Decision ID: 8cd20bee-18fd-5e77-9a0d-ee51543a721f
Year: 2017
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_007
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: 

ritenuto
in fatto
A.
Dall’unione fra RE 1 e CO 2 è nata il 2010 PI 1.
B.
In data 22 novembre 2010 RE 1 e CO 2 hanno sottoscritto una Convenzione in merito alla cura, al mantenimento e alle relazioni personali con la figlia PI 1, sia per la durata della comunione domestica che nel caso di scioglimento della medesima. La Convenzione è stata approvata il 17 marzo 2011 dall’Autorità regionale di protezione _ (in seguito: Autorità di protezione).
C.
Con istanza 18 novembre 2015 CO 2 ha adito l’Autorità di protezione postulando, già in via supercautelare, l’autorizzazione a trasferirsi con la figlia PI 1 in _, e meglio a _. RE 1 si è integralmente opposto a tale istanza e, con risposta 30 novembre 2015, ha postulato oltre all’attribuzione congiunta dell’autorità parentale, già in essere, anche della custodia su PI 1, con una conseguente revisione del contributo di mantenimento in favore di quest’ultima. Le parti, dopo aver esposto le proprie argomentazioni, all’udienza del 20 gennaio 2016 hanno concordato una sospensione del procedimento alfine di esperire un tentativo di mediazione. Con lettera del 25 gennaio 2016 CO 2 ha tuttavia ribadito la sua richiesta di essere autorizzata a trasferirsi in _ con la figlia, riattivando dunque la procedura presso l’Autorità di protezione.
D.
La coppia si è separata di fatto nel mese di febbraio 2016. La comunione domestica si è quindi sciolta col trasferimento di CO 2 da _ a _, unitamente alla figlia PI 1. RE 1 si è opposto a tale trasferimento con un’istanza supercautelare datata 17 febbraio 2016, cui l’Autorità di protezione non ha dato seguito inaudita parte, citando per contro le parti per un’udienza. Detta istanza è stata quindi ritirata dal reclamante in quanto considerata superata dagli eventi.
E.
A seguito dell’interruzione della comunione domestica, con istanza 11 marzo 2016 RE 1 ha presentato una richiesta di misure supercautelari e cautelari tendenti all’ampliamento delle relazioni personali disciplinate nella Convenzione del 22 novembre 2010. Con ordinanza del 14 marzo 2016 l’Autorità di protezione ha conferito mandato all’Ufficio dell’aiuto e della protezione (UAP) di _ di effettuare una valutazione del contesto famigliare dei genitori e di formulare eventuali proposte di misure di protezione a favore della minore.
Con scritto del 31 marzo 2016 CO 2 si è opposta ad un ampliamento delle relazioni personali prima di conoscere l’esito della suddetta valutazione. Con scritto del 13 aprile 2016, l’Autorità ha comunicato alle parti che si sarebbe pronunciata sulle varie istanze pendenti una volta ricevute le considerazioni dell’UAP, perlomeno nella forma di un rapporto intermedio.
F.
Con scritto 13 maggio 2016 RE 1 ha presentato un’istanza di adozione di misure supercautelari e cautelari tendente alla definizione delle vacanze estive (poi risolta con l’adesione della madre alle richieste paterne) e chiedente l’iscrizione in prima elementare della figlia presso la scuola ad indirizzo _, sita a _. Il 1° giugno 2016 l’Autorità di protezione ha invitato entrambe le parti ad evitare di adottare decisioni unilaterali relative alla figlia prima del termine della procedura e ad evitare ogni forma di pressione psicologica su PI 1, richiamandoli alle loro responsabilità genitoriali.
G.
Il 10 giugno 2016 l’UAP ha reso il suo rapporto, che ha evidenziato le forti tensioni presenti nella coppia genitoriale, caldeggiando un ascolto professionale di PI 1. Alla luce delle risultanze del medesimo, e in concomitanza con il compimento di 6 anni della minore, con decisione del 28 giugno 2016 l’Autorità di protezione ha ordinato l’audizione della minore da parte del Servizio medico psicologico (SMP) di _ e ha invitato CO 2 ad accompagnarvi la figlia.
