Decision ID: 453f9a7e-5f2f-5169-a5c5-3b76117dedce
Year: 2021
Language: it
Court: CH_BVGE
Chamber: CH_BVGE_001
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: 

Fatti:
A.
L’interessato, cittadino srilankese, di etnia tamil, con ultimo domicilio a
B._, nel distretto di C._ (Provincia del [...]), ha presentato
una domanda d’asilo in Svizzera il (...) marzo 2016 (cfr. atti A1/2; A3/12,
p.to 1.08 seg., pag. 3 e p.to 2.01 seg., pag. 4; A17/25, D14 segg., pag. 3).
B.
Il (...) marzo 2016 si è tenuto con il succitato un verbale di rilevamento dei
suoi dati personali (cfr. atto A3/12; di seguito: verbale 1), rispettivamente è
stato questionato in particolare circa i suoi motivi d’asilo durante il colloquio
del (...) maggio 2018 (cfr. atto A17/25; di seguito: verbale 2). Nel corso
degli stessi il richiedente asilo ha dichiarato, per quanto qui di rilievo, di
essere espatriato dallo Sri Lanka illegalmente, e per via aerea, il (...), verso
il D._ (cfr. verbale 1, p.to 5.01 seg., pag. 6; rispettivamente
E._, cfr. verbale 2, D10 segg., pag. 3). La partenza dal Paese
d’origine sarebbe stata ingenerata dal fatto che, dopo essere riuscito a
liberare il padre di prigione tramite il versamento di una somma di denaro
nell’(...) (o [...] secondo le versioni ed i documenti presentati) del (...), egli
avrebbe iniziato ad avere dei problemi sia con i (...) codetenuti assieme al
padre, che non sarebbero invece stati scarcerati, che con agenti di polizia,
membri del CID (acronimo in inglese per: “Criminal Investigation
Department”) e familiari dei (...) detenuti succitati. Invero, i primi, avrebbero
voluto che l’interessato provvedesse al loro rilascio, come sarebbe riuscito
per il padre versando del denaro, minacciandolo di conseguenze nei suoi
confronti e di riportare il padre in prigione. Le minacce sarebbero avvenute
telefonicamente da parte di uno dei codetenuti, e per il tramite di agenti di
polizia, membri del CID, militari e familiari dei primi, che si sarebbero recati
a casa sua. Affiliati del CID lo avrebbero anche convocato almeno una (...)
di volte a voce o per iscritto, a presentarsi ad una stazione di polizia in un
certo giorno ed orario, con un pretesto, con lo scopo però infine di
interrogarlo riguardo ai motivi per i quali egli non avrebbe ancora
provveduto alla liberazione delle (...) persone incarcerate assieme al padre.
In due di queste occasioni, nel (...) del (...) ed il (...) o (...), egli sarebbe
pure stato picchiato (cfr. verbale 1, p.to 7.01, pag. 7 seg.; verbale 2, D101
segg., pag. 13). È a seguito del secondo episodio, che egli avrebbe deciso
di espatriare (cfr. verbale 2, D54, pag. 7). Altrimenti, non vi sarebbe stata
alcuna violenza perpetrata nei suoi confronti da parte dei diversi
intervenenti presso casa sua. Per tali problematiche egli non si sarebbe
mai indirizzato alla polizia, né denunciato i fatti, in quanto (...) dei
codetenuti sarebbero stati (...). Il richiedente ha narrato che il padre
D-440/2021
Pagina 3
avrebbe avuto dei legami con le LTTE (acronimo in inglese per: “Liberation
Tigers of Tamil Eelam”), allorché egli sarebbe stato giovane, mentre che lui
non avrebbe avuto nessun legame con le stesse, né avuto alcuna
problematica con le autorità a parte quanto sopra evidenziato (cfr. verbale
1, p.to 7.01, pag. 8). Ha inoltre affermato che un ulteriore motivo che lo
avrebbe indotto all’espatrio sarebbe stato quello di non avere alcuna
possibilità in patria di trovare un posto di lavoro, a causa dell’iscrizione sul
libretto di famiglia, ove risulterebbe che il padre è stato arrestato (cfr.
verbale 1, p.to 7.01, pag. 8; verbale 2, D55 segg., pag. 8). Dopo il suo
espatrio avrebbe appreso che le ricerche nei suoi confronti sarebbero
proseguite al domicilio, con visite da una a due volte al mese da parte di
membri del CID, e sarebbero cessate soltanto (...) mesi prima la seconda
audizione, allorché sarebbero venuti a conoscenza che egli si troverebbe
in Svizzera (cfr. verbale 2, D30 segg., pag. 4 seg.). Alla fine della seconda
audizione, egli ha riferito che a causa della manifestazione a cui avrebbe
partecipato a F._ il (...), in ricordo delle vittime della guerra civile
srilankese, egli riterrebbe che degli agenti del CID lo avrebbero collegato
con le LTTE, poiché una fotografia della stessa ove egli vi sarebbe
raffigurato, sarebbe apparsa su un sito srilankese (cfr. verbale 2, D178
segg., pag. 22). In caso di un suo rientro in patria, egli temerebbe per la
sua vita, oppure di essere imprigionato dalle persone che lo cercherebbero
(cfr. verbale 2, D198, pag. 23).
C.
Per mezzo della decisione dell’11 giugno 2018, la SEM non ha riconosciuto
la qualità di rifugiato al richiedente, ha respinto la sua domanda d’asilo,
pronunciando nel contempo il suo allontanamento dalla Svizzera e
l’esecuzione del precitato provvedimento.
Nella sua decisione, l’autorità inferiore ha segnatamente sostenuto che le
allegazioni dell’interessato riguardo il fatto che egli fosse stato collegato al
gruppo LTTE da membri del CID fossero da considerare inverosimili.
