Decision ID: dd37b3aa-a515-582b-9d7f-160fc977ca01
Year: 2015
Language: it
Court: TI_CARP
Chamber: TI_CARP_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: penal_law

ritenuto
in fatto: A. Con decreto d’accusa n. 1928/2012 del 23 aprile 2012 il procuratore pubblico Zaccaria Akbas ha riconosciuto AP 1 autore colpevole di:
1. ingiuria
per avere, a _, in data 23 novembre 2011, offeso l’onore di CO 1 proferendo al suo indirizzo le frasi “testa di cazzo, hai ragione sempre tu”;
2. vie di fatto
per avere, a _, in data 23 novembre 2011, commesso vie di fatto nei confronti di CO 1, e meglio per averlo spinto e strattonato per le spalle spingendolo all’indietro;
3. danneggiamento di poca entità
per avere, a _, in data 23 novembre 2011, intenzionalmente danneggiato la giacca indossata da CO 1, e meglio per avergliela strappata mentre _ tentava di allontanarlo da CO 1;
4. grave infrazione alle norme della circolazione
per avere, a _, in data 15 novembre 2011, violato gravemente le norme medesime cagionando un serio pericolo per la sicurezza altrui, in particolare per aver circolato con la vettura Audi RS6 targata _ alla velocità di 84 Km/h (dedotto il margine di tolleranza) accettata dalla Polizia mediante apparecchio Trucam nr. 001066, malgrado il vigente limite di 50 Km/h.
Per tali infrazioni l'accusa ha proposto la condanna di AP 1 alla pena pecuniaria di 40 aliquote giornaliere da fr. 170.– cadauna, corrispondenti a complessivi fr. 6’800.–, sospesa condizionalmente per un periodo di prova di 3 anni, ed alla multa di fr. 1’000.–, da sostituirsi con una pena detentiva di 10 giorni in caso di mancato pagamento, il tutto con tassa di fr. 100.– e spese di fr. 100.– a carico dell'accusato, rinviando l’accusatore privato CO 1 al competente foro per eventuali pretese di natura civile.
Contro il citato decreto d'accusa AP 1 ha sollevato tempestiva opposizione il 4 maggio 2012.
Il 23 maggio 2012 il procuratore pubblico ha confermato il decreto d'accusa ed ha trasmesso gli atti alla Pretura penale per il dibattimento e per il giudizio.
B. Il 28 agosto 2013, in esito al dibattimento il presidente della Pretura ha dichiarato AP 1 autore colpevole di:
- ingiuria (dispositivo 1.1), mandandolo però esente da pena (dispositivo 2),
- vie di fatto (dispositivo 1.2),
- danneggiamento di poca entità (dispositivo 1.3),
- grave infrazione alle norme della circolazione (dispositivo 1.4),
e lo ha condannato alla pena pecuniaria di 30 aliquote giornaliere da fr. 170.– (dispositivo 3.1), sospesa condizionalmente per un periodo di prova di 3 anni (dispositivo 3.1.1), nonché al pagamento di una multa di fr. 1'000.– (dispositivo 3.2), da sostituirsi con una pena detentiva di 6 giorni in caso di mancato pagamento (dispositivo 3.2.1), il tutto con tasse e spese giudiziarie di complessivi fr. 1'000.– in caso di motivazione scritta (dispositivo 3.3).
Confermato dal primo giudice, infine, il rinvio dell’accusatore privato CO 1 al competente foro per eventuali pretese di natura civile (dispositivo 4).
C. Il 5 settembre 2013 AP 1 ha annunciato appello contro la sentenza appena citata, chiedendone la motivazione.
Ricevute le motivazioni scritte della sentenza (notificate il 26 settembre 2013), egli ha tempestivamente inoltrato dichiarazione d'appello in data 17 ottobre 2013.
Una contestuale istanza probatoria, formulata peraltro solo a titolo prudenziale, è stata respinta con decreto presidenziale del 27 novembre 2014.
