Decision ID: d45c9f6f-bd5a-520a-8397-bfbbb3c8355f
Year: 2017
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: civil_law

in fatto: A. Con sentenza dell'8 febbraio 2011 il Pretore del Distretto di Lugano, sezione 6, ha pronunciato il divorzio fra AO 1 (1969) e AP 1 (1970). Il figlio E_, nato il 22 aprile 2001, è stato affidato alla madre, riservato il diritto di visita paterno, con esercizio esclusivo dell'autorità parentale. Il padre è stato obbligato a versare un contributo alimentare indicizzato per lui variante da fr. 1254.– a fr. 1672.– mensili (assegno familiare non compreso) fino alla maggiore età, “riservato l'art. 277 CC”.
B. Dati i persistenti conflitti tra genitori e le difficoltà educative riscontrate, il 6 giugno 2012 la Commissione tutoria regionale 3 ha designato a E_ una curatrice educativa nella persona di _ M_ _ (art. 308 CC), cui ha attribuito il compito di aiutare e consigliare i genitori, vigilando sulle relazioni personali. Dall'aprile del 2014 E_ ha viepiù manifestato comportamenti aggressivi verso la madre, culminati finanche in episodi di violenza fisica, come pure in atti autolesionistici. Con decisione cautelare del 16 febbraio 2015 l'Autorità regionale di protezione 3 ha tolto così la custodia parentale alla madre e ha affidato il figlio al padre, da cui E_ si è trasferito il 28 febbraio 2015.
C. In esito a tale decisione AO 1 si è rivolto il 23 marzo 2015 al Pretore del Distretto di Lugano, sezione 6, per ottenere la modifica della sentenza di divorzio nel senso di affidargli il figlio con esercizio esclusivo (o, in subordine, congiunto) dell'autorità parentale, di sopprimere l'obbligo di mantenimento a suo carico dal 1° marzo 2015 e di condannare AP 1 a restituirgli il contributo alimentare di fr. 1872.– già versato per quel mese, ordinando alla medesima – sotto comminatoria dell'art. 292 CP – “di astenersi da ogni ingerenza nella gestione delle attività quotidiane e urgenti del figlio E_ e di consegnare immediatamente al padre il documento d'identità (passaporto) del figlio”. Quest'ultima domanda è stata formulata già in via cautelare, insieme con la richiesta volta a ottenere la soppressione del contributo alimentare.
D. All'udienza del 15 giugno 2015, indetta per la discussione cautelare, AO 1 ha confermato la propria istanza, salvo precisare che nel frattempo la convenuta aveva consegnato il passaporto del figlio. AP 1 ha proposto di respingere l'istanza e ha sollecitato il collocamento di E_ nella Casa Primavera a _ in vista di un ritorno da lei, chiedendo di mantenere il domicilio del ragazzo a _, di regolare il suo diritto di visita durante le vacanze e di lasciarle l'autorità parentale esclusiva. L'attore ha replicato, reiterando le sue richieste, ma aderendo alla disciplina del diritto di visita durante le vacanze. La convenuta ha duplicato, riaffermando la propria posizione. L'udienza è proseguita con il tentativo di conciliazione (art. 291 CPC), decaduto infruttuoso. Il Pretore ha assegnato così ad AO 1 un termine di 30 giorni per motivare la petizione.
E. Il 25 giugno 2015 AP 1 ha adito a sua volta il Pretore con un'istanza cautelare perché fossero regolate le sue relazioni personali con il figlio e fosse definito l'assetto degli incontri durante le vacanze estive. Il contraddittorio si è tenuto il 7 luglio 2015. Statuendo con decreto cautelare del 10 luglio 2015, il Pretore ha fissato il diritto di visita materno in una mezza giornata la settimana “per la durata indicativa di 5 ore, con un pasto (pranzo o cena)” e liberi contatti epistolari, telefonici o via Internet, non senza esortare i genitori al rispetto e all'informazione reciproca sulle questioni inerenti al ragazzo (inc. CA.2015.264).
