Decision ID: 39616e56-db90-5879-b417-ff73beca915e
Year: 2016
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_004
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: civil_law

ritenuto
in fatto:
A.
Il 23 settembre 2013 in zona _ a _ il cane maltese appartenente a CO 1 è stato azzannato dal pastore tedesco di RE 1. Il 31 ottobre 2013 CO 1 ha chiesto a quest'ultimo il pagamento di fr. 263.65 per due visite veterinarie effettuate il 23 e il 24 settembre precedente. La richiesta è stata reiterata il 17 gennaio 2014, alla quale sono state aggiunte le spese di trasferta da _ a _, le spese postali e lettere, le spese di richiamo, per complessivi fr. 355.60. Il 28 gennaio 2014 RE 1 ha contestato la pretesa della controparte, mentre il 14 marzo 2014 egli si è dichiarato disposto a versare la metà della fattura del veterinario di fr. 117.70. Il 5 agosto 2014 CO 1 ha ribadito la sua richiesta, aumentata nel frattempo a fr. 419.90.
B.
Lo stesso giorno CO 1 si è rivolto al Giudice di pace del Circolo di Bellinzona chiedendo di convocare RE 1 a un tentativo di conciliazione volto ad ottenere il versamento di fr. 419.90. All'udienza del 10 settembre 2014 le parti non hanno raggiunto un accordo e l'istante ha chiesto l'emissione di una decisione. Statuendo il 24 settembre 2014 il Giudice di pace supplente ha accolto l'istanza, obbligando RE 1 a versare a CO 1 fr. 419.90. Le spese processuali di fr. 100.– sono state poste a carico del convenuto, tenuto a rifondere all'istante un'indennità di fr. 20.–.
C.
Contro la decisione appena citata RE 1 è insorto a questa Camera con un reclamo del 13 ottobre 2014, postulandone l'annullamento e subordinatamente l'accoglimento limitatamente all'importo di fr. 117.70. Nelle sue osservazioni del 9 dicembre 2014 CO 1 ha concluso per la reiezione del reclamo.

considerando
in diritto:
1.
Le decisioni emanate dal Giudice di pace, come autorità di conciliazione ai sensi dell'art. 212 cpv. 1 CPC, sono impugnabili con reclamo entro trenta giorni dalla notificazione (art. 321 cpv. 1 CPC; CCR, sentenza inc. 16.2013.40 del 10 ottobre 2013 con rinvio a
Honegger
in: Sutter-Somm/Hasenböhler/Leuenberger [curatori], 2a edizione, n. 10 ad art. 212).
Nella fattispecie, la decisione impugnata è pervenuta all'istante al più presto il 25 settembre 2014, sicché il reclamo, introdotto il 16 ottobre 2014, è senz'altro tempestivo.
2.
Secondo l'art. 320 CPC con il reclamo può essere censurata l'errata applicazione del diritto (lett. a) e/o l'accertamento manifestamente errato dei fatti (lett. b). L'autorità di reclamo esamina con pieno potere di cognizione le censure concernenti l'errata applicazione del diritto – federale, cantonale o estero – da parte del giudice di prime cure. Spetta al reclamante, pena l'irricevibilità del suo reclamo, spiegare in modo conciso in cosa consista la violazione del diritto e su quali punti il giudizio contestato viene impugnato (DTF 134 II 246 consid. 2.1).
3.
Il Giudice di pace supplente ha accertato che il convenuto non aveva contestato i fatti ma unicamente “l'importo relativo alla diatriba”, e ha ritenuto giustificato l'ammontare del risarcimento sulla scorta delle fatture prodotte dall'istante. RE 1 lamenta il fatto che il Giudice di pace supplente non gli ha permesso di esprimersi sulla vicenda. Per di più, soggiunge, l'istante ha chiesto l'emanazione di una decisione solo durante l'udienza di conciliazione, ciò che non è ammissibile. Egli sostiene poi di aver firmato il verbale di udienza, sul quale per altro non è menzionata la persona che accompagnava l'istante, senza capire la portata dell'art. 212 CPC. Il reclamante sostiene di non essersi potuto esprimere in maniera esaustiva e di non aver potuto produrre mezzi di prova, in violazione del suo diritto di essere sentito, per cui la decisione impugnata deve essere annullata o quanto meno riformata nel senso di limitare a fr. 117.70 il risarcimento dovuto all'istante.
