Decision ID: 92a61f10-d00d-568b-9144-52712dd7816b
Year: 2020
Language: it
Court: TI_TCAS
Chamber: TI_TCAS_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: social_law

ritenuto,
in fatto
1.1. AT 1, nata nel 1960, da ultimo, fino al 15 febbraio 2019 (doc. VII, pag. 3), attiva quale aiuto domestico nella misura del 50%, è assicurata contro la perdita di guadagno in caso di malattia presso CV 1 (di seguito: CV 1), per il tramite della propria datrice di lavoro, _ di _.
1.2. Il 13 febbraio 2019 è stata notificata all’assicuratore un’incapacità lavorativa totale sulla base di certificati medici emessi dal curante, dr. med. _, chirurgia FMH (cfr. doc. G, pag. 2).
L’assicuratore ha inizialmente versato le prestazioni pattuite.
1.3. Il 5 novembre 2019 CV 1, dopo aver sottoposto l’assicurata alle visite del dr. med. _, specialista di chirurgia, traumatologia e chirurgia ricostruttiva e del dr. med. _, FMH psichiatria e psicoterapia, ha deciso di interrompere il versamento delle prestazioni con effetto al 30 novembre 2019, ritenuto che l’interessata avrebbe potuto riprendere la sua precedente attività al 100% dal 1° dicembre 2019 (doc. C).
1.4. AT 1, dapprima rappresentata dalla _ (doc. I) ed in seguito, dopo l’ingiunzione del 10 febbraio 2020 del giudice delegato che ha evidenziato come la _ e per essa l’avv. _ non fossero legittimati ad esercitare la rappresentanza dinanzi a un tribunale svizzero (cfr. art. 68 cpv. 2 lett. a CPC), dall’avv. RA 2 (doc. VII), ha inoltrato una petizione al TCA, con la quale chiede di essere riconosciuta inabile al lavoro nella misura del 100% dal 12 febbraio 2019 e sino a recupero della capacità lavorativa e che la convenuta sia condannata a corrisponderle indennità giornaliere di fr. 57 al giorno dal 1° dicembre 2019 sino al recupero della capacità lavorativa, ma al massimo per 452 giorni. A sostegno della sua inabilità lavorativa l’interessata produce numerosa documentazione medica ed evidenzia che i nuovi referti sono stati sottoposti dall’assicuratore al dr. med. _ che tuttavia non ha mai visitato l’attrice. Ella chiede pertanto l’allestimento di una perizia giudiziaria indipendente per stabilire la reale situazione a livello lombare e per pronunciarsi sul carattere invalidante delle malattie certificate dagli specialisti coinvolti, compreso l’aspetto psichico. Infine l’interessata richiama, per quanto necessario, l’incarto AI (doc. I, pag. 5).
1.5. Con osservazioni del 13 marzo 2020 e del 27 aprile 2020 l’assicuratore ha chiesto la reiezione della petizione (doc. IX e XIV).
1.6. Il 25 giugno 2020 le parti sono state sentite nel corso di un’udienza da cui è emerso:
"
(...)
La sig.ra AT 1 precisa che i suoi compiti presso la datrice di lavoro comprendevano la complessiva gestione della casa ciò che comportava le pulizie, la biancheria, la spesa.
A questa attività comporta impegno fisico notevole, uso della forza, fare i letti, per la spesa, portare cesti della biancheria.
La sig.ra AT 1 precisa che dopo aver dato le dimissioni dal posto di lavoro, alla luce delle proprie condizioni di salute non ha cercato ulteriori posti di lavoro e non si è annunciata alla disoccupazione.
La signora precisa che la dimissione è stata dettata dall’impossibilità fisica di andare avanti col lavoro e se le fosse fisicamente possibile lavorerebbe come ha fatto sin dal 1994 e fino al 2019. Questo per raggiungere l’età pensionabile AVS.
Il giudice evidenzia come negli atti medici prodotti da parte attrice sia il solo dott. _ che indica la sua incapacità lavorativa in maniera completa con i suoi certificati mentre gli altri medici intervenuti per le cure non si sono espressi su questi aspetti, in particolare dott. _, dott. _, dott. _, dott. _ (il quale in un certificato del 14.11.2019 fa riferimento alla necessità di valutare ulteriormente la capacità lavorativa che in quel momento non era garantita), il dott. _. Il dott. _, la dr.ssa _.
La sig.ra AT 1 precisa di essere ancora in cura presso questi medici, di assumere diversi medicamenti che prendeva già prima durante lo svolgimento dell’attività lavorativa e con i quali ha “convissuto”.
Sono prodotti in questa sede (plico di 2 fogli) costituiti dalla carta di malattia allestita da CV 1 il 18.4.2019 e un’attestazione certificato dott. _ 15.6.20 che attesta ulteriormente l’inabilità lavorativa. È prodotto ulteriormente un plico di documenti costituito da un rapporto 5.6.20 dal dott. _, un certificato 17.6.20 del dott. _ (che non si esprime e non quantifica l’incapacità lavorativa), un rapporto del fisioterapista _ 12.6.20 ed una serie di diagrammi allestiti dal dott. _ (ORL che attestano l’incipiente sordità della signora AT 1), da ultimo è prodotto un certificato del cardiologo dott. _ e meglio un e-mail del dott. _ alla sig.ra AT 1 che attesta la visita del 24.6.20 a _ presso lo studio e preannuncia la necessità di disporre di tutti gli atti per poter tirare delle conclusioni.
Le parti danno atto che è l’incidenza sulla capacità lavorativa delle varie patologie e non vederle concordi, in particolare come ribadisce l’avv. RA 2 d’avviso del dott. _ la signora AT 1 avrebbe ritrovato una capacità lavorativa dopo un periodo transitorio di un mese.
La pretesa esatta calcolata da parte dell’attrice è di fr. 25’764.-- (57 franchi al giorno x 452 indennità).
In questa sede, prima della postulazione delle prove, parte attrice formula una proposta transattiva a parte convenuta consistente della metà dell’importo di petizione senza richiesta da ripetibili, siccome _. Questa cifra sarebbe richiesta senza interessi moratori.
Parte attrice oltre alla documentazione prodotta postula l’erezione di una perizia medica di natura giudiziaria che consideri l’insieme delle patologie sofferte dalla sig.ra AT 1 e l’incidenza sulla capacità lavorativa e che valuti la portata delle stesse.
Parte convenuta chiede invece che sia acquisita agli atti la documentazione attinente alla/alle domande di AI siccome, come precisa parte attrice, una prima domanda è stata respinta per ragioni prettamente giuridiche e non attinenti all’invalidità, mentre la seconda domanda è pendente attualmente davanti all’autorità amministrativa.
Le parti concordano con la possibilità per il Tribunale, laddove ne ricorressero gli estremi, di procedere mediante interpellazione dei medici curanti che si sono alternati per aiutare la signora.” (doc. XIX)
1.7. Il 27 luglio 2020 il TCA ha interpellato il dr. med. _, FMH chirurgia ortopedica (doc. XXI), il quale, dopo un sollecito (doc. XXII), in data 18 settembre 2020 ha risposto alle domande (doc. XXIII).
1.8. L’attrice, dopo aver chiesto (doc. XXV) ed ottenuto (doc. XXVI), una proroga, oltre a produrre i certificati di malattia del dr. med. _ (doc. R6), ha contestato le conclusioni del dr. med. _ ed ha reiterato la richiesta di allestire una perizia medica (doc. XXIX). La convenuta si è da parte sua confermata nelle precedenti prese di posizione (doc. XXVII).
1.9. Il 9 ottobre 2020 il TCA ha informato le parti di non volere assumere ulteriori prove ed ha concesso loro un termine scadente il 23 ottobre 2020 per produrre le conclusioni finali (doc. XXX).
1.10. L’attrice si è espressa il 22 ottobre 2020 (doc. XXXI), la convenuta, dopo una breve proroga (doc. XXXIII), il 26 ottobre 2020 (doc. XXXIV). Le parti hanno rinunciato alle arringhe finali. Le conclusioni sono state trasmesse alle rispettive controparti il 27 ottobre 2020 (doc. XXXV e XXXVI).

in diritto
2.1. Oggetto del contendere è la questione di sapere se AT 1 ha diritto ad indennità giornaliere dal 1° dicembre 2019.
2.2.
Per quanto concerne l’indennità perdita di guadagno, va innanzitutto rilevato, come emerge da una sentenza del TF del 26 settembre 2007 (4A_53/2007),
che l
'art. 324a cpv. 1 CO prevede che se il lavoratore è impedito senza sua colpa di lavorare, per motivi inerenti alla sua persona, come la malattia, il datore di lavoro deve pagargli per un tempo limitato il salario, compresa un'adeguata indennità per perdita del salario in natura, in quanto il rapporto di lavoro sia durato o sia stato stipulato per più di tre mesi (sulle condizioni di applicazione di questa norma, cfr. Adrian von Kaenel, Verhältnis einer Krankentaggeldlösung zu Art. 324a OR, in: Krankentag-geldversicherung: Arbeits- und versicherungsrechtliche Aspekte, Zurigo
2007
, pag. 109-131, in particolare pag. 111-115).
La durata del pagamento del salario dipende dalla durata del rapporto di lavoro (art. 324a cpv. 2 CO; sui criteri usualmente applicati dai tribunali in questi casi, cfr. Adrian von Kaenel, op. cit., pag. 116 seg.).
Salvo pattuizione contraria, l'obbligo di pagamento del salario in caso di malattia cessa con la fine del rapporto di lavoro (Hans-Rudolf Müller, Grundlagen der Krankentaggeldversicherung nach VVG, in: Krankentaggeldversicherung:  versicherungsrechtliche Aspekte, Zurigo
2007
, pag. 19-45, in particolare pag. 20).
