Decision ID: 86f58296-e4e7-5afe-8725-12a1a12f48de
Year: 2019
Language: it
Court: CH_BVGE
Chamber: CH_BVGE_001
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: 

Fatti:
A.
La A._, con sede a X._, è una società attiva nel settore dei
trasporti internazionali, delle spedizioni, degli sdoganamenti, delle commis-
sioni, dei depositi, dell’assunzione e della gestione di agenzie di rappre-
sentanze. Essa si occupa altresì della compravendita, della gestione, della
manutenzione, dell’affitto, della locazione, della rappresentanza, della
concessione in uso sotto qualunque forma giuridica di ogni bene mobile
(cfr. relativo estratto del registro di commercio).
B.
Il 26 ottobre 2012 la A._ ha ottenuto dall’Amministrazione federale
delle dogane (AFD) – e meglio, dalla Direzione del circondario delle
dogane di Lugano (di seguito: DCD) – l’autorizzazione n. (...) per la
gestione di un deposito doganale aperto (DDA), con validità a partire dal
1° novembre 2012.
C.
A seguito dell’inchiesta condotta in merito alle autorizzazioni e alle attività
di controllo della dogana nell’ambito dei depositi franchi doganali e dei
depositi doganali aperti, nel proprio rapporto 14 aprile 2014 il Controllo
federale delle finanze (CDF) ha raccomandato all’AFD di tenere maggior-
mente conto dell’aspetto relativo alla gestione aziendale, segnatamente
nel contesto del rilascio delle autorizzazioni. In tale ottica, nella raccoman-
dazione n. 4 il CDF ha in particolare esortato l’AFD a non concedere più
l’autorizzazione per quei depositi doganali aperti che hanno pochissimi
movimenti, rispettivamente alcun movimento.
D.
Al fine di attuare le raccomandazioni del CDF contenute nel rapporto
14 aprile 2014, l’AFD ha redatto il documento denominato « Informazioni
sul regime di deposito doganale per depositi doganali aperti » del 19 no-
vembre 2015, inasprendo le condizioni per l’ottenimento dell’autorizza-
zione per la gestione di un deposito doganale aperto. Al punto n. 2.1 di
detto documento l’AFD ha in particolare precisato quanto segue:
« [...] Un DDA deve essere organizzato e gestito in modo tale che la vigilanza e il controllo doganale non comportano un dispendio amministrativo sproporzionato per l’amministrazione delle dogane (p.es. nessun DDA in luoghi isolati) ». Presso ogni deposito devono avvenire più di 200 movimenti (entrate e uscite) di merci all’anno (valore di riferimento) [...] ».
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E.
Con e-mail 14 luglio 2017, l’Ispettorato doganale Mendrisiotto ha informato
la A._ in merito alle nuove condizioni e circa l’intenzione di revocarle
l’autorizzazione n. (...) per la gestione di un deposito doganale aperto del
26 ottobre 2012 e di non più rinnovargliela a partire dall’anno seguente, in
quanto essa per l’anno 2016 avrebbe registrato dei movimenti ben al di
sotto dei 200 movimenti di merci all’anno attualmente richiesti. L’Ispettorato
ha poi invitato la società ad esprimersi al riguardo, segnalando che qualora
essa avesse postulato il mantenimento dell’autorizzazione per l’anno
seguente, la DCD avrebbe formalmente avviato una procedura di revoca.
Con e-mail 18 luglio 2017, la A._ ha postulato il mantenimento della
suddetta autorizzazione, sottolineandone il carattere fondamentale e
strategico per la propria attività, nella quale avrebbe effettuato importanti
investimenti sia in termini di risorse umane che economici.
F.
Il 19 settembre 2017 l’AFD – e meglio, la DCD – ha sostituito l’autoriz-
zazione n. (...) del 26 ottobre 2012 rilasciata alla A._ con una nuova
autorizzazione avente validità limitata fino al 31 dicembre 2018.
G.
Avverso la predetta autorizzazione, la A._ – per il tramite del suo
patrocinatore – ha presentato ricorso 20 ottobre 2017 dinanzi alla Direzio-
ne generale delle dogane (DGD), postulandone in sostanza l’annulla-
mento. Protestando tasse, spese e ripetibili, essa ha invocato la violazione
del suo diritto di essere sentita per assenza di una motivazione sufficiente
della decisione impugnata, l’arbitrarietà della revoca e sostituzione
dell’autorizzazione n. (...) del 26 ottobre 2012 in assenza di una base
legale sufficiente e, in ogni caso, dei presupposti per una tale revoca, come
pure la violazione ingiustificata della sua libertà economica, a difetto dei
presupposti per una limitazione di detto suo diritto fondamentale.
H.
Con scritto 7 dicembre 2017, la DGD ha informato la A._ dell’inten-
zione di respingere il suo ricorso. Circa la nuova esigenza dei 200 movi-
menti, la DGD ha precisato che la stessa – da lei fissata in accordo con
B._, C._ e D._ – sarebbe stata introdotta a seguito
della richiesta di tenere maggiormente conto dell’aspetto relativo alla
gestione aziendale formulata dal CDF nel 2014. I punti principali per la
gestione di un deposito doganale aperto sarebbero stati pubblicati nel
documento « Informazioni sul regime di deposito doganale per depositi
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doganali aperti » del 19 dicembre 2015. Poiché la A._ avrebbe
registrato complessivamente 32 movimenti nel 2014, 9 movimenti nel 2015
e nel 2016 (valori tutti inferiori ai 200 movimenti annui), il 14 luglio 2017
l’Ispettorato doganale Mendrisiotto l’avrebbe informata sull’ulteriore modo
di procedere circa l’autorizzazione per la gestione del deposito doganale
aperto.
I.
Con decisione 23 febbraio 2018, la DGD ha respinto il ricorso 20 ottobre
2017 e confermato l’autorizzazione 19 settembre 2017 della DCD.
J.
Avverso detta decisione, la A._ (di seguito: ricorrente) – sempre per
il tramite del suo patrocinatore – ha inoltrato ricorso 13 aprile 2018 dinanzi
al Tribunale amministrativo federale. Protestando tasse, spese e ripetibili,
la ricorrente postula in sostanza l’annullamento della decisione impugnata
per i motivi già avanzati dinanzi alla DGD (di seguito: autorità inferiore).
K.
Con risposta 12 giugno 2018, l’autorità inferiore ha postulato il rigetto del
ricorso, riconfermandosi nella propria decisione e precisando i motivi alla
base della revoca dell’autorizzazione n. (...) del 26 ottobre 2012.
L.
Ulteriori fatti e argomentazioni verranno ripresi, per quanto necessari, nei
considerandi in diritto del presente giudizio.

Diritto:
1.
