Decision ID: b7129dd7-ff6a-5437-84bd-ba48ae45780e
Year: 2021
Language: it
Court: CH_BVGE
Chamber: CH_BVGE_001
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: 

Fatti:
A.
A._, cittadino franco-tunisino, è giunto, in Svizzera nel dicembre del
2001, insediandosi a (...), dove soggiorna tuttora munito di un permesso di
domicilio C UE/AELS. Titolare di una laurea (...) riveste la carica di Imam
della Moschea di (...), la quale è gestita dalla B._, associazione,
iscritta nel registro di commercio (...), e di cui egli è vicepresidente (...). In
aggiunta alla sua attività religiosa, il ricorrente è intervenuto e/o interviene
come conferenziere e mediatore interculturale, ed è stato, tra l’altro,
membro della Commissione federale sulla migrazione (CFM). A decorrere
dal (...), egli percepisce una mezza rendita d’invalidità.
B.
Il (...) 2015, l’interessato ha indirizzato al Municipio di (...) il formulario
“Domanda di concessione della cittadinanza svizzera, della cittadinanza
cantonale ticinese e dell’attinenza per stranieri”, compilato e corredato
delle dichiarazioni circa il pagamento delle imposte federali, cantonali e
comunali, di estratti del casellario giudiziale e delle esecuzioni, nonché del
suo certificato di domicilio.
C.
Il (...) 2016, il Consiglio comunale di (...) ha comunicato al richiedente di
avere risolto di concedergli l’attinenza comunale, precisando che il
possesso della stessa sarebbe divenuto effettivo soltanto al termine della
procedura di naturalizzazione ordinaria in conformità di legge.
D.
Il 28 febbraio 2017, mediante una nota confidenziale, il Servizio delle
attività informative della Confederazione (SIC) ha preavvisato alla
Segreteria di Stato della migrazione (SEM) di rifiutare l’autorizzazione alla
naturalizzazione dell’interessato, e ciò con riferimento alla radicalizzazione
di alcuni membri della B._ e di taluni frequentatori della Moschea di
(...), come pure alla mancanza di collaborazione e di trasparenza di
quest’ultimo nel rispondere alle questioni postegli dal SIC in occasione di
due sue audizioni avvenute nella prima metà del 2016.
E.
Il 21 giugno 2017, alcuni collaboratori della SEM si sono recati alla sede
del SIC per consultare l’incarto costituito dal predetto servizio a carico del
richiedente.
F-5929/2018
Pagina 3
F.
Il 3 novembre 2017, la SEM ha informato A._ che, in seguito ai
controlli da essa intrapresi, “sono emersi indizi concreti che dimostrano un
suo presumibile coinvolgimento nell’ambito del terrorismo islamico. In
particolare, lei intratterrebbe dei legami con islamisti radicali o con persone
sospettate di partecipare ad attività legate al terrorismo islamico. Egli
stesso avrebbe affermato di aver casualmente incontrato, in Arabia
Saudita, un personaggio che secondo quanto sarebbe poi emerso da
alcune indagini, apparterrebbe alla Jihad islamica. Risulta inoltre che alcuni
membri della – B._ –, così come alcuni visitatori della Moschea di
(...), si sarebbero radicalizzati divenendo combattenti della Jihad islamica.
Va inoltre rilevata una mancanza di cooperazione nell’ambito di inchieste
antiterrorismo durante le quali lei è stato sentito in qualità di persona
informata sui fatti. Quanto da lei affermato durante alcuni interrogatori,
risulta contraddittorio e poco verosimile. Lei ha sostenuto ad esempio di
non intrattenere alcun contatto, né di conoscere i finanziatori della
Moschea. Ha poi aggiunto di non ricevere alcun finanziamento esterno.
Riteniamo tali affermazioni poco attendibili, specialmente in
considerazione del ruolo centrale che riveste all’interno della Moschea.
Non da ultimo, da alcuni elementi risulta che lei sarebbe a conoscenza del
contenuto di alcune conversazioni che sarebbero avvenute all’interno della
Moschea. Sennonché, ha poi contraddittoriamente affermato di essere
estraneo a ciò che accade all’interno della Moschea stessa. Tali
comportamenti costituiscono una significativa compromissione della
sicurezza interna ed esterna della Svizzera”.
La SEM, dopo avere reso attento il richiedente quanto al fatto che il SIC
aveva espresso un preavviso negativo sulla sua naturalizzazione ordinaria,
gli ha quindi fissato fino al 3 gennaio 2018 per pronunciarsi in proposito.
G.
Il 4 dicembre 2017, l’interessato, per il tramite del suo legale, ha indirizzato
quattro lettere, in francese, rispettivamente alla SEM, al Procuratore
generale della Confederazione (PGC), al SIC e all’Autorità di vigilanza
indipendente sulle attività informative (AVI-AIn), nelle quali ha asserito, in
sintesi, di rigettare tutte le contestazioni contenute nella missiva della SEM
del 3 novembre 2017, alludendo quindi alla sua intenzione di dare avvio a
delle procedure, sul piano civile e penale, “pour obtenir la rectification de
ces accusations infondées”.
H.
Il 29 dicembre 2017, il richiedente ha risposto allo scritto speditogli dalla
F-5929/2018
Pagina 4
SEM il 3 novembre 2017, negando innanzitutto “categoricamente di essere
implicato in ogni atto o attività legata al terrorismo, ciò che ho sempre
denunciato e continuerò a farlo”. In secondo luogo, egli ha sottolineato che
“come religioso e mediatore interculturale, intrattengo dei vasti legami con
diverse persone di diverse etnie e con diversi problemi che sollecitano i
miei servizi religiosi, morali e spirituali. Fa parte anche della mia funzione
[...] avere contatti anche con persone di – statuto speciale –, con lo scopo
di orientarle o correggere il loro comportamento”. Ancora, egli ha rivelato il
nome della persona incontrata in Arabia Saudita, “il giovane marocchino
[...], espulso dall’Italia e finito in Svizzera, più precisamente nel quartiere
della nostra Moschea, con un permesso di soggiorno valido. Il mio rapporto
con lui si è limitato nell’avvertimento a lui rivolto di non mettersi lui stesso
o la Moschea in difficoltà e di comportarsi bene e soprattutto di approfittare
dell’occasione offertagli dalla Svizzera per aprire una pagina nuova dopo
l’episodio dell’espulsione dall’Italia. Voglio precisare che in Arabia Saudita,
il mio incontro con lui è avvenuto per caso durante il pellegrinaggio, in un
luogo pubblico e aperto per una durata di pochi minuti”. Dipoi, egli ha
rammentato che “durante tutti questi anni la mia collaborazione era ottima
con le diverse autorità dell’amministrazione cantonale e federale”. In quinto
luogo, egli ha precisato che “nella Moschea non ho mai assistito a discorsi
Jihadisti o richiami alla violenza oppure di opinioni che si esprimevano a
favore della partenza nelle zone di conflitto in Medio Oriente”, aggiungendo
in particolare che “la posizione geografica [...] è certamente un fattore che
ha favorito l’espansione del radicalismo nella nostra comunità e nel nostro
territorio”. Da ultimo, l’interessato ha manifestato la sua sorpresa riguardo
alla questione vertente sul finanziamento del luogo di culto, dichiarando
che “è la prima volta che sento che nel quadro di una domanda di
naturalizzazione venga fatto questo tipo di richiesta. [...]. In ogni caso, per
dimostrare la nostra trasparenza e collaborazione, per rispetto dei dati
personali dei membri della nostra associazione, siamo pronti a consegnare
la documentazione richiesta al mio legale e ad un esperto eventualmente
scelto di comune accordo, affinché quest’ultimo analizzi la
documentazione e verifichi l’origine del finanziamento della Moschea”. Al
suo scritto il richiedente ha allegato una serie di certificati e testimonianze
sulla sua persona, rilasciati da istituzioni e persone con cui ha “collaborato
in modo stretto” nel corso degli anni della sua presenza in Svizzera, nonché
alcuni articoli di giornale, e dei quali si dirà, per quanto necessario, nel
prosieguo.
I.
Su richiesta dell’interessato, il 26 gennaio 2018 la SEM gli ha trasmesso il
suo incarto (...) con un elenco degli atti (doc. 1 a 24), dal quale risultano i
F-5929/2018
Pagina 5
documenti che sono stati prodotti integralmente, quelli che sono stati
riassunti o anonimizzati (confidenziali) e quelli che non sono stati esibiti. La
SEM ha invitato il richiedente a restituirle l’incarto entro il 5 febbraio 2018,
fissandogli un termine fino al 23 febbraio successivo per un’eventuale
presa di posizione complementare e per farle pervenire, in particolare, “i
giustificativi degli estratti bancari che comprovino la provenienza dei fondi
che finanziano la Moschea”.
J.
Il 15 febbraio 2018, A._ ha comunicato all’autorità di prima istanza
la sua disponibilità a sollecitare il consenso della B._ per
consegnare la documentazione bancaria relativa alla Moschea ad un
esperto indipendente a scopo di analisi e per mettere il rapporto peritale a
disposizione della SEM. Egli ha inoltre chiesto alla SEM di concedergli
pieno accesso agli atti oppure di motivare i motivi dell’estromissione di
alcuni documenti, e di concedergli un nuovo termine per presentare le sue
osservazioni inerenti alla lettera del 26 gennaio 2018.
K.
Il 5 marzo 2018, l’autorità inferiore ha precisato di “rinunciare per il
momento alla nostra precedente richiesta di trasmetterci i giustificativi
richiesti. Tuttavia, le [sue] affermazioni, secondo le quali egli non
conoscerebbe le persone che finanziano la Moschea e non saprebbe nulla
su tale finanziamento, risultano poco credibili, specialmente in
considerazione del ruolo che riveste al [suo] interno. Le chiediamo pertanto
di indicarci almeno in maniera generale, la provenienza dei fondi che
finanziano la Moschea”. Allo scopo di esprimersi in proposito, la SEM ha
impartito al richiedente un nuovo termine scadente il 2 maggio 2018.
