Decision ID: 72ac7c75-94d5-5fad-90ae-65ef85137b51
Year: 2007
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: civil_law

in fatto: A.
AP 1 è il redattore responsabile del bimestrale _, pubblicato dalla AP 2. Il 19 febbraio 2004 la redazione del giornale ha inviato alla società in nome collettivo AO 1, di _, una lettera per fax con cui segnalava l'intenzione di pubblicare, sul numero di marzo, un articolo relativo a una lite che opponeva la carrozzeria al proprietario di una Range Rover in merito a determinate riparazioni eseguite nel 2003. Avendo già raccolto il punto di vista del proprietario del veicolo, AP 1 chiedeva alla carrozzeria di fornire la propria versione dei fatti entro “venerdì 20 febbraio 2004 (al più tardi sabato o lunedì)” sui punti in appresso:
1. Il tempo eccessivo trascorso (6 mesi) prima di poter consegnare la vettura (su ordine del Pretore di Locarno e dietro deposito di garanzia).
2. Se c'è un nesso tra questi 6 mesi e il prezzo elevato della vettura di sostituzione.
3. La cattiva qualità delle riparazioni effettuate sulla vettura (documentate da vari periti) e i danni aggiuntivi capitati nella vostra carrozzeria (graffi all'altra portiera ecc.). Come pure il caso del finestrino scheggiato che il signor _ contesta (al momento dell'incidente era abbassato e non poteva rompersi).
4. Il montante elevato della fattura (25 mila franchi) contestato dai periti e dal signor _.
5. La mancata esposizione delle fatture o dei bollettini di consegna dei pezzi di ricambio.
6. La vostra motivazione a richiedere il versamento dei soldi e alla denuncia ora pendente alla Pretura di Lugano.
Preso atto il 20 febbraio 2004 che la carrozzeria non intendeva rilasciare dichiarazioni, la lite con il proprietario del veicolo formando oggetto di una causa civile, AP 1 ha confermato quel medesimo giorno la volontà di pubblicare un articolo sull'_.
B.
Il 23 febbraio 2004 la AO 1 ha convenuto AP 1 e la AP 2 davanti al Pretore della giurisdizione di Locarno Città, chiedendo in via cautelare di far loro divieto di rendere pubblica la vicenda relativa alla riparazione della Range Rover, così come ogni fatto a essa correlato. Con decreto cautelare emanato senza contraddittorio il giorno stesso in luogo e vece del Pretore, il Segretario assessore ha accolto la richiesta cautelare e ha impartito la proibizione richiesta.
C.
All'udienza del 12 marzo 2004, indetta per il contraddittorio,
l'istante ha confermato la propria domanda e i convenuti hanno proposto di respingerla. Esperita l'istruttoria, alla discussione finale del 7 maggio 2004 le parti hanno ribadito i rispettivi punti di vista. Statuendo con decreto del 2 giugno 2004 il Pretore ha respinto l'istanza, ponendo le spese, con una tassa di giustizia di fr. 800.– a carico delle parti in ragione di metà ciascuno, compensate le ripetibili.
D.
Contro il dispositivo sulle spese del decreto appena citato AP 1 e la AP 2 sono insorti con un appello dell'11 giugno 2004 per ottenere che gli oneri processuali siano addebitati interamente alla convenuta e che quest'ultima sia tenuta a rifondere loro fr. 1300.– per ripetibili. Nelle sue osservazioni del 16 luglio 2004 la AO 1 propone di respingere l'appello.

Considerando
in diritto: 1.
La procedura per l'emanazione di provvedimenti cautelari giusta l'art. 28
c
CC è, salvo quanto dispone il diritto federale (art. 28
d
CC e art. 12 LForo), regolata dai Cantoni (
Bucher
, Personnes physiques et protection de la personnalité, 3
a
edizione, pag. 172 n. 652). Nel Ticino si applicano pertanto gli art. 376 segg. CPC. Il decreto cautelare è impugnabile entro dieci giorni (art. 382 combinato con l'art. 308 cpv. 1 CPC). Tempestivo, sotto questo profilo l'appello in esame è dunque ricevibile.
2.
