Decision ID: 024162cb-b111-5972-ac97-e8c94f2ac291
Year: 1998
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: civil_law

in fatto:
che _ _ (1953) e _ nata _ (1950) si sono sposati a _ _ 1989; dalla loro unione non sono nati figli;
che il 13 maggio 1996 la moglie ha instato davanti al Pretore della giurisdizione di Locarno-Campagna per il tentativo di conciliazione, decaduto infruttuoso il 29 maggio successivo;
che con petizione del 27 gennaio 1997 _ _ ha chiesto la pronuncia del divorzio, la condanna della moglie al versamento di fr. 50’000.– e l’accertamento della sua proprietà su un’autovettura _, riconoscendo quella della moglie sul mobilio nel di lei possesso;
che nella risposta del 12 maggio 1997 _ _ si è opposta alla petizione e con domanda riconvenzionale ha postulato essa medesima il divorzio, un contributo alimentare mensile di fr. 2’220.–, la condanna del marito al pagamento di fr. 50’000.– per diversi titoli e di un imprecisato importo in liquidazione del regime dei beni;
che nei successivi atti scritti le parti hanno ribadito le loro domande, l’attore opponendosi all’azione riconvenzionale;
che, esperita l’istruttoria, le parti hanno rinunciato al dibattimento finale e hanno presentato i rispettivi memoriali conclusivi nei quali hanno riaffermato le loro domande di giudizio, salvo rinunciare, la moglie, alla richiesta di contributo alimentare;
che il Pretore, statuendo l’8 ottobre 1998, ha pronunciato il divorzio in accoglimento della petizione, ha obbligato la moglie a versare al marito fr. 9’099.85 in liquidazione del regime dei beni, ha riconosciuto la proprietà del marito sull’autovettura _ e quella della moglie sui mobili di antiquariato nel di lei possesso, respingendo la domanda riconvenzionale;
che entrambe le parti sono state ammesse al beneficio dell’assistenza giudiziaria, tuttavia _ _ è stata tenuta a rifondere alla controparte fr. 5’000.– per ripetibili;
che con un “ricorso” in tedesco del 20 ottobre 1998 _ _ contesta la citata sentenza;
che il gravame non è stato notificato alla controparte;

considerando
in diritto:
che l’appellante impugna il giudizio del Pretore affermando in sostanza di non essere stata convenientemente assistita dal proprio legale, di non essere in grado di versare alcun importo al marito e criticando infine il comportamento di quest’ultimo;
che l’atto d’appello deve contenere – tra l’altro – l’indicazione esatta delle parti e del loro domicilio, l’indicazione della sentenza da cui si appella, come pure le domande e i motivi di fatto e di diritto sui quali esso si fonda (art. 309 cpv. 2 lett. b, c, e, f CPC);
che, mancando tali requisiti, la dichiarazione di appello è nulla (art. 309 cpv. 5 CPC);
che nella fattispecie la ricorrente non indica nemmeno implicitamente in quale modo dovrebbe essere riformata la sentenza impugnata e – soprattutto – non si confronta concretamente con la dettagliata motivazione del Pretore;
che la tolleranza e la benevolenza da riservare ad appellanti sprovvisti di cognizioni giuridiche non possono rimediare nella fattispecie alle manifeste e insanabili carenze dell’atto di appello, ciò che rende inutile assegnare alla ricorrente un termine perché traduca il rimedio giuridico in italiano (art. 142 cpv. 3 CPC);
che il gravame, irricevibile, sfugge quindi a un esame di merito e può essere deciso con la procedura semplificata dell’art. 313
bis
CPC;
che gli oneri processuali andrebbero per principio a carico dell’ appellante (art. 148 cpv. 1 CPC);
che, date le particolarità del caso, appare tuttavia giustificato prescindere dal prelievo di tasse e spese;
che in ogni modo non si giustifica di riconoscere ripetibili alla controparte, cui l’appello non è nemmeno stato notificato;