Decision ID: e067309e-4665-52c9-8d1a-07fc4050223e
Year: 2018
Language: it
Court: TI_TCAS
Chamber: TI_TCAS_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: social_law

ritenuto, in fatto
1.1. Con decisione su opposizione del 20 ottobre 2017 (cfr. doc. A) la Cassa cantonale di assicurazione contro la disoccupazione (in seguito: Cassa) ha confermato la decisione del 15 settembre 2017 (cfr. doc. 19-20) con la quale aveva negato a RI 1 il diritto a beneficiare delle indennità per insolvenza ex art. 55 cpv. 1 LADI, per non avere rispettato l’obbligo di ridurre il danno, in quanto egli non ha rivendicato i propri crediti salariali in modo sufficientemente tempestivo.
L’amministrazione ha così motivato la propria decisione:
" (...)
In data 04 settembre 2017 (documento pervenuto l'08 settembre 2017) l'opponente ha presentato alla Cassa una domanda d'indennità per insolvenza a far tempo dal 01 novembre 2016.
Egli dichiara d'aver prestato la propria attività lavorativa presso la ditta _ di _ dal 01 gennaio 2016 al 28 febbraio 2017 in qualità di collaboratore amministrativo; rivendica così indennità per insolvenza pari a CHF 17’332.80 per il lavoro prestato dal 01 novembre 2016 al 28 febbraio 2017.
(...)
La Cassa prende atto delle osservazioni formulate dall'opponente, ma ribadisce come Io stesso non abbia intrapreso passi sufficientemente appropriati a tutela dei suoi interessi salariali. La Cassa rileva coma l'opponente, dall'inizio dell'attività lavorativa avvenuta il 01 gennaio 2016, non abbia mai ricevuto un salario completo, bensì solo sporadici acconti. Alla cessazione del rapporto di lavoro, avvenuto in data 28 febbraio 2017, il Sig. RI 1 si e limitato ad inoltrare dei solleciti di pagamento a cadenza mensile, senza per altro intraprendere le vie esecutive.
A mente della Cassa, in considerazione del fatto che durante i 14 mesi di attività lavorativa il Sig. RI 1 non avesse mai percepito un salario completo (avendo dunque numerose mensilità salariali in arretrato), alla cessazione del rapporto di lavoro avrebbe dovuto intervenire in maniera più incisa contro la società a tutela dei suoi crediti salariali.
La Cassa ritiene quindi che il Sig. RI 1 non abbia sufficientemente tutelato i suoi diritti ed abbia pertanto disatteso l'obbligo di ridurre il danno previsto dall'art. 55 LADI, con conseguente perdita del diritto a beneficiare della prestazione richiesta. (...)” (Doc. A)
1.2. Contro la citata decisione su opposizione l’assicurato ha fatto inoltrare un tempestivo ricorso al TCA. Il suo patrocinatore chiede il versamento dell’indennità per insolvenza ritenendo che RI 1 non abbia violato l’obbligo di ridurre il danno e rileva in particolare:
" (...)
Va detto che il qui ricorrente non sapeva che la ditta aveva problemi di liquidità, e va detto che il signor RI 1 conosceva comunque la società da diversi anni, e pertanto di era fidato delle rassicurazioni della ditta circa il pagamento del suo salario (e meglio delle rassicurazioni ricevere nelle occasioni in cui, oralmente, ha sollecitato il pagamento del salario dovuto, all'amministratrice sig.ra _, che si chiede venga sentita quale testimone).
Del resto il qui ricorrente conosceva il datore di lavoro in quanto nel 2012, la _ (società di cui la moglie del qui ricorrente era gerente) ha lavorato per la _, fatturando ed incassando puntualmente.
Senza poi contare il fatto che _ aveva diverse commesse per lavori acquisiti, e quindi con concrete prospettive di lavoro per il futuro (come risulta dalla documentazione della ditta).
Il signor RI 1 non aveva quindi motivo per dubitare della loro correttezza. Ora si accorge di essere stato raggirato. L'insieme delle circostante non conduce quindi di certo ad ammettere una grave negligenza da parte del signor RI 1, che semmai può essere qualificata di lieve.
