Decision ID: f30bed08-926c-5c26-a146-346786faa1d1
Year: 2010
Language: it
Court: TI_TCA
Chamber: TI_TCA_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: public_law

ritenuto,
in fatto
A. Il cittadino iugoslavo (ora Kosovo) RI 1 (1989) è entrato in Svizzera il 13 novembre 1989, unitamente alla madre _ (1968), per poter vivere presso il padre _ (1967) in Svizzera.
Con sentenza 25 giugno 2009, il presidente della Corte delle assise correzionali di _ ha condannato RI 1 alla pena detentiva di 2 anni e 2 mesi, di cui 12 mesi da espiare e 14 sospesi condizionalmente con un periodo di prova di 4 anni, per ripetuta aggressione, complicità in furto, lesioni semplici, ripetute minacce, ripetuta coazione, consumata e tentata, ripetute vie di fatto, ripetute ingiurie, e infrazione alla legge federale sulle armi.
B. Preso atto di tale condanna penale, il 15 settembre 2009 la Sezione dei permessi e dell'immigrazione del Dipartimento delle istituzioni ha considerato decaduto il permesso di domicilio di RI 1 per motivi di ordine pubblico e gli ha ordinato di lasciare il territorio svizzero a pena scontata.
La decisione è stata resa sulla base degli art. 62, 63 e 66 della
legge federale sugli stranieri del 16 dicembre 2005 (LStr; RS 142.20), e 80
dell'o
rdinanza sull'ammissione il soggiorno e l'attività lucrativa del 24 ottobre 2007 (OASA; RS 142.201).
C. Con giudizio 2 marzo 2010, il Consiglio di Stato ha confermato la suddetta risoluzione dipartimentale, respingendo l'impugnativa contro di essa interposta da RI 1.
Dopo avere respinto diverse censure di ordine procedurale sollevate dal ricorrente, il Governo ha ritenuto che vi fossero gli estremi per revocargli il permesso di domicilio in virtù dei motivi addotti dal dipartimento e ha considerato la decisione impugnata conforme al principio della proporzionalità.
D. Contro la predetta pronunzia governativa, RI 1 si aggrava ora davanti al Tribunale cantonale amministrativo chiedendone l'annullamento e postulando di essere soltanto ammonito.
Il ricorrente solleva anche in questa sede diverse censure riferite alla violazione del suo diritto di essere sentito, che verranno esposte nei considerandi di diritto. Nel merito, contesta di essere una minaccia per l'ordine pubblico, perché è la prima volta che interessa le autorità giudiziarie penali. Considera la decisione impugnata in ogni caso contraria al principio della proporzionalità, in quanto non terrebbe conto che egli vive con tutta la sua famiglia in Svizzera dall'età di 5 mesi. Afferma inoltre di avere gravi problemi di salute, tali da rendere inesigibile il rientro nel suo Paese d'origine.
E. All'accoglimento del gravame si oppongono sia il dipartimento che il Consiglio di Stato, senza formulare particolari osservazioni.
Considerato,

in diritto
1. La competenza di questo Tribunale è data dall'art. 10 lett. a della legge di applicazione alla legislazione federale in materia di persone straniere dell'8 giugno 1998 (LALPS; RL 1.2.2.1). Il gravame in oggetto, tempestivo (art. 46 cpv. 1 della legge di procedura per le cause amministrative del 19 aprile 1966; LPamm; RL 3.3.1.1) e presentato da una persona senz'altro legittimata a ricorrere (art. 43 LPamm), è pertanto ricevibile in ordine e può essere deciso sulla base degli atti, senza istruttoria (art. 18 cpv. 1 LPamm). Non è infatti necessario procedere alla richiesta dell'insorgente di essere personalmente sentito. Né la legislazione cantonale, né quella federale garantiscono infatti alla parte il diritto di essere udita oralmente, essendo sufficiente che essa possa far valere le proprie ragioni per iscritto (DTF 125 I 209 consid. 9b e rinvii, 117 II 132 consid. 3b;
adelio scolari
,
Diritto amministrativo, parte generale, 2a ed., Cadenazzo 2002, n. 494).
