Decision ID: b3bf1f92-d46f-5214-b748-d7635954dc72
Year: 2012
Language: it
Court: CH_BVGE
Chamber: CH_BVGE_001
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: 

Fatti:
A.
L'interessato, di etnia tamil, è nato a C._, nel distretto di Jaffna
(Sri Lanka) dove ha risieduto dalla nascita fino al febbraio del 2009. Pri-
ma di lasciare il Paese, avrebbe trascorso cinque giorni a casa di parenti
in un luogo a lui sconosciuto, a circa un'ora di motocicletta da C._,
per poi partire dall'aeroporto di D._ alla volta di Colombo, dove sa-
rebbe rimasto per circa due settimane. Sarebbe poi espatriato il 27 marzo
2009 volando da Colombo per Roma e giungendo in Svizzera il
30 marzo 2009, dove il giorno stesso ha depositato la sua domanda d'asi-
lo (cfr. verbale di audizione sulle generalità dell'8 aprile 2009 [di seguito:
verbale 1], pagg. 1 seg. e 6-8 e verbale d'audizione del 20 aprile 2009 [di
seguito: verbale 2], pag. 9).
Interrogato sui motivi d'asilo, ha dichiarato, in sostanza e per quanto è qui
di rilievo, di essere espatriato a seguito del suo arresto avvenuto nel
febbraio del 2009. Infatti un giorno, uscendo da scuola, avrebbe
incontrato un conoscente il quale gli avrebbe chiesto un passaggio fino al
campo militare. Egli avrebbe accompagnato la persona a destinazione
per poi rientrare a casa. Poco dopo sarebbero giunti i militari a cercarlo, i
quali lo avrebbero portato al campo di C._, dove sarebbe stato
trattenuto per uno o due giorni. Al campo sarebbe stato interrogato e in
particolare gli sarebbe stato chiesto se avesse legami con le Liberation
Tigers of Tamil Eelam (LTTE). Egli sarebbe anche stato picchiato (cfr.
verbale 1, pagg. 5 seg. e verbale 2, pagg. 3 seg.). In merito alle
circostanze della sua liberazione l'interessato ha dichiarato che sarebbero
venuti a cercarlo la madre e lo zio, i quali avrebbero dovuto firmare un
documento. Lo zio avrebbe inoltre dovuto pagare un certo importo
all'EPDP (Eelam People's Democratic Party). A seguito di ciò, visto che
l'esercito srilankese lo avrebbe identificato come persona appartenente
alle LTTE, lo zio avrebbe organizzato l'espatrio del richiedente con l'aiuto
di una terza persona, un "agente" (cfr. verbale 1, pag. 6 e verbale 2,
pagg. 3 seg. e 7 seg.). Sarebbe stato sospettato di legami con le LTTE e
quindi arrestato probabilmente perché, secondo quanto gli avrebbe
riferito lo zio, il conoscente che avrebbe accompagnato in bicicletta
sarebbe stato membro delle LTTE (cfr. verbale 2, pagg. 4 e 8).
B.
Con decisione del 21 luglio 2011, notificata al ricorrente il 22 luglio 2011
(cfr. act. A15/1), l'Ufficio federale della migrazione (di seguito: UFM) ha
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respinto la succitata domanda d'asilo pronunciando l'allontanamento
dell'interessato dalla Svizzera e l'esecuzione dell'allontanamento mede-
simo verso il suo Paese d'origine siccome lecita, esigibile e possibile.
C.
In data 17 agosto 2011 (cfr. timbro del plico raccomandato; data d'entrata:
18 agosto 2011), il richiedente è insorto contro detta decisione con ricorso
dinnanzi al Tribunale amministrativo federale (di seguito: il Tribunale)
chiedendo l'annullamento della decisione impugnata, il riconoscimento
della qualità di rifugiato e la concessione dell'asilo. In via sussidiaria ha
chiesto il rinvio degli atti all'autorità inferiore per una nuova valutazione e,
subordinatamente, la concessione dell'ammissione provvisoria. Ha altresì
presentato una domanda di assistenza giudiziaria nel senso della dispen-
sa dal versamento delle spese di giustizia e del relativo anticipo, con pro-
testate spese e ripetibili.
D.
Il Tribunale, con ordinanza del 24 agosto 2011, ha informato il ricorrente
della possibilità di soggiornare in Svizzera fino alla conclusione della pro-
cedura e si è riservato di decidere sull'eventuale esenzione di un anticipo
equivalente alle presunte spese processuali in prosieguo di causa.
