Decision ID: 494c6fa7-d854-582c-8ec1-6174902557e2
Year: 2015
Language: it
Court: TI_TCAS
Chamber: TI_TCAS_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: social_law

ritenuto,
in fatto
1.1. Con decisione su opposizione dell’11 marzo 2014 la CO 1 ha confermato il precedente provvedimento del 13 febbraio 2013 con il quale aveva negato a RI 1 il diritto alle indennità per insolvenza ex art. 55 cpv. 1 LADI, in ragione del mancato rispetto dell’obbligo generale di diminuire il danno (cfr. doc. A inc. n. 38.2014.26).
1.2. Contro la citata decisione su opposizione l’assicurata, rappresentata dall’avv. RA 1, ha inoltrato, l’11 aprile 2014, un tempestivo ricorso al TCA, nel quale ha postulato l’erogazione delle indennità per insolvenza richieste, come pure l’ammissione al gratuito patrocinio.
L’assicurata ha fatto valere che non si poteva rimproverarle di non aver fatto il possibile per recuperare il suo credito salariale, in quanto aveva affidato questo compito al suo legale di allora, l’avv. _.
Nell’impugnativa, al riguardo, è stato segnatamente affermato:
“ (...)
Da tutti i documenti prodotti contestualmente alla domanda di indennità del 20/29 gennaio 2014 così come in sede di opposizione, e qui offerti in edizione, risulta evidente come la signora RI 1 avesse fatto quanto si poteva ragionevolmente pretendere da lei, e pure pagando un onorario al suo avvocato, per tutelare i propri diritti rispetto al datore di lavoro, e che l’avesse fatto tempestivamente. Essa non ha mai voluto rinunciare a fare valere i propri diritti, anzi, ha continuato invano a sollecitare il proprio avvocato perché li facesse valere. L’unico errore della signora RI 1 è quello di essersi fidata e di aver continuato a fidarsi di un professionista male informato, l’avv. _ appunto.
Dal canto mio, non ero patrocinatrice né della signora RI 1, né del signor _, quello che potevo fare per collaborare con l’avv. _ ritengo di averlo fatto. Ho cercato di raggiungere il collega prima di promuovere la causa di fallimento in vista dello stralcio, e, quando mi ha infine richiamato, oltre un mese dopo la mia E-Mail e soltanto dopo che era stato sollecitato a farlo dalla sua mandante, l’ho pure edotto sul fatto che sarebbe bastato lo stralcio di una procedura di fallimento.
Risulta perciò palese che, da parte della signora RI 1, non c’è mai stata alcuna rinuncia al procedimento di esecuzione, e che essa ha continuato ad interessarsene e a sollecitare il proprio legale, purtroppo inutilmente. (...).”
(cfr. doc. I pag.3-4 inc. n. 38.2014.26).
1.3. Questa Corte, con sentenza 38.2014.26 del 27 agosto 2014, cresciuta incontestata in giudicato, ha respinto il ricorso di RI 1 in quanto ricevibile, argomentando come segue:
"
(...)
2.6. Chiamato ora a pronunciarsi, questo Tribunale ritiene che gli sforzi compiuti dall'assicurata per ottenere quanto dovuto siano insufficienti.
Infatti, dal primo e unico atto esecutivo promosso dalla ricorrente il 29 aprile 2013 (cfr. doc. 27) al momento della richiesta di indennità per insolvenza inoltrata il 20/30 gennaio 2014 (cfr. doc. 72; 56) sono trascorsi ben 9 mesi, ciò che per giurisprudenza costante della nostra Massima Corte, oltre che per la Prassi LADI, consiste in una grave violazione dell’obbligo di diminuire il danno (cfr. consid. 2.3.; 2.4.).
Lasciando trascorrere un così lungo lasso di tempo l’assicurata non ha infatti dato segnali inequivocabili che permettessero alla Cassa di riconoscere oggettivamente la sua ferma intenzione di rivendicare i salari non ancora pagati.
L’assicurata avrebbe dovuto mettere in atto tutte le misure previste dal diritto esecutivo per esercitare una pressione sull’ex datore di lavoro al fine di ottenere i salari arretrati.
Giova inoltre ribadire che la nostra Alta Corte, in una sentenza 8C_831/2012 del 5 febbraio 2013, ha confermato il rifiuto dell’indennità per insolvenza a un’assicurata, la quale, inizialmente ha adempiuto all’obbligo di diminuire il danno tutelando i suoi interessi salariali avviando diverse procedure di esecuzione, alle quali è poi però seguito un periodo di inattività di 13 mesi (cfr. consid. 2.3.).
