Decision ID: 7a6c89a7-1512-4d3d-a888-bde546d19bee
Year: 2022
Language: it
Court: CH_BVGE
Chamber: CH_BVGE_001
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: 

Visto:
la domanda d’asilo che A._ ha presentato in Svizzera il (...) aprile
2022,
i riscontri dattiloscopici nell'unità centrale del sistema europeo «EURO-
DAC», dai quali risulta che l’interessata aveva già depositato una domanda
d’asilo in Polonia, in Germania e nei Paesi Bassi (cfr. atti SEM [...] -12/1),
il verbale relativo al colloquio Dublino tenutosi il 2 maggio 2022 conforme-
mente all'art. 5 del regolamento (UE) n. 604/2013 del Parlamento europeo
e del Consiglio del 26 giugno 2013 che stabilisce i criteri e i meccanismi di
determinazione dello Stato membro competente per l'esame di una do-
manda di protezione internazionale presentata in uno degli Stati membri
da un cittadino di un paese terzo o da un apolide (rifusione; Gazzetta uffi-
ciale dell'Unione europea [GU] L 180/31 del 29 giugno 2013; di seguito:
Regolamento Dublino III; cfr. atto SEM 17/2),
lo scritto del 2 maggio 2022, per mezzo del quale la Segreteria di Stato
della migrazione (di seguito: SEM) ha concesso alla richiedente la possibi-
lità di esprimersi circa l'eventuale applicazione dell'art. 31a cpv. 1 lett. a
della legge sull'asilo del 26 giugno 1998 (LAsi, RS 142.31) ed il suo relativo
rinvio verso la Polonia (cfr. atto SEM 19/3),
la richiesta di riammissione (cfr. atto SEM 21/3) presentata il 5 maggio 2022
dalla SEM alle competenti autorità polacche in applicazione della Direttiva
2008/115/CE del Parlamento europeo, dell’Accordo tra il Consiglio federale
svizzero e il Governo della Repubblica di Polonia concernente la consegna
e la riammissione di persone in situazione irregolare (RS 0.142.116.499),
nonché dell’Accordo europeo sul trasferimento della responsabilità relativa
ai rifugiati (RS 0.142.305),
lo scritto del 5 maggio 2022, con il quale l’interessata ha esercitato il suo
diritto di essere sentita circa un’eventuale applicazione dell’art. 31a cpv. 1
lett. a LAsi ed al suo trasferimento in Polonia (cfr. SEM 23/2),
l'accoglimento della richiesta di riammissione da parte delle autorità polac-
che (cfr. atto SEM 25/2),
la documentazione medica sin lì acquisita agli atti (cfr. atti SEM 10/3, 16/2,
24/3 e 28/2),
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la bozza di decisione della Segreteria di Stato dell’8 giugno 2022 (cfr. atto
SEM 31/8), e il successivo parere inoltrato dall’interessata in data 10 giu-
gno 2022 (cfr. atto SEM 32/4),
la decisione del 13 giugno 2022, notificata all’interessata il giorno seguente
(cfr. atto SEM 34/1), con la quale l’autorità inferiore non è entrata nel merito
della domanda di asilo ai sensi dell'art. 31a cpv. 1 lett. a LAsi ed ha pro-
nunciato l'allontanamento della richiedente dalla Svizzera verso la Polonia,
ritenendo l'esecuzione della misura lecita, esigibile e possibile,
l’ulteriore atto medico F2 del 15 giugno 2022 (cfr. atto SEM 37/2),
il ricorso del 22 giugno 2022 (cfr. tracciamento degli invii; data d’entrata: 23
giugno 2022) per mezzo del quale la richiedente è insorta contro la sum-
menzionata decisione dinanzi al Tribunale amministrativo federale (di se-
guito: il Tribunale) chiedendone l’annullamento e la restituzione degli atti
all'autorità inferiore per l’esame nazionale della domanda d’asilo; in subor-
dine, la restituzione degli atti alla SEM per il completamento dell’istruttoria;
contestualmente di essere ammessa al beneficio dell’assistenza giudiziaria
nel senso della dispensa dal versamento delle spese di giudizio e del rela-
tivo anticipo, il tutto con protesta di tasse e spese,
i mezzi di prova acclusi all’impugnativa, composti da un atto medico “F2”
del 14 giugno 2022 e da un estratto di un rapporto confezionato dal Sch-
