Decision ID: ce773b9c-c278-4c54-bf60-fb5d0263fbd0
Year: 2017
Language: it
Court: TI_TPC
Chamber: TI_TPC_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: penal_law

ritenuto come la società italiana _ - all’epoca occupata nell’esecuzione di una commessa del valore contrattuale di CHF 3'528'000.00 presso il cantiere di _ (_), e di una commessa del valore di CHF 5'100'000.00 presso il cantiere _ (_) - aveva esaurito i giorni a disposizione per notifiche degli operai distaccati in Svizzera,
procedendo quindi IM 1 al fine di eludere la summenzionata procedura di notifica, così richiesto da _, (amministratore delegato, e Presidente della ACPR 1) all’allestimento - per gli operai ACPR 6, ACPR 5 e ACPR 7, già dipendenti della _, e degli artigiani _ e ACPR 8 con un unico mandato dalla _ -,
di contratti di assunzione come operaio e con un salario conforme alle norme del contratto collettivo, all’epoca in vigore in svizzera romanda, per un impiego di 42 ore settimanali, formando pure le relative buste paga,
sapendo che in realtà gli operai sarebbero stati pagati (a contanti) con un importo forfettario di circa Euro 1'500.00/2'000.00 mensili, benché impiegati presso i citati cantieri oltre le 42 ore settimanali,
provvedendo egli stesso a prelevare il denaro contante dalla relazione bancaria _ _ della società ACPR 1, trasportandolo presso la sede di _ (Italia) della _, pur sapendo che gli operai ne avrebbero ricevuto solo una parte,
sfruttato in tal modo lo stato di bisogno e di dipendenza (paura di perdere il posto d’impiego presso l’azienda italiana) e l’inesperienza (scarsa scolarizzazione, non conoscenza delle norme del contratto collettivo, rispettivamente mancata lettura del contratto) di detti operai per farli eseguire una prestazione lavorativa verso una retribuzione salariale concretamente versata di CHF 43'012.65 invece che di quella concretamente dovuta secondo la “Convention colletive de travail du second oeuvre romand (2011)” (di seguito, CCL) pari CHF 86’434.39 risultante una manifesta sproporzione del
100.95 %
,
ottenendo in tal modo a favore di ACPR 1, _ e _, vantaggi pecuniari pari a CHF
43'421.74
,
e nel dettaglio:
14.1
nel periodo 01 novembre 2011 sino al 17 febbraio 2012,
a _, e _ (Italia),
sfruttato lo stato di bisogno e l’inesperienza di ACPR 6, operaio del _, senza qualifiche e assunto dalla _ nel corso del 2010, dopo un periodo di disoccupazione, all’epoca con moglie a carico e figli maggiorenni ancora senza entrate, persona che sottoscriveva, direttamente sul cantiere, assunzioni e disdette contrattuali sempre per le società del gruppo _, senza comprendere appieno le motivazioni di questi trasferimenti,
e quindi, dopo essere stato assunto dalla ACPR 1,
Ø
nel corso del mese di
novembre 2011
, facendo eseguire a ACPR 6 una prestazione lavorativa mensile di 226.80 ore con un salario effettivamente percepito di Euro 2’222.81 (equivalenti a CHF 2’726.28) a fronte di un salario da corrispondersi al netto di CHF 4’321.37, secondo il CCL per operaio non qualificato classe C, risultante in manifesta sproporzione economica pari al 58.51%, ottenendo quindi un vantaggio pecuniario di CHF 1’595.09;
Ø
nel corso del mese di
dicembre 2011,
facendo eseguire una prestazione lavorativa di 191 ore con un salario effettivamente percepito di Euro 1’394.30 (equivalenti a CHF 1’696.31) a fronte di un salario da corrispondere al netto di CHF 7’255.90, secondo il CCL per un operaio non qualificato classe C, risultante in manifesta sproporzione economica pari al 327.75%, ottenendo quindi un vantaggio pecuniario di CHF 5'559.60;
Ø
nel corso del mese di
gennaio 2012,
facendo eseguire a ACPR 6 una prestazione lavorativa di 207 ore con un salario effettivamente percepito al netto di Euro 1'500.00 (equivalenti a CHF 1’807.35) a fronte di un salario da corrispondere al netto di CHF 4’002.78, secondo il CCL per un operaio non qualificato classe C, risultante in manifesta sproporzione economica pari al 121.47%, ottenendo quindi un vantaggio pecuniario di CHF 2'195.43;
Ø
nel corso del mese di
febbraio 2012 fino al 17 febbraio 2012,
facendo eseguire a ACPR 6 una prestazione lavorativa di 125 ore con un salario effettivamente percepito di Euro 928.57 (equivalente a CHF 1’119.11) a fronte di un salario da corrispondere al netto di CHF 2’851.79, secondo il CCL per un operaio non qualificato classe C, risultante in manifesta sproporzione economica pari al 154.83%, ottenendo quindi un vantaggio pecuniario di CHF 1'732.68;
14.2
nel periodo compreso dal 17 ottobre 2011 sino al 17 febbraio 2012, a _,
sfruttato lo stato di bisogno e l’inesperienza di ACPR 5, operaio del _, senza qualifiche, con una scolarizzazione interrottasi alla quinta elementare, assunto dalla _ nel 2010, dopo sei mesi di mancato versamento dello stipendio da parte del precedente datore di lavoro, con una moglie costretta sulla sedia a rotelle, persona che firmava contratti e sottoscriveva lettere di disdetta formate dalla ditta stessa così come gli venivano portati sul cantiere senza leggerne il contenuto, perché l’importante era lavorare, e ignaro dell’esistenza di contratti collettivi di lavoro,
e quindi, dopo essere stato assunto dalla ACPR 1,
Ø
nel corso del mese di
ottobre 2011
(dal 17 ottobre 2011), facendo eseguire a ACPR 5 una prestazione lavorativa di 118.80 ore con un salario effettivamente percepito di Euro 785.71 (equivalente a CHF 957.94) a fronte di un salario da corrispondere al netto di CHF 2'217.00 secondo il CCL per un operario non qualificato secondo la classe C, risultante una manifesta sproporzione economica pari al 131.43%, ottenendo quindi un vantaggio economico di CHF 1’259.06;
Ø
nel corso del mese di
novembre 2011,
facendo eseguire a ACPR 5 una prestazione lavorativa di 226.80 ore con un salario effettivamente percepito di Euro 1'500.00 (equivalente a CHF 1’839.75) a fronte di un salario da corrispondere al netto di CHF 4’232.46 secondo il CCL per un operaio non qualificato secondo la classe C, risultante una manifesta sproporzione economica pari al 130.06% ottenendo quindi un vantaggio economico di CHF 2'392.71;
Ø
nel corso del mese di
dicembre 2011,
facendo eseguire a ACPR 5 una prestazione lavorativa di 218.50 ore con un salario effettivamente percepito di Euro 1'500.00 (equivalente a CHF 1’824.90) a fronte di un salario da corrispondere al netto di CHF 5'102.17 secondo il CCL per un operaio non qualificato secondo la classe C, risultante una manifesta sproporzione economica pari al 179.59%, ottenendo quindi un vantaggio economico di CHF 3'277.27;
Ø
nel corso del mese
gennaio 2012,
facendo eseguire a ACPR 5 una prestazione lavorativa di 233.50 ore con un salario effettivamente percepito di Euro 1'500.00 (equivalenti a CHF 1’807.35) a fronte di un salario da corrispondere di CHF 4’624.16 secondo il CCL per un operaio non qualificato secondo la classe C, risultante una manifesta sproporzione economica pari al 155.85%, ottenendo quindi un vantaggio economico di CHF 2’816.81;
Ø
nel corso del mese di
febbraio 2012 fino al 17 febbraio 2012,
facendo eseguire a ACPR 5 una prestazione lavorativa di 137.00 ore con un salario effettivamente percepito di Euro 928.57 (equivalenti a CHF 1’119.11) a fronte di un salario da corrispondere di CHF 2’709.10 secondo il CCL per un operaio non qualificato secondo la classe C, risultante da una manifesta sproporzione economica pari al 142.08%, ottenendo un vantaggio economico di CHF 1’589.98;
14.3
nel periodo compreso dal 20 ottobre 2011 al 29 febbraio 2012, a _ e a _ (Italia),
sfruttato lo stato di bisogno e di inesperienza di ACPR 8, artigiano del _, senza qualifiche con una scolarizzazione sino alla terza media, con moglie a carico e, all’epoca, una figlia senza entrate,
persona all’epoca artigiano, con come principale e poi unico cliente e mandato la società _, totalmente incapace di gestire le questioni amministrative, per le quali si appoggiava alla figlia,
sottoscrivendo quindi il contratto di lavoro non leggendone il contenuto, ignaro inoltre dell’esistenza di contratti di collettivi di lavoro,
e quindi, dopo essere stato assunto dalla ACPR 1,
Ø
nel corso del mese
ottobre 2011 (20 ottobre 2011),
facendo eseguire a ACPR 8 una prestazione lavorativa di 86.40 ore con un salario effettivamente percepito di Euro 761.90 (equivalente a CHF 925.40) a fronte di un salario da corrispondere di CHF 1’620.83 secondo contratto collettivo di lavoro per operaio non qualificato della classe C, risultante in una manifesta sproporzione economica pari al 75.15% ottenendo un vantaggio pecuniario di CHF 695.43;
Ø
nel corso del mese di
novembre 2011,
facendo eseguire a ACPR 8 una prestazione lavorativa di 226.80 ore con un salario effettivamente percepito di Euro 2'000.00 (equivalente a CHF 2’453.00) a fronte di un salario da corrispondere di CHF 4’254.69 secondo il CCL per un operaio non qualificato della classe C, risultante in una manifesta sproporzione economica pari al 73.45%, ottenendo un vantaggio pecuniario di CHF 1’801.69;
Ø
nel corso del mese di
dicembre 2011,
facendo eseguire a ACPR 8 una prestazione lavorativa di 216 ore con un salario effettivamente percepito di Euro 2'000.00 (equivalente a CHF 2’433.20) a fronte di un salario da corrispondere di CHF 4’635.51 secondo il CCL per un operaio non qualificato della classe C, risultante in una manifesta sproporzione economica pari al 90.51%, ottenendo un vantaggio pecuniario di CHF 2’202.31;
Ø
nel corso del mese di
gennaio 2012,
facendo eseguire a ACPR 8 una prestazione lavorativa di 237.60 ore con un salario effettivamente percepito di Euro 2'000.00 (equivalente a CHF 2’409.80) a fronte di un salario da corrispondere di CHF 4’416.54 secondo il CCL per un operario non qualificato della classe C, risultante in una manifesta sproporzione economica pari al 83.27%, ottenendo un vantaggio pecuniario di CHF 2’006.74;
Ø
nel corso del mese di
febbraio 2012 fino al 29 febbraio 2012,
facendo eseguire a ACPR 8 una prestazione lavorativa di 226.80 ore con un salario effettivamente percepito di Euro 2'000.00 (equivalente a CHF 2’410.40) a fronte di un salario da corrispondere di CHF 4’215.79 secondo il CCL per un operaio non qualificato della classe C, risultante da una manifesta sproporzione economica pari al 74.90 %, ottenendo un vantaggio pecuniario di CHF 1’805.39;
14.4
nel periodo compreso dal 01 novembre 2011 al 15 febbraio 2012, a _ e _ (Italia),
