Decision ID: 8f8a7fa5-b526-557a-a36a-c7cc6420287c
Year: 2004
Language: it
Court: TI_TCAS
Chamber: TI_TCAS_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: social_law

ritenuto,
in fatto
1.1. La ditta FA 1, con sede a _, è stata iscritta a Registro di Commercio di _ l’_ (estratto RC informatizzato).
Lo scopo sociale della società consiste nell'acquisto, la vendita e la gestione di esercizi pubblici, il commercio, la partecipazione a società e ad attività affini.
RI 1 ha ricoperto la carica di amministratore unico della FA 1, con diritto di firma individuale, dal _ (estratto RC informatizzato).
La ditta FA 1 è stata affiliata alla Cassa di compensazione CO 1 (in seguito la Cassa) in qualità di datrice di lavoro dal 1° maggio 1998 al 30 giugno 2003 per la gestione del _ a _.
La società entrò in mora con il pagamento dei contributi, per cui la Cassa dovette - come risulta dagli atti - sistematicamente diffidare la società dal mese di maggio 2000 e precettarla a partire dal mese di giugno 2000 (doc. 4).
Con decreto 7 settembre 2000 il Pretore di _ ha sciolto la società per mancata nomina dell’ufficio di revisione.
Con decreto 27 settembre 2001 la seconda Camera civile del Tribunale d’appello ha revocato lo scioglimento (FUSC _, estratto RC informatizzato).
In data 28 aprile 2003, 31 ottobre 2003, 26 novembre 2003, 7 gennaio 2004 e 15 marzo 2004, l'UE di _ ha rilasciato diversi attestati di carenza beni (doc. 5).
1.2. Costatato di aver subito un danno, il 26 aprile 2004 la Cassa ha emesso nei confronti di RI 1 una decisione di risarcimento danni ex art. 52 LAVS di fr. 27'905.65 per contributi impagati nel periodo dal 1° gennaio 2000 al 30 gennaio 2003 in via solidale con _ per analogo periodo ed importo (doc. 1).
1.3. Con opposizione 26 maggio 2004, RI 1, rappresentato dall'avv. RA 1, ha respinto l'addebito di intenzionalità e grave negligenza, precisando che la Cassa non avrebbe indicato a quali periodi si riferiscono i contributi non pagati né avrebbe giustificato tutte le spese addebitate, ciò che non avrebbe permesso all’opponente di comprendere l’ammontare di quello che gli è stato chiesto. L’opponente ha sollevato inoltre l’eccezione di prescrizione:
"
(....)
4. Codesta cassa di compensazione ha ricevuto (cfr. doc. C) in data
16.4.2003 i seguenti attestati di carenza beni: _, _, _, _. In data 24.4.2003 codesta cassa ha ricevuto l'attestato di carenza beni n. _. Codesta Cassa al più tardi in data 16.4.2003 sapeva già che vi era il danno. Si dovrà verificare se gli attestati di carenza beni in questione si riferiscono a contributi AVS non prelevati prima del 1.1.2003. Qualora fosse il caso, la cassa non ha rispettato il termine di 1 anno di cui all'art. 82 OAVS (precedente versione) per emettere la decisione di risarcimento ai sensi dell'art. 52 LAVS. La richiesta di risarcimento per tali importi è quindi prescritta.
Prove: richiamo delle procedure esecutive relative agli attestati di
carenza beni del 16.4.2003 n. : _, _, _,
_ UE _ e attestato carenza beni del 24.4.03 n.
_ UE _, nonché di tutte le decisioni per contributi emesse da codesta cassa di compensazione nei confronti della FA 1 nei periodo 1998 - 2003, documenti, c.s.
5. Codesta cassa sostiene che il signor _, pur non facendo parte del Consiglio di Amministrazione, avrebbe assunto il ruolo di amministratore di fatto in quanto si sarebbe occupato degli incassi, dei pagamenti ai fornitori, del calcolo dei pagamenti degli stipendi al personale e quindi dell'amministrazione della società in generale. Tale versione dei fatti è integralmente contestata.
Prove: documenti, c.s.
6. Il signor _, azionista della FA 1, ha stipulato in data 4.7.2002 un contratto di promessa di vendita di azioni (doc. D) al signor _. Il signor _ non ha mai provveduto a versare il saldo del prezzo pattuito per tale compravendita. Il signor _ si è letteralmente appropriato dell'esercizio _. Esso ha rifiutato di pagare il saldo del prezzo della compravendita delle azioni. Ha affermato di non essere assolutamente azionista della FA 1 (doc. E e F) e di non aver mai agito come organo della stessa. In realtà il signor _ ha usurpato l'esercizio pubblico della FA 1 gestendolo a proprio nome. Esso non ha mai informato la FA 1 in merito a quanto facesse nell'esercizio pubblico. Prove: documenti, c.s.
7. In data 25.6.2003 la signora _, _ (doc. G), ha inviato una lettera all'Ufficio dei permessi e dei passaporti per denunciare la situazione venutasi a creare presso il _. In tale lettera la signora _ ha ben spiegato come il signor _ avrebbe firmato con lei un contratto di lavoro all'insaputa del signor _ e del signor RI 1. Quindi all'insaputa della FA 1.
Prove: documenti, testimonianza della signora _, _
_, _, richiamo dall'Ufficio dei permessi e dei passaporti dell'incarto relativo alla signora _ e all'esercizio pubblico _ e della FA 1, c.s.
8. Come già detto in precedenza, in data 11.7.2003 (doc. E) l'avvocato _, rappresentante del signor _, comunicava al sottoscritto che il signor _ non è mai divenuto azionista della società. Tale posizione è stata ribadita in data 22.7.2003 (doc. F) con l'aggiunta che _ non ha mai agito come organo della FA 1. Ne consegue che il signor _ è subentrato personalmente alla FA 1 SA, nel contratto di locazione relativo al _ e che quindi gli oneri sociali suoi personali e quelli relativi al personale da lui assunto, all'insaputa della FA 1 e comunque non alle dipendenze a nessun titolo di tale società, sono a suo carico esclusivo." (doc. 2)
1.4. In data 29 luglio 2004 la Cassa, riconfermandosi nella propria decisione, ha emesso una decisione su opposizione, precisando:
"
(...)
Nella sua opposizione contro la decisione di risarcimento danni il signor RI 1
afferma che:
è difficile presentare un'adeguata opposizione perché la Cassa non indica a
quali periodi si riferiscono i contributi AVS/AI/IPG,
Disoccupazione e Assegni familiari. Per questi ultimi le prestazioni non sono state dedotte dai conteggi.
La Cassa non giustifica tutte le spese addebitate;
mancando la procedura di calcolo degli interessi non permette all'opponente di comprendere quanto a lui è stato richiesto;
La Cassa è venuta a conoscenza del danno con l'emissione da parte dell'UEF del primo attestato di carenza di beni, per cui non sarebbe rispettato il termine di perenzione di un anno.
È contestata la versione dei fatti della Cassa, nei confronti del signor _ che l'ha ritenuto amministratore di fatto della FA 1. _ gestiva il ristorante all'insaputa dell'amministratore signor RI 1.
Per entrare subito nel merito delle osservazioni esposte nell'opposizione precisiamo che la base di calcolo dei contributi richiesti è la somma dei salari versati ai dipendenti e dichiarati alla Cassa dalla società stessa per cui, visto che i responsabili della società ne sono sprovvisti e per meglio comprendere l'importo di Fr. 27’905.65 oggetto della decisione di risarcimento danni promossa dalla Cassa, provvediamo ad inviare i quaderni salari ed i conteggi dei contributi dal 2000 al 2003, nonché il dettaglio delle procedure d'incasso.
Per quanto concerne la contestazione degli assegni familiari rivendicati dalla FA 1 e quantificabili in circa 6'000.00 ci rifacciamo alla seguente tabella:
Anno
Assegni rivendicati
dalla FA 1
Assegni corrisposti
dalla Cassa
osservazioni
2000
0.00
1098.00s
Assegni accreditati alla FA 1
per il signor _, in proporzione del salario percepito (Fr. 1'477.15 mensili).
2001
2'196.00
1'098.00
Assegni accreditati alla FA 1
per il signor _, in proporzione del salario percepito (Fr. 2'300.000 mensili).
2002
1'464.00
872.70
Assegni accreditati alla FA 1 per il signor _, in proporzione del salario percepito (Fr. 2'300.00 mensili per 3 mesi e Fr. 3'900.00 per 3 mesi) fino alla fine di giugno.
732.00
0.00
Assegni non accreditati alla FA 1 per la signora _ in quanto la domanda assegni familiari non è stata presentata.
I dati sopra esposti sono verificabili dalle dichiarazioni dei salari allegate alla presente decisione su opposizione. Mal si comprende come l'opponente sia giunto alla cifra di Fr. 6'000.00. Alla situazione attuale e dalla documentazione in nostro possesso è comunque impensabile che la Cassa possa accreditare ulteriori assegni familiari oltre a quelli già accreditati.
Per quanto concerne le spese di amministrazione comunichiamo che le stesse sono calcolate sui contributi AVS (10,1%) in virtù dell'art. 69 della legge AVS e sono verificabili dai conteggi allegati.
Per quanto concerne la contestazione delle spese accessorie legate all'incasso dei contributi tramite procedure esecutive, dobbiamo ribadire che tutte le esecuzioni emesse sono state inviate per notifica al signor RI 1. A ogni esecuzione è sempre stata interposta opposizione. Questo suo modo di procedere ha evidentemente causato ulteriori lavori e spese per la nostra Cassa. D'altra parte il signor RI 1 sa benissimo che le esecuzioni comportano delle spese e degli interessi di mora per il ritardo nei pagamenti.
Ci sembra oltremodo strano che ora contesti le stesse per cui da parte della Cassa vengono integralmente confermate. Questo suffragato anche dalla costante giurisprudenza che ammette l'inserimento delle spese accessorie legate alla procedura d'incasso, nonché gli interessi di mora tra gli elementi del danno risarcibile.
Inoltre, dai dettagli dell'evoluzione delle procedure d'incasso per ogni periodo di pagamento, sono verificabili, sia le spese che gli interessi di mora che sono dovuti e calcolati in virtù degli art. 26 LAVS e 41 bis OAVS, per i contributi non puntualmente pagati entro le scadenze prescritte.
Per quanto concerne l'eccezione di perenzione sollevata dall'opponente si deve innanzitutto precisare che per iniziare una procedura risarcitoria occorre che vi sia un danno ai sensi dell'art. 52 LAVS. Questo accade ogni qualvolta dei contributi sociali dovuti all'AVS non possono essere incassati per intervenuta prescrizione ai sensi dell'art. 16 cpv. 1 LAVS o per insolvenza del datore di lavoro. Per legge e per consolidata giurisprudenza, il danno non sorge al momento in cui la Cassa può esigere il pagamento dei contributi da parte del datore di lavoro, ma molto più tardi; ad esempio con il rilascio di un attestato di carenza di beni, con il fallimento di una società ecc.. Il termine di perenzione di un anno inizia da questo momento.
Nel caso specifico il danno é quindi sorto il giorno della pubblicazione dei primi attestati di carenza di beni avvenuto il 28 aprile 2003 (stesura degli attestati di carenza di beni da parte dell'Ufficio esecuzione) e non come asserito dal signor RI 1 il 16 aprile 2003. Si deve qui precisare che il 16 aprile 2003 è la data in cui è avvenuto il pignoramento da parte dell'Ufficio esecuzione.
È quindi a decorrere dal 30 aprile 2003 (data in cui la nostra Cassa ha ricevuto gli attestati di carenza di beni) che incomincia a decorrere l'anno di perenzione che nel caso specifico é comunque da escludere essendo la decisione stata notificata il 26 aprile 2004 e consegnata dalla Posta al domicilio del signor RI 1 il 27 aprile 2004. Anche volendo applicare questa procedura che prevede un anno di perenzione, il signor RI 1 deve risarcire alla Cassa l'importo rimasto scoperto.
Nella fattispecie tuttavia, essendo la Cassa venuta a conoscenza del danno nel corso del mese di aprile del 2003, indipendentemente dagli anni ai quali si riferiscono i contributi richiesti al signor RI 1, deve essere applicata la nuova procedura valida dal 1. gennaio 2003 che prevede un termine di prescrizione (e non più perenzione) di due anni. In concreto, nel caso che ci concerne, la Cassa avrebbe potuto attendere fino al mese di aprile del 2005 per intimare la decisione di risarcimento danni qui contestata.
Secondo la pratica e la giurisprudenza, le nuove disposizioni relative alla prescrizione si applicano a dei crediti nati sotto il vecchio sistema, nella misura in cui questi non siano prescritti o perenti secondo il vecchio diritto. Di conseguenza le nuove disposizioni possono essere applicate anche ad un danno sorto prima del 1° gennaio 2003.
Il signor RI 1, pur essendo entrato a far parte del consiglio di amministrazione della FA 1 già dal mese di luglio del 1999, si dichiara estraneo alla conduzione ed alla gestione in generale della società.
Il convenuto non ha nemmeno sostanziato di essere intervenuto affinché i contributi fossero pagati pur sapendo che c'erano dei contributi scoperti e a dispetto delle numerose procedure esecutive che gli venivano intimate. Ancora nel corso del mese di maggio del 2003, il signor RI 1 era stato informato della situazione debitoria della FA 1. Anche in questo caso non ha ritenuto opportuno intervenire.
Affermando per converso, nel mese di agosto del 2003, tramite il suo legale Avv. _, che è dal mese di settembre 2002 (quindi un anno dopo) che non occupa dipendenti, evidenzia il suo totale disinteresse per le questioni amministrative della FA 1.
Se effettivamente la FA 1 non fosse più stata il gestore dell'esercizio Pubblico "_ " a _ e se il signor RI 1 fosse stato un attento amministratore, non avrebbe già dovuto, nel corso del mese di settembre del 2002, comunicare agli Uffici interessati che la società aveva abbandonato l'attività del "_ "a _? Per es. comunicando all'Ufficio permessi della Sezione dei permessi e dell'immigrazione che la FA 1 non ne era più il gestore, oppure ancora direttamente alla Cassa di compensazione CO 1, alla quale la FA 1 era affiliata, la cessazione dell'attività? Egli, avrebbe avuto inoltre, in qualsiasi tempo, la possibilità di rassegnare le proprie dimissioni dalla carica che ricopriva. Cosa che non ha fatto, risultando ancora attualmente amministratore unico della società (...)