Inoltre, l’evenienza che egli sia stato messo sotto pressione sia dai
prigionieri incarcerati con il padre, che da membri del CID, autorità di polizia
e militari, nonché parenti delle persone incarcerate, non avrebbe avuto
quale origine uno dei motivi esaustivamente previsti dall’art. 3 LAsi
(RS 142.31). Non ci sarebbero neppure elementi concreti che determinino
con certezza che vi sia una correlazione tra le sue difficoltà nell’ambito
lavorativo e l’incarcerazione passata del padre, non essendo peraltro tale
limitazione neppure ingenerata da uno dei motivi ex art. 3 LAsi. Dagli atti
non sarebbero neppure emersi degli elementi dai quali si potrebbe dedurre
che, in caso di ritorno in Sri Lanka, egli potrebbe attirare l’attenzione delle
D-440/2021
Pagina 4
autorità del suo Paese d’origine ed essere quindi l’oggetto, in un prossimo
futuro e con un’elevata probabilità, di persecuzioni rilevanti in materia
d’asilo. Infine, a fronte sia della situazione presente in Sri Lanka che
riguardo alle minacce da lui fatte valere – le quali sarebbero da qualificare
quali persecuzioni di terzi e contro le quali egli non avrebbe reso verosimile
di non poter richiedere protezione alle autorità del suo Paese d’origine –
nonché non essendoci nel suo caso specifico degli ostacoli personali
all’esecuzione del suo allontanamento, l’autorità inferiore ha ritenuto che la
medesima misura fosse ammissibile, ragionevolmente esigibile e possibile.
D.
Con ricorso datato 13 luglio 2018, l’interessato è insorto contro il
summenzionato provvedimento al Tribunale amministrativo federale (di
seguito: il Tribunale). Con il gravame e gli ulteriori scritti successivi,
l’insorgente ha soprattutto evidenziato come le ripetute persecuzioni da lui
subite in patria sarebbero dettate dalla sua presunta appartenenza al
gruppo LTTE oltreché dall’incarcerazione di suo padre, evenienze che egli
avrebbe reso verosimili. Non potrebbe essere imputato a sfavore del
ricorrente, come invece sostenuto a torto nella decisione impugnata, la
circostanza che egli abbia segnalato le pressioni del CID a seguito della
convinzione che il medesimo fosse legato alle LTTE alla fine dell’audizione
sui motivi. Questo in quanto, non soltanto le pressioni verso di lui da parte
di membri del CID sarebbero aumentate, ma anche poiché le sue
dichiarazioni in merito chiare, univoche e coerenti, sarebbero verosimili. A
mente sua, e contrariamente a quanto sostenuto nella decisione avversata
dall’autorità inferiore, le misure persecutorie rivolte contro di lui
rientrerebbero quindi in quanto disposto all’art. 3 cpv. 1 LAsi. Inoltre, data
la convinzione di membri del CID che l’interessato sia affiliato alle LTTE,
egli rischierebbe di subire seri pregiudizi in caso di un suo rientro in patria.
A causa di tale rischio, come pure poiché contrario all’art. 5 LAsi, il suo
rinvio in Sri Lanka sarebbe inammissibile. Infine, il ricorrente sarebbe
perfettamente integrato in Svizzera. Pertanto, visti questi ultimi elementi,
se la sua domanda d’asilo non venisse accolta, subordinatamente gli
dovrebbe essere concessa l’ammissione provvisoria.
E.
Il Tribunale, con sentenza D-4085/2018 del 30 novembre 2020, ha respinto
il succitato ricorso. In primo luogo (cfr. consid. 5 della precitata sentenza) il
Tribunale ha ritenuto che il ricorrente non abbia reso verosimile che dei
membri del CID lo considerino legato al gruppo LTTE, in quanto le sue
dichiarazioni in merito, oltreché contraddittorie sarebbero pure tardive,
poiché apparse soltanto alla fine della seconda audizione. Inoltre, a
D-440/2021
Pagina 5
differenza di quanto sostenuto nel gravame, le visite al suo domicilio da
parte di affiliati del CID, si sarebbero sempre più diradate dopo la
manifestazione, fino a cessare completamente. Neppure i documenti
prodotti dal ricorrente sarebbero atti a corroborare la verosimiglianza dei
suoi asserti in merito. In secondo luogo (cfr. consid. 6 della succitata
sentenza), le persecuzioni di cui il ricorrente sarebbe stato oggetto da parte
delle (...) persone incarcerate con il padre dell’insorgente come pure da
parte dei loro famigliari, non sarebbero riconducibili ad uno dei motivi ex
art. 3 LAsi, ma piuttosto dettate dal fatto che egli sarebbe riuscito a
raccogliere una somma di denaro sufficiente per liberare il genitore, e da
ciò essi dedurrebbero che il ricorrente sarebbe pure in grado di ottenere la
liberazione delle altre (...) persone ancora in carcere, ciò che esigerebbero
da costui. Oltracciò, poiché i suoi persecutori avrebbero cessato le loro
visite al domicilio del ricorrente, sarebbe dimostrativo del fatto che essi
avrebbero perso ogni interesse nei confronti del medesimo e desistito dai
loro intenti. Quindi, non vi sarebbe più alcuna attualità, né a maggior
ragione futura, nella minaccia. Inoltre, la stessa avrebbe comunque
carattere locale, per cui egli ed i suoi famigliari potrebbero sottrarvisi
trasferendosi in un’altra parte dello Sri Lanka. Proseguendo nell’analisi, il
Tribunale ha ritenuto che le difficoltà dichiarate dall’insorgente nel trovare
un impiego, non costituirebbero delle misure d’intensità sufficiente da
rappresentare un serio pregiudizio ai sensi dell’art. 3 LAsi (cfr. consid. 6.4).
Il profilo del ricorrente non sarebbe dipoi di particolare rischio (cfr.
consid. 7). In particolare, riguardo alla manifestazione in Svizzera alla
quale egli avrebbe preso parte, il Tribunale, dopo aver rammentato che ha
ritenuto inverosimile che le autorità srilankesi considerino il ricorrente
legato al gruppo LTTE, ha sottolineato che il ricorrente vi avrebbe
unicamente partecipato, senza svolgere alcun ruolo di primo piano
suscettibile di attirare su di sé in maniera sfavorevole l’attenzione delle
autorità del suo Paese d’origine. Anche volendo ammettere che le autorità
srilankesi siano venute a conoscenza della sua partecipazione a suddetta
manifestazione, non vi sarebbe nessun motivo di credere che il suo nome
figuri su una “Stop List” o una “Watch List” utilizzate all’aeroporto di
Colombo, sulle quali sono indicati i nomi delle persone suscettibili di avere
una relazione con le LTTE. Infine, il Tribunale ha considerata l’esecuzione
dell’insorgente come ammissibile ed esigibile – sia rispetto alla situazione
vigente in Sri Lanka che riguardo alla situazione specifica del ricorrente –
nonché possibile (cfr. consid. 10-14 della sentenza D-4085/2018).
