Decision ID: 93bcdbe2-13c8-5487-9670-ff2f97d10123
Year: 2021
Language: it
Court: TI_TCAS
Chamber: TI_TCAS_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: social_law

ritenuto,
in fatto
1.1. In data 7 giugno 2018, RI 1, nato il _ 1974, di professione cameriere (non qualificato), disoccupato dal 1° novembre 2017 e, perciò, assicurato d’obbligo contro gli infortuni presso l'CO 1, verso le 17:00, è rimasto vittima di un incidente stradale alla guida del proprio furgone _, avvenuto in località di _, allorquando, per prendere il telefono cellulare, ha invaso alla velocità di ca. 30-40 km/h la corsia di contromano, dove stava sopraggiungendo un _ della _ di _, con il quale si è scontrato frontalmente (doc. 1, 16, 19, 20, 37 e 63 incarto LAINF).
A causa di questo evento, egli si è recato l’8 giugno 2018 dal proprio medico di famiglia (dr.ssa med. _, specialista FMH in medicina interna), che lo ho dichiarato inabile al lavoro al 100% dall’8 giugno 2018 (cfr. doc. 3 incarto LAINF). Il 9 giugno 2018 è poi andato al Pronto Soccorso di Chirurgia dell’Ospedale _ di _ ove, nel rapporto d’uscita, è stata posta la diagnosi di "
colpo di frusta
" (doc. 12 incarto LAINF).
Successivamente, a causa di cefalee e cervicalgie persistenti, l'assicurato si è sottoposto a svariate indagini, che sono state effettuate per mezzo di apparecchiature diagnostiche e di immagine radiologica come pure diverse visite mediche specialistiche. RI 1 si è sottoposto anche a svariate sedute di fisioterapia ed è stato preso anche a carico del Centro _ dell’Ospedale _ di _.
L’Istituto assicuratore ha assunto il caso e ha corrisposto regolarmente le prestazioni di legge.
1.2. L’assicurato è stato nuovamente dichiarato abile al lavoro al 100% dal 1° settembre 2018 (cfr. certificato del 31 agosto 2018 medico curante: doc. 36 incarto LAINF).
1.3. Con decisione del 12 ottobre 2018, cresciuta incontestata in giudicato, l’CO 1 ha ridotto del 10% l’indennità giornaliera per due anni ex art. 37 cpv.2 LPGA, in quanto l’infortunio era stato provocato da una negligenza grave (doc. 38 incarto LAINF).
1.4. Esperiti gli accertamenti amministrativi e medici del caso, in data 16 gennaio 2019 l’CO 1 ha comunicato all’assicurato quanto segue: “
(...) Secondo la documentazione in nostro possesso e dopo aver sentito il parere del nostro servizio medico, non sussiste un nesso causale certo o probabile tra l’evento del 8 giugno 2018 e i disturbi notificati alla colonna cervicale. Le cure successive il 1.09.2018 dovranno essere notificate all’assicuratore malattia competente, a tale scopo, le alleghiamo copia della presente. (...).
” (doc. 52 LAINF).
1.5. L’assicurato è stato nuovamente dichiarato inabile al lavoro al 100% dal 23 maggio 2019 (cfr. certificato del 23 maggio 2019 medico curante: doc. 81 incarto LAINF). A partire da detta data è stata annunciata una ricaduta dell’infortunio in questione (doc. 84 LAINF).
1.6. Esperiti gli accertamenti amministrativi e medici del caso, (in particolare, dopo avere raccolto l’apprezzamento medico del 14 agosto 2019 del dr. med. _, specialista FMH in chirurgia ortopedica e traumatologia: doc. 98 incarto LAINF), con decisione formale del 4 settembre 2019 ha confermato il tenore dello scritto del 16 gennaio 2019 (doc. 201 incarto LAINF).
1.7. Nel frattempo l’assicurato si è sottoposto il 27 agosto 2019 ad un intervento di termocoaugulazione dei rami articolari mediali cervicali C5, C6, C7 sinistra presso il Centro _ dell’Ospedale _ di _ (doc. 108 incarto LAINF).
1.8. A seguito dell’opposizione del 17 settembre 2019, inoltrata personalmente dall’assicurato (doc. 113 incarto LAINF) e dopo avere esperito gli accertamenti amministrativi e medici del caso, (in particolare, dopo avere raccolto l’apprezzamento medico del 2 dicembre 2019 del dr. med. _: doc. 119 incarto LAINF), in data 24 dicembre 2019 l’CO 1 ha ritirato la propria decisione del 4 settembre 2019 (doc. 125 LAINF).
1.9. Con decisione formale del 27 dicembre 2019 (doc. 120 incarto LAINF), confermata su opposizione l’11 maggio 2020 (doc. 146 incarto LAINF), l’amministrazione ha confermato l’estinzione del proprio obbligo a prestazioni a decorrere dal 1° gennaio 2019, ritenuto che da quella data in poi, i disturbi denunciati dall’assicurato, privi di sostrato organico, non costituivano più una conseguenza adeguata dell’evento traumatico del 7 giugno 2018.
1.10. Con tempestivo ricorso del 10 giugno 2020 (doc. I), RI 1, rappresentato dall’avv. RA 1, ha chiesto al TCA di voler giudicare, quanto segue:
"
1. Il ricorso contro la decisione 11 maggio 2020 della CO 1 è accolto.
2. E' accolta l'opposizione del Sig. RI 1 alla decisione 27 dicembre 2019 della CO 1.
3. E' ordinato un accertamento peritale relativo alla causalità dei disturbi attuali in relazione all'evento dell'8 giugno 2018.” (doc. I, pag. 6)
Il patrocinatore dell’assicurato ha, in particolare, rilevato quanto segue:
"
Uno degli oggetti della contesa è la decisione del 12 ottobre 2018, mediante la quale la CO 1 ha dedotto del 10% l'indennità giornaliera per due anni per un massimo di ex art. 37 cpv. 2 LAINF, considerando che l'infortunio è da ricondurre ad una negligenza grave dell'assicurato. (...). Contro questa decisione l'assicurato non interpose opposizione.” (cfr. doc. I, pag. 2)
Il legale dell’insorgente puntualizza quanto segue:
"
Il presente ricorso contesta la decisione su opposizione della CO 1 in quanto l'assicurato ritiene che:
- Vi è una relazione tra l'evento del 8 giugno 2018 e le attuali patologie;
- L'assicurato ha il diritto di far accertare questa relazione;
- L'accertamento della CO 1 è stato carente;
- La decisione non tiene conto della particolare situazione dell'assicurato. (...).” (cfr. doc. I, pag. 3)
Il rappresentante dell’assicurato sottolinea pure quanto segue:
"
Il fatto stesso che l'assicurato prima dell'evento non avesse mai sofferto di tali patologie rende evidente come vi sia senza ombra di dubbio una chiara causalità che la CO 1 vuole negare solo per tattica procedurale ed economica.
