Decision ID: 1a682d56-d18c-5293-8d5e-c1fd59deea89
Year: 2006
Language: it
Court: TI_TCAS
Chamber: TI_TCAS_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: social_law

ritenuto,
in fatto
1.1. In data 16 luglio 2001, RI 1 – dipendente della ditta _ di _, società di gestione del Night Club “_”, in qualità di cameriera e, perciò, assicurata d’obbligo contro gli infortuni presso la CO 1 – è rimasta coinvolta, al volante della propria autovettura, in un incidente della circolazione stradale, avvenuto in territorio del Comune di _.
A seguito di questo sinistro, essa ha riportato, secondo la cartella clinica del Servizio di PS dell’Ospedale regionale di _, contusioni multiple, localizzate al ginocchio destro, allo zigomo sinistro e alla mano destra (cfr. doc. ZM 36/5).
1.2. Esperiti i necessari accertamenti, l’assicuratore LAINF, in data 23 ottobre 2003, ha negato la propria responsabilità in relazione ai disturbi lamentati alla spalla destra (doc. Z 60).
A seguito dell’opposizione interposta dall’avv. RA 1 per conto dell’assicurata (doc. Z 61, Z 66/1 e Z 79/1), la CO 1, in data 20 dicembre 2004, ha confermato il contenuto della sua prima decisione (doc. Z 86).
1.3. Con tempestivo ricorso del 13 aprile 2005, RI 1, sempre patrocinata dall’avv. RA 1, ha chiesto che venga accertata l’esistenza di un nesso causale fra i disturbi alla spalla destra e l’evento traumatico del mese di luglio 2001.
Essa ha inoltre domandato di essere posta al beneficio dell’assistenza giudiziaria, sia nella procedura amministrativa che in quella davanti al TCA.
A sostegno della propria pretesa, la ricorrente ha sviluppato gli argomenti seguenti:
"
Proprio in quei giorni, interviene la _, la quale, nella persona dell'ispettore _, afferma che a loro modo di vedere non erano dati i presupposti per riconoscere il sinistro.
Il tutto sarebbe dovuto dal fatto che a seguito della visita del 12.3.2002 del dr. _, richiesto dal dr. _, questi afferma che "da circa 3-4 mesi dolori alla spalla destra, c'era un infortunio ma tanti mesi prima che secondo me non può essere collegato con la patologia".
Senonché abbiamo visto che i dolori alla spalla si sono manifestati sin da subito e non 3-4 mesi prima delle visite presso il dr. _ (quindi soltanto nel corso del mese di dicembre 2001). Ciò è comprovato sia dal curante che da diverse altre persone assolutamente prive di qualsiasi interesse. Questo fatto spiega pure il perché il signor _ della _
non
abbia confermato il colloquio telefonico intercorso con lo scrivente.
L'allora _ dà seguito ad una serie di accertamenti di
natura amministrativa
per il tramite dell'ispettore _. Giunge quindi ad emettere la propria decisione di data 23 ottobre 2003. Questa non svolge alcun accertamento medico. Si fonda sulle affermazioni del dr. _ per contestare il nesso causale e sulla circostanza che la signora RI 1 avrebbe sottoscritto la quietanza della _ senza segnalare alcuna conseguenza corporale ed il fatto che il dolore alla spalla sarebbe apparso solo dopo l'incidente.
Contro di questa viene allestita la tempestiva opposizione, poi oggetto della decisione qui avversata. In essa sono state riproposte le argomentazioni di cui sopra in punto alla prova che i dolori sono sempre stati presenti, segnatamente per confutare le affermazioni del dr. _ (fondate su un dato di fatto erroneo e senza risonanza magnetica di sorta).
Per quanto ne è della supposta quietanza sottoscritta alla _, si ravvisi come essa sia stata redatta da terzi per scopi specifici e non può certo confermare il mancato insorgere di patologie post-infortunistiche (cfr. scritto del dr. _ della _).
L'assicuratore Lainf è altresì posto nella condizione di poter accertare che non vi erano state preesistenze di sorta alla spalla.
Verso il mese di giugno 2004, tardando l'assunzione di una decisione formale, la CO 1 viene sollecitata dallo scrivente. La trattazione incombeva al lic. iur. _.
Come risposta decide di dar seguito all'allestimento di un rapporto peritale. Si trattava dell'ultima carta da spendere alla luce di un'istruttoria certamente chiara.
Questi propone quale perito il dr. _, ortopedico di _. Lo scrivente vi si oppone. Richiede che venga designato una persona di rango universitario, giacché egli altri non è che uno specialista alla stregua dei numerosi altri consultati.
Senza neanche dar risposta, neppure telefonica, allestisce i quesiti peritali e, dopo averli sottoposti allo scrivente, li invia al dr. _.
Nella propria perizia del 20 settembre 2004 il dr. _, pone la diagnosi di spalla destra e sinistra congelate. Alla risposta alla domanda 5. afferma che "è piuttosto improbabile" che gli attuali disturbi siano riconducibili all'infortunio.
A prescindere dagli aspetti psichici, alla risposta alla domanda 5.2.1. ritiene che non vi siano fattori estranei, dal punto di vista ortopedico, agli attuali disturbi.
Nel proseguo della propria risposta alla domanda 5.2.1. afferma - quale diagnosi, si deve supporre - che si tratta di una spalla congelata nella forma idiopatica, vale a dire che questa è una malattia in sè stessa senza cause esterne. Accerta che la dottrina medica ammette la forma idiopatica, così come il fatto che la medesima possa essere conseguente ad un trauma.
Ciononostante il dr. _, nè potrebbe essere altrimenti, giacché risulta in una RMI, accertata una lacerazione interstiziale verso il passaggio mio-tendinoso. Ritiene però che la conseguenza traumatica di tale aspetto sia soltanto possibile.
Dalla lettura delle perizia non si comprende neppure se alla lacerazione interstiziale sia da addebitare la spalla congelata (per il che anche la lacerazione sarebbe di eziologia sconosciuta) oppure se si tratti di due patologie distinte l'una dall'altra. Ambedue sono solo possibilmente di natura traumatica, quantunque entrambe siano insorte dopo l'infortunio.
Contestualmente, su richiesta espressa dell'Ufficio assicurazione invalidità, il dr. _, reumatologo, pone la diagnosi di periatropatia omeroscapolare a destra su capsulite retrattile e lacerazione preinserzionale senza rottura della cuffia rotatoria, quale esito dell'incidente stradale del 16 luglio 2001.
Tale valutazione diagnostica avviene dopo aver effettuato un'accurata visita alla paziente.
Va detto invece che la perizia del dr. _, senza voler nulla togliere alle competenze dell'uno o dell'altro, appare senz'altro come uno studio teso a smontare le conclusioni mediche altrui. In realtà la sua costruzione si fonda sull'assenza di disturbi in epoca successiva all'incidente. In altri termini egli parte dall'assunto che quanto avrebbe riportato il dr. _ in occasione della propria visita del 6.3.2002 (ove aveva accertato che la paziente non ha accusato dolori nel periodo precedente i tre/quattro mesi dalla visita in parola [quindi da dicembre 2001, ndr]) sia corretto. Ma ciò non corrisponde al vero per quanto sopra riferito e che non giova qui ripercorrere. A seguito di tale assunto addita il dr. _ ad una sorta di burattino nelle mani dell'assicurata e quindi anche il dr. _ che si è fondato sugli accertamenti del dr. _.
