Decision ID: 0a774ba6-22cb-5b60-a7e4-de0ba96a181d
Year: 2004
Language: it
Court: TI_TCAS
Chamber: TI_TCAS_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: social_law

ritenuto,
in fatto
1.1. AT1 classe 1938, dipendente presso la ditta _ _, _, ed è stato affiliato, per il tramite del suo datore di lavoro, in ambito previdenziale presso _.
In data 28 febbraio 2001 egli ha firmato una dichiarazione con la quale chiedeva il versamento integrale in capitale delle prestazioni di vecchiaia (doc. A3)
Cessata l’attività presso la ditta _, con conteggio 15 gennaio 2003 relativo al pensionamento anticipato al 1° dicembre 2002, la _, società gerente della succitata Fondazione, ha determinato in fr. 44'249 l’importo dell’avere di vecchiaia posto in liquidazione (doc. A2).
1.2. A seguito dell’inizio della nuova attività lucrativa di presso il Comune di _, in virtù della convenzione previdenziale stesa con la Cassa pensione CV1 (in seguito: Cassa), il Municipio ne ha chiesto l’affiliazione del succitato con effetto dal 1° febbraio 2003 (doc. 2), successivamente avvenuta.
In data 22 aprile 2003 la _ ha quindi allestito il conteggio della prestazione di libero passaggio (stato al 31 gennaio 2003) per complessivi fr. 45,288.— (interessi inclusi), annullando di fatto il conteggio 15 gennaio 2003 concernente la liquidazione della rendita di vecchiaia a seguito del prepensionamento (sub doc. 4).
Il 6 maggio 2003 la _ ha comunicato all’assicurato il versamento della prestazione di libero passaggio alla Cassa (doc. 4).
Con certificato d’affiliazione del 25 giugno 2003 la Cassa ha quindi confermato all’assicurato l’avvenuto trasferimento della prestazione di libero passaggio, con l’indicazione che l’importo di fr. 44'861 .— gli ha permesso l’acquisto di 4926 giorni al 100% (doc. 7).
1.3. Avendo AT1 compiuto 65 anni al 12 settembre 2003, con comunicazione del 31 ottobre 2003 la Cassa ha riconosciuto il diritto ad una pensione di vecchiaia di fr. 217.— mensili, con effetto dal 1° ottobre 2003 (doc. 18).
Con lettera 13 novembre 2003 l’assicurato contesta la rendita di vecchiaia, sostenendo che la _ gli aveva garantito la liquidazione in capitale della pensione (doc. 21).
Il 16 dicembre 2003 la Cassa ha spiegato all’interessato che egli aveva diritto ad una rendita e non al versamento in capitale dell’avere di vecchiaia (doc. 24).
1.4. Con la presente petizione l’attore ha chiesto la condanna della Cassa al versamento in capitale delle prestazioni di vecchiaia, rilevando di trovarsi in una precaria situazione finanziaria
In particolare egli ha fatto presente:
"
Fino alla fine del 2002 ero alle dipendenze della ditta _ giardini a _ dalla quale a pochi mesi dal beneficio sono stato licenziato dopo 25 anni di servizio.
Grazie all'Autorità comunale di _ sono stato assunto in qualità di operaio esterno avventizio, il rapporto di lavoro è cessato in questi giorni dove ho pagato i contributi della Cassa CV1.
Prima di essere licenziato ho sottoscritto la dichiarazione di liquidazione in capitale presso la _, assicurazione per i dipendenti della _ giardini, allo scopo di ricevere la somma in contanti di fr. 44'249.-.
Ho ricevuto conferma in tal senso il 15.1.2003.
Al momento dell'inizio dell'attività lavorativa presso il Comune di _, nessuno mi ha comunicato che il capitale disponibile, nel caso di passaggio alla CP cantonale non avrebbe più potuto essere rilevato. Sinceramente ho sempre creduto che lo stesso fosse a mia disposizione presso un conto del cantone.
