Decision ID: f3d29cce-c1b0-5902-8d4a-523137b5f434
Year: 2015
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_006
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: civil_law

ritenuto
in fatto: A. Con precetto esecutivo n. _ emesso il 7 ottobre 2013 dall’Ufficio esecuzione di Lugano, gli avv. CO 1, CO 2 e CO 3 hanno escusso l’avv. RE 1 per l’incasso di fr. 1'160.– più interessi del 5% dal 2 giugno 2012, di fr. 1'500.– più interessi del 5% dall’11 dicembre 2012, di fr. 2'500.– più interessi del 5% dal 24 gennaio 2013 e di fr. 2'000.– più interessi del 5% dal 4 giugno 2013, indicando quali titoli di credito le ripetibili concernenti rispettivamente l’udienza di conciliazione 3 maggio 2012, la sentenza della prima Camera civile del Tribunale d’appello del 10 dicembre 2012, la sentenza della seconda Camera civile del medesimo Tribunale del 23 gennaio 2013 e la sentenza della prima Corte di diritto civile del Tribunale federale del 3 giugno 2013.
B. Avendo l’avv. RE 1 interposto opposizione al precetto esecutivo, con istanza 20 gennaio 2014 gli escutenti ne hanno chiesto il rigetto definitivo alla Pretura del Distretto di Lugano, sezione 5. Nel termine impartito, la parte convenuta si è opposta all’istanza con osservazioni scritte del 25 febbraio 2014, cui è seguita la replica spontanea della parte istante dell’11 marzo 2014 intesa alla conferma dell’istanza. Con duplica spontanea del 31 marzo 2014 l’escussa ha ribadito la propria posizione. Gli escutenti si sono poi espressi sulla duplica con scritto dell’8 aprile 2014, mentre l’escussa, per mezzo di un’istanza datata 31 marzo 2014, ha chiesto l’accertamento della “nullità ed inefficacia” della triplica.
C. Statuendo con decisione 23 giugno 2014, il Pretore ha parzialmente accolto l’istanza e rigettato in via definitiva l’opposizione interposta dalla parte convenuta limitatamente a fr. 6'000.– più interessi del 5% dall’11 dicembre 2012 su fr. 1'500.–, del 5% dal 24 gennaio 2013 su fr. 2'500.– e del 5% dal 4 giugno 2013 su fr. 2'000.–, ponendo a suo carico le spese processuali di fr. 150.– e un’indennità di fr. 300.– a favore degli istanti.
D. Contro la sentenza appena citata l’avv. RE 1 è insorta a questa Camera con un reclamo dell’11 luglio 2014 per ottenerne l’accertamento della nullità e in subordine l’annullamento. Visto l’esito del giudizio odierno, il reclamo non è stato intimato alla controparte per osservazioni.

Considerando
in diritto: 1. La sentenza impugnata – emanata in materia di rigetto dell’opposizione – è una decisione di prima istanza finale e inappellabile (art. 309 lett. b n. 3 CPC), contro cui è dato il rimedio del reclamo (art. 319 lett. a CPC) alla Camera di esecuzione e fallimenti (CEF) del Tribunale d’appello (art. 48 lett. e n. 1 LOG) senza riguardo al valore litigioso.
1.1 Pronunciata in procedura sommaria (art. 251 lett. a CPC), la decisione è impugnabile con reclamo entro dieci giorni dalla notificazione (art. 321 cpv. 2 CPC). Presentato l’11 luglio 2014 contro la sentenza notificata all’avv. RE 1 il 1° luglio – ovvero il settimo giorno dal deposito, il 24 giugno, dell’avviso di ritiro nella casella della destinataria (art. 138 cpv. 3 lett. a CPC) –, in concreto il reclamo è tempestivo.
1.2 La Camera esamina solo le censure esplicitamente formulate e motivate in modo sufficiente, i requisiti al riguardo, che discendono dall’art. 321 cpv. 1 CPC, imponendo al reclamante di formulare delle conclusioni chiare, di designare dettagliatamente sia i punti contestati della sentenza impugnata sia i documenti sui quali fonda la sua critica e di spiegare perché la motivazione della decisione sarebbe erronea, e non (solo) perché le sue opinioni sarebbero pertinenti (DTF 138 III 375, consid. 4.3.1 e sentenza del Tribunale federale 5A_247/2013 del 15 ottobre 2013, consid. 3.3). La Camera decide in linea di principio in base agli atti di causa della giurisdizione inferiore (art. 327 cpv. 1 e 2 CPC). Secondo l’art. 320 CPC con il reclamo possono essere censurati sia l’applicazione errata del diritto sia l’accertamento manifestamente errato dei fatti, fermo restando che sono inammissibili conclusioni, allegazioni di fatti e mezzi di prove nuovi (art. 326 cpv. 1 CPC).
