Decision ID: a7a13c06-0566-5e88-9539-9b129e8ddb57
Year: 2018
Language: it
Court: TI_TCAS
Chamber: TI_TCAS_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: social_law

ritenuto
in fatto
1.1. Per l’anno 2017 (doc. 4) la Cassa cantonale di compensazione ha concesso a RI 1, nato nel 1966, una prestazione complementare mensile di Fr. 1'306.-, tenendo conto che né lui né la moglie esercitavano un’attività lucrativa.
1.2. Il 7 settembre 2017 (doc. 5) l’assicurato ha chiesto alla Cassa se era corretto che il reddito da lavoro della moglie non fosse stato conteggiato, malgrado l’invio del contratto di lavoro a fine 2016.
L’interessato ha fatto presente di avere gravi problemi di salute e di avere subìto tre interventi in sei mesi, perciò solo ora ha chiesto alla Cassa se il foglio di calcolo per l’anno 2017 era corretto e se il reddito conseguito dalla moglie dal 7 novembre 2016 era stato considerato. Ha inoltre trasmesso i conteggi di stipendio del coniuge di giugno e luglio 2017.
1.3. L’11 settembre 2017 (doc. 6) l’amministrazione ha informato l’assicurato di non avere mai ricevuto alcun contratto di lavoro riguardante la moglie, perciò l’ha invitato a produrlo unitamente ai conteggi di stipendio da novembre 2016 a maggio 2017.
1.4. Con decisione del 15 settembre 2017 (doc. 26) la Cassa ha ricalcolato il diritto alle PC dell’assicurato versategli dal 1° novembre 2016 al 30 settembre 2017, chiedendo in restituzione l’importo di Fr. 11'418.- per prestazioni ricevute indebitamente e fissando il nuovo diritto dal 1° ottobre 2017 in Fr. 268.- al mese.
1.5. Con scritto dell’11 ottobre 2017 (doc. B) l’Ufficio sociale comunale di _, che spesso ha aiutato i coniugi RI 1 con delle pratiche amministrative, ha confermato di avere allestito il 28 novembre 2016 (doc. C) la lettera che è stata spedita insieme al contratto di lavoro della moglie dell’assicurato. In tal modo essi hanno ritenuto di avere agito correttamente e non si sono più preoccupati della PC. Tenuto conto della loro buona fede, del fatto che hanno ossequiato all’obbligo di informare, che il reddito della famiglia è modesto e quindi gli assicurati non sono in grado di restituire l’importo di Fr. 11'418.-, ne ha chiesto il condono.
1.6. Con decisione del 20 ottobre 2017 (doc. 29) la Cassa cantonale di compensazione ha respinto l’istanza di condono di RI 1, poiché soltanto il 7 settembre 2017 è venuta a conoscenza dell’attività lavorativa della moglie iniziata però nel novembre 2016. Non essendo data la condizione cumulativa della buona fede, non ha esaminato l’altra della grave difficoltà.
1.7. Con decisione su opposizione del 20 dicembre 2017 (doc. A) l’amministrazione ha respinto l’opposizione del 10 novembre 2017 (doc. 30) e ha confermato il rifiuto di condono, ritenuto che è stato violato l’obbligo di informazione previsto dall’art. 24 OPC-AVS/AI, poiché l’opponente l’ha informata soltanto il 7 settembre 2017 che la moglie aveva iniziato dal novembre 2016 un’attività lucrativa. Dal nuovo calcolo che ne è scaturito tenendo conto dell’attività lavorativa, il diritto alle PC si è ridotto da Fr. 1'306.- a Fr. 268.-, con conseguente ordine di restituzione di Fr. 11'418.-.
1.8. Il 19 gennaio 2018 (doc. I) RI 1, patrocinato dall’avv. RA 1, si è rivolto al TCA chiedendo di annullare la decisione impugnata e di condonargli la restituzione della somma di Fr. 11'418.-.
Il ricorrente ha contestato di non avere mai informato la Cassa di compensazione sull’inizio dell’attività lucrativa della moglie, visto che il 28 novembre 2016 (doc. C), tramite l’Ufficio sociale comunale di _, ha inviato alla Cassa di compensazione, per posta semplice, uno scritto con cui la informava che la moglie _ dal 7 novembre 2016 aveva iniziato un’attività lucrativa presso la _ di _, allegando il contratto di lavoro. Tale lettera è stata redatta dalla funzionaria stessa dell’Ufficio sociale comunale - di cui è stata chiesta l’audizione quale testimone - durante le sue funzioni ed è stata spedita direttamente da quell’Ufficio.
