Decision ID: e9c3cb19-5fd3-5ee4-a1d1-521b665f21d4
Year: 2018
Language: it
Court: CH_BVGE
Chamber: CH_BVGE_001
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: 

Visto:
le domande d’asilo che gli interessati, cittadini colombiani, hanno presen-
tato in momenti diversi e meglio: la signora A._ il 18 gennaio 2008
(ripresa il 19 gennaio 2016), la signora B._ il 23 giugno 2016 e il
signor C._ l’11 febbraio 2016,
i rispettivi verbali d’audizione, quello del 23 dicembre 2016 (di seguito ver-
bale 1) e quelli del 17 marzo 2017 (di seguito: verbali 2 e 3),
la decisione della Segreteria di Stato della migrazione (di seguito: SEM)
del 26 febbraio 2018, con cui tale autorità ha respinto la succitata domanda
d’asilo e pronunciato l’ammissione provvisoria dei richiedenti in Svizzera,
il ricorso del 29 marzo 2018, con cui i ricorrenti hanno postulato in via prin-
cipale l’annullamento della decisione impugnata, il riconoscimento dello
statuto di rifugiato e la concessione dell’asilo in Svizzera; subordinata-
mente il rinvio della causa all’autorità di prime cure per il completamento
dell’istruttoria e l’emanazione di una nuova decisione; in via ancor più su-
bordinata l’ammissione provvisoria in Svizzera per causa d’inammissibilità
ed inesigibilità dell’esecuzione dell’allontanamento; contestualmente una
domanda di esenzione da pagamento anticipato delle spese di giustizia,
la documentazione versata agli atti in sede ricorsuale,
i mezzi di prova prodotti contestualmente allo scritto del 2 maggio 2018,
il link ad una notizia pubblicata su Twitter dal canale televisivo ... portato
all’attenzione del Tribunale amministrativo federale (di seguito: il Tribunale)
dagli interessati con scritto del 1° ottobre 2018,
i fatti del caso di specie che, se necessari, verranno ripresi nei considerandi
che seguono,

e considerato:
che presentato tempestivamente (art. 108 cpv. 1 LAsi [RS 142.31]) contro
una decisione in materia d’asilo della SEM (art. 6 e 105 LAsi, art. 31-33
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LTAF), il ricorso è di principio ammissibile sotto il profilo degli art. 5,
48 cpv. 1 lett. a-c e 52 PA,
che occorre pertanto entrare nel merito del ricorso,
che i ricorsi manifestamente infondati, ai sensi dei motivi che seguono,
sono decisi dal giudice in qualità di giudice unico, con l’approvazione di un
secondo giudice (art. 111 lett. e LAsi) e la decisione è motivata soltanto
sommariamente (art. 111a cpv. 2 LAsi),
che ai sensi dell’art. 111a cpv. 1 LAsi, si rinuncia allo scambio degli scritti,
che con ricorso al Tribunale possono essere invocati, in materia d’asilo, la
violazione del diritto federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti
giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi) e, in materia di diritto degli
stranieri, pure l’inadeguatezza ai sensi dell’art. 49 PA (cfr. DTAF 2014/26
consid. 5),
che il Tribunale non è vincolato né dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4 PA), né
dalle considerazioni giuridiche della decisione impugnata, né dalle argo-
mentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2),
che i richiedenti si sono recati in Svizzera in momenti diversi; che la signora
A._ nel novembre del 2010: essa presentò una domanda di asilo,
respinta e il cui ricorso fu ritirato, poiché nel frattempo a beneficio di un
permesso di dimora dopo matrimonio con un cittadino svizzero; i signori
B._ e C._, figli della signora A._, sono invece giunti
in Svizzera nell’agosto del 2013 rispettivamente nel dicembre 2015, ed en-
trambi hanno presentato domanda di asilo nel giugno rispettivamente nel
febbraio 2016 (cfr. verbali 1, 2 e 3),
che gli interessati hanno affermato di ricercare una concreta protezione a
causa delle persecuzioni subite in Colombia, e a cui sono attualmente an-
cora esposti, da parte di terzi segnatamente da parte delle FARC. Ciò sa-
rebbe comprovato dagli attentati subìti in passato dalla signora A._;
inoltre i signori B._ e C._ hanno pure espresso il timore di
rapimenti e di attentati nei loro confronti, sorte che sarebbe riservata ai figli
di membri dell’esercito; anzi, il signor C._ sarebbe stato vittima di
un tentativo di rapimento o attentato nell’ottobre 2015 (cfr. verbale, 1, 2 e
3),
che nella querelata decisione, la SEM, dopo aver rammentato che la Co-
lombia rientra tra gli Stati in cui non si rischiano persecuzioni ai sensi
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dell’art. 6a cpv. 2 lett. a LAsi, ha concluso quanto all’irrilevanza dei motivi
d’asilo addotti dagli interessati; e ciò poiché questi sarebbero persecuzioni
da parte di terzi, per le quali lo Stato colombiano dispone di un “sistema
giudiziario effettivo che permette di appurare, perseguire e sanzionare” tali
atti, dando quindi un’efficace protezione statale,
che nel ricorso gli insorgenti avversano le considerazioni dell’autorità infe-
riore, affermando che non sussistono indicazioni sufficienti in ordine ad
“una effettiva possibilità di protezione da parte del governo colombiano”; in
proposito essi affermano che i negoziati di pace intercorsi con le FARC
siano di difficile implementazione, e che in realtà il numero di omicidi da
ricondurre a tale organizzazione siano aumentati negli ultimi anni, ciò che
comproverebbe l’assenza di una protezione efficace,
che la Svizzera, su domanda, accorda asilo ai rifugiati secondo le disposi-
zioni della LAsi (art. 2 LAsi); che l’asilo comprende la protezione e lo statuto
accordati a persone in Svizzera in ragione della loro qualità di rifugiato; che
esso include il diritto di risiedere in Svizzera,
che giusta l’art. 3 cpv. 1 LAsi, sono rifugiati le persone che, nel Paese di
origine o di ultima residenza, sono esposte a seri pregiudizi a causa della
loro razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo
sociale o per le loro opinioni politiche, ovvero hanno fondato timore di es-
sere esposte a tali pregiudizi; che sono pregiudizi seri segnatamente
l’esposizione a pericolo della vita, dell’integrità fisica o della libertà, nonché
le misure che comportano una pressione psichica insopportabile (art. 3 cpv.
