Decision ID: d722b4f8-da15-52f2-b285-add3256bccfe
Year: 2004
Language: it
Court: TI_TCAS
Chamber: TI_TCAS_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: social_law

ritenuto,
in fatto
1.1. RI 1, classe 1960, a causa di patologie reumatiche e psichiatriche, è stato posto al beneficio di una mezza rendita d’invalidità dal 1° giugno 1997 (cfr. decisione 24 novembre 1999, cresciuta in giudicato, doc. AI 51).
Sulla base della perizia multidisciplinare 11 ottobre 1999 eseguita dal Servizio di accertamento medico dell’AI (SAM), l’Ufficio assicurazione invalidità (UAI) aveva infatti ritenuto l’assicurato inabile nella propria professione di apicoltore, rispettivamente incapace al guadagno, nella misura del 50% (doc. AI 46).
1.2. Con decisione 19 febbraio 2003 l’amministrazione, esperita una nuova perizia medica multidisciplinare, ha respinto la domanda di revisione della rendita presenta dall’assicurato poiché:
"
Dalla nuova documentazione medica specialistica (perizia SAM del 10.12.2002) risulta che il suo stato di salute ha subito un certo peggioramento rispetto alle precedenti valutazioni ma tuttavia lo stesso non è tale da giustificare l’assegnazione di una rendita intera d’invalidità. Infatti l’attuale incapacità lavorativa viene valutata nella misura massima del 60% “ (doc. AI 85).
Mediante tempestiva opposizione RI 1 ha contestato la graduazione dell’invalidità, facendo segnatamente presente un peggioramento delle condizioni psichiche (doc. AI 86 e 92).
Con decisione datata 27 maggio 2003 l’UAI ha parzialmente accolto l’opposizione nel senso di disporre ulteriori accertamenti medici, respingendo nel contempo la domanda di assistenza giudiziaria (doc. AI 96).
1.3. Rimasta la succitata pronunzia amministrativa incontestata, l’Ufficio AI ha in seguito disposto una terza perizia multidisciplinare.
Sulla base del referto peritale 13 agosto 2003 del SAM, con delibera 16 ottobre 2003 l’amministrazione ha concluso per un rilevante peggioramento delle condizioni di salute dell’assicurato, riconoscendo di conseguenza una totale incapacità lavorativa e di guadagno dal 1° maggio 2003 (sub doc. AI 106).
In data 27 ottobre 2003 l’UAI ha poi emesso la seguente decisione:
"
il nostro Ufficio ha riesaminato il vostro caso di rendita d'invalidità e con deliberazione del 16 ottobre 2003 ha stabilito il vostro grado d'invalidità nella misura del 100% a far tempo dal 01.05.2003.
Secondo l'art. 43 cpv. 1 della legge AI, le vedove e gli orfani che adempiono contemporaneamente le condizioni del diritto a una rendita dell'assicurazione per l'invalidità ricevono soltanto quest'ultima rendita, la quale, tuttavia, è sempre assegnata come rendita intera e deve ammontare almeno all'importo della rendita per superstiti.
Essendo voi invalido nella misura del 50% e considerato che eravate vedovo dal 17 febbraio 2003 vi era stata assegnata la rendita d'invalidità intera conformemente all'articolo sopracitato.
Pertanto la rendita che percepite, non subirà alcuna modifica." (Doc. AI 106)
RI 1 si è nuovamente opposto a quanto deciso dall’amministrazione, ritenendo che la totale inabilità lavorativa debba essere fatta risalire dal 18 ottobre 2000, non avendo la perizia 10 dicembre 2002 del SAM valutato correttamente il peggioramento delle condizioni di salute (doc. AI 107).
Con decisione su opposizione 13 maggio 2004 l’Ufficio AI ha confermato quanto precedentemente deliberato (doc. AI 112).
1.4. Avverso la succitata decisione su opposizione RI 1, rappresentato dall’avv. RA 1, ha inoltrato al TCA un tempestivo atto di ricorso, chiedendone l’annullamento nonché il riconoscimento di una totale incapacità al lavoro a decorrere dal 18 ottobre 2000 e la conseguente erogazione di una rendita intera a partire dal 1° gennaio 2001.