Queste norme configurano il regime legale di base a tutela del lavoratore, gli garantiscono una protezione minima alla quale non può essere derogato a suo svantaggio (art. 362 cpv. 1 CO; cfr. DTF 131 III 263 consid. 2.2 pag. 628).
L'art. 324a cpv. 4 CO prevede la possibilità di derogare al regime di base legale appena descritto mediante accordo scritto, contratto normale o contratto collettivo che sancisca un ordinamento almeno equivalente per il lavoratore (sull'aspetto dell'equivalenza cfr. Adrian von Kaenel, op. cit., pag. 120 segg.).
Si tratta, di regola, di un regime che comporta una riduzione delle prestazioni del datore di lavoro durante il periodo minimo previsto dalla legge, ma compensa questa riduzione mediante l'estensione del periodo durante il quale il datore di lavoro procede al versamento (Gabriel Aubert, in: Commentaire romand, n. 50 ad art. 324a CO).
La deroga al regime di base deve essere pattuita in forma scritta.
Trattandosi di un accordo che concerne i diritti minimi del lavoratore, esso deve menzionare i punti essenziali del regime convenzionale, quali ad esempio la percentuale del guadagno assicurato, i rischi coperti, la durata delle prestazioni, se del caso la durata del periodo di attesa. Qualora – come spesso accade nella pratica - il datore di lavoro stipuli un'assicurazione d'indennità giornaliere in caso di malattia, l'accordo indica anche le modalità di finanziamento dei premi assicurativi; per il resto può rinviare alle condizioni generali di assicurazione o a un altro documento tenuto a disposizione del lavoratore (DTF 131 III 623 consid. 2.5.1 con numerosi riferimenti dottrinali).
2.3. In concreto l’attrice è assicurata contro la perdita di guadagno in caso di malattia per il tramite della propria datrice di lavoro secondo l’assicurazione collettiva d’indennità giornaliera in caso di malattia n. _ che prevede il pagamento dell’80% del reddito soggetto all’AVS (doc. B, pag. 2).
Secondo le condizioni contrattuali (CC), edizione _, applicabili in concreto (doc. B), l’assicurazione protegge il contraente e i suoi collaboratori dalle conseguenze economiche dell’incapacità lavorativa in seguito a malattia e gravidanza. Il contratto di assicurazione e le condizioni contrattuali generali costituiscono il contenuto del contratto, il quale è soggetto alla LCA (cfr. art. _ CC).
Per l’art. _ _ CC l’evento assicurato è l’incapacità lavorativa in seguito a una malattia definita in percentuale della capacità lavorativa totale. Il grado di incapacità lavorativa deve essere di almeno il 25%.
È considerata una malattia qualsiasi danno alla salute fisica, mentale o psichica che non sia la conseguenza di un infortunio e che richieda un esame o una cura medica oppure provochi un’incapacità lavorativa (art. _ CC).
È considerata incapacità lavorativa qualsiasi incapacità, totale o parziale, di compiere un lavoro ragionevolmente esigibile nella professione o nel campo di attività abituale. In
caso di incapacità lavorativa di lunga durata sono prese in considerazione anche le attività ragionevolmente esigibili in un’altra professione o campo di attività. Sono considerate tali le attività che, in base all’esperienza, sono realmente accessibili sul mercato del lavoro per la persona assicurata tenendo conto della sua formazione, della sua attitudine psichica ed intellettuale (art. _ CC).
Secondo l’art. _ CC l’assicuratore versa un’indennità giornaliera al verificarsi dell’evento assicurato, dopo la scadenza del periodo di attesa che decorre con il verificarsi dell’incapacità lavorativa derivante da malattia, per un massimo di 730 giorni. Il periodo di attesa concordato contrattualmente viene dedotto dalla durata massima delle prestazioni.
L’art. _ CC prevede che le prestazioni vengano erogate solo in caso di incapacità lavorativa di almeno 25%.
Ai sensi dell’art. _ CC a ogni nuova malattia, le prestazioni vengono erogate solo allo scadere del periodo di attesa concordato.
In caso di ricadute viene computato un periodo di attesa già preso in considerazione per la stessa malattia e la durata massima delle prestazioni viene ridotta del numero di indennità giornaliere già percepite. Due malattie sono considerate le stesse se i sintomi constatati corrispondono nei loro aspetti essenziali (art. _ CC).
Per ricaduta si intende un’incapacità lavorativa dovuta a una malattia che in precedenza ha portato al versamento di indennità giornaliere per un’incapacità lavorativa risultante dal contratto. Ciò vale quando fra la riacquisizione della capacità lavorativa e la nuova incapacità lavorativa riconducibile alla stessa malattia sono trascorsi meno di 365 giorni (art. _ CC). Se sono trascorsi più di 365 giorni, si tratta di una nuova malattia. La capacità lavorativa è considerata riacquisita se un’incapacità parziale residua non raggiunge il grado che giustifica le prestazioni (cfr. art. _ CC).
Secondo l’art. _ CC se un’incapacità lavorativa è riconducibile a più malattie, queste vengono valutate separatamente ai fini del calcolo delle prestazioni. Per ogni malattia viene determinata in che misura un’incapacità lavorativa verificatasi è riconducibile ad essa. Per ogni malattia viene anche calcolato un proprio periodo di attesa. I diritti alle prestazioni calcolati in tal modo vengono cumulati. Tuttavia, indipendentemente dalla somma calcolata, viene versata al massimo l’indennità giornaliera totale.
Se la persona assicurata è in grado di svolgere un’attività ragionevolmente esigibile in un’altra professione o settore di attività, l’assicuratore può richiedere, in caso di incapacità lavorativa di lunga durata, che la persona assicurata adegui la sua attività attuale o accetti un’altra attività. A tal fine, l’assicuratore deve presentare una richiesta scritta alla persona assicurata e fissarle un termine appropriato ai fini del riorientamento professionale (art. _ CC). Se la persona assicurata lascia scadere volontariamente tale termine, l’assicuratore può sospendere le sue prestazioni (art. _ CC).
2.4.
Va ancora evidenziato che
l’assicurazione d’indennità giornaliera in caso di malattia può essere stipulata nella forma di un’assicurazione di somme o di un’assicurazione contro i danni (sentenza 4A_563/2019 del 14 luglio 2020 destinata a pubblicazione, consid. 5.2.3 e seguenti; sentenza 4A_53/2007 del 26 settembre 2007, consid. 4.4.2).
L’assicurazione di somme garantisce una prestazione che è stata definita al momento della conclusione del contratto e non dipende dal verificarsi di un pregiudizio economico: essa è dovuta non appena l’evento assicurato si sia verificato (cfr. sentenza 4A_53/2007 del 26 settembre 2007, consid. 4.4.2; cfr. anche sulla nozione di assicurazione di somme in relazione a un’assicurazione d’indennità giornaliere in caso di malattie la sentenza 4A_168/2007 del 16 luglio 2007, consid. 3.2.4 e 3.2.5, pubblicata in DTF 133 III 527).
L’assicurazione contro i danni mira invece a rimborsare il danno: in questo caso il versamento e la misura delle prestazioni dipendono dalla misura del pregiudizio economico effettivamente patito dall’assicurato (cfr. sentenza 4A_53/2007 del 26 settembre 2007, consid. 4.4.2).
La questione di sapere se si è in presenza dell’una o dell’altra forma di assicurazione va decisa mediante l’interpretazione del contratto di assicurazione e delle condizioni generali d’assicurazione che lo accompagnano (CGA), secondo le regole usuali dell’interpretazione dei contratti (sentenza 4A_563/2019 del 14 luglio 2020 destinata a pubblicazione, consid. 5.2.3 e seguenti; sui criteri di distinzione fra queste due modalità di assicurazione cfr. anche sentenza 4C.83/1998 dell’11 giugno 1998, consid. 3c e 3d e sentenza 5C.243/2006 del 19 aprile 2007).
2.5.
2.5.1. Circa l’aspetto medico, va rammentato che in una sentenza 4A_178/2015 dell’11 settembre 2015, pubblicata in DTF 141 III 433, il Tribunale federale ha stabilito che una perizia privata non costituisce un mezzo di prova ai sensi dell’art. 168 cpv. 1 CPC e che nel processo civile le perizie di parte (
Privatgutachten
)
devono essere considerate alla stessa stregua di semplici allegazioni di parte. Questa giurisprudenza vale anche per le pretese derivanti dall’assicurazione di indennità giornaliera per malattia, che nella maggior parte dei Cantoni sono giudicate dai Tribunali delle assicurazioni sociali (cfr. Annuaire de l’assurance-maladie suisse 2016, pag. 36 e 37).
Nel caso evaso dall’Alta Corte, si trattava di un assicurato al beneficio di un’assicurazione di indennità giornaliera fondata sulla LCA che era incapace al lavoro e ha domandato una rendita di invalidità, che la sua assicurazione privata ha rifiutato fondandosi su una perizia che essa stessa ha fatto eseguire da un medico specialista in psichiatria e psicoterapia, il quale si è basato sugli atti medici e ha visitato personalmente l’interessato, non ritenendo infine un’incapacità lavorativa. L’assicurato ha quindi chiamato in giudizio la sua assicurazione, ma davanti al Tribunale cantonale ha perso la causa. I giudici, dopo avere apprezzato le 4 valutazioni mediche agli atti (la perizia di parte allestita su mandato dell’assicuratore, il referto del curante, la perizia interdisciplinare e il parere di un altro medico a cui l’Ufficio AI ha sottoposto gli atti) giunte a conclusioni differenti sulla capacità lavorativa dell’assicurato, si sono basati sulla perizia di parte dell’assicuratore malattia e in virtù della verosimiglianza preponderante hanno ritenuto che l’assicurato non fosse inabile al lavoro. La prima istanza si è basata sulla DTF 125 V 351 consid. 3b/dd, secondo cui la perizia di parte fatta esperire dall’assicuratore malattia ha il valore di un mezzo di prova (cfr. consid. 2.1). L’assicurato ha quindi inoltrato un ricorso in materia civile presso il Tribunale federale, lamentando che la perizia fatta allestire dall’assicuratore non era una perizia neutra, ma di parte, perciò dal profilo del diritto processuale civile valeva soltanto, come stabilito dalla DTF 132 III 83 consid. 3.4, quale semplice allegazione di parte e non come mezzo di prova (cfr. consid. 2.2).