Va del resto detto che il signor RI 1 (e la signora _) avevano dato mandato alla _ di fornire gli infissi per la loro abitazione a _, e quindi eventuali scoperti avrebbero comunque potuto essere compensati con il costo dei lavori appaltati (di cui comunque non era stato quantificato esattamente l'importo, ma non si trattava comunque di bagatelle). Dal momento in cui i signori RI 1 hanno ricevuto da parte della ditta la fattura per CHF 10'417.-- (doc. B), il signor RI 1 ha iniziato ad inviare i solleciti di pagamento, che sono stati diversi e continui. Del resto non si ritiene nemmeno che, se il signor RI 1 avesse inviato dei precetti esecutivi, la situazione sarebbe cambiata.
Si precisa pure che, dopo la fattura di cui al doc. B, e visto che vie erano ancora da eseguire dei lavori nell'abitazione, anche onde ridurre il più presto possibile l'ammontare del salario scoperto il signor RI 1 aveva deciso di chiedere alla società un'offerta per detti lavori. A giugno 2017 si era in effetti presentato a casa del signor RI 1 un incaricato della società (salvo errore il sig. _) ma l'offerta, nuovamente sollecitata in seguito, non è mai giunta.
Inoltre va pure detto parecchi dipendenti sono stati pagati dalla Cassa di Disoccupazione senza che, apparentemente, essi abbiano operato verso il datore di lavoro in modo più determinato rispetto alla qui ricorrente, anzi. (...)” (Doc. I)
1.3. Nella sua risposta del 7 dicembre 2017 la Cassa propone di respingere il ricorso e sottolinea quanto segue:
" (...)
2. Il Sig. RI 1 ha svolto la propria attività lavorativa dal 01 gennaio 2016 al 28 febbraio 2017. Durante tutto il periodo di lavoro, pari a 14 mesi, non ha mai percepito un salario mensile completo, ma bensì solo sporadici acconti. Ha proceduto a tutelare i suoi interessi salariali, dopo la cessazione del rapporto di lavoro, tramite dei solleciti di pagamento a cadenza mensile, ma per altro senza mai intraprendere le vie esecutive.
3. In virtù dell'art. 55 cpv. 1 LADI, il lavoratore, nella procedura di fallimento o di pignoramento, deve prendere ogni provvedimento necessario alla tutela dei suoi diritti rispetto al datore di lavoro, fintanto che la Cassa gli comunichi di averlo surrogato nella procedura. Successivamente, deve assistere la cassa, in ogni modo adeguato, nella difesa del suo diritto.
Nell'ambito della riduzione del danno, l'assicurato deve fare tutto il possibile per salvaguardare i propri diritti salariali. Durante il rapporto di lavoro, l'assicurato deve, in maniera chiara ed inequivocabile, far valere i propri crediti salariali. Egli deve adoperarsi ancor di più se si tratta di importanti importi e vi è quindi da prevedere una notevole perdita salariale (STF del 6 febbraio 2006, C 270/05; STF del 20 luglio 2005, C 264/04; STF del 14 ottobre 2004, C 114/04 e STF del 4 luglio 2002, C 33/02)".
A mente della Cassa, in base a quanto esposto in precedenza, il Sig. RI 1 avrebbe dovuto maggiormente tutelare i suoi interessi salariali. (...)” (Doc. III)
1.4. L’11 dicembre 2017 il TCA ha assegnato alle parti un termine di 10 giorni per presentare eventuali altri mezzi di prova (cfr. doc. IV).
Il 15 dicembre 2017 il rappresentante dell’assicurato ha inviato al TCA uno scritto del seguente tenore:
" (...)
Quali mezzi di prova, richiedo l'audizione delle seguenti persone, già indicate nel ricorso e per i motivi indicati nello stesso:
_
_
Preciso peraltro che il mio cliente ha sempre rivendicato il pagamento del suo salario, sia oralmente che per iscritto.
Si riconferma che c'erano in sospeso i lavori in compensazione, che per accorso e sarebbero stati compensati, in parte, con lo stipendio. E' per questo motivo che venivano pagati solo degli acconti.
Il mio cliente invoca inoltre una disparità di trattamento per il fatto che altri dipendenti (affiliati a dei sindacati), pur essendo intervenuti in maniera molto limitata per rivendicare i salari (e fra l'altro senza agire esecutivamente), sono stati messi al beneficio delle prestazioni LADI. Si chiede che la parte avversa prenda posizione su questa osservazione, che si chiede venga appurata.” (Doc. V)
Il 4 gennaio 2018 l’amministrazione si è così espressa:
" (...)
