Decision ID: 3d2edb14-2fbc-58af-ab57-83533c350838
Year: 2021
Language: it
Court: CH_BVGE
Chamber: CH_BVGE_001
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: 

Fatti:
A.
A._, cittadino siriano di etnia araba, il 1° aprile 2021 ha depositato
una domanda d'asilo in Svizzera.
B.
Dalle investigazioni della Segreteria di Stato della migrazione (di seguito:
SEM) – in particolare dalla consultazione del sistema EURODAC (banca
dati centrale dell'Unione europea delle impronte digitali nel settore dell'a-
silo) – è risultato che il richiedente aveva depositato una domanda d'asilo
in Germania il 12 gennaio 2015 e nei Paesi Bassi il 1° agosto 2020
(cfr. atto SEM (...)-11/1). Nel corso del colloquio Dublino del 23 aprile 2021
l'interessato ha confermato di aver depositato a due riprese una domanda
d'asilo nei Paesi Bassi, entrambe le volte respinte, e di aver ricevuto l'asilo
in Germania così come un permesso di soggiorno ed un titolo di viaggio
scaduti il 3 luglio 2020 (cfr. atto SEM 17/3).
C.
Il 23 aprile 2021, conformemente all'art. 34 del regolamento (UE)
n. 604/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013
che stabilisce i criteri e i meccanismi di determinazione dello Stato membro
competente per l'esame di una domanda di protezione internazionale pre-
sentata in uno degli Stati membri da un cittadino di un paese terzo o da un
apolide (rifusione) (Gazzetta ufficiale dell'Unione europea [GU] L 180/31
del 29.6.2013; di seguito: Regolamento Dublino III), la SEM ha presentato
alle autorità tedesche una richiesta di informazioni (cfr. atto SEM 23/5).
D.
Le autorità tedesche hanno risposto alla suddetta richiesta con scritto del
4 maggio 2021 e confermato quanto riferito dall'interessato (cfr. atto SEM
28/2). Segnatamente, il 9 febbraio 2015 egli avrebbe ricevuto protezione
internazionale (statuto di rifugiato, "Flüchtlingsschutz").
E.
Alla luce di tali informazioni, il medesimo giorno la SEM ha presentato alle
autorità germaniche una richiesta di riammissione dell'interessato (cfr. atto
SEM 29/7) in applicazione della Direttiva 2008/115/CE del Parlamento eu-
ropeo e del Consiglio del 16 dicembre 2008 recante norme e procedure
comuni applicabili negli Stati membri al rimpatrio di cittadini di paesi terzi il
cui soggiorno è irregolare (GU L 348/98 del 24.12.2008; di seguito: direttiva
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ritorno), dell'Accordo bilaterale tra Germania concernente la riaccettazione
di persone senza dimora autorizzata (di seguito: accordo riaccettazione,
RS 0.142.111.368) e dell'Accordo europeo sul trasferimento della respon-
sabilità relativa ai rifugiati (RS 0.12.305).
F.
ln data 4 maggio 2021, le autorità tedesche hanno inizialmente respinto la
richiesta della autorità svizzere (cfr. atto SEM 33/1). L’indomani la SEM ha
tuttavia trasmesso una richiesta di riesame (cfr. atto SEM 35/2).
G.
Con scritto del 5 maggio 2021 le suddette autorità hanno da una parte nuo-
vamente respinto la richiesta conformemente all'art. 4 par. 2 dell'accordo
europeo e dall'altra hanno accolto il trasferimento dell'interessato confor-
memente all'art. 2 cpv. 1 accordo riaccettazione.
H.
Il 5 maggio 2021 la SEM ha pure concesso al richiedente il diritto di essere
sentito in merito alla possibile non entrata nel merito della domanda d'asilo
ai sensi dell'art. 31a cpv. 1 lett. a LAsi ed allontanamento in Germania (cfr.
atto SEM 36/1). Con scritto del 10 maggio 2021 l'interessato, per il tramite
del suo rappresentante legale, ha trasmesso le proprie osservazioni. Egli
ha in particolare rilevato di non voler fa ritorno in Germania poiché in tale
Paese avrebbe subìto numerosi episodi di discriminazione legati alla sua
provenienza, alla sua appartenenza etnica, alla sua fede religiosa ed an-
che al suo stesso nome. In Germania egli avrebbe incontrato molte diffi-
coltà a trovare un alloggio adeguato ed un lavoro stabile nonostante i suoi
sforzi. Altresì, il permesso di soggiorno ed il documento di viaggio ottenuti
in Germania sarebbero scaduti ed egli avrebbe lasciato tale Paese già dal
30 marzo 2019.
