Decision ID: 2e2cd95c-8cec-5d39-b9a3-67be8de4f67e
Year: 2017
Language: it
Court: TI_TCAS
Chamber: TI_TCAS_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: social_law

ritenuto in fatto
1.1. Il 22 maggio 2014 (doc. 2) RI 1, 1967, di formazione pittore, ha chiesto prestazioni AI per adulti a causa dei disturbi al ginocchio che dal 9 maggio 2013 l’hanno reso inabile al lavoro di guardiano di sicurezza per le ferrovie e che l’hanno portato ad essere licenziato da _ per il 30 settembre 2015.
1.2. L’amministrazione ha intrapreso i necessari accertamenti medici anche richiamando l’incarto dall’assicuratore malattia che si è assunto il caso e nel 2016 ha disposto una perizia (doc. F).
Preso atto del rapporto finale SMR dell’11 aprile 2016 (doc. 59) e del complemento del 24 ottobre 2016 (doc. 80) del rapporto del Servizio integrazione professionale del 14 ottobre 2015, con decisione del 22 febbraio 2017 (doc. A), che confermava il progetto di decisione del 18 aprile 2016 (doc. 62) a seguito delle osservazioni dell’assicurato (doc. C) e dei successivi referti medici (docc. 65 e 69) che sono stati trasmessi alla perita per una valutazione (doc. 73), giunta il 14 giugno 2016 (doc. 76) e a seguito della quale il medico SMR il 20 giugno 2016 (doc. 75) si è riconfermato nel suo precedente rapporto, l’Ufficio AI ha attributo all’assicurato una rendita temporanea intera (grado AI 100%) dal 1° maggio 2014, ma con versamento dal 1° novembre 2014, ossia dopo sei mesi dalla presentazione della richiesta (art. 29 cpv. 1 LAI), limitatamente al 30 settembre 2015.
1.3. Con ricorso del 17 marzo 2017 (doc. I) RI 1, rappresentato dal RA 1, ha chiesto di annullare la decisione dell’Ufficio AI e di ritornare l’incarto per una rivalutazione della sua situazione, che porti a riconoscergli un’incapacità lavorativa di almeno il 50% anche in attività adeguata e quindi che sia ricalcolato il suo grado di invalidità.
Secondo il ricorrente la sua situazione non sarebbe affatto migliorata dal 18 giugno 2015. Anche il certificato del dr. med. _ del 10 marzo 2017 (doc. D) riferisce di continui disturbi al ginocchio destro con persistenza dell’artrofibrosi e dei dolori, tanto che la funzionalità era ancora fortemente limitata con una flessione massima di 70°-80° e i dolori si accentuavano alla mobilizzazione dopo 20 minuti da seduto e 15 minuti di marcia. Queste difficoltà sono state rilevate anche nel rapporto finale di attività che è stato steso il 2 settembre 2016 (doc. E) dopo un periodo durante il quale, tramite l’assicurazione contro la disoccupazione, l’assicurato ha svolto un provvedimento del mercato del lavoro.
1.4. Nella risposta del 24 aprile 2017 (doc. IV) l’Ufficio assicurazione invalidità ha proposto di respingere il ricorso dopo avere sentito il dr. med. _ del Servizio medico Regionale (doc. IV/1), secondo cui il certificato medico prodotto dal ricorrente non oggettivava uno stato clinico differente da quello già valutato.
L’amministrazione ha osservato di avere sottoposto l’assicurato a una perizia, dalla quale è emerso che dopo un periodo di totale inabilità lavorativa la situazione si era stabilizzata.
L’interessato è stato ritenuto inabile al 50% nella sua attività abituale, mentre abile al 100% in attività adeguate conformi alle limitazioni funzionali descritte dalla specialista in riabilitazione.
Questa valutazione è stata ribadita dalla perita nel complemento del 16 aprile 2016 (recte: 14 giugno 2016) ed essendo completa e coerente nelle conclusioni, per l’Ufficio AI va confermata anche alla luce del nuovo rapporto del dr. _.
L’amministrazione ha dunque confermato l’attribuzione al ricorrente di una rendita temporanea dal 1° maggio 2014 al 30 settembre 2015, ma con versamento delle prestazioni dal 1° novembre 2014 a causa della domanda tardiva.
