Decision ID: 2b61ced0-d23d-5afa-b2ab-b1d12774945b
Year: 2021
Language: it
Court: CH_BVGE
Chamber: CH_BVGE_001
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: 

Fatti:
A.
L’interessato, di nazionalità siriana, ha presentato una domanda d’asilo in
Svizzera (...) 2021 (cfr. atto SEM [...]-2/1).
B.
Il 15 aprile 2021 egli è stato sentito nel corso del verbale di rilevamento dei
dati personali (cfr. atto 12/11).
C.
Le successive indagini svolte dalla Segreteria di Stato della migrazione (di
seguito: SEM) – inizialmente impossibilitate dalla scadente qualità delle im-
pronte digitali inizialmente rilevate (cfr. atto 9/1) – hanno permesso di ac-
certare che secondo la banca dati “EURODAC” il richiedente asilo aveva
già depositato due domande d’asilo pregresse in Romania e in Austria ri-
spettivamente il (...) 2021 e il (...) 2021 (cfr. atti 14/1, 15/1 e 16/2).
D.
Con l’atto medico F2 del 20 aprile 2021, all’interessato è stata diagnosti-
cata una lombalgia (cfr. atto 20/2).
E.
Il 29 aprile 2021 si è svolto con il richiedente, il colloquio personale ai sensi
dell’art. 5 del regolamento (UE) n. 604/2013 del Parlamento europeo e del
Consiglio del 26 giugno 2013 che stabilisce i criteri e i meccanismi di de-
terminazione dello Stato membro competente per l’esame di una domanda
di protezione internazionale presentata in uno degli Stati membri da un cit-
tadino di un paese terzo o da un apolide (rifusione) (Gazzetta ufficiale
dell’Unione europea [GU] L 180/31 del 29.06.2013; di seguito: Regola-
mento Dublino III) (cfr. atto 18/3).
Nel corso dell’audizione egli ha sostanzialmente confermato i summenzio-
nati riscontri, dichiarando di aver presentato una domanda d’asilo in Ro-
mania il (...) 2021, e in Austria il (...) 2021. Egli ha in seguito affermato di
non essere al corrente dello stato della procedura avviata dinanzi alle au-
torità rumene, aggiungendo altresì che quella presentata alle autorità au-
striache sarebbe stata rifiutata.
Questionato in merito ai motivi che si opporrebbero ad un suo ritorno in
Romania, l’interessato ha spiegato di non volervi fare ritorno. Egli non vi
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avrebbe in effetti depositato alcuna domanda d’asilo; piuttosto, le autorità
rumene, prima di malmenarlo e abbandonarlo per strada, lo avrebbero co-
stretto a farsi rilevare le impronte digitali.
F.
Il 30 aprile 2021, la SEM ha presentato alle competenti autorità rumene
una richiesta di ripresa in carico del richiedente fondata sull’art. 18 par. 1
lett. b Regolamento Dublino III.
G.
Per mezzo dello scritto del 12 maggio 2021, la patrocinatrice del richie-
dente l’asilo ha sollecitato l’autorità inferiore quanto alla necessità di valu-
tare l’applicazione dell’art. 17 Regolamento Dublino III e art. 29a cpv. 3
OAsi 1.
H.
In data 14 maggio 2021, le autorità rumene hanno accettato la richiesta di
ripresa in carico in applicazione dell’art. 18 par. 1 lett. c Regolamento Du-
blino III (cfr. atto 29/1).
I.
Con decisione del 18 maggio 2021, notificata in medesima data (cfr. atto
32/1), la SEM non è entrata nel merito della succitata domanda d’asilo ai
sensi dell’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi (RS 142.31), pronunciando nel con-
tempo il trasferimento dell’interessato dalla Svizzera verso la Romania,
come pure incaricando il Cantone Lucerna dell’esecuzione del provvedi-
mento medesimo. L’autorità inferiore ha oltretutto tolto l’effetto sospensivo
ad un eventuale ricorso contro la decisione.
J.
