Decision ID: e14b5e0d-e088-56d4-9b2c-1c69cae3a387
Year: 2012
Language: it
Court: TI_TCAS
Chamber: TI_TCAS_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: social_law

ritenuto,
in fatto
A. Con decisione del 26 aprile 2012 la Cassa CO 1 ha posto RI 1, nata il _, al beneficio di una rendita di vecchiaia, dal 1° aprile 2012, di fr. 2'190 al mese, calcolata sulla base di una scala di rendita 44 (ossia la massima) ed un reddito annuo medio determinante di fr. 73'776 (doc. 34).
B. In seguito alle censure presentate da RI 1, l’amministrazione ha effettuato ulteriori accertamenti, dai quali è risultato un reddito annuo medio determinante di fr. 75'168 (doc. 22). Con decisione su opposizione del 22 giugno 2012 la Cassa ha di conseguenza aumentato l’ammontare della prestazione a fr. 2'209 al mese (doc. 18).
C. RI 1 è insorta al TCA contro la predetta decisione su opposizione, evidenziando che dai certificati di salario emerge, per il 2004 ed il 2005 un reddito di fr. 104'876, rispettivamente di fr. 103'689, mentre nell’estratto del conto individuale figura per il 2004 un reddito di fr. 78'137 e per il 2005 di fr. 65'698. La ricorrente chiede che la rendita venga ricalcolata sulla base degli importi evinti dai certificati di salario (doc. I).
D. Con risposta del 10 settembre 2012 la Cassa chiede la reiezione del ricorso evidenziando che la differenza è dovuta alla circostanza che nel 2004 l’interessata ha precepito fr. 26'738.70 di indennità di malattia, mentre nel 2005 ha conseguito indennità di malattia per fr. 37'990.75, che, in virtù dell’art. 6 cpv. 2 lett. b OAVS, non sono soggette a contribuzione e non fanno di conseguenza parte del salario determinante (doc. V).

in diritto
in ordine
1. La presente vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico ai sensi dell'articolo 49 cpv. 2 della Legge sull’organizzazione giudiziaria (cfr. STF 9C_211/2010 del 18 febbraio 2011; STF 9C_792/2007 del 7 novembre 2008; e giurisprudenza ivi citata).
nel merito
2. A norma dell'art. 21 cpv. 1 LAVS hanno diritto alla rendita di vecchiaia gli uomini che hanno compiuto 65 anni e le donne che hanno compiuto 64 anni.
Per l’art. 21 cpv. 2 LAVS
il diritto alla rendita di vecchiaia nasce il primo giorno del mese successivo a quello in cui è stata compiuta l’età stabilita nel capoverso 1. Esso si estingue con la morte del beneficiario.
Possono pretendere una rendita ordinaria di vecchiaia o per superstiti tutti gli aventi diritto ai quali possono essere computati almeno un anno intero di reddito, di accrediti per compiti educativi o assistenziali, oppure i loro superstiti (art. 29 cpv. 1 LAVS).
A seconda che l'assicurato abbia pagato sempre e regolarmente i contributi dovuti oppure che il suo periodo di contribuzione presenti delle lacune contributive, egli ha diritto ad una rendita completa o parziale (cfr. art. 29 cpv. 2 lett. a, b LAVS), vale a dire ad una rendita calcolata sulla base della scala 44 (rendita completa) o di una scala inferiore (rendita parziale; cfr. art. 52 OAVS).
Il calcolo della rendita di vecchiaia è determinato dagli anni di contribuzione, dai redditi dell’attività lucrativa nonché dagli accrediti per compiti educativi o d’assistenza tra il 1° gennaio successivo alla data in cui l’avente diritto ha compiuto 20 anni e il 31 dicembre che precede l’insorgere dell’età conferente il diritto alla prestazione (art. 29 bis cpv. 1 LAVS).
Il periodo di contribuzione è completo se una persona presenta lo stesso numero di anni di contribuzione degli assicurati della sua classe di età (art. 29 ter cpv. 1 LAVS).
