Decision ID: 6e5f9237-b62e-563d-993b-6a5a90123d54
Year: 2021
Language: it
Court: CH_BVGE
Chamber: CH_BVGE_001
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: 

Fatti:
A.
A._, asserito cittadino tunisino, ha presentato una prima domanda
d’asilo in Svizzera il (...) novembre 2020 (cfr. atto della Segreteria di Stato
della migrazione [di seguito: SEM] n. [...]-4/2).
B.
Con decisione del 3 marzo 2021 la SEM non è entrata nel merito della pre-
detta domanda d’asilo, in applicazione dell’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi, ed
ha pronunciato l’allontanamento (recte: trasferimento) del richiedente
verso l’Italia, nonché l’esecuzione del precitato provvedimento.
C.
Per il tramite della sentenza D-1061/2021 del 18 marzo 2021, il Tribunale
amministrativo federale (di seguito: il Tribunale) ha segnatamente respinto
il ricorso presentato il 10 marzo 2021 dall’interessato avverso la succitata
decisione dell’autorità inferiore.
D.
Il (...) è avvenuto il trasferimento del richiedente in Italia.
E.
E.a In data (...), l’interessato è stato arrestato dopo un (...) da parte delle
autorità preposte elvetiche e posto in carcere preventivo.
E.b Nel succitato ambito, si è tenuta con l’interessato un’audizione (cfr. atto
SEM n. [{...}]-1/3), nel corso della quale egli è stato questionato in partico-
lare dove egli avrebbe soggiornato a seguito del trasferimento Dublino
dalla Svizzera verso l’Italia intervenuto il (...), il viaggio che avrebbe intra-
preso per ritornare in Svizzera, nonché gli è stata offerta la possibilità di
essere sentito rispetto all’evenienza in cui egli venisse rinviato in Italia ed i
motivi che si opporrebbero allo stesso. Altresì gli è stata indicata in che
modo egli avrebbe dovuto presentare una nuova domanda d’asilo, nel caso
in cui intendesse farlo (cfr. atto SEM n. 1/3, p.to 4, pag. 1).
F.
L’autorità elvetica preposta, in data (...), ha presentato alla sua omologa
italiana una domanda di ripresa in carico dell’interessato in applicazione
dell’art. 18 par. 1 lett. b del regolamento (UE) n. 604/2013 del Parlamento
europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 che stabilisce i criteri e i mec-
canismi di determinazione dello Stato membro competente per l’esame di
una domanda di protezione internazionale presentata in uno degli Stati
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membri da un cittadino di un paese terzo o da un apolide (rifusione) (Gaz-
zetta ufficiale dell’Unione europea [GU] L 180/31 del 29.6.2013; di seguito:
Regolamento Dublino III), con allegate le nuove risultanze della banca dati
europea «EURODAC» dell’(...). Da queste ultime si evince in particolare
che l’insorgente ha depositato una domanda d’asilo in Italia il (...), dopo la
pregressa presentata in Svizzera il (...) novembre 2020 (cfr. atti SEM
n. 2/2, 3/5 e 4/2).
G.
A._ ha presentato una nuova domanda d’asilo, in lingua italiana,
dal carcere, per il tramite di due scritti separati il (...) agosto 2021 (cfr. tim-
bri degli invii postali, entrati alla SEM il 30 agosto 2021, cfr. atto SEM
n. 5/8).
H.
Tramite il messaggio elettronico del (...) settembre 2021, l’autorità elvetica
competente, ha informato la sua omologa italiana, del fatto che non avendo
l’Italia risposto entro i termini legalmente previsti, quest’ultima era diventata
responsabile per l’esame della domanda d’asilo dell’interessato a far
tempo dal (...) settembre 2021 (cfr. atti SEM n 7/1 e 8/2).
I.
Con decisione, in tedesco, del 10 settembre 2021 – notificata il 22 settem-
bre 2021 (cfr. atto SEM n. 10/1) – la SEM non è entrata nel merito della
domanda d’asilo presentata dall’interessato il (...) agosto 2021, fondandosi
sull’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi, pronunciando nel contempo il suo trasferi-
mento dalla Svizzera verso l’Italia ed ordinando l’esecuzione della predetta
misura. Ha altresì statuito che un eventuale ricorso contro il provvedimento
non avesse effetto sospensivo, nonché ha posto a carico dell’insorgente,
un emolumento di CHF 600.–.
