Decision ID: c6d0bb86-f979-40a1-85c1-5fbfb5f5ee7a
Year: 2022
Language: it
Court: CH_BVGE
Chamber: CH_BVGE_001
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: 

Fatti:
A.
L’interessato ha presentato una domanda d’asilo in Svizzera il (...) lu-
glio 2022, presentandosi con il nominativo di B._, di nazionalità
congolese.
B.
Dagli accertamenti effettuati dall’autorità inferiore in data 5 luglio 2022 nella
banca dati europea “Eurodac”, è risultato che il richiedente aveva ottenuto
un visto per un ingresso valido negli Stati Schengen, rilasciato tramite la
rappresentanza portoghese a C._ (in Angola), valido dal (...) al (...),
con le generalità di A._, cittadino angolano. Sulla scorta di tali infor-
mazioni, l’8 luglio 2022, l’autorità elvetica competente ha chiesto all’omo-
loga autorità portoghese, la presa in carico dell’interessato ai sensi
dell’art. 12 par. 4 del Regolamento (UE) n. 604/2013 del Parlamento euro-
peo e del Consiglio del 26 giugno 2013 che stabilisce i criteri e i meccani-
smi di determinazione dello Stato membro competente per l’esame di una
domanda di protezione internazionale presentata in uno degli Stati membri
da un cittadino di un paese terzo o da un apolide (rifusione; Gazzetta uffi-
ciale dell’Unione europea [GU] L 180/31 del 29 giugno 2013; di seguito:
RD III).
C.
Il (...) luglio 2022, l’interessato ha sostenuto un’audizione riguardo al rile-
vamento dei suoi dati personali, ove ha in particolare riferito di aver lasciato
il Congo nel (...) recandosi in Angola – Paese che gli avrebbe rilasciato
anche un passaporto ed una carta d’identità angolane – ove sarebbe rima-
sto fino al suo espatrio avvenuto il (...), giungendo quale primo Paese eu-
ropeo in D._, il (...), vivendo poi per quasi (...) in Portogallo.
Avrebbe inoltre in padre in Svizzera, con il quale sarebbe in contatto.
D.
Le autorità portoghesi preposte, hanno risposto affermativamente alla ri-
chiesta di presa in carico, in data 11 luglio 2022, pure in applicazione
dell’art. 12 par. 4 RD III.
E.
Nel corso del colloquio Dublino tenutosi il (...) luglio 2022, l’interessato ha
in particolare sostenuto che la sua vera identità sarebbe quella di
A._, nato il (...), cittadino angolano, così come indicato nel suo pas-
saporto. Tuttavia ha rilevato di avere pure origini congolesi. In tale contesto,
egli è pure stato questionato riguardo al suo stato di salute, nonché gli è
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stata data la possibilità di essere sentito riguardo all’eventuale competenza
del Portogallo nella trattazione della sua domanda d’asilo.
F.
Con decisione del 24 agosto 2022, notificata il giorno successivo (cfr. atto
SEM n. [{...}]-22/1), la SEM ha pronunciato la non entrata nel merito della
domanda d’asilo del richiedente ai sensi dell’art. 31a cpv. 1 lett. b della
legge sull’asilo del 26 giugno 1998 (LAsi, RS 142.31) ed ha pronunciato il
suo trasferimento verso il Portogallo e l’esecuzione della predetta misura.
G.
Per mezzo del ricorso del 1° settembre 2022 (cfr. risultanze processuali),
l’interessato è insorto al Tribunale amministrativo federale (di seguito: il Tri-
bunale) avverso la succitata decisione della SEM, chiedendo in limine la
sospensione dell’esecuzione della decisione in via supercautelare, nonché
la concessione dell’effetto sospensivo al ricorso. Nel merito, ha postulato
l’annullamento del provvedimento impugnato e la restituzione degli atti alla
SEM per completamento dell’istruttoria. Contestualmente, ha formulato
istanza di assistenza giudiziaria, nel senso dell’esenzione dal versamento
delle spese processuali e dal relativo anticipo.
A supporto dei suoi asserti, egli ha annesso al ricorso ed in copia: un mes-
saggio elettronico della sua rappresentante legale al consolato portoghese
a C._ del 12 agosto 2022; la procura del 28 luglio 2022 sottoscritta
dall’interessato al fine di ottenere le informazioni relative al visto rilasciato
dalla rappresentanza portoghese competente in Angola; il permesso di
soggiorno B di E._, asserito padre del richiedente; quattro copie di
fotografie che rappresenterebbero il richiedente bambino.
