Decision ID: 395b0f93-9e6f-52c3-8016-e6ede3ba37ba
Year: 2014
Language: it
Court: TI_TCAS
Chamber: TI_TCAS_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: social_law

ritenuto,
in fatto
1.1. In data 10 febbraio 2012, RI 1, dipendente del Comune di _ in qualità di funzionario amministrativo e, perciò, assicurato d’obbligo contro gli infortuni presso la CO 1, é caduto a causa di una lastra di ghiaccio e ha battuto a terra l’emicostato sinistro, effettuando nel contempo un movimento brusco con il collo verso destra per evitare di urtare la testa (cfr. doc A 17).
Nel giorni successivi all’evento, egli ha sviluppato, principalmente, una sintomatologia vertiginosa.
L’Istituto assicuratore ha ammesso la propria responsabilità e ha corrisposto regolarmente le prestazioni di legge.
1.2. Esperiti gli accertamenti medico-amministrativi del caso, con decisione formale del 15 ottobre 2013, l’amministrazione ha dichiarato estinto il proprio obbligo a prestazioni a contare dal 25 settembre 2013, ritenuto che da quella data i disturbi ancora denunciati dall’assicurato non si sarebbero più trovati in nesso di causalità con l’infortunio del mese di febbraio 2012 (cfr. doc. A 49).
A seguito dell’opposizione interposta dall’assicurato personalmente (cfr. doc. A 54), in data 18 febbraio 2014, l’assicuratore LAINF ha confermato il contenuto della sua prima decisione (doc. A 1).
1.3. Con tempestivo ricorso del 21 marzo 2014, RI 1 ha chiesto che la CO 1 venga condannata a ripristinare il suo diritto a prestazioni, argomentando in particolare quanto segue:
"
(...).
L’assicurazione contesta il rapporto del dott. _, medico di famiglia di RI 1, in considerazione del fatto che per costante dottrina e giurisprudenza i rapporti dei medici di famiglia hanno una valenza inferiore rispetto a quelli degli altri medici specialisti e ciò in considerazione del rapporto speciale che si istaura tra medico e paziente.
Questa affermazione, nel caso concreto, non può essere accettata.
Dal rapporto medico 6.11.2013 emerge che RI 1 é paziente del dott. _ dal 2000 e che fino all’evento del 10.02.2012 non ha mai avuto problemi di salute simili a quelli da lui oggi lamentati. Emerge pure che anche gli specialisti che lo hanno seguito in questi mesi hanno confermato che il suo problema é di origine post-traumatica.
Il rapporto del dott. _ non é per certo un rapporto di compiacenza. Il medico di famiglia di RI 1 si é limitato a ricordare che, prima dell’incidente, egli non lamentava problemi. Fatto questo che può essere solo confermato dal medico di famiglia che seguiva il paziente. Si tratta quindi di un dato oggettivo che non può non essere tenuto in considerazione unicamente in quanto descritto dal medico di famiglia.
Il dottor _ si limita poi a far notare che gli altri medici che hanno visitato il signor RI 1 hanno confermato che si tratta di un problema di origine post-traumatica. Il dott. _ non ha effettuato valutazioni proprie. Il suo rapporto deve quindi essere tenuto in considerazione in quanto riporta affermazioni di altri medici. A maggior ragione se si considera che, come detto in precedenza, i rapporti medici citati confermano un nesso di causalità tra l’incidente e i dolori lamentati.
Le censure dell’assicurazione in merito al rapporto del dott. _ devono quindi essere nel caso concreto respinte.
(...).
La perizia medica 10.10.2013, a cui fa riferimento l’assicurazione nella sua decisione, non é del tutto seria. Ciò in considerazione del fatto che in occasione della visita a _ di RI 1 i medici si sono limitati ad un colloquio con lui e ad eseguire una breve visita neurologica. Non é quindi stato effettuato nessun esame di rilievo. Non si comprende quindi su quale base i medici del SMAB abbiano basato le loro conclusioni. Ciò a maggior ragione se si considera che, così come indicato dal dr. med. _, i medici che si sono occupati di lui in questi mesi hanno confermato proprio l’origine traumatica del problema. (...).”
(doc. I)
1.4. La CO 1, in risposta, ha postulato l’integrale reiezione dell’impugnativa con argomenti di cui si dirà, per quanto occorra, nei considerandi di diritto (cfr. doc. IV).
1.5. In corso di causa, l’insorgente ha prodotto un’ulteriore certificazione del dott. _ e si é riconfermato nelle proprie conclusioni (doc. VI + allegato).
L’assicuratore convenuto si é espresso in merito il 23 maggio 2014 (doc. VIII).

in diritto
In ordine
2.1. La presente vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico ai sensi dell'articolo 49 cpv. 2 della Legge sull’organizzazione giudiziaria (cfr. STF 8C_452/2011 del 12 marzo 2012; STF 8C_855/2010 dell'11 luglio 2011; STF 9C_211/ 2010 del 18 febbraio 2011; STF 9C_792/2007 del 7 novembre 2008; STF H 180/06 e H 183/06 del 21 dicembre 2007; STFA I 707/00 del 21 luglio 2003; STFA H 335/00 del 18 febbraio 2002; STFA H 212/00 del 4 febbraio 2002; STFA H 220/00 del 29 gennaio 2002; STFA U 347/98 del 10 ottobre 2001, pubblicata in RDAT I-2002 pag. 190 seg.; STFA H 304/99 del 22 dicembre 2000; STFA I 623/98 del 26 ottobre 1999).
