Decision ID: 9a618a4d-e195-5b75-a32b-71e6bf25033a
Year: 2002
Language: it
Court: TI_TCAS
Chamber: TI_TCAS_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: social_law

ritenuto,
in fatto
1.1. In data 13 novembre 1998, _ - alle dipendenze della ditta _ in qualità di aiutante e, perciò, assicurato d'obbligo contro gli infortuni presso l'_ - si trovava sul ponte di un autocarro munito di gru, per seguire la manovra di carico di alcune lastre di marmo. Ad un tratto, a seguito di problemi inerenti il gancio della gru, l'assicurato è rimasto schiacciato fra una lastra e la sponda destra dell'autocarro, riportando la frattura delle coste basali a sinistra ed un piccolo sanguinamento al polo inferiore del rene sinistro.
Durante il periodo 13-21 novembre 1998, _ è rimasto degente presso il Dipartimento di chirurgia dell'Ospedale regionale di _, dove è stato sottoposto alle cure del caso (analgesia e fisioterapia respiratoria).
L'Istituto assicuratore ha riconosciuto la propria responsabilità ed ha regolarmente versato le prestazioni assicurative.
L'assicurato ha potuto riprendere la propria attività lavorativa al 50% dal 25 gennaio 1999 ed in misura completa dal 1° marzo 1999. La cura medica è stata invece dichiarata chiusa a contare dal luglio 1999.
1.2. In data 8 maggio 2000, il medico curante dell'assicurato, il dottor _, ha annunciato all'_ una ricaduta dell'infortunio del novembre 1998, facendo stato di una recrudescenza dei dolori latero-toracali a sinistra (cfr. doc. _).
La ricaduta è stata assunta dall'assicuratore LAINF (cfr. doc. _).
1.3. Esperiti i necessari accertamenti medico-amministrativi, l'_, con decisione formale del 24 novembre 2000, ha negato all'infortunato il diritto ad ulteriori prestazioni assicurative a decorrere dal 30 novembre 2000, facendo difetto postumi infortunistici di natura organica. L'assicuratore infortuni ha altresì sostenuto che i disturbi psichici (eventualmente) accusati da _, non si troverebbero in una relazione di causalità adeguata con l'evento traumatico assicurato (cfr. doc. _).
A seguito delle opposizioni interposte dalla Cassa malati _ (cfr. doc. _) e dal Sindacato _ per conto dell'assicurato (cfr. doc. _), l'_, in data 30 luglio 2001, ha sostanzialmente ribadito il contenuto della sua prima decisione (cfr. doc. _).
1.4. Con tempestivo ricorso del 30 ottobre 2001, _, sempre patrocinato dall'_, ha chiesto che l'_ venga condannato a versargli ulteriori prestazioni a far tempo dal 1° dicembre 2000.
Questi, in particolare, gli argomenti sviluppati dall'insorgente a sostegno della propria pretesa ricorsuale:
"
(...).
In questo caso, occorre accertare se i disturbi psichici lamentati da _ si trovano in una relazione di causalità, naturale ed adeguata, con l'evento traumatico assicurato.
(...).
In tal senso citiamo le conclusioni contenute nel rapporto medico allestito il 24 settembre 2001 dal dottor _, in occasione della perizia effettuata il 10 settembre 2001 presso l'ambulatorio del servizio di psichiatria e di psicologia medica, _.
Omissis:
CONCLUSIONI
"
L'assicurato presenta un disturbo depressivo di grado medio (ICD 10 F32.11) insorto dopo l'incidente del novembre 1998. In precedenza non aveva mai presentato disturbi depressivi contrariamente a quanto affermato al punto 1 della pagina 3 del rapporto della _ in cui si afferma che egli avrebbe già presentato una depressione prima dell'infortunio.
Questo disturbo si inserisce nell'ambito di una Sindrome post-traumatica da stress (ICD 10 F43.1).
Lo sviluppo di questi disturbi depressivi è presente soprattutto dopo incidenti vissuti a livello soggettivo come traumatici .In questo caso l'A. fin dall'inizio ha segnalato la sua sensazione di star per morire per soffocamento nel momento in cui la lastra di tre quintali si sarebbe trovata sul suo torace. Inoltre il persistere della sintomatologia dolorosa è spesso associato allo sviluppo di disturbi di tipo depressivo come riferito da numerosi studi scientifici al riguardo.
