Decision ID: e09935a3-96c1-5d9e-b153-970aecfd3a9b
Year: 2021
Language: it
Court: CH_BVGE
Chamber: CH_BVGE_001
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: 

Visto:
la domanda di asilo che l’interessato ha presentato in Svizzera il 21 no-
vembre 2014 e la decisione della Segreteria di Stato della migrazione (di
seguito: SEM) del 3 febbraio 2015, mediante la quale detta autorità non è
entrata nel merito della domanda ed ha pronunciato il trasferimento
dell’interessato verso l’Italia,
la successiva domanda d’asilo depositata dall’interessato del 4 gennaio
2021,
il verbale relativo al colloquio personale Dublino del 15 gennaio 2021 (cfr.
atto SEM 13/3),
la documentazione medica agli atti (cfr. atti SEM 21/2 e 22/2),
l’ulteriore decisione della SEM del 4 febbraio 2021, notificata il 5 febbraio
2021 (cfr. atto SEM 32/1), mediante la quale detta autorità non è entrata
nel merito della domanda d’asilo ai sensi dell’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi (RS
142.31) ed ha pronunciato il trasferimento dell’interessato verso l’Italia,
la comunicazione elettronica indirizzata al Tribunale amministrativo fede-
rale (di seguito: il Tribunale) dall’interessato il 5 febbraio 2021,
il ricorso inoltrato dinanzi al Tribunale l’8 febbraio 2021 (timbro postale) e
con cui l’insorgente ha chiesto di revocare la decisione impugnata,

e considerato:
che le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla
LTF, in quanto la LAsi non preveda altrimenti (art. 6 LAsi),
che presentato tempestivamente (art. 108 cpv. 3 LAsi) contro una deci-
sione in materia di asilo della SEM (art. 6 e 105 LAsi; art. 31‒33 LTAF), il
ricorso è di principio ammissibile sotto il profilo degli art. 5, 48 cpv. 1 lett. a‒
c e art. 52 PA,
che occorre pertanto entrare nel merito del gravame,
che tema di litigio (“Streitgegenstand”) dinanzi ad un’istanza superiore pos-
sono essere solo i rapporti giuridici regolati dalla decisione impugnata: nel
D-534/2021
Pagina 3
caso di una non entrata nel merito, le rivendicazioni giuridiche riguardanti
il merito sono inammissibili (DTF 139 II 233 consid. 3.2),
che i ricorsi manifestamente infondati, ai sensi dei motivi che seguono,
sono decisi in procedura semplificata (art. 111a LAsi) dal giudice unico, con
l’approvazione di un secondo giudice (art. 111 lett. e LAsi) e la decisione è
motivata soltanto sommariamente (art. 111a cpv. 2 LAsi),
che giusta l’art. 111a cpv. 1 LAsi, il Tribunale rinuncia allo scambio di scritti,
che di norma non si entra nel merito di una domanda di asilo se il richie-
dente può partire alla volta di uno Stato terzo cui compete, in virtù di un
trattato internazionale, l’esecuzione della procedura di asilo e allontana-
mento (art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi),
che nel colloquio Dublino l’insorgente, posto di fronte alla possibile compe-
tenza dell’Italia, ha dichiarato di non volervi fare ritorno in quanto la sua
domanda d’asilo avrebbe avuto esito negativo e le autorità non gli avreb-
bero permesso di esercitare un’attività lucrativa,
che nella querelata decisione l’autorità inferiore, dopo aver constatato
l’espressa ammissione di competenza da parte dell’Italia, ha escluso che
nello Stato di destinazione sussistano carenze sistemiche ai sensi dell’art.
