Decision ID: dc08a575-2722-5494-8204-9e6220b13704
Year: 2016
Language: it
Court: TI_TCAS
Chamber: TI_TCAS_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: social_law

ritenuto,
in fatto
1.1. RI 1, nato nel 1960, da ultimo capocantiere edile, è assicurato contro la perdita di guadagno in caso di malattia presso CO 1 (di seguito: CO 1) per il tramite del proprio datore di lavoro, _.
1.2. Il 3 settembre 2014 _ ha notificato, per RI 1, un’inabilità lavorativa del 100% con effetto dal 28 agosto 2014 (doc. 2). All’assicurato, inabile al lavoro al 50% dal 15 settembre 2014 al 14 dicembre 2014, poi nuovamente al 100% dal 15 dicembre 2014 (doc. 4, 5 e 6), sono state versate le prestazioni pattuite.
1.3. Il 23 febbraio 2015 RI 1 ha inoltrato una richiesta di prestazioni dell’AI (doc. 14).
1.4. Dopo aver sottoposto l’assicurato ad alcune visite medico-sanitarie ad opera del dr. med. _, del dr. med. _ e del. dr. med. _, con decisione su opposizione del 15 luglio 2016, in parziale riforma della decisione formale del 27 novembre 2015, CO 1 ha stabilito che all’interessato, dopo il periodo di adattamento di 4 mesi, dal 27 marzo 2016 sarebbero state versate indennità giornaliere calcolate sulla base di un’incapacità di guadagno del 43% (doc. A).
1.5. RI 1, rappresentato dal sindacato RA 1, è insorto al TCA contro la predetta decisione su opposizione, chiedendo il versamento delle prestazioni al 100% (ossia la differenza del 57%) dal 27 marzo 2016 sino al suo esaurimento il 22 luglio 2016 (doc. I). L’interessato rileva di essere completamente inabile al lavoro dal 14 dicembre 2014 e di voler contestare l’interruzione del versamento delle prestazioni dal 27 marzo 2016, al termine del periodo di adattamento di 4 mesi assegnatogli dall’assicuratore che lo ritiene completamente abile al lavoro e che gli ha versato, da quella data, prestazioni nella misura del 43%. Sulla base delle valutazioni del proprio medico curante, dr. med. _, l’insorgente chiede l’allestimento di una perizia psichiatrica e neuro-psicologica. Egli rileva inoltre che, essendo completamente inabile al lavoro, non ha potuto iscriversi all’assicurazione contro la disoccupazione e da marzo 2016 è al beneficio di prestazioni assistenziali in attesa della decisione dell’UAI presso cui è stata inoltrata una richiesta di prestazioni.
1.6. Con risposta del 27 settembre 2016 l’assicuratore ha proposto la reiezione del ricorso con argomentazioni che, laddove necessario, saranno riprese in corso di motivazione (doc. III).
1.7. Il 7 ottobre 2016 l’insorgente ha affermato di non avere altri mezzi di prova da proporre (doc. V).

in diritto
2.1. Per l’art. 3 cpv. 1 LPGA è considerata malattia qualsiasi danno alla salute fisica, mentale o psichica che non sia la conseguenza di un infortunio e che richieda un esame o una cura medica oppure provochi un’incapacità al lavoro.
Giusta l’art. 6 LPGA, è considerata incapacità al lavoro qualsiasi incapacità, totale o parziale, derivante da un danno alla salute fisica, mentale o psichica, di compiere un lavoro ragionevolmente esigibile nella professione o nel campo d’attività abituale.
In caso d’incapacità al lavoro di lunga durata possono essere prese in considerazione anche le mansioni esigibili in un’altra professione o campo d’attività.
È considerata incapacità al guadagno la perdita, totale o parziale, della possibilità di guadagno sul mercato del lavoro equilibrato che entra in considerazione, provocata da un danno alla salute fisica, mentale o psichica e che perdura dopo aver sottoposto l’assicurato alle cure e alle misure d’integrazione ragionevolmente esigibili (art. 7 LPGA).
2.2. Per quanto concerne l'assicurazione facoltativa di indennità giornaliera, l'art. 67 LAMal prevede che:
"
1
Le persone domiciliate in Svizzera o che vi esercitano un'attività lucrativa e aventi compiuto i 15 anni ma non ancora i 65 anni possono stipulare un'assicurazione d'indennità giornaliera con un assicuratore ai sensi dell'articolo 68.
2
Esse possono scegliere un assicuratore diverso da quello scelto per l'assicurazione obbligatoria delle cure medico-sanitarie.
3
L
'assicurazione d'indennità giornaliera può essere stipulata nella forma d'assicurazione collettiva. Le assicurazioni collettive possono essere stipulate da:
a. datori di lavoro, per sé stessi e per i propri dipendenti;
b. associazioni di datori di lavoro o associazioni professionali, per i propri membri e per i dipendenti dei loro membri;
c. associazioni di dipendenti, per i propri membri.".
Giusta l'art. 72 cpv. 1 LAMal, gli assicuratori stabiliscono l'ammontare dell'indennità giornaliera assicurata d'intesa con gli stipulanti l'assicurazione.
A norma dell'art. 72 cpv. 2 LAMal, il diritto all'indennità giornaliera è dato qualora la capacità lavorativa dell'assicurato sia ridotta di almeno la metà (art. 6 LPGA). Per quanto non pattuito altrimenti il diritto nasce il terzo giorno che segue quello dell'insorgere della malattia. L'inizio del diritto alle prestazioni può essere differito mediante corrispettiva riduzione del premio. Qualora per il diritto all'indennità giornaliera sia stato convenuto un termine d'attesa, durante il quale il datore di lavoro è tenuto a versare il salario, questo termine può essere dedotto dalla durata minima di riscossione.
L'art. 72 cpv. 3 LAMal prevede che l'indennità giornaliera va pagata, per una o più malattie, durante almeno 720 giorni compresi nell'arco di 900 giorni consecutivi. L'articolo 67 LPGA non è applicabile.
In caso di incapacità lavorativa parziale è pagata una corrispondente indennità giornaliera ridotta per la durata di cui al capoverso 3. È mantenuta la protezione assicurativa per la capacità lavorativa residua (art. 72 cpv. 4 LAMal).