Il prof. _ stesso nella sua valutazione parla di disturbi psicosomatici e con questo termine indica chiaramente la co-presenza di disturbi somatici e psichici e quindi non unicamente di un disturbo psicologico o psichiatrico, che, in effetti, prima dell'infortunio non esisteva.
Non posso evidenziare disturbi della personalità in questo assicurato che in altre situazioni possono favorire sindromi dolorose croniche di tipo somatoforme.
Non evidenzio altrimenti disturbi psicopatologici rilevanti che possono influenzare in altro modo la sua attività lavorativa.
Ritengo sulla base di quanto osservato e soprattutto dai documenti messimi a disposizione che l'A. è attualmente inabile al lavoro al 100% per motivi psichiatrici. La patologia psichiatrica è insorta chiaramente dopo l'incidente del novembre 1998.
Per quanto riguarda la possibilità di miglioramento occorre notare come egli abbia iniziato nel gennaio di quest'anno un trattamento psicoterapico tuttora in corso. Verosimilmente é indicato anche un trattamento psicofarmacologico con antidepressivi.
È possibile che tramite questi trattamenti egli possa migliorare la sua capacità lavorativa almeno a tempo parziale.
Ad ogni modo una sua ripresa del lavoro nell'attività precedente è poco probabile considerato che il vissuto traumatico dell'incidente viene alla luce ogni qual volta si trova in situazioni analoghe.
Occorre valutare nel prosieguo l'opportunità di un suo inserimento in altro ambito lavorativo senza pericoli di cui si è detto
"
Omissis
Rileviamo, inoltre, che anche il medico curante, dottor _, prima di decidere la chiusura del caso infortunistico, proponeva di procedere ad una valutazione specialistica, non solo dal punto di vista psichiatrico, ma anche in un centro destinato alla valutazione e alla terapia del dolore"
(I).
1.5. L'_, in risposta, ha postulato un'integrale reiezione del gravame, con argomenti di cui si dirà, per quanto occorra, nei considerandi di diritto (cfr. III).

in diritto
2.1. L'oggetto della lite è circoscritto alla questione a sapere se l'Istituto assicuratore convenuto ha, a torto o a ragione, negato la propria responsabilità a proposito dei disturbi psichici di cui soffre _. Più concretamente, occorre esaminare se questi disturbi si trovano in una relazione di causalità, naturale ed adeguata, con l'evento infortunistico del 13 novembre 1998.
Non è invece oggetto di contestazione il fatto che l'assicurato non presenti più alcun rilevante postumo infortunistico di natura organica, circostanza accertata grazie, segnatamente, alla perizia 4 settembre 2000 allestita dal Prof. dott. _, _ presso il Dipartimento di chirurgia dell'Ospedale regionale di _ (cfr. doc. _).
2.2. Presupposto essenziale per l'erogazione di prestazioni da parte dell'assicurazione contro gli infortuni è l'esistenza di un nesso di causalità naturale fra l'evento e le sue conseguenze (danno alla salute, invalidità, morte).
Questo presupposto è da considerarsi adempiuto qualora si possa ammettere che, senza l'evento infortunistico, il danno alla salute non si sarebbe potuto verificare o non si sarebbe verificato nello stesso modo. Non occorre, invece, che l'infortunio sia stato la sola o immediata causa del danno alla salute; è sufficiente che l'evento, se del caso unitamente ad altri fattori, abbia comunque provocato un danno all'integrità corporale o psichica dell'assicurato, vale a dire che l'evento appaia come una condizione sine qua non del danno.
È questione di fatto lo stabilire se tra evento infortunistico e danno alla salute esista un nesso di causalità naturale; su detta questione amministrazione e giudice si determinano secondo il principio della probabilità preponderante - insufficiente essendo l'esistenza di pura possibilità - applicabile generalmente nell'ambito dell'apprezzamento delle prove in materia di assicurazioni sociali. Al riguardo essi si attengono, di regola, alle attestazioni mediche, quando non ricorrano elementi idonei a giustificarne la disattenzione (cfr. DTF 119 V 31; DTF 118 V 110; DTF 118 V 53; DTF 115 V 134; DTF 114 V 156; DTF 114 V 164; DTF 113 V 46).
