Decision ID: 63fad696-d1ca-5e51-ab49-392c920af949
Year: 2020
Language: it
Court: TI_TCA
Chamber: TI_TCA_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: public_law

ritenuto,
in fatto
A.
RI 1 è proprietario di una casa d'abitazione del XVIII secolo (part. _ sub A RFP), situata lungo il margine nord del nucleo storico di Meride, che è soggetto a un piano particolareggiato (PRP) - oltre a essere dichiarato d'importanza nazionale dall'Inventario federale degli insediamenti svizzeri da proteggere (ISOS) e incluso nel comprensorio del Monte San Giorgio (censito nell'Inventario federale dei paesaggi, siti e monumenti naturali d'importanza nazionale; IFP). L'edificio è un bene culturale protetto d'interesse locale, riconducibile a una casa a corte. Articolato su tre piani, esso presenta verso la corte interna (sub e) il caratteristico portico con il loggiato soprastante (facciata interna sud). Sul lato opposto è presente un rustico con un portico (sub C e D), un tempo a vocazione agricola. L'edificio è contiguo allo stabile sulla part. _ (sub B) di proprietà di CO 1, con il quale forma l'unità edilizia n. 21 secondo il PRP (unità tipologica della casa a corte).
ESTRATTO PIANO DELLE CATEGORIE D'INTERVENTO
ESTRATTO PIANO DELLE UNITÀ EDILIZIE
B.
a. Il 1° aprile 2016 RI 1 ha chiesto al Municipio di Mendrisio il permesso di ristrutturare i suoi stabili. La domanda prevedeva in particolare di riordinare e formare delle nuove aperture, di tinteggiare le facciate, di intervenire sulla struttura del tetto e all'interno dell'edificio principale (part. _ sub A). Contemplava inoltre dei lavori (nuove aperture, sistemazione della copertura, ecc.) al fabbricato accessorio (sub C), da destinare a studio e a vani tecnici.
b. Nel termine di pubblicazione, al rilascio del permesso si è tra gli altri opposto il vicino CO 1, il quale ha in particolare eccepito la non conformità del progetto con le norme d'attuazione del piano particolareggiato del nucleo storico di Meride (NAPRP) e dal profilo estetico (ritenendo inammissibili 34 nuove aperture, gli interventi alle facciate, ecc.), contestando pure il comignolo dell'impianto di riscaldamento.
C.
a. A fronte delle obiezioni e discussioni con l'Ufficio della natura e del paesaggio (UNP) e l'Ufficio dei beni culturali (UBC), il 4 agosto 2016 l'istante in licenza ha inoltrato una variante di progetto per la medesima ristrutturazione, modificando tra l'altro alcune aperture (tra cui delle feritoie) allo stabile principale e all'edificio accessorio e rivedendo i materiali per l'intonacatura delle facciate della casa d'abitazione.
b. Nel termine di pubblicazione, la domanda ha nuovamente suscitato l'opposizione del vicino CO 1, che ha riproposto le proprie contestazioni.
c. Preso atto dell'avviso favorevole (n. 97052) dei Servizi generali del Dipartimento del territorio - integrati da quelli positivi dell'UNP e dell'UBC - il 28 dicembre 2016 il Municipio ha rilasciato la licenza edilizia, secondo i piani di variante, respingendo
la predetta opposizione.
D.
