Decision ID: a0bf5269-b8aa-459e-899f-2875a20566a5
Year: 2022
Language: it
Court: CH_BVGE
Chamber: CH_BVGE_001
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: 

Visto:
la domanda di asilo che A._ ha presentato in Svizzera il 26 aprile
2022,
l'estratto dalla banca dati dattiloscopica «EURODAC» del 29 aprile 2022,
da cui si evince che l'interessato aveva già depositato una domanda d'asilo
in Slovenia il 12 aprile 2022 ed in Grecia il 17 settembre 2019,
la procura del 2 maggio 2022 conferita dall'interessato alla rappresentanza
legale assegnatagli,
il verbale del 10 maggio 2022 del colloquio personale conformemente
all'art. 5 del Regolamento (UE) n. 604/2013 del Parlamento europeo e del
Consiglio del 26 giugno 2013 che stabilisce i criteri e i meccanismi di de-
terminazione dello Stato membro competente per l'esame di una domanda
di protezione internazionale presentata in uno degli Stati membri da un cit-
tadino di un paese terzo o da un apolide (rifusione; Gazzetta ufficiale dell'U-
nione europea [GU] L 180/31 del 29 giugno 2013; di seguito: Regolamento
Dublino III),
la richiesta di ripresa in carico del richiedente del 10 maggio 2022 presen-
tata dalla Segreteria di Stato della migrazione (di seguito: SEM) alle com-
petenti autorità slovene,
l'accettazione della richiesta da parte di suddette autorità il 18 mag-
gio 2022,
la decisione della SEM del 26 luglio 2022, notificata il 27 luglio 2022, me-
diante la quale detta autorità non è entrata nel merito della domanda d'asilo
ai sensi dell'art. 31a cpv. 1 lett. b della legge sull'asilo del 26 giugno 1998
(LAsi, RS 142.31) ed ha pronunciato il trasferimento dell'interessato verso
la Slovenia,
il ricorso del 4 agosto 2022 (cfr. timbro del plico raccomandato; data d'en-
trata: 5 agosto 2022) inoltrato dinanzi al Tribunale amministrativo federale
(di seguito: il Tribunale) contro la menzionata decisione della SEM con il
quale il ricorrente ha concluso anzitutto alla sospensione in via cautelare
dell'esecuzione dell'allontanamento ed alla concessione dell'effetto so-
spensivo al ricorso; in seguito, in via principale, all'annullamento della de-
cisione impugnata ed alla restituzione degli atti alla SEM per il completa-
mento dell'istruttoria; il tutto con richiesta di concessione dell'assistenza
giudiziaria, con protestate tasse e spese,
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la sospensione, in via supercautelare, dell'esecuzione dell'allontanamento
del 5 agosto 2022,
gli atti medici presenti nell'incarto,

e considerato:
che le procedure in materia d'asilo sono rette dalla legge federale sulla
procedura amministrativa del 20 dicembre 1968 (PA, RS 172.021), dalla
legge sul Tribunale amministrativo federale del 17 giugno 2005 (LTAF,
RS 173.32) e dalla legge sul Tribunale federale del 17 giugno 2005 (LTF,
RS 173.110), in quanto la LAsi non preveda altrimenti (art. 6 LAsi),
che presentato tempestivamente (art. 108 cpv. 3 LAsi) contro una deci-
sione in materia di asilo della SEM (art. 6 e 105 LAsi; art. 31‒33 LTAF), il
ricorso è di principio ammissibile sotto il profilo degli art. 5, 48 cpv. 1 lett. a‒
c e art. 52 PA,
che occorre pertanto entrare nel merito del ricorso,
che i ricorsi manifestamente infondati, ai sensi dei motivi che seguono,
sono decisi in procedura semplificata (art. 111a LAsi) dalla giudice unica,
con l'approvazione di un secondo giudice (art. 111 lett. e LAsi) e la deci-
sione è motivata soltanto sommariamente (art. 111a cpv. 2 LAsi),
che giusta l'art. 111a cpv. 1 LAsi, il Tribunale rinuncia allo scambio di scritti,
che nel colloquio Dublino l'interessato, posto di fronte alla possibile com-
petenza della Slovenia per l'evasione della sua domanda d'asilo ha riferito
che in tale Paese non avrebbe voluto chiedere asilo; che nei 10 giorni in
cui sarebbe rimasto nel campo non avrebbe ricevuto le cure mediche per i
suoi dolori, il cibo non sarebbe stato buono e non ci sarebbe stato un inter-
prete; che in tale occasione, egli ha altresì allegato di soffrire di mal di (...)
