Decision ID: 1959c1c4-beeb-554e-88f6-eab865c25b10
Year: 2008
Language: it
Court: TI_TCAS
Chamber: TI_TCAS_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: social_law

ritenuto,
in fatto
1.1. RI 1, nata nel _, di professione ausiliaria di pulizie, in data 23 giugno
2003 ha
presentato una domanda volta all’ottenimento di prestazioni AI per adulti (doc. 1/1-7).
1.2. Esperiti gli accertamenti medici ed economici del caso, tra cui una perizia pluridisciplinare a cura del Servizio Accertamento Medico dell’Assicurazione Invalidità (SAM), con decisione del 13 febbraio 2006 l’Ufficio AI ha attribuito all’assicurata una rendita intera di invalidità (grado del 100%) limitatamente al periodo compreso fra il 1° giugno 2004 e il 31 agosto 2005, negando in seguito il diritto a prestazioni, dato che l’assicurata conserva una capacità lavorativa dell’80% nella sua precedente attività (doc. 45 e doc. 47-48).
1.3. A seguito dell’opposizione interposta dall’assicurata, rappresentata dall’avv. _ - con la quale ha criticato la perizia del SAM, che non avrebbe adeguatamente tenuto conto di tutte le patologie di cui è affetta l’assicurata, chiedendo il riconoscimento di almeno un quarto di rendita dal 1° settembre 2005 e il diritto ad un aiuto al collocamento (doc. 51/1-5) - l’amministrazione, con decisione su opposizione del 18 aprile
2007, ha
confermato il rifiuto di prestazioni, rilevando che l’assicurata è ancora abile al lavoro all’80% nella sua precedente attività, nella quale è in grado di sfruttare al meglio la sua capacità lavorativa residua. L’UAI ha inoltre aggiunto che nella decisione del 13 febbraio 2006 l’amministrazione ha ingiustamente accordato all’assicurata una rendita intera di invalidità dal 1° giugno 2004 al 31 agosto 2005, dato che a partire dal 6 giugno 2003 ella era abile al lavoro all’80% nella sua precedente attività e in qualsiasi altra attività lavorativa. L’UAI non ha comunque proceduto ad una
reformatio in pejus
.
Infine, ritenuto che dalla perizia SAM e dal parere del medico SMR è emersa la necessità di spronare l’assicurata ad una ripresa lavorativa, l’UAI ha ritenuto che ella avrebbe diritto, qualora ne facesse richiesta per iscritto, ad un sostegno attivo e ad una consulenza da parte dell’amministrazione nella ricerca di un posto di lavoro confacente al suo stato di salute (doc. C).
1.4. Contro la citata decisione amministrativa l’assicurata, rappresentata da RA 1, ha presentato ricorso al TCA, chiedendo che l’incarto venga retrocesso all’UAI per una nuova valutazione psichiatrica e l’assegnazione di una mezza rendita di invalidità (I).
Ella ha sostanzialmente contestato la valutazione peritale del dr. _, che non ha tenuto conto di tutte le problematiche psichiche che la affliggono e la rendono inabile al lavoro in misura ben superiore al 20% valutato dal perito psichiatra (I).
1.5. L’UAI, in risposta, confermando la correttezza della propria decisione, ha invece postulato la reiezione del ricorso (IV).

in diritto
In ordine
2.1. La presente vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico ai sensi degli articoli 49 cpv. 2 della Legge organica giudiziaria e 2 cpv. 1 della Legge di procedura per le cause davanti al Tribunale delle assicurazioni (cfr. STF H 180/06 e H 183/06 del 21 dicembre 2007; STFA I 707/00 del 21 luglio 2003; STFA H 335/00 del 18 febbraio 2002; STFA H 212/00 del 4 febbraio 2002; STFA H 220/00 del 29 gennaio 2002; STFA U 347/98 del 10 ottobre 2001, pubblicata in RDAT I-2002 pag. 190 seg.; STFA H 304/99 del 22 dicembre 2000; STFA I 623/98 del 26 ottobre 1999).
Nel merito
2.2.
Il 1° gennaio 2008 è entrata in vigore la 5a revisione della LAI (RU 2007 5148).
Occorre qui rilevare che per quanto concerne le norme di diritto materiale, in assenza di disposizioni transitorie, nel diritto delle assicurazioni sociali sono determinanti quei disposti in vigore al momento in cui si è realizzata la fattispecie che esplica degli effetti (DTF 129 V 4 consid. 1.2.; 127 V 466 consid. 1).
Dal momento che nel caso in esame lo stato di fatto giuridicamente determinante è realizzato antecedentemente al 1° gennaio 2008, le modifiche della 5a revisione della LAI non sono applicabili. Ne consegue che gli articoli della LAI citati in seguito fanno riferimento al tenore valido sino al 31 dicembre 2007.
2.3. Secondo l’art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con gli art. 7 e 8 della LPGA, con invalidità s’intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata, cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio. Gli elementi fondamentali dell'invalidità, secondo la surriferita definizione, sono quindi un danno alla salute fisica o psichica conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio, e la conseguente incapacità di guadagno. Occorre quindi che il danno alla salute abbia cagionato una diminuzione della capacità di guadagno, perché il caso possa essere sottoposto all'assicurazione per l'invalidità (Scartazzini, Les rapports de causalité dans le droit suisse de la sécurité sociale, tesi Ginevra 1991, pp. 216ss).
Secondo l'art. 28 cpv. 1 LAI, in vigore sino al 31 dicembre 2003, gli assicurati hanno diritto a una rendita intera se sono invalidi almeno al 66 2/3 %, a una mezza rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono invalidi almeno al 40%. Nel suo nuovo tenore in vigore dal 1° gennaio
2004, l
'art. 28 cpv. 1 LAI prescrive che gli assicurati hanno diritto ad una rendita intera se sono invalidi almeno al 70%, a tre quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono invalidi almeno al 40%.
Ai sensi dell'art. 16 LPGA il grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto fra il reddito del lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo l'insorgenza dell'invalidità e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione, nell'esercizio di un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in condizioni normali di mercato del lavoro (reddito da invalido) e il reddito del lavoro che egli avrebbe potuto conseguire se non fosse diventato invalido (reddito da valido). Il grado d'invalidità dell'assicurato deve quindi essere determinato dal raffronto del reddito ch'egli ancora può conseguire nonostante la sua invalidità con quello che avrebbe potuto guadagnare in assenza delle affezioni di cui è portatore (RCC 1992 p. 182, 1990 p. 543; Valterio, Droit et pratique de l'assurance invalidité, Les prestations, 1985, pp. 200ss.). Si confronta perciò il reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non fosse divenuto invalido con quello ch'egli può tuttora realizzare, benché invalido, sfruttando la residua capacità lavorativa in attività da lui ragionevolmente esigibili in condizioni normali del mercato del lavoro, previa adozione di eventuali provvedimenti integrativi (metodo generale del raffronto dei redditi; DTF 128 V 30, 104 V 136; Pratique VSI 2000 p. 84). Nel confronto dei redditi la giurisprudenza - di regola - non si tiene conto di fattori estranei all'invalidità, come ad esempio la formazione professionale, le attitudini fisiche e psichiche e l'età dello assicurato (RCC 1989 p. 325; DTF 107 V 21; Scartazzini, op. cit, p. 232). La misura dell'attività ragionevolmente esigibile dipende d'altra parte dalla situazione personale dell'assicurato e dalla possibilità di applicazione di misure reintegrative. La situazione personale dell'assicurato è essenziale per la valutazione della residua capacità al guadagno. Secondo il TFA i due redditi, dalla cui differenza emerge il grado dell'incapacità di guadagno, vanno stabiliti in maniera precisa. Se ciò non è possibile, devono essere calcolati sulla base di una valutazione fondata sulle circostanze concrete (SVR 1996 IV Nr. 74; DTF 114 V 313).
Al proposito va infine ancora rilevato che,
secondo la giurisprudenza del TFA, per il raffronto dei redditi sono determinanti le circostanze esistenti al momento dell'(eventuale) inizio del diritto alla rendita ed i redditi da valido e da invalido devono però essere rilevati sulla medesima base temporale e la valutazione deve tenere conto di eventuali modifiche dei redditi di paragone intervenute fino alla resa della decisione (rispettivamente, in regime di LPGA, decisione su opposizione) e suscettibili di incidere sul diritto alla rendita (DTF 129 V 222, cfr. anche
cfr. STFA inedite 26 giugno 2003 nella causa R consid. 3.1, I 600/01; 3 febbraio 2003 nella causa R, I 670/01 pubblicata in SVR 2002 IV Nr. 24; 18 ottobre 2002 nella causa L consid. 3.1, I 761/01 pubblicata in SVR 2003 IV Nr. 11 e 9 agosto 2002 nella causa S. consid. 3.1, I 26/02 e cfr. anche STFA inedita 13 giugno 2003 nella causa G. consid. 4.2, I 475/01).
2.4.
Per costante giurisprudenza quando l’amministrazione con un’unica decisione attribuisce una rendita per un certo periodo e, contemporaneamente, la riduce o la sopprime per un periodo successivo, devono essere applicate per analogia le regole sulla revisione di decisioni amministrative (cfr. DTF 131 V 164; DTF 131 V 120; DTF 125 V 143; SVR 2006 IV Nr. 13; STFA del 10 gennaio 2006 nella causa K., I 597/04; STFA del 27 dicembre 2005 nella causa A., I 689/04; STFA del 19 ottobre 2005 nella causa F., I 38/05; STFA del 14 aprile 2005 nella causa K., 12/04; STFA del 24 febbraio 2005 nella causa K., I 528/04; STFA del 29 giugno 2004 nella causa T., I 299/03).
Al riguardo cfr. STCA 32.2005.83 del 20 febbraio 2006, massimata in RtiD II-2006 N. 39 pag. 182.