2. RI 1 lamenta innanzitutto la violazione del suo diritto di essere sentito sotto diversi aspetti. Tale rimprovero va esaminato preliminarmente, poiché il diritto di essere sentito costituisce una garanzia di natura formale, la cui disattenzione comporta l'annullamento della decisione impugnata indipendentemente dalle possibilità di successo del ricorso nel merito (DTF 124 V 123 consid. 4 a, 122 I 464 consid. 4a, 120 Ib 379 consid. 3b).
2.1. Il ricorrente critica innanzitutto l'autorità dipartimentale per non averlo interpellato, insieme a sua moglie, prima di adottare nei suoi confronti il provvedimento di revoca.
La natura ed i limiti del diritto di essere sentito sono determinati, innanzitutto, dalla normativa procedurale cantonale. Se tuttavia questa risulta insufficiente, valgono le garanzie minime dedotte dall'art. 29 della costituzione federale della Confederazione svizzera del 18 aprile 1999 (Cost.; RS 101), norma che assicura all'interessato il diritto di esprimersi su tutti i punti essenziali di un procedimento prima che sia emanata una decisione e che gli garantisce anche il diritto di partecipare all'assunzione delle prove, di conoscere i risultati delle stesse, di determinarsi a riguardo e di avanzare offerte di prova (DTF 120 Ib 379, 118 Ia 17).
In concreto, l'argomento sollevato dall'insorgente non può essere condiviso. Non vi è alcuna norma in materia di diritto degli stranieri che impone all'autorità di avvertire lo straniero della possibilità che il permesso possa essergli revocato e che gli conceda la facoltà di determinarsi al riguardo. Inoltre l'insorgente non poteva escludere che, a seguito della condanna penale a suo carico, l'autorità avrebbe adottato un simile provvedimento. Sapere poi se un simile diritto possa essere dedotto dall'art. 29 Cost., è una questione che può rimanere aperta in quanto la decisione dipartimentale, munita dei mezzi e dei termini di ricorso, è stata in ogni caso impugnata dinnanzi al Consiglio di Stato, autorità che dispone di pieno potere cognitivo nella materia, ragione per cui un'eventuale violazione di tale disposizione sarebbe stata comunque sanata in corso di procedura.
Anche la doglianza secondo cui l'autorità dipartimentale non ha interpellato sua moglie prima di revocargli il permesso è priva di fondamento, l'insorgente non essendo sposato.
2.2. Il ricorrente lamenta inoltre la carenza di motivazione della decisione dipartimentale e chiede di essere conseguentemente mandato esente dal pagamento delle spese processuali poste a suo carico dal Consiglio di Stato, o di quanto meno ridurle, e di assegnargli delle ripetibili.
Il diritto di essere sentito garantito dall'art. 29 Cost. comprende, tra le altre cose, anche il dovere per le autorità amministrative e giudiziarie di motivare le loro decisioni (art. 26 cpv. 1 LPamm; DTF 117 Ib 64 consid. 4). Per prassi, una motivazione può essere ritenuta sufficiente quando l'autorità menziona, almeno brevemente, i motivi che l'hanno spinta a decidere in un senso piuttosto che in un altro, ponendo in questo modo le parti nella situazione di rendersi conto della portata del giudizio e delle eventuali possibilità di impugnazione dello stesso (DTF 121 I 54 consid. 2c).
Nella fattispecie in esame, la Sezione dei permessi e dell'immigrazione ha motivato la propria decisione nel seguente modo:
"Egregio signor RI 1, con riferimento alla Sentenza della Corte delle assise correzionali di Lugano del 25 giugno 2009 cresciuta in giudicato e richiamati gli art.. 62, 63 e 66 LStr nonché l'art. 80 OASA, per gravi motivi di polizia e di ordine pubblico
si decide:
1.
la validità del permesso di domicilio a suo tempo stabilita a suo favore è decaduta.
2.
Deve lasciare il territorio svizzero non appena avrà scontato la condanna prevista.
3.
