Decision ID: f70c1a4e-0f23-5635-8ef7-fb6480d1d29d
Year: 1996
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: civil_law

in fatto:
A.
_, cittadino svizzero attinente di _ (_ con ultimo domicilio a _, è deceduto a _ il _ 1990. Celibe e senza discendenti, egli ha lasciato la madre _, un fratello (_) e due fratellastri (_e _), figli naturali del padre _, cittadino _ deceduto nel 1981.
B.
_ e _ si sono rivolti il 6 settembre 1990 al Pretore del Distretto di Lugano, sezione 4, perché ordinasse l’inventario della successione. L’istanza è stata accolta il giorno successivo e il notaio _ _ di _ è stato incaricato di allestire l’inventario.
C.
Il 13 marzo 1991 _, amica di _ _ (aveva con questi un appartamento in comproprietà a _), ha adito il Tribunale civile di _ chiedendo di essere dichiarata – sulla base di due lettere a lei scritte da _ _ – unica erede istituita. Respinta in primo grado, l’azione consta essere tuttora pendente davanti alla Corte di appello di _.
D.
_ e _ hanno promosso causa direttamente davanti al Tribunale di appello del Cantone Ticino, il 7 ottobre 1991, contro _ _ _, _ _ e _ _ per essere riconosciuti unici eredi legittimi di _ _. Il processo è in corso davanti alla II Camera civile di appello (_).
E.
Il 5 aprile 1993 _ è stato ammesso dal Pretore del Distretto di Lugano, sezione 4, ad assistere alla confezione dell’ inventario e il notaio è stato invitato a concludere il mandato. Questi ha consegnato il proprio brevetto al Pretore il 26 novembre 1993.
F.
_ ha introdotto a sua volta, il 16 febbraio 1995, un’istanza al Pretore del Distretto di Lugano, sezione 4, perché fosse nominato un rappresentante della comunione ereditaria. All’udienza del 17 marzo 1995 si sono presentati unicamente i patrocinatori di _ e di _, che hanno chiesto di designare come rappresentante della comunione ereditaria o come amministratore della successione il notaio _ _. Il patrocinatore di _ e di _ _ non è comparso all’udienza.
G.
Con decisione del 20 marzo 1995 il Pretore ha ordinato l’ammi-nistrazione dell’eredità, designando in qualità di amministratore il notaio _ _. Egli ha rilevato che, vista l’incertezza sulla persona degli eredi, si imponeva la nomina di un amministratore cui sarebbe spettato il compito “di condurre le necessarie ricerche e di prendere tutti i provvedimenti assicurativi richiesti dalle circostanze”. La tassa di giustizia di fr. 100.– è stata posta a carico della successione.
H.
Insorti il 30 marzo 1995 con un appello contro la decisione citata, _ e _ chiedono che – conferito al ricorso effetto sospensivo – l’amministrazione dell’eredità sia annullata e il giudizio del Pretore riformato di conseguenza. La richiesta di effetto sospensivo è stata respinta dalla presidente della I Camera civile con decreto del 5 aprile 1995.
I.
Nelle sue osservazioni del 4 maggio 1995 _ _ si rimette al giudizio di questa Camera. _ _ propone invece, nelle sue osservazioni del 5 maggio 1995, il rigetto dell’appello.

Considerando
in diritto:
1.
La nomina dell’amministratore di una successione (art. 554 e 556 cpv. 3 CC) è disposta con procedura sommaria non conten-ziosa (art. 2 n. 9 e art. 3 LAC; Rep. 1988 pag. 348 consid. 2). Il Pretore, che agisce d’ufficio (art. 551 cpv. 1 CC), applica il prin-cipio inquisitorio (Rep. 1990 pag. 188 in alto), nel senso che ha la facoltà di assumere informazioni di propria iniziativa e di provocare anche spiegazioni da terzi (art. 360 cpv. 2 CPC). Il provvedimento da lui emanato è impugnabile entro dieci giorni (Rep. 1976 pag. 201); l’appello non ha effetto sospensivo, salvo che il presidente della Camera adita decida altrimenti (art. 360 cpv. 3 con rinvio all’art. 370 CPC).
2.
Per il procedimento successorio e le controversie ereditarie sono competenti – secondo il diritto svizzero – i tribunali o le autorità svizzeri dell’ultimo domicilio dell’ereditando, riservata la competenza esclusiva eventualmente rivendicata dallo Stato estero per i fondi sul suo territorio (art. 86 LDIP). Se l’ereditan-do era un cittadino svizzero con ultimo domicilio all’estero, competenti sono i tribunali o le autorità svizzeri del luogo d’origine, sempre che l’autorità estera non si occupi della successione (art. 87 cpv. 1 LDIP). I tribunali o le autorità svizzeri del luogo d’origine sono sempre competenti, per converso, se un cittadino svizzero con ultimo domicilio all’estero ha, per testamento o contratto successorio, sottoposto alla competenza o al diritto svizzeri i suoi beni situati in Svizzera o l’intera successione (
professio iuris
), fatta salva – una volta ancora – la competenza esclusiva che uno Stato estero può rivendicare per i fondi sul suo territorio (art. 87 cpv. 2 LDIP). Non sussistono trattati internazionali, tanto meno con il _ di _, che deroghino nei rapporti con Stati esteri alle norme federali appena citate sulla competenza per territorio (art. 1 cpv. 2 LDIP).
