Decision ID: 0b54c44e-8198-42ae-b208-cce182dbfa26
Year: 2019
Language: it
Court: CH_BSTG
Chamber: CH_BSTG_001
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: penal_law

Fatti:
A. Con atto d’accusa del 22 gennaio 2015 il Ministero pubblico della Confederazione
(in seguito: MPC) ha promosso l’accusa dinanzi alla Corte penale del Tribunale
penale federale (in seguito: TPF) nei confronti, tra gli altri, di A. per titolo di
ripetuta infrazione aggravata alla legge federale sugli stupefacenti e di usura.
B. Con sentenza SK.2015.7 del 29 agosto 2016 la Corte penale del TPF ha
riconosciuto A. autore colpevole di infrazione aggravata alla legge federale sugli
stupefacenti riguardo a cinque capi d’imputazione. La Corte penale del TPF ha
pronunciato l’abbandono del procedimento in relazione a un capo d’accusa
concernente l’accusa di infrazione alla legge federale sugli stupefacenti e A. è
stato prosciolto dai restanti capi d’imputazione. A. è stato condannato a una pena
pecuniaria di 120 aliquote giornaliere di fr. 40.-- cadauna, dedotto il carcere
preventivo sofferto, e l’esecuzione della pena è stata sospesa per un periodo di
prova di due anni. Egli è stato condannato al pagamento delle spese procedurali
in ragione di fr. 11'500.--. La retribuzione del difensore d’ufficio è stata fissata in
fr. 138'097.60 (IVA inclusa) a carico della Confederazione, con l’obbligo per A. di
rimborsare alla Confederazione fr. 3'500.-- non appena le sue condizioni
economiche glielo permetteranno. A copertura delle spese procedurali è stata
inoltre ordinata la compensazione con i valori patrimoniali sequestrati e di perti-
nenza di A. La Corte penale del TPF ha infine riconosciuto ad A. fr. 20'000.--,
oltre interessi del 5% dal 13 ottobre 2005, a titolo di indennizzo per le prestazioni
legali precedenti la nomina del difensore d’ufficio, e fr. 40'000.--, oltre interessi
del 5% dal 10 aprile 2009, a titolo di riparazione del torto morale.
C. Contro la decisione del TPF, A. ha interposto ricorso in materia penale al
Tribunale federale. Con sentenza 6B_1010/2017 del 23 luglio 2018 l’Alta Corte
ha parzialmente accolto il gravame, annullando i punti n. 2, n. 4, n. 5 e n. 6 § 2,
n. 7 e n. 8, nella misura in cui lo stesso concerne la riparazione del torto morale,
e n. 9 del punto II del dispositivo della sentenza impugnata, e rinviando la causa
al TPF per un nuovo giudizio nel senso dei considerandi.
D. A seguito del rinvio da parte dell’Alta Corte, la Corte penale del TPF ha aperto
un nuovo procedimento, rubricato sub SK.2018.44.
E. Mediante missiva del 2 agosto 2018, la Corte ha invitato le parti a presentare
eventuali istanze probatorie. Né il MPC né il difensore d’ufficio di A. hanno
formulato richieste di prova. La direzione della procedura ha pertanto decretato
l’acquisizione agli atti dell’incartamento della causa SK.2015.7 nonché
dell’estratto attuale del casellario giudiziale svizzero e italiano dell’imputato. Sono
inoltre stati acquisiti un formulario concernente la situazione personale attuale di
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A., un estratto dell’ufficio esecuzioni e fallimenti aggiornato nonché le sue ultime
dichiarazioni fiscali.
F. I dibattimenti hanno avuto luogo il 23 ottobre 2019; l’imputato si è regolarmente
presentato in aula.
G. In esito al dibattimento, le parti hanno formulato le seguenti conclusioni:
G.1 Il MPC ha chiesto quanto segue:
- che A. sia riconosciuto autore colpevole di infrazione aggravata alla LStup;
- che l’aggravante della banda di cui all’art. 19 cpv. 2 lett. b LStup non sia ritenuta,
in assenza di accenni minimi di un’organizzazione (es.: spartizione ruoli) e sulla
base dell’intensità che la stessa collaborazione ha raggiunto tra le persone
coinvolte;
- che A. sia condannato a una pena pecuniaria di 120 aliquote giornaliere di fr. 40.--
cadauna, sospesa condizionalmente per un periodo di prova di due anni;
- che l’indennizzo per la riparazione del torto morale già stabilito nella sentenza di
primo grado venga mantenuto;
- che la presa a carico parziale delle spese del procedimento cagionate
dall’imputato, già stabilita nella sentenza di primo grado, venga mantenuta.
G.2 La difesa di A. ha chiesto quanto segue:
- l’integrale proscioglimento dell’imputato, trattandosi di un quantitativo di sostanza
pura inferiore a 18 g e non essendo adempiuta l’aggravante della banda;
- sub. l’abbandono del procedimento a ragione di una gravissima e insanabile
violazione del principio di celerità;
- la retribuzione del difensore d’ufficio è da fissare secondo le note d’onorario già
in atti, rispettivamente che saranno trasmesse nei prossimi giorni (fase
dibattimentale);
- vengono formalizzate le seguenti pretese a titolo di riparazione del torto morale:
 fr. 400.-- al giorno dal 04.08.2004 fino al 06.10.2004 (pari a 64 giorni di
condizioni detentive giudicate illegali) = fr. 25'600.-- oltre a interessi del 5%
dal 4 agosto 2004;
 fr. 200.-- per i restanti 319 giorni di carcere preventivo = fr. 63'800.-- oltre
a interessi del 5% dal 19 luglio 2004;
 fr. 20.-- al giorno per i 1'345 giorni durante i quali i documenti di identità
sono rimasti depositati presso l’autorità penale, quale misura sostitutiva
alla detenzione preventiva (dal 05.08.2005 al 10.04.2009 = fr. 26'900.--
oltre a interessi del 5% dal 5 agosto 2009);
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riservandosi espressamente di formulare ulteriori richieste di indennizzo e di
riparazione del torto morale, nei tempi previsti dall’art. 435 CPP;
- che sia ordinato il dissequestro di tutto quanto in sequestro, in particolare di
fr. 10'100.-- e di EUR 675.--, fatta eccezione dei beni di cui ai punti 4.4.10.1 e
4.4.10.2 dell’atto di accusa, che vengono confiscati.
H. Il dispositivo della presente sentenza è stato letto in udienza pubblica in data
23 ottobre 2019, con motivazione orale ai sensi dell’art. 84 cpv. 1 CPP, alla
presenza dell’imputato.
I. Con scritto del 24 ottobre 2019, il difensore d’ufficio di A. ha richiesto la
motivazione della presente sentenza, annunciando nel contempo l’appello ai
sensi dell’art. 399 cpv. 1 CPP contro la medesima.
J. Ulteriori precisazioni relative ai fatti saranno riportate, nella misura del
necessario, nei considerandi che seguono.

La Corte considera in diritto:
1. Procedura a seguito del rinvio da parte del Tribunale federale
1.1 Secondo l'art. 107 cpv. 1 LTF, il Tribunale federale non può andare oltre le
conclusioni delle parti. L'Alta Corte può esaminare unicamente i punti della
sentenza impugnata espressamente contestati dal ricorrente (v. DONZALLAZ, Loi
sur le Tribunal fédéral, Commentaire, 2008, n. 4284 ad art. 107 LTF). In questo
senso, l'eventuale annullamento può concernere unicamente quelle parti della
sentenza per le quali il ricorso è stato accolto. Per tali parti, l'autorità che si
occupa del nuovo giudizio giusta l'art. 107 cpv. 2 LTF è vincolata dalle
considerazioni di diritto sviluppate dal Tribunale federale nella sua sentenza
cassatoria, le quali devono essere riprese nella nuova decisione (v. DTF 135 III
334 consid. 2.1). A causa dell’effetto vincolante delle decisioni di rinvio, sia il
tribunale destinatario del rinvio che le parti non possono ancorare il nuovo
giudizio su fatti diversi da quelli già constatati o su opinioni giuridiche
espressamente respinte mediante la sentenza di rinvio o addirittura non riportate
nei considerandi (DTF 143 IV 214 consid. 5.3.3 con rinvii). Questa giurisprudenza
si basa sul principio che, in linea di massima, il procedimento penale si conclude
con la sentenza dell’istanza cantonale superiore (DTF 117 IV 97 consid. 4a con
rinvii). Fatti nuovi possono essere presi in considerazione unicamente se
riguardano aspetti oggetto della decisione di rinvio, i quali non possono tuttavia
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né essere estesi né ancorati su di un nuovo fondamento giuridico (v. sentenza
del Tribunale federale 6B_534/2011 del 5 gennaio 2012 consid. 1.2 con rinvii).
Se l’Alta Corte accoglie il ricorso e rinvia la causa all’istanza inferiore per nuovo
giudizio, in virtù del diritto federale quest’ultima può trattare unicamente i punti
della sentenza che sono stati cassati dal Tribunale federale. Le altre parti della
sentenza permangono e devono essere riprese nella nuova decisione. A tal
proposito, è decisiva la portata materiale della decisione dell’Alta Corte. La nuova
decisione dell’istanza inferiore è quindi limitata a quella tematica che, secondo i
considerandi dell’Alta Corte, necessita di nuovo giudizio. Per pronunciare il nuovo
giudizio, non deve di conseguenza essere riavviato l'intero procedimento, ma
unicamente quanto è necessario per ossequiare ai considerandi vincolanti della
decisione del Tribunale federale (sentenze del Tribunale federale 6B_1431/2017
del 31 luglio 2018 consid. 1.3 e riferimenti citati; 6B_372/2011 del 12 luglio 2011
consid. 1.1.2).
1.2 In concreto, l’Alta Corte ha parzialmente accolto il ricorso di A., rinviando la causa
alla Corte penale per nuovo giudizio in punto alla ricorrenza o meno di un caso
grave ai sensi dell’art. 19 n. 2 lett. a e b vLStup e in punto alla riparazione del
torto morale nonché alla decorrenza dell’interesse sul torto morale.
