Decision ID: 1910d217-1841-5834-b8ce-61cff26e03f1
Year: 1999
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_002
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: civil_law

in fatto:
A.
La convenuta ha escusso l’attore per fr. 8’080.-- oltre interessi sulla base della conferma d’ordine del 1° ottobre 1992 per una cucina “Contessa C488” al prezzo di fr. 19’620.-- (doc. 1), ottenendo il 14 dicembre 1995 il rigetto provvisorio dell’opposizione interposta dall’attore al precetto esecutivo intimatogli.
B.
Con la petizione in rassegna l’attore ha chiesto il disconoscimento di tale debito, sostenendo l’inadempienza della controparte, che avrebbe fornito una cucina difettosa, tale da necessitare interventi di riparazione effettuati da altre ditte, e che nondimeno non corrisponderebbe ancora a quanto promesso, con il che nulla sarebbe dovuto alla procedente.
C.
La convenuta si è opposta alla petizione contestando le proprie asserite inadempienze, che in ogni caso non sarebbero state tempestivamente notificate dal committente, datando del 9 ottobre 1995 il primo scritto di contestazione.
D.
Nel giudizio qui impugnato il Pretore ha ritenuto non fornita la prova dell’asserita difettosità della cucina, come pure del fatto che egli prima di rivolgersi a terzi abbia preteso dalla convenuta la sistemazione degli asseriti vizi, ed ha pertanto respinto la petizione.
E.
Con l’appello in rassegna l’attore ribadisce la tesi della difettosità della cucina, non potendosi condividere la valutazione effettuata dal Pretore delle discordanti deposizioni testimoniali in atti.
Quo alla questione della tempestiva notifica dei difetti, la stessa sarebbe inutile per il motivo che la convenuta avrebbe sempre negato la presenza di ogni difetto da lei non esplicitamente ammesso.
F.
Delle osservazioni al gravame della resistente, che conclude per la sua integrale reiezione, si dirà, per quanto necessario, nei successivi considerandi.

Considerato
in diritto:
1.
A questo stadio della causa è pacifica la venuta in essere tra le parti di un contratto di appalto ai sensi degli art. 363 e segg. CO per la fornitura di una cucina completa, e pertanto di un credito della convenuta di fr. 19’620.-- (doc. 1), rimasto impagato per fr. 8’080.--. La convenuta ha pertanto soddisfatto l’onere probatorio a suo carico circa l’esistenza e l’ammontare della pretesa contrattuale dedotta in causa.
E’ di conseguenza l’attore ad essere gravato dell’onere della prova al riguardo delle eccezioni -in concreto quella della difettosità dell’opera- che dimostrerebbero l’esistenza di un credito compensatorio o di un diritto potestativo dal cui esercizio risulterebbe la riduzione della pretesa avversaria.
2.
Ancorché esso sia del tutto privo di riferimenti a norme di legge, si inferisce dal gravame l’intento del committente di compensare -in questa sede solo parzialmente- il credito dell’appaltatrice con una propria contropretesa, corrispondente all’asserito onere per la riparazione di quei difetti dell’opera che è stato necessario affidare a terzi artigiani, stante il rifiuto o l’incapacità dell’appaltatrice a provvedervi essa stessa.
Si tratta perciò di una pretesa che trova il proprio fondamento nell’esercizio da parte del committente delle facoltà previste in suo favore dall’art. 368 CO.
3.
Premessa per l’esercizio di siffatti diritti è tuttavia l’esistenza di una corretta notifica dei difetti ai sensi dell’art. 367 CO.
Infatti, come rettamente indicato dal Pretore nel giudizio impugnato, secondo l’art. 367 cpv. 1 CO, eseguita la consegna dell’opera, il committente, appena lo consente l’ordinario andamento degli affari, deve verificare lo stato dell’opera e segnalare i difetti all’appaltatore.