L.
Il 25 aprile 2018, l’interessato ha informato la SEM che il “finanziamento
della Moschea avviene tramite il versamento della quota sociale da parte
dei soci dell’associazione B._, le libere offerte e le donazioni (ad
esempio, tramite la raccolta di offerte in occasione delle funzioni religiose,
come avviene in ogni chiesa cristiana e in ogni sinagoga). Come per tutte
le associazioni, la B._ inoltra regolarmente la dichiarazione fiscale
alle competenti autorità e tiene la propria contabilità”. Egli ha concluso di
non essere “in grado di fornire altre informazioni e documentazione a
sostegno della propria posizione, avendo fornito tutto quanto in suo potere
nei precedenti scritti a voi indirizzati”.
F-5929/2018
Pagina 6
M.
Con decisione negativa del 14 settembre 2018 (data di notifica: 17
settembre 2018), l’autorità di prima istanza ha rifiutato di concedere
l’autorizzazione alla naturalizzazione ordinaria di A._. In sunto, la
SEM ha ritenuto che egli “intratterrebbe dei legami con islamisti radicali,
con persone sospettate di partecipare ad attività legate al terrorismo,
mantenendo contatti con giovani radicalizzati o in fase di radicalizzazione,
che sarebbero in seguito divenuti combattenti della Jihad islamica”,
concludendone che questi rappresenterebbe una “compromissione
duratura della sicurezza interna ed esterna della Svizzera”.
N.
Il 17 ottobre 2018, l’interessato ha sporto una “denuncia/querela” al
Ministero pubblico della Confederazione (MPC) contro “ignoti funzionari
dell’Amministrazione federale”, in particolare della SEM e del SIC per titolo
di diffamazione, calunnia, ingiuria e abuso d’autorità.
O.
In medesima data, A._, rappresentato dal suo legale, ha adito il
Tribunale amministrativo federale (TAF), chiedendo, sul piano sostanziale,
l’annullamento della decisione della SEM del 14 settembre 2018 e la
concessione l’autorizzazione federale alla naturalizzazione ordinaria;
contestualmente di accertare l’effetto sospensivo del ricorso e di
accordargli l’assistenza giudiziaria con il gratuito patrocinio, nonché di
sospendere la procedura sino all’evasione della precitata denuncia e
all’ottenimento di una risposta alle “segnalazion[i]” inoltrate all’AVI-AIn e
alla Consigliera federale Simonetta Sommaruga.
In sintesi, il ricorrente rimprovera alla SEM di avere ecceduto e abusato del
proprio potere d’apprezzamento, di avere accertato i fatti giuridicamente
rilevanti in maniera inesatta e incompleta e pretende inoltre che la
decisione impugnata sarebbe inadeguata. Innanzitutto, egli afferma che il
rifiuto, da parte della SEM, di concedere l’autorizzazione federale alla sua
naturalizzazione ordinaria, si fonderebbe “(quasi) esclusivamente su
quanto emergerebbe dagli atti del SIC”, e si chiede, alla luce del fatto di
non aver potuto “prendere atto delle (infondate) accuse mosse nei suoi
confronti dal SIC”, come potrebbe “validamente confutare le
argomentazioni della SEM?”. Su questa scia, egli sostiene che “il rifiuto
della SEM di concedere completo accesso agli atti costituisce una grave
violazione del diritto di essere sentito” (ricorso, §§ 42, 44, 45 e 46). In
secondo luogo, riferendosi al “Manuale sulla cittadinanza” edito dalla
stessa autorità inferiore e valevole fino al 31 dicembre 2017, nonché, in
F-5929/2018
Pagina 7
particolare, alla sentenza del TAF C-4132/2012 del 30 gennaio 2015, il
ricorrente sottolinea come la SEM non sarebbe vincolata dal preavviso del
SIC essendo tenuta a verificare la “sussistenza di un ruolo concreto (e non
aleatorio o presunto) in attività incompatibili con la sicurezza interna ed
esterna della Svizzera” (ricorso, § 50). Rispetto al suo caso, prendendo
spunto dalla sentenza TAF C-2917/2012 del 6 luglio 2015, il ricorrente
rimprovera inoltre alla SEM di aver “fatto esattamente il contrario di quanto
afferma la giurisprudenza”, nella misura in cui le affermazioni del SIC,
contenute nello scritto del 28 febbraio 2017, sarebbero “puramente delle
supposizioni, senza che vi siano agli atti elementi concreti e reali circa un
coinvolgimento del ricorrente in attività terroristiche” (ricorso, §§ 54 e 55).
Ancora, il ricorrente contesta di essere stato poco collaborativo con il SIC,
al quale rimprovera peraltro una “pura valutazione soggettiva” sul suo
conto (ricorso, § 58). Per il resto, egli ribadisce che “la SEM si fonda
acriticamente sul rapporto datato 28.02.2017 del SIC, senza analizzarlo e
senza suffragarlo con elementi concreti a sostegno”, puntualizzando
segnatamente che, rispetto al finanziamento del luogo di culto, non
potrebbe essergli rimproverato di non avere collaborato, nella misura in cui
egli “ha potuto fornire unicamente quelle informazioni che la B._ gli
ha permesso di fornire” di modo che, se avesse rivelato ulteriori
informazioni, avrebbe violato, tra l’altro, i diritti della personalità della stessa
(ricorso, §§ 60 e 65).
P.
Con decisione incidentale del 30 ottobre 2018, questo Tribunale ha
comunicato al ricorrente, da un lato, che il ricorso contro una decisione
negativa, come quella impugnata, non può avere, per definizione, alcun
effetto sospensivo, e, dall’altro lato, ha acconsentito a sospendere la
procedura per un periodo di tre mesi a decorrere dal ricevimento della
decisione incidentale, riservandosi di trattare la questione dell’assistenza
giudiziaria e del gratuito patrocinio una volta conosciuto l’esito della
procedura davanti al MPC e delle segnalazioni all’AVI-AIn e alla
Consigliera federale Simonetta Sommaruga.
Q.
Il 28 e il 31 gennaio 2019, il ricorrente ha indirizzato a questo Tribunale
un’istanza tendente a prorogare la sospensione della procedura fino al 21
maggio successivo, e ciò in attesa della definizione delle predette
procedure. Il 5 febbraio 2019, il TAF ha dato un seguito positivo all’istanza,
invitando il ricorrente ad informarlo sulla situazione entro la fine del periodo
di sospensione. Il 16 maggio 2019, il ricorrente si è così rivolto a questo
Tribunale per ottenere una nuova proroga della sospensione della
F-5929/2018
Pagina 8
procedura fino al 16 settembre susseguente, richiesta accolta dal TAF con
ordinanza del 27 maggio 2019.
R.
Il 13 giugno 2019, il MPC ha decretato il non luogo a procedere nel contesto
della procedura sub lett. N, non ritenendo dati i presupposti processuali per
i reati di diffamazione e calunnia e non adempiuti gli elementi costitutivi dei
reati di diffamazione, calunnia, ingiuria e abuso d’autorità. Il 27 giugno
2019, il ricorrente ha così inoltrato un reclamo contro detta decisione alla
Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale (CRP-TPF), con la
richiesta di ordinare al MPC di aprire l’istruzione dei presunti reati.
S.
In esito a quanto sopra, 13 settembre 2019 il ricorrente ha sollecitato il TAF
a prorogare ulteriormente la sospensione della procedura fino al
2 dicembre seguente. Il 1° ottobre 2019, il Tribunale ha acconsentito a
procedere in questo senso, invitando contestualmente il ricorrente ad
informarlo sullo stato dei fatti alla scadenza del termine prorogato.
T.
Il 4 ottobre 2019, mediante sentenza definitiva, la CRP-TPF ha respinto il
reclamo testé menzionato confermando la decisione del MPC.
U.
Il 29 novembre 2019, l’insorgente ha così informato questo Tribunale circa
il suo interesse al proseguimento della procedura richiedendone la
riattivazione. Egli ha inoltre rinnovato la sua istanza tesa alla concessione
dell’assistenza giudiziaria ed al gratuito patrocinio, esibendo un nuovo
formulario, compilato e corredato dai relativi giustificativi, il tutto
puntualizzando alcune sue esigenze riguardo all’anonimizzazione della
sentenza di merito. Infine, egli ha chiesto di essere sentito onde “fornire
tutti i dettagli necessari [...] quanto alle infondate accuse mosse nei suoi
confronti dal SIC e dalla SEM”. Al suo scritto il ricorrente ha allegato ulteriori
documenti, che verranno menzionati di seguito laddove necessario.
V.
Con ordinanza del 25 settembre 2020, il TAF, richiamati i principi reggenti
l’assistenza giudiziaria, ha intimato il ricorrente di fornire ulteriore
documentazione bancaria onde evadere la relativa istanza.
F-5929/2018
Pagina 9
W.
Mediante scritto del 19 ottobre 2020, egli ha dato parzialmente seguito alle
richieste di questo Tribunale.
X.
Per mezzo di ulteriore decisione incidentale del 16 dicembre 2020, il TAF
ha respinto la domanda di assistenza giudiziaria e di gratuito patrocinio,
invitando nel contempo l’insorgente a versare un anticipo di CHF 1’000.– a
copertura delle presunte spese processuali, somma poi tempestivamente
corrisposta da quest’ultimo.
Y.
Il 12 gennaio 2021 questo Tribunale ha così trasmesso alla SEM una copia
del ricorso e dell’incarto invitandola a presentare una risposta entro il
1° febbraio 2021.
Z.
Il 27 gennaio 2021 il patrocinatore dell’insorgente ha inoltrato al TAF alcune
osservazioni aggiuntive ribadendo la necessità di assumere le prove già
richieste nell’allegato del 29 novembre 2019. Nella medesima occasione
ha prodotto uno scritto redatto di proprio pugno dal ricorrente medesimo.
AA.