" (Doc. 3)
1.5. Con ricorso 14 settembre 2004, RI 1, sempre rappresentato dall'avv. RA 1, ha precisato:
"
(...)
4. Per quanto concerne i contributi relativi all'anno 1999 e al 2000,
non vi è chiarezza. Da una parte, la Cassa di compensazione espone (doc. Il) per il 2000 un saldo a suo favore di fr. 6'583.15. Dall'altra parte, nella decisione impugnata, a pag. 2 in fine, la controparte afferma che i contributi del 1999 e del 2000 sarebbero stati integralmente pagati dopo l'emissione dei precetti esecutivi. Non si comprende pertanto se il contributo residuo per il 1999 e quello per il 2000 siano dovuti o meno. Se sono stati pagati evidentemente non sono più dovuti. Si ha pure l'impressione che non siano stati comunque presi in considerazione dei pagamenti fatti direttamente all'Ufficio esecuzione. Si chiede pertanto l'edizione, rispettivamente ispezione, presso l'Ufficio esecuzione di Lugano di tutti i pagamenti fatti nel periodo 1.6.1999 - 31.12.2002 a fronte delle procedure esecutive avviate dalla Cassa di compensazione CO 1 nei confronti della FA 1.
Prove
: documenti, edizione, rispettivamente ispezione, presso
l'Ufficio esecuzione di _ di tutti i pagamenti fatti nel periodo 1.6.1999 - 31.12.2002 a fronte delle procedure esecutive avviate dalla Cassa di compensazione CO 1 nei confronti della FA 1, c.s.
(...)
6. Qualora il termine per avviare la procedura di risarcimento fosse di un anno, si sostiene che la richiesta della Cassa di compensazione sia perenta. La Cassa di compensazione è venuta a conoscenza del danno con l'emissione degli attestati di carenza beni. Al qui ricorrente risulta che la cassa di compensazione abbia ricevuto (cfr. doc. C) in data 16.4.2003 i seguenti attestati di carenza beni: _, _, _, _ e in data 24.4.2003 l'attestato di carenza beni n. _. Secondo la Cassa di compensazione, essa avrebbe ricevuto gli attestati in questione solo in data 30.4.03. Si contesta tale fatto. Quindi nella misura in cui gli attestati di carenza beni in questione siano stati ricevuti prima del 26.4.04 e nella misura in cui si riferiscono a contributi AVS non prelevati prima del 1.1.2003, la Cassa non ha rispettato il termine di 1 anno di cui all'art. 82 OAVS (precedente versione) per emettere la decisione di risarcimento ai sensi dell'art. 52 LAVS. La richiesta di risarcimento per tali importi è quindi perenta. Prove: richiamo delle procedure esecutive relative agli attestati di carenza beni del 16.4.2003 n.: _, _, _, _ UE _ e attestato carenza beni del 24.4.03 n. _ UE _, nonché di tutte le decisioni per contributi emesse da codesta cassa di compensazione nei confronti della FA 1 nel periodo 1998 - 2003, documenti, c.s.
7. Per quanto concerne il 2002, La Cassa di compensazione determina il suo danno sulla scorta di salari lordi per complessivi fr. 79'210.--. Vi è innanzitutto da sottolineare che la gestione FA 1 e per essa da parte del signor RI 1 è durata sino al 31.8.02. In data 2.10.02 (doc. K), la FA 1 aveva provveduto a avvertire la cassa di compensazione che i salari complessivi ammontavano solo a fr. 57'910.- sino al 31.8.02. Oltretutto vi è da sottolineare come in realtà alla signora _ non siano stati in realtà versati salari per fr. 12'500.--, come indicato, bensì solo fr. 5'000.--. Pertanto i salari complessivi, soggetti a trattenute sociali sino al 31.8.02, ammontano a fr. 50'410.--. Tale fatto è pertanto stato accertato pure dal contabile della ditta, _ (doc. N). Il danno deve pertanto essere di conseguenza ridotto.
Prove
: documenti, interrogatorio del signor _, c/o
_, c.s.
8. La Cassa sostiene che il signor _, pur non facendo parte del Consiglio di Amministrazione, avrebbe assunto il ruolo di amministratore di fatto in quanto si sarebbe occupato degli incassi, dei pagamenti ai fornitori, del calcolo dei pagamenti degli stipendi al personale e quindi dell'amministrazione della società in generale. Tale versione dei fatti è integralmente contestata.
Prove
: documenti, c.s.
9. Il signor _, azionista della FA 1, ha stipulato in data 4.7.2002 un contratto di promessa di vendita di azioni (doc. D) al signor _. Il signor _ non ha mai provveduto a versare il saldo del prezzo pattuito per tale compravendita. Il signor _ si è letteralmente appropriato dell'esercizio _ con effetto 1.9.02. Esso ha rifiutato di pagare il saldo del prezzo della compravendita delle azioni. Ha affermato di non essere assolutamente azionista della FA 1 (doc. E e F) e di non aver mai agito come organo della stessa. Il signor _ non è mai diventato azionista della società. Esso ha approfittato del periodo di alcuni mesi dopo la firma della promessa di vendita delle azioni, per usurpare l'esercizio pubblico della FA 1, gestendolo tuttavia a proprio nome. Esso non ha mai informato la FA 1 in merito a quanto facesse nell'esercizio pubblico. Anzi, il signor _, su esplicita richiesta del signor _, della _, in nome e per conto del qui ricorrente, ha affermato che si sarebbe occupato lui stesso di procedere alle necessarie iscrizioni del _ a suo nome presso le competenti autorità AVS/AI e per le assicurazioni per perdita di salario in caso di malattia e infortuni (doc. N). Esso ha proceduto in tal senso perché da una parte non è mai diventato azionista della FA 1 e dall'altra ha gestito in proprio l'esercizio pubblico. Prove,: documenti, c.s.
10. In data 25.6.2003 la signora _, _ (doc. G), ha inviato una lettera all'Ufficio dei permessi e dei passaporti per denunciare la situazione venutasi a creare presso il _. In tale lettera la signora _ ha ben spiegato come il signor _ avrebbe firmato con lei un contratto di lavoro all'insaputa del signor _ e del signor RI 1. Quindi all'insaputa della FA 1. Il signor _ ha ordinato a proprio nome i vini presso la ditta _ (doc. L). Con dichiarazione 5.9.02 ha licenziato, personalmente, e non a nome della FA 1, la signora _ (doc. M). Tutto ciò a comprova che l'esercizio pubblico, a partire dal 1.9.02, è stato gestito da _ personalmente e non certo in nome e per conto della FA 1.
Prove
: documenti, testimonianza della signora _, richiamo dall'Ufficio dei permessi e dei passaporti dell'incarto relativo alla signora _ e all'esercizio pubblico _ e della FA 1, c.s.
11. Come già detto in precedenza, in data 11.7.2003 (doc. E) l'avvocato _, rappresentante del signor _, comunicava al sottoscritto che il signor _ non è mai divenuto azionista della società. Tale posizione è stata ribadita in data 22.7.2003 (doc. F) con l'aggiunta che _ non ha mai agito come organo della FA 1. Ne consegue che il signor _ è subentrato personalmente alla FA 1, nel contratto di locazione relativo al _ e che quindi gli oneri sociali suoi personali e quelli relativi al personale da lui assunto, all'insaputa della FA 1 e comunque non alle dipendenze a nessun titolo di tale società, sono a suo carico esclusivo a partire dal 1.9.02. Per quanto concerne il danno relativo a oneri sociali che si riferiscono a periodi precedenti, gli stessi sono perenti."
(Doc. I)
1.6. La Cassa, in risposta, ha postulato l'integrale reiezione del gravame, precisando:
"
(...)
N.B.: il signor _ ha interposto opposizione alla nostra decisione di risarcimento danni. Viste le argomentazioni esposte nella sua opposizione, la Cassa ha deciso, per mancanza di elementi validi a sostegno della propria decisione di risarcimento danni, di abbandonare la procedura risarcitoria iniziata nei suoi confronti.
Nel merito del ricorso presentato dal signor RI 1 la Cassa osserva quanto segue:
Pto. 4
La controparte sostiene che nell'esposizione della Cassa, relativamente ai contributi scoperti, si afferma che per gli anni 1999 e 2000 i contributi sono stati integralmente pagati.
La nostra affermazione nella decisione su opposizione
(pag. 2 ultimo cpv.);
I contributi fino al 31 dicembre 1999 sono stati regolarmente pagati, come sono state interamente pagate, dopo l'emissione dei relativi precetti esecutivi, i contributi del 1., 2. e 3. trimestre 2000 e quelli del 3. trimestre 2001.
Questo significa che i contributi del 1., 2. e 3. trimestre 2000, sono stati pagati e di conseguenza per converso quelli del 4. trimestre e quelli del conguaglio 2000 risultano scoperti, come in effetti si può verificare dal dettaglio sull'evoluzione dei conteggi per l'anno 2000 (cfr. doc. 4) comunque già inviato al ricorrente con la decisione su opposizione.
(...)
Sempre in relazione al Pto.5, nel suo ricorso, il signor RI 1 afferma che la procedura di risarcimento danni è perenta in quanto la Cassa non avrebbe fatto valere il suo diritto nell'anno successivo da quando è venuta a conoscenza del danno. Secondo RI 1 questo è avvenuto il 16 aprile 2003, momento in cui la Cassa ha ricevuti gli attestati di carenza di beni da parte dell'Ufficio esecuzione.
Come già ribadito nella nostra decisione su opposizione (pag. 6), la data del 16 aprile 2003 si riferisce al giorno in cui è stato eseguito il pignoramento da parte degli incaricati dell'Ufficio esecuzione e non alla data in cui sono stati emessi gli attestati di carenza di beni.
I primi attestati di carenza di beni sono stati ricevuti dalla Cassa il 30 aprile 2003 (data di allestimento 28 aprile 2003 - cfr. doc. 5), per cui, in queste condizioni, anche volendo ancora applicare le vecchie disposizioni, ci si trova nel limite di perenzione di un anno, essendo la decisione di risarcimento danni, stata spedita, dalla Cassa il 26 aprile 2003 e distribuita dalla Posta il 27 aprile 2003.
Si ribadisce tuttavia ancora il concetto già espresso a pagina 6 della decisione su opposizione, secondo cui, in questo caso, deve essere applicata la nuova procedura valida dal 1° gennaio 2003 che prevede un termine di prescrizione, e non più di perenzione, di 2 anni.
Pto. 7
Nel ricorso, il signor RI 1, non ammette le proprie responsabilità dopo il 31 agosto 2002 contestando di conseguenza tutti i salari notificati dopo questa data.
In particolare, in base ad una comunicazione del 2 ottobre 2002 (cfr. doc. 6), sono stati notificati salari per Fr. 57'910.00 (salari versati fino al 31 agosto 2002). Ora in sede ricorsuale comunica che i salari versati alla signora _ per questo periodo ammonterebbero a Fr. 5'000.00 anziché 12'500.00. Di conseguenza i salari per questo periodo si ridurrebbero a Fr. 50'410.00 sul quale si dovrebbero conteggiare i relativi contributi.
Per quanto concerne le sue affermazioni relative alle responsabilità, da parte della Cassa non possono essere accettate, in quanto, in base alla dichiarazione del 10 settembre 2003 dell'Ufficio dei permessi, la FA 1 ha gestito il _ fino al 30 giugno 2003 (cfr. doc. 7).
La FA 1 o i suoi rappresentanti, prima di questa data, mai avevano notificato alla Cassa la cessazione dell'attività (per esempio 31 agosto 2002 come affermato dal ricorrente) e nemmeno avevano dato comunicazione analoga all'Ufficio preposto per la concessione dei permessi. Quindi appare piuttosto chiaro che anche dopo il 31 agosto 2002 era sempre la FA 1 che gestiva l'esercizio pubblico. Sembra proprio che il signor RI 1 si sia completamente dimenticato della società da lui amministrata.
Un fatto di questo tipo era già capitato nel 2000 allorquando si trattava di nominare l'Ufficio di revisione della società. All'epoca, questo suo modo di agire ha provocato lo scioglimento della società con decreto del 7 settembre 2000, revocato successivamente con decreto 27 settembre 2001 (cfr. doc. 8).
Secondo la Cassa è ora troppo semplicistico affermare che "dal 31 agosto la FA 1 non si occupava più della gestione dell'esercizio pubblico _ ".
Il 29 aprile del 2003, la Cassa è entrata in possesso della dichiarazione dei salari della FA 1 per l'anno 2002 di Fr. 79'210.00. Questo importo comprendeva anche i salari già notificati con lettera del 2 ottobre 2002 (Fr. 57’910.00).
Per quanto concerne la dichiarazione del ricorrente secondo la quale alla signora _ non sarebbero stati versati salari per un importo di Fr. 7'500.00 e di conseguenza corretta la dichiarazione salari in Fr. 5'000.00 (12'500.00 - 7'500.00) va ricordato che, secondo l'attuale giurisprudenza i contributi paritetici devono essere riscossi, indipendentemente dal momento in cui il salario è stato pagato, su tutte le retribuzioni dovute per il periodo di attività lucrativa durante il quale il salariato era soggetto all'obbligo di contribuzione (DTF 110 V 225).
Pertanto i contributi sociali sono dovuti dal momento in cui il lavoratore realizza il suo diritto al salario (RCC 1976, pag. 87).
Nell'ambito della legge assicurazione contro la disoccupazione (LADI), ad esempio, è richiesto che il lavoratore abbia esercitato un'attività salariata soggetta a contribuzione (DTF 113 V 352).
Fino all'entrata nel consiglio di amministrazione del signor RI 1, i contributi, seppur con un certo ritardo, venivano pagati regolarmente. Da quando è entrato nel consiglio di amministrazione, i contributi, venivano incassati dalla Cassa con la regolarità precedente. È tuttavia a decorrere dal 1. trimestre 2000 che sistematicamente i contributi dovevano essere incassati tramite procedura esecutiva. Diverse procedure esecutive iniziate sono sfociate in attestati di carenza di beni.
