Decision ID: 17f769a7-10e0-55f3-870a-eceb1fa3379f
Year: 2014
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: civil_law

in fatto: A.
AP 1 (1957) e CO 1 (1965) si sono sposati a _ (_) il 9 gennaio 1999. A quel momento la sposa era già madre di tre figli: A_ (1988) e L_ R_
(1991), nati da un precedente matrimonio, e Lu_, avuto il 28 feb
braio 1998 dal nuovo marito. Dalle nuove nozze
sono nati Li_, l'8 aprile 2001, e N_, il 30 dicembre 2004.
Il marito insegna alla Scuola _, come pure alla Scuola _ a _. Funge inoltre da curatore per varie Autorità _. Maestra di scuola elementare e assistente sociale, AP 1 non ha più lavorato durante la vita in comune. Il
1° dicembre 2006 AO 1
ha lasciato l'abitazione coniugale (proprietà per piani n. 8802
, pari a
53
/
1000
della particella n. 4 RFD di _, intestata ai coniugi in ragione di metà ciascuno) per trasferirsi in un appartamento, sempre a _.
Il 1° agosto 2007 AP 1 è stata assunta a tempo parziale come assistente di cura dalla Clinica _ a _ e nell'agosto 2008 ha intrapreso la stessa attività per la _ a _. Il 21 settembre 2007 AO 1 è diventato padre di Le_, avuto da D_.
B.
Adito il
12 ottobre 2006
da AP 1 con un'istanza a tutela dell'unione coniugale, il Pretore del Distretto di Lugano, sezione 6, ha autorizzato il 1° febbraio 2008 i coniugi a vivere separati dal 21 dicembre 2006, ha assegnato l'abitazione coniugale alla moglie, cui ha affidato i figli (riservato il diritto di visita paterno), e ha obbligato AO 1 a versare un contributo alimentare complessivo di fr. 3000.– dal 1° agosto al
30 settembre 2006, uno decrescente per la moglie compreso tra fr. 2540.– e fr. 490.– mensili dal 1° agosto 2006 al 30 giugno 2009, uno per Lu_ compreso tra fr. 1225.– e fr. 1790.– mensili dal 1° ottobre 2006, uno per Li_ compreso tra fr. 985.– mensili e 1590.– mensili dal 1° ottobre 2006, come pure uno per N_ compreso tra fr. 905.– mensili e fr. 1385.– mensili, sempre dalla stessa data, assegni familiari compresi (inc. DI.2006.1280). Il Pretore ha ordinato inoltre allo Stato del Cantone Ticino di trattenere fr. 4690.– mensili dallo stipendio di AP 1 e di riversarli direttamente a AO 1. Un appello presentato il 14 febbraio 2008 da AO 1 contro tale sentenza è stato respinto da questa Camera il 13 maggio 2009 (inc. 11.2008.21).
C.
Il 27 aprile 2009 AO 1 ha promosso azione di divorzio davanti al medesimo Pretore, proponendo – previo conferimento dell'assistenza giudiziaria – l'affidamento dei figli alla madre con esercizio esclusivo dell'autorità parentale (riservato il suo diritto di visita), la vendita ai pubblici incanti dell'abitazione coniugale
con riparto a metà del ricavo, un contributo alimentare di fr. 757.50
mensili ciascuno per Lu_ e Li_, come pure uno di fr. 750.– mensili per N_ fino alla maggiore età. Egli ha chiesto inoltre il versamento di fr. 72
082.70.– oltre interessi in liquidazione del regime dei beni e la divisione a metà delle prestazioni d'uscita accumulate dai coniugi durante il matrimonio presso il rispettivo istituto di previdenza professionale.
D.
Nella sua risposta del 12 agosto 2009 AP 1 ha aderito al principio del divorzio, all'affidamento dei figli (riservato il diritto di visita paterno), come pure dell'attribuzione dell'autorità parentale e al riparto a metà della prestazione d'uscita dal “secondo pilastro” prospettata dal marito, ma in via riconvenzionale ha rivendicato il versamento di fr. 33
143.–, oltre a fr. 66
050.– e alla metà del valore di riscatto di una polizza di “terzo pilastro” n. _ intestata al marito presso la _ (valuta 27 aprile 2009) in liquidazione del regime dei
beni, sollecitando un contributo alimentare indicizzato di fr. 1715.–
mensili ciascuno per Lu_, Li_ e N_ fino al termine degli studi, assegni familiari non compresi. Subordinatamente essa ha chiesto di riconoscerle fino ai 16 anni di N_ la differenza tra la spettanza dei figli e la disponibilità del marito (fr. 5744.60 mensili). Infine essa ha instato per l'adattamento della trattenuta di stipendio a fr. 5744.60 mensili.
E.
Il Pretore ha deciso il 14 agosto 2009 di trattare la causa come divorzio su richiesta comune con accordo parziale. All'udienza del 7 ottobre 2009, destinata all'audizione dei coniugi, questi ultimi hanno confermato la volontà di divorziare e di demandare al giudice la decisione sulle conseguenze litigiose del divorzio. Scaduto il termine bimensile di riflessione, AO 1 ha riaffermato tale volontà il 10 dicembre 2009, contrariamente a AP 1, che è rimasta silente. Chiamato a esprimersi sulle conseguenze litigiose del divorzio, con “replica” del
15 marzo 2010 il marito ha rivendicato il versamento di fr. 92
118.80 in liquidazione del regime dei beni e l'accredito ai coniugi della metà del valore di riscatto delle rispettive polizze di “terzo pilastro”. Il 1° aprile 2010 AO 1 si è trasferito con la nuova compagna a _. In una “duplica” del 29 aprile 2010 la moglie ha chiesto l'attribuzione dell'alloggio coniugale e
la concessione di un diritto d'abitazione fino al 30 dicembre 2022
, l
'aumento a fr. 1815.– mensili ciascuno del contributo alimentare indicizzato per Lu_, Li_ e N_ fino al termine degli studi (assegni familiari non compresi) o – in subordine – la corresponsione fino ai 16 anni di N_ della differenza tra la spettanza dei figli e la disponibilità del marito (fr. 6045.– mensili), come pure l'adattamento della trattenuta salariale.
F.
L'udienza preliminare sulle conseguenze litigiose del divorzio si è tenuta il 23 giugno 2010 e l'istruttoria è terminata il
12 agosto 2011. Al dibattimento finale le parti hanno rinunciato, rimettendosi a conclusioni scritte. AO 1 si è limitato il 28 ottobre 2011 a confermare le domande di petizione. In un allegato di quello stesso giorno AP 1 ha reiterato a sua volta le proprie richieste, salvo aumentare la domanda di contributo alimentare per i figli a fr. 2050.– mensili ciascuno (assegno familiare non compreso) fino al termine degli studi o postulare – in subordine – il versamento fino ai 16 anni di N_ della differenza tra quanto assegnato ai figli e la disponibilità del marito, cifrata in fr. 6154.50 mensili, oltre che l'adattamento della trattenuta salariale a tale importo. Essa ha chiesto altresì che le fossero riconosciuti interessi del 5% sui fr. 66
050.– rivendicati in liquidazione del regime dei beni, precisando in fr. 16
931.– la metà del valore di riscatto della polizza n. _ (valuta il 27 aprile 2009) e in fr. 21
137.50 la metà di quella relativa al conto di previdenza n. _ (valuta il 27 aprile 2009) presso il _, sempre intestato a AO 1, di cui ha ugualmente domandato il riparto. Nell'eventualità in cui l'abitazione coniugale fosse stata venduta, infine, essa ha rivendicato la metà del provento.
G.
Statuendo il 24 aprile 2012, il Pretore ha pronunciato il divorzio, ha affidato i figli alla madre (con esercizio esclusivo dell'autorità parentale), ha regolato il diritto di visita del padre, ha revocato una curatela educativa precedentemente istituita, ha attribuito alla moglie un diritto d'abitazione fino al 30 dicembre 2022 nella proprietà per piani a _ e ha obbligato la medesima a versare al marito fr. 46
919.– in liquidazione del regime matrimoniale entro 30 giorni dal passaggio in giudicato della sentenza. Inoltre egli ha assegnato ai coniugi i diritti derivanti dalle rispettive polizze di “terzo pilastro” in ragione di metà ciascuno (valuta 27 aprile 2009), ha riconosciuto a ciascun coniuge la metà della prestazione d'uscita conseguita dall'altro durante il matrimonio presso il rispettivo istituto di previdenza professionale (ordinando la trasmissione degli atti al Tribunale cantonale delle assicurazioni dopo il passaggio in giudicato della sentenza per definire l'entità di tali prestazioni)
e non ha stabilito contributi di mantenimento tra coniugi, mentre ha condannato AO 1 a versare i seguenti contributi indicizzati
per i figli s
ino alla maggiore età, rispettivamente fino al termine della formazione professionale
:
Fino al 30 aprile 2013:
fr. 1570.– per Lu_,
fr. 1385.– per Li_ e
fr. 1385.– per N_, assegni familiari non compresi;
Dal 1° maggio al 30 settembre 2013:
fr. 1520.– per Lu_,
fr. 1520.– per Li_ e
fr. 1345.– per N_, assegni familiari non compresi;
Dal 1° ottobre 2013 al 28 febbraio 2016:
fr. 1545.– per Lu_,
fr. 1545.– per Li_ e
fr. 1365.– per N_, assegni familiari non compresi;
Dal 1° marzo al 31 dicembre 2016:
fr. 1570.– per Li_ e
fr. 1385.– per N_ assegni familiari non compresi;
Dal 1° gennaio 2017 in poi:
fr. 1570.– per Li_ e
fr. 1570.– per N_, assegni familiari non compresi;
La tassa di giustizia e le spese di complessivi fr. 12
000.– sono state poste per un terzo a carico della moglie e per il resto a carico del marito, tenuto a rifondere alla moglie fr. 6000.– per ripetibili ridotte. Entrambe le richieste di assistenza giudiziaria sono state respinte.
