Decision ID: c2f85210-a663-5598-b0e0-152624367da3
Year: 1996
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: civil_law

in fatto
:
A.
_ (1990) è nata dalla relazione fra _ e _ _. Essa è stata affidata subito dopo la nascita, con il consenso della madre, alla nonna materna _ _, e in suo favore è stata istituita dalla Delegazione tutoria di _ il 4 aprile 1991 una curatela educativa ai sensi dell’art. 308 CC. Con lo stesso provvedimento la Delegazione tutoria ha stabilito in favore di _ _ una curatela amministrativa ai sensi dell’art. 393 n. 2 CC. Quest’ultima misura è stata chiusa con deliberazione 5 aprile 1995 della Delegazione tutoria di Pregassona, in seguito al matrimonio di _ con _.
B.
_ ha chiesto con istanza il 14 settembre 1995 di privare _ dell’autorità parentale sulla figlia _, adducendo che la madre non si occupa della bambina e che la situazione attuale, fonte di difficoltà amministrative e finanziarie, provoca disguidi.
Esperita l’istruttoria, durante la quale è stata sentita _ _ ed è stato presentato un dettagliato rapporto del Servizio sociale di _, la Divisione degli interni del Dipartimento delle istituzioni ha respinto l’istanza con decisione 11 marzo 1996 e ha posto la tassa di giustizia di fr. 300.– a carico di _ Scala.
C.
L’istante è insorta il 15 aprile 1996 con un ricorso nel quale chiede di annullare la decisione 11 marzo 1996 e di nominarla tutrice di _, in via subordinata di designarla curatrice, in via ancora più subordinata di designare quale curatrice la signora _.
D.
Con osservazioni del 17 maggio 1996 la Divisione degli interni chiede di dichiarare irricevibile il ricorso, subordinatamente di respingerlo. Nelle osservazioni del 22 maggio 1996 la curatrice di _ rileva che la designazione del tutore, rispettivamente del curatore, compete alla Delegazione tutoria. _, dal canto suo, non ha presentato osservazioni.

Considerando
in diritto:
1.
Vi è dapprima da rilevare, in ordine, che il gravame non è ricevibile nella misura in cui la ricorrente chiede la propria designazione quale tutrice, subordinatamente curatrice, in via ancora più subordinata la designazione di una terza persona quale curatrice della bambina. La nomina del tutore e del curatore compete alla Delegazione tutoria (art. 2 del regolamento sulle tutele e le curatele) e contro la decisione di quest’ultima autorità è dato ricorso entro 10 giorni all’autorità di vigilanza sulle tutele, ossia alla Divisione degli interni (art. 92 del regolamento sulle tutele e curatele). Il Tribunale d’appello non è competente per statuire sulla nomina di tutori e curatori. Su questo punto il ricorso è pertanto irricevibile.
Per il resto, contrariamente all’opinione della Divisione degli interni, il gravame adempie i requisiti formali previsti dalla legge. La giurisprudenza ha già avuto modo di stabilire che la sanzione della nullità prevista dall'art. 309 cpv. 5 CPC va applicata con cautela: anche se non adempie in modo preciso le esigenze formali stabilite dalla legge, l’appello è ricevibile se dal suo contenuto emerge chiaramente l’intenzione di impugnare la decisione di primo grado, dal contesto si desumono i motivi a sostegno del ricorso e l’insufficienza formale non reca pregiudizio alla controparte (Rep. 1986 pag. 272, 1985 pag. 338 in alto). Il ricorso di _ denota senza equivoco la volontà di far annullare la decisione 11 marzo 1996 della Divisione degli interni e di privare _ dell’autorità parentale. La richiesta di giudizio è quindi sufficientemente chiara e l’ambito della contestazione non dà adito a dubbi. In tale misura il gravame è dunque ammissibile.
2.
Giusta l’art. 301 cpv. 1 CC i genitori, in considerazione del bene del figlio, ne dirigono le cure e l’educazione e, riservata la sua capacità, prendono le decisioni necessarie. L’autorità parentale è il potere legale dei genitori di prendere tutte le decisioni necessarie per il figlio; essa costituisce la base giuridica dei genitori per l’educazione e la rappresentanza e l’amministrazione dei beni del figlio stesso (
Hegnauer
, Droit suisse de la filiation, 3
a
ed. Berna 1990, pag. 164). Per l’art. 311 CC se altre misure di protezione del figlio (art. 307 e segg. CC) sono rimaste infruttuose o sembrano a priori insufficienti, l’autorità di vigilanza sulle tutele priva i genitori della loro autorità quando per inesperienza, malattia, infermità, assenza o analoghi motivi non sono in grado di esercitarla debitamente (cpv. 1 n. 1). Inoltre la privazione dell’autorità parentale può essere pronunciata quando i genitori non si sono curati seriamente del figlio o hanno violato gravemente i loro doveri nei suoi confronti (cpv. 1 n. 2). L’applicazione di questa norma presuppone un rigoroso apprezzamento di tutte le circostanze, la revoca dell’autorità parentale configurando la perdita di un diritto della personalità, ed è ammissibile solo se altre misure per la protezione del figlio appaiono d’acchito insufficienti: il principio della proporzionalità dell’intervento impone in tutti i casi un’attenzione particolare (DTF 119 II 11 consid. 4a con riferimenti dottrinali).
3.
