Decision ID: 48f7d2b0-c70e-5dd2-b2fd-d27eb9094e11
Year: 2012
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: civil_law

in fatto:
A.
AO 1 (1942), cittadino italiano, e AP 1 (1943) si sono sposati a _ il 22 dicembre 1965. Dal matrimonio sono nati V_ (1967), T_ (1969), F_ (1971) ed E_ (1973). Da una precedente unione la moglie ha avuto un altro figlio, G_ (1964). I coniugi vivono separati dal mese di giugno 1998, quando il marito si è trasferito in _, a _, suo paese d'origine, in un appartamento di proprietà del figlio T_.
B.
Con petizione del 9 maggio 2003 AO 1 ha promosso un'azione unilaterale di divorzio cui la moglie, con risposta del 24 ottobre 2003, ha aderito sul principio, formulando proprie domande sulle conseguenze accessorie e postulando un contributo alimentare per sé (OA.2003.278). Quest'ultimo è stato chiesto già in via cautelare (DI.2003.806). Entrambe le parti hanno sollecitato il beneficio dell'assistenza giudiziaria. Il Pretore ha trattato la causa come azione di divorzio su richiesta comune con accordo parziale e il 5 dicembre 2003 ha sentito i coniugi, assegnando loro il termine bimestrale di riflessione. Il 6 e il 10 febbraio 2004 AO 1 e AP 1
hanno confermato per scritto la volontà di divorziare e di demandare al giudice la decisione sugli effetti del divorzio rimasti litigiosi.
C.
Riguardo ai punti contestati, il marito ha dato per avvenuta la liquidazione del regime matrimoniale, ha proposto di rinunciare alla divisione degli averi previdenziali e ha rifiutato ogni contributo alimentare e ogni indennità in favore della moglie. Quest'ultima ha aderito alla rinuncia della divisione degli averi previdenziali, ma ha chiesto – dal canto suo – che le venisse riconosciuto un importo a titolo di liquidazione del regime matrimoniale, un contributo alimentare indicizzato per sé di fr. 700.– mensili e un'indennità ai sensi dell'art. 165 CC di fr. 160 000.–. L'udienza di discussione si è tenuta il 18 maggio 2004. L'istruttoria si è conclusa il 7 maggio 2007 . Al dibattimento finale le parti hanno rinunciato, limitandosi a conclusioni
scritte.
Nel suo memoriale del 13 giugno 2007 il marito ha confermato la sua posizione.
Nel proprio allegato del
15 giugno 2007 la moglie ha riaffermato le sue domande, quantificando in fr. 50 000.– la sua pretesa a titolo di liquidazione del regime matrimoniale.
D.
Statuendo con sentenza del 23 gennaio 2009 il Pretore ha dapprima respinto la domanda cautelare della moglie e nel merito ha pronunciato il divorzio tra le parti, ha dato per sciolto e liquidato i
l regime dei beni, non
ha diviso le prestazioni previdenziali accumulate dai coniugi durante il matrimonio, ha respinto la richiesta di indennità ai sensi dell'art. 165 cpv. 2 CC e non ha riconosciuto alla moglie alcun contributo alimentare. Il primo giudice non ha prelavato tasse né spese di giustizia, ha compensato le ripetibili e ha ammesso le parti al beneficio dell'assistenza giudiziaria.
E.
Contro la sentenza appena citata AP 1 è insorta con un appello del 16 febbraio 2009 per ottenere – previo conferimento dell'assistenza giudiziaria – la condanna del marito a versarle fr. 50 000.– a titolo di liquidazione del regime matrimoniale e fr. 160 000.– quale indennità ai sensi dell'art. 165 cpv. 2 CC. L'appello non ha formato oggetto di intimazione.

Considerando
in diritto:
1.
Avviata come procedura ordinaria degli art. 165 segg. CPC ticinese (per il rinvio dell'art. 423 cpv. 1), la causa è stata poi trattata con la procedura speciale degli art. 422 segg. CPC ticinese (per il rinvio dell'art. 423 cpv. 3). Al vecchio rito soggiacevano tutte le decisioni comunicate dai Pretori entro il 31 dicembre 2010 (art. 405 cpv. 1 CPC). La sentenza impugnata è stata intimata il 23 gennaio 2009 ed è pervenuta al patrocinatore dell'appellante il 26 gennaio 2009 (cfr. busta d'intimazione). Introdotto entro 20 giorni (art. 308 cpv. 1 CPC ticinese), il 16 febbraio 2009, l'appello in esame è dunque tempestivo.
2.
Litigiose rimangono, in questa sede, la liquidazione del regime dei beni e l'indennità per contributo straordinario al mantenimento della famiglia. Tutto il resto, compreso il principio del divorzio, è passato in giudicato e ha assunto carattere definitivo (art. 148 cpv. 1 CC; RtiD II-2004 pag. 576 consid. 1).
3.
