Decision ID: 83d330cb-a7ae-59eb-a207-d301dee04a3a
Year: 2016
Language: it
Court: CH_BVGE
Chamber: CH_BVGE_001
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: 

Fatti:
A.
A._, cittadino nigeriano nato il (...), è giunto per la prima volta in
Europa nel 1996, e meglio in Germania, successivamente si è stabilito in
Spagna, paese in cui il 20 aprile 2007 ha sposato B._, cittadina
elvetica nata il (...). Dalla loro unione è nata il (...) la figlia C._, la
quale è stata data in affidamento a terzi nell'agosto seguente.
B.
Sprovvisto del necessario visto, A._ è entrato illegalmente in Sviz-
zera il 21 giugno 2008. Arrestato tre giorni più tardi, è rimasto in carcere
fino al 15 settembre 2008. Nel frattempo la moglie, già sotto curatela am-
ministrativa a causa della sua dipendenza da alcool e da sostanze stupe-
facenti, è stata collocata presso una comunità per tossicodipendenti.
Interrogato dalla Polizia cantonale in data 25 settembre 2008 l'interessato
ha dichiarato di avere vissuto a D._ con la moglie dal luglio al di-
cembre 2006, di essersi trasferito in Spagna ed essere in seguito rientrato
in Ticino a inizio maggio 2007, per risiedere presso la moglie e la suocera.
A._ ha tuttavia precisato di non avere più vissuto con la moglie dal
giugno 2007.
C.
A._, già richiedente d'asilo in Svizzera nel 2006, nel corso della sua
permanenza in Europa ha subito diverse condanne da parte delle autorità
penali tedesche ed elvetiche, specialmente in materia di sostanze stupefa-
centi.
Il 24 gennaio 1997 è stato condannato in Germania ad una pena pecuniaria
di 45 aliquote giornaliere da DM 10.– ciascuna per violazione alla restri-
zione di residenza. Il 1° ottobre dello stesso anno, le autorità penali tede-
sche gli hanno inflitto una condanna a 5 mesi di detenzione, sospesi con-
dizionalmente per due anni, per traffico illegale di sostanze stupefacenti e
resistenza a pubblico ufficiale. Per lo stesso tipo di reati, in data 20 aprile
1998, A._ è stato nuovamente condannato da un tribunale germa-
nico ad una pena detentiva di 11 mesi, sospesi per due anni. La condanna
più severa inflittagli risale al 5 settembre 2001 quando – sempre in Germa-
nia – è stato riconosciuto colpevole di grave traffico illegale di sostanze
stupefacenti e per questo motivo è stato punito con 4 anni di detenzione.
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In Svizzera A._ è stato condannato in data 28 giugno 2006 dal Mi-
nistero pubblico del Canton Ginevra ad una pena detentiva di 20 giorni,
sospesi condizionalmente per tre anni, e al divieto di recarsi nel territorio di
quel cantone, per infrazione alla LStup (RS 812.121). Il 3 dicembre 2008
con decreto d'accusa del Ministero pubblico del Canton Ticino l'interessato
è stato nuovamente condannato a 83 giorni di detenzione per infrazione
alla LStup, soggiorno illegale ed attività lucrativa abusiva ai sensi dell'allora
in vigore legge federale del 26 marzo 1931 concernente la dimora e il do-
micilio degli stranieri (LDDS, CS 1 117) e per gli stessi reati ai sensi della
LStr (RS 142.20). L'ultima condanna inflitta a A._ risale al 2 settem-
bre 2013 (cfr. atti 12 e 13 dell'incarto Simic, pagg. 90-94) quando il Mini-
stero pubblico del Canton Ticino ha emanato un decreto d'accusa nei suoi
confronti per infrazione alla LStup prevedente una pena pecuniaria di 40
aliquote giornaliere da fr. 100.– sospese per un periodo di prova di 3 anni.
D.
