Decision ID: 5aae4b72-07b7-5309-9600-a30a05b1fdcf
Year: 2016
Language: it
Court: TI_TCAS
Chamber: TI_TCAS_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: social_law

ritenuto
in fatto
1.1. RI 1, classe 1968, attiva quale aiuto domiciliare, nel mese di febbraio 2014 ha inoltrato una domanda di prestazioni AI per adulti (doc. AI 5).
Raccolta la documentazione medica dalla _ (agente quale assicuratore contro la perdita di guadagno in caso di malattia; doc. AI 45), sulla base del rapporto finale 24 ottobre 2014 del dr. _, attivo presso il SMR (Servizio medico regionale dell’AI) (doc. AI 48), dell’inchiesta per le persone che si occupano dell’economia domestica del 19 gennaio 2015 (doc. AI 54) e del rapporto finale 10 marzo 2015 del consulente in integrazione professionale (doc. AI 60), con decisione 8 maggio 2015 (preavvisata il 10 marzo 2015) l’Ufficio AI ha respinto la domanda di prestazioni, presentando l’assicurata - considerata quale salariata nella misura del 70% e casalinga nel restante 30% - un grado d’invalidità non pensionabile del 33% (doc. AI 68).
1.2. Contro la succitata decisione l’assicurata, rappresentata dalla RA 1, ha interposto ricorso al TCA postulando in via principale il riconoscimento del diritto ad una mezza rendita dal 1° ottobre 2014, in via subordinata di un quarto di rendita, sempre dal 1° ottobre 2014, e in via ulteriormente subordinata il rinvio degli atti all’amministrazione per ulteriori accertamenti. L’insorgente contesta la valutazione medico-teorica operata dal SMR, sostenendo che l’Ufficio AI avrebbe dovuto chiarire tramite perizia specialistica l’incapacità lavorativa. Altresì contestata è l’applicazione del metodo misto, in quanto senza il danno alla salute l’assicurata avrebbe svolto a tempo pieno attività lucrativa. Ritiene inoltre non corretta la determinazione del reddito da invalida eseguita dall’Ufficio AI (mancato utilizzo della tabella statistica 2012, nessun arrotondamento della riduzione dell’ipotetico reddito al multiplo di 5% e chiesto l’aumento della percentuale di riduzione al 15%), come pure la valutazione dell’inchiesta economica. Dei singoli motivi verrà detto, per quanto occorra, nel prosieguo. Contestualmente l’assicurata ha chiesto di poter beneficiare dell’assistenza giudiziaria con gratuito patrocinio.
1.3. Con la risposta di causa, confermando la propria valutazione medica, l’Ufficio AI chiede la reiezione del ricorso. Rileva in particolare che l’assicurata da sana non ha mai lavorato a tempo pieno, motivo per cui il metodo misto va confermato. Evidenzia che seppur con un reddito da invalido modificato (applicazione della tabella salariale statistica 2012 ed arrotondamento al multiplo del 5% di riduzione), confermata l’inchiesta economica, l’assicurata non avrebbe comunque diritto ad una rendita non presentando un grado d’invalidità pensionabile.
1.4. Il 24 settembre 2015 l’assicurata ha inoltrato una presa di posizione in merito alla risposta di causa, producendo ulteriore documentazione medica (XII). Il 9 ottobre 2015 l’Ufficio AI ha presentato le proprie osservazioni sulla nuova documentazione (XIV).
considerato

in diritto
2.1. Oggetto del contendere è sapere se l’assicurata ha diritto ad una rendita d’invalidità.
2.2. Secondo l’art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con gli art. 7 e 8 della LPGA, con invalidità s’intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata, cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente ad infermità congenita, malattia o infortunio. Gli elementi fondamentali dell'invalidità, secondo la surriferita definizione, sono quindi un danno alla salute fisica o psichica conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio, e la conseguente incapacità di guadagno. Occorre quindi che il danno alla salute abbia cagionato una diminuzione della capacità di guadagno, perché il caso possa essere sottoposto all'assicurazione per l'invalidità (
Duc, L’assurance invalidité, in: Meyer (Hrsg.), Schweizerisches Bundesverwaltungsrecht, Band XIV, Soziale Sicherheit, 2a ed., Basilea/Ginevra/Monaco di Baviera 2007, pag. 1411, n. 46
).
