Decision ID: b9be532d-61e1-5d58-a38f-26e5482fc493
Year: 2005
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: civil_law

in fatto: A.
Con sentenza del 9 settembre 2001 il Segretario assessore del Distretto di Lugano, sezione 6, ha pronunciato in luogo e vece del Pretore il divorzio tra AP 1 (1966) e AO 1 (1974), cittadini italiani. La convenzione sulle conseguenze del divorzio omologata dal giudice prevedeva, tra l'altro, l'affidamento della figlia E_ (nata il 22 settembre 1998) alla madre, sola detentrice dell'autorità parentale, un ampio diritto di visita per il padre, un contributo alimentare indicizzato per la figlia di
fr. 700.– mensili (compreso l'assegno familiare) fino al 30 settembre 2001, di fr. 1000.– fino al 6° compleanno, di fr. 1100.– fino al 12° compleanno e di fr. 1300.– dal 17° al 18° anno (o al termine della formazione). Il 1° giugno 2002 AO 1 si è definitivamente trasferita con la figlia a _ e nell'estate del 2002 si è sposata con _. Il 1° gennaio 2005 AP 1, fisioterapista indipendente a _, ha aperto un secondo studio a _. AO 1 non svolge attività lucrativa.
B.
Il 14 aprile 2005 AP 1 ha promosso davanti alla Pretura del Distretto di Lugano, sezione 1, un'azione di modifica della sentenza di divorzio, postulando – previa concessione dell'assistenza giudiziaria – l'adeguamento del diritto di visita, come pure la riduzione a fr. 500.– mensili del contributo alimentare per la figlia fino al 12° compleanno e a fr. 700.– fino alla maggiore età. Con ordinanza del 15 aprile 2005 il Pretore si è dichiarato incompetente per territorio relativamente alla modifica del diritto di visita, limitando l'ambito del giudizio alla riduzione del contributo
alimentare. Alla discussione del 20 maggio 2005 l'istante ha poi ulteriormente ridotto a fr. 400.– mensili il contributo alimentare offerto per la figlia fino al 12° anno di età e a fr. 600.– dopo di allora. AO 1 ha proposto di respingere la domanda in ordine e nel merito. Non essendovi altre prove da assumere, le parti hanno proceduto seduta stante alla discussione finale, nel corso della quale hanno ribadito le rispettive posizioni. Statuendo il 30 giugno 2005, il Pretore ha respinto l'azione, senza riscuotere tasse né spese, e ha posto AP 1 al beneficio dell'assistenza giudiziaria, con l'obbligo di rifondere a AO 1 un'indennità di fr. 700.– per ripetibili.
C.
Contro la sentenza appena citata AP 1 è insorto con un appello del 15 luglio 2005 nel quale chiede – oltre al beneficio dell'assistenza giudiziaria – di accogliere la sua istanza, riformando il giudizio impugnato nel senso di ridurre il contributo alimentare per E_ a fr. 400.– fino al 12° compleanno e a fr. 600.– fino alla maggiore età. L'appello non è stato oggetto di intimazione. Il 28 ottobre 2005 l'appellante ha instato altresì perché siano versati agli atti un
verbale di pignoramento a suo carico, del 15 ottobre 2005, e un verbale “di consegna delle chiavi” del 22 settembre 2005. Nemmeno tale istanza è stata notificata alla controparte.

Considerando
in diritto:
1.
Il Pretore ha espresso perplessità sulla propria competenza per territorio, E_ avendo la sua residenza abituale a _. Ha rinunciato tuttavia ad approfondire il problema, giudicando l'istanza – comunque fosse – infondata nel merito. L'appellante rimprovera al primo giudice di non avere risolto la questione d'ordine e si dilunga sul tema della competenza, ma la sua argomentazione è spuria. Come si è accennato, nel dubbio il Pretore è entrato nel merito della lite e ha giudicato. L'appellante non ha quindi alcun interesse concreto e attuale a rimettere in discussione il foro da lui stesso adito. Al proposito l'appello non merita altra disamina.
2.
