Decision ID: f9f0a176-12e3-59a5-9533-bd44475ab2b2
Year: 1996
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: civil_law

in fatto:
A. _ _ (1962) e _ _ _ (1965) si sono sposati a _, dopo quattro anni di vita in comune, il 17 novembre 1990. Al momento del matrimonio era già nata una figlia, _, il _ 1989. Il _ 1991 è nata un’altra bambina, _. _ _ è meccanico d’au-to in proprio, la moglie casalinga. I coniugi si sono separati alla fine di novembre del 1994, quando la moglie ha lasciato l’abita-zione di _ per trasferirsi temporaneamente, con le figlie, presso la _ _ _ di _.
B. Il 1° dicembre 1994 _ _ si è rivolta al Pretore del Distretto di Lugano, sezione 6, per ottenere – come misura a protezione dell’unione coniugale – l’affidamento delle figlie (senza diritto di visita del padre), un contributo alimentare (non quantificato) per sé e le figlie, una provvigione ad litem di fr. 2500.– o, subordinatamente, il beneficio dell’assistenza giudiziaria. Statuendo il 2 dicembre 1994 senza contraddittorio, il Pretore ha affidato cautelarmente le figlie alla madre, senza diritto di visita del padre, cui è stato imposto il versamento di fr. 500.– mensili per ogni figlia a titolo di contributo alimentare. Il contraddittorio sulle misure richieste è stato indetto per il 20 dicembre 1994.
C. _ _ ha presentato il 9 dicembre 1994 istanza per il tentativo di conciliazione, sollecitando la revoca dei provvedimenti cautelari, e il 15 dicembre successivo ha postulato a sua volta il beneficio dell’assistenza giudiziaria. Il tentativo di conciliazione è decaduto infruttuoso il 20 dicembre 1994 e il contrad-dittorio sui provvedimenti litigiosi – che le parti hanno accettato avvenisse “nell’ambito dell’art. 145 CC” – ha avuto inizio subito dopo. In tale occasione _ _ ha confermato la propria istanza, alla quale il marito si è opposto chiedendo a sua volta l’affidamento delle figlie (riservato il diritto di visita della madre). Entrambe le parti hanno notificato prove.
D. Con decreto del giorno successivo (21 dicembre 1994) il Segretario assessore, statuendo in luogo e vece del Pretore, ha confermato l’affidamento provvisorio delle figlie alla madre, ma ha ripristinato il diritto di visita del padre, nel senso che – salvo diversa intesa dei coniugi – le figlie sarebbero state consegnate a quest’ultimo due fine settimana ogni mese, alternativamente una volta al suo domicilio e una volta al domicilio della madre, trasferitasi nel frattempo a _. Un appello interposto da _ _ contro tale decreto è stato dichiarato inam-missibile da questa Camera il 12 gennaio 1995 (_._._).
E. Giudicando il 16 gennaio 1995 sulle prove offerte dalle parti, il Segretario assessore ne ha ammesse alcune e ha rinviato la decisione sulle altre dopo l’assunzione di quelle ammesse. Nel corso dell’istruttoria, il 3 marzo 1995, _ _ ha ottenuto il beneficio dell’assistenza giudiziaria. Il 27 marzo successivo le parti si sono intese provvisoriamente sull’esercizio del diritto di visita. Esperite le prove ammesse, con ordinanza del 5 aprile 1995 il Pretore ha respinto tutte le prove ancora da assumere e ha citato le parti alla discussione finale del 9 maggio 1995. In tale circostanza il marito ha rivendicato una volta ancora l’affidamento delle figlie (riservato il diritto di visita della madre), mentre _ _ ha ribadito che le figlie dovevano rimanere con lei (senza diritto di visita del padre, o tutt’al più con un diritto di visita da esercitare sotto sorveglianza); essa ha concluso inoltre perché il marito fosse tenuto a versarle un contributo alimentare di fr. 2200.– mensili (fr. 1200.– per sé e fr. 1000.– per le figlie).
