Decision ID: fbd213e7-759c-5d75-b981-080bae3fef5f
Year: 2013
Language: it
Court: TI_TCAS
Chamber: TI_TCAS_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: social_law

ritenuto,
in fatto
1.1. In data 26 marzo 2002, RI 1, allora apprendista montatore elettricista e per questo assicurato presso l’CO 1, giocando a pallacanestro ha riportato una distorsione al ginocchio destro (doc. 1 e 2 fasc. 1).
Per le sequele infortunistiche (lesione del crociato anteriore e contusione ossea al piatto tibiale laterale, cfr. doc. 12 fasc. 1), l’assicurato ha subito diversi interventi chirurgici (e meglio: il 29 aprile 2002, plastica del LCA, doc. 17 fasc. 1; il 25 settembre 2002, artroscopia ginocchio destro con revisione ed asportazione di aderenze, doc. 31 fasc. 1; il 21 luglio 2003, artroscopia con shaving e rimodellamento del legamento crociato anteriore trapiantato e ipertrofico, doc. 56 fasc. 1 e, il 25 marzo 2004, artroscopia, lateral release e scompaginamento della spongiosa intra-rotulea, doc. 66 fasc. 1).
L’assicuratore infortuni ha assunto il caso e ha regolarmente corrisposto le prestazioni di legge.
1.2. A seguito della visita medica dell’11 febbraio 2005 del dr. _ (doc. 116 fasc. 1), l’CO 1 – dopo avere comunicato all’assicurato la sospensione del versamento delle indennità giornaliere a decorrere dal 1° luglio 2005, data a partire dalla quale egli va considerato abile al lavoro al 100% (doc. 120 fasc. 1) - con decisione del 23 febbraio 2005, ha attribuito all’assicurato un’IMI del 10% per tenere conto dei postumi infortunistici (doc. 121 fasc. 1).
Tale decisione è cresciuta in giudicato, dopo il ritiro, in data 10 giugno 2005, dell’opposizione cautelativa interposta dal _ per conto dell’assicurato (doc. 129 fasc. 1).
1.3. L’Ufficio AI, con decisione del 3 novembre 2005, ha assunto i costi di una riformazione professionale dell’assicurato quale impiegato di commercio al dettaglio nell’ambito della vendita di accessori per auto presso la ditta _ di _ dal 1° settembre 2005 al 31 agosto 2007 (doc. 143 fasc. 1).
Con decisione del 17 novembre 2006 - che ha annullato e sostituito la precedente decisione del 3 novembre 2005 - l’Ufficio AI ha assunto i costi di una prima formazione professionale quale magazziniere/venditore di pezzi di ricambio presso il _ dal 1° novembre 2006 al 31 agosto 2007 (doc. 157 fasc. 1).
Terminata con successo la formazione, con progetto di decisione del 24 settembre 2007, l’Ufficio AI ha indicato che “dal rapporto stilato dalla nostra consulente in integrazione professionale risulta che l’assicurato è stato assunto dal _ e dal 1° gennaio 2008 conseguirà un reddito pari a CHF 42'406.--. Considerato come senza il danno alla salute avrebbe potuto conseguire CHF 41'678.--, non vi è alcuna perdita di guadagno per cui l’assicurato è da ritenere convenientemente reintegrato, senza diritto ad una rendita AI” (doc. 163b fasc. 1).
A seguito delle osservazioni presentate dall’assicurato, con decisione del 9 novembre 2007, l’Ufficio AI per gli assicurati residenti all’estero ha osservato di “concordare con il fatto che senza il danno alla salute il signor _ avrebbe potuto conseguire un reddito annuo di CHF 52'247.--. Il grado di invalidità risulta quindi essere pari al 19%. L’assicurato è pertanto da ritenere convenientemente reintegrato, senza diritto a rendita AI” (doc. 169 fasc. 1).
1.4. Con decisione del 21 agosto 2008, l’assicuratore LAINF ha attribuito all’interessato una rendita di invalidità del 25% a contare dal 1° settembre 2007. A seguito tuttavia del miglioramento della capacità lucrativa dell’interessato al termine della riformazione professionale, la rendita di invalidità è stata ridotta al 12% a partire dal 1° giugno 2008 (doc. 189 fasc. 1).
Tale decisione è cresciuta, incontestata, in giudicato, avendo il _, con scritto del 15 ottobre 2008, comunicato all’assicuratore LAINF di “concordare con la vostra decisione del 21 agosto 2008” (doc. 193 fasc. 1).
1.5. In data 2 agosto 2010 l’assicurato ha annunciato una ricaduta, avvenuta il 15 luglio 2010 (doc. 157 fasc. 1).
In data 24 settembre 2010, poi, l’assicurato ha annunciato un nuovo infortunio (incidente stradale), occorsogli l’8 settembre 2010 (doc. 207 fasc. 2).
Il 18 ottobre 2010, l’assicurato è stato nuovamente operato al ginocchio (artroscopia diagnostica con resezione artroscopica ciclope, plastica Noth, condroplastica femoropatellare, cfr. doc. 206 fasc. 2).
Nell’ambito della valutazione della ricaduta, rispettivamente del nuovo infortunio, annunciati dall’assicurato, l’Istituto assicuratore, preso atto della mancata comunicazione da parte dell’interessato del notevole aumento salariale ottenuto a partire dal mese di febbraio 2010 (doc. 224 fasc. 2), con decisione del 12 gennaio 2011, ha stabilito la soppressione della rendita di invalidità a decorrere dal 1° febbraio 2010 e, contestualmente, ha chiesto la restituzione di fr. 4'083.60 versati a torto dal 1° febbraio 2010 al 31 gennaio 2011 (doc. 225 fasc. 2).
A seguito della visita medica di chiusura del 12 marzo 2012, con decisione del 1° ottobre 2012, l’Istituto assicuratore ha accordato all’assicurato una rendita di invalidità del 20% dal 1° giugno 2012.
L’opposizione interposta dall’assicurato è stata respinta dall’CO 1 con decisione su opposizione del 4 dicembre 2012, nella quale l’assicuratore LAINF ha confermato il contenuto della sua prima decisione, sottolineando, da una parte, che i disturbi di natura psichica e quelli al ginocchio sinistro non sono di competenza dell’assicuratore infortuni e, dall’altra, che i postumi infortunistici al ginocchio destro comportano un’inabilità lavorativa del 20% (doc. A).
1.6. Con tempestivo ricorso del 21 gennaio 2013, , rappresentato dall’avv. RA 1, ha contestato la decisione impugnata, chiedendo l’attribuzione di una rendita di invalidità LAINF almeno del 50%, tenuto conto anche delle problematiche di natura psichica dell’interessato (doc. I).
