Decision ID: 281ed8d1-4d96-559c-9c92-7c2b6099cc80
Year: 1996
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_002
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: civil_law

in fatto
A.
L’istante è stata assunta dalla convenuta l’11 giugno 1994 in qualità di cameriera dell’esercizio pubblico “_ di _, dove ha lavorato fino al 5 agosto 1994.
B.
Con l’istanza in rassegna, _ sostiene di essere stata oggetto di molestie sessuali da parte di _ marito della gerente del ristorante in questione, così che essa alla fine del turno serale del 5 agosto 1994 ha dichiarato che non avrebbe ripreso il lavoro se non avesse ottenuto le scuse del _.
Il responsabile della società convenuta le avrebbe detto di stare assente dal lavoro per qualche giorno, ma in seguito la gerente le ha comunicato che non l’avrebbe più ripresa.
Da ciò la pretesa di fr. 4’699.80 per il salario di agosto e dei primi 10 giorni di settembre, e di fr. 15’000.-- per torto morale.
C.
La convenuta all’udienza di discussione ha chiesto la reiezione dell’istanza.
L’istante avrebbe senza motivo plausibile abbandonato il posto di lavoro, ragione per cui avrebbe diritto unicamente a fr. 1’345.80, somma versatale seduta stante.
D.
Nella sentenza del 28 dicembre 1995 il Pretore, posta l’esistenza tra le parti di un contratto di lavoro, non ha ammesso che la reazione da lei avuta la sera del 5 agosto 1994 potesse significare che essa intendeva rinunciare al rapporto di lavoro, visto anche che già il giorno successivo, e poi in altre circostanze, essa ha espresso il desiderio di continuare a lavorare.
Ne conseguirebbe che il comportamento della convenuta, che le ha impedito la ripresa del lavoro, sarebbe assimilabile ad un licenziamento in tronco privo di giustificazione.
L’istante potrebbe perciò rivendicare il salario fino al 10 settembre, data in cui ha trovato un altro impiego, e il suo credito, dopo deduzione di quanto versato dalla convenuta sarebbe di fr. 3’320.80 lordi, mentre del tutto infondata sarebbe la pretesa di risarcimento dell’asserito torto morale.
E.
Con tempestivo gravame con richiesta di effetto sospensivo datato 8 gennaio 1996 la convenuta ha chiesto la riforma della sentenza pretorile nel senso di respingere l’istanza in base alle considerazioni già espresse in prima sede, secondo cui vi sarebbe stato abbandono del posto di lavoro da parte della dipendente, o comunque che le parti, su iniziativa dell’istante, avrebbero consensualmente sciolto il contratto di lavoro.
In ogni caso, l’istante avrebbe trovato nuova occupazione già a partire dal 1°, e non solo dal 10 settembre 1994, con il che sarebbe da ridurre in misura corrispondente la somma da aggiudicarle.
F.
Nelle osservazioni del 21 gennaio 1996 l’istante ha chiesto la reiezione del gravame sulla base di argomentazioni che, per quanto necessario, verranno riprese nei successivi considerandi.

Considerato
in diritto:
1.
La convenuta ripropone in questa sede la tesi secondo cui l’istante avrebbe abbandonato il posto di lavoro, oppure avrebbe consensualmente sciolto il contratto per il 5 agosto 1994.
2.
L’ipotesi dell’abbandono del posto di lavoro da parte della dipendente risulta nella specie manifestamente infondata.
In effetti, l’istante con il suo comportamento non ha affatto inteso lasciare in maniera cosciente, intenzionale e definitiva il posto di lavoro (
DTF
112 II 49;
II CCA
15 marzo 1994 in re D./M. & Co;
JAR
1994, pag. 229;
Brühwiler
, Handkommentar zum Einzelarbeitsvertrag, pag. 214), ma si è limitata ad esprimere siffatta intenzione alla fine del suo turno di lavoro in conseguenza di una discussione con il marito della gerente (
II CCA
6 dicembre 1995 in re E./C.).
L’istante ha del resto, e a più riprese, prontamente manifestato l’intenzione di riprendere il lavoro (
II CCA
23 marzo 1994 in re P./R. SA), e comunque l’ipotesi dell’abbandono risulta esclusa già solo perché il responsabile della società convenuta signor _ (così la deposizione della gerente _) ha detto “di aspettare qualche giorno prima di prendere una decisione definitiva” (
II CCA
6 dicembre 1995 in re E./C.).
