Decision ID: caea4e52-ab4c-5118-820d-551202c86a57
Year: 2020
Language: it
Court: CH_BVGE
Chamber: CH_BVGE_001
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: 

Visto:
la domanda d’asilo che l’interessata ha presentato in Svizzera il 23 settem-
bre 2016,
i verbali d’audizione del 29 settembre 2016 (atto A9), dell’11 maggio 2017
(atto A15) e del 20 febbraio 2018 (atto A24),
la decisione della Segreteria di Stato della migrazione (di seguito: SEM)
del 20 giugno 2018, notificata il giorno seguente (cfr. atto A29), con cui tale
autorità ha respinto la succitata domanda d’asilo e pronunciato l’allontana-
mento della richiedente asilo dalla Svizzera nonché l’esecuzione dello
stesso in quanto ammissibile, ragionevolmente esigibile e possibile,
il ricorso del 23 luglio 2018 (cfr. timbro del plico raccomandato), per mezzo
del quale l’interessata ha postulato l’annullamento della decisione impu-
gnata e l’ammissione provvisoria in Svizzera; in subordine la retrocessione
degli atti all’autorità inferiore per una nuova valutazione in merito all’esi-
stenza di ostacoli all’esecuzione del rinvio; contestualmente e con protesta
di tasse e spese, di essere esentata dal versamento di un anticipo a coper-
tura delle presunte spese processuali,
la conferma di ricevimento del gravame indirizzata il 24 luglio 2018 alla
ricorrente dal Tribunale amministrativo federale (di seguito: il Tribunale),
lo scritto della patrocinatrice dell’insorgente del 26 luglio 2018 per il cui
tramite veniva sottoposto al Tribunale un certificato medico attestante un
verosimile disturbo depressivo, un occasionale dolore al piede nonché l’as-
sunzione di ASA a dosaggio non noto,
la decisione incidentale del Tribunale del 27 settembre 2018, con cui l’inte-
ressata veniva esentata dal versamento dell’anticipo spese ed il gravame
trasmesso all’autorità inferiore per determinazione in merito,
la risposta della SEM del 10 ottobre 2018, per mezzo della quale detta
autorità si riconfermava nelle proprie posizioni sottolineando come dal cer-
tificato medico di cui sopra non si evincerebbe alcun grave problema di
salute,
la comunicazione dell’insorgente del 16 ottobre 2018, con cui veniva avan-
zata la tesi circa il fatto che la medesima soffrisse di una sindrome post
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traumatica da stress, casistica confermata, assieme alla verosimile pre-
senza di un disturbo della personalità misto, anche dalle ipotesi diagnosti-
che di cui ad un ulteriore certificato medico del Servizio psico-sociale,
le ulteriori osservazioni dell’autorità resistente, trasmesse per conoscenza
alla patrocinatrice e secondo le quali nemmeno in riscontro alle ulteriori
evidenze mediche vi sarebbero stati elementi per ritenere che la richie-
dente rischiasse di essere esposta ad una situazione problematica
nell’evenienza di un ritorno in Honduras,
i fatti del caso di specie che, se necessari, verranno ripresi nei considerandi
che seguono,

e considerato:
che presentato tempestivamente ai sensi del vart. 108 cpv. 1 della legge
sull’asilo (LAsi; RS 142.31) contro una decisione della SEM (art. 6 e 105
LAsi; art. 31‒33 LTAF), il ricorso è di principio ammissibile sotto il profilo
degli art. 5, 48 cpv. 1 e art. 52 PA,
che vi è dunque motivo di entrare nel merito del ricorso,
che con ricorso al Tribunale possono essere invocati la violazione del diritto
federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti giuridicamente rile-
vanti (art. 106 cpv. 1 LAsi) e, in materia di diritto degli stranieri, pure l’ina-
deguatezza ai sensi dell’art. 49 PA (cfr. DTAF 2014/26 consid. 5),
che il Tribunale non è vincolato né dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4 PA), né
