Decision ID: cea05e15-0beb-58dc-ab9a-7ffc10e7adf6
Year: 2021
Language: it
Court: CH_BVGE
Chamber: CH_BVGE_001
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: 

Fatti:
A.
La società anonima B._, con sede a X._, è stata costituita il
29 gennaio 2003 con un capitale azionario di complessivi 100'000 franchi,
suddiviso in cento azioni al portatore del valore nominale di 1'000 franchi.
Detta società, sotto la ragione sociale B._ in liquidazione, con sede
a Y._, è poi stata radiata d’ufficio dal Registro di commercio il [data
2008] a seguito della chiusura della procedura di fallimento pronunciata
dalla Pretura del Distretto di X._ con decreto [data 2008]. A suo
tempo, il suo scopo sociale era:
[« ... »].
Di fatto, dalla sua costituzione e fino al 30 giugno 2006, essa ha gestito il
postribolo denominato « C._ », ubicato a Y._ in un edificio
di proprietà del signor A._ (di seguito: contribuente). In quel
periodo, l’amministratore unico della società era il signor D._.
B.
B.a Il 18 settembre 2012, il capo della Divisione affari penali e inchieste (di
seguito: DAPI) dell’Amministrazione federale delle contribuzioni (AFC) ha
ordinato l’avvio di un’inchiesta penale amministrativa per sottrazione
d’imposta e per truffa in materia di tasse nei confronti del signor E._
e del contribuente, sospettati di aver commesso detti reati finanziari ed aver
incassato, in qualità di organi di fatto di svariate società – tra cui la
B._ – che si sarebbero succedute nella gestione del postribolo
denominato « C._ » (camere locate dalle prostitute) e dell’esercizio
pubblico denominato « F._ » ad esso connesso (luogo d’incontro
tra clienti e prostitute), entrambi ubicati a Y._, il profitto distribuito
da quest’ultime nel corso dei periodi fiscali 2005-2012.
In data 27 febbraio 2013, l’inchiesta è poi stata estesa al signor G._,
sospettato di aver contribuito ai reati fiscali commessi dal contribuente e il
signor E._, non contabilizzando una parte dei ricavi attribuiti alle
società, redigendo documenti falsi e non comunicando all’AFC
l’ammontare e la scadenza delle distribuzioni dissimulate di utile.
Detta inchiesta trae origine dall’inchiesta avviata antecedentemente il
20 febbraio 2012 sempre nei confronti del contribuente e dei signori
E._ e G._ nell’ambito della procedura in materia d’imposta
diretta.
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B.b Con decisione 29 aprile 2014, la Divisione Controllo esterno dell’AFC
– sulla base delle risultanze della succitata inchiesta penale amministrativa
– ha ritenuto che l’allora B._ in liquidazione avrebbe omesso di
incassare e contabilizzare nei propri rendiconti i ricavi di sua spettanza
derivanti dalla gestione della « C._ » durante il periodo fiscale dal
1° gennaio 2006 al 30 giugno 2006, rinunciando agli stessi a favore dei
suoi due amministratori di fatto nonché unici azionisti, ovvero il contri-
buente in ragione del 78% e il signor E._ in ragione del 22%. Di
conseguenza, essa ha ritenuto la sussistenza di distribuzioni dissimulate
di redditi qualificabili di prestazioni valutabili in denaro soggette all’imposta
preventiva e giustificanti pertanto una ripresa fiscale. In tale contesto,
considerando il contribuente quale beneficiario delle prestazioni valutabili
in denaro nella misura del 78%, sulla base in particolare delle prove testi-
moniali, dei documenti agli atti nonché della ricostruzione della sua situa-
zione patrimoniale contenuta nel cosiddetto « Classificatore Ricostruzione
A._ H._ [Contabilità A._] » (di seguito:
« classificatore H._ »), la Divisione Controllo esterno lo ha poi
dichiarato debitore dell’imposta preventiva dovuta dall’allora B._ in
liquidazione per un importo totale di 119'541.25 franchi, oltre accessori. Nel
contempo, essa ha poi ritenuto a carico del contribuente una responsabilità
solidale congiuntamente al signor E._, per il pagamento della
rimanente parte d’imposta preventiva a carico di quest’ultimo in ragione del
22%, per un importo totale di 33'716.75 franchi, oltre accessori.
B.c Avverso la predetta decisione, il contribuente – per il tramite del suo
patrocinatore – ha inoltrato reclamo 19 maggio 2014 dinanzi all’AFC.
Protestando tasse, spese e ripetibili, egli ha in sostanza postulato il suo
annullamento, invocando la violazione del suo diritto di essere sentito e
dell’onere probatorio, nella misura in cui la Divisione Controllo esterno
dell’AFC, non solo non gli avrebbe concesso l’accesso agli atti dell’incarto
prima dell’emanazione della decisione privandolo della possibilità di espri-
mersi al riguardo, ma inoltre non avrebbe provato e motivato in alcun modo
la sua qualità di azionista e beneficiario economico delle asserite presta-
zioni valutabili in denaro con una quota del 78% della B._.
B.d Il 15 giugno 2015 la DAPI ha intimato al contribuente il processo
verbale finale (di seguito: PVF) relativo alla fattispecie, nel quale ha
riassunto le risultanze dell’inchiesta penale amministrativa.
B.e Con decisione su reclamo del 16 ottobre 2017, l’AFC ha respinto il
reclamo 19 maggio 2014 e confermato la sua precedente decisione
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29 aprile 2014, spiegando in dettaglio i motivi alla base della sua ripresa
fiscale.
C.
C.a Avverso la predetta decisione, il contribuente (di seguito: ricorrente) –
per il tramite del suo patrocinatore – ha inoltrato ricorso 22 novembre 2017
dinanzi al Tribunale amministrativo federale. Protestando tasse, spese e
ripetibili, egli ha postulato il suo annullamento, facendo in sostanza valere
di non avere mai occupato e/o ricoperto, direttamente o indirettamente,
alcun ruolo in seno alla B._. Egli contesta recisamente la sua
qualità di azionista e di persona vicina alla predetta società, nonché di
beneficiario economico dei redditi non contabilizzati da quest’ultima nei
propri rendiconti. L’origine del suo patrimonio – quand’anche non
dichiarato – sarebbe invero riconducibile unicamente ai contratti di
locazione e alle transazioni immobiliari da lui effettuate in qualità di
proprietario e locatore di diversi immobili e non agli utili/partecipazioni
societarie della B._. A comprova di ciò, egli ha prodotto vari
documenti (dichiarazioni giuriate di alcuni testi, sentenza cantonale, ecc.),
contestando la validità delle prove testimoniali e la correttezza delle
ricostruzioni del suo patrimonio effettuate dalla DAPI, prese in
considerazione dall’AFC nella decisione impugnata. Egli ha altresì
censurato la violazione del suo diritto di essere sentito sotto vari aspetti sia
nei confronti della DAPI che dell’AFC (motivazione lacunosa della
decisione impugnata, manca assunzione di prove, ecc.), nonché richiesto
l’assunzione di vari mezzi probatori (perizie fiscali e testimoni) e sollevato
la prescrizione dei crediti fiscali.
C.b Con decisione incidentale del 13 marzo 2018, il Tribunale ha concesso
al ricorrente l’assistenza giudiziaria con il beneficio del gratuito patrocinio.
C.c Con risposta 7 maggio 2018, l’AFC (di seguito: autorità inferiore) si è
essenzialmente riconfermata nella propria decisione, prendendo puntual-
mente posizione sulle censure sollevate dal ricorrente.
C.d Con replica 30 luglio 2018, ribadendo quanto indicato nel suo grava-
me, il ricorrente – per il tramite del suo patrocinatore – ha in particolare
prodotto due perizie a comprova della sua tesi secondo lui egli non sarebbe
mai stato azionista della B._ e tantomeno il beneficiario economico
dei redditi non contabilizzati da quest’ultima: la perizia « I._ » del
26 luglio 2018 (di seguito: perizia I._) e il parere fiscale
dell’ing. J._ del 27 luglio 2018 (di seguito: parere J._). Dette
prove smentirebbero le ricostruzioni del patrimonio effettuate dalla DAPI –
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in particolar modo così come esposte nel « classificatore H._ » e
nel « rapporto A._ » – e proverebbero non solo ch’esso avrebbe
dichiarato tutti i suoi redditi, ma anche che detti redditi sarebbero stati
integralmente da lui conseguiti unicamente grazie alle sue attività
immobiliari (locazione e vendita immobiliare). Ciò proverebbe come lo
stesso non abbia percepito alcuna prestazione valutabile in denaro dalla
B._ e dalle altre società coinvolte nella gestione della
« C._ » o del « F._ ». Egli ha poi rinnovato le richieste di
prova.
C.e Con duplica 24 ottobre 2018, l’autorità inferiore ha nuovamente preso
puntualmente posizione sulle censure del ricorrente, in particolare pronun-
ciandosi sulla perizia I._, con cui il ricorrente ha contestato la
ricostruzione del suo patrimonio contenuta nel « classificatore
H._ ». Essa ha altresì precisato che il « rapporto A._ » – a
cui fa riferimento il ricorrente – non è stato da lei preso in considerazione,
poiché concernente le imposte dirette e troppo impreciso. L’autorità
inferiore indica infatti di essersi fondata unicamente sulla ricostruzione
contenuta nel « classificatore H._ », ragione per cui non è entrata
nel merito del parere J._.
C.f Con triplica 12 dicembre 2018, il ricorrente – sempre per il tramite del
suo patrocinatore – ha ulteriormente preso posizione circa le contestazioni
sollevate dall’autorità inferiore in merito al « classificatore H._ » e
la perizia I._, ribadendo di non aver mai ricevuto alcuna prestazione
valutabile in denaro dalle varie società interessate, tra cui la B._.
Esso ha tra l’altro contestato per la prima volta la sussistenza stessa di
prestazioni valutabili in denaro.
C.g Con quadruplica 29 gennaio 2019, l’autorità inferiore si è riconfermata
nei suoi precedenti allegati, apportando ulteriori precisazioni.
D.
D.a Con scritto 28 maggio 2019, l’autorità inferiore – dando seguito alla
richiesta del Tribunale del 10 aprile 2019 – ha trasmesso i documenti
giustificativi alla base della ricostruzione effettuata dalla DAPI nel
« classificatore H._ », fornendo precisazioni al riguardo.
D.b Con scritto 5 luglio 2019, il ricorrente – sempre per il tramite del suo
patrocinatore – ha preso posizione al riguardo postulando l’accesso agli
atti prodotti dall’autorità inferiore. Con scritto 8 luglio 2019, il ricorrente ha
altresì postulato la produzione da parte dell’autorità inferiore dei contratti di
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locazione firmati dai signori K._ e L._, nonché delle relative
ricevute di pagamento degli affitti.
A detta richiesta – previa consultazione dell’autorità inferiore, espressosi al
riguardo con scritto 24 settembre 2019, con cui essa ha peraltro prodotto
gli atti richiesti dal ricorrente – il Tribunale ha dato seguito il 24 ottobre
2019, in occasione della quale il ricorrente ha potuto visionare in loco
l’integralità degli atti prodotti dall’autorità inferiore e fornire alcuni
chiarimenti orali.
D.c Con scritto 29 ottobre 2019, il ricorrente – sempre per il tramite del suo
patrocinatore – ha indicato di non avere ulteriori osservazioni in merito
all’incarto prodotto dall’autorità inferiore e ha prodotto la nota spese
d’onorario intermedia del suo avvocato.
E.
E.a Con scritto 12 dicembre 2019, l’autorità inferiore ha segnalato che nel
frattempo sarebbe stata emanata la decisione in materia di imposte
cantonali di imposta federale diretta concernente il ricorrente, per i periodi
fiscali 2006, 2007, 2008, 2009 e 2010, impugnate da quest’ultimo. La
fattispecie alla base di detta decisione sarebbe essenzialmente la stessa
di quello oggetto della presente procedura di ricorso.
E.b Con scritto 18 dicembre 2019, il ricorrente – sempre per il tramite del
suo patrocinatore – ha preso posizione al riguardo, precisando che le
decisioni di tassazione sarebbero attualmente oggetto di un ricorso al
Tribunale federale e sottolineando che in tale contesto esso non avrebbe
avuto l’occasione di presentare una perizia contabile e puntuali conte-
stazioni come dinanzi al Tribunale amministrativo federale.
E.c Con scritto 22 marzo 2021, l’autorità inferiore – con riferimento al suo
scritto 12 dicembre 2019 – ha segnalato allo scrivente Tribunale che, in
materia d’imposta federale diretta, il Tribunale federale ha emesso la
propria sentenza 2C_984/2019 del 3 marzo 2021, respingendo integral-
mente il ricorso del ricorrente.
F.
Con scritto 7 aprile 2021, il ricorrente ha sollecitato l’emanazione della
sentenza di merito da parte del Tribunale.
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G.
Ulteriori fatti e argomentazioni verranno ripresi, per quanto necessari, nei
considerandi in diritto del presente giudizio.

Diritto:
1.
1.1 Il Tribunale amministrativo federale giudica i ricorsi contro le decisioni
ai sensi dell’art. 5 PA, emanate dalle autorità menzionate all’art. 33 LTAF,
riservate le eccezioni di cui all’art. 32 LTAF (cfr. art. 31 LTAF). In partico-
lare, le decisioni emanate dall’AFC su reclamo in materia di riscossione
dell’imposta preventiva – come in concreto – sono impugnabili dinanzi al
Tribunale (cfr. art. 39 della legge federale del 13 ottobre 1965 sull’imposta
preventiva [LIP, RS 642.21], in combinato disposto con l’art. 32 LTAF). Il
Tribunale è dunque competente per dirimere la presente vertenza. Fatta
eccezione per quanto prescritto direttamente dalla LTAF come pure da
eventuali normative speciali, la procedura dinanzi al Tribunale è di principio
retta dalla PA (cfr. art. 37 LTAF; art. 2 cpv. 4 PA). Su riserva dell’art. 2 cpv. 1
PA – che per inciso menziona dei principi comunque applicati per analogia
dal Tribunale nell’ambito delle procedure in materia d’imposta preventiva –
quanto precede vale altresì per la presente procedura di ricorso ([tra le
tante] sentenza del TAF A-2164/2020 del 3 agosto 2020 consid. 1.1).
1.2 Il presente ricorso è stato interposto tempestivamente (cfr. art. 20
segg., art. 50 PA), nel rispetto delle esigenze di contenuto e di forma
previste dalla legge (cfr. art. 52 PA). L’atto impugnato è una decisione
dell’AFC fondata sul diritto pubblico federale giusta l’art. 5 PA, che condan-
na il ricorrente al pagamento di crediti d’imposta preventiva. Poiché la
decisione impugnata comporta un onere pecuniario per il ricorrente,
quest’ultimo risulta legittimato a ricorrere ai sensi dell’art. 48 cpv. 1 PA.
2.
2.1 Con ricorso al Tribunale amministrativo federale possono essere
invocati la violazione del diritto federale, compreso l’eccesso o l’abuso del
potere di apprezzamento (cfr. art. 49 lett. a PA), l’accertamento inesatto o
incompleto di fatti giuridicamente rilevanti (cfr. art. 49 lett. b PA) nonché
l’inadeguatezza (cfr. art. 49 lett. c PA; cfr. MOSER/BEUSCH/KNEUBÜHLER,
Prozessieren vor dem Bundesverwaltungsgericht, 2a ed. 2013, n. 2.149).
2.2 Il Tribunale amministrativo federale non è vincolato né dai motivi addotti
(cfr. art. 62 cpv. 4 PA), né dalle considerazioni giuridiche della decisione
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impugnata, né dalle argomentazioni delle parti (cfr. DTF 142 V 551 con-
sid. 5; 141 V 234 consid. 1; DTAF 2007/41 consid. 2; MOOR/POLTIER, Droit
administratif, vol. II, 3a ed. 2011, no. 2.2.6.5, pag. 300). I principi della
massima inquisitoria e dell’applicazione d’ufficio del diritto sono tuttavia
limitati: l’autorità competente procede difatti spontaneamente a constata-
zioni complementari o esamina altri punti di diritto solo se dalle censure
sollevate o dagli atti risultino indizi in tal senso (cfr. DTF 141 V 234 con-
sid. 1 con rinvii; 122 V 157 consid. 1a; 121 V 204 consid. 6c; DTAF 2007/27
consid. 3.3). Secondo il principio di articolazione delle censure (« Rüge-
prinzip ») l’autorità di ricorso non è tenuta a esaminare le censure che non
appaiono evidenti o non possono dedursi facilmente dalla constatazione e
presentazione dei fatti, non essendo a sufficienza sostanziate (cfr. DTF 141
V 234 consid. 1; MOSER/BEUSCH/KNEUBÜHLER, op. cit., n. 1.55). Il principio
inquisitorio non è quindi assoluto, atteso che la sua portata è limitata dal
dovere delle parti di collaborare all’istruzione della causa (cfr. DTF 143 II
425 consid. 5.1; 140 I 285 consid. 6.3.1; 128 II 139 consid. 2b). Il dovere
processuale di collaborazione concernente in particolare il ricorrente che
interpone un ricorso al Tribunale nel proprio interesse, comprende, in
particolare, l’obbligo di portare le prove necessarie, d’informare il giudice
sulla fattispecie e di motivare la propria richiesta, ritenuto che in caso
contrario arrischierebbe di dover sopportare le conseguenze della carenza
di prove (cfr. art. 52 PA; cfr. DTF 140 I 285 consid. 6.3.1; 119 III 70 con-
sid. 1; MOOR/POLTIER, op. cit., no. 2.2.6.3, pag. 293 e segg.).
3.
Nel suo gravame, il ricorrente sostiene che il suo diritto di essere sentito
sarebbe stato leso a più riprese. Tale doglianza va qui esaminata priorita-
riamente dal Tribunale.
3.1
3.1.1 Il diritto di essere sentito è infatti una garanzia di natura formale, la
cui violazione implica, di principio, l’annullamento della decisione resa
dall’autorità, indipendentemente dalle possibilità di successo del ricorso nel
merito (cfr. DTF 142 II 218 consid. 2.8.1; 135 I 187 consid. 2.2; 132 V 387
consid. 5.1; DTAF 2009/36 consid. 7). Detto diritto, sancito dall’art. 29
cpv. 2 Cost., garantisce all’interessato il diritto di esprimersi prima che sia
resa una decisione sfavorevole nei suoi confronti (cfr. artt. 29 e 30 PA), il
diritto di prendere visione dell’incarto (cfr. art. 26 PA), la facoltà di offrire
mezzi di prova su fatti suscettibili di influire sul giudizio, di esigerne
l’assunzione, di partecipare alla loro assunzione e di potersi esprimere
sulle relative risultanze, nella misura in cui esse possano influire sulla
decisione (cfr. art. 18 PA applicabile in ogni caso almeno per analogia
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dinanzi al Tribunale, malgrado la riserva dell’art. 2 cpv. 1 PA [cfr. {tra le
tante} sentenza del TAF A-5446/2016 del 23 maggio 2018 consid. 2.2 con
rinvii]; art. 29 PA), nonché di ottenere una decisione motivata (cfr. art. 35
PA; DTF 144 I 11 consid. 5.3; 135 II 286 consid. 5.1; [tra le tante] sentenza
del TAF A-5576/2019 del 5 dicembre 2019 consid. 3.1.1 con rinvii; THIERRY
TANQUEREL, Manuel de droit administratif, 2a ed. 2018, n. 1528 segg.).
Il diritto di essere sentito non comporta tuttavia per le parti il diritto di espri-
mersi oralmente, essendo sufficiente che le stesse possano far valere le
loro ragioni per scritto (cfr. DTF 140 I 68 considd. 9.6.1 e 9.6.2; 130 II 425
consid. 2.1; ADELIO SCOLARI, Diritto amministrativo, Parte generale, 2002,
n. 494; TANQUEREL, op. cit., n. 1537 con rinvii; MOSER/BEUSCH/KNEUBÜH-
LER, op. cit., n. 3.86), né quello di ottenere – di principio – l’audizione di
testimoni (cfr. DTF 130 II 425 consid. 2.1; [tra le tante] sentenza del TAF A-
777/2013 del 30 luglio 2014 consid. 1.3.3 con rinvii). In particolare, nelle
procedure in ambito fiscale e doganale, non sussiste alcun diritto ad
un’udienza pubblica ex art. 6 n. 1 CEDU (cfr. [tra le tante] sentenze del TAF
A-458/2017 del 23 agosto 2018 consid. 3.1; MOSER/BEUSCH/KNEUBÜHLER,
op. cit., n. 3.170).
3.1.2 A titolo eccezionale, la violazione del diritto di essere sentito può
essere sanata nella procedura di ricorso, se i motivi determinanti sono stati
addotti in risposta dall’autorità, se il ricorrente ha potuto commentarli in un
successivo memoriale e, soprattutto, se il potere d’esame della giurisdi-
zione competente non è più ristretto di quello dell’istanza inferiore (cfr. DTF
142 II 218 consid. 2.8.1; 135 I 187 consid. 2.2; 133 I 201 consid. 2.2; sen-
tenza del TF 1C_104/2010 del 29 aprile 2010 consid. 2.1; [tra le tante] sen-
tenza del TAF A-5576/2019 del 5 dicembre 2019 consid. 3.1.3 con rinvii).
3.2
3.2.1 Innanzitutto, il ricorrente solleva tutta una serie di vizi procedurali nei
confronti della DAPI, che avrebbero comportato la violazione del suo diritto
di essere sentito. In primo luogo, egli censura che la DAPI non gli avrebbe
consentito di acquisire il materiale probatorio e testimoniale atto a corro-
borare le sue tesi, negando ogni richiesta di complemento probatorio, fatto
per lui inaccettabile (cfr. ricorso 22 novembre 2017, pagg. 4 seg., pag. 12).
In particolare, la DAPI avrebbe rifiutato di assumere gli atti costitutivi e i
verbali assembleari delle varie società coinvolte nella vicenda, senza indi-
care il motivo (cfr. ricorso 22 novembre 2017, pagg. 4 seg.; replica 30 luglio
2018, pag. 5). In secondo luogo, egli ritiene che sarebbe a torto che la
DAPI non avrebbe estromesso dagli atti il processo verbale d’interrogatorio
dell’8 marzo 2012 del signor L._, svoltosi in francese e senza
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interprete, in totale violazione dei suoi diritti processuali. Tale evenienza
sarebbe comprovata dal fatto che nei successivi interrogatori, il signor
L._ avrebbe corretto le sue prime dichiarazioni. Peraltro, sarebbe a
torto che la DAPI e poi l’autorità inferiore si sarebbero fondate sulle false
dichiarazioni del signor G._ (cfr. ricorso 22 novembre 2017, pagg. 4
seg.). Per finire, egli ritiene che la mancata indicazione nel PVF del
15 giugno 2015 dei mezzi di impugnazioni violerebbe il suo diritto di essere
sentito, sicché lo stesso non sarebbe ancora cresciuto in giudicato
(cfr. triplica 12 dicembre 2018, pag. 6).
3.2.2 A tal proposito, il Tribunale osserva come dette censure sollevate
contro le misure adottate dalla DAPI sono qui chiaramente irricevibili,
sicché non vi è luogo di entrare nel loro merito. Il Tribunale ricorda infatti
che la decisione impugnata è fondata sull’art. 12 della legge federale del
22 marzo 1974 sul diritto penale amministrativo (DPA, RS 313.0). Benché
detta norma sia contenuta in una legge penale a causa del suo legame con
il diritto penale, la stessa è una norma di diritto fiscale, applicabile in
materia di imposta preventiva. La procedura giusta l’art. 12 cpv. 1 e 2 DPA
concernente l’obbligo di pagamento dei crediti d’imposta non pagati a
causa di una infrazione alla legislazione amministrativa è una procedura
amministrativa che si distingue chiaramente dalla procedura penale
(cfr. sentenze del TF 2C_492/2017 del 20 ottobre 2017 consid. 7.2;
2A.602/2003 del 10 maggio 2004 consid. 3.2; sentenza parziale e
decisione incidentale del TAF A-550/2016 del 22 giugno 2017
consid. 4.5.1). Il credito fondato sull’art. 12 DPA è un credito fiscale
(cfr. sentenza del TF 2A.602/2003 del 10 maggio 2004 consid. 3.5). Ciò
premesso, l’obbligo di pagamento dei crediti d’imposta può fondarsi su dei
fatti stabiliti durante la procedura penale avviata dalla DAPI sulla base della
DPA. I processi verbali e i documenti della procedura penale possono
essere ripresi dal giudice amministrativo che deve apprezzarli alla luce
delle regole del diritto amministrativo, in particolare della PA. Cionono-
stante, gli eventuali vizi di procedura penale non fanno parte dell’oggetto
del litigio in materia di imposta preventiva, ragion per cui il Tribunale non è
competente per statuire al riguardo (cfr. per analogia [in materia doganale
e IVA] sentenze del TF 2C_243/2014 del 9 dicembre 2014 consid. 7.3;
2C_112/2010 del 30 settembre 2010 consid. 3; 2A.602/2003 del 10 mag-
gio 2004 consid. 3.2 seg.; [tra le tante] sentenza del TAF A-458/2017 del
23 agosto 2018 consid. 3.2.1; MOLLARD/OBERSON/TISSOT BENEDETTO,
Traité TVA, 2009, n. 493, pag. 559). L’eventuale rigetto di una richiesta di
complemento d’inchiesta nell’ambito dell’inchiesta penale amministrativa
condotta dalla DAPI può essere impugnato soltanto insieme con il decreto
penale. Contro la notificazione del processo verbale finale e il suo
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contenuto, nonché il rigetto di una richiesta di complemento d’inchiesta,
non v’è infatti possibilità di ricorso (cfr. art. 61 cpv. 4 DPA).
Ora, in casu, tale evenienza è stata chiaramente e correttamente segnalata
dalla DAPI al ricorrente nello stesso PVF del 15 giugno 2015 (cfr. atto
« 15016 PVF E._ A._ G._ », in: « Classificatore
Processo verbale finale e prese di posizione » dell’incarto prodotto
dall’autorità inferiore su chiavetta USB [di seguito: inc. AFC], pag. 86), così
come giustamente rilevato dall’autorità inferiore (cfr. risposta 7 maggio
2018, pag. 2). In tale contesto, non è ravvisabile alcuna violazione del suo
diritto di essere sentito del ricorrente, a motivo che detto PVF non
menzionerebbe i mezzi di impugnazione, dal momento che per l’appunto
tale atto non è soggetto a ricorso. Di fatto, tale censura è priva di
fondamento.
3.2.3 Ciò puntualizzato, a titolo abbondanziale e così come giustamente
sottolineato dall’autorità inferiore (cfr. risposta 7 maggio 2018, pag. 2), il
Tribunale rileva come le censure sollevate dal ricorrente circa la mancata
assunzione di vari mezzi probatori (testimoni e documenti), il mancato
contradditorio, nonché la mancata estromissione di determinati processi
verbali d’interrogatorio, siano peraltro già state evase – e meglio respinte
in toto – dal Tribunale penale federale con sentenza BV.2014.49 del
30 settembre 2014 (cfr. atto n. 1 prodotto dall’autorità inferiore con risposta
7 maggio 2018), ovvero prima dell’emanazione del PVF del 15 giugno
2015. In tale contesto, si deve ritenere che al momento della notifica di
detto atto, tutte le questioni pregiudiziali erano già state evase.
3.3
3.3.1 Il ricorrente ritiene poi la motivazione della decisione impugnata come
lacunosa, in quanto l’autorità inferiore avrebbe omesso di considerare gli
elementi probatori proposti dal ricorrente, rispettivamente non avrebbe
indicato in maniera esaustiva i motivi alla base della ripresa fiscale in
oggetto. Più in dettaglio, l’autorità inferiore non avrebbe in particolare tenu-
to conto degli elementi di prova da lui prodotti a dimostrazione dell’identità
dei veri azionisti e amministratori di fatto delle varie società, in primis della
B._, senza fornire alcuna spiegazione al riguardo (cfr. ricorso
22 novembre 2017, pagg. 6 segg.). Peraltro, l’autorità inferiore non
avrebbe fornito alcuna sufficiente motivazione comprovante la sussistenza
di prestazioni valutabili in denaro, ovvero di redditi non contabilizzati dalle
varie società – tra cui la B._ – e tanto meno ch’egli possa essere
considerato in qualsiasi modo aver beneficiato di tali prestazioni
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Pagina 12
(cfr. replica 30 luglio 2018, pagg. 8 e 20; triplica 12 dicembre 2018,
pagg. 21 seg.).
3.3.2 Sennonché, da un esame degli atti dell’incarto, nulla permette al
Tribunale di ritenere la decisione impugnata come carente dal punto di vista
della motivazione, l’autorità inferiore avendo esposto in maniera dettagliata
e precisa i motivi e i mezzi di prova su cui essa fonda la ripresa d’imposta
preventiva in oggetto (cfr. circa le esigenze in materia di motivazione delle
decisioni, [tra le tante] sentenza del TAF A-5576/2018 del 5 dicembre 2019
consid. 3.1.2 con rinvii). Anche ad avere dubbi al riguardo, dal momento
che in questa sede l’autorità inferiore ha avuto modo di completare esausti-
vamente la motivazione alla base della decisione impugnata, prendendo
compiutamente posizione pure su tutte le censure sollevate dal ricorrente
– in particolar modo sulla ricostruzione del patrimonio del ricorrente
contenuta nel « classificatore H._» – e che quest’ultimo ha potuto
visionare l’integralità dell’incarto, produrre i propri mezzi di prova (perizie
contabili, testimonianze giurate, ecc.) e prendere esaustivamente
posizione nei suoi numerosi scritti su tutti gli elementi rilevanti ai fini del
giudizio, ogni eventuale violazione del suo diritto di essere sentito va
considerata come ampiamente qui sanata (cfr. consid. 3.1.2 del presente
giudizio). Per tale motivo non vi è ragione di approfondire ulteriormente tale
questione.
4.
Ciò posto, prima di proseguire nell’analisi del ricorso, il Tribunale deve
altresì sincerarsi dell’eventuale prescrizione dei crediti d’imposta preven-
tiva qui in oggetto, così come peraltro sollevato dal ricorrente (cfr. ricorso
22 novembre 2017, pagg. 15 seg.; replica 30 luglio 2018, pag. 17).
4.1
4.1.1 La prescrizione è infatti una questione di diritto che va esaminata
d’ufficio dall’autorità e non necessita d’essere sollevata dall’assoggettato
(cfr. DTF 142 II 182 consid. 3.2.1; sentenza del TF 2C_243/2014 del
4 dicembre 2014 consid. 5 con rinvio; MICHAEL BEUSCH, Der Untergang der
Steuerforderung, 2012, pag. 278; STEPHANIE EICHENBERGER, in:
Oberson/Hinny [ed.], Commentaire droits de timbre, 2006, n. 5 ad art. 30
LTB). Poiché la prescrizione del credito fiscale – se constatata – comporta
la perenzione della pretesa dell’autorità inferiore, pure tale doglianza verrà
esaminata qui di seguito dal Tribunale.
4.1.2 La prescrizione dei crediti fiscali in materia di imposta preventiva è
retta dall’art. 17 LIP. Per quanto riguarda fattispecie di carattere penale,
A-6685/2017
Pagina 13
determinante è invece la DPA, applicabile all’imposta preventiva virtù del
rinvio dell’art. 67 cpv. 1 LIP (cfr. [tra le tante] sentenza del TAF A-458/2017
del 23 agosto 2018 consid. 6.1.1; sentenza parziale e decisione incidentale
del TAF A-550/2016 del 22 giugno 2017 consid. 4.3.1 con rinvii). Giusta
l’art. 12 cpv. 4 DPA, l’obbligo di pagamento o di restituzione non si pre-
scrive finché non siano prescritte l’azione penale e l’esecuzione della pena.
Riguardo alle contravvenzioni consistenti nella sottrazione o nella messa
in pericolo di tasse o nell’ottenimento indebito di una restituzione, di una
riduzione o di un condono di tasse ai sensi dell’art. 11 cpv. 2 DPA, la
giurisprudenza ha avuto modo di precisare che – in base al diritto in vigore
a partire dal 1° ottobre 2002 – il termine di prescrizione è di 7 anni
(cfr. art. 11 cpv. 2 DPA in relazione con l’art. 333 cpv. 6 lett. b CP e l’art. 97
cpv. 1 lett. d CP; DTF 143 IV 228 consid. 4.4 con rinvii; 134 IV 328 con-
sid. 2.1; [tra le tante] sentenza del TAF A-2078/2016 del 1° novembre 2016
consid. 4.2.2 con rinvii; BEUSCH/MALLA, in: Zweifel/Beusch/Bauer-Balmelli
[ed.], Kommentar zum Schweizerischen Steuerrecht, Bundesgesetz über
die Verrechnungssteuer, 2a ed. 2012 [di seguito: VStG-Kommentar], n. 51
segg. ad « Vorbemerkungen zu Art. 61-67 »). Tale è in particolare il caso in
presenza di una sottrazione d’imposta ai sensi dell’art. 61 LIP, verosimil-
mente realizzata allorquando una società anonima fa una prestazione
valutabile in denaro facilmente riconoscibile come tale dai partecipanti,
senza tuttavia dichiarare e pagare spontaneamente l’imposta preventiva. Il
termine di prescrizione di 7 anni è sospeso durante i procedimenti d’op-
posizione, di reclamo o giudiziari circa l’obbligo di pagamento o restituzione
(cfr. art. 11 cpv. 3 DPA; DTF 143 IV 228 consid. 5 con rinvii; [tra le tante]
sentenze del TAF A-2164/2019 del 3 agosto 2020 consid. 4.1.2 con rinvii;
A-458/2017 del 23 agosto 2018 consid. 6.1.1; sentenza parziale e
decisione incidentale del TAF A-550/2016 del 22 giugno 2017 consid. 4.3.1
con rinvii; BEUSCH/MALLA, VStG-Kommentar, n. 56 ad « Vorbemerkungen
zu Art. 61-67 »).
4.1.3 Conformemente all’art. 98 CP – applicabile in virtù dell’art. 2 DPA – il
termine di prescrizione di 7 anni decorre dal giorno in cui l’autore ha eser-
citato la sua attività colpevole, detto giorno non essendo tuttavia preso in
conto nel calcolo del termine (cfr. DTF143 IV 228 consid. 4.5; 134 IV 297
consid. 4.1). Allorquando una società anonima effettua una prestazione
valutabile in denaro cedendo ad un azionista o ad una persona a lui vicina
dei redditi non contabilizzati e ciò, in violazione della legislazione ammini-
strativa federale, il termine di prescrizione inizia a decorrere soltanto
all’indomani della data di consegna del bilancio erroneo, rispettivamente
del conto erroneo – ovvero, del documento contabile nel quale non sono
A-6685/2017
Pagina 14
stati contabilizzati i ricavi ceduti agli azionisti o a persone vicine a quest’ulti-
mi – all’AFC (« [d]ie [...] Verjährungsfrist [...] beginnt erst nach dem Termin
zu laufen, an dem die unrichtige Jahresrechnung bei der ESTV eingereicht
wurde [...] » in: sentenza del TF del 26 marzo 1987 consid. 5, in: ASA 56
pag. 203 segg.; cfr. DTF 143 IV 228 considd. 4.6.1-4.6.3; sentenza parzia-
le e decisione incidentale del TAF A-550/2016 del 22 giugno 2017 con-
sid. 4.4.2 con rinvii). In tal caso, l’attività colpevole ai sensi dell’art. 98 CP
consiste nella consegna di documenti contabili irregolari alla competente
autorità (cfr. [tra le tante] sentenze del TAF A-2164/2019 del 3 agosto 2020
consid. 4.1.3; A-458/2017 del 23 agosto 2018 consid. 6.1.2 con rinvii).