Si noti peraltro che in occasione della visita che ha avuto luogo presso il PS dell'_ subito dopo l'incidente, la cartella clinica riferisce che, dopo che inizialmente non aveva risentito dolori, verso mezzogiorno si manifestano dolori alla mano destra, allo zigomo destro ed al ginocchio destro. Ciò è quindi avvenuto dopo quanto riferito dalla ricorrente nell'audizione di polizia - avvenuta la mattina alle 6.18 - ove aveva affermato "che si era ferita leggermente alla gamba destra". Sulla scorta della cartella clinica presso l'_, si palesa invece che la lesa ha subito un forte colpo a tutto l'emicorpo destro e che lo aveva fatto presente quasi subito.
Va altresì detto che nel rapporto del dr. _ la diagnosi di "spalla congelata" appare come una sorta di etichetta ad una patologia inspiegata. Non è dato a conoscere in che cosa essa consiste, su quale organo della spalla agisca. Neppure quale sia la portata di detta patologia è data a conoscere. Il grande sforzo del perito, non è nella diagnosi, quanto nel giungere a distruggere i referti degli altri medici ed a motivare l'eziologia (sconosciuta) della malattia, riportando degli stralci dottrinali, senza alcun dato concreto dal quale accertare: come si manifesta; qual'è la sintomatologia; in quale età; quanti sono i casi recensiti dagli studi menzionati; in che misura l'eziologia rimane sconosciuta. Nulla di tutto ciò, partendo peraltro da accertamenti sconosciuti.
Con le osservazioni di cui allo scritto del 30 settembre 2004 viene inviata alla CO 1 la perizia del dr. _. La CO 1 richiede dunque il dr. _ di esprimersi riguardo questa nuova perizia. Vi dà seguito con scritto del 30 novembre 2004. Nonostante questo dovrebbe esaminare la perizia _, non si manifesta un accenno alle conclusioni alle medesime, tantomeno alla diagnosi posta. Una volta ancora il dr. _ riferisce che vi sarebbe stato un periodo in cui della spalla non si è più sentito nulla, vale a dire tra la visita del dr. _ del 6.8.2001 e il periodo a partire dal quale la signora avrebbe fatto presente la nascita dei dolori al dr. _, vale a dire in novembre - dicembre 2001. In realtà però sino alla fine di ottobre si era recata dal dr. _ e comunque una schiera di persone aveva accertato che soffriva dolori sostanziali alla spalla.
Le conclusioni del dr. _ si fondano dunque su accertamenti che non possono ragionevolmente essere ritenuti.
Alla luce degli accertamenti fattuali agli atti, e quelli medici, di cui abbiamo detto diffusamente, il nesso causale tra l'affezione alla spalla destra e l'incidente della circolazione del 16.7.2001 è senz'altro dato e si chiede venga qui accertato."
(I)
1.4. La CO 1, in risposta, ha postulato un'integrale reiezione dell’impugnativa con argomenti di cui si dirà, per quanto occorra, nei considerandi di diritto (cfr. IV).
1.5. In replica, la ricorrente ha chiesto l’audizione testimoniale “di coloro che hanno riferito l’insorgere dei dolori al braccio destro nell’imminenza dell’incidente, ...”, l’audizione testimoniale (o una richiesta scritta) dei dottori _ e _, nonché l’esecuzione di una perizia medica giudiziaria (VI).
1.6. Con ordinanza del 16 giugno 2005, il TCA ha ordinato una perizia medica, affidandone l’allestimento al Prof. dott. _, Primario del Servizio di chirurgia ortopedica dell’Ospedale cantonale di Friborgo (VII).
Con scritto del 21 luglio 2005, il dott. _ ha informato questa Corte di non poter dare seguito al mandato conferitogli (XIII).
1.7. Con ordinanza del 27 luglio 2005, lo scrivente Tribunale ha affidato l’esecuzione della perizia giudiziaria al Servizio di traumatologia dell’Ospedale universitario di _ (XIV).
1.8. Il 21 dicembre 2005, al TCA è pervenuto il referto peritale (XVI), il quale è stato immediatamente intimato alle parti per osservazioni (XVII).
1.9. La CO 1 ha preso posizione il 18 gennaio 2006, producendo un rapporto del proprio medico di fiducia (XVIII + allegato), mentre l’assicurata, da parte sua, è rimasta silente.
1.10. Il 20 gennaio 2006 questa Corte ha ripreso contatto con i periti giudiziari, i quali sono stati invitati a pronunciarsi in merito alle obiezioni sollevate dal dott. _ per conto dell’assicuratore convenuto (XIX).
Il complemento peritale del PD dott. _ è datato 7 febbraio 2006 (XX).
Alle parti è stato concesso di presentare le loro osservazioni (cfr. XXII e XXIII).
1.11. Nel corso del mese di marzo 2006, il TCA ha di nuovo interpellato gli esperti giudiziari, ai quali è stato chiesto di esprimersi a proposito del preteso periodo di latenza intercorso tra l’infortunio e la prima apparizione dei disturbi alla spalla destra (XXIV).
Questo Tribunale ha ricevuto la relativa risposta il 24 marzo 2006 (XXV).
RI 1 ha comunicato di non avere osservazioni da formulare (XXVIII).
L’assicuratore infortuni si è invece espresso in data 18 aprile 2006 (XXX).

in diritto
2.1. In ordine
La presente vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico ai sensi degli articoli 26 c cpv. 2 della Legge organica giudiziaria civile e penale e 2 cpv. 1 della Legge di procedura per le cause davanti al Tribunale delle assicurazioni (cfr. STFA del 21 luglio 2003 nella causa N., I 707/00; STFA del 18 febbraio 2002 nella causa H., H 335/00; STFA del 4 febbraio 2002 nella causa B., H 212/00; STFA del 29 gennaio 2002 nella causa R. e R., H 220/00; STFA del 10 ottobre 2001 nella causa F., U 347/98 pubblicata in RDAT I-2002 p. 190 seg.; STFA del 22 dicembre 2000 nella causa H., H 304/99; STFA del 26 ottobre 1999 nella causa C., I 623/98).
Nel merito
2.2. Il 1° gennaio 2003 è entrata in vigore la LPGA, la quale ha modificato numerose disposizioni contenute nella LAINF.
A differenza delle norme di procedura che, in linea di principio, entrano immediatamente in vigore (cfr. SVR 2004 AHV Nr. 3 consid. 3.2.; SVR 2003 IV Nr. 25, consid. 1.2., p. 76; STFA del 27 gennaio 2004 nella causa P., I 474/03; STFA del 23 ottobre 2003 nella causa K., H 73/03; STFA del 23 ottobre 2003 nella causa J., K 55/03; STFA del 20 marzo 2003 nella causa E., I 238/02; DTF 117 V 93 consid. 6b, DTF112 V 360 consid. 4a, RAMI 1998 KV no 37 p. 316 consid. 3b), le norme di diritto materiale determinanti, nel diritto delle assicurazioni sociali, sono quei disposti in vigore al momento in cui si è realizzata la fattispecie che esplica degli effetti (cfr. DTF 129 V 1 consid. 1.2.; DTF 127 V 466 consid. 1; DTF 128 V 315=SVR 2003 ALV Nr. 3; SVR 2003 IV Nr. 25 consid. 1.2.)
Di conseguenza, nel caso in esame, visto che l'infortunio in questione ha avuto luogo il
16 luglio 2001
e che in discussione vi è il riconoscimento del diritto a prestazioni in relazione a questo evento, tornano applicabili le norme della LAINF, in vigore fino al 31 dicembre 2002.
È comunque utile segnalare che, secondo il TFA, la LPGA non ha apportato alcuna modifica in relazione alla nozione di causalità naturale e adeguata, quale presupposto per ammettere l’obbligo a prestazioni giusta la LAINF (cfr. STFA del 30 settembre 2005 nella causa P., U 277/04, consid. 1 e riferimenti ivi menzionati). La giurisprudenza elaborata al riguardo conserva quindi tutta la sua validità anche dopo il 31 dicembre 2002.
