Decision ID: 2a7ab8b6-570d-5221-9d41-8259494d71f0
Year: 2021
Language: it
Court: CH_BVGE
Chamber: CH_BVGE_001
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: 

Visto:
la domanda d'asilo che l'interessato ha presentato in Svizzera il
1° marzo 2021,
i verbali del rilevamento dei dati personali del 18 marzo 2021 (cfr. atto SEM
[...]-11/9), del colloquio personale Dublino del 24 marzo 2021 (cfr. atto
SEM 16/2) e dell'audizione sui motivi secondo l'art. 29 LAsi del
12 aprile 2021 (cfr. atto 22/11),
gli atti medici al dossier (cfr. atti SEM 20/2, 24/2, 32/2. 33/2),
il progetto di decisione negativa del 16 aprile 2021 (cfr. atto SEM 26/6) ed
il contestuale parere del rappresentante legale del 19 aprile 2021 (cfr. atto
SEM 27/2),
la decisione della SEM del 20 aprile 2021, notificata il medesimo giorno
(cfr. atto SEM 30/1) con la quale detta autorità ha respinto la domanda
d'asilo dell'interessato pronunciando nel contempo il suo allontanamento
dalla Svizzera nonché l'esecuzione dello stesso siccome lecita, esigibile e
possibile,
il ricorso del 17 maggio 2021 (cfr. timbro del plico raccomandato; data d'en-
trata: 18 maggio 2021), inoltrato dinanzi al Tribunale amministrativo fede-
rale (di seguito: il Tribunale) contro la menzionata decisione della SEM con
il quale il ricorrente ha concluso all'annullamento della decisione, al ricono-
scimento della qualità di rifugiato ed alla concessione dell'asilo; in subor-
dine alla restituzione degli atti all'autorità inferiore per il completamento
dell'istruzione; in secondo subordine alla concessione dell'ammissione
provvisoria all'insorgente; con contestuale domanda di concessione
dell'assistenza giudiziaria nel senso della dispensa dal versamento delle
spese di giudizio e del relativo anticipo con protestate tasse e spese,
i fatti del caso di specie che, se necessari, verranno ripresi nei considerandi
che seguono,
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e considerato:
che presentato tempestivamente (art. 108 cpv. 1 della Legge sull'asilo
[LAsi, RS 142.31] e art. 10 dell'Ordinanza sui provvedimenti nel settore
dell'asilo in relazione al coronavirus del 1° aprile 2020 [Ordinanza COVID-
19 asilo, RS 142.318]) contro una decisione in materia d'asilo della SEM
(art. 6 e 105 LAsi, art. 31-33 LTAF), il ricorso è di principio ammissibile
sotto il profilo degli art. 5, 48 cpv. 1 lett. a-c e 52 cpv. 1 PA,
che occorre pertanto entrare nel merito del ricorso,
che il ricorso manifestamente infondato, ai sensi dei motivi che seguono, è
deciso dal giudice unico, con l'approvazione di una seconda giudice
(art. 111 lett. e LAsi) e la decisione è motivata soltanto sommariamente
(art. 111a cpv. 2 LAsi),
che ai sensi dell'art. 111a cpv. 1 LAsi, si rinuncia allo scambio di scritti,
che con ricorso al Tribunale possono essere invocati, in materia d'asilo, la
violazione del diritto federale e l'accertamento inesatto o incompleto di fatti
giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi) e, in materia di diritto degli
stranieri, pure l'inadeguatezza ai sensi dell'art. 49 PA (cfr. DTAF 2014/26
consid. 5),
che il Tribunale non è vincolato né dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4 PA), né
dalle considerazioni giuridiche della decisione impugnata, né dalle argo-
mentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2),
che il richiedente, cittadino algerino di etnia araba, religione islamica e ori-
ginario di B._, ha dichiarato di essere espatriato perché non aveva
diritti; che segnatamente la sua richiesta per un alloggio sarebbe stata re-
spinta dalle autorità; che inoltre, al suo rientro al domicilio dopo il servizio
di leva avrebbe appreso del decesso della madre e nessuno l'avrebbe in-
formato; che egli avrebbe avuto problemi con la seconda moglie del padre;
che egli avrebbe avuto poi problemi con i suoi famigliari anche a causa
