Decision ID: 6ef32bd4-5398-537a-91ec-1d0eed2dc63e
Year: 2004
Language: it
Court: TI_TCAS
Chamber: TI_TCAS_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: social_law

ritenuto,
in fatto
1.1. Nel 1997 _ lavorava alle dipendenze della ditta _ in qualità di collaboratrice nel settore marcatura e spedizione e, perciò, era assicurata d'obbligo contro gli infortuni presso l'_.
1.2. Affetta da una psoriasi palmo-plantare pustolosa del tipo Barber-Königsbeck, con decisione formale del 23 giugno 1998, l'assicurata è stata dichiarata dall'Istituto assicuratore inidonea per attività che comportano il contatto con oli tecnici e benzine (cfr. doc. _).
1.3. In data 1° luglio 1998, l'assicuratore LAINF ha informalmente comunicato all'assicurata che la psoriasi come tale andava considerata estranea alla malattia professionale e che, pertanto, esso non avrebbe riconosciuto il proprio obbligo a prestazioni relativamente a questa patologia (cfr. doc. _).
1.4. Con decisione formale del 21 dicembre 2001, l'_ ha informato l'assicurata che la seconda rata (relativa al periodo 24 settembre 1999-23 settembre 2000) dell'indennità per cambiamento d'occupazione ex artt. 86ss. OPI le sarebbe stata corrisposta soltanto in parte, per la precisione limitatamente al periodo 24 settembre 1999-23 marzo 2000, poiché, a decorrere dal 24 marzo 2000, la sua incapacità lavorativa andava ricondotta alla psoriasi in quanto tale e, pertanto, non alla decisione di inidoneità (cfr. doc. _).
_ ha interposto personalmente opposizione avverso la summenzionata decisione (cfr. doc. _).
Con decisione su opposizione del 23 gennaio 2003 l'assicuratore infortuni ha in sostanza ribadito la propria posizione (cfr. doc. _).
1.5. In data 20 gennaio 2004 l'Istituto assicuratore ha rilasciato una nuova decisione formale, mediante la quale ha negato la propria responsabilità relativamente alle recidive insorte negli anni 1999/2000 (cfr. doc. _), contro la quale l'assicurata, patrocinata dall'avv. _, ha presentato opposizione (cfr. doc. _).
1.6. Con istanza di restituzione del termine del 20 febbraio 2004, _, sempre rappresentata dall'avv. _, ha chiesto che le venga assegnato un termine di tre mesi a far tempo dalla notifica della decisione del TCA per interporre ricorso contro le decisioni emanate dall'_, rispettivamente, il 1° luglio 1998 ed il 23 gennaio 2003 (cfr. I, p. 6).
A sostegno della sua domanda l'assicurata ha sviluppato i seguenti argomenti:
"
Come risulta dal certificato medico 7 agosto 2003 del dott. Med. _ (Doc. _), la signora _ da anni soffre di una "grave sindrome depressiva che l'hanno condotta ad un inesorabile ritiro sociale (negli ultimi anni la paziente avrebbe vissuto segregata in casa uscendo solo per lo stretto necessario), accompagnata da una estrema astenia e stanchezza con incapacità ad occuparsi anche delle cose minime. Soffre anche di importanti fobie e paure vere e proprie ad uscire di casa. Al senso di disperazione e di svalutazione personale ormai cronicizzati ha alternato alcuni periodi con una vera e propria suicidalità. Incapace di un'attività lavorativa per ragioni mediche, dal 2000 sopravviverebbe solo grazie all'aiuto dei vicini di casa".
Risulta pure dal certificato del dott. Med. _ che l'istante ha avviato una procedura volta ad ottenere una rendita invalidità dall'assicurazione contro l'invalidità a ragione della malattia psichica che l'affligge rendendola inabile al lavoro al 100%. Un ulteriore motivo di incapacità lavorativa è dato da una malattia dermatologica (psoriasis palmo-plantaris pustolosa) diagnosticata per la prima volta nel dicembre 1997 dalla Dermatologische Klinik dell'_ su mandato peritale dell'_. A ragione di quest'ultima malattia è tuttora pendente, dal 1997, una procedura LAINF.
(...).
La signora _ si è rivolta alla sottoscritta patrocinatrice per la prima volta in data 13 febbraio 2004 (Doc. _) affinché interponesse opposizione ad una decisione 20 gennaio 2004 dell'_ (Doc. _) con la quale l'istituto assicuratore ha nuovamente rifiutato una rendita di invalidità alla signora _ per il motivo che il decorso della psoriasis di cui soffre l'istante non è stato peggiorato con probabilità affatto preponderante dall'attività lavorativa e pertanto non si tratta di una malattia professionale ai sensi dell'art. 9 cpv. 2 LAINF. Opposizione contro tale decisone è stata presentata in data 19 febbraio 2004 (Doc. _).