H.
Contro la sentenza appena citata AP 1 è insorta a questa Camera con un reclamo del 7 maggio 2012 per ottenere – previa domanda di gratuito patrocinio – che quest'ultimo beneficio le sia conferito anche per la procedura di primo grado. Con appello del 25 maggio 2012 essa chiede altresì – sempre con domanda di gratuito patrocinio – che la sentenza impugnata sia riformata nel senso che in liquidazione del regime dei beni il marito sia tenuto a versarle fr. 66
050.– con interessi al 5% dall'emanazione della sentenza, che siano suddivisi unicamente i diritti delle polizze di “terzo pilastro” a lui intestate, che il contributo alimentare per i figli sia aumentato a fr. 2050.– mensili ciascuno fino al termine degli studi (assegni familiari non compresi) o almeno a fr. 1715.– mensili ciascuno fino al 12° compleanno e a fr. 2002.– mensili ciascuno fino al 18° compleanno o al termine degli studi (assegni familiari non compresi) oppure, in via di ulteriore subordine, che la differenza tra quanto assegnato ai figli e l'importo di fr. 6170.– le sia corrisposta quale contributo di mantenimento indicizzato per sé fino ai 16 anni di N_. Essa chiede infine di adeguare la trattenuta salariale decisa dal Pretore il 1° febbraio 2008 a fr. 6170.– mensili.
Nelle sue osservazioni del 21 agosto 2012 AO 1 propone di respingere l'appello in quanto ammissibile e con appello incidentale postula la riforma della sentenza pretorile nel senso di non assegnare alla moglie la metà dei diritti derivanti dalla polizza _ n. _ costituita in pegno ipotecario presso il _, come pure di subordinare l'indicizzazione dei contributi alimentari a suo carico all'effettivo beneficio del carovita da parte sua.
I
. Il 1° dicembre 2012 AO 1 si è trasferito ad _ e il 10 dicembre 2012 ha sposato D_. Il 28 giugno 2013 le parti hanno venduto l'ex abitazione coniugale di _.

Considerando
in diritto: 1.
Fino alla loro conclusione davanti alla giurisdizione adita i pro-cedimenti pendenti al momento dell'entrata in vigore del Codice di diritto processuale svizzero continuavano a essere disciplinati dalla legge anteriore (art. 404 cpv. 1 CPC), ovvero nella fattispecie dagli art. 423 segg. CPC ticinese. Alle impugnazioni si applica invece il diritto in vigore al momento della comunicazione della decisione (art. 405 cpv. 1 CPC).
Le sentenze intimate dai Pretori dopo il 31 dicembre 2010 in materia di divorzio sono appellabili perciò entro 30 giorni dalla notificazione (311 cpv. 1 CPC). Qualora verta esclusivamente sulle conseguenze pecuniarie del divorzio, nondimeno, l'appello è ricevibile soltanto se il valore litigioso secondo l'ultima conclusione riconosciuta nella decisione impugnata è di almeno 10
000 franchi (art. 308 cpv. 2 CPC). In concreto la decisione del Pretore è stata notificata al patrocinatore della convenuta il
25 aprile 2012
. Il valore litigioso inoltre raggiunge
agevolmente la soglia di fr. 10
000.–.
Introdotto il 25 maggio 2012, l'appello principale
è pertanto ricevibile.
La risposta a un appello diretto contro una sentenza emessa con la procedura ordinaria va presentata a sua volta entro 30 giorni (art. 312 cpv. 2 CPC). Nella risposta la controparte può appellare in via incidentale (art. 313 cpv. 1 CPC). Nel caso specifico l'invito a formulare osservazioni all'appello è stato notificato a AO 1 il 20 giugno 2012, ma il termine per le osservazioni è rimasto sospeso in virtù delle ferie giudiziarie dal
15 luglio al 15 agosto 2012 (art. 145 cpv. 1 lett. b CPC)
ed è scaduto il 21 agosto 2012. Inoltrato quello stesso giorno (dichiarazione dell'avv. _ _ del 21 agosto 2012, agli atti), l'allegato di risposta e di appello incidentale è anch'esso tempestivo.
2.
L'appellante principale allega al proprio memoriale documenti nuovi: una nota d'onorario 25 maggio 2012 per le prestazioni fornite dal suo patrocinatore dal 12 maggio 2011 (presentazione della domanda di gratuito patrocinio) al 9 maggio 2012, un contratto quadro di credito ipotecario del 5 ottobre 2010 (doc. C), un contratto di lavoro a tempo determinato per gli Istituti _ di _ del 28 marzo 2012 (doc. D) e un conteggio di stipendio del 25 aprile 2012 (doc. E). In pendenza di appello inoltre essa ha fatto pervenire lettere del 12 luglio 2013 e del 2 settembre 2013, un messaggio di posta elettronica del 17 settembre 2013 del notaio _ _, _, e altre sue lettere del 3 ottobre e del 6 dicembre 2013. AO 1
produce da parte sua con l'appello incidentale una propria lettera del
9 settembre 2013 e in pendenza di procedura ha trasmesso a questa Camera un'altra lettera del 21 ottobre 2013, come pure due messaggi di posta elettronica del 29 settembre e del 13 ottobre 2013. Ora, n
uovi mezzi di prova sono proponibili in appello solo se vengono immediatamente addotti e se dinanzi alla giurisdizione inferiore non era possibile farli valere nemmeno con la diligenza esigibile, tenuto conto delle circostanze
(art. 317 cpv. 1 CPC)
.
Nella fattispecie i documenti in rassegna non potevano essere sottoposti al Pretore e, salvo il contratto quadro del 5 ottobre 2010 esibito dall'appellante principale (doc. C), sono pertanto ricevibili.
3.
L'attore chiede di dichiarare l'appello – almeno in parte – irricevibile, facendo valere che per ampi stralci l'allegato è la mera riproduzione del memoriale conclusivo. In realtà non si ravvisano estremi del genere. L'art. 311 cpv. 1 CPC dispone che un appello dev'essere scritto e motivato. Se si esaurisce nella copia pressoché testuale di un comparsa di primo grado, esso è inammissibile (DTF 138 III 375 consid. 4.3.1; RtiD I-2010 pag. 683 n. 7c). In concreto l'appello non si riduce a una mera riproduzione del memoriale conclusivo, seppure alcuni passaggi dei due allegati coincidano. In particolare la convenuta si confronta criticamente con la motivazione del Pretore sia sulla liquidazione del regime dei beni, rievocando la movimentazione dei conti bancari del marito ed esponendo le ragioni per cui occorrerebbe reintegrare determinati beni negli averi di lui, sia sull'entità dei contributi alimentari per i figli. Sotto questo profilo nulla osta dunque a un
esame dell'appello principale nel merito.
4.
Litigiosi rimangono, nell'attuale sede, il contributo alimentare per i figli, subordinatamente per la convenuta, la liquidazione del regime dei beni e la trattenuta di stipendio. Tutto il resto, compreso il principio del divorzio, è passato in giudicato e ha assunto carattere definitivo (art. 315 cpv. 1 CPC). Ciò posto, ai fini del giudizio le controversie relative allo scioglimento del regime dei beni vanno esaminate prima delle questioni inerenti ai contributi alimentari (RtiD II-2004 pag. 577 consid. 2, ribadito in RtiD
I-2005 pag. 778 n. 57c).
I. Sulla liquidazione del regime dei beni
5.
Il Pretore ha attribuito alla convenuta un diritto d'abitazione sulla proprietà per piani di _ fino al 30 dicembre 2022 (maggiore età di N_), ritenendo preponderanti gli interessi dei tre figli comuni al mantenimento della loro situazione logistica. A AO 1 egli ha riconosciuto, in contropartita, una spettanza di fr. 59
800.– integrata poi nel calcolo delle reciproche pretese in liquidazione del regime dei beni (sentenza impugnata, pag. 6 seg.).
a)
L'interessata contesta che il diritto d'abitazione debba essere oneroso, rilevando di essere (stata) comproprietaria dell'abitazione coniugale, di essersene vista imputare il valore locativo dopo la separazione e di avere integralmente assunto tutte le spese, a cominciare dagli interessi ipotecari, dai premi assicurativi, dai costi comuni e dall'ammortamento. A sostegno della sua tesi essa richiama una sentenza del 20 giugno 2008 in cui questa Camera aveva fissato come indennità per un simile diritto l'importo equivalente al carico ipotecario sostenuto dall'altro coniuge (inc. 11.2004.20). Indennità che però – essa prosegue – nel suo caso non si giustifica, poiché tale onere ricade(va) già su di lei.
b)
Nel caso specifico le parti non hanno impugnato il dispositivo n. 6 della sentenza impugnata con cui il Pretore ha invitato l'ufficiale del registro fondiario a iscrivere il diritto d'abitazione sulla proprietà per piani n. _ al passaggio in giudicato del divorzio. Se non che, il 28 giugno 2013 gli ex coniugi hanno venduto l'immobile e il 1° luglio 2013 il notaio, d'accordo la beneficiaria, ha fatto cancellare la servitù. Nelle circostanze descritte rimane da stabilire se per il lasso di tempo intercorso dal passaggio in giudicato del noto dispositivo (il
4 giugno 2012, come il Pretore ha comunicato il 25 settembre 2012 al Tribunale cantonale delle assicurazioni per quanto riguarda il “secondo pilastro”) fino alla vendita del fondo (1° luglio 2013) l'attore abbia diritto a un'indennità.
c)
L
'art. 121 cpv. 3 CC, applicabile anche alle comproprietà fra
coniugi (
Büchler
in: Schwenzer, FamKommentar Scheidung
, 2
a
edizione, n. 24 ad art. 121 CC
), stabilisce che qualora l'abitazione familiare appartenga a una parte soltanto, il giudice può attribuire all'altra parte un diritto d'abitazione per una durata limitata e contro adeguata indennità o computazione sul contributo di mantenimento.