Nel merito
2.2. Oggetto della lite é la questione di sapere se l’assicuratore LAINF era legittimato a dichiarare estinto il diritto alle prestazioni a decorrere dal 25 settembre 2013, oppure no.
2.3. Secondo l’art. 6 cpv. 1 LAINF, per quanto non previsto altrimenti dalla legge, le prestazioni assicurative sono effettuate in caso d’infortuni professionali, d’infortuni non professionali e di malattie professionali.
Il diritto alle prestazioni risultante da un infortunio assicurato presuppone l’esistenza di un
nesso di causalità naturale
tra l’evento dannoso e il danno alla salute. Questa condizione é adempiuta qualora si possa ammettere che, senza l'evento infortunistico, il danno alla salute non si sarebbe potuto verificare o non si sarebbe verificato nello stesso modo. Non occorre, invece, che l'infortunio sia stato la sola o immediata causa del danno alla salute; è sufficiente che l'evento, se del caso unitamente ad altri fattori, abbia comunque provocato un danno all'integrità corporale o psichica dell'assicurato, vale a dire che l'evento appaia come una
conditio sine qua non
del danno. È questione di fatto lo stabilire se tra evento infortunistico e danno alla salute esista un nesso di causalità naturale; su detta questione amministrazione e giudice si determinano secondo il principio della probabilità preponderante - insufficiente essendo l'esistenza di pura possibilità - applicabile generalmente nell'ambito dell'apprezzamento delle prove in materia di assicurazioni sociali (DTF 129 V 177 consid. 3. p. 181, 402 consid. 4.3 p. 406).
2.4. Se un infortunio ha semplicemente scatenato un processo che sarebbe comunque insorto anche senza questo evento, il nesso di causalità naturale tra i disturbi accusati dall’assicurato e l’infortunio deve essere negato se lo stato morboso preesistente é ritornato ad essere quello che era prima dell’infortunio (
status quo ante
) oppure se ha raggiunto lo stadio che sarebbe prima o poi subentrato anche senza l'infortunio (
status quo sine
) (RAMI 1992 U 142 p. 75 consid.
4b; A. Maurer, Schweizerisches Unfallversicherungsrecht, p. 469; U. Meyer-Blaser, Die Zusammenarbeit von Richter und Arzt in der Sozialversicherung,
in
Bollettino dei medici svizzeri 71/1990, p. 1093).
Il solo fatto che la sintomatologia sia apparsa soltanto dopo un infortunio, non basta per stabilire un rapporto di causalità naturale con questo medesimo infortunio (ragionamento “
post hoc, ergo propter hoc
”; cfr. DTF 119 V 335 consid. 2b/bb p. 341s.; RAMI 1999 U 341 p. 408s. consid. 3b). Occorre di principio ricercarne l’eziologia e verificare, su questa base, l’esistenza del nesso di causalità con l’evento assicurato. Pertanto, in materia
d’infortunio del tipo “colpo di frusta” alla colonna cervicale, di trauma equivalente oppure di trauma cranio-cerebrale
, senza dimostrazione di un sostrato organico oggettivabile, l’esistenza di un legame causale naturale tra l’infortunio e l’incapacità lavorativa o di guadagno, deve di principio essere ammessa in presenza di un quadro clinico tipico caratterizzato da disturbi multipli, quali diffusi mal di testa, vomito, vertigini, disturbi della concentrazione e della memoria, facile stanchevolezza, disturbi visivi, irritabilità, labilità affettiva, depressione, cambiamento della personalità, ecc.. L’esistenza di un infortunio di questo tipo così come delle sue conseguenze, presuppone delle attendibili certificazioni medico-specialistiche (cfr. DTF 119 V 335 consid. 1, 117 V 359 consid. 4b; in merito alle misure istruttorie necessarie, si veda la DTF 134 V 109 consid. 9 p. 122s.).
2.5. Il diritto alle prestazioni assicurative presuppone pure l'esistenza di un
nesso di causalità adeguata
tra l’evento dannoso e il danno alla salute. In caso di danno alla salute fisica, il nesso di causalità adeguata é generalmente ammesso, dal momento in cui é accertata la causalità naturale (cfr. DTF 127 V 102 consid. 5b/bb p. 103). Per contro, la giurisprudenza ha elaborato più criteri per valutare l’adeguatezza del nesso di causalità tra un infortunio e dei disturbi psichici sviluppati successivamente dalla vittima. Essa ha dapprima classificato gli infortuni in tre categorie, a seconda della dinamica: gli infortuni insignificanti o leggeri (per esempio, una caduta o scivolata banale), gli infortuni di media gravità e gli infortuni gravi. Per procedere a tale classificazione, non si deve considerare il modo in cui l’infortunio é stato vissuto dall’interessato ma piuttosto l’evento traumatico in quanto tale da un punto di vista oggettivo. In presenza di un infortunio di media gravità, occorre prendere in considerazione un certo numero di criteri, di cui i più importanti sono:
- le circostanze concomitanti particolarmente drammatiche o la particolare spettacolarità dell'infortunio;
- la gravità o particolare caratteristica delle lesioni lamentate, segnatamente la loro idoneità, secondo l'esperienza, a determinare disturbi psichici;
- la durata eccezionalmente lunga della cura medica;
- i disturbi somatici persistenti;
- la cura medica errata che aggrava notevolmente gli esiti dell'infortunio;
- il decorso sfavorevole della cura e le complicazioni rilevanti intervenute;
- il grado e la durata dell'incapacità lavorativa dovuta alle lesioni fisiche.
