Decision ID: 00d276b7-dc12-5d41-9c17-c933f9c073f0
Year: 2021
Language: it
Court: CH_BVGE
Chamber: CH_BVGE_001
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: 

Fatti:
A.
L’interessato, cittadino etiope, ha presentato una domanda d’asilo in
Svizzera il (...) settembre 2021 (cfr. atti della SEM n. [...]-3/2 e 15/10, p.to
5.05, pag. 6).
B.
Le indagini eseguite il (...) settembre 2021 dalla SEM, hanno permesso di
appurare che, secondo la banca dati europea «CS-VIS», al richiedente sa-
rebbe stato rilasciato un visto italiano valido dal (...) al (...) per gli Stati
Schengen (cfr. atti SEM n. 10/2, 11/1 e 16/2).
C.
Il (...) settembre 2021, l’interessato è stato sentito nell’ambito di un verbale
sul rilevamento dei dati personali (cfr. atto SEM n. 15/10). Nel corso del
medesimo egli ha segnatamente dichiarato di essere partito dal suo Paese
d’origine circa nel (...), raggiungendo l’Italia quale primo Stato europeo (cfr.
atto SEM n. 15/10, p.to 5.01 seg., pag. 6). A sostegno delle sue allegazioni,
egli ha presentato una copia della sua tessera di residenza (cfr. atto SEM
n. 25, mezzo di prova n. 1).
D.
Sempre alla stessa data succitata, il richiedente asilo ha avuto un primo
consulto medico (cfr. atto SEM n. 18/2), ove gli sono state poste le diagnosi
di: asma bronchiale; possibile diabete mellito tipo 2; sindrome ansioso-de-
pressiva reattiva; esiti di trauma al pene, da accertare con urologo; dolori
poliarticolari di origine non chiara. Quale terapia, è stata impostata: per
l’asma, è stato prescritto (...) al bisogno; è stato fatto un prelievo ematico
per la glicemia e Hba1c, inoltre per valutare i dolori poliarticolari. Infine, il
medico internista consultato, ha consigliato una presa in carico psichiatrica
dell’interessato, nonché una visita urologica. Nel corso della stessa visita
medica, il predetto ha in particolare riferito di essere stato torturato in pri-
gione, di avere problemi di memoria, dimenticherebbe facilmente le cose e
si sentirebbe giù di morale, triste, angosciato ed ansioso. Ha inoltre osser-
vato di essere stato picchiato nelle zone intime circa (...) mesi prima,
avendo avuto inizialmente macroematuria ed attualmente dolori alla min-
zione, getto minzionale deviato ed in caso di (...).
E.
Il (...) settembre 2021 (cfr. atto SEM n. 23/2), con l’interessato, si è tenuto
un colloquio personale secondo l’art. 5 del regolamento (UE) n. 604/2013
del Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 che stabilisce
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i criteri e i meccanismi di determinazione dello Stato membro competente
per l’esame di una domanda di protezione internazionale presentata in uno
degli Stati membri da un cittadino di un paese terzo o da un apolide (rifu-
sione) (Gazzetta ufficiale dell’Unione europea [GU] L 180/31 del
29.06.2013; di seguito: Regolamento Dublino III). In tale contesto, egli ha
segnatamente asserito di essere entrato in Europa attraverso l’Italia nel
(...), provenendo via aerea da C._, legalmente e munito del suo
passaporto con visto italiano. La figlia, che vivrebbe in Italia, lo avrebbe
accompagnato da D._, dove sarebbe atterrato, a E._ (in
F._). Ivi avrebbe poi soggiornato legalmente con il visto italiano fino
al (...), giungendo successivamente in Svizzera. Avrebbe depositato una
domanda d’asilo soltanto nel predetto Stato. In Italia avrebbe vissuto ar-
rangiandosi da solo per mantenersi, ed avrebbe affittato una stanza a
E._. Interrogato riguardo ad un’eventuale competenza dell’Italia
nella trattazione della sua domanda d’asilo, il richiedente si è opposto ad
un suo ritorno nel predetto Paese, in quanto non avrebbe un lavoro, né un
alloggio, né altro. La figlia non potrebbe inoltre aiutarlo, poiché farebbe fa-
tica lei stessa a mantenersi. Questionato anche riguardo al suo stato di
salute, egli ha affermato di essere malato alle ossa; che quando sarebbe
stato in carcere lo avrebbero picchiato pesantemente e per questo motivo
avrebbe dei dolori alla schiena ed alle parti intime. Ha inoltre asserito di
avere dei problemi a livello psicologico e dimenticherebbe le cose. Per le
predette patologie sarebbe già stato visitato da un medico, ed avrebbe un
appuntamento dallo psichiatra.
F.
F.a In riscontro agli accertamenti effettuati, l’autorità inferiore ha presentato
all’autorità italiana competente, il (...) (cfr. atti SEM n. 20/7, 21/1 e 22/3),
una domanda di presa in carico dell’interessato in virtù dell’art. 12 par. 2
Regolamento Dublino III.
F.b L’Italia, ha risposto negativamente alla suddetta domanda di presa in
carico in data (...), in quanto nella medesima, per la persona richiedente,
le autorità elvetiche competenti non avrebbero incluso le prove necessarie
e le circostanze indiziarie come neppure i risultati delle ricerche Eurodac e
dei riscontri dattiloscopici (cfr. atto SEM n. 28/1).
F.c L’autorità preposta elvetica, in risposta, ha quindi trasmesso all’Italia, il
(...), i documenti attestanti le impronte digitali dell’interessato, come nuo-
vamente il confronto Eurodac e CS-VIS, chiedendo altresì all’omologa au-
torità italiana di rispondere entro il 14 ottobre 2021 (cfr. atti SEM n. 29/1 e
30/1).
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G.
Dopo un consulto medico per ricevere la prima dose di vaccino contro il
Covid-19 il (...) (cfr. atto SEM n. 31/2), il giorno successivo l’interessato è
stato visitato nuovamente da un medico internista, che ha posto le seguenti
diagnosi: diabete, con ridotta tolleranza al glucosio, ma senza indicazione
per una terapia medicamentosa ed un controllo dei livelli di HbA1c tra circa
tre mesi; una lesione traumatica del pene, che sarebbe stata occasionata
da un calcio violento ai genitali intervenuto qualche mese prima, che dopo
iniziale macroematuria e dolori, attualmente sarebbe franca da dolore, ma
sarebbe fastidiosa la (...), in particolare in caso di (...). Per quest’ultima
patologia, il medico consultato, ha consigliato una valutazione urologica.
Da ultimo, è stato constatato un disturbo del sonno. In merito l’interessato
ha riferito che soprattutto durante la notte presenterebbe spesso circolo di
pensieri e mancanza di prospettiva. Il medico non ha tuttavia rilevato alcun
segno depressivo reale, e non vi sarebbe alcun desiderio da parte dell’in-
teressato di una cura farmacologica (cfr. atto SEM n. 32/2).
H.
H.a In data (...), l’autorità svizzera preposta ha richiesto all’omologa ita-
liana, un riesame del loro rifiuto del (...) concernente la richiesta di presa
in carico della persona succitata ai sensi dell’art. 5 par. 2 del regolamento
(CE) n. 1560/2003 della Commissione del 2 settembre 2003 recante mo-
dalità di applicazione del regolamento (CE) n. 343/2003 del Consiglio che
stabilisce i criteri e i meccanismi di determinazione dello Stato membro
competente per l’esame di una domanda d’asilo presentata in uno degli
Stati membri da un cittadino di un paese terzo. Nella stessa, la succitata
autorità ha riformulato la richiesta di ammissione dell’interessato su suolo
italiano fondandosi sull’art. 12 par. 2 Regolamento Dublino III (cfr. atti SEM
n. 35/2, 36/1 e 37/1).
H.b L’Italia ha risposto affermativamente alla summenzionata richiesta di
ammissione dell’interessato il (...), accettando il trasferimento di quest’ul-
timo su suolo italiano, pure sulla base dell’art. 12 par. 2 Regolamento Du-
blino III (cfr. atto SEM n. 39/1).
I.
Il 2 novembre 2021 la SEM ha richiesto al (...) preposto di trasmettere gli
appuntamenti passati e futuri previsti per il richiedente; ciò che è stato ese-
guito dal predetto Servizio il medesimo giorno (cfr. atti SEM n. 40/1 e 41/1).
