Decision ID: e4bc1b1c-8d4f-408a-b7da-1a513379bd15
Year: 2022
Language: it
Court: CH_BVGE
Chamber: CH_BVGE_001
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: 

Visto:
la domanda d’asilo che l’interessato ha presentato in Svizzera il (...) set-
tembre 2022,
l’estratto della banca dati dell’unità centrale del sistema europeo “Euro-
dac”, del (...) settembre 2022, da cui si evince che al richiedente erano
state rilevate le impronte dattiloscopiche in Italia il (...),
la domanda di presa in carico dell’interessato del (...) settembre 2022 pre-
sentata dalla preposta autorità elvetica alla sua omologa italiana,
il verbale del rilevamento dei dati personali del (...) settembre 2022 dell’in-
teressato,
il colloquio personale del (...) ottobre 2022 conformemente all’art. 5 del re-
golamento (UE) n. 604/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio del
26 giugno 2013 che stabilisce i criteri e i meccanismi di determinazione
dello Stato membro competente per l’esame di una domanda di protezione
internazionale presentata in uno degli Stati membri da un cittadino di un
paese terzo o da un apolide (rifusione) (Gazzetta ufficiale dell’Unione eu-
ropea [GU] L 180/31 del 29.06.2013; di seguito: RD III),
la comunicazione elettronica del (...) novembre 2022, con cui l’autorità
svizzera competente, ha informato la corrispettiva italiana, che poiché l’Ita-
lia non avrebbe risposto alla domanda di presa in carico entro i termini, la
Svizzera considerava che la precitata sia diventata competente per
l’esame della domanda d’asilo dell’interessato a partire dal 23 novem-
bre 2022,
la decisione della SEM del 24 novembre 2022, notificata il 25 novem-
bre 2022 (cfr. atto della SEM n. [{...}]-23/1), mediante la quale la predetta
autorità non è entrata nel merito della domanda d’asilo dell’interessato ai
sensi dell’art. 31a cpv. 1 lett. b della legge sull’asilo del 26 giugno 1998
(LAsi, RS 142.31), ha pronunciato il suo trasferimento verso
l’Italia e l’esecuzione del predetto provvedimento,
la dichiarazione di cessazione del mandato di rappresentanza sottoscritta
dal rappresentante legale designato il 25 novembre 2022 (cfr. n. 24/1, 25/1
e 26/1),
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il ricorso inviato il 30 novembre 2022 (cfr. risultanze processuali: data della
busta del plico raccomandato), presentato in lingua inglese dinanzi al Tri-
bunale amministrativo federale (di seguito: il Tribunale) contro la summen-
zionata decisione della SEM,

e considerato:
che le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla
LTF, in quanto la LAsi non preveda altrimenti (art. 6 LAsi),
che in applicazione dell’art. 33a cpv. 1 PA, una parte può presentare il suo
ricorso in una lingua ufficiale svizzera di sua scelta (cfr. anche in merito
THOMAS PFISTERER in: Auer/Müller/Schindler [ed.], VwVG Kommentar, 2a
ed., 2019, n. 26, pag. 502),
che in casu, il ricorrente ha presentato il suo ricorso in lingua inglese, allor-
ché la decisione impugnata è stata redatta in italiano; che ai sensi dei mo-
tivi che seguono ed in applicazione dell’art. 33a cpv. 4 PA, il Tribunale ri-
nuncia ad ordinare una traduzione del memoriale ricorsuale; che tuttavia,
non essendovi ragioni per scostarsi dalla regola sancita all’art. 33a cpv. 2
PA, applicabile per rimando dell’art. 6 LAsi e dell’art. 37 LTAF, il procedi-
mento segue la lingua della decisione impugnata,
che presentato tempestivamente (art. 108 cpv. 3 LAsi) contro una deci-
sione in materia di asilo della SEM (art. 6 e 105 LAsi; art. 31-33 LTAF), il
ricorso è di principio ammissibile sotto il profilo degli art. 5, 48 cpv. 1 lett. a-
c e art. 52 cpv. 1 PA,
che occorre pertanto entrare nel merito del ricorso,
che il ricorso, manifestamente infondato per i motivi che seguono, è deciso