e di avere problemi (...) ed ha indicato che in Svizzera risiederebbe il cu-
gino (cfr. atto SEM [...]-12/2),
che nella decisione impugnata l'autorità inferiore, dopo aver constatato l'ac-
cettazione esplicita della richiesta di ripresa in carico da parte delle autorità
slovene ha ritenuto data la competenza della Slovenia per la trattazione
della domanda d'asilo; che invero, il cugino non rientrerebbe nella nozione
di membro della famiglia ai sensi dell'art. 2 lett. g Regolamento Dublino III
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e l'effettiva volontà o meno di depositare una domanda d'asilo in tale Paese
sarebbe del tutto ininfluente,
che in seguito, la SEM ha escluso l'esistenza di carenze sistemiche ai sensi
dell'art. 3 par. 2 Regolamento Dublino III o di un rischio di trattamenti con-
trari all'art. 3 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e
delle libertà fondamentali del 4 novembre 1950 (CEDU, RS 0.101) o di vio-
lazione del principio del divieto di respingimento,
che inoltre, non sussisterebbero motivi che obbligherebbero la Svizzera ad
esaminare la domanda d'asilo giusta l'art. 16 par. 1 Regolamento Dublino
III né che giustificherebbero l'applicazione della clausola di sovranità ai
sensi dell'art. 17 par. 1 Regolamento Dublino III e dell'art. 29a cpv. 3
dell'Ordinanza 1 sull'asilo relativa a questioni procedurali dell'11 agosto
1999 (OAsi 1; RS 142.311); che invero, data la documentazione medica
presa in considerazione, non vi sarebbe alcun motivo per ritenere che il
suo stato di salute sarebbe suscettibile di porre concretamente e seria-
mente in pericolo la sua vita o la sua salute a breve termine in caso di
allontanamento nello stato di destinazione; che tutti i fatti giuridicamente
rilevanti sarebbero accertati; che il fatto che nessuna presa in carico (...)
sia stata iniziata fino ad oggi lascerebbe desumere che le turbe (...) di cui
soffrirebbe non sarebbero né così urgenti né così gravi da ostacolare il suo
trasferimento in Slovenia; che lo Stato in questione non soltanto dispor-
rebbe di infrastrutture sanitare del tutto equiparabili a quelle elvetiche, ma
sarebbe anche firmatario della direttiva 2013/33/UE del Parlamento euro-
peo e del Consiglio del 26 giugno 2013 recante norme relative all'acco-
glienza dei richiedenti protezione internazionale (di seguito: direttiva acco-
glienza),
che nel proprio ricorso l'insorgente censura innanzitutto che con la deci-
sione impugnata l'autorità inferiore non avrebbe esaminato in modo com-
pleto ed esauriente i fatti giuridicamente rilevanti, in particolare per quanto
riguarda l'accertamento dei fatti medici determinanti; che egli avrebbe de-
scritto la sua situazione di sofferenza menzionando e segnalando i propri
problemi medici sia nel colloquio Dublino, sia al Servizio di Medic Help; che
dai documenti medici versati all'incarto, si evincerebbe che il ricorrente sof-
frirebbe di una (...) trattata con una terapia antalgica fissa, e al bisogno, da
scalare secondo i dolori, nonché di (...); che tuttavia, nonostante le richie-
ste d'aiuto (...) e (...) all'infermeria del Centro, l'insorgente non avrebbe
avuto la possibilità di incontrare un medico specialista in (...), né uno (...),
né di iniziare una presa a carico presso il Servizio (...); che l'accertamento
medico sarebbe manifestamente incompleto, non essendo stata effettuata
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alcuna diagnosi in merito alla sofferenza psichica del ricorrente, e questo
senza che nulla gli potrebbe essere rimproverato, e quindi in violazione
della massima inquisitoria; che essendo ignota la diagnosi, come ignoti i
trattamenti necessari, risulterebbe carente l'esame rispetto all'eventuale
esistenza di ostacoli all'esecuzione dell'allontanamento in Slovenia e in-
