Decision ID: 9d02332a-02f1-506a-8372-007b0d02b0e1
Year: 2014
Language: it
Court: TI_TCA
Chamber: TI_TCA_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: public_law

ritenuto,
in fatto
A.
a. Mediante tre domande di costruzione distinte del 24 settembre
2012 CO 2 e CO 2 hanno chiesto al municipio del comune di Dalpe il permesso per l'edificazione di
tre
case d'abitazione monofamiliari identiche (una per ciascuna domanda), da utilizzare come residenze secondarie, ai mapp. _, _ e _ rispettivamente
di quel comune: fondi tra di essi confinanti ed ubicati nella zona residenziale estensiva (R2) del piano regolatore.
b. L'associazione RI 3 si è opposta al rilascio dei
permessi, eccependo un contrasto con l'art. 75b della Costituzione federale della Confederazione svizzera del 18 aprile 1999 (Cost.;
RS 101), accettato in votazione popolare dell'11 marzo 2012 e
volto a limitare il numero di abitazioni secondarie.
c. Anche RI 2 ed RI 1, proprietari dei mapp. _, _, posti a monte dei fondi edificandi, da cui sono separati dalla strada
coattiva al mapp. _ di cui sono pure comproprietari insieme agli istanti
, hanno inoltrato un'opposizione. Oltre al problema della legittimità di nuove residenze secondarie, Mauro ed RI 1 hanno sostenuto che i piani presentati fossero incompleti a vario titolo: mancavano le sezioni del terreno allestite dal geometra revisore, le informazioni sulle emissioni del riscaldamento previsto (stufa a pellets), quelle sul materiale e sulle tecniche di scavo, quelle sul cantiere. Indicazioni imprescindibili per poter stabilire se il progetto rispettava le disposizioni legali pertinenti. I citati opponenti hanno inoltre chiesto una modifica del calcolo dell'indice di occupazione, che doveva includere lo zoccolo dell'edificio destinato a posteggio. Hanno messo in dubbio l'ossequio dell'art. 46 delle norme di attuazione del piano regolatore (NAPR), che esclude le costruzioni con (tetti a) falde fino a livello del terreno. Hanno affermato che i posteggi non rispettassero la distanza minima di m 5.5 dalla strada prescritta dall'art. 49 NAPR. Hanno contestato l'urbanizzazione dei fondi per quanto concerneva lo smaltimento delle acque luride.
d. Raccolti gli avvisi favorevoli dei Servizi generali del Dipartimento
del territorio (uno per ciascuna domanda di costruzione), con tre distinte decisioni del 31 dicembre 2012 il municipio di Dalpe ha rilasciato le licenze edilizie a CO 2. Esso ha ritenuto che l'art. 75b Cost.
non fosse applicabile alle domande di
costruzione inoltrate prima del 1° gennaio 2013, che gli atti delle domande fossero completi e che i progetti ossequiassero le
norme di piano regolatore.
B. a. Con tre distinti gravami 18 gennaio 2013 RI 3 ed RI 1
e RI 2 sono insorti, congiuntamente, al
Consiglio di Stato, al
quale hanno chiesto di annullare il rilascio dei permessi di costruzione
. I ricorrenti hanno ribadito in toto le contestazioni sollevate dinanzi al municipio. Hanno pure rilevato delle carenze nell'esame svolto dal
dipartimento del
territorio, il quale - a loro dire - non avrebbe verificato compiutamente
il rispetto dei parametri legali applicabili per quanto concerneva il camino,
il risparmio
energetico, la protezione del suolo, la gestione e lo smaltimento dei rifiuti.
b. Con tre giudizi separati 17 aprile 2013 il Consiglio di Stato ha respinto i ricorsi. Riconosciuta la potestà ricorsuale degli insorgenti, il
Governo
ha ritenuto che l'art. 75b Cost. non ritornasse applicabile
alle licenze edilizie rilasciate entro il 31 dicembre 2012. Esso ha altresì esaminato nel dettaglio le contestazioni mosse all'indirizzo dell'avviso cantonale, respingendole tutte. Ha, del
pari, confermato la conformità del progetto sia con riferimento alle norme del piano regolatore che con la legislazione federale di protezione delle acque.