Il TF ha dovuto quindi esaminare la questione di sapere se la perizia di parte sulla quale si è fondato l’assicuratore malattia nell’assicurazione complementare fosse un mezzo di prova ai sensi del Codice di procedura civile.
Nelle sue considerazioni, l’Alta Corte ha evidenziato che nel diritto delle assicurazioni sociali il Tribunale federale ha ritenuto nella DTF 125 V 351 come il semplice fatto che la presa di posizione del medico avvenga nell’ambito di una perizia di parte a domanda dell’assicuratore non sia sufficiente per mettere in dubbio il valore probatorio della perizia. Essa ha dunque valore di un mezzo di prova. Per contro, nel diritto privato, secondo giurisprudenza costante una perizia di parte non è un mezzo di prova, ma una semplice allegazione di parte (DTF 140 III 24 consid. 3.3.3; DTF 132 III 83 consid. 3.6) (cfr. consid. 2.3).
Nel diritto privato, l’art. 168 cpv. 1 CPC enumera esaustivamente i differenti mezzi di prova, fra i quali figura la perizia. Il Tribunale federale ha proceduto a un’interpretazione sistematica del Codice e in particolare degli artt. 183 segg. CPC e ha concluso che la nozione di perizia di cui all’art. 168 cpv. 1 lett. d CPC concerne unicamente la perizia giudiziaria (cfr. consid. 2.5.2).
Una parte della dottrina considera che una perizia di parte deve potere essere prodotta al Tribunale come un documento ai sensi dell’art. 168 cpv. 1 lett. b e dell’art. 177 segg. CPC. Un’altra parte della dottrina, alla quale si rifà il Tribunale federale, considera che una perizia di parte non è un mezzo di prova, poiché il legislatore ha escluso la perizia di parte come mezzo di prova in generale ai sensi dell’art. 168 cpv. 1 CPC, e non solo quale perizia ai sensi dell’art. 168 cpv. 1 lett. d CPC (consid.
2.5.3: “[...]
Denn der Gesetzgeber lehnte das Privatgutachten als Beweismittel i.S.v. Art. 168 Abs. 1 ZPO allgemein und nicht nur als Gutachten i.S.v. Art. 168 Abs. 1 lit. d ZPO ab
”).
Di conseguenza, la giurisprudenza resa in materia di diritto delle assicurazioni sociali, quale la DTF 125 V 351, non vale quando il CPC trova applicazione. È piuttosto la giurisprudenza resa in materia di diritto privato che si applica, in virtù della quale la perizia di parte non ha qualità di mezzo di prova, ma costituisce soltanto una semplice allegazione di parte (DTF 140 III 24; DTF 132 III 83).
Le allegazioni che si fondano su una perizia di parte sono generalmente considerate essere particolarmente motivate (
substanziiert)
, di modo che la controparte non può contestare in maniera generica (
pauschale Bestreitung
) queste allegazioni, ma deve piuttosto precisare concretamente quali sono gli elementi e i fatti che contesta. Come semplice allegazione la perizia di parte può se del caso, insieme ad indizi sostenuti dalle risultanze processuali giusta l’art. 168 cpv. 1 CPC, dimostrare quanto asserito dall’assicurato. In assenza di indizi in tal senso, se sufficientemente contestata la perizia di parte si esaurisce invece in una mera allegazione per nulla dimostrata (cfr. consid. 2.6).
Nella fattispecie analizzata dalla nostra Massima Istanza, il Tribunale cantonale aveva ammesso la perizia di parte come mezzo di prova e soltanto fondandosi su questa perizia ha ritenuto quindi comprovato che il ricorrente fosse abile al lavoro.
Di conseguenza, il giudizio cantonale ha violato l’art. 168 cpv. 1 CPC nella misura in cui ha ritenuto che la perizia di parte fosse un mezzo di prova che permetteva di constatare la capacità di lavoro dell’interessato (cfr. consid. 2.6).
Il ricorso dell’assicurato è quindi stato accolto su questo punto e gli atti rinviati all’autorità di prima istanza per un nuovo apprezzamento delle prove tenendo conto dei principi posti a proposito delle perizie di parte (cfr. consid. 4).
2.5.2. Va ancora evidenziato che con sentenza 4A_318/2016 del 3 agosto 2016, il TF, al consid. 3.2, ha ribadito che in caso di presentazione di un referto medico, laddove si vuole contestarne il contenuto, occorre censurarlo in maniera specifica e qualificata, apportando elementi oggettivi, non bastando una critica generica (“
Dans le cas présent, l'intimée a produit l'expertise privée du Dr B._, datée du 1er juillet 2015, comportant sept pages.
Ce rapport détaillé permet de saisir le raisonnement de l'expert, qui l'a amené à considérer que le recourant était en mesure de travailler en tout cas dès le 23 juin 2015. Confronté à cette expertise privée, le recourant s'est borné à la contester globalement par pli du 24 juillet 2015, déclarant n'être pas d'accord. Il a certes annexé un rapport de deux pages du Dr A._, psychiatre qui le traite, lequel a nié une valeur probante suffisante au rapport de l'expert privé B._, faute d'objectivité et de neutralité de ce dernier. Si le Dr A._ relève des discordances entre le diagnostic posé par le Dr B._ (trouble de l'adaptation avec réaction dépressive prolongée), les plaintes subjectives du recourant et la conclusion qu'il n'est pas incapable de travailler, le premier ne discute pas précisément les allégations figurant dans l'expertise privée. Autrement dit, la remise en cause des allégations factuelles contenues dans cette expertise demandée par l'intimée ne font pas l'objet d'une contestation motivée du recourant, comme l'exige la jurisprudence susrappelée. De plus, le Dr A._ ne s'est exprimé qu'après que son patient l'a sollicité, puisque ce dernier a joint le rapport dudit psychiatre à sa contestation globale du 24 juillet 2015. Dans de telles circonstances, les allégations précises de l'expertise privée - contestées de manière globale - peuvent apporter la preuve de leur véracité si elles sont appuyées par des indices objectifs. Or, l'office de l'assurance-invalidité du canton de Genève a estimé, dans sa décision de refus de prestations du 2 décembre 2015, que la capacité de gain de l'assuré était entière depuis le 25 juin 2015. En conséquence, l'autorité cantonale n'a pas violé l'art. 168 CPC en retenant que l'expertise privée du Dr B._ avait emporté sa conviction.
Le moyen est infondé
.”).
2.5.3.
Inoltre, per quanto concerne la valutazione dei referti dei medici, si può ancora fare riferimento alla sentenza 4A_571/2016 del 23 marzo 2017, consid. 4.2 e alla sentenza 4A_42/2017 del 29 gennaio 2018, consid. 3.1 e seguenti.
Quest’ultimo caso tratta una fattispecie che trae origine da una sentenza del 15 dicembre 2016 della Corte di Giustizia ginevrina che aveva condannato un assicuratore al versamento dell’importo di fr. 84'747.60 oltre interessi all’attore ritenendo, in sostanza, che l’incapacità lavorativa dell’assicurato era stata correttamente attestata dal medico curante, mentre non poteva essere attribuita alcuna forza probante agli avvisi emessi dal medico di fiducia dell’assicuratore poiché rivestivano un carattere estremamente sommario e il medico non aveva visitato l’assicurato. L’incapacità al lavoro era inoltre corroborata dal fatto che l’interessato aveva inoltrato una richiesta di rilevamento tempestivo presso l’AI.
Il Tribunale federale ha respinto il ricorso inoltrato dall’assicuratore.
Quest’ultimo rimproverava innanzitutto la circostanza che il Tribunale cantonale aveva scartato le conclusioni del medico fiduciario e si era fondato unicamente sulle considerazioni del medico curante. Secondo l’assicuratore se il Tribunale non avesse ritenuto sufficienti i documenti prodotti dalla convenuta avrebbe dovuto sentire il medico fiduciario ed allestire una perizia medica.
L’Alta Corte (consid. 3.2) ha rammentato che il diritto alla prova è parte del diritto di essere sentito garantito dalla Costituzione federale (art. 29 cpv. 2); il diritto alla prova deriva parimenti dall’art. 8 CC e dall’art. 152 CPC. Ciò implica che ogni parte ha diritto, per stabilire un fatto pertinente contestato, di chiedere l’assunzione dei mezzi di prova adeguati, ritenuto che la domanda deve essere proposta regolarmente e nei tempi e modi adeguati secondo la legge di procedura applicabile.
Gli art. 8 CC e 152 CC non regolano l’apprezzamento delle prove e non dicono quali prove devono essere ordinate, né dettano al giudice civile come deve forgiare la sua opinione. Inoltre, il diritto alla prova non impedisce al giudice di mettere un termine all’istruttoria quando le prove acquisite gli permettono di prendere una decisione e che in applicazione dell’apprezzamento anticipato delle prove che sono state richieste, ha la certezza che queste ultime non lo porterebbero a cambiare la sua opinione.
