Decision ID: 2ad68e49-67cb-520f-8b80-f1afea92d157
Year: 2021
Language: it
Court: TI_CATI
Chamber: TI_CATI_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: public_law

Fatti
A.
RI 1 è stato domiciliato a _ dal 1° aprile 2017 al 20 febbraio 2020.
Con decisione del 31 ottobre 2018 l’RS 1 gli ha notificato la tassazione IC e IFD per il periodo fiscale dal 1° aprile 2017 al 31 dicembre 2017, commisurando il reddito imponibile in fr. 18’900.– e il reddito determinante per l’aliquota in fr. 85'000.–. La sostanza imponibile è stata stabilita in fr. 944'000.– e quella determinante per l’aliquota in fr. 1'307'000.–.
B.
In data 30 novembre 2018, il contribuente, rappresentato da RA 1, ha interposto reclamo avverso la decisione di tassazione 2017, contestando in particolare il valore attribuito dall’autorità fiscale alla sostanza immobiliare all’estero. A suo avviso, il valore dei tre immobili situati in Italia, stimato dall’Ufficio di tassazione in fr. 362'900.–, ammontava invece a fr. 271'626.70. Il contribuente, tramite il suo rappresentante, ha richiesto altresì di poter essere convocato o contattato telefonicamente prima di una presa di posizione dell’autorità di tassazione in merito al reclamo.
Con scritto del 17 gennaio 2019, inviato per posta
A Plus
al rappresentante del contribuente, l’Ufficio di tassazione ha richiesto a quest’ultimo la trasmissione di ulteriore documentazione al fine di poter decidere il reclamo, avvertendolo che la decisione contestata sarebbe stata riformata a sfavore del reclamante in riferimento al valore di stima dei beni immobili esteri e ai valori locativi di quelli concessi in locazione (c.d.
reformatio in peius
). L’autorità fiscale ha anche invitato il reclamante ad esprimersi con eventuali osservazioni in merito alla modifica prospettata. Il termine per l’inoltro della documentazione e di eventuali osservazioni è stato stabilito al 6 febbraio 2019 con l’avvertimento che, scaduto infruttuoso tale termine, il reclamo sarebbe stato deciso sulla base della documentazione già a disposizione dell’autorità fiscale.
C.
Non avendo il contribuente dato seguito alla richiesta di documentazione, con decisione del 20 marzo 2019 l’Ufficio di tassazione ha respinto il reclamo e rettificato la decisione d’imposta a sfavore del contribuente. Invariati reddito e sostanza imponibili, il reddito determinante per l’aliquota è stato aumentato a fr. 99’600.– e la sostanza determinante per l’aliquota a fr. 1'474'000.–.
D.
Con tempestivo ricorso alla Camera di diritto tributario, RI 1 contesta il fatto che l’Ufficio di tassazione non lo abbia convocato “per discutere la tassazione”, come da sua richiesta in sede di reclamo.
L’Ufficio di tassazione ha presentato, in data 29 aprile 2019, le proprie osservazioni riguardanti il ricorso che qui ci occupa.
Delle sue argomentazioni si dirà, laddove necessario, in corso di motivazione.

Diritto
1.
1.1.
Con il suo ricorso, il contribuente non censura il merito della decisione impugnata, ma si limita a lamentare il fatto che l’Ufficio di tassazione, prima di adottare la decisione dopo reclamo, non lo abbia convocato, come da lui richiesto.
1.2.
L’autorità di tassazione nell’esame del reclamo ha le medesime facoltà che le spettano in sede di tassazione (art. 207 cpv. 1 LT). Non è concesso di ritirare il reclamo quando emerge dalle circostanze che la tassazione impugnata era insufficiente (art. 207 cpv. 2 LT). L’autorità di tassazione prende la sua decisione fondandosi sui risultati dell’inchiesta. Può determinare nuovamente tutti gli elementi imponibili e, sentito il contribuente, modificare la tassazione anche a svantaggio del medesimo (art. 208 cpv. 1 LT).
La legge federale sull’imposta federale diretta contiene disposizioni analoghe (articoli 134 e 135 cpv. 1 LIFD). La normativa in questione comporta che l’inchiesta avviata con il reclamo si estenda all’intera tassazione e non si limiti ai punti fatti valere dal reclamante. L’autorità di tassazione ha piuttosto il diritto e l’obbligo di verificare in modo completo la decisione di tassazione impugnata, dal punto di vista sia dei fatti sia del diritto (cfr. p. es. la sentenza del Tribunale federale del 10.11.2006 n. 2A.471/2005 consid.
3.4; inoltre:
Locher
, Kommentar zum Bundesgesetz über die direkte Bundessteuer, vol. III, Basilea 2015, n. 18 ad art. 132 LIFD, p. 573;
Zweifel/Hunziker
, in: Zweifel/Beusch [a cura di], Kommentar zum DBG, 3
a
edizione, Basilea 2017, n. 4 ad art. 135, p. 2294).
1.3.
Né la legge tributaria cantonale né la legge federale sull’imposta federale diretta attribuiscono al contribuente il diritto di essere convocato e sentito personalmente prima di una decisione su reclamo. Né una simile garanzia discende dall’art. 29 cpv. 2 Cost., poiché secondo il Tribunale federale la garanzia costituzionale del diritto di essere sentito in un procedimento amministrativo non implica il diritto di essere sentito oralmente (DTF 122 I 464 consid. 4c e giurisprudenza citata).