L’esame del Collegio giudicante è pertanto limitato ai predetti quesiti. Sui punti
della sentenza SK.2015.7 che non sono stati annullati dalla sentenza del
Tribunale federale non è invece possibile statuire nuovamente. Il dispositivo della
sentenza SK.2015.7 del 29 agosto 2016 (relativo ad A.) deve pertanto essere
nuovamente ripreso rispettivamente i punti che non sono stati annullati dalla
pronuncia del Tribunale federale 6B_1010/2017 del 23 luglio 2018 e che non
sono toccati dall’annullamento devono essere riportati, evidentemente immutati,
nella presente pronuncia (v. considerando precedente). Per la motivazione di
dette parti immutate si rimanda alla sentenza SK.2015.7 del 29 agosto 2016.
2. Infrazione aggravata alla legge federale sugli stupefacenti
2.1 Con sentenza SK.2015.7 del 29 agosto 2016, la Corte penale ha appurato che
nel 2003-2004 A. ha ceduto 10 grammi di cocaina a B. e che egli ha alienato i
seguenti quantitativi di cocaina: 20 grammi a C., 10 grammi a D., 10 grammi a E.
e 10 grammi a F., per un totale di 60 grammi di cocaina (v. consid. III.3.3 a III.3.7
della predetta sentenza).
La Corte penale ha ritenuto un grado di purezza dello stupefacente pari al 46%,
corrispondente al valore medio risultante dalla statistica per l’anno 2004 – più
favorevole all’imputato – della Società svizzera di medicina legale riguardante le
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confische di quantità di cocaina da 1 a 10 grammi, e ha pertanto condannato A.
per infrazione grave alla legge federale sugli stupefacenti ai sensi dell’art. 19
cpv. 2 lett. a vLStup, per avere ceduto e alienato in totale circa 27 grammi di
cocaina pura (v. consid. III.4.10 e segg. della predetta sentenza).
2.2 A. ha impugnato la sentenza della Corte penale contestando tra l’altro
l’accertamento del grado di purezza dello stupefacente da lui alienato,
ritenendolo arbitrario e lesivo del diritto federale. Egli ha rimproverato alla Corte
penale di essersi fondata esclusivamente sulle dichiarazioni di B., secondo cui la
cocaina ceduta sarebbe stata di buona qualità, nonostante tale deposizione
fosse inutilizzabile, siccome acquisita in violazione del principio del
contraddittorio e omettendo di prendere in considerazione le dichiarazioni di altri
consumatori, segnatamente di E. e di D., che dimostrerebbero una qualità
inferiore della sostanza. A. ha pertanto sostenuto che la qualità di sostanza pura
da lui alienata non raggiungerebbe il limite per ammettere una messa in pericolo
della salute di parecchie persone e per riconoscere quindi un’infrazione grave ai
sensi dell’art. 19 n. 2 lett. a vLStup (v. p. 100.003 e seg.).
L’Alta Corte ha giudicato fondato il ricorso di A. in quanto la Corte penale,
basandosi esclusivamente sulle dichiarazioni di B. per ritenere che la cocaina
smerciata da A. era di qualità media – nonostante tale deposizione fosse
inutilizzabile a sfavore di A. siccome acquisita in violazione del contraddittorio –
e omettendo di considerare anche le dichiarazioni di E. e D. in merito alla qualità
della cocaina fornita loro da A., ha accertato in modo insostenibile e pertanto
arbitrario che la cocaina era di buona qualità (v. p. 100.004 e seg.).
2.3 Alla luce di quanto sopra esposto, questo Collegio giudicante è pertanto chiamato
a chinarsi sulla questione della purezza dei 60 grammi di cocaina alienati,
rispettivamente ceduti da A. a terzi e a statuire sulla ricorrenza di un caso grave
ai sensi dell’art. 19 n. 2 lett. a vLStup.
Inoltre, siccome nella sentenza SK.2015.7 la Corte penale ha lasciato indecisa
la ricorrenza o meno dell’aggravante della banda ai sensi dell’art. 19 n. 2 lett. b
vLStup, il Collegio giudicante dovrà se del caso statuire anche su tale questione
(v. p. 100.005).
2.3.1 Ai sensi della versione dell’art. 19 n. 2 lett. a vLStup in vigore prima del luglio
2011 (RU 2009 2623), la condotta qualificata era data se l’autore sapeva o
doveva presumere che l’infrazione si riferiva a una quantità di stupefacente che
poteva mettere in pericolo la salute di parecchie persone. L’applicazione della
versione attuale dell’art. 19 LStup non risulterebbe più favorevole per l’imputato
- 7 -
nel caso concreto, motivo per cui si applica il diritto previgente (DTF 134 IV 82
consid. 6.2; 126 IV 5 consid. 2c).
La giurisprudenza ha precisato che si è in presenza di una quantità di
stupefacente che può mettere in pericolo la salute di “parecchie persone” qualora
la salute di 20 persone può essere messa a repentaglio (DTF 121 IV 334
consid. 2a). Per determinare la quantità a partire dalla quale la salute di
parecchie persone può essere messa in pericolo va presa in considerazione la
natura della sostanza stupefacente (DTF 108 IV 63 consid. 2a). L’Alta Corte
recentemente ha confermato che ciò è il caso segnatamente per 18 grammi di
cocaina, inteso come stupefacente puro (DTF 109 IV 143 consid. 3b; 119 IV 180
consid. 2d; DTF 6B_504/2019 del 29 luglio 2019 consid. 2.1.3).
Secondo costante giurisprudenza, se il grado di purezza non può essere
determinato perché lo stupefacente non è stato sequestrato, si potrà
ragionevolmente partire dal presupposto che la sostanza sia di qualità media,
fintanto che non vi siano indicazioni che portino a pensare che la sostanza fosse
particolarmente pura o particolarmente tagliata (DTF 138 IV 100 consid. 3.5).
Oltre alle dichiarazioni dell’imputato, dei fornitori e dei compratori, per la
determinazione della purezza dello stupefacente è necessario considerare da un
lato la situazione del mercato della droga locale – che a dipendenza delle
circostanze può variare velocemente – e dall’altro il tipo e le circostanze
dell’affare concreto (ALBRECHT, Die Strafbestimmungen des
Betäubungsmittelgesetzes (Art 19-28 BetmG), 3a ediz., 2016, n. 224 ad art. 19
LStup; HUG-BEELI, Betäubungsmittelgesetz, Kommentar, 2016, n. 899 ad art. 19
LStup).
2.3.2 Nel caso in esame, lo stupefacente non è stato sequestrato e pertanto il grado di
purezza dello stesso non è stato determinato tramite analisi chimica.
2.3.3 La Corte ha anzitutto constatato che né F. né C. si sono espressi in merito alla
qualità della sostanza stupefacente che A. ha loro alienato.
Anche per quel che concerne la sostanza ceduta da A. a B., il Collegio giudicante
ha rilevato che agli atti non vi sono dichiarazioni utilizzabili quanto alla qualità
della cocaina, siccome le dichiarazioni di B., secondo le quali la cocaina in
questione sarebbe stata di buona qualità (cl. 464 p. 13.21.31), sono state rese in
violazione del principio del contraddittorio e non possono quindi essere utilizzate
a sfavore di A.
D’altro canto, la Corte penale aveva già ritenuto che i 60 grammi di cocaina
venduti, rispettivamente ceduti da A., facessero parte dei 280 grammi di cocaina
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che egli aveva acquistato da G., e che la rimanenza di 220 grammi di cocaina
(280 grammi acquistati – 60 grammi venduti) fosse stata destinata al consumo
personale di A. (v. sentenza SK.2015.7 del 29 agosto 2016 consid. III.3.8.6); tale
accertamento, non essendo stato oggetto di cassazione da parte dell’Alta Corte,
è vincolante per questo Collegio giudicante. G., a domanda se i clienti fossero
contenti della qualità della cocaina, a suo tempo riferì agli inquirenti testuali
parole: “Non si sono mai lamentati, quindi...” (cl. 460 p. 13.12.101). In un’altra
occasione egli però dichiarò di non sapere distinguere la qualità della cocaina
(cl. 460 p. 13.12.182). Le dichiarazioni di G. – valutabili come mezzo di prova
anche a sfavore di A. in quanto rese nel rispetto del principio del contraddittorio,
essendoci stato un interrogatorio di confronto fra i due (cl. 460 p.13.12.307 e
segg.) – permettono di trarre alcune conclusioni in merito alla qualità della
cocaina, quantomeno per quella alienata a C. (20 grammi) e F. (10 grammi),
nonché per quella ceduta a B. (10 grammi).
Difatti, per questi tre consumatori, non essendoci agli atti delle indicazioni che
portino a pensare che la sostanza stupefacente fosse particolarmente pura o al
contrario particolarmente tagliata, la Corte può ragionevolmente partire dal
presupposto che la cocaina fosse di qualità media, e ciò proprio in applicazione
della giurisprudenza sopraccitata. L’assenza di un’indicazione precisa da parte
di questi tre consumatori sulla qualità della sostanza porta la Corte a ritenere che
si sia di fronte a cocaina di qualità media. Ciò appare ragionevole se si considera
che G. ha riferito che mai nessuno si è lamentato della qualità della cocaina da
lui alienata.
Inoltre A. ha dichiarato di avere procurato la cocaina da G. durante circa sei mesi
e a tal proposito la Corte penale ha accertato che A. ha consumato un totale di
220 grammi della cocaina acquistata da G. (v. sentenza SK.2015.7 del 29 agosto
2016 consid. 3.8.2 e 3.8.6). Anche questa costanza nella scelta del fornitore di
cocaina a scopo di utilizzo personale è indizio di soddisfazione dell’acquirente in
merito alla qualità dello stupefacente.