D. Il dibattimento d'appello si è tenuto il 18 dicembre 2014, alla presenza dell'appellante AP 1 e del suo difensore, avv. _, che ha chiesto il proscioglimento da ogni imputazione per il suo assistito. Assenti il procuratore pubblico e l'accusatore privato.

Considerando
in diritto:
Potere cognitivo della Corte d’appello e revisione penale
1. Giusta l’art. 398 cpv. 1 CPP, l’appello può essere proposto contro le sentenze dei tribunali di primo grado che pongono fine, in tutto o in parte, al procedimento. In particolare, mediante l’appello è ora possibile censurare le violazioni del diritto, compreso l’eccesso e l’abuso del potere di apprezzamento e la denegata o ritardata giustizia (art. 398 cpv. 3 lett. a), l’accertamento inesatto o incompleto dei fatti (lett. b) e l’inadeguatezza (lett. c).
In base all’art. 398 cpv. 2 CPP - secondo cui il tribunale d’appello esamina per estenso (“plein pouvoir d’examen”, “umfassende Überprüfung”) la sentenza in tutti i punti impugnati - il tribunale di secondo grado ha una cognizione completa in fatto e in diritto su tutti gli aspetti controversi della sentenza di prime cure.
Sulla questione della cognizione del tribunale di secondo grado il TF ha avuto modo di precisare che l’appello porta ad un nuovo e completo esame di tutte le questioni contestate ed ha spiegato che la giurisdizione di seconda istanza non può limitarsi ad individuare gli errori dei giudici precedenti e a criticarne il giudizio ma deve tenere i propri dibattimenti ed emanare una nuova decisione - che sostituisce la precedente (art. 408 CPP) - secondo il proprio libero convincimento fondato sugli elementi probatori in atti e sulle risultanze delle prove autonomamente amministrate (STF 6B_715/2011 del 12 luglio 2012, consid. 2.1 che cita, fra gli altri, Luzius Eugster, in: Basler Kommentar, Schweizerische Strafprozessordnung, Basilea 2011, ad art. 398, n. 1, pag. 2642, confermata in STF 6B_404/2012 del 21 gennaio 2013, consid. 2.1; cfr., inoltre, Rapporto esplicativo concernente il Codice di procedura penale svizzero, DFGP, giugno 2001, pag. 261; Schmid, Schweizerische Strafprozessordnung, Praxiskommentar, Zurigo/San Gallo 2009, ad art. 398, n. 7, pag. 766).
L'imputato
2. AP 1 è nato il _ a _. Nel 1991 si è sposato con _ e dalla loro unione è nata la figlia _, nel _. In precedenza egli aveva avuto un altro figlio, oggi quasi ventisettenne.
Attinente di _, l'imputato è domiciliato a _, Comune di _, ove risiede con la famiglia. Sul piano professionale è attivo come imprenditore nelle ditte di cui è titolare: _ (impresa di costruzioni), _ (serramenti) e _ (promozioni immobiliari), tutte con sede a _ in via _.
a) Quanto alla situazione patrimoniale, nell'apposito formulario sottoscritto in polizia il 16 novembre 2011 l'imputato si era dichiarato imprenditore al 50%, con un salario netto di fr. 8'000.– mensili oltre alla tredicesima mensilità, cui aggiungere fr. 7'000.– mensili di reddito della moglie e fr. 5'000.– mensili di reddito della sostanza, che quantificava in fr. 8'000'000.– (valore di stima), con un aggravio ipotecario di fr. 5'500'000.– e costo mensile di fr. 6'500.– (atti del ministero pubblico, doc. 3).
In un secondo analogo formulario, sottoscritto tre mesi dopo, il 17 febbraio 2012, egli soggiungeva di beneficiare di una rendita AI di fr. 1'600.– mensili, indicando un salario di fr. 7'000.– mensili oltre alla tredicesima mensilità ed entrate da sostanza per fr. 4'000.– mensili; invariato per contro il reddito della moglie. Il valore di stima immobiliare, veniva in questo caso indicato in fr. 9'000'000.–, gravato da ipoteche per fr. 6'500'000.– (atti del ministero pubblico, doc. 5).
