Decision ID: 6f77bbfc-410f-58ed-a2ce-47645000ddf1
Year: 2003
Language: it
Court: TI_PP
Chamber: TI_PP_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: penal_law

in fatto:
A.
Il 21 gennaio 1999 una pattuglia della Polizia di _ -_ ha arrestato in un'area di parcheggio autostradale _ _, nell'automobile del quale sono state rinvenute – nascoste in uno scompartimento delle portiere posteriori – 29 mazzette di sterline inglesi e scozzesi per un valore complessivo di circa fr. 930 000.–. Le indagini hanno poi condotto la polizia ad accertare che _ _ era stato fra l'altro incaricato da _ _, cittadino italiano nato a _ il _ 1942, di trasferire dagli inizi del 1998 somme di denaro provenienti dal contrabbando internazionale di sigarette, dall'_ a _, in almeno 8 occasioni per una media di circa 300 000.– sterline ciascuna. _ _ era stato a sua volta incaricato del trasporto da _ _, cittadino svizzero nato a _ il 26 luglio 1954, che nella sua attività di cambista e gestore alle dipendenze della _ – società fiduciaria con sede a _ diretta da _ – aveva aperto un conto denominato _ _ _Ltd in nome del cittadino spagnolo _ _ _, sul quale erano transitate le predette somme di denaro.
B.
Assodato che siffatti valori patrimoniali appartenevano in realtà a tale O.R.P., cittadino della Repubblica di _ attivo nel commercio internazionale di sigarette e metalli preziosi, il Procuratore generale – con decreti d'accusa del 6 maggio 2002 – ha ritenuto _ _, _ e _ _ autori colpevoli di carente diligenza in operazioni finanziarie, per avere aiutato a collocare e a trasferire valori patrimoniali altrui senza accertarsi con la diligenza richiesta dalle circostanze dell'identità dell'avente economicamente diritto. In applicazione della pena, il magistrato inquirente ha proposto la condanna di ciascun accusato a 15 giorni di detenzione, sospesi condizionalmente per un periodo di prova di due anni, e al pagamento degli oneri processuali. _ _ si è visto prospettare inoltre una multa di fr. 5000.–. _ e _ _ hanno introdotto l'8 maggio 2002 opposizione al rispettivo decreto d'accusa. Altrettanto ha fatto _ _ il 17 maggio 2002.

Considerato
in diritto:
1.
L'art. 305
ter
cpv. 1 CP reprime con la detenzione fino a un anno, con l'arresto o con la multa chiunque a titolo professionale accetta, prende in custodia, aiuta a collocare o a trasferire valori patrimoniali altrui senza accertarsi, con la diligenza richiesta dalle circostanze, dell'identità dell'avente economicamente diritto (cfr. anche DTF inedite _e _del 27 ottobre 2003, quest'ultima destinata alla pubblicazione). L'infrazione è intenzionale, sicché l'autore deve quanto meno accettare l'eventualità di non adempiere il suo dovere d'identificazione (
Corboz,
Les infractions en droit suisse, vol. II, Berna 2002, pag. 546 n. 12 con richiami di dottrina). Trattasi di un delitto di messa in pericolo astratta, che si realizza allorquando il trasgressore svolge una delle attività appena evocate senza esperire le dovute verifiche, e ciò a prescindere dall'origine lecita o illecita dei valori patrimoniali (DTF 125 IV 142 consid. 3b).
2.
Per quel che concerne in particolare _ _, l'accusa rimprovera all'interessato di avere "
a _ nel periodo dal 29.01.1998 al gennaio 1999
[...]
quale cambista e gestore presso la società fiduciaria _S.A., _, omesso di accertare l'identità dell'avente economicamente diritto della relazione bancaria _ _ _Ltd, da lui aperta a tale _ _ _ presso la _S.A. e sulla quale sono successivamente transitate _anti somme di denaro, quando dall'insieme delle circostanze egli sapeva o doveva ritenere trattarsi solo di un prestanome
" (decreto d'accusa DAP _, pag. 1 nel mezzo, nell'incarto n. _._._). Ne desume, il magistrato inquirente, l'adempimento dei requisiti oggettivi e soggettivi del reato di carente diligenza in operazioni finanziarie. Donde la postulata conferma del decreto d'accusa.