H.
Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti negli scritti verranno ripresi nei
considerandi qualora risultino decisivi per l’esito della vertenza.

Diritto:
1.
Le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla LTF,
in quanto la legge sull’asilo (LAsi, RS 142.31) non preveda altrimenti (art. 6
LAsi).
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Il ricorso, presentato tempestivamente (art. 108 cpv. 3 LAsi) contro una de-
cisione in materia di asilo della SEM (art. 6 e 105 LAsi; art. 31-33 LTAF), è
di principio ammissibile sotto il profilo degli art. 5, 48 cpv. 1 lett. a–c e
art. 52 cpv. 1 PA. Occorre pertanto entrare nel merito del ricorso.
2.
Con ricorso al Tribunale, possono essere invocati la violazione del diritto
federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti giuridicamente rile-
vanti (art. 106 cpv. 1 LAsi). Il Tribunale non è vincolato né dai motivi addotti
(art. 62 cpv. 4 PA), né dalle considerazioni giuridiche della decisione impu-
gnata, né dalle argomentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2).
Inoltre si osserva come il Tribunale, adito con un ricorso contro una deci-
sione di non entrata nel merito di una domanda d’asilo, si limita ad esami-
nare la fondatezza di una tale decisione (cfr. DTAF 2017 VI/5 consid. 3.1).
3.
Il ricorso, manifestamente infondato ai sensi dei motivi che seguono, è de-
ciso dal giudice unico con l’approvazione di un secondo giudice (art. 111
lett. e LAsi) e la decisione è motivata soltanto sommariamente (art. 111a
cpv. 2 LAsi).
4.
Altresì, giusta l’art. 111a cpv. 1 LAsi, il Tribunale rinuncia allo scambio di
scritti.
5.
5.1 Nel suo gravame, l’insorgente si prevale essenzialmente di un accer-
tamento inesatto ed incompleto dei fatti da parte dell’autorità inferiore, sia
riguardo alle identità angolana e congolese da lui dichiarate, sia in riferi-
mento al rilascio del visto da parte delle autorità portoghesi in Angola. In
assenza di tali chiarimenti, la rappresentanza legale del ricorrente, avrebbe
direttamente richiesto informazioni alla rappresentanza portoghese com-
petente in merito a tale visto, ma ad oggi non vi sarebbe ancora una rispo-
sta. Inoltre, la SEM non avrebbe adeguatamente approfondito neppure i
rapporti tra la persona che avrebbe aiutato l’interessato ad espatriare ed il
richiedente l’asilo. Nemmeno risulterebbe che l’autorità inferiore abbia ef-
fettuato i dovuti accertamenti riguardo allo stato di salute dell’insorgente, il
quale ha indicato nel colloquio Dublino di non sentire bene; avrebbe una
problematica di balbuzie secondo quanto rilevabile dal suo eloquio, nonché
una sofferenza psicologica, per la quale, secondo le indicazioni del ricor-
rente alla sua rappresentante legale, avrebbe richiesto un supporto – al-
meno psicologico – all’infermeria del Centro federale d’asilo (di seguito:
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CFA) presso il quale egli si trova, anche se non risulterebbe alcuna docu-
mentazione medica agli atti della SEM. Tali censure verranno esaminate in
limine dal Tribunale, in quanto possono comportare l’annullamento della
decisione avversata (cfr. DTF 138 I 232 consid. 5).