E.
Ulteriori fatti e argomenti addotti dalle parti negli scritti verranno ripresi nei
considerandi qualora risultino decisivi per l'esito della vertenza.

Diritto:
1.
Le procedure in materia d'asilo sono rette dalla legge federale sulla pro-
cedura amministrativa del 20 dicembre 1968 (PA, RS 172.021), dalla leg-
ge sul Tribunale amministrativo federale del 17 giugno 2005 (LTAF,
RS 173.32) e dalla legge sul Tribunale federale del 17 giugno 2005 (LTF,
RS 173.110), in quanto la legge federale sull'asilo del 26 giugno 1998
(LAsi, RS 142.31) non preveda altrimenti (art. 6 LAsi).
Fatta eccezione delle decisioni previste all'art. 32 LTAF, il Tribunale, in vir-
tù dell'art. 31 LTAF, giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi
dell'art. 5 PA prese dalle autorità menzionate all'art. 33 LTAF.
L'UFM rientra tra dette autorità (cfr. art. 105 LAsi).
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L'atto impugnato costituisce una decisione ai sensi dell'art. 5 PA.
Il ricorrente ha partecipato al procedimento dinanzi all'autorità inferiore, è
particolarmente toccato dalla decisione impugnata e vanta un interesse
degno di protezione all'annullamento o alla modificazione della stessa
(art. 48 cpv. 1 lett. a-c PA); è pertanto legittimato ad aggravarsi contro di
essa.
I requisiti relativi ai termini di ricorso (art. 108 cpv. 1 LAsi), alla forma e al
contenuto dell'atto di ricorso (art. 52 PA) sono soddisfatti.
Occorre pertanto entrare nel merito del ricorso.
2.
2.1 Con ricorso al Tribunale possono essere invocati la violazione del di-
ritto federale, l'accertamento inesatto o incompleto di fatti giuridicamente
rilevanti e l'inadeguatezza (art. 106 LAsi e art. 49 PA). Il Tribunale non è
vincolato né dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4 PA) né dalle considerazioni
giuridiche della decisione impugnata, né dalle argomentazioni delle parti
(cfr. DTAF 2009/57 consid. 1.2; PIERRE MOOR, Droit administratif, vol. II,
3a ed., Berna 2011, n. 2.2.6.5).
2.2 Il Tribunale tiene conto della situazione nel Paese d'origine dell'insor-
gente e degli elementi che si presentano al momento della sentenza,
prendendo quindi in considerazione l'evoluzione della situazione avvenu-
ta dopo il deposito della domanda d'asilo (cfr. DTAF 2010/44 consid. 3.6,
DTAF 2008/4 consid. 5.4).
3.
La Svizzera, su domanda, accorda asilo ai rifugiati secondo le disposizio-
ni della LAsi (art. 2 LAsi). L'asilo comprende la protezione e lo statuto ac-
cordati a persone in Svizzera in ragione della loro qualità di rifugiato. Es-
so include il diritto di risiedere in Svizzera. Giusta l'art. 3 cpv. 1 LAsi, sono
rifugiati le persone che, nel Paese d'origine o di ultima residenza, sono
esposte a seri pregiudizi a causa della loro razza, religione, nazionalità,
appartenenza ad un determinato gruppo sociale o per le loro opinioni poli-
tiche, ovvero hanno fondato timore d'essere esposte a tali pregiudizi.
Sono pregiudizi seri segnatamente l'esposizione a pericolo della vita,
dell'integrità fisica o della libertà, nonché le misure che comportano una
pressione psichica insopportabile (art. 3 cpv. 2 LAsi). Occorre altresì tene-
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re conto dei motivi di fuga specifici della condizione femminile (art. 3
cpv. 2 2a frase LAsi).
Il fondato timore di esposizione a seri pregiudizi, come stabilito all'art. 3
LAsi, comprende nella sua definizione un elemento oggettivo, in rapporto
con la situazione reale, e un elemento soggettivo. Sarà riconosciuto come
rifugiato colui che ha dei motivi oggettivamente riconoscibili da terzi
(elemento oggettivo) di temere (elemento soggettivo) di essere esposto,
in tutta verosimiglianza e in un futuro prossimo, a una persecuzione
(cfr. Giurisprudenza ed informazioni della Commissione svizzera di
ricorso in materia d'asilo [GICRA] 1998 n. 20 consid. 8a, GICRA 1997
n. 10 consid. 6 con la giurisprudenza e la dottrina citata). Sul piano
soggettivo, deve essere tenuto conto degli antecendenti dell'interessato,
segnatamente dell'esistenza di persecuzioni anteriori, nonché della sua
appartenenza a una razza, ad un gruppo religioso, sociale o politico, che
lo espongono maggiormente ad un fondato timore di future persecuzioni.
