Decision ID: 0da7901c-f9e3-5706-9269-0afc3ee94dda
Year: 1996
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_002
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: civil_law

in fatto:
A.
Nel novembre del 1990 _ ha chiesto alla convenuta di prestare una fideiussione solidale per lire 100’000’000 a copertura degli impegni di _ nei confronti della _ (in seguito: _) in relazione ad un contratto leasing tra la stessa _ e la _ (doc. A).
Per un errore della convenuta, la richiesta fideiussione non è stata rilasciata solo a copertura degli impegni di _ derivanti dal predetto contratto di leasing ma, genericamente, a copertura “degli impegni del signor _ ” (doc. C).
B. _
si è impegnato verso _ quale fideiussore di _, la quale era debitrice di _ per lo scoperto del proprio conto corrente (doc. M).
Per ottenere il soddisfacimento del debito di _, _ si è rivolta al di lei fideiussore _e per esso al di lui fideiussore solidale _, al quale ha chiesto il pagamento di lire 100’000’000 (doc. D, E, S).
C.
L’8 marzo 1994 _ ha ceduto alla convenuta il proprio credito nei confronti di _ limitatamente a lire 100’000’000, e le ha altresì ceduto quale accessorio del credito i diritti derivanti dalla fideiussione sottoscritta da _ a garanzia del debito di _.
Tale cessione è avvenuta contro pagamento di lire 100’000’000 oltre interessi al 10% dall’8 ottobre 1993 (doc. AD), pari a fr. 88’818.55 (doc. AE).
D.
Dell’azione principale introdotta da _ e _, che hanno chiesto che alla convenuta fosse fatto ordine di sbloccare i loro conti e permettere loro di disporne, non vi è necessità di disquisire in questa sede, essendo la reiezione della petizione pronunciata dal Pretore rimasta incontestata.
E.
La domanda riconvenzionale proposta dal _ nei confronti di _ verte sulla somma pagata dalla convenuta a _ in conseguenza della predetta cessione.
A questa domanda _ si è opposto, asserendo che quello della cessione costituirebbe un artifizio contrario al principio della buona fede per consentire al _ di procedere contro _ nonostante l’errore da lei commesso al momento del rilascio della fideiussione.
In altre parole, per mezzo della cessione si vorrebbe costringere il convenuto riconvenzionale ad un pagamento al quale egli non sarebbe stato tenuto se il _ si fosse attenuto agli accordi presi, atteggiamento che non meriterebbe protezione alla luce dell’art. 2 CC.
F.
Il Pretore nel giudizio sulla riconvenzionale, posto che la fideiussione prestata da _ alla_ soggiacerebbe al diritto svizzero mentre la cessione da _ al _ soggiacerebbe (come il credito ceduto) al diritto italiano, ha ritenuto che la richiesta dell’attore riconvenzionale costituirebbe abuso di diritto ai sensi dell’art. 2 CC, ed ha perciò respinto la pretesa della convenuta.
G.
Con tempestivo gravame datato 11 gennaio 1996 la convenuta ha chiesto la riforma della sentenza pretorile nel senso di accogliere la domanda riconvenzionale, asserendo, in sostanza, che il Pretore avrebbe ammesso a torto l’esistenza di abuso di diritto da parte sua.
H.
Delle osservazioni 14 febbraio 1996 di _, che chiede la reiezione del gravame con protesta di spese e ripetibili, si dirà, se necessario, nei successivi considerandi.

Considerato
in diritto:
1.
La nozione di abuso di diritto fatta propria dal Pretore, peraltro fondata su calzanti riferimenti giurisprudenziali, non è di per sé, e a buona ragione, oggetto di contestazione da parte della convenuta, limitandosi la contestazione alla decisione di ritenere applicabile il principio in questione alla fattispecie concreta.
2.
In sostanza, la convenuta rimprovera al Pretore di avere ravvisato abuso di diritto nella decisione di farsi cedere il credito vantato da _ nei confronti di _, dove l’abuso consisterebbe nel fatto che per mezzo di tale cessione la convenuta avrebbe evitato di onorare la fideiussione rilasciata in violazione agli accordi contrattuali con _, e che perciò _ -forte di tale inadempienza- non avrebbe dovuto rimborsare alla convenuta (sentenza, pag. 12 e 13).