Giusta l'art. 28 cpv. 1 LAI gli assicurati hanno diritto ad una rendita intera se sono invalidi almeno al 70%, a tre quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono invalidi almeno al 40%.
Ai sensi dell'art. 16 LPGA, il grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto fra il reddito del lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo l'insorgenza dell'invalidità e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione, nell'esercizio di un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in condizioni normali di mercato del lavoro (reddito da invalido) e il reddito del lavoro che egli avrebbe potuto conseguire se non fosse diventato invalido (reddito da valido).
Al proposito va precisato che, secondo la giurisprudenza del Tribunale federale delle assicurazioni (TFA, dal 1° gennaio 2007 Tribunale federale, TF), per il raffronto dei redditi sono determinanti le circostanze esistenti al momento dell'(eventuale) inizio del diritto alla rendita ed i redditi da valido e da invalido devono però essere rilevati sulla medesima base temporale e la valutazione deve tenere conto di eventuali modifiche dei redditi di paragone intervenute fino alla resa della decisione (rispettivamente, in regime di LPGA, decisione su opposizione) e suscettibili di incidere sul diritto alla rendita (DTF 129 V 222; STFA I 600/01 del 26 giugno 2003, consid. 3.1; STFA I 475/01 del 13 giugno 2003, consid. 4.1).
2.3. Se, però, un assicurato maggiorenne non esercitava un'attività lucrativa prima di essere invalido, l'applicazione nei suoi confronti del concetto dell'incapacità di guadagno non è possibile poiché - in simili condizioni - l'invalidità non può cagionare una vera e propria perdita di guadagno. Ciò, in special modo, se non si può esigere da questi l'esercizio di una attività lucrativa.
Per questo motivo l'art. 8 cpv. 3 LPGA parifica l'impedimento di svolgere le proprie mansioni consuete all'incapacità al guadagno (metodo specifico di calcolo dell'invalidità, SVR 1996 IV Nr. 76 p. 221 consid. 1; RCC 1986 p. 246 consid. 2b; DTF 104 V 136). In questo senso l’art. 28 a cpv. 2 LAI prevede che l'invalidità dell’assicurato che non esercita un’attività lucrativa ma svolge le mansioni consuete e dal quale non si può ragionevolmente esigere che intraprenda un’attività lucrativa è valutata, in deroga all’articolo 16 LPGA, in funzione dell’incapacità di svolgere le mansioni consuete. A sua volta, l'art. 27 cpv. 1 OAI precisa che per mansioni consuete di una persona senza attività lucrativa occupata nell’economia domestica s’intendono in particolare gli usuali lavori domestici, l’educazione dei figli nonché le attività artistiche e di pubblica utilità e che per mansioni consuete dei religiosi s’intende ogni attività svolta dalla comunità.
L’invalidità viene così valutata sulla base di un confronto delle attività domestiche, da effettuare mediante un’inchiesta domiciliare (DTF 130 V 97; Pratique VSI 2001 p. 158 consid. 3c). Si paragona quindi l'attività svolta dall'assicurato prima della sopravvenienza del danno alla salute con quella che può svolgere posteriormente, applicando l'impegno che si può esigere da lui (RCC 1984 p. 139; Duc, Les assurances sociales en Suisse, Lausanne 1995, p. 458; Maurer, Bundessozialversi-cherungsrecht, 1994, p. 145). Di regola si presume che non vi è impedimento dovuto all'invalidità se l'assicurato è ancora attivo nella sua economia domestica e segue, almeno parzialmente, le incombenze che lo concernono. Questa presunzione può tuttavia essere rovesciata se è stabilito che la persona lavora più di quanto è ragionevolmente esigibile oppure fa eseguire da altri la maggior parte dei lavori che non può eseguire personalmente (RCC 1984 p. 139). L'importanza dell'attività della persona che si occupa dell'economia domestica dipende dalla struttura familiare, dalla situazione professionale del congiunto e dalle circostanze locali. Si distinguono quindi tre tipi di famiglia, quella senza figli, quella con figli o altri membri della famiglia che richiedono cure o quella in cui un coniuge collabora nell'impresa dell'altro.
