Decision ID: e38a9406-7ae3-5f1e-8553-5990ec80e66a
Year: 2020
Language: it
Court: TI_TCAS
Chamber: TI_TCAS_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: social_law

ritenuto,
in fatto
1.1. Con sentenza 38.2018.37 del 27 novembre 2018 questa Corte ha accolto ai sensi dei considerandi il ricorso interposto da RI 1 contro la decisione su opposizione del 25 aprile 2018 con cui la Cassa Disoccupazione CO 1 (in seguito: Cassa), confermando il provvedimento del 28 novembre 2017, le aveva negato il diritto all’indennità di disoccupazione richiesta a far tempo dal 1° settembre 2017, sostenendo che nel termine quadro per il periodo di contribuzione (dal 1° settembre 2015 al 31 agosto 2017) non aveva saputo fornire nessuna prova del versamento del salario per il periodo dal 1° gennaio 2016 al 31 agosto 2017.
Da una parte, il TCA ha condiviso quanto riconosciuto implicitamente dalla Cassa con la risposta di causa, ossia che era realizzato il presupposto del periodo di contribuzione, visto che ha proposto un guadagno assicurato di fr. 906.50 sulla base degli stipendi emergenti dalla decisione di tassazione per il 2016 in particolare ottenuti dalla _ e dalla _.
Dall’altra, questo Tribunale ha ritenuto che la determinazione dell’entità del guadagno assicurato fosse prematura, in quanto primariamente doveva essere verificato il rispetto di tutte le condizioni per poter beneficiare dell’indennità di disoccupazione contemplate dall’art. 8 cpv. 1 LADI.
A quest’ultimo riguardo gli atti sono stati rinviati alla Cassa per esaminare, prima di decidere se l’insorgente avesse diritto o meno all’indennità di disoccupazione e il relativo guadagno assicurato, in particolare, se fosse adempiuto il presupposto dell’art. 8 cpv. 1 lett. a LADI, e meglio se la stessa nella _ e nella _ avesse rivestito o meno una posizione analoga a quella di un datore di lavoro.
A tal fine doveva essere verificato il ruolo effettivo di RI 1 in seno alla _ e alla _, segnatamente sentendo la ricorrente.
Andavano, così, acclarati i compiti specifici che l’assicurata svolgeva nel centro estetico (_) e nella galleria d’arte (_) e,
sulla base della struttura aziendale interna,
il suo potere decisionale o perlomeno la sua influenza sulle decisioni della ditta, come pure se la medesima fosse stata l’unica persona in grado di perseguire effettivamente lo scopo sociale delle due società in questione.
Il giudizio del 27 novembre 2018 è cresciuto incontestato in giudicato.
1.2. Con decisione su opposizione del 26 marzo 2019 la Cassa ha annullato la decisione del 20 giugno 2018 con la quale aveva determinato un guadagno assicurato di fr. 907.-- (cfr. doc. 10) e ha stabilito che l’assicurata continuava ad occupare una posizione analoga a quella di un datore di lavoro presso la società _, ma non in seno alla _.
La Cassa ha motivato il proprio provvedimento come segue:
"
(...)
VI. Nel presente caso lei, nel periodo di contribuzione, è stata alle dipendenze di 2 società, _ e _, per quanto riguarda la prima società la carica di amministratore unico è ricoperta da _. La seconda invece è amministrata da suo fratello minore.
Per le 2 società lei è stata impiegata a tempo parziale e i rapporti di lavoro sono terminati entrambi in data 31 agosto 2017.
Presso _ lei ha svolto, a tempo parziale, l'attività di estetista, come già indicato l'amministratore unico è _, non impiegato presso la società che ha solo lei quale dipendente. Nello scritto del 14 marzo 2018 è stato inoltre specificato che _ (suo padre) detiene una procura generale.
Dall'estratto del registro di commercio lo scopo della società è: "... Gestioni di istituti di bellezza, studi di estetica, massaggi, riflessologia, centro dimagrante, fitness, ginnastica, trattamenti fisioterapeutici, sauna solarium, bagno turco, trattamenti naturali per la linea, contro la cellulite, cura del viso e del corpo ... “
Da quanto dichiarato lei era l'unica dipendente ed è stata licenziata per mancanza di lavoro, dagli atti prodotti si può affermare che la società può essere considerata una azienda di famiglia, lei estetista ed impiegata, l'amministratore unico non impiegato pressa la società è di tutt'altra professione e suo padre (80 anni) che beneficia di una procura generale.
Seppur formalmente non appare un ruolo di posizione analoga ad un datore di lavoro nei fatti decisivo è il suo ruolo svolto all'interno della ditta, lei era l'unica in grado di svolgere lo scopo della società, il ruolo dell'amministratore unico e quello di suo padre risultano piuttosto equivalere a quella dell'"uomo di paglia" che copre verso l'esterno attività eseguita da altri (cfr. STFA H 107/02 del 2 dicembre 2003); a mente della cassa infatti lei utilizzava l'infrastruttura per condurre determinate attività per conto proprio.
VII. Tale situazione è confermata anche dalla promozione della sua attività che continua tuttora tramite siti e social network; in data 29 marzo 2018 le abbiamo richiesto informazioni in merito e così ha risposto: "
1) Gerente
in italiano
non vuole
dire proprietaria o azionista
ma incaricato
di condurre per conto d'altri un'azienda o un'impresa commerciale.
2) Facebook
non per forza corrisponde alla realtà, e
credo che ognuno è libero
di pubblicare ciò desidera, e
dare l'immagine che si vuole e
di sicuro
non vado
a pubblicare che sono
in disoccupazione, che esso sia reale o meno.
3) Nonostante abbia provato numerose volte
ad eliminare
la pagina Facebook "_;
non ci sono mai riuscita nemmeno
a modificarla, necessito infatti
di un tecnico
...4) In riferimento
al secondo
link, fb
dice che
non trova
la pagina, comunque vorrei capire
la vostra domanda
al riguardo.
Se vi riferite
ad una vecchia pagina che già
nel 2012 non è
più attiva
...5) Per quanto riguarda il numero
di cellulare si tratta
del mio numero
di cellulare privato.
ln aggiunta
al numero
di telefono fisso
del centro estetico, avevo messo
a disposizione ai clienti
per facilitare gli appuntamenti tramite sms o whatsapp dato che ciò
non è possibile
fare col fisso. Inoltre il mio numero
di cellulare, che è rimasto attivo
per uso privato, è servito
in seguito
al mio licenziamento anche
per informare i clienti riguardo alla chiusura dell'estetica ...