La Cassa non ha osservazioni da aggiungere e riconferma le motivazioni indicate nella risposta di causa del 07 dicembre 2017. Si chiede dunque che il ricorso venga respinto e la decisione impugnata confermata.
Per quanto concerne l'invocata presunta disparità di trattamento, che si contesta, la Cassa rimane a disposizione, nel caso in cui codesto lodevole Tribunale lo ritenesse necessario, a trasmettere copia dei dossier degli altri dipendenti.” (Doc. VII)
Il 9 gennaio 2018 il patrocinatore dell’assicurato ha chiesto l’assunzione degli incarti relativi ad altri dipendenti, rilevando:
" (...)
Si chiede quindi la produzione di detti incarti.
Del resto, ed a complemento della mia richiesta di mezzi di prova, chiedo che venga sentito, ad esempio, il signor _ (o che comunque venga assunto il suo incarto da parte della resistente, come pure quello degli altri dipendenti). In effetti il signor _ si era licenziato con effetto 31.12.2016, vantando anche lui con un credito salariale nei confronti del datore di lavoro. In data 01.04.2017 è poi stato riassunto fino al fallimento. Orbene, malgrado vantasse dei crediti salariali non pagati, egli ha ricominciato al lavorare per la stessa azienda, prendendosi quindi pure lui, semmai, il rischio di non essere pagato. Cosa che è poi effettivamente accaduta. Tuttavia al signor _ la Cassa Disoccupazione ha pagato tutti i crediti salariali.
La medesima situazione si è pure verificata con altri dipendenti, e meglio:
_
Si chiede quindi che, dalla parte resistente, vengano assunti i relativi incarti.
A maggior ragione il mio cliente invoca pure una disparità di trattamento per il fatto che altri dipendenti (affiliati a dei sindacati), pur essendo intervenuti in maniera molto limitata per rivendicare i salari (e fra l'altro senza agire esecutivamente), sono stati messi al beneficio delle prestazioni LADI.” (Doc. IX)
Al riguardo il 16 gennaio 2018 la Cassa ha rilevato:
" (...)
Per quanto concerne l'invocata presunta disparità di trattamento, che si contesta, la Cassa comunica come le fattispecie per gli altri dossier siano differenti rispetto alla presente vertenza. In particolare si rileva che per un assicurato la Cassa non era a conoscenza che lo stesso avesse lavorato in precedenza presso il medesimo datore di lavoro nei confronti del quale già vantava arretrati salariali. La Cassa prende tuttavia atto di questo nuovo elemento. Mentre per gli altri dipendenti, sempre che abbiano fatto domanda di indennità per insolvenza, la Cassa non evince che vi siano stati periodi distinti di assunzione.
Rimaniamo a disposizione, nel caso in cui codesto lodevole Tribunale lo ritenesse necessario, a trasmettere copia dei dossier degli altri dipendenti.” (Doc. XI)

in diritto
2.1. Oggetto del contendere è la questione di sapere se correttamente o meno la Cassa ha negato a RI 1 il diritto a percepire indennità per insolvenza, sostenendo che egli ha violato l’obbligo di ridurre il danno.
L'art. 55 cpv. 1 LADI stabilisce che:
" Il lavoratore, nella procedura di fallimento o di pignoramento, deve prendere ogni provvedimento necessario alla tutela dei suoi diritti rispetto al datore di lavoro, fintanto che la cassa gli comunichi d'averlo surrogato nella procedura. Successivamente, deve assistere la cassa, in ogni modo adeguato, nella difesa del suo diritto."
In una sentenza pubblicata in DLA 2002 pag. 190 seg. il TFA (dal 1° gennaio 2007: Tribunale federale) ha sottolineato che l'obbligo di ridurre il danno a carico del lavoratore, menzionato all'art. 55 cpv. 1 LADI, esiste già prima dello scioglimento del rapporto di lavoro quando il datore di lavoro non versa - o non versa interamente - il salario e il lavoratore deve aspettarsi di subire una perdita. L'obbligo di riduzione del danno non è tuttavia lo stesso prima o dopo lo scioglimento del rapporto di lavoro: ciò dipende di volta in volta dal singolo caso. Non si esige necessariamente che l'assicurato avvii senza indugio un'esecuzione contro il suo datore di lavoro o che presenti un'azione contro quest'ultimo. Occorre invece che il lavoratore mostri in modo non equivoco e riconoscibile per il datore di lavoro il carattere serio del suo credito salariale.
