Decision ID: 897d83ab-4405-5f49-84c6-86db22b5e2fd
Year: 2009
Language: it
Court: TI_TPC
Chamber: TI_TPC_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: penal_law

in fatto ed in diritto
1. AC 1
, figlio unico di padre _, attinente di _, e di madre di origine _, ha trascorso gli anni dell’infanzia a _ ed in _. Aveva appena undici anni quando la madre è deceduta, dopodichè, col padre, è venuto ad abitare in Ticino, dove ha concluso le scuole dell’obbligo. Al perito psichiatrico ha dichiarato di aver frequentato con successo il tirocinio di elettricista. Bilingue (tedesco e italiano), all’età di 20 anni ha iniziato a lavorare presso ditte della Svizzera interna del ramo dell’alimentazione in qualità di tecnico. Per esse avrebbe operato essenzialmente all’estero.
Sarebbe rientrato in Ticino dopo circa 10-12 anni, domiciliandosi a _, in una casa dei genitori (nel 1995 era deceduto anche il padre). Da allora non ha più lavorato, vivendo, a suo dire, di risparmi. In data imprecisata si è trasferito a _ in una casa pure ereditata dai genitori. Avrebbe venduto la casa di _, integrando col ricavato i suoi risparmi. Ufficialmente figura aver trasferito il domicilio da _ a _ il 1.1.2007. In realtà vive a _ da parecchi più anni, di sicuro da prima del 2003, quando, nelle circostanze di cui si dirà, ha aggredito il cursore _, funzionario presso l’Ufficio esecuzioni di _.
AC 1 asserisce di non avere parenti e neppure deve avere amici, stante che, in carcere dal 3.7.2008, non ha mai ricevuto visite.
Da quando è tornato in Ticino non inoltra la dichiarazione d’imposta, col che è tassato d’ufficio.
Nemmeno paga le imposte né quelle comunali, né quelle cantonali, né quelle federali. Da qui i precetti esecutivi che gli sono stati notificati, per quanto noto, a partire dal 2001.
Il 26.11.2003, _, funzionario presso l’Ufficio esecuzioni di _, ha dovuto recarsi a _ presso il domicilio di AC 1 a notificargli un atto esecutivo. L’accusato l’ha aggredito e colpito con pugni, sberle e spintoni, provocandogli lesioni. Inoltre gli ha danneggiato il natel, la chiave d’avviamento della vettura, il portacenere e quattro CD musicali, gli ha sottratto l’orologio e una moneta da fr. 5.-. Per i reati di violenza contro funzionari, lesioni intenzionali semplici, danneggiamento e furto di lieve entità, AC 1 è stato condannato dal Ministero Pubblico con decreto d’accusa del 10.2.2004, a giorni 15 di detenzione, sospesi condizionalmente per anni due. In un verbale reso nell’ambito del presente procedimento AC 1 ha dichiarato di non avere subito a seguito dei fatti del 26.11.2003 “nessuna condanna”. Dopo l’aggressione subita da _ più nessun funzionario dell’Ufficio esecuzioni ha accettato di recarsi al suo domicilio a notificargli atti esecutivi.
L’Ufficiale ha quindi delegato tale funzione alla Polizia cantonale e/o comunale. In sede predibattimenale AC 1 ha sostenuto che i due agenti che si sono recati da lui il 3.7.2008, già in precedenza avevano eseguito notifiche, in particolare il sergente PL 1 che invece ha negato di essersi, prima di quel 3.7.2008, trovato a tu per tu con AC 1. Il sergente PL 1 ha dichiarato di avergli, in un’occasione, messo una busta nella bucalettere. Ad ogni buon conto le procedure esecutive avviate contro AC 1 piano piano sono comunque andate avanti e il documento che i sergenti PL 1 e PL 2 gli hanno consegnato il 3.7.2008 era un avviso d’incanto. In pratica, se la Sost. PP non fosse intervenuta (con lettera del 29.9.2008) a chiedere la sospensione dell’incanto, il fondo nr. _ RFD _, il 30.9.2008, sarebbe andato all’asta.
All’atto dell’arresto, AC 1 aveva seco due tessere bancarie _. Dopo l’emanazione dell’atto d’accusa i conti corrispondenti a dette tessere bancarie sono stati perquisiti e gli averi su di essi depositati sequestrati per garantire ex art. 161 CPP le spese della presente procedura.
