Decision ID: a93fedac-e82c-47fd-964d-523e56db80f2
Year: 2022
Language: it
Court: TI_TCAS
Chamber: TI_TCAS_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: social_law

ritenuto,
in fatto
1.1. In data 20 settembre 2012, RI 1, dipendente della ditta _ in qualità di muratore e, perciò, assicurato d’obbligo contro gli infortuni e le malattie professionali presso l’CO 1, è caduto a terra da un’altezza di circa 80/90 centimetri, atterrando sulla parte destra del corpo (spalla, gomito e polso).
A causa di questo evento, egli ha riportato, secondo il rapporto 28 settembre 2012 del Servizio di chirurgia ortopedica e traumatologia dell’Ospedale _ di _, una frattura del collo del radio destro (doc. 8 – fasc. I).
Nel prosieguo, l’assicurato è stato sottoposto a un esame di artro-RMN della spalla destra che ha evidenziato la presenza di una rottura trasmurale della cuffia rotatoria in sede antero-centrale che si estendeva fino alla zona di confluenza antero-laterale (doc. 86 – fasc. I).
L’istituto assicuratore ha riconosciuto la propria responsabilità in merito e ha corrisposto regolarmente le prestazioni di legge.
RI 1 ha subito tre interventi chirurgici alla
spalla destra
(5 aprile 2013 [doc. 116 – fasc. I], 25 luglio 2014 [doc. 241 – fasc. II] e 12 ottobre 2016 [doc. 429 – fasc. II]) e due al
polso destro
(23 luglio 2015 [doc. 299 – fasc. II] e 8 giugno 2018 [doc. 527 – fasc. III]).
L’assicuratore ha dichiarato estinto il diritto alle prestazioni di corta durata a contare dal 1° febbraio 2019 (doc. 559 – fasc. III). Le indennità giornaliere sono di fatto state pagate sino al 28 febbraio 2019, per coordinarsi con l’assicurazione per l’invalidità che aveva disposto l’esecuzione di provvedimenti professionali a far tempo dal 1° marzo 2019 (doc. 598 – fasc. III).
1.2. Nel mese di marzo 2020 l’assicurato è rimasto vittima di un secondo evento traumatico: mentre stava scendendo da un terreno in pendenza, è scivolato con entrambi i piedi ed è caduto all’indietro. Egli ha quindi allungato all’indietro le braccia subendo un contraccolpo a livello delle spalle, in particolare di quella sinistra (cfr. doc. 56).
Dal referto 12 marzo 2020 del Servizio di PS dell’Ospedale _ di _ risulta la diagnosi di trauma distorsivo alla spalla sinistra (doc. 3).
L’artro-RMN della spalla sinistra del 26 giugno 2020 ha mostrato un’artrosi dell’articolazione acromio-claveare e una lesione parziale ma a tutto spessore delle fibre più anteriori del tendine del muscolo sovraspinato (doc. 41).
Anche questo sinistro è stato assunto dall’amministrazione.
1.3. In data 27 maggio 2021, l’CO 1 ha informato il patrocinatore dell’assicurato che nel frattempo le condizioni di salute infortunistiche si erano stabilizzate e che pertanto il versamento delle prestazioni di corta durata sarebbe stato sospenso dal 1° giugno 2021 (doc. 187).
1.4. Con decisione formale del 5 novembre 2021, l’assicuratore ha negato il diritto a una rendita d’invalidità e ha assegnato un’indennità per menomazione dell’integrità (IMI) del 25% (doc. 202).
A seguito dell’opposizione interposta dal RA 1 per conto dell’assicurato (cfr. doc. 205 e doc. 218 + allegato), in data 4 febbraio 2022, l’CO 1 ha confermato in sostanza il contenuto della sua prima decisione (cfr. doc. 223).
1.5. Con tempestivo ricorso dell’8 marzo 2022, RI 1, sempre rappresentato dall’RA 1, ha chiesto
in via principale
che venga accertata l’eziologia infortunistica dei disturbi alla spalla sinistra e che gli siano riconosciute una rendita d’invalidità del 45% e un’IMI del 35%,
in subordine
il rinvio degli atti all’amministrazione per complemento istruttorio e nuova decisione.
A sostegno delle proprie pretese, per quanto riguarda la
natura dei disturbi interessanti la spalla sinistra
, il patrocinatore rileva in particolare che “... il Dr. _, nella sua lunga articolazione, in sintesi afferma che l’assicurato alla spalla sinistra era affetto da fattori predisponenti adeguati alla formazione della lesione parziale a tutto spessore che quando stressate meccanicamente da gesti ripetuti vanno incontro ad un processo di usura progressivo nel tempo fino determinare lesioni tendinee. Ebbene, quest’affermazione corrisponde a un’opinione personale e come tale rimane allo stadio di una valutazione non corredata da un substrato fattuale che non correla con il rapporto di causa-effetto tra il trauma ed il danno. Senza il trauma quel tipo di danno non si sarebbe verificato benché il servizio medico affermi che prima o poi l’assicurato sarebbe rimasto vittima di una lesione. Evidentemente si tratta di una opinione non accettabile altrimenti vorrebbe dire che avere l’assicurazione infortuni non è necessario ritenuto che prima o poi, per usura oppure per invecchiamento o quant’altro, i tessuti degenerano e quindi siamo tutti vittime di lesioni. L’evento in sé, che è stato il fattore scatenante, ha indubbiamente una sua rilevanza ed in questo senso, se non è atto a provocate quel tipo di conseguenza (considerazione diversa da quella del Dr. _), è stato perlomeno quel fattore che ha generato le conseguenze. Dunque ha provocato perlomeno un peggioramento duraturo dello stato di salute (subordinatamente alla prima opzione che vede il principio della causalità naturale soddisfatto) e pertanto una modifica direzionale dello stato di salute. Anche in questa ultima ipotesi, il danno deve essere preso a carico. In buona sostanza senza il trauma è del tutto probabile che la lesione a questo punto non ci sarebbe affatto stata. Che poi il medico affermi che era presente una fragilità di fondo appare davvero un’argomentazione tesa solo a negare un diritto ed a difendere un certo operato amministrativo e medico.”.
