Decision ID: ee1043a0-92c8-570c-b4f1-ad8cb1007989
Year: 2018
Language: it
Court: TI_TRAP
Chamber: TI_TRAP_002
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: penal_law

in fatto
a.
Tra il 2011 e il 2015 RE 1, cittadino italiano e marocchino, residente in Italia, ha fatto oggetto di 6 decreti d’accusa emanati dal Ministero pubblico ticinese, e meglio:
-
il 20.09.2011 (DA _), in cui il procuratore pubblico ha proposto la sua condanna alla pena pecuniaria di 15 aliquote giornaliere da CHF 30.-- cadauna (per totali CHF 450.--);
-
il 4.01.2013 (DAC _) mediante cui, essendo stato riconosciuto colpevole di rapina ripetuta, danneggiamento, guida in stato di inattitudine, elusione di provvedimenti per accertare l’incapacità alla guida e contravvenzione alla LF sugli stupefacenti, nei suoi confronti è stata proposta la condanna alla pena pecuniaria di 165 aliquote giornaliere da CHF 30.-- cadauna (per complessivi CHF 4'500.--, di cui CHF 3'600.-- versati in corso di esecuzione), oltre alla revoca della sospensione condizionale alla pena pecuniaria di 15 aliquote giornaliere inflittagli con decreto 20.09.2011;
-
il 9.12.2013 (DAC _), con cui il procuratore pubblico ha proposto la sua condanna alla pena pecuniaria di 120 aliquote giornaliere da CHF 30.-- cadauna (per complessivi CHF 3'600.--), per ripetuta guida senza autorizzazione;
-
l’1.01.2014 (DA _), con cui gli è stata inflitta una multa di CHF 200.--, per contravvenzione alla LF sugli stupefacenti;
-
il 3.03.2014 (DA _), con cui gli è stata inflitta una multa di CHF 100.-- per frode dello scotto (di lieve entità);
-
il 19.08.2015 (DA _), con cui gli è stata inflitta una multa di CHF 100.-- per contravvenzione alla LF sul trasporto di viaggiatori.
b.
Con sentenza 15.12.2016 la Corte delle assise criminali ha riconosciuto RE 1 colpevole di estorsione aggravata (in parte tentata), rapina, infrazione alla LF sulle armi, come pure di ripetuta infrazione e ripetuta contravvenzione alla LF sugli stupefacenti; lo ha quindi condannato alla pena detentiva di 21 mesi, da espiare, dedotto il carcere preventivo sofferto, nonché al pagamento di una multa di CHF 200.-- (inc. TPC _).
c.
Con decisioni 15.02.2017, 12.07.2017 e 4.08.2017 il giudice dei provvedimenti coercitivi, sedente in materia di applicazione della pena, ha ordinato il collocamento di RE 1 in sezione chiusa, avendo valutato un rischio di fuga nonché di forte recidiva (inc. GPC _).
Il giudice ha altresì determinato i seguenti termini d’esecuzione, tenuto conto della pena detentiva pronunciata dalla Corte criminale (la cui espiazione ha preso inizio il 15.12.2016), dedotto il carcere preventivo sofferto, così come degli importi delle pene pecuniarie e delle multe inflittegli rimasti scoperti e il cui incasso ha avuto esito negativo:
1/3 16.04.2017
1/2 26.08.2017
2/3 10.01.2018
Fine pena 06.10.2018
d.
Con decisione 28.11.2017 la Segreteria di Stato della migrazione (SEM), Berna ha emesso a carico di RE 1 un divieto d’entrata valido sino al 27.11.2026 (AI 9, inc. GPC _).
e.
Avvicinandosi il termine d’esecuzione della pena dei 2/3 il giudice dei provvedimenti coercitivi ha avviato d’ufficio la procedura volta alla concessione o meno della liberazione condizionale, richiedendo alle autorità interessate i necessari preavvisi (AI 2, inc. GPC _).
f.
Preso atto dei preavvisi della Direzione delle strutture carcerarie cantonali (positivo), dell’Ufficio dell’assistenza riabilitativa (favorevole) così come quello del Servizio medico e di psichiatria delle strutture carcerarie (in conclusione non sfavorevole), e dopo audizione del qui reclamante il 7.12.2017 davanti alla segretaria giudiziaria, il giudice dei provvedimenti coercitivi, sedente in materia di applicazione della pena, con decisione 13.12.2017 ha rifiutato la concessione della liberazione condizionale.