1.5. Nelle sue osservazioni del 4 maggio 2017 (doc. VI) il ricorrente ha prodotto la perizia del 6 aprile 2016 (doc. F) della dr.ssa med. _, rilevando come in sostanza le parti siano concordi nella valutazione dei disturbi di cui egli soffre, mentre la discordanza sta nel definire la loro portata sulla sua capacità di lavoro.
L’insorgente ha ribadito come il referto del 10 marzo 2017 del dr. _ attesti un’ulteriore evoluzione sfavorevole, con una mobilità del ginocchio limitata in flessione a 70°-80° e l’insorgenza di forti dolori dopo pochi minuti di attività.
Inoltre, già nel suo referto del 18 giugno 2015 il chirurgo che l’ha operato aveva escluso la possibilità di continuare l’attività abituale di guardiano di sicurezza, visto che operava su terreni sconnessi, talvolta di difficile accesso e sui cantieri lungo la linea ferroviaria. Pertanto, la sua capacità nell’attività precedente deve essere considerata nulla.
Riguardo all’abilità lavorativa in attività adeguate, sulla scorta delle limitazioni elencate dalla perita, a dire dell’assicurato una tale attività sarebbe possibile unicamente in un posto concepito su misura e assolutamente estraneo alla realtà del mercato del lavoro. La decisione impugnata elenca una serie di attività, ma se si considerano le limitazioni funzionali riconosciute anche dall’amministrazione, egli ritiene che le stesse non possano essere esercitate al 100%. In nessuna di queste attività sarebbe possibile cambiare frequentemente la postura alternando periodi seduti di 20-30 minuti a periodi in piedi sino a due ore oppure ancora evitare spostamenti su terreni anche sconnessi, salire scale o su terreni in salita/discesa e sollevare pesi di 10kg, il tutto con un rendimento completo. D’avviso dell’assicurato, per essere compatibili con le limitazioni riconosciute queste attività devono essere svolte con pause adeguate che vanno a discapito inevitabilmente del rendimento, perciò non sono esigibili in misura completa, ma al massimo al 50%.
Per di più, l’assicurato ha evidenziato che per alcune di queste attività adeguate sono necessarie anche delle qualifiche di cui egli è sprovvisto.
Infine, l’insorgente ha rilevato che la stessa perita ha indicato la necessità di continuare con la fisioterapia e/o l’attività in acqua per mantenere l’articolarità e rinforzare tutto l’arto inferiore destro, attività che ha sempre svolto senza tuttavia raggiungere i risultati sperati, a conferma dell’entità dei disturbi presenti che influiscono forzatamente negativamente sul rendimento sul posto di lavoro.
In via principale l’assicurato ha dunque ribadito di ritornare gli atti all’Ufficio AI per una rivalutazione della sua situazione che porti a riconoscergli un’incapacità lavorativa di almeno il 50% anche in attività adeguate; in via subordinata, ha chiesto che l’Ufficio AI effettui una nuova valutazione che tenga conto delle sue esposte argomentazioni.
1.6. Il 22 maggio 2017 (doc. VIII) l’amministrazione si è riconfermata nella risposta sulle conclusioni mediche e sulle attività esigibili, mentre da parte sua l’assicurato non ha formulato nuove osservazioni (doc. IX).

considerato in diritto
2.1. Oggetto del contendere è sapere se è a giusta ragione che l’Ufficio assicurazione invalidità ha riconosciuto all’assicurato una rendita intera di invalidità limitata nel tempo dal 1° maggio 2014 al 30 settembre 2015, poiché dal 18 maggio 2015 egli sarebbe abile al lavoro al 100% in attività adeguate e dal calcolo del grado della perdita di guadagno risulterebbe una percentuale inferiore al grado minimo pensionabile (10%).
2.2. Secondo l'art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con gli artt. 7 e 8 LPGA, con invalidità s'intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata, cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio.
Gli elementi fondamentali dell'invalidità, secondo la surriferita definizione, sono dunque un danno alla salute fisica o psichica conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio, e la conseguente incapacità di guadagno.
Occorre quindi che il danno alla salute abbia cagionato una diminuzione della capacità di guadagno, perché il caso possa essere sottoposto all'assicurazione per l'invalidità (Scartazzini, Les rapports de causalité dans le droit suisse de la sécurité sociale, Basilea e Francoforte sul Meno 1991, pag. 216 segg.).
Per incapacità al lavoro s'intende qualsiasi incapacità, totale o parziale, derivante da un danno alla salute fisica, mentale o psichica di compiere un lavoro ragionevolmente esigibile nella professione o nel campo di attività abituale. In caso d'incapacità al lavoro di lunga durata possono essere prese in considerazione anche le mansioni esigibili in un'altra professione o campo d'attività (art. 6 LPGA).