dalle considerazioni giuridiche della decisione impugnata, né dalle argo-
mentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2); che può modificare una
decisione errata a favore di una parte (art. 62 cpv. 1 PA) anche se nel gra-
vame non viene formulata una richiesta in tal senso; che l’autorità di ricorso
non è però tenuta ad effettuare un riesame completo della fattispecie né a
ricercare tutti i possibili errori di diritto che non appaiono evidenti o che si
deducano facilmente dalla contestazione o dagli atti di causa (cfr. DTF 119
V 349 consid. 1a; MOSER/BEUSCH/KNEUBÜHLER, Prozessieren vor dem
Bundesverwaltungsgericht, 2a ed., 2013, n. m. 1.55),
che i ricorsi manifestamente infondati sono decisi dal giudice in qualità di
giudice unico, con l’approvazione di un secondo giudice (art. 111 lett. e
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LAsi) e la decisione è motivata soltanto sommariamente (art. 111a cpv. 2
LAsi),
che il ricorso del 23 luglio 2018 verte unicamente sulla questione relativa
all’esecuzione dell’allontanamento; che di conseguenza la decisione impu-
gnata è cresciuta in giudicato in materia d’asilo e riguardo alla pronuncia
dell’allontanamento; che il Tribunale si limiterà all’esame degli aspetti con-
testati,
che in corso di procedura, la richiedente asilo ha ricondotto la sua domanda
di protezione a diverse problematiche; che allorquando risiedeva a
B._, il fratello, C._, sarebbe stato assassinato dopo essere
stato torturato e ciò nonostante il tentativo di far passare l’evento per un
incidente; che con riferimento all’accaduto la ricorrente ha menzionato cau-
sali alternative quali dei possibili legami con l’imposta di guerra, delle co-
noscenze in seno al D._ nonché il tentativo di estorcergli denaro;
che il famigliare sarebbe stato altresì in possesso di informazioni compro-
mettenti sul H._ e le avrebbe pubblicate su di un noto social net-
work; che dopo il funerale si sarebbe trasferita in un’altra città e più preci-
samente a E._; che non avrebbe sporto denuncia in quanto presu-
merebbe che gli autori abbiano corrotto le autorità; che la richiedente asilo
ha anche riferito di successive ricerche nei suoi confronti da parte di sco-
nosciuti; che non meglio precisate persone avrebbero voluto sequestrarla
vista la ricchezza del suo ex-partner (...), che vivrebbe ad oggi negli USA;
che l’insorgente sarebbe altresì stata minacciata da una donna invaghita
del fratello di nome I._, la quale avrebbe incitato delle bande crimi-
nali a compiere atti pregiudizievoli nei suoi confronti; che a tal riguardo l’in-
teressata avrebbe pure sporto denuncia, salvo desistere per timore; ch’ella
ha altresì addotto essere stata seguace di un gruppo religioso denominato
G._ in seno al quale avrebbe svolto indagini scoprendo illeciti
dell’amministrazione; che la sua zia paterna e il di lei marito, attivi nel go-
verno, avrebbero percepito come una minaccia le sue attività; che l’insor-
gente avrebbe d’altro canto anche subito intimidazioni da H._, a
suo volta membro della setta in questione; setta che per tentare di costrin-
gerla a tornare nei ranghi la avrebbe manipolata impiantandole “delle cose”
nel cervello e facendole perdere i capelli; che la zia la vorrebbe altresì as-
sassinare onde sottrarle l’eredità; che l’interessata si sarebbe poi recata in
Italia grazie ad un accordo con i vicini di casa di E._; che una volta
in loco essa sarebbe stata sottoposta a condizioni di lavoro e alloggio pre-
carie e minacciata di essere “venduta” a degli asiatici; che non avrebbe
potuto denunciare i vicini a causa di loro presunti contatti con ambienti ma-