Il magistrato, dopo aver riassunto i fatti e ricordato le norme e la giurisprudenza applicabili, ha concluso per l’assenza in concreto di elementi atti a fondare una prognosi non sfavorevole circa il rischio di recidiva. Ciò in considerazione del comportamento non buono tenuto dal reclamante in esecuzione di pena, a fronte delle tre sanzioni disciplinari pronunciate nei confronti di quest’ultimo che, a suo parere, non costituirebbero dei casi isolati come valutato dalla Direzione delle strutture carcerarie, bensì
–
con particolare riguardo al consumo di THC durante la detenzione
–
attesterebbero l’incapacità del reclamante a mantenersi astinente anche in ambiente protetto. Il fatto poi che il reclamante è stato tenuto in regime separato per “
evitare ulteriori consumi di stupefacente e quindi preservare la sua salute
” farebbe stato “
della difficoltà di RE 1 a conformarsi alle regole penitenziarie e alle leggi, nonché di una fragilità personale ancora marcata verso gli stupefacenti, che nel suo caso, come da sua stessa ammissione, hanno portato a comportamenti illeciti
” (decisione 13.12.2017, p. 6).
Il giudice ha al proposito evidenziato che, in base al parere espresso dal Servizio psichiatrico delle strutture carcerarie, il disturbo psicotico misto riscontrato nel reclamante peggiorerebbe con il consumo di sostanze stupefacenti “
sino ad essere, quando si trova in tali condizioni, un pericolo per la sicurezza pubblica
”.
A fronte poi dell’ultima sanzione disciplinare subita dal reclamante per atti di violenza contro il personale, il giudice non lo ha, malgrado le di lui dichiarazioni di ammenda, ritenuto “
pronto ad affrontare il mondo esterno, nonostante il supporto familiare e medico di cui potrà godere in Patria, che peraltro precedentemente non lo hanno comunque dissuaso dal delinquere
”. Infine il magistrato in relazione ai precedenti penali del reclamante ha rimarcato un’ “escalation in negativo”, in quanto sfociati nella condanna del 15.12.2016 per “
gravi reati contro la persona/la libertà personale (in particolare estorsione e rapina), tali quindi da mettere in pericolo la sicurezza altrui
” (decisione 13.12.2017, p. 6). A ciò si aggiungerebbe, a mente del giudice, l’assenza di un qualsivoglia progetto per un’attività lavorativa.
Infine il giudice ha comunque tenuto a rimarcare che nel caso in cui sarebbero emersi degli elementi concreti per una prognosi non sfavorevole (quali ad esempio: assenza di sanzioni disciplinari per almeno 3 mesi, esistenza di un progetto lavorativo, presa di contatto con i servizi sociali di Luino), il qui reclamante avrebbe potuto inoltrare una nuova domanda di liberazione condizionale alla luce delle nuove circostanze.
g.
Con esposto 20/21.12.2017 RE 1, per il tramite del proprio patrocinatore, insorge contro la suddetta decisione.
Egli chiede in particolare di essere posto al beneficio della liberazione condizionale, rilevando che il comportamento da lui tenuto in detenzione pur “
non essendo stato perfetto
”, non è tale da costituire (autonomamente) un ostacolo alla concessione della liberazione anticipata. Rileva in particolare come l’Ufficio dell’assistenza riabilitativa, nel proprio rapporto, abbia ritenuto il suo comportamento in carcere sostanzialmente rispettoso delle regole così come dei detenuti e del personale. Fuga poi il pericolo di recidiva, evidenziando il parere favorevole espresso dalla Direzione delle strutture carcerarie così come dall’Ufficio dell’assistenza riabilitativa e dal Servizio psichiatrico delle strutture carcerarie.
Pone altresì in evidenza la presenza a _, comune in cui farà rientro, di un medico che già lo conosce e che quindi potrà continuare a prestargli le cure del caso. Parimenti vi risiederebbero i suoi familiari, che gli sarebbero sempre stati molto vicini durante il periodo di detenzione, e presso i quali egli tornerebbe a vivere, venendogli così garantito un ambiente conosciuto e protetto per affrontare al meglio il mondo esterno. Evidenzia inoltre la sua volontà di emendamento e di procedere alla ricerca di un posto di lavoro.
Infine chiede di essere posto al beneficio dell’assistenza giudiziaria.

in diritto
1.
1.1.
Il Codice di diritto processuale penale svizzero (Codice di procedura penale, CPP, RL 312.0), all'art. 439 cpv. 1 CPP, lascia ai Cantoni la facoltà di designare le autorità competenti per l'esecuzione delle pene e delle misure e di stabilire la relativa procedura.