1.1 Giusta l’art. 31 LTAF, il Tribunale amministrativo federale giudica i
ricorsi contro le decisioni ai sensi dell’art. 5 PA. In particolare, le decisioni
pronunciate su ricorso dalla DGD in materia di autorizzazione per la
gestione di un deposito doganale aperto possono essere impugnate
dinanzi al Tribunale amministrativo federale (cfr. art. 33 lett. d LTAF;
art. 116 cpv. 1bis della legge del 18 marzo 2005 sulle dogane [LD,
RS 631.0]). Lo scrivente Tribunale è dunque competente per dirimere la
presente vertenza. Fatta eccezione per quanto prescritto direttamente
dalla LTAF come pure da eventuali normative speciali, la procedura dinanzi
al Tribunale è di principio retta dalla PA (cfr. art. 37 LTAF; art. 2 cpv. 4 PA).
Su riserva dell’art. 2 cpv. 1 PA – che per inciso menziona dei principi
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comunque applicati per analogia dal Tribunale nell’ambito delle procedure
in materia doganale – quanto precede vale altresì per le procedure di
ricorso in materia doganale, compresa la presente procedura, benché la
procedura di imposizione doganale non sia di per sé retta dalla PA
(cfr. art. 3 lett. e PA; [tra le tante] sentenza del TAF A-2482/2017 del
16 luglio 2018 considd. 1.2 e 3 con rinvii).
1.2 Il presente ricorso è stato interposto tempestivamente (art. 20 segg.,
art. 50 PA), nel rispetto delle esigenze di contenuto e di forma previste dalla
legge (art. 52 PA). L’atto impugnato è una decisione della DGD fondata sul
diritto pubblico federale giusta l’art. 5 PA, che comporta per la ricorrente la
revoca e sostituzione della sua autorizzazione per la gestione di un
deposito doganale aperto di durata indeterminata con una provvisoria
fissante nuovi oneri. In quanto tale, la ricorrente risulta particolarmente
toccata dalla decisione impugnata ed è pertanto legittimata a ricorrere ai
sensi dell’art. 48 cpv. 1 PA. Il ricorso è dunque ricevibile in ordine e
dev’essere esaminato nel merito.
2.
2.1 Con ricorso al Tribunale amministrativo federale possono essere
invocati la violazione del diritto federale, compreso l’eccesso o l’abuso del
potere di apprezzamento (cfr. art. 49 lett. a PA), l’accertamento inesatto o
incompleto di fatti giuridicamente rilevanti (cfr. art. 49 lett. b PA) nonché
l’inadeguatezza (cfr. art. 49 lett. c PA; cfr. MOSER/BEUSCH/KNEUBÜHLER,
Prozessieren vor dem Bundesverwaltungsgericht, 2a ed. 2013, n. 2.149).
2.2 Il Tribunale amministrativo federale non è vincolato né dai motivi addotti
(cfr. art. 62 cpv. 4 PA), né dalle considerazioni giuridiche della decisione
impugnata, né dalle argomentazioni delle parti (cfr. DTF 142 V 551
consid. 5; 141 V 234 consid. 1; DTAF 2007/41 consid. 2; MOOR/POLTIER,
Droit administratif, vol. II, 3a ed. 2011, no. 2.2.6.5, pag. 300). I principi della
massima inquisitoria e dell’applicazione d’ufficio del diritto sono tuttavia
limitati: l’autorità competente procede difatti spontaneamente a constata-
zioni complementari o esamina altri punti di diritto solo se dalle censure
sollevate o dagli atti risultino indizi in tal senso (cfr. DTF 141 V 234
consid. 1; 122 V 157 consid. 1a; 121 V 204 consid. 6c; DTAF 2007/27
consid. 3.3). Secondo il principio di articolazione delle censure (« Rüge-
prinzip ») l’autorità di ricorso non è tenuta a esaminare le censure che non
appaiono evidenti o non possono dedursi facilmente dalla constatazione e
presentazione dei fatti, non essendo a sufficienza sostanziate (cfr. DTF 141
V 234 consid. 1; MOSER/BEUSCH/KNEUBÜHLER, op. cit., n. 1.55). Il principio
inquisitorio non è quindi assoluto, atteso che la sua portata è limitata dal
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dovere delle parti di collaborare all’istruzione della causa (cfr. DTF 143 II
425 consid. 5.1; 140 I 285 consid. 6.3.1; 128 II 139 consid. 2b). Il dovere
processuale di collaborazione concernente in particolare il ricorrente che
interpone un ricorso al Tribunale nel proprio interesse, comprende, in
particolare, l’obbligo di portare le prove necessarie, d’informare il giudice
sulla fattispecie e di motivare la propria richiesta, ritenuto che in caso
contrario arrischierebbe di dover sopportare le conseguenze della carenza
di prove (cfr. art. 52 PA; cfr. DTF 140 I 285 consid. 6.3.1; 119 III 70
consid. 1; MOOR/POLTIER, op. cit., no. 2.2.6.3, pag. 293 e segg.).
2.3 Giusta l’art. 61 cpv. 1 PA, l’autorità di ricorso decide la causa o eccezio-
nalmente la rinvia, con istruzioni vincolanti all’autorità inferiore. Anche se
la procedura di ricorso è retta in maniera generale dal principio della
massima inquisitoria, non spetta tuttavia alle autorità di ricorso ricostruire
la fattispecie determinante per la decisione (cfr. [tra le tante] sentenze del
TAF A-8035/2015 del 14 novembre 2017 consid. 2.3; A-3558/2013 del
18 novembre 2014 consid. 2.3; decisione della Commissione federale di
ricorso in materia di contribuzioni [CRC] del 21 giugno 2004 in: Giurispru-
denza delle autorità amministrative della Confederazione [GAAC] 68.156
consid. 3bb). Nel contesto della procedura di ricorso si tratta piuttosto di
esaminare la fattispecie così come è stata stabilita dall’autorità inferiore e,
nel caso particolare, di confermarla o di completarla. In principio, allor-
quando l’autorità ammette interamente o in parte il ricorso, essa statuisce
sul medesimo affare (decisione di natura riformatoria; art. 61 cpv. 1 PA ab
initio; cfr. [tra le tante] sentenze del TAF A-8035/2015 del 14 novembre
2017 consid. 2.3; A-3558/2013 del 18 novembre 2014 consid. 2.3).
Eccezionalmente, sussiste anche la possibilità di rinviare la causa all’auto-
rità inferiore con istruzioni imperative, affinché renda una nuova decisione
(decisione di natura cassatoria; art. 61 cpv. 1 PA in fine). Siffatto rinvio si
giustifica segnatamente nel caso in cui altri elementi relativi alla fattispecie
devono essere constatati e che la procedura di amministrazione delle
prove risulta essere troppo gravosa (cfr. [tra le tante] sentenze del TAF A-
8035/2015 del 14 novembre 2017 consid. 2.3; A-3558/2013 del 18 novem-
bre 2014 consid. 2.3). In una simile evenienza si intende salvaguardare il
principio della doppia istanza di giudizio, poiché il ricorrente potrà
nuovamente contestare questi punti, i quali, per definizione, saranno nuovi,
ciò che sarebbe escluso se il Tribunale dovesse statuire (cfr. GAAC 68.156
consid. 3bb con rinvii). Anche se il Tribunale è competente per procedere
a ulteriori atti istruttori volti ad acclarare la fattispecie, è preferibile infine
che sia l’autorità inferiore, peraltro la più prossima in materia, a
pronunciarsi sulla causa. Il rinvio è invece indispensabile allorquando
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appare che la fattispecie determinante è stata manifestamente constatata
in maniera inesatta o incompleta e che conseguentemente, ciò configura
una grave violazione dell’art. 49 lett. b PA. In simili casi, una decisione di
natura riformatoria emanata dal Tribunale non entra più in linea di conto
(cfr. [tra le tante] sentenze del TAF A-8035/2015 del 14 novembre 2017
consid. 2.3; A-3558/2013 del 18 novembre 2014 consid. 2.3 con rinvii;
MOSER/BEUSCH/KNEUBÜHLER, op. cit., n. 2.191, n. 3.197 segg.).
