Decision ID: b7d748d1-4e89-4a7e-aca0-cfeb1df36aad
Year: 2022
Language: it
Court: CH_BVGE
Chamber: CH_BVGE_001
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: 

Fatti:
A.
A._, di nazionalità congolese, ha presentato domanda d’asilo in
Svizzera il (...) maggio 2022 (cfr. atto SEM 2/2).
B.
Le successive indagini svolte dalla Segreteria di Stato della migrazione (di
seguito: SEM), hanno permesso di accertare che secondo la banca dati
«EURODAC» l'interessata aveva già depositato una domanda d'asilo in
Belgio il (...) marzo 2018 e in Francia l’(...) marzo 2021 (cfr. atto SEM 8/1).
C.
Il 30 maggio 2022 l’interessata ha conferito procura alla rappresentante
legale assegnatogli (cfr. atto SEM 9/1).
D.
Il 2 giugno 2022 la richiedente l’asilo ha sostenuto un’audizione riguardo al
rilevamento dei suoi dati personali (cfr. atto SEM 10/9).
E.
Il 14 giugno 2022 la SEM ha svolto con l'interessata il colloquio personale
ai sensi dell'art. 5 del regolamento (UE) n. 604/2013 del Parlamento euro-
peo e del Consiglio del 26 giugno 2013 che stabilisce i criteri e i meccani-
smi di determinazione dello Stato membro competente per l'esame di una
domanda di protezione internazionale presentata in uno degli Stati membri
da un cittadino di un paese terzo o da un apolide (rifusione; Gazzetta uffi-
ciale dell'Unione europea [GU] L 180/31 del 29 giugno 2013; di seguito:
Regolamento Dublino III) (cfr. atto SEM 13/4). In tale occasione, sono
emersi indizi relativi al reato di tratta di esseri umani (di seguito anche:
TEU) (cfr. atto SEM 13/4).
F.
In stessa data, la SEM ha inoltrato una richiesta di informazioni alle autorità
belghe in virtù dell’art. 34 Regolamento Dublino III (cfr. atto SEM 15/3). Le
stesse hanno risposto in data 22 giugno 2022 (cfr. atto SEM 19/1).
G.
G.a Il 21 luglio 2022, la SEM ha inoltrato una domanda di ripresa in carico
alle autorità francesi e alle autorità belghe fondata sull’art. 18 par. 1 lett. d
Regolamento Dublino III (cfr. atti SEM 23/5; 26/5).
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G.b Il 25 luglio 2022 le competenti autorità francesi hanno respinto la ri-
chiesta di ripresa in carico, segnalando che il Belgio in data 17 marzo 2021
ha accettato la loro richiesta di ripresa in carico fondata sull’art. 18 par. 1
lett. b e che il termine per il trasferimento verso il Belgio è stato prorogato
sino al 26 ottobre 2022 (cfr. atto SEM 29/1).
G.c In data 4 agosto 2022, le autorità belghe hanno espressamente accet-
tato di prendere in carico l’interessata (cfr. atto SEM 31/1).
H.
H.a Il 23 agosto 2022 la richiedente l’asilo ha sostenuto un’audizione quale
potenziale vittima di tratta degli esseri umani davanti ad un team del suo
stesso sesso. In tale contesto, le è stato altresì concesso il diritto di essere
sentito in merito alla responsabilità del Belgio per lo svolgimento della pro-
cedura di asilo e di allontanamento in virtù del Regolamento Dublino III (cfr.
atto SEM 34/12).
H.b In data 24 agosto 2022, l’autorità inferiore, ritenendo dati sufficienti in-
dizi di tratta giusta l’art. 4 lett. a della Convenzione del Consiglio d’Europa
sulla lotta contro la tratta degli esseri umani del 16 maggio 2005 (Conv.
tratta, RS 0.311.543), ha concesso alla richiedente un periodo di recupero
e di riflessione ai sensi dell’art. 13 della della Conv. tratta di almeno 30
giorni (cfr. atto SEM 35/4).
H.c In data 26 settembre 2022 l’interessata ha sottoscritto il documento
“dichiarazione”, indicando di acconsentire ad essere contattata dalle auto-
rità di perseguimento penale se una sua collaborazione fosse risultata ne-
cessaria. La rappresentante legale, con scritto del 26 settembre 2022, ha
trasmesso alla SEM il summenzionato documento ed ha altresì presentato
una proposta d’applicazione della clausola di sovranità ed esame nazio-
nale della domanda d’asilo oltre a richiedere anche l’allestimento di una
perizia psichiatrica “F4” (cfr. atto SEM 43/5).
I.
I.a Il 28 settembre 2022 l’autorità inferiore ha segnalato alla policy TEU il
caso della richiedente, la quale a sua volta l’ha segnalato al Commissa-
riato di coordinazione 2 dell’Ufficio federale di polizia (fedpol) in data 29
settembre 2022 (cfr. atti SEM 44/4; 45/1).
I.b In data 24 ottobre 2022 fedpol ha comunicato che le indicazioni fornite
dall’interessata concernenti l’autore dei fatti in Belgio non sono sufficienti
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per l’apertura di una procedura penale in Svizzera e di aver trasmesso sin-
teticamente le informazioni pertinenti alle autorità belghe (cfr. atto SEM
51/2).
J.
L’autorità inferiore, in data 4 novembre 2022, ha informato le autorità bel-
ghe del fatto che l’interessata è stata indentificata quale potenziale vittima
di tratta di esseri umani e ha invitato le stesse a prendere nota di questa
importante informazione (cfr. atto SEM 53/1).
K.
Per quanto concerne il profilo medico, la richiedente ha beneficiato di nu-
merosi consulti medici (cfr. atti SEM 18/2; 37/2; 38/2; 39/1; 40/2; 41/2; 42/2;
50/2; 59/2; 64/2).
