Decision ID: 01ccbee2-b156-4dd1-8119-a672b66679e7
Year: 2021
Language: it
Court: GR_VG
Chamber: GR_VG_002
Canton: GR
Region: Eastern_Switzerland
Law Area: social_law

I. Ritenuto in fatto:
1. A._ ottenne il diploma di infermiera professionale in medicina
generale in Romania nel 1995, il quale fu riconosciuto dall'Italia nel 2002.
Con decisione del 28 agosto 2018 (act. B.3) la Croce Rossa Svizzera
ritenne che il titolo professionale summenzionato corrisponde alle
esigenze della Direttiva 2005/36/CE relativa al riconoscimento del diploma
di infermiera. Da allora, A._ ha l'autorizzazione a esercitare la propria
professione in Svizzera alle stesse condizioni dei titolari di un diploma
svizzero su livello terziario. Ha inoltre il diritto di utilizzare la designazione
professionale di infermiera o il titolo del quale può avvalersi nel paese di
formazione (indicando il nome del paese), ma non ha l'autorizzazione a
portare il corrispondente titolo svizzero, riservato alle persone che hanno
assolto la loro formazione in Svizzera. In tutto, secondo proprie
dichiarazioni al momento dei fatti qui in giudizio A._ aveva lavorato
come infermiera professionale dal 1995, ossia da 25 anni (cfr. act. B.4).
Dal 2018 al 2019 era impiegata presso la B._ SA (già C._ SA) di
L.1._.
2. In data 22 agosto 2019 si annunciò alla disoccupazione, rivendicando
un'indennità giornaliera piena a partire dal 2 settembre 2019. L'iscrizione
le fu confermata il 23 agosto 2019 (act. B.5).
3. Con decisione del 18 ottobre 2019 (act. B.6) l'Ufficio per l'industria, arti e
mestieri e lavoro dei Grigioni (nel seguito: UCIAML) la inserì in un
programma di inserimento presso la casa anziani della fondazione
D._ di L.2._ dal 21 ottobre 2019 al 20 gennaio 2020 con un
grado occupazionale del 100% (vedi l'act. B.8). Il programma fu prolungato
il 22 gennaio 2020 su richiesta della capo cure fino al 20 aprile 2020 (act.
B.7). Durante il programma di inserimento con decisione dell'UCIAML del
28 ottobre 2019 (act. B.9) A._ fu chiamata a svolgere un test
d'idoneità presso la Casa di Cura per Anziani E._ di L.3._.
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4. Durante il periodo del programma di inserimento, su indicazione
dell'UCIAML il 18 dicembre 2019 si tenne un colloquio fra il responsabile
delle risorse umane della fondazione Casa di Cura F._ di
L.4._ e A._. In tale occasione il responsabile delle risorse umane
propose a A._ una prova con la possibilità di un eventuale contratto
come assistente di cura o collaboratrice sociosanitaria. Il giorno
successivo, 19 dicembre 2019, il responsabile delle risorse umane
comunicò all'UCIAML per e-mail alle ore 8.20 che non sarebbero
interessati a inserire A._ nel loro organico né per un test d'idoneità né
per un programma occupazionale. A._ non sapeva di questa
comunicazione e nel pomeriggio dello stesso giorno chiamò il
responsabile delle risorse umane, dicendogli di non essere interessata e
di rifiutare la proposta della fondazione. Nel seguito il 20 dicembre 2019 lo
stesso responsabile delle risorse umane segnalò tale rifiuto all'UCIAML
per e-mail (vedi per il tutto l'act. C.5 = act. B.10).
5. Con decisione del 7 febbraio 2020 (act. C.6 = act. B.11) l'UCIAML sospese
il diritto all'indennità di A._ per 37 giorni.
Nella motivazione si riferì a uno scritto del 17 gennaio 2020, con il quale
l'UCIAML avrebbe invitato l'assicurata a inoltrare delle osservazioni,
siccome dagli atti si evincerebbe che sarebbe stata contattata dalla
fondazione Casa di Cura F._ per un posto libero come infermiera.