Il 26 maggio 2021 (cfr. timbro sul plico raccomandato; data d’entrata: 27
maggio 2021) l’interessato è insorto contro la decisione dell’autorità infe-
riore, postulando, in limine, la concessione dell’effetto sospensivo al ricorso
e – quale misura supercautelare – la sospensione dell’esecuzione della
decisione impugnata. In via principale, l’insorgente ha concluso all’accogli-
mento del gravame, all’annullamento della decisione avversata e alla resti-
tuzione degli atti all’autorità di prima istanza per un nuovo esame delle al-
legazioni e un trattamento nazionale della procedura d’asilo.
Contestualmente, il medesimo ha proposto istanza di concessione dell’as-
sistenza giudiziaria, nel senso dell’esenzione dal pagamento anticipato
delle spese di giudizio, il tutto con protesta di tasse e spese.
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K.
Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti negli scritti verranno ripresi nei
considerandi qualora risultino decisivi per l’esito della vertenza.

Diritto:
1.
Le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla LTF,
in quanto la legge sull’asilo non preveda altrimenti (art. 6 LAsi). Fatta ec-
cezione per le decisioni previste all’art. 32 LTAF, il Tribunale, in virtù
dell’art. 31 LTAF, giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi dell’art. 5 PA
prese dalle autorità menzionate all’art. 33 LTAF. La SEM rientra tra dette
autorità (art. 105 LAsi). L’atto impugnato costituisce una decisione ai sensi
dell’art. 5 PA.
Il ricorrente ha partecipato al procedimento dinanzi all’autorità inferiore, è
particolarmente toccato dalla decisione impugnata e vanta un interesse de-
gno di protezione all’annullamento o alla modificazione della stessa (art. 48
cpv. 1 lett. a-c PA). Pertanto è legittimato ad aggravarsi contro di essa.
I requisiti relativi ai termini di ricorso (art. 108 cpv. 3 LAsi), alla forma e al
contenuto dell’atto di ricorso (art. 52 cpv. 1 PA) sono soddisfatti.
Occorre pertanto entrare nel merito del gravame.
2.
Il ricorso, manifestamente infondato ai sensi dei motivi che seguono, è de-
ciso dal giudice in qualità di giudice unico, con l’approvazione di un se-
condo giudice (art. 111 lett. e LAsi) e la decisione è motivata soltanto som-
mariamente (art. 111a cpv. 2 LAsi). Altresì, ai sensi dell’art. 111a cpv. 1
LAsi, il Tribunale rinuncia allo scambio di scritti.
3.
Con ricorso al Tribunale, possono essere invocati la violazione del diritto
federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti giuridicamente rile-
vanti (art. 106 cpv. 1 LAsi). Il Tribunale non è vincolato né dai motivi addotti
(art. 62 cpv. 4 PA), né dalle considerazioni giuridiche della decisione impu-
gnata, né dalle argomentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2).
Inoltre si rileva che il Tribunale, adito con un ricorso contro una decisione
di non entrata nel merito di una domanda d’asilo, si limita ad esaminare la
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fondatezza di una tale decisione (cfr. DTAF 2012/4 consid. 2.2; 2009/54
consid. 1.3.3; 2007/8 consid. 5).
4.
4.1 Nella propria decisione, l’autorità inferiore ha in primo luogo ritenuto
data – in virtù della domanda d’asilo ivi depositata dal richiedente, oltreché
dell’accettazione della sua ripresa in carico – la competenza della Romania
per la trattazione della domanda d’asilo di cui al corrente procedimento. In
tal senso, l’asserzione con la quale l’interessato ha sostenuto che gli sa-
rebbero unicamente state rilevate le impronte digitali, non sarebbe sorretta
da alcun elemento concreto, in particolare alla luce di quanto emerso dal
raffronto con la banca dati “EURODAC”. Allo stesso modo, non vi sareb-
bero indicatori comprovanti il mancato rispetto, da parte della Romania, dei
suoi obblighi internazionali, così come indizi suggerenti che la stessa non
svolga correttamente la procedura di asilo e di rinvio.
