Decision ID: fb489b21-d417-5f6b-a507-e599c424d7e4
Year: 2007
Language: it
Court: TI_TCAS
Chamber: TI_TCAS_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: social_law

ritenuto,
in fatto
1.1. In data 10 aprile 2006, RI 1, nato nel 1955, dipendente della ditta _ di _ in qualità di conducente di autocarri e, perciò, assicurato d’obbligo contro gli infortuni presso l’CO 1, è caduto all’indietro da un’altezza di circa un metro e mezzo e ha battuto a terra la regione lombo-sacrale.
Il giorno successivo l’assicurato ha consultato il proprio medico di famiglia, dott. _ (cfr. doc. 9), il quale ha attestato una totale inabilità lavorativa (doc. 9 e 11).
A contare dal 13 aprile 2006, RI 1 ha ripreso il proprio lavoro (doc. 9 e 11).
1.2. Il 22 aprile 2006, l’assicurato si è recato presso il Servizio di PS dell’Ospedale di _ (Prov. _), i cui sanitari, refertato un arto inferiore sinistro flesso per decubito antalgico con parestesie e ipoestesia alla gamba e al piede sinistro, hanno formulato la diagnosi di lombosciatalgia acuta (doc. 6).
Durante il periodo 25 aprile-10 maggio 2006, RI 1 è rimasto degente presso la Divisione di ortopedia dell’Ospedale di _, dove è stato sottoposto a un esame TAC lombo-sacrale (il 27 aprile 2006), che ha evidenziato un’ernia L4/L5 intraforaminale a sinistra (doc. 15), nonché a infiltrazioni peridurali con steroidi e anestetico locale (doc. 7).
Una RMN lombo-sacrale è stata eseguita il 20 maggio 2006, provvedimento che ha mostrato, posteriormente al corpo di L4, la presenza di un frammento erniario in sede mediana e paramediana sinistra, con effetto compressivo sul sacco durale e sulla radice di sinistra di L4 (doc. 17).
In data 10 agosto 2006, l’assicurato è stato sottoposto a un intervento chirurgico di neurolisi del plesso lombo-sacrale e discectomia L3-L4 e L4-L5, eseguito dal Prof. dott. _, spec. in neurologia, neurochirurgia e microchirurgia (cfr. allegati al doc. 28).
1.3. Esperiti gli accertamenti medico-amministrativi del caso, l’Istituto assicuratore, con decisione formale del 3 gennaio 2007, ha negato la propria responsabilità in relazione ai disturbi accusati dall’assicurato al rachide lombo-sacrale, facendo difetto una relazione di causalità naturale con il sinistro del 10 aprile 2006 (doc. 30).
A seguito dell’opposizione interposta dal RA 1 per conto dell’assicurato (doc. 38), l’CO 1, in data 8 maggio 2007, ha confermato il contenuto della sua prima decisione (doc. 45).
1.4. Con tempestivo ricorso dell’8 giugno 2007, RI 1, sempre patrocinato dall’RA 1, ha chiesto che l’CO 1 venga condannato a corrispondergli le prestazioni di legge a dipendenza dell’infortunio del 10 aprile 2006, sino alla completa guarigione.
A sostegno della propria pretesa ricorsuale, l’insorgente fa valere che i disturbi alla regione lombare, accompagnati da difficoltà alla deambulazione, sono insorti immediatamente dopo la caduta del 10 aprile 2006. Prima di quest’ultima, invece, egli non ha mai sofferto di dolori alla schiena, come lo dimostra il fatto che, sin dal gennaio 2005, è stato in grado di guidare il camion anche per undici ore al giorno (doc. I).
1.5. L’assicuratore infortuni convenuto, in risposta, ha postulato un’integrale reiezione dell’impugnativa con argomenti di cui si dirà, per quanto occorra, nei considerandi di diritto (doc. IV).

in diritto
In ordine
2.1. La presente vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico ai sensi degli articoli 49 cpv. 2 della Legge organica giudiziaria e 2 cpv. 1 della Legge di procedura per le cause davanti al Tribunale delle assicurazioni (cfr. STFA del 21 luglio 2003 nella causa N., I 707/00; STFA del 18 febbraio 2002 nella causa H., H 335/00; STFA del 4 febbraio 2002 nella causa B., H 212/00; STFA del 29 gennaio 2002 nella causa R. e R., H 220/00; STFA del 10 ottobre 2001 nella causa F., U 347/98 pubblicata in RDAT I-2002 pag. 190 seg.; STFA del 22 dicembre 2000 nella causa H., H 304/99; STFA del 26 ottobre 1999 nella causa C., I 623/98).
