Decision ID: 2892ef8a-90bd-48a8-b066-d3a1a1744af2
Year: 2022
Language: it
Court: GR_VG
Chamber: GR_VG_003
Canton: GR
Region: Eastern_Switzerland
Law Area: social_law

I. Ritenuto in fatto:
1. Il 1° gennaio 2018 A._, classe 1966, ha stipulato con la
B._ SA (qui di seguito: B._) a suo nome una polizza
assicurativa (n. C._) per perdita di salario per l'attività di
ristorazione del "Ristorante D._" a E._, avente ad
oggetto l'insieme del personale attivo presso questo esercizio e, come
assicurato facoltativo, egli stesso. Detta polizza è entrata in vigore il 1°
gennaio 2018 con scadenza il 31 dicembre 2020. La copertura
comprendeva un'indennità giornaliera per malattia (riguardo al personale)
risp. sia per malattia sia per infortunio (riguardo a A._) pari
all'80 % del salario (per A._ il salario concordato era di
CHF 60'000.00) a partire dal 31° giorno per la durata massima di 730
giorni. Per A._ l'indennità giornaliera assicurata ammontava
dunque a CHF 164.40.
2. Il 1° febbraio 2019 A._ ha annunciato un (primo) caso di malattia
psichica a B._, la quale ha versato le relative indennità giornaliere
sino al 31 ottobre 2019. Il 1° novembre 2019 A._ ha potuto
riprendere l'attività lavorativa. Lo psichiatra curante Dr. med. F._,
specialista FMH in psichiatria e psicoterapia, gli aveva diagnosticato una
sindrome da disadattamento reazione mista ansioso-depressiva (ICD-10
F43.22) a causa di un sovraccarico lavorativo sia fisico che organizzativo
nella gestione della propria attività lavorativa. L'inabilità lavorativa era del
100 % fino a fine febbraio 2019 e del 50 % dal 1° marzo 2019 fino al 31
ottobre 2019.
3. Con effetto al 1° febbraio 2020 la summenzionata polizza n. C._
è stata trasferita alla G._ S.a.g.l. – chiamata a gestire suddetto
esercizio di ristorazione – in seguito a trasformazione e sostituita dalla
polizza n. H._ con scadenza il 31 dicembre 2020. A._ era
coperto da questa nuova polizza al pari del resto del personale e messo
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al beneficio di indennità giornaliere per il rischio di malattia pari all'80 %
del salario a partire dal 31° giorno per la durata massima di 730 giorni.
Secondo il salario da lui annunciato, l'indennità giornaliera secondo la
nuova polizza per A._ era pari a CHF 131.60.
4. Il 2 giugno 2020, quindi dopo sette mesi dalla completa ripresa dell'attività
lavorativa, A._ ha annunciato un (secondo) caso di malattia
psichica a B._. Il Dr. med. F._ ha posto la medesima
diagnosi del primo caso annunciato, specificando tuttavia che il crollo
psicologico in questo nuovo episodio sarebbe stato generato dalla morte
del padre avvenuta l'8 maggio 2020 a causa di COVID 19 e dalla grave
situazione della madre colpita da ictus. Il disagio non sarebbe compatibile
con l'impiego lavorativo. B._ ha assunto il caso come ricaduta del
primo e ha elargito le relative indennità giornaliere.
5. Il 14 settembre 2020 B._ ha annunciato alla G._ S.a.g.l.
la disdetta della polizza n. H._ per il 31 dicembre 2020 a causa
della sequenza dei sinistri.
6. Nello scritto del 15 febbraio 2021 B._ ha confermato che il caso
annunciato il 2 giugno 2020 non era da considerare un caso a sé stante,
ma una ricaduta di quello del 2019. B._ ha illustrato a A._
come questa qualificazione sarebbe stata in suo favore, non avendo
applicato il termine di attesa di 30 giorni per un nuovo caso e avendo
versato l'indennità maggiore di CHF 164.40 secondo la prima polizza.
