Decision ID: c13d33f2-cbbd-50f4-a734-83a3b6a2e0c8
Year: 1997
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_002
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: civil_law

in fatto:
A.
In favore di _ è a suo tempo stata depositata una cauzione di fr. 200’000.-- nell’ambito di un procedimento penale a suo carico, importo depositato presso la _.
Detta cauzione è stata liberata il 26 novembre 1996 dal Ministero Pubblico per fr. 100.000.--, dopo che gli altri fr. 100'000.-- erano già stati liberati in precedenza.
L’importo è tuttavia stato sequestrato su richiesta della convenuta, il che ha provocato la rivendicazione di proprietà dell’attrice, e di conseguenza la presente causa.
B.
Con la petizione l’attrice sostiene di avere effettuato il versamento della nota cauzione con mezzi propri, in parte provenienti da un mutuo ipotecario acceso alla bisogna.
Essa avrebbe tuttavia inteso mantenere la proprietà della somma di denaro, con il pieno consenso del signor _ fiduciosa del fatto che essa ne sarebbe rientrata in possesso al momento della liberazione della cauzione.
Non vi sarebbe perciò stato mutuo dall’attrice al _, ma unicamente un deposito effettuato in suo nome e per suo conto.
La convenuta nella risposta asserisce che la cauzione di originari fr. 200’000.-- sarebbe invece stata versata dai precedenti patrocinatori del _ agenti in suo nome e per suo conto, i quali vi avrebbero proceduto con denaro ricevuto dal proprio mandante o comunque a quel momento di sua proprietà.
C.
Nel giudizio qui impugnato il Pretore ha esaminato la natura e le finalità della cauzione penale, giungendo alla conclusione che essa rappresenta una sorta di pegno irregolare dato a garanzia della presenza dell’imputato al processo penale.
Stante siffatta natura, si dovrebbe ritenere che il depositario prende in consegna il denaro e ne diviene il legittimo proprietario, mentre al deponente resta un credito di natura obbligatoria alla restituzione di analoga somma.
Ciò non osterebbe alla ricevibilità della domanda di rivendicazione, ma in concreto risulterebbe dal verbale 14 luglio 1993 del ministero pubblico che la cauzione fu versata dall’avv. _ per conto del _ il quale sarebbe perciò il deponente e titolare del diritto alla restituzione, e questo anche qualora la somma fosse stata messa a disposizione del _ dalla qui attrice.
Dal che la reiezione della petizione.
D.
Delle argomentazioni dell’appellante -che postula la riforma del giudizio impugnato nel senso di accogliere la petizione- e di quelle della resistente -che chiede la reiezione del gravame- si dirà, per quanto necessario, nei successivi considerandi.
E.
In applicazione dell’art. 322 lit. b CPC questa Camera in data 17 luglio 1997 ha proceduto all’assunzione della testimonianza dell’avv. _, prova offerta dall’attrice e rifiutata dal Pretore.
Alle parti è in seguito stata data l’opportunità di esprimersi sulle risultanze della prova assunta.

Considerato
in diritto:
1.
Non vi è contestazione sul fatto che l’importo in questione è stato accreditato al conto bancario n. _ alla rubrica “_ ” presso la _ Trattandosi di denaro, e quindi di cosa fungibile di regola non più identificabile, con l’accreditamento la banca ne è divenuta proprietaria giusta l’art. 481 CO (
Honsell/Vogt/Wiegand
, OR I, 2. edizione, ad art. 481, n. 4;
II CCA
25 febbraio 1997 in re D./S.). Il saldo del conto bancario costituisce infatti un credito ordinario del titolare nei confronti della banca (
DTF
116 III 84;
Guggenheim
, Die Verträge der schweizerischen Bankpraxis, pag. 226) ed il sequestro non riguarda il danaro in sé ma il saldo del conto, ovvero la pretesa creditoria del cliente nei confronti della banca (
DTF
citata).
2.
Ciò nonostante, l’attrice nella presente causa -sia avanti al Pretore che in questa sede- ha formulato una domanda di giudizio con la quale ha chiesto di essere riconosciuta quale proprietaria della somma di fr. 100’000.-- depositata sul conto bancario in oggetto (petizione, petitum 1, pag. 4; appello, petitum 1, pag. 5), domanda che così come letteralmente espressa non può essere accolta, dato che essa avrebbe potuto unicamente rivendicare di essere creditrice di tale importo nei confronti della banca (
II CCA
citata).
La lacunosità della domanda di giudizio non è stata rilevata dalla convenuta, che non risulta peraltro essere stata pregiudicata nella propria difesa per questo motivo, mentre il Pretore (consid. 5) se ne è avveduto, e l’ha interpretata nel senso di esaminare se all’attrice non spettasse un diritto obbligatorio alla restituzione del denaro in questione.
E così intesa la domanda può essere esaminata anche da questa Camera, secondo cui costituirebbe formalismo eccessivo, specie in assenza di contestazioni provenienti dalla controparte, se l’appello dell’attrice venisse per questo motivo sanzionato dal profilo procedurale, essendo in ultima analisi tutte le parti concordi sulla reale portata della richiesta dell’attrice.
3.
Ciò premesso, l’audizione testimoniale dell’avv. _ ha permesso di chiarire le circostanze della consegna del denaro per la cauzione del _ in maniera completa e dettagliata, ovvero ben oltre l’evidenza documentale risultante dalla ricevuta rilasciata dal procuratore pubblico avv. _ all’interno del verbale di interrogatorio del 14 luglio 1993 (doc. 1, pag. 3), documento posto dal Pretore a base della propria decisione (consid. 6, pag. 4), ma, data la sua natura, sicuramente allestito senza la pretesa di testimoniare la sostanza dei rapporti di diritto civile tra la qui attrice e il _
4.
Il teste ha riferito che la somma di fr. 200’000.--, pari alla cauzione richiesta, gli fu consegnata da _, sorella dell’attrice, che gli riferì che il denaro proveniva dall’attrice e che essa per racimolare la somma aveva dovuto far capo ad un mutuo ipotecario, circostanza che trova parziale conferma nell’attestazione della _ (doc. F).
Quel medesimo giorno l’avv. _ è recato dal procuratore pubblico avv. _ per consegnargli il denaro, informandolo in quell’occasione del fatto che esso proveniva dall’attrice e non dal prevenuto.
La consegna del denaro è stata menzionata, a valere come ricevuta, nel suddetto verbale di interrogatorio.
5.
Le risultanze della testimonianza dell’avv. _ sono inequivocabili.
Contrariamente all’apparenza documentale risultante dal doc. 1, a torto fatta propria dal Pretore, si deve ammettere che, nelle circostanze date, titolare del credito conseguente al deposito di fr. 100’000.-- da parte del ministero pubblico sul noto conto presso la _ sia l’attrice e non il _ che in nessun momento è civilmente divenuto proprietario di quella somma, e che ovviamente non per il solo motivo che il denaro ne ha permesso la scarcerazione può accampare diritto di sorta su di essa.
L’appello è perciò accolto ai sensi dei considerandi, senza che tuttavia si possa, come richiesto dall’attrice (petitum n. 2) sancire formalmente la caducità del sequestro, provvedimento che esula dalle finalità dell’azione di rivendicazione e dalle competenze del giudice adito con tale azione.
Tassa di giustizia, spese e ripetibili delle due sedi seguono la preponderante soccombenza della convenuta (art. 148 CPC).