Decision ID: 070d9cdd-01f3-4faf-bdf0-cc8cb4fe0c1b
Year: 2022
Language: it
Court: CH_BVGE
Chamber: CH_BVGE_001
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: 

Fatti:
A.
A.a A._, ha presentato una domanda d’asilo in Svizzera il (...) mag-
gio 2022 (cfr. atto SEM n. [{...}]-4/3).
A.b Le indagini effettuate il 23 maggio 2022 dalla SEM, hanno permesso
di appurare che, secondo la banca dati europea “CS-VIS”, alla richiedente
sarebbe stato rilasciato un visto italiano valido dal (...) al (...) per gli Stati
Schengen (cfr. n. 8/2 e 9/1). Pertanto, in medesima data (cfr. n. 11/7, 12/1
e 13/1), l’autorità competente svizzera, ha inviato alla sua omologa italiana,
una domanda di presa in carico fondata sull’art. 12 par. 2 del regolamento
(UE) n. 604/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giu-
gno 2013 che stabilisce i criteri e i meccanismi di determinazione dello
Stato membro competente per l’esame di una domanda di protezione in-
ternazionale presentata in uno degli Stati membri da un cittadino di un
paese terzo o da un apolide (rifusione) (Gazzetta ufficiale dell’Unione eu-
ropea [GU] L 180/31 del 29.06.2013; di seguito: Regolamento Dublino III).
A.c Il (...) giugno 2022, si è tenuto con l’interessata un colloquio personale
ai sensi dell’art. 5 Regolamento Dublino III, durante il quale ella è stata in
particolare questionata riguardo al suo stato di salute nonché ai motivi che
si opporrebbero ad un suo ritorno in Italia (cfr. n. 18/2).
A.d In data 21 giugno 2022, l’Italia ha risposto negativamente alla do-
manda di presa in carico formulata dalla Svizzera il 23 maggio 2022, in
quanto nella medesima, le autorità elvetiche competenti non avrebbero in-
cluso le prove necessarie e le circostanze indiziarie come neppure i risultati
delle ricerche Eurodac e dei riscontri dattiloscopici (cfr. n. 28/1).
A.e L’autorità svizzera preposta ha quindi richiesto all’omologa italiana, in
data 22 giugno 2022, un riesame del suddetto rifiuto concernente la richie-
sta di presa in carico della persona succitata ai sensi dell’art. 5 par. 2 del
regolamento (CE) n. 1560/2003 della Commissione del 2 settembre 2003
recante modalità di applicazione del regolamento (CE) n. 343/2003 del
Consiglio che stabilisce i criteri e i meccanismi di determinazione dello
Stato membro competente per l’esame di una domanda d’asilo presentata
in uno degli Stati membri da un cittadino di un paese terzo (Gazzetta uffi-
ciale dell’Unione europea [GU] L 222/3 del 05.09.2003; di seguito: Regola-
mento di applicazione Dublino). Nella stessa, l’autorità precitata ha rifor-
mulato la richiesta di ammissione dell’interessata su suolo italiano basan-
dosi sull’art. 12 par. 2 rispettivamente sull’art. 12 par. 4 del Regolamento
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Dublino III, ritrasmettendo le prove indiziarie richieste (cfr. n. 29/3, 30/1 e
31/3).
A.f L’Italia ha risposto affermativamente alla succitata richiesta di ammis-
sione dell’interessata il 5 luglio 2022, accettando il trasferimento della
stessa su suolo italiano, sulla base dell’art. 12 par. 2 Regolamento Dublino
III (cfr. n. 36/1).
B.
Con decisione del 26 luglio 2022, notificata il giorno successivo (cfr.
n. 43/1), l’autorità inferiore non è entrata nel merito della domanda d’asilo
dell’interessata, ha pronunciato il suo allontanamento (recte: trasferimento)
dalla Svizzera verso l’Italia, nonché l’esecuzione della predetta misura. Ha
altresì statuito che un eventuale ricorso contro la decisione non ha effetto
sospensivo.
C.
Il 27 luglio 2022, dopo ricevimento della decisione negativa della SEM, la
richiedente ha effettuato una visita medica presso il (...) dell’(...) di
B._, con diagnosi di stato ansioso reattivo (cfr. n. 47/2). Il giorno
successivo, l’interessata ha avuto un colloquio di sostegno psicologico –
percorso psicologico e psichiatrico già iniziato precedentemente con dia-
gnosi posta da ultimo di sindrome da disadattamento, con prevalente di-
sturbo di altri aspetti emozionali (ICD-10: F43.23), e terapia farmacologica
impostata a base di Deroxtan 20 mg e Temesta exp 1 mg in riserva (cfr.
n. 21/2, 32/2, 35/2, 37/2, 39/2) –. Nell’ambito dello stesso ha espresso di-
sperazione e forte ansia relative alla decisione negativa ricevuta dalla
SEM, nonché idee di morte senza franca progettualità. È stato quindi pro-
posto un ricovero volontario presso la (...) (di seguito: [...]) di B._,
a partire dal giorno successivo, che la richiedente ha accettato. La diagnosi
e la terapia farmacologica, sono rimaste invariate (cfr. n. 46/2).
