiologia del SAM facendo riferimento in par-
ticolare al rapporto della visita specialistica cardiologica con ECG del 16
maggio 2017 del dott. C._ e alla relazione medica del 25 maggio
2017 del dott. B._ (allegati al doc. TAF 1), nonché al rapporto della
visita specialistica cardiologica con ECG del 7 settembre 2017 del dott.
C._ e alla relazione del 4 settembre 2017 del dott. B._ (al-
legati al doc. TAF 7) e concludendo ad un’incapacità lavorativa totale in
qualsiasi attività anche successivamente al 31 agosto 2013. Ora, la men-
zionata documentazione – di data posteriore alla decisione impugnata (del
2 maggio 2017) – riporta diagnosi già note e non fa stato di un mutamento
duraturo, nel senso di un peggioramento, dello stato di salute dell’insor-
gente. In particolare, va constatato che il dott. C._, specialista in
cardiologia, nei suoi rapporti del 16 maggio e del 7 settembre 2017, per
quanto concerne la problematica cardiaca, riporta le affezioni già note e
ritenute dal perito cardiologo del SAM, considera la situazione invariata ri-
spetto alla visita del 14 novembre 2014 (recte: 14 novembre 2013 [doc. A
92 pag. 307] o allora 11 settembre 2014 [doc. A 118 pag. 373]) e non si
pronuncia sulla residua capacità lavorativa dell’insorgente. Detto medico
ha certo segnalato nei menzionati rapporti delle crisi emicraniche con aura,
degli episodi presincopali (rapporto del 16 maggio 2017) e due sincopali in
agosto del 2017 (rapporto del 7 settembre 2017), nonché una sindrome
depressiva a carico dell’insorgente. Al proposito è tuttavia sufficiente rile-
vare, da un lato, che le patologie non cardiologiche esulano comunque
dalla specializzazione del dott. C._ e, dall’altro lato, che detto me-
dico neppure si è pronunciato sulle conseguenze di dette affezioni sulla
residua capacità lavorativa del ricorrente. Inoltre, i citati episodi presinco-
pali e sincopali (di natura indeterminata) sono intervenuti successivamente
alla data della decisione impugnata, senza che vi sia motivo di ritenere, in
assenza anche di specifiche e precise indicazioni del ricorrente e dei suoi
medici curanti, che detti episodi siano la dimostrazione di un quadro clinico
già esistente anteriormente alla pronuncia della decisione impugnata e mal
apprezzato dai periti SAM. D’altra parte, se gli episodi sincopali fossero
stati chiaramente causati da affezioni di origine cardiaca o ne fossero co-
munque, con verosimiglianza preponderante, una conseguenza, il menzio-
nato specialista cardiologo incaricato dall’insorgente avrebbe dovuto e po-
tuto indicarlo nei suoi rapporti. Quanto alle succitate relazioni mediche del
dott. B._ del 25 maggio e del 4 settembre 2017 va osservato che
non sono state effettuate da uno specialista delle affezioni di cui soffre il
C-3164/2017
Pagina 18
ricorrente, sono molto generiche e comunque non indicano i motivi per cui
la valutazione peritale del SAM sarebbe errata dal profilo cardiologico per-
lomeno fino alla data della decisione impugnata, dove per valutazione pe-
ritale si intende non soltanto una corretta diagnosi delle affezioni consta-
tate, ma anche e soprattutto la loro effettiva conseguenza sulla residua ca-
pacità lavorativa.
10.3.4 In conclusione, non vi è ragione di scostarsi dalla convincente valu-
tazione cardiologica di cui alla perizia pluridisciplinare SAM del 13 giugno
2016 e relativo rapporto del perito cardiologo del 24 marzo 2016, perlo-
meno per quanto attiene alla situazione medica esistente fino al momento
della pronuncia della decisione litigiosa.
