Decision ID: 94483ef0-39fb-558b-9267-28b4de9e85e9
Year: 1996
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: civil_law

in fatto:
A.
_ _ e _ _ sono comproprietari in ragione di un mezzo ciascuno della particella n. _ (vecchio numero _) nel Comune di _, lungo la riva del lago _.
B.
Nell’ambito della nuova misurazione catastale effettuata a _ per l’impianto del registro fondiario definitivo, il perito unico avv. _ _, statuendo su un reclamo presentato il 13 dicembre 1976 dalla Repubblica e Cantone del Ticino contro gli schizzi di terminazione allestiti dal geometra assuntore relativamente alla particella n. _, con decisione del 1° dicembre 1984 (notificata alle parti il 19 luglio 1985) ha accertato, in particolare, che il confine tra questa proprietà e il demanio pubblico corre lungo la linea segnata in verde nella planimetria allegata alla decisione e non lungo la linea segnata in azzurro, corrispondente agli schizzi di terminazione (doc. A).
C.
Con petizione del 20 agosto 1985 _ _ e _ _ hanno chiesto al Pretore del Distretto di Lugano di accertare che il confine tra la loro proprietà e il demanio pubblico corre lungo la linea segnata in azzurro (equivalente agli schizzi di terminazione), così come segnato sulla planimetria allegata alla decisione del 1° dicembre 1984 del perito unico. Con risposta del 27 settembre 1985 lo Stato del Cantone Ticino si è opposto alla petizione.
Esperita l’istruttoria, in un memoriale conclusivo del 26 giugno 1990 il convenuto ha ribadito la sua opposizione alla petizione. Al dibattimento finale dell’11 luglio 1990 le parti hanno riaffermato le rispettive domande di giudizio.
D.
Statuendo il 13 settembre 1990, il Pretore ha respinto la petizione e ha posto a carico degli attori le spese, compresa una tassa di giustizia di fr. 800.–.
E.
Contro la predetta sentenza _ _ e _ _ sono insorti con un appello del 5 ottobre 1990 in cui postulano, in riforma del querelato giudizio, l’accoglimento della petizione. Nelle sue osservazioni del 14 novembre 1990 lo Stato del Cantone del Ticino propone il rigetto del gravame e la conferma del giudizio pretorile.
F.
Il 28 settembre 1995 la Camera ha proceduto in presenza delle parti all’ispezione dei documenti trasmessi dal Dipartimento delle istituzioni, Divisione della giustizia, sezione del registro fondiario e di commercio. Alla discussione finale dello stesso giorno le parti si sono riconfermate nelle rispettive domande.

Considerato
in diritto:
1.
Per l’art. 110 cpv. 1 CPC se l’oggetto litigioso è alienato, il processo continua fra le parti in causa; la sentenza passa in giudicato anche nei confronti dell’acquirente, riservate le disposizioni del diritto civile circa l’acquisto del terzo in buona fede. Dall’ispezione eseguita da questa Camera il 28 settembre 1995 risulta che il 20 giugno 1986 _ _ ha donato, in ragione di metà ciascuno, la propria quota di comproprietà della particella n. _a _ _ e a _ _. Il 9 dicembre 1993 _ _ ha donato, sempre in ragione di metà ciascuno, la sua quota di comproprietà alle figlie _ _ e a _ (doc. 8 di appello). Benché le nuove proprietarie non siano subentrate nella lite, la sentenza passerà quindi in giudicato anche nei loro confronti (Rep. _pag. 333).
2.
Il Pretore ha stabilito, sulla base della ricostruzione della linea del livello medio sulla riva modificata dall’intervento umano, che l’area litigiosa si trova in territorio demaniale. Egli ha respinto di conseguenza la petizione poiché gli attori non avevano recato la prova di un acquisto di quest’area, in particolare non avevano provato l’acquisizione per tempo immemorabile della proprietà in questione (sentenza, pag. 9).
Gli appellanti sostengono di aver acquisito in buona fede, così come i loro predecessori, i diritti sulle costruzioni lungo la riva. Essi affermano inoltre che il primo giudice non ha valutato _ alcune prove, segnatamente la deposizione _, che dimostrerebbero un uso da tempo immemorabile dell’area in esame.
3.
Oggetto della lite è unicamente la proprietà della striscia di terreno compresa tra la linea azzurra e la linea verde sulla particella n. _, così come indicata sulla planimetria allegata alla decisione 1° dicembre 1984 del perito unico, che quest’ultimo ha attribuito allo Stato. Invano gli appellanti sostengono pertanto di avere acquisito in buona fede i diritti sulla riva: la questione non è litigiosa poiché lo Stato rivendica unicamente la proprietà della superficie posta direttamente sul lago, tra la riva e il muro di sostegno del terrapieno.