A determinate condizioni, un rinvio della causa è altresì possibile all’autorità
di prima istanza (« Sprungrückweisung »). Un tale rinvio si giustifica ad
esempio nel caso in cui all’autorità di prima istanza abbia sin dall’inizio
commesso dei gravi vizi procedurali oppure disponga in un determinato
ambito di conoscenze tecniche specifiche necessarie alla risoluzione della
vertenza, rispettivamente allorquando le questioni giuridiche ancora
pendenti nello specifico richiedano un loro esame in primis da parte
dell’autorità di prima istanza, dipoi – se del caso – da parte delle successive
istanze, nel rispetto di tutti i gradi di giudizio (cfr. WEISSENBERGER/HIRZEL,
in: Waldmann/Weissenberger [ed.], Praxiskommentar Verwaltungs-
verfahrensgesetz, 2a ed. 2016; n. 21 ad art. 61 PA; MADELEINE CAMPRUBI,
in: Auer/Müller/Schindler [ed.], VwVG Bundesgesetz über das Verwal-
tungsverfahren, Kommentar, 2a ed. 2019; n. 9 ad art. 61 PA).
3.
In concreto, oggetto del litigio è la revoca e sostituzione contemporanea
dell’autorizzazione n. (...) per la gestione del deposito doganale aperto del
26 ottobre 2012 della ricorrente con una nuova autorizzazione avente
validità limitata fino al 31 dicembre 2018 pronunciata dalla DCD con deci-
sione 19 settembre 2017 e confermata su ricorso dall’autorità inferiore con
decisione 23 febbraio 2018. Tale revoca è contestata dalla ricorrente, in
quanto sarebbe del tutto infondata e lesiva del suo diritto di essere sentita,
essendo totalmente priva di base legale e di motivazione. La revoca lede-
rebbe e limiterebbe poi in maniera ingiustificata la sua libertà economica.
In tale contesto, per il Tribunale si tratterà prioritariamente di esaminare se
nel caso della ricorrente sussiste una violazione del suo diritto di essere
sentita (cfr. consid. 3.4 del presente giudizio), tale vizio comportando, di
principio, l’annullamento della decisione resa dall’autorità indipendente-
mente dalle possibilità di successo del ricorso nel merito (cfr. DTF 142 II
218 consid. 2.8.1; 135 I 187 consid. 2.2; 132 V 387 consid. 5.1; DTAF
2009/36 consid. 7). A tal fine, qui di seguito verranno dapprima ricordate le
esigenze in materia di motivazione delle decisioni (cfr. consid. 3.1 del
presente giudizio) e poi chiarite le basi del regime di deposito doganale
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aperto con particolare riguardo circa le condizioni per il rilascio e la revoca
della relativa autorizzazione (cfr. considd. 3.2 – 3.3 del presente giudizio).
3.1
3.1.1 Il diritto di essere sentito, sancito dall’art. 29 cpv. 2 Cost., garantisce
all’interessato il diritto di esprimersi prima che sia resa una decisione sfa-
vorevole nei suoi confronti (cfr. artt. 29 e 30 PA), il diritto di prendere visione
dell’incarto (cfr. art. 26 PA), la facoltà di offrire mezzi di prova su fatti
suscettibili di influire sul giudizio, di esigerne l’assunzione, di partecipare
alla loro assunzione e di potersi esprimere sulle relative risultanze, nella
misura in cui esse possano influire sulla decisione (cfr. art. 18 PA applica-
bile per analogia dinanzi al Tribunale, malgrado la riserva dell’art. 2 cpv. 1
PA [cfr. [tra le tante] sentenza del TAF A-5446/2016 del 23 maggio 2018
consid. 2.2 con rinvii]; art. 29 PA), nonché di ottenere una decisione moti-
vata (cfr. art. 35 PA applicabile per analogia dinanzi al Tribunale, malgrado
la riserva dell’art. 2 cpv. 1 PA; DTF 144 I 11 consid. 5.3; 135 II 286 con-
sid. 5.1; sentenze del TF 4A_35/2010 del 19 maggio 2010; 8C_321/2009
del 9 settembre 2009; sentenza del TAF A-7094/2010 del 21 gennaio 2011
consid. 3.2 con rinvii; THIERRY TANQUEREL, Manuel de droit administratif,
2a ed. 2018, n. 1528 segg.). Tale garanzia non serve solo a chiarire i fatti,
bensì rappresenta anche un diritto individuale di partecipare alla pronuncia
di una decisione mirata sulla persona in quanto tale. Il diritto di essere sen-
tito è quindi da un lato, il mezzo d’istruzione della causa, dall’altro un diritto
della parte di partecipare all’emanazione della decisione che concerne la
sua situazione giuridica. Garantisce l’equità del procedimento (cfr. ADELIO
SCOLARI, Diritto amministrativo, Parte generale, 2002, n. 483 seg. con
rinvii; [tra le tante] sentenze del TAF A-3822/2016 del 19 dicembre 2017
consid. 3.1; A-3056/2015 del 22 dicembre 2016 consid. 3.1.1)
3.1.2 La giurisprudenza ha dedotto il dovere per l’autorità di motivare la
sua decisione dal diritto di essere sentito. A livello procedurale, tale
garanzia è ancorata all’art. 35 PA, qui applicabile per analogia malgrado la
riserva dell’art. 2 cpv. 1 PA (cfr. [tra le tante] sentenza del TAF A-5446/2016
del 23 maggio 2018 consid. 2.2 con rinvii). Scopo di ottenere una decisione
motivata è che il destinatario possa comprendere le ragioni della medesima
e, se del caso, impugnarla in piena coscienza di causa e che l’autorità di
ricorso possa esercitare il suo controllo (cfr. DTF 142 II 49 consid. 9.2; 134
I 83 consid. 4.1; 129 I 232 consid. 3.2; 126 I 97 consid. 2b). È quindi suffi-
ciente che l’autorità si esprima sulle circostanze significative atte ad influire
in un modo o nell’altro sul giudizio di merito. L’autorità non è tuttavia tenuta
a prendere posizione su tutti i fatti, le censure e i mezzi di prova invocati
dal ricorrente, ma può limitarsi ad esporre le sole circostanze rilevanti per
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la decisione (cfr. DTF 143 III 65 consid. 5.2; 142 IV 249 consid. 1.3.1; 130
II 530 consid. 4.3; 129 II 232 consid. 3.2; 126 I 97 consid. 2b; [tra le tante]
sentenza del TAF A-6362/2015 del 16 gennaio 2017 consid. 3.1.2; DTAF
2009/35 consid. 6.4.1). Peraltro, la motivazione non deve necessariamente
trovarsi nella decisione stessa; essa può anche trovarsi in un documento
separato che sia stato portato a conoscenza dell’interessato o può discen-
dere dal rinvio a una presa di posizione di un’altra autorità sempre portata
a conoscenza dell’interessato (cfr. DTF 123 I 31 consid. 2c; 113 II 204 con-
sid. 2; DTAF 2013/46 consid. 6.2.5; [tra le tante] sentenza del TAF A-
6362/2015 del 16 gennaio 2017 consid. 3.1.2), basta che il destinatario sia
in grado di procurarsi i documenti ai quali la decisione rimanda. L’ampiezza
della motivazione non può tuttavia essere stabilita in modo uniforme. Essa
va determinata tenendo conto dell’insieme delle circostanze della fatti-
specie e degli interessi della persona toccata nonché applicando i principi
sviluppati dalla giurisprudenza del Tribunale federale. La motivazione può
anche essere sommaria, ma vi si devono perlomeno dedurre gli elementi
essenziali sui quali l’autorità si è fondata per rendere il proprio giudizio
(cfr. [tra le tante] sentenza del TAF A-6362/2015 del 16 gennaio 2017
consid. 3.1.2; SCOLARI, op. cit., n. 531 e 535 con rinvii).