F. Con ordinanza del 18 maggio 1995 il Segretario assessore ha ammesso l’acquisizione di nuovi atti all’incarto, fissando altresì a _ _ un termine di 10 giorni per fornire informazioni supplementari sulla situazione delle figlie e per documentare le proprie condizioni economiche. Il 9 giugno 1995 egli ha statuito sulle misure provvisionali in luogo e vece del Pretore: respinte le domande del marito, egli ha posto la tassa di giustizia (fr. 200.–) e le ripetibili (fr. 600.–) a carico di costui, ammesso al beneficio dell’assistenza giudiziaria. Le domande della moglie sono state invece parzialmente accolte: _ _ ha ottenuto così l’affidamento delle figlie e un contributo alimentare di fr. 1464.70 mensili (fr. 464.70 per sé e fr. 500.– per ciascuna figlia); d’altro lato _ _ si è visto riconoscere un diritto di visita quindicinale, sul cui esercizio è stato chiamato a vigilare un curatore munito di speciali poteri (art. 308 CC). La tassa di giustizia (fr. 800.–) è stata addebitata per un terzo alla moglie e per due terzi al marito (entrambi al beneficio dell’assistenza giudiziaria), con obbligo per il marito di rifondere alla moglie fr. 1000.– per ripetibili.
G. Contro il decreto del Segretario assessore è insorto il 26 giugno 1995 _ _ con un appello nel quale chiede che, conferitogli il beneficio dell’assistenza giudiziaria e accordato al gravame effetto sospensivo, sia accertata la nullità del decreto medesimo; in subordine egli postula l’assunzione delle prove respinte dal primo giudice e l’affidamento delle figlie (riservato il diritto di visita della madre). Nelle sue osservazioni del 14 luglio 1995 _ _ propone che, concessole il beneficio dell’assistenza giudiziaria, l’appello sia respinto. La richiesta di effetto sospensivo introdotta da _ _ è stata dichiarata irricevibile dalla presidente della I Camera civile con decreto del 7 agosto 1995.
H. Le parti sono state interrogate da questa Camera al dibattimento orale, indetto da questa Camera e tenutosi il 21 agosto 1995 per l’integrazione dell’istruttoria. In seguito, iI 31 agosto 1995, _ _ ha reso noto alla Camera che le dichiarazioni rilasciate dalla moglie al dibattimento orale sulla residenza delle figlie e sulle scuole da esse frequentate non rispondono alla realtà. _ _ si è espressa in proposito con lettera del 1° settembre 1995. Infine, il 5 settembre 1995, _ _ ha presentato alla Camera un’istanza “di modifica delle misure supercautelari” con la quale chiede l’affidamento immediato delle figlie inaudita parte (riservato il diritto di visita della madre), previo conferimento dell’assistenza giudiziaria. Quest’ultima istanza non è stata intimata a _ _.

Considerando
in diritto:
1. Il decreto del Segretario assessore è stato notificato alla legale dell’appellante il 14 giugno 1995 e non il 13 giugno come figura nel ricorso (attestazione postale del 5 ottobre 1995). Il gravame, tempestivo, è quindi ricevibile.
2. L’appellante sostiene anzitutto, in ordine, che il decreto impugnato sarebbe nullo perché il Pretore ha rifiutato con ordinanza del 5 aprile 1995 l’assunzione di prove notificate, ciò che violerebbe – a suo parere – il principio del contraddittorio (ricorso, capo I). Se non che, il Pretore ha motivato il proprio rifiuto, spie-gando in maniera particolareggiata perché riteneva a quel momento superfluo assumere altri mezzi istruttori (act. _). Tale valutazione anticipata delle prove resiste, come si vedrà oltre, alle confuse critiche dell’appellante. Per quel che è del diritto d’essere sentito (art. 83 e 84 CPC), l’appellante non può seriamente asserire che le prove in questione sarebbero state espe-rite nella prospettiva di un procedimento a tutela dell’unione coniugale quando egli stesso ha accettato (verbale del 20 dicembre 1994, primo foglio), in presenza del giudice, che la discussione con la controparte avvenisse “nell’ambito dell’art. 145 CC” (sopra, consid. _). Da questo profilo l’appello non merita ulteriore disamina.
Più delicata è la questione delle prove complementari che il Segretario assessore ha deciso di esperire il 18 maggio 1995, dopo la discussione finale (act. _; sopra, consid. ). Dal fascicolo non risulta con precisione, invero, quali documenti siano poi stati versati agli atti, né come le parti abbiano avuto modo di esprimersi, né se il Segretario assessore si sia fondato su tali documenti ai fini del giudizio. Resta il fatto che l’appellante si duole di una disattenzione del contraddittorio per rapporto al diritto di visita e non a questioni oggetto dell’assunzione complementare di prove. Tale diritto, regolato prima del 18 maggio 1995 da un accordo meramente precario intervenuto fra le parti il 27 marzo 1995 (sopra, consid. _), gli è stato concesso nel decreto impugnato – contrariamente a quel che chiedeva la moglie – secondo le scadenze ordinariamente fissate in cause di stato analoghe. L’appellante non ha quindi subìto, come che sia, alcun pregiudizio al riguardo. Non vi è ragione, ciò posto, per sanzionare con la nullità il decreto impugnato.
