Decision ID: 84a6144e-ada1-59a9-88f8-6806dfd32443
Year: 2015
Language: it
Court: TI_CATI
Chamber: TI_CATI_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: public_law

Fatti
A.
_, domiciliata insieme al marito a _ (_), è limitatamente assoggettata alle imposte nel Canton Ticino quale proprietaria di sostanza immobiliare ad _.
Notificando ai coniugi _ la tassazione IC 2004, con decisione del 21 settembre 2011, _ commisurava il reddito imponibile in fr. 11'700.– e quello determinante per l’aliquota in fr. 243'100.–. La sostanza imponibile era invece stabilita in fr. 442'000.– e quella determinante per l’aliquota in fr. 2'383'000.–.
B.
I contribuenti impugnavano la suddetta decisione, con reclamo del 6 ottobre 2011, chiedendo che il calcolo del reddito e della sostanza si conformasse a quello intrapreso dall’autorità fiscale del cantone di domicilio ed in particolare che fossero riconosciute le perdite aziendali che ne risultavano.
In seguito ad una richiesta dell’Ufficio di tassazione, i reclamanti trasmettevano all’Ufficio di tassazione copia della decisione su reclamo relativa alla tassazione 2004 dell’Ufficio di tassazione del Canton _, precisando tuttavia che la stessa non era definitiva, essendo pendente un ricorso al Tribunale fiscale cantonale.
All’udienza del 30 agosto 2013, il rappresentante dei contribuenti definiva “difficilmente comprensibile” che le autorità fiscali ticinesi non volessero “accettare una perdita aziendale scaturita nel Canton Ticino ed ammessa nel canton Nidvaldo per le imposte cantonali e federali”.
C.
L’Ufficio di tassazione respingeva il reclamo del contribuente, con decisione del 18 settembre 2013, così motivata:
I coniugi _ _ -_ erano domiciliati a _) e proprietari di immobili nel Comune di _ e pertanto limitatamente imponibili in Ticino
sulla base dell'art. 3 LT.
Il 21.09.2011 lo scrivente ufficio di tassazione ha emesso la decisione di tassazione imposta cantonale 2004 con un reddito imponibile di fr. 11'700, un reddito determinante per l'aliquota di fr. 243'100 ed una imposta cantonale sul reddito di fr. 1294.80.
Per lo stesso annuo l'autorità tributaria del Canton Nidwaldo ha esentato i coniugi _ da qualsiasi imposta cantonale e federale sul reddito. La decisione di esenzione era dovuta al riconoscimento di perdite aziendali registrate dal signor _ nell'ambito della sua attività di commerciante di immobili precedentemente svolta in Ticino.
A differenza della valutazione fatta dal fisco nidvaldese, l'ufficio di tassazione di Locarno ha ritenuto che le perdite registrate, sulle modalità di calcolo l'UT nutre comunque delle riserve, non potessero essere più riportate poiché l'attività professionale del signor _, premessa essenziale per poter riportare delle perdite, era da tempo cessata.
Nel reclamo tempestivo del 06.10.2011 ed in seguito durante l'audizione del 30.08.2013 il rappresentante dei contribuenti ha chiesto che così come fatto dal Cantone di domicilio dei coniugi _ le perdite siano riconosciute. Per i motivi seguenti l'UT decide di respingere il reclamo e pertanto nega la possibilità del riporto di perdite dal 2003 al 2004 di fr. 6'584'389.00.
Innanzitutto si rileva che l'art. 46 cpv. 3 della Costituzione federale non limita la sovranità di un cantone in favore di un altro, in particolare quella del cantone ove il contribuente è limitatamente imponibile in favore del Cantone ove egli lo è illimitatamente. Discende da questi principi che sul carattere da attribuire alle perdite registrate nel 2003 con la vendita di immobili del signor _ il Canton Ticino non sia vincolato dalla decisione presa dal Canton _ e non lo sia nemmeno sulle modalità di calcolo.
