Decision ID: 032030ec-2e47-46dc-a9d7-b1a98bf92976
Year: 2011
Language: it
Court: CH_BSTG
Chamber: CH_BSTG_001
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: penal_law

Fatti:
A. Il 21 giugno 2010 la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Busto Arsizio ha presentato alla Svizzera una domanda d’assistenza giudiziaria nell’ambito di un procedimento penale contro B., C., D., E., F., G., H., I. ed altri per il reato di trasferimento fraudolento di valori ai sensi dell'art. 12 quinques del Decreto legge 306/92. L'autorità italiana ha identificato diversi conti correnti intestati a società facenti capo a B. e a soggetti a lui collegati, i quali si sarebbero prestati a schermare il traffico illecito di rifiuti da lui . Il tipo di operazioni avvenute su tali conti unitamente alle loro  avrebbero avuto come scopo quello di impedire il tracciamento dei flussi finanziari orchestrati dal predetto, il quale avrebbe avuto la necessità di  prestanomi per le sue attività economiche e finanziarie, sia perché coinvolto, negli anni precedenti, in un altro procedimento penale per traffico illecito di rifiuti, sia perché fallito personalmente nonché toccato dal  di una società a lui riconducibile. Con la sua domanda l'autorità  ha postulato, tra l'altro, la perquisizione ed il sequestro della  bancaria e dei saldi attivi relativi alla rubrica 1.1 della  n. 1 intestata alla A. SA presso la banca J. di cui D. risulterebbe avente diritto economico.
B. Mediante decisione del 2 luglio 2010, il Ministero pubblico della Confedera-
zione (in seguito: MPC) è entrato in materia sulla domanda presentata 'autorità italiana, ordinando quanto richiesto dall'autorità rogante.
C. Con decisione di chiusura del 23 dicembre 2010 l'autorità d'esecuzione ha
accolto la rogatoria, ordinando la trasmissione all'autorità rogante di diversa documentazione riguardante la rubrica 1.1 della relazione bancaria n. 1 presso la banca J. intestata alla società A. SA, e confermando il sequestro dei beni ivi depositati.
D. Il 26 gennaio 2011 la società A. SA ha interposto ricorso contro la suddetta decisione dinanzi alla II Corte dei reclami penali del Tribunale penale  postulando l'annullamento della stessa nonché il dissequestro del suo conto.
A conclusione delle loro osservazioni del 22 e 25 febbraio 2011 l’Ufficio  di giustizia (in seguito: UFG) risp. il MPC hanno postulato la  del gravame, nella misura della sua ammissibilità.
- 3 -
E. Con memoriale di replica del 10 marzo 2011, trasmesso per conoscenza al MPC e all'UFG, la ricorrente si è riconfermata nelle conclusioni espresse in sede ricorsuale.

Diritto:
1. 1.1 In virtù degli art. 37 cpv. 2 lett. a della legge federale sull'organizzazione
delle autorità penali della Confederazione (LOAP; RS 173.71) e 19 cpv. 2 del regolamento del 31 agosto 2010 sull'organizzazione del Tribunale  federale (ROTPF; RS 173.713.161), la II Corte dei reclami penali  i gravami in materia di assistenza giudiziaria internazionale.
1.2 I rapporti di assistenza giudiziaria in materia penale fra la Repubblica Italia-
na e la Confederazione Svizzera sono anzitutto retti dalla Convenzione europea di assistenza giudiziaria in materia penale del 20 aprile 1959,  in vigore il 12 giugno 1962 per l’Italia ed il 20 marzo 1967 per la  (CEAG; RS 0.351.1), dall'Accordo italo-svizzero del 10 settembre 1998 che completa e agevola l'applicazione della CEAG (RS 0.351.945.41; in seguito l'Accordo italo-svizzero), entrato in vigore mediante scambio di note il 1° giugno 2003, nonché, a partire dal 12 dicembre 2008 (Gazzetta ufficiale dell’Unione europea, L 327/15-17, del 5 dicembre 2008), dagli art. 48 e segg. della Convenzione di applicazione dell'Accordo di Schengen del 14 giugno 1985 (CAS). Di rilievo nella fattispecie è anche la Convenzione sul riciclaggio, la ricerca, il sequestro e la confisca dei proventi di reato, conclusa a Strasburgo l’8 novembre 1990, entrata in vigore il 1° settembre 1993 per la Svizzera ed il 1° maggio 1994 per l’Italia (CRic; RS 0.311.53). Alle questioni che il prevalente diritto internazionale contenuto in detti  non regola espressamente o implicitamente, come pure quando il diritto nazionale sia più favorevole all'assistenza rispetto a quello pattizio ( principio di favore), si applicano la legge federale sull'assistenza  in materia penale del 20 marzo 1981 (AIMP; RS 351.1),  alla relativa ordinanza (OAIMP; RS 351.11; v. art. 1 cpv. 1 AIMP, art. I n. 2 dell'Accordo italo-svizzero; DTF 136 IV 82 consid. 3.1; 123 II 134 consid. 1a; 122 II 140 consid. 2). Il principio di favore vale anche nell' delle pertinenti norme di diritto internazionale (v. art. 48 n. 2 CAS, 39 n. 3 CRic e I n. 2 Accordo italo-svizzero). È fatto salvo il rispetto dei  fondamentali (DTF 135 IV 212 consid. 2.3; 123 II 595 consid. 7c).
