Decision ID: 3249ab19-4fe0-5859-ac17-d42904a842dc
Year: 2017
Language: it
Court: CH_BVGE
Chamber: CH_BVGE_001
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: 

Fatti:
A.
A._, cittadina della Mongolia nata il (...), è giunta in Svizzera il
15 febbraio 2009 depositando una domanda d’asilo indicando le generalità
di B._, nata il (...). Con decisione del 30 agosto 2011 (che sostituiva
quella emanata il 16 agosto 2011) l'Ufficio federale della migrazione (UFM;
attualmente: Segreteria di Stato della migrazione [SEM]) ha respinto
l’istanza d’asilo, pronunciando nel contempo l’allontanamento ed impar-
tendo un termine all’11 ottobre 2011 per lasciare il territorio della Confede-
razione. In data 30 settembre 2011 l’interessata è insorta contro detta de-
cisione mediante ricorso dinanzi al Tribunale amministrativo federale (in
seguito: Tribunale), che il 16 maggio 2012 lo ha respinto.
B.
Essa ha intrapreso un apprendistato di creatrice d’abbigliamento nell’ago-
sto 2011 a C._, conseguendo il relativo diploma in data 7 lu-
glio 2015. Il 1° settembre 2015 A._ ha iniziato un secondo tirocinio
di impiegata di commercio al dettaglio – previsto per una durata di tre
anni – al servizio dell’azienda in cui aveva già svolto la prima formazione.
Nel luglio 2013 essa ha lasciato l’alloggio messo a disposizione dalla Croce
Rossa presso un centro di assistenza per trasferirsi in un appartamento
situato a C._, concesso dal datore di lavoro, il quale si è anche
preso a carico le ulteriori spese necessarie per il suo sostentamento.
C.
Il 6 agosto 2015 la responsabile nonché titolare dell’azienda in cui
A._ è attiva, ha contattato il Dipartimento delle istituzioni, Sezione
della popolazione del Cantone Ticino (in seguito: SPOP) al fine di ottenere
un preavviso favorevole atto a permettere lo svolgimento del secondo tiro-
cinio poc’anzi citato.
D.
In data 24 marzo 2016 la SPOP ha informato l’interessata circa la sua in-
tenzione di accordarle un permesso di dimora in applicazione dell’art. 14
cpv. 2 LAsi (RS 142.31), su riserva dell’approvazione da parte della SEM.
L’autorità cantonale ha pertanto sottoposto a quest’ultima il caso di
A._ unitamente al proprio preavviso favorevole.
E.
Mediante scritto del 31 maggio 2016, l’autorità federale di prime cure ha
informato l'interessata circa l'intenzione di negare il rilascio di un permesso
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in virtù dell'art. 14 cpv. 2 LAsi, in ragione dell’integrazione ritenuta non par-
ticolarmente rilevante e giustificante il riconoscimento di un caso di rigore,
e le ha accordato la possibilità di prendere posizione in merito.
F.
Agendo per il tramite del proprio rappresentante, A._ ha inoltrato le
sue osservazioni in data 15 luglio 2016, nelle quali ha evidenziato di sod-
disfare le condizioni restrittive per il rilascio di un permesso di dimora in
applicazione della citata norma, risiedendo in Svizzera dal 15 feb-
braio 2009, avendo dato prova di volere acquisire una formazione, visti il
tirocinio di creatrice d’abbigliamento portato a termine con buoni risultati
nonché la successiva specializzazione quale impiegata di commercio al
dettaglio. L’interessata ha altresì precisato di non disporre di alcuna rete
sociale e familiare in Mongolia, ciò che ne comprometterebbe un eventuale
reinserimento.
È in quest’occasione che A._ ha rivelato la sua vera identità, consi-
derato che precedentemente sia le autorità, sia il suo datore di lavoro la
conoscevano con il nome di B._. Essa ha tra l’altro prodotto una
copia del passaporto rilasciato nel 2012 dai competenti uffici mongoli della
capitale Ulan Bator.
