Decision ID: 4cc03ba6-d9a7-5763-bd7e-037f80dd5be1
Year: 2018
Language: it
Court: TI_TCAS
Chamber: TI_TCAS_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: social_law

ritenuto in fatto
1.1. RI 1, classe _, da ultimo attivo quale assistente del commercio al dettaglio in base al contratto di tirocinio, valido dal 1. settembre 2014 al 31 agosto 2015, concluso con la _ di _ (doc. 78/154-155 dell’incarto disoccupazione) – dopo il conseguimento dell’Attestato di capacità quale “assistente del commercio al dettaglio CFP” del 31 agosto 2015 (doc. AI 48/82) agli atti figurano gli attestati di guadagno intermedio del mese di ottobre 2015 del _ di _ (doc. 80/157-159 dell’incarto disoccupazione) e dei mesi da luglio a settembre 2016 della _ (doc. 80/160-167 dell’incarto disoccupazione) –, nel mese di novembre 2016, tramite la propria curatrice dell’Ufficio dell’aiuto e della protezione (doc. AI 50/85-93 e 47/80-81), ha presentato una domanda di prestazioni AI per adulti in quanto affetto da “(...) sindrome psicotica acuta, deficit cognitivo (...)” (doc. AI 150/90, punto 6.1).
1.2. L’Ufficio AI – effettuati i necessari accertamenti medici: richiamati i rapporti 16 dicembre 2016 del dr. _ (doc. AI 58/117-122), 14 dicembre 2016 (doc. AI 59/123-129) e 21 febbraio 2017 (doc. AI 68/140-142) del dr. _ della Clinica _ (_) e 20 dicembre 2016 del dr. _ del Servizio psico-sociale (SPS) (doc. AI 60/130-131) e viste le annotazioni del medico SMR dr. _ del 2 giugno e del 7 settembre 2017 (doc. AI 71/147 e 80/168) – con decisione 13 settembre 2017, preannunciata con progetto 7 giugno 2017 (doc. AI 72/148-150), ha negato all’assicurato il diritto a prestazioni adducendo che “(...) gli accertamenti medici effettuati dal nostro Servizio Medico Regionale (SMR) hanno permesso di stabilire che l’incapacità lavorativa attualmente presentata dal Signor RI 1 è dovuta primariamente alle conseguenze di uno stato di dipendenza, il che non rappresenta un’invalidità ai sensi della Legge LAI. La persistenza della dipendenza non permette di stabilire se l'incapacità al lavoro e al guadagno è conseguente ad una patologia invalidante oppure secondaria all'abuso di sostanza. Ciò preclude attualmente il diritto a prestazioni Al ma non esclude in un futuro il riconoscimento delle stesse dopo una nuova valutazione del caso. Si tratta quindi di un rifiuto attuale a prestazioni Al cui una nuova domanda sarà valutata su richiesta scritta dell'assicurato completa di atti medici ed esami tossicologici comprovanti un periodo d'astinenza documentata di almeno sei mesi. [...] La documentazione medica inoltrata in fase di audizione è stata sottoposta al nostro Servizio Medico Regionale (SMR) il quale, dopo attenta valutazione, indica che le nuove certificazioni mediche prodotte non apportano alcun nuovo elemento clinico con influsso sulla sua capacità lavorativa residua che non sia già stato ampiamente valutato in precedenza. (...)” (doc. AI 82/170-171).
1.3. Contro questa decisione l’assicurato, tramite la propria curatrice, ha inoltrato il presente tempestivo ricorso al TCA chiedendo una rivalutazione del caso.
La curatrice – osservato, producendo la relativa documentazione (cfr. doc. A/2-20), come il suo assistito, fin dalla prima infanzia, soffra di un lieve ritardo globale di sviluppo accentuatosi nel tempo, che ha beneficiato di interventi logopedici ed ergoterapici sostenuti dall’Ufficio AI e di un progetto formativo differenziato – ha addotto che “(...) ho conosciuto personalmente il signor RI 1 lo scorso 9 novembre nell'ambito della presentazione per l'istituzione della curatela generale a suo favore ed ho incontrato nuovamente l'interessato diverse volte. In questo periodo ho potuto osservare che il signor RI 1 è un ragazzo estremamente fragile, facilmente manipolabile che fatica ad esprimere le proprie opinioni e, quando lo fa, spesso cambia idea. All'inizio del mandato ho verificato che il signor RI 1 aveva stipulato vari abbonamenti telefonici per conto di altre persone che poi, evidentemente, non hanno mai pagato le fatture, lasciando a carico dell'interessato i debiti. Al giorno d'oggi la gestione quotidiana pone ancora delle difficoltà. Allego il certificato 5 ottobre 2017 del medico di famiglia del signor RI 1 che lo conosce ormai da anni e ben chiarisce la situazione, nonché il certificato 10 ottobre 2017 della dr.ssa _, curante SPS. (...)” (I, pag. 2).
