Decision ID: 67c726a0-6bc5-5cbe-bd2e-ca568dc06981
Year: 2017
Language: it
Court: CH_BVGE
Chamber: CH_BVGE_001
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: 

Fatti:
A.
L'interessato, cittadino eritreo di etnia tigrina, ha depositato una domanda
d'asilo in Svizzera il 30 ottobre 2016. Sentito sui motivi d'asilo egli ha di-
chiarato essere espatriato illegalmente nell’ottobre del 2015 in quanto lui
ed i famigliari sarebbero stati interpellati a più riprese dai militari che erano
sulle tracce del fratello. Oltracciò egli sarebbe stato arrestato in un’occa-
sione allorché aveva tentato di espatriare illegalmente (cfr. atto A11, pag.
6 e A17, pagg. 5 e segg.).
B.
Con decisione del 23 dicembre 2016 la Segreteria di Stato della migrazione
(di seguito: SEM) ha respinto la domanda d'asilo dell'interessato, pronun-
ciando nel contempo il suo allontanamento dalla Svizzera. L'autorità di
prime cure lo ha tuttavia ammesso provvisoriamente in Svizzera per inesi-
gibilità dell'esecuzione dell'allontanamento.
C.
Tale decisione è stata notificata al richiedente il giorno stesso presso il
Centro di registrazione e di procedura di Chiasso alla presenza della per-
sona di fiducia e dell'interprete (cfr. atti A21 e A22).
D.
Nella stessa occasione, l'interessato, la persona di fiducia e l'interprete
hanno sottoscritto un documento intitolato "Dichiarazione di rinuncia al ri-
corso" e il cui tenore era il seguente:
"Io, A._, SIMIC N° di pers. 19 777 022, nato il 1° gennaio 2000, alias
[omissis], Eritrea, dopo aver avuto accesso a consultazione in separata
sede con la persona di fiducia, di mia spontanea volontà, di rinunciare a
depositare un ricorso contro la decisione della Segreteria di Stato della mi-
grazione del 23 dicembre 2016. Preciso che le implicazioni di questa deci-
sione mi sono state debitamente spiegate dalla persona di fiducia durante
un colloquio successivo alla notifica della decisione stessa e concordo con
il contenuto in essa".
E.
In seguito, con ricorso del 23 gennaio 2017 (cfr. timbro del plico raccoman-
dato; data d'entrata: 24 gennaio 2017) il richiedente è insorto dinanzi al
Tribunale amministrativo federale (di seguito: il Tribunale), chiedendo l’an-
nullamento della decisione impugnata ed il riconoscimento della qualità di
rifugiato per motivi insorti dopo la fuga. Parimenti, egli ha presentato una
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domanda volta alla concessione dell'assistenza giudiziaria nel senso
dell’esenzione dal pagamento delle spese di procedura e del relativo anti-
cipo.
Quo alla summenzionata dichiarazione di rinuncia al ricorso, il patrocina-
tore dell’insorgente richiede ne sia constatata l’inefficacia quandanche la
stessa sia stata sottoscritta dalla persona di ai sensi dell'art. 17 cpv. 3 LAsi.
In effetti, una rinuncia a ricorrere contro una decisione suscettibile di violare
un principio imperativo quale il divieto di respingimento non esplicherebbe
alcune effetto per applicazione analogica dell’art. 341 cpv. 1 CO. In tal
senso occorrerebbe parimenti considerare che il Tribunale federale, con
sentenza DTF 141 III 596 avrebbe stabilito che la clausola con cui le parti
rinunciano di primo acchito a deferire una vertenza al Tribunale federale è
inoperante in particolare nell’ambito di diritti costituzionali. A suo dire, risul-
terebbe inoltre quantomeno dubbioso che gli intervenienti abbiano sotto-
scritto la dichiarazione in questione in piena cognizione di causa, posto che
non sarebbero stati in possesso di copia dei verbali di audizione e consi-
derato il tempo trascorso. Andrebbe altresì tenuto conto del fatto che
agendo di sorta, il richiedente asilo minore si sarebbe visto privare della
facoltà di richiedere un secondo parere durante il termine di ricorso, rispet-
tivamente una volta pronunciata la sua ripartizione cantonale. Non sarebbe
infatti da escludere che il nuovo rappresentante legale (o la nuova persona
di fiducia) nominato dopo tale attribuzione sia di diverso parere ad esempio
in seguito apprendimento di nuovi elementi; nuovi elementi che vista la
sussidiarietà non potrebbero essere invocati in sede di riesame. Inoltre, il
fatto di rinunciare anticipatamente a depositare un ricorso sarebbe contra-
ria all’art. 3 della Convenzione sui diritti del fanciullo. Infine, se la persona
di fiducia considerasse che il ricorso non abbia alcuna possibilità di suc-
cesso, sarebbe sufficiente di non ricorrere lasciando scadere il termine
tanto più che ne risulterebbe solo una debole accelerazione della proce-
dura.