Il Pretore ha respinto l'istanza cautelare con l'argomento che l'articolo in questione, così com'era poi stato pubblicato nell'_ del maggio 2004 (omettendo il nome della carrozzeria), non poteva ritenersi lesivo della personalità dell'istante, limitandosi esso a una descrizione per lo più asettica di elementi oggettivi sullo svolgimento dei fatti. Ciò rendeva ingiustificato mantenere la proibizione intimata con il decreto cautelare emesso senza contraddittorio il 23 febbraio 2004. Il primo giudice ha rilevato ad ogni modo che, nonostante l'esito del giudizio, gli oneri processuali andavano equamente suddivisi a metà fra le parti, compensando le ripetibili. Intanto perché i convenuti avevano rifiutato di esibire la bozza dell'articolo, ritardando essi medesimi l'emanazione del decreto. Inoltre perché
“
legittimi indizi
”
inducevano a credere che l'articolo previsto nel marzo del 2004 non fosse quello pubblicato poi nel maggio di quell'anno: non solo il titolo originario “Carrozzeria disonesta” (suscettibile di ledere la personalità dell'istante, la lite sulla riparazione del veicolo essendo tuttora pendente dinanzi a un tribunale) era stato cambiato, ma nel servizio apparso sull'_ del maggio 2004 buona parte dei temi preventivamente sottoposti alla carrozzeria il 19 febbraio 2004 non era nemmeno stata trattata.
3.
Gli appellanti contestano che l'articolo originario si sarebbe intitolato “Carrozzeria disonesta” e ribadiscono che l'intestazione sarebbe stata già allora quella del servizio pubblicato nel maggio del 2004 (“Battaglia tra avvocati per un'auto ammaccata”). Sostengono inoltre che i punti principali indicati nel fax del 19 febbraio 2004 sono stati ripresi nell'articolo, gli unici temi tralasciati essendo quelli – marginali – relativi a un “finestrino scheggiato” (doc. B, n. 3 ultima frase) e all'omessa presentazione “delle fatture o dei bollettini di consegna dei pezzi di ricambio” (doc. B, n. 5). Lamentano altresì che il primo giudice abbia rimproverato loro di non avere esibito la bozza dell'articolo, salvo evitare di risolvere il problema legato alla costituzionalità di una costrizione siffatta per rapporto al segreto redazionale tutelato dall'art. 17 cpv. 3 Cost., a loro avviso prevalente. Essi chiedono di conseguenza che la tassa di giustizia e le spese di primo grado siano poste a carico dell'istante, con obbligo per quest'ultima di rifondere loro un'indennità di fr. 1300.– a titolo di ripetibili.
4.
Secondo l'art. 148 CPC il giudice condanna la parte soccombente a rimborsare all'altra parte le tasse, le spese giudiziarie e le ripetibili (cpv. 1). Se vi è soccombenza reciproca o concorrono “altri giusti motivi”, egli può procedere a una suddivisione (cpv. 2). Le spese inutili sono, in ogni caso, a carico di chi le ha provocate (cpv. 3). Nella fissazione e nella suddivisione delle spese e delle ripetibili il primo giudice fruisce nondimeno di un notevole potere d'apprezzamento, nel senso che il suo pronunciato può essere appellato solo per eccesso o per abuso (Rep. 1996 pag. 171). Nel caso specifico i convenuti non pretendono che il Pretore abbia fissato gli oneri processuali violando in qualche modo limiti tariffari. Censurano la chiave di riparto adottata nel dispositivo n. 2 del decreto cautelare, definita il risultato di un eccesso o di un abuso d'apprezzamento per il fatto che addebita loro parte degli oneri e delle ripetibili nonostante essi siano usciti vittoriosi dalla procedura senza cagionare spese frustranee all'istante.
a)
Il Pretore ha scorto anzitutto
“
giusti motivi
” (art. 148 cpv. 2 CPC) per derogare al principio della soccombenza (art. 148 cpv. 1 CPC) nel fatto – come si è accennato – che i convenuti avessero rifiutato di mostrare la bozza del servizio destinato ad apparire sull'_, ritardando con il loro comportamento la revoca del provvedimento cautelare decretato senza contraddittorio (sentenza, pag. 6 in basso). Sta di fatto che lo stesso Pretore riconosce come giuridicamente dubbio l'obbligo di esibire previamente il testo di un articolo destinato ad apparire su un organo di stampa (sentenza, pag. 7 in alto). Mal si comprende perciò la critica mossa ai convenuti. Per di più, l'assunto non manca di contraddizione, giacché il Pretore è pervenuto al convincimento – come si vedrà oltre – che l'articolo pubblicato nel maggio del 2004 era una versione edulcorata di quello originariamente previsto, il quale risultava ledere già nel titolo la personalità dell'istante. Come egli avrebbe potuto, in condizioni del genere, respingere il provvedimento cautelare ove fosse giunto a conoscenza del testo originario è impossibile capire. Al proposito la sentenza impugnata non resiste a censura e i “giusti motivi” dell'art. 148 cpv. 2 CPC non trovano giustificazione.
