Decision ID: 142f70be-5a6f-57a2-b34e-731d63ad8cc4
Year: 2006
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_002
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: civil_law

ritenuto
in fatto:
1.
Nel periodo dal 16 settembre 1998 al 24 giugno 1999, AA 1 si è sottoposto a cure dentarie presso il dentista Dr. _, il quale ha proceduto alla posa di un ponte nella semiarcata superiore destra. Per le proprie prestazioni professionali il Dr. _ ha emesso la nota d’onorario 30 giugno 1999 per complessivi fr. 10'557,30. AA 1, che già aveva versato un acconto di fr. 4’500.–, si è però rifiutato di pagare i rimanenti fr. 6'057,30. Da qui l’inoltro della presente azione giudiziaria con la quale l’istante ha chiesto la condanna del convenuto al saldo delle proprie prestazioni. In sede di udienza di discussione il convenuto essendosi opposto all’istanza manifestando l’intenzione di formulare una domanda riconvenzionale il cui valore eccedeva la procedura inappellabile, il Pretore ha ordinato la continuazione della procedura con gli allegati scritti. Con risposta e domanda riconvenzionale 9 luglio 2001 il convenuto, postulata la reiezione dell’istanza, ha chiesto la condanna dell’istante al pagamento della somma di fr. 18'360.– oltre interessi a titolo di risarcimento dei danni, eccependo la difettosità della protesi che, non essendo stata eseguita correttamente, si era rotta a varie riprese. L’istante, contestata l’asserita difettosità del proprio lavoro, ha chiesto la reiezione della domanda riconvenzionale.
Al dibattimento finale le parti hanno entrambe confermato le rispettive domande.
2.
Con sentenza 21 giugno 2005 il Pretore ha respinto l’istanza. Premesso che il rapporto contrattuale in essere tra le parti è un mandato, il primo giudice ha rilevato l’esistenza di una responsabilità del dentista nella ripetuta rottura della protesi, non eseguita correttamente, negandogli quindi il diritto di ottenere il saldo dell’onorario. Ha poi parzialmente accolto la domanda riconvenzionale, condannando il Dr. AP 1 a versare al convenuto l’importo di fr. 3'642,70 oltre interessi per risarcimento del danno.
3.
Con appello 11 luglio 2005, l’istante chiede la riforma del querelato giudizio nel senso di accogliere integralmente l’istanza e respingere la domanda riconvenzionale, protestando spese e ripetibili di entrambe le sedi.
Con osservazioni 23 agosto 2005, la controparte postula la reiezione del gravame e, con appello adesivo, chiede la modifica della sentenza impugnata nel senso di accogliere la domanda riconvenzionale e condannare controparte al pagamento di fr. 9'700.– quali spese di riparazione dell’opera difettosa, oltre a fr. 1’500.– per torto morale e fr. 4’500.– per perdita di guadagno e spese. Con osservazioni 3 ottobre 2005 l’istante chiede la reiezione dell’appello adesivo.

Considerato
in diritto:
4.
Tra le parti in causa è venuto in essere un contratto di mandato (art. 394 ss. CO). Infatti, a prescindere dalla cura eseguita – ancorché presenti elementi più vicini alle caratteristiche dell’appalto – le prestazioni di un
dentista
intese come interventi terapeutici sono da considerare appartenenti all’ambito del mandato
(
Fellmann
, Berner Kommentar, n. 185 ad art. 394 CO e n. 398 ad art. 398 CO).
Il dentista incaricato di un trattamento procede infatti di propria iniziativa e sotto la propria responsabilità ad accertamenti, diagnosi, scelta dei momenti e dei modi di intervento, nonché agli atti di esecuzione che consentono di realizzare il fine perseguito (DTF 110 II 375;
Rep.
1978, pag. 136). L’allestimento di eventuali opere necessarie al trattamento diviene allora parte integrante del mandato e soggiace all’obbligo di fedele e diligente esecuzione del contratto ai sensi dei combinati art. 398 e 321a CO (DTF 110 II 379). Nella scelta e durante l’esecuzione della cura, il medico–dentista deve pertanto attenersi scrupolosamente alle regole dell’arte generalmente conosciute ed ammesse e deve applicare le tecniche idonee al raggiungimento dello scopo prefissato (
Fellmann
, op. cit., n. 398 ad art. 398 CO; DTF 108 II 61;
Honsell
, Die zivilrechtliche Haftung des Arztes, ZSR 1990, pag. 140).
5.
L’art 398 cpv. 2 CO dispone che il mandatario è responsabile nei confronti del mandante della fedele e diligente esecuzione degli affari affidatigli. Il mandatario opera in modo manchevole quando viola un obbligo di natura principale o secondaria derivante dal contratto, oppure quando non fa prova della necessaria diligenza (
Gattiker
,
Die Widerrechtlichkeit des ärztlichen Eingriffs nach schweizerischem Zivilrecht, pag. 38 ss.).