VIII. Nelle verifiche della cassa è emerso però che, in diversi modi e luoghi, lei si propone quale estetista.
Come già indicato nel suo profilo personale di facebook indica di condurre un centro benessere, in data 23 febbraio 2018, tramite un post condiviso di _ si pubblicizza per trattamenti estetici come "_" dove è indicato pure il suo numero privato di cellulare.
Come correttamente indicato la pagina di facebook _ risulta inattivo dal 2012. Per contro una nuova pagina "_" risulta attiva e con le stesse caratteristiche quella precedente, in particolare il numero di cellulare è il suo privato.
Infine, come anche indicato al colloquio con la sua consulente, in data 2 maggio 2017 ha fondato una ditta individuale "Ritrovo benessere Ticino di RI 1 e si occupa, tramite terze persone competenti nel settore rilassamento, di organizzare escursioni nei punti energetici. Al momento è impegnata saltuariamente la domenica.
Dal sito internet però si può rilevare che l'attività proposta non è di sole escursioni ma lei, in prima persona, propone una serie di trattamenti estetici.
Eseguiti gli ulteriori accertamenti a mente della cassa lei ha ricoperto una posizione analoga a quella di un datore di lavoro, anche se non formalmente, e continua a ricoprirla.
Come si può notare dalle pubblicazioni sui diversi social lei non ha mai interrotto la sua attività di estetista.
Occorre ribadire che lei era l’unica in grado di svolgere lo scopo della società, il ruolo dell’Amministratore Unico e quello di suo padre risulta piuttosto equivalere a quello di paglia che copre verso l’esterno attività eseguita da altri. (...)” (Doc. B)
1.3. Contro la decisione su opposizione del 26 marzo 2019 l’assicurata, rappresentata dall’avv. RA 1, ha inoltrato un tempestivo ricorso al TCA, chiedendo l’annullamento della stessa e, in via principale, che il guadagno assicurato sia fissato in fr. 2'288.33, nonché il rinvio degli atti alla Cassa per stabilire, tenendo conto del guadagno assicurato menzionato, il suo diritto all’indennità di disoccupazione a far tempo dal 1° settembre 2017.
In via subordinata ha postulato il rinvio degli atti alla parte resistente per determinare il guadagno assicurato considerando anche quanto percepito dall’attività svolta presso _ e stabilire il suo diritto a indennità di disoccupazione dal 1° settembre 2017.
Infine l’insorgente ha postulato l’ammissione all’assistenza giudiziaria con gratuito patrocinio (cfr. doc. I pag. 14-15).
A sostegno delle proprie pretese ricorsuali la parte ricorrente ha addotto che RI 1 non ha mai potuto determinare o altrimenti influenzare le decisioni del datore di lavoro, ovvero della _, nemmeno marginalmente, tanto meno può farlo ora che neppure risulta più dipendente della società la quale non è più fattivamente operativa.
In proposito è stato osservato:
(...) la ricorrente non è mai stata né azionista né membra del CdA della _ (cfr. doc. H e I, cfr. dichiarazioni fiscali della ricorrente e relative decisioni presenti nell'inc. 38.2018.37 dalle quali non risultano le azioni della _), essendosi di fatto il suo ruolo all'interno della predetta società limitato a quello di una mera dipendente. In particolare, la ricorrente ha svolto, a tempo parziale, l'attività di estetista presso _ (doc. H). Come già riferito nella precedente procedura (inc. 38.2018.37), per quanto a conoscenza della ricorrente, le azioni delle _ appartengono a ca. una decina di persone che vivono in Iran e parlano unicamente la lingua Farsi, lingua parlata e conosciuta dal signor _, che rappresenta la volontà degli azionisti in quanto loro persona di fiducia, ragione per cui a quest'ultimo è stata conferita una procura che permetta allo stesso di compiere tutti quegli atti che si ritenessero opportuni e necessari per il buon andamento delle società. I signori _, _ e _ in sede di audizione testimoniale potranno senz'altro confermare tutto quanto precede; (...)” (Doc. I pag. 7)
L'avv. RA 1, per conto dell’insorgente, ha poi contestato le affermazioni della Cassa secondo cui quest’ultima era l’unica dipendente di _ e la sola in grado di svolgere lo scopo della società, rilevando:
"
(...) insieme alla ricorrente, nel corso degli anni di attività di _, hanno lavorato quali estetiste alle dipendenze di _ tante altre persone (peraltro anche nel 2017, anno in cui poi è cessata l'attività di _) (doc. H); Nessuna prova o verifica atta a dimostrare il contrario risulta essere stata eseguita dalla Cassa.
In ogni caso, sebbene la considerazione che segue non ha particolare valore probante, a chi scrive pare altamente improbabile che una persona (come la qui ricorrente) che voglia mascherare la sua indipendenza dietro un fittizio rapporto di lavoro quale dipendente al solo scopo di ottenere delle ID alla stessa non dovute, dichiari uno stipendio di soli CHF 1'500.-- lordi al mese.
In aggiunta, sebbene anche questa considerazione non ha particolare valore probante, si ricorda che la ricorrente era quasi un decennio che lavorava per _ percependo uno stipendio di CHF 1'500 lordi/mese, su cui ha sempre pagato i contributi sociali, fra cui l'AD. Per cui alla ricorrente pare estremamente ingiusto, anche sotto questo profilo, non riconoscerle il diritto alle ID con riguardo all'attività che ha svolto alle dipendenze di _. (...)” (Doc. I pag. 7-8)
La parte ricorrente ha altresì asserito:
"
(...)
9.2
La cassa, inoltre - nella sua ultima decisione, e meglio quella oggetto del presente ricorso (doc B) - ha ribadito che dalle loro verifiche, sebbene non sia dato a sapere di quali verifiche si tratti (!), sarebbe emerso che in diversi modi e luoghi la ricorrente si è proposta come estetista.
Tale stato di cose viene fermamente contestato. Si chiede che la Cassa abbia ad indicare e dimostrare le verifiche effettuate.
Su questa circostanza la ricorrente ha già fornito numerose volte una spiegazione, l'ultima volta all'ufficio del lavoro, a settembre 2018.
In particolare, la ricorrente, nonostante sia di fatto alla ricerca di un'occupazione quale dipendente al 100%, presso _ e _ non aveva - cumulativamente - un grado di occupazione del 100%. In altre parole, la qui ricorrente era - già prima di venire licenziata dalle anzi dette società - libera nella misura del 20%. Questo tempo libero la ricorrente poteva già prima dedicarlo ad attività accessorie. Non si capisce dunque perché a mente della Cassa, sebbene ciò non sia stato realmente fatto, la ricorrente non avrebbe potuto continuare ad impiegare questo 20% per evt. attività accessorie.
