Decision ID: cbc53605-46cb-5548-b3b6-ad6d33701ce9
Year: 2005
Language: it
Court: TI_TCA
Chamber: TI_TCA_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: public_law

ritenuto,
in fatto
A. a) Il ricorrente RI 1 ha depositato in Svizzera il 16 ottobre 2003, una domanda d'asilo. Sprovvisto di qualsiasi documento egli ha dichiarato essere cittadino del Botswana.
Con decisione del 26 marzo 2004, poi cresciuta in giudicato, l'Ufficio federale dei rifugiati si è rifiutato di entrare nel merito della richiesta, intimandogli di lasciare il nostro Paese.
b) Dopo il suo arresto, avvenuto il 15 luglio 2004 ad opera della polizia cantonale presso il centro della Croce Rossa Svizzera di _, con decreto d'accusa 18 agosto 2004 RI 1 è stato condannato alla pena di 75 giorni di detenzione, sospesa condizionalmente per due anni, e all'espulsione dal territorio svizzero per un periodo di 3 anni, siccome ritenuto colpevole di infrazione alla LDDS, per avere soggiornato illegalmente in Svizzera tra il 12.06.04 e il 15.07.04, di infrazione alla LFStup, per avere ripetutamente venduto nel periodo aprile/luglio 2004 un imprecisato quantitativo di cocaina (almeno 90 bolas), e di contravvenzione alla LFStup, per aver consumato personalmente della marijuana.
B.
a) Con decisione 13 agosto 2004, il Dipartimento delle istituzioni, Sezione dei permessi e dei passaporti, ha ordinato la carcerazione del ricorrente in vista del suo allontanamento dal territorio elvetico, ritenendo in sostanza che egli costituiva una minaccia grave per la salute altrui (art. 13b cpv. 1 lett. b LDDS) e che indizi concreti facevano temere che intendesse sottrarsi all'espulsione (art. 13b cpv. 1 lett. c LDDS).
Il provvedimento è stato confermato il 19 agosto 2004 dal Giudice dell'istruzione e dell'arresto (in seguito:GIAR).
b) Il 23 settembre 2004 RI 1 ha presentato un'istanza di scarcerazione. La stessa è stata respinta dal GIAR con decisione 1° ottobre 2004, dopo audizione del ricorrente.
c) Il 5 novembre 2004 il Dipartimento delle istituzioni ha chiesto una proroga di tre mesi della carcerazione, motivando tale decisione con le difficoltà incontrate nella determinazione delle reali generalità dell'insorgente e della sua vera nazionalità. L'istanza è stata accettata dal GIAR, senza che alcuna udienza fosse stata indetta.
C.
L' 8 febbraio 2005 il Dipartimento delle istituzioni ha domandato che il periodo di carcerazione fosse prorogato di ulteriori due mesi, in quanto - malgrado gli sforzi intrapresi – i persistenti problemi nell'identificazione del ricorrente non consentivano di porre in esecuzione il suo allontanamento.
Dopo avere dato modo alla patrocinatrice dell'insorgente di esprimersi in merito alla legittimità del provvedimento, il 16 febbraio 2004 il GIAR ha accolto la suddetta istanza ed ha quindi concesso la proroga richiesta.
D.
Contro quest'ultima pronuncia RI 1 insorge ora davanti al Tribunale cantonale amministrativo, chiedendo di essere immediatamente scarcerato. Ravvisa una violazione del diritto federale nel fatto che il GIAR abbia adottato la decisione impugnata senza averlo prima sentito oralmente. Lamenta inoltre l'incompleto accertamento dei fatti rilevanti per il giudizio. Infine censura la violazione del principio della celerità e di quella della proporzionalità, ritenuto come la sua detenzione perduri ormai da oltre sei mesi.
E.
All'accoglimento del gravame si oppone il Dipartimento delle istituzioni. Dal canto suo il GIAR si rimette al giudizio di questo tribunale, formulando una serie di osservazioni di cui si dirà, per quanto necessario, in seguito.
Considerato,

in diritto
1.
