Decision ID: 9875658d-a0d3-5f8e-83a5-cded4f866bb5
Year: 2010
Language: it
Court: TI_TCA
Chamber: TI_TCA_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: public_law

ritenuto,
in fatto
A. a. Il 25 marzo 2006, la cittadina brasiliana RI 1 (1985) è entrata in Svizzera insieme al suo figlio di primo letto
A_ (23 ottobre 2003), per sposarsi
con il cittadino elvetico E_ (1978). Le nozze sono state celebrate il 15 settembre 2006 a _. A seguito del matrimonio, la ricorrente è stata posta al beneficio di un permesso di dimora annuale, in seguito rinnovato fino al 14 settembre 2008. Anche A_ ha ottenuto un permesso di dimora, della medesima durata di quello della madre. Il 13 agosto 2006, dall'unione tra RI 1 ed E_, è nato D_, il quale possiede la cittadinanza svizzera.
b. Il 13 giugno 2008, il Pretore del Distretto di _ ha autorizzato i coniugi _ a vivere separati, affidando D_ congiuntamente ai genitori.
A seguito di un incendio divampato nell'appartamento di RI 1, con decisione supercautelare del 22 agosto 2008 la Commissione tutoria regionale (CTR) _, sede di _, ha privato la custodia parentale dei genitori su D_ e della ricorrente su A_
,
nominando un curatore educativo ai figli, e li ha collocati dalla nonna paterna di D_. Il 9 settembre 2008, la CTR ha ratificato il provvedimento supercautelare, ripristinando comunque le relazioni personali tra madre e figli nella misura di una volta alla settimana, il mercoledì pomeriggio dalle ore 14:00 alle ore 16:00 tramite il punto d'incontro di _.
B. a. Interrogato il 16 ottobre 2008 dalla Polizia cantonale in merito alla sua situazione coniugale, E_ ha escluso una riconciliazione con la moglie, dichiarando inoltre che le incomprensioni con la medesima erano iniziate già dopo sei mesi di matrimonio e sono via via aumentate al punto che essa gli aveva messo le mani addosso. Analogamente interrogata, il giorno successivo RI 1 ha dichiarato vivere separata dal marito dal 23 aprile 2008 e di essere a carico dell'assistenza pubblica.
b. L'11 novembre 2008 la Sezione dei permessi e dell'immigrazione del Dipartimento delle istituzioni ha deciso di non rinnovare il permesso di dimora ad RI 1 e a suo figlio A_, fissando loro un termine con scadenza il 31 dicembre successivo per lasciare il territorio elvetico.
Il dipartimento ha rilevato che lo scopo per cui l'autorizzazione di soggiorno le era stata concessa era venuto a mancare a seguito della cessazione della vita in comune con il marito. La decisione è stata resa sulla base degli art. 3, 42, 50 cpv. 1 lett. a, 62 lett. d, 66 cpv. 1 e 2, 96 della legge federale del 16 dicembre 2005 sugli stranieri (LStr; RS 142.20) e 77 dell'ordinanza del 24 ottobre 2007 sull'ammissione, il soggiorno e l'attività lucrativa (OASA; RS 142.201).
C. Con giudizio 22 aprile 2009 il Consiglio di Stato ha confermato la suddetta risoluzione, respingendo l'impugnativa contro di essa interposta da RI 1.
Il Governo ha ritenuto che l'interessata non potesse vantare di alcun diritto per continuare a soggiornare in Svizzera in quanto la comunione domestica con il marito era durata meno di tre anni, essa era al beneficio di un diritto di visita limitato su D_ ed era a carico dell'assistenza pubblica.
Ha inoltre
considerato la decisione impugnata conforme al principio della proporzionalità anche profilo dell'art. 8 della convenzione del 4 novembre 1950 per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali (CEDU; RS 0.101), nella misura in cui tale disposizione è applicabile alla presente fattispecie.
D. Contro la predetta pronunzia governativa, RI 1 si aggrava ora davanti al Tribunale cantonale amministrativo chiedendone l'annullamento e postulando il rinnovo del suo permesso di dimora e quello di suo figlio A_.
La ricorrente imputa la disunione al marito, che soffrirebbe di problemi psichici, ed evidenzia di essere stata vittima di minacce da parte della suocera e del consorte. Sostiene inoltre di avere diritto a conservare il permesso di dimora sulla base dell'art. 8 CEDU in quanto suo figlio D_ è cittadino svizzero. Ritiene la decisione impugnata in ogni caso lesiva del principio della proporzionalità, in quanto il suo rinvio nel paese d'origine insieme ad A_
le provocherà dei grossi problemi di reintegrazione e separerà inutilmente i suoi due figli.