3 par. 2 del regolamento (UE) n. 604/2013 del Parlamento europeo e del
Consiglio del 26 giugno 2013 che stabilisce i criteri e i meccanismi di de-
terminazione dello Stato membro competente per l’esame di una domanda
di protezione internazionale presentata in uno degli Stati membri da un cit-
tadino di un paese terzo o da un apolide (rifusione) (Gazzetta ufficiale
dell’Unione europea [GU] L 180/31 del 29.6.2013; di seguito: Regolamento
Dublino III) o un rischio di trattamenti contrari all’art. 3 CEDU o di violazione
del principio del divieto di respingimento; che proseguendo nella propria
analisi, la SEM ha negato l’esistenza di motivi che impongano l’applica-
zione delle clausole discrezionali di cui agli art. 16 par. 1 e 17 par. 1 Rego-
lamento Dublino III,
che nel proprio gravame il ricorrente sottolinea in primo luogo come “la du-
rata di un’impronta digitale” scadrebbe dopo 10 anni, di modo che, essendo
il primo rilevamento dattiloscopico avvenuto a Chiasso il 25 novembre
2014, la competenza incomberebbe alla Svizzera; che egli fa poi presente
che la sua domanda d’asilo sarebbe stata respinta in Italia e ciò nonostante
egli avrebbe lavorato per due anni consecutivi; che rammenta in seguito
D-534/2021
Pagina 4
come “ai tempi di Salvini” non sarebbe stato possibile ottenere un per-
messo di soggiorno nonostante un’attività lucrativa legale; che fa da ultimo
presente di essere triste, di non avere problemi legali in Svizzera e di par-
lare l’italiano, il francese, l’inglese e un po’ di tedesco,
che la SEM esamina la competenza relativa al trattamento di una domanda
di asilo secondo i criteri previsti dal Regolamento Dublino III,
che, se in base a questo esame è individuato un altro Stato quale respon-
sabile per l’esame della domanda di asilo, la SEM pronuncia la non entrata
nel merito previa accettazione, espressa o tacita, di ripresa a carico del
richiedente l’asilo da parte dello Stato in questione (cfr. DTAF 2017 VI/5
consid. 6.2),
che, ai sensi dell’art. 3 par. 1 Regolamento Dublino III, la domanda di pro-
tezione internazionale è esaminata da un solo Stato membro, ossia quello
individuato in base ai criteri enunciati al capo III (art. 7–15),
che nel caso di una procedura di presa in carico (inglese: take charge) ogni
criterio per la determinazione dello Stato membro competente – enumerato
al capo III – è applicabile solo se, nella gerarchia dei criteri elencati all’art. 7
par. 1 Regolamento Dublino III, quello precedente previsto dal Regola-
mento non trova applicazione nella fattispecie (principio della gerarchia dei
criteri),
che la determinazione dello Stato membro competente avviene sulla base
della situazione esistente al momento in cui il richiedente ha presentato
domanda di protezione internazionale (art. 7 par. 2 Regolamento Dublino
III),
che, contrariamente, nel caso di una procedura di ripresa in carico (inglese:
take back), di principio non viene effettuato un nuovo esame di determina-
zione dello stato membro competente secondo il capo III (cfr. DTAF
2017 VI/5 consid. 6.2 e 8.2.1),
che giusta l’art. 3 par. 2 Regolamento Dublino III, qualora sia impossibile
trasferire un richiedente verso lo Stato membro inizialmente designato
come competente in quanto si hanno fondati motivi di ritenere che sussi-
stono delle carenze sistemiche nella procedura di asilo e nelle condizioni
di accoglienza dei richiedenti, che implichino il rischio di un trattamento
inumano o degradante ai sensi dell’art. 4 della Carta dei diritti fondamentali
dell’Unione europea (GU C 364/1 del 18.12.2000, di seguito: CartaUE), lo
D-534/2021
Pagina 5
Stato membro che ha avviato la procedura di determinazione dello Stato
membro competente prosegue l’esame dei criteri di cui al capo III per veri-
ficare se un altro Stato membro possa essere designato come competente,
che lo Stato membro competente in forza del presente regolamento è te-