In data 4 febbraio 2014, l'Ufficio federale della migrazione (UFM; attual-
mente: Segreteria di Stato della migrazione [SEM]) ha emanato nei con-
fronti dell'interessato una decisione di divieto d'entrata in Svizzera e nel
Liechtenstein di durata indeterminata. L'autorità inferiore ha motivato la mi-
sura di allontanamento in virtù della grave ed attuale minaccia della sicu-
rezza e dell'ordine pubblici che le ripetute condanne inflitte all'interessato,
sia in Svizzera sia all'estero, comportano. La SEM ha in particolare messo
in evidenza come i reati commessi da A._ riguardassero sostanze
stupefacenti, e di conseguenza implicassero la messa in pericolo di un in-
teresse pubblico fondamentale quale è la sanità; l'autorità inferiore ha inol-
tre sottolineato come il ripetuto agire dell'interessato denotasse un elevato
rischio di recidiva e il fatto che né il matrimonio, né la nascita della figlia lo
abbiano dissuaso dal delinquere. Visto che egli non vive in comunione do-
mestica né con la moglie, né con la figlia, la SEM ha considerato che nel
caso di specie A._ non può prevalersi del diritto al rispetto della vita
privata e familiare ai sensi dell'art. 8 CEDU. Per le stesse ragioni la SEM
ha privato dell'effetto sospensivo un eventuale ricorso e, visto che il per-
messo di soggiorno dell'interessato in Spagna risultava scaduto in data
26 gennaio 2014, ha iscritto il divieto d'entrata nel sistema d'informazione
Schengen (SIS).
E.
A._, agendo per il tramite del proprio patrocinatore, è insorto contro
la citata decisione in data 20 ottobre 2014 dinanzi al Tribunale amministra-
tivo federale (di seguito: Tribunale), postulandone l'annullamento e la resti-
tuzione dell'effetto sospensivo tolto dall'autorità inferiore.
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A sostegno del proprio gravame, l'insorgente si è richiamato al diritto al
rispetto della vita privata e familiare ai sensi dell'art. 8 CEDU in virtù dei
rapporti intrattenuti con la figlia, minorenne e cittadina elvetica, residente
in Svizzera presso una famiglia affidataria. Al proposito A._ ha so-
stenuto che «l'unica soluzione percorribile al fine di mantenere la intatta la
relazione tra genitore e figlia è pertanto quella di permettere al ricorrente di
soggiornare in Svizzera». L'insorgente si è altresì richiamato al rapporto
intrattenuto con la nuova compagna anch'essa residente in Svizzera.
In merito alle condanne subite, A._ ha dichiarato che l'importanza
delle stesse, nell'ambito della valutazione degli interessi privati e pubblici
in causa, debba essere relativizzata, visto il tempo trascorso e dato che
«nulla è dato sapere» per quanto concerne le condanne inflitte all'estero. Il
ricorrente ritiene che il suo interesse privato a potere recarsi in Svizzera
debba prevalere su quello pubblico al suo allontanamento siccome i com-
portamenti delittuosi rimproverati dall'autorità inferiore non permettereb-
bero di concludere all'esistenza di una «minaccia grave ed imminente per
la popolazione svizzera». A._ ha infine sostenuto che l'ultimo pro-
cedimento aperto nei suoi confronti per l'accusa di riciclaggio di denaro si
è concluso con l'assoluzione.
F.
Il 1° dicembre 2014 il ricorrente si è rivolto alla SEM postulando la conces-
sione di un salvacondotto valido per il 12 dicembre 2014, al fine di potere
esercitare il diritto di visita nei confronti della figlia presso un istituto spe-
cializzato di E._. Detta richiesta è stata accolta dall'autorità inferiore
il 5 dicembre 2014.
G.
Con osservazioni dell'8 dicembre 2014, costatando che il ricorrente ha nel
frattempo ottenuto il rinnovo del permesso di dimora in Spagna, la SEM ha
cancellato l'iscrizione del divieto d'entrata impugnato nel SIS.
H.
Con atto di replica del 3 gennaio 2015 A._ ha in primo luogo ribadito
la tesi secondo la quale le condanne subite in Germania – i cui dettagli non
figurano agli atti di causa – non dovrebbero costituire una valida ragione
per la pronuncia di un divieto d'entrata in Svizzera, visto anche il lungo
tempo trascorso (l'ultimo atto penalmente reprensibile commesso in Ger-
mania sarebbe anteriore al 2001). A._ ha ribadito che i reati di cui
si è reso responsabile in Svizzera non fossero di gravità tale da giustificare
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l'emanazione di un divieto d'entrata, viste le pene miti inflitte; inoltre l'inte-
resse privato a potersi recare in Svizzera per intrattenere il legame con la
figlia prevarrebbe sull'interesse pubblico al suo allontanamento. Il ricor-
rente ha altresì sostenuto che il fatto che l'autorità inferiore gli abbia con-
cesso un salvacondotto dimostrerebbe che egli «non rappresenti affatto un
pericolo per la sicurezza e l'ordine pubblici svizzeri, giacché se tale fosse
il caso, nessuna sospensione di 24 ore gli sarebbe stata accordata». Oltre
a ciò, A._ ha denunciato l'aggravio burocratico rappresentato dal
fatto di essere costretto a domandare una sospensione del divieto d'entrata
ogni qualvolta intende rendere visita alla figlia.
