Decision ID: 87b3ac29-629c-556c-af33-655583f9658d
Year: 2020
Language: it
Court: CH_BVGE
Chamber: CH_BVGE_001
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: 

Fatti:
A.
Il 23 maggio 2018 il Commando generale della Guardia di Finanza –
autorità dello Stato richiedente italiano (di seguito: autorità richiedente
italiana) – ha presentato dinanzi all’Amministrazione federale delle contri-
buzioni (AFC) una domanda di assistenza amministrativa in materia fiscale
per il periodo fiscale dal 23 febbraio 2015 al 31 dicembre 2016, fondandosi
sull’art. 27 della Convenzione del 9 marzo 1976 tra la Confederazione
Svizzera e la Repubblica Italiana per evitare le doppie imposizioni e per
regolare talune altre questioni in materia di imposte sul reddito e sul
patrimonio (RS 0.672.945.41; di seguito: CDI CH-IT), in combinato
disposto con la lett. ebis del relativo Protocollo aggiuntivo, in vigore dal
13 luglio 2016 (di seguito: Protocollo aggiuntivo; anch’esso pubblicato nella
RS 0.672.945.41; RU 2016 2769, 2771). Questa domanda sostituisce la
domanda iniziale inoltrata l’8 maggio 2017. Tra le persone interessate da
detta domanda vi è il signor A._.
B.
Più nel dettaglio, nella propria domanda di assistenza amministrativa,
l’autorità richiedente italiana ha esposto quanto segue:
« [...] Il 14 aprile 2016 il Consorzio internazionale dei giornalisti investigativi
(ICJ) ha diramato un comunicato stampa a livello internazionale contenente le
informazioni su documenti provenienti dallo studio legale panamense Mossac
Fonseca, i cd. Panama Papers. II 9 maggio 2016 è stata pubblicata la lista delle
"entities" e dei relativi azionisti, amministratori e intermediari. I Panama Papers
contengono molte informazioni su strutture offshore che coinvolgono persone
fisiche, società, fondazioni e trust di ogni parte del mondo. Sulla base di tali
informazioni è verosimile ritenere che le strutture offshore siano state utilizzate
per fini evasivi ed elusivi e per schermare la beneficial ownership delle entities.
È inoltre verosimile ritenere che le informazioni contenute nel sito Internet del
ICJ (https://panamapapers.icij.arg/) possano consentire alle amministrazioni
finanziarie di individuare anche gli intermediari (ad. banche, advisor e altri
consulenti) coinvolti nella creazione e nella diffusione di tali strutture finanziarie.
II nostro controllo attiene l’accertamento dei redditi non dichiarati connessi ai
conti finanziari intestati alle entities presso la B._. Lo schema consiste
nella creazione di "scatole vuote", insieme alla nomina degli azionisti e degli
amministratori e, talvolta, di entità con titoli al portatore, al fine di schermare
l’effettiva titolarità dell’attività finanziaria dal beneficial owner. II beneficial
owner continua comunque a disporre del conto in ragione di una Procura
(Power of Attorney) a proprio favore. Solitamente il consiglio di amministrazione
delle società è composto da dipendenti/collaboratori dello studio di consulenza
che ha predisposto lo schema (ad es. Mossac Fonseca). Tali schemi evasivi,
attuati tramite le anzidette società, sarebbero stati offerti a clienti (solitamente
banche, consulenti o broker) di diversi Paesi, i quali a loro volta avrebbero
fornito il nominativo dei beneficial owner del conto finanziario da schermare per
A-2980/2019
Pagina 3
predisporre la Power of Attorney. È verosimile ritenere che tali strutture offshore
siano state usate per finalità di elusione ed evasione fiscale [...] ».
Circa le ragioni, per cui l’autorità richiedente italiana ritiene che le
informazioni richieste siano detenute dalla Svizzera o in possesso/sotto il
controllo di una persona nella giurisdizione svizzera, essa ha precisato:
« [...] Sulla base delle informazioni contenute nel sito Internet dei ICIJ
(https://panamapapers.icij.org/) è emerso che soggetti italiani hanno utilizzato
uno schema offshore per nascondere attività finanziarie detenute all'estero e
per evadere le imposte in ltalia. In particolare, il soggetto ha investito in una
entity localizzata in un Paese offshore (British Virgin lslands) e si ritiene che:
detenga direttamente, oppure indirettamente tramite la relativa entity, attività
finanziarie presso la citata B._. Dai controlli effettuati dalla Guardia di
Finanza il soggetto italiano elencato nella lista allegata:
a) nei periodi d'imposta 2015 e 2016 non ha dichiarato la detenzione di attività
finanziarie in Svizzera;
b) non ha dichiarato i redditi di natura finanziaria provenienti dalla Svizzera;
c) non ha aderito alla procedura di collaborazione volontaria prevista dalla
L.15 dicembre 2014 n.186. La lista allegata contiene, oltre ai dati anagrafici
del soggetto italiano, anche la denominazione della correlata entity [...] ».
In considerazione degli elementi a sua disposizione, l’autorità richiedente
italiana ha richiesto all’AFC le seguenti informazioni per il periodo dal
23 febbraio 2015 al 31 dicembre 2016:
« [...] in possesso della B._ riguardo alla Entity Offshore (EO) inserita
nella lista annessa alla presente richiesta [...]:
a) l’intera documentazione, se disponibile, della Entity Offshore (EO);
b) la lista di tutti i beneficial owner (BO) della Entity Offshore (EO);
c) tutti i dati delle relazioni finanziarie (iban dei conti bancari ed altri investi-
menti, non solo in Svizzera ma a livello mondiale), intrattenute dalla EO,
compresi i documenti di apertura conto ed il formulario A sull’indicazione
del BO, includendo l’inventario di cassette di sicurezza, la lista dei power
of attorney (procuratori, mandatari, delegati, et simili). Per i conti correnti
si prega di considerare quale account statement, la situazione dal
23/02/2015 al 31/12/2016, specificando se e quali conti siano stati chiusi
e/o trasferiti nel medesimo periodo richiesto;
d) la lista di tutti gli altri assets della EO (immobili, ecc ... ): asset statement
situazione al 31/12/2015 e ai 31/12/2016 [...] ».
C.
Con decreto di edizione del 23 novembre 2018, l’AFC ha esortato la
società B._ a trasmettere le informazioni in esecuzione della
predetta domanda di assistenza amministrativa italiana. Con scritto
5 dicembre 2018, detta società ha poi dato seguito a tale richiesta.
A-2980/2019
Pagina 4
D.
Con decreto di edizione del 14 dicembre 2018, l’AFC ha esortato pure la
banca C._ a trasmettere le informazioni in esecuzione della
predetta domanda di assistenza amministrativa italiana. Con scritto
20 dicembre 2018, detta banca ha poi dato seguito a tale richiesta.
E.
Con scritto 18 marzo 2018, l’AFC ha notificato al signor A._ le
informazioni che intendeva trasmettere all’autorità richiedente italiana,
impartendogli un termine per pronunciarsi al riguardo.
F.
Con scritto 18 aprile 2019, il signor A._ – per il tramite del suo
patrocinatore – si è opposto alla trasmissione delle informazioni all’autorità
richiedente italiana, facendo valere che la documentazione agli atti, com-
provante il beneficiario economico della relazione bancaria oggetto della
vertenza, sarebbe antecedente al 23 febbraio 2015 – ovvero al periodo
fiscale d’indagine dell’autorità richiedente italiana – e andrebbe dunque
estromessa dall’incarto, in quanto irrilevante, non pertinente, senza alcun
valore probatorio e non idonea a essere utilizzata dall’autorità estera.
G.
Con decisione finale del 13 maggio 2019, l’AFC ha respinto le censure del
signor A._ e conseguentemente accolto la domanda di assistenza
amministrativa in materia fiscale del 23 maggio 2018, decidendo pertanto
di trasmettere all’autorità richiedente italiana le informazioni che lo concer-
nono, così come meglio formulate nel dispositivo.
H.
Avverso la predetta decisione, il signor A._ (di seguito: ricorrente) –
per il tramite del suo patrocinatore– ha inoltrato ricorso 13 giugno 2019
dinanzi al Tribunale amministrativo federale. Protestando tasse, spese e
ripetibili, esso chiede che le motivazioni del suo ricorso vengano accolte,
sicché la decisione finale del 13 maggio 2019 dell’AFC, la domanda di
assistenza 23 maggio 2018 dell’autorità richiedente italiana e il decreto di
edizione 23 novembre 2018 dell’AFC sono nulli. In sunto, il ricorrente
contesta l’ammissibilità formale e materiale della domanda di assistenza
amministrativa italiana, sotto vari aspetti. Egli censura innanzitutto
l’incompetenza dell’autorità richiedente italiana, facendo altresì valere che
le informazioni richieste, essendo di natura penale, andavano ricercate
mediante una domanda di assistenza giudiziaria in materia penale. Il
ricorrente sostiene poi che la domanda sarebbe fondata su dei dati rubati,
A-2980/2019
Pagina 5
violerebbe il divieto delle « fishing expedition », il principio di specialità e il
principio di sussidiarietà. Infine, egli ribadisce che la documentazione
bancaria non andrebbe in ogni caso trasmessa poiché riferita ad un periodo
antecedente al periodo fiscale di cui alla domanda di assistenza italiana.
I.
Con risposta 29 luglio 2019, l’AFC (di seguito: autorità inferiore) ha postu-
lato il rigetto del ricorso, prendendo posizione in merito al ricorso.
J.
Ulteriori fatti e argomentazioni verranno ripresi, per quanto necessario, nei
considerandi in diritto del presente giudizio.

Diritto:
1.
1.1 Giusta l’art. 31 LTAF, il Tribunale amministrativo federale giudica i
ricorsi contro le decisioni ai sensi dell’art. 5 PA. In particolare, le decisioni
pronunciate dall’AFC nell’ambito dell’assistenza amministrativa internazio-
nale in materia fiscale ai sensi delle convenzioni di doppia imposizione – in
casu la CDI CH-IT – possono essere impugnate dinanzi al Tribunale
amministrativo federale (cfr. art. 33 lett. d LTAF; art. 5 cpv. 1 della legge
federale del 28 settembre 2012 sull’assistenza amministrativa internazio-
nale in materia fiscale [LAAF, RS 651.1] e art. 17 cpv. 3 LAAF).
Per quanto concerne il diritto interno, l’assistenza amministrativa interna-
zionale in materia fiscale è attualmente retta dalla LAAF, in vigore dal
1° febbraio 2013 (RU 2013 231). Sono fatte salve le disposizioni derogato-
rie della convenzione applicabile nel singolo caso (cfr. art. 1 cpv. 2 LAAF),
in concreto della CDI CH-IT. Presentata il 23 maggio 2018, la domanda di
assistenza litigiosa rientra nel campo di applicazione di detta legge
(cfr. art. 24 LAAF a contrario). Per il rimanente, la procedura di ricorso è
retta dalle disposizioni generali della procedura federale, su riserva di
disposizioni specifiche della LAAF (cfr. art. 19 cpv. 5 LAAF; art. 37 LTAF).
1.2 Ciò precisato, il ricorso 13 giugno 2019 è stato interposto tempestiva-
mente (cfr. art. 20 segg., art. 50 PA), nel rispetto delle esigenze di conte-
nuto e di forma previste dalla legge (cfr. art. 52 PA). Pacifica è la legittima-
zione ricorsuale del ricorrente, nella misura in cui lo stesso ha partecipato
alla procedura dinanzi all’autorità inferiore, è destinatario della decisione
A-2980/2019
Pagina 6
impugnata e ha chiaramente un interesse al suo annullamento (cfr. art. 48
PA; art. 19 cpv. 2 LAAF).