La situazione fiscale dell'imputato è documentata agli atti solo per quanto riguarda l'imposta cantonale 2008. Il reddito imponibile era stato accertato in fr. 89'358 (reddito dipendente, fr. 65'904.–; rendita AI, fr. 11'636.–; indennità perdita di guadagno, fr. 11'818.–). Le entrate famigliari contemplavano inoltre fr. 47'290.– di reddito imponibile del coniuge (fr. 5'937.– reddito dipendente; rendita AI, fr. 41'353.–), nonché un'entrata imponibile della sostanza (reddito raggruppato) di fr. 100'840.–. Dai dati fiscali emergeva, inoltre, un debito famigliare complessivo di fr. 676'097.–, a fronte di una sostanza totale di fr. 1'543'704.– (inc. Pretura penale, mappetta verde).
Al dibattimento d'appello AP 1 ha dichiarato che, dal 2011 ad oggi, la sua situazione economica è rimasta sostanzialmente stabile (verbale dib. d'appello, pag. 2).
b) Per quanto attiene ai suoi precedenti penali, gli atti danno riscontro di un decreto d'accusa dell'11 dicembre 2006 (passato in giudicato il 15 gennaio 2007) che lo condannava ad una multa di fr. 700.–, sospesa condizionalmente per un periodo di prova di 1 anno, per un'infrazione grave alle norme della circolazione commessa il 29 ottobre 2005.
Al dibattimento l'appellante ha precisato che tale decreto d'accusa riguardava un eccesso di velocità, ricordando che egli percorre annualmente 100'000/130'000 km.
Vi è poi una seconda condanna, decretata dalla Pretura penale il 26 settembre 2007 (passata in giudicato il 5 marzo 2009), ad una pena pecuniaria di 45 aliquote giornaliere da fr. 200.– cadauna, sospesa condizionalmente per un periodo di prova di 2 anni, nonché ad una multa di fr. 1'500.– per titolo di truffa, commessa tra il mese di novembre 2002 e la fine del 2003, e danneggiamento, commesso il 13 gennaio 2005 (inc. Pretura penale, mappetta verde).
Risultanze dell'inchiesta e primo giudizio
3. Come risulta dal rapporto di costatazione per eccesso di velocità del 16 novembre 2011 della polizia cantonale, reparto del traffico (atti del ministero pubblico, doc. 3), il 15 novembre 2011, verso le 17:00, l'imputato è incorso in un controllo della velocità, mentre circolava, alla guida della vettura Audi RS6 targata _, a _, in località _, e precisamente su via _ (erroneamente indicata nel citato rapporto Via _), in direzione di _. Proveniva da un cantiere di _, sito in Via _, frattanto divenuto sua abitazione e sede delle sue ditte, ed era intenzionato a recarsi a Como.
Il rapporto di polizia specifica che nella zona vige il limite di velocità di 50 km/h, trattandosi di "località".
Mediante apparecchio misuratore laser "Trucam" n. 001066, gli agenti hanno rilevato una velocità punibile di 84 km/h (già dedotto il margine di tolleranza di 3 km/h), in una situazione di "crepuscolo – manto stradale asciutto – traffico debole".
Alla domanda se fosse a conoscenza del limite di velocità vigente in quel punto, l'imputato ha così risposto:
"Non ho visto nessun cartello, essendo a mio avviso una zona fuori dal centro abitato, pensavo che il limite fosse almeno 60 km/h" (rapporto citato, pag. 2).
Da qui il capo d'imputazione (n. 4 del decreto d'accusa) di grave infrazione alle norme della circolazione.
4. Il 23 novembre 2011 l'imputato ha avuto un'animata discussione con CO 1, qui accusatore privato e all'epoca dipendente della _.
Quest'ultimo era stato incaricato del montaggio delle finestre sul già citato cantiere di via _ a _, con la collaborazione di altri dipendenti, tra cui _ e _.
