Decision ID: 5c558d1e-3aa6-509d-98fe-c1251f03c511
Year: 2009
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_002
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: civil_law

ritenuto
in fatto:
A.
AO 1 è stata titolare della L_ _ (in seguito L_) sita in via _ a _ fino al mese di aprile 2007 quando la L_ ha cessato la propria attività a seguito di difficoltà economiche (act. VII, pag. 8 nel mezzo).
A metà settembre 2007, AO 1 – dopo un breve periodo di lavoro presso C_ _ – ha ripreso l'attività presso la L_ (act. III, pag. 1 in basso e pag. 2 in alto). Dagli atti risulta che la ripresa dell'attività è stata possibile grazie al finanziamento di AP 1 ammontante a circa fr. 26'000.–/27'000.– (act. IV, pag. 2 nel mezzo e act. VI, pag. 9 verso il basso). Con l'inizio della nuova attività è stato stipulato un nuovo contratto di locazione con il proprietario dell'immobile; quale conduttrice è stata indicata AP 1 (doc. 5; act. IV, pag. 5; act. VI, pag. 9 verso l'alto). Dagli atti risulta pure che, a partire dal 15 settembre 2007, AO 1 ha percepito per la propria attività complessivamente fr. 3'176.55 (doc. C, doc. D, doc. 9, doc. E: fr. 1'078.35 + fr. 1'370.30 + fr. 298.90 + fr. 429.–). In un paio di occasioni la distinta degli incassi mensili, riportante l'importo percepito da AO 1, con la dicitura “acc. su stipendio” (doc. C) e “acc. stipendio” (doc. D), risulta sottoscritta da AP 1 (act. VI, pag. 8 in basso e pag. 9 in alto). Nel mese di marzo 2008, AO 1 ha dovuto riconsegnare le chiavi della L_, essendole addebitato il mancato rendimento dell'attività (act. IV, pag. 3).
B.
Con istanza 26 maggio 2008, AO 1 si è rivolta alla Pretura del Distretto di Lugano per chiedere la condanna di AP 1 al pagamento di fr. 20'276.35 oltre interessi e il rigetto definitivo dell'opposizione al PE n. _ dell'UE di Lugano. Secondo l'istante, ella sarebbe stata assunta dalla convenuta dalla metà di settembre 2007, perché si occupasse della gestione della L_. Il contratto di lavoro sarebbe, a suo dire, stato disdetto dalla convenuta il 27 marzo 2008 con effetto al 30 aprile 2008. Il salario mensile pattuito sarebbe ammontato a fr. 3'520.– lordi. Essendosi la convenuta limitata a corrisponderle acconti per complessivi fr. 2'877.65 (fr. 1'078.35 + fr. 1'370.30 + fr. 429.–), ha chiesto il versamento del saldo, a suo dire, scoperto. All'udienza del 14 luglio 2008, AP 1 ha chiesto la reiezione dell'istanza. Essa contesta la legittimazione passiva, la venuta in essere di un contratto di lavoro, nonché le pattuizioni riguardo alla corresponsione di un salario mensile. I rapporti venuti in essere tra il suo compagno _ O_ e AO 1, sarebbero, a suo dire, stati improntati alla costituzione di una società semplice – nella quale la convenuta avrebbe fatto una comparsa solo formale – destinata alla riapertura e alla conduzione della L_. Secondo la convenuta, nella società semplice O_ avrebbe contribuito con la messa a disposizione dei locali e del capitale per l'acquisto dei macchinari e AO 1 con le sue conoscenze professionali e la sua attività. Quanto alle somme percepite dall'istante, non si sarebbe trattato di acconti stipendio, ma di utili che, qualora nel seguito si fosse raggiunta una cifra sufficiente per permettere all'istante di sostentarsi, sarebbero stati divisi a metà tra AO 1 e O_. Non vi sarebbe neppure stata la notifica di una disdetta, in quanto, sempre a suo dire, vi sarebbe stato in realtà uno scioglimento della società a seguito del cattivo andamento degli affari.
Esperita l'istruttoria, le parti hanno rinunciato a comparire alla discussione finale, confermandosi nei rispettivi memoriali conclusivi.
C.
Con sentenza 4 maggio 2009, il Pretore ha accolto parzialmente l'istanza condannando la convenuta a pagare a AO 1 l'importo di fr. 19'323.45 oltre interessi al 5% dal 30 aprile 2008, rigettando per tale importo l'opposizione al PE n. _ dell'UE di Lugano e condannando la convenuta a rifondere all'istante fr. 500.– a titolo di parziali ripetibili.
