Decision ID: 7a918efb-2878-51f2-8833-888960ae1c9f
Year: 2015
Language: it
Court: TI_TCAS
Chamber: TI_TCAS_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: social_law

ritenuto
in fatto
A. RI 1, nata nel 1921, il 24 marzo 2014 (doc. A7) ha formulato richiesta per un assegno per grandi invalidi AVS, avendo difficoltà dal mese di gennaio 2014 a (s)vestirsi, alzarsi, mangiare, lavarsi, andare al gabinetto e spostarsi.
B. Con decisione del 6 maggio 2014 (doc. A6) la Cassa CO 1 ha rifiutato momentaneamente l'AGI all'assicurata, poiché la grande invalidità non era presente, senza interruzione, da almeno un anno.
C. Con decisione su opposizione del 18 luglio 2014 (doc. A1) la Cassa di compensazione, dopo avere esposto le norme legali applicabili alla fattispecie, ha respinto l'opposizione del figlio dell'assicurata che sosteneva che la grande invalidità della mamma esisterebbe già da anni viste le sue precarie condizioni di salute, e ha concluso che il rifiuto del diritto all'assegno per grandi invalidi AVS è corretto. Secondo l'amministrazione, visto che l'assicurata stessa ha affermato nell'apposito formulario, ratificato dal medico curante, che dal gennaio 2014 necessita dell'aiuto di terzi per gli atti ordinari della vita, l'inizio dell'anno di attesa per il diritto all'AGI (art. 43bis cpv. 2 LAVS) decorre pertanto soltanto da quel mese. Al più presto, quindi, sarà dal gennaio 2015 che l'assicurata potrà beneficiare di un assegno per grandi invalidi dell'AVS. Neppure il nuovo certificato del dottor _ è in grado di inficiare questa conclusione, non apportando nuovi elementi.
D. Il 29 luglio 2014 (doc. I) RI 1, rappresentata dal figlio RA 1, ha chiesto al TCA l'immediata concessione dell'assegno per grandi invalidi, ritenendo ottemperati tutti i requisiti.
In particolare, secondo la ricorrente, la grave cardiopatia ischemico-valvolare, che da più di due anni la rende invalida al 100% e dipendente da terzi nelle attività quotidiane, dal gennaio 2014 è peggiorata a tal punto da non riuscire più a spostarsi in casa, ciò che costituirebbe un valido motivo per erogarle subito l'AGI.
Pertanto, vista l'età avanzata, la gravità della patologia che la rende inabile totalmente, l'aggravarsi della cardiopatia ischemico-valvolare e la durata di oltre due anni in cui versa in questo stato di totale dipendenza da terzi, la concessione dell'assegno sarebbe più che giustificata.
E. Nella risposta del 14 agosto 2014 (doc. III/1) la Cassa CO 1 ha proposto di respingere il ricorso, rilevando che la nuova documentazione medica prodotta dalla ricorrente non apporterebbe nuovi elementi tali da oggettivare la presenza di una grande invalidità prima del mese di gennaio 2014. Infatti, rispetto al primo certificato, l'aggiunta della frase da parte del dr. med. _ che da almeno due anni l'assicurata è totalmente invalida non sarebbe tuttavia ancora sufficiente per erogare l'AGI, dato che il curante non ha comunque specificato se necessita dell'aiuto regolare di terzi per gli atti ordinari della vita.
F. Il 27 agosto 2014 (doc. V) la ricorrente ha evidenziato come i funzionari incaricati della Cassa non abbiano nemmeno proceduto ad ulteriori accertamenti medici e non abbiano raccolto presso i medici curanti maggiori informazioni sul suo stato di salute.
L'assicurata ha poi ribadito di essere totalmente invalida da oltre due anni e pertanto di dipendere da terzi. Questo suo stato si sarebbe però aggravato, ciò che l'ha portata a conseguenti brevi ricoveri ospedalieri, come quello occorsole un paio di giorni prima.