In mattinata, verso le 09:30, l'imputato si era recato sul posto per controllare l'andamento dei lavori. Va detto che già nella visita del giorno precedente egli aveva segnalato a CO 1 che le finestre non erano state montate in perfetta linea. L'argomento era poi stato ripreso il giorno successivo con toni più accesi, sfociando in un litigio tra i due. Con l'aiuto di un livello di 2 metri AP 1 tentava di spiegare a CO 1, che le finestre non erano allineate e che andavano smontate e rimontate. L'accusatore privato insisteva invece nell'affermare che il lavoro era stato fatto a regola d'arte, rifiutandosi di rifarlo.
Stando alle testimoniante di _ e di _, i toni si alzavano ulteriormente. Alterato, l'imputato scagliava per terra il livello, che finiva contro il vetro di una finestra. Inveiva poi contro l'accusatore privato, gridandogli che il capo era lui e che era pagato per fare quello che lui gli diceva di fare. Iniziava poi a spintonarlo, urlandogli contro e insultandolo "con varie parolacce" (verbale di polizia 09.03.2012, _ pag. 3), tra cui "testa di cazzo, hai sempre ragione tu!" (verbale di polizia 09.03.2012, _ pag. 3), "bastardo" e "ti ammazzo", secondo l'accusatore privato (verbale di polizia 03.02.2012, CO 1, pag. 4). Per finire lo prendeva per il bavero spintonandolo all'indietro. A questo punto, interveniva il _ per separarli, afferrando l'imputato da tergo. L'accusatore privato sostiene che nel spingerlo all'indietro l'imputato gli strappava la giacca di lavoro che aveva addosso, facendolo inoltre inciampare e urtare, con una caviglia, una bacchetta di ferro che spuntava dalla soletta. Soggiunge, poi, che liberatosi una prima volta grazie all'intervento del _, veniva nuovamente avvicinato dall'imputato e spintonato per una decina di metri. Liberatosi, grazie ad un secondo intervento del _, CO 1 raggiungeva la sua auto e lasciava il cantiere, recandosi in un pronto soccorso a _ (verbale di polizia 03.12.2012, CO 1, pag. 4).
Davanti alla polizia l'appellante ha ammesso di aver spintonato il CO 1: "Mi avvicinavo faccia a faccia e d'istinto gli davo una spinta per invitarlo ad andarsene fuori dalla mia vista", così come ha riconosciuto di avergli detto di "andare fuori dalle balle" mandandolo a quel paese, nulla di più, nulla di meno. Egli dichiara, poi, di non aver visto il CO 1 inciampare, negando di avergli strappato la giacca (verbale di polizia 17.02.2012, AP 1, pag. 2-3).
5. Il 23 novembre 2011 CO 1 ha sporto querela nei confronti di AP 1 per titolo di “percosse e insulti”, menzionando al contempo la rottura della giacca da lavoro, come danno derivante dal reato. Il documento contiene una descrizione dei fatti sostanzialmente aderente al riassunto esposto nel precedente considerando (atti del ministero pubblico, doc. 1).
A lato della grave infrazione alle norme della circolazione, istruita con procedura indipendente, avviata d’ufficio, l’accusa ha ritenuto sussistere il reato d’ingiuria per l’espressione “testa di cazzo, hai sempre ragione tu” proferita da AP 1 all’indirizzo di CO 1. Inoltre, per aver spinto e strattonato per le spalle CO 1, spingendolo all’indietro, l’accusa imputa a AP 1 l’infrazione di vie di fatto e, nel contempo, quella di danneggiamento di poca entità per aver strappato la giacca a CO 1 mentre _ tentava di allontanarlo da lui.
6. Il primo giudice ha anzitutto concluso che l’eccesso di velocità commesso dall’imputato il 15 novembre 2011 concretizza una grave infrazione alle norme della circolazione.
Per il rimanente, ricordate le concordanti dichiarazioni di _ e _ sul fatto che durante la discussione in cantiere la mattina del 23 novembre 2011 l’imputato era estremamente alterato, ha ritenuto realizzato il reato d’ingiuria con riferimento all’espressione “testa di cazzo, hai sempre ragione tu”, che invero l’accusatore privato non ha mai espressamente menzionato e che nemmeno _ ha saputo ricordare, ma che è stata indicata con precisione dall’altro testimone _.