Decision ID: 03cced47-9a82-4aa2-aabc-a2d6e0eb6dc5
Year: 2015
Language: it
Court: CH_BGer
Chamber: CH_BGer_011
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: 

Fatti:
A.
Con sentenza dell'8 maggio 2015, il Presidente della Pretura penale ha riconosciuto A._ autore colpevole di grave infrazione alle norme della circolazione stradale, per avere il 18 marzo 2014, a X._, circolato a una velocità di 77 km/h (dedotto il margine di tolleranza), malgrado il vigente limite di 50 km/h. Lo ha quindi condannato, oltre al pagamento delle tasse e spese giudiziarie, alla pena pecuniaria di 15 aliquote giornaliere di fr. 410.-- ciascuna, sospesa condizionalmente per un periodo di prova di 2 anni, nonché alla multa di fr. 1'000.--, fissando a 3 giorni la pena detentiva sostitutiva in caso di mancato pagamento.
B.
Adita dall'imputato, con sentenza del 24 settembre 2015 la Corte di appello e di revisione penale del Cantone Ticino (CARP) ne ha respinto l'appello, confermando sia la condanna sia la pena.
C.
A._ si aggrava al Tribunale federale con un ricorso in materia penale, postulando il suo proscioglimento da ogni accusa.

Diritto:
1.
Presentato nei termini legali (art. 100 cpv. 1 LTF) dall'imputato (art. 81 cpv. 1 lett. a e lett. b n. 1 LTF) e diretto contro una decisione finale (art. 90 LTF), resa in materia penale (art. 78 cpv. 1 LTF) da un'autorità cantonale di ultima istanza che ha giudicato su ricorso (art. 80 LTF), il gravame appare di massima ammissibile, anche perché inoltrato nelle forme richieste (art. 42 cpv. 1 LTF).
2.
2.1. Giusta l'art. 42 cpv. 1 e 2 LTF, nel ricorso occorre spiegare per quali ragioni l'atto impugnato viola il diritto. La parte ricorrente deve quindi almeno concisamente confrontarsi con le considerazioni esposte nell'avversata decisione, indicando per quali motivi violerebbero il diritto (DTF 140 III 115 consid. 2 pag. 116).
2.2. Il Tribunale federale fonda la sua sentenza sui fatti accertati dall'autorità inferiore (art. 105 cpv. 1 LTF). La parte ricorrente che intende scostarsene deve dimostrare che il loro accertamento è stato svolto in modo manifestamente inesatto, ovvero arbitrario (DTF 140 IV 97 consid. 1.4.1; sulla nozione di arbitrio v. DTF 140 III 264 consid. 2.3 pag. 266), o in violazione del diritto ai sensi dell'art. 95 LTF, spiegando inoltre in che misura l'eliminazione dell'invocato vizio è determinante per l'esito del procedimento (art. 97 cpv. 1 LTF). In caso contrario, non è possibile tener conto di uno stato di fatto diverso da quello posto a fondamento della decisione impugnata (DTF 135 II 313 consid. 5.2.2 pag. 322; 134 I 65 consid. 1.5).
3.
L'art. 90 cpv. 2 LCStr punisce chiunque, violando gravemente le norme della circolazione, cagiona un serio pericolo per la sicurezza altrui o assume il rischio di detto pericolo. Anche la negligenza è punibile, salvo disposizione espressa e contraria (art. 100 n. 1 LCStr). Sotto il profilo oggettivo, il reato è realizzato quando l'autore disattende in modo grave una regola fondamentale della circolazione e pone così in serio pericolo la sicurezza del traffico, essendo sufficiente una messa in pericolo astratta accresciuta. Sotto quello soggettivo, l'infrazione presuppone un comportamento senza riguardi o gravemente contrario alle norme della circolazione, vale a dire una colpa o una negligenza gravi (DTF 131 IV 133 consid. 3.2). Quanto più è grave la violazione delle norme della circolazione sotto il profilo oggettivo, tanto più fondata sarà la conclusione che l'agente ha agito senza riguardi, salvo particolari indizi contrari al proposito (sentenza 6B_742/2011 del 1° marzo 2012 consid. 3.3).
Per quanto concerne specificamente gli eccessi di velocità, al fine di garantire la parità di trattamento tra conducenti, la giurisprudenza ha stabilito regole precise. Così, il caso è oggettivamente grave, ovvero a prescindere dalle circostanze concrete, quando il superamento della velocità autorizzata è di 25 km/h o più all'interno delle località, di 30 km/h o più all'esterno delle località o sulle semiautostrade e di 35 km/h o più sulle autostrade (DTF 132 II 234 consid. 3.1). Il conducente che supera in modo tanto marcato la velocità massima consentita agisce di regola intenzionalmente o per lo meno per grave negligenza (sentenza 6B_571/2012 dell'8 aprile 2013 consid. 3.4). Ciò vale in ogni caso nella misura in cui non sussistano particolari circostanze che abbiano indotto in errore il conducente sulla velocità massima consentita (sentenze 6B_171/2010 del 19 aprile 2010 consid. 3.2 e 6B_264/2007 del 19 settembre 2007 consid. 3.1).
4.