Lo stesso giorno, l’interessato ha ricevuto la seconda dose di vaccino con-
tro il Covid-19 (cfr. atto SEM n. 42/2). Il giorno successivo, la funzionaria
incaricata della SEM, ha richiesto alcune specificazioni al (...), in rapporto
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al consulto dermatologico che il ricorrente avrebbe effettuato in data (...) e
per il quale l’autorità inferiore non avrebbe ricevuto il relativo foglio di tra-
smissione di informazioni mediche (cosiddetto F2). L’infermeria del centro
federale dove era alloggiato il richiedente, ha risposto in merito lo stesso
giorno, asserendo che il richiedente sarebbe stato visitato il (...) per una
lesione dermatologica alla gamba ed il medico gli avrebbe prescritto una
terapia con ricetta stilata in medesima data (cfr. atti SEM n. 43/2 e 44/2).
J.
Con decisione del 3 novembre 2021, notificata il giorno successivo (cfr.
atto SEM n. 46/1), l’autorità inferiore non è entrata nel merito della do-
manda d’asilo dell’interessato, ha pronunciato il suo allontanamento (recte:
trasferimento) verso l’Italia, nonché l’esecuzione della predetta misura. Ha
altresì statuito che un eventuale ricorso contro la decisione non abbia ef-
fetto sospensivo.
K.
Dall’(...) fino al (...), l’interessato è stato ospedalizzato per esiti da coleci-
stite acuta in colelitiasi. Durante la degenza ha subito un intervento di co-
lecistectomia laparoscopica il (...). Per il procedere, dopo la dimissione in
buono stato generale, i medici curanti hanno indicato un controllo dal me-
dico nei prossimi cinque giorni ed è stata introdotta una terapia farmacolo-
gica (cfr. atti SEM n. 49/1, 50/2, 51/2, 52/2 e 53/3).
L.
Per il tramite del plico raccomandato dell’11 novembre 2021 (cfr. risultanze
processuali), l’interessato si è aggravato con ricorso al Tribunale ammini-
strativo federale (di seguito: il Tribunale) avverso la summenzionata deci-
sione della SEM, chiedendo ai fini procedurali, la concessione dell’effetto
sospensivo al ricorso e la sospensione dell’esecuzione della decisione a
titolo supercautelare. Nel merito, ha concluso all’annullamento del provve-
dimento impugnato, con conseguente restituzione degli atti alla SEM per
completamento dell’istruzione ed un nuovo esame delle allegazioni. Nel
contempo, ha pure presentato istanza di concessione dell’assistenza giu-
diziaria, secondo il senso, dell’esenzione dal versamento di spese proces-
suali e del relativo anticipo.
M.
Il 12 novembre 2021 il Tribunale ha sospeso provvisoriamente l’esecu-
zione dell’allontanamento dell’insorgente, quale misura supercautelare (cfr.
risultanze processuali).
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N.
Con scritto del 15 novembre 2021, l’insorgente ha inoltrato al Tribunale co-
pia della lettera d’uscita di dimissione dell’(...) del (...) (già agli atti SEM,
cfr. atti n. 51/2 e 53/3 e supra lett. K), come pure copia del F2 dell’(...) ine-
rente lo stesso evento di cui alla lettera d’uscita precedente (pure già agli
atti SEM, cfr. atto n. 52/2 e supra lett. K).
O.
Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti negli scritti verranno ripresi nei
considerandi qualora risultino decisivi per l’esito della vertenza.

Diritto:
1.
Le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla LTF,
in quanto la legge sull’asilo (LAsi, RS 142.31) non preveda altrimenti (art. 6
LAsi). Fatta eccezione per le decisioni previste all’art. 32 LTAF, il Tribunale,
in virtù dell’art. 31 LTAF, giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi
dell’art. 5 PA, prese dalle autorità menzionate all’art. 33 LTAF. La SEM rien-
tra tra dette autorità (art. 105 LAsi) e l’atto impugnato costituisce una deci-
sione ai sensi dell’art. 5 PA.
Il ricorrente ha partecipato al procedimento dinnanzi all’autorità inferiore, è
particolarmente toccato dalla decisione impugnata e vanta un interesse de-
gno di protezione all’annullamento o alla modificazione della stessa (art. 48
cpv. 1 lett. a–c PA). Pertanto risulta legittimato ad aggravarsi contro di
essa.
I requisiti relativi ai termini di ricorso (art. 108 cpv. 3 LAsi), alla forma e al
contenuto dell’atto di ricorso (art. 52 cpv. 1 PA) sono soddisfatti.
Occorre pertanto entrare nel merito del gravame.
2.
Con ricorso al Tribunale, possono essere invocati, in materia d’asilo, la vio-
lazione del diritto federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti
giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi; cfr. DTAF 2014/26 consid. 5)
e, in materia di diritto degli stranieri, pure l’inadeguatezza ai sensi
dell’art. 49 PA (cfr. DTAF 2014/26 consid. 5). Il Tribunale non è vincolato né
dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4 PA), né dalle considerazioni giuridiche della
decisione impugnata, né dalle argomentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1
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consid. 2). Altresì si rileva che il Tribunale, adito con un ricorso contro una
decisione di non entrata nel merito di una domanda d’asilo, si limita ad
esaminare la fondatezza di una tale decisione (cfr. DTAF 2012/4 con-
sid. 2.2; 2009/54 consid. 1.3.3; 2007/8 consid. 5).
3.
Ai sensi dell’art. 111a cpv. 1 LAsi, il Tribunale rinuncia allo scambio di scritti.
4.
4.1 Nel suo provvedimento, l’autorità avversata ha in primo luogo ritenuto
come, a fronte delle insorgenze di causa, l’Italia sarebbe competente per
condurre il seguito della procedura di asilo e di allontanamento dell’interes-
sato. In secondo luogo, ha osservato come si potrebbe partire dal presup-
posto che egli, in caso di ritorno nella vicina Penisola, non verrebbe espo-
sto a delle serie violazioni dei diritti dell’uomo ex art. 3 par. 2 Regolamento
Dublino III e dell’art. 3 CEDU (RS 0.101), che lui non verrà a trovarsi in una
situazione esistenziale difficile e che non sarà trasferito nel suo Paese
d’origine o di provenienza, senza che la sua domanda d’asilo sia esaminata
o in violazione del principio di non-respingimento. In Italia non sussistereb-
bero inoltre delle carenze sistemiche nel sistema di accoglienza e di asilo
ai sensi dell’art. 3 par. 2 Regolamento Dublino III. In terzo luogo non vi sa-
rebbero neppure nella fattispecie, dei motivi giustificanti l’applicazione degli
art. 16 par. 1 e 17 par. 1 Regolamento Dublino III. Ad uguale conclusione
la SEM è giunta per quanto concerne l’applicazione della clausola per mo-
tivi umanitari secondo l’art. 29a cpv. 3 dell’ordinanza 1 sull’asilo relativa a
questioni procedurali dell’11 agosto 1999 (OAsi 1, RS 142.311), in rela-
zione con l’art. 17 par. 1 Regolamento Dublino III, che è stata negata in
specie. In rapporto a queste ultime disposizioni, l’autorità inferiore ha se-
gnatamente rilevato come l’Italia applicherebbe la direttiva 2013/33/UE del
Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 recante norme re-
lative all’accoglienza di richiedenti protezione internazionale (di seguito: di-
rettiva accoglienza), e non vi sarebbero indizi di una violazione sistematica
da parte del predetto Stato membro della stessa. Pertanto, il richiedente,
al suo ritorno in Italia potrà formalizzare la sua domanda d’asilo e rivolgersi
alle autorità preposte per ottenere un alloggio, un’assistenza sociale e se
desidererà beneficiare di un aiuto nella ricerca di un impiego. Inoltre, se-
condo la SEM, nella misura in cui non v’è una presunzione di una viola-
zione degli obblighi europei in materia d’asilo da parte dell’Italia, ed in as-
senza di un caso appartenente alle fattispecie considerate vulnerabili, il
trasferimento verso lo Stato membro non necessiterebbe di investigazioni
supplementari. Ripercorrendo difatti le risultanze in merito allo stato di sa-
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lute dell’insorgente, la SEM ha concluso che lo stesso sia stato sufficiente-
mente chiarito per poter valutare l’esigibilità di un trasferimento dell’insor-
gente verso l’Italia. Invero, non vi sarebbe motivo di supporre che dalla
visita medica urologica prevista per il prossimo (...), possa emergere una
diagnosi così grave da cambiare la valutazione della SEM, ovvero che non
sussista in specie un’emergenza medica e che si possa escludere che il
suo stato valetudinario peggiori drasticamente nel caso di un suo rientro in
Italia. Altresì, quest’ultimo Paese disporrebbe di un’infrastruttura sanitaria
sufficiente, e sarebbe tenuto, in applicazione della direttiva accoglienza, a
prestare le cure mediche necessarie ed adeguate. In un passo successivo,
la SEM ha analizzato i cambiamenti legislativi e pratici intervenuti nel frat-
tempo nel sistema d’asilo e d’accoglienza italiano, concludendo che attual-
mente tale assetto offrirebbe delle cure mediche adatte e garantirebbe ai
richiedenti l’asilo l’accesso ai trattamenti medici necessari. Pertanto, una
volta trasferito in Italia, spetterà all’interessato presentare una domanda
d’asilo, e far valere le sue problematiche di salute, per poter beneficiare
delle prestazioni mediche a cui ha diritto ai sensi della direttiva accoglienza.