C. Con tre distinte impugnative 7 maggio 2013 RI 3 ed i
coniugi RI 1 si aggravano
contro gli altrettanti giudizi governativi al Tribunale,RI 2
Chiedono inoltre la congiunzione delle cause.
D. Il Consiglio di Stato ed i Servizi generali si oppongono all'accoglimento del ricorso, senza formulare particolari osservazioni. Il municipio rinvia alla risposta presentata dinanzi al Governo, con cui aveva sollecitato la reiezione dell'impugnativa. L'istante
in licenza chiede, in via principale, che il ricorso venga dichiarato irricevibile e, in subordine, che venga respinto nel merito
.
E. Con scritto 24 luglio 2014 il giudice delegato ha chiesto al municipio di confermare che la canalizzazione comunale interessante il settore ove sono posti i fondi edificandi sarebbe stata realizzata nel periodo 2015-2018, come prospettato dal piano generale di smaltimento delle acque (PGS).
Con lettera 28 agosto 2014 il municipio ha confermato la sua intenzione di rispettare questa scadenza. Alle parti è indi stata data la possibilità di esprimersi su questo accertamento istruttorio.
Considerato,

in diritto
1. 1.1.
La competenza del Tribunale cantonale amministrativo è
data (art. 21 cpv. 1 legge edilizia cantonale del 13 marzo 1991; LE; RL 7.1.2.1), al pari della tempestività del gravame (art. 46
cpv. 1 legge di procedura per le cause amministrative del 19 aprile 1966; LPamm; BU 1966, 181).
1.2. Come ha rettamente considerato il Consiglio di Stato la legittimazione attiva di RI 3, già opponente, è pure data (art. 21 cpv. 2 LE), sia sulla base dell'art. 12 della legge federale sulla protezione della natura e del paesaggio del 1° luglio 1966 (LPN; RS 451; cfr. DTF 139 II 271) che sulla base, più ampia, dell'art. 8 LE (cfr. dettagliatamente su questo tema STA 52.2013.208 del 17 giugno 2014 consid. 2.2., nota ai patroni delle parti ed alle autorità intimate).
1.3. Pure data è la qualità per agire ad RI 1 e RI 2, i cui mapp. _ e _
si ritrovano ad una manciata di metri
dai fondi edificandi - tale la larghezza della strada coattiva al
mapp. _ (alla quale sono cointeressati) che divide le particelle - ritenuto altresì che i controversi edifici verrebbero a trovarsi, al più, a meno di 30 m da quello insistente sulla loro proprietà
(mapp. _), dal quale sarebbero perfettamente visibili (cfr.
sentenza del Tribunale federale 1C_639/2012 del 23 aprile 2013 consid. 2.1, con rinvii, commentata da
Clémence
Grisel Rapin
, Qualité pour recourir du voisin et griefs de recours
, in BR 2/2014, pag. 85 seg.; inoltre, riassuntivamente sul ricorso del vicino in materia edilizia,
Alfred Kölz/Isabelle Häner/Martin Bertschi
, Verwaltungsverfahren und Verwaltungsrechtspflege des Bundes, Zurigo 2013, 3.a edizione, n. 955)
1.4. I ricorsi sono dunque ricevibili in ordine.
Essi
vengono decisi mediante un unico giudizio, in quanto presentano lo stesso fondamento fattuale (
art. 51
LPamm).
Possono inoltre essere evasi sulla base degli atti trasmessi dall'autorità inferiore, integrati dall'istruttoria esperita in merito alla tempistica circa la realizzazione della canalizzazione comunale in loco (art. 18 cpv. 1
LPamm).
