Decision ID: 5527fee6-5b15-5a94-a5e6-7132c947fe44
Year: 2021
Language: it
Court: CH_BVGE
Chamber: CH_BVGE_001
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: 

Visto:
la domanda d’asilo che l’interessato ha presentato in Svizzera il 30 marzo
2021 (cfr. atto SEM 2/2),
l’estratto dalla banca dati dattiloscopica “EURODAC” (cfr. atto SEM 9/1),
il verbale relativo al colloquio personale del 16 aprile 2021 (cfr. atto SEM
14/3),
la decisione della Segreteria di Stato della migrazione (di seguito: SEM)
del 6 maggio 2021, notificata il 10 maggio 2021 (cfr. atto SEM 32/1) e me-
diante la quale detta autorità inferiore non è entrata nel merito della do-
manda d’asilo ai sensi dell’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi (RS 142.31) ed ha
pronunciato il trasferimento dell’interessato verso la Svezia,
il ricorso inoltrato dinanzi al Tribunale amministrativo federale (di seguito: il
Tribunale) il 18 maggio 2021 (timbro postale) e con cui l’insorgente ha po-
stulato: in limine la pronuncia di misure supercautelari e la restituzione
dell’effetto sospensivo; nel merito l’annullamento della precitata decisione
e la restituzione degli atti alla SEM per il complemento dell’istruttoria; con-
testualmente di essere ammesso al beneficio dell’assistenza giudiziaria,
nel senso dell’esenzione dal versamento delle spese processuali e dal re-
lativo anticipo,
i fatti del caso di specie che, se necessario, verranno ripresi nei conside-
randi che seguono,

e considerato:
che le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla
LTF, in quanto la LAsi non preveda altrimenti (art. 6 LAsi),
che presentato tempestivamente (art. 108 cpv. 3 LAsi) contro una deci-
sione in materia di asilo della SEM (art. 6 e 105 LAsi; art. 31‒33 LTAF), il
ricorso è di principio ammissibile sotto il profilo degli art. 5, 48 cpv. 1 lett. a‒
c e art. 52 PA,
che occorre pertanto entrare nel merito del gravame,
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che i ricorsi manifestamente infondati sono decisi in procedura semplificata
(art. 111a LAsi) dal giudice unico, con l’approvazione di un secondo giudice
(art. 111 lett. e LAsi) e la decisione è motivata soltanto sommariamente
(art. 111a cpv. 2 LAsi); che ai sensi dell’art. 111a cpv. 1 LAsi si rinuncia allo
scambio degli scritti,
che, giusta l’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi, di norma non si entra nel merito di
una domanda di asilo se il richiedente può partire alla volta di uno Stato
terzo cui compete, in virtù di un trattato internazionale, l’esecuzione della
procedura di asilo e allontanamento,
che, prima di applicare la precitata disposizione, la SEM esamina la com-
petenza relativa al trattamento di una domanda di asilo secondo i criteri
previsti dal regolamento (UE) n. 604/2013 del Parlamento europeo e del
Consiglio del 26 giugno 2013 che stabilisce i criteri e i meccanismi di de-
terminazione dello Stato membro competente per l’esame di una domanda
di protezione internazionale presentata in uno degli Stati membri da un cit-
tadino di un paese terzo o da un apolide (rifusione) (Gazzetta ufficiale
dell’Unione europea [GU] L 180/31 del 29.6.2013; di seguito: Regolamento
Dublino III),
che, se in base a questo esame è individuato un altro Stato quale respon-
sabile per l’esame della domanda di asilo, la SEM pronuncia la non entrata
nel merito previa accettazione, espressa o tacita, di ripresa a carico del
richiedente l’asilo da parte dello Stato in questione (cfr. DTAF 2017 VI/5
consid. 6.2),
che, ai sensi dell’art. 3 par. 1 Regolamento Dublino III, la domanda di pro-
tezione internazionale è esaminata da un solo Stato membro, ossia quello
individuato in base ai criteri enunciati al capo III (art. 7–15),
che nel caso di una procedura di presa in carico (inglese: take charge) ogni
criterio per la determinazione dello Stato membro competente – enumerato
al capo III – è applicabile solo se, nella gerarchia dei criteri elencati all’art. 7
par. 1 Regolamento Dublino III, quello precedente previsto dal Regola-
mento non trova applicazione (principio della gerarchia dei criteri),
che la determinazione dello Stato membro competente avviene sulla base
della situazione esistente al momento in cui il richiedente ha presentato
domanda di protezione internazionale (art. 7 par. 2 Regolamento Dublino