I.
Con scritto del 14 maggio 2021 il richiedente ha inoltrato il parere circa la
bozza di decisione della SEM del medesimo giorno (cfr. atto SEM 45/7).
Egli ha in particolar osservato che la SEM non avrebbe debitamente con-
siderato le difficoltà sofferte in Germania.
J.
Con decisione del 14 maggio 2021 la SEM non è entrata nel merito della
domanda d'asilo ai sensi dell'art. 31a cpv. 1 lett. a LAsi ed ha pronunciato
l'allontanamento nonché l'esecuzione dell'allontanamento del richiedente
verso la Germania.
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L'autorità inferiore ha rilevato che il Consiglio federale avrebbe designato
la Germania come Stato terzo sicuro ai sensi dell'art. 6a cpv. 2 lett. b LAsi.
In tale Paese egli avrebbe ottenuto lo statuto di rifugiato e le autorità tede-
sche avrebbero dato il loro consenso alla sua riammissione. La SEM ha in
seguito considerato che non vi fossero ostacoli all'esecuzione dell'allonta-
namento, non vi sarebbero infatti indizi che permetterebbero di ritenere che
la Germania non gli offrirebbe la protezione adeguata contro le discrimina-
zioni. Altresì la Germania sarebbe vincolata dalla direttiva qualifiche per
quanto riguarda il rinnovo del permesso di soggiorno, l'alloggio e l'assi-
stenza sociale.
K.
Con ricorso del 25 maggio 2021, l'interessato è insorto dinanzi al Tribunale
amministrativo federale (di seguito: il Tribunale) contro la summenzionata
decisione della SEM concludendo al suo annullamento, alla constatazione
della competenza della Svizzera ed al trattamento materiale della do-
manda d'asilo; in subordine, alla restituzione degli atti all'autorità inferiore
per una nuova valutazione. Egli ha altresì richiesto la concessione dell'as-
sistenza giudiziaria nel senso dell'esenzione dal versamento delle spese
processuali e del relativo anticipo.
Il ricorrente censura innanzitutto un'errata applicazione delle pertinenti
norme giuridiche. In ogni caso concreto andrebbe effettuato un esame del
rischio reale ("real risk") di violazione dell'art. 3 CEDU nel caso di trasferi-
mento e ciò non soltanto nei casi di trasferimenti Dublino, ma bensì anche
nel quadro di trasferimenti in Stati terzi sicuri. Nel caso in disamina l'insor-
gente andrebbe riconosciuto quale persona vulnerabile. Le sue allegazioni
in merito alle discriminazioni sarebbero verosimili e non ci si potrebbe at-
tendere che egli si sottoponga nuovamente a tali umiliazioni. Senza suffi-
cienti mezzi finanziari gli sarebbe stato impossibile far valere i suoi diritti
davanti alle istanze tedesche. Il trasferimento dell'insorgente in Germania
violerebbe dunque l'art. 3 CEDU. In seguito, la SEM avrebbe pure accer-
tato in maniera incompleta i fatti giuridicamente rilevanti. Segnatamente,
l'autorità inferiore non avrebbe preso posizione in merito al fatto che la Ger-
mania avrebbe respinto la riaccettazione dell'interessato basata sull'art. 4
par. 2 dell'Accordo europeo ed avrebbe unicamente accettato il trasferi-
mento dell'interessato sull'art. 2 par. 1 dell'Accordo di riaccettazione. In
questo caso non risulterebbe altresì chiaro quale statuto possiede il ricor-
rente in Germania. Un trasferimento conformemente all'art. 2 dell'accordo
di riaccettazione non potrebbe essere effettuato qualora egli non possieda
più lo statuto di rifugiato in Germania. Gli atti andrebbero dunque ritornati
alla SEM per completamento dell'istruttoria.
