Decision ID: 5e6038d0-ccbd-55ba-a657-7c9a4315c86d
Year: 2021
Language: it
Court: CH_BVGE
Chamber: CH_BVGE_001
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: 

Visto
la domanda d’asilo che l’interessato ha presentato in Svizzera il (...) 2021,
i verbali relativi al rilevamento delle generalità del 14 maggio 2021 (cfr. atto
SEM [...]-12/10) ed al colloquio personale Dublino, tenutosi il 19 maggio
2021 (cfr. atto 15/3),
la decisione della Segreteria di Stato della migrazione (di seguito: SEM)
del 26 maggio 2021, notificata il 27 maggio 2021 (cfr. atto 26/1), mediante
la quale l’autorità inferiore non è entrata nel merito della domanda d’asilo
ai sensi dell’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi (RS 142.31) ed ha pronunciato il
trasferimento dell’interessato verso la Germania,
il ricorso inoltrato dinanzi al Tribunale amministrativo federale (di seguito: il
Tribunale) il 1° giugno 2021 (cfr. tracciamento degli invii; data d’entrata: 2
giugno 2021), per mezzo del quale l’insorgente ha postulato, quali misure
cautelari, la concessione dell’effetto sospensivo al gravame e che sia fatto
ordine alle autorità preposte di attendere l’esito della decisione del Tribu-
nale circa l’impugnativa, prima di eseguire il trasferimento in Germania; nel
merito, egli ha domandato l’annullamento della decisione avversata e che
l’autorità inferiore proceda con il trattamento nazionale della domanda
d’asilo; a titolo eventuale, ha chiesto che sia data istruzione alla SEM di
ritenersi competente per la trattazione della domanda d’asilo in applica-
zione dell’art. 29a cpv. 3 OAsi 1; in subordine, l’interessato ha concluso alla
ritrasmissione dell’incarto all’autorità di prima istanza in ragione della vio-
lazione del diritto di essere sentito; contestualmente egli ha chiesto di es-
sere ammesso al beneficio dell’assistenza giudiziaria, il tutto con protesta
di adeguate ripetibili,
i fatti del caso di specie che, se necessari, verranno ripresi nei considerandi
che seguono,

e considerato
che le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla
LTF, in quanto la LAsi non preveda altrimenti (art. 6 LAsi),
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che presentato tempestivamente (art. 108 cpv. 3 LAsi) contro una deci-
sione in materia di asilo della SEM (art. 6 e 105 LAsi; art. 31‒33 LTAF), il
ricorso è di principio ammissibile sotto il profilo degli art. 5, 48 cpv. 1 lett. a‒
c e art. 52 PA,
che occorre pertanto entrare nel merito del ricorso,
che il ricorso è stato inoltrato in tedesco allorché la decisione impugnata è
stata redatta in italiano; che non essendovi ragioni per scostarsi dalla re-
gola sancita all’art. 33a cpv. 2 PA, applicabile per rimando dell’art. 6 LAsi e
dell’art. 37 LTAF, il procedimento segue la lingua della decisione impu-
gnata,
che con ricorso al Tribunale possono essere invocati, in materia d'asilo, la
violazione del diritto federale e l'accertamento inesatto o incompleto di fatti
giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi),
che il Tribunale non è vincolato né dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4 PA), né
dalle considerazioni giuridiche della decisione impugnata, né dalle argo-
mentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2),
che i ricorsi manifestamente infondati, ai sensi dei motivi che seguono,
sono decisi in procedura semplificata (art. 111a LAsi) dal giudice unico, con
l’approvazione di un secondo giudice (art. 111 lett. e LAsi) e la decisione è
motivata soltanto sommariamente (art. 111a cpv. 2 LAsi),
che ai sensi dell’art. 111a cpv. 1 LAsi, il Tribunale rinuncia allo scambio di
scritti,
che nel proprio gravame, il ricorrente fonda la sua contrarietà ad un trasfe-
rimento verso la Germania sulla base del fatto che la sua intenzione sa-
rebbe sempre stata quella di chiedere asilo in Svizzera; che oltretutto, oltre
ad essere costantemente minacciato di rinvio verso l’Etiopia, in Germania
non si sarebbe sentito sicuro essendo finanche stato aggredito da un altro
richiedente l’asilo,
che, giusta l’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi, di norma non si entra nel merito di
una domanda di asilo se il richiedente può partire alla volta di uno Stato
terzo cui compete, in virtù di un trattato internazionale, l’esecuzione della
procedura di asilo e allontanamento,
che, prima di applicare la precitata disposizione, la SEM esamina la com-
petenza relativa al trattamento di una domanda di asilo secondo i criteri
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previsti dal regolamento (UE) n. 604/2013 del Parlamento europeo e del
Consiglio del 26 giugno 2013 che stabilisce i criteri e i meccanismi di de-