3.
Gli appellanti sostengono che in concreto il Pretore del Distretto di Lugano non era competente per ordinare l’amministrazione dell’eredità poiché l’ultimo domicilio dell’ereditando era a Locarno o, tutt’al più, a _. Oltre a ciò – argomentano – non è lecito delegare a un amministratore la scelta delle misure da prendere a tutela di una successione, tale ufficio incombendo al giudice. Infine, a parere degli appellanti, non avrebbe senso nominare alla successione un amministratore svizzero qualora la Corte di appello _ riformasse la sentenza sfavorevole emanata nei confronti di _ _ _ dal Tribunale civile del _ (sopra, consid. C). Nella fattispecie il Pretore del Distretto di Lugano poteva fors’anche adottare provvedimenti conservativi a norma dell’art. 89 LDIP, ma non decidere misure a salvaguardia della devoluzione ereditaria, fra le quali rientra appunto la nomina di un amministratore.
4.
Nella decisione impugnata il Pretore non ha verificato la propria competenza per territorio, come del resto non l’aveva accertata nella decisione del 7 settembre 1990 con cui aveva ordinato l’in-ventario (ancorché gli istanti alludessero esplicitamente alla questione). Egli sembra dipartirsi dal presupposto che, qualunque fosse l’ultimo domicilio dell’ereditando, l’autorità svizzera del luogo di situazione era – e rimane – competente per ordinare i necessari provvedimenti d’urgenza a tutela di beni dell’eredità che si trovano nella sua giurisdizione (art. 89 LDIP). Se non che, tale presupposto è senz’altro valido per i provvedimenti
d’urgenza
(provvedimenti
conservativi
, secondo il titolo marginale). I provvedimenti ordinari a salvaguardia della devoluzione ereditaria – come per esempio la nomina di un amministratore – restano invece nella competenza dell’autorità preposta all’aper-tura della successione (
Bucher
, Droit international privé suisse, vol. II, Basilea 1992, pag. 313 n. 965 con rinvii;
Heini
in: IPRG Kommentar, Zurigo 1993, nota 3 in fine ad art. 89;
Schnyder
, Das neue IPR-Gesetz, 2a edizione, pag. 83 in alto; FF 1983 I 360 in fondo; impreciso:
Merckt,
Les mesures provisoires en droit international privé, Zurigo 1993, pag. 144 in basso).
La prassi di questa Camera antecedente l’introduzione della leg-ge federale sul diritto internazionale privato non operava distinzioni tra provvedimenti d’urgenza e provvedimenti ordinari a sal-vaguardia della devoluzione ereditaria, onde la competenza del giudice svizzero anche a ordinare l’amministrazione di un’eredi-tà (Rep. 1988 pag. 347). Tale assimilazione non può più trovare conferma alla luce dell’attuale orientamento dottrinale e legislativo. Ci si potrebbe domandare, invero, quali provvedimenti deb-bano essere ritenuti “conservativi” nel senso dell’art. 89 LDIP e quali invece siano destinati a salvagurdare l’ordinaria devoluzio-ne dell’eredità. Questa Camera ha stabilito recentemente che il blocco richiesto da un erede su conti bancari del defunto ha semplice carattere conservativo (sentenza del 4 settembre 1995 nella causa H. contro H., consid. 1), mentre la nomina di un amministratore della successione è un vero e proprio provvedimento a salvaguardia della devoluzione dell’eredità (sentenza del 12 ottobre 1995 nella causa A. contro B., consid. 5b), che dev’essere preso quindi dall’autorità preposta all’apertura della successione. Ciò vale anche per la designazione di un rappresentante della comunione ereditaria (art. 602 cpv. 3 CC), che già secondo il diritto interno svizzero compete a tale autorità (
Escher
in: Zürcher Kommentar
, 3a
edizione
,
nota 74 ad art. 602 CC;
Tuor/ Picenoni
in: Berner Kommentar, 2a edizione, no-ta 48 ad art. 602 CC;
Piotet,
Précis de droit successoral, 2a edi-zione, pag. 122 in fondo). Il quesito è di sapere, ciò premesso, qual è nel caso in esame l’autorità preposta all’apertura della successione.
5.