1.4. Con la risposta di causa – fondandosi sull’annotazione 3 novembre 2017 nella quale il medico SMR dr. _ si è espresso in merito alle argomentazioni sviluppate dal ricorrente e alla relativa documentazione prodotta (IV/1) – l’Ufficio AI ha chiesto di respingere il ricorso.
1.5. Con scritto del 17 novembre 2017 – rilevato (producendo la relativa documentazione sub VI/1) che il suo assistito si sta sottoponendo a dei controlli regolari delle urine alfine di dimostrare l’astinenza dall’assunzione di qualsiasi sostanze – la curatrice ha chiesto al TCA di “(...) voler procedere con una perizia che possa indicare le capacità cognitive attuali dell’interessato e possa dunque risolvere la questione. (...)” (VI).
Il 24 novembre 2017 è pervenuta al TCA una lettera della madre dell’insorgente che, come il succitato scritto del 17 novembre 2017, è stato trasmesso, ai fini delle osservazioni all’Ufficio AI (VII, VIII e IX) e per conoscenza all’insorgente (X).
1.6. Con osservazioni del 6 dicembre 2017, trasmesse per conoscenza all’insorgente (XII) – vista l’annotazione del 5 dicembre 2017 nella quale il medico SMR dr. _ ha concluso che “(...) per quanto concerne lo scritto della madre dell’assicurato, dal punto di vista umano non si può che essere solidali con quanto scritto ma dal punto di vista medico assicurativo non si evidenziano fatti nuovi o modificazioni significative di fatti noti che consentano di modificare la presa di posizione precedente. Per quanto concerne l’attestazione di uno screening droghe delle urine risultato negativo nel novembre 2017, esso non fornisce elementi tali da consentire di modificare la presa di posizione precedente. (...)” (XI/1) –, l’Ufficio AI ha chiesto la reiezione del gravame.
1.7. Con scritto del 22 dicembre 2017 la curatrice ha confermato richiesta di una perizia producendo le analisi del 12 dicembre 2017 (XIII e XIII/1).
1.8. Con osservazioni del 13 marzo 2018 (XV) – rilevato, tra l’altro, che “(...) la documentazione prodotta con il ricorso, successiva alla decisione presa, potrà essere considerata quale nuova domanda, osservato che gli esami tossicologi hanno avuto inizio a novembre 2017 (si rinvia al referto prodotto in ricorso da controparte, doc. VI, annesso 1, e alle prese di posizione del Servizio medico regionale del 3 novembre e 5 dicembre 2017 integrate nella risposta di causa dell’8 novembre 2017 e nelle osservazioni del 6 dicembre 2017 dello scrivente Ufficio AI). (...)” (XV, pag. 2) – l’Ufficio AI ha insistito nella domanda di reiezione del ricorso.
1.9. Con lettere del 19 aprile e del 18 maggio 2018, trasmesse per conoscenza all’Ufficio AI (XVIII e XX), la curatrice ha informato il TCA che il suo assistito, dal 25 marzo 2018, è ricoverato presso la clinica _ confermandosi nella domanda di voler procedere ad una perizia (XVII e XIX).

considerato in diritto
2.1. Oggetto del contendere è sapere se a ragione l’Ufficio AI ha negato all’assicurato il diritto a prestazioni.
2.2. Secondo l’art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con gli art. 7 e 8 della LPGA, con invalidità s’intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata, cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio. Gli elementi fondamentali dell'invalidità, secondo la surriferita definizione, sono quindi un danno alla salute fisica o psichica conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio, e la conseguente incapacità di guadagno.
Occorre quindi che il danno alla salute abbia cagionato una diminuzione della capacità di guadagno, perché il caso possa essere sottoposto all'assicurazione per l'invalidità (Duc, L’assurance invalidité, in: Meyer (Hrsg.), Schweizerisches Bundesverwaltungsrecht, Band XIV, Soziale Sicherheit, 2a ed., 2007, pag. 1411, n. 46).