2.5. L’art. 17 cpv. 1 LPGA stabilisce che:
"
Se il grado d’invalidità del beneficiario della rendita subisce una notevole modificazione, per il futuro la rendita è aumentata o ridotta proporzionalmente o soppressa, d’ufficio o su richiesta."
I principi giurisprudenziali sviluppati in materia di revisione di rendite sotto il regime del vecchio art. 41 LAI sono applicabili anche a proposito dell’art. 17 LPGA (DTF 130 V 349 seg. consid. 3.5).
2.6. In una sentenza del 12 ottobre 2005 nella causa R., I 8/04, pubblicata in plaidoyer 1/06, pag. 64-65, il TFA ha ricordato i principi che sono alla base della revisione e della riconsiderazione di decisioni amministrative e si è così espresso:
"
(...)
2.
2.1
En l'espèce, il s'agit tout d'abord de savoir si l'on est en présence d'un motif de révision, ce qui suppose une modification notable du taux d'invalidité (art. 17 LPGA). Il n'y a pas matière à révision lorsque les circonstances sont demeurées inchangées et que le motif de la suppression ou de la diminution de la rente réside uniquement dans une nouvelle appréciation du cas. Un motif de révision au sens de l'art. 17 LPGA (ou de l'ancien art. 41 LAI) doit clairement ressortir du dossier (p. ex. arrêt P. du 31 janvier 2003
[I 559/02], consid. 3.2 et les arrêts cités; sur les motifs de révision en particulier: Urs Müller, Die materiellen Voraussetzungen der Rentenrevision in der Invalidenversicherung, thèse, Fribourg 2002, p. 133 ss). La réglementation sur la révision ne saurait en effet constituer un fondement juridique à un réexamen sans condition du droit à la rente (Rudolf Ruedi, Die Verfügungsanpassung als verfahrensrechtliche Grundfigur namentlich von Invalidenrentenrevisionen, in: Schaffauser/ Schlauri [Hrsg], Die Revision von Dauerleistungen in der Sozialversicherung, Saint-Gall, 1999, p. 15).
2.2
Si l'on compare les expertises du COMAI du 9 mai 1995 et de
la Clinique X.
du 10 mai 2002, les principaux diagnostics posés sont pratiquement superposables (syndrome somatoforme douloureux persistant et personnalité fruste et dépendante en 1995; syndrome douloureux somatoforme persistant [F45.4] et personnalité aux traits dépendants [F60.7] en 2002). Les conclusions des expertises sont divergentes, en revanche, en ce qui concerne les répercussions des atteintes à la santé sur la capacité de travail. Les experts du COMAI avaient estimé que le syndrome somatoforme douloureux prenait place dans le contexte d'un trouble de
la personnalité. On
était en présence d'une atteinte à la santé mentale importante, entraînant une incapacité totale de travail, sans perspective de reclassement ni d'amélioration, vu l'importance de la régression et de la fixation somatique.
Les experts de
la Clinique X.
concluent, pour leur part, à l'absence d'atteinte somatique ou psychique susceptible de limiter la capacité de travail. Les mêmes experts déclarent s'écarter des conclusions du COMAI, au motif que l'association d'un trouble somatoforme douloureux à une personnalité aux traits dépendants ne constitue pas, à leur avis, une atteinte à la santé mentale importante.
2.3
Sur la base de ces éléments, il y a lieu de constater que les experts de
la Clinique X.
ne font pas état d'une modification de l'état de santé du recourant, mais remettent en cause l'appréciation précédente - et fondée sur un même état de fait - des experts du COMAI. Ni l'administration ni les premiers juges n'ont cherché du reste à démontrer l'existence d'un changement de circonstances. Ils insistent plutôt sur le caractère probant de l'expertise dé
la Clinique X.,
en faisant totalement abstraction des règles sur la révision et comme s'il s'agissait en l'occurrence de se prononcer pour la première fois sur le droit à
la rente. Mais
cela ne suffit pas, on l'a vu, pour justifier une révision du droit à la rente (cf. aussi Urs Müller, op. cit., p. 135, ch. 490).
3.
3.1.
Le principe selon lequel l'administration peut en tout temps revenir d'office sur une décision formellement passée en force qui n'a pas donné lieu à un jugement sur le fond, lorsque celle-ci est certainement erronée et que sa rectification revêt une importance appréciable, l'emporte sur la procédure de révision. Ainsi, l'administration peut aussi modifier une décision de rente lorsque les conditions de la révision selon l'art. 17 LPGA ne sont pas remplies. Si le juge est le premier à constater que la décision initiale était certainement erronée, il peut confirmer, en invoquant ce motif, la décision de révision prise par l'administration (ATF 125 V 369 consid. 2 et les arrêts cités; cf. aussi ATF 112 V 373 consid. 2c et 390 consid. 1b). Il est à relever que la reconsidération est désormais expressément prévue à l'art. 53 LPGA.
3.2
Pour juger s'il est admissible de reconsidérer une décision pour le motif qu'elle est sans nul doute erronée, il faut se fonder sur la situation juridique existant au moment où cette décision a été rendue, compte tenu de la pratique en vigueur à l'époque (ATF 119 V 479 consid. 1b/cc et les références). Par le biais de la reconsidération, on corrigera une application initiale erronée du droit, de même qu'une constatation erronée résultant de l'appréciation des faits. Un changement de pratique ou de jurisprudence ne saurait en principe justifier une reconsidération (ATF 117 V 17 consid. 2c, 115 V 314 consid. 4a/cc). Une décision est sans nul doute erronée non seulement lorsqu'elle a été prise sur la base de règles de droit non correctes ou inappropriées, mais aussi lorsque des dispositions importantes n'ont pas été appliquées ou l'ont été de manière inappropriée (DTA 1996/97 n° 28 p. 158 consid. 3c). Tel est notamment le cas lorsque l'administration a accordé une rente d'invalidité au mépris du principe de la priorité de la réadaptation sur la rente (voir l'arrêt P. du 31 janvier 2003, déjà cité). A l'inverse, une inexactitude manifeste ne saurait être admise lorsque l'octroi de la prestation dépend de conditions matérielles dont l'examen suppose un pouvoir d'appréciation, quant à certains de leurs aspects ou de leurs éléments, et que la décision paraît admissible compte tenu de la situation de fait et de droit (arrêt P. du 13 août 2003 [1790/01], consid. 3).
3.3
En l'espèce, c'est en vue d'élucider les divergences issues d'avis médicaux contradictoires se trouvant au dossier que l'administration a recueilli l'expertise du COMAI, du 9 mai 1995, et qu'elle s'est fondée sur cette dernière pour allouer une rente entière au recourant, le 1
er
décembre 1995. En présence d'un tableau clinique complexe, par ailleurs difficile à appréhender en raison de ses aspects subjectifs, la prise de position sur une incapacité de travail implique toujours un jugement d'appréciation. Or, un tel jugement ne saurait être qualifié de manifestement erroné que si les investigations médicales dans les différents domaines concernés n'ont pas été entreprises ou qu'elles ne l'ont pas été avec le soin nécessaire (cf. arrêt P. du 31 janvier 2003, déjà cité). Tel n'est pas le cas en ce qui concerne l'expertise du COMAI dans la mesure où cette expertise pluridisciplinaire répond aux critères jurisprudentiels permettant de lui attribuer une pleine valeur probante. En tout cas, les critiques émises à l'encontre des conclusions du COMAI par les médecins de
la Clinique X.
ne suffisent pas pour admettre que ces conclusions sont dépourvues de crédibilité. Comme on l'a vu, on est en présence d'appréciations divergentes d'experts en ce sens que les uns, à la différence des autres, considèrent que l'association d'un trouble somatoforme douloureux à une personnalité aux traits dépendants n'a pas d'incidence sur la capacité de travail. Seule une surexpertise serait de nature à les départager.
Mais, ici également, on ne peut faire abstraction des éléments qui ont conduit l'administration à allouer une rente entière au recourant comme si l'on devait statuer pour la première fois sur les droits de l'assuré et modifier sa situation juridique à la lumière exclusivement des données médicales recueillies à l'occasion de la procédure de révision. Une appréciation médicale différente ultérieure ne suffit pas pour faire apparaître comme manifestement erronée la décision initiale ou pour ordonner une expertise.
On ne peut pas non plus affirmer que l'administration a commis à l'origine une erreur de droit, notamment en méconnaissant le principe de la priorité de la réadaptation sur la rente: l’expertise du COMAI excluait toute possibilité de reclassement professionnel et ne laissait pas entrevoir, à brève échéance, une amélioration de l'état de santé qui eût permis la mise en oeuvre de mesures de réadaptation professionnelle."
Una diversa valutazione di uno stato di fatto rimasto invariato ed inizialmente approfonditamente esaminato non costituisce dunque né un caso di revisione, né un caso di riconsiderazione.
2.7. Per quanto riguarda in particolare l'invalidità cagionata da un danno alla salute psichica, il TFA ha stabilito che é decisivo al proposito che il danno sia di gravità tale da non poter praticamente esigere dall'assicurato di valersi della sua capacità lavorativa sul mercato del lavoro, o che ciò sia persino intollerabile per la società (DTF 127 V 298 consid. 4c, 102 V 165= RCC 1977 pag. 169; Pratique VSI 1996 pag. 318, 321, 324; RCC
1992 pag. 180; ZAK 1984 pag. 342, 607; STFA del 29 settembre 1998 nella causa S. F. consid. 3b, I 148/98; Locher, Grundriss des Sozialversicherungsrechts, Berna 2003, pag. 128).
L'Alta Corte ha inoltre avuto modo di precisare che:
"
(...)