F.
F.a Con missiva del 1° febbraio 2021, la SEM ha trasmesso al Tribunale,
in applicazione dell’art. 8 cpv. 1 PA, la domanda presentata dall’interessato
D-440/2021
Pagina 6
il 21 gennaio 2021 – e completata con ulteriore scritto del 28 gennaio 2021
– ritenendo che la medesima verterebbe essenzialmente su dei mezzi di
prova anteriori alla sentenza del Tribunale del 30 novembre 2020 – in casu:
due denunce della madre del richiedente datate rispettivamente (...) (cfr.
documento rubricato dal richiedente sub doc. B) e (...) (cfr. sub doc. F);
copie a colori di documentazione fotografica (cfr. sub doc. D); la
dichiarazione del richiedente estratta dall’(...) del (...) (cfr. sub doc. E); la
citazione del (...) della stazione di polizia di B._ (cfr. sub doc. H), i
“Message Form” del (...) e del (...) (cfr. sub doc. I); ove il caso con le
relative traduzioni; nonché diversi estratti di giornali srilankesi, non tradotti
(cfr. sub doc. K) – e quindi sarebbe costitutiva di motivi di revisione.
Apparirebbero invece costitutivi di una domanda di riesame o di una nuova
domanda d’asilo, per i quali verrebbero valutati invece in prima istanza,
unicamente i seguenti documenti annessi alla domanda, ovvero: il
“Message Form” della stazione di polizia di B._ del (...) (cfr.
documento rubricato dal richiedente sub doc. I); la dichiarazione del (...)
del “(...)” ([...]) di G._ (di cui al documento rubricato dal richiedente
sub doc. C) e la dichiarazione del (...) del parlamentare del distretto di
C._ (...) (cfr. sub doc. G). In merito invece al CD presentato (cfr.
documento rubricato dal richiedente quale doc. J), la SEM ha rilevato che
il file risulterebbe danneggiato prima di essere stato registrato sul supporto
prodotto, e pertanto non potrebbe essere visionato. Nella precitata
domanda, il richiedente ha essenzialmente sostenuto che la
documentazione presentata dimostrerebbe inequivocabilmente come
quanto riferito dal medesimo nel corso della procedura d’asilo ordinaria
corrispondesse a realtà e che in caso di ritorno in patria egli rischierebbe
di essere oggetto di gravi persecuzioni in quanto membro del gruppo LTTE.
Egli, se dovesse rientrare in Sri Lanka, verrebbe difatti immediatamente
arrestato, in quanto ricercato dalla polizia srilankese. Ha quindi richiesto
alla SEM di incamerare la domanda di riesame, concedendo inoltre l’effetto
sospensivo. Con il complemento del 28 gennaio 2021, il richiedente ha
presentato ulteriore documentazione inerente il suo contratto di lavoro ed i
relativi certificati salariali per il periodo (...) (cfr. sub doc. L), nonché il
precedente contratto di lavoro e le buste paga per il periodo lavorativo dal
(...) al (...) (cfr. sub doc. M), a sostegno della sua avvenuta elevata
integrazione in Svizzera.
F.b Per il tramite dello scritto del 3 febbraio 2021 (cfr. atto SEM n. [...]-5/3
e documenti nell’incarto N), il richiedente ha inoltrato nuovamente il CD di
cui al doc. J all’autorità inferiore, rilevando che il medesimo supporto
conterrebbe due file datati (...) perfettamente visionabili tramite
l’applicazione “Windows”, quindi posteriori alla data di emanazione della
D-440/2021
Pagina 7
sentenza del Tribunale. Pertanto, per questo motivo, il CD sarebbe stato
trasmesso per competenza alla SEM. Contestualmente ha pure richiesto
la sospensione del termine di partenza emesso nei confronti del richiedente
dalla succitata autorità.
G.
Il 9 febbraio 2021, il Tribunale ha sospeso l’esecuzione dell’allontanamento
dell’insorgente a titolo di misura supercautelare (cfr. risultanze
processuali).
H.
H.a Con decisione incidentale del 22 febbraio 2021, la giudice istruttrice in
carica dell’incarto, ha dapprima constatato che la richiesta indirizzata alla
SEM dall’interessato con scritto del 21 gennaio 2021 e poi completata con
missive del 28 gennaio 2021 rispettivamente del 3 febbraio 2021, sarebbe
stata trattata dal Tribunale quale istanza di revisione. Ha inoltre offerto la
possibilità all’istante di ritirare la medesima entro un termine di sette giorni
dalla notifica della decisione incidentale o, in caso contrario, lo ha invitato
a regolarizzare la sua domanda ai sensi dei considerandi entro il medesimo
termine. Su pena d’inammissibilità dell’istanza di revisione, l’istante è stato
vieppiù invitato a versare un anticipo di CHF 1'500.– a copertura delle
presumibili spese processuali entro il 9 marzo 2021. Infine il Tribunale ha
chiesto al medesimo, entro lo stesso termine precitato, di inoltrare la
traduzione della documentazione prodotta sub doc. K, con la comminatoria
che statuirà sulla base degli atti rispettivamente non entrerà nel merito della
precitata documentazione, in caso contrario.
H.b L’istante ha corrisposto l’anticipo richiesto tempestivamente, con
valuta all’8 marzo 2021 (cfr. risultanze processuali).
