Decision ID: c2192f6b-f346-555e-b5ac-af162560898d
Year: 2003
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: civil_law

in fatto:
che il 22 agosto 2002 _ _ _ ha chiesto alla Commissione tutoria regionale _di revocare la tutela volontaria istituita nei suoi confronti il 12 novembre 2001, subordinatamente di sostituire la persona del tutore, avv. _ _;
che con decisione del 6 febbraio 2003 la Commissione tutoria ha confermato sia l'interdizione sia la persona del tutore, non senza porre a carico dell'istante una tassa di giustizia di fr. 50.–;
che contro tale decisione _ _ _ ha ricorso il 12 febbraio 2003 alla Sezione degli enti locali, autorità di vigilanza sulle tutele, definendo ingiustificato il mantenimento dell'interdizione;
che l'autorità di vigilanza ha sentito il ricorrente in persona il 13 maggio 2003;
che in pendenza di ricorso, il 19 maggio 2003, la Commissione tutoria ha autorizzato _ _ _ a trasferirsi da _ a _;
che in un rapporto del 30 maggio 2003, commissionato dall'autorità di vigilanza, due medici dell'Organizzazione socio-psichiatrica _ hanno dichiarato “essenziale” il mantenimento della tutela;
che, statuendo il 18 giugno 2003, l'autorità di vigilanza ha respinto il ricorso, senza prelevare tasse né spese;
che il 23 giugno 2003 _ _ _ ha inviato a questa Camera e all'autorità di vigilanza un suo scritto del 20 giugno 2003 in cui, oltre a contestare la necessità di qualsivoglia tutore, così conclude: “vista l'importanza per me vitale e terapeutica, chiedo che venga incaricato qualcuno di fare in modo che un uomo mi venga trovato al più presto”;
che l'atto non ha formato oggetto di intimazione;
e considerando

in diritto:
che nel Cantone Ticino l'unico rimedio esperibile contro decisioni prese dall'autorità di vigilanza sulle tutele è l'appello (art. 48 della legge sull'organizzazione e la procedura in materia di tutele e curatele, dell'8 marzo 1999, cui rinvia l'art. 39 LAC);
che lo scritto in esame, tempestivo, deve dunque essere trattato come appello;
che in concreto il cambiamento di domicilio da parte dell'interdetto in pendenza di ricorso nulla muta alla competenza per territorio, l'autorità al domicilio originario del richiedente conservando la propria giurisdizione (
Deschenaux/Steinauer
, Personnes physiques et tutelle, 4a edizione, pag. 393 n. 1036 con riferimento al n. 892a di pag. 348);
che, nel merito, la revoca di una tutela volontaria “può solo avvenire quando ne sia cessata la causa” (art. 438 CC);
che, come risulta dal citato rapporto del 30 maggio 2003 redatto dall'Organizzazione socio-psichiatrica _ (act. 13), l'interessato – soggetto a crisi acute di tipo paranoide con possibili comportamenti ad alto rischio – nelle fasi precedenti gli scompensi psichici non possiede “alcuna critica della propria malattia”, la quale ha potuto essere contenuta solo grazie all'autorevolezza e all'intraprendenza del tutore, onde l'assoluta necessità di mantenere l'interdizione;
che nelle circostanze descritte l'autorità di vigilanza ha deciso giustamente di non revocare la tutela volontaria;
che per quanto riguarda l'eventuale sostituzione del tutore, la richiesta era già stata lasciata cadere dal ricorrente dinanzi all'autorità di vigilanza;
che, a prescindere da ciò, al tutore l'appellante muove in sostanza due rimproveri: quello di non essere intervenuto presso un datore di lavoro a _, il quale lo avrebbe licenziato dopo essere venuto a conoscenza della tutela, e quello di non avergli saputo trovare un uomo capace di prodigargli affetto continuo;
che la prima doglianza, foss'anche vera, si ritorce contro lo stesso appellante, il quale non avrebbe dovuto accettare un impiego senza il consenso del tutore (art. 410 CC) né tanto meno sottacere al datore di lavoro la necessità di tale consenso (art. 411 CC);
che il secondo biasimo non può seriamente essere preso in considerazione, non potendosi pretendere che un tutore possa trovare relazioni affettive all'interdetto, per altro capace di discernimento, come se si trattasse di reperire beni liberamente disponibili sul mercato;
che, ciò posto, nella fattispecie non si ravvisano nemmeno da lungi le premesse per rimuovere il tutore dall'ufficio (art. 445 CC);
che, manifestamente destituito di consistenza, l'appello è destinato all'insuccesso;
che gli oneri processuali andrebbero posti a carico dell'appellante (art. 148 cpv. 1 CPC), ma che le particolarità del caso inducono a soprassedere, né si giustifica di assegnare ripetibili, l'appello non essendo stato oggetto di intimazione;
in applicazione dell'art. 313
bis
CPC,