Parimenti, la supposta presenza in Svizzera della sorella e della zia dell’in-
teressato sarebbero ininfluente. Quest’ultime non rientrerebbero in effetti
nel novero dei membri di famiglia di cui all’art. 2 lett. g Regolamento Du-
blino III.
Dappoi, la SEM ha considerato che in Romania – Stato che applicherebbe
la direttiva 2013/32/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giu-
gno 2013 recante procedure comuni ai fini del riconoscimento e della re-
voca dello status di protezione internazionale (di seguito: direttiva proce-
dura); la direttiva 2011/95/UE del Parlamento e del Consiglio del 13 dicem-
bre 2011 recante norme sull’attribuzione, a cittadini di paesi terzi o apolidi,
della qualifica di beneficiario di protezione internazionale, su uno status
uniforme per i rifugiati o per le persone aventi titolo a beneficiare della pro-
tezione sussidiaria, nonché sul contenuto della protezione riconosciuta (ri-
fusione; GU L 337/9 del 20.12.2011; di seguito: direttiva qualificazione);
nonché la direttiva 2013/33/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del
26 giugno 2013 recante norme relative all’accoglienza dei richiedenti pro-
tezione internazionale (di seguito: direttiva accoglienza) – non sussistereb-
bero carenze sistemiche nel sistema di accoglienza e di asilo dei richie-
denti, tanto più che tale Paese sarebbe anche firmatario della Convenzione
del 28 luglio 1951 sullo statuto dei rifugiati (Conv. rifugiati, RS 0.142.30) e
della CEDU. Conseguentemente, in caso di trasferimento verso Stato
membro in parola, si potrebbe partire dal presupposto che il ricorrente non
sarebbero esposti a serie violazioni dei diritti dell’uomo ex art. 3 par. 2 Re-
golamento Dublino III e art. 3 CEDU, che non verrebbe a trovarsi in una
situazione esistenziale difficile, o ancora che non verrebbe rinviato nel suo
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Paese d’origine o di provenienza senza che la sua domanda d’asilo venga
esaminata ed in violazione del principio di non-respingimento.
D’altra parte, a mente dell’autorità di prima istanza nemmeno le asserite
violenze subite dall’interessato per mano delle autorità rumene permette-
rebbero diversa valutazione. Difatti, dagli atti all’inserto non emergerebbero
elementi comprovanti le supposte violenze che, ad ogni modo, sarebbero
ascrivibili ad un abuso di potere da parte di singoli. Così, quandanche ef-
fettivamente intercorsi, tali atti andrebbero tutelati adendo le competenti
autorità rumene.
Vieppiù, non esisterebbero motivi ai sensi dell’art. 16 par. 1 Regolamento
Dublino III, per i quali la domanda d’asilo sarebbe da esaminare in Sviz-
zera.
Proseguendo nell’analisi, la SEM ha ritenuto che l’applicazione della clau-
sola di sovranità ai sensi dell’art. 17 par. 1 Regolamento Dublino III, non
sarebbe giustificato nella fattispecie. Parimenti, non sussisterebbero nep-
pure motivi umanitari che giustificherebbero l’applicazione della predetta
clausola secondo i disposti dell’art. 29a cpv. 3 dell’Ordinanza 1 sull’asilo
relativa a questioni procedurali (OAsi 1, RS 142.311). Anzitutto, circa il suo
stato di salute, il ricorrente avrebbe dichiarato di stare bene, affermazione
che troverebbe riscontro negli atti medici agli atti, dai quali si evincerebbe
ch’egli avrebbe unicamente beneficiato di un consulto medico in ragione di
una lombalgia, poi curata con un trattamento farmacologico a base di Vi-
movo e Dafalgan. Oltracciò, in merito alle condizioni di accoglienza e in
considerazione dell’asserita mancata assegnazione di un alloggio in Ro-
mania, egli potrebbe far capo alle competenti autorità di quest’ultimo Paese
onde ottenere il sostegno necessario.
Alla luce delle considerazioni che precedono, la SEM ha pertanto ritenuto
che in casu non si giustificasse l’applicazione della summenzionata clau-
sola di sovranità.