Il ricorso ha effetto sospensivo ex lege (cfr. art. 19 cpv. 3 LAAF). L’even-
tuale trasmissione di informazioni da parte dell’autorità inferiore non può
che intervenire che alla crescita in giudicato della decisione di rigetto del
ricorso (cfr. [tra le tante] sentenze del TAF A-5893/2017 dell’8 ottobre 2019
consid. 1.2; A-6266/2017 del 24 agosto 2018 consid. 1.3). Ciò puntualiz-
zato, il ricorso essendo ricevibile in ordine, lo stesso dev’essere esaminato
nel merito.
2.
2.1 Con ricorso al Tribunale amministrativo federale possono essere
invocati la violazione del diritto federale, compreso l’eccesso o l’abuso del
potere di apprezzamento (cfr. art. 49 lett. a PA), l’accertamento inesatto o
incompleto di fatti giuridicamente rilevanti (cfr. art. 49 lett. b PA) nonché
l’inadeguatezza (cfr. art. 49 lett. c PA; cfr. MOSER/BEUSCH/KNEUBÜHLER,
Prozessieren vor dem Bundesverwaltungsgericht, 2a ed. 2013, n. 2.149).
2.2 Il Tribunale amministrativo federale non è vincolato né dai motivi addotti
(cfr. art. 62 cpv. 4 PA), né dalle considerazioni giuridiche della decisione
impugnata, né dalle argomentazioni delle parti (cfr. DTF 142 V 551 con-
sid. 5; 141 V 234 consid. 1; DTAF 2007/41 consid. 2; MOOR/POLTIER, Droit
administratif, vol. II, 3a ed. 2011, no. 2.2.6.5, pag. 300). I principi della
massima inquisitoria e dell’applicazione d’ufficio del diritto sono tuttavia
limitati: l’autorità competente procede difatti spontaneamente a constata-
zioni complementari o esamina altri punti di diritto solo se dalle censure
sollevate o dagli atti risultino indizi in tal senso (cfr. DTF 141 V 234 con-
sid. 1 con rinvii; 122 V 157 consid. 1a; 121 V 204 consid. 6c; DTAF 2007/27
consid. 3.3). Secondo il principio di articolazione delle censure (« Rüge-
prinzip ») l’autorità di ricorso non è tenuta a esaminare le censure che non
appaiono evidenti o non possono dedursi facilmente dalla constatazione e
presentazione dei fatti, non essendo a sufficienza sostanziate (cfr. DTF 141
V 234 consid. 1; MOSER/BEUSCH/KNEUBÜHLER, op. cit., n. 1.55). Il principio
inquisitorio non è quindi assoluto, atteso che la sua portata è limitata dal
dovere delle parti di collaborare all’istruzione della causa (cfr. DTF 143 II
425 consid. 5.1; 140 I 285 consid. 6.3.1; 128 II 139 consid. 2b). Il dovere
processuale di collaborazione concernente in particolare il ricorrente che
interpone un ricorso al Tribunale nel proprio interesse, comprende, in
particolare, l’obbligo di portare le prove necessarie, d’informare il giudice
sulla fattispecie e di motivare la propria richiesta, ritenuto che in caso
contrario arrischierebbe di dover sopportare le conseguenze della carenza
A-2980/2019
Pagina 7
di prove (cfr. art. 52 PA; cfr. DTF 140 I 285 consid. 6.3.1; 119 III 70 con-
sid. 1; MOOR/POLTIER, op. cit., no. 2.2.6.3, pag. 293 e segg.).
3.
Nel caso in disamina, oggetto del litigio è la decisione finale del 13 maggio
2019 dell’autorità inferiore, con cui quest’ultima ha accolto la domanda del
23 maggio 2018 di assistenza amministrativa in materia fiscale inoltrata
dall’autorità richiedente italiana, in sostituzione della domanda iniziale
dell’8 maggio 2017, sulla base dell’art. 27 CDI CH-IT, per quanto concerne
il qui ricorrente. In tale contesto, per lo scrivente Tribunale si tratta essen-
zialmente di esaminare l’ammissibilità della predetta domanda di assisten-
za amministrativa italiana, sia dal punto di vista meramente formale che da
quello materiale, alla luce delle puntuali censure sollevate dal ricorrente.
A tal fine, di seguito, il Tribunale richiamerà preliminarmente i principi appli-
cabili alla presente fattispecie (cfr. consid. 3.1 segg. del presente giudizio).
3.1 L’assistenza amministrativa con l’Italia è retta dall’art. 27 CDI CH-IT.
Tale disposizione, insieme a quelle del Protocollo aggiuntivo, si fonda, sul
piano formale e materiale, sul Modello di convenzione dell’Organizzazione
per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE) e sulla politica
svizzera in materia di convenzioni in questo ambito (cfr. Messaggio del
12 agosto 2015 concernente l’approvazione di un Protocollo che modifica
la Convenzione tra la Svizzera e l’Italia per evitare le doppie imposizioni,
FF 2015 5631, 5635 e 5637 [di seguito: Messaggio CDI CH-IT]). Nella loro
versione in vigore dal 13 luglio 2016, modificata dagli artt. I e II del
Protocollo di modifica del 23 febbraio 2015, l’art. 27 CDI CH-IT e le
disposizioni del Protocollo aggiuntivo trovano applicazione per quelle
domande di informazioni presentate al 13 luglio 2016 o dopo tale data, che
si riferiscono a fatti e, o, circostanze esistenti o realizzate il 23 febbraio
2015 o dopo questa data (cfr. art. III par. 2 del Protocollo di modifica del
23 febbraio 2015; RU 2016 2769, 2771; Messaggio CDI CH-IT, FF 2015
5631, 5637). Tale è segnatamente il caso della domanda di assistenza
amministrativa in oggetto, presentata il 23 maggio 2018 e riguardante il
periodo fiscale dal 23 febbraio 2015 al 31 dicembre 2016.
3.2 Le disposizioni dell’art. 27 CDI CH-IT sono precisate alla lett. ebis del
Protocollo aggiuntivo. Detta norma disciplina in particolare le esigenze
formali a cui deve sottostare la domanda di informazioni (cfr. Messaggio
CDI CH-IT, FF 2015 5631, 5636), prevedendo al n. 2 che le autorità fiscali
dello Stato richiedente forniscono le seguenti informazioni alle autorità
A-2980/2019
Pagina 8
fiscali dello Stato richiesto quando presentato una richiesta di informazioni
secondo l’art. 27 CDI CH-IT:
(i) l’identità della persona oggetto del controllo o dell’inchiesta;
(ii) il periodo di tempo oggetto della domanda;
(iii) la descrizione delle informazioni richieste, nonché indicazioni
sulla forma nella quale lo Stato richiedente desidera ricevere tali
informazioni dallo Stato richiesto;
(iv) lo scopo fiscale per cui le informazioni sono richieste;
(v) se sono noti, il nome e l’indirizzo del detentore presunto delle
informazioni richieste.
Il Protocollo aggiuntivo precisa inoltre che queste esigenze (lett. i-v) non
devono essere interpretate in modo da ostacolare uno scambio effettivo di
informazioni (cfr. lett. ebis n. 3 del Protocollo aggiuntivo; Messaggio CDI
CH-IT, FF 2015 5631, 5636). In merito alla lista d’indicazioni circa il
contenuto di una domanda di assistenza che lo Stato richiedente è tenuto
a fornire nel contesto delle CDI (cfr. art. 6 cpv. 2 LAAF applicabile a titolo
sussidiario), la giurisprudenza del Tribunale federale considera che detta
lista è concepita in modo tale che se lo Stato richiedente vi si conforma
scrupolosamente, lo stesso è di principio reputato fornire le informazioni
sufficienti a dimostrare la « rilevanza verosimile » della sua domanda
(cfr. DTF 142 II 161 consid. 2.1.4; sentenza del TAF A-2618/2019 del 30 lu-
glio 2019 consid. 3.2 con rinvii).
3.3
3.3.1 Giusta l’art. 27 par. 1 CDI CH-IT, le autorità competenti degli Stati
contraenti si scambiano le informazioni verosimilmente rilevanti per
applicare le disposizioni della presente Convenzione oppure per l’ammini-
strazione o l’applicazione del diritto interno relativo alle imposte di qualsiasi
natura o denominazione riscosse per conto degli Stati contraenti, delle loro
suddivisioni politiche o enti locali nella misura in cui l’imposizione prevista
non sia contraria alla Convenzione. Il requisito della rilevanza verosimile –
ovvero, la condizione « verosimilmente rilevante » (cfr. lett. ebis n. 3 del
Protocollo aggiuntivo) – è dunque la chiave di volta del sistema di scambio
d’informazioni (cfr. sentenze del TF 2C_695/2017 del 29 ottobre 2018
consid. 2.6; 2C_1162/2016 del 4 ottobre 2017 consid. 6.3; [tra le tante]
sentenze del TAF A-5893/2017 dell’8 ottobre 2019 consid. 2.3.1 con rinvii;
A-6226/2017 del 21 marzo 2019 consid. 4.2.2).
3.3.2 L’apprezzamento del requisito della rilevanza verosimile delle infor-
mazioni richieste è in primo luogo di competenza dello Stato richiedente.
A-2980/2019
Pagina 9
Non spetta pertanto allo Stato richiesto rifiutare una domanda di assistenza
o la trasmissione d’informazioni, solo perché da lui considerate prive di
pertinenza per l’inchiesta o il controllo sottostante (cfr. art. 27 par. 4 CDI
CH-IT; DTF 142 II 161 considd. 2.1.1, 2.1.4 e 2.4 [che evoca in particolare
una « ripartizione dei ruoli » tra Stato richiedente e Stato richiesto]; [tra le
tante] sentenze del TAF A-5893/2017 dell’8 ottobre 2019 consid. 2.3.2 con
rinvii; A-6226/2017 del 21 marzo 2019 consid. 4.2.2 con rinvii). La condi-
zione « verosimilmente rilevante » può essere soddisfatta sia in casi relativi
ad un singolo contribuente (identificato con il nome oppure altrimenti) sia
in casi relativi ad una pluralità di contribuenti (identificati con il nome oppure
altrimenti; cfr. lett. ebis n. 3 del Protocollo aggiuntivo). Il ruolo dello Stato
richiesto si limita ad un controllo della plausibilità; egli deve limitarsi a
verificare l’esistenza di un rapporto tra la fattispecie illustrata e i documenti
richiesti, tenendo presente la presunzione della buona fede dello Stato
richiedente (cfr. DTF 143 II 185 consid. 3.3.2; 142 II 161 considd. 2.1.1,
2.1.4 e 2.4; 141 II 436 consid. 4.4.3; [tra le tante] sentenze del TAF A-
5893/2017 dell’8 ottobre 2019 consid. 2.3.2 con rinvii; A-6226/2017 del
21 marzo 2019 consid. 4.2.1).
3.3.3 Il requisito della rilevanza verosimile è adempiuto allorquando, al
momento della formulazione della domanda, esiste una ragionevole proba-
bilità che le informazioni richieste abbiano un nesso con le circostanze
illustrate e quindi si rilevino pertinenti al fine dell’inchiesta o del controllo
nello Stato richiedente. Ne consegue quindi che di principio lo Stato richie-
sto non può respingere una domanda di assistenza amministrativa poiché
sarebbe giunto ad una diversa conclusione (cfr. DTF 143 II 185 con-
sid. 3.3.2; 142 II 161 considd. 2.1.1, 2.1.4 e 2.4; 141 II 436 consid. 4.4.3;
[tra le tante] sentenze del TAF A-5324/2018 del 9 dicembre 2019 con-
sid. 3.3.2.3; A-6226/2017 del 21 marzo 2019 consid. 4.2.1 con rinvii; A-
2325/2017 del 14 novembre 2018 consid. 4.3.1 con rinvii).
