Decision ID: 3c6825fc-790b-5397-8d98-4155094c403d
Year: 2021
Language: it
Court: TI_TCA
Chamber: TI_TCA_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: public_law

{"ritenuto, in fatto","A. _, deceduta nel 2014 e alla quale è subentrata la relativa comunione ereditaria, era proprietaria di un rustico situato nel Comune di Capriasca, a Cagiallo (in località _), in zona agricola. L'edificio (part. _), eretto in contiguità con un altro fabbricato (mapp. _), è costituito da tre costruzioni contigue, originariamente non collegate tra loro, di cui una era destinata ad abitazione (sub A) e le altre due a stalla (sub B e C). I fabbricati che lo compongono sono censiti nell'inventario degli edifici fuori delle zone edificabili del Comune come \"meritevole 1A\" (sub A), rispettivamente \"meritevole 1d\" (sub B e C). Il fondo è incluso nel perimetro del piano di utilizzazione cantonale dei paesaggi con edifici e impianti protetti (PUC-PEIP).","B. Raccolto l'avviso cantonale favorevole (n. 66217), il 10 luglio 2009 il Municipio ha rilasciato alla _ SA la licenza edilizia per il rifacimento del tetto e delle solette, la modifica delle aperture e per lavori di ordinaria manutenzione del rustico, a condizione che fossero mantenute le quote, le pendenze e le sporgenze originarie della copertura, nonché le geometrie. Il progetto non prevedeva alcun cambiamento di destinazione.","C. a. Il 31 luglio 2010 la stessa impresa incaricata dei lavori ha inoltrato una variante a posteriori per interventi non autorizzati realizzati in corso d'opera, in particolare per il cambiamento delle pendenze originarie del tetto, un'ulteriore modifica delle aperture, la creazione di collegamenti interni fra i tre fabbricati, la sistemazione delle facciate con intonacatura dei muri esterni, in origine in pietra a faccia vista. b. Al rilascio del permesso in sanatoria si sono opposti i Servizi dipartimentali (avviso n. 72182). La Commissione cantonale in materia di rustici ha in particolare ritenuto che i lavori eseguiti avessero modificato in maniera grave e inammissibile l'aspetto esterno, la volumetria e la struttura edilizia dei rustici originali. L'edificio sub A avrebbe perso il suo valore storico-culturale e le peculiarità architettoniche. Inoltre, sarebbe stato attuato un cambiamento di destinazione abusivo dell'edificio inventariato come \"rustico agricolo\" (1d), trasformato in spazio abitativo. Fatto proprio tale avviso, il 14 gennaio 2011 il Municipio ha negato la licenza edilizia in sanatoria. c. Con decisione del 18 maggio 2011, rimasta inimpugnata, il Consiglio di Stato ha respinto un ricorso dell'istante contro tale rifiuto, escludendo in particolare che i predetti interventi potessero essere autorizzati in base agli art. 24, 24c e 24d della legge sulla pianificazione del territorio del 22 giugno 1979 (LPT; RS 700).","D. a. Preso atto dell'avviso dei Servizi generali del Dipartimento del territorio, con decisione del 29 aprile 2013 il Municipio ha ordinato a _ la demolizione e rimozione totale del rustico e di tutte le superfici esterne pavimentate, nonché dei parapetti, del cancello in metallo, dei muri di sostegno e del sistema di smaltimento delle acque. Il provvedimento è stato confermato dal Governo con giudizio del 18 settembre 2013. b. Adito dalla proprietaria, con sentenza del 27 febbraio 2015 (n. 52.2013.456) il Tribunale cantonale amministrativo ha tuttavia annullato la decisione governativa unitamente all'ordine di demolizione del Municipio, al quale ha rinviato gli atti, affinché, esperiti gli opportuni accertamenti e raccolto un nuovo avviso dei Servizi dipartimentali, si esprimesse di nuovo sui provvedimenti di ripristino. La Corte cantonale ha in sintesi ritenuto