5.2 Nelle procedure d’asilo – così come nelle altre procedure di natura am-
ministrativa – si applica il principio inquisitorio. Ciò significa che l’autorità
competente deve procedere d’ufficio all’accertamento esatto e completo
dei fatti giuridicamente rilevanti (art. 6 LAsi; art. 12 PA). In concreto, essa
deve procurarsi la documentazione necessaria alla trattazione del caso,
chiarire le circostanze giuridiche ed amministrare a tal fine le opportune
prove a riguardo. Il principio inquisitorio non dispensa comunque le parti
dal dovere di collaborare all’accertamento dei fatti ed in modo particolare
dall’onere di provare quanto sia in loro facoltà e quanto l’amministrazione
o il giudice non siano in grado di delucidare con mezzi propri (art. 13 PA ed
art. 8 LAsi; cfr. DTAF 2019 I/6 consid. 5.1). Fatti che non sono rilevanti per
la decisione; che l’autorità è convinta siano già stati provati o che si presu-
mono veri a favore delle parti interessate non impongono lo svolgimento di
indagini supplementari (cfr. KRAUSKOPF/EMMENEGGER/BABEY in: Wald-
mann/Weissenberger [ed.], Praxiskommentar VwVG, 2a ed. 2016, n. 17 ad
art. 12 PA). L’autorità può rinunciare a procedere ad altre misure d’istru-
zione allorché le prove amministrate le abbiano permesso di formarsi una
propria convinzione o che, procedendo ad un apprezzamento anticipato in
modo non arbitrario delle prove ancora offerte, le stesse appaiano chiara-
mente ininfluenti ai fini del giudizio, non potendo in altri termini condurla a
modificare la propria opinione (cfr. per tutto tra le altre la sentenza del Tri-
bunale D-2729/2021 del 18 giugno 2021 consid. 4.2.3 con ulteriori rif. cit.).
5.3
5.3.1 In primo luogo, riguardo alle censure sollevate in ordine al visto d’en-
trata rilasciato all’insorgente dalle autorità portoghesi in Angola, si osserva
quanto segue. Dagli atti all’incarto, si rileva come il ricorrente abbia otte-
nuto un visto presso la competente autorità portoghese in Angola valido dal
(...) al (...) presentando un passaporto angolano valido dal (...) al (...) a
nome di A._, nato il (...) in Angola, cittadino angolano (cfr. n. 9/2 e
18/3). Tale identità è in seguito pure stata confermata dal richiedente l’asilo
nel corso del colloquio Dublino (cfr. n. 18/3). Egli ha pure confermato di
avere ottenuto il visto portoghese tramite l’Ambasciata portoghese a
C._, aiutato da una signora d’affari che gli avrebbe organizzato il
viaggio e con la quale non aveva alcun accordo, e di essersi recato via
aerea, legalmente con tale visto ed il suo passaporto dapprima a
F._ ed in seguito in Portogallo, dove avrebbe vissuto legalmente
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con il suo visto portoghese (cfr. n. 18/3). Avendo a disposizione gli elementi
fattuali precitati, dei quali ha tenuto debitamente conto nella decisione av-
versata, la SEM, nell’ambito dell’esame della competenza del RD III, non
era tenuta ad effettuare ulteriori accertamenti in merito. Difatti, il fatto che
l’interessato inizialmente si sia presentato con un’identità ed una naziona-
lità differenti, nonché abbia allegato anche nel corso del colloquio Dublino,
di avere pure un’origine congolese – evenienze che non sono del resto
sostenute da alcun elemento probante – o ancora come egli si sia procu-
rato il visto d’entrata presso le autorità portoghesi in Angola, non hanno
alcuna rilevanza per la determinazione dello Stato membro competente per
la trattazione della sua domanda d’asilo, come si vedrà anche in seguito
(cfr. infra consid. 6). Il Tribunale, in un apprezzamento anticipato, ritiene
quindi di non dover neppure attendere alcuna informazione supplementare
da parte della rappresentanza legale, in ordine alla sua richiesta al conso-
lato portoghese in Angola riguardo al visto ottenuto dal ricorrente nel me-
desimo Paese (cfr. a tal proposito supra consid. 5.2). Inoltre, non si com-
prende quali ulteriori accertamenti avrebbe dovuto effettuare l’autorità infe-
riore in ordine ai rapporti che intercorrevano tra il ricorrente e la signora
che lo avrebbe aiutato ad espatriare, tenuto conto delle informazioni già
offerte dal medesimo in merito (cfr. n. 18/3), e che l’insorgente neppure nel
suo ricorso, oltre ad una generica censura, non apporta alcun elemento
concreto e circostanziato in merito.
Pertanto, in rapporto a tali censure formali, le stesse sono recisamente da
respingere. L’autorità inferiore non è quindi incorsa in alcun accertamento
inesatto o incompleto dei fatti giuridicamente rilevanti rispetto a tali aspetti
nella decisione avversata, ed il principio inquisitorio non è pertanto stato
violato.