L.
Con decisione del 4 novembre 2022, notificata il 9 novembre 2022, la SEM
non è entrata nel merito della succitata domanda d’asilo ai sensi
dell’art. 31a cpv. 1 lett. b della legge sull'asilo del 26 giugno 1998 (LAsi,
RS 142.31), pronunciando nel contempo il suo allontanamento (rispettiva-
mente: trasferimento) dalla Svizzera verso il Belgio.
M.
Il 16 novembre 2022 (cfr. tracciamento degli invii; data d’entrata: 17 no-
vembre 2022) la richiedente è insorta contro la decisione dell’autorità infe-
riore dinanzi al Tribunale amministrativo federale (di seguito: il Tribunale) e
ha anzitutto richiesto la sospensione in via supercautelare dell’esecuzione
della decisione e la concessione dell’effetto sospensivo. In seguito ha con-
cluso all’accoglimento del ricorso, all’annullamento della decisione avver-
sata e alla restituzione degli atti alla SEM per effettuare un esame nazio-
nale della domanda d’asilo; in subordine, alla restituzione degli atti alla
all’autorità inferiore per procedere al completamento dell’istruttoria. Altresì,
ha presentato una domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della di-
spensa dal pagamento delle spese di giustizia e del relativo anticipo con
protestate tasse e spese.
N.
Il 18 novembre 2022 il Tribunale ha ordinato la sospensione dell’esecu-
zione dell’allontanamento quale misura supercautelare.
Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti negli scritti verranno ripresi nei
considerandi qualora risultino decisivi per l’esito della vertenza.
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Diritto:
1.
1.1 Le procedure in materia d'asilo sono rette dalla legge federale sulla
procedura amministrativa del 20 dicembre 1968 (PA, RS 172.021), dalla
legge sul Tribunale amministrativo federale del 17 giugno 2005 (LTAF,
RS 173.32) e dalla legge sul Tribunale federale del 17 giugno 2005 (LTF,
RS 173.110), in quanto la LAsi non preveda altrimenti (art. 6 LAsi).
1.2 Fatta eccezione per le decisioni previste all'art. 32 LTAF, il Tribunale, in
virtù dell'art. 31 LTAF, giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi
dell'art. 5 PA prese dalle autorità menzionate all'art. 33 LTAF. La SEM rien-
tra tra dette autorità (art. 105 LAsi). L'atto impugnato costituisce una deci-
sione ai sensi dell'art. 5 PA.
2.
2.1 La ricorrente ha partecipato al procedimento dinanzi all'autorità infe-
riore, è particolarmente toccata dalla decisione impugnata e vanta un inte-
resse degno di protezione all'annullamento o alla modificazione della
stessa (art. 48 cpv. 1 lett. a-c PA). Pertanto è legittimata ad aggravarsi con-
tro di essa.
2.2 I requisiti relativi ai termini di ricorso (art. 108 cpv. 3 LAsi), alla forma e
al contenuto dell'atto di ricorso (art. 52 cpv. 1 PA) sono soddisfatti. Occorre
pertanto entrare nel merito del ricorso.
3.
Con ricorso al Tribunale, possono essere invocati la violazione del diritto
federale e l'accertamento inesatto o incompleto di fatti giuridicamente rile-
vanti (art. 106 cpv. 1 LAsi). Il Tribunale non è vincolato né dai motivi addotti
(art. 62 cpv. 4 PA), né dalle considerazioni giuridiche della decisione impu-
gnata, né dalle argomentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2).
4.
4.1 I ricorsi manifestamente infondati, ai sensi dei motivi che seguono,
sono decisi in procedura semplificata (art. 111a LAsi) dal giudice unico, con
l'approvazione di un secondo giudice (art. 111 lett. e LAsi) e la decisione è
motivata soltanto sommariamente (art. 111a cpv. 2 LAsi).
4.2 Giusta l'art. 111a cpv. 1 LAsi, il Tribunale rinuncia allo scambio di scritti.
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5.
5.1 Nel colloquio Dublino la ricorrente ha confermato anzitutto di aver do-
mandato asilo in data (...) marzo 2018 in Belgio e in data (...) marzo 2021
in Francia. Ella avrebbe ricevuto una decisione negativa dal Belgio con
l’obbligo di lasciare il Paese. Parimenti avrebbe ricevuto una decisione ne-
gativa dalla Francia, ma con l’ingiunzione di dover tornare in Belgio.
In seguito, la richiedente ha specificato di aver vissuto in Francia, fino ad
agosto/settembre 2021 con un signore che l’avrebbe maltrattata e di es-
sersi poi recata nuovamente in Belgio fino a novembre 2021, prima di pren-
dere una nave per il B._ con l’aiuto di un passatore. Dal Nordafrica
avrebbe preso un aereo fino in C._, dove vi sarebbe rimasta per 1-
2 settimane. Successivamente, da dicembre 2021 a febbraio 2022, ella
avrebbe soggiornato in D._ (E._). L’interessata ha dipoi as-
serito di essere ritornata in Europa in aereo, con dei documenti falsi, tramite
un’associazione di aiuto alle donne. Ella sarebbe atterrata in Belgio ma le
avrebbero consigliato di recarsi in Svizzera a chiedere asilo. Tuttavia, una
volta arrivata in Belgio ella avrebbe dovuto vivere in un appartamento con
altre persone e il passatore le avrebbe chiesto ulteriori soldi per portala in
Svizzera. Non disponendo di alcun mezzo, la richiedente sarebbe stata
cacciata e avrebbe vissuto in strada fino a maggio 2022, quando sarebbe
stata in grado di pagare un altro passatore per arrivare fino in Svizzera.