3.1.3 A titolo eccezionale, la violazione del diritto di essere sentito può
essere sanata nella procedura di ricorso, se i motivi determinanti sono stati
addotti in risposta dall’autorità, se il ricorrente ha potuto commentarli in un
successivo memoriale e, soprattutto, se il potere d’esame della giurisdi-
zione competente non è più ristretto di quello dell’istanza inferiore (cfr. DTF
142 II 218 consid. 2.8.1; 135 I 187 consid. 2.2; 133 I 201 consid. 2.2;
sentenza del TF 1C_104/2010 del 29 aprile 2010 consid. 2.1; [tra le tante]
sentenza del TAF A-1876/2013 del 6 gennaio 2015 consid. 3.5 con rinvii).
3.2
3.2.1 Giusta la legislazione doganale (cfr. art. 7 LD), le merci introdotte nel
territorio doganale o asportate da esso sono soggette all’obbligo doganale
e devono essere tassate secondo la LD, nonché la legge federale del
9 ottobre 1986 sulla tariffa delle dogane (LTD, RS 632.10). Di principio,
dette merci soggiacciono altresì all’IVA all’importazione (cfr. art. 50 segg.
della legge federale del 12 giugno 2009 concernente l’imposta sul valore
aggiunto [LIVA, RS 641.20]). Rimangono salve le deroghe previste in trat-
tati, in disposizioni speciali di legge o in ordinanze emanate dal Consiglio
federale che si fondano sulla LTD (cfr. art. 1 cpv. 2 LTD; art. 2 cpv. 1 LD e
art. 8 segg. LD; art. 53 LIVA). L’importo del dazio è calcolato in base alla
natura, alla quantità e allo stato della merce nel momento in cui viene
dichiarata all’ufficio doganale, nonché alle aliquote di dazio e alle basi di
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calcolo in vigore nel momento in cui sorge l’obbligazione doganale
(cfr. art. 19 cpv. 1 LD).
3.2.2 Le merci non immesse in libera pratica ma destinate a essere im-
magazzinate in un deposito doganale devono essere dichiarate nel regime
di deposito doganale (cfr. art. 51 cpv. 1 LD in combinato disposto con
l’art. 47 cpv. 1 LD). Il deposito doganale è definito all’art. 50 cpv. 1 LD come
un luogo del territorio doganale autorizzato dall’AFD e posto sotto vigilanza
doganale, nel quale le merci possono essere immagazzinate alle
condizioni stabilite dall’AFD. Esso può essere un deposito aperto o un
deposito di merci di gran consumo (cfr. art. 50 cpv. 2 LD).
3.2.3 I depositi doganali aperti sono depositi doganali nei quali i depositari
– e meglio, le persone che gestiscono il deposito doganale (cfr. art. 52
cpv. 1 LD) – possono immagazzinare merci proprie o merci di terzi non
immesse in libera pratica (cfr. art. 53 cpv. 1 LD). Per il deposito doganale
aperto si rinuncia a stabilire e garantire i tributi doganali all’importazione e
ad applicare provvedimenti di politica commerciale (cfr. art. 51 cpv. 2 lett. a
LD). Nel deposito doganale aperto, il regime doganale ha dunque in
particolare per effetto che le merci possono esservi depositate senza
imposizione, versamento o garanzia dei tributi doganali all’importazione
(cfr. Messaggio del 15 dicembre 2003 concernente una nuova legge sulle
dogane [di seguito: Messaggio LD], FF 2004 485, 548).
3.2.4 L’apertura di un deposito doganale aperto e la conseguente applica-
zione del regime del deposito doganale aperto sono soggette all’autorizza-
zione dell’AFD (cfr. art. 54 cpv. 1 LD; Messaggio LD, FF 2004 485, 549;
REMO ARPAGAUS [ed.], Schweizerisches Bundesverwaltungsrecht, vol. XII,
Zollrecht, 2a ed. 2007, n. 800). Il rilascio di detta autorizzazione esige
innanzitutto l’adempimento di requisiti personali da parte del richiedente:
egli deve risiedere in Svizzera e offrire garanzia per una gestione regolare
del deposito doganale (cfr. art. 54 cpv. 2 lett. a LD). Secondo l’art. 158
dell’ordinanza del 1° novembre 2006 sulle dogane (OD, RS 631.01), la
gestione regolare non è garantita segnatamente quando il richiedente ha
commesso una grave infrazione o ripetute infrazioni contro il diritto federa-
le, sempre che la relativa esecuzione spetti all’AFD. Il rilascio di detta
autorizzazione richiede inoltre l’adempimento di requisiti amministrativi: la
vigilanza e il controllo doganali non devono comportare un dispendio ammi-
nistrativo sproporzionato per l’AFD (cfr. art. 54 cpv. 2 lett. b LD; REGINALD
DERKS, in: Kocher/Clavadetscher [ed.], Stämpflis Handkommentar, Zoll-
gesetz [ZG], 2009, [di seguito: Handkommentar ZG], n. 2 ad art. 54 LD).
Giusta l’art. 54 cpv. 3 LD, detta autorizzazione può poi essere vincolata da
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oneri ed escludere l’immagazzinamento di determinate merci a rischio
(lett. a) o prescrivere che determinate merci a rischio siano depositate in
locali particolari (lett. b). In questo regime doganale, sono peraltro applica-
bili i disposti di natura non doganale già durante il periodo dell’immagaz-
zinamento (cfr. art. 51 cpv. 2 lett. f LD; Messaggio LD, FF 2004 485, 548).