nuto a riprendere in carico – in ossequio alle condizioni poste agli art. 23,
24, 25 e 29 – un cittadino di un paese terzo o un apolide del quale è stata
respinta la domanda e che ha presentato domanda in un altro Stato mem-
bro oppure si trova in altro Stato membro senza un titolo di soggiorno
(art. 18 par. 1 lett. d Regolamento Dublino III),
che un confronto dell’unità centrale del sistema europeo “EURODAC” ha
permesso di appurare che l’insorgente ha depositato una domanda d’asilo
in Italia il 20 gennaio 2017 (cfr. atto SEM 8/2),
che il ricorrente ha confermato tale riscontro (cfr. atto SEM 13/3),
che su questi presupposti, il 15 gennaio 2021, la SEM ha presentato alle
autorità italiane competenti, nei termini fissati all’art. 23 par. 2 Regolamento
Dublino III, una domanda di ripresa in carico fondata
sull’art. 18 par. 1 lett. d Regolamento Dublino III,
che il 27 gennaio 2021 le autorità italiane hanno espressamente accettato
la predetta,
che la competenza dell’Italia è dunque di principio data,
che trattandosi di una domanda di ripresa in carico la censurata questione
dell’applicazione dei criteri di competenza secondo il capo III, tra i quali
rientra anche l’ingresso nel territorio Stato membro, è priva di ogni rile-
vanza per l’evasione della presente impugnativa
che l’eventualità ai sensi della quale la domanda d’asilo fosse effettiva-
mente stata respinta in Italia, non mette in dubbio la competenza delle au-
torità di tale Paese per l’eventuale esecuzione del suo trasferimento, rispet-
tivamente per un eventuale regolamento delle condizioni di soggiorno se
un rinvio non fosse eseguibile nel suo Paese d’origine (cfr. sentenza del
Tribunale D-5996/2019 del 21 novembre 2019),
che detto Paese è peraltro legato alla CartaUE e firmataria, della CEDU,
della Convenzione del 10 dicembre 1984 contro la tortura ed altre pene o
trattamenti crudeli, inumani o degradanti (Conv. tortura, RS 0.105), della
Convenzione del 28 luglio 1951 sullo statuto dei rifugiati (Conv. rifugiati, RS
D-534/2021
Pagina 6
0.142.30), oltre che del relativo Protocollo aggiuntivo del 31 gennaio 1967
(RS 0.142.301) e ne applica le disposizioni,
che pertanto il rispetto della sicurezza dei richiedenti l’asilo, in particolare il
diritto alla trattazione della propria domanda secondo una procedura giusta
ed equa ed una protezione conforme al diritto internazionale ed europeo,
è presunto da parte dello Stato in questione (cfr. direttiva 2013/32/UE del
Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 recante procedure
comuni ai fini del riconoscimento e della revoca dello status di protezione
internazionale [di seguito: direttiva procedura]; direttiva 2013/33/UE del
Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 recante norme re-
lative all’accoglienza dei richiedenti protezione internazionale [di seguito:
direttiva accoglienza]),
che tale presunzione non è tuttavia assoluta e può essere confutata in pre-
senza di violazioni sistemiche delle garanzie minime previste dall’Unione
europea o dal diritto internazionale (cfr. DTAF 2011/9 consid. 6; sentenza
della CorteEDU M.S.S. contro Belgio e Grecia del 21 gennaio 2011,
30696/09) o di indizi seri che, nel caso concreto, le autorità di tale Stato
non rispetterebbero il diritto internazionale (cfr. DTAF 2010/45 consid. 7.4
e 7.5),
che all’occorrenza non vi sono innanzitutto fondati motivi per ritenere che
sussistano carenze sistemiche nella procedura di asilo e nelle condizioni
di accoglienza dei richiedenti, che implichino il rischio di un trattamento
inumano o degradante ai sensi dell’art. 4 della CartaUE (cfr. art. 3 par. 2
2a frase Regolamento Dublino III),
che la CorteEDU, nei casi di trasferimenti di persone verso l’Italia, ha a più
riprese ribadito che la situazione non può essere comparata a quella rela-
tiva alla Grecia e constatata nella sentenza M.S.S. contro Belgio e Grecia