Infine, la richiedente ha affermato di non aver delle prove del fatto che
avrebbe lasciato l’Europa o che tra novembre 2021 e febbraio 2022 si sa-
rebbe trovata in D._ (E._).
L’insorgente posta successivamente di fronte alla possibile competenza
del Belgio, ha dichiarato di non voler tornare in Belgio a causa della pre-
senza di un uomo che l’avrebbe ricattata e minacciata. Questa persona
all’inizio l’avrebbe aiutata, ma poi avrebbe abusato di lei. Per questo mo-
tivo, sarebbe scappata dal Belgio in Francia e poi dal Belgio in Africa. Ella
non vorrebbe farci ritorno per paura di incontrarlo. Quest’uomo tuttavia non
avrebbe nessun legame con la persona che l’ha maltrattata in Francia.
Sulla possibile competenza della Francia, ella ha affermato di aver ricevuto
una decisione negativa e di non aver mai avuto nessun aiuto e di essersi
sentita abbondonata. A causa dei suoi problemi psicologici, ella ha asserito
di non volerci assolutamente tornare.
Inoltre, l’interessata è stata questionata in merito al suo stato di salute. In
proposito ha riferito di soffrire, già dall’infanzia, di (...) e (...). Inoltre, ha
dichiarato di avere anche problemi psicologici, in particolare le capiterebbe
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di parlare da sola pensando a tutto il male subito, oltre a capitarle di avere
(...), nei momenti di sconforto (cfr. atto SEM 13/4).
5.2 Nell’ambito di un’audizione TEU, oltre ad approfondire gli elementi TEU
rilevati dalle sue dichiarazioni, la SEM le ha nuovamente concesso il diritto
di essere sentito in merito ad un’eventuale responsabilità del Belgio per lo
svolgimento della procedura d’asilo e di allontanamento in virtù del Rego-
lamento Dublino III. A tal proposito, l’insorgente ha affermato di non potervi
fare ritorno in quanto sarebbe stata maltrattata proprio da un cittadino belga
e pertanto non avrebbe nessuna protezione e nessuna sicurezza. Inoltre,
ha dichiarato che se dovesse tonare in Belgio le autorità la rimanderebbero
nel suo Paese. Altresì, ha asserito di non aver ricevuto nessun sostegno
psicologico né dalla Francia, né dal Belgio (cfr. atto SEM 34/12 D45).
5.3 Nella decisione avversata l’autorità inferiore ha in primo luogo osser-
vato che non vi sono prove relative al fatto che la richiedente abbia lasciato
lo spazio Dublino per più di tre mesi. Pertanto, la SEM ha specificato come
nella fattispecie non troverebbe applicazione l’art. 19 cpv. 2 Regolamento
Dublino III. Invero, le autorità belghe avrebbero accettato con cognizione
di causa la richiesta di ripresa in carico. Inoltre, nemmeno il fatto che la
domanda d’asilo sarebbe stata respinta in Belgio sarebbe in grado di con-
futare la competenza del precitato Paese. Di conseguenza, l’autorità di
prima istanza ha ritenuto data la competenza del Belgio per condurre il
seguito della sua procedura. A questo titolo, l’autorità di prima istanza ha
osservato come si potrebbe partire dal presupposto che la richiedente non
verrebbe esposta a delle serie violazioni dei diritti dell’uomo ex art. 3 par. 2
Regolamento Dublino III e dell’art. 3 della Convenzione del 4 novembre
1950 per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali
(CEDU, RS 0.101) in caso di trasferimento. In specie non vi sarebbero nep-
pure dei motivi giustificanti l’applicazione degli art. 16 par. 1 e 17 par. 1
Regolamento Dublino III, nonché dell’art. 29a cpv. 3 dell’ordinanza 1
sull’asilo relativa a questioni procedurali dell’11 agosto 1999 (OAsi 1, RS
142.311). La SEM ha in particolare osservato, dopo un’attenta analisi,
come non vi sarebbe per la richiedente un rischio reale di tratta secondaria
di essere umani (re-trafficking) in Belgio. Inoltre, le autorità belghe avreb-
bero accettato la sua riammissione a destinazione F._, in modo tale
che al suo arrivo ella potrà comunicare alle autorità i fatti di cui sarebbe
stata vittima mantenendo le distanze da luoghi e dalle persone che l’avreb-
bero sfruttata e minacciata. Pertanto l’esecuzione del suo rinvio, a dire
dell’autorità inferiore, sarebbe da ritenersi lecita. Altresì, la SEM ha consta-
tato come le condizioni di salute dell’interessata non sarebbero di una gra-
vità tale da renderne inesigibile il suo rinvio, considerando che il Belgio
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disporrebbe di un’infrastruttura medica sufficiente e che al momento del
trasferimento le autorità belghe verrebbero informate sulla situazione me-
dica e in merito ai trattamenti necessari. Infine, la SEM ha specificato che
le competenti autorità di polizia, dopo un’analisi del caso, non avrebbero
ritenuto esservi indizi sufficienti per l’apertura di una procedura penale in
Svizzera. Pertanto, la presenza della ricorrente sul territorio elvetico non
sarebbe richiesta.
5.4 Dal canto suo, nel memoriale ricorsuale, la richiedente rimprovera, in
primo luogo, all’autorità di prima istanza di non averle concesso un congruo
termine per richiedere alle autorità cantonali un permesso di soggiorno di
breve durata nel periodo di accertamento dei fatti da parte delle autorità di
polizia. In secondo luogo, l’insorgente ritiene che la SEM avrebbe omesso,
con l’inoltro della richiesta di ripresa a carico alle autorità belghe, di richie-
dere le dovute garanzie di accoglienza previste per le vittime del reato di
tratta di esseri umani, violando così le previsioni internazionali in materia.