I.
Chiamata ad esprimersi nel merito del ricorso e visto il cambiamento di
prassi in materia di divieti d'entrata di durata indeterminata da parte del
Tribunale, in data 7 gennaio 2015 la SEM ha modificato la propria deci-
sione, limitandone gli effetti al 6 gennaio 2019, ovvero per una durata totale
di 4 anni, 11 mesi e 3 giorni.
J.
In occasione dell'ulteriore scambio di scritti intercorso tra il ricorrente e l'au-
torità inferiore, le parti si sono riconfermate nei rispettivi motivi e conclu-
sioni.
K.
Con decisione incidentale del 5 marzo 2015 il Tribunale ha respinto l'i-
stanza di A._ tendente alla restituzione dell'effetto sospensivo.
L.
A seguito della richiesta formulata dal ricorrente il 6 aprile 2015, in data
24 aprile 2015 la SEM ha concesso a quest'ultimo un salvacondotto valido
dal 17 al 22 maggio 2015 al fine di potere presenziare ad un'udienza di-
nanzi all'Autorità di protezione 6 di Agno (di seguito: ARP 6) ed esercitare
il diritto di visita sorvegliato sulla figlia presso l'istituto F._ di
E._.
M.
Il 24 luglio 2015 l'autorità inferiore ha nuovamente concesso all'interessato
un salvacondotto, valido nel periodo compreso tra il 22 ed il 30 ago-
sto 2015, con motivazioni analoghe al precedente.
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N.
Per i medesimi motivi, in data 22 gennaio 2016, la SEM ha concesso a
A._ un ulteriore salvacondotto valido dal 13 al 21 febbraio 2016.
O.
Con scritto dell’11 maggio 2016 il ricorrente ha informato il Tribunale che,
in occasione dell’udienza tenutasi dianzi all’ARP 6 il 7 dicembre 2015, è
stato deciso di regolare il diritto di visita alla figlia con una frequenza di 4
incontri annuali. A._ ha altresì comunicato che il prossimo incontro
con la figlia C._ è stato fissato per il 3 giugno 2016.

Diritto:
1.
1.1 Riservate le eccezioni previste all'art. 32 LTAF, giusta l'art. 31 LTAF il
Tribunale giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi dell'art. 5 PA prese
dalle autorità menzionate agli art. 33 e 34 LTAF.
1.2 In particolare, le decisioni in materia di divieto d'entrata in Svizzera e
nello spazio Schengen rese dalla SEM – la quale costituisce un'unità
dell'amministrazione federale così come definita all'art. 33 lett. d LTAF –
possono essere impugnate dinanzi al Tribunale, che nella presente fatti-
specie statuisce in via definitiva (art. 1 cpv. 2 LTAF in relazione con l'art. 83
lett. c cifra 1 LTF).
1.3 Salvo i casi in cui la LTAF non disponga altrimenti, la procedura davanti
al Tribunale è retta dalla PA (art. 37 LTAF).
1.4 A._ ha diritto di ricorrere (art. 48 cpv. 1 PA) ed il suo ricorso,
presentato nella forma e nei termini prescritti dalla legge, è ricevibile
(art. 50 e 52 PA).
2.
Ai sensi dell'art. 49 PA, i motivi di ricorso sono la violazione del diritto fede-
rale, compreso l'eccesso o l'abuso del potere di apprezzamento, l'accerta-
mento inesatto o incompleto di fatti giuridicamente rilevanti nonché l'inade-
guatezza, nella misura in cui un'autorità cantonale non abbia giudicato
come autorità di ricorso. Il Tribunale applica d'ufficio il diritto federale nella
procedura ricorsuale e non è vincolato in nessun caso dai motivi del ricorso
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(art. 62 cpv. 4 PA). Rilevante è in primo luogo la situazione di fatto al mo-
mento del giudizio (DTAF 2014/1 consid. 2 e giurisprudenza ivi citata).
3.
