Decision ID: 4fc5f204-9c70-575a-b5e7-7770cdcdc5c7
Year: 2018
Language: it
Court: TI_TCAS
Chamber: TI_TCAS_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: social_law

ritenuto,
in fatto
1.1. In data 9 gennaio 1985, RI 1, nato nel 1965, all’epoca apprendista meccanico presso la ditta _ di _ e assicurato contro gli infortuni presso l’_, è rimasto coinvolto in un incidente della circolazione stradale, riportando una frattura pluriframmentaria della gamba sinistra, una lesione al ginocchio destro e al piede sinistro, nonché una
commotio cerebri
.
L’Istituto assicuratore ha assunto il caso e ha corrisposto regolarmente le prestazioni di legge.
Con decisione formale del 18 agosto 1988, poi confermata in sede di opposizione, l’amministrazione ha riconosciuto all’assicurato una rendita d’invalidità del 25% dal 1° maggio 1988 e un’indennità per menomazione all’integrità del 12.5%.
Con pronunzia LAINF 8/89 del 4 agosto 1990, questa Corte ha confermato il grado d’invalidità fissato dall’assicuratore, mentre l’IMI è stata aumentata al 30%.
1.2. Nel corso del 1991, l’_ ha proceduto ad una revisione d’ufficio della rendita d’invalidità. Tenuto conto del reddito concretamente conseguito dall’assicurato presso il suo nuovo datore di lavoro, la ditta _, con decisione su opposizione del 7 agosto 1992 la rendita è stata ridotta al 10% a contare dal 1° giugno 1992.
1.3. A far tempo dal 1° aprile 2009, RI 1 è stato assunto quale tecnico del servizio di manutenzione dalla _ di _, i cui dipendenti sono assicurati contro gli infortuni presso la CO 1 (cfr. doc. 1).
Il 14 ottobre 2009, RI 1, in sella alla propria moto, era incorso in un incidente, assunto dalla CO 1, nel quale egli aveva contuso il ginocchio e la caviglia destra (doc. 2).
Nel gennaio del 2010, il chirurgo ortopedico dott. _ aveva refertato una situazione praticamente sovrapponibile a quella esistente prima del sinistro, tanto che l’assicurato era stato in grado di riprendere il proprio lavoro in misura completa.
1.4. In data 22 aprile 2011, l’assicurato è rimasto vittima di un nuovo incidente stradale mentre si trovava in sella alla propria motocicletta.
A causa di questo sinistro, egli ha lamentato una distorsione Lisfranc con frattura intra-articolare a livello della base del metatarso I del piede destro (cfr. doc. 7).
La CO 1 ha riconosciuto la propria responsabilità.
1.5. Esperiti gli accertamenti medico-amministrativi del caso, con decisione formale del 19 settembre 2014, l’amministrazione, considerato che l’interessato presenta una capacità lavorativa del 75% nello svolgimento di attività adatte, gli ha assegnato una rendita d’invalidità del 42% a partire dal 1° ottobre 2014 e un’IMI del 10%. La CO 1 ha pure precisato che i disturbi psichici non sono di sua pertinenza, facendo difetto l’adeguatezza del nesso causale (cfr. doc. 53).
A seguito dell’opposizione interposta dall’avv. RA 1 per conto dell’assicurato (doc. 57), in data 21 novembre 2014, l’amministrazione ha confermato il contenuto della sua prima decisione (cfr. doc. 58).
1.6. Con decisione formale del 10 novembre 2014, confermata con decisione su opposizione del 16 dicembre 2014, l’_ ha soppresso la propria rendita d’invalidità dal 1° ottobre 2014, in applicazione del combinato disposto degli artt. 77 LAINF e 100 cpv. 3 OAINF (cfr. incarto _).
In data 6 gennaio 2015, l’_ ha versato alla CO 1 l’importo di fr. 89'593.70, corrispondente al valore capitalizzato della parte di rendita imputabile all’infortunio di sua competenza (cfr. incarto _).
1.7. Con sentenza 35.2015.12 del 30 settembre 2015, cresciuta incontestata in giudicato, il TCA ha innanzitutto confermato che CO 1 era legittimata a definire il diritto alle prestazioni di lunga durata facendo astrazione dalla problematica psichica (cfr. consid. 2.2.4.), non in nesso causale adeguato con l’infortunio del 22 aprile 2011.
Quanto all’entità della rendita di invalidità (del 42%) assegnata da CO 1, contestata in quanto non terrebbe conto anche della precedente rendita di invalidità (del 10%) accordata dall’_, il TCA ha ritenuto che effettivamente, come sostenuto dal ricorrente, nel caso di specie trovi applicazione l’art. 100 cpv. 3 OAINF, messo invece in dubbio dal patrocinatore dell’assicuratore convenuto.
