Decision ID: b75a9858-5d97-5598-8508-bd74319db2fc
Year: 2001
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: civil_law

in fatto: A. Con sentenza dell'8 ottobre 1987 il Pretore del Distretto di _ ha pronunciato il divorzio tra _ _ (1932) e _ nata _ (1939). La convenzione sugli effetti accessori omologata con la sentenza di divorzio prevedeva, tra l'altro, che il marito avrebbe versato alla moglie un contributo alimentare indicizzato di fr. 2000.– mensili (clausola n. 2.3). Tale obbligo sarebbe cessato “nel caso di nuove nozze della moglie o di sua convivenza con altro uomo”, come pure in caso di “attività lucrativa rilevante” da parte di lei o in caso di mutate condizioni economiche riguardanti il debitore (clausola n. 2.4).
B. Il 26 aprile 1996 _ _ si è rivolto al Pretore del Distretto di _ per ottenere la soppressione del contributo alimentare retroattivamente dal 1° gennaio 1994. _ _ ha proposto di respingere la petizione e le parti hanno mantenuto invariate le loro domande anche nel successivo scambio di atti scritti. Chiusa l'istruttoria, attore e convenuta hanno ribadito le loro posizioni in un memoriale conclusivo, rinunciando al dibattimento finale.
C. Con sentenza del 13 luglio 1999 il Pretore ha parzialmente accolto la petizione e ha annullato il contributo alimentare in favore di _ _ dal 26 aprile 1996. La tassa di giustizia di fr. 2000.– e le spese di fr. 730.– sono state addebitate alla convenuta, con obbligo di rifondere all'attore fr. 3000.– per ripetibili. _ è stata posta al beneficio dell'assistenza giudiziaria.
D. Contro la sentenza citata _ è insorta con un appello del 20 settembre 1999 nel quale chiede che, conferitale l'assistenza giudiziaria anche in seconda sede, il giudizio del Pretore sia riformato nel senso di respingere la petizione. Nelle sue osservazioni del 18 ottobre 1999 _ propone di rigettare l'appello e di confermare la sentenza impugnata.
E. In seguito all'entrata in vigore del nuovo diritto del divorzio il vicepresidente della Camera ha assegnato alle parti un termine di 20 giorni, il 27 settembre 2000, per formulare eventuali nuove richieste sulla base della legge nuova. _ ha comunicato il 6 ottobre 2000 di rimettersi interamente al contenuto e alle conclusioni dell'appello. _ è rimasto silente.

Considerando
in diritto: 1. La modifica di una sentenza di divorzio o di separazione è retta dalla legge anteriore, fatte salve le disposizioni relative ai figli e alla procedura (art. 7a cpv. 3 tit. fin. CC). Alla modifica di contributi alimentari in favore del coniuge divorziato o separato continua ad applicarsi, pertanto, il diritto pregresso (Geiser in: Vom alten zum neuen Scheidungsrecht, Berna 1999, pag. 251 n. 6.06; Leuenberger in: Praxiskommentar Scheidungsrecht, Basilea 2000, n. 8 ad art. 7a-7b tit. fin. CC). La procedura è disciplinata invece dalla legge nuova (Sutter/Freiburghaus, Kommentar zum neuen Scheidungsrecht, Zurigo 1999, n. 11 ad art. 7a tit. fin. CC; Leuenberger, op. cit., n. 9 ad art. 7a-7b tit. fin. CC), ciò che in concreto avrebbe consentito alle parti di formulare conclusioni nuove (art. 138 cpv. 1 nCC). Come detto, esse hanno rinunciato a tale facoltà. Nulla osta quindi all'emanazione del giudizio.
2. Il Pretore si è dipartito nella fattispecie dalla clausola pattuita dai coniugi nel 1987, secondo cui il marito sarebbe stato liberato dal contributo alimentare – tra l'altro – “nel caso di nuove nozze della moglie o di sua convivenza con altro uomo”. Egli ha ritenuto che, mentre un concubinato implica necessariamente convivenza, una convivenza non comporta necessariamente concubinato, tanto meno “qualificato” nel senso inteso dalla giurisprudenza del Tribunale federale. Nel caso in esame le parti non risultavano avere approfondito la portata della clausola al momento di firmare la convenzione. Occorreva pertanto interpretarne la portata sulla scorta di criteri oggettivi, in base all'apparenza esteriore del rapporto sentimentale e alla sua durata.
