Decision ID: b914e843-88e9-567b-9c20-40362b6f7d88
Year: 2010
Language: it
Court: TI_TCAS
Chamber: TI_TCAS_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: social_law

ritenuto,
in fatto
1.1. Dal 1. maggio 2009 AT 1, nato nel 1962, è stato assunto alle dipendenze della Confederazione Svizzera e meglio _, in qualità di responsabile di progetto presso la Divisione infrastruttura stradale, filiale di _, con luogo di lavoro _ (doc. VIbis).
Ai fini dell’attuazione della LPP AT 1 è stato di conseguenza affiliato, con effetto dal 1. maggio 2009, alla Cassa pensioni della CV 1.
In data 9 giugno 2009 la Cassa pensioni ha inviato all’assicurato un “Questionario sullo stato di salute della persona assicurata” che l’interessato ha compilato indicando di essere stato inabile al lavoro nel 2007 a motivo di “ernia discale” (doc. 4).
Il 29 luglio 2009 la Cassa ha comunicato all’assicurato che alla luce delle raccomandazioni espresse dal suo medico di fiducia applicava una riserva di assicurazione sino al 30 aprile 2014 per il pregiudizio alla salute “
conseguenza e recidiva Radicolopatia L3
” (doc. 11).
Su richiesta di AT 1, con lettera 27 agosto 2009 la Cassa ha quantificato all’assicurato le sue prestazioni secondo la LPP (doc. 13) e, valutata ulteriore documentazione medica, con scritto 14 gennaio 2010 ha mantenuto sostanzialmente la sua presa di posizione comunicando che, c
onformemente all'art.15 cpv. 4 del Regolamento applicabile,
sino al 30 aprile 2014 veniva applicata una riserva di assicurazione per il pregiudizio alla salute “
Conseguenza e ricaduta di un'ernia discale intra e soprattutto extraforaminale in L3/L4 a sinistra
”. Precisava inoltre che s
e i pregiudizi alla salute indicati nella riserva avessero provocato, entro il termine della riserva, un evento assicurato (decesso o invalidità) all’assicurato sarebbero spettate le prestazioni secondo la LPP oltre a eventualmente una rendita finanziata tramite il capitale di copertura disponibile (doc. 24-25).
1.2. Con “ricorso” 12 febbraio 2010 AT 1 chiede, in via principale, l’annullamento della riserva operata dalla Cassa, in via subordinata la riduzione della durata della riserva sino al massimo al 17 settembre 2012 e inoltre che
"
(...)
1.2 Nel periodo d'applicazione della riserva d'assicurazione, dal secondo anno fino al compimento del quinto dalla data dell’evento, 18 settembre 2007, l'aumento degli importi di prestazione in caso d'invalidità o decesso vengono elevati a ca. 2/3 di quelli normalmente dovuti. Nella fattispecie in misura indicativa:
·
Rendita d’invalidità CHF 40'000.00
·
Rendita d’invalidità per il coniuge
superstite CHF 27’000.00
·
Rendita per gli orfani CHF 7'000.00”
(Doc. I, pag. 4)
1.3. Con risposta 15 marzo 2010 la CV 1 ha chiesto di dichiarare irricevibile la petizione dell’assicurato in difetto di competenza per territorio ai sensi dell’art. 73 cpv. 3 LPP (III).
Esprimendosi, su richiesta del TCA, anche nel merito della lite, in data 29 aprile 2010 la Cassa ha chiesto la reiezione della petizione argomentando, tra l’altro, come segue:
"
(...)
Secondo l'opinione dell'attore, la riserva relativa allo stato di salute fatta valere nel suo caso viola i citati principi. Questa opinione non è esatta, e ciò è stato giustificato nelle lettere della convenuta del 27 agosto 2009 e del 14 gennaio 2010. Nella lettera del 27 agosto 2009, nel secondo paragrafo non si parla espressamente di "prestazioni ridotte secondo la LPP", e da ciò si evince che gli importi di cui sopra rappresentano prestazioni non ridotte. Tali importi corrispondono ai valori che l'applicazione di amministrazione LPP VE2000 ha calcolato per la quota LPP dell'intero avere di vecchiaia accumulato dell'attore (v. rappresentazione del calcolo nel dossier dell'assicurato). Questo paragrafo chiarisce che la riserva relativa allo stato di salute non tange le prestazioni previste nella previdenza professionale obbligatoria secondo la LPP. Ciò viene comprovato dalla lettera della convenuta datata 14 gennaio 2010: l'ultimo paragrafo della prima pagina afferma chiaramente che sussiste il diritto a "prestazioni non ridotte secondo la LPP".