terminazione dello Stato membro competente per l’esame di una domanda
di protezione internazionale presentata in uno degli Stati membri da un cit-
tadino di un paese terzo o da un apolide (rifusione) (Gazzetta ufficiale
dell’Unione europea [GU] L 180/31 del 29.6.2013; di seguito: Regolamento
Dublino III),
che, se in base a questo esame è individuato un altro Stato quale respon-
sabile per l’esame della domanda di asilo, la SEM pronuncia la non entrata
nel merito previa accettazione, espressa o tacita, di ripresa a carico del
richiedente l’asilo da parte dello Stato in questione (cfr. DTAF 2017 VI/5
consid. 6.2),
che, ai sensi dell’art. 3 par. 1 Regolamento Dublino III, la domanda di pro-
tezione internazionale è esaminata da un solo Stato membro, ossia quello
individuato in base ai criteri enunciati al capo III (art. 7–15),
che nel caso di una procedura di presa in carico (inglese: take charge) ogni
criterio per la determinazione dello Stato membro competente – enumerato
al capo III – è applicabile solo se, nella gerarchia dei criteri elencati all’art. 7
par. 1 Regolamento Dublino III, quello precedente previsto dal Regola-
mento non trova applicazione nella fattispecie (principio della gerarchia dei
criteri),
che la determinazione dello Stato membro competente avviene sulla base
della situazione esistente al momento in cui il richiedente ha presentato
domanda di protezione internazionale (art. 7 par. 2 Regolamento Dublino
III),
che, contrariamente, nel caso di una procedura di ripresa in carico (inglese:
take back), di principio non viene effettuato un nuovo esame di determina-
zione dello stato membro competente secondo il capo III (cfr. DTAF
2017 VI/5 consid. 6.2 e 8.2.1),
che giusta l’art. 3 par. 2 Regolamento Dublino III, qualora sia impossibile
trasferire un richiedente verso lo Stato membro inizialmente designato
come competente in quanto si hanno fondati motivi di ritenere che sussi-
stono delle carenze sistemiche nella procedura di asilo e nelle condizioni
di accoglienza dei richiedenti, che implichino il rischio di un trattamento
inumano o degradante ai sensi dell’art. 4 della Carta dei diritti fondamentali
dell’Unione europea (GU C 364/1 del 18.12.2000, di seguito: CartaUE), lo
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Stato membro che ha avviato la procedura di determinazione dello Stato
membro competente prosegue l’esame dei criteri di cui al capo III per veri-
ficare se un altro Stato membro possa essere designato come competente,
che lo Stato membro competente è tenuto a riprendere in carico – in osse-
quio alle condizioni poste agli art. 23, 24, 25 e 29 – un cittadino di un paese
terzo o un apolide del quale è stata respinta la domanda e che ha presen-
tato domanda in un altro Stato membro oppure si trova in altro Stato mem-
bro senza un titolo di soggiorno (art. 18 par. 1 lett. d Regolamento Dublino
III),
che, giusta l’art. 17 par. 1 Regolamento Dublino III («clausola di sovra-
nità»), in deroga ai criteri di competenza sopra definiti, ciascuno Stato
membro può decidere di esaminare una domanda di protezione internazio-
nale presentata da un cittadino di un paese terzo o da un apolide, anche
se tale esame non gli compete,
che le investigazioni effettuate dalla SEM hanno rivelato, dopo consulta-
zione dell’unità centrale del sistema europeo «EURODAC», che l’interes-
sato aveva già depositato una domanda d’asilo in Germania il (...) 2019
(cfr. atti 8/1, 9/1 e 13/1),
che nel corso del colloquio Dublino il ricorrente ha confermato tale riscon-
tro, precisando di aver ricevuto una decisione negativa dalle autorità tede-
sche in merito alla domanda d’asilo ivi depositata; che cionondimeno egli
avrebbe continuato a risiedere illegalmente sul territorio tedesco,
che questionato in merito ai motivi che si opporrebbero ad un suo ritorno
in Germania, l’interessato ha in sostanza articolato le medesime ragioni poi
eccepite con l’impugnativa oggetto del presente esame (cfr. supra),
che il 19 maggio 2021 la SEM ha presentato alle autorità tedesche compe-
tenti, nei termini fissati all’art. 23 par. 2 Regolamento Dublino III una richie-
sta di ripresa in carico fondata sull’art. 18 par. 1 lett. d Regolamento Du-
blino III (cfr. atto 17/5),
che con scritto del 25 maggio 2021, la Germania ha espressamente accet-
tato di riprendere in carico il ricorrente in applicazione della medesima di-
sposizione di legge (cfr. atto 22/3),
che di conseguenza, la competenza della Germania risulta di principio es-
sere data,
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che in proposito, l’asserzione secondo la quale l’intenzione dell’interessato