Il Sindacato al quale mi sono sempre rivolto è pure stato silente ed anche la pratica relativa all'ottenimento dell'AVS non è stata gestita in modo concreto. Solo grazie alla collaborazione dei servizi comunali,
in data odierna
ho potuto finalmente ricevere la rendita.
In sostanza non sono stato informato dei diritti e doveri che dovevano e devono essere rispettati." (Doc. I)
1.5. Con risposta di causa 23 gennaio 2004 la Cassa ha chiesto la reiezione della petizione, ribadendo che non vi sono i requisiti per una liquidazione in capitale delle prestazioni di vecchiaia.
1.6. In corso di causa, a due riprese il TCA ha chiesto delle delucidazioni alla _, ricevendo risposta il 19 maggio 2004 (VI) rispettivamente il 4 agosto 2004 (XI).
Le risultanze sono state intimate alle parti per osservazioni.
Solo la Cassa, con scritti 1° giugno 2004 e 18 agosto 2004, ha preso posizione in merito (IX,XIII).
Le risultanze di questi accertamenti verranno esposte nei considerandi di diritto nella misura in cui necessari per l’evasione della vertenza.

in diritto
In ordine
2.1. La presente vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico ai sensi degli articoli 26 c cpv. 2 della Legge organica giudiziaria civile e penale e 2 cpv. 1 della Legge di procedura per le cause davanti al Tribunale delle assicurazioni (STFA del 21 luglio 2003 nella causa N., I 707/00; STFA del 18 febbraio 2002 nella causa H., H 335/00; STFA del 4 febbraio 2002 nella causa B., H 212/00; STFA del 29 gennaio 2002 nella causa R. e R., H 220/00; STFA del 10 ottobre 2001 nella causa F., U 347/98 pubblicata in RDAT I-2002 pag. 190 seg.; STFA del 22 dicembre 2000 nella causa H., H 304/99; STFA del 26 ottobre 1999 nella causa C., I 623/98).
Nel merito
2.2. Giusta l'art. 73 cpv. 1 LPP le controversie tra istituti di previdenza, datori di lavoro e aventi diritto sono decise da un Tribunale di ultima istanza cantonale.
Competente nel Canton Ticino è il Tribunale cantonale delle assicurazioni quale istanza unica (art. 8 della Legge cantonale di applicazione alla LPP del 4 ottobre 1999).
Oggetto del contendere è sapere se rettamente la Cassa deve versare all’assicurato la liquidazione in capitale della prestazione di vecchiaia in luogo dell’erogazione di una rendita mensile.
Trattandosi quindi di una controversia in materia previdenziale che vede opposto un istituto di previdenza ad un avente diritto, è data la competenza, ai sensi dell’art. 73 LPP, dello scrivente Tribunale (DTF 127 V 35 consid. 3b; 125 V 168 consid. 2 con riferimenti).
2.3. Secondo l’art. 13 cpv. 1 LPP, nel tenore in vigore dal hanno
diritto alle prestazioni di vecchiaia:
a) gli uomini che hanno compiuto i 65 anni;
b) le donne che hanno compiuto i 62 anni.
Il capoverso 2 dell’art. 13 LPP stabilisce che le disposizioni regolamentari dell’istituto di previdenza possono stabilire, in deroga al capoverso 1, che il diritto alle prestazioni di vecchiaia sorga alla cessazione dell’attività lucrativa. In questo caso, l’aliquota di conversione (art. 14) è corrispondentemente adattata.
2.4 L'art. 14 LPP prevede l'ammontare della rendita di vecchiaia, mentre a proposito della modalità di pagamento l'art. 37 LPP stabilisce che:
"
1
Le prestazioni di vecchiaia, per superstiti e d'invalidità sono, di regola, assegnate come rendite."