5.3.2 In secondo luogo, concernente lo stato di salute dell’insorgente, a
parte l’allegazione da parte del medesimo di non udire bene, egli ha dichia-
rato anche nel contesto del colloquio Dublino avvenuto il (...) luglio 2022 di
sentirsi bene (cfr. n. 18/3). Della documentazione medica agli atti non ne è
rilevabile, come neppure si trova alcuna segnalazione in merito a proble-
matiche psicologiche da parte dell’infermeria del CFA, malgrado al ricor-
rente sia stato rammentato nel corso del colloquio Dublino che fosse sua
incombenza di consultare l’infermeria (...) del CFA competente. Risulta
quindi manifestamente inconsistente, in quanto mera asserzione di parte
non sostenuta da alcun elemento concreto e circostanziato, la dichiara-
zione ricorsuale secondo la quale egli avrebbe riferito alla rappresentante
legale di essersi rivolto presso l’infermeria del CFA dove è alloggiato per
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chiedere un supporto psicologico. Peraltro, appare dalle sue stesse dichia-
razioni, che anche se vi fossero effettivamente delle problematiche
all’udito, nonché delle balbuzie o ancora una sofferenza psicologica, per
nulla provate e concretizzate dal ricorrente neppure con il suo gravame, le
stesse non siano di alcuna urgenza, posto come l’insorgente ha vissuto
prima di giungere in Svizzera in Portogallo per quasi (...), senza segnalare
di aver richiesto o necessitato di alcuna visita medica, anche in tale conte-
sto.
Sulla scorta di quanto sopra considerato, e ritenuto che nel quadro della
procedura d’asilo, incombe alla parte collaborare all’accertamento dei fatti,
la quale risulta nella posizione migliore per conoscerli (art. 8 LAsi; cfr.
DTAF 2012/21 consid. 5.1; 2011/54 consid. 5.1; 2009/50 consid. 10.2.1), le
censure dell’insorgente anche rispetto al mancato accertamento esatto e
completo del suo stato di salute, vanno in toto disattese.
6.
Ciò posto, venendo ora al merito, occorre chiedersi se la SEM, che nella
decisione del 24 agosto 2022 ha ritenuto data la competenza delle autorità
portoghesi e non ha riscontrato motivi ostativi al trasferimento dell’insor-
gente verso il Portogallo, abbia rettamente omesso di entrare nel merito
della domanda d’asilo presentata da quest’ultimo. In altri termini, v’è ora
luogo di determinare se la SEM poteva fare applicazione dell’art. 31a cpv. 1
lett. b LAsi, disposizione che prevede che di norma non si entra nel merito
di una domanda di asilo se il richiedente può partire alla volta di uno Stato
terzo cui compete, in virtù di un trattato internazionale, l’esecuzione della
procedura di asilo e allontanamento.
6.1 Prima di applicare la precitata disposizione, la SEM esamina la com-
petenza relativa al trattamento di una domanda di asilo secondo i criteri
previsti dal RD III. Se in base a questo esame è individuato un altro Stato
quale responsabile per l’esame della domanda di asilo, la SEM pronuncia
la non entrata nel merito previa accettazione, espressa o tacita, di presa in
carico del richiedente l’asilo da parte dello Stato in questione (cfr.
DTAF 2017 VI/5 consid. 6.2). Ai sensi dell’art. 3 par. 1 RD III, la domanda
di protezione internazionale è esaminata da un solo Stato membro, ossia
quello individuato in base ai criteri enunciati al capo III (art. 7–15). Nel caso
di una procedura di presa in carico (inglese: take charge), anche detta di
ammissione – come è il caso di specie – ogni criterio per la determinazione
dello Stato membro competente – enumerato al capo III – è applicabile solo
se, nella gerarchia dei criteri elencati all’art. 7 par. 1 RD III, quello prece-
dente previsto dal Regolamento non trova applicazione nella fattispecie
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(principio della gerarchia dei criteri). Inoltre, la determinazione dello Stato
membro competente avviene sulla base della situazione esistente al mo-
mento in cui il richiedente ha presentato domanda di protezione internazio-
nale (art. 7 par. 2 RD III).