Infine, solo la capacità al trasferimento sarebbe decisiva per il seguito della
procedura Dublino, che verrà valutata in modo definitivo poco prima del
suo trasferimento.
4.2 Dal canto suo, il ricorrente nel suo gravame, presenta dapprima la si-
tuazione secondo lui previgente dei richiedenti l’asilo in Italia, in particolare
coloro che ritornano tramite la procedura Dublino, citando anche giurispru-
denza del Tribunale e della Corte europea dei diritti dell’uomo (di seguito:
CorteEDU), come pure un rapporto dell’(...) (di seguito: [...]). In seguito,
considera, in rapporto al suo stato di salute, che la SEM non avrebbe
adempiuto un’istruzione medica completa, sia circa la problematica urolo-
gica, come neppure in relazione alla mancata effettuazione della visita psi-
chiatrica – prevista per il (...), poi annullata e non ancora effettuata – e di
quella dermatologica, che sarebbe pure stata prevista il (...), ma tuttavia
sarebbe stata annullata in ragione del trasferimento del ricorrente, il (...),
presso il Centro federale di G._, e non ancora riprogrammata. Il
rappresentante legale dell’insorgente denota in merito come non avrebbe
modo di appurare, verificare e comprovare se e quante volte l’interessato
sia entrato in contatto presso l’infermeria del Centro presso il quale allog-
gia, né come mai non vi sia documentazione relativa alla visita dermatolo-
gica da lui effettuata, o ancora di entrare in contatto con il (...) direttamente,
onde acquisire la lista che il servizio infermieristico tiene per ciascuna con-
sultazione. Inoltre, tali lacune nell’istruzione medica dell’insorgente, sareb-
bero di maggiore importanza, considerato come dagli atti risulterebbe che
quest’ultimo abbia riferito di essere stato torturato in prigione e di essere
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stato picchiato pesantemente nelle zone intime, senza tuttavia che le prime
diagnosi siano state effettuate da uno specialista e quindi abbiano una va-
lenza soltanto sommaria. Pertanto, al contrario di quanto ritenuto nella de-
cisione sindacata, secondo il ricorrente in assenza di tali visite specialisti-
che – e quindi di diagnosi esatte – non ci si potrebbe esprimere riguardo al
suo attuale stato valetudinario, né soprattutto in rapporto ai trattamenti ne-
cessari e/o urgenti per scongiurare un possibile ulteriore peggioramento
delle sue condizioni, e quindi pure se ed in che misura il suo trasferimento
possa produrre esiti, temporaneamente o permanentemente, rilevanti sulla
sua salute già compromessa. In tal senso, la SEM avrebbe dovuto proce-
dere all’allestimento di un rapporto medico di dettaglio (cosiddetto F4), in
modo da disporre di un’istruzione medica completa. Sulla scorta poi di al-
cuni passi di sentenze del Tribunale (cfr. sentenze D-1861/2019 del
26 aprile 2019 e F-3791/2019 del 31 luglio 2019), osserva come lo stesso
Tribunale si sia pronunciato circa l’esigenza che l’autorità decidente, già
prima di pronunciarsi sulla domanda di protezione, valuti in modo esaustivo
i problemi di salute ed il trattamento necessario, ai fini della valutazione dei
rischi conseguenti ad un eventuale allontanamento. Altresì, riferendosi a
giurisprudenza della Corte di giustizia dell’Unione europea (di seguito:
CGUE), osserva come la valutazione dello stato di salute dell’insorgente
sia necessaria già in sede di esame della competenza Dublino – e non
soltanto prima di procederne al trasferimento – non potendo essere invero
demandata esclusivamente all’autorità competente per l’esecuzione del
trasferimento. Ne discenderebbe quindi che, allo stato attuale degli atti, un
trasferimento dell’insorgente verso l’Italia risulterebbe contrario all’art. 3
CEDU. Alla luce di tali evenienze, il ricorrente conclude, come la SEM
avrebbe violato il principio inquisitorio, stabilendo in modo incompleto ed
inesatto i fatti giuridicamente rilevanti, e pertanto violando l’art. 106 cpv. 1
lett. a e lett. b LAsi.
In un passo successivo, fondandosi sull’art. 14 della Convenzione del
10 dicembre 1984 contro la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, inu-
mani o degradanti (Conv. tortura, RS 0.105), e sull’interpretazione data a
tale disposizione dal Comitato contro la tortura, nonché citando il Protocollo
di Istanbul dell’ONU del 9 agosto 1999, il ricorrente osserva come vi sa-
rebbe l’obbligo a carico degli Stati di provvedere alla rapida identificazione
delle vittime di tortura ed alla loro riabilitazione, mediante l’implementa-
zione di adeguate cure mediche e psicologiche, come pure di servizi legali
e sociali idonei. A tal proposito, avendo il ricorrente esposto durante il col-
loquio Dublino di essere stato picchiato pesantemente in carcere e risul-
tando dagli atti medici che egli ha allegato di essere stato vittima di tortura
in prigione, l’autorità inferiore avrebbe dovuto accertare, prima di emettere
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una decisione in merito, se egli dovesse essere qualificato quale vittima di
tortura secondo la definizione data dal Comitato contro la tortura e rileva-
bile nel Protocollo di Istanbul. Successivamente, se fosse stata accertata,
la SEM avrebbe dovuto comunicare tale circostanza alle autorità italiane
preposte, se un rinvio in Italia del ricorrente fosse dato. Tutto ciò, anche
alfine di poter avviare con l’insorgente un percorso riabilitativo in conformità
con le prescrizioni in materia del suddetto Comitato. L’interessato ritiene
altresì come, subordinatamente, la SEM al momento dell’emissione della
decisione di non entrata nel merito avrebbe quantomeno dovuto comuni-
care allo Stato ritenuto competente che il richiedente ha dichiarato di es-
sere vittima di tortura, trasmettere al predetto Stato la documentazione (an-
che medica) contenente l’accertamento effettuato in proposito dalle auto-
rità elvetiche; richiedere allo Stato competente di fornire le garanzie ri-
guardo all’implementazione di un percorso riabilitativo così come previsto
dalla Conv. tortura; e da ultimo di verificare, prima dell’emissione di una
decisione, che le garanzie fornite dallo Stato ritenuto competente siano
sufficienti per adempiere agli obblighi internazionali assunti dalla Svizzera
con la ratifica della predetta Convenzione. In casu, a mente del ricorrente,
la SEM non avrebbe adempiuto ai predetti accertamenti e verifiche, mal-
grado egli avrebbe allegato di essere vittima di tortura, violando conse-
guentemente con la decisione avversata pure gli obblighi internazionali che
la Svizzera si è impegnata a rispettare.
5.
Nel suo ricorso l’insorgente censura essenzialmente un accertamento in-
completo ed inesatto dei fatti giuridicamente rilevanti sia rispetto al suo
stato di salute, che riguardo alle sue allegazioni di essere stato vittima di
tortura; censure formali che risultano d’uopo da esaminare, in quanto po-
trebbero condurre all’annullamento della decisione avversata.
5.1 Nelle procedure d’asilo – così come nelle altre procedure di natura am-
ministrativa – si applica il principio inquisitorio. Ciò significa che l’autorità
competente deve procedere d’ufficio all’accertamento esatto e completo
dei fatti giuridicamente rilevanti (art. 6 LAsi; art. 12 PA). In concreto, essa
deve procurarsi la documentazione necessaria alla trattazione del caso,
chiarire le circostanze giuridiche ed amministrare a tal fine le opportune
prove a riguardo. Il principio inquisitorio non dispensa comunque le parti
dal dovere di collaborare all’accertamento dei fatti ed in modo particolare
dall’onere di provare quanto sia in loro facoltà e quanto l’amministrazione
o il giudice non siano in grado di delucidare con mezzi propri (art. 13 PA ed
art. 8 LAsi; DTAF 2019 I/6 consid. 5.1). Quando in sede ricorsuale vengono
identificate delle carenze nell’accertamento dei fatti il caso va di principio
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Pagina 11
retrocesso all’autorità di prima istanza, di modo che questa possa proce-
dere ad un nuovo e completo accertamento dei fatti (cfr. MOSER/
BEUSCH/KNEUBÜHLER, op. cit., 2a ed. 2013, n. 2.191, sentenze del Tribu-
nale D-3567/2019 del 29 novembre 2019 consid. 5.2 e D-1443/2016 del
22 febbraio 2017 consid. 4.2). Una violazione del principio inquisitorio non
implica in ogni caso l’automatica retrocessione degli atti all’autorità infe-
riore, dal momento che il Tribunale resta libero di raccogliere gli elementi
necessari al giudizio se una tale soluzione appare giudiziosa per ragioni di
economia procedurale (cfr. DTAF 2019 I/6 consid. 5.2; 2012/21 con-
sid. 5.1).
