Decision ID: 90540f80-58cc-5e58-8954-bb0d08acc587
Year: 2021
Language: it
Court: CH_BVGE
Chamber: CH_BVGE_001
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: 

Fatti:
A.
L’interessato, cittadino guineano originario di Conakry, ha depositato una
domanda d’asilo in Svizzera il 10 novembre 2020 indicando il 14 ottobre
2001 quale data di nascita (cfr. atto SEM 1/2).
B.
Il 20 novembre 2020 la protezione giuridica ha trasmesso alla Segreteria
di Stato della migrazione (di seguito: SEM), una procura in cui era segna-
lato il 14 ottobre 2003 come data di nascita (cfr. atto SEM 10/1).
C.
Il 2 dicembre 2020 l’interessato è così stato sentito in qualità di minore non
accompagnato in presenza del rappresentante legale (cfr. atto SEM 15/14).
D.
Il 17 dicembre 2020 il richiedente l’asilo è stato sottoposto ad una perizia
medica (cfr. DTAF 2019 I/6 consid. 6) che ha sancito un’età probabile tra i
20 ed i 30 anni con un’età minima 19.12 anni.
E.
Il 12 gennaio 2021 egli ha quindi potuto esprimersi sulle risultanze della
succitata perizia nonché in merito ad alcuni indicatori che secondo l’auto-
rità inferiore avrebbero lasciato presagire la sua maggiore età. Questi ne
ha sostanzialmente contestato il tenore ventilando la trasmissione di dei
documenti d’identità a riprova delle generalità allegate sub. lett. B (cfr. atto
SEM 27/3).
F.
Con scritto del 5 marzo 2021, l’autorità inferiore ha comunicato al richie-
dente l’asilo la fine della procedura Dublino (cfr. atto SEM 38/1).
G.
Il 26 marzo 2021 l’interessato è stato sentito approfonditamente sui suoi
motivi d’asilo (cfr. atto SEM 40/13).
In tale contesto egli ha dichiarato, in sostanza e per quanto qui di rilievo, di
aver interrotto gli studi nel dicembre del 2019 a causa del governo, che
avrebbe abbattuto numerose abitazioni del quartiere di Koloma, tra cui la
sua, in quanto situate in una zona riservata. L’interessato sarebbe così
stato ospitato da un amico nel quartiere Kosa mentre che la madre si sa-
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rebbe rivolta ad una conoscente onde chiedere ospitalità. Durante la per-
manenza a Kosa si sarebbero svolte divere manifestazioni alle quali anche
il richiedente l’asilo avrebbe saltuariamente partecipato e nel cui ambito un
suo amico avrebbe trovato la morte. A causa della mancanza di fondi, l’in-
teressato avrebbe cercato di mantenersi svolgendo alcuni lavori. Nel feb-
braio del 2020 si sarebbe nondimeno deciso per l’espatrio (cfr. atto SEM
40/13).
H.
Con scritto del 31 marzo 2021, la rappresentanza legale ha inoltrato il pa-
rere in merito al progetto di decisione negativo trasmessole dall’autorità di
prima istanza 30 marzo 2021 (cfr. atti SEM 43/10 e 44/2).
I.
Con decisione del 1°aprile 2021 emessa in procedura celere e notificata lo
stesso giorno (cfr. atto 47/1), la SEM non ha riconosciuto la qualità di rifu-
giato al richiedente ed ha respinto la sua domanda d’asilo, pronunciando
nel contempo il suo allontanamento dalla Svizzera e l’esecuzione dello
stesso, siccome ammissibile, ragionevolmente esigibile e possibile.
J.
J.a Il 30 aprile 2021, l’interessato è insorto dinanzi al Tribunale ammini-
strativo federale (di seguito: il Tribunale), chiedendo l’annullamento di tale
provvedimento e la restituzione degli atti all’autorità inferiore per un nuovo
esame delle allegazioni e per complemento istruttorio; in via subordinata
la concessione dell’ammissione provvisoria; contestualmente e secondo il
senso, di essere posto al beneficio dell’assistenza giudiziaria, intesa
quale esenzione dal versamento delle spese processuali e del relativo
anticipo, il tutto con protestate tasse e spese.
J.b Oltre alla procura ed a copia della decisione impugnata egli ha prodotto
una ricerca dell’Osar ed un articolo di stampa.
Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti negli scritti verranno ripresi nei
considerandi qualora risultino decisivi per l’esito della vertenza.

Diritto:
1.
Le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla LTF,
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in quanto la legge sull’asilo (LAsi, RS 142.31) non preveda altrimenti (art. 6
LAsi).
Fatta eccezione per le decisioni previste all’art. 32 LTAF, il Tribunale, in virtù
dell’art. 31 LTAF, giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi dell’art. 5 PA
prese dalle autorità menzionate all’art. 33 LTAF. La SEM rientra tra dette
autorità (art. 105 LAsi). L’atto impugnato costituisce una decisione ai sensi
dell’art. 5 PA.
Il ricorrente ha partecipato al procedimento dinanzi all’autorità inferiore, è
particolarmente toccato dalla decisione impugnata e vanta un interesse de-
gno di protezione all’annullamento o alla modificazione della stessa (art. 48
cpv. 1 PA). Pertanto è legittimato ad aggravarsi contro di essa.
I requisiti relativi ai termini di ricorso (art. 105 LAsi e art. 10 Ordinanza sui
provvedimenti nel settore dell’asilo in relazione al coronavirus [Ordinanza
COVID-19 asilo, RS 142.318]; sentenza del Tribunale D-4820/2020 del 10
novembre 2020 consid. 7 [prevista per la pubblicazione come DTAF]), alla
forma e al contenuto dell’atto di ricorso (art. 52 PA) sono soddisfatti.