Come si vedrà in seguito la Dr.ssa _ nel suo referto del 29 gennaio 2020 (v. Doc. M) esplicitamente afferma che una tale causalità non può essere esclusa.
E' quindi evidente che l'assicurato abbia il diritto di richiedere questo accertamento da una perizia che CO 1 deve ordinare.
(...).
Le considerazioni di cui sopra calzano a pennello nel nostro caso; ma senza un referto peritale e un riesame del caso non si potrà determinare con certezza se non sia data questa causalità che comunque sulla base degli attuali atti è comunque altamente presunta non fosse che per l'assenza di sintomi prima dell'evento infortunistico del 8.6.2018. (...)”. (cfr. doc. I, pag. 4)
Il patrocinatore dell’insorgente critica l’operato dell’CO 1, in quanto “
Nella decisione non vengono indicati chiaramente i motivi che hanno portato alla decisione ma solo dei generici rinvii a casi simili e sentenze e varie pubblicazioni. Già solo per questo motivo si impone un ulteriore accertamento.
” (cfr. doc. I, pag. 4), la specialista in traumatologia e terapia del dolore che ha in cura il suo assistito ha evidenziato “
come non sia da escludere la connessione fra l’incidente occorso in data 8 giugno 2018 e i disturbi che attualmente perdurano e che sono di estrema intensità. (...).
” (cfr. doc. I, pag. 4).
Il rappresentante del ricorrente ha sottolineato inoltre quanto segue:
"
D’altronde un fatto è certo; prima dell’evento il sig. RI 1 non soffriva di questa patologia. (...). Sorprende come l’analisi da parte della CO 1 sia assolutamente di natura generica e senza una vera e propria relazione concreta al caso specifico. (...). In particolare, non si intravvede nella decisione contro la quale si presenta il ricorso un’analisi tecnica e medica veramente approfondita” (...).” (cfr. doc. I, pag. 5)
Il patrocinatore dell’assicurato ha, quindi, rilevando quanto segue:
"
In sostanza e semplificando il quesito fondamentale nel caso che ci occupa, questo tribunale deve annullare
la decisione su opposizione
per questi motivi:
L'evento del 8 giugno 2018 è la causa delle patologie di cui soffre l'assicurato; Prima di allora il signor RI 1 non soffriva di alcun dolore cervicale;
I referti sono contradditori; s'impone un chiarimento peritale;
La decisione della CO 1 oggetto del presente è troppo generica e non riferita al caso
specifico;
La decisione è dettata unicamente da criteri economici e di opportunità”. (cfr. doc. I, pag. 6; n.d.r.: il grassetto non è della redattrice)
1.11. Nella risposta del 2 luglio 2020, l'CO 1, dopo aver versato agli atti l'incarto LAINF completo, ha chiesto che l’impugnativa venga respinta con argomenti di cui si dirà, per quanto occorra, nei considerandi di diritto (doc. III).
1.12. In data 6 luglio 2020 il TCA ha intimato la risposta di causa al patrocinatore del ricorrente, assegnando alle parti un termine di 10 giorni per presentare eventuali altri mezzi di prova (doc. IV). Le parti sono rimaste silenti.

in diritto
in ordine
2.1. Preliminarmente, richiamata la STF 8C_85/2017 del 20 aprile 2018 consid. 5.2 (relativa a un caso in cui l’incarto era stato affidato dall’assicuratore a un legale esterno all’istituto per le fasi della procedura giudiziaria; sul tema, si veda pure la STF 8C_561/2019 dell’11 maggio 2020 consid. 1), questa Corte rileva che decide questa vertenza nella sua composizione ordinaria (pubblicata sul FUCT N. 043/2018 del 29 maggio 2018) poiché, come dichiarato dall’CO 1 in una comunicazione dell’8 giugno 2020 al TCA, l’incarto
sub judice
è stato trattato dalla funzionaria che figura nell’intestazione degli allegati prodotti (in concreto, dall’avv. RA 2), senza che la giurista di lingua italiana figlia del Giudice Ivano Ranzanici se ne sia in alcun modo occupata.
2.2. Il TCA rileva inoltre che la generica censura sollevata dal patrocinatore del ricorrente, volta a contestare la decisione del 12 ottobre 2018, con cui l’CO 1 ha ridotto del 10% l’indennità giornaliera per due anni ex art. 37 cpv.2 LPGA (cfr. doc. 38 incarto LAINF; consid. 1.3), cresciuta incontestata in giudicato, è irricevibile.
2.3. Il patrocinatore dell'assicurato lamenta sostanzialmente una violazione del diritto di essere sentito della sua assistito, in quanto l’CO 1 non avrebbe motivato la decisione impugnata e non avrebbe assunto un accertamento peritale relativo alla causalità tra i disturbi lamentati dal suo cliente, insorti dopo l’incidente del 7 giugno 2018, e quest’ultimo.
Ai sensi dell'art. 29 cpv. 2 Cost. le parti hanno diritto di essere sentite. Per costante giurisprudenza (STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008 consid. 4.2), dal diritto di essere sentito deve in particolare essere dedotto il diritto per l'interessato di esprimersi prima della resa di una decisione sfavorevole nei suoi confronti, quello di fornire prove circa i fatti suscettibili di influire sul provvedimento, quello di poter prendere visione dell'incarto, quello di partecipare all'assunzione delle prove, di prenderne conoscenza e di determinarsi al riguardo (DTF 132 V 387, 127 V 219, 127 V 431, 127 I 56, 126 V 130). Il diritto di essere sentito comprende l’obbligo per l’autorità di motivare le proprie decisioni. Tale obbligo ha lo scopo, da un lato, di porre la persona interessata nelle condizioni di afferrare le ragioni poste a fondamento e di poterlo impugnare con cognizione di causa, e dall’altro, di permettere all’autorità di ricorso di esaminare la fondatezza della decisione medesima. Ciò non significa che l’autorità sia tenuta a pronunciarsi in modo esplicito ed esaustivo su tutte le argomentazioni addotte; essa può occuparsi delle sole circostanze rilevanti per il giudizio, atte ad influire sulla decisione (STF U 397/05 del 24 gennaio 2007 consid. 3.2 con riferimenti; DTF 129 I 232 consid. 3.2 pag. 236; STCA 32.2018.3 del 30 gennaio 2019, consid. 2.1; STCA 35.2019.12 del 5 febbraio 2020, consid. 2.1).