H.
Con decisione del 27 luglio 2016, in assenza di circostanze particolari che imponessero la scelta di un istituto privato e vista l’opposizione di CO 2, l’Autorità di protezione ha ordinato l’iscrizione di PI 1 all’Istituto scolastico di _ per l’inizio della prima elementare.
I.
Con istanza del 29 luglio 2016, a complemento della propria istanza del 30 novembre 2015, RE 1 ha modificato la propria richiesta quanto alla custodia congiunta di PI 1, postulando invece l’affidamento esclusivo della figlia.
L.
In data 7 settembre 2016 l’SMP ha reso il suo rapporto di audizione della minore, nel quale ha riferito dei colloqui con PI 1 ed ha formulato alcune valutazioni specialistiche su di lei. In conclusione, l’SMP ha indicato come dal profilo psicologico non vi siano controindicazioni alla partenza di PI 1 all’estero con la madre, sempre che la minore possa mantenere un contatto regolare col padre, e ha suggerito l’opportunità di sottoporre la minore – a prescindere dal suo luogo di residenza futuro – a dei controlli evolutivi semestrali per monitorare l’evoluzione del suo stato psichico.
M.
All’udienza del 17 ottobre 2016, convocata dall’Autorità di protezione per fare il punto della situazione dopo l’ascolto specialistico di PI 1, ha presenziato unicamente RE 1. Egli ha presentato delle contestazioni scritte riguardanti le modalità di ascolto della minore, che sono state in seguito sottoposte alla controparte per osservazioni. L’Autorità di protezione ha dunque convocato un’ulteriore udienza in data 12 dicembre 2016, alla quale entrambe le parti hanno presenziato e durante la quale è stato possibile trovare un accordo sullo svolgimento delle vacanze natalizie. RE 1 ha ribadito la richiesta di ripetere l’ascolto di PI 1 (avversata dalla controparte), mentre per il resto, le parti si sono riconfermate nelle proprie posizioni, sollecitando una decisione di merito da parte dell’Autorità di protezione.
N.
Il 9 gennaio 2017 l’Autorità di protezione ha regolamentato l’assetto minimo delle relazioni personali fra padre e figlia, accogliendo parzialmente le richieste di estensione formulate da questi. Il regime instaurato, cui è stata data immediata esecutività, è stato previsto sino a nuova decisione in merito alla custodia su PI 1.
O.
Con istanza 10 febbraio 2017 RE 1 ha adito l’Autorità di protezione postulando una regolamentazione delle relazioni personali con la figlia per i periodi di vacanze pasquali e estive 2017, sottoposta per osservazioni a CO 2 ed evasa dall’Autorità con decisione del 23 febbraio seguente.
P.
Nel frattempo, con decisione del 15 febbraio 2017 l’Autorità di protezione si è espressa nel merito del procedimento.
Quanto al trasferimento all’estero della minore, ha accolto la domanda materna e ha autorizzato il trasferimento in _ (e meglio, a _) di PI 1 a partire dalla crescita in giudicato della decisione ma non prima della fine dell’anno scolastico in corso.
L’Autorità di protezione ha per contro respinto le richieste paterne quanto alla custodia della minore, mantenendo dunque l’affidamento della medesima alla madre. Ha di conseguenza previsto l’assetto dei diritti di visita paterni minimi, ovvero un fine settimana ogni 15 giorni (da venerdì al termine della scuola fino a domenica sera, con riaccompagnamento della minore al domicilio materno in _), tre settimane di vacanza – anche non consecutive – durante il periodo estivo, una settimana in concomitanza con le altre vacanze scolastiche, Natale o Pasqua alternativamente e contatti telefonici regolari (di principio, ogni due giorni). Per quanto riguarda gli spostamenti della minore è stato deciso che la medesima non dovrà essere sottoposta a più di un viaggio al mese per permettere l’esercizio del diritto di visita paterno.