2.4.
Nel caso in cui, invece, l'interessato svolga (o comunque svolgerebbe in assenza dei fattori invalidanti) solo parzialmente un'attività lucrativa, torna applicabile l’art. 28a cpv. 3 LAI, secondo cui s
e l'assicurato esercita un'attività lucrativa a tempo parziale o collabora gratuitamente nell'azienda del coniuge, l'invalidità per questa attività è valutata secondo l'articolo 16 LPGA. Se svolge anche le mansioni consuete, l'invalidità per questa attività è determinata secondo il capoverso 2. In tal caso, occorre determinare la parte dell'attività lucrativa o della collaborazione gratuita nell'azienda del coniuge e la parte dello svolgimento delle mansioni consuete e valutare il grado d'invalidità nei due ambiti.
Questo metodo di graduazione dell'invalidità (detto "
metodo misto
") è stato ancora una volta dichiarato conforme alla legge dal TFA in DTF 125 V 146.
Anche in altre occasioni l'Alta Corte ha confermato che il metodo misto, applicato ad assicurati che svolgono un'attività lucrativa unicamente a tempo parziale e consacrano il resto del loro tempo all'attività casalinga, è conforme alla legge e alla volontà del legislatore. Nemmeno è stata ravvisata una violazione dell'art. 8 CEDU (cfr. STFA I 276/05 del 24 aprile 2006, parzialmente pubblicata in Plaidoyer 5/06 pag. 54 segg.; sentenza I 156/04 del 13 dicembre 2005, pubblicata in SVR 2006 IV Nr. 42 pag. 151 segg.
Questa giurisprudenza è stata ribadita ulteriormente nelle DTF 137 V 334, DTF 133 V 504 e DTF 133 V 477.
In una sentenza pubblicata in DTF 134 V 9, l'Alta Corte ha precisato la propria giurisprudenza e ha ammesso la possibilità di prendere in considerazione gli influssi reciprochi dell'attività lucrativa e dello svolgimento di mansioni consuete nell'ambito dell'applicazione del metodo misto.
Una eventuale ridotta capacità nell'ambito professionale o nell'ambito dell'adempimento delle mansioni consuete (secondo l'art. 27 OAI) in seguito a maggiori sforzi compiuti nell'altro settore d'attività va tuttavia presa in considerazione solo a determinate condizioni.
Ricordato che il metodo misto è previsto per le persone che esercita un’attività lucrativa e che oltre a questa conducono un’economia domestica o svolgono altre mansioni ai sensi dell’art. 8 cpv. 3 LPGA (art. 5 cpv. 1 vLAI nel tenore in vigore sino al 31 dicembre 2002), secondo giurisprudenza qualora invece la riduzione del tasso di occupazione esigibile in un’attività lucrativa senza che questo tempo libero venga consacrato alla svolgimento delle mansioni consuete è irrilevante ai fini del metodo di valutazione dell’invalidità. In quest’ultime fattispecie è applicabile il metodo ordinario (DTF 131 V 51). Nella STF 9C_178/2015 del 4 maggio 2016, destinata alla pubblicazione, ha precisato la determinazione del grado d’invalidità nel caso di persone assicurate parzialmente attive che non svolgono mansioni (cfr. sentenza citata al consid. 7.3).
Infine, In una sentenza 7186_09 del 2 febbraio 2016 - non definitiva, a seguito della richiesta avanzata dalla Svizzera di un riesame della stessa da parte della Grande Camera della Corte europea dei diritti dell’uomo (cfr. STF 9C_178/2015 del 4 maggio 2016, consid. 4) - nella causa Di Trizio contro Svizzera, la seconda sezione della Corte europea dei diritti dell’uomo, chiamata a pronunciarsi in una fattispecie in cui il Tribunale Federale aveva confermato la soppressione del diritto alla rendita nel caso di un’assicurata che, dopo la nascita di due gemelli, con l’applicazione del metodo misto non raggiungeva più un grado d’invalidità pensionabile (STF 9C_49/2008 del 28 luglio 2008), ha tuttavia dichiarato (per 4 voti contro 3) che vi è stata una violazione dell’art. 14 combinato con l’art. 8 CEDU, che non va esaminata separatamente la violazione dell’art. 14 combinato con l’art. 6 CEDU e che non va esaminata separatamente neppure la violazione dell’art. 8 CEDU preso da solo.