2.3. Giusta l'art. 10 LAINF, l'assicurato ha diritto alla cura appropriata dei postumi d'infortunio (cfr. DTF 109 V 43 consid. 2a; art. 54 LAINF) e, in applicazione dell'art. 16 LAINF, l'assicurato totalmente o parzialmente incapace di lavorare (cfr. art. 6 LPGA) a seguito d'infortunio, ha diritto all'indennità giornaliera.
Il diritto all'indennità giornaliera nasce il terzo giorno successivo a quello dell'infortunio. Esso si estingue con il ripristino della piena capacità lavorativa, con l'assegnazione di una rendita o con la morte dell'assicurato.
Parimenti, il diritto alle cure cessa qualora dalla loro continuazione non sia da attendersi un sensibile miglioramento della salute dell'assicurato: nemmeno persistenti dolori bastano a conferire il diritto alla continuazione del trattamento se da questo non si può sperare un miglioramento sensibile dello stato di salute (cfr. Ghélew, Ramelet, Ritter, Commentaire de la loi sur l'assurance-accidents (LAA), Losanna 1992, p. 41ss.).
Se, al momento dell'estinzione del diritto alle cure mediche, sussiste un'incapacità lucrativa, viene corrisposta una rendita d'invalidità o un'indennità unica in capitale: l'erogazione di indennità giornaliere cessa con il diritto alle prestazioni sanitarie.
D'altro canto, nella misura in cui l'assicurato è portatore di una menomazione importante e durevole all'integrità fisica o mentale, egli ha diritto ad un'indennità per menomazione all'integrità giusta gli artt. 24s. LAINF.
2.4. Presupposto essenziale per l'erogazione di prestazioni da parte dell'assicurazione contro gli infortuni è, tuttavia, l'esistenza di un nesso di causalità naturale fra l'evento e le sue conseguenze (danno alla salute, invalidità, morte).
Questo presupposto è da considerarsi adempiuto qualora si possa ammettere che, senza l'evento infortunistico, il danno alla salute non si sarebbe potuto verificare o non si sarebbe verificato nello stesso modo. Non occorre, invece, che l'infortunio sia stato la sola o immediata causa del danno alla salute; è sufficiente che l'evento, se del caso unitamente ad altri fattori, abbia comunque provocato un danno all'integrità corporale o psichica dell'assicurato, vale a dire che l'evento appaia come una condizione sine qua non del danno.
È questione di fatto lo stabilire se tra evento infortunistico e danno alla salute esista un nesso di causalità naturale; su detta questione amministrazione e giudice si determinano secondo il principio della probabilità preponderante - insufficiente essendo l'esistenza di pura possibilità - applicabile generalmente nell'ambito dell'apprezzamento delle prove in materia di assicurazioni sociali (cfr. RDAT II-2001 N. 91 p. 378; SVR 2001 KV Nr. 50 p. 145; DTF 126 V 360 consid. 5b; DTF 125 V 195; STFA del 4 luglio 2003 nella causa M., U 133/02; STFA del 29 gennaio 2001 nella causa P., U 162/02; DTF 121 V 6; STFA del 28 novembre 2000 nella causa P. S., H 407/99; STFA del 22 agosto 2000 nella causa K. B., C 116/00; STFA del 23 dicembre 1999 in re A. F., C 341/98, consid. 3, p., 6; STFA 6 aprile 1994 nella causa E. P.; SZS 1993 p. 106 consid.
3a; RCC 1986 p. 202 consid. 2c, RCC 1984 p. 468 consid. 3b, RCC 1983 p. 250 consid. 2b; DTF 115 V 142 consid. 8b, DTF 113 V 323 consid. 2a, DTF 112 V 32 consid. 1c, DTF 111 V 188 consid.
2b; Meyer, Die Rechtspflege in der Sozialversicherung, in Basler Juristische Mitteilungen (BJM) 1989, p. 31-32; G. Scartazzini, Les rapports de causalité dans le droit suisse de la sécurité sociale, Basilea 1991, p. 63).
Al riguardo essi si attengono, di regola, alle attestazioni mediche, quando non ricorrano elementi idonei a giustificarne la disattenzione (cfr. DTF 119 V 31; DTF 118 V 110; DTF 118 V 53; DTF 115 V 134; DTF 114 V 156; DTF 114 V 164; DTF 113 V 46).
Ne discende che ove l'esistenza di un nesso causalità tra infortunio e danno sia possibile ma non possa essere reputata probabile, il diritto a prestazioni derivato dall'infortunio assicurato dev'essere negato (DTF 129 V 181 consid. 3.1 e 406 consid. 4.3.1, DTF 117 V 360 consid. 4a e sentenze ivi citate).
L'assicuratore contro gli infortuni è tenuto a corrispondere le proprie prestazioni fino a che le sequele dell'infortunio giocano un ruolo causale. Pertanto, la cessazione delle prestazioni entra in considerazione soltanto in due casi:
- quando lo stato di salute dell'interessato è simile a quello che esisteva immediatamente prima dell'infortunio (
status quo ante
);
- quando lo stato di salute dell'interessato è quello che, secondo l'evoluzione ordinaria,
sarebbe prima o poi subentrato anche senza l'infortunio (
status quo sine
)
(cfr. RAMI 1992 U 142, p. 75 s. consid.
4b; A. Maurer, Schweizerisches Unfallversicherungsrecht, p. 469; U. Meyer-Blaser, Die Zusammenarbeit von Richter und Arzt in der Sozialversicherung, in Bollettino dei medici svizzeri 71/1990, p. 1093).
Secondo la giurisprudenza, qualora il nesso di causalità con l'infortunio sia dimostrato con un sufficiente grado di verosimiglianza, l'assicuratore è liberato dal proprio obbligo prestativo soltanto se l'infortunio non costituisce più la causa naturale ed adeguata del danno alla salute. Analogamente alla determinazione del nesso di causalità naturale che fonda il diritto alle prestazioni, l'estinzione del carattere causale dell'infortunio deve essere provata secondo l'abituale grado della verosimiglianza preponderante. La semplice possibilità che l'infortunio non giochi più un effetto causale non è sufficiente. Trattandosi della soppressione del diritto alle prestazioni, l'onere della prova incombe, non già all'assicurato, ma all'assicuratore (cfr. RAMI 2000 U 363, p. 46 consid. 2 e riferimenti ivi citati).
2.5. Occorre inoltre rilevare che il diritto a prestazioni assicurative presuppone pure l'esistenza di un nesso di causalità adeguata tra gli elementi summenzionati.
Un evento è da ritenere causa adeguata di un determinato effetto quando secondo il corso ordinario delle cose e l'esperienza della vita il fatto assicurato è idoneo a provocare un effetto come quello che si è prodotto, sicché il suo verificarsi appaia in linea generale propiziato dall'evento in questione (DTF 129 V 181 consid. 3.2 e 405 consid. 2.2, 125 V 461 consid. 5a, DTF 117 V 361 consid. 5a e 382 consid. 4a e sentenze ivi citate).
Comunque, qualora sia carente il nesso di causalità naturale, l'assicuratore può rifiutare di erogare le prestazioni senza dover esaminare il requisito della causalità adeguata (cfr. DTF 117 V 361 consid. 5a e 382 consid. 4a; su queste questioni vedi pure: Ghélew, Ramelet, Ritter, Commentaire de la loi sur l'assurance-accidents (LAA), Losanna 1992, p. 51-53).