4.
Per quel che concerne eventuali errori o imprecisioni contenute nel verbale di conciliazione, giovi
rilevare che, ove si riscontrino manchevolezze nella verbalizzazione, incombe alla parte segnalarle al giudice, giacché il contenuto di un verbale d'udienza si presume esatto finché non sia dimostrata l'inesattezza del suo contenuto (
Trezzini
in: Commentario al Codice di diritto processuale civile svizzero, Lugano 2011, pag. 1047). Ciò premesso, è vero che sul verbale d'udienza, oltre alle parti, doveva figurare l'eventuale rappresentante, o persona di fiducia, dell'istante (art. 235 cpv. 1 lett. c CPC), ma per tacere del fatto che il reclamante non trae alcuna specifica conseguenza giuridica, tale omissione non inficia il contenuto dell'atto. Sulla questione non occorre dilungarsi.
5.
Il reclamante sostiene di non essersi potuto esprimere, il Giudice di pace supplente avendo deciso egli stesso in base all'art. 212 CPC senza sentire le parti. Ora, secondo l'art. 212 cpv. 1 CPC, nel caso le parti non giungano a un'intesa, l'autorità di conciliazione può, se richiesta dall'attore, giudicare essa stessa le controversie patrimoniali con un valore litigioso fino a fr. 2000.–. Lo scopo della norma è di permettere all'autorità di conciliazione di emettere un giudizio solo nei casi bagatella, ovvero nelle vertenze semplici sia dal punto di vista dei fatti che del diritto, e che non necessitano quindi di un'istruttoria particolare (
Trezzini
in: op. cit., pag. 925 e pag. 948;
Bohnet
in: Code de procédure civile commenté, Basilea 2011, n. 9 ad art. 212 CPC).
Ora, che per emanare una decisione l'autorità di conciliazione deve essere così richiesta dall'istante è indubbio. La richiesta deve di principio figurare nell'istanza di conciliazione, affinché la parte convenuta possa essere a conoscenza di una possibilità del genere. Tale richiesta può anche essere formulata successivamente, segnatamente all'udienza, fermo restando che nella citazione all'udienza di conciliazione la parte convenuta sia resa attenta della facoltà per la parte attrice di presentare una richiesta del genere. Fallita la conciliazione o in caso di mancata comparsa della parte convenuta, la parte attrice può così chiedere all'autorità di conciliazione di decidere (RtiD II-2014 pag. 870 n. 40c). Nella fattispecie, è pacifico che nell'istanza di conciliazione CO 1 non ha chiesto al Giudice di pace supplente una decisione ai sensi dell'art. 212 CPC e che la richiesta è stata formulata all'udienza di conciliazione. È vero che la citazione all'udienza non alludeva a tale facoltà, ma contrariamente al caso in cui il convenuto è assente all'udienza, il quale è sorpreso nella sua buona fede dall'agire della controparte, in concreto l'udienza di conciliazione si è svolta alla presenza delle parti. E sottoscrivendo il verbale senza riserve, il convenuto è stato reso attento sul fatto che il Giudice di pace supplente non avrebbe emesso l'autorizzazione ad agire ma avrebbe avviato la procedura decisionale. Sotto questo profilo non soccorrono motivi per annullare la decisione impugnata.
6.
Più delicata è la questione di sapere se vi sia stata una violazione del diritto di essere sentito del convenuto.
a)
Ora, che per garantire la confidenzialità della procedura di conciliazione e favorire un'intesa tra le parti le dichiarazioni delle parti non possano essere verbalizzate, né utilizzate nella susseguente procedura decisionale, è indubbio (art. 205 cpv. 1 CPC). O
ve per contro l'istante chieda l'emanazione di una decisione ai sensi dell
'
art. 212 cpv. 1 CPC, il giudice deve dapprima chiudere a verbale la procedura di concilia-zione e successivamente aprire formalmente una procedura decisionale. L'autorità di conciliazione agisce così come una vera e propria giurisdizione di prima istanza.