Non in ogni caso è necessario che tutti i criteri appena menzionati siano presenti. La presenza di un unico criterio può bastare per ammettere l'adeguatezza del nesso di causalità quando l'infortunio va classificato fra quelli al limite della categoria degli eventi gravi. Per contro, in presenza di un infortunio che si situa al limite di quelli insignificanti o leggeri, le circostanze da considerare devono cumularsi oppure rivestire un'importanza particolare affinché si possa ammettere il carattere adeguato del nesso di causalità (DTF 115 V 140s., consid. 6c/aa e bb e 409s., consid. 5c/aa e bb, 117 V 384, consid. 4c; RAMI 2002 U 449, p. 53ss. consid. 4a).
2.6. In presenza di un infortunio del tipo “colpo di frusta” alla colonna cervicale, di un trauma equivalente oppure di un trauma cranio-cerebrale, senza prova di deficit funzionale organico, i criteri della causalità adeguata devono essere esaminati senza differenziare le componenti psichiche da quelle somatiche, e ciò contrariamente a quanto avviene trattandosi di disturbi psichici insorti a seguito di un infortunio, per i quali vanno considerati unicamente gli aspetti organici (cfr. DTF 127 V 102 consid. 5b/bb p. 103 e SVR 2007 UV 8 p. 27, consid. 2ss.).
2.7. Nella DTF 134 V 109, già citata in precedenza, il Tribunale federale ha precisato, da più punti di vista, la propria giurisprudenza riguardante la valutazione della causalità in caso di disturbi organici
non
oggettivabili e, specificatamente, quella elaborata in materia di traumi d’accelerazione al rachide cervicale, di traumi equivalenti oppure di traumi cranio-cerebrali.
In quel giudizio, l’Alta Corte ha innanzitutto confermato la necessità di procedere a un esame particolare dell’adeguatezza in presenza di infortuni che hanno comportato tali lesioni (consid. 7-9). Il Tribunale federale ha inoltre stabilito che non vi è ragione di modificare i principi relativi alla classificazione degli infortuni a seconda del loro grado di gravità e all’eventuale presa in considerazione di ulteriori criteri nell’esame dell’adeguatezza a dipendenza della gravità dell’infortunio (consid. 10.1). La Corte federale ha invece accresciuto le esigenze relativamente alla prova dell’esistenza di una lesione in relazione di causalità naturale con l’infortunio (consid. 9) e ha modificato in parte i criteri di rilievo per l’adeguatezza (consid. 10).
Per quanto riguarda il nesso di causalità
naturale
, il TF ha segnatamente ricordato che, accanto ai casi in cui un chiaro miglioramento dello stato di salute subentra già dopo breve tempo e che perciò pongono raramente dei problemi nell’applicazione del diritto, vi sono i casi in cui i disturbi perdurano più a lungo, sino alla loro cronicizzazione. Per questi ultimi, è indicato disporre rapidamente - di regola dopo circa sei mesi di persistenza dei disturbi -, una perizia pluri-/interdisciplinare (di tipo neurologico/ortopedico, psichiatrico e, eventualmente, neuropsicologico; in caso di questioni specifiche e per escludere diagnosi differenziali sono pure indicati accertamenti otoneurologici, oftalmologici, ecc.), allestita da medici specialisti che godono di un’esperienza specifica con questo genere di lesioni. Relativamente alla causalità adeguata, l’Alta Corte ha rielaborato i criteri di rilievo, principalmente quelli che contengono una componente temporale e, in secondo luogo, quelli che nella pratica si sono dimostrati troppo poco chiari. Il relativo nuovo elenco si presenta quindi nel modo seguente:
- le circostanze concomitanti particolarmente drammatiche o la particolare spettacolarità dell'infortunio;
- la gravità o particolare caratteristica delle lesioni lamentate;
- la specifica cura medica protratta e gravosa;
- i notevoli disturbi;
- la cura medica errata che aggrava notevolmente gli esiti dell'infortunio;
- il decorso sfavorevole della cura e le complicazioni rilevanti intervenute;
- la rilevante incapacità lavorativa malgrado la dimostrazione degli sforzi compiuti.
Nonostante ciò che precede, la giurisprudenza citata al considerando 2.5. (DTF 115 V 133 e 403) si applica anche in caso di traumi d’accelerazione al rachide cervicale, di traumi equivalenti oppure di traumi cranio-cerebrali, se i disturbi psichici insorti dopo l’infortunio appaiono chiaramente come un danno alla salute distinto e indipendente dal quadro clinico tipico consecutivo a un trauma d’accelerazione al rachide cervicale, a un trauma equivalente oppure a un trauma cranio-cerebrale (cfr. RAMI 2001 U 421 p. 79 consid. 2b).
