Decision ID: b08fea33-6765-52f2-a4ac-ae86e1753043
Year: 2004
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: civil_law

in fatto:
A.
AP1 (1944) e AA1 (1947), cittadina britannica, si sono sposati a _ _ il 27 ottobre 1968. Dal matrimonio sono nati D_ (1970), V_ (1972, deceduta nel 1997) e R_ (1978). Nel 1987 i coniugi sono passati al regime della separazione dei beni e in tale occasione il marito ha donato alla moglie la particella n. 232 RFD di _. AP1, commerciante, ha lavorato per la _di _, mentre durante la comunione domestica la moglie non ha esercitato attività lucrativa. I coniugi si sono separati nel gennaio del 1995, quando il marito ha lasciato l'abitazione coniugale di _ per trasferirsi a _. Il 19 agosto 1999 si è tenuto un tentativo di conciliazione, promosso dal marito, davanti al Pretore della giurisdizione di Locarno Città. Senza esito.
B.
Il 9 giugno 2000 AP1 ha intentato azione di divorzio davanti al Pretore del Distretto di Bellinzona, sollecitando un contributo alimentare di fr. 5000.– mensili, il riparto a metà dell'avere di previdenza professionale accumulato dal marito durante il matrimonio, l'assegnazione di una Opel “Combo Tour” intestata al coniuge e del valore di riscatto di una polizza da lui stipulata con la “_”, chiedendo inoltre di darle atto che il valore di riscatto di un'altra polizza stipulata dal marito presso la medesima compagnia sarebbe servita al rimborso degli oneri ipotecari gravanti la particella n. 232 RFD di _.
In esito a un'istanza cautelare presentata contestualmente alla petizione di divorzio, con decreto del 29 gennaio 2002 il Pretore ha obbligato il marito a versare alla moglie un contributo alimentare di fr. 2650.– mensili dal 9 giugno 1999 e a pagare gli oneri ipotecari della nota proprietà. Un appello presentato da AA1 contro tale decreto è stato respinto e un appello adesivo di AP1 è stato dichiarato irricevibile il 15 luglio 2002 da questa Camera (inc. 11.2002.15). AA1 ha impugnato la sentenza della Camera al Tribunale federale mediante ricorso di diritto pubblico, che è poi stato dichiarato inammissibile con sentenza 5P.294/2002 del 30 settembre 2002.
C.
Intanto, nella sua risposta del 3 aprile 2001 AP1, che dal settembre 2000 è stato riconosciuto invalido al 50% e posto al beneficio del pensionamento anticipato, ha aderito al principio del divorzio, offrendo alla moglie un contributo alimentare di fr. 2200.– mensili fino al pensionamento di lei, ridotto in seguito a fr. 1500.– mensili, e dichiarando di assumere gli oneri ipotecari gravanti il citato immobile. All'udienza dell'8 maggio 2001 i coniugi hanno confermato davanti al giudice la volontà di sciogliere il matrimonio e di demandargli la decisione sugli effetti del divorzio. Tali richieste sono state ribadite una volta decorso il termine di riflessione. Esperita l'istruttoria, le parti hanno rinunciato al dibattimento finale. Entrambe hanno prodotto memoriali conclusivi nei quali hanno sostanzialmente confermato le loro domande, la moglie riducendo nondimeno la richiesta di contributo alimentare a fr. 4000.– mensili, sempre con obbligo per il marito di pagare gli oneri ipotecari gravanti l'immobile di _.
D.