Solo in data 17 febbraio 2004 l'assicurata ha consegnato alla sottoscritta le decisioni 23.1.2003 (Doc. _) e 1.7.1998 (Doc. _) oggetto di questa domanda di restituzione dei termini. Entrambe le decisioni rifiutano una rendita di invalidità alla signora _
per il motivo che la psoriasis insorta per la prima volta mentre la signora _ lavorava, ormai da 10 anni, presso la _ a contatto con olii industriali e benzina, non costituirebbe una malattia professionale ai sensi dell'art. 9 cpv. 1 LAINF.
(...).
Risulta chiaramente dal certificato medico del dottor _ che la signora _ non ha presentato ricorso contro la decisione su opposizione 23.1.2003, senza colpa, a ragione del suo stato di salute. Siccome lo stato di malattia perdura tuttora e si prevede perdurerà in modo permanente poiché è stata presentata una domanda di invalidità all'assicurazione Invalidità per motivi psichici, si deve trarre la conclusione che l'impedimento ai sensi dell'art. 41 LPGA è cessato solo in data 13 febbraio 2004, più precisamente in data 17 febbraio 2004 quando l'assicurata si è rivolta alla sottoscritta rispettivamente le ha consegnato copia della decisione 23.1.2003.
Per provare ulteriormente che la signora _ è stata impedita senza colpa di agire entro il termine di tre mesi dalla notifica della decisione, l'istante chiede, in applicazione degli art. 2 cpv. 6, 7 e 9 della Legge di procedura per le cause davanti al Tribunale delle Assicurazioni, che le sia assegnato un termine non inferiore a 15 giorni per produrre un certificato medico del dott. Med. in psichiatria _. Chiede inoltre che sia richiamato l'incarto dall'AI.
(...)
Per quanto concerne la decisione su opposizione 1.7.1998 si evidenzia che la stessa è priva dell'indicazione dei mezzi di ricorso sicché invero il termine di ricorso é rimasto sospeso sino al giorno in cui l'assicurata si è rivolta ad un legale che le indicasse la possibilità di avvalersi di tale istituto giuridico (A. Grisel, Traité de droit administratif, pag. 875; Knapp, Précis de droit administratif, N. 397 bis.). Non si può rimproverare alla signora _ di aver colpevolmente tardato ad agire considerato il suo stato di salute, la sua formazione ed inoltre il fatto che essa ha fatto regolarmente opposizione ogni volta che tale via le è stata indicata almeno fintanto che il suo stato di salute non è psichicamente peggiorato.
Del resto la decisione 1.7.1998 così come la decisione 23.1.2003 è senza ombra di dubbio errata e contraddittoria al punto da doversi considerare assolutamente nulla.
Contestualmente all'opposizione alla decisione 20.1.2004 dell'_ la signora _ ha chiesto all'_, in applicazione dell'art. 53 cpv. 2 LPGA, nonché della giurisprudenza del Tribunale federale della Assicurazioni precedente l'entrata in vigore della LPGA, di riconsiderare entrambe le decisioni 1.7.1998 e 23.1.2003 siccome senza ombra di dubbio errate e siccome la loro rettifica ha notevole importanza per i diritti dell'assicurata. L'_ tuttavia non è tenuta ad accogliere tale richiesta ed ad entrare nel merito delle censure sollevate (Jean Louis Duc, Les assurances sociales en Suisse, N. 1292ss; DTF 109 V 70; DTF 109 V 119). Per quest'ultimo motivo la signora _ chiede che le siano restituiti i termini di ricorso contro entrambe le decisioni.
(...)
Si evidenzia che pur avendone fatto richiesta in data 14.2.2004, la ricorrente non ha ancora avuto accesso agli atti. Tuttavia risulta dalla Artzliche Beurteilung 8.1.2004 del dott. med. _ dell'_ (Doc. _) che entrambe le decisioni 1.7.1998 e 23.1.2003 secondo le quali la psoriasis che affligge l'assicurata non sarebbe una malattia professionale ai sensi dell'art. 9 cpv. 1 LAINF sono in manifesto contrasto con gli atti, in specie con la documentazione medica e con altre decisioni dell'_ medesima e pertanto manifestamente errate.
Si legge infatti nella Artzliche Beurteilung 8.1.2004 del dott. med. _ (pagina 2) che in base al decorso della psoriasis dopo la perizia del 18.12.1997 nonché in base al fatto che la signora _ ha avuto contatto con sostanze elencate nell'Allegato I alla OAINF la psoriasis manifestatasi a fine febbraio 1998 ha potuto essere ricollegata con maggiore probabilità all'attività professionale. In base a tali constatazioni l'_ ha riconosciuto che la psoriasis manifestatasi a fine febbraio 1998 così come i precedenti sintomi costituiscono una malattia professionale ai sensi dell'art. 9 cpv. 1 LAINF.
