Decision ID: bcbdc546-c38a-5931-bdb9-453637973eaa
Year: 2020
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_002
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: civil_law

pretesa avversata dai convenuti, ritenuto che PA 2 e AO 1 hanno
altresì contestato la loro legittimazione passiva;
vista la decisione 28 ottobre 2019 con cui il Pretore aggiunto ha accolto la petizione nei
confronti di PI 1 e l’ha respinta per quanto riguarda
gli altri due convenuti, per assenza di legittimazione passiva;
appellante l’attrice
con appello 29 novembre 2019, con cui ha chiesto la riforma del
querelato giudizio nel senso di accogliere la petizione anche nei confronti di AO 1
, protestando spese e ripetibili di entrambe le sedi;
mentre AO 1 con risposta 21 febbraio 2020 ha postulato la reiezione del
gravame, pure con protesta di spese e ripetibili;
letti ed esaminati gli atti e i documenti prodotti;
ritenuto
in fatto:
A.
La societàAP 1 (il cui amministratore unico è l’ing. _ Z_) si è occupata in diverse occasioni della registrazione e della gestione di brevetti intestati alla società portoghese PI 1 (doc. F e 7) a fronte di una relazione contrattuale istauratasi negli anni ’90.
B.
Previo ottenimento dell’autorizzazione ad agire, con petizione
24 giugno 2016 AP 1 ha chiesto alla Pretura del
Distretto di Lugano, sezione 1, di condannare
in solido PI 1 (qui di seguito “PI 1”), AO 1 e PI 2 al pagamento
di fr. 37'100.-
oltre
interessi al 5% dal 12 settembre 2005 a fronte di 8 fatture emesse fra marzo e settembre 2005 rimaste insolute (doc. G-O). Per fondare l’invocato rapporto di solidarietà l’attrice ha evidenziato di avere sempre ricevuto istruzioni, nell’ambito degli incarichi a lei conferiti, dal dott. AO 1 e dall’avv. PA 2, mentre PI 1 sarebbe stata il semplice costrutto societario utilizzato dagli altri due convenuti per l’intestazione formale dei brevetti.
C.
Il 25 luglio 2016 l’avv. PA 2 ha sollevato l’eccezione della sua assente legittimazione passiva, appellandosi inoltre al segreto professionale e chiedendo la sua estromissione dalla procedura, ciò che a suo dire avrebbe anche comportato l’incompetenza territoriale della Pretura. Il Pretore ha dichiarato l’istanza inammissibile con decisione del 16 settembre 2016.
D.
Con risposta 19 ottobre 2016 i tre convenuti congiuntamente si sono opposti alla petizione. Essi hanno eccepito l’assenza di legittimazione passiva di AO 1 e PA 2 (quest’ultimo unico fra i convenuti ad essere domiciliato in Svizzera), l’incompetenza territoriale della Pretura di Lugano, la mancata legittimazione attiva dell’attrice e la prescrizione della pretesa azionata, contestandone altresì il buon fondamento per carente svolgimento delle prestazioni.
In particolare, in merito alla legittimazione passiva, i convenuti hanno osservato che PI 1, società di diritto portoghese fondata da un gruppo industriale italiano (il “Gruppo T_”, facente capo ad _ T_), sarebbe l’unica e sola controparte contrattuale dell’attrice e proprietaria del brevetto di cui trattasi, ritenuto inoltre che le fatture in esame sono intestate unicamente alla medesima. PI 2 e AO 1 si sarebbero invece limitati a collaborare con la società portoghese sulla base di specifici accordi sottoscritti con la medesima, in virtù dei quali essi sono intervenuti nella gestione del mandato oggetto della presente controversia.
E.
Con replica 13 dicembre 2016 e duplica 1° febbraio 2017 le parti hanno ulteriormente sostanziato le proprie antitetiche posizioni, contestando quelle avverse.
F.
Dopo l’esperimento dell’istruttoria e la produzione degli allegati conclusivi scritti, con decisione 28 ottobre 2019 il Pretore aggiunto ha accolto la petizione nei confronti di PI 1 (con seguito di spese e ripetibili a carico di quest’ultima) e l’ha respinta per quanto riguarda gli altri due convenuti (con seguito di spese e ripetibili a carico dell’attrice).