G.
Il 7 settembre 2016 la SEM ha respinto l'approvazione al rilascio di un per-
messo di dimora in applicazione dell'art. 14 cpv. 2 LAsi, in relazione con
l'art. 30 cpv. 1 lett. b LStr (RS 142.20), poiché non ha ritenuto adempiute le
condizioni per il riconoscimento di un grave caso di rigore.
A sostegno della sua decisione, l'autorità inferiore ha osservato che una
deroga alle condizioni d'ammissione in virtù dell'art. 30 cpv. 1 lett. b LStr
costituisce una misura eccezionale e deve quindi essere valutata in modo
restrittivo. La SEM ha evidenziato che la buona integrazione sociale e pro-
fessionale, il comportamento integro, come pure le relazioni interpersonali
di carattere professionale e privato in Svizzera non sono sufficienti per co-
stituire un caso personale particolarmente grave. Per ciò che è dell'integra-
zione professionale di A._, l'autorità inferiore, pur riconoscendole
gli sforzi compiuti, in ragione del tirocinio portato a termine e della seconda
formazione in corso di svolgimento, ha ritenuto che la sua situazione lavo-
rativa non possa essere qualificata come importante o particolarmente spe-
cifica. Il fatto che essa sia professionalmente attiva non rappresenta un'e-
voluzione a livello lavorativo tale da giustificare il rilascio di un permesso di
dimora ai sensi dell'art. 14 cpv. 2 LAsi, al contrario le conoscenze acquisite
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in territorio elvetico potrebbero venire utilizzate in patria e facilitarne il rein-
serimento. Nemmeno l'avere mantenuto un comportamento corretto du-
rante la permanenza in Svizzera è indicativo di un'integrazione sociale par-
ticolarmente sviluppata, bensì corrisponde alla norma. L'autorità ha tuttavia
sottolineato come il buon comportamento debba in casu essere relativiz-
zato, avendo la ricorrente soggiornato per anni in Svizzera sottacendo la
sua vera identità. La durata del suo soggiorno nella Confederazione Elve-
tica non è stata ritenuta d’importanza tale da giustificare il riconoscimento
di un caso di rigore, considerato come essa ha vissuto la maggior parte
della propria esistenza in patria, ovvero quasi 25 anni (e non 16 come pre-
teso a causa della falsa identità) su 32. La SEM ha inoltre ritenuto che
neppure eventuali difficoltà di reinserimento nella sua regione d’origine, do-
vute a motivi economico-sociali, sono determinanti nel caso specifico e
consentono di accogliere l'istanza. La SEM ha evidenziato che gli sforzi
intrapresi per raggiungere una buona integrazione professionale non rap-
presentano un fattore eccezionale, considerato come le qualifiche come
creatrice d’abbigliamento acquisite in Svizzera potranno essere utilizzate
anche in patria.
L'autorità di prime cure ha infine aggiunto che l'esecuzione dell'allontana-
mento è stata oggetto di un esame approfondito e ritenuta possibile, am-
missibile ed esigibile nel quadro della richiesta d’asilo e della relativa pro-
cedura giudiziaria.
H.
Con ricorso del 10 ottobre 2016, A._ ha concluso dinanzi al Tribu-
nale all'annullamento della decisione impugnata, chiedendo di approvare il
rilascio di un permesso di dimora in virtù dell'art. 14 cpv. 2 LAsi, sottoli-
neando che nella fattispecie le condizioni poste da tale articolo sono date.
La ricorrente ha innanzitutto ribadito di soddisfare l’esigenza in materia di
durata del soggiorno fissata all’art. 14 cpv. 2 lett. a LAsi. In merito all’inte-
grazione in Svizzera essa ha ricordato il proprio percorso formativo e pro-
fessionale, evidenziando di essere finanziariamente autonoma dal mese di
luglio 2013.