Di principio, in materia di previdenza professionale le prestazioni vengono erogate in forma di rendita, in quanto questa modalità di pagamento meglio si adatta allo scopo della legge che è quello di sostituire il salario mancante dopo la sopravvenienza del rischio assicurato e quindi di mantenere il tenore di vita anteriore (SZS 1989 p. 312 consid).
Il versamento in forma di capitale è quindi un’eccezione (cfr. SVR 1994 BVG Nr. 13 p. 35; SZS 1989 p. 312 consid. 2c; STFA dell’11 aprile 1997 in re A).
Infatti i capoversi 2 e 3 dell'art. 37 LPP prevedono che:
"
2
L'istituto di previdenza può assegnare una liquidazione in capitale in luogo di una rendita di vecchiaia o d'invalidità, di una rendita per vedove o di una rendita per orfani che fossero inferiori al 10 rispettivamente al 6 e al 2 per cento della rendita semplice minima di vecchiaia dell'AVS.
3
Le disposizioni regolamentari dell'istituto di previdenza possono stabilire che l'avente diritto può chiedere una liquidazione in capitale in luogo di una rendita di vecchiaia, per vedove o d'invalidità. Per la prestazione di vecchiaia, l'assicurato deve fare la corrispondente dichiarazione il più tardi tre anni prima della nascita del diritto."
Tramite questa deroga al principio del versamento in forma di rendita il legislatore ha voluto offrire all’assicurato una certa libertà nell’utilizzazione del capitale di vecchiaia.
Secondo l'art. 6 LPP, la seconda parte della relativa legge contiene delle disposizioni minime con cui il legislatore ha voluto assicurare un ordinamento sociale minimo.
Accordi più sfavorevoli pattuiti tra aventi diritto e Istituto di previdenza sono nulli (art. 20 CO) e vengono sostituiti dalle disposizioni della LPP. Norme a favore dell’assicurato sono, per contro valide (cosiddetto “Günstigkeitsprinzip”, cfr. Brühwiler, Die betriebliche Personalvorsorge in der Schweiz, Berna 1989 p. 247; Riemer, Verhältnis des BVG zu anderen Sozialversicherungszweigen und zum Haftpflichtrecht, SZS 1987, p. 123/124). Con l’introduzione di questo principio il legislatore ha inteso tutelare la libertà contrattuale individuale nella previdenza professionale, per quanto ciò risulti compatibile con il mantenimento di un livello di vita adeguato.
2.5. L'art. 22 cpv.1 della legge sulla Cassa pensioni dei dipendenti dello stato (Lcpd; RL 2.2.5.1) stabilisce che:
"
La pensione di vecchiaia corrisponde all'1.5% dell'ultimo stipendio assicurato per ogni anno d'assicurazione tra l'affiliazione e il pensionamento per anzianità, ritenuto un massimo del 60%".
Per quanto riguarda le modalità di pagamento, l'art. 17 cpv. 4 LCP prevede:
"
Le prestazioni di vecchiaia, di invalidità e per superstiti sono di regola assegnate come rendite. Il beneficiario di una pensione di vecchiaia può chiedere che una parte della prestazione gli sia versata in forma di liquidazione in capitale. Può essere liquidata in capitale solo l'eccedenza rispetto ad una rendita pari al 30% dello stipendio assicurato."
Infine va ancora rilevato che l'art. 17 cpv. 4 Lcpd, anche se più restrittivo dell'art. 37 cpv. 2 LPP, non viola le disposizioni minime LPP (cfr. consid. 2.4), in quanto questa norma ha carattere potestativo e quindi in questo ambito attribuisce potere d'apprezzamento al fondo di previdenza (DTF 117 V 316 consid. 4a; STCA 14 agosto 2000 nella causa A.A, inc. 34.2000.20).