D.
L’interessata, per mezzo del ricorso del 4 agosto 2022 (cfr. risultanze pro-
cessuali), è insorta al Tribunale amministrativo federale (di seguito: il Tri-
bunale) avverso la succitata decisione della SEM, postulando, in limine, la
sospensione dell’esecuzione del provvedimento impugnato in via super-
cautelare e la concessione dell’effetto sospensivo al ricorso. Nel merito,
ella ha concluso a titolo principale all’annullamento della decisione avver-
sata ed alla restituzione degli atti di causa alla SEM per effettuare l’esame
nazionale della domanda d’asilo. A titolo subordinato, ha invece chiesto la
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restituzione degli atti alla SEM per il completamento dell’istruttoria. La ri-
corrente ha altresì presentato istanza di concessione dell’assistenza giudi-
ziaria, nel senso dell’esenzione dal versamento delle spese processuali e
del relativo anticipo.
E.
Il 5 agosto 2022 il Tribunale ha sospeso provvisoriamente l’esecuzione
dell’allontanamento dell’insorgente, quale misura supercautelare.
F.
Con scritto del 12 agosto 2022, la rappresentante legale ha informato il Tri-
bunale del fatto che l’insorgente si trovi tutt’ora ricoverata, non disponendo
al momento di informazioni circa il suo stato di salute attuale ed attendendo
un rapporto medico al riguardo, che verrà trasmesso al Tribunale non ap-
pena in suo possesso.
G.
Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti negli scritti verranno ripresi nei
considerandi qualora risultino decisivi per l’esito della vertenza.

Diritto:
1.
Le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla LTF,
in quanto la legge sull’asilo (LAsi, RS 142.31) non preveda altrimenti (art. 6
LAsi).
Il ricorso, presentato tempestivamente (art. 108 cpv. 3 LAsi) contro una de-
cisione in materia di asilo della SEM (art. 6 e 105 LAsi; art. 31-33 LTAF), è
di principio ammissibile sotto il profilo degli art. 5, 48 cpv. 1 lett. a-c e art. 52
cpv. 1 PA. Occorre pertanto entrare nel merito del ricorso.
2.
Con ricorso al Tribunale, possono essere invocati la violazione del diritto
federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti giuridicamente rile-
vanti (art. 106 cpv. 1 LAsi). Il Tribunale non è vincolato né dai motivi addotti
(art. 62 cpv. 4 PA), né dalle considerazioni giuridiche della decisione impu-
gnata, né dalle argomentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2).
Inoltre si osserva come il Tribunale, adito con un ricorso contro una deci-
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sione di non entrata nel merito di una domanda d’asilo, si limita ad esami-
nare la fondatezza di una tale decisione (cfr. DTAF 2012/4 consid. 2.2;
2009/54 consid. 1.3.3; 2007/8 consid. 5).
3.
Giusta l’art. 111a cpv. 1 LAsi, il Tribunale rinuncia allo scambio di scritti.
4.
Nel suo ricorso, l’insorgente censura essenzialmente un accertamento in-
completo ed inesatto dei fatti giuridicamente rilevanti (art. 6 LAsi; art. 12
PA; cfr. DTAF 2019 I/6 consid. 5.1) da parte dell’autorità inferiore sia ri-
spetto al suo stato di salute, che riguardo agli indizi di tratta di esseri umani
(di seguito: TEU) che sarebbero emersi durante l’istruzione della causa, e
che avrebbero di conseguenza comportato anche la violazione del suo di-
ritto di essere sentita (cfr. per la sua portata tra le altre la sentenza
D-1968/2022 del 5 maggio 2022 consid. 5.2 con ulteriori riferimenti citati).
In tal senso, la ricorrente ritiene che un suo trasferimento in Italia senza i
necessari complementi istruttori e l’assunzione di specifiche garanzie, si
porrebbe in contrasto con le disposizioni della Convenzione sulla lotta con-
tro la tratta di esseri umani del 16 maggio 2005 (RS 0.311.543, di seguito:
Conv. tratta), nonché con gli art. 3 e 4 CEDU (RS 0.101) e l’art. 3 della
Convenzione contro la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, inumani
o degradanti del 10 dicembre 1984 (RS 0.105, di seguito: Conv. tortura),
con la necessità di valutare diversamente l’intera fattispecie e le condizioni
per l’adozione della clausola di sovranità. Tali censure formali risultano
d’uopo da esaminare, in quanto potrebbero condurre all’annullamento della
decisione avversata.