Dalla dichiarazione del possibile datore di lavoro si evincerebbe che
l'assicurata avrebbe rifiutato la proposta di lavoro. Nel seguito l'assicurata
avrebbe pure rinunciato a presentare osservazioni all'UCIAML. Sarebbe
perciò provato che avrebbe praticamente rifiutato un posto di lavoro. Non
avrebbe dunque adempiuto al suo dovere di accettare l'occupazione
adeguata propostale, di conseguenza andrebbe sospeso il suo diritto
all'indennità per 37 giorni.
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Detto scritto del 17 gennaio 2020 non figura agli atti dell'UCIAML. Non è
documentato neppure se esso sia stato notificato all'assicurata.
6. A._ formulò un'opposizione in data 7 marzo 2020 (act. C.7 = act.
B.12), con la quale fece valere innanzitutto di non aver mai ricevuto lo
scritto del 17 gennaio 2020. Spiegò come si sarebbe svolto il colloquio con
il responsabile delle risorse umane della fondazione Casa di Cura
F._, avvenuto dopo che sia quest'ultimo sia una collaboratrice
dell'UCIAML avrebbero provato tante volte a chiamarla per telefono quel
giorno. Durante il colloquio A._ avrebbe dichiarato espressamente al
responsabile delle risorse umane che se lui l'avrebbe assunta come
infermiera, lei avrebbe accettato dal giorno seguente. Lui però avrebbe
risposto negativamente. L'offerta sarebbe stata esclusivamente quale
assistente di cura o "css" e non si sarebbe parlato di un contratto a tempo
indeterminato né come infermiera né come altro mestiere. Lei avrebbe
deciso di non accettare la proposta per vari motivi. Innanzitutto perché il
posto di lavoro proposto sarebbe inferiore alla sua preparazione
professionale, poi anche per la sua integrazione come infermiera presso
la fondazione D._ di L.2._. A._ aggiunse infine che
starebbe cercando un lavoro adeguato e avrebbe ormai accettato un
contratto di lavoro come infermiera presso la Casa per anziani
G._ di L.5._ TI dal 1° marzo 2020 (vedi l'atto di assunzione
a tempo determinato in act. B.14).
7. Nel frattempo il 6 marzo 2020 la Cassa disoccupazione J._ emise
una decisione di restituzione (act. B.13) in sostituzione del conteggio del
6 febbraio 2020, chiedendo il rimborso di CHF 2'584.30 corrispondenti a
17 indennità giornaliere in base alla sospensione decisa dall'UCIAML.
A._ non avendo saldato la fattura entro il termine, le fu notificato un
sollecito in data 28 aprile 2020.
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8. Con decisione su opposizione del 22 aprile 2020 l'UCIAML confermò la
propria decisione di sospensione del diritto all'indennità per 37 giorni in
quanto l'interessata avrebbe rifiutato un posto di lavoro adeguato, ritenuto
che la fondazione Casa di Cura F._ di L.4._ sarebbe
probabile che l'avrebbe assunta subito dopo il colloquio di lavoro (act. B.2
inoltrato da A._; il documento manca invece fra gli atti trasmessi
dall'UCIAML).
9. Tramite il suo avvocato, l'avv. Paolo Marchi, A._ ha fatto presentare
ricorso al Tribunale amministrativo del Cantone dei Grigioni in data
20 maggio 2020 (act. A.1), chiedendo in via principale l'annullamento della
decisione su opposizione e in via subordinata la riduzione della
sospensione a soli 5 giorni, il tutto con protesta di spese e ripetibili.
Fa valere in sintesi che il lavoro propostole non sarebbe né adeguato alla
sua formazione e professione né esigibile in un mercato del lavoro che
avrebbe una forte richiesta per tale professione e dove lei avrebbe lavorato
come infermiera da 25 anni. Infatti nel frattempo avrebbe ritrovato un
impiego come infermiera. L'attività propostale, invece, sarebbe stata di
assistente di cura o ausiliaria, con una notevole perdita economica
(almeno del 30%). La pretesa di farle imboccare la strada di un impiego
molto meno qualificato e remunerato non sarebbe stata adeguata e
neanche esigibile, visto che avrebbe implicato un sacrificio professionale
e una penalizzazione finanziaria oggettivamente inutile e le avrebbe
ostacolato il ricollocamento a breve nella sua professione. Di conseguenza
l'attività propostale andrebbe qualificata come non adeguata ai sensi
dell'art. 16 cpv. 2 LADI, dimodoché lei non avrebbe violato l'obbligo di
accettazione.