Statuendo il 18 agosto 2003, il Pretore ha pronunciato il divorzio, ha condannato AP1 a versare in favore della moglie un contributo alimentare di fr. 2800.– mensili fino al pensionamento (ridotto in seguito della rendita AVS che lei avrebbe percepito), come pure ad assumere vita natural durante gli oneri ipotecari gravanti la particella n. 232 RFD di _ e a corrispondere alla moglie fr. 187
104.– a titolo di “indennità adeguata” (art. 124 CC), ha riconosciuto a AP1 il diritto di esigere in liquidazione del regime dei beni, alla rispettiva scadenza, il 40% del capitale di fr. 257 533.– dell'assicurazione rischio stipulata dal marito con la “_”, meno fr. 100
000.– costituiti in pegno sul debito ipotecario della casa di _, così come il diritto di ottenere fr. 40
000.– dell'assicurazione sulla vita contratta dal marito con la “_”, con assegnazione in proprietà a lei medesima dell'Opel “Combo Tour”. Le spese, con una tassa di giustizia di fr. 2500.–, sono state poste a carico delle parti in ragione di metà ciascuno, compensate le ripetibili.
E.
Contro la sentenza appena citata AP1 è insorto con un appello dell'8 settembre 2003 nel quale chiede di sopprimere ogni diritto della moglie sui capitali versati dall'assicurazione e di limitare il contributo di mantenimento fino al pensionamento ordinario di lei, salvo il pagamento diretto degli oneri ipotecari gravanti l'immobile. In subordine egli chiede di togliere alla moglie il diritto all'indennità adeguata giusta l'art. 124 CC o quello sui capitali assicurativi. Nelle sue osservazioni del 20 ottobre 2003 AP1 propone di respingere l'appello e con appello adesivo postula – previo versamento di una provvigione
ad litem
pari alle spese dell'appello adesivo – la consegna delle polizze della “_” e della “_” (con obbligo per le compagnie di riconoscerla come unica beneficiaria), oltre a un'“indennità adeguata” di fr. 35
000.– e al versamento di un contributo alimentare di fr. 3000.– mensili fino al 31 maggio 2008, diminuito a fr. 2800.– mensili fino al di lei pensionamento, ulteriormente ridotto in seguito dell'ammontare corrispondente alla rendita AVS. Con osservazioni del 24 novembre 2003 AP1 conclude per la reiezione dell'appello adesivo. L'11 agosto 2004 il giudice delegato di questa Camera ha dichiarato irricevibile un'istanza di misure provvisionali presentata da AA1 contestualmente all'appello adesivo.

Considerando
in diritto: 1.
Litigiosi rimangono, in appello, il contributo di mantenimento per la moglie, l'“indennità adeguata” giusta l'art. 124 CC e alcuni aspetti legati alla liquidazione del regime dei beni. Lo scioglimento della matrimonio e l'assegnazione della Opel “Combo Tour” non sono più contestati, di modo che al riguardo la sentenza del Pretore ha assunto carattere definitivo (art. 148 cpv. 1 CC;
Fankhauser
in: Schwenzer, Praxiskommentar Scheidungsrecht, Basilea 2000, n. 9 ad art. 148 CC).
I. Sull'appello principale
2.
Lo scioglimento del regime dei beni va trattato prima delle controversie sui contributi di mantenimento (alla stessa stregua delle questioni legate al riparto delle prestazioni d'uscita in materia di cassa pensione: SJ 124/2002 I pag. 539 consid. 3 = FamPra.ch 2002 pag. 563 consid. 3). Ora, quando vige tra i coniugi – come in concreto – la separazione dei beni (doc. H), non vi è alcun regime da sciogliere, ma ciò non toglie che al momento del divorzio vadano liquidati tutti i rapporti di dare e avere tra le parti (
Hausheer
in: Basler Kommentar, ZGB I, 2
a
edizione, n. 2 ad art. 251 CC; I CCA, sentenza inc. 11.2001.134 del 6 novembre 2003, consid. 2). Nella fattispecie il Pretore ha accertato che il marito ha stipulato due assicurazioni sulla vita e che la moglie è beneficiaria per il 40% di esse, sicché ha riconosciuto a quest'ultima il diritto al 40% dei rispettivi capitali. L'appellante obietta che attuali beneficiari delle assicurazioni sono i figli e che la moglie ha già ottenuto l'immobile di _ praticamente libero da ipoteche. Vigendo tra i coniugi la separazione dei beni, essa non ha diritto ad altro, tanto meno a beni propri di lui. A suo parere, inoltre, l'attribuzione delle polizze alla moglie in base al valore nominale (senza considerare il valore effettivo) è insostenibile, poiché lo obbliga ad assumere l'intera copertura del rischio, con pagamento degli interessi, fino alla scadenza dei contratti.