La rappresentante dell’assicurato ha inoltre postulato la concessione dall’assistenza giudiziaria con gratuito patrocinio per la procedura ricorsuale (doc. I).
Sostanzialmente l’assicurato ha contestato, innanzitutto, la decisione dell’assicuratore LAINF di non tenere conto dei suoi disturbi psichici, sottolineando come la CO 1 abbia completamente omesso di svolgere qualsiasi esame medico volto ad appurare se i disturbi psichici siano riconducibili o meno all’infortunio.
Il ricorrente ha, poi, contestato anche la decisione con la quale l’assicuratore ha negato ogni responsabilità con riferimento ai disturbi al ginocchio sinistro, ritenendo che gli stessi “sono sicuramente in nesso causale adeguato con l’infortunio occorso al ginocchio destro”.
Infine, l’assicurato ha criticato il grado di invalidità calcolato dall’Istituto assicuratore, ritenendo che le attività indicate nella decisione impugnate non siano esigibili, dato che non si tratta di professioni da svolgere in posizione seduta e con cambio regolare di posizione e senza dover portare pesi.
Inoltre, a mente della patrocinatrice del ricorrente, l’interessato “non possiede una formazione adeguata per svolgere queste professioni, motivo per il quale affinché egli possa svolgere una di esse dovrebbe nuovamente svolgere una riqualifica da parte dell’AI, come peraltro suggerito proprio dal medico della _ dr. _ nella sua visita di chiusura del 23 marzo 2012” (doc. I).
1.7. In data 31 gennaio 2013, la patrocinatrice del ricorrente ha trasmesso al TCA copia della dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà sottoscritta dall’assicurato, rilevando che “da informazioni da me assunte, in _ il Comune non può certificare in merito ai redditi percepiti dalle persone residenti, motivo per il quale la dichiarazione non è stata vidimata dal Comune”. Ella ha tuttavia aggiunto che, “trattandosi però di un’autocertificazione, il dichiarante incorre in sanzioni penali in caso di dichiarazioni non veritiere” (doc. IV + 1).
1.8. L’CO 1, in risposta, ha postulato un’integrale reiezione dell’impugnativa con argomenti di cui si dirà, per quanto occorra, nei considerandi di diritto (doc. V).
1.9. Con scritto del 1° marzo 2013, l’assicurato ha comunicato al TCA di non avere ulteriori mezzi di prova da presentare al Tribunale (doc. VII).
Questo scritto dell’assicurato è stato trasmesso all’amministrazione (doc. VIII), per conoscenza.

in diritto
In ordine
2.1. La presente vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico ai sensi dell'articolo 49 cpv. 2 della Legge sull’organizzazione giudiziaria (cfr. STF 8C_452/2011 del 12 marzo 2012; STF 8C_855/2010 dell'11 luglio 2011; STF 9C_211/ 2010 del 18 febbraio 2011; STF 9C_792/2007 del 7 novembre 2008; STF H 180/06 e H 183/06 del 21 dicembre 2007; STFA I 707/00 del 21 luglio 2003; STFA H 335/00 del 18 febbraio 2002; STFA H 212/00 del 4 febbraio 2002; STFA H 220/00 del 29 gennaio 2002; STFA U 347/98 del 10 ottobre 2001, pubblicata in RDAT I-2002 pag. 190 seg.; STFA H 304/99 del 22 dicembre 2000; STFA I 623/98 del 26 ottobre 1999).
Nel merito
2.2. Oggetto della lite è l’entità della rendita di invalidità spettante all’assicurato.
Preliminarmente, il TCA é però tenuto a esaminare se l’Istituto assicuratore resistente era legittimato a negare la propria responsabilità relativamente ai disturbi psichici e ai disturbi al ginocchio sinistro lamentati dal ricorrente, oppure no.
2.3.
Disturbi psichici: causalità con l’infortunio del 26 marzo 2002?
2.3.1. Secondo l’art. 6 cpv. 1 LAINF,
per quanto non previsto altrimenti dalla legge, le prestazioni assicurative sono effettuate in caso d’infortuni professionali, d’infortuni non professionali e di malattie professionali.
Il diritto alle prestazioni risultante da un infortunio assicurato presuppone l’esistenza di un
nesso di causalità naturale
tra l’evento dannoso e il danno alla salute. Questa condizione é adempiuta qualora si possa ammettere che, senza l'evento infortunistico, il danno alla salute non si sarebbe potuto verificare o non si sarebbe verificato nello stesso modo. Non occorre, invece, che l'infortunio sia stato la sola o immediata causa del danno alla salute; è sufficiente che l'evento, se del caso unitamente ad altri fattori, abbia comunque provocato un danno all'integrità corporale o psichica dell'assicurato, vale a dire che l'evento appaia come una
conditio sine qua non
del danno. È questione di fatto lo stabilire se tra evento infortunistico e danno alla salute esista un nesso di causalità naturale; su detta questione amministrazione e giudice si determinano secondo il principio della probabilità preponderante - insufficiente essendo l'esistenza di pura possibilità - applicabile generalmente nell'ambito dell'apprezzamento delle prove in materia di assicurazioni sociali (DTF 129 V 177 consid. 3. p. 181, 402 consid. 4.3 p. 406).
2.3.2. Il diritto alle prestazioni assicurative presuppone pure l'esistenza di un
nesso di causalità adeguata
tra l’evento dannoso e il danno alla salute. In caso di danno alla salute fisica, il nesso di causalità adeguata è generalmente ammesso, dal momento in cui é accertata la causalità naturale (cfr. DTF 127 V 102 consid. 5b/bb p. 103). Per contro, la giurisprudenza ha elaborato più criteri per valutare l’adeguatezza del nesso di causalità tra un infortunio e dei disturbi psichici sviluppati successivamente dalla vittima. Essa ha dapprima classificato gli infortuni in tre categorie, a seconda della dinamica: gli infortuni insignificanti o leggeri (per esempio, una caduta o scivolata banale), gli infortuni di media gravità e gli infortuni gravi. Per procedere a tale classificazione, non si deve considerare il modo in cui l’infortunio é stato vissuto dall’interessato ma piuttosto l’evento traumatico in quanto tale da un punto di vista oggettivo. In presenza di un infortunio di media gravità, occorre prendere in considerazione un certo numero di criteri, di cui i più importanti sono:
- le circostanze concomitanti particolarmente drammatiche o la particolare spettacolarità dell'infortunio;
- la gravità o particolare caratteristica delle lesioni lamentate, segnatamente la loro idoneità, secondo l'esperienza, a determinare disturbi psichici;
- la durata eccezionalmente lunga della cura medica;
- i disturbi somatici persistenti;
- la cura medica errata che aggrava notevolmente gli esiti dell'infortunio;
- il decorso sfavorevole della cura e le complicazioni rilevanti intervenute;
- il grado e la durata dell'incapacità lavorativa dovuta alle lesioni fisiche.