CO 2 è stata invitata a permettere e favorire tali relazioni personali, e RE 1 ad esercitarle secondo le esigenze e il prioritario bene della figlia. Entrambi i genitori sono stati inoltre invitati ad informarsi reciprocamente in modo tempestivo prima di viaggi di una certa importanza e durata con la figlia. Ricordando che entrambi i genitori sono tenuti ad un passaggio costante e completo delle informazioni relative agli aspetti importanti relativi alla figlia, l’Autorità di protezione ha stabilito che CO 2 dovrà permettere a RE 1 l’accesso diretto alle informazioni da parte di terzi che partecipano alle cure della figlia.
Nella decisione è stato infine stabilito che occorrerà conferire mandato ad un idoneo servizio e/o specialista del futuro luogo di residenza di PI 1 per regolari – di principio semestrali – controlli evolutivi su di essa, che dovranno essere resi possibili da CO 2 e sulla cui evoluzione RE 1 dovrà essere regolarmente informato. I costi della decisione sono stati posti a carico delle parti in ragione di un mezzo ciascuno.
Q.
Con reclamo del 17 marzo 2017, RE 1 è insorto contro tale decisione. Nel suo memoriale, egli chiede in primo luogo l’annullamento della decisione e il rinvio degli atti in prima istanza affinchè si proceda ad un nuovo ascolto di PI 1. Subordinatamente, egli postula la reiezione della richiesta di trasferimento della minore formulata da controparte, chiedendo invece l’accoglimento della sua domanda tendente all’affidamento esclusivo di PI 1 e alla conseguente regolamentazione delle relazioni personali della figlia con la madre. Egli protesta tasse, spese e congrue ripetibili e chiede infine l’annullamento degli altri punti della decisione impugnata.
R.
Con osservazioni del 24 aprile 2017 l’Autorità di protezione si è riconfermata nelle argomentazioni addotte nella sentenza impugnata, postulandone la conferma e chiedendo la reiezione integrale del gravame. CO 2 non ha invece presentato osservazioni entro il termine impartito.
S.
In sede di replica e duplica, RE 1 e l’Autorità di protezione si sono riconfermati nelle considerazioni e conclusioni già espresse nei precedenti reciproci memoriali.
T.
Successivamente all’inoltro del reclamo, con istanza 5 luglio 2017 RE 1 ha presentato all’Autorità di protezione un’ulteriore istanza supercautelare chiedente la conferma – con la comminatoria dell’art. 292 CP – della decisione cautelare del 9 gennaio 2017 in merito alle relazioni personali, in particolare riguardo al pernottamento infrasettimanale presso il padre ogni 15 giorni. Nell’ambito di tale istanza è emerso che CO 2 si trova già in _ con la figlia. Dopo aver chiesto una presa di posizione alla controparte, il 12 luglio 2017 l’Autorità di protezione ha emanato una decisione supercautelare con la quale ha parzialmente accolto l’istanza di RE 1, confermando e definendo più esplicitamente l’assetto delle relazioni personali padre-figlia per il periodo estivo e invitando CO 2 a reiscrivere immediatamente la figlia al precedente domicilio svizzero di _, dandone conferma all’Autorità, con la comminatoria dell’azione penale.
U.
A seguito di tale decisione, RE 1 ha nuovamente adito l’Autorità di protezione. Segnalando l’impossibilità di iscrivere nuovamente PI 1 al precedente domicilio (essendo la madre partita all’estero e avendo di conseguenza perso il permesso di risiedere in Svizzera) con istanza 17 luglio 2017 egli postula – già in via supercautelare – l’affidamento della figlia alla cura e alla custodia del padre, autorizzandolo ad iscrivere la figlia al proprio domicilio a _ e chiedendo una regolamentazione delle relazioni personali con la madre.
V.
Con decisione 26 luglio 2017 l’Autorità di protezione ha ratificato in via cautelare la propria decisione 12 luglio 2017. Contro la medesima, criticando in particolare la mancata pronuncia in merito all’affidamento immediato di PI 1 al padre, quest’ultimo è insorto presso questa Camera con reclamo datato 28 luglio 2017 (inc. n. 9.2017.167), che verrà evaso con decisione separata.

Considerato
in diritto
1.