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Pagina 5

Diritto:
1.
Le procedure in materia d'asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla LTF
in quanto la legge sull'asilo (LAsi, RS 142.31) non preveda altrimenti (art. 6
LAsi). Fatta eccezione per le decisioni previste all'art. 32 LTAF, il Tribunale,
in virtù dell'art. 31 LTAF, giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi
dell'art. 5 PA rese dalle autorità menzionate all'art. 33 LTAF. La SEM rientra
tra dette autorità (cfr. art. 105 LAsi) e l'atto impugnato costituisce una deci-
sione ai sensi dell'art. 5 PA.
Il ricorrente ha partecipato al procedimento dinanzi l'autorità inferiore, è
particolarmente toccato dalla decisione impugnata e vanta un interesse de-
gno di protezione all'annullamento o alla modificazione della stessa (art. 48
cpv. 1 lett. a-c PA). Pertanto è legittimato ad aggravarsi contro di essa.
I requisiti relativi ai termini di ricorso (art. 108 cpv. 3 LAsi), alla forma e al
contenuto dell'atto di ricorso (art. 52 PA) sono soddisfatti.
Occorre dunque entrare nel merito del ricorso.
2.
Con ricorso al Tribunale possono essere invocati, in materia d'asilo, la vio-
lazione del diritto federale e l'accertamento inesatto o incompleto di fatti
giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi) e, in materia di diritto degli
stranieri, pure l'inadeguatezza ai sensi dell'art. 49 PA (cfr. DTAF 2014/26
consid. 5). Il Tribunale non è vincolato né dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4
PA), né dalle considerazioni giuridiche della decisione impugnata, né dalle
argomentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2 e relativi riferimenti).
3.
Di regola, il Tribunale giudica nella composizione di tre giudici (art. 21 cpv. 1
LTAF). In applicazione dell'art. 111a cpv. 1 LAsi, anche in questi casi il Tri-
bunale può rinunciare allo scambio degli scritti.
4.
4.1 Giusta l'art. 31a cpv. 1 lett. a LAsi, di norma non si entra nel merito della
domanda di asilo se il richiedente può ritornare in uno Stato terzo sicuro
secondo l'art. 6a cpv. 2 lett. b LAsi nel quale aveva soggiornato preceden-
temente. Si tratta di Paesi nei quali il Consiglio federale ritiene vi sia un
effettivo rispetto del principio di "non-refoulement" ai sensi dell'art. 5 cpv. 1
LAsi. Si presuppone inoltre, che tale Stato abbia garantito la riammissione
del richiedente nei confronti delle autorità svizzere preposte all'asilo. Senza
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Pagina 6
tale garanzia, l'allontanamento verso lo Stato terzo non può infatti essere
eseguito e dunque è inutile (cfr. FF 2002 6087, 6125).
4.2 Il Consiglio federale ha effettivamente inserito, il 14 dicembre 2007, la
Germania, come altri Paesi dell'Unione europea (UE) e dell'Associazione
europea di libero scambio (AELS), nel novero degli Stati terzi sicuri ai sensi
dell'art. 6a cpv. 2 lett. b LAsi, per i quali esiste una presunzione di rispetto
del principio di "non-refoulement" (art. 5 cpv. 1 LAsi).
5.
Essendo decisivo e vista la doglianza in tal senso, occorre anzitutto esa-
minare se l'accertamento dei fatti operato dall'autorità inferiore quanto allo
statuto di cui dispone in Germania e all'accettazione della richiesta di tra-
sferimento sia stato o meno esaustivo.
