Decision ID: 2287e9a3-d4b9-57aa-909f-9acc74c24114
Year: 2016
Language: it
Court: TI_CARP
Chamber: TI_CARP_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: penal_law

ritenuto
in fatto: A.
Con decreto d’accusa n. C295/2013 del
29 luglio 2015 l’Ufficio della sanità ha ritenuto AP 1 colpevole di aver violato gli art. 38 della Legge sanitaria, 58 della Legge sulle professioni mediche universitarie e 45 cpv. 1 della Legge sulle professioni psicologiche e ne ha proposto la condanna alla multa di fr. 5’000.- nonché al pagamento della tassa di giustizia di fr. 1’000.- e delle spese giudiziarie pari a fr. 2’000.-.
Avverso tale decreto, AP 1 ha presentato tempestiva opposizione.
B.
Statuendo, dopo aver tenuto il dibattimento, con sentenza 14 gennaio 2016 (intimata il 4 marzo 2016), il Presidente della Pretura penale ha ritenuto AP 1 autore colpevole di:
1. contravvenzione alla Legge federale sulle professioni mediche,
per aver fatto uso a far tempo almeno dal 4 marzo 2013 a tutt’oggi, a _ e in altre imprecisate località, segnatamente sulle targhe esterne dell’appartamento in via _ a _, come pure in diverse e-mail con l’autorità e non da ultimo sul sito
http://www.odmclub.ch/Centri.html
, di titoli di cui non è in possesso, fra i quali il titolo di perfezionamento in “medicina interna generale”, e di denominazioni inappropriate;
2. contravvenzione alla Legge federale sulle professioni psicologiche,
per avere fatto uso a far tempo almeno dal 4 marzo 2013 a tempo indeterminato, a _ e in altre imprecisate località, in comunicazioni scritte e su insegne di diciture del tutto inappropriate fra le quali quella di specializzazione in psicoterapia;
3. contravvenzione alla Legge sanitaria
per avere a _, nell’appartamento sito in via _, a far tempo dal 4 marzo 2013 e sino al 13 dicembre 2013, data in cui è stata rilasciata la necessaria concessione, esercitato la professione medica ed erogato trattamenti medico –estetici nonostante non fosse stata conferita ai locali l’agibilità come studio medico.
In applicazione della pena, il Presidente della Pretura penale ha condannato AP 1 alla multa di fr. 5'000.- e al pagamento di tasse e spese di giustizia di complessivi fr. 2'000.-.
C.
Con scritti 20 e 26 gennaio 2016 l’imputato ha presentato annuncio d’appello, che ha tempestivamente confermato, ricevuta la motivazione scritta, con dichiarazione 10 marzo 2016 in cui ha precisato di impugnare i dispositivi n. 1 e n. 2 della sentenza, chiedendo il suo proscioglimento dai reati ascrittigli, nonché l’attribuzione allo Stato degli oneri processuali di prima e seconda istanza e il riconoscimento a suo favore di un’indennità di fr. 2'000.- per la procedura di primo grado e di fr. 1000.- per la procedura d’appello (III).
D.
In applicazione degli art 406 cpv 1 lett c e cpv 3 CPP,
in data 19 maggio 2016 la presidente di questa Corte ha informato le parti che l’appello sarebbe stato trattato in procedura scritta ed ha impartito un termine di 20 giorni a AP 1 per la presentazione di una motivazione scritta. Il relativo allegato è stato presentato dall’appellante, dopo la concessione di una proroga, in data 4 aprile 2016.
In data 5 aprile 2016, la presidente di questa Corte ha ordinato l’intimazione alle parti della motivazione d’appello, impartendo loro un termine di 20 giorni per presentare eventuali osservazioni (art
390 cpv 2 CPP)
.
E.
Il giudice della Pretura penale, con scritto 7 aprile 2016, ha comunicato di non avere osservazioni e di rimettersi al giudizio di questa Corte. Con osservazioni 22 aprile 2016 l’Ufficio della sanità ha chiesto la reiezione dell’appello e la conferma della sentenza impugnata.

Considerando
in diritto:
1. a.
Giusta l’art. 353 cpv. 1 litt. c CPP - applicabile grazie al rinvio dell’art. 357 cpv. 2 CPP - il decreto d’accusa deve indicare i fatti contestati all’imputato.
La descrizione dei fatti deve adempiere le esigenze poste per l’atto d’accusa (STF 6B_848/2013 del 3 aprile 2014 consid. 1.3.1 con rinvii) che, fra l’altro, deve indicare i fatti contestati all’imputato in modo quanto possibile succinto, ma preciso, specificando dove, quando, come e con quali effetti sono stati commessi (art. 325 cpv. 1 litt. f CPP).
La descrizione precisa dei fatti contestati all’imputato è di importanza centrale, dal momento che è questa che definisce l’oggetto del procedimento e, di conseguenza, costituisce un presupposto essenziale per la concretizzazione e il rispetto del principio accusatorio (STF citata, ibidem con rinvii; STF 6B_966/2009 del 25 marzo 2010 consid. 3.2; 6B_984/2009 del 25 febbraio 2010 consid. 2.3; 6B_292/2009 del 16 ottobre 2009 consid. 1.1; 6B_459/2007 del 18 gennaio 2008 consid. 4.2; 6P.183/2006 del 19 marzo 2007 consid. 4.2; DTF 126 I 19 consid. 2a; 120 IV 348 consid.