Facendo riferimento alle certificazioni dei propri medici curanti, in particolare quelli del dr. _ (3 aprile 2001) e dr. _ (11 marzo 2002), il ricorrente sostiene dunque un’inabilità lavorativa del 100% a far da tempo dal 18 ottobre 2000.
In particolare egli ha evidenziato:
"
7. Ebbene, proprio queste considerazioni conclusive portano a
convincersi della contraddizione (ovvero dell'impossibilità reale di pretendere dall'assicurato di svolgere un'attività lavorativa nella misura del 50% sino al 30 aprile 2003, ossia fino dopo i tre mesi di attesa dalla data del decesso della moglie avvenuta in febbraio 2003) insita nella valutazione del SAM e della decisione dell'Ufficio dell'assicurazione invalidità; che appunto non poteva che cadere in tale contraddizione se non teneva in considerazione di tutto l'insieme dei fatti e delle circostanze che riguardano sia lo stato di salute sia la capacità di guadagno dell'assicurato.
Mancando tale attento esame, la decisione su opposizione qui avversata non ha che confermato la decisione precedente senza entrare nel merito degli argomenti sollevati.
Come è possibile infatti esigere dall'assicurato che egli continuasse con il suo lavoro di apicoltore (visto che non sono proponibili misure di reintegrazioni professionali) fino al 30 aprile 2003, quando questa attività gli era già preclusa a motivo dei movimenti e degli sforzi che inevitabilmente essa richiedeva? (trasporto arnie, cura e manutenzione delle stesse, lavori di estrazione del miele, raccolta dello stesso, trasporto dei contenitori, ecc.).
Va ricordato che altre attività quali quelle che in un lontano passato ha svolto l'assicurato, ossia quella di gerente di esercizio pubblico, furono interrotte proprio per l'insorgere dei gravi disturbi psichici insorti.
A questi propositi si richiamano le argomentazioni già addotte dall'assicurato con le osservazioni del 3 dicembre 1998, con quelle dell'opposizione 17 marzo 2003 e con quelle dell'opposizione 25 novembre 2003.
Pertanto, evidenziata la contraddizione e la totale mancanza di realismo della perizia SAM e della decisione dell'Ufficio invalidità, l'assicurato era da ritenersi inequivocabilmente totalmente inabile al lavoro già dal 18 ottobre 2000.
8. Ritornando sulle questioni medico giuridiche, non si comprendono i criteri alla base della decisione per cui le valutazioni peritali degli specialisti che concludono tutti, tranne lo psichiatra dott. _ (che ritiene data un'inabilità lavorativa per soli disturbi psichiatrici dell'ordine del 50%), per un grado d'incapacità lavorativa totale o superiore al 75% da profilo psichiatrico, non debbano essere tenute in considerazione, ma si sia giunti alla formulazione del grado d'incapacità lavorativa del 60%.
In altre parole si contesta che la fissazione del grado d'incapacità al lavoro sia stato definito con criteri oggettivi tenuto conto
a) del grado d'invalidità medico teorica fisica da una parte e
psichica dall'altra
b) del grado d'invalidità medico teorica nel suo complesso,
assommando l'incapacità fisica con quella psichica
c) delle effettive possibilità d'inserimento nel mercato del lavoro
di una persona affetta dei gravi disturbi fisici e psichici come
l'assicurato in questione."
Contestualmente l’assicurato ha chiesto di essere posto al beneficio dell’assistenza giudiziaria con gratuito patrocinio.
1.5. Mediante risposta di causa 21 giugno 2004 l’Ufficio AI ha chiesto la reiezione del ricorso, confermando quanto sostenuto con la decisione contestata.
1.6. Su richiesta del TCA, il ricorrente ha prodotto la documentazione a sostegno dell’istanza per la concessione dell’assistenza giudiziaria.

in diritto
In ordine
2.1. La presente vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico ai sensi degli articoli 26 c cpv. 2 della Legge organica giudiziaria civile e penale e 2 cpv. 1 della Legge di procedura per le cause davanti al Tribunale delle assicurazioni (STFA del 21 luglio 2003 nella causa N., I 707/00; STFA del 18 febbraio 2002 nella causa H., H 335/00; STFA del 4 febbraio 2002 nella causa B., H 212/00; STFA del 29 gennaio 2002 nella causa R. e R., H 220/00; STFA del 10 ottobre 2001 nella causa F., U 347/98 pubblicata in RDAT I-2002 pag. 190 seg.; STFA del 22 dicembre 2000 nella causa H., H 304/99; STFA del 26 ottobre 1999 nella causa C., I 623/98).
