Decision ID: a7b93080-faf7-5288-b469-de97fe374c6a
Year: 2020
Language: it
Court: CH_BVGE
Chamber: CH_BVGE_001
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: 

Visto:
la domanda d'asilo che l'interessata ha presentato in Svizzera il (...)
febbraio 2020,
il passaporto salvadoregno versato agli atti in originale dalla richiedente
l’asilo,
il rilevamento dei dati personali del 18 febbraio 2020 (cfr. atto n. [...]-13/8),
l’atto medico F2 del 15 maggio 2020 (cfr. atto n. [...]-15/2),
i verbali d'audizione del 29 maggio 2020 (cfr. atto n. [...]-17/15 [di seguito:
verbale 1]) e del 19 giugno 2020 (cfr. atto n. [...]-21/15 [di seguito:
verbale 2]),
i documenti presentati dalla richiedente nel corso dell’audizione del 29
maggio 2020, fra cui figurano:
– una lettera del (...) luglio 2019 redatta dalla Croce Rossa
salvadoregna;
– un articolo del (...) 2017, di una non meglio precisata testata
giornalistica, concernente l’omicidio di un uomo e di sua figlia;
– uno scritto di data 8 luglio 2019 del suo legale in El Salvador,
avv. B._;
– un certificato di lavoro redatto dalla “(...)”;
– documentazione fotografica ritraente la richiedente;
– copia di una schermata telefonica recante un’informativa delle
Forze armate di El Salvador, Stato Maggiore Generale
dell’Esercito, del 25 aprile 2020;
– una dichiarazione del 25 maggio 2020 redatta da C._,
deputata all’assemblea legislativa di El Salvador,
la decisione della Segreteria di Stato della migrazione (di seguito: SEM)
del 2 luglio 2020, notificata in medesima data, (cfr. risultanze processuali;
atto n. [...]-30/1), con cui tale autorità ha respinto la succitata domanda
d'asilo e pronunciato l'allontanamento della richiedente dalla Svizzera
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nonché l'esecuzione dello stesso in quanto ammissibile, esigibile e
possibile,
il ricorso del 3 agosto 2020 (cfr. timbro del plico raccomandato; data
d'entrata: 4 agosto 2020), con cui la ricorrente ha concluso
all'annullamento della decisione impugnata e alla ritrasmissione degli atti
all’autorità inferiore per il completamento dell’istruzione e un nuovo esame
delle allegazioni; in subordine alla concessione dell'ammissione
provvisoria; altresì, e con protesta di tasse e spese, ha presentato una
domanda di concessione dell'assistenza giudiziaria, nel senso
dell'esenzione dal versamento delle spese processuali e del relativo
anticipo,
la documentazione versata agli atti a sostegno della propria impugnativa,
la quale si compone del carteggio già prodotto nell’ambito del
procedimento di prima istanza, nonché di uno scritto del 16 luglio 2020
della croce rossa salvadoregna e una dichiarazione, di medesima data,
redatta dall’avv. B._,
gli ulteriori atti medici F2 rispettivamente di data 20 luglio 2020, 24 luglio
2020, 27 luglio 2020 e 29 luglio 2020,
i fatti del caso di specie che, se necessari, verranno ripresi nei considerandi
che seguono,

e considerato:
che presentato tempestivamente (art. 108 cpv. 1 della Legge sull’asilo
[LAsi, RS 142.31] e art. 10 dell’Ordinanza sui provvedimenti nel settore
dell’asilo in relazione al coronavirus del 1° aprile 2020 [Ordinanza Covid-
19 asilo, RS 142.318]) contro una decisione in materia d’asilo della SEM
(art. 6 e 105 LAsi, art. 31-33 LTAF), il ricorso è di principio ammissibile
sotto il profilo degli art. 5, 48 cpv. 1 lett. a-c e 52 cpv. 1 PA,
che occorre pertanto entrare nel merito del ricorso,
che il ricorso manifestamente infondato, ai sensi dei motivi che seguono, è
deciso dal giudice unico, con l’approvazione di una seconda giudice
(art. 111 lett. e LAsi) e la decisione è motivata soltanto sommariamente
(art. 111a cpv. 2 LAsi),
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che ai sensi dell’art. 111a cpv. 1 LAsi, si rinuncia allo scambio di scritti,
che con ricorso al Tribunale possono essere invocati, in materia d’asilo, la
violazione del diritto federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti
giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi) e, in materia di diritto degli
stranieri, pure l’inadeguatezza ai sensi dell’art. 49 PA (cfr. DTAF 2014/26
consid. 5),
che il Tribunale non è vincolato né dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4 PA), né
dalle considerazioni giuridiche della decisione impugnata, né dalle
argomentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2),
che la richiedente, con ultimo domicilio nel dipartimento di D._
(cfr. atto n. [...] 13/8, punto 2.01; verbale 1, pag. 2, D9), ha ricondotto il suo
espatrio alle persecuzioni perpetrate nei suoi confronti da bande criminali,
che in questo senso, l’interessata – all’epoca residente ad E._ − ha
riferito di essere stata testimone di un duplice omicidio, occorso nell’ottobre
del 2017 presso l’abitazione dei suoi vicini; che due giorni dopo tale
episodio, ella avrebbe rinvenuto un messaggio intimidatorio sulla porta
della propria dimora, con il quale le veniva intimato, dietro minaccia di
morte, di non riferire dell’accaduto alle autorità di polizia e di abbandonare
la casa entro ventiquattr’ore; che di conseguenza la ricorrente sarebbe
dapprima fuggita a F._, presso un amico, e poi a G._, nel
dipartimento di D._; che tuttavia, poco dopo essere giunta in
quest’ultima città, l’insorgente sarebbe stata avvicinata da un non meglio
precisato individuo che le avrebbe riferito che dalla prigione sarebbe stato
chiesto di lei (cfr. verbale 1, pag. 6, D52; pag. 10, D89 e segg.; pag. 12,
D100),
che trasferitasi a H._ dal dicembre del 2017, ella vi sarebbe rimasta
fino al mese di marzo del medesimo anno, prima di fare ritorno a I._
(cfr. verbale 1, pag. 11, D97); che nondimeno, qui sarebbe stata
nuovamente interpellata da un affiliato di una gang criminale, il quale le
avrebbe proibito l’esercizio della sua professione (cfr. verbale 1, pag. 11,
D93), evenienza che l’avrebbe spinta a ristabilirsi nel settembre del 2018 a
H._ (cfr. verbale 1, pag. 12, D98), rimanendovi fino al dicembre del
medesimo anno (cfr. verbale 2, pag. 4, D22),
che infine, il 31 dicembre 2018, sentendosi perennemente sorvegliata dai
malviventi ed essendo a suo dire facilmente rintracciabile in virtù della
professione svolta in campo politico, la richiedente avrebbe deciso di
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licenziarsi per dedicarsi ai figli e riflettere su un’eventuale fuga dal Paese
(cfr. verbale 1, pag. 4, D35; memoriale ricorsuale, pag. 3, punto 1); che
dopo un periodo di circa un anno – durante il quale ella si sarebbe
segnatamente mantenuta con un’attività commerciale (cfr. verbale 1,
pag. 4, D32 e D34) – il (...) 2019 avrebbe lasciato definitivamente El
Salvador,
che per queste ragioni, in caso di un suo ritorno in Patria, ella teme per la
sua incolumità,
che nella querelata decisione, l’autorità inferiore ha ritenuto inverosimili le
allegazioni dell’interessata; che il narrato di quest’ultima sarebbe
insufficientemente motivato, divergente su punti essenziali nonché
incompatibile con l’esperienza generale di vita o la logica dell’agire,
che oltremodo, i mezzi di prova depositati dalla richiedente a sostegno
della domanda d’asilo non permetterebbero di rendere verosimili le sue
dichiarazioni,
che con il gravame, dopo aver rammentato i fatti esposti nel corso della
procedura, l’insorgente ha contestato le valutazioni della SEM; che in tal
senso il resoconto da lei esposto in sede di audizione non presterebbe il
fianco a critiche, risultando nel complesso verosimile,
che la Svizzera, su domanda, accorda asilo ai rifugiati secondo le
disposizioni della LAsi (art. 2 LAsi); che l'asilo comprende la protezione e
lo statuto accordati a persone in Svizzera in ragione della loro qualità di
rifugiato; che esso include il diritto di risiedere in Svizzera,
che giusta l'art. 3 cpv. 1 LAsi, sono rifugiati le persone che, nel Paese di
origine o di ultima residenza, sono esposte a seri pregiudizi a causa della