Ne discende che ove l'esistenza di un nesso causalità tra infortunio e danno sia possibile ma non possa essere reputata probabile, il diritto a prestazioni derivato dall'infortunio assicurato dev'essere negato (DTF 117 V 360 consid. 4a e sentenze ivi citate).
2.3. Occorre inoltre rilevare che il diritto a prestazioni assicurative presuppone pure l'esistenza di un nesso di causalità adeguata tra gli elementi summenzionati.
Un evento è da ritenere causa adeguata di un determinato effetto quando secondo il corso ordinario delle cose e l'esperienza della vita il fatto assicurato è idoneo a provocare un effetto come quello che si è prodotto, sicché il suo verificarsi appaia in linea generale propiziato dall'evento in questione (DTF 117 V 361 consid. 5a e 382 consid. 4a e sentenze ivi citate).
Comunque, qualora sia carente il nesso di causalità naturale, l'assicuratore può rifiutare di erogare le prestazioni senza dover esaminare il requisito della causalità adeguata (cfr. DTF 117 V 361 consid. 5a e 382 consid. 4a; su queste questioni vedi pure: Ghélew, Ramelet, Ritter, op. cit., p. 51-53).
La giurisprudenza ha inoltre stabilito che la causalità adeguata, quale fattore restrittivo della responsabilità dell’assicurazione contro gli infortuni allorché esiste un rapporto di causalità naturale, non gioca un ruolo in presenza di disturbi fisici consecutivi ad un infortunio, dal momento che l'assicurazione risponde anche per le complicazioni più singolari e gravi che solitamente non si presentano secondo l'esperienza medica (cfr. DTF 127 V 102 consid. 5 b/bb, 118 V 286 e 117 V 365 in fine; cfr., pure, U. Meyer-Blaser, Kausalitätsfragen aus dem Gebiet des Sozialversicherungsrechts, in SZS 2/1994, p. 104s. e M. Frésard, L'assurance-accidents obligatoire, in Schweizerisches Bundesverwaltungsrecht [SBVR], n. 39).
2.4. Diversa invece è la situazione per quel che riguarda le affezioni di carattere psichico, dove la nozione di causalità adeguata assume un'importanza fondamentale.
In merito all’adeguatezza del rapporto causale fra infortunio e disturbi di natura psichica manifestatisi dopo di esso, il TFA ha avuto modo di esprimersi ripetutamente e la sua giurisprudenza è stata sottoposta a profonde trasformazioni.
Di questa evoluzione significative sono le sentenze in DTF 112 V 37 (l'adeguatezza è riconosciuta solo nei casi in cui l'infortunio riveste un'importanza rilevante nell'insieme delle circostanze; l'idoneità del trauma a provocare turbe psicogene non si misura più per rapporto alle reazioni di una persona "normale"); in DTF 113 V 316 e 324 (l'adeguatezza difficilmente può essere negata se alla luce della personalità pretraumatica dell'assicurato l'infortunio non è, con le circostanze concomitanti, relegato all'irrilevanza); in RAMI 1988 U47 pag. 225 in cui il TFA ha ribaltato la precedente formulazione negativa esigendo che l'infortunio rivesta "una certa importanza" per rapporto a tutto il complesso delle circostanze; e, infine, in DTF 115 V 133, in cui la somma Istanza ha ritenuto utile procedere ad una classificazione degli infortuni sulla base di criteri oggettivi
anziché fondarsi direttamente sul modo in cui la vittima ha vissuto ed elaborato il trauma.
Il TFA conferisce valore paradigmatico non all'esperienza dell'infortunio ma all'evento infortunistico come tale, valutato oggettivamente in funzione del modo in cui é avvenuto l'infortunio propriamente detto (cfr. DTF 115 V 408 consid. 5; RAMI 1992 U154 p. 246ss).