F. AO 1 ha integrato il 17 luglio 2015 la motivazione della propria petizione, riproponendo le medesime conclusioni. AP 1 ha postulato il 14 agosto 2015 il rigetto di tali richieste, postulando l'affidamento e l'autorità parentale comune, oltre che l'estensione dei suoi diritti di visita a un giorno ogni fine settimana (oltre il mercoledì pomeriggio), ai giorni festivi, alle vacanze estive (“tranne 2 settimane col padre”) e a una settimana per Ognissanti, Natale, Carnevale e Pasqua. Il 26 agosto 2015 il Pretore ha sentito il figlio.
G. Alle prime arringhe del 29 settembre 2015 le parti hanno ribadito le loro posizioni. La convenuta ha preteso nondimeno un contributo alimentare di fr. 500.– mensili per il figlio destinato a coprire il premio della cassa malati e il costo dell'alloggio. L'istruttoria è terminata il 22 marzo 2016. Alle arringhe finali dell'11 maggio 2016 l'attore si è riconfermato nelle proprie domande e ha chiesto di ordinare alla convenuta di informarlo sui redditi di lei fintanto che E_ avesse avuto diritto al contributo alimentare. AP 1 ha mantenuto anch'essa il proprio punto di vista, salvo rivendicare l'esercizio esclusivo dell'autorità parentale secondo quanto prospettato in una sua lettera del 6 maggio 2016.
H. Statuendo il 5 agosto 2016, il Pretore ha parzialmente accolto la petizione, nel senso che ha affidato E_ al padre con esercizio esclusivo dell'autorità parentale (riservato il diritto d'informazione della madre giusta l'art. 275a CC), ha fissato i diritti di visita materni in una mezza giornata la settimana “per la durata indicativa di cinque ore, con un pasto (pranzo o cena), indicativamente il mercoledì”, ha garantito liberi contatti epistolari della madre con il figlio, telefonici o via Internet e ha confermato la curatela educativa (nel frattempo trasferita a _ B_) allo scopo di incontrare regolarmente il figlio, monitorare e sostenere le visite e riferirne all'autorità. Inoltre egli ha soppresso il contributo alimentare per E_ dal 1° marzo 2015, ha obbligato i genitori a informarsi vicendevolmente sui loro redditi, come pure a collaborare per il rinnovo dei documenti d'indennità del figlio, e ha condannato AP 1 a restituire all'attore entro 10 giorni dal passaggio in giudicato della sentenza il passaporto italiano di E_. Le spese processuali di fr. 3500.– sono state poste per un settimo a carico dell'attore e per il resto a carico della convenuta, ammessa al beneficio del gratuito patrocinio e tenuta a versare all'attore fr. 2500.– per ripetibili ridotte. La procedura cautelare CA.2015.112, divenuta senza oggetto, è stata stralciata dal ruolo.
I. Contro la sentenza appena citata AP 1 è insorta a questa Camera con un appello del 31 agosto 2016 in cui chiede di riformare il giudizio impugnato nel senso di ordinare l'affidamento e l'autorità parentale congiunti, di fissare il domicilio di E_ a _, di estendere i suoi diritti di visita (oltre al mercoledì, per la cena) a un giorno completo con pernottamento durante il fine settimana e alle vacanze (una settimana a Natale, Carnevale e Pasqua, due o tre settimane in estate), di attribuire alla curatrice educativa il compito di elaborare un progetto educativo comune e di imporre al padre il trasferimento in un appartamento di 4.5 locali che permetta ad E_ di avere una camera propria. Nelle sue osservazioni dell'11 ottobre 2016 AO 1i propone di respingere l'appello in ordine o, subordinatamente, nel merito.

