Decision ID: e36fce74-a793-5fcc-957d-f64157309168
Year: 2022
Language: it
Court: CH_BVGE
Chamber: CH_BVGE_001
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: 

Fatti:
A.
L’interessato, di nazionalità srilankese ed etnia tamil, ha presentato una
domanda d’asilo in Svizzera il (...) gennaio 2019 (cfr. atto della Segreteria
di Stato della migrazione [di seguito: SEM] A1/2).
B.
Il (...) febbraio 2019 il richiedente ha sostenuto un’audizione sulle genera-
lità (cfr. atto A7/12; di seguito: verbale 1), allorché l’(...) luglio 2019 (cfr. atto
A15/21; di seguito: verbale 2) rispettivamente l’(...) settembre 2019 (cfr.
atto A16/19; di seguito: verbale 3) – quale audizione complementare alla
predetta – l’interessato è stato sentito in particolare riguardo ai suoi motivi
d’asilo.
Nel corso delle summenzionate audizioni egli ha dichiarato, in sostanza e
per quanto qui di rilievo, di aver vissuto fin dalla tenera età nel villaggio di
B._, (divisione di) C._, nel distretto di D._ (sito nella
Provincia del ... dello Sri Lanka). Ivi avrebbe vissuto con la madre e le
(...) sorelle sino al suo (...) anno scolastico – ovvero fino a circa i suoi (...)
anni d’età – allorché la madre sarebbe partita a E._ per lavoro, ed
egli sarebbe rimasto da solo nella casa famigliare, mentre che le sorelle
avrebbero trovato accoglienza in un orfanotrofio. Del padre invece, il quale
sarebbe stato membro delle LTTE (acronimo per: “Liberation Tigers of
Tamil Eelam”), non avrebbe più saputo nulla da quando egli aveva (...)
anni, il primo avendo abbandonato la famiglia. Ciò che l’avrebbe spinto
all’espatrio sarebbero state le problematiche avute con i genitori. Difatti la
madre avrebbe avuto un compagno con il quale egli non andava d’accordo,
che lo avrebbe segnatamente malmenato, ed in un’occasione avrebbe ten-
tato di avvelenare il suo cibo. In tale occasione egli avrebbe tentato di sui-
cidarsi, ma il vicino (...) F._ lo avrebbe salvato. Questa sarebbe
stata l’ultima volta che avrebbe visto la madre ed il compagno, in quanto in
seguito questi si sarebbero recati a E._. Avrebbe comunque conti-
nuato a sentire la madre al telefono. L’interessato avrebbe raccontato delle
problematiche incorse con il compagno della madre ad F._, nonché
gli avrebbe pure narrato che con il padre, ex-LTTE, anni addietro (allorché
egli avrebbe avuto [...] o [...] anni), avrebbero sotterrato delle armi vicino
ad un albero. Nel (...) o (...) del (...), il vicino con altre (...) persone, avreb-
bero recuperato le armi, dopo che lui avrebbe mostrato loro il posto ove
erano nascoste. Per questo l’interessato sarebbe stato pagato (...) dopo,
denaro con il quale egli avrebbe potuto vivere. Sempre nel (...), il padre si
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sarebbe presentato al domicilio chiedendogli in merito a dove fossero na-
scoste le armi. Egli avrebbe però finto di non ricordarselo. Il padre gli
avrebbe allora riferito di cercarle e che sarebbe tornato dopo (...). In tale
seconda evenienza l’interessato avrebbe riportato al genitore di non averle
potute reperire, ed il padre si sarebbe arrabbiato e lo avrebbe picchiato.
Dopo tale evento si sarebbe recato dal vicino F._, per narrargli
quanto accaduto con il padre. Quest’ultimo lo avrebbe messo in contatto
con le persone che avevano dissotterrato le armi, dicendogli che lo avreb-
bero aiutato a lasciare lo Sri Lanka. Pertanto, con l’aiuto di un passatore,
egli si sarebbe dapprima recato il (...) a E._, per in seguito espa-
triare dall’aeroporto sito nella medesima (...) verso la G._ in data
(...) (cfr. verbale 1, p.to 5.01, pag. 5), rispettivamente il (...) (cfr. verbale 2,
D150, pag. 14). Ivi sarebbe rimasto sino all’(...), proseguendo in seguito il
suo viaggio per l’Europa ed infine giungendo in Svizzera.
A sostegno delle sue allegazioni, l’interessato ha presentato la sua carta
d’identità ed il suo certificato di nascita, così come uno scritto di conferma
della “(...)” del (...) (cfr. verbale 2, D4 segg., pag. 2 e D66 segg., pag. 7;
doc. A/13, mezzo di prova n. 1).
C.
Con decisione del 30 ottobre 2019, notificata il 6 novembre 2019 (cfr. atto
A20/1), la SEM non ha riconosciuto la qualità di rifugiato al richiedente, ha
respinto la sua domanda d’asilo, pronunciando parimenti il suo allontana-
mento dalla Svizzera e l’esecuzione del medesimo provvedimento, sic-
come ammissibile, ragionevolmente esigibile e possibile.
D.
Per il tramite del ricorso del 6 dicembre 2019 (cfr. risultanze processuali),
l’interessato è insorto avverso la succitata decisione dinanzi al Tribunale
amministrativo federale (di seguito: il Tribunale), concludendo in via princi-
pale all’annullamento della decisione impugnata ed al riconoscimento della
qualità di rifugiato all’insorgente; ed in via subordinata all’annullamento
della decisione avversata ed alla concessione dell’ammissione provvisoria
al ricorrente. Il tutto con protesta di spese e ripetibili.
Quale nuova documentazione a sostegno del ricorso, il ricorrente oltreché
copia della procura da lui sottoscritta il (...) in favore del suo rappresentante
legale (cfr. rubricato dal ricorrente sub doc. A), ha prodotto copia del per-
messo di soggiorno B del suo supposto cugino H._ (cfr. rubricato
sub doc. C).
