Decision ID: f90d71d6-ebf1-594d-ac63-5cd22f568965
Year: 2019
Language: it
Court: TI_CATI
Chamber: TI_CATI_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: public_law

Fatti
A.
RI 1
, residente a _ dal 7 ottobre 2014, è separato e ha una figlia maggiorenne che studia a _. Il contribuente, invalido e senza attività, nella sua dichiarazione d’imposta IC/IFD 2013, presentata il 10/11 dicembre 2014, ha indicato un reddito quale amministratore di persona giuridica di fr. 3'281.--, una pensione di fr. 3'167.-- e una rendita AVS/AI di fr. 32'388.--, oltre ad un valore locativo e affitti per fr. 21'500.--.
B.
Allo scopo di definire la tassazione per il periodo fiscale 2013, l’Ufficio circondariale di RS 1 (di seguito UT) inoltrava, in data 11 dicembre 2014, una richiesta di documentazione al contribuente, presso l’indirizzo di _, così come da lui indicato nella dichiarazione fiscale. In particolare gli veniva chiesto di trasmettere, entro il 29 dicembre 2014, copia della sentenza di separazione e relativa convenzione, copia del contratto di locazione e l’attestazione rilasciata dall’assicurazione malattia privata indicante il premio annuo pagato nel 2013.
C.
RI 1
non produceva quanto richiestogli ad inizio dicembre 2014. Con missiva del 12.1.2015, spedita questa volta per posta APlus, l’UT inviava un richiamo per l’inoltro della documentazione, comminando un termine scadente il 23.1.2015. In calce veniva inoltre indicato:
“Vi avvertiamo che questo scritto vale quale diffida non avendo dato seguito ad una nostra precedente richiesta. In caso d’inosservanza al presente invito si procederà all’applicazione delle penalità previste dagli articoli 257 LT e 174 LIFD, nonché alla tassazione d’ufficio in base agli articoli 204 cpv. 2 LT e 130 cpv. 2 LIFD”.
Secondo l’estratto di tracciamento degli invii, in data 13.1.2015 lo scritto dell’autorità giungeva presso l’Ufficio postale di _ alle ore 06:27, dove veniva recapitato al destinatario alle 09:42.
D.
Con decisione del 4 febbraio 2015, l’UT notificava al contribuente, sempre presso l’indirizzo di _, la tassazione d’ufficio IC/IFD per il periodo fiscale 2013. In particolare l’autorità fiscale aveva rettificato il valore locativo dell’abitazione e dei locali del contribuente, portandolo a fr. 36'139.-, tenuto conto del valore dell’immobile e dei canoni di locazione nella medesima zona, e aveva aggiunto fr. 25'000.- di reddito d’altra fonte, in considerazione dell’insufficienza di disponibilità finanziaria. Per quanto concerne le deduzioni aveva stralciato sia quelle per figli a carico che quelle per figli agli studi, considerato che la figlia maggiorenne fruiva di un assegno di studio, mentre le deduzioni per spese di gestione e manutenzione degli immobili erano state ridotte, come anche gli interessi passivi privati (potendo essere ammessi solo per i debiti riconosciuti) e gli oneri assicurativi, che venivano valutati d’ufficio. Anche la quota esente per beneficiari AVS/AI veniva esclusa, ritenuto che il reddito netto risultava superiore al massimo di legge.
Per quanto riguarda la sostanza, l’UT correggeva in fr. 341'617.- i titoli e i capitali, aggiungendo tra l’altro il valore delle quote della _ (fr. 200'360.-), rivalutando le quote detenute della _ (fr. 20'000.-) e il credito vantato nei confronti della stessa (fr. 120'058.-), mentre i debiti privati venivano accertati per un importo di fr. 359'488.-.