A mente dell’insorgente dovrebbe essere riconosciuta l’esistenza di un
caso di rigore anche in ragione della lunga permanenza in Svizzera, ormai
superiore a sette anni. Il rimpatrio in Mongolia comporterebbe di conse-
guenza gravi conseguenze ed un profondo sradicamento sociale.
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A._ ha riconosciuto di avere violato il proprio obbligo di collabora-
zione, sottacendo per anni la sua vera identità. Essa ha tuttavia dichiarato
di avere agito in tale maniera dopo essersi malauguratamente fidata dei
consigli di altri richiedenti l’asilo, ma di avere in seguito compreso quanto
pregiudizievoli potessero rivelarsi simili dichiarazioni, ed ha porto le proprie
scuse. La ricorrente ha infine osservato come questo sia l’unico elemento
negativo nella presente fattispecie, mentre la sua situazione, se conside-
rata complessivamente, dovrebbe portare al riconoscimento di un caso di
rigore giusta l’art. 14 cpv. 2 LAsi.
I.
L’interessata ha tempestivamente provveduto a versare l’anticipo spese ri-
chiesto dal Tribunale mediante decisione incidentale del 4 novembre 2016.
J.
In data 22 dicembre 2016 la SEM ha presentato le proprie osservazioni in
merito al gravame del 10 ottobre 2016, riconfermandosi nella decisione
emanata il 7 settembre 2016 e considerando che A._ non ha ad-
dotto argomentazioni che le permettono di modificare l’apprezzamento
della fattispecie.
K.
Il 4 gennaio 2017 Tribunale ha trasmesso detta presa di posizione alla ri-
corrente per conoscenza.

Diritto:
1.
1.1 Riservate le eccezioni previste all'art. 32 LTAF, giusta l'art. 31 LTAF il
Tribunale giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi dell'art. 5 PA prese
dalle autorità menzionate all'art. 33 LTAF.
1.2 In particolare, le decisioni relative al rilascio di un permesso di dimora
ai sensi dell'art. 14 cpv. 2 LAsi rese dalla SEM – la quale costituisce un'u-
nità dell'amministrazione federale come definita all'art. 33 lett. d LTAF –
possono essere impugnate dinanzi al Tribunale che nella presente fattispe-
cie statuisce in via definitiva (art. 1 cpv. 2 LTAF in relazione con l'art. 83
lett. c cifra 2 LTF; cfr. inoltre la sentenza del TF 2C_692/2010 del 13 set-
tembre 2010 consid. 3).
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1.3 Salvo i casi in cui la LAsi non disponga altrimenti, la procedura davanti
al Tribunale è retta dalla PA, dalla LTAF e dalla LTF (art. 6 LAsi).
1.4 A._ è destinataria della decisione impugnata ed ha dunque il
diritto di ricorrere (art. 48 PA). Il suo ricorso, presentato nella forma e nei
termini prescritti dalla legge, è ricevibile (art. 50 e 52 PA).
2.
Ai sensi dell'art. 49 PA, i motivi di ricorso sono la violazione del diritto fede-
rale, compreso l'eccesso o l'abuso del potere di apprezzamento, l'accerta-
mento inesatto o incompleto di fatti giuridicamente rilevanti nonché l'inade-
guatezza, nella misura in cui un'autorità cantonale non abbia giudicato
come autorità di ricorso. Il Tribunale applica d'ufficio il diritto federale nella
procedura ricorsuale e non è vincolato in nessun caso dai motivi del ricorso
(art. 62 cpv. 4 PA). Rilevante è in primo luogo la situazione di fatto al mo-
mento del giudizio (DTAF 2014/1 consid. 2 e giurisprudenza ivi citata).
3.
3.1 Giusta l'art. 14 cpv. 2 LAsi, il Cantone può, con il benestare della SEM,
rilasciare un permesso di dimora alle persone attribuitegli conformemente
alle disposizioni in vigore in materia d'asilo, se: l'interessato si trova in Sviz-
zera da almeno cinque anni dalla presentazione della domanda d'asilo
(lett. a); il luogo di soggiorno dell'interessato era sempre noto alle autorità
(lett. b); e si è in presenza di un grave caso di rigore personale in conside-
razione del grado di integrazione dell'interessato (lett. c); non sussistono
motivi di revoca secondo l'art. 62 LStr (lett. d).