4.1 Riguardo all’istruzione relativa alla situazione valetudinaria della ricor-
rente, il Tribunale dapprima ravvisa nell’incarto della SEM, già al momento
dell’emanazione del provvedimento impugnato, svariata documentazione
medica sia relativa a delle patologie fisiche (cfr. n. 16/2, 33/2 e 38/2) che a
quelle psichiche (cfr. n. 21/2, 32/2, 35/2, 37/2 e 39/2), che sono state cor-
rettamente ed adeguatamente citate e prese in esame dall’autorità inferiore
nella decisione avversata (cfr. p.to II, pag. 4 seg.). Segnatamente, per
quanto attiene lo stato psichico dell’insorgente, dal foglio di trasmissione di
informazioni mediche (F2) del (...) (cfr. n. 32/2), si evince la diagnosi di
sindrome da disadattamento, con prevalente disturbo di altri aspetti emo-
zionali (F43.23) – diagnosi già emersa anche in precedenza (cfr. n. 21/2) –
con l’impostazione di una terapia farmacologica a base di Deroxtan 20 mg
e Temesta exp 1 mg in riserva. Tale diagnosi e prescrizione farmacologica
è rimasta invariata, salvo un incremento della terapia a base di Deroxtan
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in data 6 luglio 2022, anche nei consulti psichiatrici ambulatoriali seguenti
(cfr. n. 35/2, 37/2 e 39/2). Dal profilo somatico, risulta invece che l’insor-
gente è stata curata per la scabbia (cfr. n. 16/2), nonché per delle diagnosi
di tinea (micosi) e sospetto lipoma vs ciste sebacea al dorso (cfr. n. 33/2 e
38/2), patologie che appaiono essersi nel frattempo risolte, non essendoci
alcuna ulteriore documentazione medica in proposito né all’incarto né pro-
dotta con il ricorso dall’insorgente, che lasci invece addivenire ad altra con-
clusione. Da tali atti all’inserto, il Tribunale ritiene che la SEM potesse par-
tire dal presupposto che la situazione medica dell’insorgente fosse suffi-
cientemente acclarata, essendovi una diagnosi chiara ed invariata posta
nonché una terapia farmacologica impostata. Alla stessa stregua dell’auto-
rità inferiore, pertanto anche lo scrivente Tribunale, contro il parere della
ricorrente, ritiene che ulteriori approfondimenti dal profilo medico – in par-
ticolare lo stabilimento di un rapporto F4 – non fossero necessari prima
dell’emanazione di una decisione nel caso di specie (cfr. tra le altre la sen-
tenza del Tribunale D-2729/2021 del 18 giugno 2021 consid. 4.2.3 con ul-
teriori rif. cit.). L’evenienza che la ricorrente, dopo l’emissione della deci-
sione impugnata sia stata ricoverata volontariamente presso la (...) di
B._ (cfr. n. 46/2; cfr. anche supra lett. C), non muta tale conclu-
sione. Si evince infatti dalla pregressa documentazione medica citata, che
il ricovero ospedaliero dell’insorgente sarebbe ascrivibile ad un peggiora-
mento dello stato di salute della medesima, con l’espressione di idee di
morte senza franca progettualità, reattivo alla comunicazione della deci-
sione negativa alla ricorrente da parte della rappresentante legale (cfr. an-
che in proposito n. 47/2). Non vi sono però né agli atti né men che meno
addotti con il ricorso o con il complemento allo stesso (cfr. supra lett. F),
degli elementi concreti e circostanziati, che inducano a ritenere che le dia-
gnosi e/o la terapia della ricorrente, poste già prima del suo ricovero in (...)
il 29 luglio 2022, siano mutate con quest’ultimo. Il Tribunale è quindi d’av-
viso che il recente ricovero dell’insorgente in CPC, sia stato ingenerato da
uno scompenso psichico dovuto alla comunicazione della decisione avver-
sata, che decideva in particolare del suo allontanamento verso l’Italia. Pen-
sieri suicida che ella già in passato aveva palesato, così come la sua op-
posizione ad un ritorno nella vicina Penisola. Tuttavia, l’opposizione ad un
suo allontanamento (cfr. in particolare n. 47/2 dove la ricorrente “verbaliz-
zava l’idea di togliersi la vita piuttosto che essere rimpatriata”) ed un even-
tuale e momentaneo peggioramento del suo stato di salute psichico dovuta
alla prima, non risultano in nessun caso essere ostativi all’esecuzione del
suo allontanamento, così come si vedrà anche di seguito (cfr. infra con-
sid. 8.5.3). Senza volere in alcun modo sminuire lo stato valetudinario psi-
chico dell’insorgente, allo stato attuale degli atti, appare invece indubbio
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come il substrato fattuale non contenga indicatori quanto all’esistenza, fi-
nanche potenziale, di affezioni terminali ai sensi della giurisprudenza con-
venzionale applicabile, che possano comportare una violazione di disposi-
zioni internazionali così come postulato nel gravame dall’insorgente (cfr.
