Decision ID: 832f2757-72c9-5b41-b41d-35c1b0a22f89
Year: 2021
Language: it
Court: TI_TCAS
Chamber: TI_TCAS_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: social_law

ritenuto
in fatto
1.1. La FA 1, con sede a _, è stata iscritta a Registro di commercio il 17 ottobre 2013 (cfr. estratto RC informatizzato agli atti).
Dal 2013 al 2018 il consiglio di amministrazione era composto dai seguenti membri (date di pubblicazione nel FUSC):
- RI 2, presidente, dal 22 ottobre 2013, con diritto di firma individuale;
- RI 3, vicepresidente, dal 22 ottobre 2013, con diritto di firma collettivo a due e dal 14 febbraio 2014 con diritto di firma individuale;
- RI 1, segretaria, dal 22 ottobre 2013, con diritto di firma collettivo a due.
1.2. La società è stata affiliata alla Cassa CO 1 (in seguito: Cassa) quale datrice di lavoro dal 1° ottobre 2013 al 31 novembre 2017.
Con decreti del 9 febbraio 2017 e del 26 aprile 2017 la Pretura del Distretto di _ ha dichiarato l’apertura del fallimento della società rispettivamente la sospensione della procedura ai sensi dell’art. 230 LEF (FUSC 14 febbraio 2017 e 10 agosto 2017). La procedura fallimentare è continuata in via sommaria (FUSC 22 dicembre 2017).
In data 30 marzo 2018 la Cassa ha inoltrato la propria insinuazione di credito all’Ufficio fallimenti del Distretto di _ per complessivi fr. 172'022,80 pari ai contributi paritetici AVS/AI/IPG/AD e AF dal 2013 al 2016 rimasti scoperti, di cui fr. 3'680.-- di contributi su rivendicazioni salariali rilevate dal controllo del datore di lavoro (sub doc. 4 alle risposte di causa).
Con scritto 5 novembre 2018 l’UF ha comunicato alla Cassa che non sono previsti dividendi per i creditori (doc. XIV/1, richiamato dal TCA).
1.3. Costatato di avere subìto un danno,
con tre distinte decisioni datate 15 febbraio 2019, confermate con altrettante decisioni su opposizione del 23 giugno 2020, la Cassa ha chiesto a RI 2, RI 3 ed a RI 1 il risarcimento ex art. 52 LAVS di
fr. 172'022,80 per i contributi paritetici non versati dalla società dal 2013 al 2016, con vincolo di solidarietà tra di loro.
1.4. Gli allora organi della società, tutti rappresentati dall’avv. RA 1, hanno singolarmente e tempestivamente interposto ricorso al TCA contro le citate decisioni su opposizione, postulandone in via principale l’annullamento. In via subordinata chiedono che dall’ammontare del danno siano dedotti fr. 49'250.-- di assegni familiari anticipati nel 2015.
Contestano una violazione per intenzionalità/negligenza grave delle prescrizioni, ammettendo al massimo una lieve negligenza in quanto la società ha cercato di liquidare, per quanto possibile, gli oneri sociali. Rilevano che per far fronte alle difficoltà economiche la società ha dato priorità al pagamento degli stipendi e dei fornitori.
Gli insorgenti contestano altresì la quantificazione della massa salariale eseguita dalla Cassa in base alla quale sono stati calcolati i contributi paritetici, come pure la pretesa salariale 2016 del dipendente _ avendo la società, contestualmente all’arresto di RI 2, cessato la propria attività a fine 2015. Evidenziano inoltre come non siano stati dedotti dagli oneri sociali per il 2015 gli assegni familiari anticipati in quell’anno.
RI 1 rileva infine che non si occupava della gestione della società, che era controllata da suo marito RI 2, il quale l’avrebbe rassicurata sull’effettivo versamento dei contributi paritetici.
1.5. Con decreto del 26 agosto 2020 il vicepresidente del TCA ha congiunto le cause (doc. III inc. 31.2020.21; salvo diversa indicazione i documenti citati si riferiscono all’inc. 31.2020.21).
1.6. Con tre differenti risposte di causa datate 15 settembre 2020 la Cassa, confermando la responsabilità degli ex organi della società e l’ammontare del danno fatto valere nei loro confronti, chiede la reiezione dei ricorsi.
1.7. Il 23 settembre 2020 i ricorrenti hanno inoltrato separatamente una “replica spontanea”.
1.8. Il 9 ottobre 2020 la Cassa ha presentato tre separate dupliche.
considerato

in diritto
2.1. In virtù dell'art. 52 cpv. 1 LAVS il datore di lavoro deve risarcire il danno che egli ha provocato violando, intenzionalmente o per negligenza grave, le prescrizioni dell’assicurazione. I presupposti dell'obbligo di risarcimento sono quindi l'esistenza di un danno, la violazione delle prescrizioni vigenti in materia di contributi paritetici da parte del datore di lavoro, l'intenzionalità o la negligenza grave ed un nesso di causalità adeguato fra la colpa e la citata violazione delle prescrizioni legali.