4.
Non è contestato che la riva del lago sia stata modificata ad opera dell’uomo. Si tratta di un’area che consiste in un terrapieno sorretto da un muro (verbale del 18 novembre 1986). L’origine del manufatto è stata fatta risalire dagli attori al 1909 (petizione, pag. 2), mentre il teste _, nato nel 1915, ha riferito di ricordarsi di tale muro sin dalla sua infanzia. Certo, l’esistenza di un muro può configurare secondo le circostanze, una linea di confine (Rep. _pag. 27 in fondo), ma nel caso concreto il muro risulta svolgere anzitutto una funzione di protezione contro i flutti del lago, a quei tempi soggetto a sbalzi di un metro e più (deposizione _). In occasione del sopralluogo si è potuto constatare inoltre che il muro di sostegno del terrapieno poggia su un basamento sommerso dall’acqua. Ciò permette di concludere che il muro non è stato costruito sulla riva del lago, bensì sul fondo del lago stesso. Oltre alle citate risultanze, l’andamento del confine indicato sulla vecchia mappa comunale (dalla quale risulta una riva continua senza sporgenze sul lago: doc. 4), quello della riva naturale del fondo confinante, come pure la linea del livello medio delle acque su proprietà vicine rimaste a riva naturale (doc. n. 7 in scala 1:500, doc. 6) permettono di concludere con grande verosimiglianza – se non con certezza – che la sporgenza compresa tra la linea verde e quella blu della planimetria allegata alla decisione peritale ha occupato le acque del lago _.
5. a)
L’art. 664 cpv. 1 CC stabilisce che le cose senza padrone e quelle di dominio pubblico sono soggette alla sovranità dello Stato nel cui territorio si trovano. Non sono soggetti alla proprietà privata, salvo prova del contrario, le acque pubbliche e i terreni non coltivabili (art. 664 cpv. 2 CC). Non essendo definita dal diritto federale, la nozione di acque pubbliche, le quali generalmente comprendono anche il terreno da esse occupate, dev’essere ricercata nel diritto cantonale (
Meier-Hayoz
, Berner Kommentar, n. 21 e segg. ad art. 664 cc;
Steinauer
Les droits réels, vol. II, 2a edizione, n. 1531 e segg.). Il diritto cantonale può determinare, oltre alla natura pubblica o privata delle acque, anche l’estensione territoriale delle acque pubbliche (
Haab
, Zürcher Kommentar, n. 26 ad art. 664 cc), ma i Cantoni non possono estendere la nozione di acque pubbliche al punto da sottrarre fondi alla proprietà privata e al diritto privato (
Meier-Hayoz
, op. cit., n. 154 ad art. 664).
b)
L’attuale legislazione ticinese prevede che le cose senza padrone e quelle di dominio pubblico soggette alla sovranità del Cantone sono disciplinate dalla legge sul demanio pubblico e da leggi speciali (art. 99b LAC). Per l’art. 1 lett. a della legge cantonale sul demanio pubblico del 18 marzo 1986 (LDP) le acque pubbliche, ossia i laghi, fiumi ecc., fanno parte del demanio pubblico del Cantone e comprendono l’alveo e le rive dei laghi. La LDP ha sostituito la legge cantonale sulla delimitazione delle acque pubbliche e la protezione delle rive dei laghi del 20 novembre 1961 (LRL), la quale ribadiva all’art. 1 (prima frase) la proprietà statale dei laghi, considerati cose senza padrone e di dominio pubblico ai sensi dell’art. 644 CC e 99 (attuale 99b) LAC; la LRL ha, a sua volta, abrogato una legge del 9 ottobre 1952 sullo stesso oggetto. Precedentemente il Cantone Ticino si era dotato di una legge sull’utilizzazione delle acque, del 17 maggio 1894, la quale prevedeva che l’utilizzazione delle acque non poteva avvenire senza la previa concessione della Stato (
Patocchi
, Acque pubbliche e private nel Cantone Ticino, in: Rep. _pag. 94 segg. e pag. 105). Con quest’ultima legge il regime delle acque veniva regolato dal diritto pubblico per le nuove utilizzazioni, ma rimaneva disciplinato dal diritto privato per i diritti fino ad allora acquisiti, costituiti sotto l’impero del vecchio ordinamento (Rep. _pag. 191 con riferimenti).
