Decision ID: c7ec1194-73f7-5b85-b203-b4db829f097d
Year: 2020
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_002
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: civil_law

ritenuto
in fatto: A.
Il 14 novembre 2014 AP 1 e AO 1 hanno concluso un contratto di lavoro, in base al quale quest’ultimo è stato assunto dalla prima a tempo indeterminato in qualità di “
amministratore delegato
” secondo un mansionario definito nel “
Regolamento del Consiglio di Amministrazione
” per un salario mensile lordo di fr. 10'000.- (doc. 1).
B.
Con un nuovo contratto sottoscritto dalle parti il 18 giugno 2015, denominato “
contratto di lavoro
”, AO 1 è stato assunto dalla AP 1 in qualità di “
consulente della prima squadra di _
” per un salario mensile lordo di fr. 5'000.-, per dodici mensilità. Il contratto, della durata di 1 anno (dal 1° luglio 2015 al 30 giugno 2016), riservata la possibilità di “
risoluzione immediata per cause gravi di cui all’art. 337 CO
”, sostituiva “
ogni accordo o diverso intendimento antecedentemente pattuito o intercorso
” e poteva essere validamente modificato unicamente con l’accordo scritto delle parti. La convenzione prevedeva inoltre che AO 1 avrebbe avuto “
la massima autonomia di organizzare il lavoro sia da un punto di vista logistico che organizzativo
” e che avrebbe potuto “
svolgere altre attività professionali senza il preventivo consenso scritto da parte di AP 1
” (doc. 2). Il 18 agosto 2016 è stato sottoscritto un ulteriore contratto denominato “
contratto di lavoro
” per la durata di due anni (dal 1° luglio 2016 al 30 giugno 2018) alle medesime condizioni e dal medesimo tenore di quello precedente (doc. B e 3).
C.
Nell’estate del 2016 AO 1 ha procurato a AP 1 la possibilità di concludere l’ingaggio del giocatore _ A_, poi realizzatosi con la sottoscrizione del contratto di lavoro per il periodo 18 agosto 2016 – 30 giugno 2017. Quest’ultima relazione giuridica si è interrotta anzitempo con la sottoscrizione di un contratto di annullamento nel gennaio 2017 (doc. 4).
D.
A partire dal mese di gennaio 2017 AP 1 non ha più versato a AO 1 la somma di
fr. 5'000.- mensili pattuita a titolo di salario. Quest’ultimo, dopo avere sollecitato invano il versamento di quanto dovuto (doc. F), con precetto esecutivo n. _ dell’UE di Lugano notificato il 17 agosto 2017, ha escusso la AP 1 per l’incasso di fr. 35'000.- oltre interessi a titolo di pretese salariali per i mesi da gennaio 2017 ad agosto 2017, indicando come causa dell’obbligazione il contratto del 18 agosto 2016. L’opposizione interposta dalla AP 1 al menzionato precetto è stata respinta in via provvisoria per fr. 32'202.- con decisione 25 maggio 2018 dal Pretore del Distretto di Lugano, sezione 5. Con decisione 15 luglio 2019 il Pretore del Distretto di Lugano, sezione 1, ha respinto l’azione di disconoscimento del debito introdotta da AP 1, accertato l’esistenza del credito di fr. 32'202.- a titolo di salari per il periodo gennaio – agosto 2017 (inc. OR.2018.129). Decisione che è stata confermata da questa Camera con sentenza 28 settembre 2020 (inc. 12.2019.154).
E.
Con scritti 10 ottobre 2017 e 13 dicembre 2017 AO 1 ha diffidato AP 1 a volere versare i salari arretrati (doc. I, J) e con lettera 22 dicembre 2017 le ha comunicato la disdetta immediata del contratto (doc. K).
F.
Con petizione 12 settembre 2018 AO 1, al beneficio della necessaria autorizzazione ad agire (doc. L), ha convenuto in giudizio AP 1 chiedendo di accertare “
l’esistenza del contratto di lavoro 18 agosto 2016
” e del credito di fr. 35'894.70 e di condannare la convenuta al pagamento in suo favore dell’importo menzionato, oltre interessi al 5% dall’esigibilità di ogni pretesa creditoria, a titolo di salari per i mesi da ottobre 2017 a giugno 2018.