Infatti, colui che è già stato vittima di persecuzione ha dei motivi oggettivi
di avere un timore (soggettivo) di nuove persecuzioni più fondato di colui
che ne è l'oggetto per la prima volta (cfr. GICRA 1998 n. 20 consid. 7,
GICRA 1994 n. 24, GICRA 1993 n. 11). Sul piano oggettivo, tale timore
dev'essere fondato su indizi concreti e sufficienti che facciano apparire, in
un futuro prossimo e secondo un'alta probabilità, l'avvento di seri
pregiudizi ai sensi dell'art. 3 LAsi. Non sono sufficienti, quindi, indizi che
indicano minacce di persecuzioni ipotetiche che potrebbero prodursi in un
futuro più o meno lontano (cfr. GICRA 2004 n.
1 consid. 6, GICRA 1993
n. 21, GICRA 1993 n.
11; MINH SON NGUYEN, Droit public des étrangers,
Berna 2003, pagg. 447 segg.; MARIO GATTIKER, La procédure d'asile et de
renvoi, Berna 1999, pagg. 69 segg.).
A tenore dell'art. 7 cpv. 1 LAsi, chiunque domanda asilo deve provare o
per lo meno rendere verosimile la sua qualità di rifugiato. La qualità di ri-
fugiato è resa verosimile se l'autorità la ritiene data con una probabilità
preponderante (art. 7 cpv. 2 LAsi). Sono inverosimili in particolare le alle-
gazioni che su punti importanti sono troppo poco fondate o contradditto-
rie, non corrispondono ai fatti o si basano in modo determinante su mezzi
di prova falsi o falsificati (art. 7 cpv. 3 LAsi).
In altre parole, per poter ammettere la verosimiglianza, ai sensi dei
summenzionati disposti, delle dichiarazioni determinanti rese da un
richiedente l'asilo, occorre che le stesse abbiano insito un grado di
convinzione logica tale da prevalere in modo preponderante sulla
possibilità del contrario, così che quest'ultima risulti secondaria (cfr.
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GICRA 1993 n. 21). Le dichiarazioni devono essere attendibili, cioè
resistenti alle obiezioni, precise, ovvero non generiche e non suscettibili
di diversa interpretazione (altrettanto o più verosimile) e concordanti, o
meglio non in contrasto fra loro e nemmeno con altri dati o elementi certi.
Peraltro, il giudizio sulla verosimiglianza dev'essere il frutto di una
valutazione complessiva e non esclusivamente atomizzata delle singole
allegazioni decisive, in modo da consentire di limitare al minimo il rischio
dell'approssimazione, ovvero il pericolo di fondare il giudizio valorizzando,
contro indiscutibili postulati di civiltà giuridica, semplici impressioni
dell'autorità giudicante (cfr. GICRA 2005 n. 21 consid. 6.1 e GICRA 1995
n. 23).
4.
4.1 Nella querelata decisione, l'UFM ha considerato le allegazioni circa i
motivi d'asilo dell'interessato vaghe, superficiali e pertanto inverosimili. In
particolare l'Ufficio osserva che il richiedente, interrogato sul contenuto
del documento che hanno dovuto firmare la madre e lo zio al momento
della sua liberazione, non avrebbe saputo fornire alcuna informazione a
riguardo. Oltracciò l'interessato avrebbe dichiarato di non conoscere
l'ammontare della somma pagata dallo zio per la sua liberazione, preci-
sando che nemmeno ne avrebbero parlato. L'autorità inferiore ha quindi
ritenuto alquanto singolare che l'interessato non abbia voluto scoprire
come la madre e lo zio siano riusciti a ottenere la sua liberazione. Inoltre
l'interessato avrebbe dichiarato che dopo la sua liberazione sarebbe stato
condotto a casa di parenti e di esserci rimasto per quattro o cinque giorni,
ma nonostante ciò non avrebbe saputo indicare dove questo posto si tro-
vasse né quale fosse il grado di parentela con queste persone. Infine il ri-
chiedente avrebbe dichiarato di essere stato a Colombo appena prima
dell'espatrio ma non avrebbe saputo indicare in quale zona.