Nel caso in esame in favore della minore _ sono già state prese diverse misure di protezione. Poco dopo la nascita essa è stata affidata, con il consenso della madre, alle cure della nonna materna e il 4 aprile 1991 è stata istituita una curatela educativa ai sensi dell’art. 308 CC. La nonna affidataria ha chiesto il 14 settembre 1995 all’autorità di vigilanza sulle tutele di privare la figlia _ dell’autorità parentale, sostenendo che quest’ultima non si occupava della bambina, se non durante le visite, non pagava il mantenimento e tratteneva le indennità versate dalla cassa-malati. Inoltre si erano verificati disguidi amministrativi con la Delegazione tutoria di Pregassona in merito alla frequenza scolastica, di modo che la situazione era divenuta intollerabile. L’autorità di vigilanza sulle tutele ha istruito il caso e ha proceduto all’audizione della madre _. La madre della bambina ha confermato di essere d’accordo con l’affidamento di _ alla propria madre, ma si è opposta alla privazione dell’autorità parentale, ritenendola una misura eccessiva. Il Servizio sociale cantonale ha allestito il 28 novembre 1995 un dettagliato rapporto sulla situazione della bambina. Sulla base degli elementi raccolti nel corso dell’istruttoria, la Divisione degli interni ha deciso l’11 marzo 1996 di respingere l’istanza, non essendo necessaria la privazione dell’autorità parentale a protezione della bambina.
La ricorrente ribadisce che la titolare dell’autorità parentale non è in grado di assumersi gli oneri richiesti per l’educazione della bambina e che solo attribuendo la tutela a chi si occupa concretamente da anni di _ si possono risolvere i problemi amministrativi e finanziari denunciati.
4.
È incontestato che la convenuta non è attualmente in grado di occuparsi della figlia né di provvedere al suo mantenimento. _ è stata collocata presso la nonna materna, con il consenso della madre e l’autorizzazione del Dipartimento delle opere sociali. Il collocamento e la curatela educativa prevista dall'art. 308 CC permettono di ovviare all’incapacità educativa della madre senza che sia necessario privare quest’ultima dell’autorità parentale. La ricorrente espone invero diffusi timori per il futuro della bambina nell’eventualità che il marito della madre decida di rientrare nel Kosovo, suo paese d’origine. A prescindere dal fatto che tale rientro non sembra previsto in un prossimo futuro, non è nemmeno certo che il patrigno intenda occuparsi di _ e integrarla nella propria famiglia (cfr. rapporto 28 novembre 1995 pag. 3). I timori della ricorrente sono dunque prematuri e non giustificano per il momento l’adozione di ulteriori misure di protezione in favore della bambina, tanto più che queste possono sempre essere adattate alla modificazione delle circostanze (art. 313 cpv. 1 CC).
Né basta alla pronuncia della privazione dell’autorità parentale, misura estrema e da adottare solo come ultima possibilità, l’esistenza di problemi amministrativi. I disguidi lamentati dalla ricorrente si riferiscono all’incasso di rimborsi della cassa-malati e al pagamento della retta scolastica. La stessa ricorrente ammette che il problema della retta scolastica si è nel frattempo risolto (pag. 3 del ricorso). A detta della curatrice i problemi finanziari e amministrativi sono stati regolati dopo diversi incontri con l’affidataria e i vari servizi statali: la nonna riceve dall’Ufficio di assistenza una retta di affidamento (art. 7 Legge per la protezione della maternità, dell’infanzia, della fanciullezza e dell’adolescenza, RL 6.4.2.1) e l’Ufficio di assistenza garantisce la copertura dei costi di cassa-malati. Le eventuali divergenze, comunque, non riguardano la titolare dell’autorità parentale, ma scaturiscono da incomprensioni tra la nonna affidataria e la curatrice della bambina, alla quale la madre è estranea. Tali difficoltà, peraltro relative a problemi puntuali e concreti quali il pagamento della retta scolastica e la copertura delle spese mediche, possono essere risolte migliorando la collaborazione tra l’affidataria e la curatrice, se del caso con l’intervento della Delegazione tutoria per delimitare in modo chiaro l’ambito di azione di entrambe. Non vi è quindi motivo, attualmente, di privare la madre dell’autorità parentale.
Quest’ultima non ostacola infatti l’operato dell’affidataria, alla quale apparentemente delega ogni responsabilità per tutto quanto riguarda la bambina, né interferisce con l’attività della curatrice. Non vi sono d’altra parte problemi di rapporti personali, dal momento che _ si reca regolarmente dalla madre nei fine settimana e che tali contatti sono accettati e favoriti - in una certa qual misura - dall’affidataria. Occorre rilevare, a ogni buon conto, che l’affidamento di _ alla nonna e i rapporti con la madre presentano aspetti non ancora completamente chiariti, come risulta dal rapporto del Servizio sociale. L’assistente sociale suggerisce infatti di approfondire gli aspetti familiari e i conflitti latenti fra la ricorrente e la propria figlia, con l’aiuto del Servizio medico-psicologico, prima di proporre eventuali altre misure di protezione nell’interesse della bambina.
In siffatte circostanze la privazione dell’autorità parentale non si giustifica a tutela di _, che per il momento dispone di adeguati strumenti di protezione, quali l’affidamento alla nonna materna e la curatela educativa. Semmai occorrerà delimitare in modo preciso le rispettive competenze dell’affidataria e della curatrice, in modo da evitare incomprensioni e disguidi amministrativi. Il ricorso deve dunque essere respinto e la decisione impugnata confermata.
5.
Gli oneri processuali seguono la soccombenza (art. 148 cpv. 1 CPC) e sono quindi a carico della ricorrente. Non si giustifica, in concreto, di attribuire ripetibili a _, che non ha presentato osservazioni all’appello. Per quel che concerne il Dipartimento degli interni, i servizi amministrativi statali hanno agito nell’ambito della loro normale attività e non possono quindi chiedere indennità per ripetibili (cfr. l’art. 159 cpv. 2 in fine OG per analogia). La curatrice, infine, è già rimunerata come funzionaria dall’ente pubblico e si può pertanto prescindere dall’attribuirle ripetibili.