Decision ID: 09a3edf1-cf16-51af-8ddd-e96dc4a80635
Year: 2011
Language: it
Court: TI_TRAP
Chamber: TI_TRAP_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: penal_law

in fatto: A. Con sentenza 1. settembre 2010, la Corte delle assise criminali ha ritenuto RI 1, PI 2, PI 1, autori colpevoli di infrazione aggravata alla LF sugli stupefacenti, per avere, tra il 1° e il 3 settembre 2009, senza essere autorizzati, in correità tra loro, trasportato, detenuto, depositato e effettuato preparativi a tale scopo, kg 13,957 di eroina, sapendo e/o dovendo presumere che la quantità era tale da mettere in pericolo la salute di parecchie persone. Nel dettaglio:
- RI 1 è stato riconosciuto autore colpevole di infrazione aggravata alla LStup per avere preso in consegna a _ una borsa che sapeva contenere il predetto stupefacente e per averla trasportata fino a _ per consegnarla ad PI 1;
- PI 2 è stato condannato per avere dato la propria disponibilità a PI 1 a custodire lo stupefacente e per avere allestito a tale scopo un nascondiglio a _, in una stalla-cantina vicino a casa sua;
- PI 1 è, infine, stato condannato per essersi recato dalla Serbia a _ per prendere in consegna la predetta borsa contenente stupefacente al fine di trasferirla altrove. In applicazione della pena:
- RI 1 è stato condannato alla pena detentiva di anni 6 (sei), da dedursi il carcere preventivo sofferto;
- PI 2 è stato condannato alla pena detentiva di anni 4 (quattro) e mesi 6 (sei), da dedursi il carcere preventivo sofferto;
- PI 1 è stato condannato alla pena detentiva di anni 7 (sette), da dedursi il carcere preventivo sofferto.
B. In sintesi, i fatti alla base del giudizio della Corte delle assise criminali sono i seguenti.
a. Nel corso di un’inchiesta avente quale oggetto un’organizzazione criminale dedita al traffico di stupefacenti, attiva in Bulgaria, Polonia, Olanda, Italia, Turchia e Svizzera, le autorità inquirenti bulgare venivano a conoscenza che tale _ si sarebbe recato a _ per ricevere 20 kg di eroina. La droga sarebbe giunta a _ per il tramite di RI 1, nato il 23.11.1974, cittadino bulgaro, partito dalla Bulgaria il 1. settembre 2009 in direzione di _ (sentenza impugnata, consid. 4, pag. 13-14).
b. Informati sui fatti, in data 2 settembre 2009 gli inquirenti ticinesi attivavano il controllo di diverse utenze telefoniche, tra cui quella in uso a RI 1. Gli investigatori accertavano che questi si trovava già in Svizzera nei pressi di _ e che, su istruzioni di _, si doveva recare a _ per ricevere della droga. La consegna avvenne a _ il giorno 3 settembre 2009, verso mezzogiorno. Al riguardo RI 1 avvertiva telefonicamente _ che erano “14'000 euro” e che “stava viaggiando” (sentenza impugnata, consid. 4, pag. 14).
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d. Durante il fermo dei tre accusati, gli inquirenti rinvenivano nella borsa sequestrata a RI 1 28 pani di eroina del peso di circa gr. 500 cadauno, per complessivi kg 13,957. L’eroina risultava di ottima qualità (purezza dal 47 al 59 %), suscettibile di essere tagliata in modo da trarne ingenti profitti. Accertamenti di polizia permettevano di rilevare che, in una stalla-cantina di _, ad uso esclusivo dei coniugi _ e adiacente alla dimora da loro presa in affitto, era stata scavata una buca circolare del diametro di circa 50 centimetri e profonda circa 60 centimetri che poteva fungere da nascondiglio per lo stupefacente (sentenza impugnata, consid. 4, pag. 15-16).
C. Contro la sentenza della Corte delle assise criminali, in data 1. settembre 2010 RI 1 ha presentato dichiarazione di ricorso alla Corte di cassazione e di revisione penale. Nella motivazione scritta del gravame, inoltrata il 15 ottobre 2010, RI 1 non contesta l’accertamento dei fatti di rilevanza penale, ma si limita ad eccepire un’errata commisurazione della pena. In ragione dell’errata applicazione della legge, chiede la riduzione della pena detentiva ad un massimo di 5 anni. In subordine, postula il rinvio degli atti alla competente Corte criminale per un nuovo giudizio.
