Decision ID: 90faede4-793f-5953-b5d3-6512d60ad4ec
Year: 2010
Language: it
Court: TI_CRP
Chamber: TI_CRP_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: penal_law

in fatto
a
. RI 1 è stato arrestato l’_ con le accuse di tentato omicidio intenzionale, sub. di tentate lesioni gravi, sub. di esposizione a pericolo della vita altrui, sub. di lesioni semplici, di minaccia e di ingiuria in merito ai fatti occorsi quel giorno medesimo a _, quando – anche armato di taglierino – avrebbe tentato di uccidere il vicino di casa _ gettandogli addosso benzina e tentando di dargli fuoco (AI 1/5).
La misura è stata confermata dal giudice dell’istruzione e dell’arresto per l’esistenza di gravi e concreti indizi di colpevolezza e di preminenti motivi di interesse pubblico (bisogni dell’istruzione, pericolo di collusione e pericolo di recidiva) [AI 8].
b
. Con decisione 11.2.2010 il giudice dell’istruzione e dell’arresto ha respinto l’istanza di libertà provvisoria 2/3.2.2010 di RI 1 (AI 78) in considerazione della presenza di gravi e concreti indizi di colpevolezza e di un pericolo di recidiva, ritenuta la proporzionalità del provvedimento (AI 93, inc. GIAR _).
c
. Il procuratore pubblico, al termine dell’audizione 9.3.2010, ha esteso l’accusa a carico del ricorrente per tentato assassinio (AI 117).
d
. Il 25/26.3.2010 RI 1 ha presentato una nuova istanza di libertà provvisoria chiedendo di essere immediatamente scarcerato, con l’obbligo di un trattamento psicologico e/o farmacologico presso un istituto specializzato e con l’obbligo di assumere domicilio separato dalla moglie, ad almeno 4 km da _.
L’accusato, con riferimento al referto 15.3.2010 del dr. med. _, ha evidenziato che il perito aveva rilevato un fondato pericolo di commettere nuovi reati, nel senso che in situazioni di forte e prolunga pressione, in concomitanza con un evento depressivo più o meno conclamato e di sviluppo di un sentimento di abbandono, sarebbe stato possibile il passaggio all’atto. Ha sottolineato che dalla valutazione dello psicologo _ emergeva un dato in stridente contraddizione con quanto accertato in sede di istruttoria e nella perizia psichiatrica: lo psicologo avrebbe rilevato che alla sottoscala H4, Herris & Lingoes si manifestava poca o nessuna ostilità verso gli altri. Non ci sarebbero quindi state certezze assolute sul fatto che, una volta scarcerato, potesse nuovamente passare all’atto, visto che nella perizia _ questa eventualità veniva messa in relazione con l’ostilità verso terzi. La carcerazione, già per questo motivo, non avrebbe pertanto potuto essere mantenuta. Ha sostenuto che, alla luce delle risultanze di causa e del fatto che non vi erano ancora precisi riscontri, la questione dei seri indizi di colpevolezza avrebbe dovuto limitarsi al reato di lesioni: sia la quantità sia la qualità del liquido che avrebbe eventualmente raggiunto _ non sarebbe stata tale da poter prendere fuoco rispettivamente da provocare il decesso della vittima. Ha rilevato che, contrariamente a quanto emergeva dalla perizia psichiatrica, non si sarebbe immaginato delle persecuzioni inesistenti o una situazione di abbandono inesistente e non sarebbero state la sua fantasia o la sua paranoia a fargli vedere gente che tramava alle sue spalle. Sarebbe stato ovvio che, finché non fosse stata chiarita la natura psichiatrica di _, non si avrebbe potuto avere un quadro completo relativo alle reazioni di RI 1, reazioni non paranoiche ma a ben precise e scientifiche provocazioni. Sotto questo aspetto la perizia avrebbe quindi presentato lacune non indifferenti. Ha infine contestato diversi passaggi del referto del dr. med. _ (AI 139).
e
. L’istanza, preavvisata negativamente dal magistrato inquirente (AI 140), è stata respinta dal giudice dell’istruzione e dell’arresto con decisione 1.4.2010 (AI 152, inc. GIAR _).