Dai documenti trasmessi da _, è emerso che AC 1 ha aperto presso _ il 21.11.1986 il conto nr. _ avente, il 3.12.2008, un saldo di fr. 11.57 e, il 14.1.2000 presso _, il conto nr. _, avente, il 3.12.2008, un saldo di fr. 221'795.60.
Trattasi di tutta evidenza di averi non dichiarati al fisco che AC 1 usava per il proprio sostentamento.
All’atto dell’arresto AC 1 è risultato negativo al test etanografico dell’alito. La sua carcerabilità è stata dichiarata dal dr. _ che, pur riscontrando nell’accusato un disturbo della personalità (dissociale-paranoide) ha escluso una patologia psichiatrica maggiore, per cui non si giustificava un ricovero in ambiente psichiatrico. Della perizia fatta allestire dalla sost. PP al perito dottor _ si dirà nella misura del necessario nel seguito, così come del rapporto complementare rilasciato dal perito il 28.12.2008.
2.
La mattina del 3.7.2008, verso le 9:30 i sergenti della Polizia cantonale PL 1 e PL 2 si sono recati a _ al domicilio di AC 1, siccome incaricati di consegnargli/notificargli una busta dell’Ufficio esecuzione di _ contenente l’avviso d’incanto di cui si è testè detto.
Giunti in luogo, suonarono il campanello e sulla soglia si presentò il AC 1, il quale, come si trovò con il documento in mano, lo stracciò davanti agli occhi dei due agenti, lasciando cadere i pezzi per terra.
I due agenti non ebbero reazione alcuna: poiché avevano comunque espletato l’incarico loro assegnato, essi salirono sul veicolo di servizio con cui erano giunti e lasciarono il luogo. Stante che dovevano di lì a una mezz’ora recarsi presso la scuola media per un sopralluogo, in attesa dell’ora dell’appuntamento, posteggiata l’auto davanti al Ristorante _ di _, entrarono nell’esercizio pubblico. Preso posto al banco, comandarono l’uno un caffè e l’altro un bicchiere di latte. Nel mentre che PL 2 dava un’occhiata al giornale, PL 1 parlava con la gerente.
Nel locale, seduti a un tavolo, v’erano due altri avventori, _, maestro di guida presso la Caserma militare _ e _, militare professionista presso la medesima caserma.
AC 1, dopo che gli agenti hanno lasciato la sua casa, è tornato sulla soglia e ha raccolto i pezzi dei fogli che aveva stracciato. Li ha rimessi insieme e ha letto che per il 30.9.2008 era stato fissato l’incanto della sua casa. Preso da una rabbia furibonda e incontenibile si è messo al volante e, giunto a _, ha subito visto l’auto della Polizia posteggiata davanti al ristorante. I due militari l’hanno visto entrare e puntare dritto e deciso verso gli agenti che, seduti al banco, davano le spalle all’entrata. _ in particolare ha visto bene AC 1 posizionarsi alle spalle di PL 1 e sferrargli un colpo alla spalla e poi uno alla nuca. PL 1 ha visto con la coda dell’occhio avvicinarsi il AC 1 ma non ha pensato ad un’aggressione, per cui i colpi alla spalla e alla nuca l’hanno colto di sorpresa, tant’è che, invece di proteggersi, si è girato verso l’aggressore, il quale gli ha sferrato un pugno in pieno volto, facendogli cadere gli occhiali dal naso (nella caduta si ruppero per il che PL 1 dovette poi sostituirli spendendo fr. 1'038.-).
Nel seguito AC 1 continuò a colpire PL 1 con pugni al viso e alla testa. PL 2, fino a quel momento non coinvolto nell’aggressione, estrasse la bomboletta dello spray al pepe intimando a AC 1 di fermarsi senza di che l’avrebbe usata. Poiché AC 1 continuava a colpire il collega, PL 2 utilizzò lo spray contro di lui. _ che era intervenuto in difesa di PL 1 fu pure colpito dallo spray e dovette correre in bagno a sciacquarsi gli occhi.
Nel frattempo anche PL 1 ha azionato la bomboletta spray in sua di dotazione.
AC 1, colpito dalla sostanza, dovette smettere di picchiare PL 1 e arretrare verso l’angolo del locale dove rimase per qualche secondo, lamentandosi del bruciore agli occhi.