10.4 La medesima conclusione può essere tratta dal profilo neurologico.
Dal convincente rapporto del perito neurologo del SAM del 23 marzo 2016
è indicato in modo preciso e intelligibile per quali motivi non vi sono indizi
di patologie endocraniche, del midollo spinale o del sistema nervoso peri-
ferico. Sempre secondo il perito, la diagnosticata emicrania con aura visiva
non determina altresì alcuna incapacità lavorativa dal profilo neurologico
né nell’abituale lavoro né in un’attività sostitutiva (non risultano peraltro
dall’insieme degli atti medici di cui alle carte processuali delle incapacità
lavorative unicamente per il problema dell’emicrania). Peraltro, nel caso di
attacco di cefalea più importante, e poco reagente al trattamento farmaco-
logico, potrebbe instaurarsi un’incapacità lavorativa, ma solo temporanea
(durante l’attacco di cefalea). Il ricorrente non avrebbe peraltro mai provato
altre terapie di prevenzione per la fase acuta del dolore più intenso
(avrebbe unicamente utilizzato il I._, senza provare altri triptani). In
conclusione, il perito neurologo considera la prognosi favorevole, non si
aspetta in futuro un peggioramento della frequenza delle cefalee, ma piut-
tosto un miglioramento, eventualmente con i cambiamenti farmacologici
consigliati. Neppure in tale ambito la generica documentazione medica esi-
bita in corso di procedura e in sede ricorsuale (segnatamente dei dott.
C._ e B._) suscita dubbi sulle valutazioni peritali del SAM e
dello specialista in neurologia perlomeno per quanto attiene alla situazione
medica esistente fino alla data della decisione impugnata.
10.5 Quanto alla valutazione delle affezioni psichiatriche questo Tribunale
rileva quanto segue.
10.5.1 Il perito psichiatrico del SAM ha posto la diagnosi, con influsso sulla
capacità lavorativa, di sindrome del disadattamento cronico (ICD10-F43.2)
sfociata in sindrome ansiosa parossistica (ICD10-F41.0; cfr. doc. A 118
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Pagina 19
pag. 385 e pag. da 400 a 408). Egli ha indicato che dal “punto di vista
specialistico la sindrome da attacchi di panico e l’angoscia legata alla pos-
sibilità che la manifestazione ansiosa parossistica possa emergere spe-
cialmente durante la notte causandogli uno stato di apprensione pervasivo
sono una costellazione di disturbi che portano ad una incapacità lavorativa
del 30%” (doc. A 118 pag. 391 e 403). Tale incapacità lavorativa del 30% è
da intendersi per qualsiasi attività lavorativa e come riduzione del rendi-
mento sull’arco di un’intera giornata lavorativa (cfr. doc. A 118 pag. 392 e
393). Il perito psichiatrico del SAM ha ritenuto che l’incapacità lavorativa
per motivi psichici esiste da settembre del 2014, ossia da quando nella
documentazione medica di cui all’incarto dell’autorità inferiore è menzio-
nata la presenza di una problematica psichica (cfr. doc. A 118 pag. 404).
Ha altresì precisato che da allora lo stato di salute dell’insorgente, dal lato
esclusivamente psichico, è sostanzialmente rimasto invariato (cfr. doc. A
118 pag. 406). Secondo il perito nell’ “assicurato più che una vera e propria
sintomatologia psichica espressa attraverso disturbi soggettivi manifesti
prevale dunque l’angoscia che talora sconfina nel panico legata all’idea di
poter essere sopraffatto dalle circostanze della vita in quanto sprovvisto
della fiducia nelle proprie capacità di resistenza e di tenuta avendo egli
perso quel senso della identità personale che aveva massimamente fon-
dato sulla realizzazione nel campo del lavoro” (cfr. doc. A 118 pag. 403).
Le limitazioni funzionali consistono “in una difficoltà a riuscire a coronare i
propri propositi stante la fragilità identitaria venutasi a creare che ha posto
l’assicurato in una condizione di ridotta fiducia nella propria capacità di riu-
scita”. Il perito psichiatrico del SAM ha altresì osservato che è indicata la
prescrizione di medicamenti ansiolitici e antidepressivi e che il ricorrente
non ha riconosciuto completamente l’origine psicogena dei suoi disturbi per
cui ha aderito alle terapie farmacologiche prescritte in misura ridotta (cfr.
doc. A 118 pag. 404 e 405). Il perito psichiatrico del SAM ha peraltro riman-
dato, per quanto concerne l’analisi delle risorse personali del ricorrente, a
quanto riportato nei capitoli della perizia pluridisciplinare del 13 giugno
2016 nella quale “questi aspetti sono stati trattati in maniera dettagliata”
(cfr. doc. A 118 pag. 407).