La mancata verifica e il mancato avviso all’appaltatore equivalgono in sostanza all’approvazione tacita dell’opera consegnata, con la conseguente liberazione dell’appaltatore dalla sua responsabilità, salvo ovviamente che si tratti di difetti irriconoscibili con l’ordinaria verifica all’atto del ricevimento o che l’appaltatore li abbia scientemente dissimulati (art. 370 CO). Si ha in altre parole la perenzione di tutti i diritti accordati al committente dall’art. 368 CO, ivi compreso quello di ottenere il risarcimento del danno causato dai difetti dell’opera (
DTF
64 II 257 e segg.;
Gauch
, Der Werkvertrag, 4. edizione, Zurigo, 1996, n. 2160).
Ove i difetti si manifestino più tardi, dovrà essere dato avviso tosto che siano stati scoperti, altrimenti l’opera si riterrà approvata nonostante i difetti stessi (art. 370 cpv. 3 CO).
L’onere della prova della tempestiva notifica dei difetti spetta al committente sulla base dell’art. 8 CC (
DTF
118 II 147, 107 II 176), committente che deve in particolare dimostrare quando il difetto gli è divenuto riconoscibile, e come e a chi ne ha comunicato l’esistenza, ritenuto che, contrariamente a quanto sostenuto dal Pretore nel giudizio impugnato (consid. 3, pag. 10), se è accertata proceduralmente l’intempestività il giudice non può ignorare simile circostanza, e questo nemmeno nel caso in cui l’appaltatore stesso non alleghi tale fatto (
ICCTF
6 luglio 1990 in re A./L., consid. 3 e riferimenti;
II CCA
25 marzo 1994 in re E. SA e llcc./B.S.).
Per quanto riguarda le esigenze formali circa il contenuto della notifica dei difetti dell’opera, si deve partire dal testo di legge, che dice unicamente che il committente deve “segnalarne all’appaltatore i difetti” (art. 367 cpv. 1 CO). Secondo il Tribunale federale, tale obbligo implica per il committente la necessità di comunicare i difetti riscontrati, di manifestare la propria volontà di non considerare l’opera ricevuta conforme al contratto e di ritenere per questo responsabile l’appaltatore (
DTF
107 II 175, ripresa in:
II CCA
26 febbraio 1996 in re A. SA/B.).
A seconda delle circostanze, discende tuttavia dal principio dell’affidamento il fatto che la manifestazione della volontà di non accettare la prestazione contrattuale può risultare implicitamente anche dalla sola comunicazione dei difetti (in tal senso:
Honsell/Vogt/Wiegand
, OR I, pag. 1814).
4.
A fronte di questi consolidati principi dottrinali e giurisprudenziali, che l’attore ben si guarda dall’affrontare, egli nel gravame (pag. 2) propugna una diversa quanto apodittica opinione in proposito:
“Quanto all’annuncio del difetto è inutile la prova dello stesso poiché la convenuta ha sempre negato (cfr. le testimonianze _ e _) di ogni altro difetto non esplicitamente ammesso ed in particolare che la cucina fosse stata posata a regola d’arte ciò che è stato confermato specificamente nella deposizione _ (si ricordi che _ riferisce solo per sentito dire).
La convenuta negando assolutamente ora, come ha sempre negato l’esistenza di tale difetto, l’attore deve essere dispensato dalla prova della notifica del difetto.”
Non potendosi preferire questa opinione rispetto a quanto esposto al precedente considerando 3, che a non averne dubbi rivendica tutta la sua validità anche (e soprattutto) nella non infrequente ipotesi che l’appaltatore contesti l’esistenza dei vizi dell’opera, l’esame del gravame può limitarsi alla constatazione della mancata prova della tempestività della notifica dei pretesi difetti, il che rende superflua qualsiasi considerazione relativa all’apprezzamento da parte del Pretore delle deposizioni testimoniali concernenti l’esistenza medesima dei difetti.
Ne deve conseguire la reiezione del gravame, di evidente natura dilatoria e perciò ai limiti del temerario.
Tassa di giustizia, spese e ripetibili seguono la soccombenza (art. 148 CPC).