Del resto, sarebbe stato il potenziale datore di lavoro a rifiutare di
impiegarla, prima ancora che la ricorrente gli abbia risposto. Vi sarebbe
quindi una rinuncia del potenziale datore di lavoro precedente alla
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decisione della ricorrente, cosicché quest'ultima non sarebbe stata
causale.
Inoltre la ricorrente non sarebbe stata informata preventivamente al fine di
potersi esprimere sulla prevista sanzione. Si tratterebbe di una mancanza
procedurale che violerebbe il suo diritto di essere sentita e giustificherebbe
ulteriormente l'annullamento della decisione impugnata.
Infine la misura di sospensione del diritto all'indennità sarebbe pure
sproporzionata, ritenuto il comportamento corretto e l'impegno
professionale della ricorrente che non avrebbe smesso un giorno di
lavorare e avrebbe subito trovato e accettato un impiego nella sua
professione di infermiera. La ricorrente avrebbe agito diligentemente e in
buona fede, non avrebbe violato i suoi obblighi e avrebbe perciò diritto alle
normali prestazioni di disoccupazione. Nelle circostanze del caso concreto
la sanzione pronunciata sarebbe ingiustificata e da annullare o, in via
subordinata, da ridurre al minimo ammissibile di giorni di sospensione.
10. Invitato a esprimersi e a trasmettere tutti gli atti e mezzi di prova disponibili
con decreto del 25 maggio 2020 (act. D.1), l'UCIAML si è pronunciato con
osservazioni dell'11 giugno 2020 (act. A.2), chiedendo la reiezione del
ricorso con ripartizione delle spese a norma di legge.
11. Le osservazioni sono state intimate alla ricorrente per osservazioni, la
quale ha replicato il 9 luglio 2020 (act. A.3), approfondendo
essenzialmente quanto già esposto nella memoria di ricorso.
12. Invitato a presentare osservazioni (cfr. l'act. D.5), con scritto del 15 luglio
2020 (act. A.4) l'UCIAML ha dichiarato di rinunciare all'inoltro di una
duplica.
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13. Con nota d'onorario del 30 luglio 2020 (act. E.1) il patrocinatore della
ricorrente ha rivendicato un'indennità a titolo di ripetibili per la sua cliente
di CHF 3'863.00.
La nota d'onorario è stata intimata all'UCIAML per osservazioni con
decreto del 31 luglio 2020 (act. D.7). L'UCIAML non si è più espresso.
14. L'avv. Paolo Marchi ha comunicato a questa Corte con scritto del 4 marzo
2021 (act. D.8) di aver concluso il patrocinio per cambio della sua attività
professionale.
15. Sulle ulteriori argomentazioni delle parti si tornerà – per quanto utile ai fini
del giudizio – nelle considerazioni di merito che seguono.

II. Considerando in diritto:
1. Giusta l'art. 56 cpv. 1 della Legge federale sulla parte generale del diritto
delle assicurazioni sociali del 6 ottobre 2000 (LPGA; RS 830.1) le decisioni
su opposizione (e quelle contro cui un'opposizione è esclusa) possono
essere impugnate mediante ricorso. È competente il tribunale delle
assicurazioni del cantone dove l'assicurato o il terzo è domiciliato nel
momento in cui interpone ricorso (art. 58 cpv. 1 LGPA). Ogni cantone
istituisce un tale tribunale per giudicare come istanza unica i ricorsi in
materia di assicurazioni sociali (art. 57 LGPA). Il termine di ricorso è di 30
giorni dalla notificazione della decisione (art. 60 cpv. 1 LPGA). Gli artt. 38
segg. LPGA sono applicabili per analogia (art. 60 cpv. 2 LPGA).
