Decision ID: 43154f62-91dd-4cb7-bb00-a17474fac10c
Year: 2020
Language: it
Court: CH_BSTG
Chamber: CH_BSTG_001
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: penal_law

Fatti:
A. Con domanda di assistenza giudiziaria 21 gennaio 2020 l’autorità penale brasi-
liana ha richiesto il trasferimento ai fini di confisca del saldo della relazione n. 1
intestata alla società B. Limited presso la banca C., basandosi su un “acordo
de colaboração premiada” che D. ha concluso con il Ministero pubblico federale
brasiliano nel novembre 2016, la cui clausola 4, cpv. IV, prevede in particolare
la confisca di tutti i valori patrimoniali da lui ricevuti all’estero in provenienza dal
“settore Z.” del gruppo E., fra cui i valori patrimoniali depositati sulla citata rela-
zione bancaria intestata alla società B. Limited. Secondo le informazioni fornite
in rogatoria, l’accordo di collaborazione di D. è stato omologato dal Supremo
Tribunal Federal. Nel rispetto di tale accordo, in data 27 febbraio 2018 D. ha
sottoscritto una dichiarazione con la quale, fra l’altro, rinunciava a tutti i beni da
lui detenuti per il tramite della società B. Limited e si impegnava a sottoscrivere
i documenti necessari al loro trasferimento in favore dell’autorità penale brasi-
liana (v. act. 9, pag. 2).
B. Con scritto del 13 maggio 2020, A., ex moglie di D., ha chiesto al MPC di poter
accedere agli atti dell’incarto della rogatoria di cui sopra, al fine di far valere sue
pretese sui fondi di cui sopra derivanti dalla convenzione di divorzio sottoscritta
dai predetti nel 2012 (v. act. 1, pag. 3)
C. Con risposta del 22 maggio 2020, il MPC ha respinto tale richiesta, affermando,
in sostanza, che A. non è né titolare né avente diritto economico del conto in
questione, il quale, oltre che essere oggetto dell’accordo di collaborazione con-
cluso con le autorità penali brasiliani (v. supra lett. A), non sarebbe neppure
menzionato nella convenzione di divorzio del 2012.
D. Il 3 giugno 2020 A. ha interposto ricorso avverso il suddetto scritto del 22 mag-
gio 2020 dinanzi alla Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale,
chiedendo, a titolo di provvedimento urgente, di ordinare al MPC di rinviare ogni
decisione di consegna dei valori di cui sopra sino all’emanazione di una deci-
sione nella presente procedura. Nel merito, ella postula l’accoglimento del gra-
vame, l’annullamento della decisione impugnata nonché l’accesso agli atti rela-
tivi all’incarto rogatoriale RH.20.0088 (v. act. 1, pag. 2).
E. Mediante decisione del 4 giugno 2020, questa Corte ha ordinato in via super-
cautelare al MPC di sospendere l’esecuzione di eventuali decisioni di consegna
al Brasile di valori patrimoniali sequestrati a scopo conservativo nella procedura
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rogatoriale RH.20.0088 concernente D. sino all’emanazione di una decisione
da parte di questo Tribunale nella presente causa (v. act. 2).
F. Con risposta del 24 giugno 2020, il MPC ha postulato la reiezione del gravame
(v. act. 9). Con scritto del 9 luglio 2020, l’Ufficio federale di giustizia (di seguito:
UFG) ha chiesto che il ricorso venga respinto (v. 10).
G. Con replica del 23 luglio 2020, trasmessa al MPC e all’UFG per conoscenza
(v. act. 13), la ricorrente ha confermato le sue conclusioni ricorsuali (v. act. 12).
Le ulteriori argomentazioni delle parti saranno riprese, per quanto necessario,
nei considerandi in diritto.

Diritto:
1.
1.1 Il ricorso è redatto, legittimamente, in lingua francese. Non vi è tuttavia motivo
di scostarsi dalla regola secondo cui il procedimento si svolge nella lingua della
decisione impugnata, in concreto quella italiana (v. art. 33a cpv. 2 PA).
1.2 La Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale giudica i ricorsi contro
le decisioni di prima istanza delle autorità cantonali o federali in materia di assi-
stenza giudiziaria internazionale, salvo che la legge disponga altrimenti (art. 25
cpv. 1 legge federale sull’assistenza internazionale in materia penale [AIMP;
RS 351.1] del 20 marzo 1981, unitamente ad art. 37 cpv. 2 lett. a legge federale
sull’organizzazione delle autorità penali della Confederazione [LOAP; RS
173.71] del 19 marzo 2010).