Contro la presente decisione è data facoltà di ricorso, entro il termine di 15 giorni dall'intimazione, al Consiglio di Stato".
Ora, dato quanto precede, si può senz'altro ritenere che i requisiti minimi di motivazione previsti dalla giurisprudenza testé menzionata sono stati ossequiati dal dipartimento. Il fatto che l'autorità in parola abbia dichiarato decaduto il permesso di domicilio del ricorrente invece di pronunciarne la revoca, è irrilevante ai fini del giudizio. L'argomentazione addotta ha infatti consentito all'insorgente di rendersi conto sia dell'effettiva portata del provvedimento pronunciato nei suoi confronti, sia delle ragioni poste a fondamento dell'avversata pronuncia.
Prova ne è che l'insorgente è stato in grado di impugnare la medesima con la dovuta cognizione di causa davanti al Consiglio di Stato, che l'ha confermata dopo un ulteriore scambio di allegati.
2.3. Ne discende che le censure di ordine formale sollevate dall'insorgente vanno integralmente respinte.
3. 3.1. Giusta l'art. 63 cpv. 2 LStr, il permesso di domicilio di uno straniero che soggiorna regolarmente e ininterrottamente da oltre 15 anni in Svizzera, come nel caso del qui ricorrente, può essere revocato unicamente se sono adempiute le condizioni di cui all'art. 62 lett. b LStr, cioè se lo straniero è stato condannato a una pena detentiva di lunga durata (art. 63 cpv. 1 lett. a LStr) oppure se ha violato gravemente o espone a pericolo l'ordine e la sicurezza pubblici in Svizzera o all'estero o costituisce una minaccia per la sicurezza interna o esterna della Svizzera (art. 63 cpv. 1 lett. b LStr). Per giurisprudenza, una pena detentiva - sospesa o da espiare - è di lunga durata se è stata pronunciata per più di un anno (DTF 135 II 377 consid. 4.2 pag. 379 segg.; STF 2C_515/2009 del 27 gennaio 2010 consid. 2.1). Una violazione della sicurezza e dell'ordine pubblici è per contro data, in caso di mancato rispetto di prescrizioni di legge e di decisioni delle autorità (art. 80 cpv. 1 lett. a OASA). Vi è esposizione della sicurezza e dell'ordine pubblici a pericolo, se sussistono indizi concreti che il soggiorno in Svizzera dello straniero in questione porti con notevole probabilità a una violazione della sicurezza e dell'ordine pubblici (art. 80 cpv. 2 OASA).
3.2.
Come accennato in narrativa, con sentenza 25 giugno 2009 il presidente della Corte delle assise correzionali di _ ha condannato – tra gli altri - RI 1 alla pena detentiva di 2 anni e 2 mesi, di cui 12 mesi da espiare e 14 sospesi condizionalmente con un periodo di prova di 4 anni.
Esaminando nel dettaglio i reati commessi dall'insorgente, va rilevato che egli è stato ritenuto colpevole di:
aggressione, ripetuta: per avere il 19.10.08, in correità con terzi, partecipato all'aggressione di L.D. il quale ha subìto un trauma cranico, un ematoma in regione occipitale destra e delle ferite lacero contuse alla spalla destra; sempre il 19.10.08, partecipato all'aggressione di J.B. che ha subìto un trauma cranico commotivo, la frattura del seno mascellare, della parete mediale e superiore destra, la frattura dell'arcata zigomale destra ed una ferita lacero contusa alla palpebra destra
;
complicità in furto: per avere tra il gennaio e il luglio 2008, a scopo di indebito pro-
fitto ed al fine di appropriarsene, aiutato B.R. a sottrarre cose
mobili altrui per un valore di almeno fr. 4'000.–;
lesioni semplici: per avere, il 16.01.2009, strattonato e colpito con pugni il mino-
renne R.E. causandogli delle ferite;
minacce ripetute: per avere: tra il settembre 2006 e il 13 giugno 2007, in più occa-
sioni, incusso spavento e timore a M.M. e S.M., minacciandole
sia di morte che di ritorsioni; tra il 23.12.2008 e il 16.01.2009, in
più occasioni, incusso spavento e timore al minorenne R.E. mi-
nacciandolo sia di morte che di ritorsioni;
coazione ripetuta,
consumata e tentata: per avere, tra il 26 marzo e il 14 aprile 2007, in più occasioni, u-
sando violenza o minaccia di grave danno e intralciando la loro
libertà di agire, indotto M.M. a interrompere la relazione senti-
mentale con S.B. e a non più frequentare S.M., nonché indotto
quest'ultima a togliere alcune immagini dal sito internet;
vie di fatto ripetute: per avere, senza cagionare un danno al corpo o alla salute,
commesso vie di fatto per avere colpito, con una sberla, M.M il 16.12.2006, e S.M. il 14.04.2007;
ingiurie, ripetute: per avere tra settembre 2006 e il 13.06.2007, in più occasioni,
offeso l'onore di M.M. e S.M.; tra il 23.12.2008 e l'8.01.2009, in
più occasioni, offeso l'onore del minorenne R.E.;
infrazione alla
LF sulle armi per avere il 19.10.2008, senza diritto, portato, detenuto e utiliz-
zato un tirapugni di metallo color argento.