La modifica di una sentenza di divorzio, trattandosi di un contributo di mantenimento per il figlio, è retta dalle disposizioni sugli effetti della filiazione (art. 134 cpv. 2 CC, che rinvia agli art. 285 e 286 cpv. 2 CC). La procedura è quella degli art. 425 segg. CPC, nella quale il Pretore statuisce con sentenza appellabile entro dieci giorni (art. 428 CPC). Quanto ai requisiti che giustificano una modifica del contributo, l'art. 286 cpv. 2 CC richiede che le circostanze considerate al momento della decisione siano mutate in maniera rilevante e duratura, senza riguardo alla prevedibilità del cambiamento (I CCA, sentenza inc. 11.2005.51 del 28 aprile 2005, consid. 1 con rinvii in DTF 128 III 310 consid. 5b e 120 II 292 consid.
4b; DTF 120 II 178 consid. 3a;
Hegnauer
in: Berner Kommentar, edizione 1997, n. 82 segg. ad art. 286 CC;
Wullschleger
in: FamKommentar Scheidung, Basilea 2005, n. 5 ad art. 286 CC).
La procedura è retta dal principio inquisitorio illimitato (
Wullschleger
, op. cit., n. 18 e 20 delle osservazioni generali agli art. 276-293 CC), di modo che il giudice di ogni grado non è vincolato né alle allegazioni, né alle prove offerte, né alle richieste di giudizio e chiarisce la fattispecie di propria iniziativa (DTF 128 III 413 in alto; 120 II 231 consid. 1c con rinvio, 118 II 294; Rep. 1995 pag. 146).
3.
L'appellante produce in questa sede un estratto giornaliero del-l'8 luglio 2005 relativo a un conto corrente ordinario n. _ aperto presso la Banca Raiffeisen _ (doc. 2 di appello, 1° foglio) e un contratto di credito datato 19 ottobre 1999 concesso per fr. 30
000.– dallo stesso istituto in favore di quel medesimo conto (doc. 2 in appello, 2° e 3° foglio). A sua detta tali atti dimostrano un “costante indebitamento”, rendendo verosimile il suo “prossimo fallimento” (appello pag. 4 in alto). Ora, come si vedrà in seguito (consid. 7), tali documenti non appaiono di rilievo per il giudizio. Non giova attardarsi pertanto sulla loro proponibilità. Quanto ai documenti che l'appellante ha prodotto il 28 ottobre 2005, essi risultano manifestamente irricevibili già per la circostanza che nuovi mezzi di prova “sono ammessi, alle condizioni previste dall'art. 138 CC, al più tardi con la presentazione dell'appello” (art. 423
b
cpv. 2 CPC), non sei mesi dopo. Né sussidia al riguardo il principio inquisitorio illimitato, i documenti in questione non essendo suscettibili di giovare al contributo di mantenimento per la figlia. Ciò premesso, nulla osta all'esame dell'appello.
4.
Nella fattispecie il Pretore ha accertato anzitutto che al momento del divorzio l'istante aveva un reddito di fr. 5500.– lordi mensili (fr. 5057.80 netti) e “spese correnti”, compresi i contributi alimentari per l'ex moglie e la figlia, di fr. 5206.– mensili, ma che egli riusciva nondimeno “ad andare avanti con la linea di credito della Banca Raiffeisen”. E siccome nel 2004 lo stesso istante ammetteva di avere guadagnato fr. 68
785.–, pari a fr. 5732.– mensili lordi, il primo giudice ha ravvisato non un peggioramento, bensì un miglioramento delle entrate rispetto al momento del divorzio. Quanto al calo di introiti registrato dall'istante nei primi tre mesi del 2005, il Pretore non l'ha ritenuto sufficientemente duraturo e – comunque fosse – rilevante. Circa il fabbisogno minimo dell'istante, il Pretore non ha riscontrato variazioni rispetto al momento del divorzio, salvo la locazione di fr. 600.– dovuta per il secondo studio di fisioterapia a _, spesa che però non ha riconosciuto. Riguardo all'ex moglie, il primo giudice ha rilevato che già al momento del divorzio essa non era attiva professionalmente e che il suo secondo marito non ha obblighi di mantenimento verso E_. Inoltre il costo della vita a _ è notoriamente paragonabile a quello di _, mentre il contributo per la figlia è inferiore rispetto alle cifre stimate dalle raccomandazioni dell'Ufficio della gioventù e dell'orientamento del Canton Zurigo. Onde, in definitiva, il rigetto dell'azione.
