Decision ID: f7bbdaf0-99f4-541e-8f88-ac32ea4b01bf
Year: 2018
Language: it
Court: CH_BVGE
Chamber: CH_BVGE_001
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: 

Visto:
la domanda d’asilo che l’interessato ha presentato in Svizzera il 12 novem-
bre 2015,
i verbali di audizione del 4 dicembre 2015 (di seguito: verbale 1) e del 3
maggio 2016 (cfr. verbale 2),
la decisione della SEM del 26 giugno 2016, per mezzo della quale tale
autorità ha respinto la succitata domanda d’asilo e pronunciato l’allontana-
mento del richiedente asilo dalla Svizzera nonché l’esecuzione dello stesso
in quanto ammissibile, esigibile e possibile,
il ricorso del 20 luglio 2016 (cfr. timbro del plico raccomandato), mediante
il quale l’interessato ha postulato l’annullamento della decisione impugnata
e la concessione dell’asilo in Svizzera; in subordine la restituzione degli atti
all’autorità di prima istanza per una nuova valutazione sul punto di que-
stione dell’asilo; in via ancor più subordinata la sua ammissione provvisoria
in Svizzera; contestualmente e secondo il senso di essere posto al benefi-
cio dell’assistenza giudiziaria nel senso dell’esenzione dal pagamento
delle spese processuali e del relativo anticipo,
il nuovo mezzo di prova in lingua straniera inviato dall’insorgente al Tribu-
nale amministrativo federale (di seguito: il Tribunale) con scritto del 10 ago-
sto 2016 e la relativa traduzione in Italiano prodotta il 14 settembre 2016
su richiesta del Tribunale,
la decisione incidentale del Tribunale del 23 novembre 2016 che acco-
glieva la domanda di assistenza giudiziaria su riserva della presentazione
di un’attestazione d’indigenza, poi tempestivamente prodotta,
la risposta al ricorso presentata dalla SEM il 7 febbraio 2017,
la replica del ricorrente del 29 marzo 2017,
le ulteriori osservazioni della SEM del 9 maggio 2017, trasmesse per co-
noscenza all’insorgente,
lo scritto del ricorrente del 23 novembre 2018,
i fatti del caso di specie che, se necessari, verranno ripresi nei considerandi
che seguono,
D-4473/2016
Pagina 3

e considerato:
che le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla
LTF, in quanto la legge sull’asilo (LAsi, RS 142.31) non preveda altrimenti
(art. 6 LAsi),
che presentato tempestivamente (art. 108 cpv. 1 LAsi) contro una deci-
sione in materia d’asilo della SEM (art. 6 e 105 LAsi, art. 31-33 LTAF), il
ricorso è di principio ammissibile sotto il profilo degli art. 5, 48 cpv. 1 lett. a-
c e 52 PA,
che occorre pertanto entrare nel merito del gravame,
che i ricorsi manifestamente fondati sono decisi dal giudice in qualità di
giudice unico, con l’approvazione di un secondo giudice (art. 111 lett. e
LAsi) e la decisione è motivata soltanto sommariamente (art. 111a cpv. 2
LAsi),
che con ricorso al Tribunale possono essere invocati, in materia d’asilo, la
violazione del diritto federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti
giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi) e, in materia di diritto degli
stranieri, pure l’inadeguatezza ai sensi dell’art. 49 PA (cfr. DTAF 2014/26
consid. 5),
che il Tribunale non è vincolato né dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4 PA), né
dalle considerazioni giuridiche della decisione impugnata, né dalle argo-
mentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2),
che la Svizzera, su domanda, accorda asilo ai rifugiati secondo le disposi-
zioni della LAsi (art. 2 LAsi); che l’asilo comprende la protezione e lo statuto
accordati a persone in Svizzera in ragione della loro qualità di rifugiato; che
esso include il diritto di risiedere in Svizzera,
che giusta l’art. 3 cpv. 1 LAsi, sono rifugiati le persone che, nel Paese di
origine o di ultima residenza, sono esposte a seri pregiudizi a causa della
loro razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo
sociale o per le loro opinioni politiche, ovvero hanno fondato timore di es-
sere esposte a tali pregiudizi; che sono pregiudizi seri segnatamente
l’esposizione a pericolo della vita, dell’integrità fisica o della libertà, nonché
le misure che comportano una pressione psichica insopportabile (art. 3
cpv. 2 LAsi),
D-4473/2016
Pagina 4
che il richiedente asilo, cittadino afgano di etnia Hazara, ha dichiarato di
essere nato e cresciuto nel villaggio di B._ in provincia di Daikundi;
che in tale luogo avrebbe frequentato la scuola coranica e lavorato come
pastore; che nel 2009 si sarebbe sposato; che dal 2011 ai primi mesi del
2013 egli avrebbe risieduto in Iran, ove avrebbe appreso la professione di
saldatore; che una volta tornato in patria, si sarebbe stabilito ad Herat con
i famigliari; che nel maggio del 2013, ossia poco dopo il suo ritorno in Af-
ghanistan, il fratello del ricorrente, che avrebbe lavorato come interprete
per le forze militari statunitensi, sarebbe stato sequestrato dai Talebani; che
il ricorrente non avrebbero più avuto sue notizie; che qualche tempo, e me-
glio, 3 giorni dopo la fine del ramadan del 2013 (8 luglio - 7 agosto), egli
avrebbe a sua volta subito un tentativo di rapimento; che il malintenzionato
avrebbe desistito ferendo però l’insorgente ed un suo amico con un’arma
