Decision ID: e82aa40c-ed7c-5f9e-98bf-40ebb9ebb238
Year: 2021
Language: it
Court: TI_TCAS
Chamber: TI_TCAS_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: social_law

ritenuto,
in fatto
1.1. Con decisione formale del 4 novembre 2020 la Cassa CO 1 ha fissato i contributi dovuti dall’ingegner RI 1, nato nel 1961, quale persona il cui datore di lavoro non è tenuto al versamento dei contributi AVS, per il 2019 sulla base di un reddito di fr. 90'000 (doc. 8A).
1.2. RI 1, rappresentato dall’avv. RA 1, ha inoltrato opposizione contro la predetta decisione, chiedendo di essere affiliato quale indipendente (doc. 8).
1.3. Dopo aver posto all’ingegner RI 1 alcune domande, la Cassa CO 1 con decisione su opposizione del 15 aprile 2021 ha confermato l’affiliazione quale persona il cui datore di lavoro non è soggetto all’obbligo contributivo AVS (doc. 1). L’amministrazione, sulla base delle “
condizioni per interventi di supervisione
” della _ allegate ad un contratto sottoscritto nel 1997, che non risulta essere stato disdetto, ha stabilito che gli elementi in favore di un’attività dipendente superano quelli a favore di un’attività indipendente. La Cassa ha inoltre evidenziato come le attività sono svolte prevalentemente in Stati extra UE con i quali la Svizzera non ha concluso Accordi in ambito di sicurezza sociale, come l’Argentina o la Repubblica Dominicana ed in tal caso i redditi vanno assoggettati nel luogo di domicilio in Svizzera conformemente agli art. 1a cpv. 1 lett. a e 6 LAVS. I redditi conseguiti in Stati extra UE con cui la Svizzera ha concluso degli accordi, come USA e Cile, vanno invece assoggettati sulla base delle singole convenzioni.
1.4. L’ingegner RI 1, sempre rappresentato dall’avv. RA 1, è insorto al TCA contro la predetta decisione su opposizione, chiedendone in via principale la modifica nel senso di essere affiliato quale lavoratore indipendente ed in via subordinata l’annullamento con rinvio degli atti all’amministrazione per l’esame approfondito della sua qualifica e del suo statuto (doc. I).
Il ricorrente rileva di aver conseguito una laurea in ingegneria elettromeccanica OTIA/SIA ed aver svolto numerosi corsi di specializzazione e aggiornamenti in logica automazione e di sicurezza industriale. Fino al 1997 era dipendente della _, con sede a _, società che si è poi trasferita in Italia. Successivamente ha iniziato una collaborazione con la _ in qualità di prestatore di servizi. La _ _ a livello mondiale e si occupa della progettazione, fabbricazione, installazione e vendita di impianti nel campo _ e _ per clienti in tutto il mondo, in particolare di _, ecc.
Il ricorrente afferma che con la citata società non è in essere un rapporto di lavoro, ma riceve mandati di durata determinata. I mandati gli vengono affidati per la sua importante esperienza nel campo _ e per la profonda conoscenza reciproca, essendo stato dipendente della società quando aveva sede in Ticino. Il lavoro da lui svolto e le sue competenze specifiche sviluppate ed incrementate in tutti gli anni di esperienza lavorativa sono conosciuti in tutto il mondo nel settore dell’industria _ e per questo riceve mandati anche direttamente dai clienti finali.
Per facilitare ai clienti l’ottenimento di linee di credito, su loro richiesta, il ricorrente si è accordato con questi ultimi per poter fatturare alla _ le prestazioni fornite al cliente finale. L’insorgente fattura alla società le sue prestazioni che vengono poi pagate con il denaro ricevuto dal cliente finale.
L’insorgente viene pagato per i mandati affidatigli e si assume il rischio d’impresa poiché riceve il pagamento dell’onorario e delle spese solo se questi vengono pagati dal cliente finale. Se il cliente non paga, la società non versa alcunché al ricorrente. La società è unicamente un veicolo attraverso il quale transitano i soldi dovuti al ricorrente. La fattura indica l’onorario calcolato sulla base delle ore lavorate e le spese sostenute per l’esecuzione del mandato. Egli non riceve istruzioni per l’esecuzione del lavoro, le modalità e le tempistiche vengono valutate dal ricorrente prima dell’accettazione del lavoro e comunicate al cliente a cui, se richiesti, vengono consegnati i rapporti di lavoro. Presso la società non dispone di alcuna postazione di lavoro.
L’interessato nella sua abitazione a _ svolge l’attività di preparazione dei viaggi per i lavori che deve eseguire in tutto il mondo, la preparazione e lo studio della documentazione tecnica relativa all’intervento che dovrà svolgere, l’allestimento dei piani di montaggio e dell’installazione delle macchine, come pure i piani meccanici, elettrici e idraulici. Esamina le normative di sicurezza proprie in ogni paese in cui deve prestare l’attività e si interfaccia telefonicamente con i clienti per organizzare l’attività. Acquista i biglietti aerei, noleggia autovetture, riserva l’alloggio per il periodo di permanenza all’estero. Al rientro dalle trasferte fornisce il supporto tecnico telefonico via email sugli impianti avviati, dirige la manutenzione d’urgenza dei macchinari su richiesta dei clienti. Svolge inoltre le attività amministrative, quali la fatturazione, il controllo dei pagamenti e la compilazione della dichiarazione fiscale.
