Decision ID: 7de4cacd-0a2e-5b54-96d7-fa522dc994b4
Year: 2020
Language: it
Court: CH_BVGE
Chamber: CH_BVGE_001
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: 

Fatti:
A.
L'interessato, cittadino afghano, ha depositato domanda d'asilo in Svizzera
il 18 febbraio 2020.
B.
Dalle investigazioni della Segreteria di Stato della migrazione (di seguito:
SEM) in particolare dalla consultazione del sistema EURODAC, è risultato
che il richiedente aveva depositato una domanda d'asilo in Grecia il 19 set-
tembre 2019 (cfr. atto [...]-7/1). Il 2 marzo 2020 la SEM ha quindi svolto un
colloquio Dublino (cfr. atto 15/2). In tale occasione, egli ha negato di aver
mai chiesto asilo in Grecia.
C.
Il medesimo giorno la SEM ha trasmesso alle competenti autorità greche
una richiesta di informazioni sulla base dell'art. 34 del Regolamento Du-
blino III (cfr. atto 16/3). Con scritto del 30 marzo 2020 le suddette autorità
hanno informato che all'interessato è stata riconosciuta protezione sussi-
diaria con decisione del 5 dicembre 2019 (cfr. atto 22/1).
D.
Il 1° aprile 2020 le autorità svizzere hanno presentato alle competenti au-
torità elleniche una richiesta di riammissione dell'interessato (cfr. atto 24/4°
e A26/1) in applicazione della Direttiva 2008/115/CE del Parlamento euro-
peo e del Consiglio del 16 dicembre 2008 recante norme e procedure co-
muni applicabili negli Stati membri al rimpatrio di cittadini di paesi terzi il cui
soggiorno è irregolare (GU L 348/98 del 24.12.2008; di seguito: direttiva
ritorno) e dell'Accordo bilaterale di riammissione tra la Grecia e la Svizzera
per le persone a beneficio di una protezione internazionale (Accordo tra il
Consiglio federale svizzero e il Governo della Repubblica ellenica concer-
nente la riammissione di persone in situazione irregolare [RS
0.142.113.729]). Il medesimo giorno le competenti autorità greche hanno
accettato la riammissione dell'interessato avendo accordato allo stesso – il
5 dicembre 2019 – protezione sussidiaria e disponendo egli di un per-
messo di soggiorno valido dal 05.06.2019 al 04.06.2022 (cfr. atto 28/1),
con tuttavia richiesta di rinuncia di trasferimento momentanea a causa della
situazione dovuta al Covid-19.
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E.
Il 2 aprile 2020 la SEM ha quindi e concesso al richiedente il diritto di es-
sere sentito in merito ad un'eventuale non entrata nel merito della domanda
d'asilo ai sensi dell'art. 31a cpv. 1 lett. a della legge sull'asilo (LAsi, RS
142.31) ed un allontanamento verso la Grecia (cfr. atto 29/2). Con scritto
del 9 aprile 2020 (cfr. atto 32/20) l'interessato per il tramite del suo rappre-
sentante legale, ha trasmesso le proprie osservazioni ed ha richiesto alla
SEM di trattare la domanda d'asilo in Svizzera e di rinunciare alla non en-
trata nel merito. Egli ha in particolare rilevato che in Grecia sarebbe stato
obbligato a sostenere un colloquio contro la propria volontà, altrimenti sa-
rebbe rimasto in carcere. Dopo tale colloquio avrebbe ricevuto dei fogli
senza ulteriori spiegazioni e sarebbe stato rilasciato. Non avrebbe tuttavia
ricevuto alcuna informazione in merito alla possibilità di ottenere vitto e/o
alloggio né sarebbe stato informato in merito ai suoi diritti. Avrebbe quindi
vissuto in uno spazio verde senza alcun supporto né servizi igienici a suf-
ficienza e quando pioveva avrebbe letteralmente dormito nell'acqua. L'in-
teressato considera che il rinvio in Grecia, per quanto temporaneamente,
sia contrario all'art. 3 CEDU date le condizioni critiche a cui i richiedenti
l'asilo ed i rifugiati sarebbero sottoposti in tale Paese. L'OSAR sconsiglie-
rebbe qualsiasi trasferimento verso la Grecia dal momento che il sistema
d'asilo sarebbe completamente sospeso. Inoltre, dai due documenti – alle-
gati allo scritto – redatti dall'ONG greca "Refugee Support Aegean" insieme
alla tedesca Stiftung Pro Asyl, risulterebbe che i beneficiari di protezione
sussidiaria beneficerebbero di un livello di assistenza e protezione inferiore
alle già insufficienti misure previste per i beneficiari di protezione interna-
zionale. Peraltro, il cambiamento legislativo dell'11 marzo 2020 prevede
che tutte le prestazioni materiali di accoglienza – sia in natura che finan-
ziarie – cesserebbero entro 30 giorni dalla concessione della protezione
internazionale. Ciò implicherebbe che i beneficiari di protezione internazio-
nale che alloggiano in campi di accoglienza o in strutture di accoglienza
dovrebbero lasciare le strutture. Per la maggior parte dei titolari di prote-
zione internazionale non vi sarebbero dunque prospettive di alloggio. In-
fine, vi sarebbe preoccupazione anche per quanto riguarda l'attuazione di
misure di protezione connesse all'emergenza di Covid-19 per questa cate-
goria di persone e la tutela della loro salute.