Il Pretore ha accertato che al momento della litispendenza – determinante per lo scioglimento del regime dei beni (art. 204 cpv. 2 CC) – non c'era alcunché da dividere fra i coniugi. Né la moglie avrebbe provato l'esistenza di elementi suscettibili di permettere la reintegrazione negli acquisti del marito di somme da lui prelevate. Il Pretore ha poi ritenuto che, ancorché si volesse dare per provato che il marito costringesse – anche con violenza – la moglie a consegnargli tutto il provento del proprio lavoro, il contributo in tal modo prestato dalla stessa al mantenimente della famiglia non poteva essere considerato straordinario. La misura dei redditi in gioco stava a indicare che, con ogni verosimiglianza, tutto quanto era guadagnato in famiglia era necessario al sostentamento dei suoi membri.
4. AP 1
non condivide l'opinione del Pretore riguardo allo scioglimento del regime dei beni. A suo parere il giudice avrebbe deciso la fattispecie “sconfinando nell'arbitrio” per non avere considerato “chiare ed indiscutibili risultanze documentali” (appello, pag. 2 n. 2). L'interessata ritiene in ogni caso adempiuti i presupposti dell'art. 208 cpv. 1 n. 2 CC. Onde, in definitiva, un suo credito di fr. 50 000.– nei confronti del marito a titolo di scioglimento del regime matrimoniale.
a)
Per quanto concerne l'apprezzamento delle prove e l'accertamento dei fatti, il giudice incorre nell'arbitrio ove disconosca manifestamente il senso e la portata di un mezzo di prova, ove ometta senza valida ragione di tenere conto di un elemento di prova importante suscettibile di modificare l'esito della vertenza, oppure ove ammetta o neghi un fatto, ponendosi così in aperto contrasto con gli atti di causa o interpretandoli in modo insostenibile (DTF 134 V 53 consid. 4.3 pag 62; 129 I 8 consid. 2.1). In concreto, il Pretore ha presentato la situazione patrimoniale dei coniugi al momento dello scioglimento del regime dei beni, accertando che non vi erano beni da dividere. Certo, il primo giudice ha ritenuto che alcuni prelievi operati dal marito parevano sì “sospetti, poiché avvenuti poco tempo prima della partenza”, ma non potevano in ogni caso “essere recuperati”. Il giudice ha anche ipotizzato che il marito avesse “prelevato dei beni”, ma “questi indizi non fanno una prova” (sentenza impugnata, pag. 4 verso il basso). Non è dato a comprendere dove stia l'arbitrio del Pretore, ove appena si consideri anche l'ammissibilità della prova indiziaria, purché
in tal caso il giudice formi il proprio convincimento sulla base di un insieme concorde d'indizi, esaminati con indirizzo critico
(cfr. al riguardo:
Rep. 1974 pag. 128)
. Ed è ciò che ha fatto il primo giudice, dandone ragione nella decisione impugnata.
b)
Per quanto riguarda l'art. 208 cpv. 1 CC, il coniuge che pretende la reintegrazione di beni negli acquisti dell'altro
deve provare il rispetto delle condizioni per una tale operazione. Egli deve di conseguenza fornire la prova che l'altro coniuge abbia disposto di tali beni con liberalità tra vivi nei cinque anni precedenti la dissoluzione del regime senza il suo consenso o che li abbia alienati nell'intenzione di sminuire la propria partecipazione. Questa norma non permette dunque di reintegrare negli acquisti un bene per il semplice fatto che vi abbia fatto parte in un dato momento (JdT 1995 I 535). Sia come sia, ai fini dell'art. 208 CC, l'uso di acquisti contrario allo spirito del matrimonio non fa nascere per ciò solo alcuna ricompensa (DTF 118 II 29 consid. 3b). In concreto, spettava alla moglie provare che il marito disponesse del denaro e quale sia stata la sua destinazione, in particolare che essa fosse suscettibile di “compromettere la [sua] partecipazione” alla liquidazione. Ed essa non ha dimostrato che i noti prelievi siano avvenuti con l'intenzione di sminuire la sua partecipazione (art. 208 cpv. 1 n. 2 CC), non trovandosi nel memoriale alcun argomento sufficiente al riguardo. L'appello si rivela pertanto irricevibile (art. 309 cpv. 2 lett. d CPC ticinese, combinato con il cpv. 5).