della sua relazione con la cugina paterna; che i parenti si sarebbero opposti
al loro matrimonio ed avrebbero minacciato di morte l'interessato; che in-
fine nel 2016 egli sarebbe stato cacciato di casa dal padre, avrebbe inter-
rotto tutti i rapporti con i famigliari e si sarebbe trasferito a C._ dove
avrebbe lavorato fino al suo espatrio a fine 2020,
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che nella querelata decisione l'autorità inferiore ha ritenuto che i motivi fatti
valere dal richiedente non adempissero alle condizioni di rilevanza in ma-
teria d'asilo; che invero i problemi allegati, di natura famigliare, risalirebbero
al 2016, anno in cui egli avrebbe deciso di porre fine alla sua relazione con
la cugina e partire definitivamente da B._; che da allora avrebbe
interrotto i contatti con tutti i membri della famiglia ed avrebbe proseguito
la sua vita a C._ esercitando senza problemi la professione di im-
bianchino, sennonché gli sarebbe stata negata l'assegnazione di un allog-
gio; che i problemi famigliari, sarebbero quindi circoscritti all'anno 2016 e
non assumerebbero un carattere tale da costituire un pregiudizio ai sensi
della LAsi,
che in sede ricorsuale, l'insorgente contesta la valutazione dell'autorità in-
feriore; che nel corso del colloquio con il rappresentante legale, l'insorgente
avrebbe raccontato che ella nel 2016 avrebbe scoperto di aspettare un fi-
glio da lui e che la famiglia della ragazza l'avrebbe costretta ad abortire e
le avrebbe mozzato due dita della mano per punizione; che questi ulteriori
elementi non sarebbero emersi precedentemente; che l'insorgente sa-
rebbe stato fortemente perturbato e per pudore, senso di vergogna e riser-
vatezza gli sarebbe stato difficile affrontare tali argomenti; che la SEM non
avrebbe dunque sufficientemente approfondito le circostanze della rela-
zione con la cugina, in particolare per quanto riguarda la scoperta della
stessa; che trattandosi di un tema afferente alla sfera delle relazioni senti-
mentali e intime sarebbe opportuno un complemento d'audizione con un
team dello stesso genere del ricorrente; che il fatto che la ragazza fosse
rimasta incinta nel 2016 e fosse stata costretta ad abortire dalla famiglia
potesse essere vissuto come causa di forte disonore per la famiglia della
giovane nel contesto socio-culturale algerino il quale potrebbe scatenare
un acceso desiderio di vendicare l'onore; che tale desiderio di vendetta
sarebbe tuttora attuale; che per quanto riguarda l'attualità della persecu-
zione l'insorgente ha dichiarato a diverse riprese che pur essendo stato
ripetutamente minacciato di morte, nel 2016 non disponeva tuttavia dei
mezzi economici per espatriare; che pertanto avrebbe interrotto radical-
mente i rapporti con la sua intera famiglia, ha cambiato città e atteso di
accumulare sufficienti risparmi per poter finanziare il viaggio; che contra-
riamente a quanto ritenuto dall'autorità inferiore nel provvedimento impu-
gnato, da una valutazione complessiva delle dichiarazioni del ricorrente, la
sua decisione di espatriare sarebbe stata chiaramente determinata dai pro-
blemi derivati dall'intenzione di sposare la cugina paterna; che in questo
senso, le difficoltà economiche e lavorative, sulle quali deve aver pesato la
rottura dei rapporti familiari e col contesto sociale d'origine, parrebbero
marcare la definitiva consapevolezza rispetto all'assenza di alternative
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all'espatrio; che in seguito, la decisione della SEM sarebbe carente per
quel che riguarda il timore di subire persecuzioni future, limitandosi ad af-
fermare che le minacce subite sarebbero legate ad avvenimenti del 2016
dando così per scontato che attualmente non potessero più comportare
alcun rischio attuale,