4.2 Con la sua impugnativa, richiamati e precisati dapprima alcuni fatti, l’in-
sorgente avversa le conclusioni dell’autorità resistente.
4.2.1 Innanzitutto, un rinvio in Romania sarebbe contrario all’art. 3 CEDU
giacché il sistema di accoglienza ivi in essere sarebbe contraddistinto da
molteplici lacune. Ebbene, a seguito della pressione esercitata sulle strut-
ture statali dall’importante flusso migratorio, in tale Paese si sarebbe veri-
ficato un aumento degli atti di violenza perpetrati ai danni dei richiedenti
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l’asilo per mano della polizia rumena. A mente dell’insorgente – il quale
richiama a supporto della propria versione dei fatti alcuni rapporti di ONG
e un articolo di una testata giornalistica – le autorità in parola si rendereb-
bero protagoniste nei confronti dei migranti, di aggressioni fisiche, distru-
zione di effetti personali e, finanche, di respingimenti forzati verso la Serbia
e la Turchia (cfr. memoriale ricorsuale, pag. 5, punto V). Invero, nella sin-
dacata decisione la SEM si sarebbe limitata a rilevare l’assenza di elementi
concreti a sostegno delle allegazioni di violenza subite dal ricorrente, senza
tuttavia considerarne la verosimiglianza alla luce di tali aspetti e malgrado
l’interessato abbia spiegato di non poter produrre prove a sostegno di
quanto asserito, essendosi visto distruggere il cellulare. Ne conseguirebbe
che la SEM avrebbe dovuto indagare maggiormente sui maltrattamenti al-
legati, tanto più se considerato che il richiedente non potrebbe far capo
all’aiuto delle autorità rumene, esse stesse autrici delle persecuzioni.
4.2.2 Dipoi, nel caso in esame si giustificherebbe l’applicazione degli
art. 29a cpv. 3 OAsi 1 e art. 17 Regolamento Dublino III, posto che l’insor-
gente non avrebbe accesso ad un alloggio in Romania, aspetto ch’egli
avrebbe del resto già addotto nel corso del colloquio Dublino avendo egli
spiegato di essere stato abbandonato per strada dalla polizia rumena e di
non aver beneficiato, de facto, di un alloggio. Invero, tali considerazioni
sarebbero coerenti con il contesto della menzionata pressione migratoria
in Romania, e la loro plausibilità sarebbe comprovata dagli ulteriori rapporti
e articoli giornalistici richiamati con il ricorso. A suo dire, le autorità avreb-
bero quindi contravvenuto agli obblighi imposti dalla direttiva accoglienza.
4.2.3 In ultimo, a mente dell’insorgente, un trasferimento verso la Romania
sarebbe compatibile con il diritto internazionale imperativo unicamente
qualora vi siano garanzie concrete ed individuali circa l’accesso a strutture
di accoglienza e alla procedura d’asilo (cfr. memoriale ricorsuale, pag. 7).
5.
5.1 Nella presente disamina, occorre determinare se la SEM poteva fare
applicazione dell’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi, disposizione che prevede che
di norma non si entra nel merito di una domanda di asilo se il richiedente
può partire alla volta di uno Stato terzo cui compete, in virtù di un trattato
internazionale, l’esecuzione della procedura d’asilo e d’allontanamento.
5.2 Prima di applicare la precitata disposizione, la SEM esamina la com-
petenza relativa al trattamento di una domanda di asilo secondo i criteri
previsti dal Regolamento Dublino III. Se in base a questo esame è indivi-
duato un altro Stato quale responsabile per l’esame della domanda di asilo,
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la SEM pronuncia la non entrata nel merito previa accettazione, espressa
o tacita, di ripresa in carico del richiedente l’asilo da parte dello Stato in
questione (cfr. DTAF 2017 VI/5 consid. 6.2).