Secondo il primo giudice, O_ avrebbe agito in veste di rappresentante della convenuta, fungendo da
trait d'union
tra l'istante e AP 1. AO 1 godeva, secondo il Pretore, sicuramente di una autonomia piuttosto ampia, dettata invero dal fatto che sia la convenuta, sia O_, erano completamente a digiuno di conoscenze in questo campo. Benché l'assenza di vincoli organizzativi nell'espletamento dell'attività lavorativa deponesse a favore dell'esistenza di un vincolo societario, nel caso concreto, secondo il primo giudice – considerando l'atteggiamento della convenuta e del suo rappresentante O_, che, preso atto (la prima addirittura sottoscrivendoli) dei conteggi contenenti entrambi a chiare lettere la voce “acc. su stipendio”, non hanno manifestato alcun tipo di obiezione nei confronti dell'istante – ben si poteva concludere per la venuta in essere, quanto meno per atti concludenti, di un impegno volto alla corresponsione di un salario mensile. Il Pretore ha poi ritenuto l'assenza di elementi istruttori dai quali poter desumere un consenso delle parti su una determinata somma e, in assenza di un contratto collettivo nello specifico campo delle lavanderie, così come di qualsiasi accertamento circa il salario in uso presso altre lavanderie, ha ritenuto equo far capo alle norme del contratto normale di lavoro del personale domestico vigenti nel 2007, che prevedevano (cfr. CNL per il personale domestico, art. 22) sostanzialmente dei minimi salariali vicini a fr. 3'000.– netti mensili. Il Pretore ha per finire ritenuto che la richiesta di riconsegna delle chiavi avvenuta al termine di una discussione tenutasi presso la L_ nel mese di marzo 2008, e la conseguente riconsegna da parte dell'istante, ha configurato un licenziamento che ha esplicato i suoi effetti per il 30 aprile 2008 (art. 335c CO). Tenendo conto del periodo contrattuale 15 settembre 2007 – 30 aprile 2008, di uno stipendio netto di fr. 3'000.– mensili e degli importi già percepiti in complessivi fr. 3'176.55 (fr. 1'078.35 + fr. 1'370.30 + fr. 298.90 + fr. 429.–), il Pretore ha pertanto fissato lo scoperto della pretesa salariale in fr. 19'323.45.
D.
Con appello 14 maggio 2009, AP 1 chiede la riforma del giudizio impugnato nel senso di respingere l'istanza, protestando ripetibili di prima e seconda sede. Con osservazioni 28 maggio 2009, _ propone la reiezione del gravame, con protesta di ripetibili di seconda sede.
e considerato

in diritto: 1.
L'appellante si aggrava in primo luogo per il fatto che il Pretore avrebbe sorvolato sulla sua eccezione di carenza di legittimazione passiva. Essa ribadisce che l'istante non sarebbe “riuscita a provare la propria relazione contrattuale con la signora AP 1” e avrebbe confermato in sede di interrogatorio formale “che ogni relazione relativa all'attività di lavanderia avveniva con il signor O_” (appello, pag. 5 verso il basso). A sostegno della propria tesi essa adduce, in particolare, che la considerazione del primo giudice secondo la quale ella si è presa a carico l'onere finanziario per l'acquisto dei macchinari e delle opere di artigiano, non poggerebbe “su alcun aspetto probatorio” e che “anzi, l'istruttoria di causa” avrebbe confermato “chiaramente che l'onere finanziario era
de facto
esclusivamente a carico di _ O_” (appello, pag. 4 verso il basso). Le affermazioni dell'appellante travisano palesemente le risultanze degli atti.