Per tali ragioni, il TCA ha rinviato gli atti ad CO 1 affinché, dopo avere richiesto al dr. _ una valutazione
globale
dal punto di vista somatico di tutti gli infortuni subiti dall’assicurato, incluso quello assicurato presso l’_, definisca nuovamente l’entità della rendita d’invalidità spettante a RI 1 (cfr. doc. 59).
1.8. Con decisione 24 novembre 2017 (doc. 67), l’assicuratore contro gli infortuni, fondandosi sulla valutazione degli atti eseguita il 27 aprile 2017 dal dr. _, preso atto di una capacità lavorativa dell’interessato del 70% in attività adatte, ha confermato un grado d’invalidità del 42% (doc. 67).
A seguito dell’opposizione del 30 dicembre 2017 interposta dall’avv. RA 1 per conto dell’assicurato (doc. 70) e dopo avere predisposto una visita peritale a cura dello stesso dr. _ (doc. 76), in data 20 agosto 2018 CO 1 ha confermato l’attribuzione a favore dell’interessato di una rendita di invalidità del 42% (doc. A).
1.9. In ambito AI, con sentenza 32.2017.145 del 23 aprile 2018, cresciuta incontestata in giudicato, il TCA ha confermato la correttezza della decisione con la quale l’Ufficio AI, basandosi sulle risultanze peritali di una perizia pluridisciplinare eseguita dal SAM - la quale ha riconosciuto un miglioramento dello stato di salute dell’interessato, da considerare totalmente inabile al lavoro nell’abituale professione, ma abile al lavoro al 50% in attività adeguate (cfr. doc. 64) - ha ridotto da intera a mezza la rendita di invalidità spettante all’assicurato a partire dal
1° ottobre 2017
, in virtù di un grado di invalidità del 57%.
1.10. Con tempestivo ricorso del 26 settembre 2018, RI 1, sempre rappresentato dall’avv. RA 1, ha chiesto che, annullata la decisione su opposizione impugnata, la CO 1 venga condannata a versargli una rendita d’invalidità del 45%.
A sostegno della propria pretesa, l’insorgente ha contestato il grado di invalidità calcolato dall’assicuratore infortuni, il quale è rimasto invariato (percentuale del 42%) nonostante i nuovi accertamenti medici predisposti conformemente a quanto deciso dal TCA nella sentenza 35.2015.12 del 30 settembre 2015 abbiano messo in luce un peggioramento della capacità lavorativa residua dell’interessato nello svolgimento di attività adatte – passata dal 75% al 70% tenendo conto dell’
insieme
delle patologie di origine infortunistica.
La patrocinatrice del ricorrente ha evidenziato che il risultato finale è rimasto invariato in quanto il reddito da invalido è stato fissato dall’assicuratore tenendo conto unicamente della “nuova” incapacità lavorativa in attività adatte, senza tuttavia più apportare la riduzione percentuale del 5% che era invece stata riconosciuta al momento della precedente decisione del 21 novembre 2014.
La rappresentante dell’assicurato ha sottolineato che, oltre che da CO 1 nella decisione del 21 novembre 2014, la medesima riduzione percentuale del 5% è pure stata applicata dall’Ufficio AI e confermata dal TCA con sentenza 32.2017.145 del 23 aprile 2018.
Alla luce di tali elementi, il patrocinatore dell’assicurato ha quindi richiesto che, tenuto conto della riduzione percentuale del 5% da applicare al reddito da invalido, il grado di invalidità dell’interessato venga fissato al 45% (doc. I).
1.11. La CO 1, in risposta, ha chiesto che l’impugnativa venga respinta con argomenti di cui si dirà, per quanto occorra, nei considerandi di diritto (doc. V).

in diritto
2.1. L’oggetto della lite è circoscritto l’entità della rendita d’invalidità spettante all’assicurato.
Giusta l'art. 18 cpv. 1 LAINF, l'assicurato invalido (art. 8 LPGA) almeno al 10 per cento a seguito d'infortunio ha diritto alla rendita di invalidità.
Secondo l'art. 8 cpv. 1 LPGA, è considerata invalidità l'incapacità al guadagno totale o parziale presumibilmente permanente o di lunga durata.
Il TFA, in una sentenza U 192/03 del 22 giugno 2004, pubblicata in RAMI 2004 U 529, p. 572ss., ha rilevato che l'art. 18 LAINF rinvia direttamente all'art. 8 LPGA; l'art. 8 cpv. 1 LPGA, a sua volta, corrisponde al previgente art. 18 cpv. 2 prima frase LAINF, motivo per il quale occorre concludere che non vi sono stati cambiamenti di rilievo in seguito all'introduzione della LPGA.
Da parte sua, l'art. 16 LPGA prevede, che per valutare il grado d’invalidità, il reddito che l’assicurato invalido potrebbe conseguire esercitando l’attività ragionevolmente esigibile da lui dopo la cura medica e l’eventuale esecuzione di provvedimenti d’integrazione, tenuto conto di una situazione equilibrata del mercato del lavoro, è confrontato con il reddito che egli avrebbe potuto ottenere se non fosse diventato invalido.