G.
Con atto di appello 29 novembre 2019 l’attrice si è aggravata contro il suddetto giudizio, postulandone la riforma nel senso di
accogliere la petizione anche nei confronti di AO 1 e di condannarlo dunque solidalmente al pagamento dell’importo di fr. 37'100.-.
H.
Dei tre convenuti di cui alla procedura di prima sede, solo AO 1 ha presentato una risposta all’appello in data 21 febbraio 2020, postulando la reiezione del gravame.
E considerato

in diritto:
1.
L’art. 308 cpv. 1 lett. a CPC prevede che sono impugnabili mediante appello le decisioni finali di prima istanza, posto che in caso di controversie patrimoniali il valore litigioso secondo l'ultima conclusione riconosciuta nella decisione sia di almeno fr. 10'000.- (cpv. 2). Nella fattispecie tale valore supera pacificamente la soglia testé menzionata. I termini di impugnazione e risposta sono di 30 giorni (art. 311 e 312 CPC). Nel caso concreto l’appello 29 novembre 2019 contro la decisione
30 novembre 2020
è tempestivo, così come è tempestiva la risposta all’appello 21 febbraio 2020.
2.
L’atto di appello deve contenere i motivi di fatto e di diritto sui quali si fonda ed essere motivato (art. 310 e 311 cpv. 1 CPC). L’appellante deve spiegare non perché le sue argomentazioni siano fondate, ma perché sarebbero erronee o censurabili le motivazioni del Pretore aggiunto. Egli non può dunque limitarsi a proporre una propria tesi e una propria lettura dei fatti, bensì deve offrire critiche puntuali, esplicite e circostanziate, poiché l'autorità di appello deve essere messa nella misura di comprendere agevolmente le censure ricorsuali, pena l’irricevibilità delle medesime.
3.
Con la decisione impugnata, il giudice di prima sede ha dapprima respinto l’eccezione di incompetenza territoriale e di prescrizione sollevata dai convenuti, rilevando poi in sintesi che PI 1 è chiaramente la mandante dell’attrice, che lo svolgimento delle prestazioni di cui alle fatture non è stato contestato e che l’asserita carente esecuzione del mandato non è stata dimostrata. Di qui la sua condanna al pagamento dell’importo azionato.
4.
Per quanto riguarda il ruolo di PI 2 e AO 1, il Pretore aggiunto ha accertato che il loro compito era di fornire consulenza alla società convenuta, il primo di natura legale e il secondo di natura tecnica (organizzativa e di marketing). Fra essi e l’attrice non è stato concluso alcun mandato in forma scritta, potendosi altresì escludere la conclusione di un mandato in forma tacita secondo il principio dell’affidamento (art. 18 CO). Difatti, posto che non emerge dagli atti alcuna volontà soggettiva comune in tal senso, l’attrice non poteva oggettivamente e in buona fede comprendere che la posizione delle persone suddette fosse quella di mandanti: la loro funzione di consulenti e di rappresentanti della società non poteva sfuggirle (essendo la stessa professionista del ramo), poco importando che essa non conoscesse esattamente quali fossero i rapporti che li legavano a PI 1. L’attrice avrebbe dovuto disporre di ulteriori elementi per supporre in buona fede che gli stessi volessero stipulare con lei un contratto di mandato, ciò che non si realizza nella fattispecie. La stessa attrice del resto ha riconosciuto che sarebbe stato insensato intestare le fatture a dei terzi, ovvero ai due convenuti, quando le prestazioni sono state erogate a PI 1, intestataria dei brevetti. A tal riguardo è pure irrilevante che sia stato AO 1 ad avvicinare _ Z_ (quando quest’ultimo ancora lavorava presso un altro datore di lavoro), potendo ben il consulente interessarsi ai servizi di un professionista in favore di PI 1. Anzi, anche da ciò l’attrice doveva comprendere che la sua controparte contrattuale fosse la mandante del consulente, e non il consulente stesso. Parimenti irrilevante è che i due consulenti abbiano fornito istruzioni al teste _ P_, non soltanto perché quest’ultimo non è un collaboratore dell’attrice, ma soprattutto perché era loro compito dare istruzioni o fornire spiegazioni al mandatario del cliente PI 1.