Il Tribunale federale al consid. 3.3 ha poi evidenziato che secondo il Tribunale cantonale l’incapacità lavorativa era stata attestata sia dal medico curante che dal suo psichiatra curante. Non ha attribuito alcuna forza probatoria alle prese di posizione del medico di fiducia perché sommarie e non motivate. Il medico fiduciario si era inoltre determinato sulla sola base degli atti. La Corte cantonale ha rinunciato a sentire il medico poiché non aveva mai visto l’assicurato e dunque una sua audizione sarebbe stata inutile. Quanto alla perizia giudiziaria, essa avrebbe unicamente permesso di costatare lo stato di salute in quel momento senza potersi determinare sul passato. Il perito, inoltre, avrebbe dovuto fondarsi sulle informazioni fornite dai curanti.
Al consid. 3.3.1 l’Alta Corte ha rilevato che il Tribunale cantonale non ha ignorato che l’art. 247 cpv. 2 lett. a CPC gli impone di stabilire i fatti d’ufficio. Esso l’ha citata al consid. 6 della sentenza impugnata. Il Tribunale federale rammenta tuttavia che la massima inquisitoria sociale non permette di estendere l’assunzione delle prove a piacimento e di raccogliere tutte le prove possibili. Non impedisce al giudice di rinunciare ad un mezzo di prova in applicazione del principio dell’apprezzamento anticipato delle prove.
Il TF, al consid. 3.3.2, ha ribadito che una perizia privata non è un mezzo di prova ai sensi dell’art. 168 cpv. 1 CPC e deve essere assimilata ad una semplice allegazione della parte che l’ha prodotta. In applicazione dell’art. 150 cpv. 1 CPC devono essere comprovate solo le allegazioni che sono espressamente contestate. Tale contestazione deve essere sufficientemente precisa per raggiungere il suo scopo, ossia permettere alla controparte di comprendere quali allegazioni deve comprovare. Il grado di precisione di un’allegazione incide sul grado di motivazione che deve rivestire la sua contestazione. Più le affermazioni di una parte sono dettagliate, più elevate sono le esigenze quanto alla precisione della loro contestazione. Una reiezione in blocco delle argomentazioni non è sufficiente. Il fardello della contestazione non comporta tuttavia un’inversione dell’onere della prova.
Il Tribunale federale al consid. 3.3.2 ha poi esaminato il merito della vertenza, rilevando che l’assicurato ha fondato le sue pretese sui numerosi documenti del proprio medico curante. Se la maggior parte di essi si limitano a menzionare la percentuale e la durata dell’incapacità lavorativa, ve ne sono due che sono maggiormente dettagliati, ossia le corrispondenze del 17 maggio 2015 e del 18 marzo 2016. Nel primo il curante risponde alle domande del medico di fiducia dell’assicuratore, descrive la malattia di cui è affetto l’assicurato, le cause, il trattamento medicamentoso somministrato, la psicoterapia seguita con il proprio collega, l’evoluzione della patologia e la prognosi, riservata perché doveva essere discussa con lo psichiatra.
Da parte sua l’assicuratore contesta in blocco queste allegazioni riferendosi al proprio medico fiduciario. Le sue affermazioni sono tuttavia prive di qualsiasi motivazione. Esse sono state rilasciate dapprima in un formulario non firmato del 1° giugno 2015 dove il medico fiduciario ha affermato, senza alcuna spiegazione e sulla sola base degli atti, che l’assicurato avrebbe potuto riprendere l’attività lavorativa al 50% dal 1° luglio 2015 e poi al 100% dal 1° settembre 2015; in seguito lo stesso medico fiduciario, in un altro documento, datato 2 novembre 2015, si è limitato ad affermare “
Ok de non-entrée en matière et lettre A. SA
” ed infine ha emesso un avviso il 30 novembre 2015 dove ha in sostanza affermato che malgrado la lettera del 2 novembre 2015 dell’assicurato e del 12 ottobre 2015 del medico curante non vi è alcuna limitazione funzionale suscettibile di modificare la decisione di non entrata nel merito dal 1° settembre 2015.
In queste condizioni, rileva il Tribunale federale, non può essere esatto dall’assicurato di dimostrare la sua incapacità lavorativa tramite una perizia medica, poiché non poteva sapere, in assenza di qualsiasi contestazione concreta, quali fatti doveva provare.
Il TF rileva tuttavia che la perizia è stata richiesta dall’assicuratore per completare i suoi mezzi di prova ed ha esaminato se la richiesta è stata rifiutata con un apprezzamento anticipato arbitrario delle prove. Secondo l’Alta Corte non vi era alcunché di insostenibile nel ritenere che la perizia non avrebbe permesso di stabilire lo stato di salute passato dell’assicurato, poiché il perito avrebbe dovuto fondarsi sulle informazioni dei medici curanti.
Neppure la mancata audizione del medico fiduciario è arbitraria.
Infatti la sua opinione non si fondava su una visita dell’assicurato ma solo sugli atti e dunque sui rapporti dei medici curanti.
Il Tribunale federale ha poi apprezzato il valore delle allegazioni del medico curante dell’assicurato sulla base degli altri elementi agli atti. In effetti in alcune circostanze le allegazioni precise risultanti da un rapporto medico possono portare la prova della loro veridicità se sono fondate su indizi oggettivi. Ciò è il caso quando, come nel caso giudicato, una contestazione concreta delle allegazioni manca (cfr. anche sentenza 4A_318/2016 del 3 agosto 2016, consid. 3.2). Ora, le indicazioni del medico curante trovano conferma nel rapporto stabilito dallo psichiatra il 5 aprile 2016, il quale ha attestato di aver seguito l’assicurato in psicoterapia dal 26 gennaio 2016 con frequenza settimanale, in ragione di una sintomatologia depressiva sopraggiunta, secondo l’anamnesi del paziente, in seguito ad un burn-out subito nel dicembre 2014 nell’ambito del suo lavoro. L’ulteriore rapporto del medesimo psichiatra del 4 novembre 2016 conferma quanto stabilito, enumerando i sintomi costatati. Considerato poi che l’assicurato ha inoltrato una domanda di rilevamento tempestivo presso l’assicurazione invalidità, la Corte cantonale poteva concludere, senza cadere nell’arbitrio, alla correttezza dell’incapacità al lavoro allegata.
Cfr. anche STF 4A_544/2019 del 26 maggio 2020.
Per un caso in cui il Tribunale federale ha ancora citato la giurisprudenza valida nell’ambito delle assicurazioni sociali cfr. la sentenza 4A_424/2019 del 31 ottobre 2019, in particolare consid. 3.1.
2.6. Va ancora rammentato che a
ffinché
un rapporto medico in ambito psichiatrico sia ritenuto affidabile, esso deve adempiere diverse condizioni (cfr. D. Cattaneo, “La promozione dell'autonomia del disabile: esempi scelti dalle assicurazioni sociali”, in RDAT II-2003, pag. 571 seg., in particolare la nota 158, pag. 628-629; D. Cattaneo, “Le perizie nelle assicurazioni sociali” in Le perizie giudiziarie Ed. CFPG, Lugano e Helbing & Lichtenhahn, Basilea 2008 pag. 203 e segg. (249-254).
Innanzitutto la diagnosi deve essere espressa da uno specialista in psichiatria e fondata sui criteri posti da un sistema di classificazione riconosciuto scientificamente (cfr. STF 9C_815/2012 del 12 dicembre 2012; DTF 131 V 49; DTF 130 V 396 segg.; DTF 127 V 294; Mosimann (Somatoforme Störungen: Gerichte und [psychiatrische] Gutachten, in: SZS 1999 pag. 105 ss).
Il medico deve pronunciarsi sulla gravità dell'affezione e
deve anche valutare l'esigibilità della ripresa di un'attività lucrativa da parte dell'assicurato.
Tale prognosi deve tener conto di diversi criteri, quali il carattere premorboso, l'affezione psichica e quelle organiche croniche, la perdita d'integrazione sociale, un eventuale profitto tratto dalla malattia, il carattere cronico della malattia, la durata pluriennale della stessa con sintomi stabili o in evoluzione e l'impossibilità di ricorrere a trattamenti medici secondo la regola d'arte. La prognosi sfavorevole deve essere fatta in base all’insieme dei succitati criteri.
Inoltre, l'esperto deve esprimersi sull'aspetto psicosociale della persona esaminata.
Il rifiuto del carattere invalidante deve ugualmente basarsi su diversi criteri, tra i quali le divergenze tra i dolori descritti e quelli osservati, le allegazioni sull'intensità dei dolori la cui descrizione rimane sul vago, l'assenza di una richiesta di cura, le evidenti divergenze tra le informazioni fornite dal paziente e quelle risultanti dall'anamnesi, il fatto che le lamentele molto dimostrative lascino l'esperto insensibile, come pure le allegazioni di grandi handicap nonostante un ambiente psico-sociale intatto (STCA 32.1999.124 del 27 settembre 2001).
2.7. In concreto dalla documentazione medica prodotta dall’attrice emerge che il 26 aprile 2019 ed il 3 maggio 2019 il dr. med. _, specialista di chirurgia, traumatologia e chirurgia ricostruttiva, ha visitato l’assicurata su richiesta della convenuta (doc. G).
Nel rapporto del 13 settembre 2019 lo specialista rileva di aver effettuato una RM della colonna cervicale il 29 aprile 2019 e, dopo aver riassunto i numerosi atti medici, aver riportato le dichiarazioni dell’assicurata (compresa l’anamnesi), aver descritto i reperti oggettivabili, ha posto la diagnosi definitiva di polimorbidità con disturbi cardiaci, disturbi della colonna cervico-toraco-lombare, disturbi della mano destra con lieve tunnel carpale, disturbi del piede sinistro (fascite plantare e artrosi naviculo-cuneiforme), disturbi ginecologici (diagnosi non conosciuta) e un disturbo d’adattamento psichico.