Non in ogni caso è necessario che tutti i criteri appena menzionati siano presenti. La presenza di un unico criterio può bastare per ammettere l'adeguatezza del nesso di causalità quando l'infortunio va classificato fra quelli al limite della categoria degli eventi gravi. Per contro, in presenza di un infortunio che si situa al limite di quelli insignificanti o leggeri, le circostanze da considerare devono cumularsi oppure rivestire un'importanza particolare affinché si possa ammettere il carattere adeguato del nesso di causalità (DTF 115 V 140s., consid. 6c/aa e bb e 409s., consid. 5c/aa e bb, 117 V 384, consid. 4c; RAMI 2002 U 449, p. 53ss. consid. 4a).
2.3.3. A proposito della causalità
naturale
, agli atti risultano un referto del 23 gennaio 2012, nel quale il dr. _, medico chirurgo specialista in psichiatria, di _, ha attestato la presenza di “un disturbo psicopatologico definibile secondo i criteri diagnostici del DSM IV come disturbo dell’adattamento ad espressione mista. In effetti, esiti invalidanti di patologia somatica hanno imposto al paziente una traumatica ridefinizione della propria progettualità professionale e più in generale esistenziale, condizionando lo strutturarsi di un quadro clinico disadattativo più sopra descritto” (doc. 273 fasc. 2).
L’Istituto assicuratore ha negato l’esistenza di un nesso di causalità naturale tra i disturbi psichici dell’interessato e l’infortunio rilevando che, secondo la giurisprudenza (STF 8C_531/2007 del 31 luglio 2008), più il tempo di latenza è lungo più è probabile che i disturbi psichici siano estranei all’infortunio (doc. A).
Tale questione non deve essere ulteriormente approfondita dal TCA e può quindi rimanere aperta
(cfr., in proposito, SVR 1995 UV 23, p. 67 consid. 3c; STF U 17/07 del 30 ottobre 2007, consid. 3, U 606/06 del 23 ottobre 2007, consid. 4 e U 299/05 del 28 maggio 2007, consid. 5.2)
,
visto che l’obbligo a prestazioni dell’CO 1 va comunque negato facendo difetto l’adeguatezza,
come ritenuto dall’assicuratore infortuni (cfr. doc. 314 e doc. 322 fasc. 2).
2.3.4.
Nell'esaminare l'adeguatezza del legame causale, bisogna avantutto procedere alla classificazione dell’infortunio occorso al ricorrente.
Nel caso concreto l’assicurato, il 26 marzo 2002, giocando durante l’ora di ginnastica a pallacanestro “ha appoggiato il piede in malo modo procurandosi una distorsione al ginocchio destro” (cfr. doc. 1 fasc. 1).
Nella decisione impugnata, l’CO 1 ha negato l’adeguatezza, evidenziando che la stessa può essere negata a priori dato che l’assicurato è rimasto vittima di un infortunio banale rispettivamente di poca gravità e aggiungendo che, in ogni caso, se anche per ipotesi di lavoro si volesse classificare l’infortunio nella categoria intermedia al limite della categoria inferiore, l’adeguatezza non potrebbe comunque essere ammessa visto che l’unico criterio che potrebbe essere riconosciuto è quello del decorso sfavorevole (doc. A).
Il TCA condivide queste considerazioni dell’assicuratore infortuni.
Nei casi di infortunio insignificante (l'assicurato per esempio ha leggermente battuto la testa o si è slogato il piede) o leggero (egli ha fatto una caduta o scivolata banale) l'esistenza di un nesso di causalità adeguata tra evento ed eventuali disturbi psichici può di regola essere a priori negata. Secondo l'esperienza della vita e ritenute le cognizioni acquisite in materia di medicina degli infortuni, può in effetti essere ammesso, senza dover procedere ad accertamenti psichici particolari, che un infortunio insignificante o leggero non sia di natura tale da provocare un'incapacità lavorativa e di guadagno di origine psichica (cfr., ad esempio,
U 347/01 del 9 gennaio 2003).
Alla luce della dinamica dell’incidente - ritenuto che, come appena esposto, secondo la giurisprudenza, c
omuni cadute e scivolate vanno considerate infortuni leggeri (
DTF 115 V 139
consid. 6a; cfr. anche RAMI 1992 no. U 154 pag. 246, riguardante una caduta durante una partita di calcio) - l
’infortunio occorso all’assicurato va classificato fra gli infortuni leggeri o insignificanti, di modo che l’adeguatezza del nesso di causalità può essere negata a priori (cfr. RAMI 1992 U 154, p. 248s.).
Secondo l'esperienza della vita e ritenute le cognizioni acquisite in materia di medicina degli infortuni, può in effetti essere ammesso, senza dover procedere ad accertamenti psichici particolari, che un infortunio insignificante o leggero non sia di natura tale da provocare un'incapacità lavorativa e di guadagno di origine psichica. A detta regola è possibile derogare soltanto se l'infortunio ha prodotto delle conseguenze dirette e immediate tali da fare apparire un'evoluzione psichica abnorme non più come manifestamente indipendente dall'evento in esame. In tale evenienza, il nesso di causalità adeguata dev'essere esaminato secondo i criteri applicabili agli infortuni di media gravità (RAMI 2003 no. U 489 pag. 360 consid. 4.2, 1998 no. U 297 pag. 243; consid. 8b non pubblicato in RAMI 1990 no. U 98 pag. 195).
Ora, il caso di specie non configura un'eccezione nel senso appena indicato, non avendo l’assicurato
battuto la testa o perso conoscenza e non risultando dai documenti agli atti delle circostanze concomitanti tali da permettere di qualificare l’infortunio di una gravità che va oltre quella presunta, considerata leggera.
Del resto, come correttamente indicato dall’assicuratore LAINF, neppure se si dovesse ammettere l'esistenza di un infortunio di grado medio al limite della categoria inferiore i presupposti per riconoscere il nesso di causalità adeguato sarebbero adempiuti, potendo ammettere l’esistenza unicamente di un decorso sfavorevole.
Non vi è quindi motivo per far esperire una perizia psichiatrica come preteso, a torto, dal ricorrente.