Per commisurare tale indennizzo fa stato, oltre al valore venale del diritto, l'insieme delle circostanze, compreso il dovere di solidarietà postmatrimoniale, l'interesse dei figli, la capacità finanziaria dell'avente diritto, quella del proprietario dell'immobile, il tenore di vita sostenuto dai coniugi e la necessità effettiva dell'alloggio (FF 1996 I 107; I CCA, sentenza inc. 11.2004.20 del 20 giugno 2005, consid.
4b con rinvii;
Blaser/Kohler-Vaudaux
, Le sort du logement de la famille et du logement commun en cas de désunion, in:
FamPra
.ch 2009 pag. 351).
Di regola il valore venale o quello locativo costituiscono il punto di partenza, ma al tempo stesso anche il limite superiore per fissare l'indennizzo, senza dimenticare l'entità dell'eventuale onere ipotecario (
Büchler
, op. cit. n. 24 ad art. 121 CC).
d)
Nella fattispecie non vi è ragione perché AO 1 dovesse concedere un diritto d'abitazione gratuito. Da un lato
egli non se ne è visto imputare il valore
nel calcolo di un eventuale contributo di mantenimento (inesistente), dall'altro il fatto che la convenuta abbia assunto tutti gli oneri inerenti all'abitazione ancora non giustifica di rifiutare al marito qualsiasi indennizzo. Che l'appellante principale abbia pagato gli interessi ipotecari è una circostanza di cui il Pretore ha tenuto conto, deducendo il relativo onere dal valore locativo stimato dal perito. Per quel che riguarda le spese di manutenzione e condominiali, esse sarebbero in ogni caso ricadute sull'interessata, chi fruisce di un diritto di abitazione esclusivo – come la convenuta – dovendo sopportare i costi della manutenzione ordinaria (art. 778 cpv. 1 CC). E siccome nel caso specifico il perito ha stimato il valore locativo in fr. 22
017.– annui, pari a fr. 1834.75 mensili (referto 13 dicembre 2010 dell'arch. _), dedotti oneri ipotecari per fr. 918.15 mensili, il valore del diritto d'abitazione in favore della convenuta ammonta a fr. 458.30 mensili (fr. 916.60 : 2), ossia a fr. 5958.– per 13 mesi. In tale misura va adattata la valutazione del Pretore, superata dagli eventi che si sono prodotti dopo la decisione di lui.
6.
Il Pretore ha reintegrato negli acquisti del marito, ordinando un conguaglio di fr. 15
000.– in favore della convenuta, una somma di fr. 30
000.– che AO 1 aveva trasferito senza il consenso della moglie a R_, madre della sua attuale consorte. Egli ha respinto invece le altre richieste della convenuta volte a reintegrare ulteriori prelievi eseguiti da AO 1 dai propri conti bancari nel periodo precedente la separazione (sentenza impugnata, pag. 9 seg.).
a)
L'appellante principale lamenta la mancata reintegrazione di complessivi fr. 60
050.– con interessi negli acquisti del marito. Ribadisce che costui ha prelevato da conti bancari a lui intestati presso il _ e la _, occultandoli, almeno fr. 90
100.–. Tempi e modi, a ridosso della separazione, come pure l'intensità delle operazioni, con ripetuti prelievi anche di oltre 10
000.– in pochi giorni (riscossione di fr. 24
900.– in quattro mesi, dal luglio al novembre del 2006, dal conto n. _ presso la _ e di fr. 58
200.–, dal 4 aprile 2005 al 13 luglio 2006, dal conto n. _ presso il _), attesterebbero la volontà di compromettere i diritti di partecipazione di lei. Essa rivendica pertanto la metà delle citate somme (fr. 45
050.–) in aggiunta ai fr. 15
000.– già riconosciuti dal Pretore, chiedendo altresì di attribuirle un importo di fr. 6000.– che le era stato versato dall'Assicurazione Invalidità per i suoi figli A_ e L_ a complemento della rendita AI del loro padre _ R_ e che essa avrebbe girato all'attore.
b)
I principi che disciplinano una liquidazione del regime ordinario dei beni sono già stati riassunti dal Pretore (sentenza impugnata, pag. 7 in fine). Al riguardo basti rammentare che, salvo prova del contrario, tutti i beni di un coniuge si presumono acquisti (art. 200 cpv. 3 CC) e che in costanza di matrimonio ogni coniuge è libero di disporre dei propri acquisti (art. 201 cpv. 1 CC), fermo restando che vanno reintegrate nei medesimi le liberalità elargite dal coniuge negli ultimi cinque anni prima dello scioglimento del regime senza il consenso dell'altro, eccettuati i regali d'uso, così come le alienazioni fatte con l'intenzione di sminuire la partecipazione dell'altro all'aumento (art. 208 cpv. 1 CC). Il coniuge che pretende la reintegrazione di beni negli acquisti dell'altro deve dimostrare non solo che il relativo bene è appartenuto all'altro coniuge in un determinato momento, ma anche quale sia stata la relativa destinazione (sentenza del Tribunale federale 5A_714/2009 del 16 dicembre 2009, consid. 4.2 con rinvio a DTF 118 II 29 consid. 3). Tale
norma non prevede invece di reintegrare negli acquisti di un coniuge un determinato bene per il solo fatto che nel passato quel bene abbia fatto parte degli acquisti (I CCA, sentenza inc. 11.2013.30 del 3 luglio 2014, consid. 3b con riferimenti).
Sotto il profilo dell'art. 208 CC, in sintesi, l'uso di acquisti contrario ai doveri del matrimonio non fa nascere – per ciò solo – un diritto al compenso (DTF 118 II 29 consid. 3b).
c)
In concreto è pacifico che in passato l'attore possedesse il denaro indicato dall'appellante (osservazioni all'appello, pag. 6). Alla convenuta incombeva dimostrare nondimeno che fine quel denaro abbia fatto. Per una reintegrazione a norma dell'art. 208 cpv. 1 n. 1 CC il coniuge in questione deve invero avere elargito liberalità a terzi. Neppure l'appellante adombra tuttavia un'eventualità siffatta se non per l'importo di fr. 30
000.– accertato dal Pretore. Quanto all'ipotesi di reintegrazione per alienazioni compiute con l'intenzione di sminuire la partecipazione dell'altro all'aumento (art. 208 cpv. 1 n. 2 CC), la circostanza che i prelievi contestati siano avvenuti in
buona parte “a ridosso” della presentazione dell'istan
za a tutela dell'unione coniugale (ma in realtà nel corso dell'anno e mezzo precedente e in parte anche in seguito) ancora non basta per dimostrare che il marito abbia inteso sminuire la partecipazione della moglie all'aumento. Intanto l'attore doveva pur sempre sopperire al fabbisogno di una famiglia di cinque persone. Inoltre egli ha giustificato l'esistenza, prima del matrimonio, di almeno fr. 93
992.50 (beni propri: art. 198 n. 2 CC) che risultavano dalla documentazione bancaria a suo tempo chiesta in edizione. Senza dimenticare che un consumo eccessivo di acquisti ancora non integra gli estremi di un'alienazione patrimoniale nel senso dell'art. 208
CC (sentenza del Tribunale federale 5C.66/2002 del 15 maggio
2003, consid. 2.2 con riferimento a DTF 118 II 30 consid. 4b). Al riguardo l'appello è destinato così all'insuccesso.
d)
Sulla richiesta della convenuta intesa a ottenere il rimborso di fr. 6000.– versati al marito attingendo a prestazioni AI destinate ai figli A_ e L_ il Pretore non si è espresso. Dall'estratto conto prodotto a sostegno della pretesa (doc. 5), tuttavia, nulla è dato di desumere né sull'esatta provenienza del denaro né sulla causale del bonifico. Anche volendo supporre che la moglie abbia corrisposto denaro di sua spettanza al marito, si ignora quindi a che titolo il versamento sia avvenuto e – soprattutto – se e quando la somma sarebbe stata da restituire. Certo,
una donazione non si presume, ma ciò non dispensa il richiedente dal dimostrare almeno l'obbligo di rimborso (DTF 83 II 210 consid. 2; sentenza del Tribunale federale 4A_12/2013 del 27 giugno 2013, consid. 2.1 con riferimenti; v. anche
Higi
in: Zürcher Kommentar, edizione 2003, n. 127 ad art. 312 CO). E nel caso in esame la convenuta non ha comprovato alcunché. Deve
sopportare pertanto le conseguenze legate a tale mancanza (I CCA, sentenza inc. 11.2011.169 del 15 ottobre 2013, consid. 2b).
7.