Secondo il ricorrente al momento dell’affiliazione nel 1998 la Cassa non avrebbe operato un esame approfondito della fattispecie ed egli era in buona fede convinto di avere lo statuto di indipendente. Tant’è che anche la Cassa nel 2004 aveva indicato che era affiliato come indipendente e con decisione del 21 maggio 1999 il Centro delle misure attive della sezione del promovimento economico e del lavoro gli ha concesso un aiuto finanziario relativo agli oneri sociali obbligatori. Per l’autorità fiscale l’insorgente è sempre stato considerato quale indipendente.
Durante il periodo di emergenza derivante dalla pandemia di COVID-19 ha chiesto ed ottenuto l’indennità per perdita di guadagno (Corona) per il periodo dal 17 marzo 2020 al 16 maggio 2020 e il 9 luglio 2020 il diritto è stato prorogato fino al 16 settembre 2020. Il 24 settembre 2020 la Cassa ha poi chiesto la restituzione delle indennità pari a fr. 7'630.05 poiché “
a seguito di una comunicazione è emerso che lei è affiliato come persona senza datore di lavoro e non come indipendente
”. Contro la decisione è stata interposta un’opposizione tutt’ora pendente.
L’insorgente evidenzia che il TCA ha già stabilito che nel caso di affiliazione come persona il cui datore di lavoro non è soggetto all’AVS occorre che le parti abbiano concluso una convenzione ai sensi dell’art. 109 del regolamento (CE) n. 574/72, altrimenti spetta al datore di lavoro versare i contributi. In concreto tuttavia il datore di lavoro stesso dichiara che l’insorgente non è suo dipendente.
D’altra parte non sono state approfondite le percentuali di lavoro svolte in Svizzera e all’estero e nemmeno sono state determinate eventuali convenzioni di sicurezza sociale applicabili.
Nel merito, l’insorgente contesta poi gli elementi che l’amministrazione ritiene a favore dell’attività dipendente ed evidenzia che il contratto sottoscritto nel 1997 con la _ (doc. 24a) non è più in vigore poiché ora collabora con la _.
Secondo l’insorgente la cassa avrebbe dovuto effettuare maggiori e più approfonditi accertamenti e d’altra parte è stato più volte chiesto alla Cassa un incontro per discutere la questione dello statuto ciò che, tuttavia, è sempre stato negato.
L’amministrazione non si sarebbe inoltre confrontata con le osservazioni del ricorrente e già solo per questo motivo la decisione su opposizione impugnata deve essere annullata.
1.5. Con risposta del 7 giugno 2021 la Cassa propone la reiezione del ricorso con argomentazioni che, laddove necessario, saranno riprese in corso di motivazione (doc. III). Va qui rilevato che l’amministrazione evidenzia come la convenzione prevista dall’art. 21 del regolamento (CE) 987/2009 è valida unicamente quando si deve definire la legislazione applicabile secondo il Regolamento n. 883/2004 per attività svolte in Stati UE. In concreto le attività sono esercitate quasi esclusivamente in Stati extra-UE e non convenzionati con la Svizzera e pertanto il caso rientra nell’assicurazione obbligatoria in virtù del domicilio in Svizzera ai sensi dell’art. 1a cpv. 1 lett. a LAVS senza che sia necessario sottoscrivere la citata convenzione tra datore di lavoro UE e salariato attivo professionalmente in Svizzera.
1.6. Dopo aver visionato gli atti presso questo Tribunale per il tramite del suo rappresentante (doc. VII), l’insorgente ha prodotto una replica cui ha allegato ulteriore documentazione e nella quale insiste nel sostenere di aver sempre creduto in buona fede di essere un indipendente (doc. VIII). Con duplica del 2 agosto 2021 la Cassa evidenzia che la _, fondata nel _ è entrata a far parte del gruppo _ nel _, multinazionale leader nella realizzazione e produzione di impianti _. La società fornisce una linea completa di prodotti, attrezzature e macchinari, oltre agli aggiornamenti degli impianti automatizzati e alla formazione. La Cassa reputa che la _ offre un servizio a 360° al cliente finale come pubblicizzato nel loro sito internet. La stessa società nella dichiarazione alla ricorrente ha affermato che già da diversi anni l’insorgente fornisce servizi su incarico della _ o direttamente su incarico e che i macchinari forniti e/o in dotazione _ sono strumenti particolari che richiedono una specifica formazione e specifiche competenze sia per la loro installazione, manutenzione e collaudo. Il ricorrente è senz’altro una delle poche persone qualificate in grado di eseguire i lavori che si impongono e di istruire nel mondo altre persone per poter svolgere tale lavoro. Per l’amministrazione da queste affermazioni discende che l’interessato su chiamata riceve anche incarichi direttamente da _. Inoltre è solo quest’ultima che incassa l’onorario del cliente finale e gestisce tutta la parte amministrativa per l’incasso. Inoltre, secondo la cassa, l’insorgente offre prestazioni che sono previste nei pacchetti di prestazioni offerte dalla _ ai suoi clienti finali, la prestazione di consulenza è insita nelle prestazioni che il cliente finale si aspetta di poter ottenere e ricevere dalla società e pubblicizzate nel sito internet. Le prestazioni del ricorrente sono prestazioni offerte ai clienti della società. Di conseguenza va considerato salariato ed assoggettato agli oneri sociali in Svizzera poiché è residente in Svizzera e attivo professionalmente in Stati extra UE e non Convenzionati con la Svizzera.