Al riguardo giova osservare che, per costante giurisprudenza, quando l'istruttoria da effettuare d'ufficio conduce l'amministrazione o il giudice, in base ad un apprezzamento coscienzioso delle prove, alla convinzione che la probabilità di determinati fatti deve essere considerata predominante e che altri provvedimenti probatori più non potrebbero modificare il risultato (valutazione anticipata delle prove), si rinuncerà ad assumere altre prove (cfr. STF U 349/06 dell’11 luglio 2007 consid. 6; STFA dell'11 dicembre 2003 nella causa R., U 239/02; STFA del 31 gennaio 2003 nella causa V., H 5/02; STFA del 5 marzo 2003 nella causa G., H 411/01; SVR 2003 IV Nr. 1 pag. 1; STFA dell'11 gennaio 2002 nella causa C., H 102/01; STFA dell'11 gennaio 2002 nella causa C., H 103/01; STFA dell'11 gennaio 2002 nella causa D.SA, H 299/99; STFA del 26 novembre 2001 nella causa R., U 257/01; STFA del 15 novembre 2001 nella causa P., U 82/01; STFA del 28 giugno 2001 nella causa G., I 11/01; RCC 1986 p. 202 consid. 2d; STFA del 27 ottobre 1992 nella causa B.P.; STFA del 13 febbraio 1992 in re O.; STFA del 13 maggio 1991 nella causa A.; STCA del 25 novembre 1991 nella causa M.; F. Gygi, Bundesverwaltungsrechtspflege, 2a ed., pag. 274; U. Kieser, Das Verwaltungsverfahren in der Sozialversicherung, Zurigo 1999, p. 212; Kölz/Häner, Verwaltungsverfahren und Verwaltungsrechtspflege des Bundes, 2a ed., Zurigo 1998, p. 39 e p. 117), senza che ciò costituisca una lesione del diritto di essere sentito sancito dall'art. 29 cpv. 2 Cost. (DTF 124 V 94 consid. 4b, 122 V 162 consid. 1d e sentenza ivi citata).
La problematica psichica non è quindi di pertinenza dell’assicuratore LAINF convenuto e, pertanto, il diritto alla rendita di invalidità va valutato tenendo conto esclusivamente dei postumi infortunistici di natura organica.
2.4.
Disturbi al ginocchio sinistro: causalità con l’infortunio del 26 marzo 2002?
Dalla documentazione agli atti emerge l’esistenza di disturbi anche al ginocchio sinistro.
Nel referto del 16 luglio 2012, il dr. _, spec. FMH in chirurgia ortopedica e traumatologia, ha segnalato l’esistenza di una gonalgia mediale e supero-mediale al ginocchio controlaterale sinistro, con dolori comparsi, secondo l’anamnesi, dopo gli interventi chirurgici al ginocchio destro subiti dall’interessato (doc. 296 fasc. 2).
Dal referto MRI ginocchio sinistro del 18 luglio 2012, risulta una “fessura verticale inferiore del menisco mediale in sede postero-mediale con edema della giunzione menisco-capsulare sovrastante e piccolo versamento articolare” (doc. 298 fasc. 2).
Alla luce degli esiti della RM, il dr. _, con scritto del 20 luglio 2012, ha concluso che “sulla base dei dati anamnestici, clinici e radiologici confermiamo la lesione meniscale per la quale, dal punto di vista ortopedico-chirurgico, entra in considerazione un intervento di artroscopia e resezione meniscale le cui fasi pre-, per- e post-operatorie, vantaggi, svantaggi, rischi e complicazioni sono stati spiegati come pure i tempi di recupero. Non essendo una lesione ampia, probabilmente già presente da diverso tempo, di evoluzione fluttuante, non è escluso che con antiinfiammatori locali e per os possa esserci un miglioramento nella zona dolorosa. In caso di persistenza entra chiaramente in considerazione l’intervento sopramenzionato.” (Doc. 299 fasc. 2)
Nella decisione impugnata, l’assicuratore LAINF ha ritenuto di non dover prendere a carico i disturbi presentati dall’assicurato al ginocchio sinistro, alla luce delle prese di posizione del dr. _ e del dr. _ non contraddette da altre certificazioni mediche di senso contrario (doc. A).
Il TCA condivide queste considerazioni dell’assicuratore infortuni.
Va infatti rilevato che, in data 6 agosto 2012, il dr. Michels ha ritenuto che i disturbi al ginocchio sinistro e il relativo intervento proposto non sono in nesso causale almeno probabile con l’infortunio del 26 marzo 2002, visto che “il sovraccarico della gamba-ginocchio sinistro non spiega la lesione al mensico mediale da questo lato (assicurato nato nel 1983!)” (doc. 303 fasc. 2).
Interpellato nel corso della procedura di opposizione, il dr. _, con apprezzamento dell’8 novembre 2012, ha osservato:
"
Ho rivalutato tutto il dossier e non risulta assolutamente nessun infortunio al ginocchio sinistro. Del resto l’assicurato in data 25.07.2012 dichiara e firma che non ha mai subito un infortunio al ginocchio sinistro. Egli dichiara però che i disturbi sono insorti a causa del sovraccarico perché aveva problemi al ginocchio destro.
Il 16.07.2012 il dr. _ nel suo rapporto di consultazione nell’anamnesi dichiara quanto segue: mi consulta per valutazione considerando che nel momento della fase di dolori a sinistra ha dovuto caricare il destro maggiormente il quale è diventato leggermente più doloroso. Nella discussione si suggerisce di eseguire un bilancio con risonanza magnetica e poi scrive che potrebbe trattarsi semplicemente di un sovraccarico e che la sintomatologia è apparsa in modo fluttuante da dopo l’infortunio in relazione con la zoppia residua provocata dal ginocchio controlaterale destro.
Risulta quindi chiaro che non è tanto il dr. _ ma è l’assicurato che nell’anamnesi dichiara che i disturbi al ginocchio sinistro sarebbero insorti a causa della problematica del ginocchio destro. Nelle conclusioni il dr. _ scrive che questo potrebbe essere possibile, infatti scrive che potrebbe trattarsi semplicemente di sovraccarico.
Il 18.07.2012 viene eseguita una risonanza magnetica del ginocchio sinistro che evidenzia una fessura verticale inferiore del menisco mediale.
Il 20.07.2012 il dr. _ propone eventualmente un intervento ma dice anche che si tratta di una lesione probabilmente presente da molto tempo con evoluzione fluttuante che potrebbe anche essere trattata in modo conservativo. Ora la mera possibilità come annunciato nel primo rapporto del dr. _ non basta per sostenere l’esistenza di un nesso causale, del resto il dr. _ parlava di un eventuale sovraccarico mentre invece la risonanza magnetica ha evidenziato la causa dei dolori al ginocchio sinistro che è stata individuata nella lesione del menisco. Non esiste nessuna letteratura scientifica con la quale si possa sostenere che anche dopo un lungo trattamento per un ginocchio come nel caso dell’assicurato si provocano delle lesioni meniscali al ginocchio controlaterale. Il nesso causale risulta quindi altamente improbabile.”
