Decision ID: 7f64e0df-9a4d-524f-8ae4-a773d608723d
Year: 2013
Language: it
Court: TI_TRAP
Chamber: TI_TRAP_002
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: penal_law

in fatto
a.
Con decreto d'accusa 1.3.2010 (passato in giudicato) del Ministero pubblico RE 1 è stato condannato alla pena pecuniaria (ferma) di 90 aliquote giornaliere da CHF 110.-- ciascuna (corrispondenti a complessivi CHF 9'900.--), con l'avvertenza che in caso di mancato pagamento la pena sarebbe stata sostituita con una pena detentiva di 90 giorni, oltre alla multa di CHF 1'500.--, che, pure in caso di mancato pagamento, sarebbe stata sostituita con una pena detentiva di 15 giorni. Ciò in quanto egli è stato ritenuto colpevole di guida senza licenza di condurre o nonostante revoca, infrazione alle norme della circolazione, elusione di provvedimenti per accertare l'incapacità alla guida e inosservanza dei doveri in caso d'infortunio (DA _).
b.
Con decreto d'accusa 7.12.2010 (passato in giudicato) del Ministero pubblico il reclamante, ritenuto colpevole di trascuranza degli obblighi di mantenimento, è stato condannato alla pena pecuniaria (ferma) di 90 aliquote giornaliere da CHF 110.-- ciascuna (per complessivi CHF 9'900.--), con l'avvertenza che, in caso di mancato pagamento, la stessa sarebbe stata sostituita con una pena detentiva di 90 giorni, oltre alla multa di CHF 1'000.--, che, pure in caso di mancato pagamento, sarebbe stata sostituita con una pena detentiva di 10 giorni (DA _).
c.
Trascorso infruttuosamente il termine di pagamento delle suddette pene pecuniarie e multe, le stesse sono state convertite in 205 giorni di pena detentiva dall'Ufficio dell'incasso e delle pene alternative, che, nel contempo, il 9.12.2011 ha incaricato la gendarmeria di _ di provvedere alla riscossione delle pene pecuniarie e multe, con l'avvertenza che in caso di mancato pagamento "
l'interessato dovrà essere accompagnato e trasferito al Penitenziario di _ per eseguire la pena
" (mandato di accompagnamento 9.12.2011).
d.
In data 14.12.2011 RE 1 ha richiesto telefonicamente all'Ufficio dell'incasso e delle pene alternative, l'espiazione delle pene mediante braccialetto elettronico.
Di conseguenza, ai fini organizzativi, egli è stato convocato una prima volta per il 20.12.2011, a cui però egli non si è presentato.
Ha fatto seguito una nuova convocazione, per il 3.1.2012, corredata da diffida secondo cui "
in caso di mancata presenza, l'esecuzione di pena tramite sorveglianza elettronica non potrà essere eseguita e verrà emesso immediatamente un mandato d'accompagnamento
" (convocazione 22.12.2011). Audizione questa che, su richiesta del reclamante, è stata successivamente posticipata al 10.1.2012.
In tale incontro l'Ufficio dell'incasso e delle pene alternative - esperite le formalità per l'espiazione dei 205 giorni di pena detentiva nella forma degli arresti domiciliari, mediante, tra l'altro, la stipulazione di un contratto - ha ammesso formalmente il reclamante al beneficio di tale forma di esecuzione, stabilendo l'inizio al 19.1.2012 e il termine all'11.8.2012 e la somma di CHF 1'370.-quale partecipazione ai costi del braccialetto a carico del reclamante.
e.
Con decisione 13.3.2012 l'Ufficio dell'incasso e delle pene alternative ha confermato l'interruzione, con effetto dal 28.2.2012, dell'esecuzione delle pene tramite sorveglianza elettronica, stabilendo per i rimanenti 165 giorni (dal 29.2.2012 all'11.8.2012) il regime ordinario. Ha pure escluso la possibilità per il reclamante di eseguire, tramite sorveglianza elettronica, un'ulteriore precedente pena detentiva di 95 giorni (corrispondente a 90 aliquote giornaliere di CHF 120.-- ciascuna oltre CHF 500.-- di multa non pagate) pronunciata il 13.5.2009 dalla Pretura penale di _ (DA _).
f.