Qualora invece una società abbia omesso non solo di contabilizzare la
prestazione valutabile in denaro da lei effettuata, ma anche di allestire e/o
di consegnare i propri rendiconti all’AFC, la decorrenza del termine di
prescrizione di 7 anni va calcolata tenendo conto altresì di quanto disposto
dall’art. 38 cpv. 2 LIP e soprattutto dall’art. 21 cpv. 1 dell’Ordinanza del
19 dicembre 1966 sull’imposta preventiva (OIPrev, RS 642.211) in
combinato disposto con l’art. 699 cpv. 2 CO (società anonima). Più nel
dettaglio, in virtù dell’art. 21 cpv. 1 OIPrev, ogni società anonima (art. 9
cpv. 1 LIP) è tenuta a consegnare spontaneamente i propri conti annuali
all’AFC, nei 30 giorni successivi alla loro approvazione. Ai sensi
dell’art. 699 cpv. 2 CO, l’assemblea ordinaria – durante la quale vengono
per l’appunto approvati i conti annuali – si svolge ogni anno, entro sei mesi
dalla chiusura dell’esercizio annuale. Sulla base di detti disposti di legge, è
dunque lecito considerare che nel caso in cui una società non ottemperi al
suo obbligo di consegna dei conti annuali all’AFC, il termine di prescrizione
inizia a decorrere all’indomani dei sei mesi e trenta giorni dopo la fine
dell’esercizio durante il quale detta società ha effettuato una prestazione
valutabile in denaro soggetta all’imposta preventiva (cfr. sentenza del TAF
A-2164/2019 del 3 agosto 2020 consid. 4.1.3).
4.2 In concreto, i crediti d’imposta preventiva oggetto della ripresa fiscale
dell’autorità inferiore concernono il periodo fiscale 2006 in rapporto a delle
prestazioni valutabili in denaro nella forma di distribuzioni dissimulate di
reddito effettuate dalla B._ a persone ad essa vicine, ai sensi
dell’art. 4 cpv. 1 lett. b LIP e dell’art. 20 cpv. 1 OIPrev. Trattandosi di fatto
di una sottrazione d’imposta, risulta qui applicabile il termine di prescrizione
di 7 anni (cfr. consid. 4.1.2 del presente giudizio) e non il termine di 5 anni
dell’art. 17 LIP a cui fa riferimento il ricorrente. Che il ricorrente possa o
meno essere considerato quale autore di tale sottrazione d’imposta non è
qui determinante, come non lo è neppure la questione s’egli possa o meno
essere qualificato di persona che ha beneficiato di tali prestazioni, dal
A-6685/2017
Pagina 15
momento che in ogni caso vi sono sufficienti elementi tali da far ritenere nei
confronti della B._ la sussistenza di una sottrazione d’imposta.
Detto ciò, occorre stabilire il giorno in cui l’autore ha esercitato la sua attività
colpevole, il termine di prescrizione decorrendo l’indomani di tale data
(cfr. consid. 4.1.3 del presente giudizio).
Ora, secondo quanto indicato dall’autorità inferiore nella decisione impu-
gnata (cfr. detta decisione, consid. 6.2.3) e dalla DAPI nel PVF del 15 giu-
gno 2015 (cfr. PVF, punto n. 3.1), i conti 2006 della B._ non sono
mai stati da lei inviati all’AFC. Tale circostanza non è peraltro contestata
dal ricorrente (cfr. considd. 7.1.2 e 7.2 del presente giudizio). Detti conti
2006 sono tuttavia stati sequestrati dalla DAPI (cfr. atto DAPI
n. 650.100.001-017). Da questi è risultato che detta società ha omesso di
contabilizzare i ricavi di sua spettanza, senza dichiarare né pagare
spontaneamente l’imposta preventiva. In tal caso, così come giustamente
ritenuto dall’autorità inferiore, si deve considerare che il termine di
prescrizione di 7 anni ha iniziato a decorrere all’indomani dei sei mesi e
trenta giorni dopo la fine dell’esercizio durante il quale la società ha
effettuato una prestazione valutabile in denaro soggetta all’imposta
preventiva (cfr. consid. 4.1.3 del presente giudizio). Nel caso in esame, i
conti 2006 della società avrebbero dovuto essere inviati all’autorità
inferiore al più tardi entro il 30 luglio 2007. Il termine di prescrizione di
7 anni è quindi iniziato a decorrere all’indomani di tale data, ovvero il
31 luglio 2007 e sarebbe giunto a scadenza il 31 luglio 2014. Sennonché,
tale termine è stato validamente sospeso dall’autorità inferiore con
decisione d’imposizione del 29 aprile 2014 e lo è rimasto durante la
procedura di reclamo dinanzi all’AFC e quella successiva di ricorso dinanzi
al Tribunale (cfr. consid. 4.1.2 del presente giudizio). Ne discende che tutti
i crediti fiscali oggetto della ripresa fiscale dell’autorità inferiore non sono
ancora prescritti.
5.
5.1 Ciò appurato, il Tribunale deve ora occuparsi delle censure di merito
sollevate dal ricorrente. A tal fine, preliminarmente è qui doveroso precisare
che la fattispecie alla base della presente procedura (A-6685/2017) è la
stessa di quella alla base di altre nove procedure parallele (A-6686/2017,
A-6687/2017, A-6688/2017, A-6689/2017, A-6690/2017, A-6691/2017,
A-6692/2017, A-6693/2017 e A-6694/2017). Per semplicità e maggiore
chiarezza, qui di seguito il Tribunale esporrà dapprima il quadro generale,
riprendendo quanto indicato dall’autorità inferiore nella decisione impu-
gnata e dalla DAPI nel PVF del 15 giugno 2015.
A-6685/2017
Pagina 16
5.2 Di fatto, tra il 1° gennaio 2006 e il 28 febbraio 2012, dieci società anoni-
me – tutte con sede a Y._ e radiate dal Registro di commercio a
seguito del loro fallimento – si sono succedute nella gestione del postribolo
denominato « C._ » e/o dell’esercizio pubblico denominato
« F._ », entrambi ubicati a Y._, in uno stabile di proprietà del
ricorrente, così come meglio precisato:
Periodo di gestione F._ C._
01.01.2006-30.06.2006 M._ B._
01.07.2006-31.10.2008 N._ R._
01.11.2008-30.05.2009 O._ S._
01.06.2009-30.06.2011 P._ T._
01.07.2011-28.02.2012 Q._ U._
Più nel dettaglio, il « modus operandi » sarebbe stato il seguente. Di volta
in volta, due società distinte si sarebbero occupate l’una della gestione del
« F._ » e l’altra di quella delle stanze del postribolo « C._ ».
Dopo un breve lasso di tempo, di regola circa un anno, dette attività
sarebbero state tuttavia trasferite alle due successive società, nuovamente
costituite a tale scopo. Quanto a loro, le vecchie società, praticamente
vuote, sarebbero state lasciate languire finché, o per un creditore che
avrebbe chiesto il proseguimento dell’esecuzione o per altre ragioni, il
Pretore ne avrebbe decretato il fallimento per carenza di attivi. Gli spazi, il
mobilio e le suppellettili sia delle camere che del bar sarebbero stati di volta
in volta noleggiati alle società attive in quel momento dal ricorrente perso-
nalmente (immobile) o dalla società V._ (arredamento e oggettistica
varia), società sempre a lui riconducibile. La contabilità ufficiale e di « fac-
ciata » sarebbe stata tenuta da un fiduciario, il signor G._. Ciò
precisato, durante il loro periodo di attività, dette società avrebbero tuttavia
omesso di contabilizzare nei propri rendiconti gli utili di loro spettanza e da
esse realizzati nell’ambito di tale gestione, versandoli al ricorrente e al
signor E._, ritenuti dall’autorità inferiore e dalla DAPI quali azionisti
e amministratori di fatto delle predette società. A mente di dette autorità, vi
sarebbero infatti indizi lascianti pensare che dette persone erano vicine alle
società ed erano le uniche a poter aver accesso ai predetti utili e decidere
del loro impiego. Così facendo, dette società avrebbero dunque effettuato
delle prestazioni valutabili in denaro nella forma di « distribuzioni
dissimulate di utile » ai sensi dell’art. 4 cpv. 1 lett. b LIP nonché dell’art. 20
cpv. 1 OIPrev, giustificanti una ripresa d’imposta preventiva ex art. 12
cpv. 2 DPA (cfr. decisione impugnata, pagg. 3 seg.).
A-6685/2017
Pagina 17
5.3 In tale contesto, con dieci decisioni su reclamo del 16 ottobre 2017,
l’autorità inferiore ha dunque provveduto a dieci riprese d’imposta preven-
tiva nei confronti del ricorrente. Dette decisioni sono attualmente oggetto
di ricorso dinanzi al Tribunale (A-6685/2017, A-6686/2017, A-6687/2017,
A-6688/2017, A-6689/2017, A-6690/2017, A-6691/2017, A-6692/2017,
A-6693/2017 e A-6694/2017). In parallelo, con altre dieci decisioni su
reclamo del 16 ottobre 2017, l’autorità inferiore ha provveduto a delle
riprese fiscali analoghe pure nei confronti del signor E._. Dette
decisioni sono invece cresciute in giudicato, a seguito della sentenza del
Tribunale federale 2C_65/2018 del 21 febbraio 2018, che ha confermato le
dieci sentenze d’inammissibilità dello scrivente Tribunale del 20 dicembre
2017 (A-6532/2017, A-6556/2017, A-6558/2017, A-6559/2017,
A-6560/2017, A-6563/2017, A-6564/2017, A-6565/2017, A-6566/2017).
In sostanza, nel PVF del 15 giugno 2015 la DAPI ha ritenuto la sussistenza
di prestazioni valutabili in denaro nella forma di distribuzioni dissimulate di
utile per un importo totale pari a 12'059'059 franchi così suddiviso:
5'575'344 franchi per le cinque società che hanno gestito la « C._ »
(cfr. citato PVF, punto n. 3.3.3) e 6'483'715 franchi per le cinque società
che hanno gestito il « F._ » (cfr. citato PVF, punto n. 3.2.3). Detti
importi sono poi stati ripresi e corretti dall’autorità inferiore, la quale nelle
varie decisioni su reclamo del 16 ottobre 2017 ha ritenuto la sussistenza di
prestazioni valutabili in denaro nella forma di distribuzioni dissimulate di
utile per un importo totale pari a 9'970'766.65 franchi così suddiviso:
4'216'044.40 franchi per le cinque società che hanno gestito la
« C._ » e 5'754'722.25 franchi per le cinque società che hanno
gestito il « F._ »:
« C._ » « F._ »
Gestore Prestazioni  in denaro
Gestore Prestazioni  in denaro
B._ fr. 437'880.00 M._ fr. 763'224.75
R._ fr. 820'186.80
(di cui fr. 50'000 concernenti solo il
ricorrente)
N._ fr. 938'216.00
S._ fr. 553'406.90
(di cui fr. 10'000 concernenti solo il
ricorrente)
O._ fr. 1'944'294.90
T._ fr. 1'861'364.35
(di cui fr. 50'000 concernenti solo il
ricorrente)
P._ fr. 1'479'521.50
U._ fr. 543'206.35 Q._ fr. 629'465.10
TOTALE fr. 4'216'044.40 TOTALE fr. 5'754'722.25
A-6685/2017
Pagina 18
La ripresa d’imposta preventiva totale dell’autorità inferiore – così come
risultante dalle decisioni su reclamo citate poc’anzi – è dunque pari a
3'489'768.30 franchi (fr. 1'475'615.60 per la « C._ » e
fr. 2'014'152.70 per il « F._ »), oltre accessori. Sulla base
dell’art. 12 cpv. 2 DPA, essa è poi stata posta dall’autorità inferiore a carico
del ricorrente (in ragione del 78%) e del signor E._ (in ragione del
22%), in qualità di beneficiari delle prestazioni valutabili in denaro in
oggetto, come segue:
« C._ »
Gestore Imposta preventiva
Ricorrente E._
78% 22%
B._ fr. 153'258.00 fr. 119'541.25 fr. 33'716.75
R._ fr. 287'065.40 fr. 227'761.00 fr. 59'304.40
S._ fr. 193'692.45 fr. 151'850.10 fr. 41'842.35
T._ fr. 651'477.50 fr. 512'002.45 fr. 139'475.05
U._ fr. 190'122.25 fr. 148'295.35 fr. 41'826.90
TOTALE fr. 1'475'615.60 fr. 1'159450.15 fr. 316'165.45
« F._ »
Gestore Imposta preventiva
Ricorrente E._
78% 22%
M._ fr. 267'128.65 fr. 208'360.35 fr. 58'768.30
N._ fr. 328'375.55 fr. 260'945.45 fr. 67'430.10
O._ fr. 680'503.20 fr. 530'792.50 fr. 149'710.70
P._ fr. 517'832.50 fr. 403'909.35 fr. 113'923.15
Q._ fr. 220'312.80 fr. 171'844.00 fr. 48'468.80
TOTALE fr. 2'014'152.70 fr. 1'575'851.65 fr. 438'301.05
Il ricorrente e il signor E._ sono peraltro stati ritenuti dall’autorità
inferiore come responsabili solidali dei rispettivi importi da essi dovuti, sulla
base dell’art. 12 cpv. 3 DPA. Dette riprese fiscali sono qui recisamente
contestate dal ricorrente, il quale – per i dieci incarti paralleli che lo
concernono – si è però limitato a contestare in maniera generale la base
imponibile all’imposta preventiva, senza tuttavia indicare per quali motivi
essa non sarebbe corretta. Di fatto, il ricorrente contesta infatti in dettaglio
solo la sua qualità di azionista e/o di amministratore di fatto delle varie
società interessate, così come la sua qualità di beneficiario delle
prestazioni valutabili in oggetto.
A-6685/2017
Pagina 19
Ora, oggetto del presente giudizio è la ripresa d’imposta preventiva operata
nei confronti del ricorrente in rapporto alla società B._ (A-
6685/2017) da lui recisamente contestata, di cui il Tribunale verificherà la
fondatezza.
6.
In tale ottica, qui di seguito verranno innanzitutto richiamati i principi
applicabili alla fattispecie.
6.1 La Confederazione può riscuotere un’imposta preventiva sul reddito dei
capitali mobili (cfr. art. 132 cpv. 1 Cost.; art. 1 cpv. 1 LIP). L’imposta pre-
ventiva è rimborsata al beneficiario della prestazione decurtata dell’impo-
sta (cfr. art. 1 cpv. 2 LIP).
6.2 Stante l’art. 4 cpv. 1 lett. b LIP, oggetto dell’imposta sono, tra l’altro, i
redditi di capitali mobili da azioni, quote sociali, in società, a garanzia limi-
tata o cooperative, buoni di partecipazione e buoni di godimento, emessi
da una persona domiciliata in Svizzera. Per i redditi di capitali mobili essa
ammonta al 35% della prestazione imponibile (cfr. art. 13 cpv. 1 lett. a LIP).
L’art. 20 cpv. 1 OIPrev considera reddito imponibile di azioni, ogni presta-
zione valutabile in denaro corrisposta dalla società ai titolari di diritti di
partecipazione, o a terze persone loro vicine, che non abbia il carattere di
rimborso delle quote di capitale sociale versato esistenti all’atto della
prestazione (come ad esempio: dividendi, buoni, azioni gratuite, buoni di
partecipazione gratuiti, eccedenze di liquidazione, ecc.). La nozione di
prestazione valutabile in denaro ai sensi dell’art. 20 OIPrev corrisponde di
principio a quella dell’art. 20 cpv. 1 lett. c della legge federale del 14 dicem-
bre 1990 sull’imposta federale diretta (LIFD, RS 642.11; cfr. DTF 143 IV
288 consid. 4.1; sentenze del TF 2C_123/2016 del 21 novembre 2017
consid. 3.3; 2C_263/2014 del 21 gennaio 2015 consid. 5.1; [tra le tante]
sentenza del TAF A-2153/2019 del 3 agosto 2020 consid. 6.2 con rinvii).
In assenza di lacune sostanziali o d’irregolarità formali atte a mettere in
dubbio la credibilità della contabilità del contribuente, come pure in
assenza di una divergenza manifesta ed importante tra i risultati allibrati e
lo stato reale di fatto, le autorità fiscali devono attenersi alla presunzione
d’esattezza di cui fruisce tale contabilità (cfr. DTF 134 II 207 consid. 3.3;
106 Ib 311 considd. 3c e 3d; [tra le tante] sentenza del TAF A-2153/2019
del 3 agosto 2020 consid. 6.2 con rinvii).
A-6685/2017
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6.2.1 Ai sensi dell’art. 20 cpv. 1 OIPrev, nella nozione di prestazione
valutabile in denaro rientra altresì la cosiddetta « distribuzione dissimulata
di utili » o « distribuzione occulta di utili » (« verdeckte Gewinausschütun-
gen »). Per costante giurisprudenza, si è di fronte ad una simile prestazione
valutabile in denaro, allorquando le tre seguenti condizioni cumulative
risultano adempiute (cfr. DTF 143 IV 228 consid. 4.1; 140 II 88 consid. 4.1;
138 II 57 consid. 2.2; sentenze del TF 2C_9/2017 del 7 agosto 2020 con-
sid. 4.1; 2C_91/2019 del 12 settembre 2019 consid. 3.1; [tra le tante]
sentenza del TAF A-2153/2019 del 3 agosto 2020 consid. 6.2.1 con rinvii):
(1) La società effettua una prestazione senza ottenere un’adeguata
controprestazione da parte del beneficiario, ciò che di fatto ne
comporta l’impoverimento economico. Tale prestazione non ha
carattere di rimborso delle quote di capitale sociale.
(2) Questa prestazione è corrisposta ad un titolare di diritti di
partecipazione della società, ossia ad uno degli azionisti della società
(titolare diretto) o a terze persone vicine a quest’ultimo (titolare
indiretto). Essa trova il proprio fondamento esclusivamente in un
rapporto di partecipazione alla società stessa: una simile prestazione
deve procurare al suo beneficiario un vantaggio che in analoghe
circostanze non sarebbe stato accordato alle medesime condizioni
ad una terza persona non partecipe alla società, per cui la
prestazione risulta insolita.
(3) Il carattere insolito della prestazione, in particolare la sproporzione
tra la prestazione e la controprestazione, deve essere riconoscibile
per gli organi della società.
A tal proposito, è qui doveroso precisare che nella prassi viene talvolta
indicato che le condizioni cumulative da adempiere sono invero quattro.
Ciò è dovuto al fatto che la seconda condizione sopracitata viene talvolta
suddivisa a sua volta in due: (a) prestazione accordata ad un azionista o a
una persona a lei vicina; (b) prestazione che non sarebbe stata accordata
alle medesime condizioni ad un terzo (cfr. sentenze del TF 2C_9/2017 del
7 agosto 2020 consid. 4.1; 2C_91/2019 del 12 settembre 2019 consid. 3.1;
[tra le tante] sentenza del TAF A-6214/2018 del 20 aprile 2020 con-
sid. 2.4.2). Ciò posto, va altresì precisato che le prestazioni che la società
effettua a favore dei suoi azionisti o di terze persone a lui vicine, fondate
su un’altra base giuridica che il rapporto di partecipazione, ad esempio su
un contratto di diritto privato che avrebbe potuto essere concluso anche
con un terzo estraneo alla società, non sono invece soggetti all’imposta
preventiva (cfr. DTF 144 II 427 consid. 6.1; 119 Ib 431 consid. 2b; sentenza
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Pagina 21
del TF 2C_499/2011 del 9 luglio 2012 consid. 4.2; [tra le tante] sentenza
del TAF A-2153/2019 del 3 agosto 2020 consid. 6.2.1 con rinvii).
6.2.2 Quali prestazioni valutabili in denaro, qualificate pure come distribu-
zioni dissimulate di utile, valgono anche le rinunce a determinati proventi
in favore dell’azionista o di una persona a lui vicina, con una corrispondente
riduzione, presso la società, dell’utile esposto nel conto economico. Questa
forma di prestazione valutabile in denaro viene definita con la nozione di
« prelevamento anticipato dell’utile » o di « sottrazione previa dell’utile »
(« Gewinnvorwegnahme »), anche se in realtà non ha per oggetto la
sottrazione di utili già concretamente confluiti nella società. Essa sussiste
per l’appunto quando la società rinuncia interamente o parzialmente a degli
introiti normalmente di sua spettanza, che vengono così incassati
direttamente dall’azionista o da una persona a lui vicina, rispettivamente
quando quest’ultimi non forniscono una controprestazione che la società
esigerebbe da un terzo indipendente (cfr. DTF 119 Ib 116 consid. 2; 113 Ib
23 consid. 2d; sentenze del TF 2C_9/2017 del 7 agosto 2020 consid. 4.1;
2C_91/2019 del 12 settembre 2019 consid. 3.2 con rinvii; 2C_726/2009 del
20 gennaio 2010 consid. 2.2 con rinvii; [tra le tante] sentenza del TAF
A-2153/2019 del 3 agosto 2020 consid. 6.2.2 con rinvii).
6.2.3 Secondo la giurisprudenza, una terza persona vicina all’azionista ai
sensi dell’art. 20 OIPrev può essere una persona fisica imparentata con
l’azionista o anche una persona giuridica ch’egli controlla. La prassi consi-
dera inoltre come vicini all’azionista i soggetti con cui quest’ultimo intrat-
tiene delle relazioni personali o commerciali che dall’insieme delle circo-
stanze appaiono come il vero motivo della prestazione imponibile. In parti-
colare sono da ritenere tali quelle persone alle quali l’azionista permette di
fare uso della società come se fosse la loro (cfr. [tra le tante] sentenze del
TF 2C_177/2016 e 2C_178/2016 del 30 gennaio 2017 consid. 4.3 con
rinvii; 2C_377/2009 del 9 settembre 2009 consid. 2.2; 2A.342/2005 del
9 maggio 2006 consid. 2.2; DTAF 2011/45 consid. 4.2 con rinvii; [tra le
tante] sentenze del TAF A-2153/2019 del 3 agosto 2020 consid. 6.2.3 con
rinvii; A-2288/2017 dell’8 maggio 2020 consid. 3.2.1 con rinvii).
6.3 L’obbligazione fiscale spetta al debitore della prestazione imponibile, il
quale deve eseguirla dopo averne dedotto l’imposta preventiva (cfr. art. 10
cpv. 1 in relazione con l’art. 14 cpv. 1 LIP). Il beneficiario della prestazione
è quindi – tenuto conto dell’obbligazione del debitore di trasferirgli l’imposta
preventiva – il destinatario dell’imposta, ovverosia colui che sopporta il
carico fiscale. Egli non ha tuttavia alcuna obbligazione procedurale da
adempiere nel contesto della procedura di percezione dell’imposta
A-6685/2017
Pagina 22
preventiva; tali obblighi devono difatti essere adempiuti dal debitore della
prestazione che è il soggetto fiscale (cfr. [tra le tante] sentenza del TAF
A-2153/2019 del 3 agosto 2020 consid. 6.3 con rinvii).
6.4
6.4.1 In materia di imposta preventiva, la dichiarazione e il pagamento del
tributo sono rette dal principio dell’autotassazione, in applicazione del
quale il contribuente ha l’obbligo di annunciarsi come tale all’AFC, senza
esservi sollecitato (cfr. art. 38 cpv. 1 LIP) e deve, alla scadenza dell’impo-
sta (cfr. art. 16 LIP), presentare spontaneamente all’AFC il rendiconto
prescritto, corredato dei giustificativi e pagare in pari tempo l’imposta o
compiere la notifica sostitutiva del pagamento (cfr. artt. 19 e 20 LIP; art. 38
cpv. 2 LIP). Il contribuente è quindi il solo responsabile nella compilazione
esatta dei moduli dei rendiconti e delle dichiarazioni d’imposta e dei
questionari (cfr. art. 39 cpv. 2 lett. 1 LIP) nonché nel procedere con il
versamento dell’imposta preventiva dovuta (cfr. [tra le tante] sentenza del
TAF A-2153/2019 del 3 agosto 2020 consid. 6.4.1 con rinvii).
6.4.2 La prova dell’esistenza di una prestazione valutabile in denaro ai
sensi dell’art. 20 OIPrev – e meglio dei tre/quattro relativi elementi costitu-
tivi (cfr. consid. 6.2.1 del presente giudizio) – incombe all’AFC. Il criterio
della prestazione « giustificata dall’uso commerciale », applicato in materia
di imposte dirette non è un elemento costitutivo negativo di una prestazione
valutabile in denaro. L’autorità fiscale deve in particolare apportare la prova
che la società ha accordato a un azionista o a una persona vicina una
prestazione valutabile in denaro senza ottenere una controprestazione
adeguata. La prova diretta che il beneficiario della prestazione è un azioni-
sta o un terzo vicino alla società contribuente non è tuttavia necessaria,
essendo infatti sufficiente che non sia possibile spiegare in alcun altro
modo lo svolgimento dell’insolita operazione (cfr. sentenze del TF
2C_9/2017 del 7 agosto 2020 consid. 4.1; 2C_16/2015 del 6 agosto 2015
consid. 2.5.3 con rinvii). Se le prove addotte dall’AFC costituiscono degli
indizi sufficienti in merito all’esistenza di una simile sproporzione, rispetti-
vamente se la stessa rende verosimile la sussistenza di una prestazione
valutabile in denaro, spetta allora al contribuente dimostrare il contrario. In
tal caso, il contribuente può contestare il proprio assoggettamento all’impo-
sta adducendo la controprova atta a dimostrare che il criterio dell’uso
commerciale è adempiuto (cfr. DTF 138 II 57 consid. 7.1; sentenze del TF
2C_9/2017 del 7 agosto 2020 consid. 4.2; 2C_91/2019 del 12 settembre
2019 consid. 3.3; 2C_16/2015 del 6 agosto 2015 consid. 2.5.3 con rinvii;
DTAF 2011/45 consid. 4.3.2.2 con rinvii; [tra le tante] sentenza del TAF
A-2153/2019 del 3 agosto 2020 consid. 6.4.2 con rinvii). La controprova è
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Pagina 23
apportata, allorquando la prova principale viene rovesciata. Non è tuttavia
necessario che il Tribunale sia convinto dell’esattezza della contestazione
(cfr. DTF 130 III 321 consid. 3.4; 120 II 393 consid. 4b; [tra le tante]
sentenza del TAF A-2153/2019 del 3 agosto 2020 consid. 6.4.2 con rinvii).
In linea di massima, il principio dell’autotassazione (cfr. art. 38 LIP; con-
sid. 6.4.1 del presente giudizio) e l’obbligo di collaborare del contribuente
(cfr. art. 39 LIP; consid. 6.4.3 del presente giudizio) non modificano la sud-
detta ripartizione dell’onere probatorio. Una violazione dell’obbligo di colla-
borare con conseguente mancanza di prove per l’autorità fiscale può però
eventualmente condurre ad un’inversione dell’onere probatorio (cfr. sen-
tenza del TAF A-6214/2018 del 20 aprile 2020 consid. 1.6.4 con rinvii).
6.4.3 Giusta l’art. 39 LIP, la società contribuente deve dunque indicare
coscienziosamente all’autorità fiscale tutti i fatti che possono essere impor-
tanti per l’accertamento dell’obbligazione fiscale o delle basi di calcolo
dell’imposta; essa deve in particolare presentare, su richiesta, tutti i docu-
menti corredati dai giustificativi e da altra documentazione (cfr. lett. b). Se
è vero che l’autorità fiscale non deve sostituire il proprio potere d’apprez-
zamento a quello della direzione commerciale della società contribuente,
vero è anche che quest’ultima deve tuttavia provare che le prestazioni in
questione sono giustificate dall’uso commerciale. Solo in tal modo, l’auto-
rità fiscale può sincerarsi che il motivo alla base del carattere insolito di
dette prestazioni è puramente commerciale e non dovuto alle strette rela-
zioni personali o economiche in essere tra la società e il beneficiario delle
prestazioni (cfr. DTF 119 Ib 431 consid. 2c con rinvii; sentenze del TF
2C_499/2011 del 9 luglio 2012 consid. 4.3; 2A.342/2005 del 9 maggio
2006 consid. 2.3; [tra le tante] sentenza del TAF A-2153/2019 del 3 agosto
2020 consid. 6.4.3 con rinvii).
Chi sostiene che un pagamento da esso incassato non lo concerne, deve
essere in grado di provare tale allegazione producendo dei documenti
giustificativi. Analogamente, chi effettua un pagamento senza che lo stesso
risulti giustificato da alcun documento deve sopportare le conseguenze di
una simile mancanza di prove, nel senso che deve attendersi che lo stesso
venga qualificato a livello fiscale come una prestazione valutabile in denaro
soggetta ad imposta preventiva. Inoltre, può sussistere una prestazione
valutabile in denaro soggetta all’imposta preventiva, se appare ovvio che
sono gli azionisti stessi della società ad essere i suoi beneficiari e se non
è data un’altra spiegazione. Quando la società contribuente fa tutto quanto
in suo potere per produrre tutte le prove e i documenti giustificativi richiesti
dall’autorità fiscale ai sensi dell’art. 39 LIP, quest’ultima ne deve tenere
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conto nel proprio giudizio (cfr. sentenza del TF 2C_499/2011 del 9 luglio
2012 consid. 4.3 con rinvii; [tra le tante] sentenza del TAF A-2153/2019 del
3 agosto 2020 consid. 6.4.3 con rinvii).
6.5
6.5.1 Allorquando l’AFC accerta l’esistenza di una prestazione valutabile in
denaro soggetta all’imposta preventiva, segnatamente nella forma di una
distribuzione dissimulata di utili, la cui entità non è tuttavia chiaramente
quantificabile, essa ne stabilisce l’ammontare ricorrendo alla tassazione
d’ufficio. Ciò è in particolare il caso, allorquando la società contribuente non
adempie ai doveri impostigli dalla legge, rispettivamente non fornisce delle
indicazioni affidabili oppure fornisce solo indicazioni insufficienti o errate.
Le lacune nella tenuta della contabilità della società contribuente non devo-
no infatti né procurarle un vantaggio fiscale, né condurre ad una perdita
d’imposta. Il ricorso alla tassazione d’ufficio deriva implicitamente dagli
artt. 39 e 41 lett. a LIP. In tale contesto, quando esegue una tassazione
d’ufficio, l’AFC deve fondarsi sul corso ordinario delle cose e sul compor-
tamento del contribuente. La tassazione d’ufficio deve permettere all’AFC
di ricostruire la fattispecie imponibile, la più verosimile alla realtà. In caso
di dubbi, l’AFC non è tenuta a tenere conto della fattispecie più favorevole
al contribuente (cfr. sentenze del TF 2C_499/2011 del 9 luglio 2012 con-
sid. 5.5; 2C_502/2008 del 18 dicembre 2008 consid. 4.2; [tra le tante]
sentenza del TAF A-2153/2019 del 3 agosto 2020 consid. 6.5.1 con rinvii;
MICHAEL BEUSCH, VStG-Kommentar, n. 9 ad art. 13 LIP con rinvii).
Analogamente a quanto avviene in materia IVA, l’AFC deve scegliere il
metodo di stima che meglio le permette di tenere in considerazione le ca-
ratteristiche della società contribuente in questione. Quali metodi di stima,
entrano in linea di conto i metodi che tendono a completare o ricostruire
una contabilità mancante e quelli che si fondano sui dati basati sull’espe-
rienza in rapporto ai risultati parziali incontestati derivanti dalla contabilità.
Le parti probanti della contabilità e i documenti esistenti devono essere
presi in considerazione, per quanto possibile, nella stima. Essi possono
altresì servire di base di calcolo (cfr. [tra le tante] sentenza del TAF
A-2153/2019 del 3 agosto 2020 consid. 6.5.1 con rinvii).
6.5.2 Nella procedura di ricorso il contribuente può contestare l’adempi-
mento dei presupposti per una stima, come pure la stima stessa delle cifre
d’affari realizzate in quanto tali. Orbene, l’onere della prova in merito alla
sussistenza dei presupposti per procedere ad una tassazione d’ufficio
(primo stadio), come pure riguardo ai motivi alla base della conseguente
stima (secondo stadio), incombono all’AFC. Ciò precisato, nell’esaminare
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la correttezza della stima effettuata dall’autorità inferiore il Tribunale
amministrativo federale procede con un certo riserbo e non sostituisce il
proprio potere di apprezzamento a quello di quest’ultima, se non in
presenza di errori manifesti. Qualora i presupposti per una tassazione
d’ufficio siano dati, la prova che le valutazioni svolte dall’AFC non sono
corrette rispettivamente portano a risultati manifestamente errati spetta al
contribuente (terzo stadio). In tale ottica, è necessario che il contribuente
indichi chiaramente in che misura la pretesa fiscale debba essere minore
di quella valutata dall’AFC, dimostrando che il risultato della valutazione è
frutto di errori rilevanti. Egli non può limitarsi a criticare in via del tutto
generica le basi del calcolo, bensì deve dimostrare con dei documenti
giustificativi che la stima effettuata dall’AFC è manifestamente erronea
(cfr. sentenza del TF 2C_1077/2012 del 24 maggio 2014 consid. 2.5). Solo
in tal caso il Tribunale sostituisce il suo potere d’apprezzamento a quello
dell’autorità inferiore, correggendo la tassazione (cfr. sentenze del TF
2C_499/2011 del 9 luglio 2012 consid. 5.5; 2C_502/2008 del 18 dicembre
2008 consid. 4.2; [tra le tante] sentenza del TAF A-2153/2019 del 3 agosto
2020 consid. 6.5.2 con rinvii).
6.6 Giusta l’art. 16 cpv. 1 lett. c LIP, l’imposta preventiva scade trenta giorni
dopo che è sorto il credito fiscale. Per i redditi da capitale mobiliare, il
credito fiscale sorge alla scadenza della prestazione imponibile (cfr. art. 12
cpv. 1 LIP). Un interesse di mora del 5% annuo è dovuto, senza diffida,
sugli importi di imposta non ancora pagati alle scadenze stabilite dal cpv. 1
fino al giorno del pagamento (cfr. art. 12 cpv. 2 LIP in combinato disposto
con l’art. 1 dell’ordinanza del 29 novembre 1996 del Dipartimento federale
delle finanze concernente l’interesse di mora in materia d’imposta preven-
tiva [RS 642.212]; [tra le tante] sentenza del TAF A-2153/2019 del 3 agosto
2020 consid. 6.6 con rinvii).
6.7
6.7.1 Allorquando la sottrazione d’imposta ai sensi dell’art. 61 LIP è stabi-
lita con verosimiglianza, in virtù del rinvio dell’art. 67 cpv. 1 LIP, la riscos-
sione posticipata dei crediti d’imposta preventiva è retta dall’art. 12 DPA
(cfr. [tra le tante] sentenza del TAF A-2153/2019 del 3 agosto 2020
consid. 6.7.1 con rinvii).
6.7.2 L’art. 12 cpv. 1 lett. a DPA dispone che qualora, per un’infrazione alla
legislazione amministrativa federale, una tassa non è stata a torto riscossa,
essa deve essere pagata successivamente, interessi compresi, e ciò
indipendentemente dalla punibilità di una determinata persona. L’art. 12
cpv. 2 DPA precisa che obbligata al pagamento è la persona che ha fruito
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dell’indebito profitto, segnatamente quella obbligata al pagamento della
tassa elusa. Di conseguenza, quando una società effettua una prestazione
valutabile in denaro a favore dei titolari di diritti di partecipazione, o a terze
persone a lei vicine, senza deduzione dell’imposta preventiva sottratta
(cfr. art. 20 cpv. 1 OIPrev in correlazione con l’art. 4 cpv. 1 lett. b LIP),
quest’ultimi sono chiamati, sulla base dell’art. 12 cpv. 2 DPA, a restituire la
somma di cui hanno indebitamente fruito. Accanto a dette persone bene-
ficiarie della prestazione valutabile in denaro, tenuta al pagamento è altresì
la stessa società che l’ha erogata (cfr. art. 10 cpv. 1 LIP in correlazione con
l’art. 14 cpv. 1 LIP). Affinché l’art. 12 cpv. 2 DPA trovi applicazione, occorre
che sia oggettivamente stata compiuta un’infrazione penale. L’applicazione
di questa norma non dipende per contro né da una responsabilità penale
specifica, né da una colpa, né ancora dal promovimento di una procedura
penale. L’art. 12 cpv. 1 DPA permette dunque di procedere al recupero di
una tassa (o un tributo) che non è stata percepita a seguito di un’infrazione
alla legislazione amministrativa federale, anche qualora nessuno sia
punibile. In virtù dell’art. 12 cpv. 3 DPA, la persona che, intenzionalmente,
ha commesso l’infrazione o vi ha partecipato risponde in solido, con le
persone obbligate al pagamento secondo il cpv. 2, della somma da pagare
o da restituire (cfr. [tra le tante] sentenza del TAF A-2153/2019 del 3 agosto
2020 consid. 6.7.2 con rinvii).
7.
