Decision ID: 95c502aa-5179-572d-b6b2-aacd88da061b
Year: 2000
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_002
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: civil_law

in fatto:
che le parti -gli istanti conduttori e la convenuta locatrice- il 22 dicembre 1995 hanno stipulato un contratto di locazione della durata di 5 anni, rinnovabile per i locali adibiti a studio legale nello stabile di cui in via _ a _ ad un canone iniziale di fr. 40'300.-- annui, soggetto ad aumenti scalari sino ai fr. 46'500.-- del 5. anno (doc. A);
che il canone era pattuito per una superficie di 156 mq;
che con l'istanza in rassegna i conduttori hanno addotto una minor superficie dell'ente locato, che misurerebbe solo 146 mq, e hanno di conseguenza chiesto la proporzionale riduzione del canone e la restituzione dei maggiori pagamenti effettuati;
che la convenuta si è opposta all'istanza sostenendo che la pigione non sarebbe stata pattuita solo in base alla superficie, ma in base ad altri parametri, ragione per cui le sarebbero dovuti gli importi stabiliti contrattualmente indipendentemente da un eventuale errore nella trascrizione della superficie dell'ente locato;
che il Pretore nel giudizio impugnato, accertato che la superficie degli uffici sarebbe effettivamente di soli 146,645 mq, ha stabilito che il canone sarebbe stato pattuito proprio in base alla superficie, ragione per cui la minor superficie costituirebbe difetto dell'ente locato, e comporterebbe il corrispondente accoglimento delle domande degli istanti;
che con l'appello la convenuta postula l'annullamento della sentenza impugnata;
che con osservazioni 21 gennaio 2000 gli istanti si oppongono al gravame;

Considerato
in diritto:
che l'art. 309 cpv. 2 CPC impone che l'atto di appello, pena la sua nullità (art. 309 cpv. 5 CPC), contenga le domande (lit. e) e i motivi di fatto e di diritto sui quali si fonda (lit. f);
che la domanda di giudizio dell'appello è unicamente quella della declaratoria di nullità del giudizio impugnato (pag. 11: "la sentenza della Pretura del distretto di Lugano, sezione 1, del 7 dicembre 1999 di cui all'incarto no. OA.1998.00342 è integralmente annullata");
che l'appellante non invoca tuttavia alcun motivo di nullità;
che per costante giurisprudenza è considerato inammissibile l'appello che si limita a chiedere che la sentenza pretorile venga annullata senza, per questo, invocare particolari motivi di annullamento (
II CCA
11 febbraio 2000 in re L./A. SA, 9 settembre 1998 in re M./G.,
Cocchi/Trezzini
, CPC ad art. 309, n. 4);
che le domande d'appello devono essere, infatti, intese alla modifica della sentenza impugnata alfine di ottenere un giudicato favorevole alla parte che appella (
Cocchi/Trezzini
, ibidem);
che la formulazione chiara delle domande è imprescindibile poiché esse delimitano la portata dell'appello, dal momento che in seconda sede l'autorità giudicante è vincolata dalle domande di parte, pena la nullità della sua sentenza (
ICCTF
7 marzo 1997 in re C./C.);
che l'applicazione della nullità del gravame non configura pertanto eccesso di formalismo (
ICCTF
citata), specie in presenza di una parte debitamente patrocinata (
II CCA
11 febbraio 2000 e 9 settembre 1998 citate), cognita perciò dei requisiti formali che il legislatore pone al riguardo dell'atto di appello;
che la declaratoria di nullità del gravame configura un caso di soccombenza dell'appellante, al quale vanno di conseguenza accollati gli oneri della procedura;
che le ripetibili vanno comunque equitativamente ridotte, non avendo i resistenti individuato il vizio formale che rendeva superfluo dilungarsi ulteriormente sul merito della vertenza;