3.
La difesa si duole – in sintesi – di come _ _ abbia esperito tutti gli accertamenti che si potevano ragionevolmente pretendere da un impiegato di una società cui incombeva – alla fine degli anni Novanta – solo un obbligo di accertamento
sostanziale
dell'avente diritto economico giusta l'art. 305
ter
CP. _ _, sempre stando alla difesa, non aveva motivo di dubitare dell'affermazione di O.R.P. – ch'egli conosceva da vent'anni – secondo cui le somme litigiose spettavano in ultima analisi a _ _ _, presentatosi all'apertura del conto come titolare della _ _ _Ltd. Ne conclude, il difensore, per il proscioglimento dell'imputato e per la rifusione di una congrua indennità a titolo di ripetibili.
4.
In concreto non v'è dubbio – né la difesa contesta – che a _ _ incombeva, in virtù della sua attività in seno alla _, un obbligo d'accertamento sostanziale dell'avente economicamente diritto di valori patrimoniali. Né la difesa sostiene, per avventura, che l'interessato ignorasse il proprio dovere di verifica. È altresì pacifica e incontestata la realizzazione della fattispecie descritta nel decreto d'accusa da cui è scaturito l'obbligo d'accertamento a carico dell'imputato. Sotto questi aspetti, i requisiti cui l'art. 305
ter
cpv. 1 CP subordina il reato di carente diligenza in operazioni finanziarie risultano dunque adempiuti. L'imputato adduce nondimeno di avere sempre avuto – e di avere tuttora – indizi sufficienti per credere alla versione iniziale di O.R.P. e di _ _ _ secondo cui l'avente diritto economico degli averi transitati sul conto _ _ _Ltd. era quest'ultimo. A suo dire, egli non aveva quindi motivo per esperire qualsivoglia accertamento al riguardo.
a)
Se non che, in un interrogatorio del 18 marzo 1999 _ _ – sentito in relazione con il già accennato sequestro di sterline del 21 gennaio 1999 – ha avuto modo di dichiarare quanto segue al Procuratore generale (act. B1, pag. 1 segg., nel classificatore n. 3):
"
Sono dipendente della _, società finanziaria con uffici in Via Besso 23 a _.
[...]
La ditta per la quale lavoro si occupa di cambio e di gestione di conti per conto di clienti. Fra i nostri clienti vi è un signor P.O., cittadino di Andorra e ivi residente. Il signor O., che io conosco personalmente da una ventina di anni, si è sempre occupato di commercio internazionale di sigarette e metalli preziosi. Lui acquista questi beni regolarmente e poi provvede a venderli a società e persone che li _ano di contrabbando in paesi della comunità europea.
Da un paio di anni a questa parte O. è cliente della _, dove l'ho portato io stesso come cliente. O. è il beneficiario economico di una BVI che ha un conto presso di noi. In sostanza l'attività che noi svolgiamo per O. è quella di ricevere a _ nei nostri uffici del denaro contante incassato con la vendita di sigarette al dettaglio, che i clienti di O. gli danno in pagamento delle forniture.
Questo denaro viene poi contato e versato sul conto della BVI presso di noi e da qui riparte secondo le istruzioni fornite dal cliente, in particolare per il pagamento delle sigarette che lui acquista all'ingrosso in _.
ADR. che la BVI si chiama _ Ltd.
[...]
Per quanto mi risulta – e comunque per quanto riguarda la nostra attività – la _ Ltd vende le proprie sigarette a un cliente che si occupa di _arle di contrabbando in _, dove poi attraverso i suoi canali le vende al dettaglio. Per quanto ne so si tratta di un unico cliente.
Questo cliente inglese, regolarmente raccoglie da tutti i venditori al dettaglio le banconote da 10 o 20 sterline incassate con la vendita di sigarette.
[...]
Quando il cliente inglese è pronto ad effettuare il pagamento, utilizzando quelle banconote, avvisa O., il quale a sua volta avvisa me che il denaro è pronto e che occorre mandarlo a prendere.