sfruttato lo stato di bisogno di _, del _, artigiano con come unico cliente e quindi mandato la società _, al momento dell’assunzione, senza più possibilità di poter usufruire della procedura di notifica e dunque costretto alla chiusura della partita IVA,
e quindi dopo essere stato assunto dalla ACPR 1,
Ø
nel corso del mese di
novembre 2011
, facendo eseguire a _ una prestazione lavorativa di 118.80 ore con un salario effettivamente percepito di Euro 1'000.00 (equivalente a CHF 1’226.50) a fronte di un salario da corrispondere di CHF 2’382.91, secondo il CCL per un operaio non qualificato della categoria C, risultante una manifesta sproporzione economica pari al 94.29%, ottenendo un vantaggio pecuniario di CHF 1'156.41;
Ø
nel corso del mese di
dicembre 2011,
facendo eseguire a _ una prestazione lavorativa di 108 ore con un salario effettivamente percepito di Euro 900.00 (equivalente a CHF 1’094.94), a fronte di un salario da corrispondere di CHF 2’760.38, secondo il CCL per un operaio non qualificato della categoria C, risultante una manifesta sproporzione economica pari al 152.10%, ottenendo un vantaggio pecuniario di CHF 1’665.44;
Ø
nel corso del mese di
gennaio 2012,
facendo eseguire a _ una prestazione lavorativa di 183.60 ore con un salario effettivamente percepito di Euro 1'530.00 (equivalente a CHF 1’843.50) a fronte di un salario da corrispondere di CHF 3’700.67, secondo il CCL per un operaio non qualificato della categoria C, risultante una manifesta sproporzione economica pari al 100.74 %, ottenendo un vantaggio pecuniario di CHF 1’857.17;
Ø
nel corso del mese di
febbraio 2012 sino al 15 febbraio 2012
, facendo eseguire a _ una prestazione lavorativa di 118.80 ore con un salario effettivamente percepito di Euro 1’890.00 (pari a CHF 2’777.83) secondo il contratto collettivo per un operaio non qualificato della categoria C, risultante una manifesta sproporzione economica pari al 24.78%, ottenendo un vantaggio pecuniario di CHF 564.48;
14.5
nel periodo compreso dal 17 ottobre 2011 al 17 febbraio 2012,
sfruttato lo stato di bisogno di ACPR 7, del _, con una scolarizzazione sino alla terza media (_), con moglie a carico, dipendente della _ dal 2006 dopo un periodo di cinque anni di lavoro in nero, persona che firmava contratti e sottoscriveva lettere di disdetta formate dalla ditta stessa così come gli venivano portati sul cantiere senza leggerne il contenuto, e ignaro dell’esistenza di contratti collettivi di lavoro,
e quindi, dopo essere stato assunto dalla ACPR 1,
Ø
nel corso del mese di
ottobre 2011
(dal 17 ottobre 2011), facendo eseguire a ACPR 7 una prestazione lavorativa di 118.80 ore con un salario effettivamente percepito di Euro 1'050.00 (equivalente a CHF 1’280.16) a fronte di un salario da corrispondere di CHF 2'126.78, secondo il CCL per un operaio non qualificato della categoria C, risultante una manifesta sproporzione economica pari al 66.13%, ottenendo un vantaggio pecuniario di CHF 846.62;
Ø
nel corso del mese di
novembre 2011,
facendo eseguire a ACPR 7 una prestazione lavorativa di 237.60 ore con un salario effettivamente percepito di Euro 2’100.00 (equivalente a CHF 2'575.65), a fronte di un salario da corrispondere di CHF 4’253.55, secondo il CCL per un operaio non qualificato della categoria C, risultante una manifesta sproporzione di 65.14%, ottenendo un vantaggio pecuniario di CHF 1'677.90;
Ø
nel corso del mese di
dicembre 2011,
facendo eseguire a ACPR 7 una prestazione lavorativa di 218.50 ore con un salario effettivamente percepito di Euro 2'537.50 (equivalente a CHF 3'087.12) a fronte di un salario da corrispondere di CHF 4'938.38, secondo il CCL per un operaio non qualificato della categoria C, risultante una manifesta sproporzione economica pari al 59.97%, ottenendo un vantaggio pecuniario di CHF 1’851.25;
Ø
nel corso del mese di
gennaio 2012
, facendo eseguire a ACPR 7 una prestazione lavorativa di 233.50 ore con un salario effettivamente percepito di Euro 2’100.00 (equivalenti a CHF 2'530.29) a fronte di un salario da corrispondere di CHF 4'394.61, secondo il CCL per un operaio non qualificato della categoria C, risultante una manifesta sproporzione economica pari al 73.68%, ottenendo un vantaggio pecuniario di CHF 1'864.32;
Ø
nel corso del mese di
febbraio 2012 sino al 17 febbraio 2012
, facendo eseguire a ACPR 7 una prestazione lavorativa di 137.00 ore con un salario effettivamente percepito di Euro 1’300.00 (equivalenti a CHF 1'566.76) a fronte di un salario da corrispondere di CHF 2'574.71, secondo il CCL per un operaio non qualificato della categoria C, risultante una manifesta sproporzione economica pari al 64.33%, ottenendo un vantaggio pecuniario di CHF 1'007.95;
fatti avvenuti:
nelle indicate circostanze di tempo e di luogo;
reato previsto
: art. 157 cifra 2 CP;
15. falsità in documenti
per avere,
in più occasioni, nel periodo compreso da novembre 2011 a febbraio 2012, a _ e in altre imprecisate località,
al fine di procacciare a sé o ad altri un indebito profitto,
in correità con _, _ e terzi,
formato documenti falsi ed attestato in documenti, contrariamente alla verità, fatti di importanza giuridica,
nonché fatto uso, a scopo d’inganno, di tali documenti,
e meglio per avere,
al fine di mascherare gli atti descritti al punto 14,
falsificato la contabilità della società ACPR 1, inserendo nella scheda “conto salario” contrariamente al vero,
Ø
un salario lordo per ACPR 6:
- per novembre 2011 di CHF 4'718.00;
- per dicembre 2011 di CHF 5'504.35;
- per gennaio 2012 di CHF 4'718.00;
- per febbraio 2012 di CHF 3'289.50;
Ø
un salario lordo per ACPR 5:
- per ottobre 2011 di CHF 2'201.75;
- per novembre 2011 di CHF 4'718.00;
- per dicembre 2011 di CHF 5'687.80;
- per gennaio 2012 di CHF 4'718.00;
- per febbraio 2012 di CHF 3'289.50;
Ø
un salario lordo per ACPR 8:
- per ottobre 2011 di CHF 1'729.95;
- per novembre 2011 di CHF 4'718.00;
- per dicembre 2011 di CHF 5'648.50;
- per gennaio 2012 di CHF 4'718.00;
- per febbraio 2012 di CHF 5'504.35;
Ø
un salario lordo per ACPR 7:
- per ottobre 2011 di CHF 2'201.75;
- per novembre 2011 di CHF 4'718.00;
- per dicembre 2011 di CHF 5'647.80;
- per gennaio 2012 di CHF 4'718.00;
- per febbraio 2012 di CHF 3'289.50;
fatti avvenuti
: nelle indicate circostanze di tempo e di luogo;
reato previsto
: dall’art. 251 cifra 1 CP;
16. inganno nei confronti delle autorità (aggravato)
per avere, nel corso dei mesi di ottobre 2011/dicembre 2011 a _, a _, a _ (Italia), e in altre imprecisate località,
al fine di procurare alla società ACPR 1 (ora in liquidazione), a _ e a terzi un arricchimento indebito in virtù della violazione delle retribuzioni salariali previste dai contratti collettivi di lavoro,
nella sua veste di contabile della società ACPR 1, agendo in correità con _ (Presidente del Consiglio di Amministrazione e amministratore delegato della _), _ e terzi,
allestendo personalmente i contratti di lavoro e le buste paga degli operai ACPR 7, ACPR 5, _ e ACPR 8 su indicazioni di _ e terze persone impiegate presso la _,
contratti che prevedevano una retribuzione mensile rispettosa della “Convention colletive de travail du second oeuvre romand (2011)”, quando in realtà era stato previsto un importo forfettario di circa 1'500.00 / 2'000.00 Euro mensili, benché impiegati presso i cantieri oltre le 42 ore settimanali,
compilando quindi i formulari per il rilascio dei permessi per stranieri e trasmettendoli all’_ del Canton Ginevra,
sistematicamente ingannato le autorità cantonali incaricate dell’esecuzione della Legge federale sugli stranieri, fornendo dati falsi e ottenendo in tal modo per gli operai medesimi il rilascio / rinnovo del permesso G,
e meglio per avere,
16.1
in data 03 ottobre 2011, ingannato i funzionari dell’_ del Canton Ginevra, ottenendo per l’operaio ACPR 7 il rilascio di un permesso per frontaliere (G) valevole fino al 31 dicembre 2011,
e poi ancora il 30 dicembre 2011 ottenuto il rilascio di un ulteriore permesso (G) valevole fino al 28 febbraio 2012, comunicando, contrariamente al vero, che ACPR 7 avrebbe ricevuto il salario mensile di CHF 6'800.00 per tredici mensilità e 42 ore settimanali, formulario sottoscritto oltretutto dal fratello _,
mentre in realtà egli è stato impiegato così come indicato al punto 14.5 del presente ACC;
16.2
in data 25 ottobre 2011, ingannato i funzionari dell’_ del Canton Ginevra, ottenendo per l’operaio ACPR 8 il rilascio di un permesso per frontaliere (G) valevole sino al 31 gennaio 2012, e poi il 30 dicembre 2011 il rinnovo dello stesso sino al 28 febbraio 2012, comunicando, contrariamente al vero, che ACPR 8 avrebbe ricevuto il salario mensile di CHF 4'718.00 per tredici mensiltà e 42 ore settimanali, mentre in realtà egli è stato impiegato così come indicato al punto 14.3 del presente ACC;
16.3
in data 25 ottobre 2011, ingannato i funzionari dell’_ del Canton Ginevra, ottenendo per l’operaio _ il rilascio di un di un permesso per frontaliere (G) valido sino al 15 febbraio 2012 comunicando, contrariamente al vero, che egli avrebbe ricevuto il salario mensile lordo di CHF 4'718.00 per 42 ore settimanali, mentre in realtà egli è stato impiegato così come indicato al punto 14.4 del presente ACC;
16.4
in data 03 ottobre 2011 e 30 dicembre 2011, ingannato i funzionari dell’_ del Canton Ginevra, ottenendo per l’operaio ACPR 5 un permesso per frontaliere (G) valevole fino al 28 febbraio 2012, comunicando, contrariamente al vero, che egli avrebbe ricevuto il salario annuale di CHF 61'334.00, rispettivamente il salario mensile lordo 4'718.00 per 13 mesi e 42 ore settimanali, mentre in realtà egli è stato impiegato così come indicato al punto 14.2 del presente ACC;
fatti avvenuti
: nelle circostanze di luogo e di tempo indicate;
reato previsto
: art. 118 cpv. 3 lett. a LStr (richiamato l’art. 118 cpv. 1 LStr);
17. appropriazione indebita
per avere,
per procacciarsi un indebito profitto
in data 03 maggio 2015, 18 maggio 2015, 03 giugno 2015, 11 luglio 2015 e in data 13 agosto 2016, a _, prelevandoli
impiegato indebitamente
CHF 5'350.00
a proprio vantaggio dalla somma di CHF 22'320.00 a lui affidatati da _;
fatti avvenuti
: nelle indicate circostanze di tempo e di luogo;
reato previsto
: dagli art. 138 cifra 1 cpv. 2 CP;
Presenti:
- il Procuratore pubblico PP 1, in rappresentanza del Ministero Pubblico;
- l’imputato IM 1, assistito dal suo difensore d’ufficio, avv. DUF 1;
- l’avv. RAAP 1, patrocinatore di fiducia dell’accusatore privato ACPR 1;
- l’avv. _, patrocinatore di fiducia dell’accusatore privato ACPR 4.
