Decision ID: b0f066a7-9853-5413-91d9-d2363663b717
Year: 2018
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_004
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: civil_law

ritenuto
in fatto:
A.
Il 22 dicembre 2013 CO 1 ha rivendicato da RE 1 complessivi fr. 5000.– corrispondenti per fr. 4000.– a un preteso prestito concessole nell'agosto del 2012, per fr. 900.– da lui asseritamente versati il 18 dicembre 2012 alla ditta _ a saldo di una fattura per lavori di fabbro effettuati in un immobile a lei appartenente e per fr. 100.– versati alla stessa il 4 aprile 2013. Sollecitato invano il 1° febbraio 2014 la restituzione di tali importi, il 6 marzo 2014 CO 1 ha fatto notificare a RE 1 il precetto esecutivo n. _ dell'Ufficio esecuzione di Lugano per l'incasso di fr. 5000.– oltre interessi al 5% dal 13 agosto 2012 e spese esecutive, indicando quale titolo di credito “Prestito effettuato in data 13 agosto 2012ˮ, al quale l'escussa ha interposto opposizione.
B.
Ottenuta l'autorizzazione ad agire, il 25 settembre 2014 CO 1 si è rivolto al Giudice di pace del circolo di Lugano Ovest per ottenere da RE 1 il pagamento di fr. 5000.– oltre interessi al 5% dal 21 giugno 2013. Nelle sue osservazioni del 12 novembre 2014 la convenuta ha proposto di respingere la petizione, ha chiesto che l'istante fosse tenuto a versare fr. 1250.– quale cauzione per le spese ripetibili e in via riconvenzionale ha rivendicato
complessivi fr. 3332.60 oltre interessi del 5% dal 12 novembre 2014 per i danni asseritamente causati da CO 1 a sue automobili. Nella sua replica con risposta riconvenzionale (“contro-osservazioni”) del 17 dicembre 2014 l'istante ha confermato le sue domande, ha proposto il rigetto della domanda riconvenzionale e si è opposto alla richiesta di cauzione.
C.
All'udienza del 25 febbraio 2015, indetta per il dibattimento, le parti hanno confermato le rispettive posizioni, la convenuta sulla scorta di un memoriale scritto. Con ordinanza del 25 giugno 2015 il Giudice di pace ha respinto l'audizione dei testi richiesti dalla convenuta e comunicato che “non procederà ad ulteriori udienze ed emanerà la sentenza”. Statuendo il 3 febbraio 2016 il Giudice di pace, in accoglimento della
petizione, ha obbligato RE 1 a versare all'attore fr. 4900.– più interessi del 5% dal 7 marzo 2014, ha rigettato in via definitiva l'opposizione interposta al citato precetto esecutivo per tale importo e ha posto le spese processuali di fr. 300.– a carico della convenuta, tenuta a rifondere all'attore un'indennità di fr. 300.–.
D.
Contro la decisione appena citata RE 1 è insorta a questa Camera con un reclamo del 7 marzo 2016, in cui chiede, previa concessione dell'effetto sospensivo, in via principale la riforma del giudizio impugnato nel senso di respingere la petizione o, in via subordinata l'annullamento della decisione impugnata, così come dell'ordinanza sulle prove del 25 agosto 2015, con conseguente rinvio degli atti al Giudice di pace per una nuova decisione. Con decreto del 20 maggio 2016 il presidente di questa Camera ha accolto la richiesta di effetto sospensivo. Nella sua risposta del 27 giugno 2016 CO 1 conclude per la reiezione del reclamo. Il 2 maggio 2017 CO 1 è deceduto e nella lite gli sono subentrati gli eredi A_ _ _, I_ _ e O_ _.

Considerando
in diritto:
1.
Le decisioni emanate nella procedura semplificata sono impugnabili, trattandosi di controversie patrimoniali con un valore litigioso inferiore a fr. 10 000.–, con reclamo entro trenta giorni dalla
notificazione
(art. 321 cpv. 1 CPC). Nella fattispecie la decisione impugnata è pervenuta alla patrocinatrice della convenuta al più presto il 4 febbraio 2016 di modo che il termine di ricorso sarebbe scaduto sabato 5 marzo 2016 salvo protrarsi a lunedì 7 marzo 2016 (art. 142 cpv. 3 CPC).
Introdotto l'ultimo giorno utile (cfr. timbro sulla busta d'invio raccomandato), il reclamo in esame è tempestivo.
2.
Alla risposta al reclamo CO 1 allega
l'estratto delle proprie esecuzioni del 17 giugno 2016
.