Da quanto esposto risulta che la riserva relativa allo stato di salute applicata non viola il principio secondo cui non può essere applicata alcuna riserva relativa allo stato di salute nella previdenza professionale obbligatoria.
A complemento delle esplicazioni contenute nel secondo paragrafo della lettera del 27 agosto 2009 relative alle prestazioni non ridotte dell'assicurazione obbligatoria secondo la LPP, il terzo paragrafo tratta la copertura previdenziale acquisita con le prestazioni di uscita apportate e indicata nel certificato personale. Questa copertura previdenziale è riportata espressamente come "non ridotta" nella citata lettera. Di conseguenza, appare evidente che la riserva relativa allo stato di salute non riduce la copertura previdenziale acquisita. Il principio stabilito nell'articolo 14 LFLP non è quindi violato nel presente caso.
È quindi accertato che entrambi i principi citati dall'attore sono stati rispettati dalla convenuta. Per quanto concerne questo punto, la richiesta in via principale risulta ingiustificata.
(...)
III. Per quanto riguarda la conclusione sostenuta in via subordinata
In via subordinata l'attore ha richiesto la riduzione della durata della riserva relativa allo stato di salute e maggiori prestazioni dal secondo anno della riserva.
La richiesta in via subordinata si fonda principalmente sul parere medico di Prof. Dr. med. _ sulla durata della riserva. L'attore sostiene che senza alcuna motivazione la convenuta non ha fatto confluire questo parere medico nella sua presa di decisione. Questa affermazione lascia supporre che l'attore parte dal presupposto che per prendere le proprie decisioni la convenuta sia tenuta a seguire i pareri medici. Inoltre, sembra che l'attore supponga che la convenuta sia tenuta a un obbligo di motivazione qualora differisca dal parere medico. Entrambe le supposizioni non sono corrette. Il Bollettino della previdenza professionale n. 31 dell'8 dicembre 1994 dell'Ufficio federale delle assicurazione sociali (di seguito UFAS) stabilisce nello specifico al punto 2 "riserva relativa allo stato di salute" della sua cifra a margine 181, che l'istituto di previdenza è libero di scegliere i criteri per applicare una riserva per i rischi di decesso e invalidità. Secondo I'UFAS, il motivo risiede nel fatto che la libertà di strutturazione dell'istituto di previdenza non deve essere limitata attraverso le riserve relative allo stato di salute. I criteri scelti dalla convenuta per l'applicazione di una riserva relativa allo stato di salute si trovano nell'articolo 15 del Regolamento di previdenza per gli impiegati e i beneficiari della CV 1 del 15 giugno 2007 (RPIC, FF
2008
5173 ff.) applicabile al presente caso. Dalla lettura di questo articolo si evince che la convenuta si occupa personalmente della strutturazione concreta di una riserva relativa allo stato di salute e che il parere medico non è un criterio che deve essere considerato ai fini di tale decisione. A questo articolo corrisponde anche la formulazione alla pagina 6 del Questionario sullo stato di salute della persona assicurata: essa richiede al medico di fiducia di comunicare il tenore di un'eventuale riserva relativa allo stato di salute. Detto ciò, è evidente che l'applicazione di una riserva relativa allo stato di salute non dipende dal parere medico. In base a quanto sopra esposto, la richiesta in via subordinata dell'attore non è giustificata.” (Doc. IX)
1.4. Con osservazioni 2 aprile 2010 l’attore si è riconfermato nelle sue conclusioni sottolineando l’esistenza della competenza del TCA e in data 29 maggio 2010 ha ulteriormente ribadito la sua posizione di merito osservando tra l’altro:
"
(...)
Tutt'ora non chiara rimane però la questione a sapere se e in che misura nella decisione della Cassa (ossia nella riserva operata) si tenga conto della parte obbligatoria e di quella non obbligatoria: i documenti a mia disposizione non sono per nulla chiari né l'atteggiamento sinora dimostrato dalla Cassa nei miei confronti mi permette di guardare con fiducia al suo operato.