3.1 Conformemente all'art. 67 cpv. 1 LStr (RS 142.20), la SEM vieta l’en-
trata in Svizzera, fatto salvo il cpv. 5, ad uno straniero allontanato se, l’al-
lontanamento è eseguito immediatamente in virtù dell’art. 64d cpv. 2
lett. a–c LStr (cpv. 1 lett. a); lo straniero non ha lasciato la Svizzera entro il
termine impartitogli (cpv. 1 lett. b). La SEM può inoltre vietare l’entrata in
Svizzera allo straniero che ha violato o espone a pericolo l’ordine e la sicu-
rezza pubblici in Svizzera o all’estero (art. 67 cpv. 2 lett. a LStr); ha causato
spese d'aiuto sociale (cpv. 2 lett. b); si trova in carcerazione preliminare, in
vista di rinvio coatto o cautelativa (cpv. 2 lett. c). Il divieto d’entrata è pro-
nunciato per una durata massima di cinque anni. Può essere pronunciato
per una durata più lunga se l’interessato costituisce un grave pericolo per
l’ordine e la sicurezza pubblici (art. 67 cpv. 3 LStr). Infine l’autorità a cui
compete la decisione può, per motivi umanitari o altri motivi gravi, rinun-
ciare a pronunciare un divieto d’entrata oppure sospenderlo definitiva-
mente o temporaneamente (art. 67 cpv. 5 LStr).
3.2 In merito alle nozioni d'ordine e di sicurezza pubblici, occorre osservare
che costituiscono il concetto sovraordinato dei beni da proteggere nel con-
testo della polizia. Il primo termine comprende l'insieme delle nozioni di
ordine, la cui osservanza dal punto di vista sociale ed etico costituisce una
condizione indispensabile della coabitazione ordinata delle persone; men-
tre il secondo termine, la sicurezza pubblica, significa l'inviolabilità dell'or-
dine giuridico obiettivo, dei beni giuridici individuali (vita, salute, libertà, pro-
prietà, ecc.), nonché delle istituzioni dello Stato. Vi è violazione della sicu-
rezza e dell'ordine pubblici segnatamente se sono commesse infrazioni
gravi o ripetute di prescrizioni di legge o di decisioni delle autorità nonché
in caso di mancato adempimento di doveri di diritto pubblico o privato (Mes-
saggio del Consiglio federale dell'8 marzo 2002 concernente la LStr, FF
2002 3327, pag. 3424 [di seguito: Messaggio LStr]).
3.3 In particolare l'art. 80 cpv. 1 dell'ordinanza sull'ammissione, il sog-
giorno e l'attività lucrativa (OASA, RS 142.201) sancisce che vi è violazione
della sicurezza e dell'ordine pubblici in caso di mancato rispetto di prescri-
zioni di legge e di decisioni delle autorità (lett. a), in caso di mancato adem-
pimento temerario di doveri di diritto pubblico o privato (lett. b) o se la per-
sona interessata approva o incoraggia pubblicamente un crimine contro la
pace, un crimine di guerra, un crimine contro l'umanità o un atto terroristico
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oppure fomenta l'odio contro parti della popolazione (lett. c). Vi è esposi-
zione della sicurezza e dell'ordine pubblici a pericolo, se sussistono indizi
concreti che il soggiorno in Svizzera dello straniero in questione porti con
notevole probabilità ad una violazione della sicurezza e dell'ordine pubblici
(art. 80 cpv. 2 OASA). In tal senso dovrà quindi essere emessa una pro-
gnosi negativa a meno che i motivi che hanno condotto l'interessato ad
agire violando la sicurezza e l'ordine pubblici, non sussistano più (MARC
SPESCHA ET AL., Migrationsrecht, 4a ed. 2015, ad art. 67 LStr, n. marg. 3,
pag. 270).
3.4 In virtù del messaggio LStr precitato (FF 2002 3327, pag. 3428) l'ema-
nazione di un divieto d'entrata non deve essere interpretato quale sanzione
dal carattere penale, bensì quale misura di protezione a carattere preven-
tivo contro possibili turbative future dell'ordine e della sicurezza pubblici in
Svizzera (o nello spazio Schengen). L'autorità competente esamina se-
condo il proprio libero apprezzamento se un divieto d'entrata deve essere
pronunciato. In proposito essa deve procedere ad una ponderazione meti-
colosa di tutti gli interessi presenti, rispettare le garanzie derivanti dalla
CEDU ed il principio di proporzionalità (DTF 131 II 352 consid. 3.3; 130 II
493 consid. 3.3; 130 II 176 consid. 3.4.2 e giurisprudenza ivi citata;
ZÜND/ARQUINT HILL, Beendigung der Anwesenheit, Entfernung und Fern-
haltung, in Uebersax et al. [ed.], Ausländerrecht, 2a ed. 2009, n. marg. 8.80,
pag. 356).
4.