Con giudizio del 10 aprile 2018, il Consiglio di Stato ha accolto l'impugnativa presentata da CO 1 contro la predetta risoluzione, che ha annullato. Dopo aver ammesso la legittimazione attiva del vicino, il Governo ha in primo luogo ritenuto che il progetto disattendesse le NAPRP. Anzitutto ha evidenziato come determinate nuove finestre della casa d'abitazione (facciate N e E) e del fabbricato accessorio (facciata N) non rispettassero il principio della preponderanza del pieno sul vuoto (art. 8 cpv. 4 lett. b NAPRP) e come le feritoie fossero estranee al disegno tradizionale dell'architettura dei nuclei. Richiamandosi anche alla scheda con gli indirizzi progettuali relativa alla part. _, ha inoltre censurato l'importante numero di nuove aperture nella casa d'abitazione. Il fabbricato accessorio, diversamente da quanto indicato in tale scheda, ha aggiunto, non presenterebbe nemmeno una composizione architettonica simile a quella dell'edificio principale. Ricordato che gli interventi nel nucleo devono conservare al massimo la forma esterna dell'edificio, l'Esecutivo cantonale ha quindi ribadito: che il progetto non rispetterebbe i caratteri tipologici e morfologici caratteristici del nucleo, che non sarebbe possibile assimilarlo a un semplice riordino delle aperture esistenti (rispettose delle regole della prevalenza del pieno dei muri perimetrali sui vuoti delle aperture e della dimensione verticale su quella orizzontale) e che il disegno delle facciate, il ritmo e la dimensione delle aperture sarebbero totalmente estranei all'identità e alla cultura del tessuto locale. Ha pertanto ritenuto insostenibile l'opposta valutazione del Municipio. Essenzialmente per le stesse ragioni - dopo aver biasimato l'UNP di non aver reso un avviso sufficientemente motivato - ha ritenuto che il progetto non s'inserisse neppure correttamente nel paesaggio ai sensi dell'art. 104 cpv. 2 della legge sullo sviluppo territoriale del 21 giugno 2011 (LST; RL 701.100), accennando in tale contesto anche alla tutela dell'edificio quale bene culturale protetto, all'ISOS e all'IFP. Relativamente al tinteggio, ha peraltro considerato troppo generiche le condizioni poste da UNP e UBC. La precedente istanza ha invece disatteso le obiezioni riferite all'organizzazione del cantiere e all'altezza del camino dell'impianto di riscaldamento.
E.
Avverso tale giudizio, RI 1 insorge ora davanti al Tribunale cantonale amministrativo, chiedendo che sia annullato e che sia ripristinata la licenza edilizia. Il ricorrente censura preliminarmente la legittimazione a opporsi del vicino CO 1. Dopo aver rimproverato al Governo, da più profili, un accertamento errato dei fatti rilevanti, il ricorrente nega anzitutto diffusamente che il progetto non rispetti le NAPRP. In primo luogo, appoggiandosi anche a dei calcoli, contesta che per le aperture il rapporto della prevalenza del pieno sul vuoto non sia ovunque pienamente rispettato. Ciò varrebbe pure per quelle ad arco che riprenderebbero tipologicamente altre preesistenze. Le feritoie, limitate allo "zoccolo" a monte dell'edificio, non sarebbero invece estranee all'architettura del nucleo, né vietate dalle disposizioni del PRP. L'intervento rientrerebbe inoltre nei limiti di un riordino delle aperture ammesso dall'art. 8 NAPRP, concorrendo a formare un disegno armonico delle facciate. Il progetto manterrebbe poi il carattere tipologico in pietra dell'edificio accessorio. In tal senso nega pure qualsiasi contrasto con la scheda con gli indirizzi progettuali del PRP, peraltro solo indicativa. Il progetto - che preserva la sostanza dell'edificio principale e la sua struttura di casa a corte - non si porrebbe nemmeno in contrasto con l'ISOS, l'IFP e la tutela di bene culturale d'interesse locale. Nega infine che gli uffici dipartimentali non abbiano sufficientemente motivato i loro preavvisi, confutando pure le considerazioni dell'Esecutivo cantonale relative al tinteggio delle facciate.
F.
All'accoglimento del ricorso si oppone il Consiglio di Stato, senza formulare particolari osservazioni.
L'Ufficio delle domande di costruzione richiama le sue precedenti prese di posizione, rimettendosi comunque al giudizio del Tribunale. Il Municipio postula l'accoglimento del gravame, mentre CO 1ne chiede il rigetto, contestando le tesi dell'insorgente e riproponendo anche la censura (disattesa dal Governo) relativa all'altezza del camino dell'impianto di riscaldamento. Delle loro motivazioni si dirà, all'occorrenza, più avanti.
G.
Con la replica e le dupliche le parti si sono sostanzialmente riconfermate nelle rispettive conclusioni e domande di giudizio, sviluppando ulteriormente le loro tesi.
H.
Del sopralluogo svolto da una delegazione del Tribunale e della documentazione richiamata (atti pianificatori, scheda inventario dei beni culturali, incarto relativo alla prima domanda di costruzione), al pari delle osservazioni conclusive formulate dalle parti si riferirà, per quanto occorre, più avanti.
Considerato,

in diritto
1.