Altresì, a suo dire, l’autorità inferiore avrebbe accertato in modo inesatto e
incompleto i fatti rilevanti in merito ai rischi di un allontanamento verso il
Belgio. Invero, la SEM non avrebbe tenuto debitamente conto della sua
condizione di estrema vulnerabilità e del concreto rischio di rivittimizza-
zione a cui sarebbe sottoposta allontanandola nel Paese in cui è stata vit-
tima del reato di tratta di esseri umani e oggetto di plurime violenze fisiche
e psicologiche. Infine, l’interessata contesta all’autorità di prima istanza di
non aver tenuto debitamente conto delle attuali carenze del sistema d’ac-
coglienza belga, dovute a forte sovraccarico, ritenendo altresì che la stessa
avrebbe erroneamente utilizzato il suo poter discrezionale nell’esclusione
dell’applicazione della clausola di sovranità.
6.
6.1 Per quanto attiene la problematica della tratta di esseri umani, occorre
rinviare a quanto sancito nella DTAF 2016/27. In tale contesto il Tribunale
ha rilevato che, in presenza di indizi concreti di tratta di esseri umani, la
quale deve essere considerata come una violazione dell’art. 4 CEDU, vi
sono degli obblighi che si impongono alla Svizzera e che vanno presi in
considerazione dalla SEM (cfr. DTAF 2016/27 consid. 5 e 6 con riferimenti
menzionati). Tali obblighi derivano segnatamente dal Protocollo addizio-
nale della Convenzione delle Nazioni Unite contro la criminalità organizzata
transnazionale per prevenire, reprimere e punire la tratta di persone, in
particolare di donne e bambini del 15 novembre 2000 (Protocollo di Pa-
lermo, RS 0.311.542) e dalla Conv. tratta. Le vittime devono essere identi-
ficate, protette e sostenute. Inoltre nel caso in cui le autorità competenti
abbiano ragionevoli motivi per credere che una persona sia stata vittima di
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sfruttamento, esse devono adoperarsi onde evitarne l’allontanamento fin-
tanto che la procedura d’identificazione sia completata (art. 10 cpv. 2 Conv.
tratta). Le autorità elvetiche preposte devono inoltre assicurarsi che la per-
sona riceva l’assistenza di cui all’art. 12 (cpv. 1 e 2) Conv. tratta (art. 10
cpv. 2 Conv. tratta), così come un periodo di recupero e di riflessione di
almeno 30 giorni (cfr. art. 13 Conv. tratta).
6.2 Ad identificazione avvenuta, delle misure devono essere prese per pro-
teggere efficacemente la vittima se il rischio di un nuovo reclutamento o di
rappresaglie è reso verosimile. Gli obblighi in parola si impongono a tutte
le autorità che possono avere dei contatti con le persone implicate e quindi,
segnatamente, alle autorità incaricate dell’esame di una procedura d’asilo
(cfr. DTAF 2016/27 consid. 5; tra le tante le sentenze del Tribunale
F-2487/2021 del 3 giungo 2021 consid. 4.3; E-4184/2019 del
6 settembre 2019 consid. 9.2, D-3471/2019 del 23 luglio 2019; anche:
NULA FREI, Menschenhandel und Asyl: Die Umsetzung der völkerrechtli-
chen Verpflichtungen zum Opferschutz im schweizerischen Asylverfahren,
2018, pag. 125-127, 161 segg., 176 segg.).
6.3 Nel caso in narrativa la SEM ha identificato l’insorgente quale poten-
ziale vittima di tratta di esseri umani (cfr. atto SEM 13/4) e ha svolto un’ul-
teriore audizione (cfr. atto SEM 34/12) davanti ad un team del suo stesso
genere, concedendole al termine della stessa un termine di recupero e di
riflessione ai sensi dell’art. 13 Conv. tratta di almeno 30 giorni (cfr. atto SEM
35/4). Inoltre, la ricorrente è stata informata sul fatto che gli impiegati della
SEM sono tenuti per legge a denunciare alle autorità di perseguimento pe-
nale i crimini e i delitti perseguibili d’ufficio che constatano o sono loro se-
gnalati nell’esercizio della loro funzione (art. 22° della legge del 24 marzo
2000 sul personale federale [LPers; RS 172.220.1)]. Successivamente, la
fedpol in data 24 ottobre 2022, ha comunicato che le indicazioni fornite
dall’interessata concernenti l’autore dei fatti in Belgio non sono sufficienti
per l’apertura di una procedura penale in Svizzera e di aver trasmesso sin-
teticamente le informazioni pertinenti alle autorità belghe (cfr. atto SEM
51/2).
6.4 Pertanto, in assenza di ulteriori accertamenti da svolgere sul territorio
elvetico, si deve dunque partire dall’assunto che gli obblighi che si impone-
vano all’autorità competente in materia d’asilo siano stati ossequiati. Allo
stesso modo, atteso che nel corso della procedura la presenza in Svizzera
quale richiedente l’asilo era autorizzata e che fedpol non ha segnalato la
necessità di procedere ad accertamenti ulteriori, la questione del termine
per richiedere all’autorità cantonale di polizia degli stranieri un permesso di
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soggiorno di breve durata risulta ininfluente (cfr. sentenza del Tribunale
D-2144/2022 del 24 maggio 2022 consid. 6.4).
7.
7.1 Giusta l’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi, di norma non si entra nel merito di
una domanda di asilo se il richiedente può partire alla volta di uno Stato
terzo cui compete, in virtù di un trattato internazionale, l’esecuzione della
procedura d’asilo e d’allontanamento.