3.4
3.4.1 Il riferimento a informazioni « verosimilmente rilevanti » ha lo scopo
di garantire uno scambio di informazioni in ambito fiscale il più ampio
possibile, senza tuttavia consentire agli Stati contraenti di intraprendere
una ricerca generalizzata e indiscriminata di informazioni (« fishing expe-
dition ») o di domandare informazioni la cui rilevanza in merito agli affari
fiscali di un determinato contribuente non è verosimile (cfr. lett. ebis n. 3 del
Protocollo aggiuntivo; art. 7 lett. a LAAF; DTF 144 II 206 consid. 4.2; 143 II
136 consid. 6; sentenza del TF 2C_1162/2016 del 4 ottobre 2017
consid. 9.1; [tra le tante] sentenza del TAF A-5893/2017 dell’8 ottobre 2019
consid. 2.4 con rinvii). Il divieto delle « fishing expeditions » corrisponde al
A-2980/2019
Pagina 10
principio della proporzionalità (cfr. art. 5 cpv. 2 Cost.), al quale deve confor-
marsi ogni domanda di assistenza amministrativa (cfr. DTF 139 II 404
consid. 7.2.3; [tra le tante] sentenze del TAF A-506/2018 del 15 novembre
2019 consid. 3.3 con rinvii; A-5893/2017 dell’8 ottobre 2019 consid. 2.4
con rinvii; A-846/2018 del 30 agosto 2018 consid. 2.1.6). Ciò indicato, non
è atteso dallo Stato richiedente che ognuna delle sue richieste conduca
necessariamente a una ricerca fruttuosa corrispondente (cfr. [tra le tante]
sentenza del TAF A-5893/2017 dell’8 ottobre 2019 consid. 2.4 con rinvii).
3.4.2 Fintantoché uno Stato si accontenta di accertare che una data
persona, a titolo individuale, ha pienamente soddisfatto i suoi obblighi
fiscali, in quanto nutre un dubbio al suo riguardo, non si può parlare di
« fishing expedition ». L’accertamento della percezione corretta delle
imposte è di per sé uno scopo sufficiente per giustificare una domanda di
assistenza amministrativa, per lo meno quando trattasi di una domanda di
assistenza individuale in relazione ad un caso concreto (cfr. sentenze del
TAF A-1015/2015 del 18 agosto 2016 consid. 9; A-2872/2015 del 4 marzo
2016 consid. 8).
3.5
3.5.1 Il principio della buona fede (cfr. art. 26 della Convenzione di Vienna
del 23 maggio 1969 sul diritto dei trattati [CV, RS 0.111]) trova applicazione,
quale principio d’interpretazione e d’esecuzione dei trattati, nell’ambito
dello scambio d’informazioni ai sensi delle Convenzioni di doppia imposi-
zione (cfr. DTF 143 II 202 consid. 8.3; [tra le tante] sentenze del TAF A-
506/2018 del 15 novembre 2019 consid. 3.1.4 con rinvii; A-2325/2017 del
14 novembre 2018 consid. 4.3.4 con rinvii), come la CDI CH-IT. La buona
fede di uno Stato è presunta nelle relazioni internazionali (principio dell’affi-
damento). Nel contesto dell’assistenza amministrativa in materia fiscale,
detta presunzione implica che lo Stato richiesto non può, di principio, met-
tere in dubbio le allegazioni dello Stato richiedente, a meno che sussistano
dei seri dubbi. Detto in altri termini, le dichiarazioni dello Stato richiedente
vanno considerate corrette, fintanto che una contraddizione manifesta non
risulta dalle circostanze (cfr. DTF 143 II 224 consid. 6.4; 143 II 202 con-
sidd. 8.7.1 e 8.7.4). Nel caso contrario, il principio dell’affidamento non si
oppone ad una domanda di chiarimento allo Stato richiesto; il rovescia-
mento della presunzione della buona fede di uno Stato dovendosi in ogni
caso fondare su fatti constatati e concreti (cfr. DTF 144 II 206 consid. 4.4;
143 II 202 considd. 8.7.1 e 8.7.4; 142 II 161 consid. 2.1.3; [tra le tante]
sentenza del TAF A-2325/2017 del 14 novembre 2018 consid. 4.3.4 con
rinvii). In virtù del principio dell’affidamento, lo Stato richiesto è vincolato
alla fattispecie e alle dichiarazioni presentate nella domanda di assistenza,
A-2980/2019
Pagina 11
nella misura in cui quest’ultime non possono essere immediatamente con-
futate (« sofort entkräftet ») in ragione di errori, lacune o contradizioni mani-
feste (cfr. DTF 142 II 218 consid. 3.1; [tra le tante] sentenze del TAF A-
5324/2018 del 9 dicembre 2019 consid. 3.1.2 con rinvii; A-506/2018 del
15 novembre 2019 consid. 3.1.4 con rinvii; A-2618/2019 del 30 luglio 2019
consid. 3.4; A-2325/2017 del 14 novembre 2018 consid. 4.3.4 con rinvii).
In tale contesto, non si può esigere dallo Stato richiedente che, oltre a
dover menzionare nella domanda la fattispecie rilevante, l’esposizione
fornita sia priva di lacune o totalmente priva di contraddizioni. Ciò non
sarebbe infatti compatibile con lo scopo dell’assistenza amministrativa,
poiché proprio con le informazioni ed i documenti richiesti allo Stato
richiesto, lo Stato richiedente cerca di chiarire i punti rimasti all’oscuro
(cfr. DTF 142 II 161 consid. 2.1.1; 139 II 404 consid. 7.2.2).
3.5.2 Ora, salvo nel caso in cui la presa in considerazione di un fatto notorio
lasci trasparire immediatamente che le indicazioni fornite dall’autorità
richiedente nella propria domanda di assistenza amministrativa sono
manifestamente erronee o che lo Stato richiesto sospetta l’esistenza di una
situazione descritta all’art. 7 LAAF, rispettivamente nel caso in cui vi sia un
palese abuso di diritto o emergano domande legittime circa la tutela dell’or-
dine pubblico svizzero o internazionale, le regole di procedura previste
dalla LAAF non impongono allo Stato richiesto né di procedere lui stesso a
delle verifiche né di rimettere in discussione il ben fondato delle informa-
zioni fornite dallo Stato richiedente (cfr. DTF 144 II 206 consid. 4.4, 142 II
218 consid. 3.3; 142 II 161 consid. 2.1.4; [tra le tante] sentenze del TAF A-
6205/2018 del 23 settembre 2019 consid. 2.8 con rinvii; A-3773/2018
dell’8 febbraio 2019 consid. 2.6; A-4044/2015 del 16 febbraio 2016 con-
sid. 2.6 con rinvii).
3.6
3.6.1 Giusta l’art. 7 lett. c LAAF, non si entra nel merito di una domanda di
assistenza amministrativa se viola il principio della buona fede, « in
particolare se si fonda su informazioni ottenute mediante reati secondo il
diritto svizzero ».
Secondo la nuova giurisprudenza del Tribunale federale, se una parte
censura che una domanda di assistenza è fondata su fatti punibili, deve
essere esaminato se detta domanda viola il principio della buona fede. In
tale contesto, l’art. 7 lett. c LAAF trova applicazione unicamente in presen-
za di una violazione del principio della buona fede ai sensi del diritto inter-
nazionale, e meglio della CV (cfr. al riguardo, consid. 3.5.1 del presente
A-2980/2019
Pagina 12
giudizio). Se in virtù del diritto internazionale deve essere negata l’assi-
stenza, l’art. 7 lett. c LAAF impone alla Svizzera, alle condizioni ivi indicate,
di non entrare nel merito della domanda di assistenza amministrativa
(cfr. per i dettagli, DTF 143 II 224 consid. 6.2; parimenti sentenza del TAF
A-1275/2018 del 23 maggio 2019 consid. 5.2.1 con rinvii). Ora, secondo la
giurisprudenza del Tribunale federale relativa alle domande di assistenza
fondate sui dati rubati, per reati vanno intesi dei reati effettivamente punibili
in Svizzera. Ciò presuppone, oltre all’adempimento delle condizioni ogget-
tive della norma penale svizzera di cui si presume la violazione, la compe-
tenza ratione loci della Svizzera (cfr. DTF 143 II 202 consid. 8.5.6; senten-
ze del TAF A-6314/2017 del 17 aprile 2019 consid. 4.3.3.1; A-2325/2017
del 14 novembre 2018 consid. 4.3.4). Per quanto qui di rilievo, si nota che
nel contesto della CDI CH-IT, la Svizzera si è impegnata a non concedere
l’assistenza in materia fiscale all’Italia se la domanda di assistenza si basa
su dati ottenuti illegalmente (cfr. Messaggio CDI CH-IT, FF 2015 5631,
5636) ai sensi della predetta giurisprudenza.
3.6.2 Al riguardo, una parte della dottrina sostiene l’opinione secondo cui
l’utilizzo da parte dello Stato richiedente di dati bancari rubati costituisce
già a lui solo una violazione del principio della buona fede (cfr. al riguardo,
ANDREA OPEL, Wider die Amtshilfe bei Datenklau: Gestohlene Daten sind
gestohlene Daten, Jusletter del 23 novembre 2015, n. 44; ROBERT
WEYENETH, Der nationale und internationale ordre public im Rahmen der
grenzüberschreitenden Amtshilfe in Steuersachen, 2017, pag. 204 segg.,
in particolare pag. 208 seg.; cfr. parimenti FRANCESCO NAEF, Lo scambio
di informazioni fiscali in caso di dati rubati, Novità fiscali 2016/6, pag. 18
segg. [citato dal ricorrente]). Sennonché alla luce della giurisprudenza del
Tribunale federale, tale opinione non può essere qui condivisa (cfr. senten-
ze del TAF A-1275/2018 del 23 maggio 2019 consid. 5.2.2 con rinvii; A-
6314/2017 del 17 aprile 2019 consid. 4.3.3.3).
Più nel dettaglio, secondo la giurisprudenza del Tribunale federale, uno
Stato adotta un comportamento contrario alla buona fede, quando lo stesso
acquista dei dati bancari svizzeri e li utilizza per una domanda di assistenza
amministrativa. Lo stesso vale se uno Stato si è impegnato espressamente
nei confronti della Svizzera – ovvero, fornendo una garanzia espressa in
tal senso (« ausdrückliche Zusicherung ») – a non utilizzare dei dati rubati
a fondamento delle proprie domande di assistenza amministrativa e
presenta comunque una domanda fondata su tali dati. Ora, la questione a
sapere se lo Stato richiedente ha violato o meno il principio della buona
fede ai sensi dell’art. 7 lett. c LAAF va valutata caso per caso. Detto in altri
termini, l’uso di dati ottenuti illegalmente non permette a lui solo di ritenere
A-2980/2019
Pagina 13
automaticamente una violazione del principio della buona fede. Inversa-
mente, il « solo » uso di dati ottenuti illegalmente, in assenza di altri ele-
menti – quali un acquisto di dati o una garanzia, secondo cui detti dati non
verranno utilizzati – non permette di ritenere automaticamente che il prin-
cipio della buona fede è stato rispettato. Come detto, tale questione va
piuttosto valutata nel singolo caso alla luce di tutte circostanze concrete
della fattispecie in esame (cfr. DTF 143 II 224 consid. 6.3 seg.; sentenze
del TF 2C_88/2018 del 7 dicembre 2018 considd. 5.3-5.5; 2C_819/2017
del 2 agosto 2018 consid. 2.2.2; 2C_648/2017 del 17 luglio 2018 con-
sidd. 2.3.3 e 2.3.4; sentenze del TAF A-1275/2018 del 23 maggio 2019
consid. 5.2.2 con rinvii; A-6314/2017 del 17 aprile 2019 consid. 4.3.3.4).