In linea di principio – come si è spiegato (consid. 2) – l’autorità preposta all’apertura di una successione è quella all’ultimo domicilio dell’ereditando (art. 86 cpv. 1 LDIP). Se l’ereditando però era un cittadino svizzero con ultimo domicilio all’estero, è competente l’autorità svizzera del luogo di origine, “sempreché l’au-torità estera non si occupi della successione” (art. 87 cpv. 1 LDIP). _ _ era cittadino svizzero attinente di _ (_). Non risultando né che l’autorità _ si disinteressi della successione (_ha in corso, anzi, una causa davanti ai tribunali del _ intesa a far accertare la sua qualità di unica erede istituita) né che l’ereditando abbia espresso – per avventura – una
professio iuris
(art. 87 cpv. 2 LDIP), non vi è motivo in concreto per ravvisare la competenza del giudice svizzero. Gli appellanti sostengono persino che, come sembrerebbe emergere dalla causa pendente davanti alla II Camera civile di appello (sopra, consid. D), l’ultimo domicilio di _ non sarebbe _, bensì _. La questione non ha portata pratica ai fini dell’attuale giudizio. Indipendentemente dal problema di sapere se l’ultimo domicilio dell’ereditando (nel senso dell’art. 20 cpv. 1 lett. a LDIP) fosse _ oppure _, in nessuno dei due casi sarebbe data in effetti la competenza per territorio del giudice di Lugano.
6.
_, nelle osservazioni del 5 maggio 1995, che davanti al Pretore gli appellanti non hanno eccepito alcunché, il loro avvocato non essendo nemmeno comparso all’udien-za del 17 marzo 1995. Essi non potrebbero quindi mettere in discussione il foro per la prima volta in appello, né il Pretore era tenuto – dandosi un foro derogabile – a verificare la propria competenza d’ufficio. Gli appellanti, oltre a ciò, abuserebbero dei propri diritti poiché essi medesimi avevano chiesto la confezione dell’inventario al Pretore del Distretto di Lugano, ottenendolo. Non potrebbero quindi contestarne ora la competenza per territorio.
Ora, non vi è dubbio che secondo l’art. 97 n. 3 CPC il giudice esamina d’ufficio la competenza per territorio solo se il foro è inderogabile. È più che dubbio, per contro, che il foro dell’art. 86 cpv. 1 LDIP sia derogabile (a favore:
Schnyder,
op. cit.,
pag. 81 in alto; contro, quanto meno in linea generale:
Heini
, op. cit., nota 8 ad art. 86 LDIP con richiami). Ed è ancora più dubbio che una proroga del foro possa ravvisarsi nel solo fatto di non comparire a un’udienza (si veda invece l’art. 6 LDIP), per di più nell’ ambito di una procedura retta dal principio inquisitorio, in cui il giudice collabora all’accertamento dei fatti (sopra, consid. 1;
Cocchi/Trezzini
, CPC annotato, Lugano 1993, n. 2 ad art. 360). A prescindere da ciò, e comunque sia, l’amministrazione di un’ eredità è ordinata con la procedura sommaria
non contenziosa
di camera di consiglio (art. 360 CPC). Nel quadro di una procedura siffatta, non sussiste una controparte definita (esiste – per esempio – una cerchia di pretesi eredi), di modo che il giudice deve vagliare d’ufficio la propria competenza indipendentemente dall’eventuale prorogabilità del foro (I CCA, sentenza del 12 ottobre 1995 nella causa A. contro B., consid. 7).
Ne segue che l’assenza degli appellanti al contraddittorio del 17 marzo 1995 o il fatto di avere ottenuto dal medesimo giudice la confezione di un inventario non è decisivo, poiché in ogni modo il giudice adito avrebbe dovuto esaminare la competenza per territorio di propria iniziativa (e nulla rendeva verosimile in concreto che l’ereditando avesse mai avuto un domicilio a Lugano). _ _ evoca invano anche l’art. 321 cpv. 1 lett. b CPC, che vieta di addurre nuove eccezioni in appello. Proprio perché il giudice avrebbe dovuto verificare d’ufficio – e non solo su eccezione di parte (art. 98 CPC) – la propria competenza, non può dirsi nemmeno che il ricorso violi il divieto dell’art. 321 cpv. 1 lett. b CPC. Le obiezioni di _ si rivelano quindi, per concludere, prive di consistenza.
7.
La fondatezza dell’appello già sulla questione del foro rende superfluo vagliare le altre argomentazioni contenute nel memoriale, in particolare quella che riguarda la censurata delega di competenze dell’amministratore e la contestata opportunità di nominare un amministratore svizzero.
8.
Gli oneri di prima sede vanno a carico di _ _ e _ _ in solido, che hanno postulato la designazione dell’ amministratore davanti a un giudice incompetente per territorio (art. 148 cpv. 1 CPC). In sede di appello _ ha rinunciato a chiedere il rigetto dell’appello, rimettendosi al giudizio di questa Camera; vi sono quindi giuste ragioni (nel senso dell’art. 148 cpv. 2 CPC) per esonerarlo da tasse e spese. _ _ esce invece soccombente e si vede addebitare la tassa di giustizia, commisurata all’importanza del litigio. L’indennità per ripetibili a suo carico tiene conto del fatto che, si fossero presentati all’udienza del 17 marzo 1995, gli appellanti avrebbero già potuto far valere le loro obiezioni davanti al primo giudice.