Espletato il pubblico dibattimento dalle ore 08:38 alle ore 12:00.
Sentiti:
§
il Procuratore pubblico
, per la sua requisitoria, il quale formula e motiva le seguenti conclusioni:
questo procedimento segue 19 anni di illeciti, nel corso dei quali la tecnica dell’imputato non è mai cambiata ma, casomai, è stata affinata. Indubbio è che la professione svolta dall’imputato abbia facilitato le malversazioni, ma i reati sono dovuti in primis al fatto che IM 1 ha interiorizzato quella che era la sua capacità di ingannare gli altri, aiutato da quell’aria “ingenuotta” e da eterno svogliato. È emblematico infatti che alla _ sia stato incaricato proprio lui di fare le verifiche contabili e di interfacciarsi con la banca, questo perché di lui ci si fidava, ciò di cui egli si è approfittato. Nulla è cambiato quando ha cominciato a lavorare con il _, diventandone il braccio destro. Per raccontare IM 1 sono utili le parole di _, il quale ha spiegato di esserci rimasto malissimo per quanto fatto dall’imputato, proprio perché ci si fidava di lui. In tal modo, IM 1 agisce dal 2010 al 2014, sfruttando la sua aria da tontolone, anche se, in realtà, egli è molto accorto. L’imputato operava su diversi conti in modo da lasciare sempre uno spazio temporale tra un prelevamento e l’altro, tra un versamento e l’altro, diversificava il metodo e si presentava personalmente allo sportello delle banche con la sua aria gentile e i modi affabili, di modo che i funzionari di banca lo potevano riconoscere. Da rilevare che l’ultimo bonifico a scapito del _, di poco più di 1'000 CHF, è del 6 agosto 2014, e subito il giorno successivo l’imputato firma la richiesta di disoccupazione, ciò che significa che egli premeditava tutto, non era affatto impreparato e ha saputo usufruire della fiducia riposta in lui. Durante la disoccupazione non si presentava ai colloqui con i datori di lavoro e forniva anche certificati d’incapacità medica lavorativa al 100%, mentre in realtà viaggiava tra _ e _ a spese dello Stato. Questo fino a maggio 2015 quando ha iniziato a lavorare presso il ACPR 3, di cui aveva anche la tessera perché forse ne era tifoso. Anche qui egli si presenta nei soliti panni e riesce a malversare indisturbato, la tecnica essendo sempre la stessa. Gli ultimi 5'000 CHF malversati a danno di _ mostrano che egli non rubava solo perché svolgeva l’attività di contabile, ma malversava perché ciò è insito in lui. L’imputato ha avuto anche la sfrontatezza di affermare nel corso del primo verbale d’interrogatorio, che malversava a causa delle esecuzioni da cui era gravato, le quali però sono state pagate solo in minima parte. Oggettivamente la colpa non può che essere grave, per l’importo e per le modalità delle malversazioni, sempre a danno dei propri datori di lavoro. Anche dopo la condanna del 2002, sospesa condizionalmente, egli immediatamente ha ricominciato a malversare a danno della _. La sua responsabilità è grave anche per la lunga durata, almeno dal 2004 fino all’agosto 2016. Egli ha avuto la fortuna di avere dei genitori premurosi che non gli hanno mai fatto mancare nulla, ha avuto una moglie e due figli amorevoli. Nonostante questo, invece di essere grato per ciò che aveva, ha preferito malversare, senza che vi fossero motivi anteriori di vita personale per fare quanto ha fatto. Le cure dalla sessuologa prima e dello psicologo _ dopo non sono servite a nulla, e si dubita che possa essere utile la cura del dr. _ se l’imputato nemmeno riesce a riferire dove sono finiti i soldi malversati. Non è accettabile coprire le proprie responsabilità dietro al fatto che i genitori l’avrebbero viziato troppo. IM 1 ha tradito tutte le persone che gli stavano accanto, compreso lo Stato. Il motivo che ha indotto IM 1 a delinquere è certamente il lucro, che perseguiva grazie alla sua grande energia criminale. Va dato atto che l’imputato certamente ha collaborato, anche se ciò è avvenuto a fronte di contestazioni ben precise che egli si limitava a confermare. L’unica dichiarazione spontanea fatta da IM 1, è quella relativa ai soldi che portava a _, per il resto si è limitato a confermare quanto contestatogli. L’accusa conclude chiedendo una condanna a 4 anni di pena detentiva interamente da espiare;
§
l’avv. RAAP 1
, rappresentante dell’accusatore privato ACPR 1, il quale formula e motiva le seguenti conclusioni:
l’imputato, approfittando della fiducia che era riposta in lui, si è appropriato di quasi 900’000.- CHF ai danni della ACPR 1, attività interrotta solo nel 2014 quando la società è stata messa in liquidazione ed è stato nominato _ come liquidatore. Dopo tale nomina, IM 1 ha chiesto che gli fosse affidata la gestione contabile della società, così riuscendo ad appropriarsi di ancora quasi 56'000.- CHF e, nell’intero 2014, di circa 80'000.- CHF. Solo quando _ ha chiesto ed ottenuto la modifica del diritto di firma alla banca, l’attività criminale si è interrotta, ma unicamente perché egli non poteva più malversare. Auspica che un giorno l’imputato possa spiegare dove sono finiti questi soldi, poiché quasi 900'000.- CHF nell’arco di tre anni non si spendono facilmente. Il rappresentante dell’ACP conclude chiedendo la condanna dell’accusato al pagamento dell’indennità così come da richiesta già prodotta, oltre al pagamento delle spese legali, nonché la confisca del denaro sequestrato e la condanna ad un risarcimento compensatorio. Si associa poi alla richiesta di pena della PP;
§
l’avv. _
, rappresentante dell’accusatore privato di ACPR 4, il quale formula e motiva le seguenti conclusioni:
ACPR 4 sta seguendo questo procedimento perché vittima dell’agire di IM 1, non per un danno diretto ma per il fatto che l’imputato è riuscito a raggirare i funzionari di banca attraverso la presentazione di documenti falsi e artifizi di ogni tipo. Facendo riferimento agli uffici interni, al lavoro da questi svolto, i danni e le rispettive richieste sono più che altro simboliche. Il rappresentante dell’ACP auspica una condanna esemplare dell’imputato che ha fatto delle malversazioni il suo modo di vivere. Conclude associandosi alla richiesta della PP;
§
l’avv. DUF 1
, difensore dell’imputato IM 1, il quale formula e motiva le seguenti conclusioni:
i fatti indicati nell’AA non sono contestati dalla difesa che, dunque, si concentrerà sulla commisurazione della pena e sulla sospensione condizionale, oltre che sulle pretese dei danneggiati. La PP ha messo in evidenza la traiettoria negativa della vita delinquenziale dell’imputato, ma si devono però evidenziare anche i contributi dati nell’accertamento della verità, nonché i progressi, tutti documentati, che ha avuto nel corso della detenzione. Si devono dunque tenere in considerazione anche dei cambiamenti positivi intervenuti prima della sentenza, e porre quindi l’attenzione sull’aspetto della risocializzazione. IM 1 ha contribuito a ricostruire le singole malversazioni pur non riuscendo a spiegare tutti gli importi malversati, ciò che rispecchia la sua personalità disordinata, di persona che viveva alla giornata. Egli, sin dal giorno dell’arresto, si è profondamente attivato per imparare una nuova disciplina sottoponendosi anche alle cure dello psicologo. In carcere l’imputato si è comportato secondo gli obiettivi che si era posto e ha cercato nuovi sbocchi lavorativi e formativi. Il percorso psicoterapeutico intrapreso ha portato ad ottimi risultati e deve essere proseguito anche dopo la scarcerazione. Lo scopo risocializzante della pena è stato raggiunto, essendosi l’imputato seriamente pentito della sua condotta. Nella commisurazione della pena occorre tenere conto anche della sua intenzione di sottoporsi ad una curatela amministrativa per la gestione dei conti. Evidenzia che una pena di 24 mesi è da ritenere proporzionata, da cui devono essere dedotti i mesi già scontati. La difesa chiede dunque che la pena da scontare sia limitata a 12 mesi, mentre i restanti 12 mesi devono essere sospesi, in modo da permettere all’imputato di riallacciare i rapporti con i suoi cari. La pena parzialmente sospesa deve essere vincolata ad un periodo di prova di 5 anni, di modo da consentire a IM 1 di poter dimostrare nel tempo che la fiducia accordata nei suoi confronti è ben riposta. Sul concorso retrospettivo, ex art. 49 CP, proprio perché dall’AA sono stati stralciati i capi 14, 15 e 16, questa Corte deve considerare la pena complementare con riferimento anche a questi reati. In merito alle pretese avanzate dagli ACP, esse sono riconosciute. Si fa presente però che con l’apertura del fallimento personale, non possono essere calcolati gli interessi legali.