5.1 Nelle procedure d'asilo ‒ così come nelle altre procedure di natura am-
ministrativa ‒ si applica il principio inquisitorio. Ciò significa che l'autorità
competente deve procedere d'ufficio all'accertamento esatto e completo
dei fatti giuridicamente rilevanti (art. 6 LAsi; art. 12 PA). In concreto, essa
deve procurarsi la documentazione necessaria alla trattazione del caso,
chiarire le circostanze giuridiche ed amministrare a tal fine le opportune
prove a riguardo. Il principio inquisitorio non dispensa comunque le parti
dal dovere di collaborare all'accertamento dei fatti ed in modo particolare
dall'onere di provare quanto sia in loro facoltà e quanto l'amministrazione
o il giudice non siano in grado di delucidare con mezzi propri (art. 13 PA ed
art. 8 LAsi; DTAF 2019 I/6 consid. 5.1). Quando in sede ricorsuale vengono
identificate delle carenze nell'accertamento dei fatti il caso va di principio
retrocesso all'autorità di prima istanza, di modo che questa possa proce-
dere ad un nuovo e completo accertamento dei fatti (cfr. MOSER/BEU-
SCH/KNEUBÜHLER, op.cit., 2° ed. 2013, n. 2.191; sentenze del Tribunale
D-3567/2019 del 29 novembre 2019 consid. 5.2 e D-1443/2016 del 22 feb-
braio 2017 consid. 4.2). Una violazione del principio inquisitorio non implica
in ogni caso l'automatica retrocessione degli atti all'autorità inferiore, dal
momento che il Tribunale resta libero di raccogliere gli elementi necessari
al giudizio se una tale soluzione appare giudiziosa per ragioni di economia
procedurale (cfr. DTAF 2019 I/6 consid. 5.2; 2012/21 consid. 5.1).
La determinazione dei fatti e l'applicazione della legge non sono aspetti
disgiunti; senza considerare il diritto applicabile non vi è modo di delimitare
quali fatti siano giuridicamente rilevanti (cfr. ISABELLE HÄNER, in:
Häner/Waldmann, Das erstinstanzliche Verwaltungsverfahren, 2008,
n. 34). Significativo è innanzitutto il substrato fattuale per le condizioni di
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Pagina 7
applicazione della norma giuridica (cfr. KRAUSKOPF/EMMENEGGER/BABEY
in: Waldmann/Weissenberger (ed.), Praxiskommentar VwVG, 2a ed. 2016,
n. 17 ad art. 12 PA). Fatti che non sono rilevanti per la decisione, che l'au-
torità è convinta siano già stati provati o che si presumono veri a favore
delle parti interessate non impongono lo svolgimento di indagini supple-
mentari (cfr. KRAUSKOPF/EMMENEGGER/BABEY in: op. cit., n. 29 ad art. 12
PA). Onde circoscrivere l'ampiezza dell'accertamento d'ufficio nel corso del
procedimento occorre effettuare una ripetuta valutazione delle risultanze
probatorie raccolte (cfr. DTF 140 I 285 consid. 6.3.1; DTAF 2008/24 consid.
7.2). Allorquando l'autorità reputa chiare le circostanze di fatto e che le
prove assunte le abbiano permesso di formarsi una propria convinzione,
essa emana la propria decisione (cfr. sentenza del Tribunale amministra-
tivo federale A-3056/2015 del 22 dicembre 2016 consid. 3.1.4; MOSER/BEU-
SCH/KNEUBÜHLER, op. cit., n. 3.144).
5.2 Nella fattispecie, dagli atti risulta che al ricorrente è stato riconosciuto
lo statuto di rifugiato ed è stato messo al beneficio di un permesso di sog-
giorno in Germania scaduto il 3 luglio 2020. Dagli atti non risultano tuttavia
elementi che permettano di ritenere che lo statuto di rifugiato gli sia stato
ritirato o che una procedura sia stata in tal senso aperta. Le autorità tede-
sche inoltre, su esplicita richiesta della SEM, hanno confermato che su ri-
chiesta dell'insorgente egli dovrebbe essere nuovamente messo al benefi-
cio di un permesso di soggiorno (cfr. atto SEM 41/2). Tale rinnovo del per-
messo di soggiorno è altresì previsto dall'art. 24 par. 1 della Direttiva
2011/95/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 13 dicembre 2011
recante norme sull'attribuzione, a cittadini di paesi terzi o apolidi, della qua-
lifica di beneficiario di protezione internazionale, su uno status uniforme
per i rifugiati o per le persone aventi titolo a beneficiare della protezione
sussidiaria, nonché sul contenuto della protezione riconosciuta (rifusione;
GU L 337/9 del 20.12.2011; di seguito: direttiva qualifiche). A ciò si ag-
giunge inoltre il fatto che le stesse autorità hanno esplicitamente accolto la
richiesta di trasferimento dell'interessato. Il fatto che tale accettazione sia
avvenuta sulla base dell'accordo bilaterale di riaccettazione in quanto l'Ac-
cordo europeo non risultava nella fattispecie applicabile non permette una
diversa valutazione, essendo unicamente determinante l'esistenza della
garanzia di riammissione (cfr. DTAF 2010/56 consid. 5.2.2).