b)
Ciò posto, il Pretore ha ravvisato
“giusti motivi” per scostarsi dal precetto della soccombenza anche nel fatto che, con il loro comportamento, i convenuti avevano indotto l'istante a piatire in buona fede. Nel numero di marzo 2004 dell'_ figurava difatti, nell'indice in ultima pagina (sotto la rubrica “attualità”), un articolo intitolato “Carrozzeria disonesta”, annunciato a pag. 8. Visto il decreto cautelare emesso senza contraddittorio dal Segretario assessore, l'articolo non era apparso. Il Pretore ne ha dedotto tuttavia che quello doveva essere il titolo del servizio originario, mentre la pubblicazione avvenuta in seguito sull'_ del maggio successivo recava un titolo ben più anodino (“Battaglia tra avvocati per
un'auto ammaccata”). Se non che, ha soggiunto il Pretore, il titolo originario avrebbe offeso senz'altro la personalità dell'istante, giacché la lite circa la riparazione della Range Rover pendeva ancora davanti a un tribunale civile e la carrozzeria non poteva quindi definirsi “disonesta”. Per di più, buona parte dei temi sottoposti preventivamente all'istante con il fax del 19 febbraio 2004 non era stata trattata nell'articolo del maggio 2004. “Ed era proprio su questi temi, a tutt'oggi non chiariti giudizialmente, che l'istante temeva potesse essere esposta una versione unilaterale e distorta” (sentenza impugnata, pag. 7).
Gli appellanti contestano che il titolo originario dell'articolo fosse quello di
“Carrozzeria disonesta”, ma con la motivazione del Pretore non si confrontano. Pretendono che l'epiteto di “carrozzeria disonesta” non si riferisse all'istante, ma non tentano nemmeno di spiegare come mai quel titolo figurasse nell'indice a pag. 32 dell'_ del marzo 2004, né illustrano come mai dell'articolo non vi fosse traccia nella rivista. Tanto meno essi mettono in dubbio che un titolo del genere avrebbe leso la personalità dell'istante. Essi fanno valere, certo, che il servizio pubblicato nel maggio del 2004 riportava nondimeno i fatti essenziali: il tempo eccessivo occorso per la riparazione, il prezzo elevato della vettura di sostituzione, la cattiva qualità delle riparazioni accertata da varie perizie e l'ammontare elevato della fattura. Dimenticano però che in quel servizio (pag. 3 dell'_) non si denunciava né “il tempo eccessivo occorso per la riparazione” del veicolo né il costo “elevato” della
vettura di cortesia (si evocava soltanto una fattura di fr. 12
000.–,
senza specificare la durata del nolo). Per converso, il fax del 19 febbraio 2004 dava per scontate non solo tali circostanze (punti 1 e 2), ma anche il danneggiamento di un finestrino da parte della carrozzeria (punto 3) e “la mancata esposizione delle fatture o dei bollettini di consegna dei pezzi di ricambio” (punto 5).
c)
Sulla base della seconda motivazione addotta nel decreto impugnato non si può dire in definitiva che il Pretore sia caduto in un eccesso o in un abuso della sua latitudine d'apprezzamento applicando l'art. 148 cpv. 2 CPC per avere reputato che, con il loro modo di fare, i convenuti avessero spinto l'istante a presentare in buona fede – seppure a torto – la domanda cautelare. La circostanza che il fax del 19 febbraio 2004 desse per scontata tutta una serie di colpe della carrozzeria (ancorché questa fosse invitata a esporre il suo punto di vista) e l'imminente pubblicazione di un servizio giornalistico su tali questioni potevano in effetti giustificare, almeno in parte, la reazione dell'istante. Il titolo dell'articolo originario conferma poi che il servizio sarebbe stato verosimilmente aggressivo (“Carrozzeria disonesta”), in antitesi a quello neutro apparso nel maggio del 2004 (“Battaglia tra avvocati per un'auto ammaccata”). In ultima analisi il riparto degli oneri processuali a metà e la compensazione delle ripetibili potrà forse apparire
opinabile, ma sulla scorta della seconda motivazione enunciata
dal Pretore non denota gli
estremi di un eccesso o di un abuso del potere d'apprezzamento. Privo di consistenza, l'appello è destinato pertanto all'insuccesso.
5.
Gli oneri del giudizio odierno seguono la soccombenza degli appellanti (art. 148 cpv. 1 CPC), che rifonderanno alla controparte un'equa indennità a titolo di ripetibili.
6.
Quanto ai rimedi giuridici esperibili contro l'attuale sentenza sul piano federale (art. 112 cpv. 1 lett. d LTF), il valore litigioso (fr. 2270.–) non raggiunge di tutta evidenza la soglia dei fr. 30
000.–richiesta per il ricorso in materia civile.