Le vicende economiche del signor _ possono essere succintamente così riassunte:
13.03.1985 iscrizione a Registro di commercio della ditta individuale _ 24.12.1996 radiazione a Registro di commercio della ditta individuale _ 27.05.1998 Decreto di fallimento della Pretura di _ nei confronti del signor _;
15.07.1998 partenza per la _ (destinazione ignota) del signor _
11.11.1999 vendita al _ della part_ di _ con una perdita TUI di fr. 1'120'000 (immobile acquistato il 19.01.1990);
vendita a cura dell'ufficio esecuzioni e fallimenti di _ degli immobili seguenti:
16.07.2003 _, part. _ acquirente _ - perdita TUI di 3'995'000 (acquistato il 10.08.1988)
16.07.2003 _, part. _ acquirente _ - perdita TUI 488'000 (acquistato il 04.07.1994).
10.02.2004 Decreto di chiusura del fallimento.
Dagli atti risulta inoltre che l'ammontare di 6'584'389 ammessa dall'autorità fiscale del Canton _ era stata indicato nell'elenco debiti 2004 quale interesse passivo e che nella motivazione della decisione su reclamo viene indicata come "perdita riportata".
Esso è la somma dei seguenti importi, elencati quali interessi passivi nello "stato di riparto del fallimento 44/1998":
vendita part. _, interessi al giorno dell'incanto 480'017
vendita part. _, interessi al giorno dell'incanto 75'329
vendita part. _, interessi al giorno dell'incanto 6'029'389
Totale 6'584'389
Pertanto considerati:
1) la radiazione della ditta individuale del signor _ avvenuta il 24.12.1996
2) il decreto di fallimento del 27.05.1998
3) la partenza per la _ del 15.07.1998
l'ufficio di tassazione ritiene che l'attività indipendente del signor _ era da tempo cessata e pertanto il riporto delle perdite, per altro definite con un calcolo non condiviso dall'ufficio di tassazione di _ sulla base degli interessi maturati nel corso degli anni per i finanziamenti dei tre immobili succitati, non sia giustificato.
D.
Con tempestivo ricorso alla Camera di diritto tributario, i coniugi _ e _ postulano l’azzeramento del reddito imponibile nel Canton Ticino, conformemente a quanto risulta dal riparto intercantonale intrapreso dall’autorità fiscale del cantone di domicilio. A loro avviso, quest’ultima avrebbe infatti “tenuto in considerazione l’ultimo bilancio prima del tracollo immobiliare”, dal quale risulterebbe che _ aveva un capitale netto allibrato di fr. 24'442'285.– e che dopo le vendite da parte dell’Ufficio esecuzioni avrebbe avuto “una sostanza negativa di circa CHF 20'000'000.–“. Secondo i ricorrenti, l’autorità fiscale ticinese violerebbe in tal modo il divieto della doppia imposizione intercantonale.
E.
All’udienza del 4 luglio 2014 le parti si sono riconfermate nelle loro antitetiche posizioni. Ai ricorrenti è stato fissato un termine di trenta giorni per trasmettere a questa Camera un dettaglio del calcolo della perdita di cui chiedono la deduzione. I ricorrenti sono stati avvertiti che in caso di omissione, questo Tribunale avrebbe deciso sulla base degli atti a sua disposizione.
F.
Il 22/25 luglio 2014 il rappresentante dei ricorrenti ha inviato a questa Camera l’ultimo bilancio della ditta del signor _ alla fine del 1995, il “calcolo della perdita”, il reclamo del 7 maggio 2010 concernente l’imposta cantonale 2004 di _ e le seguenti decisioni di tassazione del Canton _: la decisione di tassazione 2004 del 5 ottobre 2010, la decisione di tassazione 2005 del 22 agosto 2013, la decisione di tassazione 2006 del 31 ottobre 2013 e la decisione di tassazione 2007 del 31 ottobre 2013. Il rappresentante dei contribuenti fa inoltre notare come dalle decisioni di tassazione allegate si potesse chiaramente evincere che il Canton _ li ha sempre considerati quali “commercianti immobiliari”. Altresì sostiene che “da quanto risulta dal reclamo presentato da notare che la Signora _ ha sempre partecipato alle attività commerciali del marito ed è provato che ha investito CHF 10'000'000.00 in queste attività non come prestito ma come apporto in capitale”. Conferma infine che la dichiarazione d’imposta per il Canton Ticino è sempre stata fatta allegando la copia di quella inoltrata all’autorità fiscale del Canton _.