J.
Il 29 settembre 2021 (cfr. timbro dell’invio postale), l’insorgente è insorto
con ricorso al Tribunale avverso la succitata decisione della SEM. Secondo
il senso del gravame, egli ha chiesto l’annullamento della decisione impu-
gnata e l’entrata nel merito della sua domanda d’asilo, nonché di essere
sentito di nuovo personalmente. Al ricorso ha allegato l’originale della de-
cisione del (...) settembre 2021 del “(...)” del C._ nonché del suo
diritto di essere sentito in tale contesto del (...) settembre 2021.
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K.
Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti negli scritti verranno ripresi nei
considerandi qualora risultino decisivi per l’esito della vertenza.

Diritto:
1.
Le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla LTF,
in quanto la legge sull’asilo (LAsi, RS 142.31) non preveda altrimenti (art. 6
LAsi).
Il ricorso, presentato tempestivamente (art. 108 cpv. 3 LAsi), contro una
decisione in materia di asilo della SEM (art. 6 e 105 LAsi; art. 31-33 LTAF),
è di principio ammissibile sotto il profilo degli art. 5, 48 cpv. 1 lett. a–c e
art. 52 cpv. 1 PA. Occorre pertanto entrare nel merito del gravame.
2.
Il ricorso è stato inoltrato in italiano, allorché la decisione impugnata è stata
redatta in tedesco. Tuttavia, essendo il ricorrente non patrocinato, ed
avendo egli utilizzato un’altra lingua ufficiale, ossia l’italiano, sia per l’inoltro
della sua nuova domanda d’asilo che per il ricorso, il procedimento può
svolgersi senz’altro in quest’ultima lingua (cfr. art. 33a cpv. 2 seconda frase
PA, applicabile per rimando dell’art. 6 LAsi e dell’art. 37 LTAF).
3.
Giusta l’art. 111 lett. e LAsi, il presente ricorso è deciso dal giudice in qua-
lità di giudice unico con l’approvazione di una seconda giudice, in quanto
manifestamente infondato, e la decisione è motivata soltanto sommaria-
mente (art. 111a cpv. 2 LAsi). Altresì, ai sensi dell’art. 111a cpv. 1 LAsi, il
Tribunale rinuncia allo scambio di scritti.
4.
4.1 Con ricorso al Tribunale, possono essere invocati la violazione del di-
ritto federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti giuridicamente
rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi). Il Tribunale non è vincolato né dai motivi ad-
dotti (art. 62 cpv. 4 PA), né dalle considerazioni giuridiche della decisione
impugnata, né dalle argomentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1
consid. 2). Inoltre si osserva come il Tribunale, adito con un ricorso contro
una decisione di non entrata nel merito di una domanda d’asilo, si limita ad
esaminare la fondatezza di una tale decisione (cfr. DTAF 2012/4
consid. 2.2; 2009/54 consid. 1.3.3; 2007/8 consid. 5).
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4.2 In specie, occorre determinare se la SEM poteva fare applicazione
dell’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi, disposizione secondo la quale, di norma non
si entra nel merito di una domanda di asilo se il richiedente può partire alla
volta di uno Stato terzo cui compete, in virtù di un trattato internazionale,
l’esecuzione della procedura d’asilo e d’allontanamento. Frattanto, le argo-
mentazioni dell’insorgente contenute nel gravame, in rapporto ai motivi che
lo avrebbero spinto a lasciare il suo Paese d’origine, come pure quelli che
sarebbero a fondamento del suo rifiuto di ritornarvi, esulano dall’esame di
questo Tribunale, e sono pertanto ritenuti inammissibili.
5.
5.1 Proseguendo nell’analisi, prima di applicare l’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi,
la SEM esamina la competenza relativa al trattamento di una domanda di
asilo secondo i criteri previsti dal Regolamento Dublino III. Se in base a
questo esame è individuato un altro Stato quale responsabile per l’esame
della domanda di asilo, la SEM pronuncia la non entrata nel merito previa
accettazione, espressa o tacita, di ripresa in carico del richiedente l’asilo
da parte dello Stato in questione (cfr. DTAF 2017 VI/5 consid. 6.2).