L'Alta Corte, nella
sentenza U 192/03 del 22 giugno 2004, citata in precedenza, ha rilevato che anche l'art. 16 LPGA non ha modificato la valutazione del grado di invalidità dell'assicurato previsto dai previgenti art. 28 cpv. 2 LAI e art. 18 cpv. 2 seconda frase LAINF.
Nella stessa pronuncia la nostra Massima Istanza ha quindi concluso che in ambito LAINF la giurisprudenza relativa ai concetti di inabilità lavorativa, inabilità al guadagno e invalidità continua a mantenere la sua validità anche in seguito all'introduzione della LPGA.
Su questi aspetti si veda pure la DTF 130 V 343.
Due sono, dunque, di norma gli elementi costitutivi dell'invalidità:
1. il danno alla salute fisica o psichica (fattore medico)
2. la diminuzione della capacità di guadagno (fattore economico).
Tra il danno alla salute e l'incapacità di guadagno deve inoltre intercorrere un nesso causale adeguato (fattore causale).
Nell'assicurazione obbligatoria contro gli infortuni deve esserci inoltre un nesso causale, naturale ed adeguato, tra il danno alla salute e l'infortunio.
2.2. L'invalidità, concetto essenzialmente economico, si misura in base alla riduzione della capacità di guadagno e non secondo il grado di menomazione dello stato di salute.
D'altro canto, poiché l'incapacità di guadagno importa unicamente nella misura in cui dipende da un danno alla salute, la determinazione dell'invalidità presuppone preliminarmente adeguati accertamenti medici che rilevino il danno in questione.
Spetta al medico fornire una precisa descrizione dello stato di salute dell'assicurato e di tracciare un esatto quadro degli impedimenti ch'egli incontra nell'esplicare determinate funzioni.
Il medico indicherà per prima cosa se l'assicurato può ancora svolgere la sua professione, precisando quali sono le controindicazioni in quell'attività e in altre analoghe.
Egli valuterà finalmente il grado dell'incapacità lavorativa che gli impedimenti provocano sia nella professione attuale sia nelle altre relativamente confacenti (cfr., su questi aspetti, la
STFA I 871/02 del 20 aprile 2004 e
la
STFA I 162/01 del 18 marzo 2002).
L'invalidità, proprio perché concetto essenzialmente economico, si misura raffrontando il reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non fosse divenuto invalido con quello ch'egli può tuttora o potrebbe realizzare, benché invalido, sfruttando la residua capacità lavorativa in attività da lui ragionevolmente esigibili, in un mercato del lavoro equilibrato, dopo l'adozione di eventuali provvedimenti integrativi (cfr. art. 16 LPGA).
I due redditi da porre a raffronto sono necessariamente ipotetici. L'ipotesi deve però poggiare su solide basi, avere un fondamento oggettivo.
La giurisprudenza federale ha, più volte, confermato il principio che, nella determinazione dell'invalidità, non c'è la possibilità di fondarsi su una valutazione medico-teorica del danno alla salute dovuto all'infortunio e che occorre, sempre, basarsi sulle conseguenze economiche di tale danno.
Il TFA ha avuto modo di confermare che alla perdita di guadagno effettiva in un rapporto di lavoro stabile si può far capo solo eccezionalmente, se l'assicurato può esaurire pienamente presso la ditta in cui da lungo tempo lavora tutta la sua residua capacità lavorativa (STFA U 25/94 del 30 giugno 1994).
La perdita di guadagno effettiva può corrispondere alla perdita di guadagno computabile soltanto se - le condizioni sono cumulative - ogni riferimento al mercato del lavoro in generale, tenuto conto dei rapporti di lavoro particolarmente stabili, si avvera praticamente inutile, se l'assicurato esercita un'attività ragionevolmente esigibile nella quale si deve considerare che sfrutti al massimo la sua capacità di lavoro residua e se il reddito corrisponde ad una prestazione di lavoro e non ad un salario sociale (RAMI 1991 U 130, p. 270ss. consid. 4a; conferma di giurisprudenza).
Le ragioni, inerenti l'azienda, che rendono impossibile l'utilizzazione ottimale della rimanente capacità di produzione, devono essere considerate soltanto se, sul mercato del lavoro generale, non esiste una possibilità d'impiego, esigibile dall'assicurato, che gli permetterebbe di valorizzare meglio la propria residua capacità di lavoro (RAMI 1991 succitata, consid. 4d).
I. Termine:
reddito da invalido
La misura dell'attività che si può ragionevolmente esigere dall'invalido va valutata in funzione del danno alla salute, avuto riguardo alle circostanze personali come l'età, le attitudini psico-fisiche, l'istruzione, la formazione professionale.