Ulteriori fatti e argomenti addotti dalle parti verranno ripresi nei conside-
randi che seguono, qualora risultino decisivi per l'esito della vertenza.

Diritto:
1.
1.1 Le procedure in materia d'asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla
LTF, in quanto la legge sull'asilo (LAsi, RS 142.31) non preveda altrimenti
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(art. 6 LAsi). Fatta eccezione per le decisioni previste all'art. 32 LTAF, il Tri-
bunale, in virtù dell'art. 31 LTAF, giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi
dell'art. 5 PA prese dalle autorità menzionate all'art. 33 LTAF. La SEM rien-
tra tra dette autorità (art. 105 LAsi). L'atto impugnato costituisce una deci-
sione ai sensi dell'art. 5 PA.
1.2 Il ricorrente ha partecipato al procedimento dinanzi all'autorità inferiore,
è particolarmente toccato dalla decisione impugnata e vanta un interesse
degno di protezione all'annullamento o alla modificazione della stessa
(art. 48 cpv. 1 lett. a-c PA). Egli è pertanto legittimato ad aggravarsi contro
di essa.
1.3 I requisiti relativi alla forma e al contenuto dell'atto di ricorso (art. 52 PA)
sono parimenti soddisfatti.
1.4 Resta ora da determinare quale sia la valenza della dichiarazione di
rinuncia unilaterale a depositare un ricorso sottoscritta dal ricorrente e dalla
persona di fiducia ai sensi dell'art. 17 cpv. 3 LAsi in data 16 dicembre 2016
(cfr. atto B26).
1.4.1 Vista la minore età del ricorrente al momento della sottoscrizione di
tale atto, pare anzitutto opportuno apprezzare se egli abbia o meno potuto
impegnarsi in tal senso ossequiando ai disposti applicabili in ambito di ca-
pacità civile e processuale.
1.4.1.1 Si noti infatti che in ragione della presunta assenza di maturità il
minore non dispone del diritto all'esercizio dei diritti civili. Ciò nonostante
quest'ultimo può, a determinate condizioni, agire da solo, a patto che di-
sponga della capacità di discernimento. Tale nozione consiste da un lato
nella capacità di valutare il senso, l'opportunità e le conseguenze di una
determinata azione; dall'altro lato, in una componente volitiva, legata al ca-
rattere, ovvero nella capacità di agire conformemente alla razionale valu-
tazione delle circostanze secondo la propria volontà e di opporsi ad even-
tuali tentativi di influenze esterne (cfr. DTF 124 III 5 consid. 1a). Proprio in
ragione di tali specificità, il codice civile non prevede un‘età a partire dalla
quale un minore debba essere considerato capace di discernimento. In tal
senso, è invece necessario apprezzare nel caso concreto se quest'ultimo
abbia o meno un’età sufficiente perché si possa ammettere che la sua fa-
coltà di agire ragionevolmente sia data e ciò tenendo in debita considera-
zione il tenore dell'atto in questione (cfr. DTF 134 II 235 consid. 4.3.2). Nel
caso di adulti, in base all'esperienza generale della vita, la capacità di di-
scernimento è di regola presunta (art. 16 CC). Quando invece l'esperienza
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generale di vita fa presumere con verosimiglianza preponderante il contra-
rio, e cioè l'assenza della capacità di discernimento, la presunzione legale
dell'art. 16 CC è sovvertita (cfr. sentenze del TF 5A_204/2007 del 16 otto-
bre 2007 consid. 5.2 e 5C.32/2004 del 6 ottobre 2004 consid. 3.2.2).