A titolo puramente di favore nei confronti dell'O. io incarico per suo conto una organizzazione che si occupa del trasporto della valuta. Il mio interlocutore per questa organizzazione è un cittadino italiano, tale _ _ che abita a _.
In pratica O. mi dice che i soldi sono pronti a Londra o in un'altra località inglese. Io avviso l'_, gli chiedo se può mandare qualcuno a prendere i soldi e se lui mi risponde affermativamente, mi dà un numero di telefono cellulare attraverso il quale il corriere può essere contattato. A mia volta io do questo numero di telefono all'O., il quale combina l'appuntamento fra il corriere mandato da _ e l'incaricato inglese del pagamento.
I soldi vengono presi in consegna in _ dall'uomo di _, che provvede al loro trasporto fino a _.
[...]
ADR. che di operazioni di questo genere per l'O. negli ultimi 2 anni ne avremo fatte indicativamente 35/40 all'anno per _i compresi fra le 250 e le 370 000.– sterline per volta.
Quando i soldi arrivano nei nostri uffici a _, viene personalmente l'O. per verificare la conta del denaro, che poi viene versato sul conto della _.
[...]
Verso metà gennaio 1999 si svolse una di queste operazioni. Si trattava di andare a recuperare in _ 330/350 000.– sterline. Fra l'altro l'O. nell'annunciare questa operazione aveva anche indicato che ve ne sarebbe stata un'altra di pari entità a breve scadenza. Io come al solito avvisai l'_ e poi lasciai che si arrangiassero per accordarsi per i dettagli del trasporto.
[...]".
b)
_ _ ha poi sostanzialmente ribadito la sua versione sull'avente diritto economico dei valori predetti in un interrogatorio del 7 dicembre 1999 davanti alla polizia (verbale allegato all'act. C5, nel classificatore 3), versione che è stata confermata anche dallo stesso O.R.P. in un interrogatorio del 17 dicembre 1999 davanti al Procuratore generale (act. B4, in particolare pag. 2 nel mezzo e verso il basso, pag. 3 in alto, nel classificatore citato), così come da _ _ _ lo stesso giorno davanti al medesimo Procuratore (act. B5, pag. 1 in basso e pag. 2 in alto, nel classificatore citato). Nulla agli atti induce in definitiva a dubitare che l'avente diritto economico dei valori patrimoniali in rassegna era O.R.P. e che _ _ _ era un semplice prestanome. Alla stessa conclusione è giunta del resto la presidente della Corte delle Assise correzionali di _, chiamata a giudicare il corriere _ _ in una sentenza del 9 settembre 2002 (v. giudizio allegato alla lettera 10 settembre 2003 del sostituto Procuratore pubblico Monica Casalinuovo, pag. 88 verso l'alto, nell'incarto _._._). E lo stesso difensore di _ _, in una lettera del 20 settembre 2000 al Procuratore generale, ha riconosciuto come "
dall'insieme delle circostanze, _ doveva sapere, anzi sapeva, che il signor O. aveva un interesse economico diretto nel conto, e ciò già dall'inizio
", ancorché – a suo parere – in "
co-interessenza
" con _ _ _ (act. D55, pag. 3 verso l'alto).
c)
Vistosi prospettare la promozione dell'accusa per il reato di cui all'art. 305
ter
cpv. 1 CP, il 3 agosto 2000 _ _ ha invece modificato la propria versione, adducendo quanto segue (act. B8, pag. 3 verso il basso e pag. 4 verso l'alto):
"
A nome della _ venne ... aperto un conto, nel quale _ figurava come titolare. Fui io a fargli compilare la relativa documentazione.
ADR. che io chiesi a O. chi era il proprietario della società e lui mi rispose che ai fini legali responsabile in tutto e per tutto era _.
D. e per lei, nella sostanza, chi era il proprietario della _?
R. a quel momento per me era _ perché non avevo motivo per dubitare della veridicità di ciò che diceva O.
[...]