Tuttavia, B._ ha affermato che, una volta versato il saldo in suo
favore di CHF 10'901.60, avrebbe potuto considerare il caso del 2 giugno
2020 come nuovo caso a tutti gli effetti.
7. L'8 marzo 2021 il rappresentante di A._ ha comunicato a
B._ la disponibilità a restituire tramite pagamenti rateali
l'eccedenza incassata a causa del trattamento del caso come ricaduta da
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parte di B._, tenuto conto che a suo avviso il secondo caso del 2
giugno 2020 andava considerato come caso separato.
8. Nel rapporto del 1° aprile 2021 il medico di fiducia di B._, Dr. med.
I._, specialista FMH in medicina generale, ha ritenuto che il
secondo caso annunciato sia una ricaduta del primo. Il fatto che la malattia
psichica abbia avuto delle cause differenti fra il primo e il secondo episodio
non significherebbe necessariamente che si tratti di due casi diversi,
soprattutto in presenza della stessa diagnosi.
9. Con scritto del 15 aprile 2021 al patrocinatore di A._ B._
ha ribadito il suo parere secondo cui si sarebbe in presenza di una
ricaduta, aggiungendo che non vi sarebbero i presupposti per valutare la
sua richiesta (dell'8 marzo 2021).
10. Nel certificato del 27 aprile 2021 il Dr. med. F._ ha affermato che
il fatto che la diagnosi sia la stessa per entrambi gli episodi non vorrebbe
dire che si tratta dello stesso caso, ma semplicemente che la
classificazione dei due episodi rientra sotto la stessa etichetta diagnostica.
11. Il 6 maggio 2021 A._ (qui di seguito: attore) ha inoltrato una
petizione al Tribunale amministrativo del Cantone dei Grigioni contro
B._ (qui di seguito: convenuta), chiedendo che la convenuta sia
condannata a riconoscergli in base alla polizza n. H._
un'indennità giornaliera pari a CHF 131.60 per una durata massima di 730
giorni a far tempo dall'annunciato sinistro del 2 giugno 2021 (recte: 2020).
12. Nella risposta del 28 giugno 2021 la convenuta ha chiesto il rigetto
dell'azione.
13. Nel secondo scambio di scritti (replica dell'8 luglio 2021 e duplica del 23
agosto 2021) le parti si sono riconfermate nei loro petiti.
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14. Con scritti del 25 gennaio 2022 risp. del 31 gennaio 2022 le parti hanno
comunicato di voler rinunciare al dibattimento.

II. Considerando in diritto:
1. Oggetto di litigio sono delle prestazioni di indennità giornaliera per
malattia. Questa controversia deriva da un'assicurazione complementare
all'assicurazione sociale contro le malattie retta dalla Legge sul contratto
d'assicurazione (LCA; RS 221.229.1; applicata nel caso di specie è la
versione in vigore fino al 31 dicembre 2021) ed è di natura giuridica privata.
Essa ricade nella competenza (per materia) di questo Tribunale
amministrativo in qualità di Tribunale delle assicurazioni in applicazione
della procedura d'azione (o petizione) giudiziaria (cfr. art. 7 del Codice di
procedura civile [CPC; RS 272] in combinato disposto con l'art. 63 cpv. 2
lett. b della Legge sulla giustizia amministrativa [LGA; CSC 370.100] con
riferimento al (vecchio) art. 47 [nuovo art. 85 cpv. 1] della Legge sulla
sorveglianza degli assicuratori [LSA; RS 961.01]; STF 4A_20/2018 consid.
1). La competenza territoriale di questo Tribunale, adito dall'attore
domiciliato a E._, è indiscussa (cfr. art. B7 delle Condizioni
generali d'assicurazione, edizione 01.06.2015 [CGA {doc. C1 convenuta}];
art. 32 cpv. 1 lett. a CPC; STF 4A_695/2011 consid. 3.1). Gli ulteriori
presupposti processuali sono pure dati, per cui si entra nel merito
dell'azione (cfr. art. 59 CPC).
