Decision ID: e626460d-275b-5985-96d2-fd1e115cbb13
Year: 2003
Language: it
Court: TI_TCA
Chamber: TI_TCA_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: public_law

ritenuto, in fatto
A. a) Il 6 agosto 1972 il cittadino italiano _ (1944), già condannato nel proprio Paese d'origine nel 1968 per contrabbando ed evasione dell'imposta generale sull'entrata (IGE), è stato arrestato al valico di frontiera dalle autorità elvetiche per ricettazione di 7'900 pacchetti di sigarette. Successivamente scarcerato e rimpatriato dopo aver tacitato la parte lesa, il 19 dicembre 1972 l'allora Polizia federale degli stranieri (ora Ufficio federale dell'immigrazione, dell'integrazione e dell'emigrazione, IMES) ha vietato al ricorrente l'entrata in territorio elvetico sino al 19 dicembre 1975, siccome indesiderato a causa del suo comportamento (contrabbandiere di sigarette).
Con decreto d'accusa 19 maggio 1976, egli è stato condannato in Svizzera a 15 giorni di detenzione, sospesi condizionalmente con un periodo di prova di 2 anni, per entrata illegale e impedimento di atti dell'autorità.
Sfuggito all'arresto in Italia a seguito di un procedimento penale ancora aperto, il 5 maggio 1983 l'insorgente è rientrato in Svizzera, soggiornandovi fino all'agosto successivo, per poi ritornarvi nel 1984, dopo una parentesi in _.
b) Il 7 marzo 1985, l'Ufficio cantonale degli stranieri e dei passaporti del Dipartimento di polizia (ora Sezione dei permessi e dell'immigrazione del Dipartimento delle istituzioni) ha respinto per motivi di contingentamento la domanda della _ ditta attiva nel settore del commercio di sigarette all'ingrosso con i Paesi dell'Est europeo e dell'Estremo Oriente, volta a ottenere il rilascio di un permesso di dimora in favore di _ in qualità di impiegato responsabile degli acquisti, delle vendite e dei trasporti.
Nell'agosto 1985, il ricorrente è stato incarcerato in Italia per reati legati al contrabbando.
B. a) Il 21 maggio 1990 la _ con sede a _, società avente quale scopo il commercio di metalli, ha chiesto e ottenuto dalle competenti autorità giurassiane il rilascio di un permesso di dimora B in favore di _ per lavorare come direttore, allegando alla domanda un'attestazione di buona condotta dello stesso rilasciata dal comune di _ (prov. di _).
Entrato in Svizzera il 16 luglio 1990, nel corso dell'estate egli è stato raggiunto dalla moglie _ (1965) e dai figli _ (1988) e _ (1990), i quali hanno ottenuto anch'essi un permesso di soggiorno a titolo di ricongiungimento famigliare.
b) Con decisione 14 aprile 1992, l'allora Ufficio cantonale del lavoro (ora della manodopera estera) ha accolto l'istanza preventiva di cambiamento di cantone in favore del ricorrente per svolgere l'attività di direttore presso la futura sede in _ della _ con una retribuzione di fr. 20'000.– lordi mensili. Trasferitasi a _ il 19 maggio 1992, la famiglia _ ha infine ottenuto il 15 ottobre 1992 un permesso di soggiorno annuale valido fino al 18 maggio 1993.
c) Nel dicembre 1992, su richiesta dell'autorità competente, il ricorrente ha prodotto l'estratto dei certificati penali che la Pretura circondariale di _ gli aveva rilasciato poco prima, da cui non risultavano né condanne, né procedimenti penali pendenti a suo carico.
L'8 aprile 1993 la Polizia cantonale ha tuttavia accertato che _, noto contrabbandiere che aveva sempre vissuto e operato a cavallo del confine italo-svizzero, aveva ottenuto improvvisamente e inspiegabilmente un permesso nel canton _, prima di prendere in locazione una lussuosa villa a _ per la quale versava una pigione di oltre fr. 20'000.– mensili, denunciando un reddito di fr. 250'000.–. La polizia ha pure accertato che egli aveva precedenti penali in Italia (reati legati al contrabbando, all'associazione a delinquere di stampo mafioso, al falso, alla corruzione di funzionari, ecc.).
In seguito, al ricorrente è stato rinnovato il permesso di dimora, l'ultima volta con scadenza il 15 luglio 1995.
C. a) Nel luglio 1995 _ ha ottenuto un permesso di domicilio, con ultimo termine di controllo fissato per il 15 luglio 2001. Nel luglio 1996, è nata la figlia _.
b) Nel 1999, la _ di _ è stata posta in liquidazione e l'insorgente ha iniziato a lavorare come commerciante indipendente.
Nell'aprile 2000, _ ha lasciato l'abitazione coniugale e si è trasferito nel _.
Il 9 maggio 2000, al ricorrente è stata inflitta una multa di fr. 900.– per infrazione aggravata alle norme della circolazione commessa il 24 febbraio 2000 nel canton _.
c) Il 27 giugno 2001, _ ha chiesto il rinnovo del termine di controllo del suo permesso di domicilio, producendo un documento di identità dominicano.
