Decision ID: 22909602-a603-5148-8c76-01081dc1b100
Year: 2009
Language: it
Court: TI_TCA
Chamber: TI_TCA_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: public_law

ritenuto,
in fatto
A.
RI 1 è proprietario del mapp. 1'095 in località
Ronchitt
(nei pressi di Besenza) del comune di Claro. Il fondo, inedificato, ha una superficie di 777 mq censita quale prato.
B.
Nella seduta 24 novembre 2003, il consiglio comunale di Claro ha adottato la revisione del piano regolatore. Per quanto qui interessa il comune ha attribuito il mapp. 1'095 alla zona residenziale estensiva R2. Il fondo in oggetto non era assegnato alla zona edificabile nel piano regolatore previgente, approvato dal Governo nel 1976.
C.
Il Consiglio di Stato ha approvato il piano regolatore il 10 luglio 2007; esso ha tuttavia negato l'approvazione a talune scelte, sospeso la propria decisione in merito ad altre e modificato alcune d'ufficio. Per quanto qui d'interesse, il Governo ha innanzitutto rilevato il forte sovradimensionamento del piano regolatore del 1976: questo piano, tenuto conto anche delle varianti nel frattempo approvate, permetteva l'insediamento di 4600 abitanti, fronte a una popolazione che nel 2005 era di 2370 abitanti. Per questo motivo essenzialmente - oltre a ragioni paesaggistiche, urbanistiche, naturalistiche e di tutela del territorio agricolo - l'Esecutivo cantonale non ha approvato una serie di ampliamenti, rispetto al piano previgente, della zona edificabile proposti dal comune. In particolare non ha approvato la zona Besenza, che comprende nelle intenzioni del Governo anche la località Ronchitt, cui appartiene il fondo del ricorrente (ris. impugnata, pag. 25-26, pag. 138 e allegato 8), ordinando al comune di proporre una nuova destinazione pianificatoria. Inoltre, il Governo non ha approvato la zona AP 3
Centro sportivo
(cfr. ris. impugnata, pag. 137).
D.
Con ricorso 6 ottobre 2004, RI 1 insorge davanti al Tribunale cantonale amministrativo chiedendo l'approvazione della zone edificabile posta in località Besenza a valle della strada e l'approvazione della zona AP 3
Centro sportivo
. Il ricorrente ritiene che il mappale, urbanizzato, permette il regolare sviluppo della frazione di Duno, il cui nucleo, posto a monte, presenta diverse costruzioni vecchie e nuove. Vi sarebbe quindi un interesse pubblico alla sua attribuzione al territorio edificabile. Ritiene inoltre che la zona AP3 sia una proposta positiva che andava accetta.
E.
La Divisione dello sviluppo territoriale e della mobilità chiede che il ricorso sia respinto; i motivi saranno, se necessario, riportati nel seguito. Il municipio di Claro chiede la conferma dell'impostazione adottata dal consiglio comunale.
F.
Il 6 novembre 2008 ha avuto luogo l'udienza, sono stati visitati i luoghi e scattate alcune fotografie, consegnate agli atti. Il ricorrente ha ritirato la domanda relativa alla zona AP 3. L'istruttoria è stata dichiarata chiusa e le parti hanno rinunciato a presentare delle conclusioni.
Considerato,

in diritto
1.
La competenza del Tribunale cantonale amministrativo, la tempestività del gravame e la legittimazione attiva di RI 1 sono certe (art. 38 cpv. 1 e cpv. 4 lett. c legge cantonale di applicazione della legge federale sulla pianificazione del territorio, del 23 maggio 1990; LALPT; RL 7.1.1.1). Nella misura in cui il ricorso è stato ritirato esso dev'essere stralciato dai ruoli, mentre per il resto è ricevibile e dev'essere esaminato nel merito.
2.