Pti. 9
,
10 e 11
come già riferito, in entrata della presente risposta, contro il signor _, la Cassa, ha desistito, dopo l'opposizione da lui inoltrata, nella procedura di risarcimento danni.
Già è stato detto in precedenza che l'amministratore unico della FA 1, il signor RI 1, aveva tutte le possibilità per interrompere, se così fosse stato, l'attività della FA 1 nella conduzione del _, sia presso la Cassa di compensazione che presso l'ufficio permessi." (doc. IV
)

in diritto
In ordine
2.1. La presente vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico ai sensi degli articoli 26 c cpv. 2 della Legge organica giudiziaria civile e penale e 2 cpv. 1 della Legge di procedura per le cause davanti al Tribunale delle assicurazioni (STFA del 21 luglio 2003 nella causa N., I 707/00; STFA del 18 febbraio 2002 nella causa H., H 335/00; STFA del 4 febbraio 2002 nella causa B., H 212/00; STFA del 29 gennaio 2002 nella causa R. e R., H 220/00; STFA del 10 ottobre 2001 nella causa F., U 347/98 pubblicata in RDAT I-2002 pag. 190 seg.; STFA del 22 dicembre 2000 nella causa H., H 304/99; STFA del 26 ottobre 1999 nella causa C., I 623/98).
2.2. Il 1° gennaio 2003 è entrata in vigore la legge sulla parte generale del diritto delle assicurazioni sociali (LPGA), che ha comportato la modifica di diverse disposizioni in ambito AVS, tra cui, in particolare, quelle riguardanti la responsabilità del datore di lavoro giusta l'art. 52 LAVS, nonché l'abrogazione degli artt. 81 e 82 OAVS.
Mentre, per quanto riguarda le norme sostanziali, da un punto di vista temporale sono di principio determinanti quelle in vigore al momento in cui si realizza la fattispecie che esplica degli effetti e il giudice delle assicurazioni sociali, ai fini dell'esame della vertenza, si fonda sui fatti che si sono realizzati fino al momento determinante dell'emanazione della decisione amministrativa contestata (DTF 129 V 4 consid. 1.2, 127 V 467 consid. 1, 126 V 136 consid. 4b, 121 V 366 consid. 1b; SVR 2003 IV Nr. 25 pag. 76 consid. 1.2; STFA del 20 marzo 2003 nella causa B., H 27/02, consid. 1, pag. 2; STFA del 9 gennaio 2003 nella causa A., P 76/01, consid. 1.3, pag. 4; STFA del 9 gennaio 2003 nella causa C., U 347/01, consid. 2 pag. 3; STFA del 9 gennaio 2003 nella causa P., H 345/01, consid. 2.1, pag. 3), le norme procedurali, in assenza di disposizioni transitorie, trovano immediata applicazione (SVR 2003, IV nr. 25 pag. 76 consid.
1.2; DTF 117 V 93 consid. 6b, 112 V 360 consid. 4a; Kieser, ATSG-Kommentar, Zurigo 2003, Art. 82 N. 8 pag. 820).
2.3. Ai sensi dell'art. 52 cpv. 1 LPGA le decisioni emesse in virtù dell'art. 49 LPGA possono essere impugnate entro trenta giorni mediante opposizione all'istanza che le ha notificate.
In via di principio, come visto (cfr. consid. 2.2), questa norma di procedura entra in vigore immediatamente. Ciò significa che tutte le decisioni emanate dopo il 1° gennaio 2003 sono rette dalla procedura di opposizione che si applica a tutti i campi delle assicurazioni sociali, ad eccezione della previdenza professionale. In una sentenza del 23 ottobre 2003 nella causa i. S pubblicata in DTF 130 V 1 ( = SVR 2004 AHV Nr. 3), il TFA ha inoltre stabilito che se l'azione di risarcimento danni è stata promossa ancora nel 2002, la procedura si determina secondo le disposizioni del vecchio diritto, altrimenti si applica il nuovo diritto. In quest'ultima evenienza, se l'assicurato si oppone alla decisione amministrativa, la cassa di compensazione deve rendere una decisione su opposizione impugnabile in via di ricorso.
L'art. 52 cpv. 2 LPGA stabilisce che le decisioni su opposizione vanno pronunciate entro un termine adeguato. Sono motivate e contengono un avvertimento relativo ai rimedi giuridici.
Nel merito
2.4. In virtù dell'art. 52 cpv. 1 LAVS - sia nella sua versione in vigore sino al 31 dicembre 2002 che in quella valida dal 1. gennaio 2003 - il datore di lavoro deve risarcire il danno che egli ha provocato violando, intenzionalmente o per negligenza grave, le prescrizioni (dell’assicurazione).
I presupposti dell'obbligo di risarcimento sono quindi l'esistenza di un danno, la violazione delle prescrizioni vigenti in materia di contributi paritetici da parte del datore di lavoro, e l'intenzionalità o la negligenza grave.
Nell’ipotesi in cui il datore di lavoro è una persona giuridica, che è stata sciolta allorché la pretesa viene fatta valere, possono essere convenuti, in via sussidiaria, i suoi organi responsabili (DTF 123 V 15 consid. 5b con riferimenti; SVR 2001 AHV Nr. 6, pag. 20).
Sussidiarietà significa che la cassa di compensazione deve innanzitutto rivolgersi al datore di lavoro. Solo nel caso in cui il datore di lavoro non può far fronte al suo obbligo contributivo la cassa di compensazione può agire sussidiariamente e direttamente contro i suoi organi. Generalmente questo è il caso in cui la cassa accusa un danno a seguito del fallimento della società datrice di lavoro (Nussbaumer, Die Haftung des Verwaltungsrates nach Art. 52 AHVG, in AJP 1996 pag. 107; Frésard, Les développements récents de la jurisprudence du Tribunal fédéral des assurances relative à la responsabilité de l’employeur selon l’art. 52 LAVS, in RSA 1991, pag. 163).
In questo contesto si situa anche il rilascio dell’attestato di carenza beni definitivo in una procedura di esecuzione in via di pignoramento. Tale documento attesta ufficialmente, oltre al mancato adempimento all’obbligo di versare i contributi, l’insolvibilità del datore di lavoro. Quindi alla Cassa è lecito richiedere il risarcimento ex art. 52 LAVS agli organi anche se la società esiste giuridicamente (RCC 1988 pag. 137 consid. 3c). Per questo, dalla notifica di tale atto, non vi è motivo per non iniziare una procedura di risarcimento contro i suoi organi sussidiariamente responsabili (RCC 1988 pag. 137 consid.
3c, confermato in RCC 1991 pag. 135 consid. 2a; cfr. la critica di Kunz, Die Schadenersatzpflicht des Arbeitsgebers in der AHV, tesi Winterthur 1989, pag. 63).
Il TFA ha recentemente riesaminato il problema della responsabilità sussidiaria degli organi ed ha concluso che la prassi finora adottata a proposito dell'art. 52 LAVS deve essere ancora mantenuta (DTF 129 V 11 = Pratique VSI pag. 79 ss).
L'Alta Corte ha in particolare precisato che né dal Messaggio del Consiglio federale concernente l'11a revisione dell'AVS ( DTF 129 V 13 consid. 3.3.), né dai lavori preparatori della LPGA (DTF 129 V 13 consid. 3.5.) sono emerse indicazioni per un cambiamento della prassi finora adottata. Restano quindi interamente applicabili le massime giurisprudenziali ivi riportate.
2.5.
Il ricorrente con l'opposizione ha sollevato l'eccezione di perenzione, sostenendo che con l’emissione del primo attestato di carenza beni (che il ricorrente fa risalire al 16 aprile 2003) il credito risarcitorio della Cassa sarebbe perento essendo il termine di perenzione applicabile alla fattispecie quello del vecchio art. 82 OAVS.
La Cassa, per contro, sostiene che la data a partire dalla quale il termine di perenzione inizia a decorrere è quella del rilascio del primo attestato di carenza beni del 28 aprile 2003 (doc. 5) ed, inoltre, che il termine applicabile alla fattispecie è quello del nuovo art. 52 cpv.3 LAVS, termine di prescrizione di 2 anni, e non quello annuale di perenzione ai sensi del vecchio art. 82 cpv. 1 OAVS.
Come visto ai considerandi precedenti, il 1° gennaio 2003 è entrata in vigore la legge sulla parte generale del diritto delle assicurazioni sociali (LPGA), che ha modificato diverse disposizioni in ambito AVS, tra cui, in particolare, quelle riguardanti la responsabilità del datore di lavoro giusta l'art. 52 LAVS, ciò che ha comportato l'abrogazione degli artt. 81 e 82 OAVS.
Con questa nuova norma il legislatore ha voluto sostituire il precedente termine di perenzione di un anno (che, contrariamente al tenore letterale dell’art. 82 vOAVS che parlava di
"prescrizione",
trattava di termini di perenzione, che venivano accertati d’ufficio; cfr. anche DTF 128 V 12, consid. 1; DTF 126 V 451, consid. 2a; STFA del 24 gennaio 2002 nella causa L., H 51/00, consid. 5a) con un termine di prescrizione di due anni (cfr. "Novità nel campo dell'azione di risarcimento danni ex art. 52 LAVS della Cassa di compensazione AVS/AI/IPG nei confronti del datore di lavoro, RDAT II 2002 pag. 525 s).
Il capoverso 3 del nuovo artico 52 LAVS stabilisce che:
"
Il diritto al risarcimento del danno si prescrive in due anni, dal momento in cui la cassa di compensazione competente ha avuto notizia del danno, ma in ogni caso in cinque anni dall’insorgere del danno. Questi termini possono essere interrotti. Il datore di lavoro può rinunciare a eccepire la prescrizione."
Ora, come abbiamo visto al considerando 2.1., per quanto riguarda l'applicazione di norme di diritto materiale, da un punto di vista temporale sono di principio determinanti quelle in vigore al momento in cui si realizza la fattispecie che esplica degli effetti e il giudice delle assicurazioni sociali, ai fini dell'esame della vertenza, si fonda sui fatti che si sono realizzati fino al momento determinante dell'emanazione della decisione amministrativa contestata (DTF 129 V 4 consid. 1.2, 127 V 467 consid. 1, 126 V 136 consid. 4b, 121 V 366 consid. 1b; SVR 2003 IV Nr. 25 pag. 76 consid. 1.2; STFA del 20 marzo 2003 nella causa B., H 27/02, consid. 1, pag. 2; STFA del 9 gennaio 2003 nella causa A., P 76/01, consid. 1.3, pag. 4; STFA del 9 gennaio 2003 nella causa C., U 347/01, consid. 2 pag. 3; STFA del 9 gennaio 2003 nella causa P., H 345/01, consid. 2.1, pag. 3).
Le norme che regolano la perenzione o la prescrizione sono d'ordine materiale. È quindi necessario definire quando i fatti giuridicamente importanti hanno esplicato il loro effetto.
Nella fattispecie la Cassa ha sistematicamente diffidato e precettato la SA dal mese di maggio 2000 rispettivamente dal mese di giugno 2000 (doc. 4).
In data 28 aprile 2003, 31 ottobre 2003, 26 novembre 2003, 7 gennaio 2004 e 15 marzo 2004, l'UE di Lugano ha rilasciato diversi attestati di carenza beni (doc. 5).
Come abbiamo visto, dal 1° gennaio 2003 è in vigore il nuovo art. 52 LAVS.
Con questa nuova norma il legislatore ha voluto sostituire il precedente termine di perenzione di un anno con un termine di prescrizione di due anni (cfr. art. 52 cpv. 3 LAVS).
Gli attestati di carenza beni agli atti (tutti del 2003 e 2004) esplicano degli effetti materiali (che, come vedremo, segnano il momento dell’insorgenza e della conoscenza del danno, cfr. consid. 2.6 e 2.7) dalla data del loro rilascio, per cui non si comprendono le allegazioni di diritto di entrambe le parti in causa in merito al termine applicabile in concreto entro cui far valere la pretesa risarcitoria, dal momento che, essendo gli attestati di carenza beni tutti posteriori alla data dell’entrata in vigore della LPGA rispettivamente del nuovo art. 52 LAVS, il diritto (materiale) applicabile risulta essere chiaramente quello in vigore dal 1° gennaio 2003.
2.6. Si tratta ora di determinare da quando far partire il termine di prescrizione di due anni, ritenuto che la decisione di risarcimento danni é del 26 aprile 2004.
La giurisprudenza sviluppatasi attorno all'art. 82 vOAVS stabilisce
che, il diritto al risarcimento dei danni si prescrive quando la Cassa di compensazione non lo fa valere mediante una decisione entro un anno dal momento in cui ne ha avuto conoscenza e, in ogni caso, decorsi 5 anni dal giorno in cui essi si sono avverati.
D’altra parte la Cassa ha conoscenza del danno nel momento in cui, facendo uso dell’attenzione da lei esigibile, accerta che la situazione di fatto non permette l’esazione dei contributi e consente di fondare la decisione di risarcimento (DTF 128 V 17, consid. 2a, 126 V 444 consid. 3a, 121 III 388 consid. 3a e b, 119 V 92 con riferimenti; cfr. anche DTF 121 V pag. 240).
Il termine perentorio di un anno inizia inoltre a decorrere solo dal giorno in cui, accanto al danno, la Cassa ha pure conoscenza della persona tenuta al risarcimento (STFA del 23 agosto 2002 nella causa V. V. e M. C., H 405+406/00, consid. 3.4; STFA del 4 aprile 2002 nella causa T. F SA, H 221/01, consid. 3b e riferimenti; Pratique VSI 2002 pag. 96; DTF 111 V 14; RCC 1991 pag. 132).
Il TFA ha pure precisato che il credito risarcitorio della Cassa nasce il giorno in cui il danno è causato. Nell’ambito di un fallimento del datore di lavoro detto giorno è quello dell’apertura del fallimento stesso, poiché è da questo momento che gli oneri sociali scoperti non possono più essere recuperati seguendo la procedura ordinaria (DTF 123 V 15 consid. 5b e c, 170 consid. 2b, 121 III 384 consid. 3bb, 388 consid. 3a e b riferimenti; principi recentemente riconfermati in STFA inedita dell'8 novembre 1999 in re G. H., pag. 4).
