Decision ID: 53b3afdc-f6ee-5547-941c-ffa6d48f1843
Year: 1999
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_002
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: civil_law

in fatto:
A.
L’attore, proprietario del fondo n. _ di _, sostiene che la realizzazione di un autosilo sul vicino fondo n. _ sul quale la convenuta vanta un diritto di superficie, opera iniziata il 14 novembre 1998 e terminata verso la fine del 1990, avrebbe arrecato gravi danni al suo immobile e pregiudizio alle attività commerciali ivi esercitate, e chiede pertanto, invocando le norme sulla responsabilità aquiliana, la condanna della resistente al corrispondente risarcimento.
Il convenuto in sede di risposta, oltre alla carenza di legittimazione attiva (eccezione in seguito ritirata), ha eccepito l’intervenuta prescrizione della pretesa attorea.
L’udienza preliminare, in applicazione dell’art. 181 CPC, è stata limitata alla trattazione delle eccezioni.
B.
Nel giudizio qui impugnato il Pretore, richiamate la dottrina e la giurisprudenza sul tema della determinazione del momento dell’inizio della decorrenza della prescrizione ex art. 60 CO, ha ritenuto che l’attore avrebbe avuto una sufficiente conoscenza del danno da lui subito al più presto l’11 giugno 1992 e pertanto, constatato il compimento di atti interuttivi della prescrizione nel luglio del 1992, nel giugno del 1993 e poi dal gennaio del 1994 con l’inoltro della causa, ha respinto l’eccezione.
C.
Delle argomentazioni dell’appellante -che postula la riforma del giudizio pretorile nel senso dell’accoglimento dell’eccezione di prescrizione- come pure di quelle del resistente -che chiede la reiezione del gravame protestando spese e ripetibili- si dirà, per quanto necessario, nei successivi considerandi.

Considerato
in diritto:
1.
Il termine di prescrizione applicabile alle pretese risarcitorie dell’attore è incontestabilmente quello di cui all’art. 60 CO, sia nel caso in cui si reputi l’azione fondata sull’art. 679 CC, come pure -per diretta applicazione dell’art. 60 CO- nell’ipotesi in cui la si fondi sugli art. 41 e segg. CO (
II CCA
22 febbraio 1999 in re G./C. AG e llcc.;
Meier-Hayoz
, Berner Kommentar, n. 145 ad art. 679 CC).
1.1
Giusta l’art. 60 cpv. 1 CO l'azione di risarcimento o riparazione si prescrive in un anno dal giorno in cui il danneggiato conobbe il danno e la persona responsabile, e in ogni caso nel termine di 10 anni dal giorno dell’atto che ha causato il danno.
Il termine di un anno stabilito dall’art. 60 CO comincia a decorrere da quando il creditore conosce l’esistenza, la natura e gli elementi del danno, in modo da poter fondare e motivare un’azione giudiziaria (
DTF
108 Ib 99, consid 1c con rinvii); l’inizio del termine non risale al momento in cui il danneggiato avrebbe potuto scoprire l’entità del suo credito facendo prova dell’attenzione richiesta dalle circostanze. Ciò vale, quanto meno, finché il creditore non sia edotto degli elementi essenziali della pretesa, potendosi esigere solo allora ch’egli si informi sui particolari e sulle precisazioni necessarie per promuovere una causa (
DTF
109 II 435), atteso che la prova di tale conoscenza incombe a colui che invoca l’eccezione di prescrizione (
DTF
111 II 58).
Conformemente alla giurisprudenza del Tribunale federale, il danno è ritenuto realizzato ("abgeschlossen") nel momento in cui si è manifestato completamente (
DTF
92 II 4, consid 3), ragione per cui il termine di prescrizione comincia a decorrere non tanto per le singole poste del danno, bensì dal momento in cui, in ordine cronologico, si conosce l’ultimo elemento del danno (
II CCA
12 marzo 1999 in re B./M. SA e llcc., 7 settembre 1995 in re H./A. e llcc.;
Brehm
, Berner Kommentar, n. 29-31 ad art. 60 CO).