A tal proposito, questo Collegio giudicante ritiene che le dichiarazioni rese da A.
nella sede dibattimentale il 23 ottobre scorso (v. p.731.013 e seg.) non
permettano di trarre una conclusione diversa da quella suesposta. Difatti, né il
fatto che la cocaina lo facesse vomitare, né che lo facesse bere di più sono
indicatori della qualità della sostanza consumata. Neppure il fatto che egli
guardando dei documentari alla televisione abbia avuto la percezione che la
cocaina che consumava nel periodo oggetto dell’atto d’accusa fosse di cattiva
qualità permette alla Corte di trarre delle conclusioni differenti da quelle già
esposte.
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La Società svizzera di medicina legale pubblica annualmente le statistiche
relative alla cocaina confiscata in Svizzera. La sostanza stupefacente è stata
ceduta, rispettivamente alienata da A. fra il 2003 e il 2004; il Collegio giudicante
ritiene pertanto il grado di purezza dello stupefacente più favorevole all’imputato,
che, per i sequestri di cocaina di quantità da 1 a 10 grammi, risulta essere quello
relativo all’anno 2004, equivalente al 46%. A. ha dunque ceduto, rispettivamente
alienato a C., F. e B. in totale circa 18.4 grammi di cocaina pura, quantità che
supera già la soglia dei 18 grammi di cocaina stabilita dalla giurisprudenza.
2.3.4 Per quel che attiene alla cocaina alienata da A. a D., quest’ultimo ha dichiarato
di non intendersene, ma che la cocaina a volte sarebbe stata bianca, altre volte
gialla, e di ricordare che puzzasse di benzina o gasolio (cl. 436 p. 12.1.1403). A
ben vedere né dalla percezione olfattiva né dal colore della cocaina si possono
trarre delle conclusioni definitive sul grado di purezza della sostanza. Colore e
odore potrebbero invero variare anche a seconda della sostanza utilizzata per il
taglio, indipendentemente dalla quantità di cocaina pura. Il colore giallo potrebbe
indicare che la sostanza di taglio fosse di colore simile, ma anche solo il contatto
con l’aria o l’esposizione alla luce potrebbero provocare l’ingiallimento della
cocaina, senza per questo diminuirne necessariamente la purezza. L’odore di
benzina può essere diffuso, ad esempio quando nel processo di estrazione dalla
foglia essiccata della pianta di coca venga utilizzato del cherosene. Si sa altresì
che Io stupefacente durante il trasporto viene celato, non raramente, in
prossimità del passaggio di carburante di un veicolo. Né tinta gialla né cattivo
odore rilevano dunque che la quantità di cocaina pura presente sia
necessariamente bassa. D’altro canto nemmeno un colore bianco o un odore
neutro dimostrano una presenza elevata di cocaina pura. Non essendo il mero
colore o odore decisivi per la determinazione della percentuale di cocaina pura,
anche in merito a quella alienata a D. il Collegio giudicante potrebbe partire dal
ragionevole presupposto che la sostanza stupefacente fosse di qualità media.
Ciò detto, la Corte ha però dovuto tenere conto, allo scopo di non incorrere in
arbitrio, di quanto il Tribunale federale ha stabilito, ed è giunta alla conclusione
che la sostanza alienata a D. fosse di scarsa qualità. Alla Corte, nell’esame della
situazione nel suo complesso, non è sfuggito che, in ogni caso, si è di fronte ad
un quantitativo di cocaina relativamente esiguo (10 grammi) e che la purezza
dello stesso non influenza comunque la posizione di A. con riferimento alla
qualifica giuridica, in particolare alla violazione alla legge sugli stupefacenti nella
forma aggravata: si è infatti (a prescindere dalla purezza della sostanza venduta
a D.) di fronte ad oltre 18 grammi (per l’esattezza 18.4 grammi) di cocaina pura
venduta, cui va aggiunta quella venduta a D. ed a E.
- 10 -
2.3.5 E. a proposito della qualità della cocaina fornitagli da A. ha dichiarato di non
intendersene, ma che “faceva schifo” (cl. 436 p. 12.1.1361). La dichiarazione di
E. quanto alla qualità della cocaina ottenuta da A. è assai chiara e non lascia
grande spazio ad interpretazioni. Si potrebbe immaginare che E. giudichi la
cocaina in base alla sua reazione alla sostanza affermando di ritenerla scadente
perché in seguito al consumo si sente male, nervoso e, dopo un primo effetto
ritenuto positivo, stanco. La reazione di E. si può verificare in chi consuma
cocaina. Sensazioni di forza e di energia, eccitazione, loquacità ed euforia,
seguiti da stanchezza, sonno e sintomi depressivi possono essere frequenti.
Tuttavia questa Corte a fronte della lapidaria affermazione circa il fatto che la
cocaina “faceva schifo”, e considerato quanto il Tribunale federale ha indicato,
ha maturato il convincimento che la cocaina venduta a E. avesse un grado di
purezza inferiore alla media. Questa Corte è giunta quindi alla conclusione, tra
l’altro più favorevole all’imputato, che la cocaina venduta a D. (10 grammi) ed E.
(10 grammi) fosse di qualità inferiore alla media. Di nuovo, ed ancora, nell’ipotesi
più favorevole all’imputato questa Corte ritiene altresì, tutto bene ponderato, di
considerare una percentuale di purezza del 10%, e dunque esigua, con il che
giunge alla conclusione che a D. ed E. sono stati venduti complessivamente 2
grammi di cocaina pura.
2.3.6 Ne consegue che A. deve essere riconosciuto autore colpevole di infrazione
aggravata alla legge federale sugli stupefacenti ai sensi dell’art. 19 n. 1 cpv. 4 e
n. 2 lett. a vLStup in relazione ai capi d’accusa 1.2.2.4, 1.2.2.5, 1.2.2.6, 1.2.2.7 e
1.2.2.8, siccome l’alienazione, rispettivamente la cessione di 20.4 grammi di
cocaina pura a terzi adempie le condizioni dell’aggravante di cui all’art. 19 cpv. 2
lett. a vLStup.
2.3.7 Vista la realizzazione dell’aggravante di cui all’art. 19 cpv. 2 lett. a vLStup, in virtù
della giurisprudenza (sentenza del Tribunale federale 6S.52/2007 del
23 marzo 2007 consid. 2) sarebbe superfluo chiedersi se le infrazioni commesse
da A. potrebbero realizzare anche l’aggravante della banda, ulteriore aggravante
contemplata nell’atto d’accusa e peraltro già abbandonata dal MPC in sede di
requisitoria (v. supra consid. G.1).
2.4 Quanto alla richiesta di abbandonare il procedimento a ragione di una gravissima
e insanabile violazione del principio di celerità, formulata dall’avv. Guglielmoni in
sede di arringa, il Collegio giudicante ritiene che nel caso concreto non ricorrono
gli estremi per accogliere tale domanda.
2.4.1 Difatti, siccome i ritardi nella procedura penale non possono più venire sanati,
dalla violazione del principio della celerità l’Alta Corte ha fatto derivare delle
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conseguenze a livello di pena. La violazione di tale principio comporta quindi nei
casi più frequenti una riduzione della pena. Occasionalmente la violazione del
principio di celerità può comportare la rinuncia in quanto tale ad una pena oppure,
quale ultima ratio in casi di estrema gravità, addirittura l’abbandono del
procedimento (DTF 117 IV 124 consid. 4d).
2.4.2 Nel caso concreto, il principio di celerità è stato senz’altro violato e la Corte non
ha tralasciato di tenere debitamente conto di tale violazione nell’ambito della
commisurazione della pena, attenuando la pena comminata ad A. in maniera
rilevante (v. infra consid. 3.9). A mente dello scrivente Collegio giudicante nel
caso concreto non vi è però stata una violazione di gravità tale da giustificare né
un’esenzione dalla pena né l’abbandono del procedimento, soluzione questa che
sarebbe applicabile unicamente quale ultima ratio.
3. Pene
3.1 Il reato ritenuto a carico di A. è stato commesso prima del 1° gennaio 2007, data
dell’entrata in vigore della revisione della parte generale del Codice penale (RU
2006 3459). Detta revisione ha portato alla modifica e all’adeguamento delle
pene comminabili per ogni singolo reato al nuovo sistema di sanzioni e ha
introdotto un regime in materia di condizionale senz’altro più favorevole rispetto
al diritto previgente (v. anche sentenze del Tribunale federale 6B_360/2008 del
12 novembre 2008 consid. 6.1; 6B_547/2008 del 5 agosto 2008 consid. 3.1;
nonché 6B_307/2008 del 24 ottobre 2008 consid. 4.2).
3.2 Il 1° gennaio 2018 è inoltre entrata in vigore la revisione del diritto sanzionatorio
del Codice penale (RU 2016 1249; FF 2012 4181). Tale normativa si prefiggeva,
da un lato, di ridurre la molteplicità delle sanzioni possibili – il lavoro di pubblica
utilità ha cessato infatti di essere considerato una pena a sé stante divenendo
una forma di esecuzione – e, dall’altro, di ripristinare in parte le pene detentive di
breve durata (FF 2012 4193).
Per quel che attiene alle modifiche apportate da tale riforma del diritto
sanzionatorio, la Corte rileva anzitutto che, con mente alla pena detentiva, con la
revisione è stata reintrodotta la possibilità per il giudice di pronunciare pene
detentive di breve durata – meno di sei mesi – con o senza la condizionale. La
durata minima della pena detentiva inoltre è stata fissata in tre giorni, salvo per
pene detentive pronunciate in sostituzione di una pena pecuniaria (art. 36 CP) o
di una multa (art. 106 CP) non pagate (art. 40 cpv. 1 CP). Le condizioni per
pronunciare una pena detentiva in luogo di una pena pecuniaria sono inoltre state
codificate all’art. 41 CP.