H.c Il 1° marzo 2021 (cfr. risultanze processuali) l’istante ha inoltrato al
Tribunale un atto intitolato “istanza di revisione”, concludendo in via
principale all’accoglimento della medesima con la conseguenza che la
sentenza del Tribunale del 30 novembre 2020 sia annullata ed all’istante
sia riconosciuta la qualità di rifugiato; nonché subordinatamente
all’annullamento della sentenza precitata ed alla concessione
dell’ammissione provvisoria all’istante. Quest’ultimo motiva la precitata
istanza, sostenendo che della documentazione prodotta, malgrado
antecedente la data di emanazione della sentenza del Tribunale
D-4085/2018 del 30 novembre 2020, egli ne sarebbe entrato in possesso
soltanto nel mese di gennaio 2021. Pertanto, dal profilo della tempestività,
la domanda ossequierebbe le condizioni poste all’art. 124 cpv. 1 lett. d
D-440/2021
Pagina 8
della legge sul Tribunale federale (LTF, RS 173.110). In relazione al merito,
l’istante considera dapprima come i documenti presentati dimostrerebbero
l’esatto contrario di quanto avrebbe constatato nella sua sentenza il
Tribunale in relazione all’inverosimiglianza dei legami dell’istante con il
gruppo LTTE, nonché riguardo al diradarsi delle visite e dei controlli presso
la sua abitazione da parte del CID. In particolare, le dichiarazioni
presentate dalla madre del richiedente e da quest’ultimo (cfr. sub doc. B,
doc. F e doc. E), dimostrerebbero che degli individui avrebbero continuato
in passato e continuerebbero tutt’ora a presentarsi presso i famigliari
dell’istante, terrorizzandoli e cercando di carpire delle informazioni su di lui
ed ove egli si trovi. Oltracciò, la denuncia dell’istante (cfr. sub doc. E),
proverebbe che i medesimi individui lo avrebbero perseguitato,
“appostandosi presso la sua abitazione ed aggredendolo”. A differenza poi
di quanto sostenuto nella sentenza dal Tribunale, l’istante continuerebbe
pure ad essere oggetto di ricerche anche da parte del CID – come sarebbe
dimostrato dai documenti H e I presentati – a causa della sua
partecipazione a diverse manifestazioni, come si evincerebbe dalla diversa
documentazione fotografica annessa all’istanza (cfr. sub. doc. D), come
pure da quella già prodotta nella procedura d’asilo ordinaria. Ciò in quanto,
per le autorità srilankesi tale partecipazione, rappresenterebbe un
comportamento illegale. Per finire, gli articoli di giornale di cui al doc. K –
non tradotti – tratterebbero tutti della stessa tematica, ovverossia che la
manifestazione per la commemorazione degli eroi LTTE nei distretti di
H._ e di I._ sarebbe illegale, come pure la sua
partecipazione. Sulla scorta di tale documentazione, l’istante conclude che
la medesima sconfesserebbe in modo lampante quanto ritenuto dal
Tribunale nella sua sentenza, e proverebbe invece il contrario, ovvero che
l’istante sarebbe tutt’ora ricercato da membri del CID ed in caso di rientro
in patria egli correrebbe dei concreti rischi di persecuzione.
Ulteriori fatti ed argomenti addotti verranno ripresi nei considerandi qualora
risultino decisivi per l’esito della vertenza.

Diritto:
1.
Per le procedure dinanzi al Tribunale è determinante la PA, in quanto la
legge sul Tribunale amministrativo federale del 17 giugno 2005 (LTAF,
RS 173.32) non disponga altrimenti (art. 37 LTAF).
2.
D-440/2021
Pagina 9
2.1 Le sentenze del Tribunale in materia d’asilo per le quali non è prevista
la possibilità di ricorrere al Tribunale federale (cfr. art. 83 lett. d par. 1 LTF),
passano in giudicato il giorno in cui sono pronunciate (art. 61 LTF su
rimando degli art. 6 LAsi, 37 LTAF e 4 PA). Il Tribunale è competente per
pronunciarsi in merito alle domande di revisione interposte contro le proprie
sentenze (cfr. DTAF 2013/22 consid. 3.2; 2007/21 consid. 2.1 e 5.1).
2.2 Ai sensi dell’art. 45 LTAF, gli art. 121–128 LTF, si applicano per
analogia alla revisione delle sentenze del Tribunale amministrativo
federale. Altresì, in virtù dell’art. 47 LTAF, per il contenuto, la forma, il
miglioramento e il completamento della domanda di revisione è applicabile
l’art. 67 cpv. 3 PA, che rimanda dal canto suo agli art. 52 e 53 PA, e che
dispone che la domanda deve segnatamente indicare il motivo di revisione,
la sua tempestività e le conclusioni nel caso d’una nuova decisione del
ricorso.
2.3 Giusta l’art. 123 cpv. 2 lett. a LTF la revisione può essere domandata
se l’istante, dopo la pronuncia della sentenza, viene a conoscenza di fatti
rilevanti o ritrova mezzi di prova decisivi che non ha potuto addurre nel
procedimento precedente, esclusi i fatti e i mezzi di prova posteriori alla
sentenza. A norma dell’art. 124 cpv. 1 lett. d LTF una domanda di revisione
fondata sull’art. 123 cpv. 2 LTF dev’essere depositata entro 90 giorni dalla
scoperta del motivo di revisione.
2.4 La domanda di revisione costituisce il solo rimedio di diritto suscettibile
di essere esercitato nei confronti di una sentenza del Tribunale cresciuta in
giudicato. Se l’istanza viene accolta, la crescita in giudicato della sentenza
impugnata viene soppressa e la fattispecie dovrà nuovamente essere
giudicata (cfr. art. 128 cpv. 1 LTF per rinvio dell’art. 45 LTAF; MOSER/
BEUSCH/KNEUBÜHLER, Prozessieren vor dem Bundesverwaltungsgericht,
2a ed. 2013, no. 5.36, pag. 303). Il Tribunale si investe di una domanda di
revisione, solo se uno dei motivi di revisione enunciati agli
art. 121–123 LTF è invocato. Così, l’istante deve prevalersi di uno dei
motivi legali o quantomeno invocare dei fatti costitutivi del medesimo. Al
contrario, la questione di sapere se un motivo di revisione esiste
effettivamente non attiene all’esame dell’ammissibilità dell’istanza ma al
merito (cfr. sentenze del Tribunale federale 2F.24/2019
dell’11 novembre 2019 consid. 3 e 2F.4/2014 del 20 marzo 2014
consid. 2.1). In maniera del tutto generale, la revisione, in quanto rimedio
di diritto straordinario suscettibile d’essere esercitato solo a severe
condizioni, non consente di ridiscutere liberamente la sentenza di cui è
chiesta la revisione. Attraverso la procedura di revisione non è possibile
D-440/2021
Pagina 10
sollevare censure che sarebbero dovute essere formulate nella precedente
procedura o riproporre critiche sulle quali il Tribunale si è già pronunciato
(cfr. sentenze del Tribunale federale 1F.19/2018 del 9 agosto 2018
consid. 1.3, 2F.8/2018 del 15 giugno 2018 consid. 1.2). La revisione non è
inoltre data per correggere presunti errori giuridici (cfr. DTF 96 I 279
consid. 3 pag. 280; sentenze del Tribunale federale 1F.27/2018 del
29 ottobre 2019, 2F.20/2012 del 25 settembre 2012 consid. 2.1).