5.2 Ai sensi dell’art. 3 par. 1 Regolamento Dublino III, la domanda di pro-
tezione internazionale è esaminata da un solo Stato membro, ossia quello
individuato in base ai criteri enunciati al capo III (art. 7 – 15). Nel caso di
una procedura di ripresa in carico (inglese: take back) – come è il caso di
specie – di principio non viene effettuato un nuovo esame di determina-
zione dello Stato membro competente secondo il capo III Regolamento
Dublino III (cfr. DTAF 2017 VI/5 consid. 6.2 con riferimenti citati). Inoltre, la
determinazione dello Stato membro competente avviene sulla base della
situazione esistente al momento in cui il richiedente ha presentato do-
manda di protezione internazionale (art. 7 par. 2 Regolamento Dublino III).
5.3 Secondo l’art. 3 par. 2 Regolamento Dublino III, qualora sia impossibile
trasferire un richiedente verso lo Stato membro inizialmente designato
come competente in quanto si hanno fondati motivi di ritenere che sussi-
stano delle carenze sistemiche nella procedura di asilo e nelle condizioni
di accoglienza dei richiedenti, che implichino il rischio di un trattamento
inumano o degradante ai sensi dell’art. 4 CartaUE, lo Stato membro che
ha avviato la procedura di determinazione dello Stato membro competente
prosegue l’esame dei criteri di cui al capo III per verificare se un altro Stato
membro possa essere designato come competente. Qualora non sia pos-
sibile eseguire il trasferimento verso un altro Stato membro designato in
base ai criteri del capo III o verso il primo Stato membro designato in base
ai criteri del capo III o verso il primo Stato membro in cui la domanda è
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stata presentata, lo Stato membro che ha avviato la procedura di determi-
nazione diventa lo Stato membro competente.
5.4 Lo Stato membro competente è segnatamente tenuto a riprendere in
carico – in ossequio alle condizioni poste agli art. 23, 24, 25 e 29 – il richie-
dente la cui domanda è in corso d’esame e che ha presentato domanda in
un altro Stato membro oppure si trova nel territorio di un altro Stato membro
senza un titolo di soggiorno (art. 18 par. 1 lett. b Regolamento Dublino III);
o ancora, un cittadino di un paese terzo o un apolide del quale è stata
respinta la domanda e che ha presentato domanda in un altro Stato mem-
bro oppure si trova nel territorio di un altro Stato membro senza un titolo di
soggiorno (art. 18 par. 1 lett. d Regolamento Dublino III).
5.5 Ciò posto, giusta l’art. 17 par. 1 Regolamento Dublino III (detta «clau-
sola di sovranità»), in deroga ai criteri di competenza sopra definiti, cia-
scuno Stato membro può decidere di esaminare una domanda di prote-
zione internazionale presentata da un cittadino di un paese terzo o da un
apolide, anche se tale esame non gli compete.
5.6 Inoltre, ai sensi dell’art. 29a cpv. 3 dell’ordinanza 1 sull’asilo relativa a
questioni procedurali (OAsi 1, RS 142.311) – disposizione che concretizza
in diritto interno svizzero la clausola di sovranità – se “motivi umanitari” lo
giustificano la SEM può entrare nel merito della domanda anche qualora
giusta il Regolamento Dublino III un altro Stato sarebbe competente per il
trattamento della domanda. L’autorità di prime cure, nell’applicazione della
predetta norma, dispone di un ampio potere di apprezzamento (cfr.
DTAF 2015/9 consid. 7 seg.).
6.
6.1 Nel caso di domanda multipla ai sensi dell’art. 111c LAsi – come a ra-
gione la SEM ha classificato la presente disamina (cfr. per la distinzione tra
riesame e domanda multipla facente seguito ad una decisione di non en-
trata nel merito e di trasferimento nell’ambito Dublino la DTAF 2017 VI/5
consid. 4.3), la SEM deve intraprendere una nuova procedura Dublino se
intende procedere ad un nuovo trasferimento del richiedente nello Stato
Dublino competente (cfr. in proposito la DTAF 2017 VI/5 consid. 4.3.3).