2b e c; 116 Ia 455 consid. 3cc; Hauser/Schweri/Hartmann, Schweizerisches Strafprozessrecht, 2005, n. 6 segg. e 16 segg. § 50; Schmid, StPO, Praxiskommentar, 2009, n. 2 ad art. 9 CPP; Schmid, Handbuch des schweizerischen Strafprozessrechts, 2009, n. 208 § 12 pag. 79; Niggli/Heimgartner, Basler Kommentar, StPO, 2011, n. 36 segg. ad art. 9 CPP; Schubarth, Commentaire romand, CPP, 2011, n. 4 ad art. 9 CPP).
Un’indicazione dei fatti quanto possibile completa e precisa nel decreto d’accusa è necessaria anche nell’ottica del principio “ne bis in idem”, ritenuto che dai fatti riportati in un decreto d’accusa passato in giudicato si deve poter verificare se si è in presenza di fatti già giudicati oppure no (STF 6B_848/2013 del 3 aprile 2014 consid. 1.3.1 con rinvii).
In altre parole, il DA deve enunciare i fatti che, secondo l’autorità inquirente, realizzano gli elementi costitutivi dell’infrazione imputata al prevenuto (STF del 20.06.2016, inc. 6B_877/2015, consid. 1.1.).
b.
Giusta l’art. 356 cpv. 2 CPP, il tribunale di prima istanza statuisce, in via pregiudiziale ai sensi degli art. 329 cpv. 1 litt. b e 339 cpv. 2 litt. b CPP, sulla validità del decreto d’accusa e dell’opposizione (STF 6B_848/2013 del 3 aprile 2014 consid. 1.3.2 con rinvii). La verifica di tali presupposti processuali avviene d’ufficio (STF citata,
ibidem
con rinvii). Se il DA contiene dei vizi di poca importanza, il tribunale può correggerli (STF del 20.06.2016, inc. 6B_877/2015, consid. 1.1.). Se, invece, il decreto d’accusa non è valido - ciò che è il caso quando, come visto sopra, è affetto da un vizio formale (STF citata,
ibidem
con rinvii) quale la mancanza della descrizione dei fatti contestati all’imputato secondo i requisiti di cui all’art. 325 cpv. 1 litt. f CPP - il giudice lo annulla e rinvia la causa al pubblico ministero, rispettivamente all’autorità amministrativa competente in materia di contravvenzioni, affinché svolga una nuova procedura preliminare (art. 356 cpv. 5 CPP).
2.
Il decreto d’accusa emanato dall’Ufficio della sanità in data 29 luglio 2015 non descrive in modo completo e preciso, ma al tempo stesso succinto, i fatti contestati all’imputato (così come disposto dall’art. 353 cpv. 1 lett. c CPP combinato con l’art. 325 cpv. 1 lett. f CPP) ma, al contrario, li espone in modo prolisso, disordinato e incompleto.
In particolare, non indica chiaramente né la data, né il luogo di commissione dei fatti rimproverati a AP 1 e non permette, dunque, di comprendere in modo chiaro e immediato quali sono i fatti concreti che l’autorità amministrativa ha ritenuto costitutivi di reato. Si tratta di un vizio formale che, come ricordato al considerando precedente, rende il DA non valido e che avrebbe dovuto determinare il primo giudice ad annullarlo e a rinviare la causa all’autorità inquirente per l’emanazione di un DA conforme, in ossequio a quanto previsto dall’art. 356 cpv. 5 CPP.
3.
Per ovviare alle carenze sopradescritte il presidente della Pretura penale ha, invece, formulato un DA completamente diverso - sia nella forma che nei contenuti (cfr., ad esempio, l’inserimento della circoscrizione temporale dei fatti) - rispetto al precedente, peraltro senza nemmeno prospettare simili modifiche né all’imputato (che non era rappresentato da un avvocato) né all’autorità inquirente.
Si tratta di un modo di procedere che non può essere protetto.
Ne deriva che, così come disposto dall’art. 356 cpv. 5 CPP, gli atti vanno rinviati al primo giudice, affinché provveda a rinviare la causa all’Ufficio della sanità per l’emanazione di un DA conforme ai dettami dell’art. 353 cpv. 1 CPP.
4. a.
Nella sua motivazione d’appello, l’appellante ha chiesto il versamento in suo favore di complessivi
fr. 3'000.- a titolo di indennità di primo e secondo grado. Successivamente, alla richiesta di questa Corte di precisare quale fosse il danno di cui egli chiedeva l’indennizzo (XIII), l’appellante ha modificato la sua richiesta , indicando di pretendere il risarcimento di complessivi fr. 618'888.- per il danno economico e di immagine patito (XV).
b.
A titolo preliminare, si osserva che, vista la natura del giudizio di questa Corte e avuto riguardo al fatto che l’appellante non è patrocinato da un avvocato, l’unico danno che può essergli indennizzato è quello eventualmente derivantegli
dalla partecipazione necessaria al procedimento (art. 429 cpv. 1 lett. b CPP).
Rispondendo a specifica richiesta della presidente di questa Corte, AP 1 non ha nemmeno preteso di avere subito un simile danno (XV). Nulla può, pertanto, essergli riconosciuto ex art 429 CPP a questo stadio del procedimento.
Le altre pretese di risarcimento da egli formulate risultano, invece, premature. Esse andranno, se del caso, valutate nell’ambito di un eventuale giudizio di merito a lui favorevole.
5.
V
isto l’esito del procedimento, gli oneri processuali per la procedura d’appello sono integralmente posti a carico dello Stato, così come la tassa di giustizia di fr. 1'600.- relativa alla procedura di primo grado (art. 428 cpv. 4 CPP), mentre le spese di fr. 400.- vanno riportate sulla nuova procedura di primo grado e sulla loro attribuzione deciderà l’istanza inferiore con la nuova decisione.