Decision ID: c2186ac1-97e4-56dc-8282-99e9d965838a
Year: 2010
Language: it
Court: TI_TCAS
Chamber: TI_TCAS_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: social_law

ritenuto, in fatto
1.1. Con decisione del 30 marzo 2010 l'Ufficio del sostegno sociale e dell'inserimento (in seguito: USSI) ha chiesto a RI 1 la restituzione dell'importo di fr. 1'405.70 relativo ad alimenti ricevuti nel periodo dell'11 novembre 2007 al 30 aprile 2008 (Doc. 1 inc. DIP. 210.60 del Servizio dei ricorsi del Consiglio di Stato).
1.2. Il 23 giugno 2010 il Consiglio di Stato ha respinto un ricorso inoltrato da RI 1 contro la citata decisione (cfr. Doc. 2, inc. DIP.210.60).
Al riguardo l'esecutivo si è in particolare così espresso:
" (...)
L'USSI, sulla base del "mandato-procura-cessione" del 29 novembre 2007, con cui RI 1 ha ceduto i contributi alimentari anticipati, ha chiesto a _ il pagamento di fr. 2'042.50. Avendo questi fatto opposizione, lo Stato del Cantone Ticino ha chiesto al pretore del Distretto di _ di rigettare in via definitiva l'opposizione. La procedura si è conclusa con la sentenza 24 novembre 2009 (Inc. n. 16.2009.59) della Camera di cassazione civile del Tribunale d'appello, con la quale l'opposizione di _ è stata rigettata in via definitiva per fr. 636.80.
(...)
Nella fattispecie va innanzitutto ricordato che la ricorrente facendo domanda di anticipo e incasso di prestazioni alimentari per la figlia minorenne ha ceduto i suoi diritti nei confronti dell'obbligato. L'art. 27 cpv. 2 LAS stabilisce che lo Stato è surrogato nei diritti del beneficiario nei confronti dell'obbligato al pagamento in caso di anticipo degli alimenti.
Ella ha sottoscritto in data 8 ottobre 2009 il documento "Mandato - Procura - Cessione" (agli atti) conferendo procura al Dipartimento della sanità e della socialità e per esso all'USSI, nonché al Servizio ricuperi e anticipo alimenti, affinché la rappresentasse nell'incasso delle prestazioni alimentari anticipate. Con tale procura ella ha conferito facoltà all'USSI di procedere in via bonale e giudiziaria per suo conto innanzi ad ogni Autorità civile, penale e amministrativa e di intraprendere ogni e qualsiasi procedura ritenuta utile alla risoluzione del mandato. Pertanto l'eccezione sollevata dalla ricorrente nel gravame che ella non è stata interpellata nella procedura che ha portato alla sentenza della Camera di cassazione civile e che di conseguenza la stessa non le è opponibile va respinta. Le altre argomentazioni sollevate dalla ricorrente del gravame non sono pertinenti.
Ora, ritenuta la chiara e insindacabile sentenza della Camera di cassazione civile del Tribunale di appello, che ha accolto l'istanza 11 marzo 2009 dello Stato del Cantone Ticino di rigettare l'opposizione interposta da _ al PE per l'incasso di fr. 2'042.50, respingendo l'opposizione limitatamente a fr. 636.80, l'importo di fr 1'405.70 richiesto alla ricorrente con la decisione 30 marzo 2010 è corretto e va confermato. Per legge ella è tenuta a rimborsare quanto ricevuto in eccesso a titolo di anticipo alimenti." (Doc. A)
1.3. Contro la sentenza del Consiglio di Stato RI 1 ha fatto inoltrare un tempestivo ricorso al TCA.
La sua patrocinatrice sostiene che la ricorrente non ha ricevuto indebitamente l'anticipo alimenti in questione e sottolinea in particolare il mancato coinvolgimento di quest'ultima nella procedura che ha determinato l'importo posto in compensazione dall'ex marito:
" (...)