In queste circostanze mi vedo costretto a mantenere cautelativamente la mia azione anche sulla domanda principale, invitando codesto lodevole Tribunale ad accertare la situazione, stabilendo se è giustificata la riserva operata da CV 1 e, in caso affermativo, indicando quali sarebbero le conseguenze economiche per il sottoscritto.
3. Ammesso e non concesso che una riserva trovi giustificazione nella fattispecie concreta, sicuramente errata ed inaccettabile è la durata fissata da CV 1.
CV 1 sostiene che la decisione d'applicazione di una riserva sullo stato di salute di un suo assicurato prescinda, o possa prescindere, da un qualsiasi parere medico. Questa asserzione viene palesemente contraddetta dagli stessi atti compiuti da CV 1 e da essa riassunti nelle sue osservazioni 29.04.2010 di cui al Doc. IX.
(...)
Il comportamento di CV 1 è inoltre manifestamente contraddittorio e come tale inaccettabile: di tutta evidenza, CV 1 sceglie di seguire i pareri medici a lei favorevoli (riserve più ampie), ma ignora, senza nessuna giustificazione, quelli ad essa meno favorevoli, anche se, come ammette, gli stessi sono stati ulteriormente esatti proprio su sua richiesta.
Quindi non solo CV 1 si scosta senza motivo oggettivo e serio dalle unanimi conclusioni di ben due specialisti (dr. _ e _), uno dei quali oltretutto è il proprio medico di fiducia, ma nemmeno motiva fosse anche con solo una riga, le ragioni del suo operato. Fuori dall'astruso linguaggio giuridico-burocratico la Cassa in sostanza mi sta dicendo: "non m'interessa quello che dicono i periti medici, io faccio quello che voglio e non devo nemmeno dirti perché!".
Operato che è indegno di qualsiasi Cassa Pensioni, a maggior ragione di quello della CV 1. Vanno quindi confermate le conclusioni dei due medici specialisti che hanno stabilito una durata massima della riserva di cinque anni a partire dall'evento sino al 17.9.2012, con scemato rischio a partire dal secondo anno. (...)” (Doc. XVI)
Dal canto suo la Cassa, con scritto 31 maggio 2010, ha ribadito la sua richiesta di non entrata nel merito della petizione in difetto di competenza territoriale (XVII).
considerato

in diritto
in ordine
2.1.
Preliminarmente va rilevato la Cassa ha sollevato l’eccezione di incompetenza territoriale di questo TCA: avendo CV 1la propria sede a _, a suo dire competente sarebbe il Tribunale di questo cantone, non quello ticinese. Inoltre anche il luogo dell’azienda presso il quale l’assicurato è stato assunto è _.
Giusta l'art. 73 cpv. 1 LPP ogni Cantone designa un tribunale che, in ultima istanza cantonale, decide sulle controversie tra istituti di previdenza, datori e aventi diritto.
Competente nel Canton Ticino è il Tribunale cantonale delle assicurazioni quale istanza unica (art. 8 della Legge cantonale di applicazione alla LPP del 4 ottobre 1999).
Secondo l’art. 73 cpv. 2 LPP i Cantoni prevedono una procedura semplice, spedita e di regola gratuita; il giudice accerta d’ufficio i fatti. Secondo il Messaggio del Consiglio Federale del 19 dicembre 1975 sul progetto di legge sulla previdenza professionale le regole in materia di procedura della LPP dovevano d’una parte permettere la realizzazione del diritto materiale e evitare ogni insicurezza giuridica e, d’altra parte, tenere conto del carattere particolare della previdenza professionale e dello scopo della protezione sociale che essa si prefigge. Per i litigi tra assicurati e istituti di previdenza la procedura, retta dal principio inquisitorio, deve quindi essere semplice, spedita e gratuita e comprendere due gradi di giurisdizione. L’applicazione di tali principi deve assicurare un certo parallelismo tra il primo e il secondo pilastro (FF 1976 I 179) e inoltre consentire agli assicurati di accedere facilmente al giudice e di ottenere una decisione il più rapidamente possibile e senza formalismi eccessivi (cfr. anche Kieser, commentario alla LPGA, n. 24 all’art. 61; STFA 9 C-944/2008 del 30 marzo 2009 citata in SZS 2009 p. 475).