Decisiva per la decorrenza del termine per far valere la pretesa risarcitoria non è però la data d’insorgenza del danno, ma quella in cui la cassa di compensazione
ne viene effettivamente a conoscenza
(Nussbaumer, “Das Schadenersatzverfahren nach art. 52 AHVG” pag. 109, in Aktuelle Fragen aus dem Beistragsrecht der AHV, Veröffentlichungen des Schweizerischen Instituts für Verwaltungskurse an der Universität St. Gallen, volume 44, S. Gallo 1998; STFA inedita dell'8 novembre 1999 in re G. H., pag. 4).
Quando il danno risulta da un fallimento, il momento della “conoscenza del danno” ai sensi dell’art. 82 cpv. 1 vOAVS non coincide con quello in cui la cassa è a conoscenza della ripartizione finale o riceve un attestato di carenza beni; la giurisprudenza del TFA considera in effetti che il creditore intenzionato a chiedere il risarcimento di un danno subito in un fallimento conosce sufficientemente il suo pregiudizio,
in via di massima
, quando è informato del suo collocamento nella liquidazione; a quel momento egli conosce o può conoscere l’importo dell’inventario, il suo proprio collocamento nella liquidazione, nonché il dividendo prevedibile (SVR 2002 AHV Nr. 18, consid. 2b; DTF 126 V 444). I medesimi principi sono applicabili anche nel caso di un concordato con abbandono dell’attivo (DTF 121 III 388 consid. 3b; 119 V 92 consid. 3 con riferimenti).
La conoscenza del danno può, in presenza di particolari circostanze, sussistere già
prima
del deposito dello stato di graduatoria; segnatamente allorquando la Cassa è stata resa edotta dall’amministrazione del fallimento, in seguito ad un’assemblea dei creditori, che nessun dividendo verrà distribuito ai creditori della sua classe. L’esistenza di tali circostanze viene ammessa con riserbo: delle semplici indiscrezioni o delle informazioni provenienti da persone non autorizzate non permettono ancora di fondare e di motivare l’istanza giudiziaria (DTF 118 V 196 consid. 3b; 116 II 162; RCC 1992 pag. 504 consid. 3b; riguardo al riconoscimento del danno al momento della prima assemblea dei creditori cfr. Pratique VSI 1996 pag. 167 consid. 3c/aa = DTF 121 V 240 consid. 3c/aa). Tuttavia può accadere che la conoscenza del danno può avvenire
dopo
il deposito dello stato di graduatoria se, a questo momento, l’ammontare effettivo degli attivi non è stato ancora stabilito, poiché, ad esempio, gli immobili devono dapprima essere venduti, per cui l'amministrazione del fallimento non può fornire nessuna indicazione in merito a un possibile dividendo.
(DTF 118 V 196 consid. 3b; RCC 1992, pag. 266 consid. 5c, Nussbaumer, op. cit., pag. 406).
In un’esecuzione per via di pignoramento
la conoscenza del danno coincide con la notifica dell’attestato di carenza beni ai sensi dell’art. 115 cpv. 1, in relazione con l’art. 149 LEF questo anche nell’ipotesi in cui il datore di lavoro è una persona giuridica non ancora sciolta per fallimento.
Da quel momento decorre il termine per far valere la pretesa risarcitoria (STFA del 19 agosto 2003 nella causa M, H 142/03, consid. 4.2 e 4.3; STFA del 5 giugno 2003 nella causa V.C. e R. G., consid. 4.3; STFA del 20 marzo 2003 nella causa W., H 265/00, consid. 3.6.; STFA del 19 febbraio 2003 nella causa A., B., C., D., E., H 284/02, consid.
7.2.; DTF 113 V 257s = RCC 1988 pag. 136; RCC 1991 pag. 132; Nussbaumer, Les caisses de compensation en tant que parties à une procédure de réparation d’un dommage selon l’art. 52 LAVS in RCC 1991 pag. 405 in fine).
Tuttavia ciò non è il caso quando si tratta di un attestato di carenza di beni provvisorio, in quanto generalmente in quel momento non si ha conoscenza del danno. Questo atto infatti obbliga la Cassa di compensazione, dal punto di vista del diritto dei contributi, a inoltrare una domanda di vendita ed attendere il relativo esito. Diverso è il caso allorquando, secondo le circostanze, manifestamente dalla realizzazione non ci si può attendere alcun ricavo (STFA del 19 agosto 2003 nella causa M, H 142/03, consid. 4.2 e 4.3; RCC 1988 pag. 322, 1991 pag. 135 consid. 2a in fine).
Il momento della “conoscenza del danno” può quindi avvenire precedentemente al fallimento, ossia in caso di rilascio di un attestato di carenza beni durante un’esecuzione in via di pignoramento (DTF 113 V 256 con riferimenti), oppure, a determinate condizioni, durante una moratoria concordataria (DTF 121 V 241 consid. 3c/bb in fine; AHI Praxis 1995 pag. 164, consid. 4d).
Ad esempio in una sentenza del 1° febbraio 1995 pubblicata in Pratique VSI 1995 pagg. 169 e ss, il TFA si è posto la questione di sapere se la Cassa doveva informarsi dei motivi che hanno portato al rifiuto dell'omologazione di un concordato con abbandono dell'attivo e se doveva, se del caso, intraprendere il necessario per salvaguardare il termine di perenzione annuo dell'art. 82 cpv. 1 vOAVS. A tale quesito l'Alta Corte ha risposto affermativamente, in quanto la Cassa, che all'epoca secondo la vecchia LEF era collocata in seconda classe, nella sua qualità di creditore privilegiato non poteva disinteressarsi dei motivi che hanno indotto il giudice a rifiutare l'omologazione, che in quella fattispecie le avrebbero fatto comprendere che il suo credito non sarebbe stato totalmente coperto con il dividendo che poteva sperare di ottenere dal fallimento (Pratique VSI 1995 pag. 173).
In una recente sentenza del 6 novembre 2000 pubblicata in Pratique VSI 2001 pagg. 194 e ss, il TFA ha stabilito che la perdita del privilegio nel fallimento per i crediti di contributi dovuti, non modifica assolutamente l'attuale giurisprudenza secondo la quale di norma la Cassa di compensazione, in caso di fallimento del datore di lavoro, viene a conoscenza del danno solo al momento del deposito della graduatoria.
2.7. In un’esecuzione per via di pignoramento la conoscenza del danno coincide dunque con la notifica dell’attestato di carenza beni ai sensi dell’art. 115 cpv. 1 LEF, in relazione con l’art. 149 LEF, e questo anche nell’ipotesi in cui il datore di lavoro è una persona giuridica non ancora sciolta per fallimento. Da quel momento decorre il termine di perenzione di un anno del vecchio art. 82 cpv. 1 OAVS, rispettivamente del nuovo termine di prescrizione di due anni del nuovo art. 52 cpv. 3 LAVS (STFA del 19 agosto 2003 nella causa M, H 142/03, consid. 4.2 e 4.3; STFA del 5 giugno 2003 nella causa V.C. e R. G., consid. 4.3; STFA del 20 marzo 2003 nella causa W., H 265/00, consid. 3.6.; STFA del 19 febbraio 2003 nella causa A., B., C., D., E., H 284/02, consid.
7.2.; DTF 113 V 257s = RCC 1988 pag. 136; RCC 1991 pag. 132; Nussbaumer, Les caisses de compensation en tant que parties à une procédure de réparation d’un dommage selon l’art. 52 LAVS in RCC 1991 pag. 405 in fine).
Il fatto che la Cassa debba sistematicamente diffidare la società per il pagamento dei contributi (nel caso di specie sin dal 2000, fatto questo, come visto, non contestato dal ricorrente), non significa ancora che la stessa abbia già subito un danno. La Cassa subisce un danno quando si rende conto (o, secondo le attenzioni del caso, doveva rendersi conto) dell'irrecuperabilità dei contributi sociali. Il caso più emblematico è proprio quello del rilascio dell'attestato di carenza beni a seguito di pignoramento che segna il momento dell'insorgenza del danno come pure quello della conoscenza del danno (STFA del 19 agosto 2003 nella causa M, H 142/03, consid. 4.2 e 4.3; STFA del 5 giugno 2003 nella causa V.C. e R. G., consid. 4.3; STFA del 20 marzo 2003 nella causa W., H 265/00, consid. 3.6.; STFA del 19 febbraio 2003 nella causa A., B., C., D., E., H 284/02, consid. 7.2.). Del resto con l'attestato di carenza beni (definitivo) a seguito di pignoramento si anticipa quello che è normalmente il momento della conoscenza del danno, ossia prima del deposito della graduatoria nel fallimento o prima della sospensione del fallimento per mancanza di attivi ai sensi dell'art. 230 LEF. Nemmeno il rilascio dell'attestato di carenza beni provvisorio è sufficiente per valutare l'estensione e la conoscenza del danno. Questo atto infatti obbliga la Cassa di compensazione, dal punto di vista del diritto dei contributi, a inoltrare una domanda di vendita ed attendere il relativo esito. Diverso è il caso allorquando, secondo le circostanze, manifestamente dalla realizzazione non ci si può attendere alcun ricavo (STFA del 19 agosto 2003 nella causa M, H 142/03, consid. 4.2 e 4.3; RCC 1988 pag. 322; RCC 1991 pag. 135 consid. 2a in fine).
Nella STFA del 19 agosto 2003 nella causa M, H 142/03, consid. 4., l'Alta Corte ha infatti sentenziato come segue (sottolineature del redattore):
"
(...)
4.
4.1 Dans un premier moyen, le recourant fait valoir que, contrairement à l'avis de la juridiction cantonale, la péremption d'une année en matière de connaissance du dommage (art. 82 al. 1 RAVS) était acquise lorsque la caisse a rendu sa décision en réparation, le 20 mars 1996. Selon lui, le point de départ du délai de connaissance du dommage a commencé à courir dès la notification du procès-verbal de saisie provisoire du 30 janvier 1995. En effet, il en ressortait que la valeur des biens saisissables s'élevait à 6'610 fr., alors que les créances de l'intimée pour la poursuite engagée atteignaient, aux yeux du recourant, environ 50'000 fr. De l'avis de M._, la caisse devait savoir dès ce moment-là qu'elle allait perdre, dans une très large mesure, sa créance de cotisations, ce d'autant plus qu'elle avait été avertie de la situation financière précaire de X._ SA (courrier de D._ AG du 10 février 1994 à l'intimée) et informée de la cessation des activités de la société dès le 7 juin 1994 (courrier de X._ SA du 4 octobre 1994 à l'intimée).
4.2 Selon la jurisprudence concernant le moment de la connaissance du dommage au sens de l'art. 82 al. 1 RAVS, lorsque la caisse de compensation subit un dommage à cause de l'insolvabilité de l'employeur et en dehors de la faillite de ce dernier, le moment de la connaissance du dommage et, partant, le point de départ du délai d'une année coïncident avec le moment de la délivrance d'un acte de défaut de biens ou d'un procès-verbal de saisie selon l'art. 115 LP (ATF 113 V 256 consid. 3c, RCC 1988 p. 323 consid. 3b). Ceci ne vaut cependant que pour l'acte de défaut de biens définitif au sens de l'art. 115 al. 1 LP (en corrélation avec l'art. 149 LP), soit lorsque le procès-verbal de saisie indique que les biens saisissables font entièrement défaut. En revanche, on ne peut pas retenir que le dommage est survenu ou connu au sens de l'art. 82 al. 1 RAVS lorsque c'est sur la base d'une simple estimation de l'office des poursuites que les biens saisissables sont considérés comme insuffisants et qu'on ne peut par conséquent admettre que les créances sont totalement irrécouvrables. Du point de vue du droit des cotisations, l'acte de défaut de biens provisoire au sens de l'art. 115 al. 2 LP, dont le procès-verbal de saisie tient alors lieu, habilite et oblige la caisse de compensation à déposer une demande de réquisition de vente et à en attendre le résultat. Dès lors, la remise d'un tel acte de défaut de biens après saisie ne coïncide en règle générale pas avec le commencement du délai de péremption d'une année. Demeurent réservés les cas où, selon les circonstances, il n'y a manifestement plus rien à espérer de la procédure de réalisation (RCC 1988 p. 323 consid. 3c, 1991 p. 135 consid. 2a; voir aussi ATF 116 V 76 consid. 3c).
4.3 Au vu de ce qui précède, la notification du procès-verbal de saisie à l'intimée, le 31 janvier 1995, lequel valait acte de défaut de biens provisoire puisqu'il faisait état de biens saisissables (art. 115 al. 2 LP), ne peut fonder le point de départ de la connaissance du dommage. Il n'existe pas non plus en l'espèce de circonstances spéciales permettant de croire qu'il n'y avait manifestement plus rien à espérer de la procédure de réalisation. A cet égard, le recourant invoque en vain que la caisse savait dès le début du mois d'octobre 1994 que la société n'était plus active et faisait face à des difficultés financières, de sorte qu'elle aurait dû savoir que la réalisation des biens inventoriés ne lui procurerait pas un dédommagement satisfaisant. En effet, le courrier adressé par A._ à l'intimée le 4 octobre 1994 ne l'informait que de la fermeture, à partir du 7 juin 1994, de la pharmacie exploitée par la société, sans mentionner X._ SA en tant que telle. L'intimée pouvait donc en déduire que la société cessait son activité en rapport avec l'exploitation de la Pharmacie Z._, mais ignorait en revanche si X._ SA poursuivait d'autres activités qui faisaient partie de son but social, telles par exemple la participation à des entreprises chimiques ou pharmaceutiques, susceptibles de lui procurer d'autres revenus. Par ailleurs, le simple fait d'avoir été mise au courant de la situation financière précaire de la société par sa fiduciaire en février 1994, ne permettait pas à la caisse de se faire une opinion sur le recouvrement ultérieur de ses créances.
Dans ces circonstances, la délivrance d'un acte de défaut de biens provisoire, le 31 janvier 1995, ne permettait pas encore, conformément à la jurisprudence citée, d'estimer suffisamment l'étendue du dommage pour que sa connaissance puisse en être imputée à la caisse. En l'occurrence, le départ du délai de péremption d'une année est intervenu au moment de la suspension de la faillite faute d'actifs, soit à la date déterminante de la publication de cette mesure dans la FOSC - ici, dans la Feuille d'avis officiel du canton de Genève, le 12 avril 1995 - conformément à la jurisprudence
(ATF 129 V 195 consid. 2.3, 128 V 12 consid. 5a et les arrêts cités), même si la liquidation sommaire a été ordonnée par la suite (ATF 128 V 14 consid. 5c). La décision en réparation du dommage datée du 20 mars 1996 n'était donc pas tardive.