Del resto nell'estate del 1998 l'_ ha dichiarato la signora _ inidonea al lavoro presso la _ (Doc. _) riconoscendo che il contatto con gli olii industriali e la benzina presso il datore di lavoro mettevano seriamente in pericolo la salute dell'istante e quindi riconoscendo il nesso di causalità adeguata tra l'attività professionale della signora _ e la sua malattia.
Come detto la decisione 1.7.1998 oltre che in contrasto manifesto con gli atti è contraddittoria nel suo contenuto. Si legge nella decisione che la direzione ha dato istruzioni nel senso di accogliere l'opposizione interposta dall'assicurata "Von unser Direktion wurden wir angewiesen, die Einsprache gutzuheissen"; si decide di accogliere l'opposizione e quindi di riconoscere che si tratta di una malattia professionale "Mit dieser Mitteilung gilt unsere Verfügung vom 26.1.98 als zurückgenommen, und wir betrachten das Einspracheverfahren als formlos abgeschlossen"; si aggiunge poi incomprensibilmente che la psoriasis non è una malattia professionale e che non può essere presa a carico dalla LAINF "Die Psoriasis ist Berufskrankkheitsfremd und kann von uns nicht übernommen werden".
La decisione manifestamente è contraddittoria ed incomprensibile al punto da essere nulla (A. Grisel, Traité de droit administratif, pag. 422 ss, spec. 428; B. Knapp, Précis de droit administratif, N. 566).
(...)"
(I).
1.7. L'_, in risposta, ha postulato un'integrale reiezione dell'istanza di restituzione del termine, osservando:
"
A mente di detto disposto di legge se il richiedente o il suo rappresentante legale è stato impedito, senza sua colpa, di agire entro il termine stabilito, lo stesso è restituito, sempre che l'interessato lo domandi adducendone i motivi entro dieci giorni dalla cessazione dell'impedimento.
Secondo la prassi costituiscono motivi di restituzione la malattia o il servizio militare. La malattia deve essere tale da aver impedito all'interessato o al proprio mandatario di agire entro il termine o di ricorrere a un rappresentante rispettivamente a un sostituto (DTF 119 II 87 consid. 2a, 112 V 255 consid. 2a).
In concreto l'assicurata, a sostegno della propria richiesta, produce un certificato 7.8.2003 del dott. _, medico generico, spec. SAMM, medicina manuale, che la segue dal gennaio 2000 e dal quale risulta che ella è totalmente inabile al lavoro a seguito di una grave sindrome depressiva, di un'allergia da contatto agli olii industriali con, nell'ultimo anno, insorgenza di un'ulcera diabetica al piede destro.
Detto certificato, a differenza di quanto preteso dall'insorgente, non permette di ammettere che l'assicurata sia stata impedita di agire entro i termini legali. L'assicurata presenta da alcuni anni uno stato depressivo che le permette comunque di gestire la propria vita. Se così non fosse l'autorità tutoria sarebbe già intervenuta. Nessuno ha mai messo in evidenza degli episodi particolari alla scadenza dei termini di cui alle decisioni precitate. Fra l'altro nell'istanza viene fatto espressamente riferimento ad uno stato di malattia che perdura e perdurerà in modo permanente per cui mal si comprende come l'assicurata abbia potuto rivolgersi ad un legale il 13.2.2004, ma non entro i termini prescritti dopo che in precedenza aveva personalmente e regolarmente interposto, a due riprese, opposizione. Infine il certificato prodotto descrive la situazione solo a partire dal 2000 mentre la prima decisione di cui si domanda la restituzione dei termini data dell'1.7.1998. Riassumendo, a mente dell'_, la richiesta di restituzione dei termini presentata dalla ricorrente deve essere respinta.
Assodato è il fatto che la decisione 1.7.1998 dell'Agenzia di _ non contiene i rimedi di diritto. Giusta l'art. 49 cpv. 3 LPGA, terza frase, la notificazione irregolare di una decisione non deve provocare pregiudizi per l'interessato. Seconda la giurisprudenza questo principio non significa che qualsiasi notifica difettosa di una decisione comporti la nullità della stessa. I diritti dell'interessato sono salvaguardati quando la decisione raggiunge il suo scopo. Per ogni singolo caso di specie deve essere valutato se l'assicurato, a causa della notifica difettosa, è stato fuorviato tanto da subire un pregiudizio. Questa decisione deve essere esaminata facendo riferimento al principio della buona fede. A titolo di esempio, una decisione che non indica le vie di ricorso o contiene, sempre su tale punto, delle indicazioni errate non può essere contestata in consid. 4c). Detto principio si applica anche per le decisioni informali. Considerati i principi della sicurezza del diritto e dell'affidamento, detti atti amministrativi crescono in giudicato se l'assicurato ha accettato il procedimento seguito dall'amministrazione. Ciò è il caso, sempre secondo la giurisprudenza, se egli non reagisce entro un termine di riflessione adeguato (DTF 122 V 369 consid. 3). Il fatto di sapere se la contestazione risp. la richiesta di una decisione formale è tempestiva deve essere esaminato di volta in volta a seconda delle circostanze concrete del caso (sentenza del TFA del 12.12.2000 in re P./U 295/00). Con una recente sentenza (U 103/03) il TFA è finalmente giunto alla conclusione che generalmente dopo 90 giorni la decisione informale cresce in giudicato.
