Decision ID: f774e939-3ad1-532f-bea0-fd964af6cc64
Year: 2014
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_007
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: 

ritenuto
in fatto
A.
Il 26 febbraio 2009 la madre di PI 1 aveva segnalato all'allora Commissione tutoria regionale _ (in seguito Commissione tutoria) la sua preoccupazione per il futuro economico e abitativo del figlio. Ne era seguito un incontro, avvenuto in data 24 marzo 2009, in occasione del quale non era emersa la necessità di istituire una misura di protezione.
Con scritto del 25 febbraio 2013 i signori A_ e S_ C_, hanno nuovamente segnalato all’Autorità regionale di protezione _ (in seguito Autorità di protezione) – nel frattempo subentrata alla Commissione tutoria – la situazione del figlio PI 1, nato il _1990. Egli, utente dell’OTAF dal _ e a beneficio di una prestazione AI al 100% a seguito di un ritardo cognitivo congenito, sarebbe stato in difficoltà a far fronte autonomamente alla gestione e all’amministrazione dei propri beni.
B.
Dopo aver incontrato i genitori il 5 aprile 2013 e raccolto ulteriori informazioni presso il signor _, coordinatore dei laboratori protetti OTAF di Sorengo (cfr. mail di _ del 6.05.2013), visto anche il successivo scritto 10 maggio 2013 dei signori C_, il delegato dell’Autorità di protezione ha incontrato, il 4 giugno 2013, PI 1 che ha dato il suo consenso per l’istituzione in suo favore di una curatela di rappresentanza e amministrazione in applicazione degli art. 394 e 395 CC.
C.
Il 19 giugno 2013 è quindi avvenuto un incontro di presentazione fra PI 1, i suoi genitori e il curatore proposto dall’Autorità di protezione signor RE 1. Il Delegato dell’Autorità di protezione signor _ ha quindi indicato che per la misura di protezione prospettata risultava adeguato un dispendio orario mensile di 4 ore a fr. 40.– l’ora. Il signor RE 1 dal canto suo ha indicato di richiedere un onorario orario di fr. 50.– l’ora con un
budget
per i mesi da luglio a dicembre 2013 di 40 ore. Dopo breve discussione PI 1 ha confermato di accettare la misura di curatela di rappresentanza e amministrazione dei beni giusta gli art. 394 e 395 CC e il signor RE 1 come curatore. Quest’ultimo ha dal canto suo dichiarato di accettare il mandato a partire dal 1° luglio 2013 (cfr. verbale d’incontro del 19 giugno 2013).
D.
Con scritto del 25 giugno 2013 l’Autorità di protezione ha informato il signor RE 1 di aver valutato (ris. n. 2373/2013 del 24.6.2013) la sua richiesta retributiva e di non averla, per il momento, ritenuta giustificata vista l’estensione e la complessità del mandato. In caso di modifica delle circostanze sarebbe entrata in considerazione una modifica della retribuzione oraria. L’autorità gli ha quindi chiesto di comunicare se intendeva o no assumere il mandato a fr. 40.– l’ora.
Con mail del 3 luglio 2013 il signor RE 1 ha ritenuto ingiustificata la posizione dell’autorità; a suo modo di vedere, a prescindere dalla difficoltà di un mandato, era di principio insufficiente una tariffa oraria di fr. 40.– per l’impegno e la responsabilità che il mandato spesso comporta. Inoltre, nel caso concreto, il lavoro di rete prospettato fra genitori divorziati, OTAF e datori di lavoro giustificava oltremodo la richiesta. Egli ha concluso ribadendo la richiesta di una retribuzione oraria di fr. 50.– l’ora.
E.
Mediante decisione dell’8/12 luglio 2013 l’Autorità di protezione ha quindi istituito, in favore di PI 1, una curatela di rappresentanza con amministrazione dei beni in applicazione dell’art. 394 CC in relazione con l’art. 395 CC. A curatore è stato designato il signor RE 1 al quale è stata riconosciuta, al dispositivo n. 6, un’indennità oraria di fr. 40.– l’ora.
F.