La giurisprudenza ha inoltre stabilito che la causalità adeguata, quale fattore restrittivo della responsabilità dell’assicurazione contro gli infortuni allorché esiste un rapporto di causalità naturale, non gioca un ruolo in presenza di disturbi fisici consecutivi ad un infortunio, dal momento che l'assicurazione risponde anche per le complicazioni più singolari e gravi che solitamente non si presentano secondo l'esperienza medica (cfr. DTF 127 V 102 consid.
5 b/bb, 118 V 286 e 117 V 365 in fine; cfr., pure, U. Meyer-Blaser, Kausalitätsfragen aus dem Gebiet des Sozialversicherungsrechts, in SZS 2/1994, p. 104s. e M. Frésard, L'assurance-accidents obligatoire, in Schweizerisches Bundesverwaltungsrecht [SBVR], n. 39).
2.6.
Il TCA è chiamato a stabilire se i disturbi localizzati alla spalla destra, oggetto dell’annuncio d’infortunio del 30 luglio 2002, costituivano o meno una conseguenza naturale del sinistro assicurato avvenuto nel luglio del 2001.
La CO 1 lo nega riferendosi alla valutazione contenuta nel rapporto 23 agosto 2004 del dott. _, spec. FMH in chirurgia ortopedica e ortopedia (cfr. doc. ZM 36/1), rispettivamente, nel complemento da lui stesso elaborato in data 30 novembre 2004 (cfr. doc. ZM 40).
In effetti, a mente del medico di fiducia dell’assicuratore infortuni, sarebbe “
piuttosto improbabile
” che i disturbi di cui l’assicurata soffre siano stati causati dall’incidente stradale del mese di luglio 2001, e ciò probabilmente sin dall’inizio:
"
Ritengo quindi che l'incidente automobilistico probabilmente non sia stato adeguato a causare la situazione clinica odierna. Si sono soltanto evidenziati in pronto soccorso _ delle leggere contusioni trattate con pomata ambulatoriamente senza neppure medicamenti antidolorifici per bocca.
Durante la prima visita dal Dr. _ viene dichiarata una dolenzia diffusa alla spalla destra e viene diagnosticata un'osteocondrosi sterno-costale a destra con bruciori al petto sicuramente non di origine post-traumatica (sindrome di Tietze).
Fa seguito un periodo di più di 5 mesi senza che la paziente si sia rivolta ad alcun medico ciò che potrebbe far pensare ad un intervello libero.
La MRI dimostra delle patologie di carattere degenerativo senza una rottura completa della cuffia dei rotatori.
Il Dr. _ che vede la paziente a distanza di più di 1 anno dichiara che i dolori sono comparsi soltanto 3-4 mesi prima e non sono in relazione causale con l'infortunio.
In considerazione anche del fatto che l'insorgenza della spalla congelata può essere anche non causata da un avvenimento infortunistico come considerato dalla letteratura e considerato proprio che la stessa patologia è insorta spontaneamente senza alcun infortunio al lato contro-laterale mi fa dedurre che
il rapporto di causalità tra l'attuale sintomatologia, in particolare spalla congelata al lato destro, sia da mettere in relazione piuttosto improbabile con l'avvenimento infortunistico del 16.7.2001
."
(doc. ZM 40 – il corsivo è del redattore)
La tesi difesa dall’assicuratore LAINF convenuto è contestata da RI 1, la cui posizione risulta supportata, in particolare, dalla perizia 11 marzo 2004 che il dott. _, spec. FMH in reumatologia e medicina interna, ha elaborato per conto dell’Ufficio AI (cfr. doc. ZM 38/2, p. 6: “I disturbi alla spalla destra spiegati con una periartropatia omeroscapolare anchilosante a destra su capsulite retrattile e lacerazione preinserzionale senza rottura della cuffia rotatoria,
sono molto probabilmente dovuti, nella misura del 75%, all’incidente della circolazione del 16 luglio 2001
. Un nesso causale tra la problematica alla spalla sinistra, al rachide cervico-dorsale e l’infortunio in questione, è improbabile, probabilità inferiore al 25%.”
– il corsivo è del redattore
).
Sempre in questo contesto, è utile rilevare che il dott. _, in occasione della visita di controllo del 20 settembre 2002, eseguita su incarico dell’assicuratore RC, ha sottolineato l’
assenza
di fattori estranei all’infortunio in discussione (cfr. doc. ZM 8, p. 3).
In seguito, con rapporto del 18 gennaio 2003, lo stesso dott. _ ha dichiarato che, citiamo: “... non si può dimostrare che la lesione alla spalla destra si sia prodotta nell’incidente in causa.” (doc. ZM 19).
Infine, in data 12 febbraio 2003, il fiduciario della _, presa conoscenza del contenuto di una certificazione dell’ortopedico dott. _, è di nuovo ritornato sui propri passi, sostenendo che, citiamo: “... in base a questa nuova presa di posizione, la situazione a fronte dell’intervento in ambito Lainf, e conseguentemente responsabilità civile veicoli, è chiara e fa stato quindi quanto a suo tempo relazionato in sede peritale (20.9.2002).” (doc. ZM 24).
Un atteggiamento altrettanto incoerente è stato mostrato dal già menzionato dott. _.
Infatti, in occasione del consulto del 12 marzo 2002, egli ha affermato l’impossibilità di ricondurre la patologia alla spalla destra all’incidente della circolazione del luglio 2001 (doc. ZM 18).
Sempre lo stesso dott. _, in data 6 febbraio 2003, ha rilevato che, citiamo: “... contrariamente a quanto scritto nella cartella clinica del 12.3.02, in effetti non si può escludere una causalità infortunistica, come risulta da questo referto. Interrogando ancora la paziente e il medico curante, affermo che molto probabilmente si tratta di una genesi post-traumatica dei disturbi alla spalla ds. lamentati dalla paziente. Quindi il caso sarebbe da assumere dall’assicurazione _.” (doc. ZM 23).
2.7. Vista la presenza nell'incartamento di referti fra loro contradditori, allo scopo di chiarire la fattispecie dal profilo medico, questo Tribunale, in data 27 luglio 2005, ha ordinato l’esecuzione di una perizia a cura del
Servizio di ortopedia e traumatologia dell’Ospedale universitario di _.
La perizia giudiziaria è stata eseguita dai dottori _, medico-assistente, e _, Capo-clinica, sotto la supervisione del PD dott. _, medico aggiunto (cfr. XV).
Dopo aver ricostruito l'anamnesi dell'assicurata (XVI, p. 2-3) ed averne descritto lo
status
clinico e radiologico (XVI, p. 3-7), i periti giudiziari hanno posto la seguente diagnosi:
"
Algodystrophie épaule D (capsulite rétractile)."
(XVI, p. 7)
Con il termine di algodistrofia (o distrofia simpatica riflessa) si
sottolinea la presenza di un dolore localizzato (solitamente a carico di un arto o di parte di un arto) e persistente. Il dolore viene spesso descritto come un bruciore. Nella maggior parte dei casi è possibile risalire ad un fattore scatenante, spesso un banale trauma. Ad un certo punto del normale corso della sindrome, possono presentarsi o meno dei segni quali edema, cambiamenti nel flusso sanguigno superficiale e nell’attività sudomotoria, atrofia di ossa, muscoli, e cute, allodinia e/o iperestesia (cfr. http://italmed.edraspa.it/approfondimenti/news.articolo.doc.cfm?topic_ID=52&Art_ID=262).
Gli esperti designati dal TCA hanno, innanzitutto, affermato che la sintomatologia accusata dalla ricorrente a livello della spalla destra è riconducibile a un danno alla salute di natura organica, specificatamente al danno oggettivato grazie all’esame di RMN del 24 giugno 2002 (recte: 19 giugno 2002; cfr. XVI, risposta al quesito n. 2).