G.
Con risposta 26 ottobre 2018 la convenuta si è integralmente opposta alla petizione, rilevando che l’attore non avrebbe svolto alcuna attività lavorativa per suo conto. Il contratto di cui al doc. 3 e B, del 18 agosto 2016, sul quale l’attore fonda il suo credito, in realtà non sarebbe un contratto di lavoro vero e proprio bensì un accordo stipulato a margine dell’ingaggio da parte della AP 1 del calciatore _ A_, di cui AO 1 sarebbe stato procuratore, che serviva per rimborsare le spese che egli sosteneva o aveva sostenuto per il giocatore in tale veste. La fine del rapporto contrattuale tra il club e il giocatore avrebbe pertanto comportato la caducità automatica del contratto con AO 1, ciò che egli avrebbe del resto accettato per atti concludenti, l’azione da lui promossa successivamente costituendo una semplice rappresaglia ai dissapori maturati nel frattempo con il Presidente della AP 1 per alcune sue esternazioni a mezzo stampa nell’estate del 2017.
H.
Esperita l’istruttoria (congiuntamente per le cause inc. OR.2018.129 e OR.2018.179) e raccolti gli allegati conclusivi delle parti, il Pretore, con decisione 15 luglio 2019 qui impugnata, ha accolto la petizione e condannato la convenuta al pagamento in favore dell’attore di fr. 35'894.70 a titolo di salari per il periodo ottobre 2017 – giugno 2018, caricando gli oneri processuali a carico della convenuta con l’obbligo per quest’ultima di rifondere alla controparte fr. 4'000.- a titolo di ripetibili.
I.
Con appello 16 settembre 2019 la convenuta ha chiesto la riforma del giudizio impugnato nel senso di respingere la petizione con protesta di spese e ripetibili di entrambe le sedi. Con risposta 30 ottobre 2019 l’attore si è opposto integralmente al gravame, protestando le spese giudiziarie di appello.

Considerato
in diritto:
1.
L’art. 308 cpv. 1 lett. a CPC prevede che sono impugnabili mediante appello le decisioni finali di prima istanza, posto che in caso di controversie patrimoniali il valore litigioso secondo l'ultima conclusione riconosciuta nella decisione sia di almeno
fr. 10'000.- (cpv. 2). In concreto, la decisione impugnata è una decisione finale in una controversia dal valore ampiamente superiore ai fr. 10'000.-. Pacifica è dunque l’appellabilità del giudizio impugnato entro il termine di 30 giorni (art. 311 CPC). Nella fattispecie, l’appello 16 settembre 2019,
introdotto nel termine di 30 giorni dall’avvenuta notifica del primo giudizio tenuto conto delle ferie giudiziarie, è tempestivo. Parimenti tempestiva è la risposta introdotta entro il termine assegnato da questa Camera.
2.
