Decision ID: 2c037d41-4761-54f5-b498-fb6468158b5d
Year: 1998
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_002
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: civil_law

in fatto:
A.
L’attrice sostiene di essersi rivolta a _, di professione cartomante ed esercitante assieme al figlio _, durante il 1988 per la soluzione di problemi famigliari.
Questi avrebbero avviato un’indebita azione di spoliazione nei suoi confronti, facendosi da lei consegnare valori di vario genere, e meglio fr. 41’000.-- in contanti o titoli, e ulteriori lire 115’000’000 provento della vendita di una proprietà immobiliare sita in Italia, importi di cui la procedente ha chiesto la restituzione con la causa che ci occupa.
B.
I convenuti si sono opposti alla petizione contestando la partecipazione del figlio all’attività professionale della madre, e negando per il resto di avere ricevuto denaro o valori dall’attrice. Le eventuali e denegate dazioni avrebbero comunque semmai avuto carattere extracontrattuale, dal che l’adduzione, in duplica, dell’eccezione di prescrizione.
C.
Il Pretore, dopo avere respinto l’eccezione di prescrizione, ha ritenuto che i rapporti tra l’attrice e la convenuta _ avessero carattere contrattuale attinenti al contratto di mandato, in virtù dei quali esisterebbe pertanto un preciso obbligo di diligenza della mandataria.
Sulla scorta delle risultanze istruttorie, il Pretore ha ritenuto comprovata unicamente la consegna di lire 50’400’000 e di fr. 18’000.-- dall’attrice alla convenuta. Quest’ultima avrebbe tuttavia dimostrato la restituzione dell’importo in lire italiane per mezzo della teste _ nel complesso credibile ancorché sua amica da vent’anni, mentre non vi sarebbe la prova della restituzione dei fr. 18’000.--, somma per la quale la petizione sarebbe pertanto da ammettere nei confronti della convenuta _
.
D.
Con l’appello _ chiede che la petizione sia respinta anche nei suoi confronti.
Il Pretore avrebbe male valutato il materiale probatorio agli atti, ed in particolare la deposizione della teste _ giungendo all’errata conclusione di negare anche la restituzione dei fr. 18’000.--. La stessa sarebbe inoltre attestata dalle ricevute doc. A1-A4, la cui produzione in sede di appello si giustificherebbe in applicazione dell’art. 322 CPC, avendo la convenuta ignorato fino al momento della deposizione della teste _ dell’esistenza di tali ricevute.
Entrambi i convenuti postulano inoltre che le spese e le ripetibili siano poste interamente a carico dell’attrice, non essendoci alcun valido motivo che giustificherebbe di derogare al principio del computo aritmetico della soccombenza.
E.
Con l’appello adesivo l’attrice postula invece la riforma del querelato giudizio nel senso di ammettere la petizione nei confronti di _ per l’ulteriore importo di lire 50’400’000, adducendo a sua volta un’errata valutazione delle prove da parte del Pretore, e questo con riferimento alla deposizione _
F.
Delle argomentazioni dei rispettivi memoriali di osservazioni agli appelli avversari -concludenti per la loro reiezione- si dirà, per quanto necessario, nei successivi considerandi.

Considerato
in diritto:
A. Sull’appello di _
1.
L’appello principale risulta irricevibile per quanto introdotto da _ limitatamente al dispositivo, n. 4 del giudizio impugnato relativo a spese e ripetibili: nella misura in cui l’appellante contesta il riparto delle spese e della tassa di giustizia l’impugnazione è irricevibile per mancanza di gravamen, non risultando a suo carico addebito alcuno; nella misura in cui invece egli si aggrava contro l’attribuzione in suo favore di soli fr. 1’800.-- di ripetibili l’appello è per contro nullo per l’assenza di una concreta proposta di giudizio (art. 309 cpv. 2 lit. e CPC), essendo la formulazione “Spese e ripetibili (queste ultime calcolate in base all’art. 150 CPC) integralmente a carico della soccombente” del tutto indeterminata, così da impedire la pronuncia dell’autorità d’appello entro i limiti della domanda (
Cocchi/Trezzini
, CPC, ad art. 309 n. 2 e nota al n. 1).
B. Sull’appello di _
2.
Va preliminarmente disattesa la richiesta formulata ex art. 322 CPC dell’assunzione agli atti in via suppletoria dei doc. A1-A4, costituenti fotocopia di 4 asserite ricevute rilasciate dall’attrice.
L’appellante (punto 6, pag. 6) afferma di avere appreso dell’esistenza dei documenti in questione durante l’istruttoria di causa, e meglio in occasione dell’audizione della teste _ avvenuta il 5 dicembre 1996.
Ne consegue, secondo l’art. 192 cpv. 1 CPC, che la richiesta di assunzione agli atti di quei documenti doveva avvenire al più tardi entro 10 giorni dalla fine dell’istruttoria, non potendo essere seguita la tesi dell’appellante secondo cui la concludenza delle ricevute quale prova liberatoria -addirittura lampante nell’ambito di una causa di restituzione- sarebbe emersa solo sulla scorta del giudizio pretorile, dovendosi evidentemente pronunciare il giudizio sulla concludenza della prova da assumere in via suppletoria prima del giudizio di merito e sulla sola base della forza probante intrinseca di quella prova, e non alla luce di una sua valutazione nel contesto delle altre prove assunte, il che avverrà appunto solo con il giudizio sul merito.