Secondo l’art. 29 ter cpv. 2 LAVS sono considerati anni di contribuzione i periodi, durante i quali:
- una persona ha pagato i contributi (lett. a);
- il suo coniuge, secondo l’art. 3 capoverso 3 LAVS, ha versato almeno il doppio del contributo minimo (lett. b);
- possono essere computati accrediti per compiti educativi o d’assistenza (lett. c).
Inoltre, la rendita è calcolata in base al reddito annuo medio dell'assicurato (art. 29 quater LAVS).
Esso si compone:
- dei redditi risultanti da un’attività lucrativa (lett. a);
- degli accrediti per compiti educativi (lett. b);
- degli accrediti per compiti assistenziali (lett. c).
La somma dei redditi dell’attività lucrativa deve essere rivalutata secondo il fattore di cui all'art. 51 bis cpv. 1 OAVS (art. 30 cpv. 1 e art. 33ter LAVS).
Il reddito annuo medio è determinato sommando i redditi da attività lucrativa rivalutati e gli accrediti per compiti educativi e assistenziali e divisi per il numero di anni di contribuzione (art. 30 cpv. 2 LAVS).
Il reddito annuo determinante (indicato sulla decisione della Cassa) non corrisponde dunque necessariamente all'ultimo reddito conseguito dall'assicurato, ma serve unicamente a fissare la corrispondente rendita.
3. Sono presi in considerazione unicamente i redditi da un’attività lucrativa sui quali sono stati versati i contributi (art. 29 quinquies cpv. 1 LAVS).
I contributi delle persone che non hanno esercitato un’attività lucrativa vengono moltiplicati per 100 e in seguito divisi per il doppio del tasso di contribuzione previsto dall’art. 5 capoverso 1; essi sono computati come reddito di un’attività lucrativa (art. 29 quinquies cpv. 2 LAVS).
Secondo l’art. 29 quinquies cpv. 3 LAVS, i redditi che i coniugi hanno conseguito durante gli anni civili di matrimonio comune sono ripartiti e attribuiti per metà a ciascun coniuge se:
- entrambi i coniugi hanno diritto alla rendita (lett. a);
- una persona vedova ha diritto a una rendita di vecchiaia (lett. b);
- il matrimonio è stato sciolto mediante divorzio (lett. c).
Tuttavia sottostanno alla ripartizione e all’attribuzione reciproca soltanto i redditi conseguiti:
- tra il 1° gennaio che segue il compimento del 20.o anno di età e il 31 dicembre che precede l’insorgere dell’evento assicurativo da parte del coniuge che ha per primo diritto alla rendita (art. 29 quinquies cpv. 4 lett. a LAVS) e
- i periodi durante i quali entrambi i coniugi sono stati assicurati all’AVS, con riserva dell’art. 29 bis cpv. 2 LAVS (art. 29 quinquies cpv. 4 lett. b LAVS).
4. Nel caso di specie RI 1, nata il _, con il compimento del 64° anno di età, ha diritto ad una rendita di vecchiaia con effetto dal 1° aprile 2012. Infatti il diritto al beneficio di una rendita nasce il primo giorno del mese successivo a quello in cui l’assicurato ha raggiunto l’età pensionabile (art. 21 cpv. 2 LAVS).
Con la decisione contestata l’insorgente è stata messa al beneficio di una rendita calcolata sulla base di un periodo di contribuzione effettivo di 43 anni per una scala (massima) 44, che l’interessata, giustamente, non contesta.
Infatti, per il calcolo della
rendita di vecchiaia
dell’assicurata (classe 1948) fa stato
il periodo di contribuzione
dal 1° gennaio 1969 (1° gennaio susseguente il 20.o anno di età) fino al 31 dicembre 2011 (31 dicembre che precede il compimento del 64o anno di età). L’art. 29 bis cpv. 1 LAVS prevede che il calcolo della rendita è determinato dagli anni di contribuzione, dai redditi dell’attività lucrativa nonché dagli accrediti per compiti educativi o d’assistenza tra il 1° gennaio successivo alla data in cui l’avente diritto ha compiuto i 20 anni e il 31 dicembre che precede l’insorgere dell’evento assicurato (età conferente il diritto alla rendita o decesso).