La Corte europea - ricordato che non incombe a lei di annullare e/o abrogare delle disposizioni di diritto interno riconosciute contrarie alla CEDU e che le sue sentenze hanno essenzialmente un carattere declaratorio - ha precisato che la Svizzera può scegliere liberamente, nella misura in cui queste soluzioni siano compatibili con le conclusioni di questo giudizio, in quale maniera conformarsi all’art. 46 CEDU evidenziando che, avuto riguardo all’insieme delle circostanze e al principio della sicurezza del diritto, la violazione della CEDU ravvisata nel caso esaminato non esige che si rimettano in discussione gli atti o le situazioni giuridiche analoghe stabilite precedentemente a questa sentenza (sul tema vedi pure la STCA 32.2015.66 del 17 marzo 2016).
Nel caso in esame può essere lasciata aperta la questione a sapere di eventuali ripercussioni della succitata sentenza europea sulla giurisprudenza del TF in ambito di metodo misto e questo perché, come si vedrà nel seguito (cfr. consid. 2.6), l’assicurata è da ritenere quale salariata a tempo pieno.
2.5. Al fine di determinare il metodo applicabile per stabilire l’eventuale invalidità, si deve anzitutto appurare se la persona esercitava o meno attività lucrativa immediatamente prima dell’insorgere dell’invalidità. Occorre in seguito verificare,
fondandosi sulla globalità delle circostanze
,
se,
ipoteticamente
, in assenza del danno alla salute, l'assicurato avrebbe o meno esercitato un'attività lavorativa. Ad esempio se l'assicurato esercitava o meno un'attività lucrativa immediatamente prima dell'insorgere dell’invalidità e se l'assicurato che non esercita un’attività lucrativa ne avrebbe esercitata una in futuro se non fosse subentrato il danno alla salute. Grande importanza deve essere attribuita all’attività che veniva svolta al momento dell’intervento del danno alla salute invalidante, specie nel caso in cui le altre circostanze non hanno subito modifiche rilevanti sino alla nascita del diritto alla rendita. Da considerare sono tutte le circostanze del caso concreto, segnatamente le condizioni finanziarie, famigliari, l’età dell’assicurato, la sua situazione professionale, le affinità e la personalità dell’assicurato. A nessuno di questi elementi va tuttavia attribuita un’importanza decisiva, per esempio nemmeno al mancato raggiungimento del minimo d’esistenza nel caso del mancato esercizio di un’attività lucrativa rispettivamente alla necessità economica di una simile attività
(DTF 130 V 393 consid. 3.3; SVR 1996 AI Nr. 76; DTF 117 V 195; in argomento cfr. anche la STF 9C_150/2012 del 30 agosto 2012 consid 3 e la giurisprudenza ivi citata; vedi inoltre
Meyer, Bundesgesetz über die Invalidenversicherung, in: Rechtssprechung des Bundes-gericht zum Sozialversicherugsrecht, 2010, ad art. 5, pagg. 47-50 e 53 e Blanc, La procédure administrative en assurance-invalidité, Fribourg 1999, pag. 190 segg.
).
Questa valutazione deve ugualmente prendere in considerazione la volontà ipotetica dell’assicurata, che, in quanto fatto interno, deve essere in regola generale dedotta da indizi esterni (
STF 9C_64/2012 dell’11 luglio 2012 consid. 5.2;
STFA I 693/06 del 20 dicembre 2006, consid. 4.1.).
Da ultimo va rilevato che il metodo di calcolo non resta immutato. Ad ogni revisione si deve infatti accertare quale sarebbe stata l’attività esercitata dall’assicurato se non fosse stato invalido (SVR 1996 AI Nr. 76; DTF 117 V 195, 98 V 262; AJP 1994 pag. 784 segg.; STFA del 24 marzo 1994 solo parzialmente pubblicata in DTF 120 V 150; Meyer, op. cit., pag.
