Decision ID: f1f91f24-6fca-5c55-973a-7fc9e19241c0
Year: 2004
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: civil_law

in fatto: A.
Con sentenza del 17 novembre 1984 il Pretore della giurisdizione di Mendrisio Sud ha sciolto per divorzio il matrimonio celebrato a _ il 3 febbraio 1962 fra AP0 (1936) e AO0 (1931). Tale sentenza obbligava il marito, tra l'altro, a versare alla moglie una rendita d'indigenza (art. 152 vCC) di fr. 350.– mensili indicizzati fino al 31 agosto 1986 e di fr. 475.– mensili dal 1° settembre 1986 in poi. Per quanto riguarda le figlie M_ (1964) e A_ (1966), nate dall'unione, esse sono oggi maggiorenni e indipendenti.
B.
Nel marzo del 1986 AP0 si è risposato con _ _ _ (1958), dalla quale non ha figli. La seconda moglie, impiegata d'ufficio per la _ di _, ha smesso di lavorare il 31 agosto 1997. AP0, già tecnico per la _ di _, ha cessato a sua volta l'attività lucrativa il 1° ottobre 2001 per raggiunti limiti di età. AO0, da sempre afflitta da problemi di salute d'ordine fisico e psichico, è ricoverata dal 28 gennaio 1997 all'istituto privato di cure psichiatriche _, vicino a _.
C.
Il 15 gennaio 2002 AP0 si è rivolto al Pretore del Distretto di Lugano, sezione 6, per ottenere che il contributo alimentare previsto nella sentenza di divorzio in favore dell'ex moglie fosse soppresso, già in via cautelare, con effetto immediato. Alla discussione provvisionale del 7 marzo 2002, poi aggiornata all'11 aprile successivo, AO0 ha proposto di respingere l'istanza. Ultimata l'istruttoria cautelare, le parti hanno rinunciato alla discussione finale, presentando memoriali conclusivi in cui hanno ribadito le loro richieste. Statuendo l'11 novembre 2002 in luogo e vece del Pretore, il Segretario assessore ha respinto l'istanza. Le spese, con una tassa di giustizia di fr. 200.–sono state poste a carico di AP0AP0con obbligo di rifonde-re alla convenuta fr. 500.– per ripetibili. AO0 è stata ammessa al beneficio dell'assistenza giudiziaria
D.
Contro il decreto predetto AP0 è insorto con un appello del 21 novembre 2002 nel quale chiede che la propria istanza cautelare sia accolta e che il giudizio del Pretore sia riformato di conseguenza. Nelle sue osservazioni del 20 dicembre 2002 AO0 propone di respingere l'appello, postulando la concessione dell'assistenza giudiziaria anche in appello.

Considerando
in diritto: 1.
La modifica di una sentenza di divorzio è retta dalla legge anteriore, fatte salve le disposizioni relative ai figli e alla procedura (art. 7
a
cpv. 3 tit. fin. CC). La riduzione o la soppressione di contributi alimentari (art. 151 cpv. 1 vCC) o di rendite d'indigenza (art. 152 vCC) in favore dell'ex coniuge continua pertanto a essere disciplinata dall'art. 153 cpv. 2 vCC (
Leuenberger
in: Schwenzer, Praxiskommentar Scheidungsrecht, Basilea 2000, n. 8 ad art. 7
a
-7
b
tit. fin. CC).
2.
Introdotta l'azione di modifica, le misure provvisionali sono regolate per analogia – alla procedura si applica la legge nuova – dall'art. 137 cpv. 2 CC (
Spühler,
Neues Scheidungsverfahren, Zurigo 1999, pag. 86 in basso), norma che riprende l'art. 145 cpv. 2 vCC (
Sutter/Freiburghaus, K
ommentar zum neuen Scheidungsrecht, Zurigo 1999, n. 1 ad art. 137 CC). In tale ambito il giudice può, se sono date necessità e urgenza, ridurre o sopprimere il contributo già in via cautelare (
Leuenberger,
op. cit., n. 3 ad art. 137 CC con riferimenti), come nel caso in cui una chiara situazione economica non permetta ragionevolmente di pretendere dall'obbligato che continui a corrispondere la rendita per la durata del processo (DTF 118 II 229 consid, 3b; Rep. 1989 pag. 131 in fondo). La soppressione o la riduzione cautelare dell'importo fissato in una sentenza di divorzio è quindi possibile, ma solo in condizioni straordinarie, a titolo eccezionale e da valutare con grande cautela (“in caso di urgenza e in presenza di circostanze particolari”: DTF 118 II 228 in basso). Nel dubbio, la disciplina adottata dal giudice del divorzio va mantenuta (
Spühler,
op. cit., pag. 87 in alto).