weizerische Flüchtlingshilfe ed intitolato “Uberstellungsstop Dublin – stand
4.5.22”,
i fatti del caso di specie che, se necessari, verranno ripresi nei considerandi
che seguono,

e considerato:
che le procedure in materia d'asilo sono rette dalla legge federale sulla
procedura amministrativa del 20 dicembre 1968 (PA, RS 172.021), dalla
legge sul Tribunale amministrativo federale del 17 giugno 2005 (LTAF,
RS 173.32) e dalla legge sul Tribunale federale del 17 giugno 2005 (LTF,
RS 173.110), in quanto la LAsi non preveda altrimenti (art. 6 LAsi),
che presentato tempestivamente (art. 108 cpv. 3 LAsi) contro una deci-
sione in materia di asilo della SEM (art. 6 e 105 LAsi; art. 31‒33 LTAF), il
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ricorso è di principio ammissibile sotto il profilo degli art. 5, 48 cpv. 1 lett. a‒
c e art. 52 cpv. 1 PA,
che occorre pertanto entrare nel merito del ricorso,
che i ricorsi manifestamente infondati, ai sensi dei motivi che seguono,
sono decisi dal giudice in qualità di giudice unico, con l'approvazione di una
seconda giudice (art. 111 lett. e LAsi) e la decisione è motivata soltanto
sommariamente (art. 111a cpv. 2 LAsi),
che ai sensi dell'art. 111a cpv. 1 LAsi, si rinuncia allo scambio degli scritti,
che in sostanza e per quanto qui di rilievo, nell'ambito del colloquio Dublino
l’interessata ha confermato i riscontri emersi dalle investigazioni effettuati
dalla SEM, riferendo in particolare di aver ottenuto protezione dalle autorità
polacche,
che nella decisione impugnata, la SEM, dopo averne innanzitutto riassunto
doviziosamente le argomentazioni, ha rilevato come il parere del 10 giugno
2022 non conterrebbe fattispecie o mezzi di prova suscettibili di giustificare
una diversa valutazione rispetto a quella di cui alla bozza dell’8 giugno
2022; che in tal senso, l’autorità inferiore avrebbe a suo dire confacente-
mente ponderato le minacce rivolte dall’ex Ministro degli Affari Interni bie-
lorusso alla richiedente, osservando che questa potrebbe rifarsi alla prote-
zione delle autorità polacche e svizzere qualora ritenesse d’incorrere nel
rischio di essere avvelenata; che in seguito, per ciò che riguarda lo stato di
salute della richiedente, la SEM ha rilevato come il diabete le sia stato dia-
gnosticato dieci anni orsono, e che lo stesso sia in cura da quattro anni;
che su tali presupposti, il fatto che permanga la necessità di organizzare
una visita per valutare l’attuale terapia diabetologica, non influirebbe in al-
cun modo sulla valutazione della gravità delle condizioni di salute in rela-
zione all’ammissibilità del suo rinvio in Polonia; che oltretutto, ha ancora
aggiunto l’autorità in parola, sebbene il medico curante “pensi sia utile” una
rivalutazione psichiatrica in ragione del delirio di persecuzione, non vi sa-
rebbe modo di concludere all’esistenza di uno stato di salute cosi precario
da violare l’art. 3 CEDU in caso di rinvio in Polonia; che del resto, la richie-
dente avrebbe negato l’esistenza di patologie psichiatriche e dagli atti all’in-
serto non emergerebbero indizi quanto alla necessità di un ricovero coatto;
che perdipiù, nulla lascerebbe intendere che un rinvio in Polonia interrom-
perebbe i trattamenti medici in contrasto con i diritti previsti dalla Direttiva
qualifiche; che d’altronde ella avrebbe già vissuto in Polonia e nulla sugge-
rirebbe che non abbia avuto accesso alle cure o che le saranno negate in
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futuro; che così stando le cose, il quadro anamnestico di Halina Melchanka
non osterebbe al suo trasferimento,
che inoltre, in merito al sovraccarico del sistema d'asilo polacco e le viola-
zioni dei diritti umani, l'autorità inferiore ha osservato come la richiedente,
in quanto beneficiaria di protezione internazionale non avrebbe motivo di