L'incapacità al guadagno è definita all'art. 7 LPGA e consiste nella perdita, totale o parziale, della possibilità di guadagno sul mercato del lavoro equilibrato che entra in considerazione, provocata da un danno alla salute fisica, mentale o psichica e che perdura dopo aver sottoposto l'assicurato alle cure ed alle misure d'integrazione ragionevolmente esigibili.
Secondo l’art. 8 cpv. 1 LPGA, è considerata invalidità l’incapacità al guadagno totale o parziale presumibilmente permanente o di lunga durata.
La nozione d'invalidità di cui all'art. 4 cpv. 1 LAI e 8 cpv. 1 LPGA è di carattere giuridico economico, non medico (DTF 116 V 249 consid. 1b).
L'art. 28 cpv. 1 LAI prevede che l'assicurato ha diritto ad una rendita se: a. la sua capacità al guadagno o la sua capacità di svolgere le mansioni consuete non può essere ristabilita, mantenuta o migliorata mediante provvedimenti d'integrazione ragionevolmente esigibili; b. ha avuto un'incapacità al lavoro (art. 6 LPGA) almeno del 40% in media durante un anno senza notevole interruzione; e c. al termine di questo anno è invalido (art. 8 LPGA) almeno al 40%.
L'art. 28 cpv. 2 LAI prescrive che gli assicurati hanno diritto ad una rendita intera se sono invalidi almeno al 70%, a tre quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono invalidi almeno al 40%.
Tuttavia, il diritto alla rendita nasce al più presto dopo 6 mesi dalla data in cui l'assicurato ha rivendicato il diritto alle prestazioni conformemente all'art. 29 cpv. 1 LPGA, ma al più presto a partire dal mese seguente il compimento dei 18 anni (art. 29 cpv. 1 LAI).
In virtù dell'art. 28a cpv. 1 LAI, per valutare l'invalidità di un assicurato che esercita un'attività lucrativa si applica l'articolo 16 LPGA. Il Consiglio federale definisce il reddito lavorativo determinante per la valutazione dell'invalidità.
Ai sensi dell'art. 16 LPGA, il grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto fra il reddito del lavoro che l'assicurato conseguirebbe dopo l'insorgenza dell'invalidità e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione, nell'esercizio di un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in condizioni normali di mercato del lavoro (reddito da invalido) ed il reddito del lavoro che egli avrebbe potuto conseguire se non fosse diventato invalido (reddito da valido).
Si confronta perciò il reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non fosse divenuto invalido con quello che egli può tuttora realizzare, benché invalido, sfruttando la residua capacità lavorativa in attività da lui ragionevolmente esigibili in condizioni normali del mercato del lavoro, previa adozione di eventuali provvedimenti integrativi (metodo generale del raffronto dei redditi; DTF 128 V 30 consid. 1, 104 V 136 consid. 2a e 2b; Pratique VSI 2000 pag. 84 consid. 1b).
Nel confronto dei redditi la giurisprudenza - di regola - non tiene conto di fattori estranei all'invalidità, come ad esempio la formazione professionale, le attitudini fisiche e psichiche e l'età dell'assicurato (RCC 1989 p. 325; DTF 107 V 21; Scartazzini, op. cit., pag. 232). La misura dell'attività ragionevolmente esigibile dipende, d'altra parte, dalla situazione personale dell'assicurato e dalla possibilità di applicazione di misure reintegrative. La situazione personale dell'assicurato è essenziale per la valutazione della residua capacità al guadagno. Secondo il TFA i due redditi, dalla cui differenza emerge il grado dell'incapacità di guadagno, vanno stabiliti in maniera precisa. Se ciò non è possibile, devono essere calcolati sulla base di una valutazione fondata sulle circostanze concrete (SVR 1996 IV Nr. 74 consid. 2a, DTF 114 V 313 consid. 3a).
Nella DTF 107 V 21 consid. 2c, la Corte federale ha stabilito che l'assicurazione per l'invalidità non è tenuta a rispondere qualora l'assicurato, in ragione della sua età, di una carente formazione oppure a causa di difficoltà di apprendimento o linguistiche, non riesce a trovare concretamente un'occupazione (giurisprudenza confermata dall'allora TFA [dal 1° gennaio 2007: TF] con sentenza U 156/05 del 14 luglio 2006, consid. 5).