"
A seconda della dinamica dell'infortunio, esso è classificato in una delle tre categorie seguenti: nella categoria degli eventi insignificanti o leggeri, in quella degli eventi gravi e in quella degli eventi di grado medio".
Di regola l'adeguatezza del nesso causale viene ammessa nel caso di infortuni gravi ("secondo il corso ordinario delle cose e l'esperienza della vita gli infortuni gravi sono in effetti idonei a provocare danni invalidanti alla salute psichica").
Per contro, nel caso di infortuni insignificanti ("l'assicurato per esempio ha leggermente battuto la testa o si è slogato il piede") o leggeri (ad esempio, caduta o scivolata banale) l'adeguatezza può di regola essere negata a priori (RAMI 1992 U154, 246ss). L'infortunio sarà tutt'al più ritenuto la causa fortuita delle turbe nondimeno manifestatesi. La vera causa è da ricercare in fattori extra-infortunistici, per esempio nella predisposizione costituzionale. "E' noto per esperienza che gli infortuni della presente categoria, data la loro minima importanza, non possono influire sulla salute psichica dell'infortunato".
Per quanto attiene, invece, agli infortuni di grado medio - cioè a quegli "eventi che non possono essere classificati nelle due predette categorie" - l'adeguatezza non può essere stabilita facendo semplicemente riferimento all'evento infortunistico:
"
Occorre piuttosto tener conto, da un profilo oggettivo, di tutte le circostanze che sono strettamente connesse con l'infortunio o che risultano essere un effetto diretto o indiretto dell'evento assicurato. Esse possono servire da criterio di apprezzamento nella misura in cui secondo il corso ordinario delle cose e l'esperienza della vita sono tali da provocare o aggravare, assieme all'infortunio, un'incapacità lavorativa e di guadagno di origine psichica".
I criteri di maggior rilievo sono:
- le circostanze concomitanti particolarmente drammatiche o la particolare spettacolarità dell'infortunio;
- la gravità o particolare caratteristica delle lesioni lamentate, segnatamente la loro idoneità, secondo l'esperienza, a determinare disturbi psichici;
- la durata eccezionalmente lunga della cura medica;
- i dolori somatici persistenti;
- la cura medica errata che aggrava notevolmente gli esiti dell'infortunio;
- il decorso sfavorevole della cura e le complicazioni rilevanti intervenute;
- il grado e la durata dell'incapacità lavorativa dovuta alle lesioni fisiche.
Il TFA opera all'interno della classe medio-grave un'ulteriore, doppia distinzione.
Gli infortuni medio-gravi si dividono in tre sottogruppi a seconda della loro relativa gravità:
- infortuni la cui gravità raggiunge il punto più alto della categoria e li avvicina addirittura agli infortuni della categoria superiore;
- infortuni di media gravità all'interno della categoria medio- grave;
- infortuni di poca rilevanza, al limite della categoria inferiore (infortuni insignificanti o leggeri).
Nel primo caso basta la presenza di uno solo dei fattori sopra elencati.
Nel secondo bisogna nuovamente distinguere:
- se un fattore è particolarmente incisivo (ad esempio durata particolarmente lunga dell'incapacità lavorativa per l'intervento di complicazioni durante la cura), l'adeguatezza è ammessa;
- in caso contrario occorre l'intervento di più fattori.
Nel terzo sottogruppo è richiesta alternativamente:
- la presenza, cumulativamente, di tutti i fattori elencati, o
- la particolare intensità dei fattori effettivamente intervenuti.
Solo a queste condizioni si ammetterà l'adeguatezza del nesso causale.
Se però queste condizioni sono adempiute, non si dovrà più ricercare se vi siano altre cause atte a spiegare le turbe psichiche, per esempio in relazione alla predisposizione costituzionale della vittima.
Può essere infatti affermato che se l'infortunio e i fattori concomitanti sono particolarmente importanti, al punto da poter causare le turbe psichiche anche se la personalità della vittima non vi sia particolarmente predisposta, l'infortunio avrà la valenza di "causa sopravveniente", che eclissa gli altri fattori. Basta da solo a scompensare la psiche e relega all'irrilevanza la sua eventuale particolare vulnerabilità.