2.5 Ai sensi dell’art. 123 cpv. 2 lett. a LTF, la revisione può essere
domandata se l’istante, dopo la pronuncia della sentenza, viene a
conoscenza di fatti rilevanti o ritrova mezzi di prova decisivi che non ha
potuto addurre nel procedimento precedente, esclusi i fatti e i mezzi di
prova posteriori alla sentenza (cfr. DTF 134 III 45 consid. 2.1 pag. 47;
134 IV 48 consid. 2.1 pag. 50 con riferimenti ivi citati). La possibilità di
revisione si limita così ai cosiddetti pseudo nova e meglio, ai fatti ed ai
mezzi di prova anteriori alla sentenza, ma insorti in seguito (cfr.
DTAF 2019 I/8 consid. 4.2.4.2, 4.3.2 e 5.2.3; 2013/22 consid. 3‒13;
sentenza del Tribunale federale 8C.562/2019 del 16 giugno 2020
consid. 3.2 e 3.3).
2.6 Su questi presupposti, giustificano una revisione soltanto quei fatti che
si sono realizzati fino al momento in cui, nella procedura principale, erano
ancora ammissibili delle allegazioni di fatto, sebbene non fossero noti al
ricorrente malgrado tutta la sua diligenza. La novità si riferisce quindi alla
scoperta e non al fatto medesimo (cfr. sentenza del Tribunale federale
1F.21/2017 del 17 novembre 2017 consid. 2.2; anche la DTF 143 III 272
consid. 2.1 e 2.2 che indica le cinque condizioni necessarie per ammettere
un motivo di revisione ai sensi della LTF; sentenza del Tribunale
D-872/2020 del 23 settembre 2020 consid. 4.3.2). Inoltre i fatti devono
essere rilevanti, vale a dire di natura tale da modificare la fattispecie alla
base della sentenza contestata e condurre a un giudizio diverso in funzione
di un apprezzamento giuridico corretto (cfr. sentenza del Tribunale federale
1F.19/2018 consid. 3.2).
2.7 Per quanto concerne i mezzi di prova, essi dovevano innanzitutto già
esistere al momento della pronuncia della sentenza emessa nella
procedura ordinaria, e meglio, prima del momento in cui avrebbero potuto
essere introdotti in modo ammissibile in tale procedimento (cfr. sentenza
del Tribunale federale 2F.26/2019 del 14 novembre 2019; DTAF 2013/22
consid. 13). Inoltre, i mezzi di prova devono servire a comprovare i fatti
nuovi che giustificano la revisione oppure fatti già noti e allegati nel
procedimento precedente, che tuttavia non avevano potuto essere provati,
D-440/2021
Pagina 11
a discapito del richiedente (cfr. DTF 127 V 353 consid. 5b pag. 358). Se i
nuovi mezzi di prova sono destinati a provare dei fatti sostenuti in
precedenza, il richiedente deve pure dimostrare di non essere stato in
grado di invocarli in tale procedimento (cfr. sentenza del Tribunale federale
8C.43/2012 del 7 settembre 2012 consid. 11.1). Una prova è considerata
concludente quando il giudice avrebbe deciso diversamente se ne fosse
stato a conoscenza nella procedura principale (cfr. sentenza del Tribunale
federale 9F.14/2010 del 16 marzo 2011 consid. 2).
2.8 Tale limitazione non pregiudica però automaticamente la possibilità di
avvalersi di eventuali veri nova. Infatti, allorquando il richiedente miri ad
una rivalutazione della sua situazione giuridica sulla scorta di nuovi fatti o
di nuovi mezzi di prova posteriori ad una sentenza materiale di seconda
istanza, ma che riguardino fatti anteriori, questi potrà fare capo all’istituto
del riesame rivolgendosi all’autorità di prima istanza anche se il Tribunale
si è già espresso nel merito (cfr. DTAF 2019 I/8 consid. 5.3; 2013/22
consid. 5.5, 11.4.7 e 12.3; AUGUST MÄCHLER, in: Auer/Müller/Schindler
[ed.], Kommentar zum Bundesgesetz über das Verwaltungsverfahren
[VwVG], 2a ed. 2019, n. 18 ad art. 66 PA; cfr. anche art. 111b LAsi).
3.
Per i motivi che seguono, nel caso in parola, il Tribunale rinuncia allo
scambio di scritti ai sensi dell’art. 127 LTF.
4.
4.1 Nella presente disamina, l’istante nella sua domanda del
21 gennaio 2021, completata con scritti del 28 gennaio 2021 e del
3 febbraio 2021, e regolarizzata, su richiesta del Tribunale, con istanza del
1° marzo 2021, si prevale essenzialmente di mezzi di prova (cfr. sub
doc. B, doc. E, doc. F, doc. H, doc. I [per quanto concerne le convocazioni
datate {...} e {...}], doc. K, doc. L e doc. M) e di motivazioni, che sarebbero
anteriori all’emissione della sentenza del Tribunale D-4085/2018 del
30 novembre 2020. Poiché gli stessi risultano essere costitutivi di un
potenziale motivo di revisione ex art. 123 cpv. 2 lett. a LTF, in tal senso, ed
in relazione esclusivamente ai documenti sopra citati, il Tribunale se ne
investe dappresso. Il Tribunale giunge pertanto alla conclusione che
l’istanza gli è stata trasmessa a ragione dalla SEM in applicazione
dell’art. 8 cpv. 1 PA, come già peraltro concluso nella sua decisione
incidentale del 22 febbraio 2021 (cfr. anche supra lett. H.a).