Quanto ai minori, per analogia e su richiamo della giurisprudenza adottata
in ambito di trattamenti medici, si può partire dal presupposto che la capa-
cità di discernimento potrà essere presunta per un adolescente, tanto più
egli sia prossimo alla maggiore età, allorché dovrà essere ritenuta presu-
mibilmente assente per un fanciullo in tenera età (cfr. DTF 134 II 235 con-
sid. 4.3.3).
1.4.1.2 Giusta l'art. 19c cpv. 1 CC, le persone capaci di discernimento che
non hanno l'esercizio dei diritti civili esercitano in piena autonomia i diritti
strettamente personali. Ciò significa che in una pari eventualità, il minore,
quandanche sprovvisto dell'esercizio dei diritti civili, potrà agire in determi-
nati ambiti senza che sia necessario l'intervento di un rappresentante le-
gale (cfr. DTF 114 Ia 350). Ciò è valido, mutatis mutandis, anche in ambito
procedurale, laddove la capacità processuale è il prolungamento dell'eser-
cizio dei diritti civili (cfr. STEINAUER/FOUNTOULAKIS, Droit des personnes
physiques et de la protection de l'adulte, 2014, n. 170).
1.4.1.3 La giurisprudenza ha già avuto modo di affrontare la questione in
ambito di diritto d'asilo, giungendo alla conclusione che, alla luce del fatto
che una tale procedura tende a proteggere dei diritti a tal punto fondamen-
tali da toccare la sfera intima e l'identità stessa del richiedente, è necessa-
rio riconoscerne senza riserve il carattere strettamente personale (cfr. Rac-
colta ufficiale della giurisprudenza ed informazioni della Commissione sviz-
zera di ricorso in materia d'asilo [GICRA] 1996 n. 3 consid. 2c). Ne conse-
gue dunque che il minore capace di discernimento è legittimato a parteci-
pare alla procedura d'asilo che lo riguarda e ciò senza che sia necessario
ricorrere ad un rappresentante legale, così come a compiere personal-
mente tutti gli atti necessari (deposito di una domanda, diritto di essere
sentito, diritto di ricorrere contro la decisione; cfr. GICRA 1996 n. 3 pag. 20-
21 e riferimenti citati). In tal senso, la nomina di una persona di fiducia ai
sensi dell'art. 17 cpv. 3 lett. b LAsi non ha influsso sulla questione, dal mo-
mento che questa figura assiste l'interessato ma non agisce in qualità di
suo rappresentante (cfr. SYLVIE COSSY, Le statut du réquerant d'asile mi-
neur non accompagné dans la procédure d'asile, tesi Losanna 2000,
n. 530-531).
1.4.1.4 Nel caso in disamina, vista l'età del ricorrente l'esistenza della ca-
pacità di discernimento non può essere posta in discussione. Alla luce di
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quanto esposto sin qui, se ne può dunque a ragione concludere che l'inte-
ressato sia stato legittimato a sottoscrivere solo la rinuncia la cui validità è
dunque sotto tale aspetto da considerarsi pacifica (cfr. situazioni compara-
bili in sentenze del TAF D-5715/2016 del 4 maggio 2017 consid. 1.4.1.4,
D-7341/2016 del 29 marzo 2017 consid. 1.4.1.4, D 6686/2016 dell’8 marzo
2017 consid. 1.4.1.4). In tal senso, la contemporanea sottoscrizione di tale
atto da parte della persona di fiducia nulla toglie e nulla aggiunge a tale
rigore ma attesta semmai la contemporanea presenza di tale figura al mo-
mento della firma. Ne consegue dunque che la censura ricorsuale secondo
il cui tenore risulterebbe ad ogni modo quantomeno dubbioso che un ri-
chiedente l'asilo minorenne possa validamente sottoscrivere una rinuncia
a ricorrere non merita tutela.