Alla luce della giurisprudenza deve quindi essere ammessa che la decisione 1.7.1998, indipendentemente dal fatto di sapere se era viziata nella forma o deve essere considerata quale decisione informale è regolarmente cresciuta in giudicato. La stessa non è contraddittoria. L'_ ha messo l'assicurata a beneficio delle prestazioni poiché l'attività professionale è stata ritenuta responsabile delle recidive notificate, ma non all'origine della psoriasi così come risulta in dettaglio dal rapporto 21.3.1998 del dott. _. Fra l'altro l'assicurata era stata edotta dal medico in merito alla situazione"
(III)
1.8. In corso di causa, il TCA ha interpellato il dott. _, spec. FMH in psichiatria e psicoterapia, il quale è stato invitato a rispondere ad alcuni quesiti attinenti alle condizioni di salute psichica dell'assicurata (cfr. X).
La sua risposta è pervenuta il 13 aprile 2004 (XI) ed è stata immediatamente intimata alle parti per osservazioni (cfr. XII).

in diritto
In ordine
2.1. La presente vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico ai sensi degli articoli 26 c cpv. 2 della Legge organica giudiziaria civile e penale e 2 cpv. 1 della Legge di procedura per le cause davanti al Tribunale delle assicurazioni (cfr. STFA del 21 luglio 2003 nella causa N., I 707/00; STFA del 18 febbraio 2002 nella causa H., H 335/00; STFA del 4 febbraio 2002 nella causa B., H 212/00; STFA del 29 gennaio 2002 nella causa R. e R., H 220/00; STFA del 10 ottobre 2001 nella causa F., U 347/98 pubblicata in RDAT I-2002 pag. 190 seg.; STFA del 22 dicembre 2000 nella causa H., H 304/99; STFA del 26 ottobre 1999 nella causa C., I 623/98).
Nel merito
2.2. Il 1° gennaio 2003, è entrata in vigore la Legge federale sulla parte generale del diritto delle assicurazioni sociali (LPGA) del 6 ottobre 2000.
Per quanto concerne la materia che qui interessa, l'art. 1 cpv. 1 LAINF dispone che le disposizioni della LPGA sono applicabili all’assicurazione contro gli infortuni, sempre che la presente legge non preveda espressamente una deroga.
Secondo la dottrina e la giurisprudenza, le disposizioni formali della LPGA, relative a principi già previsti precedentemente all'entrata in vigore della LPGA dal diritto federale - tra cui la restituzione del termine per inosservanza (cfr. art. 41 LPGA e art. 97 cpv. 2 vLAINF) - sono immediatamente applicabili con l’entrata in vigore della nuova legge (cfr. SVR 2003 IV Nr. 25 consid. 1.2.; STFA del 23 ottobre 2003 nella causa K., H 73/03; STFA del 23 ottobre 2003 nella causa J., K 55/03; STFA del 20 marzo 2003 nella causa E., I 238/02; U. Kieser, ATSG-Kommentar, Ed. Schulthess, Zurigo 2003, art. 82 N. 8 p. 820).
2.3. Come indicato al considerando 1.3., in data 1° luglio 1998, l'Istituto assicuratore convenuto ha emanato una decisione informale mediante la quale ha negato la propria responsabilità relativamente alla psoriasi in quanto tale, poiché considerata estranea all'attività professionale (cfr. doc. _).
Al proposito, l'assicurata ha fatto valere che, essendo la citata decisione priva dell'indicazione dei rimedi di diritto, "... il termine di ricorso è rimasto sospeso sino al giorno in cui l'assicurata si è rivolta ad un legale che le indicasse la possibilità di avvalersi di tale istituto giuridico ..." (cfr. I, p. 4).
Tale tesi non può essere condivisa.