Per l'art. 72 cpv. 5 LAMal, qualora l'indennità giornaliera sia ridotta in seguito a sovraindennizzo giusta l'articolo 78 della LAMal e l'articolo 69 LPGA, l'assicurato colpito da incapacità lavorativa ha diritto a 720 indennità giornaliere complete. I termini relativi alla concessione delle indennità giornaliere sono prolungati in funzione della riduzione.
2.3. Secondo la giurisprudenza sviluppatasi sull'art. 12bis cpv. 1 LAMI – giurisprudenza applicabile anche all'attuale art. 72 LAMal (
RAMI 1998 KV 45 pag. 430)
– è considerato incapace al lavoro colui che per motivi di salute non è più in grado di svolgere la propria attività, oppure può farlo soltanto in misura ridotta oppure, ancora, quando l'esercizio di una tale attività rischia di aggravarne le condizioni di salute (DTF 114 V 283 consid.
1c; DTF 111 V 239 consid. 1b;
Maurer
, Schweizerisches Sozialversicherungsrecht, Tomo I, pag. 286 segg.).
L'art. 6 LPGA definisce incapacità al lavoro qualsiasi incapacità, totale o parziale, derivante da un danno alla salute fisica, mentale o psichica, di compiere un lavoro ragionevolmente esigibile nella professione o nel campo d'attività abituale. In caso d'incapacità al lavoro di lunga durata possono essere prese in considerazione anche le mansioni esigibili in un'altra professione o campo d'attività.
L'allora TFA (dal 1° gennaio 2007: Tribunale federale) ha rammentato che la giurisprudenza sviluppata in precedenza vale anche vigente la LPGA (sentenza del 22 giugno 2004, U 193/03, consid. 1.3 e seguenti con riferimenti).
La questione a sapere se esista un'incapacità lavorativa tale da giustificare il riconoscimento del diritto a prestazioni va valutato in considerazione dei dati forniti dal medico. Determinante non è, comunque, l'apprezzamento medico-teorico - anche se il giudice non se ne scosterà senza sufficienti motivi, essendo anch'egli tenuto a rispettare la sfera d'apprezzamento del medico (RAMI 1983 pag. 293; RAMI 1987 pag. 106 segg.) -, bensì la diminuzione della capacità di lavoro che effettivamente risulta dal danno alla salute (DTF 114 V 283 consid. 1c).
Il grado dell'incapacità lavorativa viene valutato con riferimento all'impossibilità, derivante da motivi di salute, di adempiere, secondo quanto può essere ragionevolmente richiesto, la professione normalmente esercitata dall'assicurato.
L'incapacità di guadagno
si distingue dall'incapacità di lavoro per il fatto che essa considera quale guadagno può e deve ancora essere realizzato dall'interessato, utilizzando la sua capacità lavorativa
residua
in un mercato del lavoro equilibrato.
L'incapacità di lavoro
, invece, è l'impossibilità fisica di muoversi o di fare uno sforzo, come pure l'impossibilità psichica di agire con metodo. Essa viene valutata nella propria professione rispettivamente in altri lavori e attività (
Scartazzini
, Les rapports de causalité dans le droit suisse de la sécurité sociale, pag. 228).
In relazione alle conseguenze economiche dell'incapacità lavorativa, va ricordato che anche nell'ambito dell'assicurazione malattia vige il principio – già comune a tutti i campi delle assi-curazioni sociali - secondo cui l'assicurato è tenuto all'obbligo di ridurre le conseguenze economiche negative del danno alla salute. Si tratta di un principio generale del diritto federale delle assicurazioni sociali, che vale anche per l'assicurazione malattia (DTF 123 V 233 consid.
3c; DTF 117 V 278 consid. 2b; DTF 115 V 53; DTF 114 V 285 consid.
3; DTF 111 V 239 consid. 2a; DTF 105 V 178 consid. 2).
Quindi, se da un lato la graduazione dell'incapacità va fatta ritenendo la professione esercitata, dall'altro va considerato che l'assicurato ha l'obbligo di fare quanto da lui è ragionevolmente esigibile per attenuare il più possibile le ripercussioni del danno alla salute sulla sua condizione economica.
Pertanto, in caso d'incapacità durevole nella professione prece-dentemente esercitata, è obbligo dell'assicurato di utilizzare le sue capacità residue in settori lavorativi diversi, ragionevolmente esigibili.
Del resto, deve essere ricordato che il principio dell’esigibilità configura un aspetto del principio della proporzionalità. Secondo la dottrina, questo principio permette di pretendere da una persona un determinato comportamento anche se presenta degli inconvenienti (
Peter
, Die Koordination der Invalidenrente, Schulthess 1997, pag. 71 e dottrina ivi citata).
A questo proposito va rammentato che per l’art. 21 cpv. 4 LPGA le prestazioni possono essere temporaneamente o definitivamente ridotte o rifiutate se l’assicurato, nonostante una sollecitazione scritta che indichi le conseguenze giuridiche e un adeguato termine di riflessione, si sottrae, si oppone oppure, entro i limiti di quanto gli può essere chiesto, non si sottopone spontaneamente a una cura o a un provvedimento d’integrazione professionale ragionevolmente esigibile e che promette un notevole miglioramento della capacità di lavoro o una nuova possibilità di guadagno. Non si possono esigere cure e provvedimenti d’integrazione che rappresentano un pericolo per la vita o per la salute.
2.4. In concreto il ricorrente è stato visitato, oltre che dal proprio medico curante, dr. med. _ e dai medici della Clinica di _ di _, dai medici fiduciari dell’assicurazione, dr. med. _, dr. med. _ e dr. med. _.
Nel referto del 28 gennaio 2015 il dr. med. _, FMH neurologia, dopo aver visitato l’insorgente il 27 gennaio 2015, ha descritto l’anamnesi personale e famigliare del ricorrente, ha riassunto il dossier medico ed i dati sociali, gli esiti degli esami effettuati ed ha posto la diagnosi con influsso sulla capacità lavorativa di scompenso muscolare a livello delle spalle con coinvolgimento molto probabili dei muscoli rotatori delle capsule, senza deficit neurologici, con sintomatologia algica dipendente dal carico fisico e dai movimenti coinvolti, indicando che possibili altri coinvolgimenti muscolo-scheletrici sono da valutare dal punto di vista ortopedico, nonché sindrome cervicale e cervico-cefalica bilaterale con limitazioni discreta dei movimenti di rotazione, di estensione e flessione, con irradiazione del dolore verso la testa. Lo specialista ha inoltre diagnosticato la presenza di una sindrome irritativa C7 bilaterale con probabile anche componente C8 senza influsso sulla capacità lavorativa (doc. 6).