L'adempimento degli elementi costitutivi oggettivi della grave infrazione alle norme della circolazione è pacifico. Per contro, il ricorrente contesta la realizzazione dell'aspetto soggettivo, prevalendosi di un errore sui fatti. L'assenza di segnaletica sul tratto di strada da lui percorso prima del rilevamento della velocità, la conformazione della carreggiata, la possibilità di manovre di sorpasso e la zona senza insediamenti abitativi a ridosso della strada sarebbero dei seri e validi motivi che gli permettevano di ritenere di circolare all'infuori di una località, ove il limite di velocità fosse di almeno 60 km/h. Sostiene poi che Via Y._, percorsa prima di entrare nella località di X._, sarebbe una strada importante di collegamento tra due località, al cui termine avrebbe dovuto essere apposta la segnaletica relativa alla velocità massima consentita.
4.1. Benché tra il domicilio in Via Y._ del ricorrente e il luogo del rilevamento della sua velocità non vi fosse alcuna segnaletica indicante il limite generale di velocità di 50 km/h, la CARP ha stabilito che tale segnaletica è regolarmente collocata in entrata della località di X._ ed è valida in tutta la zona molto fabbricata all'interno della stessa, senza che sia necessaria una sua ripetizione. Ha poi osservato che egli non poteva in ogni caso ritenere che nel tratto da lui percorso vigesse un limite di 60 km/h, perché non essendo un limite generale il relativo segnale avrebbe dovuto essere ripetuto a ogni intersezione, in particolare al più tardi dopo la rotatoria che sbocca su Via Z._, ove vi è stato il rilevamento. Oltre alla presenza di passaggi pedonali in prossimità di detta rotatoria e all'irrilevanza della possibilità di sorpasso, la CARP ha accertato una densa edificazione su entrambi i lati o alternativamente su un lato o sull'altro della strada cantonale, segnatamente nei pressi della rotatoria dove l'insorgente si è immesso provenendo dal suo domicilio. Ha infine rilevato che Via Y._ è una strada di accesso privata di cui l'insorgente medesimo è comproprietario e non è dunque una strada di collegamento. Nel suo tragitto fra il suo domicilio e il luogo del rilevamento della velocità, egli si è sempre trovato all'interno della località senza mai uscirne. In aggiunta, atteso che il ricorrente abita in Via Y._ da circa 30 anni, per l'autorità cantonale egli non poteva pretendere di ignorare il limite generale vigente sulla strada cantonale sottostante alla sua abitazione, tanto più che non risulta avere subito modifiche di recente. In simili circostanze, non aveva alcun motivo per ritenere di trovarsi in una zona in cui non vigeva il limite generale di 50 km/h, di modo che per la CARP l'insorgente non poteva prevalersi di un errore sui fatti ai sensi dell'art. 13 cpv. 1 CP.
4.2. Invano si cerca nel gravame un confronto con le considerazioni della sentenza impugnata testé riassunte. Il ricorrente sembra disattendere che la configurazione della carreggiata in cui è stata rilevata la velocità e della zona circostante (presenza di passaggi pedonali, densità edile, ...) è una questione di fatto che vincola il Tribunale federale (art. 105 cpv. 1 LTF). Lungi dal sostanziare arbitrio di sorta (v. supra consid. 2.2), egli argomenta come se si trovasse ancora dinanzi a un tribunale d'appello, opponendo semplicemente la sua descrizione dei luoghi a quella della CARP. Peraltro, anche volendo ammettere, come preteso nell'impugnativa, che i passaggi pedonali e le costruzioni sorgano essenzialmente in prossimità della rotatoria che ha attraversato per immettersi in seguito su Via Z._, egli non pretende di aver oltrepassato un segnale di "Fine della velocità massima 50, limite generale" (v. art. 4a cpv. 2 dell'ordinanza sulle norme della circolazione stradale del 13 novembre 1962, ONC; RS 741.11). L'eventuale assenza di passaggi pedonali, la pretesa scarsità di abitazioni lungo la carreggiata e la possibilità di sorpasso non gli permettevano pertanto di pensare di non soggiacere più al limite generale di velocità. A nulla vale affermare che un conducente non può "ricordare a memoria tutti i segnali stradali che ha incontrato e superato nel tragitto precedentemente percorso". Quanto alla natura di Via Y._, il ricorrente omette ancora una volta di confrontarsi con quanto esposto dalla CARP. La sua motivazione (ricorso in materia penale pag. 9-11) riprende infatti quella del suo ricorso al Consiglio di Stato ticinese avverso la revoca della licenza di condurre pronunciata dalla Sezione della circolazione (v. allegato al documento 10 dell'incarto della Pretura penale pag. 10-12). Tale argomentazione non ossequia le esigenze di motivazione dell'art. 42 LTF (v. DTF 140 III 115 consid. 2 pag. 116; 139 I 306 consid. 1.2 pag. 309) : non è minimamente spiegato perché e in che misura la decisione impugnata violerebbe il diritto. Non solo: il ricorrente tace anche sul fatto di abitare nello stesso luogo da circa 30 anni, come evidenziato dalla CARP, e non illustra come possa pretendere di non conoscere la limitazione di velocità vigente sulla strada cantonale sottostante alla sua abitazione.
4.3. Sulla base di quanto accertato in sede cantonale, non sussistono quelle particolari circostanze esatte dalla giurisprudenza per negare l'adempimento dell'elemento soggettivo del reato imputato. Confermando la condanna del ricorrente per titolo di grave infrazione alle norme della circolazione, la CARP ha applicato correttamente sia l'art. 13 CP sia l'art. 90 cpv. 2 LCStr.
5.
Ne segue che, nella limitata misura in cui è ammissibile, il ricorso si rivela infondato e va respinto.
Le spese giudiziarie sono poste a carico dell'insorgente secondo soccombenza (art. 66 cpv. 1 LTF).