Decision ID: 7dca4e66-b9b1-4369-b79a-62f724ab487a
Year: 2022
Language: it
Court: CH_BVGE
Chamber: CH_BVGE_001
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: 

Fatti:
A.
A._, alias B._, nato il (...), cittadino afgano di etnia pashtun,
nato a C._, provincia di D._, con ultimo domicilio a
E._, villaggio sito nella medesima provincia, è giunto in Svizzera il
20 luglio 2021 ed il giorno stesso ha depositato, quale minorenne non ac-
compagnato, una domanda d'asilo (verbale d’audizione per richiedenti mi-
norenni non accompagnati [RMNA] del 5 agosto 2021 [doc. 13 dell’incarto
della Segreteria di Stato della migrazione {SEM}, verbale 1]).
B.
Sentito il 2 settembre 2021 (verbale di audizione [doc. SEM 16], verbale 2)
sui motivi della domanda d’asilo, il richiedente ha dichiarato che i talebani
avevano chiesto agli abitanti del suo villaggio di unirsi a loro e prendere
parte alla Jihad (guerra santa). In particolare, essi avrebbero tentato a tre
riprese di reclutarlo personalmente – rivendicazione avanzata in un’occa-
sione pure alla madre – minacciandolo di morte in caso di rifiuto. Tali epi-
sodi lo avrebbero spinto a cercare rifugio presso uno zio materno a
E._, dove, in base alle dichiarazioni rilasciate in sede di audizione,
egli ha avrebbe vissuto per circa nove anni. A dire dell’interessato i talebani
si sarebbero rivolti anche allo zio per ottenere il suo arruolamento, motivo
per cui quest’ultimo l’avrebbe sollecitato a lasciare il paese essendo la sua
vita in pericolo. Secondo A._, alla luce di quanto esposto, un ritorno
in Afghanistan lo esporrebbe al rischio di essere ucciso.
L’interessato non ha versato agli atti alcun mezzo di prova.
C.
Il 3 settembre 2021 la SEM ha emanato un progetto di decisione (doc. SEM
17) ed il 6 settembre successivo il rappresentante legale del richiedente ha
trasmesso la propria presa di posizione (doc. SEM 19).
D.
Con decisione del 7 settembre 2021, notificata il 9 settembre successivo
(doc. SEM 21-22), la SEM ha negato la qualità di rifugiato al richiedente,
respinto la domanda d'asilo e pronunciato l’allontanamento dalla Svizzera.
Tuttavia gli ha concesso l’ammissione provvisoria, in quanto l’esecuzione
di tale misura non sarebbe ragionevolmente esigibile.
E.
Il 29 settembre 2021 (data d'entrata: 30 settembre 2021) A._, per il
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tramite del Soccorso operaio svizzero (SOS), è insorto contro la summen-
zionata decisione con ricorso dinanzi al Tribunale amministrativo federale
(di seguito: il Tribunale, il TAF), chiedendone l’annullamento, il riconosci-
mento della qualità di rifugiato e la concessione dell'asilo in Svizzera. In
subordine ha postulato la retrocessione degli atti all’autorità inferiore per
completamento istruttorio nell’ambito di una procedura ampliata e, in via
ancora più subordinata, la concessione dell’ammissione provvisoria. Con-
testualmente ha presentato una domanda di assistenza giudiziaria (nel
senso della dispensa dalle spese processuali e del relativo anticipo), pro-
testando tasse e spese (doc. TAF 1 e allegati).
F.
Con decisione incidentale del 4 ottobre 2021 (doc. TAF 3) la giudice
dell’istruzione ha autorizzato l’insorgente a soggiornare in Svizzera fino alla
conclusione della procedura, esentandolo dal versamento di un anticipo a
copertura delle presumibili spese processuali.
G.
Mediante i successivi scambi di scritti di data intercorrente tra dicembre
2021 e marzo 2022 (doc. TAF. 6, 8, 10, 12 e allegato, 14, 16) le parti hanno
ribadito le proprie argomentazioni.