3.7 La domanda di assistenza soggiace altresì al rispetto del principio della
sussidiarietà, secondo cui lo Stato richiedente deve sfruttare tutte le fonti
d’informazioni abituali previste dalla sua procedura fiscale interna prima di
richiedere le informazioni (cfr. lett. ebis n. 1 del Protocollo aggiuntivo; [tra le
tante] sentenze del TAF A-5893/2017 dell’8 ottobre 2019 consid. 2.6 con
rinvii; A-4434/2016 del 18 gennaio 2018 consid. 3.5; A-2321/2017 del
20 dicembre 2017 consid. 3.5). In assenza di elementi concreti, rispettiva-
mente di seri dubbi al riguardo, non vi è alcuna ragione per rimettere in
discussione l’adempimento del principio della sussidiarietà, allorquando
uno Stato presenta una domanda di assistenza amministrativa, in ogni
caso quando lo stesso dichiara di aver sfruttato tutte le fonti d’informazione
abituali previste dalla sua procedura fiscale interna prima di richiedere
informazioni o di aver agito conformemente alla Convenzione (cfr. DTF 144
II 206 consid. 3.3.2; sentenza del TF 2C_904/2015 dell’8 dicembre 2016
consid. 7.2; [tra le tante] sentenze del TAF A-5893/2017 dell’8 ottobre 2019
consid. 2.6 con rinvii; A-6266/2017 del 24 agosto 2018 consid. 2.7;
A-5066/2016 del 17 maggio 2018 consid. 2.7).
3.8
3.8.1 Il principio della specialità esige che lo Stato richiedente utilizzi le
informazioni ricevute dallo Stato richiesto unicamente per i fini descritti
all’art. 27 par. 1 CDI CH-IT, ovvero nei confronti delle persone e dei com-
portamenti per i quali esso ha richiesto ed ottenuto dette informazioni
(cfr. [tra le tante] sentenze del TAF A-5893/2017 dell’8 ottobre 2019 con-
sid. 2.5 con rinvii; A-4434/2016 del 18 gennaio 2018 consid. 3.9.1; A-
6391/2016 del 17 gennaio 2018 consid. 4.3.5; A-2321/2017 del 20 dicem-
bre 2017 consid. 3.9.1; A-778/2017 del 5 luglio 2017 consid. 4.3.1). La
Svizzera può partire dal presupposto che lo Stato richiedente, con il quale
essa è legata da una convenzione di assistenza amministrativa, rispetterà
il principio della specialità (cfr. [tra le tante] sentenze del TAF A-5324/2018
A-2980/2019
Pagina 14
del 9 dicembre 2019 consid. 3.1.3; A-5893/2017 dell’8 ottobre 2019
consid. 2.5 con rinvii; A-6266/2017 del 24 agosto 2018 consid. 2.6;
A-5066/2016 del 17 maggio 2018 consid. 2.6).
3.8.2 In tal senso, l’art. 27 par. 2 CDI CH-IT dispone che le informazioni
ricevute ai sensi dell’art. 27 par. 1 CDI CH-IT da uno Stato contraente sono
tenute segrete analogamente alle informazioni ottenute in applicazione
della legislazione fiscale di detto Stato e sono comunicate soltanto alle
persone o autorità (compresi i tribunali e le autorità amministrative) che si
occupano dell’accertamento o della riscossione delle imposte di cui al sud-
detto par. 1, delle procedure o dei procedimenti concernenti tali imposte,
delle decisioni sui ricorsi presentati per tali imposte, o del controllo delle
attività precedenti. Tali persone o autorità possono utilizzare le informazioni
unicamente per questi fini. Esse possono rivelarle nell’ambito di una
procedura giudiziaria pubblica o in una decisione giudiziaria. Nonostante
le disposizioni precedenti, uno Stato contraente può utilizzare ad altri fini le
informazioni ricevute, se tali informazioni possono essere impiegate per tali
altri fini secondo la legislazione di entrambi gli Stati e le autorità competenti
dello Stato richiesto ne hanno approvato l’impiego.
4.
Stabiliti i principi applicabili, il Tribunale deve innanzitutto esaminare la
competenza dell’autorità richiedente italiana a presentare la domanda di
assistenza amministrativa in oggetto, il ricorrente avendo sollevato delle
puntuali censure al riguardo in rapporto alla qualità stessa di autorità
competente dell’autorità richiedente italiana (cfr. consid. 4.1 del presente
giudizio), nonché rispetto al ricorso all’assistenza amministrativa in materia
fiscale anziché all’assistenza giudiziaria in materia penale (cfr. consid. 4.2
del presente giudizio), come meglio dettagliato qui di seguito.
4.1
4.1.1 Nel proprio gravame, il ricorrente contesta la competenza della Guar-
dia di Finanza ad agire quale autorità richiedente italiana ai sensi dell’art. 3
par. 1 lett. g CDI CH-IT, in quanto secondo detta norma la competenza
spetterebbe esclusivamente al Ministero delle Finanze. Pur indicando che
la Guardia di Finanza dipende direttamente dal Ministero delle Finanze,
esso ritiene che, poiché la Guardia di Finanza sarebbe un corpo di polizia
ad ordinamento militare, parte integrante delle forze armate italiane e, con-
temporaneamente, parte delle quattro forze di polizia italiane, non sarebbe
accettabile considerarla quale autorità competente ai sensi dell’art. 3 par. 1
lett. g CDI CH-IT. Esso contesta poi l’applicabilità del commentario del
« Global Forum of Transparency and Exchange of information for Tax
A-2980/2019
Pagina 15
Purposes, OECD Publishing 2017 », secondo cui sia la Guardia di Finanza
che l’Agenzia delle entrate sarebbero autorizzate ad inoltrare domande di
assistenza amministrativa per conto del Ministero delle Finanze, poiché
supererebbe la lettera della CDI CH-IT, secondo cui l’unica e la sola
autorità competente sarebbe il Ministero delle Finanze. Il ricorrente ritiene
dunque che la domanda di assistenza amministrativa andava e va tutt’ora
rifiutata anche solo per questo motivo (cfr. ricorso 13 giugno 2019,
pagg. 11-12).
4.1.2 Al riguardo, il Tribunale osserva preliminarmente quanto segue. Il
Forum globale sulla trasparenza e sullo scambio di informazioni a fini fiscali
(di seguito: Forum globale) dell’OCSE si adopera affinché gli standard
internazionali sulla trasparenza e sullo scambio di informazioni su doman-
da e sullo scambio automatico di informazioni siano rispettati ed applicati
in modo uniforme a livello internazionale. A tal fine, il Forum globale verifica
l’applicazione degli standard per mezzo di valutazioni tra pari (« peer
review ») sulla capacità delle giurisdizioni dei suoi membri – tra cui la
Svizzera e l’Italia – di cooperare con altre amministrazioni fiscali in confor-
mità ai predetti standard. Dopo un primo ciclo di valutazione intervenuto tra
il 2010 e il 2016, nel 2016 ha avuto inizio per tutti i suoi membri un secondo
ciclo di valutazione, nell’ambito del quale il Forum globale ha valutato nuovi
elementi, quali la qualità delle domande delle autorità fiscali, le domande
raggruppate o l’identificazione dei beneficiari effettivi. Oggetto d’esame
sono state altresì le misure adottate dai membri per attuare le raccoman-
dazioni formulate nel primo ciclo di valutazione (cfr. Messaggio del 21 no-
vembre 2018 concernente l’attuazione delle raccomandazioni del Forum
globale sulla trasparenza e sullo scambio di informazioni a fini fiscali formu-
late nel rapporto sulla fase 2 della valutazione tra pari relativa alla Svizzera,
FF 2019 275, 279-281). In tale contesto, il Tribunale rileva che il rapporto
del Forum globale denominato « Global Forum on Transparency and
Exchange of Information for Tax Purposes: Italy 2017 (Second Round):
Peer Review Report on the Exchange of Information on Request »
(di seguito: rapporto; in: < https://www.oecd-ilibrary.org/taxation/global-
forum-on-transparency-and-exchange-of-information-for-tax-purposes-
italy-2017-second-round_9789264283800-en >, consultato il 20.05.2020),
a cui fanno riferimento sia il ricorrente che l’autorità inferiore, concerne pro-
prio il secondo ciclo di valutazione. Per quanto qui di rilievo, si segnala che
in detto rapporto il Forum globale non fa che esporre in maniera oggettiva
il quadro giuridico italiano in vigore in materia di scambio di informazioni su
domanda, indicando le competenti autorità italiane abilitate a inoltrare delle
domande di assistenza amministrativa in materia fiscale (cfr. rapporto,
capitolo « Overview of Italy », sezione « Tax system », punto n. 32):
A-2980/2019
Pagina 16
« [...] The administration of taxes in Italy is characterised by the presence of
multiple entities. The assessment of direct and indirect taxes is under the
responsibility of the Revenue Agency (Agenzia delle Entrate (AE)). The
organisation of AE is decentralised with the headquarters located in Rome,
regional directorates and provincial directorates. Regional directorates are
mainly in charge of the audits of large-sized businesses and provincial
directorates of the audits of small and medium-sized businesses. Local offices,
under the supervision of provincial directorates, act as front offices for
taxpayers. The second relevant government authority in the field of taxation is
the Financial and Economic police (Guardia di Finanza (GdF)). GdF is a Police
force reporting to the Minister of Economy and Finance. Its tasks are focused
on tax audits and tax fraud investigations, however, as a fiscal police, the GdF
is also involved in other areas, for example the fight against money laundering
or border controls. While the assessment of taxes is the exclusive competence
of the AE, powers of investigation and control are shared between AE and GdF.
As the AE and GdF have the same responsibilities as regards audits of
taxpayers and collection of information, they constitute two authorised
competent authorities in the field of EOI [Exchange of Information], both having
the same level of responsibilities (see further sections B1 and C5) [...] ».