6.2 Ai sensi dell’art. 12 par. 4 primo comma RD III, se il richiedente è tito-
lare soltanto di uno o più titoli di soggiorno scaduti da meno di due anni o
di uno o più visti scaduti da meno di sei mesi che gli avevano effettivamente
permesso l’ingresso nel territorio di uno Stato membro, si applicano i para-
grafi 1, 2 e 3 fino a che il richiedente non abbia lasciato i territori degli Stati
membri. Altresì, lo Stato membro competente in forza del presente regola-
mento è tenuto a prendere in carico – in ossequio alle condizioni poste agli
art. 21, 22 e 29 – il richiedente che ha presentato la domanda in un altro
Stato membro (art. 18 par. 1 lett. a RD III).
6.3 Tuttavia, qualora sia impossibile trasferire un richiedente verso lo Stato
membro inizialmente designato come competente in quanto si hanno fon-
dati motivi di ritenere che sussistano delle carenze sistemiche nella proce-
dura di asilo e nelle condizioni di accoglienza di richiedenti, che implichino
il rischio di un trattamento inumano o degradante ai sensi dell’art. 4 della
Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea (GU C 364/1 del
18.12.2000; di seguito: CartaUE), lo Stato membro che ha avviato la pro-
cedura di determinazione dello Stato membro competente prosegue
l’esame dei criteri di cui al capo III per verificare se un altro Stato membro
possa essere designato come competente (art. 3 par. 2 RD III).
6.4 Inoltre, giusta l’art. 17 par. 1 RD III (“clausola di sovranità”), in deroga
ai criteri di competenza sopra definiti, ciascuno Stato membro può decidere
di esaminare una domanda di protezione internazionale presentata da un
cittadino di un paese terzo o da un apolide, anche se tale esame non gli
compete.
6.5
6.5.1 Nel caso in rassegna, dalla documentazione all’inserto, risulta che
l’insorgente era beneficiario di un visto d’entrata per gli Stati Schengen,
rilasciato dalla rappresentanza portoghese competente in Angola, valido
dal (...) al (...) (cfr. n. 9/2), che avrebbe utilizzato per giungere in Europa,
soggiornando anche in Portogallo per quasi (...) (cfr. n. 18/3). Vista poi la
domanda di presa in carico dell’8 luglio 2022 fondata sull’art. 12 par. 4 RD
III (cfr. n. 11/7), nonché l’esplicita accettazione da parte del Portogallo in
data 11 luglio 2022 (cfr. n. 15/2), la competenza di quest’ultimo Stato mem-
bro per la trattazione della domanda d’asilo dell’insorgente, è di principio
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data, non essendo peraltro stata contestata nel suo principio dal ricorrente.
Per quanto attiene poi la presenza del supposto padre di quest’ultimo in
Svizzera – il quale legame famigliare non è supportato da alcun elemento
concreto e fondato neppure dalle allegazioni e dalla documentazione pre-
sentata con il ricorso – così come della sua volontà di rimanere su suolo
elvetico per questo motivo, non avendo quest’ultimo con il ricorso conte-
stato in alcun modo le motivazioni presenti nel provvedimento impugnato
a tal proposito, agli occhi del Tribunale si può senz’altro rinviare alle stesse,
in quanto risultano in merito sufficientemente dettagliate e corrette (cfr. p.to
II, pag. 3 seg. della decisione impugnata).
6.5.2 Non vi sono del resto fondati motivi di ritenere che in Portogallo sus-
sistano carenze sistemiche nella procedura di asilo e nelle condizioni di
accoglienza dei richiedenti, che implichino il rischio di un trattamento inu-
mano o degradante ai sensi dell’art. 4 della CartaUE (cfr. art. 3 par. 2 2a
frase RD III), ciò che tra l’altro il ricorrente non solleva nemmeno nel suo
gravame.