1.1. La competenza del Tribunale cantonale amministrativo è data dall'art. 21 cpv. 1 della legge edilizia cantonale del 13 marzo 1991 (LE; RL 705.100). Certa è la legittimazione attiva del
ricorrente, istante in licenza, personalmente e direttamente toccato dal giudizio impugnato di cui è destinatario (art. 21 cpv. 2 LE; 65 cpv. 1 della legge sulla procedura amministrativa del 24 settembre 2013; LPAmm; RL 165.100). Il ricorso, tempestivo (art. 68 cpv. 1 LPAmm), è quindi ricevibile in ordine.
1.2. Il giudizio può essere emanato sulla base degli atti, integrati dal sopralluogo e dai documenti richiamati di cui si è detto in narrativa. A una valutazione anticipata (cfr. DTF 141 I 60 consid. 3.3, 136 I 229 consid. 5.3 e rinvii), le altre prove genericamente sollecitate dall'insorgente (perizia, testi, richiamo incarti edilizi, ecc.) non appaiono idonee a portare ulteriori elementi rilevanti ai fini del giudizio.
2.
Da respingere è anzitutto la censura del ricorrente con cui rimprovera alle precedenti istanze di aver ammesso la legittimazione a opporsi e ricorrere del vicino CO 1, qui resistente.
Giusta l'art. 8 cpv. 1 LE, contro il rilascio della licenza edilizia può fare opposizione ogni persona che dimostri un interesse legittimo. La legittimazione a fare opposizione in materia edilizia, in base all
a giurisprudenza di questa Corte, si giudica secondo gli stessi criteri della legittimazione a ricorrere (ora: art. 65 cpv. 1
LPAmm), tenendo conto della prassi federale in tema di legittimazione ricorsuale dei vicini (art. 89 cpv. 1 della legge sul Tribunale federale del 17 giugno 2005; LTF; RS 173.110;
cfr. sul tema: RtiD II-2017 n. 12 consid. 2.1 e 2.2; STF 1C_22/2017 del 29 agosto 2017 consid. 3
). L'opponente deve essere particolarmente toccato dalla decisione impugnata e avere un interesse degno di protezione all'annullamento o alla modificazione della stessa (art. 65 cpv. 1 lett. b e c LPAmm).
Contrariamente a quanto eccepisce il ricorrente è manifesto che il vicino CO 1
- proprietario dell'edificio contiguo sulla part. _, che forma un'unica unità edilizia con la part. _ in base al PRP (tipologia della casa a corte, cfr. piano delle unità edilizie e la relativa scheda con indirizzi progettuali) -
è portatore di un interesse personale, diretto e concreto già solo a impedire che a ridosso del suo fondo vengano eseguiti interventi edilizi suscettibili di trasformare in misura percettibile e degna di nota gli edifici e lo stato fisico dei luoghi, a cui è intrinsecamente collegato.
Essendo dato uno stretto legame spaziale tra il fondo del vicino
CO 1 e quello oggetto del contestato progetto edilizio, il Governo ben doveva ritenere che egli fosse particolarmente toccato dalla licenza edilizia impugnata e che avesse un interesse degno di protezione al suo annullamento (cfr. al riguardo, STF 1C_22/2017 citata consid. 3.4).
Piano particolareggiato nucleo storico
3.
3.1. Il comprensorio del nucleo storico di Meride è soggetto a un piano particolareggiato (PRP), che si compone di due piani
(piano delle unità edilizie e piano delle categorie d'intervento) e di norme (NAPRP) - di carattere vincolante - nonché del rapporto di pianificazione e delle schede con indirizzi progettuali - di carattere indicativo (cfr. art. 3 NAPRP).
Secondo l'art. 2 NAPRP, il piano particolareggiato ha per scopo di predisporre le condizioni-quadro per una valorizzazione paesaggistica, urbanistica e architettonica del nucleo storico di Meride (cpv. 1). Gli interventi devono inserirsi in modo ordinato e armonioso nel contesto e consentire la conservazione e la valorizzazione del nucleo storico (cpv. 2). Il PRP mira dunque a tutelare e valorizzare il nucleo storico e le sue componenti, fissando le modalità di conservazione e, ove possibile, di sviluppo controllato e armonioso del patrimonio edilizio e degli spazi liberi esistenti (cfr. pure rapporto di pianificazione del PRP, pag. 9 e 20).