6.2 Quo al caso in parola, la competenza dell’Italia era già stata determi-
nata a seguito della presentazione della prima domanda d’asilo dell’insor-
gente in Svizzera, dalla decisione della SEM del 3 marzo 2021, entrata in
forza di cosa giudicata e confermata dalla sentenza del Tribunale
D-1061/2021 del 18 marzo 2021. In seguito al suo trasferimento in Italia,
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avvenuto il (...), il ricorrente è ritornato illegalmente in Svizzera e vi ha de-
positato una nuova domanda d’asilo dal carcere il
(...) agosto 2021, dopo la sua audizione avvenuta il (...) agosto 2021 (cfr.
atto SEM n. 1/3). Altresì la SEM, in data (...), a seguito della predetta au-
dizione e in ordine ai riscontri “EURODAC” dell’(...) (cfr. atto SEM n. 2/2),
ha richiesto all’Italia, nel termine previsto all’art. 23 par. 2 Regolamento Du-
blino III, la ripresa in carico del ricorrente sulla base dell’art.18 par. 1 lett. b
Regolamento Dublino III. Non avendo l’Italia risposto entro il termine previ-
sto all’art. 25 par. 1 Regolamento Dublino III, la stessa equivale ad un’ac-
cettazione tacita della richiesta da parte italiana, e comporta per l’Italia l’ob-
bligo di riprendere in carico il richiedente, compreso l’obbligo di adottare
disposizioni appropriate all’arrivo dello stesso (cfr. art. 25 par. 2 Regola-
mento Dublino III). Ciò essendo peraltro osservato come non vi siano indizi
agli atti che facciano ritenere che la responsabilità dell’Italia – già Stato
membro competente nella procedura Dublino intrapresa nel corso della
prima domanda d’asilo – sia cessata nel frattempo (cfr. DTAF 2017 VI/5
consid. 6.3), avendo del resto l’interessato sostenuto di non aver lasciato
né l’Italia, né lo Spazio Dublino, prima di giungere nuovamente in Svizzera
(cfr. atto SEM n. 1/3, p.to 4, pag. 1 e p.to 6, pag. 2). Tale conclusione non
muta neppure, alla luce delle asserzioni dell’insorgente nella sua domanda
d’asilo del (...) agosto 2021, il quale lascerebbe intendere che la sua nuova
domanda d’asilo presentata in Italia sarebbe stata rigettata. Invero, anche
se tale evenienza fosse data – e quindi la domanda di ripresa in carico
all’Italia si fonderebbe piuttosto sull’art. 18 par. 1 lett. d Regolamento Du-
blino III – non sarebbe comunque atta a rimettere in questione la compe-
tenza dell’Italia per il seguito che vorranno dare in tale Stato membro alla
sua procedura d’asilo. A tal proposito, occorre rammentare all’insorgente
che il principio dell’esame della domanda da parte di un unico Stato mem-
bro («one chance only»), ha come obiettivo precisamente la lotta contro le
domande d’asilo multiple (cosiddetto «asylum shopping», ovvero l’avvio
parallelo oppure successivo di procedure d’asilo in diversi Stati membri del
Regolamento Dublino III). Pertanto, il meccanismo del Regolamento Du-
blino III, non conferisce ai richiedenti l’asilo il diritto di scegliere autonoma-
mente lo Stato membro che offre, secondo loro, le migliori condizioni d’ac-
coglienza come Stato responsabile per l’esame della loro domanda d’asilo
(cfr. DTAF 2017 VI/5 consid. 8.2.1 con ulteriori riferimenti citati;
DTAF 2010/45 consid. 8.3). Nel suo gravame, il ricorrente non ha peraltro
rimesso in causa la responsabilità dell’Italia in applicazione dei criteri sopra
evinti di determinazione dello Stato membro responsabile per la sua do-
manda d’asilo.
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7.
7.1 Proseguendo nell’analisi, l’art. 3 par. 2 2a frase Regolamento Dublino
III non è applicabile nel caso di specie, in quanto non v’è alcuna ragione di
ritenere che sussistano carenze sistemiche nella procedura di asilo e nelle
condizioni di accoglienza dei richiedenti in Italia, che implichino il rischio di
un trattamento inumano o degradante ai sensi dell’art. 4 della Carta dei
diritti fondamentali dell’Unione europea (GU C 364/1 del 18.12.2000, di se-
guito: CartaUE), come ritenuto da giurisprudenza costante di questo Tribu-
nale (cfr. tra le altre la sentenza D-2926/2021 del 19 luglio 2021
consid. 10.2.2 con ulteriori riferimenti ivi citati).