Occorre pertanto entrare nel merito del gravame.
2.
Ai sensi dell’art. 111a LAsi si rinuncia allo scambio di scritti.
3.
Con ricorso al Tribunale, possono essere invocati la violazione del diritto
federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti giuridicamente rile-
vanti (art. 106 cpv. 1 LAsi) e, in materia di diritto degli stranieri, pure l’ina-
deguatezza ai sensi dell’art. 49 PA (cfr. DTAF 2014/26 consid. 5). Il Tribu-
nale non è vincolato né dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4 PA), né dalle con-
siderazioni giuridiche della decisione impugnata, né dalle argomentazioni
delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2).
4.
Il ricorrente censura il mancato smistamento del caso nella procedura am-
pliata. Pur ammettendo che i termini di cui all’art. 26 cpv. 1 LAsi abbiano
carattere ordinatorio, egli sottolinea di essere stato sentito solo sommaria-
mente il 2 dicembre 2020 nell’audizione quale minore non accompagnato.
Pertanto, egli sarebbe stato ascoltato sui suoi motivi d’asilo nei modi e nelle
forme previste dall’art. 29 LAsi unicamente il 26 marzo 2021. La decisione
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impugnata sarebbe peraltro stata emessa a 142 giorni di distanza dal de-
posito della domanda. Apparrebbe dunque manifesto che la SEM si sia
scostata dallo spirito e dalle disposizioni reggenti la procedura celere, nel
senso di quanto rilevato a più riprese dal Tribunale quo alla compatibilità
dei casi complessi con tale procedura. La protezione giuridica fa inoltre
presente che l’accompagnamento legale continuo e di prossimità sarebbe
contrappeso imprescindibile alla velocizzazione della procedura, preroga-
tiva compromessa laddove, come nel caso di specie, il richiedente l’asilo si
trovi alloggiato lontano dal CFA.
5.
5.1 L’obiettivo principale del riassetto del settore posto in essere con l’en-
trata in vigore, il 1° marzo 2019, della modifica della LAsi del 25 settembre
2015, è quello di accelerare e di evadere in modo più efficiente le proce-
dure d’asilo (cfr. FF 2014 6917). Per quanto concerne i casi trattati mate-
rialmente in Svizzera, sono state previste due distinte tipologie: la proce-
dura celere e quella ampliata. La finalità della procedura celere è quella di
giungere ad una decisione definitiva nei casi non complessi entro 140
giorni, compresa la durata dell’eventuale litispendenza ricorsuale (cfr. art.
24 cpv. 4 LAsi; BRUNNER ARTHUR, Beschleunigung des Asylverfahrens in
der Schweiz: Verfahrensökonomie im Dienste eines fairen Verfahrens ?, in:
Zeitschrift für das gesamte Verfahrensrecht [GVRZ] 2020, pag. 8 e seg.).
La procedura celere si svolge nei CFA, nei quali i richiedenti l’asilo soggior-
nano senza essere attribuiti ad un Cantone. Sia il termine per interporre
ricorso al Tribunale (7 giorni lavorativi; art. 108 cpv. 1 LAsi) che quello per
la sua liquidazione da parte dell’autorità ricorsuale sono brevi (20 giorni;
art. 109 cpv. 1 LAsi). Per ovviare alle scadenze ravvicinate, il legislatore,
quale misura accompagnatoria (art. 35 cpv. 1 Cost.), ha previsto che ogni
richiedente l’asilo nella procedura celere abbia accesso alla consulenza e
alla rappresentanza legale gratuita (cfr. art. 102f LAsi). Per rispettare il li-
mite di 140 giorni, la procedura di prima istanza è scandita in modo rigo-
roso. Dopo il deposito della domanda d’asilo inizia la cosiddetta fase pre-
paratoria (art. 26 LAsi). Essa consente di effettuare i chiarimenti preliminari
necessari ed è innanzitutto finalizzata alla corretta preparazione dell’audi-
zione sui motivi (FF 2014 6917, 6938). In concreto la SEM rileva le gene-
ralità del richiedente e di norma allestisce schede dattiloscopiche e foto-
grafie. Può acquisire altri dati biometrici, disporre una perizia volta ad ac-
certare l’età, verificare mezzi di prova, documenti di viaggio e d’identità,
nonché svolgere accertamenti specifici sulla provenienza e sull’identità del
richiedente (art. 26 cpv. 2 LAsi). Può altresì interrogare l’interessato sulla
sua identità, sull’itinerario seguito e, sommariamente, sui motivi che lo
hanno indotto a lasciare il suo paese (art. 26 cpv. 3 LAsi). In tale contesto
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si svolge anche l’accertamento medico ex art. 26a LAsi. La durata della
fase preparatoria è di 21 giorni. Nel rispetto di questo limite massimo, il
decorso effettivo dipende dalle esigenze del singolo caso; nei casi semplici
può anche essere di solo qualche giorno (FF 2014 6917, 6938).