5.2 Nel suo messaggio relativo al riassetto del settore, il Consiglio federale
sottolineava come l’assistenza sanitaria per i richiedenti l’asilo dovesse es-
sere garantita mediante consultazioni mediche in loco, possibilità di tratta-
mento ambulatoriale in ospedale o una visita medica in caso di necessità
(cfr. Messaggio concernente la modifica della legge sull’asilo del 3 settem-
bre 2014, FF 2014 6917, 6940). Nella prassi, nel caso in cui il personale
curante / servizio di assistenza reindirizzi il richiedente l’asilo presso un
medico esterno, quest’ultimo allestisce, di norma, un breve referto nella
forma di un «formulario F2». Qualora la documentazione agli atti non per-
metta di determinare in modo completo i fatti giuridicamente rilevanti, la
SEM ordina di principio un rapporto più dettagliato, e meglio, la compila-
zione di un «formulario F4» da parte del curante. Nulla vieta inoltre al ricor-
rente di presentare ulteriori mezzi di prova al soggetto rispettivamente di
rivolgersi autonomamente ad un medico (cfr. sentenze del Tribunale
D-114/2021 consid. 4.5 e D-291/2021 consid. 7.3.4). Di principio, le auto-
rità svizzere non sono dal canto loro tenute a prendere in considerazione il
potenziale insorgere di ulteriori affezioni non ancora diagnosticate o so-
spettate, essendo determinante lo stato di fatto presente al momento della
decisione (cfr. DTAF 2012/21 consid. 5.1; 2010/44 consid. 3.6).
5.3 Venendo al caso in parola, riguardo all’istruzione relativa alla situazione
valetudinaria del ricorrente, il Tribunale ravvisa dapprima nell’incarto della
SEM, già al momento dell’emanazione della decisione avversata, diversa
documentazione medica (cfr. atti SEM n. 17/1, 18/2, 31/2, 32/2, 42/2, 43/2
e 44/2), che è già stata ripresa sopra alle lett. D e lett. G, alle quali si rinvia
senz’altro onde evitare inutili ripetizioni. Seppure dalle stesse sia evincibile,
come notato rettamente dal rappresentante legale dell’insorgente nel gra-
vame, che in un primo momento, in esito alla visita medica effettuata il (...)
dall’interessato, erano stati predisposti oltreché il consulto urologico spe-
cialistico, pure un consulto dermatologico ed uno psichiatrico rispettiva-
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mente il (...) ed il (...) (cfr. atti SEM n. 40/1, 43/2 e 44/2), in seguito annul-
lati; gli stessi non risultano essere stati riprogrammati, in quanto non sono
stati ritenuti necessari. Invero, attinente la problematica dermatologica –
che secondo gli atti all’inserto si trattava di una lesione dermatologica alla
gamba per il quale il medico avrebbe prescritto all’insorgente una terapia
dopo un consulto avvenuto il (...) (cfr. atto SEM n. 43/2) – successivamente
alla predetta data non si trova più alcun accenno della summenzionata pro-
blematica né da parte dell’insorgente (cfr. in particolare il colloquio Dublino,
atto SEM n. 23/2), né allegato da quest’ultimo o rilevato dal medico nella
visita effettuata successivamente il (...) dall’insorgente, allorché quest’ul-
timo era già alloggiato nel Centro federale di G._. In merito, inoltre,
il ricorrente non asserisce nel suo gravame di soffrire tutt’ora di un qualche
problema dermatologico, né men che meno apporta alcun elemento con-
creto e circostanziato atto a desumere che egli ne sia affetto. Pertanto, su
tale punto, l’accertamento dei fatti giuridicamente rilevanti è stato adem-
piuto adeguatamente dalla SEM e non si ravvisa quindi in tal senso alcuna
violazione del principio inquisitorio da parte della medesima autorità. Tale
valutazione non muta neppure considerando come effettivamente per la
visita dermatologica del (...), non sia stato depositato agli atti, un F2 rela-
tivo a tale consulto, in quanto le informazioni in merito allo stesso risultano
essere comunque evincibili dalle insorgenze di causa (cfr. atti SEM n. 43/2
e 44/2), e non avendo per di più apportato l’insorgente neppure con il suo
gravame elementi che ne comprovino l’erroneità o incompletezza. Tuttavia,
anche se venisse constatato un accertamento incompleto da tale profilo da
parte della SEM, tale lacuna non comporterebbe comunque di per sé sola
l’annullamento del provvedimento avversato, in quanto tale problematica
dermatologica, come visto sopra, risulterebbe essersi nel frattempo com-
pletamente risolta, e pertanto non appare essere di alcuna rilevanza ai fini
della determinazione in merito della fattispecie. Per quanto concerne poi la
visita medica psichiatrica dapprima programmata e poi annullata, si os-
serva quanto segue. Se nell’ambito del primo consulto medico avvenuto il
(...), in esito alle allegazioni dell’insorgente, il medico curante aveva dia-
gnosticato pure una sindrome ansioso-depressiva reattiva e consigliato
una presa in carico psichiatrica (cfr. atto SEM n. 18/2), che era stata di
conseguenza fissata il (...), e nel corso del colloquio Dublino ha dichiarato
di avere dei problemi psicologici e di dimenticare le cose; tali problematiche
non sono invece più state osservate nell’ultimo consulto medico effettuato
dall’insorgente il (...) (cfr. atto SEM n. 32/2). Invero nel medesimo, l’insor-
gente ha lamentato delle problematiche di sonno, tuttavia esprimendo il
desiderio di non essere trattato farmacologicamente, ed il medico non ha
constatato degli indizi depressivi reali (cfr. atto SEM n. 32/2). A fronte di tali
D-4937/2021
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risultanze, quest’ultimo non ha pertanto ritenuto che l’insorgente necessi-
tasse di una visita psichiatrica specialistica, come invece inizialmente pre-
disposta. Non è inoltre rilevabile dal predetto consulto medico, come nep-
pure da ulteriori atti all’inserto, come l’insorgente abbia espresso il deside-
rio di essere visitato a livello psichiatrico da uno specialista, poiché presen-
tante ulteriori disturbi rispetto a quanto rilevato da ultimo dal medico inter-
nista consultato riguardo allo spettro psicologico-psichiatrico, ovvero agli
allegati disturbi del sonno (cfr. atto SEM n. 32/2). Anche in merito a tale
aspetto, non potendo né l’autorità inferiore, né il Tribunale sostituirsi per il
medesimo all’apprezzamento compiuto dai medici consultati dall’insor-
gente, che non hanno osservato la necessità da ultimo di riprogrammare
un consulto psichiatrico specialistico per lo stesso, né appare che il richie-
dente ne abbia espresso in tale contesto il desiderio, la SEM poteva ben
partire dall’assunto che fosse stato sufficientemente acclarato. Inoltre su
tale punto in questione l’insorgente non apporta neppure con il gravame, a
parte delle generiche lamentele, alcun elemento concreto e circostanziato
atto a dimostrare che egli tutt’ora soffra di patologie dal profilo psichiatrico
che non siano già state accertate nell’ambito dell’ultimo consulto medico
effettuato. L’autorità di prime cure, da questo profilo non ha quindi compiuto
alcun accertamento incompleto e/o inesatto dei fatti giuridicamente rile-
vanti. Nemmeno la sola evenienza che l’insorgente debba essere visitato
per le problematiche urologiche già diagnosticate, è in grado di mutare la
conclusione predetta. Il Tribunale ritiene difatti, alla stessa stregua dell’au-
torità inferiore, che non vi sia alcuna gravità particolare od urgenza di trat-
tamento del medesimo disturbo, perché vi sia da attendere l’esito del pre-
detto consulto medico, tale da risultare ostativa all’emanazione di una de-
cisione in merito ad un trasferimento dell’insorgente in Italia prima
dell’eventuale esecuzione della stessa. Invero, a parte i disturbi lamentati
di (...) alla minzione ed in caso di (...), con i quali del resto il ricorrente
convivrebbe almeno già da diversi mesi senza aver ricorso ad alcun soste-
gno medico in tal senso allorché si trovava in Italia, egli nell’ultimo consulto
medico non presentava più dolori ai genitali. Pertanto, né la gravità né l’ur-
genza di un eventuale trattamento non risultano essere stabiliti, che non
possa per di più essere effettuato anche in altro contesto rispetto a quello
elvetico, come in quello italiano che dispone di infrastrutture mediche suf-
ficienti (cfr. anche in merito infra consid. 8.4.2). Neppure con il gravame,
l’insorgente ha fornito degli elementi di qualsivoglia sostanza che riescano
ad invalidare tale conclusione. Attinente la diagnosi di colecistite acuta in
colelitiasi – che risulta essere sopravvenuta soltanto dopo l’emissione della
decisione avversata – a causa della quale il ricorrente ha subito un’ospe-
dalizzazione dall’(...) al (...), ed un’operazione di colecistectomia laparo-
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scopica durante la medesima, si rileva come dalle insorgenze di causa ap-
pare che la stessa abbia avuto un esito favorevole (cfr. atto SEM n. 51/2),
e che il ricorrente non presenti per tale patologia più alcuna problematica
di nota, assumendo tuttavia ancora dei medicamenti per la stessa (cfr. atto
SEM n. 50/2). Avendo per il resto il ricorrente presentato per la medesima
problematica della documentazione anche in corso di procedura ricorsuale,
non risulta necessario attendere ulteriori aggiornamenti in proposito come
ventilato nel gravame dall’insorgente (cfr. p.to II, pag. 5 del ricorso). Infine,
per quanto concerne il passaggio presente nella decisione avversata, che
fa riferimento ad altri richiedenti l’asilo rispetto al presente ricorrente (cfr.