del 21 gennaio 2011,30696/09 ed ha finora sempre negato l’esistenza di
carenze sistemiche in Italia (cfr. sentenze CorteEDU Tarakhel contro Sviz-
zera del 4 novembre 2014, 29217/12; A.S. contro Svizzera del 30 giugno
2015, 39350/13, par. 36; A.M.E. contro Paesi Bassi del 13 gennaio 2015,
51428/10; decisione CorteEDU Jihana Ali e altri contro Svizzera e Italia del
27 ottobre 2016, 30474/14, par. 33),
che nemmeno le recenti evoluzioni nel sistema italiano, che pure preve-
dono un certo numero di ostacoli suscettibili di impedire l’accesso imme-
diato dei richiedenti alla procedura d’asilo ed al sistema di accoglienza,
consentono di rimettere in discussione in modo generalizzato tale assunto
D-534/2021
Pagina 7
(cfr. sentenza del Tribunale E-962/2019 del 17 dicembre 2019 consid. 6,
recentemente anche la sentenza del Tribunale F-4872/2020 del 5 novem-
bre 2020 consid. 4.2),
che, conseguentemente, l’applicazione dell’art. 3 par. 2 2a frase Regola-
mento Dublino III non si giustifica nel caso di specie,
che ai sensi dell’art. 29a cpv. 3 OAsi 1, disposizione che concretizza in di-
ritto interno svizzero la clausola di sovranità (art. 17 par. 1 Regolamento
Dublino III), se “motivi umanitari” lo giustificano la SEM può entrare nel
merito della domanda anche qualora giusta il Regolamento Dublino III un
altro Stato sarebbe competente per il trattamento della domanda,
che la SEM, nell’applicazione dell’art. 29a cpv. 3 OAsi 1, dispone di potere
di apprezzamento (cfr. DTAF 2015/9 consid. 7 seg.); che al contrario, se il
trasferimento del richiedente nel paese di destinazione contravviene ad
una norma imperativa del diritto internazionale, tra cui quelle della CEDU,
l’autorità inferiore è obbligata ad applicare la clausola di sovranità e ad en-
trare nel merito della domanda d’asilo ed il Tribunale dispone di potere di
controllo al riguardo (cfr. DTAF 2015/9 consid. 8.2.1),
che il ricorrente non ha però apportato indizi seri e concreti suscettibili di
dimostrare che lo Stato di destinazione non rispetterebbe il principio del
divieto di respingimento e, dunque, verrebbe meno ai suoi obblighi interna-
zionali rinviandolo in un Paese dove la sua vita, integrità corporale o libertà
sarebbero seriamente minacciate o da dove rischierebbe di essere respinto
in un tale Paese,
che egli nemmeno ha fornito elementi atti comprovare che le sue condizioni
di vita o la sua situazione personale sarebbero tali da contravvenire
all’art. 4 della CartaUE, all’art. 3 CEDU o all’art. 3 Conv. tortura in caso di
esecuzione del trasferimento in Italia,
che d’altro canto il respingimento forzato di persone che soffrono di proble-
matiche valetudinarie costituisce una violazione dell’art. 3 CEDU unica-
mente in circostanze eccezionali; che ciò risulta essere il caso segnata-
mente laddove la malattia dell’interessato si trovi in uno stadio a tal punto
avanzato o terminale da lasciar presupporre che, a seguito del trasferi-
mento, la sua morte appaia come una prospettiva prossima (cfr. sentenza
della CorteEDU N. contro Regno Unito del 27 maggio 2008, 26565/05;
DTAF 2011/9 consid. 7.1),
D-534/2021
Pagina 8
che una violazione dell’art. 3 CEDU può però anche sussistere qualora vi
siano dei seri motivi di ritenere che la persona, in assenza di trattamenti
medici adeguati nello Stato di destinazione, sarà confrontata ad un reale
rischio di un grave, rapido ed irreversibile peggioramento delle condizioni
di salute comportante delle intense sofferenze o una significativa riduzione
della speranza di vita (cfr. sentenza della CorteEDU Paposhvili contro Bel-
gio del 13 dicembre 2016, 41738/10, §181 segg.),
che sempre in questo contesto l’attuale giurisprudenza del Tribunale im-
pone alle autorità svizzere che non vogliono rinunciare all’esecuzione del
trasferimento, di richiedere a titolo preventivo agli omologhi italiani delle
garanzie scritte individuali di presa a carico immediata per i richiedenti asilo