Non importa che qualsiasi altro choc avrebbe potuto scompensarla; l'infortunio è in ipotesi idoneo in sé a produrre quel risultato ed è irrilevante che altri traumi avrebbero potuto provocarlo in sua vece.
In RAMI 1995 U215, p. 90ss., il TFA ha ribadito che la qualifica degli infortuni va effettuata secondo criteri puramente oggettivi senza far riferimento al vissuto dell'infortunio elaborato dalla persona coinvolta.
2.5.
In casu
, l'_, con l'impugnata decisione su opposizione, ha lasciato aperta la questione a sapere se le turbe psichiche lamentate da _, costituiscano una naturale conseguenza dell'evento traumatico del 13 novembre 1998, siccome, in ogni caso, farebbe difetto il nesso di causalità adeguato (cfr. doc. _, p. 4 pto. 3).
Unitamente al proprio gravame, l'assicurato ha versato agli atti una perizia psichiatrica di parte allestita dal dottor _, Medico _ di psichiatria e di psicologia medica (cfr. doc. _).
Quest'ultimo specialista ha diagnosticato un disturbo depressivo di grado medio (ICD 10 F32.11), innestatosi nel quadro di una sindrome post-traumatica da stress (ICD 10 F43.1). Egli non ha tuttavia approfondito l'aspetto eziologico, limitandosi ad affermare che le turbe psichiche lamentate sono insorte posteriormente all'infortunio del novembre 1998.
In risposta di causa, l'Istituto assicuratore convenuto ha nuovamente ricordato il ruolo primordiale giocato dalla causalità adeguata in materia di disturbi psichici (cfr. III, p. 2). Esso ha inoltre sottolineato - con evidente riferimento all'apprezzamento enunciato dal dottor _ - che, secondo costante giurisprudenza, per il semplice fatto di essere apparso dopo l’infortunio, un disturbo alla salute non può già essere considerato come una sua conseguenza, secondo l’adagio “post hoc, ergo propter hoc” (DTF 119 V 341s. consid. 2b/bb con riferimenti).
Questa Corte, da parte sua, ritiene di potersi esimere dall'esaminare più da vicino la questione riguardante la natura delle turbe psichiche di cui è portatore l'insorgente, poiché, anche nell'ipotesi in cui si dovesse ammettere che queste ultime costituiscano una naturale conseguenza dell'infortuno assicurato, ciò non sarebbe ancora sufficiente per poter fondare l'obbligo contributivo dell'assicuratore LAINF convenuto, facendo difetto - così come verrà dimostrato in seguito - l'adeguatezza del nesso di causalità, aspetto che deve essere valutato alla luce dei criteri sviluppati nella DTF 115 V 133ss. (cfr. STFA 20.12.1994 in re L., inedita).
2.6. Esaminando l'adeguatezza del legame causale, occorre avantutto, procedere alla classificazione dell'infortunio occorso al ricorrente.
La dinamica dell'evento traumatico del 13 novembre 1998 risulta chiaramente dal rapporto ispettivo 5 ottobre 2000 e, d'altronde, non è mai stata oggetto di discussione fra le parti:
"
(...).
Dal deposito il camion con la gru doveva sollevare due lastre delle dimensioni di 3.5 x 2, spessore 3 cm, peso di 3 q la lastra.
Era salito sul camion. Il tutto è avvenuto in pochi attimi.
Si trovava l'apposito cavalletto per appoggiare inclinate le lastre (come quelle dei vetrai).
La prima lastra è arrivata e si è appoggiata senza problemi. L'autista del mezzo manovrava la gru. Lui badava che la lastra si appoggiasse correttamente al cavalletto. Poi doveva sganciare la ventosa.
È arrivata la seconda lastra. È stata appoggiata per terra e il suo compito era quello di allentare il gancio a ventosa. Lo ha fatto.
