Decision ID: 0599d697-665c-5c1c-92f2-cb81f0d0faf7
Year: 1997
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: civil_law

in fatto:
A.
_ _ (1943) e _ _ (1951), entrambi cittadini cileni, si sono sposati a _ (Cile) il _ 1970. Dal loro matrimonio sono nati i figli _ (1971), _ (1972) e _ _. (1976). I coniugi vivono separati dal mese di marzo 1993; la moglie è rimasta nell’ex abitazione coniugale con i figli _ e _, mentre il marito si è trasferito in un monolocale a Lugano. _ _ è stato in passato saldatore alle dipendenze della ditta _ _ a _ ed è invalido dal maggio 1990; la moglie ha esercitato ed esercita tuttora l’attività di aiuto domestico a tempo parziale.
B. _
_ si è rivolta una prima volta al Pretore del Distretto di Lugano, sezione 6, il 6 giugno 1991, chiedendo il tentativo di conciliazione (inc. n. _/_ della Pretura del Distretto di Lugano, sezione 6). L’8 luglio 1992 _ _ ha chiesto al Pretore un nuovo tentativo di conciliazione (inc. n. _/_), decaduto infruttuoso il 28 settembre seguente. Con istanza provvisionale del 10 dicembre 1992 essa ha postulato l’affidamento del figlio _ e l’attribuzione dell’appartamento coniugale, con il conseguente allontanamento del marito dallo stesso, nonché un contributo alimentare di fr. 700.– mensili in suo favore e di fr. 800.– mensili per il figlio. La richiesta di abbandono dell’abitazione coniugale da parte del marito è stata nuovamente formulata con istanza supercautelare del 17 marzo 1993. Con decreto del 22 marzo 1993 il Pretore ha fatto obbligo a _ _ di lasciare l’abitazione coniugale. Al contraddittorio, indetto il 15 aprile 1993, le parti si sono accordate sull’affidamento del figlio e l’attribuzione dell’abitazione coniugale. L’istante ha confermato la domanda di contributo alimentare, alla quale si è opposto il convenuto. Entrambi i coniugi hanno chiesto l’assunzione di prove (verbale inc. n. _/_ conc).
C.
Con petizione del 28 aprile 1993 _ _ ha promosso azione di separazione per tempo indeterminato, chiedendo l’affidamento del figlio _, l’assegnazione dell’appartamento coniugale, l’attribuzione in proprietà di determinati mobili e suppellettili, un contributo alimentare in suo favore di fr. 800.– mensili, aumentato a fr. 1’300.– a partire dal momento in cui il marito sarà liberato dall’onere contributivo in favore del figlio _ e infine un contributo per quest’ultimo di fr. 1’020.– mensili fino al raggiungimento dell’indipendenza economica.
Nella sua risposta del 26 agosto 1993 _ _ si è opposto alla petizione e in via riconvenzionale ha postulato il divorzio, l’attribuzione in proprietà di diversi oggetti (effetti personali, apparecchi elettrici e musicali) e l’ammissione al beneficio dell’assistenza giudiziaria e del gratuito patrocinio. In replica e risposta riconvenzionale del 30 settembre 1993 la moglie ha proposto di respingere la riconvenzione.
Con ordinanze dell’11 e 15 ottobre 1993 il convenuto, rispettivamente l’attrice, sono stati posti al beneficio dell’assistenza giudiziaria con il gratuito patrocinio dei rispettivi legali.
D.