A prescindere dal fatto che non è dato di vedere l'utilità di tale documento ai fini del giudizio, l'art. 326 cpv. 1 CPC vieta alle parti di avvalersi davanti all'autorità di reclamo di nuove conclusioni, nuovi fatti o nuovi mezzi di prova (
Jeandin
in: Code de procédure civile commenté, Basilea 2011, n. 2 ad art. 326). Al riguardo non occorre dilungarsi
.
3.
Secondo l'art. 320 CPC con il reclamo può essere censurata l'errata applicazione del diritto (lett. a) e/o l'accertamento manifestamente errato dei fatti (lett. b). L'autorità di reclamo esamina con pieno potere di cognizione le censure concernenti l'errata applicazione del diritto – federale, cantonale o estero – da parte della giurisdizione inferiore. Per quanto concerne invece i fatti, l'autorità di reclamo ha un potere di cognizione limitato, potendo rivedere i fatti soltanto se essi sono stati accertati in modo manifestamente errato (DTF 140 III 88 consid. 2.2 con rinvii).
Per quel che concerne invece i fatti, l'autorità di reclamo ha un potere di cognizione limitato, potendo rivedere i fatti soltanto se essi sono stati accertati in modo manifestamente errato. Quanto all'
apprezzamento delle prove, esso è arbitrario solo quando l'autorità inferiore ha manifestamente disatteso il senso e la rilevanza di un mezzo probatorio o ha omesso, senza fondati motivi, di tenere conto di una prova importante, idonea a influire sulla decisione presa, oppure quando, sulla base degli elementi raccolti, essa ha fatto delle deduzioni insostenibili (DTF 140 III 266 consid. 2.3 con rinvii).
4.
Il Giudice di pace, dopo avere rilevato che nell'ambito di una relazione di amicizia, come lo era quella tra le parti, “è rara poiché imbarazzante la richiesta di un attestato di riconoscimento di debito a seguito di prestiti”, ha ritenuto che “per la decisione di merito occorrerà dunque mettere a paragone le rispettive argomentazioni a proposito di circostanze e fatti che ognuno apporta”. Ciò premesso, egli dopo avere valutato le rispettive argomentazioni, ha ritenuto che “quello che più da conferma ai fatti dall'istante sono le due lettere di sollecito inviate alla convenuta, la quale non ha sollevato alcuna eccezione di ricevimento”. A suo parere, nelle stesse l'attore non ha formulato una generica richiesta di restituzione di quanto prestato ma “le singole cifre e date di consegna sono state elencate scrupolosamente” chiedendosi così “perché le stesse non sono state respinte [dalla convenuta] con le stesse argomentazioni riportate nella presente causa”. Inoltre, egli ha soggiunto, neppure a fronte dell'avvio della procedura esecutiva RE 1 ha reagito a quelle che ora ritiene infondate pretese. Ne ha concluso che “sulla base dei documenti e delle argomentazioni sollevate dalle parti... RE 1 sia debitrice nei confronti di CO 1 della somma di fr. 4900.–”. Quanto all'importo di fr. 100.– o di fr. 120.–, per il primo giudice “la somma non risulta chiara neanche all'istante, dunque si può ritenere un regalo nel contesto dell'allora amicizia tra le parti”. Infine, relativamente alla domanda riconvenzionale, il Giudice di pace l'ha respinta per mancanza di prove.
5.
RE 1 rimprovera al Giudice di pace di avere ammesso le pretese dell'istante pur riconoscendo che agli atti non vi era alcuna prova in merito agli asseriti prestiti, in base al solo fatto che la convenuta non avrebbe reagito alle lettere di sollecito alla restituzione dei mutui né ai precetti esecutivi, ai quale per altro essa si è opposta. Per la reclamante la mancata contestazione delle lettere non costituisce un riconoscimento di debito né è atta a provare i pretesi mutui. Essa richiama poi l'art. 8 CC ribadendo che in mancanza di prove, che avrebbe dovuto apportare l'attore, la pretesa di quest'ultimo è infondata, donde un manifesto errore nell'accertamento dei fatti e un'errata applicazione il diritto (pag. 3 n. 3 in fine).
Quanto al pagamento della fattura del fabbro di fr. 900.–, essa ripete di avere anticipato a CO 1
brevi manu
l'importo e che a sostengo di tale allegazione aveva offerto l'audizione di G_ _. Se non che, contrariamente all'assunto del primo giudice che ha rifiutato tale prova poiché inutile ‟in quanto la versione e la rispettiva posizione nei fatti è già chiara e notaˮ, la testimonianza era necessaria per provare le sue affermazioni. Essa chiede ordinare l'assunzione testimoniale in questione.
6.