Per quanto concerne specificatamente la
dinamica dell’evento e, meglio, la sua idoneità a causare il danno alla salute in discussione
, il rappresentante sostiene segnatamente che “... il tipo di trauma e la dinamica dimostra proprio che siamo confrontati in piano con questa ipotesi di studio. Il gesto inusuale, il picchiare da una certa altezza e su un fondo in sassi, poi in assenza di disturbi precedenti e l’insorgenza di una immediata sindrome algica sono la chiara dimostrazione della correlazione di causa effetto.”.
A proposito del
diritto alla rendita d’invalidità
, l’RA 1 contesta la valutazione dell’esigibilità lavorativa espressa dal medico _ e fa valere, rifacendosi al parere del dott. _, che il ricorrente, tenuto conto del danno alle due spalle, presenterebbe un’inabilità del 40% anche in attività sostitutive adeguate.
Trattandosi degli aspetti economici legati alla definizione del grado dell’invalidità, il patrocinatore osserva in particolare che “... dovendo far capo alla statistica federale (altrimenti per il reddito da valido si deve prendere in considerazione il reddito di capo cantiere desunto dal CNM) per il reddito da valido è opportuno praticare il livello due della TA1 tirage skill level categoria 41-43, aggiornato all’anno 2021. Peraltro, si tratta di un reddito abbastanza in linea con il reddito realistico o persino inferiore se oggi continuerebbe ad esercitare l’attività di capo cantiere. Lo stesso livello non può essere praticato per la definizione del reddito d’invalidità e per diverse ragioni. In questo caso, tenendo presente le competenze acquisite e le indicazioni medico teoriche che propendono per un’attività di tipo semplice, senza grandi espressioni concettuali e prevalentemente sedentaria, con importanti limitazioni funzionali, che in realtà sono riscontrabili soprattutto nei servizi a bassa intensità produttiva dove il livello dei salari, in senso generale, anche nel resto della Svizzera quindi non solo in Ticino che è ancora un’altra categoria, occorre prendere in considerazione il livello uno. Al contrario, se si vuole partire dall’idea che ci sono delle competenze nei settori residui, allora bisognerebbe prendere in considerazione quelle acquisite tramite la formazione AI e quindi il salario reale di custode di immobile per quanto quest’attività nella realtà non è esercitabile con il peggioramento intervenuto a marzo 2020, poiché non permette l’esercizio della manutenzione completa degli immobili e poi il ricorrente medesimo risulta abile sono in misura del 60%. Altre competenze non ve ne sono fatta eccezione per le ottime conoscenze maturate in campo edile che non possono più essere sfruttate. In altre parole, tra il reddito da valido e quello da invalido occorre marcare delle differenze sia nelle competenze sia nel livello. Altrimenti, se si vuole prendere in considerazione il livello due anche nel reddito da invalido come ha fatto la CO 1 e sostenuto anche in procedura d’opposizione, proprio per marcare una differenza bisognerebbe prendere in considerazione il livello tre da valido che nel ramo 41-43 equivale a CHF 7'390 da moltiplicare per 12 volte e aggiornarlo al 2021. In buona sostanza nell’adottare questa differenza vuol dire prendere in considerazione il patrimonio professionale dell’assicurato, il quale avendo superato i 50 anni d’età, in ambito edile sconta tutta la conoscenza maturata fino a quell’età, mentre in un ramo alternativo con mansioni semplici e sedentarie deve ripartire da zero e costruirsi tutta una personalità professionale, con una proiezione di carriere piuttosto breve. (...). Per quanto riguarda la deduzione sociale, che la CO 1 quantifica nella misura del 5%, al contrario dell’AI che pure ha applicato il 10% ciò che rappresenta comunque un indicatore venendo da un altro assicuratore sociale che nella scala dei valori è superiore alla Lainf (la Lainf è poziori all’AI non soltanto dal profilo del coordinamento economico ma anche nel significato), a nostro parere, proprio in considerazione dei vari fattori medici e delle multiple limitazioni risulta senz’altro applicabile la percentuale del 15% oppure almeno una quota non inferiore al 10%, considerando l’insieme del danno fisico indubbiamente rilevante.”.
In merito infine all’entità della menomazione dell’integrità di cui è portatore l’assicurato, il suo rappresentante rileva che “... dall’attestazione resa dal medico legale Dr. _ di cui agli atti e per il quale ci riserviamo di produrre un eventuale parere successivo, vi è una divergenza nella quantificazione ritenuto che lo specialista indica un danno complessivo del 35% così composto: 25% per la sola spalla destra, a fronte del 15% definito dal Dr. _ e confermato dal Dr. _, il 5% per il gomito e l’ulteriore 5% per il polso (trattasi di conferme). La differenza scaturisce in modo particolare tra la prima fase e la seconda, conseguente all’evento di marzo 2020 che ha comportato un peggioramento globale dello stato di salute. Infatti, effettuando una comparazione dello stato clinico da quanto rilevato dal Dr. _ e dal Dr. _, per quanto possibile e comparabili, si può notare un cambiamento nella ridotta articolarità e nella funzionalità, quindi siamo confrontati con maggiori e più ampie limitazioni, e soprattutto anche con una sindrome algica ben più pronunciata rispetto a prima. D’altro canto, il Dr. _ categorizza il danno in uno stadio diverso ossia nella periartrite omeroscapolare. Anche l’assicurato afferma che negli ultimi mesi è andato incontro ad un peggioramento costante del suo stato di salute, nel quadro delle medesime patologie, che ha avuto quale conseguenza l’ampiamento delle limitazioni fisiche e ridotto ancor di più la sua autonomia di movimento.” (doc. I).
1.6. Il 6 aprile 2022 al Tribunale è pervenuta documentazione attinente alla tempestività dell’impugnativa (doc. V + allegati), che è poi stata trasmessa all’assicuratore resistente ai fini della risposta di causa (doc. VI).