1.4.2 Giunti a questa conclusione, si pone ora la questione della validità
strictu sensu della rinuncia litigiosa.
1.4.2.1 Genericamente, in diritto amministrativo, una rinuncia ad un diritto
procedurale è di principio possibile purché si riferisca ad una facoltà con-
creta ed in libera disposizione delle parti (cfr. PETER SALADIN, Das Verwal-
tungsverfahren des Bundes, 1979, n. 13.5 e 18.212). Ciò è valido in regola
generale anche in ambito di PA, laddove una rinuncia a ricorrere ha quale
conseguenza la crescita in giudicato della decisione (cfr. DTAF 2009/11
consid. 2.1.2; JAAG/HÄGGI FURRER, in: Waldmann/Weissenberger [ed.],
Praxiskommentar Verwaltungsverfahrensgesetz, 2a ed. 2016, art. 39 n. 12,
OLIVER ZIBUNG, in op. cit., art. 50 n. 16). A norma di dottrina, la rinuncia ad
un'impugnativa coincide infatti con l'entrata in forza di cosa giudicata for-
male ed espleta effetti comparabili ad un ritiro del ricorso (cfr.
KÖLZ/HÄNER/BERTSCHI, Verwaltungsverfahren und Verwaltungsrechts-
pflege des Bundes, 3a ed. 2013, n. 664, pag. 229). Perché sia possibile
ritenerla valida, occorre tuttavia che la stessa intervenga posteriormente
ed in piena cognizione della decisione per la quale la parte interessata in-
tenda astenersi dal ricorrere (cfr. sentenza del TAF D-6152/2013 del
16 gennaio 2014 consid. 1.4.2 e DTF 86 I 153 consid. 2). Da quanto pre-
cede può altresì essere dedotto che per ritornare sui suoi passi, la parte
rinunciante deve invocare un vizio della volontà che permetta di inficiare la
validità della rinuncia da lei sottoscritta (cfr. sentenza del TAF D-6152/2013
consid. 1.4.2; ZIBUNG, in op. cit., art. 50 n. 16 e rinvii). In altri termini, la
rinuncia è da considerarsi inefficace, quando la stessa è stata posta in es-
sere in presenza di un tale vizio (ad esempio in seguito all'ottenimento di
informazioni fuorvianti dall'autorità stessa, cfr. sentenze del TF
1B_307/2012 del 4 giugno 2012 consid. 2, U 139/02 del 20 novem-
bre 2002 consid. 2.3 e MOOR/POLTIER, Droit administratif, Vol. II, 3a
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ed. 2011, pag. 823). Non vi è inoltre luogo di considerare che quanto pre-
cede non sia valido anche in ambito di diritto d'asilo (cfr. sentenze del TAF
D-5715/2016 consid. 1.4.2.1, D-7341/2016 consid. 1.4.3.1, D 6686/2016
consid. 1.4.2.1, D-6152/2013 consid. 1.4.2).
1.4.2.2 Considerato quanto precede e contrariamente da quanto ritenuto
dall'insorgente, essendo la dichiarazione di rinuncia presente agli atti inter-
venuta posteriormente alla notificazione della decisione, essa deve di prin-
cipio essere ritenuta valida. La stessa si riferisce infatti ad un concreto di-
ritto processuale (o post-processuale) in libera disposizione dell'interessato
e meglio, alla facoltà di interporre ricorso contro la decisione dell'autorità di
prima istanza. In tal senso, occorre considerare che la decisione qui impu-
gnata sia cresciuta in giudicato al momento della sottoscrizione di tale ri-
nuncia. Non giova pertanto al ricorrente invocare la sentenza di principio
del Tribunale federale DTF 141 III 596 la quale stabilisce che è inoperante
la clausola con cui le parti rinunciano in anticipo a deferire al Tribunale fe-
derale né tantomeno sostenere che una rinuncia anticipata sarebbe con-
traria all’art. 3 della Convenzione sui diritti del fanciullo (RS: 0.107), poiché
appunto nel caso di specie si tratta di una rinuncia ad interporre ricorso
intervenuta posteriormente alla notificazione della decisione. Inoltre, la po-
sizione ricorsuale secondo la quale la rinuncia sia automaticamente da ri-
tenersi inefficace in quanto contraria al principio di non respingimento è
fuorviante. Per il tramite della sottoscrizione di tale atto il ricorrente, peraltro
ammesso provvisoriamente in Svizzera, non ha infatti rinunciato ad avva-
lersi di tale principio ma semplicemente ad impugnare la decisione dell'au-
torità di prime cure. La sua situazione, come detto, equivale infatti a quella
di una persona che non si è avvalsa della facoltà di interporre ricorso entro
il termine legale previsto. Considerare il contrario equivarrebbe quindi a
ritenere obbligatoria l'interposizione di un'impugnativa onde evitare una
violazione del suddetto principio, cosa che, ovviamente, non corrisponde
alla realtà.