5.3 Di conseguenza non vi è modo di ritenere un accertamento incompleto
dei fatti giuridicamente rilevanti da parte dell'autorità inferiore.
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6.
Proseguendo nell'analisi, il Tribunale rileva che l'insorgente non ha conte-
stato di aver ricevuto lo statuto di rifugiato in Germania e non ha nemmeno
riferito di rischiare di venire allontanato in Siria.
Di conseguenza, le condizioni dell'art. 31a cpv. 1 lett. a LAsi risultano in-
contestabilmente soddisfatte ed è a giusto titolo che la SEM non è entrata
nel merito della domanda d'asilo.
7.
Se respinge la domanda d'asilo o non entra nel merito, la SEM pronuncia,
di norma, l'allontanamento dalla Svizzera e ne ordina l'esecuzione; tiene
però conto del principio dell'unità della famiglia.
L'insorgente non adempie le condizioni in virtù delle quali la SEM avrebbe
dovuto astenersi dal pronunciare l'allontanamento dalla Svizzera (art. 14
cpv. 1 e 2 ed art. 44 LAsi nonché art. 32 dell'ordinanza 1 sull'asilo relativa
a questioni procedurali dell'11 agosto 1999 [OAsi 1, RS 142.311]; DTAF
2013/37 consid. 4.4; 2009/50 consid. 9).
Pertanto, lo scrivente Tribunale è tenuto a confermare la pronuncia dell'al-
lontanamento.
8.
L'esecuzione dell'allontanamento è regolamentata, per rinvio dell'art. 44
LAsi, all'art. 83 della legge sugli stranieri e la loro integrazione (LStrI, RS
142.20, nuovo titolo dal 1° gennaio 2019, medesimo tenore per quanto ri-
guarda l'art. 83). Giusta suddetta norma, l'esecuzione dell'allontanamento
deve essere possibile (art. 83 cpv. 2 LStrI), ammissibile (art. 83 cpv. 3
LStrI) e ragionevolmente esigibile (art. 83 cpv. 4 LStrI). In caso di non
adempimento d'una di queste condizioni, la SEM dispone l'ammissione
provvisoria (art. 83 cpv. 1 e 7 LStrI).
Secondo prassi costante del Tribunale, circa l'apprezzamento degli ostacoli
all'allontanamento, vale lo stesso apprezzamento della prova consacrato
al riconoscimento della qualità di rifugiato, ovvero il ricorrente deve provare
o per lo meno rendere verosimile l'esistenza di un ostacolo all'allontana-
mento (cfr. DTAF 2011/24 consid. 10.2 e relativo riferimento).
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9.
9.1 A norma dell'art. 83 cpv. 3 LStrI l'esecuzione dell'allontanamento non è
ammissibile quando comporta una violazione degli impegni di diritto inter-
nazionale pubblico della Svizzera. Detta norma non si esaurisce nella mas-
sima del divieto di respingimento. Anche altri impegni di diritto internazio-
nale possono risultare ostativi all'esecuzione del rimpatrio, in particolare
l'art. 3 CEDU o l'art. 3 della Convenzione contro la tortura ed altre pene o
trattamenti crudeli, inumani o degradanti del 10 dicembre 1984 (Conv. tor-
tura, RS 0.105). La Corte europea dei diritti dell'uomo (CorteEDU) ha più
volte ribadito che la sola possibilità di subire dei maltrattamenti dovuti a una
situazione di insicurezza generale o di violenza generalizzata nel Paese di
destinazione non è sufficiente per ritenere una violazione dell'art. 3 CEDU.
Spetta infatti all'interessato provare o rendere verosimile l'esistenza di seri
motivi che permettano di ritenere che egli correrà un reale rischio ("real
risk") di essere sottoposto, nel Paese verso il quale sarà allontanato, a trat-
tamenti contrari a detti articoli (cfr. DTAF 2013/27 consid. 8.2 e relativi rife-
rimenti).
