Decision ID: bb9bdf0c-5b5d-45f3-a0fb-f8c52347fe10
Year: 2022
Language: it
Court: CH_BVGE
Chamber: CH_BVGE_001
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: 

Fatti:
A.
A.a L’interessato, il (...) giugno 2022, ha depositato una domanda d’asilo
in Svizzera, dichiarandosi minorenne, nato il (...). Dalle investigazioni ef-
fettuate dalla SEM nell’unità centrale del sistema europeo
“Eurodac”, in data 7 giugno 2022, è emerso che era stata registrata la sua
entrata illegale in Italia il (...) e che gli erano state rilevate le impronte dat-
tiloscopiche nel predetto Paese il (...).
A.b Il (...) luglio 2022 l’interessato è stato sentito nell’ambito di una prima
audizione per richiedenti minorenni non accompagnati (di seguito anche:
verbale RMNA). In tale contesto, egli è stato in particolare questionato in
merito all’età dichiarata, alle sue relazioni famigliari, al suo viaggio d’espa-
trio, al suo stato di salute, nonché circa i suoi motivi d’asilo e le eventuali
circostanze che si opporrebbero ad un suo ritorno in Italia, nel qual caso
quest’ultimo Stato fosse ritenuto competente per la trattazione della sua
domanda d’asilo.
A.c Sempre il (...) luglio 2022, l’autorità elvetica competente, ha presen-
tato alla sua omologa italiana, una domanda di presa in carico del richie-
dente, fondata sull’art. 13 par. 1 del regolamento (UE) n. 604/2013 del Par-
lamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 che stabilisce i criteri
e i meccanismi di determinazione dello Stato membro competente per
l’esame di una domanda di protezione internazionale presentata in uno de-
gli Stati membri da un cittadino di un paese terzo o da un apolide (rifusione)
(Gazzetta ufficiale dell’Unione europea [GU] L 180/31 del 29.06.2013; di
seguito: RD III).
A.d Con rapporto peritale datato 4 agosto 2022, il (...), ha presentato, su
mandato della SEM del 22 luglio 2022, i risultati e le sue conclusioni relativi
agli esami medici esperiti il (...) e tesi alla determinazione dell’età del ri-
chiedente l’asilo.
A.e Per mezzo dello scritto del 9 agosto 2022, l’autorità inferiore ha con-
cesso all’interessato il diritto di esprimersi in merito alla conclusione di rite-
nere la sua minore età non provata né resa verosimile, e conseguente-
mente dell’intenzione della SEM di ritenerlo maggiorenne – tenuto conto
delle sue allegazioni come pure della perizia medica esperita – e di modi-
ficare la sua data di nascita nel Sistema d’informazione centrale sulla mi-
grazione (SIMIC) al (...). Il richiedente ha preso posizione sulle medesime
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conclusioni, con osservazioni del 12 agosto 2022. A cui è seguita la muta-
zione dei dati SIMIC, così come anticipato all’interessato da parte della
SEM, in data 16 agosto 2022.
A.f Constatando che l’Italia non ha risposto entro i termini regolamentari,
con comunicazione elettronica del 26 settembre 2022, la SEM ha indicato
alle autorità italiane di ritenerla competente per l’esame della domanda
d’asilo dell’interessato a partire dal 20 settembre 2022.
B.
Con decisione del 27 settembre 2022, notificata il giorno successivo (cfr.
atto SEM n. [{...}/1]), l’autorità inferiore non è entrata nel merito della sud-
detta domanda d’asilo ai sensi dell’art. 31a cpv. 1 lett. b della legge
sull’asilo (LAsi, RS 142.31), ed ha pronunciato il trasferimento dell’interes-
sato dalla Svizzera verso l’Italia, nonché l’esecuzione del medesimo prov-
vedimento, osservando inoltre come un eventuale ricorso contro la deci-
sione non ha effetto sospensivo.
C.
Il 5 ottobre 2022 (cfr. risultanze processuali), l’interessato è insorto con ri-
corso dinnanzi al Tribunale amministrativo federale (di seguito: il Tribunale)
contro la precitata decisione dell’autorità inferiore, chiedendo, in limine, la
sospensione dell’esecuzione della decisione impugnata in via supercaute-
lare e la concessione dell’effetto sospensivo al ricorso. Nel merito, egli ha
concluso all’annullamento della decisione impugnata ed alla restituzione
degli atti di causa alla SEM per il completamento dell’istruttoria. Ha inoltre
presentato istanza di concessione dell’assistenza giudiziaria, nel senso
dell’esenzione dal versamento delle spese processuali e del relativo anti-
cipo.
Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti negli scritti verranno ripresi nei
considerandi qualora risultino decisivi per l’esito della vertenza.

Diritto:
1.
Le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla LTF,
in quanto la LAsi non preveda altrimenti (art. 6 LAsi).
Il ricorso, presentato tempestivamente (art. 108 cpv. 3 LAsi), contro una
decisione in materia di asilo della SEM (art. 6 e 105 LAsi; art. 31-33 LTAF),
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è di principio ammissibile sotto il profilo degli art. 5, 48 cpv. 1 lett. a-c e
art. 52 cpv. 1 PA. Occorre pertanto entrare nel merito del ricorso.
2.
Di regola, il Tribunale giudica nella composizione di tre giudici (art. 21
cpv. 1 LTAF). In applicazione dell’art. 111a cpv. 1 LAsi, anche in questi casi
il Tribunale può rinunciare allo scambio degli scritti, come nella fattispecie.
3.
Con ricorso al Tribunale, possono essere invocati la violazione del diritto
federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti giuridicamente rile-
vanti (art. 106 cpv. 1 LAsi). Il Tribunale non è vincolato né dai motivi addotti
(art. 62 cpv. 4 PA), né dalle considerazioni giuridiche della decisione impu-
gnata, né dalle argomentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2).
Inoltre si osserva come il Tribunale, adito con un ricorso contro una deci-
sione di non entrata nel merito di una domanda d’asilo, si limita ad esami-
nare la fondatezza di una tale decisione (cfr. DTAF 2012/4 consid. 2.2;
2009/54 consid. 1.3.3; 2007/8 consid. 5).
4.