in diritto
in ordine
2.1. Il ricorrente fa valere la violazione del suo diritto di essere sentito poiché la decisione su opposizione impugnata non si confronterebbe con tutte le osservazioni presentate nelle more amministrative. Inoltre avrebbe chiesto più volte alla Cassa un incontro che tuttavia è sempre stato negato.
Per l'art. 29 cpv. 2 Cost. fed., le parti hanno diritto di essere sentite.
Tale diritto ha valenza formale. La sua violazione conduce di massima, indipendentemente dalla fondatezza delle censure di merito, all'accoglimento del ricorso e all'annullamento della decisione impugnata (DTF 144 I 11 consid. 5.3 pag. 17 con rinvio a DTF 137 I 195 consid. 2.2 pag. 197). Il diritto di essere sentito serve da un lato all'accertamento dei fatti e da un altro lato comprende la facoltà per l'interessato di esprimersi prima della resa di una decisione, che interviene a modificare la posizione giuridica dell'interessato, segnatamente se il provvedimento si rivela sfavorevole nei suoi confronti. Egli ha diritto di consultare l'incarto, di offrire mezzi di prova su punti rilevanti, di esigerne l'assunzione (partecipando alla stessa) e di potersi esprimere sulle relative risultanze. Il diritto di essere sentito, quale diritto di cooperare alla procedura comprende tutte le facoltà che devono essere concesse a una parte, in modo tale che essa in una procedura possa difendere efficacemente la sua tesi. Perché ciò possa essere realizzato, la parte ha anche il diritto di essere informata previamente e in maniera adeguata dall'autorità sulla procedura per quanto attiene alle tappe decisive per il giudizio. Non è possibile in maniera generale e astratta stabilire in quale misura si estende questo diritto, ma occorre soppesare le circostanze concrete (DTF 144 I 11 consid. 5.3 pag. 17;
135 II 286
consid. 5.1 pag. 293; 135 I 279 consid. 2.3 pag. 282;
DTF 132 V 368 consid. 3.1 pag. 370 e sentenze ivi citate
).
Il diritto di essere sentito comprende l’obbligo per l’autorità di motivare le proprie decisioni. Tale obbligo ha lo scopo, da un lato, di porre la persona interessata nelle condizioni di afferrare le ragioni poste a fondamento della decisione, di rendersi conto della portata del provvedimento e di poterlo impugnare con cognizione di causa, e dall’altro, di permettere all’autorità di ricorso di esaminare la fondatezza della decisione medesima.
Ciò non significa che l’autorità sia tenuta a pronunciarsi in modo esplicito ed esaustivo su tutte le argomentazioni addotte; essa può occuparsi delle sole circostanze rilevanti per il giudizio, atte ad influire sulla decisione (STF U 397/05 del 24 gennaio 2007 con riferimenti; DTF 129 I 232 consid. 3.2).
In concreto la Cassa nella decisione su opposizione del 15 aprile 2021 ha indicato approfonditamente le ragioni per le quali ha confermato l’affiliazione quale persona il cui datore di lavoro non è soggetto all’AVS (doc. 1). Pur non prendendo posizione su ogni singola censura, l’amministrazione ha elencato i motivi secondo cui l’interessato non può essere qualificato quale indipendente.
Il ricorrente ha potuto comprendere le motivazioni alla base della reiezione della richiesta e le ha ampiamente contestate in sede giudiziaria con un ricorso a questo Tribunale (doc. I).
L’amministrazione ha ulteriormente esplicitato le proprie argomentazioni con la risposta di causa (doc. III), sulla quale gli il ricorrente si è approfonditamente espresso con una replica (doc. VIII).
In concreto non vi è pertanto alcuna violazione del diritto di essere sentito.
Per quanto concerne la mancata convocazione ad un incontro “
per discutere della concreta situazione, in particolare dello statuto del Signor RI 1 nelle assicurazioni sociali e per la determinazione dei suoi diritti in tale contesto
”, chiesto con l’opposizione (doc. 8), va evidenziato come la Cassa ha posto una serie di domande al ricorrente (doc. 6) grazie alle quali l’interessato ha potuto esprimersi in merito alla fattispecie. Ora, con sentenza 9C_657/2009 del 3 maggio 2010 al consid. 9.2 il Tribunale federale ha rammentato che “[...]
Sennonché, l'
art. 29 cpv. 2 Cost.
non conferisce il diritto di essere sentito oralmente, bensì limita la garanzia alla possibilità di prendere posizione per iscritto, a meno che una norma non preveda espressamente il diritto a un'audizione orale (sentenza del Tribunale federale delle assicurazioni C 128/04 de 20 settembre 2005, in: SVR 2006 AHV no. 5 pag. 15, consid. 1.2 con riferimenti). Ora, né l'
art. 42 LPGA
, né la PA, né tanto meno la LAVS prescrivono espressamente un simile diritto (cfr. del resto sentenza citata C 128/04 , ibidem). Insieme alla Corte cantonale si può pertanto concludere che l'assicurato ha già avuto modo di esprimersi sufficientemente sulla vertenza in sede amministrativa. E comunque, anche a prescindere da queste considerazioni, il ricorrente ha in ogni caso avuto la possibilità di (ri)proporre le sue argomentazioni dinanzi a un'autorità giudiziaria, quale il Tribunale cantonale delle assicurazioni, dotata di pieno potere cognitivo. In tali condizioni, non vi è spazio per ammettere una violazione del diritto di essere sentito
”).