A quel momento le bombolette erano vuote e quindi inservibili, PL 1 si avvicinò a AC 1 per mettergli le manette, ma costui reagì di nuovo colpendolo con dei pugni. Intervennero per aiutare PL 1 anche PL 2 e i due militari. PL 2 fu pure colpito da AC 1 con un pugno al viso che gli causò la caduta degli occhiali con conseguente rottura (la sostituzione gli costò fr. 789.-). I due militari riuscirono, per finire, ad afferrare AC 1 per le ginocchia. Con l’aiuto di PL 1 e di PL 2 lo fecero cadere per terra, dopodichè finalmente a PL 1 riuscì di ammanettarlo. Sul luogo arrivò anche una pattuglia e AC 1 venne tradotto al posto di Polizia di _.
3.
PL 1 e PL 2 hanno inoltrato immediatamente querela per i titoli di lesioni intenzionali, danneggiamento e vie di fatto. Interrogato da due altri agenti, quello stesso 3.7.2008, AC 1 ha dichiarato di aver provato “disdegno verso l’ufficio emittente” tosto che lesse il testo della lettera portatagli da PL 1 e PL 2, ovvero che l’incanto era stato fissato. Ha riconosciuto di aver visto a _ l’auto della Polizia posteggiata fuori dal Ristorante. A suo dire ivi sarebbe entrato per bere una minerale, nondimeno ha ammesso che tosto che vide i due agenti seduti al bancone esplose dentro di lui una rabbia incontrollabile, a suo dire, provocata dalla sensazione che i due agenti sogghignassero tra loro per “avergliela fatta ancora una volta”.
Vero è invece che i due agenti non sogghignarono per nulla, l’uno leggeva il giornale, l’altro parlava con la gerente.
Ciò che conta è che AC 1, furibondo per la cattiva notizia dell’incanto, ha nel seguito dichiarato che
”
... di scatto mi sono avvicinato all’agente più corpulento e ho iniziato a colpirlo con schiaffi e pugni al capo. A mio modo di vedere ho usato una forza che definisco media... Avrò colpito questo agente due o tre volte con la mano sinistra. Poi mi sono “occupato” dell’altro ed analogamente ho colpito due o tre volte anche questo agente al volto/testa. La mia intenzione, in quel frangente era incutere rispetto nei miei confronti, visto quello che ho subito dall’Ufficio esecuzioni e fallimenti negli ultimi 8 anni, come pure dagli agenti quali “mandatari” di questo ufficio...
Sull’intervento degli agenti di polizia non ho nulla da ridire in quanto sono conscio che hanno dovuto difendersi e neutralizzarmi. Io non ho riportato nessuna ferita a seguito dell’intervento degli agenti.
ADR: che dopo che gli agenti mi hanno neutralizzato, gli stessi mi hanno soccorso ed in particolare fatto risciacquare la testa sotto l’acqua.
Mi viene chiesto se sono cosciente dell’atto gratuito che ho perpetrato, in particolare dell’ “aggressione” di due agenti della polizia cantonale, ed io rispondo che dal punto di vista “legale” so di aver fatto un gesto idiota, mentre dal punto di vista personale, devo dire che volevo mettere un segno per ottenere del rispetto. L’unico atto che ho intravisto era quello di aggredire gli agenti.
Devo anche dire che se non avessero reagito in quel frangente di tempo, non avrei continuato ad infierire sugli agenti, ma di mia volontà e spontaneità avrei lasciato il luogo e per dirla tutta “ non li avrei riempiti di botte”.
Volevo solo dargli una lezione; ero in preda alla frustrazione di anni di sopruso da parte dell’ufficio esecuzioni e fallimenti.
ADR: che non sono in cura da un psicologo e non ne sono mai stato in cura, in quanto a mio avviso non ritengo di averne bisogno...”
Nel secondo verbale reso in Polizia il 4.7.2008 e in quello, di stessa data, reso al GIAR, AC 1 ha modificato la primitiva versione introducendo nel suo racconto la circostanza che PL 1 dopo aver usato lo spray contro di lui avrebbe messo la mano sulla pistola dicendogli “
io ti sparo
”, col che egli si sarebbe spaventato per la minaccia per cui egli avrebbe reagito “in parte” per “legittima difesa”.
Al GIAR AC 1 ha dichiarato che PL 1, dopo l’utilizzo dello spray, “
ha impugnato l’arma e mi ha detto “io ti sparo”. A quel punto sono partiti colpi a destra e a sinistra e so che ho colpito i due agenti della Polizia cantonale...
”.
Al sost. PP nel verbale del 29.8.2008, in presenza del Difensore, AC 1 ha dichiarato che, dopo averlo “sprayato”, l’agente gli disse “io ti sparo”, minaccia che egli avrebbe preso sul serio poiché l’agente avrebbe appoggiato la mano sulla fondina.