5.3 Ai sensi dell’art. 3 par. 1 Regolamento Dublino III, la domanda di pro-
tezione internazionale è esaminata da un solo Stato membro, ossia quello
individuato in base ai criteri enunciati al capo III (art. 7–15). Nel caso di una
procedura di presa in carico (inglese: take charge) ogni criterio per la de-
terminazione dello Stato membro competente – enumerato al capo III – è
applicabile solo se, nella gerarchia dei criteri elencati all’art. 7 par. 1 Rego-
lamento Dublino III, quello precedente previsto dal Regolamento non trova
applicazione nella fattispecie (principio della gerarchia dei criteri). Inoltre,
la determinazione dello Stato membro competente avviene sulla base della
situazione esistente al momento in cui il richiedente ha presentato do-
manda di protezione internazionale (art. 7 par. 2 Regolamento Dublino III).
Contrariamente, nel caso di una procedura di ripresa in carico (inglese:
take back) – come è il caso di specie – di principio non viene effettuato un
nuovo esame di determinazione dello Stato membro competente secondo
il capo III Regolamento Dublino III (cfr. DTAF 2017 VI/5 consid. 6.2 con
riferimenti citati).
5.4 Ai sensi dell’art. 3 par. 2 Regolamento Dublino III, qualora sia impossi-
bile trasferire un richiedente verso lo Stato membro inizialmente designato
come competente in quanto si hanno fondati motivi di ritenere che sussi-
stono delle carenze sistemiche nella procedura di asilo e nelle condizioni
di accoglienza dei richiedenti, che implichino il rischio di un trattamento
inumano o degradante ai sensi dell’art. 4 CartaUE, lo Stato membro che
ha avviato la procedura di determinazione dello Stato membro competente
prosegue l’esame dei criteri di cui al capo III per verificare se un altro Stato
membro possa essere designato come competente. Qualora non sia pos-
sibile eseguire il trasferimento verso un altro Stato membro designato in
base ai criteri del capo III o verso il primo Stato membro in cui la domanda
è stata presentata, lo Stato membro che ha avviato la procedura di deter-
minazione diventa lo Stato membro competente.
5.5 Lo Stato membro competente è tenuto a riprendere in carico – in osse-
quio alle condizioni poste agli art. 23, 24, 25 e 29 – il richiedente la cui
domanda è in corso d’esame e che ha presentato domanda in un altro
Stato membro oppure si trova nel territorio di un altro Stato membro senza
un titolo di soggiorno, così come un cittadino di un paese terzo o un apolide
che ha ritirato la sua domanda in corso d’esame e che ha presentato una
domanda in un altro Stato membro o che si trova nel territorio di un altro
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Stato membro senza un titolo di soggiorno (art. 18 par. 1 lett. b e lett. c
Regolamento Dublino III),
6.
Nel caso di specie, come detto, le investigazioni effettuale dalla SEM
hanno rivelato, dopo consultazione dell’unità centrale del sistema europeo
«EURODAC», che l’interessato ha depositato due precedenti domande
d’asilo in Romania e in Austria, rispettivamente il (...) 2021 e il (...) 2021
(cfr. atto 16/2). Di conseguenza, il 30 aprile 2021 la SEM ha presentato alle
autorità rumene, nei termini fissati dall’art. 23 par. 2 Regolamento Dublino
III, una richiesta di ripresa in carico fondata sull’art. 18 par. 1 lett. b Rego-
lamento Dublino III. Il 14 maggio 2021, queste autorità hanno espressa-
mente accettato il trasferimento, in applicazione dell’art. 18 par. 1 lett. c
Regolamento Dublino III (cfr. atto 29/1).
Di conseguenza, la competenza della Romania è di principio data.
7.
Quo alla procedura di asilo e di accoglienza dei richiedenti in Romania, non
vi sono fondati motivi di ritenere che sussistano carenze sistemiche nella
procedura di asilo e nelle condizioni di accoglienza dei richiedenti, che im-
plichino il rischio di un trattamento inumano o degradante ai sensi dell’art. 4
della Carta UE (cfr. art. 3 par. 2 2a frase Regolamento Dublino III).