Partant, le moyen tiré de la péremption se révèle infondé (...)."
Riassumendo quanto stabilito dal TFA, il termine di prescrizione di due anni ex art. 52 cpv. 3 LAVS, parte di regola con il rilascio dell'attestato di carenza beni definitivo.
Nella fattispecie in esame, ritenuto che la decisione di risarcimento danni é del 26 aprile 2004 ed il primo attestato di carenza beni del 28 aprile 2003 (e non, come sostiene il ricorrente, del 16 aprile 2003, data questa dove si è proceduto al pignoramento, in casu risultato infruttuoso, cfr. doc. 5), il termine di prescrizione biennale ex art. 52 cpv. 3 LAVS, applicato alla fattispecie in esame, risulta essere stato
ampiamente rispettato
.
2.8. Si ha un danno ai sensi dell'art. 52 LAVS ogni qualvolta dei contributi paritetici legalmente dovuti all'AVS sfuggono a questa assicurazione. Il danno subentra allorquando questi contributi non possono essere riscossi per motivi di diritto o di fatto. Questo per intervenuta perenzione ai sensi dell’art. 16 cpv. 1 LAVS o per insolvenza del datore di lavoro (Nussbaumer, in AJP 1996 pag. 1076; DTF 123 V 15, 16, consid. 5b, 98 V 26). L'ammontare del danno corrisponde a quello dei contributi che il datore di lavoro avrebbe dovuto versare (DTF 98 V 26 = RCC 1972 pag. 687; Frésard, La responsabilité de l’employeur pour le non-paiement de cotisations d’assurances sociales selon l’art. 52 LAVS, in RSA 1987, no. 10, pag. 9).
Costituiscono elementi del danno risarcibile, tra l’altro, i contributi AVS/AI/IPG, sia per la parte del salariato che quella del datore di lavoro (STFA del 28 ottobre 2002 nella causa P. e F., H166/02, consid. 4.1.; STCA del 10 giugno 2002 nella causa A., Inc. 31.02.10., consid. 2.3; Pratique VSI 1994 pag. 104); i contributi della disoccupazione (STFA del 4 ottobre 2002 nella causa A. e T., H 346/01, consid. 4); i contributi dovuti all’assicurazione cantonale degli assegni familiari, le spese di amministrazione; gli interessi moratori (art. 41bis OAVS), le spese esecutive (cfr. la giurisprudenza citata in: Trisconi-Rossetti, L’azione di risarcimento danni della Cassa di compensazione AVS/AI/IPG nei confronti del datore di lavoro ex art. 52 LAVS, RDAT II 1995 pag. 369 s; vedi anche la numerosa giurisprudenza citata in Istituto delle assicurazioni sociali, "Novità nel campo dell'azione di risarcimento danni ex art. 52 LAVS della Cassa di compensazione AVS/AI/IPG nei confronti del datore di lavoro, RDAT II 2002 pag. 519 s; STFA del 24 ottobre 2000 nella causa T., C. e S., H 113/00, consid. 6). Non sono invece computabili le multe inflitte dalla Cassa (STFA del 19 agosto 2003 nella causa M., H 142/03, consid. 5.6; STFA del 4 novembre 1996 nella causa A., H 194/96).
2.8.1. RI 1 contesta l'importo fatto valere dalla Cassa quale danno ex art. 52 LAVS adducendo che la composizione del danno (oltre alle spese e agli interessi) non sarebbe chiara.
Per quel che concerne l'ammontare del danno, spetta all’amministrazione di documentare la propria pretesa mediante estratti, salari, fatture, estratti conto ecc. (Trisconi-Rossetti, op. cit., RDAT II 1995, pag. 396, N.4.4.2.).
Tuttavia va ricordato che, in applicazione del principio dell’obbligo di collaborazione delle parti, in caso di contestazione, incombe alla controparte portare le prove che l’importo del danno richiesto dalla cassa di compensazione non è corretto ( RCC 1991 pag. 133, consid. II/1b).
Del resto, secondo la giurisprudenza del TFA, se il credito fatto valere dalla cassa di compensazione in una procedura di risarcimento danni si basa su una decisione di fissazione di contributi arretrati cresciuta in giudicato, l’ammontare del danno fatto valere davanti all’autorità cantonale di ricorso può essere rivisto soltanto se vi sono motivi di indubbia erroneità dei contributi. Questo vale anche nel caso in cui la decisione di fissazione dei contributi non sia stata indirizzata personalmente alle singole persone chiamate in seguito in causa (RCC 1991, pag. 133, consid. II/1b; cfr. Trisconi-Rossetti, op. cit., RDAT II 1995, pag. 374, N.4.3.6).
Infatti, la possibilità di ricorrere contro la decisione sui contributi arretrati protegge in modo sufficiente gli organi del datore di lavoro divenuto insolvibile contro il rischio di dover assumere crediti di risarcimento ingiustificati (STFA inedita del 14 dicembre 1998 in re R.G., consid. 3c, H 234/97, del 6 gennaio 1998 in re A.D.M. consid. 6c, H 99/95).
Ora, in casu il ricorrente si limita a contestare in modo generico il credito risarcitorio della Cassa senza minimamente indicare in cosa la Cassa avrebbe sbagliato, contravvenendo quindi all'obbligo di collaborazione sancito dalla giurisprudenza (RCC 1991 pag. 133, consid. II/1b; STCA dell'8 agosto 2002 nella causa A.M., A. P., A.M. e F.M., Inc. 31.2001.24-27, consid. 2.6.; STCA del 28 maggio 2002 nella causa A., Inc. 31.01.15, consid. 2.4).
L'argomentazione sollevata è meramente pretestuosa dato che, dallo specchietto concernente l'evoluzione del debito contributivo (doc. 15), dagli estratti conto dei contributi (doc. 14), dalle dichiarazione dei salari (doc. 6, 9-13) e dagli attestati di carenza beni (doc. 5) risulta chiaramente l'importo dei contributi non saldati. Lo stesso vale per quanto attiene agli assegni di famiglia (doc. 3). Il danno ammonta dunque a fr. 27'905.65.
2.8.2. I
l ricorrente contesta l'importo del danno sostenendo inoltre che i conteggi e la relativa pretesa risarcitoria non sarebbero conformi ai salari effettivamente percepiti dalla signora _.
In concreto, per quanto riguarda l'affermazione del ricorrente secondo la quale lo stipendio versato alla signora _ non ammonterebbe a fr. 12'500.-- (come dichiarato il 2 ottobre 2002, cfr. doc. 6) ma solo a fr. 5'000.--, per cui l’ammontare dei salari su cui calcolare le trattenute sociali sino al 31 agosto 2002 sarebbe di fr. 50'410.-- (e non 57'910.--, cfr. doc. 6) e che tale fatto sarebbe stato anche accertato dal contabile della _ (doc. N), questo TCA non può che attenersi alle dichiarazioni dei salari prodotte in causa, dalle quali si evince l'entità dei salari che il datore di lavoro ha dichiarato di aver versato ai dipendenti (STCA del 14 ottobre 2002 nella causa T. e V., Inc. 31.01.38-39, consid. 2.5). Va rammentato al ricorrente che è stato proprio lui a sottoscrivere la dichiarazione 2 ottobre 2002 dove veniva attestato per la signora _ un salario di fr. 12'500.-- (doc. 6).
Ad ogni buon conto, la giurisprudenza è chiara in merito alla questione dei salari dichiarati sulle distinte dei salari ma non effettivamente versati al dipendente (“promesse di salario”).
Il TCA in una sentenza del 25 gennaio 1995 nella causa C., inc. LAVS 52 103/94, ha sentenziato come segue:
"
(...)
Perciò, il TFA già nel 1961 aveva avuto occasione di precisare (RCC 1961, pag. 416 consid.
1):
Que certaines cotisations aient ou n'aient pas été déduites du salaire ne change rien à l'étendue du dommage: dans les deux cas, l'assurance se voit frustrée de cotisations qui lui reviennent."
Quindi il danno della Cassa del quale risponde il datore di lavoro che ha violato le prescrizioni, si estende su tutti i contributi dovuti e non pagati.
In particolare il datore di lavoro non può sottrarsi al suo dovere di risarcire la Cassa, sospendendo oltre che il pagamento dei contributi pure il pagamento dei salari.
In ogni caso, il datore di lavoro è tenuto a versare su detti salari, siano essi dovuti o versati, acconti mensili o trimestrali, nonché il conguaglio di fine anno quale pagamento dei contributi sociali. Se non lo fa egli viola le prescrizioni, per cui se alla Cassa ne deriva un danno egli può essere chiamato a rispondere (...)".
Il TCA, con una sentenza del 30 settembre 1998 nella causa R.N e S.N., 31.97.13-14, si è chinato su un altro caso simile, sentenziando:
"
(...) Per quanto riguarda, infine, l’ammontare del danno si osserva che esso corrisponde all’importo dei contributi che il datore di lavoro era tenuto a versare alla Cassa in virtù delle disposizioni della LAVS.
I contributi sono dovuti a partire dall’istante in cui sorge il diritto al salario. Il datore di lavoro non può quindi sottrarsi al dovere di risarcire il danno sospendendo il pagamento dei salari pur esercitando un'attività lucrativa (RDAT II 1995 p. 371 e giurisprudenza ivi citata).
In tali circostanze quindi infondata è l’allegazione dei coniugi N., secondo cui il danno non va risarcito, in quanto durante il periodo in cui sono sorte le difficoltà finanziarie, gli interessati e i figli non hanno più percepito il salario.
Inoltre, in caso di contestazione del danno, incombe al convenuto rendere verosimile quali poste non sono corrette (...)".
Inoltre va rilevato che i contributi paritetici devono essere riscossi, indipendentemente dal momento in cui il salario è pagato, su tutte le retribuzioni dovute per il periodo di attività lucrativa durante la quale il salariato era soggetto a obbligo di contribuzione (DTF 110 V 225). Pertanto, secondo la giurisprudenza, i contributi sociali sono dovuti dal momento in cui il lavoratore dipendente realizza il suo diritto al salario (RCC 1976, pag. 87). Nell'ambito della LADI, ad esempio, è richiesto che il lavoratore abbia esercitato un'attività salariata soggetta a contribuzione (DTF 113 V 352).
Di conseguenza, non è determinante sapere se effettivamente il salario sia stato versato al lavoratore.
In una sentenza del 7 dicembre 2001 nella causa J., H 186/01, consid. 3, il TFA ha ribadito il concetto precisando quanto segue:
"
(...) 3.- En l'espèce, la recourante ne conteste ni sa qualité d'organe de la société, ni le calcul du montant de 12 009 fr. Elle soutient, en revanche, d'une part, que ce montant correspond aux cotisations afférentes à son propre salaire, par 153 426 fr. 25, et que, cette somme n'ayant pas été encaissée dans l'espoir de voir la situation économique de la société se redresser, elle ne pouvait donner lieu à la perception de cotisations, si bien que la somme de 12 009 fr. réclamée par la caisse ne constituerait pas un dommage au sens de l'art. 52 LAVS. Elle conteste, d'autre part, avoir commis une quelconque négligence.
a) La cour de céans ne saurait suivre la recourante dans son argumentation. Conformément aux art. 4 al. 1 et 14 al. 1 LAVS, les cotisations des assurés qui exercent une activité lucrative sont calculées en pourcent du revenu provenant de l'exercice d'une activité lucrative. Elles sont retenues lors de chaque paie et doivent être versées périodiquement par l'employeur en même temps que la cotisation d'employeur. Les modalités de paiement du salaire, convenues entre employeur et employé, demeurent sans incidence sur la perception des cotisations. Ainsi, les parties aux rapports de travail peuvent-elles convenir d'un paiement en espèce ou du versement du salaire sur un compte. Selon la jurisprudence, dans cette dernière hypothèse, un revenu est réputé réalisé et donne lieu à la perception de cotisations au moment où il est porté en compte (RCC 1976 p. 87 consid. 2 à 4). La recourante ne soutient pas avoir purement et simplement renoncé, d'emblée, à percevoir toute rémunération de son employeur malgré l'activité qu'elle continuait à déployer. Elle explique, au contraire, en avoir différé l'encaissement dans l'attente d'une amélioration de la situation économique et d'un redressement de la société. Dans l'intervalle, ses créances de salaire ont alimenté son compte courant «actionnaire J._», qui présentait un solde créancier de 153 436 fr. 25 lors de la cessation d'activité de la société, selon le bilan pour l'année 2000. Force est ainsi de constater que la recourante, en tant qu'employée, a bien réalisé ces revenus, même si elle n'a pu, en définitive, obtenir le paiement du solde créancier de son compte courant après la faillite de la société. Elle ne peut dès lors rien déduire en sa faveur de cette dernière circonstance en relation avec l'obligation qui lui incombe, en qualité d'organe de la société, de réparer le dommage résultant du non-paiement de cotisations d'assu- rances sociales sur le montant de ces salaires. Il est, au demeurant, douteux que le montant du dommage, par 12 009 fr., ait pu correspondre, comme le soutient la recourante, aux seules cotisations qui devaient être déduites de son salaire, pour lequel, à fin 1998, un montant de 1000 fr. par mois - sans commune mesure avec la somme de 153 436 fr. 25 à laquelle elle se réfère - était annoncé par son employeur à la caisse.
b) Dans un second moyen, la recourante soutient qu'ayant volontairement renoncé, dans l'attente d'une embellie conjoncturelle, à encaisser ses propres salaires, une négligence grave ne saurait lui être reprochée en relation avec le non-paiement des cotisations afférentes à ce revenu. La recourante n'allègue toutefois - devant la cour de céans pas plus qu'en première instance - aucune circons- tance sérieuse et objective au sens de la jurisprudence précitée (supra, consid. 2), qui lui aurait permis de penser qu'elle pourrait s'acquitter des cotisations échues dans un délai raisonnable. Or, le seul espoir hypothétique d'une amélioration de la situation économique, ne constitue pas une telle circonstance si bien qu'on ne saurait reprocher aux premiers juges d'avoir admis que son comportement était imputable à une négligence grave (...)".
