Decision ID: 22d3d24f-abf3-489a-8ef0-fb2eb490edd0
Year: 2005
Language: it
Court: CH_BSTG
Chamber: CH_BSTG_001
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: penal_law

Fatti:
A. A._ è stato arrestato il 23 agosto 2004 all’aeroporto di Z._ nell’ambito di un’inchiesta di polizia giudiziaria aperta nei suoi confronti (e di altri) per titolo di infrazione alla legge federale sugli stupefacenti (art. 19 n. 1 e 2 LStup), partecipazione ad organizzazione criminale (art. 260ter CP) e riciclaggio di denaro (art. 305bis CP). Posto immediatamente in  preventiva, con decisione del 25 agosto 2004, il giudice istruttore , ritenuta la sussistenza dei pericoli di collusione e di fuga, ne ha  l’arresto. In seguito, l’inchiesta è stata estesa anche ai titoli di falsità in documenti (art. 251 CP), aggressione (art. 134 CP) e coazione (art. 181 CP).
B. Con lettera del 1° ottobre 2004 al Ministero pubblico della Confederazione
(in seguito: MPC), A._ ha chiesto una prima volta di poter essere messo in libertà provvisoria, ritenendo non adempiuti nella fattispecie i  per la detenzione preventiva (gravi indizi di colpevolezza, pericoli di collusione e di fuga). Tale richiesta è stata respinta dal MPC in data 5  2004.
Un reclamo interposto dall’indagato contro questa decisione è stato  con sentenza dell’11 novembre 2004 della Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale (v. BK_H 168/04).
C. Il 19 dicembre 2004, A._ ha inoltrato al MPC una nuova istanza di scarcerazione. Egli ritiene infatti che malgrado i quasi quattro mesi passati in detenzione, non gli sono sinora stati contestati fatti suscettibili di indiziare o confermare né l’appartenenza ad un’organizzazione criminale ai sensi dell’art. 260ter CP, né l’accusa di riciclaggio di denaro ai sensi dell’art. 305bis CP né , tantomeno, quella di infrazione aggravata giusta gli art. 19 n. 1 e 2 LStup; contesta inoltre la sussistenza dei pericoli di collusione e fuga,  in sostanza le argomentazioni esposte nella precedente istanza. Per questi motivi, postula una sospensione delle indagini riguardo alle  di infrazione qualificata alla legge federale sugli stupefacenti e di  ad organizzazione criminale.
D. Il MPC, con decisione del 24 dicembre 2004, ha respinto la suddetta istan-
za. L’autorità inquirente osserva innanzi tutto che durante il breve periodo intercorso dalla decisione della Corte dei reclami penali, non sono emersi
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nuovi elementi atti a confutare i gravi indizi posti a carico del reclamante  alle imputazioni contestate; in simili evenienze, la nuova  di scarcerazione presentata appare quantomeno pretestuosa, se non addirittura temeraria, in quanto fondata su motivi non dissimili da quelli  in precedenza, già vagliati – e respinti – da un’autorità giudiziaria. Peraltro, vista la gravità dei reati contestati, il persistente atteggiamento omertoso dell’imputato, i legami esistenti con l’estero e gli atti d’inchiesta ancora da eseguire, il MPC ritiene che sia il pericolo di collusione che  di fuga risultano ancora attuali e manifesti.
E. Dissentendo da questa decisione, 3 gennaio 2005 A._ è insorto con
un nuovo reclamo dinanzi alla Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale, censurando l’esistenza di gravi indizi di colpevolezza a suo carico. Egli sostiene inoltre che i recenti sviluppi dell’inchiesta (quali, ad esempio l’avvenuta liberazione di un co-imputato) dimostrerebbero la decadenza del pericolo di collusione.
F. Con osservazioni del 12 gennaio 2005, il MPC postula la reiezione del re-
clamo nella misura della sua ammissibilità. Riconfermando integralmente il contenuto della sua decisione del 24 dicembre 2004 – e richiamando le  esposte nella sentenza 11 novembre 2004 di questa Corte –, l’autorità inquirente afferma che sussistono in concreto gravi indizi di  relativamente a tutti i reati imputati al reclamante; numerosi  dell’inchiesta evidenziano inoltre l’esistenza e l’attualità sia del  di collusione che di quello di fuga. Ricorda pure che diversi atti d’indagine sono tuttora in corso al fine di permettere l’avanzamento dell’inchiesta e di accertare la verità processuale. Per tutte queste ragioni, il MPC chiede di respingere anche questa nuova domanda di scarcerazione.
G. Nella sua replica del 21 gennaio 2005, il reclamante contesta le osserva-
zioni di cui sopra e ribadisce, in sostanza, le argomentazioni esposte in  di reclamo.
Non sono state chieste ulteriori osservazioni al MPC.
