Decision ID: ef46f26c-a346-5622-94e0-5bdbf9b9164a
Year: 2004
Language: it
Court: TI_TPC
Chamber: TI_TPC_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: penal_law

Il Procuratore pubblico, per la sua requisitoria, il quale chiede la conferma in fatto ed in diritto dell’atto di accusa. Chiede che AC 1 venga condannato alla pena di 28 mesi di detenzione da espiare, chiede la revoca della sospensione condizionale della pena di 7 mesi di detenzione inflittagli il 4.10.2001 dalla Corte delle Assise correzionali di Mendrisio. Da ultimo chiede la confisca di quanto in sequestro.
§
Il Difensore, il quale pone in risalto la figura e la vita anteriore del suo patrocinato, il quale, orfano, considera le persone del soccorso operaio la sua famiglia. Chiede che i quantitativi di cocaina venduti e detenuti dal suo patrocinato e indicati nell’atto di accusa vengano corretti in funzione delle sue dichiarazioni. Chiede il proscioglimento dal reato di propagazione di malattie dell’uomo, in assenza di sufficienti indizi. Chiede inoltre il proscioglimento dal capo di accusa di contravvenzione alla legge federale sugli stupefacenti poiché l’assenza di sostanze stupefacenti nel sangue del suo patrocinato al momento del suo arresto testimoniano l’assenza del consumo. Chiede quindi una riduzione della pena e non si oppone alla confisca di quanto in sequestro.
Posti dal Presidente, con l'accordo delle Parti, i seguenti
quesiti: AC 1
1. E’ autore colpevole di:
1.1. infrazione parzialmente aggravata alla LF sugli stupefacenti
per avere senza essere autorizzato,
1.1.1. venduto almeno 153 grammi di cocaina?
1.1.1.1. trattasi di quantitativi inferiori?
1.1.2. detenuto, occultandolo nello scantinato dell’immobile dove risiedeva:
1.1.2.1. 1 involucro contenente 102,49 grammi netti di cocaina (purezza del 30,7%)?
1.1.2.2. 1 involucro contenente 42,37 grammi netti di cocaina (purezza del 55,9%)?
1.1.3. venduto circa 35 grammi di marijuana?
1.2. propagazione di malattie dell’uomo
per avere,
sapendo di essere sieropositivo al virus HIV,
in 4 o 5 occasioni, avuto rapporti sessuali non protetti con C.R. senza informarla delle sue condizioni di salute,
accettando la possibilità che i rapporti in questione potessero comportare la propagazione di una malattia dell’uomo pericolosa e trasmissibile?
1.2.1. trattasi di reato mancato/tentato?
1.3. contravvenzione alla LF sugli stupefacenti
per avere,
senza essere autorizzato,
consumato un imprecisato quantitativo di marijuana,
e meglio come descritto dall’atto di accusa?
2. Può beneficiare della sospensione condizionale della pena?
3. Deve subire la revoca della sospensione condizionale della pena di 7 mesi di detenzione inflittagli il 4.10.2001 dalla Corte delle Assise correzionali di Mendrisio?
4. Deve subire la confisca di:
4.1. 233,99 grammi netti di cocaina con grado di purezza variante da 30,7 a 55,9%;
4.2. 20,11 grammi di sostanza non identificata;
4.3. 16,69 grammi di marijuana;
4.4. fr. 25'300.--;
4.5. euro 560.--;
4.6. fr. 620.--;
4.7. 1 natel marca Nokia 3410 con tessera Orange no.;
4.8. 1 natel marca Siemens, con tessera Orange;
4.9. 1 tessera Orange prepaid no.;
4.10. 1 sacchetto con involucri di plastica;
4.11. 1 caricatore per natel Nokia;
4.12. 1 pesola marca Tanita di colore nero;
4.13. biglietti con annotazioni;
4.14. 1 agendina;
4.15. fr. 8'150.--?

Considerato
in fatto ed in diritto
1.a)
AC 1 è cittadino della _, nato a _ il 15.5.1980. Interrogato sulla sua vita anteriore, nel corso dell’inchiesta, egli dichiarò, agli agenti di polizia, quanto segue (verb. pol. 15.10.2003, PS11, p.1 e segg):
"
(p. 1) Ho sempre abitato in Africa e precisamente nella _ dove sono nato. Nella capitale _ ho seguito le scuole per 7 anni. A causa della situazione del mio paese ho abbandonato gli studi all’età di 19 anni. Per la comprensione del ritmo scolastico in _ preciso che dall’età di 6 anni si frequentano 5 anni di prescuola ed in seguito si frequentano le scuole obbligatorie. Io non ho però terminato l’obbligatorietà e non ho ottenuto una licenza scolastica. Vivevo con mio padre essendo mia madre già deceduta da tempo. Ho un fratello maggiore che è arruolato nell’esercito. In patria non ho lavorato, mio padre si occupava del mio sostentamento. Nel gennaio 2001 in _ vigeva un regime di dittatura e vi erano dei conflitti. La situazione era alquanto precaria per cui ho deciso di abbandonare la _ e partire per l’Europa. Ho pagato del denaro a persone che gestivano dei pescherecci. Sono giunto in Italia, via _. Già al momento della partenza mi fu detto che la destinazione era l’Italia. (p. 2) Giunto a Genova con altre persone abbiamo raggiunto la Svizzera. Ricordo che ho percorso il tragitto Milano/Ginevra in treno. Non mi sono fermato in Italia siccome mi fu consigliato dal passatore che l’asilo era favorito in Svizzera. Ho fatto la registrazione a _ e trasferito a _. Susseguentemente sono stato assegnato al centro rifugiati di _. Verso maggio 2001 sono stato assegnato al _. Nel maggio 2001 presso il Centro vi fu un controllo di Polizia ed io sono stato arrestato per infrazione alla LF sugli stupefacenti. Sono rimasto in arresto dal 21.5.2001 al 27.8.2001. L’ultimo periodo di carcerazione l’ho trascorso al penitenziario. Mentre ero in arresto non stavo bene di salute per cui il medico mi ha sottoposto ad analisi mediche. Sono stato scarcerato e messo in contatto con _ dove nuovamente venivo sottoposto ad analisi mediche. Mi hanno riscontrato l'infezione da virus HIV. Precedentemente agli esami a _, io non mi ero mai sottoposto ad alcuna analisi e non sono mai stato in cura medica. In _ non ho mai avuto disturbi fisici."
Stando al certificato medico in atti (AI21) allestito dai dr. med. _, AC 1 è affetto da infezione HIV. In occasione della visita dell’11.9.2001 egli “si trovava in uno stato di immunodeficienza tale da porlo a rischio di sviluppare un’infezione opportunistica e quindi la sindrome da immunodeficienza acquisita (AIDS).” Sempre dal citato certificato medico emerge che AC 1 è in cura dal 13.8.2001.
Interrogato dal PP in merito alle attività svolte in occasione della sua permanenza sul territorio elvetico, AC 1 dichiarò quanto segue (VI PP 26.9.2003, AI19):
"
(p.4) ADR che dopo essere stato processato nel mese di ottobre 2001 sono rimasto in Svizzera quale richiedente l’asilo dapprima a _ e poi a _. Quando ero a _ non ho mai lavorato mentre da quando sono a _ ho lavorato alcuni giorni a _ e poi nel mese di agosto nelle _. È stato il Soccorso Operaio che mi ha trovato questi lavori. Mi occupavo della pulizia dei sentieri turistici. Ho finito di lavorare il 15 agosto 2003. In seguito non ho più lavorato, anche se ho cercato altre occupazioni."
In precedenza AC 1 aveva dichiarato, sempre in merito alle sue attività occupazionali, quanto segue (ver. pol. 15.9.2003 PS3):
"
(p.2) l’interrogante mi chiede da dove proveniva il denaro da me impiegato per l’acquisto della marijuana. Rispondo che trattasi del denaro che ricevo dal Soccorso Operaio. Si tratta di fr. 450.—mensili. Inoltre quest’estate ho lavorato per un mese e mezzo (pulitura sentieri nelle _) guadagnando fr. 600.--. Non ho fatto altri lavori.”
A seguito di un’indagine esperita dal Procuratore pubblico, il soccorso operaio svizzero, nella persona del signor _, confermò le dichiarazioni di AC 1, precisando quanto segue (lettera del SOS del 4.11.2003, AI41):
"
..mi sono consultato con colleghi del _ impegnati nell’aiuto ai richiedenti l’asilo e posso certificarle quanto segue: 1. Tramite il nostro intervento, il signor AC 1 ha effettivamente lavorato per il servizio sociale del Comune di _. Si è trattato di un lavoro di sgombero avvenuto il 28 aprile 2003 durato solo alcune ore e remunerato una tantum con fr. 100.--. Per questa occupazione occasionale, come si può ben capire, non è stato stipulato nessun contratto. Il signor AC 1 si è limitato a firmare una ricevuta che dovrebbe essere ancora in possesso della funzionaria comunale signora _. 2. Corrisponde al vero che il signor AC 1 ha pure partecipato durante 5-6 settimane ai lavori di sistemazione dei sentieri di montagna per conto della nostra associazione e dell’Ente turistico delle _. Questo impiego è avvenuto nell’ambito dei piani occupazionali previsti e finanziati dall’ufficio federale dei rifugiati a favore dei richiedenti l’asilo. Malgrado si tratti di un’occupazione autorizzata non esiste di norma un vero e proprio contratto di lavoro. La remunerazione è ridotta perché comprende momenti di formazione e tiene conto di altre prestazioni fornite gratuitamente dallo stato. Per qualsiasi vertenza fa stato il regolamento deciso dagli uffici federali e cantonali competenti. A titolo di documentazione esiste una registrazione delle presenze e delle remunerazioni firmata dall’interessato che allego in fotocopia. Come si può rilevare il signor AC 1 ha lavorato dal 14 luglio al 14 agosto (dal 14 al 21 agosto risultava assente per malattia), conseguendo un compenso complessivo di fr. 865.--."
b)
Dall’incarto inviato dalle autorità che sovrintendono le procedure relative all’asilo (AI15) emerge, contrariamente a quanto dichiarato dall’accusato in occasione del verbale di polizia del 15.10.2003 (PS11), che AC 1 presentò una prima domanda di asilo già nel corso del 1998, e più precisamente il 23.11.1998.
Il 1.3.1999 l’UFR respinse tale domanda e pronunciò il suo rinvio verso la _. AC 1 si rese irreperibile a partire dal 14.6.1999. In aula così come davanti alle autorità preposte all’esame della seconda domanda di asilo AC 1 dichiarò di essere tornato in _ e da lì ripartito il 19.11.2000. Il 17.1.2001, l’accusato presentò una seconda domanda di asilo. In data 12.2.2001 l’UFR decise di non entrare nel merito. A seguito di tale decisione il consultorio giuridico per richiedenti l’asilo del Soccorso Operaio Svizzero inoltrò una domanda di riesame postulando la sospensione dell’allontanamento a causa dello stato di salute dell’accusato.
AC 1 venne sentito dalle autorità federali preposte all’esame delle sue domande di asilo rispettivamente in data 26.11.1998, 26.1.1999, 29.1.2001 e 8.2.2001 (verbali allegati all’AI15).
Dalla lettura dei citati verbali e dagli accertamenti esperiti dall’UFR emergono numerose versioni che si contraddicono e contraddicono le dichiarazioni rese dall’accusato nel corso dell’inchiesta. Chiamato a far chiarezza sul suo trascorso, AC 1 non è stato in grado di fornire spiegazioni soddisfacenti.