a)
Dal fascicolo “richiami” risulta che il marito è titolare di tre assicurazioni sulla vita. La prima (polizza n. 7.187.325 della “_” con inizio il 12 giugno 1990 e scadenza il 12 giugno 2009) prevede il pagamento di fr. 100
000.– in caso di decesso e di fr. 30
000.– annui in caso di invalidità; beneficiaria in caso di decesso è la moglie. I diritti derivanti da tale polizza sono stati dati in pegno per garantire un mutuo ipotecario di fr. 220
000.– ottenuto dal _ di _ (doc. 3 nel fascicolo “documenti convenuta II”). La seconda polizza (n. 1.295.198 della medesima compagnia con inizio il 1° giugno 1990 e durata di 18 anni) prevede, in caso di sopravvivenza alla scadenza, il pagamento di fr. 40
000.– (doc. 3 nel fascicolo “documenti convenuta I”). Anche in tal caso beneficiaria in caso di decesso è la moglie. La terza polizza (n. 7.225.014 della “Zurigo” con inizio il 13 luglio 1994 e scadenza il 12 luglio 2004) dispone il pagamento di fr. 257
533.– oltre alle eccedenze in caso di sopravvivenza alla scadenza o in caso di decesso. Quest'ultima assicurazione è stata finanziata con un premio unico di fr. 200
000.– e beneficiaria, in caso di decesso, è in primo luogo la moglie (doc. 4 nel fascicolo “documenti convenuta I”). Nel corso del proprio interrogatorio formale il convenuto ha dichiarato che beneficiari sono la moglie per il 40% e i figli in parti uguali (udienza del 20 giugno 2001, risposta n. 8). Nell'appello egli precisa di avere modificato tale clausola, escludendo la moglie (memoriale, pag. 9 ad 6).
b)
La stipulazione dei tre contratti, effettuatasi dopo che i coniugi avevano adottato il regime della separazione dei beni (nel dicembre del 1987: doc. H), è avvenuta con mezzi propri del marito. Le polizze rimangono così pertinenza di lui. La situazione non sarebbe diversa, del resto, nella partecipazione agli acquisti. Trattandosi di assicurazioni private sulla vita, infatti, l'art. 197 cpv. 2 n. 2 CC riguardante le prestazioni di istituti di previdenza a favore del personale, di assicurazioni sociali e di previdenza sociale – considerate acquisti di un coniuge – non si applica, sicché la determinazione della massa di appartenenza segue i principi della surrogazione patrimoniale (
Hausheer
in: Basler Kommentar, ZGB I, 2a edizione, n. 22 ad art. 197;
Deschenuax/Steinauer/Baddeley,
Les effets du mariage, Berna 2000, pag. 486, pag. 1116;
Hausheer/Reusser/Geiser
in:
Berner Kommentar, edizione 1992, n. 70 segg. ad art. 197 CC). Non rientrano, per converso, nella liquidazione del regime matrimoniale le polizze di cui il contraente non può più disporre, ad esempio per avvenuta cessione a terzi o in seguito alla firma di una clausola beneficiaria irrevocabile (
Hausheer/Reusser/Geiser,
op. cit., 79 ad art. 197 CC).