D. Con dichiarazione di ricorso 3 settembre 2010, anche PI 2 è insorto contro la sentenza della Corte delle assise criminali. Nella motivazione scritta, presentata il 25 ottobre seguente, il ricorrente sostiene vi sia stato un arbitrario apprezzamento dei fatti, nella misura in cui non ha trovato applicazione il principio della presunzione d’innocenza, e censura la commisurazione della pena in quanto arbitrariamente severa. Egli domanda, in via principale, il proscioglimento e, in via subordinata, una massiccia riduzione della pena privativa della libertà.
E. Il procuratore pubblico, con scritto 9 novembre 2010, ed PI 1, con scritto 10 novembre 2010, hanno rinunciato a formulare osservazioni. PI 2, nell’allegato 18 novembre 2010 denominato “osservazioni al ricorso presentato da RI 1”, ha ribadito nella sostanza le proprie motivazioni ricorsuali.

Considerando
in diritto: 1. Giusta l’art. 288 CPP TI - applicabile in forza dell’art. 453 CPP(fed) - il ricorso per cassazione è essenzialmente un rimedio di diritto (lett. a e b), ritenuto che l’accertamento dei fatti e la valutazione delle prove sono censurabili unicamente per arbitrio (art. 288 lett. c e 295 cpv. 1 CPP TI) e che arbitrario non significa manchevole, discutibile o finanche inesatto, bensì manifestamente insostenibile, destituito di fondamento serio e oggettivo, in aperto contrasto con gli atti (DTF 135 V 2 consid. 1.3 pag. 4, 133 I 149 consid. 3.1 pag. 153, 132 I 13 consid. 5.1 pag. 17, 131 I 217 consid. 2.1 pag. 219, 129 I 173 consid. 3.1 pag. 178 con richiami) o basato unilateralmente su talune prove a esclusione di tutte le altre (DTF 118 Ia 28 consid. 2b pag. 30, 112 Ia consid. 3 pag. 371).
I. Sul ricorso di PI 2
2. Il ricorrente, chiedendo il suo proscioglimento, lamenta dapprima che i giudici di prime cure sono incorsi in arbitrio nel ritenere vestita la chiamata di correo a suo carico proveniente da PI 1, nonché nell’avere disatteso il principio in dubio pro reo.
2.1. Nella sentenza impugnata i primi giudici hanno rilevato che “plurimi indizi presi non già isolatamente bensì nel loro complesso, a fascio, dimostrano che PI 2 al dibattimento ha mentito e che egli era al corrente dell’arrivo dell’eroina che avrebbe dovuto per qualche giorno custodire, occultandola” (sentenza impugnata, consid. 8, pag. 29). Nel passare in rassegna il concorso d’indizi a carico di PI 2, i giudici di prime cure hanno sottolineato che PI 1, sia in corso d’inchiesta che durante il dibattimento, ha dichiarato “di aver messo PI 2 a conoscenza dello scopo della sua trasferta a _ già la sera del suo arrivo e di avere ottenuto la sua disponibilità a nascondergli la droga per qualche giorno” (sentenza impugnata, consid. 8, pag. 29). Secondo i primi giudici, questa chiamata in correità è, da un lato, disinteressata poiché non sussistono dissapori fra il chiamante e PI 2 e, d’altro lato, trova conferma in numerosi riscontri investigativi. A questo titolo, i primi giudici hanno indicato, dapprima, che PI 2, per evitare di attirare l’attenzione, ha fatto posteggiare PI 1 a _, ne ha stargato l’autovettura e lo ha ospitato presso la propria dimora di _, evitandogli di alloggiare in albergo e sgravandolo così dal relativo obbligo di notifica. Per i primi giudici, l’assenza di disponibilità dell’autovettura il 2 e 3 settembre 2009 non costituiva un problema ritenuto che “era d’uopo che PI 1 si facesse vedere in giro il meno possibile” (sentenza impugnata, consid. 