2. Oggetto di litigio è la sospensione dal diritto all'indennità per 37 giorni.
Questa Camera del Tribunale competente decide in composizione di tre
giudici giusta l'art. 43 cpv. 1 della Legge sulla giustizia amministrativa del
31 agosto 2006 (LGA; CSC 370.100), siccome non è prescritta una
composizione di 5 giudici e in base agli atti (act. C.1) il valore litigioso
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supera i CHF 5'000.00 (CHF 4'474.00 [guadagno assicurato] x 0.8 [80%
del guadagno assicurato] / 21.7 giorni x 37 giorni ≈ CHF 6'103.15).
Il ricorso della ricorrente, originariamente patrocinata da un avvocato, è
tempestivo e ricevibile in ordine.
3. Innanzitutto la ricorrente fa valere una violazione del suo diritto di essere
sentita, dichiarando di non aver ricevuto lo scritto del 17 gennaio 2020 da
parte dell'UCIAML. Quest'ultimo ribatte, asserendo che non sarebbe stato
tenuto a sentire la ricorrente, poiché essa avrebbe avuto modo di
esprimersi nella procedura di opposizione.
3.1. Intanto si costata che lo scritto del 17 gennaio 2020 manca completamente
agli atti, nonostante questo giudice abbia ordinato all'UCIAML di
trasmettere tutti gli atti disponibili. Non figura agli atti neanche una prova
della notificazione di tale scritto alla ricorrente e l'UCIAML nemmeno
sostiene di averlo spedito. La ricorrente dichiara di non averlo mai ricevuto
e l'UCIAML non si è espresso su tale punto, bensì ha argomentato che
non sarebbe stato tenuto a spedirlo. Si può perciò partire dal presupposto
che tale scritto – qualora esista – non le è effettivamente mai stato
trasmesso.
3.2. Come scrive correttamente l'UCIAML, è vero che il diritto di essere sentiti
è garantito – oltre che dall'art. 29 cpv. 2 della Costituzione federale della
Confederazione Svizzera del 18 aprile 1999 (Cost.; RS 101) – di principio
anche dall'art. 42 LPGA ma che ai sensi del secondo periodo di detta
disposizione le parti non devono obbligatoriamente essere sentite prima di
decisioni impugnabili mediante opposizione. Tuttavia con sguardo alla
dottrina e alla giurisprudenza va precisato pure che prima di emanare una
decisione di sospensione del diritto all'indennità di disoccupazione
l'autorità competente deve dare all'assicurata la possibilità di esprimersi
sulla prospettata sanzione (DTF 126 V 130; UELI KIESER, Kommentar zum
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Bundesgesetz über den Allgemeinen Teil des Sozialversicherungsrechts
ATSG, 4a ed., Zurigo/Basilea/Ginevra 2020, n. 9 ad art. 42 LPGA). Il
Tribunale federale ha difatti precisato che può essere applicata una
procedura per così dire "semplificata" soltanto in casi in cui la situazione
di fatto e di diritto sia chiara e può dunque essere rinunciato a sentire
l'assicurata prima di emanare la decisione (DTF 131 V 407 consid.
2.1.2.2). Vi si aggiunge che nell'occorrenza non si comprende neanche
perché l'UCIAML avrebbe dovuto scomodarsi a redigere uno scritto e
rinviarvi nella decisione di sospensione, quando in verità non lo ha mai
trasmesso alla parte interessata. Si tratta chiaramente di una svista,
concessa implicitamente dall'ufficio stesso, e quindi di una violazione del
diritto di essere sentiti. Resta da stabilire quale ne debba essere la
conseguenza.
3.3. Siccome il diritto di essere sentiti è di natura formale, la sua violazione di
regola porta all'annullamento della decisione impugnata, e ciò
indipendentemente dalle prospettive di successo del mezzo di ricorso nel
merito. Una violazione non particolarmente grave può essere considerata
sanata unicamente se alla persona interessata viene data la possibilità di
esprimersi davanti a un'autorità di ricorso con pieno potere d'esame, sia in
fatti sia in diritto. La sanazione deve comunque rimanere l'eccezione (vedi
la sentenza dell'ex Tribunale federale delle assicurazioni [incorporato dal
2007 nel Tribunale federale in forma delle due Corti di diritto sociale] C
313/01 del 7 agosto 2002 consid. 1).