7.2 Prima di applicare la precitata disposizione, la SEM esamina la com-
petenza relativa al trattamento di una domanda di asilo secondo i criteri
previsti dal Regolamento Dublino III. Se in base a questo esame è indivi-
duato un altro Stato quale responsabile per l’esame della domanda di asilo,
la SEM pronuncia la non entrata nel merito previa accettazione, espressa
o tacita, di presa in carico del richiedente l’asilo da parte dello Stato in que-
stione (cfr. DTAF 2017 VI/5 consid. 6.2).
7.3 Ai sensi dell’art. 3 par. 1 Regolamento Dublino III, la domanda di pro-
tezione internazionale è esaminata da un solo Stato membro, ossia quello
individuato in base ai criteri enunciati al capo III (art. 7–15). Nel caso di una
procedura di presa in carico (inglese: take charge) ogni criterio per la de-
terminazione dello Stato membro competente – enumerato al capo III – è
applicabile solo se, nella gerarchia dei criteri elencati all’art. 7 par. 1 Rego-
lamento Dublino III, quello precedente previsto dal Regolamento non trova
applicazione nella fattispecie (principio della gerarchia dei criteri). Inoltre,
la determinazione dello Stato membro competente avviene sulla base della
situazione esistente al momento in cui il richiedente ha presentato do-
manda di protezione internazionale (art. 7 par. 2 Regolamento Dublino III).
Contrariamente, nel caso di una procedura di ripresa in carico (inglese:
take back) – come è il caso di specie – di principio non viene effettuato un
nuovo esame di determinazione dello Stato membro competente secondo
il capo III Regolamento Dublino III (cfr. DTAF 2017 VI/5 consid. 6.2 con
riferimenti citati).
7.4 Giusta l’art. 3 par. 2 Regolamento Dublino III, qualora sia impossibile
trasferire un richiedente verso lo Stato membro inizialmente designato
come competente in quanto si hanno fondati motivi di ritenere che sussi-
stano delle carenze sistemiche nella procedura di asilo e nelle condizioni
di accoglienza dei richiedenti, che implichino il rischio di un trattamento
inumano o degradante ai sensi dell’art. 4 della Carta dei diritti fondamentali
dell’Unione europea (di seguito: CartaUE), lo Stato membro che ha avviato
la procedura di determinazione della competenza prosegue l’esame dei
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criteri di cui al capo III per verificare se un altro Stato membro possa essere
designato come competente. Qualora non sia possibile eseguire il trasferi-
mento verso un altro Stato membro designato in base ai criteri del capo III
o verso il primo Stato membro in cui la domanda è stata presentata, lo
Stato membro che ha avviato la procedura di determinazione diventa lo
Stato membro competente.
7.5 Lo Stato membro competente è tenuto a riprendere in carico – in osse-
quio alle condizioni poste agli art. 23, 24, 25 e 29 – un cittadino di un paese
terzo o un apolide del quale è stata respinta la domanda e che ha presen-
tato domanda in un altro Stato membro oppure si trova nel territorio di un
altro Stato membro senza un titolo di soggiorno (art. 18 par. 1 lett. d Rego-
lamento Dublino III).
7.6
7.6.1 Nel caso in disamina, la ricorrente ha presentato una domanda d'a-
silo in Belgio il 2 marzo 2018. Alla luce di queste risultanze, il 21 luglio 2022,
la SEM ha presentato alle autorità competente belghe una domanda di ri-
presa in carico fondata sull'art. 18 par. 1 lett. d Regolamento Dublino III,
segnalando quanto da lei riferito in merito ai suoi spostamenti. In partico-
lare, specificando che ella sarebbe tornata in C._ e poi in
D._ tra novembre 2021 e febbraio 2022 (cfr. atto SEM 26/5). Il 4
agosto 2022 le suddette autorità hanno accettato il trasferimento della ri-
corrente verso il Belgio in applicazione della medesima disposizione (cfr.
atto SEM 31/1).
7.6.2 L'insorgente di fatto non ha contestato né di aver depositato una do-
manda d'asilo in Belgio, né che questo Stato sia competente. Malgrado
abbia dichiarato di essersi allontanata dal territorio degli Stati membri per
oltre tre mesi, non avendo fornito elementi o mezzi di prova a sostegno
delle sue allegazioni come già correttamente ritenuto dall’autorità di prima
istanza, l’art. 19 cpv. 2 Regolamento Dublino III non può trovare applica-
zione nella fattispecie.
7.6.3 Di conseguenza, la competenza del Belgio è di principio data.
8.
8.1 Quo alla procedura di asilo e di accoglienza dei richiedenti in Belgio,
non vi sono fondati motivi di ritenere che sussistano carenze sistemiche
che implichino il rischio di un trattamento inumano o degradante ai sensi
dell'art. 4 della Carta UE (cfr. art. 3 par. 2 2a frase Regolamento Dublino
III).
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8.2 Il Belgio è legato alla CartaUE e firmatario della CEDU, della Conven-
zione del 10 dicembre 1984 contro la tortura ed altre pene o trattamenti
crudeli, inumani o degradanti (Conv. tortura, RS 0.105), della Convenzione
del 28 luglio 1951 sullo statuto dei rifugiati (Conv. rifugiati, RS 0.142.30),
oltre che del relativo Protocollo aggiuntivo del 31 gennaio 1967
(RS 0.142.301) e ne applica, a tale titolo, le disposizioni.
Di conseguenza, il Belgio è presunto rispettare la sicurezza dei richiedenti
l'asilo, in particolare il diritto alla trattazione della propria domanda secondo
una procedura giusta ed equa e garantire una protezione conforme al diritto
internazionale ed europeo (cfr. direttiva 2013/32/UE del Parlamento euro-
peo e del Consiglio del 26 giugno 2013 recante procedure comuni ai fini
del riconoscimento e della revoca dello status di protezione internazionale
[di seguito: direttiva procedura]; direttiva accoglienza).