In generale, il medico–dentista è tenuto da una parte a intraprendere tutto il necessario per migliorare, dall’altra a tralasciare tutto quanto potrebbe invece avere ripercussioni negative sullo stato del paziente (
Honsell
, Handbuch des Arztrechts, Zurigo 1994, pag. 24 ss.). In particolare si riscontra una violazione dell’obbligo di diligente esecuzione del
mandato
quando il medico–dentista è incorso in un errore nella diagnosi e nella cura del paziente perché non ha seguito le regole dell’arte medica generalmente riconosciute. Una violazione contrattuale si ravvisa inoltre in caso di violazione da parte del mandatario degli obblighi di informazione (
Gattiker
, op. cit., pag. 49). Il grado di diligenza richiesto al mandatario si quantifica in base alla natura e alla difficoltà della prestazione contrattuale concreta, nonché alle sue conoscenze in materia. Nell’adempimento dei compiti affidatigli, egli deve usare la diligenza di cui farebbe prova un mandatario coscienzioso nella stessa situazione e con le sue stesse conoscenze (
Gattiker
, op. cit., pag. 41 e 56).
6.
In base ai combinati art. 398 cpv. 1 e 321e CO, la responsabilità del mandatario si ricollega al regime generale della responsabilità contrattuale (art. 97 ss. CO). In particolare, il mandante deve dimostrare l’esistenza di una violazione contrattuale, di un danno e di un nesso di causalità adeguata tra la violazione contrattuale e il danno, mentre il mandatario può liberarsi dalla responsabilità provando che nessuna colpa gli è imputabile (
Wiegand
, Basler Kommentar, 3. ed., n. 5 ss. e 61 ss. ad art. 97 CO). In applicazione dell’art. 97 CO, il creditore ha il diritto di ottenere il risarcimento dell’interesse positivo, ossia egli deve essere posto di nuovo nella situazione come se il contratto fosse stato adempiuto correttamente. Così non solo deve essere tenuto in considerazione il minor valore della prestazione effettuata, ma anche eventuali ulteriori danni conseguenti al manchevole operato del mandatario (
Wiegand
, op. cit., n. 46 e 53 ss. ad art. 97 CO). Qualora però il pregiudizio subito dal mandante sia risarcito, ponendolo nella medesima situazione come se il mandato fosse stato eseguito correttamente, sussiste
di principio il diritto del mandatario al pieno compenso delle sue prestazioni
(
Fellmann
, op. cit., n. 504 ad art. 394 CO).
7.
Il Pretore ha ritenuto che le problematiche insorte dopo l’impianto della protesi fossero da ricondurre a carente diligenza dell’istante, il quale aveva omesso di eseguire prima del trattamento le analisi che la situazione imponeva, e non aveva quindi tenuto adeguatamente conto delle particolarità masticatorie del cliente, con la conseguenza che le corone in ceramica non erano adatte a sopportare le forze a cui erano sottoposte e si rompevano. Ha pertanto riconosciuto unicamente l’onorario per la prima fase del trattamento, e meglio per la posa degli impianti, eseguita correttamente, che però ha considerato già retribuita con l’acconto versato, mentre ha ritenuto che nulla fosse più dovuto per il successivo intervento di posa delle corone. L’appellante censura la sentenza impugnata, sostenendo che il Pretore avrebbe ammesso una sua responsabilità scostandosi senza ragione dal referto peritale, dal quale non sarebbe possibile evincere che la mancata esecuzione delle verifiche relative alle qualità masticatorie del paziente sarebbe all’origine della rottura delle corone.
A torto. Vero è che il perito giudiziario ha identificato la causa della ripetuta rottura delle corone di porcellana nella particolare occlusione del paziente. Egli ha però anche precisato che il Dr. AP 1 avrebbe dovuto considerare questa particolare situazione e procedere ad una specifica analisi prima di iniziare il trattamento, mettendo sotto controllo l’occlusione per poi ricostruire successivamente i denti mancanti. Questo modo di procedere avrebbe permesso di tener conto, nella realizzazione della protesi parziale fissa, del disegno occlusale specifico finale e quindi di evitare la successiva rottura dei denti di porcellana (perizia 28 maggio 2004, pag. 13). La mancanza di sufficiente diligenza nell’operato del mandatario emerge quindi chiaramente dalla perizia, sicché ben poteva il Pretore imputargli le cause della rottura dei denti in ceramica. Ne discende che, nella misura in cui l’appellante contesta l’esistenza di una carente esecuzione del mandato, l’appello dev’essere respinto. In merito alle conseguenze di questa circostanza sul diritto all’onorario si dirà nei considerandi successivi.
8.
Già si è detto (consid. 6) che la non corretta esecuzione del mandato non priva necessariamente il mandatario del diritto all’onorario, ciò in particolare allorquando
il pregiudizio subito dal mandante sia risarcito, ponendolo nella medesima situazione come se il mandato fosse stato eseguito correttamente, nel qual caso sussiste
di principio il diritto del mandatario al pieno compenso delle sue prestazioni.