Per quanto concerne il periodo della scolarità, contrariamente a quanto dichiarato nel corso dell’inchiesta, AC 1 dichiarò, in occasione del verbale del 26.1.1999, di avere frequentato per 10 anni la scuola portoghese iniziata all’età di 8 anni e che la stessa venne poi chiusa a causa della guerra il 7.6.1998. Dalla sentenza delle assise correzionali di Mendrisio del 4.10.2001, acquisita agli atti, emerge che AC 1 avrebbe frequentato il liceo.
Interrogato nel corso del dibattimento sulle contraddizioni emergenti dagli atti, AC 1 ha ribadito di avere frequentato la scuola per 7 anni e di non averla terminata ed ha precisato che in _, dopo i primi cinque anni di scuola si accede al liceo.
Le affermazioni di AC 1 circa l’instabilità della situazione politica presente nel suo paese nel gennaio del 2001 sono in palese contraddizione con gli accertamenti effettuati dall’UFR. Nella decisione dell’UFR del 1.3.1999, con cui venne respinta la prima domanda di asilo, si legge che in _ “i combattimenti erano cominciati nel giugno 1998. Il presidente _ e il capo dei ribelli _ conclusero un cessate il fuoco nell’agosto del 1998. Il 1. novembre 1998 venne firmato un accordo di pace tra le varie parti coinvolte nel conflitto ad _. Le due parti accettarono il ritiro delle truppe straniere e l’installazione della forza ovest-africana _ per mantenere la pace e l’organizzazione di elezioni libere previste per il marzo del 1999. Delle delegazioni delle Nazioni Unite e della croce rossa internazionale sono attive sul posto e possono agire liberamente. Attualmente numerose persone che fuggirono a combattimenti sono ritornate al loro domicilio. Non esiste più un clima generalizzato di violenza nella _.”
Nella decisione dell’UFR del 12.2.2001, il preposto ufficio affermava che “la situazione politica vigente nel paese di origine del richiedente non si opponeva ad un suo rimpatrio.”
Le affermazioni di AC 1 circa l’asserito pagamento da lui effettuato a persone che gestivano dei pescherecci per abbandonare la _ sono in contraddizione con quanto dichiarato in occasione del verbale dell’8.2.2001, dove, facendo riferimento al secondo viaggio verso la Svizzera, dichiarò di non aver pagato nulla per il suo trasporto.
E ancora, le affermazioni di AC 1 circa il suo arrivo a _ ed il consiglio ricevuto da un passatore in merito al fatto che in Svizzera l’asilo fosse favorito sono in palese contraddizione con il fatto che l’episodio raccontato fa riferimento al 2000/2001 ovvero quando aveva già avuto conoscenza dell’esito negativo della sua prima domanda di asilo ed in contrasto, per quanto concerne il porto di arrivo, con l’incertezza dimostrata in occasione del verbale del 19.11.2000 tra il porto di Napoli e quello di _ e con la seguente affermazione di essere arrivato al porto di _ il 14.1.2001 in occasione del verbale dell’8.2.2001.
Da ultimo AC 1 dichiara di non aver mai avuto disturbi fisici in _ e ciò contraddice le sue affermazioni rese l’8.2.2001 quando dichiarò di non essersi attivato per l’ottenimento di un documento, dopo essere rientrato in _, a causa dei suoi disturbi di salute. Ed ancora le versioni sono contrastanti per ciò che concerne il suo possesso di un documento di legittimazione. In occasione dei verbali relativi alla prima procedura egli dichiarò di averne ottenuto uno nel 1993 con validità di tre anni per poi dichiarare, in occasione della procedura relativa alla sua seconda domanda di asilo di non averne mai posseduto uno. Ancora in aula AC 1 ha ribadito che “in _, di solito sono i genitori a richiedere i documenti di legittimazione” ciò malgrado la sua maggiore età.
Numerose le contraddizioni anche sulla presunta morte del padre e del fratello. Chiamato a fornire spiegazioni, AC 1 dichiarò in aula, fornendo una nuova versione dei fatti, che in occasione della prima domanda di asilo egli non sapeva se suo padre fosse morto. E solo al suo rientro in _ venne informato che le persone che erano state arrestate sarebbero state uccise dal regime.
Emergono inoltre contraddizioni anche sul ruolo di comandante del padre al servizio di una delle parti in guerra. In un primo momento dichiarò che era comandante dell’esercito al servizio di _ ed in seguito affermò di non sapere al servizio di quale delle due fazioni il padre rese servizio.
c)
Per quanto attiene ai suoi precedenti penali, AC 1 è stato condannato, il 4 ottobre 2001 dalla Corte delle Assise correzionali di Mendrisio, alla pena di 7 mesi di detenzione sospesa condizionalmente per 2 anni ed alla pena dell’espulsione per un periodo di 5 anni per titolo di ripetuta infrazione e contravvenzione alla LF sugli stupefacenti.
2.a)
Le circostanze che portarono all’arresto dell’accusato, avvenuto il 15.9.2003 (AI3), vanno ricercate nell’ambito delle indagini esperite dagli inquirenti e finalizzate all’identificazione dei fornitori di _, personaggio sospettato di aver acquistato a _ non meno di 354 grammi di eroina da spacciatori albanesi.
Gli inquirenti misero sotto controllo l’utenza di _ a partire dal 25.8.2003. Dalle censure telefoniche emerse che _ si riforniva presumibilmente di eroina direttamente nel _ da un non meglio identificato spacciatore la cui utenza (0787442205) venne messa sotto controllo (cfr. rapporto per richiesta sorveglianza telefonica e tabulati retroattivi del 2.9.2003 AI1 e relativa decisione del GIAR del 5.9.2003 AI2)
Nel frattempo, l’11.9.2003 gli inquirenti provvidero all’arresto di _, il quale, interrogato sull’identità del suo fornitore, dichiarò quanto segue (verb. pol. 11.9.2003 _ PS28):
"
(p.2) Ho capito il motivo del mio arresto. Ammetto subito che oggi circa mezz’ora prima del mio fermo avevo peso contatto con un cittadino di razza nera che conosco come _ e che avevo conosciuto circa tre mesi fa. So a memoria il suo numero di natel ovvero
[n.d.r.: nel verbale che segue dichiarerà che il numero di _ è]. Numero al quale ho sempre contattato questo _. Oggi telefonicamente gli avevo richiesto 2 grammi di cocaina al prezzo di fr. 300.--. Non ho fatto in tempo ad incontrarmi con lo spacciatore siccome sono stato fermato dalla polizia. (...) L’incontro con lo spacciatore era fissato nei parcheggi siti dinanzi al negozio _. (..) ADR È vero che io ieri sera ho contattato “Carlo” acquistando previo appuntamento telefonico 1 grammo di cocaina pagando fr. 150.--. L’incontro è stato effettuato in _. Come detto circa tre mesi fa, in piazza a Locarno sono entrato in possesso del numero di telefono dello spacciatore africano _ da parte del _ un mio amico portoghese. Ho quindi iniziato a contattare questo numero telefonico e sono sempre riuscito ad ottenere della cocaina. Ora non so indicare esattamente il periodo in cui ho iniziato gli acquisti con _ comunque verso luglio 2003. Sono certo che _ mi ha dato il numero dello spacciatore africano poco prima di essere ricoverato in ospedale (...) (p.2) (...) Non sono in grado di indicare dove l’africano abiti. Con lui mi sono sempre espresso in italiano. Sono in grado di riconoscere questo personaggio. Connotati: razza nera, età 30/35 anni, altezza circa 170 cm, corporatura normale, capelli corti scuri, porta sempre un berrettino di baseball di colore scuro, non ha nessun segno particolare visibile (tatuaggi, cicatrici, ecc.). Si sposta prevalentemente a piedi mentre una volta l’ho visto in bicicletta. Le volte che l’ho incontrato era sempre solo, mai in compagnia di altre persone. Mi viene sottoposto un foglio (all. A) raffigurante delle persone di sesso maschile e di colore. Non riconosco fra le persone _.”
Sulle base delle intercettazioni telefoniche, il 15.9.2003, gli inquirenti, seguirono gli spostamenti del tossicomane _, presunto acquirente dello spacciatore di etnia africana. Verso le 20.30 i due si incontrarono in un angolo buio posto su via _ nei pressi dell’intersezione delle _. Quando si separarono vennero fermati e accompagnati in ufficio. Venne accertato che l’africano, che negava ogni suo coinvolgimento, era AC 1, richiedente l’asilo e residente in _. In suo possesso non vennero rinvenuti né stupefacenti, né denaro se non pochi spiccioli nel portamonete. Egli risultava in possesso di un apparecchio natel con collegamento, numero identico a quello trovato in possesso di _.
_ interrogato dagli inquirenti al momento del fermo, dopo iniziali reticenze, ammise di conoscere il cittadino africano con il quale si era incontrato in _, dichiarò che l’incontro era finalizzato all’acquisto di cocaina e che l’utenza utilizzata per fissare l’incontro era 078 7442205: la stessa utilizzata dal _ per mettersi in contatto con il suo fornitore “_”. Il ritrovamento sulla persona _ di un secondo numero di telefono corrispondente a quello del natel sequestrato a AC 1 venne spiegato da _ nei termini seguenti (verb. pol. 15.9.2003 _ PS24):
"
(p.5) Questa sera gli ho telefonato al numero per vedere se potevo ottenere della cocaina per mio uso personale. Abbiamo fissato un appuntamento al _ dove lui giunse dicendo che non aveva nulla ma mi ha dato un nuovo numero telefonico, quello rinvenuto sulla mia persona. Ho gettato quindi il biglietto con il numero precedente. È a questo numero che io avrei dovuto richiamarlo e lui solo così mi avrebbe precisato se era in condizioni di farmi avere o meno della cocaina. non si è mai fatto un discorso più concreto e non ho mai parlato di prezzo.”
AC 1 venne fotografato dagli inquirenti al momento del suo arresto e la sua foto venne sottoposta per riconoscimento anche a _, il quale dichiarò quanto segue (verb. pol. _ 17.9.2003, PS29):
"
(p. 2) Riconosco il “_” dalla foto che mi viene mostrata e che sottoscrivo. Prendo atto trattasi di AC 1.”
AC 1, al momento del suo arresto venne sottoposto al test delle urine con esito negativo (PS19) e venne sottoposto, con il suo accordo, anche a visita medica con radiografie presso il pronto soccorso dell’ospedale _ che diede esito negativo.
Al momento del fermo, AC 1 era in possesso, tra le altre cose, di 1 natel con inserita la tessera Orange no. tel., di una tessera Orange no. e di una fattura di un natel marca Nokia 6510 Dark IMEI (datata: 2.5.2003) (PS3 all’AI3).
Gli accertamenti esperiti dagli inquirenti permisero di accertare che la tessera Orange no. corrispondeva al collegamento telefonico e che l’IMEI di cui al natel indicato nella fattura era quello dell’apparecchio utilizzato con la tessera (cfr. verb, pol. 24.9.2003 PS7)
b)
In corso di inchiesta e più precisamente in data 16.9.2003 gli agenti di polizia, alla presenza di AC 1, dietro ordine del PP, si recarono presso l’appartamento dell’accusato in _ per eseguire la perquisizione dell’appartamento e dei vani cantina.