infra consid. 8.5). Allo stesso modo, non vi sono elementi agli atti per so-
spettare che le patologie diagnosticate – e ciò vale anche in esito al rico-
vero in (...) – possano raggiungere un tale livello di gravità da configurare
un rischio reale di peggioramento rapido ed irreversibile dello stato valetu-
dinario comportante delle intense sofferenze o una significativa riduzione
della speranza di vita in caso di trasferimento della ricorrente in Italia (cfr.
infra consid. 8.5.3). Si ribadisce difatti come gli atti all’incarto risultavano
sufficientemente limpidi dal profilo dello stato di salute dell’insorgente, già
prima dell’emanazione della decisione avversata, con delle diagnosi e delle
terapie chiaramente determinate rispettivamente impostate, che non ven-
gono scalfite da alcun indizio sostanziato e concreto apportato dall’insor-
gente con il ricorso che sosterrebbe il contrario a seguito del suo ricovero
avvenuto il 29 luglio 2022. Si può dunque partire dal presupposto che la
documentazione medica agli atti fosse completa ed esatta, dal profilo dello
stato di salute dell’insorgente, al momento dell’emanazione della decisione
impugnata. L’autorità inferiore non è dunque venuta meno al suo obbligo
di procedere d’ufficio all’accertamento esatto e completo dei fatti giuridica-
mente rilevanti. La censura formale è quindi in tal senso integralmente da
respingere, come di conseguenza non si ravvisa alcuna violazione del di-
ritto di essere sentita della medesima.
4.2 Proseguendo nell’analisi, al contrario di quanto sostenuto dall’insor-
gente nel suo gravame, non sono evincibili in alcun modo dalla documen-
tazione all’incarto degli indizi di TEU nei suoi confronti, che avrebbero do-
vuto comportare un’istruzione anche da questo profilo da parte dell’autorità
inferiore (cfr. in merito la DTAF 2016/27; sentenza del Tribunale
D-1624/2021 del 3 maggio 2021 consid. 10.3.6 con ulteriori rif. cit.). Difatti,
in sede di colloquio Dublino, ella ha asserito che in Italia sarebbe stata
alloggiata da passatori – dai quali sarebbe poi fuggita – che le avrebbero
detto che il resto della somma pattuita per il viaggio non sarebbe arrivata
dai suoi famigliari in C._, che l’avrebbero minacciata e che avreb-
bero voluto abusare di lei. Tuttavia, tali elementi, non instillano in alcun
modo il sospetto di TEU per l’insorgente come allegato dalla rappresen-
tanza giuridica della stessa, ma il fatto che ella fosse alloggiata presso pas-
satori, come pure che questi esigessero il pagamento di quanto pattuito e
la minacciassero, appaiono essere purtroppo delle circostanze comuni a
molti richiedenti l’asilo, senza tuttavia ravvisare in esse degli indizi di TEU.
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Il fatto poi che essi intendessero abusare della medesima, per quanto in-
tenzione deprecabile ed odiosa è da ascrivere ad azioni criminali da parte
di terzi, ma non v’è ravvisabile in alcun modo nelle stesse un fine di TEU.
Si cercano poi inutilmente degli indizi in tal senso anche nell’altra docu-
mentazione presente all’incarto. Segnatamente, nulla in merito è evincibile
dalla documentazione medica, dove la ricorrente ha espresso invece
preoccupazioni per il figlio minorenne rimasto in C._ e la sua situa-
zione d’asilo, nonché avrebbe raccontato del marito e delle motivazioni che
l’avrebbero spinta a lasciare il suo paese d’origine. Peraltro, la sua rappre-
sentante legale, presente sia al colloquio Dublino come pure che ha assi-
stito la ricorrente durante il corso di tutta la sua procedura d’asilo, non ha
mai sollevato dei dubbi o segnalato degli indizi di TEU all’autorità inferiore.
Tale asserzione, è giunta soltanto in fase ricorsuale, tra l’altro senza sup-
portarla con elementi concreti, puntuali e sostanziati. Anche da questo pro-
filo, l’autorità inferiore non è quindi venuta meno al suo obbligo istruttorio,
segnatamente non effettuando un’audizione per chiarire se la ricorrente
fosse vittima di TEU né menzionando tale possibilità nella decisione avver-
sata come sostenuto nel gravame dall’insorgente. Conseguentemente,
neppure il diritto di essere sentita dell’insorgente in tale ambito non ne ri-
sulta essere stato in alcun modo violato da parte dell’autorità inferiore. An-
che tali censure formali sono quindi recisamente respinte.
5.
5.1 Venendo ora al merito, giusta l’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi, di norma non
si entra nel merito di una domanda di asilo se il richiedente può partire alla
volta di uno Stato terzo cui compete, in virtù di un trattato internazionale,
l’esecuzione della procedura d’asilo e d’allontanamento. Prima di applicare
la precitata disposizione, la SEM esamina la competenza relativa al tratta-
mento di una domanda di asilo secondo i criteri previsti dal Regolamento
Dublino III. Se in base a questo esame è individuato un altro Stato quale
responsabile per l’esame della domanda di asilo, la SEM pronuncia la non
entrata nel merito previa accettazione, espresso o tacita, di presa in carico
del richiedente l’asilo da parte dello Stato in questione (cfr. DTAF 2017 VI/5
consid. 6.2).