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E.
Con decisione incidentale del 16 dicembre 2019 il Tribunale ha autorizzato
l’insorgente a soggiornare in Svizzera sino a conclusione della procedura,
invitandolo nel contempo, ed entro il 31 dicembre 2019, a versare un anti-
cipo di CHF 750.– a copertura delle presumibili spese processuali. L’im-
porto predetto è stato tempestivamente corrisposto il 20 dicembre 2019
(cfr. risultanze processuali).
Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti negli scritti, verranno ripresi
nei considerandi seguenti, qualora risultino decisivi per l’esito della ver-
tenza.

Diritto:
1.
Le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla LTF,
in quanto la legge sull’asilo (LAsi, RS 142.31) non preveda altrimenti (art. 6
LAsi).
La presente procedura è retta dal diritto anteriore (cfr. Disposizioni transi-
torie della modifica del 25 settembre 2015 cpv. 1 nLAsi, in vigore dal
1° marzo 2019). Altresì, il 1° gennaio 2019 la legge federale sugli stranieri
del 16 dicembre 2005 (LStr, RS 142.20) è stata in parte modificata e rino-
minata quale legge federale sugli stranieri e la loro integrazione (LStrI).
Tuttavia, posto che i disposti della legge precitata che verranno menzionati
nella presente sentenza (art. 83 cpv. 1–4) sono rimasti invariati dalla LStr
alla LStrI, il Tribunale utilizzerà di seguito la nuova denominazione.
Presentato tempestivamente (art. 108 cpv. 1 vLAsi) contro una decisione
in materia d’asilo della SEM (art. 6 e 105 LAsi, art. 31–33 LTAF), il ricorso
è di principio ammissibile sotto il profilo degli art. 5, 48 cpv. 1 lett. a–c e 52
cpv. 1 PA. Occorre pertanto entrare nel merito del ricorso.
2.
Con ricorso al Tribunale possono essere invocati, in materia d’asilo, la vio-
lazione del diritto federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti
giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi; cfr. DTAF 2014/26 consid. 5),
e, in materia di diritto degli stranieri, pure l’inadeguatezza ai sensi
dell’art. 49 PA (cfr. DTAF 2014/26 consid. 5). Il Tribunale non è vincolato né
dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4 PA), né dalle considerazioni giuridiche della
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decisione impugnata, né dalle argomentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1
consid. 2).
3.
Il ricorso, manifestamente infondato ai sensi dei motivi che seguono, è de-
ciso dal giudice in qualità di giudice unico, con l’approvazione di un se-
condo giudice (art. 111 lett. e LAsi) e la decisione è motivata soltanto som-
mariamente (art. 111a cpv. 2 LAsi). Inoltre, ai sensi dell’art. 111a cpv. 1
LAsi, il Tribunale rinuncia allo scambio di scritti.
4.
4.1 Nella sua decisione, l’autorità inferiore osserva in primo luogo come le
dichiarazioni rese nelle tre audizioni dall’interessato, non soddisferebbero
le condizioni di verosimiglianza previste dall’art. 7 LAsi. Il racconto propo-
sto nelle medesime dal richiedente, sarebbe difatti, riguardo a diverse eve-
nienze, approssimativo e poco minuzioso. Egli si sarebbe inoltre contrad-
detto in modo importante nel corso della sua narrazione, sia circa le visite
e gli eventi che avrebbe visto anche quale protagonista il compagno della
madre, sia in relazione alle tempistiche in cui il padre si sarebbe ripresen-
tato al domicilio familiare e quanto sarebbe accaduto in tali frangenti. Le
sue dichiarazioni tra le diverse audizioni, sarebbero state pure divergenti
riguardo al numero delle scatole sotterrate contenenti le armi, nonché circa
la data in cui egli avrebbe consegnato le stesse. Non maggiormente coin-
cidenti risulterebbero le sue allegazioni in merito alla data dell’espatrio,
come pure in relazione a quali persone lo avrebbero accompagnato nello
stesso. Neppure la dichiarazione dell’istituto per orfani, non sarebbe in
grado di supportare i suoi motivi d’asilo, ma attesterebbe esclusivamente
che le sue sorelle si trovino alloggiate presso tale struttura. In secondo
luogo, l’autorità inferiore ritiene che il ricorrente, nel caso di un ritorno in Sri
Lanka, non rischierebbe di attirare l’attenzione delle autorità del suo Paese
e di essere esposto, in un prossimo futuro e con un’alta probabilità, a dei
seri pregiudizi ai sensi dell’art. 3 LAsi.
4.2 Dal canto suo, il ricorrente avversa le conclusioni presenti nel provve-
dimento sindacato. Dapprima egli riprende ed amplia la fattispecie. Invero,
l’interessato adduce segnatamente come, già in tenera età, ed introdotto
tramite il cugino, avrebbe cominciato a partecipare attivamente a delle ma-
nifestazioni ed eventi proposti dal partito (...) (acronimo per: “...”), por-
tando la bandiera, oppure aiutando nell’organizzazione delle riunioni (cfr.
p.to II/2, pag. 2 del ricorso). Il ricorrente sarebbe espatriato, sia a causa
delle vicende famigliari addotte, che della situazione creatasi con i militari,
che sarebbero arrivati a cercarlo a casa per interrogarlo riguardo alla sua
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appartenenza al partito (...), ma lui non si sarebbe fatto trovare a casa (cfr.