Sempre per quel che attiene alla liquidazione del regime dei beni, il Pretore ha accolto la rivendicazione dell'attore, il quale chiedeva di conguagliare un importo di complessivi fr. 2110.–, di cui fr. 1610.– per quanto da lui pagato senza obbligo il 29 gennaio 2007 “per gli interessi ipotecari e la polizza data in pegno per la casa” e fr. 500.– per la metà del valore residuo di una _.
a)
In merito al conguaglio delle spese per l'abitazione, l'appellante principale afferma che, sebbene eseguito nel gennaio del 2007 quando le parti si erano già separate, in realtà il pagamento si riferisce a oneri ipotecari e di ammortamento indiretto per il periodo anteriore alla separazione, avvenuta nel dicembre 2006, e di conseguenza a una spesa affrontata per il mantenimento della famiglia durante la vita in comune. Quanto al valore della citata automobile, se per un verso il Pretore l'ha effettivamente stimato in fr. 1000.–, per altro verso egli non avrebbe tenuto conto dei costi di riparazione necessari (fr. 4800.–). Sul tema per di più – conclude l'interessata – si è già pronunciata la Camera di cassazione civile del Tribunale d'appello in una sentenza del 22 aprile 2009 (inc. 16.2009.39).
b)
Nell'ambito della procedura a tutela dell'unione coniugale (sopra, lett. B) l'attore era stato obbligato a versare alla convenuta contributi alimentari dal 1° agosto 2006 con i quali AP 1 avrebbe pagato anche gli oneri ipotecari gravanti l'abitazione coniugale (sentenza del 1° febbraio 2008, pag. 5 e pag. 9 a metà). L'appellante principale asserisce che il versamento di fr. 1610.– da parte di AO 1 per interessi ipotecari (doc. HHH, foglio 22; i rimanenti fr. 500.– riguardano la citata _) si riferisce ai tempi in cui i coniugi vivevano ancora insieme. Sta di fatto che l'obbligo contributivo del marito fissato dal Pretore decorreva già dal 1° agosto 2006, seppure la separazione sia intervenuta nel dicembre di quell'anno (i coniugi erano stati autorizzati cautelarmente dal Pretore a vivere separati dal
21 dicembre 2006) e non risulta che il pagamento di fr. 1610.–
eseguito da AO 1 il 29 gennaio 2007 si riferisse a interessi ipotecari scaduti anteriormente al 1° agosto 2006. Né l'appellante principale dimostra che – per avventura – il marito abbia compensato quel pagamento deducendolo dal contributo di mantenimento (fr. 2540.– mensili: sentenza citata del 1° febbraio 2008, consid. 3.6). In circostanze del genere l'importo in esame è quindi stato correttamente considerato dal Pretore nella liquidazione del regime dei beni.
c)
In merito alla vettura _, la sentenza citata del 22 aprile 2009 (concernente una rivendicazione di proprietà sul veicolo in seguito a pignoramento) non accenna né al valore dell'automobile né a un'avvenuta liquidazione del bene. Per di più il perito _ _ ha inequivocabilmente chiarito nella sua delucidazione del 17 marzo 2011 che il valore venale del mezzo, stimato in fr. 1000.–, già teneva conto della necessità di riparazioni. Su questo punto l'argomentazione dell'interessata si rivela ai limiti del pretesto.
8.
Il Pretore ha disposto il riparto a metà fra i coniugi di tutti i diritti sgorganti dalle polizze di “terzo pilastro” a essi intestate e facenti parte dei loro acquisti. L'appellante principale non si oppone alla suddivisione della polizza _ _ né del conto di previdenza n. _ presso il _ intestati all'attore. Contesta di dover spartire la propria polizza di previdenza presso la _ (n. _) siccome impegnata presso il _ in garanzia del debito ipotecario gravante l'(ex) abitazione coniugale. Non potendo essa più disporre di tale polizza, quest'ultima andava esclusa così dalla liquidazione del regime dei beni.
a)
L'attore riconosce che nella liquidazione del regime matrimoniale non rientrano le polizze di cui un contraente non può disporre. Eccepisce però che la sua polizza _ _ era vincolata anch'essa alla stregua di ammortamento indiretto in favore del creditore ipotecario _. Come quella della convenuta – egli soggiunge nell'appello incidentale – anche la sua, data ugualmente in pegno, andava esclusa perciò dallo scioglimento del regime dei beni. Il problema è che tale conclusione andava previamente sottoposta al Pretore, mentre in prima sede l'attore non si è mai opposto alla suddivisione del valore della polizza. Nuova, la conclusione si dimostra così irricevibile (art. 317 cpv. 2 CPC). Abbondanzialmente giovi ad ogni modo rilevare quanto segue.
b)
Trattandosi – come nella fattispecie – di assicurazioni private sulla vita, l'art. 197 cpv. 2 n. 2 CC riguardante le prestazioni di istituti di previdenza in favore del personale, di assicurazioni sociali e di previdenza sociale – considerate acquisti di un coniuge – non si applica, sicché la determinazione della massa di appartenenza segue i principi della surrogazione
patrimoniale (art. 197 cpv. 2 n. 5 CC; DTF 137 III 339 consid.
2.1.1 con riferimenti; RtiD I-2005 pag. 775 consid. 2b; I CCA, sentenza inc. 11.2008.102 del 30 luglio 2010, consid. 3s).
Simili polizze vanno liquidate così nel quadro dello scioglimento del regime dei beni, attribuendo il loro valore di riscatto o il loro valore equivalente (“valore di trasferimento” giusta l'art. 4 cpv. 3 OPP 3 o valore di liquidazione convenzionale) alla massa di beni che ha finanziato i premi (DTF 137 III 339 consid.
3.2 e 4;
Deschenaux/Steinauer/ Bad-deley
,
Les effets du mariage, 2a edizione
, pag. 484 n. 1025 e pag. 485 n. 1025f;
I CCA, sentenza inc. 11.2010.99 del 3 settembre 2013, consid. 7).
Non rientrano, per converso, nella liquidazione del regime matrimoniale le polizze di cui il contraente non può più disporre, ad esempio per avvenuta cessione a terzi o in seguito alla firma di una clausola beneficiaria irrevocabile (RtiD I-2005 pag. 775 consid. 2b).
Nel caso specifico l'appartenenza delle due polizze alla massa degli acquisti è incontestata. Pacifico è inoltre che i diritti erano costituiti in pegno – come ammortamento (indiretto) – a favore del _. In circostanze del genere, non risultando alcuna clausola irrevocabile, con l'avvenuta vendita, il 28 giugno 2013, dell'abitazione coniugale e il conseguente incarico al notaio rogante di estinguere eventuali debiti ipotecari (rogito di compravendita, punto 2), le parti hanno potuto ridisporre liberamente delle due polizze impegnate fino ad allora. Nulla più ostava dunque alla suddivisione a metà del loro valore di riscatto, come ha stabilito il Pretore. Nella misura in cui fosse ammissibile, al proposito l'appello incidentale si rivelerebbe quindi – come l'appello principale – privo di consistenza.
9.
In ultima analisi, e in riforma del giudizio impugnato, l'attore dovrà dunque versare alla convenuta, in liquidazione del regime dei beni, la somma di complessivi fr. 6932.–: fr. 15
000.– a titolo di reintegrazione (consid. 6), meno fr. 5958.– di indennità per il diritto d'abitazione (consid. 5), meno i citati fr. 2110.– (consid. 7). Per il resto la sentenza del Pretore merita conferma.
II. Sul contributo alimentare per i figli
10.
Relativamente ai contributi alimentari per i figli, giovi richiamare anzitutto la più recente giurisprudenza del Tribunale federale, secondo cui un genitore che, tenuto a versare contributi di mantenimento per un figlio, si è risposato, può invocare unicamente la garanzia del proprio minimo esistenziale secondo il diritto esecutivo, non la garanzia di quello della sua intera seconda famiglia. Dandosi più figli, va rispettata inoltre l'uguaglianza di trattamento fra i medesimi (DTF 137 III 59). Il fabbisogno del nuovo coniuge, in altri termini, non entra in linea di conto. Se mai entrano in considerazione i redditi di lui, ove egli
sia chiamato – eccezionalmente (alle condizioni cumulative enunciate
nella sentenza del Tribunale federale 5A_352/2010 del 29 ottobre 2010, consid. 6.2.2) – ad assistere economicamente il debitore nei suoi obblighi di mantenimento verso i figli nati dal primo matrimonio (art. 278 cpv. 2 CC). Questa Camera ha già avuto modo di applicare tali principi nell'ambito di azioni tendenti alla modifica di decisioni di divorzio (RtiD I-2013 pag. 714, I-2014 pag. 737 n. 6c
con riferimento alle sentenze del Tribunale federale 5A_902/2012
e 5D_192/2012 del 13 ottobre 2013). Non v'è motivo tuttavia per cui essi non debbano fare stato anche in azioni di divorzio come tali.
11.
Circa i redditi di AO 1, questi ha comunicato il 21 ottobre 2013 e il 25 marzo 2014 alla Camera che il suo stipendio è stato ridotto del 2.2% e che dal gennaio del 2014 gli è stata soppressa anche l'indennità per economia domestica di fr. 157.70 mensili. Egli chiede così che si tenga conto di tali diminuzioni di salario. Nuova, la richiesta è nondimeno ammissibile, poiché si fonda su fatti nuovi che non era possibile addurre davanti al primo giudice (art. 317 cpv. 2 CPC). Ora, il taglio del 2% (e non del 2.2%) applicato nella fattispecie riguardava il solo 2013 (v. art. 1 del decreto legislativo del 20 dicembre 2012 concernente l'introduzione di un contributo straordinario a carico dei dipendenti dello Stato, dei Magistrati e dei Consiglieri di Stato [FU 103-104/2012 pag. 1038]). Ai fini del giudizio è quindi superato dagli eventi, giacché fino al passaggio in giudicato dei dispositivi che in una sentenza di divorzio fissano i contributi alimentari per moglie e figli il mantenimento dell'una e degli altri continua a essere disciplinato – per principio – da quanto ha deciso l'autorità a protezione dell'unione coniugale (art. 176 cpv. 1 n. 1 e cpv. 3 CC) o da quanto il giudice
del divorzio
ha decretato in via cautelare
(art. 276 cpv. 1 e 2 CPC; RtiD I-
2006 pag. 669 n. 34c). La soppressione dell'indennità per economia domestica è invece definitiva (www. ti.ch/risorse-umane). Il reddito dell'attore che il primo giudice ha accertato
in fr. 8920.– mensili va quindi ricondotto a fr. 8762.30 netti mensili.