5.2 Ciò posto, ai sensi dell’art. 3 par. 1 Regolamento Dublino III, la do-
manda di protezione internazionale è esaminata da un solo Stato membro,
ossia quello individuato in base ai criteri enunciati al capo III (art. 7–15). La
determinazione dello Stato membro competente avviene sulla base della
situazione esistente al momento in cui il richiedente ha presentato do-
manda di protezione internazionale (art. 7 par. 2 Regolamento Dublino III).
Nel caso di una procedura di presa in carico (inglese: take charge) – come
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nel caso presente – anche detta di ammissione, ogni criterio per la deter-
minazione dello Stato membro competente – enumerato al capo III – è ap-
plicabile se, nella gerarchia dei criteri elencati all’art. 7 par. 1 Regolamento
Dublino III, quello precedente previsto dal Regolamento non trova applica-
zione nella fattispecie (principio della gerarchia dei criteri; cfr. DTAF 2017
VI/5 consid. 6.2 e 8.2.1).
5.3 Tuttavia, qualora sia impossibile trasferire un richiedente verso lo Stato
membro inizialmente designato come competente in quanto si hanno fon-
dati motivi di ritenere che sussistano delle carenze sistemiche nella proce-
dura di asilo e nelle condizioni di accoglienza di richiedenti, che implichino
il rischio di un trattamento inumano o degradante ai sensi dell’art. 4 della
Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea (GU C 364/1 del
18.12.2000; di seguito: CartaUE), lo Stato membro che ha avviato la pro-
cedura di determinazione dello Stato membro competente prosegue
l’esame dei criteri di cui al capo III per verificare se un altro Stato membro
possa essere designato come competente (art. 3 par. 2 Regolamento Du-
blino III).
5.4 Ai sensi dell’art. 12 par. 2 Regolamento Dublino III, se il richiedente è
titolare di un visto in corso di validità, lo Stato membro competente per
l’esame della domanda di protezione internazionale è quello che ha rila-
sciato il visto, a meno che il visto non sia stato rilasciato per conto di un
altro Stato membro nel quadro di un accordo di rappresentanza ai sensi
dell’art. 8 del regolamento (CE) n. 810/2009 del Parlamento europeo e del
Consiglio, del 13 luglio 2009, che istituisce un codice comunitario dei visti.
In tal caso, l’esame della domanda di protezione internazionale compete
allo Stato membro rappresentato. Altresì, secondo l’art. 18 par. 1 lett. a Re-
golamento Dublino III, lo Stato membro competente in forza del precitato
Regolamento è tenuto a prendere in carico – in ossequio alle condizioni
poste agli art. 21, 22 e 29 – il richiedente che ha presentato la domanda in
un altro Stato membro.
5.5 In deroga all’art. 3 par. 1 Regolamento Dublino III, ciascuno Stato
membro può decidere di esaminare una domanda di protezione internazio-
nale presentata da un cittadino di un paese terzo o da un apolide, anche
se tale esame non gli compete in base ai criteri stabiliti dal Regolamento
(cfr. art. 17 par. 1 Regolamento Dublino III, detta anche “clausola di sovra-
nità”). Inoltre, ai sensi dell’art. 29a cpv. 3 dell’ordinanza 1 sull’asilo relativa
a questioni procedurali dell’11 agosto 1999 (RS 142.311), disposizione che
concretizza in diritto interno svizzero la clausola di sovranità, se “motivi
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Pagina 10
umanitari” lo giustificano la SEM può entrare nel merito della domanda an-
che qualora giusta il Regolamento Dublino III un altro Stato sarebbe com-
petente per il trattamento della domanda. Al contrario, se il trasferimento
del richiedente nel paese di destinazione contravviene ad una norma im-
perativa del diritto internazionale, tra cui quelle della CEDU, l’autorità infe-
riore è obbligata ad applicare la clausola di sovranità e ad entrare nel me-
rito della domanda d’asilo (cfr. DTAF 2015/9 consid. 8.2.1).
6.
