Decision ID: 0a4e25b6-c57a-5b40-ac69-7ff0afc5cf73
Year: 2015
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_006
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: civil_law

ritenuto
in fatto: A. Il 22 luglio 2011 CO 2 e la CO 1 (di seguito: CO 1), da una parte, e dall’altra RE 1 e RECL2 1 hanno sottoscritto il seguente contratto di prestito – recte: di mutuo – (“loan agreement”) (secondo la traduzione del testo originale in lingua inglese prodotta dai convenuti):
CONTRATTO DI PRESTITO
Tra
CO 1 (il creditore)/CO 2 &
RE 1 e RECL2 1
Contesto
RE 1 è il fondatore di una società svizzera chiamata E_ _ SA. Questa società è una società di azioni al portatore ed è proprietaria al 100% della società italiana E_ Italia srl. In modo che RE 1 possa pagare tutti i creditori e acquisire tutti i beni di “C_ snc accordo tra i creditori”, avrà bisogno di un prestito di Euro 1,000,000.
Questo prestito sarà poi dato da RE 1 alla società svizzera E_ _ SA. La società svizzera presterà i fondi ad una società italiana E_ Italia srl che farà un’offerta di compromesso a tutti i creditori di C_ snc e acquisirà tutti i beni.
Le azioni della società capogruppo svizzera e indirettamente della società italiana saranno registrate e depositate e tenute da Adv L_ di _ che confermerà per scritto che questo è il caso. Copie dei certificati azionari saranno consegnate a CO 1 di _ per essere tenute da loro.
L’accordo
1. Il creditore provvede a RE 1 una somma di Euro 1,000,000.00 (un milione di euro) il 01.09.2011 come prestito.
2. La durata del prestito è fissata per un anno (fino a 01.09.2012). La durata potrebbe essere, con comune accordo, prolungata per un altro anno; se il prestito non viene restituito in pieno con interesse al 01 settembre 2013 il creditore avrà il diritto di vendere la società svizzera e di ricevere i certificati dalla società capogruppo svizzera E_ SA, compresa la proprietà della società italiana e fondi.
3. Gli interessi sul prestito sono 7,0% (sette per cento) all’anno. Gli interessi devono essere pagati ogni anno entro il 01 settembre;
4. Il Sig. RE 1 garantisce che il prestito a E_ SA, amministratore della società è Adv L_ di _, sarà utilizzato per entrare in possesso dei beni di C_ snc e i beni personali dei soci che saranno la proprietà della società italiana E_ srl, controllata al 100% dalla società svizzera, e non sarà venduta prima che sia stato raggiunto un accordo scritto tra la Società italiana e RE 1 e il creditore.
5. I certificati azionari saranno depositati e tenuti per il creditore dall’avvocato L_ dello studio di _, una volta che il prestito più gli interessi, viene pagato in pieno questi documenti saranno restituiti al debitore.
6. Il presente accordo sarà esclusivamente regolato da ed interpretato secondo il diritto svizzero.
7. I fondi saranno trasferiti su un conto bancario che è sotto l’esclusivo controllo di RE 1.
8. Come garanti per questo prestito, RE 1, RECL2 1 si legano congiuntamente e solidalmente come fideiussori personali e co-debitori principali per questo prestito. In caso di mancato pagamento del prestito per qualsiasi motivo il RE 1 sarà personalmente responsabile di restituire questo importo.
Il creditore riconosce in ogni caso che RE 1 e RECL2 1 avranno il diritto di acquisire la proprietà in Italia individuata su: _ fgl. 2 mapp. _ sub 1-2-3; fgl. 1 mapp. _ sub 1 – map. _ sub 1 – map. _ per 1,00 € (un euro) e disporre liberamente, come beneficiari, liberi da questo accordo.
_ / _, 22.07.2011
Firmato da RE 1, RECL2 1, Adv L_, CO 1 o CO 2 e due testimoni.
[firme autografate delle parti]
B. Il 24 dicembre 2012, le parti hanno modificato il loro accordo con un atto aggiuntivo (“loan agreement extension”), prorogando la validità del contratto di mutuo fino al 31 dicembre 2013. Secondo tale modifica, la metà della somma mutuata (oltre gli interessi decorsi fino a quel momento) avrebbe dovuto essere rimborsata entro il 31 marzo 2013 all’CO 1 e il saldo entro il 31 dicembre 2013.
C. Con precetti esecutivi n. _ e n. _ in via di realizzazione di un pegno manuale emessi il 22 gennaio 2014 dall’Ufficio di esecuzione di Lugano, la CO 1 ha escusso ambedue i condebitori solidali RE 1 e RECL2 1, ognuno per l’incasso di fr. 1'231'970.– oltre agli interessi del 7% dal 1° settembre 2011, menzionando quali titoli di credito il “Loan Agreement del 22.07.2011” e il “Loan Agreement Extension del 24.12.2012”. Quale oggetto del pegno la procedente ha menzionato: “100 Azioni al portatore di CHF 1'000.– cadauna di cui al certificato azionario n. 1 del 30 giugno 2011, corrispondenti all’intero capitale azionario della spettabile E_ SA, con recapito c/o Avv. _ L_, _, _, e tenute in deposito dal precitato avv. L_; Quota di Euro 10'000.– della spettabile E_ _ Srl, _, _, corrispondente all’intero capitale della predetta società, intestata alla precitata E_ SA e depositata sempre presso lo studio dell’Avv. L_”.