che la Svizzera, su domanda, accorda asilo ai rifugiati secondo le disposi-
zioni della LAsi (art. 2 LAsi); che l'asilo comprende la protezione e lo statuto
accordati a persone in Svizzera in ragione della loro qualità di rifugiato; che
esso include il diritto di risiedere in Svizzera,
che, giusta l'art. 3 cpv. 1 LAsi, sono rifugiati le persone che, nel Paese di
origine o di ultima residenza, sono esposte a seri pregiudizi a causa della
loro razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo
sociale o per le loro opinioni politiche ovvero hanno fondato timore di es-
sere esposte a tali pregiudizi; che sono pregiudizi seri segnatamente l'e-
sposizione a pericolo della vita, dell'integrità fisica o della libertà, nonché le
misure che comportano una pressione psichica insopportabile (art. 3 cpv. 2
LAsi),
che la definizione dello statuto di rifugiato, così come stabilita all'art. 3
cpv. 1 LAsi, è esaustiva, nel senso che esclude tutti gli altri motivi, suscet-
tibili di condurre una persona a lasciare il proprio paese di origine o di resi-
denza,
che, nel caso in cui un atto pregiudizievole rilevante in materia d'asilo si sia
già prodotto al momento della fuga, si può partire dalla presunzione che un
fondato timore di esposizione a seri pregiudizi ulteriori sia dato (cfr. WALTER
KÄLIN, Grundriss des Asylverfahrens, 1990, pag. 127; OSAR [ed.], Manuel
de la procédure d'asile e de renvoi, 2a ed., 2016, pag. 194 e riferimenti
citati); che, perché sia pertinente nella nozione di rifugiato, è tuttavia ne-
cessario che la situazione di persecuzione sia ancora attuale; che, in tal
senso, tra i pregiudizi e la fuga deve intercorrere un nesso causale tempo-
rale; che quest'ultimo è da considerarsi decaduto, in regola generale, allor-
quando tra l'ultima persecuzione subita e l'espatrio è trascorso un lasso di
tempo relativamente lungo; che, a norma della giurisprudenza, la qualità di
rifugiato non può quindi più essere riconosciuta quando la fuga medesima
interviene da sei a dodici mesi dopo la fine delle persecuzioni; che vanno
tuttavia riservati i casi nei quali vi sono motivi oggettivamente plausibili o
valide ragioni di natura personale atti a giustificare una partenza differita
dal paese d'origine (cfr. DTAF 2011/50 consid. 3.1.2.1; DTAF 2009/51 con-
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sid. 4.2.5); che, oltre al nesso causale temporale, l'attualità e la concre-
tezza delle minacce implicano altresì la persistenza di un legame di causa-
lità materiale entro queste ultime ed il bisogno di protezione; che lo stesso
si ritiene interrotto allorquando al momento della pronuncia della decisione
nel paese d'origine sia già intervenuto un cambiamento oggettivo delle cir-
costanze tale da non potersi più presupporre l'esistenza di un rischio con-
creto di ripetizione delle persecuzioni (cfr. DTAF 2011/50 consid. 3.1.2.2 e
riferimenti citati, in particolare quanto all'esistenza di ragioni imperiose che
permettano di derogare alla condizione dell'attualità del bisogno di prote-
zione; DTAF 2010/57 consid. 4.1); che il nesso di causalità materiale fa
parimenti difetto se, al momento dell'espatrio, il fondato timore di essere
perseguitato sia originato da cause che non siano riconducibili alle perse-
cuzioni subite sino ad allora (cfr. WALTER KÄLIN, op. cit., pag. 129 e, a titolo
esemplificativo, sentenza del Tribunale D-2243/2015 del 15 dicembre 2017
consid. 8.4.1),
che a tenore dell'art. 7 cpv. 1 LAsi, chiunque domanda asilo deve provare
o per lo meno rendere verosimile la sua qualità di rifugiato; che la qualità
di rifugiato è resa verosimile se l'autorità la ritiene data con una probabilità
preponderante (art. 7 cpv. 2 LAsi),
che essendo decisivo e vista la doglianza in tal senso, occorre innanzitutto
chiedersi, da una parte se l'accertamento dei fatti operato dall'autorità in-