5.
Con il gravame, l’appellante chiede che AO 1 sia considerato condebitore solidale unitamente a PI 1 dell’importo di fr. 37'100.- oltre interessi in quanto parte del contratto di mandato di cui trattasi. A suo modo di vedere, la copiosa documentazione agli atti evidenzierebbe come la società portoghese non fosse altro che “
un mezzo utilizzato da una o più persone fisiche veri mandanti della AP 1
”.
Innanzitutto, a mente dell’appellante, PI 1 sarebbe una società di sede, in quanto costituita a _, “
noto paradiso fiscale, per motivi chiaramente legati alla tassazione dei brevetti che sono stati poi inseriti tra gli attivi della società
”.
Il Pretore aggiunto avrebbe altresì a torto trascurato che AO 1 si è rivolto a _ Z_ ancor prima della costituzione di PI 1, per cui “
a quel momento il contratto di mandato legava il dott. AO 1 o terze persone, certo non una società non ancora costituita
”. Parimenti, il primo giudice avrebbe omesso di considerare quanto esposto alla p. 12 delle conclusioni 9 aprile 2018, ovvero che “
Va anche sottolineato, così come risulta dal documento R secondo secondo foglio, e-mail 16 settembre 2005 tra l’ing. Z_ e la dott.ssa M_, che il mandato alla AP 1 è stato disdetto da quest’ultima a nome del signor AO 1, non si fa menzione in quella comunicazione, né di PI 1, né del signor T_”.
L’appellante ribadisce nel seguito che, dovendo discutere di aspetti ed elementi tecnici con i clienti che richiedevano la registrazione di brevetti, le istruzioni ricevute da AO 1 potevano in buona fede indurla a ritenerlo il mandante dei servizi resi.
Il teste _ P_, nuovo consulente in materia di brevetti per conto della società convenuta, ha inoltre osservato nella sua audizione del 16 novembre 2017 di non sapere se AO 1 fosse il beneficiario effettivo di PI 1, né di conoscere quello che, secondo le tesi della controparte, sarebbe stato l’avente diritto della società (“
Il nome T_ non mi dice nulla
”). In aggiunta a ciò, il medesimo teste ha riferito che AO 1 era uno degli inventori del brevetto di cui si è occupato, e che questi gli forniva spiegazioni di ordine tecnico.
L’appellante sostiene pure che sull’intestazione dei brevetti fosse inizialmente indicato, quale proprietario, anche il nome di AO 1, e che questo sia stato successivamente sostituito da quello di PI 1, per cui si può ipotizzare che vi sia stata una cessione fra il primo e la seconda, in merito alla quale la controparte non ha fornito spiegazioni. A dire dell’appellante, tale cessione potrebbe essere avvenuta per i motivi fiscali sopra citati.
Vi sarebbe peraltro da considerare che il convenuto non era un organo di PI 1 e che il medesimo avrebbe dichiarato, nel suo verbale del 14 dicembre 2017, di non avere mai ricevuto “
alcun incarico da PI 1 né come lavoratore, né come mandatario, né come consulente ritenuto che egli stesso afferma di esserlo stato del Gruppo T_
”.
Per sintetizzare, l’appellante sostiene che essa potesse in buona fede ritenere AO 1 quale suo mandante in virtù dei contatti con esso avuti, del suo ruolo di inventore e quantomeno iniziale proprietario dei brevetti (ignorando la medesima le circostanze attinenti a un’eventuale cessione dei relativi diritti), rispettivamente quale avente diritto di PI 1. Tali conclusioni sarebbero corroborate dalla mancata evasione della domanda di edizione rivolta ai convenuti: i medesimi difatti, nonostante la produzione in causa dei doc. 5, 8 e 9 a comprova della corrispondenza intrattenuta con _ Z_ nel 1999, 2002, 2003, 2004 e 2015, in sede di edizione hanno rilevato, in assoluta malafede, di non possedere più i documenti richiesti.