Diritto
1.
Nella fattispecie è controversa la deduzione dal reddito conseguito nel Canton Ticino delle perdite aziendali relative al commercio di immobili riconosciute dall’autorità fiscale del Canton _, con conseguente azzeramento del reddito imponibile complessivo (per quanto qui di interesse, contro questa decisione il contribuente ha interposto ricorso al Tribunale fiscale del Canton _). Secondo l’autorità fiscale il riporto delle perdite in questione, di cui non condivide il calcolo con cui sono state definite, non è possibile. Questo poiché l’attività quale commerciante d’immobili di RI 1 è da tempo terminata: l’autorità ha difatti constatato come l’omonima ditta individuale “ing. RI 1 management e costruzioni edili” è stata radiata dal registro di commercio il 24 dicembre 1996; il 27 maggio 1998 la Pretura di _ ha decretato il fallimento (personale) nei confronti del signor RI 1 e a far tempo dal 15 luglio 1998 i coniugi _ si sono trasferiti in _.
I contribuenti ritengono invece che l’operato del fisco ticinese, che non ha seguito il
modus operandi
dell’Ufficio di tassazione del Canton Nidvaldo, leda il principio del divieto della doppia imposizione intercantonale. Chiedono pertanto che le perdite in questione vengano ammesse in deduzione.
2.
2.1.
Per consolidata prassi, in materia di doppia imposizione intercantonale, la proprietà fondiaria ed il reddito che se ne ricava sottostanno alla sovranità fiscale del cantone di situazione dell’immobile (DTF 119 Ia 46 consid. 3; 116 Ia 127 consid. 2b; 111 Ia 120 consid. 2a).
Per quanto concerne l’imposta federale diretta, invece, per l’art. 216 cpv. 1 LIFD (in vigore nel periodo fiscale litigioso), le autorità cantonali riscuotono l'imposta federale diretta presso le persone fisiche che, alla fine del periodo fiscale o dell'assoggettamento fiscale, hanno domicilio fiscale in Svizzera o, in mancanza del medesimo, hanno dimora fiscale nel Cantone. Sono fatti salvi gli articoli 3 capoverso 5 e 107.
Nel diritto dell’imposta federale diretta vige infatti il principio dell’unità del luogo di tassazione. Per evitare un frazionamento della tassazione dell’imposta federale diretta, il contribuente viene sottoposto a tassazione per l’intero reddito imponibile in Svizzera in un unico cantone (cfr. le sentenze del Tribunale federale del
26 ottobre 2006 n.
2A.241/2006
, in RF 62/2007 p. 127, consid. 2.1;
StE 2004 B 91.3 n. 4, consid. 2.1; 2A.209/1988 del 17 aprile 1989, in ASA 59 p. 636, consid. 2a).
2.2.
Nel caso in esame, l’applicabilità di queste regole è pacifica. In materia di imposta cantonale il Canton Ticino ha il diritto di imporre la sostanza immobiliare che vi è situata e il relativo reddito. La competenza per riscuotere l’imposta federale diretta spetta invece esclusivamente al Canton _.
3.
3.1.
Nelle relazioni intercantonali e internazionali, sono applicabili i principi del diritto federale concernenti il divieto di doppia imposizione intercantonale (art. 5 cpv. 3 LT).
Una doppia imposizione contraria all’art. 127 cpv. 3 Cost. fed. si realizza quando un contribuente è tassato da due o più cantoni sullo stesso oggetto per il medesimo periodo di tempo (doppia imposizione attuale) oppure quando un cantone eccede i limiti della propria sovranità fiscale e, violando norme che regolano i casi di conflitto, preleva un’imposta che compete ad un altro cantone (doppia imposizione virtuale). Inoltre, un cantone non può tassare in maggior misura un contribuente per il solo fatto che non soggiace esclusivamente alla sua sovranità fiscale, ma è imponibile anche in un altro cantone (divieto di discriminazione; cfr. DTF 134 I 303 consid. 2.1.; 133 I 19 consid. 2.1; 132 I 29 consid. 2.1).