L'art. 10 cpv. 1 della Legge sull'esecuzione delle pene e delle misure per gli adulti del 20.4.2010 (RL 4.2.1.1., nel seguito citata LEPM) conferisce al giudice dell'applicazione della pena − in Ticino il giudice dei provvedimenti coercitivi giusta l'art. 73 LOG − la competenza, fra l'altro, a decidere la liberazione condizionale da una pena detentiva (lit. j).
Contro tali decisioni è data facoltà al condannato e al Ministero pubblico di interporre reclamo ai sensi degli art. 393 ss. CPP presso la Corte dei reclami penali (art. 12 cpv. 1 lit. b LEPM).
Con il reclamo si possono censurare le violazioni del diritto, compreso l'eccesso e l'abuso del potere di apprezzamento e la denegata o ritardata giustizia (art. 393 cpv. 2 lit. a CPP), l'accertamento inesatto o incompleto dei fatti (art. 393 cpv. 2 lit. b CPP) e l'inadeguatezza (art. 393 cpv. 2 lit. c CPP).
Il reclamo deve essere presentato entro 10 giorni per iscritto e motivato (art. 396 cpv. 1 CPP), con riferimento in particolare all’art. 390 CPP per la forma scritta e all’art. 385 CPP per la motivazione. In particolare la persona o l’autorità che lo interpone deve indicare i punti della decisione che intende impugnare, i motivi a sostegno di una diversa decisione ed i mezzi di prova auspicati (art. 385 cpv. 1 lit. a, b e c CPP).
La prevalenza dei principi della verità materiale e della legalità impone alla giurisdizione di reclamo, investita di un gravame, di decidere indipendentemente dalle conclusioni o dalle motivazioni addotte dalle parti, applicando il diritto penale, che deve imporsi d’ufficio (Commentario CPP – M. MINI, art. 391 CPP n. 2; cfr., anche,
decisioni TF 6B_492/2016 del 12.01.2017 consid. 2.2.1.; 6B_69/2014 del 9.10.2014 consid. 2.4.; 6B_776/2013 del 22.07.2014 consid. 1.5.; 1B_460/2013 del 22.01.2014 consid. 3.1;
1B_768/2012 del 15.01.2013 consid. 2.1.).
1.2.
Il gravame, inoltrato il 20/21.12.2017 alla Corte dei reclami penali (competente giusta l’art. 62 cpv. 2 LOG) contro la decisione 13.12.2017 del giudice dei provvedimenti coercitivi (inc. GPC _) – notificata al reclamante il 14.12.2017 –, è tempestivo, oltre che proponibile.
Le esigenze di forma e di motivazione sono rispettate.
RE 1, quale condannato, in espiazione di pena, è legittimato a reclamare ex art. 382 cpv. 1 CPP, avendo un interesse giuridicamente protetto all’annullamento o alla modifica del giudizio.
Il reclamo è, di conseguenza, ricevibile in ordine.
2.
2.1.
In generale, l'art. 86 cpv. 1 CP stabilisce che quando il detenuto ha scontato i due terzi della pena, ma in ogni caso almeno tre mesi, l'autorità competente lo libera condizionalmente se il suo comportamento durante l'esecuzione della pena lo giustifica e non si debba presumere che commetterà nuovi crimini o delitti.
L'autorità competente esamina d'ufficio se il detenuto possa essere liberato condizionalmente. Chiede a tal fine una relazione alla direzione del penitenziario. Il detenuto deve essere sentito (art. 86 cpv. 2 CP). Se non concede la liberazione condizionale, l'autorità competente riesamina la questione almeno una volta all'anno (art. 86 cpv. 3 CP).
2.2.
La concessione della liberazione condizionale è dunque subordinata a tre condizioni: il detenuto deve innanzitutto aver espiato buona parte della propria pena privativa della libertà (per l'art. 86 cpv. 1 CP i due terzi della pena ed almeno tre mesi), secondariamente il suo comportamento durante l'esecuzione della pena non deve opporvisi, infine non vi dev’essere il timore che egli commetta nuovi crimini o delitti (A. BAECHTOLD,
Exécution des peines
, p. 257, n. 4).
La liberazione condizionale è una modalità d'esecuzione della pena detentiva.
Non costituisce né un diritto, né un favore, né un atto di clemenza o di grazia che il detenuto è libero di accettare o di rifiutare (DTF 101 Ib 452 consid.
1; StGB PK – S. TRECHSEL, art. 86 CP n. 2 e 12; CR CP I – A. KUHN, art. 86 CP n. 16).
Si tratta della quarta ed ultima fase del regime progressivo d'espiazione della condanna, prima della liberazione definitiva (DTF 133 IV 201 consid. 2.3; 124 IV 193 consid. 4d; 119 IV 5 consid. 2; PRA 6/2000, p. 534). Abbrevia la durata effettivamente subita della pena privativa di libertà pronunciata dal giudice ed è sottoposta a condizione risolutoria, visto che il suo perdurare dipende in principio dalla buona condotta dell’interessato durante il periodo di prova (art. 86 CP; CR CP I – A. KUHN, art. 86 CP n. 2).