p.ti II/8 e 10, pag. 3 del ricorso). Anche dopo la sua partenza dallo Sri
Lanka, i militari si sarebbero recati nuovamente a cercarlo “con fare minac-
cioso”, ciò che potrebbe da lui essere comprovato con delle dichiarazioni
(cfr. p.to II/13, pag. 4 del ricorso). Proseguendo, l’insorgente passa in ras-
segna, contestandole, alcune delle supposte incoerenze e vaghezze pre-
senti nel suo racconto rilevate dalla SEM nella decisione avversata. In par-
ticolare, le presunte contraddizioni, sarebbero invero delle imprecisioni di
poco conto, che potrebbero senz’altro essere giustificate dall’agitazione del
ricorrente al momento delle audizioni, come pure dal suo timore d’esporsi
e dal tempo trascorso tra le diverse audizioni. In seguito, contesta decisa-
mente la conclusione esposta nel provvedimento impugnato che nel suo
caso non sussisterebbero dei seri pregiudizi ai sensi dell’art. 3 LAsi. Invero,
d’un canto egli sarebbe tutt’ora perseguitato a causa della sua apparte-
nenza politica al (...) da parte dei militari, che verrebbero ancora ora a cer-
carlo. D’altro canto, egli sarebbe stato maltrattato e torturato più volte nel
Paese d’origine, e nessuno sarebbe intervenuto in suo soccorso. Ciò di-
mostrerebbe, a mente sua, che se egli facesse rientro in Sri Lanka, ver-
rebbe nuovamente picchiato. Ciò in contrasto con l’art. 3 CEDU, che viete-
rebbe qualsiasi tipo di tortura (cfr. p.to II/18, pag. 7 del ricorso). Da ultimo,
sottolinea come la SEM, non avendogli data la possibilità di prendere po-
sizione prima dell’emanazione della decisione impugnata, avrebbe violato
il suo diritto di essere sentito ex art. 29 cpv. 2 Cost. (cfr. p.to II/19, pag. 8
del ricorso) Alla luce di tali evenienze, l’insorgente ritiene che la SEM
avrebbe operato un accertamento inesatto dei fatti giuridicamente rilevanti,
oltreché avrebbe violato il diritto federale.
5.
D’ingresso, risulta opportuno analizzare la censura formale del ricorrente,
secondo la quale l’autorità di prime cure avrebbe violato il suo diritto di
essere sentito, in quanto non gli avrebbe data la possibilità di esprimersi
prima dell’emanazione della decisione negativa (cfr. p.to II/19, pag. 8 del
ricorso).
5.1 Per costante giurisprudenza il diritto di essere sentito, disciplinato
dall’art. 29 cpv. 2 Cost., comprende il diritto per l’interessato di consultare
l’incarto, di offrire mezzi di prova su punti rilevanti e di esigerne
l’assunzione, di partecipare alla stessa e di potersi esprimere sulle relative
risultanze nella misura in cui possano influire sulla decisione (cfr.
DTF 135 II 286 consid. 5.1; 135 I 279 consid. 2.3; DTAF 2013/23
consid. 6.1.1 con ulteriori riferimenti citati; DTAF 2010/53 consid. 13.1). Il
diritto di essere sentito si riferisce soprattutto alla constatazione dei fatti. Il
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diritto delle parti di essere interpellate su delle questioni giuridiche, è invece
riconosciuto in modo restrittivo, allorché l’autorità interessata intende fon-
darsi su delle norme legali delle quali la loro presa in considerazione non
poteva essere ragionevolmente prevista dalle parti; quando la situazione
giuridica è mutata o nel caso in cui esiste un potere di apprezzamento par-
ticolarmente ampio (cfr. DTF 145 I 167 consid. 4.1 con riferimenti ivi citati).
Il diritto di essere sentito, non porta poi in principio sulla decisione proget-
tata (cfr. DTF 145 I 167 consid. 4.1 con ulteriori riferimenti menzionati;
DTF 132 II 257 consid. 4.2). In tal senso, l’autorità interessata non dovrà
sottoporre anticipatamente alle parti, per presa di posizione, il ragiona-
mento che essa intende adottare. Tuttavia, allorché prevede di fondare la
sua decisione su una norma o un motivo giuridico non invocato nella pro-
cedura anteriore e della quale nessuna delle parti in presenza se ne è pre-
valsa e non poteva valutarne la pertinenza, il diritto di essere sentito, im-
plica di dare all’interessato la possibilità di determinarsi su tale punto in
questione (cfr. DTF 145 I 167 consid. 4.1 con ulteriori riferimenti citati).
5.2 Venendo al caso in parola, il Tribunale ritiene che il ricorrente abbia
potuto esprimersi compiutamente durante le tre audizioni tenutesi con l’au-
torità inferiore riguardo tutti i punti significativi relativi alla sua domanda
d’asilo, ed in particolare ai motivi che l’avrebbero condotto all’espatrio. Gli
è stata offerta pure ampia possibilità di pronunciarsi riguardo alle questioni
contestategli dall’autorità resistente. Per di più, né durante la procedura
istruttoria, né nel provvedimento impugnato, si sono concretizzate delle
norme impensabili ed impreviste per l’insorgente. Pertanto, anche tenuto
conto della giurisprudenza succitata, il Tribunale conclude che il ricorrente
misconosce la portata del diritto di essere sentito, nella misura in cui ritiene
che l’autorità inferiore avrebbe dovuto sottoporgli, anticipatamente e per
presa di posizione, la decisione prospettata. L’insorgente ha inoltre potuto
con piena cognizione di causa impugnare la decisione avversata dinanzi
allo scrivente Tribunale, che in merito alla verosimiglianza ed alla rilevanza
dei motivi d’asilo del ricorrente ha pieno potere d’apprezzamento, per il
che, anche un’ipotetica violazione del diritto di essere sentito dell’insor-
gente, risulterebbe comunque sanata in questa sede. Pertanto la censura
formale, infondata, è da respingere in toto.
6.