c)
Contrariamente a quanto reputa il Pretore, nella fattispecie solo la polizza “del rischio morte” n. _ è stata costituita in pegno sul debito ipotecario gravante l'immobile di _ (doc. 3 nel fascicolo “documenti convenuto II”), oltre che essere stata data in garanzia per un credito in conto corrente di fr. 20
000.– (doc. 10 nel fascicolo “documenti convenuto II”). Per quel che è delle altre polizze, l'eventuale modifica della clausola beneficiaria poco giova. L'art. 77 cpv. 1 LCA (RU 221.229.1) stabilisce che anche quando un terzo sia stato designato quale beneficiario di un'assicurazione delle persone, lo stipulante può disporre liberamente del diritto derivante dall'assicurazione. Il diritto di revoca del beneficio cessa solo quando lo stipulante abbia rinunciato a tale revoca con la propria firma nella polizza e abbia consegnato quest'ultima al beneficiario (art. 77 cpv. 2 LCA). Fino al verificarsi dell'evento assicurato, lo stipulante può quindi disporre liberamente dei diritti derivanti dall'assicurazione: li può cedere, mettere in pegno o può designare un altro beneficiario (
Kung
in: Bundesgesetz über den Versicherungsvertrag, Basilea 2001, n. 1 ad art. 77;
Maurer
, Schweizerisches Privatversicherungsrecht, 3a edizione, pag. 452 seg.). Si aggiunga che una clausola non irrevocabile in favore del coniuge decade al momento del divorzio, salvo la manifesta contraria volontà dello stipulante (art. 120 cpv. 2 CC; cfr. DTF 122 III 313 sull'art. 154 cpv. 2 vCC).
d)
Nel caso specifico non risulta – né l'appellata asserisce – che siano state stipulate clausole irrevocabili. Ciò posto, se la liquidazione del regime dei beni interviene prima dell'evento assicurato, i diritti derivanti dalla polizza sono attribuiti alla massa patrimoniale dello stipulante che ha pagato i premi. La designazione di un eventuale terzo beneficiario è senza rilievo (
Baddeley
, L'assurance-vie en rapport avec le régime matrimonial et le droit successoral, in: SJ 122/2000 pag. 535 seg.). In concreto il marito non ha mai rinunciato al suo diritto di revoca, tant'è che le polizze (salvo quella messa a pegno, rispettivamente in garanzia) sono in suo possesso. L'appellante, da parte sua, non sostiene di avere contribuito al pagamento dei premi. Mal si intravede dunque come essa potrebbe vantare diritti alla scadenza dei contratti. Certo, essa pretende che le assicurazioni sono state stipulate per il rimborso del debito gravante la particella n. 232 RFD di _ (a lei donato) e per la manutenzione dell'immobile. Ora, che le assicurazioni sulla vita siano state contratte per garantire sussidiariamente il debito ipotecario è possibile (verbali, pag. 15), ma ciò ancora non significa che l'attrice abbia diritto di vedersi riconoscere un determinato capitale alla scadenza delle polizze. In esito al divorzio il convenuto si è assunto – come detto – il pagamento vita natural durante dell'intero onere ipotecario. Né dal contratto di donazione del 23 dicembre 1987 (doc. G) né da quello di separazione dei beni, di medesima data (doc. H), risulta che egli si sia impegnato ad azzerare il carico ipotecario o a partecipare alle spese di manutenzione dell'immobile. Su questo punto l'appello si rivela dunque fondato.
3.