Il reclamo presentato contro detta decisione è stato respinto da questa Corte con sentenza del 25.5.2012 (inc. CRP _).
g.
In data 4.10.2012 il reclamante ha ottenuto dall’Ufficio del giudice dei provvedimenti coercitivi la possibilità di procedere con dei pagamenti rateali, ossequiando unicamente il primo termine di pagamento.
h.
Con decisione del 3.1.2013, il giudice dei provvedimenti coercitivi ha ordinato il collocamento di RE 1 in sezione aperta e ha stabilito il termine di presentazione al penitenziario per il 5.2.2013.
i.
Non essendosi RE 1 presentato in tale data, il 7.2.2013 veniva emanato a suo carico un ordine di accompagnamento mediante la polizia.
j.
In data 30.3.2013 il reclamante veniva fermato e condotto alle Strutture carcerarie per l’espiazione.
k.
Con decisione del 4.4.2013, qui impugnata, il giudice dei provvedimenti coercitivi, sedente in materia di applicazione della pena, ha ordinato il collocamento di RE 1 in sezione chiusa, ed ha considerato interamente scontata la pena il 22.11.2013.
Per il resto ha confermato la precedente decisione di collocamento del 3.1.2013.
Il magistrato ha disposto il collocamento in sezione chiusa in ragione della sussistenza del rischio che RE 1 si sottragga nuovamente all’espiazione della pena dandosi alla fuga.
l.
Con il gravame qui esaminato il reclamante ripercorre l’iter che ha condotto alla decisione impugnata.
Eccepisce anzitutto una violazione del suo diritto di essere sentito, con riferimento all’art. 11 della Legge sull’esecuzione delle pene e delle misure per gli adulti (LEPM), in riferimento alle decisioni del 3.1.2013 e del 4.4.2013.
Eccepisce poi una carente motivazione della decisione 4.4.2013, in quanto il giudice non avrebbe indicato quali elementi l’avrebbero condotto ad ammettere l’esistenza del pericolo di fuga, quando nella precedente decisione del 3.1.2013 aveva disposto il collocamento in carcere aperto “
ritenuto che l’interessato è cittadino svizzero e la brevità della pena
”.
Nel merito, il reclamante contesta che esista l’intensità necessaria per ammettere un pericolo di fuga ai sensi dell’art. 76 CP. Nel caso concreto il reclamante è cittadino svizzero, con una figlia (nata nel 2005), con un’attività lavorativa, senza gravi precedenti penali ma in una delicata situazione finanziaria, legata anche a problemi di salute.
m.
Nelle proprie osservazioni il procuratore pubblico chiede la reiezione del reclamo.
n.
Nelle proprie osservazioni il giudice dei provvedimenti coercitivi ritiene non vi sia stata violazione del diritto di essere sentito nel caso di RE 1, avendo quest’ultimo avuto più occasioni per esprimersi e per evitare la pena detentiva. In quest’ottica il magistrato fa riferimento all’invio degli scritti 3.8.2012, 8.8.2012 e 30.8.2012, a quello del reclamante del 14.9.2012, allo scritto 25.9.2012 del giudice, alla decisione di rateizzazione del 4.10.2012, alla decisione di collocamento del 3.1.2013, alla telefonata del reclamante del 23.1.2013, al fermo del 22.2.2013 e all’ulteriore rinvio richiesto dal reclamante. Infine menziona il rapporto della polizia dell’11.4.2013.
Per il magistrato, l’incarto dimostra chiaramente come RE 1 abbia esercitato più volte il proprio diritto di essere sentito (via lettera e per telefono) e che egli ha tentato di sottrarsi all’esecuzione della pena.
La modifica del collocamento iniziale (tra le decisione del 3.1.2013 e quella del 4.4.2013) si giustificherebbe per la determinazione con cui RE 1 si è sottratto e ha cercato di sottrarsi all’esecuzione della pena, ciò che attualizza il pericolo di fuga indicato nella decisione impugnata.
Pericolo di fuga esistente anche con riferimento alla possibile partenza per un periodo di oltre un anno per un paese estero (_) quale volontario, ventilata nel suo scritto 25.9.2012.
Per tutti questi motivi il magistrato chiede la conferma della decisione impugnata.
o.