Secondo la giurisprudenza, per la fissazione dei redditi ipotetici, non vanno considerate circostanze che non riguardano l'invalidità vera e propria. Particolarità quali formazione professionale o conoscenza linguistiche carenti hanno, in quest'ambito, rilevanza se sono causa di un reddito inferiore alla media. In tal caso, esse vanno o considerate nella determinazione dei due redditi da porre a confronto o non considerati affatto (RAMI 1993 U 168, p. 97ss., consid. 5a, b).
Nel valutare la possibilità di sfruttare la residua capacità lavorativa e tradurla in capacità di guadagno non si terrà conto di difficoltà contingenti del mercato del lavoro ma ci si collocherà nell'ipotesi di un mercato equilibrato, nella situazione, cioè, in cui offerta e domanda sostanzialmente si controbilancino (cfr. RAMI 1994 U 187, p. 90 consid. 2b; DTF 115 V 133; STFA del 30 giugno 1994 succitata).
Specifica dell'assicurazione obbligatoria contro gli infortuni è la norma di cui all'art. 28 cpv. 4 OAINF:
"
Se a causa della sua età l'assicurato non riprende più un'attività lucrativa dopo l'infortunio o se la diminuzione della capacità di guadagno è essenzialmente dovuta alla sua età avanzata, sono determinanti per valutare il grado d'invalidità i redditi che potrebbe eseguire un assicurato di mezza età vittima di un danno alla salute della stessa gravità."
II. Termine:
reddito conseguibile senza invalidità
:
Nel determinare il reddito conseguibile senza invalidità ci si baserà per quanto possibile sulla situazione antecedente l'infortunio. Se ne ipotizzerà l'evoluzione futura partendo dall'assunto che senza di esso la situazione si sarebbe mantenuta sostanzialmente stabile (cfr. STFA del 15 dicembre 1992 nella causa G.I.M.). Ci si discosterà da questa proiezione solo se le premesse per modifiche di qualche rilievo sono già date al momento dell'infortunio o se particolari circostanze ne rendono il verificarsi altamente probabile (cfr. RAMI 1993 U 168, p. 97ss., consid. 5b; 4a, b).
Il grado di invalidità corrisponde alla differenza, espressa in percentuale, tra il reddito ipotetico conseguibile senza invalidità e quello, non meno ipotetico, conseguibile da invalido
.
2.3. Nella concreta evenienza, dalla decisione su opposizione impugnata si evince che l’amministrazione ha accordato all’assicurato una rendita d’invalidità del 42% dal 1° ottobre 2014, facendo capo, per quanto concerne l’esigibilità lavorativa, alla valutazione espressa al riguardo dal dr. _, spec. FMH in chirurgia ortopedica.
Quest’ultimo, nel rapporto medico del 6 agosto 2018, ha concluso che, tenuto conto dell’
insieme
dei disturbi di origine infortunistica interessanti l’anca sinistra e il nervo peroneo a sinistra, il piede e il ginocchio destro, così come pure il polso di destra (quest’ultimo coinvolto nell’incidente preso a carico dall’_), l’assicurato va considerato totalmente inabile al lavoro nella propria precedente professione, mentre conserva una capacità lavorativa del 70% nell’esecuzione di un’attività leggera adeguata, rispettosa delle sue limitazioni funzionali (doc. 76).
Ora, posto come l’aspetto dell’esigibilità non sia stato contestato dalla patrocinatrice del ricorrente (cfr. doc. I), questo Tribunale ritiene accertato che, nonostante l’
insieme
dei danni alla salute di natura infortunistica, RI 1 sarebbe in grado di svolgere un’attività lavorativa leggera e adeguata, rispettosa delle sue limitazioni funzionali, nella misura del 70%.
2.4.
Si tratta
ora
di valutare le conseguenze economiche del danno alla salute infortunistico.
2.5. Per quanto concerne il
reddito da valido
, secondo l’assicuratore infortuni resistente, senza il danno alla salute, il ricorrente, nel 2014,
avrebbe realizzato un reddito annuo pari a
fr. 79’936
(cfr. doc. 67).
Questo dato, calcolato secondo quanto indicato dal datore di lavoro dell’interessato e non contestato dall’insorgente, può essere fatto proprio dal TCA.
2.6. Per quanto riguarda il
reddito da invalido
, la giurisprudenza federale si fonda sui criteri fissati nelle sentenze pubblicate in DTF 126 V 75 seg. e in DTF 129 V 472 seg.