Nelle sue osservazioni del 5 settembre 2014 (doc. VII/2) la Cassa di compensazione ha ribadito che il contenuto delle affermazioni dell'assicurata indicate nel formulario di richiesta, ratificate dal medico curante, specificano chiaramente che l'inizio dell'aiuto di terzi è avvenuto a gennaio 2014. La poca documentazione medica prodotta in seguito non è atta a modificare le dichiarazioni della prima ora fatte dall'assicurata, quando essa ne ignorava le conseguenze giuridiche.
A comprova della sua tesi, l'insorgente ha prodotto il 19 settembre 2014 (doc. B) un certificato del prof. dr. med. _ attestante il suo stato di salute, dal quale ella trae la conclusione che da anni necessita dell'aiuto di terzi per le attività quotidiane.
Pronunciatasi al riguardo per il tramite dell'Ufficio assicurazione invalidità, i cui funzionari hanno istruito la causa per suo conto, la Cassa di compensazione ha osservato come invece né il dottor _ né il dottor _ abbiano mai attestato chiaramente che la grande invalidità sarebbe presente da anni e neppure che l'assicurata necessiterebbe di un aiuto regolare e notevole di terzi e per di più nemmeno è specificato da quando esisterebbe questa necessità. Sulla scorta delle poche prove apportate dall'assicurata, a cui però competerebbe l'onere di comprovare le proprie allegazioni, non è dunque possibile concludere nel senso da questa voluto (doc. XIII/1).
La ricorrente ha nuovamente criticato la superficialità con cui la Cassa avrebbe agito nell'istruire la causa, visto che neppure ha interpellato i medici curanti. Inoltre, l'amministrazione nemmeno sarebbe stata obiettiva, ma avrebbe mal interpretato i certificati del dr. _ e, soprattutto, quello del prof. _, internazionalmente conosciuto nel suo campo e quindi di indubbio peso nel porre la diagnosi sul suo stato di salute. L'insorgente ha inoltre affermato che anche le sue indicazioni riportate nell'apposito formulario sarebbero state travisate dai funzionari della Cassa CO 1 (doc. XV).
La Cassa resistente non ha formulato ulteriori osservazioni (doc. XVII).
considerato

in diritto
in ordine
1. La presente vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante importanza (ad esempio per la difficoltà dell'istruttoria o della valutazione delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico ai sensi dell'articolo 49 cpv. 2 della Legge sull'organizzazione giudiziaria (STF 9C_211/2010 del 18 febbraio 2011; STF 9C_792/2007 del 7 novembre 2008; STF H 180/06 e H 183/06 del 21 dicembre 2007).
nel merito
2. Oggetto del contendere è sapere se a ragione la Cassa di compensazione ha rifiutato di concedere alla ricorrente l'assegno per grandi invalidi dell'AVS e ha rinviato questo diritto al mese di gennaio 2015, ossia alla decorrenza dell'anno di attesa.
3. L'art. 43bis cpv. 1 LAVS prevede che hanno diritto all'assegno per grandi invalidi i beneficiari di rendite di vecchiaia o di prestazioni complementari con domicilio e dimora abituale (art. 13 LPGA) in Svizzera, che presentano un'invalidità (art. 9 LPGA) di grado elevato, medio o lieve. La rendita di vecchiaia anticipata è parificata al godimento di una rendita di vecchiaia.
Per l'art. 43bis cpv. 2 LAVS, anch'esso modificato dal 1° gennaio 2011 come i cpv. 1, 1bis e 3 con il nuovo ordinamento del finanziamento delle cure, i
l diritto all'assegno per grandi invalidi sorge il primo giorno del mese in cui tutte le condizioni sono soddisfatte, ma al più presto dal momento in cui l'assicurato fu grande invalido di grado elevato, medio o lieve per un anno intero, senza interruzione. Esso si estingue alla fine del mese nel quale le condizioni di cui al capoverso 1 non sono più adempiute.