Secondo la giurisprudenza, qualora un assicurato non intenda accettare una decisione informale, é tenuto a comunicarlo, in un modo o nell'altro, all'amministrazione. Una volontà produce infatti effetti giuridici solo se manifestata senza equivoci. Ciò deve nondimeno avvenire entro un termine ragionevole di riflessione e di esame, in difetto di che si considera cresciuta in giudicato la decisione
de facto
. Ignorare tale regola equivarrebbe a disattendere la sicurezza del diritto, il principio della buona fede, nonché le esigenze di una sana gestione amministrativa. Sapere se l'assicurato ha manifestato il proprio dissenso entro un termine ragionevole è una questione che dipende dalle circostanze del caso concreto (cfr. DTF 129 V 110, consid. 1.2.2; DTF 122 V 367, consid. 3 e giurisprudenza ivi menzionata; STFA del 12 dicembre 2000 nella causa P., U 295/00, consid. 2a).
Ad esempio, nella DTF 106 V 240, il TFA ha considerato come ancora adeguato un termine di 1 anno. È parimenti stato giudicato ragionevole un termine di 11 mesi (cfr. RAMI 1988 K 783, p. 396s.). Per contro, la Corte federale ha ritenuto eccessivamente lungo un termine di poco superiore ai 2 anni (cfr. DTF 102 V 16 consid. 2b), rispettivamente, di 5 anni (cfr. DTF 104 V 166 consid. 3).
In una recente sentenza del 14 luglio 2003 nella causa N., C 7/02, pubblicata in SVR 2004 ALV Nr. 1, p. 1ss., la Corte federale ha stabilito che, di principio, un atto amministrativo informale avente però carattere di decisione sostanziale deve essere impugnato mediante ricorso entro 90 giorni (sempre in questo senso, cfr. STFA del 2 settembre 2003 nella causa B., U 103/03, consid. 2 e STFA del 24 ottobre 2003 nella causa D.G., U 325/02).
Nella presente fattispecie, dagli atti di causa non risulta (e, del resto, l'assicurata neppure lo pretende) che, ricevuta la comunicazione del 1° luglio 1998 da parte dell'_, _ abbia manifestato il proprio dissenso oppure abbia preteso l'emanazione di una decisione formale.
Ne discende che, in applicazione della giurisprudenza citata, la decisione informale emanata a suo tempo dall'assicuratore LAINF convenuto é ormai cresciuta in giudicato.
Anche la decisione su opposizione del 23 gennaio 2003 (cfr. doc. _), non è stata contestata entro il termine previsto dalla legge.
2.4. Accertato che l'assicurata non ha contestato in tempo utile né la decisione
de facto
del 1° luglio 1998 né quella su opposizione del 23 gennaio 2003, si tratta ora di esaminare se sono dati o meno i presupposti per una restituzione del termine giusta l'art. 41 LPGA (applicabile per analogia per la restituzione del termine di ricorso, cfr. l'art. 60 cpv. 2 LPGA).
A norma dell'art. 41 cpv. 1 LPGA, se il richiedente o il suo rappresentante è stato impedito, senza sua colpa, di agire entro il termine stabilito, lo stesso è restituito, sempre che l’interessato lo domandi adducendone i motivi entro dieci giorni dalla cessazione dell’impedimento.
Se la restituzione del termine è concessa, il termine per compiere l’atto omesso decorre dalla notifica della decisione (cpv. 2).
Secondo dottrina e giurisprudenza è necessario che il richiedente debba essere stato impedito senza sua colpa di agire entro il termine e che nessun rimprovero possa essergli mosso per questo ritardo.
Per "impedimento non colpevole" si intende, non soltanto l'impossibilità oggettiva o la forza maggiore, ma anche l'impossibilità che risulta da circostanze personali o da un errore scusabile. Queste circostanze devono comunque essere valutate oggettivamente. In definitiva, al richiedente non deve potere essere rimproverata una negligenza (cfr. DTF 96 II 265 consid. 1a; STFA del 21 novembre 2001 nella causa Fondazione X., I 393/01; U. Kieser, ATSG-Kommentar, Schultess 2003, N. 4 ad art. 41, p. 417; U. Kieser, Das Verwaltungsverfahren in der Sozialversicherung, Zurigo 1999, p. 170s.; Kölz/Häner, Verwaltungsverfahren und Verwaltungsrechtspflege des Bundes, Zurigo 1998, n. 151).
La giurisprudenza federale ammette in particolare che il decesso o una grave malattia contratta improvvisamente possa costituire un impedimento non colposo. Non basta però che l'interessato medesimo sia stato impedito di agire entro il termine stabilito, lo stesso dovendo oltre a ciò essere pure stato impossibilitato ad incaricare un terzo di compiere gli atti di procedura necessari (RDAT II-1999 n. 8, p. 32; DTF 119 II 86, consid. 2a, DTF 112 V 255, consid. 2a; cfr., pure, STFA del 2 luglio 2003 nella causa D.S., K 34/03).
