Decision ID: 25249d9b-946d-5311-9af4-c8c9cc6a6662
Year: 2012
Language: it
Court: TI_TCAS
Chamber: TI_TCAS_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: social_law

ritenuto
in fatto
1.1. RI 1, classe 1965, attiva quale cameriera nella misura dell’80%, nell’ottobre 2009 ha inoltrato una domanda di prestazioni AI per adulti (doc. AI 1).
1.2. Esperiti gli accertamenti medici, tra cui una valutazione eseguita dal Servizio medico regionale dell’AI (SMR; doc. AI 30), ed economici, in particolare un’inchiesta per le persone che si occupano dell’economia domestica (doc. AI 39), con decisione 16 giugno 2011 (preavvisata il 21 marzo 2011), l’Ufficio AI ha respinto la domanda di prestazioni non presentando l’assicurata un grado d’invalidità pensionabile (doc. AI 59).
1.3. Contro la succitata decisione , ha inoltrato il presente tempestivo ricorso postulandone l’annullamento ed il rinvio degli atti all’Ufficio AI per l’espletamento di ulteriori accertamenti medici. Evidenziando in particolare di non avere ancora ricevuto dall’amministrazione l’incarto, essa sostiene di non poter risalire alle motivazioni della residua capacità lavorativa poste a fondamento della decisione contestata. Degli ulteriori motivi verrà detto, per quanto necessario, nel prosieguo.
L’insorgente ha chiesto di essere posta al beneficio dell’as- sistenza giudiziaria con gratuito patrocinio.
1.4. Con la risposta di causa l’Ufficio AI ha chiesto la reiezione del ricorso confermando la validità sia della valutazione medica che di quella economica.
1.5. Il 5 luglio 2011 l’insorgente ha prodotto la documentazione ai fini dell’assistenza giudiziaria (V). Il 29 agosto 2011 essa ha ribadito di non aver ancora ricevuto dall’amministrazione gli atti riguardanti la sua pratica, facendo presente che, una volta in suo possesso, inoltrerà le dovute osservazioni (X).
considerato

in diritto
in ordine
2.1. La presente vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico ai sensi dell'articolo 49 cpv. 2 della Legge sull’organizzazione giudiziaria (STF 9C_211/ 2010 del 18 febbraio 2011; STF 9C_792/2007 del 7 novembre 2008 e giurisprudenza ivi citata).
nel merito
2.2. L’insorgente evidenzia di non potersi esprimere sugli accertamenti medici non avendole l’amministrazione inviato gli atti.
Al riguardo, va fatto presente che il
diritto di essere sentito - espressamente sancito dall'art. 29 cpv. 2 Cost. - garantisce segnatamente il diritto dell'amministrato di prendere parte a una procedura decisionale suscettibile di ledere la sua sfera giuridicamente protetta (DTF 121 V 152 e giurisprudenza ivi citata). In tale diritto rientra anche il diritto dell’assicurato di partecipare all’assunzione delle prove rilevanti o quantomeno di potersi esprimere sul relativo esito probatorio se questo è idoneo a influenzare la decisione (DTF 122 V 157, 121 V 360), ciò che presuppone che l’assicurato formuli una domanda per ottenere il diritto di consultare gli atti che gli sono o gli dovrebbero essere noti (art. 47 LPGA; DTF 132 V 387). Di regola gli Uffici AI subordinano la consultazione degli atti a una domanda scritta (art. 8 OPGA). Si tratta di un diritto di natura formale, la cui violazione comporta di regola l’annullamento della decisione impugnata, a prescindere dall’incidenza di una tale lesione sul risultato materiale della procedura (DTF 127 V 437 consid. 3d/aa, 126 V 132 consid. 2b e riferimenti ivi citati). Qualora l’istanza superiore gode dello stesso potere cognitivo dell’autorità che ha emesso la decisione contestata, la giurisprudenza ammette che il vizio - purché non particolarmente grave - possa essere sanato nel corso della procedura di seconda istanza. Una correzione del vizio può tuttavia entrare soltanto eccezionalmente in linea di conto (DTF 127 V 437 consid. 3d/aa, 126 I 72, 126 V 132 consid. 2b).