La concessione della liberazione condizionale costituisce la regola e il suo rifiuto l’eccezione. Alla sua funzione specifica di reinserimento sociale, si contrappone il bisogno di proteggere la popolazione dal rischio di nuove infrazioni, al quale deve essere accordato maggiore peso quanto più sono importanti i beni giuridici messi in pericolo (decisione TF 6B_842/2013 del 31.03.2014, consid. 2.; DTF 133 IV 201, consid. 2.3).
2.3.
Dal punto di vista sostanziale, l'art. 86 cpv. 1-3 CP non si differenzia molto dal precedente art. 38 vCP (rimasto in vigore sino al 31.12.2006): in tal senso si esprime il Messaggio del CF del 21.09.1998 (pubblicato in FF 1999 p. 1669 ss, p. 1800-1802).
Con l'art. 86 cpv. 1 CP, in vigore dall'1.01.2007, c'è stata tuttavia una modifica: se prima la liberazione era concessa al detenuto “
se si può presumere ch'egli terrà buona condotta in libertà
” (art. 38 cifra 1 vCP) con la nuova disposizione la liberazione va concessa se “
non si debba presumere che commetterà nuovi crimini o delitti
” (art. 86 cpv. 1 CP).
Si passa in altre parole dall'esigenza di una prognosi favorevole circa il comportamento futuro del detenuto a quella di una prognosi non sfavorevole (decisioni TF 6B_1003/2014 del 13.01.2015, consid. 3.1.; 6B_745/2013 del 10.10.2013, consid. 2.1.; 6B_451/2012 del 29.10.2012, consid. 3.1.; 6B_900/2010 del 20.12.2010, consid. 1.; DTF 133 IV 201, consid. 2.2), ciò che è rilevante nei casi intermedi in cui non si arriva a formulare una prognosi certa.
Per il resto la nuova normativa non si discosta nella sostanza dal diritto previgente, così che la giurisprudenza resa sotto l'imperio dell'art. 38 vCP conserva la sua validità (decisioni TF 6B_1003/2014 del 13.01.2015, consid. 3.1.; 6B_745/2013 del 10.10.2013, consid. 2.1.; 6B_428/2009 del 9.07.2009; DTF 133 IV 201, consid. 2.2.).
2.4.
La prognosi sul comportamento futuro deve fondarsi su una valutazione complessiva, che deve tenere conto dei precedenti del condannato, della sua personalità, del suo comportamento da un lato in generale e dall'altro lato nel contesto della commissione dei reati che sono alla base della condanna, nonché il grado del suo eventuale ravvedimento, oltre al suo eventuale miglioramento, così come le condizioni nelle quali ci si può attendere che egli vivrà dopo la sua liberazione (decisioni TF 6B_1003/2014 del 13.01.2015, consid. 3.1.; 6B_842/2013 del 31.03.2014, consid. 2.; 6B_745/2013 del 10.10.2013, consid. 2.1.; 6B_451/2012 del 29.10.2012, consid. 3.1.; 6B_206/2011 del 5.07.2011, consid. 1.4.; 6B_714/2010 del 4.01.2011 consid. 2.4. e 6B_428/2009 del 9.07.2009 consid. 1.1.; DTF 133 IV 201 consid. 2.3.; 124 IV 193 consid. 3; BSK Strafrecht I − C. KOLLER, 3a. ed., art. 86 CP n. 6).
La natura del reato che ha portato alla condanna, anche se l'importanza del bene giuridico protetto dalla norma penale va considerata, di per sé non è determinante per la formulazione della prognosi. Possono essere di rilievo le circostanze nelle quali è stato compiuto il reato, nella misura in cui permettano di trarre conclusioni sulla personalità dell'autore e di conseguenza sul suo futuro comportamento (DTF 124 IV 193 consid. 3).
Infatti per determinare se è possibile correre il rischio di recidiva, che implica qualunque liberazione che sia condizionale o definitiva, bisogna non soltanto considerare il grado di probabilità che un nuovo reato venga commesso, bensì anche l’importanza del bene che verrebbe minacciato. Pertanto, il rischio di recidiva che si può ammettere nel caso in cui l’autore ha leso la vita o l’integrità personale delle sue vittime, è minore rispetto al caso in cui egli ha perpetrato ad esempio reati contro il patrimonio (decisione TF 6B_1003/2014 del 13.01.2015, consid. 3.1.).