Considerato,

in fatto ed in diritto
1. Curriculum vitae
Nel corso del primo interrogatorio reso in data 14.04.2016 (AI 4, inc. 2711.2016) l’imputato ha fornito una descrizione della propria situazione personale:
"
Dopo le scuole dell’obbligo, ho frequentato la scuola di commercio a _. Mi sono diplomato mi sembra nel _ e dopo aver assolto il servizio militare ho iniziato un’attività prima per _ e successivamente per _. ADR che sono stato assunto in qualità di impiegato di commercio. I miei compiti erano diversi tra cui anche la tenuta della contabilità e dell’inventario. Successivamente ho lavorato per 8-9 anni per _ con le medesime mansioni. Tale società è poi stata acquistata da _ ed ha spostato l’attività nel Canton _. Io ho quindi trovato lavoro presso _ dove ho lavorato per circa un anno e mezzo fintanto che la società è stata chiusa Per quanto mi concerne ho trovato lavoro presso la ACPR 1 di _, dove ho lavorato dal 2010 al 2014. La società è poi andata in liquidazione. Io sono rientrato in Ticino e per un anno circa sono rimasto in disoccupazione. Sono poi stato assunto dall’ACPR 3 nel giugno 2015 e mi occupavo della gestione contabile della società. In pratica facevo le registrazioni contabili, occupandomi anche di dare gli ordini di pagamento che poi dovevano comunque essere avallati da _, che è membro del consiglio di amministrazione della società. Sono stato licenziato dall’ACPR 3 in data 04.01.2016 con effetto fine febbraio 2016. Si è trattato di una decisione della società in quanto vi erano delle incompatibilità con il presidente. A quel momento nessuno si era accorto delle mie malversazioni all’interno della società. Successivamente nel marzo 2016 non ho più avuto alcun lavoro, né mi sono iscritto alla disoccupazione, mentre dal 1 aprile 2016 sono stato assunto dalla _ per il tramite di _. Sono in prova per tre mesi.
Con mia moglie ho avuto _ figli, ...omissis...”.
(VI PP, 14.04.2016, AI 4, inc. 2016.2711).
Successivamente, nel verbale reso il giorno dell’arresto avvenuto in data 13.10.2016, IM 1, sempre in merito alla sua situazione personale, ha precisato:
"
Preciso che io ho lavorato sino a _ per _, poi da _ ho trovato lavoro per la _ dove mi occupo delle risorse umane. Per la _ se del caso faccio _, ma i miei compiti sono piuttosto di _. A fine ottobre 2016 finisco di lavorare, avevo due mesi di periodo di prova. Qualcuno però ha riferito in azienda quanto successo all’ACPR 3 e così sono stato licenziato.
...omissis... La mia ex moglie vive a _, con lei non ci sono problemi. Vedo i miei figli ogni due week end e verso regolarmente gli alimenti, _. Non devo versare gli alimenti per mia moglie.
A fine ottobre devo trovare un lavoro. Voglio cambiare ramo, quello che troverò mi andrà bene. ADR che non ho risparmi”.
(VI PP, 13.10.2016, AI 4, inc. 2016.8829).
Ancora, in sede di verbale finale reso in data 29.03.2017, l’imputato ha fatto ulteriori precisazioni:
"
Prima di lavorare per la _ ho lavorato anche per la _ nel _ per un anno e mezzo. Dopo sono stato assunto dalla _.
ADR che non è vero che ho lavorato per la ACPR 1 dal 2010 al 2014, in realtà io ero stato licenziato nel 2012. Voglio anche dire che non mi ero mai trasferito a _, ho sempre vissuto in Ticino, a _ e a _.
ADR che preciso che il mio lavoro con la _ è iniziato a giugno 2016 ed è terminato il 31 ottobre 2016 sia perché avevano scoperto i miei precedenti, sia perché avevo un lavoro a tempo determinato.
ADR che sono stato seguito da una psicologa per circa un anno, questo succedeva nel 2010. Ero andato da questa psicologa – sessuologa, su richiesta di mia moglie perché c’erano problemi all’interno della coppia. Mi sono poi recato dal Dr. Med. _ all’inizio ogni due settimane, poi una volta al mese. Mi era stato prescritto un farmaco, si trattava di gocce antidepressive che ho preso per un anno circa.
ADR che ho smesso di andare dal Dr _ perché si era trasferito a _. Io comunque non ho mai raccontato al dottore dei miei problemi, nel senso che avevo commesso e stavo commettendo delle malversazioni. Non ne ho mai parlato perché era una cosa di cui mi vergognavo e non ho mai pensato sostanzialmente di avere un problema per quanto da me commesso. Speravo sempre di non essere scoperto.
ADR che attualmente sono seguito in carcere da una stagista, _. Oltre a lei, vedo anche il dr. _ due volte al mese. Con _ parliamo dei soldi che ho malversato, nei termini per capire perché l’ho fatto e capire quali sono i motivi per cui ho fatto queste cose. Un motivo deriva forse dal fatto che sin da piccolo sono stato molto viziato e quindi ho sempre ottenuto tutto quello che volevo. In questo senso, da quando non ci sono più i miei genitori, che magari coprono quello che richiedo, cercavo altre maniere senza fare fatica.
ADR che il dr. _ mi ha prescritto dei medicamenti, non saprei indicare quali, uno a mezzogiorno, un altro alle 18:00 e l’altro alle 21:00. Un farmaco è un antidepressivo, gli altri non mi ricordo che cosa sono.
ADR che con il dr. _ parliamo di come mi sento io e come sto passando il periodo in carcere. Parliamo anche del problema delle malversazioni, nel senso che ho raccontato a _ quello che ho fatto. Il dr. _ non mi ha ancora espresso la sua opinione.
ADR che in carcere lavoro in lavanderia, guadagno CHF 3,50 l’ora ossia CHF 21.- al giorno”.
(VI PP, 29.03.2017, AI 113, inc. 8829.2016).
2. I precedenti penali dell’imputato.
Dall’estratto del casellario giudiziale datato 13.04.2016, si evince un precedente penale per infrazione alle norme della circolazione stradale, infrazione grave alle norme della circolazione stradale e coazione, per il quale l’imputato è stato condannato con decreto d’accusa del 18.07.2006, _,, alla pena detentiva di 7 giorni, oltre ad una multa di CHF 1'400.-, pena sospesa condizionalmente per un periodo di 4 anni.
L’imputato aveva altresì già subito una precedente condanna in data 20 dicembre 2002, pronunciata dalla Corte delle assise correzionali di Lugano, per i reati di ripetuta appropriazione indebita, ripetuta truffa e ripetuta falsità in documenti, alla pena detentiva di 8 mesi, sospesa condizionalmente con un periodo di prova di 2 anni. Proprio con riferimento a tale condanna, pronunciata per i medesimi reati oggetto dell’odierno procedimento, nel corso del verbale finale di data 29.03.2017, l’imputato ha affermato:
"
Mi viene ricordato come io ho subito una condanna da parte della Corte delle Assise correzionali di Lugano in data 20 dicembre 2002 alla pena detentiva di 8 mesi di detenzione per ripetuta truffa, ripetuta falsità in documenti ripetuta appropriazione indebita. Ne sono a conoscenza.
Mi viene ricordato come alla base di questa condanna è risultato come io a danno della _, di cui ero contabile, ho prelevato abusivamente del denaro dalla cassa che mi era stata affidata, ho falsificato la firma del responsabile in procure che mi autorizzavano falsamente al prelievo in banca, ingannando così i funzionari bancari, e ho falsificato poi la contabilità della società. Confermo che le modalità sono le medesime che ho effettuato anche successivamente.
Mi viene fatto prendere atto che tale agire, era stato da me già messo in atto allorquando lavoravo presso la _ negli anni 1997 e 1998, e meglio dal quale si evince che mediante fittizie procure di cui falsificavo la firma prelevavo somme di denaro sui conti dei clienti esteri”.
(VI PP, 29.03.2017, AI 113, Inc. 2016.8829).
3. Avvio delle indagini e circostanze dell’arresto.
L’indagine oggetto del presente procedimento ha preso avvio a seguito dell’autodenuncia presentata dallo stesso imputato, il quale, in data 08.04.2016, ha reso noto al MP, per il tramite del proprio difensore, di volersi autodenunciare per una serie di malversazioni commesse a danno dell’ACPR 3, le quali sono risultate poi ammontare a CHF
107'290.12 oltre ad Euro 1.073,35.
IM 1 veniva quindi interrogato una prima volta dalla PP _, la quale ha diretto in un primo tempo il procedimento, in data 14.04.2016, ove si è
fatto quasi esclusivo riferimento alle malversazioni che l’imputato, nello svolgimento del suo ruolo di responsabile della contabilità, ha effettuato nei confronti dell’ACPR 3 nel periodo compreso tra maggio 2015 e gennaio 2016. Successivamente a tale interrogatorio, la difesa di IM 1 ha presentato alla Pretura di _ istanza di fallimento personale dell’imputato, facendo rilevare una “
situazione finanziaria disastrosa
”.
Si rileva sin da subito, che
nel corso dell’intero procedimento l’imputato ha sempre dichiarato di avere speso tutto quanto malversato, nonostante, come si vedrà, le somme di cui l’imputato si è in diversi modi indebitamente appropriato, sono ingenti.
In data 12.10.2016, presso il Ministero Pubblico giungeva poi l’incarto ACPR 2, da cui emergeva che l’imputato, in data 7 agosto 2014, aveva sottoposto alla medesima cassa di disoccupazione una falsa lettera attestante la fine del rapporto di lavoro esistente tra lui e la ACPR 1, su cui si riportava la firma falsa del responsabile della società. In tale modo, e nonostante IM 1 continuasse a lavorare alle dipendenze di _, egli, a partire da giugno 2014, fu posto a beneficio della disoccupazione, percepita sin al maggio 2015 per un ammontare complessivo di CHF 63'054.-.
A seguito dell’emergere di questa vicenda è stato aperto un nuovo procedimento penale a carico di IM 1, diretto dalla PP 1, la quale ne disponeva l’arresto in data 13.10.2016.
