Decision ID: 6230fcb3-2349-501b-b6d7-38cba2f9c811
Year: 2017
Language: it
Court: TI_TCAS
Chamber: TI_TCAS_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: social_law

{"ritenuto in fatto","1.1. RI 1, nata nel 1975, nel gennaio 2012 aveva presentato una prima domanda di prestazioni, respinta mediante decisione dell’11 gennaio 2013 (cresciuta incontestata in giudicato) in quanto il grado d’invalidità (stabilito in base al metodo specifico ritenuta l’assicurata quale casalinga a tempo pieno; cfr. l’inchiesta domestica del 27 giugno 2012 sub doc. AI 22/77-83 in particolare il punto 1b) non raggiungeva la soglia pensionabile del 40% (doc. AI 35/110-112).","1.2. Il 1. marzo 2014 l’assicurata ha presentato una nuova domanda di prestazioni (doc. AI 39/116 e 47/144-150).","Con decisione del 6 dicembre 2016 – esperiti gli accertamenti medici ed economici del caso, compresi, in particolare, la perizia pluridisciplinare del Servizio Accertamento Medico (SAM) del 10 luglio 2015 (doc. AI 61/195-253), il rapporto finale del 21 luglio 2015 con l’annotazione del 5 ottobre 2016 del medico SMR dr. _ (doc. AI 63/255-257 e 73/292) e l’inchiesta economica per le persone che si occupano dell’economia domestica 1. giugno 2016 con complemento del 19 ottobre 2016 (doc. AI 65/259-265 e 76/295) –, preavvisata il 29 agosto 2016 (doc. AI 69/274-277), l’Ufficio AI ha riconosciuto all’assicurata il diritto ad un quarto di rendita dal 1. gennaio 2015 (dopo l’anno di attesa, art. 28 cpv. 1 lett. b LAI) fino al 1. luglio 2016 (tre mesi dopo la modifica del grado d’invalidità ottenuto in applicazione del metodo misto visto l’inizio dell’attività lavorativa al 20%, art. 88a OAI) (doc. AI 79/223-227).","1.3. Con il presente ricorso l’assicurata, rappresentata dall’avv. RA 1, insorge dinanzi al TCA. Contestate, con argomentazioni di cui si dirà in seguito, la valutazione medica e quella domestica, la ricorrente chiede il riconoscimento del diritto ad una mezza rendita dal 1. gennaio 2015 e, subordinatamente, l’annullamento della decisione impugnata con rinvio degli atti all’amministrazione per ulteriori accertamenti.","In particolare l’insorgente rileva che “(...) uno degli aspetti centrali del presente ricorso è quello a sapere se e in quale misura una persona afflitta da patologie invalidanti, che cerca di riprendere un'attività, debba subire un pregiudizio assicurativo rispetto a chi non intraprende alcuno sforzo in tal senso, nella misura in cui la ripresa – di fatto – risultasse impraticabile (come attestato anche da parere medico). La decisione impugnata non analizza la situazione specifica e attribuisce una valenza determinante per la determinazione del grado di invalidità dei fatti analizzati solo sommariamente. Anche in applicazione del principio dell'affidamento, la ricorrente postula l'accoglimento del presente ricorso. (...)” (I).","1.4. Con la risposta di causa – richiamati i contenuti della decisione visto che la ricorrente ripropone le medesime censure già poste in sede di audizione e rilevato, in particolare, che “(...) per quanto concerne la quota parte salariata, si rileva che l'assicurata ha lavorato per la ditta _ dal marzo 2016 all'agosto 2016, ben 6 mesi, senza alcun problema e che il contratto è stato disdetto solo nel settembre 2016, ossia posteriormente all'emanazione del progetto di decisione del 29.08.2016. Va qui precisato che, contrariamente a quanto indicato dal ricorrente, la lettera di licenziamento non è stata allegata al ricorso malgrado venga citata, tuttavia era stata trasmessa all'UAl con le osservazioni al progetto del 28.09.2016 (doc. 72 incarto AI) ed è quindi agli atti. Considerato che l'assicurata a livello medico-teorico è stata giudicata abile al 50% in attività adeguate, il grado Al nell'attività svolta di assistente contabile al 20% (attività esercitata, va ricordato, al domicilio, pertanto con piena autonomia nell'organizzazione della stessa) risulta essere nullo. Viste le quote parti tra attività salariata (20%) e mansioni casalinghe (80%) stabilite dall'amministrazione nella querelata decisione, il grado di invalidità globale è così del 32% (20 X 0% + 