Decision ID: 7532bf60-b9d1-5809-bfa2-ff63af2077b1
Year: 1996
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_002
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: civil_law

in fatto
A.
Il 1° aprile 1996 è stata depositata la graduatoria del fallimento di _, (doc. P), nella quale figura alla posizione 9 dei crediti chirografari un credito di fr. 262’124.50 dell’attore relativo a “Inventario _ ”.
B.
Secondo quanto narrato in petizione, il credito insinuato dall’attore deriverebbe dal contratto da lui stipulato con il fallito il 14 febbraio 1991 (doc. A), con il quale egli avrebbe preso in locazione per la durata di 5 anni dei locali da adibire ad esercizio pubblico sul fondo n. _di _.
Tale contratto avrebbe tra l’altro previsto (clausola n. 4, pag. 3) che in caso di disdetta anticipata della locazione il locatore sarebbe stato obbligato ad acquistare l’inventario dell’esercizio pubblico al prezzo stabilito dal “Wirteverband”.
Sempre secondo l’attore, la locazione sarebbe cessata il 30 novembre 1994, mentre l’inventario sarebbe stato stimato nell’aprile 1995 dalla Fiduciaria della Federazione svizzera degli esercenti, che avrebbe concluso per un valore di fr. 262’124.50.
L’acquisto dell’inventario, che sarebbe perciò rimasto di proprietà dell’attore, non si sarebbe però mai perfezionato in quanto il fallito non avrebbe pagato il prezzo previsto, né avrebbe messo in atto il suo obbligo di acquisto.
Tale obbligo di acquisto graverebbe ora la massa fallimentare, la quale sarebbe perciò tenuta a pagare l’inventario. In caso contrario l’inventario dovrebbe essere restituito all’attore, che potrebbe di conseguenza vantare una pretesa di risarcimento danni, da quantificare in via peritale.
Dal che le richieste di giudizio trascritte in ingresso.
C.
Nella risposta del 22 aprile 1996 la parte convenuta ha sostenuto la tesi secondo cui la vendita dell’inventario dall’attore al fallito si sarebbe automaticamente perfezionata con la fine anticipata del contratto di locazione. Il fallito sarebbe pertanto divenuto il solo proprietario dell’inventario, e l’attore potrebbe unicamente vantare un credito corrispondente al prezzo di acquisto, così come riconosciutogli con la graduatoria.
D.
Nel giudizio qui impugnato il Pretore ha ritenuto che dagli atti si potrebbe dedurre l’avvenuta stipulazione tra l’attore e il fallito di un contratto di vendita circa l’inventario in questione, in virtù del quale il fallito ne sarebbe divenuto proprietario mentre l’attore potrebbe vantare un credito di fr. 262’124.50, così come riconosciutogli dall’amministrazione del fallimento, con il che sarebbe da respingere ogni altra sua pretesa.
E.
Con l’appello l’attore postula la riforma della sentenza pretorile nel senso di ammettere le domande di cui alla petizione sulla scorta -in sostanza- delle medesime argomentazioni esposte nel processo di prime cure e delle quali, se necessario, si dirà più avanti.
La convenuta non ha per sua parte presentato osservazioni all’appello dell’attore.

Considerato
in diritto
1.
La contestazione della graduatoria è possibile in via di reclamo fondato sull’art. 17 LEF per violazione di prescrizioni procedurali, o con azione basata sull’art. 250 LEF quando ne sia contestato il contenuto di diritto materiale.
Scopo di quest’ultima azione può essere quello di accertare se un credito debba o meno essere considerato nella liquidazione del fallito, se sia corretto l’importo insinuato, il rango attribuito alla pretesa, o ancora se il credito sia o meno garantito da un diritto di pegno (
DTF
114 III 110 e segg.;
II CCA
6 maggio 1993 in re B. e llcc./U.;
CEF
19 ottobre 1987 in re U./UEF di Biasca;
Ammon
, Grundriss des Schuldbetreibungs- und Konkursrecht, 5. edizione, 1993, pag. 369 e 370;
Gilliéron
, Poursuite pour dettes, faillite et concordat, 3. edizione, 1993, pag. 338 e segg.).
2.
Nel caso che ci occupa l’attore risulta aver manifestamente disatteso la natura e la funzione dell’azione di contestazione della graduatoria ex art. 250 LEF.
2.1
Premesso infatti che egli procede per contestare la collocazione del proprio asserito credito, la sua azione ha senso solo se volta all’ottenimento di uno dei seguenti risultati (art. 250 cpv. 2 LEF;
Ammon
, opera citata, § 46, n. 48, pag. 371):
a)
riconoscimento di un credito non ammesso in graduatoria;
b)
riconoscimento integrale di un credito il cui importo è stato ammesso in graduatoria per un importo ridotto;
c)
riconoscimento del credito in un rango migliore di quello attribuitogli;
d)
riconoscimento dell’esistenza di un diritto di pegno a garanzia totale o parziale del credito insinuato.
Nel caso di specie è invece a prima vista evidente che non si pone alcuno di questi problemi, non risultando contestazioni circa l’importo, il rango o eventuali pegni sul credito dell’attore.
2.2
Egli ravvisa piuttosto il punto focale delle proprie contestazioni nella circostanza secondo cui -a mente sua- non esisterebbe a tutt’oggi un valido contratto di compravendita al riguardo dell’inventario del _.
La questione, nell’ambito dell’azione di contestazione della graduatoria, è in realtà a ben vedere del tutto priva di rilevanza:
- se il contratto di compravendita esiste, all’attore spetta il credito relativo al prezzo di acquisto nell’esatta misura riconosciutagli in graduatoria, così che l’azione è in concreto priva di oggetto;
- se il contratto di compravendita non esiste, la sua stipulazione da parte della Massa fallimentare, così come sembra chiedere l’attore, non è certo il possibile oggetto di un’azione di contestazione della graduatoria.
Inoltre, il credito iscritto in graduatoria a titolo di prezzo della vendita (doc. M) non ha in tal caso motivo di esistere.
Al suo posto l’attore potrebbe eventualmente vantare una pretesa risarcitoria conseguente al mancato contratto, ma le sue adduzioni in merito sono rimaste allo stadio di puro parlato, al punto che egli nemmeno è stato capace di quantificare siffatta pretesa (cfr. l’inammissibile petitum subordinato 1.1 di petizione, riproposto con l’appello).
Se la compravendita non è avvenuta, si può inoltre porre il problema della proprietà sull’inventario in questione, ma anche in questo caso non si tratta di questione da esaminare nell’ambito di un’azione di contestazione della graduatoria, ma invece in un’azione di rivendicazione (art. 242 LEF).
Il Pretore non doveva, né poteva perciò esprimersi nei considerandi della sentenza impugnata (che comunque non acquisiscono forza di cosa giudicata:
II CCA
17 giugno 1994 in re F./C. e llcc) circa la questione del diritto di proprietà sull’inventario. Tale problematica potrà essere riproposta a giudizio dall’attore non appena la Massa fallimentare -che vi è tenuta senza possibilità di sottrarvisi, con facoltà per l’attore di reclamo e azione di responsabilià in caso di ulteriore inadempienza (art. 5 e segg., 17 LEF)- gli avrà assegnato il termine di cui all’art. 242 cpv. 2 LEF.
Non può che conseguirne la reiezione del gravame nella misura in cui esso è ricevibile.
Le spese e la tassa di giustizia seguono la soccombenza dell’attore (art. 148 CPC).
Alla convenuta, che non ha presentato osservazioni all’appello, non vengono tuttavia attribuite ripetibili di questa sede.