L'autista ha alzato il gancio di 4-5 cm e si è accorto che non si era sganciato. È ritornato quindi verso la lastra mentre la stessa si è sganciata da sola. Gli veniva addosso. Si è gettato sulla destra della lastra rannicchiandosi contro la sponda del camion (sponde alte). La lastra è caduta sulla sponda spaccandosi in vari pezzi. Una scheggia lo ha preso sulla testa sopra la fronte a destra (sutura di 7-8 punti). Un pezzo di almeno 2 metri gli è venuto addosso contro l'addome. Lui ha cercato di trattenerlo con tutte le sue forze. Dietro aveva la sponda. Nel frattempo si era rimesso in piedi. Caso vuole che nel contempo l'altra lastra si è spostata dalla base e cominciava a scivolare verso la sponda. Così facendo spingeva il pezzo rotto dell'altra lastra che lo schiacciava sempre di più. Davanti aveva questo pezzo, a sinistra pure un altro pezzo e dietro la sponda. L'autista è riuscito a riagganciare la lastra e ad alzarla. Lui si è liberato del pezzo di lastra ed è saltato sulla strada da almeno due metri. È arrivato in piedi e poi si è accasciato di lato. Era intontito e in stato confusionale. Gli mancava il respiro. Forte dolore"
(doc. _).
Dal rapporto d'uscita 23 novembre 1998 stilato dai sanitari dell'Ospedale regionale di _ risulta che l'assicurato, a causa del sinistro, ha lamentato una "contusione toracoaddominale con piccolo sanguinamento al polo inferiore del rene sinistro e clinicamente frattura delle coste basali a sinistra" (doc. _). Dal profilo terapeutico, i medici hanno posto in atto una terapia analgesica e della fisioterapia respiratoria. _ a ha peraltro potuto lasciare il suddetto istituto di cura il 21 novembre 1998, "... in migliorate condizioni generali e senza alcuna terapia".
Alla luce della dinamica dell'evento e delle lesioni riportate, l'infortunio occorso a _ non può essere classificato né fra quelli leggeri ma neppure fra quelli gravi: si tratta, a mente del TCA, di un infortunio di media gravità all'interno della categoria medio-grave.
Si ricorda che il TFA, in una sentenza del 13 novembre 1989 nella causa B., U 38/89, ha proceduto ad una identica classificazione, trattandosi di un infortunio in cui l'assicurato, impegnato in un'operazione di carico, è rimasto schiacciato fra i pesanti elementi di una cassaforma, elementi che presentavano una lunghezza di 2.5 metri, una larghezza di 2 metri ed un diametro di 10 centimetri. L'infortunato - che ha riportato una contusione al rachide lombare ed al torace nonché diverse escoriazioni - è stato liberato soltanto dopo sei minuti grazie all'ausilio di una gru.
Sempre la nostra Corte federale ha qualificato allo stesso modo l'evento infortunistico in cui una porta in metallo, di un peso superiore ai 300 kg e di un'altezza di 2.5 metri, si è ribaltata sull'assicurato, il quale ha lamentato una frattura compressiva della prima vertebra lombare (cfr. STFA del 23 febbraio 1998 nella causa S., U 244/96).
Il giudice é quindi tenuto a valutare le circostanze connesse con l’infortunio, secondo i criteri elaborati dal TFA e qui evocati al consid. 2.4.. Per ammettere l'adeguatezza fra l'evento del novembre 1998 ed il danno alla salute psichica sarebbe, pertanto, necessaria, alternativamente, o la presenza particolarmente incisiva di un fattore (ad esempio, durata particolarmente lunga dell'incapacità lavorativa per l'intervento di complicazioni durante la cura) o l'intervento di più fattori.
Al riguardo va innanzitutto ricordato che, nell'apprezzamento dell’adeguatezza del nesso di causalità in materia di turbe psichiche, vanno considerati unicamente i
postumi di natura organica
(cfr. RAMI 1999 U341 p. 409 e RAMI 1993 U166, p. 94 consid. 2c e riferimenti).
Il criterio della particolare spettacolarità dell'infortunio non appare soddisfatto in maniera particolarmente incisiva (cfr., del resto, le suevocate STFA del 13.11.1989 e del 23.2.1998).