5.2 Successivamente si entra nella fase cadenzata, nel corso della quale
la domanda d’asilo è esaminata approfonditamente secondo la struttura
prevista a livello legislativo (art. 20c dell’Ordinanza 1 sull’asilo relativa a
questioni procedurali [OAsi 1; RS 142.311]). L’accertamento dei fatti giuri-
dicamente determinanti, la concessione dei diritti alle parti, nonché la pre-
parazione e la notificazione della decisione di prima istanza, seguono un
preciso piano temporale predeterminato. In tale fase si svolge l’audizione
sui motivi d’asilo (art. art. 20c lett. b OAsi). Se da quest’ultima risulta che
non è possibile pronunciare una decisione nel quadro della procedura ce-
lere, segnatamente perché sono necessari accertamenti supplementari, la
domanda d’asilo è smistata in ampliata e il richiedente attribuito ad un Can-
tone (art. 26d LAsi e art. 20c let. d OAsi 1). Il termine accertamenti supple-
mentari secondo le intenzioni del legislatore comprende le indagini che non
possono essere effettuate in breve tempo. Vi rientrano per esempio gli ac-
certamenti presso rappresentanze svizzere all’estero, la richiesta di ulte-
riori documenti probatori nel paese di provenienza o, eventualmente, una
nuova audizione (FF 2014 6917, 6997). Nel caso in cui non venga effet-
tuato un passaggio in ampliata, le decisioni emesse nella procedura celere
devono invece essere notificate entro 8 giorni lavorativi dalla conclusione
della fase preparatoria (art. 37 cpv. 2 LAsi). Si tratta di un termine ordina-
torio la cui inosservanza non pregiudica di principio e ad essa sola la vali-
dità della decisione di prima istanza ma che nemmeno può essere oltre-
passato a discrezione dell’autorità inferiore. Un superamento di qualche
giorno può essere considerato ammissibile in presenza di valide ragioni e
se è prevedibile che il provvedimento venga emesso durante il soggiorno
al CFA. Al contrario, se dopo l’audizione sui motivi d’asilo v’è da partire
dall’assunto che la decisione non potrà realisticamente essere presa entro
8 giorni lavorativi, occorrerà smistare il caso in procedura ampliata (cfr.
sentenza del Tribunale E-6713/2019 del 9 giugno 2020 [prevista per la pub-
blicazione come DTAF] consid. 8.6 e rif. citati).
5.3 Nella precitata sentenza di principio E-6713/2019, questo Tribunale ha
precisato che la cernita del tipo di procedura incombe alla SEM in forza ai
criteri esposti sopra (consid. 7-8). Così, seppur non vi sia di principio alcun
diritto a che la domanda d’asilo venga trattata secondo un determinato tipo
di procedura, l’assenza di smistamento di un caso complesso nella proce-
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dura ampliata può comportare una violazione del diritto ad un ricorso effet-
tivo di cui agli art. 29a Cost. e 13 CEDU (in combinato disposto con l’art. 3
CEDU) alla luce del breve temine di 7 giorni lavorativi per presentare un’im-
pugnativa previsto nella procedura celere (consid. 9). In una pari eventua-
lità, se il Tribunale constata una violazione del diritto per via dell’impossibi-
lità ad impugnare compiutamente la decisione, si giustifica l’annullamento
della medesima e la retrocessione degli atti all’autorità inferiore per il trat-
tamento in procedura ampliata. Questo perché l’obbiettivo di accelerare il
procedimento in un contesto equo e nel rispetto delle prerogative di uno
stato di diritto posto dal legislatore può essere garantito solo se l’autorità di
prima istanza svolge con attenzione la cernita delle procedure previste
dalla legge (consid. 10).
5.4 Nel caso che ci occupa la domanda d’asilo è stata depositata il 10 no-
vembre 2020 mentre che la decisione impugnata è stata emessa il 1° aprile
2021, ossia a distanza di 142 giorni. Ciò ha quale conseguenza che la du-
rata massima di soggiorno al CFA, pari a 140 giorni, non ha potuto essere
rispettata. A prescindere dall’estensione della procedura Dublino, il lasso
di tempo totale previsto dal legislatore per lo svolgimento della procedura
celere, composto dai ventuno giorni di procedura preliminare e dagli 8
giorni lavorativi per l’emissione della decisione, è stato a sua volta sensi-
bilmente disatteso (cfr. sentenza E-6713/2019 consid. 10.1). Non di meno,
nel caso in narrativa va constato che l’autorità di prima istanza si è trovata
nella necessità di ordinare una perizia medica volta alla determinazione
dell’età (cfr. DTAF 2019 I/6 consid. 5.5) dell’insorgente, che non ha depo-
sitato agli atti documenti d’identità autentici ed ha preteso di essere minore
solo a seguito dell’intervento della protezione giuridica. Solo successiva-
mente si è potuto procedere con la procedura Dublino ed in seguito con
l’esame di merito della domanda d’asilo. Il caso si apparenta così solo in
parte alla giurisprudenza topica e, come lo si vedrà d’appresso, da un
punto di vista materiale appare peraltro sufficientemente liquido per essere
evaso nel contesto di una procedura celere. Ciò è in particolare confermato
dal fatto che una sola audizione sui motivi d’asilo è stata sufficiente per
chiarire il substrato fattuale in presenza e che la susseguente decisione di
prima istanza è stata emessa a pochi giorni di distanza da tale atto istrut-
torio. Dipoi, non è privo di rilievo il fatto che in forza all’art. 10 dell’Ordinanza
Covid-19 asilo, il termine di ricorso avverso le decisioni emesse nella pro-
cedura celere è stato provvisoriamente portato a 30 giorni (cfr. sentenza D-
4820/2020 del 10 novembre 2020 [prevista per la pubblicazione come
DTAF] consid. 7) e risulta equivalente a quanto previsto nella procedura
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ampliata. Il concreto il ricorrente non ha dunque avuto a subire alcun pre-
giudizio né tantomeno un vulnus del suo diritto ad un ricorso effettivo san-
cito agli art. 29a Cost. e 13 CEDU.
La doglianza va così respinta.
6.