La motivazione della decisione era completata con le seguenti frasi:
“Richiamata la diffida del 12.01.2015, ritenuto che alla richiesta in essa contenuta non è stato dato seguito, si procede con la tassazione d’ufficio. La tassazione d’ufficio è stata eseguita in applicazione degli art. 204 cpv. 2 della LT e 130 cpv. 2 della LIFD. Il contribuente può impugnare la tassazione operata d’ufficio soltanto con il motivo che essa è manifestamente inesatta. Il reclamo dev’essere motivato e indicare eventuali mezzi di prova. Ciò significa che al reclamo dev’essere allegata la dichiarazione d’imposta debitamente compilata e corredata da tutti i certificati, attestazioni, documenti, ecc. Vi rendiamo attenti che un eventuale reclamo con modalità e contenuti che non soddisfano i requisiti di legge verrà dichiarato irricevibile. Di conseguenza la tassazione d’ufficio diventerà definitiva.
E.
In data 22 settembre 2015 il contribuente scriveva all’UT, spiegando di aver rinvenuto presso la sua vecchia abitazione ad _ la documentazione inviata dall’Autorità fiscale, tra cui la tassazione del 2013. L’insorgente spiegava di aver chiesto, il 14.9.2015 copia della notifica di tassazione per il periodo fiscale 2013, sostenendo di non averla ricevuta. In merito asseriva:
“Dal 1.10.2014 ho trasferito il mio domicilio a _ e stranamente la posta di _ non è stata inoltrata al mio nuovo indirizzo”. Specificava inoltre di non comprendere il motivo per il quale era stato tassato d’ufficio
nel 2013, ritenuto che il figlio si era occupato di spedire per lui la dichiarazione unitamente a quella di _ (sua ex moglie). Questo scritto veniva considerato come reclamo dall’UT, che in data 12 settembre 2016 inoltrava al contribuente una richiesta di documentazione, sempre per posta APlus, all’indirizzo di _. In particolare a RI 1 veniva chiesto di voler presentare delle osservazioni in relazione al calcolo entrate/uscite per il 2013, dal quale risultava un’insufficiente disponibilità finanziaria per il sostentamento. Ogni modifica allo stesso avrebbe dovuto essere debitamente comprovata. Veniva anche domandata la documentazione a dimostrazione del versamento del contributo alimentare a favore della
figlia _ e, se esistente, copia della convenzione relativa al mantenimento della figlia. L’insorgente veniva inoltre avvertito che, in caso di inosservanza dell’invito in questione, il reclamo sarebbe stato deciso sulla base della documentazione già a disposizione dell’autorità e che “la decisione di tassazione dopo reclamo riconfermerà la decisione di prima istanza”.
F.
RI 1 rispondeva alle richieste dell’autorità fiscale in data 5 ottobre 2016, dichiarando che non vi erano atti inerenti i contributi alimentari versati alla figlia, essendo questi stati pagati in contanti e non essendoci alcuna convenzione con l’ex moglie. Il contribuente allegava il contratto di locazione relativo alla sua permanenza ad _, e come richiesto prendeva posizione in merito al calcolo delle entrate e uscite per l’anno 2013 effettuato dall’UT. Al riguardo contestava alcune voci, che non sarebbero dovute essere considerate uscite: la compensazione del prestito della ex-moglie; il rimborso e gli interessi del prestito Banca _, versati da _; gli interessi passivi del conto correntista _, registrati sul conto correntista; l’affitto di _, non versato (solo spese correnti della casa).
G.
Con scritto del 2 agosto 2017, l’UT chiedeva al contribuente di trasmettere, entro il 22 agosto 2017, ulteriori documenti, ovvero le schede contabili relative ai conti correnti “_” e “_”, dalle quali si evincano i movimenti citati nello scritto del 5 ottobre 2016 e i documenti a comprova delle spese correnti della casa versate durante il 2013.
In data 10 agosto 2017 il contribuente inoltrava all’UT le schede contabili “_ per il 2013 della _ e della _, nonché la scheda “Cassa” di quest’ultima società.
H.