loro razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo
sociale o per le loro opinioni politiche, ovvero hanno fondato timore di
essere esposte a tali pregiudizi; che sono pregiudizi seri segnatamente
l'esposizione a pericolo della vita, dell'integrità fisica o della libertà, nonché
le misure che comportano una pressione psichica insopportabile (art. 3
cpv. 2 LAsi),
che a tenore dell'art. 7 cpv. 1 LAsi, chiunque domanda asilo deve provare
o per lo meno rendere verosimile la sua qualità di rifugiato; che la qualità
di rifugiato è resa verosimile se l'autorità la ritiene data con una probabilità
preponderante (art. 7 cpv. 2 LAsi),
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che anzitutto, il Tribunale rileva che indipendentemente dalla loro
verosimiglianza – la cui questione può invero rimanere inevasa – le
persecuzioni esposte dalla richiedente appaiono prive di rilevanza ai sensi
dell’art. 3 LAsi,
che difatti, giova rammentare che la definizione dello statuto di rifugiato,
così come stabilita all’art. 3 cpv. 1 LAsi, è esaustiva, nel senso che esclude
tutti gli altri motivi, suscettibili di condurre una persona a lasciare il proprio
paese di origine o di residenza,
che orbene, in casu, l’asserito rischio di esposizione a seri pregiudizi da
parte dei succitati gruppi criminali non è riconducibile ad uno dei motivi
elencati dal precitato disposto (razza, religione, nazionalità, appartenenza
ad un determinato gruppo sociale, opinioni politiche) quanto, piuttosto, ad
un’espressione di criminalità organizzata,
che la ricorrente medesima ha del resto esplicitamente e ripetutamente
negato che gli atti persecutori addotti fossero dettati dalle sue opinioni
politiche né dalle collaborazioni con il partito (...) e l’ONG “(...)” (cfr.
memoriale ricorsuale, punto II, pag. 4 a 6),
che inoltre, l’insicurezza ed il pericolo presenti a El Salvador di essere
vittima di atti commessi per mano di membri di gang criminali non risultano
essere fattualmente causali nel caso di specie, in quanto sono dimostrativi
della difficile situazione securitaria presente nel predetto Paese, alla quale
tutta la popolazione risulta essere esposta,
che per di più, il rischio addotto dall’interessata di essere vittima da parte
di membri della banda MS-13 (cfr. verbale 1, pag. 9, D78), è legato ad atti
pregiudizievoli cagionati da entità non statali, ed occorrerebbe ancora,
perché il gravame meriti accoglimento, che la ricorrente non sia in misura
di ottenere un’appropriata protezione in patria (cfr. DTAF 2008/4
consid. 5.2 e DTAF 2011/51 consid. 7.1–7.4),
che al riguardo la richiedente ha asserito di non aver fatto capo alle autorità
di polizia salvadoregne perché corrotte e pertanto non affidabili (cfr. verbale
2, pag. 9, D67 e pag. 10, D69 e D78),
che tuttavia, quest’ultima allegazione si riduce ad una mera asserzione di
parte; che in effetti, pur tenuto conto delle fonti citate nel gravame oltreché
dei mezzi di prova presentati dalla ricorrente, non si può partire dal
presupposto che le autorità di polizia del suo Paese d’origine, non
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prenderebbero sistematicamente – se opportunamente informate degli atti
criminali – misure volte a perseguire gli autori di reati commessi sul loro
suolo, o non ne avrebbero la volontà,
che conseguentemente, in assenza di indizi concreti in questo senso, nulla
osta a che l’insorgente si rifaccia alla protezione statale una volta
rimpatriata,
che per sovrabbondanza, vi sarebbe altresì da chiedersi – con particolare
riferimento agli asseriti episodi di pedinamento (cfr. verbale 1, pag. 12,
D1010 e verbale 2, pag. 6, D39) − se i motivi ai quali la richiedente si è
appellata, per quanto spiacevoli, rivestano un’intensità tale da rientrare
nella nozione di seri pregiudizi ai sensi dell’art. 3 LAsi,
che in definitiva, vista l’irrilevanza dei motivi d’asilo addotti dall’interessata,