Il CdS dimentica di menzionare che in sede di rigetto dell'opposizione, l'USSI ha omesso di contestare con una motivazione corretta la compensazione fatta valere dal debitore dell'alimento limitatamente all'importo di CHF 1'405.70, importo che il padre della minore avrebbe asseritamente versato in eccesso alla madre nel passato per contributi alimentari (cfr. sentenza di rigetto 4.6.2009, pag. 4 allegato alle osservazione al ricorso 26.5.2010 dell'USSL e sentenza di appello 24.11.2009 pag. 5 ad. 5, allegato alle osservazioni dell'USSI suddette: "sennonché, per tacere del fatto che le contestazioni sono sollevate per la prima volta in questa sede, all'udienza del 4 giugno 2009, l'istante essendosi limitato ad asserire che "operare tale compensazione non le sembrava corretto") e che per tale motivo sia la sentenza di rigetto che la sentenza di appello sopradette hanno accolto la richiesta di compensazione del debitore del contributo alimentare.
Di tale fatto evidentemente la qui ricorrente non può e deve sopportare le conseguenze.
(...)
Nella fattispecie, l'errore commesso dall'USSI è quello di non aver contestato in sede di rigetto nelle forme previste dalla legge l'ammontare e il principio stesso della compensazione fatta valere dal debitore originario dell'alimento.
In sede di ricorso l'USSI ha poi tentato di rimediare al proprio errore, motivando dettagliatamente la sua opposizione alla compensazione (pagamento sine causa, prescrizione ecc). La stessa è però stata considerata non solo tardiva dalla Camera di cassazione civile, ma pure appellatoria. Nell'ambito di un ricorso per cassazione, occorreva infatti dimostrare il carattere arbitrario della decisione del primo giudice (cfr. sentenza di cassazione civile del TdA 24.11.2009 § 5 pag. 5 allegato alle osservazioni 26.5.2010 dell'USSI al ricorso al CdS della ricorrente).
L'USSI pertanto non è riuscita a ricuperare integralmente quanto da lei anticipato a titolo di alimenti per un suo errore e non perché non ne aveva il diritto.
Già solo per questo motivo, la richiesta di parziale restituzione rivolta alla ricorrente dev'essere annullata: manca infatti la prova che la stessa abbia ricevuto indebitamente l'anticipo percepito .
Prove: doc. - testi
4. Ne discende pure che il ragionamento del CdS, laddove sostiene che la ricorrente non può dolersi del risultato ottenuto dall'USSI, perché a suo tempo aveva rilasciato una procura a favore della stessa, dev'essere considerato arbitrario: infatti il diritto alla surrogazione esiste per legge e non può certo essere modificato dal rilascio di una procura firmata dalla cedente a favore dell'ente pubblico.
L'eccezione sollevata dalla ricorrente in sede di ricorso al CdS di non essere stata interpellata nella procedura che ha portato alla sentenza della Carnera di Cassazione, al contrario di quanto sostiene il CdS, è pertinente e dev'essere accolta: nel caso in cui la ricorrente avesse potuto partecipare alla procedura d'incasso l'errore formale fatto dall'USSI che ha portato al ricupero solo parziale degli alimenti anticipati non si sarebbe verificato." (Doc. I)
1.4. Nella sua risposta dell'8 settembre 2010 l'USSI ha proposto di respingere il ricorso e rileva in particolare:
" (...)
Si deve ritenere che la ricorrente ha percepito, oltre alle prestazioni anticipate dallo Stato, anche le prestazioni che nel contesto della decisione di rigetto parziale dell'opposizione hanno determinato la riduzione del debito alimentare del padre e quindi il riconoscimento del debito alimentare limitatamente a fr. 636.80. Ne consegue che avendo beneficiato di tali prestazioni cumulativamente alle prestazioni
anticipate dallo Stato, la stessa si è arricchita senza una causa legittima, poiché ha percepito di più di quanto dovuto quale contributo alimentare destinato alla figlia. L'Ufficio del sostegno sociale e dell'inserimento è dunque legittimato a chiedere alla signora il rimborso della somma citata già sulla base del principio giuridico generale secondo il quale quanto percepito indebitamente, ovvero senza causa legittima, deve essere restituito (art. 62 e seg. CO applicabili per analogia)." (Doc. III)
1.5. Anche il Consiglio di Stato nella risposta del 7 settembre 2010 propone di respingere il ricorso richiamando la sentenza del Pretore del Distretto di _ del 4 giugno 2009 e quella della Camera di Cassazione civile del Tribunale di appello e sottolineando inoltre che è tutt'altro che dimostrata la tesi sostenuta dalla ricorrente che la sua partecipazione alle procedure avviate dall'USSI avrebbe permesso il recupero integrale di quanto anticipato (cfr. Doc. V)

in diritto
2.1. L'art. 65 cpv. 2 della Legge sull'assistenza sociale (LAS) stabilisce che contro la decisione concernente l'erogazione e la restituzione dell'anticipo alimenti è data facoltà di ricorso al Consiglio di Stato nel termine di trenta giorni; la decisione del Consiglio di Stato è impugnabile davanti al Tribunale cantonale delle assicurazioni nel termine di trenta giorni.