In data 30 agosto 2017 l’Autorità fiscale dichiarava il reclamo irricevibile. L’UT motivava la sua decisione come segue:
“Contro le decisioni di tassazione imposta cantonale e imposta federale diretta 2013, operate d’ufficio in quanto il contribuente non ha dato seguito alla richiesta dell’autorità fiscale datata 12 gennaio 2015 (richiamo della richiesta dell’11.12.2014) inviata per posta APlus, in calce alla quale era presente l’avvertimento delle conseguenze relative all’inosservanza della stessa. Secondo l’art. 206 cpv. 3 Legge tributaria, rispettivamente 132, cpv. 3 Legge federale sull’imposta federale diretta, il contribuente può impugnare la tassazione operata d’ufficio soltanto con il motivo che essa è manifestamente inesatta. Il reclamo dev’essere motivato e indicare eventuali mezzi di prova. Nel caso in esame, in seguito al reclamo inoltrato in data 22 settembre 2015 è stata fatta una richiesta di documentazione datata 12 settembre 2016, alla quale il contribuente ha risposto il 5 ottobre 2016 fornendo quanto richiesto e facendo le proprie osservazioni in relazione al calcolo entrate/uscite proposto. L’autorità fiscale ha poi proceduto a una seconda richiesta, a cui il contribuente ha dato seguito in data 10 agosto 2017. Sulla base della documentazione inviata, nonché da quanto emerso dall’accertamento esperito, risulta che tutte le osservazioni fatte dal contribuente al nostro calcolo entrate/uscite non ne modificano la sostanza. Sia la compensazione del prestito all’ex moglie che gli interessi passivi maturati sui prestiti Banca _ e _ registrati sul conto correntista di quest’ultima Sagl sono già correttamente inseriti nel calcolo, e vengono compensati dalla variazione dei vari crediti e debiti; infine, l’affitto di CHF 19'440.- (cfr. contratto d’affitto con _) è stato pagato dal contribuente con versamenti bancari parti a CHF 16'700.- e con una registrazione a conto correntista _ di CHF 2'740.-. Visto quanto precede la manifesta inesattezza della tassazione operata d’ufficio non è comprovata; il reclamo viene pertanto dichiarato irricevibile”.
I.
Con tempestivo ricorso datato 27/28 settembre 2017, il contribuente impugna la decisione su reclamo. In particolare il ricorrente censura la ripresa di fr. 25'000.-- come “altri redditi”, ritenuto che alcuni importi indicati nelle calcolo entrate/uscite non gli risultano essere pagati, e che per il suo stile di vita quanto dichiarato gli è sufficiente. RI 1 chiede di essere convocato.
L.
Nelle sue osservazioni del 27 ottobre 2017, l’UT riassume brevemente i fatti e spiega:
“(...) a prescindere dalla compensazione del prestito dell’ex-moglie, il calcolo delle entrate e uscite dovrebbe essere aggiornato nel senso di contemplare anche i versamenti fatti alla figlia _ (...) e di correggere l’affitto corrisposto alla _, come da contratto d’affitto (...). Per quanto attiene invece gli interessi passivi, è vero che non sono un’uscita monetaria, ma nel calcolo del dispendio sono comunque stati considerati in uscita perché si è tenuto conto della variazione di entrambi i conti correntista cui sono stati addebitati. Di conseguenza, la disponibilità annua del contribuente si attesterebbe a fr. 3'595.-- (pari a circa fr. 300.- al mese), ritenuta dall’autorità di tassazione comunque insufficiente per vivere (nel periodo fiscale precedente era stata rilevata un’eccedenza di fr. 30'000.--).
L’Autorità fiscale conclude asserendo che, essendo entrata nel merito, avrebbe dovuto respingere il reclamo e non dichiararlo irricevibile, tuttavia dopo le verifiche ha concluso che la sua valutazione era corretta e quindi da confermare in sede di reclamo.
M.
All’udienza del 12 aprile 2018, l’autorità fiscale precisa di essere entrata nel merito del reclamo, sebbene sembrasse tardivo, in considerazione del fatto che il ricorrente aveva effettivamente annunciato il trasferimento del domicilio da _ a _ il 7.10.2014. Per il resto, le parti si sono riconfermate nelle rispettive posizioni.

Diritto
1.
1.1.