F.
Il 24 aprile 2020 il richiedente ha inoltrato il parere circa la bozza di deci-
sione della SEM del 23 aprile 2020 (cfr. atto 38/4). Egli si è detto anzitutto
rammaricato di non essere stato creduto circa la descrizione delle cattive
condizioni di accoglienza descritte sia in sede di colloquio Dublino sia nel
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diritto di essere sentito e teme fortemente un rinvio in Grecia poiché sa-
rebbe abbandonato a sé stesso, senza possibilità di procurarsi cibo o un
alloggio né ricevere alcun tipo di supporto dalle autorità greche. Le dram-
matiche condizioni attualmente vigenti in Grecia non si riferirebbero alle
generiche condizioni economiche della popolazione, ma bensì riguarde-
rebbero in particolare le persone destinatarie di protezione sussidiaria e
protezione internazionale. L'interessato ha inoltre reiterato le considera-
zioni in merito al cambiamento legislativo dell'11 marzo 2020 ed in partico-
lare alla cessazione di tutte le prestazioni materiali di accoglienza. Egli
quindi, rischierebbe di vivere come un senzatetto al più tardi dopo 30 giorni
dal suo ritorno in Grecia, questa inevitabile conseguenza configurerebbe
un'illiceità del rinvio in Grecia perché contraria all'art. 3 CEDU. Sarebbero
dunque state presentate alla SEM delle fonti che mostrerebbero l'evolu-
zione in senso peggiorativo della situazione in tale Paese e pertanto, un
rinvio in Grecia per un beneficiario di protezione sussidiaria si concretizze-
rebbe proprio nell'assoggettamento a discriminazione. A tutto ciò si aggiun-
gerebbe inoltre la mancata previsione di valide misure sanitarie rispetto alla
pandemia di Covid-19, come ampiamente riportato recentemente dalla
stampa internazionale.
G.
Con decisione del 27 aprile 2020, notificata il 30 aprile 2020 (cfr. atto 37/1),
la SEM non è entrata nel merito della domanda d'asilo ai sensi dell'art. 31a
cpv. 1 lett. a LAsi ed ha pronunciato l'allontanamento nonché l'esecuzione
dell'allontanamento dei richiedenti verso la Grecia.
H.
L'autorità inferiore ha anzitutto osservato che il parere dell'interessato del
24 aprile 2020 non conterrebbe fattispecie o mezzi di prova che giustifiche-
rebbero una modifica del punto di vista della SEM. In seguito, essa ha rile-
vato che il Consiglio federale avrebbe designato la Grecia come Stato terzo
sicuro ai sensi dell'art. 6a cpv. 2 lett. b LAsi. La Grecia avrebbe accettato
la riammissione del richiedente. In riferimento alla volontà del richiedente
di rimanere in Svizzera e di non voler tornare in Grecia poiché sarebbe
stato costretto a chiedervi asilo, l'autorità inferiore ha ritenuto che sulla
base del confronto delle sue impronte digitali e della risposta delle autorità
elleniche non vi sarebbero dubbi in merito al fatto che egli abbia domandato
asilo in Grecia e ottenuto la protezione sussidiaria. In seguito, per quanto
riguarda l'asserita violazione dell'art. 3 CEDU in caso di trasferimento
dell'interessato in Grecia, in ragione della mancata assistenza ottenuta e
ritenuti i rapporti dell'OSAR e dell'ONG Refugee Support Aegean (RSA) la
SEM ha rilevato che le difficili condizioni di vita in Grecia non sarebbero un
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motivo d'inesigibilità del rinvio. In effetti, tale Paese sarebbe vincolato alla
Direttiva Qualifiche, la quale garantirebbe, tra le altre cose, anche l'accesso
a un'assistenza sociale alle medesime condizioni che i cittadini ellenici. Dal
momento che le autorità greche avrebbero riconosciuto al richiedente la
protezione sussidiaria, sarebbe loro competenza fornire il sostegno neces-
sario e sarebbe suo compito far valere i suoi diritti e richiedere aiuto alle
autorità greche. Inoltre, accanto a strutture statali, esiterebbero anche gli
organismi di natura caritativa presso i quali i cittadini di Paesi terzi potreb-
bero rivolgersi. Nel caso specifico, circa la situazione di indigenza e di as-