da taglio; che un mese e mezzo più tardi l’interessato sarebbe stato rapito
assieme al figlio di un lontano parente venendo poi rilasciato dopo il paga-
mento di un riscatto; che a causa di tutti questi problemi egli avrebbe la-
sciato il paese nel marzo del 2014; che tuttavia, nell’aprile del 2015 l’inte-
ressato sarebbe stato arrestato dalle autorità iraniane e rimpatriato; che
pochi mesi dopo, ossia il 20 agosto 2015, non potendo più tollerare di pro-
seguire la sua esistenza nella paura, egli sarebbe espatriato nuovamente
senza più fare ritorno nel paese d’origine (cfr. verbale 1, pag. 2 e seg.;
verbale 2, pag. 2 e seg.),
che nella querelata decisione, l’autorità di prima istanza non ha messo in
discussione la veridicità di alcuna delle allegazioni dell’insorgente,
che la Segreteria di Stato ha infatti basato la sua decisione sul fatto che tra
i fatti menzionati, svoltisi nel 2013, e l’espatrio definitivo del 20 agosto 2015
sarebbe trascorso un lasso di tempo tale da non permettere di riconoscere
in specie l’esistenza di un nesso causale,
che al contrario, il ricorrente è dell’opinione che il nesso causale tra gli av-
venimenti in questione e l’espatrio sia evidente,
che il timore di essere perseguitato presuppone effettivamente l’esistenza
di minacce attuali e concrete; che in tal senso, tra i pregiudizi e la fuga deve
intercorrere un nesso causale temporale; che quest’ultimo è da conside-
rarsi decaduto, in regola generale, allorquando tra l’ultima persecuzione
subita e l’espatrio è trascorso un lasso di tempo relativamente lungo; che
a norma della giurisprudenza, la qualità di rifugiato non può quindi più es-
sere riconosciuta quando la fuga medesima interviene dai sei a dodici mesi
dopo la fine delle persecuzioni; che vanno tuttavia riservati i casi nei quali
D-4473/2016
Pagina 5
vi sono motivi oggettivamente plausibili o valide ragioni di natura personale
atti a giustificare una partenza differita dal paese d’origine (cfr. DTAF
2011/50 consid. 3.1.2.1; DTAF 2009/51 consid. 4.2.5);
che tuttavia, quale data di fuga non può in specie essere ritenuta quella del
20 agosto 2015 bensì dev’essere fatto riferimento al marzo del 2014; che
il ricorrente ha infatti asserito di aver lasciato il paese già in tale momento,
ossia a meno di un anno di distanza dagli avvenimenti menzionati; che il
successivo espatrio del 2015 è infatti stato il risultato della sua espulsione
da un paese terzo; espulsione non dipendente dalla sua volontà ed avve-
nuta oltretutto nell’aprile del 2015, cioè pochi mesi prima dell’abbandono
definitivo dell’Afghanistan,
che inoltre, quand’anche dallo stato attuale degli atti di causa non sia evi-
dente se il presunto rapimento e l’aggressione subita dal ricorrente siano
riconducibili al sequestro del fratello – il cui carattere politico è assodato
vista la sua attività in favore delle forze di occupazione statunitensi (cfr. per
il timore fondato di una persona al soldo delle International Security Assi-
stance Force la sentenza del Tribunale D-780/2017 del 13 giugno
2018) – non se può escludere con certezza la rilevanza in materia d’asilo
sulla sola base del fatto che il ricorrente ignori chi sia stato all’origine di tali
atti,
che del resto, l’appartenenza del ricorrente all’etnia Hazara impone una
certa prudenza nel valutare se i motivi rientrino o meno nella definizione di
cui all’art. 3 LAsi,
che la decisione della SEM, laddove nega l’asilo al ricorrente ritenendo i
motivi addotti non pertinenti, implica dunque una violazione dell’art. 3 LAsi,
che pertanto, il ricorso è accolto e la decisione della SEM del 29 giugno
2016 è annullata; che nutrendo tuttavia il Tribunale dei dubbi in merito alla
veridicità della versione esposta dall’insorgente, si necessita in specie una
ritrasmissione degli atti all’autorità di prime cure (art. 61 cpv. 1 PA) onde
analizzarne la verosimiglianza, se del caso con l’ausilio di ulteriori misure
istruttorie,
che una volta chiarito tale aspetto, l’autorità è inviata a pronunciare, in ter-
mini ragionevoli (art. 29 cpv. 1 Cost.), una nuova decisione rispettosa dei
considerandi della presente sentenza,
D-4473/2016
Pagina 6
che qualora la SEM dovesse nuovamente respingere la domanda d’asilo e
non riconoscere lo statuto di rifugiato al ricorrente, essa avrà premura di
valutare la presenza di ostacoli per l’esecuzione dell’allontanamento alla
luce dell’attuale giurisprudenza del Tribunale (cfr. in particolare la sentenza
del Tribunale D-5800/2016 [pubblicata come ref.] che fa stato di un gene-
rale peggioramento della situazione securitaria nel paese).
che visto l’esito della procedura non si prelevano spese processuali (art. 63
cpv. 1 seg. PA),
che al ricorrente, non patrocinato in questa sede, non vengono assegnate
indennità ripetibili (art. 64 cpv. 1 PA in relazione con l'art. 7 del regolamento
sulle tasse e sulle spese ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale ammini-
strativo federale del 21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]),
che la pronuncia è definitiva,
(dispositivo alla pagina seguente)
D-4473/2016
Pagina 7