Con risposta del 29 gennaio 2021, la SEM si è limitata a rinviare agli
argomenti di cui al provvedimento avversato.
BB.
Mediante successiva ordinanza del 3 febbraio 2021, il TAF ha accusato
ricezione dello scritto di cui sopra e trasmesso al ricorrente un esemplare
della risposta dell’autorità intimata concedendogli un termine sino al 23
febbraio 2021 per inoltrare la propria replica.
CC.
Il 22 febbraio 2021 l’insorgente ha presentato la propria replica. In tale
contesto egli ha segnatamente chiesto a questo Tribunale di “verificare le
prove in possesso della SEM” e sulla cui base gli sarebbero state mosse
le gravi accuse di coinvolgimento in attività terroristiche nonché di
procedere ad alcuni interrogatori di terze persone. Detto allegato è stato
trasmesso per conoscenza alla SEM il 25 febbraio 2021.
DD.
Il 30 marzo 2021, il TAF ha proceduto alla consultazione dell’incarto del
F-5929/2018
Pagina 10
SIC e ne ha versato agli atti un dettagliato verbale in cui sono stati
referenziati tutti gli atti che lo componevano. Atteso che dalla
compulsazione si è altresì evinto che il ricorrente era stato sentito, il (...)
2017, nell’ambito di una procedura penale riguardante una terza persona,
poi sfociata in un decreto d’abbandono, questo Tribunale ha pure richiesto
ed ottenuto anche il relativo verbale di interrogatorio presso MPC.
EE.
Con decisione incidentale del 27 maggio 2021, il TAF ha quindi trasmesso
all’insorgente una versione parzialmente anonimizzata del verbale redatto
nell’ambito della consultazione degli atti del SIC svoltasi il 30 marzo 2021
e una copia del verbale di interrogatorio che ha avuto luogo presso il MPC
il (...) 2017, concedendogli un termine per esprimersi al riguardo.
FF.
Il 15 giugno 2021 il ricorrente ha presentato le proprie osservazioni in
merito ai precitati verbali. In tale sede, egli ha posto in particolare l’accento
sul fatto che nonostante la sorveglianza sia durata oltre 18 anni, dall’incarto
del Servizio non emergerebbe alcun comportamento di rilevanza penale.
L’insorgente ha dipoi fornito delle precisazioni con riferimento ad alcuni
degli atti raccolti dal del SIC. Egli ha concluso la sua presa posizione
sostenendo che “la maggior parte degli atti [...] sono stati allestiti dal SIC
prima dell’emissione della decisione [...] impugnata”; “io non ero al corrente
degli atti riportati nel verbale, ciò che conferma il mio agire naturale di
persona che non ha niente a che vedere con l’estremismo”. Ha altresì
puntualizzato “il sottoscritto nei suoi oltre 20 anni di residenza in Svizzera
si è molto impegnato a favore dell’integrazione della sua comunità [...] del
dialogo interculturale ed interreligioso” e che “non ci sono affermazioni
secondo le quali il sottoscritto sarebbe coinvolto in attività terroristica, di
sostegno al terrorismo o simpatizzante con i movimenti islamici radicali”.
Inoltre ha affermato che “dagli atti non emergono affermazioni che
potrebbero costituire un danno alla sicurezza interna o esterna del Paese”;
“prove o elementi che confermano che il sottoscritto finanzierebbe il
terrorismo” e ricordato come “il SIC non afferma da nessuna parte che io
appartenga a correnti d’estremismo islamico oppure che io sia coinvolto in
attività terroristiche”. Da ultimo, ha posto l’accento sul fatto che “come si
può notare [...] sono molteplici le attività e gli anni in cui il sottoscritto ha
collaborato con la SEM [...] pertanto la SEM contraddice sé stessa con
l’adozione della decisione impugnata”.
Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti saranno ripresi nei
considerandi qualora risultino decisivi per l’esito della vertenza.
F-5929/2018
Pagina 11

Diritto:
1.
Secondo l’art. 31 della legge sul Tribunale amministrativo federale del 17
giugno 2005 (LTAF, RS 173.32), questo Tribunale giudica i ricorsi contro le
decisioni ai sensi dell’art. 5 PA, emanate dalle autorità menzionate all’art.
33 LTAF, salvo nei casi previsti all’art. 32 LTAF. La procedura di ricorso è
retta dalla PA (art. 37 LTAF). La SEM fa parte delle dette autorità
(art. 33 lett. d LTAF) ed il rifiuto di concedere l’autorizzazione federale alla
naturalizzazione ordinaria, costituisce una decisione ai sensi
dell’art. 5 cpv. 1 PA, dimodoché questo Tribunale è competente a giudicare
definitivamente il presente ricorso (cfr. art. 1 cpv. 2 LTAF e 83 lett. b della
legge sul Tribunale federale del 17 giugno 2005 [LTF, RS 173.110]).
Ha diritto di ricorrere chi ha partecipato al procedimento dinanzi all’autorità
inferiore, è particolarmente toccato dalla decisione impugnata e ha un
interesse degno di protezione all’annullamento o alla modificazione della
stessa (art. 48 cpv. 1 PA). Il ricorso deve essere depositato entro trenta
giorni dalla notificazione della decisione (art. 50 cpv. 1 PA) e contenere le
conclusioni, i motivi, l’indicazione dei mezzi di prova e la firma del ricorrente
o del suo rappresentante, con allegati, se disponibili, la decisione
impugnata e i documenti indicati come mezzi di prova (art. 52 cpv. 1 PA).
In concreto, il ricorrente, destinatario della decisione impugnata, ha adito
questo Tribunale tempestivamente e nel rispetto dei requisiti previsti dalla
legge. Ne discende che il ricorso è ammissibile e nulla osta al suo esame
da parte del TAF.
2.
Con ricorso al Tribunale amministrativo federale possono essere invocati,
giusta l’art. 49 PA in combinato disposto con l’art. 37 LTAF, la violazione del
diritto federale, compreso l’eccesso o l’abuso del potere di apprezzamento,
l’accertamento inesatto o incompleto di fatti giuridicamente rilevanti,
nonché l’inadeguatezza. Il TAF non è vincolato né dai motivi addotti (art.
62 cpv. 4 PA), né dalle considerazioni giuridiche della decisione impugnata,
né dalle argomentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2).
3.
Giusta l’art. 50 cpv. 2 della Legge federale sulla cittadinanza svizzera del
20 giugno 2014 (LCit, RS 141.0), entrata in vigore il 1° gennaio 2018, le
domande presentate prima dell’entrata in vigore di tale testo normativo
sono trattate secondo le disposizioni della Legge federale del 29 settembre
1952 su l’acquisto e la perdita della cittadinanza svizzera (di seguito: vLCit)
F-5929/2018
Pagina 12
fino alla decisione relativa alla domanda. Atteso che nel caso in narrativa
la domanda di naturalizzazione ordinaria risale al 19 febbraio 2015, la
presente procedura ricorsuale è retta dal diritto anteriore (cfr. sentenza del
TAF F-349/2016 del 10 maggio 2019 [parzialmente pubblicata come
DTAF 2019 VII/5] consid. 4).
4.
4.1 Nel ricorso l’interessato si duole innanzitutto di una violazione formale,
e meglio, di un’ingiustificata limitazione del suo diritto di accesso agli atti. A
suo dire, il rifiuto di concedergli in compulsazione l’integralità dell’incarto
configurerebbe una grave violazione del diritto di essere sentito
(art. 29 cpv. 2 Cost.) nonché degli art. 26 e seg. PA, atteso che un siffatto
diniego non lo avrebbe posto nelle condizioni di “potersi adeguatamente
difender[e] dalle accuse rivoltegli” e di impugnare il provvedimento
avversato in piena cognizione di causa.
4.2 Il diritto di essere sentiti fa parte delle garanzie procedurali generali
previste dalla Costituzione; esso è consacrato dall’art. 29 cpv. 2 Cost., e
comprende il diritto, per la persona interessata, di prendere conoscenza
dell’incarto, di esprimersi in merito agli elementi pertinenti prima che una
decisione sia emanata nei suoi confronti, di produrre delle prove pertinenti,
di ottenere che sia dato seguito alle sue offerte in tal senso, di partecipare
all’amministrazione delle prove essenziali o almeno di poter esprimersi sul
suo risultato, se ciò può influenzare la decisione da emanare.
4.3 L’art. 26 cpv. 1 PA, che ne concretizza parte delle prerogative
nell’ordinamento processuale, prevede la facoltà della parte o del suo
rappresentante di consultare, nella sua causa, le memorie delle parti e le
osservazioni delle autorità, tutti gli atti adoperati come mezzi di prova e le
copie delle decisioni notificate. Non rientrano in questo decalogo gli atti
interni non utilizzati quali mezzi di prova nell’ambito della trattazione di un
determinato caso. Si tratta di quei documenti che non hanno valore
probatorio e che servono esclusivamente alla formazione di un’opinione a
livello interno nella misura in cui sono destinati all’uso proprio ed esclusivo
dell’amministrazione, segnatamente richieste, bozze di decisione,
annotazioni dei collaboratori e scambi di e-mail (cfr. DTF 132 II 485 consid.
3.4, 125 II 473 consid. 4a, 113 Ia 286 consid. 2d, Sentenze del Tribunale
federale 2C_63/2011 del 20 ottobre 2011 consid. 3.2.4, sentenza del TAF
A-2675/2015 del 9 febbraio 2017 consid. 4; WALDMANN/OESCHGER in:
Waldmann/Weissenberger (ed.), Praxiskommentar VwVG, 2a ed. 2016, 65
ad art. 26). La finalità di tale delimitazione è quella di evitare che sia reso
pubblico ciò che è servito a formare l’opinione dell’amministrazione o di
F-5929/2018
Pagina 13
un’autorità giudiziaria, a patto che i documenti in questione non siano
serviti direttamente alla motivazione in causa, pur potendosi avverare utili
per supportare un eventuale decisione ulteriore (cfr. BENOÎT BOVAY,
Procédure administrative, 2e ed. 2015, pag. 289). La classificazione fisica
degli atti quali “documentazione interna” o “confidenziale” non è decisiva
per giudicare se essi soggiacciano o meno al diritto di accesso, essendo la
valenza oggettiva per la definizione della fattispecie rilevante per il giudizio
a dover essere oggetto di apprezzamento (cfr. DTF 115 V 297 consid. 2g;
DTAF 2011/37 consid. 5.4.1).