Inoltre, il Paese in questione è legato alla CartaUE e firmatario della CEDU,
della Convenzione del 10 dicembre 1984 contro la tortura ed altre pene o
trattamenti crudeli, inumani o degradanti (Conv. tortura, RS 0.105), della
Convenzione del 28 luglio 1951 sullo statuto dei rifugiati (Conv. rifugiati,
RS 0.142.30), oltre che del relativo Protocollo aggiuntivo del 31 gen-
naio 1967 (RS 0.142.301) e a tale titolo ne applica le disposizioni. Di con-
seguenza, il rispetto della sicurezza dei richiedenti l’asilo, in particolare il
diritto alla trattazione della propria domanda secondo una procedura giusta
ed equa ed una protezione conforme al diritto internazionale ed europeo,
è presunto da parte dello Stato in questione (cfr. direttiva 2013/32/UE del
Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 recante procedure
comuni ai fini del riconoscimento e della revoca dello status di protezione
internazionale [di seguito: direttiva procedura]; direttiva 2013/33/UE del
Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 recante norme re-
lative all’accoglienza dei richiedenti protezione internazionale [di seguito:
direttiva accoglienza]). Tale presunzione non è tuttavia assoluta e può es-
sere confutata in presenza di violazioni sistemiche delle garanzie minime
previste dall’Unione europea o dal diritto internazionale (cfr. DTAF 2011/9
consid. 6; sentenza della CorteEDU M.S.S. contro Belgio e Grecia del
21 gennaio 2011, 30696/09) oppure in presenza di indizi seri che, nel caso
concreto, le autorità di tale Stato non rispetterebbero il diritto internazionale
(cfr. DTAF 2010/45 consid. 7.4 e 7.5). Ciò non è manifestamente il caso in
Portogallo, aspetto del resto neppure censurato dal ricorrente.
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Pertanto, l’applicazione dell’art. 3 par. 2 2a frase RD III, come a giusta ra-
gione ritenuto anche nella decisione avversata, non si giustifica in specie.
7.
7.1 Ciò nondimeno, ai sensi dell’art. 29a cpv. 3 OAsi 1, disposizione che
concretizza in diritto interno svizzero la clausola di sovranità (art. 17 par. 1
RD III), se “motivi umanitari” lo giustificano la SEM può entrare nel merito
della domanda anche qualora giusta il RD III un altro Stato sarebbe com-
petente per il trattamento della domanda. La SEM, nell’applicazione di tale
norma, dispone di potere di apprezzamento (cfr. DTAF 2015/9 consid. 7
seg.). Tuttavia, se il trasferimento del richiedente nel paese di destinazione
contravviene ad una norma imperativa del diritto internazionale, tra cui
quelle della CEDU, l’autorità inferiore è obbligata ad applicare la clausola
di sovranità e ad entrare nel merito della domanda d’asilo ed il Tribunale
dispone di potere di controllo al riguardo (cfr. DTAF 2015/9 consid. 8.2.1).
7.2 Nel caso in parola, non avendolo ancora fatto, spetta in primo luogo al
ricorrente, nel caso di trasferimento in Portogallo, di presentare al più pre-
sto una domanda d’asilo alle autorità del predetto Paese competenti e ri-
spettare le loro istruzioni, ciò che gli permetterà di beneficiare dei diritti pre-
visti dalla direttiva accoglienza. L’insorgente non ha per il resto apportato
alcun indizio serio e concreto suscettibile di dimostrare che lo Stato di de-
stinazione non rispetterebbe il principio del divieto di respingimento e, dun-
que, verrebbe meno ai suoi obblighi internazionali rinviandolo in un paese
dove la sua vita, integrità corporale o libertà sarebbero seriamente minac-
ciate o da dove rischierebbe di essere respinto in un tale paese. Inoltre,
dalla documentazione agli atti, non risultano indizi che inducano a conclu-
dere che un trasferimento nello Stato in questione esporrebbe il ricorrente
al rischio di essere privato del sostentamento minimo e di subire delle con-
dizioni di vita indegna in violazione della direttiva accoglienza.