A dire il vero, è bene precisare come l'attività accessoria di "ritrovo benessere" neppure risulta mai di fatto essere stata avviata.
La ricorrente aveva preparato le basi per avviare tale attività accessoria; nella sua idea certamente non vi era quella di fare di questa attività la sua attività principale, ritenuto come la sua precedente datrice di lavoro (_) aveva cessato la propria attività (e licenziato la ricorrente) per mancanza di lavoro, dimostrando che in questo settore difficilmente vi erano possibilità di successo economico.
Questa preparazione è avvenuta perlopiù una volta che la ricorrente è rimasta disoccupata dal momento che non le venivano riconosciute le ID, non riusciva a trovare un lavoro come dipendente e più volte le era stata paventata dalla sua collocatrice la possibilità di ricevere degli aiuti dalla Cassa disoccupazione per avviare una sua attività come indipendente.
Date le premesse (recte: nessuna entrata) la ricorrente si era "aggrappata" immediatamente all'ultima possibilità che le era stata paventata, foss'altro per riuscire a guadagnarsi il minimo per garantirsi di fare la spesa e non dover dipendere per le proprie esigenze vitali dall'aiuto economico e prestiti di amici e parenti.
Si precisa che la grave situazione economica della qui ricorrente - ad un certo punto - l'ha addirittura costretta a vendere propri beni personali, ciò che sarebbe vergognoso e umiliante per ogni persona e non è corretto che la ricorrente si sia dovuta trovare in questa situazione.
(...) la ricorrente non ha mai di fatto avviato l’attività accessoria (...)” (Doc. I pag. 8-9)
In conclusione la patrocinatrice dell’insorgente ha fatto valere:
"
(...) la ricorrente ritiene che la Cassa abbia emesso la decisione in oggetto del presente ricorso senza di fatto espletare nessun tipo di verifica, limitandosi di fatto a copiare e incollare le stesse frasi che già aveva indicato nella prima decisione (e meglio quella del 25 aprile 2018 che è stata oggetto del ricorso al TCA di cui all’inc. 38.2018,37 qui richiamato), scostandosi così da quanto le era stato indicato da codesto lodevole Tribunale con la decisione di cui al doc. F, e meglio di:
- sentire la ricorrente: non è stato fatto!
- verificare i compiti specifici che la ricorrente svolgeva nel centro estetico (_) e nella galleria d’arte (_) e, sulla base della struttura aziendale interna, il suo potere decisionale o perlomeno la sua influenza sulle decisioni della ditta: non è stato fatto!
- verificare se la ricorrente sia stata l’unica persona in grado di perseguire effettivamente lo scopo sociale delle due società in questione: (evidentemente) non fatto!
La Cassa si è limitata a ritenere che la qui ricorrente rivestisse una posizione analoga a quella di un datore di lavoro nell’ambito della _ e su questa base a negarle il diritto alle indennità di disoccupazione. (...)” (Doc. I pag. 10)
1.4. Nella sua risposta del 3 giugno 2019 la Cassa ha proposto la reiezione dell’impugnativa con argomenti di cui si dirà, per quanto occorra, nei considerandi di diritto (cfr. doc. III).
1.5. Dopo aver ottenuto una proroga del termine per presentare eventuali altri mezzi di prova (cfr. doc. IV; V; VI), la parte ricorrente il 24 giugno 2019 ha prodotto un messaggio di posta elettronica del 21 giugno 2019 della collocatrice all’avv. RA 1 (cfr. doc. N), la decisione del 4 giugno 2019 con cui la Sezione del lavoro ha ritenuto l’assicurata idonea al collocamento con disponibilità per un datore di lavoro dell’80% (cfr. doc. O), una dichiarazione del 14 giugno2019 del padre della ricorrente (cfr. doc. P) e alcuni documenti per comprovare l’esistenza di un’altra dipendente di _ nel 2016 e nei primi quattro mesi del 2017 (cfr. doc. Q; VII).
1.6. Il 9 luglio 2019 la Cassa ha informato di non avere ulteriori osservazioni da formulare (cfr. doc. IX).
1.7. Il doc. IX è stato inviato per conoscenza alla parte ricorrente (cfr. doc. X).

in diritto
in ordine
2.1. La presente vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico ai sensi dell'articolo 49 cpv. 2 della Legge sull’organizzazione giudiziaria (cfr. STF 9C_699/2014 del 31 agosto 2015, in particolare consid. 5.2, 5.3 e 6.1; STF 8C_452/2011 del 12 marzo 2012; STF 8C_855/2010 dell'11 luglio 2011; STF 9C_211/ 2010 del 18 febbraio 2011, consid. 2.1; STF 9C_792/2007 del 7 novembre 2008; STF H 180/06 e H 183/06 del 21 dicembre 2007; STFA I 707/00 del 21 luglio 2003; STFA H 335/00 del 18 febbraio 2002; STFA H 212/00 del 4 febbraio 2002; STFA H 220/00 del 29 gennaio 2002; STFA U 347/98 del 10 ottobre 2001, pubblicata in RDAT I-2002 pag. 190 seg.; STFA H 304/99 del 22 dicembre 2000; STFA I 623/98 del 26 ottobre 1999. Vedi pure: STF 9C_807/2014 del 9 settembre 2015; STF 9C_585/2014 dell’8 settembre 2015).
2.2. Ai sensi della giurisprudenza federale, allorché una decisione su opposizione viene annullata e gli atti rinviati all’autorità inferiore per un complemento d’istruttoria, non riacquista validità la decisione formale sostituita dalla decisione su opposizione, bensì la procedura deve ripartire dall’inizio con l’emissione di una nuova decisione formale.
Al riguardo in una sentenza 9C_236/2010 del 10 gennaio 2011 l’Alta Corte ha stabilito che:
"
(...)
En s’opposant
à la décision du 19 mai 2003, l'assurée a manifesté son désaccord avec la solution de l'administration et exprimé sa volonté de voir son droit réexaminé dans le cadre d'un acte administratif sujet à recours. Son opposition a eu comme effet d'empêcher l'entrée en force de chose décidée de la décision mentionnée (
ATF 126 V 23
consid. 4b p. 24 sv.). Au terme de la procédure d'opposition, l'office recourant a rendu une nouvelle décision le 30 août 2004. Celle-ci a remplacé la décision initiale, est devenu l'objet de la contestation de la procédure judiciaire subséquente (arrêt U 3/04 du 8 juin 2005 consid.