Quand’anche questa lettera non fosse pervenuta alla Cassa, ciò non toglie che, in buona fede, l’insorgente pensava di avere adempiuto ai suoi obblighi di informazione, non essendo abituato e pratico di questioni amministrative e formali. Inoltre, va ritenuto che appena la moglie ha iniziato l’attività lucrativa egli si è subito informato presso il Comune su come comportarsi con le PC. Non era dunque sua intenzione nascondere alcunché.
Ne discende che la lettera del 28 novembre 2016, a prescindere dal fatto che sia giunta a destinazione, come tale è stata inviata all’indirizzo corretto e non è ritornata al mittente. Pertanto, l’assicurato non è stato negligente, visto che oltretutto ha inviato alla Cassa la comunicazione tramite una pubblica autorità.

Tenuto altresì conto del suo limitato livello culturale, confermato dalla funzionaria comunale nel suo scritto dell’11 ottobre 2017, il ricorrente era in diritto di ritenere che, vista la sua difficile situazione finanziaria, la nuova entrata della moglie fosse stata ritenuta ininfluente dall’amministrazione. Peraltro, egli non è in grado di leggere i conteggi e i fogli di calcolo delle prestazioni complementari.
Per il riconoscimento del condono alla restituzione vanno infine considerati la sua situazione finanziaria molto precaria e i gravi problemi di salute.
1.9. Nella risposta del 29 gennaio 2018 (doc. III) la Cassa cantonale di compensazione ha proposto di respingere il ricorso, ritenendo che il ricorrente non abbia apportato nuovi elementi tali da modificare la decisione su opposizione.
L’amministrazione ha precisato che quanto ha affermato il ricorrente non è corretto, essendo venuta a conoscenza del lavoro della moglie unicamente in data 7 settembre 2017.
Quand’anche il Tribunale stabilisse che la notifica dell’attività sia avvenuta tempestivamente, l’amministrazione ha osservato che né lo stesso ricorrente né la funzionaria comunale si sono pronunciati in alcun modo dopo l’inoltro della lettera del 28 novembre 2016, sebbene dovessero attendersi una decisione da parte della Cassa di compensazione.
1.10. Il 2 febbraio 2018 (doc. V) l’avv. RA 1 ha ribadito sia che la lettera del 28 novembre 2016 è stata inviata, sia che l’assicurato era in diritto di ritenere che, vista la sua difficile situazione finanziaria, la nuova entrata della moglie fosse stata giudicata come ininfluente dall’amministrazione. D’altronde, egli non è in grado di leggere i conteggi e i fogli di calcolo.
1.11. Durante un’udienza di discussione alla presenza delle parti, il 4 luglio 2018 (doc. XI), il giudice delegato del TCA ha sentito come teste la funzionaria comunale che ha aiutato il ricorrente nella pratica concernente le prestazioni complementari.
In quell’occasione è emerso che l’assicurato avrebbe informato, nel mese di ottobre o novembre 2016, l’Ufficio assicurazione invalidità che la moglie aveva iniziato a lavorare. Il 5 luglio 2018 (doc. XII) il Tribunale ha così interpellato al riguardo l’Ufficio AI, che, il 9 luglio 2018 (doc. XIII), ha risposto che non risultavano atti relativi a una tale situazione.
Preso atto delle risultanze di questo accertamento, la Cassa di compensazione si è riconfermata nella sua risposta (doc. XV), mentre il ricorrente non ha formulato osservazioni (doc. XIV).
considerato
in diritto
2.1. L'art. 25 cpv. 1 LPGA stabilisce che le prestazioni indebitamente riscosse devono essere restituite. La restituzione non deve essere chiesta se l'interessato era in buona fede e verrebbe a trovarsi in gravi difficoltà.
Per l'art. 4 cpv. 1 OPGA, se il beneficiario era in buona fede e si trova in gravi difficoltà, l'assicuratore rinuncia completamente o in parte alla restituzione delle prestazioni indebitamente concesse.
Determinante per il riconoscimento di una grave difficoltà è il momento in cui la decisione di restituzione passa in giudicato (art. 4 cpv. 2 OPGA).
Il condono è concesso su domanda scritta. La domanda, motivata e corredata dei necessari giustificativi, deve essere inoltrata entro 30 giorni dal momento in cui la decisione (di restituzione) è passata in giudicato (art. 4 cpv. 4 OPGA).
Giusta l'art. 4 cpv. 5 OPGA, sul condono è pronunciata una decisione.
2.2. Secondo le norme appena citate, affinché sia concesso il condono è necessario che siano cumulativamente adempiuti i seguenti presupposti (SVR 1996 AHV Nr. 102 pag. 313; SVR 1995 AVS Nr. 61 pag. 182 consid. 4):
- l'interessato o il suo rappresentante legale ha percepito la prestazione indebita in buona fede, e
- la restituzione lo metterebbe in gravi difficoltà economiche, nel senso che costituirebbe un onere troppo grave (DTF 122 V 140 consid. 3b).