Questo principio è stato ancora recentemente confermato dal TFA nella sentenza del 5 marzo 2003 nella causa S., H 71/02, consid. 3.4:
"
(...)
Inoltre, quand'anche lo si volesse seguire nelle sue singolari elucubrazioni - secondo cui egli, e in parte anche il dipendente E._, avrebbe rinunciato al suo salario per importi rilevanti non solo nel periodo di attività della società di cui era amministratore unico e azionista totalitario (così almeno si deduce dalla sua dichiarazione 27 ottobre 1999 all'Ufficio fallimenti in qualità di Amministrazione fallimentare ordinaria della A._ SA), ma anche successivamente alla dichiarazione di fallimento, sivvero che non lo avrebbe nemmeno insinuato malgrado vi fosse un credito di fr. 57'177.50 che la fallita vantava nei confronti della B._ SA, società ritenuta solvibile -, il risultato non muterebbe. Al ricorrente sfugge infatti che le modalità di pagamento del salario convenute tra datore di lavoro e dipendente sulla base del diritto privato sono ininfluenti per i rapporti di diritto pubblico tra datore di lavoro e Cassa (sentenza del 7 dicembre 2001 in re J., H 186/01, consid. 3a). Detto altrimenti, i contributi alle assicurazioni sociali restano dovuti anche nell'ipotesi in cui il dipendente rinunci a chiedere l'effettivo versamento del salario (...)".
Nel caso concreto va infine rilevato che l'attività non è stata interrotta, tant'è vero che i salari sono stati registrati contabilmente per tutto il 2002 e sino alla metà del 2003 (
STCA del 14 ottobre 2002 nella causa T. e V., Inc. 31.01.38-39, consid. 2.5).
Di conseguenza, non è determinante sapere se effettivamente il salario è stato versato al lavoratore (cfr. doc. 10-13; STCA del 29 gennaio 2003 nella causa R., Inc. 31.02.37-38, consid. 2.10.1; STCA inedita 19 febbraio 2002 nella causa R.S. consid. 2.3, inc. 31.2001.28; STCA inedita 26 marzo 2001 nella causa A.F. consid. 2.9, inc. 31.99.62).
Altrimenti, oltre a non ricevere quanto dovuto, i salariati subirebbero anche un pregiudizio per la loro futura rendita.
Visto quanto sopra, l'importo del danno fatto valere dalla Cassa risulta essere corretto.
2.9.
Per definizione, il danno considerato dall'art. 52 LAVS è quello derivante da un atto o da un'omissione in relazione ai compiti che la legge attribuisce al datore di lavoro, segnatamente in materia di versamento dei contributi (Pratique VSI 1994 pag. 99, consid. 5a). Le prescrizioni cui fa riferimento l'art. 52 LAVS sono innanzitutto quelle contenute nella LAVS medesima e nelle sue disposizioni di esecuzione: in particolare le norme concernenti l'obbligo di pagare i contributi, il calcolo degli stessi dovuti sul reddito di un'attività salariata, il prelevamento dei contributi dei salariati, l'obbligo di allestire i relativi conteggi: sono queste le disposizioni in senso stretto (art, 14 cpv. 1 LAVS, art. 34ss OAVS; RCC 1985, pag. 607 consid. 5a).
L’obbligo di conteggiare e versare i contributi da parte del datore di lavoro è un compito di diritto pubblico (Pratique VSI 1994 pag. 108 consid. 7a con riferimenti) ed il venire meno a questo compito costituisce una violazione di prescrizioni ai sensi dell’art. 52 LAVS e comporta il risarcimento integrale del danno (Pratique VSI 1993 pag. 84 consid. 2a; DTF 111 V 173 consid. 2, 108 V 186 consid. 1a, 192 consid. 2a; RCC 1985 pag. 646 consid. 3a, pag. 650 consid. 2).
Inoltre - anche se ciò non è esplicitamente menzionato nella legge - il datore di lavoro deve preoccuparsi dei contributi paritetici dei quali egli è tenuto ad assumere il prelevamento e la trasmissione alla Cassa con tutta la necessaria attenzione richiesta. Ne consegue che se egli è causa della propria insolvenza nei confronti della Cassa, egli può essere reso responsabile ai sensi dell'art. 52 LAVS, anche se non ha violato una prescrizione specifica della LAVS (RCC 1985, pag. 608 consid. 5b).
2.10.
La cassa di compensazione che constata di aver subito un danno in seguito alla non osservanza delle prescrizioni (ad es. dell'art. 14 LAVS, relativo all'obbligo di dedurre da ogni paga i contributi e di versarli periodicamente alla cassa, rispettivamente degli art. 34 e ss. OAVS relativi ai modi di conteggio e di pagamento dei contributi) può presumere che il datore di lavoro ha violato le prescrizioni intenzionalmente o almeno per grave negligenza e quindi può procedere contro di lui.
Incombe allora al datore di lavoro di far valere e provare validi motivi di giustificazione e di discolpa, idonei cioè ad escludere una violazione intenzionale o per negligenza grave delle prescrizioni, rispettivamente idonei a giustificarla in base a circostanze speciali (DTF 108 V 187; SVR 1995 AHV Nr. 70 pag. 213).
È quindi possibile che, procrastinando il pagamento dei contributi, il datore di lavoro riesca a salvaguardare l’esistenza della ditta, ad esempio nell’ipotesi di difficoltà passeggere di liquidità.
Affinché un simile comportamento non comporti l’applicazione dell’art. 52 LAVS, occorre che il datore di lavoro, nell’istante in cui decide, abbia seri e oggettivi motivi di ritenere che gli sarà possibile solvere i contributi entro un termine ragionevole (DTF 108 V 188; Pratique VSI 1996 pag 307; RCC 1992 pag. 261 consid. 4b, 1985 pag. 604 consid. 3a).
L’obbligo del datore di lavoro e dei suoi organi responsabili di risarcire il danno alla Cassa sarà negato, e di conseguenza decadrà, se questi reca e prova motivi di giustificazione, rispettivamente di discolpa (DTF 108 V 187 consid.
1b; Knus, op. cit., pag. 54; Frésard, op. cit., in RSA 1987, pag. 7).
2.11.
Ai sensi della giurisprudenza del TFA si deve ammettere una negligenza grave del datore di lavoro quando questi abbia trascurato di fare quanto doveva apparire importante a qualsiasi persona ragionevolmente posta nella stessa situazione.
La misura della diligenza richiesta viene apprezzata secondo il dovere di diligenza che si può e si deve generalmente esigere, in materia di gestione, da un datore di lavoro della stessa categoria di quella a cui appartiene l’interessato (RCC 1988 pag. 634 consid. 5a; DTF 112 V 159 consid. 4 con riferimenti; Knus, op. cit., pag. 53).
I fatti di cui si è resa colpevole una ditta non sono necessariamente imputabili a tutti gli organi della stessa.
Si deve infatti esaminare se e in quale misura questi fatti possano essere addebitati ad un organo determinato, tenuto conto della situazione di diritto e di fatto di quest’ultimo nella ditta medesima. Il tema di sapere se un organo ha agito in modo colposo dipende dalle responsabilità e dalle competenze che gli sono state attribuite dalla ditta (DTF 108 V 202 consid. 3a; RCC 1985 p. 647 consid. 3b; Knus, op. cit. p. 52; Dieterle/Kieser, op. cit. pag. 658).
Nel caso di una società anonima si debbono porre esigenza molto severe per quanto concerne l’attenzione da prestare alle prescrizioni AVS (DTF 108 V 203 con riferimenti).
La giurisprudenza ritiene che, di regola, la mancata deduzione e relativo trasferimento alla Cassa dei contributi configura una grave negligenza. (DTF 108 V 186ss. consid. 1b).
Occorre però esaminare se speciali circostanze legittimavano il datore di lavoro a non versare i contributi o potevano scusarlo dal provvedervi ( DTF 121 V 244 consid. 4b, 108 V consid. 1b e 193 consid.2b)
2.12. Innanzitutto va precisato che, secondo costante giurisprudenza (STCA 14 giugno 1995 nella causa C., Inc. 31.95.00012) la responsabilità del datore di lavoro ai sensi dell'art. 52 LAVS non è in relazione alla gestione della società per se stessa, né a eventuali cause di un fallimento.
RI 1 ha ricoperto la carica di amministratore unico della FA 1, con diritto di firma individuale, dal 20 luglio 1999 (estratto RC informatizzato).
2.12.1. RI 1 si è sostanzialmente dichiarato estraneo alla conduzione della società. _, contro il quale la Cassa ha rinunciato ad agire, si sarebbe appropriato
“dell’esercizio pubblico della FA 1, gestendolo tuttavia a proprio nome”
(doc. I, pag. 6). _
“su esplicita richiesta del signor _, della _, in nome e per conto del qui ricorrente, ha affermato che si sarebbe occupato lui stesso di procedere alle necessarie iscrizioni del _ a suo nome presso le competenti autorità AVS/AI e per le assicurazioni per perdita di salario in caso di malattia e infortuni”
(doc. I, pag. 6).
Accettando il mandato di amministratore unico della FA 1 (peraltro tuttora attiva ed ancora iscritta a RC) RI 1 ha assunto tutti gli oneri che da tale funzione derivano (STFA del 2 dicembre 2003 nella causa B., H 171/02, consid. 3.3; STFA del 31 gennaio 2003 nella causa V., H 5/02, consid. 5.2; STFA del 16 settembre 2002 nella causa P.Z, L.B. e J.A.D.B, H 10+45/01, consid. 10.1.; STFA del 23 agosto 2002 nella causa V. V. e M. C., H 405+406/00, consid. 4.2; STFA del 28 maggio 2002 nella causa F., H 403/01, consid. 3b; STFA del 5 novembre 2001 nella causa F., H 153/01, consid. 6b).
La responsabilità per il corretto adempimento degli oneri assicurativi nonché la diligenza necessaria alla corretta gestione degli affari sociali non incombeva quindi solo a _ (presunto organo di fatto della società che oltretutto, a dire del ricorrente, si sarebbe “appropriato” del _ gestendolo per suo conto), bensì anche e soprattutto all'amministratore unico RI 1, trattandosi di attribuzioni inalienabili nel senso dell'art. 716a cpv. 1 cifra 5 CO (STFA del 27 febbraio 2002 nella causa S., H 282/01, consid. 5a; STFA del 27 aprile 2001 nella causa B., H 234/00, consid. 5d; STFA del 13 novembre 2000 nella causa S., consid. 4b, H 238/98). In caso contrario si finirebbe per legittimare la figura "dell'uomo di paglia" (STFA del 15 aprile 2002 nella causa J., H 365/01, consid. 5; STFA del 27 aprile 2001 nella causa B., H 234/00, consid. 5d; STFA del 13 febbraio 2001 nella causa M, H 225/00, consid. 3c; STFA del 29 maggio 1995 nella causa C., consid. 3b, H 294/94). In tale contesto, nella sentenza inedita dell'8 novembre 1999 nella causa P.S.J (H 160/99), il TFA ha rilevato in particolare che
"scopo della norma (art. 716a cpv. 1 CO, ndr) è di evidenziare che il mandato quale consigliere d'amministrazione non può essere inteso unicamente quale sinecura, ossia quale incombenza scarsamente impegnativa e di poca responsabilità."
Nella presente fattispecie le argomentazioni sollevate dal ricorrente non sono sufficienti per liberarlo della responsabilità ex art. 52 LAVS.
D'altronde RI 1 non ha minimamente provato di essere stato impedito di raccogliere informazioni in merito al pagamento dei contributi sociali né ha indicato come e quando ha verificato che i contributi sociali venissero regolarmente pagati (ad esempio interpellando direttamente la Cassa).
Gli argomenti addotti, in particolare il fatto che la sua era una carica meramente formale e svuotata di ogni concreto potere di intervento sulla conduzione della FA 1 e che, a dire del ricorrente, _ si sarebbe “appropriato” dell’
esercizio pubblico gestendolo a proprio nome,
non concretizzano qualsivoglia motivo di giustificazione o di discolpa nel senso della giurisprudenza (STFA del 31 gennaio 2003 nella causa V., H 5/02, consid. 5.2, STCA del 24 marzo 2003 nella causa G., Inc. 31.02.29, consid. 2.7.1). Un amministratore non può liberarsi dalla responsabilità ex art. 52 LAVS adducendo di non aver mai partecipato alla gestione della società, di aver partecipato alla fondazione della stessa solo a titolo fiduciario, di non aver mai percepito un salario, pretendendo quindi di aver svolto solo un ruolo subalterno, poiché tutto ciò costituisce già un caso di negligenza grave (STFA del 21 maggio 2003 nella causa A, H 13/03, consid. 3.1).
Il ricorrente, in violazione degli obblighi che derivano dalla carica di amministratore unico di una società anonima, non ha svolto nessun tipo di controllo.
Come ricorda la costante giurisprudenza federale, ad ogni amministratore spetta ai sensi dell’art. 716a cpv. 1 cifra 5 CO “l’alta vigilanza sulle persone incaricate della gestione, in particolare per quanto concerne l’osservanza della legge, dello statuto, dei regolamenti e delle istruzioni“.
