Decision ID: 37d54d0e-5479-5559-8cb2-59e4c6141836
Year: 2021
Language: it
Court: CH_BVGE
Chamber: CH_BVGE_001
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: 

Visto:
la domanda di asilo che l’interessato ha presentato in Svizzera il 25 ottobre
2020 (cfr. atto SEM 3/2),
il verbale relativo al colloquio personale Dublino del 4 novembre 2020 (cfr.
atto SEM 18/3),
la documentazione medica agli atti (cfr. atti SEM 17/2, 22/2, 27/1, 31/1,
33/2, 34/3, 35/2, 37/2, 38/2, 39/2, 40/2),
la decisione della Segreteria di Stato della migrazione (di seguito: SEM)
dell’11 febbraio 2021, notificata il 16 febbraio 2021 (cfr. atto SEM 43/1),
mediante la quale detta autorità non è entrata nel merito della domanda
d’asilo ai sensi dell’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi (RS 142.31) ed ha pronun-
ciato il trasferimento dell’interessato verso la Polonia,
il ricorso inoltrato dinanzi al Tribunale amministrativo federale (di seguito: il
Tribunale) il 23 febbraio 2021 (timbro postale) e con cui l’insorgente ha
postulato il limine la sospensione dell’allontanamento in via supercautelare
e la restituzione dell’effetto sospensivo; nel merito l’annullamento della pre-
citata decisione ed il rinvio degli atti alla SEM per nuovo esame delle alle-
gazioni; contestualmente di essere esentato dal versamento di una anti-
cipo a copertura delle presunte spese processuali,
i mezzi di prova ad esso allegati,
la sospensione dell’allontanamento ordinata in via supercautelare dal Tri-
bunale il 26 febbraio 2021,
i fatti del caso di specie che, se necessari, verranno ripresi nei considerandi
che seguono,

e considerato:
che le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla
LTF, in quanto la LAsi non preveda altrimenti (art. 6 LAsi),
che presentato tempestivamente (art. 108 cpv. 3 LAsi) contro una deci-
sione in materia di asilo della SEM (art. 6 e 105 LAsi; art. 31‒33 LTAF), il
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ricorso è di principio ammissibile sotto il profilo degli art. 5, 48 cpv. 1 lett. a‒
c e art. 52 PA,
che occorre pertanto entrare nel merito del gravame,
che tema di litigio (“Streitgegenstand”) dinanzi ad un’istanza superiore pos-
sono essere solo i rapporti giuridici regolati dalla decisione impugnata: nel
caso di una non entrata nel merito, le rivendicazioni giuridiche riguardanti
il merito sono inammissibili (DTF 139 II 233 consid. 3.2),
che i ricorsi manifestamente fondati, ai sensi dei motivi che seguono, sono
decisi in procedura semplificata (art. 111a LAsi) dal giudice unico, con l’ap-
provazione di un secondo giudice (art. 111 lett. e LAsi) e la decisione è mo-
tivata soltanto sommariamente (art. 111a cpv. 2 LAsi),
che giusta l’art. 111a cpv. 1 LAsi, il Tribunale rinuncia allo scambio di scritti,
che di norma non si entra nel merito di una domanda di asilo se il richie-
dente può partire alla volta di uno Stato terzo cui compete, in virtù di un
trattato internazionale, l’esecuzione della procedura di asilo e allontana-
mento (art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi),
che nel colloquio Dublino l’insorgente, posto di fronte alla possibile compe-
tenza della Polonia, ha dichiarato di non volervi fare in quanto si sentirebbe
sotto pressione a causa delle armi acustiche e magnetiche che gli avreb-
bero causato ustioni al miocardio,
che dalla documentazione medica agli atti si evince che il ricorrente è af-
fetto da epatite B e C in corso di stadiazione e da HIV allo stadio CDC A2
oltreché da polialtralgia e coxatrosi; a questo proposito è stata impostata
una terapia a base di antiretrovirali combinati ictegravir/emtricitabine/teno-
fovir alafenamide (Biktarvy),
che nella querelata decisione l’autorità inferiore, dopo aver constatato
l’espressa ammissione di competenza da parte della Polonia, ha escluso
che nello Stato di destinazione sussistano carenze sistemiche ai sensi
dell’art. 3 par. 2 del regolamento (UE) n. 604/2013 del Parlamento europeo
e del Consiglio del 26 giugno 2013 che stabilisce i criteri e i meccanismi di
determinazione dello Stato membro competente per l’esame di una do-
manda di protezione internazionale presentata in uno degli Stati membri
da un cittadino di un paese terzo o da un apolide (rifusione) (Gazzetta uffi-
ciale dell’Unione europea [GU] L 180/31 del 29.6.2013; di seguito: Regola-
mento Dublino III) o un rischio di trattamenti contrari all’art. 3 CEDU o di
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violazione del principio del divieto di respingimento; che proseguendo nella