La Romania è legata alla CartaUE e firmataria della Convenzione del 4
novembre 1950 per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fon-
damentali (CEDU, RS 0.101), della Convenzione del 10 dicembre 1984
contro la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti
(Conv. tortura, RS 0.105), della Convenzione del 28 luglio 1951 sullo sta-
tuto dei rifugiati (Conv. rifugiati, RS 0.142.30), oltre che del relativo Proto-
collo aggiuntivo del 31 gennaio 1967 (RS 0.142.301) e ne applica, a tale ti-
tolo, le disposizioni. Inoltre, è doveroso rilevare che né il Tribunale, né la
Corte europea dei diritti dell’uomo (CorteEDU) così come neppure la Corte
di giustizia dell’Unione europea hanno, ad oggi, constatato l’esistenza di
carenze sistemiche in Romania (cfr. fra le tante, sentenza del Tribunale
E-1243/2021 del 25 marzo 2021 consid. 5.2 con riferimenti ivi citati). Di
conseguenza, la Romania è presunta rispettare la sicurezza del richie-
dente l’asilo, in particolare il diritto alla trattazione della propria domanda
secondo una procedura giusta ed equa e garantire una protezione con-
forme al diritto internazionale ed europeo (cfr. fra le tante, sentenza
D-6557/2020 del 7 gennaio 2021 consid. 9.1).
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7.1 Tale presunzione non è tuttavia assoluta e può essere confutata in pre-
senza di indizi seri che, nel caso concreto, le autorità di tale Stato non ri-
spetterebbero il diritto internazionale (cfr. DTAF 2010/45 consid. 7.4 e 7.5).
La stessa va inoltre scartata d’ufficio in presenza di violazioni sistematiche
delle garanzie minime previste dall’Unione europea o di indizi seri di viola-
zioni del diritto internazionale (cfr. DTAF 2011/9 consid. 6; sentenza della
CorteEDU M.S.S. contro Belgio e Grecia del 21 gennaio 2011, 30696/09,
R.U. contro Grecia del 7 gennaio 2011, 2237/08, §74 segg.; sentenza della
CGUE del 21 dicembre 2011, C-411/10 e C-493/10 [Grande Sezione]).
7.2 Orbene, nel caso di specie, il Tribunale rileva anzitutto circa i presunti
maltrattamenti subiti da parte delle autorità rumene – ed alla stregua di
quanto concluso dall’autorità inferiore – che le dichiarazioni del ricorrente
si riducono effettivamente in mere affermazioni di parte, non suffragate da
alcun elemento concreto, e pertanto inadeguate a sovvertire l’invalsa giu-
risprudenza testé enucleata.
Tale ponderazione non muta nemmeno alla luce della documentazione ri-
chiamata con l’impugnativa, dalla quale non è possibile desumere circo-
stanze suscettibili di confutare la summenzionata presunzione. In verità,
quest’ultima menziona genericamente asseriti episodi di maltrattamenti ad
opera delle autorità rumene nei pressi del confine con la Serbia senza com-
provare minimamente gli atti di violenza subiti personalmente dal ricor-
rente. Ad ogni modo, giova osservare che essendo la Romania uno Stato
di diritto, apparterrebbe al richiedente di adire le competenti autorità giudi-
ziarie rumene onde tutelare i propri diritti (cfr. sentenza del Tribunale
F-1506/2021 del 9 aprile 2021). Per il resto, la documentazione in parola
affronta abbondantemente la cosiddetta problematica “push back” concer-
nente persone che entrano illegalmente in Romania e vengono fermate
venendo rinviate alla frontiera, impendendo alle medesime di depositare
una domanda d’asilo in Romania. Ebbene, viene da sé che il ricorrente non
rientri in questa categoria, avendo potuto avviare un procedimento volto
all’ottenimento dell’asilo in Romania, come del resto confermato dalle au-
torità del Paese medesimo.
Vieppiù, anche prendendo in considerazione le ulteriori argomentazioni ar-
ticolate nel gravame, nulla permette di ritenere l’esistenza di una pratica
attuale avverata di violazione sistematica delle norme comunitarie minime
in materia. In tal senso, dagli atti all’inserto non è possibile desumere indizi
oggettivi, seri e concreti atti a comprovare che il trasferimento in Romania
esporrebbe effettivamente il ricorrente al rischio di vedere insoddisfatti i
suoi bisogni esistenziali minimi secondo la direttiva accoglienza.