2.2, in RAMA 2005 n° U 560 p. 398; Kieser, ATSG-Kommentar, 2e éd., 2009, n° 39 ad art. 52 LPGA; Ulrich Meyer-Blaser, Der Streitgegenstand im Streit - Erläuterungen zu BGE 125 V 413, in Aktuelle Rechtsfragen der Sozialversicherungspraxis, 2001, n° 17 p. 19; Meyer/von Zwehl, L'objet du litige en procédure de droit administratif fédéral, in Mélanges Pierre Moor, 2005, p. 435 ss; Hansjörg Seiler, Rechtsfragen des Einspracheverfahrens in der Sozialversicherung [Art. 52 ATSG], in Sozialversicherungsrechtstagung 2007, n° 10.5 p. 99 sv.) et a fixé la limite de l'état de fait déterminant du point du vue temporel (
ATF 131 V 242
consid.
2.1 p. 243; arrêt 9C_1015/2009 du 20 mai 2010 consid. 3.1). La décision sur opposition du 30 août 2004 a finalement été entièrement annulée par l'autorité de recours (cf. ch. II du dispositif du jugement du 7 février 2006) dans la mesure où les incertitudes diagnostiques ressortant des informations médicales recueillies ne permettaient pas de statuer en toute connaissance de cause, raison pour laquelle il fallait procéder à un complément d'instruction. L'annulation de ladite décision et le renvoi du dossier à l'administration n'ont pas fait renaître la décision initiale mais ont consacré la mise à néant de la procédure administrative qui devait repartir du début (arrêts 9C_6/2010 et 9C_134/2010 du 2 juillet 2010 consid. 4) dans le cadre toutefois des mesures d'instruction requises.
“
In proposito cfr. pure STF 9C_134/2010 del 2 luglio 2010; STCA 38.2015.35 del 15 giugno 2015 consid. 2.6.; STCA 38.2013.58 del 14 novembre 2013 consid. 2.2.; STCA 38.2012.34 dell’8 agosto 2012 consid. 2.2.; 38.2010.72 del 7 febbraio 2011 consid.
2.9.
in fine
.
Nel caso di specie, come visto nei fatti, il TCA, con giudizio 38.2018.37 del 27 novembre 2018, ha accolto ai sensi dei considerandi il ricorso dell’assicurata contro la decisione su opposizione del 25 aprile 2018 con cui la Cassa le aveva negato il diritto all’indennità di disoccupazione richiesta a far dal 1° settembre 2017, poiché nel termine quadro per il periodo di contribuzione (dal 1° settembre 2015 al 31 agosto 2017) non aveva saputo fornire nessuna prova del versamento del salario per il periodo dal 1° gennaio 2016 al 31 agosto 2017.
Questo Tribunale ha ritenuto adempiuto il periodo di contribuzione di cui all’art. 8 cpv. 1 lett. e LADI e ha rinviato gli atti alla parte resistente per esaminare, prima di decidere se l’insorgente avesse diritto o meno all’indennità di disoccupazione e il relativo guadagno assicurato, in particolare se la medesima rivestisse oppure no una posizione analoga a quella di un datore di lavoro in seno alla _ e alla _ (cfr. consid. 1.1.).
Il 26 marzo 2019 la Cassa - contrariamente a quanto previsto dalla giurisprudenza appena citata - ha emesso una decisione su opposizione con cui ha annullato la decisione del 20 giugno 2018 con la quale aveva determinato un guadagno assicurato di fr. 907.-- (cfr. doc. 10) e ha stabilito che l’assicurata continuava ad occupare una posizione analoga a quella di un datore di lavoro presso la società _, ma non in seno alla _ (cfr. doc. B; consid. 1.2.).
La parte resistente, a seguito della sentenza 38.2018.37, avrebbe invece dovuto emanare una nuova decisione formale relativa all’adempimento, segnatamente, del presupposto di cui all’art. 8 cpv. 1 lett. a LADI, la quale avrebbe potuto essere impugnata con opposizione e la relativa decisione su opposizione con ricorso al TCA (cfr. art. 49; 52, 56 LPGA).
In concreto gli atti devono, quindi, essere rinviati alla Cassa perché proceda conformemente alla giurisprudenza di cui sopra.
Nel caso di specie l’annullamento della decisione su opposizione del 26 marzo 2019 impugnata e il rinvio dell’incarto alla parte resistente si giustificano, peraltro, anche per i motivi che verranno dettagliatamente esposti nei considerandi seguenti.
nel merito
2.3. Fondamentale presupposto per il riconoscimento del diritto alle indennità di disoccupazione è, tra l’altro, che l’assicurato sia disoccupato totalmente o parzialmente (cfr. art. 8 cpv. 1 lett. a e art. 10 LADI).
L’art. 31 cpv. 3 LADI prevede che non hanno diritto all’indennità per lavoro ridotto:
a.
i lavoratori, la cui perdita di lavoro non è determinabile o il cui tempo di lavoro non è sufficientemente controllabile;
b.
il coniuge del datore di lavoro occupato nell’azienda di quest’ultimo;
c.
le persone che, come soci, compartecipi finanziari o membri di un organo decisionale supremo dell’azienda, determinano o possono influenzare risolutivamente le decisioni del datore di lavoro, come anche i loro coniugi occupati nell’azienda.
I disposti relativi all’indennità di disoccupazione (art. 8 segg. LADI) non contemplano una norma corrispondente.
Ciò non comporta, tuttavia, in caso di disoccupazione, il riconoscimento automatico del diritto alle relative indennità al coniuge del datore di lavoro, alle persone che hanno una posizione analoga a quella di un datore di lavoro e ai loro coniugi.
Con decisione pubblicata in DTF 123 V 234 il Tribunale federale delle assicurazioni (TFA; dal 1° gennaio 2007 Tribunale federale) ha infatti esteso l’applicabilità dell’art. 31 cpv. 3 lett. c LADI all’assegnazione dell’indennità di disoccupazione (cfr. STF C 292/05 del 16 febbraio 2007 consid. 3) e ha stabilito, in particolare, che il lavoratore in posizione professionale analoga a quella di un datore di lavoro non ha diritto all'indennità di disoccupazione se, dopo essere stato licenziato dalla società anonima, continua ad essere l'azionista unico ed il solo amministratore della ditta.
Nelle sentenze pubblicate in SVR 1997 ALV Nr. 82, DTF 122 V 270 e DLA 1996/1997, Nr. 23, pag. 130, e in SVR 1997 ALV Nr. 101, il TFA ha, inoltre, deciso che un dipendente membro del consiglio di amministrazione di un’azienda gode ex lege (cfr. art. 716a-716b del Codice delle obbligazioni) di un notevole potere decisionale ai sensi dell’art. 31 cpv. 3 lett. c LADI.