Accertato che nella fattispecie era ormai intervenuto un caso di previdenza (il marito essendo al beneficio di rendite AI e della cassa pensione), il Pretore ha obbligato l'appellante a versare alla moglie un'“indennità adeguata” (art. 124 CC) fr. 187
104.–, pari alla metà della prestazione previdenziale da lui accumulata in costanza di matrimonio fino al verificarsi dell'evento. D'altro lato il primo giudice ha escluso che alla moglie, cinquantaseienne e senza formazione professionale, possa imporsi l'esercizio di un'attività lucrativa. Ciò premesso, egli ha accertato il reddito del marito in fr. 7914.– mensili (rendita di cassa pensione fr. 3970.–, rendita AI senza quella completiva per il coniuge fr. 1030.–, rendita d'invalidità versata dalla “_” fr. 1250.–, reddito della sostanza fr. 1664.–) e il fabbisogno minimo in fr. 3275.– mensili (minimo esistenziale del diritto esecutivo fr. 1100.–, pigione fr. 980.–, premio della cassa malati fr. 395.–, imposte stimate fr. 800.–). Il fabbisogno minimo della moglie è stato calcolato in fr. 1939.95 mensili, corrispondente a quanto accertato in sede provvisionale (minimo esistenziale del diritto esecutivo fr. 1100.–, premio della cassa malati fr. 406.50, assicurazione degli stabili fr. 47.35, spese di riscaldamento fr. 164.55, tassa rifiuti fr. 15.–, contributo arginatura fr. 6.55, imposte stimate fr. 200.–). Le esigenze previdenziali della moglie risultando coperte dall'“indennità adeguata” di fr. 187
104.– e dal 40% dei capitali assicurativi della “_”, il Pretore ha reputato equo fissare un contributo alimentare di fr. 2800.– mensili vita natural durante, ridotto in seguito dell'ammontare che la moglie avrebbe percepito a titolo di rendita dall'AVS.
a)
L'appellante non contesta l'ammontare dell'“indennità adeguata” né quello del contributo di mantenimento, di cui si limita a chiedere la soppressione pura e semplice dopo il pensionamento della moglie con l'argomento che la sua offerta illimitata nel tempo era condizionata al fatto che la moglie non ricevesse alcuna indennità giusta l'art. 124 CC. In subordine, nel caso in cui fosse confermato il contributo di fr. 2800.– mensili, egli chiede che sia soppressa appunto l'“indennità adeguata”. Se non che, contrariamente a quanto egli sembra credere, il riparto della previdenza professionale o – dandosene gli estremi – lo stanziamento di un'indennità adeguata giusta l'art. 124 CC non dipende dall'ottenimento di un contributo alimentare. Anzi, se mai è vero il contrario (art. 125 cpv. 2 n. 8 CC; FF 1996 I pag. 109 n. 233.41). Ora, se un coniuge o ambedue i coniugi sono affiliati a un istituto di previdenza professionale e non è sopraggiunto alcun caso d'assicurazione, ognuno di essi ha diritto alla metà della prestazione d'uscita dell'altro calcolata per la durata del matrimonio secondo le disposizioni della legge federale sul libero passaggio (art. 122 cpv. 1 CC). Se – come in concreto – un caso di previdenza è già intervenuto, la suddivisione di eventuali prestazioni d'uscita è disciplinata dall'art. 124 CC. In concreto nemmeno l'appellante assevera che il riparto delle prestazioni sarebbe ingiustificato (nel senso dell'art. 123
cpv. 2 CC), sicché l'attrice ha diritto a un'“indennità adeguata” secondo l'art. 124 cpv. 1 CC. E questa, come si è appena detto, non dipende dal contributo di mantenimento.
b)
Quanto ai criteri per l'erogazione di un contributo alimentare (art. 125 cpv. 1 CC), essi sono già stati riassunti dal Pretore. Giovi solo rammentare che, dandosi un matrimonio di lunga durata, in linea di principio entrambi i coniugi hanno il diritto di conservare dopo il divorzio il tenore di vita avuto durante
la comunione domestica (sentenze del Tribunale federale 5C.111/2001 del 29 giugno 2001, consid. 2c, e 5C.205/2001 del 29 ottobre 2001, consid. 4c). Nel caso specifico la vita in comune è durata 27 anni, ciò che connota indubbiamente un matrimonio di lunga durata (
Gloor/Spycher
in: Basler Kommentar, 2a edizione, n. 25 ad art. 125 CC;
Schwenzer
, Praxiskommentar Scheidungsrecht, Basilea 2000, n. 48 ad art. 125 CC con riferimenti). Le parti hanno quindi il diritto di mantenere – per principio – il livello di vita precedente, il quale comprende (come l'art. 125 cpv. 1 CC sottolinea) un'“adeguata previdenza per la vecchiaia”. Il contributo dell'art. 125 CC è di regola limitato nel tempo, a meno che il beneficiario non possa recuperare la propria indipendenza economica (
Hausheer/Spycher,
Unterhalt nach neuem Scheidungsrecht, Ergänzungsband
, Berna
2001
, pag. 100 n. 05.163). Tale è il caso qualora, dopo il divorzio, il beneficiario non sia in grado di costituirsi una debita previdenza professionale a causa della sua limitata capacità lucrativa, o per le cure dovute ai figli, o per le sue condizioni di salute o per l'età (
Gloor/Spycher
, op. cit., n. 4 ad art. 125 CC con rimandi).
