Decision ID: 9422c1ec-60a1-511c-9020-d09bc15a1199
Year: 2009
Language: it
Court: TI_TRAP
Chamber: TI_TRAP_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: penal_law

in fatto: A.
Con decreto d’accusa 25 aprile 2007, l’allora sost PP ha dichiarato RI 1 autore colpevole di sommossa per avere, l’11 marzo 2006, nei pressi della pista di ghiaccio della _, prima dell’inizio dell’incontro di hockey su ghiaccio fra _, partecipato all’assembramento di giovani che ha cercato di impedire il regolare accesso dei tifosi dell’_ alla pista di ghiaccio, assembramento nel corso del quale sono stati danneggiati beni pubblici e privati e sono stati lanciati oggetti contundenti contro i tifosi dell’_ e contro la polizia che cercava di evitare che i due gruppi di tifosi entrassero in contatto.
In applicazione della pena, ne ha proposto la condanna alla pena pecuniaria di fr 450.- corrispondente a 15 aliquote di fr 30 ciascuna, sospesa condizionalmente per un periodo di prova di 2 anni e alla multa di fr 200.- da sostituirsi, in caso di mancato pagamento, con una pena detentiva di 3 giorni.
B.
Statuendo sull’opposizione presentata da RI 1, il giudice della pretura penale, con sentenza 28 aprile 2008, ne ha confermato la colpevolezza e lo ha condannato al pagamento di 10 aliquote giornaliere di fr 60.- cadauna per un totale di fr 600.- , pena sospesa condizionalmente, e al pagamento di una multa di fr 200.-. Ha altresì vietato a RI 1, a valere quale norma di condotta, per un periodo di 1 (uno) anno dal passaggio in giudicato della sentenza di condanna pretorile, di accedere alle piste di ghiaccio svizzere in occasione di incontri internazionali o di Lega Nazionale A o B, così come negli spazi adiacenti in un raggio di 1000 metri (art. 44 cpv. 1).
C. RI 1
ha
impugnato la sentenza pretorile motivando con allegato 9 giugno 2008 la dichiarazione di ricorso fatta il 29 aprile.
Nel ricorso – in cui sostiene che il giudice di prime cure è incorso in una errata applicazione del diritto sostanziale, in manifesti errori procedurali e in arbitrari accertamenti dei fatti – egli chiede, con l’annullamento della sentenza di primo grado, di essere prosciolto.
D.
Il sost PP, con scritto 1 luglio 2008, senza svolgere particolari osservazioni, ha postulato la reiezione del gravame.

Considerando
in diritto: 1.
Il ricorso per cassazione è un rimedio di mero diritto (art. 288 cpv. 1 lett. a e b CPP). L'accertamento dei fatti e la valutazione delle prove sono sindacabili unicamente qualora la sentenza impugnata denoti
estremi di arbitrio (art. 288 cpv. 1 lett. c e 295 cpv. 1 CPP).
Perché un accertamento possa essere definito arbitrario, non è sufficiente che esso sia manchevole, discutibile o finanche inesatto. E’ necessario che esso sia manifestamente insostenibile, destituito di fondamento serio e oggettivo, in aperto contrasto con gli atti (DTF 132 I 13 consid. 5.2 pag. 17, 131 I 217 consid. 2.1 pag., 219, 129 I 173 consid. 3 pag. 178 con richiami) o basato unilateralmente su talune prove a esclusione di tutte le altre (DTF 118 Ia 28 consid. 2b pag. 30; 112 Ia 369 consid. 3 pag. 371). Per motivare una censura di arbitrio non basta dunque criticare la sentenza impugnata, né contrapporle una propria versione dell’accaduto, per quanto preferibile essa appaia, ma occorre spiegare perché un determinato accertamento dei fatti o una determinata valutazione delle prove siano viziati di errore qualificato. Secondo giurisprudenza, inoltre, per essere annullata una sentenza dev’essere arbitraria anche nel risultato, non solo nella motivazione (DTF 132 I 13 consid. 5.2 pag. 17, 131 I 217 consid. 2.1 pag. 219, DTF 128 I 177 consid. 2.1 pag. 182, 275 consid. 2.1; 125 II 129 consid. 5b pag. 134, 125 I 166 consid. 2a pag. 168, 124 I 208 consid. 4a pag. 211).