Nel caso presente, un confronto con la banca dati dell’unità centrale del
sistema europeo “CS-VIS” ha permesso di constatare che la ricorrente era
beneficiaria di un visto rilasciato dalle autorità italiane valido dal (...) al (...),
quindi ancora in corso di validità al momento della presentazione della do-
manda d’asilo in Svizzera da parte dell’insorgente, intervenuta il (...) mag-
gio 2022. Tra l’altro, tale evenienza è stata pure confermata dalla ricorrente
nell’ambito del suo colloquio Dublino. Dopo un primo rifiuto della richiesta
di ammissione dell’autorità inferiore del 23 maggio 2022, le autorità italiane
hanno accettato la medesima in data 5 luglio 2022, nell’ambito di una ri-
chiesta di riesame da parte della Svizzera del 22 giugno 2022. L’agire della
SEM, che si è premurata entro le tre settimane successive al ricevimento
della risposta negativa da parte delle autorità italiane come previsto
dall’art. 5 par. 2 Regolamento di applicazione Dublino, di ricevere una ri-
sposta da parte delle autorità italiane, che è giunta entro le due settimane
successive (cfr. art. 5 par. 2 Regolamento di applicazione Dublino), è ri-
spettoso del disposto precitato. Di conseguenza, la competenza dell’Italia
risulta di principio essere data, conclusione che non viene del resto nep-
pure contestata dalla ricorrente nel gravame.
7.
7.1 Il Tribunale ritiene secondo giurisprudenza costante che, malgrado la
procedura d’asilo ed il dispositivo d’accoglienza e di assistenza sociale in
Italia siano in parte deficitarie, non vi sono fondati motivi per ritenere che
sussistano carenze sistemiche che implichino il rischio di un trattamento
inumano o degradante ai sensi dell’art. 4 CartaUE (cfr. art. 3 par. 2 2a frase
Regolamento Dublino III; tra le altre le sentenze di riferimento del Tribunale
D-4235/2022 del 19 aprile 2022 consid. 10.2; F-6330/2020 del 18 otto-
bre 2021 consid. 9; sentenza del Tribunale D-2641/2022 del 5 luglio 2022
consid. 10). A tale giurisprudenza ci si attiene, in quanto le allegazioni con-
trarie della ricorrente ed i rapporti di organizzazioni non governativi citati
nel ricorso, non sono in grado di mutare tale valutazione.
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Pagina 11
7.2 Ne discende quindi che l’applicazione dell’art. 3 par. 2 2a frase Regola-
mento Dublino III non si giustifica nel caso di specie.
8.
8.1 Resta tuttavia da esaminare se l’autorità inferiore, malgrado la compe-
tenza data di principio dell’Italia, dovesse entrare nel merito della domanda
d’asilo della ricorrente, come sostenuto dall’insorgente nel gravame, appli-
cando l’art. 17 par. 1 Regolamento Dublino III, concretizzata in diritto in-
terno svizzero dall’art. 29a cpv. 3 OAsi 1.
8.2 La SEM, nell’applicazione dell’art. 29a cpv. 3 OAsi 1, dispone di potere
di apprezzamento (cfr. DTAF 2015/9 consid. 7 seg.). Al contrario, se il tra-
sferimento del richiedente nel paese di destinazione contravviene ad una
norma imperativa del diritto internazionale, tra cui quelle della CEDU, l’au-
torità inferiore è obbligata ad applicare la clausola di sovranità e ad entrare
nel merito della domanda d’asilo ed il Tribunale dispone di potere di con-
trollo al riguardo (cfr. DTAF 2015/9 consid. 8.2.1).
8.3 In primo luogo, va osservato come spetti alla ricorrente presentare al
più presto una domanda d’asilo alle autorità italiane competenti e rispettare
le loro istruzioni, ciò che le permetterà di beneficiare dei diritti previsti dalla
direttiva 2013/33/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giu-
gno 2013 recante norme relative all’accoglienza dei richiedenti protezione
internazionale (direttiva accoglienza; cfr. sentenza del Tribunale
D-2773/2022 del 5 luglio 2022 con ulteriore riferimento citato).
8.4 La ricorrente non ha del resto apportato alcun indizio serio e concreto
suscettibile di dimostrare che lo Stato di destinazione non rispetterebbe il
principio del divieto di respingimento e, dunque, verrebbe meno ai suoi ob-
blighi internazionali rinviandola in un Paese dove la sua vita, integrità cor-
porale o libertà sarebbero seriamente minacciate o da dove rischierebbe
di essere respinta in un tale Paese. Ella neppure ha fornito elementi atti a
comprovare che le sue condizioni di vita o la sua situazione personale sa-
rebbero tali da contravvenire all’art. 4 CartaUE, all’art. 3 CEDU o all’art. 3
Conv. tortura in caso di esecuzione del suo trasferimento in Italia. Invero,
ritenuto come la ricorrente non abbia in alcun modo provato o reso verosi-
mili degli indizi di TEU nel suo caso (cfr. supra consid. 4.2), le argomenta-
zioni e tesi ricorsuali vertenti sullo statuto di potenziale vittima di tratta an-
che in rapporto al sistema di accoglienza italiano, non devono essere va-
gliate maggiormente. Inoltre, poiché ella non ha dimostrato o reso verosi-
mile di essere vittima di TEU, neppure può prevalersi validamente né delle
tutele ed obblighi che si impongono agli Stati firmatari della Conv. tratta, né
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delle disposizioni della predetta – segnatamente gli art. 12 e 16 Conv. tratta
citate nel gravame –. Va da sé, che a tali condizioni, può pure restare
aperta la questione se delle garanzie scritte e specifiche per la ricorrente,
sarebbero dovute essere richieste preliminarmente all’Italia (su riserva di
quanto considerato infra al consid. 8.5), come sostenuto dall’insorgente nel
gravame, non potendo la stessa prevalersi validamente della condizione di
vittima di TEU.