Nel merito
2.2. Giusta l'art. 10 LAINF, l'assicurato ha diritto alla cura appropriata dei postumi d'infortunio (cfr. DTF 109 V 43 consid. 2a; art. 54 LAINF) e, in applicazione dell'art. 16 LAINF, l'assicurato totalmente o parzialmente incapace di lavorare (cfr. art. 6 LPGA) a seguito d'infortunio, ha diritto all'indennità giornaliera.
Il diritto all'indennità giornaliera nasce il terzo giorno successivo a quello dell'infortunio. Esso si estingue con il ripristino della piena capacità lavorativa, con l'assegnazione di una rendita o con la morte dell'assicurato.
Parimenti, il diritto alle cure cessa qualora dalla loro continuazione non sia da attendersi un sensibile miglioramento della salute dell'assicurato: nemmeno persistenti dolori bastano a conferire il diritto alla continuazione del trattamento se da questo non si può sperare un miglioramento sensibile dello stato di salute (cfr. Ghélew, Ramelet, Ritter, Commentaire de la loi sur l'assurance-accidents (LAA), Losanna 1992, p. 41ss.).
Se, al momento dell'estinzione del diritto alle cure mediche, sussiste un'incapacità lucrativa, viene corrisposta una rendita d'invalidità o un'indennità unica in capitale: l'erogazione di indennità giornaliere cessa con il diritto alle prestazioni sanitarie.
D'altro canto, nella misura in cui l'assicurato è portatore di una menomazione importante e durevole all'integrità fisica o mentale, egli ha diritto ad un'indennità per menomazione all'integrità giusta gli artt. 24s. LAINF.
2.3. Presupposto essenziale per l'erogazione di prestazioni da parte dell'assicurazione contro gli infortuni è però l'esistenza di un
nesso di causalità naturale
fra l'evento e le sue conseguenze (danno alla salute, invalidità, morte).
Questo presupposto è da considerarsi adempiuto qualora si possa ammettere che, senza l'evento infortunistico, il danno alla salute non si sarebbe potuto verificare o non si sarebbe verificato nello stesso modo. Non occorre, invece, che l'infortunio sia stato la sola o immediata causa del danno alla salute; è sufficiente che l'evento, se del caso unitamente ad altri fattori, abbia comunque provocato un danno all'integrità corporale o psichica dell'assicurato, vale a dire che l'evento appaia come una condizione sine qua non del danno.
È questione di fatto lo stabilire se tra evento infortunistico e danno alla salute esista un nesso di causalità naturale; su detta questione amministrazione e giudice si determinano secondo il principio della probabilità preponderante - insufficiente essendo l'esistenza di pura possibilità - applicabile generalmente nell'ambito dell'apprezzamento delle prove in materia di assicurazioni sociali (cfr. RDAT II-2001 N. 91 p. 378; SVR 2001 KV Nr. 50 p. 145; DTF 126 V 360 consid. 5b; DTF 125 V 195; STFA del 4 luglio 2003 nella causa M., U 133/02; STFA del 29 gennaio 2001 nella causa P., U 162/02; DTF 121 V 6; STFA del 28 novembre 2000 nella causa P. S., H 407/99; STFA del 22 agosto 2000 nella causa K. B., C 116/00; STFA del 23 dicembre 1999 in re A. F., C 341/98, consid. 3, p., 6; STFA 6 aprile 1994 nella causa E. P.; SZS 1993 p. 106 consid.
3a; RCC 1986 p. 202 consid. 2c, RCC 1984 p. 468 consid. 3b, RCC 1983 p. 250 consid. 2b; DTF 115 V 142 consid. 8b, DTF 113 V 323 consid. 2a, DTF 112 V 32 consid.
1c, DTF 111 V 188 consid.
2b; Meyer, Die Rechtspflege in der Sozialversicherung,
in
Basler Juristische Mitteilungen (BJM) 1989, p. 31-32; G. Scartazzini, Les rapports de causalité dans le droit suisse de la sécurité sociale, Basilea 1991, p. 63).
Al riguardo essi si attengono, di regola, alle attestazioni mediche, quando non ricorrano elementi idonei a giustificarne la disattenzione (cfr. DTF 119 V 31; DTF 118 V 110; DTF 118 V 53; DTF 115 V 134; DTF 114 V 156; DTF 114 V 164; DTF 113 V 46).
Ne discende che ove l'esistenza di un nesso causalità tra infortunio e danno sia possibile ma non possa essere reputata probabile, il diritto a prestazioni derivato dall'infortunio assicurato dev'essere negato (DTF 129 V 181 consid. 3.1 e 406 consid. 4.3.1, DTF 117 V 360 consid. 4a e sentenze ivi citate).
L'assicuratore contro gli infortuni è tenuto a corrispondere le proprie prestazioni fino a che le sequele dell'infortunio giocano un ruolo causale. Pertanto, la cessazione delle prestazioni entra in considerazione soltanto in due casi:
- quando lo stato di salute dell'interessato è simile a quello che esisteva immediatamente prima dell'infortunio (
status quo ante
);
- quando lo stato di salute dell'interessato è quello che, secondo l'evoluzione ordinaria,
sarebbe prima o poi subentrato anche senza l'infortunio (
status quo sine
)
(cfr. RAMI 1992 U 142, p. 75 s. consid.