Per quel che concerne gli altri criteri di rilievo, le lesioni patite dall'assicurato (fratture costali, piccolo sanguinamento al polo inferiore del rene sinistro e ferita lacero-contusa frontale) non possono essere ritenute gravi e, in particolare, idonee a provocare un'errata elaborazione psichica.
Le cure mediche applicate all'insorgente non sono state errate né hanno, tantomeno, aggravato notevolmente gli esiti dell'infortunio
.
Limitatamente alle sole sequele organiche dell'infortunio del 13 novembre 1998, la cura medica non ha avuto un decorso sfavorevole né sono intervenute delle rilevanti complicazioni. In effetti, dalle tavole processuali emerge che il medico curante dell'assicurato - dopo aver attestato una piena capacità lavorativa già a far tempo dal 1° marzo 1999 (cfr. doc. _) - ha dichiarato chiusa la cura medica a partire dal luglio 1999 (cfr. doc. _).
D'altra parte, l'importanza delle alterazioni morfologiche di tipo pseudo artrosico delle ultime 3 coste posteriori inferiori di sinistra - diagnosticate grazie alla TAC toracica del 31 maggio 2000 (cfr. doc. _), la cui esecuzione è stata ordinata dal medico di circondario dell'_, il dott. _, a seguito dell'annuncio di ricaduta del maggio 2000 (cfr. doc. _) - è stata relativizzata di molto dal Prof. dott. _, _ del Dipartimento di chirurgia dell'Ospedale regionale di _, il quale ha messo in luce l'esistenza di una profonda discrepanza fra il reperto oggettivabile e l'intensità dei disturbi soggettivamente accusati da _ (cfr. doc. _: "Dal punto di vista clinico comunque residui pseudo-artrosici nelle coste non lasciano praticamente mai dei disturbi compatibili con quelli espressi dal paziente. Semmai ci si potrebbe attendere su un livello costale degli specifici disturbi con persistenti sintomi di pseudo-artrosi quale digitopressione dolente, tumefazione o rossore. Tutti sintomi che nel paziente non esistono. D'altra parte l'assenza di limitazione funzionale del torace parla contro una possibile causa dei dolori del paziente da parte delle pseudo-artrosi costali. L'origine dei disturbi del sig. _ è probabilmente dovuta a residui psico-somatici non spiegabili da lesioni organiche. Non vedo nessuna possibilità di migliorare con delle terapie somatiche la situazione attuale. (...). La TAC conferma, se fosse necessario, la completa indipendenza dei sintomi del paziente dalla residua alterazione della morfologia costale" - la sottolineatura è del redattore).
Sulla scorta di quanto precede, non può essere neppure sostenuto che la cura medica delle sequele somatiche dell'evento infortunistico in discussione, sia stata eccezionalmente lunga né, d'altra parte, che l'insorgente abbia sofferto di dolori somatici persistenti.
Infine, non appare nemmeno adempiuto il criterio del grado e della durata dell'incapacità lavorativa: come già indicato in precedenza, _ ha ripreso ad esercitare il proprio lavoro al 50% dal 25 gennaio 1999 ed in misura completa dal 1° marzo 1999 (cfr. doc. _). I dolori annunciati all'Istituto assicuratore nel corso del maggio 2000 - all'origine di una completa inabilità lavorativa dal 17 aprile 2000 in poi - non hanno trovato correlazione sul piano oggettivo e, come tali, non devono essere presi in considerazione nel quadro dell'esame dell'adeguatezza. Pertanto, se il ricorrente non è più stato in grado di riprendere la propria attività lucrativa
, non è certamente a causa del danno - tutto sommato assai
modesto - riportato a seguito dell'evento traumatico del novembre 1998.
In simili circostanze occorre concludere che l’infortunio assicurato non ha avuto, secondo il corso ordinario delle cose e l’esperienza della vita, un significato decisivo per l’instaurazione dei disturbi psichici di cui _ soffre: l’adeguatezza del nesso di causalità non può, quindi, venir ammessa.
Non è pertanto censurabile il fatto che l'_ abbia negato la propria responsabilità a dipendenza delle turbe psichiche lamentate dal ricorrente ed abbia, finalmente, rifiutato d'indennizzare l'incapacità lavorativa che ne deriva.