4.1 Appare d’ingresso opportuno esaminare le censure formali proposte
dal ricorrente nel suo gravame, il quale ritiene che l’autorità di prime cure
abbia accertato in modo inesatto ed incompleto dei fatti giuridicamente ri-
levanti ed abbia pertanto violato il principio inquisitorio (cfr. sentenze del
Tribunale F-3922/2020 del 13 agosto 2020 consid. 2, D-3567/2019 del
29 novembre 2019 consid. 5.2 e D-1443/2016 del 22 febbraio 2017 con-
sid. 4.2).
4.2 Nelle procedure d’asilo – così come nelle altre procedure di natura am-
ministrativa – si applica il principio inquisitorio. Ciò significa che l’autorità
competente deve procedere d’ufficio all’accertamento esatto e completo
dei fatti giuridicamente rilevanti (art. 6 LAsi; art. 12 PA). In concreto, essa
deve procurarsi la documentazione necessaria alla trattazione del caso,
chiarire le circostanze giuridiche ed amministrare a tal fine le opportune
prove a riguardo. Il principio inquisitorio non dispensa comunque le parti
dal dovere di collaborare all’accertamento dei fatti ed in modo particolare
dall’onere di provare quanto sia in loro facoltà e quanto l’amministrazione
o il giudice non siano in grado di delucidare con mezzi propri (art. 13 PA ed
art. 8 LAsi; DTAF 2019 I/6 consid. 5.1).
4.3 A titolo preliminare, il Tribunale ritiene che le censure sollevate dal ri-
corrente circa una valutazione parziale degli elementi a favore ed a sfavore
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della sua minore età da parte dell’autorità inferiore (cfr. pag. 6 del ricorso),
come pure in relazione alle condizioni di salute di quest’ultimo ed alle ga-
ranzie che si sarebbero dovute richiedere all’Italia (cfr. pag. 7 seg.; pag. 9
seg. del ricorso), si confondano in realtà con il merito della vertenza, ovvero
sono rivolte contro l’apprezzamento svolto dalla SEM in specie. In quanto
tali, verranno quindi trattate nei considerandi seguenti. Ciò nondimeno, oc-
corre sottolineare che, al contrario di quanto argomentato dal ricorrente nel
gravame, dalla decisione avversata si evince chiaramente che l’autorità in-
feriore ha preso in conto nella sua valutazione sia le allegazioni rese du-
rante l’audizione RMNA da parte dell’interessato, sia i risultati medico-pe-
ritali, come pure le obiezioni da lui sollevate nell’ambito delle sue osserva-
zioni al diritto di essere sentito (cfr. p.to II, pag. 3 segg. della decisione im-
pugnata). La circostanza che la SEM abbia valutato in maniera differente
da quanto invece concluso dall’insorgente i medesimi elementi – ed in par-
ticolare le conclusioni esposte nella perizia medico-legale – non appare
lesiva del principio inquisitorio che si imponeva all’autorità inferiore in ma-
teria (cfr. DTAF 2019 I/6 consid. 5.1), ma bensì deriva dal suo potere di
apprezzamento. Inoltre, a differenza di quanto sostenuto dal ricorrente nel
gravame, il Tribunale non ravvisa alcuna violazione dell’obbligo di accer-
tare i fatti rilevanti da parte dell’autorità inferiore, nel non aver richiesto alle
autorità italiane delle informazioni riguardo alle sue generalità registrate in
Italia o ad ulteriori verifiche in merito, per determinare la sua età effettiva
(cfr. pag. 7 del ricorso). Ciò in quanto l’interessato, malgrado ne avesse
avuto la possibilità sia nell’ambito del verbale RMNA (cfr. n. 12/11), che con
le sue osservazioni al diritto di essere sentito (cfr. n. 24/3), o ancora anche
in fase ricorsuale, non ha minimamente addotto degli elementi che fareb-
bero supporre che egli si sia dichiarato minorenne anche alle autorità ita-
liane al momento della registrazione, o ancora che sia stato alloggiato in
quanto tale. Tutt’altro, dalle dichiarazioni rese dal medesimo rispetto al
campo in cui egli sarebbe stato accolto (cfr. n. 12/11, p.to 8.01 seg., pag. 9
seg.), come del resto pure indicato a giusta ragione anche dall’autorità in-
feriore nella domanda di presa in carico all’Italia, risulterebbe implicita-
mente che egli non sia stato alloggiato in un Centro per minori, che non sia
stato trattato come tale e che le autorità italiane non abbiano intrapreso
alcun ulteriore accertamento onde definirne la sua età. Le autorità italiane,
non avendo risposto alla Svizzera, non hanno così facendo neppure smen-
tito tali ultime conclusioni. Su questi presupposti non si vede quindi per
quali motivi la SEM avrebbe dovuto effettuare ulteriori accertamenti presso
le autorità italiane. Quanto poi all’osservazione del ricorrente circa il fatto
che la domanda di presa in carico alle autorità italiane, non contenesse già
delle informazioni circa il suo stato di salute (cfr. pag. 9 del ricorso), il Tri-
bunale rimarca come queste ultime non debbano già essere contenute nel
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formulario per la domanda di presa in carico, che serve unicamente ai fini
della determinazione della competenza tra Stati membri al RD III (cfr.
art. 21 par. 3 RD III che rinvia all’art. 22 par. 3 RD III), ma devono essere
comunicate soltanto prima del trasferimento della persona interessata (cfr.
art. 31 e 32 RD III). Quindi, anche in tal senso, l’autorità inferiore non ha
commesso alcuna negligenza del suo obbligo inquisitorio.
4.4
4.4.1 Nel suo gravame, il ricorrente ritiene pure l’accertamento del suo
stato di salute da parte della SEM carente, non essendovi un rapporto me-
dico completo che accerti con sufficiente certezza ed attualità – visti in par-
ticolare i nuovi referti medici del 4 ottobre 2022 prodotti anche con il ricorso
nonché la visita di controllo post-operatoria fissata per il 21 ottobre 2022 –
l’esatto stato di salute dell’interessato (con diagnosi, terapie e prognosi,
con e senza trattamento). Inoltre, la SEM avrebbe pure omesso di accer-
tare le condizioni mediche del ricorrente, soprattutto dopo l’operazione.