4b; A. Maurer, Schweizerisches Unfallversicherungsrecht, p. 469; U. Meyer-Blaser, Die Zusammenarbeit von Richter und Arzt in der Sozialversicherung,
in
Bollettino dei medici svizzeri 71/1990, p. 1093).
Secondo la giurisprudenza, qualora il nesso di causalità con l'infortunio sia dimostrato con un sufficiente grado di verosimiglianza, l'assicuratore è liberato dal proprio obbligo prestativo soltanto se l'infortunio non costituisce più la causa naturale ed adeguata del danno alla salute. Analogamente alla determinazione del nesso di causalità naturale che fonda il diritto alle prestazioni, l'estinzione del carattere causale dell'infortunio deve essere provata secondo l'abituale grado della verosimiglianza preponderante. La semplice possibilità che l'infortunio non giochi più un effetto causale non è sufficiente. Trattandosi della soppressione del diritto alle prestazioni, l'onere della prova incombe, non già all'assicurato, ma all'assicuratore (cfr. RAMI 2000 U 363, p. 46 consid. 2 e riferimenti ivi citati).
2.4. Occorre inoltre rilevare che il diritto a prestazioni assicurative presuppone pure l'esistenza di un
nesso di causalità adeguata
tra gli elementi summenzionati.
Un evento è da ritenere causa adeguata di un determinato effetto quando secondo il corso ordinario delle cose e l'esperienza della vita il fatto assicurato è idoneo a provocare un effetto come quello che si è prodotto, sicché il suo verificarsi appaia in linea generale propiziato dall'evento in questione (DTF 129 V 181 consid. 3.2 e 405 consid. 2.2, 125 V 461 consid. 5a, DTF 117 V 361 consid. 5a e 382 consid. 4a e sentenze ivi citate).
Comunque, qualora sia carente il nesso di causalità naturale, l'assicuratore può rifiutare di erogare le prestazioni senza dover esaminare il requisito della causalità adeguata (cfr. DTF 117 V 361 consid. 5a e 382 consid. 4a; su queste questioni vedi pure: Ghélew, Ramelet, Ritter, op. cit., p. 51-53).
La giurisprudenza ha inoltre stabilito che la causalità adeguata, quale fattore restrittivo della responsabilità dell’assicurazione contro gli infortuni allorché esiste un rapporto di causalità naturale, non gioca un ruolo in presenza di disturbi fisici consecutivi ad un infortunio, dal momento che l'assicurazione risponde anche per le complicazioni più singolari e gravi che solitamente non si presentano secondo l'esperienza medica (cfr. DTF 127 V 102 consid.
5 b/bb, 118 V 286 e 117 V 365 in fine; cfr., pure, U. Meyer-Blaser, Kausalitätsfragen aus dem Gebiet des Sozialversicherungsrechts,
in
SZS 2/1994, p. 104s. e M. Frésard, L'assurance-accidents obligatoire,
in
Schweizerisches Bundesverwaltungsrecht [SBVR], n. 39).
2.5. Il TCA é chiamato a decidere se RI 1
ha diritto alle prestazioni di legge a dipendenza dell’evento infortunistico del 10 aprile 2006.
L’amministrazione lo nega riferendosi innanzitutto alla valutazione contenuta nel rapporto 27 novembre 2006 del dott. _, spec. FMH in chirurgia, il quale ha posto in evidenza il fatto che, in base alla documentazione dell’Ospedale di _, i disturbi in sede lombare con irradiazione alla gamba sinistra sarebbero insorti prima dell’infortunio in questione e, d’altra parte, che gli accertamenti radiologici e strumentali disposti nel frattempo (TAC del 27 aprile 2006 e RMN del 30 maggio 2006), così come l’intervento chirurgico del 10 agosto 2006, avrebbero mostrato soltanto dei reperti squisitamente degenerativi, rispettivamente, l’assenza di lesioni di natura traumatica (doc. 29; cfr., pure, il doc. 41).
Con apprezzamento del 16 aprile 2007, lo stesso medico di circondario ha pure negato che il sinistro dell’aprile 2006 possa essere ritenuto responsabile di un peggioramento transitorio o direzionale dello stato morboso preesistente, posto che, citiamo: “... in base alla documentazione iniziale, l’assicurato era già portatore non solo dell’ernia discale, ma pure di una sintomatologia algica per un evento non traumatico, oltre ad un referto inveterato (la prova per questo sono le calcificazioni intra-erniarie!), ...”.
Egli ha parimenti escluso che l’evento in questione abbia giocato un ruolo scatenante (doc. 42).
