Decision ID: 1c0c9816-4180-5a35-94f4-ae2a92d4f4fa
Year: 1995
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_006
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: civil_law

in fatto:
A.
Con PE n. _ del 14/15 dicembre 1993 dell’UEF di Mendrisio _ ha escusso in via ordinaria _, con _ quale debitrice solidale, per l’incasso di Fr. 6’000’000.-- oltre accessori, indicando quale titolo di credito:
“
1.
Indebito arricchimento e atti illeciti come a sequestro _ della Pretura di Mendrisio-Sud.
2.
Spese bolletta Pretura Mendrisio-Sud.
3.
Spese verbale sequestro n. _ del 25.11.93.”
Interposta tempestiva opposizione dall’escusso, il procedente ne ha chiesto il rigetto provvisorio al Pretore.
B.
Il procedente fonda la sua pretesa sui doc. P (lettera 19.7.1993 dell’avv. _ all’avv. _), D (lettera 3.3.1994 dell’avv. _ al Ministero pubblico), E (lettera 16.3.1994 dell’avv. _ al Ministero pubblico) e F (deposizione _ dell’8.3.1994).
A mente dell’istante dai documenti B e C risulta “che fino all’inizio del 1990 l’importo oggetto dell’esecuzione era depositato sul conto “_ ” presso il _, del quale erano contitolari l’istante _ e la di lui sorella _ ”. Come attestato dai doc. D (lettera 3.3.1994 dell’avv. _ al Ministero pubblico), E (lettera 16.3.1994 dell’avv. _ al Ministero pubblico) e F (deposizione _ dell’8.3.1994) “nonostante la formale intestazione ai due fratelli, unico avente diritto economico era l’istante _ ”.
Il procedente assevera che “all’inizio del 1990 i fondi depositati sul conto “_ ” vennero trasferiti dagli escussi sul conto “_ ”, intestato a _ con procura individuale al marito _ ” e poi , “il 27.21993, tutti i fondi vennero trasferiti dal conto “_ ” al conto “_ ” intestato all’escusso _ con procura individuale a _ ”.
“Nella lettera 19 luglio 1993 dell’avv. _, patrocinatrice dei coniugi _, è espressamente detto che _ “nella sua veste di procuratrice, ha agito nell’interesse del titolare del conto”. Detta lettera non pone nessuna condizione per la restituzione dei fondi (...)”.
C.
All’udienza di contraddittorio l’escusso ha rilevato che “dichiarazioni scritte di eventuali testimoni non sono dei riconoscimenti di debito ma solo documenti atti a fungere da eventuale supporto probatorio per allegazioni di fatto”. Pure “l’istoriato del deposito dei fondi in parola come tutte le circostanze legate al fatto che inizialmente questi fondi erano depositati su un conto e ora si trovano depositati su un altro conto, non ha niente a che vedere con la presente fattispecie”.
In occasione di una riunione svoltasi alcuni giorni prima del 19 luglio 1993 presso il _, l’avv. _ aveva chiesto ai convenuti l’autorizzazione ad assumere tutte le informazioni relative ad un determinato conto il cui nome doveva essere indicato dai convenuti medesimi (doc. 7). Il 19 luglio 1993 l’avv. _ avrebbe quindi dichiarato di essere disposta a discutere a tavolino la questione dell’autorizzazione e non quella relativa a eventuali richieste di restituzione. Inoltre lo scritto 19 luglio 1993 non si riferisce ai conti presso il _ ma solo alla “relazione bancaria presso la _ ”. Inoltre lo scritto 19 luglio 1993, nel quale l’avv. _ ha dichiarato di rappresentare unicamente _, non riguarda l’escusso, atteso che egli “non ha nulla a che vedere con gli averi depositati presso la _ ”.
D.
Con sentenza 6/20 giugno 1994 il Segretario assessore di Mendrisio-Sud ha rigettato l’istanza.
Per il giudice di prime cure ex art. 387 cpv. 3 CPC la prova testimoniale è ammissibile unicamente sotto forma di dichiarazione scritta a condizione che essa venga prodotta contemporaneamente all’istanza scritta: quindi i “riscontri testimoniali scritti versati agli atti in fase dibattimentale ed ascrivibili a soggetti che sono terzi nel procedimento” sarebbero inammissibili.
Dai riscontri documentali acquisiti agli atti non risulterebbe alcuna chiara, esplicita e non equivoca dichiarazione di volontà del debitore con cui egli si obbliga a pagare una determinata somma di denaro all’istante.
