Decision ID: e1d24d75-a571-5d79-bd69-f89c9c4612df
Year: 2018
Language: it
Court: CH_BVGE
Chamber: CH_BVGE_001
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: 

Visto:
la domanda d'asilo che A._, di nazionalità italiana, ha presentato
per il tramite della madre B._ il 27 febbraio 2017 in Svizzera,
la decisione della Segreteria di Stato della migrazione (di seguito: SEM)
del 21 luglio 2017, con la quale la SEM ha respinto la sua domanda d'asilo
senza ulteriori chiarimenti (cfr. art. 40 LAsi [RS 142.31]) – essendo l'Italia
stata designata dal Consiglio federale quale Stato esente da persecuzioni
ai sensi dell'art. 6a cpv. 2 lett. a LAsi – ed ha pronunciato il suo allontana-
mento dalla Svizzera nonché l'esecuzione dell'allontanamento siccome le-
cita, esigibile e possibile,
la sentenza del Tribunale amministrativo federale (di seguito: il Tribunale)
D-4722/2017 del 19 settembre 2017 che respingeva il ricorso presentato
da A._ contro la decisione del 21 luglio 2017,
la sentenza del Tribunale della medesima data D-4720/2017 che respin-
geva il ricorso presentato dalla madre e dalla sorella – di nazionalità
ucraina – contro la decisione della SEM del 24 luglio 2017 di non entrata
nel merito della loro domanda d'asilo e di allontanamento verso l'Italia,
l'istanza di riesame della decisione della SEM del 21 luglio 2017 presentata
da A._ il 17 novembre 2017,
l'istanza di riesame presentata dalla madre e dalla sorella in medesima
data,
la decisione della SEM del 5 dicembre 2017, notificata il 12 dicembre 2017
all'interessato (cfr. risultanze processuali), che non sospendeva l'esecu-
zione dell'allontanamento, non entrava nel merito della domanda di rie-
same, confermava la crescita in giudicato e l'esecutività della decisione del
21 luglio 2017, fissava un emolumento di CHF 600. – e statuiva nel con-
tempo circa l'assenza di effetto sospensivo di un eventuale ricorso,
il ricorso dell'11 gennaio 2018 (cfr. timbro del plico raccomandato; data
d'entrata: 12 gennaio 2018), con il quale A._ ha richiesto la conces-
sione dell'effetto sospensivo al ricorso, dell'assistenza giudiziaria e del gra-
tuito patrocinio; altresì ha concluso all'annullamento della decisione impu-
gnata ed alla trasmissione degli atti di causa alla SEM per il prosieguo della
procedura d'asilo; infine ha domandato l'annullamento dell'emolumento di
CHF 600.– richiesto dalla SEM,
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la decisione incidentale del Tribunale del 18 gennaio 2018 che respingeva
la richiesta di concessione dell'effetto sospensivo al ricorso, dell'assistenza
giudiziaria e del gratuito patrocinio ed invitava nel contempo il ricorrente a
versare, entro il 2 febbraio 2018, un anticipo di CHF 1'500.– a copertura
delle presunte spese processuali,
il tempestivo versamento dell'anticipo spese in data 2 febbraio 2018,
la procedura D-383/2018 inerente la madre e la sorella del ricorrente,
i fatti del caso di specie che, se necessari, verranno ripresi nei considerandi
che seguono,

e considerato:
che le procedure in materia d'asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla
LTF, in quanto la legge sull'asilo (LAsi, RS 142.31) non preveda altrimenti
(art. 6 LAsi),
che presentato tempestivamente (art. 108 cpv. 2 LAsi) contro una deci-
sione in materia di asilo della SEM (art. 6 e 105 LAsi; art. 31‒33 LTAF), il
ricorso è ammissibile sotto il profilo degli art. 5, 48 cpv. 1 lett. a‒c e art. 52
PA,
che occorre entrare nel merito del ricorso,
che i ricorsi manifestamente infondati, ai sensi dei motivi che seguono,
sono decisi dal giudice in qualità di giudice unico, con l'approvazione di un
secondo giudice (art. 111 lett. e LAsi) e la decisione è motivata solo som-
mariamente (art. 111a cpv. 2 LAsi),
che ai sensi dell’art. 111a cpv. 1 LAsi, si rinuncia allo scambio degli scritti,
che la LAsi, con l'art. 111b, prevede un disposto specifico circa la proce-
dura di riesame; che giusta l'art. 111b cpv. 1 LAsi, entrato in vigore il 1° feb-
braio 2014, la domanda di riesame motivata dev'essere indirizzata per