L’inesistenza di una relazione di causalità naturale tra le diagnosticate ernie discali lombari e l’evento del 10 aprile 2006, è stata confermata anche dal dott. _, spec. FMH in chirurgia ortopedica presso la Divisione di medicina assicurativa di _, interpellato dall’amministrazione in sede di procedura di opposizione.
In effetti, con rapporto del 3 maggio 2007, il medico fiduciario appena menzionato ha sostenuto che dei tre criteri elaborati da _ (idoneità del trauma a danneggiare il disco intervertebrale, apparizione immediata dei sintomi tipici dell'ernia discale e assenza di disturbi prima dell’evento), soltanto il terzo potrebbe essere ritenuto soddisfatto, qualora si facesse affidamento a quanto dichiarato al riguardo dall’assicurato e dal suo medico curante (e non invece a quanto emerge dalla documentazione dell’Ospedale di _):
"
Von den drei von Krämer entwickelten Kriterien ist das dritte (Beschwerdefreiheit vor dem angeblichen Sturz am 10. oder 11.4.2006) erfüllt, falls man den Angaben des Versicherten und de
nen seines Hausarztes Glauben schenkt. Sollten hingegen die Ausführungen der Spitalärzte zu
treffend sein, nämlich, dass sich das lumboradikuläre Schmerzsyndrom bereits vor dem Unfall
vom 11.4.2006 entwickelt hatte, wäre das dritte Übernahmekriterium nicht erfüllt. Beim zweiten Krämer'schen Kriterium geht es um das sofortige Auftreten der für das Vorliegen einer Diskus
hernie hinweisenden Symptomatik, nämlich der Lumboischialgie. Herr RI 1
hat am 14.11.2006 erklärt, er habe nach dem Sturz heftige lumbale Rückenschmerzen empfunden, über eine gleichzeitig aufgetretene Ausstrahlung der Schmerzen ins linke Bein hat er aber nicht berichtet. Wie in der Einleitung dargelegt worden ist, stimmen (unter anderem) die Angaben über den Zeitpunkt der ersten Konsultation nach dem Ereignis vom 11.4.2006 zwischen Herrn RI 1
und seinem Hausarzt nicht überein: der Versicherte erklärte, er habe ihn am Unfalltag konsultiert, während
Dr. _
im Allianz-Zeugnis den 21.4.2006 als Datum für den ersten Krankenbesuch angab. Falls die Aussage von Herrn RI 1
zutrifft, ist nachträglich praktisch gesichert, dass er keine akute Lumboischialgie beklagte, denn unter diesen Umständen hätte ihn Herr
Dr. _
sicher krank geschrieben (Bettruhe ist bei akuter Lumboischialgie indiziert) und sich nicht damit begnügt, eine Spritze zu verpassen und ihm dann erklärt, er dürfe weiter wie bisher arbei
ten. Aus diesem Grund ist davon auszugehen, dass auch das zweite Krämer'sche Kriterium bei
Herrn RI 1
nicht erfüllt war. Das erste Kriterium in Form eines Sturzes aus relativ geringer Höhe war auch nicht tauglich, eine traumatische Diskushernie zu verursachen. Schliesslich ist
auf die Bildgebung
(CT
und MRI der LWS) hinzuweisen: Sie dokumentierte, dass Herr RI 1
im
April Träger von mehrsegmentalen Diskopathien der LWS war, die sich nur über Jahre bis Jahrzehnte entwickeln können, wie in der allgemeinen Diskussion gezeigt worden ist: Auf Höhe des Segmentes L5/S1 lag in Form einer fortgeschrittenen Osteochondrose das eigentliche Endstadium der bandscheibenbedingten Degeneration; die grosse luxierte Diskushernie L4/L5 drückte auch das Vorliegen einer fortgeschrittenen Bandscheibenschädigung aus, wie die weniger ausgeprägten Alterationen im Bereiche der Bandscheibe L3/L4.
Die Schlussfolgerung lautet, dass die bei Herrn RI 1
diagnostizierten lumbalen Diskushernien keine wahrscheinlichen Folgen des am 10.4.2006 stattgehabten Ereignisses darstellen. Inwiefern die Angaben zur Anamnese in diesem Fall als zuverlässig zu betrachten sind, stellt keine medizi
nische Frage dar."
(doc. 44)
2.6.
Conformemente all'esperienza acquisita in materia di medicina infortunistica, praticamente tutte le ernie discali sono causate da preesistenti alterazioni degenerative che interessano i dischi intervertebrali. Solo eccezionalmente - qualora siano soddisfatti determinati presupposti - può essere ammessa l'esistenza di una relazione di causalità fra infortunio e ernia del disco (cfr. STFA U 194/05 del 25 ottobre 2006; RAMI 2000 U 378, p. 190, U 379, p. 192).