2. Gli insorgenti ripropongono quasi tutte le censure sollevate dinanzi al Governo e che questo ha respinto.
3. I ricorrenti eccepiscono in primo luogo l'incompletezza degli atti della domanda di costruzione.
3.1. Essi ribadiscono, per cominciare, che l'istante non ha prodotto le sezioni del terreno allestite dal geometra revisore.
Questa censura
consiste tuttavia in una semplice ripresentazione, senza
modifiche (nemmeno del testo), di quella sollevata nel ricorso al dinanzi al Consiglio di Stato e che questo ha dettagliatamente esaminato
nel suo giudizio (cfr. consid. 3). Ora, com'è noto, la pura ripetizione della memoria presentata dinanzi all'istanza inferiore non soddisfa i requisiti formali minimi di
motivazione prescritti dalla legge (art. 46 cpv. 2 LPamm), poiché non
si confronta con i considerandi del giudizio impugnato (cfr.
Frank
Seethaler/Fabia Bochsler
in
Bernhard Waldmann/Philippe
Weissenberger
, Praxiskommentar zum Bundesgesetz über das
Verwaltungsverfahren, Zurigo 2009, ad art. 52 n. 72 seg. con
rinvii). La censura in oggetto si appalesa d'acchito inammissibile.
3.2. Gli insorgenti sostengono inoltre che gli atti della domanda di costruzione non indicano il volume del materiale di scavo, del materiale riportato in loco e della destinazione del materiale esuberante,
disattendendo con ciò l'art. 12 lett. c del regolamento della LE del 9 dicembre 1992 (RLE; RL 7.1.2.1.1). Criticano il
Governo, secondo cui questa informazione poteva essere
differita e fornita prima dell'inizio dei lavori, conformemente a quanto aveva stabilito l'avviso cantonale (a pag. 6 in fine): avviso che tuttavia - fanno notare i ricorrenti - concerneva il concetto di
smaltimento dei rifiuti edili.
Ora, secondo la giurisprudenza di questo Tribunale, correttamente
riportata dai ricorrenti, l'art. 12 lett. c RLE non impone la
presentazione di un piano degli scavi. La norma, che rientra tra i
provvedimenti volti a incentivare la riduzione degli scarti alla fonte, segnatamente dei materiali da depositare in discarica (cfr. anche Piano gestione dei rifiuti (PGR), capito C: rifiuti edili, ad 3.2.1), esige tuttavia che l'istante fornisca quantomeno l'indicazioni del volume del materiale proveniente dallo scavo e dalle demolizioni, del volume del materiale riportato in loco e della destinazione del materiale esuberante (cfr. STA 52.2012.422 del 20 febbraio 2014 consid. 3.1, 52.2012.112 del 19 febbraio 2013 consid. 2.3.1; 52.2008.269 dell'8 ottobre 2008 consid. 4).
In concreto, l'istante in licenza non ha trasmesso le informazioni
esatte dall'art. 12 lett. c RLE al momento della presentazione
della domanda di costruzione, ma vi ha posto rimedio in sede di risposta ai ricorsi dinanzi al Consiglio di Stato (cfr. risposte, ad 4.4): lo scavo previsto per le tre piccole case (di 710 mc ciascuna) ammonta a 150 mc ed il materiale ottenuto sarà completamente riutilizzato in loco per eseguire il riempimento del terreno necessario alla realizzazione dei parcheggi previsti a monte degli edifici.
La censura va quindi disattesa, anche se per motivi diversi da quelli addotti dall'istanza inferiore.
4. I ricorrenti ripropongono indi parecchie contestazioni nei confronti dell'avviso del dipartimento del territorio, al quale
rimproverano di
non aver verificato compiutamente il rispetto dei parametri legali applicabili per quanto atteneva il camino, il risparmio energetico e la protezione del suolo. Anche queste censure consistono tuttavia in una semplice ripresentazione, senza modifiche
(nemmeno del testo), di quelle sollevate nel ricorso dinanzi al Consiglio di Stato e che questo ha dettagliatamente esaminato
nel suo giudizio (cfr. consid. 4 e 5). Si appalesano pertanto d'acchito inammissibili per i motivi spiegati al consid. 3.1.