completa la valutazione e la motivazione rispetto all'eventuale utilizzo della
clausola umanitaria ex art. 17 Regolamento Dublino III; che omettendo di
verificare d'ufficio in modo dettagliato la situazione medica del ricorrente,
la SEM non avrebbe rispettato il suo obbligo di accertare in maniera com-
pleta i fatti giuridicamente rilevanti,
che, giusta l'art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi, di norma non si entra nel merito di
una domanda di asilo se il richiedente può partire alla volta di uno Stato
terzo cui compete, in virtù di un trattato internazionale, l'esecuzione della
procedura di asilo ed allontanamento,
che, prima di applicare la precitata disposizione, la SEM esamina la com-
petenza relativa al trattamento di una domanda di asilo secondo i criteri
previsti dal Regolamento Dublino III,
che, se in base a questo esame è individuato un altro Stato quale respon-
sabile per l'esame della domanda di asilo, la SEM pronuncia la non entrata
nel merito previa accettazione, espressa o tacita, di ripresa a carico del
richiedente l'asilo da parte dello Stato in questione (cfr. DTAF 2017 VI/5
consid. 6.2),
che, ai sensi dell'art. 3 par. 1 Regolamento Dublino III, la domanda di pro-
tezione internazionale è esaminata da un solo Stato membro, ossia quello
individuato in base ai criteri enunciati al capo III (art. 7–15),
che nel caso di una procedura di presa in carico (inglese: take charge) ogni
criterio per la determinazione dello Stato membro competente – enumerato
al capo III – è applicabile solo se, nella gerarchia dei criteri elencati all'art. 7
par. 1 Regolamento Dublino III, quello precedente previsto dal Regola-
mento non trova applicazione nella fattispecie (principio della gerarchia dei
criteri),
che la determinazione dello Stato membro competente avviene sulla base
della situazione esistente al momento in cui il richiedente ha presentato
domanda di protezione internazionale (art. 7 par. 2 Regolamento Dublino
III),
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che, contrariamente, nel caso di una procedura di ripresa in carico (inglese:
take back), di principio non viene effettuato un nuovo esame di determina-
zione dello stato membro competente secondo il capo III (cfr. DTAF
2017 VI/5 consid. 6.2 e 8.2.1),
che, giusta l'art. 3 par. 2 Regolamento Dublino III, qualora sia impossibile
trasferire un richiedente verso lo Stato membro inizialmente designato
come competente in quanto si hanno fondati motivi di ritenere che sussi-
stono delle carenze sistemiche nella procedura di asilo e nelle condizioni
di accoglienza dei richiedenti, che implichino il rischio di un trattamento
inumano o degradante ai sensi dell'art. 4 della Carta dei diritti fondamentali
dell'Unione europea (di seguito: CartaUE), lo Stato membro che ha avviato
la procedura di determinazione dello Stato membro competente prosegue
l'esame dei criteri di cui al capo III per verificare se un altro Stato membro
possa essere designato come competente,
che lo Stato membro competente in forza del presente regolamento è te-
nuto a riprendere in carico – in ossequio alle condizioni poste agli art. 23,
24, 25 e 29 – il richiedente la cui domanda è in corso d'esame e che ha
presentato domanda in un altro Stato membro oppure si trova nel territorio
di un altro Stato membro senza un titolo di soggiorno (art. 18 par. 1 lett. b
Regolamento Dublino III),
che, giusta l'art. 17 par. 1 Regolamento Dublino III («clausola di sovra-
nità»), in deroga ai criteri di competenza sopra definiti, ciascuno Stato
membro può decidere di esaminare una domanda di protezione internazio-
nale presentata da un cittadino di un paese terzo o da un apolide, anche
se tale esame non gli compete,
che, nel caso di specie, le investigazioni effettuate dalla SEM hanno rive-
