Decision ID: 6142ec79-e746-5a79-92e1-d23884de3071
Year: 2003
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_002
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: civil_law

ritenuto in fatto:
A. Il 1. marzo 2001 la ditta _ (di seguito _) notificava il trasferimento della gestione della società ad una costituenda succursale diretta dalla sede principale di _, nonché la contestuale liquidazione della _ (doc. A). La _ proponeva alle organizzazioni sindacali un piano sociale che prevedeva il versamento di complessivi
fr. 75'000.--, da ripartire tra gli operai interessati dal licenziamento in base a una determinata chiave di riparto. In data 1. maggio 2001 il gruppo _ acquisiva la maggioranza del pacchetto azionario _ che mutava la propria ragione sociale in _ (di seguito _).
Il 24 luglio 2001 la _ e i _ giungevano ad un accordo che prevedeva il versamento dell’importo di complessivi fr. 98'900.-- da parte della stessa _ ai dipendenti licenziati menzionati nella lista annessa alla convenzione (doc. U). Il pagamento della suddetta somma avrebbe tacitato tutte le parti interessate e concluso definitivamente la vertenza.
La _ non ha pagato le somme previste dall’accordo ai lavoratori interessati dal licenziamento.
_, uno di questi, ha pertanto avviato un’azione giudiziaria al fine di ottenere il pagamento di due mensilità a titolo di indennità per la disdetta subìta nell’ambito del licenziamento collettivo, poiché ritenuta abusiva.
B. Con sentenza 17 gennaio 2003, il Pretore stabiliva che la fattispecie si configurava quale licenziamento collettivo ai sensi dell’art. 335d CO. Infatti, le ragioni del licenziamento erano di carattere economico, in particolare da ricondurre alla ristrutturazione del gruppo; il numero di lavoratori interessati dal provvedimento era superiore a dieci e i licenziamenti erano stati notificati contemporaneamente a tutte le parti interessate (doc. S).
Inoltre, assodato che la _ aveva agito contrariamente alle disposizioni legali applicabili al caso in esame, segnatamente poiché non aveva consultato la rappresentanza dei lavoratori, rispettivamente i lavoratori medesimi (art. 335f CO), il Pretore ha altresì stabilito che _ aveva diritto ad un’indennità per licenziamento abusivo. L’istante aveva iniziato la propria attività presso la _ il 4 aprile 1977 e quindi aveva lavorato per la convenuta per 24 anni. Pertanto, vista la lunga permanenza in ditta del lavora-tore, l’indennità da corrispondergli per rapporto alla gravità dell’abuso subìto è stata stimata dal primo giudice in due mesi di salario, ossia in fr. 7'583,35 (tenuto conto della tredicesima mensilità pro rata temporis calcolata in base a uno stipendio lordo mensile di fr. 3’500.--; doc. P).
C. Con appello 21 gennaio 2003, _ ha impugnato la decisione di prima istanza chiedendo che l’ammontare dell’indennità fosse fissato in fr. 10'378.25 oltre interessi. In
A giusta ragione il Pretore avrebbe accordato al lavoratore un’indennità pari a due mensilità di salario, in quanto il comportamento assunto dalla _ era “profondamente sprezzante delle leggi”. Il Pretore avrebbe però dovuto utilizzare come base di calcolo non lo stipendio costante mensile per l’anno 2000 (fr. 3'500.--), bensì il salario orario per l’anno 2001 pari a fr. 27.18 corrispondenti a fr. 4'783.65 mensili, rispettivamente a fr. 5'182.30.60 includendo la quota parte di tredicesima.
Con le osservazioni all’appello la convenuta postula la reiezione del gravame.

considerato in diritto:
1. È pacifico che alla presente fattispecie risultano applicabili le norme che regolano il licenziamento collettivo (art. 335d-g CO). A giusta ragione, il primo giudice ha stabilito che i licenziamenti operati dal datore di lavoro erano da considerarsi abusivi in quanto l’impresa di construzioni non si era attenuta alle norme di legge che fissano i passi da intraprendere in caso di licenziamento collettivo, segnata-mente la consultazione dei lavoratori e la notifica del progetto di licenziamento collettivo all’ufficio cantonale del lavoro (v. art. 335f e 335g CO; DTF 123 III 182; Müller, Die neuen Bestimmungen über Massenentlassungen, in ArbR 1995, pag. 130).
La parte che disdice in maniera abusiva il rapporto di lavoro deve all’altra un’indennità il cui ammontare viene stabilito dal giudice, tenuto conto di tutte le circostanze (art. 336a CO). L’art. 336a cpv. 3 CO precisa che nel caso la disdetta abusiva sia stata notificata nel quadro di un licenziamento collettivo, l’indennità non può superare l’equivalente di due mesi di salario del lavoratore.
Si tratta di un’indennità sui generis avente una duplice natura, punitiva e riparatrice (DTF 123 III 391; JAR 1999, pag. 232; Rehbinder, Berner Kommentar, Berna 1992, n. 1 ad art. 336a CO; Staehelin, Zürcher Kommentar, Zurigo 1996, n. 3 ad art. 336a CO; Brühwiler, Kommentar zum Einzelarbeitsvertrag, 2. ed., Berna 1996, n. 1 ad art. 336a CO; Nordmann, Die missbräuchliche Kündigung im schweizerischen Arbeitsvertragsrecht, tesi Basilea 1998, pag. 201 ss.).