- 12 -
Con mente alla pena pecuniaria, con la revisione l’ammontare delle aliquote
giornaliere è stato limitato a un minimo di tre aliquote e un massimo di
180 aliquote (art. 34 cpv. 1 CP), mentre il diritto previgente prevedeva un
massimo di 360 aliquote (art. 34 cpv. 1 vCP) e il minimo – non regolamentato
dalla legge – era di un’aliquota giornaliera (DUPUIS/MOREILLON/PIGUET/
BERGER/MOZOU/RODIGARI, Petit Commentaire, Code pénal, 2a ediz., 2017, n. 11
ad art. 34 CP). L’importo dell’aliquota giornaliera – precedentemente non
regolamentato dalla legge – è stato fissato in fr. 30.-- con la possibilità di ridurlo
eccezionalmente fino a fr. 10.--, mentre l’importo massimo di fr. 3’000.-- ad
aliquota è rimasto invariato (art. 34 cpv. 2 vCP e CP).
Per quel che attiene alla sospensione condizionale della pena, è d’uopo rilevare
che il diritto previgente prevedeva la sospensione condizionale delle pene
pecuniarie, del lavoro di pubblica utilità e delle pene detentive della durata di sei
mesi a due anni (art. 42 cpv. 1 vCP), mentre il nuovo diritto prevede la
sospensione delle pene pecuniarie e delle pene detentive di durata non superiore
a due anni (art. 42 cpv. 1 CP).
Ai sensi sia della normativa previgente che di quella attuale, il giudice di regola
sospende l’esecuzione della pena se una pena senza condizionale non sembra
necessaria per trattenere l’autore dal commettere nuovi crimini o delitti, a
condizione che l’autore, nei cinque anni prima del reato, non sia stato condannato
ad una pena detentiva di almeno sei mesi (art. 42 cpv. 2 vCP), rispettivamente a
una pena detentiva superiore a sei mesi (art. 42 cpv. 2 CP); in tale ipotesi, la
sospensione sarebbe possibile soltanto in presenza di circostanze
particolarmente favorevoli. La concessione della sospensione condizionale può
essere rifiutata anche perché l’autore ha omesso di riparare il danno
contrariamente a quanto si poteva ragionevolmente pretendere da lui (art. 42
cpv. 3 vCP e CP). Secondo la nuova normativa il giudice non può più cumulare
a una pena condizionalmente sospesa una pena pecuniaria senza condizionale;
la possibilità di cumulare una multa resta invece intatta (art. 42 cpv. 4 vCP e CP).
3.3 Nella fattispecie in esame occorre pertanto determinare quale sia il diritto
sanzionatorio più favorevole all’imputato.
Al riguardo, siccome le nuove disposizioni in vigore dal 1° gennaio 2018 hanno
introdotto le pene detentive di breve durata, nonché limitato le pene pecuniarie
da un minimo di tre aliquote ad un massimo di 180, introducendo altresì un
importo minimo per l’aliquota giornaliera, e ritenuto altresì che le differenze tra il
vecchio e il nuovo diritto in merito alla sospensione condizionale della pena di cui
all’art. 42 cpv. 1 CP non hanno alcun influsso nel caso concreto, il diritto vigente
fino al 31 dicembre 2017 risulta essere più favorevole all’imputato.
- 13 -
Ne consegue che si impone di applicare il diritto in vigore fino al 31 dicembre
2017.
3.4 Il giudice commisura la pena alla colpa dell’autore. Tiene conto della sua vita
anteriore e delle sue condizioni personali, nonché dell’effetto che la pena avrà
sulla sua vita (art. 47 cpv. 1 CP). La colpa è determinata secondo il grado di
lesione o esposizione a pericolo del bene giuridico offeso, secondo la
reprensibilità dell’offesa, i moventi e gli obiettivi perseguiti, nonché, tenuto conto
delle circostanze interne ed esterne, secondo la possibilità che l’autore aveva di
evitare l’esposizione a pericolo o la lesione (art. 47 cpv. 2 CP). I criteri da
prendere in considerazione per la fissazione della pena sono essenzialmente gli
stessi che venivano applicati nel quadro della giurisprudenza relativa al
previgente art. 63 CP (DTF 129 IV 6 consid. 6.1; sentenza del Tribunale federale
6B_360/2008 del 12 novembre 2008 consid. 6.2). Non diversamente dal vecchio
diritto, la pena deve essere determinata ponderando sia la colpevolezza del reo
che l’effetto che la sanzione avrà su di lui.
3.5 Oltre a valutare il grado di colpevolezza, il giudice deve dunque tenere conto dei
precedenti e della situazione personale del reo, nonché della sua sensibilità alla
pena. Il grado di colpevolezza dipende anche dalla libertà decisionale di cui
l’autore disponeva: più facile sarebbe stato per lui rispettare la norma infranta,
più grave risulta la sua decisione di trasgredirla e pertanto anche il suo grado di
colpevolezza; e viceversa (DTF 127 IV 101 consid. 2a; 122 IV 241 consid. 1a;
sentenza del Tribunale federale 6B_547/2008 del 5 agosto 2008 consid. 3.2.2).
Parimenti al vecchio art. 63 CP, l’art. 47 CP conferisce al giudice un ampio
margine di apprezzamento (sentenza del Tribunale federale 6B_207/2007 del
6 settembre 2007 consid. 4.2.1, pubblicata in forumpoenale 2008, n. 8 p. 25 e
seg.). In virtù del nuovo art. 50 CP – che recepisce i criteri già fissati in
precedenza dalla giurisprudenza (cfr. Messaggio del Consiglio federale
concernente la modifica del Codice penale svizzero del 21 settembre 1998,
FF 1999 1747) – il giudice deve indicare nella sua decisione quali elementi,
relativi al reato e al suo autore, sono stati presi in considerazione per fissare la
pena, in modo tale da garantire maggiore trasparenza nella commisurazione
della pena, facilitandone il sindacato nell’ambito di un’eventuale procedura di
ricorso (sentenza 6B_207/2007 loc. cit.). Il giudice non è obbligato ad esprimere
in cifre o in percentuali l’importanza attribuita a ciascuno degli elementi citati, ma
la motivazione del giudizio deve permettere alle parti e all’autorità di ricorso di
seguire il ragionamento che l’ha condotto ad adottare il quantum di pena
pronunciato (cfr. DTF 127 IV 101 consid. 2c p. 105).
- 14 -
3.6 Giusta l’art. 48 CP lett. e CP, il giudice attenua la pena se questa ha
manifestamente perso di senso visto il tempo trascorso dal reato e da allora
l’autore ha tenuto una buona condotta. Questa circostanza attenuante è in ogni
caso data se sono trascorsi i due terzi del termine di prescrizione dell’azione
penale (DTF 132 IV 1 consid. 6.2). Se attenua la pena, il giudice non è vincolato
alla pena minima comminata (art. 48a cpv. 1 CP) e può pronunciare una pena di
genere diverso da quello comminato, ma è vincolato al massimo e al minimo
legali di ciascun genere di pena (art. 48a cpv. 2 CP).
3.7 La Corte ha accertato come A., cittadino italiano, dopo avere frequentato durante
cinque anni la scuola elementare a Z., in Calabria, abbia iniziato a lavorare come
operaio con suo padre; attività che egli ha continuato ad esercitare pure dopo il
suo trasferimento in Svizzera, avvenuto nel 1993, e fino al 1998, quando ha
acquistato un esercizio pubblico a Y. A. ha gestito il locale di Y. fino al suo arresto,
avvenuto nel 2004 (p. 731.002). All’epoca dei fatti da sue dichiarazioni il suo
reddito sarebbe stato di circa fr. 10’000.-- mensili netti (SK.2015.7 p. 930.55). A.
è divorziato e padre di quattro figli; attualmente convive con la sua seconda
compagna, madre della sua quarta figlia di tre anni e mezzo, nonché con uno dei
due figli adulti della sua compagna (p. 731.003). Egli dovrebbe corrispondere alla
sua ex moglie fr. 500.-- a titolo di contributi di mantenimento per una figlia;
contributi che attualmente non riuscirebbe a pagare (p. 231.4.7; p. 731.004 e
seg.). Negli ultimi due anni circa egli ha percepito un’indennità di disoccupazione,
che attualmente non percepisce più. Allo stato attuale A. è senza occupazione e
la sua convivente percepisce fr. 400.-- mensili dalla sua attività di pedicure
(p. 231.4.7; p. 731.006). A. ha dichiarato di non possedere né immobili né
sostanza in Svizzera, e di possedere un appartamento del valore di circa EUR
30’000-40'000 a Z., in Italia, nella casa di famiglia (p. 731.005). A titolo di spese
mensili egli ha dichiarato di pagare fr. 1'293.-- di locazione nonché fr. 350.-- per
la cassa malati (p. 231.4.7), ma che però non riesce più a fare fronte ai costi di
quest’ultima (p. 731.011). Egli ha dichiarato di avere debiti privati dell’ordine di
fr. 100'000.-- nonché all’incirca fr. 250'000.-- di altri debiti, che figurano pure
dall’estratto del registro delle esecuzioni relativo alla sua persona (p. 231.4.8;
p. 731.008 e seg.). A. non ha precedenti penali né in Svizzera (p. 231.1.4) né in
Italia (p. 231.1.008). Il figlio della sua convivente che vive con lui contribuisce al
sostentamento dell’intera famiglia (p. 731.010 e seg.).
3.8 Per quel che concerne la colpa di A., questo Collegio giudicante ritiene che la
stessa sia sicuramente ancora leggera. Difatti, con mente agli elementi costitutivi
oggettivi, il quantitativo di cocaina che A. ha venduto a terzi – pari a 20.4 grammi
di cocaina pura – è di poco superiore al limite inferiore del caso grave di infrazione
alla legge federale sugli stupefacenti. Sul fronte degli elementi costitutivi
- 15 -
soggettivi, incide a suo sfavore il fatto che A. all’epoca dei fatti era proprietario di
una florida attività commerciale e aveva una situazione personale stabile. A
favore di A. il Collegio giudicante ha invece considerato che egli, nel periodo in
cui ha operato le alienazioni di cocaina, ne fosse a sua volta consumatore
regolare; a suo favore va quindi ritenuto che l’imputato non era mosso
unicamente dallo scopo di lucro ma fosse dipendente dalla predetta sostanza. A
suo beneficio, a titolo di collaborazione con le autorità giudiziarie, va inoltre
considerato che egli, sin dai primi interrogatori, ha ammesso certe sue
responsabilità relative ai traffici e ai consumi di droga.