Nelle conclusioni il dr. med. _ ha stabilito che “
oggettivamente vi è la presenza di una lieve toraco-lombalgia, non segni radicolari né per la colonna cervicale né per la colonna toraco-lombosacrale. I disturbi cardiaci sono stati accertati con un’ecocardiografia transtoracale che non ha fatto vedere una patologia significativa (stato dopo impiantazione di due stent nel 2015). Anche l’esame neurologico con ENG ha fatto vedere unicamente un tunnel carpale di molto leggera entità. L’esame del piede ha fatto vedere una fascite plantare sinistra e un’artrosi naviculo-cuneiforme. L’ortopedico ha parlato di una discreta fascite plantare e un’artrosi naviculo-cuneiforme e ha proposto un plantare anatomico. Per l’affezione ginecologica non c’è nella documentazione una diagnosi chiara. Previsto un intervento il 08.05.2019. Esiste una certa sintomatologia per un disturbo di adattamento dopo autolicenziamento per soggettivamente sovraccarico al posto di lavoro come collaboratrice domestica
”.
Lo specialista ha concluso che “
su base del nostro esame del 26.04.2019 e del 03.05.2019 la paziente è da tenere abile come aiuto domestico in misura del 50% dal 01.09.2019 e 100% dal 01.10.2019
” ed ha consigliato “
di far vedere la paziente immediatamente dal dottor _ (...) per una visita psicologica/psichiatrica
”, aggiungendo che se lo specialista “
non trova nessuna patologia che porta ad una incapacità lavorativa vale il nostro giudizio, cioè una capacità lavorativa del 100% come aiuto domestico dal 01.10.2019
” (doc. G).
Il 16 ottobre 2019 il dr. med. _, FMH psichiatria e psicoterapia, ha visitato l’attrice. Nel referto del 18 ottobre 2019, riassunta l’anamensi, i dati sociali, l’evoluzione dei disturbi psichici e gli atti, descritta la vita quotidiana ed i disturbi soggettivi, esaminato lo status psichico, lo specialista non ha posto alcuna diagnosi con o senza influsso sulla capacità lavorativa, evidenziando che “
è riconoscibile dal colloquio uno stato biosociale di disagio. L’assicurata stessa ha affermato di essere stata lei stessa per anni l’unica persona che portava un salario a casa. Questo perché il marito da circa 20 anni sarebbe completamente invalido. Ha affermato di non fare praticamente nulla in casa, tuttavia è in grado di gestire la sua quotidianità. Si reca dal fisioterapista e dal medico spesso con i mezzi pubblici, senza chiedere aiuto ad altri
” e che “
in ambito psichiatrico, siamo confrontati con un corollario di sintomi generici, non oggettivabili, non definibili in base ad una classificazione internazionale riconosciuta
” (doc. H).
Da parte sua l’assicurata ha trasmesso all’assicuratore un referto del 25 novembre 2019 del dr. med. _, FMH malattie orecchio, naso, gola, che ha rilevato la persistente tendenza all’ostruzione respiratoria nasale bilaterale nell’ambito di una sublussazione anteriore a sinistra del setto evidenziabile in rinoscopia anteriore ed endoscopica con sperone osteocartilagineo aggettante la cavità destra più posteriormente. Lo specialista ha evidenziato come non vi è più arrossamento delle mucose ai turbinati dopo una terapia regolare praticata con Dymista e Rhinovent spray durante mesi. Epimesofaringe nei limiti così come l’ostoscopia caratterizzata da condotti pervii e membrane timpaniche calme su casse arieggiate. Audiologicamente lo specialista ha confermato un’anacusia a sinistra in esiti da meningite nel 2003, ipoacusia altofrequente a destra con raggiungimento del 100% di comprensione verbale sugli 80 dB (allegato doc. L). Egli non si è espresso circa la presenza di un’incapacità lavorativa.
L’attrice ha inoltre prodotto un referto del 19 novembre 2019 del dr. med. _, FMH e FEBU in urologia, che ha visitato l’interessata per un controllo urologico in paziente affetta da incontinenza mista e da dolori intermittenti ai fianchi. Lo specialista ha affermato che l’indagine clinica e quella ecografica non hanno rilevato alcun reperto patologico in una paziente che vuota correttamente la vescica ma è insoddisfatta della sua qualità di vita minzionale (allegato doc. L). Anche in questo caso non è stata accertata un’incapacità lavorativa.
L’interessata ha allegato anche un certificato del 13 novembre 2019 del dr. med. _, specialista FMH dermatologia e venereologia, specialista FMH allergologia e immunologia clinica, che ha attestato che l’interessata è in sua cura dall’8 ottobre 2019 per una forte rosacea indotta principalmente da un forte stress psicosociale e da un’applicazione di corticosteroidi al volto. Inoltre soffre di disturbi a livello gastrico in presenza di Helicobacter, battere che è in fase di eradicazione mediante antibiotici combinati. La manifestazione della rosacea è legata allo stato psicofisico dei pazienti. Un forte stress psicosociale con destabilizzazione dell’equilibrio neuroendocrinopsicoimmunologico può portare ad un aggravamento della situazione cutanea (allegato doc. L). Nessuna incapacità lavorativa è stata accertata.
L’attrice ha poi trasmesso un ulteriore referto del dr. med. _, del 6 novembre 2019, con la diagnosi di forte rosacea al volto, in parte cortico indotta, sintomatologia depressiva e infestazione con Helicobacter pylori, eradicazione in corso, efficacia dell’eradicazione non ancora controllata (allegato doc. L). Non viene attestata alcuna incapacità lavorativa.
Agli atti vi sono inoltre le “
carte maladie
” sottoscritte dal dr. med. _, chirurgia FMH, e generici certificati medici del medesimo specialista che attesta regolarmente una totale incapacità lavorativa dell’attrice (doc. M e D2).
L’interessata ha prodotto anche un referto del 5 dicembre 2019 del dr. med. _, FMH gastroenterologia, che ha posto la diagnosi di dispepsia di origine non chiara e asportazione di 2 piccoli polipi del colon discendente distale ed ha precisato che per quel che concerne le vie digestive il tutto risulta macroscopicamente nella norma (doc. O).
L’attrice ha poi allegato un referto dell’11 dicembre 2019 della dr.ssa med. _, FMH chirurgia generale e traumatologia, la quale ha evidenziato come a livello della gastroscopia l’esame è risultato normale ed anche il test su Helicobacter pylori è risultato negativo. Ella ha aggiunto che uno dei due polipi asportati all’istologia è di tipo adenomatoso e quindi consiglia una nuova colonscopia di controllo fra circa tre anni e a livello dello stomaco i disturbi non hanno un vero correlato fisico patologico e i disturbi sono spiegabili piuttosto dallo stress psicosomatico vissuto dalla paziente negli ultimi mesi (doc. P).
L’interessata ha prodotto anche un referto dei dr. med. _, capoclinica e _, primario presso l’ambulatorio di _ _ di _, del 20 dicembre 2019, che hanno posto la diagnosi di incontinenza urodinamica da sforzo di grado severo e consigliano calo ponderale ed eventuale trattamento riabilitativo del pavimento pelvico (doc. Q).
Agli atti vi è poi un referto del 29 maggio 2019 del dr. med. _, che rileva di aver valutato l’attrice per una manifestazione di pirosi endonasale con attacchi di starnuti e colata secretoria nonché tendenza all’epifora mattutina. Lo specialista evidenzia di aver impostato una terapia anti-irritativa decongestionante con Rhinovent e Dymista spray durante un mese ottenendo un netto miglioramento della situazione. Persiste una sensibilizzazione endonasale con attacchi di starnuti e rinorrea nettamente diminuiti. Per questo motivo ha consigliato all’attrice di completare la terapia in una cura di 4 mesi (D1).
L’attrice ha inoltre allegato un referto del 17 luglio 2019 del dr. med. _, FMH chirurgia ortopedica e traumatologia, il quale, posta la diagnosi di fascite plantare a sinistra, lombalgie e sciatalgie a sinistra con spondiloartrosi L5-S1 bilaterale e L5-S1 soprattutto a destra, compressione del tunnel carpale bilaterale, soprattutto a sinistra, ha chiesto al dr. med. _ di convocare l’interessata ed ha confermato l’incapacità lavorativa come aiuto domiciliare (allegato doc. D1).
Ella ha prodotto anche un referto del 12 settembre 2019 del dr. med. _, _, il quale posta la diagnosi di sindrome lomboradicolare stenosi centrale L4-L5 e spondilartrosi bilaterale L4-5 e L5-S1 e la diagnosi di compressione tunnel carpale bilaterale, soprattutto a sinistra e fascite plantare sinistra, ha affermato che la paziente riferisce di un dolore costante con limitazioni durante semplici attività quotidiane, che l’esame eseguito mostra chiari segni per spondilartrosi evocabili alla compressione e che ha consigliato un trattamento con infiltrazione presso l’_. Il 23 ottobre 2019 il medesimo specialista ha evidenziato come il trattamento eseguito ha mostrato una significativa riduzione del dolore per un periodo abbastanza lungo. Il 14 novembre 2019 il medico ha affermato che “
in base alle consultazioni eseguite e ai trattamenti infiltrativi non siamo riusciti ad ottenere un miglioramento soddisfacente dei sintomi che a detta della paziente continuano ad essere forti e invalidanti. La deambulazione è limitata a pochi metri e qualsiasi sforzo causa dolori. La paziente deve nuovamente essere valutata sulla sua capacità lavorativa che al momento non è garantita
” (allegato doc. D1).