4.4.2 Tali censure non possono essere seguite dal Tribunale. Come si
evince difatti dalla decisione avversata, l’autorità inferiore ha preso in conto
ed esaminato lo stato di salute così come egli se ne è prevalso durante
l’audizione RMNA, come pure quello risultante dagli atti di causa prece-
denti alla decisione avversata, prendendo anche in considerazione il con-
trollo che gli sarebbe stato fissato il 21 ottobre 2022 (cfr. p.to II, pag. 7 del
provvedimento impugnato). L’autorità di prima istanza, si è inoltre premu-
rata di raccogliere tutti gli elementi medici rilevanti, richiedendo anche al
(...) preposto l’informativa su tutti gli appuntamenti medici effettuati dal ri-
corrente e quelli ancora programmati per il futuro (cfr. n. 29/1 e 30/1). Sulla
base di tali elementi, l’autorità inferiore ha quindi ritenuto che un approfon-
dimento medico specialistico non fosse necessario nel suo caso, né che la
sua situazione valetudinaria presentasse una tale gravità e specificità da
risultare ostativa al suo trasferimento verso l’Italia, potendo proseguire la
sua presa in carico medica anche nel predetto Paese. Lo stato dei fatti è
così sufficientemente corretto e completo anche su tale punto in questione.
In realtà, anche con tali asserti, l’insorgente rimette in causa l’apprezza-
mento svolto dall’autorità inferiore, quindi presentando delle censure ma-
teriali e non formali, ed in tale veste verranno quindi analizzate di seguito
(cfr. anche supra consid. 4.3).
4.5 Ne discende quindi che le censure formali mosse dal ricorrente nel
senso sopra esposto nei confronti del provvedimento impugnato, risultano
essere prive di fondamento, e vengono quindi in toto respinte.
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5.
5.1 Ciò posto, venendo ora al merito, giusta l’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi, di
norma non si entra nel merito di una domanda di asilo se il richiedente può
partire alla volta di uno Stato terzo cui compete, in virtù di un trattato inter-
nazionale, l’esecuzione della procedura di asilo e allontanamento.
5.2 Prima di applicare la precitata disposizione, la SEM esamina la com-
petenza relativa al trattamento di una domanda di asilo secondo i criteri
previsti dal RD III. Se in base a questo esame è individuato un altro Stato
quale responsabile per l’esame della domanda di asilo, la SEM pronuncia
la non entrata nel merito previa accettazione, espressa o tacita, di presa in
carico del richiedente l’asilo da parte dello Stato in questione (cfr.
DTAF 2017 VI/5 consid. 6.2).
6.
6.1 In tale contesto, qualora la questione della minore età dell’interessato
sia oggetto di disputa, si necessita di dirimere preliminarmente tale aspetto,
essendo il medesimo determinante sia a livello procedurale (art. 17 cpv. 3
LAsi) sia nell’ambito della determinazione dello Stato responsabile per
l’esame della domanda di asilo (cfr. art. 8 RD III). La valutazione operata
dalla SEM in sede di prima istanza può essere contestata dal richiedente
nell’ambito del ricorso contro la decisione di non entrata nel merito. Qualora
la stessa si riveli errata, occorrerà retrocedere gli atti all’autorità inferiore e
riprendere la procedura in circostanze idonee all’età del richiedente l’asilo
(cfr. DTAF 2019 I/6 consid. 3.3 con riferimenti citati).
6.2
6.2.1 Nel caso in oggetto, nella sua decisione, l’autorità inferiore ha repu-
tato inverosimile l’asserita minore età dell’insorgente. Dapprima ha rilevato
come il ricorrente, anche sollecitato in tal senso, non ha prodotto alcun
documento suscettibile di comprovare la sua identità. In seguito, ha ritenuto
come diverse dichiarazioni sul suo contesto personale, sulla sua cerchia
famigliare nonché sul suo espatrio, siano state del tutto approssimative,
vaghe e contraddittorie. Da ultimo, anche le conclusioni della perizia me-
dico-legale esperita, rappresenterebbero un indizio molto forte di maggiore
età dell’interessato. Sulla base dell’apprezzamento globale di tali elementi,
la SEM ha quindi ritenuta l’età del ricorrente, superiore ai 18 anni per il
seguito della sua procedura, modificando la data di nascita presente in SI-
MIC in (...).
6.2.2 Nel proprio memoriale ricorsuale, l’insorgente contesta la suddetta
valutazione dell’autorità inferiore riguardo alla determinazione della sua
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età. A tal proposito, in primo luogo l’insorgente considera di aver rilasciato
delle allegazioni congruenti con l’età dichiarata. In tale contesto, la valuta-
zione della verosimiglianza dei suoi asserti, dovrebbe tenere conto anche
del contesto socio-culturale nel quale egli è cresciuto e le drammatiche
esperienze personali da lui narrate nel corso dell’audizione RMNA. Inoltre
queste ultime vicende, essendosi verificate allorché egli era molto giovane,
sarebbe plausibile che possano aver influenzato le sue capacità mnemo-
niche ed espositive. Inoltre, richiamando alcune sentenze del Tribunale, il
ricorrente afferma che si dovrebbe considerare anche il tempo prolungato
nel quale sarebbe stato stilato il verbale RMNA, per valutare la verosimi-
glianza delle sue dichiarazioni. Peraltro, le informazioni da lui enunciate
sulla sua biografia e la sua età nell’ambito dell’audizione RMNA, sarebbero
coerenti con quanto da lui asserito nel corso della perizia medico-legale.
Riguardo poi quest’ultima, i tre esami esperiti non apparirebbero sufficien-
temente accurati e precisi, per permettere di escludere, con sufficiente cer-
tezza, la minore età dell’insorgente. Peraltro, la SEM nella sua valutazione,
avrebbe considerato unicamente gli elementi sfavorevoli alla minore età
del ricorrente, e non invece quelli che propenderebbero per la sua minorità.
Sulla base di tali elementi, la minore età dell’insorgente andrebbe quindi
ritenuta plausibile, anche in ossequio al principio “in dubio pro minor”.
6.3
6.3.1 Si ricorda dapprima all’insorgente, che per quanto concerne la mi-
nore età, è al richiedente l’asilo che incombe l’onere della prova al riguardo.
In presenza di un accertamento dei fatti esaustivo e corretto, se la valuta-
zione globale degli atti di causa non permette di ritenere che l’interessato
la abbia resa verosimile, questi sarà tenuto ad assumersene le conse-
guenze, venendo pertanto considerato maggiorenne (cfr. DTAF 2019 I/6
consid. 5.4 e rif. ivi citati).