affetti da problematiche mediche (somatiche o psichiche) gravi (cfr. sen-
tenze del Tribunale E-962/2019 consid. 7.4.3 e D-6060/2020 del 14 dicem-
bre 2020 consid. 4.4.4),
che nondimeno, la situazione dell’insorgente, che gode di buona salute,
manifestamente non si iscrive nelle casistiche testé enucleate,
che la diffusione della pandemia di coronavirus (Covid-19) va annoverata
tra le circostanze transitorie che sebbene giustifichino una temporanea so-
spensione del trasferimento non impediscono che questo sia effettiva-
mente posto in essere in un ulteriore e più appropriato momento (cfr. sen-
tenze del Tribunale F-1622/2020 del 26 marzo 2020 consid. 2.2 e D-
1282/2020 del 25 marzo 2020 consid. 5.6),
che agli atti non figurano del resto elementi tali da indurre a concludere che
un trasferimento nello Stato in questione esporrebbe il ricorrente al rischio
di essere privato del sostentamento minimo e di subire delle condizioni di
vita indegna in violazione della direttiva accoglienza,
che in ogni caso se, dopo il suo trasferimento in Italia, egli dovesse essere
costretto dalle circostanze a condurre un’esistenza non conforme alla di-
gnità umana, o se dovesse ritenere che il paese in questione violi i suoi
obblighi di assistenza nei suoi confronti o in ogni altro modo leda i suoi
diritti fondamentali, apparterrà al medesimo sollevare l’eventuale viola-
zione dei suoi diritti, utilizzando le adeguate vie di diritto, dinanzi alle auto-
rità dello Stato in questione (cfr. art. 26 della direttiva accoglienza),
che infine, nella fattispecie, dagli atti non appaiono neppure elementi per
ritenere che l’autorità inferiore abbia esercitato in maniera arbitraria il suo
potere di apprezzamento (cfr. DTAF 2015/9 consid. 7 seg.),
D-534/2021
Pagina 9
che non vi è motivo di fare applicazione dell’art. 17 par. 1 Regolamento
Dublino III,
che, di conseguenza, l’Italia rimane competente per il seguito della do-
manda d’asilo e d’allontanamento del ricorrente ai sensi del Regolamento
Dublino III ed è tenuta a riprenderlo in carico in ossequio alle condizioni
poste dal medesimo,
che, quindi, è a giusto titolo che la SEM non è entrata nel merito della do-
manda di asilo del ricorrente, in applicazione dell’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi
ed ha pronunciato il suo trasferimento verso l’Italia conformemente
all’art. 44 LAsi, posto che il ricorrente non possiede un’autorizzazione di
soggiorno in Svizzera (cfr. art. 32 lett. a OAsi 1),
che, in siffatte circostanze, non vi è più luogo di esaminare in maniera di-
sgiunta le questioni relative all’esistenza di un impedimento all’esecuzione
del trasferimento per i motivi giusta i cpv. 3 e 4 dell’art. 83 LStrI, (RS
142.20), dal momento che detti motivi sono indissociabili dal giudizio di non
entrata nel merito nel quadro di una procedura Dublino (cfr. DTAF 2015/18
consid. 5.2),
che, visto l’esito della procedura, le spese processuali di CHF 750.– che
seguono la soccombenza sono poste a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1
e 5 PA nonché art. 3 lett. a del regolamento sulle tasse e sulle spese ripe-
tibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 feb-
braio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]),
che la decisione è definitiva e non può, in principio, essere impugnata con
ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83
lett. d cifra 1 LTF).
(dispositivo alla pagina seguente)
D-534/2021
Pagina 10
Il Tribunale amministrativo federale pronuncia:
1.
Il ricorso è respinto.
2.
Le spese processuali, di CHF 750.–, sono poste a carico del ricorrente.
Tale ammontare deve essere versato alla cassa del Tribunale amministra-
tivo federale, entro un termine di 30 giorni dalla spedizione della presente
sentenza.
3.
Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all’autorità canto-
nale.
Il giudice unico: Il cancelliere:
Daniele Cattaneo Lorenzo Rapelli