Per un membro del consiglio di amministrazione il diritto alle prestazioni è escluso senza che sia necessario determinare più concretamente le responsabilità da lui esercitate all'interno della società (cfr. STF 8C_163/2016 del 17 ottobre 2016; STF 8C_172/2013 del 23 gennaio 2014; STFA C 160/05 del 24 gennaio 2006; STFA C 102/04 del 15 giugno 2005).
In una sentenza 8C_279/2010 del 8 giugno 2010 il Tribunale federale ha sviluppato su questi temi le seguenti considerazioni:
"
(...) Il primo giudice ha infine correttamente precisato che per stabilire se un impiegato possa esercitare un influsso considerevole ai sensi dell'art. 31 cpv. 3 lett. c LADI (e, quindi, dell'art. 51 cpv. 2 LADI), deve essere esaminato di quali poteri decisionali egli disponga concretamente sulla base della struttura aziendale interna, non essendo per contro determinanti i soli criteri formali. Segnatamente, non è ammissibile negare, in modo generico, il diritto alle indennità a lavoratori esercitanti mansioni dirigenziali per il solo fatto che essi detengono una procura o un altro mandato commerciale e sono iscritti nel registro di commercio. D'altro canto però, possono di principio vedersi rifiutare le prestazioni anche salariati che non fruiscono formalmente di un diritto di firma e non figurano a registro di commercio, ma che in realtà partecipano in modo decisivo alla formazione della volontà sociale (
DTF 120 V 525
consid. 3b e riferimenti).
Da questa regola la giurisprudenza ha escluso solo i membri del consiglio d'amministrazione che collaborano nell'azienda, per il motivo che la legge conferisce a tale organo esecutivo attribuzioni, in parte inalienabili, che per definizione comportano la facoltà di influire in modo diretto sulle decisioni del datore di lavoro, foss'anche solo nella forma della suprema direzione o dell'alta vigilanza sugli incaricati della gestione (art. 716-716b CO). Di conseguenza, l'appartenenza di un salariato al consiglio d'amministrazione è una circostanza che lo esclude automaticamente, giusta l'art. 31 cpv. 3 lett. c LADI, dal diritto all'indennità per lavoro ridotto (e, quindi, anche d'insolvenza), senza che nemmeno occorra esperire ulteriori accertamenti ai sensi della dianzi citata giurisprudenza in
DTF 120 V 525
con riferimento alla concreta posizione dell'interessato in seno all'azienda (
DTF 122 V 273
consid. 3; DLA 2004 no. 21 pag. 198 consid. 3.2 [C 113/03]).
3.
Come già rilevato dal primo giudice, nella fattispecie in esame è pacifico che la ricorrente ha ricoperto, dal 3 dicembre 2007 al 6 maggio 2008, la carica di membro del consiglio di amministrazione della A._ SA. Ne discende che deve essere esclusa, giusta l'art. 51 cpv. 2 LADI e la giurisprudenza menzionata, dalle chieste prestazioni, di modo che a ragione la precedente istanza ha confermato il provvedimento amministrativo di diniego. (...)"
Il TCA sottolinea che
lo scopo della giurisprudenza sviluppata in DTF 123 V 234 (cfr. consid. 2.1.) non è, del resto, unicamente quello di sanzionare il caso di abuso effettivo, ma anche quello di prevenire il rischio di un simile abuso che è insito nel pagamento di indennità di disoccupazione in favore di persone che rivestono una posizione professionale paragonabile a quella di un datore di lavoro o in favore dei loro coniugi.
In effetti è sufficiente che sia possibile la continuazione delle attività perché il diritto all’indennità debba essere negato in virtù del rischio di raggirare la legge (cfr. STF 8C_448/2018 del 30 settembre 2019 consid. 6; STF 8C_574/2017 del 4 settembre 2018; STF 8C_344/2018 del 13 giugno 2018; DTF 142 V 263; STF 8C_150/2007 del 3 gennaio 2008 consid. 4.3.; C 315/05 del 27 aprile 2007 consid. 4.4.; DLA 2003 N. 22 pag. 240).
Questo principio è stato riconfermato in una sentenza 8C_163/2016 del 17 ottobre 2016, nella quale il Tribunale federale ha sviluppato le seguenti considerazioni:
"
(...)
4.2.
Dans plusieurs arrêts (en dernier lieu l'arrêt 8C_295/2014 du 7 avril 2015 consid. 4), le Tribunal fédéral a rappelé les motifs qui ont présidé au développement de cette jurisprudence. Pour des raisons de conflits d'intérêts évidents, la loi exclut du cercle des bénéficiaires de l'indemnité en cas de réduction de travail les personnes qui occupent dans l'entreprise une position dirigeante leur permettant de déterminer elles-mêmes l'ampleur de la diminution de leur activité (cf. art. 31 al. 3 let. c LACI [RS 837.0]). Il en va de même des conjoints de ces personnes qui travaillent dans l'entreprise. Dans l'arrêt
ATF 123 V 234
, le Tribunal fédéral a identifié un risque de contournement de cette clause d'exclusion lorsque dans un contexte économique difficile, ces mêmes personnes procèdent à leur propre licenciement et revendiquent l'indemnité de chômage tout en conservant leurs liens avec l'entreprise. Dans une telle configuration, en effet, il est toujours possible pour elles de se faire réengager dans l'entreprise ultérieurement et d'en reprendre les activités dans le cadre de son but social. La même chose vaut pour le conjoint de la personne qui se trouve dans une position assimilable à un employeur lorsque, bien que licencié par ladite entreprise, il conserve des liens avec celle-ci au travers de sa situation de conjoint d'un dirigeant d'entreprise. Cette possibilité d'un réengagement dans l'entreprise - même si elle est seulement hypothétique et qu'elle découle d'une pure situation de fait - justifie la négation du droit à l'indemnité de chômage. Ce droit peut toutefois être reconnu lorsque le dirigeant démontre qu'il a coupé tous les liens qu'il entretenait avec l'entreprise (en raison de la fermeture de celle-ci ou en cas de démission de la fonction dirigeante) ou, s'agissant du conjoint licencié, lorsque celui-ci a travaillé dans une autre entreprise que celle dans laquelle son mari ou sa femme occupe une position assimilable à un employeur. Bien que cette jurisprudence puisse paraître très sévère, il y a lieu de garder à l'esprit que l'assurance-chômage n'a pas pour vocation à indemniser la perte ou les fluctuations de gain liées à une activité indépendante mais uniquement la perte de travail, déterminable et contrôlable, du travailleur ayant un simple statut de salarié qui, à la différence de celui occupant une position décisionnelle, n'a pas le pouvoir d'influencer la perte de travail qu'il subit et pour laquelle il demande l'indemnité de chômage (sur l'ensemble de cette problématique, voir BORIS RUBIN, Commentaire de la loi sur l'assurance-chômage, 2014, ad art. 10 n° 18 ss; également du même auteur, Droit à l'indemnité de chômage des personnes occupant une position assimilable à celle d'un employeur, in DTA 2013 n° 1, p. 1-12).