temere che i suoi diritti non siano rispettati in Polonia; che d’altronde, l’as-
serzione secondo la quale ella rischierebbe di essere presa di mira dai nu-
merosi profughi ucraini oltre che dai cittadini polacchi, si ridurrebbe ad una
mera speculazione, tanto più ponendo la mente al fatto che la medesima
potrebbe ottenere la protezione delle autorità statali polacche,
che infine, la SEM ha rammentato come il Consiglio federale abbia desi-
gnato la Polonia come Stato terzo sicuro ai sensi dell'art. 6a cpv. 2 lett. b
LAsi e che le autorità polacche si sarebbero dichiarate disposte a riaccet-
tare l’interessata sul loro territorio; che d’altro canto, tale Paese sarebbe
legato dalla Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle
libertà fondamentali del 4 novembre 1950 (CEDU, RS 0.101), dalla Carta
dei diritti fondamentali dell'Unione europea (GU C 364/1 del 18 dicembre
2000; di seguito: CartaUE), dalla Convenzione contro la tortura ed altre
pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti del 10 dicembre 1984
(Conv. tortura, RS 0.105) nonché dal relativo Protocollo (RS 0.142.301),
che la SEM ha poi indicato che l'esecuzione dell'allontanamento sarebbe
ammissibile e ragionevolmente esigibile; che in particolare, si potrebbe
escludere che il quadro clinico della richiedente – sufficientemente accla-
rato e non bisognoso di ulteriori approfondimenti – peggiori in caso di ri-
torno in Polonia; che tale Stato disporrebbe peraltro di un’infrastruttura me-
dica sufficiente,
che infine, le difficili condizioni di vita ivi vigenti non sarebbero motivo d’ine-
sigibilità del rinvio verso la Polonia; che invero, tale Paese sarebbe vinco-
lato alla Direttiva 2011/95/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del
13 dicembre 2011 recanti norme sull'attribuzione della qualifica di benefi-
ciario di protezione internazionale (Direttiva qualifiche), su uno status uni-
forme per i rifugiati o per le persone aventi titolo a beneficiare della prote-
zione sussidiaria nonché sul contenuto della protezione riconosciuta; che
segnatamente, gli art. 26, 27, 29 e 32 di questa direttiva autorizzerebbero
i beneficiari di protezione sussidiaria ad avere accesso ad un'attività retri-
buita o non, e garantirebbero l'accesso al sistema di istruzione generale o
professionale per bambini e per adulti, alla protezione sociale, al sistema
sanitario e all'alloggio,
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che nel ricorso l’insorgente censura innanzitutto un accertamento inesatto
ed incompleto dei fatti giuridicamente rilevanti, in particolare per quanto
riguarda la sua situazione medica; che l’insorgente è dell’opinione che l’au-
torità inferiore abbia emesso il provvedimento avversato malgrado i referti
clinici sin lì acquisiti agli atti evocassero la necessità di esperire maggiori
indagini in merito al suo stato psichico, nonché circa la terapia diabetolo-
gica; che gli atti all’inserto avrebbero dovuto finanche condurre la SEM ad
attendere l’esito degli esami specialistici e ad allestire un rapporto medico
di dettaglio “F4”; che la precarietà dello stato piscologico della richiedente
sarebbe vieppiù evidente alla propria patrocinatrice, la quale riferisce di
aver riscontrato un grave disagio psichico della sua assistita al momento
della comunicazione della decisione avversata,
che in seguito l’insorgente rileva come la sua condizione statutaria in Po-
lonia non sia chiara, ritenuto che le autorità di quest’ultimo Paese avreb-
bero accettato la sua riammissione senza esplicitare il tipo di protezione
attribuitole; che inoltre, la massiccia accoglienza di profughi ucraini
avrebbe spinto le autorità polacche ad annunciare la sospensione dei tra-
sferimenti Dublino; che su tali presupposti, la ricorrente è dell’opinione che