80 X 40.5%) in applicazione del metodo misto, ossia un grado d’invalidità che non permette la concessione di prestazioni dell’assicurazione invalidità dopo il 30.06.2016, come stabilito dall'amministrazione. (...)” (IV) – l’Ufficio AI postula la reiezione del ricorso.","1.5. Con scritto del 23 febbraio 2017 – trasmesso per conoscenza all’amministrazione con possibilità di presentare eventuali osservazioni scritte (VII) – l’insorgente ha sostenuto che “(...) non si condivide evidentemente la tesi (supportata peraltro da giurisprudenza invero assai datata), che il medico curante sarebbe meno fedefacente dei medici fiduciari dell'Al. Per questo motivo, oltre all'audizione testimoniale della Dr.ssa _, si chiede che venga esperita una perizia indipendente circa la capacità lavorativa residua della signora RI 1, posto che la determinazione della stessa, nel caso in disamina, appare necessaria per stabilire il grado di invalidità. (...)” (VI)."}

{"considerato in diritto","2.1. Oggetto del contendere è sapere se a ragione l’Ufficio AI ha riconosciuto all’assicurata il diritto ad un quarto di rendita limitatamente al periodo dal 1. gennaio 2015 al 30 giugno 2016.","2.2. Secondo l’art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con gli art. 7 e 8 della LPGA, con invalidità s’intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata, cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente ad infermità congenita, malattia o infortunio. Gli elementi fondamentali dell'invalidità, secondo la surriferita definizione, sono quindi un danno alla salute fisica o psichica conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio, e la conseguente incapacità di guadagno. Occorre quindi che il danno alla salute abbia cagionato una diminuzione della capacità di guadagno, perché il caso possa essere sottoposto all'assicurazione per l'invalidità (Duc, L’assurance invalidité, in: Meyer (Hrsg.), Schweizerisches Bundesverwaltungsrecht, Band XIV, Soziale Sicherheit, 2a ed., Basilea/Ginevra/Monaco di Baviera 2007, pag. 1411, n. 46).","Giusta l'art. 28 cpv. 1 LAI gli assicurati hanno diritto ad una rendita intera se sono invalidi almeno al 70%, a tre quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono invalidi almeno al 40%.","Ai sensi dell'art. 16 LPGA, il grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto fra il reddito del lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo l'insorgenza dell'invalidità e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione, nell'esercizio di un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in condizioni normali di mercato del lavoro (reddito da invalido) e il reddito del lavoro che egli avrebbe potuto conseguire se non fosse diventato invalido (reddito da valido).","Al proposito va precisato che, secondo la giurisprudenza del Tribunale federale delle assicurazioni (TFA, dal 1° gennaio 2007 Tribunale federale, TF), per il raffronto dei redditi sono determinanti le circostanze esistenti al momento dell'(eventuale) inizio del diritto alla rendita ed i redditi da valido e da invalido devono però essere rilevati sulla medesima base temporale e la valutazione deve tenere conto di eventuali modifiche dei redditi di paragone intervenute fino alla resa della decisione (rispettivamente, in regime di LPGA, decisione su opposizione) e suscettibili di incidere sul diritto alla rendita (DTF 129 V 222; STFA I 600/01 del 26 giugno 2003, consid. 3.1; STFA I 475/01 del 13 giugno 2003, consid. 4.1).","2.3. Per quanto riguarda in particolare l'invalidità cagionata da un danno alla salute psichica, il TFA ha stabilito che é decisivo al proposito che il danno sia di gravità tale da non poter praticamente esigere dall'assicurato di valersi della sua capacità lavorativa sul mercato del lavoro, o che ciò sia persino intollerabile per la società (DTF 127 V 298 consid. 4c, 102 V 165 = RCC 1977 pag. 169; Pratique VSI 1996 pag. 318, 321, 324; RCC 1992 pag. 180; ZAK 1984 pag. 342, 607; STFA I 148/98 del 29 settembre 1998, pag. 10 consid. 