4.4 Visto il carattere costituzionale rivestito dalla garanzia procedurale,
l’accesso agli atti che rientrano nel campo di applicazione
dell’art. 26 cpv. 1 può essere negato solamente se un interesse pubblico o
privato importante esiga l’osservanza del segreto (cfr. art. 27 PA).
L’esistenza di un motivo di diniego va in ogni caso valutata con il dovuto
riserbo (cfr. WALDMANN/OESCHGER in: Waldmann/Weissenberger (ed.),
Praxiskommentar VwVG, 2a ed. 2016, n. 17 ad art. 27). Una limitazione al
diritto di consultazione è segnatamente giustificata allorquando la messa a
disposizione degli atti pregiudichi la sicurezza interna o esterna della
Confederazione a causa della divulgazione dei metodi di lavoro e delle fonti
di informazione della polizia e dei servizi segreti (cfr. DTAF 2013/23 consid.
6.3 e seg.; sentenza del TAF C-1118/2006 del 2 luglio 2010 consid. 4,
WALDMANN/OESCHGER, op. cit., n. 20 ad art. 27). In una pari eventualità gli
atti di causa non concessi in compulsazione possono essere adoperati
contro la parte in causa soltanto qualora l’autorità gliene abbia comunicato
oralmente o per scritto il contenuto essenziale concedendogli la possibilità
di pronunciarsi e di indicare prove contrarie (cfr. art. 28 PA). Questo
principio trova applicazione sia per i documenti che non sono accessibili
sia per i singoli elementi rimossi, per esempio mediante parziale
anonimizzazione (cfr. DTAF 2012/19 consid. 4.3).
4.5 La violazione del diritto di essere sentito, ritenuta la natura formale dello
stesso, implica, di principio, l’annullamento della decisione impugnata a
prescindere dalle possibilità di successo nel merito (cfr. DTF 132 V 387
consid. 5.1; 127 V 431 consid. 3d). Secondo la prassi del Tribunale
federale, tuttavia, una violazione del diritto di essere sentito può essere
sanata nell’ambito di una procedura di ricorso qualora l’autorità adita goda
dello stesso potere di esame di quella decidente (cfr. DTF 129 I 129 consid.
2.2.3; 126 I 68 consid. 2; 124 II 132 consid. 2d). La riparazione del vizio
deve però, segnatamente in presenza di gravi violazioni, rimanere
l’eccezione, non fosse altro perché la concessione successiva del diritto di
essere sentito costituisce solo un surrogato imperfetto (cfr. DTF 137 I 195
F-5929/2018
Pagina 14
consid. 2.3.2; 136 V 117 consid. 4.2.2.2; 135 I 279 consid. 2.6.1). Una
riparazione entra inoltre in considerazione solo se la persona interessata
non abbia a subire pregiudizio dalla concessione successiva,
rispettivamente dalla sanatoria. In nessun caso, comunque, può essere
ammesso che l’autorità pervenga ad un risultato che non avrebbe mai
ottenuto procedendo in modo corretto (cfr. DTF 129 I 129 consid. 2.2.3).
4.6 Nel caso de quo, è a giusto titolo che l’autorità inferiore ha classificato
parte degli atti come interni sottraendoli al diritto di consultazione. Si tratta
infatti esclusivamente di scambi di e-mail, di note interne e di bozze prive
di carattere probatorio. Sotto tale punto di questione, l’agire della SEM non
presta pertanto il fianco a critiche. Per quanto riguarda invece gli atti
utilizzati come mezzi di prova, va rilevato che alla luce del fatto che una
parte dell’incarto conteneva documentazione confidenziale emessa dal
SIC, rispettivamente un riassunto dell’incarto allestito da detto servizio, la
restrizione dell’accesso agli atti rispondeva effettivamente ad un interesse
pubblico preminente ed era di principio giustificata. Certo, questo
Tribunale, dopo aver a sua volta preso conoscenza del dossier allestito dal
Servizio, constata come il contenuto essenziale del medesimo, così come
comunicato all’insorgente dall’autorità di prima istanza risulti
estremamente succinto e parziale, tanto da lasciare dubbi circa l’effettivo
rispetto di quanto prescritto all’art. 28 PA. Resta il fatto che lo stesso TAF
ha consultato l’incarto in parola versandone agli atti un compendio ben più
dettagliato e puntuale, permettendo dipoi al qui insorgente di prendere
posizione al riguardo nel corso della procedura ricorsuale. Alla luce di ciò
e conto tenuto della piena cognizione di cui gode questa autorità ricorsuale,
vi sarebbe così da chiedersi se un’eventuale violazione del diritto di essere
sentito ingenerata dal mancato rispetto dei presupposti di cui all’art. 28 PA
possa essere considerata sanata. Visto l’esito della procedura la questione
può nondimeno essere lasciata aperta.
5.
5.1 Ai sensi dell’art. 37 cpv. 1 Cost. ha la cittadinanza svizzera chi possiede
una cittadinanza comunale e la cittadinanza di un Cantone. Gli stranieri
acquistano la cittadinanza svizzera mediante la naturalizzazione in un
cantone e in un comune (dopo una procedura disciplinata dal diritto
cantonale) e su riserva dell’autorizzazione federale rilasciata dall’autorità
competente (art. 12 cpv. 1 e 2, art. 13 cpv. 1 e 15a cpv. 1 vLCit), ossia la
SEM. I tre livelli di cui si compone la nazionalità svizzera sono
indissolubilmente legati (cfr. sentenza del Tribunale federale 1D_3/2016
del 27 aprile 2017 consid. 2; DTAF 2013/34 consid. 5). Sebbene i cantoni
dispongano di una competenza primaria nell’ambito della procedura di
F-5929/2018
Pagina 15
naturalizzazione ordinaria, la Confederazione ne stabilisce le prescrizioni
minime (“Mindestvorschriften”) e concede l’autorizzazione federale
(cfr. art. 38 cpv. 2 Cost.; DTAF 2013/34 consid. 5.1).
5.2 Il rilascio dell’autorizzazione federale è la conditio sine qua non per la
concessione della cittadinanza svizzera nell’ambito di una naturalizzazione
ordinaria. Essa costituisce il presupposto necessario per l’ottenimento
della cittadinanza cantonale e comunale (cfr. sentenza del TAF F-349/2016
consid. 5.2; in questo senso anche la DTF 138 I 305, consid. 1.4.3). Tale
passaggio permette all’Autorità federale competente di verificare se le
condizioni formali (in particolare la residenza ai sensi dell’art. 15 vLCit) e
materiali (art. 14 vLCit) per la naturalizzazione, che sono anche requisiti di
base per i Cantoni e i Comuni, siano soddisfatte (cfr. DTF 138 I 305 consid.
1.4.3; DTAF 2013/34 consid. 5.1; decisione del TAF C-2917/2012 del 6
luglio 2015, consid. 4.2).
5.3 La procedura inerente l’autorizzazione federale è contraddistinta dalla
grande libertà di apprezzamento di cui gode la SEM. Di principio, non
esiste alcun diritto al rilascio della medesima anche laddove le condizioni
legali risultino ossequiate (cfr. sentenze del TAF F-1704/2019 del 10 giugno
2020 consid. 4.2; F-2877/2018 del 14 gennaio 2019 consid. 3.4.1;
C-7590/2014 del 28 settembre 2015 consid. 4.3.1; CÉLINE GUTZWILLER,
Droit de la nationalité et fédéralisme en Suisse, 2008, n. 539, 549 e 554 ;
MINH SON NGUYEN, Droit public des étrangers, 2003, p. 716 ; DOMINIQUE
FASEL, La naturalisation des étrangers, Etude de droit fédéral et de droit
vaudois, 1989, pag. 110 e 276, con relativi riferimenti). Ad oggi, si ritiene
non di meno che detto principio possa essere stemperato, dal momento
che alcuni autori riconoscono l’esistenza di un quasi-diritto alla
naturalizzazione (cfr. cfr. sentenza del TAF F-349/2016 consid. 5.2 che
rinvia a SOW/MAHON, in: Amarelle/ Nguyen [éd.], vol. V : Loi sur la
nationalité, 2014, p. 49, ch. 2.1.2, n° 8). Una tendenza in tal senso può
essere dedotta anche dalla formulazione della più recente versione del
testo normativo e dalla dottrina che vi fa riferimento (cfr. art. 13 cpv. 3 LCit;
FANNY DE WECK, in: Spescha/Thür/Zünd/Bolzli/Hruschka, Kommentar zum
Migrationsrecht, 5a ed. 2019, n. 2 ad art. 13 LCit) ed è a sua volta sorretta
dalla letteratura costituzionale (cfr. ACHERMANN/VON RÜTTE, in: Basler
Kommentar, Bundesverfassung, 2015, n. 35 ad art. 38 Cost.). Resta il fatto
che con la naturalizzazione lo Stato non risponde solo a un desiderio dello
straniero, ma difende anche i propri interessi (cfr. sentenza del TAF
F-5465/2020 del 10 maggio 2021 consid. 4.2 e rif. citati). In ogni caso,
sebbene la SEM disponga di un ampio potere di apprezzamento sulla
questione, le considerazioni che conducono al rifiuto dell’autorizzazione
F-5929/2018
Pagina 16
federale si devono oggettive e sorrette da considerazioni giuridiche e
fattuali chiare e non arbitrarie (cfr. sentenza del TAF F-5322/2017
del 20 dicembre 2019 consid. 8.2).
6.