senza di alloggio in cui egli si sarebbe ritrovato, la SEM ha osservato che
l'art. 32 della Direttiva Qualifiche garantisce l'accesso a un alloggio se-
condo modalità equivalenti a quelle previste per altri cittadini di paesi terzi
regolarmente soggiornanti in Grecia. Malgrado il livello di vita possa essere
effettivamente più basso, in confronto ad altri Stati europei ma gli standard
minimi del diritto internazionale, in particolare rispetto all'art. 3 CEDU. Di
conseguenza non vi sarebbero elementi concreti suscettibili di mettere la
vita del richiedente in pericolo in caso di ritorno in Grecia. A titolo abbon-
danziale l'autorità inferiore ha inoltre osservato che le difficoltà di accesso
al mercato del lavoro, conseguenza di una situazione economica proble-
matica o delle limitazioni emanate dalla legislazione nazionale, non sareb-
bero un motivo d'inesigibilità dell'esecuzione del rinvio verso la Grecia poi-
ché le difficili condizioni riguarderebbero l'insieme della popolazione. In
conclusione, se dopo il ritorno in tale Paese l'interessato dovesse essere
realmente costretto dalle circostanze a vivere un'esistenza caratterizzata
da un forte disagio, o se dovesse valutare che questo Stato viola le sue
obbligazioni di assistenza, o portare pregiudizio ai suoi diritti fondamentali,
sarebbe su compito far valere tali diritti presso le autorità competenti gre-
che, facendo ricorso alle adeguate vie di diritto presso i tribunali greci e in
ultima istanza alla CorteEDU.
Per quanto concerne lo stato di salute dell'interessato, egli sarebbe stato
sottoposto ad una sola visita medica lamentando del prurito. Gli sarebbe
stata diagnosticata una possibile infezione da scabbia e prescritta una te-
rapia, la quale avrebbe avuto successo. Di conseguenza, egli non avrebbe
più necessitato ulteriori visite mediche e sarebbe in buona salute, per il che
nulla – dal punto di vista medico – impedirebbe un suo trasferimento in
Grecia.
Infine, per quanto riguarda la situazione dovuta al Covid-19, la SEM ha
sottolineato che un trasferimento verso la Grecia sarà effettuato solo
quando sarà nuovamente possibile da un punto di vista tecnico. Inoltre, la
stessa ha rilevato che qualora fosse necessario, le autorità competenti per
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il trasferimento prenderanno in considerazione le esigenze concernenti
eventuali cure mediche necessarie tenendo conto anche della problema-
tica Coronavirus.
L'esecuzione dell'allontanamento sarebbe pure da considerarsi possibile
sia sul piano tecnico che pratico nonostante le temporanee restrizioni al
traffico aereo e all'entrata in Grecia.
I.
Con ricorso del 7 maggio 2020 (cfr. timbro del plico raccomandato; data
d'entrata: 8 maggio 2020), l'interessato è insorto dinanzi al Tribunale am-
ministrativo federale (di seguito: il Tribunale) contro la summenzionata de-
cisione della SEM ed ha concluso in via principale all'annullamento della
decisione impugnata ed alla restituzione degli atti all'autorità inferiore per
un nuovo esame delle allegazioni e per complemento istruttorio ed in via
subordinata alla concessione dell'ammissione provvisoria in Svizzera. Egli
ha altresì richiesto la concessione dell'assistenza giudiziaria nel senso
dell'esenzione dal versamento delle spese processuali e del relativo anti-
cipo con protestate tasse e spese.
In merito alle condizioni generali di accesso alle misure di accoglienza in
Grecia, il ricorrente ritiene che l'assunto normativo citato dalla SEM – in
particolare circa la Direttiva Qualifiche – pur se formalmente in vigore stri-
derebbe con le sue allegazioni, nonché con le importanti difficoltà già am-
piamente documentate nel diritto di essere sentito e nel parere sul progetto
di decisione, di effettivo accesso a qualsivoglia misura di assistenza, so-
ciale, medica e di alloggio, anche minima in Grecia.