Secondo il TCA, la decisione impugnata non è solo sufficiente-mente motivata ma è pure chiaramente comprensibile. In effetti, nella stessa, l'amministrazione ha chiaramente indicato i motivi per cui ha ritenuto che i disturbi di cui soffre l’assicurato non sono da mettere in relazione causale con l’infortunio del 7 giugno 2018 successivamente al 1° gennaio 2019, la piena valenza probatoria dell’apprezzamento medico agli atti del dr. med. _, senza che si imponesse una visita, il fatto che il principio “
post hoc, ergo propter hoc
” non ha valenza scien-tifica, e l’assenza di un nesso di causalità adeguata, a fronte di disturbi che non presentato un sufficiente correlato dal lato organico.
Nella risposta di causa del 2 luglio 2020 (doc. III) l'Istituto resistente ha nuovamente spiegato i motivi per cui i disturbi di cui soffre l’assicurato non sono da mettere in relazione causale con l’infortunio del 7 giugno 2018 successivamente al 1° gennaio 2019 e l’assenza di un nesso di causalità adeguata, a fronte di disturbi che non presentato un sufficiente correlato dal lato organico (cfr., in particolare, pag. 3 doc. III).
Del resto l’assicurato ha dimostrato di aver compreso la portata del provvedimento contestato ed i motivi per cui l'amministrazione ha ritenuto che i disturbi di cui soffre l’assicurato non fossero da mettere in relazione causale con l’infortunio successivamente al 1° gennaio 2019, con il ricorso in disamina. Inoltre, invitato dal TCA a presentare delle osservazioni in merito alla risposta dell’amministrazione (doc. IV), è rimasto silente. Ne consegue che, per questo aspetto, non è ravvisabile una violazione del diritto di essere sentito di RI 1 e la censura sollevata al riguardo dal suo patrocinatore va pertanto disattesa.
Parimenti dicasi per la censura relativa alla mancata assunzione di una nuova perizia. Va difatti ricordato che, quando l'istruttoria da effettuare d'ufficio conduce l'amministrazione o il giudice, in base ad un apprezzamento coscienzioso delle prove, alla convinzione che la probabilità di determinati fatti deve essere considerata predominante e che altri provvedimenti probatori più non potrebbero modificare il risultato, si rinuncerà ad assumere altre prove (valutazione anticipata delle prove; cfr. Kölz/Häner, Verwaltungsverfahren und Verwaltungsrechtspflege des Bundes, pag. 47 n. 63, Gygi, Bundesverwaltungsrechtspflege, 2° ed., pag. 274, si veda pure STF 9C_632/2012 del 10 gennaio 2013; STF 9C_231/2012 del 24 agosto 2012). Un tale modo di procedere non lede il diritto di essere sentito conformemente all'art. 29 cpv.2 Cost. (DTF 124 V 94 consid. 4b, 122 V 162 consid. 1d e sentenza ivi citata; STCA 32.2018.189 del 14 ottobre 2019, consid. 2.12; STCA 35.2019.12 del 5 febbraio 2020, consid. 2.1). La violazione del diritto di essere sentito nel senso invocato dall’assicurato é difatti una questione che non ha una portata propria per rapporto alla censura inerente a un errato apprezzamento delle prove (cfr. DTF 130 II 425 consid. 2.1). Il diritto di essere sentito non impedisce all’autorità di porre fine all’istruttoria se le prove raccolte le consentono di raggiungere un convincimento e se, in virtù di un apprezzamento anticipato delle prove, le é chiaro che gli ulteriori mezzi di prova offerti non potrebbero più modificare la propria opinione (cfr. DTF 136 I 229 consid. 5.3, 134 I 140 consid. 5.3; STCA 35.2014.71 del 15 aprile 2025, consid. 2.1). La censura di violazione del diritto di essere sentito va dunque disattesa, anche per questo aspetto.
Il TCA può pertanto entrare nel merito del ricorso.
nel merito
2.4. Oggetto del contendere è la questione di sapere se l’CO 1 era o meno legittimato a porre fine al proprio obbligo a prestazioni dal 1° gennaio 2019.
2.5. Secondo l’art. 6 cpv. 1 LAINF, per quanto non previsto altrimenti dalla legge, le prestazioni assicurative sono effettuate in caso d’infortuni professionali, d’infortuni non professionali e di malattie professionali.
Il diritto alle prestazioni risultante da un infortunio assicurato presuppone l’esistenza di un nesso di
causalità naturale
tra l’evento dannoso e il danno alla salute. Questa condizione è adempiuta qualora si possa ammettere che, senza l'evento infortunistico, il danno alla salute non si sarebbe potuto verificare o non si sarebbe verificato nello stesso modo. Non occorre, invece, che l'infortunio sia stato la sola o immediata causa del danno alla salute; è sufficiente che l'evento, se del caso unitamente ad altri fattori, abbia comunque provocato un danno all'integrità corporale o psichica dell'assicurato, vale a dire che l'evento appaia come una
conditio sine qua non
del danno. È questione di fatto lo stabilire se tra evento infortunistico e danno alla salute esista un nesso di causalità naturale; su detta questione amministrazione e giudice si determinano secondo il principio della probabilità preponderante - insufficiente essendo l'esistenza di pura possibilità - applicabile generalmente nell'ambito dell'apprezzamento delle prove in materia di assicurazioni sociali (DTF 129 V 177 consid. 3. p. 181, 402 consid. 4.3 p. 406).
2.6. Se un infortunio ha semplicemente scatenato un processo che sarebbe comunque insorto anche senza questo evento, il nesso di causalità naturale tra i disturbi accusati dall’assicurato e l’infortunio deve essere negato se lo stato morboso preesistente é ritornato ad essere quello che era prima dell’infortunio (
status quo ante
) oppure se ha raggiunto lo stadio che sarebbe prima o poi subentrato anche senza l'infortunio (
status quo sine
) (RAMI 1992 U 142 p. 75 consid. 4b; A. Maurer, Schweizerisches Unfallversicherungsrecht, p. 469; U. Meyer-Blaser, Die Zusammenarbeit von Richter und Arzt in der Sozialversicherung, in Bollettino dei medici svizzeri 71/1990, p. 1093).
Il solo fatto che la sintomatologia sia apparsa soltanto dopo un infortunio, non basta per stabilire un rapporto di causalità naturale con questo medesimo infortunio (ragionamento “
post hoc, ergo propter hoc
”; cfr. DTF 119 V 335 consid. 2b/bb p. 341s.; RAMI 1999 U 341 p. 408s. consid. 3b). Occorre di principio ricercarne l’eziologia e verificare, su questa base, l’esistenza del nesso di causalità con l’evento assicurato. Pertanto, in materia d’infortunio del tipo “colpo di frusta” alla colonna cervicale, di trauma equivalente oppure di trauma cranio-cerebrale, senza dimostrazione di un sostrato organico oggettivabile, l’esistenza di un legame causale naturale tra l’infortunio e l’incapacità lavorativa o di guadagno, deve di principio essere ammessa in presenza di un quadro clinico tipico caratterizzato da disturbi multipli, quali diffusi mal di testa, vomito, vertigini, disturbi della concentrazione e della memoria, facile stanchevolezza, disturbi visivi, irritabilità, labilità affettiva, depressione, cambiamento della personalità, ecc.. L’esistenza di un infortunio di questo tipo così come delle sue conseguenze, presuppone delle attendibili certificazioni medico-specialistiche (cfr. DTF 119 V 335 consid. 1, 117 V 359 consid. 4b; in merito alle misure istruttorie necessarie, si veda la DTF 134 V 109 consid. 9 p. 122s.).