feriore quanto alla sua relazione con la cugina ed ai relativi problemi sia
stato o meno esaustivo, e dall'altra se questi ultimi siano rilevanti in materia
d'asilo,
che alla luce dell'applicazione del principio inquisitorio l'autorità compe-
tente deve infatti procedere d'ufficio all'accertamento esatto e completo dei
fatti giuridicamente rilevanti (DTAF 2019 I/6 consid. 5.1); che il principio
inquisitorio non dispensa comunque le parti dal dovere di collaborare all'ac-
certamento dei fatti ed in modo particolare dall'onere di provare quanto sia
in loro facoltà e quanto l'amministrazione o il giudice non siano in grado di
delucidare con mezzi propri (art. 13 PA ed art. 8 LAsi; DTAF 2019 I/6 con-
sid. 5.1),
che nel caso in narrativa non appare però che la SEM sia venuta meno agli
obblighi che le si impongono in virtù di tale massima; che invero, egli ha
avuto la possibilità di esprimersi, gli sono state poste diverse domande
sulla reazione
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che quello che nella fattispecie risulta rilevante è proprio la reazione dei
famigliari; che di conseguenza conoscere tutti i dettagli della stessa da una
parte non appare determinante e dall'altra, se l'interessato avesse ritenuto
importante fornire ulteriori dettagli, avrebbe potuto farlo; che invero, a fine
audizione gli è stato espressamente chiesto se avesse altro da aggiungere
(cfr. atto 22/11 D82),
che conto tenuto delle questioni giuridiche che si ponevano, il complesso
fattuale era dunque sufficientemente delineato per giudicare la pertinenza
dei suddetti motivi d'asilo, di modo che, nulla può essere rimproverato
all'autorità inferiore, che non ha violato il principio inquisitorio,
che quand'anche si dovesse tenere conto degli ulteriori dettagli forniti
dall'insorgente in sede ricorsuale, i suoi motivi d'asilo non adempiono alle
condizioni di rilevanza ai sensi dell'art. 3 LAsi,
che segnatamente, il Tribunale ritiene che in specie i motivi addotti dall'in-
sorgente non sono riconducibili ad uno dei motivi elencati dal precitato di-
sposto (razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato
gruppo sociale, opinioni politiche), risultando pertanto irrilevanti in materia
d'asilo,
che per di più, trattandosi semmai di un rischio di esposizione ad atti pre-
giudizievoli emananti da terzi e non da entità statali, occorrerebbe ancora,
perché il gravame meriti accoglimento, che il ricorrente non sia in misura
di ottenere un'appropriata protezione in patria (cfr. DTAF 2008/4 e DTAF
2011/51),
che tuttavia, si può partire dal presupposto che le autorità algerine siano in
linea di principio capaci e disposte a proteggere (cfr. tra le tante sentenza
del Tribunale E-5977/2020 del 17 marzo 2021 consid. 6.2 e relativi riferi-
menti), e ciò anche in contesti apparentabili a quello di cui alla presente
disamina (cfr. sentenza del Tribunale D-2718/2020 del 12 giugno 2020
consid. 4.3),
che in seguito, i problemi con i famigliari dovuti alla sua relazione con la
cugina paterna, risalenti al 2016, non possono neppure essere messi in
relazione temporale e causale con l'espatrio a fine 2020,
che contrariamente a quanto ritenuto in sede ricorsuale, nel caso in disa-
mina non vi sono motivi oggettivi che permettano di spiegare un'attesa di
ben cinque anni prima di espatriare,
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che altresì, nella fattispecie non può neppure essere considerato adem-
piuto il legame di causalità materiale; che invero, i problemi famigliari non
risultano essere il motivo per il quale l'insorgente ha deciso di espatriare;
che egli ha ricondotto la decisione di fuggire alla sua situazione economica,
segnatamente alla mancanza di un alloggio e alle difficoltà lavorative; che
il ricorrente ha riferito di aver valutato il suo modo di vivere nel Paese, di