dal giudice unico, con l’approvazione di una seconda giudice (art. 111
lett. e LAsi) e la decisione è motivata soltanto sommariamente (art. 111a
cpv. 2 LAsi),
che giusta l’art. 111a cpv. 1 LAsi, il Tribunale rinuncia allo scambio di scritti,
che nel colloquio Dublino, l’interessato ha dichiarato di non voler tornare in
Italia, poiché sarebbe stato alloggiato per più di (...) in un centro di acco-
glienza e nessuno si sarebbe occupato di lui, né gli avrebbe chiesto perché
è arrivato in Italia, né sarebbe stato ascoltato o gli avrebbero rilasciato un
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documento; che nella struttura in cui sarebbe stato alloggiato, non vi sa-
rebbe stato alcun tipo di assistenza; che gli avrebbero dato soltanto del
cibo ed alcuni indumenti; che chi era malato, avrebbe inoltre dovuto aspet-
tare del tempo prima di ricevere dei medicamenti (cfr. n. 17/2),
che nella propria decisione, l’autorità inferiore ha dapprima rilevato che per
poter accedere alle prestazioni previste per i richiedenti l’asilo, per poter
essere convocato ad un’audizione ed eventualmente ricevere un permesso
di soggiorno, l’interessato dovrà presentare una domanda d’asilo in Italia;
che proseguendo, ha ritenuto che l’Italia sia competente per lo svolgimento
della sua procedura d’asilo e di rinvio, ha escluso che in Italia sussistano
delle carenze sistemiche ai sensi dell’art. 3 par. 2 RD III, che egli non verrà
esposto a delle serie violazioni dei diritti dell’uomo ex art. 3 CEDU
(RS 0.101); che non vi è il rischio di violazione del divieto di respingimento;
che altresì non vi è motivo per l’applicazione delle clausole discrezionali
previste agli art. 16 par. 1 e 17 par. 1 RD III, nonché all’art. 29a cpv. 3
dell’ordinanza 1 sull’asilo relativa a questioni procedurali dell’11 ago-
sto 1999 (OAsi 1, RS 142.311),
che nel ricorso l’insorgente afferma di essere stato costretto con la forza a
fornire le impronte digitali; che in Italia non vi sarebbe alcun trattamento
medico, né educazione, né sufficiente cibo e le persone che ivi lavorereb-
bero non sarebbero qualificate; che lo avrebbero cercato di picchiare (se-
condo il significato del verbo “to beat”; nel ricorso scritto “to bit”, ovvero
anche con il significato di “mordere”, dal verbo “to bite”) più volte e gli avreb-
bero detto di ritornare nel suo paese; che egli non avrebbe più voluto sen-
tire tali parole e quindi avrebbe lasciato l’Italia,
che, giusta l’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi, di norma non si entra nel merito di
una domanda di asilo se il richiedente può partire alla volta di uno Stato
terzo cui compete, in virtù di un trattato internazionale, l’esecuzione della
procedura di asilo e di allontanamento,
che prima di applicare la precitata disposizione, la SEM esamina la com-
petenza relativa al trattamento di una domanda di asilo secondo i criteri
previsti dal RD III,
che se in base a questo esame è individuato un altro Stato quale respon-
sabile per l’esame della domanda di asilo, la SEM pronuncia la non entrata
nel merito previa accettazione, espressa o tacita, di presa a carico del ri-
chiedente l’asilo da parte dello Stato in questione (cfr. DTAF 2017 VI/5 con-
sid. 6.2),
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che ai sensi dell’art. 3 par. 1 RD III, la domanda di protezione internazio-
nale è esaminata da un solo Stato membro, ossia quello individuato in base
ai criteri enunciati al capo III (art. 7–15),
che nel caso di una procedura di presa in carico (inglese: take charge) –
come è il caso della fattispecie – ogni criterio per la determinazione dello
Stato membro competente – enumerato al capo III – è applicabile solo se,
nella gerarchia dei criteri elencati all’art. 7 par. 1 RD III, quello precedente
previsto dal Regolamento non trova applicazione nella fattispecie (principio