Il piano particolareggiato è scaturito da un'analisi territoriale-paesaggistica, storica e architettonica (che ha tenuto conto di una lettura secondo l'ISOS, oltre che di una lettura territoriale-paesaggistica e tipologica; cfr. rapporto citato, pag. 6 segg.). Tale
analisi mette in particolare in luce la struttura urbanistica del territorio, caratterizzata prevalentemente dalla presenza di case a corte (cfr. rapporto citato, pag. 13 segg.), ovvero di case caratterizzate da un'area centrale libera e composte da edifici residenziali e rurali (i rustici; cfr. rapporto citato, pag. 16;
Aldo
Rossi/Eraldo Consolascio/Max Bosshard
, La costruzione del territorio nel Cantone Ticino, Lugano 1979, pag. 464; cfr. pure seconda edizione ridotta, Lugano 1989, pag. 130).
3.2. Partendo da questa analisi urbanistica e tipologica, il
piano delle unità edilizie
ha definito e numerato ogni unità edilizia, che corrisponde a una casa a corte (unità tipologica) o all'aggregazione di più case a corte (se queste risultano strettamente connesse a livello di allineamenti e continuità degli spazi aperti, cfr. art. 5 NAPRP). All'interno di ogni unità edilizia, precisa l'art. 6 NAPRP, gli interventi edilizi devono avvenire secondo una concezione architettonica unitaria.
Il
piano delle categorie d'intervento
individua dal canto suo gli interventi ammessi, in particolare per gli edifici principali, accessori ed elementi complementari (cfr. art. 7 NAPRP), che gli art. 8 segg. NAPRP disciplinano nel dettaglio.
3.3. Per quanto qui interessa, le disposizioni per gli
edifici principali
(art. 8 NAPRP) così recitano:
1.
Interventi ammessi
a) Gli edifici principali esistenti sono segnalati con colore marrone nel piano delle categorie.
b) Tutti gli edifici principali compresi nel perimetro di PRP del nucleo storico sono sottoposti a restauro conservativo. Il restauro conservativo deve essere finalizzato al mantenimento o al ripristino delle caratteristiche architettoniche ed estetiche originali degli edifici.
c) Il restauro conservativo può comprendere, nel caso di edifici manomessi, interventi di risanamento o ripristino architettonico se funzionali al restauro dell'edificio.
d) Il linguaggio architettonico deve essere riferito a quello dell'architettura tradizionale.
[...]
2.
Volume
a) Sopraelevazioni di dimensioni importanti sono concesse solo per gli edifici segnalati con un asterisco giallo nel piano delle categorie e nei limiti fissati nella tabella allegata al presente articolo.
Sono ammessi ampliamenti limitati in altezza (sopraelevazioni) per i restanti edifici esclusivamente se necessari per il restauro conservativo dell'edificio. Tali sopraelevazioni dell'edificio originale devono comunque essere di una dimensione la più contenuta possibile e non superiore a 0.50 m e possono essere realizzate una volta sola.
[...]
d) Gli ampliamenti devono presentare aspetto architettonico riferito a quello dell'architettura tradizionale dell'edificio originale. L'uso di linguaggio architettonico diverso da quello tradizionale è vietato.
Relativamente alle aperture e alle facciate di tali edifici, valgono inoltre le seguenti disposizioni, sempre contenute nell'art. 8 NAPRP ai cpv. 4 e 6:
4.
Aperture
a) I loggiati esistenti devono essere mantenuti e ripristinati secondo le caratteristiche originali. In casi eccezionali per consentire l'abitabilità interna dei locali, è possibile la chiusura dei loggiati con vetrate. [...]
b) Le finestre devono avere un modulo verticale di tipo tradizionale. Le aperture nel sottotetto devono essere di regola di forma quadrata o rettangolare con sviluppo orizzontale.
La formazione di nuove finestre e la riapertura di finestre originariamente esistenti, sono ammesse alla condizione che le stesse concorrano a formare un disegno armonico della facciata e che sia garantita l'immagine di una chiara prevalenza del pieno sul vuoto.
c) I serramenti possono essere realizzati in legno naturale o tinteggiato, in ferro o in alluminio termo-laccato; [...]
6.