Tra i danni alla salute psichica, i quali come i danni fisici, possono determinare un'invalidità ai sensi dell'art. 4 cpv. 1 LAI, devono essere annoverati - oltre alle malattie mentali propriamente dette - le anomalie psichiche parificabili a malattia. Non sono considerati effetti di uno stato psichico morboso, e dunque non costituiscono turbe a carico dell'assicurazione per l'invalidità le limitazioni della capacità di guadagno cui l'assicurato potrebbe ovviare dando prova di buona volontà; la misura di quanto è ragionevolmente esigibile dev'essere apprezzata nel modo più oggettivo possibile. Bisogna dunque stabilire se, e in quale misura al caso, un assicurato può, nonostante il danno alla salute mentale, esercitare un'attività lucrativa che il mercato del lavoro gli offre, tenuto conto delle sue attitudini. In quest'ambito il punto è quello di sapere quale attività si può da lui ragionevolmente esigere. Ai fini di stabilire l'esistenza di un'incapacità di guadagno causata da un danno alla salute psichica non è quindi decisivo accertare se l'assicurato eserciti o meno un'attività lucrativa insufficiente; di maggior rilievo è piuttosto domandarsi se si debba ammettere che l'utilizzazione della capacità lavorativa non può in pratica più essere da lui pretesa oppure che essa sarebbe persino insopportabile per la società (DTF 102 V 166; VSI 1996 pag. 318 consid. 2a, pag. 321 consid. 1a, pag. 324 consid. 1a; RCC 1992 pag. 182 consid. 2a e sentenze ivi citate)" (STFA del 29 settembre 1998
nella causa S. F. [I 148/98], pag. 10 consid. 3b)."
Secondo la giurisprudenza del TFA questi principi valgono fra l'altro per le psicopatie, le alterazioni dello sviluppo psichico (psychische Fehlentwicklungen), l'alcolismo, la farmacomania, la tossicomania e le nevrosi (STFA del 18 ottobre 1999 nella causa B., I 441/99, del 29 settembre 1998 nella causa S. F., I 148/98 consid. 3b; RCC 1992 pag. 182 consid. 2a con riferimenti).
In una sentenza pubblicata in DTF 130 V 352 l’Alta Corte ha precisato i criteri per poter concludere che un disturbo da dolore somatoforme provoca un’incapacità di guadagno duratura.
Tali criteri sono stati così riassunti dal TFA in un’altra sentenza I 404/03 del 23 aprile 2004, in lingua italiana, nella quale il TFA si è così espresso:
"
6.2. A determinate condizioni, anche un disturbo da dolore somatoforme - rientrante nella categoria delle affezioni psichiche, per le quali l'allestimento di una perizia psichiatrica si rende normalmente necessario alfine di stabilirne le ripercussioni economiche - può causare una incapacità lavorativa (cfr. sentenza del 12 marzo
2004 in
re N., I 683/03, consid. 2.2.2, destinata alla pubblicazione nella Raccolta ufficiale [ndr.: pubblicata in DTF 130 V 352]). Secondo giurisprudenza, ancora recentemente confermata, un disturbo somatoforme da dolore persistente non è tuttavia, di regola, atto a determinare, in quanto tale, una limitazione duratura della capacità lavorativa suscettiva di dare luogo a un'invalidità ai sensi dell'
art. 4 cpv. 1 LAI
(sentenza citata del 12 marzo
2004 in
re N., consid.
2.2.3; Ulrich Meyer-Blaser, Der Rechtsbegriff der Arbeitsunfähigkeit und seine Bedeutung in der Sozialversicherung, namentlich für den Einkommensvergleich in der Invaliditätsbemessung, in: René Schaffhauser/Franz Schlauri [editori], Schmerz und Arbeitsunfähigkeit, San Gallo 2003, pag. 76 segg., in particolare pag. 81 seg.).
Un'eccezione a questo principio entra in linea di conto soltanto in quei casi in cui il disturbo da dolore somatoforme presenta secondo gli accertamenti medici una gravità tale da rendere in pratica oggettivamente non più esigibile dalla persona assicurata lo sfruttamento della sua capacità lavorativa residua sul mercato del lavoro oppure dove ciò risultasse insostenibile per la società (DTF 102 V 165; VSI 2001 pag. 225 consid. 2b con riferimenti; cfr. pure DTF 127 V 298 consid. 4c in fine). Una simile inesigibilità, da ammettersi soltanto in casi eccezionali, presuppone tuttavia l'esistenza concomitante di una comorbidità psichica di notevole gravità, intensità e durata oppure la presenza qualificata di altri criteri, quali ad es. l'esistenza di concomitanti affezioni organiche croniche accompagnate da un decorso patologico pluriennale con sintomi stabili o in evoluzione senza remissione duratura, l'accertamento di un ritiro totale dalla vita sociale, un eventuale profitto tratto dalla malattia (cosiddetto "Krankheitsgewinn") come pure un insuccesso, nonostante gli sforzi profusi, di trattamenti e di provvedimenti riabilitativi. A volte, la presenza di tali fattori permette di ritenere insormontabile il disturbo da dolore somatoforme (sentenza citata del 12 marzo
2004 in
re N., consid. 2.2.3 e i riferimenti ivi citati; cfr. pure VSI 2000 pag. 155 consid. 2c). Da notare ancora che i fattori psicosociali o socioculturali non figurano nel novero delle affezioni alla salute suscettibili di originare un'incapacità di guadagno ai sensi dell'
art. 4 cpv. 1 LAI
(cfr. sentenza del 29 gennaio
2003 in
re P., I 129/02, consid. 3.2, con riferimento ai principi sanciti in DTF 127 V 294).
In tale contesto, l'esperto chiamato ad esprimersi deve, sul piano psichiatrico, porre una diagnosi nell'ambito di una classificazione riconosciuta e pronunciarsi sulla gravità dell'affezione. Tenendo conto dei criteri esposti, egli deve così valutare l'esigibilità della ripresa, rispettivamente dell'estensione lavorativa da parte dell'assicurato (VSI 2000 pag. 155 consid. 2c)."
Anche in un'altra
sentenza I 702/03 del 28 maggio 2004, il TFA ha evidenziato che:
"
5.2 In
una recente sentenza, questa Corte ha avuto modo di precisare che una tale inesigibilità presuppone in ogni caso la presenza manifesta di una comorbidità psichiatrica di notevole gravità, intensità e durata oppure la presenza costante e intensa di altri criteri qualificati quali (1) l'esistenza di concomitanti affezioni organiche croniche accompagnate da un decorso patologico pluriennale con sintomi stabili o in evoluzione senza remissione duratura, (2) la perdita d'integrazione sociale in tutti gli ambiti della vita, (3) uno stato psichico consolidato, senza possibilità di evoluzione sul piano terapeutico, ad indicare allo stesso tempo l'insuccesso e la liberazione dal processo risolutivo del conflitto psichico (profitto primario tratto dalla malattia; "primärer Krankheitsgewinn") oppure (4) l'insuccesso di trattamenti ambulatoriali o stazionari conformi alle regole dell'arte nonché di provvedimenti riabilitativi a dispetto degli sforzi profusi dalla persona assicurata (sentenza citata del 12 marzo
2004 in
re N., consid. 2.2.3 e sentenza del 21 aprile
2004 in
re P., I 870/02, consid.
3.3.2; VSI 2000 pag. 155 consid.
2c; Ulrich Meyer-Blaser, Der Rechtsbegriff der Arbeitsunfähigkeit und seine Bedeutung in der Sozialversicherung, namentlich für den Einkommensvergleich in der Invaliditätsbemessung, in: René Schaffhauser/Franz Schlauri [editori], Schmerz und Arbeitsunfähigkeit, San Gallo 2003, pag. 76 segg. e 80 segg.)."
In una sentenza I 770/03 del 16 dicembre 2004 pubblicata in DTF 131 V 49 l'Alta Corte, dopo avere confermato che l'esame dell'effetto invalidante di un disturbo da dolore somatoforme richiede una verifica completa della situazione sulla base dei criteri summenzionati, ha aggiunto che si devono considerare anche gli elementi a sostegno della non sussistenza dell'obbligo di prestazione sull'assicurazione per l'invalidità.
Pertanto, se le limitazioni nell'esercizio di un'attività risultano da un'esagerazione dei sintomi o simili, di regola non sussiste un danno alla salute che dà diritto a prestazioni dell'assicurazione. Questa situazione è data quando: vi è una notevole discrepanza tra i dolori descritti e il comportamento osservato/l'anamnesi; l'assicurato afferma di essere afflitto da dolori intensi, ma li caratterizza in modo vago; l'assicurato non fa richiesta di cure mediche o terapie; i lamenti dell'assicurato sembrano ostentati e quindi poco credibili al perito; l'assicurato sostiene di subire gravi limitazioni nella vita quotidiana, nonostante il contesto psicosociale sia pressoché intatto (v. Kopp/Willi/Klipstein, Im Graubereich zwischen Körper, Psyche und sozialen Schwierigkeiten, in: Schweizerische Medizinische Wochenschrift 1997, p. 1434, con riferimento ad uno studio approfondito di Winchkler e Foerster).
La nostra Massima Istanza in una sentenza I 873/05 del 19 maggio 2006, si è confermata nella propria giurisprudenza e l'ha estesa anche al caso della fibromialgia, rilevando:
"
(...)
Ora, il Tribunale federale delle assicurazioni, in una recente sentenza 8 febbraio 2006 in re S. (I 336/04), destinata alla pubblicazione nella raccolta ufficiale (ndr.: pubblicata in DTF 132 V 65), ha stabilito che non vi è motivo per l'amministrazione e il giudice di rimettere in discussione la diagnosi di fibromialgia quand'anche essa sia tema di controversie negli ambienti medici. Ha poi precisato che la fibromialgia presenta numerose similitudini con i disturbi da dolore somatoforme, per cui si giustifica, dal profilo giuridico, e allo stato attuale delle conoscenze, di applicare per analogia i principi sviluppati dalla giurisprudenza in materia di disturbi da dolore somatoforme qualora si tratti di valutare il carattere invalidante di una fibromialgia.