della gerarchia dei criteri),
che la determinazione dello Stato membro competente avviene sulla base
della situazione esistente al momento in cui il richiedente ha presentato
domanda di protezione internazionale (art. 7 par. 2 RD III),
che lo Stato membro competente in forza del presente regolamento è te-
nuto a prendere in carico – in ossequio alle condizioni poste agli art. 21, 22
e 29 – il richiedente che ha presentato domanda in un altro Stato membro
(art. 18 par. 1 lett. a RD III),
che nel caso di specie, le investigazioni effettuate dalla SEM, hanno rive-
lato che l’interessato è entrato illegalmente in Italia il (...), venendogli pure
rilevate le impronte dattiloscopiche in medesima data (cfr. n. 7/1 e 8/1),
evenienze che sono pure state confermate dal ricorrente nel corso del suo
colloquio Dublino (cfr. n. 17/2),
che la SEM, sulla base di tali elementi, ha chiesto in data (...) settem-
bre 2022, la presa in carico dell’interessato alle autorità italiane, sulla base
dell’art. 13 par. 1 RD III (cfr. n. 11/7),
che tacitamente, ai sensi dell’art. 22 par. 7 RD III, l’Italia ha riconosciuto la
propria competenza, per la trattazione della domanda d’asilo in questione,
che quo all’obbligo di fornire le impronte digitali, va osservato che tutti gli
Stati membri Dublino sono obbligati a rilevare le impronte digitali di cittadini
di Paesi terzi o apolidi fermati alla frontiera esterna (cfr. art. 14 par. 1 del
Regolamento UE n. 603/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio del
26 giugno 2013 che istituisce l’«Eurodac» per il confronto delle impronte
digitali [GU L 180/1 del 29 giugno 2013]),
che il fatto che il ricorrente non avesse pianificato di richiedere asilo in
Italia, come allegato nel ricorso, risulta nell’ambito dell’applicazione del RD
III ininfluente,
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che di conseguenza, la competenza dell’Italia è di principio data,
che l’applicazione dell’art. 3 par. 2 2a frase RD III non si giustifica nel caso
di specie, essendo che non vi sono né agli atti né apportati con il ricorso
elementi fondati per ritenere che in Italia sussistano carenze sistemiche ai
sensi dell’art. 4 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea (GU
C 363/1 del 18.12.2000); che la presunzione di sicurezza secondo cui
l’Italia agisca in linea con gli standard previsti dal diritto europeo ed inter-
nazionale (cfr. a tal proposito la sentenza di riferimento del Tribunale
D-4235/2022 del 19 aprile 2022 consid. 10.2), non è stata rovesciata dal
ricorrente,
che difatti, le mere allegazioni generiche ricorsuali dell’insorgente che in
Italia non vi sarebbero trattamenti medici, educazione, né cibo a suffi-
cienza, non inducono neppure ad una diversa valutazione della fattispecie
ed a capovolgere la presunzione legale di sicurezza sopra riportata,
che in proposito, come a ragione già osservato dalla SEM nella decisione
avversata, in Italia egli non ha depositato una domanda d’asilo, e quindi
non avrebbe in alcun modo avuto ancora accesso all’accoglienza ed alla
procedura a disposizione invece in Italia dei richiedenti l’asilo,
che spetterà quindi al ricorrente, al momento del suo ritorno nel predetto
Paese, di presentare al più presto una domanda d’asilo alle autorità italiane
competenti e di rispettare le loro istruzioni, ciò che gli permetterà pure di
beneficiare dei diritti previsti dalla direttiva 2013/33/UE del Parlamento eu-
ropeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 recante norme relative all’acco-
glienza dei richiedenti protezione internazionale (di seguito: direttiva acco-
glienza),
che neppure l’art. 17 par. 1 RD III (“clausola di sovranità”), disposizione
concretizzata in diritto interno svizzero dall’art. 29a cpv. 3 OAsi 1 (cfr.