p.to II, pag. 5 della decisione impugnata), pur risultando effettivamente
scorretto poiché non avente alcuna attinenza con la fattispecie, appare
chiaramente risultare un refuso da parte dell’autorità inferiore. Lo stesso
non è quindi in grado di modificare la valutazione del Tribunale sopra rite-
nuta, riguardo alla completezza ed esattezza dell’istruzione adempiuta
dall’autorità inferiore in ordine allo stato valetudinario dell’insorgente.
5.4 Riassumendo, senza volere in alcun modo sminuire lo stato di salute
fisico e psicologico dell’insorgente, allo stato attuale degli atti, appare in-
dubbio come il substrato fattuale non contenga indicatori quanto all’esi-
stenza, finanche potenziale, di affezioni terminali ai sensi della giurispru-
denza convenzionale applicabile, che possano comportare una violazione
di disposizioni internazionali così come postulato nel gravame dall’insor-
gente (cfr. anche infra consid. 8.4). Non vi sono difatti elementi agli atti per
sospettare che le patologie diagnosticate – e ciò vale anche in esito alle
problematiche urologiche e dopo l’intervento di colecistectomia laparosco-
pica – possano raggiungere un tale livello di gravità da configurare un ri-
schio reale di peggioramento rapido ed irreversibile dello stato valetudina-
rio comportante delle intense sofferenze o una significativa riduzione della
speranza di vita in caso di trasferimento dell’interessato in Italia. Alla luce
delle risultanze testé enucleate neppure si considera, al contrario di quanto
postulato nel gravame dall’insorgente, fosse necessario effettuare degli ac-
certamenti supplementari dal profilo medico, in particolare l’allestimento di
un rapporto F4 per potersi determinare sulla fattispecie e riguardo segna-
tamente l’esecuzione dell’allontanamento del ricorrente in Italia tenuto
conto delle questioni giuridiche che si ponevano al momento dell’emissione
del provvedimento querelato. Con una documentazione medica sufficien-
temente completa ed esatta anche dal profilo dello stato di salute dell’in-
sorgente, secondo i principi sopra esposti (cfr. supra consid. 5.1–5.2) – ed
in tal senso i riferimenti giurisprudenziali citati nel gravame dall’insorgente
risultano differire dal caso di specie e quindi non trovare alcuna applica-
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Pagina 15
zione – l’autorità inferiore non è quindi venuta meno al suo obbligo di pro-
cedere d’ufficio all’accertamento esatto e completo dei fatti giuridicamente
rilevanti, e non ha di convesso violato neppure il principio inquisitorio. Le
censure formulate nel gravame in tal senso, vanno quindi recisamente re-
spinte.
5.5
5.5.1 Venendo ora all’istruzione relativa alle dichiarazioni dell’insorgente di
aver subito della tortura e dei maltrattamenti allorché era in prigione, come
affermato nel gravame, emerge dal carteggio delle insorgenze agli atti,
come le stesse si riassumano in vaghe allegazioni, sprovviste di ogni pre-
cisione quanto alle circostanze che hanno attorniato tali avvenimenti (ad
esempio: il luogo e la data degli stessi, lo svolgimento dei fatti, la descri-
zione precisa degli atti di maltrattamento che egli avrebbe presuntivamente
subito e riguardo agli autori degli stessi) e dei dettagli significativi di
un’esperienza realmente vissuta. Invero, è soltanto nel F2 del (...) che egli
ha allegato di essere stato “torturato in prigione”, senza tuttavia fornire in
merito ulteriori elementi, asserendo per il resto di essere stato picchiato
(...) mesi prima nelle zone intime che avrebbero occasionato le problema-
tiche urologiche di cui egli soffrirebbe (cfr. atto SEM n. 18/2). Durante il
colloquio Dublino, egli ha tuttavia dichiarato in proposito come allorché si
sarebbe trovato in carcere, sarebbe stato “picchiato pesantemente e per
questo motivo ha dolori alla schiena e alle parti intime” (cfr. atto SEM
n. 23/2) senza tuttavia neppure in tale sede fornire maggiori informazioni
in proposito, in particolare dove tali eventi sarebbero occorsi e quali sareb-
bero stati gli autori. Tuttavia v’è luogo di dubitare seriamente che le pre-
dette supposte circostanze siano avvenute su territorio italiano – e quindi
di convesso non avrebbero alcuna incidenza sulla presente procedura se
avvenuti in altro Paese (cfr. nello stesso senso la sentenza del Tribunale
F-2380/2021 del 27 maggio 2021 consid. 3.3) – in quanto nel medesimo
colloquio Dublino, il ricorrente ha riferito di aver vissuto in una stanza in
affitto a E._ subito dopo il suo arrivo in Italia e fino alla sua partenza
per la Svizzera, e non ha fatto valere alcuna permanenza in carcere in Italia
né qualsivoglia contatto con le autorità italiane, avendo per il resto
espresso la sua opposizione a rientrare nel predetto Stato soltanto per mo-
tivi essenzialmente economici (cfr. atto SEM n. 23/2), e non ha sollevato
alcun tipo di maltrattamento. Tale conclusione è maggiormente confermata
dall’ultimo F2 del (...), dove il ricorrente ha unicamente indicato di avere
ricevuto qualche mese prima un forte calcio ai genitali che avrebbe com-
portato la lesione traumatica al pene (cfr. atto SEM n. 32/2), senza tuttavia
anche in tale contesto fornire maggiori dettagli in merito, né men che meno
asserire che sarebbe avvenuto in un contesto carcerario in Italia. Neppure
D-4937/2021
Pagina 16
con il gravame l’insorgente ha fornito ulteriori precisioni in merito, malgrado
ne avesse la possibilità e tenuto in ordine al suo dovere di collaborare a
delucidare meglio tali accadimenti se realmente avvenuti e ritenuti rilevanti
(cfr. anche supra consid. 5.1), accontentandosi nel suo ricorso unicamente
di esporre, per il tramite del suo rappresentante legale, delle ipotesi ri-
guardo alla sua fattispecie e considerazioni generiche in relazione alle in-
combenze spettanti agli Stati firmatari come la Svizzera della Conv. tortura,
senza tuttavia neppure allegare e concretizzare che tali eventi di maltratta-
mento, se effettivamente svolti, siano intervenuti su suolo italiano.
5.5.2 Visto quanto precede, nulla lascia pensare che il ricorrente sia stato
personalmente vittima di atti di maltrattamento o di tortura secondo quanto
definito dall’art. 1 cpv. 1 Conv. tortura durante il suo soggiorno in Italia. Si
rileva inoltre come, nella misura in cui il ricorrente non ha formalmente de-
positato una domanda d’asilo nel predetto Paese, non ha dato alcuna pos-
sibilità alle autorità italiane di esaminare i suoi motivi d’asilo. Quanto alle
autorità italiane, che si rammenta sono pure segnatarie della Conv. tortura
ed a tale titolo ne applicano le disposizioni – non essendo peraltro appor-
tato con il gravame degli indizi concreti che ne sostanzino una conclusione
contraria – non essendo state interpellate dall’insorgente né nell’ambito di
una domanda d’asilo, né men che meno il ricorrente ha fatto valere di aver
denunciato qualsivoglia atto di maltrattamento subito su suolo italiano, non
erano tenute agli obblighi che derivano dalla succitata Convenzione né da-
gli altri obblighi internazionali ed europei in materia. Apparterrà quindi al
ricorrente, al suo arrivo in Italia, di annunciarsi per tempo presso le autorità
competenti, facendo valere in tale contesto anche gli eventuali maltratta-
menti subiti, e di conformarsi alle loro istruzioni, ed in caso di eventuale
violazione, di adire le vie legali adeguate per far valere i suoi diritti (cfr. in
proposito anche infra consid. 8.1 e 8.3.1).