Giusta l’art. 73 cpv. 3 LPP (di tenore analogo all’art. 73 cpv. 2 in vigore sino alla fine del 2004),
"
Il foro è nella sede o nel domicilio svizzeri del convenuto o nel luogo dell’azienda presso la quale l’assicurato fu assunto”.
Si tratta di una norma imperativa; di conseguenza non è possibile derogarvi mediante una convenzione di proroga di foro (DTF 133 V 490 consid. 3.4 e riferimenti).
Con luogo dell’azienda non si intende la sua sede, bensì il luogo in cui essa viene effettivamente gestita (Schwarzenbach/Hanhart, Die Rechtspflege nach dem BVG, in: SZS 1983 p. 178). Decisivo, inoltre non è il luogo dove l’assicurato è stato assunto, bensì quello in cui era assunto oppure era effettivamente attivo al momento in cui il rapporto di lavoro si è estinto rispettivamente nell’istante in cui la prestazione è divenuta esigibile (SZS 1994 p. 460 consid. 1). Se, quindi, il luogo dell’azienda muta, si modifica anche il foro.
Il foro alternativo di cui all’art. 73 cpv. 3 LPP nelle vertenze pertinenti la previdenza professionale in senso stretto ha la sua ratio nel fatto che il 2. Pilastro è (necessariamente) legato ad un rapporto di impiego. In questo senso il foro del luogo d’assunzione di cui all’art. 73 cpv. 3 LPP ha come scopo quello di favorire le vie giudiziarie al lavoratore dipendente, il quale, pur essendo tenuto obbligatoriamente ad assicurarsi per la previdenza professionale non ha praticamente influsso sulla scelta dell’istituto di previdenza e, quindi, né sulla sua sede né sull’eventuale foro del tribunale chiamato a dirimere eventuali divergenze, specie se quando viene assunto il datore di lavoro ha già un proprio istituto di previdenza (cfr. art. 11 LPP). Ora, considerato come attraverso il rapporto di lavoro l’assicurato è strettamente legato al luogo dell’azienda, la possibilità di poter far capo, alternativamente, anche al foro al luogo dell’azienda rispettivamente al luogo effettivo dell’attività lavorativa rappresenta una notevole facilitazione in termini processuali nella presunzione che il dipendente sia particolarmente legato a tale luogo. Nel secondo pilastro esiste quindi una stretta connessione, voluta dalla legge, tra la competenza del Tribunale e il rapporto di lavoro (cfr. anche SZS 1994 p. 457).
Del resto va osservato che le perplessità sollevate dalla dottrina con riferimento alle proroghe di foro di taluni istituti di previdenza che stabiliscono la competenza dei tribunali della loro sede, sono legate proprio al precitato scopo dell’art. 73 cpv. 3 LPP quale è, come detto, quello di facilitare le vie ricorsuali al lavoratore assicurandogli un foro al luogo dell’attività lavorativa nella presunzione, come accennato, che egli sia particolarmente legato a tale luogo. È
quindi evidente che concedere la possibilità di concordare un
altro foro equivarrebbe a vanificare tale facilitazione per l’assicurato impiegato voluta dal legislatore (
Meyer-Blaser, in SZS 1995 p. 110; Riemer, Das Recht der beruflichen Vorsorge in der Schweiz, 1985, p. 131;
cfr. STFA B 126/05 del 24 maggio 2006, B 93/04 del 9 agosto 2005; DTF 133 V 488 che sancisce espressamente il carattere imperativo dell’art. 73 cpv. 3 LPP; va non da ultimo osservato che il TFA, in una recente pronuncia, esprimendosi sull’art. 73 cpv. 3 LPP in una lite in materia di previdenza vincolata (3. pilastro A), ha ribadito che risulta dallo scopo e dalla sistematica di questa norma che la volontà del legislatore è quella di facilitare nella misura massima possibile l’accesso degli assicurati ai tribunali. Di conseguenza l’interpretazione letterale dell’art. 73 cpv. 3 LPP secondo cui l’avente diritto deve, se del caso, adire il giudice di un luogo e in una lingua che egli non si poteva ragionevolmente attendere al momento della conclusione del contratto di assicurazione, è incompatibile con la ratio legis dell’art. 73 cpv. 2 che prescrive, come detto, una procedura semplice e spedita. Di conseguenza, secondo il Tribunale federale, nell’ambito della previdenza vincolata occorre riconoscere un foro alternativo al domicilio della persona assicurata; STFA 9C-944/2008 del 30 marzo 2009 citata in SZS 2009 p. 475).