Dalle citate verbalizzazioni emerge bene come AC 1 abbia, per scopi difensivi, addotto non nel primo verbale, ma solo a partire dal secondo la circostanza della minaccia asseritamente profferita da PL 1.
A prescindere dal fatto che i due militari presenti all’aggressione non hanno minimamente accennato a tale circostanza, che si tratta di una bugia emerge bene dalle dichiarazioni contraddittorie rese da AC 1, che al GIAR ha detto che PL 1 impugnò la pistola, mentre che in Polizia e al sost. PP ha dichiarato che PL 1 avrebbe solo messo la mano sulla fondina. Senza dire che, vuotate le bombolette spray, se gli agenti avessero davvero fatto ricorso alle armi, allora v’è da ritenere che AC 1 si sarebbe quietato di colpo e non avrebbe dovuto essere neutralizzato da ben quattro uomini ovvero dai due militari e dai due sergenti.
Ne deriva che AC 1 ha mentito sulla circostanza di essere stato minacciato da PL 1.
Già in Polizia, ma soprattutto nei verbali resi al GIAR e al Sost. PP, AC 1 ha narrato di essere vittima di un complotto ordito ai suoi danni (perchè si chiama “AC 1”, cognome che definisce “_”) da persone di credo islamico.
Costoro, proprietari dello stabile _, sarebbero interessati all’acquisto della sua casa di _, da lui rifiutato. Essi si sarebbero pertanto messi d’accordo con l’Ufficio esecuzione al fine di costringerlo a cedere la casa. E’ per questo motivo che AC 1 rifiuterebbe di firmare ogni e qualsiasi documento. Vero è che nella presente procedura nulla ha mai firmato, non i verbali, non il ritiro dell’atto d’accusa e delle citazioni, e nemmeno il formulario di rinuncia ai giurati, col che s’è dovuto procedere al loro sorteggio ed essi sono stati dimessi solo dopo che è stata accertata la sua assenza al dibattimento, con conseguente esigenza di giudicarlo in contumacia (procedura per la quale i giurati non sono necessari).
4.
Dopo avere nel novembre 2003 picchiato il funzionario _ e prima del pestaggio testè descritto del 3.7.2008, AC 1 aveva tirato un pugno in pieno volto a PC 1, al quale pure aveva fracassato gli occhiali. Era la sera del 19.5.2008, verso le 22:00. PC 1 ed un suo conoscente di nome _ si trovavano al _ di _, sull’uscio, intenti a chiacchierare. AC 1, dopo essere stato all’interno del bar, si diresse verso l’uscita. Passando vicino ad _, quest’ultimo gli disse una frase del seguente tenore: “Buona sera grande capo, anzi no, grande e grosso capo”. Senza nulla rispondere AC 1 diede un pugno in volto all’ignaro PC 1 che nulla aveva profferito. Il pugno gli produsse una ferita lacero-contusa sanguinante (oltre che la rottura degli occhiali) per cui PC 1 dovette recarsi al Pronto Soccorso dove venne medicato (il certificato medico è in atti). PC 1 non conosceva il AC 1, il quale, dopo il pugno, se ne andò urlando “Se avete bisogno mi chiamo AC 1”. Il giorno successivo, PC 1 diretto al lavoro, vide presso il posteggio del Denner di _ il AC 1 alla guida della sua vettura. Come lo riconobbe, tosto annotò la targa, col che egli potè identificare il suo aggressore.
PC 1 ha interposto tempestiva querela per lesioni semplici intenzionali e, prima del dibattimento, ha inoltrato, costituendosi parte civile, pretese (documentate) di fr. 301.60 per cure mediche (non rimborsate dalla Cassa Malati stante la franchigia di fr. 1'500.-) e spese legali per fr. 2'584.85.
Interrogato in merito ai descritti fatti, nei verbali del 4.7.2008, in Polizia e poi davanti al GIAR, AC 1 ha ammesso di aver colpito con un pugno PC 1. A suo dire, PC 1 e la persona che era con lui sarebbero stati alticci e aggressivi nei suoi confronti, perciò egli, avrebbe colpito PC 1.
In realtà quest’ultimo subito dopo esser stato picchiato, è stato dalla Polizia sottoposto al controllo etanografico con esito negativo. Se ne deve concludere che AC 1 ha colpito PC 1 senza motivo, procurandogli la lesione descritta nel certificato medico in atti.
5.