fiosi; che la ricorrente si sarebbe però sottratta a tale condizione recandosi
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in Svizzera grazie all’aiuto finanziario dell’ex-partner; che inoltre, un sici-
liano avrebbe tentato di costringerla alla prostituzione in Svizzera aggiun-
gendo sostanze chimiche al suo cibo a seguito del rifiuto (cfr. atti atto A9,
A15 e A24),
che nella querelata decisione, l’autorità inferiore ha messo in dubbio la ve-
rosimiglianza delle allegazioni dell’interessata e ciò precisando di aver te-
nuto in debita considerazione l’incoerenza caratteristica dei narrati delle
persone cadute vittime di tratta degli esseri umani; che dipoi, le problema-
tiche vissute a seguito del trasferimento in Italia presso il figlio della vicina
e l’eventualità, non concretizzatasi, di finire vittima di sfruttamento ses-
suale, non raggiungerebbero un’intensità da tale da essere rilevanti per
l’asilo; che i famigliari rimasti in patria non avrebbero subito alcuna rappre-
saglia, che la questione sarebbe da considerarsi conclusa, per il che, non
vi sarebbe alcun rischio di sfruttamento in caso di rientro in Honduras; che
oltremodo, la pericolosità della zona in cui risiederebbe la famiglia non
avrebbe alcuna portata; che su tali presupposti, l’autorità resistente non ha
ritenuto applicabile il principio del divieto di respingimento; che per gli stessi
motivi di cui sopra, non vi sarebbero elementi per ritenere che in caso di
rientro in patria la ricorrente rischi di essere esposta a un rischio reale im-
mediato di subire trattamenti contrari agli art. 3 e 4 CEDU; che l’esecuzione
dell’allontanamento sarebbe pure ragionevolmente esigibile e possibile,
che con ricorso l’insorgente avversa la valutazione dell’autorità inferiore li-
mitatamente alla questione dell’esecuzione dell’allontanamento; che la
SEM si sarebbe votata ad un esame sommario degli ostacoli al medesimo;
che la ricorrente avrebbe invero allegato in modo costante che la sua de-
cisione di espatriare sarebbe stata maturata a seguito alla morte di
C._ ed alle minacce di cui sarebbe stata oggetto sia in precedenza
che a seguito di tale evento; che avrebbe altresì addotto temere che il fra-
tello fosse stato ucciso a causa della sua vicinanza al D._ o per
questioni attinenti all’imposta sulla guerriglia; che occorrerebbe rilevare
come nel contesto di violenza legato alle bande criminali in Honduras, si
intenderebbe per "empuesto da guerra" il frutto dell’attività di estorsione;
che l’interessata avrebbe d’altro canto subito numerosi eventi particolar-
mente drammatici nei mesi precedenti la sua domanda d’asilo; che ella
sarebbe stata emotivamente provata, sia a causa delle minacce, che per
via dalla recente fuga dalla situazione di sfruttamento in Italia; che i pro-
blemi di salute della ricorrente sarebbero già emersi nel corso del sog-
giorno nel CFA e dell’audizione sulle generalità; che le esigenze in rela-
zione all’esaustività dei motivi ai sensi dell’art. 83 cpv. 3 e 4 LStrI dovreb-
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bero essere adeguate di conseguenza; che l’autorità di prime cure non po-
teva esigere che la ricorrente fornisse un racconto esaustivo delle ragioni
che si opponevano ad un suo ritorno in patria; che l’interessata avrebbe
presentato in modo credibile il pericolo di essere sequestrata o di essere
sottoposta a trattamenti disumani o degradanti da parte di bande criminali;
che la ricorrente ed il di lei fratello sarebbero stati professionalmente attivi
per conto del summenzionato (...), cittadino americano particolarmente be-
nestante attivo nel settore immobiliare; che tali affermazioni apparrebbero