Nel caso di specie l’insorgente ha un periodo di contribuzione completo, eccetto il 1970 che la Cassa ha colmato utilizzando il reddito del 1968, in applicazione dell’art. 52b OAVS (“
conteggio dei periodi di contribuzione compiuti prima dei 20 anni
”) per il quale quando la durata di contribuzione è incompleta ai sensi dell’art. 29ter LAVS, i periodi di contribuzione compiuti prima del 1° gennaio che segue il compimento dei 20 anni sono computati ai fini di colmare lacune successive contributive (doc. 25).
Ne segue che, in presenza di un periodo contributivo complessivo di 43 anni, alla ricorrente va riconosciuta la scala massima (44).
L’insorgente contesta invece le registrazioni nel conto individuale (CI) relative agli anni 2004 e 2005.
L’interessata evidenzia che, mentre nel CI figurano importi di fr. 78’137 nel 2004 e di fr. 65'698 nel 2005 (doc. A2), nei certificati di salario figurano redditi di fr. 104'876 per il 2004 (doc. A3), rispettivamente di fr. 103'689 per il 2005 (doc. A4).
5.
A norma dell'art. 30ter cpv. 1 LAVS per ogni assicurato obbligato a pagare i contributi è tenuto un conto individuale (CI), sul quale sono annotate le indicazioni necessarie al calcolo delle rendite ordinarie. Il Consiglio federale precisa i particolari. I redditi di un’attività lucrativa, ottenuti da un lavoratore e dai quali il datore di lavoro ha trattenuto i contributi legali, sono annotati nel conto individuale, anche se il datore di lavoro non ha versato i contributi alla cassa di compensazione (cpv. 2).
Secondo l’art. 141 OAVS l’assicurato ha il diritto di esigere da ogni cassa di compensazione che tiene per lui un conto individuale un estratto delle registrazioni ivi fatte, con indicazione degli eventuali datori di lavoro. L’estratto di conto è rilasciato gratuitamente (cpv. 1).
L’assicurato può chiedere inoltre alla cassa di compensazione competente per la riscossione dei contributi, o a un’altra cassa di compensazione, estratti di tutti i conti individuali tenuti per lui da ogni singola cassa di compensazione. Gli assicurati all’estero indirizzano la domanda alla Cassa svizzera di compensazione (cpv. 1bis).
L’assicurato può chiedere alla cassa di compensazione una rettificazione dell’estratto entro 30 giorni dal ricevimento. La cassa di compensazione si pronuncia mediante decisione (cpv. 2).
Se non è domandato nessun estratto del conto o nessuna rettificazione, o se la richiesta di rettificazione è stata respinta, la rettificazione delle registrazioni fatte nel conto individuale può essere richiesta, al momento in cui si verifica l’evento assicurato, soltanto quando gli errori di registrazione siano evidenti o debitamente provati (cpv. 3).
Questo vale anche se si tratta di iscrizioni non complete, come la non registrazione di contributi versati (DTF 110 V 97 consid. 4).
Il TFA (dal 1° gennaio 2007: TF) ha anche precisato che la regola in tema di prova indicata all'art. 141 cpv. 3 OAVS, non esclude l'applicazione del principio inquisitorio. La prova piena deve essere fornita secondo le regole usuali sull'assunzione e l'onere della prova prevalenti nell'assicurazione sociale, l'obbligo di collaborare della parte essendo in questo caso accresciuto (DTF 117 V 261 = RCC 1992 pag. 378).