Il riconoscimento di debito firmato da un rappresentante dell’escusso vincola quest’ultimo solo se vi è alternativamente procura scritta, ammissione esplicita in documenti oppure ammissione esplicita all’udienza. Nel caso di specie nessuna ammissione, idonea a costituire valido riconoscimento di debito , sarebbe stata espressa dalla rappresentante legale del convenuto in sede d’udienza preliminare e neppure in alcun documento di causa antecedente la procura scritta 30 novembre 1993 (doc. 1).
E.
Contro il giudizio di prime cure si è tempestivamente aggravato il procedente argomentando che il 5.7.1971 ha aperto presso il _ il conto “_ ” così intestato “sigg. ing. _ e/o _ ” (doc. B). Come attestato dalla sentenza 31.1.1994 del Giudice dell’istruzione e dell’arresto (p. 2, 3, 4), dal reclamo 21.12.1993 dell’avv. _ al GIAR (p. 4), dalla lettera 3.3.1994 dell’avv. _ al Ministero Pubblico, dalla lettera 16.3.1994 dell’avv. _ al Ministero pubblico e dalla deposizione 8.3.1994 di _, nonostante l’intestazione l’appellante era l’unico avente diritto economico su detto conto.
L’esigenza posta dal Pretore secondo cui le “lettere-deposizioni” degli avvocati _ e _ e le deposizioni _ e _ non potrebbero essere prese in considerazione perché non prodotte con l’istanza, costituisce formalismo eccessivo.
A fine gennaio 1990 i fondi depositati sul conto “_ ” vennero trasferiti dai coniugi _ sul conto “_ ”, intestato a _ con procura al marito e poi, il 27.2.1993, dal conto “_ ” al conto “_ ” intestato a _ con procura individuale alla moglie.
Nel caso in esame l’appellato ha affermato di aver agito “unicamente per ragioni di sicurezza e per evitare che gli averi cadessero nelle mani sbagliate”. Sebbene l’appellato, a differenza della moglie non avesse ricevuto un mandato fiduciario, “le conseguenze non cambiano, perché all’appellato sono applicabili le disposizioni della gestione d’affari senza mandato”: “L’affermazione dell’appellato di aver agito nell’interesse dell’appellante perché gravemente ammalato, aggiunta ai combinati art. 369 ss. e 400 CO, costituisce riconoscimento di debito in base al quale occorre concedere il rigetto dell’opposizione”. Nel caso in esame la volontà di restituire risulterebbe inoltre dalla lettera 3.3.1994 dell’avv. _, 16.3.1994 dell’avv. _, dalla deposizione 8.3.1994 di _.
F.
Con osservazioni 24 agosto 1994 la parte appellata ha chiesto la reiezione del gravame.
Per l’appellato la circostanza secondo cui _ sarebbe esclusivo proprietario dei beni sequestrati non è minimamente provata. La signora _ aveva ampia facoltà di disporre del conto _ sia prima che dopo la malattia che ha colpito il fratello.
L’osservante contesta che la sua patrocinatrice avrebbe dichiarato che i fondi in questione sono di proprietà di _ e che fra i signori _ e _ vi fosse un rapporto di gestione d’affari senza mandato. Siffatta considerazione di diritto sarebbe comunque tardiva perché esposta per la prima volta in sede di appello.

Considerato
in diritto:
1.
All’udienza le parti possono esporre le loro domande, le eccezioni d’ordine e di merito e dovranno produrre, sotto pena di perenzione, i documenti che suffragano le rispettive ragioni e che non fossero già stati prodotti unitamente all’istanza scritta (art. 387 cpv. 2 CPC).
Per l’art. 387 cpv. 3 CPC nessuna prova per testimoni o perizia è ammessa se non quale dichiarazione scritta o perizia di parte, prodotta contemporaneamente all’istanza scritta, se dall’attore, al principio dell’udienza, se dal convenuto.
In applicazione del cpv. 3 dell’art. 387 CPC il Segretario assessore ha estromesso dagli atti i “riscontri testimoniali scritti versati agli atti in fase dibattimentale ed ascrivibili a soggetti che sono terzi nel procedimento”.
L’interpretazione data dal Segretario assessore a siffatta disposizione assurge ad eccessivo formalismo procedurale fine a se stesso, atteso che niente giustifica la differenziazione tra i documenti producibili dall’istante all’udienza di contraddittorio ex art. 387 cpv. 2 CPC e la prova per testimoni in forma di dichiarazione scritta da produrre contemporaneamente all’istanza scritta ex art. 387 cpv. 3 CPC. La limitazione posta dal cpv. 3 dell’art. 387 CPC non è sostenibile, visto in particolare che una sua letterale interpretazione condurrebbe all’assurdo risultato che l’istante può produrre all’udienza qualsiasi documento, anche lunghissimo, mentre non potrebbe produrre in tale sede una deposizione testimoniale, benchè di agevole lettura.