3.
Il Segretario assessore ha rilevato che, rispetto al momento del divorzio, la situazione delle parti si è modificata già per il fatto che l'istante si è risposato ed è stato pensionato. Ciò premesso, egli ha accertato il reddito attuale di lui in fr. 3611.– mensili (rispetto ai fr. 3700.– mensili guadagnati al momento del divorzio), composti della rendita AVS (fr. 2011.–) e di una rendita da gestione privata del capitale (fr. 1600.– stimati). Quanto al fabbisogno mensile dell'istante e della seconda moglie, esso è stato calcolato in fr. 2717.80 (minimo esistenziale del diritto esecutivo fr. 1550.–, premio cassa malati per entrambi fr. 405.60, interessi ipotecari fr. 469.–, assicurazione stabili fr. 56.–, assicurazione economia domestica fr. 34.85, assicurazione RC privata fr. 6.30, spese accessorie per la casa fr. 141.20, tassa rifiuti fr. 12.50, imposte fr. 42.35). Constatata un'eccedenza di fr. 893.20 mensili, sufficienti per consentire l'erogazione della rendita alla convenuta (fr. 672.– mensili per effetto dell'adeguamento all'indice del costo della vita), il Segretario assessore non ha ritenuto di verificare se alla seconda moglie potesse essere imposta la ripresa di un'attività lavorativa. Non ha invece riscontrato miglioramenti nella situazione finanziaria della convenuta, ricoverata in un istituto sin dal 1997, che con una rendita AVS di fr. 1469.– mensili e con un assegno grandi invalidi dell'AVS di grado medio di fr. 515.– dispone in totale di fr. 1984.– mensili. In simili circostanze il primo giudice ha ritenuto indispensabile il contributo dell'istante per colmare l'ammanco nel fabbisogno minimo dell'ex moglie, le prestazioni complementari dell'AVS essendo per giurisprudenza sussidiarie rispetto all'obbligo di mantenimento.
4.
L'appellante rimprovera al Segretario assessore di non avere tenuto conto della diminuzione del suo reddito. Afferma che le sue entrate, le quali prima del pensionamento raggiungevano fr. 6540.– per tredici mensilità, il 1° gennaio 2002 sono scese a fr. 3532.– mensili (fr. 2011.– di rendita AVS, cui si sarebbero cumulati fr. 1521.– di rendita pensionistica). Avendo egli ritirato il proprio capitale di previdenza (solo in parte reimpiegato a scopo pensionistico), il reddito è ulteriormente calato a fr. 2511.– (fr. 2011.– di rendita AVS e fr. 500.– di rendita assicurativa privata). L'appellante contesta che la gestione del capitale non reimpiegato a scopo pensionistico (fr. 126 675.10 investiti in banca) gli permetterebbe di conseguire un introito mensile di fr. 1600.–, sostenendo che il provento massimo realizzabile non eccede fr. 250.– mensili (tasso d'interesse del 2.3%). Il suo reddito mensile sarebbe pertanto di fr. 2761.– (fr. 2011.– di rendita AVS, fr. 500.– di rendita assicurativa privata, fr. 250.– dalla gestione privata del capitale), a fronte di spese fisse mensili per almeno fr. 2952.–. Non gli rimarrebbe così alcuna eccedenza sul fabbisogno minimo per continuare a stanziare il contributo all'ex moglie. La quale, per altro, fruirebbe di entrate mensili superiori a fr. 6000.– (comprese le prestazioni assistenziali e complementari), oltre il doppio rispetto alle sue. Il contributo litigioso andrebbe quindi soppresso dal 1° gennaio 2002, sia per l'eccezionalità delle circostanze sia sotto il profilo dell'urgenza.
5.