Ciò significa che anche in presenza di fibromialgia si deve presumere che tale affezione o gli effetti della stessa possano essere sormontati facendo gli sforzi personali ragionevolmente esigibili (cfr. DTF 131 V 50 (recte: 49)). Come in tema di disturbi da dolore somatoforme si deve comunque prendere in considerazione la possibile sussistenza di determinati fattori che, per la loro intensità e costanza, rendono la persona incapace di fare simili sforzi. I criteri suscettibili di giustificare una prognosi negativa sono i seguenti: la presenza di una componente psichiatrica importante per la sua gravità, la sua intensità e la sua durata, il perdurare di un processo morboso per più anni senza remissione durevole, l'esistenza di turbe croniche, il verificarsi di una perdita di integrazione sociale in tutte le manifestazioni della vita e la constatazione dell'insuccesso delle cure ambulatorie o stazionarie praticate secondo le regole dell'arte, questo nonostante l'attitudine cooperativa della persona assicurata. In presenza di una componente psichiatrica, si deve tener conto dell'esistenza di uno stato psichico cristallizzato risultante da un processo difettoso di risoluzione di un conflitto conferente comunque un sollievo dal profilo psichico (profitto tratto dalla malattia, fuga nella malattia). Infine, sempre come nel caso di disturbi da dolore somatoforme si deve concludere per l'assenza di un danno alla salute giustificante il diritto a prestazioni qualora le limitazioni legate all'esercizio di un'attività risultino da un’esagerazione dei sintomi. (...)” (STFA del 19 maggio 2006 nella causa O., I 873/05)
In una sentenza I 384/06 del 4 luglio 2007 il Tribunale federale (TF) ha ribadito che “(...) il riconoscimento di un danno alla salute psichica presuppone in particolare la diagnosi espressa da uno specialista in psichiatria, poggiata sui criteri posti da un sistema di classificazione riconosciuto scientificamente (cfr. DTF 130 V 396 segg.; cfr. pure la recente sentenza del Tribunale federale delle assicurazioni I 621/05 del 13 luglio 2006, consid. 4). (...)” (STF del 4 luglio 2007, I 384/06).
2.8. Nel caso in esame, con lo scopo di accertare in maniera approfondita lo stato di salute dell’assicurata, l’Ufficio AI ha affidato al SAM il mandato di esperire una perizia pluridisciplinare. In tale ambito, i medici del SAM hanno valutato sia la patologia reumatologica (dr. _), sia quella psichiatrica (dr. _), sia infine quella neurologica (dr. _).
L’aspetto reumatologico è stato vagliato dal dr. _, specialista FMH in reumatologia, che nel suo referto del 25 aprile
2005 ha
posto le diagnosi di “fibromialgia; sindrome cervicovertebrale su problematiche degenerative iniziali soprattutto a livello del segmento C4/C5; sindrome lombovertebrale con componente spondilogena a livello della gamba di sinistra su minime alterazioni degenerative a livello del segmento L3/L4; adipositas; ipertensione arteriosa” (doc. 43-23).
Sulla base di tali patologie, il dr. _ ha ritenuto l’interessata inabile al lavoro al
20
% nella sua precedente attività e in qualità di casalinga (doc. 43-24).
L’aspetto psichico è invece stato vagliato dal dr. _, specialista FMH in psichiatria e psicoterapia, che nel suo referto del 24 aprile 2005, posta la diagnosi di “disturbo di personalità dipendente (ICD10-F60.7) con patologia somatoforme indifferenziata (F45.1)”, ha ritenuto l’interessata inabile al lavoro al
20
%
(doc. 43-31).
Infine, l’aspetto neurologico è stato vagliato dal dr. _, spec. FMH in neurologia, che nel suo rapporto peritale del 21 aprile
2005 ha
posto le diagnosi di “dolori diffusi di origine verosimilmente fibromialgica senza una patologia neurologica sottogiacente; cefalee probabilmente tensionali; cadute recidivanti di origine non chiara, un’epilessia è verosimilmente esclusa” (doc. 43-27).
Il dr. _ ha rilevato che, dal punto di vista neurologico,
non
vi sono delle diagnosi che influenzino in modo anche solo parziale la capacità lavorativa dell’assicurata (doc. 43-27).
Globalmente, quindi, nel rapporto peritale del 10 maggio 2005, i medici del SAM, sulla base delle risultanze dei singoli consulti e delle visite ambulatoriali della ricorrente presso il citato centro d’accertamento, hanno posto le diagnosi con influsso sulla capacità lavorativa di “disturbo di personalità dipendente con patologia somatoforme indifferenziata; fibromialgia; sindrome cervicovertebrale su problematiche degenerative iniziali, soprattutto a livello del segmento C4-C5; sindrome lombovertebrale con componente spondilogena a livello della gamba sinistra su minime alterazioni degenerative a livello del segmento L3-L4” mentre, quali diagnosi senza influsso sulla capacità lavorativa, quelle di “adipositas; ipertensione arteriosa; cefalee probabilmente tensionali; cadute recidivanti d’origine non chiara (epilessia verosimilmente esclusa)” (doc. 43-14).
Quanto alla capacità lavorativa, i medici del SAM hanno ritenuto l’assicurata abile al lavoro all’80% sia nella sua precedente attività di ausiliaria di pulizie, sia in qualsiasi altra attività lavorativa (doc. 43-18). I medici del SAM hanno considerato che la patologia psichiatrica, caratterizzata da un disturbo di personalità dipendente con patologia somatoforme indifferenziata, riduce la capacità lavorativa dell’interessata nella misura del 20%; che la patologia reumatologica, essenzialmente costituita da una fibromialgia, porta ad una riduzione del 20% della capacità lavorativa, mentre che da un punto di vista neurologico non vi è alcuna limitazione della capacità lavorativa. I medici del SAM hanno poi aggiunto che, a loro avviso, la patologia psichiatrica e quella reumatologica non devono essere sommate, in quanto entrambe prendono in considerazione il sintomo principale dell’assicurata, ovvero il dolore diffuso a carico dell’apparato osteomuscolare (doc. 43-18). La diminuzione della capacità lavorativa del 20%, globalmente, è da far decorrere, secondo i medici del SAM, dal 6 giugno 2003 (doc. 43-18).
Nel suo rapporto medico del 12 agosto 2005 il dr. _ del SMR, medico generico
(sul diritto per gli assicurati di conoscere la specializzazione dei medici del SMR, cfr. SVR 2008 IV Nr. 13)
, ha osservato:
"
(...)
Dalla perizia SAM (10.05.2005), con valutazioni specialistiche (psichiatrica, reumatologica e neurologica), non emerge una limitazione importante della CL, nelle attività da lei svolte di ausiliaria, domestica e donna di pulizia.
Dal punto di vista psichiatrico (come peraltro già confermato dal rapporto _ del 15.09.2004 e anche dalle precedenti valutazioni peritali assicurative) non si giustifica una IL sopra il 20%, e si sottolinea l'atteggiamento cronicizzato di autocommiserazione e di dipendenza dai figli, per il quale è terapeuticamente consigliabile la ripresa di un'attività lavorativa.
Dal punto di vista reumatologico non ci sono limiti per le abituali attività svolte se non la diminuzione di rendimento (20%) da valutare non sommandola con la IL "psichiatrica", trattandosi della stessa sintomatologia.
Concordo con la valutazione SAM.
Non c'è diritto a rendita." (Doc. 44-2)
In sede di opposizione l’assicurata ha prodotto un rapporto medico del 24 luglio 2006 del pronto soccorso dell’Ospedale _, che pone la diagnosi di “dolore all’emitorace sinistro di origine muscolare; sindrome ansiosa; lombalgie croniche” (doc. 57-2).
Nelle sue annotazioni del 3 agosto 2006 il dr. _, medico SMR, spec. FMH in medicina generale, ha osservato:
"
Assicurata peritata in sede SAM 5.2005: abile all’80% in tutte le attività abituali.
Decisione UAI del 9.9.2005: rendita limitata nel tempo dal 1.6.2004 al 31.8.2005.
In fase di opposizione viene presentato un rapporto del pronto soccorso di _ del 24.7.2006 dal quale risulta che l'assicurata è stata vista per dolori all'emitorace sinistro di origine muscolare. L'assicurata è stata dimessa con trattamento blando (Dafalgan in riserva).
L'attuale rapporto non evidenzia alcuna patologia maggiore con influsso sulla capacità lavorativa di lunga durata. I disturbi sono da vedersi nel contesto delle note patologie evidenziate in ambito SAM (problematica somatoforme, fibromialgia, sindrome vertebrale)."
(Doc. 59-1)
2.9. Con il ricorso il rappresentante dell’assicurata ha trasmesso al TCA un rapporto medico del 13 luglio 2004 del dr. _, medico capo-servizio dell’_ di _, nel quale vengono poste le diagnosi di “disturbo di personalità dipendente (ICD10-F60.7); sindrome depressiva ricorrente, episodio attuale di media gravità, con sintomi “biologici” (ICD10-F33.11)” (doc. E).
In tale rapporto il dr. _ ha osservato:
"
(...)
Nel corso della degenza la paziente ha continuato a presentare numerosi sintomi somatici (cefalea, dolori articolari a livello dorsale, difficoltà nella deambulazione) e psichici (labilità emotiva, ansia, agitazione, passività, rallentamento psicomotorio) che sono migliorati solo parzialmente con l'adeguamento della terapia psicofarmacologica.
La signora ha mostrato serie difficoltà ad accettare il ricovero a causa dell'importante relazione di dipendenza verso i suoi figli (_ e _). Tale attaccamento, già presente da anni, si è aggravato ulteriormente dopo le minacce subite dalla famiglia, da parte di parenti della fidanzata di _ (figlio maggiore).