All’udienza di contraddittorio l’istante può quindi produrre qualsiasi nuovo documento, comprese deposizioni testimoniali in forma scritta la cui efficacia probatoria è però minore (cfr.
Flavio Cometta
, Il rigetto provvisorio dell'opposizione nella prassi giudiziaria ticinese, in
Rep
1989 p. 330 e 349 n. 17).
Nel caso di specie si terrà di conseguenza conto di tutti i documenti versati agli atti dalle parti e quindi anche delle dichiarazioni testimoniali prodotte in fase dibattimentale.
2.
a)
La nozione di riconoscimento di debito constatato mediante scrittura privata ex art. 82 cpv. 1 LEF, che non è definita dalla legge, implica necessariamente il riconoscimento da parte dell'escusso o del suo rappresentante di un'obbligazione in relazione ad una somma di denaro determinata o facilmente determinabile. Il riconoscimento di debito può essere dedotto anche da un insieme di documenti a condizione che da essi risultino gli elementi necessari. Conditio sine qua non è che la somma di denaro riconosciuta sia facilmente determinabile secondo criteri oggettivi stabiliti in precedenza e sottratti a possibilità di modifica unilaterale dipendente dalla volontà delle parti (cfr.
Cometta
, op. cit. in
Rep
1989 p. 338 con riferimenti).
b)
La qualifica di riconoscimento di debito è riconosciuta unicamente alla dichiarazione scritta e firmata dall’escusso o dal suo rappresentante (
Pierre-Robert Gilliéron
, Poursuite pour dettes, faillite et concordat, p.151 e rif. ivi). Le deposizioni, anche testimoniali, di terzi non possono dunque in linea di principio -prese a sé stanti- costituire riconoscimento di debito ex art. 82 LEF.
c)
La dichiarazione di riconoscimento di debito è una dichiarazione di volontà con la quale il debitore si obbliga a pagare una certa somma di denaro; deve essere chiara, esplicita, non equivoca, non discutibile o soggetta a interpretazione (
Panchaud/Caprez
, Die Rechtsöffnung, Zurigo 1980, § 1 n. 7 p. 3).
d)
Il giudice del rigetto accerta d’ufficio ed in ogni stadio di causa (quindi anche in sede d’appello) se la documentazione prodotta costituisce valido riconoscimento di debito (
Cometta
, op.cit. in
Rep
1989 p. 331 con riferimenti).
3.
Il procedente fonda la sua pretesa sui doc. P (lettera 19.7.1993 dell’avv. _ all’avv. _), D (lettera 3.3.1994 dell’avv. _ al Ministero pubblico), E (lettera 16.3.1994 dell’avv. _ al Ministero pubblico) e F (deposizione _ dell’8.3.1994).
a)
Dall’esame dello scritto 19 luglio 1993 dell’avv. _ all’avv. _ non risulta un riconoscimento di debito ex art. 82 LEF nei confronti di _. La lettera richiamata dal procedente è infatti stata formulata dall’avv. _ unicamente “in nome e per conto di _ ” e quindi, già per questo motivo, non può costituire riconoscimento di debito contro _. In questo scritto la patrocinatrice di _ non riconosce inoltre che la sua cliente è debitrice di _ dell’importo in esecuzione. Essa si è infatti si è limitata a comunicare all’avv. _ che _ era disposta a discutere della “questione” relativa “alla relazione bancaria presso la _ ” e non ai conti presso il _ che qui interessano.
b)
Gli scritti doc. D (lettera 3.3.1994 dell’avv. _ al Ministero pubblico), E (lettera 16.3.1994 dell’avv. _ al Ministero pubblico) e F (deposizione _ dell’8.3.1994) non possono assurgere di principio e indipendentemente dal loro contenuto, a riconoscimento di debito ex art. 82 LEF, atteso che siffatti documenti non sono stati allestiti e sottoscritti dal convenuto o dalla sua patrocinatrice, ma da terzi (gli scritti doc. D e E addirittura dal legale svizzero rispett. italiano del procedente).
c)
Come rettamente rilevato dal primo giudice dai documenti prodotti dall’appellante non può pertanto essere dedotto alcun riconoscimento di debito. Ciò vale in particolare anche per i documenti bancari mediante i quali _ vuole dimostrare che i fondi oggetto dell’esecuzione gli appartengono esclusivamente e che _ ha agito unicamente quale gestore d’affari senza mandato. In effetti da questa documentazione non si evince alcuna dichiarazione di riconoscimento di debito chiara, esplicita, non equivoca, non discutibile o soggetta ad interpretazione ex art. 82 LEF.
4.
L'appello 27 giugno 1994 _ va quindi respinto.
Tassa di giustizia e indennità seguono la soccombenza (art. 51, 54, 67 e 68 TarLEF).