2.7. Il diritto alle prestazioni assicurative presuppone pure l'esistenza di un nesso di
causalità adeguata
tra l’evento dannoso e il danno alla salute. In caso di danno alla salute fisica, il nesso di causalità adeguata è generalmente ammesso, dal momento in cui è accertata la causalità naturale (cfr. DTF 127 V 102 consid. 5b/bb p. 103). Per contro, la giurisprudenza ha elaborato più criteri per valutare l’adeguatezza del nesso di causalità tra un infortunio e dei disturbi psichici sviluppati successivamente dalla vittima. Essa ha dapprima classificato gli infortuni in tre categorie, a seconda della dinamica: gli infortuni insignificanti o leggeri (per esempio, una caduta o scivolata banale), gli infortuni di media gravità e gli infortuni gravi. Per procedere a tale classificazione, non si deve considerare il modo in cui l’infortunio é stato vissuto dall’interessato ma piuttosto l’evento traumatico in quanto tale da un punto di vista oggettivo. In presenza di un infortunio di media gravità, occorre prendere in considerazione un certo numero di criteri, di cui i più importanti sono:
- le circostanze concomitanti particolarmente drammatiche o la particolare spettacolarità dell'infortunio;
- la gravità o particolare caratteristica delle lesioni lamentate, segnatamente la loro idoneità, secondo l'esperienza, a determinare disturbi psichici;
- la durata eccezionalmente lunga della cura medica;
- i disturbi somatici persistenti;
- la cura medica errata che aggrava notevolmente gli esiti dell'infortunio;
- il decorso sfavorevole della cura e le complicazioni rilevanti intervenute;
- il grado e la durata dell'incapacità lavorativa dovuta alle lesioni fisiche.
Non in ogni caso è necessario che tutti i criteri appena menzionati siano presenti. La presenza di un unico criterio può bastare per ammettere l'adeguatezza del nesso di causalità quando l'infortunio va classificato fra quelli al limite della categoria degli eventi gravi. Per contro, in presenza di un infortunio che si situa al limite di quelli insignificanti o leggeri, le circostanze da considerare devono cumularsi oppure rivestire un'importanza particolare affinché si possa ammettere il carattere adeguato del nesso di causalità (DTF 115 V 140s., consid. 6c/aa e bb e 409s., consid. 5c/aa e bb, 117 V 384, consid. 4c; RAMI 2002 U 449, p. 53ss. consid. 4a).
2.8. In presenza di un infortunio del tipo “colpo di frusta” alla colonna cervicale, di un trauma equivalente oppure di un trauma cranio-cerebrale, senza prova di deficit funzionale organico, i criteri della causalità adeguata devono essere esaminati senza differenziare le componenti psichiche da quelle somatiche, e ciò contrariamente a quanto avviene trattandosi di disturbi psichici insorti a seguito di un infortunio, per i quali vanno considerati unicamente gli aspetti organici (cfr. DTF 127 V 102 consid. 5b/bb p. 103 e SVR 2007 UV 8 p. 27, consid. 2ss.).
2.9. Nella DTF 134 V 109, già citata in precedenza, il Tribunale federale ha precisato, da più punti di vista, la propria giurisprudenza riguardante la valutazione della causalità in caso di disturbi organici
non
oggettivabili e, specificatamente, quella elaborata in materia di traumi d’accelerazione al rachide cervicale, di traumi equivalenti oppure di traumi cranio-cerebrali.
In quel giudizio, l’Alta Corte ha innanzitutto confermato la necessità di procedere a un esame particolare dell’adeguatezza in presenza di infortuni che hanno comportato tali lesioni (consid. 7-9). Il Tribunale federale ha inoltre stabilito che non vi è ragione di modificare i principi relativi alla classificazione degli infortuni a seconda del loro grado di gravità e all’eventuale presa in considerazione di ulteriori criteri nell’esame dell’adeguatezza a dipendenza della gravità dell’infortunio (consid. 10.1). La Corte federale ha invece accresciuto le esigenze relativamente alla prova dell’esistenza di una lesione in relazione di causalità naturale con l’infortunio (consid. 9) e ha modificato in parte i criteri di rilievo per l’adeguatezza (consid. 10).
Per quanto riguarda il nesso di causalità naturale, il TF ha segnatamente ricordato che, accanto ai casi in cui un chiaro miglioramento dello stato di salute subentra già dopo breve tempo e che perciò pongono raramente dei problemi nell’applicazione del diritto, vi sono i casi in cui i disturbi perdurano più a lungo, sino alla loro cronicizzazione. Per questi ultimi, è indicato disporre rapidamente - di regola dopo circa sei mesi di persistenza dei disturbi -, una perizia pluri-/interdisciplinare (di tipo neurologico/ortopedico, psichiatrico e, eventualmente, neuropsicologico; in caso di questioni specifiche e per escludere diagnosi differenziali sono pure indicati accertamenti otoneurologici, oftalmologici, ecc.), allestita da medici specialisti che godono di un’esperienza specifica con questo genere di lesioni. Relativamente alla causalità adeguata, l’Alta Corte ha rielaborato i criteri di rilievo, principalmente quelli che contengono una componente temporale e, in secondo luogo, quelli che nella pratica si sono dimostrati troppo poco chiari. Il relativo nuovo elenco si presenta quindi nel modo seguente:
-
le circostanze concomitanti particolarmente drammatiche o la particolare spettacolarità dell'infortunio;
-
la gravità o particolare caratteristica delle lesioni lamentate;
-
la specifica cura medica protratta e gravosa;
-
i notevoli disturbi;
-
la cura medica errata che aggrava notevolmente gli esiti dell'infortunio;
-
il decorso sfavorevole della cura e le complicazioni rilevanti intervenute;
-
la rilevante incapacità lavorativa malgrado la dimostrazione degli sforzi compiuti.
Nonostante ciò che precede, la giurisprudenza citata al considerando 2.5 (DTF 115 V 133 e 403) si applica anche in caso di traumi d’accelerazione al rachide cervicale, di traumi equivalenti oppure di traumi cranio-cerebrali, se i disturbi psichici insorti dopo l’infortunio appaiono chiaramente come un danno alla salute distinto e indipendente dal quadro clinico tipico consecutivo a un trauma d’accelerazione al rachide cervicale, a un trauma equivalente oppure a un trauma cranio-cerebrale (cfr. RAMI 2001 U 421 p. 79 consid. 2b).