Nella prima sentenza di principio la Corte ha stabilito che ai fini della determinazione del reddito da invalido fa stato in primo luogo la situazione professionale e salariale concreta dell'interessato, a condizione però che quest'ultimo sfrutti in maniera completa e ragionevole la capacità lavorativa residua e che il reddito derivante dall'attività effettivamente svolta sia adeguato e non costituisca un salario sociale ("Soziallohn") (DTF 126 V 76 consid. 3b/aa e riferimenti). Qualora difettino indicazioni economiche effettive, possono, conformemente alla giurisprudenza, essere ritenuti i dati forniti dalle statistiche salariali. La questione a sapere se, e in quale misura al caso, i salari fondati su dati statistici debbano essere ridotti, dipende dall'insieme delle circostanze personali e professionali del caso concreto (limitazione addebitabile al danno alla salute, età, anni di servizio, nazionalità e tipo di permesso di dimora, grado di occupazione), criteri questi che l'amministrazione è tenuta a valutare globalmente. La Corte ha precisato, al riguardo, come una deduzione massima del 25% del salario statistico permettesse di tener conto delle varie particolarità suscettibili di influire sul reddito del lavoro. Il Tribunale federale delle assicurazioni ha poi ancora rilevato, nella medesima sentenza, che, chiamato a pronunciarsi sulla deduzione globale, la quale procede da una stima che l'amministrazione deve succintamente motivare, il giudice non può senza valido motivo sostituire il suo apprezzamento a quello degli organi dell'assicurazione.
Nella seconda sentenza di principio il TFA ha fissato i criteri da adempiere affinché il reddito da invalido possa essere validamente determinato sulla base dei salari DPL (“Descrizione dei posti di lavoro”).
In quella sede, la nostra Corte federale ha rilevato che, oltre a produrre almeno cinque DPL, l’assicuratore infortuni è tenuto a fornire indicazioni sul numero totale dei posti di lavoro entranti in linea di considerazione a dipendenza dell’impedimento concreto, come pure sul salario più elevato, su quello più basso, nonché su quello medio del gruppo cui è fatto riferimento.
L’Alta Corte, relativamente ai dati statistici, ha stabilito che sono esclusivamente applicabili, in difetto di indicazioni economiche concrete, i dati salariali nazionali risultanti dalla tabella di riferimento TA1 dell’inchiesta sulla struttura dei salari edita dall’Ufficio federale di statistica e non i valori desumibili dalla tabella TA13, che riferisce dei valori in relazione alle grandi regioni (SVR 2007 UV nr. 17, STFA del 5 settembre 2006 nella causa P., I 222/04).
In una sentenza 32.2007.165 del 7 aprile 2008 questa Corte, fondandosi sulla sentenza U 8/7 del 20 febbraio 2008, ha stabilito che “(...)
quando il salario da valido conseguito in Ticino in una determinata professione è inferiore al salario medio nazionale in quella stessa professione, anche il reddito da invalido va ridotto nella medesima percentuale
(al riguardo cfr.
Grisanti
, Nuove regole per la valutazione dell’invalidità., in: RtiD II-2006, p. 311 seg., in particolare p. 326-327) (...)”.
Con sentenza 8C_399/2007 del 23 aprile 2008 al consid. 6.2, il Tribunale federale ha lasciato aperta la questione a sapere se l’adeguamento va ammesso solo nel caso in cui il valore fosse chiaramente sotto la media (“
deutliche Abweichung
”). Tale è di regola stata ritenuta una differenza del 10% (SVR 2004 UV no. 12 p. 45 consid. 6.2; dell’8% nella sentenza U 463/06 del 20 novembre 2007; nella sentenza pubblicata in SVR 2008 IV Nr. 49 consid. 2.3. l’Alta Corte non ha ritenuto rilevante un gap salariale del 4%).
La questione è stata definitivamente risolta con la DTF 135 V 297, sentenza in cui la nostra Massima Istanza ha stabilito che se il guadagno effettivamente conseguito diverge di almeno il 5% dal salario statistico usuale nel settore, esso è considerevolmente inferiore alla media ai sensi della DTF 134 V 322 consid. 4 p. 325 e può giustificare - soddisfatte le ulteriori condizioni - un parallelismo dei redditi da raffrontare. Questo parallelismo si effettua però soltanto per la parte percentuale eccedente la soglia del 5%. Inoltre, le condizioni per una deduzione a titolo di parallelismo e per circostanze personali e professionali sono interdipendenti, nel senso che i medesimi fattori che incidono sul reddito non possono giustificare contemporaneamente una deduzione a titolo di parallelismo e una deduzione per circostanze personali e professionali.
Questa giurisprudenza è stata confermata ancora di recente dal TF, segnatamente nella DTF 141 V 1 consid. 5.
2.7.
Nel caso concreto, l’amministrazione ha calcolato il reddito da invalido sulla base dei dati statistici.
Applicando la tabella RSS 2014 TA 1, uomini (totale attività semplici e ripetitive), dopo adeguamento alle ore medie svizzere del 2014 (41.7), ha quantificato in fr. 66'453 il reddito da invalido (cfr. doc. 67 pag. 2).
Nel caso di specie, l’amministrazione ha correttamente proceduto alla determinazione del reddito da invalido in applicazione della tabella TA1.
Il TCA non ha motivo per distanziarsi dagli importi calcolati sulla base della suddetta tabella, di per sé neppure contestati in sede ricorsuale.