propria analisi, la SEM ha negato l’esistenza di motivi che impongano l’ap-
plicazione delle clausole discrezionali di cui agli art. 16 par. 1 e 17 par. 1
Regolamento Dublino III; che in particolare, le problematiche mediche di
cui soffrirebbe l’interessato, completamente acclarate e non meritevoli di
ulteriori accertamenti, sarebbero trattabili in Polonia alla luce della suffi-
ciente infrastruttura medica esistente in tale Paese,
che nel proprio gravame il ricorrente censura innanzitutto una lacunosa
istruzione della domanda d’asilo in relazione ai rischi conseguenti all’inter-
ruzione del trattamento antiretrovirale a base di Biktarvy ed all’assenza di
valutazioni esaurienti in merito all’accessibilità di tale medicamento nel
Paese di destinazione,
che sussisterebbero inoltre diversi elementi lascianti presagire l’esistenza
di una sofferenza psichica che avrebbe potuto essere indagata ulterior-
mente prima di emettere il provvedimento sindacato; che i certificati medici
prodotti in sede ricorsuale e successivi al provvedimento avversato fanno
stato di tachicardia e sindrome ansiosa con insonnia,
che nelle procedure d’asilo ‒ così come nelle altre procedure di natura am-
ministrativa ‒ si applica il principio inquisitorio; che ciò significa che l’auto-
rità competente deve procedere d’ufficio all’accertamento esatto e com-
pleto dei fatti giuridicamente rilevanti (art. 6 LAsi; art. 12 PA); che in con-
creto, essa deve procurarsi la documentazione necessaria alla trattazione
del caso, chiarire le circostanze giuridiche ed amministrare a tal fine le op-
portune prove a riguardo (cfr. DTAF 2019 I/6 consid. 5.1),
che il principio inquisitorio non dispensa comunque le parti dal dovere di
collaborare all’accertamento dei fatti ed in modo particolare dall’onere di
provare quanto sia in loro facoltà e quanto l’amministrazione o il giudice
non siano in grado di delucidare con mezzi propri (art. 13 PA ed art. 8 LAsi;
DTAF 2019 I/6 consid. 5.1),
che quando in sede ricorsuale vengono identificate delle carenze nell’ac-
certamento dei fatti il caso va di principio retrocesso all’autorità di prima
istanza, di modo che si possa procedere ai necessari complementi istruttori
(cfr. MOSER/BEUSCH/KNEUBÜHLER, Prozessieren vor dem Bundesverwal-
tungsgericht, 2° ed. 2013, n. 2.191, sentenze del Tribunale D-3567/2019
del 29 novembre 2019 consid. 5.2 e D-1443/2016 del 22 febbraio 2017
consid. 4.2),
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che il Tribunale resta non di meno libero di raccogliere gli elementi essen-
ziali al giudizio se una tale soluzione appare giudiziosa per ragioni di eco-
nomia procedurale; non è però tenuto a farlo (cfr. DTAF 2019 I/6 consid.
5.2; 2012/21 consid. 5.1),
che nel caso in rassegna gli aspetti giuridicamente rilevanti rispetto ai quali
lo stato valetudinario dell’insorgente funge da discriminante si esauriscono
nella questione a sapere se il suo trasferimento possa o meno configurare
una violazione dell’art. 3 CEDU, imponendo in altri termini l’applicazione
delle clausole di sovranità di cui all’art. 17 par. 1 Regolamento Dublino III,
che a tal proposito va rilevato che la CorteEDU ha stabilito che il respingi-
mento forzato di persone che soffrono di problemi medici non è suscettibile
di costituire una violazione dell’art. 3 CEDU, a meno che la malattia dell’in-
teressato si trovi ad uno stadio avanzato e terminale, al punto che la sua
morte appaia come una prospettiva prossima (cfr. sentenza della Cor-
teEDU N. contro Regno Unito del 27 maggio 2008, 26565/05; DTAF 2011/9
consid. 7.1,
che al momento dell’emissione della decisione impugnata l’incarto della
Segreteria di Stato conteneva già diversi mezzi di prova concludenti circa
lo stato di salute dell’insorgente,
che si può pertanto partire dall’assunto che le problematiche in presenza
fossero sufficientemente acclarate e che di principio non facessero osta-
colo ad un suo trasferimento in Polonia nel contesto di un procedimento
Dublino,
che per il resto, v’è da rammentare che di principio le autorità svizzere non
sono tenute a prendere in considerazione il potenziale insorgere di ulteriori
affezioni non ancora diagnosticate o sospettate, essendo determinante lo
stato di fatto presente al momento della decisione (cfr. DTAF 2021/21 con-
sid. 5.1; 2010/44 consid. 3.6),
che inoltre, il peggioramento dello stato psichico di un richiedente l’asilo a
seguito di una decisione negativa è casistica osservabile di frequente (cfr.
tra le tante sentenza del Tribunale D-5256/2020 del 9 febbraio 2021 consid.