288; Blanc, La procédure administrative en assurance-invalidité, 1999, pag. 190-191).
2.6. Nel caso in esame, l’Ufficio AI, applicato il metodo misto, ha valutato al 70% la parte dedicata dall’assicurata all’attività salariale (calcolata sulle ore di servizio prestate dall’interessata negli anni precedenti il danno alla salute, ossia dal 2009 al 2012) e al
30% la quota dedicata alle mansioni domestiche (cfr. doc. AI 147/1 e 158/1-2).
La ricorrente contesta tale riparto, sostenendo che debba essere considerata quale salariata al 100%. A ragione.
Interpellata in merito alla questione a sapere se senza il danno alla salute avrebbe esercitato un’attività lucrativa, in occasione dell’inchiesta domiciliare del 19 gennaio 2015 l’assicurata ha dichiarato:
"
(...)
Ha iniziato presso il Servizio cure a domicilio nel 2003; a quel tempo, spiega la signora lavorava a tempo pieno, da lunedì e a venerdì ma con contratto a ore. Anche quando si è iscritta alla diso, prima di allora, cercava un’occupazione al 100% ma poi “ha accettato quello che ha trovato”.
Dichiara inoltre che se non ci fosse stata la malattia avrebbe certamente lavorato in misura piena, ma ammette di non avere fatto ricerche in tal senso né essersi iscritti alla disoccupazione negli ultimi anni. Ha cercato di farlo invece, dopo la malattia ma la sua richiesta non è stata accettata; in questa occasione cercava tuttavia un’occupazione al 50%.
L’assicurata spiega di avere al proprio domicilio le pezze giustificative comprovanti il lavoro degli ultimi anni: benché il contratto fosse a ore, il lavoro svolto era ben al di sopra del 60% indicato dal datore di lavoro dato che lavorava a seconda della necessità (...)”. (Doc. AI 54/2)
Nel successivo scritto 28 gennaio 2015 all’Ufficio AI essa ha in particolare spiegato:
"
(...)
Ho iniziato a lavorare presso _ il 03.02.2003 con un contratto a ore indeterminato.
Lavorando dalle 8.00 alle 12.00 e dalle 13.30 alle 17.30. In certi casi, se mancavano degli utenti e non mi davano sostituzioni, le ore erano perse. Come pure se ero in vacanza o in malattia.
Ho sempre dato la mia disponibilità a lavorare tutto il giorno.
Tra il 2012 e il 2013 purtroppo per motivi di salute ho ridotto le ore di lavoro. Il lunedì, mercoledì e venerdì dalle ore 8.00 alle 12.00 / 13.30 alle 15.30 o alle 12.00 se avevo fisioterapia. Martedì e giovedì dalle ore 8.00 alle 12.00 / 13.30 alle 17.30.” (Doc. AI 55/1)
Nelle osservazioni 9 ottobre 2015 l’amministrazione, prendendo i dati salariali prima del 2012, ha calcolato una media di occupazione dell’80%, rilevando quindi che l’assicurata non ha mai svolto tale attività al 100% (XIV).
Ora, tenuto conto, come pertinentemente rilevato in sede ricorsuale (pag. 11), che al momento dell’iscrizione presso l’Ufficio regionale di collocamento di _ nel maggio 2014 l’assicurata si è dichiarata disponibile ed alla ricerca di un impiego con grado d’occupazione del 100% (cfr. scritto 21 maggio 2014 URC; doc. AI 31/1), nonché del fatto che, divorziata senza figli, deve provvedere lei stessa al proprio mantenimento, visto inoltre quanto sopra, tutto ben considerato e conformemente alla succitata giurisprudenza federale (cfr. consid. 2.5), si deve concludere che l’assicurata va considerata salariata al 100%.
Pertanto, a differenza di quanto stabilito dall’amministrazione, per il calcolo del grado d’invalidità va applicato l’usuale metodo del confronto dei redditi (cfr. consid. 2.2) e non quello misto.
2.7. Per valutare l’incapacità lavorativa relativa alla parte salariata dell’assicurata, l’Ufficio AI ha raccolto dalla _ della documentazione medica, tra cui le valutazioni del loro medico di fiducia, dr. _, datate 19 dicembre 2013 (doc. Cassa malati 15) e 26 agosto 2014 (doc. Cassa malati 23).