Nel merito
2.2. Il 1° gennaio 2003 è entrata in vigore la Legge federale sulla parte generale del diritto delle assicurazioni sociali (LPGA; RS 830.1), la quale ha portato alcune modifiche legislative anche in ambito AI.
Siccome dal profilo temporale il giudice delle assicurazioni deve applicare le norme in vigore al momento della realizzazione dello stato di fatto che deve essere valutato giuridicamente o che produce conseguenze giuridiche (SVR 2003 IV nr. 25 consid. 1.2; DTF 129 V 1, 127 V 467 consid. 1, 121 V 366 consid. 1b) e poiché il Tribunale delle assicurazioni, ai fini dell’esame della vertenza, si basa di regola sui fatti che si sono realizzati fino al momento della decisione contestata (SVR 2003 IV nr. 25 consid. 1.2; DTF 121 V 366 consid. 1b), nel presente caso sono applicabili le disposizioni in vigore a partire dal 1° gennaio 2003.
Dal 1° gennaio 2004 sono inoltre in vigore le norme introdotte dalla 4a revisione della LAI.
Per quanto concerne la materia che qui interessa, l’art. 1 LAI, nella versione in vigore dal 1° gennaio 2003, dispone che le disposizioni della LPGA (art. 1a –70) sono applicabili all’assicurazione per l’invalidità, sempre che la legge non preveda espressamente una deroga.
2.3. Oggetto del contendere è sapere se l’assicurato può essere posto al beneficio di una rendita intera d’invalidità, in via di revisione, dal 1° gennaio 2001.
2.4. Secondo l’art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con l’art. 8 della LPGA, con invalidità s’intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata, cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio.
Gli elementi fondamentali dell'invalidità, secondo la surriferita definizione, sono quindi:
- un danno alla salute fisica o psichica conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio, e
- la conseguente incapacità di guadagno.
Occorre quindi che il danno alla salute abbia cagionato
una diminuzione della capacità di guadagno, perché il caso possa essere sottoposto all'assicurazione per l'invalidità (Scartazzini, Les rapports de causalité dans le droit suisse de la sécurité sociale, tesi Ginevra 1991, pag. 216ss).
Va precisato che, secondo l'art. 28 cpv. 1 LAI, in vigore sino al 31 dicembre 2003, gli assicurati hanno diritto a una rendita intera se sono invalidi almeno al 66 2/3 %, a una mezza rendita se sono invalidi almeno al 50 % o a un quarto di rendita se sono invalidi almeno al 40 %. Nel suo nuovo tenore in vigore dal 1° gennaio 2004, l'art. 28 cpv. 1 LAI prescrive che gli assicurati hanno diritto ad una rendita intera se sono invalidi almeno al 70 %, a tre quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza rendita se sono invalidi almeno al 50 % o a un quarto di rendita se sono invalidi almeno al 40 %.
Va altresì rilevato che, ai sensi dell'art. 16 LPGA il grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto fra il reddito del lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo l'insorgenza dell'invalidità e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione, nell'esercizio di un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in condizioni normali di mercato del lavoro (reddito da invalido) e il reddito del lavoro che egli avrebbe potuto conseguire se non fosse diventato invalido (reddito da valido).
Il grado d'invalidità dell'assicurato deve quindi essere determinato dal raffronto del reddito ch'egli ancora può conseguire nonostante la sua invalidità con quello che avrebbe potuto guadagnare in assenza delle affezioni di cui è portatore (RCC 1992 pag. 182 consid. 3, 1990, pag. 543 consid. 2; Valterio, Droit et pratique de l'assurance invalidité, Les prestations, Lausanne 1985, pagg. 200 e ss.).
Si confronta perciò il reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non fosse divenuto invalido con quello ch'egli può tuttora realizzare, benché invalido, sfruttando la residua capacità lavorativa in attività da lui ragionevolmente esigibili in condizioni normali del mercato del lavoro, previa adozione di eventuali provvedimenti integrativi (metodo generale del raffronto dei redditi; DTF 128 V 30 consid.1, 104 V 136 consid. 2a e 2b; VSI 2000 pag. 84 consid. 1b).