In tal modo, i dottori _
e _ hanno escluso che essa possa essere espressione di difficoltà presenti sul piano psichico, contrariamente a quanto era invece stato ipotizzato dal dott. _ (cfr. doc. ZM 36/1, p. 5: “Dal punto di vista ortopedico non vedo fattori estranei che possono concorrere agli attuali disturbi. Come già premesso forse vi è un fattore psichico preponderante che dovrebbe essere meglio indagato.”).
D’altro canto, essi hanno indicato che i disturbi lamentati dalla ricorrente - un importante irrigidimento della spalla destra, verosimilmente attribuibile a un’algodistrofia post-traumatica (oggettivata grazie alla RMN del giugno 2002) – si trovano probabilmente in una relazione di causalità naturale con l’evento infortunistico assicurato:
"
Comme déjà décrit au point V.2), l’IRM de l’épaule D montre une inflammation synoviale articulaire et péri-articulaire et une bursite sous-acromiale deltoïdienne et une tendinopathie sous-épineuse qui sont tous des signes indirects d’un début d’algodystrophie; l’algodystrophie est une maladie qui se manifeste après un traumatisme. Du point de vue de l’examen clinique, on constate une raideur importante de l’épaule D qui est vraisemblablement liée à l’algodystrophie post traumatique. Donc,
on peut dire que le dommage à l’épaule D est vraisemblablement lié à la causalité naturelle avec l’accident
."
(XVI, risposta al quesito n. 3
– il corsivo è del redattore
)
Rispondendo ai quesiti peritali n. 4 e 5, gli esperti giudiziari hanno quindi negato che a provocare i disturbi alla spalla destra concorrano dei fattori extra-traumatici, smentendo in tal modo il medico fiduciario della CO 1, il quale, in sede di complemento peritale 30 novembre 2004, aveva avanzato la possibilità che i citati disturbi fossero condizionati da un’osteocondrosi sterno-costale destra (Sindrome di Tietze; cfr. doc. ZM 40, p. 3), rispettivamente, che RI 1
abbia, nel frattempo, raggiunto lo
status quo ante
/
sine
a margine dell’infortunio del luglio 2001.
Infine, secondo i sanitari consultati dal TCA, la spalla sinistra presenta verosimilmente la stessa patologia della spalla controlaterale, da ricondurre a un suo sovraccarico
(XVI, risposta al quesito n. 6).
2.8. Unitamente alle proprie osservazioni, mediante le quali è stato chiesto al TCA di ordinare una superperizia (XVIII), la CO 1 ha prodotto un rapporto, datato 9 gennaio 2006, del dott. _.
Questo sanitario ha contestato in più punti la perizia giudiziaria, e meglio:
"
(...).
1. Nella perizia di _ non si tiene assolutamente in conto l’anamnesi. In particolare si potrebbe anche dubitare che la paziente abbia avuto un trauma alla spalla destra. Dagli atti, in particolare dalla cartella clinica dell’_ non ci cita assolutamente la spalla destra ma si dice che a parte i problemi pre-tibiali dello zigomo destro e della mano destra e il ginocchio destro, l’ulteriore valutazione dell’apparato locomotorio non presenta nulla di particolare. Ciò significa che anche le spalle evidentemente sono state ispezionate.
2. Alla fine della perizia si dice che la diagnosi si fonda sulla MRI del giugno 2002 che permette di constatare una infiammazione sinoviale articolare e peri-articolare, una borsite sotto-acromiale deltoidea con tendinopatia del sotto-spinoso senza segni di lesione ossea o della cuffia dei rotatori. Come espresso anche dagli specialisti di _ la sostanza ossea quindi non risulta intaccata. Ora, per quel che mi risulta, nella algodistrofia detta anche morbo di Sudeck, vi è un importante interessamento osseo. Penso quindi che la diagnosi di algodistrofia o morbo di Sudeck sia non corretta. Parlerei qui meglio di spalla congelata o capsulite retrattile.
3. Gli specialisti al punto 5, capoverso 2 rispettivamente capoverso 6 si contraddicono.
Al punto 5, capoverso 2 dicono che l’algodistrofia è di origine post-traumatica.
Più sotto al punto 5, capoverso 6, dicono che l’affezione alla spalla sinistra è la stessa della spalla destra, si deve quindi convenire che vi è un’algodistrofia anche alla spalla sinistra, spalla che tuttavia non risulta essere stata coinvolta nell’eventuale infortunio. Allora o bisogna dire che l’agodistrofia può insorgere anche senza infortunio oppure bisogna sostenere che la patologia alla spalla sinistra non sia la stessa della spalla destra e questo per ovvi motivi.
Qualora tuttavia si convenisse che non si tratta di un’algodistrofia o morbo di Sudeck ma piuttosto di una capsulite, questa potrebbe avere delle eziologie molto varie, non esclusa quella psicologica.”
(XVIII bis)
In data 20 gennaio 2006, questa Corte ha sottoposto agli esperti giudiziari le obiezioni del medico fiduciario della CO 1, chiedendo loro se esse fossero suscettibili di modificare in qualche modo le conclusioni peritali (XIX).
Questo il contenuto del complemento peritale 7 febbraio 2006, mediante il quale il
PD dott. _ ha risposto, punto per punto, alle critiche espresse dal dott. _:
"
En ce qui concerne le point 1, Monsieur _ critique le fait que l’on n’a pas tenu compte de l’anamnèse, surtout orthopédique et traumatologique; je reprends le point 1 paragraphe d: “en tant que conductrice, elle a subi un choc sur le flanc droit. Après l’accident, la patiente est amenée à l’hôpital _ à _ où elle se plaint de douleurs à la jambe droite, au genou droit et à la main droite.
Le lendemain
, elle a commencé à avoir des douleurs au bras droit, raison pour la quelle elle est allée consulter le Dr _ qui a diagnostiqué une contusion à l’épaule droite.”
Effectivement, la patiente ne présentait pas de douleurs à l’épaule droite le jour de l’accident et le jour de la consultation à l’hôpital _ à _ mais seulement 24 heures après. En autre, il est tout à fait normal que des douleurs articulaires se développent après un ou plusieurs jours après l’accident.
Pour ce qui concerne le point 2, il n’est pas nécessaire d’avoir une importante atteinte osseuse pour diagnostiquer une algodystrophie.
Selon la littérature, un traumatisme minime (choc direct ou indirect) peut déclencher une algodystrophie sans avoir une atteinte osseuse; il n’y a pas de parallélisme entre la sévérité du traumatisme et la survenue d’une algodystrophie.
Le Dr _ précise en outre qu’il vaut mieux parler de capsulite rétractile (appelée aussi épaule gelée) mais il faut savoir que cette pathologie est une conséquence d’une algodystrophie réflexe et sympathique.
Pour ce qui est du point 3, on ne comprend pas très bien la critique faite par le Dr. _.
Pour l’épaule droite, l’IRM effectuée en juin 2002 montre une inflammation sinoviale péri-articulaire, une bursite sous-acromiale et une tendinopathie sous-épineuse qui sont tous des signes indirects d’un début d’algodystrophie; du point de vue de l’examen clinique, on constate une raideur importante de l’épaule droite qui est vraisemblablement liée à l’algodystrophie (phase secondaire de la maladie) post-traumatique. Ainsi, vu les signes indirects d’un début d’algodystrophie sur l’IRM et une raideur importante de l’épaule droite au niveau clinique, on peut conclure que la pathologie à l’épaule droite est vraisemblablement liée à l’algodystrophie post-traumatique.
