Decision ID: 14a4d226-947d-551e-ba32-1cf1868c232b
Year: 1996
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_006
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: civil_law

ritenuto
in fatto:
A. Il 4 settembre 1992 il Pretore del Distretto di Lugano ha omologato il concordato con abbandono dell'attivo proposto da _, statuendo che:
- la liquidazione avverrà in conformità delle disposizioni di legge e delle indicazioni della delegazione dei creditori;
- quale liquidatore è designato il sig. _
- la delegazione dei creditori è composta di _, avv. _ e _.
B. Oggetto del reclamo è l'aggiudicazione ai pubblici incanti del fondo part. n._, Sezione _, ad un membro della delegazione dei creditori (_) in comproprietà con la moglie _, per Fr. 180'000.-- a fronte di un valore di stima peritale di Fr.1'650'000.-.
C. Per il reclamante _ l'aggiudicazione è nulla per violazione del divieto di contrarre in proprio da parte di un membro della delegazione dei creditori, per analogia all'art. 11 LEF, ritenuto che:
- la delegazione dei creditori svolge nel concordato con abbandono dell'attivo le stesse funzioni che nella liquidazione fallimentare;
- la delegazione dei creditori "svolge delle funzioni di carattere ufficiale ed in particolare, secondo il presente concordato, è investita del potere di decidere autonomamente le modalità di liquidazione degli attivi consegnati ai creditori";
- "per incompatibilità d'interesse la LEF stabilisce per i funzionari e gli impiegati dell'UEF come pure per l'amministrazione speciale del fallimento il divieto di contrarre in proprio".
D. Il liquidatore _ ha chiesto la reiezione del gravame in ordine e nel merito, atteso che:
- il reclamante manca di legittimazione perché, dal momento dell'omologazione del concordato con abbandono dell'attivo (4 settembre 1992), non è più proprietario del fondo messo all'asta;
- "il liquidatore ha fatto peritare gli immobili dagli arch. _, _ e _ e controperitati dall'arch. _; essendo tutti gli immobili gravati collettivamente da cartelle ipotecarie per Fr. 1'600'000.--, il liquidatore ha richiesto e ottenuto dal creditore ipotecario di quantificare il gravame ipotecario delle singole particelle; quella n._ a _ è stata peritata in Fr. 1'650'000.-- contro gravami ipotecari per Fr. 1'200'000.--";
- il 16 novembre 1994 ha avuto luogo un'asta pubblica volontaria, pubblicizzata "a due riprese su diversi quotidiani ticinesi e sul _ " di _: "le condizioni d'asta prevedevano il piede d'asta a valore peritale, quindi per il mapp. n._ il piede d'asta era di Fr. 1'650'000.--"; non vi è stata aggiudicazione, non solo del fondo oggetto di questo reclamo ma anche degli altri lotti in vendita, tutti con piede d'asta;
- il liquidatore "è riuscito a concludere con i creditori privilegiati (Cassa disoccupazione, AVS, INSAI, LPP) un accordo con il quale questi rinunciavano alla parte dei loro crediti non coperti dal ricavo dell'asta e al privilegio relativo all'importo scoperto, nonché agli interessi maturati durante il periodo della moratoria e della liquidazione";
- il liquidatore "d'accordo con la delegazione dei creditori (art. 316h cpv.2 LEF) ha deciso (...) di adottare per analogia le norme sul fallimento e cioè la vendita ai pubblici incanti" e quindi senza piede d'asta;
- non vi sono stati reclami contro le modalità di vendita "e quindi la mia decisione è divenuta cresciuta in giudicato";
- "l'avviso d'asta è stato pubblicato, oltre che sul FUC, all'albo comunale dei Comuni di _, _, _, _, _ e _ ";
- ai coniugi _ e _ è stato aggiudicato il "mapp. n.5, stima peritale Fr. 1'650'000.--, a Fr. 180'000.--", "in quanto non si riteneva giustificata l'estromissione a partecipare all'asta pubblica del sig. _ visto e considerato che (...) diversamente che nel fallimento dove la procedura deve essere ultimata entro breve termine, il concordato con abbandono dell'attivo sottostà a criteri più commerciali: quelli appunto di raggiungere e ottenere con la realizzazione il miglior risultato possibile", con la possibilità che "i pubblici incanti venissero differiti ai fini di ottenere un miglior ricavo". "La pretesa applicazione per analogia dell'art. 11 LEF sostenuta dal ricorrente non appare condivisibile se non al liquidatore o liquidatori cui competono le facoltà decisionali. Infatti la delegazione dei creditori nel concordato con abbandono dell'attivo svolge una funzione di vigilanza e di controllo sull'operato del liquidatore e quindi il ruolo della predetta delegazione appare simile a quella che svolge la CEF giusta l'art. 13 LEF".
E. Con osservazioni 5 giugno 1996 _ e _ hanno chiesto la reiezione del reclamo in ordine e nel merito, atteso che:
- il reclamante manca di legittimazione perché non è più proprietario del fondo messo all'asta;
- "l'art. 240 LEF si applica unicamente all'amministrazione speciale del fallimento e non agli organi del concordato con abbandono dell'attivo";
- "la responsabilità degli organi del concordato è stabilita in modo chiaro e esaustivo dall'art. 316f LEF";
- "il sig. _ ha acquistato l'immobile non in qualità di membro della delegazione dei creditori ma a titolo privato".
F. Delle osservazioni degli altri due componenti la delegazione dei creditori, del notaio avv. _ e della _ si dirà, per quanto necessario, in seguito.