Nella concreta evenienza, tenuto conto dell’inattività di ben 9 mesi tra il precetto esecutivo fatto spiccare e la domanda di indennità per insolvenza, lo sforzo messo in atto dalla ricorrente per tutelare i suoi crediti salariali nei confronti dell’ex datore di lavoro non risulta essere né adeguato né sufficiente ai sensi dell’art. 55 cpv. 1 LADI.
L’argomento ricorsuale della ricorrente secondo cui ella non avrebbe mai rinunciato ai suoi crediti salariali, ma che avrebbe affidato l’incarico di far valere i suoi diritti nei confronti della _ al legale di allora avv. _, sollecitandolo ripetutamente ma invano a proseguire nella procedura esecutiva, non può portare ad una diversa soluzione.
Si ricorda infatti che, per costante giurisprudenza, gli assicurati devono sopportare le conseguenze delle azioni od omissioni delle persone alle quali hanno affidato il compito di fare valere i propri diritti (cfr. STF 8C_563/2010 del 29 settembre 2010 consid. 2.2.; STF 8C_984/2008 dell'11 maggio 2009; DLA 2002 pag. 259; SVR 2001 KV Nr. 3; DTF 111 1b 222; STCA 38.2008.1 dell'8 maggio 2008 confermata dal TF con sentenza 8C_466/2008 del 1° aprile 2009; STCA 39.2002.67 del 20 febbraio 2003; STCA 35.2006.39 del 7 settembre 2006).”
Il TCA ha inoltre respinto la domanda di gratuito patrocinio dell’assicurata, in quanto la vertenza appariva,
dopo un esame forzatamente sommario, destinata all'insuccesso già al momento della presentazione dell'istanza, in quanto le prospettive di esito favorevole erano considerevolmente minori dei rischi di perdere la causa.
1.4. Il 26 marzo 2015 l’avv. RA 1 ha inoltrato a questo Tribunale il seguente scritto:
"
lunedì, 16 marzo 2015, ha avuto luogo un colloquio chiarificatore tra l’avv. _ e la scrivente relativamente alla vertenza rubricata e alle rispettive responsabilità.
Nel corso di tale colloquio, il Collega _ mi ha dimostrato di aver allestito in data 12 luglio 2013 per la signora RI 1 l’istanza di rigetto provvisorio dell’opposizione. Egli non l’ha inoltrata su esplicita richiesta della cliente. A far tempo da quella data, contrariamente a quanto espostomi in maniera plausibile dalla signora RI 1, fino al 7 novembre 2013 egli non avrebbe più avuto alcuna notizia da parte della stessa. In occasione di un incontro che ha avuto luogo il 7 novembre 2013 tra l’avv. _ e la signora RI 1, il Collega le avrebbe delucidato le conseguenze negative legate al non proseguimento dell’esecuzione ed essa avrebbe deciso nonostante ciò di attendere l’esito della procedura esecutiva (e assicurativa) del signor _ prima di intraprendere altri passi esecutivi. Successivamente l’avv. _ non avrebbe più avuto notizie dalla signora fino al 26 febbraio 2014, giorno in cui la signora RI 1 ha revocato il mandato.
Sulla scorta di tali spiegazioni, a tutela della reputazione dello stimato Collega _, sono a rettificare l’argomento ricorsuale secondo cui la signora lo avrebbe sollecitato ripetutamente ma invano a proseguire la procedura esecutiva.
Preciso tuttavia che dal signor _ mi sono state trasmesse alcune E-Mail della signora RI 1 rivolte a lui stesso, intese come utili appunto per il mandato _ (mandato iniziato il 5 settembre 2013 e conclusosi il 30 gennaio 2014), sia nel periodo precedente la mia E-Mail al Collega del 3 ottobre 2013 (concretamente una E-Mail del 30 settembre 2013) sia nel periodo prima della nostra telefonata del 7 novembre 2013 (concretamente una E-Mail del 28 ottobre 2013). Tali E-Mail confermavano che la sinora RI 1 mai avesse avuto l’intenzione di rinunciare ai suoi crediti salariali, rispettivamente essa si lamentava di non aver ottenuto risposta ad una E-Mail rivolta al Collega intorno a metà ottobre 2013. In base a quanto espostomi dal Collega, presumo che tale E-mail non gli sia mai arrivata.” (Doc. I)

in diritto
In ordine
2.1. La presente vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico ai sensi dell'articolo 49 cpv. 2 della Legge sull’organizzazione giudiziaria (cfr. STF 8C_452/2011 del 12 marzo 2012; STF 8C_855/2010 dell'11 luglio 2011; STF 9C_211/ 2010 del 18 febbraio 2011; STF 9C_792/2007 del 7 novembre 2008; STF H 180/06 e H 183/06 del 21 dicembre 2007; STFA I 707/00 del 21 luglio 2003; STFA H 335/00 del 18 febbraio 2002; STFA H 212/00 del 4 febbraio 2002; STFA H 220/00 del 29 gennaio 2002; STFA U 347/98 del 10 ottobre 2001, pubblicata in RDAT I-2002 pag. 190 seg.; STFA H 304/99 del 22 dicembre 2000; STFA I 623/98 del 26 ottobre 1999).