La competenza del Tribunale cantonale amministrativo è data (art. 31 LALMC) e la legittimazione attiva dell'insorgente, direttamente e personalmente toccato dalla decisione impugnata, è certa (art. 43 PAmm). Il ricorso, tempestivo (art. 31 LALMC e 46 cpv. 1 PAmm), è dunque ricevibile in ordine.
2. 2.1. Il ricorrente censura innanzitutto la violazione del suo diritto di essere sentito, per non avere avuto modo di esprimersi oralmente davanti al GIAR, prima che questi si pronunciasse sulla ulteriore proroga della sua carcerazione. Individua in questa omissione una grave disattenzione dei suoi diritti di parte, tale da giustificare la sua immediata scarcerazione.
2.2. La carcerazione in vista dello sfratto è ordinata dalle autorità cantonali nei confronti di un cittadino straniero al quale è già stata notificata una decisione di allontanamento o di espulsione, al fine di garantirne l'esecuzione, se è data almeno una delle condizioni previste alle lett. b, c e d della medesima disposizione (13b cpv. 1 LDDS). La carcerazione può durare al massimo tre mesi; se particolari ostacoli si oppongono all'esecuzione dell'allontanamento o dell'espulsione, essa può essere prorogata di sei mesi al massimo (art. 13b cpv. 2 LDDS).
Il diritto federale dispone una serie di regole di procedura che devono essere osservate nell'ambito del procedimento cantonale. In base all'art. 13c cpv. 2 LDDS, la legalità e l'adeguatezza della carcerazione devono essere esaminate da un'autorità giudiziaria al più tardi entro 96 ore, dopo che la persona interessata è stata sentita oralmente. Dopo un mese, lo straniero incarcerato può quindi presentare un'istanza di scarcerazione, sulla quale l'autorità giudiziaria è tenuta a pronunciarsi entro 8 giorni feriali, sulla base di un udienza; un'ulteriore domanda di messa in libertà può essere inoltrata, in caso di carcerazione in vista dello sfratto, dopo due mesi (art. 13c cpv. 4 LDDS). La proroga della carcerazione necessita quindi del consenso dell'autorità giudiziaria cantonale. A tal fine, essa tiene conto, oltre che dei motivi di carcerazione, segnatamente della situazione familiare dell'interessato e delle circostanze in cui la carcerazione dev'essere eseguita (art. 13c cpv. 3 LDDS).
2.3. Nel caso di specie, il GIAR ha dato il proprio consenso all'ulteriore proroga della carcerazione chiesta dal Dipartimento delle istituzioni agendo nel contesto di un procedimento esclusivamente scritto. Dopo avere raccolto le osservazioni scritte 14 febbraio 2005 della patrocinatrice del ricorrente e aver dato modo a quest'ultima di esprimersi in merito ad un documento richiamato dalla Sezione dei permessi e dell'immigrazione, il GIAR non ha infatti indetto alcuna udienza, ma il 16 febbraio seguente ha direttamente statuito sulla richiesta del dipartimento, fondandosi in sostanza sugli atti a sua disposizione e sui menzionati allegati di parte.
Ora, come giustamente sostenuto nell'impugnativa in esame, un simile modo di procedere viola il diritto federale.
Secondo la giurisprudenza del Tribunale federale, le decisioni dell'autorità giudiziaria in materia di proroga della carcerazione in vista dello sfratto possono essere adottate soltanto dopo che la parte interessata dal provvedimento è stata sentita oralmente in occasione di un udienza appositamente indetta. Benché in questi casi la legge non preveda esplicitamente il rispetto di una simile formalità, il sistema di controllo giudiziario voluto dal legislatore federale in materia di misure coercitive contro cittadini stranieri, ha permesso all'Alta Corte di escludere che quest'ultimo abbia voluto rinunciare all'obbligo di indire un'udienza proprio e soltanto laddove è in discussione la proroga di un provvedimento di carcerazione in vista dello sfratto (DTF 121 II 110 consid. 1c). Tenuto dunque conto dello spirito che anima le disposizioni procedurali della LDDS in questa materia, si deve ammettere che lo straniero incarcerato dev'essere sentito oralmente non soltanto in occasione della prima richiesta di protrazione della carcerazione, ma anche qualora dovessero essere presentate ulteriori domande di proroga, in modo tale che egli possa ogni volta beneficiare del più ampio e completo diritto di prendere posizione su di una misura che lo priva della propria libertà personale.