Nel confronto dei redditi la giurisprudenza - di regola - non si tiene conto di fattori estranei all'invalidità, come ad esempio la formazione professionale, le attitudini fisiche e psichiche e l'età dello assicurato (RCC 1989, pag. 325 consid. 2b; DTF 107 V 21 consid. 2c; Scartazzini, op. cit, pag. 232; Cattaneo, Les mésures préventives et de réadaptation de l'assurance-chômage, pagg. 316 e s. nn. 1158 e 1159 e la giurisprudenza citata).
La misura dell'attività ragionevolmente esigibile dipende d'altra parte dalla situazione personale dell'assicurato e dalla possibilità di applicazione di misure reintegrative.
La situazione personale dell'assicurato è essenziale per la valutazione della residua capacità al guadagno.
Secondo il TFA i due redditi, dalla cui differenza emerge il grado dell'incapacità di guadagno, vanno stabiliti in maniera precisa. Se ciò non è possibile, devono essere calcolati sulla base di una valutazione fondata sulle circostanze concrete (SVR 1996 IV Nr. 74 consid. 2a, DTF 114 V 313 consid. 3a).
2.5. Se il grado d'invalidità del beneficiario della rendita subisce una modifica, che incide in modo rilevante sul diritto alla rendita, questa sarà, per il futuro, aumentata o ridotta proporzionalmente o soppressa, d’ufficio o su richiesta (art. 17 cpv. 1 LPGA).
La revisione avviene d’ufficio quando, in previsione di una possibile modificazione importante del grado d’invalidità o di grande invalidità, è stato stabilito un termine nel momento dell’erogazione della rendita o dell’assegno per grandi invalidi, o allorché si conoscono fatti o si ordinano provvedimenti che possono provocare una notevole modificazione del grado d’invalidità o della grande invalidità (art. 87 cpv. 2 OAI).
Invece, se è stata inoltrata domanda di revisione, nella domanda si deve dimostrare che il grado d’invalidità o d’incapacità dell’invalido a provvedere a sé stesso è modificato in misura rilevante per il diritto alle prestazioni (art. 87 cpv. 3 OAI).
Infine, prescrive l’art. 87 cpv. 4 OAI che, ove la rendita o l’assegno per grandi invalidi siano stati negati perché il grado d’invalidità era insufficiente o perché l’invalido poteva provvedere a sé stesso, una nuova richiesta è riesaminata soltanto in quanto siano soddisfatte le condizioni previste nel capoverso 3.
Se la capacità al guadagno dell'assicurato migliora, v'è motivo di ammettere che il cambiamento determinante sopprime, all'occorrenza, tutto o parte del diritto a prestazioni dal momento in cui si può supporre che il miglioramento costatato perduri. Lo si deve in ogni caso tenere in considerazione allorché è durato tre mesi, senza interruzione notevole, e che presumibilmente continuerà a durare (art. 88 a cpv. 1 OAI).
Analogamente, in caso di aggravamento dell'incapacità al guadagno, occorre tener conto del cambiamento determinante il diritto a prestazioni, non appena esso perdura da tre mesi senza interruzione notevole (art. 88 a cpv. 2 OAI).
Queste norme sono applicabili non soltanto in caso di revisione della rendita, ma anche di assegnazione con effetto retroattivo di una prestazione limitata nel tempo (STFA 29 maggio 1991 in re St., RCC 1984 pag. 137).
2.6. La costante giurisprudenza ha stabilito che le rendite AI sono soggette a revisione non solo in caso di modifica rilevante dello stato di salute che ha un influsso sull'attività lucrativa, ma anche quando lo stato di salute è rimasto invariato, se le sue conseguenze sulla capacità di guadagno hanno subito un cambiamento importante (STFA non pubbl. del 28 giugno 1994 in re P. P. pag. 4; RCC 1989 pag. 323, consid. 2a; DTF 113 V 275, consid. 1a, 109 V 116, consid. 3 b, 105 V 30).
Affinché sia possibile la revisione di una rendita AI è dunque necessario che le condizioni cliniche e/o economiche dell'assicurato abbiano subito una modifica, tale da influire sulla perdita di guadagno.
D'altra parte la modifica deve essere notevole, non tanto da un punto di vista astratto, ma piuttosto in relazione con l'art. 28 cpv. 1 LAI.