Nel merito
2.2. La Legge di procedura per le cause davanti al Tribunale cantonale delle assicurazioni (Lptca) non prevede alcunché riguardo all’interpretazione e alla rettifica di una sentenza.
L’art. 31 Lptca, relativo al diritto sussidiario, enuncia tuttavia che:
"
Per quanto
non stabilito dalla presente legge, valgono le norme della legge federale sulla parte generale del diritto delle assicurazioni sociali, delle leggi federali che regolano le singole materie e, sussidiariamente, la legge cantonale di procedura per le cause amministrative.”
Nemmeno la
Legge federale sulla parte generale del diritto delle assicurazioni sociali (LPGA) contempla il diritto di interpretazione e di rettifica dei giudizi cantonali.
L’interpretazione di una sentenza emessa da un tribunale cantonale delle assicurazioni è regolata dal diritto federale soltanto nella misura in cui il diritto di esigere l’interpretazione e la rettifica di un giudizio entro certi limiti deve essere considerato quale principio inerente al diritto federale dedotto dal principio di uguaglianza (art. 8 cpv. 1 Cost.), come il diritto alla rettifica di errori di calcolo. Al di là di tale garanzia, la procedura tendente all’interpretazione e alla rettifica risulta esclusivamente dal diritto cantonale
(cfr. art. 61 LPGA
ab initio
; DTF 130 V 320; STF 9C_677/2014+9C_678/2014 del 4 febbraio 2015 consid. 7.1.; STF 9C_93/2014 del 20 maggio 2014 consid. 1; U. Kieser, ATSG Kommentar, 2. Auflage, Zurigo-Basilea-Ginevra 2009, ad art. 61 n. 132).
Giusta l’art. 62 della Legge sulla procedura amministrativa (LPAmm) del 24 settembre 2013 in vigore dal 1° marzo 2014, a cui rinvia l’art. 31 Lptca:
"
1
Se il dispositivo di una decisione è poco chiaro, ambiguo o incompleto oppure in contraddizione con i considerandi, l’autorità, su richiesta scritta di una delle parti, lo interpreta o lo rettifica. Nella domanda devono essere indicati i punti contestati e le modifiche auspicate.
2
L’articolo 59 capoversi 2-4 e l’articolo 60 sono applicabili per analogia.
3
La decisione interpretata o rettificata è impugnabile con i rimedi ordinari di diritto se non emana da un’autorità cantonale d’ultima istanza.
4
L’autorità può correggere in ogni momento gli errori di scrittura o di calcolo o altri errori di svista, che non hanno alcun influsso sul dispositivo né sul contenuto essenziale della motivazione. “
Dal Messaggio n. 6645 del 23 maggio 2012 relativo alla revisione totale della legge di procedura per le cause amministrative del 19 aprile 1966, pag. 32-33 emerge:
"
22.
L’interpretazione, la rettifica e la correzione
22.1
L’art. 40 LPamm viene riformulato e completato alla luce degli art. 69 PA, 334 CPC e 129 LTF, ribadendo inoltre la giurisprudenza del Tribunale cantonale amministrativo secondo il quale l’interpretazione o la rettifica d’ufficio non sono ammissibili
228
: l’autorità competente - amministrativa o di ricorso - può procedere all’interpretazione o alla rettifica del dispositivo di una sua decisione (e non della sua motivazione)
229
soltanto su istanza di parte, che non soggiace a termine ma che deve comunque essere esperita nel rispetto del
principio di buona fede
230
. Se la domanda è accolta
231
, la decisione interpretata o rettificata è impugnabile con i rimedi ordinari di diritto, limitatamente tuttavia al solo dispositivo o ai soli dispositivi che sono stati effettivamente precisati
232
. La decisione
interpretata o rettificata che emana da un tribunale superiore ai sensi dell’art. 86 cpv. 2 LTF è suscettibile anch’essa di ricorso ordinario o sussidiario al Tribunale federale.