5.5.3 Alla luce di quanto sopra, l’autorità inferiore non aveva in specie alcun
obbligo di accertare se il ricorrente andasse qualificato quale vittima di tor-
tura e di comunicarne le eventuali conclusioni alle autorità italiane, come
pure di richiederne delle garanzie all’Italia per verificare se essa adempie
agli obblighi internazionali assunti dalla Svizzera ratificando la Conv. tor-
tura, come postulato nel gravame dall’insorgente. L’accertamento in tal
senso appare quindi essere completo ed esatto da parte dell’autorità sin-
dacata, non avendo di convesso neppure violato il principio inquisitorio.
Conseguentemente, le censure espresse nel ricorso in merito, devono pure
essere integralmente respinte.
D-4937/2021
Pagina 17
6.
6.1 Giusta l’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi, di norma non si entra nel merito di
una domanda di asilo se il richiedente può partire alla volta di uno Stato
terzo cui compete, in virtù di un trattato internazionale, l’esecuzione della
procedura d’asilo e d’allontanamento. Prima di applicare la precitata dispo-
sizione, la SEM esamina la competenza relativa al trattamento di una do-
manda di asilo secondo i criteri previsti dal Regolamento Dublino III. Se in
base a questo esame è individuato un altro Stato quale responsabile per
l’esame della domanda di asilo, la SEM pronuncia la non entrata nel merito
previa accettazione, espressa o tacita, di presa in carico del richiedente
l’asilo da parte dello Stato in questione (cfr. DTAF 2017 VI/5 consid. 6.2).
6.2 Ciò posto, ai sensi dell’art. 3 par. 1 Regolamento Dublino III, la do-
manda di protezione internazionale è esaminata da un solo Stato membro,
ossia quello individuato in base ai criteri enunciati al capo III (art. 7–15). La
determinazione dello Stato membro competente avviene sulla base della
situazione esistente al momento in cui il richiedente ha presentato do-
manda di protezione internazionale (art. 7 par. 2 Regolamento Dublino III).
Nel caso di una procedura di presa in carico (inglese: take charge) – come
nella presente evenienza – anche detta di ammissione, ogni criterio per la
determinazione dello Stato membro competente – enumerato al capo III –
è applicabile se, nella gerarchia dei criteri elencati all’art. 7 par. 1 Regola-
mento Dublino III, quello precedente previsto dal Regolamento non trova
applicazione nella fattispecie (principio della gerarchia dei criteri). Contra-
riamente, nel caso di una procedura di ripresa in carico (inglese: take
back), di principio non viene effettuato un nuovo esame di determinazione
dello Stato membro competente secondo il capo III (cfr. DTAF 2017 VI/5
consid. 6.2 e 8.2.1).
6.3 Tuttavia, qualora sia impossibile trasferire un richiedente verso lo Stato
membro inizialmente designato come competente in quanto si hanno fon-
dati motivi di ritenere che sussistano delle carenze sistemiche nella proce-
dura di asilo e nelle condizioni di accoglienza di richiedenti, che implichino
il rischio di un trattamento inumano o degradante ai sensi dell’art. 4 della
Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea (GU C 364/1 del
18.12.2000; di seguito: CartaUE), lo Stato membro che ha avviato la pro-
cedura di determinazione dello Stato membro competente prosegue
l’esame dei criteri di cui al capo III per verificare se un altro Stato membro
possa essere designato come competente (art. 3 par. 2 Regolamento
Dublino III).
D-4937/2021
Pagina 18
6.4 Ai sensi dell’art. 12 par. 2 Regolamento Dublino III, se il richiedente è
titolare di un visto in corso di validità, lo Stato membro competente per
l’esame della domanda di protezione internazionale è quello che ha rila-
sciato il visto, a meno che il visto non sia stato rilasciato per conto di un
altro Stato membro nel quadro di un accordo di rappresentanza ai sensi
dell’art. 8 del regolamento (CE) n. 810/2009 del Parlamento europeo e del
Consiglio, del 13 luglio 2009, che istituisce un codice comunitario dei visti.
In tal caso, l’esame della domanda di protezione internazionale compete
allo Stato membro rappresentato. Altresì, secondo l’art. 18 par. 1 lett. a Re-
golamento Dublino III, lo Stato membro competente in forza del precitato
Regolamento è tenuto a prendere in carico – in ossequio alle condizioni
poste agli art. 21, 22 e 29 – il richiedente che ha presentato la domanda in
un altro Stato membro.
6.5 In deroga all’art. 3 par. 1 Regolamento Dublino III, ciascuno Stato
membro può decidere di esaminare una domanda di protezione internazio-
nale presentata da un cittadino di un paese terzo o da un apolide, anche
se tale esame non gli compete in base ai criteri stabiliti dal Regolamento
(cfr. art. 17 par. 1 Regolamento Dublino III, detta anche “clausola di sovra-
nità”). Inoltre, ai sensi dell’art. 29a cpv. 3 OAsi 1, disposizione che concre-
tizza in diritto interno svizzero la clausola di sovranità, se “motivi umanitari”
lo giustificano la SEM può entrare nel merito della domanda anche qualora
giusta il Regolamento Dublino III un altro Stato sarebbe competente per il
trattamento della domanda. Al contrario, se il trasferimento del richiedente
nel paese di destinazione contravviene ad una norma imperativa del diritto
internazionale, tra cui quelle della CEDU, l’autorità inferiore è obbligata ad
applicare la clausola di sovranità e ad entrare nel merito della domanda
d’asilo (cfr. DTAF 2015/9 consid. 8.2.1).
7.
Nella presente disamina, un confronto con la banca dati dell’unità centrale
del sistema europeo «CS-VIS» ha permesso di constatare che il ricorrente
era beneficiario di un visto rilasciato dalle autorità italiane il
(...) e valido dal (...) al (...) (cfr. atto SEM n. 10/2), quindi ancora in corso
di validità al momento del deposito della domanda d’asilo in Svizzera da
parte dell’insorgente, intervenuta il (...) settembre 2021 (cfr. atto SEM
n. 3/2). Tali insorgenze sono pure state confermate dal ricorrente nell’am-
bito del suo colloquio Dublino (cfr. atto SEM n. 23/2). Dopo un primo rifiuto
della richiesta di ammissione dell’autorità inferiore del (...), le autorità ita-
liane hanno accettato la stessa in data (...) (cfr. atto SEM n. 39/1) nell’am-
bito di una richiesta di riesame da parte della Svizzera del (...) (cfr. atti SEM
n. 35/2 e 36/1). L’agire della SEM, che si è premurata entro le tre settimane
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successive al ricevimento della risposta negativa da parte delle autorità
italiane come previsto dall’art. 5 par. 2 Regolamento di applicazione Du-
blino, di ricevere una risposta da parte delle autorità italiane, che è giunta
entro le due settimane successive (cfr. art. 5 par. 2 Regolamento di appli-
cazione Dublino), è rispettoso del disposto precitato. Di conseguenza, la
competenza dell’Italia risulta di principio essere data.
8.