E. All'accoglimento del gravame si oppongono sia il dipartimento che il Consiglio di Stato, quest'ultimo con argomenti di cui si dirà, se del caso, in seguito.

F. In fase istruttoria, il giudice delegato alla causa ha richiamato dal Ministero pubblico il decreto di non luogo a procedere (n. _) del 29 dicembre 2008 emanato nei confronti della ricorrente, ha chiesto all'Ufficio del sostegno sociale e dell'inserimento (USSI) se la medesima faceva ancora capo all'aiuto sociale, e ha acquisito agli atti la decisione 2 ottobre 2009 della Commissione tutoria regionale _, sede di _, concernente i suoi figli D_ e A_. In merito a tali accertamenti e ad eventuali osservazioni formulate dalle parti si riferirà, per quanto necessario, nell'ambito dei considerandi in diritto.
Considerato,
in diritto
1. La competenza del Tribunale cantonale amministrativo è data dall'art. 10 lett. a della legge 8 giugno 1998 di applicazione alla legislazione federale in materia di persone straniere (LALPS; RL 1.2.2.1). Il gravame, tempestivo ai sensi dell'art. 46 cpv. 1 della legge di procedura per le cause amministrative del 19 aprile 1966 (LPamm; RL 3.3.1.1) e presentato da una persona senz'altro legittimata a ricorrere (art. 43 LPamm), è pertanto ricevibile in ordine e può essere deciso sulla base degli atti, integrati dai complementi istruttori esperiti in questa sede dal giudice delegato (art. 18 cpv. 1 LPamm).
2. 2.1. L'art. 42 cpv. 1 LStr dispone che i coniugi stranieri e i figli stranieri, non coniugati e minori di 18 anni, di cittadini svizzeri hanno diritto al rilascio e alla proroga del permesso di dimora se coabitano con loro.
L'art. 49 LStr dispone che l'esigenza della coabitazione secondo l'art. 42 non è applicabile se possono essere invocati motivi gravi che giustificano il mantenimento di residenze separate e se la comunità familiare continua a sussistere.
2.2. Dopo lo scioglimento del matrimonio o della comunità familiare, il diritto del coniuge al rilascio o alla proroga del permesso di dimora in virtù dell'art. 42 LStr sussiste se l'unione coniugale è durata almeno tre anni e l'integrazione è avvenuta con successo (art. 50 cpv. 1 lett. a LStr) oppure se gravi motivi personali rendono necessario il prosieguo del soggiorno in Svizzera (art. 50 cpv. 1 lett. b LStr). Può segnatamente essere un grave motivo personale il fatto che il coniuge è stato vittima di violenza nel matrimonio e la reintegrazione sociale nel Paese d'origine risulta fortemente compromessa (art. 50 cpv. 2 LStr).
2.3. Giusta l'art. 51 LStr, i diritti al ricongiungimento familiare contemplati dagli art. 42 e 50 LStr si estinguono - tra l'altro - se sussistono motivi di revoca secondo gli art. 62 e 63 LStr. Per quanto qui interessa, l'art. 62 LStr dispone che l'autorità competente può revocare i permessi, eccetto quelli di domicilio, e le altre decisioni se lo straniero disattende una delle condizioni legate alla decisione (lett. d) o se egli o una persona a suo carico dipende dall'aiuto sociale (lett. e).
3. 3.1. Come accennato in narrativa, i coniugi _ si sono sposati il 15 settembre 2006 e si sono separati di fatto il 23 aprile 2008. Da allora essi non hanno più ricomposto la comunione domestica, escludendo una loro riconciliazione. Ora, se si tiene conto che la ricorrente non vive più insieme al marito ormai da un paio d'anni e che al momento della cessazione della comunione domestica con quest'ultimo la loro convivenza è durata meno di tre anni, si deve ammettere che essa non dispone più di un diritto a conservare il suo permesso di dimora. Ne discende che il motivo per cui le era stata concessa tale autorizzazione (ricongiungimento familiare) è venuto a cadere, ragione cui di principio il suo soggiorno in Svizzera non si giustifica più.
3.2. Contrariamente a quanto assume la ricorrente, non si intravvede nemmeno la presenza di gravi motivi personali che rendano necessario il prosieguo del suo soggiorno in Svizzera ai sensi dell'art. 50 cpv. 1 lett. b LStr. Non risulta dall'inserto di causa che essa sia stata vittima di violenza nel matrimonio. Non vi è infatti alcun certificato medico, rapporto di polizia o una condanna penale a carico del consorte, come dispone l'art. 77 cpv. 5 OASA.