Interrogato il 4 luglio 2001 dalla polizia in merito al suo passaporto italiano scaduto, il ricorrente ha dichiarato che gli era impossibile rinnovarlo, a causa della mancanza del consenso da parte della Questura di Milano, soggiungendo che doveva scontare in Italia una pena di 3 anni e 6 mesi di detenzione per contrabbando di sigarette.
Il 14 settembre 2001, egli ha confermato che l'Italia si rifiutava di rinnovargli il passaporto "causa le sue pendenze giudiziarie per infrazioni fiscali non perseguibili in Svizzera".
d) Con sentenza 9 settembre 2002, la Presidente della Corte delle assise correzionali di _ ha condannato - tra gli altri - _ a 18 mesi di detenzione e all'espulsione dal territorio svizzero per 3 anni, pene entrambe sospese con un periodo di prova di 2 anni, per ripetuta corruzione attiva (tra autunno 1994 e novembre 1996), ripetuta istigazione alla violazione del segreto d'ufficio, ripetuta falsità in documenti (da marzo a novembre 1996), carente diligenza in operazioni finanziarie (dalla primavera-estate 1998 al gennaio 1999) e violazione di domicilio (maggio 2000).
La sentenza è cresciuta in giudicato.
D. Il 20 gennaio 2003 la Sezione dei permessi e dell'immigrazione del Dipartimento delle istituzioni ha deciso di espellere _ dal territorio cantonale e svizzero dal 20 marzo 2003 per 15 anni giusta gli art. 10 cpv. 1 lett. a/b LDDS, ritenendo che i reati commessi dall'interessato in Svizzera e in Italia giustificassero l'adozione di un simile provvedimento.
Ha inoltre considerato la decisione proporzionata alle circostanze e conforme sia alla protezione della vita privata e famigliare sancita dall'art. 8 CEDU, sia all'accordo tra la Comunità europea ed i suoi Stati membri e la Confederazione Svizzera sulla libera circolazione delle persone (ALC).
L'autorità ha negato l'effetto sospensivo in caso di ricorso.
E. Con giudizio 25 febbraio 2003, il Consiglio di Stato ha confermato la suddetta risoluzione, respingendo l'impugnativa contro di essa interposta dall'interessato.
Considerate tutte le circostanze del caso, il Governo ha ritenuto che il provvedimento adottato dall'autorità di prime cure fosse conforme al principio della proporzionalità. Secondo l'Esecutivo cantonale, l'interesse pubblico a espellere il ricorrente era prevalente su quello dello stesso di vivere in Svizzera per esercitare il suo diritto di visita a _ e _ e _.
Il Governo ha inoltre ritenuto esigibile il rientro di _ in _, segnatamente nella fascia di confine dove già abitava, dove avrebbe potuto mantenere le relazioni con i figli.
F. Contro la predetta pronunzia, _ si aggrava ora davanti al Tribunale cantonale amministrativo, chiedendone l'annullamento e postulando, in via del tutto subordinata, di essere soltanto minacciato di espulsione (ammonimento).
Il ricorrente non contesta di adempiere i requisiti dell'espulsione. Ritiene per contro che la decisione impugnata sia sproporzionata e che violi la protezione della sua vita privata e famigliare e la sua libertà personale.
In sostanza, critica il Governo per non aver tenuto sufficientemente conto che i reati commessi sono lontani nel tempo, del suo lungo soggiorno in Svizzera e delle sue relazioni con _ e _ e _. A suo dire, in caso di rientro in Italia o di trasferimento in un altro Paese dell'Unione Europea, egli verrebbe immediatamente arrestato per scontare una precedente pena inflittagli dalle autorità italiane e sua moglie, la quale vorrebbe togliergli l'autorità parentale sui figli, non permetterà a questi ultimi di rendergli visita in carcere. Chiede infine che venga concesso l'effetto sospensivo al gravame.
G. All'accoglimento del ricorso si oppongono sia il dipartimento, sia il Consiglio di Stato con argomenti di cui si dirà, per quanto necessario, in seguito.
H. Il 3 aprile 2003, il ricorrente ha versato agli atti il verbale d'udienza di discussione relativa alla procedura di protezione dell'unione coniugale pendente presso la Pretura di Mendrisio-Nord, mentre il 10 luglio successivo ha prodotto la decisione con cui il medesimo Pretore ha ordinato alla moglie di provvedere affinché i tre figli venissero ascoltati dal servizio medico-psicologico.

Considerato, in diritto
1. 1.1. In materia di diritto degli stranieri la competenza del Tribunale cantonale amministrativo a statuire in merito ai gravami inoltrati avverso le decisioni del Consiglio di Stato è data soltanto nella misura in cui queste ultime possono essere impugnate con ricorso di diritto amministrativo al Tribunale federale (art. 10 lett. a LALPS).