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Diritto:
1. Analogamente alla Camera d’accusa del Tribunale federale, dissolta il 31 marzo 2004, la Corte dei reclami penali esamina d’ufficio l’ammissibilità del rimedio esperito senza essere vincolata, in tale ambito, dalla  dell’atto o dall’autorità indicata come competente nello stesso (DTF 122 IV 188 consid. 1, pag. 190 e giurisprudenza citata).
Giusta l’art. 52 cpv. 1 PP, l’imputato può in ogni tempo domandare di  messo in libertà. Se il giudice istruttore o il procuratore respingono la domanda, l’imputato ha diritto di reclamo alla Corte dei reclami penali (art. 52 cpv. 2 PP); la procedura è retta dagli art. 214 a 219 PP. Il ricorso deve essere presentato entro cinque giorni a contare dal giorno in cui il ricorrente ha avuto conoscenza dell’atto od omissione in questione (art. 217 PP). La decisione che rifiuta la scarcerazione, datata 24 dicembre 2004, è  al patrocinatore del reclamante il 28 dicembre 2004; il reclamo,  il 3 gennaio 2005, è dunque tempestivo. La legittimazione a ricorrere dell’indagato è pacifica (v. art. 52 e 214 cpv. 2 PP).
2. La decisione impugnata è stata redatta in lingua italiana. L’art. 37 cpv. 3 della legge federale sull’organizzazione giudiziaria del 16 dicembre 1943 (OG; RS 173.110) prevede che « la sentenza è redatta in una lingua , di regola in quella della decisione impugnata. Se le parti parlano un’altra lingua ufficiale, la sentenza può essere redatta in questa lingua ». Questa disposizione permette, all’evidenza, una certa flessibilità nell’utilizzo delle lingue nazionali da parte delle autorità federali. Il MPC è organizzato in modo tale da poter utilizzare indifferentemente le lingue nazionali; di , al fine di garantire un’unitarietà della procedura dall’inizio alla fine, gli atti procedurali adottati sono tutti redatti nella medesima lingua. Inoltre,  la sentenza del Tribunale federale 1A.235/2003 (consid. 1) dell’8 gennaio 2004, da un avvocato che esercita la sua attività in Svizzera ci si può attendere la conoscenza, almeno passiva, delle lingue nazionali. In concreto, il patrocinatore del reclamante ha dimostrato con l’inoltro di  ben articolati e pertinenti di essere sufficientemente cognito della  italiana per assicurare la difesa del suo cliente; non vi sono pertanto ragioni per derogare alla regola prevista dall’art. 37 cpv. 3 prima frase OG.
3. Secondo l’art. 44 PP, la detenzione preventiva si giustifica allorquando esi-
stono gravi indizi di colpevolezza a carico dell’imputato, se esiste  della sua imminente fuga e/o determinate circostanze fanno presu-
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mere ch’egli voglia far scomparire le tracce del reato od indurre testimoni o coimputati a fare false dichiarazioni o voglia compromettere in qualsiasi  modo il risultato dell’istruttoria. Si tratta dunque di analizzare se tali  cumulative sono tuttora adempiute nella fattispecie.
3.1. Nel merito, il reclamante lamenta, come già all’occasione del suo prece-
dente reclamo, l’assenza di gravi indizi di colpevolezza atti a giustificare il mantenimento della detenzione preventiva. Egli sostiene che il MPC non è stato sinora in grado di sostanziare con documentazione probante le  ipotesi di reato ascrittegli (appartenenza e/o sostegno ad  criminale; riciclaggio di denaro; infrazione aggravata alla LStup), per cui, visto anche il lasso di tempo intercorso dal suo arresto, non vi  più le condizioni per mantenerlo in carcere. Di avviso diametralmente opposto è invece il MPC, secondo cui gli atti sinora raccolti  invece il coinvolgimento attivo del reclamante in tutte le attività delittuose dell’organizzazione sotto inchiesta.
3.2. Queste censure non hanno pregio. Questa Corte ha già avuto modo di os-
servare (v. sentenza dell’11 novembre 2004, BK_H 168/04, consid. 4) che dagli atti sinora esperiti sono emersi con sufficiente evidenza gravi indizi di colpevolezza sia per quel che riguarda l’appartenenza ad un’ criminale, sia per quel che riguarda il titolo di riciclaggio di denaro ai sensi dell’art. 305bis CP. In proposito, il MPC osserva rettamente (v.  act. 3, lett. b, pag. 4) che durante il periodo, relativamente breve,  dall’ultima decisione non sono emersi nuovi atti in grado di  i gravi indizi posti a carico del reclamante relativamente alle  imputazioni (anzi, semmai la sua posizione si è aggravata), né egli – che del resto ha sostanzialmente ripreso le argomentazioni esposte nel suo precedente gravame – ha saputo apportare prove in tal senso. Non occorre pertanto procedere ad un ulteriore disamina di simili censure in questa , bastando il rinvio alle pertinenti considerazioni già espresse nella  sentenza (v. in particolare i consid. 4.1, 4.2 e 4.3). Per quanto  l’attività investigativa presente e futura, l’autorità inquirente ricorda inoltre (v. act. 3, pag. 5) che sono tuttora in corso degli accertamenti e  – in parte in via rogatoriale –, sia per quanto attiene ai due capi di  citati in precedenza, sia per quanto attiene alle altre imputazioni contestate al reclamante, ossia l’infrazione qualificata alla LStup nonché l’aggressione e la coazione giusta gli art. 134 e 181 CP.