2.2. Nella specie, risulta che l’attore, di formazione ingegnere, lavora quale responsabile di progetto presso la filiale di _ della Divisione Infrastruttura stradale _ facente parte del Dipartimento federale _i e, quindi, dell’amministrazione federale centrale, con sede a _.
La filiale di _ dell’_ è una delle cinque filiali in Svizzera della Divisione infrastruttura stradale ed ha un’organigramma piuttosto complesso ed esteso, essendo suddivisa in diversi ambiti operativi situati e attivi tutti a _, fra le quali quella denominata “Gestione dei progetti”, la quale conta a sua volta diversi dipendenti nella funzione di “capo progetti” (cfr. sito dell’_).
Ora, se è vero, come adduce la convenuta, che l’attore è stato formalmente “assunto” dall’Ufficio federale _ (_), con sede nel Canton _, è un fatto incontestato che il luogo di lavoro dell’attore è esclusivamente _, come risulta chiaramente dal contratto di lavoro che egli ha stipulato in italiano in data 15 dicembre 2008 con la Confederazione Svizzera (rappresentata dall’_; doc. VIbis). Dal medesimo contratto si evince infatti che AT 1, domiciliato a_, è stato assunto nella “funzione” di “
Responsabile di progetto”
nel “Settore di attività”
“Divisione Infrastruttura stradale, filiale di _, ambito gestione di progetti”
con luogo di lavoro “_” (doc. VIbis). Il fatto che la sede giuridica della filiale di _ sia pure a _a è a questo proposito irrilevante, non essendovi dubbio sul fatto che la filiale è effettivamente gestita a _
In applicazione delle suesposte conclusioni, la competenza di questo Tribunale dal punto di vista territoriale deve quindi essere ammessa in forza del foro alternativo previsto dall’art. 73 cpv. 3 LPP dianzi enunciato, considerato come l’attore, che peraltro è anche domiciliato in Ticino, lavora esclusivamente in Ticino. Questa soluzione è d’altronde conforme alla prassi dello scrivente Tribunale, il quale, con STCA del 30 settembre 1998, ha già avuto modo di riconoscere la sua competenza territoriale a dirimere una vertenza in essere tra un assicurato ticinese dipendente dell’Azienda svizzera delle poste, ma attivo presso il circondario delle PTT a Bellinzona, e la CV 1 presso la quale l’attore era assicurato (inc. 34.1997.24).
2.3. L'assicurato ha presentato un atto configurato come "ricorso" per contestare la riserva introdotta dalla Cassa pensioni convenuta.
In proposito va rilevato che il Tribunale federale ha già statuito, riferendosi all'art. 73 LPP, che la LPP non prevede la possibilità per gli organi dell'istituto di previdenza, contrariamente a quanto predisposto per altre amministrazioni delle assicurazioni sociali (casse di compensazione AVS, casse malati, casse dell'assicurazione disoccupazione, gli assicuratori che partecipano all'applicazione dell'assicurazione infortuni obbligatoria giusta la LAINF), di pronunciare decisioni vincolanti, in applicazione del diritto federale, cantonale o comunale (RDAT I-1994 p. 195).
Esse sono pertanto suscettibili di imporsi solo in virtù di una decisione di un tribunale, tramite l’introduzione, presso l'autorità giudicante, una petizione. Esse non crescono in giudicato, contrariamente alle decisioni, e non possono quindi diventare esecutive (RDAT I-1994 p. 196, DTF 118 V 162, 117 V 242, 117 V 343, 115 V 229, 115 V 242-243; Maurer, Bundessozialversicherungsrecht, p. 241-242; Meyer, Die Rechtswege nach dem BVG, in RDS 1987 I p. 615ss; Spira, Le contentieux des assurances sociales fédérales et la procédure cantonale, in RJN 1984 p. 15 nota 3; Schwarzenbach-Hanhart, op. cit., p. 182-183; Walser, Der Rechtschutz der Versicherten bei Rechtsansprüchen aus beruflichen Vorsorge, in Evoluzione del diritto delle assicurazioni sociali, Miscellanea per il 75° anniversario del TFA, p. 473).