Comunque l'UFM rileva che, anche qualora le dichiarazioni dell'interessa-
to fossero risultate avverate, i timori del richiedente di essere esposto in
futuro a misure persecutorie da parte dello Stato sarebbero infondati. L'in-
teressato avrebbe dichiarato di essere stato arrestato dopo avere accom-
pagnato in bicicletta un conoscente, il quale, secondo quanto gli avrebbe
spiegato lo zio, avrebbe fatto parte delle LTTE. Tuttavia le persecuzioni
addotte si inserirebbero nella fase d'instabilità che ha attraversato il Pae-
se prima della fine della guerra, conclusasi nel maggio del 2009 con la
sconfitta delle LTTE, dopodiché le autorità avrebbero ripreso il controllo
della situazione e le misure volte a controllare ogni singola persona già
per un minimo sospetto sarebbero ormai scomparse. L'autorità inferiore
ha quindi ritenuto che quanto allegato non soddisferebbe le condizioni ri-
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chieste per il riconoscimento della qualità di rifugiato previste dall'art. 3
LAsi e pertanto non ha concesso l'asilo al richiedente.
4.2 Con ricorso, il ricorrente ha contestato l'inverosimiglianza del suo rac-
conto ritenuta dall'autorità inferiore. A suo dire corrisponderebbe infatti a
verità che lo zio e la madre avrebbero dovuto firmare un documento al
momento della sua liberazione e che lo zio avrebbe dovuto pagare una
somma di denaro, tuttavia egli conferma di non conoscere il contenuto del
documento firmato e nemmeno l'ammontare della cifra pagata e sostiene
che ciò, per quanto singolare possa apparire, non debba necessariamen-
te indurre a ritenere le sue allegazioni inverosimili. L'interessato conferma
anche di non saper situare geograficamente l'abitazione dei parenti dai
quali avrebbe alloggiato e di sapere semplicemente di esserci arrivato,
accompagnato, dopo circa un'ora di viaggio in motocicletta e di non avere
mai visto prima le persone dalle quali avrebbe alloggiato, che si sarebbe-
ro presentate come "parenti", quindi di non saper fornire maggiori dettagli
sul loro conto. La decisione impugnata si fonderebbe dunque su un ac-
certamento incompleto dei fatti rilevanti dal momento che, secondo l'in-
sorgente, il suo racconto non può certo essere considerato inverosimile
sulla base di tali brevi motivazioni.
5.
5.1 Questo Tribunale osserva che, seppure l'autorità inferiore si sia fonda-
ta su un numero ristretto di elementi per concludere all'inverosimiglianza
delle dichiarazioni del richiedente, va costatato che effettivamente l'inte-
ressato, nella sua esposizione dei fatti, è stato superficiale su punti impor-
tanti del racconto. Infatti appare quantomeno singolare che egli non si sia
incuriosito sul grado di parentela che lo lega alle persone che lo avrebbe-
ro alloggiato subito dopo essere fuggito dal suo luogo di domicilio, con i
quali avrebbe trascorso ben cinque giorni, durante i quali avrebbe certa-
mente avuto occasione di cercare di scoprirlo (cfr. verbale 1, pag. 6 e
verbale 2, pag. 9). Più sorprendente è però il fatto che egli non si sia in
alcun modo informato circa le modalità della sua liberazione. È infatti diffi-
cilmente immaginabile che una persona, la quale viene arrestata perché
sospettata di legami con le LTTE e che in seguito viene liberata grazie
all'intervento della madre e dello zio, non si informi su elementi centrali
come il contenuto del documento firmato da chi si è adoperato per la sua
scarcerazione o dell'ammontare della somma pagata a questo scopo (cfr.