Il primo giudice ha ritenuto, a ragione, che _ O_ ha agito quale rappresentante di AP 1. Basta qui rilevare, a conferma dell'esattezza dell'accertamento del Pretore, che la stessa convenuta ha prodotto in causa documenti sottoscritti in sua vece da O_ (doc. 5, verbale consegna appartamento del 31 agosto 2007) e che O_, nella sua deposizione testimoniale, ha attestato che teneva i contatti con AO 1, rendendo poi “conto alla convenuta degli accordi intervenuti” con la medesima (act. IV, pag. 2 verso il basso). Comunque, anche qualora si volesse ritenere che O_ era coinvolto nella titolarità della L_, ciò ancora non esclude il coinvolgimento di AP 1. La convenuta dimentica infatti di aver ammesso, in sede di interrogatorio formale, che la ripresa dell'attività della L_, a metà settembre 2007, è stata possibile grazie al suo finanziamento, quantificato dal teste _ O_ in circa fr. 26'000.–/27'000.– (act. IV, pag. 2 nel mezzo e act. VI, pag. 9 verso il basso). Il cospicuo finanziamento da essa prestato, la sottoscrizione da parte sua – nella veste di conduttrice – dei contratti di locazione dei locali nei quali operava la L_ (doc. 5; act. IV, pag. 5; act. VI, pag. 9 verso l'alto), l'intestazione delle fatture relative ai lavori eseguiti presso la L_ a “_ P_ di AP 1” (act. Vi, pag. 9 verso il basso; doc. 3) e la sottoscrizione – sempre da parte sua – dei “rendiconti mensili” degli incassi della L_ (doc. C e D; act. VI, pag. 9 in alto), sono elementi probatori più che sufficienti a confermare il coinvolgimento dell'appellante quale proprietaria e titolare della L_. La legittimazione passiva della convenuta è dunque data e l'appello, su questo punto, cade nel vuoto.
2.
L'appellante contesta pure il fatto che il Pretore abbia ritenuto dati i presupposti per l'esistenza di un contratto di lavoro. Il primo giudice avrebbe, a suo dire, sorvolato sui quattro elementi essenziali per definire l'esistenza di un contratto di lavoro – la prestazione lavorativa, il rapporto di dipendenza, l'elemento temporale e lo stipendio – e si sarebbe basato in modo “inammissibile” su una “mera prova/indizio (acc. su stipendio” per propendere “per la costruzione di un contratto di lavoro tra le parti” (appello, pag. 6). Ribadisce che saremmo in presenza di una società semplice e che, quindi, all'istante non sarebbe dovuto alcun salario.
2.1
Il contratto di lavoro, ai sensi dell'art. 319 CO, è quello con il quale il lavoratore si obbliga verso un datore di lavoro a fornire, in una condizione di subordinazione, dei servizi contro il pagamento di un salario, per un tempo determinato o indeterminato. Dalla predetta definizione di contratto di lavoro, la dottrina e la giurisprudenza hanno dedotto quattro elementi costitutivi essenziali – per altro evocati anche dall'appellante – e meglio, una prestazione personale di lavoro; la messa a disposizione, da parte del lavoratore, del suo tempo per una durata determinata o indeterminata; un rapporto di subordinazione tra datore di lavoro e lavoratore; un salario (
Tobler, Favre, Munoz, Gullo Ehm
, Arbeitsrecht, Losanna 2006, n. 1.1 ad art. 319 CO). A norma dell'art. 530 cpv. 1 CO, la società semplice è invece un contratto, col quale due o più persone si riuniscono per conseguire con forze o mezzi comuni uno scopo comune. La distinzione tra i due contratti non è sempre facile; alcuni elementi costitutivi del contratto di lavoro si ritrovano in effetti anche nel contratto di società. L'apporto del socio può infatti consistere anche nella sola prestazione di lavoro (art. 530 cpv. 1 CO). Il lavoratore mette poi il suo tempo a disposizione del datore di lavoro, mentre i soci si riuniscono per conseguire uno scopo comune; per il lavoratore la prestazione personale di lavoro, durante un certo periodo, costituisce l'oggetto di uno scambio, le due parti avendo interessi opposti (contratto sinallagmatico), mentre l'attività dei soci costituisce un contributo fornito nell'interesse comune. Sebbene la nozione di tempo, nell'ambito del contratto di lavoro, prevalga su quella della realizzazione dell'obiettivo comune, a volte risulta difficile distinguere i fatti per definire chiaramente l'importanza di questi due fattori (
Aubert
, Le contrat de travail partiaire, in SJZ 1983 pag. 171). Per quanto attiene alle modalità di remunerazione, certo, il lavoratore è di regola retribuito periodicamente indipendentemente dagli introiti della ditta, ciò che non è di principio il caso per il socio. La remunerazione del lavoratore può tuttavia essere, in tutto o in parte, in funzione del risultato dell'attività; siamo in tal caso in presenza di un contratto di lavoro parziario (“
Partiarischer Arbeitsvertrag
”, “
contrat de travail partiaire
”), nel quale il lavoratore ha un diritto di controllo sui libri contabili e sui conti della società (
Brunner, Bühler, Waeber, Bruchez
, Kommentar zum Arbeitsvertragsrecht, Basilea 2005, n. 9 ad art. 319 CO;
Aubert
, op. cit., loc. cit; JAR 1998 pag. 115). Il criterio di distinzione determinante è comunque costituito dalla subordinazione. Mentre il lavoratore è tenuto ad osservare le istruzioni del datore di lavoro, i soci sono di principio al medesimo livello e prendono assieme le decisioni riguardanti la società; subordinazione e condivisione delle decisioni si escludono reciprocamente (
Aubert
, op. cit., loc. cit; JAR 1998 pag. 115).