Circa la capacità lavorativa in attività adatta al suo stato di salute, ossia “
lavori che non richiedono che uno sforzo fisico leggero con le estremità superiori e solo necessità limitata di eseguire attività ripetitive con le estremità superiori, lavori non necessitanti di posizioni estreme delle spalle, delle braccia e del collo
” il dr. med. _ ha affermato che al ricorrente possono essere esatte 6 ore di lavoro al giorno, con possibilità di raggiungere dopo un certo tempo le 8 ore, ossia nella misura dell’80%, con possibilità di raggiungere il 100% “
dopo un certo tempo
”. Ciò a partire del 15 settembre 2014.
Il 7 agosto 2015 la dr.ssa med. _, medico ospedaliero assistente, attiva presso la Clinica _ di _, dove il ricorrente ha soggiornato dal 2 al 27 giugno 2015, confermata l’incapacità lavorativa totale dell’interessato nella precedente attività, ha rilevato che “
per quanto riguarda un’attività adeguata e rispettosa delle risorse come prima definite, ovvero con la possibilità si sollevare/trasportare carichi fino a 25 kg, limitando torsioni del rachide e lavori che richiedano costantemente l’utilizzo degli arti superiori sopra l’asse delle spalle, con una postura alternata (assisa e i piedi), il paziente è abile al 100%
” (doc. 10).
Il 21 ottobre 2015 il dr. med. _, FMH psichiatria e psicoterapia, su richiesta dell’assicuratore, ha visitato l’insorgente. Lo specialista nel referto del 29 ottobre 2015, dopo aver descritto l’anamnesi, i dati sociali, l’evoluzione dei disturbi psichici, gli esami effettuati, ha stabilito che dal lato psichiatrico non vi è alcuna diagnosi con influsso sulla capacità lavorativa (doc. 13) ed ha affermato:
"
(...) Durante il ricovero presso la clinica di _ di _ lo scorso giugno è stato visto in consulenza dal dr. _, psichiatra, il quale avrebbe diagnosticato una sindrome da disadattamento, del dolore cronico e consigliato una terapia medicamentosa con Lyrica e Cymbalta. Al momento della visita odierna l’assicurato non ha presentato né disturbi del tono dell’umore né sintomi da un disturbo d’ansia in atto. Pertanto non sono in grado di confermare una sindrome da disadattamento con reazione mista ansioso-depressiva come intuisco sia stata diagnosticata il giugno scorso dal dr. _.
Anche per quanto riguarda la sindrome del dolore somatoforme rispettivamente dolore cronico non sembrano essere accolti i criteri fondamentali per porre diagnosi di disturbo somatoforme ICD-10 F 45.0, in quanto da un punto di vista neurologico e reumatologico sono comunque confermate delle alterazioni fisiche seppure di grado lieve rispettivamente non si è evidenziato il cosiddetto fenomeno del
doctor shopping
, cioè l’assicurato non si è rivolto a vari specialisti nel tentativo di trovare una spiegazione al suo dolore. In pratica l’assicurato dichiara di essere stato visto regolarmente solo dal generalista dr. _, rispettivamente di avere avuto una visita con uno specialista ORL per un problema all’udito e con un oftalmologo per un problema di vista. L’assicurato non ha riferito il problema d’udito come significativo e nonostante abbia dichiarato un arrossamento all’occhio sx, egli al termine del colloquio si è soffermato su un problema di vista da lontano che ha risolto con l’acquisto di un paio d’occhiali per guardare la televisione.
Da valutare tuttavia il problema di memoria per fatti recenti, l’assicurato ha dichiarato di dover scrivere tutte le cose su un calendario, che è stato approfondito con una valutazione e test specifico.
(...)
Dal punto di vista psichiatrico non ho elementi per confermare alcun periodo d’inabilità lavorativa presente o pregressa. Per la problematica di memoria evocata dall’assicurato che sarebbe alla base attualmente della presa a carico psichiatrica, questa non è stata confermata da Test TOMM il 29.10.2015.” (doc. 13)
Il 22 marzo 2016 l’insorgente ha prodotto un attestato del dr. med. _, Capoclinica _, _ dove figura:
"
(...) certifico di seguire da giugno di 2015 il paziente sopra citato per una diagnosi di disturbo dell’adattamento alla sintomatologia per cui giungeva al ricovero presso la Clinica di _ di _.
Allo stato attuale, dopo l’ultima visita effettuata in data 22.03.2016, persiste la sintomatologia dolorosa nota al collo e alle braccia. Continuerebbero le “scosse” alle ginocchia, dolori agli alluci, cefalea, vertigini e acufene a orecchio sx. A causa della sintomatologia algica riferisce facile affaticabilità con necessità di riposarsi spesso e impossibilità di stare in piedi per più di un’ora.
Riferisce di assumere regolarmente la terapia con Cymbalta (60 mg/die) e Lyrica (300 mg/die). Riporta sonno disturbato dai dolori e dall’acufene.
Il tono dell’umore permane deflesso (in assenza di ideazione auto-eterolesiva). L’umore viene definito dal paziente come molto dipendente dall’andamento della sintomatologia dolorosa, influenzato dagli impedimenti fisici che hanno fortemente limitato e compromesso il funzionamento (lavorativo in primis) e la qualità di vita del Sig. RI 1. Il paziente risulta molto preoccupato anche per la situazione economica.” (doc. 25)
Il 22 marzo 2016 il curante, dr. med. _ medicina generale FMH, ha affermato:
"
(...)
Il suo stato di salute psico-fisico rimane molto precario malgrado la sua lunga inabilità lavorativa.
Ha sfruttato tutte le possibilità terapeutiche:
-intensa terapia riabilitazione a livello stazionario
-intensa fisioterapia ambulatoriale
-sostegno psicologico-psicoterapeutico
-analgesia medicamentosa importante
-terapia medicamentosa complessa per il sistema nervoso
Tutte queste misure elencate permettono al paziente di avere un po’ meno dolori.
Ma anche senza lavorare ha poca energia, è costantemente limitato nei movimenti dei dolori in tutto il corpo, è rallentato nei movimenti.
Questa sindrome del dolore cronico non gli permette più di eseguire un attività lavorativa fisica qualsiasi.
La depressione reattiva lo mette ulteriormente in difficoltà.