Giova sottolineare che in virtù del principio della separazione dei poteri ed
a norma di una consolidata giurisprudenza, l'autorità amministrativa non è
vincolata dalle considerazioni del giudice penale. Tenuto conto delle finalità
differenti perseguite dalla sanzione penale e dal divieto d'entrata, di princi-
pio indipendenti tra di loro, entrambe le misure possono coesistere ed ap-
plicarsi ad una medesima fattispecie. Un divieto d'entrata può in tal caso
essere adottato anche in assenza di un giudizio penale, sia in ragione della
mancata apertura di un procedimento penale, sia della pendenza dello
stesso. È sufficiente che l'autorità, sulla base di un proprio apprezzamento
dei mezzi di prova, giunga alla conclusione che lo straniero adempie ai
presupposti per l'adozione di un divieto d'entrata. L'autorità amministrativa
valuta pertanto sulla base di criteri autonomi se l'allontanamento dalla Sviz-
zera di uno straniero sia necessario ed opportuno e può quindi giungere a
conclusioni differenti da quelle ritenute dal giudice penale (DTF 140 I 145
consid. 4.3; 137 II 233 consid. 5.2.2; 130 II 493 consid. 4.2; sentenze del
TAF C-2463/2013 del 7 maggio 2015 consid. 8.4; C-3061/2014 del
16 aprile 2015 consid. 7.2; C-6205/2014 del 30 ottobre 2014 consid. 4). Il
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divieto d'entrata non ha carattere penale bensì mira a lottare contro le per-
turbazioni della sicurezza e dell'ordine pubblici; si tratta dunque di una mi-
sura di carattere preventivo e non repressivo (Messaggio LStr, FF 2002
3327, pag. 3428).
5.
5.1 Nella fattispecie in disanima, la SEM ha pronunciato nei confronti di
A._ una decisione di divieto d'entrata in Svizzera e nel Liechten-
stein di durata dapprima indeterminata, successivamente ha limitato gli ef-
fetti di tale misura al 6 gennaio 2019, dunque per una durata complessiva
di 4 anni, 11 mesi e 3 giorni. L'autorità inferiore ha considerato che il com-
portamento dell'interessato, condannato a più riprese sia in Svizzera sia in
Germania per infrazioni legate agli stupefacenti, costituisce una grave vio-
lazione e esposizione a pericolo dell'ordine e della sicurezza pubblici.
5.2 Come si è visto (cfr. lett. C supra) nel corso dell'ultimo ventennio
A._ è stato condannato in più occasioni per reati legati essenzial-
mente alle sostanze stupefacenti, sia in Svizzera, sia in Germania. Ed è
proprio in quest'ultimo paese che l'insorgente ha subito le condanne più
severe. Il 20 aprile 1998 l'Amtsgericht di Düsseldorf gli ha inflitto una pena
detentiva di 11 mesi, sospesi condizionalmente per un periodo di prova di
2 anni, per traffico illegale di sostanze stupefacenti e resistenza a pubblico
ufficiale. In data 5 settembre 2001 il Landgericht di Traunstein lo ha con-
dannato per grave traffico illegale di sostanze stupefacenti ad una pena di
4 anni di detenzione da scontare (cfr. sentenza del Tribunale cantonale
amministrativo del Cantone Ticino [TRAM] del 17 agosto 2009, pag. 57
dell'incarto Simic). Occorre a questo proposito sottolineare che accanto
alle condanne inflitte in Svizzera, anche le condanne pronunciate all’estero
– in casu in Germania – permettono di emanare un divieto d’entrata nei
confronti di A._, in quanto la SEM può vietare l’ingresso agli stra-
nieri che hanno violato od espongono a pericolo l’ordine e la sicurezza pub-
blici in Svizzera o all’estero (cfr. art. 67 cpv. 2 lett. a LStr). In Svizzera il
ricorrente ha interessato le autorità di perseguimento penale a più riprese.
Le ultime due condanne risalgono rispettivamente al 3 dicembre 2008,
quando con decreto d'accusa del Ministero pubblico del Cantone Ticino gli
è stata inflitta una pena detentiva di 83 giorni per infrazione alla LStup,
soggiorno illegale ed attività lucrativa senza autorizzazione, e al 2 settem-
bre 2013 quando, mediante decreto d'accusa, la medesima autorità ha in-
flitto a A._ una pena pecuniaria di 40 aliquote giornaliere sospesa
per 3 anni per il reato di infrazione alla LStup.