iscritto alla SEM entro 30 giorni dalla scoperta del motivo di riesame e per
il rimanente la procedura è retta dagli art. 66-68 PA,
che inoltre, giurisprudenza e dottrina hanno dedotto un diritto al riesame
dall'art. 29 cpv. 1 e 2 Cost. e dall'art. 66 PA, il quale prevede la facoltà di
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domandare la revisione delle decisioni (cfr. DTAF 2010/27 consid. 2.1 e
relativi riferimenti),
che secondo la giurisprudenza, un'autorità non è tenuta a trattare una tale
richiesta a meno che essa costituisca una "domanda di riconsiderazione
qualificata", vale a dire "una domanda di adattamento",
che ciò risulta essere il caso quando l'interessato si prevale di un cambia-
mento notevole delle circostanze (di fatto o di diritto) dal momento della
pronuncia della decisione materiale finale (inizialmente corretta) di prima o
seconda istanza (DTAF 2014/39 consid. 4.5 ed ulteriori riferimenti; 2008/52
consid. 3.2.3; DTF 136 II 177 consid. 2.1; KARIN SCHERRER REBER, in: Pra-
xiskommentar Verwaltungsverfahrensgesetz [VwVG], 2a ed., 2016, ad
art. 66 n. 16 seg.), oppure se – laddove non sia stata avviata una proce-
dura ricorsuale o quando quest'ultima si sia saldata con una decisione d'i-
nammissibilità – il ricorrente può avvalersi dei motivi di revisione previsti
dall'art. 66 PA (cfr. DTAF 2010/27 consid. 2.1; URSINA BEERLI-BONORAND,
Die ausserodentlichen Rechtsmittel in der Verwaltungsrechtspflege des
Bundes und der Kantone, 1985, pag. 173; KÖLZ/HÄNER/BERTSCHI, op. cit.
n. 715 segg.),
che una domanda di riesame non può servire a rimettere continuamente in
discussione le decisioni amministrative; che di conseguenza ed in analogia
con l'art. 66 cpv. 3 PA, il riesame di una decisione di prima istanza cresciuta
in giudicato è escluso, se il ricorrente fa valere mezzi di prova che avrebbe
già potuto presentare nell'ambito del ricorso contro la decisione in que-
stione (cfr. art. 66 cpv. 3 PA p.a.; DTF 136 II 177 consid. 2.1 e relativi rife-
rimenti; Giurisprudenza ed informazione della Commissione svizzera di ri-
corso in materia di asilo [GICRA] 2003 n. 17 consid. 2b e relativi riferi-
menti),
che nel caso in disamina, con scritto del 17 novembre 2017, l'interessato
ha inoltrato alla SEM un'istanza di riesame della decisione di allontana-
mento dalla Svizzera del 21 luglio 2017 sostenendo che l'autorità inferiore
aveva omesso di verificare il rischio fondato in caso di ritorno in Italia di
trovarsi esposto a pericoli fisici e psichici; che nonostante sia stata sporta
denuncia contro un possibile abuso da parte di suo padre nei suoi confronti,
il Tribunale civile avrebbe disposto che il genitore potesse continuare a ve-
derlo; che di conseguenza, l'attesa degli esiti delle procedure legali com-
porterebbe un possibile pericolo per l'interessato di subire nuovi abusi; che
inoltre, la situazione diventerebbe intollerabile poiché con ogni probabilità
egli verrebbe tolto dall'affidamento della madre; che la SEM non avrebbe
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dunque dovuto decidere in maniera così sbrigativa e dividere la procedura
dell'interessato da quella della madre e della sorella – non considerandoli
pertanto un nucleo familiare – ma avrebbe dovuto verificare quale pericolo
egli correrebbe in caso di ritorno in Italia,
che a sostegno delle sue allegazioni l'istante ha fornito il verbale di ratifica
di una denuncia presentata alla Questura di C._ dalla madre
B._ contro il padre il 6 dicembre 2012,
che con decisione del 5 dicembre 2017 la SEM ha in primo luogo osservato
che si sarebbe già espressa sul rischio fondato per A._ in caso di
ritorno in Italia; che tale Paese avrebbe un sistema giudiziario funzionante
come dimostrerebbero i procedimenti avviati al fine di garantire la prote-
zione del minore e non vi sarebbero indizi per ritenere che gli verrebbe
negato l'accesso a misure di protezione; che altresì, qualora l'interessato o
la madre dovessero reputare che i loro diritti non vengano rispettati, po-
trebbero rivolgersi alla Corte di giustizia dell'Unione europea o alla Corte