E’ disperato, sapendo che non potrà riprendere il suo lavoro e avendo l’incertezza del suo futuro assicurativo-finanziario.
Non vedo un’alternativa ad una rendita AI completa.” (doc. 26)
Il 25 aprile 2016 il dr. med. _ ha preso posizione sul certificato del dr. med. _, affermando:
"
(...)
Lo psichiatra si esprime su disturbi soggettivi, “continuerebbero le scossa alle ginocchia... riferisce facile affaticabilità...l’umore viene definito dal paziente come molto dipendente dalla sintomatologia dolorosa”. Infine, “il paziente risulta molto preoccupato anche per la situazione economica.” E’ assente una valutazione esaustiva ed oggettiva di status, diagnosi e prognosi: anche la terapia medicamentosa è riferita in via soggettiva, “riferisce di assumere Cymbalta e Lyrica”. Noto come in occasione della mia valutazione dello scorso 21.10.2015 era stata oggettivata dalla testistica una significativa tendenza all’aggravazione dei sintomi.
In conclusione, in assenza di fatti oggettivamente nuovi rispettivamente modificazioni verosimili dello status da me osservato, non ho elementi per modificare la mia precedente presa di posizione” (doc. 29)
Il 9 maggio 2016 l’insorgente, sempre su richiesta dell’assicuratore, è stato visitato anche dal dr. med. _, malattie reumatiche, fisiatria e riabilitazione FMH, il quale, dopo aver descritto l’anamnesi, lo stato reumatologico e lo stato neurologico periferico, ha posto la diagnosi di sindrome cervicovertebrale e –cefalica/brachiale bilaterale cronica e sindrome lombovertebrale e –spondilogena cronica in/con turbe statiche modiche del rachide (ipercifosi toracale, scoliosi a S, non decompensata, sinistroconvessa in sede toracale), alterazioni degenerative lievi (RM del rachide in toto del 24.04.2015), cervicale: discopatia C6/7 con piccola protrusione; spondilosi, lombare: spondilosi tra L1 e L3; spondilatrosi tra L3 e S1, discreta poliartrosi delle dita (interfalageali distali, radio-carpica sinistra?), sindrome del dolore cronico coinvolgendo l’apparato locomotorio senza corrispondente correlato morfologico; non criteri per fibromialgia; ipertensione arteriosa in trattamento; sovrappeso.
Lo specialista, che rileva, a pag. 2, come “
il caso è stato segnalato all’AI, con tre incontri e corsi formativi avvenuti. Per intanto la pratica sarebbe in sospesa
”, ha concluso affermando che “
per il lavoro di capocantiere nella pavimentazione il signor RI 1 è stato dichiarato inabile al lavoro al 100% (Clinica di _, medico curante), valutazione con la quale concordo sostanzialmente anche se permane una certa caricabilità fisica che dal profilo medico-teorico potrebbe anche essere sfruttata anche nel lavoro svolto ma non oltre alla misura del 30% (non realizzabile sul piano pratico). Per un’attività rispettosa alle limitazioni stabilite sopra egli risulta invece dal profilo reumatologico-ortopedico abile in forma normale (100% per rendimento e presenza) e questo da subito. Nel mio esame non ho riscontrato patologie somatiche non di mia competenza che potrebbero spiegare il vissuto del paziente
” (doc. 30).
Il 24 giugno 2016 il dr. med. _, capoclinica _, ha affermato:
"
(...)
Ad oggi, dopo l’ultima visita effettuata in data 24.06.2016, persiste con riferito aggravamento la sintomatologia dolorosa nota al collo e alle braccia, dolori alle anche, alle gambe, alle ginocchia, sensazione di “scosse” alle ginocchia, alle braccia, al collo; continuerebbero anche cefalea, vertigini (soprattutto mattutine appena alzato) e acufene all’orecchio sx. A causa della sintomatologia algica riferisce facile esauribilità fisica con impossibilità a stare in piedi per più di un’ora. Il tono dell’umore risulta particolarmente deflesso nonostante l’aumento di Cymbalta da 60 a 90 mg/die; presenti apatia, abulia, anedonia, insonnia, difficoltà di concentrazione, visione pessimistica del futuro. Il sonno sarebbe sempre disturbato dai dolori e dall’acufene.
La modificazione del funzionamento personale (con inabilità lavorativa del 100%), la conseguente compromissione della qualità di vita e le preoccupazioni di natura economica sono tutti fattori scatenanti di questa reazione depressiva importante” (doc. 31)
Il 10 settembre 2016 il dr. med. _ ha preso posizione sull’intera fattispecie, affermando:
"
(...)
Premessa: il ruolo e il giudizio del medico curante viene spesso sottovalutato o non preso nelle questioni assicurative di problemi cronici, poiché viene considerato di parte o alleato amico del paziente.
Conoscendo però un paziente da tanti anni, mi permetto un giudizio più globale (fisico, psicologico, mentale, socio-famigliare).
Osservazioni: conosco il Signor RI 1 dal 1993. Fino al 2014 l’avevo visto raramente (12 consultazioni in 20 anni, sempre per problemi acuti). In quelle occasioni o sempre visto un uomo forte, dinamico, senza mai lamentarsi del suo lavoro pesante come capo squadra sulle strade.
Dal 2014 vedo un paziente trasformato e che si è consumato completamente a livello fisico. La sofferenza fisica estrema (dolori, affaticamento) la portato in una situazione di disperazione e depressione.
Malgrado le terapie multiple e innumerevoli degli ultimi anni (terapie stazionarie, ambulatoriali, medicamentose) è rimasta una sofferenza fisica e psichica importante.
Anche la farmacoterapia pesante con 90 mg Cymbalta e 300 mg Lyrica non ha migliorato il suo stato psicofisico.
La perizia reumatologica del Dr. _ valuta lo stato funzionale dello scheletro del Signor RI 1. Ma evidentemente, e non è il suo compito, non è in grado di valutare la sua sofferenza ed il suo rendimento. Un perito dovrebbe poter osservare il paziente durante il suo lavoro per un periodo di qualche giorno.
Il costante sostegno psicologico-psichiatrico non ha neanche migliorato il suo stato di salute, poiché il paziente è dominato oltre ai dolori anche della insicurezza economica per lui e per la sua famiglia.
Ho potuto osservare (da lontano) il paziente in più occasioni in piazza a _. Si muove a rallentatore, da l’immagine di una persona malata e sofferente.