Del resto come emerge dalla
STF 8C_482/2018 del 26 novembre 2018 consid. 4.4.2,
una violazione non particolarmente grave del diritto di essere sentito può essere eccezionalmente sanata, quando la persona interessata ha la possibilità di esprimersi dinanzi a un'autorità di ricorso, che valuta liberamente la censura presentata dal ricorrente, ossia nel caso specifico un tribunale, che può esaminare liberamente sia l'accertamento (e l'apprezzamento) dei fatti sia l'applicazione del diritto (DTF 127 V 431 consid. 3d/aa pag. 437). La prassi ha stabilito che si può prescindere da un rinvio della causa all'autorità precedente persino in caso di grave violazione del diritto di essere sentito: una tale eventualità si realizza se la cassazione della decisione viziata comporterebbe un inutile formalismo e in definitiva una tale soluzione condurrebbe a ritardi superflui, i quali non sarebbero compatibili con l' (equivalente) interesse della parte onerata di essere sentita nell'ambito di una celere trattazione della procedura di merito (DTF 142 II 218 consid. 2.8.1; DTF 133 I 201 consid. 2.2; STF 8C_842/2016 del 18 maggio 2017 consid. 3.1 con riferimenti). Giova comunque ricordare che il principio di celerità (art. 52 cpv. 2 e 61 lett. a LPGA), caposaldo della procedura delle assicurazioni sociali, non è preminente e tale da porre in secondo piano il diritto di essere sentito e l'obbligo di chiarire i fatti con la necessaria diligenza (STF 8C_433/2018 del 14 agosto 2018 consid. 5.1 e STF 8C_210/2013 del 10 luglio 2013 consid. 3.2.1 con riferimenti).
Nel caso di specie, il TCA dispone di un pieno potere di esame (cfr. anche STF 8C_923/2011 del 28 giugno 2012, consid. 2.3) e, in applicazione del principio inquisitorio, può assumere le prove che ritiene necessarie per il chiarimento della fattispecie (art. 61 lett. c LPGA).
Il TCA può pertanto entrare nel merito del ricorso.
nel merito
2.2. In concreto l’insorgente, dopo che il rapporto di lavoro con la _ di _ è stato disdetto in seguito alla chiusura dell’attività in Svizzera, il 5 gennaio 1998 ha chiesto di essere affiliato quale indipendente come consulente tecnico, avendo iniziato una collaborazione con la _ con sede a _ (Italia; doc. 26). Il 21 novembre 1998 il ricorrente ha affermato che “
mi sono messo come indipendente a contratto quale supervisore tecnico meccanico elettrico ed elettronico nelle operazioni di montaggio della stessa ditta (...)
” (doc. 22).
Dopo aver chiesto ulteriore documentazione, alla luce delle “
condizioni per interventi di supervisione
” sottoscritto dalla _ il 24 giugno 1997 e rilevato come l’insorgente aveva indicato di essere occupato al 100% presso la società italiana (cfr. doc. 24), la Cassa, il 2 marzo 1998, lo ha affiliato come persona il cui datore di lavoro non è tenuto al versamento dei contributi AVS ai sensi dell’art. 6 LAVS con effetto dal 1° luglio 1997 (doc. 23).
A questo proposito va rammentato che fino al 31 dicembre 2011
i contributi delle persone il cui datore di lavoro non è soggetto all’AVS erano percepiti applicando per analogia le norme relative agli indipendenti (Kieser, Rechtsprechung des Bundesgerichts zum AHVG, 4a edizione, 2020, n. 3 ad art. 6, pag. 154; cfr. anche
Greber, Duc, Scartazzini, Commentaire des articles 1 à 16 de la loi fédérale sur l'assurance-vieillesse et survivants (LAVS), Basilea 1997, n. 82 ad art. 1 LAVS, pag. 211 e seguenti
).
Secondo l’art. 6 LAVS in vigore fino al 31 dicembre 2011:
"
1 I contributi degli assicurati i cui datori di lavoro non sono soggetti all’obbligo di pagare i contributi sono fissati al 7,8 per cento del salario determinante. Per il calcolo del contributo questo e arrotondato al multiplo di 100 franchi immediatamente inferiore. Se il salario determinante è inferiore a 48 300 franchi l’anno, il tasso del contributo è ridotto fino al 4,2 per cento secondo una tavola scalare stabilita dal Consiglio federale.
2
I contributi degli assicurati il cui datore di lavoro non è soggetto a contribuzione possono essere percepiti, d’intesa con lo stesso, secondo il metodo previsto dall’articolo 14 capoverso 1. In simili casi, il tasso del contributo è del 4,2 per cento del salario determinante, tanto per il datore di lavoro quanto per l’assicurato.”
Con il 1° gennaio 2012 è entrato in vigore un nuovo tenore
dell’art
. 6 LAVS
:
"
1
Gli assicurati il cui datore di lavoro non è tenuto a pagare contributi versano contributi pari all’8,7 per cento del salario determinante.
2
I contributi degli assicurati il cui datore di lavoro non è tenuto a pagare contributi possono essere riscossi, d’intesa con lo stesso, secondo il metodo previsto dall’articolo 14 capoverso 1. In simili casi, il tasso del contributo è del 4,35 per cento del salario determinante, tanto per il datore di lavoro quanto per l’assicurato.”