2.10. La più recente giurisprudenza federale applica la prassi relativa all’evoluzione psichica abnorme conseguente a infortunio nei casi in cui l’esistenza dei disturbi denunciati dalla persona assicurata è sì stata attestata da medici specialisti, ma non oggettivata mediante accertamenti strumentali e radiologici scientificamente riconosciuti. Secondo l’Alta Corte, in quei casi, l’assenza di postumi organici oggettivabili non esclude a
priori
l’esistenza di un nesso di causalità naturale con l’evento traumatico in questione (cfr. SVR 2012 UV n. 5 p. 17ss. consid. 5.1 e riferimenti ivi menzionati). L’esame della causalità naturale viene però momentaneamente sospeso, per procedere a un esame particolare dell’adeguatezza del nesso causale. Se da tale esame emerge non essere dato il necessario nesso di causalità adeguata, si può rinunciare a esperire ulteriori indagini sulla questione della causalità naturale tra l’infortunio e i disturbi lamentati (DTF 135 V 465 consid. 5.1).
Ad esempio, questo principio è stato applicato dall’Alta Corte in una sentenza 8C_267/2009 del 26 gennaio 2010 consid. 4.3, riguardante dei disturbi visivi denunciati da un assicurato che era stato spinto contro un muro da una terza persona. Ammessa l’esistenza del nesso di causalità naturale in quanto attestata da due neuro-oftalmologi attivi a livello universitario e constatata la mancata oggettivazione di un danno alla salute organico, il Tribunale federale ha esaminato il caso dal profilo della causalità adeguata in applicazione della “psico-prassi” (e non di quella relativa ai traumi cranio-cerebrali siccome l’assicurato aveva lamentato una semplice contusione cranica), per giungere alla conclusione che l’adeguatezza non era data.
In una sentenza 8C_291/2012 dell’11 giugno 2012, la Massima Istanza ha deciso in questo stesso modo, a proposito di una fattispecie in cui i disturbi lamentati dall’assicurato all’arto inferiore sinistro, riferibili secondo gli specialisti a un dolore neuropatico provocato dall’infortunio, non avevano potuto essere oggettivati né neurologicamente né mediante esami strumentali per immagini.
In una sentenza 8C_357/2020 dell’8 settembre 2020, la Massima Istanza ha, pure, applicato questo principio a proposito di una fattispecie in cui i disturbi da stress post-traumatico lamentati dall’assicurata, riferibili ad un’aggressione subita da quest’ultima, non avevano potuto essere oggettivati (STF 8C_357/2020 dell’8 settembre 2020, consid. 3).
Nella DTF 138 V 248, il Tribunale federale, modificando la propria giurisprudenza, ha stabilito che in presenza di acufeni non attribuibili a un’affezione organica oggettivabile, il nesso di causalità adeguata con l’infortunio non può essere ammessa senza aver fatto l’oggetto di un esame particolare, al pari di quanto avviene per altri quadri clinici senza prova di deficit organico.
2.11. Per costante giurisprudenza, in un procedimento assicurativo sociale l'amministrazione è parte solo dopo l'instaurazione della controversia giudiziale mentre invece nella fase che precede la decisione essa è un organo amministrativo incaricato di attuare il diritto oggettivo (cfr. RAMI 1997 U 281, p. 282; DTF 104 V 209; STFA U 259/02 dell'8 luglio 2003 consid. 2.1.1; U. Meyer-Blaser, Die Rechtspflege in der Sozialversicherung, in BJM 1989, p. 30ss.).
Nella DTF 125 V 351 seg. (= SVR 2000 UV Nr. 10 p. 33 ss. e RAMI 1999 U 356 p. 572), la nostra Corte federale ha ribadito che ai rapporti allestiti da medici alle dipendenze di un'assicurazione deve essere riconosciuto pieno valore probante, a condizione che essi si rivelino essere concludenti, compiutamente motivati, di per sé scevri di contraddizioni e, infine, non devono sussistere degli indizi che facciano dubitare della loro attendibilità. Il solo fatto che il medico consultato si trovi in un rapporto di dipendenza con l'assicuratore, non permette già di metterne in dubbio l'oggettività e l'imparzialità.
Devono piuttosto esistere delle particolari circostanze che permettano di ritenere come oggettivamente fondati i sospetti circa la parzialità dell'apprezzamento.
In una sentenza 8C_216/2009 del 28 ottobre 2009, pubblicata in DTF 135 V 465 consid. 4.4 e consid. 4.7, il Tribunale federale ha precisato che il giudice delle assicurazioni sociali può fondare la propria sentenza su rapporti allestiti da medici che si trovano alle dipendenze dell’amministrazione, a condizione che non sussista dubbio alcuno,
nemmeno il più lieve
, a proposito della correttezza delle conclusioni contenute in tali rapporti. Sempre secondo l’Alta Corte, dal principio della parità delle armi che la Corte europea dei diritti dell’uomo ha dedotto dall’art. 6 cpv. 1 CEDU, discende che gli assicurati sono legittimati a mettere in dubbio l’affidabilità dei rapporti dei medici interni all’amministrazione mediante dei mezzi di prova propri. Fra questi mezzi di prova entrano in linea di conto, in particolare, anche le certificazioni dei medici curanti.
Trattandosi invece di perizie affidate dagli assicuratori sociali a medici esterni all’amministrazione o a servizi specializzati indipendenti in ossequio alla procedura di cui all’art. 44 LPGA, esse godono di piena forza probatoria, a condizione che non esistano indizi concreti che ne mettano in dubbio l’affidabilità (cfr. STF 8C_839/2016 del 12 aprile 2017 consid. 3.2 e 8C_862/2014 del 2 aprile 2015 consid. 3.2 e riferimenti ivi citati).
Per quel che concerne il valore probante di un rapporto medico, determinante è che esso sia completo sui temi sollevati, che sia fondato su esami approfonditi, che tenga conto delle censure sollevate dalla persona esaminata, che sia stato redatto in piena conoscenza dell'anamnesi, che sia chiaro nella presentazione del contesto medico e che le conclusioni dell'esperto siano motivate (cfr. SVR 2002 IV Nr. 21 p. 63; DTF 125 V 352; RAMI 1991 U 133, p. 311 consid. 1, 1996 U 252, p. 191ss.; DTF 122 V 160 ss., consid. 1c e riferimenti).
L'elemento rilevante per decidere circa il valore probante, non è né l'origine del mezzo di prova né la sua designazione quale rapporto oppure quale perizia, ma semplicemente il suo contenuto (cfr. DTF 125 V 352 consid. 3a e riferimenti).