D. Avendo sia RE 1 che RECL2 1 interposto opposizione al rispettivo precetto esecutivo, con istanza (unica) del 4 marzo 2014 la CO 1 e CO 2 ne hanno chiesto il rigetto provvisorio alla Pretura del Distretto di Lugano, sezione 5. All’udienza di discussione congiunta tenutasi il 3 giugno 2014, gli istanti si sono confermati nella propria domanda, mentre entrambi i convenuti vi si sono opposti con osservazioni scritte incorporate nel verbale d’udienza. Replicando e duplicando oralmente davanti al Pretore, le parti si sono sostanzialmente riconfermate nelle rispettive conclusioni.
E. Statuendo con due decisioni separate del 26 febbraio 2015, il Pretore ha accolto l’istanza e rigettato in via provvisoria le opposizioni interposte dai convenuti, ponendo a carico di ognuno di loro le spese processuali di fr. 400.– e un’indennità di fr. 3'500.– a favore degli istanti.
F. Contro le sentenze appena citate RE 1 e RECL2 1 sono insorti a questa Camera l’11 marzo 2015 ognuno con il proprio reclamo (inc. 14.2015.53 e 14.2015.54) per ottenere, in via principale, l’annullamento e la reiezione dell’istanza e in via subordinata l’annullamento e il rinvio delle decisioni alla giurisdizione inferiore “per carenza di motivazione”. Con due decreti separati del 16 marzo, il presidente della Camera ha concesso ai reclami effetto sospensivo. Nei loro allegati di osservazione del 13 aprile, la CO 1 e CO 2 hanno concluso per la reiezione dei reclami.

Considerando
in diritto: 1. Ambo i reclami sono diretti contro decisioni formalmente distinte, ma che riguardano lo stesso complesso fattuale, oppongono due convenuti solidali agli stessi istanti e pongono le medesime questioni giuridiche. Per motivi di economia processuale, si giustifica così di congiungerli (art. 125 CPC) e di statuire in merito con una sola decisione, pur mantenendone l’autonomia nel senso che i dispositivi restano separati e possono essere impugnati anche singolarmente.
2. Le sentenze impugnate – emanate in materia di rigetto dell’opposizione – sono decisioni di prima istanza finali e inappellabili (art. 309 lett. b n. 3 CPC), contro cui è dato il rimedio del reclamo (art. 319 lett. a CPC) alla Camera di esecuzione e fallimenti (CEF) del Tribunale d’appello (art. 48 lett. e n. 1 LOG) senza riguardo al valore litigioso.
2.1 Pronunciate in procedura sommaria (art. 251 lett. a CPC), le decisioni sono impugnabili con reclamo entro dieci giorni dalla notificazione (art. 321 cpv. 2 CPC). Entrambi presentati l’11 marzo 2015 contro le sentenze notificate al patrocinatore di RE 1 e di RECL2 1 il 2 marzo, in concreto i reclami sono tempestivi.
2.2 La Camera esamina solo le censure esplicitamente formulate e motivate in modo sufficiente, i requisiti al riguardo, che discendono dall’art. 321 cpv. 1 CPC, imponendo al reclamante di formulare delle conclusioni chiare, di designare dettagliatamente sia i punti contestati della sentenza impugnata sia i documenti sui quali fonda la sua critica e di spiegare perché la motivazione della decisione sarebbe erronea, e non (solo) perché le sue opinioni sarebbero pertinenti (DTF 138 III 375, consid. 4.3.1 e sentenza del Tribunale federale 5A_247/2013 del 15 ottobre 2013, consid. 3.3). La Camera decide in linea di principio in base agli atti di causa della giurisdizione inferiore (art. 327 cpv. 1 e 2 CPC). Secondo l’art. 320 CPC con il reclamo possono essere censurati sia l’applicazione errata del diritto sia l’accertamento manifestamente errato dei fatti, fermo restando che sono inammissibili conclusioni, allegazioni di fatti e mezzi di prove nuovi (art. 326 cpv. 1 CPC).
A questo proposito, la CO 1 e CO 2 reputano i reclami irricevibili poiché a loro dire i reclamanti non si sono confrontati con la sentenza del Pretore né si sono riferiti ai documenti di causa. Misconoscono però che i reclamanti lamentano – a giusto titolo come si vedrà di seguito (sotto consid. 6) – una motivazione insufficiente delle decisioni impugnate, il Pretore non essendosi espresso su tutte le eccezioni e censure pertinenti da loro sollevate in prima sede. Ora, non è evidentemente possibile criticare una motivazione inesistente. Sotto questo profilo i reclami sono dunque da considerare ricevibili.