(...)"
Il rischio d’abuso non esiste dunque più quando l’assicurato in questione dimostra di avere rotto ogni legame con la ditta.
Sempre secondo la giurisprudenza federale la posizione di socio gerente di una Sagl (cfr. art. 809-818 CO) è equiparabile a quella di un membro del consiglio di amministrazione di una SA (cfr. 8C_191/2014 del 4 giugno 2014; STF 8C_776/2011 del 14 novembre 2012; STF 8C_729/2014 del 18 novembre 2014; STFA C 270/04 del 4 luglio 2005; STFA C 37/02 del 22 novembre 2002 e STFA C 71/01 del 30 agosto 2001; STF 8C_84/2008 del 3 marzo 2009, pubblicata in DLA 2009 N. 9 pag. 177; STCA 38.2013.51 del 23 gennaio 2014; in un altro contesto cfr. pure la STF 9C_424/2016 del 26 gennaio 2017).
In una sentenza 8C_230/2016 del 25 agosto 2016 la nostra Massima Istanza ha confermato un giudizio di questa Corte con cui è stato negato il diritto a indennità di disoccupazione a un’assicurata che, benché non fosse più iscritta a RC avendo ritrasferito quote e gestione nelle mani del padre che avrebbe contribuito finanziariamente alla costituzione dell’azienda, aveva mantenuto in seno alla Sagl un ruolo dirigenziale e ne era la persona di riferimento.
Al riguardo cfr. pure STF 8C_621/2018 del 20 marzo 2019, pubblicata in DTF 145 V 200, in DLA 2019 N. 5 pag. 177 e in SVR 2019 ALV N. 5 pag. 17; STF 8C_401/2015 del 5 aprile 2016, pubblicata in DLA 2016 N. 5 pag. 132; STF 8C_1044/2008 del 13 febbraio 2009.
Per stabilire se un impiegato sia membro di un organo decisionale supremo di un'azienda e per tale motivo escluso dal diritto a indennità per lavoro ridotto, rispettivamente dal diritto a indennità di disoccupazione, deve essere esaminato di quali poteri decisionali egli disponga sulla base della struttura aziendale interna (
DTF 120 V 521
; DLA 2004 no. 21 pag. 198 consid. 3.2). Non sono per contro decisivi i soli criteri formali quali, segnatamente, l'appartenenza al consiglio d'amministrazione o il conferimento di una procura o di un altro mandato commerciale, di modo che possono di principio essere esclusi dall'indennità di disoccupazione anche dipendenti che non detengono formalmente un diritto di firma e non sono iscritti a registro di commercio né come amministratori né come organi dirigenti, ma che di fatto esercitano un'influenza determinante sulle decisioni della società (cfr. STF 8C_865/2015 del 6 luglio 2016 consid. 4.2.; STF 8C_279/2010 del 18 giugno 2010 consid. 2; STFA C 275/04 del 10 novembre 2005 consid. 3.4.;
DTF 122 V 272
consid. 3, 120 V 525 consid. 3b; SVR 1997 AHV no. 101 pag. 309).
2.4. Questa Corte, nel giudizio del 27 novembre 2018, con cui, come visto (cfr. consid. 1.1.; 2.2.), accogliendo il ricorso contro la decisione su opposizione del 25 aprile 2018 di diniego del diritto a indennità di disoccupazione dal 1° settembre 2017, ha rinviato gli atti alla Cassa per esperire ulteriori indagini volte a determinare se l’assicurata occupasse o meno una posizione analoga a quella di un datore di lavoro in seno alla _ e alla _, ha sviluppato, in particolare riguardo a quest’ultima, le seguenti considerazioni:
"
(...)
2.5. Nella presente evenienza dalle carte processuali emerge che RI 1, nata il _ 1963 (cfr. doc. 9), il 31 dicembre 2010 ha concluso con la _ un contratto di lavoro a tempo indeterminato quale estetista a tempo parziale per un salario di fr. 1'500.-- lordi mensili (cfr. doc. 18).
Dall’estratto del conto individuale emesso dalla Cassa _ il 26 settembre 2018 risulta, però, che l’assicurata è stata attiva per la _ già dal 2002 (cfr. doc. XIX1).
A Registro di commercio _ è stata iscritta il 23 novembre 2001 con il seguente scopo sociale:
“ Assistenza e prestazioni di servizi, organizzazione di manifestazioni, esposizioni e aste; importazione, esportazione e commercio di articoli di artigianato, antiquariato, arredamenti, arte in genere e collezioni. Gestione di istituti di bellezza, studi d'estetica, massaggi, riflessologia, centro dimagrante, fitness, ginnastica, trattamenti fisioterapici, sauna, solarium, bagno turco, trattamenti naturali per la linea, contro la cellulite, cura del viso e del corpo. Commercio, fabbricazione e produzione di prodotti cosmetici e di moda. La società potrà gestire un club, punto d'incontro e di ristorazione e potrà acquistare beni immobili per le proprie attività.”
(Doc. 19: estratto RC)
Amministratore unico con diritto di firma individuale della società dal novembre 2001 all’agosto 2002 è stato _, fratello dell’insorgente (cfr. doc. 19; 5).
Dall’agosto 2002 al marzo 2006 tale carica è stata svolta da _, mentre dal marzo 2006 a RC è iscritto quale amministratore unico con firma individuale l’_ (cfr. doc. 19; 5).
(...)
Da una dichiarazione di _ agli atti si evince che _, nato nel 1938 e padre di quest’ultimo, nonché dell’assicurata (cfr. doc. 5; I pag. 7), è autorizzato a gestire la _ con diritto di firma individuale, a redigerne la contabilità e a prendere qualsiasi decisione per il buon andamento della ditta, di modo da tutelare gli interessi degli azionisti (cfr. doc. 42).