Nell’ambito poi di una diversa inchiesta denominata _, parallelamente condotta dalla sezione TESEU unitamente alla medesima PP 1 e relativa proprio alla ACPR 1 nonché alle diverse imprese riconducibili al medesimo titolare _, è emerso anche il nome di IM 1, nei confronti del quale è stata avanzata l’accusa di usura per mestiere in correità con terze persone. L’ipotesi accusatoria è quella secondo cui _ ed altri soggetti, tra cui IM 1, avrebbero concorso nel far lavorare in Svizzera una serie di operai _, i quali avrebbero svolto molte ore di straordinario che non venivano retribuite e, per di più, avrebbero percepito, per il normale orario di lavoro, uno stipendio nettamente inferiore rispetto a quello indicato dai contratti collettivi per la mansione svolta.
Tale vicenda, pur confluita all’interno dell’AA n. 78 del 15 maggio 2016, tuttavia, non è oggetto della presente sentenza, poiché, a seguito dell’emissione dell’indicato AA, l’avv. _, difensore di _, dopo aver infruttuosamente sottoposto alla PP una richiesta di congiunzione, ovvero di rinviare a giudizio IM 1, relativamente al reato di usura, unitamente a _ e agli altri imputati, evitando in tal modo, trattandosi dei medesimi fatti, che egli fosse giudicato singolarmente per questo reato, presentava, avverso tale diniego, reclamo alla CRP (AI 157, inc. 2016.8829), che, con decisione 18.07.2017, accoglieva il gravame, di guisa che i reati indicati ai punti da 14 a 16 dell’AA 78/2016 sono stati disgiunti e saranno dunque trattati nell’ambito del procedimento penale a carico, tra gli altri, anche di _ (doc. TPC 28).
Proprio con riferimento alla ACPR 1, nel corso della procedura preliminare sono emerse malversazioni anche a danno di tale società, sempre ad opera di IM 1, alla quale, nel periodo compreso tra maggio 2015 e gennaio 2016, egli avrebbe distratto la somma complessiva di CHF
895'824.53
, come dallo stesso pacificamente ammesso. Sulle modalità delle malversazioni, nonché sulla destinazione di tale ingente somma di denaro, si tornerà nel prosieguo dei considerandi.
Nel corso dell’inchiesta sono dunque via via emerse numerose malversazioni a danno delle diverse società presso cui l’imputato aveva lavorato, oltre che una serie numerosa di reati a queste collegati, fattispecie che sono state tutte ammesse dall’imputato e che sono state riassunte nel verbale finale di data 29.03.2017 (AI 113, inc. 8829).
A quanto già indicato, si aggiungano difatti le malversazioni operate nei confronti della _ nel periodo settembre 2004 – agosto 2007 per un ammontare complessivo di 172'172.65, nonché quella commessa a danno di _ per un ammontare di CHF 5’350.-, fattispecie entrambe ammesse dall’imputato e riepilogate nel corso dell’interrogatorio del 29.03.2017.
4. I reati contestati nei due atti d’accusa.
Preso atto della complessità dell’incarto e del numero dei reati contestati all’imputato, si procederà qui di seguito ad affrontare le diverse imputazioni globalmente riferite ad ogni singola società, in ordine cronologico di commissione, confrontando le stesse con il materiale probatorio acquisito agli atti in rapporto anche alle dichiarazioni rese dall’imputato.
IM 1, con riferimento ai reati che saranno trattati in questa sede, è sostanzialmente reo confesso, pur non essendo riuscito, nonostante le indagini e la lunga detenzione, a spiegare come abbia impiegato le ingenti somme di denaro malversate, essendosi sempre limitato ad affermare di avere speso tutto quanto indebitamente percepito senza tuttavia indicare, se non parzialmente, in che modo l’abbia fatto.
4.1.
I reati commessi a danno della _.
L’accusa di cui al punto A dell’AA, raggruppa i reati perpetrati nel corso del periodo compreso tra il settembre 2004 e l’agosto 2007 a danno della _, alla quale IM 1 ha malversato nel complesso la somma di CHF 172'172.65.
I reati imputati, e ammessi dall’imputato, sono quelli di abuso di un impianto per l’elaborazione dei dati (aggravato), indicato al punto 1 dell’AA, appropriazione indebita e falsità in documenti di cui ai successivi punti 2 e 3.
IM 1, al fine di perpetrare la maggior parte delle malversazioni commesse, ha sempre sfruttato la propria funzione di contabile che ricopriva all’interno delle diverse società per cui ha lavorato, grazie alla quale, a seconda delle circostanze, poteva ordinare pagamenti non dovuti a suo favore, sottrarre i codici di accesso alla e-banking, ovvero formare fittizie fatture intestate ad abituali fornitori e che poi registrava in contabilità, ma indicando nell’ordine di pagamento, a fronte del nome del creditore presente sulla falsa fattura, il proprio codice IBAN, sul quale avveniva poi di fatto l’accredito.
Nel caso della _, l’imputato è riuscito a malversare sfruttando ed utilizzando indebitamente le carte di credito che la società metteva a disposizione dei propri dipendenti e della cui gestione si occupava il medesimo IM 1. Egli operava le malversazioni ricorrendo alle suddette carte per le proprie spese personali, ed effettuando con cadenza regolare anche dei prelevamenti di denaro contante. Infine contabilizzava i vari addebiti indicando causali fittizie.
Con riferimento alle malversazioni commesse a danno della _, l’imputato è stato ascoltato una prima volta in data 12.11.2016, ove ha affermato:
"
Io ero il responsabile della contabilità per questa società. ADR che avevo utilizzato una carta aziendale. La carta era arrivata per posta ed era destinata ad altre persone che lavoravano per l’azienda. Questo l’ho fatto a partire dal 2006 al maggio 2008. Con questa carta o prelevavo denaro contante o pagavo mie spese personali. L’indebito ammontava a circa 70'000.- CHF che però ho risarcito. I soldi me li ha dati mio padre”.
(VI PP, 12.11.2016, AI 37).
In data 06.02.2017 è stata invece ascoltata la direttrice della società, _, la quale, sempre in merito alle malversazioni effettuate da IM 1, ha, più nello specifico, affermato:
"
Preciso alla verbalizzante che la sede della società a _ è stata liquidata il _. IM 1 in quel periodo era già stato licenziato. Dopo la partenza di _ avvenuta 2007, è subentrata un’altra contabile, _, che aveva permesso di scoprire quanto commesso da IM 1. Una prima avvisaglia era arrivata un mese prima della partenza di quando ci eravamo accorti che mancavano 1'000 CHF dalla cassa piccola. IM 1 aveva ammesso di essere stato lui dicendo, a sua giustificazione, che era in un periodo difficile e necessitava di liquidità.
All’arrivo di _ la stessa si era insospettita visionando la documentazione bancaria pervenuta dove erano presenti gli estratti delle carte di credito singoli dei dipendenti, mancando tuttavia la somma globale del mese. Si era accorta che in contabilità vi erano sempre delle discrepanze. Come prima cosa _ aveva chiesto quindi che le venisse inviata la documentazione delle carte di credito direttamente a casa sua e così ha potuto accorgersi ed è venuta da me. Per esempio ci siamo accorte che risultava ancora essere in uso una carta di un dipendente a cui era stata tolta, quindi qualcuno aveva in uso questa carta. A quel punto, visto che era IM 1 ad occuparsi dei contatti con la banca e che aveva la documentazione, lo abbiamo affrontato direttamente”.
(VI PP, 06.02.2016, AI 85).
Nell’ambito del medesimo verbale, con riferimento invece all’ammontare delle malversazioni indicato dall’imputato, la sig.ra _ ha precisato:
"
Non è corretto quanto riferito da IM 1, ovvero che l’indebito profitto ammonta a 70'000.- CHF che lui ha risarcito. L’indebito è stato di circa 170'000.- CHF. IM 1 non era stato denunciato in quanto da un lato ci aveva risarcito di CHF 70'000.- dall’altro lato era una perdita di immagine della società che in quel periodo era appena stata venduta”.
(VI PP, 06.02.2016, AI 85).
Interrogato nuovamente in data 27.02.2017, l’imputato ha specificato:
"
Sono stato assunto dal 2000 al 2008 in seno all’amministrazione di questa società. Anche in questo caso mi occupavo di contabilità. Mi sembra che guadagnassi circa 4'500.- CHF al mese.
Io utilizzavo le carte di credito dei dipendenti _ intestate però alla _ di _. Solitamente quando arrivava un nuovo dipendente, a richiesta della signora _, ero io che mi occupavo di fare la richiesta alla banca per l’emissione di una carta di credito. Solitamente io approfittavo del periodo che intercorreva dal momento in cui arrivava la carta in ufficio, a quando veniva consegnata al dipendente per farne uso. Rispettivamente se con un dipendente veniva sciolto il rapporto con la società, io non annullavo la carta.
In contabilità io registravo il totale degli addebiti sulle carte di credito o rispettivamente le suddividevo menzionando altresì come causale spese di rappresentanza. Nessuno aveva mai controllato, fino a quando è arrivata _”.
(VI PP, 27.02.2017, AI 91).
Nell’ambito del medesimo verbale, con riferimento all’ammontare delle malversazioni, e dunque ai quei 70'000.- CHF a cui l’imputato aveva fatto riferimento nel verbale del 06.02.2016, IM 1, a seguito delle affermazioni della _, ha in parte rettificato alle proprie precedenti dichiarazioni:
"
Mi viene fatto prendere atto che io ho prelevato o fatto pagamenti con carte di credito a me non destinate da settembre 2004 ad agosto 2007 per un totale complessivo di CHF 170'037.99. Riconosco l’importo così come calcolato. Voglio dire alla verbalizzante che io ho risarcito per CHF 70'000.-, nel senso che mio padre mi ha aiutato finanziariamente”.
(VI PP, 27.02.2017, AI 91).
4.2.
I reati commessi a danno della ACPR 1.
L’accusa di cui al punto B dell’AA raggruppa i reati perpetrati nel corso del periodo compreso tra marzo 2010 e agosto 2014 a danno della ACPR 1, a cui IM 1 ha malversato nel complesso la somma di CHF 895’824.53. In questo periodo si concentra la maggior parte delle numerosissime malversazioni poste in essere dall’imputato.
I reati contestati, e ammessi dall’imputato, sono quelli di truffa consumata e in parte tentata indicata al punto 4 dell’AA, abuso di un impianto per l’elaborazione dei dati di cui al punto 5, furto, appropriazione indebita e falsità in documenti di cui ai successivi punti 6, 7 e 8.
Anche in questo caso l’imputato ha sfruttato la propria posizione di contabile, grazie alla quale riusciva a formare fatture fittizie che venivano comunque registrate in contabilità e sulle quali inseriva le proprie coordinate bancarie, rispettivamente malversava attraverso la sottrazione della chiavetta “token” e dei codici di accesso alla e-banking, grazie alla quale ordinava bonifici a proprio favore.