Con la decisione qui impugnata il Pretore, riassunti i principi di interpretazione di un contratto, sulla base di un’interpretazione oggettiva ha qualificato l’accordo sottoscritto dalle parti il 18 agosto 2016 (doc. B e 3) come contratto di lavoro. Egli, sulla base dei riscontri istruttori, ha accertato che l’attore aveva svolto delle prestazioni lavorative per la convenuta, attivandosi per cercare dei giocatori o partecipando alle trattative per l’ingaggio e/o curando i contatti con i calciatori, tenendo informato il Presidente sui risvolti della sua attività. Il primo giudice, pur rilevando la grande autonomia dell’attore in relazione al luogo e all’orario di lavoro, ha ammesso l’esistenza di un rapporto di subordinazione, osservando come in concreto sussisteva “
un certo obbligo di rendicontazione e ottemperanza di direttive
”. Il Pretore ha altresì considerato la remunerazione di fr. 5'000.- lordi mensili prevista dal contratto quale salario. Egli ha al riguardo respinto l’argomentazione della convenuta, secondo cui la remunerazione costituirebbe un rimborso delle spese, rilevando che se il contratto di cui al doc. B e 3 fosse stato stipulato per rimborsare le asserite spese di fr. 60'000.- concernenti l’ingaggio del calciatore _ A_, non si spiegava il motivo per cui la durata del contratto oggetto di causa fosse di 24 mesi invece di 12 (60'000: 5'000 = 12). Considerato infine come l’accordo era stato stipulato per un tempo determinato e rilevata l’assenza di un contratto di annullamento, il primo giudice ha ritenuto in mora la datrice di lavoro nel pagamento del salario, ritenendo pertanto giustificata la disdetta immediata per cause gravi del contratto di lavoro ai sensi dell’art. 337 CO significata dall’attore alla convenuta il 22 dicembre 2017. In accoglimento della petizione il Pretore l’ha quindi condannata al pagamento dell’importo di fr. 35'988.90 oltre interessi a titolo di salario per i mesi da ottobre 2017 a giugno 2018.
3.
L’appellante rimprovera al Pretore un errato accertamento dei fatti e una violazione del diritto per avere qualificato l’accordo pattuito tra le parti di cui al doc. B e 3 come contratto di lavoro. In questa sede la convenuta ripropone la tesi secondo cui il rapporto contrattuale, malgrado la denominazione, non costituirebbe un contratto di lavoro bensì un accordo stipulato a margine dell’ingaggio da parte della AP 1 del calciatore _ A_, di cui AO 1 sarebbe stato procuratore, e che serviva per rimborsare le spese che quest’ultimo in tale veste avrebbe sostenuto per il giocatore.
4.
La qualifica giuridica di un contratto è una questione di diritto (
DTF 131 III 217
consid. 3). Il giudice determina liberamente, tenendo conto dell'insieme delle circostanze del caso concreto (
DTF 129 III 664
consid. 3.2), la natura del contratto secondo la sua configurazione oggettiva senza essere vincolato dalla qualifica, anche concordante, datagli dalle parti (sentenza del TF 4A_592/2016 del 16 marzo 2017 consid. 2.1; 4A_200/2015 del 3 settembre 2015 consid. 4.1.3) o dalla sua denominazione (
DTF 129 III 664
consid. 3.1).
Giusta l'art. 319 cpv. 1 CO con un contratto individuale di lavoro il lavoratore si obbliga a lavorare al servizio del datore di lavoro per un tempo determinato e questi si impegna a pagargli un salario stabilito a tempo o a cottimo. Il contratto di lavoro si distingue innanzi tutto dagli altri contratti di prestazione di servizi, in particolare da un mandato, per l'esistenza di un rapporto di subordinazione (
DTF 125 III 78
consid. 4), che rende il lavoratore dipendente dal datore di lavoro dal profilo personale, organizzativo e temporale e, in una certa misura, anche economico (
DTF 121 I 259
consid. 3a). Il lavoratore è sottoposto alla sorveglianza, agli ordini e alle istruzioni del datore di lavoro ed è integrato in una struttura di lavoro altrui, occupandovi un posto determinato. Il criterio della subordinazione deve essere relativizzato per quanto concerne le persone che esercitano delle professioni liberali o che hanno delle funzioni dirigenti, ove l’indipendenza del lavoratore è maggiore e la subordinazione è essenzialmente di natura organizzativa. In tal caso, gli elementi caratteristici del contratto di lavoro sono piuttosto la remunerazione fissa o periodica, la messa a disposizione di un posto di lavoro o l’assunzione del rischio imprenditoriale da parte del datore di lavoro (sentenza del TF 4A_592/2016 del 16 marzo 2017 consid. 2.1; 4A_200/2015 del 3 settembre 2015 consid. 4.2).
5.