Il rapporto di segnalazione del 23.10.2003 evidenzia quanto segue (AI34 e documentazione fotografica):
"
In data 16.9.2003, come da Sue disposizioni, si procedeva ad una perquisizione domiciliare presso lo stabile sito in _ a _. (...). Alla stessa hanno collaborato due agenti del Gruppo Cino. Dopo aver eseguito la perquisizione presso l’appartamento occupato dal AC 1 la medesima veniva estesa ai locali comuni ubicati nello scantinato dello stabile. Questo poiché è notorio che questa tipologia di spacciatori usa nascondere stupefacenti e denaro in detti luoghi. In particolare da un controllo al tatto del rivestimento delle tubature del riscaldamento si notava che le isolazioni presentavano dei fori sulla parte superiore. Presumendo che vi fosse nascosta della sostanza stupefacente si procedeva all’apertura delle isolazioni. Per fare questo è stato necessario tagliare il cartone che avvolgeva le isolazioni delle tubature. In questi nascondigli venivano rinvenuti diversi ovuli contenenti cocaina per complessivi grammi 233 e la somma di oltre fr. 25'000.--. (...)”.
Quanto rinvenuto e sequestrato figura elencato nel verbale di perquisizione e di sequestro agli atti (PS6).
Dal rapporto di comparazione dattiloscopica del 6.10.2003 (PS21) si evince che la ricerca di impronte papillari eseguita sugli involucri contenenti stupefacenti e denaro, rinvenuti durante la perquisizione del 16.9.2003, permise di rivelare frammenti di impronte digitali appartenenti al AC 1.
Il rapporto di pesata e analisi preliminare di sostanze stupefacenti (PS22) precisa che la ricerca di impronte digitali di AC 1, cui fa riferimento il rapporto di comparazione dattiloscopica sopra citato, diede esito positivo per gli ovuli nr. 1 (contenente 102,49 grammi di cocaina) e nr. 2 (contenente 42,37 grammi di cocaina) (PS22).
Dallo stesso rapporto di pesata e analisi preliminare emerge che vennero sequestrati in tutto 233,99 grammi di cocaina, 20,11 grammi di sostanza non identificata e di 16,69 grammi di marijuana.
Dal rapporto dell’istituto di polizia scientifica e di criminologia di Losanna si evince che i campioni prelevati dagli ovuli nr. 1 e nr. 2 presentavano un grado di purezza rispettivamente del 30,7% e del 55.9% (PS22, p. 6)
I valori sequestrati sono riportati in dettaglio nella ricevuta consegna di denaro del 29.9.2003 (PS21). I 5 rotoli di denaro contenevano un totale di fr. 25'300.-- e euro 560.--.
Dal rapporto di complemento del 5 marzo 2004 (doc. TPC) emerge che gli operai della _, incaricati di risistemare l’isolazione nei vani cantina dello stabile di _, rinvennero, fra le tubature di riscaldamento, un’ulteriore confezione contenente del denaro per un totale di fr. 8'150-.
In questo caso la scientifica trovò sulla confezione una traccia palmare appartenente a AC 1.
3.
In data 4.2.2004 il Procuratore pubblico ha posto in stato di accusa AC 1 per titolo di infrazione parzialmente aggravata alla Legge Federale sugli stupefacenti per avere venduto 153 grammi di cocaina rispettivamente a _ (70 grammi), a _ (76 grammi) ed a PL 1 (7 grammi) e 35 grammi di marijuana a _ e per aver detenuto 144,86 grammi di cocaina; per titolo di ripetuta propagazione di malattie dell’uomo e di contravvenzione alla Legge Federale sugli stupefacenti.
AC 1 ha contestato integralmente il reato di ripetuta propagazione di malattie dell’uomo ed ha contestato parzialmente il reato di infrazione parzialmente aggravata alla Legge Federale sugli stupefacenti, ammettendo di avere venduto 20 grammi di cocaina ad _ e 25 grammi di marijuana a _, salvo poi precisare in aula di avergliela regalata, e di avere detenuto 102,49 grammi di cocaina, ovvero la quantità relativa all’ovulo nr. 1.
a)
L’accusa relativa alla vendita di 70 grammi di cocaina a _ poggia sulla chiamata di correo del _, vestita dalle intercettazioni telefoniche e dal riconoscimento fotografico, anche se ritrattato al momento del confronto con AC 1, nonché dalle parziali ammissioni di AC 1 ritrattate anch’esse dopo il confronto con _.
_, interrogato dagli inquirenti il 17.9.2003 (PS29), riconobbe nella foto che gli venne mostrata il suo fornitore “_” e dichiarò che da AC 1 aveva,
"
acquistato nel periodo fine giugno/settembre 2003 a varie riprese complessivamente circa 70 grammi di cocaina con una spesa complessiva di fr. 10'500.--. Del quantitativo acquistato circa 50 grammi li ho consumati personalmente mentre 20 grammi rivenduti a coloro che mi avevano anticipato il denaro. Al telefono ho sempre parlato con “_” ed era sempre lui che veniva alle consegne.” (verb. pol. _ 17.9.2003 PS29, p. 2).
Tale versione dei fatti venne confermata nei verbali seguenti rispettivamente del 24.9.2003 (PS31) e del 29.9.2003 (PS32).
Anche in occasione del confronto con AC 1, _ ribadì di avere acquistato 70 grammi di cocaina da “_”, suo fornitore.
Le dichiarazioni di _ in occasione del confronto con AC 1 furono le seguenti (VI PP 7.11.2003 _ -AC 1 AI44):
"
_: è la prima volta che vedo la persona qui presente. Non è il ragazzo che io chiamavo _ e che ho menzionato nei precedenti verbali d’interrogatorio, dove avevo affermato che _ mi aveva venduto circa 70 grammi di cocaina. Il _ era un ragazzo di carnagione più chiara. Aveva la stessa altezza, aveva i capelli scuri corti e portava sempre il cappellino. Mi viene mostrata la fotografia originale allegata al verbale d’interrogatorio di polizia del 17 settembre 2003. Era questa persona che io ho riconosciuto come _ che mi ha venduto la cocaina. A mio modo di vedere non è la stessa persona qui presente oggi, assolutamente non è lui. AC 1: Mi viene mostrata la fotografia allegata al verbale d’interrogatorio di _ del 17 settembre 2003, allegato A. Dichiaro che questa non è la mia fotografia. Prendo atto dall’interrogante che la stessa mi è stata fatta il 16 settembre 2003, giorno successivo al mio arresto dalla Polizia Scientifica. Da parte mia dichiaro che non è la mia fotografia. _: sono sicuro che la persona qui presente non è il _ che mi ha venduto la cocaina. _ lo incontravo sia durante il giorno, alla luce del sole, sia la sera, quando era buio. Non conosco il nome di _. Ribadisco che la persona che mi è stata mostrata in fotografia in occasione del verbale d’interrogatorio del 17 settembre 2003 era il _. Ritengo che la persona raffigurata in questa foto non si la stessa qui presente oggi. (...) Sentendo parlare il ragazzo qui presente non mi sembra sia il _ perché _ parlava meglio l’italiano. C’è una certa rassomiglianza ma non mi sembra sia lui. Come detto che la foto che mi era stata sottoposta raffigurava _. Non ricordo nessun segno particolare che mi permettesse di distinguere _. ADR il ragazzo qui presente così come lo vedo non mi sembra di averlo mai visto prima d’oggi.”
AC 1, reticente, fino al verbale davanti al PP del 26.9.2003, in merito ad un suo coinvolgimento nella vendita di cocaina ed in merito ai quantitativi di sostanza stupefacente venduta, confrontato con le dichiarazioni del _ ammise di aver venduto
“a _, detto _, 20 grammi di cocaina”
. (VI PP 26.9.2003 AC 1 AI19, p.2; verb. pol. AC 1 14.10.2003, PS10, p.6; VI PP 28.10.2003, AC 1 AI37, p.2 ). Dopo il confronto con _ in occasione del quale egli affermò che la persona davanti a sé non era il suo fornitore, AC 1 cambiò versione dichiarando di non avergli venduto cocaina, senza fornire alcuna motivazione per tale cambiamento di versione (cfr. VI PP 25.11.2003). Nel corso del dibattimento AC 1 ha confermato di non avere mai venduto della cocaina a _.
L’inchiesta ha permesso di accertare senza ombra di dubbio che la foto mostrata dagli inquirenti a _ nel corso dell’inchiesta era quella di AC 1. (rapporto di polizia scientifica AI47).
La chiamata di correo di _ è perfettamente credibile e ciò malgrado la dichiarazione resa in occasione del confronto secondo cui la persona raffigurata nella foto ed identificata nel suo fornitore “_” non era il AC 1. La circostanza addotta da _ a sostegno della sua ritrattazione è sconfessata dalle risultanze dell’inchiesta e dalle stesse ammissioni di AC 1, ritrattate solo a seguito del confronto. Altro non è che un goffo tentativo di scagionare AC 1, che però non regge agli accertamenti presenti agli atti.
Indipendentemente dalle ritrattazioni dell’ultima ora, rimane incontrovertibile il fatto che _ ha fornito agli inquirenti il numero di telefono del suo fornitore, che, messo sotto ascolto, ha permesso di procedere all’arresto di _ e di AC 1. Lo stesso numero di telefono era in possesso di _ ed associato, da quest’ultimo, alla persona di AC 1. Lo stesso _ ha riconosciuto nella foto mostrata dagli inquirenti il suo fornitore, circostanza confermata da AC 1.
A ciò si aggiunga che _ ha affermato che AC 1 gli confidò che _, oltre _ stesso, era il suo unico altro acquirente di cocaina. (cfr. VI PP AC 1-_ 7.11.2003 AI42).
La chiamata di correo del _ è perfettamente credibile anche per quel che concerne il quantitativo acquistato da AC 1.
Infatti _ ha sempre dichiarato che la quantità acquistata dal suo fornitore era di ca. 70 grammi di cocaina, sostanziandola con il suo consumo e le vendite a terzi nel periodo incriminato.
Tale versione dei fatti, come detto, è stata nuovamente ribadita in occasione del confronto con AC 1.
Una costanza e linearità che cozza davanti alle versioni di AC 1 che vanno dall’ammettere la vendita di 70 grammi, pur evidenziando che il quantitativo gli sembrava eccessivo, al ridurre a 10 grammi il quantitativo venduto per poi affermare di avere sempre dichiarato alla polizia un quantitativo di 20 grammi fino a dichiarare di non aver mai venduto cocaina a _.
La Corte non ravvede il motivo per cui _ avrebbe dovuto mentire, confessando quantitativi maggiori rispetto a quelli ricevuti pregiudicando la sua posizione processuale. Inoltre come detto le affermazioni di AC 1 non si possono che ritenere di scarsa credibilità a fronte delle molteplici versioni che ha fornito, e non solo per quanto concerne le accuse rivoltegli.
b)
L’accusa relativa alla vendita di 76 grammi di cocaina ad _ Imre poggia sulla chiamata di correo _, vestita dalle intercettazioni telefoniche e dal riconoscimento fotografico, nonché dalle parziali ammissioni di AC 1.