Considerato
in diritto:
1. Sulla legittimazione processuale del reclamante.
a) Secondo la giurisprudenza e la dottrina, la legittimazione a presentare reclamo è un presupposto processuale che deve essere riconosciuto ad ogni parte lesa nei suoi interessi giuridicamente protetti da una misura dell'organo d’esecuzione, costitutiva almeno di pregiudizio di fatto attuale. Il reclamante deve spiegare, a meno che già risulti evidente, in che misura la decisione impugnata violi i suoi interessi meritevoli di tutela giuridica. Vi è carenza di legittimazione processuale, ad esempio, quando il reclamante è persona completamente estranea all'esecuzione, quando non vanta diritto alcuno sui beni oggetto della realizzazione in corso come pure quando non è toccato nei suoi interessi specifici (cfr. Flavio Cometta, Brevi cenni sulla Legge sulla procedura di reclamo in materia di esecuzione e fallimento, in: RDAT I-1996, p.21-22, n. 3.1.6. lett.a e rif. ivi).
b) Per l'art. 316a cpv.1 primo periodo LEF un concordato con abbandono dell'attivo conferisce ai creditori unicamente il diritto di disporre dei beni del debitore, compreso quello di richiedere ogni iscrizione utile nel registro fondiario. Quando l'omologazione del concordato è divenuta definitiva, il debitore non ha più diritto di disporre dei suoi beni (art. 316d cpv.1 LEF), pur restandone proprietario fino al momento della loro realizzazione in sede di liquidazione concordataria (DTF 80 III 50 cons.1a; Pierre-Robert Gilliéron, Poursuite pour dettes, faillite et concordat, Losanna 1993, p.448, §3).
c) Ne consegue in tutta evidenza la legittimazione al reclamo di _ già nella sua qualità di proprietario del fondo oggetto del gravame, atteso altresì che l'aggiudicazione a vil prezzo di un bene suscettibile di aver determinato i creditori all'accettazione del concordato con abbandono dell'attivo può assumere rilevanza in sede di rivocazione del concordato ex art. 315 e 316 LEF.
2. In via abbondanziale giova rilevare, a futura memoria, che - ove non si desse legittimazione al reclamo di _ - l'applicazione dell'art. 11 LEF, norma di diritto imperativo (cfr. DTF 112 III 66-67), imporrebbe comunque l'intervento d'ufficio della CEF - quale Autorità di vigilanza in senso lato e non come autorità di reclamo - per poter attuare il principio di diritto esecutivo, condiviso da giurisprudenza e dottrina, anche se la LEF non lo menziona espressamente, che vi possono essere violazioni di principi procedurali essenziali, interessanti non solo chi è parte diretta nel procedimento esecutivo bensì anche terzi non noti o la collettività nel suo insieme, non altrimenti sanabili se non con la sanzione della nullità rilevabile in ogni momento e con effetto ex tunc (cfr. Flavio Cometta, La procedura di reclamo avanti le autorità cantonali di vigilanza in materia di esecuzione e fallimenti, in: BlSchK 1989 p.41-42 e nota 6).
3. Organi d'esecuzione del concordato con abbandono dell'attivo sono il liquidatore e la delegazione dei creditori (cfr. Gilliéron, op. cit., p.446-447) che esercitano funzioni di diritto pubblico nell'ambito dell'amministrazione della giustizia, a differenza di quanto avviene nella liquidazione del concordato ordinario post omologazione (cfr. Kurt Amonn, Grundriss des Schuldbetreibungs- und Konkursrechts, 1993, § 55 n.12).
Per l'art. 316a cpv. 1 LEF un concordato con abbandono dell'attivo conferisce ai creditori unicamente il diritto di disporre dei beni del debitore per il tramite del liquidatore, cui competono ex art. 316d cpv. 3 LEF tutti gli atti necessari alla conservazione e alla realizzazione della massa.
Per l'art. 316e cpv. 1 LEF il liquidatore è sottoposto alla vigilanza e al controllo della delegazione dei creditori, atteso che per il cpv. 2 i provvedimenti del liquidatore concernenti la realizzazione dell'attivo vanno impugnati avanti la delegazione dei creditori in prima istanza e solo successivamente è dato reclamo all'Autorità cantonale di vigilanza quale seconda istanza contro la decisione della delegazione dei creditori: ratio del doppio grado di giurisdizione è di evitare all'Autorità cantonale di vigilanza di essere investita da troppe impugnative fondate su questioni di apprezzamento (cfr. CEF 31 gennaio 1989 su reclamo I. G. cons. 1 e 19 aprile 1989 su reclamo I. G. cons. 1; Peter Ludwig, Der Nachlassvertrag mit Vermögensabtretung (Liquidationsvergleich), insbesondere seine Durchführung gemäss Art. 316a ff. SchKG, Berna 1970, p.56).
Ex art. 316f cpv. 1 LEF e conseguente rinvio all'art. 5 LEF, liquidatore e membri della delegazione dei creditori sono responsabili di fronte ad ogni creditore del danno cagionato per colpa propria (cfr. Amonn, op. cit., §55 n.14; Gilliéron, op. cit., p.447; Büchi/Meier/Bosshard, Grundzüge des schweizerischen Schuldbetreibungsrechts, vol. I, 2. ed., Zurigo 1982, p.141).
4. Il liquidatore nel concordato con abbandono dell'attivo è soggetto a tre autorità di vigilanza: la soluzione, discutibile dal profilo dogmatico, introdotta con la codificazione dell'istituto in vigore dal 1. febbraio 1950, permette comunque di risolvere in modo pragmatico tutti i problemi che si pongono in connessione all'attività del liquidatore.