L'insorgente temerebbe di ritrovarsi sostanzialmente abbandonato a sé
stesso, senza alloggio né assistenza materiale, privo di effettiva possibilità
di accedere ad eventuali cure mediche. Secondo numerosi studi interna-
zionali, i beneficiari di protezione internazionale in Grecia riscontrerebbero
ostacoli nell'accesso all'assistenza sociale, grave carenza nella disponibi-
lità di alloggi e nella disponibilità di pasti per i poveri, severa difficoltà di
accesso al mercato del lavoro a causa dell'elevato tasso di disoccupa-
zione, così come numerosi problemi nell'accesso all'assistenza medica
nonché alle misure di integrazione. La protezione internazionale ricono-
sciuta, sarebbe infatti soltanto sulla carta. Inoltre, i recenti aggiornamenti
legislativi greci peggiorerebbero le già precarie condizioni di vita dei rifugiati
riconosciuti in Grecia. In particolare, la modifica legislativa, pur riferendosi
ai richiedenti l'asilo in attesa di decisione, andrebbe ad incidere notevol-
mente sulle posizioni individuali dei rifugiati riconosciuti. Infatti, sarebbe
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noto che molti di essi vivrebbero ancora in centri di accoglienza nonostante
non ne avrebbero titolo e quale conseguenza di questa legge, dovranno
necessariamente lasciare il campo dove ancora risiedono al più tardi entro
fine aprile 2020. La disponibilità di alloggi per i richiedenti riconosciuti sarà
notevolmente ridotta in futuro, lasciando centinaia di persone anche vulne-
rabili senza nessun tipo di programma di integrazione né accesso ad al-
loggi. In merito all'assistenza sociale, un beneficiario di protezione interna-
zionale potrebbe presentare una richiesta di sostegno finanziario, tuttavia
sarebbe estremamente difficile beneficiare effettivamente di questo diritto.
Notorie sarebbero pure le difficili condizioni economiche in Grecia, dove i
giovani si troverebbero confrontati ad un tasso di disoccupazione superiore
al 33%.
In seguito, l'insorgente cita una sentenza del Bundesverfassungsgericht
tedesco, secondo la quale il trasferimento di beneficiari di protezione inter-
nazionale in Grecia potrebbe avvenire unicamente in presenza di adeguate
garanzie da parte delle autorità greche, dopo attenta valutazione delle cir-
costanze individuali. Egli fa poi riferimento alla sentenza del Tribunale
E-3841/2019 la quale avrebbe evidenziato l'obbligo della SEM di procedere
ad un accertamento dei fatti individuali in modo accurato nei casi di riam-
missione in Grecia. Considerata la criticità delle condizioni di accoglienza
e dell'intero sistema socioeconomico in tale Paese, sarebbe necessario un
esame individualizzato del caso di specie il quale appare configurare profili
di vulnerabilità e quindi di rischio. Peraltro, i beneficiari di protezione sussi-
diaria beneficerebbero di un livello di assistenza e protezione inferiore alle
già insufficienti misure previste per i beneficiari di protezione internazio-
nale.
Per quanto concerne la situazione individuale del ricorrente, come conse-
guenze delle problematiche insite nel sistema di accoglienza greco, il ricor-
rente si ritroverebbe a vivere come un senzatetto al più tardi dopo 30 giorni
dal suo arrivo. Questa inevitabile conseguenza (e non mera eventualità)
costituirebbe un'inesigibilità del rinvio in Grecia poiché contraria all0art. 3
CEDU. L'insorgente avrebbe riferito (come riportato nel diritto di essere
sentito) di aver vissuto in uno spazio verde senza alcun supporto, aveva
fame e non avrebbe incontrato alcun volontario ONG. Inoltre, il ricorrente
subirebbe la mancanza di misure sanitarie valide rispetto alla pandemia di
Covid-19. Anche rispetto alla più recente giurisprudenza del Tribunale, la
situazione in Grecia apparirebbe sempre più degradata e compromessa,
specialmente negli ultimi mesi.
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Allo stato attuale e a fronte della documentazione prodotta, il peggiora-
mento della situazione precedentemente descritta dal Tribunale sarebbe
dimostrato e pertanto, ad oggi, un rinvio in Grecia per un beneficiario di
protezione sussidiaria configurerebbe una violazione dell'art. 3 CEDU.

Diritto:
1.
Le procedure in materia d'asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla LTF
in quanto la legge sull'asilo (LAsi, RS 142.31) non preveda altrimenti (art.
6 LAsi). Fatta eccezione per le decisioni previste all'art. 32 LTAF, il Tribu-
nale, in virtù dell'art. 31 LTAF, giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi
dell'art. 5 PA rese dalle autorità menzionate all'art. 33 LTAF. La SEM rientra
tra dette autorità (cfr. art. 105 LAsi) e l'atto impugnato costituisce una deci-
sione ai sensi dell'art. 5 PA.
Il ricorrente ha partecipato al procedimento dinanzi l'autorità inferiore, è
particolarmente toccato dalla decisione impugnata e vanta un interesse de-
gno di protezione all'annullamento o alla modificazione della stessa (art. 48
cpv. 1 lett. a-c PA). Pertanto è legittimato ad aggravarsi contro di essa.