2.3. Trattandosi in concreto dell’attribuzione di una rendita limitata nel tempo, per costante giurisprudenza, quando l’amministrazione con un’unica decisione attribuisce una rendita per un certo periodo e, contemporaneamente, la riduce o la sopprime per un periodo successivo, devono essere applicate per analogia le regole sulla revisione di decisioni amministrative ex art. 17 LPGA (DTF 131 V 164, 131 V 120, 125 V 143; SVR 2006 IV Nr. 13; STFA I 597/04 del 10 gennaio 2006; I 689/04 del 27 dicembre 2005; I 38/05 del 19 ottobre 2005; I 12/04 del 14 aprile 2005; I 528/04 del 24 febbraio 2005 e I 299/03 del 29 giugno 2004).
L’art. 17 cpv. 1 LPGA stabilisce che se il grado d’invalidità del beneficiario della rendita subisce una notevole modificazione, per il futuro la rendita è aumentata o ridotta proporzionalmente o soppressa, d’ufficio o su richiesta.
I principi giurisprudenziali sviluppati in materia di revisione di rendite sotto il regime del vecchio art. 41 LAI sono applicabili anche a proposito dell’art. 17 LPGA (DTF 130 V 343 consid. 3.5).
Se la capacità al guadagno dell'assicurato migliora, v'è motivo di ammettere che il cambiamento determinante sopprime, all'occorrenza, tutto o parte del diritto a prestazioni dal momento in cui si può supporre che il miglioramento costatato perduri. Lo si deve in ogni caso tenere in considerazione allorché è durato tre mesi, senza interruzione notevole, e che presumibilmente continuerà a durare (art. 88a cpv. 1 OAI). Analogamente, in caso di aggravamento dell'incapacità al guadagno, occorre tener conto del cambiamento determinante il diritto a prestazioni, non appena esso perdura da tre mesi senza interruzione notevole. L’art. 29bis è applicabile per analogia (art. 88a cpv. 2 OAI).
Queste norme sono applicabili non soltanto in caso di revisione della rendita, ma anche di assegnazione con effetto retroattivo di una prestazione limitata nel tempo (STF 8C_94/2013 dell’8 luglio 2013 consid. 4.1 e STFA 29 maggio 1991 nella causa St.; RCC 1984 pag. 137). L’art. 88a cpv. 2 OAI è applicabile nei casi in cui al momento del cambiamento determinante il diritto a prestazioni esisteva già un’invalidità che dava diritto ad una rendita (STF 8C_303/2012 e 8C_340/2012 del 6 dicembre 2012, consid. 5.3).
Giusta l’art. 29bis OAI, se la rendita è stata soppressa a causa dell’abbassamento del grado di invalidità e l’assicurato, nel susseguente periodo di tre anni, presenta di nuovo un grado di invalidità suscettibile di far nascere il diritto alla rendita per incapacità al lavoro della stessa origine, il periodo precedente la prima erogazione verrà dedotto dal periodo d’attesa impostogli dall’art. 28 cpv. 1 lett. b LAI.
Infine, una diversa valutazione di uno stato di fatto rimasto invariato ed inizialmente approfonditamente esaminato non costituisce né un caso di revisione, né un caso di riconsiderazione (STFA I 8/04 del 12 ottobre 2005 pubblicata in Plaidoyer 1/06, pag. 64-65).
2.4. Nel caso di specie, dopo avere richiamato gli atti medici ritenuti determinanti e sottoposto l’assicurato a una perizia medica, preso poi atto del rapporto finale dell’11 aprile 2016 del Servizio Medico Regionale che confermava il parere della dr.ssa med. _ del 6 aprile 2016, specialista FMH in medicina fisica e riabilitazione, la quale si è ulteriormente espressa il 14 giugno 2016 in merito alla nuova documentazione medica prodotta dall’assicurato così come il dr. med. _ dell’SMR che ha ribadito quanto espresso due mesi prima, l’Ufficio AI ha considerato l’interessato inabile al lavoro in ragione del 100% dal 9 maggio 2013 nella sua precedente attività di guardiano della sicurezza, mentre totalmente abile in altre attività adeguate al suo stato di salute dal 18 giugno 2015.