Facciate e intonaci
a) Le facciate in pietra facciavista ed in rasapietra esistenti devono essere mantenute. Eventuali proposte di intonacatura possono essere ammesse come eccezione se la muratura si trova in cattivo stato statico o estetico.
b) Sono ammessi i seguenti tipi di intonaco:
- intonaco civile minerale con sabbia, calce idraulica ed una percentuale minima di cemento; tinteggio al minerale o con acqua di calce; ammessa anche l'esecuzione con il sottofondo isolante
- intonaco civile con calce spenta mischiata ad inerti della regione; tinteggio al minerale o con acqua di calce
- intonaco a rasa pietra: composizione come per intonaco rustico. Sono esclusi gli intonaci plastici e gli intonaci già colorati.
c) Il tinteggio deve avvenire con tecniche tradizionali. La conformazione ed il colore del rivestimento devono riferirsi all'architettura tradizionale e devono essere stabiliti attraverso una prova campione da sottoporre all'approvazione del Municipio prima dell'esecuzione. Sono esclusi il tinteggio a dispersione ed il colore bianco.
d) La posa di strati di isolazione esterna è esclusa.
L'art. 8 NAPRP fissa per il resto una serie di prescrizioni (cpv. 3, 5 e 7) per i
tetti
, i
sistemi di chiusura
e gli
elementi particolari
(comignoli, canali pluviali, parapetti, ecc.).
3.4. Dalle norme sopraesposte risulta segnatamente come il metodo d'intervento nel nucleo storico è quello del restauro conservativo e del risanamento (cfr. art. 8 cpv. 1 NAPRP). Di principio, non sono ammessi ampliamenti di volumetrie (a meno che siano limitati e dettati da necessità oggettive che scaturiscono dal restauro; cfr. art. 8 cpv. 2 NAPRP). Negli interventi alle diverse parti degli edifici vanno tenuti presenti gli scopi perseguiti dal restauro conservativo (ovvero il mantenimento o il ripristino delle caratteristiche architettoniche ed estetiche originali degli edifici, cfr. art. 8 cpv. 1 lett. b NAPRP) e il linguaggio dell'architettura tradizionale (atteso che linguaggi diversi non sono di principio ammessi; cfr. art. 8 cpv. 1 lett. d NAPRP e rapporto di pianificazione citato, pag. 26). Per le
aperture
va inoltre rispettata, tra l'altro, la tipica chiara prevalenza del pieno dei muri perimetrali sul vuoto e del modulo verticale di tipo tradizionale (fatte salve le finestre nel sottotetto, cfr. art. 8 cpv. 4 lett. b NAPRP). Se in pietra facciavista o in rasapietra, le
facciate
esistenti vanno di principio mantenute (cfr. art. 8 cpv. 6 lett. a NAPRP). Elementi utili ai fini della valutazione dell'ammissibilità dei singoli interventi sono pure da ricercare nelle schede con indirizzi progettuali che - seppur indicative - sono comunque documenti complementari, contenenti informazioni e indicazioni che permettono l'ottimale comprensione e realizzazione degli obiettivi del PRP (cfr. rapporto citato, pag. 2). Esse riportano infatti informazioni conoscitive sulla situazione esistente e specificano i punti trattati dalle norme d'attuazione indicando la modalità di applicazione auspicata per il singolo mappale (cfr. rapporto citato, pag. 40). Tant'è che anche l'art. 14 NAPRP, oltre a richiedere di allegare alla domanda di costruzione il rilievo in scala 1:50 dell'edificio oggetto di intervento e degli edifici contigui e le fotografie dell'edificio esistente e dell'intorno (cpv. 1), esige che nella
relazione tecnica
sia
adeguatamente illustrato il riferimento agli indirizzi progettuali indicati nelle schede con indirizzi progettuali
e che,
nel caso in cui la domanda di costruzione si discosti dagli indirizzi progettuali indicati nelle schede
, la stessa relazione
deve motivare e dimostrare che questa scelta porta ad un inserimento nel paesaggio più ordinato e armonioso
(cpv. 2).
3.5. Nella misura in cui contengono diversi concetti giuridici di natura indeterminata, le predette norme di diritto comunale autonomo (art. 8 segg. NAPRP) conferiscono al Municipio una certa latitudine di giudizio in punto all'individuazione dei loro contenuti precettivi, che le istanze di ricorso sono tenute a rispettare (cfr. RtiD I-2013 n. 44 consid. 2.3 e rimandi). In particolare va osservato che quando, nell'ambito di una domanda di licenza edilizia, l'autorità comunale interpreta le proprie norme d'attuazione e valuta le circostanze locali, essa fruisce di una particolare libertà di apprezzamento, che l'autorità di ricorso esamina con ritegno. Ciò vale anche quando il suo potere d'esame - come nel caso del Governo (art. 69 cpv. 1 LPAmm) - si estende alla censura dell'adeguatezza. Se la decisione comunale si fonda su un apprezzamento adeguato delle circostanze rilevanti, l'autorità di ricorso deve quindi rispettarlo. Il riserbo, a tutela dell'autonomia comunale, nell'esaminare le decisioni di apprezzamento non comporta tuttavia che l'autorità di ricorso debba limitarsi a un esame dell'arbitrio. Essa può al contrario intervenire e, se necessario, sostituire la propria valutazione a quella dell'autorità comunale, se quest'ultima eccede il suo potere discrezionale, in particolare fondandosi su considerazioni estranee alla legislazione pertinente, o in spregio ai principi dell'uguaglianza giuridica o di proporzionalità o al diritto superiore (cfr. DTF 145 I 52 consid. 3.6 e rimandi; STF 1C_128/2019 e 1C_134/2019 del 20 agosto 2020 consid. 5 e rinvii).