Come rammenta il Consiglio federale a pag. 502 del
Messaggio concernente la modifica della legge federale sull’assicurazione per la vecchiaia e per i superstiti (LAVS) (Miglioramenti esecutivi) del 3 dicembre 2010 (FF 2011, pag. 497), l’articolo 6 capoverso 1 disciplina l’obbligo di versare i contributi applicabile ai lavoratori il cui datore di lavoro non è soggetto a tale obbligo.
Sono considerate tali le persone che:
– esercitano un’attività lucrativa in Svizzera per conto di un datore di lavoro con sede all’estero o per datori di lavoro con sede in Svizzera ma esonerati dal pagamento dei contributi (p. es. missioni diplomatiche od organizzazioni internazionali che hanno concluso un accordo di sede, ecc.);
– sono domiciliate in Svizzera ma esercitano la loro attività lucrativa in uno Stato con il quale la Svizzera non ha concluso alcuna convenzione di sicurezza sociale;
– hanno aderito volontariamente all’assicurazione obbligatoria conformemente all’articolo 1a capoverso 4 lettere a o b LAVS (cfr. anche il marginale
501.1 (1/13) delle direttive concernenti la legge federale sugli assegni familiari (DAFam), citato da Kieser, Rechtsprechung des Bundesgerichts zum AHVG, 4a edizione, 2020, n. 1 ad art. 6, pag. 153)
.
Circa la modifica in vigore dal 1° gennaio 2021 nel Messaggio figura inoltre che (pag. 502 e seguenti):
"
(...)
Oggi gli assicurati il cui datore di lavoro non è soggetto all’obbligo di pagare i contributi versano all’AVS un importo pari al 7,8 per cento del salario determinante in virtù dell’articolo 6 capoverso 1 LAVS. Se il salario determinante è inferiore a 55 700 franchi l’anno, l’aliquota contributiva è ridotta fino al 4,2 per cento secondo una tavola scalare. Questi salariati beneficiano dunque, come le persone esercitanti un’attività lucrativa indipendente, di un’aliquota contributiva preferenziale e di una tavola scalare. Contrariamente a questi ultimi non partecipano però ai costi di amministrazione.
Dall’entrata in vigore dell’Accordo tra la Confederazione Svizzera, da una parte, e la Comunità europea ed i suoi Stati membri, dall’altra, sulla libera circolazione delle persone e da quando la Svizzera partecipa al sistema di coordinamento dell’UE, la definizione di salariato il cui datore di lavoro non sottostà all’obbligo di versare i contributi ha rivelato qualche lacuna. Secondo il diritto dell’UE, un datore di lavoro con sede in uno Stato membro il cui dipendente è assicurato in Svizzera deve versare i contributi anche nel nostro Paese. La stessa regola si applica alle imprese dei Paesi dell’AELS in virtù dell’Accordo AELS. L’obbligo dei datori di lavoro esteri di pagare i contributi all’AVS svizzera deriva pertanto direttamente dal diritto europeo: grazie alla proposta modifica dell’articolo 12 capoverso 3 LAVS tale obbligo risulterà nel diritto interno. Il diritto dell’UE prevede inoltre (riferendosi, nell’esempio qui considerato, ai lavoratori assicurati in Svizzera) la possibilità che il datore di lavoro che non ha stabilimento nello Stato nel cui territorio il lavoratore subordinato è occupato e il lavoratore subordinato convengano che quest’ultimo adempia gli obblighi del datore di lavoro per quanto riguarda il versamento dei contributi in Svizzera (art. 109 del regolamento [CEE] n. 574/726). La Svizzera ha potuto mettere a disposizione dei salariati che hanno concluso un tale accordo la struttura prevista per i lavoratori il cui datore di lavoro non sottostà all’obbligo contributivo. Essi versano dunque i loro contributi in Svizzera come questi ultimi. Nella pratica, tuttavia, questo disciplinamento ha alcuni effetti indesiderati. Nella misura in cui concludono un accordo ai sensi dell’articolo 109 del regolamento [CEE] n. 574/72, i datori di lavoro senza sede in Svizzera si impegnano a pagare al lavoratore, oltre al salario, la totalità dei contributi padronali, inclusi i contributi alle spese di amministrazione, mentre il salariato paga contributi AVS pari solo al 7,8 per cento del salario determinante in virtù dell’articolo 6 capoverso 1 LAVS, beneficiando nel contempo anche della tavola scalare. Se il reddito corrisponde per esempio al livello più basso della tavola scalare, i contributi raggiungono, conformemente all’articolo 6 capoverso 1 LAVS, solo il 4,2 per cento del salario determinante. In questo caso, la parte versata dal datore di lavoro copre la totalità dei contributi dovuti dal salariato. Il nostro Collegio è del parere che sia necessario eliminare queste conseguenze del diritto svizzero, ingiustificate, e che per quanto concerne l’importo dei contributi, gli assicurati il cui datore di lavoro non è soggetto all’obbligo contributivo vadano trattati come i salariati «normali». Le conseguenze di questo aumento dell’aliquota contributiva per i salariati interessati non vanno sopravvalutate, nemmeno nei casi in cui i datori di lavoro (esclusi quelli