Le correzioni possono essere estese a tutto il periodo di contribuzione dell'assicurato, quindi anche agli anni per i quali un pagamento dei contributi arretrati non sarebbe più possibile, a causa del termine quinquennale di perenzione ai sensi dell'art. 16 cpv. 1 LAVS (DTF 117 V 263; RCC 1984 pag. 460 consid. 1).
Tuttavia, in tale ambito le casse di compensazione non sono autorizzate a statuire in merito a questioni giuridiche, quando l'assicurato poteva sollevarle in sede di ricorso (RCC 1984 pag. 184, 459).
Secondo la giurisprudenza dell’allora TFA (dal 1° gennaio 2007: TF), i contributi versati a nome di uno dei coniugi ed iscritti nel proprio CI non possono essere più trasferiti, dopo il termine di cinque anni della perenzione ex art. 16 cpv. 1 LAVS, nel conto dell'altro coniuge, a meno che si tratti di un errore di registrazione ai sensi del citato art. 141 cpv. 3 OAVS (cfr. in tal senso anche sentenza H 272/01 del 19 novembre 2001). Trattasi, ad esempio, di un errore di registrazione quando i contributi sono iscritti nel conto individuale della moglie, ma versati dal marito, a seguito delle decisioni di contribuzione intimate a quest'ultimo (RCC 1984 pag. 459).
6. In concreto nei certificati di salario figurano importi diversi rispetto a quelli registrati nel conto individuale della ricorrente (cfr. doc. da A2 ad A4).
La Cassa di compensazione convenuta ha interpellato la Cassa di compensazione competente per stabilire a cosa fosse dovuta questa differenza.
Come emerge dalla risposta di causa l’interessata nel 2004 e nel 2005 ha percepito delle indennità giornaliere di malattia nella misura di fr. 26'738.70 nel 2004 e di fr. 37'990.75 nel 2005 (cfr. anche doc. da 1 ad 8). Sottraendo questi importi dai redditi figuranti nei certificati di salario si ottengono gli importi registrati nel CI, e meglio: per il 2004 fr. 104'876 – 26'738.70 = fr. 78'137.30 (registrati nel CI fr. 78'137; cfr. doc. A2 ed A3); nel 2005 fr. 103'689 – 37’990.75 = fr. 65'698.25 (registrati nel CI fr. 65'698; cfr. doc. A2 ed A4).
Giova qui rammentare che la procedura dinanzi al Tribunale delle assicurazioni sociali è retta dal
principio inquisitorio
. Il
Tribunale accerta d'ufficio, con la collaborazione delle parti, i fatti rilevanti per il giudizio, assume le prove necessarie e le apprezza liberamente ed il giudice delegato ha facoltà di ricorrere a mezzi probatori non indicati dalle parti o di rinunciare all'assunzione di mezzi probatori che le parti hanno notificato.
È dunque compito del giudice chiarire d
'
ufficio in modo corretto e completo i fatti giuridicamente rilevanti.
Questo principio non è tuttavia incondizionato, ma trova il suo correlato nell
'
obbligo delle parti di collaborare
(DTF 125 V 195 consid.
2 con riferimenti; RAMI 1994 pag. 211; AHI Praxis pag. 212; DLA 1992 pag. 113;
Meyer
, Die Rechtspflege in der Sozialversicherung, in: Basler Juristische Mitteilungen (BJM) 1989 pag. 12;
Spira
, Le contentieux des assurances sociales fédérales et la procédure cantonale, in: Recueil de jurisprudence Neuchâteloise (RJN) 1984 pag. 16;
Kurmann
, Verwaltungsverfahren und Verwaltungsrechtspflege in erster Instanz, in: Luzerner Rechtsseminar 1986, Sozialversicherungsrecht, Referat XII, pagg. 5 segg.).