2 LAsi),
che secondo la teoria della protezione ("Schutztheorie"; precisata nella
sentenza di principio DTAF 2011/51), il riconoscimento della qualità di rifu-
giato non dipende dall’autore della persecuzione, ma dalla possibilità di
ottenere, nel proprio Stato di origine, una protezione adeguata contro tale
persecuzione; che l’assenza di protezione deve estendersi all’insieme del
territorio dello stato d’origine (cfr. OSAR [ed.], Manuel de la procédure
d’asile e de renvoi, 2a ed., 2016, nota 65 a pag. 175 e riferimenti citati);
che su tali presupposti, allorquando il rischio di esposizione a seri pregiu-
dizi emani da entità non statali, specialmente se circoscritte a livello locale,
perché vi sia da ammettere una rilevanza in materia d’asilo, si rende ancora
necessario che la persona che se ne avvale non sia in misura di ottenere
in patria un’appropriata protezione, se del caso anche nell’ambito di un’al-
ternativa di rifugio in un’altra regione del paese (cfr. DTAF 2008/4 consid.
5.2),
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che, come sopra esposto, i ricorrenti hanno allegato una concreta minaccia
da parte di un’entità non statale, segnatamente le FARC, a cui lo stato co-
lombiano non sarebbe in grado di porre delle adeguate contromisure di
protezione,
che tuttavia, contrariamente da quanto preteso la volontà e la capacità di
protezione delle autorità colombiane non può essere messa in discussione,
nella misura in cui esse non risultano rinunciare in maniera generale a per-
seguire gli autori di atti reprensibili,
che infatti, quanto al caso di specie va qui ricordato che l’autore dell’atten-
tato in cui fu ucciso il padre della A._, nel 2008, fu perseguito e
condannato penalmente, e ciò a comprova della volontà e della capacità di
perseguire da parte dello Stato colombiano,
che inoltre nel 2016 lo Stato colombiano e le FARC, gruppo a cui paiono
poter essere ricondotti gli attentati e le minacce ai qui ricorrenti, hanno sot-
toscritto un accordo di pace, il cui processo di implementazione è in corso,
che il Tribunale amministrativo federale si è del resto già espresso in ordine
a minacce provenienti da gruppi paramilitari in Colombia con sentenza
D-6602/2017 del 19 aprile 2018, concludendo circa la facoltà e volontà di
protezione da parte da parte delle autorità colombiane,
che su tali presupposti nemmeno la documentazione ed i mezzi di prova
prodotti contestualmente e successivamente al gravame permettono di
giungere a diverso esito,
che ferme queste premesse ai ricorrenti non può essere riconosciuto lo
statuto di rifugiato né concesso l’asilo in Svizzera,
che i ricorrenti hanno postulato, in via subordinata, l’ammissione provviso-
ria in Svizzera, senza avvedersi del fatto che la stessa è stata già concessa
con la decisione impugnata, ciò che rende priva di oggetto la loro richiesta,
che, ciò detto, con la decisione impugnata la SEM non ha violato il diritto
federale né abusato del suo potere d’apprezzamento ed inoltre non ha ac-
certato in modo inesatto o incompleto i fatti giuridicamente rilevanti (art.
106 cpv. 1 LAsi), altresì, per quanto censurabile, la decisione non è inade-
guata (art. 49 PA),
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che avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, la domanda di esen-
zione dal versamento di un anticipo equivalente alle presunte spese pro-
cessuali è divenuta senza oggetto,
che visto l’esito della procedura le spese processuali di CHF 750.– che
seguono la soccombenza sono poste a carico dei ricorrenti (art. 63 cpv. 1
e 5 PA nonché art. 3 lett. b del del regolamento sulle tasse e sulle spese
ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 feb-
braio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]),
che la decisione è definitiva e non può, in principio, essere impugnata con
ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83
lett. d cifra 1 LTF),
(dispositivo alla pagina seguente)
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il Tribunale amministrativo federale pronuncia:
1.
Il ricorso è respinto.
2.
Le spese processuali, di CHF 750.--, sono poste a carico dei ricorrenti. Il
succitato importo dev’essere versato alla cassa del Tribunale, entro un
termine di 30 giorni dalla spedizione della presente decisione.
3.
Questa sentenza è comunicata ai ricorrenti, alla SEM e all’autorità canto-
nale competente.