c)
In concreto il Pretore non ha accertato il tenore di vita avuto dai coniugi durante la comunione domestica. Si è limitato a fissare in favore della moglie un contributo alimentare di fr. 2800.– mensili una volta accertato che il fabbisogno minimo di lei, dopo la fine della vita in comune, ascende a fr. 1939.95 mensili. Sull'ammontare di fr. 2800.– mensili si potrà opinare, ma come si è visto l'appellante non muove censure al riguardo. E in materia di contributi alimentari fra coniugi non vige il principio inquisitorio (FamPra.ch 2/2001 pag. 129 consid. 2 con richiami;
Cocchi/Trezzini,
CPC massimato e commentato, Lugano 2000, n. 1 ad art. 419
b
). Non spetta pertanto a questa Camera indagare d'ufficio. La questione è ancora di sapere se – come l'appellante afferma – il contributo alimentare vada soppresso al pensionamento della beneficiaria.
4.
Per quanto riguarda la situazione dell'attrice al momento del pensionamento ordinario (l'8 maggio 2011: art. 21 cpv. 1 lett. b. e cpv. 2 LAVS), oltre alla rendita AVS mensili essa disporrà del capitale versato dal convenuto quale “equa indennità”. Essa è proprietaria inoltre di un immobile, il cui aggravio ipotecario va a carico del convenuto. Ora, se prima del pensionamento un coniuge divorziato non è tenuto – di norma – a intaccare la sua sostanza per sovvenire a se stesso qualora l'altro coniuge sia in grado di versargli un contributo alimentare senza erodere la propria (
Schwenzer
, op. cit., n. 22 ad art. 125 CC con richiamo), dopo il pensionamento le cose cambiano, nel senso che il coniuge creditore può anche essere tenuto a consumare i propri averi (
Hausheer/Spycher,
op. cit., pag. 89 n. 05.140). In concreto non si può pretendere che per sopperire a se medesima dopo il pensionamento l'attrice appigioni la casa d'abitazione. Si può ragionevolmente esigere però che essa adoperi parte del capitale ricevuto in virtù dell'art. 124 CC, versatole per di più a fini previdenziali (DTF 129 III 9 consid. 3.1.2). Rimane da determinare in che misura.
a)
Il primo punto da definire è il presumibile ammontare del capitale nel 2011, quando l'interessata maturerà il diritto alla pensione. Fino al 2001 questa Camera si dipartiva, per determinare i redditi da capitale, da un tasso medio presunto del 31⁄2% (sentenze del 16 aprile 1997 in re C., consid. 2; del 20 maggio 1997 in re P., consid. 7c; del 5 gennaio 1998 in re B., consid. 5b; del 12 gennaio 1998 in re M., consid. 4). Nel 2001, viste le altalenanti proiezioni congiunturali, tale valutazione è stata prudentemente ricondotta al 3% (sentenze del 18 luglio 2001 in re L., consid. 3d; del 28 dicembre 2001 in re D., consid. 6; del 10 aprile 2002 in re P., consid. 15; del 5 luglio 2002 in re A., consid. 10; del 6 novembre 2003 in re B., consid. 4g). Il Tribunale federale ha poi avuto modo di confermare che il tasso medio del 3% è conforme al diritto federale, anche l'interesse minimo sugli averi di vecchiaia giusta l'art. 12 OPP 2 essendo stato ridotto, il 1° gennaio 2003, dal 4 al 31⁄4% (DTF 129 III 481, consid. 4.3 non pubblicato). Sta di fatto che, dal 1° gennaio 2004, il Consiglio federale ha ulteriormente ridotto l'interesse minimo sugli averi di vecchiaia giusta l'art. 12 OPP dal 31⁄4 al 21⁄4% (RU 2003 pag. 3523). Dopo il 1° gennaio 2004 non vi è quindi ragione per presumere un rendimento di capitali a risparmio superiore al 2% (v. anche sentenza 11.2002.63 del 3 agosto 2004 consid. 5c). Ne segue che al momento del pensionamento dell'attrice il capitale ammonterà a fr. 215
923.– (187
104.– x 1.148686: v.