4.
Nel caso di specie, va anzitutto osservato come la domanda di costruzione e i progetti non soddisfino invero compiutamente le esigenze formali imposte dall'art. 14 NAPRP: alla domanda di costruzione non è infatti allegato un rilievo in scala 1:50 dell'edificio oggetto di intervento e degli edifici contigui (cpv. 1). La relazione tecnica aggiornata del 4 agosto 2016 non si confronta inoltre in modo puntuale con gli indirizzi progettuali indicati nella scheda relativa alla part. _ (unità edilizia 21), così come richiede il cpv. 2 dell'art. 14 NAPRP. A ben vedere, essa non spende nemmeno una parola sulla vicina part. _, nonostante essa appartenga alla medesima unità edilizia e l'art. 6 NAPRP disponga che
gli interventi edilizi devono avvenire secondo una concezione architettonica unitaria
. Non occorre comunque soffermarsi su questi aspetti, ritenuto che gli interventi previsti dal progetto di ristrutturazione - come si vedrà in appresso - non possono comunque essere approvati.
5.
Aperture
5.1. Il progetto prevede un importante rimaneggiamento di diverse aperture, che la relazione tecnica assimila a una regolarizzazione di quelle vecchie esistenti rispettivamente a un riordino generale, che consentirebbe una migliore lettura globale delle facciate della casa principale. Dai piani risulta che sono soprattutto interessate dall'intervento delle aperture sul fronte est e
una decina su quello nord, come pure tutte le aperture della facciata sud rivolta sulla corte (che verranno demolite e ricollocate in nuova posizione). Verranno inoltre ricavate nuove aperture nel fabbricato accessorio, su cui si tornerà più avanti (
infra
consid. 7).
Il Governo, scostandosi dalle valutazioni del Municipio, ha essenzialmente concluso che il progetto trascendesse il semplice riordino delle aperture esistenti, non rispettasse le regole richiamate dall'art. 8 cpv. 4 lett. b NAPRP (prevalenza del pieno sul vuoto e verticalità del modulo) e i caratteri tipologici e morfologici del nucleo, così come indicato in narrativa.
5.2. Ora, per quanto riguarda le aperture sul
prospetto esterno
est
, considerato che la formazione di nuove finestre è ammessa a condizione che le stesse concorrano a formare un disegno armonico della facciata e sia garantita l'immagine di una chiara prevalenza del pieno sul vuoto (art. 8 cpv. 4 NAPRP) e che pure la scheda con indirizzi progettuali relativa alla part. _ prevede un
riordino delle aperture esistenti
su questo fronte, non appare anzitutto insostenibile ammettere che possano essere soppresse le tre aperture nel sottotetto - all'apparenza posticce (cfr. verbale di sopralluogo, foto 6b) - per ricavarne altre quattro leggermente più ampie, ma tutto sommato rispettose degli allineamenti di quelle esistenti ai livelli inferiori (cfr. piano facciata est). Anche il rapporto di pianificazione, confrontandosi con il concetto di riordino, indica in effetti che può comprendere sia l'eliminazione di aperture costruite in epoca successiva (e che ne compromettono l'armonia generale), sia l'aggiunta di nuove aperture (se necessarie per completare gli allineamenti originali, cfr. pag. 41).
Più opinabile - sempre su questo fronte - appare semmai l'ampia porta-finestra ad arco (m 2.10 x 2.48), che non determina solo un "leggero allargamento" (cfr. risposta del Municipio, pag. 4), ma una vera e propria sostituzione di quella originale esistente, rettangolare e delimitata da una cornice in pietra, che dal grottino si apre sul giardino (cfr. verbale citato, foto n. 6a-e; cfr. pure sull'importanza di mantenere simili cornici, art. 5 lett. b NAPRP).