Vi è inoltre un referto dell’11 novembre 2019 del dr. med. _, FMH chirurgia, che descrive lo stato psichico e fisico dell’attrice concludendo che “
lo stress emotivo comporta di conseguenza una lunga incapacità lavorativa. A causa della limitazione fisica residua e continua presenza dello stress psichico
” (allegato doc. D1) e ricalca il contenuto del certificato del 5 giugno 2020 prodotto in sede di udienza (doc. XIX/1).
Il 3 giugno 2020 l’attrice ha prodotto ulteriori attestati del curante, dr. med. _, che certifica, genericamente, una completa inabilità lavorativa (doc. R-R5), aggiornati in sede di udienza (doc. XIX/8-XIX/9).
Ella ha allegato un certificato del 15 giugno 2020 del dr. med. _ che sottolinea come l’interessata “
è in mia cura per malattie varie, ortopediche e cardiache, evolutive in peggioramento a partire dal 12.02.2019, e per questi problemi riceve medicamenti e cure fisioterapiche di mantenimento, che finora non hanno portato a nessuna guarigione. Pertanto la signora AT 1 non lavora più già a partire dal 12 febbraio 2019, non essendo in grado di svolgere neppure lavori leggeri
” (doc. XIX/1), un certificato del dr. med. _, del 17 giugno 2020, il quale conferma “
che la paziente è in trattamento per problematica lombare e ulteriori valutazioni sono in corso per sintomatologia persistente senza beneficio con le cure eseguite
” (doc. XIX/2), un rapporto fisioterapico del centro fisioterapico _ del 12 giugno 2020 dove viene descritta la terapia eseguita a causa di “
cervico/lombalgia e sciatalgia su colonna spondiloartrosica con compressione della cavità a livello L4-L5 e compressione sul lato destro a livello di L5-S1, presenta forti contratture muscolari del tratto cervico-brachiale (trapezii, scaleni) e della musc. para-vertebrale con sintomatologia dolorosa, esacerbata alla pressione, del tratto lombo-sacrale, in iper/lordosi
” (doc. XIX/3). Il terapista sostiene che “
i risultati raggiunti sono ancora parzialmente soddisfacenti, in quanto dopo l’applicazione si ha una riduzione della sintomatologia dolorosa che successivamente si ripresenta dopo poco tempo. Concludendo, il paziente necessita di periodico trattamento al fine di permettere il contenimento dei sintomi e contrastare un eventuale peggioramento
” (doc. XIX/3), un elenco della terapia cardiologica assunta (doc. XIX/4), un documento con l’esito dell’esame del 4 giugno 2020 effettuato presso il dr. med. _ (doc. XIX/5) ed uno scritto del dr. med. _, FMH in cardiologia, il quale il 25 giugno 2020 ha affermato che il 24 giugno 2020 ha visitato l’attrice e non è in possesso di tutti gli atti per poter tirare le conclusioni necessarie e definitive (doc. XIX/6).
Alla luce della documentazione medica prodotta, il 27 luglio 2020 il TCA ha interpellato il dr. med. _, specialista FMH chirurgia ortopedica, affermando:
"
(...)
il nostro Tribunale è chiamato a statuire in merito ad una vertenza tra AT 1, da ultimo attiva come aiuto domiciliare, che in data 25 giugno 2020 ha sottoscritto lo svincolo dal segreto professionale, qui allegato in copia (doc. XX), e CV 1, nell’ambito di una richiesta di versamento di indennità giornaliere a causa di malattia.
Dagli atti in nostro possesso emerge che il 18 dicembre 2019 l’assicuratore ha scritto a AT 1, informandola che Lei, quale medico consulente di CV 1, dopo aver esaminato la documentazione medica prodotta dall’interessata (il 15 novembre 2019) non ha rilevato alcun elemento per invalidare lo scritto del 5 novembre 2019 con il quale CV 1 ha in sostanza ritenuto AT 1 abile al lavoro al 100% dal 1° dicembre 2019.
La Sua presa di posizione non è stata prodotta al Tribunale.
Questa Corte rileva che nella documentazione trasmessa da AT 1 e verosimilmente a Lei sottopostale, vi è un referto, qui allegato, del 17 luglio 2019 del dr. med. _, il quale nel descrivere l’esame MRI della colonna lombare ha affermato che “
mostra bene una spondilartrosi con delle faccette ipertrofiche a livello L4-L5 con compressione della cavità e a livello L5-S1 una compressione sul lato destro
”. Lo specialista ha pure affermato che “
per il momento rimane l’inabilità lavorativa come aiuto domiciliare
”. Vi è poi un referto del 12 settembre 2019 del dr. med. _ che, sulla base della diagnosi di sindrome lomboradicolare bilaterale, stenosi centrale L4-5 e spondilartrosi bilaterale L4-5 e L5-S1 ha indicato che l’interessata “
riferisce di un dolore persistente con limitazioni durante semplici attività lavorative
”.
Da parte sua il dr. med. _, su incarico dell’assicuratore, ha visitato AT 1 in data 26 aprile e 3 maggio 2019 e sulla base di una RM della colonna cervicale del 29 aprile 2019, nel referto redatto in data 13 settembre 2019, ossia dopo l’esame da parte del dr. med. _, ma che si fonda su atti relativi ad un periodo precedente (cfr. pag. 2-4 del referto), ha posto la diagnosi, tra l’altro, di disturbi della colonna cervico-toraco-lombare, rilevando “
non segni radicolari né per la colonna cervicale né per la colonna toraco-lombosacrale
”. Il dr. med. _ ha accertato, tra l’altro, una deambulazione fluida e una muscolatura paravertebrale toraco-lombare non contratta e non dolente.
Ai fini del giudizio, alla luce segnatamente dei referti del 13 settembre 2019 del dr. med. _, del 17 luglio 2019 del dr. med. _, del 12 settembre e del 23 ottobre 2019 del dr. med. _, nonché del rapporto fisioterapico del 12 giugno 2020 del terapista _, le chiediamo quanto segue:
1. Voglia produrre la Sua presa di posizione, cui accenna CV 1 nello scritto del 18 dicembre 2019, sulla documentazione prodotta da AT 1, indicando se ha visitato l’assicurata;
2. Il dr. med. _, e con lui il dr. med. _, sulla base di una RMI della colonna lombare, hanno posto una diagnosi diversa rispetto al dr. med. _ che si era fondato su una RMI della colonna cervicale.
La diagnosi posta dai dr. med. _ e _ ed il contenuto dei loro referti (cfr. anche scritto del 12 giugno 2020 del terapista _), comportano una diversa valutazione della capacità lavorativa rispetto a quanto stabilito dal dr. med. _?
2.1. In caso di risposta affermativa, qual è la capacità lavorativa di AT 1 dal 1° dicembre 2019 nella sua attività abituale di aiuto domestico?
2.2. In caso di risposta negativa, per quale motivo la nuova diagnosi e quanto contenuto nelle prese di posizione dei dr. med. _ e _ non modificano la valutazione della capacità lavorativa (voglia motivare la risposta)?
3. Eventuali osservazioni.” (doc. XXI)
Con risposta del 18 settembre 2020 il dr. med. _ ha affermato:
"
(...)
1.
Voglia produrre la Sua presa di posizione, cui accenna CV 1 nello scritto del 18 dicembre 2019, sulla documentazione prodotta da AT 1, indicando se ha visitato l’assicurata.
L’attività di consulenza svolta presso CV 1 comporta una discussione dei casi, sulla base della documentazione a disposizione, con la o le persone competenti del rispettivo incarto.
La discussione della pratica della signora AT 1 è avvenuta in data 10.12.2019.
La discussione non comporta a priori la stesura di una traccia scritta da parte mia.
La redazione di una valutazione/presa di posizione avviene, se del caso, in un secondo tempo se richiesto ai fini della trattazione amministrativa della pratica.
Nel caso specifico della signora AT 1, non ho visitato la paziente e non mi è stata richiesta una presa di posizione specifica a parte.
2.
(...)
Nel rapporto del 13.9.2019 il dr. med. _ ritiene, tra le altre, anche la diagnosi di una cervico-toraco-lombalgia cronica.
Nei rapporti del 17.7.2019 il dr. med. _, così come in quelli del 12.9.2019 e 23.10.2019 il dr. med. _, introducono delle nozioni morfologiche descrittive (stenosi centrale L4/L5, spondilartrosi bilaterale L4/L5 e L5/S1) ben correlabili nel contesto di disturbi cronici della colonna lombare. Da ritenersi tuttavia anche l’assenza di discopatie e di osteocondrosi con il mantenimento di un buon allineamento vertebrale alla risonanza magnetica effettuata il 16.7.2019 (vedi rapporto dr. med. _ del 12.9.2019).
Sotto questo aspetto le diagnosi riportate nei rapporti del dr. med. _ e dr. med. _ non comportano nuovi sostanziali elementi di giudizio.
Nel rapporto del 17.7.2019 il dr. med_ riporta una sciatalgia a sinistra, nei rapporti del 12.9.2019 e 23.10.2019 il dr. med. _ ritiene una componente (lombo-)radicolare bilaterale.
All’esame clinico descritto nel rapporto del 12.7.2019, il dr. med. _ fa tuttavia chiaramente stato dell’assenza bilaterale di segni di Lasègue nella loro variante diretta e inversa, di uno slump test negativo, della presenza di rilfessi osteotendinei simmetrici e normo-vivi, così come della presenza di una forza muscolare normale agli arti inferiori.
La nozione di una componente radicolare / sciatalgica non trova quindi conferma nella descrizione del quadro clinico oggettivabile.
Il quadro clinico descritto dal dr. med. _ nel rapporto del 12.9.2019 correla pienamente con quello ritenuto dal dr. med. _ nel rapporto del 13.9.2019: forza degli arti inferiori conservata (M5) bilateralmente, riflessi osteotendinei evocabili e simmetrici, assenza di segni di Lasègue, punti di Valleix non dolenti, in posizione seduta inclinazione del tronco fino a contatto delle mani con la punta dei piedi (slump test). Sostanzialmente quindi l’assenza di segni radicolari.