Di fronte a pene privative della libertà di durata limitata, va esaminata la pericolosità dell'agente, se questa diminuirà, rimarrà invariata o aumenterà nel caso in cui la pena fosse interamente scontata e quindi se la liberazione condizionale, eventualmente accompagnata dall’assistenza riabilitativa e da regole di condotta, non sia più favorevole alla sua risocializzazione che non l'esecuzione completa della pena (decisione TF 6B_1003/2014 del 13.01.2015, consid. 3.1.; DTF 124 IV 193 consid. 4).
2.5.
Per quanto riguarda la condotta tenuta durante l'esecuzione della pena, solo comportamenti che hanno gravemente ostacolato la disciplina carceraria o che denotano di per sé l'assenza di emendamento possono avere valenza autonoma per escludere la liberazione condizionale. Comportamenti meno gravi possono invece essere esaminati nel contesto della prognosi sulla futura condotta in libertà (DTF 119 IV 5 consid. 1a con rif.), stante che, nei lavori preparatori relativi alla revisione della parte generale del CP entrata in vigore l’1.01.2007, si ribadisce chiaramente che il criterio determinante per una liberazione condizionale è rappresentato dalla prognosi, formulata al momento della liberazione, circa la possibilità che il detenuto commetta altri crimini o delitti (cfr. Messaggio del CF del 21.09.1998, pubblicato in FF 1999 p. 1669 ss., p. 1801).
3.
3.1.
Nel presente caso è pacifico che RE 1 ha, dal 10.01.2018, raggiunto i 2/3 dell’espiazione delle pene inflittegli, così da adempiere il primo presupposto richiesto dall’art. 86 cpv. 1 CP per la liberazione condizionale.
3.2.
Per quanto attiene al suo comportamento tenuto in carcere, pur non avendo egli ostacolato la disciplina carceraria in modo così grave da escludere già per questo la concessione della liberazione condizionale, la sua condotta non è stata di una irreprensibilità tale da non poterne tenere conto nel contesto dell’esame della prognosi futura.
Dal rapporto 20.11.2017 della Direzione delle strutture carcerarie (AI 3, inc. GPC _), emerge infatti che durante la sua detenzione
–
iniziata il 19.07.2016
–
egli è stato oggetto di tre sanzioni disciplinari, e meglio: il 5.05.2017 è stato ammonito, conseguentemente al suo rifiuto di lavorare; il 13.07.2017 gli sono stati inflitti 15 giorni di isolamento in cella individuale, in quanto risultato positivo al consumo di THC. Conseguentemente è stato collocato nel programma di disoccupazione (STA) e dal 28.07.2017 è stato posto in regime separato fino al 30.10.2017. Infine il 28.09.2017 egli ha subito 4 giorni senza televisore, per atti di violenza contro il personale. In particolare, secondo quanto precisato dal patrocinatore del qui reclamante, a seguito del surriferito “
lungo periodo di
«isolamento»
(RE 1, ndr)
avrebbe poi insultato il personale medico
” (reclamo 20/21.12.2017, p. 2).
3.3.
3.3.1.
Il giudice dei provvedimenti coercitivi ha negato la liberazione condizionale avendo concluso per l’esistenza di un concreto rischio di recidiva, in quanto sarebbero assenti gli elementi atti a fondare una prognosi non sfavorevole. Ciò in considerazione dei precedenti penali del reclamante (che avrebbero avuto “un’escalation” in negativo), del comportamento non buono tenuto in carcere, dell’assenza di un progetto per un’attività lavorativa al suo rilascio nonché della di lui fragilità personale ancora marcata verso gli stupefacenti, che lo ha portato a comportamenti illeciti.
Il reclamante dal canto suo sostiene invece l’esistenza in concreto di elementi a supporto di una prognosi non sfavorevole, segnatamente il sostegno e la vicinanza dei propri familiari, l’allontanamento dal suolo svizzero, il comportamento rispettoso da lui tenuto in carcere verso i codetenuti e il personale di custodia così come la sua seria volontà di emendamento e di sottoporsi alle cure necessarie, elementi rilevati altresì nei preavvisi positivi espressi dalle autorità interpellate.
3.3.2.
Nel rapporto 20.11.2017 la Direzione delle strutture carcerarie cantonali, ritenendo
–
dal profilo comportamentale
–
le sanzioni disciplinari inflitte al reclamante dei “
casi isolati
”, ha espresso un preavviso non sfavorevole “
se confermata la presa a carico psico-sociale da parte dei servizi di _
”, precisando altresì che è “
da considerare il rischio di recidiva, le modalità del reinserimento sociale e di abbandono del territorio Nazionale
” (AI 3, inc. GPC _).