sarebbe sempre stata quella di domandare asilo in Svizzera, è del tutto
ininfluente atteso che il meccanismo del Regolamento Dublino III non offre
il diritto di scegliere autonomamente lo Stato nel quale la domanda debba
essere esaminata (cfr. DTAF 2010/45 consid. 8.3),
che proseguendo nella disamina, il Tribunale rammenta che la Germania è
legata alla CartaUE e firmataria, della CEDU, della Convenzione del 10 di-
cembre 1984 contro la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, inumani
o degradanti (Conv. tortura, RS 0.105), della Convenzione del 28 luglio
1951 sullo statuto dei rifugiati (Conv. rifugiati, RS 0.142.30), oltre che del
relativo Protocollo aggiuntivo del 31 gennaio 1967 (RS 0.142.301) e ne ap-
plica le disposizioni,
che pertanto il rispetto della sicurezza dei richiedenti l’asilo, in particolare il
diritto alla trattazione della propria domanda secondo una procedura giusta
ed equa ed una protezione conforme al diritto internazionale ed europeo,
è presunto da parte dello Stato in questione (cfr. direttiva 2013/32/UE del
Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 recante procedure
comuni ai fini del riconoscimento e della revoca dello status di protezione
internazionale [di seguito: direttiva procedura]; direttiva 2013/33/UE del
Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 recante norme re-
lative all’accoglienza dei richiedenti protezione internazionale [di seguito:
direttiva accoglienza]),
che tale presunzione non è tuttavia assoluta e può essere confutata in pre-
senza di violazioni sistemiche delle garanzie minime previste dall’Unione
europea o dal diritto internazionale (cfr. DTAF 2011/9 consid. 6; sentenza
della CorteEDU M.S.S. contro Belgio e Grecia del 21 gennaio 2011,
30696/09) oppure in presenza di indizi seri che, nel caso concreto, le au-
torità di tale Stato non rispetterebbero il diritto internazionale (cfr. DTAF
2010/45 consid. 7.4 e 7.5),
che all’occorrenza non vi sono fondati motivi di ritenere che sussistano ca-
renze sistemiche nella procedura di asilo e nelle condizioni di accoglienza
dei richiedenti, che implichino il rischio di un trattamento inumano o degra-
dante ai sensi dell’art. 4 della CartaUE (cfr. art. 3 par. 2 2a frase Regola-
mento Dublino III),
che, conseguentemente, l’applicazione dell’art. 3 par. 2 2a frase Regola-
mento Dublino III non si giustifica nel caso di specie,
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che ai sensi dell’art. 29a cpv. 3 OAsi 1, disposizione che concretizza in di-
ritto interno svizzero la clausola di sovranità, se "motivi umanitari" lo giusti-
ficano la SEM può entrare nel merito della domanda anche qualora giusta
il Regolamento Dublino III un altro Stato sarebbe competente per il tratta-
mento della domanda,
che la SEM, nell’applicazione dell’art. 29a cpv. 3 OAsi 1, dispone di potere
di apprezzamento (cfr. DTAF 2015/9 consid. 7 seg.); che al contrario, qua-
lora invece il trasferimento del richiedente nel Paese di destinazione con-
travvenga all’art. 4 Carta UE, all’art. 3 CEDU o all’art. 3 Conv. tortura, l’au-
torità inferiore è invece obbligata ad applicare la clausola di sovranità e ad
entrare nel merito della domanda d’asilo (cfr. DTAF 2015/9 consid. 8.2.1),
che nel caso in disamina, il ricorrente non ha dimostrato che lo Stato di
destinazione non sia intenzionato a riprenderlo in carico ed a portare a ter-
mine la procedura relativa alla sua domanda di protezione in violazione
della direttiva procedura,
che il ricorrente non ha neppure apportato qualsivoglia indizio serio e con-
creto suscettibile di dimostrare che lo Stato di destinazione non rispette-
rebbe il principio del divieto di respingimento e, dunque, verrebbe meno
nell’ossequio dei suoi obblighi internazionali, riviandolo in un paese dove
la sua vita, integrità corporale o libertà sarebbero seriamente minacciate o
da dove rischierebbe di essere respinto in un tale paese,
che su tali presupposti, anche ammettendo che le autorità tedesche ab-
biano effettivamente pronunciato l’allontanamento del richiedente verso il
suo Paese d’origine, nulla permette di ritenere in casu che lo abbiano fatto
venendo meno al diritto cogente,
che in tale contesto, anche un’eventuale decisione definitiva assortita da
un rinvio nel Paese d’origine non costituisce di per sé una violazione del
principio del non respingimento (cfr. fra le tante, sentenza del Tribunale
E-1983/2019 consid. 5.5 e rif. citati),
che per sovrabbondanza, l’interessato non censura lacune nella trattazione
della sua domanda d’asilo in Germania,
che agli atti non figurano altresì elementi tali da indurre a concludere che