D
all'inchiesta svizzera sulla struttura dei salari
2014
(
cfr., a proposito del 2012, la sentenza 9C_632/2015 del 4 aprile 2016 pubblicata in DTF 142 V 178, in particolare consid. 2.5.7), edita dall'Ufficio federale di statistica,
più precisamente dalla tabella TA1 2014 tirage_skill_level (NOGA08, RSS 2014; salario mensile lordo [valore centrale] secondo il ramo economico, il livello di competenze e il sesso; cfr., per il 2012, la
sentenza 9C_632/2015 del 4 aprile 2016 pubblicata in DTF 142 V 178
), emerge che il salario lordo mediamente percepito in quell'anno dagli
uomini
per un'attività semplice di tipo fisico o manuale (ossia il livello 1 di competenze; cfr.
sentenza 9C_632/2015 del 4 aprile 2016 pubblicata in DTF 142 V 178, consid. 2.5.7
) di 40 ore settimanali nel
settore privato
(circa
la rilevanza delle condizioni salariali nel
settore privato
, cfr. RAMI 2001 U 439 pag. 347 segg. e SVR 2002 UV 15 pag. 47 segg.),
corrisponde ad un importo di Fr. 63’744.- (Fr. 5'312.- x 12 mesi).
Questi dati si riferiscono, però, ad un tempo lavorativo di 40 ore alla settimana. Riportando queste cifre su un orario medio di lavoro settimanale nelle aziende di 41,7 ore computabili nel 2014 (cfr. per questo aspetto, STFA I 203/03 del 21 luglio 2003, consid. 4.4; vedi anche sentenza U 8/07 del 20 febbraio 2008 e la tabella: “
Durée normale du travail dans les entreprises selon la division économique
”), il salario lordo medio ipotetico nazionale da invalido per un uomo ammonta a fr. 66'453.12 (fr.
63’744
: 40 x 41,7), ritenuto che la quota di tredicesima è già compresa (STFA U 274/98 del 18 febbraio 1999, consid. 3a).
Ritenuto che, come visto in precedenza, da un punto di vista medico, l’assicurato può esercitare un’attività adeguata alle sue condizioni di salute al 70%, il reddito statistico citato va ridotto del 30% e ammonta a fr. 46’517 (
fr. 66'453
ridotti del 30%
).
2.8.
Inoltre, va rilevato che, secondo la giurisprudenza federale, per gli assicurati che, a causa della particolare situazione personale o professionale (affezioni invalidanti, età, nazionalità e tipo di permesso di dimora, grado di occupazione), non possono mettere completamente a frutto la loro capacità residua nemmeno in lavori leggeri e che pertanto non riescono di regola a raggiungere il livello medio dei salari sul mercato, viene operata una riduzione percentuale sul salario teorico statistico.
L’Alta Corte ha precisato, al riguardo, come una deduzione globale massima del 25% del salario statistico permettesse di tener conto delle varie particolarità suscettibili di influire sul reddito del lavoro. Inoltre, chiamato a pronunciarsi sulla deduzione globale, la quale procede da una stima che l'amministrazione deve succintamente motivare, il giudice non può, senza valido motivo, sostituire il suo apprezzamento a quello degli organi dell'assicurazione (DTF 126 V 80 consid. 5b/cc).
Con sentenza 9C_179/2013 del 26 agosto 2013, a proposito della riduzione del salario statistico tramite l’utilizzo di multipli di 5, il TF ha affermato:
"
5.4 Contrariamente al potere di apprezzamento del Tribunale federale, quello dell’autorità giudiziaria di primo grado non è per contro limitato alla violazione del diritto (compreso l’eccesso e l’abuso del potere di apprezzamento), ma si estende ugualmente all’esame di adeguatezza della decisione amministrativa (“Angemessenheits-kontrolle”). In tale contesto l’esame verte sulla questione di sapere se un’altra soluzione non sarebbe stata più opportuna rispetto a quella adottata, in un caso concreto, dall’autorità nell’ambito del proprio potere di apprezzamento e pur nel rispetto dei principi generali del diritto. A tal proposito, il giudice delle assicurazioni sociali non può, senza valido motivo, sostituire il suo apprezzamento a quello degli organi dell’assicurazione; deve piuttosto fondarsi su circostanze tali da fare apparire il proprio apprezzamento come quello maggiormente appropriato (DTF 126 V 75 consid. 6 pag. 81; DTF 137 V 71 consid. 5.2 pag. 73 seg.).