7.2 Invero si osserva dapprima come l’Italia è legata alla CartaUE e firma-
taria della CEDU, della Convenzione del 10 dicembre 1984 contro la tor-
tura ed altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti (Conv. tortura,
RS 0.105), della Convenzione del 28 luglio 1951 sullo statuto dei rifugiati
(Conv. rifugiati, RS 0.142.30), oltre che del relativo Protocollo aggiuntivo
del 31 gennaio 1967 (RS 0.142.301) e ne applica, a tale titolo, le disposi-
zioni. Di conseguenza, l’Italia è presunta rispettare la sicurezza dei richie-
denti l’asilo, in particolare il diritto alla trattazione della propria domanda
secondo una procedura giusta ed equa e garantire una protezione con-
forme al diritto internazionale ed europeo, segnatamente riconoscendo ed
applicando le norme previste nella direttiva 2013/33/UE del Parlamento eu-
ropeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 recante norme relative all’acco-
glienza dei richiedenti protezione internazionale (di seguito: direttiva acco-
glienza) e nella direttiva 2013/32/UE del Parlamento europeo e del Consi-
glio del 26 giugno 2013 recante procedure comuni ai fini del riconosci-
mento e della revoca dello status di protezione internazionale (rifusione)
(GU L 180/60 del 29.6.2013; di seguito: direttiva procedura).
7.3 La presunzione testé riportata non è tuttavia assoluta e può essere
confutata in presenza di violazioni sistemiche delle garanzie minime previ-
ste dall’Unione europea o dal diritto internazionale (cfr. DTAF 2011/9 con-
sid. 6; sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo [di seguito:
CorteEDU] M.S.S. contro Belgio e Grecia del 21 gennaio 2011, 30696/09)
o di indizi seri che, nel caso concreto, le autorità di tale Stato non rispette-
rebbero il diritto internazionale (cfr. DTAF 2010/45 consid. 7.4 e 7.5).
7.4
7.4.1 All’occorrenza, l’insorgente non ha dimostrato il mancato rispetto del
divieto di respingimento da parte dell’Italia e dunque che il predetto Stato
membro verrebbe meno ai suoi obblighi internazionali rinviandolo in un
Paese dove la sua vita, integrità corporale o libertà sarebbero seriamente
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minacciate o da dove rischierebbe di essere respinto in un tale Paese, né
tantomeno l’esistenza di un rischio di contravvenzione della direttiva pro-
cedura. A tal proposito, già nella procedura ricorsuale precedente inerente
la sua prima domanda d’asilo, il Tribunale aveva stabilito che il ricorrente
avesse ricevuto da parte dell’Italia un decreto d’espulsione ed un corrispet-
tivo divieto di entrata nello Spazio Schengen, ma che tale prima evenienza
non sarebbe stata di per sé probante del mancato rispetto dell’Italia dei
suoi impegni ed obblighi internazionali (cfr. sentenza D-1061/2021 del
18 marzo 2021 consid. 9.2). Peraltro nulla dimostra che l’interessato non
avrebbe avuto accesso, in Italia, ad una procedura d’esame della sua do-
manda d’asilo in conformità con gli standard minimi dell’Unione europea e
vincolanti in diritto internazionale pubblico. Neppure con le sue generiche
affermazioni ricorsuali di aver subito delle “discriminazioni” e maltrattamenti
al suo rientro in Italia da parte di alcuni agenti, come pure che nel centro di
rimpatrio dove avrebbe soggiornato per tre giorni picchierebbero le per-
sone (cfr. atto SEM n. 1/3, p.to 4, pag. 1), egli è in grado di sostanziare né
di dimostrare che le autorità italiane avrebbero misconosciuto i suoi diritti
procedurali nel corso dell’iter penale intrapreso per punire i reati da lui com-
messi, o in vista del suo rimpatrio. Se tuttavia egli dovesse ritenere, una
volta rientrato in Italia, che in quest’ultimo Stato membro i suoi diritti risul-
tino in qualche modo lesi, apparterrà al ricorrente di rivolgersi alle autorità
italiane preposte per far valere gli stessi.