L’art. 13a cpv. 1 del relativo regolamento (Rcpd; RL 2.5.5.1.1) dispone invece che la domanda di capitalizzazione della rendita deve essere inoltrata al più tardi 3 mesi prima dell’inizio del versamento della pensione. La capitalizzazione parziale della pensione di vecchiaia è calcolata sullo stipendio determinante secondo l’ art. 22 cpv. 1 e secondo la norma transitoria B, cpv. 1 Lcpd.
2.6. Nella fattispecie in esame, la Cassa ha ricevuto dal Municipio di _ la richiesta di affiliazione 25 marzo 2003 inerente la nuova attività lucrativa iniziata da AT1 il 1° febbraio 2003 (doc. 2).
Di conseguenza, la _ ha allestito il conteggio della prestazione di libero passaggio ed il 6 maggio 2003 ha comunicato all’assicurato il versamento della prestazione d’uscita alla Cassa (doc. 4).
La Cassa, mediante certificato d’assicurazione del 25 giugno 2003, ha confermato l’avvenuta affiliazione nonché il trasferimento della prestazione di libero passaggio, con l’indicazione che l’importo di fr. 44'861 .— ha permesso l’acquisto di 4926 giorni al 100% (doc. 7).
Avendo il 12 settembre 2003 l’assicurato compiuto 65 anni, con la contestata comunicazione 31 ottobre 2003 l’amministrazione gli ha riconosciuto il diritto ad una pensione di vecchiaia di
fr. 217.— mensili, con effetto dal 1° ottobre 2003 (doc. 18).
Non prevedendo le norme previdenziali della CV1 la liquidazione integrale delle prestazioni di vecchiaia, la convenuta aveva in precedenza esaminato se, sulla base dell’art. 17 cpv. 4 Lcpd (cfr. consid. 2.6), vi fossero i requisiti per la capitalizzazione parziale delle prestazioni di vecchiaia, giungendo alla conclusione che in concreto essi non erano dati, motivo per cui essa ha riconosciuto il diritto alla rendita mensile di vecchiaia (cfr. risposta pag. 5).
2.7. AT1 ha fatto valere di aver dichiarato il 28 febbraio 2001 alla _ di optare, in caso di pensionamento, per la liquidazione in capitale dell'avere di vecchiaia in luogo della rendita (doc. A3).
Tale dichiarazione non può tuttavia essere opposta alla Cassa. Infatti, quest'ultima ha dato seguito alla richiesta di affiliazione inoltrata dal nuovo datore dell'assicurato (Municipio di _), ricevendo dal precedente istituto previdenziale
(_)
la prestazione di libero passaggio che è stata in seguito accredita.
A seguito del pensionamento per vecchiaia dell'attore, in applicazione delle disposizioni di legge menzionate (consid. 2.42.6) la Cassa ha rettamente determinato i diritti previdenziali, riconoscendo una rendita di vecchiaia mensile di
fr.
217.
L'assicurato non può nemmeno invocare nei confronti dell'amministrazione una protezione della buona fede per ottenere la liquidazione della prestazione di vecchiaia, non essendovi infatti stata alcuna informazione errata da parte della Cassa qui unica convenuta. AI riguardo va fatto presente che in materia di diritto amministrativo il principio della buona fede, sancito dall'art. 9 Cost., tutela la legittima fiducia dell'amministrato nei confronti dell'autorità amministrativa quando, assolte determinate condizioni, egli abbia agito conformemente alle istruzioni o alle dichiarazioni della stessa autorità. Secondo la giurisprudenza di regola un'informazione
erronea è vincolante quando l'autorità, intervenendo in una situazione concreta nei confronti di persone determinate, era competente a rilasciarla, il cittadino non poteva riconoscerne l'inesattezza e, sempre che l'ordinamento legale non sia mutato nel frattempo, fidente nell'informazione ricevuta egli abbia preso delle disposizioni non reversibili senza pregiudizio (DTF 127 136 consid. 3a, 126 11 387 consid. 3a; RAMI 2000 no.