Quel giorno (doc. 27) il dr. med. _, FMH in chirurgia ortopedica e traumatologia dell’apparato locomotore, che l’aveva già operato negli anni precedenti, ha ricordato che l’assicurato dopo l’impianto di protesi ha avuto un’artrofibrosi e un’algodistrofia per la quale si era resa necessaria una mobilizzazione del ginocchio in narcosi. Nonostante la fisioterapia egli aveva nuovamente sviluppato un’artrofibrosi, mentre l’algodistrofia era regredita. Il medico ha rilevato che la situazione era definitiva e non v’erano margini per migliorare ulteriormente la flessione che arrivava a 100°-105°, mentre l’estensione era completa (prima dell’intervento non lo era).
Vista la giovane età, per il chirurgo era “importante attribuire una rendita di invalidità vicina al 50% poiché non può assolutamente fare nessun lavoro su terreni sconnessi, stare a lungo in piedi o portare e alzare pesi, camminare su scale e fare ripetute discese e salite. Può fare perlopiù dei lavori sedentari e misti con brevi deambulazioni.”.
Nel suo referto del 6 ottobre 2015 (doc. 41) il dr. med. _, specialista FMH in medicina generale, medico curante dell’assicurato, ha condiviso pienamente il parere del dr. med. _, secondo cui l’interessato risultava sempre inabile al lavoro al 50%, visto che la situazione cronicizzata non permetteva al paziente di svolgere pienamente un lavoro sia da seduto che da in piedi.
A suo avviso, quindi, l’assicurato rimaneva impossibilitato a riprendere l’attività lavorativa nel settore ferroviario di servizio esterno sui binari, mentre sarebbe stato abile al 100% in un lavoro di ufficio o in un lavoro leggero fisicamente anche all’esterno tipo Securitas sull’arco di un’intera giornata, ma con rendimento ridotto del 50% a dipendenza del tipo di attività che avrebbe svolto e dei limiti funzionali, quali non potere mantenere in modo prolungato posizioni statiche, dovere effettuare regolari pause anche in un’attività di tipo amministrativo, ciò che ne riduceva il rendimento. Inoltre, egli non era adatto ad eseguire lavori di ufficio per mancanza di preparazione generale in questo settore e si doveva pure considerare che molto probabilmente avrebbe avuto delle difficoltà di adattamento e adeguamento a una nuova realtà lavorativa. A suo dire, era quindi ragionevole una rendita AI del 50%.
Il 18 febbraio 2016 (doc. 55) il dr. med. _, FMH in chirurgia ortopedica, ha ricordato che l’assicurato era stato operato di protesi totale del ginocchio destro nel dicembre 2013, intervento che è stato complicato da artrofibrosi per la quale ha subìto un’artrolisi del ginocchio destro con mobilizzazione in narcosi il 17 febbraio 2015. Vista la cattiva evoluzione è stato sottoposto a un nuovo intervento di artroscopia del ginocchio destro con sinovectomia e artrolisi del ginocchio destro il 2 maggio 2015. Egli lamentava sempre un disturbo funzionale con limitazione della flessione a 80°-90°; l’estensione era completa. Il ginocchio era stabile nel piano frontale.
Il chirurgo ha rilevato un peggioramento rispetto all’ultimo controllo effettuato dal dr. med. _, dove la flessione era di 100°-110°. Un altro intervento chirurgico non era opportuno, mentre è stata prescritta all’interessato della fisioterapia.
Il 23 febbraio 2016 (doc. 57) il dr. med. _ del Servizio Medico Regionale ha ritenuto opportuno sottoporre l’assicurato a una perizia medica, che è stata subito (doc. 57) affidata alla dr.ssa med. _, specialista FMH in medicina fisica e riabilitazione, che ha valutato l’interessato il 24 marzo 2016 nel corso di 100 minuti.
Nel suo rapporto peritale del 6 aprile 2016 (doc. F) l’esperta ha esposto l’anamnesi familiare, scolastica, professionale, sociale e personale, i dati soggettivi del paziente con la descrizione dei disturbi (rigidità al ginocchio continua, impossibilità di inginocchiarsi, posizione seduta con il ginocchio flesso per 30 minuti, camminare in piano per due ore) e dell’attività lavorativa (si occupava di sicurezza ferroviaria e manovrazione dei vagoni; il lavoro consisteva nel controllo delle persone che si occupavano dell’ingresso e del transito dei treni in stazione, controllava la sicurezza del lavoro altrui, stava 8 ore in piedi al giorno spostandosi all’interno della stazione o tra i binari), le constatazioni oggettive con un esame clinico dell’assicurato (estensione 0°, flessione 80°, poi comparsa di blocco rigido, nessun dolore alla mobilizzazione del ginocchio, forza ridotta) e il bilancio funzionale (test del cammino, test delle scale, sollevava e trasportava fino a 25kg senza problemi ma flettendo solo il rachide e non le ginocchia, impossibile l’inginocchiarsi a terra), gli esiti delle indagini strumentali esperite in precedenza da terzi.