essersi ritrovato senza alloggio e senza una vita normale e a quel punto ha
deciso di venire in Svizzera (cfr. atto SEM 22/11, D39); che alla domanda
precisa sul motivo per cui proprio a fine dicembre 2020 ha lasciato il Paese
il ricorrente ha risposto di sperare fino a lì di ottenere un alloggio da parte
delle autorità, poi quando la sua domanda è stata rifiutata e il lavoro non
c0era, ha deciso di lasciare il Paese (cfr. atto SEM 22/1, D75),
che pertanto, il Tribunale ritiene che il timore dell'insorgente di subire delle
persecuzioni al momento dell'espatrio non era originato da cause ricondu-
cibili ai problemi famigliari, per il che essi non sono pertinenti in materia
d'asilo,
che infine, i problemi economici non sono rilevanti in materia d'asilo; che la
nozione di persecuzione presuppone un pregiudizio ad opera di terze per-
sone; che, pertanto, non rientrano in questa definizione i pregiudizi indi-
pendenti dall'agire umano; che, di conseguenza, le domande di protezione
fondate unicamente sulla situazione personale del richiedente l'asilo, in as-
senza di agenti esterni di persecuzione, non soddisfano tali condizioni,
che in definitiva v'è dunque da tutelare la valutazione dell'autorità inferiore
circa l'irrilevanza dei motivi d'asilo addotti dall'interessato,
che, per quanto riguarda la concessione dell'asilo ed il riconoscimento della
qualità di rifugiato il ricorso non è destinato ad esito favorevole,
che se respinge la domanda d'asilo o non entra nel merito, la SEM pronun-
cia, di norma, l'allontanamento dalla Svizzera e ne ordina l'esecuzione; che
tiene però conto del principio dell'unità della famiglia (art. 44 LAsi),
che l'insorgente non adempie le condizioni in virtù delle quali la SEM
avrebbe dovuto astenersi dal pronunciare l'allontanamento dalla Svizzera
(art. 14 cpv. 1 seg., art. 44 LAsi nonché art. 32 dell'ordinanza 1 sull'asilo
relativa a questioni procedurali dell'11 agosto 1999 [OAsi 1, RS 142.311];
cfr. DTAF 2013/37 consid. 4.4; 2011/24 consid. 10.1),
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che codesto Tribunale è pertanto tenuto a confermare la pronuncia dell'al-
lontanamento,
che l'esecuzione dell'allontanamento è regolamentata, per rinvio
dell'art. 44 LAsi, dall'art. 83 della legge federale sugli stranieri (LStr,
RS 142.20), giusta il quale l'esecuzione dell'allontanamento dev'essere
possibile (art. 83 cpv. 2 LStr), ammissibile (art. 83 cpv. 3 LStr) e ragione-
volmente esigibile (art. 83 cpv. 4 LStr),
che nella decisione impugnata, la SEM ha ritenuto l'esecuzione dell'allon-
tanamento ammissibile, ragionevolmente esigibile e possibile,
che in sede ricorsuale l'insorgente contesta tale conclusione; che in parti-
colare, la SEM non avrebbe tenuto speso alcuna parola in merito alle pro-
blematiche di salute,
che giusta l'art. 83 cpv. 3 LStr, l'esecuzione non è ammissibile se la prose-
cuzione del viaggio dello straniero verso lo Stato d'origine o di provenienza
o verso uno Stato terzo è contraria agli impegni di diritto internazionale
pubblico della Svizzera,
che nella misura in cui questo Tribunale ha confermato la decisione della
SEM relativa alla domanda d'asilo dell'insorgente, quest'ultimo non può
prevalersi del principio del divieto di respingimento (art. 5 cpv. 1 LAsi),
che, in siffatte circostanze, non v'è nemmeno motivo di considerare l'esi-
stenza di un rischio personale, concreto e serio per il ricorrente di essere
esposto, in caso di allontanamento nel suo Paese d'origine ad un tratta-
mento proibito, in relazione all'art. 3 CEDU o all'art. 3 della Convenzione
contro la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti
del 10 dicembre 1984 (Conv. tortura, RS 0.105),
che pertanto, l'esecuzione dell'allontanamento è ammissibile ai sensi delle
norme di diritto internazionale pubblico nonché della LAsi (cfr. art. 83 cpv. 3