c)
Nell’ambito civilistico cantonale l’attuale art. 99b cpv. 1 LAC prevede che le cose di dominio pubblico soggette alla sovranità dello Stato sono disciplinate dalla LDP e da leggi speciali. Questa norma ha sostituito, nel 1987, l’art. 99 cpv. 2 che dichiarava, in particolare, di dominio pubblico e soggette alla sovranità del Cantone le acque dei laghi, sempreché non fosse provato un diritto di proprietà privata (BU _pag. 153). Essa ha sostituito la prima versione dell’art. 99 LAC, del 18 aprile 1911, in forza della quale l’uso delle cose di dominio pubblico era regolato dalle leggi di diritto pubblico, in particolare dalla legge sull’uso delle acque pubbliche. Prima dell’entrata in vigore del Codice civile svizzero, il 1° gennaio 1912, i codici civili ticinesi del 1837 e 1882 contemplavano una disposizione identica, prevedente che le cose che appartengono allo Stato non sono in altrui dominio (art. 177 CCT 1837, art. 223 CCT 1882); inoltre non erano né potevano essere di altrui dominio le cose comuni: l’uso è di tutti e il modo di usarne può essere determinato da leggi particolari (art. 175 CC ticinese 1837, art. 221 CC ticinese 1882).
d)
In conclusione, sebbene il legislatore ticinese non abbia voluto, prima dell’entrata in vigore della LRL del 1952, riconoscere in modo chiaro ed esplicito la proprietà – rispettivamente la sovranità – dello Stato sulle acque pubbliche (intese come quelle su cui l’interessato non può dimostrare di avere un suo proprio prevalente diritto privato), tale principio è stato sancito dalla giurisprudenza (
Patocchi
, op. cit., pag. 94 segg.).
6.
Gli appellanti sostengono che l’uso privato dell’area litigiosa è immemorabile. A torto. Come si è visto, il muro che delimita la striscia di terreno in discussione è stato eretto, per stesse ammissioni degli appellanti, nel 1909. Le asserzioni in questa sede degli appellanti sull’origine sconosciuta del manufatto (appello pag. 4) non sono pertanto serie. La proprietà privata poteva invero essere acquisita per possesso immemorabile ed essere mantenuta dopo l’entrata in vigore del Codice civile svizzero (art. 17 tit. fin. CC;
Meier-Hayoz
, op. cit., n. 135 ad art. 664;
Haab,
op. Cit., n. 26 ad art. 664 cc). Nel caso in esame, tuttavia, essa non può essere sorta in siffatto modo.
a)
L’acquisizione per stato immemorabile dopo l’entrata in vigore del codice civile svizzero del 1912 non è unanimemente ammessa
Rey (
Berner Kommentar, 2
a
edizione, n. 343 della parte sistematica agli art. 790-731 cc) e
Paul Piotet
(in: Traité de droit suisse, vol. V, III, pag. 57 in fondo, in relazione alle servitù di passo) lo evocano solo per il periodo anteriore al 1° gennaio 1912.
Denis Piotet
(Prescriptions extinctive ou acquisitive touchant aux droits réels, Berna 1992, pag. 78), per contro, esclude chiaramente simile modo di acquisto dopo tale data. In concreto la questione di sapere se il diritto federale preveda tale modo d’acquisizione della proprietà può rimanere indecisa, dato che un’ipotesi del genere non si verifica in concreto. Lo stato di fatto immemorabile presuppone invero un esercizio ininterrotto e pacifico del quale la memoria umana ha perso tracce, in genere 80 anni (
Liver,
commentario, n. 141 ad art. 731;
Meier-Hayoz
, op. cit., n. 113 ad art. 664;
D. Piotet
, op. cit., pag. 74; DTF 104 II 303, consid. 2). Il muro in questione è stato costruito nel 1909 e a quell’epoca il codice civile svizzero non era ancora in vigore, né può essere applicato retroattivamente, salvo che la prescrizione acquisitiva del diritto federale corrisponda a una forma di usucapione già ammessa dalla legge anteriore (art. 19 cpv. 2 tit. fin.cc:
Broggini
in: Schweizerisches Privatrecht, vol. I, pag. 505; v. anche
D. Piotet
, op. cit., pag. 78). Simile modo di acquisizione della proprietà non era però previsto dal diritto ticinese, che prevedeva unicamente la prescrizione trentennale, possibile anche nei confronti dello Stato (art. 928-928 CC ticinese 1882; I CCA sentenza del 15 giugno 1981 in re Z. contro Stato del Cantone Ticino, consid. 2.2; v. per le servitù l’art. 342 CC ticinese del 1882). Ne segue che, istituisse pure il diritto federale una prescrizione acquisitiva per possesso immemorabile, simile modo di usucapione non trovava riscontro nell’ordinamento ticinese anteriore all’entrata in vigore del codice civile svizzero. Il termine acquisitivo di 80 anni non può quindi, in ogni caso, essere decorso.