12.
L'appellante principale assevera che il fabbisogno minimo di AO 1, calcolato dal Pretore in fr. 3255.– mensili (minimo esistenziale del diritto esecutivo fr. 1200.–, costo dell'alloggio fr. 1250.–, premio della cassa malati fr. 365.10, assicurazione complementare LCA fr. 39.90, pasti fuori casa fr. 180.–, abbonamento “arcobaleno” di 5 zone fr. 120.–, imposte fr. 100.–) è troppo elevato, poiché egli vive con un'altra donna e le spese vengono suddivise a metà. Eccessivo essa definisce il costo dell'alloggio di fr. 2500.– mensili per una coppia con un figlio unico, soprattutto se confrontata al costo di fr. 1760.– mensili a lei riconosciuto, pur avendo essa l'affidamento di cinque figli. La spesa nel fabbisogno minimo di AO 1 andrebbe diminuita pertanto a fr. 1000.–, analogamente a quanto deciso nella procedura a tutela dell'unione coniugale (fr. 1100.– mensili). L'appellante principale contesta anche le spese di trasferta di fr. 120.– mensili inserite nel fabbisogno minimo di AO 1, non comprovate e in ogni modo da ridurre, poiché da _ a _ basterebbe un abbonamento di 4 zone dal costo di fr. 90.– mensili, come pure l'indennità per pasti fuori casa di fr. 180.– mensili, non comprovati. Infine l'interessata chiede di stralciare dal fabbisogno minimo dell'attore il premio dell'assicurazione complementare LCA fr. 39.90 mensili, a lei non riconosciuta e comunque sia non giustificata alla luce della situazione economica in cui versa il debitore.
a)
Come detto, il 10 dicembre 2012 AO 1 ha sposato D_, ma la circostanza non incide ai fini del giudizio, poiché – si è spiegato (consid. 10) – un debitore alimentare che si risposa può invocare solo la garanzia del minimo esistenziale limitato alla sua persona. Decisivo è quindi il minimo esistenziale del solo attore calcolato secondo i principi del diritto esecutivo. Trattandosi di un debitore sposato, esso consiste nella metà del minimo esistenziale per coniugi, cui si aggiungono i supplementi che riguardano il solo debitore, in particolare un importo adeguato per il costo dell'alloggio, le spese professionali indispensabili per il conseguimento del reddito e il premio della cassa malati (DTF 137 III 63 consid. 4.2.2). Il costo dell'alloggio va riconosciuto per principio nella metà della locazione dell'abitazione comune, senza riguardo a chi sia intestato il contratto di locazione o a eventuali convenzioni interne fra coniugi sul riparto delle spese comuni (cfr. DTF 130 III 765). Un'eccezione ricorre solo – ma è
estranea alla fattispecie – qualora il convivente non sia in grado di finanziare la propria metà (RtiD I-2008 pag. 1083 n. 63c). Quanto ai premi delle assicurazioni non obbligatorie, essi non vanno considerati (DTF 134 III 323), come non vanno considerate le imposte (DTF 126 III 93 in alto).
b)
In concreto non si disconosce che una spesa di fr. 2500.– mensili per l'alloggio coniugale può apparire elevata, ma non bisogna dimenticare che la quota di un terzo della locazione effettiva va inclusa nel fabbisogno in denaro del figlio Le_ (Empfehlungen zur Bemessung von Unterhaltsbeiträgen für Kinder, 2a edizione, pag. 13 in alto), di modo che la
spesa per il solo marito si riduce a fr. 833.35 mensili (fr. 2500.–
meno un terzo, diviso due), comprensivi delle spese accessorie. Si tratta di una cifra ragionevole, che non v'è motivo di ridurre ulteriormente.
c)
Quanto agli oneri di trasferta, dal 1° dicembre 2012 AO 1 risiede ad _. Per raggiungere _ con i mezzi pubblici egli necessita di un abbonamento “arcobaleno” di 4 zone, come ammette anche l'appellante principale. Nel fabbisogno minimo gli va riconosciuta quindi una spesa di
fr. 96.– mensili (_).
d)
Relativamente ai pasti fuori casa, la convenuta non nega che l'attore abiti a circa 30 km dal posto di lavoro. Come egli possa, in simili condizioni, rientrare a casa per il pranzo la convenuta non indica. A ragione il Pretore ha compreso quindi nel fabbisogno minimo di AO 1 un'indennità di fr. 11.– giornalieri per una media di 21.7 giorni lavorativi mensili, come prevede
la
tabella per il calcolo del minimo d'esistenza agli effetti del diritto esecutivo (analogamente: I CCA, sentenza inc. 11.2003.39 del 13 dicembre 2004, consid. 4d), tolto il periodo trimestrale delle vacanze scolastiche, l'attore
esercitando la professione di insegnante (sentenza impugnata, pag. 11). Ci si potrebbe domandare se l'attore benefici davvero di tre mesi di vacanze scolastiche, come gli studenti, ma l'indennità di fr. 180.– mensili non è appellata da AO 1, sicché la questione non dev'essere approfondita.
e)
Ciò premesso, il fabbisogno minimo dell'attore limitato alla sua persona
si compone della metà del minimo esistenziale di base per un debitore sposato (fr. 850.– mensili), della metà del costo dell'alloggio coniugale (fr. 833.35 mensili, già dedotta la quota di un terzo compresa nel fabbisogno in denaro del figlio Le_), del premio della cassa malati obbligatoria (fr.
365.10
mensili), delle spese di trasferta indispensabili per raggiungere il posto di lavoro (fr. 96.– mensili) e dell'indennità per pasti fuori casa (fr. 180.– mensili), onde un totale di fr.
2324.45 mensili. Non possono essere considerati invece nel minimo esistenziale del diritto esecutivo il premio per la copertura complementare dell'assicurazione malattia secondo
la LCA
di fr. 39.90 mensili, facoltativa, né le imposte di fr. 100.–
mensili (DTF 127 III 292 consid. 2a/bb). In condizioni del genere rimangono all'attore fr. 6437.85 mensili per sopperire al mantenimento dei figli.
13.
Quanto ai propri redditi AP 1 contesta le entrate di fr. 3035.– mensili a lei imputate dal Pretore, che, accertata la sua formazione di assistente di cura e di operatrice sociale con sicura collocabilità sul mercato del lavoro, l'ha ritenuta in grado di
realizzare un guadagno analogo a quello conseguito sino alla fine di agosto 2011 lavorando a tempo parziale con un tasso d'occupazione fra il 60% e il 75%. L'interessata obietta di aver dovuto disdire il con
tratto che la legava alla _ di _ per il 31 ago
sto 2011 a causa di problemi di salute e di essere rimasta in seguito senza attività, alla ricerca di un impiego al 70%, riscuotendo indennità giornaliere di disoccupazione di fr. 122.50 lordi sulla base di un guadagno assicurato di fr. 3324.– mensili. Dopo di che essa ricorda di avere trovato un impiego a tempo determinato al 50% per la Città di _, guadagnando fr. 1650.– mensili, impiego tuttavia che è giunto a scadenza il 31 dicembre 2013. Essa sostiene infine di non poter lavorare oltre il 50%, soffrendo di una dolorosa fibromialgia.
a)
Nella fattispecie è pacifico che dopo la separazione di fatto, intervenuta nel dicembre del 2006, la convenuta ha cominciato il 1° agosto 2007 un'attività lavorativa a tempo parziale
come assistente di cura, prima per la _ di _ e poi, dall'agosto del 2008, per la _ di _, dove ha lavorato con un tasso d'occupazione variante dal 60% all'80%. L'interessata allega – in poche righe – di aver dovuto smettere quell'attività per motivi di salute, ma il direttore della casa per anziani, _ F_, ha dichiarato che la disdetta è stata motivata con difficoltà sorte tra lei e il caposettore (deposizione del 20 giugno 2011: verbali, pag. 2). Senza dimenticare che gli asseriti problemi di salute non hanno impedito alla convenuta di iscriversi ai ruoli della disoccupazione per un impiego al 70%.
b)
Quanto agli invocati problemi che non consentirebbero all'interessata di svolgere un'attività lavorativa oltre il 50%, l'accertamento di patologie
suscettibili di comportare un'inabilità lucrativa permanente presuppone – di regola – l'esecuzione di un rapporto specialistico (RtiD I-2014 pag. 736, consid. 4e con richiamo), in difetto di che non è ragionevolmente possibile formulare con qualche attendibilità una prognosi a
medio termine (
Gloor/Spycher
in: Basler Kommentar, ZGB I,
4a edizione, n. 22 ad art. 125 CC). Nessun referto specialistico consta essere tuttavia stato assunto, quantunque l'interessata avesse annunciato l'intenzione di chiedere una perizia. Ne segue che la capacità lucrativa di fr. 3025.– mensili netti accertata dal Pretore sfugge alla critica. A maggior ragione ove si pensi che la convenuta ha una doppia formazione professionale: come assistente di cura e come operatrice sociale, ciò che rende il suo profilo raro (deposizione di _ F_: loc. cit., pag. 2). Senza dimenticare che essa continua a rivendicare nel fabbisogno in denaro dei figli la necessità di un aiuto domestico (per fr. 1600.– mensili) in misura equivalente a quella di cui disponeva nel giugno del 2011 quando lavorava al 75% (interrogatorio formale: verbale del 20 giugno 2011, risposte n. 2 e 10).
