Decision ID: ba8934bf-4ce0-55e5-903b-4ccf2c407bd9
Year: 2010
Language: it
Court: TI_CATI
Chamber: TI_CATI_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: public_law

Fatti
A.
I coniugi RI 1 e RI 2 sono entrambi attivi presso il Casinò di _, rispettivamente quale Inspector il marito e quale croupier la moglie.
Nella dichiarazione fiscale 2009, i contribuenti chiedevano la deduzione dal reddito imponibile delle seguenti spese professionali: per entrambi i coniugi fr. 3'200.– per doppia economia domestica (per lavoro a turni o notturno di 8 ore consecutive) e fr. 2'500.– per altre spese (forfait).
B.
Notificando loro la tassazione IC/IFD 2009, con decisione del 27 aprile 2010, l’Ufficio di tassazione di Locarno commisurava il reddito imponibile in fr. 74'100.– per l’IC (reddito determinante per l’aliquota fr. 93'000.–) ed in fr. 70'600.– per l’IFD (reddito determinante per l’aliquota fr. 89'500.–).
Per quanto concerne le spese professionali, aveva negato la deduzione delle spese per doppia economia domestica, affermando che ne difettavano i requisiti di legge.
C.
I contribuenti impugnavano la suddetta decisione, con reclamo del 3 maggio 2010, contestando la mancata deduzione delle spese per doppia economia domestica. Premesso che durante i turni di lavoro era loro vietato abbandonare il Casinò, spiegavano che quest’ultimo non disponeva tuttavia di una mensa ma che i dipendenti avevano a disposizione il ristorante del Casinò, dove potevano godere di uno sconto del 50%.
L’autorità fiscale respingeva il reclamo, con decisione del 20 maggio 2010, così motivata:
... in relazione ai prezzi pagati presso il datore di lavoro, per il consumo dei pasti, si reputa che non vi sia più alcuna spesa supplementare a carico dei contribuenti.
D.
Con tempestivo ricorso alla Camera di diritto tributario, i coniugi RI 1 e RI 2 postulano nuovamente la deduzione delle spese di doppia economia domestica. A loro avviso, l’Ufficio di tassazione avrebbe confuso la deduzione forfetaria per lavoro a turni o notturno con quella “per pasti regolarmente consumati fuori casa”.

Diritto
1.
1.1.
Secondo gli articoli 25 cpv. 1 LT e 26 cpv. 1 LIFD sono deducibili a titolo di spese professionali le spese di trasporto necessarie dal domicilio al luogo di lavoro (lett.
a
), come pure le spese supplementari necessarie per pasti fuori domicilio o in caso di lavoro a turni (lett.
b
). Sia per le spese di trasporto, sia per quelle di doppia economia domestica, l’art. 25 cpv. 2 LT delega al Consiglio di Stato il compito di stabilire delle deduzioni complessive.
1.2.
Per l’imposta cantonale, il contribuente che svolge un lavoro a turni o di notte può dedurre per ogni giorno di lavoro a turni o di notte di almeno 8 ore consecutive: fr. 15.– oppure fr. 3’200.– l’anno se il lavoro a turni o di notte è svolto tutto l’anno; questa deduzione non può essere cumulata con quelle per spese supplementari per doppia economia domestica (art. 7 cpv. 1 del decreto esecutivo del 23 dicembre 2008 concernente l’imposizione delle persone fisiche valido per il periodo fiscale 2009).
Il totale dei giorni di lavoro a turni o notturno deve essere attestato dal datore di lavoro nel certificato di salario (art. 7 cpv. 2 DE).
Il lavoro a orario irregolare è equiparato al lavoro a turni, se i due pasti principali non possono essere consumati a domicilio all’ora consueta (art. 7 cpv. 3 DE).
1.3.
Per l’IFD, nel caso di spese supplementari per pasti, le spese supplementari per pasti possono essere prese in considerazione, fra l’altro, in caso di lavoro a turni o notturno a orario continuo (art. 6 cpv. 1 lett.
b
dell’Ordinanza sulla deduzione delle spese professionali delle persone esercitanti un’attività lucrativa dipendente del 10 febbraio 1993).
Il lavoro a turni è equiparato al lavoro a orario irregolare se i due pasti principali non possono essere presi a domicilio all’ora consueta (art. 6 cpv. 4 Ordinanza).
Per il periodo fiscale 2009 la deduzione massima è di fr. 3'200.– all’anno (cfr. appendice dell’ordinanza del 10 febbraio 1993).
Se per ridurre il prezzo il datore di lavoro fornisce facilitazioni che non sono contributi in contanti (distribuzione di buoni) o se il pasto è preso in una mensa, in un ristorante del personale o in un ristorante del datore di lavoro è concessa soltanto la metà della deduzione (art. 6 cpv. 2 Ordinanza del 10 febbraio 1993). Nessuna deduzione è ammessa, data la mancanza di spese supplementari, quando la valutazione delle prestazioni in natura operata dal datore di lavoro è inferiore alle aliquote fissate dall’autorità fiscale o quando il contribuente può ristorarsi ad un prezzo inferiore a dette aliquote (art. 6 cpv. 3 Ordinanza del 10 febbraio 1993).
2.
2.1.