Con l'istanza del 20 febbraio 2004, _ sostiene che le sue condizioni di salute - da un lato, la malattia psichica, dall'altro, quella dermatologica - le avrebbero impedito di contestare tempestivamente le decisioni emanate dall'Istituto assicuratore convenuto, impedimento che sarebbe cessato, al più presto, in data 13 febbraio 2004, ossia quando essa si è rivolta alla sua attuale patrocinatrice.
Chiamata a pronunciarsi, questa Corte constata che dagli atti di causa non emergono elementi tali da ritenere che _, all'epoca in cui le è stata notificata la decisione
de facto
del 1° luglio 1998, fosse impedita di contestarla personalmente oppure di incaricare una terza persona di agire in sua vece.
Anzi, dal referto relativo alla visita di controllo eseguita il 9 giugno 1998 dal dott. _, attivo presso la Divisione di medicina del lavoro dell'_, si evince che, sino al 31 maggio 1998 (giorno del suo licenziamento da parte della ditta _), le condizioni di salute avevano consentito all'assicurata di lavorare a tempo pieno con delle mansioni di ufficio. Essa era peraltro alla ricerca di una nuova occupazione e stava considerando la possibilità di trasferirsi nel Cantone Ticino, il cui clima aveva avuto, in precedenza, degli effetti benefici sullo stato della sua pelle (cfr. doc. _).
D'altra parte, dal rapporto ispettivo del 14 agosto 2001 (cfr. doc. _) risulta che a decorrere dal 1° maggio 1999 l'istante ha beneficiato delle prestazioni dell'assicurazione contro la disoccupazione, realizzando pure alcuni guadagni intermedi (dal 5 al 30 luglio 1999 presso la ditta _, nel mese di settembre 1999 presso la ditta _ e tra fine 1999 ed inizio 2000 presso la _).
Da inizio 2000 (dal mese di marzo secondo una nota telefonica del 24 agosto 2001, cfr. doc. _) essa è caduta in depressione con inabilità lavorativa totale.
In simili condizioni l'assicurata poteva contestare la decisione del 1° luglio 1998.
A mente del TCA la medesima conclusione si impone pure per quanto concerne la domanda di restituzione del termine per impugnare la decisione su opposizione del 23 gennaio 2003.
Da un canto, é vero che il dott. _, medico curante di _, ha certificato che quest'ultima - oltre alla nota affezione dermatologia e ad una ulcera diabetica al piede destro (patologie in relazione alle quali si può già escludere a priori che l'assicurata abbia presentato un impedimento ai sensi dell'art. 41 cpv. 1 LPGA) - lamenta, dal mese di gennaio 2000 in poi, una, citiamo: "... grave sindrome depressiva che l'ha condotta ad un inesorabile ritiro sociale (negli ultimi anni la paziente avrebbe vissuto segregata in casa uscendo solo per lo stretto necessario), accompagnata da una estrema astenia e stanchezza con incapacità ad occuparsi anche delle cose minime. Soffre anche di importanti fobie e paure vere e proprie ad uscire di casa. Al senso di disperazione e di svalutazione personale oramai cronicizzati ha alternato alcuni periodi con una vera e propria suicidalità. La terapia medicamentosa tuttora necessaria ha dato un giovamento solo parziale. Incapace di una attività lavorativa per ragioni mediche, dal 2000 sopravviverebbe solo grazie all'aiuto dei vicini di casa" (doc. _).
D'altro canto, quella problematica psichica - presente, a detta del dott. _, ininterrottamente sin dal 2000 (cfr., del resto, i già citati doc. _, da cui emerge che, per il periodo febbraio 2000-ottobre 2002, il curante aveva attestato una completa incapacità lavorativa a causa di una importante ricaduta della depressione) - non ha impedito ad _, nel mese di gennaio 2002, di presentare personalmente una articolata opposizione contro la decisione formale 21 dicembre 2001 dell'_ (cfr. doc. _) e, nel mese di febbraio 2004, di rivolgersi ad un avvocato per promuovere la causa
sub judice
(cfr. I).
In corso di causa, questo Tribunale ha interpellato, sottoponendogli alcuni quesiti, il dott. _, psichiatra presso il quale l'assicurata è stata in cura durante il periodo 22 gennaio-4 luglio 2002 (cfr. XI, risposta al quesito n. 1).
Questo specialista ha indicato che _ soffre di un disturbo depressivo, motivo principale della cura psichiatrica, presente perlomeno dal 1999, di un disturbo di personalità in seguito a trauma psichico grave (dal 1992 circa) e di un disturbo di personalità non meglio specificabile secondo le classificazioni diagnostiche attuali, presente sin dall'infanzia/gioventù (cfr. XI, risposta ai quesiti n. 2 e 3).