L’appellante contesta l’accertamento pretorile secondo cui l’attore aveva svolto delle prestazioni lavorative a suo favore. A suo dire, quest’ultimo avrebbe agito quale procuratore o agente dei giocatori, sua attività principale, e non “
per conto
” di AP 1, per la quale non avrebbe svolto alcuna attività. A sostegno della sua tesi l’appellante rinvia al contenuto dei messaggi WhatsApp inviati dall’attore al Presidente del Club, dai quali emergerebbe come l’attività principale del primo sarebbe stata quella di procuratore di calciatori e come egli in tale veste, nel corso dell’estate 2016, avrebbe procurato a AP 1 l’ingaggio del calciatore _ A_, circostanza confermata pure dai diversi testi sentiti nel corso dell’istruttoria.
5.1 Dal fatto che l’attività principale dell’attore fosse quella di agente, rispettivamente di procuratore di calciatori, non si può ancora dedurre, in assenza di ulteriori documenti o altri elementi oggettivi, che in concreto egli agisse sulla base di accordi stipulati con i giocatori in loro favore e per loro conto. Se così fosse, non si spiegherebbe la necessità per le parti di formalizzare un accordo dal tenore come quello qui in discussione, ritenuto che per procedere all’asserito rimborso delle spese anticipate dall’attore sarebbe stato sufficiente accordarsi semplicemente sulle modalità di versamento del relativo importo, con contestuale dichiarazione di riconoscimento di debito da parte dell’appellante. Giova rilevare che quest’ultima, venendo meno al suo onere di contestazione e specificazione, non ha mai spiegato le vere ragioni per cui le parti hanno stipulato un contratto denominato “
di lavoro
” della durata di due anni, con una remunerazione mensile fissa e deduzione dei relativi contributi delle assicurazioni sociali. La sua argomentazione al riguardo, di avere sottoscritto un contratto di lavoro “
per semplicità
”, “
in linea con quanto fatto in passato
” al solo scopo di garantire il rimborso delle asserite spese che l’attore avrebbe sopportato in relazione all’ingaggio del calciatore _ A_, appare poco plausibile. Ciò a maggior ragione nel caso di specie a fronte del rapporto conflittuale tra l’attore e il Presidente della convenuta (deposizione _ R_, verbale 11 febbraio 2019, pag. 8). Se davvero l’attore agiva quale procuratore o agente dei calciatori e per loro conto e l’accordo era finalizzato al solo rimborso delle spese, proprio per evitare ulteriori problemi o incomprensioni tra le parti, non si capisce il motivo per cui la convenuta avrebbe dovuto impegnarsi sulla base di un contratto di lavoro della durata di due anni.
5.2 E’ vero che l’istruttoria non ha permesso di chiarire in che cosa consistesse l’attività di “
consulenza
” dell’attore (né egli, venendo meno al suo onere di allegazione l’ha spiegato), non essendo al riguardo sufficiente il rinvio al contenuto dei pochi, sporadici e scarni messaggi delle chat WhatsApp. Al riguardo è tuttavia pacifico, poiché ammesso dalla medesima convenuta nei suoi allegati introduttivi e confermato sia dai testi che dalla deposizione del suo Presidente, che l’attore ha procurato a AP 1 almeno l’ingaggio del giocatore _ A_ nel corso dell’estate 2016, con il quale il Club ha poi concluso un contratto di lavoro della durata di un anno (deposizione _ R_, verbale 11 febbraio 2019, pag. 8; testi _ C_ e _ M_, verbale 11 febbraio 2019, pag. 2 e 5).
6.