Il 12.7.2008 la Sost. PP ha incaricato il dottor _ di eseguire una perizia psichiatrica su AC 1. L’esperto ha consegnato il suo rapporto il 6.9.2008, dopo aver avuto due colloqui col peritando presso il carcere giudiziario, durante i quali AC 1 ha tenuto, nei confronti dell’esame, un atteggiamento caratterizzato da una “
evidente diffidenza e da un certo ostruzionismo
” (cfr. perizia AI 19, pag. 5). Premesso che AC 1 è risultato “
lucido e orientato nelle coordinate temporo-spaziali e sul sé personale
”, che egli non “
palesa deficit a carico delle facoltà cognitive
” e che “
l’intelligenza appare nella norma
”, il perito ha così esplicitato il citato atteggiamento di “diffidenza” e “ostruzionismo” (cfr. perizia, pag. 5 e 6):
”
Ciò si è verificato particolarmente durante il
primo colloquio durante il quale egli, nonostante le ripetute richieste formulate dall'esaminatore volte a far si che il colloquio avvenisse in lingua italiana, ha intenzionalmente parlato in tedesco (durante il secondo colloquio si è invece espresso a lungo in dialetto ticinese). Il peritando ha quindi acconsentito ad esprimersi in italiano (idioma che ha mostrato di padroneggiare alla perfezione nonostante una asserita scarsa conoscenza della lingua italiana) ma ha comunque mostrato un grado di collaborazione piuttosto limitato specialmente laddove è stato
chiamato a dare qualche informazione in relazione alla sfera personale valutando tale richiesta come un palese atto di intromissione nei suoi confronti. Il peritando ha quindi mantenuto un atteggiamento scarsamente collaborativo anche di fronte al test dei colori rifiutando in blocco tutte le tavole fatta eccezione per quella degli otto colori dove peraltro ha proceduto ad una unica elezione (colore marrone).
Durante il secondo colloquio egli si è mostrato più socievole ma ha ribadito la sua non intenzione ad eseguire nella sua interezza il test dei colori limitandosi alla elezione del solo colore marrone.
Si osserva una tendenza ad assumere un ruolo piuttosto dominante e protagonico durante i colloqui e a produrre delle sottolineature rispetto a certi temi trattati forzando qua e là i toni del discorso.
Le risposte alle domande sono state evasive per non dire francamente negative rispetto a tematiche che non risultavano di suo gradimento mentre rispetto al tema di fondo del discorso ovverosia il fatto di essere stato vittima di un complotto volto ad espropriarlo della sua proprietà, egli ha denotato un tono perentorio e definitivo mostrando di sentirsi nel giusto nel sostenere la propria tesi ovverosia di sentirsi defraudato dei suoi diritti di cittadino e di proprietario di casa...”
Nonostante il descritto atteggiamento scarsamente collaborativo, lo psichiatra è nondimeno giunto a formulare la seguente valutazione (cfr. perizia, pag. 8 e 9): cresciuto in ambiente familiare in cui è stato probabilmente viziato, persa precocemente la madre, AC 1 ha maturato un grande attaccamente alla casa d’origine, al di fuori della quale egli non ha costruito durante la giovinezza ma neppure nel seguito (negli anni trascorsi all’estero) relazioni significative.
Il rientro nella casa dei genitori sarebbe da lui stato vissuto come un ritiro dalla lotta competitiva per l’esistenza, con uno stile di vita da “outsider”, mantenuto per anni, associato ad una quasi totale immersione nella dimensione del passato. Da qui il suo progressivo convergere verso una posizione psicologica nella quale al basso sentimento sociale è corrisposta la pretesa irrealistica di trattamenti speciali e di assoluta pace nel luogo del rifugio avito. Su tale terreno sarebbe cresciuta la sua psicopatologia, rimasta latente finchè sollecitazioni provenienti dall’ambiente esterno hanno “slatentizzato” il suo nucleo profondo.
Secondo il perito, AC 1 soffrirebbe di una sindrome caratterizzata da elementi paranoidei, antisociali e ipomaniacali (cfr. perizia AI 19, pag. 10). Al momento dei fatti la sua capacità di agire sarebbe stata compromessa e la gestione delle cariche pulsionali precaria in modo medio-grave.