1.7. L’CO 1, in risposta, postula che l’impugnativa venga respinta con argomenti di cui si dirà, per quanto occorra, nei considerandi di diritto (doc. VII).
1.8. In data 9 maggio 2022, il patrocinatore dell’insorgente ha prodotto un nuovo referto del dott. _ e si è in sostanza riconfermato nelle proprie allegazioni e conclusioni (doc. XI + allegato).
L’istituto assicuratore convenuto ha preso posizione al riguardo il 19 maggio 2022 (doc. XIII + allegato).
In data 9 giugno 2022, il rappresentante del ricorrente ha ancora formulato alcune sue osservazioni riguardo alla dinamica del sinistro del marzo 2020 (cfr. doc. XV).
L’allegato è stato trasmesso all’CO 1 per conoscenza (doc. XVI).

in diritto
in ordine
2.1. Preliminarmente, richiamata la STF 8C_85/2017 del 20 aprile 2018 consid. 5.2 (relativa a un caso in cui l’incarto era stato affidato dall’assicuratore a un legale
esterno
all’istituto per le fasi della procedura giudiziaria; sul tema, si veda pure la STF 8C_561/2019 dell’11 maggio 2020 consid. 1), questa Corte rileva che decide questa vertenza nella sua composizione ordinaria (pubblicata sul FUCT N. 043/2018 del 29 maggio 2018) poiché, come dichiarato dall’CO 1 in una comunicazione dell’8 giugno 2020 al TCA, l’incarto
sub judice
è stato trattato dalla funzionaria che figura nell’intestazione degli allegati prodotti (in concreto, dall’avv. RA 2), senza che la giurista di lingua italiana figlia del Giudice Ivano Ranzanici se ne sia in alcun modo occupata (cfr. STF 8C_668/2021 del 18 febbraio 2022 consid. 2.1).
nel merito
2.2. Nel caso concreto, litigiosa è l’entità del grado dell’invalidità e della menomazione dell’integrità di cui è portatore RI 1.
Preliminarmente, questa Corte è però chiamata a stabilire se l’amministrazione era legittimata a dichiarare estinta la propria responsabilità relativamente al danno interessante la
spalla sinistra
, oppure no.
2.3.
Spalla sinistra: causalità naturale con l’infortunio dell’11 marzo 2020?
2.3.1. Secondo l’art. 6 cpv. 1 LAINF, per quanto non previsto altrimenti dalla legge, le prestazioni assicurative sono effettuate in caso d’infortuni professionali, d’infortuni non professionali e di malattie professionali.
2.3.2. Il diritto alle prestazioni risultante da un infortunio assicurato presuppone l’esistenza di un
nesso di causalità naturale
tra l’evento dannoso e il danno alla salute. Questa condizione è adempiuta qualora si possa ammettere che, senza l'evento infortunistico, il danno alla salute non si sarebbe potuto verificare o non si sarebbe verificato nello stesso modo. Non occorre, invece, che l'infortunio sia stato la sola o immediata causa del danno alla salute; è sufficiente che l'evento, se del caso unitamente ad altri fattori, abbia comunque provocato un danno all'integrità corporale o psichica dell'assicurato, vale a dire che l'evento appaia come una
conditio sine qua non
del danno. È questione di fatto lo stabilire se tra evento infortunistico e danno alla salute esista un nesso di causalità naturale; su detta questione amministrazione e giudice si determinano secondo il principio della probabilità preponderante - insufficiente essendo l'esistenza di pura possibilità - applicabile generalmente nell'ambito dell'apprezzamento delle prove in materia di assicurazioni sociali (DTF 129 V 177 consid. 3. p. 181, 402 consid. 4.3 p. 406).
2.3.3. Se un infortunio ha semplicemente scatenato un processo che sarebbe comunque insorto anche senza questo evento, il nesso di causalità naturale tra i disturbi accusati dall’assicurato e l’infortunio deve essere negato se lo stato morboso preesistente è ritornato ad essere quello che era prima dell’infortunio (
status quo ante
) oppure se ha raggiunto lo stadio che sarebbe prima o poi subentrato anche senza l'infortunio (
status quo sine
) (RAMI 1992 U 142 p. 75 consid.
4b; A. Maurer, Schweizerisches Unfallversicherungsrecht, p. 469; U. Meyer-Blaser, Die Zusammenarbeit von Richter und Arzt in der Sozialversicherung,
in
Bollettino dei medici svizzeri 71/1990, p. 1093).
Il solo fatto che la sintomatologia sia apparsa soltanto dopo un infortunio, non basta per stabilire un rapporto di causalità naturale con questo medesimo infortunio (ragionamento “
post hoc, ergo propter hoc
”; cfr. DTF 119 V 335 consid. 2b/bb p. 341s.; RAMI 1999 U 341 p. 408s. consid. 3b). Occorre di principio ricercarne l’eziologia e verificare, su questa base, l’esistenza del nesso di causalità con l’evento assicurato.
2.3.4. Il diritto alle prestazioni assicurative presuppone pure l'esistenza di un
nesso di causalità adeguata
tra l’evento dannoso e il danno alla salute. In caso di danno alla salute fisica, il nesso di causalità adeguata è generalmente ammesso, dal momento in cui è accertata la causalità naturale (cfr. DTF 127 V 102 consid. 5b/bb p. 103).
2.3.5. In concreto, dalla decisione su opposizione impugnata si evince che l’CO 1 ha negato che la problematica interessante la spalla sinistra costituisse una conseguenza naturale dell’evento traumatico occorso nel marzo 2020, facendo capo essenzialmente al parere del proprio medico _ (cfr. doc. 223, p. 6).
Dalle carte processuali emerge in effetti che il dott. _, spec. in chirurgia ortopedica e traumatologia, si è pronunciato sull’eziologia dei disturbi riguardanti quella parte del corpo, una prima volta con nota del 3 agosto 2020. In quella sede, egli ha dichiarato che non vi erano “lesioni oggettivabili in relazione almeno probabile con l’infortunio del 11.3.2020, trattasi di sole lesioni degenerative” e di condividere il parere del dott. _, spec. FMH in fisiatria, secondo cui si sarebbe trattato di “... lesioni unicamente riconducibili con probabilità preponderante ad usura o a malattia (stato pregresso).” (doc. 46, p. 3).