H.
Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti negli allegati verranno ripresi
nei considerandi in diritto qualora risultino decisivi per l'esito della vertenza.
I.
Per ragioni organizzative il presente procedimento è stato assegnato alla
giudice citata in epigrafe in qualità di presidente del collegio.

Diritto:
1.
1.1 Le procedure in materia d'asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla
LTF, in quanto la legge sull'asilo (LAsi, RS 142.31) non preveda altrimenti
(art. 6 LAsi).
1.2 Fatta eccezione per le decisioni previste all'art. 32 LTAF, il Tribunale, in
virtù dell'art. 31 LTAF, giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi dell'art. 5
PA prese dalle autorità menzionate all'art. 33 LTAF. La SEM rientra tra dette
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autorità (art. 105 LAsi). L'atto impugnato costituisce una decisione ai sensi
dell'art. 5 PA.
2.
2.1 Il ricorrente ha partecipato al procedimento dinanzi all'autorità inferiore,
è particolarmente toccato dalla decisione impugnata e vanta un interesse
degno di protezione all'annullamento o alla modificazione della stessa
(art. 48 cpv. 1 lett. a-c PA). Pertanto è legittimato ad aggravarsi contro di
essa.
2.2 I requisiti relativi ai termini di ricorso (art. 108 cpv. 2 LAsi), alla forma e
al contenuto dell'atto di ricorso (art. 52 cpv. 1 PA) sono soddisfatti. Occorre
pertanto entrare nel merito del gravame.
3.
3.1 Con ricorso al Tribunale amministrativo federale possono essere invo-
cati, in materia d’asilo, la violazione del diritto federale e l'accertamento
inesatto o incompleto di fatti giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi).
3.2 Il Tribunale non è vincolato dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4 PA), dalle
considerazioni giuridiche della decisione impugnata, né dalle argomenta-
zioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2).
4.
4.1 Con decisione del 7 settembre 2021 il ricorrente è stato posto al bene-
ficio dell’ammissione provvisoria per inesigibilità dell’esecuzione dell’allon-
tanamento; il riconoscimento dello statuto di rifugiato e la concessione
dell’asilo sono per contro stati negati. Malgrado quindi il ricorrente abbia
chiesto nuovamente di essere ammesso provvisoriamente, oggetto della
controversia nel caso in esame è esclusivamente il riconoscimento della
qualità di rifugiato e la concessione dell’asilo in Svizzera, essendo la richie-
sta di ammissione provvisoria priva di oggetto.
4.2 La Svizzera, su domanda, accorda asilo ai rifugiati secondo le disposi-
zioni della LAsi (art. 2 LAsi). L'asilo comprende la protezione e lo statuto
accordati a persone in Svizzera in ragione della loro qualità di rifugiato.
Esso include il diritto di risiedere in Svizzera.
4.2.1 Sono rifugiati le persone che, nel Paese d'origine o d'ultima resi-
denza, sono esposte a seri pregiudizi a causa della loro razza, religione,
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nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo sociale o per le loro
opinioni politiche, ovvero hanno fondato timore d'essere esposte a tali pre-
giudizi (art. 3 cpv. 1 LAsi). Sono pregiudizi seri segnatamente l'esposizione
a pericolo della vita, dell'integrità fisica o della libertà, nonché le misure che
comportano una pressione psichica insopportabile (art. 3 cpv. 2 LAsi). Oc-
corre altresì tenere conto dei motivi di fuga specifici della condizione fem-
minile (art. 3 cpv. 2 2a frase LAsi).
4.2.2 La definizione dello statuto di rifugiato, così come stabilita all'art. 3
cpv. 1 LAsi, è esaustiva, nel senso che esclude tutti gli altri motivi, suscet-
tibili di condurre una persona a lasciare il proprio paese di origine o di resi-
denza. Inoltre, gli atti pregiudizievoli, per essere pertinenti, devono essere
direttamente indirizzati nei confronti della persona del richiedente l'asilo.