Nonostante i tentativi di coinvolgere la signora nelle attività di reparto, di ergoterapia e del _, ha sempre manifestato un atteggiamento passivo e poco impegnato in tutti gli ambiti.
Anche la critica di malattia mostrava delle oscillazioni: RI 1 alternava momenti in cui esplicitava la propria incapacità di autonomia (lavorativa, familiare e sociale) a momenti in cui rifiutava la permanenza in reparto ritenendola impropria e inutile.
Quest'ultimo atteggiamento si è accentuato negli ultimi giorni di ricovero fino a culminare nella esplicita richiesta di dimissione, contro il parere medico. Non sussistendo gli estremi per un ricovero coatto la paziente è stata quindi dimessa dopo un colloquio in presenza del figlio maggiore e con le indicazioni di un proseguimento delle cure a livello ambulatoriale.
È stata quindi agganciata al _ di _ per un programma psicoterapeutico e per un affiancamento al _." (Doc. E)
2.10. P
erché
un rapporto medico abbia valore probatorio è determinante che esso valuti ed esamini in maniera completa i punti litigiosi, si fondi su degli esami approfonditi, prenda conto di tutti i mali di cui si lamenta l'assicurato, sia stabilito in piena conoscenza dei suoi antecedenti (anamnesi) e sia chiaro nell'esposizione delle correlazioni mediche o nell'apprezzamento della situazione medica; le conclusioni dell'esperto devono inoltre essere motivate (
STFA 26 agosto 2004 nella causa G.S., I 355/03, consid. 5; STFA 25 febbraio 2003 nelle cause P.G., U 329/01 ed S., U 330/01; DTF 125 V 352, 122 V 160;
Meyer‐Blaser, Die Rechtspflege in der Sozialversicherung, BJM 1989, p. 31; DTF 125 V 352
; Pratique VSI 2001 p. 108, 1997 p. 123; STFA 18 marzo 2002 nella causa M., I 162/01).
A proposito delle perizie mediche eseguite nell'ambito della procedura amministrativa il TFA ha già avuto modo di evidenziare che, nell'ipotesi in cui sono state eseguite da medici specializzati riconosciuti, hanno forza probatoria piena, se giungono a conclusioni logiche e sono state realizzate sulla base di accertamenti approfonditi, fintanto che indizi concreti non inducono a ritenerle inaffidabili (DTF 123 V 176, 122 V 161, 104 V 212; STFA 14 aprile 1998 nella causa O.B.; STFA 28 novembre 1996 nella causa G.F.; STFA del 24 dicembre 1993 nella causa S.H.; SVR 1998 IV Nr. 1 p. 2; SZS 1988 p. 329 e 332; ZAK 1986 p. 189).
In un'altra sentenza inedita il TFA ha inoltre considerato rilevante una perizia giudiziaria fatta esperire dal TCA al SAM. Secondo l'Alta Corte questo servizio non può essere considerato parte in causa, nel senso che sussiste un vincolo per cui l'istituto sarebbe obbligato a tenere in particolare considerazione gli interessi specifici dell'assicurazione invalidità (STFA non pubbl. 22 maggio
1995 in
re A. C; cfr. anche DTF 123 V 178; Pratique VSI 2001 p. 110).
Nell'ambito del libero apprezzamento delle prove è in linea di principio consentito all'amministrazione e al giudice fondare la propria decisione su basi di giudizio interne all'istituto assicuratore. Per quanto riguarda l'imparzialità e l'attendibilità di simili prove, devono tuttavia essere poste delle esigenze severe (DTF 122 V 157).
In DTF 125 V 351 (= SVR 2000 UV 10, pp. 33ss.),
la nostra Corte
federale ha ribadito che ai rapporti allestiti da medici alle dipendenze di un'assicurazione deve essere riconosciuto pieno valore probante, a condizione che essi si rivelino essere concludenti, compiutamente motivati, di per sé scevri di contraddizioni e, infine, non devono sussistere degli indizi che facciano dubitare della loro attendibilità (DTF 125 V 352). Il solo fatto che il medico consultato si trovi in un rapporto di dipendenza con l'assicuratore, non permette già di metterne in dubbio l'oggettività e l'imparzialità. Devono piuttosto esistere delle particolari circostanze che permettano di ritenere come oggettivamente fondati i sospetti circa la parzialità dell'apprezzamento (DTF 125 V 354)
.
Lo stesso vale per le perizie fatte esperire da medici esterni (DTF 104 V 31; ZAK 1986 p. 188; RAMI 1993 p. 95).
Le perizie affidate dagli organi dell'AI o dagli assicuratori privati, in sede di istruttoria amministrativa, a medici esterni o a servizi specializzati indipendenti, i quali fondano le proprie conclusioni su indagini approfondite e giungono a risultati concludenti, dispongono di forza probatoria piena, a meno che non sussistano indizi concreti a mettere in causa la loro credibilità (Pratique VSI 2001 p. 109; STFA 26 agosto 2004 nella causa G.C., I 355/03).
Infine, va rilevato che, affinché
un esame medico in ambito psichiatrico sia ritenuto affidabile deve adempiere diverse condizioni (Cattaneo, “La promozione dell'autonomia del disabile: esempi scelti dalle assicurazioni sociali”, in RDAT 2003-II pag. 628-
629, in
particolare la nota 158, nella quale vengono citate alcune sentenze federali e
can
tonali, in particolare la DTF 127 V 294).
In quest’ultima sentenza l'Alta Corte ha fatto proprie le considerazioni di Mosimann. In particolare, secondo questo autore (Somatoforme Störungen: Gerichte und [psychiatrische] Gutachten, in: SZS 1999 pag. 105 ss), in ambito psichiatrico l’esperto deve innanzitutto porre una diagnosi secondo una classificazione riconosciuta e pronunciarsi sulla gravità dell'affezione.
Il perito deve anche valutare l'esigibilità della ripresa di un'attività lucrativa da parte dell'assicurato. Tale prognosi deve tener conto di diversi criteri, quali il carattere premorboso, l'affezione psichica e quelle organiche croniche, la perdita d'integrazione sociale, un eventuale profitto tratto dalla malattia, il carattere cronico della malattia, la durata pluriennale della stessa con sintomi stabili o in evoluzione e l'impossibilità di ricorrere a trattamenti medici secondo la regola d'arte. La prognosi sfavorevole deve essere fatta in base all’insieme dei succitati criteri.
Inoltre, l'esperto deve esprimersi sull'aspetto psicosociale della persona esaminata.
Del resto, un rifiuto di una rendita deve ugualmente basarsi su diversi criteri, tra i quali le divergenze tra i dolori descritti e quelli osservati, le allegazioni sull'intensità dei dolori la cui descrizione rimane sul vago, l'assenza di una richiesta di cura, le evidenti divergenze tra le informazioni fornite dal paziente e quelle risultanti dall'anamnesi, il fatto che le lamentele molto dimostrative lascino l'esperto insensibile, come pure le allegazioni di grandi handicap nonostante un ambiente psico-sociale intatto (STCA inedita 27 settembre 2001 nella causa A., inc. 32.1999.124).
2.11.
Dopo
attento esame della fattispecie, questo TCA non ha motivi per mettere in dubbio la valutazione effettuata dai periti del SAM,
che soddisfa i requisiti posti dalla giurisprudenza affinché un rapporto medico abbia pieno valore probatorio (cfr. consid. 2.10.) e può quindi validamente servire da base al presente giudizio senza che si riveli necessario procedere ad ulteriori misure d’istruzione (perizia medica giudiziaria).
Essi hanno debitamente tenuto conto delle singole affezioni invalidanti di cui l’assicurata è affetta, giungendo ad una conclusione logica e priva di contraddizioni in merito alla capacità lavorativa dell’80% sia nell’attività di ausiliaria di pulizie, sia in altre attività leggere adeguate al suo stato di salute.
Tali conclusioni sono poi state confermate dal dr. _ del SMR, nel suo rapporto medico del 12 agosto 2005 (doc. 44/2) e dal dr. _, nelle sue annotazioni del 3 agosto 2006 (doc. 59-1).
2.11.1. L’aspetto neurologico è stato adeguatamente valutato dal dr. _ nel suo rapporto peritale del 21 aprile 2005, giungendo alla conclusione che l’interessata, affetta da “dolori diffusi di origine verosimilmente fibromialgica, senza una patologia neurologica sottogiacente; cefalee probabilmente tensionali; cadute recidivanti di origine non chiara, un’epilessia è verosimilmente esclusa”, non presenta diagnosi da un punto di vista neurologico in grado di influire, anche solo in maniera parziale, sulla sua capacità lavorativa (doc. 43-27, sottolineatura della redattrice).
A mente del TCA, non vi è ragione per mettere in discussione tale valutazione, che del resto non è nemmeno stata contestata dalla ricorrente.
2.11.2.
Per quanto concerne le patologie reumatologiche, i
l TCA constata innanzitutto che l’assicurata soffre di una sindrome fibromialgica, di una sindrome cervicovertebrale su problematiche degenerative a livello C4-C5 e di una sindrome lombovertebrale con componente spondilogena a livello della gamba sinistra su minime alterazioni degenerative a livello del segmento L3-L4, che comportano una diminuzione della capacità lavorativa del 20% secondo il perito, dr. _.