Rispondendo alla questione a sapere se sia o meno plausibile che, nel corso dei primi mesi del 2003, la patologia psichica di cui l'assicurata soffre abbia potuto impedirle persino di rivolgersi ad un legale allo scopo di contestare giudizialmente una decisione emanata dal proprio assicuratore-infortuni, il dott. _ non ha potuto andare oltre il formulare una considerazione di carattere generale, ossia che i disturbi depressivi presentano spesso un decorso discontinuo con periodi di relativo benessere e periodi di peggioramento.
Egli ha peraltro dovuto riconoscere che, citiamo: "ogni mia affermazione sul caso specifico, se la signora _ è stata incapace a consultare un legale o meno nei mesi di gennaio, febbraio, marzo e aprile 2003, non potrebbe essere che mera speculazione. Visto che non ho avuto alcuna notizia sul decorso del suo stato di salute dal 4.7.2002 fino ad oggi non posso aggiungere altro" (XI, risposta al quesito n. 4).
Tenuto conto di tutto quanto precede, il TCA ritiene che non sia stato dimostrato, perlomeno secondo il criterio della verosimiglianza preponderante (cfr.
DTF 125 V 195 consid. 2 e riferimenti; cfr., pure, Ghélew, Ramelet, Ritter,
Commentaire de la loi sur l'assurance-accidents (LAA), Losanna 1992,
p. 320 e A. Rumo-Jungo, Rechtsprechung des Bundesgerichts zum Sozialversicherungsrecht, Bundesgesetz über die Unfallversicherung, Zurigo 2003, p. 343
), che proprio in coincidenza con la decorrenza del termine di tre mesi per impugnare la decisione su opposizione del 23 gennaio 2003, _ abbia presentato una fase di scompenso depressivo e che questo particolare stato le abbia impedito di difendere i propri interessi giudizialmente, di persona oppure incaricando una terza persona di agire in sua rappresentanza.
Giova a questo punto sottolineare che l'istituto della restituzione in intero costituisce un rimedio di carattere straordinario che incide profondamente nella sicurezza del diritto, per cui occorre valutare l'adempimento dei requisiti con rigore e seguire criteri restrittivi (cfr. STFA del 2 luglio 2003 nella causa D.S., U 34/03, già citata in precedenza).
In conclusione, non sono quindi dati i presupposti stabiliti dalla giurisprudenza per accogliere la domanda di restituzione del termine, di modo che l'istanza del 20 febbraio 2004 deve essere respinta.
2.5. _ ha inoltre fatto valere che la decisione del 1° luglio 1998, così come quella del 23 gennaio 2003, sarebbero manifestamente contraddittorie ed incomprensibili al punto da risultare nulle (cfr. I).
Anche questa tesi si rivela essere infondata.
In effetti, dalle decisioni in questione risulta chiaramente che la psoriasi come tale, diagnosticata grazie alla perizia 18 dicembre 1997 della Clinica dermatologica dell'Ospedale _ (cfr. doc. _), non è stata considerata una conseguenza naturale dell'attività professionale esercitata.
D'altra parte, però, l'_ ha riconosciuto la propria responsabilità, versando di conseguenza le prestazioni di legge, in relazione agli episodi di transitorio aggravamento presentati dalla malattia di base.
Tutto ciò è d'altronde stato diffusamente spiegato all'assicurata dal medico di fiducia dell'_, così come si evince dal suo referto del 9 giugno 1998 (cfr. doc. _: "Die Situation habe ich mit Frau _ ausführlich besprochen und auch darauf hingewiesen, dass ausgehend von Arbeitsfähigkeit unter Beachtung der zu erlassenden Verfügung die Arbeitslosenversicherung kontaktiert werden sollte, sofern keine Arbeit gefunden wird. Dass betr. Abklärung von Wiedereingliederungsmassnahmen die IV zuständig ist, habe ich Frau _ebenfalls mitgeteilt und ihr noch einmal dargelegt, dass die Psoriasis als solches als berufsfremdes Leiden interpretiert werden muss und entsprechend die _ nur auf die irritativ-toxische Einwirkung von Berufssubstanzen verursachte zwischenzeitlich wieder abgeheilte Schübe rückwirkend eingetreten kann" - la sottolineatura è del redattore).
2.6. Deve essere, infine, esaminato se l'assicurata può essere posta al beneficio dell'assistenza giudiziaria e del gratuito patrocinio.
2.6.1. Ai sensi dell’art. 61 lett. f LPGA nella procedura giudiziaria cantonale deve essere garantito il diritto di farsi patrocinare.
Se le circostanze lo giustificano, il ricorrente può avere diritto al gratuito patrocinio.