6.1 La Svizzera su domanda, accorda asilo ai rifugiati secondo le disposi-
zioni della LAsi (art. 2 LAsi). L’asilo comprende la protezione e lo statuto
accordati a persone in Svizzera in ragione della loro qualità di rifugiato.
Esso include il diritto di risiedere in Svizzera.
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Sono rifugiati le persone che, nel Paese d’origine o d’ultima residenza,
sono esposte a seri pregiudizi a causa della loro razza, religione, naziona-
lità, appartenenza ad un determinato gruppo sociale o per le loro opinioni
politiche, ovvero hanno fondato timore di essere esposte a tali pregiudizi
(art. 3 cpv. 1 LAsi).
6.2
6.2.1 A tenore dell’art. 7 cpv. 1 LAsi, chiunque domanda asilo deve provare
o per lo meno rendere verosimile la sua qualità di rifugiato. La qualità di
rifugiato è resa verosimile se l’autorità la ritiene data con una probabilità
preponderante (art. 7 cpv. 2 LAsi). Sono inverosimili in particolare le alle-
gazioni che su punti importanti sono troppo poco fondate o contraddittorie,
non corrispondono ai fatti o si basano in modo determinante su mezzi di
prova falsi o falsificati (art. 7 cpv. 3 LAsi). Per il resto, essendo la giurispru-
denza in materia invalsa, si ritiene di poter rinviare senz’altro alla stessa
per ulteriori dettagli, onde evitare inutili ridondanze (cfr. DTAF 2013/11 con-
sid. 5.1 e giurisprudenza ivi citata).
6.2.2 In conformità con la giurisprudenza dello scrivente Tribunale, il carat-
tere tardivo di elementi essenziali taciuti in occasione dell’audizione sulle
generalità al Centro di registrazione, ma invocati più tardi durante l’audi-
zione sui motivi d’asilo, può essere ritenuto per mettere in dubbio la vero-
simiglianza dei motivi d’asilo allegati. Tale principio vale, a fortiori, per delle
allegazioni presentate unicamente allo stadio del ricorso. Tuttavia, in al-
cune circostanze particolari, le dichiarazioni tardive possono trovare una
giustificazione. Tale è il caso, ad esempio, delle dichiarazioni di vittime che
hanno subito dei gravi traumatismi, che non hanno la facoltà di esprimersi,
senza delle difficoltà notevoli sugli avvenimenti vissuti, o ancora delle per-
sone che provengono da contesti nella quale la legge del silenzio è una
regola d’oro (cfr. sentenze del Tribunale E-6190/2018 del 9 ottobre 2020
consid. 2.4 con ulteriori riferimenti citati; E-5624/2017 dell’11 agosto 2020
[pubblicata quale sentenza di riferimento] consid. 3.3.1 con riferimento ci-
tato).
6.2.3 Nella presente disamina, soltanto in fase ricorsuale il ricorrente si è
prevalso di alcune nuove evenienze che avrebbero concorso alla sua presa
di decisione di espatriare dal Paese d’origine. Ciò attiene sia alla sua par-
tecipazione attiva alle manifestazioni ed eventi del partito (...), che alle ri-
cerche dei militari al suo domicilio prima e dopo l’espatrio, a causa della
sua appartenenza a tale partito. Nel gravame, tali circostanze vengono ad-
dotte dal ricorrente in modo apodittico, senza tuttavia che né delle mede-
sime si possa trovare qualsivoglia riscontro nei verbali d’audizione resi
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dallo stesso, né una spiegazione da parte del medesimo circa la tardività
di tali asserti o prova a supporto dei medesimi – e ciò malgrado la ventilata
produzione di dichiarazioni (cfr. p.to II/13, pag. 4 del ricorso). Riguardo
quest’ultimo punto, il Tribunale non vede difatti alcuna ragione per la quale
il ricorrente non avrebbe già potuto addurre gli stessi nel corso delle diverse
audizioni sostenute. Al contrario, si osserva come tali circostanze risultano
scontrarsi con quanto dichiarato dall’insorgente durante i medesimi verbali,
allorché ha negato sia di aver avuto delle problematiche con le autorità del
suo Paese d’origine, sia di aver svolto delle attività politiche (cfr. verbale 1,
p.to 7.02, pag. 8; verbale 2, D168, pag. 16); riconducendo esplicitamente
il suo espatrio soltanto a problematiche avute con terzi, ovvero con i geni-
tori ed il compagno della madre (cfr. verbale 1, p.to 7.01 segg., pag. 6
segg.; verbale 2, D131 segg., pag. 12 segg.; verbale 3, D31 segg., pag. 5
segg.). Al termine delle audizioni, l’interessato ha inoltre confermato di aver
presentato l’insieme dei suoi motivi d’asilo (cfr. verbale 1, p.to 7.03, pag. 8;
verbale 2, D196 seg., pag. 18 seg.; verbale 3, D136 e D140, pag. 15), sot-
toscrivendo peraltro i verbali per approvazione del loro contenuto. Interro-
gato anche sul suo stato valetudinario, egli ha riferito di godere di buona
salute (cfr. verbale 1, p.to 8.02, pag. 9; verbale 2, D193 segg., pag. 18;
verbale 3, D3, pag. 2 e D5, pag. 2) e non è deducibile agli atti alcuna pro-
blematica ulteriore in tal senso che potrebbe eventualmente spiegare la
tardività di tali suoi asserti. Il Tribunale, in merito, rileva come si tratta di
elementi essenziali, che non trovano alcuna ragione o motivo valido che
possano giustificare la loro tardività, ed il fatto che l’interessato abbia mo-
dificato alcune dichiarazioni – come si vedrà anche di seguito – ed intro-
dotto altre circostanze importanti nel suo esposto durante la procedura ri-
corsuale, fanno giungere alla conclusione che l’insorgente abbia cercato di
adattare le stesse ai bisogni della causa ed alle argomentazioni e conclu-
sioni esposte dalla SEM nella decisione avversata. A tali condizioni, alle
allegazioni tardive esposte in fase ricorsuale dall’insorgente, non può es-
sere riconosciuta dal Tribunale alcuna credibilità e non verranno analizzate
oltre.