3.
La motivazione del giudizio impugnato non può essere condivisa.
3.1
Un approccio pragmatico alla fattispecie permette di capire a prima vista che, indipendentemente dalla cessione, per effetto del pagamento di lire 100’000’000 oltre interessi effettuato dalla convenuta alla _, gli impegni di _ nei confronti della _ medesima quale fideiussore di _ si sono ridotti in misura corrispondente.
In altri termini, stante la reiezione dell’azione riconvenzionale _ si vedrebbe liberato di un proprio debito di lire 100’000’000 verso _ -la cui sussistenza non è stata seriamente contestata, ed è in questa sede  dovere pagare alcun corrispettivo, il che non è evidentemente sostenibile proprio alla luce di quello stesso principio della buona fede invocato dal convenuto riconvenzionale.
3.2
Occorre inoltre rilevare l’assoluta ininfluenza della contestata cessione nei rapporti tra il _ e _, visto che con o senza cessione, egli era in ogni caso debitore dell’attrice riconvenzionale nei medesimi termini. Nel primo caso egli risulta debitore del _ in quanto fideiussore del debitor cessus, e nel secondo in quanto soggetto al regresso del fideiussore nei suoi confronti (art. 507 cpv. 1 CO).
Non si può perciò seriamente sostenere che la posizione di _ nei confronti del _ si sia in qualche modo aggravata per effetto della cessione, il che va evidentemente a detrimento della tesi dell’abuso di diritto.
3.3
Parimenti, non è dato di vedere in quale modo l’agire del _ costituirebbe abuso di diritto nei confronti di _.
Posto che la lamentata inadempienza della convenuta nei suoi confronti sull’estensione della fideiussione da lei rilasciata non risulta averle arrecato danno alcuno, né essa lo ha mai esplicitamente preteso, nemmeno la contestata cessione pare averle cagionato pregiudizio.
Infatti, a non averne dubbi, la domanda riconvenzionale è stata promossa dal _ o contro il solo _ -non si vede del resto a quale titolo il _ avrebbe potuto chiedere anche a _ il rimborso della somma pagata a _ - e non risulta nemmeno che altri soggetti giuridici abbiano vantato pretese nei suoi confronti a seguito della cessione.
Ma anche se abuso vi fosse stato, lo stesso non potrebbe essere opposto alla convenuta da _, il quale è evidentemente estraneo al rapporto tra quelle due parti e non è perciò titolare, né risulta essere cessionario, delle eccezioni o di eventuali pretese risarcitorie spettanti a _ nell’ambito del suo rapporto con la convenuta.
3.4
Vero è comunque che la discussa cessione non è stata messa in atto con fini abusivi, o comunque contrari allo scopo dell’istituto, ma, nell’ottica del _, con una ben precisa finalità economica: stante per la convenuta l’obbligo di onorare la fideiussione, per mezzo della cessione essa, senza un maggior costo finanziario, ha acquisito il diritto di rivalersi, oltre che su _, anche sulla debitrice di _, _.
3.5
Del resto, a titolo generale, nulla osta a che, anche senza il consenso del debitore, un terzo si proponga al creditore per l’adempimento dell’obbligazione e se la faccia cedere, subentrando nella posizione del creditore (art. 164 cpv. 1 CO), senza che per questo solo motivo sia ravvisabile un qualsiasi abuso.
Ne devono perciò conseguire la reiezione dell’eccezione di abuso di diritto e, in assenza di altre e migliori eccezioni, l’accoglimento della domanda riconvenzionale nella misura di fr. 85’700.--, pari alle lire 100’000’000 di cui alla fideiussione doc. M e alla cessione doc. AD.
Quo agli interessi su tale importo, non risulta applicabile il richiesto tasso estero del 10%, essendo la cessione limitata al capitale di lire 100’000’000, con il che l’accollo di interessi su tale somma è da valutare secondo il diritto svizzero. Gli interessi sono perciò dovuti al tasso del 5% dal 16 marzo 1994, data della messa in mora doc. AG.
L’appello è perciò parzialmente accolto ai sensi dei considerandi.
Tassa di giustizia, spese e ripetibili seguono la soccombenza (art. 148 CPC).