Nel ricorso non viene contestata la valutazione dell’autorità inferiore quo
alla questione pregiudiziale dell’età del richiedente asilo. Conto tenuto che
l’insorgente è regolarmente rappresentato e che nonostante l’applicabilità
del principio inquisitorio il Tribunale non è tenuto ad effettuare un riesame
completo della fattispecie né a ricercare tutti i possibili errori di diritto che
non appaiono evidenti o che si deducano facilmente dalla contestazione o
dagli atti di causa (cfr. DTF 119 V 349 consid. 1a; MOSER/BEU-
SCH/KNEUBÜHLER, Prozessieren vor dem Bundesverwaltungsgericht, 2a
ed., 2013, n.marg. 1.55), ci si può in questa sede esimere dall’affrontare
nel dettaglio la questione. Si rilevi non di meno come nel caso de quo il
risultato della perizia medica per la determinazione dell’età risulti inequivo-
cabile (cfr. DTAF 2018 VI/3 consid. 4.2) e non siano state presentate prove
contrarie concludenti (DTAF 2019 I/6 consid. 6.1, 6.3-6-5). Allo stato attuale
degli atti non vi è dunque spazio per una valutazione diversa rispetto a
quella di cui alla querelata decisione su tale punto di questione.
7.
7.1 L’insorgente censura una violazione dell’obbligo di motivazione da
parte dell’autorità inferiore. La SEM, nonostante abbia concluso in tal
senso, avrebbe invero omesso di motivare il suo giudizio negativo sulla
verosimiglianza delle allegazioni rilasciate dal richiedente l’asilo.
7.2 L’obbligo per l’autorità di motivare la sua decisione è corollario fonda-
mentale del diritto di essere sentito (art. 29 cpv. 2 Cost.; art. 26 – 35 PA).
Detta prerogativa è finalizzata a permettere ai destinatari e a tutte le per-
sone interessate, di comprenderla, eventualmente di impugnarla, in modo
da rendere possibile all’autorità di ricorso, se adita, di esercitare conve-
nientemente il suo controllo (DTF 139 V 496 consid. 5.1, 136 I 184 consid.
2.2; sentenza del Tribunale F-5363/2019 del 20 maggio 2020 consid. 7.1).
Ciò non significa che l’autorità sia tenuta a pronunciarsi in modo esplicito
ed esaustivo su tutte le argomentazioni addotte; essa può occuparsi delle
sole circostanze rilevanti per il giudizio (cfr. DTF 133 III 439 consid. 3.3).
Per adempiere a queste esigenze è necessario che menzioni, almeno bre-
vemente, i motivi sui quali ha fondato la sua decisione, in modo da consen-
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tire agli interessati di apprezzarne la portata impugnandola in piena cono-
scenza di causa (DTF 136 I 229 consid. 5.2; 136 V 351; 129 I 232 consid.
3.2; DTAF 2011/37 consid. 5.4.1; sentenza del Tribunale federale
2C_1020/2019 del 31 marzo 2020 consid. 3.4.2).
7.3 Poste queste premesse, nella presente fattispecie mal si comprende
quali siano gli aspetti essenziali che l’autorità inferiore avrebbe tralasciato.
In primo luogo, la lettura del contenuto del provvedimento data dall’insor-
gente appare pretestuosa. Si desume infatti senza particolari difficoltà che
il giudizio di inverosimiglianza sancito dall’autorità resistente riguardasse
la questione della minore età dell’insorgente (cfr. sul soggetto DTAF 2019
I/6) e non i motivi d’asilo addotti, i quali sono stati integralmente affrontati
sotto l’aspetto della loro pertinenza. Giova dipoi rammentare che rilevanza
e verosimiglianza sono condizioni cumulative per il riconoscimento dello
statuto di rifugiato e la concessione dell’asilo. Se i motivi addotti non danno
titolo ad ottenere la protezione interazionale richiesta, non vi è necessità
alcuna, ai fini dell’obbligo di motivazione, di esprimersi anche sulla loro ve-
rosimiglianza in materia d’asilo. Da un punto di vista generale, il provvedi-
mento sindacato ossequia peraltro pienamente i criteri giurisprudenziale
esposti sopra. Dall’argomentazione del memoriale ricorsuale si evince al-
tresì il ricorrente si sia reso pienamente conto della portata della decisione
impugnandola in piena conoscenza di causa (cfr. ricorso pag. 8 e seg.).
La doglianza è pertanto infondata.
8.
Nel prosieguo dell’impugnativa l’insorgente avversa pure la valutazione
dell’autorità inferiore quo al mancato riconoscimento dello statuto di rifu-
giato ed alla consequenziale non concessione dell’asilo. Richiamandosi ad
una inizialmente non meglio precisata “incompletezza dell’istruzione in me-
rito alla pertinenza delle allegazioni del ricorrente” egli fa presente di aver
dichiarato di essere espatriato a causa di una convergenza di fattori che
avrebbero tratto origine nella peculiare situazione del quartiere Koloma,
identificato daI Governo in carica quale rifugio di suoi oppositori politici e
conseguentemente raso al suolo. Ciò non di meno, la SEM si sarebbe limi-
tata a ritenete che tali motivazioni non sarebbero riconducibili ad un motivo
di cui all’art. 3 LAsi ed avrebbe escluso in modo non condivisibile il carat-
tere mirato degli atti pregiudizievoli. Le vicende occorse al ricorrente par-
rebbero invero inserirsi nel clima di violenza contro le persone di etnia peul,
a cui egli, pur essendo membro dell’etnia malinké, sarebbe ritenuto appar-
tenente alla luce delle sue conoscenze linguistiche e della sua residenza
in un quartiere di oppositori alla settaria politica del Presidente Alpha
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Condé. Nel gravame vengono quindi citati diversi rapporti secondo i quali
Condé avrebbe da sempre represso le etnie all’opposizione, tanto più negli
ultimi mesi. Il ricorrente avrebbe d’altro canto fatto valere il timore di essere
ucciso a margine delle manifestazioni qualora fosse stato identificato quale
presunto oppositore del Governo in carica, e ciò a causa della sua (suppo-
sta) appartenenza all’etnia peul. Nella decisione avversata, l’autorità resi-
stente avrebbe pertanto apprezzato in modo inesatto il rischio di persecu-
zione in essere, in particolare tralasciando di considerare la precarietà delle
condizioni abitative e di vita dell’interessato a seguito della demolizione
della sua abitazione e la loro incidenza sul suo profilo di rischio, aggravato
dalla sua sistemazione in un quartiere ancor più caratterizzato da instabilità
sociale e violenze. Riguardo alla demolizione dell’abitazione, occorrerebbe
anche rilevare che il ricorrente – all’epoca minore – sarebbe stato vittima
di un’azione illecita eseguita dallo Stato guineano in contrasto con l’art. 25
cpv. 1 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani delle Nazioni Unite,
con dell’art 11 cpv. 1 del Patto internazionale relativo ai diritti economici,
sociali e culturali (RS 0.103.1) e con l’art. 17 del Patto internazionale rela-
tivo ai diritti civili e politici (RS 0.103.2). Per tutti questi motivi, l’insorgente
osteggia il ragionamento dell’autorità di prima istanza che parrebbe sotto-
stimare la gravità della situazione nel contesto d’origine del ricorrente e
l’esposizione a pericolo in ragione delle sue caratteristiche personali. In
particolare, la SEM non avrebbe indagato sufficientemente il legame tra
l’etnia e le vicissitudini intercorse, circostanza che configurerebbe lasce-
rebbe trasparire un’insufficienza nell’attività istruttoria.