La giurisprudenza (cfr. in particolare DTF 132 III 523 cosi. 4.6 pag. 530 con riferimenti) e la dottrina ammettono in maniera generale (tacitamente: "stillschweigend", cfr. Meyer, Die Rechtsprechung des Eidgenössischen Versicherungssgerichts zur Arbeitgeberhaftung, in: Temi scelti di diritto delle assicurazioni sociali, Basilea 2006, pag. 33 con riferimento) un nesso di causalità naturale e adeguata tra il comportamento colpevole e il danno subito in seguito per mancato pagamento dei contributi (
STF 9C_394/2016 consid 5 del 21 novembre 2016).
Nell’ipotesi in cui il datore di lavoro è una persona giuridica, che è stata sciolta allorché la pretesa viene fatta valere, possono essere convenuti, in via sussidiaria, i suoi organi responsabili (DTF 123 V 15 consid. 5b con riferimenti; SVR 2001 AHV Nr. 6, pag. 20; tale estensione è stata tra l'altro motivata con il riferimento al principio generale della responsabilità degli organi di una società ai sensi dell'art. 55 cpv. 3 CC, statuito la prima volta in DTF 96 V 125 e ribadito in DTF 114 V 221 consid. 3b). Sussidiarietà significa che la cassa di compensazione deve innanzitutto rivolgersi al datore di lavoro. Solo nel caso in cui il datore di lavoro non può far fronte al suo obbligo contributivo la cassa di compensazione può agire sussidiariamente e direttamente contro i suoi organi. Generalmente questo è il caso in cui la cassa accusa un danno a seguito del fallimento della società datrice di lavoro. In questo contesto si situa anche il rilascio di un attestato di carenza beni definitivo in una procedura di esecuzione in via di pignoramento (Nussbaumer, Die Haftung des Verwaltungsrates nach Art. 52 AHVG, in AJP 1996 pag. 107; Frésard, Les développements récents de la jurisprudence du Tribunal fédéral des assurances relative à la responsabilité de l’employeur selon l’art. 52 LAVS, in RSA 1991, pag. 163; RCC 1988 pag. 137
, 1991 pag. 135; DTF 129 V 11,
123 V 15; SVR 2001 AHV Nr. 6).
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ualora più datori di lavoro, come per esempio i membri di una società semplice, o più organi di una persona giuridica, abbiano cagionato assieme un danno, essi ne rispondono solidalmente (DTF 119 V 87 consid. 5a, 114 V 214 e sentenze ivi citate). Giusta l’art. 52 cpv. 2 LAVS
“s
e il datore di lavoro è una persona giuridica, rispondono sussidiariamente i membri dell’amministrazione e tutte le persone che si occupano della gestione o della liquidazione. Se più persone sono responsabili dello stesso danno, esse rispondono solidalmente per l’intero danno”.
Nella fattispecie concreta, a seguito dell’apertura del fallimento della società la Cassa ha correttamente chiesto in via sussidiaria ai ricorrenti, organi formali, i contributi paritetici non saldati dalla società per il periodo 2013 - 2016.
2.2. Si ha un danno ai sensi dell'art. 52 LAVS ogni qualvolta dei contributi paritetici legalmente dovuti all'AVS sfuggono a questa assicurazione. Il danno subentra allorquando questi contributi non possono essere riscossi per motivi di diritto o di fatto. Questo per intervenuta perenzione ai sensi dell’art. 16 cpv. 1 LAVS o per insolvenza del datore di lavoro (Nussbaumer AJP 1996 pag. 1076; STF del 18 agosto 2005 nella causa L., H 136/04, consid. 3.2.; DTF 123 V 15, 16, consid. 5b, 98 V 26). L'ammontare del danno corrisponde a quello dei contributi che il datore di lavoro avrebbe dovuto versare (DTF 98 V 26 = RCC 1972 pag. 687; Frésard, La responsabilité de l’employeur pour le non-paiement de cotisations d’assurances sociales selon l’art. 52 LAVS, in RSA 1987, no. 10, pag. 9).
Costituiscono elementi del danno risarcibile, tra l’altro, i contributi AVS/AI/IPG, sia per la parte del salariato che quella del datore di lavoro (STF H 166/02 del 28 ottobre 2002 consid. 4.1.; STCA 31.2002.10 del 10 giugno 2002 consid. 2.3; Pratique VSI 1994 pag. 104); i contributi della disoccupazione (STF H 346/01 del 4 ottobre 2002 consid. 4); i contributi dovuti all’assicurazione cantonale degli assegni familiari, le spese di amministrazione; gli interessi moratori (art. 41bis OAVS), le spese esecutive (cfr. AA. VV., La procedura di risarcimento danni della Cassa di compensazione AVS/AI/IPG nei confronti del datore di lavoro ex art. 52 LAVS, RtiD II 2006, n. 5.2.1. pag. 368 con giurisprudenza ivi citata; STF H 113/00 del 24 ottobre 2000 consid. 6). Non sono invece computabili le multe inflitte dalla Cassa (STF H 142/03 del 19 agosto 2003, H 194/96 del 4 novembre 1996). Secondo costante giurisprudenza, spetta all’amministrazione documentare la propria pretesa, mediante estratti, salari, fatture ecc. (RDAT II 1995 pag. 396). Tuttavia va ricordato che, in applicazione del principio dell’obbligo di collaborazione delle parti, in caso di contestazione incombe alla controparte portare le prove che l’importo del danno richiesto dalla cassa di compensazione non è corretto (RCC 1991 pag. 133 consid. II/1b).