In particolare, nell’ultima valutazione il suddetto sanitario, diagnosticata
“una sindrome lombovertebrale e lombospondilo-gena cronica su importanti disturbi degenerativi con, come da MRI del 18 ottobre 2013, spondoilolistesi di grado I di L5 su S1 su spondiloilisi istmica con discopiatie su più livelli con voluminose ernie discali L3.L4 con impronto sulle radici di L4 e L5”
, a conferma della precedente valutazione del 19 dicembre 2013 ha ribadito una totale inabilità lavorativa nell’originale attività lucrativa esercitata dall’assicurata. Dal dicembre 2013 l’inabilità è stata valutata nella misura del 50% in un lavoro confacente con i seguenti limiti funzionali: evitare posizioni non ergonomiche con il tronco, nessun sollevamento di pesi superiori ai 12 kg e superiori ai 7,5 kg in maniera ripetitiva, cambio regolare della posizione da seduta a quella eretta, ma senza limitazione agli arti superiori, con libera deambulazione.
Questa valutazione è stata fatta propria dal SMR con rapporto finale 24 ottobre 2014 (doc. AI 48), il cui dr. _ ha ricapitolato i periodi d’incapacità lavorativa nell’originaria attività (100% dal 9.10.2013; 50% dal 05.05.2014 e 100% dal 13.05.2014) ed in attività adeguate (100% dal 9.10.2013, 50% dal 1.12.2013).
Con il ricorso l’assicurata rileva come l’Ufficio AI non abbia fatto esperire una perizia, accontentandosi delle succitate valutazioni, tra l’altro non recenti e non eseguite da uno specialista. Essa ha poi allegato la seguente documentazione:
- rapporto 1° giugno 2015 del dr. _, attivo presso il Servizio di Neurochirurgia dell’Ospedale _ di _, all’attenzione del medico curante, dr. _. In particolare egli evidenzia come attualmente “
il disturbo principale consiste in una dolore localizzato in sede lombare, con una sfumatura irradiazione all’arto inferiore di sinistra in territorio S1”,
che la paziente non presenta una claudicatio spinale, che il
“dolore lombare aumenta con l’attività, soprattutto con le attività domestiche e durante il sollevamento di qualsiasi carico anche leggero
” e che “
durante il colloquio emergono chiaramente dei sintomi indicativi di una sindrome depressiva”
. Egli conclude richiedendo una nuova risonanza magnetica delle radiografie dinamiche in flessione ed estensione per
“chiarire meglio un’eventuale instabilità a livello L5/S1, in corrispondenza di questa spondolistesi di grado I”
(doc. A3);
- risposta 5 giugno 2016 del medico curante, dr. _, alla patrocinatrice dell’assicurata. Fatto presente che sono in corso ulteriori approfondimenti neurochirurgici e che nel frattempo non sono state poste nuove diagnosi, il sanitario ha fra l’altro evidenziato:
"
(...)
3) sono assolutamente d’accordo con le valutazioni del Dr. _; in effetti la signora RI 1 è senz’altro limitata nell’attività lavorativa per quel che concerne certe posizioni ergonomiche e l’entità degli sforzi fisici, ma senz’altro non in maniera tale da non poter intraprendere un’attività adeguata alle sue necessità / possibilità;
4) la prognosi si può ancora senz’altro considerare – seppur sempre lentamente – favorevole; molto dipenderà pure dai risultati e dalla valutazione delle nuove indagini in corso col collega Neurochirurgo.” (Doc. A4)
I due succitati atti medici sono stati valutati dal SMR, il cui dr. _ nelle annotazioni 12 luglio 2015 ha concluso:
"
(...)
Dall’attuale documentazione risulta la presenza di una sospetta problematica depressiva con eventuale influsso CL. S’impone quindi una valutazione peritale psichiatrica per determinare se la residua CL del 50% in attività confacente dal punto di vista somatico viene compromessa dalla problematica psichiatrica.