4.3 Il fondato timore di esposizione a seri pregiudizi, come stabilito all’art. 3
LAsi, comprende nella sua definizione un elemento oggettivo, in rapporto
con la situazione reale, e un elemento soggettivo. Sarà riconosciuto come
rifugiato colui che ha dei motivi oggettivamente riconoscibili da terzi (ele-
mento oggettivo) di temere (elemento soggettivo) di essere esposto, in
tutta verosimiglianza e in un futuro prossimo, a una persecuzione (cfr.
DTAF 2011/51 consid. 6.2 e 2010/57 consid. 2.5). Sul piano soggettivo,
deve essere tenuto conto degli antecedenti dell’interessato, segnatamente
dell’esistenza di persecuzioni anteriori, nonché della sua appartenenza a
una razza, a un gruppo religioso, sociale o politico, che lo espongono mag-
giormente a un fondato timore di future persecuzioni. Infatti, colui che è già
stato vittima di persecuzione ha dei motivi oggettivi di avere un timore (sog-
gettivo) di nuove persecuzioni più fondato di colui che ne è l’oggetto per la
prima volta (cfr. DTAF 2010/57 consid. 2.5 e relativi riferimenti). Sul piano
oggettivo, tale timore dev’essere fondato su indizi concreti e sufficienti che
facciano apparire, in un futuro prossimo e secondo un’alta probabilità, l’av-
vento di seri pregiudizi ai sensi dell’art. 3 LAsi. Non sono sufficienti, quindi,
indizi che indicano minacce di persecuzioni ipotetiche che potrebbero pro-
dursi in un futuro più o meno lontano (cfr. DTAF 2010/57 consid. 2.5 con
rinvii).
4.4 Vi è pressione psichica insopportabile quando una persona è vittima di
misure sistematiche che costituiscono delle violazioni gravi o ripetute delle
libertà e dei diritti fondamentali e che da un apprezzamento oggettivo rag-
giungono un'intensità e un grado tali da rendere impossibile, o difficile oltre
i limiti del sopportabile, condurre un'esistenza degna di un essere umano
nello Stato persecutore, di modo che la persona perseguitata può sottrarsi
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a questa situazione forzata unicamente tramite la fuga all'estero (cfr. DTAF
2010/28 consid. 3.3.1.1 e relativi riferimenti).
4.5
4.5.1 A tenore dell'art. 7 cpv. 1 LAsi chiunque domanda asilo deve provare
o per lo meno rendere verosimile la sua qualità di rifugiato. La qualità di
rifugiato è resa verosimile se l'autorità la ritiene data con una probabilità
preponderante (art. 7 cpv. 2 LAsi). Sono inverosimili in particolare le alle-
gazioni che su punti importanti sono troppo poco fondate o contraddittorie,
non corrispondono ai fatti o si basano in modo determinante su mezzi di
prova falsi o falsificati (art. 7 cpv. 3 LAsi).
È pertanto necessario che i fatti allegati dal richiedente l'asilo siano suffi-
cientemente sostanziati, plausibili e coerenti fra loro; in questo senso di-
chiarazioni vaghe, quindi suscettibili di molteplici interpretazioni, contrad-
dittorie in punti essenziali, sprovviste di una logica interna, incongrue ai fatti
o all'esperienza generale di vita, non possono essere considerate verosi-
mili ai sensi dell'art. 7 LAsi.
4.5.2 È altresì necessario che il richiedente stesso appaia come una per-
sona attendibile, ossia degna di essere creduta. Questa qualità non è data,
in particolare, quando egli fonda le sue allegazioni su mezzi di prova falsi
o falsificati (art. 7 cpv. 3 LAsi), omette fatti importanti o li espone consape-
volmente in maniera falsata, in corso di procedura ritratta dichiarazioni ri-
lasciate in precedenza o, senza motivo, ne introduce tardivamente di
nuove, dimostra scarso interesse nella procedura oppure nega la neces-
saria collaborazione.