Considerando
in diritto: 1. La modifica di sentenze di divorzio passate in giudicato soggiace per analogia alla procedura che regola il divorzio su azione di un coniuge (art. 284 cpv. 3 CPC), quand'anche riguardi unicamente interessi del figlio (I CCA, sentenza inc. 11.2015.42 del 23 maggio 2017, consid. 1 con riferimenti). Le relative sentenze dei Pretori sono impugnabili così entro 30 giorni, sempre che, ove si tratti di modifiche vertenti su pretese meramente pecuniarie, queste ultime raggiungessero il valore di fr. 10 000.– “secondo l'ultima conclusione riconosciuta nella decisione” impugnata (art. 308 cpv. 2 CPC). In concreto tale requisito non si pone, litigiosa essendo anche l'autorità parentale e la custodia del figlio, controversie indipendenti da questioni di valore. Quanto alla tempestività del rimedio giuridico, la sentenza impugnata è stata notificata alla convenuta il 9 agosto 2016. Il termine di ricorso è rimasto sospeso tuttavia fino al 15 agosto 2016 (art. 145 cpv. 1 lett. b CPC). Introdotto il 12 settembre 2016 (timbro postale sulla busta d'invio), l'appello in esame è dunque tempestivo.
2. All'appello AP 1 acclude documentazione varia relativa alla causa in oggetto e ai rapporti con l'Autorità regionale di protezione 3, come pure tre conteggi del gennaio 2016 concernenti il pagamento di premi assicurativi per il figlio e prestazioni non rimborsate dell'assicurazione malattia e infortuni. Ora, a parte il fatto che gli atti di causa prodotti in copia figurano già nel carteggio processuale, così come buona parte dei documenti riguardanti l'autorità di protezione, i documenti in questione non sussidiano ai fini del giudizio, come si vedrà in appresso. Non soccorre dunque attardarsi sulla loro proponibilità.
3. Nella sentenza impugnata il Pretore ha ricordato come in concreto l'autorità parentale spettasse per legge, al momento del divorzio, all'uno o all'altro genitore, mentre in virtù della novella legislativa entrata in vigore il 1° luglio 2014 l'autorità parentale congiunta è divenuta una regola cui è possibile derogare solo in via di eccezione, per tutelare il bene del figlio (art. 298 cpv. 1 CC), segnatamente in caso di notevole e persistente incapacità di comunicazione o cooperazione dei genitori. Ciò premesso, egli si è interrogato se presupposti del genere ricorrano nella fattispecie e se, quindi, fatti nuovi e importanti esigano una modifica della sentenza di divorzio per il bene del figlio (art. 134 CC). Al riguardo egli ha accertato una conflittualità radicata tra genitori, che si è finanche acuita dopo il divorzio e alla quale neppure l'autorità di protezione dei minori e la curatrice hanno potuto porre rimedio. L'approccio educativo antitetico dei genitori (con il padre più accondiscendente e la madre più rigida rispetto alle richieste del ragazzo) ha finito per deteriorare una situazione in sé già delicata, culminata nella nota decisione dell'Autorità regionale di protezione del 16 febbraio 2015.
L'affidamento al padre – ha proseguito il Pretore – ha permesso a E_ di ritrovare un suo equilibrio e di migliorare il rendimento scolastico, mentre la madre ha continuato a deplorare l'incapacità genitoriale del padre e a mantenere un atteggiamento acritico rispetto alle sue difficoltà verso il ragazzo che essa imputa all'ex marito, dimenticando come la frattura dei rapporti con il figlio risalga al periodo in cui E_ viveva con lei. Indicativo dell'attitudine della convenuta – ha soggiunto il primo giudice – è anche il fatto che essa è entrata in conflitto con tutte le figure intervenute per mediare una soluzione non appena esse si scostassero dalla sua posizione, come pure il disappunto manifestato dal ragazzo per rapporto alle imposizioni materne nella pianificazione delle sue attività. Disappunto che l'interessata riconduce all'intervento manipolatorio del padre, escludendo che possa riflettere la volontà di E_. Alla luce di ciò il Pretore non ha scorto ragione per reputare il padre inidoneo a occuparsi del figlio né per istituire un'autorità parentale congiunta che finirebbe soltanto per creare ulteriore confusione a discapito di E_, come è avvenuto in passato in ambito medico ed extrascolastico. Onde la necessità di attribuire l'autorità parentale esclusiva al padre, riservato il diritto d'informazione della madre (art. 275a CC).