I requisiti relativi ai termini di ricorso (art. 108 cpv. 3 LAsi), alla forma e al
contenuto dell'atto di ricorso (art. 52 PA) sono soddisfatti.
Occorre dunque entrare nel merito del ricorso.
2.
Con ricorso al Tribunale possono essere invocati, in materia d'asilo, la vio-
lazione del diritto federale e l'accertamento inesatto o incompleto di fatti
giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi) e, in materia di diritto degli
stranieri, pure l'inadeguatezza ai sensi dell'art. 49 PA (cfr. DTAF 2014/26
consid. 5). Il Tribunale non è vincolato né dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4
PA), né dalle considerazioni giuridiche della decisione impugnata, né dalle
argomentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2 e relativi riferimenti).
3.
I ricorsi manifestamente infondati, ai sensi dei considerandi che seguono,
sono decisi dal giudice unico (art. 111a LAsi), con l'approvazione di un se-
condo giudice (art. 111 lett. e LAsi) e la decisione è motivata soltanto som-
mariamente (art. 111a cpv. 2 LAsi). Ai sensi dell'art. 111a cpv. 1 LAsi si ri-
nuncia allo scambio degli scritti.
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4.
4.1 Giusta l'art. 31a cpv. 1 lett. a LAsi, di norma non si entra nel merito della
domanda di asilo se il richiedente può ritornare in uno Stato terzo sicuro
secondo l'art. 6a cpv. 2 lett. b LAsi nel quale aveva soggiornato preceden-
temente. Si tratta di Paesi nei quali il Consiglio federale ritiene vi sia un
effettivo rispetto del principio di "non-refoulement" ai sensi dell'art. 5 cpv. 1
LAsi. Si presuppone inoltre, che tale Stato abbia garantito la riammissione
del richiedente nei confronti delle autorità svizzere preposte all'asilo. Senza
tale garanzia, l'allontanamento verso lo Stato terzo non può infatti essere
eseguito e dunque è inutile (cfr. FF 2002 6087, 6125).
Il Consiglio federale ha effettivamente inserito, il 14 dicembre 2007, la Gre-
cia, come altri Paesi dell'Unione europea (UE) e dell'Associazione europea
di libero scambio (AELS), nel novero degli Stati terzi sicuri ai sensi
dell'art. 6a cpv. 2 lett. b LAsi, per i quali esiste una presunzione di rispetto
del principio di "non-refoulement" (art. 5 cpv. 1 LAsi).
4.2 Nella fattispecie, dagli atti risulta che al ricorrente il 5 dicembre 2020 è
stata riconosciuta la protezione sussidiaria in Grecia e che egli è stato
messo al beneficio di un permesso di soggiorno valido dal 15.01.2020 al
14.01.2021 (cfr. atto 28/1). Altresì, la Grecia, in data 1° aprile 2020, ha di-
chiarato di accettare la riammissione dell'interessato sul proprio territorio
(cfr. ibidem). L'insorgente non ha per altro apportato indizi individuali che
permetterebbero di ritenere che la Grecia non rispetti il principio di non-
refoulement e lo rinvierebbe nel suo Paese d'origine.
4.3 Di conseguenza, le condizioni dell'art. 31a cpv. 1 lett. a LAsi risultano
incontestabilmente soddisfatte ed è a giusto titolo che la SEM non è entrata
nel merito delle domande d'asilo.
5.
Se respinge la domanda d'asilo o non entra nel merito, la SEM pronuncia,
di norma, l'allontanamento dalla Svizzera e ne ordina l'esecuzione; tiene
però conto del principio dell'unità della famiglia.
L'insorgente non adempie le condizioni in virtù delle quali la SEM avrebbe
dovuto astenersi dal pronunciare l'allontanamento dalla Svizzera (art. 14
cpv. 1 e 2 ed art. 44 LAsi nonché art. 32 dell'ordinanza 1 sull'asilo relativa
a questioni procedurali dell'11 agosto 1999 [OAsi 1, RS 142.311]; DTAF
2013/37 consid. 4.4; 2009/50 consid. 9).
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Pertanto, lo scrivente Tribunale è tenuto a confermare la pronuncia dell'al-
lontanamento.
6.
L'esecuzione dell'allontanamento è regolamentata, per rinvio dell'art. 44
LAsi, all'art. 83 della legge sugli stranieri e la loro integrazione (LStrI, RS
142.20, nuovo titolo dal 1° gennaio 2019, medesimo tenore per quanto ri-
guarda l'art. 83). Giusta suddetta norma, l'esecuzione dell'allontanamento
deve essere possibile (art. 83 cpv. 2 LStrI), ammissibile (art. 83 cpv. 3
LStrI) e ragionevolmente esigibile (art. 83 cpv. 4 LStrI). In caso di non
adempimento d'una di queste condizioni, la SEM dispone l'ammissione
provvisoria (art. 83 cpv. 1 e 7 LStrI).