_, interrogato dagli inquirenti sulla persona insieme alla quale venne arrestato il 14.9.2000, dopo iniziali reticenze in merito al periodo di conoscenza del AC 1, rese le seguenti dichiarazioni:
"
(p.1) La nostra conoscenza risale all’inizio di settembre 2003. In occasione del mio primo acquisto la sostanza (1 pallina da 1 grammo) era destinata al mio solo consumo: la qualità non era neppure buona. Io frequentavo il parchetto di _, inizialmente raramente ed in seguito più assiduamente e seppure notavo che vari tossicomani erano sotto influsso di cocaina nessuno mi ha mai contattato per averne. Probabilmente avevano altri canali. (p.2) Questi canali all’inizio di settembre 2003, si sono interrotti e la gente ha iniziato a contattarmi per cercarmi cocaina. Non so per quale motivo si sono indirizzati a me. Fatto sta che io avevo questo contatto con il AC 1 e l’ho presentato ad alcuni ma le cose non hanno funzionato perché la qualità che forniva non era buona. Io lavoravo ed alla gente ho detto che dovevano arrangiarsi da soli. Per far acquisire fiducia in questi tossicomani, li presentavo come fratelli. AC 1 non voleva avere nessun contatto con altra gente. È così successo che io richiedevo al AC 1 della cocaina sia per me che per terzi che mi anticipavano i soldi. Le richieste avvenivano sempre telefonicamente. Preciso però che in alcune occasioni per fare in modo che acconsentisse alla vendita dovevo ordinare maggiori palline di quelle che in realtà acquistavo poi. AC 1 infatti se richiedevo solo 1 pallina si negava. È vero che AC 1 si arrabbiava di questo mio modo di fare, però usciva lo stesso. La cocaina venduta dal AC 1 era sotto forma di palline da 1 grammo per fr. 150.—ed in diversi casi da mezzo grammo per fr. 80.--. Non sempre io avevo il denaro giusto per l’acquisto destinato al mio consumo personale ed anche gli altri non sempre riuscivano a darmi il denaro giusto. Ricordo che una volta AC 1 mi ha dato 3 palline a credito. È stata l’unica volta perché non ho regolato questo debito ed allora a credito non mi ha più dato nulla. So che AC 1 consuma della canapa perché una volta mi ha chiesto se gliene procuravo. Solo una volta gli ho portato uno spinello già confezionato che mi hanno dato in piazza. Ho riflettuto sul quantitativo di cocaina ottenuto dal AC 1 nel periodo settembre 2003. Io acquistavo cocaina quasi tutti i giorni. Ritengo che complessivamente ho acquistato 76 grammi di cocaina, di cui 40 grammi consumati personalmente e 36 grammi consegnati a terze persone che mi avevano anticipato il denaro di volta in volta. (p. 3) Quale compenso i ricevevo un po’ di sostanza da parte sia del AC 1 che degli acquirenti. Fatti avvenuti in poche circostanze. Questi compensi sono compresi nei quantitativi dichiarati. Gli interroganti mi fanno prendere atto che sulla scorta delle intercettazioni telefoniche in atto, risulta che nel periodo 3.9.2003/12.9.2003 io ho richiesto al AC 1 101 palline da 1 grammo e 4 palline da mezzo grammo. A questi vanno aggiunte le palline che ho acquistato in data 13 e 14 settembre e che io ho quantificato in 7 complessive. Risulta quindi che nel citato periodo ho richiesto al AC 1 complessivamente 108 palline da 1 grammo e 4 da mezzo grammo pari ad un acquisto di cocaina di grammi 110 complessivi. Io riconfermo e ritengo esatto i quantitativi che ho dichiarato. Vi è una differenza fra i quantitativi richiesti e quello ottenuti per la ragione che ho specificato. ADR la sera dell’arresto ho richiesto 8 palline ma ne avrei ritirate solo 6 da 1 grammo. Infatti possedevo fr. 890 per l’acquisto (fr. 290 miei ed il resto per gli altri). Le persone che mi anticipavano il denaro sono i tossicomani che frequentano il parchetto. Personalmente per far fronte alla spesa dei miei acquisti di cocaina ho utilizzato denaro proveniente dal mio stipendio e che tenevo da parte. Io vivo con mia madre per cui non ho molte spese. Il AC 1 in data 13 o 14 settembre 2003 si dimostrò spaventato da un eventuale intervento della polizia e cambiò il numero telefonico. Mi fornì quello rinvenuto sulla mia persona al momento dell’arresto. Mi viene chiesto se in precedenza al contatto con AC 1 io avevo altri contatti per ottenere cocaina. io rispondo di no. (p.4) Il mio consumo è legato alla conoscenza del AC 1.” (verb. pol. _ 22.9.2003 PS26)
"
(p.2) (..) Confermo che da AC 1 (..) ho acquistato complessivamente circa 76 grammi di cocaina nel periodo inizio settembre fino al 25 settembre, giorno del mio arresto. ADR che prima di questo periodo non ho mai avuto contatti con AC 1. L’avevo conosciuto una settimana prima. Lui non si è mai presentato e non mi ha mai detto quale fosse il suo nome. Neppure io gli ho detto il mio nome. Ricordo solo che mi diceva ai il bravo nel senso di consegnargli i soldi che gli dovevo in modo corretto. Si spostava in bicicletta. (...)” (VI PP _ 26.9.2003 PS27)
AC 1, ammise di avere venduto ad _ della cocaina ma, confrontato alle sue dichiarazioni, ridimensionò ancora una volta i quantitativi della sostanza venduta. Dichiarò infatti di avere venduto ad _ al massimo circa 30 grammi
(VI PP 26.9.2003 AC 1 AI19, p.2; verb. pol. AC 1 14.10.2003, PS10, p.2; VI PP AC 1 28.10.2003, AI37, p.2)
In data 7.11.2003 AC 1 e _ vennero posti a confronto e le dichiarazioni rese furono le seguenti (VI PP 7.11.2003 _ -AC 1 AI42):
"
_: riconosco la persona qui presente. Non conosco il suo nome perché non l’ho mai chiamato con un nome in particolare. Quando lo chiamavo al telefono mi annunciavo come _ e lui mi riconosceva, ma non mi ha mai detto il suo nome. Riconfermo che ho conosciuto il qui presente AC 1 a fine luglio 2003. La prima volta l’ho incontrato davanti al bar _ e mi ha venduto una pallina per fr. 120.--. Dopo circa una settimana l’ho rivisto vicino alla rotonda e gli ho acquistato due palline, che avrei dovuto pagare fr. 150.-- l’una. Gli ho consegnato fr. 300.-- più una collanina in pegno. Quest’ultima sostituiva l’importo di fr. 150.-- che gli avrei consegnato il giorno successivo se mi avesse venduto un’ulteriore pallina. Ritengo che queste palline contenessero circa 1 grammo di cocaina l’una. Siccome queste due palline non erano di qualità delle migliori non mi sono più fatto vedere per almeno una settimana e mezzo o due. Ho ripreso i contatti con lui a metà agosto 2003 e gli ho acquistato due o tre altre palline. Queste me le ha consegnate a credito poiché non avevo i soldi necessari. Non avendo i soldi non mi sono più fatto sentire e non l’ho più rivisto fino all’ultima settimana di agosto. Come ho già dichiarato nei verbali di polizia confermo che sulla base dei contatti telefonici che ho avuto con lui gli ho acquistato, nel periodo dall’ultima settimana di agosto fino al 15 settembre 2003, complessivamente 92 palline di cocaina. per il periodo precedente, ossia fine luglio fino all’ultima settimana di agosto, ho aggiunto altre 20 palline di cocaina. Confermo che a AC 1 ho comandato complessivamente 112 palline. Come ho già precisato non sempre gli acquistavo i quantitativi che gli comandavo e quando lo incontravo ritiravo solo una parte delle bolas comandate. Come ho già dichiarato calcolo di aver effettivamente acquistato circa 80 palline corrispondenti a circa 76 grammi di cocaina. Confermo che questo quantitativo dovrebbe essere corretto. AC 1: Ho capito quello che ha dichiarato _, che conosco come _. Non è vero che l’ho conosciuto già nel mese di luglio. L’ho conosciuto unicamente alla metà del mese di agosto vicino a _. Mi ricordo di avergli venduto una bolas, quella prima volta, ma non ricordo se me l’ha pagata fr. 120.—o fr. 150.--. Non è vero quanto ha dichiarato _ che gli ho venduto circa 76 grammi di cocaina. Riconfermo quanto ho già dichiarato, ossia di avergli venduto complessivamente circa 30 grammi di cocaina. Non sono in grado di dire quante bolas fossero. ADR che le bolas le vendevo a fr. 70 o fr. 80 l’una. Se ne vendevo due alla volta il prezzo poteva essere di fr. 150.—non ho mai venduto una bolas per questo prezzo, solo la prima volta come ho raccontato prima. Oltre ai 30 grammi di cocaina che ho venduto a _ ammetto di avergli regalato 4 o 5 bolas. Queste gliele ho date in regalo e quindi non me le ha pagate. La prima volta che ho incontrato _ voleva conoscere il mio numero di telefono ma non gliel’ho dato. L’ho rivisto dopo più di una settimana e in quell’occasione gli ho dato il mio numero ma gli ho detto che volevo avere contatto unicamente con lui e non volevo che portasse altri ragazzi. Gli ho detto di non dare il mio numero a nessuno. Non volevo avere contatti con altri ragazzi. ADR è stata una mia scelta, non l’ho fatto per non farmi accorgere dalla polizia. ADR che _ ha rispettato questa mia richiesta ed è sempre venuto da solo. _: Ho sentito quanto dichiarato da AC 1. Ribadisco che il quantitativo che ho indicato alla polizia è stato calcolato sulla base delle convenzioni telefoniche che abbiamo avuto.
AC 1: Ho capito quanto dichiarato da _. Da parte mia dichiaro che la polizia mi ha fatto sentire le nostre conversazioni telefoniche. È sempre stato _ a chiamarmi ma io contesto il quantitativo da lui dichiarato. È capitato come ha dichiarato _ che mi comandasse un quantitativo e poi quando ci incontravamo ne ritirava meno, ad esempio me ne comandava cinque e poi ne ritirava una sola. ADR che malgrado questo con lui non mi sono mai arrabbiato. _: È vero che AC 1 non si arrabbiava, ma verbalmente mi diceva che non voleva rischiare per un quantitativo così piccolo. (...) all’inizio acquistavo le palline unicamente per me, poi nel corso delle ultime settimane ne acquistavo una parte maggiore poiché una parte era per terzi, come ho già detto nei verbali di polizia. (...) le palline che ho acquistato da AC 1 dal momento in cui l’ho conosciuto fino al 1. Settembre 2003 sono inferiori a 20. Potrebbero essere anche solo 10. Il numero che avevo dato alla polizia era stato fatto in modo approssimativo. (...) il numero delle bolas acquistate a partire dal 1 settembre 2003 l’ho calcolato sulla base delle registrazioni telefoniche, indicando nel verbale del 16 settembre a p.4 le palline che ho effettivamente ritirato, calcolo che ho ripreso nel verbale del 26 settembre 2003.”
_ appare alla Corte perfettamente credibile per quanto concerne la quantità di cocaina acquistata a AC 1. Il quantitativo di 76 grammi nasce da una ricostruzione operata in base alle intercettazioni telefoniche ed in particolare in base alla somma delle ordinazioni di bolas fatte a AC 1 per telefono, debitamente corrette in funzione della sostanza effettivamente acquistata.
Se il quantitativo fosse stato inferiore a 76 grammi _ avrebbe avuto ogni interesse a ridurlo ulteriormente, favorendo così la sua posizione processuale. Egli, per contro, affronta AC 1 e, sentite le sue affermazioni, mantiene intatta la sua versione dei fatti.
La credibilità di AC 1 per contro è minata come già detto in precedenza.
Inoltre traspare dall’inchiesta un atteggiamento ricorrente dell’accusato consistente nel negare le proprie responsabilità e, solo quando messo a confronto con l’evidenza dei fatti, rappresentata da chiamate di correo sostanziate da intercettazioni telefoniche, egli ammette gli addebiti che gli vengono mossi dagli inquirenti, riducendone però l’ampiezza.
Ne consegue che anche in questo caso la Corte è giunta all’intimo convincimento che la quantità venduta da AC 1 sia superiore a quella da lui dichiarata e decide di confermare l’ipotesi accusatoria.
c)
L’accusa relativa alla vendita di 7 grammi di cocaina a PL 1 si basa sulla chiamata di correo della ragazza che, in occasione del verbali di polizia rispettivamente del 10.10.2003 (PS33) e del 28.10.2003 (PS34), ed in occasione del confronto avvenuto il 7.11.2003 (AI43), ha dichiarato di avere acquistato a più riprese, 7/8 grammi di cocaina da AC 1.