4.5.3 Infine, non è indispensabile che le allegazioni del richiedente l'asilo
siano sostenute da prove rigorose; al contrario, è sufficiente che l'autorità
giudicante, pur nutrendo dei dubbi circa alcune affermazioni, sia persuasa
che, complessivamente, la versione dei fatti sia in preponderanza veritiera.
Il giudizio sulla verosimiglianza non deve, infatti, ridursi a una mera verifica
della plausibilità del contenuto di ogni singola allegazione, bensì dev'es-
sere il frutto di una ponderazione tra gli elementi essenziali a favore e con-
trari ad essa; decisivo sarà dunque determinare, da un punto di vista og-
gettivo, quali fra questi risultino preponderanti nella fattispecie (cfr. DTAF
2013/11 consid. 5.1 e relativi riferimenti).
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Pagina 7
5.
Nelle procedure d’asilo – così come nelle altre procedure di natura ammi-
nistrativa – si applica il principio inquisitorio. Ciò significa che l’autorità com-
petente deve procedere d’ufficio all’accertamento esatto e completo dei
fatti giuridicamente rilevanti (art. 6 LAsi; art. 12 PA). In concreto, essa deve
procurarsi la documentazione necessaria alla trattazione del caso, chiarire
le circostanze giuridiche ed amministrare a tal fine le opportune prove a
riguardo. Il principio inquisitorio non dispensa comunque le parti dal dovere
di collaborare all’accertamento dei fatti ed in modo particolare dall’onere di
provare quanto sia in loro facoltà e quanto l’amministrazione o il giudice
non siano in grado di delucidare con mezzi propri (art. 13 PA ed art. 8 LAsi;
DTAF 2019 I/6 consid. 5.1).
6.
6.1 A sostegno del rifiuto del riconoscimento dello statuto di rifugiato e della
concessione dell’asilo nella decisione impugnata (doc. SEM 21) la SEM ha
anzitutto sostenuto che i tentativi di reclutamento da parte dei talebani sa-
rebbero riconducibili a requisiti “ intrinsechi “ del richiedente (giovane età,
maschio) e pertanto non fondati su uno dei motivi (esaustivi) rilevanti in
materia d’asilo previsti all’art. 3 LAsi. Essi non erano altresì mirati diretta-
mente e personalmente all’insorgente, essendosi i talebani rivolti a tutti gli
abitanti del villaggio di origine che non si erano ancora arruolati. I quattro
tentativi totali di reclutamento (tre formulati direttamente all’interessato ed
uno alla madre) non lascerebbero poi trasparire una particolare insistenza
da parte dei talebani. A detta dell’autorità inferiore, alla luce del notevole
lasso di tempo (nove anni passati dal richiedente presso lo zio) intercorso
tra i tentativi di arruolamento a C._ e l’espatrio non vi sarebbe inol-
tre alcun nesso causale, sia temporale che oggettivo, tra le persecuzioni e
la fuga. L’autorità di prime cure ha infine evidenziato che il ricorrente non
possiede ricordi personalmente vissuti di una persecuzione a E._
che l’avrebbe spinto a lasciare l’Afghanistan. I motivi dell’espatrio gli sareb-
bero infatti stati interamente spiegati dallo zio; per di più il ricorrente ha
dichiarato di averli semplicemente desunti dalle dichiarazioni dello stesso.
Richiamata la giurisprudenza del TAF in merito a fattispecie in cui i motivi
d’asilo si fondano unicamente su informazioni ricevute da terzi, la SEM ha
quindi concluso in favore dell’assenza di un timore fondato di persecu-
zione.