per quanto riguarda il riconoscimento della qualità di rifugiato e la
concessione dell’asilo v’è pertanto da confermare la decisione dell’autorità
di prima istanza,
che se respinge la domanda d’asilo o non entra nel merito, la SEM
pronuncia, di norma, l’allontanamento dalla Svizzera e ne ordina
l’esecuzione; che tiene però conto del principio dell’unità della famiglia
(art. 44 LAsi),
che l’insorgente non adempie le condizioni in virtù delle quali la SEM
avrebbe dovuto astenersi dal pronunciare l’allontanamento dalla Svizzera
(art. 14 cpv. 1 seg., art. 44 LAsi nonché art. 32 dell’ordinanza 1 sull’asilo
relativa a questioni procedurali dell’11 agosto 1999 [OAsi 1, RS 142.311];
cfr. DTAF 2013/37 consid. 4.4; 2011/24 consid. 10.1),
che lo scrivente Tribunale è pertanto tenuto a confermare la pronuncia
dell’allontanamento,
che l’esecuzione dell’allontanamento è regolamentata, per rinvio
dell’art. 44 LAsi, dall’art. 83 della legge federale sugli stranieri (LStrI, RS
142.20), giusta il quale l’esecuzione dell’allontanamento dev’essere
possibile (art. 83 cpv. 2 LStrI), ammissibile (art. 83 cpv. 3 LStrI) e
ragionevolmente esigibile (art. 83 cpv. 4 LStrI),
che in caso di non adempimento di una di queste condizioni, la SEM di-
spone l'ammissione provvisoria (art. 83 cpv. 1 LStrI in relazione all'art. 44
LAsi),
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che per prassi invalsa del Tribunale, circa l'apprezzamento degli ostacoli
all'esecuzione dell'allontanamento, vale lo stesso apprezzamento della
prova consacrato al riconoscimento della qualità di rifugiato, ovvero il
ricorrente deve provare o per lo meno rendere verosimile l'esistenza di un
ostacolo all'esecuzione dell'allontanamento (cfr. DTAF 2011/24
consid. 10.2),
che nella decisione impugnata, la SEM ha ritenuto l’esecuzione
dell’allontanamento ammissibile, ragionevolmente esigibile e possibile,
che in sede ricorsuale, l’interessata ha contestato anche tale assunto; che
a suo dire l’esecuzione dell’allontanamento sarebbe inammissibile,
siccome rischierebbe di sottoporla – posta la situazione d’insicurezza e
violenza regnante in El Salvador, unitamente alla collusione delle autorità
di polizia con la criminalità organizzata − a trattamenti contrari all’art. 3
CEDU,
che oltretutto, l’esecuzione dell’allontanamento non sarebbe
ragionevolmente esigibile viste le condizioni personali della ricorrente e
delle condizioni di vita nelle quali ella si ritroverebbe per il caso in cui
facesse ritorno nel suo Paese,
che ad ogni modo, anche a mente del Tribunale non vi sono in casu
elementi ostativi all’esecuzione dell’allontanamento verso El Salvador,
che non essendo riuscita l’insorgente a dimostrare l’esistenza di seri
pregiudizi o il fondato timore di essere sposti a tali pregiudizi ai sensi
dell’art. 3 LAsi, il principio del divieto di respingimento non trova
applicazione nella fattispecie ed il suo rinvio verso El Salvador è dunque
ammissibile sotto l’aspetto dell’art. 5 cpv. 1 LAsi e dell’art. 33 della
Convenzione sullo statuto dei rifugiati del 28 luglio 1952 (Conv. Rifugiati,
RS 0.142.30),
che la situazione generale difficile dal profilo securitario e dei diritti
dell’uomo in El Salvador, in particolare dovuta alle attività delle bande
criminali – delle quali le due principali sono il Barrio 18 (anche chiamata
B-18 o Eighteenth Street gang) e la MS-13 (anche denominata Mara
Salvatrucha) – di per sé sola, ed in assenza di ulteriori elementi concreti
agli atti, non rendono illecita l’esecuzione del loro allontanamento
(cfr. sentenze del Tribunale D-3176/2020 del 9 luglio 2020; D-1707/2020
del 15 aprile 2020; E-1115/2018 del 24 febbraio 2020 consid. 8.3 con
ulteriori riferimenti ivi citati; E-593/2018 dell’8 ottobre 2018 consid. 7.2),
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che pertanto, l’esecuzione dell’allontanamento è ammissibile ai sensi delle
norme di diritto internazionale pubblico nonché della LAsi (cfr. art. 83 cpv. 3