con sede nell’UE e nell’AELS) non sono tenuti a regolare i conti con gli organi d’esecuzione svizzeri né a pagare la loro parte di contributi. Infatti, nei contratti è sovente stipulato in modo esplicito che il datore di lavoro assume la totalità o una parte dei contributi. A questo proposito, la situazione dei salariati il cui datore di lavoro non è soggetto all’obbligo di versare i contributi non è paragonabile a quella dei lavoratori indipendenti che, in sostanza, devono pagare di tasca propria i loro contributi. La presente modifica dell’articolo 6 LAVS non pregiudica dunque il livello dei contributi dei lavoratori indipendenti. L’aliquota contributiva preferenziale non può essere difesa neppure nel caso delle persone che aderiscono volontariamente all’assicurazione obbligatoria in virtù dell’articolo 1a capoverso 4 lettere a o b LAVS. Questa categoria di salariati il cui datore di lavoro non è soggetto all’obbligo di versare i contributi, per i quali l’assicurazione svizzera rappresenta generalmente un’assicurazione complementare, beneficiano infatti della solidarietà della comunità degli assicurati e dello Stato ed è pertanto giusto che anche essi contribuiscano nella stessa misura degli altri assicurati a questa solidarietà. Del resto, dal 1° gennaio 2001 per i salariati assicurati facoltativamente giusta l’articolo 2 LAVS è applicata l’aliquota contributiva intera senza la possibilità di beneficiare della tavola scalare. Il nostro Collegio propone quindi di modificare l’articolo 6 capoverso 1 LAVS in modo che a tutti i redditi da attività lucrativa dipendente sia applicata l’aliquota contributiva dell’8,4 per cento. Gli assicurati che non dovessero disporre dei mezzi finanziari necessari per il pagamento dei loro contributi avranno sempre la possibilità di chiedere una riduzione o un condono conformemente all’articolo 11 LAVS. Nel 2007, circa 3500 assicurati hanno versato contributi come salariati il cui datore di lavoro non è soggetto a tale obbligo. In media, il loro reddito ammontava a 66 000 franchi circa. Sulla base di questi dati, la modifica proposta dovrebbe fruttare circa 2 milioni di franchi.”
2.3. Secondo le direttive sulla riscossione dei contributi nell’AVS, nell’AI e nelle IPG (DRC), al marg. 1042 (stato: 1° luglio 2021 = al marginale 1040 in vigore precedentemente) sono considerati salariati di datori di lavoro non tenuti a pagare i contributi i salariati:
– il cui datore di lavoro non ha domicilio né sede né stabilimento d’impresa in Svizzera e non è tenuto al pagamento dei contributi nemmeno in base all’ALC o alla Convenzione AELS (art. 12 cpv. 2 e 3 LAVS);
– il cui datore di lavoro è esentato dall’obbligo contributivo conformemente all’art. 12 cpv. 3 LAVS (p. es. rappresentanze estere in Svizzera; v. N. 1027 segg.);
– domiciliati in Svizzera, ma che, conformemente a convenzioni internazionali, non sono assicurati e aderiscono all’assicurazione in virtù dell’art. 1a cpv. 4 LAVS.
Il marginale 1044 DRC (in precedenza 1042) prevede che per il calcolo e la fissazione dei contributi dei salariati il cui datore di lavoro non è tenuto a pagare i contributi si applicano per analogia le disposizioni vigenti per i lavoratori indipendenti (cfr. DTF 110 V 71). Tuttavia, si applica il tasso di contribuzione determinante per i contributi paritari e le persone soggette all’obbligo contributivo sono affiliate all’assicurazione contro la disoccupazione nonché a una cassa di compensazione per assegni familiari.
Di conseguenza:
– è determinante il reddito stabilito dalle autorità fiscali (art. 16 cpv. 1 OAVS);
– la totalità delle spese per il conseguimento del reddito può essere dedotta dal salario lordo; l’art. 9 OAVS (spese generali dei salariati) non è applicabile;
– i contributi possono essere ridotti conformemente all’art. 11 cpv. 1 LAVS (v. marginale 1045 DRC, in precedenza 1042.1 DRC).
Per il marginale 1046 DRC (ex 1044 DRC) l’ammontare del salario degli assicurati il cui datore di lavoro non è tenuto a pagare i contributi viene determinato dalla cassa di compensazione.
Secondo il marginale 1047 (ex 1045) DRC nel fissare i contributi la cassa di compensazione tiene conto dei principi procedurali validi per i lavoratori indipendenti (v. le DIN) e si basa per quanto possibile sulla tassazione fiscale.
Ai sensi del marginale 1048 DRC (ex 1046) di regola i contributi devono essere stabiliti in una decisione sui contributi.
2.4. Va ancora rammentato che è assicurata obbligatoriamente alla LAVS la persona che adempie uno dei criteri d'assoggettamento previsti dall'art. 1a cpv. 1 LAVS (segnatamente domicilio o attività lucrativa in Svizzera) senza trovarsi in un caso di esenzione (art. 1a cpv. 2 lett. a e c LAVS), senza aver domandato e ottenuto l'esenzione (art. 1a cpv. 2 lettera b LAVS) e senza che il diritto internazionale designi un altro diritto nazionale o esoneri l'interessato (cfr.