6.2.4 Ciò posto, il Tribunale giunge alla medesima conclusione esposta
nella decisione avversata, circa l’inverosimiglianza degli asserti dell’insor-
gente rilevanti in materia d’asilo.
6.2.4.1 In primo luogo, nelle audizioni rese sono rilevabili una moltitudine
di incoerenze e contraddizioni su dei punti centrali del suo racconto. A titolo
meramente esemplificativo, a ragione l’autorità inferiore ritiene che egli ab-
bia rilasciato delle dichiarazioni incoerenti circa gli eventi che avrebbero
riguardato la madre ed il compagno della stessa. Invero, nel corso della
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prima audizione, egli ha narrato che il compagno della madre si sarebbe
fermato per alcuni periodi, addirittura anche alcuni mesi presso il domicilio
famigliare; e che il (...) sarebbe stata la prima volta – rispettivamente l’ul-
tima – in cui lo avrebbe picchiato il compagno della madre, nonché lo
avrebbe tentato di avvelenare con il cibo. Quest’ultima data, sarebbe stata
anche l’ultima volta che avrebbe visto la madre (cfr. verbale 1, p.to 7.02,
pag. 7), e l’avrebbe sentita l’ultima volta nel (...) del (...) (cfr. verbale 1, p.to
7.02, pag. 8). Durante le audizioni successive, l’insorgente ha invece alle-
gato che la prima volta che avrebbe visto l’uomo suddetto, sarebbe stato il
(...) (cfr. verbale 2, D132, pag. 13), allorché l’ultima si sarebbe invece te-
nuta il (...), evenienza in cui il compagno della madre lo avrebbe tentato di
avvelenare (cfr. verbale 2, D133 segg., pag. 13; verbale 3, D31, pag. 5,
D37 segg., pag. 6 seg.). Per di più, a differenza di quanto addotto nella
prima audizione, nei successivi verbali, il ricorrente ha narrato come le vi-
site di quest’uomo si sarebbero svolte soltanto in tali due date, e non in
diverse ulteriori circostanze, anche prima del (...), e su diversi mesi, come
invece esposto nel corso del primo verbale (cfr. verbale 1, p.to 7.02,
pag. 7). Non è peraltro desumibile in alcun modo dalle sue affermazioni
precedenti, come il tentativo di avvelenarlo avrebbe riguardato due occa-
sioni distinte, ovvero una a (...) e l’altra a (...), come indicato in modo lapi-
dario nel gravame (cfr. p.to II/17, pag. 6 del ricorso), senza alcun riferi-
mento concreto alle dichiarazioni da lui rilasciate in audizione. Per di più,
anche in merito a tale episodio, l’insorgente ha reso una narrazione discre-
pante, allegando dapprima che al momento in cui il compagno della madre
lo avrebbe voluto avvelenare, anche la madre si sarebbe trovata in casa, e
che serviva il cibo (cfr. verbale 2, D165, pag. 16), quando invece, nella suc-
cessiva audizione ha raccontato che la madre non era presente al domicilio
al momento del fatto dell’avvelenamento (cfr. verbale 3, D40, pag. 6), anzi
non l’avrebbe più incontrata durante quest’ultima occasione nella quale
l’avrebbe vista e non saprebbe neppure se la genitrice fosse a conoscenza
di tali evenienze (cfr. verbale 3, D50 segg., pag. 7 seg.). Anche poi riguardo
all’episodio del tentativo di suicidio gettandosi in un (...), è rilevabile un’in-
coerenza legata a chi lo avrebbe salvato, avendo allegato dapprima trat-
tarsi di qualche compaesano (cfr. verbale 2, D131, pag. 12), mentre che
successivamente sarebbe stato soltanto e proprio il vicino F._ (cfr.
verbale 3, D31, pag. 5). Fra l’altro, anche riguardo al rapporto intrattenuto
con la madre, l’interessato ha rilasciato delle asserzioni tra loro incompati-
bili, affermando nella prima audizione che sino al (...) avrebbe vissuto con
la madre, data dopo la quale ella si sarebbe trasferita con il compagno a
E._ (cfr. verbale 1, p.to 7.01, pag. 7); allorché invece nella seconda
audizione ha addotto che la madre si sarebbe trasferita a E._, per
lavoro, già quando lui frequentava il (...) anno scolastico, ovvero ai suoi
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(...) anni d’età (cfr. verbale 2, D34 segg., pag. 5 seg.; D95, pag. 9), la-
sciando intendere che la madre avrebbe abbandonato lui e le sorelle, e che
l’unica persona che lo avrebbe aiutato per sostentarsi fosse una zia (...)
vicina di casa (cfr. verbale 2, D98 segg., pag. 9 segg.). Quando invece,
nell’audizione complementare, ha riferito che quando lui avrebbe avuto (...)
o (...) anni, la relazione con la zia (...) si sarebbe interrotta, essendosi
quest’ultima trasferita, ma che per coprire i suoi bisogni dopo la partenza
della zia, avrebbe avuto delle entrate sufficienti provenienti dalla madre,
nonché in seguito dal suo lavoro (...), o quale (...) (cfr. verbale 3, D15
segg., pag. 3 segg.). Non maggiormente coerenti appaiono essere le sue
dichiarazioni riguardo agli eventi che avrebbero interessato il padre e le
armi nascoste con quest’ultimo. Se invero nel verbale d’audizione sulle ge-
neralità, egli ha narrato che il padre si sarebbe recato nel corso dell’anno
(...) tre volte al suo domicilio, e la prima volta sarebbe avvenuta dopo che
egli avrebbe già consegnato le armi al vicino e ad altre persone (cfr. verbale
1, p.to 7.01, pag. 7 e p.to 7.02, pag. 8), e che si trattava di (...) contenenti
le armi (cfr. verbale 1, p.to 7.02, pag. 8). Durante l’audizione sui motivi, ha
invece ricondotto nell’esposizione libera degli stessi la prima visita del pa-
dre precedentemente la vendita delle armi – peraltro ad una sola persona
che si sarebbe recata a fare (...) presso il suo vicino di nome F._ e
non a più persone – (cfr. verbale 2, D131, pag. 12), e la seconda e l’ultima
volta il (...) (cfr. verbale 2, D131, pag. 12 e D140 segg., pag. 13 seg.).