In occasione della visita di chiusura del 6 aprile 2021, lo stesso dott. _ ha indicato che l’artrosi acromion-claveare alla spalla sinistra con lesione parziale del tendine del sovraspinato su base degenerativa, non costituiva una diagnosi di competenza dell’assicuratore contro gli infortuni (doc. 160, p. 4).
Il medico _ ha ulteriormente motivato il proprio parere in merito alla natura dei disturbi alla spalla sinistra nel quadro della procedura di opposizione, allorquando è stato chiamato dall’amministrazione a pronunciarsi in merito alle obiezioni sollevate dal dott. _, specialista in medicina legale e delle assicurazioni interpellato privatamente dall’insorgente.
Con apprezzamento del 2 febbraio 2022, il dott. _ ha ribadito che il danno oggettivato alla spalla sinistra
non
costituisce una conseguenza naturale dell’evento traumatico assicurato. In primo luogo, a suo avviso, “l’artro-RM della spalla sinistra del 26.06.2020 dell’assicurato mostrò un’artrosi dell’articolazione acromion-claveare con irregolarità dei profili articolari contrapposti e sfumato edema osseo subcondrale, una riduzione d’ampiezza dello spazio adiposo sub-acromiale ed una lieve impronta sul profilo superiore del tendine del muscolo sovraspinato:
queste condizioni da sole sono fattori predisponenti adeguati alla formazione della lesione parziale a tutto spessore delle fibre più anteriori del tendine del muscolo sovraspinato, fibre che stressate meccanicamente nei movimenti ripetuti in uno spazio sub-acromiale ridotto d’ampiezza, vanno incontro ad un processo di usura progressivo nel tempo fino a determinare lesioni tendinee
.”.
In secondo luogo, sempre secondo il dott. _, il trauma riportato
“... sia per intensità che per meccanismo biomeccanico non è atto a determinare una lesione del tendine del muscolo sovraspinato in un paziente sano
: la maggior causalità per uno stress tendineo del muscolo sovraspinato che alla fine esita in lesioni franche con un processo progressivo di usura, è rappresentato da una limitazione dello spazio sottoacromiale, condizione quest’ultima presente nell’artro-RM del 26.06.2020 del Sig. RI 1. Nei vari studi scientifici per la biomeccanica è stato evidenziato che una rottura del tendine sovraspinato in un paziente sano viene causata da uno sforzo eccentrico con una muscolatura pre-tensionata a causa di una distorsione che deve indicativamente sulla base del bio-meccanismo presentare una lesione congiunta del tendine del muscolo sottoscapolare come conseguenza dell’evento distorsivo, nel caso in cui si presenti la rottura nella regione anteriore del tendine del sovraspinato come nel caso del Sig. RI 1”.
In terzo luogo, egli ha sottolineato che “...
una rottura tendinea in un paziente sano causata da un meccanismo infortunistico provoca una cosiddetta pseudoparalisi alla spalla
: con una rottura fresca del tendine del sovraspinoso, l’abduzione e l’elevazione non sono eseguibili. Nel rapporto del PS dell’Ospedale di _ fu riportato: “Spalla sinistra non tumefatta, lieve dolore alla palpazione della regione acromiale. Articolarità limitata ai massimi gradi da algie. Jobe negativo, Belly-press negativo”. Seguì, in data 26.03.2020, ossia a soli 14 giorni successivi la data del trauma, un’ecografia della spalla sinistra che mostrò una “disomogeneità ecostrutturale della matrice del tendine sovraspinato come per entesopatia micro-calcarea, senza segni di rotture a tutto spessore”, inoltre si riscontrò “una placca iperecogena fibrocalcifica del tratto inserzionale di 2 mm che si associa ad una circoscritta lesione incompleta da slaminamento del margine superiore del tratto intermedio di 3 mm”, tutti reperti di natura degenerativa. Dopo due mesi dalla data del trauma e precisamente in data 16.06.2020 l’assicurato fu valutato dal dr. med. _ il quale richiese l’esecuzione di un’artro-RM alla spalla sinistra che mostrò una lesione parziale ma a tutto spessore delle fibre più anteriori del tendine del muscolo sovraspinato, associata a patologia degenerativa-artrosica della spalla sinistra e sulla scorta di tali reperti, con rapporto medico del 07.07.2020 riportò: “(...) ho spiegato al paziente il referto dell’artrorisonanza magnetica della spalla sinistra del 26 giugno 2020. Tale indagine ha evidenziato una lesione parziale delle fibre più anteriori del tendine del muscolo sovraspinato in artrosi dell’articolazione acromio-claveare con riduzione di ampiezza dello spazio adiposo subacromiale, che evidenziava già un’impronta sul profilo superiore del sovraspinato. (...). In base al referto dell’artrorisonanza magnetica alla spalla sinistra del 26.6.2020, ritengo che sia preponderante la probabilità che i disturbi accusati dal paziente siano legati alla presenza di un’alterazione degenerativa pregressa all’infortunio, che all’infortunio stesso dell’11.03.2020.”.
Il medico fiduciario dell’amministrazione ha quindi concluso che “per queste constatazioni e concordemente alle valutazioni del dr. _ ed agli esami strumentali che palesavano l’assenza di franche lesioni post-traumatiche ma la presenza di patologie degenerative, si procedeva alla
chiusura del caso per estinzione del nesso causale
da cui ne derivò anche l’assenza di diritto ad IMI con persistenza di dolori in collegamento solo possibile all’infortunio dell’11.03.2020.” (doc. 222 – il corsivo è del redattore).
Questo invece il tenore delle considerazioni contenute nel rapporto 18 marzo 2022 del dott. _:
"
(...) Il traumatismo determinatosi sulla spalla sinistra (e anche sulla destra, già lesa) (in occasione della caduta del marzo 2020,
n.d.r.