Il giudice dell’istruzione e dell’arresto, indicato il diritto applicabile, ha anzitutto riproposto le considerazioni ritenute nella sua sentenza 11.2.2010 (AI 93, inc. GIAR _). Ha quindi ribadito l’esistenza di sufficienti e concreti indizi di colpevolezza per i reati ipotizzati in relazione ai fatti che avevano condotto al suo arresto. Elementi che risultavano sia dalle testimonianze (di _, di _, di _) e dai rilevamenti sia, almeno in parte, dalle ammissioni dell’accusato. Dagli atti emergeva infatti che RI 1 aveva effettivamente inzuppato con un liquido infiammabile _ e dato fuoco al liquido fuoriuscito dalla tanica quando la vittima si trovava a breve distanza dall’accusato; dagli atti emergeva inoltre che RI 1 si era armato con un taglierino. Ha evidenziato che i referti peritali avevano attestato che il liquido gettato era effettivamente miscela, che il pezzetto di lama ritrovato per terra apparteneva al taglierino di RI 1 e che il posizionamento a terra delle tracce di liquido infiammabile non collimava con la tesi dell’accaduto esposta dall’accusato. Ha rimarcato che, sulla consapevolezza, era illuminante la dichiarazione del soccorritore _, secondo cui l’accusato “
ci raccontava che aveva gettato della benzina contro il vicino e che il suo gesto era andato a buon fine perché lo aveva preso
”.
Ha di seguito evidenziato, come nella precedente sua decisione, l’esistenza di un pericolo di recidiva. Ha ricordato che RI 1 era stato coinvolto in numerosi procedimenti penali che avevano visto come coprotagonisti praticamente le stesse persone che comparivano in questo procedimento penale. L’accusato non sembrava avere elaborato razionalmente quanto avvenuto; al contrario, si era dichiarato apertamente vittima di quello che riteneva un complotto orchestrato da _, unitamente a due vicine di casa. Se rimesso in libertà, quindi, si sarebbe ritrovato nella medesima situazione precedente ai fatti. Il rischio che, in caso di contatto, anche solo fortuito, con uno dei vicini potesse ricadere in azioni che avrebbero potuto mettere in pericolo la vita di queste persone era sicuramente presente. Di seguito, con riferimento al rapporto peritale 15.3.2010, ha ritenuto che la perizia – che indicava una sindrome delirante, con un disturbo di personalità paranoide, correlato da una sindrome misto ansioso-depressiva – avvalorasse la tesi della pericolosità dell’accusato e della possibilità che ricadesse nello stesso tipo di reato.
Ha reputato non attuabile la possibilità di fissare una misura sostitutiva dell’arresto consistente in un’immediata ed adeguata presa a carico farmacologica e psicologica ed in un domicilio ad almeno 4 km dall’abitazione di _. Ha evidenziato, dopo avere esposto uno stralcio della perizia, che la terapia psicologica / farmacologica era già in corso al momento dei fatti: non c’erano pertanto elementi per desumere che il pericolo di recidiva fosse sufficientemente limitato da tale trattamento. Inoltre, anche se soggiornasse a 4 km da _, come aveva proposto, poteva facilmente raggiungere la moglie, con gravi conseguenze, se fosse stato informato di atti dei vicini nei di lei confronti.
Infine, ha ritenuto ossequiato il principio della proporzionalità della carcerazione in considerazione della gravità delle accuse e della presumibile pena in caso di conferma delle imputazioni.
f
. Con tempestivo ricorso RI 1 postula la sua immediata scarcerazione, assortita dall’obbligo di un trattamento psicologico e/o farmacologico presso un istituto specializzato e dall’obbligo di assumere domicilio separato dalla moglie in luogo da designare e, inoltre, l’ammissione al gratuito patrocinio.
Il ricorrente, esposti i fatti e riassunta la decisione impugnata, sostiene che il referto 25.2.2010 dell’istituto di polizia scientifica dell’Università di _ suscita parecchie perplessità nella misura in cui, dai riscontri qualitativi, emergerebbero due tipi diversi di liquido. Anomalia che ritiene sconcertante: sarebbe chiaro per tutti che il liquido contenuto e fuoriuscito dalla tanica, rilevato sul terreno innevato e sui vestiti dell’accusato e della vittima, è il medesimo. Sorgerebbe quindi un enorme punto interrogativo sulla portata scientifica del referto peritale e sulla sua concludenza. Il predetto referto non darebbe poi nessuna indicazione sulla concentrazione di liquido constatato sul terreno e, soprattutto, sui vestiti di _, alla luce del fatto che RI 1 e la vittima, avvinghiati, si erano rotolati sul terreno innevato. Non ci sarebbe alcun riscontro a sapere se ed in quale misura i vestiti di _ avessero potuto prendere fuoco, se sì con quale intensità rispettivamente se ciò fosse idoneo a provocare delle lesioni od il decesso della vittima. Non ci sarebbe il minimo riscontro probatorio serio e concludente per poter dare per acquisito il rischio di decesso di _, ciò che farebbe decadere le ipotesi di tentato assassinio e di tentato omicidio. Si chiede come mai, se fosse vera la fantasiosa e vittimistica tesi di _, questi – dopo alcuni bicchieri di latte / acqua – era rientrato al domicilio in perfetta forma ed il giorno dopo era regolarmente al lavoro. La vittima non avrebbe peraltro indicato di avere avuto tosse o strappi di vomito tipici di una persona che ingerisce sostanze estranee al corpo. I seri indizi di colpevolezza si limiterebbero a presunte lesioni, da liquidarsi con un decreto di accusa, ciò che farebbe propendere per una violazione del principio della proporzionalità in relazione alla detenzione.