Da notare anche i ricoveri d’urgenza presso l’Ospedale _ a _, l’ultimo ricovero dal 22.7 al 25.7 2016.
Proposte:
1.Una perizia psichiatrica e neuro-psicologica è indicata per valutare meglio la sofferenza del paziente
2 La valutazione del sottoscritto, specialista in medicina generale FMH, esperienza professionale di 36 anni (9 anni in ospedale, 27 nel proprio studio), deve essere presa in considerazione.
3 Il paziente non è in grado di riprendere un lavoro qualsiasi, neanche a tempo parziale, per un periodo indeterminato.” (doc. B)
2.5. Per costante giurisprudenza (cfr. sentenza 9C_13/2007 del 31 marzo 2008), al fine di poter graduare l'invalidità, all'amministra-zione (o al giudice in caso di ricorso) è necessario disporre di documenti che devono essere rassegnati dal medico o eventualmente da altri specialisti, il compito del medico consistendo nel porre un giudizio sullo stato di salute, nell'indicare in quale misura e in quali attività l'assicurato è incapace al lavoro come pure nel fornire un importante elemento di giudizio per determinare quali lavori siano ancora ragionevolmente esigibili dall'assicurato (
DTF 125 V 256
consid.
4 pag. 261;
115 V 133
consid. 2 pag. 134;
114 V 310
consid. 3c pag. 314;
105 V 156
consid.
1 pag. 158).
Quanto alla valenza probante di un rapporto medico, determinante è che i punti litigiosi importanti siano stati oggetto di uno studio approfondito, che il rapporto si fondi su esami completi, che consideri parimenti le censure espresse dal paziente, che sia stato approntato in piena conoscenza dell'incarto (anamnesi), che la descrizione del contesto medico sia chiara e che le conclusioni del perito siano ben motivate.
Determinante quindi per stabilire se un rapporto medico ha valore di prova non è né l'origine del mezzo di prova, né la denominazione, ad esempio quale perizia o rapporto (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; STFA I 462/05 del 25 aprile 2007; STFA U 329/01 e U 330/01 del 25 febbraio 2003; DTF 125 V 352 consid. 3a; DTF 122 V 160 consid. 1c;
Meyer-Blaser
, Die Rechtspflege in der Sozialversicherung, BJM 1989 pag. 31; Pratique VSI 3/1997 pag. 123)
, bensì il suo contenuto (DTF 122 V 160 in fine con rinvii).
A proposito delle perizie mediche eseguite nell'ambito della procedura amministrativa, il TF ha stabilito che, nell'ipotesi in cui sono state eseguite da medici specializzati riconosciuti, hanno forza probatoria piena se giungono a conclusioni logiche e sono state realizzate sulla base di accertamenti approfonditi, fintanto che indizi concreti non inducono a ritenerle inaffidabili (DTF 123 V 176; DTF 122 V 161, DTF 104 V 212; SVR 1998 IV Nr. 1 pag. 2; SZS 1988 pagg. 329 e 332; ZAK 1986 pag. 189;
Locher
, Grundriss des Sozialversicherungsrechts, Berna 1994, pag. 332).
In una sentenza pubblicata nella Pratique VSI 2001 pag. 106 segg., l’allora TFA (dal 1° gennaio 2007: TF) ha però ritenuto conforme al principio del libero apprezzamento delle prove definire delle direttive per la valutazione di determinate forme di rapporti e perizie. In particolare per quanto concerne le perizie giudiziarie, la giurisprudenza ha statuito che il giudice non si scosta senza motivi imperativi dalla valutazione degli esperti, il cui compito è quello di mettere a disposizione del tribunale le loro conoscenze specifiche e di valutare da un punto di vista medico una certa fattispecie. Ragioni che possono indurre a non fondarsi su un tale referto sono ad esempio la presenza di affermazioni contraddittorie, il contenuto di una superperizia, altri rapporti contenenti validi motivi per farlo (Pratique VSI 2001 pag. 108 consid. 3b)aa e riferimenti citati;
STFA I 462/05 del 25 aprile 2007;
STFA
U 329/01 ed U 330/01 del 25 febbraio 2003).
Nella DTF 125 V 351 (= SVR 2000 UV Nr. 10 pag. 33 segg.), la Corte federale ha ribadito che ai rapporti allestiti da medici alle dipendenze di un'assicurazione deve essere riconosciuto pieno valore probante, a condizione che essi si rivelino essere concludenti, compiutamente motivati, di per sé scevri di contraddizioni e, infine, non devono sussistere degli indizi che facciano dubitare della loro attendibilità. Il solo fatto che il medico consultato si trovi in un rapporto di dipendenza con l'assicuratore
non
permette già di metterne in dubbio l'oggettività e l'imparzialità. Devono piuttosto esistere delle particolari circo-stanze che permettano di ritenere come oggettivamente fondati i sospetti circa la parzialità dell'apprezzamento.
Lo stesso vale per le perizie fatte esperire da medici esterni (DTF 104 V 31; RAMI 1993 pag. 95).
Le perizie affidate dagli organi dell'AI o dagli assicuratori privati, in sede di istruttoria amministrativa, a medici esterni o a servizi specializzati indipendenti, i quali fondano le proprie conclusioni su indagini approfondite e giungono a risultati concludenti, dispongono di forza probatoria piena, a meno che non sussistano indizi concreti a mettere in causa la loro credibilità (Pratique VSI 2001 pag. 109 consid. 3b)bb; STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008;
STFA I 462/05 del 25 aprile 2007
).
Per quel che riguarda i rapporti del medico curante, secondo la generale esperienza della vita, il giudice deve tenere conto del fatto che, alla luce del rapporto di fiducia esistente con il paziente, il medico curante attesterà, in caso di dubbio, in favore del suo paziente (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; DTF 125 V 353 consid.
3a)cc); Pratique VSI 2001 pag. 109 consid. 3a)cc;
Meyer-Blaser
, Rechtsprechung des Bundesgericht im Sozialversicherungsrecht, Zurigo 1997, pag. 230).
Infine, va ricordato che se vi sono dei rapporti medici contraddittori, il giudice non può evadere la procedura senza valutare l'intero materiale ed indicare i motivi per cui egli si fonda su un rapporto piuttosto che su un altro (STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008,
STFA I 462/05 del 25 aprile 2007).
2.6.