2. Nella decisione impugnata, il Pretore ha reputato le tre decisioni prodotte dagli istanti validi titoli di rigetto definitivo dell’opposizione, anche se sui medesimi come creditrici delle ripetibili poste in esecuzione figurano le società S_ SA e Y_ SA e non gli istanti, perché – a mente del primo giudice – le cessioni di credito del 17 settembre 2012 e del 15 giugno 2013 sottoscritte dalle società a favore loro sono formalmente corrette, i crediti ceduti essendo sufficientemente determinati o determinabili per quel che concerne la persona del cedente, la causa e l’importo. Per quanto attiene al verbale di conciliazione del 3 maggio 2012, invece, il Pretore ha considerato che l’unico beneficiario dell’impegno dell’avv. RE 1 a pagare fr. 1'160.– è l’avv. CO 3, il quale non risulta avere ceduto il suo credito agli altri due istanti. Di conseguenza, il rigetto definitivo dell’opposizione è stato limitato a fr. 6'000.– oltre agli interessi.
3. Nel reclamo l’avv. RE 1 solleva a titolo pregiudiziale l’eccezione di carenza di legittimazione attiva degli istanti, contestando la validità delle cessioni di credito nella misura in cui le firme appostevi sono illeggibili e non risultano riconducibili a organi competenti della liquidatrice delle società cedenti – la A_ SA – né a persone delegate o autorizzate da tali organi. La reclamante, inoltre, reputa i crediti ceduti non sufficientemente determinabili, non essendo tutti già sorti al momento delle cessioni, ciò che configura secondo lei una violazione degli art. 27 cpv. 2 CC e 20 CO. D’altronde – ricorda la reclamante – già in prima sede essa ha eccepito la compensazione con la propria nota professionale di fr. 359'083.55 relativa alle prestazioni e le spese da lei sostenute quando era ancora amministratrice unica di S_ SA e Y_ SA. Rimprovera al Pretore di non essersi determinato né sull’eccezione di carente legittimazione attiva né su quella di compensazione, violando il suo diritto di essere sentita e il divieto di diniego di giustizia formale. Si duole, infine, di essere stata frustrata nel suo diritto alla tenuta di un’udienza pubblica.
4. Dalle censure formali va subito sgombrato il campo. Intanto perché, contrariamente a quanto crede la reclamante, la questione della legittimazione attiva è una questione di merito (DTF 139 III 507 consid. 1.2), che non ha nulla a che vedere con i presupposti processuali (v. art. 59 CPC). E d’altronde perché il Pretore si è determinato sulla validità delle cessioni di credito, respingendo con una motivazione concisa le eccezioni sollevate dall’escussa nelle sue osservazioni 25 febbraio 2014, relative alla mancanza della firma dei cessionari sulla cessione e al carattere indeterminato della stessa. Non v’è dubbio che le considerazioni del primo giudice fossero sufficienti perché l’escussa potesse capire la portata della decisione e valutare con cognizione di causa se deferire il litigio all’autorità superiore (cfr. DTF 134 I 88 consid. 4.1 con richiami), ciò che dimostra peraltro il forbito reclamo da lei puntualmente inoltrato.
4.1 Certo, il primo giudice non si è determinato sull’eccezione di compensazione formulata dalla reclamante (solo) con la duplica spontanea (pag. 2 in fondo). Ci si può però chiedere se l’avrebbe dovuto fare, dal momento che l’eccezione è stata presentata con un atto – la duplica – non richiesto dal Pretore, ossia dopo la chiusura dello scambio degli allegati, avvenuta con l’inoltro delle osservazioni all’istanza (art. 253 CPC). La questione, tuttavia, può rimanere indecisa. Con il reclamo, infatti, l’avv. RE 1 ha avuto modo di riproporre l’eccezione, su cui la Camera può esprimersi liberamente dal momento che il Pretore non l’ha esaminata e che la causa è matura per il giudizio (art. 327 cpv. 3 lett. b CPC).