Ritenuto che per tali reati il ricorrente è stato condannato a una pena privativa della libertà ampiamente superiore a un anno, ovvero di lunga durata ai sensi della menzionata giurisprudenza, egli adempie pertanto i requisiti per la revoca del suo permesso di domicilio già sulla base dell'art. 63 cpv. 2 in relazione con l'art. 62 lett. b LStr, senza che sia necessario esaminare se egli adempi pure le condizioni previste all'art. 63 cpv. 1 lett. b LStr.
Del resto, nemmeno l'insorgente contesta tale conclusione.
4. Il ricorrente ritiene invece che il provvedimento di revoca del suo permesso di domicilio scaturisca da una scorretta ponderazione degli interessi in gioco, per di più valutata soltanto in sede di ricorso.
4.1. Una decisione di revoca di un permesso di domicilio giusta l'art. 63 cpv. 2 LStr si giustifica se essa rispetta il principio della proporzionalità. In sostanza, occorre tener conto della gravità della colpa, del tempo trascorso dal compimento di eventuali reati, della durata del soggiorno in Svizzera e degli svantaggi incombenti sullo straniero e sulla sua famiglia in caso di allontanamento (DTF 129 II 215 consid. 3.3 pag. 217; STF 2C_825/2008 del 7 maggio 2009 consid. 2).
Se un permesso di domicilio viene revocato perché è stato commesso un reato, il primo criterio per valutare la gravità della colpa e per procedere alla ponderazione degli interessi è costituito dalla condanna inflitta in sede penale. Conformemente alla giurisprudenza sviluppata in base al diritto previgente, per ammettere la revoca di un permesso di domicilio devono essere poste esigenze tanto più elevate quanto più lungo è il tempo vissuto in Svizzera (DTF 130 II 176 consid. 4.4.2 pag. 190 segg.; 125 II 521 consid. 2b). Per gli stranieri giunti nel nostro Paese durante l'infanzia o l'adolescenza, una simile misura non si giustifica di regola già dopo il compimento di un solo reato, bensì unicamente a seguito di ripetute azioni delittuose di un certo peso, segnatamente nel caso in cui la situazione va sempre più peggiorando (STF 2C_745/2008 del 24 febbraio 2009 consid. 4.2 e 5.4.3).
Se un provvedimento si giustifica ma risulta inadeguato alle circostanze, alla persona interessata può essere rivolto un ammonimento, con la comminazione di tale provvedimento (art. 96 cpv. 2 LStr).
4.2. RI 1 ha iniziato a interessare la polizia e le nostre autorità giudiziarie penali già all'età di 17 anni e, con il trascorrere del tempo, la sua attività delittuosa si è sempre più aggravata.
