Decision ID: 6444f08a-661e-5469-aa9b-598fa5c27333
Year: 2014
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_006
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: civil_law

ritenuto
in fatto: A. Con precetto esecutivo n. 1672476-02 emesso il 3 febbraio 2014 dall’Ufficio esecuzione di Lugano (doc. B), l’avv. RE 1 ha escusso CO 1, solidalmente con la sorella _, per l’incasso di fr. 388'869.47 oltre interessi del 5% dal 26 giugno 2013, indicando quale titolo di credito l’“atto di riconoscimento di debito del 21 novembre 2012”.
B. Avendo CO 1 interposto opposizione al precetto esecutivo, con istanza 17 febbraio 2014 l’escutente ne ha chiesto il rigetto provvisorio alla Pretura del Distretto di Lugano, sezione 5. All’udienza di discussione tenutasi il 4 aprile 2014, l’istante ha confermato la sua domanda mentre la parte convenuta vi si è opposta.
C. Statuendo con decisione 14 aprile 2014, il Pretore ha respinto l’istanza, ponendo a carico di RE 1 le spese processuali di fr. 400.– e un’indennità di fr. 4'000.– a favore della parte convenuta.
D. Contro la sentenza appena citata l’avv. RE 1 è insorto a questa Camera con un reclamo del 23 aprile 2014 per ottenerne l’annullamento e l’accoglimento dell’istanza. Nelle sue osservazioni del 12 maggio 2014, CO 1 ha chiesto la conferma integrale della decisione impugnata.

Considerando
in diritto: 1. La sentenza impugnata – emanata in materia di rigetto dell’opposizione – è una decisione di prima istanza finale e inappellabile (art. 309 lett. b n. 3 CPC), contro cui è dato il rimedio del reclamo (art. 319 lett. a CPC) alla Camera di esecuzione e fallimenti (CEF) del Tribunale d’appello (art. 48 lett. e n. 1 LOG).
1.1 Pronunciata in procedura sommaria (art. 251 lett. a CPC), la decisione è impugnabile con reclamo entro dieci giorni dalla notificazione (art. 321 cpv. 2 CPC). Presentato il 23 aprile 2014 contro la sentenza notificata all’avv. RE 1 il 15 aprile 2014, in concreto il reclamo è tempestivo.
1.2 La Camera esamina solo le censure esplicitamente formulate e motivate in modo sufficiente, i requisiti al riguardo, che discendono dall’art. 321 cpv. 1 CPC, imponendo al reclamante di formulare delle conclusioni chiare e di spiegare perché la sentenza impugnata sarebbe erronea, e non (solo) perché le sue opinioni sarebbero pertinenti (DTF 138 III 375, consid. 4.3.1 e sentenza del Tribunale federale 5A_247/2013 del 15 ottobre 2013, consid. 3.3). La Camera decide in linea di principio in base agli atti di causa della giurisdizione inferiore (art. 327 cpv. 1 e 2 CPC). Secondo l’art. 320 CPC con il reclamo possono essere censurati sia l’applicazione errata del diritto sia l’accertamento manifestamente errato dei fatti, fermo restando che sono inammissibili conclusioni, allegazioni di fatti e mezzi di prove nuovi (art. 326 cpv. 1 CPC).
2. Nella decisione impugnata, il Pretore ha ritenuto che la documentazione prodotta, in particolare “l’atto di riconoscimento di debito e di transazione” del 21 novembre 2012 (doc. C), non può essere considerata come un valido riconoscimento di debito nel senso della giurisprudenza relativa all’art. 82 LEF. Egli è giunto a tale conclusione dopo aver anzitutto osservato che nell’atto di riconoscimento di debito non sono stati previsti termini per il pagamento dell’importo di € 208'333.– stabilito al punto 3.1/b, di modo che non risulterebbe possibile determinarne l’esigibilità. Oltre a ciò il Pretore ha osservato come l’avv. RE 1 abbia accettato pagamenti rateali non previsti dall’accordo scritto, alcuni dei quali effettuati a favore o da entità estranee allo stesso accordo.
3. Nel reclamo l’avv. RE 1 rimprovera in generale al Pretore di aver accertato i fatti in modo manifestamente errato, senza essersi confrontato con il risultato delle prove amministrate e prodotte dalle parti. Egli ribadisce come l’accordo sottoscritto il 21 novembre 2012 costituisca un riconoscimento di debito da cui si evincono chiaramente sia le parti coinvolte sia la somma dovuta. In merito alla questione dei pagamenti, il reclamante osserva che, diversamente da quanto accertato dal primo giudice, la società _ _ di _ è in realtà menzionata nell’atto di riconoscimento di debito e di transazione. L’avv. RE 1 rimprovera poi al Pretore di essere andato oltre alle allegazioni di controparte, rilevando d’ufficio l’assenza di termine di pagamento per la somma di € 208'333.–. Ad ogni modo, egli continua, tale mancanza non costituisce una carenza essenziale del titolo e comunque i termini di pagamento sono facilmente desumibili dal tenore dell’accordo e dal comportamento delle debitrici. Richiamandone il punto 6 a pag. 3, l’avv. RE 1 puntualizza infine che l’accordo, contrariamente all’accertamento errato del primo giudice, prevede la possibilità di pagamenti rateali e la loro deducibilità dall’importo originale in caso di disdetta della convenzione per inadempimento.
4. Nelle sue osservazioni al reclamo CO 1 sostiene che la debitrice dell’avv. RE 1 non è né lei né la sorella, perlomeno in prima linea e a titolo personale, ma la società _ _. D’altronde, a sua mente già solo l’assenza agli atti del patto parasociale a cui l’accordo fa riferimento ne inficerebbe la validità. Ribadisce poi che dalla semplice lettura del noto accordo risulta impossibile determinare né i termini di pagamento né l’ammontare effettivo del credito vantato dall’istante (comunque ben al di sotto di quanto da lui richiesto), rispettivamente da altre società a lui riferibili, per tacere delle pressioni esercitate dall’istante sulle sorelle affinché sottoscrivessero il riconoscimento di debito. CO 1 ritiene in conclusione che il contenzioso, data la sua complessità, può essere dipanato solo nel quadro di una procedura ordinaria.