Decision ID: 9910d1da-dbb8-5d60-8aad-877a074057d4
Year: 2014
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_002
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: civil_law

ritenuto
in fatto: A. Con contratto 3 dicembre 1997 (doc. B inc. DI.2010.977) F_ e S_ R_ hanno concesso in locazione a AO 1 l'appartamento di 4 1⁄2 locali, al quarto piano del palazzo sito in Piazza San _ 2 a _, adibito ad uso familiare per due persone. Il rapporto di locazione, inizialmente di durata determinata di tre anni a valere dal 1° gennaio 1998, si è in seguito prolungato a tempo indeterminato.
B. Con contratto 21 giugno 2006 (doc. C inc. DI.2010.977) AO 1 ha concesso all'avv. AP 1, in sublocazione, ad uso commerciale quale studio legale (cifra n. 2 del contratto), una parte dell'appartamento in questione. Il contratto, redatto su modulo prestampato, conteneva tra l'altro le seguenti aggiunte a mano: "Il presente contratto è un contratto di parziale sub-locazione (in ragione di un mezzo) fra l'inquilina principale AO 1 e la subinquilina parziale AP 1 " (doc. C inc. DI.2010.977, clausola n. 14.7), "le spese ed eventuale conguaglio è in ragione di 1⁄2 (un mezzo) con l'inquilina principale come da contratto all. A del 3.12.97 fratelli R_ / AO 1 " (doc. C inc. DI.2010.977, clausola n. 12.5).
C. Con istanza 2 luglio 2010 AO 1, lamentando l'impossibilità di accedere ai locali in suo uso in base al contratto di locazione in vigore tra le parti, ha chiesto alla competente Pretura di adottare, in via supercautelare, rispettivamente cautelare, provvedimenti nel senso di ordinare all'avv. AP 1 di consegnare una copia delle nuove chiavi dell'ingresso del bene locato in questione. Esposte le parti le rispettive allegazioni in occasione dell'udienza di contraddittorio dell'8 luglio 2010 (Act. II inc. DI.2010.977), con decreto supercautelare 12 luglio 2010 la Pretora ha ordinato alla convenuta di consegnare immediatamente all'istante una copia delle nuove chiavi di ingresso dell'ente locato.
D. Il 27 agosto 2010 AO 1, previo esperimento del tentativo di conciliazione dinanzi al competente Ufficio, ha chiesto alla Pretura di fare ordine all'avv. AP 1 di continuare a consentire il libero, autonomo, costante e incondizionato accesso all'appartamento oggetto del contratto di sublocazione, nonché di ripristinare lo stato quo ante dell'appartamento/ufficio e meglio di ripristinare il mobilio, la targa all'ingresso e le targhette sulla bucalettere e il citofono, il tutto con le comminatorie di rito.
E. In occasione dell'udienza di discussione del 21 ottobre 2010 la parte istante ha riproposto le sue domande, alle quali si è opposta la convenuta. Le contrapposte tesi e domande sono state ribadite con replica e duplica e, infine, nuovamente riconfermate con le conclusioni finali scritte del 5 marzo 2012.
F. Con decisione 15 novembre 2012 la Pretora ha accolto entrambe le istanze, confermando l'ordine impartito alla convenuta soccombente di continuare a consentire all'istante il libero, autonomo, costante e incondizionato accesso al bene locato litigioso, facendo altresì ordine alla medesima di ripristinare lo stato quo ante dell'appartamento/ufficio, riportando immediatamente il mobilio asportato, nonché di ripristinare le targhe preesistenti, con la comminatoria di rito e spese e ripetibili poste a carico della parte soccombente.
G. Con appello 8 gennaio 2013 l'avv. AP 1 chiede l'annullamento del giudizio impugnato, con protesta di spese e ripetibili di prima e seconda istanza. Con risposta 20 marzo 2013 AO 1 postula invece la reiezione del gravame, protestando a sua volta spese e ripetibili di entrambe le istanze.
H. Con giudizio 14 marzo 2014 (inc. 12.2013.69) questa Camera ha respinto l'istanza di ricusazione presentata dell'avv. AP 1 nei confronti della Presidente giudice _, dopo aver in precedenza respinto, con decisione 17 dicembre 2013, la domanda di gratuito patrocinio presentata dalla ricusante.
considerato

in diritto: 1. Il 1° gennaio 2011 è entrato in vigore il nuovo codice di diritto processuale civile svizzero (CPC). Ritenuto che le procedure innanzi al Pretore sono state avviate prima di quella data, le stesse, fino alla loro conclusione, restano disciplinate dal diritto cantonale previgente (art. 404 cpv. 1 CPC) e meglio dal codice di procedura civile ticinese (CPC-TI; RL 3.3.2.1). Non così invece la procedura ricorsuale in rassegna, che, avendo preso avvio a seguito di una decisione pretorile comunicata dopo quella data, è retta dalle nuove disposizioni federali (art. 405 cpv. 1 CPC).
2.L’atto di appello deve contenere i motivi di fatto e di diritto sui quali si fonda ed essere motivato (art. 310 e 311 CPC). La semplice trascrizione nell’appello delle conclusioni o la riproduzione di ampi stralci delle stesse è inammissibile (DTF 138 III 374, consid. 4.3.1). L’appellante deve spiegare, infatti, non perché le sue argomentazioni siano fondate, ma perché sarebbero erronee o censurabili le motivazioni del Pretore.