A
ffinché
un rapporto medico in ambito psichiatrico sia ritenuto affidabile, esso deve adempiere diverse condizioni (cfr. D. Cattaneo, “La promozione dell'autonomia del disabile: esempi scelti dalle assicurazioni sociali”, in RDAT II-2003, pag. 571 seg., in particolare la nota 158, pag. 628-629; D. Cattaneo, “Le perizie nelle assicurazioni sociali” in Le perizie giudiziarie Ed. CFPG, Lugano e Helbing & Lichtenhahn, Basilea 2008 pag, 203 e segg. (249-254).
Innanzitutto la diagnosi deve essere espressa da uno specialista in psichiatria e fondata sui criteri posti da un sistema di classificazione riconosciuto scientificamente (cfr. STF 9C_815/2012 del 12 dicembre 2012; DTF 131 V 49; DTF 130 V 396 segg.; DTF 127 V 294; Mosimann (Somatoforme Störungen: Gerichte und [psychiatrische] Gutachten, in: SZS 1999 pag. 105 ss).
Il medico deve pronunciarsi sulla gravità dell'affezione e
deve anche valutare l'esigibilità della ripresa di un'attività lucrativa da parte dell'assicurato.
Tale prognosi deve tener conto di diversi criteri, quali il carattere premorboso, l'affezione psichica e quelle organiche croniche, la perdita d'integrazione sociale, un eventuale profitto tratto dalla malattia, il carattere cronico della malattia, la durata pluriennale della stessa con sintomi stabili o in evoluzione e l'impossibilità di ricorrere a trattamenti medici secondo la regola d'arte. La prognosi sfavorevole deve essere fatta in base all’insieme dei succitati criteri.
Inoltre, l'esperto deve esprimersi sull'aspetto psicosociale della persona esaminata.
Il rifiuto del carattere invalidante deve ugualmente basarsi su diversi criteri, tra i quali le divergenze tra i dolori descritti e quelli osservati, le allegazioni sull'intensità dei dolori la cui descrizione rimane sul vago, l'assenza di una richiesta di cura, le evidenti divergenze tra le informazioni fornite dal paziente e quelle risultanti dall'anamnesi, il fatto che le lamentele molto dimostrative lascino l'esperto insensibile, come pure le allegazioni di grandi handicap nonostante un ambiente psico-sociale intatto (STCA 32.1999.124 del 27 settembre 2001).
2.7.
Questo Tribunale, chiamato a verificare se lo stato di salute del ricorrente è stato accuratamente vagliato dall’amministrazione, non ha motivo per mettere in dubbio la valutazione dei medici fiduciari, dr. med. _ (doc. 13) e dr. med. _ (doc. 30), che hanno visitato l’insorgente ed hanno stabilito che l’interessato, in attività leggere e confacenti al suo stato di salute, è completamente abile al lavoro.
Tali valutazioni sono da considerare dettagliate, approfondite e quindi rispecchianti i parametri giurisprudenziali ricordati al considerando che precede.
Gli specialisti si sono espressi su tutte le patologie lamentate dall’assicurato, hanno esaminato accuratamente tutta la documentazione messa a loro disposizione ed hanno valutato la capacità lavorativa dell’insorgente sulla base delle indicazioni risultanti dalla visita effettuata presso di loro.
Ai referti va attribuita piena forza probante.
2.7.1. Per quanto concerne più particolarmente l’aspetto psichiatrico il dr. med. _, FMH psichiatria e psicoterapia, dopo aver visitato il 21 ottobre 2015 dalle 16:15 alle 17:15 l’insorgente, in un referto di 9 pagine, motivato e privo di contraddizioni, ha rilevato l’assenza di qualsiasi patologia, perlomeno a partire dalla data dell’esame specialistico. Il dr. med. _ è giunto a tale conclusione dopo aver sottoposto il ricorrente ad una visita approfondita e ad un test (TOMM), indicato per riconoscere autentici disturbi di memoria da aggravazione/simulazione. Dai risultati del test lo specialista ha potuto escludere disturbi di memoria a breve-medio termine ed ha confermato la capacità dell’insorgente di impegnarsi con la dovuta concentrazione, attenzione per un tempo prolungato in un’attività nuova e che richiede un discreto impegno cognitivo. Egli ha inoltre confermato l’assenza di limitazioni di esclusiva origine psichica presenti o pregresse in qualsiasi attività compatibile con eventuali limiti funzionali somatici.
I certificati del 22 marzo 2016 (doc. 25), su cui il dr. med. _ ha preso posizione (doc. 29) e del 24 giugno 2016 (doc. 31), del dr. med. _, capoclinica presso il servizio di psichiatria e di psicologia medica di _, non sono atti a sovvertire le valutazioni del medico fiduciario. Il curante non fonda infatti la sua diagnosi sui criteri posti da un sistema di classificazione riconosciuto scientificamente (cfr. sentenza 9C_815/2012 del 12 dicembre 2012; DTF 131 V 49), ma si limita a sostenere che l’insorgente è affetto da un disturbo dell’adattamento alla sintomatologia per la quale giungeva al ricovero presso la Clinica di _ di _ nel giugno 2015 (doc. 25). Il dr. med. _, sulla base di esami approfonditi, ha tuttavia escluso la presenza di una qualsiasi patologia psichiatrica come descritta dal dr. med. _ (cfr. doc. 13, pag. 6: “
[...] Al momento della visita odierna l’assicurato non ha presentato né disturbi del tono dell’umore né sintomi da un disturbo d’ansia in atto. Pertanto non sono in grado di confermare una sindrome da disadattamento con reazione mista ansioso-depressiva come intuisco sia stata diagnosticata il giugno scorso dal dr. _
”) e quest’ultimo si sofferma sui disturbi soggettivi dell’insorgente senza indicare una valutazione oggettiva di status, diagnosi e prognosi e senza prendere posizione, in maniera qualificata, sulle convincenti e motivate valutazioni del medico fiduciario. Il curante fa del resto riferimento anche alla preoccupazione del ricorrente per la situazione economica, ossia ad elementi estranei alla patologia.