Anche l’Ufficio dell’assistenza riabilitativa nel proprio rapporto di data 28.11.2017 ha rilasciato un preavviso favorevole alla liberazione condizionale. In particolare ha formulato una prognosi positiva in punto al pericolo di recidiva, in considerazione del costante e determinante supporto affettivo ed economico (seppure in condizioni non agiate) dimostrato dalla famiglia d’origine del reclamante residente a _, pronta altresì a riaccoglierlo in casa al suo rilascio. Inoltre l’ufficio in questione ha tenuto conto dell’evoluzione compiuta dal reclamante in detenzione, consistente in una “
maggiore consapevolezza rispetto:
·
ai reati commessi, di cui oggigiorno riconosce le proprie responsabilità e i fattori di rischio;
·
alle proprie responsabilità rispetto alla conduzione di una vita sregolata;
·
alle conseguenze del consumo, che aggravano la malattia e riducono la sua capacità di agire in modo lecito;
·
all’importanza di un seguito medico-psichiatrico;
·
al determinante ruolo di sostegno della famiglia;
·
alla decisione di allontanamento dal nostro territorio;
·
al ruolo deterrente della carcerazione subita
”.
Evoluzione questa che a parere dell’ufficio sarebbe importante in special modo “
per un giovane affetto da psicosi
” (rapporto 28.11.2017 dell’UAR, p. 3, AI 5, inc. GPC _).
Il medico responsabile del Servizio di psichiatria delle strutture carcerarie, nel proprio preavviso del
29.11.2017, ha rilevato che il reclamante soffre di “
una patologia psichiatrica maggiore, nota e trattata da molto tempo
”. Più precisamente si tratterebbe di “
un disturbo psicotico misto (schizoaffettivo bipolare) con episodici scompensi psicotici deliranti particolarmente sensibili all’abuso di sostanze psicoattive illecite. Questa condizione, facilitata dalle sostanze allucinogene, rappresenta un certo pericolo per la sicurezza pubblica. Abbiamo trovato la conferma durante la detenzione quando il detenuto è riuscito a procurarsi la sostanza a rischio (la canapa). In un primo periodo è stato trattato con gli psicolettici a deposito, successivamente con le stesse sostanze in forma per os con un buon successo ma purtroppo rifiutate. Siccome si trova in un ambiente controllato, non avendo osservato abuso di sostanze non abbiamo ripreso la somministrazione coattiva poiché non si sono verificati gli scompensi di un’intensità tale da giustificare un intervento drastico e ci siamo limitati al monitoraggio. Può darsi che grazie all’astinenza le sue condizioni ora sono migliorate ed è ipotizzabile che ora egli possa rientrare in patria dove è stato già seguito dallo psichiatra ed è ben noto ai servizi a _”.
Su questa base il medico ha concluso la sua valutazione asserendo che
“la concessione della liberazione anticipata sarebbe una buona soluzione che gli permetterebbe di riprendere il contatto con i curanti in patria
” (AI 4, inc. GPC _).
3.3.3.
Da quanto in atti si ha che RE 1, cittadino italiano di origine marocchina, è cresciuto in seno ad una famiglia di condizioni socio-economiche non agiate, residente nella fascia di confine, composta dalla madre (casalinga), dal padre (di professione cuoco in un ristorante nei pressi di _), e da due fratelli (di 8 e di 21 anni), che gli sono sempre stati vicini, dandogli sostegno anche nel periodo di detenzione.
Non ha concluso una formazione: ha terminato le scuole elementari, ma nel seguito ha frequentato soltanto la prima media e un anno di formazione professionale presso il Centro di formazione professionale di _. Ha pure svolto alcuni stages e ha lavorato saltuariamente come operaio, cameriere e frigorista.
Nel settembre 2011, all’età di 21 anni, RE 1 è oggetto di un primo decreto d’accusa da parte della procura pubblica ticinese, a cui hanno fatto seguito nei successivi quattro anni ulteriori 5 decreti d’accusa, dove egli si è visto infliggere delle pene pecuniarie e delle multe prevalentemente per reati contro il patrimonio e/o della circolazione stradale, come pure per consumi di sostanze stupefacenti. Pene pecuniarie e multe, che essendo rimaste per la maggior parte impagate, sono state commutate in pena detentiva sostitutiva andata ad aggiungersi all’attuale sanzione per cui egli si trova oggi in carcere. Infatti il 19.07.2016 egli è stato arrestato in quanto, armato con due bastoni da combattimento, aveva minacciato la responsabile di un’edicola del _, per farsi consegnare del denaro. Sempre la notte sul 19.07.2016 egli aveva colpito con pugni al volto, causandogli un trauma cranico, un giovane affetto da disturbi di natura psichica e tossicodipendente, suo conoscente, al quale già in 9 precedenti occasioni aveva estorto con la minaccia del denaro e prima di ciò gli procurava e vendeva cocaina. Il 15.12.2016 egli è quindi comparso davanti ad una Corte delle assise criminali che lo ha condannato alla pena detentiva di 21 mesi da espiare, oltre alla multa di CHF 200.--, per estorsione aggravata, rapina, infrazione alla LF sulle armi, infrazione e contravvenzione alla LF sugli stupefacenti.