Le merci destinate a essere immagazzinate sono dichiarate dal depositario
o dal suo mandatario presso l’ufficio doganale di controllo menzionato
nell’autorizzazione (cfr. art. 53 cpv. 4 LD). Il depositario è responsabile di
assicurare che le merci non siano sottratte alla vigilanza doganale durante
la loro giacenza nel deposito, di far rispettare gli obblighi risultanti
dall’immagazzinamento delle merci e di far adempire gli oneri connessi
all’autorizzazione (cfr. art. 53 cpv. 5 LD). L’AFD può esigere che il deposi-
tario presti una garanzia per l’osservanza degli obblighi di cui all’art. 53
cpv. 5 LD (cfr. art. 53 cpv. 6 LD).
3.2.5 Con il rilascio dell’autorizzazione viene confermata l’applicabilità del
regime del deposito doganale aperto (cfr. art. 54 cpv. 1 LD). Analogamente
all’autorizzazione per l’applicazione del regime del traffico di perfeziona-
mento attivo, qualora la decisione tramite la quale è stata rilasciata l’auto-
rizzazione (la cosiddetta « Bewilligungsverfügung ») per la gestione di un
deposito doganale aperto non venga impugnata, la stessa cresce formal-
mente in giudicato con i relativi oneri ivi precisati (cfr. sentenza del TAF
[regime del traffico di perfezionamento attivo] A-2656/2018 del 19 dicem-
bre 2018 consid. 3.2.2 con rinvii; in merito al carattere di decisione, DERKS,
Handkommentar ZG, n. 3 ad art. 54 LD). In tal caso, si considera che il
destinatario della decisione abbia accettato i suddetti oneri e il conseguen-
te obbligo di attenersi agli stessi. Eventuali censure relative al contenuto
dell’autorizzazione, segnatamente la contestazione degli oneri posti da
quest’ultima, vanno sollevate tempestivamente presentando ricorso contro
l’autorizzazione stessa; successivamente dette censure non possono
infatti più essere sollevate con successo nell’ambito della procedura di
riscossione dei tributi d’entrata e vanno pertanto respinte. Conformemente
alla giurisprudenza, con la crescita in giudicato formale dell’autorizzazione,
pure le censure relative alla conformità costituzionale e alle leggi e ordinan-
ze su cui si fonda l’autorizzazione sono da respingere (cfr. sentenza del
TAF [regime del traffico di perfezionamento attivo] A-2656/2018 del
19 dicembre 2018 consid. 3.2.2 con rinvii).
3.3
3.3.1 Le decisioni amministrative cresciute in giudicato dal profilo formale
possono essere revocate (o modificate) nella misura in cui siano adempiute
A-2186/2018
Pagina 12
determinate condizioni. Dette condizioni sono definite in primo luogo diret-
tamente dalle disposizioni giuridiche materiali o processuali, qualora esse
sussistano (cfr. DTF 137 I 69 consid. 2.3; 127 II 306 consid. 7a; sentenza
del TAF A-3913/2010 del 2 dicembre 2011 consid. 3 con rinvii; SCOLARI,
op. cit., n. 868; TSCHANNEN/ZIMMERLI/MÜLLER, Allgemeines Verwaltungs-
recht, 4a ed. 2014, n. 35; PIERMARCO ZEN-RUFFINEN, Droit administratif,
Partie générale et éléments de procédure, 2a ed. 2013, n. 1457).
Per quanto concerne la decisione relativa al rilascio dell’autorizzazione a
gestire un deposito doganale, la sua revoca è espressamente disciplinata
dall’art. 159 OD. Più nel dettaglio, l’art. 159 OD sancisce che l’AFD revoca
l’autorizzazione, se il titolare del deposito:
a. non adempie più i requisiti di cui all’art. 54 cpv. 2 LD;
b. non rispetta le condizioni e gli oneri fissati nelle autorizzazioni; o
c. commette ripetutamente infrazioni contro il diritto federale, sempre che la relativa esecuzione spetti all’AFD.
Il tenore imperativo dell’art. 159 OD, secondo cui « [l’]AFD revoca l’autoriz-
zazione » (in tedesco « Die EZV entzieht die Bewilligung », in francese
« L’AFD retire l’autorisation »), lascia chiaramente intendere che l’AFD è
tenuta a revocare l’autorizzazione qualora una delle tre predette condizioni
risulti adempiuta (cfr. DERKS, Handkommentar ZG, n. 5 ad art. 54 LD).
L’osservanza delle condizioni e degli oneri stabiliti nell’autorizzazione è
tuttavia controllata saltuariamente (cfr. art. 51 cpv. 2 lett. d LD). Gli oneri
stabiliti nell’autorizzazione sono poi concretati nella decisione d’imposi-
zione (cfr. art. 51 cpv. 2 lett. e LD).
3.3.2 Se la legge non risolve esplicitamente il problema della revocabilità,
rispettivamente non lo disciplina in maniera esaustiva, rimangono comun-
que applicabili i principi sviluppati dalla dottrina e dalla giurisprudenza
(cfr. DTF 137 I 69 consid. 2.3; 135 V 201 consid. 6.2; 127 II 306 consid. 7a;
SCOLARI, op. cit., n. 870; WIEDERKEHR/RICHLI, Praxis des allgemeinen
Verwaltungsrechts, vol. I, 2012, n. 2712 e 2781). In tale contesto, la revoca
di una decisione dipende dall’esito del confronto di due antitetici interessi:
quello all’attuazione del diritto oggettivo e quello della sicurezza giuridica,
rispettivamente del principio della buona fede (cfr. DTF 143 II 1 consid. 5.1;
137 I 69 consid. 2.3; 135 V 201 consid. 6.2; 127 II 306 consid. 7a; 115 Ib
152 consid. 3a; DTAF 2007/29 consid. 4.2; sentenza del TAF A-3757/2010
del 10 maggio 2011 consid. 9; WIEDERKEHR/RICHLI, op. cit., n. 2712 e
2781; SCOLARI, op. cit., n. 871; TANQUEREL, op. cit., n. 944). Il secondo
prevale di regola sul primo e impedisce la revoca se la decisione in
questione ha creato diritti soggettivi a favore del destinatario, la decisione
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è stata emanata dopo un procedimento in cui gli interessi pubblici e privati
sono stati esaurientemente esaminati e valutati, l’interessato abbia in
buona fede fatto uso dei suoi diritti. Queste regole non sono però assolute.