1.2. Il ricorso di diritto amministrativo al Tribunale federale è, di principio, ammissibile contro le decisioni d'espulsione fondate sull'art. 10 cpv. 1 LDDS (art. 97 cpv. 1 e 98 OG), non sussistendo nessuna delle eccezioni previste dagli art. 99 a 102 OG. In particolare, non trovano applicazione i motivi di esclusione previsti dall'art. 100 cpv. 1 lett. b OG (DTF 114 Ib 1 consid. 1b).
1.3. Il gravame in oggetto, tempestivo (art. 46 cpv. 1 PAmm) e presentato da una persona senz'altro legittimata a ricorrere (art. 43 PAmm), è ricevibile in ordine.
1.4. Il giudizio può essere reso sulla base degli atti, senza istruttoria. Non appare infatti necessario allestire una perizia volta ad accertare lo stato psichico della moglie (che vorrebbe privarlo dell'autorità parentale sui figli) e di _ (che avrebbe tentato il suicidio nel 2000 a causa della separazione dei genitori). Nemmeno occorre procedere all'audizione di testi, segnatamente dei figli dell'insorgente, al fine di verificare l'intensità del legame padre-figlio. Tali mezzi di prova non appaiono infatti idonei a procurare a questo Tribunale la conoscenza di ulteriori elementi di rilievo per il giudizio (art. 18 cpv. 1 PAmm).
L'art. 12 della Convenzione sui diritti del fanciullo non conferisce peraltro un diritto assoluto di essere sentito personalmente, ovvero oralmente (cfr. n. 2 di tale disposizione; DTF 124 II 368 consid. 3c).
2. 2.1. L'accordo tra la Confederazione Svizzera e la Comunità europea, nonché i suoi Stati membri, sulla libera circolazione delle persone (ALC; RS 0.142.112.681), entrato in vigore il 1° giugno 2002 e direttamente applicabile, si rivolge ai cittadini elvetici e a quelli degli Stati facenti parte della Comunità europea e disciplina il loro diritto di entrare, soggiornare, accedere a delle attività economiche e offrire la prestazione di servizi negli Stati contraenti (art. 1 ALC), stabilendo norme che, in linea di principio, derogano alle disposizioni di diritto interno (art. 1 LDDS nella sua nuova versione in vigore dal 1° giugno 2002).
2.2. Ci si può invero chiedere se _ possa prevalersi del menzionato accordo bilaterale in virtù della sua cittadinanza italiana.
Infatti, se da una parte il ricorrente è domiciliato in Svizzera e dispone pertanto di un permesso di soggiorno di durata uguale o superiore ad un anno e gode da subito dei diritti garantiti dal trattato in parola anche se titolare di un'autorizzazione rilasciatagli ancora in base alla LDDS (art. 10 cpv. 5 ALC e art. 36 OLCP), dall'altra egli è attualmente sprovvisto del passaporto italiano valido, condizione prevista dall'art. 1 cifra 2 Allegato I ALC per soggiornare regolarmente in Svizzera (v. anche gli art. 3 cpv. 1 LDDS e 5 ODDS).
Sia come sia, la questione non necessita di essere approfondita, in quanto il gravame va in ogni caso respinto per i motivi che verranno esposti nei successivi considerandi.
3. 3.1. L'art. 5 cpv. 1 Allegato I ALC prevede, quale regola generale, che i diritti conferiti dalle disposizioni dell'Accordo in parola possono essere limitati soltanto da misure giustificate da motivi di ordine pubblico, di pubblica sicurezza e di pubblica sanità. Le direttive 64/221/CEE, 72/194/CEE e 75/35/CEE, nonché la prassi resa in materia dalla Corte di giustizia della Comunità europee antecedentemente alla data della firma dell'accordo contribuiscono poi a definire la portata di questa disposizione (cfr. art. 16 cpv. 2 ALC e art. 5 cpv. 2 Allegato I ALC).
Se sono adempiute le condizioni, è possibile disporre misure di allontanamento e di respingimento giusta gli art. 9-13 LDDS anche nei confronti dei cittadini della CE (cfr. art. 24 OLCP; n. 10.1 delle "Istruzioni e commenti concernenti l'introduzione graduale della libera circolazione delle persone tra la Confederazione Svizzera e la Comunità europea nonché i suoi Stati membri nonché i seguenti Stati membri dell'AELS: Norvegia, Islanda e Principato del Liechtenstein", emanate dall'allora Ufficio federale degli stranieri, stato al febbraio 2002: Istruzioni UFDS sull'OLCP).
3.2. Il permesso di domicilio, di durata illimitata (art. 6 cpv. 1 prima frase LDDS), perde ogni validità in seguito ad espulsione o rimpatrio (art. 9 cpv. 3 lett. b LDDS).
Giusta l'art. 10 cpv. 1 LDDS, uno straniero può essere espulso quando è stato punito dall'autorità giudiziaria per un crimine o un delitto (lett. a) o la sua condotta in generale e i suoi atti permettono di concludere che non vuole o non è capace di adattarsi all'ordinamento vigente nel Paese che lo ospita (lett. b).