6.3.2 Salvo casi particolari, la SEM ha il diritto di pronunciarsi a titolo pre-
giudiziale sulla questione. Per giungere ad una determinazione al riguardo,
l’autorità si basa sui documenti d’identità autentici depositati agli atti così
come sui risultati delle audizioni relativamente al quadro personale dell’in-
teressato nel paese d’origine, alla sua cerchia famigliare ed al suo curricu-
lum scolastico. Se necessario, ordina una perizia medica volta alla deter-
minazione dell’età (cfr. art. 17 cpv. 3bis in relazione all’art. 26 cpv. 2 LAsi;
DTAF 2019 I/6 consid. 5.6; 2018 VI/3 consid. 4.2 e rif. cit.). Una volta espe-
rita l’istruttoria, la SEM procede ad un apprezzamento globale degli ele-
menti in presenza in ossequio ai principi sopra citati (cfr. DTAF 2019 I/6
consid. 5.4 e rif. cit.).
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6.3.3 Tornando al caso in parola, dai risultati della perizia medico-legale
esperita, si evince che l’età media dell’insorgente sia situata tra i 20 ed i 24
anni, mentre che l’età minima del medesimo sarebbe di 19 anni. Di conse-
guenza, sarebbe impossibile che egli abbia meno di 18 anni, ovverossia la
data di nascita figurante nei documenti al momento della visita di (...) anni
(...) mesi e (...) giorni, potrebbe essere esclusa, così come l’anno di na-
scita (...) secondo il calendario persiano, che supporrebbe che il ricorrente
abbia un’età compresa tra i (...) anni (...) mesi e (...) giorni ed i (...) anni
(...) mesi e (...) giorni (cfr. n. 19/11, pag. 11). Seppure, come lo pretende a
ragione nel suo ricorso l’insorgente, l’esame della panoramica dentaria, dia
unicamente atto nelle sue conclusioni della media dell’età (di 20,2 anni,
fondata sui denti del giudizio 18, 28, 38 e 48) e non vi sia quindi presente
l’età minima stimata – malgrado secondo alcuni metodi applicati, alcuni
denti riportino un’età inferiore ai 18 anni – non si può ritenere del tutto in-
conferente tale valutazione, come invece conclude l’insorgente. Difatti,
esaminando più in dettaglio i risultati della tabella afferenti ai diversi metodi
di stima dell’età utilizzati dal medico-perito, per la precedente conclusione,
si possono estrapolare anche le conclusioni riguardo alle età minime per
l’interessato (di cui l’età inferiore minima è di 13,9 anni secondo il metodo
Kahl e Schwarze per il dente n. 38), nonché le età massime (di cui l’età
superiore massima è di 25,6 anni secondo il metodo Kahl e Schwarze per
il dente n. 18). Per quanto concerne invece i risultati dell’esame della to-
mografia sterno-clavicolare, essi danno atto di un’età minima di 19 anni ed
un’età media di 23,6 anni con una deviazione standard di 2,6 anni. Sulla
base di tali conclusioni, e conformemente alla giurisprudenza del Tribunale
espressa nella DTAF 2018 VI/3 consid. 4.2, è necessario verificare se i ri-
spettivi intervalli tra età minima ed età massima si sovrappongano o meno.
Per quanto l’esame delle articolazioni sterno-clavicolari non riporti l’età
massima, tuttavia anche considerando le sole età minime e medie del pre-
detto esame e di quello odontostomatologico, appare come l’intervallo del
primo esame (19 anni-23,6 anni), si sovrapponga all’intervallo dell’esame
odontostomatologico sopra considerato (13,9 anni-20,2 anni).
6.3.4 Di conseguenza, come stabilito dalla giurisprudenza, la perizia costi-
tuisce un forte indizio di maggiore età, per il che risulta essere tanto meno
necessario procedere ad un apprezzamento generale delle prove (cfr.
DTAF 2018 VI/3 consid. 4.2; ed a titolo esemplificativo nello stesso senso
la sentenza del Tribunale D-3045/2022 del 20 luglio 2022 consid. 7.3.2 con
ulteriori rif. cit.). Tale valutazione non viene minimamente scalfita dalle con-
siderazioni addotte dall’insorgente nel ricorso. In particolare, nella casistica
in cui rientra la fattispecie, la circostanza che i campioni utilizzati dai me-
dici-periti non fossero riferibili alla popolazione afghana, risultano privi di
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rilevanza, come più volte già considerato dalla giurisprudenza dello scri-
vente Tribunale (cfr. tra le altre la sentenza del Tribunale D-5268/2021 del
10 dicembre 2021 con ulteriori rif. cit.). Altresì, dagli atti non traspare come
le esigenze formali prescritte dalla giurisprudenza non siano state nella fat-
tispecie rispettate. Il rapporto non risulta difatti essere contraddittorio e si
riferisce direttamente alla persona dell’insorgente. È inoltre sufficiente-
mente motivato e tiene in debita considerazione l’anamnesi dell’interes-
sato.