facilmente confermabili da una semplice ricerca su internet; che l’autorità
resistente avrebbe erroneamente apprezzato i fatti allegati dalla ricorrente;
che alla luce delle informazioni relative al paese di origine, le affermazioni
relative al livello di violenza ed al rischio di essere ricercata da bande cri-
minali al fine di ottenere denaro apparrebbero verosimili; che diverse fonti
confermerebbero che la violenza e l’insicurezza raggiungerebbe livelli al-
larmanti in Honduras, malgrado una diminuzione negli ultimi anni; che sa-
rebbe concentrata soprattutto nelle grandi città e nei centri urbani; che
buona parte della violenza sarebbe legata alle attività di gang criminali; che
l’intervento governativo tenderebbe essenzialmente a reprimere il feno-
meno facendo uso di forza militare; che Amnesty International avrebbe ri-
levato che la violenza e l’insicurezza in Honduras rimarrebbe molto elevata
nonostante la diminuzione del tasso di omicidi; che secondo la BBC la si-
tuazione precitata sarebbe essenzialmente legata alle reti di trafficanti di
droga che si estenderebbero dal Guatemala al Salvador; che l’assenza di
risposta statale avrebbe pure permesso a questi sodalizi di infiltrare le isti-
tuzioni; che la SEM non avrebbe tenuto in debita considerazione l’incapa-
cità a proteggere delle autorità honduregne; che l’impunità e il tasso di non
risoluzione dei crimini sarebbero elevati, da che la scarsa fiducia nel si-
stema giudiziario da parte della popolazione; che la Segreteria di Stato
avrebbe pure omesso di apprezzare le allegazioni della ricorrente alla luce
della sua pregressa esperienza con le autorità di perseguimento penale;
che difatti, nel 2015 ella avrebbe denunciato senza successo delle minacce
di morte da parte di I._; che contrariamente a quanto constatato
nella decisione avversata, la ricorrente avrebbe esposto gli stessi fatti ri-
portati nella denuncia, salvo menzionare la presenta di sconosciuti e non
di un’auto; che nel prosieguo del ricorso, viene sottolineata anche l’as-
senza della menzione della causa della morte nel certificato di decesso di
C._, elemento che avvalorerebbe la tesi dell’insorgente circa la
mancata conduzione di un’inchiesta al riguardo; che nel complesso, si do-
vrebbe concludere quanto all’assenza di ammissibilità ed esigibilità
dell’esecuzione dell’allontanamento,
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che contestualmente alla trasmissione della documentazione medica, la
ricorrente ha sottolineato la fragilità della sua rete famigliare a E._;
che la medesima sarebbe composta dal padre, dalla sua seconda moglie
e dal loro figlio, i quali non sarebbero però in grado di fornire un supporto
economico per la reintegrazione dell’insorgente; che l’interessata nem-
meno potrebbe fare capo alle predette persone onde ottenere il necessario
supporto socio-affettivo; che l’Honduras sarebbe del resto il paese
dell’America latina in cui le diseguaglianze economiche sarebbero più mar-
cate; che sarebbe pure precoce escludere un rischio di nuovo reclutamento
o di trattamenti vietati ai sensi dell’art. 3 CEDU,
che la tesi ricorsuale non può essere seguita,
che l’esecuzione dell’allontanamento è regolamentata, per rinvio
dell’art. 44 LAsi, dall’art. 83 della legge federale sugli stranieri e la loro in-
tegrazione (LStrI, RS 142.20), giusta il quale la stessa dev’essere possibile
(art. 83 cpv. 2 LStrI), ammissibile (art. 83 cpv. 3 LStrI) e ragionevolmente
esigibile (art. 83 cpv. 4 LStrI),
che secondo prassi costante del Tribunale, circa la valutazione degli osta-
coli all’allontanamento vale lo stesso apprezzamento della prova consa-