lato, dopo consultazione dell'«EURODAC», che il ricorrente ha depositato
una domanda d'asilo a B._ (Slovenia) il 12 aprile 2022 (cfr. atto
SEM [...]-9/1),
che il 10 maggio 2022 la SEM ha presentato alle autorità slovene compe-
tenti, nei termini fissati all'art. 23 par. 2 Regolamento Dublino III, una richie-
sta di ripresa in carico fondata sull'art. 18 par. 1 lett. b Regolamento Du-
blino III (cfr. atto SEM [...]-14/5),
che il 18 maggio 2022, queste autorità hanno espressamente accettato il
trasferimento del ricorrente verso la Slovenia, in applicazione della stessa
disposizione (cfr. atto SEM [...]-19/1),
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che l'insorgente nonostante non abbia negato di aver depositato una do-
manda d'asilo in tale Paese, ha dichiarato che non sarebbe stata sua vo-
lontà farlo (cfr. atto SEM [...]-12/2, pag. 2),
che tuttavia, si rileva che il Regolamento Dublino III non offre il diritto al
richiedente l'asilo di scegliere autonomamente lo Stato nel quale la sua
domanda d'asilo verrà esaminata (cfr. DTAF 2010/45 consid. 8.3),
che altresì, come giustamente ritenuto dalla SEM nella decisione impu-
gnata, il cugino dell'insorgente presente in Svizzera non rientra nella no-
zione di membri della famiglia ai sensi dell'art. 2 lett. g Regolamento Du-
blino III,
che, di conseguenza, la competenza della Slovenia, è di principio data,
che non vi sono fondati motivi di ritenere che sussistano carenze sistemi-
che nella procedura di asilo e nelle condizioni di accoglienza dei richiedenti,
che implichino il rischio di un trattamento inumano o degradante ai sensi
dell'art. 4 della CartaUE (cfr. art. 3 par. 2 2a frase Regolamento Dublino III),
che, peraltro, il paese in questione è legato alla CartaUE e firmatario della
CEDU, della Convenzione del 10 dicembre 1984 contro la tortura ed altre
pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti (Conv. tortura, RS 0.105),
della Convenzione del 28 luglio 1951 sullo statuto dei rifugiati (Conv. rifu-
giati, RS 0.142.30), oltre che del relativo Protocollo aggiuntivo del 31 gen-
naio 1967 (RS 0.142.301) e ne applica le disposizioni,
che, di conseguenza, il rispetto della sicurezza dei richiedenti l'asilo, in par-
ticolare il diritto alla trattazione della propria domanda secondo una proce-
dura giusta ed equa ed una protezione conforme al diritto internazionale
ed europeo, è presunto da parte dello Stato in questione (cfr. direttiva
2013/32/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013
recante procedure comuni ai fini del riconoscimento e della revoca dello
status di protezione internazionale [di seguito: direttiva procedura] e diret-
tiva accoglienza),
che tale presunzione, non è tuttavia assoluta e può essere confutata in
presenza di indizi seri che, nel caso concreto, le autorità di tale Stato non
rispetterebbero il diritto internazionale (cfr. DTAF 2011/9 consid. 6; 2010/45
consid. 7.4 e 7.5); che la stessa va inoltre scartata d'ufficio in presenza di
violazioni sistematiche delle garanzie minime previste dall'Unione europea
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o di indizi seri di violazioni del diritto internazionale (cfr. DTAF 2011/9 con-
sid. 6; sentenza della CorteEDU M.S.S. contro Belgio e Grecia del 21 gen-
naio 2011, 30696/09),
che ciò non risulta essere il caso nella fattispecie; che nulla permette di
ritenere l'esistenza di una pratica attuale avverata di violazione sistematica
delle norme comunitarie minime in materia e dagli atti all'inserto non è pos-
sibile desumere indizi oggettivi, seri e concreti atti a comprovare che il tra-
sferimento in Slovenia esporrebbe effettivamente l'insorgente al rischio di
vedere insoddisfatti i suoi bisogni esistenziali minimi secondo la direttiva