Effettivamente avulse dal linguaggio dell'architettura tradizionale del nucleo, come dedotto dal Governo, risultano invece le tre aperture a feritoia previste nell'appendice della facciata est (cfr. prospetto est), che non è comunque un semplice muro di sostegno (come afferma il ricorrente), ma a tutti gli effetti una parte integrante dell'edificio principale (all'interno del quale vi è attualmente una cantina a botte da cui si apre una piccola finestra, cfr. verbale di sopralluogo, foto 16b). Anche se ridotte da cinque a tre (cfr. prospetto est del 1° aprile 2016), le feritoie continuano a non essere conformi al linguaggio dell'architettura tradizionale del nucleo di Meride (cfr. art. 8 cpv. 1 lett. d NAPRP), ricordando semmai le aperture di altri edifici a vocazione agricola, quali i rustici del Sopraceneri (ad es. i fienili, dove servivano all'aerazione, cfr.
Max Gschwend/Sandro Bianconi
, La casa rurale nel Canton Ticino, Vol. I, Basilea 1976, pag. 96 seg.). Nulla muta al riguardo il fatto che l'UNP, come rilevato dal Governo, sembra dal canto suo averle "tollerate" (più che considerarle conformi al linguaggio architettonico tradizionale; cfr. avviso cantonale e giudizio impugnato, consid. 4.3). Né portano ad altra conclusione gli esempi di ristrutturazione evocati dall'insorgente e dal Municipio degli edifici sulle part. _ e _ (foto doc. 6 e 4), senza che occorra richiamare i relativi incarti edilizi. Tanto più che in base alle stesse date fornite dall'insorgente (2000-2012), si tratta di interventi precedenti all'entrata in vigore del PRP, approvato il 24 giugno 2015 (cfr. replica, pag. 8; cfr. pure la scheda unità edilizia n. 8 con foto). Contrariamente a quanto sembra ritenere, la facciata con lunghe feritoie sulla part. _ (doc. 6) non riflette comunque l'architettura tradizionale, ma anzi ben si distingue dall'originaria ala ovest di questa dimora a corte (che non ne aveva affatto; cfr.
Giovanni Buzzi
, Atlante dell'edilizia rurale in Ticino, Mendrisiotto, Locarno 1994, pag. 175 segg., che illustra proprio l'edificio originario).
5.3. Passando alla
facciata nord
, va rilevato che non è anzitutto dato di vedere come le tre aperture ad arco tricentrico (con vetrate di m 2.00 x 2.08 e la monta dell'arco chiusa) possano rispettare il requisito posto dall'art. 8 cpv. 4 lett. b NAPRP del
modulo verticale di tipo tradizionale
. Nessuno lo spiega. Inoltre, come indicato dal Governo, è manifesto che esse non garantiscono
un'immagine di una
chiara
prevalenza del pieno sul vuoto
(art. 8 cpv. 4 NAPRP). Su una lunghezza di facciata pari a ca. m 9.80, almeno 6 m sono infatti interrotti dai vuoti delle aperture. Anche valutando la facciata nel suo complesso, al di là del calcolo matematico prodotto dal ricorrente (doc. 7), non è seriamente dato di vedere come si possa intravedervi una
netta
prevalenza dell'elemento pieno (tenuto anche conto dei tre tagli formati dalle finestre, basse e larghe, previste nel sottotetto). Tanto più che anche con la monta in muratura la percezione dell'apertura resta tale (cfr. prospetto nord). Infine, più di una perplessità suscita anche l'affermazione del Municipio (ripresa dal Governo) secondo cui tali aperture
richiamano
la tipica architettura del nucleo di Meride
(cfr. risposta al Governo, pag. 3): per quanto si possa ammettere che questo fronte "spoglio" e privo di elementi degni di nota possa accogliere nuove finestre (cfr. anche la citata scheda con indirizzi progettuali, che prevede un riordino), la scelta di ridisegnarlo con una serie di tre aperture ad arco risulta infatti perlomeno atipica. Gli archi in serie contraddistinguono infatti i colonnati preposti ai loggiati rivolti sulle corti interne, verso cui si orientano le case a corte; non le aperture delle facciate a monte, che delimitano il margine nord del nucleo (che presentano finestre più piccole e modeste, con modulo verticale; cfr. verbale citato, foto 8a-f). Una simile triade non si ritrova peraltro nemmeno nei fronti orientati verso le strade, in cui i soli elementi (ad arco) che rivestono un'importanza sul piano tipologico ed esibiscono qualità formali singolari sono semmai i portali d'accesso alle corti (cfr.