22.2
L’art. 62 cpv. 4 del disegno di legge riprende l’art. 69 cpv. 3 PA, che consente all’autorità di correggere d’ufficio e in ogni momento (semplici) errori di scrittura o di calcolo o errori di svista che non hanno alcun influsso sul dispositivo né sul contenuto essenziale della motivazione
233
; se ciò non è il caso, la correzione dev’essere perseguita in altro modo, attraverso una procedura ordinaria di interpretazione e rettifica o attraverso una procedura di revoca o di revisione
234
.
228
M
ARCO
B
ORGHI
/G
UIDO
C
ORTI
, n. 1b all’art. 40. Nella procedura amministrativa federale, l’interpretazione d’ufficio di un dispositivo non è a priori inammissibile, e questo malgrado il testo dell’art. 69 cpv. 1 PA (S
TEFAN
V
OGEL
,
in
Christoph Auer/Markus Müller/Benjamin Schindler, n. 7 all’art. 69).
229
S
TEFAN
V
OGEL
, n. 2 e 9 all’art. 69.
230
S
TEFAN
V
OGEL
, n. 15 all’art. 69; A
NDRÉ
M
OSER
/ M
ICHAEL
B
EUSCH
/L
ORENZ
K
NEUBÜHLER
, n. 5.81; M
ARCO
B
ORGHI
/G
UIDO
C
ORTI
, n. 2 all’art. 40.
231
Nella procedura di interpretazione e di rettifica la PA non prescrive lo scambio degli allegati scritti: questo scambio, almeno di regola, sembrerebbe infatti superfluo (A
NDRÉ
M
OSER
/M
ICHAEL
B
EUSCH
/L
ORENZ
K
NEUBÜHLER
, n. 5.82; S
TEFAN
V
OGEL
, n. 12 all’art. 69).
232
S
TEFAN
V
OGEL
, n. 18 all’art. 6; A
NDRÉ
M
OSER
/M
ICHAEL
B
EUSCH
/L
ORENZ
K
NEUBÜHLER
. n. 5.83;
contra
: M
ARCO
B
ORGHI
/G
UIDO
C
ORTI
, n. 3 all’art. 4.
Un ricorso può peraltro essere interposto anche contro decisioni che rifiutano l’interpretazione o la rettifica (S
TEFAN
V
OGEL
, n. 16 all’art. 69; B
LAISE
K
NAPP
, Précis, n. 1150).
233
La correzione di questi errori procede del resto da una massima di diritto federale, che si impone ai Cantoni (DTF 99 V 64 consid. 2; S
TEFAN
V
OGEL
, n. 20 all’art. 69).
234
S
TEFAN
V
OGEL
, n. 21 e 23 all’art. 69.”
Il tenore dell’art. 62 cpv. 1 LPAmm è analogo a quello dell’art. 129 cpv. 1 LTF (se il dispositivo di una sentenza del Tribunale federale è poco chiaro, incompleto o ambiguo o contiene elementi che sono in contraddizione tra loro o con i motivi oppure errori redazionali o di calcolo, il Tribunale federale, su domanda scritta di una parte o d'ufficio, interpreta o rettifica la sentenza.).
Nella sentenza 9C_93/2014 del 20 maggio 2014 consid. 2.1., già citata sopra, il Tribunale federale ha esposto cosa prevede la giurisprudenza concernente l’art. 129 LTF, e meglio:
"
(...) L’interprétation tend à
à remédier à une formulation peu claire, incomplète, équivoque ou en elle-même contradictoire du dispositif de la décision rendue. Elle peut, en outre, se rapporter à des contradictions existant entre les motifs de la décision et le dispositif. Les considérants ne peuvent cependant faire l'objet d'une interprétation que si et dans la mesure où il n'est possible de déterminer le sens du dispositif qu'en ayant recours aux motifs. Ne sont pas recevables les demandes d'interprétation qui tendent à la modification du contenu de la décision ou à un nouvel examen de la cause. L'interprétation a en effet uniquement pour objet de reformuler clairement et complètement une décision qui n'a pas été formulée de façon distincte et accomplie alors même qu'elle a été clairement et pleinement pensée et voulue. Il n'est pas admissible de provoquer, par la voie ou la demande d'interprétation, une discussion d'ensemble de la décision entrée en force relative, par exemple, à la conformité au droit ou à la pertinence de celle-ci (voir par ex. arrêts 8C_220/2011 du 2 mars 2012 consid. 3.2.2 et 5G_1/2008 du 17 novembre 2008 consid. 1.1; PIERRE FERRARI, Commentaire de la LTF, 2009, n. 4 s. ad art. 129 LTF).”