2.2
Per quanto qui concerne, la deposizione testimoniale di _ O_ assume particolare rilievo. In essa si trova infatti conferma – come rettamente evidenziato dall'istante nelle osservazioni all'appello (pag. 14 nel mezzo) – che la costituzione di una società era semmai prevista solo in una seconda fase (“in futuro”) e che “i soci sarebbero stati l'istante e la convenuta” (act. IV, pag. 2 in basso). Questa fase però non si è concretizzata, in ragione del mancato rendimento della L_ e dell'obbligo fatto a AO 1 di restituire le chiavi (act. IV, pag. 3). Dalla medesima deposizione traspare che, nella fase che precedeva l'auspicata futura costituzione della società, gli accordi prevedevano che “tutti i guadagni sarebbero andati all'istante”, questo perché si sapeva “che all'inizio l'attività non avrebbe reso un granché” (act. IV, pag. 2 in basso). Una simile affermazione trova conferma nelle dichiarazioni dell'istante, là dove, in sede di interrogatorio formale, ha attestato il diniego di _ O_ al pagamento di un salario mensile di fr. 3'000.–, ma l'accordo del medesimo alla deduzione dello “stipendio dall'incasso mensile” (act. VI, pag. 2 verso il mezzo); deduzione che AO 1 ha poi messo in atto, trattenendo per sé l'intero utile mensile della L_ e facendo sottoscrivere alla convenuta i “resoconti mensili” attestanti che gli importi così dedotti erano costitutivi di stipendio (doc. C e D).
Già sulla base di quanto precede si può ritenere che, nella fase iniziale dei loro rapporti, le parti non avevano inteso costituire una società semplice, ma stipulare un contratto di lavoro parziario, nel quale era previsto che l'istante avrebbe percepito quale “stipendio” l'intero utile mensile della L_. Certo, come rettamente rilevato dal Pretore, nello svolgimento delle attività AO 1 godeva di ampia autonomia, dettata dal fatto che sia AP 1, sia O_, erano digiuni di conoscenze nel settore delle lavanderie; l'istante non era dunque sottoposta a particolari vincoli organizzativi nello svolgimento delle attività. La subordinazione dell'istante alla convenuta – e quindi l'esistenza di un contratto di lavoro – si appalesa tuttavia in modo inequivocabile nell'imposizione fatta dalla seconda, per il tramite di _ O_, alla prima, di restituire le chiavi della L_. Fossimo stati in presenza di una società semplice – come preteso dalla convenuta – lo scioglimento della società sarebbe intervenuto per il consenso reciproco (art. 545 cpv. 1 n. 4 CO), con precisa definizione dei rapporti di dare e avere tra le parti, e non per imposizione unilaterale di una parte sull'altra. A ragione il primo giudice ha evidenziato che l'imposizione della restituzione delle chiavi ha configurato il licenziamento e quindi lo scioglimento unilaterale del rapporto di lavoro da parte della convenuta. Tale atto, come detto, ha posto fine anche al progetto di costituzione della “futura” società tra le parti. Nella misura in cui postula il riconoscimento di un rapporto di società semplice e nega l'esistenza di un contratto di lavoro, l'appello cade dunque nel vuoto.
3.
Il Pretore, nel determinare l'ammontare del salario mensile dovuto all'istante, è partito dalla considerazione secondo cui non vi sarebbero elementi istruttori dai quali poter desumere un consenso delle parti su una determinata somma di salario. Egli ha quindi rilevato che, in assenza di un contratto collettivo nello specifico campo delle lavanderie, così come di qualsiasi altro accertamento circa il salario in uso presso altre lavanderie, appare equo far capo alle norme del contratto normale di lavoro del personale domestico vigenti nel 2007 (CNL). Ha quindi ritenuto equo un salario mensile di fr. 3'000.– netti. A torto.