7. Secondo prassi costante del Tribunale, circa l'apprezzamento degli osta-
coli all'allontanamento, vale lo stesso apprezzamento della prova consa-
crato al riconoscimento della qualità di rifugiato, ovvero il ricorrente deve
provare o per lo meno rendere verosimile l'esistenza di un ostacolo all'al-
lontanamento (cfr. DTAF 2011/24 consid. 10.2 e relativo riferimento).
8.
A norma dell'art. 83 cpv. 3 LStrI l'esecuzione dell'allontanamento non è am-
missibile quando comporta una violazione degli impegni di diritto interna-
zionale pubblico della Svizzera. Detta norma non si esaurisce nella mas-
sima del divieto di respingimento. Anche altri impegni di diritto internazio-
nale possono risultare ostativi all'esecuzione del rimpatrio, in particolare
l'art. 3 CEDU o l'art. 3 della Convenzione contro la tortura ed altre pene o
trattamenti crudeli, inumani o degradanti del 10 dicembre 1984 (Conv. tor-
tura, RS 0.105). La Corte europea dei diritti dell'uomo (CorteEDU) ha più
volte ribadito che la sola possibilità di subire dei maltrattamenti dovuti a una
situazione di insicurezza generale o di violenza generalizzata nel Paese di
destinazione non è sufficiente per ritenere una violazione dell'art. 3 CEDU.
Spetta infatti all'interessato provare o rendere verosimile l'esistenza di seri
motivi che permettano di ritenere che egli correrà un reale rischio ("real
risk") di essere sottoposto, nel Paese verso il quale sarà allontanato, a trat-
tamenti contrari a detti articoli (cfr. DTAF 2013/27 consid. 8.2 e relativi rife-
rimenti).
8.1 Inoltre, giusta l'art. 6a cpv. 2 lett. b LAsi, il ricorrente è rinviato in uno
Stato terzo designato come sicuro da parte del Consiglio federale, ossia
uno Stato nel quale vi è una presunzione di rispetto degli impegni di diritto
internazionale pubblico, tra cui il rispetto del principio di non respingimento
https://www.swisslex.ch/DOC/ShowLawViewByGuid/a9c93e17-07c7-4ad9-ac08-f9da47f8f369/3572bcc7-d292-44fd-99ab-e2d1f3eca9a5?source=document-link&SP=5|zpixhk https://www.swisslex.ch/DOC/ShowLawViewByGuid/eddc4ea5-1065-4aad-aa7b-5ff005425730/fc6cfec2-3fa0-431b-8b5f-c337b1753da9?source=document-link&SP=5|zpixhk
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ai sensi dell’art. 5 cpv. 1 LAsi così come del principio del divieto della tor-
tura sancito dall’art. 3 CEDU e dall’art. 3 della Convenzione contro la tor-
tura ed altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti del 10 dicem-
bre 1984 (di seguito: Conv. tortura, RS 0.105; cfr. FANNY MATTHEY, in: Ce-
sla Amarelle/Minh Son Nguyen, Code annoté de droit des migrations, LAsi,
2015, n. 12 ad art. 6a LAsi).
Appartiene dunque all'interessato sovvertire tale presunzione. A tal fine,
egli deve presentare seri indizi che le autorità dello Stato in questione vio-
lino il diritto internazionale nel caso specifico, non gli concedano la neces-
saria protezione o lo espongano a condizioni di vita disumane, o che si trovi
in una situazione di emergenza esistenziale nello Stato in questione a
causa di circostanze individuali di natura sociale, economica o sanitaria
(cfr. tra le tante D-6742/2019 del 7 gennaio 2020 consid. 8.4).
8.2 Passando ora alla situazione generale della Grecia, il Tribunale ha a
più riprese ritenuto che per quanto riguarda l'ammissibilità dell'esecuzione
dell'allontanamento verso la Grecia vengono riconosciuti degli ostacoli
all'esecuzione dell'allontanamento unicamente a condizioni molto severe.