AC 1 in questo caso ha negato di conoscere PL 1. Solamente in occasione del verbale di polizia di data 14.10.2003 (PS10) egli ammetterà di conoscere PL 1 e di avergli venduto 4 grammi di cocaina. Tale versione dei fatti verrà subito ritrattata in occasione del verbale davanti al PP in occasione del quale dichiarerà quanto segue:
"
Io non ho detto di conoscere PL 1 né ho confermato di averle venduto della cocaina. Ho ribadito di aver venduto cocaina unicamente a _ e ad _.” (VI PP 28.10.2003 AC 1 AI37, p.2)
Gli indizi presenti agli atti, di cui si dirà in occasione dell’esame del capo di accusa relativo alla propagazione di malattie dell’uomo, aggiunti alle dichiarazioni lineari, concordanti e circostanziate della ragazza forniscono elementi sufficienti per concludere che AC 1 conoscesse PL 1 e che le avesse effettivamente venduto la quantità di cocaina di cui al relativo capo di accusa.
d)
La Corte è inoltre giunta alla conclusione che AC 1 abbia effettivamente detenuto 102,49 grammi netti di cocaina e di 42,37 grammi netti di cocaina, così come indicato nel capo di accusa 1.2 e ciò malgrado la parziale contestazione da parte di AC 1 esposta nel corso dell’inchiesta e ribadita durante il dibattimento.
L’accenno ai ritrovamenti effettuati dalla polizia il 16.9.2003 ed alle risultanze della polizia scientifica è già stato fatto in precedenza.
Nel corso dell’inchiesta AC 1 si è inizialmente dichiarato estraneo al ritrovamento dello stupefacente nel vano cantina del suo immobile (verb. pol. AC 1 16.9.2003 PS5, p.2). Egli ha mantenuto la sua versione anche quando gli venne riferito che la polizia scientifica aveva rinvenuto le sue impronte digitali su due pacchi di cocaina. A fronte di tale contestazione AC 1 ha persino giurato di non averla mai toccata, negando pertanto l’evidenza dei fatti (verb. pol. AC 1 24.9.2003 PS7, p.7; VI PP AC 1 26.9.2003 AI19; verb. pol. AC 1 2.10.2003 PS9).
Solo a seguito della contestazione operata dagli inquirenti secondo cui il contenuto delle intercettazioni telefoniche tra AC 1 e i suoi presunti fornitori indicava la presenza di forniture maggiori rispetto a quelle da lui dichiarate in funzione delle vendite ammesse, AC 1 dichiarò di avere ricevuto da _, suo fornitore, identificato in _, due consegne, la prima di 50 grammi (e quindi venduta a _ nella misura di 30 grammi – salvo poi ritrattare anche questa versione dei fatti- ed ad _ nella misura di 20 grammi) e la seconda di 100 grammi, nascosta in cantina, e meglio:
"
(p. 3) [n.d.r.: facendo riferimento alla seconda comanda di 100g di cocaina fatta ad _ consegnata all’accusato il 15.9.2003, AC 1 dichiara:] Questa sostanza l’ho nascosta in cantina, nel luogo dove la polizia ha proceduto al sequestro. (...) _ sapeva che io nascondevo la sostanza ma non era presente quando l’ho fatto. La cocaina mi è stata consegnata in due pacchetti separati che poi hanno unito in una sola confezione. (...) Spiegateci esattamente l’ubicazione del nascondiglio usato per la cocaina. Ho nascosto la cocaina in alto nell’isolazione dei tubi là dove abbiamo la nostra cantina. Nel luogo ove voi avete nascosto la cocaina, in occasione della perquisizione la polizia ha rinvenuto altra cocaina e del denaro. A chi appartengono? Io non so nulla dei soldi né di altra cocaina. ADR La mia cocaina era confezionata mi sembra una plastica ed avvolto in un giornale. Io non ho osservato attentamente mentre loro procedevano all’unione dei due pacchetti, perché stavo contando il denaro da consegnare e relativo alla prima consegna. (...) (p.5) (...) In cantina nel corso della perquisizione complessivamente sono stati rinvenuti grammi 233 di cocaina e fr. 25'300.—ed euro 560.--. A chi appartiene il resto della cocaina ed il denaro? R: Non so nulla di altra cocaina e dei soldi. Chi vi ha suggerito il nascondiglio fra l’isolazione dei tubi in cantina che avete utilizzato per celare i 100 grammi di cocaina? Nessuno ci ho pensato da solo, ho guardato ed ho trovato il posto favorevole. Nell’isolazione già c’era un buco. Ho ben capito che già vi era nascosta altra cocaina: io non posso dire né accusare nessuno.” (verb. pol. AC 1 14.10.2003 PS10)
"
(p.4) Vi informiamo che la polizia scientifica ha rilevato delle impronte sugli involucri contenenti la cocaina e sequestrate presso la cantina in _. Sono emerse unicamente le vostre impronte su un involucro contenente grammi 102,49 e su un secondo involucro contenente grammi 42,37. Cosa rispondete? Io ho unicamente visto e toccato il pacchetto con i 100 grammi e che ho dichiarato aver ottenuto il giorno stesso dell’arresto. Sono stato io a nasconderli nel luogo in cui sono stati trovati dalla polizia. Mi viene spiegato che se sono state trovate le mie impronte su un secondo pacchetto significa che io l’ho almeno toccato. Rispondo che io assolutamente non ho toccato questo pacchetto.” (verb. pol. AC 1 22.10.2003 PS12)
"
(p. 2) Ribadisco pure, (...) che 100 grammi di cocaina ritrovati in cantina mi appartengono e mi erano stati consegnati da _ il giorno prima dell’arresto. Preciso comunque che 50 grammi erano di _. Mi vengono mostrate alcune fotografie allegate al rapporto di segnalazione 23 ottobre 2003 che riproducono i tubi nella cantina dove era stata nascosta la cocaina. Non sono in grado di riconoscere il luogo dove ho nascosto i 100 grammi procuratimi da _ il giorno precedente all’arresto. Non è facile riconoscere il luogo dove ho nascosto la cocaina. Ricordo di aver messo la cocaina in un tubo che si trova vicino alle cantine. Scendendo dalla scala che porta in cantina, sulla destra ci sono le cantine mentre sulla sinistra la lavatrice. Io ho nascosto la cocaina nel tubo che si trova nel corridoio che porta alle cantine. (...) (p.3) (...) Come già dichiarato alla polizia riconosco di aver toccato il pacchetto contenente 100 grammi di cocaina che mi era stato portato da _ il giorno precedente l’arresto. Per quanto riguarda il pacchetto di circa 42 grammi di cocaina sul quale sono state ritrovate le mie impronte, ho già detto alla polizia che non l’ho toccato. È possibile che l’abbia toccato inavvertitamente quando ho nascosto il pacchetto di 100 grammi. La polizia mi aveva pure chiesto se per caso qualcuno mi aveva consegnato quel pacchetto da nascondere in cantina. Ho dichiarato di non ricordarmi di questo.” (VI PP AC 1 28.10.2003 AI37)
"
(p.7) Per quanto concerne la sostanza sequestrata in cantina ribadisco che solo 100 grammi sono di mia proprietà Non so nulla dell’altra cocaina sostanza e neppure del denaro.” (Verb. pol. AC 1 4.11.2003 PS14)
"
(p.1) Per quanto riguarda la cocaina che è stata trovata nella cantina ribadisco che 100 grami sono stati portati da _. Lui vende bolas di cocaina e le prepara personalmente. Questi 100 grammi erano per lui ed io avrei potuto prendere delle bolas da vendere. Anche le 30 bolas che ho venduto a _ le aveva confezionate _. ADR non so come possano esserci le mie impronte sulla confezione di 100 grammi di cocaina. È possibile che il giorno in cui _ ha portato la cocaina, assieme agli altri due ragazzi, io abbia inavvertitamente toccato questo sacchetto. (p.2) non so come possano esserci le mie impronte sulla confezione di 42 grammi di cocaina. Mi rendo conto che le versioni da me rese oggi e quelle dei precedenti verbali sono in contraddizione tra loro. Non sono in grado di spiegare il motivo per il quale ho modificato le mie versioni.” (VI PP AC 1 25.11.2003 AI52)
"
(p. 2) ADR che i 100 grammi consegnatimi il 15 settembre 2003 mi sono stati consegnati personalmente a _. ADR che la cocaina l’avevano portata gli altri due africani che l’hanno data ad _, che a sua volta l’ha consegnata a me (p.3) ADR confermo che una parte di questi 100 grammi erano di proprietà di _. ADR che non ho pagato nulla per questo quantitativo di cocaina. ADR che quella sera _ è rientrato a _ e ha lasciato parte della sua cocaina a me. ADR che la cocaina l’ho portata io dall’appartamento in cantina e l’ho nascosta nel luogo in cui l’ha ritrovata la polizia. Confermo che l’involucro contenente circa 100 grammi di cocaina ritrovati in cantina è il quantitativo che mi aveva consegnato _ il 15 settembre 2003. Contrariamente a quanto dichiarato alla polizia nel verbale d’interrogatorio del 14 ottobre 2003, pag. 2, e pure confermato davanti al PP il 28 ottobre 2003, non è stato _ a spiegarmi come suddividere la cocaina né tantomeno a spiegarmi o a aiutarmi a confezionare le bolas. Io non ho mai venduto cocaina sotto forma di bolas. Da questo momento mi rifiuto di rispondere alle domande poiché prima voglio sapere cosa ha dichiarato _. _: (...) che non è vero, e che lui sa chi gli consegna la cocaina o la polvere.” (VI PP AC 1-_ 15.1.2004 AI68)
In aula il presidente ha dato lettura all’accusato delle emergenze risultanti dal rapporto di complemento del 5 marzo 2004 (doc. TPC).
Chiamato a fornire una spiegazione per la presenza delle sue impronte digitali sul pacco rinvenuto, AC 1 ha persistito nel dichiararsi estraneo alla questione e di non aver nulla a che fare con i soldi ritrovati nello scantinato di casa sua.
La diverse versioni dei fatti rese da AC 1 cozzano con l’evidenza dei fatti ovvero con la presenza delle sue impronte digitali su due ovuli sequestrati contenenti rispettivamente 102,49 e 42,37 grammi di cocaina.
L’ulteriore rinvenimento delle sue impronte digitali sul pacco
di soldi contenente fr. 8'150.-- (che sommati agli altri valori sequestrati dagli inquirenti portano ad una somma di
fr. 33'450.--), aggiunto ai contenuti delle intercettazioni telefoniche, dove viene fatto riferimento ad una somma di
fr. 30'000.-- che AC 1 avrebbe avuto in suo possesso pronta
da consegnare al suo fornitore, veste ancora di più, qualora fosse necessario, le chiamate di correo di tutti gli acquirenti di AC 1. Il traffico di stupefacenti messo in atto da AC 1 è ben superiore a quello da lui ammesso, in quanto non si racimolano fr. 30'000.—con la vendita di 20 grammi di cocaina.
Da ultimo l’accusa relativa alla vendita di 35 grammi di marijuana trova conferma nelle concordanti dichiarazioni rese sia da _ alla polizia in data 9.10.2003 (PS35 e PS36).