2.8. L’evoluzione più recente della giurisprudenza federale consiste nell’applicare la prassi relativa all’evoluzione psichica abnorme conseguente a infortunio nei casi in cui l’
esistenza dei disturbi denunciati dalla persona assicurata é sì stata attestata da medici specialisti, ma non oggettivata mediante accertamenti strumentali e radiologici scientificamente riconosciuti. Secondo l’Alta Corte, in quei casi, l’assenza di postumi organici oggettivabili non esclude
a priori
l’esistenza di un nesso di causalità naturale con l’evento traumatico in questione (cfr. SVR 2012 UV n. 5 p. 17ss. consid. 5.1 e riferimenti ivi menzionati). L’esame della causalità naturale viene però momentaneamente sospeso, per procedere a un esame particolare dell’adeguatezza del nesso causale. Se da tale esame emerge non essere dato il necessario nesso di causalità adeguata, si può rinunciare a esperire ulteriori indagini sulla questione della causalità naturale tra l’infortunio e i disturbi lamentati (DTF 135 V 465 consid. 5.1).
Ad esempio, questo principio é stato applicato dall’Alta Corte in una sentenza 8C_267/2009 del 26 gennaio 2010 consid. 4.3, riguardante dei disturbi visivi denunciati da un assicurato che era stato spinto contro un muro da una terza persona. Ammessa l’esistenza del nesso di causalità naturale in quanto attestata da due neuro-oftalmologi attivi a livello universitario e constatata la mancata oggettivazione di un danno alla salute organico, il TF ha esaminato il caso dal profilo della causalità adeguata in applicazione della “psico-prassi” (e non di quella relativa ai traumi cranio-cerebrali siccome l’assicurato aveva lamentato una semplice contusione cranica), per giungere alla conclusione che l’adeguatezza non era data.
In una sentenza 8C_291/2012 dell’11 giugno 2012, la Massima Istanza ha deciso in questo stesso modo, a proposito di una fattispecie in cui i disturbi lamentati dall’assicurato
all’arto inferiore sinistro, riferibili secondo gli specialisti a un dolore neuropatico provocato dall’infortunio, non avevano potuto essere oggettivati né neurologicamente né mediante esami strumentali per immagini.
Infine, nella DTF 138 V 248, il Tribunale federale, modificando la propria giurisprudenza, ha stabilito che in presenza di acufeni non attribuibili a un’affezione organica oggettivabile, il nesso di causalità adeguata con l’infortunio non può essere ammessa senza aver fatto l’oggetto di un esame particolare, al pari di quanto avviene per altri quadri clinici senza prova di deficit organico.
2.9. Nella presente fattispecie, dalla decisione su opposizione impugnata risulta che l’Istituto assicuratore ha negato che i disturbi accusati da RI 1 dopo il 24 settembre 2013, costituissero ancora una conseguenza, naturale e adeguata, del sinistro del mese di febbraio 2012.
Per quanto riguarda la causalità naturale, la Axa Winterthur ha fatto capo, in particolare, alla perizia amministrativa elaborata dallo _ il 10 ottobre 2013 (cfr. doc. A 1, p. 4).
Per quanto concerne invece l’adeguatezza, l’assicuratore l’ha negata a priori, posto che l’evento occorso al ricorrente deve essere classificato nella categoria degli infortuni leggeri o insignificanti (cfr. doc. A 1, p. 6).
Dalle tavole processuali emerge che, a seguito del noto infortunio, l’assicurato é stato sottoposto ad accertamenti diagnostici radiologici e strumentali, nonché a diverse valutazioni specialistiche.
Le radiografie convenzionali del 10 aprile 2012, come pure la RMN del 15 maggio 2012, non hanno evidenziato nulla di rilevante a livello del rachide cervicale, rispettivamente cerebrale (cfr. doc. M 9 e M 20).
Nel corso del mese di maggio 2012, l’insorgente ha privatamente consultato il dott. _, spec. FMH in neurologia, a causa dell’insorgenza di giramenti di testa, di problemi della concentrazione nel leggere scritture piccole, nonché di un tinnito all’orecchio sinistro.
In quell’occasione, lo specialista ha refertato uno stato neurologico “... completamente normale e con i risultati della collega Dr.ssa _, che non ha trovato argomenti per una vestibolopatia, ed in conoscenza dell’esame di Eplèy odierno completamente normale, una componente periferica vestibolare é improbabile. Anche elettroencefalograficamente non ho trovato nessuna attività asimmetrica.”.
Egli ha quindi dichiarato di essere in presenza di una “... patologia che con i nostri metodi classici non é spiegabile. Per questo motivo chiedo ai colleghi del Neurocentro se con i loro metodi specializzati in oto-neurologia, rispettivamente neuro-oftalmologia, hanno la possibilità di valutare la situazione.” (doc. M 22, p. 2).