Stabiliti i principi applicabili, per poter verificare la fondatezza della ripresa
d’imposta preventiva in oggetto, il Tribunale deve in primo luogo determi-
nare se per il periodo fiscale dal 1° gennaio 2006 al 30 giugno 2006 l’auto-
rità inferiore poteva ritenere nei confronti della B._, la sussistenza
di prestazioni valutabili in denaro soggette all’imposta preventiva ai sensi
dell’art. 4 cpv. 1 lett. b LIP in combinato disposto con l’art. 20 cpv. 1 OIPrev,
in particolare fondandosi sugli elementi di prova raccolti dalla DAPI, così
come da lei poi ripresi puntualmente nella decisione impugnata.
Più concretamente, per il Tribunale si tratterà dunque (1) di verificare se
nel caso della B._ le tre (quattro) condizioni cumulative alla base
della sussistenza di una prestazione valutabile in denaro risultano qui
adempiute (cfr. consid. 7.1 del presente giudizio). In caso affermativo, (2)
il Tribunale dovrà poi stabilire se vi siano i presupposti per una tassazione
d’ufficio (cfr. consid. 7.2 del presente giudizio), dal momento che l’autorità
inferiore – e prima di lei, la DAPI – ha ricorso alla ricostruzione delle cifre
d’affari non contabilizzate dalla B._ per stabilire l’entità delle
prestazioni valutabili in denaro, ovvero la base imponibile all’imposta
preventiva. In caso affermativo, (3) il Tribunale dovrà poi verificare se la
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Pagina 27
ricostruzione dell’ammontare delle prestazioni valutabili in denaro erogate
dalla B._ è corretta o meno (cfr. consid. 7.3 del presente giudizio).
In correlazione con quest’ultimo punto, (4) il Tribunale dovrà infine
verificare l’attribuzione delle prestazioni valutabili in denaro ai relativi
beneficiari operata dall’autorità inferiore (cfr. consid. 7.4 del presente
giudizio).
7.1 Ciò premesso, il Tribunale deve innanzitutto verificare se nel caso della
società B._ l’autorità inferiore poteva ritenere la sussistenza di
prestazioni effettuate senza ottenere un’adeguata controprestazione nella
forma di distribuzioni dissimulate di utile ai suoi azionisti (cfr. in merito
all’onere probatorio a carico dell’autorità fiscale, consid. 6.4.2 del presente
giudizio). Come detto, si tratta qui di esaminare l’adempimento dei
presupposti alla base di una prestazione valutabile in denaro (cfr. in merito
ai presupposti, consid. 6.2.1 del presente giudizio).
7.1.1
7.1.1.1 Nella decisione impugnata, l’autorità inferiore – sulla base delle
risultante dell’inchiesta penale amministrativa della DAPI, così come rias-
sunta nel PVF del 15 giugno 2015 – ha ritenuto nei confronti della
B._ la sussistenza di prestazioni valutabili in denaro nella forma di
« distribuzioni dissimulate di utile » ai due presunti azionisti e
amministratori di fatto, ovvero il ricorrente e il signor E._. Nel
periodo fiscale dal 1° gennaio 2006 al 30 giugno 2006 la società avrebbe
infatti rinunciato a loro favore ad una parte degli utili di sua spettanza, da
lei conseguiti mediante l’attività di affittacamere del postribolo
« C._ », omettendo di contabilizzarla nei propri rendiconti
(cfr. decisione impugnata, consid. 3.1.1).
7.1.1.2 Più nel dettaglio, l’autorità inferiore ha innanzitutto constatato che
le società coinvolte nella gestione della « C._ » e del « F._ »
– tra cui anche la B._ – avrebbero disposto solo di una contabilità
di « facciata » stilata dal signor G._, utilizzata ufficialmente e
riportante solo una parte dei ricavi d’esercizio. In alcuni casi non sarebbero
neppure stati ritrovati i relativi giustificativi. Confrontando i documenti
sequestrati con la contabilità delle varie società, nonché prendendo in
considerazione le varie testimonianze, l’autorità inferiore – così come la
DAPI prima di lei – ha dunque rilevato la sussistenza di cifre d’affari non
contabilizzate dalle varie società interessate (cfr. decisione impugnata,
consid. 3.1.1). Essa ha poi ritenuto che si trattava palesemente di vantaggi
e di prestazioni che non sarebbero mai stati accordati ad un terzo esterno
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Pagina 28
alla società, senza controprestazione corrispondente e senza essere con-
tabilizzati. Ciò non avrebbe alcuna giustificazione economica e troverebbe
la sua motivazione solo e unicamente sulla base dello stretto legame tra
queste persone e la società (cfr. decisione impugnata, consid. 3.2.1).
Infine, l’autorità inferiore ha ritenuto la mancata contabilizzazione dei ricavi
della società come talmente insolita che difficilmente avrebbe potuto pas-
sare inosservata ai suoi organi (cfr. decisione impugnata, consid. 3.3).
Ora, l’autorità inferiore ha ritenuto che i beneficiari delle predette presta-
zioni valutabili in denaro non potevano che essere il qui ricorrente e il signor
E._. Essa ha infatti ritenuto che secondo le deposizioni dei gerenti
e degli impiegati del « F._ » e della « C._ » la DAPI sarebbe
riuscita a percorrere a ritroso il cammino degli utili della B._ e delle
altre società coinvolte, constatando uno specifico « modus operandi ». Più
concretamente, per ognuna delle società coinvolte, il gerente di turno
avrebbe portato quotidianamente gli incassi e le liste giornaliere con i
giustificativi del « F._ » presso l’ufficio del ricorrente e del signor
E._, da loro indicati quali persone di riferimento per le attività della
« C._ ». Nessuno, a parte il signor E._ e il ricorrente,
sarebbe stato presente al momento della suddivisione degli utili e della
decisione del loro impiego. Sarebbero stati altresì costoro a scegliere i giu-
stificativi che avrebbero poi consegnato al signor G._ affinché li
registrasse nella contabilità ufficiale delle società. Già per questo motivo,
l’autorità inferiore – come la DAPI prima di lei – ha dunque considerato il
ricorrente e il signor E._ quali beneficiari delle prestazioni valutabili
in denaro effettuate dalla B._. Visto poi il ruolo predominante e a
tratti addirittura esclusivo rivestito dai due succitati nella gestione delle
società, essa ha poi ritenuto gli stessi pure quali loro azionisti. Essa ha
ritenuto che il fatto che le società avrebbero effettuato nei loro confronti
innumerevoli prestazioni senza adeguata controprestazione non potrebbe
infatti essere spiegato che con il loro legame di partecipazione
(cfr. decisione impugnata, consid. 6.3.2.2).
Per qualificare il ricorrente di azionista e beneficiario delle prestazioni
valutabili in denaro, l’autorità inferiore – e prima di lei la DAPI – si è fondata
in particolare su quanto risultante dalle prove testimoniali (cfr. con-
sid. 7.1.1.3 del presente giudizio) e dalla ricostruzione del patrimonio del
ricorrente (cfr. consid. 7.1.1.4 del presente giudizio).
7.1.1.3 Più concretamente, l’autorità inferiore – e prima di lei la DAPI – si è
fondata sulle prime deposizioni dell’8 marzo 2012 rilasciate dai signori
G._, D._ e L._, tutte concordanti tra di loro, dalle
A-6685/2017
Pagina 29
quali sarebbe risultato quanto segue (cfr. processi verbali d’interrogatorio
[di seguito: PVI], in: Classificatore Interrogatori, di cui all’inc. AFC).
L’8 marzo 2012, il signor G._ ha dichiarato di aver ricevuto mandato
di allestire la contabilità della B._ dal ricorrente e il signor
E._ e che il suo compito era di registrare la documentazione di tutte
le società a loro riconducibili (cfr. PVI G._ dell’8 marzo 2012,
pagg. 4 seg., 9 e 15). Il 20 marzo 2013, egli ha poi indicato, confermando
pertanto quanto dichiarato da alcuni gerenti/responsabili delle attività della
« C._ », che al termine del turno serale i contanti venivano deposi-
tati in cassaforte in una busta con le relative pezze contabili e che la mattina
seguente tale busta veniva portata in fiduciaria nell’ufficio del ricorrente e
del signor E._. Il signor G._ trovava poi nella sua cassettina
le fatture pagate e i giustificativi da inserire in contabilità. In tale occasione,
egli ha altresì dichiarato che il ricorrente prendeva una parte delle azioni al
portatore per garantirsi l’affitto delle società (cfr. PVI G._ del
20 marzo 2013, pagg. 3 seg. e 9). Il 27 giugno 2013, egli ha poi confermato
che 78 azioni al portatore erano detenute dal ricorrente per garantirsi
l’affitto, mentre le restanti 22 azioni al portatore dal signor E._ per
garantirsi lo stipendio (cfr. PVI G._ del 27 giugno 2013, pagg. 3-4).
L’8 marzo 2012, il signor D._ – amministratore unico di alcune
società che gestivano la « C._ », tra cui la B._, ma che di
fatto si occupava solo della manutenzione dello stabile – ha dichiarato che
l’incasso veniva depositato nella cassaforte del bar e che non sapeva cosa
succedeva con i soldi successivamente ma che li prendevano il ricorrente
e il signor E._ (cfr. PVI D._ dell’8 marzo 2012, pag. 3).
L’8 marzo 2012, il signor L._ – amministratore unico di alcune
società che gestivano la « C._ », tra cui la B._, ma che di
fatto era il gerente/responsabile di tali attività – ha dichiarato che gli incassi
venivano portati nell’ufficio del signor G._ e consegnati a lui o al
ricorrente o al signor E._. Questi eseguivano poi tutta la parte am-
ministrativa e cambiavano diverse società, circa ogni anno, anno e mezzo.
Egli ha pure dichiarato di avere dei dubbi sull’irregolarità del loro modo di
agire e per tale motiva ha tenuto i documenti anche se il signor E._
e il ricorrente gli chiedevano continuamente di distruggerli. Per finire il
signor L._ ha pure indicato di presumere che il signor E._ e
il ricorrente fossero gli azionisti principali di tutte le società. Erano loro che
comandavano e decidevano per le società e che chiedevano di ricevere
tutti gli incassi del giorno precedente, mentre il signor G._ era
soltanto il contabile. Per finire egli ha indicato che la busta del bar e della
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Pagina 30
residenza veniva consegnata al signor E._ o al ricorrente, questi la
aprivano e davano al signor G._ solo i giustificativi di cassa e spese
generali. A suo avviso inoltre, la persona che aveva più poteri era
comunque il ricorrente, proprietario dell’immobile (cfr. PVI L._
dell’8 marzo 2012, pagg. 3-5).
7.1.1.4 Ad ulteriore comprova della tesi secondo cui il ricorrente sarebbe
stato l’azionista – o perlomeno una persona vicina – e avrebbe beneficiato
degli introiti delle società legati alle attività della « C._ » e del
« F._ », l’autorità inferiore ha poi ritenuto che vi sarebbe altresì
l’analisi della sua situazione patrimoniale, così come risultante dalla rico-
struzione del suo patrimonio effettuata dalla DAPI per gli anni 2003-2011
contenuta nel « classificatore H._ ». Più nel dettaglio, sulla base
della documentazione sequestrata nell’ambito dell’inchiesta penale
amministrativa, la DAPI sarebbe riuscita a stabilire che il saldo dei redditi
non dichiarati dal ricorrente al fisco, dal 2003 al 2011, ammonterebbe a
3'906'635.59 franchi. Tenuto conto delle osservazioni del ricorrente, la
DAPI ha poi corretto la propria ricostruzione stabilendo il saldo dei redditi
non dichiarati a 4'629'167 franchi. In tali circostanze, l’autorità inferiore ha
ritenuto come lampante il fatto che il ricorrente dovesse avere una fonte di
entrate sconosciuta, dalla quale percepiva almeno mezzo milione di franchi
all’anno. Tale evenienza non essendo stata sufficientemente giustificata dal
ricorrente, essa ha dunque ritenuto ch’egli avrebbe indubbiamente
beneficiato di ingenti entrate provenienti dall’altra fonte, ovvero dalle attività
legate al bar e al postribolo (cfr. decisione impugnata, consid. 6.3.2.3).
7.1.2 A tal proposito, il Tribunale osserva come l’analisi della DAPI che pre-
cede, così come ripresa dall’autorità inferiore risulti verosimilmente corret-
ta. All’epoca della decisione impugnata, tutti gli elementi a disposizione
dell’autorità inferiore erano infatti tali ch’essa poteva ritenere la sussistenza
di prestazioni valutabili in denaro nella forma di distribuzioni dissimulate di
utile erogate dalla B._ – così come dalle altre società interessate –
ai suoi azionisti. In effetti, nel caso della società B._ la sussistenza
di una contabilità lacunosa/assente risulta chiaramente dal PVF del
15 giugno 2015, ove « il scriteriato metodo di gestione » delle società è
stato rilevato in dettaglio, precisando per ogni società coinvolta se i conti
annuali sono stati presentati all’autorità fiscale oppure se essi sono stati
ritrovati presso il domicilio della società pur non essendo stati presentati
all’autorità fiscale, rispettivamente se gli stessi non sono stati allestiti del
tutto (cfr. PVF, punto n. 3.1). In tale contesto, che la B._ non abbia
contabilizzato parte dei ricavi di sua spettanza risulta qui verosimile.
Peraltro, che le società interessate abbiano tenuto una contabilità lacunosa
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Pagina 31
è un fatto non contestato dal ricorrente (cfr. considd. 4.2 e 7.2 del presente
giudizio), sicché non vi è motivo di mettere in dubbio tale evenienza. La
mancata contabilizzazione dei ricavi è così insolita, che non poteva essere
ignorata dagli organi della società. Nella misura in cui il modus operandi
descritto dall’autorità inferiore trova riscontro negli atti, il Tribunale ritiene
poi che detta autorità poteva inoltre presumere che i beneficiari delle cifre
d’affari conseguite e non contabilizzate dalle varie società – e dunque la
B._ – non potevano che essere i loro azionisti, ovvero il signor
E._ e il qui ricorrente.
7.1.3 Ciò sancito, per quanto concerne più specificamente la qualità di
beneficiari delle prestazioni valutabili in denaro del ricorrente e del signor
E._, si impongono le seguenti precisazioni.
7.1.3.1 Al riguardo, il Tribunale ricorda innanzitutto che la prova diretta che
il beneficiario della prestazione valutabile in denaro è un azionista o un
terzo vicino alla società contribuente non è necessaria, essendo infatti
sufficiente che non sia possibile spiegare in alcun altro modo lo svolgi-
mento dell’insolita operazione. In tale senso, basta che vi siano sufficienti
indizi che una determinata prestazione è stata erogata ad un azionista o
ad una terza persona (cfr. consid. 6.4.2 del presente giudizio). Dal punto di
vista dell’art. 12 cpv. 2 DPA, per l’imposizione al pagamento dell’imposta
preventiva elusa, è poi sufficiente che la persona assoggettata possa
essere ritenuta come colei che ha beneficiato delle prestazioni valutabili in
denaro (cfr. consid. 6.7.2 del presente giudizio).
7.1.3.2 Ora, a mente del Tribunale, l’autorità inferiore aveva sufficienti indizi
per ritenere il ricorrente e il signor E._ quali beneficiari delle
prestazioni erogate dalla B._, nonché delle altre società
interessate. Più nel dettaglio, a prescindere dalla questione a sapere se il
ricorrente e il signor E._ possano o meno essere qualificati di
azionisti delle varie società interessate, così come ritenuto dall’autorità
inferiore, il Tribunale ritiene che in ogni caso vi siano sufficienti elementi
per considerarli quali persone vicine. In effetti, il Tribunale non può fare a
meno di rilevare la particolare posizione da essi assunta nell’ambito della
gestione della « C._ » e del « F._ », così come risultante dal
PVF del 15 giugno 2015. Se da un lato, il signor E._ si occupava
della gestione del personale, gestiva le liquidità e preparava le pezze
contabili (cfr. PVF, punti n. 4.4.3 – 4.4.4), il ricorrente era indubbiamente il
proprietario dello stabile dato in locazione alle varie società che si sono
susseguite nella gestione della « C._ » e del « F._ »
(cfr. PVF, punto n. 4.4.7). A ciò si aggiunge il fatto che era il ricorrente a
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Pagina 32
fornire alle nuove società una parte dei beni necessari per l’esercizio di
queste due attività, tramite la società V._ a lui riconducibile. Il
ricorrente non solo redigeva i contratti di locazione – stabilendo
autonomamente l’affitto – e (quando redatti) di noleggio delle suppellettili
delle società, ma sostanzialmente decideva quale società potesse
svolgere l’attività d’affittacamere e di bar nei suoi locali. Per la DAPI, chi
firmava i contratti di locazione a nome delle società, erano degli uomini di
paglia (cfr. PVF, punti n. 4.4.7 e n. 4.5).
7.1.3.3 Dal PVF del 15 giugno 2015 – a cui si rinviano le parti per i dettagli
– risulta poi chiaramente che il signor E._ e il ricorrente
intrattenevano dei rapporti inusuali con le varie società (cfr. PVF, punto
n. 4.5). A titolo esemplificativo, il Tribunale trova particolarmente strano il
sistema di deposito a garanzia degli affitti messo in opera per le varie
società, ove lo stesso non veniva versato o versato solo in parte. Se il
ricorrente avesse agito solo in qualità di proprietario, non si spiega allora
per quale motivo egli avrebbe dovuto rinunciare alla garanzia e/o parte di
essa, rispettivamente procedere lui stesso al suo versamento in alcuni casi
(cfr. PVF, punti n. 4.5.2 – 4.5.7). Anche l’influenza del ricorrente nella
gestione dell’inventario delle suppellettili del « F._ » e della
« C._ », tramite la società V._, appare alquanto strana
(cfr. PVF, punti n. 4.5.1, n. 4.5.8 – 4.5.9). Si noti ad esempio come al
passaggio dell’inventario da una società all’altra, la società venditrice
interessata abbia registrato delle perdite consistenti, generando invece per
il ricorrente in maniera indiretta degli utili (cfr. PVF, punto n. 4.5.8). Alquanto
bizzarro risulta altresì il fatto che erano le stesse società che si sono
susseguite nell’occupazione dei locali ad aver effettuato, a loro spese, degli
importanti lavori di ristrutturazione degli stabili e non il ricorrente, in qualità
di proprietario (cfr. PVF, punto n. 4.5.18). Ora, tenuto conto del periodo
relativamente breve di gestione delle varie società, non si spiega per quale
motivo le stesse avrebbero dovuto investire in tali lavori in qualità di
locatarie. Per spiegare ciò, il ricorrente ha semplicemente indicato che se
avesse finanziato lui i lavori, avrebbe dovuto aumentare l’affitto. Tale
spiegazione non è però qui plausibile. Non si spiega poi come sia possibile
che le varie società che hanno gestito il « F._ » e la « C._ »
abbiano continuato ininterrottamente detta gestione, senza un solo giorno
di interruzione; malgrado vi fossero dei cambiamenti improvvisi di gestione
a seguito del fallimento delle società, i loro collaboratori continuavano ad
avere accesso ai locali. Ciò appare alquanto strano se si pensa che
formalmente ogni cambio di gestione – qualora il ricorrente fosse stato
semplice proprietario – avrebbe dovuto comportare un tempo di
adattamento, lo stesso dovendo segnatamente discutere con le nuove
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Pagina 33
società dei nuovi contratti di locazione e della fornitura delle suppellettili
(cfr. PVF, punto n. 4.5.16).
7.1.3.4 A ciò si aggiunge quanto risultante dalla ricostruzione patrimoniale
del ricorrente effettuata dalla DAPI e contenuta nel « classificatore
H._ », poi ripresa dall’autorità inferiore nella decisione impugnata.
A tal proposito, al fine di evitare ripetizioni, si rinviano le parti al consid. 10
del presente giudizio, ove detta ricostruzione verrà analizzata in maniera
approfondita dal Tribunale, tenuto conto delle puntuali censure del
ricorrente sollevate in questa sede. Per quanto qui necessario, il Tribunale
si limita a precisare che in base a detta ricostruzione patrimoniale, l’autorità
inferiore – e prima di lei, la DAPI – ha potuto appurare che durante i periodi
fiscali 2003-2011 il ricorrente avrebbe percepito redditi di fonte ignota e non
giustificabili in altro modo se non con un nesso con le distribuzioni
dissimulate di utile erogate dalle società che si sono susseguite nella
gestione del « F._ » e della « C._ ». Dinanzi all’autorità
inferiore, chiamato ad esprimersi al riguardo, il ricorrente si era limitato a
contestare alcuni punti della ricostruzione del suo patrimonio contenuta nel
« classificatore H._ », poi ripresi dall’autorità inferiore nella
decisione impugnata (cfr. decisione impugnata, consid. 6.3.2.3). Detto
elemento – in aggiunta a quanto già risultante dagli altri elementi
(cfr. considd. 7.1.3.1-7.1.3.3 del presente giudizio) – annovera dunque
ulteriormente la tesi secondo cui il ricorrente può essere considerato come
il beneficiario delle prestazioni valutabili in denaro qui litigiose. Ciò rilevato,
va qui già sin d’ora sottolineato che questa ricostruzione patrimoniale del
ricorrente contenuta nel « classificatore H._ » non è un elemento
alla base del calcolo delle prestazioni valutabili in denaro in oggetto. Come
verrà esposto successivamente (consid. 7.3.1 del presente giudizio),
quest’ultime sono infatti state determinate dall’autorità inferiore sulla base
di altri elementi.
7.1.3.5 In definitiva, alla luce degli elementi che precedono, visto il ruolo
assunto dal ricorrente, non vi è chi non veda come lo stesso possa essere
qui ritenuto quale persona vicina alle società interessate, che si sono
susseguite nella gestione « F._ » e la « C._ ». Che il
ricorrente sia o meno (stato) azionista o amministratore unico di fatto, nulla
cambia al fatto che tutti gli elementi dell’incarto non permettono di
escludere a priori un suo coinvolgimento nella vicenda e di ritenere che lo
stesso non abbia percepito – oltre ai canoni di locazione – alcunché dalle
varie società interessate.
A-6685/2017
Pagina 34
7.2 Appurata la sussistenza di prestazioni valutabili in denaro, il Tribunale
deve ora esaminare se in concreto vi sono i presupposti per una tassazione
d’ufficio (cfr. consid. 6.5 del presente giudizio), dal momento che l’autorità
inferiore – e prima di lei la DAPI – ha ricorso alla ricostruzione delle cifre
d’affari non contabilizzate dalla B._ per stabilire l’entità delle presta-
zioni valutabili in denaro, ovvero la base imponibile all’imposta preventiva.
Al riguardo, Tribunale osserva come nel caso della società B._ la
sussistenza una contabilità lacunosa/assente risulti chiaramente
dall’incarto in generale, ma più specificamente dagli elementi seguenti: dal
PVF del 15 giugno 2015, ove « il scriteriato metodo di gestione » delle
società è stato rilevato in dettaglio, precisando per ogni società coinvolta
se i conti annuali sono stati presentati all’autorità fiscale oppure se essi
sono stati ritrovati presso il domicilio della società pur non essendo stati
presentati all’autorità fiscale, rispettivamente se gli stessi non sono stati
allestiti del tutto (cfr. PVF, punto n. 3.1). Risulta altresì che pure il ricorrente,
il signor E._ e il signor G._ all’epoca in cui è stato stilato il
predetto PVF (nel 2015), non avevano ancora presentato tutte le loro
dichiarazioni fiscali personali (il ricorrente e il signor E._ dal 2010,
il signor G._ dal 2013; cfr. PVF, punto n. 1.1). Peraltro, che le
società interessate abbiano tenuto una contabilità lacunosa è un fatto non
contestato dal ricorrente (cfr. considd. 4.2 e 7.1.2 del presente giudizio),
sicché non vi è motivo di mettere in dubbio tale evenienza. In tali
circostanze, vista altresì la mancata collaborazione da parte delle persone
coinvolte nella vicenda e/o nella gestione delle predette società, nonché
visto il sospetto di reati finanziari in materia d’imposte dirette nonché
d’imposta preventiva, si deve ritenere che è a giusto titolo che la DAPI e
poi l’autorità inferiore hanno ricorso ad una stima – ovvero una tassazione
d’ufficio – per ricostruire le cifre d’affari della B._ (cfr. consid. 6.5.1
del presente giudizio).
7.3 Ciò stabilito, il Tribunale deve ora verificare se la ricostruzione da parte
dell’autorità inferiore dell’ammontare delle prestazioni valutabili in denaro
erogate dalla B._ è plausibile, adeguata e corretta. In tale contesto,
si precisa che il Tribunale non si discosta dalla stima dell’autorità inferiore,
se non in presenza di errori manifesti (cfr. consid. 6.5.2 del presente
giudizio).
7.3.1 Nella decisione impugnata, l’autorità inferiore si è essenzialmente
fondata sulla ricostruzione della DAPI riassunta nel PVF del 15 giugno
2015. Ora, per stabilire le cifre d’affari delle varie società coinvolte nella
gestione della « C._ », la DAPI ha essenzialmente proceduto come
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Pagina 35
segue. Per il periodo dal 2006 al 30 giugno 2011, essa ha in primo luogo
determinato la cifra d’affari realizzata da dette società sulla base della
documentazione sequestrata, nonché di quanto emerso dall’inchiesta. Da
detta stima, essa ha poi dedotto la cifra d’affari contabilizzata ufficialmente
dalle varie società e i costi comprovati dai giustificativi, ottenendo così la
distribuzione dissimulata di utile a cui aggiungere le distribuzioni attribuibili
ad ogni singolo azionista. Per il periodo a partire dal luglio 2011, la
distribuzione dissimulata di utile è stata calcolata deducendo ai presunti
ricavi realizzati dalla società, i relativi costi (cfr. PVF, punto n. 3.3.3;
decisione impugnata, consid. 3.1.1).
Nel caso specifico della B._, la DAPI si è fondata sui documenti
sequestrati presso il responsabile dell’esercizio pubblico « F._ », il
signor L._, nei quali sarebbero stati indicati i ricavi mensili e
giornalieri di ogni camera, rispettivamente il numero di camere ed il prezzo
pagato dalle ragazze. Non avendo ritrovato la scheda mensile di aprile
2006, bensì unicamente le schede giornaliere di quel mese, la DAPI ha
quindi sommato gli importi giornalieri per giungere alla cifra d’affari di aprile
2006 di 112'660 franchi. A questa cifra la DAPI ha poi aggiunto l’importo di
654'150 franchi risultante dalle schede mensili dei mesi restanti di gennaio,
marzo, maggio e giugno 2006. La DAPI è quindi giunta ad una cifra d’affari
complessiva per il periodo dal 1° gennaio 2006 al 30 giugno 2006 pari a
766'810 franchi (cfr. circa i dettagli alla base della ricostruzione delle cifre
d’affari non contabilizzate, PVF, punto n. 3.3, pagg. 25 – 32; decisione
impugnata, consid. 3.1.1).
Confermando detta ricostruzione della DAPI, l’autorità inferiore ha poi
sottolineato di aver ritenuto nella sua precedente decisione 29 aprile 2014
una cifra d’affari totale più bassa di 840 franchi, ovvero pari a 765'970 fran-
chi. Nella decisione impugnata, essa ha pertanto deciso di prendere in
considerazione la cifra d’affari totale di 765'970 franchi più favorevole al
ricorrente. Da detta cifra d’affari, essa ha poi dedotto i ricavi già contabiliz-
zati dalla B._ di 328'090 franchi. Così facendo, i ricavi non
contabilizzati dalla B._ nel proprio esercizio 2006 ammonterebbero
in totale a 437'880 franchi (cfr. decisione impugnata, consid. 3.1.1):
L’autorità inferiore ha dunque ritenuto che durante il periodo fiscale dal
1° gennaio 2006 al 31 luglio 2006 la B._ avrebbe erogato ai propri
Ricavi 01.01.2006-30.06.2006 fr. 765'970.00
./. ricavi contabilizzati fr. 328'090.00
Totale ricavi non contabilizzati fr. 437'880.00
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Pagina 36
azionisti delle prestazioni valutabili in denaro nella forma di distribuzioni
dissimulate di utile per un importo totale pari a 437'880 franchi (cfr. decisio-
ne impugnata, consid. 3.1.3).
7.3.2 Visti gli atti dell’incarto – in particolar modo il PVF del 15 giugno 2015
e i relativi allegati – quanto ritenuto dall’autorità inferiore e dalla DAPI
appare non solo plausibile, ma del tutto convincente, sicché il Tribunale
non può che confermare le loro conclusioni. La ricostruzione delle cifre
d’affari della DAPI ripersa dall’autorità inferiore – così come appena espo-
sta poc’anzi (cfr. consid. 7.3.1 del presente giudizio) – appare infatti qui
convincente, la stessa fondandosi sui documenti giustificativi a disposizio-
ne, le testimonianze delle varie persone ivi impiegate, nonché la contabilità
esistente. All’epoca della decisione impugnata, tutti gli elementi a disposi-
zione dell’autorità inferiore erano tali ch’essa poteva partire dal presup-
posto ch’effettivamente la B._ non aveva contabilizzato nei propri
rendiconti i ricavi provenienti dalla locazione delle stanze nella
« C._ » alle prostitute, detto elemento non essendo di per sé stato
contestato dettagliatamente dal ricorrente a quel preciso momento. A suo
tempo, il ricorrente si era infatti limitato a contestare in maniera generica
l’esistenza dei ricavi non contabilizzati nonché il calcolo alla sua base. Per
tale motivo, l’autorità inferiore aveva ritenuto la mancata contabilizzazione
dei suddetti ricavi da parte della B._ come un fatto accertato.
Dinanzi al Tribunale, è poi solo nell’ambito della sua replica 30 luglio 2018
e degli scritti successivi che il ricorrente contesta la sussistenza stessa di
ricavi non contabilizzati dalle varie società, ivi compresa la società
B._, nonché l’esistenza stessa di prestazioni valutabili in denaro.
Sennonché, come già sottolineato dal Tribunale (cfr. consid. 5.3 del
presente giudizio), anche in questo caso si tratta di mere contestazioni di
natura generale, non sostanziate da elementi probatori tali da mettere in
dubbio la correttezza della ricostruzione delle cifre d’affari della DAPI, poi
ripresa dall’autorità inferiore.
In tale frangente, in assenza altresì di errori manifesti, il Tribunale non in-
travvede alcun valido motivo per attardarsi ulteriormente al riguardo e pro-
cedere ad un esame più approfondito della predetta ricostruzione delle pre-
stazioni valutabili in denaro erogate dalla B._, rispettivamente per
discostarsene (cfr. consid. 6.5.2 del presente giudizio). Si deve pertanto
concludere che è a giusta ragione che l’autorità inferiore – e prima di lei, la
DAPI – ha ritenuto la sussistenza di cifre d’affari conseguite e non conta-
bilizzate dalla B._ nel periodo fiscale dal 1° gennaio 2006 al
30 giugno 2006, per un importo pari a 437'880 franchi.
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Pagina 37
7.4 Da ultimo, il Tribunale deve ora verificare l’attribuzione delle prestazioni
valutabili in denaro ai relativi beneficiari operata dall’autorità inferiore. Più
concretamente, si tratta di stabilire se l’autorità inferiore – e prima di lei, la
DAPI – poteva attribuire al ricorrente il 78% delle prestazioni valutabili in
denaro in oggetto e il restante 22% al signor E._.
7.4.1
7.4.1.1 Al riguardo, nella decisione impugnata, l’autorità inferiore ha indica-
to di non essere stata in grado di determinare esattamente quanto avreb-
bero incassato il ricorrente e il signor E._, da lei ritenuti beneficiari
delle prestazioni valutabili in denaro in oggetto, nella loro qualità di azionisti
dalle B._ e delle altre società interessate. Per tale motivo, essa
indica di essersi fondata su una ricostruzione dell’azionariato per stabilire
in che misura ciascuno di essi avrebbe beneficiato dell’indebito profitto,
ossia dei ricavi non contabilizzati dalle varie società interessate, così come
determinata dalla DAPI durante la sua inchiesta, basandosi sulle azioni
ritrovate e le dichiarazioni dei testi. A mente dell’autorità inferiore, questa
sarebbe infatti l’indicazione più probante per determinare in che misura il
ricorrente sia assoggettato al pagamento posticipato dell’imposta
preventiva ex art. 12 cpv. 2 DPA (cfr. decisione impugnata, consid. 6.3.3).
7.4.1.2 Più concretamente, tenuto conto del medesimo « modus operan-
di » adottato dalle varie società anonime che si sono succedute nella
gestione del « F._ » e della « C._ » tra il 2005 e il 2012, la
DAPI ha attribuito una quota del 22% al signor E._ e una quota del
78% al ricorrente, per tutte le società coinvolte e dunque anche la
B._. Questo dato si baserebbe in particolare sulle seguenti
constatazioni. In data 8 marzo 2012 e 13 aprile 2012, la DAPI avrebbe
constatato l’esistenza di 22 azioni detenute dal signor E._ per le
società P._, T._, S._, O._ (azioni sequestrate
a casa sua) e B._ (azioni ritrovate in una cassetta di sicurezza di
sua appartenenza (cfr. decisione impugnata, consid. 6.3.3). L’8 marzo
2012 e il 20 marzo 2013 il signor G._ avrebbe dichiarato di essere
solo l’amministratore unico di paglia di varie società, tra cui W._,
AA._, forse B._, R._, S._, BB._,
M._, N._ e O._. Egli avrebbe allestito la contabilità e
compilato le dichiarazioni fiscali di tali società a seguito di mandati
conferitegli dal ricorrente e il signor E._, nonché registrato la
contabilità in base ai giustificativi portatigli di regola dal signor E._.
Il signor G._ ha pure dichiarato che il ricorrente avrebbe preso una
parte delle azioni al portatore per garantirsi l’affitto delle società mentre il
signor E._ l’altra parte per garantirsi lo stipendio. In tali occasioni e
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soprattutto il 27 giugno 2013, il signor G._ avrebbe altresì
dichiarato che per ogni società coinvolta, 22 azioni sarebbero state
detenute dal signor E._ a titolo di garanzia dello stipendio, mentre
le restanti 78 azioni dal ricorrente a titolo di garanzia del pagamento
dell’affitto. Qualcuna sarebbe stata presa da lui e qualcuna conservata
nell’incarto della società presso la fiduciaria. Dopo l’avvio dell’inchiesta, il
signor CC._ avrebbe ritirato le azioni. Egli ha pure indicato che
« comunque le azioni era di A._ », salvo poi correggersi che non
sapeva se le azioni erano del ricorrente, ma che comunque erano da lui
detenute a garanzia dell’affitto. Il signor G._ ha pure precisato che
il ruolo del signor CC._ sarebbe stato solo quello di costituire le
società e di occuparsi di consulenza e gestione esterna. Tale ripartizione
avrebbe trovato poi conferma nelle analisi patrimoniali del signor
E._ e del ricorrente svolte dalla DAPI in rapporto ai redditi da loro
conseguiti (cfr. decisione impugnata, consid. 6.3.3).
In tale contesto, l’autorità inferiore ha poi sottolineato che dall’inchiesta
condotta dalla DAPI relativa alle attività della « C._ », sarebbe
emerso che le azioni delle varie società coinvolte – tra cui la B._ –
detenute dal signor CC._ non avrebbero mai realmente appar-
tenuto a quest’ultimo, bensì al ricorrente e al signor E._. Di fatto, il
signor CC._ avrebbe funto unicamente da presta nome a beneficio
del ricorrente e del signor E._ che non desideravano essere
ricollegati alle loro società. Egli, dietro compenso, avrebbe costituito delle
società (all’epoca 30-40 società), delle quali spesso sarebbe risultato
essere l’amministratore unico o azionista di facciata. Tuttavia, il signor
CC._ non avrebbe avuto nessun vero ruolo nella gestione della
società, né tantomeno nella decisione dell’impiego degli utili correnti. Tale
evenienza sarebbe stata confermata dal signor G._ (cfr. decisione
impugnata, consid. 6.3.3).
Visto quanto precede, tenuto conto altresì della ricostruzione del patri-
monio del ricorrente di cui al « classificatore H._ » confermante la
plausibilità di detta proporzione, l’autorità inferiore ha dunque deciso di
prendere in considerazione la proporzione 78%-22% e di attribuire al
ricorrente il 78% delle prestazioni valutabili in denaro e la parte restante
22% al signor E._ (cfr. decisione impugnata, consid. 6.3.3).