DTAF 2015/9 consid. 8), è applicabile in specie,
che l’insorgente non ha difatti apportato indizi seri e concreti suscettibili di
dimostrare che lo Stato di destinazione rifiuterebbe di prenderlo in carico e
di esaminare la sua domanda di protezione internazionale, una volta che
l’avrà depositata, o ancora che non rispetterebbe il divieto di respingi-
mento, e, dunque, verrebbe meno ai suoi obblighi internazionali rinviandolo
in un Paese dove la sua vita, integrità corporale o libertà sarebbero seria-
mente minacciate o da dove rischierebbe di essere respinto in un tale
Paese,
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che tuttavia, se egli dovesse ritenere, una volta rientrato in Italia, che in
quest’ultimo Paese i suoi diritti risultino in qualche modo lesi, apparterrà
allo stesso rivolgersi alle autorità italiane preposte per far valere i medesimi
(cfr. art. 26 della direttiva accoglienza; cfr. anche nello stesso senso la sen-
tenza del Tribunale D-1061/2021 del 18 marzo 2021 consid. 9.2),
che del resto, agli atti non figurano elementi tali da concludere che un suo
trasferimento nello Stato in questione lo esporrebbe al rischio di essere
privato del sostentamento minimo e di subire delle condizioni di vita inde-
gna in violazione della direttiva accoglienza, essendo qui ancora una volta
rammentato come il ricorrente, dopo il deposito della domanda d’asilo in
Italia, avrà in particolare accesso alle prestazioni materiali previste dal si-
stema di accoglienza italiano,
che da ultimo, né da un esame d’ufficio degli atti, né da alcuna allegazione
dell’insorgente (cfr. n. 17/2), è desumibile che egli soffra attualmente di una
patologia di rilievo che risulti essere ostativa al suo trasferimento nel con-
testo di una procedura Dublino (cfr. sentenze della Corte europea dei diritti
dell’uomo [di seguito: CorteEDU] N. contro Regno Unito del 27 mag-
gio 2008, 26565/05; DTAF 2011/9 consid. 7.1; Paposhvili contro Belgio del
13 dicembre 2016, 41738/10, §181 seg.),
che in siffatte circostanze, non traspaiono quindi elementi per ritenere che
l’autorità inferiore abbia esercitato in maniera contraria al diritto il suo po-
tere d’apprezzamento (cfr. DTAF 2015/9 consid. 7 segg.); che non risulta
pertanto alcun motivo per applicare le clausole discrezionali previste
all’art. 17 par. 1 RD III, rispettivamente all’art. 29a cpv. 3 OAsi 1,
che di conseguenza, l’Italia è competente per l’esame della domanda
d’asilo del ricorrente ai sensi del RD III, ed è tenuta a prenderlo in carico in
ossequio alle condizioni poste agli art. 21, 22 e 29 RD III,
che è quindi a giusto titolo che la SEM non è entrata nel merito della do-
manda d’asilo del ricorrente, in applicazione dell’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi
ed ha pronunciato il suo trasferimento verso l’Italia conformemente
all’art. 44 LAsi, posto che il predetto non possiede un’autorizzazione di sog-
giorno in Svizzera (cfr. art. 32 lett. a OAsi 1),
che, visto quando precede, il ricorso deve essere respinto e la decisione
impugnata confermata,
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che, visto l’esito della procedura, le spese processuali di CHF 750.–, che
seguono la soccombenza, sono poste a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1
e 5 PA; nonché art. 3 lett. b del regolamento sulle tasse e sulle spese ripe-
tibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 feb-
braio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]),
che la decisione è definitiva e non può, in principio, essere impugnata con
ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83
lett. d cifra 1 LTF).
(dispositivo alla pagina seguente)
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il Tribunale amministrativo federale pronuncia:
1.
Il ricorso è respinto.
2.
Le spese processuali di CHF 750.– sono poste a carico del ricorrente. Tale
ammontare deve essere versato alla cassa del Tribunale amministrativo
federale entro un termine di 30 giorni dalla spedizione della presente sen-
tenza.
3.
Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all’autorità canto-
nale competente.
Il giudice unico: La cancelliera:
Daniele Cattaneo Alissa Vallenari