Sulla scorta di queste considerazioni, la decisione impugnata, adottata dal GIAR in dispregio di questi principi, dev'essere annullata.
Il semplice fatto che il ricorrente avesse già avuto modo di esprimersi personalmente davanti alla medesima autorità giudiziaria in occasione della conferma della sua carcerazione e nell'ambito della trattazione dell'istanza di scarcerazione da lui inoltrata non basta certo a sanare il vizio che affligge il presente procedimento. Tantomeno costituisce un valido motivo per derogare alle suddette esigenze il fatto che egli si trovi incarcerato a Basilea e che pertanto il suo trasferimento in Ticino ai fini dell'udienza possa dar luogo ad alcune difficoltà di ordine pratico.
3. 3.1. La violazione di una norma di procedura, non comporta necessariamente l'immediata scarcerazione dell'interessato. Ciò dipende dall'importanza della disposizione lesa per la salvaguardia dei diritti della persona incarcerata: d'altra parte però si deve considerare che l'interesse affinché il suo allontanamento possa essere eseguito senza alcun intralcio può in talune circostanze ostare alla scarcerazione. Detto interesse riveste una particolare importanza e può risultare preminente, anche di fronte ad una grave violazione di una norma essenziale di procedura, quando sussistono seri indizi che indicano che lo straniero in questione rappresenta un pericolo per l'ordine e la sicurezza pubblica (DTF 122 II 154 consid. 3; 121 II 105 consid. 2c; 110 consid. 2a).
3.2. Il diritto di potersi esprimere oralmente davanti all'autorità giudiziaria chiamata a statuire su di una domanda di proroga della carcerazione costituisce un'importante garanzia processuale, volta ad evitare che una persona possa venire indebitamente privata della sua libertà personale (DTF 121 II 110 consid. 2b). In questo senso è a giusta ragione che il ricorrente reputa di essere stato leso nel suo diritto di essere sentito. Il fatto che la sua patrocinatrice abbia potuto formulare delle osservazioni scritte al riguardo, non permette di relativizzare la gravità della violazione.
Tale circostanza non giustifica però ancora la sua immediata scarcerazione. Durante la sua permanenza in Svizzera, l'insorgente è stato condannato per infrazione alla LFStup, per avere venduto un quantitativo imprecisato, ma comunque rilevante, di cocaina. Si tratta, a non averne dubbio di un reato di una certa gravità, commesso in un settore, come quello degli stupefacenti, particolarmente sensibile del nostro ordine pubblico. In questo senso, motivi di sicurezza, legati alla protezione della collettività di fronte allo sviluppo della criminalità e del mercato della droga, si oppongono alla sua immediata messa in libertà, ritenuto oltretutto che egli adempie tutt'ora i motivi di carcerazione di cui alle lett. b e c dell'art. 13b cpv. 1 LDDS. Oltre che ad essere stato condannato per un reato contro la salute pubblica, il ricorrente si ostina in effetti a non collaborare con le autorità svizzere nella ricerca dei suoi documenti di legittimazione, circostanza questa che induce a temere che se scarcerato egli potrebbe tentare di far perdere le proprie tracce al fine di sottrarsi all'espulsione dal nostro Paese.
4. 4.1. Stante tutto quanto precede, il gravame dev'essere parzialmente accolto, senza che si renda necessario entrare nel merito delle rimanenti censure sollevate dall'insorgente. La decisione impugnata è quindi annullata e gli atti sono rinviati al GIAR affinché statuisca nuovamente sull'istanza 8 febbraio 2005 di proroga della carcerazione in vista dello sfratto, dopo avere indetto al più presto un'udienza.
Nella misura in cui domanda la scarcerazione del ricorrente, il ricorso dev'essere invece respinto.
4.2. Visto l'esito non si prelevano spese e tassa di giustizia (art. 28 PAmm).
Lo Stato del Cantone Ticino verserà al ricorrente, patrocinato da un legale iscritto all'albo, un adeguato importo a titolo di ripetibili (art. 31 PAmm). Per questo motivo diviene priva d'oggetto la domanda di assistenza giudiziaria con gratuito patrocinio formulata in questa sede.