III),
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che, contrariamente, nel contesto di una ripresa in carico (inglese: take
back), di principio non viene effettuato un nuovo esame di determinazione
dello stato membro competente secondo il capo III (cfr. DTAF 2017 VI/5
consid. 6.2 e 8.2.1),
che lo Stato membro competente in forza del presente regolamento è te-
nuto a riprendere in carico – in ossequio alle condizioni poste agli art. 23,
24, 25 e 29 – un cittadino di un paese terzo o un apolide del quale è stata
respinta la domanda e che ha presentato domanda in un altro Stato mem-
bro oppure si trova in altro Stato membro senza un titolo di soggiorno
(art. 18 par. 1 lett. d Regolamento Dublino III),
che, giusta l’art. 3 par. 2 Regolamento Dublino III, qualora sia impossibile
trasferire un richiedente verso lo Stato membro inizialmente designato
come competente in quanto si hanno fondati motivi di ritenere che sussi-
stono delle carenze sistemiche nella procedura di asilo e nelle condizioni
di accoglienza dei richiedenti, che implichino il rischio di un trattamento
inumano o degradante ai sensi dell’art. 4 della Carta dei diritti fondamentali
dell’Unione europea (GU C 364/1 del 18.12.2000, di seguito: CartaUE), lo
Stato membro che ha avviato la procedura di determinazione dello Stato
membro competente prosegue l’esame dei criteri di cui al capo III per veri-
ficare se un altro Stato membro possa essere designato come competente,
che, nel caso di specie, le investigazioni effettuate dalla SEM hanno rive-
lato, dopo consultazione dell’unità centrale del sistema europeo “EURO-
DAC”, che il ricorrente ha segnatamente depositato una domanda d’asilo
in Svezia il 10 aprile 2017,
che la SEM ha presentato alle autorità svedesi competenti, nei termini fis-
sati all’art. 23 par. 2 Regolamento Dublino III, una richiesta di ripresa in ca-
rico fondata sull’art. 18 cpv. 1 lett. d Regolamento Dublino III,
che il 20 aprile 2021, la Svezia ha espressamente accettato il trasferimento
del ricorrente in applicazione della precitata disposizione,
che l’insorgente non ha contestato né di aver depositato una domanda di
asilo in Svezia né che questo Stato sia competente per trattare la sua do-
manda (cfr. atto SEM 14/3),
che, di conseguenza, la competenza di tale paese è data,
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che in Svezia non sussistono carenze sistemiche ai sensi dell’art. 3 par. 2
Regolamento Dublino III che implichino il rischio di un trattamento inumano
o degradante ai sensi dell’art. 4 della CartaUE (cfr. sentenza del Tribunale
F-1523/2021 del 9 aprile 2021),
che, peraltro, il paese in questione è legato alla CartaUE e firmatario, della
CEDU, della Convenzione del 10 dicembre 1984 contro la tortura ed altre
pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti (Conv. tortura, RS 0.105),
della Convenzione del 28 luglio 1951 sullo statuto dei rifugiati (Conv. rifu-
giati, RS 0.142.30), oltre che del relativo Protocollo aggiuntivo del 31 gen-
naio 1967 (RS 0.142.301) e ne applica le disposizioni,
che, di conseguenza, il rispetto della sicurezza dei richiedenti l’asilo, in par-
ticolare il diritto alla trattazione della propria domanda secondo una proce-
dura giusta ed equa ed una protezione conforme al diritto internazionale
ed europeo, è presunto da parte dello Stato in questione (cfr. direttiva
2013/32/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013
recante procedure comuni ai fini del riconoscimento e della revoca dello
status di protezione internazionale [di seguito: direttiva procedura]; direttiva
2013/33/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013
recante norme relative all’accoglienza dei richiedenti protezione internazio-
nale [di seguito: direttiva accoglienza]),
che non di meno, il ricorrente ritiene che nel caso in esame l’autorità infe-
riore abbia omesso di accertare in modo esaustivo la situazione valetudi-
naria del nipote maggiorenne, il quale sarebbe giunto in Svizzera con lui e
rispetto al quale sussisterebbe una situazione di dipendenza,
che con tale argomento il ricorrente pare fare implicito riferimento alla clau-
sola di sovranità di cui all’art. 17 par. 1 Regolamento Dublino III, rispettiva-
mente all’art. 29a cpv. 3 dell’ordinanza 1 sull’asilo relativa a questioni pro-