10.4.1) e non preclude di principio un trasferimento, anche in concomitanza
con tentativi di suicidio o tendenze anticonservative (cfr. sentenze del Tri-
bunale E-4218/2020 del 3 settembre 2020 consid. 5.2.3; E-5384/2017 del
4 settembre 2018 consid. 4.3.3; E-1302/2011 del 2 aprile 2012 consdi.
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6.3.2; secondo il senso anche la recente sentenza del Tribunale federale
2C_221/2020 del 19 giugno 2020 consid. 2),
che in assenza di elementi concreti che lascino presupporre l’esistenza di
altre patologie di una gravità tale da risultare ostative al trasferimento nel
contesto di una procedura Dublino, non è così bastevole limitarsi a solle-
vare la possibile esistenza di un generico stato di sofferenza, quand’anche
effettivamente riconducibile ad una sindrome ansioso depressiva, per im-
porre ulteriori misure istruttorie, atteso che quand’anche confermata, non
si tratterebbe di una patologia che rientra nella casistica convenzionale,
che significativo è il substrato fattuale per le condizioni di applicazione della
norma giuridica; fatti che non sono rilevanti per la decisione; che l’autorità
è convinta siano già stati provati o che si presumono veri a favore delle
parti interessate non impongono lo svolgimento di indagini supplementari
(cfr. KRAUSKOPF/EMMENEGGER/BABEY in: op. cit., n. 29 ad art. 12 PA),
che ciò non di meno, una violazione dell’art. 3 CEDU può sussistere anche
qualora vi siano dei seri motivi per ritenere che la persona, in assenza di
trattamenti medici adeguati nello Stato di destinazione, sarà confrontata ad
un reale rischio di un grave, rapido ed irreversibile peggioramento delle
condizioni di salute comportante delle intense sofferenze o una significativa
riduzione della speranza di vita (cfr. sentenza della CorteEDU Paposhvili
contro Belgio del 13 dicembre 2016, 41738/10, §181 segg.),
che sebbene si possa effettivamente partire dal presupposto che la
Polonia – Paese vincolato dalla CartaUE e la CEDU e tenuto ad applicare
la direttiva 2013/33/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giu-
gno 2013 recante norme relative all’accoglienza dei richiedenti protezione
internazionale [di seguito: direttiva accoglienza]) – disponga di un’infra-
struttura sanitaria funzionante ed equiparabile a quella elvetica, la SEM
non risulta aver chiarito direttamente la questione dell’effettiva reperibilità
del Biktarvy in questione in tale Paese,
che nel provvedimento sindacato fanno peraltro difetto valutazioni sui rischi
derivanti da un’eventuale sospensione del trattamento,
che per quanto codesta patrocinatrice non sia stata in grado di fornire ele-
menti in tal senso, sulla base delle fonti disponibili appare nondimeno che
l’interruzione della somministrazione di biktarvy nei pazienti con coinfe-
zione da HBV (epatite B) possa essere associata a gravi ed acute esacer-
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bazioni dell’epatite (cfr. < https://www.ema.europa.eu/en/documents/pro-
duct-information/biktarvy-epar-product-information_it.pdf >, consultato il
25.02.2021, pag. 3),
che conto tenuto delle particolari circostanze del caso di specie, tale
aspetto risulta pertanto meritevole di approfondimenti supplementari,
che il Tribunale ritiene giudizioso sia l’autorità inferiore, più prossima alla
materia, ad esprimersi in primo luogo al soggetto,
che per ciò fare il ricorso va accolto e gli atti di causa vanno rinviati all’au-
torità inferiore per il completamento dell’istruttoria e l’emanazione di una
nuova decisione (art. 61 PA),
che la SEM è invitata a procurarsi la documentazione necessaria per de-
terminarsi (1) sulla necessità di proseguire la terapia a base di biktarvy,
(2; nell’affermativa) sulla reperibilità del farmaco o di suoi succedanei nel
Paese di destinazione e (3; laddove la stessa dovesse risultare problema-
tica) sui rischi derivanti da un’eventuale sospensione, finanche tempora-
nea, della somministrazione,
che in tale contesto detta autorità resta beninteso libera di prendere in con-
siderazione l’evoluzione successiva dello stato valetudinario dell’insor-
gente,
che visto l’esito della procedura non si prelevano spese processuali (art. 63
cpv. 1 seg. PA) e non si assegnano indennità ripetibili (art. 111ater LAsi),
che la presente pronuncia è definitiva (art. 83 lett. d cifra 1 LTF),
(dispositivo alla pagina seguente)
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Il Tribunale amministrativo federale pronuncia:
1.
Il ricorso è accolto.
2.
La decisione della SEM dell’11 febbraio 2021 è annullata e gli atti le sono
retrocessi affinché abbia a procedere ai sensi dei considerandi.
3.
Non si prelevano spese e non si assegnano indennità ripetibili.
4.
Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all’autorità canto-
nale.
Il giudice unico: Il cancelliere:
Daniele Cattaneo Lorenzo Rapelli