8.3 Tale presunzione, non è tuttavia assoluta e può essere confutata in
presenza di indizi seri che, nel caso concreto, le autorità di tale Stato non
rispetterebbero il diritto internazionale (cfr. DTAF 2011/9 consid. 6; 2010/45
consid. 7.4 e 7.5). La stessa va inoltre scartata d'ufficio in presenza di vio-
lazioni sistematiche delle garanzie minime previste dall'Unione europea o
di indizi seri di violazioni del diritto internazionale (cfr. DTAF 2011/9 con-
sid. 6; sentenza della CorteEDU M.S.S. contro Belgio e Grecia del 21 gen-
naio 2011, 30696/09).
8.4 Ciò non è palesemente il caso per quanto concerne il Paese in parola
(cfr. fra le tante, sentenza del Tribunale E-440/2022 del 7 febbraio 2022).
Di conseguenza, l'applicazione dell'art. 3 par. 2 2a frase Regolamento Du-
blino III non si giustifica nel caso di specie.
9.
9.1 Resta ora da esaminare, se la SEM abbia a giusto titolo omesso di
applicare le clausole discrezionali di cui all’agli art. 17 par. 1 Regolamento
Dublino III nonché 29a cpv. 3 OAsi 1.
9.2 Giusta l'art. 17 par. 1 Regolamento Dublino III (clausola di sovranità),
in deroga ai criteri di competenza sopra definiti, ciascuno Stato membro
può decidere di esaminare una domanda di protezione internazionale pre-
sentata da un cittadino di un paese terzo o da un apolide, anche se tale
esame non gli compete.
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Pagina 13
9.3 Ai sensi dell'art. 29a cpv. 3 OAsi 1, disposizione che concretizza in di-
ritto interno svizzero la clausola di sovranità, se “motivi umanitari” lo giusti-
ficano, la SEM può entrare nel merito della domanda anche qualora giusta
il Regolamento Dublino III un altro Stato sarebbe competente per il tratta-
mento della domanda. Nell'applicazione di tale articolo, l'autorità inferiore
dispone di un reale potere di apprezzamento ed il Tribunale, a seguito
dell'abrogazione dell'art. 106 cpv. 1 lett. c LAsi (entrata in vigore il 1° feb-
braio 2014), dispone di un potere di esame ridotto (cfr. DTAF 2015/9 con-
sid. 7 seg.). Esso può infatti unicamente esaminare se la SEM ha esercitato
il suo potere di apprezzamento in modo conforme alla legge, ossia se l'au-
torità inferiore ha fatto uso di tale potere e se l'ha fatto secondo criteri og-
gettivi e trasparenti (cfr. DTAF 2015/9 consid. 8). Qualora la decisione sia
sostenibile, tenuto conto dell'interpretazione della nozione di motivi umani-
tari, e sia conforme ai principi costituzionali – quali il diritto di essere sentito,
il principio della parità di trattamento ed il principio della proporzionalità – il
Tribunale non può sostituire il suo libero apprezzamento a quello della SEM
(cfr. sentenza del Tribunale D-5666/2017 del 19 marzo 2018 consid. 4.4).
9.4 Al contrario, se il trasferimento del richiedente nel paese di destina-
zione contravviene ad una norma imperativa del diritto internazionale, tra
cui quelle della CEDU, l'autorità inferiore è obbligata ad applicare la clau-
sola di sovranità e ad entrare nel merito della domanda d'asilo ed il Tribu-
nale dispone di potere di controllo al riguardo (cfr. DTAF 2015/9 con-
sid. 8.2.1).
10.
10.1 Con il ricorso, la richiedente lamenta un concreto rischio rivittimizza-
zione o di pregiudizi per la sua incolumità per il caso in cui facesse ritorno
in Belgio. La stessa asserisce innanzitutto che la SEM non avrebbe otte-
nuto dagli omologhi belgi alcuna garanzia circa la sua presa a carico. A suo
dire, l’assenza di indicazioni da parte delle autorità belghe, in particolare in
merito alla possibilità di accedere ad un alloggio protetto – al fine di mettersi
al riparo da possibili ritorsioni da parte dell’uomo che l’ha sfruttata e violen-
tata e costretta a prostituirsi – la esporrebbe ad un’elevata situazione di
pericolo. Inoltre, le dovrebbe venir assicurato il necessario accompagna-
mento legale per rivolgersi alle autorità di polizia belghe nonché il neces-
sario supporto medico e psicologico. Pertanto, ella sollecita l’applicazione
della clausola di sovranità prevista all’art. 29a cpv. 3 Oasi 1 in relazione
con l’art. 17 Regolamento Dublino III.
10.2 Considerata tale censura ricorsuale, e ritenuto che la richiedente è
stata riconosciuta quale vittima potenziale di tratta di esseri umani ai sensi
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Pagina 14
dell’art. 4 lett. a Conv. tratta, è d’uopo esaminare la conformità del suo tra-
sferimento verso il Belgio con gli obblighi internazionali contratti dalla Sviz-
zera, ed in particolare con l’art. 3 CEDU (cfr. nello stesso senso anche sen-
tenza del Tribunale D-5217/2017 del 6 marzo 2018 consid. 6.2).
11.
11.1 Quo ai timori e alle rimostranze eccepite dalla richiedente, giova ram-
mentare che per valutare i rischi legati ad un trasferimento Dublino, è ne-
cessario determinare la volontà e la capacità dello Stato di destinazione
nel predisporre le misure appropriate ad assicurare la protezione contro un
rischio di subire un trattamento contrario al diritto internazionale (cfr. fra le
tante, sentenza del Tribunale D-5217/2017 del 6 marzo 2018 consid. 7.2).