1.3 Il ricorso è stato tempestivamente interposto contro una decisione di chiu-
sura dell'autorità federale d'esecuzione (v. art. 80e cpv. 1 e 80k AIMP). La legittimazione della società A. SA, titolare del conto oggetto della criticata
- 4 -
misura d'assistenza, è pacifica (v. art. 80h lett. b AIMP e art. 9a OAIMP; DTF 131 II 169 consid. 2.2.1; 118 Ib 547 consid. 1d; TPF 2007 79 . 1.6 pag. 82).
2. La ricorrente sostiene che la documentazione bancaria sequestrata sareb-
be priva di ogni relazione con la procedura penale italiana. La domanda di assistenza estera trarrebbe unicamente spunto da un'acritica e affrettata segnalazione spontanea effettuata dal MPC, senza fornire elementi  che suffraghino un legame tra D. e le assunte attività illecite del padre B.
2.1 La questione di sapere se le informazioni richieste nell'ambito di una do-
manda di assistenza siano necessarie o utili per il procedimento estero  essere lasciata, di massima, all'apprezzamento delle autorità richiedenti. Lo Stato richiesto non dispone infatti dei mezzi per pronunciarsi sull' di assumere determinate prove e non può sostituirsi in questo  all'autorità estera che conduce le indagini (DTF 132 II 81 consid. 2.1 e rinvii). La richiesta di assunzione di prove può essere rifiutata solo se il principio della proporzionalità sia manifestamente disatteso (DTF 120 Ib 251 consid. 5c; sentenza del Tribunale penale federale RR.2007.18 del 21 maggio 2007, consid. 6.3 non pubblicato in TPF 2007 57) o se la  appaia abusiva, le informazioni richieste essendo del tutto inidonee a far progredire le indagini (DTF 122 II 134 consid. 7b; 121 II 241 . 3a). In base alla giurisprudenza l'esame va quindi limitato alla  utilità potenziale, secondo cui la consegna giusta l'art. 74 AIMP è  soltanto per quei mezzi di prova certamente privi di rilevanza per il  penale all'estero (DTF 126 II 258 consid. 9c pag. 264; 122 II 367 consid. 2c; 121 II 241 consid. 3a e b).