3.
Anche se, come si è visto, l’abbandono del posto di lavoro non può essere sempre considerato fatto comportante l’automatica fine del contratto, è altrettanto vero che può essere messo fine al rapporto di lavoro, senza necessità di disdetta, per accordo tra le parti, deducibile anche da atti concludenti (
II CCA
2 novembre 1995 in re L./M.;
Rehbinder
, Berner Kommentar, n. 2 ad art. 335 CO).
In concreto siffatto consenso non si è tuttavia manifestato, visto che, senza addurre altre circostanze, la convenuta lo ravvisa nell’istante per il solo motivo -già esaminato al considerando precedente- del di lei comportamento la sera del 5 agosto 1994 (cfr. verbale di discussione, pag. 2 e 3).
A non averne dubbi, tale atteggiamento dell’istante non solo non vale quale abbandono unilaterale del posto di lavoro, ma nemmeno può essere considerato come offerta di uno scioglimento consensuale e con effetto immediato del contratto di lavoro.
Del resto si sarebbe nella specie trattato di soluzioni praticamente identiche dal punto di vista dell’istante, entrambe contrarie al suo desiderio -chiaramente espresso nel comportamento immediatamente successivo l’episodio del 5  continuare a lavorare, consistendo l’unica differenza rilevante nell’impossibilità per il datore di lavoro che consente alla scioglimento del contratto di rivalersi sul lavoratore ex art. 337d CO.
4.
Dovendosi così escludere sia l’esistenza di un abbandono ingiustificato del posto di lavoro da parte della dipendente, che l’estinzione del contratto per un accordo consensuale delle parti, è evidente che lo stesso non può che essersi concluso con un licenziamento in tronco da parte della convenuta (
II CCA
6 dicembre 1995 in re E./C.), che può del resto essere desunto per atti concludenti (
II CCA
23 agosto 1993 in re H./A. SA;
Rehbinder
, opera citata, n. 5 ad art. 335 CO), quali in concreto l’aver impedito all’istante di riprendere il lavoro (deposizione _).
5.
Quale causa grave, giustificante il licenziamento in tronco, la convenuta con le conclusioni (punto 4, pag. 3) ha addotto le sberle date dall’istante, per sua ammissione, al marito della gerente.
Il rilievo è però infondato: dovendosi considerare l’ammissione dell’istante nel suo complesso (art. 196 CPC), deve valere per vera anche la provocazione consistente in un comportamento non urbano del marito della gerente, così da destituire il comportamento censurato da motivo grave di licenziamento in tronco.
In assenza di migliori motivazioni, va tranquillamente confermata la decisione pretorile di ritenere immotivato il licenziamento con effetto immediato pronunciato dalla convenuta.
6.
La convenuta contesta infine le conseguenze economiche dell’ingiustificato provvedimento da lei adottato, sostenendo che l’istante avrebbe trovato una nuova occupazione già a partire dal 1° settembre 1994 presso il _ di _ con il che il di lei credito sarebbe di soli fr. 2’258.10 lordo.
Il rilievo è in parte giustificato, visto che l’istante, contrariamente a quanto da lei sostenuto ancora con le osservazioni all’appello (punto 5, pag. 4), risulta aver percepito dalla nuova datrice di lavoro per il mese di settembre del 1994 l’intero stipendio mensile pattuito di fr. 3’300.-- lordi (doc. I richiamato).
Essa poteva perciò pretendere dalla convenuta fr. 3’500.-- lordi per il salario del mese di agosto, fr. 816.65 lordi per 7 giorni di ferie e di riposo non goduti (pari a fr. 3’500.-- : 30 x 7), pacificamente riconosciuti dalla stessa convenuta (doc. 2), e fr. 200.-- lordi per il minor salario ricevuto per il mese di settembre rispetto a quello in vigore presso la convenuta, per un totale di fr. 4’516.65 lordi.
Tolti i fr. 1’440.90 lordi già versati dalla convenuta (doc. 2), l’effettivo credito dell’istante ammonta a fr. 3’075.75 lordi.
Ne consegue il parziale accoglimento del gravame ai sensi dei considerandi.
Non si prelevano tasse o spese. Le ripetibili seguono la preponderante soccombenza della convenuta (art. 148 CPC), senza che la modica riduzione del credito dell’istante possa influire sull’indennità per ripetibili attribuitale dal Pretore.