cedurali dell’11 agosto 1999 (OAsi 1, RS 142.311) ed all’art. 16 par. 1 Re-
golamento Dublino III,
che ai sensi dell’art. 29a cpv. 3 OAsi 1 se "motivi umanitari" lo giustificano
la SEM può entrare nel merito della domanda anche qualora giusta il Re-
golamento Dublino III un altro Stato sarebbe competente per il trattamento
della domanda,
che detta autorità dispone di potere di apprezzamento nell’applicazione
dell’art. 29a cpv. 3 OAsi 1(cfr. DTAF 2015/9 consid. 7 seg.); che al contra-
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rio, se il trasferimento del richiedente nel paese di destinazione contrav-
viene ad una norma imperativa del diritto internazionale, tra cui quelle della
CEDU, l’autorità inferiore è obbligata ad applicare la clausola di sovranità
e ad entrare nel merito della domanda d’asilo ed il Tribunale dispone di
potere di controllo al riguardo (cfr. DTAF 2015/9 consid. 8.2.1),
che nel diritto cogente rientra anche l’art. 8 CEDU (cfr. DTAF 2013/24 con-
sid. 5), secondo il quale ogni persona ha diritto al rispetto della sua vita
privata e familiare, del suo domicilio e della sua corrispondenza e il cui
scopo è segnatamente quello di proteggere le relazioni famigliari (cfr. DTF
137 I 113 consid. 6.1; DTAF 2008/47 consid. 4.1, sentenza del Tribunale
D-2393/2019 del 22 maggio 2019),
che sono protetti, principalmente, i rapporti tra i coniugi nonché quelli tra
genitori e figli minorenni che vivono in comunione (cfr. sentenza
CorteEDU – Van der Heijden c. Paesi Bassi [Grande Camera], n. 42857/05,
3 aprile 2012, § 50),
che le relazioni tra genitori e figli maggiorenni possono essere considerate
solo eccezionalmente, ossia quando sussiste un particolare rapporto di di-
pendenza, come in caso di necessità di prodigare cure speciali per un han-
dicap o una malattia grave (cfr. DTF 129 II 11 consid. 2 e 120 Ib 257 consid.
1e; sentenza CorteEDU – Moretti e Benedetti c. Italia, n. 16318/07, 27
aprile 2010, § 46); che a medesima soluzione si giunge anche conside-
rando l’altra clausola discrezionale prevista all’art. 16 par. 1 Regolamento
Dublino III, che pure il ricorrente non censura e secondo il cui tenore “lad-
dove a motivo di una gravidanza, maternità recente, malattia grave, grave
disabilità o età avanzata un richiedente sia dipendente dall’assistenza del
figlio, del fratello o del genitore legalmente residente in uno degli Stati
membri o laddove un figlio, un fratello o un genitore legalmente residente
in uno degli Stati membri sia dipendente dall’assistenza del richiedente, gli
Stati membri lasciano insieme o ricongiungono il richiedente con tale figlio,
fratello o genitore, a condizione che i legami familiari esistessero nel paese
d’origine, che il figlio, il fratello, il genitore o il richiedente siano in grado di
fornire assistenza alla persona a carico e che gli interessati abbiano
espresso tale desiderio per iscritto”,
che da questa formulazione si evince peraltro che la situazione di dipen-
denza presuppone l’esistenza di problemi di salute di una gravità che ri-
chiede un’assistenza significativa nella vita quotidiana, nel senso di una
presenza, di una sorveglianza o anche di un’assistenza e di un’attenzione
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permanente che solo un parente stretto è in grado di fornire (cfr. DTAF
2017 VI/5 consid. 8.3.3 e 8.3.5),
che la mera necessità di un sostegno emotivo o addirittura psicologico non
è invece tale da stabilire un rapporto di dipendenza (cfr. DTAF 2017 VI/5
consid. 8.3.5),
che nel caso de quo, a prescindere dal fatto che non siamo in presenza di
un rapporto figlio genitore, risultava già palese che la situazione valetudi-
naria del nipote dell’insorgente non fosse tale da necessitare un’assistenza
continuativa ai sensi della casistica citata,
che pertanto, dal momento che il substrato fattuale per le condizioni di ap-
plicazione delle norme topiche era sufficientemente delineato, non vi era
necessità di istruire ulteriormente la questione come preteso dall’insor-
gente (cfr. sentenza del Tribunale D-291/2021 del 9 marzo 2021 consid. 7),
che per il resto, il ricorrente non ha fornito indizi seri suscettibili di compro-
vare che le sue condizioni di vita o la loro situazione personale sarebbero
tali da contravvenire all’art. 4 della CartaUE, all’art. 3 CEDU, all’art. 3 Conv.