Eloquente è il fatto che, dopo essere stato in prigione dal 22 ot
tobre al 22 dicembre 2008 per aggressione (in correità con terzi) e infrazione alla LF sulle armi, già il giorno successivo alla sua scarcera
zione egli ha ripreso delinquere. Dal 23 dicembre 2008 al 16 gennaio 2009, in più occasioni, egli ha offeso l'onore del minorenne R.E. sia verbalmente che tramite messenger, incusso spavento e timore al medesimo minacciandolo di morte e di non meglio precisate ritorsioni, qualora non avesse ritrattato alcune dichiarazioni rese alla polizia e ritirato una querela nei suoi confronti. Come se non bastasse, sempre il 16 gennaio 2009, egli ha intenzionalmente cagionato un danno al corpo ancora al minorenne R.E.: dapprima strattonandolo e facendogli sbattere la testa contro il porta carta per le mani, per poi colpirlo ripetutamente al volto con pugni, sino a procurargli un ematoma periorbitale a sinistra, un'escoriazione sotto-orbitale ed una frontale a destra, una tumefazione nasale a livello della sella a sinistra ed una tumefazione in sede frontale a sinistra. Va osservato che la sua azione delittuosa è cessata soltanto a seguito del suo arresto.
Nella sentenza penale (pag. 11), il presidente della Corte delle assise correzionali ha considerato come, durante la requisitoria, il Procuratore pubblico avesse sottolineato la
“sfrontatezza, la mancanza di valori, l'arroganza oltre che la mancanza di rispetto per le cose e per le persone”
dimostrata dagli accusati.
“Essi hanno dimostrato di non avere voglia né di studiare né di lavorare perché ciò costa fatica e preferiscono passare le loro giornate cazzeggiando. Il PP ricorda che tutti gli episodi di aggressione sono iniziati senza un vero motivo”
. Il PP ha inoltre espresso la propria
“preoccupazione per il comportamento sfrontato, aggressivo, e assai minaccioso tenuto da RI 1”
nei confronti di M.M. e S.M. e dei genitori della sua ex ragazza
“e questo per una baggianata, per una storia finita male”
, come pure il fatto che egli non avesse
“preso coscienza delle proprie colpe”
(pag. 12).
Ritenuto che l'insorgente si è reso colpevole di
ripetute azioni delittuose
di una certa gravità che toccano diversi beni giuridici fondamentali della nostra società, come la vita e l'integrità fisica e psichica
, l'onore e la libertà personale,
la s
ua colpa non può essere assolutamente minimizzata. C
on il suo modus operandi, egli ha infatti dimostrato di non volere o di non essere in grado di adattarsi all'ordinamento vigente nel paese che lo ospita e di essere un pericolo per l'ordine e la sicurezza pubblica. Ritenuto inoltre che i reati testé menzionati non sono lontani nel tempo, non si può nemmeno escludere una sua recidiva. Il fatto che l'insorgente evidenzi come al processo penale sia stata formulata una prognosi favorevole e la pena in parte sospesa condizionalmente, non impedisce la revoca del permesso.
Secondo prassi costante del Tribunale federale, l'atteggiamento tenuto durante la detenzione, come del resto il fatto che una persona venga rilasciata condizionalmente, non permette di concludere che il soggetto in questione non costituisca più un pericolo per la società (DTF 130 II 176 consid. 4.3.3; STF 2C_542/2009 del 15 dicembre 2009 consid. 3.3 con rinvii). Il giudice penale considera in effetti primariamente la situazione personale del condannato e le sue possibilità di risocializzazione, mentre l'autorità amministrativa si prefigge di proteggere la sicurezza e l'ordine pubblici (DTF 129 II 215 consid. 3.2; STF 2C_475/2009 del 26 gennaio 2010 consid. 4.2.2 e 2A.582/2006 del 26 febbraio 2007 consid. 3.6).
4.3. RI 1 è nato nel 1989 ed è entrato in Svizzera pochi mesi dopo la sua nascita. Se, da una parte, questa circostanza ha un sicuro peso nell'ambito della ponderazione degli elementi da valutare, dall'altra bisogna tenere conto che, con il suo comportamento, egli ha dimostrato di avere enormi difficoltà di integrazione. Va pure osservato che egli non è nemmeno stato in grado di terminare l'apprendistato. Del resto, neppure la presenza della sua famiglia in Ticino gli ha impedito di commettere le diverse azioni delittuose per le quali è stato condannato. Reati, questi, talmente gravi da renderlo una persona indesiderata in Svizzera.