5.
L'appellante ribadisce che la sua situazione economica è peggiorata rispetto al momento del divorzio e rimprovera al Pretore di avere omesso una valutazione complessiva delle entrate da lui conseguite fra il 2001 e i primi tre mesi del 2005. A suo dire, quando nel 2001 ha omologato la convenzione sulle conseguenze del divorzio, il giudice di allora non aveva esaminato l'entità del contributo alimentare per E_, trascurando che già a quel momento egli faceva capo a una linea di credito per assicurarne il mantenimento. Contrariamente alle sue aspettative, poi, la sua situazione professionale non era migliorata e le premesse che lo avevano indotto a firmare la convenzione erano venute meno. In condizioni del genere il Pretore avrebbe dovuto pertanto ravvisare un “mutamento rilevante delle circostanze” e ridurre il contributo alimentare per E_.
6.
Decisivo per quanto riguarda la modifica di un contributo alimentare è il raffronto tra la situazione in cui è venuto a trovarsi il debitore e quella in cui questi si trovava al momento del divorzio (RtiD II-2004 pag. 601 consid. 1 a 8). Incombe all'attore addurre e comprovare il mutamento di situazione. Il principio inquisitorio non esonera una parte, tanto meno se patrocinata da un legale, dal sostanziare per quanto possibile le proprie allegazioni, dall'informare il giudice dei fatti a sua conoscenza e dall'indicare i mezzi di prova disponibili (RtiD I-2004 pag. 591 n. 68c). Del resto, non spetta al giudice rimediare alla più totale insufficienza istruttoria (Rep. 1994 pag. 311).
a)
In concreto risulta che l'istante ha cominciato a lavorare quale indipendente il 1° ottobre 2001 (doc. F, 1° foglio), allorché la _ – di cui egli era socio gerente – ha cessato l'attività (doc. F, 2° foglio e doc. Q, pag. 2). A quel momento egli lavorava unicamente a _ e così ha continuato fino al 31 dicembre 2004 (doc. I, pag. 1 e 5). Il 1° ottobre 2004 egli ha stipulato un accordo di collaborazione con il _ di _ (doc. O, pag. 11),
aprendo un secondo studio a _ nel gennaio del 2005 (doc. U e appello, pag. 4 in mezzo). Ora, trattandosi di un lavoratore indipendente, il reddito di riferimento non è – diversamente da quanto sembra credere il Pretore – quello conseguito al momento del giudizio, ma quello medio, calcolato sull'arco di più anni (almeno tre: Rep. 1995 pag. 141;
Wullschleger,
op. cit., n. 34 ad art. 285 CC). Solo nel caso in cui la flessione delle entrate appaia subito durevole ci si può fondare sul risultato dell'ultimo anno (sentenza del Tribunale federale 5P.342/2001 del 20 dicembre 2001, consid. 3a con rinvii). Il calcolo deve ancorarsi al bilancio e al conto perdite e profitti dell'azienda oppure, non esistendo contabilità, ai dati che risultano dalle dichiarazioni fiscali (
Sutter/Freiburghaus,
Kommentar zum neuen Scheidungsrecht, Zurigo 1999, n. 42 ad art. 125 CC).
b)
Nella sua dichiarazione d'imposta transitoria 2003A l'attore ha indicato un reddito lordo da attività lucrativa dipendente di fr. 29
548.– nell'anno 2001 e di fr. 21
840.– nel 2002 (doc. G, pag. 2). Agli atti figura anche una decisione su reclamo in cui l'autorità tributaria ha accertato per il 2003 un reddito imponibile di fr. 54
920.–, di cui fr. 10
920.– da attività dipendente e fr. 44
000.– da attività indipendente (doc. H). Manca per contro una tassazione relativa al 2004, l'istante essendosi limitato a produrre copia della sua dichiarazione d'imposta (doc. I) nella quale ha esposto una cifra d'affari di fr. 68
785.– annui da attività indipendente (doc. I, 5° foglio, “modulo 10”).