9.2 Il ricorrente è rinviato in uno Stato terzo designato come sicuro da parte
del Consiglio federale (l'art. 6a cpv. 2 lett. b LAsi), ossia uno Stato nel quale
vi è una presunzione di rispetto degli impegni di diritto internazionale pub-
blico, tra cui il rispetto del principio di non respingimento ai sensi dell'art. 5
cpv. 1 LAsi così come del principio del divieto della tortura sancito dall'art. 3
CEDU e dall'art. 3 della Convenzione contro la tortura ed altre pene o trat-
tamenti crudeli, inumani o degradanti del 10 dicembre 1984 (di seguito:
Conv. tortura, RS 0.105; cfr. FANNY MATTHEY, in: Cesla Amarelle/Minh Son
Nguyen, Code annoté de droit des migrations, LAsi, 2015, n. 12 ad art. 6a
LAsi).
Appartiene dunque all'interessato sovvertire tale presunzione. A tal fine,
egli deve presentare seri indizi che le autorità dello Stato in questione vio-
lino il diritto internazionale nel caso specifico, non gli concedano la neces-
saria protezione o lo espongano a condizioni di vita disumane, o che si trovi
in una situazione di emergenza esistenziale nello Stato in questione a
causa di circostanze individuali di natura sociale, economica o sanitaria
(cfr. tra le tante D-6742/2019 del 7 gennaio 2020 consid. 8.4).
La CorteEDU ha a più riprese osservato che il semplice fatto di tornare in
un Paese in cui la propria situazione economica sarebbe peggiore rispetto
a quella dello Stato contraente di espulsione, non è sufficiente a soddisfare
la soglia di maltrattamento proibita dall'articolo 3, che tale disposizione non
https://www.swisslex.ch/DOC/ShowLawViewByGuid/a9c93e17-07c7-4ad9-ac08-f9da47f8f369/3572bcc7-d292-44fd-99ab-e2d1f3eca9a5?source=document-link&SP=5|zpixhk https://www.swisslex.ch/DOC/ShowLawViewByGuid/eddc4ea5-1065-4aad-aa7b-5ff005425730/fc6cfec2-3fa0-431b-8b5f-c337b1753da9?source=document-link&SP=5|zpixhk
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può essere interpretata come un obbligo generale per le Alte Parti Con-
traenti di fornire un alloggio a chiunque si trovi nella loro giurisdizione e/o
di fornire ai rifugiati assistenza finanziaria per consentire loro di mantenere
un determinato tenore di vita, che gli stranieri soggetti a espulsione non
possono, in linea di massima, rivendicare alcun diritto a rimanere nel terri-
torio di uno Stato contraente per poter continuare a beneficiare dell'assi-
stenza sanitaria, sociale o di altre forme di assistenza e servizi forniti dallo
Stato di espulsione e che, in assenza di motivi umanitari estremamente
convincenti contro il trasferimento, il fatto che le condizioni di vita materiali
e sociali del ricorrente possano peggiorare significativamente in caso di
espulsione dallo Stato contraente non è di per sé sufficiente a configurare
una violazione dell'art. 3 CEDU (cfr. decisione della CorteEDU Mohammed
Hussein c. Paesi Bassi e Italia n. 27725/10 del 2 aprile 2013, §§ 70-71 con
ulteriori riferimenti).
9.3 Nella fattispecie, il ricorrente stato riconosciuto beneficiario dello sta-
tuto di rifugiato ("Flüchtlingsschutz") in Germania in data 9 febbraio 2015,
di conseguenza egli può rivolgersi alle competenti autorità tedesche per far
valere i diritti che gli spettano. Altresì, dagli atti non vi sono elementi che
permettano di ritenere che in caso di rinvio dell'insorgente in Germania le
sue prospettive future, considerate dal punto di vista materiale, fisico o psi-
cologico, denotino un rischio sufficientemente reale e imminente di priva-
zioni di gravità tale da rientrare nell'ambito di applicazione dell'art. 3 CEDU.
Da una parte risulta che le condizioni di vita invocate dal ricorrente e le
discriminazioni subite non sono supportate da alcun indizio oggettivo, con-
creto e serio e dall'altra non risulta che egli si sia rivolto alle autorità per
denunciare tali condizioni.