non inverosimili gli asseriti rischi per la stabilità del fabbricato contiguo; senza approfondire oltre la questione, ha poi messo in discussione il rispetto del principio di proporzionalità della demolizione; infine, per le altre opere toccate dal ripristino (superfici pavimentate, parapetti, muri, ecc.), ha rilevato che non era stata preventivamente accertata l'esistenza di una violazione materiale. c. Con sentenza del 4 maggio 2015 (1C_220/2015), il Tribunale federale ha dichiarato inammissibile un ricorso interposto dall'Ufficio federale dello sviluppo territorale ARE contro tale giudizio di rinvio. Esprimendosi sui requisiti posti dall'art. 93 cpv. 1 della legge sul Tribunale federale del 17 giugno 2005 (LTF; RS 173.110) per impugnarlo, l'Alta Corte federale ha nondimeno osservato che: \"1.6.1. Certo, l'eventuale accoglimento del ricorso comporterebbe immediatamente una decisione finale: non è tuttavia adempiuta l'ulteriore condizione imposta dall'invocata norma, segnatamente quella di evitare una procedura probatoria defatigante o dispendiosa. La Corte cantonale ha infatti rilevato che gli accennati rischi, addotti per la prima volta dinanzi ad essa, secondo cui la demolizione del rustico nuocerebbe alla stabilità del fabbricato eretto in contiguità, non appaiono inverosimili. Ha quindi ritenuto che occorrerebbe di conseguenza interpellare un tecnico allo scopo di valutare se del caso l'opportunità di ordinare misure alternative alla demolizione totale, non approfondendo tuttavia oltre la questione, poiché l'ordine di ripristino violerebbe comunque il principio di proporzionalità. Ora, riguardo a eventuali problemi di stabilità del fabbricato adiacente, neppure i due consulenti interpellati dalla proprietaria hanno escluso la possibilità di attuare l'imposta demolizione: anche secondo le loro conclusioni è infatti sufficiente provvedere a stabilizzare il fabbricato contiguo, per esempio \"lasciando parte dei muri da demolire a formare contrafforti\". Come rettamente sottolineato dal ricorrente, le modalità di esecuzione dell'ordine di ripristino possono senz'altro essere definite nel quadro dell'attuazione delle misure di ripristino (cfr. sentenza 1C_215/2014 dell'11 dicembre 2014 consid. 3.5 e 3.6). La Corte cantonale ha nondimeno rilevato, invero in maniera difficilmente comprensibile, che eventuali rischi non apparirebbero inverosimili, per cui occorrerebbe interpellare un tecnico e, senza tuttavia approfondire oltre la questione, ha imposto al Municipio di esperire gli accertamenti opportuni: ciò poiché la demolizione del rustico non sarebbe conforme al principio di proporzionalità. 1.6.2. Riguardo a quest'ultimo aspetto, la Corte cantonale si è fondata unicamente sulle generiche osservazioni della proprietaria del fondo, formulate sulla base di un referto di un architetto da lei incaricato, nel quale, contrariamente agli accertamenti delle Autorità comunali, della Commissione cantonale in materia di rustici, dei Servizi dipartimentali e del Governo cantonale, in maniera poco convincente è rilevato che la struttura muraria originaria sarebbe stata mantenuta. Con una motivazione assai scarna il Tribunale cantonale amministrativo propone quindi di adottare le misure alternative suggerite dalla proprietaria, segnatamente la chiusura dei collegamenti tra i corpi del rustico, con divieto di destinazione a uso abitativo di quelli originariamente adibiti a stalla, il ripristino del tetto e delle aperture secondo quanto approvato, nonché l'eliminazione dell'intonaco dai muri esterni, poiché la fattibilità di questi interventi non potrebbe essere esclusa a priori. Queste affrettate conclusioni si scontrano sia con l'accertamento contenuto nella decisione governativa, secondo cui l'impossibilità dell'eliminazione dell'intonaco è stata ammessa dalla proprietaria stessa, sia con la deduzione, logica e corretta, che proprio gli ingenti costi necessari per ristabilire l'immobile secondo i progetti approvati dimostrano che si tratta di una nuova costruzione, irrimediabilmente priva delle caratteristiche dell'opera originale. 