D’un canto, la revoca può ancora intervenire anche in dette ipotesi allorché
è richiesta da un interesse pubblico eminente o dalla sopravvenienza di
fatti nuovi, di nuove scoperte scientifiche o modifiche legislative, oppure se
esiste un motivo di revisione. D’altro canto le esigenze della sicurezza
giuridica possono essere prioritarie anche quando le tre suddette ipotesi
non sono realizzate (cfr. DTF 143 II 1 consid. 5.1; 139 II 185 consid. 10.2.3;
137 I 69 consid. 2.3; 135 V 201 consid. 6.2; 127 II 306 consid. 7a; 115 Ib
152 consid. 3a; 109 Ib 246 considd. 4b, 4c e 4d; DTAF 2007/29 consid. 4.2;
SCOLARI, op. cit., n. 871 seg.; TANQUEREL, op. cit., n. 953-957; WIEDER-
KEHR/RICHLI, op. cit., n. 2713 e n. 2781). Nella ponderazione dei suddetti
interessi va altresì esaminato se la revoca rispetta il principio della propor-
zionalità (cfr. art. 5 cpv. 2 Cost., nonché art. 36 Cost. circa le restrizioni dei
diritti fondamentali), secondo cui una misura deve essere ragionevole,
nonché idonea e necessaria a raggiungere lo scopo d’interesse pubblico
perseguito e non deve eccedere l’indispensabile (cfr. sentenza del TAF A-
2029/2010 del 2 settembre 2010 consid. 5; WIEDERKEHR/RICHLI, op. cit.,
n. 2712).
Dopo la crescita in giudicato formale, le decisioni aventi effetti durevoli
(« Verfügungen über Dauerrechtsverhältnisse » o « Dauerverfügungen »)
possono essere revocate solo in presenza di un vizio sopraggiunto
ulteriormente alla loro pronuncia (cfr. DTF 143 II 1 consid. 5.1; 127 II 306
consid. 7a; MOOR/POLTIER, op. cit., no. 2.4.3.2, pagg. 384 e 386; TSCHAN-
NEN/ZIMMERLI/MÜLLER, op. cit., n. 12 e 45; TANQUEREL, op. cit., n. 949). Più
nel dettaglio, tale è segnatamente il caso in presenza di una sopravvenuta
modifica legislativa o delle circostanze di fatto, purché sussista un
interesse pubblico rilevante. In questo frangente, la revoca ha la funzione
d’adattare il regime iniziale ad una nuova situazione giuridica. Il vizio
sopraggiunto ulteriormente può essere altresì dovuto ad un’applicazione
più restrittiva della legge, senza che quest’ultima sia di fatto stata modifica-
ta, segnatamente in presenza di un cambiamento oggettivamente giustifi-
cato della prassi o della giurisprudenza. In tal caso, la revoca della decisio-
ne è eccezionalmente ammessa, qualora il cambiamento di prassi o di
giurisprudenza lo richieda per dei motivi d’interesse pubblico o di parità di
trattamento (cfr. DTF 139 II 185 consid. 10.2.3; 135 V 201 consid. 6.2; 127
II 306 consid. 7a; 106 Ib 252 consid. 2b; MOOR/POLTIER, op. cit.,
no. 2.4.3.2, pag. 386; TSCHANNEN/ZIMMERLI/MÜLLER, op. cit., n. 45; TAN-
QUEREL, op. cit., n. 951, pag. 386 seg.). Al contrario, una valutazione
differente della sola situazione concreta oggetto della regolamentazione
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della decisione non consente una revoca. Determinante nella valutazione
dell’illegalità di una decisione è il diritto vigente al momento della decisione
di revoca (cfr. MOOR/POLTIER, op. cit., no. 2.4.3.2, pag. 386 seg.).
3.4
3.4.1 Da un esame degli atti dell’incarto risulta che il 26 ottobre 2012 la
ricorrente ha ottenuto dalla DCD una prima autorizzazione n. (...) per la
gestione di un deposito doganale aperto, con effetto a far tempo dal 1° no-
vembre 2012 e di durata indeterminata (cfr. atto n. 1 dell’incarto prodotto
dall’autorità inferiore [di seguito: inc. DGD], rubrica 2 e 10). Come si evince
dalla rubrica 1, a quel momento la DCD ha di fatto ritenuto che la ricorrente
adempieva a tutte le condizioni poste dall’art. 54 cpv. 2 LD per l’ottenimen-
to dell’autorizzazione (cfr. parimenti decisione impugnata, pag. 2).
Ciò premesso, all’autorizzazione sono accluse, quale parte integrante
(cfr. rubrica 2), le cosiddette « Disposizioni generali dell’autorizzazione per
gestire il deposito doganale aperto della ditta A._ ». In sunto, oltre
a definire le generalità (cfr. relative cifre 1-5) e le disposizioni particolari
(cfr. relative cifre 17-22) del deposito doganale aperto, dette disposizioni
disciplinano la procedura da seguire per la sua gestione (cfr. relative
cifre 6-16) – segnatamente l’entrata (immagazzinamento/immissione) e
l’uscita delle merci –, le conseguenze in caso d’infrazione dell’autoriz-
zazione (cfr. relativa cifra 23) e il diritto applicabile (cfr. relativa cifra 24).
La rubrica 7 disciplina i casi in cui l’AFD può ordinare provvedimenti
amministrativi a tempo determinato o indeterminato, mentre la rubrica 8 il
caso della revoca dell’autorizzazione, sancendo che:
« L’AFD può revocare l’autorizzazione se il titolare:
a. non adempie più alle condizioni per il rilascio dell’autorizzazione;
b. non rispetta le condizioni e gli obblighi fissati oppure;
c. commette ripetutamente infrazioni contro il diritto federale, sempre che la relativa esecuzione spetti all’AFD ».
Di fatto, la rubrica 8 riprende testualmente i motivi di revoca enunciati
all’art. 159 OD. L’unica differenza risiede nel fatto che, diversamente
dall’art. 159 OD secondo cui sussiste per l’AFD l’obbligo di revocare
l’autorizzazione in presenza di un motivo di revoca (« [l]’AFD revoca »;
cfr. consid. 3.3.1 del presente giudizio), l’autorizzazione lascia all’AFD un
certo margine di discrezione, prevedendo ch’essa « può » revocarla.
Detta autorizzazione si presenta poi come una decisione impugnabile con
ricorso (« Bewilligungsverfügung »), tant’è che alla rubrica 11 menziona i
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Pagina 15
mezzi d’impugnazione. Poiché non è stata impugnata dalla ricorrente, la
stessa è cresciuta formalmente in giudicato insieme alle condizioni e gli
oneri ivi indicati (cfr. consid. 3.2.5 del presente giudizio).
3.4.2 Con e-mail del 14 luglio 2017 (cfr. atto n. 4 dell’inc. DGD), l’Ispetto-
rato doganale Mendrisiotto ha informato la ricorrente in merito all’esistenza
di nuove condizioni da osservare per la concessione di un’autorizzazione
per gestire un deposito doganale aperto, contenute nel documento deno-
minato « informazioni sul regime di deposito doganale aperto (DDA) ». In
particolare, detta autorità ha sottolineato che una di queste condizioni
prescriverebbe che « presso ogni depositante devono avvenire più di
200 movimenti (entrate e uscite) di merci all’anno ». Poiché da una verifica
presso il deposito doganale aperto della ricorrente l’Ispettorato doganale
Mendrisiotto avrebbe constatato per il 2016 un numero di movimenti di
merci molto inferiore ai 200, esso l’ha informata dell’intenzione di revocarle
l’autorizzazione n. (...) del 26 ottobre 2012 e di non più rinnovargliela a
partire dall’anno seguente. Detta autorità ha poi invitato la ricorrente a
prendere posizione, precisando che se la stessa avesse chiesto il manteni-
mento dell’autorizzazione anche per il prossimo anno, la procedura di
revoca sarebbe stata avviata in maniera formale dalla DCD.