2.1. In campo pianificatorio il comune ticinese fruisce di autonomia. Questa non è, però, assoluta. Secondo l'art. 33 cpv. 3 lett. b della legge federale sulla pianificazione del territorio, del 22 giugno 1979 (LPT; RS 700), il diritto cantonale deve garantire il riesame completo del piano regolatore da parte di almeno un'istanza di ricorso. Nel Cantone Ticino tale autorità è il Consiglio di Stato (art. 37 cpv. 1 LALPT), che decide i ricorsi - e approva il piano - con pieno potere cognitivo: questo significa controllo non solo della legalità ma anche dell'opportunità delle scelte pianificatorie comunali. Le autorità incaricate di compiti pianificatori badano tuttavia di lasciare alle autorità loro subordinate il margine d'apprezzamento necessario per adempiere i loro compiti (art. 2 cpv. 3 LPT). Il Consiglio di Stato non può dunque semplicemente sostituire il proprio apprezzamento a quello del comune, ma deve rispettare il diritto di questo di scegliere tra più soluzioni adeguate quella ritenuta più appropriata, ragionevole od opportuna. Esso non può però limitarsi a intervenire nei soli casi in cui la soluzione comunale non poggi su alcun criterio oggettivo e sia manifestamente insostenibile. Deve al contrario rifiutare l'approvazione di quelle soluzioni che disattendono i principi e gli scopi pianificatori fondamentali del diritto federale o non danno loro sufficiente attuazione, rispettivamente che non tengono adeguatamente conto della pianificazione di livello cantonale, segnatamente dei dettami del piano direttore (cfr. anche l'art. 26 cpv. 2 LPT). L'autorità governativa verificherà segnatamente che sia stata effettuata in modo corretto la ponderazione globale degli interessi richiesta dall'art. 3 dell'ordinanza sulla pianificazione del territorio, del 28 giugno 2000 (OPT; RS 700.1; RDAT II-2001 n. 78 consid. 6b, II-1999 n. 27 consid. 3).
2.2. Il potere cognitivo del Tribunale cantonale amministrativo è invece circoscritto alla violazione del diritto (art. 38 cpv. 2 LALPT; RDAT II-2001 n. 78 consid. 6c, II-1999 n. 27 consid. 3, II-1997 n. 23). Fanno eccezione - per poter ossequiare l'art. 33 cpv. 3 lett. b LPT - i casi in cui il Tribunale interviene quale unica autorità di ricorso a livello cantonale (DTF 114 Ib 81 consid. 3, 109 Ib 121 consid. 5;
Bernhard
Waldmann
/Peter Hänni
, Handkommentar Raumplanungsgesetz, Berna 2006, n. 64 ad art. 33), segnatamente quindi i casi in cui sono impugnati un diniego di approvazione rispettivamente una modifica d'ufficio del piano regolatore disposti dal Consiglio di Stato.
3.
RI 1 insorge contro la mancata approvazione da parte del Governo della zona edificabile R2 in località Besenza, a valle (ovest) della strada
Al Piz da Crèe
, cui appartiene il mapp. 1'095 di sua proprietà.
3.1.
I
piani di utilizzazione - nel nostro Cantone chiamati, a livello comunale, piani regolatori (art. 24 segg. LALPT) - disciplinano l'uso ammissibile del suolo (art. 14 cpv. 1 LPT). Essi debbono delimitare in primo luogo le zone edificabili, agricole e protette (art. 14 cpv. 2 LPT). Le zone edificabili comprendono, secondo l'art. 15 LPT, i terreni idonei all'edificazione che sono già stati edificati in larga misura (lett. a) e quelli prevedibilmente necessari e urbanizzati entro quindici anni (lett. b). Di massima un terreno che adempie queste esigenze dev'essere attribuito alla zona edificabile a meno che, dopo una ponderazione globale degli interessi che la legislazione sulla pianificazione del territorio tende a salvaguardare (cfr. in particolare gli art. 1 e 3 LPT), debba essere incluso, parzialmente o totalmente, nel territorio fuori della zona edificabile (RDAT I-2001 n. 49 consid. 3a). I criteri posti dall'art. 15 LPT per l'assegnazione di un terreno alla zona edificabile hanno quindi una portata relativa e non un valore assoluto. Essi rappresentano piuttosto dei principi generali della pianificazione del territorio, dei punti di riferimento, che - ancorché soddisfatti - non conducono necessariamente all'attribuzione del terreno interessato alla zona fabbricabile (cfr. la giurisprudenza appena citata; inoltre
Alexandre
Flückiger
, Commentario LPT n. 25-29 ad art. 15;
Piermarco Zen-Ruffinen/Christine Guy-Ecabert
, Aménagement du territorie, construction, expropriation, Berna 2001, n. 314).