In merito alla gestione dei pagamenti all’interno della società, in data 26.10.2016, è stato interrogato _, responsabile dell’ufficio acquisti, il quale ha affermato:
"
IM 1 aveva un codice di accesso al conto della società ACPR 1 presso una banca di _, di cui adesso non ricordo il nome. Con questa chiavetta IM 1 poteva unicamente impostare i pagamenti. _ aveva una seconda chiavetta con cui si potevano autorizzare i pagamenti in precedenza impostati da IM 1. Ad un certo punto, _ mi ha consegnato la sua chiavetta, dicendomi di occuparmi io stesso dei pagamenti che impostava IM 1. Io pretendevo da IM 1 dei giustificativi per ogni tipo di operazione. Io comunque prima di pagare dovevo avere l’ok di _, e anche quando lui aveva dato l’autorizzazione, generalmente lo informavo a voce o per mail dell’avvenuto pagamento.
A me risulta che IM 1 da solo non poteva fare i pagamenti. Non è mai successo che io lasciavo la chiavetta di _ per poter fare direttamente lui i pagamenti. A volte è successo che lui era lì con me quando disponevo i pagamenti. Io comunque escludo categoricamente che abbia dato a IM 1 i codici di accesso. Non so se lui abbia potuto prendere i codici dal classificatore dell’ufficio, ma è difficile.
L’unica spiegazione è che il classificatore con la chiavetta era in un armadio aperto nel mio ufficio e IM 1 l’abbia preso. Ci rimango malissimo perché lui ha tradito la mia fiducia, io l’avevo ascoltato una volta fino alle 2:00 di notte per motivi personali. Io non riesco a crederci. Io credo che la mia negligenza sia stata di tenere la mia password e la chiavetta in un classificatore non chiuso a chiave nel suo ufficio. Tra l’altro, IM 1 conosceva la mia password perché me l’aveva vista digitare”
.
(
VI PP, 26.10.2016, AI 19).
IM 1, dal canto suo, ha ammesso di avere sottratto la chiavetta e di essersi in questo modo appropriato dei codici di accesso alla e-banking.
Il suo modus operandi, così come le diverse malversazioni effettuate, sono state ripercorse nel corso del verbale finale di data 29.03.2017, ove l’imputato ha, tra l’altro, affermato:
"
Mi viene contestato che io ho inserito nella lista dei pagamenti delle causali fittizie con l’indicazione della mia relazione bancaria o della mia compagna, sapendo che _ non avrebbe controllato il conto di destinazione effettivo. Lo confermo.
Mi viene fatto parimenti prendere atto che contestualmente per i medesimi trasferimenti, ho quindi registrato in contabilità delle fatture fittizie, falsificando dunque la contabilità. Lo confermo.
Mi viene ricordato come io ho parimenti dichiarato di avere sottratto la chiavetta in uso a _ quando questi se n’è andato e quindi di avere ottenuto l’indebito trasferimento di somme di denaro a favore dei miei conti usando predetto dispositivo. Lo confermo.
Mi viene fatto prendere atto che vi sono anche dei tentativi di bonifico sempre tentando di ingannare inserendoli come fattura nei normali pagamenti effettuati da _ mediante chiavetta e-banking. Ne prendo atto”.
(VI PP, 29.03.2017, AI 113).
4.3.
I reati commessi a danno della ACPR 2.
L’accusa di cui al punto C dell’AA fa riferimento ai reati perpetrati nel corso del periodo compreso tra agosto 2014 e maggio 2015 a danno dell’ACPR 2, a cui IM 1 ha malversato nel complesso la somma di CHF 63'054.-.
I reati contestati, e ammessi dall’imputato, sono quelli di truffa aggravata, indicata al punto 9 dell’AA, e falsità in documenti, di cui al successivo punto 10.
In tale fattispecie, l’imputato, nel periodo finale della sua collaborazione con la ACPR 1, quando lavorava a tempo parziale presso la ditta di _, non percepiva lo stipendio, ma, nondimeno, continuava ad operare per le ditte di _ ben sapendo che avrebbe continuato a malversare.
Non percependo più uno stipendio, tuttavia, IM 1 ha redatto una fittizia lettera di disdetta del contratto di lavoro recante la firma falsa dello stesso _, con la quale attestava il venir meno del rapporto lavorativo a far tempo dal marzo 2014. L’imputato, in data 7 agosto 2014, presentava dunque alla ACPR 2 questa lettera di licenziamento unitamente a delle finte buste paga predisposte all’uopo dal medesimo IM 1, chiedendo di poter essere ammesso a beneficio della disoccupazione. Tale richiesta veniva accolta con conseguente versamento delle indennità, commisurate proprio sulla base delle false buste paga allestite dall’imputato. In tal modo egli ha beneficiato della disoccupazione nel corso del periodo compreso tra giugno 2014 e maggio 2015.
In data 12.10.2016, al MP giungeva la segnalazione dell’ACPR 2 e l’imputato, il giorno seguente, anche a seguito dell’emergere della vicenda della presunta usura legata al periodo in cui egli ha lavorato per conto della ACPR 1, veniva tratto in arresto.
Nel corso del verbale finale, con specifico riferimento alla truffa perpetrata a danno dell’ACPR 2, IM 1 ha affermato:
"
In merito all’indebito percepimento di CHF 63'054.- CHF a danno della _, in data 7 agosto 2014 ho formulato domanda di indennità di disoccupazione a far conto dal 1 aprile 2014, allegando a tale richiesta contrariamente al vero che ero stato licenziato per la fine di marzo 2014, producendo una falsa disdetta del contratto di lavoro contraffando la firma di _ come datore di lavoro della ACPR 1, nonché 15 buste paga dal 1 gennaio 2013 al 31 marzo 2014 attestanti contrariamente al vero che io fossi ancora alle dipendenze della ACPR 1 e avessi contrariamente al vero percepito detto salario”.
(VI PP, 29.03.2017, AI 113).
4.4.
I reati commessi a danno del ACPR 3.
L’accusa di cui al punto D dell’AA fa riferimento ai reati perpetrati nel corso del periodo compreso tra maggio 2015 e gennaio 2016 a danno del ACPR 3, a cui IM 1 ha malversato nel complesso la somma di CHF 107'290.12 oltre ad Euro 1.073,35.
I reati contestati, e ammessi dall’imputato, sono quelli di truffa aggravata ed in parte tentata, indicata al punto 11 dell’AA, appropriazione indebita e falsità in documenti, di cui ai successivi punti 12 e 13.
Questi sono i fatti per i quali l’imputato si è autodenunciato in data 14.04.2016 e da cui è partita l’intera inchiesta.
In merito alle malversazioni effettuate a danno del ACPR 3, interrogato dalla PP _, IM 1 ha affermato:
"
Per quanto concerne le malversazioni, io agivo in questo modo: in alcuni casi inserivo nel sistema e-banking dei pagamenti reali che erano già stati effettuati o che sarebbero stati pagati nel mese successivo. Nella seconda riga dell’ordine mettevo il mio nominativo e il mio numero di conto. Il pagamento sarebbe poi avvenuto su questo mio conto.
Io poi giravo la lista dei pagamenti da effettuare a _, il quale vedeva unicamente l’indicazione immessa nella prima riga e dunque avallava i pagamenti.
Oltre ai bonifici è capitato che io trattenessi anche denaro contante che mi veniva consegnato. Solitamente provvedevo poi a consegnare questo denaro sul mio conto ACPR 4. In particolare ricordo che in un’occasione ho ricevuto da _ un importo di CHF 17'000.- che uno _ aveva pagato in contanti. Quando mi è stato consegnato il denaro mi è stata fatta firmare una ricevuta. Io ho poi provveduto ad allestire un falso giustificativo di versamento a favore della relazione dell’ACPR 3 di medesimo importo, registrando poi in contabilità fatture per l’importo complessivo di CHF 17'000.- al fine di azzerare l’operazione.
È capitato inoltre che mi facessi pagare due volte lo stipendio nello stesso mese, sia totale che parziale. In pratica io chiedevo il pagamento via cassa di un anticipo o dell’intero stipendio, e poi comunque davo l’ordine via bonifico che veniva avallato da _.
Per tornare alle malversazioni, ricordo che in un’occasione ho trattenuto CHF 5'000.- che erano destinati all’_. Io anziché versare l’importo a contanti che mi era stato consegnato in cassa, l’ho trattenuto. Vi è poi stato un altro episodio dove io ho chiesto a _ un importo di CHF 10'000.- dalla cassa per procedere al pagamento di fatture. In pratica io gli ho consegnato delle fatture già pagate quale giustificativo per la mia richiesta. Queste fatture sono poi state nuovamente messe in contabilità. Infine ricordo pure di euro 1.000 che ho trattenuto. Si trattava di un importo maggiore che io avevo consegnato _ per l’acquisto dei macchinari. I macchinari sono costati meno e quindi lui mi ha restituito la differenza che io ho trattenuto”.
(VI PP, 14.04.2016, AI 4).
Gli accertamenti che sono seguiti a queste dichiarazioni hanno permesso di quantificare l’ammontare delle malversazioni in CHF 107'290.12, mentre le tentate malversazioni ammontano a
CHF 20'415.87.
A seguito dell’autodenuncia dell’imputato, in data 24.06.2016, la PP ha proceduto all’audizione congiunta di _ e _, rispettivamente membro del CdA del ACPR 3 e assistente di direzione, i quali hanno affermato:
"
_: IM 1 era il mio punto di riferimento, in particolare da lui ottenevo le informazioni richieste quotidianamente, soprattutto in relazione agli _. Io in pratica facevo da tramite tra il Presidente e IM 1, considerato peraltro che io lavoravo presso la sede di _.
Per quanto concerne la fine del rapporto di lavoro con IM 1, lo stesso è dovuto sia ad attriti con il Presidente, sia in quanto egli non è risultato all’altezza dei suoi compiti. Vi è da sottolineare che IM 1 sostituiva la precedente contabile, sig.ra _. Quest’ultima lavorava da diversi anni presso il ACPR 3 e pertanto aveva un certo know how. Purtroppo IM 1 non si è rivelato all’altezza e pertanto ad un certo punto è stato chiesto a _ se voleva riprendere la sua attività e lei ha accettato. Vi è da dire che la posizione di IM 1 era già in bilico da novembre, poi a seguito delle festività e del fatto che vi era la necessità di fare la chiusura contabile entro metà gennaio, si è deciso di comunicargli la disdetta del rapporto di lavoro solo a gennaio per la fine di febbraio 2016.