RE 1 si ritrova quindi all’età di 27 anni senza una formazione scolastica e professionale compiuta e con solo saltuarie esperienze lavorative, che anche in carcere non ha migliorato. La patologia di cui soffre da lungo tempo, evidenziata nel rapporto del Servizio di psichiatria delle strutture carcerarie, per la quale necessita di un trattamento farmacologico, lo porta a manifestare degli episodici scompensi psicotici deliranti che vengono aggravati dal consumo di sostanze stupefacenti, segnatamente il THC, costituendo pertanto un certo pericolo per la sicurezza pubblica. Il reclamante stesso, nella sua audizione del 13.12.2017
–
in cui nondimeno rileva di aver preso coscienza delle proprie responsabilità, di voler fare rientro presso la propria famiglia, di voler restare pulito e sottoporsi regolarmente al trattamento medico impartitogli (per via orale) dallo psichiatra di _ presso cui già era in cura
–
, ha riconosciuto che gli atti illeciti da lui commessi sono da mettere in relazione al fatto di non aver voluto per un certo periodo assumere i medicamenti a lui prescritti per la sua malattia, abusando nel contempo di sostanze stupefacenti.
Pertanto nella particolare situazione personale e di salute del reclamante, l’abuso di sostanze psicoattive illecite influisce in modo tale sul suo comportamento, da mettere concretamente a rischio la sicurezza pubblica. Per quanto lo riguarda poi, da quanto in atti, in caso di consumo di droghe, la sua patologia può essere trattata con successo soltanto con l’assunzione dei medicamenti per endovena (non bastando infatti il trattamento per via orale), a cui però egli si è rifiutato e si rifiuta di sottoporsi. Ciò rende la sua completa astinenza di primordiale importanza.
Il reclamante ha dato atto, che durante la sua detenzione nel luglio 2017 all’arrivo di “
un compagno di cella che giungeva da un altro cantone e saputo che lui aveva qualcosa da fumare
(...)
ho avuto una ricaduta
” (verbale audizione 7.12.2017 di RE 1, p. 1, AI 8, inc. GPC 400.2017.91).
Ora, se è pur vero che in carcere vi è stato un unico episodio di questo genere, non si può fare astrazione del fatto che il reclamante, anche in un ambiente protetto, sotto monitoraggio del servizio medico, consapevole delle conseguenze dell’abuso di sostanze psicoattive sul suo comportamento, e ormai a distanza di un anno dalla sua incarcerazione, ha approfittato dell’occasione a lui presentatasi, per ricadere nel pericoloso consumo di sostanze stupefacenti. A seguito di ciò egli ha poi dovuto essere posto in regime separato
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onde evitare il rischio di ulteriori ricadute e per preservare la sua salute
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per il periodo di tre mesi, andati a terminare appena un mese e mezzo prima del giudizio qui impugnato. Regime separato questo che egli inoltre non ha facilmente accettato, se si pon mente alla sanzione disciplinare inflittagli nel settembre 2017 per insulti al personale medico.
Ciò non può che corroborare
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come rettamente valutato dal giudice dei provvedimenti coercitivi
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la fragilità personale del reclamante verso il consumo di sostanze psicoattive e la di lui difficoltà a conformarsi alle regole di una vita ordinata, a discapito di una prognosi non sfavorevole circa il pericolo di recidiva. Allo stato attuale né l’asserito sostegno della sua famiglia d’origine, né la prevista ripresa del trattamento medico presso lo psichiatra del luogo dove farà rientro
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peraltro già in essere prima del suo arresto ma che non lo hanno trattenuto dal commettere reati aggravatisi al punto da manifestare violenza verso terzi allo scopo di conseguire illecitamente del denaro
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non sono sufficienti a ridurre l’alto rischio di ricaduta nei consumi di sostanza stupefacente e quindi in comportamenti illeciti, con messa in pericolo della sicurezza pubblica.