crato al riconoscimento della qualità di rifugiato, ovvero il ricorrente deve
provare o per lo meno rendere verosimile l’esistenza di un impedimento
(cfr. DTAF 2011/24 consid. 10.2; WALTER STÖCKLI, Asyl, in ÜBERSAX/RU-
DIN/HUGI/YAR/GEISER [Hrsg.], Ausländerrecht, 2a ed., 2009, n. 11.148,
pagg. 567 seg.),
che anche in tale contesto sono inverosimili in particolare le allegazioni che
su punti importanti sono troppo poco fondate o contraddittorie, non corri-
spondono ai fatti o si basano in modo determinante su mezzi di prova falsi
o falsificati (art. 7 cpv. 3 LAsi),
che, giusta l’art. 83 cpv. 3 LStrI, l’esecuzione non è ammissibile se la pro-
secuzione del viaggio dello straniero verso lo Stato d’origine o di prove-
nienza o verso uno Stato terzo è contraria agli impegni di diritto internazio-
nale pubblico della Svizzera,
che nel caso in esame, visto che l’insorgente non è riuscita a dimostrare
l’esistenza di seri pregiudizi o il fondato timore di essere esposta a tali pre-
giudizi ai sensi dell’art. 3 LAsi, il principio del non respingimento non trova
applicazione nella fattispecie ed il rinvio verso l’Honduras è dunque am-
missibile sotto l’aspetto dell’art. 5 cpv. 1 LAsi,
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che anche altri impegni di diritto internazionale della Svizzera possono es-
sere ostativi all’esecuzione del rimpatrio in particolare l’art. 3 CEDU o
l’art. 3 della Convenzione contro la tortura ed altre pene o trattamenti cru-
deli, inumani o degradanti del 10 dicembre 1984 (Conv. tortura, RS 0.105),
che la Corte europea dei diritti dell’uomo (CorteEDU) ha tuttavia più volte
ribadito che la sola possibilità di subire dei maltrattamenti dovuti a una si-
tuazione di insicurezza generale o di violenza generalizzata nel Paese di
destinazione non è sufficiente per ritenere una violazione dell’art. 3 CEDU,
che spetta infatti all’interessata provare o rendere verosimile l’esistenza di
seri motivi che permettano di ritenere che essa correrà un reale rischio
(«real risk») di essere sottoposta, nel Paese verso il quale sarà allontanata,
a trattamenti contrari a detti articoli (cfr. DTAF 2013/27 consid. 8.2 e relativi
riferimenti),
che nel presente caso, il complesso di fatti esposto in corso di procedura
risulta poco credibile e pare basarsi più su speculazioni soggettive che su
elementi oggettivamente passibili di riscontro,
che quo ai motivi alla base del decesso del fratello e delle presunte ricerche
nei suoi stessi confronti, l’insorgente si è limitata a fornire ipotesi circa al-
cune correlazioni dalle quali è però difficile estrapolare un quadro che per-
metta di considerare un rischio concreto di esposizione ad atti pregiudizie-
voli nell’eventualità di un rientro in patria; che nel corso dell’audizione sulle
generalità ella ha parlato di due possibili cause, ossia i contatti del fratello
con il D._ e l’imposta di guerriglia; che ha altresì affermato di essere
stata ricercata senza sapere che vi fosse a monte (cfr. atto A9, pag. 6 e
seg.); che dipoi ha introdotto nuovi ed ulteriori elementi relazionando gli
avvenimenti a presunte volontà estorsive di alcune bande armate nei suoi
confronti (dettate dall’agiatezza suo ex compagno) ed al fatto che il fratello
sarebbe stato a conoscenza di informazioni compromettenti su H._
(cfr. atto A15, pag. 4 e seg.),
che pure le asserzioni a riguardo delle problematiche intercorse con tale
I._, inizialmente omesse dall’insorgente, non convincono il Tribu-
nale; che le indicazioni rese al soggetto peccano di esaustività e sono in
parte contradditorie; che nel corso dell’audizione dell’11 maggio 2017 l’in-
teressata ha infatti addotto di aver sporto denuncia, salvo non mandarla