Una modifica della rendita in virtù dell'art. 153 vCC presuppone un cambiamento ragguardevole, duraturo e non prevedibile della situazione economica dell'uno o dell'altro coniuge rispetto al momento in cui la rendita è stata fissata (DTF 117 II 363 consid. 3 in fine), sempre che il cambiamento non si riconduca a decisioni unilaterali del debitore (DTF 121 III 299 consid. 3b). Nella fattispecie determinante non è perciò lo stipendio di fr. 6540.– mensili che l'appellante riceveva prima del pensionamento, ma quello da lui conseguito al momento in cui è stata fissata la rendita d'indigenza. Ora, al momento del divorzio l'interessato guadagnava fr. 3700.– mensili (doc. A, n. 5, 5° foglio) ossia, tenuto conto del rincaro, fr. 5200.– circa. Egli sostiene che le sue entrate sono ormai scese a fr. 2761.– mensili dopo che egli ha deciso di ritirare tutto il capitale maturato presso l'istituto di previdenza. Se non che, questa sua scelta unilaterale non deve andare a scapito della convenuta. Dagli atti risulta che egli ha optato per tale soluzione del tutto liberamente (doc. I). La teoria secondo cui “meglio un capitale sicuro oggi che una rendita per un periodo di tempo incerto o comunque indeterminabile” (appello, pag. 5 n. 8) non può tornare a detrimento della convenuta. La questione è pertanto di sapere se, prelevando l'intero capitale di previdenza, l'appellante si sia messo egli medesimo nella situazione di non poter continuare a erogare la rendita d'indigenza per l'ex moglie (pari oggi a fr. 672.– mensili).
6.
Con decisione del 21 settembre 2001 la Cassa di compensazione dell'industria svizzera metalmeccanica ha fissato in fr. 2011.– mensili dal 1° ottobre 2001 la rendita AVS in favore dell'appellante (doc. H). Oltre a ciò, l'appellante avrebbe avuto diritto a una pensione di fr. 1521.– mensili (fr. 18 252.– annui: attestato 16 marzo 2001 della _ Vorsorgestiftung della _, _, doc. B, 2° foglio). Non avesse prelevato l'intero capitale del “secondo pilastro” nel dicembre del 2001 (interrogatorio formale dell'attore: verbale del 20 giugno 2002, risposte n. 5, 6 e 7), quindi, dal 1° gennaio 2002 (doc. B) l'attore avrebbe potuto contare su un'entrata complessiva di fr. 3532.– mensili. Per quanto riguarda il suo fabbisogno minimo, egli fa valere spese fisse per fr. 2952.– mensili con implicito riferimento a una sua propria distinta (doc. G). Se non che, egli non spende una parola per contestare il totale di fr. 2717.80 calcolato dal Segretario assessore (decreto impugnato, pag. 3; sopra, consid. 3). Anzi, nell'appello egli richiama “il fabbisogno proprio dell'appellante, così come dettagliatamente esposto nel corso della causa e come ritenuto dal giudice di prima istanza”: memoriale, pag. 5 verso il basso). Ne segue che all'appellante sarebbe rimasta una disponibilità mensile di fr. 814.20 (fr. 3532.– meno fr. 2717.80) con cui avrebbe potuto continuare a onorare la rendita d'indigenza in favore della prima moglie. Già per questo motivo il decreto del Segretario assessore sfugge alla critica.
7.
Si volesse in ogni modo considerare il fatto che, comunque sia, l'appellante ha ormai riscosso il capitale di previdenza e che il reddito imputatogli di fr. 3532.– mensili è puramente ipotetico, l'esito del giudizio non muterebbe. Al momento in cui ha smesso di lavorare l'interessato ha riscosso il capitale di previdenza (fr. 255 660.10: doc. I) e ha versato fr. 128 985.– come premio unico per ottenere una rendita vitalizia immediata con prestazione in caso di decesso (contratto del 4 aprile 2002: doc. L). Tale rendita, incassata la prima volta il 1° giugno 2002, è di fr. 512.90 mensili (doc. L, 1° foglio), ma ha carattere crescente, nel senso che dopo dieci anni lieviterà a fr. 641.– mensili e dopo diciassette a fr. 755.60 (doc. L, 4° foglio). Il saldo del capitale prelevato dal “secondo pilastro” (fr. 133 554.–: doc. M) è stato in parte investito dall'appellante presso la UBS SA (70 115.–) e in parte depositato su conti presso la UBS medesima (fr. 63 298.– più interessi pro rata di fr. 141.–). Sul rendimento di tali averi si può discutere. Sta di fatto che, quand'anche esso non eccedesse fr. 250.– mensili (come l'appellante pretende: pag. 5 n. 8), l'appellante può in ogni modo attingere al capitale liquido depositato in banca. Non vi è quindi motivo perché egli sia esonerato già in via provvisionale dal continuare a erogare la rendita d'indigenza.