Neppure i certificati del 22 marzo 2016 (doc. 26) e del 10 settembre 2016 (doc. B), dell’altro medico curante, dr. med. _, FMH medicina generale, apportano particolari elementi di novità. Del resto, oltre a non essere specialista in psichiatria, il curante non pone una diagnosi sui criteri posti da un sistema di classificazione riconosciuto scientificamente e si limita ad una descrizione degli elementi soggettivi riferiti dal paziente. Anch’egli fa inoltre riferimento alle difficoltà economiche del ricorrente, che tuttavia esulano da una corretta valutazione della patologia psichica (doc. B: “
[...] poiché il paziente è dominato oltre ai dolori anche dalla insicurezza economica per lui e per la sua famiglia
”).
Ne segue che a giusta ragione l’assicuratore ha concluso che l’insorgente non è affetto da alcuna patologia psichica.
2.7.2. Circa l’aspetto reumatologico, il 7 agosto 2015 la dr.ssa med. _, medico ospedaliero assistente, attiva presso la Clinica di _ di _, dove l’assicurato è stato degente dal 2 al 27 giugno 2015, confermata l’incapacità lavorativa totale del ricorrente nella precedente attività, ha rilevato che “
per quanto riguarda un’attività adeguata e rispettosa delle risorse come prima definite, ovvero con la possibilità si sollevare/trasportare carichi fino a 25 kg, limitando torsioni del rachide e lavori che richiedano costantemente l’utilizzo degli arti superiori sopra l’asse delle spalle, con una postura alternata (assisa e i piedi), il paziente è abile al 100%
” (doc. 10). La conclusione non si scosta molto da quella del medico fiduciario dr. med. _, FMH neurologia, il quale aveva indicato, il 28 gennaio 2015, circa le attività leggere, che dopo un periodo di capacità lavorativa all’80%, l’interessato avrebbe acquisito una totale capacità lavorativa (doc. 6).
Questa valutazione è poi stata confermata dal dr. med. _, specialista in reumatologia che nel referto, di 12 pagine, del 9 maggio 2016, motivato e privo di contraddizioni, dopo un approfondito esame dell’intera documentazione medica e dopo aver visitato l’insorgente, ha spiegato per quale motivo l’interessato è completamente abile al lavoro in attività leggere e confacenti al suo stato di salute, ivi descritte (tra cui la possibilità, ridotta, di sollevare pesi fino a 25 kg; cfr. doc. 30, pag. 10), rilevando che nella precedente attività vi sarebbe pure una capacità lavorativa residua (non realizzabile sul piano pratico) pari al 30% (doc. 30).
Le predette valutazioni non sono state smentite da alcuno specialista. Certo, il ricorrente ha prodotto dei certificati del proprio curante, dr. med. _, del 22 marzo 2016 (doc. 26) e del 10 settembre 2016 (doc. B), che valuta in maniera diversa la capacità lavorativa dell’assicurato. Il curante, al quale va giustamente riconosciuta una grande esperienza nel campo medico e che conosce l’insorgente dal 1993, non ha tuttavia apportato elementi medici oggettivi che possano sovvertire le conclusioni della dr.ssa _, attiva presso la Clinica di _ di _ e del dr. med. _, il quale ha redatto un referto di 12 pagine, completo, privo di contraddizioni, che prende in esame tutti i mali di cui si lamenta l’insorgente, che ha valutato tutta la documentazione medica messagli a disposizione e che ha rilevato come “
nel mio esame non ho riscontrato patologie somatiche non di mia competenza che potrebbero spiegare il vissuto del paziente
” (doc. 30).
A questo proposito,
il TF ha più volte avuto l’occasione di ribadire che
la differente valutazione medica tra il curante ed il perito è spiegabile con la diversità degli incarichi assunti (a scopo di trattamento piuttosto che di perizia: cfr. sentenza 9C_697/2013 del 15 novembre 2013 consid. 3.2, sentenza 9C_151/2011 del 27 gennaio 2012, cfr. anche sentenza 9C_949/2010 del 5 luglio 2011, nonché sentenza 9C_9/2010 del 29 settembre 2010).
Al ricorrente va ugualmente ricordato che il solo fatto che uno o più medici curanti esprimano un'opinione contraddittoria non è sufficiente a rimettere in discussione una perizia ordinata dal giudice o dall'amministrazione e a imporre nuovi accertamenti (cfr. ad esempio sentenza citata 9C_721/2012 consid. 4.4 con riferimento; sentenza 9C_697/2013 del 15 novembre 2013, consid. 3.2). Anche perché il medico curante, che vede il proprio paziente quando il disturbo si trova in una fase acuta, tende a farsi un'idea diversa della gravità del danno alla salute rispetto al perito il cui esame invece non si focalizza sulla necessità di cura in un dato momento (sentenza 9C_697/2013 del 15 novembre 2013, consid. 3.2; SVR 2008 IV n. 15 pag. 43 consid. 2.2.1 [I 514/06]).
Quanto all’accenno del curante al ricovero d’urgenza avvenuto dal 22 al 25 luglio 2016 presso l’Ospedale _ di _ (_), va evidenziato che il diritto alle indennità giornaliere si è esaurito proprio il 22 luglio 2016 per cui eventuali peggioramenti dello stato di salute da quella data non hanno più alcun rilievo (cfr. doc. D: “
[...] Il 22.7.2016 lei raggiungerà il massimo del diritto a prestazioni e non sarà pertanto più legittimato a percepire ulteriori indennità
”; cfr. anche petitum del ricorso, nonché la decisione formale in fine:
“[...] Considerando che è stato ritenuto totalmente abile al lavoro, richiamiamo la sua attenzione sul diritto di passare all’assicurazione individuale (nella misura del 63% [ndr: dopo l’emissione della decisione su opposizione del 57%], senza riesame del rischio, se si annuncia entro il termine di 90 giorni a contare dal giorno dell’uscita dell’assicurazione collettiva
[...]
”).
In queste condizioni, ritenuto che la documentazione medica prodotta dalle parti è sufficiente per decidere nel merito della vertenza, la richiesta di sottoporre l’assicurato ad una perizia psichiatrica e neuropsicologica va respinta.
Va ancora rilevato che in coda al ricorso l’insorgente accenna al doc. E, ossia al “
Rapporto _ del 4 agosto 2016
”, non allegato, ed indica che “
purtroppo arrivato via fax incompleto, lo studio del dr. _ essendo chiuso lo faremo pervenire a stretto giro di posta dalla riapertura in data 19 settembre 2016
” (doc. I, pag. 5). L’assicurato, tuttavia, il 7 ottobre 2016 ha scritto al TCA affermando di non avere altri mezzi di prova da proporre (doc. V). Un richiamo del referto del 4 agosto 2016 risulta pertanto superfluo.