Nel caso di specie, l’esistenza di una fibromialgia è pacifica. Infatti, nel suo rapporto peritale del 25 aprile 2005 il dr. _ ha esplicitamente posto la diagnosi, tra le altre, di “fibromialgia” (doc. 43-23). Il perito ha precisato che l’assicurata presenta un’evoluzione tipica della sintomatologia, con dei dolori inizialmente localizzati a livello della colonna lombare, che nel corso degli anni si sono generalizzati. Il dr. _ ha aggiunto che dal punto di vista clinico sono presenti quasi tutti i tender points necessari per la diagnosi di una fibromialgia. Lo specialista ha evidenziato che la fibromialgia è associata a dei disturbi a carattere funzionale con cefalee, disturbi del sonno, affaticamento rapido e che il quadro clinico è completato da una tendenza depressiva, ciò che depone per una fibromialgia “primaria” (
ossia una fibromialgia per la quale non si è potuto stabilire una chiara eziologia e la cui diagnosi viene formulata per esclusione, cfr., in proposito, DTF 132 V 65, consid. 3.2) (
doc. 43-24
)
.
Il dr. _ ha poi spiegato che l’assicurata presenta delle alterazioni degenerative a livello della colonna cervicale, in particolar modo all’altezza del segmento C4-C5 con una discopatia e una piccola ernia discale paramediana a destra, mentre a livello lombare i reperti, da un punto di vista degenerativo, “
sono ancora più modesti e non spiegano i disturbi a carattere lombovertebrale o spondilogeni cronici e soprattutto i reperti di tipo sciatalgico
”. Non vi sono inoltre segni compressivi radicolari o deficit sensitivo-motorici alle estremità superiori e inferiori, né segni di un’instabilità lombare (doc. 43-24).
Il dr. _ ha quindi concluso che, “
tenendo in considerazione i reperti dal punto di vista clinico e radiologico piuttosto blandi e il fatto che la sintomatologia dolorosa della paziente è soprattutto riferibile alla problematica fibromialgica
”, l’assicurata presenta un’incapacità lavorativa al massimo del 20% nelle attività svolte in precedenza (doc. 43-24, sottolineatura della redattrice).
Il dr. _ ha infine rilevato che le possibilità terapeutiche sono “
soprattutto da affrontare dal lato psichiatrico
” (doc. 43-24).
A tale perizia, ben motivata, che non evidenzia contraddizioni e non si può affermare essere fondata su accertamenti di fatto errati, può senz’altro essere attribuita forza probatoria piena conformemente ai succitati criteri stabiliti dalla giurisprudenza (consid. 2.10.).
Queste dettagliate ed approfondite valutazioni non sono del resto state smentite da altri certificati da parte di medici specialisti attestanti in modo convincente una diversa situazione clinica o un aggravamento rilevante delle sintomatologie presentate dall’assicurata.
2.11.3. Vista la valenza psicosomatica del dolore risentito dall’assicurata, tesi questa sostenuta dal dr. _ (cfr. referto del 25 aprile 2005, doc. 43-
24, in
cui ha rilevato che “
è da ritenere che questa fibromialgia sia in relazione con la problematica depressiva
”), l’assicurata, affetta da una fibromialgia, è quindi stata sottoposta anche ad un esame peritale di tipo psichiatrico, affidato al dr. _, il quale ha potuto riscontrare la presenza di un disturbo di personalità dipendente (ICD10-F60.7) con patologia somatoforme indifferenziata (ICD10-F45.1). Tali diagnosi, secondo il perito, comportano una diminuzione della capacità lavorativa dell’assicurata del 20% (cfr. referto del 24 aprile 2005, doc. 43-31).
Al riguardo, occorre rilevare che l'Alta Corte, in una sentenza I 336/04 dell’8 febbraio 2006, pubblicata in DTF 132 V
65, ha
stabilito che per valutare le incidenze sulla capacità lavorativa di una fibromialgia è necessario, di regola, un apprezzamento del reumatologo e dello psichiatra (cfr. DTF 132 V 72) ed ha ritenuto di applicare per analogia alla fibromialgia i principi giurisprudenziali sviluppati in materia di disturbi da dolore somatoforme (cfr. DTF 132 V 71-72).
Visto che l’UAI ha agito correttamente, nel senso che, conformemente alla giurisprudenza appena citata, ha disposto l’effettuazione di una perizia pluridisciplinare, al fine di valutare sia l’aspetto reumatologico, che quello psichiatrico, dell’assicurata, affetta tra l’altro da una fibromialgia, non può trovare accoglimento la censura ricorsuale del rappresentante dell’assicurata, che nel ricorso ha rilevato che “
in questa sede non si contesta che l’aspetto reumatologico della ricorrente possa causarle una incapacità lavorativa del 20%, ma che solo tale elemento ha condotto alla decisione AI di respingere le prestazioni invalidanti
” (I). Va infatti ribadito che lo stato di salute dell’assicurata è stato approfonditamente vagliato anche sotto il profilo psichiatrico, giungendo alla conclusione che le patologie dell’interessata (disturbo di personalità dipendente (ICD10-F60.7) con patologia somatoforme indifferenziata (ICD10-F45.1)) giustificano una incapacità lavorativa del 20% (doc. 43-31, sottolineatura della redattrice).
Inoltre, quanto all’altra critica del rappresentante dell’assicurata, in merito alla mancata presa in considerazione da parte del perito, dr. _, della complessa patologia psichiatrica dell’interessata, affetta da “
gravi sintomi di tipo somatico depressivo che hanno altresì necessitato ricoveri psichiatrici
” (I), occorre precisare quanto segue.
Nel suo referto peritale del 24 aprile 2005 il dr. _ ha posto le diagnosi di disturbo di personalità dipendente (ICD10-F60.7) con patologia somatoforme indifferenziata (ICD10-F45.1), ritenendole responsabili di una diminuzione della capacità lavorativa dell’assicurata del 20%.
Non vi è ragione per mettere in discussione tale valutazione in questa sede.
Va qui infatti rilevato che secondo la giurisprudenza federale, la diagnosi di sindrome del dolore somatoforme persistente non costituisce, di per sé, una base sufficiente per concludere ad un’invalidità. Esiste per contro una presunzione che i disturbi derivanti da una sindrome somatoforme dolorosa possano essere superati
tramite uno
sforzo di volontà ragionevolmente esigibile (cfr. consid. 2.7. e STF I 1093/2006 del 3 dicembre 2007).
Come visto in precedenza (cfr. consid. 2.7.), per ritenere eccezionalmente inesigibile lo sfruttamento della capacità lavorativa da parte di un’assicurata che soffre di una sindrome del dolore somatoforme, la giurisprudenza esige l'esistenza concomitante di una comorbidità psichica di notevole gravità, intensità e durata oppure la presenza qualificata di altri criteri, quali ad es. l'esistenza di concomitanti affezioni organiche croniche accompagnate da un decorso patologico pluriennale con sintomi stabili o in evoluzione senza remissione duratura, l'accertamento di un ritiro totale dalla vita sociale, un eventuale profitto tratto dalla malattia (cosiddetto "Krankheitsgewinn") come pure un insuccesso, nonostante gli sforzi profusi, di trattamenti e di provvedimenti riabilitativi.
Nel caso di specie, il dr. _, pur ponendo accanto alla diagnosi di disturbo di personalità dipendente quella di patologia somatoforme indifferenziata, non ha proceduto ad un esame dei criteri indicati dalla giurisprudenza federale (cfr. consid. 2.7.) per valutare il carattere invalidante o meno di tale disturbo.
Va comunque evidenziato che nella fattispecie concreta è pacifico che l’assicurata, per lo meno fino al momento dell’emissione della decisione impugnata, non abbia presentato una comorbidità psichica di notevole gravità, intensità e durata (cfr. sul tema la sentenza del Tribunale federale I 1093/2006 del 3 dicembre 2007).
Difatti, il dr. _, nel suo consulto peritale, non evidenzia la presenza di una sindrome depressiva o di un’altra patologia psichiatrica grave (cfr. doc. 43-31).
Del resto, lo stesso rappresentante dell’assicurata, pur ritenendo che l’interessata presenti “
conclamati e comprovati gravi sintomi di tipo somatico depressivo
” (I), ha prodotto, a comprova di quanto sostenuto, un referto del 13 luglio 2004 - e quindi precedente alla data della perizia del dr. _ - del dr. _ (e non del dr. _, come erroneamente scritto nel ricorso,
n.d.r.
) della Clinica _ di _, che poneva, accanto alla diagnosi di disturbo di personalità dipendente (ICD10-F60.7), quella di “
sindrome depressiva ricorrente, episodio attuale di media gravità, con sintomi “biologici” (ICD10-F33.11)
” (doc. E, sottolineatura della redattrice).
Al riguardo, va ricordato che
la giurisprudenza federale ha già stabilito che uno stato depressivo medio o leggero (a differenza di quello grave) non può essere ritenuto una comorbidità psichiatrica visto che gli stati depressivi costituiscono delle manifestazioni d'accompagnamento del disturbo da dolore somatoforme (cfr. STFA del 16 novembre 2005 nella causa C., I 567/04; DTF 130 V 358 consid. 3.3.1.).
Nemmeno si possono considerare presenti
, in modo costante e intenso, gli altri criteri qualificati indicati dalla giurisprudenza per ritenere eccezionalmente inesigibile lo sfruttamento della capacità lavorativa residua per un assicurato affetto da una sindrome del dolore somatoforme.
Questi criteri sono, lo si ricorda,
l'esistenza di concomitanti affezioni organiche croniche accompagnate da un decorso patologico pluriennale con sintomi stabili o in evoluzione senza remissione duratura, la perdita d'integrazione sociale in tutti gli ambiti della vita, uno stato psichico consolidato, senza possibilità di evoluzione sul piano terapeutico, ad indicare allo stesso tempo l'insuccesso e la liberazione dal processo risolutivo del conflitto psichico (profitto primario tratto dalla malattia; "primärer Krankheitsgewinn") oppure l'insuccesso di trattamenti ambulatoriali o stazionari conformi alle regole dell'arte nonché di provvedimenti riabilitativi a dispetto degli sforzi profusi dalla persona assicurata (cfr. consid. 2.7. e
la citata STFA
I
702/03 del 28 maggio 2004).