Pertanto deve, di principio, informarsi periodicamente dell’andamento dell’azienda ed in particolare sugli affari principali, richiedendo rapporti dettagliati, studiandoli attentamente, cercando di chiarire errori ed agendo per correggere irregolarità. Se, dalle informazioni raccolte, sorge il sospetto di una gestione scorretta o negligente da parte di chi ha ottenuto la delega gestionale, l’organo deve intervenire affinché le prescrizioni siano rispettate (STFA del 27 febbraio 2002 nella causa S., H 282/01, consid. 5a; DTF 114 V 219, consid. 4a = RCC 1989, pag. 116, consid. 4a e STFA del 25 luglio 1991 nella causa V.E.; cfr. anche STFA del 29 agosto 1997 nella causa M.). Segnatamente è suo preciso dovere vigilare affinché i contributi vengano regolarmente versati, peraltro già prelevati dai salari dei dipendenti in conformità all'art. 51 LAVS (STFA del 2 dicembre 2003 nella causa B., H 171/02, consid. 3.3; STFA dell'11 novembre 2003 nella causa B., H 310/02, consid. 4.2; STFA dell'8 ottobre 2003 nella causa C., H 33/03, consid. 5.7; STFA del 28 aprile 2003 nella causa P. e M., H 208/00 e H 209/00, consid. 7.2.1; DTF 108 V 202 consid. 3a; Frésard, op. cit., RSA 1991, pag. 165). Egli era tenuto all'esame e all'analisi di tutte le poste utili e necessarie per una corretta tenuta della contabilità aziendale (STFA del 2 dicembre 2003 nella causa B., H 171/02, consid. 3.3). Non è sufficiente esaminare i conti una volta all'anno (STFA del 27 febbraio 2002 nella causa S., H 282/01, consid. 5b). Secondo la nostra Massima istanza, i membri del CdA devono rassegnare le proprie dimissioni se, nonostante le sollecitazioni, i contributi paritetici rimangono impagati (STFA del 17 gennaio 2002 nella causa A. e B., H 38/01, consid. 4b; STFA del 21 dicembre 1993 nella causa M.T.S. e STFA del 15 dicembre 1993 nella causa N.).
Se non ha adempiuto i suoi obblighi con la dovuta diligenza che, secondo la giurisprudenza, va oltre la prudenza che è d’uso osservare nei propri affari (STFA del 29 maggio 1995 nella causa A. C. p. 6; DTF 99 II 179; STFA del 19 maggio 1995 nella causa M. D), il membro del Consiglio di amministrazione o l'amministratore unico sarà ritenuto responsabile del danno.
Il ricorrente non poteva, nella veste di amministratore unico di una società anonima, accontentarsi di svolgere un ruolo passivo nella società. Il fatto di non informarsi regolarmente sulla conduzione della società e - vista l'importanza in questo ambito - sulla sorte dei contributi sociali costituisce colpa grave ai sensi dell'art. 52 LAVS (SVR 2003 AHV N°5, pag. 14 consid. 5.3.2; STFA del 16 aprile 2003 nella causa P., D., B., H 234/02 + 237/02 + 239/02, consid. 6.2.3). Il ricorrente avrebbero dovuto verificare puntualmente e personalmente che i contributi paritetici venissero effettivamente versati alla Cassa (STFA del 2 dicembre 2003 nella causa B., H 171/02, consid. 3.3; STFA del 3 luglio 2003 nella causa V., H 265/02, consid. 3.2.; STFA del 28 aprile 2003 nella causa P. e M., H 208/00 e H 209/00, consid. 7.2.1; STFA del 27 gennaio 2003 nella causa D.C., A. P. e M.P., H93/01 + H 169/01, consid. 4.3; STFA del 17 gennaio 2002 nella causa A. e B., H 38/01, consid. 4b). Egli avrebbe anche potuto interpellare l'ufficio di revisione attingendo ai dati contabili oggettivi (STFA del 31 gennaio 2003 nella causa V., H 5/02, consid. 5.3), dai quali avrebbe facilmente potuto dedurre che vi erano oneri sociali scoperti o perlomeno possibili difficoltà finanziarie della società (STFA dell'11 settembre 2002 nella causa C. C. e M. C., H 349/01, consid. 2.4).
Essersi fidato senza una verifica accurata della situazione finanziaria della ditta, è segno di una grave negligenza del membro dell’amministratore unico. I controlli gli avrebbe permesso di appurare la precaria situazione finanziaria della società (STFA dell'11 novembre 2003 nella causa B., H 310/02, consid. 4.4; STFA dell'11 settembre 2002 nella causa C. C. e M. C., H 349/01, consid. 2.4; STFA del 28 maggio 2002 nella causa F., H 403/01, consid. 3c; STFA del 4 febbraio 2002 nella causa C., H 194/01, consid. 4c; STFA del 17 gennaio 2002 nella causa A. e B., H 38/01, consid. 4b; STFA dell'8 marzo 2001 nella causa A. C., G. P. e F. F., H 115/00 e H 132/00, consid. 8b), che navigava in brutte acque da diverso tempo, costringendo, come visto, la Cassa a diffidarla sin dal maggio 2000 e precettarla dal giugno 2000 (STFA dell'11 novembre 2003 nella causa B., H 310/02, consid. 4.4).
Se è vero che l'amministratore unico, rispettivamente il membro del CdA può delegare compiti - tra cui anche quello di curare che i contributi vengano pagati -, è pur anche vero che la delega non lo esime dal vigilare che le funzioni delegate siano effettivamente svolte (STFA del 27 gennaio 2003 nella causa L., H 393/01, consid. 2.4; STFA del 23 agosto 2002 nella causa V. e C., H 405 + 406, consid. 4.2.; STFA del 28 maggio 2002 nella causa F., H 403/01, consid. 3b; STFA del 27 febbraio 2002 nella causa S., H 282/01, consid. 5a; STFA del 17 gennaio 2002 nella causa A. e B., H 38/01, consid. 4b; STFA del 5 aprile 2001, nella causa A., H 436/00, consid. 3b). In siffatta evenienza incombe all'interessato il compito di esaminare l'attività dei dirigenti e di orientarsi costantemente sull'andamento degli affari, in particolare in relazioni alla questioni contributive (SVR 2001 AHV n° 15 consid. 6b; STFA dell'8 ottobre 2003 nella causa C., H 33/03, consid. 5.7). Non è possibile liberarsi da ogni responsabilità ex art. 52 LAVS ed affermare di aver ottemperato al proprio dovere di diligenza semplicemente delegando i compiti ad una persona più competente, con specifiche conoscenze economiche e finanziarie (SVR 2002 AHV Nr. 9 consid 3a).
Per quanto attiene alla presunta esclusiva colpa di _, si ricorda in questo contesto che l'art. 759 cpv. 1 CO non è applicabile nell'ambito della responsabilità ai sensi dell'art. 52 LAVS per giustificare una riduzione del risarcimento in relazione con la gravità dell'errore commesso dal responsabile (Pratique VSI 1996, pag 306, citata in STFA del 13 novembre 2000 nella causa S., consid. 4b, H 238/98).
Il TFA ha infatti precisato che (Pratique VSI 1996 pag 309):
"
En l'espèce, les faits reprochés aux recourants sont en partie postérieurs à cette date. Mais l'art. 759 al. 1 CO ne saurait, quoi qu'il en soit, trouver application dans le cadre de la responsabilité de l'art. 52 LAVS, pour justifier une réduction de l'étendue de la réparation en relation avec la gravité de la faute responsable. Cette nouvelle disposition du code des obligations autorise une limitation de la responsabilité du défendeur jusqu'à concurrence du montant qu'il devrait payer s'il était seul responsable (solidarité différenciée); elle permet au responsable d'invoquer des facteurs de réduction qui lui sont propres. Pour ce qui est de la gravité de la faute de l'auteur de l'acte illicite, c'est uniquement la légèreté de celle-ci (art. 43 al. 1 CO) qui peut être invoquée (
Böckli,
op. cit., p. 1103, note 2022 ss;
Forstmoser/Meier-Hayoz/Nobel,
Schweizerisches Aktienrecht, & 36, note 99 ss).
Or la responsabilité fondée sur l'art. 52 LAVS implique, par définition, une faute qualifiée, soit une faute intentionnelle, soit une négligence grave."
Il TCA fatica comunque a comprendere come mai, nonostante quanto sembrerebbe aver fatto _, il ricorrente continua a figurare iscritto a RC. Se ciò che ha riferito il ricorrente fosse vero (ossia il fatto che _ si sia appropriato dell’esercizio pubblico), non si comprende il mantenimento in tutti questi anni dell’iscrizione quale amministratore unico a RC.
In realtà il ricorrente ha omesso di compiere quanto doveva apparire importante a qualsiasi persona ragionevole nell'ambito delle incombenze riconducibili alla funzione di amministratore unico di una società anonima (STFA dell'8 ottobre 2003 nella causa C., H 33/03, consid. 5.7; STFA del 4 febbraio 2002 nella causa C., H 194/01, consid. 4c, nella fattispecie si trattava di un membro del CdA). Egli ha omesso di verificare se i contributi sociali fossero stati pagati. Questa omissione costituisce una grave violazione del suo dovere di diligenza (RCC 1992, pag. 269),
dovere che risulta accresciuto quando si tratti, come in concreto, di un amministratore unico (
STFA del 31 gennaio 2003 nella causa V., H 5/02, consid. 5.3; STFA del 12 dicembre 2002 nella causa B, H 31 279/01, consid. 3.2; STFA del 28 maggio 2002 nella causa F., H 403/01, consid. 3b; STFA dell'11 gennaio 2002 nella causa C., H 103/01, consid. 4c; STFA del 5 novembre 2001 nella causa F., H 153/01, consid. 6b;
DTF 112 V 3 consid. 2b; cfr. anche DTF 122 III 198 consid. 3a).
Del resto, la passività a dispetto della conoscenza (eventuale) di mancati pagamenti di contributi deve essere considerata un’inosservanza per negligenza grave delle prescrizioni (RCC 1989 pag. 115). La passività del ricorrente è quindi in relazione di causalità naturale e adeguata con il danno subito dalla Cassa (STFA del 21 maggio 2003 nella causa A, H 13/03, consid. 3.1; STFA del 13 maggio 2002 nella causa A, H 65 /01, consid. 5; STFA del 17 gennaio 2002 nella causa A e B., H 38/01, consid. 4b).
In ogni caso – pur ammettendo che _ si sia “appropriato” del _, quindi destituendo “di fatto” il ricorrente dalla carica di amministratore - non può comunque essere giustificata una così lunga permanenza in seno al CdA (estratto RC informatizzato).
Egli avrebbe dovuto reagire immediatamente e se del caso dimettersi subito a seguito dell'asserita "appropriazione" da parte di _ del _.
In una sentenza del 13 maggio 2002 nella causa A, H 65/01, consid. 5, il TFA ha ribadito quest'ultimo concetto precisando:
"
Il se devait dès lors de surveiller encore plus étroitement l'activité de ce dernier au sein de C._ SA, et ne pouvait se contenter, comme il l'a fait, de l'inviter à rendre compte de la situation sans réagir devant l'absence de réponse à ses demandes d'information répétées (cf. lettres des 22 novembre 1994, 25 avril et 20 juillet 1995). Le recourant a ainsi pratiquement laissé champ libre à B._ pour gérer le projet y._, attitude qui se rapproche de celle d'un homme de paille. En cela, il a méconnu l'une des attributions intransmissibles et inaliénables que lui confère l'art. 716a al. 1 CO, soit l'exercice de la haute surveillance sur les personnes chargées de la gestion, pour s'assurer notamment que celles-ci observent la loi, les règlements et les instructions données (ch. 5). Sa négligence doit être appréciée d'autant plus sévèrement que la structure de C._ SA était petite et qu'il lui incombait en définitive de contrôler les agissements d'une seule personne (ATF 108 V 202 consid. 3a; RCC 1985 p. 647 consid. 3b). A cela s'ajoute que le projet constituait pour sa société une activité nouvelle, encore mal définie, et sur laquelle il était peu renseigné. Qu'il n'ait rien entrepris, selon ses dires, parce qu'il ne voulait pas compromettre la vente de sa société ne saurait en aucun cas constituer un motif légitime pour excuser son manque de réaction face au comportement de B._. A l'instar des premiers juges, il y a dès lors lieu d'admettre que le recourant a commis, au sens de l'art. 52 LAVS, une négligence grave qui est, de surcroît, en relation de causalité naturelle et adéquate avec le dommage subi par l'intimée. On ne voit pas, à cet égard, ce que l'apport de la procédure pénale pourrait y changer. Si, à n'en pas douter, le recourant a été victime d'un comportement abusif de la part de B._, il n'en demeure pas moins qu'il s'est, en sa qualité d'administrateur unique de C._ SA, rendu coupable d'un défaut de surveillance et c'est en cela que réside le fondement de sa responsabilité à l'égard de la caisse. Il en irait différemment si B._ l'avait trompé par des manoeuvres fallacieuses, en lui présentant par exemple des comptes falsifiés (voir arrêt non publié F. du 25 juillet 2000, H 319/99). A._ ne prétend toutefois pas que tel fut le cas. La juridiction cantonale était ainsi fondée, par appréciation anticipée des preuves, à se passer de la mesure d'instruction supplémentaire requise par le recourant sans qu'on puisse y voir une violation de son droit d'être entendu (ATF 124 V 94 consid.
4b)."
In una sentenza del 28 maggio 2002 nella causa P., H 445/ 00, consid. 3c, il TFA ha ancora precisato:
"
(...)
c) Nel caso di specie, il ricorrente non può seriamente pretendere di venir liberato dalle sue responsabilità, sebbene abbia più volte sollecitato i coniugi T._ a inviargli i documenti necessari per l'allestimento della contabilità. Dalla documentazione agli atti risultano infatti sollecitatorie rimaste in sostanza inevase, senza però che il ricorrente ne abbia tratto l'unica conclusione che si imponeva, ossia le dimissioni. A nulla serve anche lo scritto 16 luglio 1998 con cui l'interessato aveva reso attento il marito di T._ di non voler tollerare ulteriormente la situazione, chiedendogli di fornire, finalmente, la documentazione mancante per la chiusura del- l'esercizio contabile 1997, nonché di provvedere alla prosecuzione della richiesta di sussidio. Orbene, ritenuto che l'insorgente, per sua stessa ammissione, era convinto di dover rendere conto del suo operato ad un ente pubblico, mal si comprende perché abbia continuato a far affidamento sui coniugi T._ anche dopo che i ripetuti silenzi dei destinatari sulle varie richieste di messa a disposizione dei dati contabili avrebbero dovuto indurlo ad attivarsi in termini più risoluti. Detto altrimenti, invece di limitarsi a richiedere in via epistolare documenti contabili, era suo preciso dovere andarli a cercare sul posto, come la sua funzione di socio gerente gli avrebbe non solo consentito, ma anche imposto. Egli non poteva avere dubbi sull'importanza della corretta gestione contabile della società non solo perché era socio gerente, ma anche nella sua qualità di fiduciario di professione". (le sottolineature sono del redattore)
In un'altra sentenza del 16 settembre 2002 nella causa P.Z, L.B. e J.A.D.B, H 10+45/01, consid. 10.2., il TFA ha ancora ribadito, nel caso di un amministratore che si é dimesso dopo un anno dall'inizio delle difficoltà finanziarie della società, quanto segue:
"
(...)