3.9 Considerato il lungo tempo trascorso dai fatti – occorsi fra il 2003 e il 2004, vale
a dire più di 15 anni or sono, corrispondenti al termine di prescrizione dell’azione
penale di 15 anni – e la buona condotta tenuta da A. da allora, la pena comminata
all’imputato va fortemente attenuata giusta l’art. 48 lett. e CP. Di rilievo è anche
la durata della procedura, la quale va considerata, sulla base della
giurisprudenza (DTF 130 IV 54 consid. 3.3.1), sia nella sua durata assoluta che
nelle singole componenti. Le fattispecie per le quali A. è stato giudicato colpevole
da questa Corte erano in sostanza già note alle autorità di perseguimento penale
– ed erano tra l’altro già state sostanzialmente ammesse dall’imputato stesso –
negli anni 2004/2005; in seguito, l’iter procedurale – avviato nei confronti di A.
già il 27 gennaio 2004 – è stato caratterizzato da diversi periodi di stallo, da tre
promozioni dell’accusa e da due rinvii dell’accusa, che non sono in alcun modo
imputabili all’imputato stesso. Fra il rinvio della causa da parte del Tribunale
federale, avvenuto il 23 luglio 2018, e il nuovo giudizio di A., è inoltre passato più
di un anno. Alla luce di queste circostanze, la Corte ritiene che vi sia stata
violazione del principio della celerità giusta l’art. 6 CEDU, e che la pena
comminata ad A. debba essere conseguentemente attenuata in maniera molto
rilevante.
3.10 Alla luce di quanto esposto, ponderate tutte le circostanze, la Corte nel caso di
A. giudica adeguata una pena pecuniaria di 30 aliquote giornaliere.
3.11 Per quel che concerne l’importo dell’aliquota, la Corte, tenuto conto che A. è
senza occupazione e dei suoi obblighi di mantenimento nei confronti di una delle
figlie di primo letto, dell’ordine di fr. 500.-- e ai quali egli comunque non riesce a
fare fronte, nonché della sua situazione debitoria, che fa stato di diverse centinaia
di migliaia di franchi di debiti, ritiene che un importo di fr. 30.-- quale aliquota
giornaliera sia adeguato.
Per la determinazione dell’importo in fr. 30.-- la Corte ha in particolare
considerato che la situazione economica dell’imputato non è certamente florida,
- 16 -
tuttavia neppure disagevole, in effetti egli vive in un appartamento in cui paga,
seppur con l’aiuto di terzi, fr. 1'293.-- al mese di affitto, a dimostrazione che la
situazione è modesta ma che l’imputato non versa in gravi ristrettezze
economiche. Per rapporto alla situazione dell’anno 2016, questa Corte ha
ritenuto di ridurre di un quarto, e cioè a fr. 30.-- l’aliquota giornaliera, tenendo
quindi conto che la situazione attuale è meno agiata rispetto alla precedente.
Inoltre A. risulta essere in grado di far fronte alle sue spese, grazie all’aiuto di
terzi, quali l’assicurazione malattia, l’affitto, e più in generale il suo
sostentamento, senza dovere fare capo ad aiuti statali quali l’assistenza pubblica.
Se da un lato A. non dispone di grandi entrate, dall’altro va tenuto conto della sua
età, ancora giovane, con oggettiva possibilità di riuscire a trovare un’attività
lavorativa. Difatti in sede di dibattimento lo stesso imputato ha dichiarato di avere
una concreta prospettiva lavorativa quale rappresentante nell’ambito di prodotti
alimentari e di essere fiducioso ritenendo di avere possibilità di trovare
un’occupazione (p. 731.006 e seg.). Tutto ben ponderato si giustifica quindi un
importo di fr. 30.--.
3.12 Per quel che concerne la sospensione condizionale della pena, in casu, le
condizioni formali per la concessione della condizionale ai sensi dell’art. 42 cpv. 1
e 2 CP sono pacificamente date. Soggettivamente, giusta l’art. 42 CP è
sufficiente l’assenza di una prognosi negativa; nel caso concreto, l’imputato dopo
i fatti ha tenuto buona condotta, è ben integrato socialmente e non ha antecedenti
che ostacolano la formulazione di una prognosi favorevole. La sospensione della
pena può essere dunque concessa, impartendo un periodo di prova di due anni,
senz’altro sufficiente per verificare che il condannato permanga meritevole del
beneficio della condizionale.
3.12.1 Come previsto dall’art. 44 cpv. 3 CP, A., in occasione della comunicazione orale
di questa sentenza, è stato inoltre reso esplicitamente attento all’importanza e
alle conseguenze della sospensione condizionale (p. 720.006).
4. Misure
4.1 Con sentenza SK.2015.7 del 29 agosto 2016, la Corte penale aveva ordinato il
mantenimento del sequestro dei valori patrimoniali di pertinenza di A. di cui al
punto 4.1 dell’atto d’accusa, e meglio fr. 10’100.-- ed EUR 675.-- (compresi
eventuali interessi), al fine di compensare le pretese derivanti dalle spese
procedurali, e ciò in applicazione dell’art. 442 cpv. 4 CPP (v. sentenza precitata
consid. IX.2.2).
- 17 -
4.2 Ai sensi dell’art. 442 cpv. 4 CPP, le autorità penali possono compensare le loro
pretese per spese procedurali con le pretese d’indennizzo della parte tenuta al
pagamento relative al medesimo procedimento penale, nonché con valori
patrimoniali sequestrati.
4.3 Considerato che A. è condannato al pagamento delle spese procedurali in
ragione di fr. 11'500.-- (v. infra consid. 5, in particolare consid. 5.2.3), questo
Collegio giudicante ordina il mantenimento del sequestro dei valori patrimoniali
di pertinenza di A. di cui al punto 4.1 dell’atto d’accusa, e meglio fr. 10’100.-- ed
EUR 675.-- (compresi eventuali interessi), al fine di compensare le pretese
derivanti dalle spese procedurali, e ciò in applicazione dell’art. 442 cpv. 4 CPP.
5. Spese e ripetibili
5.1 In virtù dell’art. 448 cpv. 1 CPP, i procedimenti pendenti al momento dell’entrata
in vigore del Codice di diritto processuale penale svizzero il 1° gennaio 2011,
sono continuati secondo il nuovo diritto, salvo disposizioni che dispongono
altrimenti.
Per la ripartizione delle spese giudiziarie e delle ripetibili si applicano gli art. 416
e segg. CPP. Esse sono calcolate secondo i principi fissati nel regolamento del
Tribunale penale federale sulle spese, gli emolumenti, le ripetibili e le indennità
della procedura penale federale anch’esso in vigore a far tempo dal 1° gennaio
2011 (RSPPF; RS 173.713.162) che all’art. 22 cpv. 3 RSPPF prevede
espressamente la sua applicabilità alle cause pendenti al momento della sua
entrata in vigore.
Le spese procedurali comprendono gli emolumenti e i disborsi (art. 1 cpv. 1
RSPPF). Gli emolumenti sono dovuti per le operazioni compiute o ordinate dalla
polizia giudiziaria federale e dal Ministero pubblico della Confederazione nella
procedura preliminare, dalla Corte penale nella procedura dibattimentale di primo
grado, dalla Corte d’appello nelle procedure d’appello e di revisione e dalla Corte
dei reclami penali del TPF nelle procedure di ricorso ai sensi dell’art. 37 LOAP
(art. 1 cpv. 2 RSPPF). I disborsi sono gli importi versati a titolo di anticipo dalla
Confederazione; essi comprendono segnatamente le spese della difesa d’ufficio
e del gratuito patrocinio, di traduzione, di perizia, di partecipazione da parte di
altre autorità, le spese postali e telefoniche ed altre spese analoghe (art. 1 cpv. 3
RSPPF).
Giusta l’art. 426 cpv. 1 CPP, in caso di condanna, l’imputato sostiene le spese
procedurali. Sono eccettuate le sue spese per la difesa d’ufficio; è fatto salvo
- 18 -
l’art. 135 cpv. 4 CPP. L’imputato non sostiene le spese procedurali causate dalla
Confederazione o dal Cantone con atti procedurali inutili o viziati (art. 426 cpv. 3
lett. a CPP) o derivanti dalle traduzioni resesi necessarie a causa del fatto che
l’imputato parla una lingua straniera (art. 426 cpv. 3 lett. b CPP). L’autorità
penale può dilazionare la riscossione delle spese procedurali oppure, tenuto
conto della situazione economica della persona tenuta a rifonderle, ridurle o
condonarle (art. 425 CPP).
L’art. 426 cpv. 1 CPP si basa sulla circostanza che la persona condannata sia la
responsabile del procedimento penale aperto e condotto a suo carico ed è quindi
tenuta ad accollarsi tutti i costi di procedura derivanti dal procedimento. Tuttavia,
tra il comportamento criminale dell’accusato e i costi di procedura deve
sussistere un nesso causale (SCHMID/JOSITSCH, Schweizerische
Strafprozessordnung, Praxiskommentar, 3a ediz., 2017, n. 1 ad art. 426 CPP).
Gli emolumenti sono fissati in funzione dell’ampiezza e della difficoltà della
causa, del modo di condotta processuale, della situazione finanziaria delle parti
e dell’onere della cancelleria (art. 5 RSPPF). In caso di apertura di un’istruttoria,
l’emolumento riscosso per le investigazioni di polizia si situa tra fr. 200.-- e
fr. 50’000.-- (art. 6 cpv. 3 lett. b RSPPF). In caso di chiusura con un atto d’accusa
(cfr. art. 324 e segg., 358 e segg., 374 e segg. CPP), l’emolumento relativo
all’istruttoria oscilla tra fr. 1’000.-- e fr. 100’000.-- (cfr. art. 6 cpv. 4 lett. c RSPPF).