EDU; che infine il Tribunale si sarebbe già espresso in merito alla separa-
zione delle procedure,
che con ricorso l'insorgente ritiene che l'autorità inferiore non avrebbe va-
lutato concretamente la sua situazione; che essa non avrebbe infatti verifi-
cato se le misure messe in atto dalle autorità italiane fossero davvero
nell'interesse superiore del minore; che il far tornare in Italia A._
affidandolo ai servizi sociali, i quali, pur sapendo dei presunti abusi ses-
suali, non avrebbero impedito gli incontri con il padre, andrebbe contro ogni
tutela del minore; che inoltre i tempi della giustizia italiana sarebbero noti;
che altresì, conformemente agli art. 3 e 7 LAsi, la SEM avrebbe dovuto
approfondire l'eventualità di un presunto abuso verificando la plausibilità
delle allegazioni della madre dell'insorgente; che tutto ciò sarebbe in pa-
lese violazione del diritto del fanciullo e del suo interesse superiore e l'ese-
cuzione dell'allontanamento sarebbe dunque inammissibile,
che preliminarmente, il Tribunale constata come il rispetto del termine di 30
giorni previsto dall'art. 111b LAsi risulta in specie fortemente dubbioso giac-
ché la prima procedura è terminata con sentenza del 19 settembre 2017,
notificata il 22 settembre 2017, mentre nella domanda di riesame del
17 novembre 2017 non è in indicato quando l'insorgente sarebbe venuto a
conoscenza dei motivi di riesame,
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che a prescindere da ciò, il Tribunale non può che concordare con le argo-
mentazioni dell'autorità inferiore esposte nella decisione impugnata non
essendovi motivi atti ad annullare la decisione del 21 luglio 2017,
che si rileva anzitutto che contrariamente a quanto allegato dal ricorrente,
la decisione della SEM su riesame non è stata presa né sulla base della
lista dei "Safe Countries" (art. 6a cpv. 2 lett. a LAsi) né sulla base del di-
sposto dell'art. 31a cpv. 1 lett. a LAsi in combinato disposto con l'art. 6a
cpv. 2 lett. b LAsi,
che pertanto i riferimenti a tali disposti non sono pertinenti nella fattispecie,
che neppure pertinenti risultano i riferimenti agli art. 3 e 7 LAsi, dal mo-
mento che l'istante ha inoltrato una domanda di riesame facendo valere
unicamente degli ostacoli all'esecuzione dell'allontanamento,
che per il resto, l'interessato non ha allegato alcun cambiamento di circo-
stanze intervenuto dopo la fine della prima procedura,
che invero, erano già conosciuti e stati debitamente analizzati sia dalla
SEM sia dal Tribunale i rischi per l'insorgente in caso di ritorno in Italia,
che non essendo fatto valere alcun fatto nuovo non vi è motivo di scostarsi
dalle valutazioni della prima procedura,
che segnatamente, per quel che riguarda i presunti abusi sessuali, le au-
torità italiane hanno dato seguito alla denuncia presentata dalla madre
dell'insorgente contro il padre iniziando un processo nei confronti del geni-
tore; che altresì, contrariamente a quanto allegato nella domanda di rie-
same e nel presente ricorso, durante l'audizione la madre dell'insorgente
ha indicato che a seguito della denuncia i servizi sociali ed il giudice com-
petente hanno deciso di ristabilire gli incontri protetti tra il ricorrente ed il
padre in considerazione dell'interesse superiore del fanciullo (cfr. verbale
d'audizione del 16 marzo 2017, D14); che pertanto ha potuto essere
escluso un rischio per il ricorrente di subire degli – eventuali nuovi – abusi,
che per quanto concerne la decisione di affidamento di A._, an-
ch'essa era conosciuta e già stata analizzata; che è stato considerato che
non vi erano indizi per ritenere che tale decisione fosse stata presa contra-
riamente all'interesse superiore del fanciullo ed inoltre la madre, rappre-
sentata da un legale, ha potuto interporre ricorso presso la Corte di appello
di D._,
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che le eventuali lungaggini del sistema italiano, non costituiscono neppure
un motivo di riesame,
che il Tribunale osserva nuovamente che le istanze di riesame non pos-
sono servire a rimettere continuamente in discussione le decisioni ammini-
strative,