7.4.2
7.4.2.1 In proposito, il Tribunale è di avviso che gli elementi evocati
dall’autorità inferiore (cfr. consid. 7.4.1 del presente giudizio) per ripartire
le prestazioni valutabili in denaro tra il ricorrente e il signor E._, in
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Pagina 39
base alla proporzione 78%-22% risultante dalla ricostruzione della
composizione dell’azionariato delle varie società interessate, siano
plausibili e sensati. In assenza di altri elementi, il Tribunale è infatti di avviso
che l’autorità inferiore – e la DAPI prima di lei – era legittimata a fondarsi
sull’ipotetica composizione dell’azionariato delle varie società, per stabilire
in che proporzione il ricorrente e il signor E._ abbiano percepito
dette prestazioni.
Più nel dettaglio, il Tribunale osserva come dall’incarto risulti che il capitale
azionario delle varie società era suddiviso in azioni al portatore. In tale
contesto, appare ovvio come l’identificazione degli azionisti risulti alquanto
difficoltosa, se non addirittura impossibile, dette azioni – per definizione –
non essendo nominali. Ora come visto (cfr. consid. 7.4.1 del presente giu-
dizio), per la ricostruzione, la DAPI si è basata sul ritrovamento di 22 azioni
di varie società presso l’abitazione del signor E._ e in una cassetta
di sicurezza, nonché sulle dichiarazioni del signor G._ secondo cui
il signor E._ avrebbe detenuto dette 22 azioni a titolo di garanzia
dello stipendio e il ricorrente le restanti 78 azioni a titolo di garanzia
dell’affitto. Tenuto conto del ruolo di « uomo di paglia » dei vari
amministratori unici, nonché della posizione particolare del ricorrente e del
signor E._ nella gestione del « F._ » e della « C._ »,
il Tribunale è di avviso che, in assenza di altri elementi circa il numero
esatto di azioni detenute dalle persone interessate, la DAPI e l’autorità
inferiore potevano partire dal presupposto ch’effettivamente il 22% era
detenuto dal signor E._ e il restante 78% dal ricorrente (cfr. PVF,
punti n. 4.4.10 e n. 4.7). Ebbene, al di là della questione a sapere se il
ricorrente poteva o meno essere considerato quale azionista della
B._ e delle altre società, non si può negare che tutti gli elementi
dell’incarto potevano fare comunque presumere che il ricorrente e il
E._ fossero persone vicine alle varie società (cfr. consid. 7.1 del
presente giudizio). Come detto (cfr. consid. 6.4.2 del presente giudizio), ciò
è sufficiente per ritenere gli stessi come beneficiari delle prestazioni
valutabili in denaro in oggetto. Che l’autorità inferiore – e prima di lei, la
DAPI – si sia fondata su tale ripartizione per determinare in che misura
avrebbero beneficiato delle prestazioni valutabili in denaro non è di per sé
scioccante. In questa prima fase del suo esame, il Tribunale giunge dunque
alla conclusione che l’autorità inferiore poteva partire dal presupposto che
il signor E._ e il ricorrente fossero i beneficiari delle prestazioni non
contabilizzate dalle varie società, nella proporzione 22% / 78%.
7.5 In definitiva, visto quanto precede, il Tribunale è di avviso che sia a
giusto titolo che l’autorità inferiore – e prima di lei, la DAPI – ha ritenuto nel
A-6685/2017
Pagina 40
caso della B._ la sussistenza di prestazioni valutabili in denaro nella
forma di distribuzioni dissimulate di utile al ricorrente, in ragione del 78%,
soggette all’imposta preventiva ai sensi l’art. 4 cpv. 1 lett. b LIP in combi-
nato disposto con l’art. 20 cpv. 1 OIPrev.
8.
Ciò constatato, si tratta ora per il Tribunale di esaminare in dettaglio se
sulla base di tutte le censure e gli elementi probatori presentati dal ricor-
rente in questa sede, lo stesso è riuscito a produrre la controprova infician-
te l’analisi dell’autorità inferiore e della DAPI (cfr. consid. 6.4.2 del presente
giudizio). Al riguardo, è qui doveroso ribadire che benché le riprese fiscali
siano qui recisamente contestate dal ricorrente, lo stesso – per i dieci
incarti paralleli che lo concernono – si è tuttavia limitato a censurare la base
imponibile all’imposta preventiva nonché la sua ricostruzione, solo in ma-
niera generale, ovvero senza indicare per quali motivi essa non sarebbe
corretta (cfr. considd. 5.3 e 7.3.2 del presente giudizio). Certo, il ricorrente
contesta in dettaglio i calcoli contabili proposti dall’amministrazione fiscale
segnatamente nel « classificatore H._ ». Tuttavia, come lo si vedrà
nell’ambito dell’esame di dette censure (cfr. considd. 10.1.1 e 10.1.3 del
presente giudizio), questa perizia non è stata direttamente utilizzata per
determinare la base imponibile, ovvero la base imponibile nel contesto
della tassazione d’ufficio. Questi elementi del « classificatore H._ »
sono serviti anzitutto a rendere plausibile l’imposizione e a dimostrare che
il ricorrente deve aver beneficiato delle prestazioni da parte delle varie
società coinvolte – tra cui la B._. Di fatto, il ricorrente contesta
dettagliatamente solo la sua qualità di azionista occulto e/o di organo di
fatto della B._ e delle altre nove società che si sono susseguite
nella gestione della « C._ » e del « F._ », negando di aver
percepito gli asseriti ricavi che dette società avrebbero omesso di
contabilizzare. Egli non avrebbe mai occupato e/o ricoperto, direttamente
o indirettamente, alcun ruolo in seno a dette società. In tali circostanze, per
il Tribunale si tratta dunque di verificare unicamente se il ricorrente è
riuscito a dimostrare di non poter essere considerato in alcun modo quale
persona vicina o azionista della B._, rispettivamente quale
beneficiario delle prestazioni imponibili da lei erogate.
In estrema sintesi, a comprova della sua posizione, in sede ricorsuale il
ricorrente ha sottolineato che le dichiarazioni dei vari imputati, testimoni e
persone informate sui fatti agli atti, nonché le dichiarazioni giurate da lui
prodotte con ricorso dei signori L._ e K._ (cfr. doc. H), come
pure la sentenza della Corte di appello e di revisione penale ticinese del
29 novembre 2012 (cfr. doc. D), il contratto fiduciario/ di cessione delle
A-6685/2017
Pagina 41
azioni della M._ (cfr. doc. F prodotto con replica nell’inc. A-
6691/2017) e il contratto fiduciario/di cessione delle azioni della B._
(cfr. doc. E), smentirebbero quanto ritenuto dalla DAPI e dall’autorità
inferiore, poggiatosi su una parte delle dichiarazioni dei signori G._
e L._, di cui contesta la valenza probatoria. Gli azionisti diretti e
indiretti della B._ sarebbe altre persone. Di fatto, dette autorità
avrebbero mal interpretato le testimonianze agli atti. Dagli anni 2000, il
ricorrente avrebbe gestito unicamente gli immobili detenuti dalle sue
società, incassando i proventi delle locazioni degli stabili e occupandosi
altresì della loro compravendita. In particolare, dalle varie società qui
interessate nell’attività di gestione della « C._ » e del « F._ »
egli avrebbe ricevuto unicamente prestazioni a carattere puramente
commerciale, e meglio il corrispettivo per la locazione dello stabile di sua
proprietà, ove aveva luogo detta attività (affitto/pigione).Tale evenienza
troverebbe conferma altresì in due diverse perizie fiscali: il parere
J._ (cfr. doc. I prodotto con replica
nell’inc. A-6686/2017) e la perizia I._ (cfr. doc. L prodotto con
replica nell’inc. A-6686/2017). Più concretamente, a mente del ricorrente,
il parere J._ inficerebbe la ricostruzione degli investimenti
immobiliari effettuata dalla DAPI nel cosiddetto « Rapporto A._ »,
secondo cui il ricorrente avrebbe investito almeno 3'500'000 franchi in
immobili di sua spettanza, dimostrando che gli averi presenti sui suoi conti
deriverebbero unicamente dalla locazione degli immobili di sua proprietà,
nonché dalla sua attività di compravendita immobiliare (cfr. ricorso
22 novembre 2017, pag. 6 segg.). Quanto a lei, la perizia I._
smentirebbe invece la ricostruzione patrimoniale del ricorrente effettuata
dalla DAPI nel cosiddetto « classificatore H._ » (cfr. replica
30 luglio 2018, pagg. 8 segg.). Ad ulteriore comprova di quanto precede, il
ricorrente ha postulato a più riprese l’allestimento da parte del Tribunale di
una perizia fiscale e l’audizione di vari testi ([nomi testi], ecc.; cfr. ricorso
22 novembre 2017, pagg. 19 segg.; replica 30 luglio 2018, pag. 16; scritto
16 agosto 2018; triplica 12 dicembre 2018, pag. 25).
In tale contesto, per il Tribunale si tratta concretamente di esaminare se il
ricorrente è riuscito ad inficiare le prove testimoniali (cfr. consid. 9 del
presente giudizio) e le perizie contabili (cfr. consid. 10 del presente
giudizio) su cui l’autorità inferiore – e prima di lei, la DAPI – si è fondata.
9.
In merito alle censure sollevate dal ricorrente in rapporto alle prove
testimoniali, qui riprese in dettaglio, il Tribunale osserva quanto segue.
A-6685/2017
Pagina 42
9.1 Innanzitutto, circa le censure relative alla validità di determinate
dichiarazioni di teste – in particolar modo quelle del signor L._
dell’8 marzo 2012 e tutte quelle del signor G._, che avrebbe
rilasciato delle false dichiarazioni – nonché del PVF del 15 giugno 2015 il
Tribunale ribadisce come tali censure siano qui irricevibili (cfr. per i dettagli,
consid. 3.2.2 del presente giudizio), sicché non vi è luogo di entrare in
merito al riguardo. Ciò sancito, il Tribunale non può però fare a meno di
osservare come il ricorrente non sia coerente e lineare nella sua argomen-
tazione: se da un lato egli contesta la validità delle dichiarazioni del signor
G._, sottolineando che quest’ultimo sarebbe inaffidabile poiché
avrebbe mentito a più riprese, d’altro lato si appoggia anch’esso alle sue
dichiarazioni per quanto a lui favorevoli. Analogo discorso vale per il PVF,
da lui richiamato a sostegno della sua tesi, ma nel contempo contestato su
altri punti. Ora, l’argomentazione frammentaria e a tratti contradditoria del
ricorrente, non giova a quest’ultimo, poiché rende poco credibili le sue
asserzioni, oltre a complicare la comprensione della sua argomentazione.
9.2 Riguardo invece alla censura secondo cui l’autorità inferiore avrebbe
erroneamente apprezzato e interpretato le dichiarazioni dei vari testi, il
Tribunale osserva quanto segue.
9.2.1 Di fatto, il ricorrente sostiene che, contrariamente a quanto asserito
dall’autorità inferiore, nessuno dei testi avrebbe mai asserito ch’egli fosse
azionista delle società interessate e tantomeno ch’egli avrebbe incassato i
ricavi di dette società. Egli indica poi che dai verbali d’interrogatorio dei
signori CC._, G._, EE._ e L._, nonché in
particolar modo dalla sentenza della Corte di appello e di revisione penale
ticinese del 29 novembre 2012 e dai documenti da esso prodotti,
risulterebbe invero che gli azionisti diretti e indiretti sarebbero state altre
persone. A suo avviso, sarebbe in ogni caso a torto che l’autorità inferiore
si sarebbe fondata unicamente sulle prime dichiarazioni rilasciate nel 2012
dai vari testi, senza tenere conto di quelle successive che avrebbero
rettificato e precisato le prime, provando che il ricorrente non può essere
considerato in alcun modo quale azionista e organo di fatto delle varie
società, rispettivamente quale beneficiario dei ricavi conseguiti dalle varie
società (cfr. ricorso 22 novembre 2017, pagg. 4-5; replica 30 luglio 2018,
pagg. 5-8; triplica 12 dicembre 2018, pagg. 2, 6 e 23 seg.).
9.2.2 In proposito, il Tribunale osserva come l’autorità inferiore si sia
effettivamente fondata sulle prime dichiarazioni rilasciate l’8 marzo 2012
da una serie di persone coinvolte nella vicenda e tutte collegate in qualche
modo alle società interessate, tutte concordanti tra di loro (cfr. decisione
A-6685/2017
Pagina 43
impugnata, consid. 6.3.2.3). Dette prime dichiarazioni – tenuto conto delle
altre risultanze dell’incarto – hanno permesso di ritenere la sussistenza di
indizi lascianti pensare ch’effettivamente il ricorrente e il signor E._
erano coloro che gestivano le due attività di affittacamere e di bar per il
tramite delle società: il ricorrente lo stabile ove aveva luogo la prostituzione
e l’adescamento dei clienti, il signor E._ il personale attivo in detto
stabile. Alcuni di loro, hanno peraltro indicato di presumere che gli azionisti
fossero il ricorrente e il signor E._ (cfr. PVI L._ dell’8 marzo
2012, pag. 3; PVI DD._ dell’8 marzo 2012, pagg. 4 e 6; PVI
G._ dell’8 marzo 2012, pag. 4), rispettivamente ch’essi
incassavano i ricavi (cfr. PVI D._ dell’8 marzo 2012, pag. 3). Un
teste, ha persino indicato di ritenere il ricorrente quale persona di
riferimento (cfr. PVI CC._ dell’8 febbraio 2013, pag. 3). Ora, le
dichiarazioni dei testi che hanno portato l’autorità inferiore a ritenere il
ricorrente quale beneficiario delle prestazioni valutabili in denaro e
azionista – rispettivamente persona vicina – alle varie società sono da lei
state esposte in maniera trasparente nella sua decisione impugnata. Esse
sono peraltro state riprese dal Tribunale al consid. 7.1.1.3 del presente
giudizio, a cui si rimandano le parti per i dettagli.
Ciò posto, s’effettivamente, come già accennato dal Tribunale (cfr. con-
sidd. 7.1.3 del presente giudizio), non vi è agli atti alcuna prova diretta che
il ricorrente fosse azionista delle predette società, ciò non esclude tuttavia
che – sulla base degli elementi a sua disposizione – l’autorità inferiore
potesse qualificarlo perlomeno di persona vicina e di beneficiario delle pre-
stazioni valutabili in denaro. Può darsi che formalmente gli azionisti e
amministratori di fatto fossero altre persone, tuttavia ciò non esclude che il
beneficiario delle prestazioni valutabili in denaro possa essere invero una
persona vicina alle società. Ad esempio, nel caso della B._,
l’autorità inferiore aveva motivo di ritenere che il signor CC._,
detentore delle azioni di detta società, fosse un « prestanome »
(cfr. decisione impugnata, consid. 6.3.3; consid. 7.4.1.2 del presente
giudizio), ciò a prescindere da quanto risultante dal doc. E prodotto dal
ricorrente nell’inc. A-6685/2017 – la cui attendibilità non è però chiara, vista
l’assenza delle firme dei diretti interessati – circa i possessori delle azioni
al portatore. Analogo discorso vale per quanto concerne il doc. F prodotto
con replica dal ricorrente nell’inc. A-6691/2017, sulla base del quale
quest’ultimo ritiene che le azioni della M._ sarebbero relegabili ai
signori G._ e E._. In tale contesto, che la sentenza della
Corte di appello e di revisione penale ticinese del 29 novembre 2012 citata
dal ricorrente (cfr. doc. D del ricorrente) designi o meno quali azionisti o
organi di fatto delle società che hanno gestito la « C._ » e il
A-6685/2017
Pagina 44
« F._ » i signori D._, L._ e G._, non inficia la
validità dell’analisi della DAPI e dell’autorità inferiore nell’ambito
dell’imposta preventiva. Da un lato, come indicato dall’autorità inferiore,
detta decisione è il frutto di un’indagine penale meno approfondita e non
avente nulla a che fare con le riprese fiscali in oggetto e dunque con
l’imposta preventiva, la stessa essendo diretta verso il signor L._.
D’altra parte, lo si ricorda ancora, nell’ambito delle prestazioni valutabili in
denaro in materia d’imposta preventiva, il beneficiario può essere non solo
un amministratore di fatto o un azionista di fatto, ma anche una persona
vicina (cfr. consid. 6.2.3 del presente giudizio). Che le conclusioni della
DAPI e l’autorità inferiore non collimino con quelle della Corte cantonale
non ha dunque nulla di sorprendente.
9.2.3 Ciò sancito, da un’analisi delle dichiarazioni dei testi successive alle
prime, il Tribunale osserva come alcuni di essi abbiano improvvisamente
cambiato versione, rispettivamente corretto e smentito le loro prime dichia-
razioni a favore del ricorrente, ad esempio indicando di non sapere chi fos-
sero gli azionisti, rispettivamente che non potevano affermare con certezza
che il ricorrente fosse azionista di dette società. A titolo esemplificativo, si
cita il caso del signor L._ che in un primo momento ha dichiarato di
presumere che erano il signor E._ e il ricorrente gli azionisti della
B._ e delle altre società (cfr. PVI L._ dell’8 marzo 2012,
pagg. 3 e 5):
« [...] Avevo dei dubbi, non sono sorpreso, proprio per questo motivo ho tenuto i documenti. E anche il fatto che loro (preciso E._ K._ e A._) mi chiedevano continuamente di distruggere i documenti. Loro (preciso E._ K._ e A._, presumo sono i due azionisti principali delle società (di tutte le società), ma non ne ho le prove) sono sempre stati al corrente che io ero in possesso dei documenti. Erano E._ e A._ che comandavano e decidevano per le società. Preciso che non so se vi fossero altri azionisti. Io presumo fossero loro gli azionisti perché parlavo sempre con loro. Le decisioni di assumere o licenziare personale erano prese da E._ e A._ [...] A._ gli ha chiesto se i documenti relativi alle varie società fossero stati eliminati ed era preoccupato per questo [...]. Non sa se esiste contabilità doppia o in nero. Faceva tutto G._ [...] Presumo E._ e A._, così pure per le altre società, perché erano loro che decidevano e davano gli ordini. Decidevano anche gli stipendi. Ci sono due camerieri che erano lì da una vita e possono confermare quando sto dicendo ([...]) [...] ».
Successivamente, il signor L._ ha poi riconsiderato tale
affermazione a favore del ricorrente (cfr. PVI L._ del 21 febbraio
2013, pagg. 2 e 4):
« [...] Non so chi fossero gli azionisti. Ho parlato con G._ e E._ perché non vi erano mai riunioni e volevo capire cosa capitava, mi dissero gli azionisti non volevano e pertanto diedi le mie dimissioni perché non sapevo cosa succedeva nelle società per le quali ero Amministratore [...] Mi ricordo
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Pagina 45
che portavo le buste contenenti i soldi a E._ nell’ufficio di G._. Se E._ non era in ufficio io consegnavo questa busta a G._. La busta era sigillata. Non capitava mai che in ufficio ci fosse solo A._. Non ho mai dato buste relative all’incasso a A._. Per contro ho consegnato buste di corrispondenza a A._ o buste non contenenti soldi provenienti da G._. G._ sapeva che A._ era spesso allo stabile C._ e quindi era più probabile che lo incontrassi io per consegnargli i documenti [...] ».
Ciò, si è pure verificato nel caso del signor CC._ che in un primo
tempo ha indicato, per sentito dire, che gli azionisti fossero il ricorrente e il
signor E._ (cfr. PVI CC._ dell’8 marzo 2012, pagg. 4, 6 e 8;
PVI CC._ del 27 giugno 2013, pag. 4), per poi indicare a distanza
di ben due anni di escludere che le azioni da lui ritrovate appartenessero
al ricorrente e al signor E._ (cfr. PVI CC._ del 14 novembre
2014, pagg. 2 seg.)
Sennonché, a mente del Tribunale, non si può escludere che queste suc-
cessive dichiarazioni – come quelle degli altri testi – siano state potenzial-
mente « inquinate » in qualche modo dal contatto intercorso tra le varie
persone coinvolte, vista la loro vicinanza al ricorrente e al signor
E._. Del resto, detto rischio di collisione è già stato sollevato
dall’autorità inferiore dinanzi al Tribunale penale federale, il quale si era
all’epoca chinato sulle censure sollevate dal ricorrente in merito alla
valenza probatoria delle testimonianze e alle richieste di complementi
istruttori da lui sollevati (cfr. decisione del TPF BV.2014.49 del
30 settembre 2014 consid. 3.2):
« [...] gran parte delle persone interrogate [...] si sono rilevate dei “prestanomi” con problemi personali o finanziari, tanto da essere facilmente influenzabili e spinti ad effettuare dichiarazioni inveritiere, come emerso dal confronto delle dichiarazioni rese in presenza e in assenza del [ricorrente] [...] ».
In tale frangente, che l’autorità inferiore si sia fondata in primis sulle prime
dichiarazioni dell’8 marzo 2012 non ha nulla di sorprendente e appare qui
giustificato. Il Tribunale ritiene dunque che sia a giusta ragione che l’auto-
rità inferiore e la DAPI non hanno sempre tenuto conto delle successive
dichiarazioni laddove in completa contraddizione con le prime.
9.3 Per quanto attiene poi alle dichiarazioni giurate dei signori L._
e K._ prodotte in sede ricorsuale dal ricorrente (cfr. doc. H del ricor-
rente), il Tribunale non può che constatare come le stesse siano qui prive
di valenza probatoria. Oltre al fatto che si tratta di dichiarazioni potenzial-
mente « inquinate » dal legame di vicinanza con il ricorrente, non vi è infatti
chi non veda come le stesse rilasciate a ben più di 5 anni di distanza dalle
prime, possano difficilmente essere prese in considerazione. Peraltro, le
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Pagina 46
stesse avrebbero potuto essere già rilasciate al momento dei primi interro-
gatori avvenuti nel 2012. Che i due testi precisino ora delle circostanze di
fatto a favore del ricorrente, non gli è qui di alcun soccorso.
9.4 Quanto alle richieste di audizione di ulteriori testimoni a comprova del
fatto ch’egli non sarebbe azionista delle società, rispettivamente ch’egli
non avrebbe percepito le prestazioni valutabili in denaro (cfr. ricorso 22 no-
vembre 2017, pagg. 19 segg.; replica 30 luglio 2018, pag. 16; scritto
16 agosto 2018; triplica 12 dicembre 2018, pag. 25), il Tribunale non ritiene
che vi siano gli estremi per assumere detti ulteriori mezzi probatori. Non si
vede infatti come le persone citate dal ricorrente potrebbero apportare nuo-
vi elementi probatori a suo favore, a distanza di ben oltre 8 anni dall’aper-
tura dell’inchiesta penale amministrativa. Detti testi avrebbero semmai do-
vuto essere sentiti nell’ambito dell’inchiesta penale amministrativa dinanzi
alla DAPI. Non si tratta infatti di nuovi mezzi probatori scoperti successi-
vamente dal ricorrente, bensì di potenziali testi a lui già ben noti. In ogni
caso, quand’anche detti testi dovessero deporre a favore del ricorrente,
difficilmente potrebbero apparire credibili. Come ben sottolineato dall’auto-
rità inferiore dinanzi Tribunale penale federale (cfr. consid. 9.2.3 del pre-
sente giudizio), il rischio concreto di collisione è alto. Per tale motivo, anche
applicando l’apprezzamento anticipato delle prove (cfr. circa l’apprezza-
mento anticipato delle prove, [tra le tante] sentenza del TAF A-3056/2015
del 22 dicembre 2016 consid. 3.1.4 con rinvii), la richiesta del ricorrente va
qui respinta.
9.5 Visto quanto precede, il Tribunale ritiene che il ricorrente non è stato in
grado di inficiare la validità delle prove testimoniali e degli elementi presi in
considerazione dalla DAPI e dall’autorità inferiore per ritenerlo quale
persona vicina alla B._ e alle altre società. Su questo punto, il
ricorso del ricorrente va pertanto respinto.
10.
Per quanto attiene poi alle censure sollevate dal ricorrente circa la validità
delle perizie contabili contenute nel « rapporto A._ » e nel
« classificatore H._ », il Tribunale osserva quanto segue.
10.1
10.1.1 Preliminarmente, il Tribunale ricorda – come già indicato al
consid. 5.3 del presente giudizio – che la base imponibile all’imposta
preventiva totale in rapporto alle prestazioni valutabili in denaro nella forma
di distribuzioni dissimulate di utile da parte delle varie società che si sono
susseguite nella gestione del postribolo e del bar annesso ammonta a
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Pagina 47
9'970'766.65 franchi, di cui 437'880 franchi concernenti la B._. Ciò
premesso è qui doveroso sottolineare nuovamente (cfr. consid. 7.3.2 del
presente giudizio), come la ricostruzione delle prestazioni valutabili in
denaro effettuata dalla DAPI e poi ripresa e corretta dall’autorità inferiore
per fissare la base imponibile all’imposta preventiva non sia stata
puntualmente contestata dal ricorrente. Il ricorrente si è infatti limitato a
censurare l’esistenza delle prestazioni valutabili in denaro, nonché la
validità del loro calcolo in maniera del tutto generica, senza tuttavia indicare
i motivi per cui la ritiene errata e/o quali cifre della ricostruzione sarebbero
sbagliate e sulla base di che elementi. Non vi è dunque alcun motivo di
rimettere in discussione il calcolo della base imponibile all’imposta
preventiva sicché tale elemento va considerato qui come accertato.
Ora – come già indicato al consid. 7.3.1 del presente giudizio a cui si rinvia-
no le parti per i dettagli – la ricostruzione della base imponibile all’imposta
preventiva in oggetto (ammontare delle prestazioni valutabili in denaro
erogate dalle varie società) si fonda su vari puntuali elementi probatori, tra
cui testimonianze, la contabilità delle varie società, così come i documenti
contabili e i giustificativi ritrovati durante l’inchiesta penale amministrativa
della DAPI, ecc. In tale contesto, va qui precisato che detta ricostruzione
delle prestazioni valutabili in denaro non si fonda invece sulle due perizie
contabili della DAPI contenute nel « rapporto A._ » e nel
« classificatore H._ », riguardanti la ricostruzione del patrimonio del
ricorrente e qui da lui contestate recisamente. Queste due perizie hanno
infatti scopi ben diversi, nella misura in cui mirano unicamente a stabilire
se durante gli anni in esame il ricorrente ha avuto fonti di reddito non
dichiarate e non giustificate: la prima dal punto di vista dell’imposta federale
diretta (cfr. consid. 10.1.2 del presente giudizio), la seconda dal punto di
vista dell’imposta preventiva (cfr. consid. 10.1.3 del presente giudizio).
10.1.2 Per quanto concerne il « rapporto A._ », il Tribunale rileva
come lo stesso non sia pertinente per la presente causa. Detto rapporto è
infatti stato redatto dalla DAPI nell’ambito dell’inchiesta speciale ex art. 190
segg. LIFD e concerne la ricostruzione degli investimenti immobiliari del
ricorrente. Poiché i valori ivi contenuti sono approssimativi, gli stessi non
sono però stati presi in considerazione nel PVF del 15 giugno 2015 della
DAPI in materia d’imposta preventiva, né, del resto, dall’autorità inferiore
nella decisione impugnata. Per tale motivo, l’autorità inferiore non è entrata
nel merito del parere J._ tendente a smontare la ricostruzione
contenuta nel « rapporto A._ », che peraltro non fa parte
dell’incarto, proprio perché non è stato preso in considerazione dall’autorità
inferiore (cfr. risposta 7 maggio 2018, pagg. 3 seg.; duplica 24 ottobre
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Pagina 48
2018, pag. 11). In tale contesto, il Tribunale non intravvede alcun motivo
per entrare in materia del suddetto « rapporto A._ », qui irrilevante
ai fini del giudizio. Conseguentemente, non vi è neppure luogo di
analizzare il parere J._ prodotto dal ricorrente.
10.1.3 Per quanto attiene invece al « classificatore H._ », il
Tribunale osserva quanto segue. Nella decisione impugnata l’autorità
inferiore ha preso in considerazione la ricostruzione del patrimonio
personale del ricorrente effettuata dalla DAPI nell’ambito dell’imposta
preventiva contenuta nel « classificatore H._ » (cfr. decisione
impugnata, consid. 6.3.2.3). Come precisato dall’autorità inferiore
(cfr. quadruplica 29 gennaio 2019, pag. 2; scritto 28 maggio 2019), lo
scopo di detta ricostruzione era unicamente quello di verificare se durante
i periodi fiscali 2003-2011 il ricorrente ha avuto fonti di reddito non
dichiarate, rispettivamente non giustificabili con la sua attività di locazione
e/o vendita di immobili o in altro modo. Detto in altri termini, l’intento di detta
ricostruzione non era quello di determinare i redditi non dichiarati dal
ricorrente, bensì unicamente di rendere plausibili le conclusioni dell’autorità
inferiore secondo cui egli durante i periodi fiscali 2003-2011 avrebbe
percepito delle entrate non giustificabili in altro modo se non con il suo
rapporto di vicinanza alle società che hanno gestito il postribolo e il bar.
Come detto (cfr. consid. 10.1.1 del presente giudizio), la ricostruzione
contenuta nel « classificatore H._ » non serve a determinare la
base imponibile all’imposta preventiva, ovvero l’ammontare delle presta-
zioni valutabili in denaro imputabili alle varie società interessate. Di fatto,
le prestazioni valutabili in denaro sono infatti già state determinate median-
te un’altra stima effettuata dalla DAPI e poi ripresa dall’autorità inferiore.
Ciò precisato, secondo l’autorità inferiore, l’analisi contenuta nel « classifi-
catore H._ » avrebbe dimostrato che il ricorrente non disponeva di
sufficienti entrate per finanziare i costi legati al suo stile di vita, i propri
investimenti e le spese relative alla sua famiglia. Ciò renderebbe dunque
ancor più plausibile ch’egli ha percepito delle entrate dalle varie società,
così come risultante dagli altri elementi probatori agli atti, secondo cui vi
sono già indizi lascianti pensare che il ricorrente – vista la sua posizione
privilegiata di proprietario dello stabile, ove hanno avuto luogo le due
predette attività – era una persona vicina alle varie società coinvolte (cfr. al
riguardo, considd. 7.1.1.4 e 7.1.3.4 del presente giudizio).
Ora, dal momento che si tratta pur sempre di una stima, che mira unica-
mente a rendere plausibile che il ricorrente ha percepito delle distribuzioni
dissimulate di utile, il Tribunale non ritiene indispensabile che le cifre con-
tenute nel « classificatore H._ » siano totalmente corrette e prive di
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Pagina 49
errori. Ciò non ha infatti alcuna influenza diretta sulla base imponibile
all’imposta preventiva, determinata da un’altra ricostruzione (cfr. al
riguardo, consid. 7.3.1 del presente giudizio). Solo e soltanto se da un
esame di detta ricostruzione patrimoniale, il Tribunale dovesse giungere
alla conclusione che la stessa è totalmente errata, a tal punto da far
ritenere che non vi sono fonti di reddito del ricorrente non giustificate con
la sua attività immobiliare, ciò avrebbe un impatto sulla presente causa, ma
solo per la qualità di beneficiario del ricorrente. In tal caso infatti, il Tribunale
dovrebbe valutare diversamente la qualità di beneficiario del ricorrente
delle prestazioni valutabili in denaro. In tale frangente, è dunque sufficiente
che la ricostruzione patrimoniale risulti plausibile nonché priva di errori
manifesti e lasci trasparire che il ricorrente ha avuto delle entrate di dubbia
provenienza.
10.1.4 Ciò rilevato, il Tribunale osserva come di per sé il ricorrente abbia
già avuto modo di contestare a suo tempo la ricostruzione contenuta nel
« classificatore H._ », producendo le varie notifiche di errore,
debitamente prese in considerazione dalla DAPI e dall’autorità inferiore
(cfr. notifiche di errore 160.100.001-121 contenute nel « Classificatore
Proprietà doc trasmessi DAPI [Notifiche d’errore] » dell’inc. AFC).
All’epoca, il ricorrente non era però riuscito a giustificare la sua mancanza
di liquidità di 4'629'167 franchi. Ora dinanzi al Tribunale, fondandosi sulla
perizia I._ prodotta con replica 30 luglio 2018, il ricorrente cerca
un’altra volta di dimostrare che tale ammanco non sussisterebbe,
contestando la ricostruzione delle liquidità contenuta nel « classificatore
H._ ». Sennonché, non si vede per quale motivo il ricorrente non
abbia prodotto detta perizia già dinanzi alle precedenti autorità, nel
momento in cui gli è stata data la possibilità di contestare la predetta
ricostruzione. Sia come sia, dal momento che l’autorità inferiore nella sua
duplica 24 ottobre 2018 e quadruplica 29 gennaio 2019 ha a sua volta
preso posizione in dettaglio sui vari elementi sollevati dal ricorrente nella
perizia I._, poi da lui ripresi anche nella sua triplica 12 dicembre
2018, il Tribunale ritiene che – per economia di procedura – la questione
possa essere esaminata in questa sede.
10.2 Qui di seguito, il Tribunale cercherà di riassumere e discutere gli
elementi litigiosi della ricostruzione del patrimonio effettuata dalla DAPI,
riprendendo le censure del ricorrente e le prese di posizione dell’autorità
inferiore in maniera sintetizzata e per quanto necessario a verificare
l’eventuale presenza di errori manifesti nella predetta ricostruzione.
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In estrema sintesi, l’analisi contabile contenuta nella perizia I._ si
focalizza unicamente sull’analisi delle registrazioni contabili effettuate dalla
DAPI sul conto n. 1000 « liquidità da controllare » nel « classificatore
H._ » e su 87 operazioni contabili evidenziate dal ricorrente, nel
periodo 2003-2011. Secondo la perizia, l’ammanco parziale ipotetico di
liquidità imputabile al ricorrente non supererebbe invero l’importo di
1'050'000 franchi. A fronte delle risultanze di cui agli allegati AA, AB e AC
acclusi alla perizia, risulterebbe infatti un maggior afflusso di liquidità pari
a 3'588'024.13 franchi. Rispetto alle risultanze della DAPI, l’ammanco
sarebbe dunque di 1'044'441.46 franchi, a cui andrebbe tuttavia aggiunta
la stima della liquidità da incassi affitti e spese accessorie a contanti di circa
1'358'075.41 franchi. Da ciò deriverebbe che negli anni inchiestati il
ricorrente non avrebbe dunque generato alcun ammanco di liquidità, bensì
una liquidità positiva di 313'633.95 franchi (cfr. perizia I._; parimenti
replica 30 luglio 2018, pagg. 3 seg.).
Ciò posto, per facilitare l’analisi della perizia I._, il Tribunale seguirà
lo schema proposto dall’autorità inferiore nella sua duplica 24 ottobre 2018
e successivamente adottato anche dal ricorrente, suddividendo i vari
elementi nelle tre categorie seguenti:
- Redditi della sostanza immobiliare – afflussi di liquidità per circa
782'100 franchi (cfr. consid. 10.3 del presente giudizio).
- Spese di corrente a contanti di 576'000 franchi (cfr. consid. 10.4 del
presente giudizio).
- Maggior afflusso di liquidità di 3'588'024 franchi (cfr. consid. 10.5 del
presente giudizio).
In detta analisi, laddove necessario, il Tribunale farà riferimento ai
giustificativi alla base del « classificatore H._ » indicando il
riferimento preciso al classificatore che li contiene: « cfr. classificatore ... ».
Per il resto, il Tribunale preciserà il documento giustificativo alla base della
perizia I._ e gli eventuali ulteriori giustificativi prodotto dalle parti.
10.3 Redditi della sostanza immobiliare – afflussi di liquidità per circa
782'100 franchi.
10.3.1 Nella perizia I._, viene indicato che i redditi della sostanza
immobiliare accertati e/o dichiarati si discosterebbero da quelli recepiti
contabilmente nel conto n. 6001 del « classificatore H._ ». Per gli
anni 2008-2011, la perizia stima ulteriori afflussi di liquidità per circa
782'100 franchi, come dettagliato nella tabella seguente:
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Redditi immobili
Dichiarati / accertati
Recepiti in conto n. 6001 (DAPI)
Liquidità non  in conto n. 1000
2008 fr. 548'068.00 fr. 451'595.00 fr. 94'473.00
2009 fr. 796'931.00 fr. 640'236.24 fr. 156'694.76
2010 fr. 884'000.00 fr. 578'403.00 fr. 305'597.00
2011 fr. 859'095.00 fr. 635'784.35 fr. 223'310.65
Totale redditi fr. 782'075.41
Nella sua replica 30 luglio 2018, il ricorrente sostiene in sostanza che si
tratterebbe di redditi da sostanza immobiliare da lui incassati a contanti,
risultanti peraltro dalle decisioni di tassazione e dalle sue dichiarazioni
fiscali, che il « classificatore H._ » non avrebbe preso in
considerazione a torto. Più concretamente, si tratterebbe degli affitti
incassati a contanti dal signor K._, che il ricorrente avrebbe poi
riversato sui suoi conti (cfr. citata replica, pagg. 8-10).