) non può certo definirsi di tipo “assiale”, come indicano il dr. Bianco e la decisione su opposizione della CO 1 per escludere in questo caso il nesso di causalità naturale, anche se per questo infortunio fu poi riconosciuta una inabilità temporanea di oltre 13 mesi.
Sottolineo che la diagnosi conclusiva del Pronto Soccorso dell’Ospedale di _ fu di “trauma distorsivo spalla sinistra”, “cadendo appoggiando il peso sul braccio sinistro”.
Furono eseguite rx soltanto alla spalla sinistra, negative per fratture ed è significativo che non venne effettuata una rx alla spalla destra.
I successivi esami mirati alle spalle, indicati dai medici della CO 1, che seguirono il caso per oltre un anno, indicarono importanti patologie traumatiche sia alla spalla sinistra (artroRM del 26.6.2020: lesione parziale ma a tutto spessore delle fibre più anteriori del tendine del muscolo sovraspinato) sia alla spalla destra (artroRM del 7.7.2020: segni indiretti di lesione trasmurale del sovraspinato, fissurazione dello Slap e del labbro anteriore sino ad ore 3:00).
Risulta perciò non motivata l’esclusione del nesso di causalità per il valido traumatismo distorsivo alla spalla sinistra proiettata in addietro per contrastare e frenare la pesante caduta all’indietro di un uomo in sovrappeso (78 kg, h cm 164)
.” (doc. B – il corsivo è del redattore)
Agli atti figura un ulteriore apprezzamento del dott. _, datato 18 maggio 2022.
Esprimendosi sulla valutazione del dott. _, il medico fiduciario ha innanzitutto rilevato come la dinamica dell’evento considerata dallo specialista consultato privatamente dal ricorrente, non trovi in realtà conferma nella descrizione fattane da quest’ultimo a margine della sua audizione dell’agosto 2020, la quale “... indica un trauma che palesa un vettore di forza che si irradia lungo l’asse maggiore di entrambi gli arti superiori a difesa di una caduta all’indietro e tale vettore di forza non ha caratteristiche distorsive torsionali, ossia di rotazione sull’asse maggiore dell’arto, ma la spinta propulsiva, ossia la direzione del vettore della forza sprigionata dall’impatto ha una direzione tangenziale direttamente controbilanciata alla superficie impattante che si trova dietro il corpo dell’assicurato”. D’altro canto, egli ha ribadito che anche le caratteristiche intrinseche della lesione riportata parlano piuttosto contro una sua genesi traumatica (cfr. doc. XIII 1).
2.3.6. Per costante giurisprudenza, in un procedimento assicurativo sociale l'amministrazione è parte solo dopo l'instaurazione della controversia giudiziale mentre invece nella fase che precede la decisione essa è un organo amministrativo incaricato di attuare il diritto oggettivo (cfr. RAMI 1997 U 281, p. 282; DTF 104 V 209; STF U 259/02 dell'8 luglio 2003 consid.
2.1.1; U. Meyer-Blaser, Die Rechtspflege in der Sozialversicherung,
in
BJM 1989, p. 30ss.).
Nella DTF 125 V 351 seg. (= SVR 2000 UV Nr. 10 p. 33 ss. e RAMI 1999 U 356 p. 572)
, la nostra Corte federale ha ribadito che ai rapporti allestiti da medici alle dipendenze di un'assicurazione deve essere riconosciuto pieno valore probante, a condizione che essi si rivelino essere concludenti,
compiutamente motivati, di per sé scevri di contraddizioni e, infine, non devono sussistere degli indizi che facciano dubitare della loro attendibilità. Il solo fatto che il medico consultato si trovi in un rapporto di dipendenza con l'assicuratore, non permette già di metterne in dubbio l'oggettività e l'imparzialità.
Devono piuttosto esistere delle particolari circostanze che permettano di ritenere come oggettivamente fondati i sospetti circa la parzialità dell'apprezzamento.
In una sentenza 8C_216/2009 del 28 ottobre 2009, pubblicata in DTF 135 V 465, il Tribunale federale ha precisato che il giudice delle assicurazioni sociali può fondare la propria sentenza su rapporti allestiti da medici che si trovano alle dipendenze dell’amministrazione, a condizione che non sussista dubbio alcuno, nemmeno il più lieve, a proposito della correttezza delle conclusioni contenute in tali rapporti. Sempre secondo l’Alta Corte, dal principio della parità delle armi che la Corte europea dei diritti dell’uomo ha dedotto dall’art. 6 cpv. 1 CEDU, discende che gli assicurati sono legittimati a mettere in dubbio l’affidabilità dei rapporti dei medici interni all’amministrazione mediante dei mezzi di prova propri. Fra questi mezzi di prova entrano in linea di conto, in particolare, anche le certificazioni dei medici curanti.
Trattandosi invece di perizie affidate dagli assicuratori sociali, durante la procedura amministrativa, a medici esterni all’amministrazione o a servizi specializzati indipendenti, esse godono di piena forza probatoria, a condizione che non esistano indizi concreti che ne mettano in dubbio l’affidabilità (cfr. STF 8C_862/2014 del 2 aprile 2015 consid. 3.2 e riferimenti ivi citati).
Per quel che concerne il valore probante di un rapporto medico,
determinante è che esso sia completo sui temi sollevati, che sia fondato su esami approfonditi, che tenga conto delle censure sollevate dalla persona esaminata, che sia stato redatto in piena conoscenza dell'anamnesi, che sia chiaro nella presentazione del contesto medico e che le conclusioni dell'esperto siano motivate (cfr.
SVR 2002 IV Nr. 21 p. 63;
DTF 125 V 352; RAMI 1991 U 133, p. 311 consid. 1, 1996 U 252, p. 191ss.; DTF 122 V 160 ss., consid. 1c e riferimenti).
L'elemento rilevante per decidere circa il valore probante, non è né l'origine del mezzo di prova né la sua designazione quale rapporto oppure quale perizia, ma semplicemente il suo contenuto (cfr. DTF 125 V 352 consid. 3a e riferimenti).
