Decision ID: b324b31d-95a3-56c3-8e0f-725566896a35
Year: 1997
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_002
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: civil_law

in fatto:
A. Le parti il 5 giugno 1992 hanno sottoscritto un documento manoscritto denominato “Cessione arredamento negozio alimentari” (doc. 1) in virtù del quale l’attore ha acquistato dal convenuto l’arredamento presente nel negozio di alimentari sito in via _ a _ al prezzo di fr. 135’000.--.
Avendo l’attore pagato solo fr. 95’000.--, il convenuto l’ha escusso per il saldo di fr. 40’000.-- oltre interessi, ottenendo il 10 marzo 1993 il rigetto provvisorio dell’opposizione interposta dall’attore al precetto esecutivo in oggetto.
B. Con la petizione l’attore ha chiesto il disconoscimento di tale debito e la condanna del convenuto alla restituzione della parte del prezzo incassata, sostenendo che il contratto sarebbe viziato da dolo per il fatto che il convenuto l’avrebbe indotto alla stipulazione con la falsa affermazione secondo cui l’arredamento, da lui acquistato 7 mesi prima, avrebbe avuto un prezzo a nuovo di lire 200’000’000, mentre in realtà lo stesso sarebbe costato solo lire 130’000’000, ovvero meno del prezzo richiesto all’attore.
C. Il convenuto si è opposto alla petizione negando di avere fornito assicurazioni circa il valore della merce. Il prezzo sarebbe stato liberamente pattuito dopo l’esame della merce da parte dell’attore, che perciò nulla potrebbe pretendere.
In ogni caso il convenuto avrebbe pagato fr. 152’750.-- aggiuntivi di ICA e altre spese, così che il prezzo pattuito con l’attore sarebbe comunque equo.
D. Le parti hanno in seguito confermato le rispettive tesi e domande, contestando nel contempo quelle della parte avversaria.
E. Il Pretore nel giudizio impugnato, posta l’esistenza tra le parti di un contratto di compravendita ai sensi degli art. 184 e segg. CO, ha ritenuto che lo stesso non sarebbe viziato da dolo o da errore essenziale, e di conseguenza ha respinto la petizione.
F. Delle argomentazioni dell’appellante, che chiede la riforma del giudizio impugnato nel senso di ammettere la petizione sostenendo l’inefficacia del contratto a causa di dolo ed errore essenziale, e di quelle del resistente, che postula la conferma del giudizio di primo grado protestando spese e ripetibili, si dirà, per quanto necessario, nei successivi considerandi.

Considerato
in diritto:
1. Il processo civile ticinese è di regola retto dal principio attitatorio, che trova la sua concretizzazione nell’art. 78 CPC, secondo il quale i fatti, le domande, le eccezioni e le motivazioni di diritto devono essere proposti esaustivamente già nell’ambito dello scambio degli allegati introduttivi (per tante: II CCA 5 dicembre 1996 in re A. AG/C.; Cocchi/Trezzini, CPC, ad art. 78, n. 2, 4, 7, 8).
Da ciò segue che, a maggior ragione, le argomentazioni che non sono proponibili nella seconda fase del processo di prime cure non possono trovare udienza neppure in sede di appello (Cocchi/Trezzini, opera citata, ad art. 78, n. 13; ad art. 321, n. 5, 7, 8, 18).
2. Nella petizione l’attore ha espressamente sollevato unicamente l’eccezione di dolo ex art. 28 CO, asserendo a più riprese di essere stato indotto in errore dal comportamento del convenuto, che gli avrebbe fatto credere di avere pagato il mobilio in questione fr. 200’000.-- (petizione, pag. 3, 4, 5), e anche nella replica l’unica eccezione addotta in tema di vizi della volontà contrattuale è quella di dolo (pag. 5).
Ancora nelle conclusioni (punto 4, pag. 3 e 4) l’attore si è dilungato sul tema del dolo, senza invece mai affrontare la diversa tematica dell’errore essenziale.
Di conseguenza il Pretore, pur risolvendola per la negativa, si è chinato a torto sulla questione dell’eventuale esistenza di errore essenziale da parte dell’attore, trattandosi di eccezione che non era stata sollevata dall’attore.
L’errore del Pretore è evidentemente ininfluente ai fini del giudizio di secondo grado: le argomentazioni contenute nel gravame dell’attore su questo tema costituiscono agli occhi di questa Camera la prima formulazione dell’eccezione di errore essenziale, che pertanto risulta irricevibile in applicazione dell’art. 321 cpv. 1 lit. b CPC (identica soluzione per eccezioni di lesione ed errore essenziale in: II CCA 3 dicembre1996 in re C./V. e R.).
3. Rimane da esaminare la sola eccezione di dolo, che si rivela tuttavia ampiamente infondata.
L’attore, infatti è unicamente riuscito a dimostrare che il convenuto gli avrebbe detto in sede di trattative di aver pagato “attorno ai fr. 170’000.-- compreso IVA e lavori effettuati nel negozio”, mentre non vi è alcuna prova certa della non verità di questa affermazione e della volontà del convenuto di indurre dolosamente l’attore al contratto.
Dagli atti risulta in concreto che il prezzo pagato dal convenuto al venditore italiano nel novembre del 1991 è stato di lire 130’000’000 (doc. A, B, C), importo che all’epoca corrispondeva a fr. 152’360.-- (cfr. il doc. 21, dal quale risulta un tasso di conversione all’epoca di fr. 11.72 per 10’000 lire). A questa somma, non comprensiva dell’IVA italiana (doc. A e B), si è aggiunta l’ICA del 6,2% per complessivi fr. 9’570.-- (doc. 18, da cui risulta il pagamento di fr. 4’774.--, e doc. 19, dal quale risulta il pagamento di altri fr. 4’796.-- a tal titolo), il tutto per fr. 161’930.--.
Essendo poi del tutto verosimile l’avvenuta esecuzione di lavori di allacciamento, e di un controsoffitto (doc. C), l’importo di fr. 170’000.-- emerso dall’interrogatorio formale risulta in sé perfettamente plausibile, o comunque -in queste circostanze di fatto- non irreale al punto da poter concretizzare una fattispecie di dolo contrattuale.
4. A titolo meramente abbondanziale si può inoltre osservare che l’accertamento della sostaziale correttezza dell’informazione fornita dal convenuto all’attore permette di escludere anche il sussistere del preteso errore essenziale.
L’appello, infondato in ogni suo punto, va perciò disatteso.
Tassa di giustizia, spese e ripetibili seguono la soccombenza dell’attore (art. 148 CPC).