un trasferimento nello Stato in questione esporrebbe il ricorrente al rischio
di essere privato del sostentamento minimo e di subire delle condizioni di
vita indegna in violazione della direttiva accoglienza,
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che d’altro canto con la sua impugnativa l’insorgente non confuta nem-
meno tale aspetto,
che da ultimo, l’aggressione ch’egli avrebbe subito in Germania per mano
di un altro richiedente l’asilo non ha alcun influsso nel caso concreto; che
la Germania è uno Stato di diritto con un’autorità di polizia funzionante,
disposta ed in grado di offrire la protezione adeguata,
ch’egli potrà dunque rivolgersi alle autorità di polizia laddove confrontato
con problematiche di sorta,
che, in altre parole, egli non ha fornito indizi seri suscettibili di comprovare
che le sue condizioni di vita o la sua situazione personale sarebbero tali da
contravvenire all’art. 4 della CartaUE, all’art. 3 CEDU o all’art. 3 Conv. tor-
tura in caso di esecuzione del trasferimento in Germania,
che ad ogni modo, appartiene al ricorrente sollevare l’eventuale violazione
dei suoi diritti fondamentali, utilizzando le adeguate vie di diritto dinanzi alle
autorità di tale Stato,
che infine, nella fattispecie, dagli atti non appaiono neppure elementi per
ritenere che l’autorità inferiore abbia esercitato in maniera arbitraria il suo
potere di apprezzamento (cfr. DTAF 2015/9 consid. 7 seg.),
che, pertanto, non vi è motivo di applicare la clausola discrezionale di cui
all’art. 17 par. 1 (clausola di sovranità) Regolamento Dublino III,
che, di conseguenza, in mancanza dell’applicazione di tale norma da parte
della Svizzera, la Germania è competente dell’esame della domanda di
asilo del ricorrente ai sensi Regolamento Dublino III ed è tenuto a ripren-
derlo in carico in ossequio alle condizioni poste agli art. 23, 24, 25, 29 Re-
golamento Dublino III,
che, quindi, è a giusto titolo che la SEM non è entrata nel merito della do-
manda di asilo del ricorrente, in applicazione dell’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi
ed ha pronunciato il suo trasferimento verso la Germania conformemente
all’art. 44 LAsi, posto che il ricorrente non possiede un’autorizzazione di
soggiorno in Svizzera (cfr. art. 32 lett. a OAsi 1),
che, visto quanto precede, ne discende che la SEM con il provvedimento
impugnato non ha violato il diritto federale né abusato del suo potere d’ap-
prezzamento ed inoltre non ha accertato in modo inesatto o incompleto i
fatti giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi),
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che in ultimo, vista la doglianza in tal senso (cfr. memoriale ricorsuale,
pag. 1, punto 4), è doveroso evidenziare che in casu non v’è da ritenere
alcuna violazione del diritto di essere sentito dell’insorgente, il quale d’altra
parte nulla argomenta in tal senso,
che pertanto, il ricorso deve essere respinto e la decisione della SEM, che
rifiuta l’entrata nel merito della domanda di asilo e pronuncia il trasferi-
mento dalla Svizzera verso la Germania, confermata,
che avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, la domanda di con-
cessione dell’effetto sospensivo risulta senza oggetto,
che altresì, per lo stesso motivo succitato, la domanda di esenzione dal
versamento di un anticipo equivalente alle presumibili spese processuali è
divenuta senza oggetto,
che, infine, ritenute le allegazioni ricorsuali sprovviste di probabilità di esito
favorevole, la domanda di assistenza giudiziaria è respinta,
che, visto l’esito della procedura, le spese processuali di CHF 750.– che
seguono la soccombenza sono poste a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1
e 5 PA nonché art. 3 lett. a del regolamento sulle tasse e sulle spese ripe-
tibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 feb-
braio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]),
che la decisione è definitiva e non può, in principio, essere impugnata con
ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83
lett. d cifra 1 LTF).
(dispositivo alla pagina seguente)
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il Tribunale amministrativo federale pronuncia:
1.
Il ricorso è respinto.
2.
La domanda di assistenza giudiziaria è respinta.
3.
Le spese processuali, di CHF 750.–, sono poste a carico del ricorrente.
Tale ammontare deve essere versato alla cassa del Tribunale amministra-
tivo federale, entro un termine di 30 giorni dalla spedizione della presente
sentenza.
4.
Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all'autorità canto-
nale competente.
Il giudice unico: Il cancelliere:
Daniele Cattaneo Jesse Joseph Erard