3.4. Nell'evenienza concreta, l'UCIAML ha interferito in modo non trascurabile
nel diritto all'indennità della ricorrente senza prima darle la possibilità di
essere sentita in merito, sospendendo il diritto all'indennità per ben 37
giorni. Si deve quindi ritenere che l'UCIAML abbia violato il diritto della
ricorrente di essere sentita in un modo che non può più essere considerato
lieve. Di principio la decisione impugnata andrebbe perciò annullata.
Tuttavia va considerato anche che nell'ambito della procedura di
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opposizione la ricorrente ha avuto modo di esprimersi in dettaglio su
quanto apparentemente considerato nello scritto non trasmessole (e non
figurante agli atti), formulando la sua opposizione con la quale ha spiegato
perché ritiene errate le considerazioni dell'UCIAML, e che l'UCIAML ha
potuto riesaminare in pieno tutte le questioni in merito nella procedura di
opposizione. Per ragioni di economia processuale non è quindi giustificato
un rinvio a nuovo giudizio. Questa Corte può dunque riesaminare il caso
e decidere nel merito.
4. Giusta l'art. 17 cpv. 1 della Legge federale sull'assicurazione contro la
disoccupazione e l'indennità per insolvenza del 25 giugno 1982 (Legge
sull'assicurazione contro la disoccupazione, LADI; RS 837.0) l'assicurata
che fa valere prestazioni assicurative deve, con l'aiuto dell'ufficio del lavoro
competente, intraprendere tutto quanto si possa ragionevolmente
pretendere da lei per evitare o abbreviare la disoccupazione. In particolare
è suo compito cercare lavoro, se necessario anche fuori della professione
precedente. Deve poter comprovare tale suo impegno. Questa
disposizione definisce il principio dell'obbligo di ridurre il pregiudizio
ancorato nel diritto delle assicurazioni sociali. Tale principio vede una
concretizzazione nell'art. 17 cpv. 3 LADI, secondo il quale l'assicurata è
tenuta ad accettare l'occupazione adeguata propostale. Ai sensi dell'art.
30 cpv. 1 lett. d LADI, poi, l'assicurata è sospesa dal diritto all'indennità se
non osserva le prescrizioni di controllo o le istruzioni del servizio
competente, segnatamente non accetta un'occupazione adeguata oppure
non si è sottoposta a un provvedimento inerente al mercato del lavoro o
ne ha interrotto l'attuazione oppure con il suo comportamento ne ha
compromesso o reso impossibile l'esecuzione o lo scopo. Secondo la
giurisprudenza ciò è il caso anche quando l'assicurata non rifiuta
esplicitamente il lavoro ma con il suo comportamento si assume il rischio
che il posto di lavoro venga occupato altrimenti. Nelle trattative con il
potenziale futuro datore di lavoro l'assicurata disoccupata deve esprimere
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in modo chiaro e inequivocabile la sua volontà di concludere il contratto,
comportandosi in modo da non compromettere la possibilità di essere
assunta e porre fine alla sua disoccupazione (DTF 122 V 38 consid. 3.b
con rinvii). Ai sensi dell'art. 16 cpv. 2 lett. b LADI, infine, un'occupazione
non è considerata adeguata e di conseguenza è esclusa dall'obbligo di
accettazione, fra l'altro, se non tiene convenientemente conto delle
capacità e dell'attività precedente dell'assicurata. In quest'ambito viene
considerata adeguata anche un'occupazione leggermente al di sotto delle
facoltà dell'assicurata, in particolare se si tratta di un impiego temporaneo.
4.1. Intanto nel caso qui in giudizio è contestato già solo il fatto se l'offerta di
lavoro si riferiva a un posto a tempo determinato o a tempo indeterminato.
La ricorrente sostiene la prima ipotesi, l'UCIAML la seconda. In verità in
base agli atti non si può parlare di una proposta di un impiego a tempo
indeterminato. Si trattava in particolare di colmare subito una mancanza di
personale (vedi ad esempio l'urgenza del colloquio del 18 dicembre 2019).
