Decision ID: fa60ba6d-a3dd-5079-9361-625c02f5f122
Year: 1999
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_002
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: civil_law

in fatto:
A. Il convenuto ha escusso l’attore per fr. 100’000.-- oltre interessi sulla base del riconoscimento di debito del 23 marzo 1994 (doc. A), ottenendo il 9 settembre 1996 il rigetto provvisorio dell’opposizione interposta dall’attore al precetto esecutivo intimatogli.
B. Con la petizione in rassegna l’attore ha chiesto il disconoscimento di tale debito, sostenendo che l’originario intento delle parti sarebbe stato modificato nel senso che il convenuto avrebbe partecipato alle stesse condizioni dell’attore all’operazione immobiliare per la quale egli aveva chiesto il mutuo.
L’operazione in questione si sarebbe rivelata fallimentare, per cui il convenuto, stante la sua posizione di investitore partecipante a rischi ed utili, commetterebbe abuso di diritto nella richiesta di restituzione del denaro, consentitagli in sede esecutiva dal fatto che l’attore, dato il precedente rapporto di amicizia, aveva omesso di richiedere la restituzione del doc. A.
C. Il convenuto si è opposto alla petizione contestando di avere inteso partecipare all’investimento effettuato dall’attore, e confermando di contro la tesi del rapporto di mutuo.
D. Nel giudizio qui impugnato il Pretore, posta l’ammissione da parte dell’attore dell’originario contratto di mutuo, peraltro attestato dal doc. A, ha ritenuto non fornita la prova di una successiva modifica degli accordi nel senso di una partecipazione diretta del convenuto all’investimento immobiliare, ed ha pertanto respinto la petizione.
E. Con l’appello in rassegna l’attore sostiene che il Pretore avrebbe male apprezzato le risultanze istruttorie, ed in particolare i doc. C, D ed H, dai quali risulterebbe il fondamento della tesi della partecipazione del convenuto all’operazione immobiliare.
F. Delle osservazioni al gravame del resistente, che conclude per la sua integrale reiezione, si dirà, per quanto necessario, nei successivi considerandi.

Considerato
in diritto:
1. A questo stadio della causa è pacifica la venuta in essere tra le parti di un contratto di mutuo ai sensi degli art. 312 e segg. CO in conseguenza del quale il convenuto ha consegnato all’attore fr. 100’000.-- e questi si è assunto l’impegno di restituirglieli dopo una settimana con gli interessi del 12% all’anno (cfr. doc. A).
Il convenuto ha pertanto soddisfatto l’onere probatorio a suo carico circa l’esistenza e l’ammontare della pretesa contrattuale dedotta in causa.
E’ di conseguenza l’attore ad essere gravato dell’onere della prova al riguardo delle eccezioni -in concreto quella della venuta in essere tra le parti di nuovi e differenti accordi- che dimostrerebbero che la pretesa avversaria si è estinta.
2. La tesi giuridica dell’attore, per cui il convenuto avrebbe trasformato il mutuo nei suoi confronti in un “finanziamento all’operazione” (appello, punto 3, pag. 3; punto 5, pag. 3), non è di immediata comprensione, non risultando chiaro se sia inteso che tra le parti sarebbe venuto in essere un rapporto di società semplice ai sensi degli art. 530 e segg. CO (in tal senso: petizione, punto 2, pag. 2 “chiese all’attore .... di farlo partecipare alle stesse condizioni dell’attore (utili e rischi) alla promozione immobiliare), oppure se il convenuto avrebbe addirittura inteso sostituirsi all’attore nell’investimento.
Come che sia, è pacifico che entrambe le possibilità poggiano su di una base contrattuale, e possono pertanto essersi verificate solo in presenza di un corrispondente consenso di entrambe le parti, e perciò anche del convenuto.
3. E’ opinione di questa Camera che dagli invocati doc. C e D non emerga la prova certa dell’avvenuta estinzione del debito dell’attore.
E’ ben vero che sulla base di quegli scritti va ammesso -contrariamente a quanto ritenuto nel giudizio impugnato- che il convenuto abbia in qualche modo partecipato a quella che le parti definiscono “_ ”: nella lettera del 27 maggio 1995 (doc. C, pag. 2, punto 7) egli si esprime in termini di “reinvestire”, dal che la logica deduzione del fatto che egli avrebbe effettivamente investito, del che si ha la riprova nella lettera 16 dicembre 1995 (doc. D), in cui il convenuto confermava che “la mia parte di Ibiza resta tua a compensazione della posizione _, _ ...”.
Tuttavia, contrariamente all’opinione dell’appellante, dalla sola ammissione del fatto che anche il convenuto avrebbe partecipato all’operazione Ibiza non discende automaticamente anche l’ammissione dell’estinzione del rapporto di mutuo, e perciò del debito dell’attore.
In assenza di migliori informazioni e dettagli sull’operazione immobiliare, la tesi dell’appellante non risulta in effetti preferibile a quella per cui il convenuto, oltre a prestare denaro all’attore, potrebbe avere immesso denaro proprio nell’operazione (tesi che si concilierebbe con il tenore del doc. C), oppure a quella per cui l’attore -fermo restando il mutuo- avrebbe ceduto al convenuto parte dell’investimento (tesi che si concilierebbe con il tenore del doc. D).
Inoltre, se l’attore vuole prevalersi delle affermazioni del convenuto, deve accettarle nella sua globalità, e allora va ritenuto anche che a mente del resistente la sua non meglio precisata partecipazione all’operazione _ non avrebbe modificato il precedente rapporto di mutuo (doc. D: “I fondi che ti prestai mi verranno restituiti con i relativi interessi che abbiamo fissato a fr. 120’000.--”), il che avvalora in definitiva la tesi per cui l’attore, unico partecipante all’investimento, ne avrebbe successivamente ceduto una parte al convenuto, fermo restando il suo obbligo alla restituzione della somma mutuata.
Non potendosi dedurre nulla in favore delle tesi dell’attore dal suo scritto doc. H, trattandosi con ogni evidenza di un documento di parte, deve essere confermata la conclusione alla quale è giunto il Pretore, secondo cui non vi sarebbe prova sufficiente di un’intervenuta modifica del rapporto originario di mutuo comportante l’estinzione del debito dell’escusso.
Ne deve conseguire la reiezione del gravame.
Tassa di giustizia, spese e ripetibili seguono la soccombenza (art. 148 CPC).