6.1 Giusta l’art. 14 vLCit, prima del rilascio dell’autorizzazione l’autorità
esamina se il richiedente è idoneo alla naturalizzazione, in particolare se si
è integrato nella comunità svizzera (lett. a); si è familiarizzato con il modo
di vita e gli usi e costumi svizzeri (lett. b); si conforma all’ordine giuridico
svizzero (lett. c); non compromette la sicurezza interna o esterna della
Svizzera (lett. d). La valutazione di idoneità svolta a livello federale verte
innanzitutto sull’ordine giuridico e sulla sicurezza interna o esterna della
Svizzera, Cantoni e i Comuni trovandosi in una posizione migliore per
verificare i restanti presupposti (cfr. sentenza del TAF F-6597/2016 del 24
novembre 2017 consid. 3.3.2). La SEM può di principio fare riferimento
anche a criteri diversi rispetto a quelli previsti all’art. 14 vLCit (cfr. DTAF
2019 VII/5 consid. 6.1.2; HARTMANN/MERZ, § 12 Einbürgerung: Erwerb und
Verlust des Schweizer Bürgerrechts, in: Uebersax/Rudin/Hugi Yar/Geiser,
Ausländerrecht, Uebersax und andere [Hrsg.], 2a ed. 2009, n. marg. 12.20).
6.2 Solo lo straniero che è idoneo e degno di diventare svizzero può essere
naturalizzato. La concessione della cittadinanza svizzera è una questione
di qualità, non di quantità. Così, se con il suo comportamento, l’interessato
compromette la sicurezza interna o esterna della Svizzera, la sua
naturalizzazione risulta contraria agli interessi del Paese. Si tratta, in altri
termini, di vagliare l’attitudine personale del richiedente all’ottenimento
della cittadinanza (cfr. DTAF 2019 VII/5 consid. 6.1.1; Messaggio del
Consiglio federale concernente la modificazione della legge sulla
cittadinanza [uguaglianza dei diritti tra uomo e donna, cittadinanza dei
coniugi qualora uno di essi sia cittadino di un altro Stato, adeguamento di
altre disposizioni all’evoluzione del diritto] del 26 agosto 1987, FF 1987 III
245, 257). In altre parole, lo straniero deve attendersi che prima di essere
naturalizzato saranno esaminate la sua personalità, (ma anche) quella dei
membri della sua famiglia, la sua condotta morale e politica e le sue
relazioni con la comunità (cfr. DTAF 2019 VII/5 consid. 6.2; DOMINIQUE
FASEL, op. cit., pag. 101 e nota a pie di pagina n. 23).
7.
7.1 Il compito della Confederazione di vegliare sulla propria sicurezza
interna ed esterna si fonda su una norma costituzionale non scritta (cfr.
DTAF 2019 VII/5 consid. 6.3.1). Il concetto di sicurezza interna o esterna
della Svizzera cui è fatto menzione all’art. 14 lett. d vLCit configura una
F-5929/2018
Pagina 17
nozione giuridica indeterminata che si ritrova anche in altri ambiti del diritto
pubblico (cfr. art. 67 cpv. 4 e 68 cpv. 1 LStrI; 53 lett. b LAsi; 63 cpv. 2 LAsi;
DTAF 2019 VII/5 consid. 6.3.2). Siccome la sicurezza interna è
contraddistinta, al giorno d’oggi, da un’importante componente
internazionale, è sempre più difficile delimitarla dalla sicurezza esterna. In
modo generale si può comunque partire dal presupposto che la prima
tenda a garantire la coesistenza pacifica sul piano interno, mentre la
seconda persegua lo stesso scopo sul piano internazionale.
Indipendentemente da ciò, né la messa in pericolo della sicurezza interna,
né la messa in pericolo della sicurezza esterna implicano necessariamente
la commissione di un reato passibile di una pena detentiva, e ciò per il
motivo che la loro salvaguardia ha una funzione preventiva, la quale
consiste nella difesa dello Stato (cfr. DTAF 2019 VII/5 consid. 6.2; DTAF
2018 VI/5 consid. 3.3 e 3.6.2, nonché la sentenza del TAF F-5587/2018
[prevista per la pubblicazione come DTAF] del 12 gennaio 2021
consid. 9.2).
7.2 La compromissione della sicurezza interna ed esterna della Svizzera si
riferisce in particolare alle minacce alla supremazia del potere statale nella
sfera militare e politica. Ciò include segnatamente il terrorismo,
l’estremismo violento, le attività vietate di servizio d’informazione, la
criminalità organizzata e gli atti o i tentativi volti a compromettere
gravemente le relazioni della Svizzera con altri Stati o a modificare
mediante la violenza l’ordine statale (cfr. DTAF 2015/1 consid. 3.4; si veda
anche il Messaggio del Consiglio federale dell’8 marzo 2002 concernente
la LStr, FF 2002 3327, pag. 3429). La letteratura ha finanche osservato che
il concetto di sicurezza interna ed esterna denota “mehr als nur die
polizeirechtlichen Aspekte der Wahrung der öffentlichen Sicherheit und
Ordnung [...], er reicht bis zur Friedens- und Existenzgarantie der
schweizerischen staatlichen Gemeinschaft [...]”, e che “der Begriff der
inneren Sicherheit verfügt sowohl über einen polizeirechtlichen als auch
über einen staatspolitischen Aspekt mit primär prospektiver Wirkung”
(RAINER J. SCHWEIZER/MARKUS H.F. MOHLER, in:
Ehrenzeller/Schindler/Schweizer/Vallender [editori], Die schweizerische
Bundesverfassung, St. Galler Kommentar, 3a ed., 2014, nn. 8 e 10 ad art.
57 Cost.).
7.3 Secondo una posizione dottrinale più recente propria al diritto della
cittadinanza, l’assenza di compromissione dei suddetti beni giuridici
implica inoltre la condizione che il richiedente non debba avere alcuna
attività suscettibile di destabilizzare la situazione politica o le relazioni della
Svizzera con i paesi circostanti (cfr. CÉLINE GUTZWILLER, Droit de la
F-5929/2018
Pagina 18
nationalité suisse, Acquisition, perte et perspectives, collection « Quid
Juris », 2016, pag. 40). La giurisprudenza topica ha peraltro precisato
come sia di primaria importanza che la persona che chiede la
naturalizzazione accetti il monopolio dello Stato e che il suo
comportamento indichi l’esistenza di quel minimo di disponibilità al dialogo
necessario in una democrazia. Ciò implica che i candidati, il cui
atteggiamento non esclude inequivocabilmente la violenza come mezzo di
dibattito politico, possono essere esclusi dalla naturalizzazione (cfr. DTAF
2015/1 consid. 3.4 e rif. citati).
7.4 È su questi presupposti che la SEM comunica l’esistenza di una
domanda di naturalizzazione al SIC e che ne raccoglie il preavviso (cfr. art.
4 cpv. 2 lett. d e 22 della vecchia ordinanza del 4 dicembre 2009 sul
Servizio delle attività informative della Confederazione secondo il tenore in
vigore fino al 31 agosto 2017 [O-SIC, RU 2009 6939] in combinato disposto
con l’allegato 1 n. 4.2.1 e l’allegato 3 n. 8.2.1; dal 1° settembre 2017, cfr.
4.2.1 e allegato 3, cpv. 8.2.1; a far data dal 1° settembre 2017 si veda
l’articolo 32 dell’ordinanza del 16 agosto 2017 sul servizio informazioni
[OAIn, RS 121.1] in combinato disposto con l’allegato 3, n. 9.2 e 9.2.1; cfr.
anche DTAF 2019 VII/5 consid. 6.2; 2015/1 consid. 4.4; 2013/34 consid.
6.1). Tale Servizio interviene quale centro di competenza per le questioni
di intelligence e le operazioni preventive relative alla sicurezza ed è tenuto
a fornire informazioni pertinenti sulle minacce alla sicurezza che
potrebbero ostacolare la naturalizzazione (cfr. DTAF 2015/1, consid. 4.4;
art. 8 dell’Ordinanza sull’organizzazione del Dipartimento federale della
difesa, della protezione della popolazione e dello sport [OOrg-DDPS, RS
172.214.1]). Non è disutile segnalare che la cooperazione con il SIC non
influisce sulla competenza decisionale dell’Autorità amministrativa, né fa sì
che detto Servizio acquisisca qualità di parte nella procedura di
naturalizzazione (cfr. DTAF 2013/34 consid. 6.1e rif. citati). Il parere del
SIC, che fa parte delle fonti di informazioni su cui la SEM può basarsi per
la determinazione dei fatti giuridicamente rilevanti, non è peraltro
vincolante, di modo che, la SEM deve in ogni caso procedere ad una
propria valutazione delle contestazioni mosse (cfr. DTAF 2019 VII/5 consid.
6.2). Ciò non di meno, trattandosi di un’opinione specialistica, l’autorità vi
si scosta solo se sono recensibili validi motivi (“triftige Gründe”) per farlo
(cfr. DTAF 2018 VI/5 consid. 3.10; 2015/1 consid. 4.4; sentenza del TAF C-
3769/2011 del 6 ottobre 2014 consid. 4.6 e 4.7).
8.
8.1 Anche nel contesto della procedura che tende al rilascio
dell’autorizzazione federale alla naturalizzazione ordinaria si applica il
F-5929/2018
Pagina 19
principio inquisitorio (cfr. DTAF 2015/1 consid. 4.2). Ciò sottintende che
l’autorità competente deve provvedere d’ufficio all’accertamento esatto e
completo dei fatti giuridicamente rilevanti (art. 12 PA). L’accertamento dei
fatti è incompleto allorquando tutte le circostanze di fatto e i mezzi di prova
determinanti per la propria decisione non sono stati presi in
considerazione. Esso risulta inesatto se l’autorità omette di amministrare
la prova di un fatto rilevante, apprezza in maniera erronea il risultato
dell’amministrazione di un mezzo di prova o fonda la decisione su fatti non
conformi all’incarto (cfr. DTAF 2015/10 consid. 3.2; sentenze del TAF
A-671/2015 del 3 agosto 2020 consid. 2.1 e D-1079/2018 del 17 dicembre
2019 consid. 5.2; KIENER/RÜTSCHE/KUHN, Öffentliches Verfahrensrecht, 2a
ed. 2015, n. marg 1585). Significativo è il substrato fattuale per le
condizioni di applicazione della norma giuridica (cfr. sentenza del TAF
D-291/2021 del 9 marzo 2021 consid. 7.2.2; ISABELLE HÄNER, in:
Häner/Waldmann, Das erstinstanzliche Verwaltungsverfahren, 2008, n.
