Decision ID: 3f1ff7aa-fe96-5948-9429-795ac50422ba
Year: 1997
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_002
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: civil_law

in fatto:
A.
Con la petizione in rassegna _ e _ hanno chiesto la condanna della convenuta al pagamento di fr. 349’925.60 oltre accessori a titolo di mercede dell’appaltatore in relazione ad un contratto da lei sottoscritto nel 1991 con _ e _ (doc. A) e avente per oggetto le opere da capomastro necessarie alla costruzione di un complesso abitativo sul fondo n. _
B.
Nella risposta del 31 maggio 1995 la convenuta si è opposta alla petizione, eccependo preliminarmente la carenza di legittimazione attiva di _. Questi dedurrebbe infatti il proprio diritto dalla cessione doc. L, ma la stessa sarebbe sottoscritta unicamente da _ e sarebbe perciò inefficace, trattandosi di diritto di cui i titolari potevano disporre unicamente in comune.
Con la replica la parte attrice ha osservato che _ avrebbe sottoscritto il contratto solo in qualità di subappaltatrice di _ e che un eventuale consorzio esistito tra quelle parti sarebbe stato sciolto con assunzione di attivi e passivi da parte di _ così come risulterebbe dalla convenzione 11 febbraio 1994 doc. O.
Sarebbe pertanto _ possedere la legittimazione attiva, così che tale parte dovrebbe essere dimessa dalla lite, mentre _ sarebbe pienamente legittimato nella qualità di cessionario di _
In duplica la convenuta ha eccepito di falso il doc. O e ha sostenuto che la desistenza di _ comporterebbe un’illecita mutazione dell’azione, ma che comunque _ fonderebbe il proprio asserito diritto su di una cessione nulla.
C.
Con il giudizio qui impugnato il Pretore ha respinto l’eccezione di carenza di legittimazione attiva, rilevando che tra _ e _ non sarebbe mai sorto un rapporto di società semplice in relazione all’appalto in questione, non potendosi sostenere il contrario sulla scorta del doc. O (eccepito di falso dalla convenuta e ritirato dall’attrice), con il che risulterebbe valida la cessione di credito in favore di _ di cui al doc. H.
Non provata risulterebbe poi la tesi, addotta dalla convenuta in corso di causa, di una pregressa cessione del credito in favore di UBS, non essendovi agli atti evidenza documentale di tale cessione.
D.
Con l’appello la convenuta postula la riforma della sentenza impugnata nel senso di ammettere la sua eccezione di carenza di legittimazione attiva.
Il Pretore, in sintesi, avrebbe negato a torto l’esistenza di una società semplice tra _ _ e _, e pure a torto avrebbe negato l’esistenza della pregressa cessione del credito a _, risultante dalla deposizione _
E.
Delle osservazioni 16 giugno 1997 di _, che postula la reiezione del gravame con protesta di spese e ripetibili, si dirà, per quanto necessario, nei successivi considerandi.

Considerato
in diritto:
1.
La legittimazione attiva, ossia la posizione della parte che ha la titolarità del diritto fatto valere in causa, non rappresenta un presupposto processuale ma è invece un elemento del diritto sostanziale, che impone un giudizio di merito che il giudice emana sulla base dei fatti allegati dalle parti ed accertati (
DTF
118 Ia 130 consid. 1;
II CCA
29 febbraio 1996 in re B./S., 31 maggio 1995 in re W./P.).
Trattandosi di requisito per la proponibilità materiale dell’azione, e quindi di esame di diritto federale, il suo esame deve essere effettuato d’ufficio (
DTF
96 II 123 e segg.; II CCA 8 maggio 1995 in re V./H.;
Ottaviani
, Le parti nel processo civile ticinese, Zurigo, 1989, pag. 18), così che l’invocazione del relativo vizio -riservato il caso dell’abuso di diritto- può essere effettuata in qualunque stadio della causa, anche in sede di appello (
II CCA
22 novembre 1994 in re M./A. SA).
2.
Nel caso di specie è in primo luogo litigiosa l’esistenza di una società semplice composta da _ e _ e avente per scopo l’esecuzione del contratto di appalto con la convenuta (doc. A), senza però che la questione sia effettivamente rilevante ai fini del giudizio.
2.1
Se la società semplice non sussiste, così come deciso dal Pretore, è pacifico che non vi è motivo per dubitare della legittimazione attiva di _, tesi che del resto neppure l’appellante afferma, di modo che la questione non deve essere ulteriormente approfondita.
2.2
Ma anche se si volesse ammettere che è esistita una società semplice composta da _ e _ si dovrebbe comunque ritenere, contrariamente all’opinione dell’appellante, _ era legittimato a procedere come attore nella presente causa.
2.2.1
Infatti, anche volendo per un momento aderire alla tesi della convenuta secondo cui la cessioni di credito in favore di _ doc. H/L sarebbero viziate per non essere state sottoscritte da tutti i soci della società semplice, ovvero per la mancanza della firma di _, tale mancanza risulterebbe sanata dal fatto che _ ha accettato di procedere nella presente causa con un allegato di petizione comune a quello del cessionario _ così da doversi necessariamente ritenere la di lei ratifica all’avvenuta cessione di credito (
Honsell/Vogt/Wiegand
, OR I, 2. edizione, n. 17 ad art. 164 CO).
2.2.2
In secondo luogo, non è per nulla vero che la cessione sottoscritta da uno solo dei soci della società semplice è inefficace agli occhi di un terzo di buona fede.
Infatti, secondo l’art. 543 cpv. 3 CO si presume che ogni socio al quale sia conferita l’amministrazione possieda la facoltà di rappresentare la società o tutti i soci verso i terzi, mentre l’art. 535 cpv. 1 CO stabilisce, salvo diversa decisione della società, che in concreto non risulta, che la facoltà di amministrare spetta a tutti i soci, così che si dovrebbe all’atto pratico ritenere che agli occhi dei terzi la cessione è validamente intervenuta con la sola _, e che la mancanza della firma dell’altro socio non costituisce un problema sostanziale di validità della cessione, ma un problema interno alla società in cui uno dei soci ha abusato del proprio (agli occhi dei terzi valido) potere di rappresentanza (
Meier-Hayoz/Forstmoser
, Grundriss des schweizerischen Gesellschaftsrechts, 7. edizione, § 8, n. 52, pag. 207).
3.
Parimenti infondata è la critica alla decisione del Pretore di non ritenere provata la pretesa precedente cessione del medesimo credito a _ Infatti, contrariamente all’opinione dell’appellante la deposizione del liquidatore di _ non costituisce la prova sicura dell’avvenuta cessione, dal momento che il teste si esprime chiaramente in termini impersonali e dubitativi (“il credito verso la _ già prima del febbraio 1994 era stato ceduto alla _ (presumo di _)”), dal che si deduce che egli non ha conoscenza diretta della cessione in questione per averla egli stesso sottoscritta in qualità di liquidatore o per avere assistito all’atto della sua firma, ma che al contrario ha di questo fatto una conoscenza solo indiretta, oltretutto in parte esplicitamente fondata su personali deduzioni.
Di conseguenza, a mente di questa Camera la deposizione del liquidatore _ così come formulata e senza esplicite precisazioni sulla relazione del teste con l’asserita cessione, non assurge ancora a prova certa della cessione medesima.
Non può che seguirne la reiezione del gravame.
Tassa di giustizia, spese e ripetibili seguono la soccombenza (art. 148 CPC).