1.3 I rapporti di assistenza giudiziaria in materia penale fra il Brasile e la Confede-
razione Svizzera sono retti dal Trattato di assistenza giudiziaria in materia pe-
nale del 12 maggio 2004, entrato in vigore il 27 luglio 2009 (RS 0.351.919.81;
in seguito: Trattato svizzero-brasiliano). Alle questioni che il prevalente diritto
internazionale contenuto in tale trattato non regola espressamente o implicita-
mente, come pure quando il diritto nazionale sia più favorevole all'assistenza
rispetto a quello pattizio (cosiddetto principio di favore), si applicano la legge
federale sull'assistenza internazionale in materia penale del 20 marzo 1981
(AIMP; RS 351.1), unitamente alla relativa ordinanza (OAIMP; RS 351.11;
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v. art. 1 cpv. 1 AIMP, art. 32 Trattato svizzero-brasiliano; DTF 142 IV 250 con-
sid. 3; 140 IV 123 consid. 2; 137 IV 33 consid. 2.2.2). È fatto salvo il rispetto dei
diritti fondamentali (DTF 135 IV 212 consid. 2.3; 123 II 595 consid. 7c).
1.4 La procedura di ricorso è retta dalla legge federale sulla procedura amministra-
tiva del 20 dicembre 1968 (PA; RS 172.021) e dalle disposizioni dei pertinenti
atti normativi in materia di assistenza giudiziaria (art. 39 cpv. 2 lett. b LOAP e
12 cpv. 1 AIMP; v. DANGUBIC/KESHELAVA, Commentario basilese, 2015, n. 1 e
segg. ad art. 12 AIMP), di cui al precedente considerando.
1.5 La decisione dell’autorità cantonale o federale d’esecuzione relativa alla chiu-
sura della procedura d’assistenza giudiziaria può essere impugnata, congiun-
tamente alle decisioni incidentali anteriori, con ricorso alla Corte dei reclami pe-
nali del Tribunale penale federale (art. 80e cpv. 1 AIMP). Le decisioni incidentali
anteriori alla decisione di chiusura possono essere impugnate separatamente
se causano un pregiudizio immediato e irreparabile mediante il sequestro di
beni e valori (art. 80e cpv. 2 lett. a) o la presenza di persone che partecipano al
processo estero (art. 80e cpv. 2 lett. b). Secondo la giurisprudenza, la decisione
mediante la quale l’autorità d’esecuzione nega ad una persona la qualità di
parte alla procedura rogatoriale deve essere trattata proceduralmente come
una decisione di chiusura (v. sentenze del Tribunale penale federale
RR.2020.11 e RR.2020.12 del 21 luglio 2020 consid. 2.1; RR.2019.97 del
19 giugno 2019 pag. 4; RR.2014.95 del 23 ottobre 2014 consid. 2.2.3 con rinvii).
1.6 Giusta l’art. 80h lett. b AIMP, ha diritto di ricorrere chiunque è toccato personal-
mente e direttamente da una misura d’assistenza giudiziaria e ha un interesse
degno di protezione all’annullamento o alla modifica della stessa. Le persone
contro cui è diretto il procedimento penale all’estero possono impugnare deci-
sioni alle medesime condizioni (art. 21 cpv. 3 AIMP). È di principio legittimata a
ricorrere la persona che sostiene che l’autorità precedente a torto non le ha
riconosciuto la legittimazione ricorsuale (DTF 128 II 211 consid. 2.2; 124 II 124
consid. 1b; 122 II 130 consid. 1).
1.7 In concreto, la ricorrente contesta il rifiuto d’accesso agli atti del procedimento
rogatoriale RH.20.0088 pronunciato dal MPC, il quale motiva tale decisione so-
stenendo, in sostanza, l’estraneità della predetta rispetto alla relazione n. 1 in-
testata alla società B. Limited (v. supra Fatti lett. C). Implicitamente, l’autorità
d’esecuzione ha quindi negato la qualità di parte alla ricorrente. Tale decisione
deve dunque essere trattata proceduralmente come una decisione di chiusura.