Bisogna anche tenere conto che il ricorrente è ancora molto giovane, avendo attualmente solo 21 anni, ed ha verosimilmente altri famigliari in Kosovo. Del resto, egli non nega di recarsi regolarmente nel proprio Paese d'origine, all'incirca una volta all'anno (scritto 8 ottobre 2009 del patrocinatore del ricorrente al Servizio dei ricorsi del Consiglio di Stato). Inoltre, come ha indicato il Governo, essendo cresciuto in una famiglia kosovara, egli conosce la lingua materna. Lingua che potrà ulteriormente perfezionare una volta in loco. Dopo qualche difficoltà iniziale di adattamento, un suo rientro in patria appare quindi tutto sommato esigibile.
4.4. Il ricorrente sostiene di non poter trasferirsi in Kosovo in quanto soffre di una grava patologia cardiaca (cardiopatia vascolare congenita con vitio aortico combinato), che lo costringe a sottoporsi a diversi interventi all'Universtitätsspital di Zurigo. Pendente il ricorso, egli ha trasmesso ulteriore documentazione al fine di dimostrare che le particolari cure di cui necessita non sarebbero garantite in Patria. Ora, benché il sistema sanitario kosovaro non sia al medesimo livello di quello elvetico, bisogna comunque rilevare che il Paese d'origine dell'insorgente non è sprovvisto di strutture sanitarie adeguate. Egli non sarebbe pertanto totalmente privato di assistenza medica, come del resto non lo sono nemmeno le persone aventi problemi analoghi ai suoi. Sotto questo aspetto non si può ritenere che l'art. 3 CEDU (divieto di essere sottoposto a trattamenti inumani o degradanti), sempre che tale disposizione sia applicabile alla fattispecie, sarebbe violato.
Sapere poi se egli debba soggiornare imperativamente in Svizzera per potersi sottoporre a specifici interventi di cui apparentemente non potrebbe beneficiare in Kosovo, è una questione che deve essere esaminata e risolta innanzitutto dall'autorità di prime cure, cui spetta un certo margine di apprezzamento, alla quale dovrà se del caso essere inoltrata un'istanza in tal senso fondata sull'art. 29 LStr (ammissione per cure mediche), non potendo questo Tribunale pronunciarsi per la prima volta sul rilascio di un permesso, in merito al quale il dipartimento non ha avuto la possibilità di esprimersi con piena cognizione di causa.
4.5. In conclusione, un'attenta ponderazione di tutti gli interessi in gioco permette di ritenere proporzionata la decisione di revoca del permesso di domicilio adottato dall'autorità inferiore. Tanto più che il provvedimento non impedirà al ricorrente di rendere visita ai suoi famigliari in Svizzera nell'ambito della normativa vigente in materia di turisti.
5. Va poi osservato che l'insorgente non può invocare la protezione dell'art. 8 della convenzione del 4 novembre 1950 per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali (CEDU; RS 0.101) che garantisce il rispetto della vita famigliare, ritenuto che è maggiorenne e non risulta che si trovi in un rapporto di dipendenza verso i propri genitori. Condizioni, queste, che devono essere necessariamente adempiute per poter applicare tale disposto convenzionale.
6. Revocando il permesso di domicilio al ricorrente, l'autorità dipartimentale non ha pertanto disatteso le disposizioni legali applicabili. Inoltre la decisione censurata non procede da un esercizio abusivo del potere di apprezzamento che la legge riserva all'autorità di polizia degli stranieri in ordine alla valutazione dell'adeguatezza della misura adottata, per cui la medesima, benché severa, dev'essere confermata. Un semplice ammonimento, non può quindi trovare applicazione nella presente fattispecie.
7. Stante quanto precede, il ricorso va respinto. La tassa di giustizia e le spese seguono la soccombenza (art. 28 LPamm).