1.4.2.3 A questo punto, è dunque d'uopo determinare, alla luce delle argo-
mentazioni delle parti, se sia in specie identificabile un vizio della volontà
atto ad inficiarne l'effettività. Una tale manifestazione di volontà non sa-
rebbe infatti da ritenersi vincolante qualora sia stata avallata sotto l'egida
di un errore causato dalla condotta dall'autorità e in particolare quando
quest'ultima abbia fornito informazioni fuorvianti o incomplete in merito alla
facoltà ed ai termini per inoltrare un'impugnativa. Oltracciò, è parimenti pre-
supposto per la validità della rinuncia che l'interessato non sia giunto a tale
decisione in base a pressioni, coercizioni o minacce da parte dell'autorità.
Non da ultimo, pare opportuno ammettere che l'eventuale esistenza di un
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vizio della volontà vada apprezzata indipendentemente dagli scopi, motivi
o ragioni che hanno portato la parte a rinunciare al ricorso.
1.4.2.4 Orbene, nel caso in esame, le argomentazioni ricorsuali, non
paiono poter accreditare una tale ipotesi. Al fine di concludere all’inefficacia
della rinuncia, nel ricorso viene infatti censurata la circostanza secondo la
quale né il ricorrente né tantomeno la persona di fiducia avrebbero preso
conoscenza dei verbali d’audizione cosa che, visto il tempo trascorso
avrebbe compromesso la piena cognizione di causa circa la volontà di ri-
nunciare a ricorrere. Parimenti, il ricorrente si sarebbe visto pregiudicare la
facoltà di ottenere un secondo parere. Il risultato sarebbe infine stato solo
una debole accelerazione della procedura.
1.4.2.4.1 Per meglio evadere la doglianza, è anzitutto necessario rilevare
che la persona di fiducia è incaricata di guidare e sostenere il richiedente
asilo minore non accompagnato e per il quale non è stata ordinata una
misura di protezione ai sensi del codice civile, aiutandolo in particolare a
prendere le decisioni nell'ambito della procedura d'asilo e sostenendolo in
modo valido e mirato. Essa, pur non rappresentandolo, contribuisce dun-
que de facto alla formazione della volontà del minore relativamente agli atti
da lui compiuti in corso di procedura, così da poter relativizzare le eventuali
lacune dovute all'inesperienza. In altri termini, grazie alle sue conoscenze
della materia, la presenza della persona di fiducia fa sì che il minore non
accompagnato dotato di capacità di discernimento sia posto in una situa-
zione comparabile (se non migliore) a quelle di un giovane adulto che ha
già raggiunto la maggiore età (cfr. GICRA 2003 n. 1 consid. 3, relativa-
mente alle conoscenze di cui deve disporre la persona di fiducia ai sensi
dell'art. 17 cpv. 3 lett. b LAsi).