8.1 Proseguendo nell’analisi, l’art. 3 par. 2 2a frase Regolamento Dublino
III non è applicabile nel caso di specie, in quanto non v’è alcuna ragione di
ritenere che sussistano carenze sistemiche nella procedura di asilo e nelle
condizioni di accoglienza dei richiedenti in Italia, che implichino il rischio di
un trattamento inumano o degradante ai sensi dell’art. 4 della Carta dei
diritti fondamentali dell’Unione europea (GU C 364/1 del 18.12.2000, di se-
guito: CartaUE), come ritenuto da giurisprudenza costante di questo Tribu-
nale, malgrado la procedura d’asilo ed il dispositivo d’accoglienza e di as-
sistenza sociale in tale Stato membro soffrano di certe carenze (cfr. sen-
tenze del Tribunale F-4849/2021 del 9 novembre 2021; F-4693/2021 del
1° novembre 2021 consid. 5.1 e riferimenti citati; sentenza di riferimento
del Tribunale E-962/2019 del 17 dicembre 2019 consid. 6.3 [prevista quale
pubblicazione nelle DTAF]). Inoltre, a differenza di quanto parrebbe soste-
nere il ricorrente nel suo gravame, l’entrata in vigore del decreto-legge
n. 130/2020 del 21 ottobre 2020 convertito in legge il 20 dicembre 2020
(legge del 18 dicembre 2020 n. 173/2020), ha contribuito al miglioramento
importante delle condizioni di accoglienza dei richiedenti l’asilo in Italia, an-
che ed in particolare per i casi di persone che vengono trasferite nel pre-
detto Paese in applicazione del Regolamento Dublino III (cfr. sentenza di
riferimento del Tribunale F-6330/2020 del 18 ottobre 2021 consid. 10.5; cfr.
anche nello stesso senso la sentenza del Tribunale D-2926/2021 del
19 luglio 2021 consid. 10.2.7). Occorre ancora osservare in merito come
l’Italia è legata alla CartaUE e firmataria della CEDU, della Conv. tortura,
della Convenzione del 28 luglio 1951 sullo statuto dei rifugiati (Conv. rifu-
giati, RS 0.142.30), oltre che del relativo Protocollo aggiuntivo del 31 gen-
naio 1967 (RS 0.142.301) e ne applica, a tale titolo, le disposizioni. Di con-
seguenza, l’Italia è presunta rispettare la sicurezza dei richiedenti l’asilo, in
particolare il diritto alla trattazione della propria domanda secondo una pro-
cedura giusta ed equa e garantire una protezione conforme al diritto inter-
nazionale ed europeo, segnatamente riconoscendo ed applicando le
norme previste nella direttiva accoglienza e nella direttiva 2013/32/UE del
Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 recante procedure
comuni ai fini del riconoscimento e della revoca dello status di protezione
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internazionale (rifusione) (GU L 180/60 del 29.6.2013; di seguito: direttiva
procedura).
8.2 La presunzione testé riportata non è tuttavia assoluta e può essere
confutata in presenza di violazioni sistemiche delle garanzie minime previ-
ste dall’Unione europea o dal diritto internazionale (cfr. DTAF 2011/9 con-
sid. 6; sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo [di seguito:
CorteEDU] M.S.S. contro Belgio e Grecia del 21 gennaio 2011, 30696/09)
o di indizi seri che, nel caso concreto, le autorità di tale Stato non rispette-
rebbero il diritto internazionale (cfr. DTAF 2010/45 consid. 7.4 e 7.5).
8.3
8.3.1 Ciò non appare essere il caso di specie. Invero il ricorrente, non
avendo formalmente sollecitato l’asilo allorché soggiornava in Italia, incom-
berà a lui presentarvi in primo luogo, al suo rientro nel predetto Paese, una
domanda d’asilo presso le autorità italiane competenti e di conformarsi alle
loro istruzioni (cfr. anche supra consid. 5.5), ciò che gli permetterà in parti-
colare di beneficiare delle prestazioni previste secondo la direttiva acco-
glienza e nell’eventualità fosse stato effettivamente vittima di maltratta-
menti, di esporre tali circostanze, già nell’ambito della prima accoglienza,
dove vengono accertate segnatamente le condizioni di salute della per-
sona ed eventuali vulnerabilità (cfr. la sentenza di riferimento del Tribunale
F-6330/2020 consid. 10.5; cfr. anche la sentenza D-2926/2021
consid. 10.2.7). Inoltre l’interessato non ha fornito, neppure con il gravame,
nessun elemento concreto e circostanziato suscettibile di stabilire che le
autorità italiane rifiuterebbero di prenderlo in carico e di esaminare la sua
domanda di protezione internazionale, una volta che egli l’avrà depositata,
né che le stesse non rispetterebbero il principio di non-respingimento, e
quindi violerebbero i loro obblighi internazionali rinviandolo in un paese
dove la sua vita, la sua integrità fisica o la sua libertà sarebbero seriamente
minacciate, o ancora che rischierebbe di essere costretto a recarsi in un
paese siffatto. L’insorgente, neppure con il suo ricorso, è riuscito nell’in-
tento di dimostrare, né di rendere perlomeno verosimile, che le condizioni
di esistenza in Italia rivestirebbero un tale grado di difficoltà e di gravità da
costituire un trattamento contrario agli art. 3 CEDU o ancora all’art. 3 Conv.
tortura. Difatti, le sue allegazioni in merito al non avere alcun alloggio, la-
voro od altro sostegno in Italia che si opporrebbero ad un suo rientro nel
medesimo Paese (cfr. atto SEM n. 23/2), risultano essere quantomeno
contraddittorie, con quanto affermato nel medesimo contesto, ovvero di es-
sersi sempre arrangiato nell’anno in cui avrebbe soggiornato in Italia – mal-
grado vi risiederebbe legalmente una sua figlia – alloggiando in una stanza
in affitto a E._. Tali asserzioni discrepanti, fanno dunque dubitare
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seriamente della veridicità delle prime. Inoltre, egli in tale contesto, non ha
apportato degli indizi oggettivi, concreti e seri atti a dimostrare che sarebbe
lui stesso privato durevolmente, una volta che avrà depositato una do-
manda d’asilo in Italia, dell’accesso a delle condizioni materiali minime
d’accoglienza così come previste dalla direttiva accoglienza e che non po-
trà beneficiare dell’aiuto, anche rivolgendosi in caso di necessità alle varie
organizzazioni caritative presenti su suolo italiano, per far valere i suoi di-
ritti. Se poi, dopo il suo trasferimento in Italia, l’interessato dovesse essere
costretto dalle circostanze a condurre un’esistenza non conforme alla di-
gnità umana, o se dovesse ritenere che il suddetto paese viola nei suoi
confronti i suoi obblighi di assistenza, come pure la direttiva summenzio-
nata, o in ogni altro modo mini i suoi diritti fondamentali, apparterrà a lui di
far valere i suoi diritti direttamente presso le autorità italiane preposte,
usando delle vie di diritto adeguate (cfr. art. 26 direttiva accoglienza), e ciò,
se del caso fino alla CorteEDU. Si rammenta altresì in merito come se-
condo giurisprudenza della CorteEDU, l’art. 3 CEDU non sarebbe interpre-
tabile nel senso di obbligare gli Stati contraenti a garantire un diritto all’al-
loggio ad ogni persona che rileva della loro giurisdizione, né a fondare un
dovere generale di fornire ai rifugiati un’assistenza finanziaria perché que-
sti ultimi possano mantenere un certo livello di vita. Inoltre, il semplice al-
lontanamento di una persona verso un paese ove la sua situazione econo-
mica sarebbe peggiore che non nello Stato contraente che lo espelle, non
risulta essere sufficiente per raggiungere la soglia dei trattamenti inumani
o degradanti proibiti dall’art. 3 CEDU, in quanto le persone che non sono
cittadini di tale Stato ed ai quali è imposto un obbligo di lasciare il paese
non possono, in principio, rivendicare il diritto di restare sul territorio di uno
Stato contraente alfine di continuare a beneficiare dell’assistenza e dei ser-
vizi medici, sociali o altri che sono forniti loro da tale Stato (cfr. le sentenze
della CorteEDU, Naima Mohammed Hassan contro Paesi Bassi e Italia del
27 agosto 2013, 40524/10, par. 180; Mohammed Hussein e altri contro
Paesi Bassi e Italia del 2 aprile 2013, 27725/10, par. 65-73; N. contro Re-
gno Unito del 27 maggio 2008, 26565/05, par. 42; Müslim contro Turchia
del 26 aprile 2005, 53566/99, par. 85).
8.4
8.4.1 Per quanto attiene poi le problematiche di salute fatte valere dall’in-
sorgente, si osserva dapprima come il respingimento forzato di persone
che soffrono di problematiche valetudinarie, costituisce una violazione
dell’art. 3 CEDU unicamente in circostanze eccezionali secondo la giuri-
sprudenza della CorteEDU. Ciò risulta essere il caso segnatamente lad-
dove la malattia dell’interessato si trovi in uno stadio a tal punto avanzato
o terminale da lasciar presupporre che, a seguito del trasferimento, la sua
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morte appaia come una prospettiva prossima (cfr. sentenza della Cor-
teEDU N. contro Regno Unito del 27 maggio 2008, 26565/05; DTAF 2011/9
consid. 7.1). Una violazione dell’art. 3 CEDU può però anche sussistere
qualora vi siano dei seri motivi di ritenere che la persona, in assenza di
trattamenti medici adeguati nello Stato di destinazione, sarà confrontata ad
un reale rischio di un grave, rapido ed irreversibile peggioramento delle
condizioni di salute comportante delle intense sofferenze o una significativa
riduzione della speranza di vita (cfr. sentenza della CorteEDU Paposhvili
contro Belgio del 13 dicembre 2016, 41738/10, §181 segg.). Non si tratta
quindi di determinare se lo straniero beneficerà, nel paese dal quale viene
allontanato o trasferito, di cure equivalenti a quelle dispensate nel paese
d’accoglienza, ma di esaminare se il grado di gravità che implica l’allonta-
namento, rispettivamente il trasferimento, raggiunga la soglia disposta
dall’art. 3 CEDU, ovvero che comporti un pericolo per la vita o un declino
grave, rapido ed irreversibile della salute sia sul piano fisico che psichico
(cfr. sentenza della CorteEDU Paposhvili precitata; DTAF 2017 VI/7
consid. 6.2 e riferimenti giurisprudenziali citati; tra le altre le sentenze del
Tribunale F-4097/2021 del 21 settembre 2021 consid. 5.2 e F-4849/2021).