34). In concreto, l’autorità deve procurarsi la documentazione necessaria
alla trattazione del caso, chiarire le circostanze giuridiche ed amministrare
a tal fine le opportune prove a riguardo (cfr. DTAF 2012/21 consid. 5).
8.2 L’istruzione d’ufficio (“Amtsermittlung”) è da ritenersi conclusa nel
momento in cui i fatti giuridicamente rilevanti sono stati chiariti o quando,
in modo non arbitrario, si può partire dall’assunto che ulteriori chiarimenti
non porteranno a conoscenze aggiuntive sulla questione (cfr. DTAF
2012/21 consid. 5). Qualora un fatto rimanga non comprovato nonostante
un accertamento completo e corretto dei fatti, occorre fare riferimento alle
regole sulla ripartizione dell’onere della prova derivanti dall’applicazione
analogica dell’art. 8 CC (cfr. DTAF 2019 I/6 consid. 5.3; 2015/1 consid. 4.2
e rif. citati). Nelle procedure di naturalizzazione, l’onere della prova circa
l’adempimento dei presupposti legali per il rilascio dell’autorizzazione
incombe al richiedente. Così, se l’autorità, in esito ad una procedura
probatoria eseguita correttamente, ha ragionevoli dubbi sull’esistenza di
una delle condizioni dell’art. 14 vLCit, deve decidere come se detto
presupposto legale non sia ossequiato (cfr. DTAF 2015/1 consid. 4.3;
sentenze del TAF C-2917/2012 del 6 luglio 2015 cosid. 5.3 e C-563/2011
del 10 settembre 2014 consid. 4.2).
8.3 Il principio inquisitorio non dispensa inoltre le parti dal dovere di
collaborare all’accertamento dei fatti ed in modo particolare dall’onere di
provare quanto sia in loro facoltà e quanto l’amministrazione non sia in
grado di delucidare con mezzi propri (art. 13 PA; DTAF 2019 I/6 consid.
5.1). Se la parte rifiuta di dare il proprio contributo al chiarimento della
fattispecie per ciò che ci si può ragionevolmente attendere da essa,
F-5929/2018
Pagina 20
l’autorità può tenerne conto a suo sfavore nell’apprezzamento delle prove
e, in determinate circostanze, può esimersi dall’indagare ulteriormente (cfr.
per maggiori sviluppi DTF 130 II 482 consid. 3.2; DTAF 2015/1 consid. 4.2
e seg.; sentenza del Tribunale federale 2A.669/2005 del 10 maggio 2006
consid. 3.5.2; anche KIENER/RÜTSCHE/KUHN, op. cit., n. marg. 710 e seg.).
9.
9.1 Come già doviziosamente enucleato, nel caso in narrativa l’autorità
inferiore, fondandosi sul preavviso negativo del SIC e previa
compulsazione della documentazione raccolta da detto servizio, ha
ritenuto che l’interessato “costituisca una compromissione duratura della
sicurezza interna o esterna della Svizzera”. Secondo la SEM, l’insorgente
“intratterrebbe legami con islamisti radicali” e “con persone sospettate di
partecipare ad attività legate al terrorismo”. Inoltre, egli “avrebbe
mantenuto contatti con giovani in fase di radicalizzazione, che sarebbero
in seguito divenuti combattenti della Jihad islamica”. Nel caso de quo tali
circostanze “costituirebbero un rischio accresciuto per la sicurezza interna
o esterna della Svizzera” a fronte del “ruolo di guida spirituale” rivestito
dall’interessato e del “rapporto di fiducia e devozione con i fedeli” da esso
derivante. L’autorità di prima istanza non ha ignorato l’impegno del
ricorrente a favore del dialogo interreligioso. Nondimeno, ha contestato a
quest’ultimo di svolgere le proprie mansioni in detto contesto “con lo scopo
finale di intrattenere delle relazioni, in Svizzera ed all’estero, con persone
in corso di radicalizzazione, già radicalizzate, o che sono divenute
combattenti della Jihad islamica”. Si tratterebbe, in buona sostanza, di “un
doppio ruolo” attraverso il quale l’odierno insorgente “agirebbe per non
destare sospetti da parte delle autorità”. Così, egli si sarebbe contraddetto
in merito al fatto di essere stato o meno a conoscenza delle attività jihadiste
di una persona incontrata casualmente in occasione di un pellegrinaggio in
Arabia Saudita. Sarebbe del resto poco credibile ch’egli non fosse a
conoscenza dei propositi estremisti tenuti da alcuni frequentatori della
Moschea a causa della sua assenza per malattia. Pur essendo stato posto
di fronte alle dichiarazioni contradditorie e poco verosimili da lui rilasciate
nell’ambito degli accertamenti svolti dal SIC, il ricorrente non avrebbe
“sollevato contestazioni valide”, limitandosi ad avanzare la tesi secondo la
quale il suo precario stato di salute ed i suoi pregressi biografici avrebbero
influito sulla sua sensibilità in occasione degli interrogatori. Ancora,
l’autorità inferiore rimprovera a A._ di aver sostenuto di non
conoscere i sovvenzionatori della Moschea e, più generalmente, di non
possedere informazioni sul finanziamento della stessa, cosa ulteriormente
inverosimile visto il ruolo di rilievo da lui ricoperto. Sarebbe peraltro
sospetto che il richiedente non abbia dato seguito alla richiesta di fornire la
F-5929/2018
Pagina 21
documentazione finanziaria inerente violando il suo dovere di
collaborazione.
9.2 Volendo riassumere nuovamente anche la posizione del ricorrente, v’è
da constatare come questi, in buona sostanza, respinga ogni addebito
quanto a sue pretese connessioni con attività terroristiche di stampo
islamico. A suo dire, la tesi della SEM non sarebbe suffragata da alcun
elemento concreto a suo sostegno. Infatti, per giungere alle conclusioni di
cui sopra l’autorità inferiore si sarebbe fondata unicamente ed
acriticamente sul rapporto allestito dal SIC senza considerare altre prove.
D’altro canto, le stesse affermazioni addotte da detto Servizio si
esaurirebbero in mere supposizioni prive di riscontri. In primo luogo,
l’impegno del ricorrente contro il terrorismo ed a favore della tolleranza
religiosa non sarebbe certamente riconducibile ad un “doppio ruolo” come
sostenuto dalla SEM. Altrettanto, anche laddove fosse provato che
frequentatori della Moschea e membri della B._ si siano
radicalizzati, nel caso de quo non sarebbero in ogni caso stati forniti
elementi che permettano di determinare l’esistenza di un legame tra
l’insorgente ed il terrorismo islamico. Peraltro, la pretesa assenza di
collaborazione nell’ambito delle indagini esperite dal SIC discenderebbe
da una pura valutazione soggettiva del Servizio medesimo. Le restanti
argomentazioni dell’autorità inferiore sarebbero dipoi unicamente
asserzioni di contorno, parzialmente contraddittorie ed inconsistenti.
Dando per fondato e scontato il rapporto del SIC, l’autorità di prima istanza
si sarebbe limitata a ritenere ingiustificata ogni argomentazione contraria
proposta dall’insorgente. Inoltre, non si comprenderebbe in che modo la
SEM possa essere giunta alla conclusione che il ruolo di Imam e di
mediatore culturale fosse finalizzato a non destare sospetti. La
radicalizzazione del giovane incontrato casualmente in Arabia Saudita
costituirebbe peraltro fatto notorio, di modo che non vi sarebbe modo di
dedurre alcuna contraddittorietà nelle allegazioni di A._. I motivi per
i quali quest’ultimo avrebbe dovuto essere forzatamente a conoscenza dei
propositi a sfondo jihadista tenutisi presso il luogo di culto non sarebbero
noti. Gli apprezzamenti quo alla situazione ambientale e psicologica in
occasione degli interrogatori risulterebbero peraltro del tutto soggettivi e le
argomentazioni inerenti il finanziamento della Moschea pretestuose. Così,
la conclusione della SEM sarebbe manifestamente errata, in quanto “non
sarebbe affatto comprovato da sospetti concreti e reali che il ricorrente
comprometta la sicurezza interna ed esterna della Svizzera”.
10.
F-5929/2018
Pagina 22
10.1 In proposito, questo Tribunale rileva come per sostanziare l’esistenza
di un rischio di compromissione della sicurezza interna o esterna della
Svizzera ai sensi dell’art. 14 lett. d vLCit, l’autorità di prima istanza abbia
mosso gravi addebiti al richiedente, contestandogli connessioni,
quantomeno indirette, con ambienti radicali e legati al terrorismo islamico.
Onde giungere a tale conclusione la SEM ha fatto ampio riferimento al
preavviso emesso dal SIC. Come detto, in tale presa di posizione, il
suddetto Servizio ha effettivamente raccomandato di rifiutare
l’autorizzazione alla naturalizzazione del ricorrente, segnalando che alcuni
membri della B._ e avventori della Moschea di (...) si sarebbero
radicalizzati ed avrebbero abbracciato la causa jihadista. Il SIC ha
fortemente criticato l’attitudine di A._ nel corso degli accertamenti
svolti a titolo preventivo constatando come non fosse stato possibile
delineare un quadro chiaro relativamente ad un suo coinvolgimento
personale negli ambienti islamisti a quel tempo attivi presso il luogo di culto.