Nelle circostanze descritte il Pretore ha ritenuto d'acchito improponibile la richiesta di affidamento congiunto o di custodia alternata con domicilio del figlio a _, l'accoglimento di tale domanda presupponendo l'attribuzione dell'autorità parentale congiunta. Quanto al timore della madre che il trasferimento a _ pregiudichi al figlio la possibilità di seguire una formazione per sportivi d'élite, egli lo ha definito infondato perché tale formazione “non è appannaggio esclusivo degli alunni domiciliati presso il comune di _, bensì è sostenuta da diverse sedi liceali, anche da quella che frequenterà E_”. Il primo giudice ha considerato altresì inapplicabile, allo stato attuale delle cose, un'estensione dei diritti di visita nel senso auspicato dalla madre, il figlio essendosi finanche rifiutato dall'aprile del 2016, a causa delle difficoltà di comunicazione e delle persistenti tensioni, di mantenere l'unico incontro settimanale previsto. Ciò nondimeno, il primo giudice si è augurato che con il tempo, grazie anche alla curatrice educativa, si giunga a un assetto delle visite più ampio che comprenda il pernottamento e le vacanze con la madre. Infine il Pretore ha soppresso il contributo alimentare per il figlio dal 1° marzo 2015 e ha disposto che tutti i documenti d'identità del ragazzo andassero consegnati al detentore dell'autorità parentale, il genitore non affidatario potendo rivolgersi, in caso di necessità, direttamente all'altro.
4. Un appello dev'essere “scritto e motivato” (art. 311 cpv. 1 CPC), anche ove la causa sia retta dal principio inquisitorio illimitato, nel senso che incombe all'appellante spiegare perché la sentenza impugnata sia erronea nell'accertamento dei fatti o nell'applicazione del diritto (DTF 142 I 94 consid., 8.2; 138 III 375 consid. 4.3.1). Doglianze generiche e recriminazioni di carattere generale non sono sufficienti, come non basta ripetere nell'appello le argomentazioni esposte in prima sede. Spetta all'appellante confrontarsi con la motivazione addotta nella sentenza impugnata, indicando dove e in che cosa consisterebbe lo sbaglio del primo giudice (sentenza del Tribunale federale 4A_290/2014 del 1° settembre 2014 consid. 3.1, in: RSPC 2015 pag. 52). Solo a tali condizioni la giurisdizione di appello può entrare nel merito del ricorso, poiché giudicare un appello non significa rifare il processo di primo grado, ma verificare se la sentenza impugnata resista alla critica.
5. Nel caso in esame l'appellante si limita a esprimere, per altro in maniera confusa, la propria opinione personale già esposta in prima sede, ma non spiega – se non occasionalmente – perché il Pretore sarebbe caduto in errore nell'accertamento dei fatti o nell'applicazione del diritto. Ciò non basta per soddisfare i requisiti formali di motivazione dell'art. 311 cpv. 1 CPC. Insufficientemente motivato, l'appello appare così in larga misura irricevibile. Certo, AP 1 ha agito senza l'ausilio di un patrocinatore, ma ciò avviene per sua libera scelta, avendo essa rifiutato sin dal giugno del 2015 l'invito del Pretore che la sollecitava a farsi rappresentare da un legale. Né essa risulta manifestamente incapace di difendersi (art. 69 cpv. 1 CPC). E chi agisce senza l'ausilio di un patrocinatore rischia di commettere errori e deve assumere la responsabilità delle sue scelte processuali.