Come detto (sopra, consid. 2.2), invero ci troviamo in presenza di un contratto di lavoro parziario e meglio di un contratto individuale di lavoro, a cui risultano applicabili gli art. 322a e 322b CO e che, in quanto tale, può soggiacere alle convenzioni collettive e ai limiti salariali da esse fissati (
Brunner, Bühler, Waeber, Bruchez
, op. cit., n. 2 ad art. 322a CO;
Aubert
, op. cit., pag. 171 e 174). Il primo giudice ha tuttavia rettamente evidenziato che nello specifico campo delle lavanderie non esiste un contratto collettivo. Il CNL per il personale domestico – al quale il Pretore, partendo dall'errato presupposto dell'assenza di un accordo tra le parti sull'ammontare dello stipendio, fa in ogni caso riferimento nel suo giudizio in equità – è applicabile solo ai rapporti di lavoro esistenti tra economie domestiche private e lavoratori occupati in modo preponderante nel servizio in casa (art. 2 n. 1 CNL); ciò che non è manifestamente il caso nella fattispecie ora in esame.
Per stabilire quale salario sia dovuto all'istante ci si deve pertanto attenere agli accordi intervenuti tra le parti. Come detto (sopra, consid. 2.2), le parti hanno pattuito che all'istante – in attesa della costituzione della futura società – doveva essere corrisposto, in guisa di stipendio, l'intero utile mensile dell'attività della L_. Nessuna prova vi è agli atti – l'onere della prova incombendo all'istante (art. 8 CC) – che le parti avessero concordato uno stipendio fisso più elevato rispetto agli utili mensili della L_ finiti nelle tasche dell'istante nelle circostanze anzidette. La dicitura “acc. su stipendio” e “acc. stipendio”, riportata dai doc. C e D, non permette, da sola, di ritenere l'esistenza di un tale accordo. Gli importi percepiti dall'istante per il periodo lavorativo 15 settembre 2007-27 marzo 2008, quantificati dal Pretore in fr. 3'176.55, costituiscono l'intero utile dell'attività della L_ per quel periodo (act. IV, pag. 2 in basso e pag. 3 verso l'alto; act. VI, pag. 2 e pag. 5 in alto). Si può dunque ritenere che per il periodo in questione AO 1 ha percepito l'intero salario pattuito dalle parti e che null'altro le è dovuto.
Essendo il licenziamento intervenuto il 27 marzo 2008 (act. I pag. 3 nel mezzo) – con immediata cessazione dell'attività lavorativa di AO 1 – a ragione il primo giudice ha ritenuto che esso, a norma dell'art. 335c CO, ha esplicato i suoi effetti per il 30 aprile 2008. Dagli atti emerge che dopo la partenza dell'istante la L_ è rimasta aperta ed ha continuato la propria attività (act. III, pag. 5 in basso). Non è dato di sapere quale sia stato l'utile della L_ nel periodo 29 marzo 2008-30 aprile 2008. Per economia di giudizio si rinuncia a rinviare l'incarto al primo giudice per ulteriori accertamenti su questo punto (cfr. sentenza non pubblicata del Tribunale federale 3 settembre 2009, inc. 4A_522/2008 consid. 3.3). L'assenza della contabilità della L_, che parrebbe non essere stata stilata, per la “breve e scarsa attività svolta” (cfr. lettera 12 agosto 2008 del patrocinatore della convenuta alla Pretura), rende per altro difficili detti accertamenti. Appare comunque equo, in applicazione dell'art. 42 cpv. 2 CO (
Carruzzo
, Le contrat individuel de travail, Ginevra 2009, ad art. 322a CO, pag. 126), calcolare l'utile del periodo in questione in fr. 500.–, corrispondente all'utile medio mensile percepito nel periodo di attività dell'istante (fr. 3'176.55 : 6.5 mesi). Lo scoperto della pretesa salariale dell'istante va dunque fissato in fr. 500.– lordi, dai quali andranno dedotti gli oneri da riversare alle assicurazioni sociali. Nella misura in cui contesta l'onere imposto dal Pretore alla convenuta di versare all'istante fr. 19'323.45 per pretese salariali, l'appello merita parziale accoglimento. La decisione del primo giudice dovrà pertanto essere riformata nel senso di accogliere l'istanza limitatamente all'importo di fr. 500.–, con conseguente rigetto definitivo dell'opposizione al PE n. _ dell'UE di Lugano per tale importo. Ritenuta la soccombenza preponderante, l'istante dovrà versare alla convenuta parziali ripetibili per la prima e la seconda sede.