In ogni caso la revisione della rendita è possibile unicamente se, posteriormente alla pronuncia della decisione iniziale, la situazione invalidante è effettivamente mutata. Non basta invece che una situazione, rimasta sostanzialmente invariata, sia giudicata in modo diverso (RCC 1987 pag. 38, consid. 1a; STFA 29 aprile 1991 in causa G.C., Bellinzona, non pubblicata, consid. 4).
Per stabilire in concreto se vi è motivo di revisione, da un punto di vista temporale vanno in particolare paragonati i fatti esistenti al momento della decisione formale iniziale con quelli esistenti nell’istante della pronuncia della nuova decisione. Da questo punto di vista un provvedimento che si limita a confermare una prima decisione di rendita non è rilevante (DTF 125 V 369 consid.
2 con riferimenti, 109 V 262; 105 V 30; Valterio, op. cit., pag. 268; Meyer-Blaser, Rechtsprechung des Bundesgerichts zum IVG, Zurigo 1997, pag. 258).
2.7. Nell’evenienza concreta, in occasione della prima domanda di prestazioni, il ricorrente è stato esaminato dal _ che ha proceduto ad una perizia multidisciplinare (reumatologica e psichiatrica).
Nel rapporto 11 ottobre 1999, esposte dettagliatamente l’anamnesi, le diagnosi con e senza influsso sulla capacità lavorativa, gli specialisti del _ hanno proceduto alla discussione dei consulti esterni di natura psichiatrica (dr. _) e reumatologica (dr. _) giudicando l’assicurato inabile al 50% nella propria attività di apicoltore (doc. AI 46).
Fondandosi sulla succitata perizia, con decisione 24 novembre 1999, crescita in giudicato, l’Ufficio AI ha riconosciuto all’assicurato una mezza rendita con effetto retroattivo dal 1° giugno 1997 (doc. AI 51).
2.8. Nell’ambito della revisione della rendita, il ricorrente è stato nuovamente peritato dal SAM, il quale ha ordinato una consultazione esterna psichiatrica, a cura del dr. _, e psicologica (dr. _), oltre ad una valutazione reumatologica affidata al dr. _.
Con rapporto 10 dicembre 2002 i periti hanno proceduto alla discussione dei succitati consulti:
"
Durante il soggiorno presso il SAM abbiamo così potuto evidenziare le seguenti patologie limitanti la capacità lavorativa dell'A.:
Patologia psichiatrica
Concordiamo con il nostro consulente, dr. _, sia riguardo alla diagnosi, sia al grado d'incapacità lavorativa, che si situa nella misura del 50%.
Non abbiamo quindi potuto evidenziare un peggioramento dal punto di vista psichiatrico rispetto alla precedente perizia SAM del 1999.
L'esame complessivo eseguito mediante
tests
psicoreattivi, fra i quali un Rorschach, il Baumtest di Koch e scala di Beck (eseguiti dallo psicologo Signor _) evidenzia, sul piano cognitivo un pensiero povero di contenuti, stereotipato, automatico, scontato, seppur incanalato in un corso regolare. Possiede un'intelligenza normale, ma concede poco all'intellettualizzazione, preferendo muoversi su contesti di conformismo e di semplificazione. L'interferenza di fattori emotivi è alla base di un vasto disagio esistenziale espresso perlopiù attraverso lagnanze corporali. Vissuti depressivi, sentimenti d'inadeguatezza, ansia e preoccupazione per il futuro permeano il vivere del soggetto. In conclusione, i
tests
psicoreattivi effettuati escludono la presenza di un disturbo di personalità, mentre una forte assimilazione è per contro riscontrabile con il profilo dei disturbi nevrotici del carattere.