Afferma, in merito all’uso del taglierino, che le “
supertestimoni
” (_e _) non avrebbero potuto accordarsi tra di loro e con _, come avrebbero fatto per gli altri elementi atti ad incastrarlo nel preciso e scientifico disegno di toglierlo dalla circolazione per un determinato periodo. Risulterebbe assolutamente improponibile già da un profilo logico che volesse o potesse colpire _ con il taglierino. Nemmeno lo avrebbe fatto: le predette “
supertestimoni
” avrebbero escluso che egli avesse tagliato la giacca della vittima con il taglierino. Il procuratore pubblico non sarebbe riuscito a fornire la prova a sapere se i tagli sulla giacca di _ siano compatibili con la lama del taglierino ritrovata per terra rispettivamente se su quel pezzo di lama siano state rinvenute fibre tessili compatibili con la giacca della vittima. Non si potrebbe pertanto “
costruire
” il tentato assassinio o il tentato omicidio in relazione al taglierino.
Non si potrebbe parlare di una sua volontà di eliminare fisicamente _, ma semmai di una sua volontà di colpirlo con uno o due pugni, ciò che avrebbe comportato il reato di vie di fatto o, nella peggiore delle ipotesi, di lesioni semplici.
Si dovrebbe pure considerare il suo stato di temporanea alterazione, a causa dell’agitazione e dei notori problemi di salute. Afferma che solo a seguito delle accertate provocazioni di _ (che gli avrebbe fatto il segno del coniglio e che l’avrebbe invitato ad uscire ed a sfidarlo da uomo a uomo) avrebbe effettuato la nota operazione, dai dettagli e dai contorni tutt’altro che chiari. Avrebbe agito in stato di scemata responsabilità di grado medio.
Sostiene, con riferimento al pericolo di recidiva ritenuto dal giudice dell’istruzione e dell’arresto, che gli episodi di persecuzione da parte di _ e delle accolite non sarebbero certo frutto di un tratto paranoico, ma troverebbero riscontri ben concreti sia nelle continue provocazioni di _ (documentate agli atti) sia attraverso le ammissioni dello stesso _. Rileva di avere proposto, proprio in considerazione del pericolo di commettere nuovi reati, evidenziato dal perito, un periodo di cura psicologica e farmacologica in un istituto idoneo, seguito dall’assunzione di domicilio in luogo diverso da _. Sarebbe significativo che il giudice dell’istruzione e dell’arresto non abbia speso una parola per giustificare o commentare la contraddizione, rilevata nell’istanza di libertà, tra quanto argomentato dal dr. med. _ e quanto constatato dallo psicologo. Non ci sarebbero certezze assolute sul fatto che, una volta scarcerato, possa nuovamente passare all’atto, visto che questa eventualità sarebbe messa in relazione con l’ostilità verso terzi. Si dovrebbe di conseguenza procedere alla sua scarcerazione.
La privazione della libertà sarebbe sproporzionata: in nessun modo si potrebbero considerare i reati di tentato assassinio e di tentato omicidio. Mai e poi mai avrebbe avuto l’intenzione di eliminare fisicamente _. Avrebbe avuto l’intenzione di rifilare due pugni a quest’ultimo, cosciente del fatto che era comunque fisicamente inferiore. Non ci sarebbe stata alcuna premeditazione; avrebbe reagito d’impulso ad un’ultima e definitiva provocazione di _, che non avrebbe trovato niente di meglio che percuotere _. Per ritenere l’assassinio, occorrerebbe sostenere la particolare mancanza di scrupoli. Nell’ipotesi più favorevole all’accusa, si potrebbe parlare di lesioni semplici, che non giustificherebbero la carcerazione.
g
. Delle osservazioni del giudice dell’istruzione e dell’arresto e del procuratore pubblico si dirà, se necessario, in corso di motivazione.

in diritto
1
. La Camera dei ricorsi penali (CRP) è autorità di ricorso contro le decisioni del giudice dell’istruzione e dell’arresto in materia di privazione della libertà personale (art. 284 cpv. 1 lit. a CPP).
Il gravame, interposto il 9/12.4.2010, contro la decisione 1.4.2010 del giudice dell’istruzione e dell’arresto – che ha respinto l’istanza di libertà provvisoria del qui ricorrente (AI 152, inc. GIAR _) – è tempestivo e ricevibile in ordine.