Relativamente all'asserito prestito di fr. 4900.–, la conclusione di un contratto di mutuo (art. 312 e segg. CO), non è soggetta ad una forma particolare, potendo essere validamente concluso anche oralmente o tacitamente (
Tercier/Bieri/Carron
, Les contrats spéciaux, 5
a
edizione, pag. 331 n. 2457). Un contratto è perfezionato quando i contraenti hanno manifestato concordemente, in modo espresso o tacito, la loro reciproca volontà su tutti i punti essenziali (art. 1 CO). In caso di contestazione, la parte che si prevale dell'esistenza di un contratto deve fornire elementi suscettibili di convincere il giudice della veridicità delle sue allegazioni (art. 8 CC). Tale norma ripartisce l'onere della prova, nel senso che pone le conseguenze dell'assenza di prova di un fatto a carico della parte che ne ha l'onere (DTF 134 III 231 consid. 5.1; 130 III 323 consid. 3.1). In linea di principio, la parte gravata dall'onere probatorio è tenuta ad apportare la prova piena di quanto da lei asserito, ovvero a fornire elementi suscettibili di convincere il giudice che le sue allegazioni sono oggettivamente attendibili. In determinati casi, quando la prova piena non è possibile o non è ragionevolmente esigibile, la legge, così come la dottrina e la giurisprudenza, pongono esigenze meno severe al grado della prova che la parte a cui incombe il relativo onere è tenuta ad apportare ed ammettono il grado della verosimiglianza preponderante, rispettivamente della semplice verosimiglianza (cfr. DTF 133 III 88 consid. 4.2.2).
a)
Ora, contrariamente da quanto crede il primo giudice, nel caso concreto dal silenzio della convenuta non poteva essere ancora dedotto un comportamento concludente tale da configurare l'esistenza di un contratto di mutuo. Una manifestazione concludente può essere ammessa solo in presenza di un comportamento univoco, la cui interpretazione non possa suscitare dubbio alcuno. Questa restrizione discende dal principio dell'affidamento. In termini generali, un comportamento passivo non può di regola essere considerato come una volontà di impegnarsi (v. analogamente: DTF 123 III 59 consid. 5a con rinvii; sentenza del Tribunale federale 4A_666/2017 del 17 maggio 2018 consid. 4.3). Né, per avventura, il silenzio osservato dopo aver ricevuto un estratto conto o una fattura non vale ancora come accettazione secondo l'art. 6 CO (DTF 112 II 502; sentenza del Tribunale federale 4A_287/2015 del 22 luglio 2015 consid. 3.1). Ne discende che, in base al principio della buona fede, non è ipotizzabile che la sola mancata e tempestiva contestazione della convenuta sull'esistenza del mutuo prima della presentazione della causa possa ritorcersi contro quest'ultima. Ciò significherebbe – come afferma l'interessata – ammettere un capovolgimento dell'onere della prova della conclusione di un contratto, in spregio all'art. 8 CC (v. nel medesimo senso II CCA, sentenza inc. 12.2010.88 del 22 novembre 2010 consid. 6). Sotto questo profilo il reclamo si rileva fondato.
b)
La questione non si esaurisce tuttavia in questi soli termini giacché l'attore, a sostegno del preteso prestito, ha prodotto un estratto del suo conto corrente postale dal quale risulta che il 13 agosto 2012 egli ha prelevato fr. 5000.– (doc. C). Tale documento non prova però la destinazione di tale importo e nulla indizia. L'interessato ha inoltre presentato una dichiarazione scritta in cui P_ _ riferisce che in occasione di una cena avvenuta il 2 settembre 2012 RE 1 ha confermato “che il prestito effettuato dal signor CO 1 alla signora RE 1 il giorno 13.08.2012 di fr. 4000.– sarebbe stato rimborsato nella primavera del 2013” (doc. B), offrendo altresì la testimonianza dell'estensore della dichiarazione (petizione pag. 3 e 6).
Una dichiarazione scritta di un terzo, tuttavia, non può sostituire l'audizione testimoniale, salvo se il contenuto non è contestato dalle parti (sentenza del Tribunale federale 5A_619/2014 del 5 gennaio 2015 consid. 3.2.3 con rinvio; v. anche
Trezzini
, Commentario pratico al Codice di diritto processuale civile svizzero, Vol. 1, 2a edizione, n. 20 ad art. 157). Un testimone deve infatti sottoporsi alle domande del giudice e della controparte affinché possa essere valutata la sua credibilità, ma anche per delimitare la portata delle sue affermazioni e per determinare se è a conoscenza di altri fatti che potrebbero confutare la tesi sostenuta dalla parte che lo ha citato, tanto più ove si pensi che egli si espone al rischio di un procedimento penale per falsa testimonianza (art. 307 CP; sentenza del Tribunale federale 4A_74/2009 del 28 aprile 2009 consid.