3.2 Questa disposizione, entrata in vigore il 1° gennaio 2007, ha sostituito
i cpv. 3 a 5 dell'art. 44 LAsi (RU 2006 4745, pag. 4767). Essi prevedevano
in sostanza la possibilità di pronunciare l'ammissione provvisoria a favore
di richiedenti l'asilo in una situazione di rigore personale grave. Raffrontato
alla previgente legge, il nuovo art. 14 cpv. 2 LAsi ne ha esteso il campo
d’applicazione: esso include anche i richiedenti l'asilo respinti migliorando
così il loro statuto giuridico, considerato che hanno la possibilità, a certe
condizioni, di ottenere un permesso di dimora (DTAF 2009/40 consid. 3.1).
3.3 Contrariamente alle altre procedure in materia di diritto degli stranieri,
la persona interessata ha qualità di parte unicamente nella procedura di
approvazione dinanzi alla SEM (art. 14 cpv. 4 LAsi), ovvero a decorrere
dalla richiesta presentata dal Cantone. Infatti la procedura di rilascio di un
permesso di dimora secondo l'art. 14 cpv. 2 LAsi deve essere avviata dai
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Cantoni che intendono fare uso di tale possibilità (art. 14 cpv. 3 LAsi). In
altre parole, il diritto federale non permette alle autorità cantonali di ricono-
scere il ruolo di parte a coloro che hanno postulato, sponte propria, il be-
neficio dell'art. 14 cpv. 2 LAsi (cfr. ad esempio le sentenze del TF
2D_41/2010 del 15 dicembre 2010 consid. 3.1.2 e 2D_25/2010 del 14 mag-
gio 2010 consid. 2.2; DTAF 2009/40 consid. 3.4 con i relativi riferimenti).
Ne consegue che, benché la terminologia sia simile, la procedura di appro-
vazione dell'art. 14 cpv. 2 LAsi ha una natura speciale rispetto alle proce-
dure di approvazione ex LStr (sulla natura di questa procedura cfr. DTF
137 I 128 consid. 3.1.2 e giurisprudenza ivi citata). Ciò detto, né il Tribu-
nale, né la SEM sono legati dal preavviso favorevole delle autorità canto-
nali e possono rifiutarne l'approvazione o limitarne la portata (cfr. art. 14
cpv. 2 LAsi e art. 85 cpv. 2 dell’ordinanza sull’ammissione, il soggiorno e
l’attività lucrativa del 24 ottobre 2007 [OASA, RS 142.201] in relazione con
l’art. 5 lett. d dell'ordinanza del Dipartimento federale di giustizia e polizia
[DFGP] concernente i permessi sottoposti alla procedura di approvazione
e le decisioni preliminari nel diritto in materia di stranieri del 13 agosto 2015
[in vigore dal 1° settembre 2015, RS 142.201.1], in relazione con l'art. 99
LStr).
4.
Nel caso in esame A._ è entrata in Svizzera in data 15 feb-
braio 2009 depositando una domanda d’asilo, essa soddisfa pertanto la
condizione temporale posta dall'art. 14 cpv. 2 lett. a LAsi, ovvero la pre-
senza in Svizzera da almeno cinque anni dall'inoltro della domanda d’asilo.
Dagli atti di causa emerge che la ricorrente ottempera parimenti alla se-
conda condizione prevista all'art. 14 cpv. 2 lett. b LAsi; infatti le autorità
preposte hanno sempre conosciuto il luogo in cui essa soggiornava (cfr.
domanda cantonale di riconoscimento di un caso personale particolar-
mente grave del 24 marzo 2016, incarto Simic, pag. 110), sebbene – come
si vedrà più avanti (cfr. sub consid. 6.5) – la ricorrente ha rilevato la sua
vera identità unicamente in occasione delle osservazioni dinanzi alla SEM
del 15 luglio 2016. Ciò detto, resta da esaminare se la situazione dell'inte-
ressata costituisce un grave caso di rigore personale in considerazione del
suo grado di integrazione, ai sensi dell'art. 14 cpv. 2 lett. c LAsi in relazione
con l'art. 31 OASA, nonché accertare se sussistono motivi di revoca se-
condo l’art. 62 LStr (cfr. art. 14 cpv. 2 lett. d LAsi).