È infine utile osservare che se vi sono dei rapporti medici contraddittori, il giudice non può evadere la vertenza senza valutare l’intero materiale e indicare i motivi per cui egli si fonda su un rapporto piuttosto che su un altro. Al riguardo va, tuttavia, precisato che non si può pretendere dal giudice che raffronti i diversi pareri medici e parimenti esponga correttamente da un punto di vista medico, come farebbe un perito, i punti in cui si evidenziano delle carenze e qual è l’opinione più adeguata (cfr. STF I 811/03 del 31 gennaio 2005, consid. 5 in fine; STF I 673/00 dell’8 ottobre 2002; SVR 2000 UV Nr. 10 p. 35 consid. 4b).
2.3.7.
Chiamato a pronunciarsi, questo Tribunale ritiene che la valutazione espressa dal dott. _, specialista nella materia che qui interessa che vanta una vasta esperienza in materia di medicina infortunistica e assicurativa (
in questo contesto, va comunque segnalato che, secondo una costante giurisprudenza, i medici _, così come gli specialisti del Centro _ dell’CO 1, sono considerati, per la loro funzione e per la loro posizione professionale, come degli specialisti in materia di traumatologia, a prescindere dalla loro specializzazione medica – cfr. STF 8C_108/2020 del 22 dicembre 2020 consid. 4.4.2)
, secondo la quale l’evento infortunistico dell’11 marzo 2020 ha peggiorato soltanto
temporaneamente
il preesistente stato morboso della spalla sinistra, possa validamente costituire da base al giudizio che è ora chiamato a rendere.
In questo senso, il TCA osserva che il medico _ ha enunciato il proprio apprezzamento in piena conoscenza dei dati anamnestici dell’assicurato, in particolare del contenuto del verbale relativo all’audizione 10 agosto 2020 (a margine della quale è stata segnatamente descritta con precisione la dinamica del sinistro in discussione – cfr. doc. 56, p. 2), e ha saputo motivare adeguatamente il proprio parere dal profilo medico-scientifico,
considerando non solo il meccanismo infortunistico
(al riguardo,
cfr. la STF 8C_672/2020
del 15 aprile 2021
consid. 4.1.3
,
pubblicata in: SVR 10/2021 UV n. 34 p. 154 ss., in cui la Corte federale ha precisato che, trattandosi di stabilire l’eziologia delle rotture della cuffia dei rotatori, al criterio del meccanismo infortunistico non può essere attribuito un ruolo prevalente; si veda comunque pure il consid. 4.5).
Vi è inoltre da considerare che il parere del dott. _ risulta condiviso anche dal fisiatra dott. _, il quale, alla luce delle risultanze dell’esame di artro-RMN del 26 giugno 2020 che aveva mostrato l’esistenza di un’artrosi dell’articolazione acromio-claveare con relativa riduzione dello spazio subacromiale e impronta sulla superficie superiore del tendine del muscolo sovraspinato (cfr. doc. 41), ha dichiarato di ritenere che “... sia preponderante la probabilità che i disturbi accusati dal paziente siano legati alla presenza di un’alterazione degenerativa pregressa all’infortunio, che all’infortunio stesso dell’11.03.2020” (doc. 35).
Questa Corte non ignora che, secondo il dott. _, i disturbi denunciati dall’insorgente alla spalla sinistra sarebbero invece da ricondurre all’infortunio del marzo 2020 (cfr. doc. 219 e soprattutto il doc. B), tuttavia questo suo parere non è atto a generare dei dubbi, neppure lievi, a proposito della fondatezza della valutazione del medico _ (e del dott. _). Da una parte, lo specialista interpellato dal ricorrente non può essere seguito laddove fa valere che quest’ultimo avrebbe riportato un trauma
distorsivo
alla spalla sinistra, in quanto tale circostanza non trova in effetti conferma nella descrizione dell’infortunio fatta dall’assicurato. Il fatto che nel referto 12 marzo 2020 del Servizio di PS dell’Ospedale di _ figuri la diagnosi di “
trauma distorsivo spalla sinistra
” (doc. 3), non può essere giudicato determinante, in quanto tale diagnosi è stata formulata in base a un’esposizione sommaria della dinamica dell’evento. Dall’altra, l’affermazione secondo la quale l’artro-RMN del 26 giugno 2020 avrebbe mostrato dei reperti di natura traumatica appare apodittica e, come tale, non rappresenta una valida risposta alle argomentazioni sviluppate in proposito dal fiduciario dell’assicuratore convenuto.
Inoltre, laddove il dott. _ sottolinea la circostanza che “alla spalla sinistra dopo l’infortunio del 2020 è stata rilevata la lesione della cuffia dei rotatori (lesione a tutto spessore del sovra spinato) e la fissurazione dello SLAP e del labbro anteriore, mai rilevate nelle numerose visite precedenti” (doc. 219, p. 4),
va segnalato che - a prescindere dal fatto che dalla nota artro-RMN della spalla
sinistra
non è in realtà emersa alcuna lesione Slap (cfr. doc. 41 e doc. 222, p. 5 s.) -, la regola del “
post hoc ergo propter hoc
” (dopo questo, dunque a causa di questo) non ha valenza scientifica. La giurisprudenza federale ha stabilito che per il solo fatto d’essere insorto dopo l’infortunio, un disturbo alla salute non può già essere ritenuto una sua conseguenza. Tale argomento è insostenibile dal profilo della medicina infortunistica e inammissibile da quello probatorio (cfr. STF 8C_725/2012 del 27 marzo 2013 consid.
7.2.2: “Der Versicherte argumentiert weiter, "woher sonst, wenn nicht vom Unfall aus dem Jahre 1993, kommen die erwähnten Beschwerden an der linken oberen Extremität?" Die mit dieser rhetorischen Frage angerufene Beweisregel "post hoc ergo propter hoc" (vgl. BGE 119 V 335 E. 2b/bb S. 341 f.) ist jedoch praxisgemäss unfallmedizinisch nicht haltbar und beweisrechtlich nicht zulässig, ...”; STF 8C_245/2017 dell’8 agosto 2017; STF 8C_230/2017 del 22 giugno 2017).