(Doc. 320 fasc. 2)
Il TCA non ha motivo per distanziarsi da queste considerazioni, precise e ben motivate, del dr. _, sanitario che vanta un’ampia esperienza in materia di medicina infortunistica e assicurativa e secondo cui i dolori lamentati dall’assicurato al ginocchio sinistro hanno un nesso di causalità “altamente improbabile” con l’infortunio del marzo 2002.
Tale conclusione appare tanto più corretta, ritenuto che le considerazioni del dr. _ non sono state sconfessate tramite la presentazione di refertazione specialistica di senso contrario.
2.5.
Entità della rendita di invalidità
2.5.1. Secondo l'art. 18 cpv. 1 LAINF, l'assicurato invalido (art. 8 LPGA) almeno al 10 per cento a seguito d'infortunio ha diritto alla rendita di invalidità.
Secondo l'art. 8 cpv. 1 LPGA, è considerata invalidità l'incapacità al guadagno totale o parziale presumibilmente permanente o di lunga durata.
Il TFA, in una sentenza U 192/03 del 22 giugno 2004, pubblicata in RAMI 2004 U 529, p. 572ss., ha rilevato che l'art. 18 LAINF rinvia direttamente all'art. 8 LPGA; l'art. 8 cpv. 1 LPGA, a sua volta, corrisponde al previgente art. 18 cpv. 2 prima frase LAINF, motivo per il quale occorre concludere che non vi sono stati cambiamenti di rilievo in seguito all'introduzione della LPGA.
Da parte sua, l'art. 16 LPGA prevede, che per valutare il grado d’invalidità, il reddito che l’assicurato invalido potrebbe conseguire esercitando l’attività ragionevolmente esigibile da lui dopo la cura medica e l’eventuale esecuzione di provvedimenti d’integrazione, tenuto conto di una situazione equilibrata del mercato del lavoro, è confrontato con il reddito che egli avrebbe potuto ottenere se non fosse diventato invalido.
L'Alta Corte, nella
sentenza U 192/03 del 22 giugno 2004, citata in precedenza, ha rilevato che anche l'art. 16 LPGA non ha modificato la valutazione del grado di invalidità dell'assicurato previsto dai previgenti art. 28 cpv. 2 LAI e art. 18 cpv. 2 seconda frase LAINF.
Nella stessa pronuncia la nostra Massima Istanza ha quindi concluso che in ambito LAINF la giurisprudenza relativa ai concetti di inabilità lavorativa, inabilità al guadagno e invalidità continua a mantenere la sua validità anche in seguito all'introduzione della LPGA.
Su questi aspetti si veda pure la DTF 130 V 343.
Due sono, dunque, di norma gli elementi costitutivi dell'invalidità:
1. il danno alla salute fisica o psichica (fattore medico)
2. la diminuzione della capacità di guadagno (fattore economico).
Tra il danno alla salute e l'incapacità di guadagno deve inoltre intercorrere un nesso causale adeguato (fattore causale).
Nell'assicurazione obbligatoria contro gli infortuni deve esserci inoltre un nesso causale, naturale ed adeguato, tra il danno alla salute e l'infortunio.
2.5.2. L'invalidità, concetto essenzialmente economico, si misura in base alla riduzione della capacità di guadagno e non secondo il grado di menomazione dello stato di salute.
D'altro canto, poiché l'incapacità di guadagno importa unicamente nella misura in cui dipende da un danno alla salute, la determinazione dell'invalidità presuppone preliminarmente adeguati accertamenti medici che rilevino il danno in questione.
Spetta al medico fornire una precisa descrizione dello stato di salute dell'assicurato e di tracciare un esatto quadro degli impedimenti ch'egli incontra nell'esplicare determinate funzioni.
Il medico indicherà per prima cosa se l'assicurato può ancora svolgere la sua professione, precisando quali sono le controindicazioni in quell'attività e in altre analoghe.
Egli valuterà finalmente il grado dell'incapacità lavorativa che gli impedimenti provocano sia nella professione attuale sia nelle altre relativamente confacenti (cfr., su questi aspetti, la
STFA I 871/02 del 20 aprile 2004 e
la
STFA I 162/01 del 18 marzo 2002).
L'invalidità, proprio perché concetto essenzialmente economico, si misura raffrontando il reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non fosse divenuto invalido con quello ch'egli può tuttora o potrebbe realizzare, benché invalido, sfruttando la residua capacità lavorativa in attività da lui ragionevolmente esigibili, in un mercato del lavoro equilibrato, dopo l'adozione di eventuali provvedimenti integrativi (cfr. art. 16 LPGA).
I due redditi da porre a raffronto sono necessariamente ipotetici. L'ipotesi deve però poggiare su solide basi, avere un fondamento oggettivo.
La giurisprudenza federale ha, più volte, confermato il principio che, nella determinazione dell'invalidità, non c'é la possibilità di fondarsi su una valutazione medico-teorica del danno alla salute dovuto all'infortunio e che occorre, sempre, basarsi sulle conseguenze economiche di tale danno.
Il TFA ha avuto modo di confermare che alla perdita di guadagno effettiva in un rapporto di lavoro stabile si può far capo solo eccezionalmente, se l'assicurato può esaurire pienamente presso la ditta in cui da lungo tempo lavora tutta la sua residua capacità lavorativa (STFA U 25/94 del 30 giugno 1994).
La perdita di guadagno effettiva può corrispondere alla perdita di guadagno computabile soltanto se - le condizioni sono cumulative - ogni riferimento al mercato del lavoro in generale, tenuto conto dei rapporti di lavoro particolarmente stabili, si avvera praticamente inutile, se l'assicurato esercita un'attività ragionevolmente esigibile nella quale si deve considerare che sfrutti al massimo la sua capacità di lavoro residua e se il reddito corrisponde ad una prestazione di lavoro e non ad un salario sociale (RAMI 1991 U 130, p. 270ss. consid. 4a; conferma di giurisprudenza).
Le ragioni, inerenti l'azienda, che rendono impossibile l'utilizzazione ottimale della rimanente capacità di produzione, devono essere considerate soltanto se, sul mercato del lavoro generale, non esiste una possibilità d'impiego, esigibile dall'assicurato, che gli permetterebbe di valorizzare meglio la propria residua capacità di lavoro (RAMI 1991 succitata, consid. 4d).