Ciò posto, il Pretore ha accertato che la convenuta ha conosciuto _ (1953) nel 1986/87, allacciando con lui una relazione affettiva “tra il 1987 ed il 1992” (consid. 8 in fine). Tale relazione perdura tutt'oggi e va considerata esclusiva, “non risultando che _ e la convenuta coltivino relazioni sentimentali con altre persone di sesso opposto” (consid. 10.2). I due hanno residenze separate, ma regolarmente pernottano insieme a _ durante i giorni feriali (presso la convenuta) e a _ durante i fine settimana (presso _), entrambi avendo le chiavi dei rispettivi appartamenti. Inoltre essi hanno trascorso insieme numerose vacanze, offerte da _, il quale da almeno sette anni pranza gratuitamente quasi tutti i giorni dalla convenuta, salvo talvolta procacciare la spesa. Ne ha dedotto, il Pretore, che la relazione dei due è non solo consolidata convivenza, bensì concubinato qualificato (consid. 11). Donde la soppressione del contributo, non in ogni modo a titolo retroattivo (ciò che la giurisprudenza vieta), ma dal 26 aprile 1996, data della petizione (consid. 14).
3. L'appellante fa valere di avere firmato la nota clausola, nel 1987, “in un clima di evidente esasperazione” e di avere dovuto rinunciare per finire a ogni pretesa in liquidazione del regime dei beni, accontentandosi del solo contributo alimentare. Essa rimprovera al Pretore di non avere indagato al proposito, esaurendosi nello scandagliare la sua vita di coppia. Inoltre – essa continua – la nozione di “convivenza” figurante nella predetta clausola dev'essere intesa come “concubinato qualificato”, poiché tale era l'accezione del termine già nel linguaggio corrente degli anni ottanta (appello, punto 5). Oltre a ciò, la sua relazione affettiva con _ “ha probabilmente avuto inizio nel 1995”, sicché nel dubbio il Pretore avrebbe tutt'al più potuto ritenere provato l'inizio di una convivenza a partire dalla data del primo accertamento condotto dagli investigatori privati” (punto 7). Egli ha ritenuto invece, a torto, che con l'avvio della relazione affettiva fosse iniziata anche la convivenza, mentre il semplice fatto di condividere qualche pasto non implica una comunità di vita (punto 8). Per di più, a parere dell'appellante, l'istruttoria ha “perfettamente dimostrato gli evidenti limiti della relazione affettiva (...), a partire dall'organizzazione autonoma delle rispettive residenze personali giù giù sino al contenuto delle loro oggettive valutazioni” (loc. cit.). Il che esclude qualsiasi concubinato, tanto più “qualificato”.
4. L'art. 153 cpv. 1 vCC stabiliva che una rendita vitalizia fissata per sentenza o per convenzione a titolo di indennità, di riparazione o di alimenti, cessava di essere dovuta se il coniuge che vi aveva diritto passava ad altre nozze (si veda oggi, analogamente, l'art. 130 cpv. 2 CC). La norma si applicava indistintamente alle rendite erogate in base all'art. 151 o all'art. 152 vCC, purché non si trattasse di compensi dovuti in liquidazione del regime dei beni (Lüchinger/Geiser in: Kommentar zum Schweizerischen Privat-recht, ZGB I, Basilea 1996, n. 3 ad art. 153 con rinvio). Ad “altre nozze” del beneficiario la giurisprudenza equiparava l'eventualità di un concubinato, purché si trattasse di un concubinato “qualificato”, assimilabile cioè per natura e durata a un'unione coniugale (da ultimo: DTF 124 III 54 consid. a/aa con riferimenti; Werro, Concubinage, mariage et démariage, Berna 2000, pag. 153, n. 706 e 707; Lüchinger/Geiser, op. cit., n. 20 e 21 ad art. 153 CC). La soppressione o la riduzione di una rendita in caso di concubinato poteva anche essere pattuita previamente, nell'ambito di una convenzione sugli effetti accessori del divorzio. Ciò agevolava poi il debitore, il quale, dandosi concubinato da parte dell'ex coniuge creditore della rendita, poteva far accertare tale circostanza – in determinati Cantoni – con procedura sommaria (per esempio Zurigo: SJZ 87/1991 pag. 244 n. 33; Deschenaux/ Tercier/Werro, Le mariage et le divorce, 4a edizione, pag. 151 in alto).