la SEM avrebbe dovuto ottenere dagli omologhi polacchi garanzie in merito
al suo statuto di protezione e al suo permesso di soggiorno, a difetto delle
quali ella finirebbe nel ritrovarsi in condizioni di vita analoghe a quelle di
altri richiedenti l’asilo sprovvisti di uno statuto,
che alla luce delle pressioni esercitate dai recenti flussi migratori sul si-
stema polacco, la richiedente rileva altresì come la SEM avrebbe dovuto
ottenere dalla Polonia – la quale non sarebbe peraltro stata informata dello
stato di salute della richiedente – garanzie circa l’accesso ad un alloggio e
ad un’assistenza adeguati,
che, giusta l'art. 31a cpv. 1 lett. a LAsi, di norma non si entra nel merito
della domanda di asilo se il richiedente può ritornare in uno stato terzo si-
curo secondo l'art. 6a cpv. 2 lett. b LAsi nel quale aveva soggiornato pre-
cedentemente; che si tratta di paesi nei quali il Consiglio federale ritiene vi
sia un effettivo rispetto del principio di «non-refoulement» ai sensi dell'art. 5
cpv. 1 LAsi, nonché dell'art. 3 CEDU e delle disposizioni equivalenti
(cfr. DTAF 2010/56 consid. 3.2),
che il Consiglio federale ha effettivamente inserito la Polonia, come altri
paesi dell'Unione europea (UE) e dell'Associazione europea di libero scam-
bio (AELS), nel novero degli stati terzi sicuri ai sensi dell'art. 6a cpv. 2
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lett. b LAsi; che per questi stati esiste una presunzione di rispetto del prin-
cipio di «non-refoulement» (art. 5 cpv. 1 LAsi),
che la ricorrente ha ottenuto protezione in Polonia, e che le autorità di tale
Paese hanno dichiarato di riaccettarla sul proprio territorio, per il che, le
condizioni dell'art. 31a cpv. 1 lett. a LAsi sono soddisfatte,
che al riguardo, è doveroso sottolineare come l’asserzione secondo la
quale le autorità polacche avrebbero interrotto i trasferimenti Dublino verso
il loro Paese risulta inconferente nella misura in cui, quandanche effettiva-
mente veritiera, concernerebbe richiedenti l’asilo che non si sono ancora
visti riconoscere protezione,
che allo stesso modo, il fatto che con la loro accettazione del 9 maggio
2022 non abbiano fatto esplicito riferimento al tipo di protezione ricono-
sciuta all’interessata, è ininfluente,
che, di conseguenza, è a giusto titolo che la SEM non è entrata nel merito
della domanda di asilo secondo l'art. 31a cpv. 1 lett. a LAsi, di modo che,
su questo punto, il ricorso non merita tutela e la decisione impugnata va
confermata,
che la ricorrente non adempie le condizioni in virtù delle quali la SEM
avrebbe dovuto astenersi dal pronunciare l'allontanamento dalla Svizzera
(art. 14 cpv. 1 e 2 ed art. 44 LAsi nonché art. 32 dell'ordinanza 1 sull'asilo
relativa a questioni procedurali dell'11 agosto 1999 [OAsi 1, RS 142.311];
DTAF 2009/50 consid. 9),
che lo scrivente Tribunale è pertanto tenuto a confermare la pronuncia
dell'allontanamento,
che l'esecuzione dell'allontanamento è regolamentata, per rinvio
dell'art. 44 LAsi, all'art. 83 della legge federale sugli stranieri e la loro inte-
grazione del 16 dicembre 2005 (LStrI, RS 142.20); che, giusta suddetta
norma, l'esecuzione dell'allontanamento deve essere possibile (art. 83
cpv. 2 LStrI), ammissibile (art. 83 cpv. 3 LStrI) e ragionevolmente esigibile
(art. 83 cpv. 4 LStrI),
che, a norma dell'art. 83 cpv. 3 LStrI in relazione all'art. 44 LAsi l'esecu-
zione dell'allontanamento non è ammissibile quando comporta una viola-
zione degli impegni di diritto internazionale pubblico della Svizzera,
https://www.swisslex.ch/DOC/ShowLawViewByGuid/a9c93e17-07c7-4ad9-ac08-f9da47f8f369/3572bcc7-d292-44fd-99ab-e2d1f3eca9a5?source=document-link&SP=5|zpixhk
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che giusta l'art. 6a cpv. 2 lett. b LAsi, la ricorrente è rinviata in uno Stato