Greber, Duc, Scartazzini, Commentaire des articles 1 à 16 de la loi fédérale sur l'assurance-vieillesse et survivants (LAVS), Basilea 1997, n. 82 ad art. 1 LAVS, pag. 52)
. I criteri d'assoggettamento previsti dall'art. 1a LAVS sono alternativi ed è pertanto sufficiente adempierne uno solo (il domicilio o l'attività lucrativa in Svizzera) per essere obbligatoriamente assicurato (
cfr. anche
Kieser, Rechtsprechung des Bundesgerichts zum AHVG, 4a edizione, 2020, n. 5 ad art. 1a, pag. 19)
.
Nel diritto internazionale, allo scopo di evitare sia i conflitti di legge positivi che negativi, esiste la regola generale dell'unicità della legislazione applicabile. Gli strumenti di coordinazione designano di regola un diritto nazionale
(Greber, Duc, Scartazzini, op. cit., n. 55 ad art. 1 LAVS, pag. 41)
e
il criterio principale utilizzato per determinare il sistema di sicurezza sociale competente è quello del luogo di lavoro (lex loci laboris; Greber, Duc, Scartazzini, op. cit., n. 57 ad art. 1 LAVS, pag. 42; cfr. anche
Kieser, Rechtsprechung des Bundesgerichts zum AHVG, 4a edizione, 2020, n. 27 ad art. 1a, pag. 30
).
Le convenzioni concluse dalla Svizzera contengono regole sul diritto applicabile, ossia la designazione del sistema di sicurezza sociale competente. Queste norme internazionali sono direttamente applicabili e prevalgono sul diritto interno (cfr. DTF 110 V 72).
2.5. In concreto l’insorgente, affiliato quale persona il cui datore di lavoro non è soggetto all’AVS dal 1° luglio 1997, nel 2019 e nel 2020 (oggetto del contendere), oltre a lavorare in due Stati extra UE con cui la Svizzera ha concluso delle convenzioni internazionali (nel 2019: USA e Cile; cfr. doc. 3 pag. 4), ha lavorato almeno in uno Stato con cui la Svizzera
non
ha concluso alcuna convenzione (nel 2019: Argentina e Repubblica Dominicana, cfr. doc. 3, pag. 4; nel 2020: Argentina: doc. 3, pag. 5; cfr. la lista degli Stati con cui la Svizzera
ha concluso
una convenzione internazionale: marg. 2069 1/20 e seguenti delle direttive sull’obbligo assicurativo [DOA]).
Egli pertanto a giusta ragione, in applicazione de
gli art. 1a cpv. 1 lett. a LAVS per il quale sono assicurate obbligatoriamente alla LAVS le persone fisiche che hanno il loro domicilio in Svizzera e 3 cpv. 1 LAVS secondo cui gli assicurati sono tenuti al pagamento dei contributi fintanto che esercitano un’attività lucrativa,
è stato affiliato nel nostro Paese.
Del resto questo aspetto, così come l’ammontare del reddito soggetto a contribuzione, non è contestato dall’insorgente che invece sostiene di svolgere un’attività indipendente e non un’attività dipendente.
Non trova invece applicazione, contrariamente a quanto sostenuto dall’interessato, l’art. 109 del regolamento (CE) n. 574/72 ed in generale l’ALC e il regolamento (CE) 883/04 poiché l’assicurato nel periodo in esame non ha lavorato in Italia o in un altro Paese dell’UE.
Accertato che l’affiliazione in Svizzera all’AVS va confermata, occorre esaminare la qualifica dell’attività svolta dall’insorgente dal 2019.
2.6. In applicazione dell'art. 4 cpv. 1 LAVS, i contributi degli assicurati che esercitano un'attività lucrativa sono calcolati in percento del reddito proveniente da qualsiasi attività lucrativa dipendente e indipendente.
Secondo l'art. 5 cpv. 2 LAVS, il salario determinante comprende qualsiasi retribuzione del lavoro a dipendenza d'altri per un tempo determinato o indeterminato.
I contributi AVS degli assicurati esercitanti un'attività lucrativa indipendente sono determinati tenendo conto di qualsiasi reddito che non sia mercede per lavoro a dipendenza d'altri (art. 9 cpv. 1 LAVS).
Per l'art. 10 LPGA, è considerato salariato chi per un lavoro dipendente riceve un salario determinante secondo la pertinente legge.
L'art. 12 LPGA prevede che è considerato lavoratore indipendente chi non consegue un reddito dall'esercizio di un'attività di salariato (cpv. 1). Un indipendente può essere contemporaneamente anche un salariato, se consegue un reddito per un lavoro dipendente (cpv. 2).
Per quanto concerne la qualifica dell'attività esercitata da un assicurato, il Tribunale federale ha precisato che gli accordi, le dichiarazioni delle parti, la natura dal profilo del diritto civile del contratto vincolante un assicurato a un datore di lavoro, in materia di AVS, possono fornire indizi ma non sono elementi decisivi per stabilire se una persona esercita un'attività lucrativa a titolo dipendente o indipendente (DTF 146 V 139 consid. 3; DTF 144 V 111, consid. 4.2 e 6.1; STF 9C_538/2017 del 12 aprile 2018, consid. 4.2
, pubblicata in SVR 2018 AHV Nr. 10
; STF H 322/03 dell'11 marzo 2005; STF H 31/04 del 21 marzo 2005).
In particolare, insolite costruzioni di diritto civile che devono servire a motivare un certo statuto di contribuzione qui non hanno alcun valore (DTF 146 V 139; DTF 144 V 111).