Al riguardo, va evidenziato che in una sentenza I 1093/2006 del 3 dicembre 2007 il Tribunale federale, in un caso concernente un’assicurata affetta da sindrome somatoforme dolorosa, constatata l’assenza di una comorbidità psichica di notevole gravità, intensità e durata, ha proceduto alla valutazione della presenza o meno degli altri criteri richiesti dalla giurisprudenza per considerare eccezionalmente inesigibile per l’assicurata lo sfruttamento della capacità lavorativa. In quell’occasione,
la nostra Massima
Istanza
è giunta alla conclusione che, contrariamente a quanto ritenuto dai primi giudici, il disturbo somatoforme non presentava una gravità tale da rendere in pratica oggettivamente non più esigibile dalla persona assicurata lo sfruttamento della sua capacità lavorativa residua sul mercato del lavoro. L’Alta Corte ha infatti osservato:
"
(...)
3.
3.1Les atteintes à la santé psychique peuvent, comme les atteintes physiques, entraîner une invalidité au sens de l'art. 4 al. 1 LAI en liaison avec l'art. 8 LPGA. On ne considère pas comme des conséquences d'un état psychique maladif, donc pas comme des affections à prendre en charge par l'assurance-invalidité, les diminutions de la capacité de gain que l'assuré pourrait empêcher en faisant preuve de bonne volonté; la mesure de ce qui est exigible doit être déterminée aussi objectivement que possible (ATF 102 V 165; arrêt I 138/98 du 31 janvier 2000, consid. 2b et les références, public in: VSI 2001 p. 223; cf. aussi ATF 127 V 294 consid. 4c in fine p. 298).
3.2 La reconnaissance de l'existence d'une atteinte à la santé psychique, soit aussi de troubles somatoformes douloureux persistants, suppose d'abord la présence d'un diagnostic émanant d'un expert (psychiatre) et s'appuyant lege artis sur les critères d'un système de classification reconnu (ATF 130 V 396 consid. 5.3 et 6 p. 398).
Comme pour toutes les autres atteintes à la santé psychique, le diagnostic de troubles somatoformes douloureux
persistants ne constitue pas encore une base suffisante pour conclure à une invalidité. Au contraire, il existe une présomption que les troubles somatoformes douloureux ou leurs effets peuvent être surmontés par un effort de volonté raisonnablement exigible. Le caractère non exigible de la réintégration dans le processus de travail peut résulter de facteurs déterminés qui, par leur intensité et leur constance, rendent la persone incapable de fournir cet effort de volonté. Dans un tel cas, en effet, l'assuré ne dispose pas des ressources nécessaires pour vaincre ses douleurs.
La question de savoir si ces circonstances exceptionnelles sont réunies doit être tranchée de cas en cas à la lumière de différents critères. Au premier plan figure la présence d'une comorbidité psychiatrique importante par sa gravité, son acuité et sa durée. Peut constituer une telle comorbidité un état dépressif majeur (ATF 130 V 352 consid. 3.3.1 in fine p. 358; voir aussi arrêt I 805/04 du 20 avril 2006, consid. 5.2.1 et les références). D'autres critères peuvent être déterminants. Ce sera le cas des affections corporelles chroniques, d'un processus maladif s'étendant sur plusieurs années sans rémission durable (symptomatologie inchangée ou progressive), d'une perte d'intégration sociale dans toutes les manifestations de la vie, d'un état psychique cristallisé, sans évolution possible au plan thérapeutique, résultant d'un processus défectueux de résolution du conflit, mais apportant un soulagement du point de vue psychique (profit primaire tiré de la maladie, fuite dans la maladie), de l'échec de traitements ambulatoires ou stationnaires conformes aux règles de l'art (même avec différents types de traitement), cela en dépit de l'attitude coopérative de la personne assurée (ATF 130 V 352).
Plus ces critères se manifestent et imprègnent les constatations médicales, moins on admettra l'exigibilité d'un effort de volonté (Meyer-Blaser, Der Rechtsbegriff der Arbeitsunfähigkeit und seine Bedeutung in der Sozialversicherung, in: Schmerz und Arbeitsunfähigkeit, St. Gall 2003, p. 77).
Si les limitations liées à l'exercice d'une activité résultent d'une exagération des symptômes ou d'une constellation semblable, on conclura, en règle ordinaire, à l'absence d'une atteinte à la santé ouvrant le droit à des prestations d'assurance. Au nombre des situations envisagées figurent la discordance entre les douleurs décrites et le comportement observé, l'allégation d'intenses douleurs dont les caractéristiques demeurent vagues, l'absence de demande de soins, les grandes divergences entre les informations fournies par le patient et celles ressortant de l'anamnèse, le fait que des plaintes très démonstratives laissent insensible l'expert, ainsi que l'allégation de lourds handicaps malgré un environnement psychosocial intact (voir Kopp/Willi/Klipstein, Im Graubereich zwischen Körper, Psyche und sozialen Schwierigkeiten, in: Schweizerische Medizinische Wochenschrift 1997, p. 1434, avec référence à une étude approfondie de Winckler et Foerster; voir sur l'ensemble du sujet ATF 131 V 49).
3.3 Dans un arrêt récent (ATF 132 V 65), le Tribunal fédéral a considéré que la fibromyalgie présentait de nombreux points communs avec les troubles somatoformes douloureux, de sorte qu'il se justifiait, sous l'angle juridique, et en l'état actuel des connaissances, d'appliquer par analogie les principes développés par la jurisprudence en matière de troubles somatoformes douloureux, lorsqu'il s'agissait d'apprécier le caractère invalidant d'une fibromyalgie.
4.
En l'espèce, il n'est pas contesté que l'assurée souffre d'un syndrome
douloureux, nommé tantôt syndrome douloureux somatoforme persistant, tantôt fibromyalgie, et qu'elle ne présente pas une comorbidité psychiatrique importante par sa gravité, son acuité et sa durée. Le litige porte sur le point de savoir si, à la lumière des critères dégagés par la jurisprudence, l'assurée est en mesure de fournir l'effort de volonté raisonnablement exigible en vue de surmonter les effets de sa symptomatologie douloureuse. Il s'agit-là d'une question de droit que le Tribunal fédéral examine librement.
5.
5.1Les premiers juges ont estimé qu'à l'exception du critère relatif à la perte d'intégration sociale, les autres critères se manifestaient à un degré suffisant pour que l'on ne puisse exiger de l'assurée qu'elle exerce une activité lucrative allant au-delà de son temps de travail actuel.
5.2 En l'occurrence, il convient d'admettre l'existence d'affections corporelles chroniques (cervico-dorsalgies et symptomatologie digestive) qui, sans avoir pour elle-mêmes un caractère invalidant, perturbent depuis de nombreuses années le fonctionnement personnel et professionnel de l'assurée.
De même convient-il de suivre la juridiction cantonale lorsque celle-ci
estime que l'assurée ne subit pas de perte d'intégration sociale dans toutes les manifestations de sa vie. Malgré un retrait social marqué, l'assurée bénéficie d'une vie familiale conservée et est en mesure d'exercer, certes à temps partiel, une activité professionnelle qui nécessite des compétences relationnelles importantes.
Pour le reste, l'argumentation des premiers juges ne convainc pas. Lorsqu'ils considèrent, à la lumière d'éléments biographiques difficiles (attouchements sexuels durant l'enfance, harcèlement moral sur le lieu de travail ayant entraîné un état dépressif réactionnel avec tentative de suicide médicamenteuse, violences conjugales), que l'assurée présente un état psychique cristallisé, ils émettent des considérations qui ressortissent au domaine médical et qui ne sont corroborées par aucune pièce médicale versée au dossier. Ni le docteur C._ (rapport du 13 avril 2006) ni le docteur O._ (rapport du 22 août 2006) ne mettent en évidence d'éléments plaidant pour l'existence actuelle chez l'assurée d'un conflit intra-psychique permettant d'expliquer la persistance du syndrome douloureux.
De même, les explications de
la doctoresse U._
_ restent trop sommaires pour que l'on puisse admettre la réalisation de ce critère (rapport du 18 octobre 2005). On ne saurait par ailleurs considérer que la symptomatologie présentée actuellement par l'assurée ne serait plus susceptible d'évolution sur le plan thérapeutique, comme le soutiennent pourtant les docteurs U._ et O._ (rapports des 18 octobre 2005 et 22 août 2006).
Certes l'assurée bénéficie, sans effets apparents, d'une psychothérapie de soutien à raison d'une séance toutes les trois semaines auprès de
la doctoresse U._
_ depuis le mois de janvier 2004. Il ressort cependant des constatations de fait de la Cour cantonale que l'assurée n'a guère suivi le traitement médicamenteux antidépresseur qui lui a été régulièrement prescrit, par crainte d'effets secondaires importants malgré les bénéfices qu'il pouvait apporter (rapports de
la doctoresse U._
_ du 29 septembre
2003 et du professeur G._ du 4 octobre 2005). De même, les suggestions thérapeutiques faites par les docteurs U._ (thérapie
cognitivo-comportementale) et G._ (approche multidisciplinaire) n'ont
pas été mises en oeuvre.
5.3 Sur le vu de ce qui précède, il apparaît que le trouble somatoforme ne se manifeste pas avec une sévérité telle que, d'un point de vue objectif, la mise en valeur complète de la capacité de travail de l'assurée ne peut plus être raisonnablement exigée de sa part. L'appréciation du tribunal cantonal des assurances se révèle par conséquent contraire au droit fédéral (consid. 2.2). Bien fondé, le recours de l'office AI doit être admis.”
Nel caso di specie, analogamente a quanto ritenuto dal Tribunale federale nella sentenza appena citata (STF I 1093/2006 del 3 dicembre 2007), secondo questo Tribunale non sono adempiuti neppure gli altri criteri sviluppati dalla giurisprudenza per ammettere, a titolo eccezionale, che un disturbo del dolore somatoforme abbia carattere invalidante.