La Camera di diritto tributario, autorità di ricorso in materia fiscale contro le decisioni degli uffici di tassazione, è competente a pronunciarsi nel merito dei ricorsi a condizione che il gravame sia ricevibile in ordine. Essa deve pertanto esaminare preliminarmente se il ricorso è ricevibile, ovvero tempestivo, sufficientemente motivato, spedito nei termini di legge e presentato da una persona legittimata, ma anche se una eventuale decisione dell’Ufficio di tassazione, che abbia dichiarato irricevibile il reclamo del contribuente, sia fondata. Infatti, se l’irricevibilità del reclamo è stata pronunciata a torto, gli atti verranno retrocessi all’autorità di tassazione per la decisione di merito, mentre, in caso contrario, la Camera confermerà la decisione di irricevibilità.
1.2.
Nel caso in esame, l’Ufficio di tassazione ha dichiarato irricevibile il reclamo del contribuente, non avendo quest’ultimo adempiuto ai presupposti stabiliti dalla legge per contestare una tassazione d’ufficio.
La Camera di diritto tributario deve verificare se l’Ufficio di tassazione, competente per evadere il reclamo, ha stabilito in maniera corretta che il contribuente non è riuscito a dimostrare il carattere manifestamente inesatto della tassazione d’ufficio. Se questo è il caso, la Camera di diritto tributario, deve, in applicazione dell’art. 142 cpv. 2 LIFD respingere il ricorso senza neppure esaminare il dettaglio della tassazione (sentenza TF 2C_930/2018 del 25.10.2018, consid. 5.3.).
2.
2.1.
Gli articoli 204 cpv. 2 LT e 130 cpv. 2 LIFD consentono all’autorità di tassazione di procedere ad una tassazione d’ufficio in base ad una valutazione coscienziosa, se, nonostante diffida, il contribuente non soddisfa i suoi obblighi procedurali oppure se gli elementi imponibili non possono essere accertati esattamente per mancanza di documenti attendibili. In tale sede si può tener conto di coefficienti sperimentali, dell’evoluzione patrimoniale e del tenore di vita del contribuente.
2.2.
Contro la decisione di tassazione il contribuente può reclamare per iscritto all’Autorità di tassazione entro 30 giorni dalla notificazione (art. 206 cpv. 1 LT; art. 132 cpv. 1 LIFD). Tuttavia, il contribuente può impugnare la tassazione operata d’ufficio soltanto con il motivo che essa è “manifestamente inesatta”; il reclamo dev’essere motivato e indicare eventuali mezzi di prova (art. 206 cpv. 3 LT; art. 132 cpv. 3 LIFD).
Le norme appena citate esigono che il contribuente apporti la prova della “manifesta inesattezza” della tassazione d’ufficio e richiedono espressamente che il reclamo sia motivato e indichi eventuali mezzi di prova. Tali requisiti del reclamo rappresentano non meri presupposti sostanziali per la rimozione della tassazione per apprezzamento, bensì prescrizioni di validità del gravame, in mancanza dei quali l’autorità non deve neppure entrare nel merito (DTF 123 II 552). Secondo il Tribunale federale, il requisito della motivazione del reclamo, contenuto nella disposizione in esame, deve essere considerato quale requisito di validità, sebbene la legge non lo designi esplicitamente come tale (sentenza TF 2C_930/2018 del 25.10.2018, consid. 5.1.; DTF 81 I 98 consid. 3; DTF 121 I 117 consid. 3a; DTF 122 I 70 consid. 1c).
2.3.
Nel contesto di un reclamo presentato contro una tassazione d’ufficio, il contribuente deve prestare da subito la collaborazione non fornita in precedenza: deve in tal senso produrre la dichiarazione di tassazione e gli altri documenti, come anche comunicare tutte le informazioni utili alla sua tassazione. Non può limitarsi a contestare unicamente alcuni punti della decisione di tassazione, poiché ciò non è sufficiente per poter stabilire che questa, nel suo insieme, era manifestamente inesatta (sentenza TF 2C_435/2018 del 24.5.2018, consid. 6.2.).
2.4.