14.
Per quel che
attiene al fabbisogno minimo dell'appellante principale, il Pretore lo ha determinato in fr. 2975.– mensili (minimo
esistenziale del diritto esecutivo per genitore affidatario fr. 1350.–
, costo dell'alloggio fr. 855.– [interessi passivi fr. 918.15, spese condominiali fr. 300.–, ammortamento fr. 541.90, per complessivi fr. 1760.–, dedotte le quote comprese nei fabbisogni in denaro di Lu_, Li_ e N_], premio della cassa malati fr. 468.75, spese di trasferta fr. 200.–, imposte di fr. 100.–). L'interessata non contesta tale cifra né pretende che il suo fabbisogno minimo sia mutato dopo la vendita dell'appartamento a _. Ciò significa che, con un reddito di fr. 3035.– mensili e un fabbisogno minimo di fr. 2975.– mensili, essa ha un margine disponibile di fr. 60.– mensili (come ha rilevato il Pretore: sentenza impugnata, pag. 12 in fondo). Può quindi sovvenire al proprio mantenimento, ma con un agio tanto esiguo non è in grado di finanziare il fabbisogno in denaro dei figli.
15.
Il Pretore ha accertato anche il reddito (fr. 3370.– mensili) e il fabbisogno minimo (fr. 3225.– mensili) della seconda moglie dell'attore (sentenza impugnata, pag. 12 in fondo). Conformemente alla giurisprudenza più aggiornata, tuttavia, tali elementi non sono di rilievo per il giudizio (sopra, consid. 10), né la convenuta pretende che in concreto sussistano le premesse cumulative – cui si è accennato dianzi (consid. 10) – perché D_, estranea alla causa, possa essere chiamata, per avventura, ad assistere economicamente il marito nei suoi obblighi di mantenimento verso i figli nati dal primo matrimonio. Invano la convenuta critica perciò il reddito e il fabbisogno minimo di lei.
16.
Per quanto si riferisce al fabbisogno in denaro di Lu_, Li_ e N_, il Pretore lo ha stimato in fr. 1405.– mensili fino al 12° compleanno e in fr. 1590.– mensili dopo di allora
,
assegni familiari non compresi,
sulla base della tabella 2012 correlata alle raccomandazioni pubblicate dall'Ufficio della gioventù e dell'orientamento professionale del Canton Zurigo.
L'appellante principale chiede di attribuire loro l'intero margine disponibile del padre, da lei calcolato in fr. 6170.– mensili, avendo essa rinunciato a contributi di mantenimento per sé. In subordine essa chiede di fissare il fabbisogno in denaro dei figli in fr. 1715.– mensili fino al 12° compleanno e in fr. 2005.– mensili fino alla maggiore età o al termine degli studi, assegni familiari non compresi.
a)
Il solo fatto che l'appellante principale abbia rinunciato a contributi alimentari ancora non significa che l'attore possa essere condannato a erogare contributi per i figli più elevati dei rispettivi fabbisogni in denaro. Da una richiesta siffatta va subito sgombrato il campo. Non a torto l'interessata rimprovera al Pretore invece di avere dedotto dai fabbisogni in denaro dei figli il costo dell'alloggio pur avendo decurtato il proprio fabbisogno minimo delle relative quote. Dal costo effettivo dell'alloggio a carico della madre affidataria (fr. 1760.– mensili non contestati: sentenza impugnata, pag. 11) la quota di un terzo va inserita perciò nel fabbisogno in denaro di Lu_ (fr. 586.65 mensili), la quota di un quarto nel fabbisogno in denaro di Li_ (fr. 440.– mensili) e la quota di un quinto nel fabbisogno in denaro di N_ (fr. 352.– mensili). Dopo la maggiore età (o una volta terminato il percorso scolastico o professionale) di Lu_ la quota del costo dell'alloggio da inserire nel fabbisogno in denaro di Li_ passa a un terzo e quella nel fabbisogno in denaro di N_ a un quarto. Dopo la maggiore età (o una volta terminato il percorso scolastico o professionale) di Li_ fino alla maggiore età (o fino al termine del percorso scolastico o professionale) di N_ la quota del costo dell'alloggio da inserire nel fabbisogno in denaro di quest'ultimo passa a un terzo.
b)
Per quanto riguarda l'aiuto domestico, la spesa effettiva si sostituisce nel fabbisogno in denaro dei figli – come il costo dell'alloggio – alla posta per cura e educazione prevista dalle raccomandazioni
pubblicate dall'Ufficio della gioventù e dell'orientamento professionale del Canton Zurigo.
Il Pretore ha riconosciuto nella fattispecie un costo di fr. 1200.– mensili complessivi, che ha ripartito nel fabbisogno in denaro dei figli in ragione di un terzo ciascuno (sentenza impugnata, pag. 12 in alto). L'appellante principale chiede di portare la voce di spesa a fr. 530.– mensili nel fabbisogno in denaro di ogni figlio (fr. 1600.– mensili complessivi, come essa ha dichiarato nel corso dell'interrogatorio formale). Il Pretore ha ridotto la pretesa a fr. 1200.– “per tenere conto che l'aiuto domestico si occupa verosimilmente anche di compiti legati ai figli non comuni, sia del fatto che crescendo i figli acquisteranno naturalmente indipendenza” (sentenza impugnata, loc. cit.).
La convenuta oppone nel proprio memoriale che l'importo da lei dichiarato (fr. 530.– mensili per ogni figlio comune) non comprende alcun aiuto domestico per i due figli nati dal precedente matrimonio, entrambi ormai maggiorenni (L_ frequenta l'Università a _). Non si confronta nemmeno di scorcio però con il secondo argomento del Pretore, stando al quale la cura e l'educazione di figli che passano a una successiva fascia d'età (come Li_, passata nel frattempo dalla seconda alla terza fascia, e N_, passato dalla prima
alla seconda) diviene meno onerosa, sicché la cifra di fr. 400.–
mensili stimata dal Pretore costituisce una media. Tale motivazione appare pertinente, ove appena si considerino i valori statistici decrescenti previsti dalle tabelle annue correlate alle note raccomandazioni
. E quando
un giudizio impugnato sia sorretto – come in concreto – da più motivazioni indipendenti (o alternative o sussidiarie), un appellante deve dimostrare che ciascuna di esse è contraria al diritto (cfr. DTF 138 I 100 consid. 4.1.4 con richiami). Non
sufficientemente motivato (nel senso dell'art. 311 cpv. 1 CPC
), al proposito l'appello principale si rivela finanche irricevibile.
17.
In definitiva il fabbisogno in denaro dei tre figli comuni va definito come segue, fermo restando ch'esso non va più fissato solo fino alla maggiore età, ma fino al termine dell'eventuale – e successivo – percorso scolastico o professionale (DTF 139 III 401). A tal fine occorre dipartirsi dalla situazione attuale, che vede tutti e tre i figli comuni a carico dell'attore, oltre al figlio avuto dalla seconda moglie (il quale ha diritto di essere trattato come gli altri). Per conformarsi alla giurisprudenza federale appena citata occorre distinguere nondimeno il caso in cui alla maggiore età (28 febbraio 2016) il figlio Lu_ abbia terminato il suo percorso scolastico o professionale dal caso in cui alla maggiore età egli sia ancora in formazione. La convenuta da parte sua ha un margine disponibile di appena fr. 60.– mensili, che dovrà in ogni modo devolvere ai figli comuni, cui AO 1 non è in grado – come si vedrà senza indugio – di assicurare il pieno fabbisogno in denaro finché avrà quattro figli a carico.
a)
Quattro figli a carico (fino al momento in cui Lu_ avrà raggiunto la
maggiore età o avrà terminato la formazione)
Fabbisogno in denaro di Lu_: fr. 2176.65 mensili (fr. 1675.–,
sostituiti il costo dell'alloggio di fr. 285.– con quello di fr. 586.65
e la posta per cura e educazione di fr. 200.– con quella di fr. 400.–);
Fabbisogno in denaro di Li_: fr. 2030.– mensili (fr. 1675.–,
sostituiti il costo dell'alloggio di fr. 285.– con quello di fr. 440.–
e la posta per cura e educazione di fr. 200.– con quella di fr. 400.–);
Fabbisogno in denaro di N_: fr. 1627.– mensili fino al 12° compleanno (fr. 1515.–
,
sostituiti il costo dell'alloggio di fr. 310.– con quello di fr. 352.–
mensili e la posta per cura e educazione di fr. 330.– con quella di fr. 400.–), fr. 1942.– mensili in seguito (fr. 1675.–,
sostituiti il costo dell'alloggio di fr. 285.– con quello di fr. 352.–
mensili e la posta per cura e educazione di fr. 200.– con quella di fr. 400.–);
Dedotti gli assegni familiari compresi nei fabbisogni in denaro previsti dalle citate raccomandazioni (fr. 200.– mensili fino ai 16 anni, fr. 250.– mensili in seguito: art. 3 cpv. 1 lett. b e 5 cpv. 2 LAFam: RS 836.2), come esige la più recente giurisprudenza (DTF 137 III 64 consid. 4.2.3, 65 consid. 4.3.2), tali fabbisogni risultano i seguenti:
– Lu_: fr. 1925.– mensili (arrotondati);
– Li_: fr. 1830.– mensili fino al 16° compleanno, fr. 1780.– mensili dopo di allora;
– N_: fr. 1425.– mensili (arrotondati) fino al 12° compleanno, fr. 1740.– mensili (arrotondati) fino al 16° compleanno.
