Decision ID: 3cdc73f7-2b23-59b6-b994-8d02e23cba7d
Year: 2015
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_002
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: civil_law

ritenuto
in fatto:
A. AP 1 è una società anonima avente quale scopo la conduzione di un’impresa generale di costruzioni (di seguito: società promotrice); suo amministratore è stato, ed è, D_ (di seguito: l’amministratore). AO 1 è pure una società anonima con scopo l’esecuzione di scavi, deponie, estrazione di materiali ed inerti (di seguito: impresa). AP 1 ha acquistato i fondi part. 2288, 2338, 2339, 2340, 2341, 2342, 2344, 2345, 2346, 2347, 2348, 2349, 2350 e 2351 RFD _ nell’ambito di una promozione immobiliare. Essa ha però edificato e venduto solo i fondi n. 2338, 2339, 2340, 2341, 2342, 2344, 2347 e 2348. AP 1 ha avuto difficoltà finanziarie ed è stata aperta una procedura di moratoria concordataria, poi sfociata in una procedura fallimentare con decreto del Pretore 11 marzo 2008. Il fallimento è poi stato revocato dal Pretore con decreto del 19 giugno 2009. A commissario del concordato, rispettivamente amministratore fallimentare, era stato nominato l’avv. _ (di seguito: commissario). Su alcuni dei citati fondi proprietà di AP 1 sono stati effettuati nel corso degli anni depositi di materiale (riempimenti) e scavi, in fasi successive.
B. AP 1 ha ritenuto l’impresa AO 1 responsabile dei danni per atto illecito derivanti da tali depositi, segnatamente per i costi di asporto del materiale; con petizione del 16 aprile 2010 essa ha quindi chiesto la condanna dell’impresa al pagamento di fr. 75'320.-, oltre ad interessi al 5% dal 1° gennaio 2007. Con risposta del 23 giugno 2010 la convenuta ha eccepito la propria carenza di legittimazione passiva; essa avrebbe effettuato dei depositi sul posto su incarico dei proprietari dei fondi venduti dall’attrice, e quindi la causa dovrebbe essere rivolta a costoro. Essa ha pure eccepito un’intervenuta prescrizione della pretesa ai sensi dell’art. 60 cpv. 1 CO. Infine, la convenuta ha contestato l’ammontare del danno, e ritenuto che in ogni caso l’assenza di reazione dell’attrice - se non addirittura il suo consenso - comporterebbe comunque la negazione di qualsivoglia indennizzo, foss’anche dovuto. In replica e duplica le parti hanno avversato le rispettive, antitetiche tesi, l’attrice riservandosi di adeguare l’importo del risarcimento richiesto a dipendenza dell’istruttoria. L’attrice ha contestato che la propria pretesa fosse prescritta, ritenuto che vi sarebbe stato danneggiamento intenzionale, con conseguente applicazione della prescrizione penale (più lunga) dell’art. 60 cpv. 2 CO (per un reato oltretutto continuato); essa ha pure sostenuto che neppure vi sarebbe prescrizione ai sensi dell'art. 60 cpv. 1 CO, avendo essa saputo dell’illecito meno di un anno prima dell’avvio della causa. In ogni caso, mai essa avrebbe tacitamente acconsentito alla deponia. La convenuta ha invece confermato le proprie contestazioni. Con conclusioni scritte del 18 dicembre 2013 l’attrice ha aumentato la propria pretesa a fr. 420'000.-, riconfermandosi per il rimanente nelle proprie tesi. Anche la convenuta, con conclusioni del 15 ottobre 2013, ha confermato le proprie domande di causa. Le parti hanno rinunciato concordemente ad essere citate al dibattimento finale.
C. Con sentenza del 7 gennaio 2014 il Pretore di Mendrisio-Sud ha respinto la petizione, e ha posto a carico dell’attrice fr. 15'000.- per tassa di giustizia e spese, oltre a fr. 30'000.- per ripetibili in favore della convenuta.