6.
Premesso che nella presente procedura l’onere della prova in relazione alla legittimazione passiva dei convenuti incombeva all’attrice, e che quest’ultima doveva portare una prova piena, le sue allegazioni possono essere esaminate sulla base di due diversi fondamenti giuridici. In primo luogo, si può prendere in considerazione la stipulazione di un mandato per atti concludenti, ed esaminare (come fatto dal primo giudice) se l’attrice potesse oggettivamente e in buona fede comprendere dal comportamento di AO 1 la sua intenzione di vincolarsi personalmente. In secondo luogo, le argomentazioni appellatorie inducono a una riflessione sul principio della trasparenza (“
Durchgriff
”), che pur non essendo stato invocato può essere tenuto in considerazione (art. 57 CPC). Tale principio impone, in casi del tutto eccezionali, di ignorare l'indipendenza e l'autonomia giuridica sussistente tra una società e le persone che la controllano e ne possiedono il capitale. Le condizioni d'applicazione del principio della trasparenza sono nondimeno estremamente restrittive. Innanzitutto deve esservi un rapporto di dipendenza e di subordinazione tra la società e quelle persone: queste ultime devono controllare la società (ad esempio quale azionista unico o principale oppure quale beneficiario economico). In altre parole, tra la società e costoro deve esservi identità economica. Occorre poi che il richiamo all'autonomia giuridica della società costituisca un abuso di diritto giusta l'art. 2 cpv. 2 CC, rispettivamente una violazione del principio dell'affidamento o di interessi legittimi di un terzo. In altre parole, il principio della trasparenza trova applicazione solo qualora sia dimostrato un ricorso alla persona giuridica manifestamente contrario al suo scopo e alla sua funzione, tale da non poter essere riconosciuto dalla legge (IICCA del 18 giugno 2012, inc. 12.2011.200, consid. 4 e riferimenti ivi citati; IICCA del 17 luglio 2008, inc. 12.2007.106, consid. 7.2; DTF 132 III 489, consid. 3.2).
7.
Nella fattispecie, il semplice fatto che PI 1 abbia la propria sede a _ e che la scelta di tale sede fosse eventualmente da ricondurre a fini fiscali non prova che la stessa fungesse da schermo societario (società di comodo) o fosse controllata da AO 1. L’appellante non indica elementi concreti dai quali si possa desumere che quest’ultimo sia il fondatore o il beneficiario economico della società (a dire dei convenuti, controllata dal Gruppo T_ e da _ T_) o che il medesimo la gestisse, determinandone decisioni e strategie. In particolare, il teste _ P_ non fornisce spiegazioni a tal riguardo, né dal fatto che egli non conosca _ T_ si può trarre una dimostrazione delle tesi appellatorie. Per di più la teste _ M_ (professoressa e ricercatrice che ha collaborato con PI 1) ha affermato che a suo modo di vedere la società convenuta è effettivamente riconducibile al Gruppo T_ e ad _ T_ (verbale del 16 novembre 2017, p. 3).
8.
Il richiamo dell’appellante all’interrogatorio di AO 1 non permette di accertare una contraddizione nella posizione di quest’ultimo o in quanto esposto dal primo giudice in relazione al ruolo di consulente tecnico: il convenuto si è limitato a dichiarare di avere prestato assistenza a PI 1 dietro disposizioni di _ T_ (verbale del 14 dicembre 2017, p. 5). Ora, nella presente fattispecie occorre determinare se il medesimo operasse per conto/in favore della società o anche a titolo personale. Che l’incarico sia stato conferito direttamente da PI 1 o da terzi non è decisivo.
9.
Quanto all’e-mail del 16 settembre 2005, non risulta che l’attrice negli allegati introduttivi di prima sede vi abbia fatto esplicito riferimento, esponendo delle relative considerazioni, per cui essa non poteva pretendere che il primo giudice si chinasse sulla questione, esaminando spontaneamente la miriade di documenti contenuti nel plico doc. R. Peraltro, al “
secondo foglio