Contravviene al proprio obbligo di ridurre il danno, e non ha pertanto diritto all'indennità per insolvenza, l'assicurato che rinuncia a qualsiasi pratica utile per riscuotere il suo salario, poiché accetta di differire per un lungo periodo l'incasso del proprio credito in attesa di giorni migliori, senza una vera e propria garanzia che il datore di lavoro sia in grado di adempiere, in futuro, i suoi obblighi finanziari.
In una sentenza C 121/03 del 2 settembre 2003 l'Alta Corte ha stabilito che aveva gravemente violato l'obbligo di ridurre il danno l'assicurato che aveva rivendicato il versamento del salario soltanto oralmente durante il rapporto di lavoro e che era stato gravemente negligente nel periodo successivo non avendo intensificato le modalità con le quali fare valere le sue pretese.
In una sentenza C 231/06 del 5 dicembre 2006, pubblicata in DLA 2007 pag. 49 seg., l'Alta Corte ha stabilito che l'obbligo di diminuire il danno per la persona assicurata, contemplato all'art. 55 cpv. 1 LADI, vale anche se il rapporto di lavoro viene sciolto già prima della dichiarazione di fallimento. Il rifiuto di versare le prestazioni a causa del fatto che l'assicurato ha violato l'obbligo di diminuire il danno presuppone che gli si possa rimproverare una colpa grave: occorre quindi verificare, a seconda dei casi e in base alle circostanze, se l'assicurato ha preso tempestivamente e in misura sufficiente i provvedimenti necessari alla tutela dei suoi diritti rispetto al datore di lavoro. In ogni caso non è opportuno negare già il diritto alle prestazioni se, alla scadenza del termine di pagamento di trenta giorni, l'assicurato non procede contro il suo precedente datore di lavoro avviando una procedura di esecuzione o intentando un'azione legale contro di lui.
In un'altra sentenza C 254/05 del 2 marzo 2006, pubblicata in DLA 2007 pag. 52 seg., la nostra Massima Istanza ha sottolineato che:
" Non si può esigere che l'assicurato, per adempiere l'obbligo di diminuire il danno, receda immediatamente dal rapporto di lavoro, conformemente all'articolo 337a CO, in quanto non gli sia prestata entro congruo termine una garanzia per le pretese derivanti da tale rapporto. Tuttavia egli agisce a proprio rischio se, invece di cercare una nuova occupazione, resta al servizio del precedente datore di lavoro, senza percepire il rispettivo salario, oltre il limite di quattro mesi previsto dall'articolo 52 capoverso 1 LADI.
L'assicurato deve fare valere in modo chiaro e inequivocabile i suoi crediti salariali nei confronti del datore di lavoro già durante l'attuale rapporto di lavoro. Egli è tenuto a intraprendere ulteriori passi se si sono verificati notevoli ritardi nel versamento del salario e se deve effettivamente attendersi di subire una perdita di salario. Nella fattispecie occorre presumere che l'assicurato, il quale aveva pochi contatti personali con il datore di lavoro, non fosse a conoscenza della precarietà della sua situazione finanziaria."
In quel caso l'Alta Corte ha così negato l'esistenza di una grave negligenza.
In una sentenza 8C_801/2011 dell’11 giugno 2012 il Tribunale federale ha confermato il rifiuto dell’indennità per insolvenza ad un’assicurata che aveva lasciato trascorrere nove mesi prima di far valere le sue pretese salariali.
In una sentenza 8C_364/2012 del 24 agosto 2012 il Tribunale federale ha ribadito la necessità di rivendicare le pretese salariali nella forma scritta e di mettere in atto tutte le misure previste dal diritto esecutivo per esercitare una pressione sull’ex datore di lavoro al fine di ottenere i salari arretrati.
In una sentenza 8C_831/2012 del 5 febbraio 2013, la nostra Alta Corte ha confermato il rifiuto dell’indennità per insolvenza ad un’assicurata, la quale, inizialmente ha adempiuto all’obbligo di diminuire il danno tutelando i suoi interessi salariali avviando diverse procedure di esecuzione, alle quali è poi però seguito un periodo di inattività di 13 mesi.