5.
5.1 I criteri materiali per l'apprezzamento di un «caso di rigore personale»
giusta l'art. 14 cpv. 2 LAsi erano elencati il 1° gennaio 2007 nell'art. 33
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dell'ordinanza 1 sull'asilo relativa a questioni procedurali dell'11 ago-
sto 1999 (Ordinanza 1 sull'asilo, OAsi 1, RU 2006 4739) nel suo tenore in
vigore fino al 31 dicembre 2007. A decorrere dall'entrata in vigore della LStr
e delle relative ordinanze di esecuzione, in particolare dell'OASA, il previ-
gente art. 33 OAsi 1 è stato abrogato e sostituito dall'art. 31 OASA, il quale
comprende una lista non esaustiva di criteri da esaminare. In particolare
nella valutazione occorre considerare l'integrazione del richiedente (lett. a),
il rispetto dei principi dello Stato di diritto (lett. b), la situazione familiare in
particolare il momento e la durata della scolarizzazione dei figli (lett. c), la
situazione finanziaria nonché la volontà di partecipare alla vita economica
e di acquisire una formazione (lett. d), la durata della presenza in Svizzera
(lett. e), lo stato di salute (lett. f), nonché la possibilità di un reinserimento
nel paese d'origine (lett. g). Va parimenti rilevato che ai sensi dell'art. 31
cpv. 2 OASA il richiedente deve aver rivelato la propria identità. Questa
norma è stata emanata nel rispetto dei principi della delega legislativa, in
quanto essa non esce dal quadro legislativo ed è in rapporto con lo scopo
perseguito giacché, per definizione, un titolo di soggiorno può essere rila-
sciato unicamente se l'identità della persona interessata è conosciuta.
Senza conoscere l'identità non è pertanto possibile rilasciare un qualsivo-
glia permesso di soggiorno. Infine va osservato che anche la legge stessa,
segnatamente l'art. 8 LAsi, disciplina l'obbligo di collaborare della persona
interessata, dovendo fra l'altro quest'ultima dichiarare le proprie generalità
(cfr. sentenza del TAF C-3811/2007 del 6 gennaio 2010 consid. 6 e riferi-
menti ivi citati).
Sempre con riferimento all'art. 31 cpv. 1 OASA, come pure alla giurispru-
denza sviluppata in merito, va però indicato che nell'apprezzamento del
«caso di rigore» occorre tenere conto dell’insieme delle circostanze della
fattispecie, di modo che i criteri enunciati dalla disposizione legale non co-
stituiscano un catalogo esaustivo e non debbano essere adempiuti cumu-
lativamente (cfr. DTAF 2009/40 consid. 6.2; VUILLE/SCHENK, L'article 14 ali-
néa 2 de la loi sur l'asile et la notion d'intégration, in: Cesla Amarelle [ed.],
Pratiques en droit des migrations, L'intégration des étrangers à l'épreuve
du droit suisse, 2012, pagg. 105 e segg.).