2.2 Nella fattispecie, l'utilità potenziale della documentazione di cui l'autorità
rogata ha disposto la trasmissione è senz'altro data. D. è indagata nell' dell'inchiesta italiana e risulta essere avente diritto economico della  1.1 (v. act. 1 pag. 11). Poco importa che la sua posizione di indagata sia eventualmente il frutto di una comunicazione spontanea espressamente prevista all'art. 67a AIMP, visto che non si può escludere che a seguito dei procedimenti di prevenzione patrimoniale a carico di B., quest'ultimo abbia trasferito formalmente beni ai suoi familiari, quindi anche alla figlia D. (v. anche sentenza del Tribunale penale federale RR.2010.155-160 del 20  2010, consid. 5.2, e relativa sentenza del Tribunale federale 1C_1/2011 del 7 gennaio 2011). Va del resto aggiunto che, data la natura dei reati ipotizzati, la documentazione di cui è stata ordinata la trasmissione risulta necessaria nella sua totalità. Quando le autorità estere chiedono  su conti bancari allo scopo di ricostruire il flusso di fondi di so-
- 5 -
spetta origine criminale, la natura stessa di dette inchieste rende verosimile la necessità di acquisire l'integralità della documentazione bancaria. Ciò perché gli inquirenti debbono poter individuare il titolare giuridico ed  del conto e sapere a quali persone sia pervenuto l'eventuale  del reato. La trasmissione dell'intera documentazione potrà evitare altresì l'inoltro di eventuali domande complementari (DTF 136 IV 82 . 4.1; 121 II 241 consid. 3; sentenza del Tribunale federale 1C_486/2008 dell'11 novembre 2008, consid. 2.4). Si tratta di una maniera di procedere necessaria, se del caso, ad accertare anche l'estraneità ai fatti della  in questione, rispettivamente di D. (v. DTF 129 II 462 consid. 5.5;  del Tribunale federale 1A.182/2006 del 9 agosto 2007, consid. 2.3 e 3.2; 1A.52/2007 del 20 luglio 2007, consid. 2.1.3; 1A.227/2006 del 22  2007, consid. 3.2; 1A.195/2005 del 1° settembre 2005 in fine; 1A.79/2005 del 27 aprile 2005, consid. 4.1). Costatata la sufficiente  tra la misura d'assistenza richiesta e l'oggetto del procedimento  estero, spetterà al giudice estero del merito valutare se dalla  sequestrata emerge in concreto una connessione penalmente rilevante tra i fatti perseguiti all'estero ed il conto oggetto della decisione impugnata. Visto tutto quanto precede, vi è da concludere che la domanda di assistenza estera non viola il principio della proporzionalità.
3. La ricorrente si oppone inoltre al mantenimento del sequestro.
L'autorità che entra nel merito di una domanda d'assistenza giudiziaria in-
ternazionale e, in esecuzione della stessa, ordina un sequestro, deve  che tale provvedimento abbia un legame sufficientemente stretto con i fatti esposti nella domanda e non sia manifestamente disproporzionato per rapporto a quest'ultima (DTF 130 II 329 consid. 3; sentenza del  federale 1C_513/2010 dell'11 marzo 2011, consid. 3.3). Ebbene, visto quanto esposto nel precedente considerando, è senz'altro possibile  che esistono elementi sufficienti per confermare il sequestro . Toccherà poi all'autorità estera esaminare il contenuto della  di cui è stata ordinata la trasmissione e accertare l'eventuale provenienza illecita dei fondi sequestrati. Dovessero i valori in questione essere effettivamente il risultato d'infrazioni penali, essi potrebbero fare l'oggetto di una decisione di confisca nello Stato richiedente (v. art. 74a cpv. 1 e 2 AIMP e art. 13 e segg. CRic, nonché DTF 123 II 134 consid. 5c, 268 consid. 4, 595 consid. 3). Il sequestro di tali fondi deve essere  sino alla notifica di una decisione definitiva ed esecutiva dello Stato  o fintanto che quest'ultimo non abbia comunicato che una tale decisione non può più essere pronunciata (art. 74a cpv. 3 AIMP e 33a OAIMP; TPF 2007 124 consid. 8 e rinvii; v. anche art. 11 e seg. CRic),  restando la necessità che la procedura all'estero avanzi (DTF 126 II
- 6 -
462 consid. 5e). La ricorrente non ha peraltro sostanziato nessun  economico cagionato dal sequestro. Anche da questo punto di vista il blocco in questione non presenta alcun elemento di sproporzionalità. Ne consegue che il sequestro va confermato e la relativa censura respinta.
4. In conclusione, il ricorso va respinto. Le spese seguono la soccombenza (v.
art. 63 cpv. 1 della legge federale sulla procedura amministrativa del 20  1968 [PA; RS 172.021] richiamato l'art. 39 cpv. 2 lett. b LOAP). La tassa di giustizia è calcolata giusta gli art. 73 cpv. 2 LOAP, 63 cpv. 4bis PA, nonché 5 e 8 cpv. 3 del regolamento del 31 agosto 2010 sulle spese, gli emolumenti, le ripetibili e le indennità della procedura penale federale (RSPPF; RS 173.713.162) ed è fissata nella fattispecie a fr. 5'000.-- a  della ricorrente; essa è coperta dall'anticipo delle spese già versato.
- 7 -