Rossi/Consolascio/Bosshard
, op. cit., pag. 464; cfr. pure
Max Gschwend/Orlando Pampuri/Arnaldo Rivola,
La casa rurale nel Canton Ticino, Vol. 2, Basilea 1982, pag. 273; cfr. anche fascicolo schede con indirizzi progettuali). Al di là di quest'ultima considerazione, già solo per i motivi di cui si è detto in precedenza, è comunque certo che le aperture in questione non sono conformi all'art. 8 cpv. 4 lett. b NAPRP.
Una diversa conclusione si giustifica invece, tutto sommato, per le cinque finestre (m 0.62 x 1.00) che si affacciano - sempre sul
lato nord - dal corpo cucina (attualmente contraddistinto da un'ampia apertura [m 2.80 x 1.50], risalente a tempi più recenti
e in evidente contrasto con l'architettura tradizionale). Se con una finestra in meno la facciata di questo corpo potrebbe senz'altro apparire maggiormente rispettosa della regola della prevalenza del pieno sul vuoto, considerato come su una lunghezza di facciata di ca. m 8.20 più di 5 m sono costituiti dall'alternanza di parti in muratura, non appare addirittura insostenibile il giudizio dell'Esecutivo locale di ritenerle conformi alle NAPRP.
5.4. Non conforme al piano particolareggiato risulta infine il totale rimaneggiamento (per numero, posizione e alternanza) di quelle previste sulla
facciata interna sud
, rivolta sulla corte. Avuto riguardo all'impronta conservativa che deve guidare il restauro (finalizzato come detto al mantenimento o al ripristino delle caratteristiche architettoniche ed estetiche originali degli edifici, cfr. art. 8 cpv. 1 lett. b NAPRP), non risulta all'evidenza giustificata la soppressione e ricollocazione di tutte le porte e finestre esistenti di questa pregevole ala (cfr. facciata sud del 1° aprile 2016, che riproduce in rosso quelle esistenti; doc. D prodotto dal resistente al Governo; verbale di sopralluogo, foto 2a-c, 9a-c, 23a-d). E questo, per "riordinarle"
in modo più rigoroso
, in modo che siano
ridimensionate
e
centrate agli archi dei portici
(cfr. relazione tecnica)
.
Nel panorama delle dimore a corte del nucleo storico, si fatica a trovare delle aperture che seguano una centratura dei portici e loggiati con gli archi. In questa tipologia di edificio, tutte le parti del complesso edilizio sono in effetti rivolte verso lo spazio libero della corte e sono da esso accessibili. A ogni singolo locale dell'edificio di abitazione si accedeva direttamente dal loggiato oppure dal portico (cfr.
Rossi/Consolascio/Bosshard
, op. cit., pag. 464). La corte fungeva insomma da spazio centrale di accesso ed era nel contempo un'area libera per il lavoro (cfr.
Rossi/Consolascio/Bosshard
, op. cit., pag. 464 e seconda edizione citata, pag. 130). L'alternanza delle porte e delle finestre che si aprono verso loggiati e portici, in queste dimore rurali, riflettono quindi dei criteri funzionali, non dei disegni e delle proporzioni simmetriche (come quelli che si ritrovano semmai nelle case borghesi in contesti urbani; cfr. pure le sezioni di Meride in R
ossi/Consolascio/Bosshard
, op. cit., pag. 510 e 511 e seconda edizione citata, pag. 166 seg. e 131 segg.; inoltre, rapporto di pianificazione citato, pag. 12). La modificazione di tutte le aperture originali di questo pregevole fronte - che va a sommarsi a quelle di cui già si è detto - trascende quindi chiaramente i limiti ammessi dal restauro conservativo. Insostenibile è l'opposta conclusione del Municipio che, dimenticando le finalità del PRP, considera in generale come
il riposizionamento e quindi il ridisegno
(di tutte) le
aperture, abbia dato più vigore e armonia alle facciate
. Anche da questo profilo la licenza edilizia rilasciata dall'autorità comunale non può pertanto essere confermata. A maggior ragione s'impongono tali conclusioni se si considera che l'edificio è anche un bene culturale protetto (cfr.
infra
consid. 8).