Infatti, se può essere ammessa l’esistenza di affezioni corporali croniche (sindrome cervicovertebrale su problematiche degenerative soprattutto a livello C4-C5; sindrome lombovertebrale con componente spondilogena a livello della gamba di sinistra su minime alterazioni degenerative a livello del segmento L3-L4, cfr. doc. 43-23) che alterano da numerosi anni la situazione personale e professionale dell’assicurata, non sono invece presenti gli altri criteri richiesti dalla giurisprudenza per ritenere eccezionalmente inesigibile lo sfruttamento della capacità lavorativa da parte dell’assicurata, quali l'accertamento di un ritiro totale dalla vita sociale, uno stato psichico consolidato, senza evoluzione possibile sul piano terapeutico come pure un insuccesso, nonostante gli sforzi profusi, di trattamenti e di provvedimenti riabilitativi.
Innanzitutto, quanto ad un eventuale ritiro totale dalla vita sociale, dalla perizia del SAM e in particolare dal consulto di reumatologia del dr. _ emerge che l’assicurata, malgrado un ritiro sociale abbastanza importante (“
l’assicurata attualmente non fa nessuna attività, anche a casa non svolge alcun lavoro... Lei si alza alla mattina per sdraiarsi sul divano...passa le giornate praticamente in casa a piangere
”, cfr. doc. 43-22), mantiene comunque i contatti in maniera regolare e costante con i figli, che si occupano delle faccende domestiche; inoltre, l’assicurata, sebbene raramente, esce con delle amiche, recandosi a prendere il pane o il latte (cfr. doc. 43-22). Di conseguenza, non si può ritenere che ella abbia subito un ritiro totale dalla vita sociale.
Nemmeno si è in presenza di uno stato psichico consolidato, senza evoluzione possibile sul piano terapeutico, ritenuto che, come indicato dal dr. _ nel suo referto del 13 luglio 2004, durante la degenza presso la Clinica _ di _ i sintomi psichici dell’interessata sono migliorati, anche se solo parzialmente, con l’adeguamento della terapia farmacologica (doc. E, sottolineatura della redattrice).
In seguito, tuttavia, come evidenziato dal dr. _, l’assicurata ha interrotto ogni tipo di trattamento specialistico, che a mente del perito avrebbe invece un effetto benefico, così come pure la ripresa di un’attività lavorativa, “
per non cedere all’autocommiserazione e riprendere contatto con la propria indipendenza interiore
” (doc. 43-31).
L’efficacia, anche se solo parziale, della cura ammessa dal dr. _ dimostra quindi l’evoluzione positiva, sul piano terapeutico, della patologia dell’assicurata, grazie alle cure specialistiche cui è stata sottoposta. Inoltre, il fatto stesso che il dr. _ consigli una presa a carico specialistica indica la possibilità di un’ulteriore evoluzione positiva per le condizioni psichiche dell’interessata.
Pertanto, lo stato di salute dell’interessata non può essere considerato cristallizzato.
Infine, non si può ritenere neppure che la sintomatologia di cui è affetta l'assicurata non sia più suscettibile di evoluzioni sul piano terapeutico, ritenuto che il perito, dr. _, ha espressamente indicato che “
terapeuticamente è consigliabile una presa a carico specialistica, farmacologicamente è consigliabile l’utilizzo di sulpiride a dosaggio intermedio
” (doc. 43-31, sottolineatura della redattrice).
Ciò a conferma delle possibilità terapeutiche ancora presenti al fine di migliorare la situazione dell’assicurata.
Stante quanto sopra, questo Tribunale deve concludere che non sono dati, in modo costante e intenso,
i criteri qualificati indicati dalla giurisprudenza federale (cfr. consid. 2.7.)
per poter ritenere eccezionalmente inesigibile dall'assicurata lo sfruttamento della sua capacità lavorativa sul mercato del lavoro secondo la giurisprudenza federale.
2.11.4. Infine, riguardo alla critica del rappresentante dell’assicurata sulla non cumulabilità dei gradi di incapacità lavorativa stabiliti in ambito reumatologico e psichiatrico (cfr. doc. I: “
pur considerando che il grado di invalidità di una persona non è strettamente collegato alle magagne di cui può essere affetto
”), ritenendo che l’assicurata sia stata ritenuta inabile al lavoro al 20% solo sulla base della valutazione reumatologica (cfr. doc. I: “
l’autorità di prime cure esprime un grado di incapacità lavorativa del 20% sulla sola scorta dello status reumatologico, senza esprimersi compiutamente sulla patologia di ordine psichiatrico...
”) va rilevato quanto segue.
Secondo il TFA,
per determinare il grado di inabilità lavorativa di un assicurato che soffre di diverse patologie, non si devono semplicemente sommare le singole valutazioni, bensì si deve fare capo a un giudizio globale che scaturisce dopo ponderata discussione plenaria fra tutti gli esperti interessati.
La questione di sapere se i singoli gradi di inabilità si possano sommare e, se del caso, in quale misura, è una problematica squisitamente medica, che di principio il giudice non rimette in discussione (cfr. STFA del 4 settembre 2001 nella causa D., I 338/01, pubblicata
in
RDAT I-2002 n. 72, p. 485).
Nel caso di specie, le affezioni di cui soffre la ricorrente sono state valutate nell’ambito di una perizia pluridisciplinare, che, contrariamente al parere del rappresentante dell’interessata, ha adeguatamente indagato anche la componente psichiatrica.
Inoltre, nel rapporto peritale del 10 maggio 2005 i medici del SAM, contrariamente a quanto affermato dal rappresentante dell’assicurata, hanno spiegato i motivi per i quali non hanno ritenuto di dover sommare i gradi di incapacità lavorativa stabiliti in ambito reumatologico e psichiatrico, considerando che “
la patologia reumatologica e psichiatrica non debbano essere sommate, in quanto entrambe prendono in considerazione il sintomo principale dell’assicurata, cioè il dolore diffuso a carico dell’apparato osteomuscolare
” (doc. 43-18).
In conclusione, richiamato l'obbligo che incombe all'assicurato di intraprendere
tutto quanto sia ragionevolmente esigibile per ovviare alle conseguenze del discapito economico cagionato dal danno alla salute (DTF 123 V 233 consid.
3c, 117 V 278 consid. 2b, 400 e i riferimenti ivi citati; Riemer‐Kafka, Die Pflicht zur Selbstverantwortung, Friborgo 1999, pagg. 57, 551 e 572; Landolt, Das Zumutbarkeitsprinzip im schweiz.
Sozialversicherungsrecht, tesi Zurigo 1995, pag. 61; DTF 113 V 28 consid. 4a e sentenze ivi citate; cfr. anche Meyer Blaser, Rechtsprechung des Bundesgerichts zum IVG, Zurigo 1997, pag. 221),
questo Tribunale ritiene dimostrato,
secondo il grado della verosimiglianza preponderante abitualmente applicato nel settore delle assicurazioni sociali,
che l’assicurata è inabile al lavoro al 20% sia nella sua precedente professione, sia in attività adeguate, rispettose dei suoi limiti funzionali.
In queste condizioni, dal momento che l’assicurata
è ancora capace di esercitare la sua vecchia professione, appare indicato procedere a un cosiddetto
raffronto percentuale
(cfr. DTF 114 V 310 consid. 3a e riferimenti ivi menzionati; STFA del 21 agosto 2006 nella causa R., I 759/05, consid.
8; P. Omlin, Die Invalidität in der obligatorischen Unfallversicherung, tesi Friborgo 1995, p. 154)
Pertanto, il reddito da invalido che essa potrebbe conseguire mettendo a frutto la sua capacità lavorativa residua corrisponde all’80% del reddito realizzabile senza il danno alla salute (100%), ricordato che dal punto di vista medico è stata attestata un’incapacità lavorativa del 20%.
L’incapacità lucrativa della ricorrente ammonta dunque al 20%, ciò che è insufficiente per fare nascere il diritto a una rendita di invalidità dell’AI (cfr. art. 28 cpv. 1 LAI).
Visto quanto precede, la decisione su opposizione impugnata merita conferma, mentre il ricorso va respinto.
2.11.5. Tra i provvedimenti d’integrazione professionale regolati dagli art. 15 e seg. LAI, l’art. 18 cpv. 1 LAI prevede che:
"
Gli assicurati invalidi, idonei all’integrazione, hanno diritto a un sostegno attivo nella ricerca di un posto di lavoro conveniente nonché a una consulenza costante al fine di conservare il loro posto di lavoro.”
Su questo argomento, cfr. D. Cattaneo, “La promozione dell'autonomia del disabile: esempi scelti dalle assicurazioni sociali”, in RDAT II-2003, p. 595-598.
Al riguardo, questo Tribunale rileva che nella decisione impugnata l’UAI ha ritenuto che l’assicurata avrebbe diritto, qualora ne facesse richiesta per iscritto, ad un sostegno attivo e ad una consulenza da parte dell’amministrazione nella ricerca di un posto di lavoro confacente al suo stato di salute (doc. C, sottolineatura della redattrice).
Spetta dunque all’assicurata attivarsi, facendone richiesta per iscritto, al fine di ottenere un sostegno attivo e ad una consulenza da parte dell’amministrazione nella ricerca di un posto di lavoro confacente al suo stato di salute.
2.12. Secondo l’art. 69 cpv. 1bis LAI, in vigore dal 1° luglio 2006, la procedura di ricorso in caso di controversie relative all’asse-gnazione o al rifiuto di prestazioni AI dinanzi al tribunale cantonale delle assicurazioni è soggetta a spese. L’entità delle spese è determinata fra 200.-- e 1’000.-- franchi in funzione delle spese di procedura e senza riguardo al valore litigioso.
Visto l’esito della vertenza, le spese per fr. 200.-- sono poste a carico della ricorrente.