2.a)
Il ricorrente sostiene come il giudice di prime cure abbia violato l’art. 255 cpv. 3 CPP poiché non sono state riportate a verbale tutte le sue dichiarazioni, nonostante, da un lato, egli venisse sentito per la prima volta da un magistrato e nonostante molte delle sue dichiarazioni al dibattimento chiarissero quelle da lui fatte nel corso dell’unico suo interrogatorio in sede d’inchiesta che venne effettuato a cura della polizia del canton _.
Nel verbale del dibattimento – egli continua – sono state riportate soltanto alcune sue frasi del tutto estemporanee e irrilevanti.
Inoltre, il verbale del dibattimento non riporta integralmente le argomentazioni dell’arringa difensiva.
Pertanto – conclude il ricorrente - il verbale non permette all’autorità di ricorso di “conoscere le dichiarazioni fatte dall’accusato né di verificare quali contestazioni siano state mosse dalla difesa né di capire perché certe affermazioni, totalmente estemporanee, siano a verbale e siano contenute nella sentenza, confondendo il lettore e impedendo una visione globale e imparziale che dovrebbe stare alla base di una decisione” (ricorso pag. 8).
b)
L’art. 255 cpv. 3 CPP dispone che le risposte dell’accusato – così come quelle dei periti e dei testimoni – vanno riportate nel verbale del dibattimento nelle seguenti ipotesi:
-
nei casi previsti dagli art. 246 (falsa testimonianza) e 248 (impedimento del testimone;
-
nel caso in cui queste persone sono sentite per la prima volta o modifichino le dichiarazioni fatte in istruttoria;
-
se il giudice ritiene di farlo oppure su richiesta delle parti.
c)
Il verbale del dibattimento tenutosi il 28 aprile 2008 non riporta nessuna delle dichiarazioni fatte dall’accusato durante il suo interrogatorio.
Semplicemente, nel verbale è riportato quel che sembra essere un breve riassunto di quanto da egli dichiarato al momento in cui venne interpellato, giusta l’art. 252 CPP, dopo l’arringa del difensore.
Ciò detto, non risulta dal verbale del dibattimento che la difesa del ricorrente abbia chiesto - ai sensi dell’art. 255 cpv. 3 lett. c - una verbalizzazione più estesa delle dichiarazioni del suo patrocinato né che abbia chiesto una verbalizzazione della sua arringa più ampia di quanto previsto, in particolare, dall’art. 255 cpv. 2 CPP ( secondo cui il verbale deve indicare sommariamente le conclusioni presentate nel corso del dibattimento).
Né risulta che, al dibattimento, la difesa abbia sostenuto l’obbligatorietà della verbalizzazione di dichiarazioni dell’imputato in applicazione dell’art. 255 cpv. 3 lett. b CPP.
In queste circostanze, la censura ricorsuale è irricevibile in applicazione dell’
art. 288 lett. b CPP secondo cui le pretese irregolarità procedurali devono essere eccepite non appena possibile e cioè, in questo caso, al dibattimento.
3.
Il ricorrente rimprovera al giudice di prime cure di avere arbitrariamente accertato che egli ha partecipato ai disordini.
3.1.
Il giudice di prime cure ha accertato che
“l’accusato si è trovato coinvolto nei fatti”
che videro, nel pomeriggio dell’11 marzo 2006,
“circa 150/200 facinorosi”
dare
origine “a tumulti e disordini che hanno causato diversi scontri con la polizia presente sul luogo per mantenere l’ordine”
.
Dopo avere ricordato che la polizia giudiziaria, nel suo rapporto, aveva diviso gli avvenimenti di quella sera - che si verificarono in luoghi e momenti diversi – in 7 fasi, il primo giudice ha accertato che “
nella terza fase, in cui risulta coinvolto anche l’accusato, la situazione degenerava pericolosamente
” visto che i tifosi delle due squadre erano riusciti a venire in contatto e ad ingaggiare una rissa nel corso della quale “
continuavano a volare razzi ed oggetti contundenti anche ad altezza d’uomo e la polizia diventava bersaglio del lancio di un container
” così che gli agenti reagirono “
con balzi offensivi e con lo sparo di proiettili di gomma per disperdere i tifosi scalmanati
”. Ciò detto, il giudice di prime cure, ha continuato descrivendo le successive fasi dei disordini (sentenza di primo grado, consid. 2, pag. 6 e 7).