2.1. Senza riguardo al valore litigioso si applicano le disposizioni sulla
procedura semplificata (cfr. art. 243 cpv. 2 lett. f CPC). Una procedura di
conciliazione non ha luogo (applicazione per analogia dell'eccezione
giusta l'art. 198 lett. f CPC anche alle controversie di cui all'art. 7 CPC
[DTF 138 III 558 consid. 4]). Le parti hanno rinunciato a un dibattimento
conformemente all'art. 233 CPC.
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2.2. Il giudice fonda il proprio convincimento apprezzando liberamente le prove
(art. 157 CPC). In virtù dell'art. 8 CPC, ove la legge non disponga
altrimenti, chi vuol dedurre il suo diritto da una circostanza di fatto da lui
asserita, deve fornirne la prova. Di principio, compete dunque all'attore
l'onere di provare i fatti generatori, al convenuto quelli impedenti ed
estintivi. Nei litigi derivanti da contratto d'assicurazione l'assicurato deve
quindi provare i fatti a fondamento della sua pretesa assicurativa, mentre
l'assicuratore deve (contro) provare gli elementi legittimanti il rifiuto o la
riduzione della copertura assicurativa. Il grado della prova in relazione
all'insorgere del rischio assicurato è quello della verosimiglianza
preponderante, mentre per la controprova l'assicuratore deve essere in
grado di sollevare dei notevoli dubbi riguardo alla presentazione dei fatti
da parte dell'assicurato (cfr. DTF 130 III 321 consid. 3.1 e 3.5; TREZZINI,
Commentario CPC, 2010, art. 154 pag. 699).
2.3. In questo caso vale il principio inquisitorio sociale (art. 247 cpv. 2 lett. a
CPC in unione con l'art. 243 cpv. 2 lett. f CPC), che obbliga il giudice ad
accertare d'ufficio i fatti. Questo principio non libera però le parti dalla
responsabilità primaria di proporre le allegazioni rilevanti e i relativi mezzi
di prova, cosicché in definitiva sono loro responsabili per la proposizione
in giudizio della fattispecie litigiosa, soprattutto se patrocinate da un legale
– come nel caso di specie (cfr. TREZZINI, op. cit., art. 247 pag. 1096; STF
4A_439/2018 consid. 3.3 con rinvio a DTF 141 III 569 consid. 2.3.1).
Secondo la massima dispositiva, inoltre, il giudice non può aggiudicare a
una parte né più di quanto essa abbia domandato, né altra cosa, né meno
di quanto sia stato riconosciuto dalla controparte (art. 58 CPC).
3. Indipendentemente dal quesito se il caso di malattia psichica annunciato
dall'attore il 2 giugno 2020 costituisca una ricaduta del primo caso
annunciato il 1° febbraio 2019 o un nuovo caso, va innanzitutto chiarito se
la convenuta è tenuta a pagare le indennità giornaliere anche oltre il 31
dicembre 2020 (data della fine del contratto).
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3.1. Preliminarmente si osserva che l'attore, quale beneficiario della relativa
polizza d'assicurazione malattia collettiva contro la perdita di salario, ha
un diritto proprio verso l'assicuratore (cfr. art. 87 vLCA) e può quindi far
valere in giudizio, in proprio nome, la pretesa di indennità giornaliere
(legittimazione attiva).
3.2. La convenuta sostiene che, in base alle CGA, oltre il termine di contratto
del 31 dicembre 2020 non vi sarebbe diritto a prestazioni. Secondo l'attore,
invece, un'interruzione delle prestazioni prima della liquidazione del
sinistro sarebbe abusiva. Inoltre, stando ad egli le CGA non sarebbero
state debitamente spiegate all'attore risp. alla datrice di lavoro, la quale in
buona fede avrebbe potuto attendersi la piena copertura assicurativa per
i suoi dipendenti.
3.3. Indiscusso è che la qui determinante polizza n. H._ entrata in
vigore il 1° febbraio 2020 è stata regolarmente disdetta dalla convenuta
(con tre mesi di preavviso giusta l'art. B1 n. 4 primo punto CGA) per il 31
dicembre 2020.