Secondo la giurisprudenza del Tribunale federale, la prova della manifesta inesattezza può essere portata in due modi:
·
in primo luogo, il contribuente può produrre i mezzi di prova necessari a sovvertire l’incertezza in merito alla situazione effettiva, consentendo in tal modo il corretto accertamento degli elementi imponibili. In questo caso, la tassazione d’ufficio contestata viene rimpiazzata da una tassazione ordinaria. A tal fine, si richiede tuttavia l’adempimento corretto degli obblighi procedurali precedentemente trascurati ed una completa esposizione dei fatti con il reclamo. Se ciò non si verifica, non si può rimediarvi nel seguito della procedura né mediante un’audizione personale del contribuente. D’altronde, la prova dell’inesattezza deve essere completa e non può limitarsi a singole posizioni della tassazione d’ufficio;
·
in secondo luogo, il contribuente può anche provare che la tassazione impugnata è palesemente eccessiva (cfr. la sen-tenza del 16 maggio 2011 n. 2C_6/2011, consid. 3.1 e giuri-sprudenza citata).
3.
3.1.
Nel caso in esame si ha che il contribuente, dopo aver presentato la propria dichiarazione di tassazione 2013 è stato invitato a due riprese, dapprima tramite posta semplice (cfr. lettera dell’11.12.2014), ed in seguito, con missiva APlus (del 12.1.2015, a lui recapitata tramite l’Ufficio postale di _) a voler produrre tutta una serie di documenti per poter definire la sua situazione finanziaria [
in casu
copia della sentenza di separazione e relativa convenzione, copia del contratto di locazione e l’attestazione rilasciata dall’assicurazione malattia privata indicante il premio annuo pagato nel 2013]. Nella lettera del 12.1.2015 il contribuente è stato espressamente diffidato ed avvisato sulle conseguenze della mancata presentazione di quanto richiesto, e meglio le penalità previste dagli art. 257 LT e 174 LIFD, nonché la tassazione d’ufficio operata sulla base degli art. 130 cpv. 2 LIFD e 204 cpv. 2 LT.
3.2.
L’autorità fiscale ha poi proceduto il 5.2.2015, a notificare al contribuente una tassazione d’ufficio, operando delle modifiche sostanziali rispetto ai dati da lui dichiarati, ed aggiungendo in particolare anche fr. 25'000.- quali redditi d’altra fonte.
3.3.
3.3.1.
Unicamente in data 22.9.2015 il contribuente si è palesato
vis-à-vis
delle autorità fiscali: lo scritto in questione, spedito ad oltre sette mesi di distanza dalla decisione, mediante il quale il contribuente precisava di aver rinvenuto da poco la decisione è stato considerato dall’autorità resistente un reclamo.
In udienza l’autorità fiscale ha indicato di essere entrata nel merito dello stesso, poiché la decisione di tassazione d’ufficio non era stata inoltrata al nuovo indirizzo del ricorrente.
Sebbene il ricorrente avesse effettivamente trasferito il domicilio da _ a _ fin dal 7.10.2014, desta qualche perplessità la sua affermazione di aver rinvenuto l’invio postale del 4 febbraio 2015 solo nel mese di settembre del 2015, in occasione di una visita casuale presso la sua “vecchia abitazione”. Si ricorda infatti che, pochi giorni prima dell’invio della decisione di tassazione, il 12.1.2015, lo stesso Ufficio di tassazione gli aveva notificato la diffida, con cui gli prospettava la tassazione d’ufficio in caso di mancata collaborazione, e che tale invio, tramite Posta A Plus, gli era stato recapitato ad _, dove verosimilmente aveva chiesto alla Posta la rispedizione della corrispondenza indirizzata al suo indirizzo di _.
La questione non merita tuttavia di essere approfondita, essendo stato il reclamo comunque irricevibile.
3.3.2.
Ora, anche lasciando aperta la questione della tempestività del gravame, l’autorità fiscale, avrebbe dovuto semplicemente verificare se lo stesso rispettava o meno i requisiti di cui all’art. 132 cpv. 3 LIFD. In altri termini occorreva unicamente esaminare se RI 1, con il proprio gravame, avesse comprovato la “manifesta inesattezza” della tassazione d’ufficio. D’altronde le esigenze a cui doveva sottostare il reclamo erano state anche indicate nella motivazione della decisione, con le seguenti parole:
“
Il contribuente può impugnare la tassazione operata d’ufficio soltanto con il motivo che essa è manifestamente inesatta. Il reclamo dev’essere motivato e indicare eventuali mezzi di prova. Ciò significa che al reclamo dev’essere allegata la dichiarazione d’imposta debitamente compilata e corredata da tutti i certificati, attestazioni, documenti, ecc. Vi rendiamo attenti che un eventuale reclamo con modalità e contenuti che non soddisfano i requisiti di legge verrà dichiarato irricevibile. Di conseguenza la tassazione d’ufficio diventerà definitiva.