In una sentenza 8C_956/2012 del 19 agosto 2013 l'Alta Corte ha concluso che un assicurato aveva violato l'obbligo di ridurre il danno in quanto egli era rimasto inattivo per più di sei mesi (“L'absence de réaction de l'assuré durant un tel laps de temps constitue, au regard de la jurisprudence (arrêts 8C_630/2011 du 3 octobre 2011, C 367/01 du 12 avril 2002 et C 91/01 du 4 septembre 2001), une violation de l'obligation de réduire le dommage”) .
Il Tribunale federale ha peraltro sottolineato che delle rivendicazioni orali sono insufficienti (« Supposées avérées, ces interventions orales ne suffisent pas pour satisfaire à l'obligation de réduire le dommage (voir à cet égard les arrêts C 121/03 et C 145/03 du 2 septembre 2003, et C 367/01 du 12 avril 2002) ». )
In una sentenza 8C_66/2013 del 18 novembre 2013, pubblicata in SVR 2014 ALV Nr . 4 pag. 9, il Tribunale federale ha considerato che l’assicurato ha violato l’obbligo di ridurre il danno in quanto ha atteso cinque mesi prima di fare valere le proprie pretese salariali per via giudiziaria.
In una sentenza 8C_211/2014 del 17 luglio 2014, pubblicata in DLA 2014 p. 226 seg., la nostra Massima Istanza ha ritenuto insufficienti ai sensi dell’art. 55 cpv. 1 LADI gli sforzi messi in atto da un’assicurata che, tra la comminatoria di fallimento del suo ex datore di lavoro emanata dall’Ufficio fallimenti dietro sua domanda e la procedura di fallimento promossa da un altro creditore, ma alla quale ha anch’ella aderito, ha lasciato trascorrere nove mesi e mezzo senza compiere i necessari atti esecutivi volti a recuperare il suo credito salariale.
Nella medesima sentenza, il Tribunale federale ha stabilito che affinché sussista il diritto all’indennità per insolvenza per pretese salariali scoperte, l’assicurato deve portare avanti in modo continuativo e sistematico i provvedimenti contro il datore di lavoro, che devono sfociare in uno degli stadi della procedura d’esecuzione forzata richiesti dalla legge. Il lavoratore deve infatti comportarsi nei confronti del datore di lavoro come se l’istituto dell’indennità per insolvenza non esistesse. Questo requisito non permette una situazione di inattività di lunga durata.
2.2. La Segreteria di Stato per l’economia (in seguito SECO), quale autorità di sorveglianza che deve adoperarsi per garantire un'applicazione uniforme del diritto ed impartire le istruzioni generali (cfr. art. 110 LADI; STFA C 340/00 dell’8 aprile 2004, consid. 4; STFA C 176/00 del 10 marzo 2003, consid. 3; STFA C 260/99 dell'8 agosto 2001, consid. 6b e DTF 127 V 57, consid. 3a pag. 61), nella pubblicazione della Prassi LADI II A1 valida dal marzo 2015 si è così espressa:
" (...)
OBBLIGHI DELL’ASSICURATO
art. 55 LADI
OBBLIGO DI RIDURRE IL DANNO
B35 Il lavoratore, nella procedura di fallimento o di pignoramento, deve prendere ogni provvedimento necessario alla tutela dei suoi diritti rispetto al datore di lavoro, fintanto che la cassa gli comunichi d’averlo surrogato nella procedura. Questa condizione, alla quale è subordinato il diritto all’II, attua l’obbligo generale dell’assicurato di ridurre il danno.
Dal momento in cui la cassa subentra nella procedura, la persona assicurata è invece tenuta ad assistere la cassa, in ogni modo adeguato, nella difesa del suo diritto.
B36 Per soddisfare l’obbligo di ridurre il danno, l’assicurato deve adoperarsi già durante il rapporto di lavoro per recuperare i salari non versati (richiamo scritto, precetto esecutivo, ecc.). L’assicurato non deve necessariamente inoltrare un precetto esecutivo oppure un’azione nei confronti del datore di lavoro. Deve però dimostrare in modo inequivocabile e riconoscibile per il datore di lavoro, la serietà della sua pretesa salariale (DTF C 367/01 del 12.4.2002).