10.5.2 Per i motivi che saranno indicati di seguito, il rapporto del perito psi-
chiatrico del 31 maggio 2016 deve considerarsi incompleto, impreciso ed
insufficientemente motivato, senza che il rapporto della perizia pluridiscipli-
nare del SAM del 13 giugno 2016 abbia posto (sufficiente) rimedio a tali
carenze.
10.5.2.1 Infatti, se da un lato il perito psichiatrico del SAM nelle proprie
conclusioni ha indicato che il ricorrente non soffre di una vera e propria
C-3164/2017
Pagina 20
malattia psichica, dall’altro lato pone una diagnosi psichiatrica, con croni-
cizzazione, avente un influsso sulla capacità lavorativa in misura del 30%
(intesa come riduzione del rendimento) nel senso di una sindrome da disa-
dattamento (ICD10-F43.2) sfociata in sindrome ansiosa parossistica
(ICD10-F41.0) che può causare all’insorgente uno stato di apprensione
pervasivo (cfr. rapporto della perizia psichiatrica del 31 maggio 2016 [doc.
A 118 pag. 403]). Ora, sono esattamente questi elementi che avrebbero
dovuto fare l’oggetto di una procedura probatoria strutturata ai sensi della
nota giurisprudenza del Tribunale federale (cfr. DTF 141 V 281 consid. 3.4,
3.5, 3.6 e 4.1.3 in relazione con la DTF 139 V 547 consid. 7.2). In tali casi,
il perito psichiatrico è chiamato a fare un esame sulla base di una visione
d’insieme, nell'ambito di una procedura d'accertamento dei fatti normativa
strutturata atta a stabilire, da un lato, i fattori invalidanti e, dall'altro, le ri-
sorse della persona allorquando è, appunto, confrontato a patologie psi-
chiatriche che dal profilo della verificabilità ed oggettività sono paragonabili
alle sindromi senza patogenesi o eziologie chiare e senza una causa orga-
nica comprovata (ibidem, segnatamente DTF 139 V 547 consid. 7.2 con
rinvii). La necessità, di principio, di una tale procedura probatoria strutturata
è stata poi ancora ribadita nella DTF 143 V 418, per tutte le affezioni di
natura psichica, anche per quelle non assimilabili alle sindromi senza pa-
togenesi o eziologie chiare e senza una causa organica comprovata. Ora,
questo Tribunale osserva che dalla succitata DTF 141 V 281 (in combina-
zione con la DTF 139 V 547 consid. 7.2), resa il 3 giugno 2015, ma al più
tardi con la sentenza del TF 9C_380/2015 del 17 novembre 2015 conside-
rando 3.1, non poteva più sfuggire ai periti psichiatri o comunque all’auto-
rità inferiore, la necessità dell’effettuazione, appunto nell’ambito di una pe-
rizia psichiatrica (o bi- o interdisciplinare), di una procedura probatoria
strutturata per le sintomatologie, come quella da loro diagnosticata (sin-
drome del disadattamento cronico [ICD10-F43.2] sfociata in sindrome an-
siosa parossistica [ICD10-F41.0]), senza patogenesi o eziologia chiare e
senza causa organica comprovata (cfr. DTF 9C_380/2015 del 17 novem-
bre 2015 consid. 3.1 con rinvii [ma anche la sentenza del TF 8C_128/2019
del 12 giugno 2019, in particolare consid. 4.3]).