Il TCA è quindi competente per trattare il presente tempestivo ricorso.
2.2. L'art. 27 cpv. 1 LAS prevede che lo Stato garantisce, nei limiti delle disposizioni stabilite dal regolamento d'applicazione, l'anticipo e l'incasso degli alimenti per figli minorenni, quando l'obbligato non provveda al pagamento.
L'art. 27 cpv. 2 LAS precisa che l'anticipo non costituisce una prestazione assistenziale propriamente detta e il relativo importo non è soggetto all'obbligo di rimborso da parte del beneficiario; lo Stato è surrogato nei diritti del beneficiario nei confronti dell'obbligato al pagamento.
Infine, secondo l'art. 27 cpv. 3 LAS, l'anticipo è sospeso quando i genitori tornano a convivere.
Il Regolamento concernente l'anticipo e l'incasso degli alimenti per i figli minorenni all'art. 1 attribuisce all'USSI la competenza per l'applicazione degli art. 289 cpv. 2, 293 cpv. 2 del CCS e dell'art. 27 della Legge e prevede all'art. 4 che l'anticipo corrisponde all'importo degli alimenti per i figli minorenni fissato dalla sentenza o dalla convenzione, ritenuto un massimo mensile di: fr. 700.-- per ogni figlio.
L'art. 6 del Regolamento stabilisce il genitore che richiede il versamento dell'anticipo, come pure l'obbligato al pagamento degli alimenti devono notificare immediatamente all'Ufficio ogni modifica intervenuta nella sentenza o nella convenzione prodotta a fondamento della richiesta dell'anticipo.
Secondo l'art. 7 cpv. 1 del Regolamento, la domanda dell'anticipo implica la concessione del diritto agli alimenti allo Stato il quale è surrogato nel diritto ad ottenere gli alimenti per i figli minorenni.
L'Ufficio provvede, previa diffida all'obbligato degli alimenti dovuti. Eventuali differenze saranno riversate al genitore richiedente (cpv. 2).
L'Ufficio rappresenta lo Stato nella relative cause giudiziarie (cpv. 3).
Infine, secondo l'art. 11 del Regolamento, l'anticipo può essere rifiutato o soppresso in caso di mancata presentazione della documentazione richiesta o di affermazioni inveritiere (cpv. 1). Gli anticipi indebitamente percepiti devono essere rimborsati (cpv. 2). È riservata l'azione penale (cpv. 3).
2.3. Nella presente fattispecie, risulta dagli atti dell'incarto che l'USSI, nel periodo dal 1° novembre 2007 al 20 aprile 2008 ha anticipato a RI 1 degli alimenti per un importo complessivo di fr. 2'042.50, così corrisposto:
" (...)
Alimenti periodo 01.11.2007/32.12.2007
(Fr. 1'403.75 ./. AF Fr. 160.00 ./. accredito diretto di Fr. 920.00)
Fr. 323.75 x 2 mesi Fr. 647.50
Alimenti periodo 01.01.2008/30.04.2008
(Fr. 1'428.75 ./. Fr. 160.00 ./. accredito diretto di Fr. 920.00)
Fr. 348.75 x 4 mesi Fr. 1'395.00
Totale alimenti anticipati Fr. 2'042.50
=========="
(Doc. VI A3, incarto USSI, vedi pure decisione del 24 settembre 2008, Doc. VIB/39)
Questo importo è poi stato posto in esecuzione nei confronti del debitore degli alimenti _, il quale si è opposto (cfr. Doc. VI A6). Con sentenza EF.2009.763 del 4 giugno 2009 il Pretore del Distretto di _ ha respinto l'opposizione in via definitiva limitatamente alla somma di fr. 433.30. La Camera di cassazione civile del Tribunale d'appello, con sentenza 16.2009.59 del 24 novembre 2009, ha poi rigettato in via definitiva l'opposizione per fr. 636.80.
Di conseguenza l'USSI ha chiesto alla ricorrente di restituire personalmente l'importo di fr. 1'405.70 (fr. 2042.50 – fr. 636.80).