9.
9.1 La Svizzera, su domanda, accorda asilo ai rifugiati secondo le disposi-
zioni della LAsi (art. 2 LAsi). L’asilo comprende la protezione e lo statuto
accordati a persone in Svizzera in ragione della loro qualità di rifugiato.
Esso include il diritto di risiedere in Svizzera.
9.2 Sono rifugiati le persone che, nel Paese d’origine o d’ultima residenza,
sono esposte a seri pregiudizi a causa della loro razza, religione, naziona-
lità, appartenenza ad un determinato gruppo sociale o per le loro opinioni
politiche, ovvero hanno fondato timore d’essere esposte a tali pregiudizi.
Sono pregiudizi seri segnatamente l’esposizione a pericolo della vita,
dell’integrità fisica o della libertà, nonché le misure che comportano una
pressione psichica insopportabile (art. 3 cpv. 2 LAsi). La definizione dello
statuto di rifugiato, così come stabilita all’art. 3 cpv. 1 LAsi, è esaustiva, nel
senso che esclude tutti gli altri motivi, suscettibili di condurre una persona
a lasciare il proprio paese di origine o di residenza.
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Pagina 11
9.3 Il fondato timore di esposizione a seri pregiudizi, come stabilito all’art. 3
LAsi, comprende nella sua definizione un elemento oggettivo, in rapporto
con la situazione reale, e un elemento soggettivo. Sarà quindi riconosciuto
come rifugiato colui che ha dei motivi oggettivamente riconoscibili da terzi
(elemento oggettivo) di temere (elemento soggettivo) d’essere esposto, in
tutta verosimiglianza e in un futuro prossimo, ad una persecuzione (cfr.
DTAF 2011/51 consid. 6.2 e 2010/57 consid. 2.5). Sul piano soggettivo,
deve essere tenuto conto degli antecedenti dell’interessato, segnatamente
dell’esistenza di persecuzioni anteriori, nonché della sua appartenenza ad
una razza, ad un gruppo religioso, sociale o politico, che lo espongono
maggiormente ad un fondato timore di future persecuzioni. Infatti, colui che
è già stato vittima di persecuzione ha dei motivi oggettivi di avere un timore
(soggettivo) di nuove persecuzioni più fondato di colui che ne è l’oggetto
per la prima volta (DTAF 2010/57 consid. 2.5 e relativi riferimenti). Sul
piano oggettivo, tale timore deve essere fondato su indizi concreti e suffi-
cienti che facciano apparire, in un futuro prossimo e secondo un’alta pro-
babilità, l’avvento di seri pregiudizi ai sensi dell’art. 3 LAsi. Non sono suffi-
cienti, quindi, indizi che indicano minacce di persecuzioni ipotetiche che
potrebbero prodursi in un futuro più o meno lontano (cfr. DTAF 2010/57
consid. 2.5 e relativi riferimenti).
9.4 Nelle procedure d’asilo ‒ così come nelle altre procedure di natura
amministrativa ‒ si applica il principio inquisitorio. Ciò significa che l’autorità
competente deve procedere d’ufficio all’accertamento esatto e completo
dei fatti giuridicamente rilevanti (art. 6 LAsi; art. 12 PA). In concreto, essa
deve procurarsi la documentazione necessaria alla trattazione del caso,
chiarire le circostanze giuridiche ed amministrare a tal fine le opportune
prove a riguardo. Il principio inquisitorio non dispensa comunque le parti
dal dovere di collaborare all’accertamento dei fatti ed in modo particolare
dall’onere di provare quanto sia in loro facoltà e quanto l’amministrazione
o il giudice non siano in grado di delucidare con mezzi propri (art. 13 PA ed
art. 8 LAsi; DTAF 2019 I/6 consid. 5.1).
9.5 La determinazione dei fatti e l’applicazione della legge non sono aspetti
disgiunti; senza considerare il diritto applicabile non vi è modo di delimitare
quali fatti siano giuridicamente rilevanti (cfr. ISABELLE HÄNER, in:
Häner/Waldmann, Das erstinstanzliche Verwaltungsverfahren, 2008, n.