6.2 Nel proprio gravame (doc. TAF 1 e allegati) A._ ha contestato
l’apprezzamento dell’autorità inferiore, prevalendosi di un accertamento in-
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completo e inesatto di fatti giuridicamente rilevanti. Dapprima egli ha rile-
vato che i motivi d’asilo fatti valere sarebbero verosimili e, non essendo
state contestate dalla SEM, si parte dal principio che le sue dichiarazioni
siano sufficienti per poter analizzare con cognizione di causa la rilevanza
dei motivi d’asilo presentati. Sulla scorta di diversi rapporti e fonti citate nel
ricorso e con riferimento alle considerazioni già espresse con parere del
6 settembre 2021 (doc. SEM 19), l’insorgente ha inoltre dichiarato che la
questione del reclutamento forzato di minori dovrebbe essere valutata alla
luce dei (recenti: agosto 2021) avvenimenti che hanno portato i talebani al
potere con l’instaurazione dell’Emirato islamico d’Afghanistan e quindi ad
un radicale mutamento della situazione nel paese, circostanza che esige-
rebbe un cambio di prassi da parte dell’autorità inferiore. Proseguendo,
l’insorgente ha ravvisato nel reclutamento forzato di un minore da parte dei
talebani, come sarebbe il suo caso nell’evenienza di un ritorno in patria, un
motivo d’asilo secondo l’art. 3 LAsi. Con sentenza E-5072/2018 del 17 di-
cembre 2020 il Tribunale ha inoltre riconosciuto in caso di rischio di un re-
clutamento forzato da parte di una milizia afgana un motivo pertinente di
persecuzione ai sensi del suddetto disposto. Egli sarebbe pertanto esposto
al rischio di arruolamento coatto da parte dei talebani che nel frattempo
hanno preso il potere in Afghanistan e che già al momento del suo espatrio
esercitavano funzioni quasi statali nella sua regione d’origine. Il suo profilo
– e meglio la giovane età, la provenienza dalla provincia di D._, i
precedenti tentativi di reclutamento e il fatto che la sua famiglia sia già stata
vittima dei talebani – sarebbe idoneo a sostanziare l’appartenenza, nel
contesto afgano, ad un profilo di rischio di particolare gravità e rilevanza
giusta l’art. 3 LAsi. Il ricorrente ha infine evidenziato che il reclutamento
forzato di minori costituisce un crimine di guerra e che le condizioni di la-
voro per i minori nelle forze armate talebane integrerebbero la fattispecie
di lavoro forzato ai sensi dell’art. 4 CEDU.
6.3 Con risposta del 28 dicembre 2021 (doc. TAF 6) la SEM ha evidenziato
che, dalla presa del potere da parte dei talebani nell’agosto 2021, l’Afgha-
nistan si trova in una fase di transizione, precisando che – contrariamente
a quanto constatato per alcune categorie di popolazione afgana ritenute
oppositrici dai talebani (membri delle forze di sicurezza, dipendenti delle
forze armate straniere e di organizzazioni internazionali, giornalisti ed atti-
visti) – non sarebbero documentate azioni da parte di quest’ultimi contro
persone precedentemente renitenti al reclutamento. I cambiamenti interve-
nuti in Afghanistan non permettono quindi di ritenere che l’insorgente, a
causa del suo rifiuto di integrare le milizie talebane, sarebbe esposto molto
probabilmente e in un prossimo futuro a delle misure di persecuzione de-
terminanti in materia d’asilo in caso di ritorno in patria. A mente dell’autorità
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Pagina 9
inferiore infine pure il riferimento alla sentenza TAF E-5072/2018 non per-
metterebbe di modificarne le conclusioni quo all’assenza di motivi determi-
nanti in materia d’asilo. Da una parte non si tratta di una sentenza di prin-
cipio o di riferimento. Dall’altra, al momento del reclutamento forzato a cui
si riferisce l’insorgente i talebani costituivano un gruppo non governativo,
per cui la differente costellazione della presente fattispecie (talebani al po-
tere) non permetterebbe di giungere per analogia ad una medesima con-
clusione.