5. Secondo gli insorgenti il progetto non rispetta inoltre il locale piano regolatore sotto svariati aspetti.
5.1. I ricorrenti chiedono in primis la modifica del calcolo dell'indice di occupazione. Essi domandano che nel calcolo di questo
parametro venga incluso il terrapieno che è ricavato tra le case e
la strada per permettere la formazione dei posteggi previsti dal progetto, quantomeno nella misura in cui questo sporge dal terreno oltre 1.5 m e non può essere considerato opera o impianto sotterraneo giusta l'art. 42 RLE. Ammettono tuttavia che l'indice di occupazione sarebbe comunque sia ossequiato.
Intanto, l'esame di questa censura, fondata su premesse errate (non ci si trova difatti di fronte ad un'opera sotterranea), si appalesa del tutto inutile, e pertanto inammissibile, in quanto
nemmeno se dovesse risultare fondata nel merito potrebbe condurre
all'accoglimento della domanda ricorsuale di annullamento delle licenze edilizie. Anche volendo sposare (nel risultato) la tesi dei ricorrenti, l'indice di occupazione dei vari fondi si attesterebbe
difatti ampiamente al di sotto del 30% prescritto dall'art. 46 NAPR. Va comunque detto, a titolo abbondanziale, che secondo la
prassi e la giurisprudenza cantonali un terrapieno non costituisce un edificio, per cui non può rientrare nella superficie edificata del fondo giusta l'art. 38 cpv. 3 LE.
5.2. Per i ricorrenti il progetto viola l'art. 46 NAPR, che proscrive i tetti con falde sino a livello del terreno. In concreto, poiché la costruzione è posta su di un pendìo, l'estremità nord delle falde del tetto si avvicina al terreno sistemato, dal quale dista - nel punto più prossimo - 44 cm. L'orientamento del tetto della costruzione essendo parallelo alla pendenza del terreno, solo in quel punto potrebbe sorgere un conflitto tra la disposizione delle falde e l'art. 46 NAPR. Come ha quindi rettamente considerato il Consiglio di Stato, la decisione del municipio di Dalpe di ritenere il progetto
conforme, anche sotto questo aspetto, al piano regolatore - decisione perfettamente sostenibile ed altrettanto perfettamente
condivisibile - non presta il fianco a censura alcuna, tenuto altresì conto dell'ampio margine di apprezzamento che spettava al municipio ai fini dell'applicazione della pertinente normativa comunale (RDAT I-1995 n. 32; I-1996 n. 14; II-1996 n. 28; I-2003 n. 59).
5.3. Gli insorgenti chiedono inoltre di assoggettare al rispetto della distanza di 5.5 m dalla strada anche i tre posteggi esterni ricavati tra quest'ultima e l'edificio. Essi sostengono che questa restrizione non sia applicabile solo alle autorimesse, come prescrive l'art. 49 NAPR, che regola gli accessi ai fondi. A torto. La finalità del citato arretramento è infatti quella di assicurare la fluidità e la sicurezza del traffico stradale, impedendo indesiderati e pericolosi arresti dei veicoli sul sedime stradale durante la fase di apertura (manuale o elettrica) di cancelli o porte accesso alle autorimesse (cfr. RDAT II-1994 n. 50). Per questo motivo, in realtà, questo arretramento non si applica nemmeno alle autorimesse sprovviste di porte di chiusura (cfr. per un caso di applicazione STA 52.2013.208 del 17 giugno 2014 consid. 7.1. nota ai patrocinatori ed alle autorità intimate). A maggior ragione non si applica ai posteggi aperti. La censura va pertanto disattesa senza che sia necessario accertare se la strada coattiva al mapp. _
costituisca una strada aperta al pubblico a tenore dell'art. 49
NAPR, come non sembra d'acchito escluso.