7.3 Del resto, il ricorrente non ha dimostrato di soffrire di problematiche
mediche che sarebbero ostative all’esecuzione del suo trasferimento, se-
condo la giurisprudenza topica in materia (cfr. sentenza della Corte euro-
pea dei diritti dell’uomo [di seguito: CorteEDU] N. contro Regno Unito del
27 maggio 2008, 26565/05; DTAF 2011/9 consid. 7.1; sentenza della Cor-
teEDU Paposhvili contro Belgio del 13 dicembre 2016, 41738/10, §181
segg.), visto quanto già sopra considerato in merito (cfr. supra con-
sid. 5.3.2). Difatti il Portogallo dispone notoriamente di infrastrutture medi-
che sufficienti ed in quanto Stato firmatario della direttiva accoglienza, deve
provvedere affinché i richiedenti ricevano la necessaria assistenza sanita-
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Pagina 11
ria comprendente quanto meno le prestazioni di pronto soccorso ed il trat-
tamento essenziale di malattie e di gravi disturbi mentali e fornire la neces-
saria assistenza medica o di altro tipo, ai richiedenti con esigenze di acco-
glienza particolari, comprese, se necessarie, appropriate misure di assi-
stenza psichica (cfr. art. 19 par. 1 e 2 della citata direttiva). Pertanto, gli
eventuali consulti medici, anche dal profilo psicologico, potranno essere
fissati, in caso di necessità, anche in altro contesto rispetto a quello elve-
tico, non essendo peraltro tenuto il Tribunale a prendere in considerazione
il potenziale insorgere di ulteriori affezioni non ancora diagnosticate o so-
spettate, essendo determinante lo stato di fatto presente al momento della
decisione (cfr. DTAF 2012/21 consid. 5.1; 2010/44 consid. 3.6), che appare
essere stato chiarito a sufficienza dall’autorità inferiore tenuto conto delle
questioni giuridiche che si ponevano in specie (cfr. tra le altre la sentenza
di riferimento del Tribunale D-4235/2021 del 19 aprile 2022 consid. 6.2 con
ulteriori rif. cit.), e visto quanto già sopra considerato in merito (cfr. supra
consid. 5.3.2).
Lo stato di salute del ricorrente non rappresenta quindi un ostacolo ad un
suo trasferimento verso il Portogallo.
7.4 Ne discende che egli non ha fornito indizi seri suscettibili di comprovare
che le sue condizioni di vita o la sua situazione personale sarebbero tali da
contravvenire all’art. 4 della CartaUE, all’art. 3 CEDU o all’art. 3 Conv. tor-
tura in caso di esecuzione del suo trasferimento in Portogallo. Ad ogni
modo, appartiene al ricorrente sollevare l’eventuale violazione dei suoi di-
ritti fondamentali, utilizzando le adeguate vie di diritto dinanzi alle autorità
dello Stato in questione.
7.5 Su tali presupposti, non risultano quindi neppure esserci indizi che per-
mettano di ritenere che la SEM abbia esercitato in maniera arbitraria il suo
potere di apprezzamento nell’applicazione dell’art. 29a cpv. 3 OAsi 1
(cfr. DTAF 2015/9 consid. 7 seg.).
Pertanto, non v’è ragione di applicare la clausola discrezionale di cui
all’art. 17 par. 1 RD III (clausola di sovranità).
8.
Di conseguenza, in mancanza dell’applicazione di tale norma da parte della
Svizzera, il Portogallo è competente per l’esame della domanda di asilo del
ricorrente ai sensi del RD III ed è tenuta a prenderlo in carico in ossequio
alle condizioni poste agli art. 21, 22 e 29 RD III.
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Pagina 12
9.
È quindi a giusto titolo che la SEM non è entrata nel merito della domanda
di asilo del ricorrente, in applicazione dell’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi ed ha
pronunciato il suo trasferimento verso il Portogallo conformemente
all’art. 44 LAsi, posto che egli non possiede un’autorizzazione di soggiorno
in Svizzera (cfr. art. 32 lett. a OAsi 1).
10.
Visto quanto precede, il ricorso deve essere respinto e la decisione della
SEM, che rifiuta l’entrata nel merito della domanda di asilo del ricorrente e
pronuncia il suo trasferimento dalla Svizzera verso il Portogallo, confer-
mata.
11.
Avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, le richieste tendenti d’un
canto alla sospensione dell’esecuzione in via supercautelare ed alla con-
cessione dell’effetto sospensivo al ricorso, e d’altro canto all’esenzione dal
versamento di un anticipo sulle spese processuali, risultano essere senza
oggetto.
12.
Altresì, ritenute le allegazioni ricorsuali sprovviste di probabilità di esito fa-
vorevole, la domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa
dal versamento delle spese processuali, è respinta. Le spese processuali
di CHF 750.– che seguono la soccombenza, sono quindi poste a carico del
ricorrente (art. 63 cpv. 1 e 5 PA nonché art. 1–3 del regolamento sulle tasse
e sulle spese ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo fede-
rale del 21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]).
13.
La presente decisione non concerne una persona contro la quale è pen-
dente una domanda d’estradizione presentata dallo Stato che ha abban-
donato in cerca di protezione, e pertanto non può essere impugnata con
ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale (art. 83 lett. d cifra
1 LTF). La pronuncia è quindi definitiva.
(dispositivo alla pagina seguente)
D-3808/2022
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