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È d'uopo sottolineare che l'agire penalmente reprensibile dell'interessato,
unito al fatto che i delitti commessi fossero legati prevalentemente alle so-
stanze stupefacenti (con il conseguente pericolo per la salute pubblica) e
che gli stessi siano avvenuti sull'arco di più anni, ha portato il 16 dicem-
bre 2008 la Sezione dei permessi e dell'immigrazione del Cantone Ticino
(attualmente: Sezione della popolazione) a rifiutargli la concessione di un
permesso di dimora in Svizzera, detta decisione è stata in seguito confer-
mata dal Consiglio di Stato (il 1° aprile 2009), dal TRAM (in data 17 ago-
sto 2009) ed in via definitiva dal Tribunale federale (cfr. sentenza del TF
2C_618/2009 del 27 gennaio 2010).
5.3 I reati di droga sono considerati gravi e tali da ledere l'ordine pubblico
nonché la sicurezza della società e giustificano pertanto l'intervento rigo-
roso e deciso da parte delle autorità competenti. La protezione della collet-
tività, di fronte allo sviluppo del traffico della droga, costituisce indubbia-
mente un interesse pubblico preponderante che giustifica l'emissione di
una misura di allontanamento nei confronti di chi si è reso punibile di gravi
infrazioni contro la legislazione sugli stupefacenti. Tali atti criminosi costi-
tuiscono in effetti un reale pericolo per la salute e la vita di numerose per-
sone (cfr. DTF 139 II 121 consid. 5.3; sentenza del TF 2C_121/2014 del
17 luglio 2014 consid. 3.2). Le infrazioni alla LStup, in particolare il traffico
di droga, costituiscono in generale una violazione molto grave alla sicu-
rezza e all'ordine pubblico (cfr. sentenza del TF 2C_139/2013 dell'11 giu-
gno 2013 consid. 6.2.3 e riferimenti ivi citati). Il Tribunale considera che,
nonostante le condanne inflitte a A._ in Svizzera non fossero carat-
terizzate da pene particolarmente severe, il suo agire delittuoso sull'arco di
molti anni in Svizzera e all'estero (sebbene agli atti non figurino i dettagli
delle condanne inflitte in Germania) e sempre nell'ambito delle sostanze
stupefacenti non può che indurre a pensare che l'interessato non sia un
attore secondario nell'ambito del traffico di droga, ragione per cui egli co-
stituisce un pericolo per l'ordine e la sicurezza pubblici.
5.4 Inoltre, occorre tenere in considerazione il fatto che A._ non ha
commesso unicamente infrazioni alla legislazione in materia di sostanze
stupefacenti, al contrario egli si è altresì macchiato di violazioni dell'allora
in vigore LDDS e della LStr (cfr. la condanna da parte del Ministero pub-
blico del Cantone Ticino del 3 dicembre 2008), e in Germania di atti contro
le forze dell'ordine (cfr. condanne del 1° ottobre 1997 e del 20 aprile 1998
per resistenza a pubblico ufficiale).
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5.5 Ne discende che questi comportamenti, sanzionati da specifiche norme
del diritto penale, possono portare all'emissione di un divieto d'entrata poi-
ché costituendo indubbiamente una violazione e mettendo in pericolo l'or-
dine e la sicurezza pubblici, adempiono ai requisiti dell'art. 67 cpv. 2 lett. a
LStr.
6.
6.1 Occorre ora stabilire se il divieto d'entrata della durata di 4 anni, 11
mesi e 3 giorni pronunciato dalla SEM nei confronti dell'interessato sia con-
forme al principio di proporzionalità, e procedendo ad un apprezzamento
degli interessi privati e pubblici in causa, valutare se sia adeguato alle cir-
costanze del caso di specie.
6.2 Detto principio esige che le misure adottate dallo Stato siano idonee a
raggiungere lo scopo desiderato e che, di fronte a soluzioni diverse, si scel-
gano quelle meno pregiudizievoli per i diritti dei privati. In altre parole deve
sussistere un rapporto ragionevole tra lo scopo perseguito ed i mezzi uti-
lizzati (DTF 140 I 168 consid. 4.2.1; 136 I 87 consid. 3.2; 136 IV 97 consid.
5.2.2).
6.3 Quo all'interesse pubblico all'allontanamento del ricorrente dal territorio
elvetico, si è già detto ai considerandi precedenti.
6.4 In merito agli interessi privati, il ricorrente si è richiamato principalmente
all'art. 8 CEDU, il quale garantisce il diritto al rispetto della vita privata e
familiare, sottolineando che la decisione dell'autorità inferiore comporte-
rebbe l'impossibilità di sviluppare il rapporto stretto e duraturo con la figlia,
cittadina elvetica residente in Ticino.