Nel considerando successivo, il giudice ha ricordato che, nell’interrogatorio effettuato il 21 settembre 2006, RI 1 ha dichiarato di essere giunto a _ il sabato 11 marzo 2006 in compagnia della propria ragazza e di un amico per assistere al derby. Giunti “
alle casse dello stadio per acquistare i biglietti
”, i tre “
avevano udito molta confusione
” e, “
essendosi incuriositi
”, decisero di avvicinarsi “
per vedere meglio cosa stesse succedendo, rimanendo ad osservare gli eventi che, nel frattempo, cominciavano a degenerare
”.
Fu in quel frangente che RI 1 venne colpito all’occhio destro da un proiettile di gomma sparato dalla polizia.
Il giudice di prime cure ha, poi, accertato che l’imputato, rispondendo alla domanda volta a sapere perché egli si era trovato coinvolto nella sommossa e non aveva dato seguito all’intimazione della polizia di allontanarsi, ha detto che “
inizialmente si era avvicinato per curiosità ma che, poi, quando si era accorto che la situazione stava degenerando, voleva andarsene e gli sarebbe bastato solo ancora un attimo per convincere il suo amico ad allontanarsi ma che non era riuscito nel suo intento poiché era stato colpito da una delle palle sparate dalla polizia
” (sentenza consid. 3 pag. 7, 8).
In seguito, il primo giudice ha indicato che, al dibattimento, RI 1 ha confermato la deposizione resa in sede di inchiesta pre-dibattimentale affermando di avere visto una catena di polizia disposta tra un centinaio di tifosi delle due squadre, di avere visto alcuni facinorosi con il volto coperto e alcuni tifosi del _ sparare dei razzi. Dopo avere confermato che c’era molta confusione – secondo quanto riportato dal giudice di prime cure in sentenza – RI 1 ha dichiarato che “
nonostante la sua ragazza si fosse allontanata per un motivo di cui non era a conoscenza, lui era rimasto sul luogo degli eventi e che quando si era accorto che la situazione stava degenerando voleva andarsene per non avere problemi con la legge ma che poi era stato colpito dalla palla di gomma sparata dalla polizia
” . Infine, il giudice di prime cure ha annotato come l’imputato abbia più volte ribadito “
di essere stato un semplice osservatore dei fatti
” (sentenza di primo grado, consid. 6, pag. 9).
3.2.
Nel suo allegato, il ricorrente ha dapprima rilevato come agli atti del procedimento penale non vi sia nulla all’infuori delle sue dichiarazioni: in quanto ferito, le sue generalità erano state assunte dalla polizia che, poi, ha chiesto alla polizia di _ di interrogarlo: “
nessuna testimonianza, nessun accertamento, nessun’altra prova se non le dichiarazioni fatte dallo stesso RI 1 hanno portato all’apertura del procedimento penale a suo carico
” (ricorso pag. 4).
In seguito, rileva come, contrariamente a quanto indicato dal primo giudice, egli abbia visto soltanto la fase 2 dell’assembramento così come risulta dalla risposta data alla domanda no 19 postagli dalla polizia di _. Afferma di essersi trovato davanti alla cassa Ovest per comprare i biglietti e, sentito i cori delle due fazioni, di essersi spostato (dalla cassa Ovest la visuale è coperta da un garage e un ristorante) su via _ – quindi, di essersi posto parallelamente ai disordini e senza avvicinarsi – poiché soltanto da lì egli poteva vedere cosa succedeva, sempre su via _, ma lontano dalla sua posizione, all’altezza della panetteria _. Sostiene, poi, come, sentendo gli spari, abbia deciso di allontanarsi e come, mentre si dirigeva in direzione dell’ex-_, si sia girato per chiamare l’amico che non si muoveva e come, in quel frangente, sia stato colpito dal proiettile.
Sottolinea ancora come queste sue dichiarazioni – fatte al dibattimento – non soltanto non siano state verbalizzate ma nemmeno siano state riportate in sentenza dove “
si cita solo la fase 3. dichiarando che RI 1 vi è stato coinvolto , quasi a far apparire lo stesso parte del gruppo di facinorosi che davanti a lui lanciavano razzi e container. La fase 2 non viene nemmeno citata. E, quasi a enfatizzare, vengono però citate tutte le altre, fino alla 7. RI 1 è stato colpito tra la 2. e la 3. Non si capisce pertanto a che pro elencare tutti gli atti commessi la sera dei fatti
” (ricorso pag. 6).