accoglienza (cfr. tra le altre la sentenza del Tribunale F-2957/2022 del
14 luglio 2022 pag. 7 con ulteriori riferimenti),
che, conseguentemente, l'applicazione dell'art. 3 par. 2 2a frase Regola-
mento Dublino III non si giustifica nel caso di specie,
che in seguito, la presenza in Svizzera del cugino non permette neppure
l'applicazione dell'art. 16 par. 1 Regolamento Dublino III dal momento che
non risulta che l'insorgente abbia un particolare rapporto di dipendenza con
il parente,
che ai sensi dell'art. 29a cpv. 3 OAsi 1, disposizione che concretizza in di-
ritto interno svizzero la clausola di sovranità (art. 17 par. 1 Regolamento
Dublino III), se «motivi umanitari» lo giustificano, la SEM può entrare nel
merito della domanda anche qualora giusta il Regolamento Dublino III un
altro Stato sarebbe competente per il trattamento della stessa,
che la SEM, nell'applicazione dell'art. 29a cpv. 3 OAsi 1, dispone di potere
di apprezzamento (cfr. DTAF 2015/9 consid. 7 seg.); che tuttavia, se il tra-
sferimento del richiedente nel paese di destinazione contravviene ad una
norma imperativa del diritto internazionale, tra cui quelle della CEDU, l'au-
torità inferiore è obbligata ad applicare la clausola di sovranità e ad entrare
nel merito della domanda d'asilo ed il Tribunale dispone di potere di con-
trollo al riguardo (cfr. DTAF 2015/9 consid. 8.2.1),
che il ricorrente non ha dimostrato che lo Stato di destinazione non sia
intenzionato a riprenderlo in carico ed a portare a termine la procedura
relativa alla sua domanda di protezione in violazione della direttiva proce-
dura,
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che, inoltre, l'insorgente non ha apportato qualsivoglia indizio serio e con-
creto suscettibile di dimostrare che lo Stato di destinazione non rispette-
rebbe il principio del divieto di respingimento e, dunque, verrebbe meno
nell'ossequio dei suoi obblighi internazionali, riviandolo in un paese dove
la sua vita, integrità corporale o libertà sarebbero seriamente minacciate o
da dove rischierebbe di essere respinto in un tale paese,
che agli atti non figurano elementi tali da indurre a concludere che un tra-
sferimento nello Stato in questione esporrebbe il ricorrente al rischio di es-
sere privato del sostentamento minimo e di subire delle condizioni di vita
indegna in violazione della direttiva accoglienza,
che essendo decisivo visto la doglianza in tal senso, occorre a questo
punto chiedersi, da una parte se l'accertamento dei fatti operato dall'auto-
rità inferiore quanto alle affezioni di cui soffre l'insorgente sia stato o meno
esaustivo,
che alla luce dell'applicazione del principio inquisitorio l'autorità compe-
tente deve infatti procedere d'ufficio all'accertamento esatto e completo dei
fatti giuridicamente rilevanti (DTAF 2019 I/6 consid. 5.1 per ulteriori riferi-
menti completi),
che nelle procedure Dublino, gli aspetti giuridicamente rilevanti rispetto ai
quali lo stato valetudinario della persona da trasferire funge da discrimi-
nante sono innanzitutto inerenti le condizioni di applicazione delle clausole
discrezionali previste all'art. 17 par. 1 Regolamento Dublino III e all'art. 29a
cpv. 3 OAsi 1 (cfr. sulle nozioni si veda FANNY MATTHEY, Procédures d'asile
et pluralité de statuts, 2012, pag. 174; anche DTAF 2011/9 consid. 8.1),
che il respingimento forzato di persone che soffrono di problematiche me-
diche, costituisce una violazione dell'art. 3 CEDU unicamente in circo-
stanze eccezionali; che ciò risulta essere il caso segnatamente laddove la
malattia dell'interessato si trovi in uno stadio a tal punto avanzato o termi-
nale da lasciar presupporre che, a seguito del trasferimento, la sua morte
appaia come una prospettiva prossima (cfr. sentenza della CorteEDU N.