In merito alla remunerazione pattuita l’appellante critica il Pretore per non avere ritenuto condivisibile la sua tesi, secondo cui non si tratterebbe di un salario ma di un rimborso spese. La censura è irricevibile. Limitandosi l’appellante a generiche critiche, senza spiegare i motivi per cui la conclusione del primo giudice sarebbe errata e senza specificare da quali elementi oggettivi risulterebbe suffragata la sua tesi, l’appellante viene meno al suo obbligo di motivazione (art. 311 cpv. 1 CPC). Ad ogni modo la tesi secondo cui l’accordo sarebbe stato concluso per permettere il rimborso di asserite spese sostenute dall’attore in relazione all’ingaggio del giocatore _ A_ non risulta dimostrata e appare ancora una volta poco plausibile. Dall’istruttoria è anzi emerso che la remunerazione prevista nel contratto era stata concordata quale corrispettivo in favore di AO 1 per avere favorito l’ingaggio del menzionato giocatore e non quale rimborso per asserite spese, di cui nulla si sa (teste _ C_, verbale 11 febbraio 2019, pag. 2). Del resto il medesimo Presidente del Club durante la sua deposizione alla domanda se AP 1 aveva “
versato a AO 1 un onorario come procuratore per l’ingaggio di A_
” ha ammesso che “
la pattuizione doc. B
faceva da onorario
” (deposizione _ R_, verbale 11 febbraio 2019, pag. 9). Come già rilevato dal primo giudice, se veramente il contratto fosse stato stipulato per permettere il rimborso della somma di fr. 60'000.- che l’attore avrebbe anticipato affinché il calciatore _ A_ potesse lasciare la sua squadra, appare strano che lo stesso sia stato stipulato per la durata di 24 mesi (quindi con una remunerazione totale pari a fr. 120'000.-) quando per il rimborso dell’importo asseritamente anticipato per l’ingaggio del giocatore, con versamenti mensili di fr. 5'000.-, ne sarebbero stati sufficienti 12.
7.
Ciò posto, la qualifica giuridica operata dal primo giudice non convince questa Camera. In concreto è vero che vi sono numerosi elementi formali indizianti per l’esistenza di un contratto di lavoro: le denominazioni contenute nell’accordo (ove si parla di “
contratto di lavoro
”, di “
salario
” e si fa esplicito riferimento all’art. 337 CO), il versamento dei contributi alle assicurazioni sociali o dell’imposta alla fonte da parte di AP 1, o la durata dell’accordo. Esse non sono tuttavia di per sé decisive per la qualifica del contratto, il criterio determinante ai fini del giudizio essendo quello dell’esistenza o meno di una relazione di subordinazione fra le parti. Nel caso di specie l’attore godeva di una più che ampia autonomia nell’organizzazione del lavoro, il contratto non prevedendo alcuna clausola in merito al luogo, agli orari, al grado di occupazione o alle vacanze, né l’istruttoria ha permesso di ritenere che AP 1 gli avesse impartito direttive in tal senso. Contrariamente a quanto ritenuto dal Pretore, dai pochi messaggi WhatsApp agli atti si deduce che l’attore contattava il Presidente o i dirigenti del Club a sua discrezione e senza regolarità, non per adempiere a un obbligo di rendiconto o per ottemperare a loro direttive, come erroneamente ritenuto dal Pretore, quanto piuttosto per segnalare alla convenuta il nominativo di giocatori interessati a un ingaggio o per curare il loro trasferimento a un’altra squadra, attività tipiche di un agente o procuratore sportivo e che non creano certo alcun rapporto di subordinazione.
8.
Nel caso di specie
l’istruttoria ha unicamente permesso di accertare che il contratto “
di lavoro
” era in realtà finalizzato a regolare il compenso dell’attore per avere procurato l’ingaggio del giocatore _ A_. Il teste _ C_ ha al riguardo dichiarato che l’accordo con l’attore era stato sottoscritto “
a margine di un trasferimento di un calciatore, A_. Si tratta del corrispettivo per il suo agente, ossia AO 1...normalmente un agente riceve un onorario, ma in questo caso è stato fatto sotto forma di un contratto di lavoro, su espressa richiesta del presidente _, che mi ha spiegato che AO 1 doveva ricevere un corrispettivo per avere favorito questa operazione per l’arrivo di A_
” (teste _ C_, verbale 11 febbraio 2019, pag. 2).