La ricorrente è direttamente toccata dal rifiuto d’accesso agli atti e dispone di
principio di un interesse degno di protezione a che la presente Corte si chini
sulle sue censure. Occorre dunque entrare nel merito del gravame.
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2. La ricorrente afferma che la sua legittimazione ricorsuale deve permetterle di
accedere agli atti dell’incarto, questo al fine di supportare le sue pretese in re-
lazione alla relazione bancaria intestata a B. Limited e di far valere i propri diritti
sui valori patrimoniali, oltre che per ottenere la notifica della decisione di chiu-
sura con la quale l’autorità d’esecuzione potrebbe ordinare la trasmissione dei
valori in questione all’autorità rogante a fini di confisca o restituzione.
2.1 Secondo l’art. 80b AIMP, gli aventi diritto possono partecipare al procedimento
ed esaminare gli atti sempreché ciò sia necessario alla tutela dei loro interessi.
È avente diritto ai sensi di tale disposizione la persona che dispone della qualità
di parte, quindi colei che è legittimata a ricorrere giusta l’art. 80h lett. b AIMP
(v. sentenza del Tribunale penale federale RR.2020.11 e RR.2020.12 consid.
4.1 con rinvii giurisprudenziali e dottrinali). Il concetto di persona toccata ai sensi
dei predetti articoli di legge trova concretizzazione sia nella giurisprudenza che
all'art. 9a OAIMP. Per essere considerato personalmente e direttamente toc-
cato da una misura di assistenza giudiziaria internazionale, il ricorrente deve
avere un legame sufficientemente stretto con la decisione litigiosa (DTF 137 IV
134 consid. 5.2.1; 123 II 161 consid. 1 d/aa). Più concretamente, nel caso di
una richiesta d’informazioni su un conto bancario è considerato personalmente
e direttamente toccato il titolare del conto (v. art. 9a lett. a OAIMP; DTF 137 IV
134 consid. 5.2.1 e 6.1, con rinvii, e 118 Ib 547 consid. 1d), così come nelle
perquisizioni domiciliari questa qualità spetta al proprietario o al locatario
(v. art. 9a lett. b OAIMP; DTF 137 IV 134 consid. 6.2, con rinvii). In via giurispru-
denziale è stato altresì precisato che la legittimazione a ricorrere compete alla
persona direttamente sottoposta a una misura coercitiva (perquisizione, seque-
stro o interrogatorio; DTF 130 II 162 consid. 1.1; 128 II 211 consid. 2.3; 127 II
198 consid. 2d; 126 II 258 consid. 2d; 124 II 180 consid. 1b; TPF 2007 79 con-
sid. 1.6 pag. 82), mentre gli interessati toccati solo in maniera indiretta, come
ad esempio il mero avente diritto economico di un conto bancario, non possono
impugnare tali provvedimenti (DTF 137 IV 134 consid. 5.2.1 e 122 II 130 consid.
2b e rinvii).
L’art. 12 n. 1 Trattato svizzero-brasiliano prevede che gli oggetti e i beni che
costituiscono provento di un reato commesso e perseguito dallo Stato richie-
dente e confiscati dallo Stato richiesto, nonché i beni di rimpiazzo il cui valore
corrisponde a tale reato, possono altresì essere restituiti allo Stato richiedente
in vista della loro confisca, fatte salve le pretese su tali oggetti e beni avanzate
in buona fede da terzi. Nel diritto interno, la protezione dei terzi di buona fede è
prevista all’art. 74a cpv. 4 AIMP.
2.2 Nella fattispecie, la ricorrente potrebbe avere un interesse diretto ad accedere
agli atti dell’incarto rogatoriale nella misura in cui afferma di essere avente diritto
economico dei valori depositati sul conto intestato a B. Limited. Ella sostiene
infatti di essere titolare delle parti sociali della società B. Limited in virtù di una
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convenzione di divorzio del 27 gennaio 2012 e di avere regolarizzato da tempo
la sua posizione con le autorità fiscali brasiliane in relazione ai valori in que-
stione, sino a quel momento non dichiarati. L’insorgente invoca all’uopo la sua
qualità di terzo di buona fede ai sensi degli art. 12 Trattato svizzero-brasiliano
e 74a cpv. 4 lett. c AIMP.
