Decision ID: ad81ebea-6be6-5dea-bc11-f4638ecc7910
Year: 2014
Language: it
Court: TI_TCA
Chamber: TI_TCA_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: public_law

ritenuto,
in fatto
A. La RI 1 SA, con sede a M_, è una ditta che si occupa della compravendita di merce e di articoli di consumo di ogni genere, di immobili nonché della partecipazione ad altre società.
Nell'ambito di un controllo volto ad accertare le condizioni lavorative e salariali nel settore dei call center, l'8 aprile 2013 l'Ufficio dell'ispettorato del lavoro del Dipartimento delle finanze e dell'economia (UIL) ha richiesto all'interessata la distinta dei dipendenti per l'attività monitorata, nonché la loro busta paga per il periodo 1° marzo - 31 marzo 2013 e i contratti di lavoro degli operatori assunti a partire dal 1° gennaio 2013.
B. Dopo avere riscontrato che la retribuzione minima non era stata rispettata, l'11 settembre 2013 l'UIL ha quindi intimato alla RI 1 un rapporto, prospettandole l'adozione di una sanzione amministrativa giusta l'
art. 9
della legge federale concernente le misure collaterali per i lavoratori distaccati e il controllo dei salari minimi previsti nei contratti normali di lavoro dell'8 ottobre 1999 (legge sui lavoratori distaccati; LDist; RS 823.20), per inosservanza del salario minimo prescritto dal Contratto normale di lavoro per gli operatori di call center (CNLCC), entrato in vigore il 1° agosto 2007 ed aggiornato l'ultima volta il 21 settembre 2012, in relazione a diverse dipendenti (_).
Dopo avere raccolto le osservazioni dell'interessata, il 30 settembre successivo l'autorità cantonale ha inflitto a _, responsabile della società, una multa di fr. 5'000.–. La decisione è stata resa sulla base degli art. 1 cpv. 2, 9 cpv. 2 lett. c LDist, nonché 3 lett. d del regolamento della legge d'applicazione della LDist e della legge federale
contro il lavoro nero LLN, del 24 settembre 2008 (RL 10.1.1.5.1).
C. Con giudizio 22 gennaio 2014, il Consiglio di Stato ha respinto l'impugnativa inoltrata dalla RI 1 SA contro la predetta risoluzione dipartimentale.
L'Esecutivo cantonale ha rilevato che la ricorrente non aveva rispettato il CNLCC riguardo a cinque impiegate attive presso il centro di M_ (_) per averle remunerate con un salario di fr. 19.36 all'ora anziché di 19.50, mentre non lo aveva applicato per le quattro dipendenti residenti nel nostro Cantone che lavoravano a domicilio (_), in quanto erano pagate soltanto a provvigione.
D. Contro la predetta pronunzia governativa, la ditta soccombente insorge ora davanti al Tribunale cantonale amministrativo, chiedendone l'annullamento e postulando di essere tutt'al più ammonita.
In ordine lamenta la carenza di motivazione della decisione dipartimentale impugnata, dolendosi in sostanza della violazione del suo diritto di essere sentita. Nel merito, sostiene che il provvedimento inflittole è privo di base legale, in quanto il CNLCC non si applicherebbe alle quattro collaboratrici che lavorano a domicilio. Per quanto riguarda le cinque dipendenti attive presso la sede centrale, sottolinea che la differenza tra il salario minimo legale e quello effettivamente versato si limita a qualche franco e di avere comunque adeguato immediatamente lo stipendio dopo l'accertamento. In ogni caso, considera l'entità della sanzione amministrativa eccessivamente severa.
E. All'accoglimento del gravame si oppongono sia il Consiglio di Stato che il Dipartimento, quest'ultimo con argomenti di cui si dirà, se necessario, in seguito.
F. In sede di replica, l'insorgente riconferma i propri argomenti ricorsuali. Nella duplica, l'autorità dipartimentale ribadisce le proprie posizioni, mentre il Governo non formula osservazioni.
Considerato,

in diritto
1. La competenza di questo Tribunale a statuire su un ricorso contro una decisione governativa in materia di sanzioni amministrative adottate in base all'art. 9 LDist è data dall'art. 9 cpv. 1 della legge di applicazione della LDist e della LLN, dell'11 marzo 2008 (LLDist-LLN; RL 10.1.1.5). Il gravame in oggetto, tempestivo giusta l'art. 46 della legge di procedura per le cause amministrative del 19 aprile 1966 (LPamm; RL 3.3.1.1), e presentato da una persona (giuridica) senz'altro legittimata a ricorrere in quanto lesa direttamente nei propri legittimi interessi dalla decisione qui impugnata (art. 43 LPamm), è pertanto ricevibile in ordine e può essere deciso sulla base degli atti, senza istruttoria (art. 18 cpv. 1 LPamm). Non è infatti necessario procedere all'audizione di _ e _, dipendenti della società che la ricorrente chiede di sentire per illustrare la natura del loro rapporto d'impiego, in quanto come si vedrà in appresso tale mezzo di prova non è suscettibile di apportare a questo Tribunale ulteriori elementi fattuali per il giudizio che è chiamato a rendere.