6.5 Come detto, l'art. 8 CEDU tutela la vita privata e familiare delle per-
sone. Questa disposizione non garantisce tuttavia il diritto ad entrare in un
determinato Stato (cfr. in questo senso segnatamente DTF 140 I 145 con-
sid. 3.1; 139 I 330 consid. 2.1 e riferimenti ivi citati). Quanto all'art. 13 cpv. 1
Cost., che garantisce il diritto alla vita privata e familiare, la protezione ac-
cordata corrisponde sostanzialmente a quella dell'art. 8 CEDU (cfr. DTF
136 I 178 consid. 5.2).
6.6 Affinché uno straniero possa prevalersi di tale disposizione, deve in-
trattenere una relazione stretta, effettiva ed intatta con una persona della
sua famiglia a beneficio di un diritto di presenza duraturo in Svizzera. Que-
sto diritto non ha però valenza assoluta, poiché ai sensi dell'art. 8 cpv. 2
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CEDU un'ingerenza delle autorità rimane possibile (cfr. DTF 140 I 77 con-
sid. 5.2; 137 I 113 consid. 6.1). Protetti dalla suddetta disposizione sono in
particolare i rapporti tra i coniugi, nonché quelli tra genitori e figli minorenni
che vivono in comunione. Eccezionalmente sono presi in considerazione
anche i rapporti tra genitori e figli maggiorenni se vi è un particolare rap-
porto di dipendenza fra loro (DTF 129 II 11 consid. 2). La protezione della
vita familiare comprende sia le situazioni in cui si pone la questione della
regolamentazione di un diritto di presenza, rispettivamente di un diritto
all'ottenimento di un'autorizzazione di soggiorno per i membri della fami-
glia, sia le situazioni che non hanno alcun rapporto con un diritto di pre-
senza propriamente detto (cfr. BERTSCHI/GÄCHTER, Der Anwesenheitsan-
spruch aufgrund der Garantie des Privat- und Familienlebens, in: ZBl 2003,
pag. 241). La protezione della vita familiare si estende dunque a diversi
aspetti della stessa. In altri termini, la concretizzazione dell'art. 8 CEDU nel
diritto degli stranieri, non si limita alla riconoscenza di un diritto di presenza
o alla protezione contro una misura di allontanamento, ma può anche im-
plicare la garanzia di un diritto d'entrata e di presenza temporaneo nello
Stato membro (PHILIP GRANT, La protection de la vie familiale et de la vie
privée en droit des étrangers, 2000, pagg. 293 e 321).
6.7 La protezione del diritto al rispetto della vita privata e familiare conferita
dalla norma convenzionale in oggetto non è assoluta. Infatti, conforme-
mente all'art. 8 cpv. 2 CEDU, può esservi ingerenza della pubblica autorità
nell'esercizio di tale diritto quando è prevista dalla legge e in quanto costi-
tuisca una misura che, in una società democratica, è necessaria per la si-
curezza nazionale, l'ordine pubblico, il benessere economico del paese, la
prevenzione dei reati, la protezione della salute, della morale, o la prote-
zione dei diritti e delle libertà altrui. A questo titolo, incombe alle autorità
procedere alla ponderazione dei differenti interessi in presenza, vale a dire,
da una parte l'interesse dello Stato all'allontanamento dello straniero e,
dall'altra, l'interesse di quest'ultimo a mantenere le sue relazioni familiari.
6.8 L'interessato si è prevalso del rapporto con la figlia C._, nata il
(...), domiciliata nel Canton Ticino presso una famiglia affidataria. Dagli atti
di causa emerge infatti che il ricorrente è l'unico titolare dell'autorità paren-
tale sulla minore, poiché la madre è posta al beneficio di una curatela ge-
nerale ai sensi dell'art. 398 CC. Dalla risoluzione dell'ARP 6 del 24 giu-
gno 2015 (cfr. allegato all'atto 18 dell'incarto TAF) si evince che i rapporti
tra A._ e la figlia si svolgono unicamente qualora l'interessato è au-
torizzato a recarsi in Ticino grazie ai salvacondotti concessi dall'autorità
inferiore, e che questi incontri avvengono in maniera limitata presso l'isti-
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tuto F._ di E._. La citata risoluzione dell'ARP 6 precisa inol-
tre che la medesima autorità ha incaricato il Servizio medico psicologico di
G._ di procedere ad una valutazione delle capacità genitoriali del
ricorrente. Tuttavia agli atti non figurano ulteriori indicazioni in merito all'e-
sito di detta indagine.