Un’attestazione di tenore analogo risulta anche per la _. Infatti l’_ ha dichiarato che gli azionisti della _ hanno autorizzato _ con una procura generale con firma individuale a compiere tutti quegli atti ordinari, straordinari e amministrativi opportuni e necessari per il buon andamento delle società, incluso operazioni bancarie, stipulo di contratti, apertura di punti vendita, assunzione di personale, gestione contabilità, ecc. (cfr. doc. 26).
L’assicurata, in uno scritto del 9 marzo 2018, ha specificato che gli azionisti sia della _ sia della _ sono una decina di persone circa che vivono in _ e parlano la lingua _. Questi ultimi avrebbero conferito una procura generale a _, di lingua madre _, autorizzandolo
“a compiere tutti quegli atti ordinari, straordinari e amministrativi che si ritenessero opportuni e necessari per il buon andamento delle Società, segnatamente anche a stipulare in vece dell’Amministratore e mandatario contratti, ratificare accordi a rappresentare con la sua firma le Società, nominare legali, procuratori, conferire mandati, rappresentare le Società presso ogni qualunque Istituto di credito o altri ed impegnare le Società con sua firma ritenendosi il suo operato ratificato. _ è inoltre autorizzato a compiere tutti quegli atti che lo statuto delle Società e la legge conferiscono in generale all’Amministratore. Entrambi gli amministratori delle Società _ e _ hanno acconsentito e confermato questi mandati”
(cfr. doc. 5 pag. 2).
Del resto nel ricorso è stato precisato che
“per quanto a conoscenza della ricorrente, le azioni delle due società (_ e _) appartengono a ca. una decina di persone che vivono in Iran e parlano unicamente la lingua _, lingua parlata e conosciuta dal signor _, che rappresenta la volontà degli azionisti in quanto loro persona di fiducia, ragione per cui a quest'ultimo è stata conferita una procura che permetta allo stesso di compiere tutti quegli atti che si ritenessero opportuni e necessari per il buon andamento delle società”
(cfr. doc. l pag. 7).
(...)
2.8. (...)
Per quanto riguarda la _, è vero che dal marzo 2006 a RC figura quale amministratore unico con firma individuale l’_. E’ altrettanto vero, tuttavia, da una parte, che dalla fondazione di tale società nel 2001 al 2002 questo ruolo è stato coperto dal fratello dell’insorgente. Dall’altra, che il padre della ricorrente è stato autorizzato dagli azionisti a compiere ogni atto ordinario, straordinario e amministrativo, a svolgere i compiti dell’amministratore, anche per questa ditta (cfr. consid. 2.5.).
Inoltre la ricorrente era l’unica dipendente delle due società (cfr. consid. 2.5.).
La Cassa, nella decisione su opposizione, ha rilevato, senza però approfondire la questione, che è
“... verosimile che lei
(n.d.r.: l’insorgente)
abbia ricoperto una posizione analoga a quella di un datore di lavoro, anche se non formalmente, e inoltre che non abbia mai definitivamente terminato l'attività”
(cfr. doc. B; consid. 1.2.).
La parte ricorrente, dal canto suo, sostiene che l’assicurata era una semplice dipendente e che il suo nominativo non figura tra i membri del CdA della _ e della _, né ne è azionista (cfr. doc. I; consid. 1.3.).
In simili condizioni deve essere appurato il ruolo effettivo di RI 1 in seno alla _ e alla _, segnatamente sentendo la ricorrente.
In proposito va rilevato che il principio inquisitorio non è incondizionato, ma trova il suo correlato nell’obbligo delle parti di collaborare (cfr. art. 43 cpv. 3 e 61 lett. c LPGA; art. 16 Lptca; DLA 2001 N. 12 pag. 145; RAMI 1994 pag. 211; AHI praxis pag. 212; DLA 1992 pag. 113; DTF 117 V 261; DTF 116 V 26 consid. 3c; DTF 115 V 142 consid. 8a).
Questo obbligo comprende in particolare quello di motivare le pretese di cui le parti si avvalgono e quello di apportare, nella misura in cui può essere ragionevolmente richiesto da loro, le prove dettate dalla natura della vertenza o dai fatti invocati: in difetto di ciò esse rischiano di dover sopportare le conseguenze dell’assenza di prove (cfr. STF 8C_832/2017 del 13 febbraio 2018 consid. 3.1.; STF 9C_694/2014 del 1° aprile 2015 consid. 3.2.; DTF 125 V 195 consid. 2; STFA U 94/01 del 5 settembre 2001; STFA P 36/00 del 9 maggio 2001; SVR 1995 AHV Nr. 57 pag. 164 consid. 5a).
Andranno, in particolare, verificati i compiti specifici che la ricorrente svolgeva nel centro estetico (_) e nella galleria d’arte (_) e,
sulla base della struttura aziendale interna,
il suo potere decisionale o perlomeno la sua influenza sulle decisioni della ditta.
Andrà altresì acclarato se la medesima sia stata l’unica persona in grado di perseguire
effettivamente
lo scopo sociale delle due società in questione.
Gli atti devono essere, pertanto, rinviati alla Cassa perché proceda ad esaminare, prima di decidere se l’insorgente ha diritto o meno all’indennità di disoccupazione e il relativo guadagno assicurato, in particolare, se la stessa nella _ e nella _ rivestisse o meno una posizione analoga a quella di un datore di lavoro (cfr. consid. 2.7.).
Qualora si dovesse rispondere affermativamente a tale quesito, il diritto alle indennità di disoccupazione andrà negato, in quanto va già evitato il rischio di abuso consistente segnatamente nella possibilità di continuare a perseguire lo scopo sociale delle società (cfr. consid. 2.7.).
Al riguardo è utile osservare che con sentenza 38.2017.16 del 10 maggio 2017 è stato negato il diritto a indennità di disoccupazione dall’ottobre 2016 a causa del ruolo determinante del ricorrente nella SA in cui lavorava. Fino al mese di settembre 2016, in effetti, egli è stato amministratore unico con diritto di firma individuale della società che era un’azienda di famiglia in cui l’insorgente e il fratello erano le figure dominanti.”
2.5. In concreto dalla decisione su opposizione impugnata del 26 marzo 2019 (cfr. doc. B; consid. 1.2.), nonché dalla documentazione agli atti si evince, come fatto valere dalla parte ricorrente (cfr. doc. I; consid. 1.3.), che la Cassa, prima di emettere tale provvedimento, non ha esperito alcuna ulteriore indagine in relazione all’eventuale posizione analoga a quella di un datore di lavoro dell’insorgente, in particolare, in seno alla _, contrariamente a quanto stabilito dal TCA nel giudizio 38.2018.37 del 27 novembre 2018.