Trattandosi di un documento ufficiale, il Tribunale non intravvede alcuna
ragione per dubitare della veridicità delle informazioni ivi riportate. Detto
ciò, da quanto precede risulta chiaramente che sia l’Agenzia delle entrate
che la Guardia di Finanza dipendono direttamente dal Ministero delle
Finanze, circostanza che pure lo stesso ricorrente riconosce nel proprio
ricorso. In detto rapporto, queste due autorità – che ricevono se del caso
ordini dal Ministero delle Finanze, quali sue unità sottostanti – sono
designate quali autorità competenti italiane in materia di scambio di
informazioni. Ora, come giustamente rilevato dal ricorrente, l’art. 3 par. 1
lett. g CDI CH-IT designa effettivamente quale autorità competente per
l’Italia il Ministero delle Finanze. Sennonché, tale evenienza non esclude
tuttavia che un’unità sottostante al Ministero delle Finanze, come la Guar-
dia di Finanza, possa essere abilitata da quest’ultimo ad occuparsi dello
scambio d’informazioni in materia fiscale e a presentare una domanda di
assistenza amministrava in sua vece. Si pensi ad esempio alla Svizzera,
ove è il Servizio per lo scambio d’informazione in materia fiscale (SEI)
dell’AFC ad occuparsi concretamente dello scambio d’informazioni in
materia fiscale. In tali circostanze, tenuto altresì conto della presunzione
della buona fede dello Stato richiedente (cfr. consid. 3.5.1 del presente
giudizio), il Tribunale non ravvisa alcun motivo per mettere in dubbio la
competenza della Guardia di Finanza ad agire quale autorità richiedente
italiana, rispettivamente per indagare ulteriormente al riguardo. Che poi la
Guardia di Finanza sia o meno un corpo di polizia militare, contrariamente
a quanto ritenuto dal ricorrente, non è di certo una circostanza tale da far
ritenere a codesto Tribunale come « non accettabile » la sua competenza
A-2980/2019
Pagina 17
nell’ambito dello scambio di informazioni in materia fiscale. Non spetta
infatti né all’autorità inferiore, né allo scrivente Tribunale valutare dell’op-
portunità o meno dell’organizzazione adottata dall’Italia e dal suo Ministero
delle finanze nel contesto dello scambio d’informazioni in materia fiscale.
Lo Stato richiesto deve infatti limitarsi ad esaminare l’ammissibilità della
domanda alla luce del quadro legale fissato dalla CDI pertinente, in casu
la CDI CH-IT (cfr. al riguardo, consid. 3.1 segg. del presente giudizio). In
definitiva, la censura del ricorrente va dunque respinta.
4.2
4.2.1 Nel proprio gravame, il ricorrente censura altresì che lo scopo della
domanda di assistenza amministrativa non sarebbe quello di accertare la
sussistenza di elementi in Svizzera volti a consentire l’accertamento effetti-
vo del reddito conseguito dal soggetto fiscale italiano, bensì in realtà un
altro, ovvero quello di acquisire informazioni sul ricorrente per accertare la
commissione di eventuali infrazioni penali (di carattere fiscale) che avreb-
bero determinato un danno all’erario italiano per il mancato versamento di
imposte oppure truffa fiscale ai sensi dell’art. 14 cpv. 4 della legge federale
del 22 marzo 1974 sul diritto penale amministrativo (DPA, RS 313.0). Si
tratterebbe dunque di infrazioni di carattere penale il cui accertamento
andrebbe effettuato sulla base dell’assistenza giudiziaria in materia penale
e non di quella dell’assistenza amministrativa in materia fiscale sulla base
dell’art. 27 CDI CH-IT. L’autorità richiedente italiana porrebbe infatti una
serie di quesiti atti ad accertare tipicamente l’identità di terze persone che
hanno intrattenuto rapporti commerciali con la società offshore. Per tale
motivo, esso ritiene che l’autorità inferiore non avrebbe dovuto entrare nel
merito di detta domanda, configurante chiaramente una fishing expedition
(cfr. ricorso 13 giugno 2019, pagg. 8-9).
Così facendo, sarebbero state peraltro violate le garanzie costituzionali del
ricorrente proprie all’assistenza giudiziaria in materia penale, allo stesso
non essendo stata data la possibilità di fare uso dell’istituto giuridico
dell’apposizione dei sigilli per impedire l’accesso ai suoi dati confidenziali,
invocando l’art. 248 del codice del 5 ottobre 2007 di diritto processuale
penale svizzero (CPP, RS 312.0) visto il chiaro rinvio dell’art. 9 della legge
federale del 20 marzo 1981 sull’assistenza internazionale in materia pena-
le (AIMP, RS 351.1). La società B._ sarebbe infatti stata obbligata
a dare seguito al decreto di edizione, senza poter beneficiare delle garan-
zie che sarebbero state riconosciute nel contesto di una domanda di assi-
stenza giudiziaria in materia penale. Da qui la nullità della domanda dell’au-
torità richiedente italiana e del relativo decreto di edizione dell’autorità
inferiore (cfr. ricorso 13 giugno 2019, pag. 22 seg.).
A-2980/2019
Pagina 18
4.2.2 A tal proposito, il Tribunale – alla stregua dell’autorità inferiore
(cfr. risposta 29 luglio 2019, pagg. 3-4 e 8) – non può fare a meno di sotto-
lineare come nulla obblighi giuridicamente uno Stato richiedente a proce-
dere per la via dell’assistenza giudiziaria in materia penale piuttosto che
per quella dell’assistenza amministrativa in materia fiscale al fine di ottene-
re determinate informazioni. Secondo la giurisprudenza del Tribunale
federale, lo Stato richiedente è infatti di principio libero di optare per la via
dell’assistenza amministrativa o per la via dell’assistenza giudiziaria
(cfr. DTF 139 II 404 consid. 2.1.2; 137 II 128 consid. 2.3). In tale contesto,
le censure della persona interessata, secondo le quali la domanda di
assistenza amministrativa in materia fiscale costituirebbe un abuso di diritto
o servirebbe unicamente a contornare le disposizioni dell’assistenza giudi-
ziaria in materia penale, devono essere giudicate dalle competenti autorità
in materia di procedura di assistenza amministrativa dello Stato richiesto,
ovvero in primis l’AFC e, su ricorso, il Tribunale amministrativo federale
(cfr. DTF 137 II 128 considd. 2.2.2 e 2.3; sentenze del TAF A-6604/2017
dell’11 settembre 2018 considd. 3.6.1 e 3.6.2 con rinvii; A-525/2017 del
29 gennaio 2018 consid. 2.9; A-778/2017 del 5 luglio 2017 consid. 4.3.3).
4.2.3 Ora, nello specifico, l’autorità richiedente italiana ha optato per l’assi-
stenza amministrativa in materia fiscale. Più concretamente, il 23 maggio
2018 essa ha inoltrato una domanda di assistenza amministrativa in mate-
ria fiscale nei confronti di « [...] n. 32 intermediari elvetici che avrebbero
gestito e curato le attività di natura finanziaria di n. 48 entity offshore
riconducibili a n. 58 contribuenti - persone fisiche e giuridiche [...] », tra cui
anche il qui ricorrente, sospettato di avere fatto uso della società offshore
D._, come società sede o « scatola vuota », tramite l’interme-
diazione della società B._, al fine di dissimulare delle attività
finanziarie (cfr. atto n. 16 dell’incarto prodotto dall’autorità inferiore [di
seguito: inc. AFC]). In detta domanda, l’autorità richiedente italiana indica
che lo scopo fiscale, per il quale vengono richieste le informazioni è « [...]
la verifica del corretto adempimento degli obblighi in materia di dichiara-
zione delle attività detenute presso un intermediario estero da contribuenti
residenti in ltalia [...] », in rapporto all’imposta sul reddito delle persone
fisiche (IRPEF), all’imposta sul reddito delle società (IRES), all’imposta sul
valore degli immobili situati all’estero (IVIE), all’imposta sul valore delle
attività finanziarie detenute all’estero (IVAFE) e all’imposta sulle succes-
sioni e donazioni (cfr. atto n. 16 dell’inc. AFC). Da quanto precede, risulta
che le informazioni richieste dall’autorità richiedente italiana sono di natura
fiscale e concernono le imposte coperte dalla CDI CH-IT qui applicabile. In
tale contesto, in virtù del principio della buona fede e dell’affidamento che
governano l’assistenza amministrativa in materia fiscale (cfr. considd. 3.3.2
A-2980/2019
Pagina 19
e 3.5.1 del presente giudizio), il Tribunale non intravvede alcun motivo per
ritenere che invero l’autorità richiedente italiana mirerebbe ad ottenere
delle informazioni di natura penale attraverso l’assistenza amministrativa
in materia fiscale.
Ciò constatato, non vi è poi neppure motivo di ritenere che l’autorità richie-
dente italiana utilizzerà dette informazioni nell’ambito di un procedimento
penale, la stessa avendo espressamente dichiarato che: « [...] Le informa-
zioni ottenute saranno soggette alle disposizioni in materia di riservatezza
previste dall’art. 27, comma 2 della Convenzione [...] » (cfr. atto n. 16
dell’inc. AFC). Il rispetto del principio della specialità essendo presunto
nelle relazioni internazionali tra Stati (cfr. consid. 3.8.1 del presente giu-
dizio), le garanzie fornite dall’autorità richiedente italiana sono tali che,
sempre in virtù del principio della buona fede e dell’affidamento (cfr. con-
sidd. 3.3.2 e 3.5.1 del presente giudizio) e in assenza di motivi seri di
ritenere il contrario, si deve partire dal presupposto che le informazioni
verranno da lei utilizzate solo allo scopo fiscale ivi indicato, ciò nel rispetto
dell’art. 27 par. 2 CDI CH-IT. Secondo detta disposizione, l’impiego delle
informazioni ricevute nell’ambito del procedimento di assistenza ammini-
strativa a fini diversi da quelli fiscali non è possibile, a meno che tale im-
piego sia previsto dalle leggi dei due Stati e l’autorità inferiore dia il suo
esplicito consenso ex art. 20 cpv. 3 LAAF (cfr. consid. 3.8.2 del presente
giudizio). Tale limitazione è del resto stata espressamente ricordata dall’au-
torità inferiore nella decisione impugnata, ove la stessa si è impegnata a
ribadirla all’autorità richiedente alla crescita in giudicato del predetto giu-
dizio, conformemente all’art. 20 cpv. 2 e 3 LAAF (cfr. decisione impugnata,
consid. 13). Detta censura va conseguentemente respinta.
4.2.4 Non è neppure di rilievo la censura secondo cui in materia di assi-
stenza amministrativa il ricorrente non beneficerebbe delle medesime
garanzie costituzionali proprie all’assistenza giudiziaria in materia penale,
segnatamente della possibilità di ricorrere all’apposizione dei sigilli per
preservare le informazioni confidenziali ex art. 248 CPP. Tale circostanza
non è infatti un valido motivo per ritenere come non valida la domanda di
assistenza in oggetto. Ciò sancito, il Tribunale non può fare a meno di
rilevare come anche nell’ambito dei procedimenti di assistenza amministra-
tiva vi siano delle garanzie procedurali volte a garantire il rispetto del diritto
di essere sentito della persona interessata, nonché delle persone legittima-
te a ricorrere, le stesse dovendo essere informate dall’AFC in merito al
contenuto della domanda di assistenza e avendo un diritto a prendere
posizione circa la trasmissione delle informazioni, segnatamente segna-
lando ogni potenziale motivo che si opporrebbe alla stessa (cfr. artt. 14 e
A-2980/2019
Pagina 20
15 LAAF). Non va poi dimentico che fino alla crescita in giudicato del
giudizio relativo alla concessione dell’assistenza amministrativa, nessuna
informazione viene trasmessa dall’AFC allo Stato richiedente. Ora, nel
caso del ricorrente, tali principi sono stati pienamente rispettati sia dinanzi
all’autorità inferiore che dinanzi allo scrivente Tribunale. Anche su questo
punto il suo gravame non può pertanto trovare accoglimento.
5.