Quindi, se una sola delle due condizioni appena elencate non è adempiuta, il condono non può essere concesso.
2.3.
Per quanto concerne la nozione di
buona fede
(STF 8C_617/ 2009 del 5 novembre 2009; STF 8C_865/2008 del 27 gennaio 2009; STF 8C_383/2007 del 15 luglio 2008), giova ricordare che la giurisprudenza sviluppata a proposito del vecchio art. 47 cpv. 1 LAVS (abrogato con l'entrata in vigore della LPGA il 1° gennaio 2003) vale per analogia anche in materia di prestazioni complementari (DTF 133 V 579 consid. 4.1 pag. 582). Di conseguenza, il solo fatto che l'assicurato ignorasse di non avere diritto alle prestazioni versate non basta per ammettere l'esistenza della buona fede. La buona fede, in quanto condizione necessaria per il condono, è infatti esclusa a priori se i fatti che danno luogo all'obbligo di restituzione (per esempio la violazione dell'obbligo di annunciare o di informare) sono imputabili a un comportamento doloso oppure a una grave negligenza. Per contro, l'assicurato può invocare la propria buona fede se l'azione o l'omissione in questione costituiscono una lieve negligenza (per esempio una lieve violazione dell'obbligo di annunciare o di informare; cfr. DLA 1998 no. 14 pag. 73 consid. 4a; 1992 no. 7 pag. 103 consid. 2b; cfr. pure DTF 112 V 97 consid. 2c pag. 103;
110 V 176
consid. 3c pag. 180). In questo ordine di idee, occorre differenziare tra la buona fede intesa come mancata consapevolezza dell'illiceità ("Unrechtsbewusstsein") e la questione di sapere se l'interessato, facendo uso dell'attenzione che le circostanze permettevano di esigere da lui, avrebbe potuto e dovuto riconoscere il vizio giuridico esistente.
2.4. Giusta l’art. 5 cpv. 1 OPGA, la grave difficoltà ai sensi dell'art. 25 cpv. 1 LPGA è data quando le spese riconosciute in virtù della LPC e le spese supplementari dell'art. 5 cpv. 4 OPGA superano i redditi determinanti secondo la LPC.
L'art. 5 cpv. 2 OPGA specifica quali fattori debbano essere computati per il calcolo delle spese riconosciute: il fabbisogno vitale, la pigione di un appartamento, le spese personali e l'assicurazione obbligatoria delle cure medico-sanitarie e dà le indicazioni sulla determinazione dell'importo massimo ascrivibile ad ognuna di queste voci.
Il capoverso 3 dell
'
art. 5 OPGA definisce i criteri di computo della sostanza.
La norma dell
'
art. 5 cpv. 4 OPGA quantifica le spese supplementari da computare in virtù del capoverso 1, indicando Fr. 8
'
000.- per le persone sole, Fr. 12
'
000.- per i coniugi e Fr. 4
'
000.- per gli orfani e i figli che danno diritto ad una rendita per figli dell
'
AVS o dell
'
AI.
Nel caso in cui l'istanza di condono abbia fatto oggetto di ricorso, il Tribunale delle assicurazioni può prendere in considerazione come la situazione finanziaria della persona tenuta a restituzione si sia modificata dopo l'emanazione della decisione su opposizione (
Kieser
, op. cit., n. 25 all'art. 25).
Il Giudice, dunque, non è tenuto ad esaminare direttamente ed in modo definitivo se e in quale misura la situazione economica del debitore si è modificata dopo la notifica della decisione impugnata. Tuttavia, ciò non gli impedisce di fondare il suo giudizio, per ragioni di economia procedurale, in ossequio del diritto di essere sentito, sulla nuova situazione (DTF 116 V 293 consid.
2c; DTF 107 V 80 consid. 3b;
Meyer-Blaser
, Die Rückerstattung von Sozialversicherungsleistungen, in: RSJB 1995, pag. 488).
2.5
. In concreto, con decisione formale del 15 settembre 2017 la Cassa cantonale di compensazione ha ricalcolato il diritto alle prestazioni complementari dell’assicurato dal 1° novembre 2016 al 30 settembre 2017.
Quale motivazione per questa nuova decisione l’amministrazione ha indicato che è stata emessa a seguito “
del computo del reddito da attività lavorativa della moglie
”.
La Cassa di compensazione ha osservato che l’assicurato l’ha informata soltanto il 7 settembre 2017 che la moglie stava svolgendo un’attività lucrativa dal 7 novembre 2016, motivo per cui ha messo in dubbio la condizione della buona fede. Infatti, l’amministrazione sostiene che l’interessato abbia violato l'obbligo di informare il Servizio prestazioni complementari dell’avvio di un’attività lavorativa, dato che ciò ha comportato un cambiamento della sua situazione economica, con conseguente revisione e ricalcolo delle PC.