Con le osservazioni di replica il reclamante contesta che non vi sia stata violazione del diritto di essere sentito, in quanto non sarebbe mai stato interpellato sulla modalità di esecuzione della pena. L’audizione del reclamante avrebbe permesso inoltre di inquadrare la sua situazione personale. La decisione impugnata sarebbe inoltre non rispettosa del principio della proporzionalità.
p.
Nello scritto di duplica il giudice dei provvedimenti coercitivi rinuncia a presentare altre osservazioni rinviando a quelle precedentemente formulate, ribadendo che il reclamante in più occasioni non ha mantenuto gli impegni presi ed ha cercato di sottrarsi all’esecuzione della pena.
Il procuratore pubblico non ha presentato osservazioni di duplica.

in diritto
1.
1.1.
Il Codice di diritto processuale penale svizzero (Codice di procedura penale, CPP), all'art. 439 cpv. 1 CPP, lascia ai Cantoni la facoltà di designare le autorità competenti per l'esecuzione delle pene e delle misure e di stabilire la relativa procedura.
Il Canton Ticino ha adottato il 20.4.2010 la Legge sull'esecuzione delle pene e delle misure per gli adulti (LEPM), entrata in vigore l'1.1.2011, che all'art. 10 cpv. 1 lit. h conferisce al giudice dell'applicazione della pena - funzione questa attribuita in Ticino dall'1.1.2011 al nuovo giudice dei provvedimenti coercitivi giusta l'art. 73 LOG - la competenza, fra l'altro, a decidere il collocamento iniziale del condannato ex art. 76 CP.
Contro tale decisione, conformemente all'art. 12 cpv. 1 lit. b LEPM, è data facoltà al condannato e al Ministero pubblico di interporre reclamo ai sensi degli art. 393 e seguenti CPP alla Corte dei reclami penali.
1.2.
Con il reclamo ex art. 393 ss. CPP si possono censurare le violazioni del diritto, compreso l'eccesso e l'abuso del potere di apprezzamento e la denegata o ritardata giustizia (art. 393 cpv. 2 lit. a CPP), l'accertamento inesatto o incompleto dei fatti (art. 393 cpv. 2 lit. b CPP) e/o l'inadeguatezza (art. 393 cpv. 2 lit. c CPP).
Il reclamo deve essere presentato entro 10 giorni per iscritto e motivato (art. 396 cpv. 1 CPP), con riferimento in particolare all'art. 390 CPP per la forma scritta ed all'art. 385 CPP per la motivazione.
La persona o l'autorità che lo interpone deve indicare, in particolare, i punti della decisione che intende impugnare, i motivi a sostegno di una diversa decisione ed i mezzi di prova auspicati (art. 385 cpv. 1 lit. a, b e c CPP).
1.3.
Il gravame, inoltrato l’8/9.4.2013, contro la decisione 4.4.2013 del giudice dei provvedimenti coercitivi è tempestivo.
Le esigenze di forma e motivazione del reclamo sono rispettate.
RE 1, quale condannato e destinatario della decisione impugnata, che lo tocca direttamente, personalmente e attualmente nei suoi diritti, è pacificamente legittimato a reclamare giusta l'art. 382 cpv. 1 CPP avendo un interesse giuridicamente protetto all'annullamento o alla modifica del giudizio.
Il reclamo è, nelle predette circostanze, ricevibile in ordine.
2.
2.1.
Giusta l'art. 76 CP le pene detentive sono scontate in un penitenziario chiuso o aperto (cpv. 1). Il detenuto è collocato in un penitenziario chiuso o in un reparto chiuso di un penitenziario aperto se vi è pericolo che si dia alla fuga o vi è da attendersi che commetta nuovi reati (cpv. 2).