4.2 Al contrario, per quanto attiene la documentazione fotografica prodotta
dall’insorgente sub doc. D, nonché le sue argomentazioni in merito
D-440/2021
Pagina 12
contenute nell’istanza, circa la partecipazione dello stesso a diverse
manifestazioni a causa delle quali le autorità srilankesi lo collegherebbero
al gruppo LTTE, non possono essere esaminate dal Tribunale, in quanto
ritenute inammissibili. Invero, né dall’istanza né dalla documentazione
fotografica – a parte una copia di una fotografia che pare analoga a quella
presentata nel contesto della procedura ordinaria e che è già stata oggetto
di disamina da parte dello scrivente Tribunale (cfr. consid. 5, 6.3 e 7 della
sentenza D-4085/2018) – è dato a sapere con certezza quando egli
avrebbe partecipato a tali manifestazioni a F._, e pertanto se i
medesimi argomenti rispettino il termine di 90 giorni dalla loro scoperta ex
art. 124 lett. d LTF (cfr. supra consid. 2.2). Se tuttavia, come appare
implicitamente dalle considerazioni contenute nell’istanza, l’interessato
intende ribadire la sua presenza alla manifestazione di F._ del (...),
in ricordo delle vittime della guerra civile srilankese, così come proposto in
procedura ordinaria, oltreché rappresentare palesemente della
documentazione e delle evenienze intempestive dal profilo formale,
neppure si evince minimamente nell’istanza perché egli non avrebbe
potuto invocare tali fatti e produrre i mezzi di prova, se li stimava utili, già
nel quadro della succitata procedura ordinaria. Per di più, tali circostanze
sono già stata esaminate dal Tribunale, nella medesima forma critica (cfr.
consid. 5, 6.3 e 7 della sentenza D-4085/2018), e pertanto non possono
nuovamente dar luogo a pronuncia da parte della medesima autorità
giudicante (cfr. supra consid. 2.2).
4.3 Concernente invece l’ulteriore documentazione presentata
dall’interessato con la sua domanda del 21 gennaio 2021, e meglio il
doc. C, il doc. G, la citazione del (...) (cfr. sub doc. I), come pure i due video
che sarebbero contenuti nel doc. J datati (...) – che alla stessa stregua di
quanto già segnalato dalla SEM nel suo scritto al Tribunale del
1° febbraio 2021, il Tribunale non è riuscito a visionare, neppure con il
programma Windows come comunicato nella sua missiva alla SEM del
3 febbraio 2021 dall’istante –, poiché successivi alla sentenza del
Tribunale del 30 novembre 2020, esulano dalla competenza della scrivente
autorità. Come a ragione considerato dall’autorità inferiore nel suo scritto
del 1° febbraio 2021, costei appare essersi già investita degli stessi – e
delle relative argomentazioni proposte in merito dall’istante – ed il Tribunale
può pertanto rinunciare alla trasmissione alla SEM della domanda
dell’istante per la trattazione di tali motivi residuali (cfr. anche
DTAF 2013/22 consid. 3-13).
5.
Ora, fatte tali debite premesse, con riferimento ai motivi di revisione
D-440/2021
Pagina 13
delimitati ai sensi di quanto precede, occorre dappresso esaminare se le
condizioni per ammettere l’istanza siano adempiute o meno.
5.1 In primo luogo si rileva che, in ordine alla supposta dichiarazione della
madre dell’istante del (...) (cfr. sub doc. B), come pure alla denuncia
dell’istante datata (...) (cfr. sub doc. E), nonché alle convocazioni di polizia
di cui al doc. I datate rispettivamente (...) e (...), seppure l’interessato
riferisca nell’istanza di esserne venuto in possesso soltanto nel mese di
gennaio 2021; tuttavia non è dato a sapere con certezza il momento in cui
egli avrebbe scoperto la loro esistenza, né come egli se li sarebbe
concretamente procurati. Pertanto, non si può determinare se la
presentazione di tale documentazione, e le argomentazioni afferenti la
stessa, rispettino effettivamente il termine di 90 giorni dalla loro scoperta in
virtù dell’art. 124 lett. d LTF. Nonostante ciò, appare doveroso sottolineare
che, riguardo alla denuncia del (...), lui non poteva esserne all’oscuro fino
al gennaio 2021, avendola egli presentata personalmente – anche
secondo le sue stesse asserzioni – in polizia. Non si spiega quindi
minimamente, né nell’istanza è fatto accenno in merito, perché l’istante
produca soltanto in fase di revisione tale mezzo di prova ed allegazioni, a
distanza di ben (...) anni dalla data di tale presunta denuncia, allorché
sarebbero potuti essere invocati, se l’istante li stimava utili, già nel quadro
della procedura ordinaria. Ad uguale conclusione si giunge per la
dichiarazione della madre e le convocazioni di polizia succitate, poiché non
è dato comprendere il motivo per il quale l’istante le abbia prodotte soltanto
nella presente procedura straordinaria, allorquando le stesse con le
correlate asserzioni, sarebbero potute e dovute essere invocate già
nell’ambito della procedura ordinaria. Tale conclusione è maggiormente
supportata dall’evenienza che l’interessato, già nella predetta, aveva
prodotto delle convocazioni analoghe di polizia, nonché era in contatto
assiduamente con i famigliari in Sri Lanka, anche con la madre, e pertanto
tali evenienze non potevano essergli sconosciute sino al gennaio del 2021.