8, pag. 29). I giudici di prime cure hanno, poi, ritenuto uno “dei più pesanti indizi a confutazione della buona fede di PI 2” la sua presenza insieme a PI 1 e RI 1 sul piazzale di via _ a _ in cui doveva aver luogo la consegna dello stupefacente. Premesso, al proposito, che ”quando RI 1 aprì la portiera della macchina PI 1 era vicino a lui e PI 2 vicino al bagagliaio della Ford Mondeo”, i primi giudici hanno osservato che PI 1 non si sarebbe mai fatto accompagnare da PI 2 se questi fosse stato ignaro del vero scopo dell’incontro poiché “nessuno si porta appresso un testimone ignaro quando va a ritirare 14 kg di eroina” (sentenza impugnata, consid. 8, pag. 29-30). Quale ulteriore elemento a conferma della credibilità della chiamata di correo, i primi giudici hanno evidenziato “la fragilità della versione di PI 2” secondo cui PI 1 avrebbe intrapreso il viaggio da _ (Serbia) a _ “solo per prendere in consegna dei documenti”. La prima Corte ha ravvisato un ulteriore indizio della colpevolezza di PI 2 nella presenza di una buca scavata, in tempi prossimi all’arrivo a _ dello stupefacente, nella stalla-cantina di _, sufficientemente capiente per ampiezza e profondità da contenere la borsa con lo stupefacente. Per i primi giudici ”nessuno, a _ aveva, al di fuori di PI 2 l’interesse a scavare una simile buca in sì angusto e scomodo spazio, ad eccezione di PI 2 che ben conosceva il posto e lo reputava sicuro” (sentenza impugnata, consid. 8, pag. 30).
E’ sulla base di questi elementi che i primi giudici hanno ritenuto accertato che PI 2 ha scavato la buca per nascondere e custodire per qualche tempo 14 kg di eroina.
2.2. Il ricorrente nel suo gravame espone una serie di elementi che, a suo dire, insinuano un ragionevole fondato dubbio sulla sua colpevolezza e che, in ragione del principio in dubio pro reo, depongono per il suo proscioglimento da ogni imputazione. In particolare, il ricorrente contesta la chiamata in correità a suo carico in quanto le dichiarazioni di PI 1 sono contraddistinte da “incongruenze, contraddittorietà, e cambiamenti di versione” e, quindi, risultano “scarsamente attendibili“ (ricorso, pto 2.1, pag. 4). Dapprima - precisa il ricorrente - PI 1 ha mentito sulla data del suo arrivo a _ (indicandola nel 2 anziché nel 1. settembre 2009) e, poi, ha sottaciuto di essere andato al suo arrivo direttamente a casa sua sostenendo, a torto, di essersi recato al _ su sua proposta. PI 1 - continua il ricorrente - ha mentito sui motivi di questo spostamento, modificando di volta in volta la propria versione (per fare benzina e comprare qualcosa da mangiare, per acquistare un’autovettura) (ricorso, pto 2.4 e 2.5 e 2.6, pag. 6-13). La credibilità di PI 1 è minata anche - continua l’insorgente - dalle “allucinazioni di complotto” che egli ha dimostrato di avere, in particolare, accusando, in corso d’inchiesta, due poliziotti kossovari di averlo coinvolto per vendetta in un’indagine concernente un traffico di droga che ha avuto luogo nel 2005/2006 fra i Balcani e l’Europa e sostenendo che il suo arresto è stato voluto dall’organizzazione bulgara che lo aveva incaricato del traffico di eroina (ricorso, pto 2.7, pag. 15-18). PI 2 sostiene, poi, che la buca ritrovata in una stalla vicino alla sua casa non può essere considerata indiziante la sua colpevolezza: il generico riferimento all’ampiezza e alla profondità della buca, la circostanza che la terra sia stata smossa di recente, l’assenza di tracce riconducibili ad un profilo genetico, evidenziano che i riscontri investigativi “non bastano per provare che PI 2 era d’accordo di custodire tanta droga quanto ce ne stava nella buca da lui scavata” (ricorso, pto 2.9, pag. 20-21). Rilevato come sia stato solo PI 1 a chiamarlo in causa, il ricorrente conclude su questo argomento sostenendo che la chiamata di correo non è sufficientemente vestita.