3.2.
Nella presente fattispecie, i contribuenti richiedono che vengano ammesse in deduzione dal reddito conseguito nel Canton Ticino le perdite aziendali relative al commercio di immobili riconosciute dall’autorità fiscale del Canton _, con conseguente azzeramento del reddito imponibile complessivo. Ritengono che l’operato del fisco ticinese, che non ha seguito il
modus operandi
dell’Ufficio di tassazione del Canton _, leda il principio del divieto della doppia imposizione intercantonale.
3.3.
Per quanto qui di interesse, come visto, l’autorità fiscale del Canton _ aveva accolto il reclamo dei contribuenti contro la decisione di tassazione per il periodo fiscale litigioso e ammesso in deduzione dal reddito fr. 6'443'055.- (per l’IC/NW) e fr. 6'584'389.- (per l’IFD/NW) quale perdita riportata (art. 33 cpv. 1 e 2 LT-NW e art. 31 cifra 1 rispettivamente art. 211 LIFD), derivante dal commercio professionale di immobili del signor RI 1, sorta - secondo il fisco di _ - in seguito al fallimento avvenuto nel 1997. Di conseguenza, aveva esentato i coniugi dall’imposta cantonale e federale sul reddito.
L’autorità fiscale ticinese nella sua decisione di tassazione dopo reclamo del 18 settembre 2013 ha invece rilevato che per il fatto che l’attività indipendente quale commerciante professionale d’immobili del signor RI 1 “fosse da tempo cessata”, non era possibile ammettere il riporto delle perdite. Inoltre, non condivideva il calcolo effettuato per le perdite in questione dall’Ufficio di tassazione del Canton _, constatato come si trattasse “degli interessi maturati nel corso degli anni per i finanziamenti” di tre immobili siti nel Canton _.
3.4.
Per quanto attiene alla pretesa del ricorrente, secondo cui l’autorità ticinese avrebbe dovuto procedere come quella del cantone di domicilio, ovvero semplicemente prendere atto del “riparto intercantonale del Canton _ per l’anno 2004”, si fa notare che l’art. 127 cpv. 3 Cost. fed., volto ad impedire la doppia imposizione, non ha però come conseguenza di limitare la sovranità fiscale di un Cantone in favore di un altro, sicché, se un contribuente è imponibile in più cantoni, ognuno di essi applica, per quanto lo concerne, la propria legge fiscale sia per quanto attiene al merito sia per quanto attiene alla procedura (cfr. p. es.
Höhn
, Interkantonales Steuerrecht, 3
a
ediz., Berna 1993, p. 529 ss.). Di conseguenza, l’autonomia dei cantoni nell’ambito della determinazione dell’imposta cantonale implica fra l’altro che non vi sia un’unica ripartizione intercantonale, ma che ve ne siano tante quanti sono i cantoni che possono imporre il contribuente durante il periodo fiscale in questione (cfr.
de Vries Reilingh
, La double imposition intercantonale, 2
a
ediz., Berna 2013, n. 624, p. 200). Mentre per la determinazione della sostanza globale e del reddito complessivo ogni cantone resta sovrano e applica la sua legislazione, la ripartizione degli elementi imponibili e delle deduzioni segue invece il diritto federale, cioè le regole stabilite dalla giurisprudenza del Tribunale federale in applicazione dell’art. 127 cpv. 3 Cost.
(
Mäusli-Allenspach
, in: Zweifel/Beusch [a cura di], Interkantonales Steuerrecht, Basilea 2011, § 22, n. 1, p. 195)
Su questo aspetto la censura del ricorrente si rivela pertanto infondata.
4.
4.1.
L’insorgente chiede che vengano ammesse in deduzione le perdite aziendali subite negli anni precedenti, segnatamente con le vendite avvenute nel 2003 in seguito alla procedura fallimentare e riconducibili al commercio professionale di immobili.