6.3.5 Sulla scorta delle considerazioni sopra riportate, resta dunque sol-
tanto un ridotto margine di apprezzamento delle ulteriori prove presenti agli
atti, essendo l’esito degli accertamenti medici che attestano della maggiore
età dell’insorgente, in concreto, particolarmente concludente. In proposito,
concernente le dichiarazioni da lui rilasciate riguardanti la sua data di na-
scita e la sua età, il Tribunale, onde evitare inutili ripetizioni, ritiene di poter
rinviare alla decisione impugnata, che risulta essere in merito sufficiente-
mente chiara, completa e corretta (cfr. p.to II, pag. 4 seg.). Difatti, le moti-
vazioni addotte dall’insorgente nel gravame, per spiegare le vaghezze ed
incoerenze rilevate dalla SEM nelle sue dichiarazioni, non risultano essere
convincenti. Invero, dai suoi asserti, non appare in alcun modo che egli
abbia problemi di memoria o espositivi così come ritenuto nel gravame,
avendo più volte riferito chiaramente di dettagli temporali (ad esempio
quando sarebbe stata emessa la taskara nel suo Paese d’origine e quanti
anni avesse in quel momento; quando sarebbe espatriato, quando e quanti
anni avesse allorché ha iniziato ed ha finito la scuola; da quanti anni vi-
vrebbe in Svizzera il fratello maggiore, come pure quanti anni avrebbe il
fratello minore, cfr. verbale RMNA, p.to 1.06, pag. 3 segg.). Neppure si ri-
leva dal verbale RMNA reso, che il ricorrente fosse in qualche modo pro-
vato per il tempo che sarebbe occorso per la redazione del medesimo, o
ancora che egli non si rammenti proprio della sua data di nascita esatta –
che sarebbe stata scritta nella taskara che avrebbe avuto sino al suo arrivo
in B._ (cfr. verbale RMNA, p.to 1.06, pag. 3) – o ancora di alcune
informazioni richiestegli dalla SEM (come l’età del suo fratello maggiore
vivente in Svizzera o ancora l’età dei suoi genitori, cfr. verbale RMNA, p.to
1.16.04, pag. 5; p.to 3.02, pag. 6), a causa degli eventi traumatici che gli
sarebbero occorsi prima del suo espatrio (cfr. verbale RMNA, p.to 7.01
segg., pag. 8 seg.). Per quanto, pur seguendo il ricorrente riguardo al con-
testo socio-culturale in cui egli è vissuto, si possano relativizzare alcune
informazioni poco precise che lui ha fornito, o ancora scusarne altre, come
ad esempio il fatto che egli non conosca le età dei genitori; non risulta es-
sere una motivazione in grado di giustificare invece le incoerenze rilevate
circa la data di nascita dichiarata dall’insorgente in corso di procedura (cfr.
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verbale RMNA, p.to 1.06, pag. 3), ad esempio di spiegare per quale motivo
egli abbia dapprima indicato di essere nato il (...), per poi affermare invece
di conoscere soltanto di avere (...) anni e (...) mesi, e subito dopo ancora
di non ricordarsi il suo mese, ma soltanto l’anno di nascita (cfr. n. 2/2; ver-
bale RMNA, p.to 1.06, pag. 3); o ancora l’età in cui avrebbe lasciato il suo
paese d’origine (cfr. verbale RMNA, p.to 2.01, pag. 5 seg.).
6.3.6 Nelle surriferite circostanze, anche il Tribunale, in un’attenta valuta-
zione globale di tutti gli elementi evincibili dall’incarto ed in presenza di una
fattispecie giuridica sufficientemente completa e corretta (cfr. supra con-
sid. 4) – ritiene che il ricorrente, al quale incombeva l’onere della prova in
merito (cfr. supra consid. 6.3.1), non è stato in grado di rendere verosimile
la sua allegata minore età al momento dell’inoltro della sua domanda
d’asilo in Svizzera. Pertanto, egli deve assumersene le conseguenze, ov-
verossia che venga considerato maggiorenne in conformità alla giurispru-
denza summenzionata (cfr. supra consid. 6.3.1), nonché che le disposi-
zioni normative relative ai minorenni non gli siano applicabili, e come a giu-
sta ragione concluso anche dalla SEM nel provvedimento impugnato, egli
non possa avvalersene. Ciò posto, viste le conclusioni sopra riportate, non
risulta esservi spazio nella fattispecie per un’applicazione del principio “in
dubio pro minor” a cui si riferisce il ricorrente nella sua impugnativa (cfr.
nello stesso senso anche la sentenza del Tribunale D-4143/2021 del
29 settembre 2021 consid. 6.2 con ulteriore rif. cit.), e la SEM, non doveva
quindi tenerne conto nella sua valutazione.
7.
7.1 Ai sensi dell’art. 3 par. 1 RD III, la domanda di protezione internazionale
è esaminata da un solo Stato membro, ossia quello individuato in base ai
criteri enunciati al capo III (art. 7–15). Altresì, la determinazione dello Stato
membro competente avviene sulla base della situazione esistente al mo-
mento in cui il richiedente ha presentato domanda di protezione internazio-
nale (art. 7 par. 2 RD III). Nel caso di una procedura di presa in carico (in-
glese: take charge) – come è il caso di specie – ogni criterio per la deter-
minazione dello Stato membro competente – enumerato al capo III – è ap-
plicabile solo se, nella gerarchia dei criteri elencati all’art. 7 par. 1 RD III,
quello precedente previsto dal RD III non trova applicazione nella fattispe-
cie (principio della gerarchia dei criteri; cfr. DTAF 2017 VI/5 consid. 6.2 con
rif. cit.).
7.2 Secondo l’art. 13 par. 1 RD III, quando è accertato, sulla base degli
elementi di prova e delle circostanze indiziarie di cui ai due elenchi men-
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zionati all’art. 22 par. 3 del presente regolamento, inclusi i dati di cui al re-
golamento (UE) n. 603/2013, che il richiedente ha varcato illegalmente, per
via terrestre, marittima o aerea, in provenienza da un paese terzo, la fron-
tiera di uno Stato membro, lo Stato membro in questione è competente per
l’esame della domanda di protezione. Altresì, ai sensi dell’art. 18 par. 1
lett. a RD III, lo Stato membro competente in forza del presente regola-
mento è tenuto a prendere in carico – in ossequio alle condizioni poste agli
art. 21, 22 e 29 – il richiedente che ha presentato una domanda in un altro
Stato membro.
7.3 Giusta l’art. 3 par. 2 RD III, qualora sia impossibile trasferire un richie-
dente verso lo Stato membro inizialmente designato come competente in
quanto si hanno fondati motivi di ritenere che sussistano delle carenze si-
stemiche nella procedura di asilo e nelle condizioni di accoglienza dei ri-
chiedenti, che implichino il rischio di un trattamento inumano o degradante
ai sensi dell’art. 4 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea
(GU C 363/1 del 18.12.2000, di seguito: CartaUE), lo Stato membro che
ha avviato la procedura di determinazione dello Stato membro competente
prosegue l’esame dei criteri di cui al capo III per verificare se un altro Stato
membro possa essere designato come competente.
8.