In concreto, non può del resto essere ignorato che l’amministrazione non ha negato
a priori
ogni ruolo causale all’infortunio assicurato ma ha stabilito che, trascorso un determinato periodo di tempo (durante il quale il diritto a prestazioni è stato riconosciuto), questo suo ruolo si è estinto completamente.
In conclusione, in esito alle considerazioni che precedono, si ritiene dimostrato, perlomeno con il grado della verosimiglianza preponderante, caratteristico del settore della sicurezza sociale (cfr. DTF 125 V 195 consid. 2 e riferimenti; cfr., pure,
Ghélew, Ramelet, Ritter
, op. cit., p. 320 e
Rumo-Jungo
, Rechtsprechung des Bundesgerichts zum Sozialversicherungsrecht, Bundesgesetz über die Unfallversicherung, Zurigo 2003, p. 343), che
al più tardi
dopo il 31 maggio 2021 i disturbi alla spalla sinistra non costituivano più una conseguenza naturale dell’evento traumatico assicurato.
La decisione su opposizione impugnata deve essere quindi confermata perlomeno nella misura in cui l’amministrazione ha dichiarato estinto il nesso di causalità naturale tra l’infortunio del marzo 2020 e i disturbi alla spalla
sinistra
.
Stante ciò, è corretto che l’istituto resistente abbia valutato il diritto alle prestazioni di lunga durata (rendita d’invalidità e IMI) prendendo in considerazione soltanto il danno alla salute infortunistico interessante l’arto superiore
destro
.
2.4.
Diritto a una rendita d’invalidità?
2.4.1. Giusta l'art. 18 cpv. 1 LAINF, l'assicurato invalido (art. 8 LPGA) almeno al 10 per cento a seguito d'infortunio ha diritto alla rendita di invalidità.
Secondo l'art. 8 cpv. 1 LPGA, è considerata invalidità l'incapacità al guadagno totale o parziale presumibilmente permanente o di lunga durata.
Il TF, in una sentenza U 192/03 del 22 giugno 2004, pubblicata in RAMI 2004 U 529, p. 572 ss., ha rilevato che l'art. 18 LAINF rinvia direttamente all'art. 8 LPGA; l'art. 8 cpv. 1 LPGA, a sua volta, corrisponde al previgente art. 18 cpv. 2 prima frase LAINF, motivo per il quale occorre concludere che non vi sono stati cambiamenti di rilievo in seguito all'introduzione della LPGA.
Da parte sua, l'art. 16 LPGA prevede, che per valutare il grado d’invalidità, il reddito che l’assicurato invalido potrebbe conseguire esercitando l’attività ragionevolmente esigibile da lui dopo la cura medica e l’eventuale esecuzione di provvedimenti d’integrazione, tenuto conto di una situazione equilibrata del mercato del lavoro, è confrontato con il reddito che egli avrebbe potuto ottenere se non fosse diventato invalido.
L'Alta Corte, nella sentenza U 192/03 del 22 giugno 2004, citata in precedenza, ha rilevato che anche l'art. 16 LPGA non ha modificato la valutazione del grado di invalidità dell'assicurato previsto dai previgenti art. 28 cpv. 2 LAI e art. 18 cpv. 2 seconda frase LAINF.
Nella stessa pronuncia la nostra Massima Istanza ha quindi concluso che in ambito LAINF la giurisprudenza relativa ai concetti di inabilità lavorativa, inabilità al guadagno e invalidità continua a mantenere la sua validità anche in seguito all'introduzione della LPGA.
Su questi aspetti si veda pure la DTF 130 V 343.
Due sono, dunque, di norma gli elementi costitutivi dell'invalidità:
1. il danno alla salute fisica o psichica (fattore medico)
2. la diminuzione della capacità di guadagno (fattore economico).
Tra il danno alla salute e l'incapacità di guadagno deve inoltre intercorrere un nesso causale adeguato (fattore causale).
Nell'assicurazione obbligatoria contro gli infortuni deve esserci inoltre un nesso causale, naturale ed adeguato, tra il danno alla salute e l'infortunio.
2.4.2. L'invalidità, concetto essenzialmente economico, si misura in base alla riduzione della capacità di guadagno e non secondo il grado di menomazione dello stato di salute.
D'altro canto, poiché l'incapacità di guadagno importa unicamente nella misura in cui dipende da un danno alla salute, la determinazione dell'invalidità presuppone preliminarmente adeguati accertamenti medici che rilevino il danno in questione.
Spetta al medico fornire una precisa descrizione dello stato di salute dell'assicurato e di tracciare un esatto quadro degli impedimenti che egli incontra nell'esplicare determinate funzioni.
Il medico indicherà per prima cosa se l'assicurato può ancora svolgere la sua professione, precisando quali sono le controindicazioni in quell'attività e in altre analoghe.
Egli valuterà finalmente il grado dell'incapacità lavorativa che gli impedimenti provocano sia nella professione attuale sia nelle altre relativamente confacenti (cfr., su questi aspetti, STF I 871/02 del 20 aprile 2004 e STF I 162/01 del 18 marzo 2002).
L'invalidità, proprio perché concetto essenzialmente economico, si misura raffrontando il reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non fosse divenuto invalido con quello che egli può tuttora o potrebbe realizzare, benché invalido, sfruttando la residua capacità lavorativa in attività da lui ragionevolmente esigibili, in un mercato del lavoro equilibrato, dopo l'adozione di eventuali provvedimenti integrativi (cfr. art. 16 LPGA).
I due redditi da porre a raffronto sono necessariamente ipotetici. L'ipotesi deve però poggiare su solide basi, avere un fondamento oggettivo.
La giurisprudenza federale ha, più volte, confermato il principio che, nella determinazione dell'invalidità, non c'è la possibilità di fondarsi su una valutazione medico-teorica del danno alla salute dovuto all'infortunio e che occorre, sempre, basarsi sulle conseguenze economiche di tale danno.