3. Nelle decisioni impugnate, il Pretore ha anzitutto considerato che il contratto di mutuo, insieme alla sua estensione successiva, costituiscono un valido riconoscimento di debito per l’importo posto in esecuzione, avendo pacificamente gli escussi sottoscritto gli accordi in questione, con cui si sono riconosciuti fideiussori personali e condebitori del prestito, e ammesso l’effettiva erogazione dei € 1'000'000.–. A mente del giudice di prime cure, non vi sarebbero inoltre dubbi circa l’identità della parte creditrice designata nel titolo e l’escutente indicato sul precetto, avendo la CO 1 e CO 2 agito congiuntamente sia come parte contrattuale sia come istanti nella procedura esecutiva. L’esistenza del diritto di pegno sarebbe inoltre data, il Pretore avendo considerato che con le clausole n. 4 e n. 5 del contratto di mutuo è stato costituito un pegno manuale attraverso la delega del possesso dei certificati azionari all’avv. L_, presso il quale essi sono stati depositati perché li detenesse per conto del creditore, come risulta dal contratto di mutuo, sottoscritto anche dal terzo detentore. Tale contratto costituirebbe dunque, a parere del giudice, un valido titolo di rigetto anche per quanto attiene al diritto di pegno. Onde il rigetto provvisorio di ambedue le opposizioni.
4. Nei reclami, di contenuto identico fatta salva l’intestazione, RE 1 e RECL2 1 lamentano un’errata applicazione del diritto e una carente motivazione nelle decisioni pretorili, rimproverando al Pretore di non essersi confrontato con tutte le eccezioni e le censure da loro sollevate in sede di prima istanza. Ribadiscono che le azioni della E_ SA sono state solo depositate presso l’avv. L_ (amministratore unico di detta società), nessuna clausola contrattuale stabilendo un diritto di realizzazione in caso di mancato rimborso della somma mutuata. A mente dei reclamanti la garanzia del prestito non sarebbe data dal deposito dei certificati azionari, ma dalla responsabilità solidale dei due debitori ancorata alla clausola n. 8 del contratto. In assenza di un pegno manuale, i reclamanti considerano altresì che nemmeno è data la competenza territoriale del Pretore.
5. Nel merito delle loro osservazioni al reclamo, la CO 1 e CO 2 ripetono che con il contratto fra le parti si è costituito – mediante la delega del possesso delle azioni nelle mani dell’avv. L_ – un pegno manuale a garanzia del mutuo, la clausola n. 2 dando la possibilità al creditore di realizzare le azioni in caso di mancato rimborso. A mente degli stessi tale circostanza sarebbe stata ammessa e confermata dall’avv. L_ che, in uno scritto del 17 settembre 2013, ha affermato che i creditori avrebbero potuto “escutere le azioni medesime, al fine di ricavarne dalla vendita coattiva il soddisfacimento del proprio credito”. Onde la richiesta di reiezione di ambedue i reclami.
6. In occasione dell’udienza di discussione congiunta tenutasi il 3 giugno 2014, gli escussi hanno sostenuto che con la clausola n. 5 del contratto di mutuo era stato stabilito un semplice deposito dei certificati azionari al portatore della E_ SA presso l’avv. L_. A mente loro, da un’interpretazione grammaticale della clausola non risultava invece né la costituzione di un pegno manuale né il conferimento al creditore del diritto di realizzare i certificati in caso di mancato rimborso del mutuo. Tale conclusione era, secondo gli escussi, confermata anche dal profilo sistematico e logico, giacché le parti avevano previsto a garanzia della restituzione del prestito la responsabilità solidale dei convenuti (clausola n. 8) e che il preteso pegno sarebbe comunque stato privo di valore stante l’opzione lasciata loro di acquisire l’unico attivo della E_ SA – un immobile – al prezzo simbolico di un euro. Infine, essi hanno rilevato che al rappresentante del creditore erano state consegnate soltanto delle fotocopie dei certificati azionari, sicché ad ogni modo nessun valido diritto di pegno era potuto sorgere (verbale d’udienza, pagg. 3-4, punti 3 e 4).
Orbene, come giustamente fatto valere in sede di reclamo, su queste allegazioni il Pretore non ha preso posizione nelle sentenze impugnate, limitandosi a considerare con riferimento alla clausola n. 5 che fosse “contrattualmente chiaro che il pegno è stato costituito attraverso la delega del possesso, in quanto i certificati azionari sono stati depositati e tenuti dall’avv. L_ esplicitamente per il creditore” (sentenze impugnate, pag. 4 verso il basso). Non ha però spiegato perché il negozio in questione non potesse essere considerato un semplice deposito per conto di terzi. In circostanze siffatte, le sentenze impugnate andrebbero annullate e le cause rinviate al primo giudice perché provveda a emanare nuove decisioni sufficientemente motivate. Sennonché, essendo le cause mature per il giudizio, la Camera può statuire essa stessa senza indugio (art. 327 cpv. 3 lett. b CPC).