avanti per timore preferendo darsi alla fuga (cfr. atto A15, pag. 4 e seg.),
mentre il 20 febbraio 2018 ha affermato di aver depositato la querela onde
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chiedere asilo negli USA senza essere in grado di fornire indicazioni pre-
cise in merito all’avanzamento della procedura (cfr. atto A24, pag. 13); che
per di più, quanto allegato non collima con le risultanze della denuncia ver-
sata agli atti che fa menzione circa la presenza di un veicolo grigio senza
che vi sia invece riferimento alle minacce telefoniche allegate in sede d’au-
dizione (cfr. atto A15, pag. 4),
che non vi sono del resto indizi concreti che traspaiono dagli atti nemmeno
per quanto concerne le millantate manipolazioni celebrali nei suoi confronti
da parte della G._ ed ai timori che la zia possa compiere atti pre-
giudizievoli nei suoi confronti per questioni successorie; che tali aspetti non
sono peraltro stati censurati in sede ricorsuale,
che impregiudicato quanto precede ed a prescindere dalla verosimiglianza
della versione dell’interessata, occorre rammentare che il Tribunale ha già
avuto modo di statuire che i cittadini honduregni possono avvalersi di un’in-
frastruttura di protezione efficiente e funzionante e ciò nonostante il tasso
di criminalità elevato effettivamente recensibile nel paese; che in tale con-
testo esiste pure la possibilità di fare capo ad alternative di protezione in-
terna (cfr. sentenze del Tribunale E-5731/2018 del 29 ottobre 2018 consid.
7 e E-5896/2018 del 29 ottobre 2018 consid. 7),
che nonostante quanto proposto nel gravame, la ricorrente non ha appor-
tato indizi concreti quanto al fatto che le autorità non abbiano precedente-
mente dato seguito alle sue segnalazioni; che come lo si evince dagli atti
di causa, le forze di sicurezza hanno infatti regolarmente registrato la sua
querela del 2015 nei confronti di F._; che è stata inoltre lei stessa
a decidere di desistere dalla procedura (cfr. atto A15, pag. 4); che l’assenza
di indicazioni circa la causa della morte sul certificato di decesso relativo al
fratello non è ad essa sola concludente,
che con ciò, non si può seguire la tesi ricorsuale circa il fatto che l’insor-
gente rischi di essere esposta trattamenti disumani o degradanti da parte
di terze entità,
che posto quanto sopra, i menzionati riscontri relativamente al profilo di
tale (nome dell’ex compagno) risultano ininfluenti,
che nemmeno si può partire dall’assunto che sia lo stesso stato hondure-
gno a voler sottoporre l’insorgente a trattamenti vietati; che dagli atti non
traspare alcun indizio in tal senso; che la ricorrente medesima ha affermato
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di non aver mai avuto problemi con le autorità (cfr. atto A9, pag. 6; atto
A15, pag. 6),
che d’altro canto, questioni di ordine generale quali la difficile situazione
securitaria nel paese non risultano pertinenti nell’ambito dell’art. 3 CEDU,
che la presunta qualità di vittima di tratta di esseri umani dell’insorgente,
quand’anche possa giustificare una parziale relativizzazione degli indica-
tori di inverosimiglianza (DTAF 2016/27 consid. 6.3.1 con riferimenti citati),
non legittima quindi un diverso apprezzamento degli eventi di cui sopra,
che tuttavia ed a prescindere da quanto a margine, il Tribunale ha già avuto
modo di precisare che in presenza di indizi concreti di tratta di esseri umani,
la quale deve essere considerata potenziale violazione dell’art. 4 CEDU, le
autorità Svizzere sono confrontate con una serie di obbligazioni imposte-
dagli strumenti di diritto internazionale reggenti la materia (cfr.