Il magistrato interrogante mi contesta il fatto che secondo le dichiarazioni rese da O. nel verbale _._.1999 egli venne a _ dapprima una volta da solo a parlare con lei e con _, poi giunse accompagnato da _ solo per la firma delle formalità di apertura. A dire di O. era perfettamente chiaro che i soldi erano dell'O. stesso e che _ era solo un suo impiegato.
Io ribadisco di aver saputo solo successivamente e cioè subito dopo il sequestro dei soldi a _ del _._.1999 che O. era il beneficiario economico della _ o dei soldi sequestrati.
[...].
L'imputato ribadisce quest'ultima versione anche al dibattimento, giungendo finanche ad affermare di ritenere tuttora _ _ _ l'avente economicamente diritto dei fondi. Tale versione contrasta però manifestamente con le risultanze istruttorie evocate poc'anzi (consid. 4b), così come con le dichiarazioni rese dallo stesso imputato all'autorità inquirente prima che gli fosse prospettato il reato di carente diligenza in operazioni finanziarie (consid. 4a e 4b all'inizio).
5.
Ciò posto, dato che _ _ insiste nel sostenere di non avere avuto motivo di dubitare – in urto con tutti gli elementi già a sua disposizione all'apertura del conto _ – che l'avente diritto economico era _ _ _ anziché O.R.P., a ragione l'accusa ravvisa una violazione del dovere di verifica a norma dell'art. 305
ter
cpv. 1 CP. Né giova all'imputato prevalersi del fatto che nella documentazione della _ figuravano anche i dati inerenti all'identificazione di O.R.P. (cfr. l'argomentazione difensiva accennata nell'act. D55, pag. 4 punto 4 in fine e ribadita al dibattimento), ove appena si consideri che quest'ultimo non era collegato con il conto _ ma con un'altra relazione d'affari (v. dichiarazione di _, verbale del dibattimento, pag. 3 verso l'alto). Se ne conclude che l'agire di _ _ adempie i requisiti del reato di carente diligenza in operazioni finanziarie – sia dal profilo oggettivo che soggettivo – non avendo egli esperito nessuna verifica dell'avente economicamente diritto dei valori patrimoniali transitati sul conto _, sebbene le circostanze inducessero a ritenere che la persona da egli indicata come beneficiario dei fondi era, per vero, un prestanome.
Ad altra soluzione si giunge invece per _ _, cui difetta ogni intenzione di trasgredire l'obbligo sancito dall'art. 305
ter
cpv. 1 CP, e per _, il quale poteva ragionevolmente fare affidamento sulle assicurazioni fornitegli dal proprio subordinato in merito alla spettanza dei fondi. Entrambi devono perciò essere prosciolti dall'accusa.
6.
Quanto alla commisurazione della pena a carico di _ _, per l'art. 63 CP il giudice fissa la sanzione in base alla colpa del reo, considerando i motivi a delinquere, la vita anteriore e le condizioni personali. In concreto, l'entità delle somme oggetto del reato giustificherebbe – di per sé – una pena finanche superiore ai 15 giorni di detenzione proposti dal Procuratore generale e ribaditi in aula dal sostituto Procuratore pubblico (cfr. a titolo comparativo la già citata DTF inedita _, consid. 6). Tenuto conto nondimeno del tempo trascorso fra il reato e l'attuale giudizio, della condotta per il resto incensurata dell'imputato e della significativa collaborazione da egli prestata nell'accertare l'origine lecita dei fondi, si giustifica – tutto ben ponderato – di ridurre la pena proposta da 15 a 5 giorni di detenzione. Sono d'altro canto adempiuti i requisiti oggettivi e soggettivi sanciti dall'art. 41 CP per ammettere l'interessato al beneficio della sospensione condizionale della pena e per contenere il periodo di prova nel minimo legale di 2 anni.
L'esito del giudizio impone di addebitare a _ _ gli oneri inerenti al procedimento a suo carico (art. 9 cpv. 1 CPP) e di addebitare allo Stato quelli inerenti ai procedimenti a carico dei coimputati prosciolti (art. 9 cpv. 4 CPP), cui dev'essere riconosciuta un'equa indennità per ripetibili (art. 9 cpv. 6 CPP).