Dopo che è emerso che l’accusato nascondeva presso l’_ un conto con un saldo di circa fr. 220'000.- (col che non gli mancavano i mezzi per far fronte ai debiti per circa fr. 12'000.- che ha lasciato impagati facendoli lievitare a fr. 16'000.-, col risultato che si è giunti alla messa all’asta della casa) e dopo aver preso atto che al dibattimento, in un primo tempo fissato per il 17.12.2008, AC 1 si è rifiutato di farsi tradurre, chi scrive ha chiesto allo psichiatra di rivalutare alla luce dei due suddetti fatti, il grado di scemata imputabilità definita in perizia medio-grave.
Con scritto del 28.12.2008, il dr. _ ha comunicato che, alla luce dei citati elementi, il profilo di personalità del AC 1 si avvicina maggiormente al disordine antisociale, mentre i tratti paranoide e ipomaniaco sono da considerarsi meno importanti rispetto al tratto prevalente. Secondo l’esperto,
”
...la costellazione dei sintomi messi in evidenza, in particolare la problematica di inosservanza delle regole e delle norme sociali associata alla componente dell'autopermissività e dell’arroganza con la quale il peritando connota le sue intenzioni, testimoniando la peculiarità di una inadeguata strutturazione del sentimento morale all'interno del quadro di personalità,
corrisponde in maniera palese ad un disturbo antisociale di personalità. Attorno a questo nucleo vengono a disporsi a raggiera i tratti paranoide e ipomaniaco.
Tenuto conto della relativa minore
gravità
della psicopatologia evidenziata alla luce dei nuovi elementi messi a disposizione ritengo di avere delle fondate ragioni per rivedere anche il mio giudizio in merito alla capacità di condursi del peritando. Sono del parere che il grado di responsabilità del peritando sia da rettificare da medio-grave come sostenuto in perizia a medio-leggero come risulta evincibile sulla base delle nuove considerazioni...”
Ciò comporta -segnala lo psichiatra a pag. 11 del suo referto AI 19- che il pericolo di ricaduta in nuovi reati è fondato. Per contenerlo è opportuno sottoporre AC 1 a un trattamento ambulatorio o stazionario. Esso deve consistere in una terapia psicofarmacologica a base di stabilizzatori dell’umore e antipsicotici di ultima generazione. A seconda dell’accettazione/mancata accettazione della cura, il trattamento può essere ambulatorio o stazionario. La contemporanea espiazione di una pena non ostacola l’esecuzione del trattamento che anzi potrebbe essere iniziato già durante la detenzione.
Per finire il perito consiglia anche l’adozione di misure tutelari che non rientrano però nella competenza di questo giudice.
A complemento delle surriportate spiegazioni e conclusioni del perito psichiatrico, giova qui ancora segnalare che AC 1, dopo l’arresto del 3.7.2008, non ha mai chiesto la libertà provvisoria.
Da informazioni pervenute alla Cancelleria del TPC in carcere egli ha tenuto fino a dicembre un comportamento corretto e adeguato. Invece, verosimilmente dopo che ha saputo che è stato scoperto il “tesoretto” che custodiva presso _, egli ha manifestato al personale di custodia di avere delle “problematiche” al piano in cui si trova. Ha inoltre parlato di persecuzioni di cui sarebbe oggetto da parte di mussulmani. E’ stato segnalato al medico dr. _, ma a lui invece AC 1 avrebbe detto di stare bene e di non avere bisogno di supporto medico e/o psichiatrico.
6.

Dati i surriferiti fatti si ha in diritto che AC 1 ha commesso lesioni semplici intenzionali in danno di PC 1 quando, a _ il 19.5.2008, gli ha sferrato un pugno al naso provocandogli una ferita lacero-contusa sanguinante che ha dovuto essere medicata presso il Pronto Soccorso.
Nei confronti di PL 1 sono pure state commesse lesioni intenzionali semplici. Le medesime sono state qualificate di “caso poco grave” ex art. 123 cfr. 1 cpv. 2 CP trattandosi, secondo i certificati medici in atti, di escoriazioni con ematoma sottostante in zona temporale sinistra, e di lieve tumefazione allo zigomo destro. Non si tratta di vie di fatto -come sostenuto dal Difensore- perché PL 1 a causa dei plurimi pugni subiti ha avuto dolori alla testa e alla spalla anche nei giorni successivi al 3.7.2008.
Pacifiche e incontestate le vie di fatto subite da PL 2, così come il ripetuto danneggiamento degli occhiali dei due sergenti, per importi che superano ciascuno di essi quelli cui fa riferimento l’art. 172ter CP.