Al riguardo cfr. pure STF
9C_677/2014+9C_678/2014 del 4 febbraio 2015 consid. 7.2.
2.3. Nella presente evenienza il TCA rileva dapprima che dallo scritto del 26 marzo 2015 (cfr. doc. I; consid. 1.4.) non si evince chiaramente se l’avv. RA 1 ha proceduto a formulare istanza di rettifica in relazione alla causa 38.2014.26 per conto di RI 1 oppure esclusivamente a proprio nome.
Nella seconda ipotesi la legittimazione della legale a interporre domanda di rettifica si rivelerebbe alquanto dubbia.
Tale questione non merita di ulteriori approfondimenti, visto che lo scritto del 26 marzo 2015 quale istanza di rettifica, nella misura in cui è ricevibile, è da respingere.
In effetti l’istanza in questione non pone in discussione il dispositivo della sentenza 38.2014.26 emessa da questo Tribunale il 27 agosto 2014, bensì mira a far rettificare quanto esposto nella motivazione del giudizio nella misura in cui il TCA ha fatto riferimento all’argomento ricorsuale secondo cui RI 1 avrebbe ripetutamente sollecitato il precedente patrocinatore, ma invano, a proseguire nella procedura esecutiva.
Questa Corte, nel giudizio 38.2014.26, aveva comunque concluso che tale asserzione della parte ricorrente non poteva portare a una diversa soluzione della lite (cfr. STCA 38.2014.26 consid. 2.6.).
Come visto sopra, l’istituto della rettifica giusta l’art. 62 cpv. 1 LPAmm può, però, concernere solamente il dispositivo di una sentenza, a esclusione della relativa motivazione (cfr. consid. 2.2.; STF 9G_1/2012 del 16 maggio 2012 consid. 1).
La richiesta di modifica di una delle considerazioni espresse nella sentenza 38.2014.26 del 27 agosto 2014
in
relazione all’argomento fatto valere con il ricorso dell’11 aprile 2014 secondo cui RI 1 avrebbe a più riprese sollecitato il precedente rappresentante, ma senza esito, a proseguire la procedura esecutiva
è, pertanto, inammissibile.
Inoltre, nella misura in cui l’istanza del 26 marzo 2015 sia da interpretare quale domanda di correzione di errori di scrittura o di calcolo o altri errori ai sensi dell’art. 62 cpv. 4 LPAmm, applicabile nel caso di specie in virtù del rinvio di cui all’art. 31 Lptca, la stessa va respinta, in quanto in concreto non ci si trova confrontati con un semplice errore di scrittura o di calcolo.
Il TCA prende atto, in ogni caso, che l’avv., per quanto attiene al modo di procedere dell’avv. _, precedente patrocinatore di RI 1, nello scritto del 26 marzo 2015, contrariamente a quanto sostenuto nel ricorso dell’11 aprile 2014 (cfr. consid. 1.2.), ha affermato, che:
(...)
il Collega _ mi ha dimostrato di aver allestito in data 12 luglio 2013 per la signora RI 1 l’istanza di rigetto provvisorio dell’opposizione. Egli non l’ha inoltrata su esplicita richiesta della cliente. A far tempo da quella data, contrariamente a quanto espostomi in maniera plausibile dalla signora RI 1, fino al 7 novembre 2013 egli non avrebbe più avuto alcuna notizia da parte della stessa. In occasione di un incontro che ha avuto luogo il 7 novembre 2013 tra l’avv. _ e la signora RI 1, il Collega le avrebbe delucidato le conseguenze negative legate al non proseguimento dell’esecuzione ed essa avrebbe deciso nonostante ciò di attendere l’esito della procedura esecutiva (e assicurativa) del signor _ prima di intraprendere altri passi esecutivi. Successivamente l’avv. _ non avrebbe più avuto notizie dalla signora fino al 26 febbraio 2014, giorno in cui la signora RI 1 ha revocato il mandato.
(...)” (Doc. I)