8.5
8.5.1 Circa le patologie di cui è affetta la ricorrente, si osserva dapprima
come il respingimento forzato di persone che soffrono di problemi medici,
costituisce una violazione dell’art. 3 CEDU unicamente in circostanze ec-
cezionali. Ciò risulta essere il caso segnatamente laddove la malattia
dell’interessato si trovi ad uno stadio al tal punto avanzato o terminale da
lasciar presupporre che, a seguito del trasferimento, la sua morte appaia
come una prospettiva prossima (cfr. sentenza della CorteEDU N. contro
Regno Unito del 27 maggio 2008, 26565/05; DTAF 2011/9 consid. 7.1).
Una violazione dell’art. 3 CEDU può però anche sussistere qualora vi siano
dei seri motivi per ritenere che la persona, in assenza di trattamenti medici
adeguati nello Stato di destinazione, sarà confrontata ad un reale rischio di
un grave, rapido ed irreversibile peggioramento delle condizioni di salute
comportante delle intense sofferenze o una significativa riduzione della
speranza di vita (cfr. sentenza della CorteEDU Paposhvili contro Belgio del
13 dicembre 2016, 41738/10, §181 segg.).
8.5.2 Sempre in questo contesto, nelle procedure di presa in carico – a
differenza invece delle procedure di ripresa in carico (cfr. sentenze del Tri-
bunale E-962/2019 del 17 dicembre 2019 [pubblicata quale sentenza di ri-
ferimento] consid. 7.4.3 e D-2926/2021 del 19 luglio 2021 consid. 11) – non
è necessario che le autorità svizzere chiedano a titolo preventivo alle omo-
loghe italiane delle garanzie scritte ed individuali di presa a carico imme-
diata per i richiedenti asilo affetti da problematiche mediche (somatiche o
psichiche) gravi. In un siffatto contesto, si deve infatti partire dall’assunto
che i richiedenti l’asilo possano in linea di principio accedere alle presta-
zioni assistenziali, comprensive anche delle cure e dei trattamenti neces-
sari ed urgenti, nonché ad un alloggio adatto alle loro condizioni di vulne-
rabilità, sin dal loro arrivo in Italia (cfr. sentenza di riferimento del Tribunale
D-4235/2021 del 19 aprile 2022 consid. 10.4.3.2-10.4.3.3).
8.5.3 Tornando alla disamina in oggetto, dagli atti all’inserto e dallo stato
valetudinario già sopra descritto (cfr. supra consid. 4.1), senza volerne in
alcun modo sminuire la portata, le condizioni di salute della ricorrente –
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anche tenuto conto adeguatamente del ricovero in (...) che risulta essere
riconducibile esclusivamente all’esito negativo della domanda d’asilo – ap-
paiono attualmente comparabili a quelli referenziati nella decisione impu-
gnata e pertanto non appaiono di una gravità tale da comportare una vio-
lazione dell’art. 3 CEDU ai sensi della giurisprudenza testé referenziata. In
particolare, d’un lato la sua malattia non risulta essere, dalla documenta-
zione all’inserto, ad uno stadio a tal punto avanzato o terminale, da far ap-
parire la morte quale prospettiva prossima in caso di trasferimento. Si ram-
menta in quest’ambito come l’aggravamento dello stato psichico di un ri-
chiedente l’asilo a seguito di una decisione negativa è casistica osservabile
di frequente e non preclude di principio un trasferimento, anche in conco-
mitanza con tentativi di suicidio o tendenze anticonservative (cfr. a tal pro-
posito tra le altre la sentenza D-2729/2021 consid. 8.5 con ulteriori rif. cit.).
Apparterrà poi alle autorità incaricate dell’esecuzione di prendere le misure
destinate ad evitare ogni rischio nel quadro del rinvio e di assicurare una
presa in carico adeguata dell’interessata al suo ritorno in Italia, informando
in maniera precisa e completa le autorità italiane dell’arrivo e dei problemi
di salute dell’insorgente prima del suo trasferimento (cfr. art. 31 Regola-
mento Dublino III). Paese quest’ultimo nel quale è notorio che vi siano delle
strutture mediche sufficienti e comparabili a quelle presenti su suolo elve-
tico, e che dunque l’insorgente vi potrà ottenere – una volta depositata re-
golare domanda d’asilo – i trattamenti medici adeguati e necessari dal suo
arrivo in Italia, tenuto conto anche del nuovo assetto del sistema d’acco-
glienza d’asilo nel precitato Stato di destinazione (cfr. supra consid. 8.5.2).