3b; Locher/Gächter, Grundriss des Sozialversicherungsrecht, Berna 2014, pag. 98).","Al riguardo l’Alta Corte ha inoltre avuto modo di precisare che:","\" (...)","Tra i danni alla salute psichica, i quali come i danni fisici, possono determinare un'invalidità ai sensi dell'art. 4 cpv. 1 LAI, devono essere annoverati - oltre alle malattie mentali propriamente dette - le anomalie psichiche parificabili a malattia. Non sono considerati effetti di uno stato psichico morboso, e dunque non costituiscono turbe a carico dell'assicurazione per l'invalidità le limitazioni della capacità di guadagno cui l'assicurato potrebbe ovviare dando prova di buona volontà; la misura di quanto è ragionevolmente esigibile dev'essere apprezzata nel modo più oggettivo possibile. Bisogna dunque stabilire se, e in quale misura al caso, un assicurato può, nonostante il danno alla salute mentale, esercitare un'attività lucrativa che il mercato del lavoro gli offre, tenuto conto delle sue attitudini. In quest'ambito il punto è quello di sapere quale attività si può da lui ragionevolmente esigere. Ai fini di stabilire l'esistenza di un'incapacità di guadagno causata da un danno alla salute psichica non è quindi decisivo accertare se l'assicurato eserciti o meno un'attività lucrativa insufficiente; di maggior rilievo è piuttosto domandarsi se si debba ammettere che l'utilizzazione della capacità lavorativa non può in pratica più essere da lui pretesa oppure che essa sarebbe persino insopportabile per la società (DTF 102 V 166; VSI 2001 pag. 224 consid. 2b e sentenze ivi citate; cfr. anche DTF 127 V 298 consid. 4c in fine). (...)\" (STFA I 166/03 del 30 giugno 2004, consid. 3.2)","Secondo la giurisprudenza del TFA, siffatti principi valgono fra l'altro per le psicopatie, le alterazioni dello sviluppo psichico (psychische Fehlentwicklungen), l'alcolismo, la farmacomania, la tossicomania e le nevrosi (STFA I 441/99 del 18 ottobre 1999; STFA I 148/98 del 29 settembre 1998, consid. 3b; RCC 1992 pag. 182 consid. 2a con riferimenti).","In una sentenza I 384/06 del 4 luglio 2007 il TF ha ribadito che “(...) il riconoscimento di un danno alla salute psichica presuppone in particolare la diagnosi espressa da uno specialista in psichiatria, poggiata sui criteri posti da un sistema di classificazione riconosciuto scientificamente (cfr. DTF 130 V 396 segg.; cfr. pure la sentenza del Tribunale federale delle assicurazioni I 621/05 del 13 luglio 2006, consid. 4). (...)” (STF I 384/06 del 4 luglio 2007).","Nella DTF 141 V 281 il TF ha modificato la propria giurisprudenza relativa alle affezioni psicosomatiche, compresi i disturbi somatoformi dolorosi. La capacità di lavoro deve essere valutata nell’ambito di una procedura in cui i fatti sono stabiliti in maniera strutturata, alla luce delle circostanze del caso particolare e senza risultati predefiniti. In particolare la presunzione secondo cui questi disturbi possono generalmente essere sormontati con uno sforzo di volontà ragionevolmente esigibile è stata abbandonata.","2.4. Se, però, un assicurato maggiorenne non esercitava un'attività lucrativa prima di essere invalido, l'applicazione nei suoi confronti del concetto dell'incapacità di guadagno non è possibile poiché – in simili condizioni – l'invalidità non può cagionare una vera e propria perdita di guadagno. Ciò, in special modo, se non si può esigere da questi l'esercizio di un’attività lucrativa.","Per questo motivo l'art. 8 cpv. 3 LPGA parifica l'impedimento di svolgere le proprie mansioni consuete all'incapacità al guadagno (metodo specifico di calcolo dell'invalidità, SVR 1996 IV Nr. 76 pag. 221 consid. 1; RCC 1986 pag. 246 consid. 2b; DTF 104 V 136). In questo senso l’art. 28a cpv. 2 LAI prevede che l'invalidità dell’assicurato che non esercita un’attività lucrativa ma svolge le mansioni consuete e dal quale non si può ragionevolmente esigere che intraprenda un’attività lucrativa è valutata, in deroga all’articolo 16 LPGA, in funzione dell’incapacità di svolgere le mansioni consuete.","A sua volta, l'art. 27 cpv. 1 OAI precisa che per mansioni consuete di una persona senza attività lucrativa occupata nell’economia domestica s’intendono in particolare gli usuali lavori domestici, l’educazione dei figli nonché le attività artistiche e di pubblica utilità e che per mansioni consuete dei religiosi s’intende ogni attività svolta dalla comunità.","L’invalidità viene così valutata sulla base di un confronto delle attività domestiche, da effettuare mediante un’inchiesta domiciliare (DTF 130 V 97; Pratique VSI 2001 pag. 158 consid. 