LStrI in relazione con l’art. 44 LAsi; DTAF 2014/28 consid. 11),
che l’esecuzione dell’allontanamento dell’insorgente risulta pure essere
ragionevolmente esigibile (cfr. art. 83 cpv. 4 LStrI in relazione con l’art. 44
LAsi; DTAF 2011/50 consid. 8.1 – 8.3 e giurisprudenza ivi citata), nella
misura in cui non appare esserci una messa in pericolo concreta della
ricorrente in caso di un loro ritorno nel Paese d’origine,
che in primo luogo, malgrado la criminalità elevata, le grosse difficoltà
economiche e la difficile situazione securitaria, dalla fine della guerra civile
nell’anno 1992, la situazione politica in El Salvador si è stabilizzata; che
pertanto in tale Paese, non vige attualmente una situazione di guerra,
guerra civile o di violenza generalizzata che coinvolga l’insieme della
popolazione sull’integralità del territorio nazionale (cfr. sentenze del
Tribunale D-3176/2020 del 9 luglio 2020; D-1707/2020 del 15 aprile 2020;
E-1115/2018 del 24 febbraio 2020 consid. 8.3 e E-593/2018 dell’8 ottobre
2018 consid. 7.3 con ulteriori riferimenti citati),
che dagli atti non traspaiono neppure motivi individuali di natura
economica, sociale o medica, che si opporrebbero all’esecuzione
dell’allontanamento dell’insorgente nel suo Paese d’origine; ch’ella è infatti
giovane, dispone di una buona formazione e può vantare di pluriennali
esperienze lavorative (cfr. verbale 1, pag. 3, D21 e segg.), che le ha
permesso di vivere bene in El Salvador (cfr. verbale1, pag. 4, D26); che
inoltre non censura di soffrire di alcuna problematica medica che osti alla
ripresa di un’attività remunerativa al suo ritorno; che per il resto, ella
dispone di un’ampia rete famigliare nel Paese d’origine, sulla quale potrà
contare in caso di necessità (cfr. verbale 1, pag. 3, D11 e segg.),
che con la propria impugnativa, la ricorrente non ha infine preteso di soffrire
di gravi problemi di salute tali da giustificare un’ammissione provvisoria,
senza che da un esame d’ufficio degli atti di causa emerga la necessità di
una sua permanenza in Svizzera per motivi medici (cfr. DTAF 2009/2
consid. 9.3.2 e relativi riferimenti; DTAF 2011/50 consid. 8.1-8.3),
che pertanto, in considerazione di quanto precede, l’esecuzione
dell’allontanamento è ragionevolmente esigibile nella fattispecie (art. 83
cpv. 4 LStrI),
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che da ultimo, nemmeno risultano impedimenti sotto il profilo della
possibilità dell’esecuzione del provvedimento (art. 83 cpv. 2 LStrI),
che di conseguenza, anche in materia di esecuzione dell’allontanamento
la decisione dell’autorità inferiore va confermata,
che pertanto, con la decisione impugnata la SEM non ha violato il diritto
federale né abusato del suo potere d’apprezzamento ed inoltre non ha
accertato in modo inesatto o incompleto i fatti giuridicamente rilevanti
(art. 106 cpv. 1 LAsi), altresì, per quanto censurabile, la decisione non è
inadeguata (art. 49 PA),
che avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, la domanda di
esenzione dal versamento di un anticipo equivalente alle presunte spese
processuali è divenuta senza oggetto,
che infine, ritenute le allegazioni ricorsuali sprovviste di probabilità di esito
favorevole, la domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa
dal versamento delle spese processuali, è respinta (art. 65 cpv. 1 PA),
che visto l’esito della procedura le spese processuali di CHF 750.– che
seguono la soccombenza sono poste a carico della ricorrente (art. 63
cpv. 1 e 5 PA nonché art. 3 lett. b del regolamento sulle tasse e sulle spese
ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21
febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]),
che la decisione è definitiva e non può, in principio, essere impugnata con
ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83
lett. d cifra 1 LTF),
(dispositivo alla pagina seguente)
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