7.
7.1 Nel merito in primo luogo questa Corte ritiene verosimili le dichiarazioni,
per lo più sostanziate e coerenti, dell’insorgente rispetto alla sua minore
età, al luogo d’origine, ai tentativi di reclutamento da parte dei talebani
come pure al fatto che egli si sia rifugiato presso lo zio materno per sfuggire
all’arruolamento. Queste evenienze non vengono d’altronde messe in di-
scussione neppure dalla SEM nel provvedimento impugnato.
7.2 Con riferimento ai considerandi seguenti, la questione se l’insorgente
al momento dell’espatrio fosse minacciato di subire gravi pregiudizi da
parte dei talebani sulla base di un motivo rilevante in materia d’asilo può
tuttavia restare indecisa per carenza di attualità. Per il resto va rammentato
che la sentenza E-5072/2018 del 17 dicembre 2020 a cui rinvia il ricorrente
non costituisce né una sentenza di principio né di riferimento. In questo
contesto si rinvia ad altre sentenze in cui non è ravvisabile un approccio
discriminatorio in relazione ai reclutamenti forzati (cfr. tra le tante le
sentenze del TAF E-4756/2022 del 1° novembre 2022 consid. 5.4 con
riferimenti; D-72/2022 del 12 settembre 2022 consid 5.4; D-2116/2022 del
5 settembre 2022 consid. 7.4; E-2456/2018 del 26 giugno 2020 e rif. ivi
citati).
7.2.1 Nel caso in esame sulla scorta delle informazioni attuali non può es-
sere escluso che A._ sia stato oggetto di tentativi di reclutamento
forzato prima dell’ascesa al potere dei talebani. All’epoca arruolamenti da
parte dei talebani come quelli descritti dal ricorrente perseguivano lo scopo
di incrementare la forza militare al fine di conquistare il potere. Diversi rap-
porti indicano che i talebani cercavano di arruolare prevalentemente gio-
vani di etnia pashtun provenienti da zone rurali facendo pressione sulle loro
famiglie allo scopo di ottenere un’adesione volontaria (cfr. UK Home Office,
Country Policy and Information Note, Afghanistan: Unaccompanied chil-
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Pagina 10
dren, aprile 2021, pag. 45 e segg., <https://www.ecoi.net/en/file/lo-
cal/2050110/Afghanistan-unaccompanied-+children-CPIN-v2.0%28Archi-
ved%29.pdf> e riferimenti ivi citati, consultato il 18 novembre 2022).
7.2.2 È stato inoltre constatato che, attualmente, con l’ascesa al potere i
talebani non devono più ricorrere ad arruolamenti coatti, specialmente di
minorenni. Recenti rapporti relativi alla situazione attuale vigente in Afgha-
nistan non fanno più riferimento a sistematici arruolamenti forzati, eviden-
ziando altresì che i talebani si concentrano piuttosto sul reclutamento di ex
membri delle forze di sicurezza (cfr. UK Home Office, Afghanistan: Fear of
the Taliban, aprile 2022, par. 6.11, <https://www.ecoi.net/en/file/lo-
cal/2068081/AFG_CPIN_Fear_of_the_Taliban.pdf, consultato il 18 novem-
bre 2022; cfr. UN Security Council, Thirteenth report of the Analytical Sup-
port and Sanctions Monitoring Team submitted pursuant to resolution 2611
concerning the Taliban and other associated individuals and entities con-
stituting a threat to the peace stability and security of Afghanistan, mag-
gio 2022 par. 35, <https://www.ecoi.net/en/file/lo-
cal/2073803/N2233377.pdf>, consultato il 18 novembre 2022). Invero lo
stato attuale delle informazioni relative alla strategia di reclutamento non è
esaustivo e si può pertanto partire dal principio che non tutti gli episodi di
violazione dei diritti umani siano stati comunicati. Ad ogni modo, sulla
scorta delle informazioni attualmente a disposizione non si può più legitti-
mamente parlare di un sistematico reclutamento forzato da parte dei tale-
bani, come palesemente avveniva prima della loro ascesa al potere. Non
si può quindi ritenere con un’elevata probabilità che il ricorrente possa es-
sere oggetto di un possibile reclutamento futuro (cfr. sentenza del TAF D-
3480/2021 del 10 agosto 2022 consid. 5.3.1).