LStr in relazione all'art. 44 LAsi),
che ai sensi dell'art. 83 cpv. 4 LStr, l'esecuzione non può essere ragione-
volmente esigibile qualora, nel Paese d'origine o di provenienza, lo stra-
niero venisse a trovarsi concretamente in pericolo in seguito a situazioni
quali guerra, guerra civile, violenza generalizzata o emergenza medica,
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che in primo luogo in Algeria non vige attualmente una situazione di guerra,
guerra civile o di violenza generalizzata che coinvolga l'insieme della po-
polazione sull'integralità del territorio nazionale,
che dagli atti non traspaiono neppure motivi personali che si opporrebbero
all'esecuzione dell'allontanamento del ricorrente in Algeria; che egli è gio-
vane, alfabetizzato e può vantare esperienza lavorativa,
che il ricorrente non ha preteso nel gravame di soffrire di gravi problemi di
salute che possano giustificare la sua ammissione provvisoria, senza che
da un esame d'ufficio degli atti di causa emerga la necessità di una perma-
nenza in Svizzera per motivi medici (cfr. DTAF 2009/2 consid. 9.3.2 e rela-
tivi riferimenti; DTAF 2011/50 consid. 8.1-8.3),
che pertanto, l'esecuzione dell'allontanamento risulta parimenti ragionevol-
mente esigibile (art. 83 cpv. 4 LStr in relazione all'art. 44 LAsi),
che infine, non si osservano impedimenti neppure dal profilo della possibi-
lità dell'esecuzione dell'allontanamento (art. 83 cpv. 2 LStr in relazione
all'art. 44 LAsi),
che l'esecuzione dell'allontanamento è dunque pure possibile,
che l'attuale situazione dal punto di vista sanitario non è ostativa all'esecu-
zione dell'allontanamento (cfr. sentenza del Tribunale E-1043/2020 del 19
maggio 2020 consid. 9.5 e relativi riferimenti),
che di conseguenza, anche in materia di esecuzione dell'allontanamento il
gravame va disatteso e la decisione impugnata confermata,
che pertanto, con la decisione impugnata la SEM non ha violato il diritto
federale né abusato del suo potere d'apprezzamento ed inoltre non ha ac-
certato in modo inesatto o incompleto i fatti giuridicamente rilevanti
(art. 106 cpv. 1 LAsi), altresì, per quanto censurabile, la decisione non è
inadeguata (art. 49 PA),
che, avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, la domanda di esen-
zione dal versamento di un anticipo equivalente alle presumibili spese pro-
cessuali è divenuta senza oggetto,
che, infine, ritenute le allegazioni ricorsuali sprovviste di probabilità di esito
favorevole, la domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa
dal versamento delle spese processuali, è respinta,
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che, visto l'esito della procedura, le spese processuali di CHF 750.– che
seguono la soccombenza sono poste a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1
e 5 PA nonché art. 3 lett. b del regolamento sulle tasse e sulle spese ripe-
tibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 feb-
braio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]),
che la decisione è definitiva e non può, in principio, essere impugnata con
ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83
lett. d cifra 1 LTF).
(dispositivo alla pagina seguente)
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il Tribunale amministrativo federale pronuncia:
1.
Il ricorso è respinto.
2.
La domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa dal versa-
mento delle spese processuali, è respinta.
3.
Le spese processuali, di CHF 750.–, sono poste a carico del ricorrente.
Tale ammontare deve essere versato alla cassa del Tribunale amministra-
tivo federale, entro un termine di 30 giorni dalla spedizione della presente
sentenza.
4.
Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all'autorità canto-
nale competente.
Il giudice unico: La cancelliera:
Daniele Cattaneo Sebastiana Bosshardt