Giusta l'art. 43bis cpv. 3 LAVS, l
'assegno per grandi invalidi di grado elevato ammonta all'80%, quello per grandi invalidi di grado medio al 50% e quello per grandi invalidi di grado lieve al 20% dell'importo minimo della rendita di vecchiaia previsto all'articolo 34 capoverso 5.
A norma del capoverso 5 dell'art. 43bis LAVS, le disposizioni della LAI sono applicabili per analogia alla valutazione della grande invalidità. Spetta agli uffici per l'assicurazione invalidità di determinare, per le casse di compensazione, il grado della grande invalidità. Il Consiglio federale può promulgare prescrizioni complementari.
Il diritto al pagamento arretrato è disciplinato nell'art.
24 cpv. 1 LPGA (art. 46 cpv. 1 LAVS).
Per l'art. 46 cpv. 2 LAVS, se l'assicurato fa valere il diritto a un assegno per grandi invalidi più di dodici mesi dopo il sorgere di tale diritto, l'assegno gli è pagato soltanto per i dodici mesi precedenti la richiesta, in deroga all'articolo 24 capoverso 1 LPGA. Sono accordati pagamenti retroattivi per periodi più lunghi, se l'assicurato non poteva conoscere i fatti determinanti il suo diritto alle prestazioni e se presenta la sua richiesta entro dodici mesi a partire dal momento in cui ha avuto conoscenza di tali fatti.
Secondo l'art. 9 LPGA, è considerato grande invalido colui che, a causa di un danno alla salute, ha bisogno in modo permanente dell'aiuto di terzi o di una sorveglianza personale per compiere gli atti ordinari della vita.
L'art 37 cpv. 1 OAI stabilisce che la grande invalidità è reputata di
grado elevato
se l'assicurato è totalmente grande invalido. Ciò è il caso quando necessita dell'aiuto regolare e notevole di terzi per compiere tutti gli atti ordinari della vita e il suo stato richiede inoltre cure permanenti o una sorveglianza personale (cpv. 1).
Per il capoverso 2, l
a grande invalidità è di
grado medio
se l'assicurato, pur munito di mezzi ausiliari, necessita:
a) di aiuto regolare e notevole di terzi per compiere la maggior parte degli atti ordinari della vita,
b) di aiuto regolare e notevole di terzi per compiere almeno due atti ordinari della vita e abbisogna, inoltre, di una sorveglianza personale permanente,
c) di aiuto regolare e notevole di terzi per compiere almeno due atti ordinari della vita e abbisogna, inoltre, di un accompagnamento permanente nell'organizzazione della realtà quotidiana ai sensi dell'art. 38 OAI.
Infine, l'art. 37 cpv. 3 LAI stabilisce che la grande invalidità è di
grado lieve
se l'assicurato, pur munito di mezzi ausiliari:
a. è costretto a ricorrere in modo regolare e considerevole, all'aiuto di terzi per compiere almeno due atti ordinari della vita;
b. necessita di una sorveglianza personale permanente;
c. necessita, in modo durevole, di cure particolarmente impegnative, richieste dalla sua infermità;
d. a causa di un grave danno agli organi sensori o di una grave infermità fisica, può mantenere i contatti sociali con l'ambiente solamente grazie a servizi di terzi forniti in modo regolare e considerevole; oppure
e. è costretto a ricorrere a un accompagnamento costante nell'organizzazione della realtà quotidiana ai sensi dell'articolo 38.
A norma dell'art. 38 cpv. 1 OAI, esiste un bisogno di accompa-gnamento nell'organizzazione della realtà quotidiana ai sensi dell'art. 42 cpv. 2 LAI quando un assicurato maggiorenne non vive in un'istituzione e a causa di un danno alla salute:
a.
non può vivere autonomamente senza l'accompagnamento di una terza persona;
b.
non può compiere le attività della vita quotidiana e intrattenere contatti fuori casa senza l'accompagnamento di una terza persona; oppure
c.
rischia seriamente l'isolamento permanente dal mondo esterno.