Contro la predetta decisione, e meglio avverso il dispositivo n. 6, è insorto il signor RE 1 con reclamo del 30 luglio 2013. A suo modo di vedere la situazione del signor PI 1 non è riconducibile solo a difficoltà di gestione delle proprie finanze ma anche a problematiche più complesse che coinvolgono la personalità dell’interessato, immaturo e introverso, le difficoltà relazionali con i genitori divorziati, la natura di alcuni rapporti di amicizia, di cui non si sa molto ma che potrebbero averlo portato a dilapidare un ingente somma di denaro (forse gioco d’azzardo) e a compiere alcuni piccoli furti presso il negozio dov’è inserito part-time. Secondo il reclamante è quindi necessario un articolato lavoro di rete alfine di consolidare l’attuale esperienza lavorativa nonché verificare e, se del caso, concretizzare, un futuro progetto di autonomia al di fuori del nucleo famigliare. Il reclamante evidenzia poi la sua formazione professionale che combina una formazione commerciale con un titolo accademico in ambito pedo-psicologico. Inoltre, a suo dire, ha una lunga esperienza di lavoro in ambito educativo e sociale e da anni lavora come curatore e tutore per le Autorità di protezione di _ con una gestione di 25 mandati, ciò che gli permette di riconoscere e valutare con cognizione il probabile impegno derivante da un mandato. Per questo egli chiede un’indennità oraria di fr. 50.– l’ora.
G.
Con osservazioni 16 agosto 2013 PI 1 rileva che la retribuzione oraria di fr. 40.– l’ora è commisurata sia ai compiti che il curatore dovrà svolgere sia, in particolare, all’esiguità della sostanza (poco più di fr. 30 mila) in suo possesso.
L’Autorità di protezione ha invece chiesto, con osservazioni del 5 settembre 2013, la reiezione integrale del reclamo e la conferma della decisione impugnata. Preliminarmente osserva che il dispositivo impugnato non rappresenta una decisione formale suscettibile di reclamo ai sensi dell’art. 450 CC bensì una decisione incidentale. Dopo aver richiamato i disposti di legge applicabili (art. 404 CC e 16 ROPMA) rileva come, in definitiva, l’autorità è chiamata a stabilire mediante decisione formale successiva il compenso e le spese riconducibili al curatore senza essere vincolata in modo definitivo alla fissazione del compenso orario al momento dell’istituzione della misura. Per questo, la definizione del compenso orario del curatore all’inizio del mandato non può essere considerata una decisione finale. Ciò detto indica che comunque il mandato in questione non risulta né particolarmente esteso e neppure richiede competenze professionali specifiche salvo quelle minime normalmente richieste per essere designati alla funzione di curatore. In queste condizioni un compenso orario di fr. 40.– l’ora, determinato al momento dell’isituzione della misura, appare adeguato.

Considerato
in diritto
1.
L'autorità giudiziaria di reclamo competente è la Camera di protezione del Tribunale di appello (art. 2 cpv. 2 LPMA), che giudica, nella composizione di un giudice unico, i reclami contro le decisioni delle Autorità regionali di protezione (art. 48 lett. f n. 7 LOG), concernenti maggiorenni e minorenni (art. 450 CC in relazione agli 314 cpv. 1 e 440 cpv. 3 CC).
Riguardo alla procedura applicabile, per quanto non già regolato dagli art. 450 segg. CC occorre riferirsi in via sussidiaria alle norme sulla procedura di ricorso davanti al Tribunale cantonale amministrativo (cfr. Messaggio del Consiglio di Stato n. 6611, del 7 marzo 2012, concernente la modifica della LTut, pag. 8). Per effetto delle norme transitorie della nuova Legge sulla procedura amministrativa (art. 113 cpv. 2 LPamm), entrata in vigore il 1° marzo 2014, nelle procedure di reclamo contro le decisioni emanate dalle Autorità di protezione prima di tale data continua a trovare applicazione l’ormai abrogata Legge di procedura per le cause amministrative (in particolare, l’art. 74b
v
LPamm).
2.
Giusta l’art. 16 ROPMA i curatori hanno diritto per le loro prestazioni ad un compenso fissato dall’autorità. All’assunzione del mandato l’autorità di protezione definisce con il curatore la remunerazione oraria e il tempo presumibilmente necessario per l’esecuzione del mandato. L’indennità oraria è definita tenuto conto dell’estensione e della complessità dei compiti ed è compresa fra i fr. 40.- e fr. 80.- l’ora (art. 17 cpv. 1 e 2 ROPMA).