terzo designato come sicuro da parte del Consiglio federale, ossia uno
Stato nel quale vi è una presunzione di rispetto degli impegni di diritto in-
ternazionale pubblico, tra cui il rispetto del principio di non-respingimento
ai sensi dell'art. 5 cpv. 1 LAsi così come del principio del divieto della tor-
tura sancito dall'art. 3 CEDU e dall'art. 3 Conv. tortura (cfr. FANNY MATTHEY,
in: Cesla Amarelle/Minh Son Nguyen, Code annoté de droit des migrations,
LAsi, 2015, n. 12 ad art. 6a LAsi),
che appartiene all’interessata sovvertire, se del caso, tale presunzione,
che il respingimento forzato di persone che soffrono di problematiche me-
diche, costituisce una violazione dell'art. 3 CEDU unicamente in circo-
stanze eccezionali; che ciò risulta essere il caso segnatamente laddove la
malattia dell'interessato si trovi in uno stadio a tal punto avanzato o termi-
nale da lasciar presupporre che, a seguito del trasferimento, la sua morte
appaia come una prospettiva prossima (cfr. sentenza della Corte EDU
N. contro Regno Unito del 27 maggio 2008, 26565/05; DTAF 2011/9 con-
sid. 7.1),
che una violazione dell'art. 3 CEDU può però anche sussistere qualora vi
siano dei seri motivi di ritenere che la persona, in assenza di trattamenti
medici adeguati nello Stato di destinazione, sarà confrontata ad un reale
rischio di un grave, rapido ed irreversibile peggioramento delle condizioni
di salute comportante delle intense sofferenze o una significativa riduzione
della speranza di vita (cfr. sentenza della Corte EDU Paposhvili contro Bel-
gio del 13 dicembre 2016, 41738/10, § 181 segg.),
che essendo decisivo e vista la doglianza in tal senso, occorre a questo
punto chiedersi se l'accertamento dei fatti operato dall'autorità inferiore
circa il quadro anamnestico della richiedente ed all'accesso ad un alloggio
e alle prestazioni mediche in Polonia sia stato o meno esaustivo,
che alla luce del principio inquisitorio l'autorità competente deve infatti pro-
cedere d'ufficio all'accertamento esatto e completo dei fatti giuridicamente
rilevanti (cfr. DTAF 2019 I/6 consid. 5.1),
che nel caso in narrativa non appare che la SEM sia venuta meno agli
obblighi che le si impongono in virtù di tale massima,
che nel corso di un primo consulto medico tenutosi il 20 aprile 2022
(cfr. atto SEM 10/3), è stata valutata ed aggiornata la terapia farmacologica
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alla quale la richiedente era sottoposta in ragione di ipertensione e diabete;
che ad eccezione del Lantus serale, la medesima è stata integralmente
confermata e prevedeva l’assunzione dei farmaci Insulin Actrapid HM 100
UI/ml, Ramipril Sandoz cpr 10mg, Torasemide Helvepharm cpr 5mg, Ator-
vastatine Sandoz cpr pell 20mg, Plavix cpr 75mg, Lantus sol inj 100 U/ml
SoloStar e Bisoprolol Mepha cpr 2.5mg,
che il 28 aprile 2022, la richiedente si è sottoposta ad un intervento odon-
toiatrico, nel corso del quale le sono state otturate le carie che lamentava
(cfr. atto SEM 16/2),
che il 6 maggio 2022 l’interessata ha beneficiato di una nuova visita me-
dica, a seguito della quale il medico curante ha rilevato che “(...) si con-
ferma il delirio di persecuzione con persone che dall’Ucraina la seguono,
anche se appare tranquilla e gestibile col colloquio, per tale motivo penso
sia utile rivalutazione psichiatrica (...)”, disturbo per il quale le è stato pre-
scritto un trattamento farmacologico a base di Quetiapin 25mg; che nel
corso del medesimo consulto, il medico ha inoltre aggiunto “per la gestione
del diabete la pazienta ha già uno schema ben descritto nella consulenza
precedente. Consiglio unicamente di aumentare l’insulina rapida di 4 Ul se
la glicemia preprandiale >16”,
che infine, il 1° giugno 2022 la richiedente è stata visitata dal Dr. med.
