Decision ID: 6f0b0bc1-1410-5cfb-bf12-18bd932ae094
Year: 2000
Language: it
Court: TI_TCA
Chamber: TI_TCA_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: public_law

ritenuto, in fatto
A. _ è proprietaria del mapp. _ di _. Il fondo è censito come segue:
A) Abitazione mq 53
B) Ripostiglio mq 25
C) Pollaio mq 10
d) prato mq 480
e) corte mq 6
totale mq 574
L'abitazione, il ripostiglio e la corte sono assegnati dal PR vigente, approvato dal Consiglio di Stato il 9 settembre 1975, alla zona del nucleo tradizionale (NV). Il prato ed il pollaio sono invece stati conglobati, insieme ad altri fondi, in una vasta superficie attribuita ad attrezzature ed edifici di interesse pubblico (AP-EP). Più precisamente quell'area è stata riservata per la realizzazione di attrezzature per il tempo libero; in questo modo essa può, nel contempo, svolgere la funzione di fascia di protezione del nucleo.
B. Sostenendo che l'imposizione del vincolo AP-EP fosse costitutiva di un'espropriazione materiale, con notifica 8 ottobre 1993 indirizzata direttamente al municipio di _ , _ ha preteso dal comune il versamento di fr. 145'000.--. In data 16 marzo 1994 il municipio di _ ha trasmesso la notifica, contestata, al Tribunale d'espropriazione del Sottoceneri. Il 25 marzo 1994 il presidente di quest'ultima autorità ha assegnato a _ un termine di 60 giorni per presentare l'allegato introduttivo. Con decreto 16 giugno 1994 lo stesso magistrato ha tuttavia sospeso il procedimento, poiché _ aveva frattanto chiesto al Consiglio di Stato di accertare l'inesistenza del vincolo AP-EP dinanzi al Consiglio di Stato. Con risoluzione 21 marzo 1995 il Governo ha accertato che tale restrizione continuava a sussistere a carico del mapp. _ di _. Adito da _, con sentenza 6 febbraio 1996, cresciuta in giudicato (pubbl. in RDAT II-1996 n. 23), il Tribunale della pianificazione del territorio ha tutelato la menzionata risoluzione governativa.
C. a) Riattivato il procedimento dinanzi al Tribunale d'espropriazione del Sottoceneri, con allegato introduttivo 1. marzo 1996 _ ha indi domandato a questa autorità di condannare il comune di _ a versarle un indennizzo di fr. 270.--/mq, per complessivi fr. 132'570.--, oltre interessi dall'8 ottobre 1993; in via subordinata, di fr. 90.--/mq, per complessivi fr. 44'190.--, oltre interessi dal 9 settembre 1975. Essa ha ribadito che il vincolo AP-EP istituito a carico del prato e del pollaio del mapp. _ fosse costitutivo di un'espropriazione materiale a carico di quella porzione della particella.
b) Con risposta 28 giugno 1996 il municipio di _ ha postulato la reiezione integrale delle pretese. Intanto perché perente. A giudizio del convenuto, non vi poteva poi essere spazio per un indennizzo siccome l'attrice aveva acquistato le superfici interessate mediante istromento 27 novembre 1985, iscritto a registro fondiario l'indomani, quindi solo successivamente all'entrata in vigore del vincolo di PR alla base dell'asserita espropriazione materiale, che essa doveva pertanto conoscere. Il municipio ha anche eccepito che il vincolo concernesse solo una parte del fondo e che, all'entrata in vigore del PR, ossia al 9 settembre 1975, la superficie interessata non fosse servita da un accesso sufficiente né fosse ricompresa nel perimetro del PGC: circostanza attestata dal prezzo di fr. 10'000.--, ovvero di circa
fr. 20.--/mq, pagato per il suo acquisto.
c) Con replica e duplica le parti hanno confermato le rispettive posizioni.
d) Esperita l'istruttoria, con sentenza 16 marzo 1998 il Tribunale d'espropriazione ha respinto l'istanza. Dopo aver ammesso la legittimazione attiva di _ ad inoltrare la pretesa di risarcimento ed averne escluso la perenzione, il Tribunale di prime cure ha tutelato la tesi difensiva propugnata dal comune, secondo cui all'attrice doveva essere negato il diritto ad un indennizzo avendo acquistato il fondo sapendo che questo era già gravato dal vincolo AP-EP.