L'art. 19 del Regolamento sull'esecuzione delle pene e delle misure per gli adulti del 6.3.2007 (REPM, in vigore dal 9.3.2007), relativo al regime ordinario, stabilisce che l'esecuzione della pena in uno stabilimento chiuso, nel quale le misure di sicurezza sono elevate, è la forma di esecuzione ordinaria quando al detenuto non possono essere concesse altre forme di esecuzione in grado di evitare in particolare la fuga o pericoli a terzi (cpv. 1). L'esecuzione della pena avviene ininterrottamente nello stabilimento. Il trattamento, che ha come scopo finale il reinserimento sociale, è fondato su una graduale concessione di libertà tendente alla responsabilizzazione progressiva del carcerato, sulla base di un piano individuale di esecuzione della pena (cpv. 2). Una persona condannata può scontare la pena privativa di libertà in maniera totale o parziale in uno stabilimento aperto, ossia in una struttura che dispone di misure di sicurezza ridotte per quanto concerne l'organizzazione, il personale e la costruzione, se questa sua collocazione non provoca pericoli alla comunità, evita il ripetersi di azioni delittuose e non vi è rischio di fuga (cpv. 3).
Infine, nel Regolamento delle strutture carcerarie del Cantone Ticino, adottato il 15.12.2010 e in vigore dall'1.1.2011, l'art. 3 cpv. 3 precisa che il carcere penale La Stampa è, tra l'altro, destinato all'incarcerazione di persone maggiorenni poste in esecuzione di pena o di misura o di internamento (lit. a). La persona incarcerata viene ammessa al regime ordinario qualora motivi di sicurezza non vi si oppongano (art. 40 cpv. 1 prima frase).
2.2.
Con quale intensità debba sussistere il pericolo di fuga o il rischio che il detenuto commetta nuovi reati richiesto dall'art. 76 cpv. 2 CP, non può essere espresso in generale e in astratto ma dipende dalle circostanze. Tali due criteri non sono cumulativi (cfr. Messaggio concernente la modifica del Codice penale svizzero del 21.09.1998 pubblicato in FF 1999 p. 1669 ss., p. 1793).
Per ammettere l'esistenza di un rischio di fuga o di recidiva non occorre certamente che siano state intraprese manovre concrete in tal senso, bensì è sufficiente che sia riconoscibile l'esistenza di detti rischi (BSK Strafrecht I – A. BAECHTOLD, 2a. ed., art. 77b CP n. 7).
Per quanto attiene al pericolo di recidiva il testo di legge non precisa espressamente di quale gravità i reati di cui si teme la reiterazione debbano essere. Per la dottrina gli stessi devono essere di una certa rilevanza (BSK Strafrecht I – A. BAECHTOLD, op. cit., art. 77b CP n. 7), stante che nel pericolo di recidiva non entra in considerazione la (prospettata) commissione di semplici contravvenzioni (S. TRECHSEL et al., Schweizerisches StGB, Praxiskommentar, art. 76 CP n. 3).
3.
3.1.
Nel presente caso, il reclamante censura preliminarmente una violazione del diritto di essere sentito con riferimento all’art. 11 LEPM in relazione alle decisioni del 3.1.2013 e 4.4.2013.
3.2.
La censura d’ipotetica violazione del diritto di essere sentito, in riferimento alla decisione del 3.1.2013, è manifestamente tardiva, e quindi irricevibile. Sulla medesima non si entra pertanto nel merito.
La medesima censura, riferita alla decisione del 4.4.2013, va qui esaminata.
3.3.
Il diritto di essere sentito secondo gli art. 3 cpv. 2 lit. c CPP e 29 cpv. 2 Cost. – garanzia di natura formale, la cui violazione comporta l’annullamento della decisione impugnata indipendentemente dalla fondatezza materiale del gravame, riservato il caso in cui l’autorità di ricorso goda di pieno potere d’esame e davanti ad essa la parte sia reintegrata nell’esercizio dei diritti che le erano stati negati (cfr., nondimeno, con riferimento alla giurisdizione di reclamo, decisione TF 1B_604/2011 del 7.2.2012 consid. 2.3.) – comprende, oltre tra l’altro al diritto di ottenere una decisione motivata, di fornire prove sui fatti rilevanti per il giudizio, di farsi rappresentare o assistere e di poter consultare gli atti, il diritto di esprimersi prima che una decisione sia presa.
La parte ha il diritto in particolare di essere sentita sugli elementi pertinenti prima dell’emanazione di una decisione che la tocca nella sua situazione giuridica (decisioni TF 1B_40/2013 del 26.2.2013 consid. 3.1.; 1B_696/2012 dell’11.12.2012 consid. 3.1.).
3.4.