Va anzitutto stabilito se le deduzioni che il ricorrente vuole che vengano ammesse possano essere fiscalmente considerate delle perdite.
4.2.
Giusta l’art. 17 cpv. 1 LT, di uguale tenore all’art. 18 cpv. 1 LIFD, sono imponibili tutti i proventi dall’esercizio di un’impresa commerciale, industriale, artigianale, agricola o forestale, da una libera professione e da ogni altra attività lucrativa indipendente. L’art. 17 cpv. 2 terza frase LT e l’art. 18 cpv. 2 terza frase LIFD precisano che la sostanza commerciale comprende tutti i valori patrimoniali che servono integralmente o in modo preponderante all’attività lucrativa indipendente; lo stesso dicasi delle partecipazioni di almeno il 20 per cento al capitale azionario o al capitale sociale di una società di capitali o di una società cooperativa, purché il proprietario le dichiari come sostanza commerciale al momento del loro acquisto.
L’art. 26 cpv. 1 LT (rispettivamente l’art. 27 cpv. 1 LIFD) sancisce che in caso di attività lucrativa indipendente sono deducibili le spese aziendali e professionali giustificate. L’art. 26 cpv. 2 LT (rispettivamente l’art. 27 cpv. 2 LIFD) precisa che sono tali le perdite effettive sul patrimonio aziendale, se sono state allibrate.
Infine, per quanto attiene al riporto delle perdite conseguite nei sette esercizi commerciali che precedono il periodo fiscale (art. 50 LT), secondo l’art. 30 cpv. 1 LT (rispettivamente l’art. 211 LIFD, nella versione in vigore nel periodo fiscale litigioso) le perdite sono dedotte, a condizione che non se ne sia potuto tenere conto al momento del calcolo del reddito imponibile di tali anni.
4.3.
La disposizione che ammette la compensazione delle perdite costituisce un’eccezione al principio di periodicità e deve pertanto essere interpretata in modo restrittivo.
Secondo la giurisprudenza del Tribunale federale, può essere invocata dal contribuente sono fintantoché esercita un’attività lucrativa indipendente o se, dopo averla cessata, ne intraprende o ne continua un’altra (cfr. la sentenza n. 2C_33/2009 del 27 novembre 2009 consid.
3.3 et 3.4, in RF 65/2010 p. 318 = StE 2010 B 23.9 n. 13 = RDAF 2010 II 205).
Dunque, a partire dal periodo fiscale successivo a quello durante il quale l’attività indipendente è cessata, il contribuente non può più beneficiare del riporto delle perdite, tenendo conto del fatto che l’attività si considera conclusa al termine dell’ultima operazione di liquidazione. Già in una decisione precedente l’Alta Corte aveva ammesso che il riporto resta possibile tuttavia se il contribuente esercita un’altra attività indipendente (sentenza 2C_101/2008 del 18 giugno 2008, in RDAF 2008 II 505 consid. 3.3). Siccome da ciò discende la conclusione che il riporto delle perdite dipende dallo statuto di indipendente e non dall’impresa esercitata, anche un contribuente che, cessata un’attività indipendente, ne intraprende un’altra, può beneficiarne (RF 65/2010 p. 318 = StE 2010 B 23.9 n. 13 = RDAF 2010 II 205 consid. 3.4).
4.4.
L’Ufficio di tassazione ha rilevato come la somma di fr. 6'584'389.-, ammessa in deduzione dal fisco _, sia costituita sostanzialmente dalla somma degli interessi passivi maturati negli anni fino al giorno dell’incanto per i finanziamenti di tre immobili, segnatamente:
·
fr. 480'017.80.- , interessi passivi maturati sull’ipoteca di V grado di _, gravante il mappale n. _ _ _;
·
fr. 75'329.10.- , interessi passivi maturati sull’ipoteca di I grado di _, gravante il mapp. n. _ RFD _;
·
fr. 6'029'043.60.-, interessi passivi maturati sull’ipoteca di _, gravante il mapp. n. _ RFD _;
per un totale complessivo di fr. 6'584'390.- .