In queste circostanze il contratto stipulato tra le parti di cui al doc. B e 3 deve essere qualificato come un contratto di mediazione sportiva a cui si applicano nella fattispecie le norme degli art. 412 segg. CO, ritenuto che l’istruttoria ha potuto unicamente accertare che esso era finalizzato a regolare il compenso spettante a AO 1 per avere procurato l’ingaggio del giocatore _ A_ (al riguardo vedi
Scherrer/ Jenny/Muresan
, Sportler-Management und Sportler-Vermittlung–eine Abgrenzung, in Causa Sport 2013, pag. 86 – 91;
Hügi
, Sportrecht, 2015, pag. 297).
9.
La qualifica giuridica del contratto come contratto di mediazione ai sensi degli art. 412 segg. CO non ha alcuna conseguenza sull’esito dell’appello, ritenuto che
a tenore dell’art. 413 cpv. 1 CO la mercede è dovuta tosto che il contratto principale sia concluso a seguito dell'indicazione o della interposizione del mediatore. La provvigione è così dovuta a condizione che il mandante giunga a concludere con il terzo il contratto che desiderava, mentre non è necessario, salvo accordo contrario, che tale contratto venga poi eseguito (DTF 139 III 271 consid.
2.3;
Tercier/Bieri/Carron
, Les contrats spéciaux, 5
a
ed., n. 4985 e segg.).
Nel caso di specie, come visto, il contratto tra AP 1 e il giocatore _ A_ è avvenuto grazie alla mediazione del convenuto (“AO 1
è stato l’elemento fondamentale di questa negoziazione: noi volevamo il giocatore e lui ci ha aiutato
” [teste _ M_, verbale 11 febbraio 2019, pag. 5]; “
E’stato AO 1 a dirmi che c’era la possibilità di ingaggiare A_
” [deposizione _ R_ 11 febbraio 2019, pag. 8]).
Ne discende che le condizioni per pretendere la remunerazione pattuita sono adempiute, il fatto che il contratto con il giocatore _ A_ sia stato disdetto dopo un anno risultando del tutto ininfluente sul diritto al compenso. Nel caso di specie, poi, non vi è alcun elemento agli atti a sostegno della tesi secondo cui l’accordo sarebbe stato subordinato all’esistenza del contratto di lavoro tra AP 1 e il giocatore _ A_. A ciò aggiungasi che, come rettamente accertato dal Pretore e non adeguatamente censurato per carente motivazione, atteso che l’appellante al riguardo si limita a trascrivere quanto sostenuto nelle conclusioni, senza spiegare i motivi di fatto e di diritto per cui la conclusione del primo giudice sarebbe errata (
DTF 138 III 374 consid. 4.3.1
), mancano elementi che facciano presumere l’esistenza di un accordo di annullamento del contratto doc. B e 3, né oralmente né in forma tacita, di modo che esso era ancora in vigore nel gennaio del 2017.
Ritenuto l’ingiustificato ritardo nel pagamento della remunerazione secondo le modalità pattuite da parte di AP 1 e considerate le diffide e la valida messa in mora di quest’ultima da parte dell’attore (doc. I, J), egli era senz’altro legittimato a recedere dal contratto e a chiedere il risarcimento del danno derivante dall’inadempienza contrattuale ai sensi dell’art. 107 cpv. 2 CO. Ne discende che l’attore ha diritto alla remunerazione per i mesi da ottobre 2017 a giugno 2018 per l’importo complessivo di fr. 35'894.70.
10.
Visto quanto precede l’appello presentato dall’attrice deve essere respinto nella misura in cui è ricevibile e la decisione del Pretore, seppur per altri motivi, deve essere confermata.
Le spese giudiziarie della procedura di secondo grado seguono la soccombenza dell’appellante (art. 106 CPC), ritenuto che nella commisurazione delle stesse si è tenuto conto della circostanza che le considerazioni in fatto e in diritto del presente appello sono in larga misura identiche a quelle della causa parallela di cui all’inc. n. 12.2019.154 e che la risposta all’appello corrisponde parola per parola a quella allestita per quella causa parallela, ciò che giustifica di derogare dai minimi tariffali (art. 2 cpv. 2 LTG e 13 cpv. 1 RTar).
L’importo ai fini di un eventuale ricorso al Tribunale federale supera i fr. 30'000.-.