6. I ricorrenti ribadiscono indi che i fondi non sono urbanizzati per quanto concerne lo smaltimento delle acque luride.
6.1. Poiché i mappali edificandi, in quanto ubicati nella zona edificabile del locale piano regolatore, sono posti nel perimetro delle
canalizzazioni pubbliche (cfr. sul concetto art. 11 cpv. 2 della
legge federale sulla protezione delle acque del 24 gennaio 1991; LPAc; RS 814.20), le licenze edilizie possono essere rilasciate
solo se è garantito che le acque di scarico inquinate delle
costruzioni sono immesse in queste ultime, come stabilisce l'art. 17
lett. a LPAc (cfr. inoltre art. 11 cpv. 1 LPAc). Manifestamente a torto e con motivazione per di più contraddittoria, il Consiglio di Stato, pur sottolineando la necessità dell'allacciamento, ha affermato che i fondi in rassegna sono ubicati fuori dal perimetro delle canalizzazioni pubbliche, al quale ritorna applicabile l'art. 17 lett. b LPAc, il quale non impone quest'obbligo bensì
l'adozione di procedimenti speciali che assicurano l'evacuazione adeguata
delle acque di scarico inquinate.
6.2. Il comune di Dalpe non ha ancora realizzato la canalizzazione che permette l'allacciamento dei tre edifici e che è pianificata oltretutto lungo il mapp. _. Bisogna pertanto verificare se sussistono i requisiti per accordare una deroga all'obbligo dell'allacciamento. A questo riguardo, l'art. 18 cpv. 1 LPAc stabilisce che per gli edifici e gli impianti minori che si trovano all'interno del perimetro delle canalizzazioni pubbliche e che, per ragioni perentorie, non possono essere ancora allacciati alla canalizzazione, il permesso di costruzione può essere concesso se l'allacciamento è possibile a breve termine e, nel frattempo, l'eliminazione delle acque di scarico sia assicurata in modo soddisfacente.
Per quanto attiene allo smaltimento delle acque luride, i progetti prevedono di dotare ciascuna abitazione di un piccolo impianto individuale di depurazione dimensionato per 4 abitanti equivalenti, le cui acque defluiscono in seguito in un pozzo d'infiltrazione nel terreno (pozzo perdente). La proposta, avallata dai competenti servizi dipartimentali, soddisfa il requisito legale dell'eliminazione soddisfacente delle acque di scarico stabilito dall'art. 18 cpv. 1 LPAc. Del pari, le abitazioni in oggetto, di modeste dimensioni (111 mq di superfici utile lorda ciascuna), rispondono alla definizione di edificio minore ai sensi della predetta disposizione: possono difatti essere considerati tali gli edifici il cui carico inquinante non supera i 4-5 abitanti equivalenti (URP 2012, 681 segg. consid. 5.2; inoltre 2011, 10 segg.).
Rimane a questo punto da stabilire se l'allacciamento alla rete delle canalizzazioni pubbliche delle controverse costruzioni è
possibile a breve termine. A questo riguardo la nuova normativa
federale si distanza dalla previgente, che fissava a questo scopo un termine di tre anni (cfr. l'or abrogato art. 26 cpv. 1 dell'ordinanza generale sulle acque del 19 giugno 1972, BU 1972,
1138), lasciando di conseguenza alle autorità incaricate della sua applicazione un certo margine di interpretazione.