Complessivamente: i reperti effettivamente oggettivabili ritenuti nei rapporti del dr. med. _ del 17.7.2019, così come del dr. med. _ del 12.9.2019 e del 23.10.2019, non comportano nuovi elementi di giudizio clinici atti a invalidare le considerazioni espresse dal dr. med. _ nel rapporto del 13.9.2019.
3.
Eventuali osservazioni
L’assenza di miglioramenti soddisfacenti in seguito alle misure terapeutiche infiltrative adottate con persistenza di sintomi “a detta della paziente” forti e invalidanti (vedi rapporto dr. med. _ del 14.11.2019), così come l’assenza di riscontri duraturi con le misure fisioterapiche adottate, peraltro apparentemente solo passive (vedi rapporto signor _ del 12 giugno 2020), risultano essere potenzialmente evocatori della presenza di altri fattori, non primariamente somatici, con influenza sull’elaborazione dei disturbi.” (doc. XXIII)
Il 23 settembre 2020 l’attrice ha prodotto le attestazioni del medico curante, dr. med. _, chirurgia FMH, che certifica genericamente una completa incapacità lavorativa dell’assicurata dal 12 febbraio 2019 al 16 settembre 2020 e un attestato del 31 agosto 2020 del medesimo sanitario che afferma che l’attrice è inabile al 100% a tempo indeterminato e si trova in cura per malattia cronica evolutiva (doc. R6 e allegato).
2.8.
L
’assicurato che chiede il versamento d’indennità giornaliere deve comprovare il persistere della sua incapacità lavorativa secondo il principio della verosimiglianza preponderante (DTF 141 III 241 consid. 3.1; sentenza 4A_578/2018 del 25 novembre 2019, consid. 3).
La posizione della persona assicurata è favorita dal fatto che non viene contestata l’incapacità al lavoro fino ad una determinata data. Non spetta tuttavia all’assicuratore comprovare il ripristino totale o parziale della capacità lavorativa. Nell’ambito del suo diritto alla controprova, l’assicuratore deve tutt’al più apportare degli elementi propri ad insinuare dei dubbi e a far vacillare la verosimiglianza preponderante che l’assicurato si sforza di stabilire; questo genere di dubbi può sgorgare già dalle allegazioni delle parti, rispettivamente da perizie private (sentenza 4A_578/2018 del 25 novembre 2019, consid. 3 con riferimenti alla DTF 130 III 321 consid. 3.4 e alla sentenza 4A_85/2017 del 4 settembre 2017, consid. 2.3).
2.9. Nel caso di specie questo Tribunale, per i motivi che seguono, non ha alcun motivo per scostarsi dalle conclusioni della convenuta, secondo cui l’attrice dal 1° dicembre 2019 è completamente abile al lavoro nella sua precedente attività di aiuto domestico, e che si è fondata sulle valutazioni del 13 settembre 2019 del dr. med. _, specialista di chirurgia, traumatologia e chirurgia ricostruttiva, e del 16 ottobre 2019 del dr. med. _, FMH psichiatria e psicoterapia (doc. H).
Il referto del dr. med. _, specialista di chirurgia, traumatologia e chirurgia ricostruttiva, di 8 pagine, fa seguito alle visite del 26 aprile 2019 e del 3 maggio 2019 e ad una RM della colonna vertebrale eseguita in data 29 aprile 2019. Lo specialista, riassunti
i numerosi atti medici, riportate le dichiarazioni dell’assicurata (compresa l’anamnesi), descritti i reperti oggettivabili, ha posto la diagnosi definitiva di polimorbidità con disturbi cardiaci, disturbi della colonna cervico-toraco-lombare, disturbi della mano destra con lieve tunnel carpale, disturbi del piede sinistro (fascite plantare e artrosi naviculo-cuneiforme), disturbi ginecologici (diagnosi non conosciuta) e un disturbo d’adattamento psichico ed ha stabilito che dal 1° settembre 2019 l’interessata avrebbe potuto riprendere la propria attività in misura completa.
Il referto
, privo di contraddizioni e che presenta tutti i requisiti affinché possa essere riconosciuto a un apprezzamento medico piena forza probante,
non è stato adeguatamente contestato dall’attrice come esige la giurisprudenza esposta in precedenza.
L’interessata, infatti, ha prodotto numerosa documentazione medica di specialisti, segnatamente del dr. med. _, del dr. med. _, del dr. med. _, del dr. med. _, della dr.ssa med. _, dei dr. med. _ e _ e del dr. med. _, i quali tuttavia non hanno attestato alcuna incapacità lavorativa dell’interessata per le patologie di loro competenza (cfr. consid. 2.7). Essi si sono limitati a descrivere genericamente la situazione valetudinaria della loro paziente, rilevando, in alcuni casi, anche un miglioramento delle affezioni di cui quest’ultima si lamentava (ad esempio: dr. med. _: per quel che concerne le vie digestive il tutto risulta macroscopicamente nella norma; dr. med. _: alcun reperto patologico in una paziente che vuota correttamente la vescica ma è insoddisfatta della sua qualità di vita minzionale; dr.ssa med. _: a livello della gastroscopia l’esame è risultato normale ed anche il test su Helicobacter pylori è risultato negativo; dr. med. _: ha impostato una terapia anti-irritativa decongestionante durante un mese ottenendo un netto miglioramento della situazione [cfr. consid. 2.7]).
Tali certificazioni non sono pertanto di nessun aiuto all’attrice.
Neppure i numerosi attestati del curante, dr. med. _, chirurgia FMH, sono atti a comprovare, secondo il principio della verosimiglianza preponderante, un’incapacità lavorativa dell’assicurata. L
e sue prese di posizione (in particolare doc. M, D2, R-R5, R6, XIX/8-XIX/9), generiche, si esauriscono in una semplice attestazione di un’inabilità lavorativa al 100%, senza alcuna motivazione, senza porre alcuna diagnosi fondata sui criteri posti da un sistema di classificazione riconosciuto scientificamente, senza alcuna anamnesi e descrizione della patologia e non sono manifestamente sufficienti per certificare oggettivamente la presenza di un’inabilità lavorativa.
Nel referto, maggiormente motivato, dell’11 novembre 2019 (allegato doc. D1), simile a quello del 5 giugno 2020 (doc. XIX/1), il curante descrive lo stato psichico e fisico dell’attrice, elencando minuziosamente gli effetti, in generale, del cortisolo, aumentato nel corso degli anni, e conclude che “
lo stress emotivo comporta di conseguenza una lunga incapacità lavorativa. A causa della limitazione fisica residua e continua presenza dello stress psichico
” (allegato doc. D1).
Tali considerazioni, unitamente a quelle contenute nel rapporto del 15 giugno 2020 dove il dr. med. _ afferma apoditticamente che l’interessata “
è in mia cura per malattie varie, ortopediche e cardiache, evolutive in peggioramento a partire dal 12.02.2019, e per questi problemi riceve medicamenti e cure fisioterapiche di mantenimento, che finora non hanno portato a nessuna guarigione. Pertanto la signora AT 1 non lavora più già a partire dal 12 febbraio 2019, non essendo in grado di svolgere neppure lavori leggeri
” (doc. XIX/1), si esauriscono tuttavia in un mero esercizio descrittivo dello stato di salute dell’interessata, senza che vengano apportati elementi medici oggettivi (anamnesi approfondite, esami medici) a sostegno della conclusione secondo cui l’interessata sarebbe ancora incapace al lavoro.
Le generiche considerazioni del curante, che non si confronta con le motivate valutazioni dei medici incaricati dall’assicuratore, i quali sono giunti a conclusioni contrarie, non permettono pertanto di giungere al risultato auspicato dall’attrice.
Solo il dr. med. _, nel referto, di una pagina, del 17 luglio 2019 (allegato doc. D1: “
per il momento rimane l’inabilità lavorativa come aiuto domiciliare
”) ed in parte il dr. med. _ il 14 novembre 2019 (allegato doc. D1: “
la paziente deve nuovamente essere valutata sulla sua capacità lavorativa che al momento non è garantita
”), hanno preso posizione, seppur succintamente, circa l’incapacità lavorativa dell’attrice.
I loro rapporti non sono tuttavia sufficienti a comprovare il persistere dell’inabilità lavorativa dal 1° dicembre 2019.
Infatti, interpellato dal TCA
in seguito alle apparenti divergenze circa le diagnosi poste dal dr. med _ da una parte e dal dr. med. _ e _ dall’altra
,
il dr. med. _, FMH chirurgia ortopedica, già contattato dall’assicuratore per esaminare i referti dei due specialisti, ha spiegato che la presenza della stenosi centrale L4/L5 e della spondilartrosi bilaterale L4/L5 e L5/S1 sono nozioni morfologiche descrittive ben correlabili nel contesto dei disturbi cronici della colonna lombare come diagnosticati dal dr. med. _ (doc. XXIII).
Del resto nel rapporto del 12 settembre 2019 il dr. med. _ fa stato di un’assenza di discopatie e di osteocondrosi, con il mantenimento di un buon allineamento vertebrale alla risonanza magnetica effettuata il 16.7.2019.
Il dr. med. _ rileva inoltre correttamente come all’esame clinico descritto nel rapporto del 12 settembre 2019, il dr. med. _ fa chiaramente stato dell’assenza bilaterale di segni di Lasègue nella loro variante diretta e inversa, di uno slump test negativo, della presenza di riflessi osteotendinei simmetrici e normo-vivi, così come di una forza muscolare normale agli arti inferiori e di conseguenza la nozione di una componente radicolare/sciatalgica non trova conferma nella descrizione del quadro oggettivabile.