Nell’audizione complementare, ha sostenuto invece, trattarsi di quattro per-
sone che gli avrebbero dissotterrato e acquistato le armi e non il vicino
F._ (cfr. verbale 3, D31, pag. 5; D77 segg., pag. 10) e che si sa-
rebbe trattato di una (...) contenenti le armi (cfr. verbale 3, D80, pag. 10).
Le dissonanze precedentemente rilevate, a differenza di quanto sostenuto
dal ricorrente nel gravame, non risultano riguardare delle imprecisioni “di
poco conto”, bensì degli elementi chiave della sua narrazione che riguar-
dano intrinsecamente i suoi motivi d’asilo. Gli stessi non possono inoltre in
alcun modo essere giustificati con le spiegazioni generiche fornite dall’in-
sorgente nel gravame, ovvero dalla sua agitazione o dal timore d’esporsi
come pure dal tempo trascorso tra un’audizione e l’altra – peraltro audizioni
svolte durante il medesimo anno 2019 ed a distanza di pochi mesi l’una
dall’altra – asserzioni che non trovano alcun riscontro nei verbali d’audi-
zione dell’insorgente.
6.2.4.2 Per le ulteriori dichiarazioni contraddittorie ed approssimative, onde
evitare inutili ripetizioni, si rinvia senz’altro alla decisione dell’autorità infe-
riore (cfr. p.to II, pag. 3 segg. della decisione impugnata), che risulta in me-
rito sufficientemente motivata e corretta. Del resto le allegazioni ricorsuali
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Pagina 12
dell’insorgente non sono atte a spiegare in alcun modo le stesse incoe-
renze e mancanza di dettagli in svariate sue allegazioni, ed a mutare la
conclusione del Tribunale già sopra esposta.
6.2.5 Visto quanto precede, l’insieme delle dichiarazioni dell’insorgente
non risulta verosimile giusta l’art. 7 LAsi. Ne discende quindi che il ricorso
in materia di concessione dell’asilo non merita tutela e la decisione impu-
gna va in merito a tale punto in questione confermata.
7.
7.1 Proseguendo nell’analisi, l’insorgente non può neppure vedersi ricono-
scere la qualità di rifugiato, all’esclusione della concessione dell’asilo, per
dei motivi soggettivi insorti dopo la fuga (art. 54 LAsi). In effetti, malgrado i
cambiamenti politici recenti intervenuti in Sri Lanka, il ricorrente – visto an-
che quanto sopra considerato inverosimile (cfr. consid. 6.2) – non ha mai
interessato la giustizia srilankese da dover essere registrato nella “Stop
List” dalle autorità del suo Paese (cfr. sentenza del Tribunale E-1866/2015
del 15 luglio 2016 [pubblicata quale sentenza di riferimento] consid. 8.4.3
e consid. 8.5.2). Egli non appare nemmeno essere una persona suscetti-
bile di essere considerata dalle autorità srilankesi, come dotata di una vo-
lontà e di una capacità di ravvivare il conflitto etnico nel suo Paese (cfr.
sentenza E-1866/2015 consid. 8.4.1 e 8.5.3; sentenza E-350/2017 del
3 ottobre 2018 consid. 4.3). Del resto, lo stesso insorgente, ha asserito di
non aver fatto parte delle LTTE (cfr. verbale 1, p.to 7.02, pag. 8). Non
avrebbe peraltro esercitato delle attività politiche nel suo Paese d’origine,
o riscontrato problematiche con le autorità o con terzi (cfr. verbale 1, p.to
7.02, pag. 7), salvo quanto già sopra ritenuto inverosimile. Peraltro, il fatto
allegato che l’unico parente che avrebbe fatto parte delle LTTE, sarebbe
stato il padre, anche fosse ritenuto verosimile, appare che con il medesimo
non abbia più avuto alcun contatto regolare da quando egli era bambino,
ed inoltre non avrebbe riscontrato, a causa di tale presunta appartenenza
del padre, alcuna problematica nel suo Paese d’origine, con le autorità sri-
lankesi. In buona sostanza, non appare che l’insorgente possa essere per-
cepito come una minaccia per l’unità e la coesione nazionale (cfr. in merito
anche la sentenza del Tribunale E-350/2017 consid. 4.4). Le sole eve-
nienze di essere di etnia tamil, di aver lasciato il suo paese d’origine, come
pure di aver introdotto una domanda d’asilo all’estero, la durata del suo
soggiorno all’estero, nonché la sua provenienza dalla Provincia (...) e la
sua età anagrafica (cfr. sentenza E-1866/2015 consid. 9.2.4), costituiscono
degli elementi di rischio così leggeri che, presi a sé stanti o sommati, risul-
tano insufficienti per destare i sospetti delle autorità srilankesi. Tali fattori,
confermano tutt’al più che egli possa essere interrogato da queste ultime
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al suo ritorno, ma non sono atti a fondare un timore oggettivo di rappresa-
glie da parte delle stesse (cfr. la sentenza E-1866/2015 precitata con-
sid. 8.4.5 e 9.2.3 seg.; cfr. anche la sentenza del Tribunale
E-4703/2017 e E-4705/2017 del 25 ottobre 2017 [sentenza in parte pubbli-
cata nella DTAF 2017 VI/6] consid. 4.4 e 4.5 ed a titolo esemplificativo le
sentenze E-4296/2020 del 4 maggio 2021 consid. 6.2, D-4791/2020 del
19 ottobre 2020 consid. 7.1). Ciò non permette però di riconoscere il rischio
di trattamenti rilevanti nell’ambito dell’art. 3 LAsi. Non sono infine ravvisabili
ulteriori elementi all’incarto che rendano verosimile che l’insorgente possa
attirare l’attenzione delle autorità srilankesi a causa dell’attuale contesto
politico e di sicurezza del Paese in questione e che debba pertanto temere
di subire delle persecuzioni rilevanti in materia d’asilo (cfr. anche in tal
senso la sentenza del Tribunale E-6312/2019 del 5 agosto 2021 con-
sid. 5.2.2).
