Decision ID: 29e0b2df-54eb-5a44-8a30-843c2d15d0f2
Year: 2002
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_006
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: civil_law

ritenuto in fatto e considerando in diritto:
che gli appelli di _ e _ quand’anche riferiti a quattro sentenze (ed esecuzioni) diverse, riguardano decisioni di analogo contenuto fattuale e giuridico e contengono le stesse conclusioni e motivazioni;
che le cause inc.14.01.109, 14.01.110, 14.01.111 e 14.01.112 vanno quindi considerate come connesse ai sensi dell'art. 320 CPC (per rinvio dell’art. 25 LALEF) e possono essere congiunte ed evase con una sola sentenza, pur mantenendo la loro autonomia nel senso che i dispositivi restano separati e possono essere impugnati anche singolarmente;
che
i principi di celerità e di concentrazione che informano la procedura di rigetto dell’opposizione vietano tutte le operazioni che non siano compatibili con le esigenze di una procedura sommaria (cfr. art. 20 cpv. 6 LALEF), in particolare i richiami di incarti così come le richieste di edizione (cfr.
CEF
3 gennaio 2000 [14.1999.30], cons. 1a; in materia di opposizione al sequestro:
CEF
20 aprile 2000 [14.1999.92], cons. 1.5a);
che i
principi di celerità e di concentrazione impongono infatti alle parti alte esigenze di motivazione per poter giungere ad un giudizio sollecito;

che il giudice del rigetto non deve ricercare tra tutti i documenti prodotti quelli che potrebbero essere determinanti a sostegno delle allegazioni della parte, quest'ultima non potendo limitarsi ad indicare tesi descrittive ‐ sia fattuali che in diritto ‐ ma dovendo sostanziarle con riferimenti puntuali e d'immediato riscontro ai documenti topici a sostegno;
che la parte deve quindi produrre, prima della chiusura dell’udienza di contraddittorio, la fotocopia dei documenti facenti parte di altri incarti sui quali intende fondare le proprie allegazioni;
che il divieto di richiamo di incarti si giustifica anche per motivi meramente pratici, in quanto l’intera istruttoria va eseguita all’udienza di contraddittorio;
che non sempre un incarto è disponibile seduta stante (in particolare in casi come quelli in esame in cui il richiamo concerne un incarto penale), una coordinazione essendo d’altronde impossibile quando il richiamo viene annunciato, come nel caso di specie, soltanto in sede di udienza;
che sempre per il
principio di celerità, è esclusa una sospensione della procedura ex art. 107 CPC in attesa della decisione penale nel procedimento a carico dell’impiegato di _, _ (cfr.
Daniel Staehelin
, Basler Kommentar zum SchKG, vol. I, Basilea/Ginevra/Monaco 1998, n. 48 ad art. 84, con rif.);
che non sono date nel caso di specie le premesse per ritenere realizzata l’eccezione all’inapplicabilità dell’art. 107 CPC in materia di rigetto dell’opposizione ammessa da questa Camera nella sua decisione 4 dicembre 1996 (
CEF
14.1996.28 – citata in
Cocchi/ Trezzini
, CPC commentato, Lugano 2000, n. 3 ad art. 107 – con rif. a
Flavio Cometta
, Il giudice del diritto esecutivo e il principio della buona fede, in: SJZ 1991 p.298 sub II e p.299 sub III.2.c);
che infatti non è stato allegato che la sospensione dovesse essere brevissima né che l’opposizione alla sospensione manifestata da _ fosse costitutiva di abuso di diritto;
che, certo, gli escussi allegano che vi sarebbero state gravi ed intenzionali violazioni dei contratti di mutuo e di mandato conclusi con _ da parte del suo impiegato _
, in quanto lo stesso avrebbe attinto al conto costruzione dei coniugi _ al fine di effettuare versamenti ingiustificati
a favore delle ditte _, _ e _ per opere mai eseguite;
che tuttavia tali affermazioni non sono state rese verosimili;
che dai verbali di interrogatorio di _
(doc. 8 e 9, inc. 14.01.112) non si evince con chiarezza se le irregolarità confessate da quest’ultimo hanno danneggiato solo la banca (in particolare tramite prelevamenti dalla cassa) oppure anche i propri clienti, né di conseguenza l’estensione di un eventuale danno subito dagli appellanti;
che la relazione peritale di cui al doc. 10 riguarda solo i flussi finanziari afferenti le società _
, e _ (p. 2) e non la ricostruzione dettagliata dei movimenti bancari relativa ai conti intestati a clienti committenti delle società coinvolte (p. 4), oggetto di un monitoraggio separato da parte dell’ispettorato interno di _ (p. 8);
che dal contratto fiduciario di cui al doc. 3/D risulta del resto che responsabile per la verifica dei pagamenti effettuati a carico del conto di costruzione era _ e non _ (cfr. pure la voce “Pagamenti a debito del credito di costruzione” delle disposizioni generali sul credito di costruzione a tergo del doc. D);
che i contratti di mutuo ipotecario di cui ai doc. B1 e B2, allestiti nella forma dell’atto pubblico ed entrambi firmati da _ e _ costituiscono validi titoli di rigetto provvisorio per il tipo di esecuzione in oggetto, ritenuto che le ipoteche a favore di _ garantiscono gli importi di fr. 465'000.-- e fr. 100'000.--, oltre interessi al 10% dal 1. ottobre 1999 (doc. B1, foglio 4 ad 7 e timbro sull’ultimo foglio), risp. dal 3 ottobre 2000 (doc. B2, fogli III-IV ad 7 e timbro sull’istanza di iscrizione di mutuo ipotecario), ossia in totale fr. 653'875.-- (fr. 565'000 + fr. 465'000 x 21 mesi al 5/6% + fr. 100'000 x 9 mesi al 5/6%), valuta 1. luglio 2001, mentre l’importo posto in esecuzione è di fr. 627'335,85;
che l’allegazione di pretese violazioni dei contratti di mutuo e di mandato è per il resto irricevibile, in quanto proposta per la prima volta in questa sede (cfr. art. 22 cpv. 4 LALEF a contrario);
che comunque non è stata resa verosimile l’esistenza di un mandato dato ad _ per il controllo della destinazione delle somme prelevate dal conto di costruzione – che sembra invece essere stato conferito ad _ (cfr. doc. 3/D) – né tantomeno l’estensione dell’asserito danno subito dagli appellanti;
che gli appelli 7 dicembre 2001 vanno quindi respinti;
che le spese e le indennità di entrambe le sedi seguono la soccombenza (art. 48, 49, 61 cpv. 1 e 62 cpv. 1 OTLEF), con il rilievo che è stato tenuto dell’alleggerimento dell’onere lavorativo dovuto alla congiunzione delle cause.
Richiamati gli art. 82, 84 LEF; 107 CPC; 20 e 22 LALEF,