Decision ID: 709d7342-6083-5d5d-b0d0-7fbf2c59f155
Year: 1998
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_002
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: civil_law

in fatto:
A. L’attrice procede per l’incasso del saldo passivo del conto corrente _intestato alla ditta _ A di _, del quale il convenuto, unitamente ad altri, si è riconosciuto debitore solidale.
Il convenuto si è opposto alla petizione adducendone l’irricevibilità per il fatto della sua introduzione da parte di una succursale e per carenza di legittimazione attiva, e contestando l’esistenza di un valido vincolo di solidarietà con la titolare del conto.
Egli sarebbe stato indotto in errore al momento della firma dei documenti allestiti da controparte così da non rendersi conto delle conseguenze giuridiche ivi connesse.
Vi sarebbe pertanto nullità degli impegni agli atti per vizio di volontà e di forma.
B. Il Pretore nel giudizio qui impugnato, premessa l’irrilevanza dell’errata indicazione della parte attrice e sancita la di lei legittimazione attiva, ha preso atto del tenore degli impegni sottoscritti dal convenuto, che costituirebbero assunzione cumulativa del debito, costitutiva di responsabilità solidale nei confronti dell’attrice, e ha di conseguenza accolto la petizione.
C. Con l’appello in rassegna il convenuto, in sostanza, ripropone ed amplia le sue censure formali e materiali, e chiede la riforma della sentenza pretorile nel senso di respingere la petizione.
Delle osservazioni 27 ottobre 1997 dell’attrice, che chiede la reiezione del gravame con protesta di spese e ripetibili, si dirà, se necessario, nei successivi considerandi.

Considerato
in diritto:
1. Il convenuto adduce anche in questa sede l’irricevibilità della petizione per il fatto che essa sarebbe stata proposta dalla succursale di _ della _ ente privo della capacità di stare in giudizio.
Come rettamente rammentato dal Pretore, si tratta di un semplice errore nell’indicazione della parte ai sensi dell’art. 165 cpv. 2 lit. b CPC, che come tale non inficia la validità dell’atto processuale commesso (II CCA 23 febbraio 1994 in re W. e B./BPS, 21 luglio 1993 in re I. SA/SBS), atteso che al convenuto, che difatti nulla adduce in proposito, non è derivato pregiudizio di sorta dall’errata indicazione.
Ritenuto che il convenuto afferma di conoscere perfettamente la cennata giurisprudenza in materia (appello, punto 3, pag. 4), la sua censura può essere reietta senza necessità di ulteriori argomentazioni sul tema.
2. Con le conclusioni l’attrice si è denominata _, in conseguenza di modifiche statutarie intervenute a seguito della fusione tra la _ e _. Il Pretore ha respinto l’eccezione di carenza di legittimazione attiva sollevata dal convenuto al dibattimento finale, ritenendo fatto notorio ex art. 184 CPC l’avvenuta modifica della ragione sociale dell’attrice, che sarebbe perciò il medesimo soggetto che ha introdotto la petizione, decisione contro cui il convenuto insorge.
A torto.
2.1 Se infatti si ammette, come ha fatto il Pretore -tesi condivisa da questa Camera-, la notorietà della modifica della ragione sociale dell’attrice da “_in “_ ” è pacifico che non si pone alcun problema di legittimazione attiva, essendo il diritto sostanziale in discussione esercitato dal medesimo soggetto giuridico, che ha unicamente modificato la propria denominazione.
Oltre a non porsi il problema della legittimazione della parte, nemmeno si comprende per quale motivo il convenuto dovrebbe in questo caso avere subito “un evidente pregiudizio”, come da lui lamentato a torto (appello, punto 4, pag. 5), o perché sarebbe a mente sua necessaria una domanda processuale di sostituzione di parte (appello, punto 4, pag. 5 e 6), non essendoci stata alcuna sostituzione della parte in causa.
2.2 Se per contro, come pretende il convenuto, la modifica della ragione sociale “_ in “_ ” non fosse da considerare fatto notorio, la conseguenza sarebbe quella che l’indicazione “_ ” sull’allegato conclusionale di parte attrice costituisce, nuovamente (cfr. il consid. 1), un’errata indicazione della parte attrice medesima, che sarebbe in questo caso “_ a”.
Nemmeno in questo caso vi sarebbe tuttavia dubbio sulla titolarità sostanziale del diritto vantato, senza perciò che si ponga un reale problema di carenza di legittimazione attiva, e senza che i diritti di difesa del convenuto abbiano subito pregiudizio di sorta.
3. Quo al merito della vertenza, il convenuto ripropone la tesi secondo cui l’impegno sottoscritto non sarebbe per nulla chiaro, e dovrebbe di conseguenza essere soggetto ad interpretazione, il che dovrebbe condurre all’ammissione di un impegno fideiussorio, nullo per vizio di forma.
3.1 Nella misura in cui il convenuto afferma che anche un testo del tutto chiaro ed univoco sarebbe da interpretare alla luce dell’art. 18 CO (appello, punto 7, pag. 8), egli si scontra con un principio giurisprudenziale invalso, secondo cui non ci si può dipartire dal tenore letterale di una manifestazione di volontà allorché questa risulti chiara ed inequivocabile.