Per l'art. 38 cpv. 3 OAI, è considerato unicamente l'accompagnamento nell'organizzazione della realtà quotidiana che è regolare e necessario in relazione con le situazioni menzionate nel capoverso 1. Fra queste non rientrano in particolare le attività di rappresentanza e di amministrazione nel quadro delle misure di tutela conformemente agli articoli 398-419 del Codice civile.
La giurisprudenza ha precisato che l'aiuto di cui abbisogna l'assicurato può essere inteso sia come aiuto diretto di terzi che come sorveglianza dell'assicurato durante il compimento degli atti ordinari rilevanti della vita, per esempio quando la persona che lo sorveglia lo esorta a compiere un atto che rimarrebbe incompiuto senza l'espresso incitamento di un terzo a causa dello stato psichico dell'assicurato (cosiddetto aiuto indiretto; DTF 133 V 463; STF 8C_479/2007 del 4 gennaio 2008; DTF 121 V 91; 107 V 149).
Gli atti ordinari della vita sono i seguenti (DTF 127 V 97; DTF 125 V 303; DTF 117 V 146 consid. 2):
- vestirsi/svestirsi
- alzarsi/sedersi/coricarsi
- mangiare
- provvedere all'igiene personale
- andare al gabinetto
- spostarsi (in casa e all'esterno) e stabilire contatti.
4. Nella fattispecie, la Cassa di compensazione ha temporaneamente respinto la richiesta della ricorrente di un AGI dell'AVS, a motivo che l'inizio dell'anno di attesa (art. 43bis cpv. 2 LAVS) per la grande invalidità di lunga durata andava fatto risalire al mese di gennaio 2014 e, quindi, solo dal gennaio 2015 l'assicurata può pretendere un assegno per grandi invalidi.
L'amministrazione è giunta a questa conclusione sulla scorta delle indicazioni date dalla stessa assicurata sia nel formulario di richiesta della prestazione in oggetto, sia nell'opposizione e pure nel ricorso, laddove le sue affermazioni sono state sì corroborate da alcuni certificati medici, che però non hanno mai indicato la necessità di un aiuto di terzi e men che meno hanno specificato da quando ciò avverrebbe.
5. D'avviso del TCA, la soluzione adottata dalla Cassa di compensazione non può che essere confermata.
In effetti, l'art. 43bis cpv. 2 LAVS (cfr. consid. 3) prescrive chiaramente che il diritto all'assegno sorge al più presto dal momento in cui l'assicurato fu grande invalido di grado elevato, medio o lieve
per un anno intero
, senza interruzione e dalla documentazione agli atti risulta indubbiamente che è dal 1° gennaio 2014 che RI 1 necessita dell'aiuto diretto e permanente di terzi per espletare le necessarie attività quotidiane.
Questa circostanza è stata indicata dal rappresentante stesso dell'interessata nel formulario di richiesta per adulti di un AGI dell'AVS al capitolo 4 "
Indicazioni sulla grande invalidità
" (doc. A8), dove egli ha precisato che per la maggior parte delle attività quotidiane della vita la mamma ha bisogno di un aiuto costante prestato dal figlio e da terze persone.
Per ogni risposta, questo aiuto è stato chiaramente fatto decorrere
dal 1° gennaio 2014
, ovvero dopo che "
le condizioni già di totale invalidità si erano ulteriormente aggravate
" (doc. I pag. 1).