Ne segue, a prescindere da ogni altra considerazione, la tardività della richiesta formulata con l’appello.
3.
Per il resto (punto 5, pag. 5 e 6) l’appello è incentrato sulla critica alla decisione pretorile di discostarsi dalle risultanze della deposizione di _, definita “fondamentale”.
Più ancora che infondata, la censura si rivela tuttavia priva di oggetto: anche dopo una ripetuta lettura della deposizione in questione -nella quale si passa in continuazione di argomento in argomento senza che nulla venga  è dato di capire, e l’appellante difatti non lo precisa, in quale modo dovrebbe ritenersi dimostrata con la necessaria certezza l’asserita restituzione dell’importo di fr. 18’000.--.
Il passaggio decisivo è verosimilmente quello in cui la teste afferma che:
“Nel mio negozio non sono mai state scritte lettere per conto dell’attrice. Essa firmava soltanto delle ricevute. L’attrice aveva dato alla _ denaro da custodire. Ogni tanto la signora _ chiedeva alla _ di darle una parte di quel denaro. La _ mi lasciava il denaro che io consegnavo all’attrice facendole firmare la ricevuta.”
ma è chiaro che in assenza delle ricevute in questione, da ostendere alla teste affinché le riconoscesse, la totale genericità di queste informazioni non permette, date anche le particolari circostanze della fattispecie, la formazione di alcun convincimento circa l’entità del denaro dato dall’attrice alla convenuta e di quello restituito, così da non potersi ragionevolmente ritenere comprovata l’asserita estinzione del riconosciuto debito di fr. 18’000.--. Non emergendo migliori elementi neppure dalla richiamata dichiarazione resa dalla teste in sede penale il 19 maggio 1995, non si può ritenere -anche a prescindere da qualsiasi considerazione circa la credibilità della teste- che il Pretore negando che sia stata fornita la prova dell’asserita restituzione dei fr. 18’000.-- abbia ecceduto nel proprio ampio potere di apprezzamento delle risultanze di causa.
4.
L’appellante contesta infine il riparto degli oneri di causa adottato dal Pretore, negando che una parziale deroga al criterio della soccombenza aritmetica possa avvenire in conseguenza “del tipo di argomentazione giuridica invocata dalle parti”.
La censura è infondata.
In primo luogo -e questo con riferimento all’eccezione di prescrizione- è manifesto che l’adduzione di eccezioni preliminari o di merito che si rivelano infondate impone sia al giudice che alla controparte un lavoro supplementare per la loro disamina, e pertanto è senza dubbio giustificato che tale maggiore onere venga accollato alla parte che lo ha causato (art. 148 cpv. 3 CPC).
Secondariamente -e ciò vale per la negazione dell’esistenza di rapporti contrattuali- la medesima situazione di maggiore onere per la controparte e per il giudice si viene a creare allorché, contrariamente alla realtà e senza che ve ne sia una reale necessità, la parte convenuta adotta un atteggiamento di totale negazione delle argomentazioni fattuali di controparte.
Dovendosi ammettere il principio della possibilità di deroga ai criteri di riparto matematici, si rileva che la convenuta non ha in concreto contestato il quantum della deroga operata dal Pretore, con il che anche questa argomentazione -e con essa l’intero gravame- può essere respinta.
C. Sull’appello adesivo di _
5.
Anche l’appellante adesiva muove delle critiche all’apprezzamento delle prove operato dal Pretore in riferimento all’episodio della pretesa restituzione dell’importo di lire 50’400’000, segnatamente alla decisione di ritenere in proposito credibile la deposizione di _, amica di lunga data della convenuta.
Si tratta di critiche ingiustificate.
Infatti, contrariamente alla tesi dell’appellante, il solo fatto che la teste abbia dichiarato di conoscere la parte da più di vent’anni (risposta a controdomanda 1A), il che comunque non implica necessariamente un rapporto di amicizia, non basta a rendere la deposizione sospetta o la teste inaffidabile. A questo risultato, secondo la giurisprudenza di questa Camera, sarebbe stato possibile giungere unicamente in presenza di significative discordanze tra i fatti narrati e quelli desumibili da altre prove (
II CCA
29 febbraio 1996 in re O. SA/F., 15 settembre 1994 in re B./B. e A., 23 agosto 1994 in re Q. e llcc./A. SA e llcc.;
Cocchi/Trezzini
, CPC, ad art. 90, n. 18).
Siffatte discordanze non vengono in concreto neppure accennate, limitandosi l’appellante ad invocare una valutazione soggettiva del comportamento della testimone molto difficile da eseguire, se si pone mente al fatto che essa è stata sentita in via rogatoriale.
Si può pertanto concludere, confermando le valutazioni del primo giudice, nel senso che nelle circostanze date il prescindere dalla considerazione della deposizione _ avrebbe costituito un’indebita forzatura nella valutazione del materiale probatorio, sicché la decisione di ritenere restituito l’importo di lire 50’400’000 merita in definitiva di essere confermata.
Ne segue la reiezione sia dell’appello principale che di quello adesivo ai sensi dei considerandi.
Tassa di giustizia, spese e ripetibili seguono la soccombenza (art. 148 CPC).