Un'ernia discale va considerata di natura traumatica unicamente - e le condizioni sono cumulative - se l'evento infortunistico presenta una particolare gravità, se è di per sé idoneo a danneggiare il disco intervertebrale e se i sintomi dell'ernia discale (sindrome vertebrale o radicolare), così come la relativa incapacità lavorativa, sono insorti immediatamente (cfr. STF U 547/06 del 22 febbraio 2007, consid. 5 e riferimenti ivi citati).
Nella sentenza U 194/05, già menzionata in precedenza, il TFA ha in proposito ribadito che:
"
(...).
3.3.2
Richiamando la giurisprudenza del Tribunale federale delle assicurazioni, la Corte cantonale ha ricordato che solo eccezionalmente un infortunio può costituire la causa di un'ernia discale, quest'ultima inserendosi praticamente sempre in un contesto di alterazione dei dischi intervertebrali di origine degenerativa (RAMI 2000 no. U 378 pag. 190). Essa ha quindi correttamente esposto che un'ernia discale può essere considerata di natura traumatica unicamente se - cumulativamente - l'evento infortunistico era di particolare gravità, se era di per sè idoneo a danneggiare il disco e se i sintomi dell'ernia discale (sindrome vertebrale o radicolare), così come la relativa incapacità lavorativa, sono insorti immediatamente (RAMI 2000 no. U 378 pag. 190 e no. U 379 pag. 192).
3.3.3
Ora, giustamente i primi giudici, che peraltro, ai fini della loro pronuncia, si sono pure fondati sulle conclusioni di una perizia resa in altra vertenza dal prof. Seiler, direttore della Clinica di neurochirurgia dell'Ospedale universitario di Berna, secondo il quale in caso di lesione traumatica del disco intervertebrale la capacità di deambulazione e di mantenere la posizione eretta viene immediatamente soppressa, hanno rilevato come già solo il fattore temporale dell'insorgenza immediata della sintomatologia vertebrale o radicolare farebbe difetto nel caso di specie. Infatti, nè da verbale di pronto soccorso del 28 gennaio 2003, nè dal certificato rilasciato tre giorni dopo dal dott. X, nè tantomeno dal rapporto 3 febbraio 2003 dell'Azienda ospedaliera di Y risulta il benché minimo accenno a disturbi nella regione lombare."
I criteri appena esposti valgono di principio anche in caso di
peggioramento duraturo
(direzionale) di uno stato morboso preesistente (cfr. STFA U 218/04 del 3 marzo 2005, consid. 6.1).
In particolare, è necessario che vi siano, citiamo: "... attendibili reperti radioscopici suscettibili di fare ritenere un aggravamento significativo e duraturo dell'affezione degenerativa preesistente alla colonna vertebrale (RAMI 2000 No. U 363, pag. 46, cfr. pure sentenza inedita del 4 giugno 1999 in re S., U 193/98, consid. 3c)." (STFA U 194/05 del 28 ottobre 2006, già citata).
Qualora un’ernia del disco preesistente sia stata solo resa manifesta dall’infortunio, i
disturbi scatenati
in tal modo devono apparire entro un breve lasso di tempo, affinché possano essere ancora considerati conseguenza naturale dell’evento in questione.
Nella più volte evocata pronunzia U 194/05 del 28 ottobre 2006, il TFA si è al proposito così espresso:
"
3.3.4
Quanto poi alla possibilità che l'infortunio del 28 gennaio 2003 possa, se non proprio avere provocato, quantomeno avere reso manifesta l'ernia discale, con conseguente obbligo di assunzione, a carico dell'assicuratore infortuni, della sindrome dolorosa legata all'incidente (RAMI 2000 no. U 378 pag. 191; cfr. pure sentenza del 14 marzo 2000 in re P., U 266/99, consid. 2), tale ipotesi non trova riscontro sufficiente nelle tavole processuali. La precedente istanza ha giustamente osservato che affinché si possa ammettere che l'infortunio abbia reso manifesta un'ernia discale preesistente, i disturbi così scatenati devono essere inso
rti entro
un breve lasso di tempo, la giurisprudenza tollerando a tal riguardo
un periodo di latenza massimo di
8-10 giorni dall'infortunio (sentenza del 3 marzo 2005 in re W., U 218/04, consid. 6.1). Ora, il primo (in ordine di tempo) accenno alla presenza di siffatti disturbi è, quantomeno indirettamente, desumibile dalla prenotazione, avvenuta il 17 febbraio 2003, dell'esame radiologico lombosacrale poi messo in atto il 6 marzo 2003. In tali condizioni, con
siderato
il periodo di latenza di circa tre settimane, la Corte cantonale poteva effettivamente ritenere non avere l'infortunio del 28 gennaio 2003 neppure scatenato l'ernia discale di cui è affetto L.”