Nel caso in esame, il legale dell’assicurata con scritto 15 giugno 2011, quindi dopo l’emanazione della decisione contestata, ha chiesto all’Ufficio AI di trasmettergli gli atti (doc. AI 59) e lo stesso giorno ha inoltrato il presente ricorso.
Evidentemente l’amministrazione non ha dato seguito alla richiesta dell’assicurata, poiché al momento della risposta di causa inoltrata a questa Corte essa ha allegato l’incarto completo, così come stabilito dall’art. 5 cpv. 1 Lptca. In questo contesto l’insorgente poteva prendere visione degli atti di causa direttamente presso la Cancelleria del TCA ed inoltrare eventuali osservazioni.
Visto quanto sopra, si deve quindi concludere che non è ravvisabile una violazione del diritto di essere sentito da parte dell’amministrazione.
Del resto, anche volendo ammettere, per pura ipotesi di lavoro, un’eventuale violazione del diritto di essere sentito, la stessa sarebbe comunque stata sanata in questa sede (sulla sanatoria della violazione del diritto di essere sentito da parte dell’istanza di ricorso avente pieno potere cognitivo cfr. ad. esempio DTF 132 V 390 consid. 5; 126 I 68, 124 V 180; STFA 9C-1032/2010 del 1. settembre 2011).
Il TCA può pertanto entrare nel merito del ricorso.
2.3. Oggetto del contendere è sapere se l’assicurata ha diritto ad una rendita.
2.4. Secondo l’art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con gli art. 7 e 8 della LPGA, con invalidità s’intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata, cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio. Gli elementi fondamentali dell'invalidità, secondo la surriferita definizione, sono quindi un dan-no alla salute fisica o psichica conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio, e la conseguente incapacità di guadagno. Occorre quindi che il danno alla salute abbia cagionato una diminuzione della capacità di guadagno, perché il caso possa essere sottoposto all'assicurazione per l'invalidità (
Duc, L’assurance invalidité, in: Meyer (Hrsg.), Schweizerisches Bundesverwaltungsrecht, Band XIV, Soziale Sicherheit, 2a ed., 2007, p. 1411, n. 46
). Secondo l'art. 28 cpv. 2 LAI gli assicurati hanno diritto ad una rendita intera se sono invalidi almeno al 70%, a tre quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono invalidi almeno al 40%.
Ai sensi dell'art. 16 LPGA il grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto fra il reddito del lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo l'insorgenza dell'invalidità e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione, nell'esercizio di un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in condizioni normali di mercato del lavoro (reddito da invalido) e il reddito del lavoro che egli avrebbe potuto conseguire se non fosse diventato invalido (reddito da valido). Il grado d'invalidità dell'assicurato deve quindi essere determinato dal raffronto del reddito che egli ancora può conseguire nonostante la sua invalidità con quello che avrebbe potuto guadagnare in assenza delle affezioni di cui è portatore (Duc, op. cit., p. 1476, n. 213 e la giurisprudenza citata alla nota a pié pagina n. 264). Si confronta perciò il reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non fosse divenuto invalido con quello ch'egli può tuttora realizzare, benché invalido, sfruttando la residua capacità lavorativa in attività da lui ragionevolmente esigibili in condizioni normali del mercato del lavoro, previa adozione di eventuali provvedimenti integrativi (metodo generale del raffronto dei redditi; DTF 128 V 30, 104 V 136; Pratique VSI 2000 p. 84)
.
2.5. Se, però, un assicurato maggiorenne non esercitava un'attività lucrativa prima di essere invalido, l'applicazione nei suoi confronti del concetto dell'incapacità di guadagno non è possibile poiché - in simili condizioni - l'invalidità non può cagionare una vera e propria perdita di guadagno. Ciò, in special modo, se non si può esigere da questi l'esercizio di una attività lucrativa.