1.4.2.4.2 Nel caso che ci occupa, la SEM, come da prassi, ha proceduto
prendendo contatto con il Servizio Richiedenti asilo del Soccorso operaio
svizzero, nella persona del lic. iur. Mario Amato, conferendo a tale ente il
mandato per l'incarico di persona di fiducia e richiedendone nel contempo
la presenza in occasione della già programmata audizione sui motivi d'asilo
(cfr. atto A16). Parimenti, essa ha richiesto il regolare intervento di un in-
terprete in sede di notifica. Ora, in casu non vi sono agli atti elementi con-
creti che permettano di mettere in discussione le conoscenze e l’agire della
persona chiamata a svolgere tale ruolo. Il profilo scelto dispone infatti, alla
luce della sua formazione, delle qualifiche necessarie ai sensi della giuri-
sprudenza e ha inoltre agito in piena indipendenza dall’autorità di prime
cure. Visti tali presupposti, ritenere che nonostante ciò la persona di fiducia
abbia consigliato al ricorrente di sottoscrivere una rinuncia a ricorrere
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senza essere in pieno conoscimento delle implicazioni da essa derivanti
pare del tutto inconcepibile. Una tale evenienza è del resto fortemente
messa in dubbio già solo dal tenore letterale della dichiarazione. Il docu-
mento in questione reca infatti espressa menzione del fatto che le implica-
zioni della decisione sono state debitamente spiegate dalla persona di fi-
ducia durante un colloquio successivo alla notifica della decisione stessa e
che la ricorrente si stata trovata in accordo con il contenuto della stessa.
Va dappoi osservato che in dei recenti casi simili il Tribunale ha già avuto
modo di constatare come la finalità dell’autorità di prime cure non sia quella
di porre in essere una procedura sbrigativa ed atta ad assicurarsi l'assenza
di una futura impugnativa quanto più di una prassi con ottica di celerità
messa in pratica a seguito della necessità di procedere, viste le particolari
circostanze ad una consegna brevi manu della decisione in presenza
dell'interprete e della persona di fiducia, il tutto correlato da un congruo
momento di riflessione al fine di maturare la propria decisione in merito (cfr.
sentenze del TAF D-5715/2016 consid. 1.4.2.4, D-7341/2016 consid.
1.4.3.4, D 6686/2016 consid. 1.4.2.3).
Ne viene dunque che i dubbi sollevati dal patrocinatore del ricorrente circa
il fatto che il suo assistito e la stessa persona di fiducia nominata a suo
sostegno non abbiano avallato la sottoscrizione litigiosa in piena cogni-
zione di causa non risultano fondati.
Ciò detto, mal si comprende infine la correlata censura secondo il cui senso
né il ricorrente né tantomeno la persona di fiducia avrebbero preso cono-
scenza dei verbali d’audizione al fine di valutare l’appropriatezza della ri-
nuncia. In primo luogo, anche a tal proposito, il tenore stesso della dichia-
razione lascia intendere ben altro, e meglio, che sia stata data facoltà di
consultazione al ricorrente, quantomeno su richiesta. Se poi il ricorrente,
su consiglio della la persona di fiducia, non abbia in tale sede ritenuto op-
portuno avvalersi di una tale facoltà è ancora un’altra questione. Va infatti
qui ribadito come non stia in questa sede al Tribunale sostituirsi alle valu-
tazioni di opportunità operate dalla persona di fiducia al momento dello
scambio di opinioni con il ricorrente. Si può infatti partire dal presupposto
che fino a prova contraria, quest’ultima, forte dell’esperienza nella materia
e sulla base di valutazioni di varia natura, non quindi solo di merito, abbia
in quel momento ritenuto appropriato consigliare al minore di procedere
alla sottoscrizione e ciò anche nel caso in cui – cosa peraltro tutt’altro che
dimostrata – non abbia proceduto alla consultazione dei verbali (di cui d’al-
tronde conosceva il tenore essendo stato presente al momento dell’audi-
zione ex art. 29 LAsi).
