Decision ID: 18d894f0-673a-5655-8963-80e5de3e563c
Year: 1998
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_002
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: civil_law

in fatto:
che il 30 settembre 1991 il convenuto ha venduto agli attori il fondo n. _ di _ al prezzo di fr. 315’000.-- (doc. B);
che tale importo era comprensivo del costo della casa unifamiliare in costruzione;
che l’atto di vendita rinviava esplicitamente ad un separato contratto di appalto;
che il medesimo 30 settembre 1991 le parti hanno in effetti sottoscritto anche un contratto di appalto -gli attori committenti e il convenuto appaltatore- per l’edificazione di una casa unifamiliare sul fondo venduto contro una mercede di fr. 275’000.-- (doc. 1);
che il contratto di appalto contiene una clausola compromissoria (doc. 1, punto 8);
che con la petizione gli attori chiedono la condanna del convenuto al pagamento di fr. 39’253.90 oltre interessi adducendo la difettosità delle canalizzazioni destinate ad evacuare l’acqua piovana e invocando i diritti di garanzia sia del contratto di compravendita che di quello d’appalto;
che il convenuto in risposta si è opposto alla petizione eccependo preliminarmente la competenza funzionale del giudice adito per effetto della clausola compromissoria di cui al contratto di appalto, ritenendo che la stessa estenda i propri effetti alla globalità dei rapporti giuridici esistenti tra le parti;
che nel decreto impugnato il Pretore ha accertato l’esistenza nel contratto di appalto di una valida clausola compromissoria, i cui effetti non si estenderebbero tuttavia anche al contratto di compravendita, ed ha perciò parzialmente ammesso l’eccezione nel senso che la petizione è stata respinta in ordine per quanto fondata sulle normative inerenti il contratto di appalto;
che con l’appello gli attori, pur riconoscendo l’esistenza di due separati contratti, contestano il giudizio pretorile invocando l’istituto della congiunzione di più azioni e il principio dell’economia processuale e sostenendo che il Pretore a questo stadio della causa non sarebbe in grado di stabilire se i difetti invocati derivino dal contratto di compravendita o al contratto di appalto;
che in sostanza si sarebbe in presenza di due fori alternativi a dipendenza del contratto al quale va ascritto il difetto, ovvero con due fori giurisdizionali concorrenti, così che varrebbe la giurisdizione adita per prima, ovvero quella del Pretore;
che delle osservazioni del resistente, che chiede la reiezione del gravame con protesta di spese e ripetibili, si dirà, per quanto necessario, nei successivi considerandi.

Considerato
in diritto:
che la domanda di giudizio dell’appello è unicamente quella della declaratoria di nullità del decreto impugnato (pag. 1);
che gli appellanti non invocano tuttavia alcun motivo di nullità;
che di principio l’appello dovrebbe pertanto essere sanzionato di nullità in applicazione dell’art. 309 CPC (
II CCA
21 luglio 1997 in re C./R. SA, 14 ottobre 1994 in re P. SA/P. e G.;
Cocchi/Trez-zini
, CPC, ad art. 309, n. 4), senza che ciò costituisca eccesso di formalismo in presenza di una parte debitamente patrocinata (
ICCTF
7 marzo 1997 in re C./C.);
che a titolo abbondanziale si rileva comunque che lo stesso è palesemente privo di fondamento;
che stante infatti la pacifica ammissione da parte degli attori dell’esistenza di due distinti contratti, e dell’incontestata validità della clausola compromissoria, bene ha fatto il Pretore ha respingere in ordine la petizione in quanto fondata sul contratto di appalto per carenza di giurisdizione;
che un diverso risultato non si giustifica adducendo l’istituto della congiunzione di più azioni, esistendo in concreto con ogni evidenza una sola azione risarcitoria degli attori nei confronti del convenuto;
che l’invocazione di due distinti contratti nulla muta all’unicità dell’azione così come introdotta;
che il principio dell’economia processuale, invocato a torto dai ricorrenti, non consente al giudice di pronunciarsi oltre i limiti della sua competenza;
che l’eventualità che a questo stadio della causa non sia possibile stabilire se i difetti attengono all’uno o all’altro contratto è un problema degli attori e non del giudice, che rettamente ha limitato la propria competenza all’azione di garanzia derivante dal contratto di compravendita immobiliare, e che perciò non dovrà fare altro che respingere la petizione nel merito qualora si avveri che gli asseriti difetti attengono al contratto di appalto e non a quello di compravendita;
che è infine del tutto infondata l’apodittica affermazione dei ricorrenti secondo cui esisterebbero due fori alternativi o due giurisdizioni concorrenti, essendo al contrario lo scopo e l’effetto della clausola compromissoria quello di escludere la competenza del giudice ordinario nella misura in cui essa sia stata validamente pattuita;
che il gravame, infondato in ogni suo punto, deve perciò essere respinto anche volendolo dichiarare ricevibile;
che la tassa di giustizia, le spese e le ripetibili seguono la soccombenza degli appellanti (art. 148 CPC);