Il TF ha avuto modo di confermare che alla perdita di guadagno effettiva in un rapporto di lavoro stabile si può far capo solo eccezionalmente, se l'assicurato può esaurire pienamente presso la ditta in cui da lungo tempo lavora tutta la sua residua capacità lavorativa (STF U 25/94 del 30 giugno 1994).
La perdita di guadagno effettiva può corrispondere alla perdita di guadagno computabile soltanto se - le condizioni sono cumulative - ogni riferimento al mercato del lavoro in generale, tenuto conto dei rapporti di lavoro particolarmente stabili, si avvera praticamente inutile, se l'assicurato esercita un'attività ragionevolmente esigibile nella quale si deve considerare che sfrutti al massimo la sua capacità di lavoro residua e se il reddito corrisponde ad una prestazione di lavoro e non a un salario sociale (RAMI 1991 U 130, p. 270ss. consid. 4a; conferma di giurisprudenza).
Le ragioni, inerenti l'azienda, che rendono impossibile l'utilizzazione ottimale della rimanente capacità di produzione, devono essere considerate soltanto se, sul mercato del lavoro generale, non esiste una possibilità d'impiego, esigibile dall'assicurato, che gli permetterebbe di valorizzare meglio la propria residua capacità di lavoro (RAMI 1991 succitata, consid. 4d).
I. Termine:
reddito da invalido
La misura dell'attività che si può ragionevolmente esigere dall'invalido va valutata in funzione del danno alla salute, avuto riguardo alle circostanze personali come l'età, le attitudini psico-fisiche, l'istruzione, la formazione professionale.
Secondo la giurisprudenza, per la fissazione dei redditi ipotetici, non vanno considerate circostanze che non riguardano l'invalidità vera e propria. Particolarità quali formazione professionale o conoscenza linguistiche carenti hanno, in quest'ambito, rilevanza se sono causa di un reddito inferiore alla media. In tal caso, esse vanno o considerate nella determinazione dei due redditi da porre a confronto o non considerati affatto (RAMI 1993 U 168, p. 97ss., consid. 5a, b).
Nel valutare la possibilità di sfruttare la residua capacità lavorativa e tradurla in capacità di guadagno non si terrà conto di difficoltà contingenti del mercato del lavoro ma ci si collocherà nell'ipotesi di un mercato equilibrato, nella situazione, cioè, in cui offerta e domanda sostanzialmente si controbilancino (cfr. RAMI 1994 U 187, p. 90 consid. 2b; DTF 115 V 133; STF del 30 giugno 1994 succitata).
Specifica dell'assicurazione obbligatoria contro gli infortuni è la norma di cui all'art. 28 cpv. 4 OAINF:
"
Se a causa della sua età l'assicurato non riprende più un'attività lucrativa dopo l'infortunio o se la diminuzione della capacità di guadagno è essenzialmente dovuta alla sua età avanzata, sono determinanti per valutare il grado d'invalidità i redditi che potrebbe eseguire un assicurato di mezza età vittima di un danno alla salute della stessa gravità."
II. Termine:
reddito conseguibile senza invalidità
Nel determinare il reddito conseguibile senza invalidità ci si baserà per quanto possibile sulla situazione antecedente l'infortunio. Se ne ipotizzerà l'evoluzione futura partendo dall'assunto che senza di esso la situazione si sarebbe mantenuta sostanzialmente stabile (cfr. STF del 15 dicembre 1992 nella causa G.I.M.). Ci si discosterà da questa proiezione solo se le premesse per modifiche di qualche rilievo sono già date al momento dell'infortunio o se particolari circostanze ne rendono il verificarsi altamente probabile (cfr. RAMI 1993 U 168, p. 97ss., consid. 5b; 4a, b).
Il grado di invalidità corrisponde alla differenza, espressa in percentuale, tra il reddito ipotetico conseguibile senza invalidità e quello, non meno ipotetico, conseguibile da invalido.
2.4.3. In concreto, per chiarire la questione riguardante l'esigibilità lavorativa, l'istituto assicuratore ha fatto capo alle risultanze della visita medica di chiusura del 6 aprile 2021, a margine della quale il dott. _ ha considerato l’insorgente abile al lavoro al 100%, senza necessità di pause aggiuntive, in attività che rispettano le seguenti limitazioni:
"
(...) Sollevare e portare: l’assicurato è in grado di sollevare con due braccia fino all’altezza dei fianchi pesi molto leggeri fino a 5 kg senza limitazioni, pesi leggeri da 5 a 10 kg talvolta, pesi medi ci rado, pesanti e molto pesanti mai. L’assicurato è in grado di sollevare oltre l’altezza del petto pesi fin o a 5 kg utilizzando l’arto superiore sinistro molto spesso e mai più pesi superiori ai 5 kg.
Maneggio di attrezzi: l’assicurato è in grado di maneggiare attrezzi leggeri e di precisione molto spesso, attrezzi medi di rado, pesanti e molto pesanti mai.
La rotazione della mano è possibile talvolta.
Posizione e mobilità: l’assicurato non è più in grado di svolgere lavori sopra la testa, la rotazione del busto è possibile molto spesso, non vi sono limitazioni alla posizione seduta/inclinata in avanti, in piedi/inclinata in avanti, inginocchiata con flessione delle ginocchia.
L’assicurato è in grado di mantenere la posizione seduta e la posizione in piedi senza limitazioni così come la posizione a libera scelta.
Spostamento: non vi sono limiti alla camminata anche per lunghi tratti e su terreno accidentato, non vi è limitazione a salire le scale, l’assicurato non è più in grado di salire su scale a pioli.
L’uso delle due mani è possibile, equilibrio e stare in equilibrio possibile.” (doc. 160, p. 4 s.)
Con certificazione del 2 giugno 2021, il dott. _ ha riferito di aver informato il ricorrente che “... la situazione clinica della spalla destra e sinistra risulta stabilizzata dal punto di vista medico, per cui con la nuova esigibilità lavorativa che sostituisce quella del 16.11.2018, l’assicurato è da considerare abile al lavoro al 100% senza necessità di pause aggiuntive e in attività che rispecchiano le limitazioni indicate (dal dott. _,
n.d.r.
).” (doc. 191).