Ha concluso il proprio preavviso ponendo l’accento sull’impossibilità ad
invalidare i sospetti esistenti. Ora, dal dossier dell’intelligence si evince
effettivamente che nell’ambito della sua funzione di guida spirituale il
ricorrente abbia intrattenuto un qualche tipo di contatto con alcuni fedeli le
cui posizioni possono senz’altro essere definite sensibili, comprese due
persone che si sarebbero poi recate nei teatri bellici mediorientali. Va
nondimeno rilevato che il ricorrente, che non ha mai negato di aver
incontrato dette persone, ha anche contestualizzato tali evenienze facendo
riferimento al fatto che si sarebbe prodigato per veicolare in loro una
visione più moderata dell’Islam, giungendo sino a segnalare uno dei casi
alle autorità preposte. Così, la lettura proposta dall’autorità inferiore,
laddove si limita a rimproverare a quest’ultimo di intrattenere legami con
islamisti radicali e con persone sospettate di partecipare ad attività
terroristiche, deducendone una compromissione della sicurezza interna o
esterna della Svizzera, risulta parziale e si scosta dal tenore reale dei fatti.
In effetti, non è stato chiarito quali fossero le finalità ed il contesto oggettivo
degli incontri in parola. Ciò a maggior ragione dal momento che l’autorità
intimata non poteva respingere la tesi dell’insorgente secondo la quale il
fatto di confrontarsi anche con tali persone farebbe parte della sua funzione
di Imam, limitandosi ad avanzare dei dubbi circa un suo non meglio
sostanziato “doppio ruolo”, che però non trova rispondenza da un punto di
vista fattuale.
10.2 A ben vedere, tale argomentazione, sulla base della quale l’autorità
inferiore ha persino relativizzato l’attestato pregresso impegno del
ricorrente a favore della comunità e del dialogo interreligioso, non risulta
apparentemente sorretta, ad oggi, da alcun riscontro fattuale oggettivo.
F-5929/2018
Pagina 23
Innanzitutto, dal fascicolo non si evincono segnalazioni in tal senso da
parte dagli enti con cui il diretto interessato ha collaborato nel corso degli
anni, i quali si sono semmai limitati a sottolineare, pur nel novero di alcune
attestazioni di compiacenza, l’importanza del suo pluriennale contributo.
Detta ipotesi non è peraltro stata espressamente avanzata nemmeno dal
SIC, ma pare risultare una deduzione propria dell’autorità inferiore, che non
ha però amministrato autonomamente alcuna prova al riguardo né ha
referenziato elementi conseguenti nella documentazione prodotta dal
diretto interessato. Su questi nitidi presupposti, ritenere che A._
abbia partecipato per anni a gruppi di lavoro intessendo rapporti con
diverse autorità ed istituzioni, tra cui la CFM, il Servizio per la lotta al
razzismo e lo stesso Servizio di analisi e prevenzione, al solo implicito
scopo di fornirsi una copertura che gli permettesse “di intrattenere delle
relazioni, in Svizzera ed all’estero, con persone in corso di radicalizzazione,
radicalizzate, o che sono divenute combattenti della Jihad islamica” pare
d’acchito una motivazione che rasenta la speculazione e che non può
essere seguita da questa autorità ricorsuale.
10.3 D’altro canto, nemmeno le conclusioni cui è giunta la SEM rispetto
alla questione del finanziamento del luogo di culto paiono del tutto
sostenibili alla luce delle modalità in cui è stata esperita la procedura
istruttoria. Infatti, sebbene sia indubbio che risulti poco concepibile che
A._, in considerazione del suo ruolo di rilievo, non disponga di
informazioni dettagliate sul finanziamento della Moschea, non si può
misconoscere come sia stata la stessa autorità inferiore a comunicare al
patrocinatore del ricorrente, in contraddizione con quanto inizialmente
preteso, di “rinuncia[re] per il momento alla precedente richiesta [tesa alla
trasmissione] dei giustificativi finanziari”. In questo senso e anche volendo
considerare che nella medesima occasione detta autorità ha invitato il
ricorrente a indicare “in maniera generale la provenienza dei fondi”,
domanda a cui quest’ultimo ha dato quantomeno parzialmente seguito
nello scritto del 25 aprile 2018, la SEM non aveva titolo per rimproverare
all’interessato una violazione dell’obbligo di collaborare deducendone
conseguenze giuridiche. Il ricorrente poteva invero ragionevolmente
attendersi di aver ottemperato all’ingiunzione nelle ultime modalità
precisate dall’autorità inferiore (l’obbligo di collaborare delle parti va infatti
di pari passo con un obbligo di informare al riguardo dell’autorità
[“Aufklärungspflicht”]; cfr. KÖLZ/HÄNER/BERTSCHI, Verwaltungsverfahren
und Verwaltungsrechtspflege des Bundes, 3a ed. 2013, n. marg. 466).
Oltremodo, non risulta che la SEM abbia fatto capo a tutte le possibilità di
ottenere ulteriori chiarimenti sulla questione, ad esempio richiedendo
formalmente l’edizione di documenti agli organi dell’associazione o
F-5929/2018
Pagina 24
reiterando la richiesta presso il ricorrente medesimo, dopo averne respinto
le obiezioni (sulle opzioni di raccolta delle prove cfr.
KIENER/RÜTSCHE/KUHN, op. cit., n. marg. 696 e seg.). Visto che
l’accertamento dei fatti svolto d’ufficio rispetto a questi punti di questione
non soddisfa i requisiti giurisprudenziali, la SEM non era peraltro in misura
di dedurre alcunché dalle regole sulla ripartizione dell’onere della prova.
10.4 Con questo, non si vuole affermare che l’idoneità del richiedente sia
da considerarsi data. A ben vedere e pur tenendo in considerazione quanto
precede, permangono infatti alcuni elementi che non sono certo privi di
rilevanza per la valutazione circa l’esistenza di una possibile
compromissione della sicurezza interna o esterna della Svizzera. In primo
luogo, non si può misconoscere che una delle persone che
apparentemente orbitava attorno alla Moschea sia stata condannata per
infrazione alla Legge federale che vieta i gruppi «Al-Qaïda» e «Stato
islamico» nonché le organizzazioni associate. Inoltre, è circostanza
ammessa dal ricorrente medesimo che almeno due dei frequentatori della
Moschea si siano recati nei teatri bellici mediorientali per unirsi a gruppi
armati radicali (cfr. ricorso, pag. 9). Assume a sua volta rilievo il fatto che il
SIC abbia rimproverato all’insorgente una scarsa collaborazione nel corso
degli accertamenti svolti a titolo preventivo, tanto più che il ricorrente si è
limitato a censurarne in modo generalizzato le modalità di azione senza
contribuire a far luce in modo concludente sui motivi per i quali detto
Servizio avrebbe dovuto accusarlo, a torto, di aver mantenuto un’attitudine
elusiva. Con riferimento a ciò, si deve peraltro osservare che la procedura
penale da lui avviata contro ignoti funzionari non è sfociata in nulla di
concreto e ciò finanche egli abbia a più riprese sostenuto che gli
accertamenti esperiti in tale sede avrebbero avuto “certamente un influsso”
sul presente procedimento.
10.5 Stando così le cose, questo Tribunale, nonostante le misure istruttorie
intraprese, non dispone di sufficienti elementi per dirimere risolutivamente
la questione dell’idoneità alla naturalizzazione dell’interessato. Da una
parte, come detto, le constatazioni che hanno condotto l’autorità inferiore
a ritenere data una compromissione della sicurezza interna ed esterna
della Svizzera sono solo parzialmente sorrette da riscontri oggettivi agli atti.
L’amministrazione delle prove svolta risulta carente e gli oneri di istruzione
derivanti dal principio inquisitorio sono stati in parte disattesi. La SEM,
nonostante abbia fatto uso di tali argomenti per giustificare il diniego
dell’autorizzazione federale, non ha versato all’inserto alcun mezzo di
prova atto a corroborare la propria tesi circa il preteso “doppio ruolo” del
ricorrente, né tantomeno ha determinato se ed in che modo quest’ultimo
F-5929/2018
Pagina 25
fosse direttamente implicato con persone dedite ad attività reprensibili. Più
generalmente, non si è espressa in modo compiuto circa una sua
condivisione di idee incompatibili con i beni giuridici contemplati all’art. 14
lett. d vLCit o ha indicato che il suo atteggiamento precluda ipso facto una
naturalizzazione. Resta nondimeno da rilevare che, come testé enucleato,
permangono una serie di elementi avvalorati da un substrato fattuale
effettivo (cfr. supra consid. 10.4) che pur non permettendo, ad essi soli, di
giustificare un diniego dell’autorizzazione federale alla naturalizzazione,
necessitano di chiarimenti complementari.
11.
Stante l’art. 61 cpv. 1 PA, l’autorità di ricorso decide la causa o
eccezionalmente la rinvia, con istruzioni vincolanti all’autorità inferiore.
Nonostante il disposto dia preminenza alle decisioni di natura riformatoria,
va constatato come nell’ambito di una procedura ricorsuale si tratti piuttosto
di esaminare la fattispecie così come è stata stabilita dall’autorità inferiore
e, se del caso, di confermarla o di completarla, senza che vi sia la necessità
di ricostruire in integralmente quanto determinante per la decisione (cfr.
DTAF 2019 I/9 consid. 2.3). Così, un rinvio si giustifica segnatamente nel
caso in cui altri elementi fattuali devono essere constatati e la procedura di
amministrazione delle prove risulta essere troppo gravosa. In una simile
evenienza si intende salvaguardare il principio della doppia istanza di
giudizio, poiché il ricorrente potrà nuovamente contestare questi punti, i
quali, per definizione, saranno nuovi, ciò che sarebbe escluso se il TAF
dovesse statuire (cfr. Giurisprudenza delle autorità amministrative della
Confederazione [GAAC] 68.156 consid. 3bb con rinvii). Anche se il
Tribunale è competente per procedere a ulteriori atti istruttori volti ad
acclarare ulteriormente la fattispecie, è inoltre preferibile che sia l’autorità
inferiore, più prossima alla materia, a pronunciarsi sulla causa. Il rinvio è
peraltro indispensabile allorquando appare che la fattispecie determinante
sia stata manifestamente constatata in maniera inesatta o incompleta e
che conseguentemente, si configuri una grave violazione
dell’art. 49 lett. b PA. In simili casi, una decisione di natura riformatoria di
principio non entra più in linea di conto (cfr. MOSER/BEUSCH/KNEUBÜHLER,
Prozessieren vor dem Bundesverwaltungsgericht, 2a ed. 2013, n.marg.