Appurata la competenza dell’autorità richiedente italiana a ricorrere all’as-
sistenza amministrativa in materia fiscale, il Tribunale osserva come dal
punto di vista strettamente formale la sua domanda del 23 maggio 2018,
inoltrata in sostituzione della sua domanda iniziale dell’8 maggio 2017
(cfr. atti n. 1 e 16 dell’inc. AFC), risulta adempiere ai requisiti formali alla
base della sua ammissibilità, la stessa indicando in maniera sufficiente
tutte le informazioni richieste dall’art. 27 par. 1 CDI CH-IT e dalla lett. ebis
n. 2 del Protocollo aggiuntivo, quali l’identità delle persone interessate
oggetto dell’inchiesta fiscale in Italia, la fattispecie alla sua base, lo scopo
fiscale, l’identità dei detentori d’informazione e il periodo fiscale interessato
(cfr. considd. 3.2 e 3.3.1 del presente giudizio). Di fatto, si tratta di una
domanda cosiddetta « raggruppata » circoscritta alle persone interessate
indicate in maniera precisa nell’elenco ivi accluso, volta a portare alla
corretta applicazione della legislazione fiscale italiana relativa all’imposta
sui redditi. Il caso di specie concerne il qui ricorrente, considerato residente
italiano sospettato di avere fatto uso della società D._, come
società di sede o « scatola vuota », tramite l’intermediazione della società
B._, al fine di dissimulare delle attività finanziarie. In quanto tale, la
domanda di assistenza amministrativa italiana in oggetto va considerata
come formalmente completa.
Ciò constatato, per il Tribunale si tratta dunque di esaminare ancora se dal
punto di vista materiale l’autorità inferiore poteva o meno dare seguito alla
predetta domanda di assistenza, viste in particolare le censure sollevate
dai ricorrenti (cfr. considd. 5.1-5.6 del presente giudizio).
5.1
5.1.1 Il ricorrente contesta innanzitutto l’ammissibilità della domanda di
assistenza amministrativa del 23 maggio 2018, in quanto si tratterebbe in
realtà di una « fishing expedition » e violerebbe i principi costituzionali fon-
damentali (ad esempio, il principio secondo cui nessuno può essere tenuto
a fornire prove che potrebbero potenzialmente dare avvio ad un procedi-
mento penale all’estero nei suoi confronti). Esso ritiene infatti che l’autorità
richiedente italiana sarebbe stata completamente carente nell’indicare con
A-2980/2019
Pagina 21
precisione la fattispecie per la quale la stessa avrebbe avviato un’indagine
nei confronti del soggetto italiano interessato dal procedimento fiscale,
nonché nell’indicare lo scopo fiscale per la quale la stessa richiede determi-
nate informazioni, come pure nel fornire le basi legali di diritto italiano
(fiscali e/o penali) che l’avrebbero autorizzata ad avviare il suddetto proce-
dimento fiscale e ad ottenere le informazioni ex art. 27 par. 1 CDI-IT. Vista
la generica indicazione dello scopo fiscale, consistente nella « [...] verifica
del corretto adempimento degli obblighi in materia di dichiarazione delle
attività detenute presso un intermediario estero da contribuenti residenti in
Italia [...] », non sarebbe oggettivamente possibile determinare quali siano
le informazioni verosimilmente rilevanti che l’autorità richiedente può richie-
dere ex art. 27 par. 1 CDI CH-IT. Se ritenuta conforme ai requisiti formali,
detta domanda permetterebbe all’autorità richiedente italiana di raccogliere
indiscriminatamente tutte le informazioni riferite all’attività di tutti i soggetti
che – come il ricorrente – hanno intrattenuto rapporti economici con sog-
getti esteri e in particolare per tutti coloro che hanno detenuto, o detengono
una società offshore, comportamento che non potrebbe essere considerato
a priori elusivo. Per tale motivo, la domanda di assistenza amministrativa
del 23 maggio 2018 andrebbe considerata nulla in quanto in contrasto con
le esigenze formali di cui alla lett. ebis n. 2 lett. iv del Protocollo aggiuntivo
(cfr. ricorso 13 giugno 2019, pagg. 6-8 e pagg. 9-11).
5.1.2 In proposito, il Tribunale osserva preliminarmente come le censure
sollevate dal ricorrente non sono tali da rimettere in discussione l’adem-
pimento dei requisiti formali alla base dell’ammissibilità della domanda di
assistenza amministrativa in oggetto, così come già accertato in questa
sede (cfr. consid. 5 del presente giudizio).
5.1.3 Con tale premessa, il Tribunale rileva come nulla agli atti permetta di
ritenere che invero la domanda in oggetto costituirebbe una « fishing
expedition », ovvero una ricerca indiscriminata di informazioni volta ad
acquisire informazioni di ogni genere riferite all’attività di tutti i soggetti che
– come il ricorrente – hanno intrattenuto rapporti economici con soggetti
esteri e in particolare per tutti coloro che hanno detenuto o detengono una
società offshore (cfr. consid. 5.1.1 del presente giudizio).
Più nel dettaglio, come già rilevato in precedenza dal Tribunale (cfr. con-
sid. 4.2.3 del presente giudizio), l’autorità richiedente italiana ha infatti
inoltrato una domanda di assistenza amministrativa allo scopo di accertare
la corretta imposizione alle imposte sul reddito, nonché ad altri tipi di
imposte, di tutta una serie di soggetti fiscali italiani, tra cui anche il qui
ricorrente (cfr. atto n. 16 dell’inc. AFC), scopo fiscale chiaramente coperto
A-2980/2019
Pagina 22
dalla CDI CH-IT. Tale indicazione è di per sé sufficiente a ritenere come
adempiuto il requisito dell’indicazione dello scopo fiscale e non costituisce
una « fishing expedition » (cfr. consid. 3.4.2 del presente giudizio). Il fatto
che si tratta di una domanda raggruppata non è – a lui solo – un valido
motivo per ritenerla una ricerca indiscriminata di prove, le domande rag-
gruppate essendo autorizzate ex lege (cfr. art. 3 lett. c LAAF). Ora, nel
caso concreto le persone interessate dalla domanda sono chiaramente
identificate dell’elenco accluso alla domanda di assistenza amministrativa
italiana (cfr. atto n. 16 dell’inc. AFC). Nello specifico, come visto (cfr. con-
sid. 5 del presente giudizio), interessati sono il qui ricorrente (persona fisica
italiana), la società B._ (intermediario svizzero) e la società
D._ (entity offshore). La fattispecie ivi esposta è chiara; le domande
ivi formulate al riguardo sono precise e specifiche. In tale contesto, il
Tribunale non intravvede come la domanda di assistenza in oggetto
potrebbe permettere all’autorità richiedente italiana di ottenere delle
informazioni di ogni genere al riguardo di altri soggetti fiscali ignoti. In virtù
della presunzione della buona fede dello Stato richiedente, nulla permette
– in assenza di fatti concreti e constatati del contrario – di dubitare della
veridicità dello scopo fiscale perseguito dell’autorità richiedente italiana
(cfr. consid. 3.5.1 del presente giudizio).
Circa l’assenza dell’indicazione specifica delle basi legali italiane su cui si
fonda l’inchiesta fiscale in Italia, il Tribunale osserva come tale elemento
non sia idoneo ad inficiarne la validità, tale requisito non essendo richiesto
né dall’art. 27 par. 1 CDI CH-IT, né dalla lett. ebis del Protocollo aggiuntivo
(cfr. considd. 3.2 e 3.3.1 del presente giudizio). Peraltro, ai fini dell’assi-
stenza amministrativa, sempre conformemente al principio dell’affidamen-
to, è sufficiente la garanzia fornita dallo Stato richiedente, secondo cui
« [...] La richiesta è conforme alla Convenzione tra ltalia e Svizzera con-
clusa a Roma il 9 marzo 1976 (protocollo modificativo del 23 febbraio 2015)
[...]. La richiesta è conforme alla legislazione e alla prassi amministrativa
dell’Italia [...] » (cfr. atto n. 16 dell’inc. AFC). In ogni caso, non va dimenti-
cato che nel contesto dell’assistenza amministrativa in materia fiscale
fondata sulla verosimiglianza, lo Stato richiesto non è tenuto a verificare
l’applicazione del diritto interno procedurale dello Stato richiedente per
decidere della rilevanza di una domanda di assistenza amministrativa
(cfr. sentenza del TF 2C_28/2017 del 16 aprile 2018 consid. 4.3; parimenti,
considd. 3.3.2 e 3.5.2 del presente giudizio). In tale contesto, il Tribunale
non intravvede alcun valido motivo per dubitare del suo buon fondamento
giuridico, sicché la censura del ricorrente non può che essere respinta.
A-2980/2019
Pagina 23
5.2
5.2.1 Il ricorrente contesta poi la rilevanza verosimile delle informazioni
richieste dall’autorità richiedente italiana. Egli ritiene infatti che, poiché la
domanda di assistenza amministrativa italiana non sarebbe in realtà volta
ad accertare eventuali omissioni nella dichiarazione dei redditi in Italia,
bensì ad accertare la sussistenza di un eventuale reato penale, non vi
sarebbe alcun rapporto tra le informazioni raccolte dall’autorità inferiore
con i fatti esposti in detta domanda. Essa non sarebbe atta ad applicare la
legislazione italiana relativa alle imposte della CDI CH-IT. Come detto, l’au-
torità richiedente italiana non avrebbe invero fornito una descrizione chiara
ed esaustiva delle informazioni richieste, rispettivamente dello scopo fisca-
le per cui le informazioni sono state richieste, ovvero non le ha comprovate
mediante mezzi di prova (cfr. ricorso 13 giugno 2019, pagg. 9-11).
5.2.2 In proposito, il Tribunale ribadisce che, per costante giurisprudenza
del Tribunale federale, la buona fede dello Stato richiedente è presunta
(cfr. consid. 3.5.1 del presente giudizio). In assenza di elementi concreti e
accertati comprovanti il contrario, lo Stato richiesto deve partire dal presup-
posto che le dichiarazioni dello Stato richiedente sono veritiere, sicché non
vi è motivo di procedere ad ulteriori approfondimenti al riguardo. Dall’auto-
rità richiedente non è atteso che la stessa produca i mezzi di prova a
sostegno della propria domanda, la stessa essendo unicamente tenuta a
rendere verosimile lo scopo fiscale e i motivi per cui richiede determinate
informazioni. Come detto, lo scopo fiscale e la fattispecie alla base della
domanda di assistenza italiana appaiono conformi a quanto richiesto
dall’art. 27 par. 1 CDI CH-IT, nonché alla lett. ebis n. 2 del Protocollo aggiun-
tivo (cfr. consid. 5.1.3 del presente giudizio). Le informazioni richieste
dall’autorità richiedente italiana risultano in nesso con la fattispecie e lo
scopo fiscale alla sua base, sicché il Tribunale non intravvede alcun motivo
per ritenerle come non verosimilmente rilevanti. Ora, non va dimenticato
che l’esame del Tribunale e dell’autorità inferiore dovendosi limitare alla
plausibilità, non spetta a loro valutare in dettaglio la rilevanza verosimile o
meno delle informazioni richieste dall’autorità richiedente italiana (cfr. con-
sid. 3.3.2 del presente giudizio). Nello specifico, il ricorrente non ha peraltro
prodotto alcun elemento proprio a far dubitare della buona fede dello Stato
richiedente, sicché si deve considerare che è a giusta ragione che l’autorità
richiedente non ha proceduto ad ulteriori accertamenti. In tale contesto, il
Tribunale non può che respingere il ricorso anche su questo punto.