2.3;
Staehelin/Staehelin/Grolimun
d, Zivilprozessrecht, 2a edizione, §18 n. 134;
Rüetschi
in: Berner Kommentar, Schweizerische Zivilprozessordnung, Vol II, edizione 2012, n. 3 ad art. 190).
c)
Nella fattispecie, la dichiarazione scritta di P_ _ è stata contestata dalla convenuta (risposta del 12 novembre 2014, pag. 2). In tal caso nulla vieta alla parte di chiamare l'estensore a confermare le sua dichiarazione davanti al giudice in qualità di testimone, ciò che in concreto l'attore ha offerto. Non si disconosce, all'udienza del 25 febbraio 2015 l'attore non si è più espresso sulla tale prova indicata nella petizione. Se non che nemmeno la convenuta non aveva confermato le sue prove, nondimeno il Giudice di pace ha formalmente respinto le audizioni testimoniali da lei offerte solo nella risposta del 12 novembre 2014 (ordinanza sulle prove del 25 agosto 2015). Non è dato così di capire perché il primo giudice non si sia espresso sulla prova offerta dall'attore, il quale non consta avervi rinunciato.
Ciò posto, il diritto alla prova garantisce alle parti di essere ammesse a provare i fatti giuridicamente rilevanti da esse allegati, purché i mezzi di prova offerti siano pertinenti e vengano prodotti in tempo utile e nelle forme prescritte. Nell'ambito del diritto privato, il diritto alla prova è retto dall'art. 8 CC, quale disposizione speciale rispetto all'art. 29 cpv. 2 Cost. Gli art. 8 CC e 29 cpv. 2 Cost. non escludono tuttavia un apprezzamento anticipato delle prove (DTF 140 I 298 consid. 6.3; RtiD I-2016 pag. 693 consid. 2.3.2 con rinvii). In concreto, tuttavia, il primo giudice non ha rifiutato l'offerta dell'attore, l'ha semplicemente ignorata. Ciò costituisce una violazione del diritto di essere sentito della parte che non può però essere sanato da questa Camera, non provvista di pieno potere cognitivo.
7.
La decisione impugnata va annullata anche in relazione alla restituzione di fr. 900.– asseritamente prestata da CO 1 per saldare una fattura di un artigiano per lavori compiuti da quest'ultimo in un immobile appartenente a RE 1. Al riguardo, la reclamante non contesta l'avvenuto pagamento della fattura da parte di CO 1 ma sostiene di avere lei stessa consegnato all'attore
brevi manu
l'importo, ciò che poteva essere confermato da G_ _. Essa ritiene pertanto che nel rifiutare l'assunzione di tale teste il giudice di pace abbia violato il suo diritto di essere sentito.
Ora, è indubbio che l'art. 8 CC garantisce altresì alla controparte il diritto di fare assumere le prove dei fatti suscettibili di contrastare e di mettere in dubbio il valore della prova principale. Anche in tale caso il giudice può procedere a un apprezzamento anticipato ma ove intenda rifiutare determinate prove, egli deve motivare perché esse risulterebbero superflue o inidonee a recare chiarimenti di rilievo. Nella fattispecie, il Giudice di pace ha respinto l'audizione di G_ _ poiché “inutile in quanto le versione e la rispettiva posizione dei fatti è già chiara e notaˮ. Come ciò potesse essere il caso in concreto non è evidente, ove appena si pensi che le parti hanno versioni discordanti sul reale andamento dei fatti. In realtà, egli si è dipartito dalla fallace convinzione che la convenuta, non avendo contestato le lettere di richiamo di pagamento, avesse per finire ammesso l'esistenza di un mutuo, ciò che non è il caso (sopra consid. 6a). Rinunciando a sentire il testimone sulla base di un apprezzamento anticipato dell'irrilevanza delle sue dichiarazioni, primo giudice ha violato il diritto di essere sentito della reclamante. Nelle circostanze descritte la decisione impugnata deve essere annullata e gli atti ritornati al Giudice di pace affinché dopo avere sentito i due testi (P_ _ e G_ _) e valutato il comportamento delle parti alla luce delle risultanze testimoniali, statuisca nuovamente.
8.
Le spese processuali seguono il precetto della soccombenza (art. 106 CPC). La reclamante ottiene l'annullamento della sentenza impugnata ma non è possibile prevedere come deciderà il Giudice di pace in esito al rinvio della causa (né si può escludere che possa emanare la stessa decisione), di modo che si giustifica di suddividere gli oneri a metà e di compensare le indennità. La tassa di giustizia inoltre va adeguatamente ridotta, l'attuale decisione non terminando con una sentenza di merito (art. 21 LTG). Sugli oneri processuali di prima sede il Pretore giudicherà al momento in cui prenderà la nuova decisione.