1.6.3. La Corte cantonale ha poi aggiunto, in maniera poco comprensibile, come non risulterebbe che le opere esterne, in particolare il cancello in metallo, le superfici esterne pavimentate e i muri di sostegno, sarebbero state oggetto di una procedura edilizia in sanatoria. Ora, nulla impediva alla proprietaria di presentare una siffatta domanda, il cui esito sarebbe stato con ogni verosimiglianza negativo, trattandosi di opere manifestamente recenti e realizzate anch'esse in mala fede, come risulta chiaramente dalle fotografie prodotte dal ricorrente e che per di più possono essere facilmente rimosse (cfr. sentenze 1C_142/2013 del 7 marzo 2014 consid. 2.7 e 2.9, 1C_522/2010 del 19 aprile 2011 consid. 3.7 e 1C_403/2008 del 23 ottobre 2008 consid. 2.2). Ne segue che i richiesti accertamenti possono essere effettuati assai rapidamente e senza importanti costi supplementari, per cui non si è in presenza di una procedura defatigante né dispendiosa, visto che l'ordine di ripristino municipale di per sé rispetta la prassi vigente in materia (cfr. sentenza 1C_215/2014, citata). Del resto, spetta di massima alla proprietaria produrre una relazione sulla maniera con la quale intende procedere alla demolizione e stabilizzare il fabbricato eretto in contiguità.\"","E. Ripreso possesso dell'incarto, il 24 giugno 2015 il Municipio ha esperito un sopralluogo alla presenza di tutte le parti. Dopo aver interpellato i Servizi generali del Dipartimento del territorio, il 23 dicembre 2015 ha poi intimato alla comunione ereditaria di sospendere l'uso dell'edificio e presentare una perizia statica. Preso atto della documentazione da essa prodotta (limitata a dei preventivi di spesa), con decisione del 10 giugno 2016 il Municipio ha quindi nuovamente ordinato la demolizione completa della costruzione sul fondo, e più precisamente:","a. la demolizione totale del rustico e rimozione di tutto il materiale;","b. la demolizione e rimozione di tutte le superfici esterne pavimentate in pietra naturale;","c. la rimozione completa dei parapetti in legno, del cancello in metallo e di ogni altro eventuale manufatto esterno;","d. la demolizione e rimozione completa di tutti i muri di sostegno in pietra naturale;","e. la rimozione completa del sistema di smaltimento delle acque luride e meteoriche;","f. il ripristino del terreno circostante secondo il presumbile profilo originale con relativo rinverdimento.","F. Con risoluzione dell'8 novembre 2017, il Consiglio di Stato ha respinto il ricorso contro tale provvedimento interposto da RI 2, in rappresentanza della comunione ereditaria. Dopo aver disatteso delle censure di ordine formale, il Governo ha tutelato la misura di rispristino. Ritenuta assodata la violazione materiale (sfociata nel diniego del permesso cresciuto in giudicato), ha osservato come l'abuso perpetrato fosse grave e manifesto. Ha considerato che la proprietaria si fosse scostata in modo importante dal progetto conservativo autorizzato nel 2009, ricordando in sostanza le importanti difformità al tetto e gli altri interventi che hanno permesso di realizzare - al posto dei tre originari fabbricati contigui - un unico edificio residenziale, con un consistente ampliamento della superficie abitabile e una modifica radicale dell'aspetto esterno. Ha quindi attribuito un peso accresciuto al ripristino di una situazione conforme