7.2.3 Dagli atti di causa non emergono inoltre indizi per cui l’insorgente,
sottrattosi con la fuga ai tentativi di reclutamento da parte dei talebani, si
trovi attualmente nel loro mirino e possa per questo motivo essere punito
in caso di un (ipotetico) ritorno in patria. Innanzitutto il ricorrente non pre-
senta un particolare profilo di rischio. Dalle sue allegazioni non emerge in-
fatti che egli possa essere considerato dai talebani come oppositore poli-
tico o religioso. Il richiedente non è stato né attivo politicamente né si è
particolarmente esposto in altro modo in ragione della sua famiglia, di ca-
ratteristiche personali o di attività svolte nei confronti dei talebani. In primo
luogo i tentativi di arruolamento non erano specificatamente e direttamente
mirati all’insorgente. I talebani si erano infatti rivolti a tutti gli abitanti del
villaggio di origine (D 7.02 verbale 1).
Da un lato, in fase di audizione A._ ha sì indicato che la sua famiglia
https://www.ecoi.net/en/file/local/2068081/AFG_CPIN_Fear_of_the_Taliban.pdf https://www.ecoi.net/en/file/local/2068081/AFG_CPIN_Fear_of_the_Taliban.pdf
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allargata avrebbe già avuto problemi con i talebani. In particolare, al rifiuto
dello zio paterno di comprare delle armi per loro, essi avrebbero attaccato
la sua casa, uccidendo un figlio e una figlia e rendendolo invalido (D 42
verbale 2). Dall’altro, eccezion fatta per i tre tentativi di reclutamento, il ri-
corrente non ha sostenuto di avere avuto personalmente problemi con i
talebani. Lo stesso vale per la sua famiglia in senso stretto. Il comporta-
mento di questi ultimi nei confronti dell’insorgente e della sua famiglia non
lascia inoltre trasparire una particolare insistenza – i dialoghi riferiti dal ri-
corrente intercorsi con i talebani appaiono molto stringati (D 43 segg. ver-
bale 2; D 53 e 62 verbale 2) – e non denota un particolare interesse nei
suoi confronti, tant’è che l’interessato, seppur trasferendosi in un altro vil-
laggio, si è sottratto al reclutamento nei nove anni precedenti la partenza.
Per quanto attiene poi all’asserito ulteriore tentativo di reclutamento presso
lo zio materno il quale avrebbe convinto l’insorgente all’espatrio (doc. SEM
21 pag. 5; D 66-67 e D 96 segg. verbale 2 e consid. 6.1) va rilevato che si
tratta di un motivo d’asilo basato unicamente su informazioni provenienti
da terzi che non soddisfano i presupposti di una persecuzione ai sensi del
diritto di asilo e dalle quali non può discendere un timore fondato di perse-
cuzione (sentenze del TAF D-6056/2016 del 19 gennaio 2018 consid. 5.2;
E-801/2015 del 6 ottobre 2017 consid. 3.7; E-4329/2006 del 17 ottobre
2011 consid. 4.4.).
Infine dopo l’espatrio non risulta che i talebani abbiano cercato di rintrac-
ciare il ricorrente (D 7 segg. verbale 2), ciò che indica l’assenza di un ri-
schio di persecuzione persistente, rilevante e mirata nei suoi confronti.