La visita presso l’ambulatorio di neurologia e neurofisiologia clinica del Neurocentro _ ha avuto luogo l’11 luglio 2012.
Gli specialisti hanno ritenuto che la sintomatologia lamentata da RI 1 non fosse di “... univoca interpretazione. In diagnosi differenziale valutiamo sia una concussione vestibolare o una pregressa VPPB (ambedue ora completamente risolte) dopo caduta sul ghiaccio in febbraio 2012 con attualmente vertigine psicofisica (anamnesi con sospetta introspezione elevata), sia una fistola perilinfatica/deiscenza del canale semicircolare superiore vista l’anamnesi con peggioramento dei disturbi nei luoghi rumorosi.” (doc. M 29, p. 2).
Dal rapporto 20 luglio 2012 del dott. _, spec. FMH in ORL, si apprende che l’assicurato é stato nel frattempo sottoposto ad accertamenti vestibolari presso l’Ospedale regionale di _. In presenza di una funzione vestibolare periferica nella norma bilateralmente, il sanitario appena citato ha sospettato “... una problematica traumatica della sintomatologia, verosimilmente su contusione labirintica destra.” (doc. M 31).
Il 5 settembre 2012 il ricorrente é stato di nuovo visitato presso il Neurocentro _. Questa la valutazione contenuta nel relativo referto datato 7 settembre 2012:
"
(...).
La sintomatologia lamentata dal paziente é suggestiva per una vertigine fobica posizionale con un’importante componente introspettiva verosimilmente secondaria a una pregressa concussione vestibolare o VPPB ora completamente risolta. Abbiamo ribadito al paziente l’importanza di eseguire una regolare attività sportiva (anche se all’inizio potrebbe portare ad un peggioramento soggettivo dei sintomi) e una fisioterapia vestibolare, che abbiamo prescritto, unitamente alla sospensione del Betaserc, notamente efficace essenzialmente nella malattia di Menière. Se ciò non bastasse, consigliamo di prendere in considerazione l’ipotesi di iniziare una terapia comportamentale. Da parte nostra, riteniamo indicato la ripresa dell’attività lavorativa al 100% perché, come spiegato al paziente, potrebbe concorrere a “distrarlo” riducendo la componente ansioso-introspettiva che accompagna gli attacchi di vertigine.”
(doc. M 35)
Nel mese di aprile 2013, RI 1 é stato sottoposto a una valutazione odontoiatrica presso il dr. med. dent. _, il quale ha escluso la presenza di una patologia in relazione causale diretta con l’infortunio. Egli ha inoltre precisato di non poter “... escludere un ruolo dell’occlusione nella patogenesi della sintomatologia accusata dall’infortunato, ruolo che resta tuttavia minore. Molto più significativi, come già segnalava il reparto di neurologia dell’_, sono verosimilmente fattori legati alla personalità ipervigilante.” (doc. M 48).
Con rapporto del 14 maggio 2013, il dott_
, spec.
FMH in ORL, ha diagnosticato una lieve ipoacusia percettiva bilaterale con tinnito associato a sinistra di debole intensità, sottolineando l’impossibilità di stabilire un nesso di causalità con l’infortunio (doc. M 49).
Il 16 luglio 2013 l’insorgente ha invece consultato il dott. _, anch’egli spec. FMH in ORL. Secondo questo medico, RI 1
soffre di una “... sintomatologia cocleo-vestibolare sinistra quale verosimile postumo di un trauma toracico e concomitante trauma cervicale distorsivo riportati il 10.02.2012.” (doc. M 53).
Nel corso del mese di settembre 2013, l’assicurato é stato sottoposto ad approfondimenti pluridisciplinari (neurologici e psichiatrici) presso lo _ di _. L’aspetto neurologico é stato valutato dal dott. _, spec. FMH in neurologia, quello psichiatrico dallo psichiatra _.
Dal relativo rapporto, datato 10 ottobre 2013, risulta che i sanitari hanno diagnosticato una vertigine somatoforme e un
tinnitus
a sinistra. Dall’indagine psichiatrica, non é emerso alcun disturbo con valore di malattia, ragione per la quale gli specialisti _ hanno dichiarato di non condividere la diagnosi di vertigine fobica formulata dai sanitari del Neurocentro _ (doc. M 58, p. 10).
Essi hanno quindi osservato che gli accertamenti specialistici eseguiti nel frattempo,
non
hanno consentito di oggettivare i disturbi denunciati dall’assicurato (cfr. doc.
M 58, p. 13: “Verschiedene fachärztliche Untersuchungen (ORL, Otoneurologie, Neurologie) konnten die subjektiven Beschwerden nicht objektivieren.“).
A loro avviso, si tratta di problemi aspecifici, per i quali un nesso di causalità con il noto evento traumatico non può essere ammesso con il necessario grado di verosimiglianza (doc.
M 58, p. 13s.: “Die aktuellen Probleme des Versicherten, welche durch verschiedene Untersuchungen nicht objektiviert werden konnten, sind unspezifischen Beschwerden zuzuordnen. Ein natürlicher Kausalzusammenhang mit dem Ereignis vom 10.02.2012 ist somit nicht mit der notwendigen Wahrscheinlichkeit gegeben.“; in questo senso si veda pure la risposta al quesito n. 6.1: „Es lassen sich weder somatische noch psychopathologische Befunde erheben, welche in einem natürlichen Kausalzusammenhang zum Unfall vom 10.02.2012 stehen würden.“).