Tale norma di legge rispecchia sostanzialmente il tenore del vecchio art. 108 cpv. 1 lett. f LAINF, rimasto in vigore sino al
31 dicembre 2002 (cfr. STFA del 3 luglio 2003 nella causa X., U 114/03, consid. 2.1.).
L’art. 61 lett. f LPGA mantiene il principio che i presupposti del diritto alla concessione dell’assistenza giudiziaria si esaminano sulla base del diritto federale, mentre la determinazione della relativa indennità spetta al diritto cantonale (cfr. DTF 110 V 362 consid. 1b; Kieser, op. cit., art. 61 N. 86 p. 626).
Le condizioni cumulative per la concessione dell’assistenza giudiziaria rimangono invariate rispetto al vecchio diritto, per cui trova ancora applicazione la giurisprudenza elaborata in riferimento al v.art. 108 cpv. 1 lett. f LAINF (cfr. STFA del 3 luglio 2003 nella causa X., U 114/03, consid. 2.1.).
Tali presupposti sono adempiuti qualora l'assistenza di un avvocato appaia necessaria o comunque indicata, se il richiedente si trova nel bisogno e se le sue conclusioni non sembrano dover avere esito sfavorevole (cfr. Kieser, op. cit., art. 61 N. 88s., cfr., anche, DTF 108 V 269; 103 V 47; 98 V 117; Zbl 94/1993 p. 517; STFA del 23 maggio 2002 nella causa Winterthur Assicurazioni c/ D., U 234/00; STFA del 15 marzo 2002 nella causa A., U 220 + 238/00; STFA del 5 settembre 2001 nella causa C., U 94/01; STFA del 28 giugno 2001 nella causa G., I 11/01; STFA del 7 dicembre 2001 nella causa B., I 194/00; DTF 125 V 202; DTF 121 I 323 consid. 2a, DTF 120 Ia 15 consid. 3a, 181 consid. 3a, DTF 124 I 1, consid. 2a, pag. 2; SVR 1998 UV, Nr. 11, consid. 4b, pag. 31; SVR 1998 IV, Nr. 13, consid. 6b, pag. 47; STCA del 23 marzo 1998, nella causa G.I., 38.97.323; STFA del 18 giugno 1999 nella causa D.V.).
Inoltre va rilevato che dal 30 luglio 2002 è in vigore la legge cantonale sul patrocinio d'ufficio e sull'assistenza giudiziaria (cfr. art. 38 Lag e BU 30/2002 p. 213 segg.), la quale si applica alle domande di assistenza giudiziaria introdotte dopo la sua entrata in vigore .
L'art. 3 della citata legge, alla quale la legge di procedura per i ricorsi al TCA rinvia espressamente (cfr. il nuovo art. 21 cpv. 2 LPTCA in vigore dal 30 luglio 2002), prevede:
"
1
L'istituto dell'assistenza giudiziaria garantisce alla persona fisica
indigente la tutela adeguata dei suoi diritti dinanzi alle Autorità giudicanti del Cantone."
"
2
E' ritenuta indigente la persona che non ha la possibilità di provvedere con mezzi propri agli oneri di procedura o alle spese di patrocinio."
Le altre condizioni per l'ammissione all'assistenza giudiziaria enunciate dalla Legge sul patrocinio d'ufficio e sull'assistenza giudiziaria sono così definite negativamente all'art. 14 Lag:
"
1
L'assistenza giudiziaria non è concessa:
a) la procedura per la persona richiedente non presenta probabilità di esito favorevole;
b) una persona ragionevole e di condizioni agiate rinuncerebbe alla procedura a causa delle spese che questa comporta.
2
L'ammissione al gratuito patrocinio non è concessa se la persona richiedente è in grado di procedere con atti propri, se la designazione di un patrocinatore non è necessaria alla corretta tutela dei suoi interessi o se la causa non presenta difficoltà particolari."
I criteri posti nella legge cantonale sono dunque identici a quelli fissati dalla giurisprudenza federale elaborata interpretando le norme di diritto federale relative alle assicurazioni sociali (cfr. v.art. 85 cpv. 2 lett. f LAVS), che sono validi anche sotto l'egida della LPGA.
Pertanto la Lag è conforme all'art. 61 lett. f LPGA.
2.6.2. In concreto, risulta dagli atti di causa che _ vive grazie all'aiuto della pubblica assistenza.
Con decisione del 30 gennaio 2003 dell'Ufficio del sostegno sociale e dell'inserimento, essa è infatti stata posta al beneficio di una prestazione mensile di fr. 1'789.-- destinata a coprire tutte le necessità dell'economia domestica (cfr. doc. I).
In tali circostanze, l'indigenza deve essere ammessa.
Ritenuto, inoltre, che anche le altre condizioni poste da legge e giurisprudenza appaiono adempiute, l'istanza tendente alla concessione dell'assistenza giudiziaria va accolta.