2. La ricorrente si duole innanzitutto
della violazione del suo diritto di essere sentita. Lamenta il fatto
che l'autorità di prime cure avrebbe omesso di motivare sufficientem
ente la decisione con cui le ha inflitto la sanzione amministrativa.
Tale rimprovero va esaminato
preliminarmente, poiché quanto da essa invocato costituisce una garanzia di natura formale, la cui disattenzione comporta di principio l'annullamento della decisione impugnata, indipendentemente dalle possibilità di successo del ricorso nel merito (DTF 124 V 123 consid. 4 a, 122 I 464 consid. 4a, 120 Ib 379 consid. 3b).
2.1. La natura ed i limiti del diritto di essere sentito sono determinati, innanzitutto, dalla normativa procedurale cantonale. Se tuttavia questa risulta insufficiente, valgono le garanzie minime dedotte dall'art. 29 della Costituzione federale della Confederazione svizzera del 18 aprile 1999 (Cost.; RS 101). Tale norma assicura all'interessato il diritto di esprimersi su tutti i punti essenziali di un procedimento prima che sia emanata una decisione e gli garantisce anche il diritto di partecipare all'assunzione delle prove, di conoscere i risultati delle stesse e di determinarsi
al riguardo (DTF 135 II 286 consid. 5.1, 133 I 270 consid.
3.1,
120 Ib 379, 118 Ia 17;
Ulrich Häfelin/Georg Müller
, Grundriss
des Allgemeinen Verwaltungsrechts, 6a ed., Zurigo 2010, pag.
374 n. 1615, pag. 384 n. 1672 segg., segnatamente n. 1680
).
Il diritto di essere sentito garantito dall'art. 29 Cost. comprende anche il dovere per le autorità amministrative e giudiziarie di
motivare le proprie decisioni (art. 26 cpv. 1 LPamm; DTF 117 Ib 64
consid. 4). Per prassi, una motivazione può essere ritenuta
sufficiente quando l'autorità menziona brevemente le ragioni che l'hanno spinta a decidere in un senso piuttosto che in un altro,
ponendo in questo modo le parti nella situazione di rendersi conto della portata del giudizio e delle eventuali possibilità di impugnazione dello stesso (DTF 134 I 83 consid. 4.1; 129 I 232 consid. 3.2; 126 I 97 consid. 2b; 121 I 54 consid. 2c; 117 Ib 64 consid. 4), oppure quando risulta implicitamente dai diversi considerandi componenti la decisione (STF 2C_505/2009 del 29 marzo 2010 consid. 3.1) o da rinvii ad altri atti (cfr. STF 2A.199/2003 del 10 ottobre 2003 consid. 2.2.2 e 1P.708/1999 del 2 febbraio 2000 consid. 2).
2.2. Nella fattispecie in esame, l'11 settembre 2013 l'UIL ha intimato alla RI 1 SA un rapporto indicando di avere rilevato, nell'ambito della verifica effettuata l'8 aprile 2013, che la società non aveva rispettato i salari minimi prescritti dal CNLCC riguardo a 12 dipendenti del suo call center, elencandone i nominativi.
Invitata a prendere posizione in merito a tale accertamento, il 16 settembre successivo la ricorrente ha affermato di avere comunque adeguato immediatamente i salari versati alle dipendenti attive presso il centro di M_. Ha inoltre esposto le difficoltà ad applicare la tariffa oraria alle collaboratrici che lavorano a domicilio ed elencato i nominativi delle tre residenti in Italia.
Raccolte queste osservazioni, il 20 settembre 2013 l'UIL ha quindi adottato il provvedimento querelato, che ha intimato al direttore della RI 1 SA, indicando segnatamente quanto segue:
"Richiamata la nostra intimazione di procedura di contravvenzione dell'11 settembre 2013 per violazione alle disposizioni della Legge federale concernente le misure collaterali per i lavoratori distaccati e il controllo dei salari minimi previsti nei contratti normali di lavoro (Legge sui lavoratori distaccati, LDist), in particolare per quanto riguarda la retribuzione minima (art. 1 cpv. 2 della LDist) regolata nel contratto normale di lavoro (CNL) nel settore dei Call Centers;
considerato che il datore di lavoro deve garantire ai lavoratori almeno le condizioni lavorative e salariali prescritte nelle leggi federali, nelle ordinanze del Consiglio federale e nei contratti normali di lavoro ai sensi dell'art. 360a CO;
tenuto conto che il 7 gennaio 2013 vi abbiamo informati sulla sanzionabilità del mancato rispetto del CNL;
preso atto della documentazione pervenuta in data 22 aprile 2013;
ritenuto che le motivazioni addotte nelle osservazioni pervenute in data 19 settembre 2013, non sono tali da giustificare il completo abbandono della procedura di contravvenzione;
richiamati gli articoli
(...)
;