Il dibattimento finale nel merito si è tenuto il 23 gennaio 1995 e le parti si sono riconfermate nelle rispettive allegazioni e domande. Esperita l’istruttoria provvisionale, i coniugi sono stati citati per l’udienza di discussione finale del 12 luglio 1995. L’attrice ha presentato un memoriale conclusivo sulla procedura cautelare, pronunciandosi inoltre sulle conseguenze accessorie del divorzio. In particolare essa ha confermato le proprie domande non ancora evase, e quelle di merito, oltre allo sblocco in suo favore dell’avere di fr. 23’000.– depositato a suo tempo dal marito su un conto della Pretura. _ _ ha dal canto suo chiesto la reiezione dell’istanza 10 dicembre 1992, essendo quella del 17 marzo 1993 decaduta, avendo egli già lasciato da tempo l’abitazione coniugale. Nel merito il convenuto ha presentato un memoriale conclusivo del 12 luglio 1995, nel quale ribadisce la domanda di divorzio e l’attribuzione in proprietà di svariati oggetti.
E.
Statuendo il 12 luglio 1995 sull’assetto cautelare, il Pretore ha fissato i contributi di mantenimento mensili a carico del marito nel periodo dal 10 dicembre 1992 al 30 giugno 1993 in fr. 350.– per il figlio _ e fr. 700.– per la moglie, nel periodo dal 1° al 15 luglio 1993 in fr. 350.– per il primo e fr. 510.– per la seconda e infine nel periodo dal 16 luglio 1993 fino alla decisione di merito fr. 450.– per _ e fr. 455.– per la moglie. Il Pretore ha pure ordinato lo sblocco dell’importo di fr. 23’000.– a favore della moglie, a parziale pagamento degli alimenti provvisionali arretrati.
F.
Con sentenza di stessa data il Pretore ha pronunciato il divorzio tra le parti, ha affidato il figlio _ alla madre, alla quale ha attribuito definitivamente l’appartamento già coniugale. Per quel che concerne i contributi alimentari il Pretore ha condannato _ _ a stanziare in favore della moglie un contributo indicizzato di fr. 470.– mensili fino al 15 luglio 1996, di fr. 700.– fino al 1° luglio 1998 e di fr. 470.– dopo tale data in caso di economia domestica comune con la figlia _, rispettivamente di fr. 700.–, di fr. 900.– e di fr. 790.– per gli stessi periodi in caso di economia domestica separata dalla figlia, e a versare in favore del figlio _ un contributo alimentare indicizzato di fr. 450.– mensili indicizzati. Infine ha obbligato la moglie a restituire al marito diversi effetti personali (un apparecchio per curare l’asma, una radio, un giradischi e un mangianastri nonché diversi dischi). Le spese processuali, con una tassa di giustizia di fr. 2’000.–, sono state poste a carico delle parti in ragione di metà ciascuno (e per entrambe, al beneficio dell’assistenza giudiziaria, a carico dello Stato) e le ripetibili sono state compensate.
G.
Insorto con un appello del 18 settembre 1995 contro la sentenza di merito, _ _ chiede la soppressione del contributo alimentare per la moglie e la riduzione a fr. 310.– mensili di quello in favore del figlio. Nelle sue osservazioni del 12 ottobre 1995 _ _ propone di respingere il gravame.
Entrambe le parti hanno postulato l’ammissione al beneficio dell’assistenza giudiziaria e del gratuito patrocinio anche in sede d’appello.
H.
Il 29 settembre 1995 la Cassa di compensazione dell’industria svizzera metalmeccanica ha fatto pervenire alla Pretura uno scritto del 27 settembre 1995, dal quale risulta che la rendita completiva per la moglie erogata dall’Assicurazione invalidità è decaduta con il passaggio in giudicato del dispositivo di divorzio.

Considerando
in diritto:
1.
I documenti prodotti per la prima volta in appello non sono, di principio, ricevibili. L’art. 321 cpv. 1 lett. b CPC vieta di addurre fatti o mezzi di prova nuovi in seconda sede e il diritto federale non impone una disciplina diversa, salvo per quanto riguarda le relazioni tra genitori e figli minorenni, che sono rette dal principio inquisitorio illimitato (DTF 120 II 231 consid. 1c con rinvio, 119 II 203 consid. 1;
Cocchi/Trezzini
, Codice di procedura civile ticinese annotato, Lugano 1993, n. 10 ad art. 86 e n. 1 ad art. 321). Nella fattispecie può rimanere indeciso il quesito di sapere se lo scritto inviato il 27 settembre 1995 alla Pretura dalla Cassa di compensazione debba essere tenuto in considerazione ai fini della presente sentenza. Infatti le informazioni ivi contenute risultano da precise disposizioni legali (art. 34 cpv. 1 e 2 LAI), che il giudice è tenuto ad applicare d’ufficio.