Questo obbligo comprende in particolare quello di motivare le pretese di cui le parti si avvalgono e quello di apportare, nella misura in cui può essere ragionevolmente richiesto da loro, le prove dettate dalla natura della vertenza o dai fatti invocati: in difetto di ciò esse rischiano di dover sopportare le conseguenze dell'assenza di prove (SVR 1995 AHV Nr. 57 pag. 164 consid. 5a; RAMI 1993 pagg. 158-159 consid. 3a; DTF 117 V 264 consid. 3b; SZS 1989 pag. 92; DTF 115 V 113;
Beati
in: Relazioni tra diritto civile e assicurazioni sociali, Lugano 1993, pag. 1 seg).
Su questi aspetti, si veda in particolare:
Duc
, Les assurances sociales en Suisse, Losanna 1995, pagg. 827-828 e
Locher
, Grundriss des Sozialversicherungsrecht, Berna 1997, pagg. 339-341, laddove quest'ultimo rileva che “besondere Bedeutung hat die Mitwirkungspflicht dann, wenn der Sachverhalt ohne Mitwirkung der betroffenen Person gar nicht (weiter) erstellt werden kann”.
L'obbligo di accertamento d'ufficio dei fatti, correlato dal dovere di collaborazione delle parti, non rende comunque privo d'efficacia il principio secondo cui l'
onere della prova
incombe alla parte che da un fatto deriva un suo diritto e del conseguente fardello in caso di mancata prova.
L'art. 8 CC prevede infatti che, ove la legge non disponga altrimenti, chi vuol dedurre il suo diritto da una circostanza di fatto da lui asserita deve fornirne la prova.
L’insorgente, alla quale, assieme alla risposta di causa, è stato assegnato un termine di 10 giorni per produrre eventuali ulteriori mezzi di prova (doc. VI), non ha contestato l’entità e il conseguimento delle indennità giornaliere di malattia nel 2004 e nel 2005.
Ora, per l’art. 6 cpv. 2 lett. b OAVS
non
sono considerati reddito proveniente da un’attività lucrativa le prestazioni di assicurazione in caso d’infortunio,
malattia
o invalidità
eccettuate le indennità giornaliere giusta l’articolo 25 della legge federale del 19 giugno 1959
sull’assicurazione per l’invalidità (LAI) e l’articolo 29 della legge federale del 19 giugno 1992 sull’assicurazione militare.
Ne segue che la registrazione nel CI degli importi di fr. 78'137 nel 2004 e di fr. 65'698 nel 2005, ossia al netto delle indennità di malattia, è corretta e va confermata.
Tenuto conto di questi di due dati
il reddito complessivo conseguito dalla ricorrente durante gli anni di contribuzione ammonta a fr. 2'549'240 (doc. 24).
La somma dei redditi da attività lucrativa deve essere rivalutata in funzione dell’indice previsto per l’adeguamento delle rendite all’evoluzione dei prezzi e dei salari di cui all’art. 33ter LAVS (cfr. art. 30 cpv. 1 LAVS) e divisa per gli anni di contribuzione. Il fattore di rivalutazione è stabilito dall’Ufficio federale delle assicurazioni sociali (UFAS) secondo le modalità di calcolo esposte all’art. 51bis OAVS. Il fattore di rivalutazione è contenuto nelle tavole per la determinazione del reddito annuo medio, edite dall’UFAS, il cui uso è obbligatorio (cfr. art. 30bis LAVS, art. 51 OAVS) e varia a seconda della prima registrazione sul conto individuale dell’assicurato determinante per la rendita.
Nel caso che ci occupa la prima registrazione determinante da prendere in considerazione è quella del 1969.
Pertanto, dalle citate tavole, il fattore di rivalutazione risulta essere l’1.260. L'importo rivalutato va poi diviso per il periodo effettivo di contribuzione (43 anni).
Ne discende che la media dei redditi da attività lucrativa si fissa in fr. 74'698.66 (2'549’240 X 1.260 : 43 anni), arrotondato all’importo immediatamente superiore secondo le tabelle UFAS in fr. 75'168 per una rendita mensile di fr. 2'209 come calcolato dall’amministrazione.
7. Alla luce di tutto quanto sopra, la decisione impugnata deve essere confermata, mentre il ricorso va respinto.