34). Significativo è innanzitutto il substrato fattuale per le condizioni di ap-
plicazione della norma giuridica (cfr. KRAUSKOPF/EMMENEGGER/BABEY in:
Waldmann/Weissenberger (ed.), Praxiskommentar VwVG, 2a ed. 2016, n.
17 ad art. 12 PA). Fatti che non sono rilevanti per la decisione; che l’autorità
è convinta siano già stati provati o che si presumono veri a favore delle
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parti interessate non impongono lo svolgimento di indagini supplementari
(cfr. sentenza del Tribunale D-291/2021 del 9 marzo 2021 consid. 7.7.2;
KRAUSKOPF/EMMENEGGER/BABEY in: op. cit., n. 29 ad art. 12 PA). Onde cir-
coscrivere l’ampiezza dell’accertamento d’ufficio nel corso del procedi-
mento occorre effettuare una ripetuta valutazione delle risultanze probato-
rie raccolte (cfr. DTF 140 I 285 consid. 6.3.1; DTAF 2008/24 consid. 7.2).
Allorquando l’autorità reputa chiare le circostanze di fatto e che le prove
assunte le abbiano permesso di formarsi una propria convinzione, essa
emana la propria decisione (cfr. sentenza del Tribunale A-3056/2015 del
22 dicembre 2016 consid. 3.1.4; MOSER/BEUSCH/KNEUBÜHLER, op. cit., n.
3.144).
10.
10.1 Nel caso de quo, la valutazione di cui alla decisione impugnata pare
innanzitutto condivisibile nel suo esito.
10.2 Indipendentemente dalla conformità delle azioni del governo gui-
neano con diritto cogente, le vicissitudini intercorse alla persona del ricor-
rente antecedentemente all’espatrio non configurano gli estremi di una per-
secuzione anteriore nel senso del diritto d’asilo. Perché di persecuzione si
possa parlare, è necessario che gli atti pregiudizievoli siano riconducibili
ad un motivo di cui all’art. 3 cpv. 1 LAsi e siano mirati specificamente verso
la persona del richiedente asilo (cfr. sentenza del Tribunale E-994/2014 del
25 febbraio 2015, consid. 3.4; MATTHIEU CORBAZ, Les mineurs non accom-
pagnés en droit d’asile, 2019, n.marg. 216). Tali condizioni non sono osse-
quiate allorquando una persona è esposta ai medesimi rischi e restrizioni
dell’intera popolazione, essendo colpita collateralmente da eventi di ordine
generale quali la guerra o la situazione securitaria, ma presuppongono in-
vece che colui che richiede protezione sia perseguito come individuo a
causa delle sue opinioni politiche, della sua razza, della sua religione, della
sua nazionalità o per le sue opinioni politiche (cfr. DTAF 2008/12 consid. 7;
Giurisprudenza ed informazioni della Commissione svizzera di ricorso in
materia d’asilo [GICRA] 1998 n. 17 consid. 4c, bb). Restano beninteso fatti
salvi i casi di persecuzione collettiva (cfr. DTAF 2014/32 consid. 6.1; sen-
tenza del Tribunale D-5884/2015 [pubblicata come ref.] del 13 aprile 2017
consid. 6.1).
10.3 Con riferimento a ciò, v’è in primo luogo da constatare come la giuri-
sprudenza abbia già avuto modo di esprimersi sulle tensioni etniche in es-
sere nel paese escludendo l’esistenza di una persecuzione collettiva dei
Fulani (Peuls) e riconducendo le stesse ad una lotta di potere tra i vari
gruppi (cfr. sentenza del Tribunale D-6450/2017 del 5 luglio 2018 consid.
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Pagina 13
6.4.). Pur tenendo conto delle più recenti evoluzioni e dei mezzi di prova
addotti, non vi è motivo di scostarsi da una siffatta analisi, tanto più che nel
caso de quo nemmeno si può partire dall’assunto che il ricorrente appar-
tenga a tale etnia sulla sola base delle sue conoscenze linguistiche prima-
rie. Per il resto, è indubbio che l’intervento governativo nel quartiere Ko-
loma, quand’anche si voglia dare per assunto che abbia fatto seguito
all’identificazione di esponenti dell’opposizione, non fosse finalizzato a per-
seguitare direttamente l’odierno insorgente. I seguiti di tali azioni toccano
in modo indistinto l’integralità dei residenti e già solo per questo motivo non
ossequiano suddetto presupposto. Allo stesso modo, anche la sorve-
glianza della zona di Kosa in cui il ricorrente si sarebbe trasferito in un se-
condo momento e la tensione ivi in essere si estende all’insieme delle per-
sone e rientra a sua volta nelle problematiche securitarie di ordine gene-
rale. Non privo di rilievo è peraltro il fatto che l’interessato ha espressa-
mente ricondotto la sua decisione di espatrio alla volontà di porre rimedio
ad una situazione di sussistenza insoddisfacente (cfr. atto 15/14, pag. 11)
e che in casi di ritorno in Guinea teme di non avere un posto dove stare
(cfr. atto 40/13, pag. 10). Tale tipologia di circostanze non è infatti perti-
nente ai fini della concessione dell’asilo (cfr. sentenza del Tribunale D-
7066/2018 dell’8 luglio 2020 consid. 6).
10.4 Risulta altresì d’acchito condivisibile la tesi dell’autorità inferiore circa
il fatto che la puntuale partecipazione, da parte del ricorrente, ad alcune
manifestazioni svoltesi a Kosa non siano tali da configurare, per quest’ul-
timo, un fondato timore di essere esposto a pregiudizi futuri. Non vi è infatti
da temere che l’insorgente possa essere percepito quale minaccia dal go-
verno guineano o sia stato identificato in tal senso. Lui stesso ha peraltro
dichiarato di non aver mai avuto problematiche di sorta con le autorità in
patria (cfr. atto A15, pag. 12).