Per quanto poi attiene più specificatamente la convocazione del (...),
l’istante non ha fornito alcuna traduzione, né l’ha mai menzionata nei
diversi suoi scritti d’istanza, e quindi il Tribunale può ben partire dal
presupposto che esuli dalla presente disamina, rispettivamente sia
inammissibile quale mezzo di prova. Per di più il fatto di produrre la
succitata documentazione soltanto in questa sede, peraltro senza
sostanziarla con argomentazioni circostanziate riguardo alle tempistiche e
modalità di scoperta, instilla dei forti dubbi nel Tribunale che gli stessi siano
stati fabbricati meramente ai fini di causa, per supportare gli argomenti
dell’istante che non era riuscito a rendere credibili rispettivamente non
erano stati ritenuti rilevanti ai sensi dell’asilo dal Tribunale nella sua
D-440/2021
Pagina 14
sentenza D-4085/2018 del 30 novembre 2020. Tale conclusione sarà
maggiormente sostenuta da quanto verrà considerato in merito dappresso
(cfr. infra consid. 5.2). Tuttavia, anche ritenuta una presentazione tardiva
dei suddetti documenti e delle argomentazioni relative i medesimi,
occorrerà comunque, in conformità con la giurisprudenza dell’allora
Commissione svizzera di ricorso in materia d’asilo, esaminare la questione
appurando se, nella fattispecie, vi sia un rischio avverato di persecuzione
o di trattamenti disumani ostativi all’esecuzione dell’allontanamento
dell’istante. Risulta invero possibile, sia in materia di revisione che di
riesame, rimettere in causa una sentenza (o decisione nel caso di riesame)
entrata in forza di cosa giudicata, malgrado l’invocazione tardiva di nuovi
elementi, se questi ultimi rilevano manifestamente da un rischio fondato di
persecuzione o di trattamento inumano che facciano apparire l’esecuzione
dell’allontanamento come contrario al diritto internazionale dal profilo
dell’ammissibilità della misura (cfr. DTAF 2013/22 consid. 5.4 in fine;
Giurisprudenza ed informazioni della Commissione svizzera di ricorso in
materia d’asilo [GICRA] 1995 n. 9 consid. 7; cfr. anche fra le altre le
sentenze del Tribunale D-3608/2019 del 14 settembre 2019, D-811/2019
del 3 febbraio 2021 consid. 4). Rischio di persecuzione che è stato
sollevato nell’istanza di revisione del 1° marzo 2021 dall’istante. In tale
delimitata ottica, il Tribunale analizzerà quindi di seguito (cfr. infra
consid. 5.2) tale documentazione e asserti proposti in merito dall’istante,
ad esclusione della convocazione del (...) come sopra già considerato.
5.2 In secondo luogo, si considera come la denuncia della madre datata
(...) (cfr. sub doc. B), riguardi degli eventi che sarebbero occorsi addirittura
– secondo la traduzione – il (...). Nella stessa si evidenzia come l’istante
sarebbe unicamente stato avvicinato da una persona sconosciuta e nello
stesso giorno si sarebbero presentate al domicilio famigliare (...) individui,
dicendo di essere dell’esercito, che avrebbero chiesto alla madre dove
fosse il figlio. Oltreché riguardare delle circostanze del tutto fumose, e mai
accennate dall’istante nel corso della precedente procedura ordinaria, la
stessa denuncia contiene pure delle contraddizioni lampanti con quanto
affermato dal succitato durante i suoi verbali d’audizione. Invero egli ha
sostenuto che le sue problematiche, anche con i militari, sarebbero iniziate
soltanto dopo la liberazione del padre, avvenuta il (...) (cfr. verbale 1, p.to
7.01, pag. 8) rispettivamente il (...) (cfr. verbale 2, D7, pag. 3 e mezzo di
prova n. 1 prodotto in tale contesto), e non invece precedentemente come
desumibile dalla denuncia della madre. Inoltre egli non ha mai allegato, a
differenza di quanto sostenuto nella denuncia prodotta, di essersi trasferito
a casa di un parente per timore di tali azioni, essendo egli sempre rimasto
presso il domicilio famigliare sino a poco prima del suo espatrio avvenuto
D-440/2021
Pagina 15
nel (...) del (...) (cfr. verbale 1, p.to 2.01 seg., pag. 4 seg.; p.to 5.01 segg.,
pag. 6 seg.; verbale 2, D10 segg., pag. 3). All’evidenza quindi, appare che
tale mezzo di prova sia stato fabbricato per compiacenza e non sostanzia
né rende verosimile in alcun modo che l’istante possa essere esposto a
concrete e serie persecuzioni in caso di un suo rientro nel paese d’origine.