Patologia reumatologica
Concordiamo con il nostro consulente reumatologo, dr. _, sia riguardo alle diagnosi, sia riguardo al grado d'incapacità lavorativa, che si situa nella misura del 100% in attività da pesanti a medio - pesanti, mentre in un'attività leggera e adatta, compresi i lavori d'ufficio, premessa l'ottimizzazione ergonomica del posto di lavoro, in cui
l'A.
possa evitare la posizione inginocchiata, movimenti di flessione / estensione delle ginocchia in carico, spostamenti oltre a qualche centinaio di metri e non in modo ripetuto, lavori di forza o ripetitivi con gli arti sup., particolarmente sopra l'orizzontale, movimenti ripetitivi di flessione / estensione / rotazione del tronco,
l'A.
e abile al lavoro nella misura del 50%. Nell'attività di gerente di ristorante,
l'A.
e abile al 50% per quanto attiene le mansioni esclusivamente amministrative ed intrattenimento della clientela. E' invece inabile in misura molto importante in attività attinenti i compiti di cameriere (spostare vassoi, trasportare casse di bibite ed altri oggetti pesanti, preparare caffè, ecc.). Per quanto riguarda l'attività di apicoltore, il dr. _ fa notare come non conosca a sufficienza il lavoro per potersi esprimere in modo chiaro. Anche in questo caso, per quanto attiene i compiti leggeri, secondo i criteri precedentemente espressi,
l'A.
può essere ritenuto abile al lavoro nella misura del 50%. Se vi sono oggetti pesanti da trasportare, lavori da svolgere in ginocchio, lavori ripetitivi o sopra l'orizzontale con gli arti sup., lavori ripetitivi di flessione / estensione /rotazione del tronco queste attività non sono più esigibili. Esprimendosi riguardo all'evoluzione dal 1999 ad ora, il nostro consulente fa notare come, per quanto riguarda le ginocchia, la situazione sia certamente peggiorata, clinicamente e radiologicamente, soprattutto per quanto riguarda la gonartrosi e soprattutto a sin., ma anche per quanto riguarda l'iperostosi legata alla DISH, con possibile influsso sulla
tendinite
cronica del pes anserinum. Per quanto riguarda le spalle, é presente tuttora una periartropatia omeroscapolare tendinotica bilaterale. A sin. la situazione e nettamente peggiorata soggettivamente dopo la lussazione ant.; oggettivamente non vi e una diminuzione della motilità articolare, ma persiste un modico impingement, già descritto nella perizia del 1999. Dopo lussazione, potrebbe però ora trattarsi di una sindrome dolorosa complessa, con una componente articolare nell'ambito di un'eventuale lesione del labbro inf. del glenoide. Per questo motivo potrebbe essere utile, al di fuori del contesto di questa perizia, realizzare un'artro-MRI. La calcificazione del sovraspinato è per contro completamente regredita (possibile rottura e riassorbimento della placca di idrossiapatite legata al trauma del 2000). La sindrome lombospondilogena rappresenta un problema soprattutto soggettivo. L'esame clinico e le indagini radiologiche a disposizione non evidenziano anomalie oggettive particolari. Clinicamente vi e un'irritazione della cresta iliaca sin. in parte postraumatica, forse intrattenuta nell'ambito di entesiti legate alla DISH. Il dolore alla cresta iliaca sin. è insorto dopo il trauma del 2000 e non era descritto nel 1999.
Riguardo alla prognosi, per quanto riguarda la gonartrosi, è particolarmente certo un progressivo peggioramento nei prossimi anni, che, quasi certamente,
porterà
a medio termine all'impianto di una protesi totale bilaterale.
Per quanto riguarda la spalla sin., potrebbe essere utile conoscere la situazione del labbro glenoidale. Trattandosi di un problema che il paziente ritiene si situi in secondo piano rispetto alle ginocchia ed alla schiena, non verrebbe probabilmente comunque preso a carico con misure chirurgiche. Non sono quindi probabilmente da prevedere cambiamenti di rilievo a medio termine. Per quanto riguarda la schiena, non sono da prevedere cambiamenti di rilievo a medio termine.
Il dr. _ ritiene che dal lato medico al momento non vi siano possibilità di migliorare la capacità lavorativa che non siano già state intraprese." (Doc. AI 82 pagg. 14-15)
Riguardo alle conseguenze sulla capacità lavorativa, i periti del SAM hanno valutato una capacità medico-teorica globale dell’assicurato, in qualità di apicoltore, gerente di ristorante, impiegato d’ufficio ed in altre attività lavorativa leggere-medio leggere, nella misura del 40% a partire dal 18 ottobre 2000.
In particolare essi hanno evidenziato:
"
Le limitazioni qualitative e quantitative, sul piano psichico e mentale, nonché fisico, sono descritte al capitolo 6.