10.5.2.2 Nella DTF 141 V 281, il Tribunale federale ha stabilito degli indi-
catori per la valutazione del carattere invalidante delle affezioni psicoso-
matiche, suddividendoli in due categorie (consid. 4.1.3):
A. Categoria "gravità funzionale"
a. Complesso "danno alla salute"
i. Risultati e sintomi rilevanti per la diagnosi
ii. Successo od insuccesso del trattamento
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iii. Successo od insuccesso della reintegrazione
iv. Comorbidità
b. Complesso "personalità" (diagnosi della personalità, risorse
personali)
c. Complesso "contesto sociale"
B. Categoria "coerenza" (aspetti del comportamento)
a. Limitazione uniforme dei livelli di attività in tutti gli ambiti della vita
paragonabili
b. Sofferenza dimostrata secondo l'anamnesi in vista di un trattamento
o di una reintegrazione.
Gli indicatori della categoria "gravità funzionale" costituiscono la base della
valutazione del caso concreto, le cui conclusioni dovranno poi essere ana-
lizzate nell'ambito della valutazione del caso secondo gli indicatori della
categoria "coerenza", tenendo altresì conto delle circostanze particolari
della fattispecie. Il catalogo di indicatori è peraltro destinato a modificarsi
in relazione agli sviluppi delle conoscenze scientifiche (consid. 4.1.1 e 4.3).
Per quanto attiene ai menzionati indicatori per la valutazione del caso, il
Tribunale federale ha pure ritenuto che bisognerà tener conto maggior-
mente degli effetti delle affezioni psicosomatiche sulla capacità della per-
sona di esercitare il proprio lavoro e di compiere gli atti della vita quotidiana.
Nell'ambito della diagnosi, si dovrà prendere in considerazione la gravità
del disturbo diagnosticato (consid. 4.3.1.1). Lo svolgimento e l'esito dei trat-
tamenti terapeutici e delle misure di reintegrazione professionale forni-
ranno altresì delle indicazioni sulle conseguenze delle affezioni psicoso-
matiche (consid. 4.3.1.2). Bisognerà prendere in considerazione anche le
risorse personali della persona in rapporto alla sua personalità ed al con-
testo sociale in cui vive (consid 4.3.2 e 4.3.3). Sarà altresì determinante la
questione di sapere se le limitazioni funzionali si manifestano nello stesso
modo in tutti gli ambiti della vita (lavoro e tempo libero) e se la sofferenza
implica il ricorso alle offerte terapeutiche esistenti (consid. 4.4 a 4.4.2).
10.5.2.3 Tuttavia, né il rapporto della perizia psichiatrica del 31 maggio
2016 né quello della perizia pluridisciplinare del SAM del 13 giugno 2016
rispondono in modo sufficiente ai succitati criteri di una procedura probato-
ria strutturata. Per quanto attiene alla categoria A “gravità funzionale”,
manca un esame delle risorse personali dell’insorgente e quello relativo al
complesso danno alla salute e contesto sociale sono affrontati in modo ge-
nerico, impreciso e molto incompleto. L’esame peritale si rileva estrema-
mente superficiale, nella misura in cui esistente, anche in merito ai criteri
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Pagina 22
della categoria B “coerenza”. Non è dunque possibile, tanto meno sulla
base dei rapporti medici forniti dal ricorrente medesimo, determinarsi con
il grado della verosimiglianza determinante sulle ragioni che hanno indotto
il perito psichiatrico, e poi nella valutazione globale i periti incaricati dal
SAM, a ritenere un’incapacità lavorativa del 30%, a decorrere da settembre
2014, per motivi psicosomatici nella precedente attività ed in attività sosti-
tutive adeguate (nel senso di una riduzione di rendimento) piuttosto che
un’incapacità lavorativa superiore, inferiore o nulla. Basti ancora rilevare
che segnatamente per quanto concerne l’esame delle risorse del ricor-
rente, il perito psichiatra del SAM ha rinviato alla perizia pluridisciplinare,
senza che il tema sia poi stato (sufficientemente) affrontato e valutato –
contrariamente a quanto asserito genericamente dal perito psichiatra
stesso nel suo rapporto del 31 maggio 2016 – nel rapporto finale della pe-
rizia pluridisciplinare del 13 giugno 2016, e ciò a prescindere dal fatto che
un tale esame delle risorse della persona esaminata spetta di principio al
perito psichiatra. Peraltro, per quanto attiene al complesso personalità e
contesto sociale non è sufficiente la descrizione di una giornata tipo del
ricorrente (senza ulteriore valutazione), non senza dimenticare che dal
complesso “coerenza” deve poi seguire una analisi dei livelli di attività in
tutti gli ambiti della vita paragonabili nonché della sofferenza di un tratta-
mento e di una reintegrazione, analisi che nel caso di specie, se non del
tutto assente, è perlomeno molto poco sviluppata e comunque insufficiente
per potere determinarsi con cognizione di causa.