Non vi sono motivi per discostarsi dall’accertamento dell’ufficio di tassazione, che ha preso atto dello “stato di riparto (art. 261 LEF)” allestito il 23 gennaio 2004 dall’Ufficio esecuzione e fallimenti di _ nell’ambito del fallimento del signor RI 1.
5.
5.1.
Si tratta ora di stabilire se gli importi sopraccitati, che, come visto, sono gli interessi passivi maturati negli anni per i finanziamenti concessi per tre immobili di proprietà del ricorrente, costituiscono dei costi deducibili o delle perdite da ammettere in deduzione fiscalmente.
5.2.
Il fallimento della ditta individuale del ricorrente si è chiuso con decreto del 10 febbraio 2004, dopo che una decina di immobili del fallito erano stati realizzati. Dagli atti della procedura fallimentare, reperibili nel fascicolo dell’Ufficio di tassazione, si evince che tuttavia il fallimento si è chiuso con il rilascio ai creditori di attestati di carenza di beni per ben fr. 27'234'111.63. Gli interessi ipotecari, di cui i ricorrenti chiedono la deduzione dal reddito imponibile del periodo fiscale 2004, non sono pertanto stati pagati da loro, ma sono stati aggiunti al capitale nel calcolo della perdita complessiva scaturita dalla liquidazione fallimentare.
5.3.
Giusta l’art. 261 LEF, incassata la somma ricavata da tutta la massa e divenuta definitiva la graduatoria, l’amministrazione compila lo stato di ripartizione ed il conto finale. Ora, è evidente che gli interessi maturati sui crediti ipotecari per gli immobili realizzati nella procedura fallimentare non sarebbero stati elencati nello stato di ripartizione, se il contribuente li avesse effettivamente pagati. In tal caso, d’altronde, non sarebbe verosimilmente nemmeno stato necessario avviare la procedura di fallimento.
Essendo stato il fallimento in gran parte infruttuoso, gli interessi in questione - come si evince dallo stato di riparto del 23 gennaio 2004 dell’Ufficio esecuzioni e fallimenti di _ - non hanno potuto essere pagati alle banche creditrici. Non essendo state integralmente tacitate, queste ultime hanno di conseguenza ricevuto per le somme rimaste scoperte degli attestati di carenza beni (art. 265 LEF). Ne consegue quindi che sono stati i creditori ad aver subito delle “perdite” in misura dei crediti rimasti scoperti, ma non il ricorrente.
5.4.
Nell’elenco debiti
(Schuldenverzeichnis)
, allegato alla dichiarazione d’imposta presentata nel Cantone di domicilio, i ricorrenti hanno indicato come debito in capitale l’importo di fr. 27'234'111.–, che come già ricordato corrisponde all’ammontare degli attestati di carenza beni rilasciati ai creditori, e come interessi l’importo di fr. 6'584'398.–.
Ora, contrariamente a quanto ha deciso l’autorità di tassazione del cantone di domicilio, gli attestati di carenza di beni non costituiscono debiti deducibili. In seguito al rilascio degli attestati di carenza di beni e di insufficienza di pegno, infatti, la responsabilità del debitore è praticamente azzerata fino al momento in cui la sua situazione finanziaria non subisca una modifica essenziale (cfr. la sentenza CDT n. 80.2006.7 del 22 marzo 2006, in RtiD II-2006 n. 7t). Di conseguenza – a prescindere dal discutibile criterio di calcolo, che considera gli interessi maturati in più anni su una parte dei debiti ipotecari – non si giustifica neppure la deduzione degli interessi passivi, aggiunti al capitale nell’ambito della liquidazione del fallimento.
6.
6.1.
Ci si potrebbe chiedere ancora se l’ammontare degli attestati di carenza di beni rilasciati ai creditori non possa essere dedotto dai redditi come perdita derivante dall’attività lucrativa indipendente.
6.2.