AC 1 va anche dichiarato autore colpevole di violenza contro funzionari, giusta l’art. 285 CP. Aggredendo il sergente PL 1 con ripetuti pugni lo ha costretto, per fermare la sua furia, ad ammanettarlo, rispettivamente mentre cercava di ammanettarlo, AC 1 ha commesso contro di lui vie di fatto. Sia il CPP all’art. 99, sia la Legge sulla Polizia autorizzano il primo l’arresto di persone in flagranza di reato, la seconda l’uso della coercizione fisica (tale è il provvedimento dell’ammanettamento) per adempiere compiti di polizia, in concreto per proteggere l’incolumità delle persone e l’integrità dei beni pubblici e privati.
La diligente Difesa non ha contestato l’esistenza del reato in parola, bensì ha argomentato che AC 1 avrebbe agito in tutti i descritti casi siccome vittima di un errore sui fatti, ovvero credendosi in stato di legittima difesa. Il tratto paranoide della sua personalità lo porterebbe a vedere negli altri altrettanti aggressori, col che egli preventivamente si difenderebbe da loro picchiandoli per primo. Sennonchè, secondo chi scrive, gli accertamenti di fatto portano a ritenere che AC 1 ha picchiato il sergente PL 1 e poi anche il sergente PL 2 non tanto paventando una loro aggressione, bensì per dare loro “una lezione”. Per indurli -come già aveva fatto col cursore _ nel novembre 2003- a non più tornare al suo domicilio a notificargli atti. Significative al riguardo sono le dichiarazioni rese da AC 1 nel primo verbale così come il mancato ricordo di aver subito una condanna per il pestaggio di _. Di tutta evidenza l’irrisoria pena, sospesa condizionalmente, inflittagli nel 2004 -con decreto d’accusa-, gli ha dato certezza di impunità. Perdipiù con il pestaggio di _, AC 1 ha ottenuto che più nessun funzionario dell’Ufficio esecuzioni accettasse di recarsi al suo domicilio a eseguire, rispettivamente a notificargli atti esecutivi. Il 3.7.2008, col pestaggio dei due agenti di polizia, AC 1 mirava ad ottenere che anche la Polizia lo lasciasse stare e più non si recasse a _ a disturbare la sua quiete.
Il pugno dato a PC 1, tanto forte quanto gratuito, è un’ulteriore segno della prepotenza dell’accusato e della sua facilità a passare all’atto.
Dato il concorso di reati (art. 49 CP) il quadro di pena va, nel concreto caso, da un giorno a quattro anni e mezzo di pena detentiva. Una pena detentiva di mesi 10 (dieci) s’avvera essere nella fattispecie per nulla severa, pur considerando una riduzione (dell’ordine del 30 percento circa) da doversi operare per aver AC 1 agito in stato di medio-lieve scemata imputabilità.
Non si dimentichi che la colpa di AC 1 è particolarmente grave sia dal lato oggettivo, sia, e soprattutto, dal lato soggettivo. Egli ha infatti deliberatamente scelto di punire e intimidire chi, chiamato a ripristinare lo stato di diritto, si frappone tra lui e il suo personale “stile di vita”. Deciso a non pagare certi debiti, come le imposte o i premi di cassa malati, egli ha deliberatamente scelto di imporre tale suo punto di vista con la violenza, prevalendosi della sua possente forza fisica. Liberatosi dei cursori dopo il pestaggio di _, AC 1 non si è fatto scrupolo nell’aggredire (alle spalle) due sergenti di Polizia (PL 1 è tutt’altro che mingherlino) pur di imporre la “sua” legge. Senza dimenticare, quale ulteriore segno della sua prepotenza, il pugno in pieno viso con cui ha ferito PC 1.
Detta pena deve essere espiata, la prognosi essendo per il condannato del tutto sfavorevole, sia perché egli non ha tratto alcun frutto dalla condanna del 2004 che, anzi, egli nemmeno vuole ricordare, sia perché egli è lungi dal mettere anche solo in discussione le sue personali convinzioni in materia di diritti e doveri, di rispetto e di osservanza delle norme. Con tali “convinzioni” egli non potrà, in futuro, che nuovamente entrare in conflitto con le istituzioni e/o con i loro rappresentanti. Lo stesso perito psichiatrico ha sottolineato quanto concreto sia, da questo profilo, il pericolo di recidiva.