Il totale degli emolumenti per le investigazioni di polizia e l’istruttoria non deve
superare i fr. 100’000.-- (art. 6 cpv. 5 RSPPF). Nelle cause giudicate dalla Corte
penale nella composizione di tre giudici, l’emolumento di giustizia varia tra i
fr. 1’000.-- e i fr. 100’000.-- (art. 7 lett. b RSPPF).
5.2 Al termine del procedimento SK.2015.7, per A. risultavano le seguenti spese
procedurali comprensive di emolumenti e disborsi: emolumenti d’istruttoria per fr.
6'000.--, emolumenti di giustizia per fr. 2'000.-- e disborsi per fr. 103'365.55 (v.
sentenza della Corte penale SK.2015.7 del 29 agosto 2016 consid. XI, e in
particolare XI 3.3).
5.2.1 All’epoca la Corte ha ritenuto di porre a carico di A. – condannato per infrazione
aggravata alla legge federale sugli stupefacenti – un ammontare complessivo di
fr. 11'500.-- per le spese procedurali, riducendo gli emolumenti a fr. 4'000.--, e i
disborsi a fr. 7'500.--. Nell’accollare all’imputato tale somma, la Corte ha tenuto
conto in particolare: dei proscioglimenti e dell’abbandono pronunciati nei suoi
confronti, del fatto che le misure di sorveglianza tecnica (che hanno portato ai
disborsi più dispendiosi) sono state ordinate in primo luogo per chiarire la
fattispecie relativa al sospetto di un’organizzazione criminale, poi abbandonato,
- 19 -
nonché degli abbandoni già operati dal MPC (v. sentenza della Corte penale
SK.2015.7 del 29 agosto 2016 consid. XI, e in particolare XI 3.3).
5.2.2 Per quanto attiene alle spese stabilite nell’ambito della causa SK.2015.7, questo
Collegio giudicante rileva che gli elementi considerati e che hanno condotto al
calcolo dell’importo finale di fr. 11'500.--, ed elencati nel paragrafo che precede,
permangono anche a seguito del rinvio dell’Alta Corte. Oggi A. viene condannato
per un quantitativo di sostanza stupefacente pura inferiore rispetto al giudizio
precedente, ma ciò non incide sul calcolo delle spese a suo carico effettuato nel
contesto della causa SK.2015.7, dal momento che le spese cagionate a quel
tempo rimangono invariate e che anche in questa sede viene confermata
l’aggravante all’infrazione alla legge federale sugli stupefacenti.
5.2.3 A. viene quindi condannato al pagamento delle spese procedurali cagionate nel
contesto della causa SK.2015.7, in ragione di fr. 11'500.--.
5.3 Con riferimento al presente procedimento SK.2018.44, ricordato che ai sensi
dell’art. 7 lett. b RSPPF, nelle cause giudicate dalla Corte penale nella
composizione di tre giudici, l’emolumento di giustizia varia tra i fr. 1’000.-- e i
fr. 100’000.--, la scrivente Corte ritiene che un emolumento di fr. 2'000.-- sia
adeguato per una procedura come quella che qui ci riguarda.
5.3.1 Tuttavia, tale importo viene posto a carico della Confederazione, non essendo
dato nella procedura in oggetto il nesso causale, alla base dell’art. 426 cpv. 1
CPP, tra le spese del procedimento e il comportamento dell’imputato, dal
momento che la presente causa è stata aperta a seguito di un rinvio dell’Alta
Corte che ha praticamente accolto il ricorso di A. In siffatte circostanze, alla luce
del parziale accoglimento del ricorso che ha portato all’apertura della presente
procedura, appare proporzionale ed adeguato porre a carico della
Confederazione le spese di fr. 2'000.--.
6. Difesa d’ufficio
6.1 Il difensore d’ufficio è retribuito secondo la tariffa d’avvocatura della
Confederazione e l’autorità giudicante stabilisce l’importo della retribuzione al
termine del procedimento (art. 135 cpv. 1 e 2 CPP). L’art. 135 cpv. 4 prevede che
non appena le sue condizioni economiche glielo permettano, l’imputato
condannato a pagare le spese procedurali è tenuto a rimborsare la retribuzione
alla Confederazione (lett. a) e a versare al difensore la differenza tra la
retribuzione ufficiale e l’onorario integrale (lett. b). Secondo la giurisprudenza
(sentenza del Tribunale federale 1P.285/2004 del 1° marzo 2005 consid. 2.4 e
- 20 -
2.5; sentenza del Tribunale penale federale SK.2004.13 del 6 giugno 2005
consid. 13), la designazione di un difensore d’ufficio necessario crea una
relazione di diritto pubblico tra lo Stato e il patrocinatore designato ed è compito
dello Stato remunerare il medesimo, fermo restando che il prevenuto solvibile
dovrà in seguito rimborsare tali costi.
6.2 In applicazione degli art. 11 e 12 RSPPF le spese di patrocinio comprendono
l’onorario e le spese indispensabili, segnatamente quelle di trasferta, di vitto e di
alloggio, nonché le spese postali e telefoniche. L’onorario è fissato secondo il
tempo, comprovato e necessario, impiegato dall’avvocato per la causa e
necessario alla difesa della parte rappresentata. L’indennità oraria ammonta
almeno a fr. 200.-- e al massimo a fr. 300.--; essa è in ogni caso di fr. 200.-- per
gli spostamenti. L’indennità oraria per le prestazioni fornite dai praticanti
ammonta a fr. 100.-- (sentenza del Tribunale federale 6B_118/2016 del 20 marzo
2017 consid. 4.4.2; sentenze del Tribunale penale federale SK.2010.28 del
1° dicembre 2011 consid. 19.2; SK.2015.4 del 18 marzo 2015 consid. 9.2).
Secondo giurisprudenza costante, le spese e indennità delle procedure di ricorso
sono indipendenti da quelle della procedura di merito (sentenze del Tribunale
penale federale BK.2015.5 del 21 dicembre 2010 consid. 3.7; SK.2011.8 del
13 gennaio 2012 consid. 14.1; SK.2011.27 del 19 agosto 2014; sentenza del
Tribunale federale 6B_118/2016 del 20 marzo 2017 consid. 4.5.2). Di regola, le
spese sono rimborsate secondo i costi effettivi; se circostanze particolari lo
giustificano, invece dei costi effettivi può essere versato un importo forfettario
(art. 13 RSPPF). Giusta l’art. 13 cpv. 2 RSPPF sono rimborsati al massimo: per
le trasferte in Svizzera, il costo del biglietto ferroviario di prima classe con
l’abbonamento metà prezzo (lett. a); per il pranzo e la cena, gli importi di cui
all’art. 43 dell’ordinanza del DFF del 6 dicembre 2001 concernente l’ordinanza
sul personale federale (lett. c); per fotocopia fr. 0.50, rispettivamente fr. 0.20 per
grandi quantità (lett. e). L’imposta sul valore aggiunto (in seguito: “IVA”) dovrà
pure essere presa in considerazione (cfr. art. 14 RSPPF). Va a tal proposito
precisato che sino al 31 dicembre 2017 l’aliquota applicabile era dell’8%; mentre
dal 1° gennaio 2018 essa è del 7.7%.
6.3 Al termine del procedimento SK.2015.7 la retribuzione del difensore d’ufficio
avv. Nadir Guglielmoni è stata fissata in fr. 138’097.60 (IVA inclusa)
[fr. 31’073.05 + fr. 82’353.15 + fr. 24’063.35 + fr. 608.05], di cui fr. 64’300.-- già
versati a titolo di acconto e fr. 73’797’60 (IVA inclusa) ancora a carico della
Confederazione.
6.3.1 All’epoca la Corte, tenuto conto segnatamente del grado di proscioglimento
nonché degli abbandoni occorsi durante il procedimento, ha posto l’indennità
- 21 -
dovuta al difensore a carico della Confederazione, condannando però A. a
risarcire fr. 3’500.-- non appena la sua situazione economica glielo permetterà.
6.3.2 Per quanto attiene la condanna a risarcire alla Confederazione parte
dell’indennità dovuta al difensore d’ufficio che era stata stabilita nell’ambito della
causa SK.2015.7, la Corte rileva che gli elementi considerati e che hanno
condotto al calcolo dell’importo finale di fr. 3'500.--, ed elencati nel paragrafo che
precede, permangono anche a seguito del rinvio dell’Alta Corte.
6.3.3 A. è pertanto condannato al rimborso alla Confederazione di
fr. 3'500.--, per la retribuzione del difensore d’ufficio nell’ambito del procedimento
SK.2015.7, non appena le sue condizioni economiche glielo permetteranno
(art. 135 cpv. 4 lett. a CPP).
6.4 Nella sede dibattimentale l’avv. Guglielmoni ha prodotto due note d’onorario, la
prima di fr. 1'210.15 (IVA inclusa), per prestazioni fornite dal 30 agosto 2016 al
31 dicembre 2017 (p. 721.018 e seg.), mentre la seconda di fr. 8'029.05 (IVA
inclusa), per prestazioni fornite dal 1° gennaio 2018 al 23 ottobre 2019
(p. 721.020 e segg.). Egli ha riferito di avere prodotto due note d’onorario distinte
siccome l’aliquota applicabile all’imposta sul valore aggiunto è cambiata il
1° gennaio 2018 (p. 720.002).
6.4.1 Il Collegio giudicante ha pertanto provveduto a tassare le note d’onorario del
difensore d’ufficio, stralciando anzitutto le prestazioni maturate prima
dell’apertura del presente procedimento nell’ambito di procedure di ricorso,
siccome indipendenti da quelle della presente procedura (v. supra consid. 6.2).
Al riguardo, la Corte rileva inoltre che il Tribunale federale nella sua sentenza di
rinvio ha stabilito che la Confederazione avrebbe versato al ricorrente
fr. 3'000.-- a titolo di ripetibili per la procedura di ricorso, con il che il difensore
d’ufficio di A. è già stato retribuito per le prestazioni fornite dinanzi a tale autorità
(p. 100.011 e segg.).
6.4.2 La Corte ha quindi riconosciuto tutte le prestazioni fornite dal difensore di A. dall’8
agosto 2018 in poi, tranne quelle relative a scambi di posta elettronica con l’avv.