Ancora una volta AC 1, nelle sue ammissioni, tende a ridurre sistematicamente i quantitativi di sostanza stupefacente che gli vengono contestati dagli inquirenti, dichiarando di avere sì venduto a _ della marijuana ma solamente 25 grammi (verbale di polizia 14.10.2003 PS10). In aula poi AC 1, ritrattando nuovamente le versioni rese agli inquirenti, ha dichiarato di non aver venduto la marijuana al _ ma di avergliela semplicemente regalata.
Da ultimo, e prima di affrontare l’ipotesi accusatoria relativa alla ripetuta propagazione dei malattie dell’uomo, va detto che l’imputazione di contravvenzione alla legge federale sugli stupefacenti viene confermata in quanto non solo ammessa da AC 1, ma corroborata dalla dichiarazione di _, secondo il quale AC 1 consumava della marijuana. Di nessuna rilevanza appare la circostanza, sollevata in arringa dal difensore, secondo cui, al momento del uso arresto, AC 1 fosse risultato negativo all’esame tossicologico.
e)
L’accusa di ripetuta propagazione di malattie dell’uomo è stata integralmente contestata da AC 1. In buona sostanza AC 1 afferma di non conoscere PL 1. PL 1 invece dichiara di avere allacciato una relazione amorosa con AC 1 e di avere avuto con lui dei rapporti sessuali parzialmente non protetti senza essere al corrente del fatto che AC 1 fosse affetto dall’infezione dell’HIV.
Le versioni della PL 1 sono le seguenti:
"
(p. 3) Con AC 1 ho intrattenuto una relazione sentimentale per un periodo di circa due mesi. Ho avuto con lui dei rapporti sessuali non protetti. Fatti avvenuti nel corso del mese di agosto 2003. Io porto la spirale per cui alcuni rapporti sono stati protetti ma poi in un paio di circostanze non abbiamo preso alcuna precauzione. Egli non mi ha mai specificato di essere affetto da malattie ed in particolare di essere positivo al virus HIV. Precedentemente ai rapporti intrattenuti con AC 1 mi ero già sottoposta ad esami medici ove sono sempre risultata negativa. (p.4) Vengo comunque sollecitata a recarmi dal mio medico e sottopormi a nuovi esami.” (verb. pol. 10.10.2003 PS33)
"
(p.1) Lo stesso pomeriggio [n.d.r.: riferendosi al pomeriggio del precedente interrogatorio] uscita dagli uffici della polizia ho raggiunto il mio medico curante dott. _. Consegno all’interrogante copia del test eseguito in data 10.10.2003 dal mio medico e trasmessi al laboratorio di _. Dalle analisi risulto negativa al test. (p.2) Da subito mi dichiaro d’accordo a che il mio medico curante (dott. _) si liberi dal segreto professionale e comunichi all’autorità penale ogni notizia pertinente alla presente inchiesta. Devo subito dire che io non ho mai avuto nessun sospetto circa il AC 1, lo ritenevo una persona igienicamente pulita e sana. Riconfermo di aver conosciuto il cittadino africano del quale non ho mai saputo il nome ma che ho riconosciuto da una fotografia che mi ha mostrato la polizia del AC 1, un pomeriggio di fin luglio/inizio agosto 2003, all’entrata del negozio _. Per la precisione io stavo uscendo mentre lui era sull’entrata. Sono sicura del periodo siccome io sino alla fine di luglio ero degente per una disintossicazione alla _. Premetto che io ho una relazione stabile con _ da tre anni e con il quale convivo a _. Comunque verso fine luglio con _ avevo dei problemi ed eravamo un po’ in crisi. Con AC 1 il nostro primo incontro si è limitato a qualche sguardo e poche parola. Lui mi invitò a bere qualcosa ma io non potevo per cui ci siamo cambiati i numeri di telefono. In seguito abbiamo iniziato a sentirci per telefono ed a frequentarci. Ne è nata una simpatia sfociata in una breve relazione sentimentale. (...) La mia relazione con AC 1 è continuata sono a settembre 2003, pochi giorni prima del suo arresto. Nel mese di agosto 2003, in occasione di un incontro AC 1 mi invitò a stare con lui. Mi precisò che lui abitava a _ ma quando veniva a _ poteva usufruire di un appartamento di un suo amico che gli aveva dato le chiavi. Mi invitò a recarmi con lui a casa di questo amico. (p.3) Mi ricordo che l’appartamento era ubicato in uno stabile di _. So bene l’indirizzo perché anni fa in quello stesso stabile vi abitava mia sorella. Siamo saliti a piedi per le scale, forse sino al 2. Piano. Egli aprì la porta con la chiave e mi fece accomodare in una camera in fondo ad un corridoio. La camera era ammobiliata con due letti singoli. In questa prima circostanza ho avuto un rapporto sessuale con lui ma ora non ricordo se egli abbia usato un preservativo. Dopo il rapporto sempre a casa di AC 1, mi sono lavata facendo una doccia l’ho poi lasciato in casa ed io sono rientrata al mio domicilio. Dopo questo primo rapporto ho avuto altri incontri sessuali con AC 1. Mi ricordo che in due occasioni egli indossò il preservativo ma se ne liberò nel corso del rapporto sessuale. Non so il motivo di questo suo atteggiamento. Nella camera sul comodino ho notato che teneva quel profilattico che ha usato. Non ne ho visti altri. Tengo a precisare che io non mi sono preoccupata di imporgli delle precauzioni da una parte perché non temevo una gravidanza avendo la spirale e dall’altra poiché non ho avuto nessun sospetto che egli fosse ammalato. Anzi ho sempre ritenuto il contrario vedendolo pulito e curato. Non mi sono mai fermata a dormire a casa sua. Nella camera dell’appartamento di _ mi soffermavo solo il tempo per intrattenermi con AC 1. D: Siete in grado di precisare quanti rapporti sessuali avete avuto con AC 1? R: Se ben ricordo ho avuto con lui 4 rapporti. D: Avete mai discusso della malattia HIV o della trasmissione di altre malattie infettive nel corso della frequentazione con AC 1? R: Assolutamente mai. (p. 4) AC 1 parlava poco, era piuttosto silenzioso e non mi parlava mai del suo stato di salute. Fra di noi non si facevano discussioni. Pure io non ho mai parlato del problema di malattie infettive perché non ne ho avuto il sospetto. D: Chi ha deciso di avere dei rapporti sessuali non protetti? R: Non se ne è neppure mai parlato. Quando io andavo a casa sua non era espressamente per fare sesso. Io ci andavo per stare un po’ con lui poi accadeva di avere dei rapporti. Non si stava a discutere sull’usare o meno un preservativo. AC 1 inoltre non si esprimeva bene in italiano e la nostra comunicazione era minima. Io portando la spirale non ero preoccupata. Personalmente ho anche informato AC 1 che non vi era il rischio che rimanessi incinta siccome avevo la spirale. ADR AC 1 ha sempre eiaculato dentro di me. ADR non ho avuto con AC 1 rapporti orali o anali. ADR Non so indicare se AC 1 abbia avuto rapporti sessuali con altre donne. Lui non mi faceva queste confidenze. Da quanto mi ha fatto capire era spesso solo. D: nelle occasioni in cui vi siete recata a casa a _ con AC 1 avete notato nell’appartamento altre persone. R: io non ho notato nessuno e non ne ho avuto l’occasione. AC 1 mi faceva entrare velocemente in camera. Ricordo che subito all’entrata dell’appartamento vi era una sala ed egli si metteva sulla porta facendomi percorrere il corridoio. Anche per uscire dalla camera, prima si assicurava che non vi fosse nessuno. Ho però sentito che lui parlava con qualcuno in casa nella loro lingua ed una volta mi disse di fare piano perché c’era un suo amico con la sua ragazza. Io però non ho mai incontrato nessuno. (p.5) ADR i rapporti sessuali con AC 1 sono avvenuti nel mese di agosto 2003 benché io l’ho ancora frequentato in settembre per qualche acquisto di cocaina. Verso l’inizio di settembre la mia storia con il mio convivente si era appianata e la relazione migliorata per cui mi sono allontanata sentimentalmente dal AC 1. Desidero precisare che io non sono una ragazza che cede facilmente ad incontri con chicchessia. In agosto ero appena uscita dalla disintossicazione e con _ le cose si presentavano difficili. Io sono entrata in crisi e mi sentivo sola e persa. L’amicizia con AC 1 molto educato e premuroso mi ha fatto avvicinare a lui in quel periodo particolare. Riconfermo che nel periodo agosto 2003 ho avuto con AC 1 4 rapporti sessuali di cui 1 o 2 in parte protetti mentre gli altri senza preservativo. Confermo pure che lui non mi ha parlato o accennato di essere affetto dal virus HIV e da altre malattie trasmissibili. Sicuramente ne avrebbe avuto l’occasione anche se avevamo poco dialogo. Quando voleva farsi capire ci riusciva. Con questo intendo quando era arrabbiato ed io non rispondevo al telefono mi faceva le sue rimostranze. Inoltre quelle volte che ha iniziato l’atto sessuale con il preservativo io non mi sono opposta. (...) È vero che sono arrabbiata con AC 1 per questa faccenda della malattia ma io ho detto la verità sia per i nostri rapporti che per la cocaina. Attualmente sono un po’ più tranquilla circa il mio stato di salute. Il medico mi ha detto che non sono necessari altri esami. (...) (p.6) ADR In data 16.7.2003 quando ero al _ mi ero già sottoposta a delle analisi per il virus HIV con risultato negativo.” (VI PP PL 1 28.10.2003 PS34)
Prima di essere messo a confronto con PL 1 in merito ai fatti di cui sopra, AC 1 rese le seguenti dichiarazioni:
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(p. 1) Vi mostriamo una foto raffigurante una ragazza la cui fotocopia viene allegata al presente verbale. Vi chiediamo se conoscete questa persona e se gli avete venduto della cocaina? R: Non conosco la ragazza raffigurata nella foto che mi viene mostrata. Non ricordo di aver venduto della cocaina a delle ragazze.” (verb. pol. AC 1 2.10.2003, PS9)
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(p.6) Gli interroganti mi contestano che dall’inchiesta emerge che io ho venduto (...) grammi 7/8 a PL 1. Io dichiaro che a PL 1 ho venduto 4 grammi; contrariamente a quanto dichiarato in precedenti verbali ammetto di conoscere la ragazza.” (verb. pol. AC 1 14.10.2003, PS10)