Rifacendosi a quanto aveva affermato il Dipartimento in sede di risposta (dinanzi al Governo), giusta cui la zona edificabile dove sono ubicati i fondi interessati non è ancora servita dalla canalizzazione comunale, ma che il piano di attuazione del PGS (piano generale di smaltimento delle acque) prevede la realizzazione della stessa nel periodo 2015-2018 (lotto Pitengo-Cioss), il 24 luglio 2014 il giudice delegato ha invitato il municipio di Dalpe a confermargli (eventualmente con l'appoggio di documentazione) che la citata scadenza potrà essere effettivamente ossequiata rispettivamente, in caso contrario, a quale data è prevista la costruzione della canalizzazione pubblica in oggetto od in subordine a partire da quale data si può contare su questa realizzazione.
Con scritto 28 agosto 2014, su cui le parti hanno potuto esprimersi
, l'Esecutivo ha confermato l'intenzione di rispettare la scadenza indicata nel PGS. L'assicurazione della possibilità di un allacciamento a breve termine delle costruzioni alla rete delle
canalizzazioni basta a perfezionare l'applicazione dell'eccezione di cui all'art. 18 cpv. 1 LPAc. A torto i ricorrenti pretendono che, per
ritenere soddisfatta la citata disposizione, il municipio avrebbe dovuto presentare anche i progetti e le decisioni di stanziamento di credito per l'esecuzione delle opere fognarie: queste esigenze potevano essere poste se l'allacciamento delle abitazioni alla rete delle canalizzazioni pubbliche avrebbe dovuto essere tassativamente eseguito entro la fine dei lavori di edificazione delle abitazioni medesime, non invece entro un limite temporale più esteso (in concreto di 4 anni al massimo), come si avvera in concreto.
6.3. Di conseguenza i fondi edificandi possono essere considerati urbanizzati giusta l'art. 19 cpv. 1 della legge federale sulla pianificazione del territorio del 22 giugno 1979 (LPT; RS 700). Constatazione che implica la convalida dei permessi di costruzione in applicazione dell'art. 22 cpv. 2 lett. b LPT.
7. RI 1 ripropongono infine le censure sollevate senza successo dinanzi alle istanze inferiori concernenti l'applicazione del nuovo diritto. In particolare, rimproverano al Governo di non
aver annullato le licenze edilizie in applicazione dell'art. 75b
Cost., che vieta il
rilascio di permessi per la costruzione di abitazioni secondarie nei comuni, come Dalpe, in cui la soglia del 20% di residenze
secondarie è superata.
7.2. Giusta l'art. 75b Cost., accettato nella votazione popolare dell'11 marzo 2012, la quota di abitazioni secondarie rispetto al totale delle unità abitative e della superficie lorda per piano
utilizzata a scopo abitativo di un comune non può eccedere il 20%
(cpv. 1). La legge obbliga i comuni a pubblicare ogni anno il loro
piano delle quote di abitazioni principali unitamente allo stato
dettagliato della sua esecuzione (cpv. 2). Secondo l'art. 197 n. 9
Cost., disposizione transitoria dell'art. 75b Cost., se la pertinente
legislazione non entra in vigore entro
due anni dall'accettazione dell'art. 75b Cost., il Consiglio federale emana
mediante ordinanza le necessarie disposizioni d'esecuzione per la costruzione, la vendita e l'iscrizione nel registro fondiario
(cpv. 1). I permessi di costruzione per residenze secondarie
concessi tra il 1° gennaio dell'anno che segue l'accettazione dell'art. 75b Cost. e l'entrata in vigore delle disposizioni d'esecuzione sono nulli (cpv. 2).
7.3. Con sentenze del 22 maggio
2013 (DTF 139 II 243 e 139 II 263), il Tribunale federale ha stabilito che l
'art. 75b cpv. 1 Cost., in relazione con l'art. 197 n. 9 cpv. 2
Cost., vieta direttamente il rilascio di licenze edilizie per residenze secondarie
nei comuni in cui la quota del 20% è già raggiunta o superata
a partire dalla
data della sua entrata in vigore, che coincide con quella della
sua
accettazione in votazione popolare, ossia l'11 marzo 2012. Questo divieto vale per tutte le licenze edilizie rilasciate in prima
istanza nei comuni interessati dopo questa data, di principio anche se la domanda di costruzione è stata presentata prima della stessa.