Nel quadro della procedura di opposizione, l’assicurato ha prodotto una certificazione, datata 6 novembre 2013, del dott. _, spec. FMH in medicina generale, il quale ha evidenziato che tanto il
dott. _ quanto il dott. _ avevano ammesso l’origine post-traumatica dei disturbi denunciati. Inoltre, sempre a suo avviso, “... le immagini neuro-radiologiche o altri esami strumentali non possono sempre mostrare un correlato anatomico per tutti i disturbi e questo in particolar modo per i disturbi neurologici o dell’orecchio interno. Non si può dunque concludere che i disturbi di cui soffre il Signor RI 1 non siano di origine infortunistica solo basandosi sulle immagini neuro-radiologiche che non mostrano nulla di particolare.” (doc. M 59).
Nel febbraio 2014, RI 1
é stato visitato dal dott. _, spec. FMH in malattie reumatiche. Secondo questo sanitario, riferendosi agli esiti della RMN cervicale del 29 settembre 2013, l’insorgente non soffre di una “... sindrome cervico-vertebrale e francamente mi rimane un po’ il dubbio che abbia avuto dei veri e propri traumi distorsivi della colonna cervicale, penso piuttosto che abbia avuto una contusione labirinti, eventualmente un lieve trauma cerebrale che può spiegare in parte la sintomatologia. In effetti, la presenza di eventuali vertigini dovute alla colonna cervicale presuppone la presenza di disfunzioni segmentarie cervicali alte, cioè da C0 a C3, che non si presentano nel paziente, é difficile quindi fare chiare proposte dal punto di vista reumatologico.” (doc. A 4).
Con rapporto pervenuto al TCA in data 14 maggio 2014, il dott. _ ha nuovamente preteso che la sintomatologia presentata dall’assicurato (disturbi della concentrazione, giramenti di testa, acufeni all’orecchio sinistro e minor resistenza allo sforzo fisico) é conseguenza del sinistro occorsogli nel febbraio 2012 (cfr. doc. B).
2.10.
Chiamato a pronunciarsi nella concreta evenienza, alla luce di quanto emerge dalla documentazione che é stata riassunta al precedente considerando
,
il TCA ritiene dimostrato, perlomeno con il grado di verosimiglianza richiesto dalla giurisprudenza, che i disturbi lamentati da RI 1 non correlano con un danno infortunistico
oggettivabile
.
In tale contesto va ricordato che, per poter parlare di lesioni traumatiche oggettivabili dal punto di vista organico, i risultati ottenuti devono essere confermati da indagini effettuate per mezzo di apparecchiature diagnostiche o di immagine radiologica e i metodi utilizzati riconosciuti scientificamente (STF 8C_421/2009 del 2 ottobre 2009 consid. 3 e sentenze ivi citate; cfr. pure DTF 134 V 109 consid. 9 p. 122).
In questo senso,
in una sentenza pubblicata in SVR 4-5/2009 UV 18, p. 69ss., il TF ha precisato che reperti clinici quali
miogelosi
,
dolori alla digitopressione del collo
oppure
limitazioni nella mobilità del rachide cervicale
, non possono di per sé essere qualificati quale chiaro substrato organico dei disturbi (si veda pure la STF 8C_416/2010 del 29 novembre 2010 consid. 3.2).
L’Alta Corte ha, altresì, statuito che nemmeno le
cefalee
costituiscono la prova della presenza di un danno organico di natura infortunistica, sebbene esse possano essere classificate secondo la Classificazione Internazionale delle Cefalee (ICHD-II) della International Headache Society (cfr. SVR 2008 UV 2 p. 3; STF 8C_680/2010 del 4 febbraio 2011 consid. 3.2).
In una sentenza U 273/06 del 9 agosto 2006 consid. 3.3, il TFA ha confermato che, per costante giurisprudenza, la neuropsicologia non è di per sé atta a dimostrare l’esistenza di disfunzioni cerebrali organiche derivanti da un infortunio.
A proposito della diagnosi di trauma cerebrale lieve, posta dal dott. _ (cfr. doc. A 4),
la giurisprudenza federale ha precisato che la diagnosi di
mild traumatic brain injury
viene formulata in base a determinati sintomi dopo un trauma cranico e
non implica già di per sé l’esistenza di un disturbo oggettivamente dimostrabile
(cfr. STF 8C_101/2013 del 31 maggio 2013 consid. 6.1 e i riferimenti ivi menzionati).
Per quanto concerne infine gli acufeni all’orecchio sinistro, nella
DTF 138 V 248 consid. 5.7.2, l’Alta Corte ha precisato che il cosiddetto tinnito
oggettivo
viene definito come un rumore presente nell’orecchio che insorge a causa di alterazioni pato-anatomiche, come ad esempio malformazioni vascolari, tumori oppure rumori di origine muscolare, ciò che non é il caso nella presente fattispecie.
2.11.