Le decisioni delle Autorità regionali di protezione concernenti maggiorenni e minorenni sono impugnabili mediante reclamo alla Camera di protezione del Tribunale di appello, che decide nella composizione di un giudice unico [art. 450 CC in relazione agli art. 314 cpv. 1 e 440 cpv. 3 CC; art. 2 cpv. 2 della Legge sull’organizzazione e la procedura in materia di protezione del minore e dell’adulto (LPMA); art. 48 lett. f n. 7 LOG]. Riguardo alla procedura applicabile, per quanto non già regolato dagli art. 450 segg. CC, occorre riferirsi, in via sussidiaria, alla Legge sulla procedura amministrativa, in particolare alle norme concernenti le azioni connesse con il diritto civile di competenza dell’autorità amministrativa (art. 99 LPAmm; cfr. Messaggio del Consiglio di Stato n. 6611 del 7 marzo 2012 concernente la modifica della LTut, pag. 8) e, in via ancora più sussidiaria, alle disposizioni del diritto processuale civile (CPC; v. art. 450f CC).
I. Competenza delle autorità di protezione svizzere
2.
Vista la notifica di partenza dalla Svizzera presentata alle autorità di _ da CO 2 per sé e per la figlia, occorre preliminarmente chinarsi sulla questione della competenza territoriale di questo Giudice, che deve essere esaminata d’ufficio ad ogni stadio del procedimento.
2.1.
Dai documenti acclusi all’istanza supercautelare presentata da RE 1 il 5 luglio 2017 all’Autorità di protezione, avente per oggetto i diritti di visita estivi con la figlia, si evince che CO 2 il 16 giugno 2017 ha presentato una richiesta di iscrizione all’anagrafe della popolazione residente nel comune di _, per sé e per PI 1 (cfr. allegato 2). I Servizi demografici del comune in questione hanno dunque avvisato il padre del fatto che avrebbero provveduto ad accertare i presupposti per l’iscrizione.
Dalla banca dati movimento della popolazione (MovPop) risulta effettivamente che CO 2 e PI 1 hanno notificato la loro partenza da _ il 15 giugno 2017 per trasferirsi in _. La circostanza è stata confermata dall’Ufficio controllo abitanti del Comune in questione con lettera del 17 luglio 2017 (cui sono state allegate le notifiche di partenza presentate l’8 giugno 2017 agli Uffici comunali e il 14 giugno 2017 all’Ufficio regionale degli stranieri).
Nelle osservazioni a tale istanza, CO 2 ha ammesso di aver trasferito il suo domicilio in _ assieme alla figlia, in un appartamento locato già dal 2015 e utilizzato durante le vacanze o nei week-end, che diverrà il luogo di residenza fisso una volta ottenuta l’autorizzazione al trasferimento nell’ambito del procedimento di protezione (osservazioni 10 luglio 2017, pag. 2 e 6). CO 2 ha pure riferito di aver iniziato il 3 luglio 2017 un’attività professionale in _ (osservazioni 10 luglio 2017, pag. 4).
2.2.
Ai sensi dell’art. 85 cpv. 1 della Legge sul diritto internazionale privato (LDIP), la competenza dei tribunali o delle autorità svizzeri, il diritto applicabile, il riconoscimento e l'esecuzione di decisioni o provvedimenti stranieri in materia di protezione dei minori sono regolati dalla Convenzione dell'Aia del 19 ottobre 1996 sulla competenza, la legge applicabile, il riconoscimento, l'esecuzione e la cooperazione in materia di responsabilità genitoriale e di misure di protezione dei minori (Convenzione dell'Aia sulla protezione dei minori; RS 0.211.231.011).
Ai sensi dell’art. 5 della Convenzione le autorità (sia giudiziarie che amministrative) dello Stato contraente di residenza abituale del minore sono competenti ad adottare misure tendenti alla protezione della sua persona o dei suoi beni (par. 1). Fatto salvo l'art. 7, in caso di trasferimento della residenza abituale del minore in un altro Stato contraente, sono competenti le autorità dello Stato di nuova abituale residenza (par. 2).