10.5 Su questi presupposti la SEM ha a giusto titolo negato la qualità di
rifugiato al ricorrente. Inoltre, le misure istruttorie poste in essere dall’auto-
rità inferiore risultavano sufficienti per giudicare gli aspetti di cui sopra, non
essendo in particolare necessario indagare ulteriormente i motivi di fuga
onde escluderne la pertinenza in materia d’asilo. Il principio inquisitorio non
è così stato violato.
Il ricorso, sul punto di questione dell’asilo e della qualità di rifugiato va con-
seguentemente respinto.
11.
Se respinge la domanda d’asilo o non entra nel merito, la SEM pronuncia,
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Pagina 14
di norma, l’allontanamento dalla Svizzera e ne ordina l’esecuzione; tiene
però conto del principio dell’unità della famiglia (art. 44 LAsi).
Il ricorrente non adempie le condizioni in virtù delle quali la SEM avrebbe
dovuto astenersi dal pronunciare l’allontanamento dalla Svizzera (art. 14
cpv. 1 e 2 nonché art. 44 LAsi come pure art. 32 dell’ordinanza 1 sull’asilo
relativa a questioni procedurali dell’11 agosto 1999 [OAsi 1, RS 142.311];
DTAF 2013/37 consid. 4.4).
Pertanto, anche la pronuncia dell’allontanamento va confermata.
12.
Per quanto concerne l’esecuzione dell’allontanamento, per rinvio
dell’art. 44 LAsi, l’art. 83 LStrI (RS 142.20) prevede che la stessa sia am-
missibile (cpv. 3), esigibile (cpv. 4) e possibile (cpv. 2). In caso di non
adempimento di una di queste condizioni, la SEM dispone l’ammissione
provvisoria (art. 44 LAsi e art. 83 cpv. 1 LStrI). Secondo prassi costante del
Tribunale, circa l’apprezzamento degli ostacoli all’allontanamento vale la
stessa valutazione della prova consacrata al riconoscimento della qualità
di rifugiato, ovvero il ricorrente deve provare o per lo meno rendere verosi-
mile l’esistenza di un ostacolo all’allontanamento (cfr. DTAF 2011/24 con-
sid. 10.2 e riferimento ivi citato).
13.
13.1 Nella propria decisione la SEM ha ritenuto che l’esecuzione dell’allon-
tanamento degli insorgenti sarebbe ammissibile, ragionevolmente esigibile
e possibile.
13.2 Dal canto suo, il ricorrente ritiene che l’esecuzione dell’allontana-
mento non possa essere considerata ragionevolmente esigibile. Alla luce
dei drammatici eventi intercorsi in Guinea negli ultimi mesi e meglio,
dell’aumento della violenza generalizzata sia per quanto concerne la re-
pressione etnico politica che per il clima di tensione vigente, segnatamente
nel quartiere di Koloma, la giurisprudenza in essere andrebbe rivista. Nel
caso concreto si dovrebbe del resto constatare che la rete famigliare dell’in-
sorgente sarebbe alquanto precaria e che la valutazione al riguardo di cui
alla querelata decisione sarebbe contraddetta dalle allegazioni del ricor-
rente, il quale si sarebbe trovato in una condizione di indigenza a seguito
dello sfratto forzato. I disordini sociali lo avrebbero peraltro impedito a svol-
gere un’attività che gli garantisse il minimo vitale già prima dell’espatrio. Il
quadro negativo sarebbe vieppiù amplificato dalla pandemia in essere.
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Pagina 15
14.
14.1 Ai sensi dell’art. 83 cpv. 3 LStrI l’esecuzione dell’allontanamento non
è ammissibile quando comporterebbe una violazione degli impegni di diritto
internazionale pubblico della Svizzera. Detta norma non si esaurisce nella
massima del divieto di respingimento. Anche altri impegni di diritto interna-
zionale possono essere ostativi all’esecuzione del rimpatrio, in particolare
l’art. 3 CEDU o l’art. 3 della Convenzione contro la tortura ed altre pene o
trattamenti crudeli, inumani o degradanti del 10 dicembre 1984 (Conv. tor-
tura, RS 0.105). Conformemente alla CorteEDU ed al Comitato dell’ONU
contro la tortura, spetta all’interessato rendere plausibile l’esistenza di un
reale rischio (“real risk”) di essere sottoposto a trattamenti contrari a detti
articoli (cfr. sentenza della CorteEDU [Grande Camera] Saadi contro Italia
del 28 febbraio 2008, 37201/06, §§ 125 e 129 e relativi riferimenti;
DTAF 2013/27 consid. 8.2).
14.2 Nel caso in disamina il ricorrente non può prevalersi del principio del
divieto di respingimento (art. 5 cpv. 1 LAsi). In siffatte circostanze non v’è
inoltre motivo di considerare l’esistenza di un rischio personale, concreto e
serio per l’insorgente di essere esposto, nel suo Paese d’origine, ad un
trattamento proibito ai sensi dell’art. 3 CEDU o dell’art. 1 Conv. tortura.
14.3 Pertanto, l’esecuzione dell’allontanamento è ammissibile ai sensi
delle norme di diritto internazionale pubblico nonché della LAsi.
15.
15.1 Giusta l’art. 83 cpv. 4 LStrI, l’esecuzione dell’allontanamento non può
essere ragionevolmente esigibile qualora, nello Stato d’origine o di prove-
nienza, lo straniero venisse a trovarsi concretamente in pericolo in seguito
a situazioni quali guerra, guerra civile, violenza generalizzata o emergenza
medica.