Inoltre, queste affermazioni sono state confermate direttamente dal medico curante dell'assicurata dapprima al momento della richiesta stessa dell'assegno per grandi invalidi (cfr. capitolo 8: "
Annotazioni del medico curante
"), laddove il dr. med. _, FMH medicina interna, ha risposto affermativamente alla domanda 8.6 "
Quanto indicato alla cifra 4, anche nell'ambito della necessità di aiuto da terzi, coincide con i reperti da lei rilevati?
".
In un secondo momento, il 23 maggio 2014 (doc. A4) il dr. med. _ ha "
certificato che ho in cura la summenzionata paziente dal mese di gennaio 2005 a tuttora. L'ultima visita risale al 12.05.2014. La paziente presenta una severa cardiopatia ischemico-valvolare invalidante nella vita quotidiana. Tale problematica è ulteriormente peggiorata negli ultimi 6 mesi necessitante multipli ricoveri di breve durata presso _.
".
Contrariamente a quanto sostenuto dalla ricorrente, questo certificato attesta soltanto lo stato di salute dell'assicurata, ma non si esprime affatto in merito alla sua reale necessità di un aiuto da parte di terze persone. In effetti, la semplice indicazione che la malattia di cui soffre l'interessata è invalidante non vuol ancora dire che gli atti quotidiani della vita non possano essere svolti autonomamente e che invece necessitino di un aiuto esterno.
Per di più, questo attestato corrobora per contro la tesi della Cassa di compensazione, a mente della quale è dal mese di gennaio 2014 che è sorta la necessità di beneficiare di un assegno per grandi invalidi. Infatti, l'affermazione del medico curante fatta nel mese di maggio 2014 secondo cui "
negli ultimi 6 mesi
" la situazione è ulteriormente peggiorata, coincide temporalmente proprio con l'indicazione dell'interessata medesima, che nella sua richiesta dell'AGI ha segnalato che è a partire dal gennaio 2014 che sono sorti gli impedimenti a (s)vestirsi, alzarsi, sedersi, mangiare, lavarsi, andare al gabinetto e spostarsi.
Ad uguale conclusione il TCA giunge sulla scorta del secondo certificato medico del dottor _, datato 26 luglio 2014 (doc. A11), identico al precedente, se non per la specifica che la severa cardiopatia ischemico-valvolare non è più semplicemente invalidante, ma "
la rende totalmente invalida da almeno 2 anni
.".
Al riguardo va qui confermata la posizione dell'amministrazione, giacché nemmeno in questa attestazione figura l'indicazione della necessità, per la ricorrente, di un aiuto regolare esterno nell'espletamento delle attività quotidiane. Viene infatti unicamente indicata la diagnosi e le conseguenze della stessa, tradotte con un'invalidità totale da due anni. Nessun accenno, però, ai fini dell'ottenimento dell'assegno per grandi invalidi, alla necessità dell'aiuto di terze persone.
Neppure il referto del prof. dr. med. _ (doc. B) viene in aiuto alla ricorrente, poiché anch'egli si limita ad esporre la diagnosi e quindi la patologia di cui essa è affetta da alcuni anni e che l'avrebbe portata a subire a breve un intervento chirurgico.
Tuttavia, anche in tale evenienza non v'è un'indicazione medica espressa della necessità per l'assicurata di fare capo ad un aiuto esterno per le attività principali ordinarie della vita.
Infine, in merito ai citati referti medici, dai quali non può discendere un'interpretazione diversa da quella esposta, va evidenziato che né la Cassa di compensazione né questo Tribunale mettono in dubbio la patologia di cui è affetta l'assicurata e men che meno la gravità delle stesse, attestate da specialisti del ramo la cui credibilità non viene certo messa qui in discussione.
Ciò nonostante, determinante al fine della concessione di un assegno per grandi invalidi non è il momento dell'insorgenza della patologia che l'ha causata, ma è soltanto l'inizio della dipendenza regolare e notevole dell'assicurata da terze persone per lo svolgimento degli atti ordinari della vita, circostanza che, però, nessun medico intervenuto in concreto ha mai chiaramente attestato.