Hardegger (0.20h il 10 settembre 2018), con l’avv. Ferro e l’avv. Ravi (0.15h il 24
gennaio 2019 e 0.30h il 17 luglio 2019), non intravvedendo alcuna necessità di
coordinazione fra i predetti difensori. Inoltre, per quel che concerne il dibattimento
del 23 ottobre 2019, all’avv. Guglielmoni sono state riconosciute quattro ore di
onorari per la partecipazione all’udienza, un’ora di onorari per il colloquio col suo
cliente nonché due ore di trasferta. In totale gli sono pertanto state riconosciute
23.97 ore di onorari alle quali viene applicata un’indennità oraria di fr. 230.--,
indennità oraria ritenuta adeguata per cause come quella in esame e conforme
- 22 -
a quanto già stabilito dalla Corte nell’ambito della causa SK.2015.7, per un totale
di fr. 5'513.10. A titolo di trasferte gli sono state invece riconosciute due ore alle
quali viene applicata un’indennità oraria di fr. 200.--, per un totale di fr. 400.--.
6.4.3 Per quel che concerne le spese, l’avv. Guglielmoni ha fatturato fr. 22.40 per la
trasferta, fr. 27.50 per il pranzo del 23 ottobre 2019, nonché un forfait per le spese
equivalente al 3% degli onorari riconosciuti. A tal proposito, la Corte ha rilevato
che si giustifica di riconoscere le predette spese, come pure ulteriori fr. 27.50 per
la seconda trasferta del 23 ottobre 2019, l’udienza essendo stata sospesa per
circa cinque ore per permettere al Collegio giudicante di deliberare e il difensore
avendo verosimilmente effettuato due trasferte fino a Bellinzona nel corso della
medesima giornata. Ciò posto, a titolo di spese vengono riconosciuti in totale
fr. 249.70.
6.4.4 La Corte è quindi giunta all’importo finale di fr. 6'640.-- (IVA inclusa) [fr. 5'513.10
(onorari: 23.97h*230fr/h) + fr. 400.-- (trasferte: 2h*200fr/h) + fr. 249.70 (spese) +
fr. 474.55 (IVA 7.7%)].
6.4.5 La retribuzione del difensore d’ufficio avv. Nadir Guglielmoni per la presente
procedura, pari a fr. 6'640.-- (IVA inclusa), viene posta a carico della
Confederazione non potendo essere posta a carico dell’imputato, dato che egli
non è stato condannato a pagare le spese procedurali della presente procedura
(v. supra consid. 5.3.1 e 6.1).
7. Indennità
7.1 La Corte penale con sentenza SK.2015.7 del 29 agosto 2016 ha riconosciuto ad
A. fr. 20'000.--, oltre interessi del 5% dal 13 ottobre 2005, a titolo di indenniz-
zo per le prestazioni legali precedenti la nomina del difensore d’ufficio, e
fr. 40'000.--, oltre interessi del 5% dal 10 aprile 2009, a titolo di riparazione del
torto morale (v. sentenza precitata consid. XIII.3).
7.2 Con sentenza 6B_1010/2017 del 23 luglio 2018 il Tribunale federale ha annullato
la decisione della Corte penale, nella misura in cui essa concerneva il torto
morale e la data di decorrenza dell’interesse sulla riparazione del torto morale
(p. 100.8 e segg.).
- 23 -
L’Alta Corte ha invece respinto il gravame di A. nella misura in cui esso
concerneva il mancato riconoscimento delle sue pretese di risarcimento per
perdita di guadagno ai sensi dell’art. 429 lett. b CPP (p. 100.005 e segg.).
Il Tribunale federale inoltre ha ritenuto giustificata l’applicazione del CPP al
complesso delle pretese avanzate da A., e ciò in particolare in considerazione
della durata del procedimento e per ragioni di semplificazione della procedura
(p. 100.006 e seg.).
7.3
7.3.1 Per quel che concerne la riparazione del torto morale di cui all’art. 429 cpv. 1
lett. c, la base legale per il diritto al risarcimento dei danni e alla riparazione del
torto morale è stata concepita nel senso di una responsabilità causale; lo Stato
deve riparare la totalità del danno che presenta un nesso causale con il
procedimento penale ai sensi del diritto della responsabilità civile (FF 2006 1231).
Una lesione particolarmente grave è data pacificamente in casi di carcerazione
preventiva o di carcerazione di sicurezza, e potrebbe essere data ad esempio
pure in caso d’ispezioni corporali o in caso di perquisizione domiciliari, in caso di
risonanza mediatica o in ragione della durata del procedimento (MINI in:
Commentario CPP, n. 5 ad art. 429 CPP; WEHRENBERG/FRANK, in:
NIGGLI/HEER/WICHPRÄCHTIGER (editori), Basler Kommentar, Schweizerische
Strafprozessordnung, art. 196-457 StPO, 2a ediz., 2014, n. 27 ad art. 429 CPP).
Perché venga riconosciuta la riparazione del torto morale, la detenzione subita
dall’imputato non deve essere stata illecita, ma è sufficiente che questa in seguito
si riveli ingiustificata (WEHRENBERG/FRANK, op. cit., n. 27 ad art. 429 CPP). Per
la determinazione della riparazione del torto morale in caso di detenzione
preventiva occorre tenere conto della gravità della lesione della personalità, in
analogia con l’art. 49 CO (DTF 135 IV 43 consid. 4.1; 113 IV 93 consid. 3a).
L’autorità competente dispone di un ampio potere d’apprezzamento nella
determinazione della riparazione del torto morale (DTF 129 IV 22 consid. 7.2).
Nell’esercizio del suo potere d’apprezzamento il giudice deve tenere conto delle
particolarità del caso specifico (WEHRENBERG/FRANK, op. cit., n. 28 ad art. 429
CPP). L’Alta Corte ritiene giustificata una riparazione di fr. 200.-- al giorno per
detenzioni di corta durata, fintanto non vi siano circostanze straordinarie che
giustifichino un’indennità più elevata (sentenza del Tribunale federale
6B_745/2009 del 12 novembre 2009 consid. 7.1). Se la carcerazione preventiva
dura più a lungo (diversi mesi), l’importo riconosciuto a titolo di indennizzo per
ogni giorno di detenzione di regola viene diminuito e si attesta a fr. 100.-- al
giorno, siccome il primo periodo di detenzione è quello che pesa maggiormente
sull’imputato (sentenze del Tribunale federale 6B_574/2010 del 31 gennaio 2011
- 24 -
consid. 2.3; 6B_745/2009 del 12 novembre 2009 consid. 7.1; sentenza del
Tribunale penale federale SK.2014.3 del 7 agosto 2014 consid. 14.1).
7.3.2 Le pretese dell’imputato sono esaminate d’ufficio, ma l’autorità penale può
invitare l’imputato a quantificarle e a comprovarle (art. 429 cpv. 2 CPP). Il Codice
istituisce quindi un obbligo di collaborazione; se quest’obbligo è disatteso, ovvero
se l’interessato non desse colpevolmente seguito alle richieste dell’autorità
penale, la dottrina ritiene che la parte negligente perde il diritto alla sua pretesa
giuridica e non potrà farla valere in altro modo (MINI, op. cit., n. 8 ad art. 429 CPP;
SCHMID/JOSITSCH, op. cit., n. 14 ad art. 429 CPP; WEHRENBERG/FRANK, op. cit.,
n. 31b ad art. 429 CPP).
7.3.3 Inoltre, giusta l’art. 431 cpv. 1 CPP, se nei confronti dell’imputato sono stati
illegalmente adottati provvedimenti coercitivi, l’autorità penale gli riconosce
un’indennità e una riparazione del torto morale subito. Contrariamente all’art. 429
CPP, l’art. 431 cpv. 1 CPP si applica indipendentemente dall’esito della
procedura; gli art. 429 cpv. 1 CPP e 431 cpv. 1 CPP verranno applicati
cumulativamente nel caso in cui il provvedimento coercitivo risulti sia
ingiustificato che illecito (MOREILLON/PAREIN-REYMOND, Petit Commentaire,
Code de Procédure pénale, 2a ediz., 2016, n. 7 ad art. 431 CPP;
WEHRENBERG/FRANK, op. cit., n. 3a ad art. 431 CPP). L’indennità prevista
dall’art. 431 cpv. 1 CPP, come del resto la riparazione del torto morale ai sensi
dell’art. 429 cpv. 1 lett. c CPP, non può essere estinta opponendo in
compensazione quella dello Stato per le spese procedurali (DTF 140 I 246
consid. 2.6.1).
7.3.4 In caso di carcerazione preventiva o di sicurezza, l’imputato ha diritto a
un’indennità e a una riparazione del torto morale adeguate nel caso in cui la
durata della carcerazione ha ecceduto quella consentita e la privazione di libertà
eccedente non può essere computata nelle sanzioni inflitte per altri reati (art. 431
cpv. 2 CPP). L’art. 431 cpv. 2 CPP trova quindi applicazione nel caso in cui
l’imputato venga condannato a una pena di durata inferiore a quella della
carcerazione preventiva già subita (MOREILLON/PAREIN-REYMOND, op. cit., n. 14
ad art. 431). Una privazione della libertà di durata eccessiva deve se del caso
essere dapprima computata nelle sanzioni inflitte per altri reati, nel medesimo o
in un altro procedimento. La carcerazione preventiva o di sicurezza può essere
computata anche nelle pene pecuniarie (art. 34 CP), nel lavoro di pubblica utilità
(art. 37 CP) o nelle multe (art. 103 CP); in questi casi si applicheranno i tassi di
commutazione previsti dal Codice penale. L’indennizzo e la riparazione del torto
morale sono concesse dallo Stato in base al libero apprezzamento dell’autorità
competente (FF 2006 1232).