6.9 Viste le testé citate modalità con cui il diritto di visita è esercitato, ossia
in maniera limitata, non avendo il ricorrente la custodia della figlia, ed in
funzione dei salvacondotti rilasciati dall'autorità inferiore, il Tribunale ritiene
che i legami tra il ricorrente e C._ non denotino un grado d'intensità
sufficiente affinché egli possa prevalersi del diritto al rispetto della vita pri-
vata e familiare. Ne consegue che la decisione impugnata non viola l'art. 8
CEDU e A._ non può fondare alcun diritto sulla base di tale dispo-
sizione. Al contrario le citate relazioni possono continuare in funzione
dell'attuale assetto, in particolare esse possono essere intrattenute nono-
stante l'interessato si trovi all'estero, considerato come questa circostanza
non implichi l'interruzione di ogni legame con la figlia, vista la possibilità di
ottenere dei salvacondotti, rimanendo possibili contatti telefonici, epistolari
e tramite messaggi elettronici nonché visite mediante brevi soggiorni.
6.10 In occasione dell’ultimo scritto dell’11 maggio 2016, A._ ha
precisato che l’ARP 6 ha stabilito che le relazioni tra lo stesso e la figlia si
svolgeranno con una cadenza di 4 visite annuali. A mente del Tribunale
questa circostanza rafforza la convinzione espressa poc’anzi, ossia che i
rapporti non certo stretti tra la figlia C._ ed il padre non permettano
a quest’ultimo di potersi prevalere dell’art. 8 CEDU.
6.11 Occorre altresì sottolineare che il ricorrente non ha sollevato altri in-
teressi privati che potrebbero indurre a pensare che il suo allontanamento
dal territorio elvetico non sia giustificato e proporzionale. Il Tribunale co-
stata al contrario che, ad eccezione dell'allegata padronanza della lingua
italiana (cfr. atto ricorsuale del 20 ottobre 2014, pag. 3), non figurino agli
atti elementi integrativi ai sensi dell'art. 96 cpv. 1 LStr che possano confu-
tare il convincimento secondo cui l'interesse pubblico al mantenimento del
divieto d'entrata nei confronti di A._ prevalga sugli interessi privati
di quest'ultimo. In limine e per quel che concerne il fatto che l'interessato si
è richiamato al rapporto sentimentale che egli intratterrebbe con una donna
in Svizzera (cfr. atto ricorsuale del 20 ottobre 2014, pag. 5), è d'uopo os-
servare come non vi sono elementi che esplicitino nel dettaglio la natura e
l'intensità di detta relazione, la quale comunque, per i motivi di cui al con-
sid. 7.6, non beneficia della protezione conferita dall'art. 8 CEDU e per-
tanto non è decisiva nella presente fattispecie.
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6.12 Ciò posto, dopo un'attenta ponderazione degli interessi pubblici e pri-
vati in causa, a mente di questo Tribunale l'interesse pubblico al manteni-
mento dell'ordine e della sicurezza pubblici prevale in casu sugli interessi
privati allegati dal ricorrente.
7.
Per quanto concerne la segnalazione del divieto d'entrata nel SIS, che l'au-
torità inferiore aveva inizialmente effettuato, il Tribunale osserva che in data
8 dicembre 2014 la SEM ha proceduto a revocare tale iscrizione. Ne di-
scende che su questo punto il ricorso è divenuto privo di oggetto e non
occorre soffermarvisi ulteriormente.
8.
Dalle considerazioni che precedono, ne deriva che l'interesse pubblico
all'allontanamento di A._ dalla Svizzera prevale su quello privato di
quest'ultimo ad entrarvi. Di conseguenza, da una corretta valutazione degli
interessi pubblici e privati in gioco, emerge che il divieto d'entrata di 4 anni,
11 mesi e 3 giorni è adeguato alle circostanze del caso concreto.
9.
Ne discende che la SEM con la decisione impugnata non ha violato il diritto
federale, né abusato del suo potere d'apprezzamento; l'autorità di prime
cure non ha in definitiva accertato in modo inesatto o incompleto i fatti giu-
ridicamente rilevanti e la decisione non è inadeguata (art. 49 PA). Per que-
sti motivi il ricorso va respinto.
10.
Le spese giudiziarie di fr. 1'200.– che seguono la soccombenza sono poste
a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1 e 5 PA nonché art. 3 lett. b del regola-
mento sulle tasse e sulle spese ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale
amministrativo federale del 21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]).
11.
Visto l'esito della procedura, non sono assegnate spese ripetibili.
12.
Non essendo impugnabile con ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi
al Tribunale federale, la presente pronuncia è quindi definitiva (art. 83 lett. c
cifra 1 LTF).
(dispositivo alla pagina seguente)
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