5.3
5.3.1 Nel proprio gravame, il ricorrente – pur non avendo invero nulla da
temere circa la correttezza delle sue attività – teme inoltre per la sua
A-2980/2019
Pagina 24
persona, indicando che la trasmissione delle informazioni richieste all’au-
torità richiedente italiana potrebbe potenzialmente comportare l’avvio di un
procedimento in Italia nei suoi confronti e di riflesso della persona fisica di
riferimento all’interno della società B._, che ha messo a
disposizione dell’autorità inferiore le informazioni richieste. A suo avviso,
vista la generalità delle motivazioni esposte dall’autorità richiedente italia-
na, non si potrebbe infatti escludere che quest’ultima possa trasmettere
dette informazioni alla competente autorità penale di riferimento e permet-
terle così di avviare un tale procedimento penale. Per tale motivo, essa
ritiene che sussisterebbero dunque delle ragioni di carattere costituzionale
che impedirebbero la trasmissione delle informazioni e dei documenti
all’autorità richiedente italiana (cfr. ricorso 13 giugno 2019, pagg. 22-23).
5.3.2 Anche in questo contesto, il Tribunale non può che ribadire come in
virtù dell’art. 27 par. 2 CDI CH-IT, l’autorità richiedente italiana sia tenuta
per legge ad utilizzare le informazioni da essa richieste solo per lo scopo
fiscale coperto dalla predetta Convenzione. Come visto, la stessa autorità
richiedente italiana si è formalmente impegnata a rispettare tale obbligo
nella propria domanda (cfr. consid. 4.2.3 del presente giudizio). Dal canto
suo, l’autorità inferiore ha ribadito il dovere di confidenzialità a carico
dell’autorità richiedente italiana, e più concretamente l’obbligo di tenere le
informazioni segrete e rese accessibili soltanto alle persone o autorità che
si occupano dell’accertamento o della riscossione delle imposte ex art. 27
par. 1 CDI CH-IT, ecc. (cfr. decisione impugnata, consid. 13). Ora, tenuto
conto delle precisazioni apportate dall’autorità inferiore nella propria rispo-
sta 29 luglio 2019, secondo cui nelle informazioni ch’essa intendere
trasmesse non risulta alcun riferimento preciso a persona alcuna della
società B._ (cfr. citata risposta, pag. 8), il Tribunale – a prescindere
dal difetto di legittimazione del ricorrente nell’invocare la protezione di terzi
– fatica ad intravvedere un potenziale rischio per un terzo interessato di
essere oggetto di un procedimento penale a causa di dette informazioni.
Ciò posto, in ogni caso, che il ricorrente possa o meno essere potenzial-
mente oggetto di un’inchiesta penale in Italia, non è un motivo sufficiente
per negare l’assistenza amministrativa all’Italia, tanto più che come lui
stesso ha affermato nel suo gravame non ha nulla da temere, avendo
sempre agito conformemente alla legge. Pure tale censura va dunque
respinta.
5.4
5.4.1 Citando la giurisprudenza del Tribunale federale e dello scrivente Tri-
bunale in materia di domande di assistenza amministrativa fondate su dati
rubati, il ricorrente censura altresì che l’autorità inferiore avrebbe omesso,
A-2980/2019
Pagina 25
a torto, di esaminare approfonditamente un eventuale comportamento
costitutivo di una violazione del principio della buona fede, non avendo
verificato e richiesto accertamenti circa l’origine delle informazioni ottenute
dall’autorità richiedente italiana, essendovi motivo per ritenerli come
fondati su dati rubati. Più nel dettaglio, egli ritiene che l’autorità richiedente
italiana avrebbe violato il principio della buona fede, in quanto avrebbe
fondato la propria domanda di assistenza amministrativa su informazioni
rubate nel contesto dei « Panama Papers ». Sottolineando che nell’ambito
di tale vicenda sarebbero stati raccolti illecitamente dei dati da un autore
anonimo e poi divulgati pubblicamente, egli ritiene che la Svizzera e quindi
l’autorità inferiore avrebbe dovuto esaminare l’ammissibilità della domanda
di assistenza amministrativa sotto il profilo dell’art. 7 lett. c LAAF, secondo
cui non si entra nel merito di domande che violano il principio della buona
fede, segnatamente poiché fondate su informazioni ottenute mediante reati
secondo il diritto svizzero. Nel caso italiano, si tratterebbe di spionaggio
economico, reato contro la sovranità e quindi contro lo Stato svizzero,
configurabile pertanto un reato punibile in Svizzera, anche se l’autore ha
agito completamente all’estero (cfr. ricorso 13 giugno 2019, pagg. 12-18).
5.4.2 Al riguardo, il Tribunale osserva come nel caso in disamina l’autorità
richiedente italiana abbia apertamente dichiarato di aver basato la propria
domanda di assistenza amministrativa sulle informazioni rese pubbliche
dai ICIJ sul loro sito internet in rapporto ai documenti dello studio legale
panamese Mossac Fonseca, ovvero i cosiddetti « panama papers ». Di
principio, si tratta dunque per il Tribunale di esaminare se tale circostanza
possa a lei sola bastare a ritenere che l’autorità richiedente italiana ha
violato il principio della buona fede, tenuto conto di tutti gli elementi a sua
disposizione (cfr. consid. 3.6.2 del presente giudizio). Ora però, il Tribunale
constata come dall’incarto non risulti che l’autorità richiedente italiana si sia
mai impegnata nei confronti della Svizzera a non utilizzare questi dati pro-
venienti dai « panama papers » a fondamento della propria domanda. Non
risulta neppure – tant’è che nemmeno il ricorrente lo sostiene – che la stes-
sa abbia acquisito illegalmente detti dati o che la stessa abbia partecipato
in qualche modo attivamente o passivamente alla divulgazione e pubblica-
zione dei « panama papers ». Dagli atti risulta piuttosto che l’autorità richie-
dente italiana si è limitata a valutare i dati nel frattempo divenuti pubblici
per mano dei ICIJ e a basarsi sugli stessi per la propria domanda di as-
sistenza amministrativa. In che misura essa abbia agito contrariamente alla
buona fede ai sensi della giurisprudenza del Tribunale federale non è qui
ravvisabile (cfr. consid. 3.6 del presente giudizio; cfr. parimenti, sentenza
del TAF A-1275/2018 del 23 maggio 2019 consid. 5.3).
A-2980/2019
Pagina 26
Pertanto, non è decisivo se la domanda si basi su dati che possono essere
pubblicati solo perché ottenuti tramite reati in Svizzera. La domanda di
assistenza amministrativa andrebbe respinta solo se l’Italia avesse agito
contrariamente alla buona fede e non a causa del comportamento di una
persona (sconosciuta) sulla quale essa non ha alcuna influenza. In altre
parole, quand’anche fosse possibile dimostrare che la domanda di assi-
stenza si fonda su dati ottenuti attraverso reati commessi in Svizzera,
bisognerebbe comunque entrare nel merito della stessa (cfr. sentenza del
TAF A-1275/2018 del 23 maggio 2019 consid. 5.3). Lo stesso vale altresì
in rapporto all’ipotesi di spionaggio economico sollevata dal ricorrente,
nella misura in cui nulla permette di ritenere che l’Italia sia in un qualche
modo responsabile della divulgazione dei « panama papers ». In assenza
di sospetti legittimi al riguardo o di fatti notori lascianti pensare che l’Italia
avrebbe partecipato attivamente in tale vicenda, si deve considerare che è
a giusta ragione che l’autorità inferiore non ha proceduto ad ulteriori accer-
tamenti al riguardo (cfr. consid. 3.5.2 del presente giudizio). Anche su
questo punto, il ricorso non può pertanto qui trovare accoglimento.
5.5
5.5.1 Nel proprio gravame, il ricorrente contesta poi il rispetto del principio
della sussidiarietà, ritenendo che le dichiarazioni dell’autorità richiedente
italiana non fornirebbero invero dettagli in merito al tenore ed al contenuto
della prassi amministrativa italiana che permetterebbe l’ottenimento di
informazioni così come da lei richieste. Inoltre, essa non avrebbe fornito
alcuna indicazione sui mezzi interni disponibili che sarebbero stati esauriti
e che non avrebbero permesso di raccogliere le informazioni richieste se
non per il tramite della presente domanda di assistenza amministrativa
(cfr. ricorso 13 giugno 2019, pagg. 20-21).
5.5.2 Al riguardo, il Tribunale osserva come nella propria domanda di
assistenza, l’autorità richiedente italiana abbia dichiarato quanto segue:
« [...] Lo Stato richiedente ha esaurito tutti i mezzi a disposizione nel
proprio territorio per ottenere le informazioni, ad eccezione di quelli che
comporterebbero eccessive difficoltà. L’esito della richiesta consentirà di
avviare in maniera completa pertinenti attività ispettive nei confronti del
contribuenti segnalati [...] » (cfr. atto n. 16 dell’inc. AFC), fatto che in virtù
del principio dell’affidamento, è sufficiente a comprovare il rispetto del prin-
cipio della sussidiarietà (cfr. consid. 3.7 del presente giudizio). Secondo
costante giurisprudenza, in presenza di una tale dichiarazione e in assenza
di errori, lacune o contraddizioni palesi al riguardo, l’autorità richiesta non
è tenuta a chiedere all’autorità richiedente di comprovare di aver sfruttato
tutte le fonti di informazione previste dalla sua legislazione (cfr. consid. 3.7
A-2980/2019
Pagina 27
del presente giudizio). Allo stesso modo, è altresì sufficiente la dichiara-
zione secondo cui la domanda è conforme alla legislazione italiana e alla
CDI CH-IT (cfr. consid. 5.1.3 del presente giudizio). Ora, l’esame del
Tribunale e dell’autorità inferiore dovendosi limitare alla plausibilità, non
spetta a loro valutare la rilevanza verosimile o meno delle informazioni
richieste dall’autorità richiedente italiana (cfr. consid. 3.3.2 del presente
giudizio). Anche su questo punto il ricorso va pertanto respinto.
5.6
5.6.1 Nel proprio gravame, il ricorrente si oppone in ogni caso alla trasmis-
sione del Formulario A firmato il 28 ottobre 2002 relativo al conto corrente
bancario (...) intestato alla società D._ presso la banca C._,
in quanto quest’ultimo sarebbe stato chiuso il 15 gennaio 2014, pertanto
prima del periodo fiscale oggetto della domanda di assistenza
amministrativa italiana. A suo avviso, la documentazione relativa al
predetto conto bancario non potrebbe essere infatti utilizzata per provare
circostanze posteriori alla sua chiusura. Il ricorrente ritiene che il
beneficiario economico della società D._ non potrebbe pertanto
essere accertato e provato utilizzando un formulario A di un conto bancario
chiuso antecedentemente. Trattandosi di una informazione la cui
correttezza e fondatezza non può essere verificata, l’autorità inferiore non
dovrebbe pertanto inviare detta informazione all’autorità richiedente
italiana (cfr. ricorso 13 giugno 2019, pagg. 19-20).