3.4. Giusta l'art. C5 n. 7 terzo punto CGA con riserva di un esaurimento
precedente le prestazioni per la malattia in corso finiscono in tutti i casi il
giorno in cui l'assicurazione cessa in virtù del contratto o della legge.
Questa regola nelle CGA è chiara e non necessita interpretazione.
3.5. La validità delle condizioni generali prestampate è limitata dalla regola
dell'insolito, in virtù della quale sono sottratte dall'adesione, ritenuta essere
data globalmente a delle condizioni generali, tutte le clausole di carattere
inabituale sulla cui esistenza non è stata attirata in modo particolare
l'attenzione del contraente più debole o inesperto in affari. La parte che
incorpora delle condizioni generali nel contratto deve attendersi, secondo
il principio dell'affidamento che il suo partner contrattuale inesperto non
aderisca a certe clausole insolite. Più una clausola pregiudica gli interessi
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dello stipulante, più si giustifica di considerarla insolita (cfr. STFA B 33/05
consid. 4.2.1). Una clausola che permette all'assicuratore, dopo che il caso
assicurato si è verificato, d'influenzare la durata massima delle sue
prestazioni mediante una dichiarazione di volontà unilaterale [quale una
disdetta] va ritenuta inabituale (cfr. DTF 135 III 225). Per inciso, si noti che
la questione lasciata aperta in DTF 135 III 225 sull'ammissibilità o meno di
simili condizioni è stata chiarita con il nuovo testo di legge in vigore dal 1°
gennaio 2022, che dichiara nulle simili condizioni (cfr. art. 35c cpv. 1 LCA).
3.6. Il summenzionato art. C5 n. 7 terzo punto CGA, assunto globalmente dalla
datrice di lavoro dell'attore, è dunque inabituale secondo la giurisprudenza
e non trova applicazione, a meno che la convenuta le abbia segnalato
esplicitamente questa clausola al momento della stipulazione del
contratto. Dagli atti, in special modo dalla polizza, non emerge che la
datrice di lavoro sia stata resa particolarmente attenta a questa clausola.
Ciò non viene nemmeno asserito dalla convenuta. Pertanto, la convenuta
è tenuta a corrispondere le indennità giornaliere all'attore anche oltre il 31
dicembre 2020 per la durata massima stabilita, per quanto l'attore sia
inabile al lavoro secondo il grado determinante nella polizza assicurativa.
4. Resta da giudicare se si è in presenza di una ricaduta oppure di un nuovo
caso di malattia.
4.1. Giusta l'art. C5 n. 1 CGA la convenuta versa, fatte salve le eventualità
elencate all'art. C5 n. 2 e 4-8 CGA, l'indennità giornaliera assicurata per
un periodo massimo di 730 giorni per caso di malattia. Il periodo d'attesa
convenuto è imputato alla durata massima delle prestazioni. Per il calcolo
della durata delle prestazioni, i giorni d'incapacità lavorativa parziale di
almeno il 25 % contano come giorni interi (cpv. 1). Per caso di malattia si
intendono le cause e le conseguenze di un pregiudizio alla salute che
hanno portato a un'incapacità lavorativa (cpv. 2). Se una nuova malattia si
manifesta dopo lo scadere della durata delle prestazioni, la copertura
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assicurativa è accordata per questo caso alla sola condizione che la
persona assicurata abbia in precedenza recuperato la sua capacità
lavorativa totale o parziale e soltanto nella misura in cui l'incapacità
lavorativa supplementare sia dovuta alla nuova malattia (cpv. 4). Giusta
l'art. D6 CGA per il calcolo della durata delle prestazioni e del periodo
d'attesa è considerata ricaduta di una malattia la riapparizione della stessa
nei dodici mesi che seguono immediatamente l'ultimo giorno d'incapacità
lavorativa causata dalla medesima malattia, a condizione che ci sia
un'incapacità lavorativa attestata da un medico.