Rileva, inoltre, come gli accertamenti del primo giudice siano lacunosi: non ha accertato presso quale cassa egli fosse – limitandosi a dire che si erano recati alle casse – nonostante al dibattimento egli lo avesse precisato e avesse, pure, specificato che la cassa ovest si trova proprio sul marciapiede di via _.
Sottolinea, ancora una volta, come il primo giudice abbia riportato in sentenza pochi fatti e lo abbia fatto in modo da farlo apparire come una persona che, sentite le urla, si sia deciso a prender parte a quanto stava succedendo, “
completamente in disaccordo su come egli ha raccontato i fatt
i”.
3.3.
Come visto al considerando 3.1., riguardo all’agire di RI 1 il giudice di prime cure si è limitato ad accertare che questi, mentre era, con gli amici,
“alle casse dello stadio”
per acquistare i biglietti, udì
“molta confusione”
e che, incuriosito, con gli amici
“si avvicinò per vedere meglio cosa stesse succedendo”
.
Senza avere in alcun modo accertato né a quale cassa RI 1 si fosse rivolto per acquistare il biglietto né dove RI 1 e i suoi due amici si trovassero – rispetto ai disordini – quando
“si furono avvicinati”
(peraltro, a che cosa?), il giudice si è limitato ad accertare che i tre (o, per quel che qui interessa, RI 1 e l’amico) rimasero ad osservare gli eventi che, nel frattempo, cominciavano a degenerare.
Proseguendo in quella scarna ricostruzione dei fatti,
il giudice di prime cure ha accertato – sulla base delle dichiarazioni dell’accusato – che questi, quando si accorse che
“la situazione stava degenerando”
decise di allontanarsi ma si attardò un attimo
“per convincere il suo amico”
a seguirlo e, in quel mentre, venne colpito dal proiettile di gomma.
E’ certamente vero, come sostenuto dal ricorrente, che i fatti determinanti per il giudizio – in particolare, il comportamento da lui tenuto – sono stati accertati soltanto a grandi linee: non è stato accertato davanti a quale cassa il ricorrente si trovasse quando ha sentito
“la confusione”
che ha risvegliato la curiosità sua e dei suoi amici, non è stato precisato dove egli si sia recato per vedere meglio cosa stava succedendo né si è ritenuto di dovere accertare cosa egli abbia fatto quando
“si è avvicinato”
.
Tuttavia – nella misura in cui sono fondati sulle dichiarazioni dello stesso accusato – gli accertamenti del primo giudice non possono essere ritenuti arbitrari.
Diversa è la questione per
“il coinvolgimento nella fase tre”
di cui il giudice di prime cure ha detto al considerando 2. della sua sentenza. Nella misura in cui il
“coinvolgimento”
deve essere inteso come la sussunzione in diritto dei fatti accertati, la conclusione del primo giudice verrà valutato di seguito.
4.
Il ricorrente rimprovera al primo giudice anche un errore nell’applicazione del diritto ai fatti accertati.
4.1.
Dopo avere ricordato i presupposti applicativi dell’art. 260 cpv. 1 CP, il primo giudice ha concluso che, la sera dell’11 marzo 2006, vi fu, all’incrocio tra la via _ che porta all’entrata ovest della _, una sommossa ai sensi di tale disposto poiché “
c’è stato un assembramento pubblico nel quale si sono verificati episodi di violenza da parte di tifosi scalmanati che hanno lanciato razzi e oggetti contundenti sia verso la tifoseria avversaria che verso la polizia
” causando danni sia a beni pubblici (furgone della polizia, recinzioni, transenne e un cassonetto) che a beni privati (veicoli) e nel corso della quale diverse persone vennero ferite.
Rilevato che a tale sommossa l’imputato “
era presente seppur senza commettere violenze in prima person
a” e ricordato come “
la semplice presenza, seppur inerme, è considerata dal legislatore come partecipazione alla stessa
”, il giudice di prime cure ha ritenuto “
certa la presenza di tutti gli elementi oggettivi costitutivi della fattispecie delittuosa della sommossa
” (sentenza consid. 9 pag. 11 e 12).
4.2.
Il ricorrente sostiene che, in concreto, non è dato il requisito oggettivo della sua partecipazione alla sommossa.