A medesimo giudizio si giunge pure per quanto concerne la denuncia
dell’istante del (...) (cfr. sub doc. E). Lo stesso documento risulta difatti
essere incoerente con le asserzioni rilasciate nei verbali d’audizione
dall’istante, in quanto quest’ultimo ha sempre sostenuto di non essersi mai
indirizzato alle autorità di polizia per esporre le sue problematiche o
denunciare le stesse (cfr. verbale 1, p.to 7.01, pag. 8; verbale 2, D79,
pag. 10). Inoltre, le dichiarazioni contenute nella denuncia, stridono
fortemente con quanto allegato dall’interessato nel corso della procedura
ordinaria. Invero nella prima non soltanto la data di liberazione del padre di
prigione (il [...]) non coincide con le asserzioni dell’insorgente (cfr. verbale
1, p.to 7.01, pag. 8; verbale 2, D7, pag. 3), bensì egli riferisce pure nella
denuncia di aver consegnato dei soldi su richiesta anche ad autorità di
polizia e civili, come anche militari, evenienza di cui invece non si trova
nessuna traccia nelle allegazioni dell’istante proposte in procedura
ordinaria. A differenza poi di quanto sostenuto nell’istanza di revisione che:
“Tali individui lo stavano perseguitando, appostandosi presso la sua
abitazione e aggradendolo” (cfr. p.to 7, pag. 5 dell’istanza del
1° marzo 2021), come vi sarebbe descritto anche nella denuncia; nel corso
della procedura ordinaria, l’istante stesso aveva riferito che le persone che
si sarebbero presentate a casa sua si sarebbero sempre comportate
pacificamente, senza esercitare su di lui alcun tipo di violenza (cfr. verbale
2, D101 segg., pag. 13). Anche tale mezzo di prova, non è quindi atto a
sostenere in alcun modo, a differenza di quanto sostenuto nella sua istanza
dall’interessato, un diverso giudizio da parte del Tribunale riguardo a quello
già espresso in merito nella sentenza del 30 novembre 2020 circa
l’assenza di timori di persecuzioni per l’istante nel caso di un suo rientro
nel Paese d’origine. Per quanto poi concerne la supposta convocazione
della stazione di polizia di B._ del (...), in aggiunta a quanto già
sopra evidenziato in merito, occorre rimarcare che la medesima riporta
unicamente come l’interessato dovrebbe presentarsi per un interrogatorio
all’ufficio (...) l’(...), alle ore (...), per essere interrogato. Nulla quindi v’è
detto riguardo al motivo di tale interrogatorio, né men che meno si evince
dalla medesima convocazione che egli sarebbe stato posto in relazione
con le LTTE. Peraltro non appare comprensibile come l’istante possa avere
interessato nuovamente le autorità del suo Paese d’origine, dopo che ogni
ricerca nei suoi confronti era addirittura cessata da parte delle medesime
già dalla fine dell’anno (...), dopo essere venute a conoscenza che lui si
D-440/2021
Pagina 16
trovava in Svizzera (cfr. verbale 2, D30 segg., pag. 4). Appare quindi
sorprendente che le medesime, che saprebbero secondo l’interessato che
egli si trova all’estero, dopo anni di disinteresse nei suoi confronti e senza
alcuna apparente motivazione, si occupino nuovamente dello stesso, il
quale non presenta alcun profilo di particolare rilievo, come già motivato
nella sua sentenza del 30 novembre 2020 dal Tribunale. Uguale
conclusione ed argomentazioni valgono mutatis mutandis per quanto
concerne la convocazione del (...) del (...) (cfr. sub doc. H), sulla quale il
Tribunale non si attarderà quindi oltre, per evitare inutili ridondanze.
5.3 Proseguendo nell’analisi, anche l’ulteriore dichiarazione della madre
dell’istante del (...) (cfr. sub doc. F) appare essere un documento prodotto
ai fini unicamente della causa. Invero la stessa non cita in particolare alcun
periodo nelle quali le ricerche al domicilio dell’interessato sarebbero state
perpetrate da persone sconosciute, e non è atta in alcun modo a
sostanziare gli asserti dell’istante che egli sarebbe tutt’ora ricercato dalle
autorità del suo Paese d’origine, poiché collegato con le LTTE. Per quanto
poi attiene gli estratti di giornale originale e le copie (cfr. sub doc. K), dei
quali l’istante malgrado richiesta esplicita del Tribunale in merito non ha
prodotto alcuna traduzione certificata, non appaiono contenere elementi di
rilievo che lo riguardino personalmente, né men che meno sostanziano le
sue affermazioni di essere stato collegato dalle autorità del suo Paese alle
LTTE, e quindi per questo ricercato, poiché avrebbe partecipato a delle
manifestazioni in Svizzera. Peraltro queste ultime, da sue stesse
asserzioni, sarebbero state in ricordo delle vittime della guerra civile in Sri
Lanka e non per commemorare gli eroi LTTE – peraltro con le quali egli ha
sempre negato aver avuto un qualsivoglia legame (cfr. verbale 1, p.to 7.01,
pag. 8) – come invece evincibile dal generico riassunto presente
nell’istanza in rapporto agli articoli di giornale presentati con la stessa, ed
egli sarebbe stato fotografato soltanto nell’ambito di un’unica
manifestazione (cfr. verbale 2, D178 segg., pag. 21). Partecipazione che è
già stata riconosciuta come irrilevante ai sensi dell’asilo dal Tribunale nella
sua sentenza del 30 novembre 2020, e sulla quale non verrà quindi
ritornato sopra, essendo che l’istante non apporta alcun fatto nuovo e
rilevante per far giungere lo scrivente Tribunale ad un apprezzamento
differente rispetto alla predetta sentenza.
5.4 Infine, in relazione agli sforzi d’integrazione forniti dall’interessato in
Svizzera ed alla documentazione inerente gli stessi (cfr. sub doc. L e
doc. M), questi non sono all’evidenza di alcuna utilità per far giungere il
Tribunale a differente conclusione rispetto alla sentenza contestata.
D-440/2021
Pagina 17
Pertanto, tale documentazione e asserti, non risultano d’alcuna rilevanza
nella presente procedura.
5.5 Alla luce di quanto precede, i succitati mezzi di prova così come
l’insieme delle allegazioni dell’istante relativamente a questi ultimi, non
sono atti ad ammettere la revisione. Invero, essi non fondano alcun rischio
verosimile, serio e concreto per l’istante di essere esposto, in caso di un
suo rientro in Sri Lanka, ad un trattamento vietato dal diritto internazionale
e che sarebbe pertanto contrario all’esecuzione del suo allontanamento.
Rispettivamente, egli non è riuscito nell’intento di dimostrare i presunti
legami che le autorità del suo Paese d’origine gli imputerebbero con le
LTTE e le ricerche e convocazioni derivanti da parte delle medesime, e
quindi ad ottenere un diverso apprezzamento rispetto alla questione della
qualità di rifugiato e della concessione dell’asilo di cui alla sentenza del
Tribunale del 30 novembre 2020.
6.
Di conseguenza, dal momento che i nuovi fatti e prove, ammissibili per via
di revisione, non sono di natura tale da modificare la fattispecie alla base
della sentenza contestata, conducendo il Tribunale ad un giudizio diverso
in funzione di un nuovo apprezzamento giuridico, l’istanza di revisione della
sentenza D-4085/2018 del 30 novembre 2020, va quindi respinta, nella
misura della sua ricevibilità.
7.
Visto l’esito della procedura, le spese processuali di CHF 1'500.–, che
seguono la soccombenza, sono poste a carico dell’istante (art. 37 LTAF;
63 cpv. 1 PA nonché art. 1–3 del regolamento sulle tasse e sulle spese
ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del
21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]), e sono prelevate sull’anticipo
spese di medesimo importo versato dall’istante l’8 marzo 2021.
(dispositivo alla pagina seguente)
D-440/2021
Pagina 18