11.2 In primo luogo, va rilevato come l’autorità inferiore ha preso quale mi-
sura precauzionale – tenendo conto dei fatti di cui ella sostiene essere vit-
tima – di trasferire la ricorrente a F._ (cfr. atto SEM 57/1). Inoltre,
all’occorrenza il Belgio ha ratificato sia la Conv. tratta che il Protocollo di
Palermo e ne applica le normative. Altresì, il Paese in parola è membro
dell’Unione europea ed è notoriamente uno Stato di diritto munito di auto-
rità di polizia in grado di fornire una protezione adeguata, così come di un
sistema giudiziario indipendente capace di far rispettare le disposizioni di
legge.
11.3 Su questi presupposti, ci si può quindi attendere dalla ricorrente,
ch’ella tuteli i propri diritti adendo le adeguate vie di diritto dinanzi alle com-
petenti autorità belghe, le quali avranno poi l’incombenza di esperire gli
accertamenti del caso ed ordinare gli eventuali provvedimenti confacenti.
Oltretutto – ponendo anche la mente al fatto che per sua stessa ammis-
sione l’interessata non si è mai rivolta alle autorità belghe denunciando i
fatti subiti (cfr. atto SEM 34/12 D43-44) − nulla permette di ritenere che il
Belgio violerà i suoi obblighi derivanti della Conv. tratta. Il fatto che le auto-
rità belghe non hanno reagito, rispettivamente non hanno avuto il tempo di
reagire alla comunicazione e-mail del 4 novembre 2022, dove veniva espli-
citato “By the present, we inform you that the applicant is a potential victim
of human trafficking. Please take note of this very important information”,
non permette di giungere a diversa conclusione (cfr. atto SEM 53/1).
11.4 Sicché, in casu malgrado la condizione di potenziale vittima di tratta
di esseri umani, un trasferimento in Belgio non configura una violazione
dell’art. 3 CEDU, così come neppure del diritto internazionale.
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Pagina 15
12.
12.1 Rimane da chiarire se i problemi medici dei quali la ricorrente sarebbe
affetta siano atti a rendere il suo trasferimento verso il Belgio contrario
all’art. 3 CEDU.
12.2 La CorteEDU ha stabilito che il respingimento forzato di persone che
soffrono di problemi medici non è suscettibile di costituire una violazione
dell'art. 3 CEDU, a meno che la malattia dell'interessato non si trovi ad uno
stadio avanzato e terminale, al punto che la sua morte appaia come una
prospettiva prossima (cfr. sentenza della CorteEDU N. contro Regno Unito
del 27 maggio 2008, 26565/05; DTAF 2011/9 consid. 7.1). A tal proposito,
la CorteEDU ha successivamente precisato in una sua sentenza, che una
violazione dell’art. 3 CEDU può, però, anche sussistere qualora vi siano
dei seri motivi di ritenere che la persona, in assenza di trattamenti medici
adeguati nello Stato di destinazione, sarà confrontata ad un reale rischio di
un grave, rapido ed irreversibile peggioramento delle condizioni di salute
comportante delle intense sofferenze o una significativa riduzione della
speranza di vita (cfr. sentenza della CorteEDU Paposhvili contro Belgio del
13 dicembre 2016, 41738/10, § 181 segg.).
12.3 Nel caso di specie, il quadro clinico dell’interessata risultava al mo-
mento della decisione impugnata sufficientemente acclarato e non biso-
gnoso di ulteriori approfondimenti oltre a non essere stato contraddistinto
da affezioni tali da porre l’interessata gravemente ed irrimediabilmente a
rischio con un trasferimento verso il Belgio, luogo dove sono peraltro noto-
riamente disponibili infrastrutture mediche equiparabili a quelle Svizzere.
12.4 Per quanto concerne la sua situazione medica attuale, si riscontra che
in data 4 novembre 2022 l’interessata è stata sottoposta ad (...), dalla
quale è risultato (...), con possibili (...) (cfr. atto SEM 59/2). Inoltre, l’inte-
ressata ha continuato con i consulti psichiatrici. Dall’ultima visita di conti-
nuità del 16 novembre 2022 si evince che sia la diagnosi che la terapia
sono rimaste invariate (cfr. atto SEM 64/2).
12.5 Pertanto, senza sminuire le problematiche in essere, non si può che
constatare come le stesse non siano manifestamente tali da pregiudicare
l’esecuzione del rinvio. Ad ogni modo si evidenzia come il Belgio in quanto
Stato firmatario della direttiva accoglienza, deve provvedere affinché i ri-
chiedenti ricevano la necessaria assistenza sanitaria comprendente
quanto meno le prestazioni di pronto soccorso e il trattamento essenziale
di malattie e di gravi disturbi mentali e fornire la necessaria assistenza me-
dica o di altro tipo, ai richiedenti con esigenze di accoglienza particolari,
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Pagina 16
comprese, se necessarie, appropriate misure di assistenza psichica
(cfr. art. 19 par. 1 e 2 della citata direttiva).
12.6 Tali prestazioni sono garantite anche per i richiedenti l'asilo la cui do-
manda è già stata respinta nello Stato in questione. Inoltre, ella non ha mai
allegato di essersi rivolto alle autorità belghe al fine di ottenere delle cure
mediche e che queste gli siano state rifiutate. È dunque suo compito rivol-
gersi alle autorità di tale Paese al fine di ottenere le cure mediche di cui
necessita, un alloggio adeguato e misure assistenziali sufficienti.