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Infine, dalle tavole processuali non sono nemmeno ravvisabili motivi per i
quali vi sia da ritenere che la Romania non rispetterebbe il principio di non-
respingimento rinviando il ricorrente in un Paese dove la sua vita, la sua
integrità fisica o la sua libertà sarebbero minacciate per uno dei motivi men-
zionati all’art. 3 cpv. 1 LAsi, o dal quale rischierebbe di essere costretto a
recarsi in un Paese di tal genere.
7.3 Conseguentemente, visto tutto quanto precede l’applicazione dell’art. 3
par. 2 2a frase Regolamento Dublino III non si giustifica nel caso di specie.
8.
8.1 Giusta l’art. 17 par. 1 Regolamento Dublino III («clausola di sovranità»),
in deroga ai criteri di competenza sopra definiti, ciascuno Stato membro
può decidere di esaminare una domanda di protezione internazionale pre-
sentata da un cittadino di un paese terzo o da un apolide, anche se tale
esame non gli compete.
8.2 Ai sensi dell'art. 29a cpv. 3 OAsi 1 se "motivi umanitari" lo giustificano
la SEM può entrare nel merito della domanda anche qualora giusta il Re-
golamento Dublino III un altro Stato sarebbe competente per il trattamento
della domanda. L’autorità di prima istanza, nell’applicazione dell’art. 29a
cpv. 3 OAsi 1 dispone di potere di apprezzamento (cfr. DTAF 2015/9 con-
sid. 7 e seg.); la modifica dell’art. 106 cpv. 1 LAsi ha ristretto il potere
d’esame del Tribunale e pertanto quest’ultimo può e deve unicamente con-
trollare che l’autorità inferiore abbia esercitato il suo potere d’apprezza-
mento ovvero se la SEM ha fatto uso di tale potere d’apprezzamento e se
l’ha fatto secondo criteri oggettivi e trasparenti. In questi casi il Tribunale
non può sostituire il suo apprezzamento a quello della SEM.
8.3 Al contrario, qualora il trasferimento del richiedente nel Paese di desti-
nazione contravvenga all’art. 4 Carta UE, all’art. 3 CEDU o all’art. 3 Conv.
tortura, le autorità svizzere sono obbligate ad applicare la clausola di so-
vranità e ad entrare nel merito della domanda d’asilo (cfr. DTAF 2015/9
consid. 8.2.1).
9.
9.1 Ferme tali premesse, è quindi ora necessario determinare se le eve-
nienze esposte dall’insorgente siano atte a rendere il suo trasferimento
verso la Romania contrario all’art. 3 CEDU.
9.2 Innanzitutto, il Tribunale rileva che indipendentemente dalla generica
documentazione citata nell’impugnativa, le dichiarazioni dell’interessato
circa la mancata attribuzione di un alloggio e l’assenza di sostegno da parte
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della autorità rumene non sono supportate da alcun indizio oggettivo, serio
e concreto, e si riducono pertanto a mere asserzioni di parte. Come tali,
quest’ultime non risultano quindi essere sufficienti per dimostrare che il suo
trasferimento in tale Paese gli farebbe effettivamente correre il rischio di
vedere i suoi bisogni esistenziali minimi insoddisfatti in violazione della di-
rettiva accoglienza, e ciò, in modo durevole e senza prospettiva di miglio-
ramento, al punto che occorrerebbe rinunciare a tale trasferimento, o an-
cora ch’egli non potrebbe beneficiare dell’aiuto del quale avrebbe bisogno
per far valere i suoi diritti.