I. Termine:
reddito da invalido
La misura dell'attività che si può ragionevolmente esigere dall'invalido va valutata in funzione del danno alla salute, avuto riguardo alle circostanze personali come l'età, le attitudini psico-fisiche, l'istruzione, la formazione professionale.
Secondo la giurisprudenza, per la fissazione dei redditi ipotetici, non vanno considerate circostanze che non riguardano l'invalidità vera e propria. Particolarità quali formazione professionale o conoscenza linguistiche carenti hanno, in quest'ambito, rilevanza se sono causa di un reddito inferiore alla media. In tal caso, esse vanno o considerate nella determinazione dei due redditi da porre a confronto o non considerati affatto (RAMI 1993 U 168, p. 97ss., consid. 5a, b).
Nel valutare la possibilità di sfruttare la residua capacità lavorativa e tradurla in capacità di guadagno non si terrà conto di difficoltà contingenti del mercato del lavoro ma ci si collocherà nell'ipotesi di un mercato equilibrato, nella situazione, cioè, in cui offerta e domanda sostanzialmente si controbilancino (cfr. RAMI 1994 U 187, p. 90 consid. 2b; DTF 115 V 133; STFA del 30 giugno 1994 succitata).
Specifica dell'assicurazione obbligatoria contro gli infortuni è la norma di cui all'art. 28 cpv. 4 OAINF:
"
Se a causa della sua età l'assicurato non riprende più un'attività lucrativa dopo l'infortunio o se la diminuzione della capacità di guadagno è essenzialmente dovuta alla sua età avanzata, sono determinanti per valutare il grado d'invalidità i redditi che potrebbe eseguire un assicurato di mezza età vittima di un danno alla salute della stessa gravità."
II. Termine:
reddito conseguibile senza invalidità
:
Nel determinare il reddito conseguibile senza invalidità ci si baserà per quanto possibile sulla situazione antecedente l'infortunio. Se ne ipotizzerà l'evoluzione futura partendo dall'assunto che senza di esso la situazione si sarebbe mantenuta sostanzialmente stabile (cfr. STFA del 15 dicembre 1992 nella causa G.I.M.). Ci si discosterà da questa proiezione solo se le premesse per modifiche di qualche rilievo sono già date al momento dell'infortunio o se particolari circostanze ne rendono il verificarsi altamente probabile (cfr. RAMI 1993 U 168, p. 97ss., consid. 5b; 4a, b).
Il grado di invalidità corrisponde alla differenza, espressa in percentuale, tra il reddito ipotetico conseguibile senza invalidità e quello, non meno ipotetico, conseguibile da invalido
.
2.5.3. Nella concreta evenienza, con la decisione impugnata, l’assicuratore LAINF ha attribuito all’assicurato una rendita di invalidità del 20%. Esso ha in effetti sostenuto che, svolgendo un’attività lavorativa adeguata al suo stato di salute, il ricorrente potrebbe conseguire un reddito di fr. 52’364, che raffrontato al reddito che egli avrebbe potuto percepire, da valido, quale montatore elettricista, di fr. 65’338, porta ad un grado di invalidità del 20%.
Il TCA osserva che, nella fattispecie, l’esigibilità lavorativa, dal profilo medico, è stata valutata dal dr. _, specialista FMH in chirurgia generale e della mano.
In occasione della visita medica di chiusura del 12 marzo 2012, lo specialista in questione, poste le diagnosi di “1. stato dopo rottura e ricostruzione del legamento crociato anteriore del ginocchio destro mediano con terzo medio rotuleo su infortunio del 26.03.2002; 2. persistenti dolori retro patellari con condropatia femororotulea, leggera patella bassa, ipertrofia del corpo Hoffa. I molteplici interventi chirurgici subiti dall’assicurato al ginocchio destro sono descritti nel riassunto degli atti; 3. persistenti dolori al ginocchio destro, condropatia retro patellare ora grado II, III, stato dopo plastica LCA, conflitto anteriore LCA al Notch con ciclope. Limitazione funzionale estensione dopo plastica LCA con legamento patellare nel 2002 e diversi interventi chirurgici ginocchio destro 2002 e 2004 sopradescritti. Stato dopo trauma distorsivo ginocchio destro 26.03.2002. Ultimo intervento chirurgico 18.10.2010: artroscopia diagnostica ginocchio destro con resezione artroscopia ciclope, plastica Notch, condroplastica femoropatellare artroscopia ginocchio destro (dr. _, specialista chirurgia ortopedica FMH)”, ha ritenuto l’assicurato totalmente inabile al lavoro nella precedente attività di montatore-elettricista, per la quale stava svolgendo un apprendistato al momento dell’infortunio, così come nella attività di magazziniere vera e propria svolta presso il _ dopo la riqualifica professionale di venditore al dettaglio e magazziniere assunta dall’AI, ma pienamente abile al lavoro in attività adatte, rispettose delle sue limitazioni funzionali, a partire dal 1° aprile 2012 (doc. 279 fasc. 2).
Il TCA non ha motivo per distanziarsi da queste conclusioni, ben motivate e convincenti, del dr. _, che non vengono smentite dal referto
dell’11 novembre 2011
, prodotto in sede di opposizione, nel quale
il dr. _, medico chirurgo specialista in ortopedia di _ - nonostante abbia indicato che “anche in lavori compatibili al proprio stato di salute vi sia una limitazione del rendimento esigibile. Ritengo pertanto che per lo stato di salute attuale il sig. _ sia gravato da una invalidità quantificabile nel 40%-45%” (doc. 321 fasc. 2) - ha posto i medesimi limiti funzionali già esposti dal dr. _.
Del resto, alla medesima conclusione è anche giunto l’Ufficio AI nel progetto di decisione del 27 luglio 2012 (cfr. doc. 301 fasc. 2).
Pertanto, alla luce di quanto sopra esposto, il TCA ritiene che la valutazione, per quanto concerne l’esigibilità lavorativa, sul mercato generale del lavoro, fornita dal dr. _ - per il quale l’assicurato sarebbe in grado di svolgere un’attività lavorativa principalmente sedentaria (cfr. doc. 279, p. 10, fasc. 2) - può validamente costituire da base al giudizio che è ora chiamato a rendere.
Inoltre, secondo questo Tribunale, le limitazioni funzionali derivanti dal danno alla salute infortunistico non rendono irrealistica la possibilità di reperire, sul mercato generale del lavoro, delle opportunità di impiego.