Giusta l’art. 28 cpv. 1 lett. b) e c) LAI l’assicurato ha diritto ad una rendita se ha avuto un’incapacità al lavoro (art. 6 LPGA) almeno del 40% in media durante un anno senza notevole interruzione e se al termine di questo anno è invalido (art. 8 LPGA) almeno al 40%. Secondo il cpv. 2 del medesimo articolo gli assicurati hanno diritto ad una rendita intera se sono invalidi almeno al 70%, a tre quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono invalidi almeno al 40%.
Ai sensi dell'art. 16 LPGA il grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto fra il reddito del lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo l'insorgenza dell'invalidità e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione, nell'esercizio di un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in condizioni normali di mercato del lavoro (reddito da invalido) e il reddito del lavoro che egli avrebbe potuto conseguire se non fosse diventato invalido (reddito da valido).
Il grado d'invalidità dell'assicurato deve quindi essere determinato dal raffronto del reddito che egli ancora può conseguire nonostante la sua invalidità con quello che avrebbe potuto guadagnare in assenza delle affezioni di cui è portatore (Duc, op. cit., pag. 1476, n. 213 e la giurisprudenza citata alla nota a pié pagina n. 264). Si confronta perciò il reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non fosse divenuto invalido con quello ch'egli può tuttora realizzare, benché invalido, sfruttando la residua capacità lavorativa in attività da lui ragionevolmente esigibili in condizioni normali del mercato del lavoro, previa adozione di eventuali provvedimenti integrativi (metodo generale del raffronto dei redditi; DTF 128 V 30, 104 V 136; Pratique VSI 2000 pag. 84).
Per l’art. 29 cpv. 1 LAI il diritto alla rendita nasce al più presto dopo sei mesi dalla data in cui l’assicurato ha rivendicato il diritto alle prestazioni conformemente all’art. 29 cpv. 1 LPGA.
2.3. Per quanto riguarda in particolare l'invalidità cagionata da un danno alla salute psichica, il TFA ha stabilito che è decisivo al proposito che il danno sia di gravità tale da non poter praticamente esigere dall'assicurato di valersi della sua capacità lavorativa sul mercato del lavoro, o che ciò sia persino intollerabile per la società (DTF 127 V 298 consid. 4c, 102 V 165 = RCC 1977 pag. 169; Pratique VSI 1996 pag. 318, 321, 324; RCC 1992 pag. 180; ZAK 1984 pag. 342, 607; STFA I 148/98 del 29 settembre 1998, pag. 10 consid. 3b; Locher/Gächter, Grundriss des Sozialversicherungsrecht, Berna 2014, pag. 98).
Al riguardo l’Alta Corte ha inoltre avuto modo di precisare che:
" (...) Tra i danni alla salute psichica, i quali come i danni fisici, possono determinare un'invalidità ai sensi dell'art. 4 cpv. 1 LAI, devono essere annoverati - oltre alle malattie mentali propriamente dette - le anomalie psichiche parificabili a malattia. Non sono considerati effetti di uno stato psichico morboso, e dunque non costituiscono turbe a carico dell'assicurazione per l'invalidità le limitazioni della capacità di guadagno cui l'assicurato potrebbe ovviare dando prova di buona volontà; la misura di quanto è ragionevolmente esigibile dev'essere apprezzata nel modo più oggettivo possibile. Bisogna dunque stabilire se, e in quale misura al caso, un assicurato può, nonostante il danno alla salute mentale, esercitare un'attività lucrativa che il mercato del lavoro gli offre, tenuto conto delle sue attitudini. In quest'ambito il punto è quello di sapere quale attività si può da lui ragionevolmente esigere. Ai fini di stabilire l'esistenza di un'incapacità di guadagno causata da un danno alla salute psichica non è quindi decisivo accertare se l'assicurato eserciti o meno un'attività lucrativa insufficiente; di maggior rilievo è piuttosto domandarsi se si debba ammettere che l'utilizzazione della capacità lavorativa non può in pratica più essere da lui pretesa oppure che essa sarebbe persino insopportabile per la società (DTF 102 V 166; VSI 2001 pag. 224 consid. 2b e sentenze ivi citate; cfr. anche DTF 127 V 298 consid. 4c in fine). (...)" (STFA I 166/03 del 30 giugno 2004, consid. 3.2)
Secondo la giurisprudenza del TFA, siffatti principi valgono fra l'altro per le psicopatie, le alterazioni dello sviluppo psichico (psychische Fehlentwicklungen), l'alcolismo, la farmacomania, la tossicomania e le nevrosi (STFA I 441/99 del 18 ottobre 1999; STFA I 148/98 del 29 settembre 1998, consid. 3b; RCC 1992 pag. 182 consid. 2a con riferimenti).