10.3.2 A tal proposito, nella sua duplica 24 ottobre 2018, l’autorità inferiore
ha precisato quanto segue in merito ai dati presi in considerazione dalla
DAPI nella ricostruzione contenuta nel « classificatore H._ » e
quelli invece figuranti nella perizia I._ (cfr. citata duplica, pagg. 3-
5).
Circa la colonna « Dichiarati/accertati » contenuta nella perizia I._,
l’autorità inferiore indica che per gli anni 2008-2009 il ricorrente ha dichia-
rato i seguenti importi nelle proprie dichiarazioni fiscali:
Anno/redditi immobili Dichiarati Riferimento atto DAPI
2008 fr. 363'328.00 500.005.009
2009 fr. 493'981.00 500.006.009
Ora, detti importi sono stati poi modificati dalla DAPI, sulla base di quanto
registrato contabilmente dalle società che hanno gestito il « F._ » e
la « C._ ». In tale contesto, nella misura in cui i dati della perizia
I._ si discostano con quelli del classificatore H._, l’autorità
inferiore ha dunque ritenuto che per quanto riguarda gli anni 2008-2009, il
ricorrente ammetterebbe di aver commesso una sottrazione d’imposta non
dichiarando una parte degli affitti percepiti a contanti.
Per gli anni 2010-2011, il ricorrente non ha invece presentato le proprie
dichiarazioni fiscali. Per tale motivo, la DAPI ha provveduto ad una rico-
struzione degli affitti incassi dal ricorrente. Più concretamente, nel 2010 la
DAPI ha riscontrato affitti per 578'403 franchi. Oltre agli affitti degli altri
stabili del ricorrente, questo importo contiene 48'000 franchi pagato dalla
società P._ e 108'800 franchi pagato da T._ per la locazione
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del « F._ » e della « C._ ». Secondo la contabilità di queste
società, gli affitti pagati sarebbero stati 54'000 franchi per P._ e
108'000 franchi per T._. Nella contabilità di dette società, vi
sarebbero inoltre contabilizzati come debitore 18'000 franchi per
P._ e 72'000 franchi per T._; tuttavia nessun elemento
sarebbe dato in merito al pagamento di questi importi, né nei conti delle
società, né nei conti del ricorrente. Nel 2011, la DAPI ha invece riscontrato
affitti per 635'784.35 franchi. I seguenti importi proverebbero dall’immobile
dove vi era il postribolo: 62'000 franchi pagati da T._ per la
locazione del « F._ »; 55'500 franchi pagati da U._ per la
locazione del « F._ »; 36'000 franchi pagati da P._ per la
locazione della « C._ »; 27'500 franchi pagati da Q._ per la
locazione della « C._ ». Nelle contabilità di dette società si
troverebbero i seguenti importi: 56'000 franchi registrato contabilmente da
T._; 24'000 franchi registrato contabilmente da P._. Mentre
Q._ e U._ non avrebbero redatto le loro contabilità. Essa fa
poi notare che i contratti di locazione di T._ (cfr. atto DAPI
n. 680.500.048) e di P._ (cfr. atto DAPI n. 630.500.040)
indicherebbero affitti mensili minori di quelli indicati sopra.
In tali circostanze, l’autorità inferiore sostiene dunque che l’importo di
782'100 franchi indicato nella perizia I._ quale ulteriore afflusso di
liquidità, quali affitti versamenti a contanti dalle società che gestivano il
« F._ » e la « C._ » non sarebbe effettivamente consegnato
al ricorrente. Essa ha comunque proposto di tenere conto di circa
254'000 franchi come affitti registrati contabilmente negli anni 2008-2009
dalle società che gestivano il bar e il postribolo e non dichiarati dal ricor-
rente. Essa ha poi ribadito che gli affitti considerati dalla DAPI corrispon-
derebbero a quanto indicato nella contabilità delle società, mentre quelli
fatti valere dal ricorrente sarebbero superiori pure rispetto a quanto indicato
nei contratti di locazione sequestrati. Essi assumerebbero dunque la carat-
teristica di prestazione valutabile in denaro, piuttosto che quella di costo
quale affitto. Non apparirebbe infatti credibile che il ricorrente abbia convin-
to i conduttori a firmare un contratto scritto con affitti determinati, mentre in
corso d’opera abbia convinto queste persone a versare affitti estremamen-
te più elevati ed in parte a contanti. Da notare che il ricorrente nel settembre
2011 avrebbe inviato dei richiami per raccomandata a T._ e a
P._ per presunti affitti non pagati (cfr. classificatore 1040).
10.3.3 Al riguardo, nella sua triplica 12 dicembre 2018, il ricorrente indica
di non ritenere credibile la DAPI in merito agli affitti accertati. Egli indica
che l’autorità cantonale delle contribuzioni avrebbe accertato per gli anni
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2008-2009 affitti pari a 1'344'999 franchi, mentre secondo il « classificatore
H._ » essi ammonterebbero a 1'091'831.24 franchi. Il ricorrente
ritiene dunque che non sarebbe serio considerare ch’egli non avrebbe
incassato gli affitti, come constatato dall’autorità cantonale delle
contribuzioni. Egli sottolinea poi di non aver commesso alcuna sottrazione
d’imposta. Per quanto attiene agli anni 2010-2011, il ricorrente sostiene che
la DAPI non ha tenuto conto delle sue dichiarazioni fiscali. Nel 2011
sarebbero stati accertati redditi immobiliari pari a 643'595 franchi. Ora esso
indica che, per un errore contabile nel corso degli anni 2008-2011
sarebbero stati dichiarati introiti più bassi, ma anche in tal caso
bisognerebbe ammettere gli affitti ricevuti a contanti, come risultante dalle
ricevute di incasso prodotto con la replica. Egli precisa poi che i dati
contrattuali (fr. 15'500 mensile) si discosterebbe dai dati riferiti dal signor
K._ (oltre fr. 25'000), in quanto questi contratti non includerebbero
in primo luogo i parcheggi posti sul retro dello stabile (35 parcheggi
utilizzati dal postribolo), come dichiarato da quest’ultimo. Lo stesso
discorso varrebbe per i due negozi posti sul lato strada cantonale al piano
terreno. In tutti i casi sopra, sarebbero stati conclusi dei contratti verbali di
locazione, da qui il maggior introito documentato da parte del ricorrente
(cfr. citata triplica, pagg. 4-5 e 7-8).
10.3.4 Nella sua quadruplica 29 gennaio 2019, l’autorità inferiore ha
precisato che il PVF è stato redatto il 15 giugno 2015, allorquando il ricor-
rente non aveva ancora presentato le sue dichiarazioni fiscali 2010-2011.
Dette dichiarazioni sono state presentate dal ricorrente il 7 luglio 2016,
ossia quanto l’inchiesta della DAPI era già terminata. A quel momento, la
ricostruzione della DAPI era già ben nota al ricorrente. Per quanto
concerne gli affitti percepiti dal ricorrente nel periodo 2008-2011 e
l’asserzione secondo cui per un errore contabile egli avrebbe dichiarato
introiti più bassi e che il dato contrattuale si discosterebbe da quanto
dichiarato da K._, in quanto detti contratti non includevano dei
parcheggi e dei negozi, per i quali sarebbero stati conclusi contratti orali,
l’autorità inferiore sottolinea che la fotografia di cui al doc. J acclusa alla
triplica è probabilmente stata scatta recentemente e non corrisponderebbe
al periodo dell’inchiesta. All’epoca dei fatti, in tali locali vi erano infatti alcuni
attrezzi da palestra e un macchinario per sauna. Ma in ogni caso non vi era
un contratto di locazione scritto (cfr. citata quadruplica, pag. 2).
10.3.5 In tale contesto, il Tribunale osserva quanto segue. Da un esame
della ricostruzione della DAPI contenuta nel « classificatore H._ »,
risulta che i dati complessivi presi in considerazione e registrati sul conto
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n. 6001 a titolo di redditi da sostanza immobiliare – e meglio di ricavi da
affitto – sono i seguenti per gli anni 2008-2011:
Redditi da affitto Recepiti in conto n. 6001
2008 fr. 451'595.00
2009 fr. 640'236.24
2010 fr. 578'403.00
2011 fr. 635'784.35
Come indicato dall’autorità inferiore, per giungere a tali cifre, la DAPI ha
tenuto conto per gli anni 2008-2009 delle dichiarazioni fiscali del ricorrente,
nonché di quanto contabilizzato dalle varie società nei propri rendiconti.
Mentre per gli anni 2010-2011, la DAPI ha dovuto procedere ad una rico-
struzione più complessa, fondata su quanto risultante dai vari contratti di
locazione e quanto contabilizzato dalle società interessate, dal momento
che il ricorrente non ha prodotto le proprie dichiarazioni fiscali. Tale modo
di procedere risulta corretto. Dal PVF del 15 giugno 2015 risulta chiara-
mente che al momento della ricostruzione del patrimonio del ricorrente di
cui al « classificatore H._ », esso non aveva ancora presentato le
proprie dichiarazioni fiscali per gli anni 2010-2011 (cfr. PVF, punto
n. 1.1.1.2). In tale contesto, non si può rimproverare alla DAPI di aver
ricorso ad una tassazione d’ufficio ed avere stimato gli affitti percepiti dal
ricorrente per gli anni 2010-2011. Spettava infatti a lui collaborare e
produrre per tempo i documenti necessari a stabilire detti affitti dinanzi alla
DAPI. Non avendolo fatto, lo stesso non può esigere che la DAPI prenda
ora conto di questi dati.
Ciò posto, alla stregua dell’autorità inferiore, il Tribunale non può fare a
meno di rilevare che il ricorrente indica di aver percepito degli affitti maggio-
ri rispetto a quanto pattuito nei contratti di locazione con le varie società
che hanno gestito il postribolo e il bar (cfr. p. es. classificatore DF066). Ciò
appare alquanto inusuale. Non si vede infatti per quale motivo una società
dovrebbe versare degli affitti maggiori di quanto pattuito per iscritto, dichia-
rando poi nei propri rendiconti degli importi più bassi. Ciò non può trovare
spiegazione che nel rapporto di vicinanza tra il ricorrente e le varie società.
Di fatto, vi è motivo di ritenere che se effettivamente il ricorrente ha perce-
pito affitti maggiori di quanto dichiarato dalle società, allora lo stesso ha
percepito delle distribuzioni dissimulate di utile. Anche ad ammettere
ch’egli abbia concluso dei contratti orali, non vi è prova alcuna dell’esatto
importo da lui percepito come affitto. In assenza di giustificativi, tale dato
non può essere considerato per inficiare la ricostruzione della DAPI.
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Ora, il fatto che l’autorità inferiore abbia comunque deciso di riconoscere
un importo supplementare di 254'000 franchi quali affitti registrati contabil-
mente per gli anni 2008-2009 dalle società che gestivano il bar e il postri-
bolo, ma non dichiarati dal ricorrente (cfr. consid. 10.3.2 del presente
giudizio), non significa che la stessa abbia riconosciuto di aver commesso
un errore. Di fatto, si tratta di un correttivo per tenere conto delle
osservazioni del ricorrente, niente di più. Su questo punto, il Tribunale non
intravvede dunque alcun motivo per discostarsi dalla ricostruzione
contenuta nel « classificatore H._ », così come ripresa dall’autorità
inferiore nella decisione impugnata.
10.4 Spese di corrente a contanti di 576'000 franchi.
10.4.1 Nella perizia I._ viene indicato che nel periodo incluso tra gli
anni 2008-2011 il ricorrente avrebbe incassato a contanti dagli inquilini le
spese accessorie inerenti al bar e al postribolo. Nel PVI del 27 giugno
2003, il signor K._ dichiara di aver consegnato mensilmente al ricor-
rente 5'000 franchi per il bar e 7'000 franchi per il postribolo, sicché gli
incassi ammonterebbero a complessivi 576'000 franchi:
Incassi a contanti di spese elettricità
F._ C._ Liquidità non  in conto n. 1000
2008 fr. 60'000.00 fr. 84'000.00 fr. 144'000.00
2009 fr. 60'000.00 fr. 84'000.00 fr. 144'000.00
2010 fr. 60'000.00 fr. 84'000.00 fr. 144'000.00
2011 fr. 60'000.00 fr. 84'000.00 fr. 144'000.00
Totale incassi acconti spese fr. 240'000.00 fr. 336'000.00 fr. 576'000.00
Nella sua replica 30 luglio 2018, il ricorrente ribadisce che gli incassi delle
spese di elettricità per il bar e il postribolo sarebbero pari a circa
576'000 franchi conformemente alle dichiarazioni rilasciate dal signor
K._ (cfr. citata replica, pag. 9).
10.4.2 A tal proposito, nella sua duplica 24 ottobre 2018, l’autorità inferiore
ha indicato che il signor K._ ha effettivamente dichiarato di aver
consegnato mensilmente in contanti al ricorrente a titolo di spese di
corrente elettrica i seguenti importi: 5'000 franchi per il bar e 7'000 franchi
per il postribolo. Tuttavia, nei rendiconti delle società interessate sarebbero
date le seguenti evidenze in merito ai conti energia:
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Società che gestivano il « F._ »
Anno Società Durata
attività
Importo Riferimento
atto DAPI
2008 O._ 12 mesi fr. 12'120.10 620.100.007
2009 O._ 11 mesi fr. 6'165.60 620.200.007
2009 P._ 1 mese fr. 1'000.00 630.100.006
2010 P._ 12 mesi fr. 13'000.00 630.200.007
2011 P._ 5 mesi Nessuna registrazione
2011 Q._ 7 mesi Contabilità non allestita
2012 Q._ 2 mesi Contabilità non allestita
Società che gestivano la « C._»
Anno Società Durata
attività
Importo Riferimento
atto DAPI
2008 R._ 10 mesi fr. 21'726.25 660.300.038
2008 S._ 2 mesi fr. 6'800.00
(debito)
670.100.020
2009 S._ 5 mesi fr. 10'280.00 670.200.038
2009 T._ 7 mesi Nessuna registrazione
2010 T._ 12 mesi fr. 22'000.00 680.200.007
2011 T._ 6 mesi Nessuna registrazione
2011 U._ 6 mesi Contabilità non allestita
2012 U._ 2 mesi Contabilità non allestita
Per tale motivo, l’autorità inferiore ritiene le dichiarazioni del signor
K._ come non corrette. Essa ritiene possibile ch’egli abbia
consegnato degli importi a contanti al ricorrente e che questi importi siano
stati utilizzati per il pagamento di costi energetici, ma non per l’ammontare
da lui dichiarato. L’autorità inferiore fa notare che la contabilità del
ricorrente contiene infatti i pagamenti di energia elettrica per il suo stabile,
come pure gli incassi dalle diverse società per il pagamento dell’energia
elettrica, per importi inferiori a quelli indicati dal signor K._. Se si
dovesse considerare dette dichiarazioni come veritiere, il ricorrente
avrebbe allora dovuto riversare tali importi all’azienda elettrica, sicché detti
afflussi non verrebbero ad aumentare la liquidità a sua disposizione. Nel
caso contrario, si dovrebbe considerare che si tratta di una distribuzione
dissimulata di utile, poiché il ricorrente non ha fornito alcuna
controprestazione alle predette società (cfr. citata duplica, pag. 5).
10.4.3 Nella sua triplica 12 dicembre 2018, il ricorrente sottolinea che la
DAPI ritiene come inattendibili le dichiarazioni del signor K._, senza
tuttavia spiegare per quale ragione egli non gli avrebbe potuto anticipare le
spese dell’energia. Il ricorrente produce le fatture intimate alle società per
le spese di elettricità e le ricevute d’incasso di cui al doc. Y, a conferma di
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quanto dichiarato dal signor K._. Egli corregge poi quanto indicato
nella perizia I._, precisando che invero il signor K._ avrebbe
dichiarato che l’importo di 5'000 franchi sarebbe riferito alle spese elettri-
che del bar e il postribolo, mentre i 7'000 franchi alle spese di nafta, acqua,
assicurazioni e rifiuti. Le dichiarazioni del signor K._ sarebbero
dunque veritiere (cfr. citata triplica, pagg. 5 e 9).
10.4.4 Al riguardo, il Tribunale osserva quanto segue. Le spiegazioni forni-
te dall’autorità inferiore circa i motivi che hanno spinto la DAPI a non pren-
dere in considerazione le dichiarazioni del signor K._ per ricostruire
i costi di elettricità sostenuti dalle varie società che si sono susseguite nella
gestione del postribolo e del bar, sono qui sensate e plausibili. La differenza
tra quanto dichiarato – laddove sussisto delle registrazioni contabili – nei
rendiconti a titolo di costi di elettricità dalle varie società interessate, così
come indicato dall’autorità inferiore (cfr. consid. 10.4.2 del presente giudi-
zio) e quanto dichiarato dal signor K._ nel PVI del 27 giugno 2013
(cfr. atto DAPI n. 314.100.019-024) è sproporzionata. Come tale appare
poco credibile. Quand’anche dette società avessero versato al ricorrente
degli acconti superiori a titolo di spese di elettricità rispetto alle spese reali,
da qualche parte a fine anno dovrebbe figurare una sorta di conguaglio.
Più precisamente, se le spese reali sono inferiori agli acconti, il ricorrente
avrebbe dovuto rimborsare il saldo alle varie società. Nel caso contrario,
come giustamente indicato dall’autorità inferiore, si dovrebbe considerare
che il ricorrente ha ricevuto delle prestazioni valutabili in denaro, lo stesso
avendo percepito indebitamente degli importi non di sua spettanza. Ora,
con la triplica 12 dicembre 2018, il ricorrente ha prodotto delle fatture e
richieste di acconto quale doc. Y. Da un loro esame risultano i dati seguenti:
Fatture: Energia elettrica – appartamenti – part. [...] RFD di Y._
Periodo Società Dicitura Importo mensile
Importo totale
01.07..12.2007
R._ Consumo energia elettrica + vani comuni sopra citati
fr. 1'700 fr. 30'600
01.01..06.2008
R._ Consumo energia elettrica + vani comuni sopra citati
fr. 1'700 fr. 10'200
01.07..12.2008
R._ Consumo energia elettrica + vani comuni sopra citati
fr. 1'700 fr. 10'200
01.01..04.2009
S._ Consumo energia elettrica + vani comuni sopra citati
fr. 1'700 fr. 6’800
01.05..06.2009
S._ Consumo energia elettrica + vani comuni sopra citati
fr. 1'700 fr. 3'400
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01.01..12.2010
T._ Consumo energia elettrica
fr. 2'200 fr. 26'400
01.07..12.2011
U._ Consumo energia elettrica + vani comuni sopra citati
fr. 3'000 fr. 18'000
01.01..06.2012
U._ Consumo energia elettrica + vani comuni sopra citati
fr. 3'000 fr. 18'000
Fatture/ricevute: consumo energia elettrica – F._ – part. [...] di Y._
Periodo Società Dicitura Importo mensile
Importo totale
01.01..06.2008
O._ Consumo energia elettrica F._ a Y._
fr. 1'000 fr. 6'000
01.07..12.2008
O._ Consumo energia elettrica F._ a Y._
fr. 1'000 fr. 6'000
01.01..06.2009
O._ Consumo energia elettrica F._ a Y._
fr. 1'000 fr. 6'000
01.01..12.2010
P._ Consumo energia elettrica
fr. 2'000 fr. 24'000
01.07..12.2011
Q._ Consumo energia elettrica F._ a Y._
fr. 2'000 fr. 12'000
01.01..06.2012
Q._ Consumo energia elettrica F._ a Y._
fr. 2'000 fr. 12'000
Orbene, anche a prendere in considerazione queste fatture, appare chiaro
che le allegazioni del signor K._ non trovano qui conferma. Ciò
posto, non vi è prova alcuna che dette fatture di cui al doc. Y siano state
effettivamente mandate alle varie società. Peraltro – come indicato
dall’autorità inferiore (cfr. consid. 10.4.2 del presente giudizio) – non si
spiega ancora per quale motivo dette società abbiano registrato nei propri
conti determinati costi per il consumo di energia elettrica più bassi di quanto
sarebbe loro stato fatturato dal ricorrente. Ciò non ha alcun senso. La tesi
secondo cui le dichiarazioni del signor K._ andrebbero interpretate
nel senso che gli importi indicati comprendono non solo le spese per il con-
sumo di elettricità, ma anche altre spese, non trovano poi alcun riscontro
agli atti. Per tali motivi, anche su questo punto, il Tribunale non intravvede
pertanto alcun valido motivo per discostarsi dalla ricostruzione della DAPI
contenuta nel « Classificatore H._ », così come ripresa dall’autorità
inferiore nella decisione impugnata.
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10.5 Maggior afflusso di liquidità di 3'588'024 franchi.
Nella perizia I._, viene stimato un ammanco complessivo ed
effettivo di liquidità per i periodi fiscali 2003-2011 pari a
3'588'024.13 franchi, sulla base della tabella seguente:
Differenze (maggior afflusso di liquidità)
Classificatore H._
Raccomandata Totale
2003 fr. 1'190'612.95 fr. 200'400.00 fr. 1'391'012.95
2004 fr. 305'206.00 fr. 100'200.00 fr. 405'406.00
2005 fr. 93'466.75 fr. 100'200.00 fr. 193'666.75
2006 fr. 74'594.85 fr. 100'200.00 fr. 174'794.85
2007 fr. 173'927.90 fr. 100'200.00 fr. 274'127.90
2008 fr. 82'812.88 fr. 100'200.00 fr. 186'552.88
2009 fr. 243'412.35 fr. 100'200.00 fr. 343'612.35
2010 fr. 296'847.75 fr. 100'200.00 fr. 397'047.75
2011 fr. 121'602.70 fr. 100'200.00 fr. 221'802.70
Totale maggior afflusso di liquidità fr. 2'582'284.13 fr. 1'005'540.00 fr. 3'588'024.13
Secondo detta perizia e quanto indicato pure dal ricorrente nella replica
30 luglio 2018, si tratterebbe di maggiori entrate di liquidità sul conto
n. 1000, non considerate nel « classificatore H._ », così come
risultanti dagli allegati AA, AB e AC acclusi alla predetta perizia (cfr. citata
replica, pagg. 10 segg.).
Al riguardo, nella sua duplica 24 ottobre 2018, l’autorità inferiore si è
pronunciata sull’importo di 3'588'024 franchi, suddividendolo in due:
- presunti fondi ricevuti dal suocero: 1'005'540 franchi + 200'000 franchi
(cfr. consid. 10.5.1 del presente giudizio);
- maggior afflusso di liquidità di 2'582'484.13 franchi (cfr. consid. 10.5.2
del presente giudizio).
Per praticità, il Tribunale continuerà la sua analisi seguendo lo schema
proposto dall’autorità inferiore e adottato anche dal ricorrente.
10.5.1 Presunti fondi ricevuti dal suocero di 1'005'540 franchi e
200'000 franchi.
10.5.1.1 Nella duplica 24 ottobre 2018, per quanto attiene ai presunti fondi
di 1'005'540 franchi e di 200'000 franchi per il capitale azionario delle so-
cietà FF._ e GG._, che il ricorrente avrebbe ricevuto da suo
suocero, il signor HH._, l’autorità inferiore ha indicato quanto
segue. Nella perizia I._, il ricorrente fa valere di aver ricevuto da
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suo suocero un importo di 200'000 franchi sulla base di due contratti
fiduciari (cfr. docc. 5 e 6 allegati alla perizia I._). Egli fa altresì valere
di aver ricevuto dal suocero 1'005'540 franchi periodicamente dal 2002 al
2011 con pagamenti di 100'200 annui (l’importo pagato nel 2008 sarebbe
leggermente più alto). Quali pezze giustificative, il ricorrente cita i due
contratti fiduciari, a cui aveva accennato durante un PVI, nonché delle
ricevute allegate alla dichiarazione del suocero (cfr. citata duplica, pag. 6).
Ora, l’autorità inferiore ha indicato di ritenere le dichiarazioni del ricorrente
come non veritiere per i seguenti motivi. Innanzitutto, essa sottolinea che
se il signor HH._ o le di lui società, avessero effettivamente versato
alla famiglia del ricorrente un importo di 1'205'540 franchi, questo importo
avrebbe dovuto essere dichiarato dal ricorrente quale debito o quale
donazione, ciò che invece non è avvenuto. L’autorità inferiore spiega poi
che la ricostruzione della contabilità del ricorrente gli è stata presentata
dalla DAPI nel 2014. All’epoca, detta ricostruzione era stata analizzata dai
consulenti fiscali del ricorrente, ma quest’ultimo non avrebbe mai fatto
riferimento né ai due contratti fiduciari, né ai presunti versamenti ricevuti
dal suocero. Di fatto, la questione dei prestiti e dei versamenti sarebbe
dunque apparsa per la prima volta nel corso del 2016 e a seguito del
cambiamento del rappresentante legale del ricorrente. Per quanto attiene
ai due contratti fiduciari, l’autorità inferiore indica poi che il ricorrente
sarebbe stato interrogato più volte al riguardo, in particolar modo
sull’attività svolta dalla società GG._, società che aveva locato i
locali nei quali sono stati ritrovati i documenti relativi alle società che gesti-
vano il « F._ » e la « C._ ». Nel corso dell’inchiesta svolta
dalla DAPI, il ricorrente sarebbe stato interrogato più volte circa l’identità
degli azionisti della GG._, ma egli non avrebbe mai indicato il
suocero. Il 20 marzo 2014, il ricorrente è stato interrogato circa l’attività
svolta dalla GG._ e dalla FF._. A quel momento, esso ha
indicato che dette società non esercitavano attività. Alla richiesta di
determinarsi sull’identità degli azionisti, egli ha risposto che avrebbe fornito
i dati entro 30 giorni, ma ciò non è avvenuto. In tale contesto, l’autorità
inferiore ritiene che se i fondi fossero davvero stati versati dal suocero, i
patrocinatori del ricorrente non avrebbero sicuramente tardato a
presentare i relativi documenti. A ciò si aggiunge il fatto che le azioni al
portatore delle due società GG._ e FF._ sarebbero state
ritrovate in luoghi in cui poteva avere accesso solo il ricorrente. Dall’analisi
dell’attività risultante dalla contabilità delle società, l’autorità inferiore ha poi
indicato che la stessa non sarebbe certamente convergente ai contratti di
mandato prodotti dal ricorrente. Per la società GG._, l’attività
sarebbe servita a concedere al ricorrente un prestito (verosimilmente per
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Pagina 61
giustificare l’afflusso di fondi) e a stipulare nel 2010 il contratto di locazione
dei locali dove il signor E._ e il ricorrente lavoravano e dove sono
stati ritrovati documenti relativi alla gestione del « F._ » e della
« C._ ». Per la società FF._, l’attività sarebbe servita invece
a concedere un prestito al ricorrente (verosimilmente per giustificare
l’afflusso di fondi). Da ultimo, l’autorità inferiore indica che il ricorrente, nelle
proprie dichiarazioni fiscali dal 2003 al 2009, avrebbe dichiarato alcuni
prestiti ricevuti dalle società FF._ e GG._, come pure gli
interessi pagati su tali prestiti. Oggi invece, secondo la stima dell’ammanco
della perizia I._, anche detti importi regolarmente dichiarati dal
ricorrente e accettati in deduzione dei suoi averi/redditi vengono da lui
messi in discussione (cfr. citata duplica, pagg. 6-7).
10.5.1.2 Al riguardo, nella triplica 12 dicembre 2018, il ricorrente sottolinea
che invero la perizia I._ non metterebbe in discussione i prestiti
dichiarati e ricevuti dalle due società FF._ e GG._. A suo
avviso, quanto asserito dall’autorità inferiore non troverebbe alcun
riscontro documentale. Egli non nega di aver dichiarato di aver ricevuto
1'005'540 franchi dal 2002 al 2011 con pagamenti annui di 100'200 franchi.
Ai docc. 15 e 21 allegati alla perizia I._, non si fa alcun riferimento
a detti importo. Egli ha indicato poi che il doc. 21 contiene la dichiarazione
di suo suocero, ove viene precisato che le vacanze venivano trascorse dal
ricorrente e sua moglie gratuitamente presso quest’ultimo in Z._,
ove il costo della vita è molto basso come dimostrato dal doc. W. A mente
del ricorrente, la cifra indicata dall’autorità inferiore sarebbe da correlare
piuttosto alla tesi infondata che vorrebbe far credere ch’egli abbia speso
circa un milione di franchi durante le sue vacanze, ciò che non è vero. Il
ricorrente precisa poi che l’aiuto finanziario del suocero sarebbe da consi-
derare quale donazione in favore della figlia, di cui ne ha beneficiato anche
lui. Il fatto che detti importi non siano stati indicati quali donazioni nelle
dichiarazioni fiscali non avrebbe alcuna implicazione, visto il legame diretto
di parentela. La tesi che gli stessi non sarebbero stati dichiarati quali debiti
sarebbe aberrante. Il ricorrente sostiene poi che il prestito di 200'000 fran-
chi ricevuto dalle società FF._ e GG._ andrebbe
confermato. I due contratti fiduciari, dimostrerebbero chiaramente che il
ricorrente non è azionista di dette due società. In ogni caso, il ricorrente
ritiene che l’autorità inferiore avrebbe adottato « due pesi, due misure » nel
riconoscerlo quale azionista occulto delle due predette società e invece
escludere che il signor G._ possa essere azionista di fatto delle
varie società implicate nella vicenda (cfr. citata triplica, pag. 9-10).
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Pagina 62
10.5.1.3 A tal proposito, il Tribunale osserva innanzitutto quanto segue. Per
quanto concerne, l’importo di 1'005'540 franchi relativo ai presunti fondi
che il suocero avrebbe versato al ricorrente, a cui quest’ultimo e l’autorità
inferiore fanno qui riferimento, il Tribunale prende atto che si tratta di un
dato preso in considerazione dalla DAPI in data 7 settembre 2015 – e me-
glio, con scritto 7 settembre 2015 (cfr. « 07.09.15 Presa di posizione DAPI
Notifiche d’errore » contenuta nel « Classificatore Proprietà doc trasmessi
DAPI [Notifiche d’errore] » dell’inc. AFC [atto DAPI n. 152.100.675];
designato quale raccomandata nella perizia I._ e nel relativo
allegato AB) – quale correttivo alla ricostruzione del patrimonio contenuta
nel « classificatore H._ », tenuto conto delle notifiche di errore
inoltrate dal ricorrente (cfr. per i dettagli, Notifiche d’errore 160.100.001-
121 contenute nel « Classificatore Proprietà doc trasmessi DAPI [Notifiche
d’errore] » dell’inc. AFC). Più dettagliatamente, da un esame degli atti
dell’incarto prodotto dall’autorità inferiore, il Tribunale constata che, con
scritto 27 novembre 2014 (cfr. atto DAPI n. 160.100.024 [in: Notifiche
d’errore 160.100.022]), il ricorrente aveva all’epoca segnalato alla DAPI
vari errori da lui riscontrati nel « classificatore H._ ». In tale
contesto, esso aveva in particolare prodotto una sua dichiarazione scritta
del 12 novembre 2014 (cfr. atto DAPI n. 160.100.025 [in: Notifiche d’errore
160.100.022]), nell’ambito della quale egli aveva dettagliato le spese
mensili familiari da lui sostenute e stimate a complessivi 10'550 franchi
mensili, ovvero 100'200 franchi annui. Tenuto conto di queste spese
familiari mensili di 10'550 franchi, nello scritto 7 settembre 2015 la DAPI ha
considerato tale dato come comportante un aumento dell’ammanco di
liquidità imputabile al ricorrente, per un importo pari a 100'200 franchi
annui, per gli anni 2002-2011. Per questo motivo, essa ha corretto la
ricostruzione del patrimonio, aumentando l’ammanco di liquidità,
precisando quanto segue: « [...] [i] costi indicati dal contribuente (tranne i
costi per assicurazioni) non erano stati inseriti in contabilità in mancanza di
giustificativi [...] ». Per quanto concerne l’anno 2008, la DAPI ha altresì
considerato in aumento dell’ammanco di liquidità un importo pari a
3'540 franchi per le spese della signora II._, moglie del ricorrente,
precisando quanto segue: « [...] [r]ipresa secondo differenza riscontrata
nel dossier DF023 già comunicato in dettaglio 160.100.089 [...] ». Da
quanto precede, risultano i seguenti importi considerati dalla DAPI in
aumento delle liquidità imputabili al ricorrente, così come peraltro riprese
nell’allegato AB alla perizia I._, per l’importo totale di
1'005'540 franchi:
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Scritto 7 settembre 2015 della DAPI
anno descrizione
dare avere
2002 spese mensili familiari (fr. 10'550) fr. 100'200.00
2003 spese mensili familiari (fr. 10'550) fr. 100'200.00
2004 spese mensili familiari (fr. 10'550) fr. 100'200.00
2005 spese mensili familiari (fr. 10'550) fr. 100'200.00
2006 spese mensili familiari (fr. 10'550) fr. 100'200.00
2007 spese mensili familiari (fr. 10'550) fr. 100'200.00
2008 spese mensili familiari (fr. 10'550) fr. 100'200.00 fr. 3'540.00
2009 spese mensili familiari (fr. 10'550) fr. 100'200.00
2010 spese mensili familiari (fr. 10'550) fr. 100'200.00
2011 spese mensili familiari (fr. 10'550) fr. 100'200.00
Totale fr. 1'005'540.00
Ora come visto (cfr. consid. 10.5.1.2 del presente giudizio), nella perizia
I._ e nei suoi allegati, il ricorrente contesta che si tratti di spese
familiari non giustificate che andrebbero ad aumentare l’ammanco di
liquidità a lui imputabile. Nell’allegato AB alla perizia I._, viene
indicato che si tratterebbe di « [...] spese non giustificabili: vacanze estive
c/o casa suocero e spese di formazione per il figlio sostenute dal suocero
[...] », così come risultante dai docc. 15 e 21. Da un esame del doc. 15,
risulta che si tratta di un estratto del PVI del 20 marzo 2014 (cfr. atto DAPI
n. 300.100.020), nell’ambito del quale il ricorrente ha dichiarato che suo
suocero avrebbe sostenuto i costi di formazione di suo figlio fino alla fine
del 2012. Il doc. 21 contiene invece due dichiarazioni scritte del suocero,
nonché alcune ricevute di pagamento. Nella prima dichiarazione, datata
11 dicembre 2017, il suocero sostiene che il ricorrente, sua moglie e il figlio
avrebbero passato regolarmente sino al 2014 le loro vacanze estive nella
sua casa in Z._. Nella seconda dichiarazione, datata 12 dicembre
2017, il suocero sostiene di aver pagato dal 1° settembre 2009 al 2012,
tramite la sua società denominata JJ._, i costi delle accademie di
tennis del nipote. Da un esame delle ricevute risulta ch’effettivamente la
società JJ._ ha versato diverse somme all’accademia denominata
« KK._ » tra il 2010 e il 2012.
In tale contesto, che, sulla base di quanto precede, l’autorità inferiore abbia
ritenuto che si trattava di spese familiari non giustificate dal ricorrente
appare plausibile. Non vi è infatti chi non veda come, sulla base della
perizia I._ e dei rinvii dell’allegato AB ai docc. 15 e 21, l’autorità
inferiore poteva desumere che il ricorrente intendesse giustificare detti
importi sostenendo che era il suocero ad avere coperto tali costi. Ora, non
va dimenticato che è lo stesso ricorrente ad aver dichiarato dinanzi alla
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Pagina 64
DAPI, mediante scritto 12 novembre 2014 (cfr. già citato atto DAPI
n. 160.100.025), di dover sostenere mensilmente dei costi familiari
dell’importo di 10'550 franchi. Sia come sia, quand’anche si dovesse
seguire il ricorrente, secondo cui il suocero non ha sostenuto in alcun modo
i predetti costi, si dovrebbe comunque ritenere che gli stessi non sono
giustificati, così come ritenuto dalla DAPI nello scritto 7 settembre 2015
(cfr. già citato atto DAPI n. 152.100.675). Anche su questo punto, il
Tribunale non intravvede dunque un valido motivo per discostarsi dalla
ricostruzione contenuta nel « classificatore H._ » e i relativi
correttivi contenuti nello scritto 7 settembre 2015, così come ripresa
dall’autorità inferiore nella decisione impugnata.