4.2. L'attore fa valere che il secondo episodio, scatenato dalla morte del padre
e annunciato dopo un periodo di attività lavorativa di ben sette mesi,
sarebbe distinto dal primo. L'attore rinvia alla spiegazione del Dr. med.
F._ secondo cui il fatto che la diagnosi di entrambi gli episodi sia
la stessa non significherebbe che si tratti dello stesso caso. La
discordanza tra i pareri del Dr. med. F._ e del medico assicurativo
Dr. med. I._ sarebbe poi superata dal momento che la convenuta
il 15 febbraio 2021 ha comunicato che avrebbe potuto considerare il
secondo caso come nuovo a tutti gli effetti. Quindi la convenuta avrebbe
ritenuto possibile anche l'ipotesi del Dr. med. F._, posto anche
che non ha sottoposto nuovamente il caso al medico di fiducia per un
confronto. Oltretutto, i due avvenimenti riguarderebbero due polizze
distinte con entità diverse di indennità giornaliera. La convenuta fa per
contro notare che, prima del rapporto del 27 aprile 2021 trasmesso con la
petizione al Tribunale, lo psichiatra dell'attore non si sarebbe mai espresso
chiaramente riguardo a un'eventuale ricaduta. Egli avrebbe solamente
specificato che, sebbene si tratti della stessa diagnosi secondo l'ICD-10, i
due eventi sono stati causati da fonti diverse.
4.3. Nel rapporto del 1° aprile 2021 (doc. 93 convenuta) fondato sugli atti, il
medico di fiducia della convenuta Dr. med. I._ ha affermato in
sostanza che, per rispondere alla domanda se la malattia del secondo
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caso sia una ricaduta del primo, bisognerebbe guardare il quadro
generale. L'attore si sarebbe ammalato nel 2019 senza vera ragione se
non forse quella del cambiamento da lavoratore dipendente a
indipendente. Di conseguenza, gli veniva diagnosticato un disturbo
depressivo di adattamento con una perdita di fiducia nel futuro. Durante la
seconda incapacità lavorativa l'attore avrebbe visto, da un lato, la sua
ormai ex-socia abbandonarlo nel mezzo della pandemia di COVID-19, e
dall'altro sua madre ammalarsi di ictus nel marzo 2020 e poi suo padre
morire nel maggio 2020. Anche se le cause della comparsa della malattia
sarebbero forse diverse, le diagnosi e le limitazioni funzionali sarebbero le
stesse. Si tratterebbe della stessa persona che vivrebbe da sola e che
avrebbe reagito negativamente a situazioni avverse nella sua vita.
Sarebbe tornato al lavoro perché gli sarebbe stato chiesto da un esperto,
ma sarebbe stato presto abbandonato dagli altri e poi avrebbe reagito
negativamente agli aspetti della malattia dei suoi parenti, per non parlare
del COVID-19. Nel rapporto del 27 aprile 2021 (doc. C attore) il medico
curante dell'attore Dr. med. F._ ha affermato che il primo periodo
di malessere iniziato il 1° marzo 2019 e conclusosi il 1° novembre 2019
sarebbe stato causato da un sovraccarico. In seguito alla completa
risoluzione di questo episodio l'attore avrebbe riacquisito un equilibrio
umorale stabile che gli avrebbe permesso di continuare una vita lavorativa
relazionale pienamente soddisfacente. Il 2 giugno 2020, dopo sette mesi
di completo benessere, l'attore avrebbe conosciuto un secondo episodio
di malessere psichico scatenato dalla morte del padre avvenuta per
COVID-19 l'8 maggio 2020. Il nuovo episodio di malessere perdurerebbe
tutt'ora con un'intensità molto maggiore al primo episodio,
compromettendone la capacità lavorativa al 100 %. Il fatto che la diagnosi
di entrambi gli episodi sia "sindrome da disadattamento reazione mista
ansioso-depressiva" non vorrebbe dire che si tratta dello stesso caso, ma
semplicemente che la classificazione dei due episodi secondo l'ICD-10
rientra sotto la stessa "etichetta diagnostica" [ICD-10 F43.22]. Nel