15.2 Tale disposizione si applica principalmente ai “réfugiés de la violence”,
ovvero agli stranieri che non adempiono le condizioni della qualità di rifu-
giato, poiché non sono personalmente perseguiti, ma che fuggono da si-
tuazioni di guerra, di guerra civile o di violenza generalizzata. Essa vale
anche nei confronti delle persone per le quali l’allontanamento comporte-
rebbe un pericolo concreto, in particolare perché esse non potrebbero più
ricevere le cure delle quali esse hanno bisogno o che sarebbero, con ogni
probabilità, condannate a dover vivere durevolmente e irrimediabilmente in
stato di totale indigenza e pertanto esposte alla fame, ad una degradazione
grave del loro stato di salute, all’invalidità o persino alla morte. Per contro,
le difficoltà socio-economiche che costituiscono l’ordinaria quotidianità
https://www.swisslex.ch/DOC/ShowLawViewByGuid/a9c93e17-07c7-4ad9-ac08-f9da47f8f369/3572bcc7-d292-44fd-99ab-e2d1f3eca9a5?source=document-link&SP=5|zpixhk https://www.swisslex.ch/DOC/ShowLawViewByGuid/eddc4ea5-1065-4aad-aa7b-5ff005425730/fc6cfec2-3fa0-431b-8b5f-c337b1753da9?source=document-link&SP=5|zpixhk
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d’una regione, in particolare la penuria di cure, di alloggi, di impieghi e di
mezzi di formazione, non sono sufficienti, in sé, a concretizzare una tale
esposizione al pericolo. L’autorità alla quale incombe la decisione deve
dunque, in ogni singolo caso, stabilire se gli aspetti umanitari legati alla
situazione nella quale si troverebbe lo straniero in questione nel suo Paese
sono tali da esporlo ad un pericolo concreto (cfr. DTAF 2014/26 consid. 7.6-
7.7 con rinvii).
15.3 Nonostante la tesi dell’insorgente, la giurisprudenza non riconosce al
momento una generale inesigibilità dell’allontanamento verso la Guinea.
Malgrado degli episodi di violenza ricorrenti, non si può infatti partire
dall’assunto che in tale paese viga attualmente una situazione di guerra,
guerra civile o violenza generalizzata che coinvolga l’insieme della popola-
zione e la totalità del territorio nazionale. Non si può dunque presumere, a
priori ed indipendentemente dalle circostanze del caso di specie, l’esi-
stenza di una messa in pericolo concreta ai sensi dell’art. 83 cpv. 4 LStrI
(cfr. sentenze del Tribunale E-190/2019 del 7 aprile 2021 e E-73/2021 del
26 gennaio 2021). Tale valutazione è da ritenersi valida nonostante la do-
cumentazione prodotta dal ricorrente. Inoltre, la censurata situazione pan-
demica ha carattere temporaneo e per costante prassi non è di ostacolo
all’esecuzione del rinvio (cfr. sentenza del Tribunale D-3798/2020 del 15
aprile 2021 consid. 10.2).
15.3.1 Quanto alla situazione personale del ricorrente, essa non rientra a
sua volta nei canoni che permettono di riconoscere una messa in pericolo
concreta. Egli è invero giovane, in buona salute e può incontestabilmente
fa capo ad una rete famigliare in patria. Per sua stessa ammissione, una
volta trovatosi nella necessità egli ha inoltre saputo svolgere diverse attività
sia prima dell’espatrio che nel corso del viaggio verso l’Europa (cfr. atto
SEM 40/13, pag. 3 e seg.). Si deve così partire dal presupposto ch’egli sarà
in grado di sodisfare i suoi bisogni essenziali anche in futuro senza trovarsi
in una situazione di minaccia esistenziale che vada oltre le difficoltà socio-
economiche di ordine generale in essere nella regione. Anche su queste
questioni, non si identificano carenze nell’istruzione del caso da parte
dell’autorità inferiore.
15.3.2 Il rientro dell’interessato nel Paese d’origine è pertanto da conside-
rarsi pure ragionevolmente esigibile (art. 83 cpv. 4 LStrI).
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Pagina 17
16.
In ultima analisi, non risultano impedimenti neppure dal profilo della possi-
bilità dell’esecuzione dell’allontanamento (art. 83 cpv. 2 LStrI in relazione
con l’art. 44 LAsi).
17.
Ne discende che la SEM, con la decisione impugnata, non ha violato il
diritto federale né abusato del suo potere d’apprezzamento ed inoltre non
ha accertato in modo inesatto o incompleto i fatti giuridicamente rilevanti
(art. 106 cpv. 1 LAsi). Altresì, per quanto censurabile, la decisione non è
inadeguata (art. 49 PA). Il ricorso va dunque respinto.
18.
Visto l’esito della procedura, le spese processuali che seguono la soccom-
benza, sarebbero da porre a carico dei ricorrenti (art. 63 cpv. 1 e 5 PA non-
ché art. 3 lett. b del regolamento sulle tasse e sulle spese ripetibili nelle
cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 febbraio 2008
[TS-TAF, RS 173.320.2]). Tuttavia, potendo il Tribunale partire dall’assunto
che l’insorgente sia indigente e non essendo state le conclusioni ricorsuali
al momento dell’inoltro del gravame d’acchito sprovviste di possibilità di
esito favorevole, v’è luogo di accogliere la domanda di assistenza giudizia-
ria e non sono prelevate spese processuali (art. 65 cpv. 1 PA).
19.
La presente decisione non concerne persone contro le quali è pendente
una domanda d’estradizione presentata dallo Stato che hanno abbando-
nato in cerca di protezione, per il che non può essere impugnata con ri-
corso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83
lett. d cifra 1 LTF).
La pronuncia è quindi definitiva.
(dispositivo alla pagina seguente)
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