Il motivo che, in effetti, ci ha fatto scoprire le malversazioni effettuate da IM 1, è un tentativo di malversazione avvenuto a marzo 2016, periodo in cui IM 1 non era già più alle dipendenze dell’ACPR 3. In effetti è stato fatto un ordine di pagamento a favore dal _ riprendendo i dati già inseriti nel sistema. Tale pagamento è stato rifiutato e una verifica ha permesso di evidenziare che il numero IBAN non corrispondeva a quello del destinatario del pagamento.
_: la disdetta è stata decisa a seguito del fatto che IM 1 non era all’altezza. Quando IM 1 mi produceva la lista dei pagamenti, già caricati nel sistema e-banking, da effettuare io vedevo unicamente l’importo e il nominativo del beneficiario, senza alcun riferimento a IM 1. Il nominativo del beneficiario rientrava sempre nei fornitori abituali e pertanto io non ho avuto alcun sospetto, né ho avuto mai la necessità di chiedere ulteriori informazioni”.
(VI PP, 14.04.2016, AI 4).
4.5.
Appropriazione indebita a danno di _.
L’accusa di cui al punto 17 dell’AA fa riferimento al reato di appropriazione indebita perpetrato a danno di _. Tale fattispecie è da ricondurre al periodo compreso tra il 3 maggio 2015 e il 13 agosto 2016.
Anche questo reato, analogamente a quello indicato al considerando 4.3, non è stato commesso dall’imputato nella sua veste di contabile, essendo stato commesso nei confronti di un suo amico e della compagna _.
In merito a tale vicenda, nel corso dell’interrogatorio di data 29.03.2017, l’imputato ha affermato:
"
Voglio anche dire che un amico mi aveva prestato 5'000.- CHF. Si tratta di _ che aveva un conto alla _ di _. Lui ha dovuto chiudere il conto per problemi con l’Italia e ha messo 5'000.- CHF sul conto di _, perché era un suo amico. In un primo momento _ aveva versato dal conto _ sul conto _ di _ CHF 20'000.-. Su sua richiesta, io e _ ne abbiamo prelevati CHF 15'000.- e portati in Italia. Mentre CHF 5'000.- sono rimasti sul conto. Io ho prelevato questi CHF 5'000.- comunicando poi a _ successivamente che li avevo impiegati per vivere. Confermo quindi che nel mese di maggio ho vissuto grazie all’introito di CHF 5'000.- che ho prelevato senza il consenso (informando poi _) che non ho restituito. Non ho restituito i soldi a _ nemmeno dopo essere stato assunto alla _”.
(VI PP, 29.03.2017, AI 113).
A seguito di tali dichiarazioni, in data 19.04.2017 è stata interrogata anche la medesima _, la quale, proprio in relazione a tale fattispecie, ha affermato:
"
_ è uno _, l’avevo conosciuto nel 2010 _. Preciso alla verbalizzante che _ e IM 1 hanno fatto amicizia. Una volta _ ha chiesto a IM 1 un favore, nel senso che siccome _ aveva dei soldi in Svizzera e voleva riportarli in Italia e chiudere il conto in Svizzera, ha quindi chiesto a IM 1 di trattenere questi soldi per qualche mese. IM 1 ha detto sì, ma ha consigliato di non metterli sul suo conto visto che stava divorziando, ma di metterli sul mio conto. Di questa cosa ne ha parlato anche IM 1 con me. Per questo servizio _ non ci avrebbe dato nulla. Si trattava di un favore. Mi viene chiesto di riferire la causale del versamento rimborso prestito di CHF 20'000. Non ho mai visto questo documento. Non so fornire spiegazioni, né sulla via indicata come indirizzo di _, e neppure il motivo per cui vi sia menzionato il rimborso prestito. Io evidentemente mi fidavo e davo la mia carta _ a IM 1. Preciso anche alla verbalizzante che c’è stato un periodo in cui la carta l’aveva solo IM 1, perché mi diceva che tanto perdevo sempre tutto. Non so come andassero restituiti i soldi perché si erano messi d’accordo _ e IM 1. Una prima tranche di CHF 12'000.- l’ho prelevata io e poi insieme a IM 1 li abbiamo consegnati a _ in _. Sono sicura di questa cosa. Mi sembra che ci sia stata anche una seconda restituzione di CHF 5'000.-, non so quando. _ ha una sorella che è malata di _ e si stava curando a _. Mi ricordo di averlo visto a _ e di avergli consegnato CHF 5'000.-. Preciso alla verbalizzante che quando IM 1 è stato arrestato, io ho provato a contattare _ per un supporto. E lui mi ha chiesto ‘sai niente di CHF 5'000.- che IM 1 doveva ancora darmi?’”.
(VI PP, 19.04.2017, AI 137).
5. In diritto
I fatti indicati nell’AA, scorporati i punti da 14 a 16, sono tutti ammessi dall’imputato, il quale li ha riconosciuti così per come contestati, confermando anche i relativi importi. Tali reati, peraltro, sono provati agli atti attraverso numerosi riscontri e testimonianze. Anche sotto il profilo giuridico, non si rilevano questioni meritevoli di dover essere trattate, cosicché, l’unica questione che s’impone all’attenzione della Corte, risparmiando al lettore superflue disquisizioni giuridiche con riferimento ai reati pacificamente ammessi dall’imputato, riguarda i criteri da adottare per giungere ad una corretta quantificazione della pena.
5.1.
Per l’art. 47 cpv. 1 CP, il giudice commisura la pena alla colpa dell’autore. Tiene conto della vita anteriore e delle condizioni personali dell’autore, nonché dell’effetto che la pena avrà sulla sua vita. Il cpv. 2 dello stesso disposto precisa che la colpa è determinata secondo il grado di lesione o esposizione a pericolo del bene giuridico offeso, secondo la reprensibilità dell’offesa, i moventi e gli obiettivi perseguiti nonché, tenuto conto delle circostanze interne ed esterne, secondo la possibilità che l’autore aveva di evitare l’esposizione a pericolo o la lesione.
Come già l’art. 63 vCP, dunque, anche l’art. 47 cpv. 1 CP stabilisce che la pena deve essere commisurata essenzialmente in funzione della colpa dell'autore (DTF 136 IV 55 consid. 5.4).
In applicazione dell’art. 47 cpv. 2 CP - che c
odifica la giurisprudenza anteriore fornendo un elenco esemplificativo di criteri da considerare - la colpa va determinata partendo dalle circostanze legate all’atto stesso (
Tatkomponenten
). In questo ambito, va considerato, dal profilo oggettivo, il grado di lesione o di esposizione a pericolo del bene giuridico offeso e la reprensibilità dell'offesa (
objektive Tatkomponenten
), elementi che la giurisprudenza sviluppata nell’ambito del precedente diritto designava con le espressioni “risultato dell'attività illecita” e “modo di esecuzione” (DTF 129 IV 6 consid. 6.1).
Vanno poi considerati dal profilo soggettivo (
subjektive Tatkomponenten
) i moventi e gli obiettivi perseguiti - che corrispondono ai motivi a delinquere del vecchio diritto (art. 63 vCP) - e la possibilità che l'autore aveva di evitare l'esposizione a pericolo o la lesione, cioè la libertà dell'autore di decidersi a favore della legalità e contro l'illegalità nonché l’intensità della volontà delinquenziale (cfr. DTF 127 IV 101 consid. 2a; STF 6B_1092/2009, 6B_67/2010 del 22 giugno 2010 consid. 2.1). In relazione alla libertà dell’autore, occorre tener conto delle “circostanze esterne”, e meglio della situazione concreta dell’autore in relazione all’atto, per esempio situazioni d’emergenza o di tentazione che non siano così pronunciate da giustificare un'attenuazione della pena ai sensi dell’art. 48 CP (Messaggio del 21 settembre 1998 concernente la modifica del codice penale svizzero e del codice penale militare nonché una legge federale sul diritto penale minorile, FF 1999, pag. 1745; STF 6B_370/2007 del 12 marzo 2008 consid. 2.2).
Determinata, così, la colpa globale dell’imputato, il giudice deve indicarne in modo chiaro la gravità su una scala e, quindi, determinare, nei limiti del quadro edittale, la pena ipotetica adeguata. Così come indicato dall’art. 47 cpv. 1 CP in fine e precisato dal TF (in particolare, DTF 136 IV 55 consid. 5.7), il giudice deve, poi, procedere ad una ponderazione della pena ipotetica in considerazione dei fattori legati all’autore, ovvero della sua vita anteriore (antecedenti giudiziari o meno), della reputazione, della situazione personale (stato di salute, età, obblighi familiari, situazione professionale, rischio di recidiva, ecc.), del comportamento tenuto dopo l’atto e nel corso del procedimento penale così come dell’effetto che la pena avrà sulla sua vita (DTF 136 IV 55 consid. 5.7; 129 IV 6 consid. 6.1; STF 6B_1092/2009, 6B_67/2010 del 22 giugno 2010 consid. 2.2.2; cfr. anche STF 6B_585/2008 del 19 giugno 2009 consid. 3.5).
Con riguardo a quest'ultimo criterio, il legislatore ha precisato che la misura della pena delimitata dalla colpevolezza non deve essere sfruttata necessariamente per intero se una pena più tenue potrà presumibilmente trattenere l'autore dal compiere altri reati (Messaggio del 21 settembre 1998 concernente la modifica del codice penale svizzero e del codice penale militare nonché una legge federale sul diritto penale minorile, FF 1999, pag. 1744; DTF 128 IV 73 consid. 4; STF 6B_78/2008, 6B_81/2008, 6B_90/2008 del 14 ottobre 2008, consid. 3.2; STF 6B_370/2007 del 12 marzo 2008, consid. 2.2). La legge ha, così, codificato la giurisprudenza secondo cui occorre evitare di pronunciare sanzioni che ostacolino il reinserimento del condannato (DTF 128 IV 73 consid. 4c; 127 IV 97 consid. 3). Questo criterio di prevenzione speciale permette tuttavia soltanto di eseguire correzioni marginali, la pena dovendo in ogni caso essere proporzionata alla colpa (STF 6B_78/2008, 6B_81/2008, 6B_90/2008 del 14 ottobre 2008, consid. 3.2.; STF 6B_370/2007 del 12 marzo 2008, consid. 2.2; STF 6B_14/2007 del 17 aprile 2007, consid.
5.2 e riferimenti; Stratenwerth, Schweizerisches Strafrecht, Allgemeiner Teil II, Strafen und Massnahmen, Berna 2006, § 6, n. 72, pag. 205).