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(p.2) Mentre ero in arresto [n.d.r: dal 21.5.2001 al 27.8.2001] non stavo bene di salute per cui il medico mi ha sottoposto ad analisi mediche. Sono stato scarcerato e messo in contatto con l’Ospedale _ dove nuovamente venivo sottoposto ad analisi mediche. Mi hanno riscontrato l'infezione da virus HIV. Precedentemente agli esami a _, io non mi ero mai sottoposto ad alcuna analisi e non sono mai stato in cura medica. In _ non ho mai avuto disturbi fisici. D: il medico che vi ha comunicato l’esito delle analisi vi ha fornito indicazioni sul comportamento da adottare? R: Non mi è stato spiegato nulla. Mi dicevano di stare tranquillo e mi sollevavano il morale. D: Vi è stato spiegato in cosa consiste il virus HIV/AIDS? R: I medici di _ non mi hanno dato nessuna spiegazione. Mi venne data una cura da seguire, non sono stato indirizzato a nessun servizio specifico. ADR Dall’informazione ottenuta dal medico dell’ospedale civico di _, avevo ben capito di essere affetto da AIDS ma non sapevo se dovevo modificare il mio comportamento. Mi fu detto che con questa malattia potevo morire. Nel mese di febbraio 2002 sono stato trasferito in un appartamento a (p.3) _. I medici di _ mi hanno messo in contatto con la dott.ssa _ dell’ospedale di _. Ogni 5 mesi mi recavo all’Ospedale per le analisi e tener controllata la situazione. La dott.ssa _ mi ha spiegato in cosa consiste la malattia ed il comportamento da seguire. Lei mi spiegò sia come si riceve sia come di trasmette il virus. Mi precisò che la malattia viene trasmessa con contatti con sangue e per via sessuale e quindi in caso di rapporti sessuali con una donna devo usare il preservativo. Con la dottoressa _ parlo in italiano ma ho sempre capito le sue indicazioni. Con la dott.ssa _ si valutò anche come io mi sia a mia volta infettato. D: È giusto quindi che dal mese di maggio 2002 voi siete consapevole del vostro stato di salute e sul comportamento da tenere? R: Si. Io da allora ho iniziato a curarmi. Inoltre io ho preoccupazioni più gravi che cercare una donna con la quale avere dei rapporti. So che nel caso i rapporti sessuali devono essere consumati con preservativo. ADR I medici che mi hanno curato mi hanno consigliato di non rivelare a nessuno della mia malattia perché è un fatto mio privato. D: Dal mese di gennaio 2001, data della vostra entrata in Svizzera, avere intrattenuto rapporti sessuali con donne? R: non mi ricordo. D: Da quando abitate nell’appartamento di _ _ avete intrattenuto relazioni sessuali con donne? R: Non mi ricordo. D: Avete intrattenuto rapporti omosessuali? R: Non mi ricordo. ADR So che il virus HIV/AIDS è trasmissibile anche con rapporti omosessuali. Tutte queste cose mi sono state spiegate dalla dott.ssa _. Già prima di sapere della mia malattia al centro rifugiati, vi era un signore che teneva delle lezioni di educazione sessuale in particolare (p. 4) ci veniva detto che ogni rapporto sessuale doveva essere protetto. Erano spiegazioni che venivano estese a tutti gli asilanti ed in relazione ad una igiene sessuale. D: Raccontateci come avete conosciuto PL 1 e che relazione avete intrattenuto con lei. R: io non conosco la PL 1. D: nel corso del verbale reso ieri 14 ottobre 2003 alle ore 14.03 avete dichiarato di conoscere la PL 1 e di averle venduto della cocaina. per quale motivo oggi negate di conoscere questa ragazza? R: Ieri ho confermato di aver venduto alla ragazza perché mi era stato contestato dagli interroganti. Ho confermato per non avere problemi. Io non ricordo di averle venduto cocaina. D: PL 1 dichiara che vi ha conosciuto verso agosto 2003. Fra di voi è nata una simpatia. Oltre ad ottenere da voi della cocaina PL 1 dichiara di aver avuto rapporti sessuali in alcune circostanze protetti ed in un paio di occasioni non protetti. Fatti avvenuti nel vostro appartamento a _. Cosa rispondete? R: Quanto dice PL 1 è una bugia. Io non la conosco. Non ho assolutamente avuto rapporti con questa ragazza. Inoltre non posso portare ragazze a casa mia. Non abito da solo. Non avrei potuto portare una ragazza a casa senza che i miei compagni la vedano. Non le ho neppure venduto della cocaina. D: Vi informiamo che dalle intercettazioni dell’utenza in vostro uso, sono state riscontrate varie conversazioni intercorse fra voi e PL 1. A seguito di queste telefonate vi sono stati degli incontri confermati dalla stessa PL 1. È quindi chiaro che conoscete la ragazza. Per quale motivo non ammettete questa conoscenza? R: non voglio più discutere di questo argomento e non voglio più parlare di questa ragazza. Quanto mi viene detto dalla polizia è una bugia.”(verb. pol. AC 1 15.10.2003, PS11)
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(p. 1) AD ribadisco che non conosco PL 1, la ragazza che mi è stata mostrata in fotografia in occasione di questo verbale [n.d.r: fanno riferimento al verbale 2.10.2003]. (..) (p. 3) Ribadisco, malgrado le contestazioni dell’interrogante di non conoscere PL 1 né di averle venduto della cocaina né tantomeno di aver avuto rapporti sessuali con lei. ADR che da quando ho saputo di essere malato di HIV non ho mai avuto rapporti con delle ragazze. Sono disposto a fare un confronto con questa ragazza per ribadire che a lei non ho mai venduto cocaina né ho avuto rapporti sessuali con lei.” (VI PP AC 1 28.10.2003, AI37)
Messi a confronto, AC 1 e PL 1 mantennero le versioni precedentemente rese e meglio:
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(p.1) PL 1: Conosco la persona qui presente. Non conosco il suo vero nome. Lui mi chiamava “cara” e io lo chiamavo ”caro” ma non ho mai utilizzato altri nomi. Prendo atto che il suo vero nome è AC 1. ADR ho saputo la sua età, mi sembra 23 anni, al momento dell’interrogatorio di Polizia. Prima non la conoscevo. (p.2) Ho conosciuto AC 1 all’inizio del mese di agosto 2003 al negozio _. Ci siamo guardati e AC 1 mi ha invitato a bere un caffè. Siccome non potevo gli ho lasciato il mio numero di telefono e dopo qualche giorno ci siamo incontrati e da lì è nata la nostra conoscenza e relazione. Mi viene riletto il verbale d’interrogatorio di Polizia del 10 ottobre 2003, ore 14.00. Confermo che quanto scritto in questo verbale corrisponde a quanto da me dichiarato in quell’occasione. Mi viene riletto il verbale d’interrogatorio di Polizia del 28 ottobre 2003, ore 14.30. Confermo che quanto scritto in questo verbale corrisponde a quanto da me dichiarato in quell’occasione ADR non ho nient’altro da aggiungere a quanto indicato nei due verbali di polizia. Questi sono completi sia per quanto riguarda le mie ammissioni in merito all’acquisto di cocaina, sia per quanto riguarda i rapporti sessuali che ho avuto con AC 1. ADR che non provo rancore nei confronti di AC 1 ma unicamente rabbia perché poteva condannarmi a morte con la sua malattia. Non provo rancore perché lui è già condannato dalla malattiaAC 1: Ho sentito quanto dichiarato dalla ragazza qui presente. DR che non la conosco e non l’ho mai vista prima d’oggi. ADR che non le ho mai parlato né tantomeno le ho offerto un caffè. ADR che non le ho neppure mai venduto della cocaina. ADR che non ho neppure avuto rapporti sessuali con lei. ADR non capisco perché lei faccia queste affermazioni e perché dice d conoscermi. PL 1: Ho sentito quanto dichiara AC 1. Da parte mia riconfermo che è la persona con la quale ho avuto contatti sia per quanto riguarda la cocaina che per i rapporti sessuali. A lui non voglio fare del male ma ci sono i controlli telefonici che confermano che noi ci sentivamo. (p.3) Ribadisco che quando mi portava a casa sua non ho mai visto altre persone all’interno dell’appartamento e mi faceva andare subito nella sua camera. Nessuno è mai arrivato nella camera quando eravamo assieme. Sono sicura che AC 1 è la persona che ho conosciuto e con la quale ho avuto dei rapporti. ADR che non ricordo se AC 1 aveva sul corpo un segno particolare o qualcosa di particolare che potessi ricordare. I nostri incontri erano abbastanza brevi, in genere di circa mezz’ora. Ricordo di aver sentito, quando mi trovavo nel suo appartamento, la voce di un ragazzo e di una ragazza. Ricordo che AC 1 mi diceva che era il suo amico con la sua ragazza, ma io non li ho mai visti. Ricordo che nella camera vi erano due letti, due comodini e un armadio. Non sono sicura della presenza dell’armadio, ma dei comodini sì. Vorrei dire che se ci troviamo qui oggi non è per colpa mia e non sono stata io a denunciarla ma è perché ci sono state delle intercettazioni telefoniche e perché penso che una terza persona abbia fatto il mio nome alla polizia. Voglio che capisca questo e che non voglio fargli del male. AC 1: Ho capito quanto ha detto PL 1 ma ribadisco che non ho fatto niente. PL 1: (...) mi sono incontrata abbastanza spesso con AC 1. Non giravamo spesso assieme perché lui non girava molto in città, ma ritengo che ci sono delle persone che ci hanno visto assieme. (...) è probabile che una di queste persone sia _, che conosco. (...) quando ho avuto rapporti sessuali con AC 1 era il pomeriggio o verso le 19.00, sia durante la settimana che il week-end. ADR che nel periodo in cui frequentavo AC 1 non conoscevo né frequentavo altri ragazzi di colore né per l’acquisto di cocaina né per altri motivi. (p.4) AC 1: A domanda di PL 1 a sapere se ho capito che non è per colpa sua che lui si trova in prigione ma è perché lei è stata individuata dai controlli telefonici o indicata da terzi rispondo che non capisco perché lei affermi questo. Se la polizia mi contesta questi fatti è perché lei li ha dichiarati.(...)” (VI PP 7.11.2003 PL 1-AC 1 AI43)
Nuovamente interrogato dal PP AC 1 ha ribadito quanto segue:
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(p.2) per quanto riguarda le accuse di PL 1 ribadisco quanto ho già dichiarato e meglio di non averle venduto cocaina né tantomeno di aver avuto rapporti sessuali con lei. Ribadisco che non era possibile per me portarla nell’appartamento poiché nell’appartamento c’erano sempre altri ragazzi.” (VI PP 25.11.2003 AC 1 AI52)
L’asserita costante presenza dei coinquilini o di altri ragazzi è confutata dai suoi inquilini, i quali affermano _ che nel mese di agosto gli capitava di recarsi a _ (VI PP _ -AC 1 15.1.2004 AI69), e _ che andava spesso a spasso fino al _ (VI PP _ -AC 1 15.1.2004 AI70). Entrambi, così come confermato da PL 1, non l’hanno mai vista in casa.
In aula AC 1 ha fornito un’ulteriore versione dei fatti secondo cui egli non avrebbe mia avuto rapporti omosessuali. Egli avrebbe avuto rapporti eterosessuali sempre protetti e ciò fino al momento in cui gli è stata diagnosticata l’infezione dell’HIV. Da qual momento AC 1 ha dichiarato di essersi astenuto da qualsiasi rapporto sessuale.
La credibilità della vittima va confermata innanzi tutto alla luce delle particolari circostanze in cui dichiarò di avere avuto dei rapporti sessuali non protetti con AC 1. PL 1, all’oscuro ancora della malattia dell’amico, parla della sua relazione sentimentale con AC 1 al fine di contestualizzare le accuse di acquisto di sostanza stupefacente che le venivano mosse dagli inquirenti. In occasione delle stesse gli interroganti, a conoscenza dello stato di salute di AC 1, indagarono se la relazione avesse portato i due ad avere dei rapporti sessuali. Ed è in questa circostanza che rispondendo affermativamente, PL 1 venne a sapere che AC 1 aveva contratto l’infezione dell’HIV.
La conoscenza tra PL 1 e AC 1 è testimoniata dalle intercettazioni telefoniche delle rispettive utenze. Le stesse intercettazioni telefoniche testimoniano l’esistenza di una relazione amorosa (cfr. intercettazioni telefoniche e sms del 9.9.2003).
L’esistenza di rapporti sessuali tra i due è testimoniata non solo, come detto, dalle dichiarazioni circostanziate della ragazza e dalle descrizioni fornite da quest’ultima dell’appartamento ed in particolare della camera da letto di AC 1 ma soprattutto dal comportamento assunto da PL 1 una volta che gli inquirenti la misero a conoscenza dello stato di salute di AC 1. Infatti, non appena terminato l’interrogatorio di polizia, ella si è immediatamente recata in ospedale per sottoporsi a dei controlli tesi alla scoperta di una eventuale infezione.