In particolare, in una recente sentenza pubblicata quale sentenza di riferi-
mento inoltre il Tribunale ha ritenuto che si può infatti partire dal presuppo-
sto che essendo la Grecia firmataria della CEDU, della Conv. tortura e della
Conv. rifugiati, in principio rispetta i suoi obblighi di diritto internazionale
(cfr. sentenza del Tribunale D-559/2020 del 13 febbraio 2020 consid. 8.2,
pubblicata come sentenza di riferimento). Nonostante il rischio di vivere in
condizioni precarie, non risulta da fonti affidabili e concordi che la Grecia
abbia adottato una pratica di discriminazione sistematica – rispetto ai suoi
cittadini – verso i beneficiari dello statuto di rifugiato o dalla protezione sus-
sidiaria, nell'accesso all'occupazione, all'assistenza sociale, all'assistenza
sanitaria, all'istruzione e all'alloggio (cfr. ibidem). Altresì, i beneficiari di pro-
tezione possono pure contare sulle garanzie derivanti dalla Direttiva
2011/95/UE del Parlamento e del Consiglio del 13 dicembre 2011 recante
norme sull’attribuzione, a cittadini di paesi terzi o apolidi, della qualifica di
beneficiario di protezione internazionale, su uno status uniforme per i rifu-
giati o per le persone aventi titolo a beneficiare della protezione sussidiaria,
nonché sul contenuto della protezione riconosciuta [rifusione; GU L 337/9
del 20.12.2011; di seguito: direttiva qualificazione]). Gli obblighi della Gre-
cia, derivanti dal diritto europeo, nei confronti dei beneficiari di protezione
costituiscono la non discriminazione nell'accesso all'occupazione, all'istru-
zione, all'assistenza sociale, all'assistenza sanitaria, all'accesso all'alloggio
e agli strumenti di integrazione (cfr. capo VII [contenuto della protezione
internazionale] della direttiva qualificazione; cfr. sentenza sopracitata).
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Il Tribunale, in una recente sentenza, ha inoltre specificato che malgrado
la cessazione delle prestazioni di assistenza finanziaria nonché in materia
d'alloggio introdotte con la riforma legislativa dell'11 marzo 2020, non vi
sono sufficienti motivi per ritenere che la Grecia violerà in futuro i suoi ob-
blighi di diritto internazionale (cfr. sentenza del Tribunale D-2160/2020 del
6 maggio 2020 consid. 7.2).
Infine, in caso di violazione di diritti sanciti dalla CEDU, l'interessato potrà
adire i tribunali greci, ed in ultima istanza la Corte EDU (art. 34 CEDU).
8.3 Nella fattispecie, il ricorrente è stato riconosciuto beneficiario di prote-
zione sussidiaria dalla Grecia in data 5 dicembre 2019, di conseguenza
egli può rivolgersi alle competenti autorità greche per far valere i diritti che
gli spettano. Altresì, dagli atti non vi sono elementi che permettano di rite-
nere che in caso di rinvio dell'insorgente in Grecia le sue prospettive future,
considerate dal punto di vista materiale, fisico o psicologico, denotino un
rischio sufficientemente reale e imminente di privazioni di gravità tale da
rientrare nell’ambito di applicazione dell’art. 3 CEDU.
Segnatamente, il caso di specie non è comparabile alla situazione ritenuta
dal Tribunale nella sentenza E-3841/2019 del 20 agosto 2019 consid. 2.4
e citata dal ricorrente a diverse riprese dinnanzi all'autorità inferiore. Invero,
in casu non può essere ritenuto che la SEM non abbia proceduto ad un
esame concreto della situazione di fatto, poiché il ricorrente ha avuto oc-
casione di esprimersi e di descrivere dettagliatamente la situazione con
diritto di essere sentito e con il parere sulla bozza di decisione. Tuttavia,
pur avendo avuto a diverse riprese occasione di descrivere dettagliata-
mente la situazione in cui si è trovato in Grecia – peraltro dove ha soggior-
nato poco più di due mesi dopo l'ottenimento della protezione sussidiaria –
ha fornito delle allegazioni vaghe e poco dettagliate. Invero, egli ha affer-
mato di aver vissuto per un po' in uno spazio verde senza alcun supporto
e di non aver incontrato alcun volontario di ONG. Avrebbe avuto fame e
non aveva un tetto sotto cui ripararsi. Quando pioveva era costretto a dor-
mire letteralmente nell'acqua (cfr. atto A32). Tuttavia, non risulta che l'in-
sorgente si sia rivolto alle autorità elleniche ed abbia adito le vie legali al
fine far valere i propri diritti oppure un'eventuale violazione degli stessi. Di
conseguenza, è compito del ricorrente rivolgersi presso le competenti au-
torità.
Altresì, come già ritenuto dall'autorità inferiore nella decisione impugnata,
l'insorgente, oltre a rivolgersi alle strutture statali, può anche rivolgersi ai
numerosi organismi di natura caritativa al fine di ottenere assistenza.
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8.4 Infine, non risulta neppure che le sue condizioni di salute costituiscano
un ostacolo all'ammissibilità dell'esecuzione dell'allontanamento. Invero,
egli è stato sottoposto a visita medica per una probabile infezione da scab-
bia la quale è stata curata con successo dopo la terapia prescritta.