Alla pena privativa della liberà -sempre seguendo l’insegnamento del perito- è d’uopo cumulare la misura del trattamento ambulatoriale ex art. 63 CP, da iniziarsi già in sede di espiazione della pena. E’ ben vero che in sede predibattimentale ma ancora di recente al dottor _, AC 1 ha dichiarato di stare bene e di non aver bisogno di supporto medico e/o psichiatrico. Ciò non esclude però che, una volta astretto alla misura, egli, per finire, la accetti, insieme ai farmaci che gli verranno prescritti. Ad ogni buon conto, è essenziale che, una volta lasciato il carcere (nel quale comunque si conduce un minimo di “vita sociale”) tornato a casa (ove invece tornerà a condurre una vita solitaria e priva di relazioni sociali) egli sia visto con regolarità da uno specialista, che possa con un’adeguata terapia, aiutarlo a tenere sotto controllo la propria violenza e aggressività.
Le pretese della PC 1, documentate e, per quanto riguarda l’onorario del patrocinatore, commisurate all’impegno profuso, hanno da essere accolte.
Il sequestro viene mantenuto sul conto _ nr. _ di AC 1 fino a concorrenza della tassa di giustizia e delle spese processuali giusta l’art. 161 cpv. 3 CPP, elencate in calce alla presente sentenza.
L’eccedenza su tale conto e il conto privato nr. _, pure presso _, sono invece dissequestrati.
Rispondendo affermativamente ai quesiti posti, meno che ai quesiti 1.2.1.1., 1.2.1.2., 1.2.2., 1.2.2.2., 2., 4.;
visti gli art.
12, 13, 15, 16, 19, 30 e segg., 40, 42, 47, 48a, 49, 51, 63, 103, 106, 123 cifra 1, 126 cpv. 1, 144 cpv. 1, 285 cifra 1 CP;
41 CO; la LAVI; 61 LOG;
9 e segg., 161 cpv. 3, 308 e segg. CPP, e 39 TG sulle spese;
dichiara e pronuncia in contumacia:
1. AC 1 è autore colpevole di:
1.1. violenza o minaccia contro le autorità e i funzionari;
per avere aggredito con pugni l'agente di Polizia cantonale PL 1, mentre questi procedeva al suo ammanettamento, a _, il 3 luglio 2008,
e meglio come descritto nell'atto d'accusa e precisato nei considerandi;
1.2. lesioni intenzionali semplici
commesse in danno di PC 1,
a _, il 19 maggio 2008,
e meglio come descritto nell'atto d'accusa e precisato nei considerandi;
1.3. lesioni intenzionali semplici di lieve gravità
commesse in danno dell'agente di polizia cantonale PL 1, a _ il 3 luglio 2008,
e meglio come precisato nei considerandi;
1.4. ripetuto danneggiamento
per avere danneggiato gli occhiali da vista di PL 1 e di PL 2, a _, il 3 luglio 2008,
e meglio come descritto nell'atto d'accusa e precisato nei considerandi;
1.5. vie di fatto
commesse nei confronti dell'agente di polizia cantonale PL 2, a _, il 3 luglio 2008,
e meglio come descritto nell’atto d’accusa e precisato nei considerandi.
2. Di conseguenza,
avendo agito in stato di scemata imputabilità,
AC 1
è condannato in contumacia:
2.1. alla pena detentiva di mesi 10 (dieci),
da dedursi il carcere preventivo sofferto;
2.2. a versare alla PC 1 l’importo di fr. 2'886.45;
2.3. al pagamento della tassa di giustizia di fr. 300.- e delle spese processuali.
3. Nei confronti di AC 1 è ordinato il trattamento ambulatoriale ex art. 63 CP da eseguirsi già in corso di espiazione della pena detentiva.
4. Fino a concorrenza dell'importo necessario per coprire la tassa di giustizia e le spese processuali relative al presente procedimento giusta l'art. 161 cpv. 3 CPP, è mantenuto il sequestro sull'importo depositato sul conto n. _ c/o _ intestato al condannato.
Il rimanente importo depositato sul citato conto n. _ così come il conto privato n. _ c/o _ intestato al condannato sono dissequestrati.
5. Questo giudizio può essere impugnato mediante ricorso per cassazione alla CCRP, limitatamente alla declaratoria di contumacia; la dichiarazione di ricorso deve essere presentata al Presidente di questa Corte entro cinque giorni da oggi; la motivazione entro venti giorni dalla notificazione della sentenza integrale.
Intimazione a:
Per la Corte delle assise correzionali
La presidente La segretaria
Distinta spese
:
Tassa di giustizia fr.
300.--
Inchiesta preliminare fr. 200.--
Perizie fr. 7'243.45
Pubbl. FU fr. 150.--
Spese postali,tel.,affr. in blocco fr. 50.--
fr. 7'943.45
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