Peraltro, in quanto Stato firmatario della direttiva accoglienza, l’Italia deve
provvedere affinché i richiedenti ricevano la necessaria assistenza sanita-
ria comprendente quanto meno le prestazioni di pronto soccorso e il tratta-
mento essenziale di malattie e di gravi disturbi mentali e fornire la neces-
saria assistenza medica o di altro tipo, ai richiedenti con esigenze di acco-
glienza particolari, comprese, se necessarie, appropriate misure di assi-
stenza psichica (cfr. art. 19 par. 1 e 2 della direttiva accoglienza). Le pre-
stazioni di pronto soccorso, sono peraltro garantite (cfr. sentenza del Tri-
bunale D-2926/2021 del 19 luglio 2021 consid. 12.1). Tali conclusioni non
vengono scalfite in alcun modo dalle argomentazioni ricorsuali dell’insor-
gente, e delle garanzie scritte ed individuali preliminari da parte italiana non
risultano quindi essere necessarie nella fattispecie. Agli atti, non figurano
del resto elementi tali da indurre a concludere che un trasferimento nello
Stato in questione esporrebbe la ricorrente al rischio di essere privata del
sostentamento minimo e di subire delle condizioni di vita indegna in viola-
zione della direttiva accoglienza. Peraltro, come a giusta ragione denotato
dall’autorità inferiore nella decisione avversata (cfr. p.to II, pag. 7), per le
minacce ed i timori allegati dall’insorgente nel corso del colloquio Dublino
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nei confronti dei passatori, ella potrà, in caso di necessità, rivolgersi alle
autorità italiane, che sono disposte ed in grado di offrirle una protezione
adeguata. Inoltre, onde evitare ulteriori scompensi psichici della ricorrente
a causa della sua opposizione ad un rientro in Italia, nonché eventuali futuri
ricoveri in ambito psichiatrico, si invita la rappresentante legale dell’interes-
sata a voler prendere contatto precedentemente con i medici curanti della
ricorrente, per discutere delle modalità più opportune di comunicazione alla
stessa del contenuto della presente sentenza.
9.
In siffatte circostanze, non si ravvisano indicatori per ritenere che l’autorità
inferiore abbia esercitato in maniera arbitraria il suo potere di apprezza-
mento (cfr. DTAF 2015/9 consid. 7 seg.). Non vi è quindi alcun motivo di
applicare le clausole discrezionali previste all’art. 17 par. 1 (clausola di so-
vranità) Regolamento Dublino III, rispettivamente all’art. 29a cpv. 3 OAsi 1.
Di conseguenza, in mancanza dell’applicazione di tale disposizione da
parte della Svizzera, l’Italia è competente per la presa in carico dell’insor-
gente in ossequio alle condizioni poste nel Regolamento Dublino III.
10.
Ne discende che è quindi a giusto titolo che la SEM non è entrata nel merito
della domanda d’asilo della ricorrente, in applicazione dell’art. 31a cpv. 1
lett. b LAsi ed ha pronunciato il suo trasferimento verso l’Italia conforme-
mente all’art. 44 LAsi, posto che la predetta non possiede un’autorizza-
zione di soggiorno in Svizzera (cfr. art. 32 lett. a OAsi 1). In conclusione, il
ricorso deve quindi essere respinto e la decisione dell’autorità inferiore,
confermata.
11.
Le misure supercautelari pronunciate dal Tribunale il 5 agosto 2022 deca-
dono con la presente decisione finale (cfr. SEILER HANSJÖRG, in:
Waldmann/Weissenberger [ed.], Praxiskommentar VwVG, 2a ed. 2016,
n. 54 ad art. 56 PA).
12.
Avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, la richiesta tendente alla
concessione dell’effetto sospensivo al ricorso, risulta essere senza og-
getto.
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13.
Per il medesimo motivo esposto al consid. 12, anche la domanda della ri-
corrente tendente all’esenzione dal versamento di un anticipo sulle spese
processuali, è senza oggetto.
14.
Da ultimo, visto l’esito della procedura, le spese processuali, che seguono
la soccombenza, sarebbero da porre a carico della ricorrente (art. 63 cpv. 1
e 5 PA nonché art. 3 lett. b del regolamento sulle tasse e sulle spese ripe-
tibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 feb-
braio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]). Tuttavia, non essendo state le con-
clusioni ricorsuali d’acchito sprovviste di possibilità di esito favorevole e
potendo partire dal presupposto che l’insorgente sia indigente, v’è luogo di
accogliere la domanda di assistenza giudiziaria nel senso della dispensa
dal pagamento delle spese di giustizia (art. 65 cpv. 1 PA).
15.
La presente decisione non concerne una persona contro la quale è pen-
dente una domanda d’estradizione presentata dallo Stato che ha abban-
donato in cerca di protezione, e pertanto non può essere impugnata con
ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale (art. 83 lett. d cifra
1 LTF). La pronuncia è quindi definitiva.
(dispositivo alla pagina seguente)
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