Decision ID: 5afdee18-03ea-5d3b-adb6-571329927f8b
Year: 2016
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_006
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: civil_law

ritenuto
in fatto:
A.
Nell’ambito delle varie esecuzioni promosse contro M_
, il 28 gennaio 2016 l’UE ha allestito un nuovo calcolo del suo minimo di esistenza in sostituzione del precedente del 5 agosto 2015, determinando la quota pignorabile del reddito dell’escusso sulla base del seguente computo:
B.
Con ricorso del 5 febbraio 2016, la RI 1 chiede lo stralcio dal calcolo del minimo di esistenza degli importi di fr. 1'200.– per contributi di assistenza, di fr. 250.45 per i costi di trasferta e di fr. 150.– per le spese mediche e dentali.
C.
Con osservazioni 14 marzo 2016 l’UE si è opposto al ricorso, mentre M_ non ha presentato osservazioni.

Considerato
in diritto: 1.
Interposto all’autorità di vigilanza cantonale – nel Canton Ticino la Camera esecuzione e fallimenti (CEF)
del Tribunale d’appello
(art. 3 LPR) – entro 10 giorni dalla notifica dell’atto impugnato, emesso il 28 gennaio 2016 dall’CO 1Locarno e pervenuto alla RI 1 il giorno successivo, il ricorso è in linea di principio ricevibile (art. 17 LEF).
2.
Giusta l’art. 93 LEF ogni provento del lavoro può essere pignorato in quanto a giudizio dell’Ufficiale non sia assolutamente necessario al sostentamento del debitore e della sua famiglia. Per stabilire l’eccedenza pignorabile, le autorità di esecuzione devono determinare il reddito globale netto dell’escusso, deducendo dal totale dei suoi redditi lordi i contributi sociali e le spese di acquisizione del reddito. Sono poi detratte le spese indispensabili al sostentamento del debitore e della sua famiglia, fondandosi in linea di massima sulla Tabella per il calcolo del minimo esecutivo giusta l’art. 93 LEF (detta in seguito “Tabella”) allegata alla circolare CEF n. 35/2009 (pubblicata sul Foglio ufficiale cantonale n. 68/2009 del 28 agosto 2009). Redditi e fabbisogni devono essere accertati d’ufficio alla data dell’esecuzione del pignoramento o del sequestro (DTF 112 III 19 consid. 2d; 108 III 12 consid. 3; sentenza del Tribunale federale 5A_16/2011 del 2 maggio 2011, consid. 2.1), ritenuto che delle successive modifiche della situazione potrà essere tenuto conto soltanto mediante riesame del pignoramento (art. 93 cpv. 3 LEF; DTF 108 III 12 consid. 4).
3.
La ricorrente si duole che nella determinazione del minimo vitale dell’escusso siano stati conteggiati fr. 1'200.– a titolo di contributi per il mantenimento della suocera all’estero, perché tale spesa non può rientrare negli importi assolutamente necessari al sostentamento del debitore e della sua famiglia. La RI 1 ritiene ingiustificate anche le spese di trasferta di fr. 250.45, in quanto il debitore abita ora a _ e non più a _ e chiede senza motivazione lo stralcio dei costi del dentista.
4.
Contributi di mantenimento o d’assistenza dovuti per motivi giuridici a persone che vivono fuori dell’economia domestica del debitore sono riconosciuti a condizione che l’escusso provi di averli già versati prima del pignoramento e renda verosimile che li pagherà anche per la durata del pignoramento (cfr. DTF 121 III 22 consid. 3/a; Tabella, punto II/5). Qualora non siano stati accertati giudizialmente, gli obblighi alimentari possono, in principio, entrare in linea di conto nel computo del minimo esistenziale soltanto se l’escusso dimostra che ne sono realizzati i presupposti di legge (vincolo matrimoniale, nesso di filiazione, separazione effettiva, ecc.), se i contributi sono indispensabili al creditore alimentare (p. es. coniuge e/o figli del debitore) ai sensi dell’art. 93 LEF e se sono e saranno effettivamente pagati dal debitore durante l’intero periodo del pignoramento (v. sentenze della CEF 15.2014.43 del 9 ottobre 2014 consid. 4.1, 15.2012.39 del 23 marzo 2012, consid. 5.2 e riferimenti citati).