La prassi delle autorità fiscali di diversi cantoni esige, per ammettere la compensazione o il riporto delle perdite, che il contribuente abbia effettivamente sopportato egli stesso le perdite e che la sua capacità contributiva ne sia stata diminuita. Ciò non si verifica in particolar modo in caso di fallimento, se i creditori sono stati pregiudicati. In tal caso, la perdita compensabile si riduce in misura corrispondente (cfr. p. es.
Luzerner Steuerbuch, vol. 2, § 38/80 n. 1, par. 1.3.4; St. Galler Steuerbuch, 42 n. 1, par. 2; ZG-Steuerbuch, par. 18.3).
Nella misura in cui ai creditori sono stati rilasciati degli attestati di carenza di beni, è pertanto esclusa una compensazione delle perdite, anche volendo ammettere la possibilità di compensare queste ultime con i rimanenti redditi dei contribuenti, in particolar modo della moglie.
6.3.
Quanto precede consente di concludere che non trova alcun fondamento la pretesa di compensare con i redditi dichiarati l’importo di fr.
6'584'389.-, ammesso in deduzione dal fisco _ e costituito sostanzialmente dalla somma degli interessi passivi maturati negli anni fino al giorno dell’incanto sui crediti ipotecari relativi a tre immobili.
Dagli atti non risulta, ed in particolar modo i ricorrenti non provano, che dalla procedura fallimentare protrattasi fra il 1998 ed il 2004 siano scaturite perdite da loro effettivamente sopportate.
6.4.
Secondo la giurisprudenza del Tribunale federale, l
e perdite derivanti da un’attività lucrativa indipendente sono deducibili a condizione che queste – a prescindere dall'obbligo legale di tenere una contabilità – risultino da un'appropriata distinta che garantisca una registrazione completa ed affidabile dei redditi e della sostanza commerciale e consenta all'autorità fiscale un controllo ragionevole. Una presentazione lacunosa e che non fornisce informazioni sullo stato della sostanza commerciale all'inizio ed alla fine dell'anno, non soddisfa queste esigenze (sentenza 2A.272/2003 del 13 dicembre 2003, in ASA 73 p. 656 = RF 59/2004 p. 102 = StE 2004 B 23.9 n. 7).
Si ricordi pure che, secondo un consolidato principio, è il contribuente ad avere l’onere della prova per tutti quei fatti che concorrono ad escludere o a ridurre il debito verso l’erario (sentenza del Tribunale federale n. 2A.438/2006 del 14 dicembre 2006, in: RtiD I-2007 n.13t, consid. 3.2; DTF 121 II 257 consid. 4c/aa; sentenza del Tribunale federale n. 2A.209/2005 del 3 novembre 2005, in: RtiD I-2006 n. 11t, consid.
4.1;
Blumenstein/Locher
, System des schweizerischen Steuerrechts, 6
a
ediz., Zurigo 2002, p. 416, con rinvii).
6.5.
Nel caso in esame, sebbene nel corso dell’udienza del 4 luglio 2014 gli insorgenti si siano impegnati a produrre un “dettaglio del calcolo della perdita di cui chiedono la deduzione”, si sono limitati a trasmettere alla Camera di diritto tributario il bilancio dell’attività indipendente di RI 1 al 31 dicembre 1995, definendolo “l’ultimo bilancio”. Hanno poi nuovamente inviato le decisioni delle autorità fiscali del cantone di domicilio, che hanno ammesso in deduzione il noto importo di fr.
6'584'389.-.
In queste condizioni, non è possibile stabilire l’esistenza e l’ammontare di perdite, derivanti dall’attività lucrativa indipendente del contribuente, che siano effettivamente state da lui sopportate. Mancano infatti registrazioni relative agli anni a partire dal 1996.
7.
Alla luce di quanto precede, ne consegue che le “perdite” di cui il ricorrente chiede il riconoscimento, non possono essere ammesse in deduzione né a titolo di interessi passivi né quali perdite derivanti dall’esercizio di un’attività lucrativa indipendente.
Il ricorso deve conseguentemente essere respinto. Tassa di giustizia e spese processuali sono a carico dei ricorrenti, soccombenti.