12.7 Altresì, prima del trasferimento, sarà premura delle autorità compe-
tenti per l'esecuzione dell'allontanamento informare in maniera precisa e
completa le autorità belghe dell'arrivo, dei problemi di salute dell'insorgente
e delle misure assistenziali di cui necessita (cfr. art. 31 Regolamento Du-
blino III). Altresì, l’interessata potrà ovviare a possibili complicazioni dell’ot-
tenimento dei farmaci che gli sono stati prescritti venendo trasferita con
una riserva sufficiente.
12.8 Infine, nulla permette di concludere che la domanda sia stata trattata
in modo lacunoso e che con la pronuncia del rinvio lo Stato di destinazione
non ha rispettato il principio del divieto di respingimento. In tutta evidenza,
il trasferimento della ricorrente in Belgio non la espone al rischio di respin-
gimento a catena, quindi di rinvio in un paese dove la sua vita, integrità
corporale o libertà sarebbero seriamente minacciate. Tramite l'esame della
domanda da parte di un unico Stato membro («one chance only») il Rego-
lamento Dublino III intende far fronte al fenomeno delle domande d'asilo
multiple («asylum shopping»).
Agli atti non figurano elementi tali da indurre a concludere che un trasferi-
mento nello Stato in questione esporrebbe la ricorrente al rischio di essere
privata del sostentamento minimo e di subire delle condizioni di vita inde-
gna in violazione della direttiva accoglienza.
12.9 Alla luce di quanto sopra, non è dunque neppure ravvisabile la neces-
sità di ottenere delle garanzie individuali e concrete da parte delle autorità
belghe quanto all’accesso ad un alloggio protetto e all’assistenza medica
e psicologica come richiesto dalla ricorrente.
12.10 Di conseguenza, la ricorrente non ha fornito indizi seri suscettibili di
comprovare che le sue condizioni di vita o la sua situazione personale sa-
rebbero tali da contravvenire all'art. 4 della CartaUE, all'art. 3 CEDU o
all'art. 3 Conv. tortura in caso di esecuzione del trasferimento in Belgio. Ad
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ogni modo, se, dopo il suo trasferimento nel suddetto Stato membro, ella
dovesse essere costretta dalle circostanze a condurre un'esistenza non
conforme alla dignità umana, o se dovesse ritenere che il Paese in que-
stione violi i suoi obblighi fondamentali, apparterrà alla ricorrente mede-
sima sollevare l'eventuale violazione dei suoi diritti fondamentali, utiliz-
zando le adeguate vie di diritto, dinanzi alle autorità dello Stato in parola
(cfr. art. 26 della direttiva accoglienza).
13.
13.1 Non si ravvisa pertanto alcun obbligo di applicare la clausola discre-
zionale di cui all’art. 17 par. 1 Regolamento Dublino III.
13.2 Infine, non risultano neppure esserci indizi che permettano di ritenere
che la SEM abbia esercitato in maniera arbitraria il potere di apprezza-
mento di cui dispone nell'applicazione dell'art. 29a cpv. 3 OAsi 1. Alla luce
degli atti all'inserto e delle circostanze del caso di specie, la decisione ri-
sulta essere sostenibile e conforme ai principi costituzionali, quali il diritto
di essere sentito, il principio della parità di trattamento ed il principio della
proporzionalità. Pertanto, il Tribunale non può sostituire il suo libero ap-
prezzamento a quello della SEM.
13.3 In mancanza dell’applicazione della succitata norma da parte della
Svizzera, il Belgio è competente della ripresa a carico della ricorrente in
ossequio alle condizioni poste agli art. 23, 24, 25 e 29 del Regolamento
Dublino III.
14.
Ne discende che è a giusto titolo che la SEM non è entrata nel merito della
domanda d’asilo della ricorrente, in applicazione dell’art. 31a cpv. 1 lett. b
LAsi ed ha pronunciato il suo trasferimento verso il Belgio conformemente
all’art. 44 LAsi.
15.
In siffatte circostanze, non vi è più luogo di esaminare in maniera distinta
le questioni relative all'esistenza di un impedimento all'esecuzione del tra-
sferimento per i motivi giusta i cpv. 3 e 4 dell'art. 83 della legge sugli stra-
nieri e la loro integrazione del 16 dicembre 2005 (LStrI, RS 142.20), dal
momento che detti motivi sono indissociabili dal giudizio di non entrata nel
merito nel quadro di una procedura Dublino (cfr. DTAF 2015/18 con-
sid. 5.2).
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16.
Ne consegue che il ricorso deve essere respinto e la decisione della SEM,
che rifiuta l'entrata nel merito della domanda di asilo e pronuncia il trasfe-
rimento dell’interessata dalla Svizzera verso il Belgio, confermata.
17.
17.1 Avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, la domanda di con-
cessione dell'effetto sospensivo è senza oggetto.
17.2 Infine, ritenute le allegazioni ricorsuali sprovviste di probabilità di esito
favorevole, la domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa
dal versamento delle spese processuali, è respinta.
17.3 Visto l'esito della procedura, le spese processuali di CHF 750.– che
seguono la soccombenza sono poste a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1
e 5 PA nonché art. 1-3 del regolamento sulle tasse e sulle spese ripetibili
nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 febbraio
2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]).
17.4 Le misure supercautelari ordinate dal Tribunale il 18°novembre 2022
decadono con la presente decisione finale (cfr. HANSJÖRG SEILER, in: Wald-
mann/Weissenberger (ed.), Praxiskommentar VwVG, 2a ed. 2016, n. 54 ad
art. 56 PA).
17.5 Infine, la decisione è definitiva e non può, in principio, essere impu-
gnata con ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale
(art. 83 lett. d cifra 1 LTF).
(dispositivo alla pagina seguente)
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