D. Con ricorso 22 aprile 1998 _ è insorta dinanzi a questo Tribunale, al quale ha domandato di accertare l'esistenza di un'espropriazione materiale a pregiudizio del mapp. _ e di retrocedere gli atti all'istanza inferiore per la determinazione della relativa indennità. La ricorrente contesta di aver conosciuto la restrizione gravante la superficie interessata al momento del suo acquisto. Tanto più che il municipio non aveva fatto menzionare l'esistenza del PR a registro fondiario, come prescriveva l'art. 28 dell'or abrogata LE 1973. La ricorrente si è inoltre appellata all'art. 26 cpv. 2 di quest'ultima legge, che rimandava la possibilità per il proprietario di chiedere l'indennizzo espropriativo al momento della ripresentazione del PR, una volta scaduto il termine di attuazione (di 10 anni, prorogabile di altri 5), previsto all'art. 23 della stessa.
Il Tribunale d'espropriazione ed il municipio di _ hanno sollecitato la reiezione dell'impugnativa.

in diritto
1. La competenza del Tribunale è data, il ricorso è tempestivo e la legittimazione della ricorrente certa (art. 50 Lespr, 43 PAmm). Il gravame è dunque ricevibile in ordine. Può inoltre essere deciso sulla scorta degli atti, senza istruttoria (art. 18 cpv. 1 PAmm).
2. 2.1. Secondo la giurisprudenza vi è espropriazione materiale quando l'uso attuale o il prevedibile uso futuro di una cosa sono vietati o limitati in modo particolarmente grave, sicché il proprietario è privato di una delle facoltà essenziali derivanti dal diritto di proprietà; vi è altresì espropriazione materiale quando un solo proprietario o un numero limitato di proprietari sono toccati in modo meno grave ma tale che - fosse negato loro un indenniz-zo - essi dovrebbero sopportare un sacrificio eccessivamente gravoso a favore della collettività, incompatibile con il principio di uguaglianza. In entrambe le ipotesi il miglior uso del fondo può essere preso in considerazione solo se se alla data determinante, ovvero a quella di entrata in vigore della restrizione (DTF 119 Ib 233 consid. 3a con rinvii), questo appare come molto probabile in un avvenire prossimo; quale miglior uso del fondo si considera di regola la possibilità di costruire. Per giudicare in proposito vanno presi in considerazione tutti gli elementi di fatto e di diritto da cui dipende tale possibilità (DTF 125 II 433 consid. 3a con rinvii; 123 II 487 consid. 6a con rinvii; 121 II 423 consid. 4a con rinvio; RDAT II-1996 N. 46 consid. 2a).
2.2. Nel nostro Cantone l'entrata in vigore di una restrizione della proprietà istituita per il tramite di un PR coincide con quella di approvazione di questo strumento da parte del Consiglio di Stato (art. 25 cpv. 1 dell'or abrogata LE 1973; attualmente art. 39 LALPT). Nel concreto caso il Consiglio di Stato ha approvato il PR di _, che assegnava le superfici in esame alla zona AP-EP, in data 9 settembre 1975.