5.6.2 Al riguardo, nella decisione impugnata l’autorità inferiore ha precisato
che, come già da lei annunciato con scritto 18 marzo 2019, non è prevista
la trasmissione di documenti bancari relativi a dei conti chiusi prima del
periodo pertinente, bensì unicamente di documenti riguardanti la società
D._. Questa società sarebbe stata messa in « struck off » durante
il periodo richiesto (in base allo scambio di e-mail tra D._ e
E._ del 25 marzo 2015, questo sarebbe avvenuto alla fine di ottobre
2015). Essa ritiene poi che la stessa considerazione sarebbe estensibile
anche alle informazioni riguardanti il beneficiario economico della società
D._. Per tale motivo, l’autorità inferiore ha deciso di trasmettere
anche il formulario A (cfr. decisione impugnata, consid. 9). Nella risposta
29 luglio 2019, l’autorità inferiore ha precisato quanto segue a sostegno
della rilevanza verosimile del formulario A con l’oggetto della domanda di
assistenza italiana. Visto che B._ sarebbe stata proprio la società
incaricata di gestire la D._ da parte del ricorrente, l’autorità inferiore
si chiede chi più di quest’ultima avrebbe potuto comunicarle il beneficiario
economico della menzionata società; per di più a riprova delle sue
dichiarazioni, la B._ avrebbe prodotto una copia del formulario A
A-2980/2019
Pagina 28
compilato al momento della costituzione di un conto corrente presso
C._ da parte della società D._. Andrebbe da sé che sia le
dichiarazioni della B._, sia il menzionato documento sarebbero stati
utilizzati per rispondere alle domande poste dall’autorità richiedente
italiana. A suo avviso, non andrebbe poi dimenticato come secondo la
giurisprudenza del Tribunale federale (cfr. DTF 142 II 161 consid. 2.1.1)
l’autorità richiedente deve interpretare la richiesta di informazioni in
maniera ampia in vista della trasmissione dell’insieme delle informazioni
potenzialmente rilevanti per il procedimento estero. Di conseguenza, tutte
le informazioni che possono entrare in relazione con i fatti esposti nella
domanda dovrebbero essere trasmesse. Solo i documenti di cui si può sin
dall’inizio escludere la rilevanza per il procedimento estero non dovrebbero
essere trasmessi (cfr. citata risposta, pag. 6 seg.).
5.6.3 Ciò premesso, a tal proposito il Tribunale osserva come, da un esame
della domanda di assistenza amministrativa italiana del 23 maggio 2018
(cfr. atto n. 16 dell’inc. AFC), risulti chiaramente che il periodo fiscale
d’indagine è circoscritto all’intervallo temporale compreso tra il 23 febbraio
2015 e il 31 dicembre 2016. Come già esposto nella parte in fatto, in
rapporto a detto periodo fiscale, l’autorità richiedente italiana desidera
ottenere le seguenti informazioni in possesso della società B._ che
avrebbe gestito e curato – in qualità di intermediario svizzero – le attività di
natura finanziaria della società D._ (Britisch Virgin Islands;
designata quale « entity offshore »), a suo avviso, riconducibile al
ricorrente (designato quale persona fisica/giuridica italiana):
« [...]
a) l’intera documentazione, se disponibile, della Entity Offshore (EO);
b) la lista di tutti i beneficial owner (BO) della Entity Offshore (EO);
c) tutti i dati delle relazioni finanziarie (iban dei conti bancari ed altri investi-
menti, non solo in Svizzera ma a livello mondiale), intrattenute dalla EO,
compresi i documenti di apertura conto ed il formulario A sull’indicazione
del BO, includendo l’inventario di cassette di sicurezza, la lista dei power
of attorney (procuratori, mandatari, delegati, et simili). Per i conti correnti
si prega di considerare quale account statement, la situazione dal
23/02/2015 al 31/12/2016, specificando se e quali conti siano stati chiusi
e/o trasferiti nel medesimo periodo richiesto;
d) la lista di tutti gli altri assets della EO (immobili, ecc ... ): asset statement
situazione al 31/12/2015 e ai 31/12/2016 [...] ».
In tale contesto, da un esame della documentazione bancaria relativa al
conto bancario n. (...) intestato alla D._ e aperto presso la banca
C._, il Tribunale osserva come effettivamente detta relazione
A-2980/2019
Pagina 29
bancaria è stata formalmente chiusa il 15 gennaio 2014 (cfr. Debit advice
e Statement of account closing per 15.01.2014 acclusi all’atto n. 27
dell’inc. AFC), ovvero antecedentemente al periodo fiscale oggetto della
domanda di assistenza amministrativa italiana (come detto: 23 febbraio
2015 – 31 dicembre 2016), così come giustamente censurato dal
ricorrente (cfr. consid. 5.6.1 del presente giudizio). In tali circostanze,
contrariamente a quanto ritenuto dall’autorità inferiore (cfr. consid. 5.6.2
del presente giudizio), in realtà è l’intera documentazione di natura
bancaria riguardante il conto bancario n. (...) intestato alla D._,
compreso dunque anche il contestato formulario A, a non potere pertanto
essere trasmessa all’autorità richiedente italiana, in quanto non coperta dal
campo di applicazione temporale della domanda in oggetto, ciò
indipendentemente dalle informazioni fornite dalla B._ con scritto
5 dicembre 2018 (cfr. atto n. 27 dell’inc. AFC). Non è infatti a caso che la
banca C._, anch’essa chiamata dall’autorità inferiore a fornire le
informazioni in suo possesso in rapporto a quanto richiesto nella domanda
di assistenza amministrativa italiana, con scritto 20 dicembre 2018, ha
risposto indicando che per il periodo compreso tra il 23 febbraio 2015 e il
31 dicembre 2016 non ha ravvisato alcuna relazione bancaria intestata alla
società D._ (cfr. atti n. 31 e 32 dell’inc. AFC). Uno scambio
spontaneo di informazioni non essendo previsto nel caso concreto, è
dunque a torto che l’autorità inferiore intende trasmettere detto formulario
A, non coperto dalla domanda di assistenza amministrativa. Su questo
punto, il ricorso del ricorrente deve trovare dunque accoglimento, nel senso
che l’autorità inferiore non è autorizzata a trasmettere alcun documento di
natura bancaria in relazione al succitato conto bancario n. (...), ivi com-
preso dunque anche il formulario A dal quale si evince che il ricorrente è
stato il suo beneficiario economico di detta relazione.
5.6.4 Ciò sancito, l’informazione secondo cui il ricorrente sarebbe stato il
beneficiario economico unico della società D._ durante il periodo
fiscale rilevante non risulta però da detto formulario A, bensì piuttosto dalle
dichiarazioni stesse della B._ contenute nello scritto 5 dicembre
2018 che alla domanda chi sia il beneficiario economico di detta società ha
risposto come segue (cfr. atto n. 27 dell’inc. AFC): « [...] L’ayant droit
économique unique : Mr. A._ [...] ». A mente del Tribunale, dal
punto di vista della domanda di assistenza amministrativa è dunque
sufficiente fornire l’informazione secondo cui, in virtù delle indicazioni
fornite dalla B._, il ricorrente risulta essere stato beneficiario
economico della società D._.
A-2980/2019
Pagina 30
5.6.5 Detto ciò, per quanto concerne i rimanenti documenti riguardanti la
società D._ – ovvero il « Certificate of Incorporation of D._
(Britisch Virgin Islands) » e « the enclosure 2 the related Certificate of
Incumbency », il Tribunale ritiene che, nella misura in cui l’autorità inferiore
indica che la detta società sarebbe stata messa in « struck off » durante il
periodo richiesto (in base allo scambio di e-mail tra D._ e
E._ del 25 marzo 2015, questo sarebbe avvenuto alla fine di ottobre
2015), detti documenti vadano invece trasmessi all’autorità richiedente, in
quanto potenzialmente verosimilmente rilevanti e ancora validi per il
periodo fiscale oggetto della domanda di assistenza amministrativa
italiana, così come giustamente rilevato dall’autorità inferiore e non
contestato dal ricorrente (cfr. al riguardo, decisione impugnata, consid. 9;
ricorso 13 giugno 2019, pag. 19).
6.
Non da ultimo, per quanto attiene alla richiesta di un dibattimento formulata
dal ricorrente nel proprio ricorso 13 giugno 2019 al fine di amministrare le
prove e proporre le sue conclusioni, lo scrivente Tribunale rileva come in
concreto, alla luce degli atti dell’incarto, non vi sia luogo di darle seguito, il
ricorrente avendo già avuto modo di esercitare il proprio diritto di essere
sentito in questa sede, prendendo posizione per iscritto e producendo i
mezzi di prova a sostegno delle sue allegazioni nel suo gravame. In tale
contesto, non va dimenticato, che il diritto di essere sentito non comporta
per le parti il diritto di esprimersi oralmente essendo sufficiente che le
stesse possano far valere le loro ragioni per scritto (cfr. DTF 140 I 68 con-
sidd. 9.6.1 e 9.6.2; 130 II 425 consid. 2.1; [tra le tante] sentenza del TAF A-
5340/2018 del 23 luglio 2019 consid. 3.1.1 con rinvii; MOSER/BEU-
SCH/KNEUBÜHLER, op. cit., n. 3.86), come nel caso concreto. Ora, giusta
l’art. 19 cpv. 4 LAAF, nell’ambito della procedura di ricorso in materia di
assistenza amministrativa, in linea di principio si procede a un solo scambio
di scritti. Detto ciò, a seguito della risposta 29 luglio 2019 dell’autorità infe-
riore, il ricorrente non ha finora manifestato l’intenzione di replicare, così
come aveva invece preannunciato nel suo gravame. In tali circostanze,
tenuto conto del principio di celerità, dal momento che il Tribunale dispone
altresì di tutti gli elementi probatori pertinenti per statuire nel merito della
presente vertenza con piena cognizione di causa, un dibattimento pubblico
non appare qui utile ai fini del giudizio (cfr. circa l’apprezzamento anticipato
delle prove, [tra le tante] sentenza del TAF A-3056/2015 del 22 dicembre
2016 consid. 3.1.4 con rinvii). Detta richiesta va pertanto qui respinta.
A-2980/2019
Pagina 31
7.
7.1 Visto quanto precede, il ricorso va accolto parzialmente ai sensi del
consid. 5.6, secondo cui l’autorità inferiore non è autorizzata a trasmettere
all’autorità richiedente italiana i documenti bancari concernenti la relazione
bancaria n. (...), ivi compreso il relativo formulario A. Per il resto il ricorso
va invece respinto.
Poiché il ricorrente è in parte soccombente, giusta l’art. 63 cpv. 1 PA, le
spese di procedura – ridotte di conseguenza – vanno poste a carico di
quest’ultimo (cfr. art. 1 segg. del regolamento del 21 febbraio 2008 sulle
tasse e sulle spese ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo
federale [TS-TAF, RS 173.320.2]). Nella fattispecie esse sono stabilite in
4'500 franchi (cfr. art. 4 TS-TAF), importo che verrà detratto dall’anticipo
spese di 5'000 franchi versato a suo tempo dal ricorrente. L’importo rima-
nente di 500 franchi verrà restituito al ricorrente, ad avvenuta crescita in
giudicato del presente giudizio.
7.2 L'autorità di ricorso, se ammette il ricorso in tutto o in parte, può d'ufficio
o a domanda, assegnare al ricorrente una indennità per le spese indispen-
sabili e relativamente elevate che ha sopportato (cfr. art. 64 cpv. 1 PA).
Giusta l’art. 7 cpv. 2 TS-TAF, se la parte vince solo parzialmente, le spese
ripetibili sono ridotte in proporzione. Ciò indicato, vista la complessità della
causa e degli allegati di merito, si giustifica altresì l’assegnazione al ricor-
rente di un importo pari a 750 franchi a titolo di indennità di ripetibili, importo
posto a carico dell’autorità inferiore.
8.
Contro la presente decisione, relativa ad un’assistenza amministrativa
internazionale in materia fiscale, può essere interposto ricorso in materia
di diritto pubblico al Tribunale federale (cfr. art. 83 lett. h LTF). Il termine
ricorsuale è di 10 giorni dalla sua notificazione. Il ricorso inoltre è ammis-
sibile soltanto se concerne una questione di diritto di importanza fonda-
mentale o se si tratta per altri motivi di un caso particolarmente importante
ai sensi dell’art. 84 cpv. 2 LTF (cfr. art. 84a LTF). Il Tribunale federale è il
solo competente a determinare il rispetto di tali condizioni.
(il dispositivo è indicato alla pagina seguente)
A-2980/2019
Pagina 32