È documentato pure che non si trattava di un posto come infermiera, bensì
come assistente di cura o collaboratrice sociosanitaria. Si tratta di mestieri
che comportano delle attività quotidiane del tutto diverse. Inoltre,
contrariamente a quanto affermato senza prova alcuna dall'UCIAML, alla
ricorrente non era stato prospettato un impiego come infermiera nemmeno
a medio termine. Alle parti era chiaro che si trattava di un posto da ausiliare
e niente più. La ricorrente ha difatti dimostrato in modo credibile che se ci
fosse stata la possibilità di assumerla come infermiera, avrebbe accettato
subito. Lo comprova ad esempio il fatto che la ricorrente ha firmato un
contratto di lavoro (purché solo a tempo determinato) come infermiera dal
1° marzo 2020.
4.2. Controversa è anche la domanda a sapere se il posto proposto alla
ricorrente era adeguato ai sensi dell'art. 16 cpv. 2 lett. b LADI. In
particolare, la ricorrente fa valere una notevole perdita di guadagno e
un'attività del tutto diversa da quella finora svolta per 25 anni. Con la sua
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formazione riconosciuta da infermiera sarebbe troppo qualificata per
essere assunta come semplice assistente di cura o collaboratrice
sociosanitaria. L'UCIAML invece sostiene il contrario, senza elaborare
molto la sua decisione.
4.3. Anche se vi sono diversi punti a favore del ragionamento fatto dalla
ricorrente, non si impone decidere definitivamente in merito in questa
sede, poiché il punto nel caso di specie sta nel fatto che il responsabile
delle risorse umane della fondazione Casa di Cura F._ aveva già
comunicato per e-mail all'UCIAML di non essere disposto ad assumere la
ricorrente il mattino alle ore 8.20 del 19 dicembre 2019 e che soltanto il
giorno successivo con ulteriore e-mail delle ore 13.45 ha informato
l'UCIAML che la ricorrente lo avrebbe chiamato "ieri sera verso le 17",
dicendogli che non sarebbe stata interessata e rifiuterebbe la loro proposta
(vedi l'act. C.5 = act. B.10). Di conseguenza, con la ricorrente va costatato
che il rifiuto dell'assicurata, intervenuto soltanto successivamente, non è
stato causale alla mancata conclusione del contratto di lavoro e che anche
se lei non avesse più telefonato quella sera del 19 dicembre 2019, il
responsabile delle risorse umane aveva comunque già comunicato il suo
rifiuto a un impiego della ricorrente. Pare piuttosto che il responsabile delle
risorse umane abbia voluto penalizzare la ricorrente per motivi qui ignoti e
non da approfondire. Perciò sotto queste circostanze alla ricorrente non si
può imputare una violazione dell'obbligo di accettazione. Ne segue che la
sospensione del diritto all'indennità per 37 giorni non è giustificata e la
decisione impugnata va annullata.
5. La procedura è gratuita (art. 61 lett. a LPGA nella versione in vigore fino
al 31 dicembre 2020; cfr. l'art. 61 lett. fbis LPGA nella versione in vigore dal
1° gennaio 2021). La parte soccombente viene di regola obbligata a
rimborsare alla parte vincente le spese necessarie causate dalla
procedura (art. 78 cpv. 1 LGA). Nell'occorrenza soccombe l'UCIAML,
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perciò sarà lui a dover rifondere alla ricorrente un'indennità a titolo di
ripetibili.
La ricorrente era originariamente patrocinata dall'avv. Paolo Marchi, il
quale ha segnalato con scritto del 4 marzo 2021 di aver concluso il
patrocinio per cambio di attività professionale (act. D.8). Con nota
d'onorario aveva fatto valere CHF 3'863.00, costituiti da 16 ore da
CHF 200.00 cadauna (=CHF 3'200.00) oltre a CHF 663.00 di spese,
precisando che non sarebbe stato formalizzato un accordo sull'onorario.
Tale somma non è stata contestata dall'UCIAML. Previa riduzione delle
spese al 3% come da prassi costante di questa Corte (qui dunque
equivalenti a CHF 96.00 anziché CHF 663.00), l'indennizzo fatto valere
pare adeguato e può essere aggiudicato. L'IVA non è stata rivendicata e
non va aggiunta.
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