5.5. La decisione del Tribunale cantonale di distanziarsi dalla deduzione operata dall’UAI a titolo di circostanze particolari non viola il diritto federale né configura altrimenti un abuso o un eccesso nell’esercizio del potere di apprezzamento poiché poggia su un valido motivo. Come fanno giustamente notare i giudici di prime cure, nella sua prassi il Tribunale federale applica infatti abitualmente a questo genere di deduzioni dei multipli di 5 quando non si limita semplicemente ad avallare – a causa dell’ininfluenza del calcolo per l’esito della valutazione – il giudizio dell’istanza precedente. L’applicazione di tassi più frazionati si rivelerebbe invece problematica poiché siffatte riduzioni sarebbero difficilmente concretizzabili e quindi anche difficilmente verificabili in sede giudiziaria (cfr. Ulrich Meyer, Bundesgesetz über die Invalidenversi-cherung [IVG], in: Murer/Stauffer [ed.], Rechtsprechung des Bundesgerichts zum Sozialversicherungsrecht, 2a ed. 2010, pag. 314). (...)"
In una sentenza pubblicata in DTF 137 V 71, il Tribunale federale ha esaminato la questione del potere d'esame del Tribunale federale e dei tribunali cantonali delle assicurazioni qualora si tratti di verificare, in materia di assicurazione per l'invalidità, l'estensione della riduzione operata sul reddito da invalido accertato sulla base dei dati statistici conformemente alla DTF 126 V 75.
L'Alta Corte al consid. 5.2 si è così espressa:
"
Contrairement au pouvoir d'examen du Tribunal fédéral, celui de l'autorité judiciaire de première instance n'est en revanche pas limité dans ce contexte à la violation du droit (y compris l'excès ou l'abus du pouvoir d'appréciation), mais s'étend également à l'opportunité de la décision administrative ("Angemessenheitskontrolle"). En ce qui concerne l'opportunité de la décision en cause, l'examen porte sur le point de savoir si une autre solution que celle que l'autorité, dans un cas concret, a adoptée dans le cadre de son pouvoir d'appréciation et en respectant les principes généraux du droit, n'aurait pas été plus judicieuse quant à son résultat. A cet égard, le juge des assurances sociales ne peut, sans motif pertinent, substituer sa propre appréciation à celle de l'administration; il doit s'appuyer sur des circonstances de nature à faire apparaître sa propre appréciation comme la mieux appropriée (ATF 126 V 75 consid.
6 p. 81).”
Va poi rilevato che nella sentenza 8C_80/2013 del 17 gennaio 2014 il TF ha rammentato che non è necessario procedere con deduzioni distinte per ogni fattore entrante in considerazione come le limitazioni legate all’età, gli anni di servizio, la nazionalità, la categoria del permesso di soggiorno o ancora il tasso d’occupazione. Occorre piuttosto procedere ad una valutazione globale, nei limiti del potere di apprezzamento, degli effetti di questi fattori sul reddito da invalido, tenuto conto dell’insieme delle circostanze concrete (consid.
4.2 “
[...] Or, il sied de rappeler qu'il n'y a pas lieu de procéder à des déductions distinctes pour chacun des facteurs entrant en considération comme les limitations liées au handicap, l'âge, les années de service, la nationalité ou la catégorie de permis de séjour, ou encore le taux d'occupation. Il faut bien plutôt procéder à une évaluation globale, dans les limites du pouvoir d'appréciation, des effets de ces facteurs sur le revenu d'invalide, compte tenu de l'ensemble des circonstances du cas concret (ATF 126 V 75 consid.
5b/bb p. 80; arrêt 9C_751/2011 du 30 avril 2012 consid. 4.2.1). [...]
”). Con sentenza 9C_211/2016 del 18 ottobre 2016 al consid. 6.2.1 il TF ha ribadito questo concetto (“
[...] La deduzione va valutata complessivamente – e non separatamente, in maniera schematica, sommando i singoli fattori di deduzione – tenendo conto di tutte le circostanze del singolo caso, ma non può superare il 25% (DTF 126 V 75 consid. 5b/aa in fine pag. 80). Di conseguenza, l’agire della ricorrente che è partita dal 10% stabilito dall’UAI - e ritenuto corretto dal Tribunale cantonale – cui ha aggiunto separatamente in modo schematico per due volte il 5% è contrario a quanto stabilito dalla giurisprudenza e dunque già solo per questo motivo non merita accoglimento [...]
”).
Nel caso di specie CO 1, nella precedente decisione del 19 settembre 2014 (doc. 53) e successiva decisione su opposizione del 21 novembre 2014 (doc. 58), a fronte di una capacità lavorativa residua del 75% dell’interessato nello svolgimento di attività leggere adeguate alle sue limitazioni funzionali, aveva applicato una riduzione del 5% “per circostanze personali e professionali”.
Dopo che, conformemente a quanto ordinato dal TCA nella sentenza di rinvio 35.2015.12 del 30 settembre 2015, il dr. _ ha attestato, tenuto conto di
tutti i disturbi
di natura infortunistica, una capacità lavorativa globale dell’assicurato del 70% nello svolgimento di attività leggere adeguate, rispettose delle sue limitazioni funzionali, CO 1 ha, invece, ritenuto di non dovere (più) applicare al reddito da invalido una deduzione per circostanze particolari.