verbale 2, pag. 8). È vero che l'autorità inferiore può in minima parte
sembrare essere stata eccessivamente puntigliosa nella valutazione della
verosimiglianza del racconto, visto che, secondo il Tribunale, può essere
plausibile che una persona, peraltro accompagnata e guidata da terzi,
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non sappia fornire precisazioni circa la zona esatta della città, nella fatti-
specie Colombo, in cui ha alloggiato per un breve periodo appena prima
dell'espatrio (cfr. verbale 2, pag. 10). Tuttavia, in aggiunta a quanto os-
servato dall'UFM, questo Tribunale costata anche una contraddizione nel-
la descrizione di un episodio centrale del racconto, ossia dell'interrogato-
rio al quale sarebbe stato sottoposto. Infatti il richiedente, in sede di prima
audizione, ha dichiarato che tra le cinque o sei persone presenti, una par-
lava tamil (cfr. verbale 1, pag. 5), mentre durante l'audizione federale ha
dichiarato che due o tre di loro parlavano questa lingua (cfr. verbale 2,
pag. 6). Inoltre il Tribunale ritiene che se davvero il richiedente fosse stato
sospettato d'intrattenere dei legami con le LTTE, difficilmente sarebbe
stato rilasciato, peraltro ancora durante i conflitti, dopo appena uno o due
giorni e tramite una dinamica così semplice come quella da lui descritta,
del resto in modo poco sostanziato, vale a dire dopo che la madre e lo zio
avrebbero firmato un documento e che lo zio avrebbe pagato una somma
non nota al richiedente (cfr. verbale 2, pagg. 7 seg.).
5.2 Come poi rettamente ritenuto dall'UFM, a prescindere dall'inverosimi-
glianza del racconto, i fatti addotti dal richiedente non appaiono rilevanti
ai sensi dell'art. 3 LAsi in quanto, alla luce dell'importante evoluzione av-
venuta nel suo Paese di origine, non giustificano un timore oggettivamen-
te fondato di subire delle persecuzioni a causa di avvenimenti anteriori al
suo espatrio. Infatti, in una recente analisi circa la situazione vigente nello
Sri Lanka (cfr. DTAF 2011/24), il Tribunale ha costatato un netto miglio-
ramento della situazione nel Paese dal profilo della sicurezza e della sta-
bilità da quando è terminato il conflitto militare nel maggio del 2009. Le
LTTE sono state militarmente annientate e hanno quindi cessato gli atti di
persecuzione. Inoltre, la fine del conflitto ha permesso a centinaia di mi-
gliaia di rifugiati interni (IDPs = Internally Displaced Persons), in campi
profughi, di fare rientro ai propri villaggi (cfr. U.S. Departement of State,
2009 Human Rights Report: Sri Lanka; Danish Immigration Service, Hu-
man Rights and Security Issues concerning Tamils in Sri Lanka, ottobre
2010) e anche la libertà di movimento, grazie all'apertura dei campi, è
aumentata. In generale, la situazione in Sri Lanka si è dunque stabilizzata
e le condizioni di vita sono migliorate e stanno migliorando progressiva-
mente in tutto il Paese soprattutto nelle regioni del nord e dell'est, territori
precedentemente occupati dalle LTTE durante la guerra civile (cfr.
DTAF 2011/24, consid. 7.1-7.6). Nella giurisprudenza precitata, il Tribuna-
le ha ritenuto che nonostante i cambiamenti intervenuti nel Paese, alcuni
gruppi di persone sono tuttora esposti a rischi di persecuzione in caso di
rimpatrio. Si tratta di persone particolarmente esposte, quali oppositori
politici, ossia persone che anche dopo la fine della guerra civile restano
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sospettati di legami con le LTTE o di essere sostenitori dell'ex capo
dell'esercito Fonseka (cfr. ibidem, consid. 8.1), i giornalisti e gli attivisti dei
diritti umani critici nei confronti del regime (cfr. ibidem, consid. 8.2), le vit-
time o i testimoni di gravi violazioni dei diritti umani (cfr. ibidem, consid.
8.3), oltre che le persone che dispongono di importanti mezzi finanziari e
rientranti dalla Svizzera sospettati di aver avuto contatti stretti con le
LTTE (cfr. ibidem, consid. 8.4 e 8.5).
Nella fattispecie, dagli atti non emergono elementi che permettano di
ammettere che l'interessato rientri nel novero dei profili a rischio sopra
esposti. In particolare, egli ha esplicitamente dichiarato di non avere mai
avuto niente a che fare con le LTTE (cfr. verbale 2, pag. 10). Anche se
davvero il richiedente fosse stato arrestato dopo avere dato un passaggio
a un conoscente che in seguito si sarebbe rivelato essere membro delle
LTTE, va innanzitutto costatato che l'allegato arresto sarebbe avvenuto
nel febbraio del 2009, quindi ancora durante la guerra. Dunque il timore di
persecuzioni future espresso dal richiedente in sede di audizione (cfr.
verbale 2, pag. 8), ossia che nonostante fosse stato liberato le autorità
sarebbero potute venire di nuovo a cercarlo, alla luce della suesposta
nuova situazione vigente nel Paese non può essere considerato oggetti-
vamente fondato in quanto non vi sono elementi concreti per ammettere
con un'alta probabilità l'avvento di seri pregiudizi ai sensi dell'art. 3 LAsi.