7.4.2
7.4.2.1 Per il resto, il ricorrente non ha dimostrato che le condizioni di esi-
stenza in Italia rivestirebbero un tale grado di disagio e di gravità che sa-
rebbero costitutive di un trattamento contrario all’art. 3 CEDU o ancora
all’art. 3 Conv. tortura. Difatti, le sue allegazioni in merito al non aver trovato
alcun sostegno da parte delle autorità italiane, sia per il suo alloggio, che
per le cure mediche di cui egli necessiterebbe, risultano essere quanto-
meno contraddittorie. Se d’un canto egli ha invero asserito di non aver ri-
cevuto alcuna cura medica o alloggio da parte italiana (cfr. atto SEM n. 1/3,
p.to 4, pag. 1 e p.to 7, pag. 2), come pure di aver dovuto dormire per strada
(cfr. atto SEM n. 5/8); d’altro canto nel suo ricorso egli ha affermato di aver
soggiornato in un centro di permanenza per (...) giorni in Italia, dopo il suo
rientro nello stesso, nonché in seguito presso un amico; nonché che l’ASL
(acronimo per: Azienda sanitaria locale) di D._ gli avrebbe rilasciato
una tessera sanitaria provvisoria, che non gli permetterebbe, a mente sua
e come da lui richiesto, di ricevere le esenzioni e l’accesso ad un medico.
Tali asserzioni discrepanti, fanno dunque dubitare seriamente della veridi-
cità delle prime. In tale contesto, egli fa per di più valere di soffrire di pro-
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Pagina 10
blematiche di salute, per le quali non avrebbe ricevuto, né riceverebbe, al-
cuna cura e trattamento in Italia. In particolare necessiterebbe di un medi-
camento che costerebbe almeno (...) che lui non potrebbe permettersi di
pagare. Per quanto concerne lo stato di salute dell’insorgente, occorre os-
servare dapprima come dagli atti medici all’incarto – a parte il possibile
attacco epilettico che egli avrebbe avuto il (...) (cfr. decisione del [...] set-
tembre 2021 allegata al ricorso) – non si desume alcun ulteriore e nuovo
elemento che non sia già stato considerato e vagliato nella precedente pro-
cedura ricorsuale (cfr. atto SEM n. 6/24), alla quale si può quindi senz’altro
rinviare per ulteriori dettagli (cfr. sentenza del Tribunale D-1061/2021 con-
sid. 9.3.2). Invero, dall’ultimo certificato medico disponibile agli atti, del (...)
(cfr. atto SEM n. 6/24), si desume che l’insorgente soffra: di una cronica
ma inattiva epatite C, in remissione, dopo terapia antivirale ricevuta in Italia;
nonché di un non chiaro dolore al fianco destro per il quale l’ecografia
dell’addome del (...) è risultata normale (con conclusione di una diagnosi
di: steatosi epatica di grado lieve), nonché la prescrizione di una terapia
medicamentosa a base di: (...), (...) in riserva, e (...) in riserva; come pure
in caso di irrequietezza ed impulsività (...) in riserva. Per il resto, quanto
allegato dall’insorgente nel gravame, che gli sarebbe stata prescritta in
Svizzera un’altra terapia rispetto alla precedente, come pure che avrebbe
un appuntamento medico previsto l’(...), non soltanto appaiono essere
delle allegazioni per nulla sostanziate e dettagliate, ma non risultano nep-
pure essere confermate da alcuna insorgenza di causa. Alla luce di tali
evenienze, anche se non si vuole in questa sede in alcun modo minimiz-
zare lo stato di salute dell’interessato, il Tribunale ritiene che quest’ultimo
non risulta essere di una gravità tale da giungere alla conclusione d’illiceità
nel caso dell’esecuzione del suo trasferimento ai sensi della giurispru-
denza della CorteEDU referenziata (cfr. sentenze della CorteEDU N. con-
tro Regno Unito del 27 maggio 2008, 26565/05; Paposhvili contro Belgio
del 13 dicembre 2016, 41738/10, §181 segg.; DTAF 2011/9 consid. 7.1.),
o ancora che peggiorerebbe seriamente in caso di interruzione, anche
breve, del suo trattamento, e che pertanto necessiterebbe di garanzie
scritte individuali e preliminari da parte delle autorità italiane, in particolare
per quanto concerne l’accesso immediato (già all’arrivo in Italia) ad una
presa in carico medica e ad un alloggio adatti, in quanto altrimenti il trasfe-
rimento del ricorrente risulterebbe illecito (cfr. sentenza di riferimento del
Tribunale E-962/2019 del 17 dicembre 2019 [prevista quale pubblicazione
nelle DTAF] consid. 7.4, ed in particolare per le persone con patologie gravi
o croniche consid. 7.4.3). Dalle tavole processuali, non risulta tra l’altro che
l’interessato non sia in grado di viaggiare. Sia quel che sia, non è inoppor-
tuno ricordare che l’Italia, dispone di una sufficiente infrastruttura sanitaria
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Pagina 11
(cfr. tra le tante le sentenze del Tribunale E-4232/2021 del 29 settem-
bre 2021 consid. 6.3, E-4086/2021 del 20 settembre 2021 consid. 6.1.5).