2.7. Di principio si deve ammettere un'attività dipendente secondo l'art. 5 LAVS, quando una delle parti, rispetto all'altra, è subordinata per quanto concerne l'impiego del tempo o l'organizzazione del lavoro. Un altro indizio può essere dato da un rapporto di dipendenza economica oppure dal fatto che l'assicurato non sopporti il rischio economico a carico del datore di lavoro, il quale dirige la sua impresa e ne assume la responsabilità.
Questi princìpi non comportano comunque, da soli, soluzioni uniformi. Le manifestazioni della vita economica infatti possono assumere forme diverse e impreviste, cos.che è necessario lasciare alla prassi delle autorità amministrative e alla prudenza dei Giudici il compito di stabilire in ogni caso particolare se ci si trovi di fronte ad attività indipendente. La decisione sarà determinata generalmente dalla priorità di certi elementi, quali il rapporto di subordinazione o il rischio sopportato rispetto ad altri che militano in favore di soluzioni diverse (DTF 144 V 111; DTF 123 V 162 consid. 1, DTF 122 V 171 consid. 3a, pag. 172 consid. 3c e pag. 283 consid. 2a; DTF 119 V 161 consid. 2 e la giurisprudenza ivi citata). Per poter decidere si dovrà vedere quali sono gli elementi predominanti nel caso concreto (STF H 59/00 del 18 settembre 2000).
2.8. Secondo la giurisprudenza del TF, ricapitolata in DTF 122 V 169 e DTF 122 V 284 consid. 2b i criteri caratteristici di un’attività indipendente sono ad esempio: investimenti di una certa importanza fatti dall’assicurato, utilizzo di locali propri e impiego di personale proprio (DTF 119 V 163 = Pratique VSI 1993 pag. 226 consid. 3b). Il rischio economico imprenditoriale sussiste quando, indipendentemente dal risultato dell’attività, le spese generali incorse sono sopportate dall’assicurato (RCC 1986 pag. 331 consid. 2d, RCC 1986 pag. 120 consid. 2b). Un altro indizio di un’attività lucrativa indipendente è l’esercizio, a nome proprio e per proprio conto, contemporaneo di diverse attività per altrettante società, senza che vi sia un rapporto di dipendenza con le stesse (RCC 1982 pag. 176). A riguardo, non è la possibilità giuridica di accettare dei lavori di diversi mandanti che è determinante, ma la situazione effettiva di ogni singolo mandato (RCC 1982 pag. 208).
Si è in presenza di un’attività dipendente quando le caratteristiche di un contratto di lavoro sono adempiute, vale a dire quando l’assicurato fornisce un lavoro entro un termine prestabilito, è economicamente dipendente dal “datore di lavoro” e, durante l’attività svolta, è integrato nell’azienda di quest’ultimo, e non può praticamente esercitare un’altra attività lucrativa (
Rehbinder
, Schweizerisches Arbeitsrecht, 12a edizione, pag. 34 segg.;
Vischer
, Der Arbeitsvertrag, SPR VII/1, pag. 306 citati in: Pratique VSI 1996 pag. 258 consid. 3c). Costituiscono indizi in questo senso l’esistenza di un piano di lavoro, la necessità di stilare un rapporto sul lavoro eseguito, come la dipendenza dalle infrastrutture sul luogo del lavoro (RCC 1982 pag. 176). Il rischio economico dell’assicurato, in questo caso, risiede nella dipendenza (esclusiva) dal risultato del lavoro personale (RCC 1986 pag. 126 consid. 2b; RCC 1986 pag. 347 consid. 2d) o, in caso di attività regolare, nel fatto che nell'eventualità di una cessazione di questo rapporto di lavoro, egli si trovi in una situazione simile a quella di un salariato che perde il suo impiego (DTF 119 V 163 = Pratique VSI 1993 pag. 226 consid. 3b).
L’allora Tribunale federale delle assicurazioni ha inoltre precisato che la comunicazione fiscale è vincolante per l'amministrazione e per il Giudice delle assicurazioni sociali solo per quanto attiene alla determinazione degli importi. Le questioni relative alla qualificazione giuridica costituiscono un'eccezione a questa disposizione (Pratique VSI 1993 pag. 242 segg.;
Greber/Duc/ Scartazzini
, Commentaire des articles 1 à 16 de la loi fédérale sur l'assurance-vieillesse et survivants (LAVS), pag. 313, n. 149 ad art. 9 LAVS).
2.9.
Il Tribunale federale ha pure stabilito che la qualifica dell'assicurato come dipendente o indipendente non dipende dal fatto puramente formale della sua affiliazione avvenuta d'ufficio o su richiesta personale dell'interessato in una o nell'altra categoria. L'affiliazione di un assicurato, anche se formalmente confermata dalla Cassa di compensazione, come tale non lo qualifica definitivamente, in quanto lo scopo principale dell'affiliazione è quello di assicurare la persona che esercita un'attività lucrativa e non di qualificarne lo stato professionale definitivamente.
Solo la natura di tale attività, considerata nell'ambito dei rapporti economici e di lavoro, è determinante ai fini della qualificazione. Non può quindi essere escluso a priori che un assicurato qualificato dalla Cassa di compensazione come indipendente, eserciti un'attività di natura dipendente (cfr. DTF 146 V 139 consid.
3.2; DTF 144 V 111, consid. 6.1; Pratique VSI 1993 pag. 226 consid. 3c = DTF 119 V 165).