10.5.1.4 Per quanto attiene ai rimanenti 200'000 franchi che il ricorrente
avrebbe ricevuto quale prestito dalle due società GG._ e
FF._, sulla base di un contratto fiduciario, il Tribunale osserva
quanto segue.
La giurisprudenza del Tribunale federale in materia di operazioni effettuate
nell’ambito di un rapporto fiduciario, è alquanto chiara. In maniera
generale, secondo il corso ordinario delle cose, un’operazione effettuata in
proprio nome è reputata essere stata conclusa per conto di chi agisce.
Eccezionalmente è possibile derogare a detta regola se sussiste un
rapporto fiduciario, la cui prova è a carico del contribuente che intende
prevalersene, essendo un elemento a diminuzione della sua imposizione.
L’affermazione secondo cui un rapporto giuridico concluso in suo nome è
stato fatto per conto di un terzo può essere presa in conto solo nel caso in
cui il contribuente riesca a provare in maniera irrefutabile il rapporto
fiduciario (cfr. sentenze del TF 2C_382/2017 del 13 dicembre 2018
consid. 5.6.1 con rinvii; 2C_148/2016 del 25 agosto 2017 consid. 8.1;
sentenza del TAF A-2286/2017 dell’8 maggio 2020 consid. 3.3.1 con rinvii).
In tale contesto, il « Promemoria: Rapporto fiduciario » S-02.107
dell’ottobre 1967 dell’AFC precisa che un rapporto fiduciario viene
fiscalmente riconosciuto se le condizioni seguenti sono adempiute: è stato
concluso un contratto fiduciario scritto, che descrive i beni oggetto del
mandato fiduciario, prevede che il fiduciario non corre alcun rischio e fissa
la commissione percepita dal fiduciario (cfr. succitato promemoria, <
https://www.estv.admin.ch/estv/it/home/verrechnungssteuer/verrechnungs
steuer/fachinformationen/merkblaetter.html>, consultato il 29.01.2021).
Secondo la giurisprudenza, dette condizioni non devono essere imperati-
vamente adempiute, ma una prova ineccepibile – che di principio non può
essere apportata mediante testimonianza – del rapporto fiduciario è in ogni
caso necessaria (cfr. sentenza del TF 2C_148/2016 del 25 agosto 2017
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consid. 8.1; sentenza del TAF A-2286/2017 dell’8 maggio 2020 con-
sid. 3.3.1 con rinvii). La prova dell’esistenza di un tale rapporto può essere
fornita in primis producendo il contratto fiduciario scritto. L’assenza di un
contratto fiduciario scritto non è però, di per sé, necessariamente determi-
nante, a condizione tuttavia che altri elementi provino chiaramente che la
persona ha agito per conto di un terzo (cfr. sentenze del TF 2C_382/2017
del 13 dicembre 2018 consid. 5.6.1 con rinvii; 2C_148/2016 del 25 agosto
2017 consid. 8.1). Laddove – come nel caso in disamina – sono in gioco
relazioni giuridiche internazionali, tale prova deve fondarsi su esigenze
rigorose, in quanto dette relazioni sfuggono in larga misura al controllo
delle autorità fiscali svizzere (cfr. sentenze del TF 2C_382/2017 del 13 di-
cembre 2018 consid. 5.6.1 con rinvii; 2C_148/2016 del 25 agosto 2017
consid. 8.1; sentenza del TAF A-2286/2017 dell’8 maggio 2020 con-
sid. 3.3.1 con rinvii). Inoltre, un rapporto fiduciario formalmente provato non
deve essere preso in considerazione sul piano fiscale, qualora il mandato
fiduciario in questione non si fondi su un serio motivo economico o laddove
la costruzione giuridica appaia insolita alla luce dello scopo economico
perseguito. Ciò è segnatamente il caso dei rapporti fiduciari conclusi
esclusivamente o principalmente in vista di eludere le imposte svizzere o
straniere (cfr. DTF 119 Ib 431 consid. 3b; sentenza del TAF A-2286/2017
dell’8 maggio 2020 consid. 3.3.2 con rinvii).
Nel caso concreto, sulla base dei due contratti fiduciari scritti di cui ai
docc. 5 e 6 acclusi alla perizia I._, il ricorrente fa valere che le due
società GG._ e FF._ sarebbero riconducibili a suo suocero,
domiciliato all’estero. Di fatto, il ricorrente avrebbe dunque agito in nome e
per conto del suocero, sicché i soldi ricevuti da dette società, sarebbero
pertanto qualificabili di prestiti e in nessun caso riconducibili a lui. Ora, però
– come fa notare l’autorità inferiore (cfr. consid. 10.5.1.1 del presente
giudizio) – appare alquanto strano che dinanzi alla DAPI il ricorrente non
abbia mai rivelato che dietro alle due società GG._ e FF._
vi fosse suo suocero, allorquando era già in possesso dei due contratti
fiduciari, entrambi datati 7 gennaio 2003 e dunque precedenti all’avvio
dell’inchiesta penale amministrativa della DAPI. Da un esame dei vari PVI,
risulta che in data 20 marzo 2014 il ricorrente ha indicato che dette due
società non esercitavano alcuna attività. Alla domanda chi fossero gli
azionisti di dette società, il ricorrente ha indicato che avrebbe dato risposta
entro 30 giorni (cfr. PVI A._ del 20 marzo 2014, pag. 6).
Sennonché, una tale risposta non è mai stata fornita dal ricorrente prima
della notifica del PVF del 15 giugno 2015. Se davvero il suocero fosse stata
la persona riconducibile a dette due società, non si vede per quale motivo
il ricorrente non avrebbe dovuto rivelare tale informazione al momento dei
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Pagina 66
vari interrogatori della DAPI. Tale comportamento appare alquanto strano.
Dal momento che il fiduciante è il suocero del ricorrente ed è domiciliato
all’estero, si è in presenza di una relazione internazionale, il cui controllo
sfugge alle autorità svizzere, sicché non vi è modo di verificare
ulteriormente detto contratto fiduciario. A ciò si aggiunge il fatto che, come
risultante dal Registro di commercio, il ricorrente è poi diventato
amministratore unico delle due società in questione: dal 18 giugno 2009
della GG._, dal 14 giugno 2010 della FF._. Ora, viste le
incongruenze risultanti dagli atti, sussistono dubbi circa l’attendibilità del
contratto fiduciario e il suo reale scopo economico. In tali circostanze, il
Tribunale è di avviso che, vista l’assenza di una prova ineccepibile circa il
rapporto fiduciario, l’autorità inferiore era ed è tutt’ora legittimata a non
prendere in considerazione i due contratti fiduciari in questione, imputando
i 200'000 franchi – così come pure gli altri importi riconducibili alle società
GG._ e FF._ – al qui ricorrente. In tale frangente, anche su
questo punto, il Tribunale non intravvede dunque alcun valido motivo per
discostarsi dalla ricostruzione del patrimonio di cui al « classificatore
H._ », così come ripresa dall’autorità inferiore.
10.5.2 Maggior afflusso di liquidità di 2'582'484.13 franchi.
Preliminarmente, il Tribunale precisa che il maggior afflusso di liquidità di
2'582'484.13 franchi a cui fa riferimento il ricorrente nella perizia I._
deriva dalle proposte di modifica di ben 87 operazioni della ricostruzione
contenuta nel classificatore H._, così come dettagliato nell’allegato
AA. Per facilitare, l’esame delle censure sollevate dal ricorrente, qui di
seguito il Tribunale ha riportato in una tabella gli importi riguardanti le
87 operazioni contenuti nel classificatore H._ e nella perizia
I._. Nella misura in cui l’autorità inferiore ha raggruppato in tre
gruppi, mediante l’ausilio di tre colori, le predette 87 operazioni (di fatto, da
lei suddivise in 85 posizioni), struttura poi ripresa anche dal ricorrente, il
Tribunale per praticità riprenderà di principio gli stessi colori e lo stesso
schema.
Nr. Data Classificatore H._ Perizia I._
dare avere dare avere
1 01.01.2003 fr. 276'584.50
2 01.01.2003 fr. 130'000.00
3 02.01.2003 fr. 90'000.00 fr. 90'000.00
4 02.01.2003 fr. 85'000.00
5 31.01.2003 fr. 100'000.00
6 05.02.2003 fr. 100'000.00
7 07.02.2003 fr. 100'000.00
8 13.02.2003 fr. 35'000.00
9 20.02.2003 fr. 60'450.00
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10 25.02.2003 fr. 70'600.00
11 04.03.2003 fr. 1'000.00
12 15.03.2003 fr. 4'400.00
13 24.04.2003 fr. 45'750.00
14 12.05.2003 fr. 3'880.00
15 20.05.2003 fr. 54'000.00
16 19.12.2003 fr. 1'800.00
17 31.12.2003 fr. 142'148.45
17a 16.04.2004 fr. 15'000.00
18 16.08.2004 fr. 80'000.00
19 24.08.2004 fr. 25'000.00
20 31.12.2004 fr. 9'000.00
21 31.12.2004 fr. 11'000.00
22 31.12.2004 fr. 191'849.75
23 31.12.2004 fr. 205'206.00 fr. 191'849.75
24 04.02.2005 fr. 14'000.00
25 31.12.2005 fr. 63'100.00
26 31.12.2005 fr. 15'500.00
27 31.12.2005 fr. 47'189.40
28 31.12.2005 fr. 12'677.35
29 10.02.2006 fr. 3'600.00
30 26.06.2006 fr. 6'100.00
31 08.08.2006 fr. 6'800.00
32 15.09.2006 fr. 130'000.00 fr. 160'000.00
33 25.09.2006 fr. 2'700.00
34 13.11.2006 fr. 2'700.00
35 31.12.2006 fr. 1'900.00
36 31.12.2006 fr. 24'594.85
37 23.01.2007 fr. 2'700.00
38 13.02.2007 fr. 3'800.00
39 27.03.2007 fr. 1'800.00
40 16.05.2007 fr. 4'500.00
41 22.05.2007 fr. 1'800.00
42 03.07.2007 fr. 4'500.00
43 28.09.2007 fr. 3'600.00
44 03.10.2007 fr. 900.00
45 09.10.2007 fr. 85'000.00
46 23.10.2007 fr. 6'300.00
47 31.12.2007 fr. 17'317.60
48 31.12.2007 fr. 41'710.30
49 08.01.2008 fr. 2'700.00
50 23.01.2008 fr. 1'800.00
51 28.02.2008 fr. 4'500.00
52 12.03.2008 fr. 100.00
53 09.04.2008 fr. 2'700.00
54 29.04.2008 fr. 2'700.00
55 02.06.2008 fr. 5'400.00
56 12.12.2008 fr. 9'500.00
57 31.12.2008 fr. 2'200.00
58 31.12.2008 fr. 20'227.40
59 31.12.2008 fr. 46'185.48
60 16.03.2009 fr. 10'000.00
61 07.04.2009 fr. 50'000.00
62 26.08.2009 fr. 10'000.00
63 07.09.2009 fr. 2'000.00
64 23.09.2009 fr. 10'000.00
65 29.09.2009 fr. 10'000.00
66 03.10.2009 fr. 12'000.00
67 09.10.2009 fr. 37'700.00
68 27.11.2009 fr. 10'000.00
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Pagina 68
69 31.12.2009 fr. 5'920.00
70 31.12.2009 fr. 88'902.35
71 31.12.2009 fr. 8'730.00
72 08.04.2010 fr. 95'000.00
73 20.08.2010 fr. 100'000.00
74 31.12.2010 fr. 35'000.00
75 31.12.2010 fr. 62'847.75
76 31.12.2010 fr. 4'000.00
77 23.03.2011 fr. 5'000.00
78 24.03.2011 fr. 5'000.00
79 04.04.2011 fr. 6'000.00
80 19.04.2011 fr. 3'000.00
81 28.06.2011 fr. 4'000.00
82 08.08.2011 fr. 12'500.00
83 09.08.2011 fr. 12'500.00
84 31.12.2011 fr. 31'477.05
85 31.12.2011 fr. 41'499.55
86 31.12.2011 fr. 626.10
Con tale premessa, si invitano le parti a far riferimento a quanto indicato
nella precedente tabella, con particolare riguardo ai colori e al numero di
operazione, al fine di facilitare la lettura delle considerazioni dell’autorità
inferiore, del ricorrente e dello stesso scrivente Tribunale.
10.5.2.1 Operazioni evidenziale in celeste (operazioni n. 17, 22, 27, 36, 47,
58, 70, 75 e 85 per un importo di circa fr. 636'000).
Nella perizia I._, le operazioni n. 17, 22, 27, 36, 47, 58, 70, 75 e 85
vengono designate quali « prelievi a contanti » effettuati dal ricorrente negli anni
2003-2011, con l’indicazione « usciti dalla banca ed entrati nella cassa ».
Secondo detta perizia si tratterebbe dunque di liquidità a disposizione del
ricorrente (cfr. perizia I._, Allegato AA; doc. 1a allegato alla perizia).
Al riguardo, nella duplica 24 ottobre 2018, l’autorità inferiore indica che nel caso
delle operazioni n. 17, 22, 27, 36, 47, 58, 70, 75 e 85 (designata per errore quale
operazione n. 84) per un importo totale di 636'000 franchi si tratterebbe di pre-
lievi di fondi a contanti dai conti bancari del ricorrente che sono stati registrati in
diminuzione dell’eccedenza di cassa. L’autorità inferiore precisa, che la registra-
zione contabile diminuisce l’eccedenza di cassa poiché il ricorrente avrà verosi-
milmente utilizzato questi fondi per pagare le sue diverse spese. Per tale motivo,
essa indica che, malgrado quanto sostenuto nella perizia I._, la liquidità
creata tramite i prelevamenti a contanti sarebbe già stata considerata nella rico-
struzione della DAPI di cui al « classificatore H._ » (cfr. citata duplica,
pag. 7).
Nella triplica 12 dicembre 2018, il ricorrente indica che, in primo luogo sarebbe
da notare che la stessa autorità inferiore si limita a presumere che l’importo di
636'000 franchi (prelievi a contanti) di cui alle operazioni n. 17, 22, 27, 36, 47,
58, 70, 75 e 85 sarebbe stato utilizzato per pagare le sue diverse spese. Ma
non pretende di dimostrarlo. Del resto i prelievi registrati dalla DAPI non trove-
rebbero riscontro neppure con i dati registrati negli estratti bancari disponibili.
Peraltro mancherebbero diversi estratti conto, per cui verrebbe difficile verificare
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Pagina 69
tutte le operazioni. Sotto questo profilo l’autorità inferiore si sarebbe sempre
mostrata poco collaborativa nel fornire la documentazione richiesta. Tuttavia, i
prelievi riepilogati nel doc. 1a allegato alla perizia I._ risulterebbero
chiaramente superiori a quelli contabilizzati dalla DAPI. Ad esempio: per l’anno
2004 sul conto LL._ n. [...], i prelievi risultanti dal doc. 1a
ammonterebbero a 11'384.05 franchi, mentre quelli risultanti dalla contabilità
DAPI ammonterebbero solo a 3'900 franchi, laddove 1'000 franchi sarebbero
considerati come giroconto. Di fatto, lo stesso giorno sarebbe stato effettuato
un versamento di pari importo a credito di un altro conto LL._ (cfr. citata
triplica, pagg. 10 seg.).
Per quanto riguarda dette operazioni, il Tribunale prende atto che i prele-
vamenti a contanti sarebbero già stati considerati nella ricostruzione della
DAPI contenuta nel « classificatore H._ ». Ciò premesso, il
Tribunale osserva come il semplice fatto che il ricorrente abbia prelevato
determinati importi dai propri conti nel corso degli anni 2003-2011 – come
da lui dettagliato nel doc. 1a accluso alla perizia I._ – a lui solo non
sia un elemento permettente di giustificare le liquidità in suo possesso.
Nulla agli atti permette infatti di determinare la provenienza di questi importi
presenti sui suoi conti bancari e dunque di ritenere che gli stessi siano stati
generati dalla sua attività immobiliare, rispettivamente di escludere che gli
stessi siano stati versati dalle società che hanno gestito il postribolo e il bar
a titolo di distribuzione dissimulata di utile. Ciò posto, il Tribunale rileva poi
che da un esame del doc. 1a risulta l’indicazione secondo cui si tratterebbe
di « Prelievi da vari conti per dispendio familiare_bancomat, contanti
sportello, pagamenti acquisti carte di credito_dal 2002 al 2012 ». In tale
frangente, che l’autorità inferiore abbia ritenuto che detti prelievi in contanti
sarebbero stati utilizzati dal ricorrente per pagare le sue spese non ha nulla
di sorprendente. Non si vede infatti come il ricorrente possa negare di aver
utilizzato detto denaro a copertura delle proprie spese sostenendo che
l’autorità inferiore non avrebbe provato tale evenienza, allorquando lui
stesso si fonda su detto doc. 1a, ove è chiaramente indicato che si tratta di
prelievi in contanti per il dispendio familiare. Ciò appare alquanto contrad-
dittorio. Neppure la censura del ricorrente secondo cui l’autorità inferiore si
sarebbe dimostrata poco collaborativa nel fornirgli i documenti necessari a
verificare le registrazioni ritenute dalla DAPI, gli è qui di soccorso. Dagli atti
risulta infatti che già dinanzi all’autorità inferiore e alla DAPI il ricorrente ha
avuto accesso a tutta la documentazione alla base della predetta ricostru-
zione, nonché la possibilità di esprimersi al riguardo. Anche ad avere dubbi,
dal momento che dinanzi al Tribunale il ricorrente ha potuto visionare tutti
gli atti, a seguito del quale non ha ritenuto necessario presentare osserva-
zioni, si deve ritenere detta censura come sanata (cfr. consid. 3.1.2 del
presente giudizio). Sia come sia, il Tribunale è comunque di avviso che sia
A-6685/2017
Pagina 70
a giusta ragione che l’autorità inferiore non ha tenuto conto di queste mag-
giori liquidità, non essendovi alcuna prova circa la loro provenienza. In
definitiva, la censura del ricorrente non permette dunque di rimettere in
discussione la ricostruzione contenuta nel « classificatore H._ »,
così come ripresa dall’autorità inferiore nella decisione impugnata.
10.5.2.2 Operazioni evidenziate in marroncino (operazioni n. [4, 5, 6, 7:
non incluse nell’importo di 238'000 franchi in quanto versamento di capitale
azionario], 11, 20, 21, 26, 35, 52, 57, 60, 62, 63, 64, 65, 67, 68, 69, 71, 74,
76, 77, 78, 79, 80, 81, 83 [operazione aggiunta dal Tribunale] e 84 per un
importo di circa fr. 238'000 [fr. 251'000 con operazione n. 83]).
Nella perizia I._, per le operazioni n. 4, 5, 6, 7, 11, 20, 21, 26, 35, 52, 57,
60, 62, 63, 64, 65, 67, 68, 69, 71, 74, 76, 77, 78, 79, 80, 81, 83 e 84 contestate
dal ricorrente, viene indicato che quest’ultimo non è azionista delle società
GG._ e FF._, così come risultante dai contratti fiduciari datati
7 gennaio 2003 di cui ai docc. 5 e 6 acclusi alla perizia. Per tale motivo, sarebbe
a torto che la DAPI gli avrebbe imputati al ricorrente (cfr. perizia I._,
allegato AA; docc. 5 e 6 acclusi alla predetta perizia).
Nella duplica 24 ottobre 2018, per quanto concerne le operazioni n. 4, 5, 6, 7,
11, 20, 21, 26, 35, 52, 57, 60, 62, 63, 64, 65, 67, 68, 69, 71, 74, 76, 77, 78, 79,
80, 81, 83 e 84, l’autorità inferiore spiega che si tratta tutte di operazioni
concernenti il rapporto tra il ricorrente e le due società GG._ e
FF._. Ciò premesso, essa precisa che una buona parte delle operazioni
con la società GG._ e la società FF._ corrisponderebbero sia ai
loro rendiconti, che alle dichiarazioni fiscali del ricorrente. Gli elementi forniti
nella perizia I._ non permetterebbero di discostarsi da quanto
considerato dalla DAPI, proprio perché il ricorrente avrebbe dichiarato tali
operazioni nelle proprie dichiarazioni fiscali personali ed esse troverebbero
riscontro nella contabilità delle due società, tra l’altro presentate alle varie
autorità fiscali. L’autorità inferiore rileva che, secondo il ricorrente, esso non
sarebbe azionista di dette due società e non le avrebbe dunque finanziate. Il
ricorrente ad esempio presenta il contratto di mutuo concluso con la
MM._ (cfr. doc. 2 del ricorrente), dove la società gli ha prestato
130'000 franchi. Allegati al contratto vi sono due ricevute di pagamento datate
20 febbraio 2003 dalle quali si evince che FF._ e GG._
rimborsano parzialmente il prestito del ricorrente alla MM._. L’autorità
inferiore si chiede dunque per quale motivo queste società, che il ricorrente non
ritiene di sua proprietà, rimborsano il prestito personale a lui elargito. Inoltre,
nella contabilità della FF._ e GG._ del 2003 questi importi non
risulterebbero. L’autorità inferiore ritiene dunque che il conto debitore delle due
società, quindi i versamenti d’interessi e prelevamenti registrati nelle rispettive
contabilità, come tutte le altre operazioni, sarebbero riconducibili al ricorrente.
L’autorità inferiore ha poi considerato le operazioni n. 4, 5, 6 e 7 di complessivi
385'000 franchi quali versamenti di capitale azionario in favore della società
FF._ e della società GG._ (cfr. citata duplica, pag. 7).
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Pagina 71
Nella triplica 12 dicembre 2018, per quanto concerne le operazioni n. 4, 5, 6, 7,
11, 20, 21, 26, 35, 52, 57, 60, 62, 63, 64, 65, 67, 68, 69, 71, 74, 76, 77, 78, 79,
80, 81, 83 e 84 il ricorrente ha indicato quanto segue.
Le operazioni n. 4, 5, 6 e 7 (gennaio-febbraio 2003) di complessivi 385'000 fran-
chi, sarebbero state a torto computate dalla DAPI come versamenti di capitale
azionario in favore delle società FF._ e GG._. Agli atti non vi
sarebbe alcuna prova di detta tesi. La DAPI in data 2 gennaio 2003 ha recepito
contabilmente le seguenti operazioni (cfr. citata triplica, pag. 11 seg.):
 1000/2132 di 85'000 franchi: prestito a contanti erogato dalla GG._
al ricorrente, effettivamente da lui dichiarato nella dichiarazione fiscale
2003. Tale operazione non è stata evidenziata nel rapporto I._;
 1031/1000 di 85'000 franchi: si tratterebbe del rimborso a contanti di un
prestito che la GG._ avrebbe erogato al ricorrente e che quest’ultimo
avrebbe rimborsato. In realtà, l’afflusso di liquidità derivante dal
finanziamento di detta società da lui percepito sarebbe già recepito contabil-
mente nella precedente operazione. Non sarebbero avvenuti rimborsi da
parte del ricorrente, come appunto risulterebbe dalla dichiarazione fiscale
2003B. Per cui egli mantiene le risultanze della perizia I._, ribadendo
che non potrebbe essere verificata un’uscita di liquidità per 85'000 franchi.
Per le operazioni n. 5 e 6 del 31 gennaio 2003 e del 5 marzo 2003 di complessivi
200'000 franchi, il ricorrente ribadisce che non si tratterebbe di un aumento di
capitale delle società FF._ e GG._. Egli avrebbe agito a titolo
fiduciario, in virtù di un contratto di gestione fiduciario presente agli atti. Le azioni
di queste società sarebbero state e sarebbero ancora del suocero del ricorrente
che le avrebbe detenute fiduciariamente. La tesi dell’autorità inferiore sarebbe
dunque priva di fondamento. Ad ogni modo, la DAPI sosterebbe di avere
ritrovato nella contabilità delle società la conferma dell’avvenuto accredito del
suddetto importo. Gli esperti contabili I._, non avendo accesso ai dati
contabili e ai giustificativi delle società riferite, non avrebbero avuto modo di
verificare. Ad ogni buon conto, sarebbe facile desumere che il sottoscrittore
delle azioni (che non è il ricorrente) abbia bonificato la somma a favore di un
conto bancario bloccato ed intestato alla società. In mancanza di documenti
contabili atti a comprovare il contrario, il ricorrente mantiene la sua posizione,
sostenendo che non si sarebbe verificata un’uscita di liquidità a contanti dalle
sue casse per complessivi 200'000 franchi (cfr. citata triplica, pag. 12).
Per l’operazione n. 7 del 7 febbraio 2003 di 100'000 franchi a contanti, il ricor-
rente indica che non vi sarebbero prove attestanti ch’egli abbia prelevato detto
importo. In ogni caso, ribadisce di non essere mai stato azionista della società
GG._ (cfr. citata triplica, pag. 12).
Per le operazioni n. 11, 20, 21, 26, 35, 52, 57, 60, 62, 63, 64, 65, 67, 68, 69, 71,
74, 76, 77, 78, 79, 80, 81, 83 e 84, avvenute tra il 2003 e il 2011, per un totale
di 238'000 franchi, il ricorrente ribadisce che i contratti fiduciari agli atti
(cfr. docc. 5 e 6 allegati alla perizia I._), dimostrano ch’egli non era
azionista, sicché tali operazioni non sarebbero a lui riconducibili (cfr. citata
triplica, pag. 13).
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Pagina 72
In merito alle operazioni n. 4, 5, 6, 7, 11, 20, 21, 26, 35, 52, 57, 60, 62, 63,
64, 65, 67, 68, 69, 71, 74, 76, 77, 78, 79, 80, 81, 83 e 84, tutte in rapporto
alle due società GG._ e FF._, il Tribunale rinvia le parti a
quanto già sancito al consid. 10.5.1.4 del presente giudizio. Per quanto qui
necessario, si ribadisce che quanto ritenuto dall’autorità inferiore appare
qui verosimile e sostenibile. Gli elementi dell’incarto lasciano infatti
presupporre che il ricorrente abbia di fatto utilizzato le due società
GG._ e FF._ – di cui è peraltro diventato l’amministratore
unico – per effettuare alcune operazioni finanziare a suo favore. Come
visto, vi sono ragioni sufficienti per ritenere i due contratti fiduciari –
secondo cui il ricorrente avrebbe agito in qualità di fiduciario per conto del
suocero – allegati quali docc. 5 e 6 alla perizia I._, come non
credibili. In tale frangente, che la DAPI abbia imputato le operazioni
connesse a dette due società al ricorrente e non a suo suocero non ha
nulla di sorprendente, anzi appare qui sostenibile e plausibile. Su questo
punto, la ricostruzione di cui al « classificatore H._ », così come
ripresa dall’autorità inferiore, va dunque confermata.
10.5.2.3 Operazioni evidenziate in verde (operazione V._ n. 66,
altre operazioni n. 12, 14, 16, 29, 30, 31, 33, 34, 37, 38, 39, 40, 41, 42, 43,
44, 46, 49, 50, 51, 53, 54, 55, 82 e 86 per un importo di circa fr. 101'406
[recte fr. 106'806]).
Nella perizia I._, le operazioni n. 12, 14, 16, 29, 30, 31, 33, 34, 37, 38,
39, 40, 41, 42, 43, 44, 46, 49, 50, 51, 53, 54, 55, 66, 82 e 86 vengono designate
quali « versamenti a contanti di affitti incassati » dal ricorrente, aumentanti le
liquidità a sua disposizione con l’indicazione che ciò risulterebbe dalle sue
dichiarazioni fiscali (cfr. perizia I._, Allegato AA).
Nella duplica 24 ottobre 2018, per le operazioni n. 12, 14, 16, 29, 30, 31, 33, 34,
37, 38, 39, 40, 41, 42, 43, 44, 46, 49, 50, 51, 53, 54, 55, 66, 82 e 86, l’autorità
inferiore ha ritenuto quanto segue. Essa indica che, secondo quanto indicato
dal ricorrente, quando l’affitto veniva pagato, con la compilazione di una polizza
di versamento postale e la consegna dei contanti in posta, il conduttore conse-
gnava il cedolino postale al proprietario dell’immobile. Ritenuto che i cedolini
postali, in originale, sono stati sequestrati presso il ricorrente (cfr. p. es. doc. 3
allegato alla duplica [cedolini affitto]), apparirebbe più verosimile che il ricorrente
pagasse personalmente gli affitti. A titolo di esempio, l’autorità inferiore eviden-
zia il caso della società V._, dove da un lato vi sarebbe un afflusso di
12'000 franchi sui conti del ricorrente e dall’altro, tale importo verrebbe indicato
quale reddito d’affitto nella sua dichiarazione fiscale, allorquando nessun
costo/esborso di tale importo figurerebbe nei conti della società (cfr. operazione
n. 66 [V._]; cfr. citata duplica, pagg. 7 seg.).
Nella triplica 12 dicembre 2018, per le operazioni n. 12, 14, 16, 29, 30, 31, 33,
34, 37, 38, 39, 40, 41, 42, 43, 44, 46, 49, 50, 51, 53, 54, 55, 82 e 86 il ricorrente
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Pagina 73
indica che l’autorità inferiore vorrebbe fare credere ch’esso avrebbe personal-
mente pagato le pigioni di locazione ai propri inquilini, mediante dei bollettini di
versamento postale. Ciò sarebbe completamente falso e destituito di ogni
fondamento. La verità sarebbe che il ricorrente, incontestabilmente nelle vesti
di locatore, avrebbe ricevuto brevi manu le pigioni dagli inquilini. Dopo di ché,
lo stesso si sarebbe recato presso l’ufficio postale e li avrebbe riversati sul suo
conto corrente bancario. Il ricorrente, dunque, non avrebbe mai pagato le pigioni
agli inquilini. Anche in tal caso l’autorità inferiore abbozzerebbe una tesi aber-
rante priva di riscontri pratici ed oggettivi. Gli afflussi di liquidità coinvolgereb-
bero i conti bancari, mentre avrebbero un impatto pressoché nullo per quanto
attiene la sua liquidità (cfr. citata triplica, pag. 13).
Per l’operazione n. 66, il ricorrente indica che la società V._ non avrebbe
gestito il postribolo (né il bar, né la residenza), per cui detta operazione non
avrebbe alcun rilievo, e non potrebbe essere inserita in diminuzione di ricavo (in
negativo) come erroneamente fatto dalla DAPI. Anche in tal caso, l’affitto
sarebbe da lui stato incassato a contanti, nonostante l’operazione non trove-
rebbe riscontro nella contabilità della società. Il fatto che il contabile della
V._ abbia omesso di dichiarare il credito, non potrebbe in alcun modo
convalidare la tesi infondata dell’autorità inferiore (cfr. citata triplica, pag. 13).
Per quanto concerne le operazioni n. 12, 14, 16, 29, 30, 31, 33, 34, 37, 38,
39, 40, 41, 42, 43, 44, 46, 49, 50, 51, 53, 54, 55, 66, 82 e 86, il Tribunale
osserva quanto segue. Da un esame dei vari classificatori concernenti
queste operazioni (cfr. classificatori DF086 [2003], FID128 [2006], 1009
[2007], 1014 [2008], DF053 [2010-2012], 1023), il Tribunale ha potuto con-
statare l’esistenza di vari bollettini di versamento inerenti al pagamento di
vari affitti (in particolar modo concernenti la società NN._), così
come debitamente indicati con un numero di riferimento dalla DAPI nel
« classificatore H._ ». Detti bollettini di versamento, sono altresì
stati talvolta segnalati dalla DAPI nei vari classificatori mediante
l’apposizione di post-it rosa che riprende il numero di riferimento riportato
nel « classificatore H._ ». Ciò premesso, per ognuna delle predette
operazioni – eccetto per le operazioni n. 55 e 82, ove il versamento è stato
fatto a contanti – sussiste un bollettino di versamento, sul quale è indicato
quale destinatario del versamento il ricorrente e un conto presso la
LL._; il ricorrente risulta essere colui che ha effettuato tale
versamento sul proprio conto. Ora, l’autorità inferiore indica di aver ritrovato
e sequestrato detti cedolini postali presso il ricorrente. In tale contesto, che
l’autorità inferiore abbia ritenuto più verosimile la versione secondo cui il
ricorrente pagasse personalmente gli affitti è qui sostenibile. Non si
comprende infatti per quale motivo il ricorrente non abbia ad esempio fatto
delle ricevute di pagamento per recepire il versamento in contanti degli
affitti da parte dei conduttori. Trattandosi di una tassazione d’ufficio, si deve
ritenere che la DAPI e l’autorità inferiore potevano ragionevolmente
A-6685/2017
Pagina 74
ritenere che si trattava di affitti versati dallo stesso ricorrente, in assenza
della prova contraria.
Riguardo in particolare all’operazione n. 66, il Tribunale non può che
allinearsi con l’autorità inferiore. Anche qui, l’affitto di 12'000 franchi è stato
versato il 3 ottobre 2009 dallo stesso ricorrente mediante bollettino di ver-
samento (cfr. classificatore DF053 [2010-2012]). Di fatto, la società
V._ è una società riconducibile al ricorrente. Contrariamente a
quanto ritenuto dal ricorrente, detta società ha a che fare con il postribolo,
dal momento che la stessa ha fornito il mobilio a noleggio alle varie società
che si sono susseguite nella sua gestione, tra cui ad esempio la B._
(cfr. classificatore DF085) e la S._ (designata quale S._;
cfr. classificatore FID159 [2009]). Il fatto che nella contabilità della società
V._ (cfr. classificatore FID153 [contabilità 2002-2009]) non figuri
alcunché in rapporto al versamento di 12'000 franchi a titolo di affitto al
ricorrente, costituisce un indizio a favore della tesi dell’autorità inferiore.
Come detto, si tratta di una tassazione d’ufficio, sicché in assenza di
ulteriori giustificativi, era lecito ritenere che si trattava di un affitto versato
dal ricorrente a sé stesso. Anche su questo punto, la ricostruzione
contenuta nel « classificatore H._ », così come ripresa dall’autorità
inferiore, va dunque confermata.
10.5.2.4 Puntuali censure alle operazioni n. 1, 2, 3, 8, 9, 10, 11, 13, 15,
17a, 18, 19, 23, 24, 25, 28, 32, 45, 48, 56, 59, 61, 72 e 73.
Operazione n. 1
Nella perizia I._, viene fatto valere un saldo iniziale della liquidità
secondo i prelevamenti effettuati dal ricorrente nel 2002, pari a 276'584.50
franchi, così come risultante dai docc. 1a e 1b (cfr. perizia I._,
allegato AA; docc. 1a e 1b allegati alla predetta perizia).
Al riguardo, nella duplica 24 ottobre 2018, l’autorità inferiore indica sempli-
cemente che nella dichiarazione fiscale 2003A il ricorrente non avrebbe dichia-
rato questo importo (cfr. citata duplica, pag. 8; doc. 4 allegato alla duplica).
Nella triplica 12 dicembre 2018, il ricorrente contesta le deduzioni dell’autorità
inferiore, riconfermandosi nella perizia I._. Egli precisa che la contabilità
del « classificatore H._ » presenterebbe una ricostruzione sommaria dei
saldi iniziali al 1° gennaio 2003 che sarebbe potuta avvenire sulla base delle
informazioni contenute in documenti, ricevute o estratti bancari sequestrati.
Tuttavia il conto n. 1000 « liquidità da controllare » non presenta nessun saldo
iniziale. Il ricorrente precisa dunque che l’importo di 276'584.50 franchi
rappresenterebbe il saldo iniziale della liquidità da lui posseduta in data
1° gennaio 2003, che sarebbe stata consumata nel corso del 2003; proprio per
tale ragione non risulterebbe nella dichiarazione fiscale del 2003B. L’errore della
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DAPI che non tiene conto di questo importo sarebbe grossolano (cfr. citata
triplica, pag. 14).