Quale diagnosi la specialista ha indicato che il ginocchio destro era rigido su esiti di impianto di protesi totale del ginocchio nel 2013.
Per quanto concerne la valutazione delle conseguenze sulla capacità di lavoro, alla luce dell’anamnesi e dell’esame clinico, nella sua ultima attività svolta come impiegato ferroviario specializzato come capo della sicurezza, manovratore di vagoni e guardia di sicurezza, impiego svolto prevalentemente in ortostatismo e su terreni sconnessi, tra i binari dei treni, salendo e scendendo le scale, la perita ha ritenuto giustificata un’inabilità lavorativa del 50%, da intendersi come riduzione consensuale del rendimento nell’arco di una giornata di 8 ore, a decorrere dal 18 maggio 2015 come indicato dal dr. med. _. Per il periodo dal 9 maggio 2013 al 17 giugno 2015 ha confermato un’inabilità lavorativa totale.
In un’attività adeguata e rispettosa delle risorse indicate, che non richiedesse l’accovacciamento o la flessione delle ginocchia o il sollevamento di pesi superiori a 10kg e che prevedesse cambi posturali frequenti (seduto per 30 minuti a gamba flessa – in piedi fino a 2 ore), oltre alla mobilizzazione in ambiente pianeggiante, l’assicurato era abile al 100% dal 18 giugno 2015.
L’esperta ha infine consigliato all’interessato di continuare con la fisioterapia e/o l’attività in acqua per mantenere l’articolarità e rinforzare tutto l’arto inferiore destro.
L’11 aprile 2016 (doc. 59) il dr. med. _ ha preso atto del parere della perita e nel suo rapporto finale SMR ha posto la diagnosi di esiti di artrofibrosi dopo posa di protesi totale al ginocchio destro il 9 dicembre 2013 ed asportazione di materiale di osteosintesi della tibia con/su: pregressa mobilizzazione del ginocchio destro in narcosi; pregressa osteotomia di valgizzazione della tibia destra e artroscopia al ginocchio destro con sinovectomia parziale e microfratturazioni il 10 maggio 2013; stato da meniscectomia parziale, mediale e laterale e lisciaggio cartilagineo patellofemorale e del condilo femorale mediale su condromalacia il 2 dicembre 2011.
Il medico SMR ha confermato che l’inabilità lavorativa era totale sia nell’attività abituale sia in altre adeguate, ma dal 18 giugno 2015 la capacità era del 100%, ma con riduzione del rendimento del 50%, nella precedente attività, mentre era totale in attività adatte alle sue condizioni di salute nel rispetto dei limiti funzionali che prevedevano un carico massimo di 10kg, non accovacciarsi, non flettere le ginocchia, cambi posturali frequenti (seduto per 30 minuti a gamba flessa, in piedi fio a due ore), oltre alla mobilizzazione in ambiente pianeggiante.
Il 18 aprile 2016 (doc. 65) il dr. med. _ ha precisato che l’esame clinico rimaneva invariato rispetto al precedente e che i margini di manovra per migliorare questa situazione erano limitati visto che aveva già subìto una mobilizzazione sotto narcosi e un release artroscopico. Il chirurgo ha altresì indicato che l’interessato poteva effettuare lavori pesanti, ma limitando il carico di lavoro al 50%. La fisioterapia andava continuata.
Nel referto di una settimana dopo (doc. 69) il chirurgo ha ribadito che confermava le limitazioni che erano già state espresse dal collega dr. _, evidenziando che l’assicurato presentava dei limiti abbastanza importanti con il ginocchio, tanto da potere svolgere delle attività con carico discontinuo per un massimo del rendimento del 50%, ossia per 4 ore al giorno, ma non doveva assolutamente camminare su terreni accidentati. Egli non poteva accovacciarsi o inginocchiarsi, né doveva assolutamente salire su scale a pioli, impalcature o fare salite e discese. Poteva portare pesi di al massimo 10kg per un breve periodo e tragitto.