Pour ce qui est de l’épaule gauche, elle présente la même clinique que l’épaule droite en rasion d’une surcharge du membre supérieur gauche. On peut donc parler d’algodystrophie non traumatique pour l’épaule gauche (due à une surcharge du membre supérieur gauche en épargnant le membre supérieur droit) qui a évolué vers une capsulite rétractile.
Remarque
:
Du point de vue clinique, surtout 4 ans après l’accident, il n’est pas évident lier avec certitude le dommage de l’épaule droite à l’accident en question, raison pour laquelle nous nous sommes fondés sur l’imagerie (IRM de l’épaule droite) qui montre des signes d’algodystrophie post-traumatiques étant donné que la patiente a eu des douleurs à la même épaule 24 heures après l’accident. Pour ce qui concerne l’épaule gauche, les douleurs sont présentes depuis octobre 2003 sans notion de traumatisme ni d’entorse; la clinique de l’épaule gauche est la même que l’épaule droite et on pose comme diagnostic une capsulite rétractile sur surcharge du membre supérieur gauche.”
(XX)
Il 3 marzo 2006, chiamato a prendere posizione in merito al complemento peritale allestito dal dott. _
, il patrocinatore dell’assicuratore LAINF ha ribadito la necessità di fare capo a una superperizia:
"
(...).
Viene qui integralmente ribadito quanto espresso in precedenza, con l’aggiunta che l’assicurata ha sì dichiarato di essersi recata dal dr. _ lo stesso giorno dell’incidente, ma dalla cartella clinica
non è risultato prescritto
affatto Voltaren. Detto medicamento è invece stato prescritto dall’_, ma è ovvio che esso sarebbe stato adatto per curare la botta alla gamba come altro, per cui è troppo facile asserire ora che invece sarebbe stato prescritto per la spalla quando mai è stato annunciato alcunché. Dal dr. _ la ricorrente è stata per la prima volta in data 6 agosto 2001 e non il giorno stesso. Non va dimenticato che il caso è stato annunciato un anno dopo.”
(XXIII).
Nel corso del mese di marzo 2006, questo Tribunale ha ripreso contatto con il PD dott. _, il quale è stato inviato a pronunciarsi in merito al preteso periodo di latenza intercorso tra l’infortunio e la prima apparizione dei disturbi alla spalla destra (XXIV).
Queste le sue considerazioni contenute nel rapporto del 22 marzo 2006:
"
Du point de vue clinique, quatre ans après l’accident et vu qu’il n’est pas évident lier avec certitude les dommages de l’épaule droite au dit accident, nous nous sommes fondés sur l’imagerie (IRM de l’épaule droite) qui montre des signes d’algodystrophie post-traumatique, la patiente ayant eu des douleurs à la même épaule 24 heures après l’accident.
Le fait que la patiente se soit présentée à la consultation du Docteur _ le 6 août (c’est à dire 3 semaines après l’accident) à cause de la persistance des douleurs à l’épaule droite, pour nous, cela semble parfaitement normal. Effectivement, notre expérience dans le milieu universitaire, nous montre qu’il y a un certain pourcentage de patients qui se présentent aux urgences ou à la consultation de traumatologie après plusieures semaines à dater de l’accident à cause, justement, de la persistance des douleurs. Il faut aussi signaler comme déjà écrit dans notre précédent courrier, que la pathologie de l’épaule droite est vraisemblablement liée à l’algodistrophie post-traumatique qui se développe lentement dans le temps, pouvant très bien expliquer l’intervalle libre de trois semaines à partir de l’accident jusqu’à la 1ère consultation chez le Docteur _.”
(XXV)
Con l’allegato del 18 aprile 2006, la CO 1 si è riconfermata nella richiesta di allestimento di una superperizia (cfr. XXX).
2.9.
In caso di perizia giudiziaria, il giudice - di regola - non si scosta, senza motivi imperativi dalle conclusioni del perito medico, il cui ruolo consiste, appunto, nella messa a disposizione della giustizia della propria scienza medica per fornire un'interpretazione scientifica dei fatti considerati (DTF 125 V 352 consid. 3b/aa e riferimenti ivi menzionati).
Il giudice può disattendere le conclusioni del perito giudiziario nel caso in cui il rapporto peritale contenesse delle contraddizioni oppure sulla base di una controperizia richiesta dal medesimo tribunale, che porti ad un diverso risultato (DTF 101 IV 130).
Il giudice può scostarsene anche nel caso in cui, fondandosi sulla diversa opinione di altri esperti, ritiene di avere sufficienti motivi per mettere in dubbio l'esattezza della perizia giudiziaria.
Deve tuttavia essere sottolineato che il perito giudiziario ha uno statuto speciale nel senso che egli esercita, in virtù del mandato giudiziario che lo sottopone alla comminatoria di cui all'art. 307 del Codice penale, una funzione qualificata al servizio della giustizia (cfr. STFA del 15 gennaio 2001 nella causa B., U 288/99, consid. 3a, nonché dottrina e giurisprudenza ivi citate). Al contrario, lo specialista consultato dall'assicuratore contro gli infortuni non è sottoposto alla comminatoria di cui all'art. 307 CPS, disposizione che concerne esclusivamente la procedura giudiziaria. Quindi, nell'ambito del libero apprezzamento delle prove, una perizia amministrativa riveste un valore probatorio limitato rispetto ad una perizia giudiziaria (cfr. STFA del 15 gennaio 2001 succitata, consid.
3a: "
Ein Administrativgutachten lässt sich somit hinsichtlich seines Stellenwerts im Rahmen der Beweiswürdigung und Rechtsfindung nur sehr beschränkt mit einer gerichtlich angeordneten Expertise vergleichen
").
Per ciò che concerne il valore probante di un rapporto medico é determinante il fatto che lo stesso per i punti litigiosi sia completo, si basi su uno studio esteso, prenda in considerazione anche le lamentele espresse, sia stato consegnato in piena conoscenza dell’incarto, sia chiaro nell’esposizione delle relazioni mediche e nella valutazione della situazione medica e le conclusioni dell’esperto siano motivate (RAMI 1991 U 133, p. 311ss. consid. 1b).
In concreto, la perizia giudiziaria, completata in data 7 febbraio e 22 marzo 2006, su richiesta di questo Tribunale, non contiene contraddizioni di sorta.
Il solo fatto che gli specialisti del Servizio di ortopedia e traumatologia del _ di _, segnatamente il dott. _, docente universitario nonché medico aggiunto presso il suddetto Servizio, attività che gli ha indubbiamente consentito d'acquisire una vasta esperienza ad un alto livello scientifico - abbia espresso un apprezzamento diverso rispetto a quello del medico interpellato dall’assicuratore LAINF non basta, ovviamente, per qualificare come contraddittoria la sua perizia. Se così fosse, il TCA si troverebbe - sistematicamente - a doversi scostare dalle conclusioni peritali, non appena il medico di fiducia dell'assicuratore interessato esprime una diversa valutazione della fattispecie (ciò che, naturalmente, accade con una certa frequenza, in presenza di referti peritali sfavorevoli all'assicuratore).
D’altra parte, la perizia giudiziaria presenta tutti i requisiti posti dalla giurisprudenza affinché possa essere riconosciuto, ad un apprezzamento medico, piena forza probante (cfr. RJJ 1995 p. 44; RAMI 1991 U 133, p. 311ss. consid. 1b): in particolare, gli esperti giudiziari hanno espresso la sua valutazione in modo chiaro, motivato e persuasivo, dopo aver proceduto ad un esame approfondito del caso.
Questo Tribunale non ha quindi ragioni per non fare proprie le chiare e convincenti conclusioni enunciate dai medici _ ed esposte al considerando precedente.
