Decision ID: febc0f21-5eaf-5214-b236-0eabd6d33681
Year: 2004
Language: it
Court: TI_CRP
Chamber: TI_CRP_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: penal_law

in fatto
a. Con esposto 11.4.2002 _ IS 1 ha, tra l’altro, sporto querela penale nei confronti di _ PI 2 per titolo di calunnia, ingiuria e molestie sessuali, asserendo sostanzialmente che “in data 30 gennaio 2002, (...) _ _ riportava alla querelante quanto riferitole direttamente dal signor _ PI 2 in merito alla vicenda delle sottrazioni di denaro”, segnatamente che “a detta del signor PI 2 (detto _), la colpa degli ammanchi di cassa era interamente da attribuire alla signora IS 1 e di tale convinzione, peraltro non suffragata da alcuna prova, aveva fatto partecipe la signora PI 1, allorquando la informò sull’increscioso episodio” (querela penale 11.4.2002, p. 3). La querelante ha pure affermato che il querelato, unitamente a _ PI 1, avrebbe “(...) ripetutamente proferito delle pesanti accuse nei” suoi “confronti (...) senza tuttavia disporre di prove concrete ed inconfutabili della di lei colpevolezza” (querela penale 11.4.2002, p. 3 e 4). Ha altresì aggiunto che “(...) mentre mi trovavo a lavorare nel bar, non ricordo esattamente la data, PI 2 mi ha toccato il sedere senza che io fossi d’accordo. Questo episodio si è ripetuto in due circostanze” (AI 5, verbale d’interrogatorio 4.5.2002, p. 2). Essa si è infine costituita parte civile chiedendo parimenti “(...) che venga fatto obbligo di ritrattare per iscritto quanto (...) affermato circa la di lei responsabilità degli indebiti prelevamenti effettuati dalla cassa nel mese di agosto 2001” (querela penale 11.4.2002, p. 4).

b. Esperite le informazioni preliminari, con decisione 10.3.2003 il procuratore pubblico ha decretato il non luogo a procedere in ordine alla querela, affermando che per quanto concerne le ipotesi di reato di calunnia e di diffamazione “(...) dall’inchiesta è emerso che le versioni rese dalle parti nell’ambito delle informazioni preliminari risultano essere contrastanti” e che “in assenza di sufficienti prove, il querelato va quindi mandato esente da pena riguardo tale aspetto della querela” (decreto di non luogo a procedere 10.3.2003, p. 2). In relazione all’ipotesi di reato di molestie sessuali ha rilevato la tardività della querela e che, a titolo abbondanziale, “(...) dalle risultanze delle informazioni preliminari non sono emersi concreti elementi tali da far ritenere che il reato fosse (...) stato commesso (...)” (decreto di non luogo a procedere 10.3.2003, p. 2). Delle altre motivazioni si dirà, se indispensabile, in diritto.
Giova rilevare che il medesimo giorno il magistrato inquirente ha emanato un ulteriore decreto di non luogo a procedere nei confronti di _ PI 1, pure indicata quale querelata nell’esposto 11.4.2002 (cfr., al proposito, decreto di non luogo a procedere 10.3.2003, NLP _).
c. Con la presente tempestiva istanza _ PI 2 chiede che il “ricorso” venga accolto e che pertanto venga, tra l’altro, annullato e ritornato al Ministero pubblico il decreto di non luogo a procedere _ (istanza di promozione dell’accusa 20/21.3.2003, p. 10).
Dopo aver esposto i fatti, rileva innanzitutto che “le conclusioni di intempestività per la querela relativa alle molestie sessuali non vengono censurate” (istanza di promozione dell’accusa 20/21.3.2003, p. 6).
Per quanto concerne le altre ipotesi di reato sostiene che “(...) la decisione manca di una sufficiente motivazione: infatti non è dato a sapere il motivo della mancanza di sufficienti prove” e che “(...) la decisione è silente nel dire se la testimone non sia tuttavia stata in grado di riferire analoghe dizioni con altre parole e sempre degne di essere punite” (istanza di promozione dell’accusa 20/21.3.2003, p. 7). Ritiene inoltre che “(...) se il querelato effettivamente non avesse mai ingiuriato o calunniato la querelante non avrebbe avuto alcun motivo per scusarsi ufficialmente” e che “(...) con le scuse ufficiali il querelato ha ammesso di avere offeso l’onore della querelata” (istanza di promozione dell’accusa 20/21.3.2003, p. 7). Assevera pure che “(...) la decisione pecca non da ultimo per la totale mancanza di qualsiasi allusione quo alla costituzione di parte civile” e lamenta il fatto che le rispettive norme non sono state menzionate nel decreto impugnato, il quale, a suo giudizio, “(...) manca di sufficiente motivazione e tange il diniego di giustizia” (istanza di promozione dell’accusa 20/21.3.2003, p. 8 e 9). Delle altre motivazioni così come delle osservazioni del procuratore pubblico e di _ PI 2 si dirà, laddove necessario, in seguito.
in diritto
1. In presenza di un non luogo a procedere, l'art. 186 cpv. 1 CPP concede alla parte lesa, che si costituisce parte civile, la facoltà di presentare alla Camera dei ricorsi penali, in seguito CRP, entro dieci giorni, un'istanza motivata di promozione dell'accusa nei confronti del denunciato o querelato.