Occorre precisare che, secondo la giurisprudenza, la durata tollerata della latenza varia a seconda del segmento interessato dall’ernia del disco (rachide lombare/toracale oppure cervicale):
"
Wird eine vorbestandene Diskushernie durch den Unfall lediglich manifest, müssen die dadurch ausgelösten Beschwerden innerhalb einer kurzen Zeitspanne auftreten, um als natürlich kausale Folgen des fraglichen Ereignisses zu gelten. Für den Brust- und Lendenwirbelbereich wird eine Latenzzeit von höchstens acht bis zehn Tagen angegeben (Alfred M. Debrunner/Erich W. Ramseier, Die Begutachtung von Rückenschäden, Bern 1990, S. 55). Bei einer vorbestehenden Diskushernie der Halswirbelsäule beträgt das beschwerdefreie Intervall in der Regel lediglich wenige Stunden (Krämer, a.a.O. S. 355; nicht veröffentlichtes Urteil S. vom 4. Juni 1999 [U 193/98]).“
(STFA U 218/04 del 3 marzo 2005, consid. 6.1)
In tale ipotesi (ossia quella in cui l’infortunio ha giocato un ruolo semplicemente scatenante), l'assicurazione assume la sindrome dolorosa legata all'evento traumatico.
Le conseguenze di una eventuale ricaduta devono essere assunte soltanto se esistono dei chiari sintomi che attestano una relazione di continuità tra l'evento infortunistico e la ricaduta (cfr. STFA U 170/00 del 29 dicembre 2000 e la dottrina medica e la giurisprudenza ivi citate; STFA U 149/99 del 7 febbraio 2000, parzialmente pubblicata in RAMI 2000 U 378, p. 190).
2.7. Chiamato a pronunciarsi, questo Tribunale ritiene di poter condividere la valutazione espressa dagli specialisti consultati dall’amministrazione, nella misura in cui essi hanno negato che le ernie lombari di cui l’assicurato era portatore, siano state
causate
dall’infortunio del 10 aprile 2006.
In effetti, dalle tavole processuali emerge che, malgrado il trauma subito, RI 1 è stato in grado di rialzarsi, di raggiungere il magazzino con le proprie gambe e, infine, di guidare l’autovettura fino al suo domicilio. Inoltre, dopo due giorni di inabilità lavorativa, a partire dal 13 e sino al 21 aprile 2006, egli è riuscito, nonostante tutto, a svolgere la propria attività lavorativa (cfr. doc. 11).
Tutto ciò contrasta con quelli che avrebbero dovuto essere gli effetti immediati di una rottura traumatica del disco intervertebrale, quali sono stati illustrati dal Prof. dott. _, Direttore della Clinica di neurochirurgia dell'Ospedale _ di _, in una perizia del 27 ottobre 1998 allestita su incarico del Tribunale delle assicurazioni del Canton _.
Esprimendosi a proposito dell'eziologia delle ernie discali, egli ha affermato, tra le altre cose, che in caso di lesione traumatica del disco intervertebrale, la capacità di deambulazione e di mantenere la posizione eretta viene immediatamente soppressa. La persona infortunata non è neppure più in grado di rialzarsi e deve essere immediatamente trasportata all'ospedale in posizione sdraiata:
"
(...).
In diesem Zusammenhang kann ebenfalls auf ein vom angerufenen Gericht in einem früheren Verfahren zur Frage der Unfallkausalität von Diskushernien eingeholtes Gutachten von Prof. Dr. med. _ (Neurochirurgische Klinik des _) vom 27. Oktober 1998 verwiesen werden. Darin wurden namentlich folgende allgemeinen Angaben gemacht: Die letzte Gelegenheit, bei der das Bandscheibengewebe in den Wirbelkanal vorfällt, sei für die Entstehung des Bandscheibenvorfalls belanglos. Das heisse, dass also ein Unfall bei der Verursachung und auch bei der Auslösung eines Prolapses oder Bandscheibenmassen-Vorfalls
dem Nullwert gleichkomme
. Eine gesunde Zwischenwirbelscheibe reisse erst dann, wenn sie von einer ganz erheblichen Gewalteinwirkung getroffen werde, die mindestens so gross ein müsse, dass auch ein Wirbelbruch hätte entstehen können.
In der Tat seien unfallbedingte Bandscheibenzerreissungen eine ganz extreme Seltenheit
.
Die Folgen einer traumatischen Zerreisung einer Zwischenwirbelscheibe seien mindestens genau so dramatisch wie ein ausgedehnter Wirbelkörper-Kompressionsbruch. Die Geh- und Stehfähigkeit werde in einem solchen Fall sofort aufgehoben. Die verunfallte Patient sie nicht mehr in der Lage, sich aufzurichten, und er müsse sofort liegend ins Krankenhaus transportiert werden
. Betroffen seien in solche seltenen Fällen stets und immer die oberen Lendenetagen, nicht aber die lumbosakrale Zwischenwirbelscheibe. Ein Bandscheibenvorfall könne nur dann auf die Folge einer Gewalteinwirkung zurückgeführt werden, wenn ein adäquates Trauma vorgelegen sei, die Symptomatologie sofort nach dem Ereignis eingesetzt habe und der Patient vorher völlig beschwerdefrei gewesen sei.