DTAF 2016/27 consid. 5 e 6 con riferimenti menzionati),
che le vittime devono essere identificate, protette e sostenute; che la Sviz-
zera è obbligata ad adottare le misure necessarie, segnatamente in vista
dell’identificazione e della loro assistenza, se del caso in collaborazione
con altri Stati e con le organizzazioni che svolgono un ruolo di sostegno
(cfr. più nel dettaglio la sentenza del Tribunale D-749/2020 consid. 5.3 e rif.
citati),
che quando una vittima è stata identificata, delle misure devono essere
prese per proteggerla efficacemente se il rischio di un nuovo reclutamento
o di rappresaglie è reso verosimile; che in altri termini, l’eventualità che il
richiedente possa cadere nuovamente vittima di sfruttamento (Re-Traffic-
king) può ad essa sola influire sull’ammissibilità dell’esecuzione dell’allon-
tanamento (cfr. DTAF 2016/27 consid. 8.11 e seg.; sentenza del Tribunale
D-2759/2018 del 2 luglio 2018); che in concreto l’espulsione non deve es-
sere disposta se è reso verosimile il rischio immediato di un nuovo recluta-
mento nel giro della prostituzione o di rappresaglie (cfr. DTAF 2016/27 con-
sid. 5.3.1),
che come lo ha rettamente sottolineato l’autorità inferiore, un siffatto rischio
non ricorre però nel caso di specie,
che la situazione che ha portato l’insorgente in Italia può infatti essere ri-
condotta a circostanze puntuali, ossia ad un accordo con la vicina di casa
poi rivelatosi sfavorevole,
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che quand’anche si voglia partire dal presupposto che il trasferimento della
ricorrente dal paese d’origine, le cui modalità non sono state rimesse in
discussione dall’autorità resistente, possano configurare un tentativo di
sottoporla a «tratta di persone» (cfr. art. 3 del Protocollo addizionale della
Convenzione delle Nazioni Unite contro la criminalità organizzata transna-
zionale per prevenire, reprimere e punire la tratta di persone, in particolare
di donne e bambini; DTAF 2016/27 consid. 5.1), è incontestabile che si
trattasse in specie di una problematica circoscritta (il beneficiario delle pre-
stazioni di aiuto domestico sarebbe stato il figlio della vicina di casa) e non
correlata con una rete criminalità organizzata transnazionale che lasci pre-
supporre rischi concreti di un nuovo reclutamento (cfr. supra),
che non vi sono invero elementi agli atti che permettano di concludere che
vi siano state rappresaglie nei confronti dei famigliari dell’insorgente a se-
guito dalla sua fuga dal domicilio del figlio della vicina; che lo stesso padre
della ricorrente avrebbe per sua stessa ammissione tentato di recuperare
1000 euro dal medesimo, cosa che non plaude alla millantata pericolosità
dei soggetti (cfr. atto A24, pag. 6); che l’interessata ha del resto precisato
di non dover più alcunché a tali personaggi (cfr. atto A24, pag. 9); che con-
cordemente a quanto sancito dall’autorità inferiore, le generiche afferma-
zioni circa presunti contatti di tali persone con la criminalità ed a proposito
di non meglio precisate minacce nei confronti dei famigliari risultano incon-
sistenti (cfr. atto A24, pag. 8),
che per quanto concerne invece eventuali timori relazionabili con la sua
situazione in Svizzera e quo alla possibilità di presentare una querela per
reati commessi all’estero ma perseguibili in Svizzera a norma del Titolo
primo del CP, va segnalato che alla ricorrente, regolarmente patrocinata, è
già stata fatta presente in più occasioni la possibilità di rivolgersi alle auto-
rità di perseguimento penale elvetiche (cfr. decisione impugnata, pag. 9)
che per il resto e nei limiti di quanto deducibile dagli atti di causa e dalle
contestazioni dell’insorgente (cfr. supra pag. 3 e rif. citati per la delimita-
zione), si può partire dal presupposto che l’autorità inferiore abbia dato de-
bitamente seguito alle ulteriori obbligazioni di cui alla DTAF 2016/27,