In tale contesto, può risultare problematico risolvere il quesito a sapere se il danno in questione attiene ad una situazione in evoluzione oppure no, e in caso affermativo se si tratti di evoluzione prevedibile con un sufficiente grado di sicurezza (
DTF
112 II 123, 108 Ib 100 e riferimenti): in presenza di una situazione in evoluzione, e in cui tale evoluzione non è ragionevolmente prevedibile, la prescrizione inizia a decorrere solamente alla fine di tale evoluzione; se per contro la situazione si è ad un certo momento stabilizzata, oppure la sua residua evoluzione è divenuta prevedibile con un sufficiente grado di certezza, vanno situati a quel momento la conoscenza del danno e perciò la decorrenza della prescrizione (
II CCA
24 febbraio 1999 in re R./G. e llcc.).
1.2
La parte che solleva l’eccezione di prescrizione sopporta per principio l’onere della prova per il verificarsi delle condizioni di fatto poste a fondamento dell’eccezione medesima (
II CCA
3 marzo 1999 in re G./R. e llcc., 15 febbraio 1996 in re R./B. SA e llcc., 17 dicembre 1993 in re B. e llcc/B. e llcc;
Kummer
, Berner Kommentar, n. 165 ad art. 8 CC).
1.3
L’art. 135 CO stabilisce che la prescrizione è interrotta mediante riconoscimento del debito da parte del debitore, in particolare mediante il pagamento di acconti o di interessi, o la costituzione di pegni o fideiussioni (cifra 1), oppure per mezzo di atti di esecuzione, azione o eccezione avanti ad un giudice o un arbitro, come pure mediante insinuazione nel fallimento o citazione avanti all’ufficio di conciliazione (cifra 2).
Secondo l’art. 136 CO, nel caso di una pluralità di debitori, si ritiene che l’interruzione rispetto ad un debitore solidale o ad un condebitore di una prestazione indivisibile valga anche in confronto degli altri condebitori, e in conseguenza dell’interruzione inizia a decorrere un nuovo termine di prescrizione (art. 138 CO).
2.
La convenuta non insorge contro i predetti, indiscutibili principi, ma sostiene invece nella prima parte del proprio gravame che il tema della prescrizione non sarebbe per sua natura scindibile da quello del fondamento delle pretese vantate, inscindibilità che sarebbe emersa solo durante l’istruzione dell’eccezione, che avrebbe rivelato l’infondatezza di varie pretese dell’attore, le quali avrebbero pertanto dovuto essere estromesse dal complesso del danno ai fini del giudizio sulla prescrizione.
Si tratta di una tesi manifestamente infondata.
Atteso che neppure la convenuta sembra sostenere che la questione della prescrizione non potrebbe di per sé essere oggetto della procedura di cui all’art. 181 CPC (il che avviene invece usualmente, anche nel caso, come quello in esame, di molteplici pretese: da ultimo
II CCA
12 marzo 1999 citata), l’intero ragionamento risulta viziato dal fatto che, contrariamente all’opinione della ricorrente, a questo stadio della causa non esiste alcun giudizio, e pertanto nessuna decisione, circa il fondamento o il non fondamento delle singole voci di danno o della pretesa nel suo complesso, né siffatto giudizio può esistere, nemmeno quale “questione pregiudiziale” (appello, punto 5, pag. 6) al tema della prescrizione, se non nella forma di una personale ed irrilevante deduzione della parte interessata, essendo una decisione sul merito delle pretese esclusa dalle finalità del giudizio preliminare, limitato appunto alla sola questione della prescrizione (art. 181 cpv. 2 CPC).
Posto che sono state le parti medesime a chiedere di limitare la lite al tema della prescrizione, d’accordo quindi la convenuta (cfr. le sue conclusioni, punto 2, pag. 3; appello, punto 7, pag. 9), essa risulta mal venuta nel dolersi ora del pregiudizio che a mente sua le sarebbe derivato.
3.
In ogni caso, il preteso pregiudizio non sussiste (e non certo nell’asserita forma del diniego di giustizia di cui a pag. 5 e 9 dell’appello) nella misura in cui va ammesso che se l’una o l’altra delle vantate pretese risulteranno infondate, ne conseguirà secondo logica la reiezione nel giudizio di merito indipendentemente dalla questione della prescrizione.