Per quanto riguarda il preteso “intervallo libero” – considerato come questo costituisca il principale argomento invocato dalla _ per negare l’esistenza di un nesso di causalità naturale - il TCA osserva quanto segue.
Dalla cartella clinica del Servizio di PS dell’Ospedale regionale di _ si evince che, in data 16 luglio 2001 (giorno dell’incidente in discussione), l’assicurata apparentemente non presentava disturbi alla spalla destra (cfr. doc. ZM 36/5), ciò che del resto corrisponde a quanto da lei stessa dichiarato in occasione della sua audizione del 13 giugno 2003 (cfr. doc. Z 35/1).
D’altra parte, è pure stato accertato che essa ha consultato il dott. _, per la prima volta dopo il sinistro, il 6 agosto 2001, a distanza di una ventina di giorni dall’infortunio del 16 luglio 2001 (cfr. doc. ZM 27 e ZM 31/3).
In quell’occasione, il medico curante ha refertato l’esistenza di dolori all’arto superiore destro, segnatamente alla spalla destra (cfr. doc. ZM 17 e ZM 31/3) e ha prescritto l’assunzione di un farmaco antalgico-antinfiammatorio (cfr. doc. ZM 27).
Il fatto che RI 1, durante la sua audizione, abbia sostenuto di aver consultato il dott. _ il giorno stesso del sinistro (cfr. doc. Z 35/1), non può essere stigmatizzato, tenuto conto che nel frattempo erano trascorsi poco meno di due anni e che è pertanto plausibile che essa possa essere incorsa in un errore (ciò deve valere, a maggior ragione, per quanto la ricorrente ha asserito in occasione della visita peritale del 7 luglio 2004 presso il dott. _).
A causa di disturbi alla spalla destra, RI 1 si è quindi rivolta al medico-naturopata _ (sedute del 17, 21 e 25 settembre 2001, nonché del 1, 8, 15 e 22 ottobre 2001; cfr. doc. ZM 25/1 e 25/2).
Nel prosieguo, a partire dal 17 gennaio 2002, la ricorrente ha più volte consultato il dott. _ (cfr. doc. ZM 31: 17 gennaio 2002, 28 febbraio 2002, 27 maggio 2002, 16 luglio 2002, 25 novembre 2002, ...), oltre agli specialisti in chirurgia ortopedica, dottori _ (12 marzo 2002) e _ (6 giugno e 2 luglio 2002; cfr. doc. ZM 5 e ZM 21).
Il 19 giugno 2002 è stata eseguito l’esame di RMN della spalla destra che ha posto in evidenza i reperti indicati dagli esperti giudiziari nella loro perizia del 16 dicembre 2005.
L’esistenza di problemi a livello dell’arto superiore destro già a partire dall’estate 2001, ha pure trovato riscontro nelle diverse dichiarazioni che figurano all’inserto (dichiarazione 28.3.2003 di _, della _ di _ [doc. Z 41: “A conferma della sua richiesta possiamo dichiarare che in diverse occasioni la signora RI 1 manifestava dei dolori alla spalla, difatti basti pensare che i pneumatici invernali della vecchia vettura abbiamo dovuto recarci al suo domicilio e ritirarli in quanto a suo dire per lei con la spalla che si ritrovava non riusciva a caricarli nel baule.”; dichiarazione 12.12.2003 di _ del Sindacato _ [doc. Z 66/2]: “Durante il mese di agosto 2001, la signora RI 1, si è presentata nei nostri uffici ... Durante il colloquio con la stessa, la Signora RI 1 mi informava che a seguito di un incidente, le faceva molto male un braccio (non ricordo al momento esattamente quale e ... In seguito, la stessa si è presentata più volte nei nostri uffici per sbrigare diverse pratiche. Più volte mi ha informato che aveva forti difficoltà nell’utilizzare in modo normale il braccio.” e dichiarazione 12.12.2003 di _ della CAD del _ [doc. Z 66/3]: “Durante il mese di settembre 2001, la signora RI 1 si è presentata al nostro sportello per iscriversi alla nostra cassa di disoccupazione. Circa 3-4 mesi più tardi, la signora RI 1, mi informava che a seguito di un incidente automobilistico, le faceva molto male un braccio. Nei mesi successivi la stessa si è lamentata più volte di questo malanno fisico.”).
Visto quanto precede, secondo questa Corte, la tesi sostenuta dal dott. _, secondo la quale alla prima visita presso il dott. _ avrebbe fatto seguito un periodo
asintomatico
di più di 5 mesi (cfr. doc. ZM 40, p. 2), si rivela dunque manifestamente infondata.
A proposito dell’affermazione, contenuta nell’allegato del 18 aprile 2006 della CO 1, secondo cui, citiamo: “Com’è già stato più volte sottolineato, dal Dr. _ l’assicurata si è recata diverse settimane più tardi;
soltanto mesi dopo gli ha comunicato che i dolori alla spalla sarebbero subentrati, a suo dire, subito dopo l’evento
.” (XXX – il corsivo è del redattore), questo Tribunale rileva che dalla cartella clinica del dott. _ si evince che, durante la visita del 6 agosto 2001, la ricorrente lamentava dolore e bruciore al seno, spalla e braccio destro “... da mettere in rapporto con l’incidente ...” (doc. ZM 31/3), ciò che lascia supporre che già in quell’occasione (e pertanto non mesi dopo) RI 1 aveva riferito al suo medico curante che la sintomatologia era insorta in stretta relazione temporale con il noto sinistro.
Del resto, il fatto che la ricorrente abbia consultato il proprio medico curante trascorse poco più di due settimane dall’evento, non esclude che i disturbi alla spalla destra non fossero già insorti nei giorni immediatamente successivi oppure, così come suggerito dai periti giudiziari (cfr. XXV), che essi si siano sviluppati lentamente e progressivamente.
La presente fattispecie si differenzia quindi chiaramente da quella oggetto della STFA del 23 marzo 2006 nella causa P., U 379/05, in cui l’Alta Corte ha negato l’eziologia traumatica a dei disturbi alla spalla insorti a distanza di
più di un anno
dall’incidente della circolazione stradale assicurato.
È stata attribuita una particolare rilevanza alla circostanza che per più di 12 mesi né l’assicurata né il suo medico curante avevano parlato di un qualsiasi danno alla spalla.
In conclusione, il TCA ritiene provato, perlomeno secondo il criterio della verosimiglianza preponderante, caratteristico del settore della sicurezza sociale (cfr. DTF 125 V 195 consid. 2 e riferimenti;
cfr., pure, Ghélew, Ramelet, Ritter,
op. cit., p.
320 e A. Rumo-Jungo, Rechtsprechung des Bundesgerichts zum Sozialversicherungsrecht, Bundesgesetz über die Unfallversicherung, Zurigo 2003, p. 343), che i disturbi alla spalla destra presentati dall’assicurata costituiscono una conseguenza, naturale e adeguata (cfr. la giurisprudenza e la dottrina citate al consid. 2.5.), dell’evento traumatico del 16 luglio 2001.
Pertanto, nella misura in cui l’assicuratore infortuni convenuto ha negato il proprio obbligo a prestazioni in relazione alla citata affezione, la decisione su opposizione impugnata va annullata e l’incarto rinviatogli affinché definisca le prestazioni spettanti a RI 1 da un profilo materiale e temporale.
2.10. Nel quadro della procedura non contenziosa, RI 1 aveva chiesto di essere messa al beneficio del gratuito patrocinio ai sensi dell’art. 37 LPGA, “... per tutto il disbrigo che precede la chiamata in causa di un’autorità giudiziaria (leggasi prima dell’eventuale ricorso al TCA)” (cfr. doc. Z 61).