3c). Si paragona quindi l'attività svolta dall'assicurato prima della sopravvenienza del danno alla salute con quella che può svolgere posteriormente, applicando l'impegno che si può esigere da lui (RCC 1984 pag. 139; Duc, Les assurances sociales en Suisse, Lausanne 1995, pag. 458; Maurer, Bundessozialversicherungsrecht, 1994, pag. 145). Di regola si presume che non vi è impedimento dovuto all'invalidità se l'assicurato è ancora attivo nella sua economia domestica e segue, almeno parzialmente, le incombenze che lo concernono. Questa presunzione può tuttavia essere rovesciata se è stabilito che la persona lavora più di quanto è ragionevolmente esigibile oppure fa eseguire da altri la maggior parte dei lavori che non può eseguire personalmente (RCC 1984 pag. 139). L'importanza dell'attività della persona che si occupa dell'economia domestica dipende dalla struttura familiare, dalla situazione professionale del congiunto e dalle circostanze locali. Si distinguono quindi tre tipi di famiglia, quella senza figli, quella con figli o altri membri della famiglia che richiedono cure o quella in cui un coniuge collabora nell'impresa dell'altro.","2.5. Nel caso in cui, invece, l'interessato svolga (o comunque svolgerebbe in assenza dei fattori invalidanti) solo parzialmente un'attività lucrativa, torna applicabile l’art. 28a cpv. 3 LAI, secondo cui se l'assicurato esercita un'attività lucrativa a tempo parziale o collabora gratuitamente nell'azienda del coniuge, l'invalidità per questa attività è valutata secondo l'articolo 16 LPGA. Se svolge anche le mansioni consuete, l'invalidità per questa attività è determinata secondo il capoverso 2. In tal caso, occorre determinare la parte dell'attività lucrativa o della collaborazione gratuita nell'azienda del coniuge e la parte dello svolgimento delle mansioni consuete e valutare il grado d'invalidità nei due ambiti.","Questo metodo di graduazione dell'invalidità (detto \"metodo misto\") è stato ancora una volta dichiarato conforme alla legge dal TFA in DTF 125 V 146.","Anche in altre occasioni l'Alta Corte ha confermato che il metodo misto, applicato ad assicurati che svolgono un'attività lucrativa unicamente a tempo parziale e consacrano il resto del loro tempo all'attività casalinga, è conforme alla legge e alla volontà del legislatore. Nemmeno è stata ravvisata una violazione dell'art. 8 CEDU (cfr. STFA I 276/05 del 24 aprile 2006, parzialmente pubblicata in Plaidoyer 5/06 pag. 54 segg.; sentenza I 156/04 del 13 dicembre 2005, pubblicata in SVR 2006 IV Nr. 42 pag. 151 segg.).","Questa giurisprudenza è stata ribadita ulteriormente nelle DTF 137 V 334, 133 V 504 e 133 V 477.","In una sentenza pubblicata in DTF 134 V 9, l'Alta Corte ha precisato la propria giurisprudenza e ha ammesso la possibilità di prendere in considerazione gli influssi reciprochi dell'attività lucrativa e dello svolgimento di mansioni consuete nell'ambito dell'applicazione del metodo misto. Una eventuale ridotta capacità nell'ambito professionale o nell'ambito dell'adempimento delle mansioni consuete (secondo l'art. 27 OAI) in seguito a maggiori sforzi compiuti nell'altro settore d'attività va tuttavia presa in considerazione solo a determinate condizioni.","Ricordato che il metodo misto è previsto per le persone che esercitano un’attività lucrativa e che oltre a questa conducono un’economia domestica o svolgono altre mansioni ai sensi dell’art. 8 cpv. 3 LPGA (art. 5 cpv. 1 vLAI nel tenore in vigore sino al 31 dicembre 2002), secondo giurisprudenza la riduzione del tasso di occupazione esigibile in un’attività lucrativa senza che questo tempo libero venga consacrato allo svolgimento delle mansioni consuete è irrilevante ai fini del metodo di valutazione dell’invalidità. In quest’ultima fattispecie è applicabile il metodo ordinario (DTF 131 V 51)."}