- 25 -
7.3.5 Giusta l’art. 431 cpv. 3 CPP, il diritto di cui al capoverso 2 decade se l’imputato
è condannato a una pena pecuniaria, a un lavoro di pubblica utilità o a una multa
che in caso di conversione risulterebbe pari a una pena detentiva la cui durata
non sarebbe notevolmente inferiore a quella della carcerazione preventiva o di
sicurezza sofferta (lett. a), oppure se è condannato con la condizionale a una
pena detentiva la cui durata eccede quella della carcerazione preventiva o di
sicurezza sofferta (lett. b).
7.3.6 Le differenze fra l’art. 429 CPP e l’art. 431 sono almeno tre. Innanzitutto, l’art. 431
CPP prevede una responsabilità per atti illeciti, mentre l’art. 429 CPP stabilisce
una responsabilità causale. Inoltre, la responsabilità dell’art. 431 CPP non
presuppone l’abbandono o l’assoluzione per il danneggiato. Infine, il
provvedimento all’origine del danno, all’art. 431 CPP, è ingiustificato, mentre che
il danno risarcito in virtù dell’art. 429 CPP risulta da atti giustificati (MINI, op. cit.,
n. 2 ad art. 429 CPP).
7.3.7 In generale, l’indennizzo e la riparazione di un torto morale si fanno secondo la
forma di un capitale con interessi. Tuttavia, anche una rendita può entrare in
discussione. Le pretese dell’imputato sono soggette a un tasso di interesse del
5% a partire dal primo giorno di esigibilità delle prestazioni (MOREILLON/PAREIN-
REYMOND, op. cit., op. cit., n. 4 e 5 ad Remarques préliminaires aux articles 429
à 436 CPP). Secondo costante giurisprudenza dell’Alta Corte, nel danno rientra
l’interesse a partire dal momento in cui si verifica l’evento dannoso. L’interesse
del danno corre fino al pagamento del risarcimento e mira a collocare l’avente
diritto nella posizione che avrebbe se la sua pretesa fosse soddisfatta il giorno
dell’atto illecito, rispettivamente al momento del suo effetto economico. Anche
sulle riparazioni del torto morale devono essere corrisposti interessi a partire
dall’evento dannoso. Come per l’interesse del danno, l’interesse sulla riparazione
del torto morale dal momento in cui si verifica la lesione persegue lo scopo di
porre il creditore nella situazione in cui si troverebbe se il risarcimento gli fosse
versato già al momento della lesione della personalità, rispettivamente al
verificarsi del danno morale. L’interesse fa parte della riparazione, la quale deve
essere integralmente garantita alla persona danneggiata indipendentemente
dalla durata della procedura fino alla fissazione definitiva dell’indennità,
rispettivamente fino al pagamento della stessa. L’interesse deve compensare la
mancata disponibilità dell’uso del capitale per il periodo tra la realizzazione
dell’atto dannoso, rispettivamente i suoi effetti sulla personalità della vittima, e il
versamento. Giusta l’art. 73 cpv. 1 CO, il tasso d’interesse è del 5%. Secondo la
giurisprudenza, il momento della privazione della libertà personale costituisce,
nel caso di una riparazione del torto morale ai sensi dell’art. 429 cpv. 1 lett. c
CPP per una carcerazione preventiva ingiustificata, l’evento dannoso che dà
- 26 -
luogo alla corresponsione di interessi (v. sentenza del Tribunale federale
6B_1404/2016 del 13 giugno 2017 consid. 2.2 e riferimenti).
7.4 A titolo di indennizzo per torto morale, A. chiede fr. 25’600.--, pari a fr. 400.-- al
giorno per 64 giorni di condizioni detentive giudicate illegali (021.009.00042),
oltre a interessi del 5% dal 4 agosto 2004, nonché
fr. 63’800.--, oltre a interessi del 5% dal 19 luglio 2004, pari a fr. 200.-- al giorno
per i restanti 319 giorni di carcere preventivo, e fr. 26’900.--, oltre a interessi del
5% dal 5 agosto 2009, pari a fr. 20.--, al giorno per i 1’345 giorni durante i quali i
documenti di identità sono rimasti depositati quale misura sostitutiva alla
detenzione preventiva (006.003.00266 e 006.003.00309) (v. supra consid. G.2;
p. 721.017).
7.4.1 La Corte penale con sentenza SK.2015.7 ha già accertato che A. è stato
sottoposto a 383 giorni di carcerazione preventiva e a 1'345 giorni di misure
sostitutive, quali l’obbligo di depositare il passaporto, il divieto di lasciare il
territorio svizzero, l’obbligo di ottemperare a tutte le citazioni, di eleggere
domicilio legale presso il suo difensore e il divieto di rilasciare a terzi informazioni
o atti inerenti il procedimento penale. Dal 19 al 28 luglio 2004 egli è stato detenuto
presso il carcere della polizia cantonale di Zurigo e in seguito è stato trasferito
alle carceri pretoriali di Bellinzona, dove è rimasto fino al 6 ottobre 2004, per
essere poi trasferito presso il carcere di X. Con sentenza dell’8 ottobre 2004 la
Corte dei reclami penali del TPF, statuendo su un reclamo del ricorrente, ha
stabilito che durante la detenzione presso le carceri pretoriali di Bellinzona ad A.
non è stato garantito il diritto all’ora d’aria giornaliera, ciò che violava la
giurisprudenza del Tribunale federale (p. 100.008).
7.4.2 A. è stato condannato da questo Collegio giudicante a una pena pecuniaria di 30
aliquote giornaliere, sospesa condizionalmente (v. supra consid. 3). Il periodo di
carcerazione preventiva subito da A. eccede quindi di 353 giorni la durata della
condanna.
7.4.3 Alla luce di quanto sopra esposto, il torto morale subito da A. in ragione della
durata della carcerazione preventiva, che eccede di 353 giorni la pena
pronunciata, deve essere riparato ai sensi dell’art. 431 cpv. 2 CPP. Per
determinare l’entità dell’indennità, la Corte considera che, in analogia con quanto
previsto dalla dottrina per l’indennizzo del torto morale giusta l’art. 429 cpv. 1
lett. c CPP, vista la lunga durata della detenzione, debba essergli riconosciuta
un’indennità giornaliera di fr. 100.-- per ognuno dei 353 giorni di carcerazione
preventiva in eccesso subita, quindi un importo di fr. 35’300.--, oltre a interessi
del 5% dal 19 agosto 2004. In considerazione del fatto che A. è stato posto in
detenzione preventiva in data 19 luglio 2004 e che egli è stato condannato ad
- 27 -
una pena pecuniaria di 30 aliquote, è necessario tenerne conto onde determinare
il momento a partire dal quale decorrono gli interessi per l’indennità a lui
spettante. Questa Corte, tenuto conto delle 30 aliquote inflitte ad A. ha, di
conseguenza, deciso che gli interessi decorrono dal 19 agosto 2004, momento
in cui si realizza l’evento dannoso, ovvero 30 giorni dopo l’arresto.
7.4.4 Per quel che concerne le misure sostitutive alla detenzione, questo Collegio
giudicante rileva che la libertà di movimento di A. è stata circoscritta alla Svizzera
per un lungo periodo – più di tre anni – dopo la sua scarcerazione, e sebbene le
misure in questione non necessitassero che A. si attivasse per dar seguito ai suoi
obblighi, il fatto di essere assoggettato parzialmente al controllo da parte delle
autorità ha senz’altro avuto un influsso sulla sua vita. Inoltre, benché i suoi legami
familiari preponderanti si trovassero in Svizzera, i contatti con la sua famiglia
d’origine sono stati senz’altro parzialmente limitati. La Corte ritiene che l’importo
richiesto da A. – pari a un quinto dell’importo riconosciuto per costante
giurisprudenza per ogni giorno di carcerazione preventiva subita in eccesso – sia
eccessivo, il pregiudizio subito a seguito del carcere preventivo non potendo
essere equiparato a quello delle misure sostitutive qui in esame. Alla luce di
quanto sopra esposto, per ognuno dei 1'345 giorni ai quali è stato sottoposto a
misure sostitutive alla detenzione ad A. vengono riconosciuti fr. 10.-- di indennità
per torto morale ai sensi dell’art. 431 cpv. 2 CPP, per un totale di fr. 13'450.--
oltre a interessi del 5% a partire dal 5 agosto 2005. Per quanto attiene alle misure
sostitutive alla detenzione, la Corte ritiene di dover far decorrere l’interesse del
5% a far tempo dal 5 agosto 2005 – giorno in cui A. è stato rilasciato – momento
in cui si è realizzato l’evento dannoso, ovvero l’inizio delle misure sostitutive alla
detenzione.
7.4.5 Ad A. deve altresì essere riconosciuta un’indennità fondata sull’art. 431 cpv. 1
CPP, relativa alle condizioni di carcerazione illegali già accertate con la sentenza
dell’8 ottobre 2004 della Corte dei reclami penali del TPF. A tal titolo, per i 64
giorni di condizioni detentive già giudicate illegali gli vengono riconosciuti in totale
fr. 20'000.--, oltre interessi del 5% a partire dal 4 agosto 2004, e ciò in ragione
del pregiudizio all’integrità fisica e psichica che egli ha subito durante la sua
permanenza alle pretoriali; periodo durante il quale il suo diritto all’ora d’aria
quotidiana non era stato adeguatamente garantito. La Corte si è convinta che un
importo di fr. 10'000.-- mensile possa essere adeguato a riparare il torto subito:
si è di fronte ad una somma di denaro pari ad un salario mensile medio-alto. A
giudizio di questo Collegio giudicante, la cifra complessiva di fr. 20'000.-- tiene
sufficientemente conto delle sofferenze patite e derivanti dalla detenzione nelle
condizioni note, ovvero il mancato rispetto dell’ora d’aria nell’arco di circa due
mesi.
- 28 -
8. Per completezza, il dispositivo della presente sentenza riprende l’integralità delle
pronunce di cui al dispositivo della sentenza SK.2015.7 del 29 agosto 2016, nella
misura in cui esse concernono A., operando al riguardo quelle integrazioni e
modifiche che si impongono a seguito del rinvio dell’Alta Corte, segnatamente in
punto alle spese del procedimento e alla retribuzione del difensore.
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