9.4 In conclusione, l'esecuzione dell'allontanamento in Germania è ammis-
sibile ai sensi delle norme di diritto internazionale pubblico nonché della
LAsi (art. 83 cpv. 3 LStrI in relazione all'art. 44 LAsi).
10.
10.1 Giusta l'art. 83 cpv. 4 LStrI, l'esecuzione dell'allontanamento non può
es-sere ragionevolmente esigibile qualora, nello Stato d'origine o di prove-
nienza, lo straniero venisse a trovarsi concretamente in pericolo in seguito
a situazioni quali guerra, guerra civile, violenza generalizzata o emergenza
medica. Ai sensi dell'art. 83 cpv. 5 LStrI, l'esecuzione dell'allontanamento
verso i paesi UE/AELS è da ritenersi di principio esigibile e che tale pre-
sunzione legale può essere sovvertita solo se l'interessato rende verosi-
mile che, per delle ragioni personali, il suo rinvio non può essere ritenuto
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ragionevolmente esigibile (cfr. sentenza del Tribunale E-3228/2019 del
2 luglio 2019).
10.2 Nella fattispecie l'insorgente non ha fornito indizi seri per sovvertire la
suddetta presunzione di esigibilità. Non vi sono infatti indizi per ritenere che
la Germania – stato di diritto – non gli offrirebbe la protezione adeguata
contro le discriminazioni. Per quanto riguarda invece le condizioni di vita,
alloggio e lavoro in tale Paese, il Tribunale rileva che la Germania è vinco-
lata alla direttiva qualifiche. In particolare, gli art. 24, 25, 26, 29, 32 e 34 di
questa direttiva autorizzano i beneficiari dello status di rifugiato ad ottenere
o ricevere il rinnovo del permesso di soggiorno o di un titolo di viaggio, ad
avere accesso alla protezione sociale e all'alloggio, a ricevere programmi
di integrazione e ad aver riconosciuto il diritto all'accesso al mercato del
lavoro.
10.3 Alla luce di quanto precede, il ricorrente può dunque rivolgersi alle
autorità competenti per ottenere il rinnovo dei documenti precedentemente
citati, un alloggio, un'assistenza sociale, un programma integrativo o se
desidera beneficiare di un aiuto per la ricerca di un impiego.
10.4 Di conseguenza, l'esecuzione dell'allontanamento risulta pure ragio-
nevolmente esigibile.
11.
Infine, non risultano impedimenti neppure dal profilo della possibilità dell'e-
secuzione dell'allontanamento (art. 44 LAsi ed art. 83 cpv. 2 LStr) ritenuto
che le autorità tedesche hanno dato il loro benestare alla riammissione del
ricorrente.
12.
Di conseguenza, in materia di allontanamento e relativa esecuzione, il gra-
vame va disatteso e la querelata decisione confermata.
13.
Ne discende che la SEM con la decisione impugnata non ha violato il diritto
federale né abusato del suo potere d'apprezzamento ed inoltre non ha ac-
certato in modo inesatto o incompleto i fatti giuridicamente rilevanti
(art. 106 cpv. 1 LAsi), altresì, per quanto censurabile, la decisione non è
inadeguata (art. 49 PA), per il che il ricorso va respinto.
14.
Avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, la domanda di esenzione
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dal versamento di un anticipo equivalente alle presunte spese processuali
è divenuta senza oggetto.
15.
Infine, ritenute le allegazioni ricorsuali sprovviste di probabilità di esito fa-
vorevole, la domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa
dal versamento delle spese processuali, è respinta.
Visto l'esito della procedura, le spese processuali di CHF 750.– che se-
guono la soccombenza sono poste a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1 e
5 PA nonché art. 3 lett. b del regolamento sulle tasse e sulle spese ripetibili
nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 febbraio
2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]).
16.
La presente decisione non concerne persone contro le quali è pendente
una domanda d'estradizione presentata dallo Stato che hanno
abbandonato in cerca di protezione, per il che non può essere impugnata
con ricorso di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 lett. d
cifra 1 LTF).
La pronuncia è quindi definitiva
(dispositivo alla pagina seguente)
D-2449/2021
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