3.Nel giudizio impugnato la Pretora ha preliminarmente ricordato la giurisprudenza federale e cantonale in merito alla nozione di controversia in materia di locazione, confermando che a tale concetto deve essere ricondotta la vertenza in questione, che ha tratto origine dal contratto di sublocazione venuto in essere tra le parti, respingendo così le censure della convenuta che contestava l'applicazione delle normative codificate negli art. 404 segg. CPC-TI, pretendendo che la procedura fosse retta dalle specifiche norme di rito per le azioni possessorie (art. 373 segg. CPC-TI). Sempre in merito alle censure mosse alla procedura adottata, la Pretora ha altresì respinto la richiesta di sospensione del procedimento ritenendo che non potesse essere di ostacolo alcuno l'assunzione agli atti del procedimento penale (nel frattempo avviato dal Ministero Pubblico) dell'originale del verbale d'udienza del 21 ottobre 2010, una sua copia essendo agli atti e l'incarto risultando così completo. Il giudizio pretorile ha altresì respinto le censure della convenuta che contestava la legittimazione attiva dell'istante. A questa è infatti stata riconosciuta la legittimazione ad agire nella sua qualità di sublocatrice nel rapporto contrattuale che la lega alla subconduttrice convenuta in giudizio. Rimaste indecise ulteriori eccezioni sollevate dalla parte convenuta, la Pretora ha quindi concluso che il contratto di sublocazione sorto tra le parti a far tempo dal 1° luglio 2006 (doc. C inc. DI.2010.977), avente per oggetto la metà dei locali di un appartamento, ha continuato validamente a sussistere, non risultando dimostrata l'asserita successiva stipulazione di un nuovo contratto sostitutivo del primo. La tesi della convenuta a questo proposito è stata considerata in contrasto con le dichiarazioni rese dal teste G_ R_, proprietario del bene immobile in questione, dalle quali emerge come tale nuovo contratto datato 26 aprile 2010 (doc. 9) non si sia perfezionato per la mancata firma da parte di due contraenti. Riconosciuta pertanto la qualità di sublocatrice della parte istante, le domande da essa formulate sono state accolte dalla Pretora al fine di permetterle il libero accesso all'appartamento/ufficio e di ripristinare la situazione precedente dei luoghi. Gli oneri processuali e le ripetibili sono stati posti a carico della convenuta soccombente.
4.Con appello 4 gennaio 2013 l'avv. AP 1 chiede l'annullamento del giudizio impugnato, con protesta di spese e ripetibili di prima e seconda istanza. A titolo di mera premessa, e come tale senza adempiere ai requisiti di motivazione di una censura di appello (art. 311 CPC), l'appellante menziona, omettendo di indicare in quale misura la circostanza possa essere di rilievo ai fini del presente giudizio, una pretesa procedura pendente presso la Corte Europea dei Diritti dell'Uomo di Strasburgo, in relazione ad un procedimento giudiziario sfociato in una, non meglio precisata, sentenza del 7 febbraio 2012 del Tribunale federale, di cui non vengono forniti particolari, se non vaghi accenni a circostanze che l'appellante ritiene di rilevanza penale. La questione, sollevata con modalità irrite, non merita quindi di essere approfondita.
5.L'appellante, nell'ambito di una premessa di carattere generale in cui elenca una serie di vizi imputati all'agire della Pretora e alla decisione impugnata, richiama un documento (doc. EE) prodotto con appello separato 4 gennaio 2013 (inc. 12.2013.6) nell'ambito della vertenza tra le medesime parti avente come oggetto la disdetta del contratto di sublocazione e lo sfratto dai locali (inc. n. DI.2010.1451 della medesima Pretura). Come già statuito con giudizio 31 marzo 2014 di questa Corte, che ha respinto l'appello in questione, i nuovi documenti (doc. da AA a EE) così prodotti sono inammissibili poiché proposti senza fornire particolari indicazioni che possano giustificarne l'ammissibilità ai sensi dell'art. 317 CPC, venendo così meno all'obbligo di motivazione (art. 311 CPC), in quanto l'appellante non ha spiegato per quale motivo non avrebbe potuto produrli dinanzi alla giurisdizione inferiore (TF 4A_334/2012 del 16 ottobre 2012, consid. 3.1). Il richiamo del doc. EE dall'inc. 12.2013.6 è di conseguenza a sua volta inammissibile.
6.Con la conclusione e la domanda di appello l'appellante si limita a chiedere formalmente l'annullamento della sentenza pretorile. Al riguardo l'appellata (risposta pag. 2 punto C) ha preteso che la domanda sarebbe carente, non potendo bastare l'invocazione di un effetto cassatorio avendo l'appellante omesso di chiedere una riforma del giudizio, nel rispetto della natura riformatoria del rimedio giuridico proposto. Come dottrina e giurisprudenza hanno rilevato, la sanzione dell’irricevibilità dell’appello per l’erroneità della domanda di giudizio va applicata con cautela e non può essere sanzionato l’appello dal cui contenuto, ancorché impreciso, appaia comunque chiara l’intenzione di impugnare la sentenza di primo grado nella misura in cui sia sfavorevole all’appellante e dalla cui irregolarità formale non derivi alcun pregiudizio alla controparte (in tal senso II CCA 26 agosto 2011 inc. n. 12.2011.40, 28 febbraio 2014 inc. n. 12.2013.168). Ed è ciò che si è verificato in concreto, atteso che l'appellante, pur non avendo concretizzato nel “petitum” la domanda di riformare il giudizio pretorile nel senso di respingere le istanze 2 luglio 2010 e 27/30 agosto 2010, ha lasciato intendere che quello era il senso della sua richiesta, non potendosi interpretare in altro modo i rimproveri mossi alla Pretora, perlomeno nella misura in cui questi risultino ricevibili. Ne deriva pertanto che, sebbene formulata con modalità tutt'altro che precisa, la richiesta di giudizio può comunque essere ritenuta sufficientemente chiara e quindi, da questo punto di vista, ammissibile.