Non si intravedono infatti elementi secondo cui, a più di tre anni dalla fine
del conflitto militare, le autorità srilankesi dovrebbero avere un interesse a
perseguire il richiedente.
5.3 Alla luce di quanto precede, ne deriva che i fatti addotti dal ricorrente
nella presente procedura d'asilo non sono propri a motivare la qualità di
rifugiato.
6.
Se respinge la domanda d'asilo o non entra nel merito, l'Ufficio federale
pronuncia, di norma, l'allontanamento dalla Svizzera e ne ordina l'esecu-
zione; tiene però conto del principio dell'unità della famiglia (art. 44 cpv. 1
LAsi).
L'insorgente non adempie le condizioni in virtù delle quali l'UFM avrebbe
dovuto astenersi dal pronunciare l'allontanamento dalla Svizzera (art. 14
cpv. 1 e 2 nonché 44 cpv. 1 LAsi come pure art. 32 dell'ordinanza 1
sull'asilo relativa a questioni procedurali dell'11 agosto 1999 [OAsi 1,
RS 142.311]; DTAF 2009/50 consid. 9).
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Pertanto, anche sul punto di questione della pronuncia dell'allontanamen-
to il ricorso non merita tutela e la decisione impugnata va confermata.
7.
Per quanto concerne l'esecuzione dell'allontanamento, l'art. 83 della leg-
ge federale sugli stranieri del 16 dicembre 2005 (LStr, RS 142.20) preve-
de che la stessa sia ammissibile (cpv. 3), esigibile (cpv. 4) e possibile
(cpv. 2). In caso di non adempimento di una di queste condizioni, l'Ufficio
federale dispone l'ammissione provvisoria (cfr. art. 83 cpv. 1 LStr).
7.1 La portata dell'art. 83 cpv. 3 LStr non si esaurisce nella massima del
divieto di respingimento. Anche altri impegni di diritto internazionale della
Svizzera possono essere ostativi all'esecuzione del rimpatrio in
particolare l'art. 3 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti
dell'uomo e delle libertà fondamentali del 4 novembre 1950 (CEDU,
RS 0.101) o l'art. 3 della Convenzione contro la tortura ed altre pene o
trattamenti crudeli, inumani o degradanti del 10 dicembre 1984 (Conv.
tortura, RS 0.105). L'applicazione di tali disposizioni presuppone, peraltro,
l'esistenza di serie e concrete ragioni per ritenere che lo straniero possa
essere esposto, nel Paese verso il quale sarà allontanato, a dei
trattamenti contrari a detti articoli. Spetta all'interessato di rendere
plausibile l'esistenza di siffatte serie e concrete ragioni (cfr. GICRA 1996
n. 18 consid. 14b lett. ee e GICRA 1995 n. 23).
Nella misura in cui codesto Tribunale ha confermato la decisione
dell'UFM relativa alla domanda d'asilo del ricorrente, quest'ultimo non può
prevalersi del principio del divieto di respingimento ai sensi dell'art. 5
LAsi, generalmente riconosciuto nell'ambito del diritto internazionale
pubblico ed espressamente enunciato all'art. 33 della Convenzione sullo
statuto dei rifugiati del 28 luglio 1951 (Conv., RS 0.142.30). Inoltre, non
emergono dalle carte processuali elementi da cui desumere che
l'esecuzione dell'allontanamento dell'insorgente verso lo Sri Lanka possa
violare l'art. 3 CEDU.
Pertanto, come rettamente ritenuto nel giudizio litigioso, l'esecuzione
dell'allontanamento è ammissibile ai sensi delle norme di diritto pubblico
internazionale nonché della LAsi.
7.2 Giusta l'art. 83 cpv. 4 LStr, al quale rinvia l'art. 44 cpv. 2 LAsi, l'esecu-
zione non può essere ragionevolmente esigibile qualora, nello Stato di o-
rigine o di provenienza, lo straniero venisse a trovarsi concretamente in
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pericolo in seguito a situazioni quali guerra, guerra civile, violenza gene-
ralizzata o emergenza medica.