5.2 Il Tribunale ha inoltre avuto l'occasione di pronunciarsi in merito all'in-
terpretazione dell'art. 14 cpv. 2 LAsi (DTAF 2009/40 consid. 5.2 e 5.3) ed è
giunto alla conclusione che la nozione di un caso di rigore grave prevista
da questa disposizione corrisponde a quella di caso personale particolar-
mente grave prevista all'art. 30 cpv. 1 lett. b LStr come anche al previgente
art. 13 lett. f dell'ordinanza che limita l'effettivo degli stranieri del 6 otto-
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bre 1986 (OLS, RU 1986 1791). Secondo la prassi e la giurisprudenza re-
lative ai casi personali di estrema gravità, sviluppate in relazione all'art. 13
lett. f OLS, è necessario che la persona interessata si trovi in una situa-
zione di bisogno personale. Ciò significa che le sue condizioni di vita e
d'esistenza in caso di rinvio dalla Svizzera, paragonate alle condizioni me-
die degli stranieri nella stessa situazione, comporterebbero delle gravi con-
seguenze.
5.3 Infine lo scrivente Tribunale sottolinea che il tenore del testo dell'art. 14
cpv. 2 LAsi indica in modo chiaro che le condizioni d'applicazione di questa
disposizione devono essere restrittive come lo sono quelle inerenti ai casi
di rigore ai sensi del diritto degli stranieri (DTF 130 II 39 consid. 3;
DTAF 2009/40 consid. 6.1; 2007/45 consid. 4.2; VUILLE/SCHENK, op. cit.,
pag. 113).
6.
6.1 A._ si è prevalsa del lungo soggiorno in Svizzera (ormai supe-
riore ad otto anni), di un comportamento corretto ad eccezione delle indi-
cazioni in merito alla sua identità, nonché di un'integrazione socioprofes-
sionale ben riuscita, caratterizzata dalla forte volontà di acquisire delle co-
noscenze lavorative e dall’indipendenza finanziaria.
6.2 Il Tribunale osserva in primo luogo che il semplice fatto che uno stra-
niero abbia soggiornato durante più anni in Svizzera, seppure legalmente,
non permette considerato singolarmente di riconoscere l’esistenza di un
caso di particolare gravità, al contrario devono essere presenti altre circo-
stanze eccezionali, le quali permettono di giustificare il sussistere di un
caso di rigore (cfr. DTAF 2007/16 consid. 7; come pure la sentenza del TAF
C-5313/2011 del 13 marzo 2014 consid. 6.2 ed i riferimenti ivi citati). Nella
presente fattispecie la ricorrente non può dunque prevalersi unicamente
della durata della sua permanenza in Svizzera al fine del rilascio di un per-
messo di dimora in applicazione dell’art. 14 cpv. 2 LAsi. La considerazione
che precede vale a maggior ragione nel caso in esame visto che la do-
manda d’asilo di A._ è stata respinta e l’autorità inferiore ne ha pro-
nunciato l’allontanamento con decisione del 30 agosto 2011, confermata
da questo Tribunale in data 16 maggio 2012 (D-5464/2011). Da allora l’in-
teressata soggiorna in Svizzera unicamente grazie alla tolleranza delle au-
torità cantonali (a questo proposito cfr. in particolare DTAF 2007/45 con-
sid. 4.4 e 6.3; 2007/44 consid. 5.2; sentenze del TAF C-3620/2014 del
21 settembre 2015 consid. 6.1; C-5309/2013 del 5 dicembre 2014 con-
sid. 4.3.1 e le referenze citate).