2.3. Nel caso in esame, allegati alle singole decisione di risarcimento la Cassa ha prodotto i conteggi dei salari 2013 – 2015, oltre alle distinte dei salari rivendicati nel 2015 e nel 2016.
Siccome in sede di opposizione i ricorrenti avevano contestato la base di calcolo dei contributi 2014 e 2015, nelle decisioni qui impugnate l’amministrazione ha pertinentemente rilevato:
"
... si rileva che la società è stata oggetto di una procedura penale nell’ambito della quale è stata constatata la sistematica violazione del contratto collettivo di lavoro del rispettivo settore d’attività con l’effetto di aver inizialmente assoggettato ai fini AVS, in base alle dichiarazioni salariali presentate dalla società, un importo inferiore al dovuto. Ne consegue che il danno patito dalla Cassa si compone, oltre che dei salari dichiarati dalla società stessa, anche delle ricostruzioni effettuate dal Ministero pubblico e che hanno portato alle riprese salariali effettuate dal Servizio ispettorato della Cassa (doc. B).
Per quanto attiene ai pagamenti effettuati dalla società la Cassa ha considerato tutti quelli effettuati dalla stessa per i diversi periodi contributivi (doc. C).
Si osserva in aggiunta che al provvedimento impugnato sono stati allegati i conteggi dei contributi in cui sono indicati: la base di calcolo e la relativa fonte, le aliquote utilizzate, gli importi chiesti, nonché gli eventuali pagamenti effettuati con il relativo saldo. (...)” (doc. 3, pag. 8-9)
In effetti, unitamente al verbale 22 marzo 2018 del controllo del datore di lavoro, la Cassa ha prodotto le riprese salariali eseguite sulla base degli atti penali, determinate in fr. 80'811.-- per il 2014 ed in fr. 88'095.-- per il 2015, importi che rettamente sono stati aggiunti ai salari dichiarati nei due anni in parola (fr. 508'876,50 nel 2014 e fr. 1'041'621.78 nel 2015). Complessivamente nel 2014 la massa salariale è stata di fr. 589'687.-- e nel 2015 di fr. 1'129'716.-- (cfr. doc. B allegato alle decisioni impugnate).
La Cassa ha poi prodotto l’estratto conto dei pagamenti effettuati dalla società (doc. C allegato alle decisioni impugnate).
Da ultimo sono stati allestiti i conteggi dei contributi, dove sono indicati, oltre alla massa salariale, le singole aliquote, gli interessi di mora, le spese esecutive e gli assegni familiari anticipati (solo per il 2014, ma non per il 2015 cfr. consid. 2.3.1), nonché i pagamenti. Ne è risultato uno scoperto contributivo di fr. 13'198.- per il 2014 e di fr. 154'492.35 per il 2015. Tenendo poi conto di un saldo residuo di fr. 651,75 per il 2013, nonché dei contributi su rivendicazioni salariali del 2015 e 2016 (in merito al 2016 cfr. consid. 2.3.2), la Cassa ha debitamente comprovato l’ammontare dei contributi rimasti impagati per complessivi fr. 177'022,80. Va poi evidenziato che nelle risposte di causa la Cassa ha prodotto gli specchietti relativi all’evoluzione del debito contributivo (doc. 4 allegato alle risposte di causa).
2.3.1. I ricorrenti contestano il mancato computo degli assegni familiari, a loro detta, anticipati dalla società ai propri dipendenti nel 2015 (fr. 49'250.--), da porre in deduzione dai contributi paritetici di quell’anno. Rilevano che con lettera 3 luglio 2019 sono stati prodotti in originale i formulari “Richiesta assegni familiari per le salariate e salariati” compilati e firmati già nel 2015 dai dipendenti interessati.
Ai sensi dell’art. 15 cpv. 2 della Legge federale sugli assegni familiari (LAFam; RS 836.2) gli assegni sono di regola versati tramite il datore di lavoro ai salariati che vi hanno diritto.
L’art. 6 della Legge cantonale sugli assegni familiari (la legge cantonale di applicazione alla LAFam; RL 856.100) prevede:
"
1
Il salariato inoltra una richiesta alla Cassa di compensazione per gli assegni familiari presso la quale è affiliato il suo datore di lavoro.
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