Con e-mail del 18 luglio 2017 (cfr. atto n. 5 dell’inc. DGD), la ricorrente ha
in sostanza sottolineato l’importanza fondamentale e strategica del deposi-
to doganale aperto per la sua sussistenza economica, nonché gli investi-
menti sia in termini di risorse umane che economici per poter garantire tutta
una serie di servizi ai clienti, con l’intento di continuare ad essere compe-
titiva, chiedendo pertanto all’AFD di rivedere la propria posizione. Essa ha
peraltro indicato di aver acquisito recentemente nuovi traffici che necessi-
terebbero del deposito doganale aperto e di aver recuperato un prezioso
cliente storico, che non vuole scontentare.
3.4.3 Contrariamente a quanto annunciato dall’Ispettorato doganale Men-
drisiotto (cfr. consid. 3.4.2 del presente giudizio), nel caso della ricorrente
la DCD non ha tuttavia avviato alcuna procedura di revoca dell’autorizza-
zione n. (...) del 26 ottobre 2012. Il 19 settembre 2017 la DCD ha di fatto
semplicemente proceduto alla revoca e sostituzione simultanea di detta
autorizzazione con una nuova autorizzazione assortita di nuove condizioni
ed una validità di durata determinata sino al 31 dicembre 2018 (cfr. atto
n. 6 dell’inc. DGD, rubriche 3 e 10), ritenendo peraltro nel caso della
ricorrente come adempiute le relative condizioni di ottenimento, segnata-
mente quelle di cui agli artt. 50-57 LD (cfr. rubrica 1). Ora, nella misura in
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cui sostituisce la precedente autorizzazione, formalmente la nuova autoriz-
zazione costituisce una « decisione di revoca », che – come ogni decisione
ai sensi dell’art. 5 PA – deve essere motivata dall’autorità che la pronuncia
(cfr. consid. 3.1.2 del presente giudizio). Sennonché, da un suo esame
dettagliato risulta chiaramente che la DCD si è limitata a revocare e
sostituire l’autorizzazione precedente, senza tuttavia precisazione alcuna
circa i motivi e le basi legali a suo fondamento. Ma vi è di più. In detta
autorizzazione, non viene fatto alcun riferimento alla nuova esigenza di un
minimo di 200 movimenti di merci annui, né al fatto che la ricorrente non
l’adempirebbe. Circa le nuove condizioni, la rubrica 3 si limita a rinviare in
maniera del tutto generica ad una serie di documenti, come segue:
« [l]e disposizioni dettagliate fissate nella descrizione del processo e nel rapporto d’accettazione sono parte integrante della autorizzazione. La descrizione del processo vincolante è pubblicata sul sito Internet dell[’AFD]. Le modifiche apportate al documento sono documentate: in caso di modifiche materiali i depositari vengono informati, mentre le nuove versioni sono pubblicate in Internet ».
Così facendo, la DCD non ha pertanto chiaramente ottemperato all’obbligo
di motivare la propria decisione, violando conseguentemente il diritto di
essere sentita della ricorrente (cfr. consid. 3.1.2 del presente giudizio), così
come giustamente censurato da quest’ultima sia dinanzi all’autorità inferio-
re, che dinanzi al Tribunale statuente (cfr. ricorso 20 ottobre 2017 di cui
all’atto n. 7 dell’inc. DGD; ricorso 13 aprile 2018).
Vero è che prima dell’emanazione della nuova autorizzazione, il 14 luglio
2017 la ricorrente è stata informata dall’Ispettorato doganale Mendrisiotto
in merito all’intenzione di revocarle l’autorizzazione preesistenze e i relativi
motivi, concedendogli il diritto di prendere posizione al riguardo nel rispetto
del suo diritto di essere sentita (cfr. atti n. 4 e 5 dell’inc. DGD). Ciò non
toglie tuttavia il fatto che la decisione di revoca del 19 settembre 2017 –
che neppure menziona o rinvia per i dettagli agli scambi di scritti intercorsi
con la ricorrente, contrariamente a quanto richiesto in materia di motiva-
zione (cfr. consid. 3.1.2 del presente giudizio) – è del tutto priva di motiva-
zione al riguardo e viola gravemente il diritto di essere sentita della ricor-
rente. In tali circostanze, detta revoca andava già annullata dall’autorità
inferiore adita successivamente dalla ricorrente.
3.4.4 Da un esame della decisione impugnata risulta tuttavia che siffatta
violazione non è stata rilevata dall’autorità inferiore. Al contrario, essa ha
confermato la validità della nuova autorizzazione 19 settembre 2017 della
DCD, senza pronunciarsi in merito alla carenza di motivazione sollevata
dalla ricorrente nel ricorso 20 ottobre 2018. Di fatto, l’autorità inferiore,
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prima nello scritto 7 dicembre 2017 (cfr. atto n. 8 dell’inc. DGD) e poi nella
decisione impugnata, ha lei stessa cercato di motivare la nuova autorizza-
zione, indicando alla ricorrente che la possibilità di revocare dell’autorizza-
zione per gestire un deposito sarebbe espressamente prevista dall’art. 159
lett. a OD. Essa ha altresì precisato che l’autorizzazione n. (...) del 26 ot-
tobre 2012 sarebbe stata rilasciata, tra l’altro, a condizione che la vigilanza
e il controllo doganali non comportino un dispendio amministrativo spropor-
zionato per l’AFD ai sensi dell’art. 54 cpv. 2 lett. b LD. In tale contesto, essa
spiega che in occasione di un’inchiesta sulle attività di controllo della
dogana nell’ambito dei depositi doganali, il CDF avrebbe chiesto all’AFD di
tenere maggiormente conto dell’aspetto relativo alla gestione aziendale.
Per questa ragione, l’AFD avrebbe fissato, tra l’altro, il valore di riferimento
per un gestore a 200 movimenti di merci. Tale valore di riferimento sarebbe
stato concordato tra B._, C._, D._ e l’AFD. Essa ha
indicato che i punti principali per la gestione di un DDA sarebbero stati
pubblicati nel documento denominato « Informazioni sul regime di deposito
doganale per depositi aperti » del 19 novembre 2015 (cfr. decisione impu-
gnata, consid. 2; scritto 7 dicembre 2017). Sottolineando che la ricorrente
sarebbe stata sentita dalla DCD al riguardo, l’autorità inferiore ha poi
precisato che detta autorità non avrebbe revocato l’autorizzazione, bensì
allestito una nuova con validità fino al 31 dicembre 2018, sicché non
sarebbe corretto rimproverare all’AFD di aver violato il diritto di essere
sentito (cfr. decisione impugnata, consid. 3). A suo avviso, il rilascio di una
nuova autorizzazione di durata determinata non sarebbe poi lesiva della
libertà economica, la ricorrente potendo continuare a fruire di un’autoriz-
zazione qualora dovesse adempiere alla nuova esigenza dei 200 movi-
menti annui (cfr. decisione impugnata, consid. 4).