Ora, già dalla lettura dei disposti legislativi, emerge come la fissazione della tariffa oraria non ha nulla di provvisorio e nemmeno risulta debba essere oggetto di una sistematica rivalutazione a fine anno.
Di variabile, e da lì il senso della richiesta di indennità da presentare a fine anno unitamente alle spese (art. 16 cpv. 3 ROPMA) - chiaramente non preventivabili - vi è il tempo necessario per l’esecuzione dei compiti che, all’inizio, non può che essere presunto. Per questo e per evitare sorprese, è pure stato inserito l’obbligo, per il curatore, di informare tempestivamente l’autorità di protezione qualora l’impegno superi il tempo lavoro preventivato all’assunzione del mandato (art. 17 cpv. 3 ROPMA).
La decisione che fissa la tariffa oraria è quindi vincolante e definitiva rispetto al calcolo che sarà fatto sulla base del dispendio orario.
Non prevedere l’immediata impugnabilità di una simile decisione metterebbe il curatore in una situazione insostenibile: egli non è, in effetti, tenuto ad assumere il mandato a delle condizioni non condivise - in Ticino non è mai stato applicato l’obbligo di accettazione di cui all’art. 400 cpv. 2 CC (CommFam Protection de l’adulte,
Häfeli
, art. 400 N. 20), obbligo che sarà comunque presto abolito (http://www.parlament.ch/i/suche/pagine/geschaefte.aspx?gesch_id=20120413 ). È quindi impensabile attendere la decisione di approvazione complessiva dell’indennità per contestare la tariffa oraria; a quel momento il curatore avrà infatti già dispensato la sua attività. Il compenso orario è una questione importante e deve essere definita con chiarezza e in anticipo così da permettere al curatore di fare le proprie valutazioni.
3.
Ammessa la ricevibilità della contestazione, va ora verificato quale sia, nel caso concreto, la tariffa adeguata. Come indicato l’indennità è stabilita tenuto conto dell’estensione e della complessità del mandato (art. 17 ROPMA). Pretendere, come fatto dall’Autorità di protezione, che questo esercizio possa essere fatto solo a fine anno, quando si ha una migliore visione dell’estensione dei compiti, non è ammissibile. L’istituzione di una misura di protezione presuppone l’esecuzione di accurati accertamenti rispetto alla situazione personale dell’interessato. Sarà proprio in base alle necessità emerse che dovrà essere strutturato il mandato con l’indicazione precisa dei compiti che il curatore deve svolgere. Ovvio che in corso di misura possono emergere altri bisogni e l’opportunità di adeguare i compiti e, se del caso, anche la tariffa oraria. Questo non esclude tuttavia che l’autorità debba già da subito definire con precisione i compiti e il margine d’azione del curatore. Nel caso che ci occupa gli ambiti di rappresentanza del curatore sono diversi: non si limitano all’amministrazione patrimoniale ma si estendono alla situazione abitativa, allo stato di salute, all’assistenza medica e alla promozione del benessere sociale (dispositivo n. 1 della decisione impugnata). Contrariamente a quanto affermato dall’Autorità di protezione si tratta di un mandato tutto sommato esteso, che tocca sia ambiti gestionali sia ambiti personali e per il quale il signor RE 1 appare particolarmente idoneo vista la sua formazione professionale. Riconoscere i fr. 50.- all’ora chiesti dal curatore risulta pertanto adeguato e proporzionato alle circostanze, anche alla ristretta situazione economica del signor PI 1, che ammette comunque di avere una sostanza di fr. 30’000.-. Inoltre, nel caso di difficoltà finanziarie, la mercede sarà anticipata dall’Autorità di protezione e caricata all’ente pubblico (art. 19 LPMA).
4.
Il gravame va pertanto accolto e il dispositivo n. 6 della decisione 8/12 luglio 2013 dell'Autorità di protezione modificato nel senso di riconoscere al curatore RE 1 un'indennità oraria di fr. 50.–.
Tasse e spese di giustizia seguono la soccombenza.