Da quanto esposto in precedenza, se ne deduce che, in assenza di  modifiche dello stato di fatto o di nuovi elementi dell’inchiesta, le considerazioni dell’insorgente in merito all’inesistenza di gravi indizi di col-
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pevolezza a suo carico devono essere respinte in quanto manifestamente infondate.
4. Il reclamante ritiene decaduto il pericolo di collusione, dato che oramai la fattispecie penale relativa alle attività illecite delle società B._ e C._ sarebbe stata sufficientemente chiarita dalle autorità inquirenti; la recente liberazione del co-imputato D._ dimostrerebbe d’altronde l’assenza di ogni residuo rischio collusivo. A parte questo elemento,  in concreto vista la diversa posizione processuale dei due imputati, il reclamante non dimostra tuttavia che le circostanze si siano modificate a tal punto da diminuire sostanzialmente il pericolo di collusione, per cui le considerazioni espresse in merito da questa Corte nel suo precedente  – alle quali si rinvia per economia di giudizio – valgono tuttora e  essere integralmente confermate (v. BK-H 168/04, consid. 6). Come rilevato dal MPC, due dei principali protagonisti del dissesto finanziario  società sopra menzionate, co-indagati nella presente causa per i  titoli ascritti al reclamante, ossia E._ e l’avv. F._, sono  in libertà all’estero. Nei confronti di questi ricercati il rischio di  è evidente e può essere al momento scongiurato solo con la continua detenzione del reclamante.
5. Il reclamante ribadisce in questa sede di non avere nessun motivo di fuggi-
re, il centro dei suoi interessi affettivi ed economici essendo in Svizzera. Ad ogni modo, il pericolo di fuga non sarebbe né concreto né supportato da fatti precisi e potrebbe essere scongiurato con provvedimenti meno  della detenzione preventiva.
Nel caso concreto il riferimento ad un potenziale pericolo di fuga non è  fuori luogo, come evidenziato anche nel precedente giudizio  il qui reclamante reso da questa Corte e alle cui argomentazioni si può senz’altro rinviare per economia procedurale. I reati contestati al  sono indubbiamente gravi, e se questi dovessero essere , la pena potrebbe essere molto pesante, tenuto anche conto dei suoi precedenti penali. Di nazionalità italiana, egli è separato da tempo dalla prima moglie; nel corso degli interrogatori a cui è stato sottoposto, ha  dichiarato che i suoi parenti più stretti abitano tutti in Italia (Campania e Calabria), ove si reca spesso per visite e vacanze (v. BK-H 168/04, . 5). Immediatamente prima dell’arresto il centro dei suoi interessi  si situava all’estero, nel campo dell’intermediazione finanziaria e della ristorazione in Spagna e in quello immobiliare in Sardegna; per
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questa ragione effettua spesso viaggi all’estero. A comprova dell’importanza di queste attività, vi è la circostanza che egli è stato  il 23 agosto 2004 all’aeroporto di Z._ al ritorno da uno dei suoi numerosi viaggi in Spagna. Questo insieme di circostanze, unitamente alla prospettiva di dover scontare un lunga pena detentiva in seguito al  in corso, permette di affermare che in concreto il pericolo di fuga verso un paese estero paventato dalle autorità inquirenti rimane d’attualità, pur in presenza di indubbi legami con la Svizzera (ove risiedono la sua compagna – e futura moglie – con il loro comune bambino di pochi mesi). Nemmeno l’adozione di misure sostitutive meno coercitive permetterebbe di eliminare il rischio di fuga appena descritto.
6. Discende da quanto precede che il reclamo deve essere respinto.  al nuovo art. 245 PP, in vigore dal 1° aprile 2004, le spese e le indennità in relazione al procedimento giudiziario sono stabilite dagli art. 146-161 OG, per quanto la legge non disponga altrimenti. Le spese  sono poste a carico della parte soccombente (art. 156 cpv. 1 OG) e ammontano, nella fattispecie, a fr. 1’500.-- (v. art. 3 del regolamento sulle tasse di giustizia del Tribunale penale federale; RS 173.711.32).
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