Va qui rammentato che conformemente alla costante giurisprudenza, qualora l’istruttoria da effettuare d’ufficio conduca l’amministrazione o il giudice, in base ad un apprezzamento coscienzioso delle prove, alla convinzione che la probabilità di determinati fatti deve essere considerata predominante e che altri provvedimenti probatori non potrebbero modificare il risultato, si rinuncerà ad assumere altre prove (apprezzamento anticipato delle prove; Kieser, Das Verwaltungsverfahren in der Sozialversicherung, pag. 212 no. 450, Kölz/Häner, Verwaltungsverfahren und Verwaltungsrechtspflege des Bundes, 2a ed., pag. 39 no. 111 e pag. 117 no. 320; Gygi, Bundesverwaltungsrechtspflege, 2a ed., pag. 274; cfr. anche STFA dell'11 gennaio 2002 nella causa C., H 103/01; DTF 122 II 469 consid. 4a, 122 III 223 consid. 3c, 120 Ib 229 consid. 2b, 119 V 344 consid. 3c e riferimenti). Tale modo di procedere non costituisce una violazione del diritto di essere sentito desumibile dall'art. 29 cpv. 2 Cost. (e in precedenza dall'art. 4 vCost.; DTF 124 V 94 consid. 4b, 122 V 162 consid. 1d, 119 V 344 consid. 3c e riferimenti).
2.7.3. Alla luce di quanto sopra esposto occorre concludere che a giusta l’assicuratore ha ritenuto che l’interessato al più tardi dal momento dell’emissione della decisione formale (27 novembre 2015) era completamente abile al lavoro in un’attività leggera ed adatta al suo stato di salute e pertanto gli andava concesso, come è stato fatto, un termine, in concreto di 4 mesi, durante il quale continuare a versare le indennità al 100%, per adattarsi al suo nuovo stato di salute, conformemente a quanto prevede la giurisprudenza federale.
Il TFA (dal 1° gennaio 2007: TF) ha più volte ritenuto adeguati periodi d'adattamento varianti dai 3 ai 5 mesi
dall'intimazione dell'assicuratore per la ricerca di un nuovo impiego (sentenza K64/05 del 29 giugno 2006, consid. 4.1; DTF 114 V 289 consid. 5b, 111 V 239 consid. 2a con riferimenti; RAMI 2000 no.
KV 112 pag. 123 consid. 3a; Gebhard Eugster, Zum Leistungsrecht der Taggeldversicherung nach KVG, in LAMal-KVG, Losanna 1997, pag. 519).
Il periodo di adattamento nel singolo caso può, entro tali limiti (cfr. tuttavia la sentenza del 7 agosto 1998, K 126/97, consid. 2c, solo parzialmente riassunta in RAMI 1998 no. KV 45 pag. 430, nel cui ambito l’Alta Corte ha tutelato l'operato della precedente istanza che aveva esteso a quasi sette mesi la durata del periodo di adattamento), essere fissato tenendo conto delle circostanze concrete, quali la difficile collocabilità sul mercato, l'età dell'assicurato, le capacità (fisiche) residue in un'attività adatta ecc. (DTF 114 V 289 seg. consid. 5b; SJ 2000 II pag. 440 consid. 2b; cfr. pure la sentenza citata del 7 agosto 1998, consid. 2c). Ai fini di tale esame non è per contro determinante la durata della precedente incapacità lavorativa (RAMI 2000 no. KV 112 pag. 123 consid. 3a). Né, per quanto è dato di vedere, il Tribunale federale delle assicurazioni ha mai fatto dipendere l'assegnazione di un simile periodo di transizione dall'esistenza, al momento dell'intimazione da parte dell'assicuratore malattia, di un rapporto di lavoro (cfr. ad es. i fatti posti a fondamento delle sentenze pubblicate in RAMI 1989 no. K 812 pag. 255 e in SJ 2000 II pag. 440).
In concreto l’assicuratore, con decisione del 27 novembre 2015 ha assegnato al ricorrente un termine scadente il 26 marzo 2016 per trovare un’occupazione confacente al suo stato di salute.
Questo TCA, ritenuta l’età dell’insorgente (nato nel 1960), i limiti funzionali descritti dal dr. med. _ e la capacità lavorativa totale in attività leggere ritiene che la decisione dell’assicuratore anche su questo punto sia corretta e vada confermata.
2.8.
Nell
'
ambito
dell'assicurazione d'indennità giornaliera, in applica-zione del principio secondo cui l'assicurato deve fare tutto quanto da lui esigibile per ridurre lo scapito economico derivante dal danno alla salute, questi deve sfruttare la sua residua capacità lavorativa in attività diverse da quella esercitata al momento del verificarsi del danno alla salute (sentenza 8C_709/2008 del 3 aprile 2009). Con sentenza pubblicata in RAMI 1989, p. 106ss., la nostra Alta Corte federale ha stabilito che, per il diritto all'indennità ex art. 12bis LAMI, qualora un cambiamento di professione si imponga, tenuto conto dell'obbligo di ridurre il danno, se il rapporto assicurativo prevede l'indennizzazione anche di un'incapacità parziale, determinante diventa l'entità del danno residuo (RAMI 1989, p. 106ss.; RAMI 1994, p. 113ss.).
In tale ipotesi va, cioè, considerata la differenza tra il reddito che potrebbe essere realizzato senza la malattia nella precedente professione e il reddito che, invece, è realizzato o potrebbe essere ragionevolmente esatto nella nuova professione (DTF 114 V 287 consid. 3d; 111 V 239 consid. 1b e 2a; RAMI 1987 p. 105ss.).
In concreto il ricorrente, di per sé, non contesta, neppure in via abbondanziale (cfr. doc. I), i parametri del calcolo effettuato dall’assicuratore che giunge, dopo aver raffrontato, conformemente alla giurisprudenza federale (cfr. sentenza 32.2015.114 del 27 giugno 2016, consid. 2.9.1 e seguenti), il reddito da invalido con quello da valido ed aver effettuato una deduzione sociale del 15%, ad un grado d’incapacità di guadagno del 43%, come del resto chiesto in via subordinata con l’opposizione alla decisione formale (doc. 27: in via principale il ricorrente chiedeva che venisse tenuto conto di un’incapacità lavorativa del 20% in attività leggera e confacente) che va pertanto confermato.
In queste condizioni il ricorso va respinto.