Le motivazioni esposte nella decisione su opposizione del 26 marzo 2019 sono pressoché identiche a quelle della decisione su opposizione del 25 aprile 2018 annullata con sentenza 38.2018.37 (cfr. consid. 1.1.; STCA 38.2018.37 del 27 novembre 2018 consid., 1.2.).
Nella decisione su opposizione del 26 marzo 2019 non si accenna peraltro ad accertamenti effettuati dopo l’emanazione del giudizio del TCA del 27 novembre 2018 (cfr. doc. B).
Questa Corte rileva, inoltre, che dalle carte processuali prodotte dall’assicurata risulta una dichiarazione del 14 giugno 2019 del padre della ricorrente, _, del seguente tenore: (cfr. doc. P)
"
lo _ non sono "un uomo di paglia".
Come già dichiarato in passato, la società _ appartiene a terze persone e non a mia figlia RI 1 che era unicamente la dipendente della Società senza avere alcun potere decisionale.
Peraltro mia figlia neppure era l'unica dipendente di _.
Dato che i proprietari non avevano alcun interesse di continuare l'attività di _, hanno concesso a RI 1 la pagina facebook del centro estetico (poiché di professione è estetista ed è stata licenziata da _ per mancanza di lavoro) affinché potesse eventualmente - se era il suo interesse - utilizzarla per cercare di avviare una propria attività come indipendente, tenendosi i pochi clienti che a _ erano rimasti al momento della chiusura delle attività.
In particolare gli Azionisti di _ hanno preso questa decisione per riconoscere in un qualche modo con una sorta di "premio" i meriti alla loro dipendente di vecchia data che veniva licenziata.
D'altronde questo "premio" non costava nulla alla Società (considerato che stava chiudendo) mentre alla dipendente avrebbe potuto essere utile.
La _ non aveva invece del denaro da poter retribuire alla dipendente come premio di uscita.” (Doc. P)
In relazione a quanto sostenuto dalla Cassa (cfr. doc. B; III) e indicato dal TCA nella sentenza 38.2018.37 (pag. 23), sulla base d’altronde di quanto asserito dalla _ stessa nel novembre 2017 (cfr. doc. 25), e meglio che l’assicurata era l’unica dipendente di tale società, l’insorgente ha poi trasmesso una dichiarazione dell’8 aprile 2019 firmata da _ (amministratore unico con firma individuale della _ dal marzo 2006 al gennaio 2019 quando il suo ruolo è stato ripreso dal _, fratello dell’assicurata che aveva già rivestito questa carica dal novembre 2001 all’agosto 2002 (cfr. estratto RC reperibile in
www.zefix.ch
; consid. 2.4.) in cui egli ha attestato, da un lato, che la ricorrente
“non ha mai avuto un potere decisionale per _, ma che la stessa aveva il semplice ruolo di dipendente della _ (in qualità di estetista con un grado di occupazione del 50%)”
e, dall’altro lato, che anche altre persone hanno lavorato nel corso degli anni per la _, fornendo i relativi nominativi dal 2009 al 2017 (cfr. doc. H).
E’ stato segnatamente indicato che nel 2016 e nei primi quattro mesi del 2017 è stata alle dipendenze della SA _ di _ (in possesso di un permesso G con la specificazione che aveva un’attività lucrativa presso _ di _; cfr. doc. Q) quale “stagista estetista”(cfr. pure “Dichiarazione dei salari e degli assegni familiari per l’anno 2017 per i datori di lavoro affiliati alla Cassa _ e alla Cassa _” da cui emerge che _ è stata impiegata nel 2016 e da gennaio ad aprile 2017; cfr. doc. Q).
In simili condizioni, considerato che la parte resistente non ha effettuato particolari verifiche, nonostante le chiare indicazioni di questo Tribunale nella sentenza 38.2018.37 del 27 novembre 2018, in casu si giustifica un nuovo rinvio degli atti alla Cassa per procedere a un complemento istruttorio.
Andrà segnatamente verificato, sentendo la ricorrente – come già stabilito nel giudizio 38.2018.37 (cfr. consid. 2.4.) – e altre persone indicate quali dipendenti della _, se queste ultime hanno effettivamente lavorato per la società in questione, se soltanto in qualità di apprendiste, le funzioni espletate, il ruolo dell’insorgente e se ricevevano istruzioni da parte di quest’ultima (in caso di risposta affermativa andrà accertato quali istruzioni in particolare e se l’assicurata era l’unica loro persona di riferimento).
La Cassa acclarerà altresì, dandogli la possibilità di esprimersi personalmente, il ruolo dell’arch. _ in seno alla _ (cfr. doc. 18 scritto del 9 marzo 2018 dell’assicurata secondo cui egli
“ha solamente acconsentito ad assumere l’incarico di Amministratore nominale conferitogli con fiducia dagli azionisti della _ per la quale ha solo firmato tutti i bilanci e le dichiarazioni imposte. Tutte le altre operazioni per la gestione e contabilità della Società sono state svolte da _ (dotato di regolare procura ....”)
) e chiedendogli di esporre le funzioni della ricorrente.
Andranno, infine, sentiti il fratello e il padre dell’insorgente per valutare se fossero in grado di decidere la gestione della _ secondo il suo scopo sociale (cfr. consid. 2.4.).
La Cassa, sulla base degli esiti delle indagini di cui sopra - al fine di stabilire l’entità dell’indennità di disoccupazione spettante alla ricorrente dal 1° settembre 2017, e meglio l’importo del guadagno assicurato (art. 23 LADI) -, determinerà, emettendo una decisione formale (cfr. consid. 2.2.) contro cui potrà essere interposta opposizione (la decisione su opposizione potrà poi essere, se del caso, impugnata davanti al TCA) se la medesima occupava o meno una posizione analoga a quella di un datore il lavoro all’interno della _.
2.6. Vincente in causa l’assicurata, rappresentata da un avvocato, ha diritto all’importo di fr. 1’800.-- a titolo di ripetibili da mettere a carico della Cassa (cfr. art.
61 lett. g LPGA; art.
30 Lptca).
Visto il diritto a ripetibili, la richiesta di ammissione al gratuito patrocinio (cfr. doc. I) è divenuta priva di oggetto (DTF 124 V 309, consid. 6 e, tra le tante, STF 9C_666/2017 del 6 settembre 2018 consid. 5.2.; STF 8C_756/2017 del 7 marzo 2018 consid. 6; STF 9C_335/2011 del 14 marzo 2012 consid. 5, STF 9C_206/2011 del 16 agosto 2011 consid. 5, STF 9C_352/2010 del 30 agosto 2010 consid. 3).