Per questo motivo l'art. 8 cpv. 3 LPGA parifica l'impedimento di svolgere le proprie mansioni consuete all'incapacità al guadagno (metodo specifico di calcolo dell'invalidità, SVR 1996 IV Nr. 76 p. 221 consid. 1; RCC 1986 p. 246 consid. 2b; DTF 104 V 136). In questo senso l’art. 28 a cpv. 2 LAI prevede che l'invalidità dell’assicurato che non esercita un’attività lucrativa ma svolge le mansioni consuete e dal quale non si può ragionevolmente esigere che intraprenda un’attività lucrativa è valutata, in deroga all’articolo 16 LPGA, in funzione dell’incapacità di svolgere le mansioni consuete. A sua volta, l'art. 27 cpv. 1 OAI precisa che per mansioni consuete di una persona senza attività lucrativa occupata nell’economia domestica s’intendono in particolare gli usuali lavori domestici, l’educazione dei figli nonché le attività artistiche e di pubblica utilità e che per mansioni consuete dei religiosi s’intende ogni attività svolta dalla comunità.
L’invalidità viene così valutata sulla base di un confronto delle attività domestiche, da effettuare mediante un’inchiesta domiciliare (DTF 130 V 97; Pratique VSI 2001 p. 158 consid. 3c). Si paragona quindi l'attività svolta dall'assicurato prima della sopravvenienza del danno alla salute con quella che può svolgere posteriormente, applicando l'impegno che si può esigere da lui (RCC 1984 p. 139; J. L. Duc, Les assurances sociales en Suisse, Lausanne 1995, p. 458; A. Maurer, Bundessozialversicherungsrecht, Basilea e Francoforte, 1994, p. 145). Di regola si presume che non vi è impedimento dovuto all'invalidità se l'assicurato è ancora attivo nella sua economia domestica e segue, almeno parzialmente, le incombenze che lo concernono. Questa presunzione può tuttavia essere rovesciata se è stabilito che la persona lavora più di quanto è ragionevolmente esigibile oppure fa eseguire da altri la maggior parte dei lavori che non può eseguire personalmente (RCC 1984 p. 139). L'importanza dell'attività della persona che si occupa dell'economia domestica dipende dalla struttura familiare, dalla situazione professionale del congiunto e dalle circostanze locali. Si distinguono quindi tre tipi di famiglia, quella senza figli, quella con figli o altri membri della famiglia che richiedono cure o quella in cui un coniuge collabora nell'impresa dell'altro.
2.6.
Nel caso in cui invece l’interessato svolga (o comunque svolgerebbe in assenza dei fattori invalidanti) solo parzialmente un'attività lucrativa risulta applicabile l’art. 28a cpv. 3 LAI secondo cui:
“ se l’assicurato esercita un’attività lucrativa a tempo parziale o collabora gratuitamente nell’azienda del coniuge, l’invalidità per questa attività è valutata secondo l’articolo 16 LPGA. Se svolge anche le mansioni consuete, l’invalidità per questa attività è determinata secondo il capoverso 2. In tal caso, occorre determinare la parte dell’attività lucrativa o della collaborazione gratuita nell’azienda del coniuge e la parte dello svolgimento delle mansioni consuete e valutare il grado d’invalidità nei due ambiti."
Questo metodo di graduazione dell'invalidità (detto "metodo misto") è stato diverse volte confermato dal TF (DTF 133 V 504, SVR 2006 IV Nr. 42 p. 151 ss, STFA I 276/05 del 24 aprile 2006, parzialmente pubblicata in Plädoyer 5/06 p. 54 segg). In DTF 137 V 333 l’Alta Corte ha concluso che i
l metodo misto di valutazione dell'invalidità non viola né il diritto al rispetto della vita privata e familiare garantito dagli art. 13 cpv. 1 Cost. e 8 CEDU né i principi della parità di trattamento e del divieto di discriminazione sanciti dall'art. 8 Cost.
In una sentenza pubblicata in DTF 134 V 9 l'Alta Corte ha precisato la propria giurisprudenza ed ha ammesso la possibilità di prendere in considerazione gli influssi reciprochi dell'attività lucrativa e dello svolgimento di mansioni consuete nell'ambito dell'applicazione del metodo misto.