2.
Il Pretore ha ascritto il motivo della disunione da un lato all’esistenza di importanti fattori oggettivi e dall’altro all’atteggiamento fortemente anticoniugale del marito, che ha inciso in modo rilevante sul dissesto coniugale, e ha pertanto riconosciuto all’attrice un contributo alimentare fondato sull’art. 151 CC.
a)
L’art. 151 cpv. 1 CC dispone che se in conseguenza del divorzio rimangono pregiudicati i diritti patrimoniali o le aspettative di un coniuge innocente, il coniuge colpevole gli deve corrispondere un’equa indennità. Se le circostanze che hanno determinato il divorzio sono di grave pregiudizio alle relazioni personali del coniuge innocente, gli può inoltre essere aggiudicata un’indennità pecuniaria a titolo di riparazione morale (art. 151 cpv. 2 CC). Non ricorrendo i presupposti dell’art. 151 CC, l’art. 152 CC prevede che quando in conseguenza del divorzio un coniuge innocente si trovi in grave ristrettezza, l’altro coniuge, ancorché non colpevole, può essere obbligato a erogargli una pensione alimentare commisurata alle di lui condizioni economiche.
b)
L’obbligo di corrispondere un’equa indennità secondo l’art. 151 cpv. 1 CC presuppone – come detto – una
colpa
del coniuge debitore; questa non deve necessariamente essere grave o preponderante, ma dev’essere
causale
per la disunione (
Hinderling/Steck
, Das schweizerische Ehescheidungsrecht, Zurigo 1995, pag. 273 con numerosi riferimenti di dottrina e giurisprudenza). Per quanto attiene al presupposto della colpevolezza del coniuge al quale vengono richieste prestazioni ai sensi dell’art. 151 CC, risulta sufficiente che a quest’ultimo sia imputabile una rilevante violazione dei doveri coniugali, che, se del caso unitamente ad altri fattori, abbia condotto alla turbativa; ne discende che la colpa non deve essere né grave né preponderante né esclusiva (
Spühler/Frei–Maurer
, Berner Kommentar, Ergänzungsband, Berna 1991, n. 15 ad art. 151 CC). La gravità della colpa influisce per converso sull’entità della somma, ovvero sull’ammontare dell’indennizzo (
Spühler/Frei–Maurer
, op. cit., n. 35 ad art. 151 CC con richiami), che è determinato in ogni modo a termini di equità e non solo di diritto (
Hinderling/Steck
, op. cit., pag. 314 in alto).
3.