Dopo la decisione dell’UIPA del 13.3.2012 (inc. _) e di questa Corte del 25.5.2012 (inc. CRP _ ha preso avvio la procedura in vista dell’espiazione della pena. In tale ambito, come correttamente ricordato nelle osservazioni del giudice dei provvedimenti coercitivi, il reclamante è stato interpellato diverse volte.
Una prima volta con un invio del 3.8.2012 (AI 5 inc. _), pregandolo di prendere contatto “
al fine di concordare tempi e modalità di espiazione
.”: invio non ritirato.
Il medesimo invio è poi stato nuovamente spedito per raccomandata l’8.8.2012 ad altro indirizzo, pure ritornato non ritirato (AI 8): è stato infine spedito per posta semplice il 30.8.2012 (AI 10).
Con scritto del 14.9.2012, il reclamante ha risposto all’invio dell’Ufficio dei giudici dei provvedimenti coercitivi, chiedendo una rateizzazione di CHF 200.- al mese, e anticipando l’intenzione di recarsi all’estero (in _, come volontario) per minimo un anno a partire dal 13.12.2012.
Con ulteriore scritto del 25.9.2012, l’Ufficio dei giudici dei provvedimenti coercitivi ha nuovamente invitato il reclamante a prendere contatto (AI 12).
Con decisione del 4.10.2013 (a seguito di un colloquio telefonico di medesima data) al reclamante è stato concesso il pagamento rateale delle somme dovute (AI 13).
Caduta la facoltà di pagamento rateale (in quanto non ossequiata), veniva presa la prima decisione di collocamento in data 3.1.2013 (AI 18), in sezione aperta: il reclamante avrebbe dovuto presentarsi al Carcere in data 5.2.2013.
Con telefonata del 23.1.2013, il reclamante ha sostenuto di essere a giorno con i pagamenti rateali, e ciò contrariamente a quanto risultava dagli atti (ovvero il pagamento di una unica e sola rata di quelle stabilite dal giudice).
Nelle osservazioni 17/18.4.2013 in questa sede, il giudice dei provvedimenti coercitivi ha riferito che, dopo l’emanazione dell’ordine di accompagnamento, ancora in data 22.2.2013, la Polizia cantonale di _ avrebbe chiesto per il reclamante una proroga per l’esecuzione della pena fino a dopo la morte della nonna, proroga che gli sarebbe ancora stata concessa. Circostanza questa che non risulta dall’incarto GPC _, ma che si può dare per acquisita non essendo stata per nulla contestata dal reclamante nello scambio di allegati in questa sede (in particolare nella replica).
3.5.
In simile circostanza, non si può francamente sostenere che il reclamante non abbia potuto esprimersi su “
tempi e modalità di espiazione”,
per riprendere il senso della primissima comunicazione, poi seguita da altri interventi e prese di posizioni.
La procedura che ha portato alla decisione di collocamento iniziale va vista nel suo insieme (essendo iniziata in agosto 2012 e terminata il 4.4.2013): non può essere frazionata o spezzettata a piacimento, pretendendo per ogni singolo passaggio di nuovo l’esercizio di un diritto di cui si è già usufruito.
Nella procedura, presa nel suo insieme e non in modo spezzettato, al ricorrente è stato abbondantemente concesso il diritto di essere sentito ai sensi dell’art. 11 LEPM. La censura va pertanto respinta.
4.
4.1.
Il reclamante censura la decisione impugnata per difetto di motivazione,
in quanto il giudice non avrebbe indicato quali elementi l’avrebbero condotto il 4.4.2013 ad ammettere l’esistenza del pericolo di fuga, diversamente dalla decisione di collocamento del 3.1.2013 in cui aveva disposto il collocamento in carcere aperto “
ritenuto che l’interessato è cittadino svizzero e la brevità della pena
”.
4.2.
Il diritto di essere sentito secondo gli art. 3 cpv. 2 lit. c CPP e 29 cpv. 2 Cost. comprende, come esposto al punto 3.3., anche il diritto di ottenere una decisione motivata.