La patrocinatrice dell’assicurato ha contestato tale modo di procedere dell’amministrazione, ritenendo del tutto giustificata una riduzione percentuale del 5% (cfr. doc. I).
A tale proposito, nella risposta di causa il patrocinatore dell’assicuratore infortuni ha rilevato che “la circostanza di avere tenuto conto di un fattore personale in precedenza non garantisce l’applicazione, sistematica, di detto fattore pro futuro”, aggiungendo che “nella valutazione della capacità lavorativa del 70% in attività adeguate, sia il dr. _, sia il dr. _, tengono già conto delle varie limitazioni fisiche (infatti entrambi parlano di diminuzione del rendimento sull’arco di una giornata). Inoltre i due medici non indicano ulteriori limitazioni da tenere in considerazione. Di conseguenza, applicando un’ulteriore deduzione del 5% alla già ridotta capacità lavorativa del 70%, si andrebbe ad accordare una doppia riduzione” (doc. V).
Le argomentazioni sviluppate dall’assicuratore LAINF non possono essere fatte proprie dal TCA.
Al di là delle considerazioni espresse dal legale di CO 1 a proposito del fatto che le deduzioni concesse in passato non rappresentano un diritto acquisito - ma in questo caso non si tratta di una deduzione riconosciuta per un passato infortunio, bensì della riduzione applicata nella precedente decisione del
21 novembre 2014,
poi annullata dal TCA per eseguire nuovi accertamenti, a seguito dei quali è stata emanata la decisione oggetto della presente vertenza – questo Tribunale
ritiene che le limitazioni funzionali presentate dall’interessato anche nello svolgimento di un’attività adeguata giustifichino l’applicazione di una deduzione percentuale (cfr. STF
9C_690/2016 del 27 aprile 2017).
Ciò non costituisce, infatti, contrariamente a quanto sostenuto dal rappresentante de
ll’CO 1, una “doppia riduzione”, dato che la deduzione in questione non concerne la diminuzione di rendimento dell’assicurato, la quale, essendo già stata considerata dal profilo medico nella determinazione della capacità lavorativa residua dell’interessato, non può poi ovviamente venire nuovamente conteggiata quale riduzione supplementare (cfr., fra le tante, STF 9
C_833/2017 del 20 aprile 2018).
Essa riguarda, invece, un altro criterio ammesso dalla
giurisprudenza federale per giustificare una riduzione del reddito da invalido, ossia quello delle affezioni invalidanti.
Nel caso di specie, di
fatti, l’assicurato, a seguito dei suoi disturbi, può sì svolgere delle attività leggere, semplici e ripetitive e con la riduzione del rendimento indicata dal profilo medico, ma, diversamente da altri assicurati, con in aggiunta anche il rispetto di determinate ulteriori limitazioni funzionali (che attengono alla posizione prevalentemente sedentaria, ma con possibilità di alzarsi per cambiare posizione e muoversi un po’, oltre che a restrizioni concernenti il polso e la mano destra).
Alla luce di quanto appena esposto,
tenuto conto dell’insieme delle circostanze,
il TCA reputa quindi adeguato applicare al reddito da invalido una riduzione percentuale del 5%, come peraltro già riconosciuto da CO 1 nella precedente decisione del 21 novembre 2014, a fronte di una capacità lavorativa in attività leggere adeguate a quel momento del 75%.
Tale soluzione, del resto, si impone tanto più che, come pertinentemente rilevato dal patrocinatore del ricorrente, alla medesima conclusione è giunto il TCA nella vertenza in ambito AI sfociata nella sentenza 32.2017.145 del 23 aprile 2018, cresciuta incontestata in giudicato, con la quale questa Corte ha approvato la riduzione percentuale del 5% applicata al reddito da invalido dall’Ufficio AI per tenere conto della possibilità per l’interessato di svolgere unicamente attività leggere (cfr. sentenza citata, consid. 2.8.2., pag. 16).
Procedendo quindi al raffronto dei redditi, partendo da un salario da invalido di fr
.
66'453, ritenuta un’esigibilità dal profilo medico del 70% e applicando una riduzione del 5%, il reddito ipotetico dell’insorgente ammonterebbe, quindi, a fr. 44’191.25.
Confrontando ora questo dato con l’ammontare del reddito da valido nel medesimo anno di fr. 79’936 (consid. 2.5.),
risulta un grado di invalidità del 44.72%
arrotondato al 45%
secondo la giurisprudenza di cui alla DTF 130 V 121 consid. 3.2. = SVR 2004 UV Nr. 11 pag. 41)
.
Di conseguenza, RI 1 ha diritto ad una rendita di invalidità del 45% a partire dal 1° ottobre 2014, come opportunamente richiesto dal suo patrocinatore, e non del 42% come indicato nella decisione su opposizione impugnata.
Il ricorso merita pertanto accoglimento.