che infine, per quel che riguarda la globalità del nucleo familiare, anche
questo questione è stata debitamente analizzata dal Tribunale nella sen-
tenza D-4722/2017; che segnatamente è stato rilevato che il principio
dell'unità della famiglia ex art. 44 LAsi implica anzitutto per le autorità com-
petenti di evitare di separare membri della famiglia del richiedente l'asilo
scongiurando così che alcuni vengano allontanati ed altri no, oppure che
vengano allontanati verso paesi diversi (cfr. DTAF 2012/4 consid, 4.8),
che il rispetto dell'unità della famiglia non implica dunque necessariamente
che i membri di un nucleo familiare siano oggetto della medesima proce-
dura quand'anche abbiano i medesimi motivi d'asilo,
che invero, la congiunzione di due cause e la pronuncia di una sola sen-
tenza, per motivi di economia processuale, è giustificata unicamente qua-
lora le decisioni avversate concernono fatti di uguale o simile natura e pon-
gono gli stessi o simili termini di diritto (cfr. MOSER/BEUSCH/KNEUBÜHLER,
Prozessieren vor dem Bundesverwaltungs-gericht, 2a ed. 2013, n. 3.17,
pagg. 144 seg.),
che la procedura di A._ è stata divisa da quella della madre e della
sorella poiché essi sono di nazionalità diverse; che in una domanda d'asilo
la nazionalità costituisce un fattore determinante; che da essa deriva infatti
una diversa applicazione delle disposizioni legali,
che ciò risultava il caso nella fattispecie; che da una parte la SEM, a seguito
delle differenti cittadinanze dei membri della famiglia, aveva, a giusto titolo,
respinto la domanda d'asilo di A._, mentre non era entrata nel me-
rito della domanda della madre e della sorella,
che il fatto che il nucleo famigliare avesse i medesimi motivi d'asilo non ha
permesso una diversa valutazione,
che invero, malgrado le due procedure diverse, determinante risulta l'allon-
tanamento congiunto del ricorrente, della madre e della sorella (cfr. punto 4
del dispositivo della sentenza D-4722/2017),
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che pertanto è stato rispettato il principio dell'unità della famiglia,
che nella domanda di riesame e nel presente ricorso l'insorgente si è limi-
tato a censurare la violazione dell'unità della famiglia, essendo i suoi motivi
d'asilo identici a quelli della madre e ella sorella; che tuttavia egli non ha
fornito alcun nuovo elemento; che di conseguenza, non vi sono motivi per
scostarsi dalle considerazioni precedenti,
che visto quanto sopra, è a giusto titolo che la SEM non è entrata nel merito
della domanda di riesame,
che di conseguenza, ai sensi dell'art. 111d cpv. 1 LAsi, risulta anche giusti-
ficato l'emolumento di CHF 600.– fissato dall'autorità inferiore,
che la decisione del 5 dicembre 2017 va dunque confermata ed il ricorso
respinto,
che visto l'esito della procedura, le spese processuali, di CHF 1'500.–, che
seguono la soccombenza, sono poste a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1
e 5 PA nonché art. 3 lett. b del regolamento sulle tasse e sulle spese ripe-
tibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 feb-
braio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]) e sono prelevate sull'anticipo di
CHF 1'500.– versato il 2 febbraio 2018,
che la presente decisione non concerne una persona contro la quale è
pendente una domanda di estradizione presentata dallo Stato che ha ab-
bandonato in cerca di protezione (art. 83 lett. d cifra 1 LTF),
che la decisione non può essere impugnata con ricorso in materia di diritto
pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 lett. d LTF),
che la pronuncia è quindi definitiva,
(dispositivo alla pagina seguente)
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il Tribunale amministrativo federale pronuncia:
1.
Il ricorso è respinto.
2.
Le spese processuali di CHF 1'500.– sono poste a carico del ricorrente.
Esse sono prelevate sull'anticipo spese di CHF 1'500.– versato il 2 feb-
braio 2018.
3.
Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all'autorità canto-
nale competente.
Il giudice unico: La cancelliera:
Daniele Cattaneo Sebastiana Bosshardt