7.3 Visto quanto precede, dalla valutazione complessiva delle allegazioni
del ricorrente emerge che non è verosimile l’esistenza di un fondato timore
di essere esposto in un futuro prossimo a seri pregiudizi ai sensi dell’art. 7
LAsi in caso di rientro nel suo paese d’origine. Il rifiuto di riconoscere lo
statuto di rifugiato e la concessione dell’asilo risultano pertanto fondati e
vanno confermati.
8.
In virtù di quanto sopra, nella misura in cui il ricorso è volto al riconosci-
mento della qualità di rifugiato e alla concessione dell’asilo non merita tu-
tela e la decisione impugnata va confermata.
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Pagina 12
9.
9.1 Se respinge la domanda d’asilo o non entra nel merito, la SEM pronun-
cia, di norma, l’allontanamento dalla Svizzera e ne ordina l’esecuzione;
tiene però conto del principio dell’unità della famiglia (art. 44 LAsi).
9.2 L’insorgente non adempie le condizioni in virtù delle quali la SEM
avrebbe dovuto astenersi dal pronunciare l’allontanamento dalla Svizzera
(art. 14 cpv. 1 e 2, art. 44 LAsi nonché art. 32 dell’ordinanza 1 sull’asilo re-
lativa a questioni procedurali dell’11 agosto1999 [OAsi 1, RS 142.311]; cfr.
DTAF 2013/37 consid. 4.4; DTAF 2011/24 consid. 10.1).
Il Tribunale è pertanto tenuto a confermare la pronuncia dell’allontana-
mento.
9.3 Nella decisione impugnata la SEM ha però ritenuto l’esecuzione dell’al-
lontanamento verso il paese d’origine o di provenienza o verso un paese
terzo non attualmente ragionevolmente esigibile e pronunciato l’ammis-
sione provvisoria in Svizzera del ricorrente. In ragione del carattere alter-
nativo delle condizioni dell’allontanamento previste all’art. 83 LStrI (RS
142.20) questo Tribunale si esime dall’analisi di altri fattori (possibilità e
ammissibilità) che potrebbero ostacolare l’esecuzione del rinvio (cfr. DTAF
2011/7 consid. 8 e rif. ivi citati; DTAF 2009/51 consid. 5.4).
9.4 In virtù di quanto sopra, nella misura in cui il ricorso è volto al ricono-
scimento dell’ammissione provvisoria in Svizzera, esso è pertanto privo
d’oggetto e la decisione impugnata va confermata.
10.
Infine, alla luce di tutto quanto sopra esposto, un rinvio all’autorità inferiore
per nuovo esame delle allegazioni e complemento istruttorio non si giusti-
fica. La richiesta in questo senso formulata dal ricorrente a titolo subordi-
nato va pertanto respinta.
11.
Ne discende che la decisione impugnata non viola il diritto federale né la
SEM ha abusato del suo potere d’apprezzamento né accertato in modo
inesatto o incompleto i fatti giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi).
In quanto infondato il ricorso va dunque respinto.
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12.
12.1 Visto che con decisione incidentale del 4 ottobre 2021 (doc. TAF 3) il
ricorrente è stato messo a beneficio dell’assistenza giudiziaria ed è tutt’ora
indigente, non si prelevano spese processuali (art. 65 cpv. 1 PA).
12.2 Al ricorrente, soccombente, non spetta altresì alcuna indennità per
spese ripetibili (art. 64 PA, in combinazione con gli art. 7 cpv. 1 e 2 a con-
trario del regolamento del 21 febbraio 2008 sulle tasse e sulle spese ripe-
tibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale [TS-TAF, RS
173.320.2]).
13.
La presente decisione non concerne una persona contro la quale è pen-
dente una domanda d’estradizione presentata dallo Stato che ha abban-
donato in cerca di protezione, per cui non può essere impugnata con ri-
corso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83
lett. d cifra 1 LTF).
La pronuncia è quindi definitiva.
(dispositivo alla pagina seguente)
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