L’accesso per le persone richiedenti l’asilo al sistema di cure italiano in
caso di emergenza, è in generale assicurato, anche se nella prassi può a
volte comportare un ritardo (cfr. sentenza del Tribunale E-4086/2021
consid. 6.1.5 con ulteriore riferimento ivi citato). Inoltre, in qualità di Stato
firmatario della direttiva accoglienza, l’Italia deve provvedere affinché i ri-
chiedenti ricevano la necessaria assistenza sanitaria comprendente
quanto meno le prestazioni di pronto soccorso e il trattamento essenziale
di malattie e di gravi disturbi mentali e fornire la necessaria assistenza me-
dica o di altro tipo, ai richiedenti con esigenze di accoglienza particolari,
comprese, se necessarie, appropriate misure di assistenza psichica
(art. 19 par. 1 e 2 direttiva accoglienza). Nella presente disamina, anche
nella misura in cui le autorità italiane avessero respinto definitivamente
pure la seconda domanda d’asilo dell’insorgente – come parrebbe essere
il caso di specie – l’assistenza alla quale egli potrà pretendere fino all’ese-
cuzione del rinvio rileva del diritto nazionale di tale Stato membro, la diret-
tiva accoglienza non trovando allora applicazione, allorché il richiedente
l’asilo è definitivamente respinto e tenuto a ritornare nel suo paese d’origine
(cfr. art. 3 par. 1 della predetta direttiva; cfr. anche in tal senso la sentenza
del Tribunale E-397/2020 del 28 gennaio 2020). In tal senso, le allegazioni
generiche e non sostanziate che l’insorgente ha proposto con il gravame,
non permettono di considerare che le autorità italiane gli rifiuterebbero l’ac-
cesso alle cure in caso di urgenza o di problemi gravi, essendo le cure
mediche essenziali garantite in tale Stato membro, anche per persone in
situazione irregolare, come a ragione pure motivato dalla SEM nella deci-
sione impugnata, alla quale per il resto, essendo sufficientemente detta-
gliata e corretta si può senz’altro rinviare (cfr. p.to II, pag. 4 seg. della de-
cisione avversata). Del resto, le dichiarazioni ricorsuali dell’insorgente
stesso, in relazione al fatto che l’ASL competente gli avrebbe rilasciato una
tessera sanitaria provvisoria invece che una che prevedrebbe le esenzioni
e la possibilità di cure presso un medico, sono atte a corroborare le con-
clusioni del Tribunale sopra evinte.
Si rammenta inoltre che, come indicato dalla SEM nel provvedimento av-
versato, sarà tenuto conto dello stato valetudinario dell’interessato al mo-
mento dell’organizzazione del suo trasferimento verso l’Italia. In tale con-
testo, apparterrà al ricorrente di trasmettere all’autorità inferiore le informa-
zioni più dettagliate ed attualizzate concernenti il suo dossier medico, a
carico in seguito della SEM di comunicarle alle autorità italiane prima del
suo trasferimento (cfr. art. 31 e 32 par. 1 Regolamento Dublino III). A se-
guito di tale comunicazione, apparterrà poi all’Italia di assicurare la presa
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in conto adeguata dei bisogni particolari e attuali dell’insorgente (cfr. art. 31
par. 1 Regolamento Dublino III).
7.4.2.2 Alla luce di quanto precede, a differenza di quanto allegato dall’in-
sorgente sia nella sua domanda d’asilo che nel suo gravame, nessun ele-
mento concreto è atto a rimettere in dubbio l’accesso in Italia ad una presa
in carico adeguata, per quanto necessaria, sia dal profilo medico che da
quello dell’alloggio.