Schaetzle/Weber
, Manuel de capitalistion, Zurigo 2001, pag. 334 con rinvio alla tavola di n. 47).
b)
Nelle condizioni appena descritte, anche prelevando fr. 700.– mensili da tale sostanza, l'interessata ha risorse sufficienti (e anche un modesto margine, visto che il capitale produce interessi) per un lasso di almeno venticinque anni, ciò che corrisponde approssimativamente all'aspettativa di vita di una donna di 64 anni (25.36:
Stauffer/Schätzle,
Barwerttafeln
, 5a
edizione, Zurigo 2001, pag. 448, tavola 42). Ne discende che, per vedersi garantire il suo “debito mantenimento” (di fr. 2800.– mensili) con un prelievo mensile di fr. 700.–, al momento del pensionamento l'attrice abbisognerà ancora di fr. 2100.– mensili. Dopo l'8 maggio 2011 il contributo in favore di lei va fissato perciò in tale cifra, fermo restando che dall'importo andrà dedotta altresì la futura rendita AVS.
c)
Il diritto di conservare il livello di vita prima della separazione spetta – di tutta evidenza – non solo all'attrice, ma anche al convenuto, cui deve essere garantito un tenore di vita analogo a quello del coniuge beneficiario del contributo e, in ogni modo, il fabbisogno minimo (DTF 127 III 70 consid. 2 con richiami di giurisprudenza). Con un reddito di fr. 6664.– mensili (fr. 3970.– dalla cassa pensione, fr. 1030.– dalla rendita AI, fr. 1664.– dalla sostanza) e un fabbisogno minimo di fr. 3675.– (fr. 3275.– + gli interessi ipotecari dovuti per l'immobile a _, di fr. 400.–), una volta versato all'attrice il contributo alimentare di fr. 2100.– l'interessato disporrà ancora di un margine di fr. 2989.– mensili (senza considerare la rendita dalla “_”, che verosimilmente decadrà nel 2008). Ne segue che anche dopo il versamento del contributo alimentare di fr. 2100.– mensili, egli si vedrà garantito il suo “debito mantenimento”, a maggior ragione ove si pensi che dal contributo andrà ancora dedotta la rendita AVS percepita dall'attrice.
II. Sull'appello adesivo
5.
L'attrice chiede che il marito sia obbligato a consegnarle la polizza n. 7.187.325 (
recte
: 7.225.014), obbligando la “_” a riconoscerla come unica beneficiaria, in modo da rimborsare i debiti ipotecari gravanti la particella n. 232 RFD di _. Essa postula inoltre la consegna della polizza n. _, sempre con obbligo per l'assicurazione (“_) di riconoscerla come beneficiaria unica, in modo da eseguire la manutenzione ordinaria dell'immobile. Se non che, l'attrice non ha mai preteso la consegna delle polizze, né di essere riconosciuta quale unica beneficiaria delle stesse. Nella petizione e nel memoriale conclusivo essa rivendicava il valore di riscatto della polizza n. _ e chiedeva di “dare atto” che il valore di riscatto della polizza n. _ sarebbe servito al rimborso degli oneri ipotecari gravanti la particella n. 232 RFD. Le domande formulate in appello sono dunque nuove. Ora, nuove conclusioni sono ammissibili in appello (art. 423
b
cpv. 2 CPC, che rinvia all'art. 138 cpv. 1 CC) solo ove siano fondate su fatti o mezzi di prova nuovi (si veda l'art. 423
a
cpv. 1 CPC). Tale non è il caso nella fattispecie. Sia come sia, sulla destinazione dei valori di riscatto delle polizze già si è detto (sopra, consid. 2), di modo che al riguardo l'appello sarebbe destinato all'insuccesso. Si aggiunga che, per quel che attiene alla polizza n. 7.225.014, la questione risulta ormai priva d'oggetto (il contratto è scaduto nel luglio del 2004), tanto più che il convenuto si è impegnato ancora in questa sede a ridurre il debito ipotecario di circa fr. 95
000.– (osservazioni all'appello adesivo, pag. 4 nel mezzo).