7.
Per le identiche ragioni è escluso che sia intervenuta la prescrizione acquisitiva trentennale sulla base del diritto civile ticinese, tale periodo non essendosi compiuto prima dell’introduzione del Codice civile svizzero. Neppure entra in considerazione l’accessione prevista dal codice civile ticinese (art. 359 CC ticinese 1882), l’incremento di terreno non essendo stato naturale. Infine non è stato nemmeno sostenuto che il costruttore del muro fosse al beneficio di una concessione statale e che l’uso della striscia di terreno contestata fosse iscritta nel catasto delle acque, che serviva all’accertamento dei diritti reali nell’ambito del registro fondiario provvisorio (Rep. _ pag. 193).
8. a)
Rimane da esaminare se non sia intervenuta la prescrizione acquisitiva sulla base del Codice civile svizzero in vigore nel 1912. Considerato che la giurisprudenza ha già escluso la possibilità di una prescrizione acquisitiva straordinaria (art. 662 CC) su beni di dominio pubblico (DTF 113 II 236, consid. 5), la questione è di sapere se i beni appartenenti al dominio pubblico siano soggetti alla prescrizione acquisitiva ordinaria. Sul tema, controverso, gli autori sono divisi: alcuni escludono la possibilità di acquisire la proprietà di beni del dominio pubblico (
Haab/Simonius/ Scherrer/Zobl
, Commentario, n. 6 ad art. 661/63;
Meier-Hayoz
, op. cit., n. 145 ad art. 664), altri la ammettono con riserva (
Liver
, SPR, V/1, § 24.2a pag. 149). Gli autori più recenti non escludono tuttavia tale possibilità (
Denis Piotet
, op. cit., pag. 83 seg., n. 107 e 108;
Simonius/Sutter
, Schweizerisches Immobiliarsachenrecht, Basilea e Francoforte sul Meno, 1995, vol. 1, § 10, n. 100). Nella sua più aggiornata giurisprudenza il Tribunale federale ha lasciato il quesito indeciso, ma contrariamente alla sua prassi precedente (DTF 97 II 25) non ha più escluso in modo categorico la prescrizione acquisitiva su beni di dominio pubblico (DTF 113 II 241 consid. 6).
b)
Il diritto privato federale non vieta invero la prescrizione acquisitiva di cose senza padrone e di beni di dominio pubblico (
Liver
, op. cit., n. 121 e segg. ad art. 731;
Denis Piotet
, op. cit., pag. 90 e segg.); il diritto pubblico cantonale, per contro, può escluderla (cfr. anche SJ 1995 pag. 628). Per
Piotet
, in effetti, la possibilità di costituire diritti reali (nei modi previsti dal diritto privato) su beni di dominio pubblico dipende dal diritto pubblico cantonale; nel caso in cui un diritto reale non sia validamente costituito, il diritto pubblico ritrova il suo campo d’applicazione ed esclude la possibilità di far capo all’art. 661 CC (op. cit., pag. 93, n. 113 con riferimenti dottrinali).
c)
Solo con la Legge sulle rive dei laghi del 1952 il Cantone Ticino ha consacrato in modo inequivocabile la proprietà pubblica dei laghi e la loro delimitazione verso i fondi privati; da quel momento esso ha vietato l’acquisizione di qualsiasi proprietà privata
su letti e rive di laghi
(messaggio n. 2808 del 17 aprile 1984 sulla Legge sul demanio pubblico, in: Verbali del Gran Consiglio, sessione autunnale 1985, vol. 3, pag. 1753). Come si è spiegato (consid. 5), già prima del 1952 la giurisprudenza ticinese aveva riconosciuto la proprietà, rispettivamente la sovranità statale
sulle acque
. Nel 1894, in particolare, il Tribunale di appello aveva rilevato che in diritto ticinese il letto dei fiumi, e in genere quello dei corsi d’acqua, appartiene allo Stato (Rep. _pag. 547). Successivamente la corte cantonale ha ritenuto, implicitamente, che il letto di un fiume non poteva essere soggetto alla proprietà privata (Rep. _pag. 435-436); infine nel 1928, essa ha precisato che con l’entrata in vigore della legge del 17 maggio 1894 il diritto dello Stato sulle acque escludeva in modo assoluto un diritto di proprietà o di disposizione da parte di privati, Comuni e Patriziati (Rep. _pag. 504, che rinvia alla sentenza 18 aprile _pubblicata in Rep. _pag. 453, nella quale il Tribunale di appello aveva precisato che un diritto privato non iscritto nel catasto cantonale delle acque non poteva acquisirsi per usucapione). Ne discende che il diritto pubblico cantonale già prima del 1952 ha escluso la possibilità di acquisire la proprietà privata dei laghi, ragione per cui la prescrizione acquisitiva ordinaria non può entrare in linea di conto.
