Decision ID: ccf27de8-5584-5d48-989a-2cca62e0477f
Year: 2018
Language: it
Court: TI_TCAS
Chamber: TI_TCAS_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: social_law

ritenuto, in fatto
1.1. In data 9 aprile 2015 RI 1, nato nel 1966, di professione fabbro presso la ditta _, scendendo le scale è caduto, riportando una frattura pluriframmentaria del calcagno sinistro.
L’Istituto assicuratore ha riconosciuto la propria responsabilità e ha corrisposto regolarmente le prestazioni di legge.
1.2. In data 2 agosto 2017, ritenendo sulla base della visita medica _ di chiusura lo stato di salute ormai stabilizzato, l’assicuratore LAINF ha posto termine alle prestazioni di breve durata a partire dal 31 agosto 2017 (doc. 206).
1.3. Con decisione formale del 29 agosto 2017, l’assicuratore infortuni ha rifiutato di riconoscere all’assicurato il diritto ad una rendita di invalidità alla luce di una perdita di guadagno del 4%, attribuendogli, per contro, un’indennità per menomazione dell’integrità (IMI) del 15% (cfr. doc. 210).
1.4. Con opposizione del 19 settembre 2017 (doc. 218), poi completata il 17 ottobre 2017, l’_, allora rappresentante dell’assicurato, ha chiesto che a RI 1 venga attribuita una rendita di invalidità del 50% – ritenuto che l’interessato risulta abile al lavoro solo nella misura del 50% secondo quanto attestato dal dr. _ – e che l’entità dell’IMI a lui riconosciuta (del 15%) venga portata al 30% - visto che il medico _ dell’amministrazione non avrebbe tenuto conto di una certa instabilità a livello dell’arto infortunato (doc. 227).
1.5. Con decisione su opposizione del 27 ottobre 2017, l’CO 1 - dopo avere ribadito che, come valutato dal proprio medico _, l’assicurato ha ritrovato una piena capacità lavorativa nello svolgimento di attività adatte alle proprie limitazioni funzionali - ha confermato, da una parte, che dal raffronto dei redditi non emerge una perdita di guadagno tale da consentire di attribuire a RI 1 il diritto ad una rendita di invalidità e, dall’altra, l’entità dell’IMI attribuita all’interessato sulla base della valutazione del dr. _ (cfr. doc. A).
1.6. Con tempestivo ricorso del 28 novembre 2017 l’assicurato ha chiesto l’annullamento della decisione su opposizione impugnata e la retrocessione degli atti alla CO 1 per complemento istruttorio (doc. I).
In sostanza, il ricorrente ha contestato di potere essere considerato, come fatto dall’amministrazione, pienamente abile al lavoro in attività adatte, rilevando come tale valutazione appaia in contrasto con il parere del dr. _, il quale ha attestato un’abilità lavorativa solo del 50%.
L’assicurato ha pure criticato il raffronto dei redditi operato dall’Istituto assicuratore, ritenendo che il reddito da invalido preso in considerazione dall’Istituto assicuratore vada dimezzato per tenere conto della capacità lavorativa residua del 50% attestata dal dr. _, per un importo pari a fr. 26'466, i quali, paragonati al reddito da valido, portano ad un grado di invalidità del 52%.
Infine, l’assicurato ha contestato l’entità dell’IMI attribuitagli dall’assicuratore LAINF, a suo avviso inferiore rispetto all’entità delle menomazioni riportate a seguito dell’infortunio assicurato, chiedendo che venga innalzata dal 15% al 30% (doc. I).
1.7. Con risposta del 9 gennaio 2018, l’CO 1 ha nuovamente confermato la correttezza della decisione su opposizione impugnata, con la quale ha, da un canto, rifiutato il riconoscimento di una rendita di invalidità e, dall’altro, ha attribuito un’IMI del 15% (cfr. doc. III).
1.8. In data 27 febbraio 2018, il ricorrente ha trasmesso al TCA una valutazione medica del dr. _, chiedendo nuovamente, in via principale, il rinvio degli atti all’amministrazione per complemento istruttorio e, in via subordinata, l’attribuzione di una rendita di invalidità del 52% (tenendo conto di una capacità lavorativa residua del 50%, così come da referto del dr. _) o perlomeno del 23% (considerando una capacità lavorativa residua dell’80%, come attestato dal dr. _), oltre ad un’IMI del 30% (doc. VII + F).
1.9. Con osservazioni del 29 marzo 2018, l’assicuratore LAINF - dopo avere interpellato il proprio servizio medico a proposito del referto medico prodotto in corso di causa dal ricorrente e preso atto delle motivate considerazioni espresse al riguardo dal dr. _ (cfr. doc. XI/1) - ha ribadito la correttezza della propria decisione su opposizione, confermando che in un’attività adatta, rispettosa delle sue limitazioni funzionali, l’assicurato risulta pienamente abile al lavoro (doc. XI).
1.10. Con scritto del 23 maggio 2018, il ricorrente ha ancora una volta contestato di possedere una piena capacità lavorativa in attività adatte, così come del resto confermato dal dr. _ in data 30 aprile 2018 (doc. XV + G).
Queste considerazioni dell’assicurato sono state trasmesse all’assicuratore LAINF (cfr. doc. XVI), per conoscenza.

in diritto
2.1. L'oggetto della lite è circoscritto al diritto o meno per l’assicurato di beneficiare di una rendita d'invalidità, rispettivamente all’entità dell’IMI spettante all’insorgente, a dipendenza dell’infortunio assicurato.
Diritto ad una rendita di invalidità?
2.2. Giusta l'art. 18 cpv. 1 LAINF, l'assicurato invalido (art. 8 LPGA) almeno al 10 per cento a seguito d'infortunio ha diritto alla rendita di invalidità.
Secondo l'art. 8 cpv. 1 LPGA, è considerata invalidità l'incapacità al guadagno totale o parziale presumibilmente permanente o di lunga durata.
Il TFA, in una sentenza U 192/03 del 22 giugno 2004, pubblicata in RAMI 2004 U 529, p. 572ss., ha rilevato che l'art. 18 LAINF rinvia direttamente all'art. 8 LPGA; l'art. 8 cpv. 1 LPGA, a sua volta, corrisponde al previgente art. 18 cpv. 2 prima frase LAINF, motivo per il quale occorre concludere che non vi sono stati cambiamenti di rilievo in seguito all'introduzione della LPGA.
Da parte sua, l'art. 16 LPGA prevede, che per valutare il grado d’invalidità, il reddito che l’assicurato invalido potrebbe conseguire esercitando l’attività ragionevolmente esigibile da lui dopo la cura medica e l’eventuale esecuzione di provvedimenti d’integrazione, tenuto conto di una situazione equilibrata del mercato del lavoro, è confrontato con il reddito che egli avrebbe potuto ottenere se non fosse diventato invalido.
L'Alta Corte, nella sentenza U 192/03 del 22 giugno 2004, citata in precedenza, ha rilevato che anche l'art. 16 LPGA non ha modificato la valutazione del grado di invalidità dell'assicurato previsto dai previgenti art. 28 cpv. 2 LAI e art. 18 cpv. 2 seconda frase LAINF.