8.
L'appellante sostiene che la situazione finanziaria dell'ex moglie è migliorata poiché essa ha entrate mensili per fr. 6000.– (appello, pag. 5 in fondo). Ora, è vero che dal 1° gennaio 2002 l’interessata riceve una rendita AVS di fr. 1469.– mensili (doc. 2) e, dal 1° gennaio 2001, un assegno grandi invalidi dell'AVS di grado medio di fr. 515.– (doc. 5) sulla base di un questionario allestito dalla clinica _ (doc. 4). Dal settembre del 2001 essa beneficia inoltre di prestazioni complementari per fr. 2669.– (doc. 3). Mensilmente la convenuta riceve dunque, senza la rendita d'indigenza versata dall'appellante, fr. 4653.–. Quanto ai costi fissi di ricovero, essi ammontano in media a fr. 6568.90 mensili (doc. 1, 1° e 3° foglio:
Tages-/Pflegetaxen
fr. 1705.– e fr. 4340.–,
Behandlungskosten
fr. 523.90), di cui fr. 1705.– coperti dalla Cassa malati _ (doc. 1), onde un totale di fr. 4863.90, cui vanno ad aggiungersi eventuali spese extra (ad esempio: doc. 1, 1° e 2° foglio). Ne segue che le entrate mensili della prima moglie non bastano ad assicurarne il fabbisogno mensile. Senza la rendita essa continuerebbe a versare nell'indigenza.
9.
A ragione il Segretario assessore soggiunge dipoi che, per quanto riguarda la convenuta, le prestazioni complementari entrano in considerazione solo qualora le spese riconosciute a norma di legge (nel caso specifico la tassa giornaliera e le spese personali) superino determinati redditi determinanti (art. 2 cpv. 1 LPC combinato con l'art. 3
b
cpv. 2 LPC). Se non che, proprio perché si tratta di prestazioni sussidiarie, il computo di tali redditi determinanti include anche le eventuali pensioni alimentari del diritto di famiglia (art. 3
c
cpv. 1 lett. h LPC). In concreto la situazione finanziaria della prima moglie non appare dunque migliorata, per tacere del fatto che un eventuale miglioramento non dipenderebbe da un confronto fra le entrate di lei e quelle dell'ex marito – come assume l'appellante (appello, pag. 5) – bensì da un paragone tra la situazione di lei al momento del divorzio e quella al momento in cui ha statuito il Segretario assessore. Con ogni evidenza l'odierno apprezzamento cautelare non pregiudica né anticipa alcunché. Le entrate e i fabbisogni attuali delle parti, compresi quelli della nuova famiglia dell'istante (compresa l'eventualità di imputare una capacità lucrativa alla seconda moglie), come pure i confronti tra redditi e fabbisogni considerati dal giudice del divorzio, andranno ancora verificati con pieno potere cognitivo nell'ambito della causa di merito.
10.
Gli oneri del giudizio odierno seguono la soccombenza (art. 148 cpv. 1 CPC). La convenuta chiede di essere ammessa al beneficio dell'assistenza giudiziaria in appello. Il requisito dell'indigenza è per lei pacifico (art. 3 cpv. 2 Lag), tant'è che essa ha già ottenuto l'assistenza giudiziaria davanti al Pretore. Né risulta che le circostanze si siano modificate dopo di allora. La resistenza all'appello, inoltre, era tutt'altro che sprovvista di esito favorevole (art. 14 cpv. 1 lett. a Lag). In esito all'attuale giudizio essa si vede già riconoscere, in ogni modo, un'adeguata indennità per ripetibili. E l'istante è senz'altro in grado di corrisponderla, visti i suoi conti in banca (sopra, consid. 7). Nulla induce a supporre, di conseguenza, che la convenuta incontrerà problemi d'incasso. La domanda di assistenza giudiziaria va dunque dichiarata senza oggetto.