2.191, n.marg 3.197 segg.).
11.1 Su queste premesse, nel caso in narrativa gli atti di causa sono da
rinviare all’autorità inferiore per il completamento dell’istruttoria e
l’emanazione di una nuova decisione.
F-5929/2018
Pagina 26
11.2 Qualora la SEM intenda confermare i motivi che hanno condotto al
diniego dell’autorizzazione federale, essa è richiesta ad avvalorare le
proprie argomentazioni sulla base di riscontri oggettivi e di considerazioni
giuridiche e fattuali chiare, non speculative e non arbitrarie. A questo
proposito, l’autorità avrà premura di accertare il tenore, il contesto e le
finalità dei contatti intrattenuti dal ricorrente con le persone sospettate di
essersi votate ad attività reprensibili. Particolare attenzione andrà, se del
caso, posta su coloro che hanno interessato la giustizia, l’eventuale
frequentazione della Moschea da parte di questi o il cui sostegno alla causa
jihadista è da ritenersi assodato. Nel limite della confidenzialità richiesta,
essa ne indicherà le generalità o quantomeno elementi che permettano di
ricondurre gli addebiti a delle evenienze concrete. Deluciderà dipoi in modo
dettagliato la questione del finanziamento della Moschea dopo aver fatto
ragionevole uso di tutte le possibilità a sua disposizione per raccogliere le
prove, rispettivamente contesterà al ricorrente una violazione dell’obbligo
di collaborare dopo averne comminato puntualmente le conseguenze
dell’inosservanza. Laddove le considerazioni al soggetto del ricorrente
permarranno inconcludenti, la SEM potrà mantenere la sua posizione
quanto all’attitudine dell’interessato nel corso degli accertamenti preventivi
svolti, ma salvo nuove evidenze, non dedurre da tale singolo aspetto
l’assenza di idoneità alla naturalizzazione. In esito alle ulteriori misure
istruttorie e previa nuova consultazione dell’incarto del SIC, la SEM
prenderà infine posizione sull’entità della compromissione della sicurezza
interna o esterna della Svizzera in concreto, restando beninteso libera di
far capo ad argomentazioni diverse che si iscrivano nei canoni dei principi
illustrati nei considerandi della presente sentenza.
12.
Visto l’esito della procedura, il Tribunale può esimersi dall’esaminare le
ulteriori censure e le richieste di assunzione prove, per quanto le stesse
non siano già state evase in sede di istruzione.
13.
13.1 Nel corso della presente procedura ricorsuale, l’insorgente ha
presentato alcune richieste in relazione all’anonimizzazione ed alla
pubblicità della sentenza. In primo luogo, egli propone che la stessa sia
effettuata in modo da non rendere possibile risalire all’identità del
ricorrente, cosa che implicherebbe la necessità di anonimizzare, oltre alle
sue generalità, anche ogni riferimento al suo ruolo di Imam presso la
Moschea di (...) nonché alla B._. Parimenti egli pretende di essere
preventivamente informato in merito prima della pubblicazione della
sentenza, di modo che possa esprimersi al riguardo. Chiede inoltre che
F-5929/2018
Pagina 27
solo la versione anonimizzata sia messa a disposizione dei giornalisti
accreditati e che non venga emesso alcun comunicato stampa.
13.2 Il principio fondamentale della pubblicità della giustizia ancorato
all’art. 30 cpv. 3 Cost. tende a assicurare il controllo democratico
dell’amministrazione della giustizia da parte della popolazione. Esso
garantisce d’un lato il corretto trattamento delle parti coinvolte in un
procedimento giudiziario e dall’altro permette all’opinione pubblica ed ai
media di accedere all’amministrazione in maniera trasparente, ricevendo
informazioni sull’attività degli organi giudiziari, sulla loro composizione e
sull’attività giurisprudenziale. Nel caso di procedure non pubbliche, esso è
concretizzato dalla pubblicazione delle decisioni emesse in procedura
scritta. Di principio, solo ragioni di alta sicurezza dello Stato, di ordine
pubblico o interessi privati preponderanti giustificano eccezioni. In tal caso,
una ponderazione tra gli interessi pubblici alla trasparenza della
giurisprudenza e gli interessi privati alla segretezza ed alla protezione della
sfera privata è necessaria (cfr. DTF 133 I 106 consid. 8).
13.3 Conformemente all’art. 29 cpv. 1 LTAF, il Tribunale amministrativo
federale informa il pubblico sulla sua giurisprudenza. Stante gli art. 29 cpv.
2 LTAF, 4 cpv. 2 e 8 cpv. 1 del Regolamento del Tribunale amministrativo
federale concernente l’informazione [RS 173.320.4; RegInf], il TAF
pubblica le proprie decisioni in forma anonimizzata. La Conferenza dei
presidenti definisce i dettagli dell’anonimizzazione, comprese le
competenze e la procedura (cfr. art. 8 cpv. 3 RegInf). La pubblicazione in
forma anonimizzata tende ad impedire, nel limite del possibile, di risalire
all’identità della persona interessata (cfr. sentenza del TF 2E_2/2013 del
30 ottobre 2014 consid. 3.2.1, con riferimenti). Nondimeno, la garanzia
assoluta che l’interessato non sia identificabile non può essere data (cfr.
DTF 133 I 106 consid. 8.3), atteso in particolare che I’anonimizzazione di
una decisione non deve essere tale da rendere la medesima illeggibile o
incomprensibile e che non si può escludere che le persone che conoscono
i dettagli del caso siano in grado di identificare chi è coinvolto (cfr. sentenza
del TF 2C_799/2017 del 18 settembre 2018 consid. 7.2). Inoltre, nel caso
di persone note all’opinione pubblica, vi è un interesse legittimo
all’informazione sulla persona, sulla sua reputazione e sul suo modo di
agire (cfr. DTF 137 I 16 consid. 2).
13.4 Nel caso in narrativa, il TAF ritiene giudizioso anonimizzare, oltre alle
generalità del ricorrente e ad alcuni aspetti biografici, anche i riferimenti
alla B._ ed al luogo in cui si trova la Moschea. Poiché renderebbe
di impossibile lettura buona parte delle considerazioni giuridiche esposte
F-5929/2018
Pagina 28
nei considerandi, non è invece concepibile omettere di menzionare il ruolo
di Imam di quest’ultimo. Del resto, visto che il ricorrente medesimo ha
espresso nei media delle opinioni sulla questione che sono in parte inerenti
agli argomenti proposti in sede ricorsuale (cfr. ad esempio lo scritto del
ricorrente del 29 novembre 2019, allegato AZ2), la garanzia assoluta
dell’anonimato non può essere perseguita mediante un’ancor maggiore
anonimizzazione, atteso che occorrerebbe rimuovere intere sezioni della
sentenza rendendola indecifrabile. Peraltro, l’insorgente è persona nota
alla comunità, di modo che, non si può misconoscere un certo interesse
pubblico all’ottenimento di informazioni che lo riguardano. La richiesta di
accresciuta anonimizzazione è pertanto parzialmente accolta nei termini di
cui sopra.
13.5 Per quanto concerne le ulteriori richieste presentate dall’insorgente,
occorre rilevare quanto segue. In primo luogo, non sussiste alcun diritto al
che la parte possa esprimersi preventivamente in merito al tenore
dell’anonimizzazione, effettuata d’ufficio dal TAF, tanto più che il ricorrente
ha già avuto modo di elencare le proprie esigenze al soggetto in corso di
procedura. Detta domanda risulta inammissibile. Per il resto, si fa presente
che il TAF, a sua discrezione e conto tenuto della ritrasmissione degli atti
all’autorità inferiore, non prevede di emettere alcun comunicato stampa ed
intende trasmettere ai giornalisti unicamente una versione anonimizzata
della sentenza.
14.
14.1 Stante l’art. 63 cpv. 2 PA, nessuna spesa processuale è messa a
carico dell’autorità inferiore né delle autorità federali.
14.2 Giusta l’art. 64 PA, l’autorità di ricorso se ammette il ricorso in tutto o
in parte, può, d’ufficio o a domanda, assegnare al ricorrente un’indennità
per le spese indispensabili e relativamente elevate che ha sopportato. La
parte vincente ha diritto alle ripetibili per le spese necessarie derivanti dalla
causa (art. 7 cpv. 1 del regolamento sulle tasse e sulle spese ripetibili nelle
cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 febbraio 2008
[TS-TAF, RS 173.320.2]). Le parti che chiedono la rifusione di ripetibili
devono presentare al Tribunale, prima della pronuncia della decisione, una
nota particolareggiata delle spese ed il Tribunale fissa l’indennità dovuta
alla parte sulla base di tale nota. In difetto di tale nota il Tribunale fissa
l’indennità sulla base degli atti di causa (cfr. art. 14 TS-TAF). Nella
fattispecie, in difetto di una nota particolareggiata, l’indennità per spese
ripetibili a carico della SEM è fissata d’ufficio dal Tribunale sulla base degli
atti di causa in CHF 3’000.– (disborsi e indennità supplementare in
F-5929/2018
Pagina 29
rapporto all’IVA compresi) (art. 14 cpv. 2 TS-TAF, art. 9 cpv. 1 lett. c TS-
TAF, art. 7 TS-TAF).
(dispositivo alla pagina seguente)
F-5929/2018
Pagina 30