d)
Nel 1968 l’art. 99 LAC è stato modificato nel senso che le acque pubbliche sono state riconosciute di dominio pubblico e soggette alla sovranità del Cantone,
sempreché non fosse provato un diritto prevalente di proprietà privata
. La riserva a favore del diritto privato è stata inserita dalla commissione della legislazione, contrariamente alla proposta governativa, ma in palese contraddizione con le stesse indicazioni della commissione. Questa indicava nel suo rapporto, in effetti, che “la consuetudine e i principi generali del diritto pubblico ticinese hanno sempre fatto ritenere che le acque dei laghi, fiumi, torrenti sono di dominio pubblico, salva la prova di un ‘prevalente diritto privato’ sulla scorta di diritti acquisiti riconosciuti dalla dottrina e dalla giurisprudenza. Il testo finale, votato senza discussione in Gran Consiglio, prevede per contro che è fatta salva la prova di un “diritto prevalente di proprietà privata”. In cosa consistano
i prevalenti diritti di proprietà privata
non è dato di capire: tenuto conto della chiara e univoca giurisprudenza del Tribunale di appello (sopra, consid. 6c), siffatti diritti non possono che essere quelli esistenti prima del 17 maggio 1894, ossia i diritti acquisiti conformemente a norme di diritto privato, come ad esempio il diritto di macinare ad acqua nella forma della servitù (enfiteusi, livello ecc.:
Patocchi
, op. cit., pag. 99 e pag. 107), ed eventualmente iscritti nel catasto delle acque (Rep. _pag. 191).
9.
Che gli appellanti e i loro predecessori in diritto abbiano acquistato in buona fede la particella n. _non è per altro decisivo. Dal piano di mutazione allegato all’atto di compravendita tra _ _ e _ _, relativo alla particella n. _ (attualmente n. _), risulta che la particella n. _ (attualmente n. _) è indicata nella sua attuale configurazione. A quel tempo a _ vigeva il registro fondiario provvisorio. A tale registro erano attribuiti tutti gli effetti del registro fondiario (federale) per ciò che concerne la nascita, la trasmissione, le modificazioni e l’estinzione dei diritti reali (art. 16 della legge generale ticinese sul registro fondiario del 2 febbraio 1933). In altri termini, anche il registro fondiario provvisorio risponde alle esigenze dell’art. 48 cpv. 1 e 2 tit. fin. CC (per una dettagliata analisi del problema: Rep. _ 173 consid. 3). Esso esplica tutti gli effetti del registro fondiario definitivo, salvo per quel che concerne la protezione del terzo in buona fede (art. 973 cpv. 1 CC;
Deschenaux
, Le registre foncier, TDPS V/II, 2, Friburgo 1983, § 3 III 2 pag. 37 e 38;
Paul Piotet
, L’usucapion d’une proprieté ou d’une servitude et le registre foncier in: ZBGR 1994 pag. 1994 pag. 65 segg., pag. 68 in alto). Gli appellanti non possono pertanto prevalersi della loro buona fede.
10.
Infine, è vero che nel 1954 l’allora Dipartimento delle pubbliche costruzioni ha autorizzato _ a riattare il noto muro di sostegno e che nel 1961 esso ha autorizzato la costruzione dell’edificio sulla particella n. _. Se non che, l’esistenza di un determinato diritto di proprietà privata non può essere riconosciuto per il solo fatto che lo Stato conceda autorizzazioni del genere, poiché il rilascio di permessi edilizi non presuppone accertamenti di diritto civile. Si aggiunga che per l’art. 20 LRL le nuove opere, le riattazioni o le modificazioni di un’opera che si trova su fondi soggetti alla legge devono in ogni modo essere autorizzate dal Dipartimento, ciò che sembra essere stato il caso in concreto.
11.
Ne discende che in mancanza della prova di un diritto di proprietà privata sull’area litigiosa, l’appello deve essere respinto e il giudizio impugnato confermato.
12.
Gli oneri processuali seguono la soccombenza degli appellanti (art. 148 cpv. 1 CPC). Non si giustifica di accordare ripetibili allo Stato, che non ha dovuto far capo a un patrocinatore poiché dotato di un servizio giuridico proprio, e che ha agito nell’ambito della sua normale attività.