contro Regno Unito del 27 maggio 2008, 26565/05; DTAF 2011/9 con-
sid. 7.1),
che una violazione dell'art. 3 CEDU può però anche sussistere qualora vi
siano dei seri motivi di ritenere che la persona, in assenza di trattamenti
medici adeguati nello Stato di destinazione, sarà confrontata ad un reale
rischio di un grave, rapido ed irreversibile peggioramento delle condizioni
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di salute comportante delle intense sofferenze o una significativa riduzione
della speranza di vita (cfr. sentenza della CorteEDU Paposhvili contro Bel-
gio del 13 dicembre 2016, 41738/10, § 181 segg.),
che ferme queste premesse, è ora necessario valutare se l'accertamento
dei fatti svolto dalla SEM sia conforme ai principi sopra esposti,
che al momento dell'emissione della decisione impugnata l'incarto dell'au-
torità inferiore conteneva già diversi mezzi di prova riguardanti la situazione
valetudinaria del ricorrente,
che quest'ultimo è stato innanzitutto visitato da un medico generalista il
quale ha diagnosticato una (...) da trattare farmacologicamente con un
anti-infiammatorio ([...]) e un miorilassante ([...]) e da approfondire me-
diante una (...); che per le turbe (...) è strato prescritto uno psicofarmaco
([...]) e proposta una valutazione presso i Servizi (...) (cfr. F2 del
29 aprile 2022),
che il 13 maggio 2022 il ricorrente è stato sottoposto ad una (...) (cfr. re-
ferto (...) del 16 maggio 2022, atto SEM 18/2),
che gli ulteriori esami effettuati nel corso della degenza dal 19 maggio 2022
al 25 maggio 2022 all'Ospedale Regionale di C._ per dolori (...),
hanno confermato una (...), da trattare con terapia antalgica fissa e al bi-
sogno come da prescrizione – da scalare secondo dolori – ed (...), da trat-
tare con (...) (cfr. lettera di dimissione del 25 maggio 2022),
che in seguito alla visita (...) del 30 giugno 2022 il medico ha reputato op-
portuna una presa a carico da parte del Centro di terapia del dolore per
(...), al fine di alleviare la sintomatologia algica (cfr. lettera [...] del 12 lu-
glio 2022, atto SEM 22/2),
che il 12 luglio 2022 il ricorrente è stato sottoposto a (...) con (...) di (...)