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formulario del 14 agosto 2020 all'attenzione del medico di fiducia (doc. 64
convenuta) il Dr. med. F._ aveva già segnalato suddette cause
del secondo episodio e precisato che il disagio provocato dal disturbo non
sarebbe compatibile con l'impiego lavorativo. Secondo questi giudici, per
mezzo dell'apprezzamento del medico curante Dr. med. F._
l'attore ha reso altamente verosimile che si è in presenza di due malattie
psichiche distinte malgrado la stessa diagnosi. Ciò a maggior ragione,
considerando che la convenuta con scritto del 15 febbraio 2021 (doc. 87
convenuta) aveva comunicato, in conclusione al suo scritto, che avrebbe
potuto considerare il secondo caso come nuovo a tutti gli effetti. Posto ciò,
si può concordare con l'attore dove osserva che, una volta riscontrata la
divergenza nei pareri dei due medici, ci si poteva perlomeno attendere che
la convenuta riproponesse la fattispecie al medico di fiducia per un
confronto. Ma visto che non l'ha fatto e ha dato invece la risposta di cui
appena sopra, ritenendo dunque possibile l'ipotesi del medico curante,
l'attore ne deduce ragionevolmente che la diversità di vedute tra i medici
appariva superata. La convenuta ha fatto questa concessione
verosimilmente poiché, a differenza di una ricaduta, a un nuovo caso si
applica un periodo di attesa di 30 giorni e poiché le indennità versate per
un nuovo caso in base alla nuova polizza erano inferiori a quelle giusta la
prima polizza applicata anche per la ricaduta. Tutto ciò confidando
(erroneamente) sul fatto che le prestazioni sarebbero terminate – anche
per un nuovo caso – il 31 dicembre 2020. Tuttavia, l'ammissione della
convenuta nello scritto del 15 febbraio 2021 di poter gestire il secondo
caso annunciato come nuovo (come richiesto dall'attore), non può essere
ritenuta irrilevante solo perché apparentemente fatta per ragioni
finanziarie. Visto quanto esposto, per questi giudici l'attore ha reso
altamente verosimile l'insorgere di un nuovo caso di malattia, mentre la
convenuta, attraverso il parere del suo medico di fiducia, tuttalpiù suscita
dei dubbi sulla versione dei fatti fornita dall'attore, che tuttavia non
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possono essere reputati notevoli e quindi tali da inficiare la versione
dell'attore.
5. In conclusione, in accoglimento dell'azione la convenuta è tenuta a
corrispondere all'attore le indennità giornaliere per perdita di salario a
causa di malattia secondo la polizza in vigore al momento dell'annuncio
della malattia per il nuovo caso annunciato a partire dal 2 giugno 2020
(riservato il periodo d'attesa contrattuale).
6. La procedura è gratuita (art. 114 lett. e CPC). La convenuta soccombente
in causa deve indennizzare all'attore le spese ripetibili (art. 105 seg. CPC).
La nota d'onorario inoltrata dal patrocinatore il 27 agosto 2021 non può
essere riconosciuta interamente. Malgrado l'indicazione del giudice
istruttore manca un accordo sull'onorario, per cui secondo prassi può
essere concessa solamente una tariffa oraria di CHF 240.00 (invece di
CHF 250.00 come da nota d'onorario). Inoltre, le spese rivendicate per le
fotocopie pari a CHF 316.00 oltre alle spese postali pari a CHF 18.90 non
sono dettagliatamente comprovate e le spese di CHF 50.00 per l'apertura
dell'incarto sono inammissibili secondo prassi di questo Tribunale (cfr.
STA S 17 61 consid. 9c). Per le spese viene quindi riconosciuto l'importo
forfettario secondo prassi pari al 3 % dell'onorario (cfr. STA V 21 4 consid.
8). Ne discende un diritto a indennizzo a titolo di ripetibili (IVA del 7.7 %
inclusa) per l'importo totale di CHF 3'884.35 (14.59 h x CHF 240.00 x 1.03
x 1.077).