al diritto, negando la possibilità di adottare altri provvedimenti meno incisivi. Analoga conclusione ha tratto per la rimozione - non contestata - delle altre opere esterne (pavimentazione, muri, ecc.). Ammessa la proporzionalità del provvedimento, la precedente istanza ha infine rilevato come gli insorgenti non avessero più riproposto l'obiezione relativa ai rischi per la stabilità del fabbricato contiguo, che non osterebbe comunque a una demolizione (fermo restando che le modalità d'esecuzione dell'ordine andranno definite nel quadro dell'attuazione delle misure di ripristino).","G. I membri della comunione ereditaria rappresentati da RI 2 impugnano ora tale giudizio davanti a questo Tribunale, postulando che sia annullato e riformato limitatamente alla demolizione del rustico (lett. a), nel senso che sia ordinato il ripristino dell'edificio come previsto dalla licenza edilizia rilasciata dal Municipio. Per il resto chiedono la conferma dell'ordine municipale (demolizione e ripristino delle opere esterne, lett. b-f). Riproponendo le eccezioni formali rimaste inascoltate, rimproverano anzitutto alle precedenti istanze di non essersi attenute, da più punti di vista, al giudizio di rinvio del 27 febbraio 2015 di questo Tribunale, cresciuto in giudicato, e alle istruzioni in esso contenute. Contestano il rispetto del principio di proporzionalità, riaffermando la loro buona fede e lamentando le spese (ca. fr. 300'000.-) derivanti dal provvedimento (che si dimezzerebbero in caso di una demolizione parziale). Ribadiscono segnatamente la bontà delle misure già proposte (chiusura dei collegamenti tra i corpi, divieto d'uso abitativo di quelli originariamente adibiti a stalla, ripristino del tetto e delle aperture e rimozione dell'intonaco), che sarebbero maggiormente idonee e praticabili. La distruzione dell'edificio metterebbe invece a repentaglio la stabilità del fabbricato contiguo, oltre a deturpare l'assetto territoriale e paesaggistico della zona.","H. All'accoglimento dell'impugnativa si oppone il Consiglio di Stato, senza formulare particolari osservazioni. A identica conclusione pervengono l'ARE, l'Ufficio delle domande di costruzione (UDC) e il Municipio, con argomenti di cui si dirà, per quanto necessario, in appresso.","I. Con la replica e le dupliche le parti si sono essenzialmente riconfermate nelle rispettive conclusioni e domande di giudizio. Anche di questi allegati si dirà, se del caso, più avanti."}

{"Considerato, in diritto","1. 1.1. La competenza del Tribunale cantonale amministrativo è data dagli art. 21 cpv. 1 e 45 della legge edilizia cantonale del 13 marzo 1991 (LE; RL 705.100). Certa è la legittimazione attiva dei ricorrenti, nella misura in cui hanno evidentemente agito quali singoli membri della comunione ereditaria fu _ (e non come comunione in quanto tale, che non ha capacità processuale, cfr. DTF 125 III 219 consid. 1a; STF 1C_247/2007 dell'11 marzo 2008 consid. 2.2 e rimandi). Ci si potrebbe semmai chiedere se l'abilitazione a insorgere non debba a questo punto essere riconosciuta solo all'erede RI 2, frattanto divenuto unico proprietario del fondo (a seguito di divisione ereditaria del 27 dicembre 2016). Non occorre però soffermarsi su tale aspetto visto che il ricorso, tempestivo (art. 68 cpv. 1 della legge sulla procedura amministrativa del 24 settembre 2013; LPAmm; RL 165.100), va comunque respinto nel merito. 1.2. Il giudizio può essere reso sulla base degli atti, integrati dall'incarto archiviato del Tribunale relativo al precedente giudizio del 27 settembre 2015 e da quello richiamato dall'UDC riguardante la licenza edilizia del 10 luglio 2009 (n. 66217), noti alle parti. Non occorre assumere altre prove (art. 25 cpv. 1 LPAmm)."}