I permessi di costruzione rilasciati prima del 1° gennaio 2013
sono annullabili su ricorso, mentre quelli concessi dopo
questa data sono nulli in virtù dell'art. 197 n. 9 cpv. 2 Cost.
7.4. Il comune di Dalpe figura tra quelli in cui si presume che la
quota di abitazioni secondarie superi il 20% del totale delle abitazioni; per questo motivo esso figura nell'allegato all'ordinanza sulle abitazioni secondarie del 22 agosto 2012 (RS 702), in vigore dal 1° gennaio 2013. Questo documento è stato allestito
dall'Ufficio federale dello sviluppo territoriale (ARE) sulla base, in primo luogo, dei dati del censimento federale della popolazione 2000 (CFP 2000) confrontati, per quanto possibile, con quelli del registro federale degli edifici e delle abitazioni (REA); secondo il
CFP 2000 risulta in particolare che le abitazioni occupate permanentemente nel comune interessato si attestavano al 25%
(20% secondo il REA), per cui le potenziali abitazioni secondarie assommavano al 75%. La relativa tabella, elaborata dall'Ufficio federale di statistica il 14 giugno 2012 (in precedenza pubblicata all'indirizzo ‹
http://www.are.admin.ch/themen/raumplanung/00236/04094/index.html?lang=it
›), è stata frattanto sostituita dalla statistica degli edifici e delle
abitazioni (SEA, pubblicata dal 12 marzo 2014 allo stesso indirizzo
), dalla quale risulta che a Dalpe le abitazioni occupate da persone con domicilio nel comune assommano al 22.5% e, di
riflesso, le presunte residenze secondarie ammontano al 77.5% di
quelle totali. Tale presunzione non è inoltre stata confutata dal comune interessato facendo capo alla possibilità concessagli a tale scopo dall'art. 1 cpv. 3 dell'ordinanza citata. Bisogna quindi
concludere che Dalpe è un comune nel quale la quota di abitazioni
secondarie supera il 20% del totale delle abitazioni.
7.5. Sulla scorta della giurisprudenza del Tribunale federale e
contrariamente a quanto ritenuto dal Consiglio di Stato nei giudizi impugnati, il comune di Dalpe rientrava quindi nel campo di applicazione dell'art. 75b cpv. 1 Cost. già a partire dall'11 marzo 2012. La nuova normativa costituzionale sulle abitazioni secondarie, applicata al caso di specie, impediva di conseguenza il rilascio della controverse licenze, concernenti ciascuna la costruzione di una casa d'abitazione destinata a residenza secondaria, che è avvenuto il 31 dicembre 2012.
8. Sulla scorta delle considerazioni che precedono, le impugnative, in quanto ricevibili, devono essere parzialmente accolte. Le licenze edilizie e le decisioni governative che le confermano devono essere annullate, in quanto autorizzano la realizzazione di edifici utilizzati come residenze secondarie. Nulla osta tuttavia al rilascio di un permesso di costruzione per gli stessi edifici, purché interamente destinati a residenza primaria. In applicazione dell'art. 65 cpv. 2 LPamm gli atti vengono pertanto retrocessi al municipio affinché chieda all'istante (rectius: agli istanti) se intende destinare gli edifici ad abitazione primaria e, in caso di risposta affermativa, conceda allo stesso il permesso per la costruzione delle tre abitazioni interamente destinate ad abitazione primaria, alle condizioni dell'art. 6 dell'ordinanza sulle residenze secondarie del 22 agosto 2012.
9. La tassa di giustizia (art. 28 LPamm) e le ripetibili (art. 31
LPamm), a valere per le due sedi ricorsuali, sono ripartite tra i ricorrenti ed il resistente in proporzione al rispettivo grado di soccombenza.