c)
Sta di fatto che nella dichiarazione d'imposta 2003A, transitoria e basata ancora sul metodo di tassazione praenumerando biennale, sarebbero dovuti figurare tutti i redditi lordi ordinari e straordinari conseguiti nel 2001 e 2002 (
Allidi/Bernardoni/Bortolotto
, Dalla tassazione biennale praenumerando alla tassazione annuale postnumerando, edizione speciale della RDAT, 2003, pag. 7 e 13 verso il basso). Il reddito lordo accertato al momento in cui è stata omologata la convenzione di divorzio, il 9 settembre del 2001, era invece di ben fr. 5500.– mensili (sopra, consid. 4), più del doppio rispetto a quello dichiarato. Relativamente al 2002, poi, l'interessato non risulta avere documentato né il reddito da attività indipendente (iniziata il 1° ottobre 2001) né le spese a essa correlate. Anche la cifra d'affari esposta per il 2004 rimane una semplice allegazione, senza riscontro in alcun documento. L'istante avrebbe potuto produrre almeno, come ha fatto per i primi mesi del 2005 (doc. U), gli estratti conto della _ di _ o la documentazione del conto corrente ordinario “_” n. _ presso la Banca Raiffeisen _ (doc. I, 4° foglio), su cui confluiscono tali entrate (doc. R). A maggior ragione ove si pensi che l'attestato 31 dicembre 2004 di questo medesimo conto presentava un saldo di fr. 20
238.72 (doc. I, 4° foglio).
d)
In definitiva, gli unici elementi che possono ritenersi affidabili
sono quelli della tassazione 2003, riferita appunto – dopo l'introduzione della tassazione annuale postnumerando – ai redditi e alla sostanza di quell'anno (
Allidi/Bernardoni/Bortolotto
,
op. cit., pag. 7 e 11 a metà). I dati del 2001, 2002 e 2004 si riducono alle affermazioni dell'istante medesimo, per altro non esaurienti. In condizioni del genere non è possibile valutare l'effettivo reddito netto medio calcolato sull'arco di almeno tre anni. Il che impedisce di confrontare l'attuale situazione dell'istante con quella al momento del divorzio. Seppure per motivi diversi rispetto a quelli enunciati dal Pretore, il giudizio impugnato resiste dunque alla critica. Certo, dall'inizio del 2005 le entrate dell'istante parrebbero diminuite, giacché egli dichiara un reddito medio (calcolato sui primi tre mesi del 2005) di fr. 5014.40 mensili (doc. U), compresi gli introiti conseguiti nello studio di _. Ed è senz'altro possibile che l'interessato abbia aperto il secondo studio nell'intento di migliorare a medio termine la sua situazione (appello, pag. 4 verso il basso). Per tacere del fatto però che quella scelta unilaterale costa fr. 600.– mensili di locazione supplementari (i quali non possono essere fatti semplicemente sopportare alla figlia), un periodo di tre mesi non basta per dimostrare una durevole diminuzione di reddito ai fini dell'art. 286 cpv. 2 CC. Sotto questo profilo l'azione di modifica si rivela a dir poco prematura.
7.
Ciò posto, mancando prove sicure sul reddito dell'appellante (che come detto risulta addirittura aumentato, tranne per quanto attiene ai primi mesi del 2005), non giova addentrarsi sulla situazione di indebitamento che egli prospetta (anche con nuovi documenti in appello). Né soccorre vagliare la situazione finanziaria dell'ex moglie o del costo della vita a _ (appello, pag. 5 in alto), prescindendo dal fatto che al proposito il ricorrente si limita a criticare l'opinione del Pretore, senza spiegare perché essa sarebbe errata. Il semplice richiamo al principio inquisitorio, come si è spiegato, non esonerava l'appellante dall'onere di allegazione né dall'onere della prova (sopra, consid. 6 in principio).
8.
Dato l'esito del giudizio, gli oneri processuali seguono la soccombenza (art. 148 cpv. 1 CPC), mentre non si giustifica di attribuire ripetibili alla controparte, cui l'appello non è stato intimato e non ha cagionato spese presumibili. La richiesta di assistenza giudiziaria, essa non può essere accolta. Si trovasse anche l'appellante in ristrettezze economiche, il memoriale appariva sin dall'inizio destinato all'insuccesso (art. 14 cpv. 1 lett. a Lag), tant'è che non è stato intimato alla controparte. La tassa di giustizia, ad ogni buon conto, è contenuta nella misura di possibile.