Con la decisione su opposizione del 20 dicembre 2004, la CO 1 ha respinto l'istanza, sostenendo, da una parte, che l’assicurata non avrebbe documentato il suo preteso stato di indigenza e, d’altra parte, che farebbe difetto il requisito della probabilità di esito favorevole (cfr. doc. Z 86, p. 8).
In sede di ricorso, l'assicurata ha postulato che le venga concesso il gratuito patrocinio, anche, per la procedura di opposizione (I, p. 6s.).
2.10.1. Come già indicato al consid. 2.2., il 1° gennaio 2003, è entrata in vigore la Legge federale sulla parte generale del diritto delle assicurazioni sociali (LPGA).
Per quanto concerne la materia che qui interessa, l'art. 1 cpv. 1 LAINF dispone che le disposizioni della LPGA sono applicabili all’assicurazione contro gli infortuni, sempre che la presente legge non preveda espressamente una deroga.
Come esposto in precedenza (cfr. consid. 2.2.), secondo la dottrina e la giurisprudenza, le disposizioni formali della LPGA, relative a principi già previsti precedentemente all'entrata in vigore della LPGA dal diritto federale sono immediatamente applicabili con l’entrata in vigore della nuova legge (cfr. SVR 2003 IV Nr. 25 consid. 1.2.; STFA del 23 ottobre 2003 nella causa K., H 73/03; STFA del 23 ottobre 2003 nella causa J., K 55/03; STFA del 20 marzo 2003 nella causa E., I 238/02; U. Kieser, ATSG-Kommentar, Ed. Schulthess, Zurigo 2003, art. 82 N. 8 p. 820).
Ai sensi dell'art. 37 cpv. 1 LPGA, la parte può farsi rappresentare, se non deve agire personalmente, o farsi patrocinare nella misura in cui l'urgenza di un'inchiesta non lo escluda.
Il capoverso 4 recita che, se le circostanze lo esigono, il richiedente può beneficiare di patrocinio gratuito.
Già prima dell'entrata in vigore della LPGA, la giurisprudenza (cfr., per l'assicurazione contro gli infortuni, DTF 117 V 408, precisata con la DTF 125 V 32) aveva riconosciuto, senza imporre alcun limite temporale, il diritto al gratuito patrocinio nell'ambito della procedura amministrativa in materia di assicurazioni sociali, a condizione che fossero rispettati gli stessi presupposti applicabili nella procedura giudiziaria, ovvero il richiedente deve trovarsi nel bisogno, il patrocinio deve essere necessario o perlomeno indicato e le sue conclusioni non sembrano dover avere esito sfavorevole (cfr. DTF 125 V 202 consid. 4a e 372 consid. 5b, ambedue con riferimenti).
Il TFA aveva peraltro sottolineato che le condizioni per la concessione del gratuito patrocinio dovevano essere valutate con rigore (cfr. SVR 2000 KV 2 consid. 4c in fine).
Secondo la dottrina, il fatto che, rispetto all'art. 61 lett. f LPGA, l'art. 37 cpv. 4 LPGA utilizzi la formulazione "se le circostanze lo esigono", anziché quella "se le circostanze lo giustificano", significa che il legislatore ha inteso riprendere la giurisprudenza secondo la quale, quando il gratuito patrocinio viene richiesto nella procedura amministrativa, le relative condizioni devono essere esaminate in maniera rigorosa (U. Kieser, op. cit., n. 20 ad art. 37; cfr., d'altronde, FF 1999 3965).
Per il resto, quali presupposti del gratuito patrocinio valgono l'indigenza del richiedente, la necessità del patrocinio e la probabilità di esito favorevole (cfr. FF 1999 3965).
La concretizzazione delle singole condizioni ha luogo in analogia con i corrispondenti criteri applicabili nella procedura giudiziaria (cfr. U. Kieser, op. cit., n. 21 ad art. 37).
2.10.2. Nella concreta evenienza, l’assicuratore LAINF ha negato all’assicurata il diritto al gratuito patrocinio, in primo luogo poiché essa non ha minimamente sostanziato il proprio stato di indigenza, sebbene fosse stata posta in condizione di farlo.
In proposito, questa Corte osserva che, dopo aver ricevuto, il 5 novembre 2003, l’istanza tendente alla concessione del gratuito patrocinio (doc. Z 61), in data 25 novembre 2003, l’assicuratore infortuni ha trasmesso all’avv. RA 1 i relativi formulari, con l’invito a ritornarli, compilati e firmati, al più presto (doc. Z 62/1).
Sino al momento dell’emanazione della decisione su opposizione impugnata, trascorso oltre un anno, il patrocinatore della ricorrente non aveva ancora provveduto a comunicare i dati richiestigli alla CO 1, né si era preoccupato perlomeno di giustificare il ritardo nel frattempo accumulato.
In queste condizioni, il fatto che l’amministrazione abbia negato il diritto al gratuito patrocinio non presta il fianco a censure.
Con il proprio comportamento, l'assicurata ha infatti violato il dovere di collaborare delle parti che limita il principio inquisitorio reggente la procedura in materia di assicurazioni sociali (cfr. DLA 2001 N. 12 p. 145; RAMI 1994 p. 211; AHI Praxis p. 212; DLA 1992 p. 113; DTF 117 V 261; DTF 116 V 26 consid.
3c; DTF 115 V 142 consid. 8a; DTF 114 V 234 consid. 5a; DTF 110 V 52 consid.
4a; U. Meyer-Blaser, Die Rechtspflege in der Sozialversicherung, in Basler Juristische Mitteilungen (BJM) 1989, p. 12; R. Spira, Le contentieux des assurances sociales fédérales et la procédure cantonale, in Recueil de jurisprudence Neuchâteloise (RJN) 1984, p. 16; M. Kurmann, Verwaltungsverfahren und Verwaltungsrechtspflege in erster Instanz, in Luzerner Rechtsseminar 1986, Sozialversicherungsrecht, Referat XII, p. 5 ss.).
Il dovere di collaborare comprende in particolare quello di motivare le pretese di cui le parti si avvalgono e quello di apportare, nella misura in cui può essere ragionevolmente richiesto da loro, le prove dettate dalla natura della vertenza o dai fatti invocati: in difetto di ciò esse rischiano di dovere sopportare le conseguenze dell’assenza di prove (cfr. STFA del 18 settembre 2001 nella causa C.R.W., 264/99; STFA del 5 settembre 2001 nella causa F.C., U 94/01; STFA del 9 maggio 2001 nella causa W.Z., P 36/00; STFA del 9 maggio 2001 nella causa G.L.; DTF 125 V 195 consid. 2; SVR 1995 AHV Nr. 57 p. 164 consid. 5a; RAMI 1993 p. 158-159 consid. 3a; DTF 117 V 264 consid. 3b; SZS 1989 pag. 92; DTF 115 V 113; G. Beati, Relazioni tra diritto civile e assicurazioni sociali, Introduzione e principi generali, La recente giurisprudenza del TFA, in Relazioni tra diritto civile e assicurazioni sociali, Lugano 1993, p. 1 seg. (3)).
2.11. Vincente in causa, la ricorrente, patrocinata da un avvocato, ha diritto ad un'indennità per ripetibili da mettere a carico dell'autorità amministrativa convenuta (cfr. art. 61 cpv. 1 lett. g LPGA).
La sua domanda intesa ad essere posto al beneficio dell'assistenza giudiziaria gratuita diventa pertanto priva d'oggetto (cfr., fra le tante, STFA del 9 aprile 2003 nella causa C., U 164/02 e del 18 agosto 1999 nella causa T., U 59/99).