3. Il Tribunale d'espropriazione ha, in primo luogo, ammesso la legittimazione attiva di _ a far valere nei confronti del comune di _ la controversa pretesa di indennizzo per espropriazione materiale, sebbene la ricorrente avesse comperato la superficie colpita dalla restrizione AP-EP oltre 10 anni dopo l'entrata in vigore del PR. Malgrado questa conclusione non sia più controversa in questa sede, essa va nondimeno verificata d'ufficio da parte del Tribunale, poiché concernente un elemento del diritto sostanziale e, pertanto, il merito delle vertenza. La titolarità della pretesa in discussione va inoltre verificata tenendo presente che la causa di risarcimento contro il comune è stata promossa, per la prima volta, dalla qui ricorrente, acquirente delle superfici già colpite dal vincolo AP-EP: non rappresenta pertanto un caso di successione nel procedimento iniziato da un precedente proprietario. Ciò premesso è necessario ricordare che la determinazione del titolare della pretesa di indennizzo per espropriazione materiale non è regolata a livello federale; questo compito è lasciato, in primo luogo, ai Cantoni. In assenza di pertinente regolamentazione, com'è il caso nel nostro Cantone (è riservato il caso, che qui però non interessa e che potrebbe anche condurre ad un risultato differente, di successione in un procedimento già iniziato; cfr. art. 24 PAmm e relativo rinvio agli art. 102-110 CPC), tale prerogativa deve essere senz'altro riconosciuta al proprietario attuale del fondo colpito dalla restrizione costitutiva dell'espropriazione materiale. Se, quindi, al momento del trasferimento della proprietà di quest'ultimo l'indennità per espropriazione materiale non è ancora stata chiesta, si deve ritenere che la relativa pretesa passa al nuovo proprietario, anche in assenza di esplicita cessione. Si può difatti presumere che, mediante la compravendita, il venditore ceda al compratore il complesso dei diritti degli obblighi connessi con il bene ceduto, perdendo in tal modo ogni relazione con esso. La situazione pianificatoria del fondo non può, d'altra parte, essere ignorata al momento di una compravendita, dal momento che riveste un ruolo importante per la formazione del prezzo di cessione. All'alienante non possono pertanto sfuggire, al più tardi a questo momento, le eventuali conseguenze di una restrizione pianificatoria gravante la proprietà che si appresta a vendere: se, pertanto, egli vuole mantenere delle prerogative sulla stessa, si può pretendere che le riservi nel contratto di vendita. I termini di perenzione delle pretese, di ampio respiro nel nostro Cantone [di 10 anni per i vincoli sanciti dopo il 6 maggio 1988 (art. 39 cpv. 1 Lespr) e di durata superiore per quelli precedenti (art. 75 cpv. 2 Lespr): nel concreto caso di 23 anni], depongono ulteriormente a favore della soluzione suddetta, così come l'imprescindibile necessità di coinvolgere il proprietario attuale del fondo laddove l'ente pubblico intenda completare la procedura di espropriazione materiale con quella di espropriazione formale. Per contro, mediante accordo con l'acquirente del fondo l'alienante può riservarsi il diritto di mantenere e far valere la pretesa di indennizzo per espropriazione materiale nei confronti dell'ente pubblico (cfr. nello stesso senso Riva, Kommentar RPG, art. 5 n. 196 con rinvii, tra l'altro, alla DTF inedita 16 marzo 1983 in re città di Winterthur; dello stesso autore, Hauptfragen der materiellen Enteignung, Berna 1990, in seguito Hauptfragen, pag. 253 con rinvii; inoltre la sentenza 26 marzo 1976 del Tribunale amministrativo zurighese pubbl. in ZR 75 Nr. 82, con rinvii alla dottrina ed alla prassi tedesche; lo stesso Tribunale ha successivamente lasciato aperto il quesito in una sentenza 8 novembre 1988, pubbl. in RB 1988 Nr. 91 = ZBGR 1993 93 segg., ove ha ammesso la legittimazione attiva del venditore sulla base di un corrispondente accordo con il compratore). Il giudizio impugnato merita pertanto tutela, su questo punto.
4. L'eccezione di perenzione delle pretese sollevata dal comune deve, in secondo luogo, esser respinta. In effetti, la pretesa di risarcimento in esame è stata inoltrata prima della scadenza del termine di perenzione decennale, cui sono state assoggettate anche le pretese per espropriazione materiale discendenti da vincoli istituiti, come in concreto, prima dell'entrata in vigore, il 6 maggio 1988, della modifica dell'art. 39 cpv. 1 Lespr (cfr. art. 75 cpv. 2 Lespr; RDAT II-1994 n. 64). La richiesta di indennizzo è difatti stata formulata al municipio di _, per la prima volta, l'8 ottobre 1993. Anche su questo punto il giudizio impugnato deve essere protetto.