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1.4.2.4.3 Infine, l'argomentazione del ricorrente secondo cui mal si capi-
rebbe la necessità di un tale agire, ferma considerata la ratio legis della
disposizione che prevede un termine di 30 giorni per inoltrare il ricorso ed
il fatto che l'accelerazione della procedura intervenuta sarebbe dunque
stata minima, è a sua volta priva di rilevanza. Anzitutto, occorre a tal pro-
posito rilevare che ritenere un tale argomento equivarrebbe a considerare
la rinuncia inefficace in quanto tale, dal momento che la legge prevede
sempre un termine per ricorrere e che quest'ultima, per sua stessa natura,
interverrebbe prima della scadenza dello stesso. Ora, come si è già avuto
modo di enucleare in precedenza, ciò non è il caso. Oltracciò, tale agire è
sfociato in una più celere attribuzione del ricorrente ad un cantone, cosa
che ha avuto in concreto il risultato di accelerarne il processo di integra-
zione (seppur va ricordato che nulla vieti alla SEM di procedere già prima
ad una tale ripartizione; cfr. art. 27 LAsi). In tal senso, anche la circostanza
secondo la quale il ricorrente si sia visto privato della facoltà di ottenere un
secondo parere non risulta decisiva.
1.4.3 Occorre dunque concludere che la rinuncia a ricorrere sottoscritta
dall'interessato sia efficace ed abbia quale conseguenza l'entrata in forza
di cosa giudicata formale della decisione della SEM del 23 dicembre 2016.
In ragione di ciò, il presente ricorso va dichiarato inammissibile.
2.
Giusta l'art. 111 lett. b LAsi, l'art. 23 cpv. 1 lett. b LTAF, il giudice dell'istru-
zione decide in qualità di giudice unico in caso di non entrata nel merito su
ricorsi manifestamente irricevibili. Si tratta segnatamente dei casi di man-
cato pagamento dell'anticipo spese e di ricorso inoltrato troppo tardi
(cfr. MOSER/BEUSCH/KNEUBÜHLER, Prozessieren vor dem Bundesverwal-
tungsgericht, n. 3.51 e Messaggio concernente la revisione totale dell'or-
ganizzazione giudiziaria federale, FF 2001 3937). A contrario, laddove,
come nel caso di specie, risulti necessaria un'analisi giuridica circa la rice-
vibilità del gravame, si necessita di giudicare la questione nella composi-
zione ordinaria di 3 giudici (cfr. mutatis mutandis Basler Kommentar, Bun-
desgerichtsgesetz, [BSK BGG], 2a ed. 2011, n. 15 segg. ad art. 108 LTF).
Ai sensi dell’art. 111a cpv. 1 LAsi, anche in questi casi è possibile rinunciare
allo scambio scritti.
3.
Ai sensi dell'art. 65 cpv. 1 PA, l'assistenza giudiziaria viene concessa qua-
lora una parte non disponga dei mezzi necessari e le sue conclusioni non
sembrino prive di probabilità di successo. Ora, l'assenza di probabilità di
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successo può dedursi tanto da questioni attinenti alla ricevibilità del ricorso
quanto da elementi giuridici di merito (cfr. mutatis mutandis BERNARD COR-
BOZ et al. [ed.], Commentaire de la LTF, 2a ed. 2014, n. 39 ad art. 64 LTF).
In specie, l'istanza di assistenza giudiziaria non può pertanto essere ac-
colta, atteso che le conclusioni del ricorrente erano sin dall'inizio prive di
probabilità di successo.
4.
A norma dell'art. 6 lett. b del regolamento sulle tasse e sulle spese ripetibili
nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 febbraio
2008 (TS-TAF, RS 173.320.2), le spese processuali possono essere con-
donate totalmente o parzialmente qualora per motivi inerenti al litigio o alla
parte in causa, non risulti equo addossarle alla parte.
In specie, vista la particolarità del caso, il Tribunale si esime dal prelevare
spese processuali.
5.
La presente decisione non concerne persone contro le quali è pendente
una domanda d'estradizione presentata dallo Stato che hanno abbando-
nato in cerca di protezione per il che non può essere impugnata con ricorso
in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 lett. d ci-
fra 1 LTF). La pronuncia è dunque definitiva.
6.
Vista l'inammissibilità del gravame non è d'uopo analizzare le altre do-
glianze ricorsuali.
(dispositivo alla pagina seguente)
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