7.2 Alla luce di quanto sopra considerato, il ricorrente non può pertanto
prevalersi di un timore fondato di persecuzione futura in un prossimo avve-
nire e secondo un’alta probabilità, per dei motivi posteriori alla sua fuga
(art. 54 LAsi). Pertanto, anche in relazione al riconoscimento della qualità
di rifugiato, v’è da confermare il giudizio negativo di cui alla decisione im-
pugnata.
8.
Se respinge la domanda d’asilo o non entra nel merito, la SEM pronuncia,
di norma, l’allontanamento dalla Svizzera e ne ordina l’esecuzione; tiene
però conto del principio dell’unità della famiglia (art. 44 LAsi).
L’insorgente non adempie le condizioni in virtù delle quali la SEM avrebbe
dovuto astenersi dal pronunciare l’allontanamento dalla Svizzera (art. 14
cpv. 1 e 2, art. 44 LAsi nonché art. 32 dell’ordinanza 1 sull’asilo relativa a
questioni procedurali dell’11 agosto 1999 [OAsi 1, RS 142.311]; cfr.
DTAF 2013/37 consid. 4.4; DTAF 2011/24 consid. 10.1). Il Tribunale è per-
tanto tenuto a confermare la pronuncia dell’allontanamento.
9.
9.1 L’esecuzione dell’allontanamento è regolamentata, per rinvio
dell’art. 44 LAsi, dall’art. 83 LStrI, giusta il quale l’esecuzione dell’allonta-
namento dev’essere possibile (art. 83 cpv. 2 LStrI), ammissibile (art. 83
cpv. 3 LStrI) e ragionevolmente esigibile (art. 83 cpv. 4 LStrI).
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9.2 Nella decisione avversata, l’autorità resistente ha ritenuto in sunto
l’esecuzione dell’allontanamento dell’insorgente come ammissibile, ragio-
nevolmente esigibile sia dal profilo della situazione del Paese d’origine che
personale, come pure possibile. Nel proprio gravame, il ricorrente contesta
anche tale valutazione, ritenendo essenzialmente inammissibile ed inesi-
gibile – poiché il ricorrente non avrebbe alcuna solida rete famigliare, mezzi
finanziari ed un alloggio se rientrasse in Sri Lanka, aspetto sul quale la
SEM avrebbe completamente sorvolato nella decisione impugnata – la mi-
sura d’esecuzione dell’allontanamento decretata.
9.3 Nel caso in parola, il Tribunale rileva come il ricorrente non è riuscito a
dimostrare l’esistenza di seri pregiudizi o il fondato timore di essere espo-
sto a tali pregiudizi ai sensi dell’art. 3 LAsi, stante le sue dichiarazioni inve-
rosimili ed irrilevanti. Pertanto, l’art. 5 cpv. 1 LAsi, non trova applicazione
nella sua fattispecie. Per di più, per i motivi già sopra enucleati, non sono
ravvisabili agli atti elementi che possano far ritenere, con una probabilità
preponderante, che l’insorgente possa essere sottoposto ad una pena o
ad un trattamento vietati dall’art. 3 CEDU o dall’art. 3 Conv. tortura. In par-
ticolare, egli non ha stabilito di avere un profilo di una persona che possa
concretamente interessare le autorità srilankesi, né a fortiori l’esistenza di
un rischio personale, concreto e serio di essere esposto in patria, ad un
trattamento contrario ai disposti succitati (cfr. sentenza della Corte EDU
[Grande Camera] Saadi contro Italia del 28 febbraio 2008, 37201/06,
§§125 e 129 con relativi riferimenti). Ne consegue pertanto che, l’allonta-
namento del ricorrente verso lo Sri Lanka, sia da considerarsi ammissibile
ai sensi dell’art. 83 cpv. 3 LStrI in relazione con l’art. 44 LAsi.
9.4
9.4.1 Giusta l’art. 83 cpv. 4 LStrI, l’esecuzione può non essere ragionevol-
mente esigibile qualora, nello Stato d’origine o di provenienza, lo straniero
venisse a trovarsi concretamente in pericolo in seguito a situazioni quali
guerra, guerra civile, violenza generalizzata o emergenza medica.