10.5.2.4 Ne consegue una valutazione psichiatrica complessiva poco con-
vincente, affatto intelligibile, e non rispondente alle esigenze poste dalla
giurisprudenza (DTF 141 V 281), che non consente di determinarsi con il
necessario grado della verosimiglianza preponderante sulla residua capa-
cità lavorativa del ricorrente. In particolare, non è dato di sapere in modo
sufficientemente chiaro per quali motivi i periti ritengono che l’insorgente
abbia – sebbene in difficoltà a coronare i propri propositi, stante la fragilità
identitaria venutasi a creare e che l’ha posto in una condizione di ridotta
fiducia nella propria capacità di riuscita (cfr. perizia pluridisciplinare del 13
giugno 2016 pag. 23 [doc. A 118 pag. 391]) – le risorse personali per ri-
prendere effettivamente un’attività, ma con un’incapacità lavorativa del
30% (intesa come riduzione del rendimento), il perito psichiatra avendo
persino indicato che il ricorrente è “sprovvisto della fiducia nelle proprie
capacità di resistenza e di tenuta avendo egli perso quel senso di identità
personale che aveva massimamente fondato sulla realizzazione nel campo
lavorativo” (cfr. rapporto del consulto psichiatrico del 31 maggio 2016 pag.
4 [doc. A 118 pag. 403]).
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10.5.2.5 Questo Tribunale osserva altresì che il perito psichiatrico del SAM
ha ritenuto che la problematica psichica ha iniziato ad avere un influsso
sulla capacità lavorativa del ricorrente a decorrere dal mese di settembre
del 2014, ossia da quando è menzionata la presenza di una problematica
psichica avente influsso sulla capacità lavorativa (cfr. doc. A 118 pag. 404)
e che l’incapacità lavorativa del 30%, da lui ritenuta, per motivi psichici è
rimasta sostanzialmente invariata da settembre del 2014 (cfr. doc. A 118
pag. 404 e 406). Su quest’ultimo punto, va rilevato che se si è certo ag-
giunta nel settembre 2014 una problematica psichica comportante un’inca-
pacità lavorativa del 30% (incapacità lavorativa per motivi psichici che
prima non sussisteva), al ricorrente era già stata riconosciuta un’incapacità
lavorativa del 50% per motivi cardiologici a decorrere dal maggio del 2013.
Ora – e fermo restando che la valutazione psichiatrica che ha dato origine
all’incapacità lavorativa del 30% deve essere comunque rivalutata per i
motivi precedentemente indicati –, non può essere affermato con il grado
della verosimiglianza preponderante che le due incapacità lavorative del
50% (intesa come presenza di 4 ore) per motivi cardiologici e del 30% (in-
tesa come riduzione del rendimento) per motivi psichiatrici debbano (o non
debbano) essere cumulate almeno fino a marzo del 2016. Certo, nella pe-
rizia pluridisciplinare del 13 giugno 2016 i periti del SAM hanno esplicita-
mente indicato che l’attuale incapacità lavorativa del 10% per motivi car-
diologici e del 30% per motivi psichiatrici non devono essere sommate (cfr.
doc. A 118 pag. 391 in fine). I periti non si sono invece espressi sul fatto se
anteriormente alle visite specialiste (neurologica, reumatologica e psichia-
trica del marzo 2016) l’incapacità lavorativa dal profilo cardiaco, allora del
50% e quella psichiatrica del 30% avrebbero, o meno, dovuto essere cu-
mulate, senza che la motivazione addotta nella perizia pluridisciplinare del
13 giugno 2016, per non operare un cumulo (entrambe le incapacità lavo-
rative essendo all’origine in una riduzione di rendimento), possa essere
ripresa anche per il periodo da settembre 2014 a marzo 2016, dal momento
che anteriormente a marzo 2016 l’incapacità lavorativa del 50% per motivi
cardiaci non si manifestava in una “semplice” riduzione del rendimento.