Per quanto concerne l’operazione n. 1, come l’autorità inferiore, il Tribunale
rileva come questo importo non sia di fatto stato dichiarato nella dichiara-
zione fiscale 2003A e neppure nella dichiarazione fiscale 2003B citata dal
ricorrente (cfr. citate dichiarazioni, in: classificatore FID 135). Ciò premes-
so, il Tribunale rileva che nel doc. 1a accluso alla perizia I._,
vengono citati tre conti bancari: i conti n. [...] e n. [...] presso la
LL._, il conto n. [...] presso la OO._. Ora agli atti, per il 2002
sono presenti solo gli estratti bancari della LL._, ma non quelli della
OO._. Di fatto, il Tribunale non ha infatti ritrovato negli atti prodotti
dall’autorità inferiore il classificatore 2002 per dette banche. Gli unici
estratti bancari presenti agli atti per il 2002, sono quelli prodotti come
doc. 1b accluso alla perizia I._: conti correnti n. [...] e n. [...] (conto
affitti - part. [...] Y._) presso la LL._, intestati al ricorrente,
concernenti prelievi di 60'000 franchi (4 febbraio 2002), 62'000 franchi
(9 dicembre 2002) e 70'000 franchi (23 dicembre 2003), per un totale di
192'000 franchi. Detto importo è stato indicato nel doc. 1a quale dispendio
familiare del ricorrente. Per il conto n. [...] una parte degli estratti bancari
2002 è altresì presente nel classificatore FID135. Mancano dunque gli
estratti della OO._ indicata nel doc. 1a. Ciò sancito, il Tribunale
osserva come dinanzi all’autorità inferiore – come risulta dal doc. 1b – il
15 ottobre 2015 il ricorrente abbia fatto valere che il dispendio familiare per
il 2003/saldo iniziale 2003 era di 192'000 franchi (cfr. atto DAPI
n. 160.100.177 [in: Notifiche d’errore 160.100.121]; parimenti
consid. 10.5.1.3 del presente giudizio). Ora in questa sede, il ricorrente fa
però valere un dispendio maggiore di 276'584.50 franchi, citando un altro
conto bancario che aveva omesso di indicare dinanzi all’autorità inferiore.
In tale contesto, si deve ritenere che quanto indicato nella perizia I._
nonché sostenuto dal ricorrente non è coerente e non può essere qui preso
in considerazione. Ciò posto, a prescindere da quanto precede, nulla agli
atti permette comunque di ritenere che all’inizio del 2003 il ricorrente fosse
ancora in possesso delle liquidità da lui prelevate sui vari conti nel 2002.
Può darsi ch’egli li abbia spesi nel 2003, piuttosto che nel 2002. Tuttavia
senza una prova di ciò, si deve ritenere che è a giusta ragione che l’autorità
inferiore non ne ha tenuto conto.
Operazione n. 2
Nella perizia I._, viene fatto valere un importo di 130'000 franchi quale
liquidità in entrata non considerata dalle autorità fiscali nel 2002, in relazione
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alla società MM._(cfr. perizia I._, Allegato AA; doc. 2 allegato
alla predetta perizia).
Al riguardo, nella duplica 24 ottobre 2018, l’autorità inferiore indica che si
tratterebbe di un contratto del 18 dicembre 2002 tra la società MM._ e il
ricorrente per un importo di 130'000 franchi. Nella dichiarazione fiscale 2002 del
ricorrente risulterebbe il numerario di 5'000 franchi (cfr. doc. 4 allegato alla
duplica). Apparirebbe quindi evidente come questo importo non sarebbe più
stato in possesso del ricorrente a fine 2002 (cfr. citata duplica, pag. 8).
Nella triplica 12 dicembre 2018, il ricorrente precisa che non ci sarebbero prove
confermanti l’esistenza di un prestito dalla società MM._. Non ci sarebbe
mai stato il versamento di questa somma in favore del ricorrente. Inoltre
l’importo di 130'000 franchi non sarebbe riportato nella dichiarazione fiscale
2003A (cfr. citata triplica, pag. 14).
Per quanto concerne l’operazione n. 2, da un esame del doc. 2 allegato
alla perizia I._, il Tribunale rileva che si tratta chiaramente di un
contratto di mutuo datato 18 dicembre 2002, con il quale la società
MM._ ha concesso al ricorrente un prestito dell’importo totale di
130'000 franchi, versato in contanti. Secondo la cessione di credito e la
ricevuta di pagamento agli atti (acclusi al doc. 2 allegato alla perizia
I._), sembrerebbe che il 20 febbraio 2003 e il 25 febbraio 2003 la
MM._ abbia ricevuto 60'450 franchi dalla FF._,
rispettivamente 70'600 franchi dalla GG._, a tacitazione del debito
del ricorrente (le due società sono subentrate al ricorrente). Ora, però, il
debito contratto dal ricorrente mediante il ricevimento del prestito non figura
nella dichiarazione fiscale 2002 (cfr. detta dichiarazione, in: classificatore
FID134). Detto prestito non figura neppure nelle dichiarazioni fiscali 2003A
e 2003B (cfr. dette dichiarazioni, in: classificatore FID135). Tale evenienza
appare alquanto strana. Ciò posto, come indicato dall’autorità inferiore,
nella dichiarazione 2003A risulta solo un numerario di 5'000 franchi, ciò che
lascia pensare che l’importo ricevuto in prestito dal ricorrente non era più
in suo possesso a fine 2002 (cfr. detta dichiarazione, in: classificatore
FID135, parimenti doc. 4 allegato alla duplica). Agli atti non vi è peraltro
alcuna prova permettente di ritenere che il ricorrente fosse ancora in
possesso di tale importo ad inizio anno 2003. Per tale motivo, alla stregua
dell’autorità inferiore, il Tribunale non intravvede alcun valido motivo per
ritenere l’importo di 130'000 franchi come liquidità disponibile per il
ricorrente ad inizio 2003. Appare poi alquanto strano che il ricorrente
contesti di aver ricevuto i 130'000 franchi, facendo valere nel contempo tale
importo quale liquidità in entrata in data 1° gennaio 2003. In definitiva, il
Tribunale ritiene che è a giusto titolo che l’autorità inferiore non ha tenuto
conto di tale importo, alla luce della ricostruzione della DAPI contenuta nel
« classificatore H._ ».
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Operazione n. 3
Nella perizia I._, viene indicato che si tratterebbe di un debito e non di
un prestito, che il ricorrente non sarebbe azionista di FF._ e che si
tratterebbe di maggior liquidità di 90'000 franchi in capo al ricorrente contro
debito verso FF._ (di proprietà del suocero; cfr. perizia I._,
Allegato AA; doc. 3 allegato alla predetta perizia).
Al riguardo, nella duplica 22 agosto 2018, l’autorità inferiore indica che nel con-
tratto di mutuo stipulato tra FF._ e il ricorrente, datato 17 dicembre 2002,
verrebbe indicato che il mutuatario conferma di aver ricevuto il prestito di
90'000 franchi. Esso sarebbe stato debitamente registrato nella contabilità al
conto n. 2103.1 (debito nei confronti di FF._). In data 12 dicembre 2003,
il ricorrente avrebbe pagato gli interessi e un ammortamento sul debito per un
totale di 4'835 franchi (cfr. doc. 5, conteggio interessi). La fattispecie in oggetto
non avrebbe ripercussione sulla liquidità se non per il pagamento di
4'835 franchi. Saldo al 31 dicembre 2003 secondo contabilità FF._ conto
n. 1140 di 88'000 franchi. Sempre secondo la contabilità di FF._ in data
20 gennaio 2003 sarebbe stato effettuato un versamento dal correntista
(registrazione cassa a correntista) per 90'000 franchi, il conto correntista per
contro aumenterebbe di 100'000 franchi; questa posizione sarebbe stata regi-
strata dalla DAPI al conto 1102 Finanziamento FF._. Pertanto: il prestito
concesso al ricorrente da FF._ sarebbe stato effettuato nel 2002 (conto
n. 2103.1), il prestito azionista dello stesso importo sarebbe stato effettuato nel
2003 (conto n. 1140). Queste operazioni non solo risulterebbero dalla
contabilità di FF._, bensì anche dalle dichiarazioni fiscali del ricorrente;
ad esempio nella dichiarazione fiscale 2003 del ricorrente risulterebbero la
dichiarazione del prestito nei confronti di FF._ di 90'000 franchi e la
deduzione degli interessi di 4'835 franchi (cfr. citata duplica, pag. 8).
Nella triplica 12 dicembre 2018, il ricorrente conferma quanto indicato nella peri-
zia I._. Le registrazioni contabili di cui al « classificatore H._ »
evidenzierebbero i seguenti movimenti contabili, che sembrerebbero
riconducibili ad un’unica operazione (cfr. citata triplica, pagg. 14 seg.):
 2 gennaio 2003 bilancio 8100 / debito FF._ 2103.1 90'000 franchi
(bilancio d’apertura). Da ciò si desumerebbe che l’afflusso di liquidità di
inizio anno 2003 non verrebbe recepito. La DAPI avrebbe considerato solo
il debito verso la società FF._. Il debito nei confronti della società
sarebbe stato dichiarato dal ricorrente nel 2003.
 2 gennaio 2003 finanziamento FF._ 1102/1000 liquidità
90'000 franchi. Nella dichiarazione 2003 del ricorrente non vi sarebbe
alcuna evidenza del credito.
Riguardo all’operazione n. 3 riconducibile alla società FF._, il
Tribunale rinvia le parti a quanto già sancito al consid. 10.5.1.4 del presente
giudizio. In tale contesto, si ribadisce che agli atti vi sono indizi che lasciano
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pensare che il conto debitore della FF._, quindi i versamenti d’inte-
resse e prelevamenti registrati nelle rispettive contabilità, come tutte le altre
operazioni, siano riconducibili al ricorrente. Di principio, la DAPI e l’autorità
inferiore potevano dunque considerare le operazioni riconducibili alla
società FF._ come di rilievo del qui ricorrente. Benché le spiegazioni
fornite dal ricorrente e dall’autorità inferiore in merito a detta operazione
non siano molto chiare, il Tribunale ritiene comunque che – alla luce degli
atti dell’incarto – la DAPI poteva considerare il finanziamento alla società
FF._ per un importo di 90'000 franchi del 2 gennaio 2003 di cui
all’operazione n. 3 come imputabile al qui ricorrente. Su questo punto, la
ricostruzione contenuta nel « classificatore H._ », così come ripre-
sa dall’autorità inferiore nella decisione impugnata, va dunque confermata.
Operazione n. 8
Nella perizia I._, viene indicato quanto segue in rapporto all’importo di
35'000 franchi: « [p]restito [PP._], lavori forniti serramenti esterni hotel
QQ._. Corrispettivo dovuto a [PP._] per lavori effettuati a
QQ._, incassato direttamente dall’azionista di [PP._] [ricorrente]
dalla società RR._ » (cfr. perizia I._, Allegato AA; doc. 7 allegato
alla predetta perizia).
Al riguardo, nella duplica 24 ottobre 2018, l’autorità inferiore indica che dai conti
della società PP._ non risulterebbe alcun debitore RR._. Non vi
sarebbe alcuna uscita, quindi apparirebbe evidente come la società non abbia
proceduto a questo versamento. In aggiunta, nella contabilità di detta società
del 2003 non sarebbe stata trovata alcuna fattura emessa a carico di questo
cliente. Nell’incarto della PP._, non vi sarebbe alcuna informazione sulle
presunte prestazioni effettuate a QQ._ (rif. 1041; cfr. citata duplica,
pag. 8).
Nella triplica 12 dicembre 2018, il ricorrente contesta le deduzioni dell’autorità
inferiore, riconfermandosi nelle conclusioni della perizia I._. La DAPI
sosterebbe che il ricorrente avrebbe semplicemente provveduto a coprire il
saldo negativo del suo conto SS._ attingendo dalla sua liquidità
personale. In realtà, l’estratto conto bancario (cfr. doc. 7 e Allegato AC acclusi
alla perizia I._) evidenzierebbe chiaramente che l’entrata di
35'000 franchi non potrebbe essere in alcun modo assimilata ad un’operazione
a contanti, ovverosia a un trasferimento di liquidità dal conto n. 1000 al conto
n. 2019. Dai documenti bancari infatti risulterebbe che detta somma sarebbe
stata accreditata con ordine di bonifico derivante da soggetto terzo, ossia la
RR._, la quale avrebbe commissionato dei lavori a QQ._ per il
tramite della PP._ e che in seguito il ricorrente avrebbe incassato tale
somma personalmente per conto della società. Benché la DAPI non abbia
ritrovato dei riscontri documentali nella contabilità della società, non sarebbe
corretto in ogni caso presumere un’uscita di liquidità dalla cassa personale del
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ricorrente. Si tratterebbe dunque di un’entrata di liquidità contro debito verso la
PP._ (cfr. citata triplica, pagg. 15 seg.).
Riguardo all’operazione n. 8, il Tribunale concorda con l’autorità inferiore e
non intravvede alcun motivo per discostarsi dalla ricostruzione della DAPI.
Più nel dettaglio, da un esame del doc. 7 accluso alla perizia I._
(presente anche nel classificatore DF109), si evince che detto documento
concerne un estratto conto UFF.SS._ del 31 marzo 2003, indicante
quanto segue: « riporto saldo, ammortamento del credito, RR._,
inserzione SS._ info ». Esso concerne un credito di 35'000 franchi.
Da detto documento non risulta però un legame con gli asseriti lavori
effettuati dalla società PP._ a QQ._. Nella contabilità 2003
della PP._ non vi è poi traccia di un debitore di nome RR._
per 35'000 franchi (cfr. classificatore FID060). Nel classificatore DF109 vi
è l’estratto del conto UFF.SS._, intestato al ricorrente e non alla
PP._, presso la Banca SS._ del 28 febbraio 2003, ove figura
il credito della società RR._ di 35'000 franchi del 13 febbraio 2003
(vedi anche estratti successivi nello stesso classificatore). Nell’estratto è
precisato che il titolare è il ricorrente (cfr. citati atti, in: classificatore DF109).
Come indicato dall’autorità inferiore, agli atti non vi è una fattura intestata
alla RR._ e/o concernente dei lavori a QQ._, giustificante
quanto asserito dal ricorrente. Manca dunque il giustificativo di tale
operazione (cfr. classificatore 1041). Ne discende che, in assenza di una
prova di quanto asserito dal ricorrente, va confermato il dato ritenuto nella
ricostruzione di cui al « classificatore H._ », così come ripresa
dall’autorità inferiore.
Operazioni n. 9-10
Nella perizia I._, viene precisato che il ricorrente non sarebbe azionista
di FF._ e della GG._, così come risulterebbe dal contratto
fiduciario del 7 gennaio 2003 (cfr. perizia I._, Allegato AA; docc. 5 e 6
allegati alla predetta perizia).
Al riguardo, nella duplica 24 ottobre 2018, l’autorità inferiore precisa che gli im-
porti delle operazioni n. 9 e 10 registrati dalla DAPI riguarderebbero il rimborso
del prestito concesso dalla società MM._ al ricorrente di 130'000 franchi,
rimborsato nel 2003 dalle società FF._ e GG._ come da ricevute
allegate al contratto. Nella contabilità delle due società non vi sarebbe nessuna
registrazione in merito, pertanto sarebbe lecito credere che se le due società
non hanno effettuato il rimborso (poiché tale rimborso non è stato registrato
contabilmente) qualcun altro lo ha fatto, o se, le società hanno effettivamente
effettuato il rimborso fuori bilancio una persona le ha finanziate (cfr. citata
duplica, pagg. 8 seg.).
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Nella triplica 12 dicembre 2018, il ricorrente sottolinea che il contratto di mutuo
del 18 dicembre 2002 con la società MM._, senza motivo, non sarebbe
stato considerato dalla DAPI tra gli incrementi di liquidità in suo favore. Circa i
rimborsi del debito MM._ di cui all’operazione n. 2, evidenzia quanto
segue:
 rimborso del 20 febbraio 2003 di 60'450 franchi: la ricevuta di pagamento
allegata alla perizia I._, evidenzierebbe chiaramente che il rimborso
di questa cifra sarebbe stato eseguito dalla FF._ per conto del
ricorrente, per cui l’operazione non avrebbe un’influenza diretta sui flussi di
cassa del conto n. 1000;
 rimborso del 25 febbraio 2003 di 70'600 franchi: la ricevuta di pagamento
allegata alla perizia I._, evidenzierebbe chiaramente che il rimborso
di questa cifra sarebbe stato eseguito dalla GG._ per conto del
ricorrente, per cui l’operazione non avrebbe un’influenza diretta sui flussi di
cassa del conto n. 1000.
A suo avviso, la DAPI di contro prospetterebbe ancora una volta una tesi
aberrante, presumendo, ipotizzando che una terza persona avrebbe finanziato
le operazioni. Il ricorrente sottolinea di non aver mai rimborsato personalmente
queste somme (cfr. citata triplica, pag. 16).
Riguardo alle operazioni n. 9-10, il Tribunale condivide l’opinione dell’auto-
rità inferiore. Come già sottolineato nell’ambito dell’operazione n. 2, da un
esame del doc. 2 accluso alla perizia I._, il Tribunale rileva infatti
che si tratta chiaramente di un contratto di mutuo datato 18 dicembre 2002,
con il quale la società MM._ ha concesso al ricorrente un prestito
dell’importo totale di 130'000 franchi, versato in contanti. Secondo la
cessione di credito e la ricevuta di pagamento agli atti (acclusi al doc. 2
allegato alla perizia I._), sembrerebbe che il 20 febbraio 2003 e il
25 febbraio 2003 la MM._ abbia ricevuto 60'450 franchi dalla
FF._, rispettivamente 70'600 franchi dalla GG._, a
tacitazione del debito del ricorrente (le due società sono subentrate al
ricorrente). Ora, nulla spiega perché mai due società anonime dovrebbe
subentrare al ricorrente nel rimborso di un suo prestito personale. Come
già indicato in precedenza (cfr. consid. 10.5.1.4 del presente giudizio), tutto
lascia pensare che le due società siano riconducibili al ricorrente. Per tale
motivo, si deve ritenere che è a giusta ragione che l’autorità inferiore ha
imputato al ricorrente detti importi nelle operazioni n. 9 e 10, sicché vanno
qui confermati. Peraltro, come indicato dall’autorità inferiore, da un esame
della contabilità della FF._ (cfr. classificatore FID068) e della
GG._ (cfr. classificatore FID157), il rimborso di detti due importi non
figura in alcun modo. Si deve dunque ritenere che è un terzo ad avere
provveduto a tale rimborso, così come indicato dall’autorità inferiore. Se le
due società avessero davvero rimborsato detti importi, lo avrebbero
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dunque fatto fuori bilancio. Resta il fatto che tali società sono riconducibili
al ricorrente, sicché il rimborso da esse effettuato (o da terzi) è anch’esso
a lui riconducibile. In tale frangente, il Tribunale non intravvede pertanto
alcun valido motivo per discostarsi dalla ricostruzione della DAPI di cui al
« classificatore H._ », così come ripresa dall’autorità inferiore.
Operazione n. 11
Nella perizia I._, viene indicato che il ricorrente non sarebbe azionista
della società GG._, così come risulterebbe dal contratto fiduciario del
7 gennaio 2003 (cfr. perizia I._, Allegato AA; doc. 5 allegato alla perizia).
Al riguardo, nella duplica 24 ottobre 2018, l’autorità inferiore indica che si trat-
terebbe di un’operazione riconducibile al ricorrente (cfr. citata duplica, pag. 7).
In aggiunta, essa ha precisato che secondo la contabilità della GG._, in
data 4 marzo 2003, il correntista avrebbe finanziato la società a contanti; questi
fondi sarebbero serviti (in aggiunta al saldo di fr. 700) al pagamento delle fatture
dell’avv. TT._ (fr. 1'200), della MM._ (fr. 250) e dell’Ufficio registri
(fr. 40), costi relativi al ricorrente (cfr. citata duplica, pag. 9).
Nella triplica 12 dicembre 2018, il ricorrente ribadisce di non essere mai stato
azionista della GG._, come risulterebbe dal contratto di mandato
fiduciario. Peraltro egli evidenzia che questa operazione (secondo la DAPI da
intendere come « uscita di liquidità ») sarebbe stata considerata due volte
dall’autorità inferiore. Da ciò si desumerebbe ancora una volta la superficialità
con cui è stato allestito il « classificatore H._ » (cfr. citata triplica,
pagg. 16 seg.).
Riguardo all’operazione n. 11 riconducibile alla società GG._, il
Tribunale rinvia innanzitutto le parti a quanto già sancito al consid. 10.5.1.4
del presente giudizio. In tale contesto, si ribadisce che – come indicato dal
Tribunale per le operazioni n. 9-10 – agli atti vi sono indizi che lasciano
pensare che il conto debitore della GG._, quindi i versamenti
d’interesse e prelevamenti registrati nelle rispettive contabilità, come tutte
le altre operazioni, siano riconducibili al ricorrente. Ora, il Tribunale osserva
che dalla contabilità della GG._ (cfr. classificatore FID157) risulta
effettivamente un versamento correntista di 1'000 franchi in data 4 marzo
2003 (cfr. classificatore FID157). Dalla contabilità risulta altresì verosimile
quanto indicato dall’autorità inferiore, secondo cui detti fondi sarebbero
serviti (in aggiunta al saldo di fr. 700) al pagamento all’avv. TT._ di
1'200 franchi (4 marzo 2003), alla MM._ per 250 franchi (5 marzo
2003) e all’Ufficio registri per 40 franchi (11 giugno 2003; cfr. classificatore
FID157). Ciò posto, il Tribunale non intravvede in che modo la DAPI
avrebbe considerato due volte detta operazione, così come invece
sostenuto dal ricorrente. L’importo di 1'000 franchi ritenuto dall’autorità
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inferiore, sulla base della ricostruzione di cui al « classificatore
H._ », va dunque confermato.
Operazione n. 13
Nella perizia I._, viene indicato che si tratterebbe del deposito garanzia
affitti di 3 mesi incassato a contanti dalla AA._ (cfr. perizia I._,
Allegato AA; doc. 17 accluso alla predetta perizia).
Al riguardo, nella duplica 24 ottobre 2018 l’autorità inferiore indica che la
cauzione sarebbe stata verosimilmente versata dalla AA._ nel 2002 alla
conclusione del contratto, ma che nel 2003 non vi sarebbe stato nessun
versamento nei conti bancari della cauzione. Pertanto nel 2003 sarebbe avve-
nuta una compensazione e quindi un movimento non monetario. L’importo di
30'500 franchi derivante dalla compensazione dei lavori effettuati per riparare i
danni agli appartamenti locati dovrebbe quindi essere aggiunto agli ammanchi
di liquidità poiché il ricorrente avrebbe verosimilmente riparato i danni risultanti
dal doc. 17 (danni arrecati agli appartamenti locati; cfr. citata duplica, pag. 9).
Nella triplica 12 dicembre 2018, il ricorrente contesta l’uscita di cassa di
30'500 franchi, in quanto non vi sarebbero evidenze documentali a riprova di
questo versamento. Del resto la quantificazione dell’ammontare dei danni non
implicherebbe necessariamente un’uscita di cassa, questo perché il ricorrente
dopo aver stimato l’entità dei danni avrebbe poi deciso di non procedere con
l’esecuzione dei lavori. Ad ogni modo, anche in tal caso la DAPI si limiterebbe
a fornire cifre sulla base di supposizioni teoriche (cfr. citata triplica, pag. 17).
Per quanto concerne l’operazione n. 13, il Tribunale concorda con l’autorità
inferiore. Per gli stessi motivi da lei evocati, il Tribunale è infatti di avviso
che non si tratta di un’entrata monetaria, bensì di una compensazione. Il
doc. 17 accluso alla perizia I._ concerne la destinazione della
caparra/deposito di garanzia in rapporto al contratto di locazione della
società AA._: una parte della cauzione è stata trattenuta per il
pagamento dell’affitto del mese di marzo 2003, l’altra compensata con i
danni arrecati agli appartamenti arrecati. Secondo quanto risultante dal
doc. 17 prodotto dal ricorrente, l’importo di 30'500 franchi (= fr. 45'750
[deposito di garanzia] – fr. 15'250 [affitto di marzo 2003]) va dunque
aggiunto agli ammanchi di liquidità, così come indicato dall’autorità
inferiore. Che il ricorrente abbia o meno poi deciso di non riparare più i
danni, nulla muta al riguardo. Rimane il fatto che una parte del deposito di
garanzia è stata da lui trattenuta originariamente per pagare i lavori di
riparazione dei danni. In tali circostanze, in assenza della prova del
contrario, si deve ritenere che si tratti di un ammanco di liquidità, così come
indicato dall’autorità inferiore. Ora, non va dimenticato che si tratta di una
ricostruzione (una stima), sicché l’autorità inferiore e la DAPI sono
legittimate a fondarsi sugli elementi agli atti, quand’anche in sfavore del
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ricorrente. Su questo punto la ricostruzione di cui al « classificatore
H._ » ripresa dall’autorità inferiore va confermata.
Operazione n. 15
Nella perizia I._, viene indicato che si tratta del ritiro macchina da
garage, rispettivamente di una transazione non avvenuta a contanti:
« Riconsegna autoveicolo audi A4 in leasing con valore 54'000 [franchi] »
(cfr. perizia I._, Allegato AA; cfr. doc. 16 accluso alla perizia).
Al riguardo, nella duplica 24 ottobre 208, l’autorità inferiore indica che i
documenti presentati dal ricorrente (cfr. doc. 16) tratterebbero dell’acquisto di
un altro autoveicolo da parte della GG._, peraltro avvenuto nel 2009 e
non nel 2003 (cfr. doc. 6 accluso alla duplica; cfr. citata duplica, pag. 9).
Nella triplica 12 dicembre 2018, il ricorrente contesta la tesi dell’autorità inferio-
re, ribadendo di non aver mai riscattato il veicolo in leasing, in quanto al mo-
mento della conclusione del finanziamento assicurativo, l’assicurazione si
sarebbe ripresa il vecchio veicolo, stipulando con il ricorrente un nuovo contratto
di leasing riferito ad un nuovo veicolo. Per cui egli contesta recisamente l’uscita
di cassa di 54'000 franchi. L’autorità inferiore peraltro non avrebbe prodotto
alcun documento a comprova della sua tesi (cfr. citata triplica, pag. 17).
Per l’operazione n. 15, come l’autorità inferiore, il Tribunale rileva che i
documenti prodotti dal ricorrente sono del 2009 e 2006 (cfr. doc. 16 accluso
alla perizia I._). Non si intravvede il legame tra questi documenti
con l’acquisto dell’auto di 54'000 franchi da parte di V._ considerato
nella ricostruzione della DAPI, di cui al contratto di leasing del 23 maggio
2003 prodotto dall’autorità inferiore (cfr. doc. 6 allegato alla duplica). L’im-
porto ritenuto nella ricostruzione di cui al « classificatore H._ », così
come ripreso dall’autorità inferiore, va dunque confermato.
Operazione n. 17a
Nella perizia I._, viene indicato che si tratterebbe di un ultimo sconto,
come risultante dal rogito. La differenza di 15'000 franchi sarebbe riconducibile
ad una riduzione per lavori che verranno eseguiti (cfr. perizia I._,
Allegato AA; doc. 8 accluso alla perizia).
Nella duplica 24 ottobre 2018, l’autorità inferiore indica che l’acquisto dell’im-
mobile ad UU._ sarebbe avvenuto al prezzo di 1'050'000 franchi, la
differenza di 15'000 franchi sarebbe data dall’accordo (cfr. pagg. 15 e 18
dell’atto notarile) per lavori che il ricorrente si sarebbe impegnato ad eseguire
nello stabile. Essa ritiene che questi lavori abbiano comportato un’uscita
monetaria di 15'000 franchi per il ricorrente, visto che egli ha sicuramente
eseguito i lavori (cfr. citata duplica, pag. 9).
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Nella triplica 12 dicembre 2018, il ricorrente precisa che si tratterebbe di
un’operazione di compravendita fatta dal ricorrente dalla VV._. Il prezzo
di vendita sarebbe stato pari a 1'050'000 franchi di cui 50'000 franchi versati a
titolo di caparra, 950'000 franchi accreditati sul conto del notaio e i rimanenti
15'000 franchi sarebbero lo sconto in compensazione di lavori eseguiti perso-
nalmente dal ricorrente. Secondo l’aberrante tesi della DAPI l’esecuzione di
questi lavori avrebbe comportato un’uscita di cassa per i costi sostenuto dell’im-
porto appunto di 15'000 franchi. In realtà i lavori effettuati dal ricorrente avreb-
bero comportato un’uscita di liquidità di 15'000 franchi: la cui qualificazione
sarebbe riferita esclusivamente alla manodopera (cfr. citata triplica, pag. 17).
Circa l’operazione n. 17a, il Tribunale si allinea all’autorità inferiore. Dal
rogito n. 510 del 7 aprile 2004 agli atti risulta l’acquisto immobiliare da parte
del ricorrente di varie proprietà per piani (PPP) ubicate ad UU._,
per un importo totale di 1'050'000 franchi. Una parte di 15'000 franchi del
prezzo totale di 1'050'000 franchi è stata pagata dal ricorrente mediante
compensazione con un credito da lui vantato nei confronti della venditrice
in rapporto ai lavori di sistemazione ch’esso si è impegnato ad eseguire
(cfr. citato rogito, pag. 15, punto n. 3). Di fatto, la venditrice – per detti lavori
di sistemazione – ha riconosciuto al ricorrente un indennizzo di 15'000 fran-
chi (cfr. citato rogito, pag. 18, punto n. 10). Questo indennizzo essendo
tuttavia intervenuto mediante compensazione, si deve ritenere che per
eseguire i suddetti lavori di sistemazione, il ricorrente ha dovuto sostenerne
i costi, ciò che – come indicato dall’autorità inferiore – ha verosimilmente
per lui comportato un’uscita monetaria di 15'000 franchi (avere/passivo).
Ciò sancito, si precisa ancora che la data del 16 aprile 2004 presa in
considerazione dall’autorità inferiore corrisponde alla data dell’istanza
d’iscrizione della compravendita immobiliare a Registro fondiario. Da
ultimo, si osserva altresì che al doc. 8 allegato alla perizia I._ risulta
accluso un documento datato 13 aprile 2004 – verosimilmente stilato dallo
stesso ricorrente (dall’esame della copia originale del rogito, tale docu-
mento non risulta allegato a quest’ultimo) – ove viene precisato che
l’importo di 15'000 franchi è dedotto dal prezzo di compravendita, con
riferimento alla pag. 8 di detto rogito. Non essendoci motivo di ritenere
come erroneo il dato ricostruito dalla DAPI, poi ripreso dall’autorità
inferiore, lo stesso va dunque confermato.
Operazioni n. 18 e 24
Nella perizia I._, viene indicato che si tratterebbe del prestito del suocero
a favore della moglie II._: « Contratto tra II._ e suocero bulgaro.
Somma ricevuta a contanti » (cfr. perizia I._, Allegato AA; doc. 9
allegato alla predetta perizia).
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Al riguardo, nella duplica 24 ottobre 2018, l’autorità inferiore indica che il prestito
non figurerebbe nella dichiarazione fiscale del ricorrente. Nessun ulteriore
elemento sarebbe dato in merito alla presente posizione. In aggiunta, nella
dichiarazione firmata dalla signora II._ in A._, essa indicava
(rif. 160.100.184): « nel corso del 2004 ho ricevuto in prestito fr. 80'000 da mio
padre HH._, il denaro mi necessita in quanto ero in fase di divorzio. In
data 4.2.2005 ho restituito fr. 14'000 a mio padre ». Secondo l’autorità inferiore,
si desumerebbe da tale dichiarazione che la signora A._ avesse
necessità di soldi e che questi sarebbero stati utilizzati per concludere la pratica
di divorzio, per il suo sostentamento e per altre spese. Sempre secondo tale
dichiarazione essa avrebbe restituito una parte del debito nel 2005, mentre fino
al 2014 non vi sarebbero più rimborsi. Secondo l’autorità inferiore, apparirebbe
quindi inusuale che, da un lato, HH._ abbia versato ca. 1'200'000 franchi
al marito della figlia (donazione), mentre in questa occasione egli abbia
concesso soltanto un prestito alla figlia. In aggiunta a ciò, se II._ avesse
effettivamente ricevuto questi fondi, questi sarebbero stati spesi come da sua
dichiarazione (cfr. citata duplica, pag. 9).
Nella triplica 12 dicembre 2018, il ricorrente indica che la differenza andrebbe
confermata a suo favore. Il ricorrente contesta infatti la tesi dell’autorità inferiore,
la quale evidentemente avrebbe travisato le dichiarazioni a suo tempo rilasciate
da sua moglie II._. In sostanza non si sarebbe mai aperta una procedura
di divorzio, per cui quanto riportato a verbale sarebbe semplicemente infondato.
Tutte le somme elargite dal signor HH._ sarebbero da intendere come
donazione. Il ricorrente non avrebbe potuto dichiararlo come prestito, e neppure
sarebbe stato obbligato ad indicare la donazione, visto il legame diretto di
parentela sussistente tra il donante e la moglie. Egli contesta che suo suocero
abbia corrisposto loro 100'200 franchi annui. Il ricorrente non capisce dove
l’autorità inferiore abbia rilevato questo dato (cfr. citata triplica, pag. 18).
Per quanto concerne le operazioni n. 18 e 24, il Tribunale è di stesso avviso
dell’autorità inferiore e concorda pienamente con quanto da lei indicato, a
cui si rinviano le parti. Dall’esame della dichiarazione 10 novembre 2014
della moglie del ricorrente acclusa al doc. 9 allegato alla perizia I._
(atto DAPI n. 160.100.184) risulta chiaramente che il prestito di
80'000 franchi concesso da suo suocero il 10 novembre 2004 è stato
erogato a sua moglie (e non al ricorrente), al fine di sostenerla nella
procedura di divorzio. Non vi è pertanto alcun motivo di considerare
l’importo di 80'000 franchi come di spettanza del ricorrente. Che poi la
procedura di divorzio sia o meno stata avviata, nulla muta a tale
conclusione. Nulla agli atti lascia poi pensare che di fatto si tratterebbe di
una donazione, tutti gli atti parlando di prestito; ulteriore elemento a favore
della sussistenza del prestito, è il rimborso di 14'000 franchi effettuato in
data 4 febbraio 2005 dalla stessa moglie, precisando che si trattava di un
prestito (cfr. già citata dichiarazione 10 novembre 2014 della moglie). Del
resto, lo stesso ricorrente il 26 novembre 2014 ha dichiarato che si trattava
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di un prestito. Non si vede pertanto come egli possa sostenere che
l’autorità inferiore avrebbe travisato le dichiarazioni di sua moglie,
allorquando lui stesso ha indicato nel 2014 che si trattava di un prestito
(cfr. consegna dichiarazione del 16 novembre 2014 acclusa al doc. 9
allegato alla perizia I._ [atto DAPI n. 160.100.027]). Anche a
considerare tale importo come donazione (ciò che non è qui il caso), lo
stesso andrebbe comunque imputato alla moglie (unica beneficiaria) e non
al ricorrente. Che poi il suocero abbia o meno corrisposto al ricorrente e
sua moglie 100'200 franchi è qui ininfluente, sicché non vi è ragione di
approfondire tale punto. La tesi del ricorrente non può pertanto qui essere
seguita. Peraltro, il prestito di 80'000 franchi non figura neppure nelle
dichiarazioni fiscali del ricorrente (e della moglie; segnatamente quella del
2004, anno dell’erogazione del prestito; cfr. classificatore FID136), così
come giustamente indicato dall’autorità inferiore. L’importo ritenuto nella
ricostruzione di cui al « classificatore H._ », così come ripreso
dall’autorità inferiore, va dunque confermato.
Operazione n. 19
Nella perizia I._, viene indicato che si tratterebbe di un versamento a
debito del conto bancario LL._ dell’8 luglio 2004 (cfr. perizia I._,
Allegato AA; doc. 20 allegato alla predetta perizia).
Al riguardo, nella duplica 24 ottobre 2018, l’autorità inferiore indica che non si
tratterebbe di un versamento a debito del conto bancario dell’8 luglio 2004.
Infatti in questa data vi è un giro bancario di 25'000 franchi: verrebbe accreditato
il conto n. 1003.2 e addebitato il conto n. 1003.3. Non vi sarebbero importi a
contanti in uscita dal conto (cfr. citata duplica, pag. 9).