4.1
Nella fattispecie la beneficiaria dei versamenti di
€
1'000.– mensili effettuati dall’escusso nei mesi di novembre e dicembre del 2015 e nel gennaio del 2016 è _, ossia la sua suocera. Ora, M_ non è tenuto a provvedere al sostentamento di lei né per legge né in base a una decisione giudiziaria. Infatti per l’art. 328 cpv. 1 CC il dovere di mantenimento esiste unicamente tra i parenti in linea ascendente e discendente senza riguardo al grado di parentela. L’elencazione dei beneficiari è esaustiva e per altri parenti e affini (art. 21 CC), tra cui figura anche la suocera, non vi è alcun obbligo di assistenza ai sensi degli art. 328 e 329 CC (
Koller
in: Basler Kommentar zum ZGB, vol. I, 5
a
ed. 2014, n. 6 ad art. 328/329 CC). Ne consegue che ciò che M_ versa alla suocera non può essere computato nel suo minimo di esistenza come spesa indispensabile giusta l’art. 93 LEF, ricordato al riguardo che in linea di massima un eventuale mero obbligo morale oggi non basta più (
vonder Mühll
in: Basler Kommentar, SchKG I, 2
a
ed. 2010, n. 29, 2° capoverso ad art. 93 LEF
).
4.2
D’altronde il debito alimentare di un coniuge nei confronti di un suo parente di norma non fa parte del “debito mantenimento della famiglia” nel senso dell’art. 163 CC, a meno che rientri tra gli obblighi per cui l’altro coniuge (non imparentato con il creditore alimentare) è tenuto a prestare assistenza giusta l’art. 159 cpv. 3 CC (ad. es. P
ichonnaz
in: Commentaire romand, Code civil I, 2010, n. 30 ad art. 163 CC, che rinvia in particolare alla DTF 79 II 140 consid 3/b;
Isenring/Kessler
in: Basler Kommentar, Zivilgesetzbuch I, 5a ed. 2014, n. 18-19 ad art. 163 CC
). Il coniuge non imparentato non ha però alcun obbligo diretto nei confronti del parente dell’altro, ma può solo essere tenuto ad aumentare la propria quota del debito mantenimento della famiglia in modo da permettere all’altro coniuge di assolvere il suo dovere di mantenimento (
Schwander
in: Basler Kommentar, Zivilgesetzbuch I, 5a ed. 2014, n. 12 ad art. 159 CC;
Deschenaux/Steinauer/Baddeley
, Les effets du mariage, Berna 2000, n.
468 e 464).
a)
Nel caso specifico l’escusso deve già sobbarcarsi l’intero debito mantenimento della famiglia, siccome sua moglie non consegue redditi. È pertanto escluso ch’egli possa aumentare la propria quota, sicché già per questo motivo non risulta tenuto per legge a versare alla moglie i fondi necessari per contribuire al mantenimento della suocera.
b)
Oltretutto, per stabilire se una persona viva “in condizioni agiate” tali da obbligarla legalmente a contribuire al sostentamento di un suo parente nel senso dell’art. 328 cpv. 1 CC, occorre tenere conto solo dei propri redditi e attivi, e non anche quelli del coniuge (v. DTF 65 II 128; B
runner
in: Hausheer/Spycher (editori), Handbuch des Unterhaltsrechts, 2
a
ed. 2010, n. 07.73). Ne consegue che nel caso concreto la moglie dell’escusso non è tenuta legalmente a mantenere la propria madre perché non consegue redditi, per tacere del fatto che M_