Tornando alla presente disamina, dagli atti risulta che l’insorgente è entrato
illegalmente in Italia il (...), ed il (...) gli sono state rilevate le impronte dat-
tiloscopiche (cfr. n. 7/1 e 8/1). In tale Paese egli avrebbe soggiornato per
circa (...) giorni, prima di giungere in Svizzera (cfr. verbale RMNA, p.to
5.02, pag. 7 seg.). Il (...) luglio 2022 – quindi entro i termini fissati all’art. 21
par. 1 RD III – la SEM ha quindi richiesto, a ragione, alle autorità italiane
preposte la presa in carico del richiedente fondata sull’art. 13 par. 1 RD III
(cfr. n. 15/7), non essendo realizzati in casu nessuno dei criteri di compe-
tenza previsti agli art. 8-12 RD III. Difatti il ricorrente, non potendo preva-
lersi della sua minore età, ed avendo negato in audizione RMNA che esi-
stano dei legami di dipendenza tra lui ed il fratello che soggiornerebbe in
Svizzera (cfr. verbale RMNA, p.to 3.02, pag. 6), a ragione la SEM ha
omesso di verificare se gli ulteriori criteri di competenza definiti nel RD III
fossero o meno adempiuti, in quanto all’evidenza il ricorrente non risulta
rientrare negli stessi, essendo in tale contesto rammentato che il fratello
dell’insorgente non risulta essere un familiare dell’insorgente così come
definito all’art. 2 lett. g RD III. Non avendo l’Italia risposto entro il termine di
due mesi previsto dall’art. 22 par. 1 RD III, la stessa equivale ad un’accet-
tazione tacita della richiesta e comporta per l’Italia l’obbligo di prendere in
carico il ricorrente, compreso l’obbligo di prendere disposizioni appropriate
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Pagina 13
all’arrivo dello stesso (cfr. art. 22 par. 7 RD III). Di conseguenza, a giusto
titolo l’autorità inferiore ha ritenuto la competenza
dell’Italia di principio data.
9.
9.1 L’insorgente rimprovera all’autorità inferiore di non aver considerato la
sua particolare condizione di vulnerabilità. Egli si sarebbe difatti ritrovato in
Italia in condizioni di degrado e senza la necessaria assistenza medica.
Inoltre, citando alcuni estratti di un rapporto dell’(...) ([...]) del (...), nonché
un articolo di giornale italiano del (...), ritiene come il sistema di acco-
glienza italiano, anche tenuto conto del forte afflusso di migranti prove-
niente dall’attuale crisi in C._, sia incapace di accogliere il grande
afflusso di richiedenti. Viste tali evenienze, e tenuto conto del suo stato di
salute, a mente sua la SEM avrebbe dovuto per lo meno richiedere delle
garanzie alle autorità italiane prima di decretare il suo trasferimento verso
l’Italia, perché gli sia assicurata una presa in carico immediata ed adeguata
dalla sua entrata nel predetto Paese circa la fornitura di un alloggio e delle
cure mediche.
9.2 Per quanto concerne l’accoglienza in Italia dei richiedenti l’asilo, il Tri-
bunale si è già espresso recentemente sulla questione, ritenendo come
malgrado la procedura d’asilo ed il dispositivo d’accoglienza e di assistenza
sociale nel suddetto Paese siano in parte deficitarie, non vi siano fondati
motivi per ritenere che sussistano carenze sistemiche che implichino il ri-
schio di un trattamento inumano o degradante ai sensi dell’art. 4 CartaUE
(cfr. art. 3 par. 2 2a frase RD III; le sentenze di riferimento del Tribunale
D-4235/2022 del 19 aprile 2022 consid. 10.2 e F-6330/2020 del 18 otto-
bre 2021 consid. 9; cfr. anche tra le altre la sentenza del Tribunale
D-2641/2022 del 5 luglio 2022 consid. 10). Peraltro, l’Italia è legata alla
CartaUE e firmataria della CEDU, della Convenzione del 10 dicem-
bre 1984 contro la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, inumani o
degradanti (Conv. tortura, RS 0.105), della Convenzione del 28 luglio 1951
sullo statuto dei rifugiati (Conv. rifugiati, RS 0.142.30) oltre che del relativo
Protocollo aggiuntivo del 31 gennaio 1967 (RS 0.142.301) e ne applica, a
tale titolo, le disposizioni. Di conseguenza, il rispetto della sicurezza dei
richiedenti l’asilo, in particolare il diritto alla trattazione della propria do-
manda secondo una procedura giusta ed equa ed una protezione conforme
al diritto internazionale ed europeo, è presunto da parte dello Stato in que-
stione (cfr. direttiva 2013/32/UE del Parlamento e del Consiglio del 26 giu-
gno 2013 recante procedure comuni ai fini del riconoscimento e della re-
voca dello status di protezione internazionale [di seguito: direttiva proce-
dura]; direttiva 2013/33/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del
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26 giugno 2013 recante norme relative all’accoglienza dei richiedenti pro-
tezione internazionale [di seguito: direttiva accoglienza]).
In proposito, non essendovi nel ricorso delle argomentazioni circostanziate
che possano condurre il Tribunale ad una modifica delle conclusioni ivi
esposte, onde evitare inutili ridondanze, si rinvia senz’altro integralmente
alla medesima giurisprudenza sopra esposta. Allo stato attuale, neppure la
situazione creata dal conflitto (...) è in grado di ribaltare la valutazione del
Tribunale espressa nella predetta giurisprudenza, circa il sistema d’acco-
glienza e di procedura d’asilo in Italia. Peraltro, le allegazioni dell’insor-
gente di aver dovuto soggiornare per poco più di (...) in un campo in con-
dizioni di degrado e senza poter essere curato, non induce nemmeno ad
una diversa valutazione della fattispecie ed a capovolgere la presunzione
legale di sicurezza sopra riportata. In proposito occorre difatti osservare
che egli ha sostato soltanto per pochi giorni in Italia e che inoltre, al mo-
mento della sua entrata in Svizzera, al di là dell’insonnia – che il ricorrente
riferisce non trattarsi di un problema serio, in quanto non dormirebbe a
causa del rumore dei compagni di stanza e per il caldo (cfr. verbale RMNA,
p.to 8.02, pag. 10) – e di una lesione cutanea diffusa constatata all’arto
inferiore e superiore soltanto il 19 luglio 2022 (cfr. n. 11/2), egli era in buona
salute come da lui stesso dichiarato nel corso del verbale RMNA avuto il
medesimo giorno (cfr. n. 12/11, p.to 8.02, pag. 10). Ciò quindi, porrebbe in
serio dubbio i suoi asserti che in Italia egli fosse malato e non abbia rice-
vuto le cure necessarie richieste. In tale contesto, si rimarca inoltre come il
ricorrente, non avendo depositato una domanda d’asilo in tale Paese, non
avrebbe in alcun modo avuto accesso all’accoglienza (quindi anche all’al-
loggio ed alle cure mediche che vanno al di là di quelle strettamente ur-
genti) ed alla procedura a disposizione invece in Italia dei richiedenti l’asilo.