10.2
Nel caso di specie va rilevato che, benché avesse firmato nel 1973 un accordo con A._ che lo liberava delle proprie responsabilità per la X._SA e avesse inoltre manifestato, a causa delle intimazioni di pagamento ricevute dalla Cassa a partire dal 1988, la sua intenzione di dimissionare dalla carica di amministratore unico - desistendovi però in quanto A._ lo aveva pregato di rimanere fintanto che suo figlio avesse acquisito la cittadinanza svizzera e potesse succedergli -, nonché avesse ricevuto rassicurazioni in merito, l'interessato avrebbe comunque dovuto vigilare con maggiore attenzione al pagamento regolare e compiuto, da parte della società, dei contributi sociali, per i quali continuava comunque ad essere responsabile, indipendentemente dai rapporti interni vincolanti solo inter partes. Non doveva né poteva poi accontentarsi delle promesse di A._ e delle rassicurazioni dello studio immobiliare D._, secondo cui nulla doveva temere dal profilo finanziario in relazione ai contributi sociali. Attendere fino al 19 febbraio 1996 prima di dare le dimissioni, quando era oggettivamente e soggettivamente impossibile per Z._ - ormai in pensione da anni e sprovvisto delle conoscenze di natura contabile e finanziaria necessarie per comprendere la situazione economica di una società anonima - avere un qualsivoglia controllo gestionale della società, è costitutivo di una chiara mancanza di diligenza nello svolgimento di funzioni di controllo che dal profilo della responsabilità giuridica non possono essere delegate ad altri (...)"(le sottolineature sono del redattore).
2.12.2. Il ricorrente contesta inoltre di poter essere reso responsabile del mancato pagamento degli oneri sociali dopo 31 agosto 2002, in quanto a suo dire la società a partire da quest’ultima data avrebbe cessato ogni attività.
Tale affermazione è smentita dall’Ufficio dei permessi che in data 10 settembre 2003 ha dichiarato che il _ è stato gestito dalla FA 1 sino al 30 giugno 2003 (doc. 7). Prima del 31 agosto 2002 la società non ha mai comunicato la cessazione della propria attività, anzi dalla notifica dei salari relativa al 2003 risulta che la signora _ ha lavorato per il _ dal 1° gennaio 2003 al 31 giugno 2003 (doc. H4).
2.12.3. Per quanto attiene alla presunta colpa di _ va precisato che, a prescindere dall'esistenza o meno degli elementi per convenirlo in giudizio, va comunque ricordato che, secondo la giurisprudenza del TFA, alla cassa di compensazione spetta per legge un’ampia facoltà di decidere, nel caso di solidarietà tra più debitori, se convenire in giudizio tutti i debitori o soltanto alcuni di essi. Qualora la Cassa omette di procedere contro uno di loro, nessun’altra autorità può sostituirsi ad essa ed agire al suo posto (DTF 108 V 195 consid. 3). In tal senso, dunque il TCA non può intervenire. Il TFA ha ancora confermato questo principio in una sentenza del 15 aprile 2002 nella causa J., H 365/01, consid.
3a:
"
3.- a) La recourante fait d'abord valoir que A._ est le principal responsable du dommage subi par la caisse, de sorte qu'il aurait dû être partie à la procédure cantonale en qualité de consort nécessaire; à défaut, la décision litigieuse serait nulle. C'est oublier que l'art. 52 LAVS institue une responsabilité solidaire, de sorte que la caisse jouit d'un concours d'actions en cas de pluralité de responsables. Autrement, dit, elle peut rechercher tous les débiteurs, quelques-uns ou un seul d'entre eux, à son choix (ATF 119 V 87 consid. 5a, 112 V 262 consid. 2b). Elle n'aurait eu ainsi, pour ce premier motif, aucune obligation d'agir également à l'encontre de A._."
Il TFA ha ancora recentemente confermato i citati principi in una sentenza dell'8 novembre 2002, nella causa V., H 392/01, consid.
3.2. e 4. :
"
(...)
3.2
D'après la jurisprudence constante relative aux art. 52 LAVS et 81 al. 1 RAVS, qui consacrent une responsabilité pour faute résultant du droit public (ATF 108 V 193 consid. 2b), il incombe uniquement à la caisse de compensation de décider si elle attaquera un employeur pour lui demander la réparation du dommage subi. S'il existe une pluralité de responsables, elle jouit d'un concours d'actions et le rapport interne entre les coresponsables ne la concerne pas; si elle ne peut prétendre qu'une seule fois la réparation, chacun des débiteurs répond solidairement envers elle de l'intégralité du dommage et il lui est loisible de rechercher tous les débiteurs, quelques-uns ou un seul d'entre eux, à son choix (Turtè Baer, Die Streiterledigung durch Vergleich im Schadenersatzverfahren nach Art. 52 AHVG, in : RSAS 2002 p. 439). Cependant, cette jurisprudence ne vise que les rapports juridiques qui existent entre la caisse de compensation et l'employeur : elle ne restreint en aucune manière le droit de ce dernier d'intenter, le cas échéant, une action récursoire contre un tiers qui n'a pas été mis en cause selon la procédure prévue par l'art. 81 RAVS (ATF 119 V 87 consid. 5a et les arrêts cités).
(...)
4.
En l'espèce, la déclaration de retrait de la demande dirigée contre G._ ne reposait pas sur une transaction conclue par la caisse et l'intéressé. A l'appui de ce désistement d'instance, la caisse indiquait qu'au terme d'un échange de correspondance avec le conseil de G._, les informations recueillies révélaient «le décalage dans le temps existant entre la démission (du prénommé) et la base salariale qui a engendré la perte subie par notre caisse». En d'autres termes, elle renonçait à poursuivre le prénommé parce qu'elle considérait, à l'issue d'un complément d'instruction, que les conditions du droit à réparation du dommage n'étaient pas réalisées en ce qui concerne l'intéressé. En retirant sa demande en justice, la caisse renonçait donc à poursuivre un procès qu'elle estimait dénué de chances de succès. En cela, le retrait de la demande diffère essentiellement d'une transaction portant sur la remise ou la réduction des dommages-intérêts. Dans cette seconde éventualité, la caisse n'exclut pas la responsabilité de la personne recherchée mais renonce, en tout ou en partie, à une créance à laquelle elle ne doute pas d'avoir droit. En revanche, le retrait de la demande dirigée contre G._ est comparable aux situations dans lesquelles la caisse renonce, au motif que les conditions du droit à réparation ne sont pas réalisées, à rendre une décision en réparation du dommage concernant l'intéressé ou à porter l'affaire devant la juridiction compétente si celui-ci fait opposition. A la différence du cas où le désistement d'instance est fondé sur une transaction passée entre la caisse et un débiteur, le juge n'a donc pas à contrôler si la cause du retrait est conforme à l'état de fait ou à la loi. Il ne peut d'aucune manière obliger la demanderesse à poursuivre le procès ni influencer sa décision de retrait. Il doit rayer l'affaire du rôle en ce qui concerne l'intéressé."
2.13.
Per quanto riguarda la generica richiesta di assunzione di prove formulata dal ricorrente (
“ispezione a RC, richiamo incarto della FA 1 da codesta Cassa di compensazione, documenti, edizione, interrogatorio del signor _”
, ecc., doc. I), corollario del diritto di essere sentito ai sensi dell'art. 29 cpv. 2 CF
, per costante giurisprudenza, da tale principio costituzionale deve, tra l'altro, essere dedotto il diritto per l'interessato di fornire prove circa i fatti suscettibili di influire sul provvedimento, quello di poter prendere visione dell'incarto, quello di partecipare all'assunzione delle prove, di prenderne conoscenza e di determinarsi al riguardo (DTF 127 I 56 consid. 2b, 126 I 16 consid. 2a/aa, 124 V 181 consid. 1a, 375 consid. 3b e sentenze ivi citate).
È utile precisare che sono in ogni caso ammesse soltanto le prove giuridicamente determinanti ai fini del giudizio; possono inoltre essere respinti i mezzi di prova atti a provare una circostanza già chiara, i mezzi di prova che non porterebbero alcun chiarimento alla fattispecie o, ancora, che sono noti all’autorità per sua conoscenza diretta o indiretta (DTF 120 V 360 consid. 1a con riferimenti, Locher, Grundriss des Sozialversicherungsrechts, 2.a edizione, Berna 1997, § 53 N 24, pag. 344).
Quindi, se gli accertamenti svolti d'ufficio permettono all'amministrazione o al giudice, che si sono fondati su un apprezzamento diligente delle prove, di giungere alla convinzione che certi fatti presentino una verosimiglianza preponderante, e che ulteriori misure probatorie non potrebbero modificare questo apprezzamento, è superfluo assumere altre prove (apprezzamento anticipato delle prove; Kieser, Das Verwaltungsverfahren in der Sozialversicherung, pag. 212 no. 450; Kölz/Häner, Verwaltungsverfahren und Verwaltungsrechtspflege des Bundes, 2a ed., pag. 39 no. 111 e pag. 117 no. 320; Gygi, Bundesverwaltungsrechtspflege, 2a ed., pag. 274; cfr. anche STFA del 16 settembre 2002 nella causa P.Z, L.B. e J.A.D.B, H 10+45/01, consid. 4; STFA del 5 novembre 2001 nella causa F., H 153/01, consid. 4a
;
DTF 122 II 469 consid. 4a; 122 III 223 consid. 3c; 120 Ib 229 consid. 2b; 119 V 344 consid. 3c e riferimenti). In tal caso non sussiste una violazione del diritto di essere sentito conformemente all'art.
29 cpv. 2 CF (SVR 2001 N. 10 pag. 28, consid 4b; DTF 124 V 94 consid.
4b, 122 V 162 consid. 1d e sentenza ivi citata).
Nel caso in esame, la documentazione acquisita durante l'istruttoria è sufficiente per statuire in merito alla presente vertenza, per cui il TCA non ritiene necessario assumere altre prove.
In particolare non è necessario procedere all'audizione testimoniale di _, in quanto una dichiarazione in merito alla natura della contabilizzazione dei salari è già presente agli atti
(
sul tema audizione testi
cfr. STFA del 16 aprile 2003 nella causa P., D., B., H 234/02 + 237/02 + 239/02, consid. 6.5; STFA del 28 aprile 2003 nella causa P. e M., H 208/00 e H 209/00, consid. 6.3.1; STFA del 15 novembre 2002 nella causa R., H 177/01, consid. 2.3.4.; STFA del 4 febbraio 2002 nella causa C., H 194/01, consid. 3c;
STFA dell'11 gennaio 2002 nella causa C., H 103/01, consid. 2c;
STFA del 5 novembre 2001 nella causa F., H 153/01, consid. 4a
.
) Va inoltre rammentato che non occorre far capo all'audizione di testi per accertare un elemento irrilevante ai fini del giudizio (STFA dell'11 novembre 2003 nella causa B., H 310/02, consid. 3.2; STFA del 5 giugno 2003 nella causa V. C. e R. G., H 268/01 e H 269/01, consid. 5.2; STFA del 31 gennaio 2003 nella causa V., H 5/02, consid. 4.2).
Non è nemmeno necessario procedere al richiamo degli incarti presso l’Ufficio permessi e l'UE di _, in quanto la documentazione agli atti è sufficiente per definire la responsabilità di RI 1 (per un caso simile cfr.
STFA del 5 novembre 2001 nella causa F., H 153/01, consid. 4c
.
). Inoltre, Il TFA non ammette una richiesta in termini generici di edizione di documentazione, atteso che è preciso dovere dell'interessato indicare con esattezza i documenti utili a dimostrare il fondamento delle tesi formulate, potendosi da lui esigere che proceda in modo selettivo e mirato all'offerta e produzione dei mezzi di prova rilevanti per il giudizio e non incombendo ai giudici cantonali il compito di supplire ad eventuali carenze in tal senso
(
STFA del 31 gennaio 2003 nella causa V., H 5/02, consid. 4.3; STFA del 16 settembre 2002 nella causa P.Z, L.B. e J.A.D.B, H 10+45/01, consid. 4.3.2;
STFA del 23 luglio 2002 nella causa U.G., E. G e R. G., H 170/01, consid. 3.3.; STFA del 25 giugno 2002 nella causa L, H 444/00, consid. 4d;
STFA del 5 novembre 2001 nella causa F., H 153/01, consid. 4c
.
)
I membri del CdA devono procedere in modo selettivo e mirato all'offerta e alla produzione dei mezzi di prova rilevanti per il giudizio, indicandone partitamente gli elementi che li individuano e caratterizzano nonché l'obiettivo probatorio perseguito con la richiesta. Scopo evidente di siffatto rigore formale è di consentire l'autorità giudicante di valutare la rilevanza di ogni mezzo di prova ritualmente offerto (STFA del 28 aprile 2003 nella causa P. e M., H 208/00 e H 209/00, consid. 6.3.2; STFA del 31 gennaio 2003 nella causa V., H 5/02, consid. 4.3; STFA del 15 novembre 2002 nella causa R., H 177/01, consid. 2.3.2.; STFA del 16 settembre 2002 nella causa P.Z, L.B. e J.A.D.B, H 10+45/01, consid. 4.3.2.;
STFA del 23 luglio 2002 nella causa U.G., E. G e R. G., H 170/01, consid. 3.3).
Per quanto attiene agli incarti esecutivi, va ricordato al ricorrente che in linea di principio deve produrre direttamente tutti i documenti rilevanti, che può ottenere in estratto dall'Ufficio esecuzioni in conformità dell'art. 8a cpv. 1 LEF
(
STFA del 15 novembre 2002 nella causa R., H 177/01, consid. 2.3.2.; STFA del 16 settembre 2002 nella causa P.Z, L.B. e J.A.D.B, H 10+45/01, consid. 4.3.2.;
STFA del 23 luglio 2002 nella causa U.G., E. G e R. G., H 170/01, consid. 3.3; STFA del 25 giugno 2002 nella causa L, H 444/00, consid. 4d
).