2.3 Anzitutto, va preso atto che l’accordo di collaborazione sottoscritto dall’ex marito
della ricorrente con il Ministero pubblico federale brasiliano nel novembre 2016
prevede, nella sua clausola 4, capoverso IV, la confisca di tutti i valori patrimo-
niali da lui ricevuti all’estero in provenienza dal settore X. del gruppo E., fra cui
i valori patrimoniali litigiosi (v. act. 9, pag. 2). Secondo le informazioni fornite
dall’autorità rogante, l’accordo in questione è stato omologato dal Supremo Tri-
bunal Federal. Nel rispetto di tale accordo, in data 27 febbraio 2018 D. ha sot-
toscritto una dichiarazione con la quale, tra l’altro, rinunciava a tutti i beni da lui
detenuti per il tramite della società B. Limited e si impegnava a sottoscrivere i
documenti necessari per il loro trasferimento in favore dell’autorità penale bra-
siliana (v. ibidem). Orbene, come rettamente osservato dal MPC e ammesso
dalla stessa ricorrente (v. act. 9.2), la convenzione di divorzio del 27 gennaio
2012 non menziona l’esistenza della relazione intestata a B. Limited presso la
banca C. (v. act. 9.3). Il fatto che tale relazione sia stata inserita nel 2016 in una
dichiarazione d’imposta destinata al fisco brasiliano (v. act. 9.4) non permette
di dimostrare quanto asserito dalla ricorrente, anche perché il formulario A della
relazione in questione, che indica l’ex marito D. quale avente diritto economico
dei valori depositati (v. act. 9.5), non è mai stato modificato nel senso qui invo-
cato dall’insorgente, neppure dopo il 2016.
Per quanto attiene agli affidavit prodotti, uno redatto dal legale brasiliano della
ricorrente (v. act. 9.6) e l’altro da un avvocato fiscalista di Sao Paulo (v. act.
12.1), che corroborerebbero la posizione di quest’ultima, essi non hanno qui
valore dirimente.
Che la titolarità delle parti sociali di B. Limited in capo alla ricorrente sia lungi
dall’essere stabilita è del resto dimostrato dal fatto che, come ammesso dalla
stessa ricorrente, “le 30 juin 2020, et par l’intermédiaire de ses conseils brési-
liens, la recourante a déposé une requête auprès du State of Sao Paulo Court
of Justice, Family and Probate Court Division of Pinheiros Regional District en
vue de l’attribution en sa faveur du 100% des parts de la société (Pièce 3). Cette
procédure est actuellement en cours, puisque la procédure a été ouverte sous
le numéro de référence [...] et que le Tribunal a imparti un délai de 15 jours à
M. D. pour se déterminer (Pièce 5). Partant, le registre public relatif l’attribution
des parts sera vraisemblablement modifié et actualisé dans le sens de ce qui
précède” (v. act. 12, pag. 2). Ma anche ipotizzando un simile esito, essendo
oramai noto alla ricorrente che i valori litigiosi sono oggetto di sequestro penale
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in quanto sospettati di essere di origine illecita, al momento dell’eventuale ac-
quisizione di un diritto reale difetterebbe in ogni caso la buona fede prevista
all’art. 74a cpv. 4 lett. c AIMP.
In definitiva, non avendo l’insorgente dimostrato di essere titolare di alcun diritto
sui valori depositati sulla relazione n. 1 intestata alla società B. Limited presso
la banca C., è a giusto titolo che il MPC le ha rifiutato l’accesso agli atti del
procedimento rogatoriale. La censura in questo ambito va dunque respinta.
3. In conclusione, il ricorso è respinto.
4. Visto l’esito della causa, l’ordine emanato in via supercautelare al MPC di so-
spendere l’esecuzione di eventuali decisioni di consegna al Brasile di valori pa-
trimoniali sequestrati a scopo conservativo nella procedura rogatoriale
RH.20.0088 concernente D. sino all’emanazione di una decisione da parte di
questo Tribunale nella presente causa è revocato.
5. Le spese seguono la soccombenza (v. art. 63 cpv. 1 PA). La tassa di giustizia
è calcolata giusta gli art. 73 cpv. 2 LOAP, 63 cpv. 4bis PA, nonché 5 e 8 cpv. 3
del regolamento del 31 agosto 2010 sulle spese, gli emolumenti, le ripetibili e le
indennità della procedura penale federale (RSPPF; RS 173.713.162), ed è fis-
sata nella fattispecie a fr. 3’000.–, a carico della ricorrente; essa è coperta
dall'anticipo delle spese di pari importo già versato.
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