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6.3 Per quanto attiene all'integrazione professionale della ricorrente, lo
scrivente Tribunale ritiene che questa non rivesta un carattere eccezionale
se paragonata a quella della media degli stranieri in Svizzera da diversi
anni. Senza mettere in discussione gli sforzi profusi da A._ in
quest’ambito (vista la formazione acquisita ed il secondo tirocinio in corso
di svolgimento) nonché la sua volontà di partecipare alla vita economica
elvetica, non si può considerare che la relazione dell'interessata con la
Svizzera sia talmente stretta da non poter esigere che essa si trasferisca
in un’altra nazione o che ritorni nel paese d'origine (DTAF 2009/40 con-
sid. 6.2 e riferimenti ivi citati; 2007/44 consid. 4.2). La ricorrente che ha
raggiunto l’indipendenza finanziaria nel luglio del 2013 è attiva a
C._ quale creatrice di abbigliamento in un atelier appartenente ad
una società di moda di D._, presso cui durante il periodo compreso
tra il 1° settembre 2015 ed il 31 agosto 2018 segue e seguirà un secondo
tirocinio quale impiegata al commercio al dettaglio (cfr. incarto Simic,
pagg. 90-100). Agli atti non figurano indicazioni in merito alla remunera-
zione totale percepita, ad eccezione dell’indicazione riguardante lo stipen-
dio relativo all’apprendistato attualmente in corso, che però non sembra
essere sufficiente per garantirle effettivamente l’autonomia finanziaria. Pur
tenendo conto del fatto che la titolare dell’azienda per cui lavorava l’inte-
ressata ha espresso soddisfazione per le qualità professionali, l’impegno e
la passione dedicate alle attività svolte, proponendo appunto la già citata
seconda formazione al fine di favorire il futuro rientro in Mongolia ed ado-
perandosi per facilitare l’ottenimento di un permesso di dimora (cfr. scritto
del 6 agosto 2015, incarto Simic, pag. 98), non si può ritenere che il per-
corso lavorativo intrapreso da A._ rappresenti un apprendimento di
competenze o qualifiche tali da non poter essere utili nel proprio paese
d'origine (appare anzi vero il contrario), né che la ricorrente abbia fatto
prova di un'evoluzione professionale talmente riguardevole da giustificare
a lei sola l'ammissione di un caso di rigore ai sensi dell'art. 14 cpv. 2 LAsi
in relazione con l'art. 31 cpv. 1 OASA (cfr. VUILLE/SCHENK, op. cit.,
pagg. 122-124).
6.4 Con riferimento al criterio dell'integrazione sociale il Tribunale osserva
come l’interessata sembra avere dimostrato impegno nell’acquisire le com-
petenze linguistiche del luogo di residenza, esprimendosi in italiano (cfr.
domanda cantonale di riconoscimento di un caso personale particolar-
mente grave del 24 marzo 2016, incarto Simic, pag. 110). Dagli atti non
risultano tuttavia ulteriori elementi particolari indicanti un’alta integrazione
nel tessuto sociale. Non figurano in effetti eventuali affiliazioni ad associa-
zioni o indicazioni in merito a legami sentimentali o di amicizia stretti du-
rante la permanenza di A._ in Svizzera.
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Pagina 11
6.5 Dal punto di vista del comportamento, occorre osservare che l’insor-
gente non è mai stata oggetto di lagnanze da parte delle autorità e non ha
subito alcuna condanna negli ormai otto anni di presenza in questo paese.
Va nondimeno osservato che l'assenza di atteggiamenti penalmente re-
prensibili non rappresenta nulla di eccezionale, al contrario, corrisponde al
normale comportamento che ogni cittadino è tenuto ad adottare. Inoltre la
buona condotta tenuta dalla ricorrente deve essere relativizzata in quanto
dal suo arrivo in Svizzera ad inizio 2009 fino al luglio 2016 non ha indicato
la sua vera identità, contravvenendo fortemente al suo dovere di collabo-
razione nell’ambito del procedimento d’asilo (ed in particolare all’art. 8
cpv. 1 lett. a LAsi), oltre al principio della buona fede. Va altresì precisato
che l’avere taciuto le sue vere generalità – fatto in alcun modo giustificato
dalle informazioni fornitele da altri richiedenti l’asilo presso il Centro di re-
gistrazione al momento dell’entrata in questo paese – potrebbe configurare
un motivo di revoca ai sensi dell’art. 62 cpv. 1 lett. a LStr e sicuramente
non giova alla sua posizione.
6.6 Il Tribunale rileva che l'interessata gode di uno stato di salute buono
(cfr. domanda cantonale di riconoscimento di un caso personale particolar-
mente grave del 24 marzo 2016, incarto Simic, pag. 109), ragione per la
quale neppure da un punto di vista medico un proseguimento della sua
permanenza in Svizzera appare necessario.