KV
126 pag. 223, no.
KV
133 pag. 291 consid. 2a; cfr., riguardo al previgente art. 4 cpv. 1 vCost., la cui giurisprudenza si applica anche alla nuova norma, DTF 121 V 66 consid. 2a e sentenze ivi citate).
2.8. Dagli atti risulta tuttavia che, come visto, in data 15 gennaio 2003 la _ aveva allestito un conteggio di versamento dell’avere di vecchiaia a seguito del “pensionamento anticipato al 1° dicembre 2002” dalla ditta Vivai _ di _ (doc. A2).
Interpellata in merito dal TCA, con lettera 19 maggio 2004 la medesima assicurazione ha fatto presente di aver annullato il conteggio 15 gennaio 2003, sostituendolo con il conteggio d’uscita ordinaria dal Fondo di previdenza al 31 gennaio 2003 (doc. V/1), datato 22 aprile 2003 (V/1) e di aver avvisato, con lettera 6 maggio 2003, l’assicurato dell’avvenuto versamento alla Cassa della prestazione di libero passaggio accumulata fino al 31 gennaio 2003, con relativi interessi (doc. 4).
Pertanto, al momento dell’uscita dalla _ (31 gennaio 2003), a seguito della cessazione del rapporto lavorativo con la Vivai _ (VI/3), l’assicurato (classe 1938) aveva compiuto 64 anni ed avrebbe effettivamente potuto beneficiare del prepensionamento. Secondo il regolamento previdenziale della _, richiamato d’ufficio dal TCA, il prepensionamento è infatti possibile al più presto 5 anni prima dell’inizio del versamento della rendita di vecchiaia ordinaria, ovvero a 58 anni per le donne e 60 anni per gli uomini (XI bis).
Stando alla giurisprudenza del TFA, nel caso in cui la disdetta del rapporto di lavoro viene data ad un’età in cui per l’assicurato esiste già un diritto ad una rendita di vecchiaia ai sensi di un prepensionamento, non può essere pretesa una prestazione di libero passaggio, essendo la stessa sussidiaria alle prestazioni di vecchiaia (DTF 129 V 381 = SVR 2003 BVG Nr. 24; nel caso in cui il regolamento dell’istituto previdenziale condiziona il pensionamento anticipato ad una dichiarazione di volontà in tal senso, cfr. STFA inedita 24 giugno 2002 in re S, B38/00).
In queste condizioni, dunque, la _, alla luce degli atti all’inserto, nonostante avesse saputo dell’inizio di una nuova attività lucrativa, non avrebbe dovuto trasferire la prestazione di libero passaggio ma porre innanzitutto l’assicurato al beneficio del prepensionamento, così come chiesto dall’attore nella forma di un versamento in capitale.
Tale questione non merita ulteriore approfondimento, poiché non rientra nell’oggetto del contendere.
Va infatti ricordato che nella fattispecie in esame oggetto della petizione è la richiesta dell’attore formulata nei confronti della Cassa CV1 di ottenere la liquidazione in capitale dell’avere di vecchiaia.
Vero che nello scritto 18 agosto 2004 la convenuta ha rilevato che, qualora questo TCA dovesse decidere per la non legittimità del trasferimento della prestazione di libero passaggio, disporrebbe il rimborso di detta prestazione (fr. 44'861 più interessi) alla _, compensata dalle prestazioni assicurative già versate (rendite di vecchiaia) (XIII).
Ma è altrettanto vero che, come visto, spetta piuttosto all’assicurato far valere nei confronti della _ un eventuale diritto al prepensionamento, e quindi al versamento della già postulata liquidazione in capitale, con tutte le conseguenze del caso, tra cui l’eventuale “rimborso” ipotizzato dalla Cassa convenuta.
In conclusione, alla luce delle considerazioni che precedono, l’operato della Cassa merita conferma e, di conseguenza, la petizione dev’essere respinta.