Rileva come, essendo egli rimasto “
a molti metri di distanza (facilmente calcolabili)
” dai tifosi che, divisi dal cordone di polizia, si lanciavano oggetti, egli non poteva, in nessun caso, apparire ad un osservatore esterno come un partecipante alla sommossa.
Sottolinea come il giudice di prime cure abbia sbagliato rilevando che il presupposto della partecipazione, e meglio la differenza fra il partecipante all’assembramento e il semplice spettatore va esaminato in funzione dell’elemento soggettivo. “
A prescindere dal fatto
– precisa il ricorrente –
che RI 1 se ne stava andando e non aveva alcuna intenzione di aggregarsi all’assembramento, né tantomeno poteva decidere di rimanervi non essendone parte, e che quindi l’elemento soggettivo giocherebbe a suo favore, l’applicazione del diritto è in questo caso palesemente errata
.” (ricorso pag. 10).
4.3.
Per quanto qui interessa, va, in diritto, precisato che l’applicazione dell’art. 260 CP presuppone, fra gli altri elementi oggettivi, la partecipazione all’assembramento.
Perché possa essere definito tale – cioè, perché questo presupposto sia realizzato - non è necessario che il partecipante compia degli atti di violenza. Basta che, oggettivamente, l’autore appaia, agli occhi di un osservatore esterno, come una parte integrante dell’assembramento e non come un semplice spettatore passivo (DTF 124 IV 269 consid. 2b; 108 IV 33).
4.4.
In concreto, è evidente che i fatti accertati dal giudice di prime cure non bastano per ritenere realizzato, in capo ad RI 1, il reato di sommossa.
Come visto al consid. 3.1, per quanto accertato dal giudice di prime cure si ha, semplicemente, che il ricorrente, incuriosito dal vociare dei tifosi facinorosi, ha lasciato la cassa dove voleva acquistare il biglietto per la partita per avvicinarsi e vedere cosa succedeva e che, poi, quando ha visto che la situazione degenerava, ha deciso di andarsene e che, mentre cercava di convincere l’amico a seguirlo, è stato raggiunto dalla pallottola.
In questo comportamento non è nemmeno ipotizzabile di ravvedere gli estremi della partecipazione alla sommossa ai sensi dell’art. 260 CP poiché esso – nei termini accertati dal primo giudice – non si distingue dal comportamento di un osservatore esterno.
Soltanto con l’accertamento di un comportamento di RI 1 oggettivamente indicativo di un suo coinvolgimento con il gruppo degli esagitati – e oggettivamente riconoscibile come tale da uno spettatore esterno – si sarebbe potuto ritenere realizzati tutti (dati, in concreto, gli altri) i presupposti oggettivi del reato di sommossa.
Il giudice di prime cure avrebbe dovuto procedere – sulla base del materiale istruttorio (e, fra questo, le dichiarazioni dell’imputato) - ad un accertamento più minuzioso dei fatti.
In particolare, avrebbe dovuto almeno tentare di accertare di quanto l’accusato si è avvicinato ai facinorosi e se egli si è limitato ad osservare quanto succedeva o se, invece, si è, in qualche modo, mescolato al gruppo dei tifosi facinorosi o, ancora, se, per esempio, ha aggiunto le sue urla a quelle dei due gruppi di tifosi o se, in altro modo, egli ha avuto atteggiamenti tali da essere percepito – da un osservatore esterno – come una parte integrante del gruppo di facinorosi.
L’accertamento di un tale comportamento di RI 1 manifestamente manca: pertanto, forza è concludere che la sussunzione in diritto dei fatti accertati effettuata dal primo giudice è errata.
Constatata l’inutilità di un rinvio per migliori accertamenti visto che non vi sono emergenze probatorie atte a sconfessare le dichiarazioni dell’accusato, la sentenza impugnata deve essere annullata e RI 1 deve, pertanto, essere assolto dal reato di sommossa.
5.
Gli oneri processuali di prima sede (fr. 1'000.-) vanno posti a carico dello Stato.
Sulle ripetibili di prima sede, per contro, spetterà al ricorrente adire la Camera dei ricorsi penali ai sensi degli art. 317 segg. CPP.
Gli oneri processuali del presente giudizio sono posti interamente a carico dello Stato che rifonderà al ricorrente
fr. 1'000.- per ripetibili.