Il primo presupposto per l'accoglimento di un’istanza di promozione dell'accusa, risultante da consolidata giurisprudenza (REP. 1994
n. 115, 1989 p. 598 e 1987 p. 262), è l'esistenza di seri indizi di colpevolezza emergenti dagli atti. Per principio, infatti, l'azione penale è essenzialmente pubblica e, come tale, esercitata dal procuratore pubblico (art. 2 CPP) per cui la sua promozione, attraverso il preventivo esame dell'accusa contro una determinata persona (art. 189 CPP), non può essere lasciata all'arbitrio o al sentimento soggettivo della parte lesa, ma deve fondarsi su oggettivi e concreti elementi indizianti.
In questo senso non è sufficiente una diversa interpretazione delle risultanze da parte dell'istante, ma occorre la dimostrazione della verosimiglianza di alto grado circa altra conclusione che merita approfondimento istruttorio.
Seconda condizione di ammissibilità (una volta data la prima) è la disponibilità di nuove prove da assumere, rispettivamente la possibilità di approfondimento di prove già acquisite, tale da consentire l'eventuale passo dall'indizio alla certezza, come alle competenze del giudice di merito.
2. 2.1.
L’onore protetto giusta gli art. 173 ss. CP é il diritto di ognuno di non essere considerato una persona da disprezzare (cfr. DTF 128 IV 53, 119 IV 44 e 117 IV 27; BSK StGB II - F. RIKLIN, Basilea 2003, n. 5 ss. ad art. 173 ss. CP; S. TRECHSEL, Schweizerisches Strafgesetzbuch, Zurigo 1997, n. 1 ad art. 173 ss. CP). Gli art. 173 ss. CP proteggono solo l’onore personale, la reputazione ed il sentimento di essere uomo d’onore, di comportarsi secondo le regole e gli usi riconosciuti; sfuggono alla protezione penale quelle espressioni che, senza far apparire spregevole la persona attaccata, offuscano la reputazione di cui quest'ultima gode nell'ambito professionale o politico o l'opinione che essa ha di sé stessa (cfr. DTF 119 IV 44; REP. 1995, 9; J. REHBERG / N. SCHMID / A. DONATSCH, Strafrecht III, 8. ed., Zurigo 2003 , p. 318; S. TRECHSEL, op. cit., n. 3 ad art. 173 ss. CP).
Se l'allegazione sia tale da nuocere alla reputazione di una persona è una questione da decidere non secondo il senso che possono averle dato quelli che l'hanno sentita, ma secondo il senso che essa ha in base ad un'interpretazione oggettiva, ovvero secondo il senso che, nelle circostanze concrete, le attribuisce l'uditore o il lettore non prevenuto (cfr. DTF 128 IV 53, 119 IV 44; REP. 1995, 9; BSK StGB II - F. RIKLIN, op. cit., n. 23 ss. ad art. 173 ss. CP; B. CORBOZ, Les infractions en droit suisse, Berna 2002, Volume I, n. 42 ad art. 173 CP; S. TRECHSEL, op. cit., n. 11 ad art. 173 ss. CP); va tenuto in particolare in considerazione se le dichiarazioni sono state rese nell'ambito di una procedura, di fronte ad una cerchia ristretta di persone, perfettamente coscienti del particolare contesto in cui sono state formulate e del fatto che le stesse fossero soggette a vaglio critico, purché non si siano travalicati i limiti di quanto necessario e pertinente per l'accertamento dei fatti.
La vittima di un reato contro l'onore può essere una persona fisica o una persona giuridica o un'altra entità giuridica avente capacità di stare in giudizio, non invece un'autorità o una collettività pubblica
(cfr. BSK StGB II - F. RIKLIN, op. cit., n. 29 ss. ad art. 173 ss. CP; J. REHBERG / N. SCHMID / A. DONATSCH, op. cit., p. 320 e 321; B. CORBOZ, op. cit., n. 20 ss. e 26 ss. ad art. 173 CP; S. TRECHSEL, op. cit., n. 13, 15 e 16 ad art. 173 ss. CP). Per poter ammettere una lesione dell'onore occorre che l'offesa sia diretta contro una persona determinata o determinabile, in ogni caso chiaramente riconoscibile (DTF 100 IV 43); non è necessario che la persona presa di mira venga designata con esattezza, nominalmente, è sufficiente che sia possibile identificarla (cfr. S. TRECHSEL, op. cit., n. 13 ad art. 173 ss. CP).
2.2.
2.2.1.