2
. Secondo gli art. 95 ss. CPP e la giurisprudenza di questa Camera che li interpreta nel solco di quella del Tribunale federale in tema di libertà personale, arresto e mantenimento rispettivamente proroga del carcere preventivo esigono da un lato l’esistenza di gravi indizi di colpevolezza a carico dell’arrestato e dall’altro la giustificazione di bisogni dell’istruzione, di garanzia contro i rischi di collusione e dell’inquinamento delle prove, della protezione dell’ordine pubblico, del pericolo di fuga e di recidiva, con contemporaneo rispetto del principio della proporzionalità (REP. 1998 n. 105, 1988 p. 413, 1986 p. 158 e 1980 p. 40; decisione TF 1P.304/2003 del 10.6.2003; DTF 125 I 60, 115 Ia 293, 102 Ia 381; M. RUSCA / E. SALMINA / C. VERDA, Commento del Codice di procedura penale ticinese, Lugano 1997, n. 7 ss. ad art. 95 CPP; R. HAUSER / E. SCHWERI / K. HARTMANN, Schweizerisches Strafprozessrecht, 6. ed., Basilea 2005, § 68 n. 8 ss.; G. PIQUEREZ, Traité de procédure pénale suisse, 2. ed., Ginevra/Zurigo/Basilea 2006, n. 844 ss.).
Il diritto fondamentale alla libertà personale può soffrire eccezione per quanto sopra riassunto e cioè quando la sua cautelare privazione si fonda su una base legale chiara (di diritto cantonale: DTF 114 Ia 283 c. 3), è presa per ragioni di preminente interesse pubblico ed è rispettosa di proporzionalità: questa Camera decide con libero esame del fatto e del diritto (art. 286 cpv. 4 CPP; DTF 125 I 361 e 123 I 268; M. RUSCA / E. SALMINA / C. VERDA, op. cit., n. 3 ss. ad art. 95 CPP).
3
. Va ancora ed in particolare ribadito che, per quanto riguarda l’esistenza di gravi indizi di colpevolezza, non spetta a questa Camera esprimersi in termini definitivi, trattandosi di questione che rientra nella competenza del giudice di merito. Ciò significa che la CRP deve sì effettuare un esame, ma non deve trattarsi di un’analisi troppo approfondita e tale da pregiudicare le future valutazioni del giudice di merito.
4
. Nel presente caso sono dati certamente seri indizi di colpevolezza a carico di RI 1 con riferimento al reato di tentato assassinio, subordinatamente di tentato omicidio intenzionale, subordinatamente di lesioni gravi, come risulta, oltre che dalle deposizioni della vittima, anche dalle versioni di due testimoni oculari (_, AI 80, e _, AI 81), dal racconto della compagna della vittima (AI 79), da persone intervenute successivamente (quali i soccorritori, in particolare di _, come contestato al ricorrente nel verbale del 9.3.2010, p. 5, AI 117), oltre che dalle parziali ammissioni dello stesso ricorrente.
I riscontri oggettivi (sui luoghi, sulle tracce di liquido infiammabile a terra, AI 115) per un verso, gli accertamenti peritali (sul liquido infiammabile, AI 109, sulla lama del taglierino, AI 110, e sulle fibre trovate sul taglierino riposto nel cassetto della cucina, AI 156, sull’infiammabilità del liquido, sulla poca influenza della neve, sul rischio concreto di prendere fuoco, sul rischio per l’integrità fisica, AI 176) per altro verso, sostengono prevalentemente l’ipotesi accusatoria, meno il racconto del ricorrente.
La situazione oggettiva creata dal ricorrente non può certo essere banalizzata, se solo si pone mente al fatto che la ridotta quantità di liquido infiammabile, che accidentalmente ha impregnato i pantaloni del ricorrente (a seguito delle pedate alla tanica o al rotolarsi nella neve impregnata, a seconda delle versioni), ha fatto in modo che gli stessi prendessero fuoco.
In simili circostanze, l’aver preso con sè la tanica ed i fiammiferi, l’avere inzuppato _ di liquido infiammabile, e l’avere successivamente dato fuoco a detto liquido, con la vittima nelle immediate vicinanze, non può certo essere derubricato a comportamento meritevole al massimo di un decreto d’accusa.
A ciò si aggiunga l’utilizzo del taglierino, non semplicemente mostrato, ma utilizzato almeno sui vestiti, ciò che assurge a comportamento oggettivamente grave.
Questa Camera non può che valutare pertinente, fondato e corrispondente alle risultanze degli atti quanto esposto dal giudice dell’istruzione e dell’arresto alle pagine 5/6 della decisione impugnata: aggiungendo che i successivi accertamenti peritali non hanno certo smentito, ma anzi rafforzato, le considerazioni a sostegno dell’esistenza di seri indizi.