5.2. La responsabilità dell’imputato è oggettivamente grave, sia per l’importo di cui egli si è indebitamente appropriato, almeno 1'243.691.- CHF, sia per il lungo tempo in cui ha reiteratamente commesso tali malversazioni nonostante due precedenti condanne, di cui una per fatti analoghi. Almeno dal 2004 e fino al 2016, IM 1 ha quasi ininterrottamente continuato a malversare ogni qualvolta ne ha avuto la possibilità, sfruttando non solo la propria qualifica di contabile e la fiducia che in lui riponevano i diversi datori di lavoro, ma anche ogni altra situazione tale da permettergli di ottenere indebitamente del denaro. Si pensi alle indennità delle assicurazioni sociali che lo Stato versa a chi ne ha davvero diritto e che l’imputato ha, attraverso un comportamento truffaldino, indebitamente percepito, nonché al denaro che lo stesso IM 1 ha sottratto all’amico che si era rivolto a lui per avere un favore.
In definitiva, ogni qualvolta l’imputato ne ha avuto l’occasione, ha immancabilmente malversato, ricorrendo a diversi artifizi che cambiavano a seconda delle situazioni e con tecniche che nel tempo venivano affinate. Tale condotta non trova neppure una “attenuante” in un anche solo ipotizzato stato di bisogno, dal momento in cui egli, nel periodo in cui ha commesso i reati contestati, percepiva uno stipendio dignitoso che gli avrebbe permesso di far fronte al sostentamento proprio e della propria famiglia, senza dover necessariamente attingere ad altre entrate economiche, per di più illecite. A sostegno di quanto appena indicato, si rileva altresì, come ben si evince dal dettaglio delle esecuzioni esistente agli atti (AI 31), che egli ha utilizzato solo in minima parte il denaro malversato per pagare le numerosissime esecuzioni che, ancora oggi, gravano su di lui. Dunque, IM 1, da un lato malversava, e, dall’altro, continuava comunque ad accumulare debiti pur a fronte dello stipendio percepito e dell’ingente somma di denaro di cui egli si è indebitamente appropriato e di cui, quindi, disponeva.
La condotta dell’imputato è dunque grave, sia per l’importo nel complesso malversato, che per il numero delle malversazioni effettuate nel corso degli anni. Egli, una volta scoperto e licenziato da un posto di lavoro, anziché astenersi dal nuovamente commettere fatti di questo tipo, riprendeva sin da subito a malversare a danno del nuovo datore di lavoro, perpetrando tale condotta criminale ininterrottamente sino a poco prima dell’arresto avvenuto in data 13.10.2016.
5.3. Ma se la responsabilità oggettiva dell’imputato in relazione ai fatti commessi è grave, è sotto il profilo soggettivo che raggiunge il suo culmine. IM 1, come già rilevato, ha dei precedenti specifici, poiché era già stato condannato a 8 mesi di detenzione nel 2002 per gli stessi reati oggetto della presente sentenza: nonostante tale condanna, egli ha ripreso a delinquere già nel corso del periodo di prova una volta assunto dalla _.
Le indagini hanno poi permesso di dimostrare come il
modus operandi
dell’imputato sia stato sostanzialmente il medesimo nel corso degli anni, che, poi, semplicemente veniva adattato di volta in volta alle diverse situazioni che si presentavano. Egli approfittava della fiducia che le persone con cui collaborava, riponevano in lui, fiducia che, immancabilmente, veniva tradita. Inoltre, ed è questo ciò che rappresenta l’elemento maggiormente negativo dal punto di vista soggettivo, pur a fronte della ormai lunga detenzione e del trattamento psicoterapeutico a cui IM 1 ha deciso di sottoporsi in carcere, egli non è mai riuscito a spiegare né il perché abbia posto in essere tutte queste malversazioni, né tanto meno come abbia speso tutto il denaro di cui si è indebitamente appropriato. IM 1 si è limitato ad affermare di essere stato sempre un “
viziato”
e, dunque, di essere andato alla ricerca di guadagni facili, ciò che tuttavia non è sufficiente a spiegare malversazioni di simili entità su un arco temporale così lungo. Così come egli non ha mai chiaramente indicato in che modo abbia speso tutto il denaro malversato, limitandosi ad affermare, per l’appunto, di averlo speso, ma di non ricordarsi in che modo, concetto che egli ha più volte ribadito anche nel corso del dibattimento, risultando finanche poco credibile poiché non convince che vi siano stati periodi in cui, in pochi mesi, ha avuto a disposizione somme ingenti, anche nell’ordine di 150'000.- CHF come nel periodo ottobre – novembre 2011, senza che si ricordi come li ha spesi. Difficile ritenere che davvero non si ricordi cosa abbia fatto di tali somme, tenuto anche conto del fatto che è vero che egli viveva un po’ sopra le proprie possibilità, ma dall’incarto non sono emerse spese o vizi tali da giustificare simili esborsi. Si rileva poi che nel corso del periodo contestato, l’imputato ha fatto numerosissimi prelevamenti di denaro contante, ciò che desta ulteriori perplessità sul suo operato e sul destino del denaro malversato, tenuto conto del fatto che IM 1, all’occorrenza, era solito usare le carte di credito in suo possesso per effettuare pagamenti e acquisti di ogni tipo, mostrando dunque una certa dimestichezza nel ricorrere a tale tipologia di pagamento. Ciò che, a maggior ragione, rende dubbi i continui prelevamenti di contante che, all’evidenza, sono tali da interrompere il “
paper trail”
e rendere non più rintracciabili le somme malversate (metodo tipico di chi vuole occultare il destino del denaro), alla luce anche, lo si ripete, del fatto che egli non ha fornito indicazioni utili al riguardo.
Alla luce di quanto appena indicato, non si ritiene nemmeno che, pur a fronte dei positivi rapporti del dr. _ (doc. TPC 40), un percorso trattamentale come quello intrapreso dall’imputato possa portare ad un risultato apprezzabile se, come è nel caso di specie, il paziente non ha nemmeno individuato o non ha voluto rivelare il reale motivo per cui ha commesso tali malversazioni, ragion per cui pare difficile poter affrontare e superare un problema di cui non si conosce la causa.
Va poi rilevato che, se è vero che l’imputato ha fornito una certa collaborazione, questa si è però limitata a meramente confermare quanto di volta in volta gli veniva contestato dagli inquirenti. Ciò che ben si evince dal fatto che al momento dell’autodenuncia, per la verità indotta dai responsabili dello ACPR 3 dopo che essi si sono accorti delle malversazioni di IM 1 ed hanno di conseguenza proceduto al suo immediato licenziamento, quest’ultimo non ha fatto alcun minimo riferimento a tutti gli altri reati da lui già commessi e che sono stati di volta in volta accertati nel corso della procedura preliminare.
In definitiva, si ha che IM 1 ha fatto dell’abuso di fiducia di datori di lavoro e persone a lui vicine, una costante della sua vita, soprattutto senza mai essersi dissociato da tali comportamenti.
Per tutte queste ragioni, la prognosi sul futuro comportamento dell’imputato non può che dirsi infausta.
5.4. A favore dell’imputato, questa Corte ha potuto considerare soltanto la buona collaborazione in termini di ammissione dei reati, sinonimo di una certa assunzione di responsabilità, mitigata tuttavia dal fatto che non basta, per ottenere significativi sconti di pena, ammettere le proprie colpe solo quando si è scoperti, il disagio dovuto alla detenzione che lo costringe a vivere lontano dai suoi familiari, nonché, infine, un buon comportamento in carcere.
Tutto ciò considerato e ben ponderato, questa Corte ha ritenuto adeguata una pena detentiva di 3 anni e 6 mesi, tenuto conto anche, a mero titolo indicativo e pur consapevoli che paragoni con fattispecie analoghe sono sempre assai ardui per il fatto che occorre tenere conto, in primis, del principio dell’individualizzazione della pena, della prassi di questo tribunale tracciata nella sentenza del 19 gennaio 2010 (inc. 72.2009.150), laddove sono stati inflitti 4 anni e 4 mesi quale pena unica ad un imputato, con precedenti analoghi, che ha malversato sull’arco di oltre sette anni per quasi 1'500'000 CHF e che aveva delinquito nel periodo di prova di una precedente condanna di 18 mesi, mitigato da una scemata imputabilità del 25% che, per anziana giurisprudenza, aveva un effetto diretto sulla pena.
6. Delle pretese degli accusatori privati
Sono state ammesse tutte le pretese avanzate dagli accusatori privati così per come presentate, con la sola eccezione delle indennità richieste dall’avv. RAAP 2 e di cui si dirà qui di seguito, trattandosi di importi il cui ammontare è specificatamente documentato e riconosciuto dall’imputato.
Non è stato possibile pronunciare la condanna dell’imputato al risarcimento del danno cagionato alla ACPR 2, per il solo fatto che agli atti non vi è una formale richiesta di condanna da parte della medesima ACP, pur a fronte di una più volte asserita disponibilità dell’imputato al risarcimento anche di questo danno.
Come appena anticipato, in merito alle pretese avanzate dall’ACP ACPR 3 per il tramite dell’avv. RAAP 2, non è stato riconosciuto l’importo di CHF 20'415.87 di cui al punto 11.1b delle richieste di indennizzo, in quanto il reato contestato per le operazioni ivi indicate, e per cui limputato è stato condannato, si arresta allo stadio del tentativo, ragion per cui la somma indicata, che non è stata malversata, non può essere oggetto di un risarcimento del danno così per come richiesto dall’avv. RAAP 2, di guisa che l’importo complessivo riconosciuto all’ACP ACPR 3 ammonta a CHF 107'290.12, oltre ad Euro 1.073,35 e alle spese legali come da nota prodotta (doc. TPC 44).
7. Costi processuali e confische.
L’imputato è altresì condannato al pagamento della tassa di giustizia e delle spese processuali, compresa la nota professionale del difensore d’ufficio.
Con riferimento, invece, agli oggetti in sequestro, con l’accordo delle parti, questa Corte ha rinviato la decisione in merito ad un’eventuale confisca o dissequestro nell’ambito del procedimento penale inerente le ipotesi accusatorie indicate ai punti 14 – 16 dell’AA, ciò in quanto la PP, a fronte della richiesta avanzata dall’imputato di dissequestro di alcuni beni, non ha saputo indicare quali tra i beni elencati nell’AA sono ancora utili alle indagini attualmente in corso. Ragion per cui non si è potuto decidere in merito ad un’eventuale cancellazione della memoria degli apparecchi in sequestro.
Infine, ai sensi dell’art. 263 CPP, è stato disposto il sequestro conservativo della somma di CHF 13'566.52 a garanzia della tassa di giustizia e delle spese processuali, comprese quella per la difesa d’ufficio.
visti gli art.:
12, 22, 40, 47, 49, 51, 69, 70, 138, 139, 146, 147, 251 CP;
135, 422 e segg. CPP e 22 TG sulle spese;