È infine utile osservare che se vi sono dei rapporti medici contraddittori, il giudice non può evadere la vertenza senza valutare l’intero materiale e indicare i motivi per cui egli si fonda su un rapporto piuttosto che su un altro. Al riguardo va, tuttavia, precisato che non si può pretendere dal giudice che raffronti i diversi pareri medici e parimenti esponga correttamente da un punto di vista medico, come farebbe un perito, i punti in cui si evidenziano delle carenze e qual è l’opinione più adeguata (cfr. STFA I 811/03 del 31 gennaio 2005, consid. 5 in fine; STFA I 673/00 dell’8 ottobre 2002; SVR 2000 UV Nr. 10 p. 35 consid. 4b; STCA 35.2020.38 del 9 novembre 2020, consid. 2.9).
2.12. Nella presente fattispecie, l’istituto assicuratore resistente ha dichiarato estinto il diritto dell’assicurato alle prestazioni assicurative a decorrere del 1° gennaio 2019 ritenuto, in primo luogo, che la sintomatologia (cefalee e cervicalgie) riferita dall’assicurato non è oggettivabile, ragione per la quale, in ossequio alla giurisprudenza federale, ha proceduto alla valutazione dell’adeguatezza del nesso causale, giungendo alla conclusione che essa non è data.
Con la propria impugnativa, il patrocinatore contesta le conclusioni dell’istituto assicuratore. A suo avviso le problematiche invalidanti di cui soffre il suo assistito sono da porre in nesso di causalità con l’evento assicurato. Innanzitutto, perché prima dell’infortunio, il suo cliente godeva di buona salute. Secondariamente, perché la specialista che lo ha in cura non esclude a priori che possa sussistere un nesso di causalità tra i disturbi lamentati dal suo assistito e l’infortunio in questione. In ogni caso, a fronte di certificati medici contraddittori, andrebbe ordinato all’amministrazione di eseguire una perizia volta a determinare la causalità tra i disturbi sorti successivamente all’incidente e quest’ultimo.
A proposito di quest'ultima affermazione giova qui ricordare che la regola “
post hoc, ergo propter hoc
” (dopo questo, dunque a causa di questo) non ha valenza scientifica. La giurisprudenza federale ha stabilito che per il solo fatto d’essere insorto dopo l’infortunio, un disturbo alla salute non può già essere ritenuto una sua conseguenza. Tale argomento è insostenibile dal profilo della medicina infortunistica e inammissibile da quello probatorio (cfr. STF 8C_725/2012 del 27 marzo 2013 consid.
7.2.2: “Der Versicherte argumentiert weiter, "woher sonst, wenn nicht vom Unfall aus dem Jahre 1993, kommen die erwähnten Beschwerden an der linken oberen Extremität?" Die mit dieser rhetorischen Frage angerufene Beweisregel "post hoc ergo propter hoc" (vgl. BGE 119 V 335 E. 2b/bb S. 341 f.) ist jedoch praxisgemäss unfallmedizinisch nicht haltbar und beweisrechtlich nicht zulässig, ...”; STF 8C_355/2018 del 29 giugno 2018; STF 8C_245/2017 dell’8 agosto 2017; STF 8C_230/2017 del 22 giugno 2017; sul tema vedi pure Th. Frei, Die Integritätsentschädigung nach Art. 24 und 25 des Bundesgesetzes über die Unfallversicherung, Friborgo 1998, p. 30, nota 96; A. Rumo-Jungo, Rechtsprechung des Bundesgerichts zum Sozialversicherungsrecht, Bundesgesetz über die Unfallversicherung, Zurigo 1995, p. 41; STCA 35.2017.60 del 25 settembre 2017, consid.
2.5; STCA 35.2018.33 del 18 luglio 2018, consid. 2.6).
Dalle carte processuali emerge che il 7 giugno 2018, RI 1 è rimasto vittima di un incidente stradale (cfr. consid. 1.1.).
Il giorno seguente si è recato dal proprio medico di famiglia (dr.ssa med. _, specialista FMH in medicina generale) che ha attestato una inabilità lavorativa del 100% dall’8 giugno 2018 (doc. 3 incarto LAINF). Il 9 giugno 2018 è andato al Pronto Soccorso di Chirurgia dell’Ospedale _ di _, ove, nel rapporto d’uscita, è stata posta la diagnosi di "colpo di frusta" (doc. 12 incarto LAINF). È stato sottoposto ad una RX della colonna cervicale, giusta la quale “
Non fratture recenti. Allinemento regolare. Esame visibile fino a C-7.
” (doc. 11 LAINF). Il 6 luglio 2018 si è sottoposto ad una RM del ginocchio destro, giusta la quale “
RM ginocchio destro nei limiti della norma
” (doc. 27 incarto LAINF).
Successivamente, a causa di cefalee e cervicalgie persistenti, l'assicurato si è sottoposto a svariate indagini, che sono state effettuate per mezzo di apparecchiature diagnostiche e di immagine radiologica come pure diverse visite mediche specialistiche. RI 1 si è sottoposto anche a svariate sedute di fisioterapia ed è stato preso anche a carico del Centro _ dell’Ospedale _ di _.
In particolare, a causa del persistere di dolori cervicali irradianti a livello dorsale e talvolta occipitale, il 25 luglio 2018, l’assicurato è stato visitato presso l’Ambulatorio di neurologia e neurofisiologia clinica dell’Ospedale _ di _, dal dr. med. _, specialista FMH in neurologia, che ha diagnosticato una cervicalgia post-traumatica con riscontro di importante tensione muscolare ed anamnestico beneficio da terapia con impacchi caldi. Lo specialista ha ritenuto che la sintomatologia fosse verosimilmente dovuta a contratture muscolari post-traumatiche con quadro di distorsione cervicale di basso grado senza segni evidenti segni di lesione organiche o deficit neurologici di rilievo allo status (doc. 34 incarto LAINF).
L’assicurato è stato nuovamente dichiarato abile al lavoro al 100% dal 1° settembre 2018 (cfr. certificato del 31 agosto 2018 medico curante: doc. 36 incarto LAINF; cfr. consid. 1.2).
Il 13 ottobre 2018 si è sottoposto ad una RM della colonna cervicale, giusta la quale - a fronte delle indicazioni “
dolori cervicali post possibile contusione. Lesioni midollari cervicali? Post-traumatiche?
” - “
Non crolli vertebrali. Metameri normo-allineati in clinostatismo, non significative protrusioni o ernie discali, con solo lieve appuntinamento osteofitosico a C7-Th1 in sede posteriore mediana. Normale l'ampiezza del canale rachideo centrale. Piccole cisti radicolari bilateralmente in sede cervico-dorsale. Non alterazioni dei tessuti molli paravertebrali. Non evidenti alterazioni di segnale del midollo del tratto esplorato.
Conclusioni:
non reperti di rilievo in relazione al quesito clinico
.” (doc. 49 incarto LAINF; n.d.r.: il grassetto non è della redattrice).