3. L’appellante afferma, con riferimento alle prove rifiutate dal Pretore (ordinanza del 5 aprile 1995), che tali mezzi istruttori andavano esperiti e insta perché questa Camera ne disponga essa medesima l’assunzione giusta l’art. 322 cpv. 1 lett. b CPC (ricorso, capo III). La richiesta è destinata all’insuccesso, l’ap-prezzamento anticipato delle prove motivato dal giudice con la predetta ordinanza potendo senz’altro essere condiviso.
L’audizione di _. _, che il Pretore ha respinto per ragioni di tempo (necessità di una commissione rogatoria a Basilea), era in effetti dispensabile ai fini di un semplice giudizio cautelare, la circostanza su cui il teste sarebbe stato chiamato a deporre risultando già con chiarezza dal doc. _. L’esecuzione di una perizia psicosociale sarebbe stata prospettabile solo per motivi eccezionali, giacché tale mezzo di prova è incompatibile – di regola – con gli imperativi di speditezza che presiedono all’ emanazione di un giudizio cautelare (Bühler/Spühler in: Berner Kommentar, 3a edizione, nota 209 in fine ad art. 145 CC); l’appellante non rende verosimili estremi siffatti, di modo che anche su questo punto il giudizio del Pretore sfugge alla censura. La dichiarazione di _ _ che il Pretore ha stralciato dall’incarto perché proposta irritualmente (doc. _ allegato all’appello) non ha alcun rilievo, la perizia psicolociale essendo stata rifiutata per questioni di tempo e non per l’indigenza dell’appellante. L’interrogatorio formale della convenuta, dimenticato dal Pretore, appariva nondimeno sovrabbondante, essendo destinato a chiarire – nelle intenzioni dell’appellante (verbale del 21 dicembre 1994, pag. 3) – non la situazione contingente della moglie (a quell’epoca di ignota dimora), bensì a comprovare le cause della disunione (che esulano dal procedimento cau-telare). Le audizioni dell’agente di polizia _ è stata superata, secondo il Pretore, dal richiamo degli atti dalla polizia di _; l’appellante non spiega perché tale richiamo non basterebbe, di modo che al riguardo l’appello è inammissibile (art. 309 cpv. 5 combinato con il cpv. 2 lett. f CPC). Quanto all’ escussione di _ _, essa è già stata respinta dal Pretore e non è dato di capire perché l’appellante contesti l’ordinanza al proposito.
4. Sempre con riferimento all’ammissione delle prove, l’appellante insorge contro un’altra ordinanza del 5 aprile 1995 (act. _) mediante la quale il Pretore ha stralciato dagli atti una lettera inoltrata dallo stesso appellante e i documenti annessi, relativi a spese sostenute per l’esercizio del diritto di visita. L’appellante sostiene che l’ordinanza del Pretore è indebita perché la documentazione “si riferisce all’obbligo di informazione reciproca dei coniugi sancita dal diritto federale all’art. 170 CC” (pag. 9). L’as-sunto sfiora la temerarietà. Il Pretore è giustamente intervenuto contro la produzione informe di documenti, in spregio delle norme di procedura che disciplinano l’offerta di prove. I documenti prodotti non riguardano affatto le informazioni richieste all’interessato il 17 marzo 1995. L’art. 170 CC non giova quindi all’appellante.
5. Nel merito l’appellante insorge contro l’affidamento delle figlie alla madre facendo valere che, invece di apprezzare appieno la situazione, il Segretario assessore si è limitato a giudicare se fosse il caso di modificare l’affidamento già disposto senza contraddittorio. In realtà non vi era alcun motivo – a parere dell’ap-pellante – per affidare le figlie alla madre, giacché la disponibilità dei coniugi è equivalente e l’affidabilità del padre superiore (ricorso, capo II).
a) Il Segretario assessore ha argomentato che dagli atti non traspare alcuna inferiorità educativa della madre rispetto al padre (nemmeno per quanto riguarda il passato), che il trasferimento della moglie con le figlie nel Cantone di Vaud non pregiudica il bene di queste ultime e che nulla fa presagire un’influenza negativa della madre sulle bambine. La disponibilità di tempo della madre, inoltre, non risulta diminuita neppure dopo che questa ha iniziato a seguire un corso di formazione professionale, sicché – in estrema sintesi – le risultanze dell’istruttoria “non sono certamente sufficienti per fondare il cambiamento dell’affidamento” (decreto, pag. 5). Il principio della stabilità impone anzi di evitare mutamenti di situazione (pag. 6 in alto).