Pur dando atto di tutti i suoi asseriti buoni propositi, egli allo stadio del giudizio impugnato, farebbe rientro in una situazione familiare, economica e professionale, in buona sostanza simile a quella precedente il suo arresto, senza una concreta prospettiva lavorativa né in patria, e ancor meno nel nostro paese, in quanto colpito da un divieto d’entrata valido sino al 27.11.2026. Pure la Segreteria di Stato della migrazione (SEM), nella propria decisione, ha evidenziato l’assenza in concreto di un pronostico favorevole “
poiché il rischio di recidiva, come ampiamente dimostrato dai fatti, è da considerarsi importante
”. Ciò con particolare riguardo alla “
gravità dei reati commessi dall’interessato, del loro ripetersi ed aggravarsi nel tempo, tenuto inoltre conto che lo stesso ha dapprima approfittato dell’amicizia che lo legava alla vittima ed in seguito dei di lei disturbi psichici
”, venendo egli così a rappresentare “
una minaccia reale ed attuale di gravità tale da incidere sull’ordine e la sicurezza pubblici della Svizzera
” (decisione 28.11.2017 della SEM, p. 2, AI 9, inc. GPC _).
In conclusione questa Corte, per tutto quanto visto, conferma l’assenza in concreto di elementi a sostegno di una prognosi non sfavorevole circa il pericolo di recidiva, come valutato dal giudice dei provvedimenti coercitivi nel giudizio qui avversato, che ha quindi da essere tutelato.
4.
4.1.
Il reclamante postula in questa sede di essere posto al beneficio dell’assistenza giudiziaria, evidenziando di non disporre delle risorse finanziarie necessarie e di non essere stato in grado di percepire la portata della propria impugnativa.
4.2.
A seguito dell’entrata in vigore
del CPP l’1.01.2011, si è reso necessario adattare il diritto cantonale al diritto federale.
In materia di assistenza giudiziaria è stata abrogata la legge (cantonale) del 3.06.2002 sul patrocinio d'ufficio e sull’assistenza giudiziaria (Lag), è stata modificata la LEPM (con l'abolizione del cpv. 2 dell'art. 11 che lasciava al giudice dell'applicazione della pena la competenza a decidere sull'istanza di ammissione al patrocinio d'ufficio e al gratuito patrocinio) ed è stata emanata una nuova legge sull'assistenza giudiziaria e sul patrocinio d'ufficio (LAG) del 15.03.2011 (RL 3.1.1.7, in vigore retroattivamente all’1.01.2011), tendente a disciplinare questi due istituti nelle materie in cui i cantoni hanno mantenuto la loro competenza a legiferare; è il caso dell'esecuzione delle pene e delle misure in base all'art. 439 cpv. 1 CPP, ed in particolare delle procedure davanti al giudice dei provvedimenti coercitivi in materia di applicazione della pena (cfr. Messaggio n. 6407 del 12.10.2010 sulla LAG, p. 1).
Giusta l'art. 10 LAG l'autorità competente a concedere l'assistenza giudiziaria e a designare il patrocinatore d'ufficio è quella del merito. Ne discende la competenza di questa Corte a decidere sull'istanza di assistenza giudiziaria e di gratuito patrocinio formulata in questa sede dal qui reclamante, in base alle nuove normative in vigore dall’1.01.2011.
Il diritto all'assistenza giudiziaria e al gratuito patrocinio discendono dall’art. 2 LAG e dall'art. 29 cpv. 3 Cost., secondo cui chi non dispone dei mezzi necessari ha diritto alla gratuità della procedura se la sua causa non sembra priva di probabilità di successo ed al patrocinio gratuito qualora la presenza di un legale sia necessaria per tutelare i suoi diritti.
4.3.
Nel caso qui in esame, anche in queste sede, si conferma la difficile situazione economica in cui versa il reclamante, già valutata nel giudizio di merito, per cui gli è valsa la nomina di un difensore d’ufficio.
Pur essendo quella della liberazione condizionale una procedura condotta d’ufficio e ritenuto che questa Corte
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come visto ai considerandi che precedono
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è tenuta ad applicare il diritto penale d’ufficio indipendentemente dalle conclusioni o dalle motivazioni addotte dalle parti, considerata altresì la particolare situazione personale e di salute del reclamante, l’assistenza di un legale appariva necessaria per una migliore tutela dei suoi interessi. Inoltre la complessità della sua situazione personale come pure il bene giuridico in discussione e la presenza di preavvisi non sfavorevoli, non facevano apparire d’acchito la causa priva di probabilità di successo.
In tali circostanze si giustifica la concessione in concreto dell’assistenza giudiziaria e del gratuito patrocinio, ed al patrocinatore di RE 1 è riconosciuto il versamento di un’adeguata indennità per la presente procedura.