Nella procedura decisionale, alla quale si applicano le disposizioni relative alla
procedura
semplificata, va così tenuto un verbale, che deve contenere di principio gli elementi essenziali del processo che non figurino già in atti scritti e segnatamente le conclusioni, le istanze e
dichiarazioni
delle parti, così come le indicazioni concernenti i fatti perlomeno nel loro contenuto essenziale (art. 235 cpv. 1 lett. d CPC). Il fatto che per l'art. 212 cpv. 2 CPC la
procedura
sia orale significa unicamente che non è previsto lo
scambio
di allegati scritti.
Il verbale nella procedura decisionale diventa altresì indispensabile in caso
impugnazione della decisione. L'autorità di reclamo deve sapere quali sono state, in prima sede, le domande, le allegazioni e i mezzi di prova delle parti, dovendo determinare se il reclamo contenga inammissibili conclusioni
, allegazioni e mezzi di prova nuovi (
CCR, sentenza inc. 16.2014.7 del 22 aprile 2015 consid. 5a con riferimenti).
b)
Dagli atti risulta che il Giudice di pace supplente ha esaurito la procedura di conciliazione, constatando la mancata intesa, e così richiesto ha proceduto all'emanazione della
decisione
. Non consta però che egli abbia
aperto la procedura decisionale, tant'è che non risultano le conclusioni e le dichiarazioni delle parti, segnatamente quelle del convenuto. Non avendo conferito al convenuto la possibilità di presentare, e verbalizzare, la sua posizione, alla quale sarebbe poi seguita quella dell'istante, il Giudice di pace supplente ha violato
il diritto di essere sentito del convenuto, garantito dall'art. 53 CPC. Considerato che una tale lesione del diritto di essere sentito non può essere sanata nell'ambito della presente procedura di reclamo, questa Camera non disponendo dello stesso potere di esame dell'autorità cui viene imputata la violazione, il reclamo dev'essere quindi accolto per violazione del diritto di essere sentito. La decisione impugnata va quindi annullata e gli atti vanno rinviati al primo giudice affinché giudichi nuovamente sulla lite previo contraddittorio.
7.
La sentenza impone una chiosa d'ordine giuridico, ricordando, a futura memoria, che – salvo eccezioni (art. 239 cpv. 1 CPC) – le decisioni devono essere motivate, ovvero indicare i motivi che hanno indotto il Giudice a decidere in un senso piuttosto che in un altro e porre la persona interessata nelle condizioni di afferrare le ragioni poste a fondamento della decisione, di rendersi conto della portata del provvedimento e di poterlo impugnare con cognizione di causa, così come all'autorità di ricorso di esaminarne la fondatezza (cfr. DTF 139 IV 183 consid. 2.2 con riferimenti). In questo senso, il Giudice di pace supplente non può limitarsi a riassumere i fatti alla base della fattispecie o a constatare semplicemente l'esistenza di determinate fatture, ma deve indicare perché una parte deve essere condannata a versare una determinata somma di denaro all'altra parte. In particolare, il Giudice di pace supplente nella fattispecie dovrà chinarsi sulla questione di sapere se le condizioni dell'art. 56 CO, che regola la responsabilità del detentore di animali, sono adempiute e se la somma di denaro richiesta dall'istante è giustificata, così come le spese di messa in mora.
8.
Le spese giudiziarie seguirebbero la soccombenza (art. 106 cpv. 1 CPC), ma tenuto conto dei motivi di annullamento soccorrono equi motivi per non riscuotere oneri. Non si pone problema di indennità di inconvenienza, per altro nemmeno rivendicate, il reclamante essendosi difeso da solo e non avendo patito spese di rilievo.