Nella triplica 12 dicembre 2018, il ricorrente non contesta le osservazioni
dell’autorità inferiore (cfr. citata triplica, pag. 18)
Nella misura in cui il ricorrente concorda con le conclusioni dell’autorità
inferiore, l’operazione n. 19 non risulta più litigiosa, sicché il Tribunale non
intravvede alcun motivo per attardarsi ulteriormente al riguardo.
Operazione n. 23
Nella perizia I._, viene indicato che andrebbero richiesti i giustificativi
spese. Viene poi indicato che la somma di 205'206 franchi sarebbe eccessiva.
L’ammontare massimo delle spese sostenute non supererebbe l’ammontare
degli importi prelevati (cfr. perizia I._, Allegato AA).
Al riguardo, nella duplica 24 ottobre 2018, l’autorità inferiore precisa che il ricor-
rente avrebbe già verificato di persona le fatture inserite nei dossier sequestrati
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relativi alle spese eseguite per cassa. Essa indica che il dossier 1030 è a dispo-
sizione. La distinta spese, già in possesso del ricorrente, è allegata (cfr. doc. 7
accluso alla duplica [distinta spese]). Essa precisa che il calcolo a suo tempo
effettuato dalla DAPI sarebbe corretto (cfr. citata duplica, pagg. 9 seg.).
Nella triplica 12 dicembre 2018, il ricorrente si riconferma nella perizia
I._ e nel conteggio di 191'849.75 franchi (cfr. citata triplica, pag. 18).
Per quanto concerne l’operazione n. 23, il Tribunale concorda pienamente
con quanto indicato dall’autorità inferiore. Da un esame del classificatore
1030 (denominato dossier 1030 dall’autorità inferiore) risulta chiaramente
la lista dettagliata degli importi presi in considerazione dalla DAPI e
dall’autorità inferiore per ritenere una spesa pari a 205'206 franchi. Per
ogni importo preso in considerazione è presente un giustificativo. Ora,
nell’ambito della presente procedura di ricorso, il ricorrente ha avuto modo
di visionare nuovamente tutta la documentazione agli atti (in data 24 otto-
bre 2019). Successivamente alla visione degli atti, egli non ha tuttavia
presentato alcuna ulteriore osservazione a sostegno della tesi secondo cui
l’ammontare massimo delle spese sostenute sarebbe di 191'849.75 franchi
anziché di 205'206 franchi presi in considerazione dalla DAPI e dall’autorità
inferiore (cfr. in particolare ultimo scritto 29 ottobre 2019 del ricorrente). In
tali circostanze, l’importo ritenuto nella ricostruzione di cui al « classificato-
re H._ », così come ripreso dall’autorità inferiore, va dunque
confermato.
Operazione n. 25
Nella perizia I._, viene precisato che l’importo sarebbe stato pagato dal
conto credito di costruzione WW._ e che si tratterebbe di spese per
immobili: « pagamento fatture intestate [al ricorrente] e E._ effettuato a
debito del conto credito di costruzione intestato a E._ e [al ricorrente] »
(cfr. perizia I._, Allegato AA; doc. 10 allegato alla predetta perizia).
Al riguardo, nella duplica 24 ottobre 2018, l’autorità inferiore indica che si
tratterebbe della fattura emessa il 31 dicembre 2005 dalla PP._ per lo
stabile [...] a WW._ (cfr. doc. 8 allegato alla duplica, fattura [...]). I
pagamenti sarebbero stati effettuati a contanti dal conto costruzione e quindi
accreditati al conto cassa. La registrazione della fattura sarebbe così corretta. Il
costo è stato dimezzato in considerazione della proprietà comune con
E._. Pertanto l’autorità inferiore ritiene necessario diminuire il costo
pagato per « liquidità da controllare » di 31'550 franchi (cfr. citata duplica,
pag. 10).
Nella triplica 12 dicembre 2018, il ricorrente si riconferma nelle risultanze della
perizia I._ e ritiene che detto importo vada considerato integralmente.
Egli indica che la DAPI ha dimezzato l’importo in considerazione del fatto che il
credito di costruzione fosse cointestato con il signor E._. La DAPI ha
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inserito la seguente registrazione « spese immobili / liquidità: fr. 31'550 ».
Tuttavia la DAPI avrebbe omesso di considerare l’operazione di prelievo dal
conto Credito di costruzione: « liquidità / Conto costruzione: fr. 31'550 ». Egli
ritiene che, ad ogni buon conto, questa operazione non potrebbe avere alcun
impatto sulla liquidità, per cui l’operazione originariamente registrata nella
contabilità « classificatore H._ » andrebbe stornata per l’intero importo
di 63'100 franchi e non solo per la metà (cfr. citata triplica, pag. 18).
Per quanto concerne l’operazione n. 25, il Tribunale concorda con l’autorità
inferiore. Le spiegazioni fornite dall’autorità inferiore sono plausibili e trova-
no riscontro negli atti. Come indicato dall’autorità inferiore, l’importo di
63'100 franchi concerne la fattura emessa dalla PP._ il 31 dicembre
2005 per lo stabile [...] a WW._ (cfr. doc. 8 accluso alla duplica;
classificatore 1002). Secondo quanto indicato dall’autorità inferiore, i
pagamenti sono stati effettuati a contanti dal conto costruzione e quindi
accreditati al conto cassa. Ciò trova conferma nella contabilità della società
PP._ (cfr. classificatore FID060): nel conto cassa sono stati
registrati quale « dare » (accreditati) con la dicitura « A._-
E._ » tutti gli acconti indicati nella predetta fattura come segue:
22'500 franchi (data 1° dicembre 2004, secondo fattura: 7 dicembre 2004),
18'000 franchi (data 30 gennaio 2005, secondo fattura: 25 gennaio 2005),
16'000 franchi (data 28 febbraio 2005, secondo fattura: 4 febbraio 2005) e
6'600 franchi (data 28 febbraio 2005, secondo fattura: 16 febbraio 2005).
Poiché si tratta di una proprietà comune, è poi a giusto titolo che l’autorità
inferiore ha dimezzato l’importo di 63'100 franchi a favore del ricorrente,
computando quale costo pagato per « liquidità da controllare » l’importo di
31'550 franchi. L’importo della ricostruzione di cui al « classificatore
H._ », qui corretto dall’autorità inferiore va dunque confermato.
Operazione n. 28
Nella perizia I._, viene indicato che si tratterebbe di una registrazione
contabile non presente in estratto SS._. L’estratto SS._
(conto 2019 del piano contabile H._) non evidenzierebbe tale importo:
« Versamento effettuato su conto 2019 non presente » (cfr. perizia I._,
Allegato AA; doc. 11 allegato alla perizia).
Al riguardo, nella duplica 24 ottobre 2018, l’autorità inferiore indica che la
registrazione effettuata di 12'677 franchi si sarebbe resa necessaria per
assestare il conto SS._ affinché il saldo finale combaciasse. Da
un’attenta analisi della movimentazione bancaria sarebbe stato riscontrato che
5'000 franchi provengono dall’incasso di un assegno [...] e che 1'144.35 franchi
provengono da un altro conto SS._ (questa registrazione era stata
ritenuta un costo). Pertanto l’autorità inferiore ritiene necessario diminuire le
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uscite di cassa « liquidità da controllare » di 6'144.35 franchi (cfr. citata duplica,
pag. 10).
Nella triplica 12 dicembre 2018, il ricorrente non contesta le conclusioni
dell’autorità inferiore (cfr. citata triplica, pag. 18)
Nella misura in cui il ricorrente concorda con le conclusioni dell’autorità
inferiore, l’operazione n. 28 non risulta più litigiosa, sicché il Tribunale non
intravvede alcun motivo per attardarsi ulteriormente al riguardo.
Operazione n. 32
Nella perizia I._, viene indicato che si tratterebbe dell’acquisto di un
appartamento a XX._ per 460'000 franchi effettuato come da rogito
n. 783 del 15 settembre 2006 come segue: ipoteca di 300'000 franchi,
pagamento del ricorrente di 100'000 franchi + 30'000 franchi, compensazione
con avv. YY._ per prestazioni PP._ di 30'000 franchi. L’importo
di cui andrebbe tenuto conto quale dare ammonterebbe invero a 160'000 franchi
e non solo a 130'000 franchi, come ritenuto dalla DAPI (cfr. perizia I._,
Allegato AA; doc. 12 allegato alla perizia).
Al riguardo, nella duplica 24 ottobre 2018, l’autorità inferiore indica che la
registrazione sarebbe corretta e sarebbe stata effettuata in questo modo per
evidenziare la mancanza di 30'000 franchi. Essa rende inoltre attenti al fatto che
bisognerebbe considerare due registrazioni effettuate a cassa il 15 settembre
2006, ovvero quella di 160'000 franchi e quella di 130'000 franchi, in seguito alle
quali la differenza risultante sarebbe di 30'000 franchi, di cui non si avrebbe
evidenza della provenienza. Il controllo degli atti della PP._ permet-
terebbe di escludere che i 30'000 franchi siano stati versati da questa società
(cfr. citata duplica, pag. 10).
Nella triplica 12 dicembre 2018, il ricorrente indica che si tratterebbe del
pagamento della caparra riferito all’attico di XX._ addebito del conto
bancario LL._. La differenza di 30'000 franchi rispetto al prezzo di
cessione sarebbe rappresentata dai lavori eseguiti dalla PP._ per
l’avv. YY._. Ciò si tradurrebbe in un debito da parte del ricorrente nei
confronti della PP._, che non potrebbe avere pertanto nessun impatto
diretto sulla liquidità, ma che invece rappresenterebbe un debito del ricorrente
verso la PP._ che ingiustificatamente non verrebbe considerato
dall’autorità inferiore. Incontestabile sarebbe che la PP._ non avrebbe
mai versato questa somma al ricorrente, ma avrebbe eseguito per suo conto dei
lavori per 30'000 franchi (« attico XX._ / debito PP._: fr. 30'000 »;
cfr. citata triplica, pag. 19).
Per quanto concerne l’operazione n. 32, il Tribunale osserva che si tratta
di un’operazione inerente alla compravendita immobiliare da parte del
ricorrente di un appartamento ubicato a XX._. A comprova della
natura di detta operazione, il ricorrente ha prodotto il doc. 12 allegato alla
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perizia I._, e meglio, una copia non autentificata dei rogiti datati
12 settembre 2006 e 15 settembre 2006 relativi alla predetta
compravendita immobiliare, nonché di alcuni estratti bancari concernenti il
versamento del prezzo di compravendita. Dal punto n. 4 del rogito datato
12 settembre 2006, risulta che il prezzo di compravendita era di
460'000 franchi. Al riguardo, nello scritto 15 settembre 2006 accluso al
doc. 12 allegato alla perizia I._ il ricorrente indica di aver
provveduto al suo pagamento come segue: a) mediante versamento di due
acconti pari a 30'000 franchi in data 6 aprile 2006 e a 100'000 franchi in
data 12 settembre 2006; b) costituzione di un’ipoteca pari 300'000 franchi
in data 12 settembre 2006; c) compensazione di 30'000 franchi in data
27 dicembre 2005 nei confronti dell’avv. YY._, per i lavori effettuati
dalla società PP._(« Avv. YY._ x 27.12.2005 saldo
PP._ girata per acconto XX._ »). Ora, da un esame degli
estratti bancari ivi allegati, non risulta però alcuna traccia del versamento
di 30'000 franchi del 27 dicembre 2015. Neppure da un esame della
documentazione della società PP._ agli atti, risulta un qualsiasi
documento attestante la circostanza secondo cui detta società –
riconducibile al ricorrente – avrebbe compensato i costi di 30'000 franchi
per dei lavori da lei effettuati per l’avv. YY._ (cfr. classificatori
concernenti la società PP._: 1041 [2003], 1011 [2004], 1002 [2005],
FID060 [contabilità 2000-2007], FID118 [vari documenti], ecc.). Peraltro i
due rogiti in questione non menzionano alcunché circa le modalità di
versamento dell’importo di 160'000 franchi in capitale proprio da parte del
ricorrente, in aggiunta all’ipoteca di 300'000 franchi, a saldo del prezzo di
vendita di 460'000 franchi, sicché risulta difficile verificare quanto asserito
dal ricorrente. In tale frangente, il Tribunale non può escludere ch’effetti-
vamente il ricorrente e l’avv. YY._ abbiano convenuto di procedere
ad una compensazione per un importo di 30'000 franchi. Tuttavia, in
assenza di un giustificativo al riguardo, il Tribunale è di avviso che sia a
giusta ragione che la DAPI e l’autorità inferiore non ne hanno tenuto conto.
In definitiva, si deve dunque ritenere che è a giusta ragione che dette
autorità hanno tenuto conto dell’importo pari a 130'000 franchi. Ciò sancito,
il Tribunale ricorda in ogni caso che la base imponibile all’imposta
preventiva in oggetto non è stata determinata sulla base della ricostruzione
contenuta nel « classificatore H._ », bensì di un’altra ricostruzione
(cfr. considd. 7.3.1, 10.1.1 e 10.1.3 del presente giudizio). Ora, le censure
del ricorrente concernono unicamente la ricostruzione del suo patrimonio
contenuta nel « classificatore H._ », ma non la ricostruzione della
base imponibile all’imposta preventiva. Quand’anche la sua censura
relativa all’operazione n. 32 fosse stata accolta dal Tribunale, ciò non
avrebbe dunque comportato automaticamente l’ammissione del suo
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ricorso. Sia come sia, questo dato della ricostruzione di cui al
« classificatore H._ », così come ripreso dall’autorità inferiore, va
comunque qui confermato.
Operazione n. 45
Nella perizia I._, viene indicato che non si tratterebbe di liquidità
mancante, bensì di reddito conseguito dal ricorrente nell’anno 2007 incassato
su conto ZZ._ per 70'000 franchi (cfr. perizia I._, Allegato AA;
doc. 13 allegato alla predetta perizia).
Al riguardo, nella duplica 24 ottobre 2018, l’autorità inferiore indica che si
tratterebbe di reddito non dichiarato. I versamenti sul conto bancario verrebbero
effettuati esclusivamente a contanti. Vi sarebbero 3 versamenti – 70'000 fran-
chi, 70'000 franchi e 30'000 franchi – sul conto tenuto congiuntamente a
E._. Essa indica poi che, sebbene un versamento a contanti appaia,
anche in questo caso, alquanto strano poiché non permetterebbe di dimostrare
l’effettivo pagamento, apparirebbe opportuno aumentare la liquidità a disposi-
zione del ricorrente (cfr. citata duplica, pag. 10).
Nella triplica 12 dicembre 2018, il ricorrente non contesta le conclusioni
dell’autorità inferiore (cfr. citata triplica, pag. 19).
Nella misura in cui il ricorrente concorda con le conclusioni dell’autorità
inferiore, l’operazione n. 45 non risulta più litigiosa, sicché il Tribunale non
intravvede alcun motivo per attardarsi ulteriormente al riguardo.
Operazioni n. 48 e 59
Nella perizia I._, viene indicato che dette operazioni sarebbero già state
considerate nel 2006 (cfr. perizia I._, Allegato AA; doc. 19 allegato alla
perizia).
Al riguardo, nella duplica 24 ottobre 2018, l’autorità inferiore indica che le spese
della signora A._ sarebbero tutte indicate nella distinta allegata dal
ricorrente (cfr. doc. 9 allegato alla duplica, costi II._). Vi sarebbe una
fattura Condominio [...] del 2007 che non sarebbe stata inserita ma che sarebbe
stata notificata al ricorrente con il conteggio finale indicante l’importo di
3'539.58 franchi, da aggiungere alla ricostruzione (cfr. citata duplica, pag. 10).
Nella triplica 12 dicembre 2018, il ricorrente non contesta le conclusioni
dell’autorità inferiore (cfr. citata triplica, pag. 19).
Nella misura in cui il ricorrente concorda con le conclusioni dell’autorità
inferiore, le operazioni n. 48 e 59 non risultano più litigiose, sicché il Tribu-
nale non intravvede alcun motivo per attardarsi ulteriormente al riguardo.
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Operazione n. 56
Nella perizia I._, viene indicato che si tratta di un versamento a contanti
di affitti incassati: « ricavi da affitti (e non liquidità da controllare bonificato a
contanti). Incasso affitti avvenuto su OO._ (OO._) » cfr. perizia
I._, Allegato AA).
Al riguardo, nella duplica 24 ottobre 2018, l’autorità inferiore indica che l’affitto
di S._ sarebbe stato effettivamente incassato sul conto OO._ al
12 dicembre 2018. Malgrado il ricorrente non abbia dichiarato questo importo
nelle sue dichiarazioni fiscali 2008, la DAPI ritiene corretto ammettere questo
importo in aumento della disponibilità di cassa del ricorrente (cfr. citata duplica,
pag. 10).
Nella triplica 12 dicembre 2018, il ricorrente non contesta le conclusioni
dell’autorità inferiore (cfr. citata triplica, pag. 19).
Nella misura in cui il ricorrente concorda con le conclusioni dell’autorità
inferiore, l’operazione n. 56 non risulta più litigiosa, sicché il Tribunale non
intravvede alcun motivo per attardarsi ulteriormente al riguardo.
Operazione n. 61
Nella perizia I._, viene indicato che si tratta di un diritto di compera
secondo il rogito n. 1184 dell’avv. AAA (cfr. perizia I._, Allegato AA;
doc. 22 allegato alla predetta perizia).
Al riguardo, nella duplica 24 ottobre 2018, l’autorità inferiore indica che questo
importo, sebbene non dichiarato dal ricorrente, sarebbe presumibilmente stato
incassato e quindi dovrebbe andare a diminuire la sua mancanza di liquidità. In
effetti, il giorno seguente al rogito, sul conto [...] vengono versati 100'000 franchi
a contanti. Essa riconosce quindi l’incasso di 50'000 franchi anche se ritiene
come non chiaro per quale motivo l'importo è stato incassato a contanti e non
sul conto del notaio. Apparirebbe comunque strano che da un lato il diritto di
compera non sia stato dichiarato, mentre dall’altro il notaio abbia versato a
contanti l’importo al suo cliente. La non restituzione sui conti bancari del
ricorrente da parte del notaio AAA._, potrebbe attestare che egli abbia
utilizzato tali fondi per pagare altri costi legati al ricorrente. In ogni caso si pone
tale importo a favore del ricorrente (cfr. citata duplica, pagg. 10 seg.).
Nella triplica 12 dicembre 2018, il ricorrente non contesta le conclusioni
dell’autorità inferiore (cfr. citata triplica, pag. 19).
Nella misura in cui il ricorrente concorda con le conclusioni dell’autorità
inferiore, l’operazione n. 61 non risulta più litigiosa, sicché il Tribunale non
intravvede alcun motivo per attardarsi ulteriormente al riguardo.
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Operazione n. 72
Nella perizia I._, viene indicato che non sarebbero state riscontrate
differenze, così come risultante dalla documentazione allegata (cfr. perizia
I._, Allegato AA; doc. 18 allegato alla predetta perizia).
Al riguardo, nella duplica 24 ottobre 2018, l’autorità inferiore indica che la
contabile della DAPI non si sarebbe resa conto di non aver stornato a fine anno
il diritto di compera. Tuttavia, l’addebito a cassa di 95'000 franchi sarebbe par-
zialmente stornato dall’accredito di 35'000 franchi. Occorrerebbe quindi ritenere
a favore del ricorrente l’importo di 60'000 franchi (cfr. citata duplica, pag. 11).
Nella triplica 12 dicembre 2018, il ricorrente non contesta le conclusioni
dell’autorità inferiore (cfr. citata triplica, pag. 19).
Nella misura in cui il ricorrente concorda con le conclusioni dell’autorità
inferiore, l’operazione n. 72 non risulta più litigiosa, sicché il Tribunale non
intravvede alcun motivo per attardarsi ulteriormente al riguardo.
Operazione n. 73
Nella perizia I._, viene indicato che si tratterebbe del diritto di compera
secondo il rogito n. 1447 (immobile di Chiasso; cfr. perizia I._,
Allegato AA; doc. 14 allegato alla predetta perizia).
Al riguardo, nella duplica 24 ottobre 2018, l’autorità inferiore indica che il
ricorrente e il signor E._ avrebbero incassato sul conto [...] il
20 settembre 2010 264'000 franchi (versamento a monte effettuato su conto
euro il 13 settembre 2010 per EUR 200'000 [doc. 10 allegato alla duplica,
estratto conto]) provenienti dallo studio del notaio AAA._ con
l’indicazione « acconto diritto di compera del 20.08.2010 part. [...] », quindi
l’operazione sarebbe stata registrata. Che l’operazione sia stata contabilizzata
quale attivo o quale ricavo, essa non influisce sul conto liquidità (cfr. citata
duplica, pag. 11).
Nella triplica 12 dicembre 2018, il ricorrente non contesta le conclusioni
dell’autorità inferiore (cfr. citata triplica, pag. 19).
Nella misura in cui il ricorrente concorda con le conclusioni dell’autorità
inferiore, l’operazione n. 73 non risulta più litigiosa, sicché il Tribunale non
intravvede alcun motivo per attardarsi ulteriormente al riguardo.
10.6 Da quanto precede, risultano le seguenti modifiche della ricostruzione
contenuta nel « classificatore H._ », così come indicate dall’autorità
inferiore nella duplica 24 ottobre 2018 (cfr. citata duplica, pag. 11):
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Liquidità mancante accertata secondo contabilità e dopo
aver considerato i giustificativi presentati dal ricorrente
prima della chiusura dell’inchiesta della DAPI
fr. 4'629'165
Affitti non dichiarati dal ricorrente negli anni 2008-2009 fr. 254'000
Operazione n. 13: modifica a sfavore del ricorrente – fr. 30'500
Operazione n. 25: modifica a favore del ricorrente fr. 31'550
Operazione n. 28: modifica a favore del ricorrente fr. 6'144
Operazione n. 45: modifica a favore del ricorrente fr. 85'000
Operazioni n. 48-59: modifica a sfavore del ricorrente – fr. 3'540
Operazione n. 56: modifica a favore del ricorrente fr. 9'500
Operazione n. 61: modifica a favore del ricorrente fr. 50'000
Operazione n. 72: modifica a favore del ricorrente fr. 60'000
Mancanza di liquidità fr. 4'167'011
Ciò constatato, il Tribunale è di avviso che le predette modifiche non sono
tali da pregiudicare le conclusioni della DAPI e dell’autorità inferiore, secon-
do cui il ricorrente avrebbe beneficiato delle prestazioni valutabili in denaro
versate dalle varie società che hanno gestito la « C._ » e il
« F._ ». Detto in altri termini, il Tribunale non intravvede degli errori
manifesti, tali da far considerare la ricostruzione contenuta nel
« classificatore H._ » come errata. Ora, lo si ricorda ancora anche
in questo contesto (cfr. a tal proposito, considd. 10.1.1 e 10.1.3 del
presente giudizio), la ricostruzione contenuta nel « classificatore
H._ » non mira a stabilire la base imponibile all’imposta preventiva,
bensì a dimostrare ulteriormente – ovvero in aggiunta agli altri elementi
probatori – ch’egli ha percepito delle entrate di dubbia provenienza,
spiegabili unicamente con il suo rapporto di vicinanza alle società che si
sono susseguite nella gestione del postribolo e del bar. Tale ricostruzione
mira infatti unicamente a rendere più plausibile la sua qualità di beneficiario
delle distribuzioni dissimulate di utile erogate dalle predette società. Ciò
ribadito, il Tribunale rileva che nella misura in cui anche nel caso della
ricostruzione di cui al « classificatore H._ » si è in presenza di una
stima, è comprensibile che vi sia qualche errore non rilevato in precedenza,
specialmente se il contribuente – come nel caso concreto – non produce i
documenti giustificativi pertinenti nel momento in cui viene chiamato dalla
DAPI ad esprimersi circa la ricostruzione delle cifre d’affari in questione.
Ora, nel caso concreto, le modifiche apportate dall’autorità inferiore sono
state fatte sulla base di una nuova valutazione degli elementi, alla luce
delle censure sollevate dal ricorrente e dei documenti da lui prodotti in
questa sede. Talune modifiche sono poi state eseguite quand’anche il
ricorrente non abbia di per sé prodotto i documenti giustificativi a comprova
delle sue allegazioni (p. es. per quanto concerne gli affitti da esso incassati
A-6685/2017
Pagina 95
a contanti, come indicato al consid. 10.3.2 del presente giudizio). In tale
frangente, non vi è motivo per discostarsi dalla ricostruzione della DAPI e
dai correttivi adottati dall’autorità inferiore in questa sede. Si deve dunque
ritenere che, sulla base della ricostruzione contenuta nel « classificatore
H._ », l’autorità inferiore poteva lecitamente ritenere che il
ricorrente ha percepito delle entrate non giustificate e verosimilmente
connesse con le attività della « C._ » e del « F._ ». Anche
su questo punto, il ricorso del ricorrente va pertanto respinto.
10.7 Nella misura in cui gli elementi agli atti risultano sufficienti per valutare
della correttezza della ricostruzione patrimoniale del ricorrente contenuta
nel « classificatore H._ », qui discussa e ridiscussa in dettaglio
dalle parti nei loro relativi allegati ed analizzata dallo stesso Tribunale,
quest’ultimo non ritiene necessario ordinare una perizia fiscale
indipendente, così come invece auspicato dal ricorrente. Gli elementi agli
atti sono infatti sufficienti a permettere al Tribunale di valutare la
ricostruzione del patrimonio del ricorrente effettuata dalla DAPI, che –
come già detto più volte (cfr. a tal proposito, considd. 10.1.1, 10.1.3 e 10.6
del presente giudizio) – non mira a determinare la base imponibile, bensì
a dimostrare ulteriormente ch’egli ha percepito delle entrate di dubbia
provenienza, spiegabili unicamente con il suo rapporto di vicinanza alle
società qui interessate. Per tale motivo, anche applicando l’apprezzamento
anticipato delle prove (cfr. circa l’apprezzamento anticipato delle prove, [tra
le tante] sentenza del TAF A-3056/2015 del 22 dicembre 2016
consid. 3.1.4 con rinvii), la richiesta del ricorrente va qui respinta.
11.
Visto tutto quanto suesposto, il Tribunale giunge dunque alla conclusione
che sulla base di tutti gli elementi agli atti – segnatamente, delle testimo-
nianze (cfr. consid. 9 del presente giudizio) e della ricostruzione del patri-
monio del ricorrente di cui al « classificatore H._ » (cfr. consid. 10
del presente giudizio) – l’autorità inferiore (e prima di lei, la DAPI) poteva
considerare il ricorrente quale beneficiario delle prestazioni imponibili in
oggetto, e meglio delle prestazioni valutabili in denaro erogate dalla
B._ nel periodo fiscale dal 1° gennaio 2006 al 30 giugno 2006, così
come ricostruite da detta autorità (cfr. consid. 7.3.1 del presente giudizio).
Il ricorrente non è infatti riuscito ad apportare la controprova di quanto
sostenuto dall’autorità inferiore, sicché su questo punto il suo ricorso va
pertanto respinto.
A-6685/2017
Pagina 96
12.
Ciò sancito, da ultimo, rimane da esaminare se quanto asserito dal ricor-
rente è tale da far ritenere che è a torto che l’autorità inferiore ha attribuito
al ricorrente il 78% delle prestazioni valutabili in denaro della B._.
12.1 In concreto, il ricorrente critica l’attribuzione del 78% delle prestazioni
valutabili in denaro alla sua persona, da lui ritenuta del tutto arbitraria in
assenza di un qualsiasi documento attestante la ripartizione dell’azio-
nariato decisa dalla DAPI e confermata dall’autorità inferiore, allorquando
egli non ha mai fatto parte delle società qui interessate (cfr. ricorso
22 novembre 2017, pag. 18; replica 30 luglio 2018, pag. 22; triplica
12 dicembre 2018, pag. 25). A comprova di ciò sottolinea ad esempio il
fatto che il signor E._ sarebbe azionista al 100% della società
M._, come risultante dal doc. F da lui prodotto con replica
nell’inc. A-6691/2012 (cfr. replica 30 luglio 2018, pagg. 6 e 22; triplica
12 dicembre 2018, pag. 24).
12.2 Sennonché non vi è nulla di arbitrario in detta attribuzione, tant’è che
le allegazioni del ricorrente non permettono di inficiarla. Più nel dettaglio, il
Tribunale ribadisce che per stabilire la ripartizione 78%/22% delle presta-
zioni valutabili in denaro, l’autorità inferiore si è fondata sugli elementi pro-
batori a sua disposizione, in particolar modo sulla ricostruzione della DAPI.
Nello specifico, la DAPI si è fondata sull’ipotetica ricostruzione dell’aziona-
riato delle società in base ai ritrovamenti delle azioni al portatore presso il
signor E._ per una quota del 22%, nonché alle dichiarazioni di
alcuni testimoni (cfr. consid. 7.4.1.2 del presente giudizio, per i dettagli).
Tale valutazione – tenuto altresì conto della difficoltà legata alla presenza
di azioni al portatore, il cui il suo legittimo titolare risulta difficile se non
addirittura impossibile da determinare con certezza – appare qui sensata
e plausibile. Che la DAPI si sia fondata su un’ipotetica ripartizione dell’azio-
nariato per determinare le quote di spettanza del ricorrente e del signor
E._ appare qui adeguato, ciò a prescindere dalla questione a
sapere chi siano gli azionisti delle società interessate. Poco importa
dunque la questione a sapere se nel caso della società M._ il signor
E._ fosse o meno azionista al 100%, come sostenuto dal ricorrente.
In effetti, il fatto che il ricorrente possa essere considerato o meno azionista
delle predette società non ha alcuna importanza, dal momento che – come
già rilevato in precedenza (cfr. consid. 7.1.3 del presente giudizio) – lo
stesso può in ogni caso essere considerato quale persona vicina a dette
società. Tenuto altresì conto della ricostruzione del patrimonio del
ricorrente effettuata dalla DAPI e poi ripresa dall’autorità inferiore, esami-
nata in dettaglio dal Tribunale in questa sede (cfr. consid. 10 del presente
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Pagina 97
giudizio), tale proporzione appare qui plausibile. Ne discende che anche
questa ricostruzione va qui confermata, sicché è a giusto titolo che l’auto-
rità inferiore ha attribuito al ricorrente il 78% delle prestazioni imponibili.
Anche su questo punto, il ricorso del ricorrente va dunque respinto.
13.
Ciò sancito, riguardo alla cerchia delle persone tenute al pagamento della
predetta ripresa d’imposta preventiva, qui contestata dal ricorrente, il Tribu-
nale rileva quanto segue. In presenza di una presunta sottrazione di
imposta come nel caso in disamina, ovvero di un’infrazione alla legislazio-
ne amministrativa federale, la riscossione posticipata dell’imposta preven-
tiva elusa è retta dall’art. 12 DPA (cfr. consid. 6.7.1 del presente giudizio).
In virtù dell’art. 12 cpv. 2 DPA assoggettati al pagamento retroattivo sono
indubbiamente la B._ – che ha omesso di dichiarare le prestazioni
valutabili in denaro – nonché il ricorrente e il signor E._, quali
persone che hanno fruito dell’indebito profitto, ovvero dei ricavi non
contabilizzati da detta società (cfr. art. 10 cpv. 1 LIP in correlazione con
l’art. 14 cpv. 1 LIP e l’art. 12 cpv. 2 DPA; consid. 6.7.2 del presente
giudizio). In tale contesto, non è richiesta una colpa, sicché non vi è motivo
di approfondire ulteriormente tale questione. Poco importa dunque sapere
se al ricorrente possa essere imputata una colpa o meno. Nella misura in
cui, come già rilevato in precedenza, la B._ è stata tuttavia a suo
tempo radiata dal Registro di commercio, nei confronti di quest’ultima una
ripresa fiscale appare chiaramente impossibile. Si deve dunque ritenere
che gli unici rimasti assoggettati al pagamento posticipato dell’imposta
preventiva sono il signor E._ e il ricorrente, così come giustamente
rilevato dall’autorità inferiore.
14.
In definitiva, alla luce dei considerandi che precedono, il Tribunale giunge
alla conclusione che il ricorso del ricorrente, per quanto qui ricevibile
(cfr. consid. 3.2 del presente giudizio), va respinto. Ne consegue che la
decisione impugnata va qui integralmente confermata.
15.
15.1 In considerazione dell’esito della lite, giusta l’art. 63 cpv. 1 PA, le
spese di procedura qui fissate a 6'000 franchi andrebbero di principio poste
a carico del ricorrente qui parte integralmente soccombente (cfr. art. 1
segg. del regolamento del 21 febbraio 2008 sulle tasse e sulle spese
ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale [TS-TAF,
RS 173.320.2]). Poiché il ricorrente è tuttavia stato posto a beneficio
dell’assistenza giudiziaria con il beneficio del gratuito patrocinio con
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Pagina 98
decisione incidentale del 13 marzo 2018, in concreto lo stesso è esonerato
dal pagamento delle predette spese giudiziarie (cfr. art. 65 cpv. 1 PA;
sentenza del TAF A-458/2017 del 23 agosto 2018 consid. 8.1).
15.2 Vista la sua soccombenza, il ricorrente non ha poi diritto a
un’indennità di spese ripetibili (cfr. art. 64 cpv. 1 PA in combinato disposto
con l’art. 7 cpv. 1 TS-TAF e contrario). Per contro, nella misura in cui, con
decisione incidentale del 13 marzo 2018, l’avv. Francesco Barletta è stato
designato quale avvocato d’ufficio del ricorrente, allo stesso va concessa
un’indennità di gratuito patrocinio, a carico della cassa del Tribunale
(cfr. art. 65 cpv. 2 PA in combinato disposto con l’art. 8 segg. TS-TAF;
sentenze del TAF A-458/2017 del 23 agosto 2018 consid. 8.2; A-
6903/2015 del 25 aprile 2016 consid. 10; A-5172/2014 dell’8 gennaio 2015
consid. 14.2; A-3403/2013 del 17 novembre 2014 consid. 5.3)
Nel caso concreto, l’avv. Francesco Barletta ha presentato una nota
particolareggiata delle spese complessiva per le dieci cause parallele in
data 29 ottobre 2019. In tale contesto, va dunque tenuto conto di quanto
indicato dall’avvocato, considerando altresì che si tratta di dieci cause
parallele (cfr. art. 14 cpv. 1 TS-TAF, in merito alla determinazione delle
spese ripetibili). In virtù dell’art. 12 TS-TAF, in combinato disposto con
l’art. 8 cpv. 2 TS-TAF e l’art. 10 cpv. 1 TS-TAF, l’indennità di gratuito
patrocinio (così come nel caso dell’indennità a titolo di spese ripetibili) non
deve coprire ogni spesa, bensì unicamente le spese necessarie (cfr. sen-
tenze del TAF A-458/2017 del 23 agosto 2018 consid. 8.2; A-6903/2015 del
25 aprile 2016 consid. 10; A-5172/2014 dell’8 gennaio 2015 consid. 13.5).
Ne consegue che occorre qui valutare se la richiesta dell’avvocato appare
qui adeguata. Ora l’importo complessivo di 44'042.50 franchi (IVA non
inclusa) richiesto dall’avvocato per le dieci cause parallele a titolo di
onorario, di spese e di esborsi – tenuto conto dell’insieme delle circostanze
della fattispecie, della complessità della vertenza, del lavoro effettivo e
necessario svolto in qualità d’avvocato d’ufficio – appare qui adeguato. Ne
discende che per le dieci cause parallele va concessa all’avvocato un’in-
dennità di gratuito patrocinio pari all’importo da lui richiesto che, incluso il
supplemento IVA ai sensi dell’art. 9 cpv. 1 lett. c TS-TAF, comporta un
importo complessivo di 47'473 franchi, da ripartire in maniera in propor-
zionata sulle dei dieci cause parallele. Per quanto concerne la presente
causa, si giustifica dunque la concessione a quest’ultimo di un’indennità di
gratuito patrocinio pari a 4'747.30 franchi.
Al riguardo, il ricorrente è reso attenti al fatto che, giusta l’art. 65 cpv. 4 PA,
qualora esso dovesse ritornare a miglior fortuna, lo stesso sarà tenuto a
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rimborsare al Tribunale la predetta indennità versata al suo avvocato
d’ufficio (cfr. sentenze del TAF A-458/2017 del 23 agosto 2018 consid. 8.2;
F-1472/2016 dell’8 dicembre 2017 considd. 9.5 e 9.7; A-6903/2015 del
25 aprile 2016 consid. 10).