La prima disposizione citata si applica principalmente ai "réfugiés de la
violence", ovvero agli stranieri che non adempiono le condizioni della
qualità di rifugiato, poiché non sono personalmente perseguiti, ma che
fuggono da situazioni di guerra, di guerra civile o di violenza
generalizzata. Essa vale anche nei confronti delle persone per le quali
l'allontanamento comporterebbe un pericolo concreto, in particolare
perché esse non potrebbero più ricevere le cure delle quali esse hanno
bisogno o che sarebbero, con ogni probabilità, condannate a dover vivere
durevolmente e irrimediabilmente in stato di totale indigenza e pertanto
esposte alla fame, a una degradazione grave del loro stato di salute,
all'invalidità o persino alla morte. Tuttavia, le difficoltà socio economiche
che costituiscono l'ordinaria quotidianità di una regione, in particolare la
penuria di cure, di alloggi, di impieghi e di mezzi di formazione, non sono
sufficienti, in sé, a concretizzare una tale esposizione al pericolo.
L'autorità alla quale incombe la decisione deve dunque, in ogni singolo
caso, confrontare gli aspetti umanitari legati alla situazione nella quale si
troverebbe lo straniero in questione nel suo Paese dopo l'esecuzione
dell'allontanamento con l'interesse pubblico militante a favore del suo
allontanamento dalla Svizzera (cfr. GICRA 2005 n. 24 consid. 10.1.).
Si tratta dunque di esaminare, con riferimento ai criteri suesposti, se
l'interessato conclude a giusta ragione o meno al carattere inesigibile
dell'esecuzione del suo allontanamento, tenuto conto della situazione
generale vigente attualmente nello Sri Lanka, da un lato, e della sua
situazione personale, dall'altro.
Nello Sri Lanka non vige attualmente una situazione di guerra, guerra
civile o violenza generalizzata che coinvolga l'insieme del territorio e della
popolazione nazionale. Infatti, secondo la recente giurisprudenza del
Tribunale, in considerazione del miglioramento della situazione dal profilo
della sicurezza e delle condizioni di vita in generale in detto Paese, un
ritorno è ora di principio ragionevolmente esigibile anche verso il nord
nonché verso l'est. L'esecuzione dell'allontanamento per i richiedenti
l'asilo respinti è quindi ora da considerarsi di principio ragionevolmente
esigibile verso tutto il Paese, ad eccezione delle persone che provengono
dalla regione di Vanni e che non dispongono di una rete sociale al di fuori
di detta regione (cfr. DTAF 2011/24 consid. 11.2.2).
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Pagina 12
Peraltro, per quanto attiene a Jaffna, la situazione è nettamente
migliorata a seguito dell'apertura dell'asse stradale tra Jaffna e Kandy nel
novembre del 2009, l'approvvigionamento è migliorato e la presenza
militare è diminuita. D'altronde, malgrado l'esistenza di ancora qualche
lacuna nei servizi e l'espansione limitata delle attività economiche, si sono
registrati diversi miglioramenti sul piano sociale e sanitario, con ad
esempio la riapertura di alcune scuole e la ricostruzione degli ospedali.
L'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (ACNUR) ritiene
che l'accesso alla proprietà e all'alloggio sia problematico, ma l'ACNUR
stesso, unitamente ad altre organizzazioni a Mannar, Jaffna, Vavuniya,
Batticaloa e Trincomalee, fornisce consigli giuridici gratuiti per sostenere il
ritorno delle persone nel Paese (cfr. ibidem, consid. 13.2.1).
Tuttavia, riguardo all'esecuzione dell'allontanamento verso il nord dello
Sri Lanka, occorre distinguere la situazione delle persone che hanno
lasciato detta regione dopo la fine della guerra, nel maggio 2009 – per le
quali l'esecuzione dell'allontanamento è di principio ragionevolmente
esigibile se possono beneficiare delle medesime condizioni di vita e di
alloggio presenti al momento dell'espatrio e se nel caso di specie non si
pongono particolari problemi circa il rientro (cfr. ibidem, consid. 13.2.1.1)
– e quelle che hanno lasciato il nord del Paese prima della fine della
guerra o per le quali dagli atti si evince che le condizioni di vita
potrebbero essere profondamente cambiate. Per queste persone è infatti
necessario analizzare la situazione individualmente, verificando le attuali
condizioni di vita e di alloggio. A questo riguardo il Tribunale ritiene che
siano essenziali l'esistenza di una rete sociale e la possibilità di
assicurarsi un alloggio nonché il minimo vitale. Se tali condizioni non
fossero realizzate, va esaminata la possibilità di un'alternativa di
soggiorno interna sul territorio nazionale (cfr. ibidem, consid. 13.2.1.2).