9.4.2 Risulta notorio che, dopo la cessazione delle ostilità tra le forze ar-
mate del governo di Colombo e le LTTE, nel maggio del 2009, in Sri Lanka
non viga attualmente un contesto di guerra, guerra civile o violenza gene-
ralizzata che coinvolga l’insieme della popolazione nell’integralità del terri-
torio nazionale (cfr. sentenza di riferimento del Tribunale E-1866/2015 del
15 luglio 2016 consid. 13.1). L’esecuzione dell’allontanamento risulta per-
tanto di principio ragionevolmente esigibile nelle province del (...) e dell’(...)
dello Sri Lanka (cfr. sentenza E-1866/2015 consid. 13.3 e 13.4) – ad ecce-
zione della regione di I._ (cfr. sentenza E-1866/2015 consid. 13.3;
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DTAF 2011/24 consid. 13.2.2.1), così come nelle altre regioni del Paese
(cfr. sentenza E-1866/2015 precitata consid. 13.1.2). Per quanto concerne
la situazione della regione di I._, il Tribunale si è pronunciato nella
sua sentenza di riferimento D-3619/2016 del 16 ottobre 2017. L’esecu-
zione dell’allontanamento è ora ragionevolmente esigibile, se in particolare
v’è la possibilità di un alloggio e di una prospettiva favorevole per la coper-
tura dei bisogni elementari. Le persone che rischiano l’isolamento sociale
e l’estrema povertà non possono invece essere allontanati (cfr. sentenza
D-3619/2016 consid. 9.5.9).
9.4.3 Il ricorrente proviene dal distretto di D._, nella provincia del
(...) (regione di I._), dove vi ha vissuto dalla sua gioventù. Viste le
sue allegazioni inverosimili anche in merito alle relazioni intrattenute con la
madre e la zia (...) presente in Sri Lanka – con quest’ultima fra l’altro
avrebbe avuto da ultimo contatto anche per i documenti portatigli in
Svizzera (cfr. verbale 2, D10 segg., pag. 3), che secondo le sue allegazioni
ricorsuali avrebbe ricevuto tramite un cugino presente in Svizzera a diffe-
renza di quanto sostenuto in audizione (cfr. verbale 2, D13 segg., pag. 3;
p.to II/16, pag. 6 del ricorso) – si ritiene che il ricorrente abbia sottaciuto
degli elementi importanti per la determinazione degli eventuali ostacoli
all’esecuzione del suo allontanamento, che gli sono ora imputabili riguardo
sia la rete famigliare presente in patria che i suoi mezzi di sostentamento.
Nelle sue allegazioni, per quanto incoerenti, vi sono tuttavia diversi ele-
menti che sostengono la tesi, al contrario di quanto edotto nel ricorso
dall’insorgente, che le condizioni poste dalla giurisprudenza succitata siano
adempiute. In particolare, egli oltreché la madre ed il padre, che vivrebbero
separati a E._, disporrebbe nel suo Paese d’origine anche di diversi
zii e zie (...), tre zii (...) e tre zie (...) nel suo stesso villaggio d’origine (cfr.
verbale 1, p.to 3.01, pag. 4), con i quali potrà senz’altro, in caso di neces-
sità, eventualmente riallacciare i contatti, non fossero già presenti. Per il
resto, egli ha dichiarato di aver vissuto da solo, con i proventi del suo lavoro
quale (...) e (...), per almeno (...) prima dell’espatrio, vivendo per il resto in
una casa ed in un terreno – quest’ultimo che apparterrebbe alla (...) se-
condo le asserzioni ricorsuali dell’insorgente (cfr. p.to II/16, pag. 6 del ri-
corso) – nonché possedendo (...) ed (...) (cfr. verbale 2, D72 segg., pag. 8
segg.; verbale 3, D18 segg., pag. 4; D33 segg., pag. 6). Inoltre, il ricorrente
è giovane, non ha a carico una famiglia e non ha allegato dei problemi di
salute particolari, che possano risultare ostativi all’esecuzione del suo al-
lontanamento. Tali fattori sono senz’altro suscettibili di facilitargli l’integra-
zione nel suo paese d’origine.
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9.4.4 Su tali presupposti, l’esecuzione dell’allontanamento dell’insorgente,
è pure da ritenersi ragionevolmente esigibile (art. 83 cpv. 4 LStrI in rela-
zione con l’art. 44 LAsi).
9.5 Da ultimo, nemmeno risultano impedimenti sotto l’aspetto della possi-
bilità dell’esecuzione dell’allontanamento, in quanto il ricorrente, usando
della necessaria diligenza, potrà procurarsi ogni documento indispensabile
al rimpatrio (cfr. DTAF 2008/34 consid. 12). A tal proposito, il contesto at-
tuale dovuto alla propagazione nel Mondo del coronavirus (detto anche
Covid-19) non è atto a rimettere in causa le conclusioni che precedono,
visto il suo carattere temporaneo. Se nel caso di specie, dovesse ritardare
momentaneamente l’esecuzione dell’allontanamento del ricorrente, la
stessa interverrebbe necessariamente più tardi, in tempi appropriati (cfr.
fra le tante la sentenza del Tribunale E-4583/2020 del 15 luglio 2021 con-
sid. 11.2 con ulteriori riferimenti citati).
9.6 Ne consegue che, anche in materia di esecuzione dell’allontanamento,
la decisione dell’autorità inferiore va confermata.
9.7 Alla luce di tutto quanto sopra, con la decisione impugnata, la SEM non
ha violato il diritto federale né abusato del suo potere d’apprezzamento ed
inoltre non ha accertato in modo inesatto o incompleto i fatti giuridicamente
rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi). Altresì, per quanto censurabile, la decisione
non è inadeguata (art. 49 PA). Il ricorso va conseguentemente respinto e
la decisione impugnata confermata.
10.
Visto l’esito della procedura, le spese processuali di CHF 750.–, che se-
guono la soccombenza, sono poste a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1 e
5 PA; nonché art. 3 lett. b del regolamento sulle tasse e sulle spese ripetibili
nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 feb-
braio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]), e sono prelevate sull’anticipo spese
di medesimo importo versato dal ricorrente il 20 dicembre 2019.
11.
La presente decisione non concerne una persona contro la quale è pen-
dente una domanda d’estradizione presentata dallo Stato che ha abban-
donato in cerca di protezione, per il che non può essere impugnata con
ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83
lett. d cifra 1 LTF). La pronuncia è quindi definitiva.
(dispositivo alla pagina seguente)
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