3.2. Come appena visto, perché un fondo possa essere attribuito alla zona fabbricabile occorre che ci si trovi, come condizione minima, in una delle ipotesi previste dall'art. 15 LPT, ciò che non è il caso per la zona in esame.
3.2.1. Innanzitutto questa zona non può essere ritenuta appartenere ai terreni edificati in larga misura ai sensi restrittivi intesi dalla giurisprudenza. Con terreni edificati in larga misura ai sensi dell'art. 15 lett. a LPT si intende infatti essenzialmente il territorio costruito in maniera compatta, oltre eventualmente singole particelle inedificate al suo interno, direttamente confinanti con la zona edificabile, in genere già edificate e di superficie relativamente ridotta (RDAT I-2001 n. 49 consid.
3b;
Flückiger
, op. cit., ad art. 15 n. 60;
Zen-Ruffinen/Guy-Ecabert
, op. cit., n. 319).
Ora, tanto il sopralluogo quanto il semplice esame della cartografia permettono di escludere che questa zona sia già edificata in larga misura. Al contrario, essa appare come un comparto in sostanza privo di edificazioni, appena intaccato dalle costruzioni, in corrispondenza della citata strada posta a monte dello stesso, e a connotazione agricola. I pochi edifici presenti non presentano nemmeno tutti le caratteristiche della zona residenziale, alla quale il ricorrente mira far attribuire la zona Besenza, e alcuni hanno invece una tipica connotazione rustica.
3.2.2. La zona in esame non è nemmeno necessaria per lo sviluppo del comune dei prossimi quindici anni (cfr. art. 15 lett. b LPT). La decisione di approvazione, come visto, spiega esaurientemente che la zona edificabile di Claro è sovradimensionata. In merito il ricorrente si limita a osservare che la zona non approvata permetterebbe il regolare sviluppo della frazione di Duno. Esso, però, non si confronta con il problema dell'eccedenza di zone edificabili nel comune. Tale aspetto è stato peraltro esaminato e confermato dal Tribunale nell'ambito di un ricorso che lo contestava.
3.3. In definitiva, poiché nessuna delle condizioni alternative poste dall'art. 15 lett. a e lett. b LPT è adempiuta per quanto attiene alla zona in esame, la decisione del Governo che non approva la zona edificabile R2 in località Besenza appare corretta e deve essere confermata.
4.
In assenza dei requisiti legali, nemmeno una ponderazione globale degli interessi (cfr. consid. 3.1.) permetterebbe di attribuire il territorio in questione alla zona fabbricabile. In ogni caso, deve anzitutto essere rilevato l'interesse generale a impedire la formazione di zone edificabili
troppo vaste (cfr. RDAT 1-2001 n. 49, consid. 3c).
Inoltre, la circostanza, asserita dal ricorrente, secondo il quale il comparto sarebbe urbanizzato, non è decisiva e non conferisce un diritto alla loro attribuzione alla zona edificabile (DTF 122 II 326 consid. 6a, 117 Ia 434 consid. 3g; RDAT I-2001 n. 49 consid. 3c;
Zen-Ruffinen
/
Guy-Ecabert
, op. cit., n. 321). Da ultimo, va sottolineata l’imprescindibile esigenza, troppo spesso trascurata, di salvaguardare sufficienti spazi liberi per le future generazioni.
5.
In definitiva, il ricorso, nella misura in cui non è stralciato dai ruoli, dev'essere respinto. La tassa di giustizia e le spese sono poste a carico del ricorrente (art. 28 della
legge di procedura per le cause amministrative, del 19 aprile 1966; LPamm; RL 3.3.1.1
).