Prestazioni materiali alle quali anche egli potrà avere accesso, non appena
depositata una domanda d’asilo nella vicina Penisola (cfr. anche infra con-
sid. 10.4.1).
9.3 Di conseguenza, l’applicazione dell’art. 3 par. 2 2a frase RD III non si
giustifica nel caso di specie.
10.
10.1 Tuttavia, secondo l’art. 17 par. 1 RD III (“clausola di sovranità”), in de-
roga ai criteri di competenza fissati nel RD III, ciascuno Stato membro può
decidere di esaminare una domanda di protezione internazionale presen-
tata da un cittadino di un paese terzo o da un apolide, anche se tale esame
non gli compete. Come ritenuto dalla giurisprudenza, la SEM è obbligata
ad applicare la clausola di sovranità e ad entrare nel merito della domanda
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d’asilo, se il trasferimento del richiedente nel paese di destinazione con-
travviene ad una norma imperativa del diritto internazionale. Può inoltre
ammettere tale responsabilità per dei “motivi umanitari”, ai sensi
dell’art. 29a cpv. 3 OAsi 1, disposizione che concretizza in diritto interno
svizzero la clausola di sovranità (art. 17 par. 1 RD III; cfr. DTAF 2015/9 con-
sid. 8).
10.2 Nella fattispecie, va in primo luogo osservato come il ricorrente, non
avendo formalmente sollecitato l’asilo allorché soggiornava in Italia, spet-
terà innanzitutto a lui, al momento del suo ritorno nel predetto Paese, di
presentare al più presto una domanda d’asilo alle autorità italiane compe-
tenti e di rispettare le loro istruzioni, ciò che gli permetterà pure di benefi-
ciare dei diritti previsti dalla direttiva accoglienza (cfr. sentenza
D-3135/2022 del 21 luglio 2022) e delle prestazioni presenti su suolo ita-
liano per i richiedenti l’asilo. L’insorgente non ha neppure apportato indizi
seri e concreti suscettibili di dimostrare che lo Stato di destinazione rifiute-
rebbe di prenderlo in carico e di esaminare la sua domanda di protezione
internazionale, una volta che l’avrà depositata, o ancora che non rispette-
rebbe il divieto di respingimento e, dunque, verrebbe meno ai suoi obblighi
internazionali rinviandolo in un Paese dove la sua vita, integrità corporale
o libertà sarebbero seriamente minacciate o da dove rischierebbe di essere
respinto in un tale Paese. Se tuttavia egli dovesse ritenere, una volta rien-
trato in Italia, che in quest’ultimo Paese i suoi diritti risultino in qualche
modo lesi, apparterrà al ricorrente di rivolgersi alle autorità italiane prepo-
ste per far valere i medesimi (cfr. art. 26 della direttiva accoglienza; cfr. an-
che nello stesso senso la sentenza del Tribunale D-1061/2021 del
18 marzo 2021 consid. 9.2).
10.3 Proseguendo nell’analisi, agli atti non figurano del resto elementi tali
da concludere che un suo trasferimento nello Stato in questione espor-
rebbe l’insorgente al rischio di essere privato del sostentamento minimo e
di subire delle condizioni di vita indegna in violazione della direttiva acco-
glienza, essendo qui ancora una volta rammentato come il ricorrente, dopo
il deposito della domanda d’asilo in Italia, avrà in particolare accesso alle
prestazioni materiali previste dal sistema di accoglienza italiano (cfr. supra
consid. 9.2 e infra consid. 10.4.1).
10.4
10.4.1 Per quanto poi riguarda lo stato di salute del ricorrente, si osserva
dapprima come il respingimento forzato di persone che soffrono di problemi
medici, costituisce una violazione dell’art. 3 CEDU unicamente in circo-
stanze eccezionali (cfr. sentenze della Corte europea dei diritti dell’uomo
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[di seguito: CorteEDU] N. contro Regno Unito del 27 maggio 2008,
26565/05; DTAF 2011/9 consid. 7.1; Paposhvili contro Belgio del 13 dicem-
bre 2016, 41738/10, §181 segg.). Sempre in questo contesto, nelle proce-
dure di presa in carico – a differenza invece delle procedure di ripresa in
carico (cfr. sentenze del Tribunale D-2926/2021 del 19 luglio 2021 con-
sid. 11, E-962/2019 del 17 dicembre 2019 [pubblicata quale sentenza di ri-
ferimento] consid. 7.4.3) – non è necessario che le autorità svizzere chie-
dano a titolo preventivo alle omologhe italiane delle garanzie scritte ed in-
dividuali di presa a carico immediata per i richiedenti l’asilo affetti da pro-
blematiche mediche (somatiche o psichiche) gravi. In un siffatto contesto,
si deve infatti partire dall’assunto che i richiedenti l’asilo possano in linea di
principio accedere alle prestazioni assistenziali, comprensive anche delle
cure e dei trattamenti necessari ed urgenti, nonché ad un alloggio adatto
alle loro condizioni di vulnerabilità, sin dal loro arrivo in Italia (cfr. sentenza
di riferimento del Tribunale D-4235/2021 del 19 aprile 2022 con-
sid. 10.4.3.2-10.4.3.3).
10.4.2 Tornando alla disamina in oggetto, a differenza di quanto argomen-
tato nel gravame dall’insorgente, il Tribunale ritiene che il suo incarto con-
tenga sufficiente documentazione medica, che pone delle diagnosi e delle
terapie chiare e ben definite. Difatti, risulta dalla stessa, come al ricorrente
siano state poste le diagnosi di insonnia e di lesione cutanea diffusa all’arto
superiore ed inferiore, con una terapia impostata di Betnovate creme e di
Valium 5 mg (cfr. n. 11/2). Egli è inoltre stato operato per appendicite acuta
presso l’(...), restandovi degente dal (...) al (...) (cfr. n. 23/4). Per il proce-
dere di tale operazione, gli è stata impostata una terapia farmacologica alla
dimissione, un controllo dal medico curante a circa 5 giorni dalla dimis-
sione, nonché un controllo ambulatoriale in data 21 ottobre 2022, ed ha
effettuato nove sedute di fisioterapia (cfr. n. 23/4 e n. 28/2). La visita di de-
corso è effettivamente avvenuta il 23 agosto 2022, che ha rilevato in parti-
colare una ferita in ordine, un addome trattabile ed afebbrile (cfr. n. 27/2).