I disturbi psichici del peritando (ridotta sopportabilità del dolore, ridotta resistenza allo sforzo fisico, aumentata affaticabilità, meccanismi di regressione, ecc.), influenzano la capacita lavorativa dell'A. nella misura del 50%.
Intendiamo, con ciò, che
l'A.
non e più in grado di produrre un rendimento costante, che necessita di pause durante il lavoro, di maggior tempo anche per l'esecuzione di attività ripetitive.
Sul piano fisico, invece, le limitazioni (diminuita capacità di reggere lo stress lavorativo, impossibilità a portare pesi sup. ai 15 - 20 kg, restare in posizioni inergonomiche o monotone per il rachide, restare in posizione inginocchiata, o dover eseguire lavori ripetitivi o sopra l'orizzontale con gli arti sup., lavori ripetitivi di flessione / estensione / rotazione del tronco, di flessione / estensione delle ginocchia in carico, spostamenti oltre a qualche centinaio di metri e non in modo ripetuto) riducono il grado di capacità lavorativa quale apicoltore o gerente nella misura del 50%.
In attività pesanti - mediamente pesanti
l'A.
dev'essere ritenuto totalmente inabile al lavoro.
Sulla base di quanto precisato, considerando un lieve peggioramento dal punto di vista reumatologico dal 1999 ad oggi, riteniamo che
l'A.
presenti una capacità lavorativa residua nella misura ridotta (40%).
Dagli atti in nostro possesso, possiamo affermare che queste limitazioni professionali siano da considerare a partire dal 18.10.2000 in poi.
A partire da questa data
l'A
é da considerare globalmente inabile al lavoro nella misura del 60%, come descritto sopra.
L'attuale stato di salute del Signor RI 1 é lievemente peggiorato dal 1999 in poi e riteniamo che in futuro ci si possa attendere ad ulteriori peggioramenti, soprattutto per quanto riguarda la patologia alle ginocchia." (Doc. AI 82 pag. 16, sottolineature del redattore)
I periti hanno infine escluso l’adozione di provvedimenti medici e professionali idonei a migliorare la capacità lavorativa dell’assicurato, sostenendo comunque che lo stesso può beneficiare di un aiuto al collocamento in un’attività confacente.
2.9. A seguito dell’opposizione 2 maggio 2003, in cui l’assicurato ha in particolare evidenziato il peggioramento delle condizioni psichiche a seguito del decesso della moglie, l’Ufficio AI ha ritenuto date le condizioni per procedere ad una nuova valutazione medica, affidando tale incarico al SAM.
Dal referto 13 agosto 2003 emerge che i periti non hanno ritenuto necessario procedere ad una nuova valutazione reumatologica in quanto:
"
Patologia reumatologico – ortopedica
Non abbiamo ritenuto necessario sottoporre l'A. ad una nuova valutazione reumatologica ed ortopedica, considerando che la visita precedente, dell'ottobre 2002, aveva permesso di evidenziare patologie che il nostro consulente riteneva non suscettibili di cambiamento a tempo breve o medio. I cambiamenti sono da prevedere a lungo termine. Per questo motivo riteniamo che la valutazione non sarebbe potuta variare in modo significativo da quella già precedentemente espressa. Il periziando è stato d'accordo con un tale procedere." (Doc. AI 103 pag. 9)
Per quel che concerne l’aspetto psichiatrico essi hanno fatto presente:
"
Patologia psichiatrica
Non possiamo che concordare con la nostra consulente, dr.ssa _, che evidenzia un quadro psicologico marcatamente inficiato dalla presenza di una distimia a cui è subentrato un episodio depressivo maggiore reattivo al lutto improvviso della moglie, avvenuto nel febbraio 2003. Dal punto di vista psicopatologico la dr.ssa segnala la presenza di un umore marcatamente deflesso, con labilità emotiva, sia pure a tratti controllata. Il contenuto del pensiero è polarizzato sulle preoccupazioni rivolte verso la figlia. Il sonno è disturbato da incubi nei quali il periziando rivive gli ultimi momenti della tragica morte della moglie, avvenuta per aneurisma cerebrale. L'A. appare angosciato, perso, sfiduciato, in particolare nelle ore notturne. Considerando il quadro generale, l'A. va dunque ritenuto inabile al lavoro nella misura del 100%. E' auspicabile il proseguo della terapia psicofarmacologica attualmente in atto." (Doc. AI 103 pag. 9)