Una eventuale ridotta capacità nell'ambito professionale o nell'ambito dell'adempimento delle mansioni consuete (secondo l'art. 27 OAI
[nella versione in vigore dal 1° gennaio 2004]) in seguito a maggiori sforzi compiuti nell'altro settore d'attività va tuttavia presa in considerazione solo a determinate condizioni.
2.7. Nella fattispecie in esame, per quel che concerne la parte salariata, esercitata dall’assicurata nella misura dell’80%, l'Ufficio AI ha disposto una valutazione reumatologica a cura del SMR. Dal referto 22 giugno 2010 (doc. Al 30) risulta che il dr. _, dopo aver esposto dettagliatamente l'anamnesi, riportate le indicazioni soggettive e le constatazioni obiettive, ha diagnosticato un dolore cronico residuo al 1 metatarsus distale al piede destro in esiti da correzione chirurgica dell’alluce valgo con osteotomia eseguita nel novembre 2007. Individuata nella deambulazione prolungata di oltre 30 minuti la principale sintomatologia, elencate le limitazioni fisiche nell’allegato esame delle funzionalità fisica, il succitato specialista ha precisato:
"
(...)
Le maggiori limitazioni sono ovviamente determinate dal carico prolungato e dalla deambulazione su terreni sconnessi.
Nell'abituale attività lavorativa risulta medicalmente giustificata IL 100% dal novembre 2007 al 31.08.2008 (un mese circa dopo asportazione osteosintesi). Successivamente IL 30% determinata dalla necessità di pause di riposo prolungate o intermittenti durante il lavoro.
In attività rispettosa dei limiti funzionali prevalentemente senza carico prolungato del piede destro IL 0% da febbraio 2008 (tre mesi dopo osteotomia)."
(Doc. AI 30/3)
Questo
TCA non ha motivi per mettere in dubbio la dettagliata e convincente valutazione effettuata del SMR. In essa è stato debitamente tenuto conto delle affezioni di cui l’assicurata è portatrice, con conclusioni logiche e prive di contraddizioni circa la capacità lavorativa del 100% in attività adeguate. Né del resto l’insorgente ha prodotto in sede di ricorso documentazione medica che possa validamente mettere in dubbio la fedefacenza delle conclusioni del SMR. Al riguardo va ricordato che se da una parte
la procedura davanti al TCA è retta dal principio inquisitorio, secondo cui i fatti rilevanti per il giudizio devono essere accertati d'ufficio dal giudice, dall’altra si rileva che questo principio non è però assoluto, atteso che la sua portata è limitata dal dovere delle parti di collaborare all'istruzione della causa (DTF 122 V 158 consid. 1a, 121 V 210 consid. 6c con riferimenti). Il dovere processuale di collaborazione comprende in particolare l'obbligo delle parti di apportare ‐ ove ciò fosse ragionevolmente esigibile ‐ le prove necessarie, avuto riguardo alla natura della disputa e ai fatti invocati, ritenuto che altrimenti rischiano di dover sopportare le conseguenze della carenza di prove (DTF 117 V 264 consid. 3b con riferimenti).
Va poi rilevato che anche i rapporti 15 marzo 2010, 1° aprile 2010 e 4 maggio 2010 del dr. _, specialista in chirurgia ortopedica (doc. AI 31), sono stati esaminati dal dr. _ del SMA, il quale nelle annotazioni 11 ottobre 2011 non ha intravisto una modifica di quanto costatato durante la visita del giugno 2010 (doc. AI 34). Nell’ultimo rapporto il dr. _ aveva riscontrato una mobilità diminuita ed una flessione plantare che non eccede l’allineamento del I metatarsus. Egli ha consigliato un’osteotomia di accorciamento assiale della I falange per diminuire la pressione funzionale articolare metatarso-falangea (doc. AI 31-4). Non è dato di sapere se il proposto intervento è stato eseguito non avendo l’assicurata prodotto alcun rapporto in merito, limitandosi tuttavia a segnalare, con scritto 7 aprile 2011, la visita del 25 maggio 2011 dal dr. _, specialista in chirurgia della mano attivo presso l’Ospedale _ per un punto della situazione (doc. AI 50). Al riguardo occorre rilevare che