6.
L'appellante rivendica un contributo di mantenimento di fr. 3000.– mensili fino al maggio del 2008, sostenendo che vedendosi consegnare le polizze assicurazione sulla vita stipulate dal convenuto, essa dovrebbe pagare il premio mensile di fr. 200.–. Si è appena spiegato però che le polizze restano al convenuto. Anche al proposito l'appello è dunque privo d'oggetto.
7.
La richiesta di provvigione
ad litem
presentata dall'attrice non può essere accolta. A parte il fatto che la domanda è indeterminata, una provvigione di causa è destinata per sua natura – e così già nel vecchio diritto del divorzio (Bühler
/Spühler
in: Berner Kommentar, 3a edizione, n. 287 ad art. 145 vCC) – a coprire spese future, non a rimunerare prestazioni già eseguite (come la stesura del ricorso) o a rimediare a esborsi già affrontati. L'appellante adesiva non sostiene che nel caso specifico soccorrano eccezioni a tale principio. Dopo l'introduzione del suo ricorso, del resto, nessun atto processuale si è più reso necessario da parte del suo patrocinatore.
III.
Sulle spese e le ripetibili
8.
Gli oneri dell'appello principale seguono la reciproca soccombenza (art. 148 cpv. 2 CPC). Il marito vede accogliere la domanda relativa alla destinazione delle assicurazioni sulla vita e, parzialmente, quella volta a ridurre il contributo di mantenimento dopo il pensionamento dell'attrice. Egli soccombe invece sulla soppressione dell'indennità adeguata giusta l'art. 124 CC. Tutto considerato, si giustifica perciò di porre a suo carico un terzo degli oneri. Il rimanente due terzi va addebitato alla controparte, con obbligo di versare all'appellante un'indennità per ripetibili ridotte. Quanto agli oneri dell'appello adesivo, essi seguono la soccombenza della moglie, che rifonderà al marito un'equa indennità per ripetibili (art. 148 cpv. 1 CPC).
L'esito dell'attuale giudizio imporrebbe una modifica del riparto inerente agli oneri di prima sede, data la maggior soccombenza dell'attrice. Il convenuto però non ha appellato il dispositivo n. 5 sulla tassa di giustizia e le ripetibili, né tale volontà emerge dai motivi del ricorso (art. 309 cpv. 2 lett. d CPC). L'indirizzo giurisprudenziale più recente è invero quello di attribuire ripetibili d'ufficio a una parte vittoriosa debitamente patrocinata, salvo tacita rinuncia (
Cocchi/Trezzini,
CPC massimato e commentato, Lugano 2000, n. 2 ad art. 150 CPC), ciò che vale anche in appello (I CCA, sentenza inc. 11.2000.74/II del 1° marzo 2001, consid. 10). Ma un conto è attribuire ripetibili d'ufficio e un altro è riformare il dispositivo di una sentenza, il che presuppone almeno un'implicita richiesta di giudizio (art. 309 cpv. 2 lett. d CPC combinato con il cpv. 5). La quale in concreto fa manifesto difetto. Il dispositivo del Pretore può dunque rimanere invariato.