(...).
"
(sentenza UV 53890/80/98 e UV 58226/67/00 del 5.2.2001, consid. 3b – il corsivo è del redattore)
Occorre pertanto concludere che l’infortunio occorso al ricorrente il 10 aprile 2006 - una caduta all’indietro da un’altezza di un metro e mezzo circa -, non era idoneo a
causare
le lesioni discali che gli sono state diagnosticate nel prosieguo, né, in base alla giurisprudenza menzionata al considerando 2.6., a provocare un
peggioramento duraturo
(direzionale) di uno stato morboso preesistente.
In questo contesto, è ancora utile segnalare quanto dichiarato in merito dal dott. _, Capo del Servizio di neurochirurgia dell’Ospedale _ di _, in un suo referto del 5 settembre 2002, riportato in una sentenza 35.2001.80 del 9 ottobre 2002, confermata dal TFA con pronunzia U 324/02 dell’8 luglio 2003, concernente un assicurato, colpito alla schiena da un carrello pieno di biancheria del peso di circa 120/140 kg, messosi improvvisamente in movimento sulla rampa di carico del furgone, al quale era stata diagnosticata un’ernia del disco L2/L3 intraforaminale a destra:
"
Le forze richieste per rompere un disco sano portano inevitabilmente ad una frattura dei corpi vertebrali adiacenti, come è il caso per le cadute da un'altezza di vari metri, con impatto assiale in posizione seduta (paracadutismo, parapendio, alpinismo, ecc...). Forze meno importanti, ma comunque significative, possono determinare la rottura del disco se esercitate improvvisamente sul rachide in flessione o in inclinazione-rotazione laterale. Questo è sovente il caso di operai che trasportano oggetti pesanti (putrelle d'acciaio, ecc...), che vengono sorpresi dal carico globale in seguito allo scivolamento di uno o più compagni. Nel caso del signor Z., le forze messe in gioco non sono assolutamente tali da giustificare la rottura di un disco intersomatico sano."
Benché non possa essergli negata una qual certa rilevanza, il sinistro che ha visto protagonista RI 1 non presenta comunque quelle caratteristiche richieste dalla dottrina medica affinché lo si possa ritenere idoneo a provocare la rottura di un disco intervertebrale oppure un aggravamento direzionale di lesioni preesistenti.
D’altro canto, però, le certificazioni dei medici consultati dall’assicuratore LAINF non consentono al TCA di escludere, con la necessaria tranquillità, che l’infortunio assicurato abbia
scatenato
la sintomatologia algica legata alla problematica discale presentata dall’insorgente.
Il chirurgo ortopedico dott. _ non lo riconosce né lo nega, semplicemente egli non si è pronunciato al riguardo (cfr. doc. 44).
Con riferimento al contenuto del rapporto 3 maggio 2007 di questo specialista, è utile precisare che la prima consultazione presso il dott. _ ha avuto luogo l’
11 aprile 2006
, così come si evince dal doc. 9.
Il fatto che sul formulario destinato alla _, assicuratore contro la perdita di guadagno causata da malattia, a cui era stato inizialmente annunciato il caso, lo stesso medico curante abbia indicato, quale data di inizio della cura medica, il 21 aprile 2006 (cfr. allegato al doc. 27), è verosimilmente il frutto di un malinteso, posto che, in occasione del consulto del 22 aprile 2006, i medici del PS dell’Ospedale di _ hanno segnalato che la lombosciatalgia, insorta circa 15 giorni prima, era già stata trattata farmacologicamente (cfr. doc. 6).
Da parte sua, il medico di circondario dell’CO 1, dott. _, lo ha sì negato (cfr. doc. 42: “Questo evento (chiamato infortunio) quindi non può aver giocato nemmeno un ruolo scatenante.”), tuttavia la motivazione che egli ha fornito al riguardo appare perlomeno discutibile.
A suo avviso, la documentazione medica iniziale dimostrerebbe che l’assicurato, al momento del sinistro in questione, già presentava, non soltanto il danno discale, ma pure la relativa tipica sintomatologia (doc. 42: “... in base alla documentazione iniziale, l’assicurato era già portatore non solo dell’ernia discale, ma pure di una sintomatologia algica per un evento non traumatico, ...”), ciò che, qualora fosse vero, non consentirebbe di riconoscere all’infortunio un ruolo scatenante.
In proposito, questo Tribunale osserva che, in data 22 aprile 2006, l’assicurato si è recato presso il PS dell’Ospedale di _. Dal relativo referto risulta che la lombosciatalgia a sinistra era insorta circa 15 giorni prima (doc. 6).