L’appellante contesta di avere colpe nel fallimento del matrimonio e sostiene che l’origine della turbativa è da attribuire a fattori oggettivi, in particolare all’insanabile incompatibilità di carattere fra i coniugi. Come rilevato a giusta ragione dal primo giudice, le risultanze istruttorie hanno dimostrato che le difficoltà tra i coniugi risalivano a tempi remoti. La figlia _, in particolare, ha riferito che la freddezza tra i genitori era percettibile da quando essa aveva 8 anni (vale a dire sin dal 1980) e che essi hanno sempre vissuto molto distaccati l’uno dall’altra, il padre in una stanza e la madre in un’altra, in un ambiente molto teso. La teste ha descritto il padre come una persona proiettata più verso l’esterno che verso la famiglia e che lasciava il peso della casa e dei figli sulle spalle della moglie, senza riconoscere l’attività svolta da quest’ultima per la famiglia e rimproverandole di non partecipare al mantenimento economico della famiglia. Inoltre egli era aggressivo nel senso che a volte rivolgeva alla moglie parole volgari, rozze, e quando era arrabbiato sbatteva sedie e porte (verbale 16 novembre 1994). Risulta però, da quanto riferito dalla figlia, che il padre si dava da fare in cucina, anche se non ammetteva interferenze in quelle occasioni e respingeva a gomitate la moglie che tentava di entrare nel locale. Prima della malattia egli provvedeva finanziariamente alla famiglia: “i soldi se ne teneva un po’ mentre per il resto li dava a mia madre per pagare i conti.” La sorella dell’appellante, dal canto suo, ha riferito che il fratello si è sempre comportato in modo indifferente, egoista e che ha sempre avuto un atteggiamento libero, partendo da casa al mattino e rientrando la sera. Anche secondo questa teste il peso della famiglia era a carico della moglie, tanto che il padre non era a conoscenza degli studi dei figli (verbale 16 novembre 1994). Alcuni comportamenti rimproverati dalle testi all’appellante (passività, trascorrere il tempo davanti alla televisione) si riferiscono invero al periodo in cui egli era costretto a casa dalla malattia che lo ha poi reso invalido, mentre la disunione, per ammissione di tutti, era preesistente. Gli episodi riportati dai testimoni sulla base di quanto riferito dall’attrice stessa (_, _o, verbale 13 settembre 1994) non sono di rilievo ai fini di un giudizio sulla colpa, trattandosi di fatti che non sono stati constatati personalmente dai testi (art. 237 cpv. 1 CPC). Tutti i testimoni hanno comunque avvertito per esperienza diretta che fra i coniugi era in atto da anni una profonda turbativa (_, _, _a, verbale 13 settembre 1994), acuitasi in particolare dopo il 1991. Nel 1992 l’attrice presentò un quadro psicosomatico da esaurimento nervoso, che essa attribuì ai problemi familiari insorti a suo dire da sei anni, ossia dal 1986 circa (deposizione dott. _, verbale 1° settembre 1994). A detta del dott. _, che l’ha seguita dal settembre 1991, l’attrice era fortemente depressa e ammetteva di vivere da sette anni in un vuoto relazionale. Quest’ultimo medico ha constatato, dopo aver incontrato anche il marito, che vi era una “totale incompatibilità fra i coniugi, che stavano in due mondi completamente diversi e avevano vedute opposte. Non ho di contro verificato le altre motivazioni della moglie [i rimproveri mossi al marito], anche perché già sul piano del linguaggio la comunicazione con il marito era difficile e inoltre, lo ripeto, stavano in due mondi opposti.” (verbale 24 giugno 1994).
Si può invero ravvisare, nella scarsa disponibilità del marito nell’educazione dei figli e nella poca sensibilità dimostrata verso la moglie, un comportamento anticoniugale. In concreto, però, tale comportamento non può essere considerato causale nella disunione, se lo si confronta con i fattori oggettivi e con il comportamento della moglie. Come precisato dalle testi _ _ _ e _ _, il marito si è sempre comportato nello stesso modo fin dall’inizio del matrimonio, vale a dire sin dal 1970. Il deterioramento irreversibile delle relazioni coniugali, maturato nel 1991-1992, più che al comportamento del marito, come si è visto immutato dal 1970, è piuttosto da ricondurre ai problemi di incompatibilità di carattere e di comunicazione (assenza di dialogo) amplificatisi dopo la cessazione del lavoro da parte del marito per la malattia professionale (asma bronchiale cronica), ai problemi economici scaturiti dall’invalidità e non da ultimo all’esaurimento nervoso dell’attrice – logorata dalla situazione di incomunicabilità familiare – che l’ha condotta a manifestazioni di insofferenza e intolleranza verso il marito. Tant’è che essa ha finito per dimostrare poca comprensione verso il coniuge in occasione della sua malattia professionale, tacciandolo di oziosità (vedi petizione 28 aprile 1993, pag. 2-3; replica 30 settembre 1993, pag. 3) e rimproverandolo perché rimaneva in casa tutto il giorno in modo passivo. Il rimprovero di oziosità risulta ingiustificato, se si pensa che dall’incarto dell’Ufficio regionale di integrazione professionale AI (contenuto nell’incarto _/_ conc.) è emerso che il marito, pur potendo teoricamente svolgere altre attività di quella precedente (saldatore), ne era in pratica impedito dalla scarsa formazione scolastica (livello di seconda elementare) e professionale. In tale clima di incomprensione anche la moglie ha quindi mancato ai suoi doveri di assistenza verso il coniuge con la sua insofferenza al momento della malattia. Il divario culturale dei coniugi non sembra del resto estraneo ai loro problemi di comunicazione, se si pensa che la moglie ha frequentato il liceo classico (deposizione della figlia _) e ha avuto una buona formazione scolastica, mentre il marito non ha neppure terminato la scuola elementare.