Nel caso in esame il ricorrente ha dichiarato di essere originario del nord
dello Sri Lanka, nonché di avere avuto ultimo domicilio a C._ nella
provincia di Jaffna, dove avrebbe risieduto fino dalla nascita. Nonostante
il richiedente rientri nella categoria di persone che hanno lasciato il Paese
prima della fine della guerra, egli è partito durante la fase finale, infatti il
conflitto armato è terminato appena due mesi dopo e non vi sono
elementi per desumere che, durante questo breve lasso di tempo, le
condizioni di vita per il richiedente possano essere cambiate in maniera
significativa. Ad ogni buon conto dagli atti non risulta che l'interessato
possa, in caso di rimpatrio, riscontrare delle difficoltà per quel che
concerne la possibilità di alloggio, di assicurarsi il minimo vitale e di avere
una rete sociale. Infatti al momento della fuga era ancora uno studente,
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frequentava la dodicesima classe e oltre alla sua lingua madre, il tamil, ha
qualche conoscenza in inglese. Si tratta quindi di una persona istruita.
Prima di lasciare il Paese egli viveva a casa della madre e dagli atti nulla
porta a concludere che in caso di rimpatrio egli non potrebbe fare ritorno
nella stessa abitazione. Inoltre egli dispone di una solida rete famigliare,
infatti a C._, oltre che a sua madre, vivono anche sua sorella, suo
fratello, i nonni materni e uno zio materno. Dunque, non vi è dubbio che il
ricorrente potrà usufruire di un adeguato e concreto sostegno al suo
reinserimento sociale e professionale in patria, segnatamente a
C._. Infine, il ricorrente è da ritenersi in buona salute, dato che
non ha preteso nel gravame di soffrire di gravi problemi di salute tali da
giustificare un'ammissione provvisoria (cfr. GICRA 2003 n. 24), senza che
da un esame d'ufficio degli atti di causa emerga la necessità di una sua
permanenza in Svizzera per motivi medici.
Di conseguenza, l'esecuzione dell'allontanamento del ricorrente deve es-
sere considerata ragionevolmente esigibile.
7.3 Non risultano impedimenti neppure dal profilo della possibilità
dell'esecuzione dell'allontanamento (art. 83 cpv. 2 LStr). Infatti, il
ricorrente, usando della dovuta diligenza potrà procurarsi ogni documento
necessario al rimpatrio.
L'esecuzione dell'allontanamento è dunque pure possibile.
7.4 Sulla scorta delle considerazioni che precedono, l'esecuzione dell'al-
lontanamento è ammissibile, ragionevolmente esigibile e possibile. Di
conseguenza, anche in materia di allontanamento e relativa esecuzione,
il gravame va disatteso e la querelata decisione confermata.
8.
Ne discende che l'UFM, con la decisione impugnata, non ha violato il dirit-
to federale né abusato del suo potere d'apprezzamento; l'autorità di prima
istanza non ha accertato in modo inesatto o incompleto i fatti giuridica-
mente rilevanti ed inoltre la decisione non è inadeguata (art. 106 LAsi),
per il che il ricorso va respinto.
9.
Avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, la domanda di esenzio-
ne dal versamento di un anticipo equivalente alle presunte spese proces-
suali è divenuta senza oggetto.
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10.
Ritenuto che il ricorso era privo di probabilità di esito favorevole, la do-
manda d'assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa dal versamento
delle spese processuali, è respinta (art. 65 cpv. 1 PA).
11.
Visto l'esito della procedura, le spese processuali di CHF 600.–, che se-
guono la soccombenza, sono poste a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1
e 5 PA nonché art. 3 lett. a del regolamento sulle tasse e sulle spese ripe-
tibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del
21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]).
12.
La presente decisione non concerne persone contro le quali è pendente
una domanda di estradizione presentata dallo Stato che hanno abbando-
nato in cerca di protezione per il che non può essere impugnata con ri-
corso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83
lett. d cifra 1 LTF).
La pronuncia è quindi definitiva.
(dispositivo alla pagina seguente)
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