L’obbligo di motivazione (art. 80 cpv. 2 prima frase CPP) impone di menzionare, almeno brevemente, i motivi che hanno spinto l’autorità a decidere in un senso piuttosto che nell’altro e di porre pertanto l’interessato nelle condizioni di rendersi conto della portata del provvedimento e delle eventuali possibilità di impugnazione presso un’istanza superiore, che deve poter esercitare il controllo sul medesimo (cfr., per es., decisioni TF 1B_711/2012 del 14.3.2013 consid. 2.1.; 6B_590/2012 del 12.3.2013 consid. 4.; G. PIQUEREZ, Traité de procédure pénale suisse, 2. ed., n. 340/1134; R. HAUSER / E. SCHWERI / K. HARTMANN,
Schweizerisches Strafprozessrecht, 6. ed.
, § 55 n. 22 ss.; N. SCHMID,
Strafprozessrecht, 4. ed.
, n. 214 s./260/576; cfr., anche
, ZK StPO – D. BRÜSCHWEILER, art. 80 CPP n. 2
).
4.3.
Nel presente caso, la decisione impugnata, seppur brevemente, è sufficientemente motivata, permettendo di capire le ragioni poste al proprio fondamento.
Nella propria decisione il giudice dei provvedimenti coercitivi ha ricordato: anzitutto la decisione d’interruzione della sorveglianza elettronica; poi la concessione del pagamento rateale (disattesa); infine la decisione di collocamento del 3.1.2013 con il termine del 5.2.2013 per presentarsi in carcere (pure disatteso), con la conseguente necessità di emettere un ordine di accompagnamento per il tramite della polizia.
Da questi tre elementi il magistrato ha dedotto il concreto rischio che RE 1 potesse sottrarsi nuovamente all’espiazione della pena dandosi alla fuga.
La motivazione, scarna nella sua formulazione, contiene degli elementi immediatamente comprensibili e pertinenti al pericolo di fuga, elemento determinante per la decisione del collocamento in sezione chiusa.
Di modo che la censura di mancata adeguata motivazione va respinta.
5.
5.1
Rimane da esaminare, nel merito, la decisione di collocamento iniziale, in quanto disponga la sezione chiusa in luogo di quella aperta, come precedentemente disposto con la decisione del 3.1.2013.
5.2.
Come già indicato in questa decisione (punto 2.2)
l’intensità del rischio di fuga non può essere espressa in generale e in astratto ma dipende dalle circostanze.
5.3.
Nel caso concreto risulta pacifico che al reclamante siano state concesse tutte le possibili agevolazioni rispetto all’espiazione delle pene inflittegli.
Malgrado ciò egli è riuscito nell’impresa di farsi dapprima revocare la sorveglianza elettronica e nel disattendere poi la possibilità di pagare ratealmente quanto dovuto.
Egli ha anche ventilato la possibilità di una sua partenza all’estero, per un periodo di almeno di un anno, quale volontario in _.
Già questi elementi assurgevano a comportamenti che facevano intravvedere una volontà di sottrarsi all’espiazione della pena.
Ciò non di meno nella prima decisione di collocamento (del 3.1.2013), al reclamante è stato concesso di espiare la pena in sezione aperta.
Malgrado questo il reclamante ha disatteso ulteriormente la decisione di collocamento, non presentandosi nel termine fissato (del 5.2.2013).
Non solo: prima di tale scadenza è intervenuto presso l’Ufficio dei giudici dei provvedimenti coercitivi sostenendo (a torto) di essere in regola con i pagamenti rateali.
Dopo il 5.2.2013 non ha giustificato in nessun modo il fatto di non essersi presentato il giorno stabilito.
Dopo l’emanazione dell’ordine di accompagnamento (7.2.2013), ancora in data 22.2.2013 (per il tramite della polizia) ha chiesto di ulteriormente posticipare l’espiazione, in ragione dello stato di salute della nonna.
Infine, è solo a seguito dell’intervento della polizia che egli ha iniziato l’espiazione della sanzione.
5.4.
I fatti precedenti il 3.1.2013, ma soprattutto quelli posteriori (dal 3.1.2013 al 4.4.2013) sono tali che consentono di concludere, come ha fatto il giudice, che “
sussiste il concreto rischio che egli si sottragga nuovamente all’espiazione della pena dandosi alla fuga”
.
La decisione del giudice dei provvedimenti coercitivi merita pertanto tutela.
6.
Il reclamo è respinto. Le tasse e le spese seguono la soccombenza.