Il 22 ottobre 2018 è stato visitato presso l’Ambulatorio di neurologia e neurofisiologia clinica dell’Ospedale _ di _, dal PD dr. med. _, FMH neurologia, giusta il quale “
Il paziente presenta una persistenza della cervicalgia post-traumatica nonostante la terapia antalgica e dei cicli di fisioterapia. La RM cervicale e l’esame obbiettivo sono negativi per mielopatia. Si evocano dei dolori alla palpazione muscolare del m. trapezio, bicipite e brachioradiale sx. Alla luce dei dati preghiamo i colleghi del centro del dolore di convocare il paziente per una presa a carico specialistica. Dal canto nostro non prevediamo ulteriori controlli e rimaniamo a disposizione al bisogno
” (doc. 44 incarto LAINF).
L’assicurato è stato, quindi, preso a carico dalla dr.ssa med. _ del Centro _ dell’Ospedale _ di _, ove è stato sottoposto il 23 novembre 2018 ad un primo test sui rami articolari mediali C5/C6/C7 sinistra con Bupivacaina ed in data 30 novembre 2018 ad un secondo cross-test sui medesimi rami con il medesimo farmaco. Secondo il medico in questione la sintomatologia rientrava in diagnosi differenziale con una sindrome faccettaria posteriore. Questo poneva l'indicazione ad un test mediante istillazione di anestetico locale sui rami articolari sensitivi mediali e responsabili delle innervazioni delle zigaposifi posteriori. Il risultato del primo test aveva comportato una diminuzione del dolore sulla scala NRS da 9 - 0 a 1-10 ed il risultato del secondo test aveva portato ad una diminuzione del dolore da 7-10 a 1-10 durante l'effetto dell'anestetico locale. Il risultato del secondo test permetteva, quindi, di confermare il risultato del primo test e poneva l'indicazione ad un trattamento di termocoagulazione tramite radiofrequenza dei rami articolari mediali testati. La probabilità di mantenere il risultato ottenuto durante i due test (positivi) si aggirava attorno al 75% (doc. 48 incarto LAINF).
In seguito, l’assicurato ha avvertito pure un “
abbassamento della vista (quando abbasso il capo, al momento in cui lo rialzo vedo tutto scuro)
” (doc. 63 incarto LAINF). Per questo motivo il 15 gennaio 2019 è stato visitato dal dr. med. _, il quale ha prescritto la correzione da lontano, puntualizzando quanto segue: “
Non trovo alcun motivo per infortunio.
” (doc. 67 incarto LAINF).
Il 12 febbraio 2019 il medico di famiglia dell’assicurato ha informato l’amministrazione in merito alle cefalee e cervicalgie persistenti che il suo paziente non aveva in passato (doc. 59 incarto LAINF).
Il 5 aprile 2019 l’assicurato è stato visitato dalla dr.ssa med. _, la quale - dopo avere spiegato al paziente che l’intervento di termocoaugulazione tramite radiofrequenza dei rami articolari mediali C5-C6C-7 a sinistra era ancora indicato - a fronte di una sintomatologia cambiata, ha chiesto dal Prof. Dr. med. _, specialista FMH neurologia, di rivalutare il paziente, specialmente per quanto concerneva il dolore caldo-bruciante che riferiva alla faccia (doc. 93 incarto LAINF).
Il 7 maggio 2019 l’assicurato si è sottoposto ad una RM cerebrale, giusta la quale - a fronte delle indicazioni “
Dolore rachide su infortunio del 07/06/2018 con sintomi extrapiramidali. Valutare se presenza di lesioni post-traumatiche
” - “
Non alterazioni in diffusione. Non patologici depositi emosiderinici. Non lesioni edemigene. Non segni di massa. Non raccolte extra-assiali. Nella norma le dimensioni del sistema ventricolare e la rappresentazione degli spazi liquorali periencefalici. (...).
Conclusioni:
non reperti di rilievo in relazione al quesito clinico
.” (doc. 77 incarto LAINF; n.d.r.: il grassetto non è della redattrice).
Il 20 maggio 2019, l’assicurato è stato visitato presso l’Ambulatorio di neurologia e neurofisiologia clinica dell’Ospedale _ di _, dalla dr.ssa med. _, la quale ha riferito il 3 giugno 2019 alla dr.ssa med. _ quanto segue: “
Il paziente presenta una sintomatologia dolorosa cronica dell'incidente di giugno 2018 per la quale sta eseguendo cicli di fisioterapia e blanda terapia medicamentosa. È presente una dubbia componente nevralgica. Sarà rivisto presso di voi a breve per una nuova discussione in merito al trattamento termocoagulante tramite radiofrequenza e dei rami articolari mediali C5-C6-C7 a sinistra già proposto. In base allo status attuale non proponiamo ulteriori imaging. Per provare a trattare la componente nevralgica del dolore introduciamo Pregabalin a dosaggio crescente (schema consegnato al paziente). Lasciamo valutare a Lei l’efficacia di tale terapia restando a disposizione al bisogno.
” (doc. 94 Incarto LAINF).
L’assicurato è stato nuovamente dichiarato inabile al lavoro al 100% dal 23 maggio 2019 (cfr. certificato del 23 maggio 2019 medico curante: doc. 81 incarto LAINF; cfr. consid. 1.5).
Visto che durante la visita del 5 aprile 2019 presso il Centro _ dell’Ospedale _ di _ (doc. 93 incarto LAINF), l’assicurato aveva lamentato un abbassamento della vista, il 5 giugno 2019 è stato visitato dal dr. med. _, capoclinica e responsabile dell’Ambulatorio di Audiovestibologia e Otologia dell’Ospedale _ di _, il quale - a fronte di un paziente che si presentava libero da franca sintomatologia vertiginosa, neurovegetativa o cocleare - non ha osservato segni di vestibolopatia periferica in atto o in esiti (doc. 88 incarto LAINF).
Il 29 luglio 2019 l’assicurato si è recato al Pronto Soccorso di Medicina dell’Ospedale _ di _, a causa della persistenza di dolore, ove è stato dimesso, visto il beneficio dato dalla terapia antidolorifica con Dafalgan (max 4 pastiglie da 1 gr. al giorno), con invito al medico curante di sollecitare la convocazione prevista presso il Centro _ (doc. 95 incarto LAINF).
Il 2 agosto 2019 l’assicurato è stato informato dal segretariato del Centro _ che l’intervento di termo-coagulazione dei rami articolari mediali cervicali C5, C6, C7 sinistra avrebbe avuto luogo il 27 agosto 2019 (doc. 97 incarto LAINF).