Da notare che questa CL residua somatica non viene messa in dubbio dall’attuale certificazione presentata.” (Doc. VIII/1)
Quindi dal punto di vista somatico entrambi i medici (dr. _ e dr. _) concordano che in attività adeguate l’incapacità lavorativa è del 50%. Unica discordanza è che il medico curante ha posto, dopo un periodo di totale inabilità lavorativa, l’inizio della parziale abilità al 5 maggio 2014 (cfr. certificato 29 aprile 2014; doc. Cassa malati 20) e non al 1° dicembre 2013 come emerge dalle valutazioni del dr. _ (19 dicembre 2013 e 26 agosto 2014), discordanza che, come risulterà in seguito (cfr. consid. 2.8), non è tuttavia rilevante ai fini dell’esito della vertenza.
In sede di risposta l’Ufficio AI ha – a ragione – ritenuto non necessario accertare l’eventuale componente extra-somatica. Precisamente ha rilevato:
"
(...)
Siccome la problematica psichiatrica è stata accennata per la prima volta, peraltro da un medico non specialista in psichiatria, nel rapporto del Servizio neurochirurgia del 01.06.2015 relativo alla visita del 18.05.2015, posteriore quindi alla decisione impugnata, la stessa potrà, se del caso, essere valutata nell’ambito di una nuova domanda di prestazioni.
In ogni caso, al momento in cui è stata riscontrata una possibile patologia a livello psichiatrico, ossia nel maggio 2015, i tre mesi ex art. 88a cpv. 2 OAI non erano ancora trascorsi. (...)” (Doc. VIII)
Infatti, né dalla citata valutazione 26 agosto 2014 del dr. _, né dall’inchiesta domestica del 19 gennaio 2015 vi è un accenno ad uno stato depressivo.
Ne consegue che rettamente l’amministrazione ritiene che
“... per il periodo precedente alla decisione impugnata (08.05.2015) non vi sono elementi dal lato medico che depongano per un’incapacità lavorativa superiore a quella attestata nelle valutazioni eseguite dall’amministrazione, peraltro con cui concorda anche il medico curante Dr. _ nel suo scritto 5.06.2015 indirizzato alla RA 1 (punto 3)
”.
L’assicurata, con osservazioni 24 settembre 2015, ribadisce la lacunosità degli accertamenti eseguiti in ambito amministrativo, producendo ulteriore documentazione successiva alle citate indagini neurochirurgiche:
- referto 18 giugno 2016 del dr. _ di una RM alla colonna lombare concludente per una
“spondiloslisi con anterosilistesi di L5 sulle due vertebre adiacenti. Estesi fenomeni di edema somatico L5 ed S1 in netto peggioramento rispetto ad un precedente esame del 2013. Per il resto le discopatie multiple L2-L3 , L3-L4 ed L4-L5 sono sostanzialmente sovrapponibile all’indagine di riferimento. Anche la discopatia al passaggio D12-l1 risulta sostanzialmente invariata”
(doc. A8);
- scritto 15 luglio 2015 del dr. _ al medico curante in cui, confermata la presenza di una spodiloslistesi instabile L5/S1 con lisi istmica associata, propone un intervento chirurgico di stabilizzazione L5/S1 per
“risolvere il problema e migliorare il dolore
“(doc. A9).
Con annotazioni 5 ottobre 2015 il dr. _ del SMR, esaminati i due documenti, ha concluso:
"
(...)
L’attuale documentazione, posteriore la decisione impugnata, conferma la presenza di una problematica lombare invalidante come confermata dal dr. _. Clinicamente la situazione è invariata, radiologicamente si osserva un maggiore infiammazione a livello L5/S1 con attuale indicazione ad intervento chirurgico.
In caso di intervento chirurgico l’assicurata sarà da ritenere inabile al 100% per la durata di 6 mesi circa per qualsiasi attività.
Si conferma assenza di problematica neurologica.” (Doc. XIV/1)
Ora, in effetti la valutazione medico-teorica posta alla base della qui contestata decisione tiene conto della valutazione 26 agosto 2014 del dr. _ che non è uno specialista delle patologie di cui l’insorgente soffre. Tuttavia va fatto presente che la stessa _ si è fondata su tale valutazione per ritenere l’assicurata inabile al 50% dal 1° novembre 2014 (precedentemente totalmente inabile) (doc. Cassa malati 24), valutazione, questa, rimasta incontestata. Né del resto con le osservazioni 31 marzo 2015 al progetto di decisione 10 marzo 2015 l’assicurata ha contestato la suddetta valutazione, facendo unicamente presente delle incoerenze tra i periodi d’incapacità lavorativa riportati nel progetto stesso con quelli indicati dal dr. _ (doc. AI 63).