9.3 Dappoi, circa lo stato valetudinario del ricorrente, aspetto peraltro nem-
meno eccepito con l’impugnativa, il Tribunale osserva che all’occorrenza,
dagli atti all’inserto non è possibile desumere un quadro clinico cagionevole
a tal punto da essere messo gravemente e irrimediabilmente a rischio da
un trasferimento verso la Romania (cfr. atto medico F2 del 20 aprile 2021),
Paese che dispone ad ogni modo di un’infrastruttura medica sufficiente
(cfr. fra le tante, sentenza del Tribunale E-1195/2021 del 30 marzo 2021
consid. 5.4).
9.4 In altre parole, egli non ha fornito indizi seri suscettibili di comprovare
che le sue condizioni di vita o la sua situazione personale sarebbero tali da
contravvenire all'art. 4 della CartaUE, all'art. 3 CEDU o all'art. 3 Conv. tor-
tura in caso di esecuzione del trasferimento in Romania. Sia quel che sia,
appartiene al ricorrente sollevare l'eventuale violazione dei suoi diritti fon-
damentali, utilizzando le adeguate vie di diritto dinanzi alle autorità dello
Stato in questione. Pertanto, non è nemmeno necessario l'ottenimento di
garanzie concrete (cfr. sentenza del Tribunale F-1123/2021 del 24 marzo
2021 consid. 5.3).
10.
In conclusione, nella presente fattispecie, non ci sono dunque elementi per
ritenere che l’autorità di prima istanza abbia esercitato in maniera arbitraria
il suo potere discrezionale.
Conseguentemente, ritenuto che tramite l’esame della domanda da parte
di un unico Stato membro («one chance only») il Regolamento Dublino III
intende far fronte proprio al fenomeno delle domande di asilo multiple
(«asylum shopping»), non v’è ragione di applicare la clausola discrezionale
di cui all'art. 17 par. 1 Regolamento Dublino III (clausola di sovranità).
11.
Ne discende che, in mancanza dell’applicazione della succitata norma da
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parte della Svizzera, la Romania rimane competente per il seguito della
domanda d’asilo e d’allontanamento del richiedente ai sensi del Regola-
mento Dublino III ed è tenuta a riprenderlo in carico in ossequio alle condi-
zioni poste agli art. 23, 24, 25 e 29 del predetto.
12.
È dunque a giusto titolo che la SEM non è entrata nel merito della domanda
di asilo dell’insorgente, in applicazione dell’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi ed ha
pronunciato il suo trasferimento verso la Romania conformemente
all’art. 44 LAsi, posto ch’egli non possiede un’autorizzazione di soggiorno
in Svizzera (cfr. art. 32 lett. a OAsi 1).
13.
In siffatte circostanze, non vi è più luogo di esaminare in maniera distinta
le questioni relative all’esistenza di un impedimento all’esecuzione del tra-
sferimento per i motivi giusta i cpv. 3 e 4 dell’art. 83 LStrI (RS 142.20), dal
momento che detti motivi sono indissociabili dal giudizio di non entrata nel
merito nel quadro di una procedura Dublino (cfr. DTAF 2015/18 consid. 5.2
e DTAF 2010/45 consid. 10.2).
14.
Ne consegue che il ricorso deve essere respinto e la decisione della SEM,
che rifiuta l’entrata nel merito della domanda di asilo e pronuncia il trasfe-
rimento dell’interessato dalla Svizzera verso la Romania, confermata.
15.
Avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, la domanda di conces-
sione dell’effetto sospensivo al gravame, è divenuta senza oggetto.
16.
Altresì, per lo stesso motivo di cui al consid. 15, la domanda tendente
all’esenzione dal versamento di un anticipo equivalente alle presumibili
spese processuali, risulta senza oggetto.
17.
Visto l’esito della procedura, le spese processuali di CHF 750.–, che se-
guono la soccombenza, sono poste a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1 e
5 PA nonché art. 3 lett. a del regolamento sulle tasse e sulle spese ripetibili
nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 febbraio
2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]).
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18.
La presente decisione non concerne persone contro le quali è pendente
una domanda d’estradizione presentata nello Stato che hanno abbando-
nato in cerca di protezione, per il che non può essere impugnata con ri-
corso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83
lett. d cifra 1 LTF).
La pronuncia è quindi definitiva.
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