11.
Per conseguenza, la decisione impugnata del 2 maggio 2017, fondata su
un accertamento insufficiente dei fatti giuridicamente rilevanti, viola il diritto
federale ed incorre nell’annullamento.
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12.
12.1 Quando il TAF annulla una decisione, esso può sostituirsi all'autorità
inferiore e giudicare direttamente nel merito o rinviare la causa, con istru-
zioni vincolanti, all'autorità inferiore per un nuovo giudizio (cfr. sentenza del
TAF C-1446/2013 del 16 ottobre 2014 consid. 8.1). In particolare, esso si
sostituirà all'autorità inferiore se gli atti sono completi e comunque suffi-
cienti a statuire sull'applicazione del diritto federale. Tale non è il caso nella
presente fattispecie per i motivi precedentemente indicati. Gli atti di causa
sono pertanto rinviati all'autorità inferiore affinché la stessa proceda a com-
pletare l'accertamento dei fatti giuridicamente rilevanti con riferimento allo
stato di salute del ricorrente, segnatamente con un complemento della pe-
rizia pluridisciplinare in psichiatria, cardiologia e neurologia – da svolgersi
naturalmente e nuovamente in Svizzera vista la complessità della fattispe-
cie anche per quanto attiene alla conformità della perizia medesima alla
giurisprudenza del Tribunale federale in materia – e con ogni ulteriore
esame che l’evoluzione nel tempo dello stato di salute della ricorrente do-
vesse rendere necessario (v. segnatamente gli episodi di sincope di data
posteriore alla decisione impugnata e di origine indeterminata), nonché a
pronunciare una nuova decisione. In tale ambito, l’autorità inferiore dovrà
– qualora risultasse nuovamente una residua capacità lavorativa medico-
teorica nella precedente attività e in attività sostitutive adeguate – pure pro-
nunciarsi sulla sfruttabilità effettiva di tale residua capacità lavorativa in un
mercato equilibrato del lavoro.
12.2 Peraltro, e in siffatte circostanze, nulla – neppure la più recente giuri-
sprudenza del Tribunale federale di cui a DTF 137 V 210 (cfr. segnata-
mente il consid. 4.4.1.4) – si oppone al rinvio della causa all'autorità infe-
riore per completamento dell'istruttoria. In effetti, in assenza di tali accerta-
menti complementari (che avrebbero già dovuto essere esperiti prima
dell’emanazione della decisione impugnata), non era, né è, possibile de-
terminarsi con cognizione di causa, ed il necessario grado della verosimi-
glianza preponderante, sullo stato di salute del ricorrente e sull’incidenza
delle affezioni di cui soffre sulla residua capacità lavorativa nell’attività abi-
tuale e in attività sostitutive adeguate. In particolare, un rinvio all’autorità
inferiore si giustifica, dal profilo delle garanzie procedurali (segnatamente
quello della doppia istanza con piena cognizione) nei casi in cui, come nella
fattispecie, è richiesto un complemento peritale indispensabile per potersi
determinare nel caso in esame con cognizione di causa (DTF 137 V 2010
consid. 4.4.1.4) e che peraltro l’autorità inferiore avrebbe già dovuto richie-
dere prima di emanare la decisione impugnata, gli elementi per dover agire
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in tal senso essendo già noti prima dell’emanazione della decisione impu-
gnata. Peraltro, il Tribunale federale ha già avuto modo pure di precisare
che in virtù dell’art. 43 LPGA nonché degli art. 12 e 13 PA e dell'art. 19 PA
in relazione con l'art. 40 PCF (RS 273), il Tribunale accerta, con la collabo-
razione delle parti, i fatti determinanti per la soluzione della controversia,
assume le prove necessarie e le valuta liberamente. Secondo giurispru-
denza, se il giudice ritiene che i fatti non sono sufficientemente delucidati,
può, peraltro non senza qualche limitazione (cfr. DTF 137 V 210 consid.