(cfr. lettera Centro Terapia per il dolore del 12 luglio 2022, atto SEM 23/2),
che la documentazione in forza della quale sono state poste le diagnosi
appariva sufficientemente dettagliata, ben motivata e coerente conto te-
nuto della tipologia delle affezioni presenti, dell'ampiezza delle indagini ef-
fettuate e dell'anamnesi del paziente,
che nei certificati medici versati agli atti non vi erano dipoi indicazioni
quanto a sospetti di patologie gravi da identificare ulteriormente,
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che invero, per quanto riguarda l'assenza di informazioni in merito allo stato
di salute psichico dell'insorgente, tale mancanza non può essere imputata
alla SEM; che malgrado sia d'uopo osservare che egli nel corso del collo-
quio Dublino abbia dichiarato di avere problemi (...), da una parte non vi
sono indizi per ritenere che egli si sia rivolto all'infermeria del Centro e che
la stessa gli abbia negato un consulto (...) rispettivamente una visita me-
dica; che d'altra parte, vi è pure modo di ritenere che, essendo egli stato in
cura da diversi medici ed essendo anche stato ricoverato per quasi una
settimana in ospedale, se ne avesse davvero avuto necessità, avrebbe
avuto più di un'occasione per riferire di eventuali ed ulteriori disturbi, come
ad esempio ha fatto per (...); che di conseguenza, si può partire dal pre-
supposto che i suoi presunti problemi (...) non siano né urgenti né gravi,
che lo stato di salute dell'insorgente risultava dunque sufficientemente ac-
clarato (cfr. sentenza del Tribunale D-546/2022 dell'11 marzo 2022 con-
sid. 4) e non ostativo all'esecuzione del trasferimento; che invero, è indub-
bio che nel caso in narrativa il substrato fattuale non contenesse indicatori
quanto all'esistenza, finanche potenziale, di affezioni terminali ai sensi
della giurisprudenza convenzionale; che allo stesso modo, non vi erano
elementi per sospettare che le patologie diagnosticate potessero raggiun-
gere un tale livello di gravità da configurare un rischio reale di peggiora-
mento rapido ed irreversibile dello stato di salute comportante delle intense
sofferenze o una significativa riduzione della speranza di vita in caso di
trasferimento,
che tale conclusione è tuttora attuale,
che invero, la visita (...) del 28 luglio 2022, non ha evidenziato né nuove
problematiche mediche né un peggioramento di quelle già conosciute; che
nel corso della stessa è stata modificata la terapia per la (...) a tipo (...) o
(...) con (...) ed in caso di inefficacia con (...); che in caso di inefficacia di
questi farmaci dovrebbe essere fatto un tentativo con (...); che altresì, è
stata prescritta una profilassi con (...), ed è stata sospesa l'assunzione di
(...) per inefficacia; che, in tale contesto, è stato ritenuto auspicabile che il
ricorrente possa approfittare di un luogo tranquillo dove riposare la notte;
che per la (...) è stata prescritta una terapia a base di (...) per 7 giorni ed
un ciclo di fisioterapia locale (cfr. lettera ambulatoriale del [...] dell'Ospe-
dale Regionale di C._ del 29 luglio 2022),
che la Slovenia dispone del resto di infrastrutture mediche sufficienti ed in
quanto Stato firmatario della direttiva accoglienza, deve provvedere affin-
ché i richiedenti ricevano la necessaria assistenza sanitaria comprendente
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quanto meno le prestazioni di pronto soccorso ed il trattamento essenziale
di malattie e di gravi disturbi mentali e fornire la necessaria assistenza me-
dica o di altro tipo, ai richiedenti con esigenze di accoglienza particolari,
comprese, se necessarie, appropriate misure di assistenza psichica
(cfr. art. 19 par. 1 e 2 della citata direttiva),
che, inoltre, le prestazioni di pronto soccorso sono garantite,
che egli potrà dipoi ovviare a possibili complicazioni nell'ottenimento dei
farmaci che gli sono stati prescritti venendo trasferito con una riserva suf-
ficiente,
che altresì, prima del trasferimento, sarà premura delle autorità competenti
per l'esecuzione dell'allontanamento informare in maniera precisa e com-
pleta le autorità slovene dell'arrivo e dei problemi di salute dell'insorgente
(cfr. art. 31 Regolamento Dublino III),