Giusta l’art. 7 par. 1 della Convenzione, in caso di trasferimento o di mancato ritorno illecito del minore, le autorità dello Stato contraente in cui il minore aveva la sua residenza abituale immediatamente prima del suo trasferimento o del suo mancato ritorno conservano la competenza fino al momento in cui il minore abbia acquisito una residenza abituale in un altro Stato e: qualsiasi persona, istituzione o altro ente avente il diritto di affidamento abbia acconsentito al trasferimento o al mancato ritorno (a); oppure il minore abbia risieduto nell'altro Stato per un periodo di almeno un anno a decorrere da quando la persona, l'istituzione o qualsiasi altro ente avente il diritto di affidamento ha conosciuto o avrebbe dovuto conoscere il luogo in cui si trovava il minore, nessuna domanda in vista del ritorno presentata in quel periodo sia in corso di esame e il minore si sia integrato nel suo nuovo ambiente (b).
L’art. 7 par. 2 della Convenzione definisce illecito il trasferimento o il mancato ritorno del minore se avviene in violazione di un diritto di affidamento, assegnato a una persona, un'istituzione o qualsiasi altro ente, individualmente o congiuntamente, in base alla legislazione dello Stato in cui il minore aveva la sua residenza abituale immediatamente prima del suo trasferimento o mancato ritorno (a); e tale diritto era effettivamente esercitato, individualmente o congiuntamente, al momento del trasferimento o del mancato ritorno, o avrebbe potuto esserlo se non si fossero verificate tali circostanze (b). Il diritto di affidamento di cui alla lettera (a) può segnatamente derivare direttamente dalla legge, da una decisione giudiziaria o amministrativa, o da un accordo in vigore in base alla legislazione di tale Stato. Finché le autorità citate all’art. 7 par. 1 conservano la loro competenza, le autorità dello Stato contraente in cui il minore è stato trasferito o trattenuto possono adottare soltanto le misure urgenti necessarie alla protezione della persona o dei beni del minore di cui all'art. 11 (art. 7 par. 3).
2.3.
Nella fattispecie, il trasferimento di PI 1 in _ è stato eseguito nonostante l’autorizzazione rilasciata dall’Autorità di protezione non fosse esecutiva, in quanto impugnata mediante reclamo e munita dunque
ex lege
dell’effetto sospensivo (cfr. art. 450c CC). In assenza di una valida autorizzazione in tal senso e stante l’opposizione del padre, pure titolare dell’autorità parentale, tale trasferimento è dunque da considerarsi illecito ai sensi della Convenzione. A prescindere dunque da un eventuale reiscrizione di PI 1 al precedente domicilio materno di _ per effetto della decisione supercautelare del 12 luglio 2017 – che appare problematica dal profilo del diritto degli stranieri, visto lo status della madre – la competenza delle autorità di protezione dei minori svizzere e, per quanto qui interessa, di questa Camera, è ad ogni modo ancora data in applicazione dell’art. 7 della Convenzione (v. anche STF 5A_306/2016 del 7 luglio 2016, consid. 2.1; STF 5A_619/2016 del 23 marzo 2017 consid. 4, destinata alla pubblicazione).
II. Ascolto della minore
3.
Nel suo reclamo RE 1 contesta la decisione dell’Autorità di protezione che ha autorizzato la ex compagna a trasferirsi con la figlia a _, in _, da più punti di vista.
Preliminarmente, egli critica il rapporto di ascolto presentato dall’SMP, ritenendolo privo di valore giuridico, e chiede pertanto che la decisione di prime cure venga annullata, con rinvio dell’incarto all’Autorità di protezione affinché ordini una nuova audizione di PI 1.
3.1.
In relazione all’ascolto della minore, nella decisione impugnata l’Autorità di protezione ha osservato che il mandato di procedere ad un ascolto professionale di PI 1, conferito all’SMP, non era stato contestato dalle parti (pag. 4). Nonostante le successive contestazioni del padre quanto alla modalità del medesimo, l’Autorità di protezione ha rilevato che non vi sono gravi motivi per cui lo stesso non possa essere ritenuto valido, “
soprattutto nell’ottica di proteggere comunque il prioritario benessere della bambina
” (decisione impugnata, pag. 4). Un ulteriore ascolto della medesima non è stato dunque ritenuto “
né opportuno, né indispensabile
”, essendo la medesima stata sentita anche dall’UAP e – in particolar modo – essendo la medesima fortemente coinvolta nel conflitto genitoriale, come rilevato dai due rapporti agli atti (decisione impugnata, pag. 4-5).