B._, il quale ha in particolare osservato “Eine diabetologische
Standortbestimmung ist unbedingt indiziert. Ich habe hierfür heute eine BE
mit HbA1c-Bestimmung, BB, Kreatinin, dem Lipidstatus und TSH/Leber-
werte veranlasst und ins Labor Bioanalytica weitergeleitet. Ich bitte nun den
Diabetologen des KSOW C._ (Dr. med. D._), die Patientin
raschmöglichst zu einer Evaluation der aktuellen Diabetestherapie einzu-
bestellen. Eine zusätzliche medikamentöse Behandlung fehlt meines Er-
achtens, z. B. die Gabe von Jardiance-Metformin als Zusatz zur Insulinthe-
rapie. Ebenso bitte ich den Kollegen um ein einfaches Schema der Insulin-
behandlung" (cfr. atto SEM 28/2),
che alla luce dei summenzionati referti clinici, il substrato fattuale non con-
teneva indicatori quanto all'esistenza, finanche potenziale, di affezioni ter-
minali ai sensi della restrittiva giurisprudenza topica; che allo stesso modo,
non v’erano elementi per sospettare che le patologie diagnosticate potes-
sero raggiungere un tale livello di gravità da configurare un rischio reale di
peggioramento rapido ed irreversibile dello stato valetudinario delle ricor-
renti comportante delle intense sofferenze o una significativa riduzione
della speranza di vita in caso di trasferimento,
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che in altre parole, conto tenuto delle questioni giuridiche che si ponevano,
al momento dell'emissione del provvedimento sindacato il complesso fat-
tuale era sufficientemente delineato per giudicare il trasferimento dell’inte-
ressata in Polonia, di modo che, nulla può essere rimproverato all'autorità
inferiore, che non ha violato il principio inquisitorio,
che oltremodo, tale valutazione non è inficiata dal carteggio clinico allegato
in sede ricorsuale,
che è d’altro canto notorio che la Polonia disponga di strutture mediche
efficienti,
che i beneficiari di protezione possono inoltre contare sulle garanzie deri-
vanti dalla direttiva qualifiche; che gli obblighi della Polonia, derivanti dal
diritto europeo, nei confronti dei beneficiari di protezione costituiscono la
non discriminazione nell'accesso all'occupazione, all'istruzione, all'assi-
stenza sociale, all'assistenza sanitaria, all'accesso all'alloggio e agli stru-
menti di integrazione (cfr. capo VII [contenuto della protezione internazio-
nale] della direttiva qualifiche),
che spetta dunque all’insorgente rivolgersi alle autorità per fare valere il
suo diritto ad avere accesso alle prestazioni mediche (cfr. art. 30 direttiva
qualifiche) e ad un alloggio secondo modalità equivalenti a quelle previste
per altri cittadini terzi soggiornanti in Polonia in conformità all'art. 32 diret-
tiva qualifiche; che del resto, non avendo ella riferito alcunché in proposito,
non risulta che nel corso del suo soggiorno in Polonia la richiedente abbia
riscontrato particolari difficoltà in tal senso,
che altresì, la ricorrente oltre a rivolgersi alle strutture statali, potrà anche
fare capo ai numerosi organismi di natura caritativa al fine di ottenere as-
sistenza,
che inoltre, in caso di violazione di diritti sanciti dalla CEDU, l’insorgente
potrà adire le istanze giudiziarie polacche, ed in ultima istanza la
Corte EDU (art. 34 CEDU),
che in conclusione, l'esecuzione dell'allontanamento verso la Polonia è am-
missibile ai sensi delle norme di diritto internazionale pubblico nonché della
LAsi (art. 83 cpv. 3 LStrI in relazione all'art. 44 LAsi
che giusta l'art. 83 cpv. 4 LStrI, l'esecuzione dell'allontanamento non può
essere ragionevolmente esigibile qualora, nello Stato d'origine o di prove-