A ciò si aggiunga che PL 1 si assicura più di una volta presso AC 1, in occasione del loro confronto, che questi capisca che non è lei che ha fatto la
spia
, ma che confrontata a precise contestazioni degli inquirenti non poteva far altro che dire quanto a sua conoscenza. Questo non è l’atteggiamento di chi accusa ingiustamente una terza persona che, come vorrebbe far credere AC 1, nemmeno conosce.
4.a)
Per l’art. 19 cifra 1 della LF sugli stupefacenti, chiunque intenzionalmente e senza essere autorizzato tra l’altro acquista, trasporta, vende stupefacenti oppure fa preparativi a questi scopi, è punito con la detenzione o con la multa. Nei casi gravi, la pena è della reclusione o della detenzione non inferiore ad un anno (cui può essere cumulata una multa fino ad un milione di franchi). Un caso è grave tra l’altro quando l’autore sa o deve presumere che la sua infrazione si riferisce ad una quantità di stupefacenti che può mettere in pericolo la salute di parecchie persone (art. 19 cifra 2 lit. a LFStup.).
Nella specie, lo spaccio di cocaina imputabile a AC 1 concerne, dal profilo oggettivo, indubbiamente un caso grave: stante la soglia stabilita dalla giurisprudenza di 18 grammi di cocaina pura, e dovendosi ammettere, in assenza di migliori riscontri, un grado di purezza medio di almeno il 10% per la sostanza spacciata dal prevenuto (DTF 119 IV 180, 112 IV 113, 114 IV 165, 109 IV 145), ed una purezza rispettivamente del 30.7% e del 55,9% per la sostanza detenuta dall’accusato, il traffico che gli viene imputato concerne almeno 70 grammi di sostanza pura.
Dal profilo soggettivo il prevenuto era perfettamente consapevole della natura illecita del agire, nozione peraltro appartenente alla comune coscienza (DTF 104 IV 211), di modo che egli va nel complesso ritenuto colpevole d’infrazione aggravata alla LFStup.
b)
Per l’art. 19a LF sugli stupefacenti, chiunque, senza essere autorizzato, consuma intenzionalmente stupefacenti è punito con l’arresto o con la multa. AC 1, per sua stessa ammissione, ha consumato un imprecisato quantitativo di marijuana e quindi il reato in questione va confermato.
c)
Secondo l’art. 231 n. 1 CP è punito con la detenzione da un mese a cinque anni, chiunque intenzionalmente propaga una malattia pericolosa e trasmissibile. Se l’autore ha agito con animo abietto, la pena è della reclusione sino a cinque anni. Secondo il n. 2 la pena è della detenzione o della multa se il colpevole ha agito per negligenza.
Il bene giuridico protetto dalla norma è la salute pubblica. Ciò implica non solo un reato di risultato nella misura in cui la contaminazione di una sola persona è sufficiente (messa in pericolo concreta di quest’ultima) ma anche una messa in pericolo di un numero indeterminato di esseri umani, una messa in pericolo di carattere astratto (DTF 116 IV 125, 134 consid. c). Per propagazione si intende ogni creazione od incremento del pericolo di infezione che conduce al risultato (causalità adeguata) della trasmissione della malattia (Niggli/Wiprächtiger, Basler Kommentar, Strafgesetzbuch II, art. 231 n.24). L’infezione da un virus HIV (siero positività che conduce generalmente all’AIDS) costituisce una malattia dell’uomo pericolosa e trasmissibile (DTF 125 IV 245, 116 IV 125). La condotta criminosa consiste nel trasmettere la malattia in modo confacente, sia attraverso il sangue, lo sperma od altro mezzo. Un comportamento obbiettivamente illecito ma che costituisce un atto socialmente utile non è contrario al diritto, neppure se è intenzionale, laddove l’agente assuma un rischio ammissibile. Per determinarne l’ammissibilità deve essere effettuata una ponderazione tra l’utilità e il rischio inerenti all’atto, effettuata secondo le circostanze del caso concreto (DTF 117 IV 58). Il limite del rischio (di trasmissione) ammissibile nell’ambito della propagazione del virus dell’HIV nella sfera dei rapporti sessuali non è stato ancora definito e le opinioni divergono (Niggli /Wiprächtiger, op. cit., art. 231 n.24). Per contro la dottrina dominante e la giurisprudenza (Niggli /Wiprächtiger, op. cit., art. 231 n.31) sono unanimi nel ritenere superato tale limite in presenza di rapporti (vaginali e anali) non protetti ad opera dell’autore il cui test HIV ha dato esito positivo, nonché in caso di coitus interruptus dell’uomo infetto (Kunz, ZStrR 1990, 51).
Rapporti sessuali protetti con l’uso accurato e continuo di preservativi di qualità sono considerati una protezione sufficiente dall’infezione del virus HIV. (Niggli /Wiprächtiger, op. cit., art. 231 n.32)
Il reato è consumato quando la malattia è stata trasmessa anche ad una sola persona (DTF 116 IV 134). In mancanza di trasmissione della malattia il tentativo è concepibile (Rehberg, IV p. 63).
L’elemento soggettivo del reato di propagazione di malattie dell’uomo presuppone l’intenzionalità, anche se il dolo eventuale è sufficiente e di maggiore applicazione. La conoscenza della possibilità di trasmettere l’HIV tra persone, essenzialmente attraverso atti sessuali presuppone unicamente che il sieropositivo consapevole sai al corrente della specifica via di trasmissione. Dai comportamenti adottati dall’autore, malgrado la conoscenza della possibilità della trasmissione, non può essere conclusa la diretta volontà di trasmettere sessualmente l’HIV, poiché in generale lo scopo del comportamento è un altro e la trasmissione del virus non ne è la necessaria conseguenza. Determinanti per sapere se la trasmissione sia stata voluta (per dolo eventuale) quale possibile conseguenza secondaria oppure semplicemente non sia stata esclusa (negligenza consapevole) sono la probabilità del contagio e le conoscenze dell’autore. Sieropositivi consapevoli che intrattengono rapporti sessuali non protetti sottostanno generalmente, secondo giurisprudenza, al dolo eventuale a meno che la probabilità del contagio sia minima. (Niggli /Wiprächtiger, op. cit., art. 231 n.45 e riferimenti).
AC 1 era consapevole della sua malattia e dei rischi di contagio attraverso rapporti sessuali non protetti, ciò nonostante egli ha più volte intrattenuto dei rapporti sessuali con PL 1 senza usare il preservativo. Non emerge dagli atti che PL 1 abbia contratto l’infezione dell’HIV e pertanto il reato, come già anticipato nella sua requisitoria dal Procuratore pubblico, contrariamente a quanto indicato nell’atto di accusa, non è consumato ma tentato nella forma del reato mancato.
5.
Per l'art. 63 CP, il giudice commisura la pena, nei limiti della comminatoria edittale, alla colpa del reo, tenendo conto dei motivi a delinquere, della sua vita anteriore e delle sue condizioni personali.
Nella commisurazione della pena entrano in considerazione numerosi fattori quali il movente e le circostanze esterne, l’intensità del proposito, l’eventuale assenza di scrupoli, i modi di esecuzione del reato, l’entità del pregiudizio arrecato volontariamente, la durata o reiterazione dell’illecito, il ruolo in seno ad una banda la recidiva, le difficoltà personali e psicologiche, il pentimento, la volontà di emendamento, al collaborazione con gli organi inquirenti, gli imperativi di prevenzione generale, ecc.
L'art. 68 n. 1 CP dispone inoltre che quando il reo incorre in più pene privative della libertà, il giudice lo condanna alla pena prevista per il reato più grave aumentandola in misura adeguata, ma non più della metà della pena massima comminata e senza andar oltre al massimo legale della specie di pena.
Nella fattispecie la colpa di AC 1 è grave in considerazione del fatto che egli ha trafficato un quantitativo di cocaina tale da mettere in pericolo la salute di parecchie persone. AC 1 ha messo in atto tale traffico per puro scopo di lucro. La colpa del condannato è ancora più grave in funzione del concorso con il reato di cui all’art. 231 CP in quanto egli ha accettato, intrattenendo rapporti sessuali non protetti con PL 1, che questi potessero comportare la propagazione di una malattia dell’uomo pericolosa e trasmissibile, rischio di cui era a conoscenza poiché illustrato dai suoi dottori e dai relatori presso il centro asilanti. L’assenza di scrupoli e lo spregio della vita altrui emergono dall’agire dell’accusato sia quando spaccia cocaina sia quando intrattiene rapporti a rischio sapendo di essere affetto dal virus dell’HIV. A ciò si aggiunga che AC 1 ha mantenuto per tutta l’inchiesta ed anche in occasione del dibattimento un atteggiamento negatorio e reticente anche davanti all’evidenza dei fatti. Le parziali ammissioni inoltre avvengono a seguito di precise contestazioni da parte degli inquirenti e non mancano di essere ritrattate se le circostanze appaiono favorevoli. Riprovevole appare il fatto che l’accusato, dopo aver già subito una condanna per reato analogo nel 1991, ha continuato a trafficare stupefacenti con una notevole e pericolosa intensità visto l’elevato quantitativo di cocaina rispettivamente venduto e detenuto in meno di tre mesi.
Il grado di purezza della sostanza in suo possesso e la presenza di sostanza da taglio ritrovata nello scantinato permettono di concludere che se non fosse stato arrestato egli avrebbe certamente incrementato tale attività delinquenziale.
A suo favore va tenuto conto che, per quanto non sia stato possibile evidenziarne l’estensione ed individuarne i personaggi, AC 1 agisce quale ultimo anello di una organizzazione ben ramificata dall’Africa alla Germania.
Va inoltre tenuto conto del carcere preventivo sofferto nonché delle circostanze personali e sociali, segnatamente della sua vita tribolata di giovane cresciuto in un paese travagliato sotto tutti i punti di vista, dello sradicamento conseguente al trasferimento nel nostro paese così diverso dal suo per lingua, cultura, tradizioni, ecc., e non da ultimo dalla malattia che gli lascia ben poche speranze per il futuro.
La proposta di pena del procuratore è stata leggermente ridotta per tenere maggiormente conto delle condizioni personali.
Questa Corte ritiene quindi adeguato infliggere a AC 1 una pena di 27 mesi di detenzione.
6.
Giusta l'art. 41 n. 1 CP, il giudice può sospendere l'esecuzione di una condanna una pena privativa della libertà non superiore ai 18 mesi o a una pena accessoria se la vita anteriore e il carattere del condannato lasciano supporre che tale provvedimento lo tratterrà dal commettere nuovi crimini o delitti cpv. 1 e se nei cinque anni precedenti il reato commesso egli non ha scontato una pena di reclusione o di detenzione superiore a tre mesi per un crimine o un delitto intenzionale.
Già per il fatto che la pena inflitta supera i 18 mesi, la condanna non può essere sospesa condizionalmente.
7.
Giusta l’art. 41 n.3 CP, la pesante ricaduta nell’illecito penale di AC 1 durante il periodo di prova della sospensione condizionale concessa alla precedente pena di 7 mesi di detenzione trae seco la revoca di quel beneficio.
8.
In applicazione degli art. 58 e 59 CP vanno inoltre confiscati tutti i corpi di reato.
Rispondendo affermativamente a tutti i quesiti, tranne ai quesiti no. 1.1.1.1., 1.1.3.1., 2.;
visti gli art. 18, 21 e segg, 36, 41, 58, 59, 63, 68, 69 e 231 n.1 cpv. 1 CP
19 n.1 e n.2, 19a LS
9 segg. CPP e 39 TG sulle spese