che, in altre parole, egli non ha fornito indizi seri suscettibili di comprovare
che le sue condizioni di vita o la sua situazione personale sarebbero tali da
contravvenire all'art. 4 della CartaUE, all'art. 3 CEDU o all'art. 3 Conv. tor-
tura in caso di esecuzione del trasferimento in Slovenia,
che, ad ogni modo, appartiene al ricorrente sollevare l'eventuale violazione
dei suoi diritti fondamentali, utilizzando le adeguate vie di diritto dinanzi alle
autorità dello Stato in questione,
che da ultimo, non si ravvisano indicatori che permettano di ritenere che
l'autorità inferiore abbia esercitato in maniera arbitraria il suo potere di ap-
prezzamento (cfr. DTAF 2015/9 consid. 7 seg.),
che, pertanto, non vi è motivo di applicare la clausola discrezionale di cui
all'art. 17 par. 1 (clausola di sovranità) Regolamento Dublino III,
che, di conseguenza, in mancanza dell'applicazione di tale norma da parte
della Svizzera, la Slovenia è competente dell'esame della domanda di asilo
del ricorrente ai sensi Regolamento Dublino III ed è tenuto a riprenderlo in
carico in ossequio alle condizioni poste agli art. 23, 24, 25, 29 Regolamento
Dublino III,
che, quindi, è a giusto titolo che la SEM non è entrata nel merito della do-
manda di asilo del ricorrente, in applicazione dell'art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi
ed ha pronunciato il suo trasferimento verso la Slovenia conformemente
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all'art. 44 LAsi, posto che il ricorrente non possiede un'autorizzazione di
soggiorno in Svizzera (cfr. art. 32 lett. a OAsi 1),
che, in siffatte circostanze, non vi è più luogo di esaminare in maniera di-
stinta le questioni relative all'esistenza di un impedimento all'esecuzione
del trasferimento per i motivi giusta i cpv. 3 e 4 dell'art. 83 della legge sugli
stranieri e la loro integrazione del 16 dicembre 2005 (LStrI, RS 142.20), dal
momento che detti motivi sono indissociabili dal giudizio di non entrata nel
merito nel quadro di una procedura Dublino (cfr. DTAF 2015/18 con-
sid. 5.2),
che, visto quanto precede, il ricorso deve essere respinto e la decisione
della SEM, che rifiuta l'entrata nel merito della domanda di asilo e pronun-
cia il trasferimento dalla Svizzera verso la Slovenia, confermata,
che, avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, la domanda di con-
cessione dell'effetto sospensivo è senza oggetto,
che, avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, la domanda di esen-
zione dal versamento di un anticipo equivalente alle presumibili spese pro-
cessuali è divenuta senza oggetto,
che, infine, ritenute le allegazioni ricorsuali sprovviste di probabilità di esito
favorevole, la domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa
dal versamento delle spese processuali, è respinta,
che, visto l'esito della procedura, le spese processuali di CHF 750.– che
seguono la soccombenza sono poste a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1
e 5 PA nonché art. 1-3 del regolamento sulle tasse e sulle spese ripetibili
nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 febbraio
2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]),
che le misure supercautelari ordinate dal Tribunale il 5 agosto 2022 deca-
dono con la presente decisione finale (cfr. HANSJÖRG SEILER, in: Wald-
mann/Weissenberger [ed.], Praxiskommentar VwVG, 2a ed. 2016, n. 54 ad
art. 56 PA),
che la decisione è definitiva e non può, in principio, essere impugnata con
ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83
lett. d cifra 1 LTF).
(dispositivo alla pagina seguente)
D-3368/2022
Pagina 14
Il Tribunale amministrativo federale pronuncia:
1.
Il ricorso è respinto.
2.
La domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa dal versa-
mento delle spese processuali, è respinta.
3.
Le spese processuali, di CHF 750.–, sono poste a carico del ricorrente.
Tale ammontare deve essere versato alla cassa del Tribunale amministra-
tivo federale, entro un termine di 30 giorni dalla spedizione della presente
sentenza.
4.
Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all'autorità canto-
nale.
La giudice unica: La cancelliera:
Chiara Piras Sebastiana Bosshardt