nienza, lo straniero venisse a trovarsi concretamente in pericolo in seguito
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a situazioni quali guerra, guerra civile, violenza generalizzata o emergenza
medica,
che ai sensi dell'art. 83 cpv. 5 LStrI, l'esecuzione dell'allontanamento verso
i paesi UE/AELS è da ritenersi di principio esigibile e tale presunzione le-
gale può essere sovvertita solo se l'interessato rende verosimile che, per
delle ragioni personali, il suo rinvio non può essere ritenuto ragionevol-
mente esigibile (cfr. fra le tante, sentenza del Tribunale D-559/2020 del
13 febbraio 2020 consid. 9),
che dalle tavole processuali non emergono ostacoli dal profilo dell'esigibi-
lità dell'allontanamento; che difatti, alla luce di quanto sopra, non vi sono
elementi per ritenere che la richiedente si ritroverebbe in una situazione
esistenziale di concreto pericolo in seguito al suo trasferimento verso la
Polonia,
che visto quanto precede sia in ambito di ammissibilità che di esigibilità
della misura di allontanamento, non era in casu necessario che la SEM
richiedesse agli omologhi polacchi delle garanzie individuali e concrete
circa l’accesso ad un alloggio e all’assistenza sanitaria,
che in ultima analisi, non risultano impedimenti neppure dal profilo della
possibilità dell'esecuzione dell'allontanamento (art. 44 LAsi in relazione
all'art. 83 cpv. 2 LStrI); che le autorità polacche hanno dato il loro benestare
alla riammissione della richiedente; che l'esecuzione dell'allontanamento è
dunque pure possibile,
che, di conseguenza, anche in materia di esecuzione dell'allontanamento,
il gravame va disatteso e la querelata decisione confermata,
che pertanto, la SEM con la decisione impugnata non ha violato il diritto
federale né abusato del suo potere d'apprezzamento ed inoltre non ha ac-
certato in modo inesatto o incompleto i fatti giuridicamente rilevanti
(art. 106 cpv. 1 LAsi), altresì, per quanto censurabile, la decisione non è
inadeguata (art. 49 PA); che pertanto il ricorso va respinto,
che, avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, la domanda di esen-
zione dal versamento di un anticipo equivalente alle presunte spese pro-
cessuali è divenuta priva di oggetto,
che, infine, ritenute le allegazioni ricorsuali sprovviste di probabilità di esito
favorevole, la domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa
dal versamento delle spese processuali, è respinta (art. 65 cpv. 1 PA),
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che, visto l'esito della procedura le spese processuali, di CHF 750.– che
seguono la soccombenza, sono poste a carico della ricorrente (art. 63
cpv. 1 e 5 PA nonché art. 3 lett. a del Regolamento sulle tasse e sulle spese
ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 feb-
braio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]),
che la decisione è definitiva e non può, in principio, essere impugnata con
ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83
lett. d cifra 1 LTF).
(dispositivo alla pagina seguente)
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il Tribunale amministrativo federale pronuncia:
1.
Il ricorso è respinto.
2.
La domanda di assistenza giudiziaria è respinta.
3.
Le spese processuali, di CHF 750.–, sono poste a carico della ricorrente.
Tale ammontare deve essere versato alla cassa del Tribunale amministra-
tivo federale, entro un termine di 30 giorni dalla spedizione della presente
sentenza.
4.
Questa sentenza è comunicata alla ricorrente, alla SEM e all'autorità can-
tonale competente.
Il giudice unico: Il cancelliere:
Daniele Cattaneo Jesse Joseph Erard