Nella fattispecie, è incontestato – ed è d’altronde attestato dal datore di lavoro in un’apposita dichiarazione allegata al ricorso –che i ricorrenti svolgano entrambi lavoro a turni (dalle 17.00 alle 3.00 oppure dalle 19.00 alle 3.00/4.00 o dalle 20.00 alle 3.00/4.00). Appare anche accertato, poiché la stessa decisione impugnata si fonda su tale premessa, che il datore di lavoro metta a loro disposizione il proprio ristorante, riducendo della metà i prezzi previsti per il pubblico.
Mentre tuttavia l’autorità fiscale ritiene che, in virtù di tale riduzione del prezzo, i contribuenti non abbiano più alcuna spesa supplementare che giustifichi una deduzione, di diverso avviso sono gli insorgenti, secondo i quali il costo dei pasti sarebbe comunque superiore a quello consumato in un altro ristorante.
2.2.
A tale riguardo, va preliminarmente ricordato che dal periodo fiscale 2007 è in vigore in tutta la Svizzera il nuovo certificiato di salario. Le indicazioni che si riferiscono alla messa a disposizione, da parte del datore di lavoro, di buoni pasto o di una mensa figurano in una parte specifica del certificato di salario, e precisamente alla casella G. A tale riguardo, così si esprimono le Istruzioni per la compilazione del certificato di salario risp. dell’attestazione delle rendite (Modulo 11) della Conferenza fiscale svizzera e dell’Amministrazione federale delle contribuzioni:
Pasti nella mensa
I
Buoni pasto
I
Pagamento dei pasti
La casella è da crociare se il dipendente riceve dei buoni pasto (cfr. n.m. 18) oppure se a un dipendente del servizio esterno, rispettivamente ad un collaboratore con compiti simili a quelli del servizio esterno è versata un’indennità per i costi (o i costi supplementari) di un pasto principale fuori casa per un periodo equivalente almeno alla metà dei giorni lavorativi. Occorre fornire un’indicazione anche quando il datore di lavoro offre al dipendente la possibilità di consumare il pranzo o la cena a prezzo ridotto in un ristorante del personale. Questa regola vale anche quando non è noto in quale misura il dipendente sfrutta questa possibilità. Eventuali chiarimenti possono essere ottenuti presso l’Amministrazione fiscale del cantone sede del datore di lavoro
(cfr. Istruzioni citate, n. 10).
2.3.
Sul certificato di salario rilasciato ai contribuenti dal datore di lavoro, la casella G non è stata crociata. Ciò dovrebbe significare che il datore di lavoro ha ritenuto che non ne fossero adempiute le condizioni, cioè che a suo avviso i dipendenti non hanno “la possibilità di consumare il pranzo o la cena a prezzo ridotto in un ristorante del personale”.
Con la sua decisione, l’Ufficio di tassazione ha evidentemente supposto che la _ abbia compilato i certificati in questione in modo non conforme alle istruzioni, cosa che potrebbe anche configurare un’infrazione fiscale.
Per stabilire se la tesi dell’autorità fiscale sia giustificata – e, di riflesso, se se il certificato di salario sia stato compilato correttamente –, si dovrebbero verificare alcuni fatti:
·
se effettivamente i ricorrenti possano consumare i pasti presso il ristorante del Casinò, con una riduzione del 50% dei prezzi;
·
a quanto ammonta il costo medio di un pasto, con la riduzione menzionata:
o
se equivale a quello di un pasto consumato in un ristorante comune, i contribuenti dovrebbero aver diritto alla deduzione auspicata;
o
se equivale a quello di un pasto consumato in un una mensa aziendale, dovrebbero aver diritto ad una deduzione ridotta;
o
se equivale a quello di un pasto consumato a casa, non dovrebbero aver diritto ad alcuna deduzione.
2.4.
In base agli atti a disposizione, non è possibile rispondere alle domande che precedono. In caso di dubbio, sarebbe poi opportuno coinvolgere lo stesso datore di lavoro.
La decisione impugnata, che si limita ad escludere lapidariamente che “vi sia più alcuna spesa supplementare a carico dei contribuenti”, appare motivata in modo lacunoso ed altresì poco rispettosa del diritto di essere sentito dei contribuenti. Per costante giurisprudenza, dal diritto di essere sentito, garantito dall'art. 29 cpv. 2 Cost., deve in particolare essere dedotto il diritto per l'interessato di esprimersi prima della resa di una decisione sfavorevole nei suoi confronti, quello di fornire prove circa i fatti suscettibili di influire sul provvedimento, quello di poter prendere visione dell'incarto, quello di partecipare all'assunzione delle prove, di prendere conoscenza e di determinarsi in proposito (DTF 129 I 429 consid. 3, 126 I 7 consid. 2b, 124 II 132 consid. 2b e rinvii). Il diritto di essere sentito è una garanzia costituzionale formale, la cui violazione implica di regola l'annullamento della decisione impugnata a prescindere dalle possibilità di successo nel merito (DTF 132 V 287 consid. 5.1, 127 V 431 consid. 3d/aa).
Si giustifica pertanto l’annullamento della decisione impugnata ed il rinvio degli atti all’autorità di tassazione, perché adotti una nuova decisione, dopo aver verificato, in contraddittorio con i ricorrenti, gli aspetti determinanti per la concessione della deduzione rivendicata.
3.
Visto l’esito del ricorso, si rinuncia a porre a carico dei ricorrenti la tassa di giustizia e le spese processuali. È inoltre loro riconosciuta una minima indennità per ripetibili.