Fatto sta che, come visto sopra, anche dalla documentazione medica successiva alla decisione contestata (per
costante giurisprudenza il giudice delle assicurazioni sociali, ai fini dell’esame della vertenza, si basa di regola sui fatti che si sono realizzati fino al momento della resa della decisione contestata;
DTF 132 V 215 consid. 3.1.1 pag. 220 con riferimenti), la situazione dal punto di vista somatico è rimasta sostanzialmente invariata; anzi, suscettibile di un miglioramento tramite il proposto intervento chirurgico.
In queste circostanze, l’assicurata è da ritenere, con il grado della verosimiglianza preponderante valido nell'ambito delle assicurazioni sociali (DTF 139 V 218 consid. 5.3), totalmente inabile in qualsiasi attività dal 9 ottobre 2013, con un’abilità lavorativa del 50% in attività adeguate dal dicembre 2013.
Questo Tribunale ritiene che la refertazione medica agli atti contiene elementi chiari e sufficienti per valutare l'incapacità al guadagno dell'assicurata sino all'emanazione del querelato provvedimento, senza che si renda quindi necessario l'esperimento di ulteriori accertamenti richiesti dalla ricorrente.
Al riguardo, va fatto presente che se l'istruttoria da effettuare d'ufficio conduce l'amministrazione o il giudice, in base ad un apprezzamento coscienzioso delle prove, alla convinzione che la probabilità di determinati fatti deve essere considerata predominante e che altri provvedimenti probatori più non potrebbero modificare il risultato, si rinuncerà ad assumere altre prove (valutazione anticipata delle prove
cfr. DTF 130 II 425 consid. 2.1 pag. 429 e riferimenti
).. Un tale modo di procedere non lede il diritto di essere sentito conformemente all'art. 29 cpv. 2 Cost. (SVR 2001 IV no. 10 pag. 28 consid. 4b; riguardo al previgente art. 4 cpv. 1 v Cost., cfr. DTF 124 V 94 consid. 4b, 122 V 162 consid. 1d, 119 V 344 consid. 3c con riferimenti).
2.8. Occorre ora procedere alla graduazione dell’invalidità mediante il metodo ordinario (cfr. consid. 2.3), ritenuto che l’anno dell’eventuale diritto alla rendita è il 2014.
2.8.1 Per quel che concerne il reddito da valida, l’Ufficio AI ha fatto riferimento a quanto dichiarato dall’ex datore di lavoro, ossia un salario di
fr. 45'466.--
(determinato sulla media dei redditi conseguiti dal 2009 al 2012 ed aggiornato al 2013). Per contro, l’assicurata sostiene che debba essere preso in considerazione un importo di fr. 50'042,15 pari alla media dei salari dal 2007 al 2011 (indicizzata al 2014), poiché tra il 2012 e 2013 ha ridotto le ore di lavoro per motivi di salute, così come segnalato nello scritto 28 gennaio 2015 all’Ufficio AI (doc. AI 55; cfr. ricorso punto no. 3.4). A tal riguardo in sede di risposta di causa l’amministrazione ha rettamente evidenziato che dagli atti non risulta quanto affermato sopra; anzi nell’inchiesta domiciliare del 19 gennaio 2015 la ricorrente aveva dichiarato di far risalire il danno alla salute al 9 ottobre 2013, allorquando “ha sentito una scossa che è partita dalla schiena al collo” (doc. AI 54). Vero che, come detto, nel successivo succitato scritto 28 gennaio 2015 l’interessata ha rettificato quanto detto durante l’inchiesta domiciliare. Fatto sta che l’inizio della duratura incapacità lavorativa è stato fissato al 9 ottobre 2013, come si evince, ad esempio, dal rapporto 22 settembre 2014 del medico curante, dr. _ (doc. AI 44).