tortura in caso di esecuzione del trasferimento in Svezia,
che la doglianza a tal soggetto, laddove si riferisce direttamente alla situa-
zione del nipote, oggetto di separata procedura, è peraltro palesemente
inconferente,
che vista la palese inconferenza delle allegazioni, questo Tribunale ri-
chiama quindi l’art. 102h LAsi, secondo il cui tenore il rappresentante legale
assegnato, è tenuto ad orientare il richiedente l’asilo sulle probabilità di riu-
scita della procedura,
che, inoltre, il ricorrente non ha apportato qualsivoglia indizio serio e con-
creto suscettibile di dimostrare che lo Stato di destinazione non rispette-
rebbe il principio del divieto di respingimento e, dunque, verrebbe meno
nell’ossequio dei suoi obblighi internazionali, riviandolo in un paese dove
la sua vita, integrità corporale o libertà sarebbero seriamente minacciate o
da dove rischierebbe di essere respinto in un tale paese,
che nulla permette di concludere che la sua domanda sia stata trattata in
modo lacunoso e che con la pronuncia del rinvio lo Stato di destinazione
non abbia rispettato il principio del divieto di respingimento,
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che tramite il principio dell’esame della domanda da parte di un unico Stato
membro («one chance only») il Regolamento Dublino III intende far fronte
al fenomeno delle domande di asilo multiple («asylum shopping»),
che ad ogni modo, appartiene al ricorrente sollevare l’eventuale violazione
dei suoi diritti fondamentali, utilizzando le adeguate vie di diritto dinanzi alle
autorità dello Stato in questione,
che nella fattispecie, dagli atti non appaiono nemmeno elementi per rite-
nere che l’autorità inferiore abbia esercitato in maniera arbitraria il suo po-
tere di apprezzamento,
che di conseguenza, in mancanza dell’applicazione delle succitate norme
da parte della Svizzera, la Svezia rimane competente per il seguito della
domanda d’asilo e d’allontanamento del ricorrente ai sensi del Regola-
mento Dublino III ed è tenuta a riprenderli in carico in conformità alle con-
dizioni poste agli art. 23, 24, 25 e 29 del predetto,
che, quindi, è a giusto titolo che la SEM non è entrata nel merito della do-
manda di asilo del ricorrente, in applicazione dell’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi
ed ha pronunciato il suo trasferimento verso la Svezia conformemente
all’art. 44 LAsi (cfr. art. 32 lett. a OAsi 1),
che, in siffatte circostanze, non vi è più luogo di esaminare in maniera di-
stinta le questioni relative all’esistenza di un impedimento all’esecuzione
del trasferimento per i motivi giusta i cpv. 3 e 4 dell’art. 83 LStrI, (RS
142.20), dal momento che essi risultano indissociabili dal giudizio di non
entrata nel merito nel quadro di una procedura Dublino (cfr. DTAF 2015/18
consid. 5.2),
che ne discende che la SEM, con la decisione impugnata, non ha violato il
diritto federale né abusato del suo potere d’apprezzamento ed inoltre non
ha accertato in modo inesatto o incompleto i fatti giuridicamente rilevanti
(art. 106 cpv. 1 LAsi),
che il ricorso deve essere respinto e la decisione della SEM, che rifiuta
l’entrata nel merito della domanda di asilo confermata,
che, avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, le domande di con-
cessione dell’effetto sospensivo e di esenzione dal versamento di un anti-
cipo equivalente alle presumibili spese processuali sono senza oggetto,
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che, infine, ritenute le allegazioni ricorsuali sprovviste di probabilità di esito
favorevole, la domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa
dal versamento delle spese processuali, è respinta,
che, visto l’esito della procedura, le spese processuali di CHF 750.– che
seguono la soccombenza sono poste a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1
e 5 PA nonché art. 3 lett. b del regolamento sulle tasse e sulle spese ripe-
tibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 feb-
braio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]),
che la decisione è definitiva e non può, in principio, essere impugnata con
ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83
lett. d cifra 1 LTF).
(dispositivo alla pagina seguente)
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Il Tribunale amministrativo federale pronuncia:
1.
Il ricorso è respinto.
2.
La domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa dal versa-
mento delle spese processuali, è respinta.
3.
Le spese processuali, di CHF 750.–, sono poste a carico del ricorrente.
Tale ammontare deve essere versato alla cassa del Tribunale amministra-
tivo federale, entro un termine di 30 giorni dalla spedizione della presente
sentenza.
4.
Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all’autorità canto-
nale.
Il giudice unico: Il cancelliere:
Daniele Cattaneo Lorenzo Rapelli