Va qui rilevato che specialmente nell’ambito industriale, ma anche nel settore delle prestazioni di servizio, vi sono, in effetti, delle attività di mera sorveglianza – fisicamente assai leggere – che non presuppongono particolari attitudini intellettuali e che
possono essere svolte sia in posizione seduta che in piedi (per es. attività d’incasso, d’assemblaggio, di confezione prodotti, di controllo ecc.) con la possibilità anche di variare frequentemente la postura.
È poi
utile segnalare che, secondo la giurisprudenza, se è vero che vanno indicate possibilità di lavoro concrete, all'amministrazione rispettivamente al giudice non vanno poste esigenze esagerate. È infatti sufficiente che gli accertamenti esperiti permettano di fissare in maniera attendibile il grado di invalidità. In proposito, va rilevato che il TFA ha in particolare già ritenuto corretto il rinvio ad attività nel settore industriale e commerciale, composto di lavori leggeri di montaggio, compiti di controllo e sorveglianza (cfr. DTF 119 V 347; VSI 1998 p. 296 consid. 3b; STFA del 25 febbraio 2003, U 329/01, consid. 4.7).
Il Tribunale federale ha nuovamente avuto occasione di richiamare la sua giurisprudenza nella STF 8C_399/2007 del 23 aprile 2008, con la quale ha confermato la STCA 35.2007.42 del 21 giugno 2007, osservando:
"
8.2 Come rettamente rilevato dal Presidente del Tribunale cantonale, tuttavia, la questione se la capacità lavorativa in posizione prevalentemente eretta risulta effettivamente ridotta non va risolta in questa sede. In effetti in considerazione dell'ampio ventaglio di attività semplici e ripetitive contemplate dai settori della produzione e dei servizi (cfr. ISS, livello di esigenze 4, tabella TA1) - un numero significativo di queste attività sono infatti di natura leggera, permettono di alternare la posizione e sono pertanto adatte al danno alla salute presentato dall'assicurato (v. per analogia la sentenza del Tribunale federale delle assicurazioni I 324/00 del 5 giugno 2001, consid. 2b) - la Corte ha già ripetutamente statuito, in casi con limitazioni funzionali analoghe, che esiste un mercato del lavoro sufficiente in cui realizzare la propria capacità lavorativa residua (consid. 2b non pubblicato della
sentenza
DTF 119 V 347
;
VSI 1998 pag. 296 consid. 3b; si veda anche la sentenza del Tribunale federale delle assicurazioni I 401/01 del 4 aprile 2002, consid. 4c). Si tratta segnatamente del mercato occupazionale per personale non qualificato o semi qualificato (RCC 1989 pag. 331 consid. 4a), in cui vi è una sufficiente offerta di occupazioni, in particolare nell'industria, in cui possono venir eseguite mansioni di sorveglianza e controllo, che non comportano aggravi fisici e che consentono il cambiamento frequente di posizione (RCC 1980 pag. 482 consid. 2; cfr. inoltre la sentenza del Tribunale federale delle assicurazioni U 329/01 del 25 febbraio 2003, consid. 4.7).”
2.5.4.
Si tratta ora di valutare le conseguenze economiche del danno alla salute infortunistico.
Quanto al
reddito da valido
,
secondo l’assicuratore infortuni resistente, senza il danno alla salute, RI 1, nel 2012, quale montatore elettricista con AFC
, a partire dal sesto anno dopo la conclusione del tirocinio, avrebbe realizzato un guadagno annuo pari a fr. 65’338 (fr. 5'026 x 13., cfr. doc. 306 fasc. 2).
Questo dato, non contestato e desunto dai dati di cui al CCL di categoria (cfr. allegato al doc. 306 fasc. 2), può senz’altro essere fatto proprio dal TCA.
2.5.5. Per quanto riguarda il
reddito da invalido
, la giurisprudenza federale si fonda sui criteri fissati nelle sentenze pubblicate in DTF 126 V 75 seg. e in DTF 129 V 472 seg.
Nella prima sentenza di principio la Corte ha stabilito che ai fini della determinazione del reddito da invalido fa stato in primo luogo la situazione professionale e salariale concreta dell'interessato,
a condizione però che quest'ultimo sfrutti in maniera completa e ragionevole la capacità lavorativa residua e che il reddito derivante dall'attività effettivamente svolta sia adeguato e non costituisca un salario sociale ("Soziallohn") (DTF 126 V 76 consid. 3b/aa e riferimenti)
. Qualora difettino indicazioni economiche effettive, possono, conformemente alla giurisprudenza, essere ritenuti i dati forniti dalle statistiche salariali. La questione di sapere se e in quale misura al caso i salari fondati su dati statistici debbano essere ridotti dipende dall'insieme delle circostanze personali e professionali del caso concreto (limitazione addebitabile al danno alla salute, età, anni di servizio, nazionalità e tipo di permesso di dimora, grado di occupazione), criteri questi che l'amministrazione è tenuta a valutare globalmente. La Corte ha precisato, al riguardo, come una deduzione massima del 25% del salario statistico permettesse di tener conto delle varie particolarità suscettibili di influire sul reddito del lavoro. Il Tribunale federale delle assicurazioni ha poi ancora rilevato, nella medesima sentenza, che, chiamato a pronunciarsi sulla deduzione globale, la quale procede da una stima che l'amministrazione deve succintamente motivare, il giudice non può senza valido motivo sostituire il suo apprezzamento a quello degli organi dell'assicurazione.
Nella seconda sentenza di principio il TFA ha in particolare fissato i criteri da adempiere affinché il reddito da invalido possa essere validamente determinato sulla base dei salari DPL.
In quella sede, la nostra Corte federale ha rilevato che, oltre a produrre almeno cinque DPL, l’assicuratore infortuni è tenuto a fornire indicazioni sul numero totale dei posti di lavoro entranti in linea di considerazione a dipendenza dell’impedimento concreto, come pure sul salario più elevato, su quello più basso, nonché su quello medio del gruppo cui è fatto riferimento.
2.5.6.
Nel caso in esame, per determinare il reddito ancora esigibile dall'insorgente, l'assicuratore LAINF resistente ha compiuto in sede amministrativa degli accertamenti presso cinque aziende ticinesi. L’CO 1 ha indicato che dai medesimi risulta che nelle attività leggere che il ricorrente sarebbe in grado di esercitare tenuto conto dei postumi infortunistici residuali - e meglio operaio orologiero presso la _ di _, raffilatore presso la _ di _, preparatore di cioccolata presso la _ di _, aiuto montatore elettricista presso la _ di _, assistente amministrativo (impiegato) P_ di _ - i dipendenti di tali ditte percepivano in media, nel 2012, un reddito annuo pari a
fr. 52'363.60
(cfr. doc. 307 fasc. 2).