È solo però nello scritto 7 dicembre 2017 (cfr. atto n. 8 dell’inc. DGD) che,
in riferimento all’esigenza dei 200 movimenti annui, l’autorità inferiore ha
precisato alla ricorrente che sarebbe poiché quest’ultima avrebbe registra-
to complessivamente 32 movimenti nel 2014, 9 movimenti nel 2015 e nel
2016, che il 14 luglio 2017 l’Ispettorato doganale Mendrisiotto l’avrebbe
informata circa l’intenzione di revocarle l’autorizzazione.
Sennonché detta motivazione – peraltro incompleta e contradditoria –
permane lacunosa e insufficiente a sanare la violazione del diritto di essere
sentita della ricorrente insorta già dinanzi alla DCD, nella misura in cui non
spiega ancora il perché di una revoca e sostituzione con un’autorizzazione
di durata determinata. Vero è che nella risposta 12 giugno 2018 dinanzi al
Tribunale, l’autorità inferiore ha spiegato che tale nuova autorizzazione è
stata voluta di durata determinata proprio per permettere alla ricorrente di
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provare il raggiungimento del limite di movimentazione per l’anno 2018
grazie ai nuovi traffici acquisiti. Tuttavia tale modo di procedere dell’autorità
di prima istanza e dell’autorità inferiore, secondo cui la motivazione della
revoca è stata da loro fornita alla ricorrente solo in via frammentaria
attraverso i vari gradi di giudizio da lei aditi mediante ricorso, non solo è
irrispettoso del suo diritto di essere sentita, ma è altresì inammissibile e
non può pertanto essere condiviso dal Tribunale.
3.4.5 Poiché la violazione del diritto di essere sentita della ricorrente ha
avuto origine già dinanzi alla DCD (autorità di prima istanza), perpetuan-
dosi dapprima dinanzi l’autorità inferiore e poi dinanzi al Tribunale senza
mai essere veramente stata sanata, nel caso concreto l’annullamento della
decisione impugnata appare non solo giustificato, ma anche necessario. In
tale contesto, il ricorso 13 aprile 2018 va conseguentemente accolto per
violazione del diritto di essere sentito, a prescindere dal ben o mal fondato
delle censure di merito. Al fine di garantire la correttezza della procedura
di revoca dell’autorizzazione n. (...) del 26 ottobre 2012, che dovrà qui
essere ricominciata nel rispetto dei vari gradi di giudizio e del diritto di
essere sentita della ricorrente, in via eccezionale si giustifica il rinvio diretto
(« Sprungrückweisung ») degli atti di causa alla DCD per nuovo giudizio ai
sensi dell’art. 61 cpv. 1 PA (cfr. consid. 2.3 del presente giudizio).
Ciò sancito, circa l’esigenza di motivazione in rapporto alla revoca, è qui
doveroso precisare quanto segue. All’occorrenza, il Tribunale rileva come
nel caso della ricorrente si sia dinanzi ad una revoca di un’autorizzazione,
e meglio di una decisione avente effetti durevoli e formalmente cresciuta in
giudicato (cfr. considd. 3.2.5 e 3.4.1 del presente giudizio), per un vizio
sopraggiunto ulteriormente alla sua pronuncia, in ragione di una modifica
della prassi dell’AFD circa l’esigenza posta dall’art. 54 cpv. 2 lett. b LD. Non
si tratta dunque propriamente di un caso di revoca ai sensi dell’art. 159
lett. a OD (cfr. consid. 3.3.1 del presente giudizio), nella misura in cui sono
le stesse condizioni di rilascio dell’autorizzazione ad essere state inasprite
dall’AFD prevendendo l’esigenza di 200 movimenti annui sulla base della
raccomandazione n. 4 del CDF (cfr. atti n. 2, 3 e 13 dell’inc. DGD), senza
modifica alcuna della legge. In tale situazione, per essere valida la revoca
richiede di essere debitamente motivata. Per costante giurisprudenza, un
cambiamento di prassi, purché oggettivamente giustificato, può infatti
eccezionalmente comportare la revoca di un’autorizzazione solo se la
stessa è richiesta per dei motivi di interesse pubblico o di parità di trat-
tamento (cfr. consid. 3.3.2 del presente giudizio). In tale contesto, la DCD
dovrà dunque da un lato dimostrare che il cambiamento di prassi è oggetti-
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vamente giustificato, fornendo in particolare precisazioni in rapporto all’esi-
genza dei 200 movimenti annui (esposizione del metodo di calcolo di detto
valore riferimento, con indicazioni precise delle basi giuridiche giustificanti
di fissarlo a 200 movimenti e non di meno o di più, ecc.) e alla sua validità
temporale (a partire da quando deve essere applicata la nuova prassi,
rispettivamente ossequiata dai titolari di autorizzazioni preesistenti, ecc.).
D’altro canto, essa dovrà poi comprovare che la revoca dell’autorizzazione
nel caso della ricorrente è richiesta per dei motivi d’interesse pubblico e/o
di parità di trattamento. Per finire, la DCD dovrà ancora dimostrare che la
ricorrente non adempie alla predetta nuova esigenza.
4.
4.1 In considerazione dell’esito della presente vertenza, ove il ricorso è
stato accolto per violazione del diritto di essere sentita della ricorrente, con
conseguente annullamento della decisione impugnata e rinvio degli atti
all’autorità di prima istanza per nuovo giudizio, nessuna spesa processuale
è messa a carico della ricorrente e dell’autorità inferiore (cfr. art. 63 cpv. 1
e 2 PA). Alla crescita in giudicato del presente giudizio, l’anticipo equiva-
lente alle presunte spese processuali di 1'500 franchi versato a suo tempo
dalla ricorrente per la presente procedura di ricorso verrà pertanto restituito
integralmente a quest’ultima.
Di conseguenza, neppure per la precedente procedura di ricorso vanno
addossate spese processuali alla ricorrente. Alla crescita in giudicato del
presente giudizio, anche l’anticipo equivalente alle presunte spese proces-
suali di 1'000 franchi versato a suo tempo dalla ricorrente dinanzi all’auto-
rità inferiore dovrà pertanto essere restituito integralmente a quest’ultima.
4.2 Nel contempo, si giustifica altresì l’assegnazione alla ricorrente – qui
patrocinata – di un’indennità di spese ripetibili (cfr. art. 64 cpv. 1 PA in
relazione con l’art. 7 del regolamento del 21 febbraio 2008 sulle tasse e
sulle spese ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo fede-
rale [TS-TAF, RS 173.320.2]). In assenza dell’inoltro di una nota particola-
reggiata delle spese, tenuto conto degli atti di causa e della sua comples-
sità (cfr. art. 14 cpv. 2 TS-TAF), l’indennità di spese di ripetibili per la
presente procedura di ricorso e quella precedente dinanzi all’autorità
inferiore è fissata a 3’000 franchi. Tale importo è posto a carico dell’autorità
inferiore, la quale avrà premura di versarla alla ricorrente alla crescita in
giudicato del presente giudizio.
(il dispositivo è indicato alla pagina seguente)
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