4.4.1.4), sia rinviare la causa all'amministrazione per completamento dell'i-
struzione sia procedere lui medesimo a tale istruzione complementare. Un
rinvio all'amministrazione che ha per scopo di completare l'accertamento
dei fatti non viola né i principi della semplicità e della celerità né il principio
inquisitorio. In particolare, un siffatto rinvio appare in generale siccome giu-
stificato se l'amministrazione ha proceduto ad una constatazione dei fatti
sommaria nella speranza che in caso di ricorso sarebbe poi stato il Tribu-
nale ad effettuare i necessari accertamenti fattuali (cfr. sentenza del TF
9C_162/2007 del 3 aprile 2008 consid. 2.3 con rinvii [cfr. anche sentenza
del TAF C-1722/2015 del 16 gennaio 2019 consid. 11.2 con rinvii]).
12.3 Occorre peraltro rilevare che nell'ambito dell'accertamento ancora da
esperire dall'autorità inferiore, a seguito del rinvio degli atti di causa, può
sussistere l'eventualità di una nuova decisione dell'UAIE a detrimento
dell'insorgente (cfr., sulla questione, DTF 137 V 314 consid. 3.2.4) nel
senso che non può essere escluso che, a seguito degli accertamenti an-
cora da esperire a seguito del rinvio degli atti di causa all’autorità inferiore
per completamento dell’istruttoria, la soppressione del quarto di rendita
pronunciata mediante la decisione impugnata con effetto al 30 giugno 2017
(giusta l’art. l’art. 88bis cpv. 2 OAI) possa intervenire anche prima del 30
giugno 2017. Il ricorrente è stato informato di questa eventualità e gli è
stato pure chiesto se voleva o meno mantenere il gravame (cfr. decisione
incidentale di questo Tribunale dell’11 agosto 2017 [doc. TAF 6]). Con atto
dell’11 settembre 2017 (doc. TAF 7), il ricorrente aveva poi segnalato di
volere “confermare il ricorso”. In altri termini, questo Tribunale ha agito con-
formemente alla DTF 137 V 314 consid. 3.2.4 rendendo edotto il ricorrente
della possibilità di una reformatio in peius (che poteva realizzarsi con l’an-
nullamento o la riforma della decisione impugnata) e dandogli l’opportunità
di esprimersi al riguardo, ciò che ha fatto con il succitato atto dell’11 set-
tembre 2017.
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Pagina 26
13.
13.1 Visto l'esito della causa, non sono prelevate delle spese processuali
(art. 63 PA). La domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della di-
spensa dalle spese processuali, è pertanto divenuta priva di oggetto.
13.2 Ritenuto che l'insorgente è rappresentato in questa sede da manda-
tario professionale, si giustifica altresì l'attribuzione di spese ripetibili (art.
64 PA in combinazione con l'art. 7 segg. del regolamento del 21 febbraio
2008 sulle tasse e sulle spese ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale
amministrativo federale [TS-TAF, RS 173.320.2]; cfr. pure DTF 137 V 57
consid. 2 secondo cui la parte che ha presentato ricorso in materia d'asse-
gnazione o rifiuto di prestazioni assicurative è reputata vincente, dal profilo
delle ripetibili, anche se la causa è rinviata all'amministrazione per comple-
mento istruttorio e nuova decisione). L’ammontare di quest’ultime, in as-
senza di una nota dettagliata, è fissato d'ufficio (art. 14 cpv. 2 TS-TAF) in
fr. 1’000.- (compresi i disborsi ed esclusa l’imposta sull’IVA [cfr., fra le tante,
sentenza del TAF C-4/2019 del 26 settembre 2019 consid. 6.9 con rinvii]),
tenuto conto del lavoro utile e necessario svolto dal rappresentante del ri-
corrente, nel caso di specie il Patronato INAS. L'indennità per ripetibili è
posta a carico dell'UAIE.
(dispositivo alla pagina seguente)
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