c)
Si esaminasse nondimeno la situazione, varrebbero le considerazioni in appresso. Il conto n_ presso la Banca è stato chiuso il 4 maggio 1998. Da quella relazione sono stati eseguiti quattro prelievi tra il 22 agosto 1997 e il 4 maggio 1998 (doc. P). La moglie considera “dati i presupposti dell'art. 208 cpv. 1 n. 2”, e ciò perché l'importo di fr. 59 127.– è stato “interamente prelevato dal marito per i propri fini”. Ma, nelle pagine dell'appello manca qualsiasi elemento suscettibile di confortare tale convinzione. Certo, il teste P ha confermato di aver prestato a AO 1 fr. 10 000.– nel 1996 per permettergli “di aiutare il figlio [F_] a risanare l'attività commerciale nella vendita di alimentari che si trovava in difficoltà”, importo poi restituito “in quattro rate” in “circa un anno e mezzo” (deposizione del 7 maggio 2007, act. XIV, pag. 4). Ciò che collima con quanto indicato da AO 1 (interrogatorio formale del 18 maggio 2004, act. V in: incarto DI.2003.806, risposta ad 6). Inoltre, l'acquisto dell'immobile in _ è avvenuta per conto del figlio T_ (interrogatorio formale citato, risposta ad 5). Ma – a un esame complessivo – la valutazione del Pretore operata a questo proposito restiste a ogni critica, non potendosi dire che aiuti forniti a figli configurino per ciò solo un uso “anticoniugale” delle somme prelevate.
d)
Per quanto riguarda poi “quadri e oggetti sottratti dalla casa” la moglie non indica alcun importo, limitandosi a sostenere che il suo credito complessivo a titolo di liquidazione del regime dei beni assomma a fr. 50 000.–, importo “che può essere adattato a discrezione da questo Tribunale”. Ora, per quanto riguarda gli effetti patrimoniali del divorzio,
invero, il diritto federale non prescrive l'applicazione del prin
cipio inquisitorio (
ZBJV 138/2002 pag. 30). In tale ambito il giudice è vincolato dunque, di regola, alle richieste delle parti, le quali non possono limitarsi a domande indeterminate, ma devono cifrare le loro pretese (DTF 116 II 219 consid. 4a con numerosi richiami di dottrina). E al riguardo l'appello è silente. Lo stesso si rivela dunque irricevibile (art. 309 cpv. 2 lett. d CPC ticinese combinato con il cpv. 5). In ogni caso, agli atti nemmeno figurano elementi suscettibili di confortare la tesi della moglie.
5.
In merito alla pretesa indennità a norma dell'art. 165 CC, l'appellante ritiene che il “giudice sconfina dal limite del potere d'apprezzamento” avendo dimenticato la testimonianza della figlia, secondo la quale essa dava tutti i propri guadagni al padre. AP 1 sembra così lamentarsi di una decisione arbitraria, ma nemmeno tenta di confrontarsi con gli argomenti del Pretore, sicché su questo punto l'appello va dichiarato irricevibile (art. 309 cpv. 2 lett. d CPC ticinese combinato con il cpv. 5). Analoga sanzione merita l'asserto secondo cui sarebbe “dimostrato” che essa “era tenuta a dare al marito l'intero suo reddito ricevendone una minima parte per il mantenimento della famiglia”, poiché l'interessata non indica alcuna cifra al riguardo. Né spiega perché l'indennità debba essere stimata in fr. 400.– il mese. L'appellante poi ritiene che la figlia sopperisse alle mancanze dell'attore, che le lasciava “solo fr. 150.–” il mese per le necessità della famiglia. Se non che, ancora una volta l'interessata non quantifica il reddito della figlia, che nemmeno risulta dalla di lei testimonianza (deposizione di del 7 maggio 2007: act. XIV, pag. 2). Sia come sia, la figlia, avendo vissuto con i genitori (deposizione citata, pag. 1 in fondo), doveva partecipare alle spese domestiche (RtiD II-2004 n. 26c pag. 573, consid. 5e). Si prescindesse da tutto ciò, va ricordato che
i
l sostentamento della famiglia incombe a
ognu
no
dei coniugi
“
nella misura delle sue forze
”
(art. 163 cpv. 1 CC) e che la misura di tale contributo è decisa dai medesimi (DTF 121 I 97).
Le prestazioni in denaro costituiscono il modo ordinario di contribuzione dei coniugi. In concreto però tutto si ignora del reale fabbisogno della famiglia e di chi, fra lei e il marito, vi provvedesse e in che misura. E la moglie nemmeno tenta di illustrare qualcosa al riguardo.
6.
Gli oneri del giudizio odierno seguono la
soccombenza (art. 148 cpv. 1 CPC ticinese). Non si pone invece il problema di ripetibili, l'appello non essendo stato intimato per osservazioni. L
a richiesta di assistenza giudiziaria non può essere accolta, all'appello difettando sin dall'inizio ogni
probabilità di esito favorevole (art. 14 cpv. 1
lett. a Lag). Né, per vero, l'appellante ha minimamente sostanziato la sua situazione. Ad ogni buon conto si può presumere che la sua condizione non sia oggi notevolmente mutata rispetto a quanto emerge dagli atti e che pertanto essa versi in una difficile situazione economica. La tassa di giustizia va dunque moderata nel limite del possibile.
7.
Quanto ai rimedi
giuridici esperibili contro l'odierna sentenza sul
piano federale (art. 112 cpv. 1 lett. d LTF), ai fini del
l'art. 74 cpv. 1
lett. b LTF il valore litigioso supera la soglia di fr. 30
000.– per un eventuale ricorso in materia civile.