7.4.3 Attinente infine i timori palesati dall’insorgente nel ricorso in ordine
all’impossibilità di un ritorno per lui nel Paese d’origine, occorre considerare
quanto segue. Essendo l’Italia uno Stato di diritto, può essere atteso dal
ricorrente che richieda nell’eventualità la riconsiderazione della sua deci-
sione negativa resa nei suoi confronti, ove potrà sollevare tutti gli elementi
che si opporrebbero ad un suo allontanamento verso la Tunisia, se questi
sussistessero ancora. Non v’è in tal senso da dubitare che le autorità ita-
liane procederebbero ad un nuovo esame, se quest’ultimo fosse giustifi-
cato. A tale titolo, è rammentato che il ricorrente non ha fornito alcun ele-
mento sostanziato dal quale si possa ritenere che l’Italia lo rinvierebbe nel
suo Stato d’origine in violazione del principio di non-respingimento.
8.
Riassumendo, ne discende che l’applicazione dell’art. 3 par. 2 2a frase
Regolamento Dublino III non si giustifica nel caso di specie. Altresì, non v’è
luogo di ritenere che il trasferimento dell’insorgente in Italia lo esporrebbe
ad un rischio grave, reale ed imminente di maltrattamenti proscritti
dall’art. 3 CEDU. A tali condizioni, il trasferimento del ricorrente verso il pre-
detto Stato membro è conforme agli impegni di diritto internazionale della
Svizzera.
9.
Infine, alla luce di tutto quanto sopra rilevato e dagli atti, non traspaiono
elementi per ritenere che l’autorità inferiore abbia esercitato in maniera ar-
bitraria il suo potere di apprezzamento. Peraltro ha stabilito in maniera
completa ed esatta i fatti pertinenti per la causa (art. 106 cpv. 1 lett. b LAsi)
– e si può quindi di convesso respingere la richiesta di essere nuovamente
sentito personalmente da parte dell’insorgente proposta con il gravame,
che in merito non fornisce alcuna spiegazione in ordine all’utilità che tale
procedere potrebbe avere per la sua causa, essendosi peraltro potuto già
esprimere più volte in merito ai fatti rilevanti per la causa – e non ha com-
messo né eccesso né abuso del suo potere di apprezzamento negando
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l’esistenza di motivi umanitari, ai sensi dell’art. 29a cpv. 3 OAsi 1 in rela-
zione con l’art. 17 par. 1 Regolamento Dublino III.
10.
Ne discende che, in mancanza dell’applicazione della succitata norma da
parte della Svizzera, l’Italia rimane competente per il seguito della do-
manda d’asilo introdotta dal ricorrente in Svizzera ai sensi del Regolamento
Dublino III ed è tenuta a riprenderlo in carico in ossequio alle condizioni
poste agli art. 23, 24, 25 e 29 del predetto Regolamento.
11.
È quindi a giusto titolo che la SEM non è entrata nel merito della nuova
domanda di asilo del ricorrente, in applicazione dell’art. 31a cpv. 1 lett. b
LAsi, ed ha pronunciato il suo trasferimento verso l’Italia conformemente
all’art. 44 LAsi, posto che il medesimo non possiede un’autorizzazione di
soggiorno in Svizzera (cfr. art. 32 cpv. 1 lett. a OAsi 1).
12.
Ne consegue che il ricorso deve essere respinto e la decisione della SEM,
che rifiuta l’entrata nel merito della domanda di asilo e pronuncia il trasfe-
rimento dell’interessato dalla Svizzera verso l’Italia confermata.
13.
Da ultimo, visto l’esito della procedura, le spese processuali di
CHF 750.–, che seguono la soccombenza, sono poste a carico del ricor-
rente (art. 63 cpv. 1 e 5 PA nonché art. 3 lett. b del regolamento sulle tasse
e sulle spese ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo fede-
rale del 21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]).
14.
La presente decisione non concerne una persona contro la quale è pen-
dente una domanda d’estradizione presentata dallo Stato che ha abban-
donato in cerca di protezione, e pertanto non può essere impugnata con
ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83
lett. d cifra 1 LTF).
La pronuncia è quindi definitiva.
(dispositivo alla pagina seguente)
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