b)
Tre figli a carico (dal momento in cui Lu_ sarà maggiorenne o avrà terminato la formazione)
Fabbisogno in denaro di Lii_: fr. 2276.65 mensili (fr. 1870.–,
sostituiti il costo dell'alloggio di fr. 315.– con quello di fr. 586.65
e la posta per cura e educazione di fr. 265.– con quella di fr. 400.–);
Fabbisogno in denaro di N_: fr. 1805.– mensili fino al 12° compleanno (fr. 1695.–, sostituiti il costo dell'alloggio di fr. 335.– con quello di fr. 440.– mensili e la posta per cura e educazione di fr. 395.– con quella di fr. 400.–), fr. 2130.– mensili in seguito (fr. 1870.–,
sostituiti il costo dell'alloggio di fr. 315.– con quello di fr. 440.–
mensili e la posta per cura e educazione di fr. 265.– con quella di fr. 400.–);
Dedotti gli assegni familiari compresi nei fabbisogni in denaro previsti dalle citate raccomandazioni, tali fabbisogni risultano i seguenti:
– Li_: fr. 2075.– mensili (arrotondati) fino al 16° compleanno, fr. 2025.– mensili (arrotondati) dopo di allora;
– N_: fr. 1605.– mensili (arrotondati) fino al 12° compleanno, fr. 1930.– mensili (arrotondati) fino al 16° compleanno.
c)
I fabbisogni in denaro che precedono tengono conto della situazione fino alla maggiore età di Li_ (8 aprile 2019), ma possono rimanere invariati fino ai 12 anni di Le_ (il 21 settembre 2019) se alla maggiore età Li_ sarà ancora in formazione. Dopo di allora occorrerebbe distinguere una volta ancora – come per Lu_ – il caso in cui alla maggiore età la figlia abbia terminato il suo percorso scolastico o professionale dal caso in cui alla maggiore età essa sia ancora in formazione. La prognosi è tuttavia aleatoria, non potendosi prevedere oggi se dopo la maggiore età Lu_, che attualmente frequenta il liceo (attestato del 29 agosto 2013 rilasciato dal Liceo cantonale di _, nel fascicolo processuale di appello), sarà ancora in formazione. Nel 2019 occorrerà pertanto, in caso di mancato accordo fra genitori, verificare quanti figli comuni l'attore abbia ancora a carico (tutti e tre, due o uno soltanto) e far adeguare la sentenza di divorzio al nuovo stato di fatto come si presenterà allora (art. 134 cpv. 3 seconda frase CC).
d)
Per quel che è di Le_, il Pretore ne ha stabilito il fabbisogno in denaro
in fr. 1470.– mensili fino al 6° compleanno, in fr. 1375.– fino al 12° compleanno e in fr. 1575.– mensili dopo di allora, assegni familiari non compresi (sentenza impugnata, pag. 12 a metà). In tali importi non figura tuttavia il costo dell'alloggio. Il fabbisogno in denaro fino al 12° compleanno deve quindi essere rettificato in
fr. 2306.35 mensili (fr. 1935.–, sostituito il costo dell'alloggio di fr. 370.– con quello di fr. 833.35 e dedotto il 20% della posta per cura e educazione [fr. 92.–, ovvero il 20% di fr. 460.–] che la madre presta in natura, esercitando un'attività lucrativa all'80%), mentre il fabbisogno in denaro prima del 6° compleanno è superato dagli eventi (per principio i contributi alimentari fissati in una sentenza di divorzio cominciano a decorrere solo con il passaggio in giudicato della sentenza medesima: sopra, consid. 11). Tolto l'assegno familiare, il fabbisogno in denaro di Le_ fino al 12° compleanno (21 settembre 2019) risulta così di fr. 2105.– mensili (arrotondati).
18.
Rimane da definire quanto l'attore può corrispondere ai figli comuni, tenuto conto della sua disponibilità (fr. 6437.85 mensili: sopra, consid. 12e), senza dimenticare che Le_, nato dalla seconda moglie, va trattato dall'attore come i figli comuni.
a)
Dal passaggio in giudicato dell'attuale sentenza fino alla maggiore età di Lu_
(28 febbraio 2016)
Fabbisogni in denaro complessivi di Lu_, Li_, N_ e Le_:
fr. 1925.– + fr. 1830.– + fr. 1425.– + fr. 2105.– = fr. 7285.– mensili
Disponibilità dell'attore: fr. 6437.85 mensili
Contributo alimentare per Lu_:
fr. 1925.– : 7285.– x 6437.85 =
fr. 1700.– mensili
(arrotondati)
Contributo alimentare per Li_:
fr. 1830.– : 7285.– x 6437.85 =
fr. 1615.– mensili
(arrotondati)
Contributo alimentare per N_:
fr. 1425.– : 7285.– x 6437.85 =
fr. 1260.– mensili
(arrotondati),
assegni familiari non compresi.
b)
Dopo la maggiore età di Lu_, nel caso in cui questi abbia terminato la propria formazione
Fino ai 12 anni di N_
(30 dicembre 2016)
Fabbisogni in denaro complessivi di Li_, N_ e Le_:
fr. 2075.– + fr. 1605.– + fr. 2105.– = fr. 5785.– mensili
Disponibilità dell'attore: fr. 6437.85 mensili
Contributo alimentare per Li_:
fr. 2075.– mensili
Contributo alimentare per N_:
fr. 1605.– mensili
,
assegni familiari non compresi.
Dai 12 anni di N_ fino ai 16 anni di Li_
(8 aprile 2017)
Fabbisogni in denaro complessivi di Li_, N_ e Le_:
fr. 2075.– + fr. 1930.– + fr. 2105.– = fr. 6110.– mensili
Disponibilità dell'attore: fr. 6437.85 mensili
Contributo alimentare per Li_:
fr. 2075.– mensili
Contributo alimentare per N_: fr. 1930.– mensili,
assegni familiari non compresi.
Dai 16 anni fino alla maggiore età di Li_, eventualmente in seguito
Fabbisogni in denaro complessivi di Li_, N_ e Le_:
fr. 2025.– + fr. 1930.– + fr. 2105.– = fr. 6060.– mensili
Disponibilità dell'attore: fr. 6437.85 mensili
Contributo alimentare per Li_:
fr. 2025.– mensili
Contributo alimentare per N_:
fr. 1930.– mensili
,
assegni familiari non compresi.
c)
Dopo la maggiore età di Lu_, nel caso in cui questi non abbia terminato la propria formazione
Fino ai 12 anni di N_
(30 dicembre 2016)
Fabbisogni in denaro complessivi di Lu_, Li_, N_ e Le_:
fr. 1925.– + fr. 1830.– + fr. 1425.– + fr. 2105.– = fr. 7285.– mensili
Disponibilità dell'attore: fr. 6437.85 mensili
Contributo alimentare per Lu_:
fr. 1925.– : 7285.– x 6437.85 =
fr. 1700.– mensili
(arrotondati)
Contributo alimentare per Li_:
fr. 1830.– : 7285.– x 6437.85 =
fr. 1615.– mensili
(arrotondati)
Contributo alimentare per N_:
fr. 1425.– : 7285.– x 6437.85 =
fr. 1260.– mensili
(arrotondati),
assegni familiari non compresi.
Dai 12 anni di N_ fino ai 16 anni di Li_
(8 aprile 2017)
Fabbisogni in denaro complessivi di Lu_, Li_, N_ e Le_:
fr. 1925.– + fr. 1830.– + fr. 1740.– + fr. 2105.– = 7600.– mensili
Disponibilità dell'attore: fr. 6437.85 mensili
Contributo alimentare per Lu_:
fr. 1925.– : 7600.– x 6437.85 =
fr. 1630.– mensili
(arrotondati)
Contributo alimentare per Li_:
fr. 1830.– : 7600.– x 6437.85 =
fr. 1550.– mensili
(arrotondati)
Contributo alimentare per N_:
fr. 1740.– : 7600.– x 6437.85 =
fr. 1475.– mensili
(arrotondati),
assegni familiari non compresi.
Dai 16 anni fino alla maggiore età di Li_, eventualmente in seguito
Fabbisogni in denaro complessivi di Lu_, Li_, N_ e Le_:
fr. 1925.– + 1780.– + fr. 1740.– + fr. 2105.– = fr. 7550.– mensili
Disponibilità dell'attore: fr. 6437.85 mensili
Contributo alimentare per Lu_:
fr. 1925.– : 7550.– x 6437.85 =
fr. 1640.– mensili
(arrotondati)
Contributo alimentare per Li_:
fr. 1780.– : 7550.– x 6437.85 =
fr. 1520.– mensili
(arrotondati)
Contributo alimentare per N_:
fr. 1740.– : 7550.– x 6437.85 =
fr. 1485.– mensili
(arrotondati),
assegni familiari non compresi.
Entro i citati limiti, su questo punto l'appello principale merita dunque accoglimento.
19.
Nell'appello incidentale l'attore chiede
che l'adeguamento dei contributi alimentari all'indice nazionale dei prezzi al consumo disposta dal Pretore sia limitata alla misura in cui il suo reddito fruisca effettivamente del carovita. La richiesta è irricevibile (art. 317 cpv. 2 CPC). Nonostante infatti la convenuta avesse
espressamente postulato con il memoriale di risposta del 12 ago
sto 2009 e con la “duplica” del 29 aprile 2010 l'adeguamento dei contributi alimentari all'indice nazionale dei prezzi al consumo, nella sua “replica” del 15 marzo 2010 l'attore ha ignorato la questione e nemmeno ha presentato un memoriale conclusivo. Nuova, la sua richiesta non può dunque essere vagliata per la prima volta in appello.
III. Sul contributo di mantenimento per la moglie
e la trattenuta di stipendio
20.