D’altro canto, sempre in conformità alla giurisprudenza evocata sopra,
l'assicuratore infortuni ha fornito informazioni sul numero globale dei posti di lavoro che entrano in linea di conto alla luce degli impedimenti presentati dall'assicurato, sul salario massimo e minimo, così come sul salario medio.
In effetti, dalla tabella prodotta in allegato al doc. 307 fasc 2 si evince che sono 62 i posti di lavoro che entrano in considerazione, che i salari minimo e massimo ammontano, rispettivamente, a fr. 32’499.-- e a fr. 74’522.--, e infine che quello medio è di fr. 49’808.--.
Il TCA constata che il valore considerato dall’assicuratore LAINF convenuto (fr. 52’363.60) è superiore del 4.88% rispetto alla media dei salari medi (fr. 49’808).
In base alla giurisprudenza federale, ciò non è però sufficiente per dubitare della rappresentatività del reddito da invalido stabilito in base alle DPL (cfr. STF 8C_960/2012 del 23 gennaio 2013; 8C_799/2012 del 15 gennaio 2013; SVR 2012 UV Nr. 26; STCA 35.2012.90 del 18 aprile 2013).
In effetti, in una sentenza U 594/06 del 26 aprile 2007, l’Alta Corte è pervenuta a questa stessa conclusione trattandosi di una differenza dell’8% circa (cfr., pure, la STCA 35.2005.90 del 22 maggio 2006 consid. 2.9., in cui questo Tribunale ha deciso di fare propria la prassi dell’CO 1 secondo la quale sono di principio tollerati scostamenti
sino al 10%
; STCA 35.2012.77 del 29 gennaio 2013, confermata dal Tribunale federale con STF 8C_184/2013 del 7 giugno 2013, nella quale è stato ritenuto corretto il reddito da invalido fissato dall’assicuratore LAINF convenuto secondo le DPL, superiore del
2.12%
rispetto alla media dei salari medi).
Contrariamente a quanto asserito in sede ricorsuale dal patrocinatore del ricorrente – secondo il quale “il confronto dei redditi deve dunque essere eseguito con una professione in cui il signor RI 1 può rimanere in posizione seduta con cambio di posizione regolare e senza porto di pesi. le professioni indicate nella decisione non soddisfano questi requisiti” (doc. I) - il TCA ritiene che i cinque posti di lavoro di cui alle DPL segnalati dall’amministrazione siano rispettosi delle limitazioni funzionali descritte dal dr. _: si tratta, infatti, di impieghi leggeri, da svolgere prettamente in posizione sedentaria e con possibilità di svolgere anche parte del lavoro in piedi (cfr. documentazione allegata al doc. 307 fasc. 2).
Inoltre, a proposito dell’altra critica ricorsuale secondo la quale l’assicurato “non possiede una formazione adeguata per svolgere queste professioni” (doc. I), il TCA evidenzia che tutti e cinque i posti di lavoro indicati dall’amministrazione non presuppongono particolari requisiti di formazione, ma richiedono solo la conclusione della scuola dell’obbligo (cfr. documentazione allegata al doc. 307 fasc. 2).
In conclusione - assodato che i cinque posti di lavoro segnalati dall’amministrazione rispettano le limitazioni funzionali descritte nella documentazione medica agli atti - il reddito da invalido è stato validamente determinato in base alle DPL.
Esso ammonta a
fr. 52'363.60
.
Decurtazioni sul reddito da invalido stabilito in applicazione delle DPL non possono entrare in linea di conto, considerato il sistema stesso su cui si fonda questa modalità di fissazione del reddito (cfr. DTF 129 V 472, consid. 4.2.3).
Il grado di invalidità del ricorrente - stabilito confrontando i fr. 52'363.60 al reddito che egli avrebbe potuto conseguire se non fosse intervenuto l’infortunio, e cioè fr. 65’338 (cfr. consid. 2.5.4.)
- è del 19.86%, arrotondato al 20% secondo la giurisprudenza di cui alla DTF 130 V 121, consid. 3.2. = SVR 2004 UV Nr. 11 p. 41 (cfr. anche SVR 2004 UV Nr. 12 p. 44 in cui il TFA ha stabilito che la giurisprudenza appena menzionata, secondo la quale il risultato aritmeticamente esatto del grado di invalidità va arrotondato per eccesso o per difetto alla prossima cifra espressa in percentuale intera secondo le regole applicabili in matematica, è applicabile immediatamente, nel senso che essa si estende a decisioni contestate che, dal punto di vista temporale, sono state emanate prima della pubblicazione della sentenza in questione), così come calcolato dall’amministrazione.
Visto che, con la decisione su opposizione impugnata, l’CO 1 ha riconosciuto a RI 1 una rendita di invalidità proprio del 20%, il suo ricorso deve essere respinto.
2.6. L’assicurato ha formulato istanza di assistenza giudiziaria tendente all’esenzione dalle tasse e spese processuali e all’ammissione al gratuito patrocinio (cfr. art. 3 cpv. 1 LAG, nel tenore in vigore dal 1° gennaio 2011).
I presupposti (cumulativi) per la concessione dell’assistenza giudiziaria sono in principio dati se l’istante si trova nel bisogno, se l’intervento dell’avvocato è necessario o perlomeno indicato e se il processo non è palesemente privo di esito positivo (DTF 125 V 202 consid. 4a, 372 consid. 5b e riferimenti).
Tenuto conto dei dati che risultano dalla dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà del 30 gennaio 2013 (dalla quale emerge, in particolare, che l’assicurato non percepisce alcun altro reddito all’infuori della rendita di invalidità del 20% della CO 1, pari a fr. 600 mensili, cfr. doc. IV/1), RI 1 deve essere considerato indigente,
posto che il costo della vita in _, perlomeno nella fascia di confine, non è significativamente inferiore a quello che vige nel Cantone Ticino.
Visto che anche le altre due condizioni poste da legge e giurisprudenza appaiono adempiute, l'istanza tendente alla concessione dell'assistenza giudiziaria va accolta riservato l'eventuale obbligo di rimborso, qualora la situazione economica dell'assicurato dovesse più tardi migliorare (cfr. art. 61 lett. f LPGA; U. Kieser, op. cit., ad art. 61, n. 93; art. 9 Lag; relativamente al gratuito patrocinio nella procedura davanti al TFA cfr. art. 152 cpv. 3 OG; STFA del 4 maggio 2004 nella causa S., K 146/03, consid. 7.1.; STFA del 15 luglio 2003 nella causa S., I 569/02, consid. 5; STFA del 23 maggio 2002 nella causa D., U 234/00, consid. 5a, parzialmente pubblicata in DTF 128 V 174; DTF 124 V 301, consid. 6).