In assenza di un sufficiente sostrato organico oggettivabile, come è il caso nella presente fattispecie (si veda il consid. 2.10.), occorre effettuare un esame specifico dell’adeguatezza.
Secondo la giurisprudenza federale, l’esame dell’adeguatezza del legame causale può però avvenire, al più presto, quando
l’assicuratore contro gli infortuni, in virtù dell’art. 19 cpv. 1 LAINF, é tenuto a chiudere un caso (con interruzione delle prestazioni di corta durata e con esame del diritto a una rendita di invalidità e a un’IMI). Tale momento é dato quando dalla continuazione della cura medica non vi é più da attendersi dei notevoli miglioramenti e quando eventuali provvedimenti integrativi dell’assicurazione per l’invalidità si sono conclusi
(cfr.
DTF 134 V 109
consid
.
4
.3 con riferimenti).
Nel caso di specie, non vi sono in discussione provvedimenti integrativi dell’AI, motivo per cui é determinante il momento in cui si é stabilizzato lo stato di salute dell’insorgente.
Per sapere se ci si può ancora attendere un sostanziale miglioramento della salute,
si
deve fare riferimento a un incremento rispettivamente a un recupero della capacità lavorativa, nella misura in cui si è deteriorata in seguito all'infortunio
. L'aggettivo "sensibile" evidenzia che il miglioramento dev'essere importante. Progressi trascurabili non bastano (
DTF 134 V 109
consid
.
4
.3 con riferimenti).
Dalle carte processuali si evince che RI 1
ha ripreso il proprio lavoro a tempo pieno a partire dal
20 agosto 2013
(doc.
M 58, p. 8
). Dopo quella data, non risulta che sia stata medicalmente attestata una qualsiasi ulteriore incapacità lavorativa.
Se ne deduce pertanto che, al più tardi al momento in cui la CO 1 ha chiuso il caso (settembre 2013), il suo stato di salute poteva essere senz’altro ritenuto stabilizzato ai sensi della giurisprudenza appena menzionata.
Assodato dunque che all’amministrazione non può essere rimproverato
di aver
prematuramente
chiuso la pratica,
si pone la questione di sapere se l’esame dell’adeguatezza deve avvenire in base alla
prassi sviluppata nella DTF 117 V 359ss. relativamente ai “colpi di frusta” e precisata nella DTF 134 V 109 oppure secondo i criteri applicabili in caso di evoluzione psichica abnorme conseguente a infortunio (DTF 115 V 133ss.).
Secondo questa Corte, non entra in linea di conto un’applicazione della prassi in materia di trauma da “colpo di frusta”, visto che non risulta documentato che, successivamente al sinistro, l’assicurato abbia accusato disturbi a livello della nuca e/o del rachide cervicale, disturbi che, secondo la giuriprudenza federale, devono apparire
entro le prime 72 ore
(cfr. STF U 215/05 del 30 gennaio 2007 consid. 5, massimata in RtiD II-2007 N. 35 p. 151).
D’altro canto, il TCA non risulta nemmeno dimostrato con un sufficiente grado di verosimiglianza che l’insorgente abbia riportato una
mild traumatic brain injury
, considerato che lo stesso dott. Masina si é espresso al riguardo
semplicemente a titolo di eventualità.
L’esame dell’adeguatezza del nesso di causalità deve quindi avvenire secondo i criteri applicabili in caso di evoluzione psichica abnorme conseguente a infortunio (DTF 115 V 133).
2.12. Questo Tribunale ritiene che l
a questione relativa all’esistenza del nesso di causalità naturale tra l'infortunio e il danno alla salute possa rimanere insoluta (cfr., in proposito, SVR 1995 UV 23, p. 67 consid. 3c; STF U 17/07 del 30 ottobre 2007, consid. 3, U 606/06 del 23 ottobre 2007, consid. 4 e U 299/05 del 28 maggio 2007, consid. 5.2), visto che l’obbligo a prestazioni dell’assicuratore LAINF va comunque negato facendo difetto l’adeguatezza.
Nel valutare l'adeguatezza del legame causale, occorre avantutto procedere alla classificazione dell’infortunio occorso all’assicurato nel febbraio 2012.
Una descrizione del sinistro in questione é contenuta nel verbale d’audizione del 23 maggio 2012:
"
(...).
Il 10.02.12 verso le 23:00 si trovava a _ a festeggiare il carnevale. Camminando, improvvisamente, a causa del fondo ghiacciato é scivolato perdendo l’equilibrio.
Cadendo lateralmente, sul fianco sx, ha picchiato pesantemente a terra con l’emicostato sx e nel contempo ha effettuato un movimento brusco con il collo verso dx, onde non picchiare a terra con la testa (movimento ordinato dai riflessi).”
(doc. A 17)
RI 1
é quindi rimasto vittima di una banale scivolata su suolo ghiacciato.
Ci si può chiedere se l’infortunio in questione non debba essere qualificato come leggero, di modo che l’adeguatezza del nesso di causalità dovrebbe essere negata a priori (cfr., ad esempio, la STFA U 347/01 del 9 gennaio 2003 consid. 5.2 riguardante un’assicurata scivolata su fondo ghiacciato che si era procurata delle contusioni all’anca destra). In ogni caso, si tratta, tutt’al più, di un infortunio di grado medio, al limite però della categoria degli infortuni leggeri o insignificanti.