8.4.2 All’occorrenza, senza voler in alcun modo sminuire le problematiche
di salute dell’insorgente, già diffusamente esposte sopra ed al quale quindi
si rimanda senz’altro (cfr. supra consid. 5.3), non si ravvede nelle stesse
dei gravi problemi di salute, né sul piano somatico, né su quello psichico –
ai sensi della giurisprudenza testé citata – che necessiterebbero imperati-
vamente di cure urgenti o particolarmente specializzate che possano es-
sere dispensate unicamente in Svizzera. Dalle insorgenze di causa non
risultano difatti elementi che lascino presagire che il trasferimento dell’inte-
ressato verso l’Italia sarebbe eventualmente suscettibile di esporlo ad un
rischio di declino grave, rapido ed irreversibile del suo stato di salute (cfr.
nello stesso senso anche la sentenza del Tribunale F-4097/2021 con-
sid. 5.3). A tali circostanze, neppure risulta nel suo caso applicabile la giu-
risprudenza referenziata anche nel gravame di cui alla sentenza di riferi-
mento del Tribunale E-962/2019 del 17 dicembre 2019 (in particolare con-
sid. 7.4.2 e 7.4.3), e di convesso delle garanzie scritte pregresse all’Italia
di presa a carico immediata del richiedente asilo non risultano quindi es-
sere necessarie. La comunicazione dello stato di salute del ricorrente e
delle cure e dei trattamenti di cui egli eventualmente necessiterà anche in
futuro alle autorità italiane, avverrà per il resto prima del suo trasferimento
da parte della Svizzera, come previsto dagli art. 31 e 32 Regolamento Du-
blino III. Una tale informativa, prima del trasferimento, risulta essere in spe-
cie sufficiente, anche considerato che le allegazioni di tortura e di maltrat-
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tamenti che il ricorrente ha dichiarato aver subito devono essere forte-
mente relativizzate, in quanto come già sopra considerato non appare ve-
rosimile in particolare che tali atti si siano verificati nel contesto italiano. V’è
altresì da osservare come l’Italia, in quanto Stato firmatario della direttiva
accoglienza, deve provvedere affinché i richiedenti ricevano la necessaria
assistenza sanitaria comprendente quanto meno le prestazioni di pronto
soccorso e il trattamento essenziale di malattie e di gravi disturbi mentali e
fornire la necessaria assistenza medica o di altro tipo, ai richiedenti con
esigenze di accoglienza particolari, comprese, se necessarie, appropriate
misure di assistenza psichica (cfr. art. 19 par. 1 e 2 della precitata direttiva).
Va inoltre a tal proposito rammentato che l’Italia dispone di infrastrutture
mediche sufficienti e che, dopo l’entrata in vigore del decreto-legge
n. 130/2020, il sistema d’accoglienza dei richiedenti asilo è paragonabile a
quello precedente al “decreto Salvini”, di modo che si possa ritenere come
tali strutture siano pure da ritenere sufficientemente adeguate (cfr. sen-
tenza di riferimento del Tribunale F-6330/2020 consid. 10.5; sentenze del
Tribunale F-4849/2021 e D-2926/2021 consid. 10.2.7). In tale contesto, oc-
corre nuovamente denotare come, apparterrà all’insorgente, una volta tra-
sferito in Italia, presentarvi una domanda d’asilo, per poter beneficiare di
tali servizi, e per segnatamente avere diritto all’iscrizione anagrafica – che
a differenza di quanto sostenuto nel ricorso, appare essere nuovamente
stato sancito quale diritto nel nuovo decreto-legge n. 130/2020 (cfr. art. 3
del predetto decreto-legge) – che in particolare gli permetterà di accedere
a tutta la gamma di cure mediche, non urgenti, alle medesime condizioni
degli altri cittadini residenti su suolo italiano (cfr. sentenza di riferimento
F-6330/2020 consid. 10.5; sentenza del Tribunale D-2926/2021 con-
sid. 10.2.7 e consid. 12.1).
9.
Alla luce di tutto quanto sopra considerato, è a giusto titolo che la SEM ha
escluso l’applicazione della clausola di sovranità nella fattispecie, in quanto
non si ravvisano dei motivi né legati al rispetto della Svizzera dei suoi ob-
blighi internazionali, né a delle ragioni umanitarie, perché le clausole di-
screzionali previste all’art. 17 par. 1 (clausola di sovranità) Regolamento
Dublino III, rispettivamente all’art. 29a cpv. 3 OAsi 1 trovino applicazione.
In siffatte circostanze, non traspaiono neppure elementi per ritenere che
l’autorità inferiore abbia esercitato in maniera arbitraria il suo potere di ap-
prezzamento (cfr. DTAF 2015/9 consid. 7 seg.).
Di conseguenza, in mancanza dell’applicazione di tale disposizione da
parte della Svizzera, l’Italia è competente per la presa in carico dell’insor-
gente in ossequio alle condizioni poste nel Regolamento Dublino III.
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10.
Ne discende che è quindi a giusto titolo che la SEM non è entrata nel merito
della domanda d’asilo del ricorrente, in applicazione dell’art. 31a cpv. 1
lett. b LAsi ed ha pronunciato il suo trasferimento verso l’Italia conforme-
mente all’art. 44 LAsi, posto che il succitato non possiede un’autorizza-
zione di soggiorno in Svizzera (cfr. art. 32 lett. a OAsi 1).
11.
In siffatte circostanze non v’è più luogo di esaminare in maniera distinta le
questioni relative all’esistenza di un impedimento all’esecuzione del trasfe-
rimento per i motivi giusta i cpv. 3 e 4 dell’art. 83 LStrI (RS 142.20), dal
momento che detti motivi sono indissociabili dal giudizio di non entrata nel
merito nel quadro di una procedura Dublino (cfr. DTAF 2015/8 consid. 5.2
e DTAF 2010/45 consid. 10.2).
12.
In conclusione, il ricorso deve essere respinto e la decisione dell’autorità
inferiore, che rifiuta l’entrata nel merito della domanda di asilo e pronuncia
il trasferimento del ricorrente dalla Svizzera verso l’Italia, confermata.
13.
La domanda dell’insorgente tendente alla concessione dell’effetto sospen-
sivo al ricorso, risulta essere senza oggetto, posto che il Tribunale ha sta-
tuito nel merito dello stesso.
14.
Per lo stesso motivo esposto al considerando precedente, pure la do-
manda dell’insorgente tendente alla concessione dell’esenzione dal versa-
mento di un anticipo sulle spese processuali, risulta essere senza oggetto.
15.
Le misure supercautelari pronunciate dal Tribunale il 12 novembre 2021
decadono con la presente decisione finale (cfr. SEILER HANSJÖRG, in:
Waldmann/Weissenberger [ed.], Praxiskommentar VwVG, 2a ed. 2016,
n. 54 ad art. 56 PA).
16.
Da ultimo, visto l’esito della procedura, le spese processuali, che seguono
la soccombenza, sarebbero da porre a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1
e 5 PA nonché art. 3 lett. b del regolamento sulle tasse e sulle spese ripe-
tibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 feb-
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braio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]). Tuttavia, non essendo state le con-
clusioni ricorsuali d’acchito sprovviste di esito favorevole e potendo partire
dal presupposto che l’insorgente sia indigente, v’è luogo di accogliere la
domanda di assistenza giudiziaria nel senso della dispensa dal pagamento
delle spese di giustizia (art. 65 cpv. 1 PA).
17.
La presente decisione non concerne una persona contro la quale è pen-
dente una domanda d’estradizione presentata dallo Stato che ha abban-
donato in cerca di protezione, e pertanto non può essere impugnata con
ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale (art. 83 lett. d cifra
1 LTF).
La pronuncia è quindi definitiva.
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