Come ha ricordato il Tribunale federale, ciò vale in modo particolare nell’ambito di procedimenti di massa, estesi alla totalità dei cittadini, come le procedure di tassazione per le imposte dirette (cfr. pure l’art. 126 cpv. 2 LIFD secondo cui [solo] l’autorità di tassazione può esigere che siano fornite informazioni anche oralmente; sentenza del 14 dicembre 2006 n. 2A.438/2006 consid. 3.2).
Anche la pretesa del reclamante di essere avvertito della prospettata
reformatio in peius
e di essere sentito dall’autorità di tassazione prima della decisione è fondata sul diritto di essere sentito secondo l’art. 29 cpv. 2 Cost. (
Locher
, op. cit., n. 9 ad art. 135 LIFD, p. 615, con riferimento alla sentenza del TF del 27.9.2013 n. 2C_104/2013 e 105/2013 consid. 2.3). Neppure in questa situazione, il reclamante ha pertanto il diritto di essere sentito oralmente dall’autorità fiscale (cfr. quest’ultima sentenza, consid. 2.3 con riferimenti).
1.4.
Nella fattispecie, con il suo reclamo del 30 novembre 2018, il contribuente, rappresentato dalla RA 1
, aveva contestato il mancato riconoscimento degli oneri assicurativi e il valore attribuito alla sostanza immobiliare in Italia.
Con scritto del 17 gennaio 2019, inviato alla rappresentante del reclamante per posta APlus, l’autorità di tassazione gli aveva chiesto di produrre la comprova del pagamento degli oneri assicurativi e copia di tutti i contratti d’affitto delle proprietà estere. Nel contempo, gli aveva prospettato una modifica della tassazione a suo sfavore, con le seguenti parole:
La decisione di tassazione qui contestata dovrà essere rivista a vostro sfavore (cd.
reformatio in peius
) nei punti seguenti:
·
valore di stima delle proprietà estere fr. 530'000 (in base alla sentenza CDT 80.2015.225/226, vedi pto 2.4 e 2.5).
·
valori locativi/affitti percepiti dalle proprietà estere in base alla documentazione richiesta al paragrafo precedente.
Pertanto vi è data la facoltà di esprimervi sulla modifica prospettate fornendoci la documentazione necessaria, circostanziata da eventuali osservazioni.
Il contribuente non ha dato seguito allo scritto in questione, nel termine del 6 febbraio 2019. Con decisione del 20 marzo 2019, pertanto, l’Ufficio di tassazione ha aumentato il reddito netto degli immobili in Italia da fr. 13'064.– a fr. 24'000.– e il loro valore ai fini dell’imposta sulla sostanza da fr. 362'900.– a fr. 530'000.–.
1.5.
Come visto, prima di procedere a una
reformatio in peius
, l’autorità di tassazione è tenuta a “sentire” il contribuente. La giurisprudenza del Tribunale federale ha tuttavia escluso che debba convocare personalmente il reclamante e sentirlo oralmente.
Il fatto che l’Ufficio di tassazione non abbia convocato il reclamante, prima di adottare la decisione impugnata, non ha quindi comportato una violazione del suo diritto di essere sentito. Con la lettera inviatagli il 17 gennaio 2019, il contribuente è stato invitato a fornire la documentazione necessaria e gli è stato attribuito un termine per prendere posizione in merito alla prospettata
reformatio in peius
. Tuttavia, tale facoltà non è stata esercitata.
2.
2.1.
Come anticipato, la sola censura del ricorrente concerneva la mancata convocazione da parte dell’Ufficio di tassazione, nel corso della procedura di reclamo.
Non è tuttavia chiaro come l’autorità di tassazione sia pervenuta alla modifica della decisione a sfavore del contribuente. Mentre dagli atti trasmessi a questa Corte è possibile rilevare il calcolo che ha condotto alla prima decisione, non vi sono per contro elementi che permettano di comprendere la nuova valutazione degli immobili situati in Italia.
2.2.
Sebbene nel reclamo il contribuente non abbia contestato gli elementi imponibili in quanto tali, ciò non impedisce comunque alla Camera di entrare nel merito di contestazioni nuove, rispetto a quelle sollevate con il reclamo. Con il ricorso, infatti, possono essere fatti valere tutti i vizi della decisione impugnata e della procedura anteriore (art. 227 cpv. 3 LT; art. 140 cpv. 3 LIFD) e, nell’esame del ricorso, la Camera di diritto tributario ha le medesime attribuzioni dell’autorità di tassazione nella procedura di tassazione (art. 228 cpv. 1 LT; art. 142 cpv. 4 LIFD).
Con il ricorso possono quindi essere censurati tutti i vizi del provvedimento impugnato e della precedente procedura. L'autorità di ricorso deve dunque entrare nel merito anche delle contestazioni che riguardano lo stadio di procedura che precede il reclamo e che non erano state sollevate con quest'ultimo (cfr. p. es. la sentenza CDT n. 80.1999.00250 del 2 maggio 2000).
2.3.
Nella sua lettera del 17 gennaio 2019, l’Ufficio di tassazione si è limitato a informare il reclamante che avrebbe aumentato il valore degli immobili all’estero, senza tuttavia indicare su quali basi era pervenuto a questa determinazione.
In queste circostanze, si giustificano l’annullamento della decisione impugnata e il rinvio degli atti all’autorità di tassazione per una nuova decisione.
3.
Visto l’esito del ricorso, non si prelevano né tassa di giustizia né spese processuali.