8.5 In conclusione, l'esecuzione dell'allontanamento in Grecia è ammissi-
bile ai sensi delle norme di diritto internazionale pubblico nonché della LAsi
(art. 83 cpv. 3 LStrI in relazione all'art. 44 LAsi).
9.
Giusta l'art. 83 cpv. 4 LStrI, l'esecuzione dell'allontanamento non può es-
sere ragionevolmente esigibile qualora, nello Stato d'origine o di prove-
nienza, lo straniero venisse a trovarsi concretamente in pericolo in seguito
a situazioni quali guerra, guerra civile, violenza generalizzata o emergenza
medica. Ai sensi dell'art. 83 cpv. 5 LStrI, l'esecuzione dell'allontanamento
verso i paesi UE/AELS è da ritenersi di principio esigibile e che tale pre-
sunzione legale può essere sovvertita solo se l'interessato rende verosi-
mile che, per delle ragioni personali, il suo rinvio non può essere ritenuto
ragionevolmente esigibile (cfr. D-559/2020 consid. 9).
9.1 Nella misura in cui il ricorrente fa riferimento alle precarie condizioni di
vita dei migranti in Grecia, va effettivamente rilevato che il sistema di assi-
stenza sociale greco presenta delle criticità non soltanto per i richiedenti
asilo, ma bensì anche per le persone con beneficiarie di protezione (cfr.
sentenze della CorteEDU, Saidoun contro Grecia, 40083/07 e Fawsie con-
tro Grecia, 40080/07, entrambe del 28 ottobre 2010). Le irregolarità nell'ac-
cesso ad alloggi a basso costo o al mercato del lavoro nel contesto della
crisi economica in corso, le limitate prestazioni assistenziali fornite dallo
Stato o la discriminazione contro i cittadini greci nell'accesso ai servizi di
sostegno statale, anche nel settore dell'assistenza sanitaria, sono citati an-
che nei rapporti Pro Asyl e RSA ripresi nel ricorso. Nonostante queste cri-
tiche, va notato che la Grecia è vincolata dalla direttiva sulle qualifiche. È
quindi responsabilità dell'insorgente rivendicare i diritti che gli spettano di-
rettamente presso le autorità greche (cfr. consid. 8.2). Anche se le condi-
zioni di vita in Grecia non sono facili a causa della situazione economica
prevalente, non ci sono indicazioni che l'interessato verrebbe esposto a
un'emergenza esistenziale in caso di ritorno in Grecia.
9.2 Di conseguenza, l'esecuzione dell'allontanamento risulta pure ragione-
volmente esigibile.
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Pagina 14
10.
Altresì, non risultano impedimenti neppure dal profilo della possibilità dell'e-
secuzione dell'allontanamento (art. 44 LAsi ed art. 83 cpv. 2 LStr) ritenuto
che le autorità elleniche hanno dato il loro benestare alla riammissione del
ricorrente. Infine, conformemente a quanto ritenuto dall'autorità inferiore
nella decisione impugnata, né le restrizioni temporanee al traffico aereo né
le restrizioni temporanee all'ingresso imposte dalle autorità greche in rela-
zione alla situazione attuale di Covid-19 rendono impossibile l'esecuzione
dell'allontanamento.
11.
Di conseguenza, in materia di allontanamento e relativa esecuzione, il gra-
vame va disatteso e la querelata decisione confermata.
12.
Ne discende che la SEM con la decisione impugnata non ha violato il diritto
federale né abusato del suo potere d'apprezzamento ed inoltre non ha ac-
certato in modo inesatto o incompleto i fatti giuridicamente rilevanti (art.
106 cpv. 1 LAsi), altresì, per quanto censurabile, la decisione non è inade-
guata (art. 49 PA), per il che il ricorso va respinto.
13.
Avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, la domanda di esenzione
dal versamento di un anticipo equivalente alle presunte spese processuali
è divenuta senza oggetto.
14.
Infine, ritenute le allegazioni ricorsuali sprovviste di probabilità di esito fa-
vorevole, la domanda di assistenza giudiziaria giusta l'art. 65 cpv. 1 PA, nel
senso della dispensa dal versamento delle spese processuali, è respinta.
Visto l'esito della procedura, le spese processuali di CHF 750.– che se-
guono la soccombenza sono poste a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1 e
5 PA nonché art. 3 lett. b del regolamento sulle tasse e sulle spese ripetibili
nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 febbraio
2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]).
15.
La presente decisione non concerne persone contro le quali è pendente
una domanda d'estradizione presentata dallo Stato che hanno
abbandonato in cerca di protezione, per il che non può essere impugnata
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con ricorso di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 lett. d
cifra 1 LTF).
La pronuncia è quindi definitiva.
(dispositivo alla pagina seguente)
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