In una sentenza I 384/06 del 4 luglio 2007 il TF ha ribadito che “(...) il riconoscimento di un danno alla salute psichica presuppone in particolare la diagnosi espressa da uno specialista in psichiatria, poggiata sui criteri posti da un sistema di classificazione riconosciuto scientificamente (cfr. DTF 130 V 396 segg.; cfr. pure la sentenza del Tribunale federale delle assicurazioni I 621/05 del 13 luglio 2006, consid. 4). (...)” (STF I 384/06 del 4 luglio 2007).
Secondo la giurisprudenza le tossicomanie (sindromi da dipendenza quali per esempio l'alcolismo [RCC 1989 pag. 283, 1969 pag. 236], la dipendenza da medicamenti [RCC 1964 pag. 115] o da droghe [RCC 1992 pag. 180, 1987 pag. 467, 1973 pag. 600], l'abuso di nicotina oppure l'obesità [RCC 1984 pag. 359]) non giustificano di per sé un'incapacità al lavoro. Esse possono tuttavia avere l'effetto di un danno alla salute invalidante se sono la conseguenza o il sintomo di un danno invalidante alla salute mentale o fisica, oppure hanno causato un notevole danno fisico e/o mentale quale una durevole lesione cerebro-organico-neurologica oppure un irreversibile mutamento di natura organica della personalità affettiva (DTF 124 V 265, consid. 3c, pag. 268; vedi anche STF 9C_395/2007 del 15 aprile 2008 consid. 2, I 870/07 del 20 novembre 2007 consid. 3, I 556/06 del 13 settembre 2007 consid. 3.1, I 384/06 del 4 luglio 2007 consid. 4 e I 56/05 del 31 gennaio 2007 consid. 4 tutte con riferimenti). Occorre pertanto verificare se la tossicodipendenza è la conseguenza di un danno alla salute fisica o mentale di natura patologica preesistente oppure se la dipendenza è la ragione di un susseguente danno alla salute suscettibile a diminuire la capacità al guadagno in maniera permanente o di lunga durata (Pratique VSI 2001, pagg. 227-228, consid. 5 e 6; vedi anche STF 9C_620/2017 del 10 aprile 2018 consid. 2.2.1 e 8C_582/2015 dell’8 ottobre 2015 consid. 2.2.1 pubblicata in SVR 2016 IV Nr. 3 pag. 7).
2.4. Nel caso di specie l’Ufficio AI – viste le annotazioni 2 giugno e 7 settembre 2017 nelle quali il medico SMR dr. _ ha, in particolare, evidenziato che “(...) alla luce dell.voluzione della patologia e del verosimile ruolo del consumo di THC nell’esacerbare la sintomatologia, appare indicato che l’assicurato si astenga dal consumo di THC e che segua una terapia medica psichiatrica. (...)” (doc. AI 71/147) e che “(...) dalla documentazione medica si evince come l'utilizzo di THC e alcoolici abbia con verosimiglianza preponderante causato il peggioramento dello stato di salute che ha avuto come conseguenza il ricovero in ambito stazionario psichiatrico e da allora una limitazione della CL dell'assicurato. Inoltre, come evidenziato nel rapporto del 13.06.2017 della sig.ra _ (GED 27.06.2017) l'assicurato ha continuato a consumare THC, persino all'interno della struttura presso la quale era ospite, cosa espressamente vietata. L'assicurato, da quanto emerge dallo stesso rapporto, ha molte competenze, fra cui quella di gestire in autonomia la sua terapia farmacologica, sarebbe carente in motivazione e avrebbe una certa tendenza alla deresponsabilizzazione, soprattutto per quanto concerne i comportamenti da lui messi in atto non conformi alle regole. Questo aspetto è ben noto nei pazienti affetti da tossicodipendenza. Infine l'assicurato ha deciso di interrompere anche il progetto (vedasi GED 12.07.2017) terapeutico-riabilitativo che lo vedeva collocato presso lo spazio abitativo _. (...)” (doc. AI 80/168) – ha concluso che la causa primaria dell’incapacità lavorativa attuale è lo stato di dipendenza.