3.4.
Nel caso che qui ci occupa, l’autorità resistente, dopo aver ricevuto il reclamo 22.9.2015, ha tuttavia scritto al ricorrente in due occasioni, e meglio con missive del 12.9.2016 e del 2.8.2017 chiedendo a quest’ultimo di fornire, per esempio, delle spiegazioni in relazione al calcolo delle entrate e delle uscite, di presentare le schede contabili legate alle società di sua pertinenza, di documentare il contributo alimentare versato alla figlia.
3.5.
Ora, come visto in precedenza la Camera di diritto tributario deve preliminarmente esaminare se le condizioni formali di ricevibilità del reclamo (forma scritta, termine, motivazione, mezzi di prova, ecc.) siano o meno state adempiute.
Nel caso concreto è evidente che il reclamo del 22.9.2015 non adempiva in alcuna maniera i requisiti posti dall’art. 132 cpv. 3 LIFD e dall’art. 206 cpv. 3 LT: il gravame non era né motivato né il contribuente aveva prodotto documenti o mezzi di prova utili a dimostrare la manifesta inesattezza della decisione impugnata, né tantomeno aveva proceduto a comunicare tutte le informazioni utili alla sua tassazione. Il reclamo avrebbe pertanto dovuto essere giudicato immediatamente irricevibile.
3.6.
3.6.1.
In casu
, nonostante le due richieste di documentazione rivolte al contribuente – che non erano giustificate, alla luce del fatto che il reclamante non aveva adempiuto i requisiti di ricevibilità del reclamo – l’autorità fiscale ha comunque concluso correttamente che “la manifesta inesattezza della tassazione operata d’ufficio non è comprovata; il reclamo viene pertanto dichiarato irricevibile”.
3.6.2.
Il fatto che l’autorità di tassazione, confrontata con un reclamo interposto contro una tassazione d’ufficio, intraprenda degli atti istruttori, non implica comunque in ogni caso che la tassazione per apprezzamento debba essere sostituita con una tassazione ordinaria. Se infatti il fisco ritiene che il contribuente abbia presentato un reclamo conforme ai requisiti di validità previsti dalla legge, riprenderà le sue indagini e assumerà le prove offerte dal reclamante. Nel caso in cui queste indagini permettano di raccogliere prove che consentono all’autorità di stabilire gli elementi imponibili in modo ineccepibile, la tassazione d’ufficio sarà sostituita con una tassazione ordinaria. Se invece, anche al termine dell’istruttoria, la fattispecie rimane del tutto o in parte incerta, allora viene mantenuta la tassazione d’ufficio e può unicamente esserne verificata la misura (
Zweifel/Casanova/Beusch/Hunziker
, Schweizerisches Steuerverfahrensrecht – Direkte Steuern, 2
a
ediz., Zurigo 2018, § 20, n. 28, p. 312;
Zweifel/Hunziker
, in: Zweifel/Beusch [a cura di], Kommentar zum DBG, 3
a
ediz., Basilea 2017, n. 50 ad art. 132 LIFD, p. 2276).
3.7.
Appare chiaro, nel caso esposto in narrativa che RI 1, con il suo reclamo, non è riuscito a dimostrare il carattere manifestamente inesatto della tassazione d’ufficio.
Per tale ragione la Camera di diritto tributario, deve, in applicazione dell’art. 142 cpv. 2 LIFD respingere il ricorso senza neppure esaminare il dettaglio della tassazione (sentenza TF 2C_930/2018 del 25.10.2018, consid. 5.3.).
4.
Il ricorso è respinto. Le tasse di giustizia e le spese sono poste a carico del ricorrente, soccombente.