avendo identificato l’insorgente quale potenziale vittima di tratta e segna-
lato il caso alle autorità preposte al chiarimento di tali casistiche,
che pertanto l’esecuzione dell’allontanamento risulta ammissibile,
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che giusta l’art. 83 cpv. 4 LStrI, l’esecuzione dell’allontanamento non può
essere ragionevolmente esigibile qualora, nello Stato di origine o di prove-
nienza, lo straniero venisse a trovarsi concretamente in pericolo a seguito
di situazioni di guerra, guerra civile, violenza generalizzata o emergenza
medica,
che nonostante il tasso di criminalità elevato e la situazione politica piutto-
sto tesa, in Honduras non vige attualmente una situazione di guerra, guerra
civile, violenza generalizzata o emergenza medica, di modo che l’esecu-
zione dell’allontanamento non risulta generalmente inesigibile (cfr. sen-
tenze del Tribunale D-6104/2019 del 9 dicembre 2019 e la già citata E-
5731/2018 consid. 9.3.1),
che nemmeno la situazione personale dell’interessata risulta
d’impedimento all’esecuzione dell’allontanamento; che ella è istruita ed è
stata professionalmente attiva nel proprio paese d’origine,
che nel quadro honduregno l’esistenza di una rete famigliare non è inoltre
conditio sine qua non al giudizio di esigibilità; che ad ogni buon conto non
si può negare che la ricorrente disponga di famigliari in loco,
che inoltre, la sua situazione dal punto di vista medico – quandanche vi
fossero da confermare le diagnosi di sindrome post traumatica da stress,
disturbo della personalità misto e disturbo depressivo – non è tale da
giustificare un’ammissione provvisoria in Svizzera (sulle casistiche che
possono comportare un ostacolo all’esecuzione dell’allontanamento si
vedano DTAF 2011/50, consid. 8.3; DTAF 2009/2 consid. 9.3.2 e
Giurisprudenza ed informazioni della Commissione svizzera di ricorso in
materia d’asilo [GICRA] 2003 n. 24 consid. 5b, sentenze del Tribunale D-
5064/2018 del 27 settembre 2018 e D-3407/2006 dell’8 luglio 2008 consid.
3.1),
che su tali presupposti, l’esecuzione dell’allontanamento è pure da repu-
tarsi esigibile,
che infine, non risultano impedimenti nemmeno sotto l’aspetto della possi-
bilità dell’esecuzione dell’allontanamento; che per prassi costante, spetta
invero alla ricorrente ottenere presso la competente rappresentanza del
suo paese d’origine i documenti necessari per il rientro nello stesso (cfr.
art. 8 cpv. 4 LAsi nonché DTAF 2008/34 consid. 12),
che di conseguenza, la SEM con la decisione impugnata non ha violato il
diritto federale né abusato del suo potere di apprezzamento ed inoltre non
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ha accertato in modo inesatto o incompleto i fatti giuridicamente rilevanti
(art. 106 cpv. 1 LAsi); che altresì, per quanto censurabile, la decisione non
è inadeguata (art. 49 PA),
che il ricorso va pertanto respinto,
che visto l’esito della procedura, le spese processuali, pari a CHF 750.– e
che seguono la soccombenza, sono poste a carico della ricorrente (art. 63
cpv. 1 e 5 PA nonché art. 3 lett. b del regolamento sulle tasse e sulle spese
ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 feb-
braio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]),
che la decisione è definitiva e non può, in principio, essere impugnata con
ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83
lett. d cifra 1 LTF),
(dispositivo alla pagina seguente)
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Il Tribunale amministrativo federale pronuncia:
1.
Il ricorso è respinto.
2.
Le spese processuali, di CHF 750.–, sono poste a carico della ricorrente.
Tale ammontare deve essere versato alla cassa del Tribunale amministra-
tivo federale entro un termine di 30 giorni dalla spedizione della presente
sentenza.
3.
Questa sentenza è comunicata alla ricorrente, alla SEM e all’autorità can-
tonale competente.
Il giudice unico: Il cancelliere:
Daniele Cattaneo Lorenzo Rapelli