Quo alla situazione familiare dell'insorgente occorre considerare che du-
rante la procedura d’asilo le dichiarazioni di A._ non sono state ri-
tenute verosimili, ivi comprese quelle relative alla sua famiglia, composta a
suo dire da una sorella minore, che unitamente ad essa era stata affidata
alle cure di una zia. Secondo quanto raccontato all’epoca erano stati pro-
prio i comportamenti della zia e del di lei compagno ad avere spinto la ri-
corrente ad abbandonare il suo domicilio e la sorellina per in seguito vivere
alcuni anni come senzatetto ed infine cercare rifugio in Svizzera. Non è
dunque dato a sapere da chi potrebbe essere effettivamente accolta la ri-
corrente al suo rientro in Mongolia. Ciò non sembra a ogni buon conto co-
stituire un ostacolo ad un suo eventuale rimpatrio. Dagli atti emerge invero
che l’interessata non ha alcun legame familiare in Svizzera, mentre ha vis-
suto nel suo paese d’origine fino all’età di quasi 25 anni, ragione per cui è
verosimile partire dal presupposto che nonostante il periodo relativamente
lungo trascorso in territorio elvetico essa possa ritrovare almeno in parte le
relazioni sociali e familiari che aveva lasciato al momento della sua par-
tenza per l’Europa. Il Tribunale non ignora il fatto che il ritorno in Mongolia
dopo un soggiorno di diversi anni in Svizzera possa comportare delle diffi-
coltà. Una volta rientrata nella sua terra d'origine, la ricorrente si troverà
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indubbiamente in condizioni meno favorevoli di quelle vissute in questo
paese. La sua situazione sarà tuttavia simile a quella di molti altri suoi con-
nazionali rimasti in patria. Tale circostanza non rappresenta una ragione
sufficiente per potere beneficiare di un permesso di soggiorno fondato sulla
base di un caso di estrema gravità che renda impossibile esigere da essa
il riadattamento alla sua esistenza passata. Come già rilevato da questa
Corte (DTAF 2007/16 consid. 10), non vengono prese in considerazione le
circostanze generali (economiche, sociali o sanitarie) a cui è confrontata
l'insieme della popolazione rimasta in patria ed a cui la persona in que-
stione dovrà fare fronte al suo ritorno, salvo nel caso in cui quest'ultima
possa invocare delle difficoltà concrete e proprie alla sua situazione parti-
colare. Ciò non è il caso nella presente fattispecie. Va infine considerato
che le conoscenze professionali e l’esperienza acquisite in Svizzera po-
tranno facilitare il reinserimento di A._ nel suo paese di prove-
nienza. Come visto in precedenza (cfr. consid. 6.3 supra), la formazione
professionale attualmente frequentata è volta anche a facilitare il rientro in
Mongolia.
7.
A fronte di quanto menzionato, le circostanze in esame non sono tali da
poter ritenere che la ricorrente si trovi in una situazione di grave caso di
rigore ai sensi dell'art. 14 cpv. 2 LAsi. Pertanto l'autorità inferiore ha rifiutato
a ragione l'approvazione al rilascio di un permesso di dimora.
8.
Ne discende che la SEM, con la decisione del 7 settembre 2016, non ha
violato il diritto federale, né abusato del suo potere di apprezzamento; l'au-
torità di prime cure non ha accertato in modo inesatto o incompleto i fatti
giuridicamente rilevanti ed inoltre la decisione non è inadeguata (art. 6 e
106 cpv. 1 LAsi in relazione con l’art. 49 PA). Per questi motivi il ricorso
deve essere respinto.
9.
Le spese processuali di fr. 1’000.–, che seguono la soccombenza, sono
poste a carico della ricorrente (art. 63 cpv. 1 e 5 PA nonché art. 3 lett. b del
regolamento sulle tasse e sulle spese ripetibili nelle cause dinanzi al Tribu-
nale amministrativo federale del 21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]).
10.
Visto l'esito della procedura non sono assegnate spese ripetibili.
F-6228/2016
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