RI 1 si è visto costretto a ripresentarsi in ospedale qualche giorno più tardi (era il 25 aprile 2006) e, in quell’occasione, i sanitari hanno indicato che la sintomatologia (dolore lombare irradiato a sinistra) persisteva da circa 3 settimane (allegato al doc. 12).
Ora, è chiaro che se si applicassero alla lettera i riferimenti temporali contenuti nelle cartelle cliniche dell’Ospedale di _, occorrerebbe concludere che i noti disturbi sono apparsi antecedentemente all’evento traumatico assicurato.
In effetti, tra il 10 e il 22 aprile vi sono 12 giorni (e non 15), così come tra il 10 e il 25 aprile ve ne sono 15 (e non 21).
Nondimeno, il TCA ritiene che alle suddette indicazioni vada attribuito un valore puramente indicativo (si veda, d’altronde, l’utilizzo della preposizione “
circa
”), tanto più che il dott. _ (allegato al doc. 27: “Io sottoscritto in qualità di medico curante del Sig. RI 1 dichiaro che il paziente in oggetto, antecedentemente alla data 11-04-2006, era in stato di buona salute senza sintomi riferibili ai disturbi accusati in seguito. La sintomatologia è insorta in seguito a trauma (caduta da mezzo di lavoro) a partire da giorno 11-04-2006.”) e l’assicurato medesimo (cfr. doc. 11, p. 2) hanno dichiarato - in epoca non sospetta - che la sintomatologia lombosciatalgica è apparsa in stretta relazione temporale con l’infortunio.
Quindi, gli argomenti invocati dal medico di circondario dell’CO 1 non appaiono suscettibili di supportare validamente la tesi secondo la quale RI 1, al momento del sinistro, già soffriva di dolori lombosciatalgici.
2.8.
Secondo la giurisprudenza federale, il giudice cantonale che considera che i fatti non sono stati sufficientemente chiariti ha, di principio, la scelta fra due soluzioni: o rinviare la causa all'assicuratore per un complemento istruttorio o procedere personalmente a tale complemento.
Un rinvio all'assicuratore non viola né il principio della semplicità e della rapidità della procedura né il principio inquisitorio.
In una sentenza pubblicata in RAMI 1993 U 170, p. 136ss., il TFA ha comunque stabilito che un simile rinvio può costituire un diniego di giustizia, in particolare quando una semplice perizia giudiziaria o una misura di istruzione puntuale basterebbe a chiarire un fatto.
Tale giurisprudenza è stata criticata dalla dottrina.
In particolare, da G. Aubert, nella nota pubblicata
in
SJ 1993,
p. 560.
L'autore ha centrato la sua critica sull’art. 47 LAINF che pone il principio secondo cui è compito dell'assicuratore accertare d'ufficio i fatti, se necessario disponendo delle perizie mediche (Ghélew, Ramelet, Ritter, op. cit., p. 176).
Il risultato della giurisprudenza citata è - secondo l'autore - quello di ribaltare tale onere sui tribunali e, visto il principio della gratuità della procedura, di porre a carico dello Stato - a meno che una parte abbia agito temerariamente o per leggerezza - costi che, invece, incombono agli assicuratori.
Nemmeno l'argomento fondato sulla rapidità della procedura convince G. Aubert: da una parte, non occorre più tempo all'assicuratore che al giudice per ordinare una perizia e, d'altra parte, la stessa giurisprudenza federale rischia di diventare fonte di ritardi poiché, grazie ad essa, l'assicuratore può essere tentato di rifiutare di ordinare delle perizie lasciando tale onere ai Tribunali (e, quindi, allo Stato).
Lo scrivente TCA non può che condividere tali critiche.
In una sentenza C 206/00 del 17 novembre 2000, pubblicata in DLA 2001, p. 196s., la nostra Corte federale ha ricordato - facendo riferimento ad una sua pronunzia apparsa in RAMI 1986 K 665, p. 87 - che il rinvio all'amministrazione appare generalmente giustificato se essa ha constatato i fatti in maniera sommaria, ritenendo che, in caso di ricorso, il tribunale li avrebbe comunque puntualmente accertati.
In concreto, ci troviamo di fronte a un accertamento sommario dei fatti, in violazione del disposto dell'art. 43 cpv. 1 LPGA.
La decisione su opposizione impugnata va quindi annullata e l'incarto rinviato all’amministrazione, affinché chiarisca, sottoponendo la pratica a uno specialista di sua fiducia, se all’infortunio del 10 aprile 2006 possa essere attribuito un ruolo scatenante per rapporto alle patologie discali di cui era portatore l’insorgente.
Successivamente, l'assicuratore LAINF convenuto procederà a definire nuovamente il diritto alle prestazioni dal profilo materiale e temporale.