Certo, potrebbe essere ipotizzato -e su questo la convenuta fonda in sostanza il proprio gravame- che in una decisione preliminare dell’eccezione -senza perciò quella disamina del merito delle pretese che la convenuta pretende a torto a questo stadio della causa- la pretesa nel suo complesso venga ritenuta non prescritta per effetto dell’ultima (cronologicamente) voce di danno, che si rivela poi infondata ma che avrebbe comunque impedito -a torto secondo la resistente- il compiersi della prescrizione delle altre, precedenti voci di danno.
La tesi è suggestiva, ma disattende il fatto che la decorrenza del termine annuale di prescrizione non inizia per il motivo che una determinata voce di danno si è o meno verificata ma, come si è detto (consid. 1), dal momento, che va determinato secondo le soggettive percezioni del danneggiato, in cui egli ha avuto conoscenza nelle grandi linee degli estremi dell’intero suo danno (
Brehm
, opera citata, n. 32 e 33 ad art. 60 CO).
Detto in altre parole, non è la sussistenza o meno del danno a determinare la decorrenza della prescrizione, ma la conoscenza del medesimo da parte del leso, il che è del tutto logico se si considera che l’istituto della prescrizione ha lo scopo di sanzionare la non giustificabile attesa del leso nell’inoltro dell’azione a tutela del proprio diritto.
Ne consegue che se il leso viene a trovarsi in buona fede in una scusabile situazione di errore circa il momento della conoscenza del proprio pregiudizio -ad esempio perché attribuisce all’evento dannoso una voce di danno che vi è in realtà estranea-, non si saprebbe sanzionare questa situazione ammettendo la prescrizione dell’intera pretesa.
3.1
La questione nella fattispecie non merita tuttavia di essere oltremodo dibattuta: come la stessa convenuta riconosce, anche alla luce delle sue argomentazioni la sorte dell’eccezione di prescrizione è legata all’esistenza della voce di danno di fr. 12’566.95 di cui al doc. R. Le indicazioni temporali contenute nella fattura (lavori eseguiti nel gennaio e nell’aprile del 1992, fattura emessa l’11 giugno), di per sé non contestate, renderebbero l’azione sicuramente tempestiva e determinerebbero la reiezione dell’eccezione.
E’ ben vero che la fattura non contiene una descrizione esatta delle opere eseguite, ma l’attore in petizione (punto 12, pag. 5) ha esplicitamente indicato trattarsi della riparazione di crepe nelle pareti e fessure nei pavimenti del parcheggio sotterraneo del suo stabile.
La convenuta ha contestato la propria responsabilità circa l’insorgenza delle crepe e fessure in questione (risposta, ad 12, pag. 10), ed è vero che la pur ampia istruttoria esperita non sembra avere fornito riscontri definitivi in proposito. La resistente dimentica però che l’onere della prova quo all’esistenza, all’ammontare e alla risarcibilità della pretesa grava l’attore nel contesto del giudizio -non ancora reso- sul merito della pretesa (art. 8 CC), ma nell’ambito del giudizio sulla prescrizione è l’eccipiente, ossia la convenuta, a dovere dimostrare l’esistenza delle circostanze di fatto -in concreto il momento della conoscenza del danno da parte del leso- da cui dipende l’esito dell’eccezione (cfr. consid. 1.2), e pertanto l’asserita mancanza di chiarezza della fattura doc. R (appello, punto 9g, pag. 15) deve in definitiva tornare a danno dell’eccipiente e non dell’attore, non potendosi a priori escludere, ed essendo anzi assai verosimile, che essa abbia costituito un elemento che l’attore ha ritenuto per potere situare al giugno del 1992 la propria conoscenza del danno nel suo complesso.
4.
Stabilito ciò, il gravame si esaurisce per il resto in un’inutile disamina del fondamento delle singole pretese dell’attore, nel predetto erroneo convincimento che tale esame, che come si è detto non è consentito a questo stadio della causa, costituisca una doverosa premessa dell’esame dell’eccezione di prescrizione.
Ne deve perciò conseguire, ai sensi dei considerandi, la reiezione del gravame.
Tassa di giustizia, spese e ripetibili seguono la soccombenza (art. 148 CPC).