Sulla scorta di tali informazioni, la SEM poteva quindi a ragione ritenere
che la situazione dello stato di salute dell’insorgente fosse sufficientemente
chiara e definita, con delle diagnosi poste ed invariate, nonché una terapia
farmacologica impostata. Alla stessa stregua dell’autorità inferiore per-
tanto, anche lo scrivente Tribunale, contro il parere del ricorrente, ritiene
che ulteriori approfondimenti dal profilo medico – in particolare lo stabili-
mento di un rapporto F4 – non fossero necessari prima dell’emanazione di
una decisione nel caso di specie. Inoltre, essendo l’appuntamento previsto
per il 21 ottobre 2022 una mera visita di decorso, non occorreva attendere
la stessa, prima di potersi determinare sulla fattispecie. Altresì, l’evenienza
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che il ricorrente, dopo l’emissione della decisione impugnata, abbia neces-
sitato di una visita in (...) in data 4 ottobre 2022 per un’addominalgia dndd
(cfr. n. 37/2), e di un successivo controllo per decorso laboratoristico ed
approfondimento radiologico in medesima data, con l’impostazione di una
terapia antalgica (cfr. n. 38/3), non muta tale conclusione. Non vi sono di-
fatti né dagli atti né men che meno addotti con il ricorso, degli elementi
concreti e circostanziati, che inducano a ritenere come lo stato valetudina-
rio del ricorrente sia di una gravità tale da comportare una violazione
dell’art. 3 CEDU ai sensi della giurisprudenza testé referenziata nel caso
di un suo rinvio in Italia. In particolare, le sue diagnosi non risultano essere,
dalla documentazione all’inserto, ad uno stadio a tal punto avanzato o ter-
minale, da far apparire la morte quale prospettiva prossima in caso di tra-
sferimento. Apparterrà poi alle autorità incaricate dell’esecuzione di pren-
dere le misure destinate ad evitare ogni rischio nel quadro del rinvio e di
assicurare una presa in carico adeguata dell’interessato al suo ritorno in
Italia, informando in maniera precisa e completa le autorità italiane dell’ar-
rivo e dei problemi di salute dell’insorgente prima del suo trasferimento (cfr.
art. 31 RD III). Paese quest’ultimo nel quale è notorio che vi siano delle
strutture mediche sufficienti e comparabili a quelle presenti su suolo sviz-
zero, e che dunque l’insorgente vi potrà ottenere – una volta depositata
regolare domanda d’asilo – i trattamenti medici adeguati che ancora do-
vesse necessitare dal suo arrivo in Italia, tenuto anche conto del nuovo
assetto del sistema di accoglienza d’asilo nel precitato Stato di destina-
zione (cfr. supra consid. 10.4.1). Le prestazioni di pronto soccorso, risul-
tano inoltre garantite anche in tale Paese (cfr. sentenza del Tribunale
D-2926/2021 del 19 luglio 2021 consid. 12.1). Le predette conclusioni non
vengono scalfite in alcun modo dalle argomentazioni ricorsuali, e pertanto
l’ottenimento di garanzie preliminari da parte italiana, come postulato nel
gravame dall’insorgente, non risultano essere necessarie nella fattispecie.
10.5 In siffatte circostanze, non si ravvisano indicatori per ritenere che l’au-
torità inferiore abbia esercitato in maniera arbitraria il suo potere di apprez-
zamento (cfr. DTAF 2015/9 consid. 7 seg.). Non vi è quindi alcun motivo di
applicare le clausole discrezionali previste all’art. 17 par. 1 RD III (clausola
di sovranità), rispettivamente all’art. 29a cpv. 3 OAsi 1.
Di conseguenza, in mancanza dell’applicazione di tale disposizione da
parte della Svizzera, l’Italia è competente per la presa in carico dell’insor-
gente in ossequio alle condizioni poste nel RD III.
11.
Ne discende che è quindi a giusto titolo che la SEM non è entrata nel merito
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della domanda d’asilo del ricorrente, in applicazione dell’art. 31a cpv. 1
lett. b LAsi ed ha pronunciato il suo trasferimento verso l’Italia conforme-
mente all’art. 44 LAsi, posto che il predetto non possiede un’autorizzazione
di soggiorno in Svizzera (cfr. art. 32 lett. a OAsi 1). In conclusione, il ricorso
deve quindi essere respinto, e la decisione dell’autorità inferiore confer-
mata.
12.
Avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, sia la domanda tendente
ad ottenere la sospensione supercautelare dell’esecuzione della decisione,
sia la richiesta inerente alla concessione dell’effetto sospensivo al ricorso,
risultano essere senza oggetto.
13.
Per il medesimo motivo esposto al consid. 12, anche la domanda del ricor-
rente relativa all’esenzione dal versamento di un anticipo sulle spese pro-
cessuali, è senza oggetto.
14.
Da ultimo, visto l’esito della procedura, le spese processuali, che seguono
la soccombenza, sarebbero da porre a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1
e 5 PA nonché art. 3 lett. b del regolamento sulle tasse e sulle spese ripe-
tibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 feb-
braio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]). Tuttavia, non essendo state le con-
clusioni ricorsuali d’acchito sprovviste di possibilità di esito favorevole e
potendo partire dal presupposto che l’insorgente sia indigente, v’è luogo di
accogliere la domanda di assistenza giudiziaria nel senso della dispensa
dal pagamento delle spese di giustizia (art. 65 cpv. 1 PA).
15.
La presente decisione non concerne una persona contro la quale è pen-
dente una domanda d’estradizione presentata dallo Stato che ha abban-
donato in cerca di protezione, e pertanto non può essere impugnata con
ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale (art. 83 lett. d cifra
1 LTF). La pronuncia è quindi definitiva.
(dispositivo alla pagina seguente)
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