In conclusione, quindi, il comportamento del marito non risulta essere stato causale per il dissesto coniugale, se confrontato ai fattori oggettivi (mancanza di dialogo fra i coniugi, divario culturale, problemi economici, malattia del marito, esaurimento nervoso della moglie) e per finire al comportamento dell’attrice stessa, insofferente alle difficoltà oggettive e comprovate del marito divenuto invalido. Mancano quindi in concreto i presupposti per la concessione di un contributo alimentare fondato sull’art. 151 cpv. 1 CC e su questo punto l’appello risulta fondato.
4.
L’art. 152 CC prescrive che quando in conseguenza del divorzio un coniuge innocente si trovi in grave ristrettezza, l’altro coniuge, ancorché non colpevole, può essere obbligato a fornirgli una pensione alimentare commisurata alle di lui condizioni economiche. Tale pensione garantisce non il tenore di vita che il coniuge beneficiario aveva durante il matrimonio (come l’art. 151 cpv. 1 CC), bensì il semplice fabbisogno minimo, che consiste di regola nel limite vitale secondo il diritto esecutivo, maggiorato del 20% (DTF 121 III 49;
Hinderling/Steck
, Das schweizerische Ehescheidungsrecht, Zurigo 1995, pag. 298 segg. con numerosi rinvii;
Deschenaux/Tercier/Werro
, Le mariage et le divorce, 4
a
ed., pag. 152 n. 760 seg.). L’ammontare della pensione mensile va determinato, comunque sia, a termini di equità e non solo di diritto (
Hinderling/Steck
, op. cit., pag. 314 in alto).
L’innocenza del coniuge creditore è – come detto – un presupposto indispensabile per ottenere un contributo in base all’art. 152 CC. Il Tribunale federale ha mitigato tuttavia la nozione di innocenza: se sotto il profilo dell’art. 151 cpv. 1 CC una colpa lieve (cioè non insignificante, ma secondaria), può ancora essere equiparata a innocenza – pur comportando in linea di principio una riduzione dell’indennità (
Hinderling/Steck
, op. cit., pag. 312 segg. con rinvii) – ai fini dell’art. 152 CC perfino una colpa grave può essere assimilata a innocenza, purché non risulti causale per la disunione (Hinderling/Steck, op. cit., pag. 314 in fondo con citazioni). Il problema è di sapere, appunto, se nel caso in esame debba essere imputata alla moglie una colpa causale.
Come si è visto in precedenza, la grave turbativa dell’unione coniugale è dovuta più all’accumularsi di fattori oggettivi indipendenti dai coniugi (incomunicabilità, malattie, problemi economici) che ai rispettivi comportamenti delle parti. Nemmeno la scarsa comprensione dimostrata all’appellante dalla moglie in occasione della malattia invalidante può assurgere a colpa causale, il matrimonio essendo già a quel momento irrimediabilmente scosso per l’accumularsi di fattori oggettivi. L’attrice deve dunque essere considerata come coniuge innocente ai sensi dell’art. 152 CC e ha pertanto diritto, di principio, a una rendita di indigenza.
5.