D. Con appello del 7 febbraio 2014 l’attrice ha impugnato detto giudizio, chiedendo la condanna della convenuta al pagamento di fr. 375'000.- oltre ad interessi, con protesta di tasse, spese e ripetibili. Nella risposta del 26 marzo 2014 la convenuta ha chiesto la reiezione dell’appello, con identica speculare protesta. Sulle tesi delle parti sostenute in tali scritti si ritornerà, se del caso, in sede di trattazione del diritto.
e considerato

in diritto:
1. La decisione pretorile impugnata è una decisione finale di prima istanza e, come tale, impugnabile (art. 308 cpv. lett. a CPC); il valore di causa supera infatti fr. 10'000.- (art. 308 cpv. 2 CPC). L’appellante si prevale di una violazione degli art. 41, 44 e 60 CO e quindi un’errata applicazione del diritto, oltre ad accertamenti errati dei fatti; si tratta di argomenti invocabili in questa sede (art. 310 lett. a e lett. b CPC). Presentato nel termine di 30 giorni dalla notifica della decisione di prima istanza (art. 311 cpv. 1 CPC), l’appello è tempestivo. Esso è munito della decisione impugnata (art. 311 cpv. 1 CPC).
2. Nella fattispecie il Pretore ha dapprima ammesso la legittimazione passiva della convenuta, e ha poi esaminato l’eccezione di prescrizione sollevata da quest’ultima, che ha accolto. Il Pretore ha escluso, in estrema sintesi, l’applicabilità dei termini di prescrizione più lunghi dell’azione penale, in quanto la convenuta non aveva l’intenzione di nuocere all’attrice, ma intendeva solo sistemare una situazione insostenibile (cantiere lasciato incompiuto) causato dall’improvvisa sospensione della promozione immobiliare in corso. Non vi era quindi un aspetto penale della vicenda ed era pertanto applicabile il termine di un anno previsto dall’art. 60 cpv. 1 CO. Ne ha concluso, il Pretore, che le pretese dell’attrice erano prescritte, poiché i lavori litigiosi (creazione di una scarpata sul fondo n. 2288, riempimento degli scavi sui fondi n. 2345 e 2346) erano terminati nel marzo 2008 e l’attrice a quel momento era al corrente sia dei lavori sia della ditta che li aveva eseguiti. A titolo abbondanziale il Pretore ha poi esaminato se erano date le condizioni dell’art. 41 CO. Egli ha accertato che la convenuta era intervenuta sui fondi oggetto della promozione immobiliare avviata dall’attrice per rimediare a situazioni di pericolo (grosse buche e possibile franamento delle scarpate) provocate dall’abbandono del cantiere e dei lavori in corso da parte dell’attrice a seguito del suo fallimento. Il primo giudice ha rilevato che l’amministratore dell’attrice era presente sul cantiere ed era stato informato dai vari proprietari dei lavori da questi commissionati per portare a termine il cantiere lasciato incompiuto dall’attrice, senza mai opporvisi. Hai poi escluso che la convenuta avesse agito con l’intenzione di danneggiare l’attrice e che avesse commesso negligenze nel seguire le istruzioni dei suoi committenti, anche se vi è stato un eccesso sui fondi dell’attrice. Su tali basi è giunto alla conclusione che non erano date le condizioni per ammettere una responsabilità per atto illecito. Egli ha poi indicato che l’attrice ha fallito nel proprio onere di quantificazione del danno derivante dal riempimento, mentre per lo scavo non vi sarebbe stata colpa della convenuta. Inoltre vi sarebbe stata una tale concolpa dell’attrice da rendere comunque iniquo qualsivoglia risarcimento. Infine, la pretesa dell’attrice sarebbe pure abusiva perché contraria alla buona fede, visto il suo lungo silenzio in merito ai lavori contestati (e meglio ai citati deponie e scavi).