3.2.
RE 1 formula diverse censure in merito alla decisione dell’Autorità di protezione di non effettuare un nuovo ascolto di PI 1.
Egli lamenta il fatto che nella decisione impugnata non siano stati minimamente menzionati “
i motivi per i quali l’ascolto della minore dovesse essere demandato ad una terza persona
”; l’incombenza di effettuare l’audizione spetta infatti prioritariamente all’Autorità di protezione – di regola, ad opera del membro permanente – e solo eccezionalmente può essere delegata a terzi (reclamo, pag. 12-14).
La motivazione della decisione impugnata è inoltre lacunosa, a suo modo di vedere, perché l’Autorità di protezione non ha preso posizione su tutte le critiche da lui formulate nei confronti del rapporto dell’SMP e non spiega per quale motivo non intende procedere ad un nuovo ascolto di PI 1 (reclamo, pag. 13 e 17).
Il reclamante critica inoltre l’espletamento del mandato da parte dell’SMP, che avrebbe travalicato i suoi compiti, “
proponendo delle valutazioni non richieste e mal eseguite
” (reclamo, pag. 14). Il rapporto redatto non si limita infatti a riportare le dichiarazioni di PI 1, ma contiene una serie di valutazioni cliniche/psicologiche prive di portata giuridica e comunque contestate (reclamo, pag. 16). A suo modo di vedere, il mandato era di puro ascolto e non presupponeva la concessione all’SMP dell’accesso agli atti dell’incarto, ciò che configura una violazione del segreto d’ufficio da parte dell’Autorità di protezione (reclamo, pag. 14). Inoltre, l’ascolto del minore doveva essere effettuato senza la presenza dei genitori – ciò che in concreto non è avvenuto – pena la sua inutilizzabilità, come confermato anche nel parere richiesto dal reclamante alla psicologa _ (reclamo, pag. 15 e 17). RE 1 censura infine le conclusioni del rapporto, secondo cui una bambina di 6 anni non può essere separata dalla madre, affermazione valida unicamente per bambini in fase di allattamento (reclamo, pag. 17).
L’insorgente postula dunque che la decisione impugnata venga annullata e rinviata all’Autorità di protezione, affinché incarichi un terzo dell’ascolto di PI 1 (in quanto, visto il modo di procedere, “
è evidente che l’ARP non è più in grado di ascoltare direttamente la minore
”), nel rispetto dei dettami della giurisprudenza e nel rispetto dei limiti del mandato (reclamo, pag. 17-18).
In replica, il reclamante ha ribadito le sue contestazioni, sottolineando come, in caso di accoglimento della richiesta di rinvio, in considerazione di “
tutti i vizi procedurali e i giudizi sommari espressi
” l’Autorità di protezione non sarebbe più idonea ad ascoltare PI 1 (pag. 5).
3.3.
Ai sensi dell’art. 314a cpv. 1 CC, il figlio è sentito personalmente e in maniera adeguata dall’autorità di protezione dei minori o da un terzo incaricato, eccetto che la sua età o altri motivi gravi vi si oppongano. Tale disposto traspone nell’ambito del diritto della protezione quanto previsto dall’art. 298 cpv. 1 CPC nelle procedure del diritto di famiglia (v. anche art. 144 cpv. 2
v
CC).
La norma prevede che, di principio, l’audizione del minore sia effettuata dall’autorità stessa. Tuttavia, in particolare in caso di alta conflittualità famigliare o di dissensi concernenti i figli, l’audizione può essere delegata ad uno specialista (DTF 133 III 553 consid. 4 ̧ STF 5A_354/2015 del 3 agosto 2015 consid. 3.1. e rif.).