La convenuta chiede altresì che le sia assegnata a titolo di contributo alimentare “la differenza tra quanto assegnato ai figli e l'importo di fr. 6170.– mensili (...) fino al compimento dei 16 anni da parte di N_”. La rivendicazione è senza oggetto nella misura in cui l'attore debba contribuire al mantenimento di quattro figli, ciò che non gli concede alcun margine disponibile e non lascia spazio al versamento di alcun altro contributo alimentare. Ma anche qualora AO 1 fosse sollevato dal mantenimento di Lu_ dopo la maggiore età, la pretesa della convenuta vedrebbe il suo destino segnato, il Pretore avendola respinta perché la convenuta “con forze proprie è perfettamente in grado di coprire il proprio debito mantenimento” (sentenza impugnata, pag. 14 in alto). Con tale motivazione l'interessata non tenta neppure di confrontarsi. Non fosse privo d'oggetto, di conseguenza, l'appello principale andrebbe dichiarato
irricevibile per difetto di motivazione (nel senso dell'art. 311 cpv. 1
CPC).
21.
Da ultimo la convenuta chiede che la trattenuta di stipendio
decisa dal Pretore a carico di AO 1 per l'ammontare di fr. 4690.–
mensili nella sentenza del 1° febbraio 2008 a protezione dell'u
nione coniugale sia “confermata e adattata all'importo complessivo di fr. 6170.– mensili”. La richiesta, per altro sprovvista di ogni motivazione, è estranea al dispositivo della decisione impugnata, unico atto che può formare oggetto di appello. Già per tale ragione essa sfugge a ogni disamina.
IV. Sull'assistenza giudiziaria davanti al Pretore
22.
Una decisione che rifiuti o revochi – totalmente o parzialmente – il gratuito patrocino è impugnabile mediante reclamo (art. 121 CPC), a meno che intervenga nel quadro della decisione finale e che il richiedente impugni anche il contenuto di quest'ultima, nel qual caso il rifiuto o la revoca del gratuito patrocinio può formare oggetto dello stesso rimedio esperibile contro la decisione finale (art. 110 CPC per analogia;
Tappy
in:
CPC commenté
, Basilea 2011, n. 13 ad art. 121 con richiami). In concreto non occorreva dunque che la convenuta presentasse reclamo contro il dispositivo n. 12 della sentenza pretorile. Ciò non impedisce, ad ogni modo, di considerare quel reclamo come parte integrante dell'appello principale (I CCA, sentenza inc. 11.2012.15 del 4 luglio 2012, consid. 10). Ora, nella fattispecie il Pretore ha rifiutato alla convenuta il gratuito patrocinio con l'argomento che essa non aveva reso verosimile la propria condizione d'indigenza, che essa potrà contare sugli averi delle polizze di “terzo pilastro” ricevute per metà in liquidazione del regime matrimoniale e che – al pari del marito – essa deve sopportare le conseguenze di una condotta processuale improntata a “un'assoluta intransigenza e refrattarietà a qualsiasi accordo mediato” (sentenza impugnata, pag. 14 in fondo).
La motivazione del primo giudice potrà fors'anche apparire opinabile, come lamenta la convenuta, ma nel risultato resiste alla critica. Si ricordi che nelle cause di stato una richiesta di assistenza giudiziaria andava preceduta, anche nel diritto ticinese cui soggiaceva il primo grado di giurisdizione (art. 404 cpv. 1 CPC), da un'istanza di provvigione
ad litem
(art. 15 cpv. 2 vLag). Già allora infatti vigeva il principio per cui i costi di una causa di divorzio sono a carico dell'unione coniugale; l'assistenza gratuita dello Stato è puramente sussidiaria (DTF 135 I 96 consid. 2.4.2.2 con rinvio a DTF 119 Ia 11 consid. 3a). In concreto AP 1 non pretende avere chiesto invano al marito lo stanziamento di una provvigione
ad litem
per la causa di divorzio, né sostiene che una richiesta a tal fine sarebbe apparsa già di primo acchito infruttuosa perché nei tre anni in cui è durato il processo AO 1 non avrebbe avuto la disponibilità finanziaria per fornirle, nemmeno a scaglioni, un sussidio sufficiente. In condizioni del genere non erano date le premesse per sollecitare il beneficio dell'assistenza giudiziaria dello Stato.
23.
Sia come sia, si volesse anche supporre che AO 1 non fosse in grado di elargire una provvigione all'appellante pendente causa, emerge dal ponderoso fascicolo processuale che la convenuta dispone di due proprie polizze assicurative presso la _: la prima (_) con un valore di riscatto che ammontava il 30 giugno 2010 a fr. 19
432.–, la seconda (n. _) con un valore di riscatto, lo stesso giorno, di fr. 3526.60 (doc. 24). L'interessata non pretende che tali polizze più non esistano, né ha contestato l'affermazione del marito (allegata alla comunicazione 21 ottobre 2013 dell'attore a questa Camera, regolarmente notificata), secondo cui nel 2012 essa
ha estinto la polizza _ e fatto “confluire” l'importo in una nuova polizza _, rimasta a garanzia del debito ipotecario fino alla vendita dell'abitazione coniugale.
La convenuta eccepisce invero che lo scopo di tali polizze era quello di garantirle un capitale per la vecchiaia e che le stesse erano “bloccate” fino alla scadenza, ma ciò non significa che queste non possano essere riscattate – come essa aveva fatto alla fine del 2006 con altre due sue polizze (la n. _ e la _), sempre della _ (doc. 24) – e che il valore di riscatto non possa essere usato per coprire le spese legali
e processuali. Quanto al fatto che le medesime fossero state consegnate
alla banca in garanzia del mutuo acceso sull'abitazione coniugale, la questione è ormai superata, la casa essendo stata venduta nel frattempo con un suo guadagno netto di almeno
fr. 14
770.–, sebbene l'appellante abbia destinato oltre fr. 10
000.–
a pagamenti da lei definiti “urgenti” (comunicazione 3 ottobre 2013 dell'appellante a questa Camera). In condizioni del genere la convenuta non ha reso verosimili le gravi ristrettezze – anche al momento della decisione e non solo all'introduzione della causa (RtiD I-2005 pag. 721 consid. 4a con rimando a DTF 108 V 269 consid. 4) – per far anticipare dallo Stato i costi del processo
maturati in primo grado dopo la presentazione dell'istanza di assistenza giudiziaria del 12 maggio 2011, una retroattività del beneficio non entrando per altro in linea di conto (I CCA, inc. 10.2002.08 del 2 ottobre 2002, consid. 12). Senza trascurare
che l'importo esposto nella nota professionale prodotta il 25 maggio 2012 a margine del “reclamo” del 7 maggio 2012 (fr. 6827.20) comprende l'onorario per il tempo profuso dal legale nella redazione del presente rimedio giuridico. In proposito l'appello è destinato pertanto, comunque sia, alla reiezione.
V. Sulle spese processuali, le ripetibili e la richiesta di gratuito patrocinio in appello
24.
Le spese del giudizio odierno seguono il vicendevole grado di soccombenza (art. 106 cpv. 2 CPC). La moglie ottiene causa parzialmente vinta sulla liquidazione del regime dei beni (indennità per il diritto di abitazione), quantunque sostanzialmente per l'intervenuta vendita dell'abitazione coniugale, e sui contributi alimentari per i figli. Soccombe invece sulle altre richieste correlate alla liquidazione del regime matrimoniale: la pretesa reintegrazione di complessivi fr. 60
050.– negli acquisti di AO 1, la rivendicazione di fr. 6000.– a lei versati dall'Assicurazione Invalidità per i suoi figli A_ e L_ a complemento della rendita AI del loro padre _ R_ (e che essa avrebbe girato all'attore), l'opposizione al riparto dei diritti sgorganti dalla sua polizza di assicurazione sulla vita, oltre che al conguaglio del valore residuo della _, e la contestazione delle spese per l'abitazione sostenute dall'attore nel gennaio del 2007. Tutto ponderato, si giustifica perciò che essa sopporti la metà degli oneri processuali, mentre l'altra metà va a carico di AO 1, compensate le ripetibili.
L'appello incidentale di AO 1 va respinto nella misura in cui è ricevibile. Le spese relative vanno di conseguenza addebitate all'attore. Non si assegnano ripetibili, la controparte non essendosi espressa su tale impugnazione.
25.
L'esito dell'attuale giudizio non influisce apprezzabilmente sul riparto degli oneri processuali di prima sede (due terzi a carico dell'attore, il resto a carico della convenuta) né sulle ripetibili, che può rimanere invariato. Anche secondo la vecchia procedura civile ticinese, del resto, nel diritto di famiglia il Pretore poteva prescindere per equità dal suddividere gli oneri processuali e le ripetibili in chiave strettamente aritmetica
(Rep. 1996 pag. 137 consid. 7; altri riferimenti in:
Cocchi/Trezzini
,
CPC massimato e commentato, Lugano 2000, n. 34 ad art. 148 CPC ticinese).
26.
Circa la richiesta di gratuito patrocinio in appello, vale quanto si è addotto per il mancato ottenimento del beneficio dinanzi al Pretore. A maggior ragione dopo che le parti hanno realizzato l'abitazione coniugale, che dovrebbe avere consentito – per lo meno a AO 1 – di conseguire un certo introito.
VI. Sui rimedi giuridici a livello federale
27.
Quanto ai rimedi giuridici esperibili sul piano federale contro la presente sentenza (art. 112 cpv. 1 lett. d LTF), il valore litigioso supera ampiamente la soglia di fr. 30
000.– ai fini dell'art. 74 cpv. 1 lett. b LTF.