Il quadro clinico descritto il 12 settembre 2019 dal dr. med. _ correla perfettamente con quello del dr. med. _: forza degli arti inferiori conservata bilateralmente, riflessi osteotendinei evocabili e simmetrici, assenza di segni di Lasègue, punti di Valleix non dolenti, in posizione seduta inclinazione del tronco fino a contatto delle mani con la punta dei piedi (slump test).
Non vi sono pertanto motivi per scostarsi dalle valutazioni del medico incaricato dall’assicuratore.
Quanto alla circostanza che il dr. med. _ non ha visitato l’attrice, ma si è espresso unicamente sulla base degli atti medici
, va rammentato che di norma una perizia basata sui soli atti (“
Aktengutachten
”) senza visitare l’assicurato, esplica validamente i suoi effetti se, come nel caso di specie, si dispone di sufficienti elementi risultanti da altri accertamenti personali e se si tratta di valutare la fattispecie sulla base di dati medici oggettivi già accertati, di modo che la valutazione medica diretta della persona assicurata viene messa in secondo piano (cfr. sentenza 9C_524/2017 del 21 marzo 2018, consid. 5.1; sentenza 8C_184/2013 del 7 giugno 2013 consid. 2.5; sentenza 9C_839/2008 del 29 ottobre 2009 consid. 5.4).
Ciò vale a maggior ragione nel caso concreto, laddove il dr. med. _ non è stato chiamato ad esprimersi nell’ambito di una perizia ma è stato interpellato dapprima dall’assicuratore ed in seguito dal TCA per prendere posizione circa le valutazioni del dr. med. _ e del dr. med. _.
Il dr. med. _, come anche altri medici che hanno visitato l’attrice, fanno del resto risalire le lamentele dell’attrice a fattori extrasomatici ed alla possibile presenza di una patologia psichica (doc. XXIII: “[...]
L’assenza di miglioramenti soddisfacenti in seguito alle misure terapeutiche infiltrative adottate con persistenza di sintomi “a detta della paziente” forti e invalidanti (vedi rapporto dr. med. _ del 14.11.2019), così come l’assenza di riscontri duraturi con le misure fisioterapiche adottate, peraltro apparentemente solo passive (vedi rapporto signor _ del 12 giugno 2020), risultano essere potenzialmente evocatori della presenza di altri fattori, non primariamente somatici, con influenza sull’elaborazione dei disturbi”
). Il dr. med. _ il 13 novembre 2019 evidenzia come la manifestazione della rosacea è legata allo stato psicofisico dei pazienti e come un forte stress psicosociale con destabilizzazione dell’equilibrio neuroendocrinopsicoimmunologico può portare ad un aggravamento della situazione cutanea (allegato doc. L), mentre la dr.ssa med. _ rileva che i disturbi non hanno un vero correlato fisico patologico e sono spiegabili piuttosto dallo stress psicosomatico vissuto dalla paziente negli ultimi mesi (doc. P).
Correttamente la convenuta ha fatto allestire un referto psichiatrico ad opera del dr. med. _, FMH psichiatria e psicoterapia, il quale tuttavia, dopo una visita in data 16 ottobre 2019 ed un accurato esame della documentazione medica, il 18 ottobre 2019 ha concluso che non vi è alcuna diagnosi a livello psichiatrico e di conseguenza alcuna incapacità lavorativa (doc. H). Lo specialista ha evidenziato invece che è riconoscibile uno stato biosociale di disagio e che in ambito psichiatrico si è confrontati con un corollario di sintomi generici, non oggettivabili, non definibili in base ad una classificazione internazionale riconosciuta (doc. H).
Il referto, approfondito e privo di contraddizioni, non è stato contestato adeguatamente dall’attrice tramite motivazioni appropriate, segnatamente tramite l’eventuale produzione di un attestato in senso contrario di uno psichiatra.
Solo il curante, dr. med. _, non specialista nell’ambito qui in discussione, ha genericamente affermato, senza del resto porre alcuna diagnosi con criteri scientificamente riconosciuti, che l’interessata presenta uno stress psichico e che lo stress emotivo comporta una lunga incapacità lavorativa. Ciò, manifestamente, non è sufficiente per mettere in dubbio le conclusioni del dr. med. _.
L’assicurata non è dunque stata in grado di comprovare, secondo il principio della verosimiglianza preponderante, di essere stata incapace al lavoro anche dopo il 30 novembre 2019 (cfr. anche sentenza 4A_578/2018 del 25 novembre 2019, consid. 4.6).
Alla luce di quanto sopra esposto, questo TCA deve concludere che l’attrice dal 1° dicembre 2019 è abile al lavoro al 100% nella precedente attività di aiuto domestico e pertanto non ha diritto ad ulteriori prestazioni.
2.10.
Le parti hanno chiesto l’assunzione di ulteriori prove.
L’attrice ha domandato l’allestimento di una perizia e, come la convenuta, ha richiamato l’incarto AI (doc. I e XIX).
Questo Tribunale alla luce della documentazione prodotta nelle more processuali ed acquisita dal TCA, nonché delle motivazioni esposte nei precedenti considerandi, non ritiene necessario assumere ulteriori prove, come già comunicato alle parti in data 9 ottobre 2020 (doc. XXX).
Gli atti figuranti nel fascicolo processuale sono sufficienti per decidere nel merito della vertenza.
L’allestimento di una perizia giudiziaria è superflua alla luce del contenuto degli atti medici. L’unica patologia che secondo la documentazione prodotta dall’attrice avrebbe un’incidenza sulla capacità lavorativa è quella ortopedico-reumatologica (cfr. in particolare il certificato del 17 luglio 2019 del dr. med. _).
Tuttavia, come spiegato al consid. 2.9, gli atti e le valutazioni dei medici prodotti dalle parti ed acquisiti dal TCA permettono di stabilire i fatti senza la necessità di ulteriori accertamenti specialistici e di concludere che l’attrice dal 1° dicembre 2019 è completamente abile al lavoro. Per lo stesso motivo non è necessario richiamare l’incarto AI, la cui prima domanda è del resto stata respinta per ragioni giuridiche non attinenti all’invalidità (cfr. doc. XIX, pag. 3).
Quanto al contratto di lavoro cui accenna l’attrice a pag. 12 della petizione, non essendone in discussione il contenuto, non vi è alcun motivo per richiederlo.
Ne segue che la vertenza può essere decisa senza la necessità di assumere ulteriori prove.
Va qui rammentato che conformemente alla costante giurisprudenza, il giudice può rinunciare ad assumere una prova se egli ha formato il proprio convincimento sulla base di altri elementi di fatto all’incarto e se egli possa ritenere senza arbitrio che la nuova prova non muterebbe il suo personale convincimento (apprezzamento anticipato delle prove; cfr. sentenza 5A_34/2013 del 9 settembre 2013, consid. 2.3 con riferimento alla sentenza 4A_228/2012 del 28 agosto 2012, consid. 2.3 non pubblicato in DTF 138 III 625; cfr. anche sentenza 4A_675/2016 del 15 dicembre 2016; sentenza 4A_391/2016 dell’8 novembre 2016, consid. 3.1-3.3; sentenza 5A_404/2014 del 29 luglio 2015, consid. 2.3.2; sentenza 4A_175/2015 del 4 maggio 2015).
2.11. Non vanno prelevate spese processuali (art. 114 lett. e CPC).
All’assicuratore, rappresentato da un avvocato esterno, vanno assegnate le ripetibili (cfr. art. 95 cpv. 1 lett. b CPC; cfr. anche
Viktor Rüegg/Michael Rüegg
, Basler Kommentar, 2017, 3a edizione, n. 18 ad art. 95 CPC, pag. 645 e n. 1 ad art. 114 CPC, pag. 701; cfr. sentenza 4A_194/2010 del 17 novembre 2010, consid. 2.2.1 non pubblicato in DTF 137 III 47 e sentenza 4A_535/2015 del 1° giugno 2016, consid. 6.4; cfr. anche sentenza 36.2020.24 del 17 agosto 2020; sentenza 36.2019.89 del 13 novembre 2019; sentenza 36.2017.109 del 5 marzo 2018; sentenza 36.2017.68 del 23 aprile 2018), calcolate conformemente a quanto previsto dall’art. 11 del Regolamento sulla tariffa per i casi di patrocinio d’ufficio e di assistenza giudiziaria e per la fissazione delle ripetibili del 19 dicembre 2007 (RL 178.310).
2.12. Per quanto concerne l’ammissibilità di un ricorso al TF in funzione del valore litigioso della causa, con sentenza 4A_83/2013 del 20 giugno 2013, l’Alta Corte ha affermato che:
"
(...) Esso è ammissibile a prescindere dal valore litigioso (di soli fr. 1'120.--) poiché, come afferma correttamente la ricorrente, nel Cantone Ticino le controversie tra assicurati e assicuratori concernenti le assicurazioni complementari all’assicurazione contro le malattie sono di competenza del Tribunale cantonale delle assicurazioni in prima e unica istanza (art. 74 cpv. 1 lett. b LTF; art. 7 CPC; art. 75 della legge ticinese di applicazione della LAMal del 26 giugno 1997 [RL/TI 6.4.6.1]; DTF 138 III 799 consid. 1.1).”
Secondo l'art. 49 cpv. 2 LSA, i tribunali svizzeri devono trasmettere gratuitamente all'autorità di sorveglianza una copia di tutte le sentenze concernenti disposizioni del diritto in materia di contratto d'assicurazione per la pubblicazione periodica (art. 49 cpv. 1 LSA). S'impone perciò di notificare all'autorità di sorveglianza, una volta cresciuta in giudicato, anche la presente sentenza in forma elettronica e senza il nominativo dell’attrice.