Se i figli vengono sentiti da una terza persona incaricata, questa dev'essere indipendente e qualificata (DTF 133 III 553 consid. 4; v. anche STF 5A_354/2015 del 3 agosto 2015 consid. 3.1). L’audizione non può essere svolta da parte del rappresentante legale del figlio o dell’eventuale curatore (DTF133 III 553 consid. 5; STF 5P.276/2005 del 28 settembre 2005, consid. 3.2;
Bernasconi
in
: Commentario al Codice di diritto processuale civile svizzero, Lugano 2011, ad art. 298 CPC, pag. 1315). Non è invece escluso che i genitori o il rappresentante legale del figlio possano presenziare all’audizione (Messaggio del 15 novembre 1995 sulla revisione del Codice civile svizzero [stato civile, matrimonio, divorzio, filiazione, assistenza tra parenti, asili di famiglia, tutela e mediazione matrimoniale], FF 1996 I pag. 1; pag. 145), benché taluni autori lo escludano, lo ritengano inopportuno o lo giudichino possibile solo in casi particolari (ad es. l’esistenza di forti paure nel minore, o in presenza di un forte conflitto di lealtà, o nel caso in cui il minore sia molto piccolo; cfr. BSK CPC,
Steck
, ad. art. 298 n. 21;
Vaerini
, Guide pratique du droit de la protection de l’adulte et de l’enfant, Berne 2015, pag. 180;
Pradervand-Kernen
, La position juridique de l’enfant dans la procédure civile, à l’aune de quelques questions particulières, FamPra 2016, pag. 351 e rif.). I genitori non possono in ogni caso pretendere di assistere all’audizione, a meno che ciò risulti eccezionalmente nell’interesse del minore (STF 5A_647/2008 del 14 novembre 2008, consid. 4.3.1;
Bernasconi
in
: Commentario al Codice di diritto processuale civile svizzero, Lugano 2011, ad art. 298 CPC, pag. 1315-1316).
L’audizione non presuppone che il minore abbia la capacità di discernimento ai sensi dell’art. 16 CC (DTF 131 III 553 consid. 1.2.3; STF 5A_354/2015 del 3 agosto 2015, consid. 3.1; v. anche sentenza CDP 31 maggio 2017, inc. 9.2016.146, consid. 4.2).
Secondo le linee guida stabilite dalla giurisprudenza del Tribunale federale i bambini sono sentiti dopo il sesto anno di età (DTF 133 III 553 consid. 3; 131 III 553 consid. 1.2.3; STF 5A_354/2015 consid. 3.1). Tuttavia, tale limite non è assoluto: un minore più giovane può essere sentito, per esempio nell’ipotesi in cui è il più piccolo della fratria e si avvicina al suo sesto compleanno; certi autori propongono di sentire i bambini dal quarto anno di età (DTF 131 III 553 consid. 1.2.3; v. anche
Pradervand-Kernen
, op. cit., pag. 349 e rif.).
Questa età minima di 6 anni è stata fissata indipendentemente dal fatto che in psicologia infantile si ritiene che le attività mentali di logica formale siano possibili a partire dall’età di circa 11/13 anni e che la capacità di differenziazione e d’astrazione orale si sviluppi all’incirca a partire da questa età (STF 5A_354/2015 del 3 agosto 2015 consid. 3.1; STF 5A_119/2010 del 12 marzo 2010 consid. 2.3.1 e rif.).
Tra il sesto e l’undicesimo anno di età, il minore non è ancora in grado di esprimersi facendo astrazione di fattori d’influenza immediati ed esterni né di formulare una volontà stabile. Egli non è capace di cogliere realmente le sfide giuridiche della procedura in corso. In quella fascia di età, l’audizione del bambino è volta innanzitutto a permettere al giudice competente di farsi un’idea personale e di disporre di una fonte d’informazioni supplementare per stabilire la fattispecie e prendere una decisione, senza ricercare presso il bambino una determinazione precisa quanto all’esito del procedimento
(
STF 5A_354/2015 del 3 agosto 2015 consid. 3.1; STF 5A_754/2013 del 4 febbraio 2014, consid. 3
)
.