Interpellato in merito alla precitata documentazione medica dall’CO 1, il dr. med. _, specialista FMH in chirurgia ortopedica e traumatologia, nell’apprezzamento medico del 14 agosto 2019 (doc. 98 incarto LAINF) ha rilevato quanto segue:
"
(...). Concludendo essendo avvenuto il 07.06.2018 un trauma a livello del rachide cervicale di basso grado, senza perdita di coscienza, che non richiese nessuna ospedalizzazione, che non necessitò di un trasporto in ambulanza, senza platealità, che non sollecitò un'immediata presa a carico in pronto soccorso con prima valutazione in ospedale dopo solo 2 giorni la data del trauma senza ricovero ma formulando una prognosi di soli 8 giorni; senza l'esigenza di procedere ad accertamenti radiologici immediati, che richiese una valutazione presso il medico di famiglia, dr.ssa med. _, il giorno successivo la data del trauma solo per la prescrizione del certificato medico di inabilità lavorativa di soli 8 giorni, avendo le immagini della MRI della colonna cervicale del 13.10.2018, della MRI del ginocchio destro del 06.07.2018 e della MRI cerebrale del 07.05.2019 mostrato l'assenza di chiare lesioni post-infortunistiche, essendo stato l'assicurato valutato dal punto di vista neurologico, otorinolaringoiatrico, oftalmologico senza individuazione di chiare lesioni post traumatiche, essendo stata instaurata un'adeguata terapia farmacologica e fisioterapica con un congruo periodo di riposo, essendo stato l'assicurato dichiarato abile in misura completa a partire dal 01.09.2018, avendo eseguito il signor RI 1 investigazioni al Centro _ che non mostrarono chiare patologie post-traumatiche ma che accertarono una sindrome faccettaria cervicale di natura non post-traumatica raccomandando un trattamento di termoablazione con radiofrequenze che il signor RI 1 di propria volontà rifiutò, si ritenne a distanza di 6 mesi dalla data del trauma del 07.06.2018 la sintomatologia residuale ancora lamentata non più riportabile agli esiti traumatici dell'evento del 08.06.2018, ma bensì alla problematica faccettaria ben nota e valevole ancora di trattamento di termocoagulazione così come indicato dal rapporto medico del Centro _ del 05.04.2019 e nel rapporto medico del Servizio di Neurologia _ del 20.05.2019 e programmata nell'esecuzione in data 27.08.2019. (...).” (doc. 98, pag. 3 incarto LAINF)
Il 27 agosto 2019 l’assicurato si è sottoposto ad un intervento di termocoaugulazione dei rami articolari mediali cervicali C5, C6, C7 sinistra presso il Centro _, che si è svolto senza complicazioni ed il paziente è stato dimesso in assenza di dolori e con uno stato neurologico inalterato (doc. 108 incarto LAINF).
Il 12 febbraio 2019 il medico di famiglia dell’assicurato ha precisato all’CO 1 che il suo paziente “
soffre attualmente di importanti cevicalgie che non erano presenti prima dell’incidente avvenuto il 7.6.2018. In acuto non ho eseguito chiarimenti radiologici della colonna cervicale ma ho comunque compilato il modulo specifico per traumi da accelerazione cranio-cervicale, vista la possibilità che uno scontro frontale a 40 km/h contro un’_ potesse provocare un trauma a livello della colonna con manifestazione tardiva, come spesso succede e si è verificato nel caso specifico del mio paziente.
” (doc. 112 incarto LAINF).
Il 30 settembre 2019 l’assicurato è stato visitato presso il Servizio di Neurochirurgia dell’Ospedale _ di _, dal Prof. Dr. med. _, specialista FMH neurologia, giusta il quale negli “
esami eseguiti dopo l'incidente, a livello cervicale, non si evidenziavano dei diretti segni post-traumatici, tuttavia i dolori cervicali riferiti dal paziente sono conseguenti temporalmente correlati all'evento traumatico.
Dal punto di vista chirurgico non vi sono trattamenti da intraprendere. (...)
.” (doc. 116 incarto AI).
Il 22 ottobre 2019 l’assicurato è stato nuovamente visitato presso il Servizio di Neurochirurgia dell’Ospedale _ di _, dal Prof. Dr. med. _, specialista FMH neurologia, giusta il quale “
(...) Alla nuova risonanza magnetica cervicale eseguita in data 07.10.2019 non si evidenziano nuovi reperti a confronto dell’esame dell’anno scorso. Non vi sono quindi né esisti traumatici né ernie discali o compressioni dei nervi come anche del canale cervicale. Il paziente riferisce sempre questi dolori cervicali che non sembrano essere migliorati ed è ancora sotto trattamento con Dafalgan, Brufen e Lyrica. (...). Dal punto di vista neurochirurgico non vediamo indicazione di eseguire interventi. Tuttavia riteniamo indicato continuare la terapia presso il Centro _ per valutare eventuali altri trattamenti per questo dolori cervicali. Discuteremo anche il caso al nostro Spine Board. (...).
” (doc. 118 incarto LAINF).
Il 29 ottobre 2019 l’assicurato è stato visitato dalla dr.ssa med. _, giusta la quale il paziente “
riferisce un beneficio dell’intervento di termocoaugulazione dei rami articolari mediali cervicali C5, C6, C7 sinistra eseguita in data 27.08.2019. L’intensità del dolore è diminuita da 8 a 4 sulla NRS. Il paziente è contento, ma comunque il dolore non è scomparso. Assume Lyrica 50 mg 1/die e Dafalgan al bisogno. Non ha sopportato Zaldiar. (...). Ho proposto per il momento di continuare con la terapia analgesica rivedrò il signor RI 1 a controllo il 21.01.2020
.” (doc. 133 LAINF).
Interpellato in merito alla precitata documentazione medica dall’CO 1, il dr. med. _, specialista FMH in chirurgia ortopedica e traumatologia, nell’apprezzamento medico del 2 dicembre 2019 (doc. 119 incarto LAINF) ha rilevato quanto segue:
"
(...). La nuova documentazione medica agli atti non apporta valore aggiunto atto a modificare nel merito quanto espresso all'interno dell'apprezzamento medico del 14.08.2019: il fatto che l'assicurato prima del trauma del 08.06.2018 non lamentasse alcuna problematica a livello cervicale non rappresenta un fattore atto a modificare l'assenza di chiare lesioni post-traumatiche che giustifichino l'attuale sintomatologia ancora lamenta; entrambe i rapporti medici del _ del 27.08.2019 e del 30.09.2019 riferiscono dell'assenza di chiare lesioni post-traumatiche in connessione con il trauma del 08.06.2018 mentre nel rapporto medico del Servizio di Neurochirurgia del _ del 22.10.2019 venivano analizzate le immagini della nuova risonanza magnetica cervicale eseguita in data 07.10.2019 in rapporto all'esame precedente e veniva riferito: "non si evidenziano nuovi reperti a confronto dell'esame dell'anno scorso. Non vi sono quindi né esiti traumatici né ernie discali o compressione di nervi come anche del canale cervicale".