In tale eventualità, il giudice è tenuto a valutare le circostanze connesse con l’infortunio, secondo i criteri elaborati dal Tribunale federale e qui evocati al consid. 2.5.. Per ammettere l’adeguatezza del nesso causale, è necessario che un fattore fosse presente in maniera particolarmente incisiva oppure l’intervento di più criteri (cfr. consid. 2.5.).
In una sentenza 8C_897/2009 del 29 gennaio 2010 consid. 4.5., pubblicata in SVR 10/2010 UV 25 p. 100ss., il TF ha ribadito che - in caso di infortuni di media gravità ma che si trovano al limite della categoria di quelli leggeri - devono essere adempiuti
quattro
dei sette criteri di rilievo, affinché possa essere riconosciuta l’esistenza del nesso causale adeguato.
Questo Tribunale ritiene che possano essere considerati inadempiuti
a priori
il criterio delle
circostanze concomitanti particolarmente drammatiche o della particolare spettacolarità dell'infortuni
o, quello della
cura medica errata che aggrava notevolmente gli esiti dell'infortunio
, come pure quello del
grado e della durata dell'incapacità lavorativa
(l’assicurato, dopo un periodo in cui ha alternato inabilità totali a parziali, a far tempo dal settembre 2012 ha lavorato in misura completa, e ciò sino a inizio luglio 2013. Dopo una nuova (breve) interruzione, dal 20 agosto 2013, egli é stato in grado di riprendere il proprio lavoro al 100%).
Insoddisfatto appare pure il criterio della
durata eccezionalmente lunga della cura medica
dipendente dall'evento infortunistico
.
Per ammettere l’adempimento di questo criterio, non ci si deve basare unicamente sull’aspetto temporale. Occorre parimenti considerare la natura e l’intensità del trattamento e se ci si può attendere un miglioramento delle condizioni di salute dell’assicurato (cfr. STF
8C_577/2007 del 23 gennaio 2008 consid. 7 e riferimento ivi citato).
In questo senso, un trattamento che serve unicamente a
conservare
le condizioni di salute già esistenti, non ha di principio rilevanza nel quadro dell’esame dell’adeguatezza (STFA U 246/03 dell’11 febbraio 2004 consid. 2.4s. e U 37/06 del 22 febbraio 2007 consid. 7.3). Provvedimenti diagnostici e semplici visite di controllo (cfr. STF 8C_327/2008 del 16 febbraio 2009 consid. 4.2), come pure la somministrazione di farmaci antidolorifici e la prescrizione di manipolazioni anche se di una certa durata, sono stati giudicati insufficienti a fondare questo criterio (cfr. STF
8C_507/2010 del 18 ottobre 2010 consid. 5.3.4)
.
Nel caso di specie, dalle carte processuali si evince che i trattamenti a cui é stato sottoposto l’insorgente sono consistiti nell’assunzione di medicamenti e nell’esecuzione, sempre su base ambulatoriale, di fisioterapia, di terapia manipolativa praticata da un chiropratico, come pure di ginnastica riabilitativa. Pertanto, secondo il TCA, le cure mediche prestategli non hanno in ogni caso presentato quell’intensità pretesa dalla giurisprudenza federale.
Questa Corte ritiene che non si possa nemmeno sostenere che
il
decorso della cura sia stato sfavorevole e che siano intervenute complicazioni rilevanti
.
In merito è utile sottolineare che dalla cura medica e dai notevoli disturbi non si può dedurre un decorso sfavorevole e/o delle complicazioni rilevanti. Sono inoltre necessarie delle circostanze particolari che hanno pregiudicato la guarigione. L’assunzione di molti medicamenti e l’esecuzione di diverse terapie non basta per ammettere questo criterio. Lo stesso vale per il fatto che, nonostante regolari terapie, l’assicurato lamenta ancora disturbi e non ha raggiunto una (completa) capacità lavorativa (cfr.
STF 8C_80/2009 del 5 giugno 2009 consid. 6.5 e riferimenti).
Nella concreta evenienza, non sono invero ravvisabili quelle particolari circostanze la cui presenza, secondo la giurisprudenza federale, sarebbe necessaria per ammettere un
decorso sfavorevole
e/o l’insorgere di rilevanti complicazioni.
In queste condizioni, può rimanere indeciso se sono adempiuti il criterio dei dolori somatici persistenti e quello della gravità o della particolare caratteristica delle lesioni lamentate, poiché questi due criteri da soli non potrebbero comunque giustificare l’adeguatezza del nesso di causalità (cfr.
RDAT 2003 II n. 67 p. 276, U 164/02 consid. 4.7; RSAS 2001 p. 431, U 187/95).
In esito a quanto precede, si deve concludere che la sintomatologia di cui soffre l’assicurato, non costituisce una conseguenza adeguata dell’evento infortunistico occorsogli il 10 febbraio 2012.
Se ne deduce quindi che l’assicuratore resistente era legittimato a negare il proprio obbligo a prestazioni a contare dal 25 settembre 2013.