Decision ID: bc6feb14-9e9d-5df1-8e5d-bae065ec9878
Year: 2008
Language: it
Court: TI_TPC
Chamber: TI_TPC_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: penal_law

in fatto ed in diritto
A. Sulla vita
1.
AC 1, nato il 14 settembre
1983 a
_, è cittadino italiano, domiciliato a _.
Il padre è direttore della _, la madre è casalinga. Ha un fratello maggiore, _, il quale è dipendente della _.
Terminate le scuole dell’obbligo, AC 1 ha frequentato il liceo, all’Istituto _, senza conseguire la maturità. Nel 2005, infatti, mentre stava ripetendo la quarta liceo, decise di abbandonare gli studi poiché – così come riferito, in aula, dall’imputato – non gli interessavano. Le sue prime esperienze di lavoro furono a tempo determinato e gli vennero procurate dall’agenzia di collocamento _. Nel marzo del 2006, venne assunto alle dipendenze della _, prima come stagaire e poi come apprendista impiegato in logistica. Le sue mansioni - descritte nell’attestato 22.9.2006 agli atti (AI 17) – consistono nella riorganizzazione del materiale in magazzino, nella gestione dei bollettini materiale in uscita, nell’inserimento dati con ordinatore, nella preparazione del materiale, per le consegne, nelle consegne a domicilio e nella vendita diretta ai clienti.
In aula, AC 1 si è detto soddisfatto della strada professionale intrapresa ed è intenzionato a conseguire il diploma professionale ed, in seguito, la maturità professionale.
AC 1 percepisce uno stipendio lordo di fr. 1'200.— e, abitando in casa con i genitori che, tra l’altro, contribuiscono al pagamento del contributo di cassa malati, non ha spese particolari, se non quelle strettamente personali.
AC 1 ha iniziato a consumare marijuana
“per il piacere di fumare”
nel 2002 e ne ha fatto un uso, più o meno, regolare fino alla fine del 2007.
AC 1 ha spiegato di avere smesso il consumo di marijuana poiché seriamente intenzionato ad ottenere la patente - il cui rilascio è condizionato agli esiti dei controlli delle urine – e perché si è reso conto degli affetti negativi che il consumo della sostanza stupefacente gli provocava. L’accusato ha, altresì, dichiarato di avere, nel frattempo, smesso anche di eccedere nel consumo di bevande alcoliche.
B. I precedenti penali
2. AC 1
è stato condannato dalla pretura penale l’11.11.2004 per titolo di lesioni semplici, inosservanza dei doveri in caso di infortunio e contravvenzione alla legge sugli stupefacenti alla pena di 3 giorni di detenzione, posti al beneficio della sospensione condizionale per un periodo di 2 anni (cfr. AI 7).
C. Inchieste a carico dell’imputato
3.
A distanza di un mese dalla condanna emessa dalla Pretura penale, AC 1 è stato oggetto di quattro inchieste penali, dal 10 dicembre 2004 al 5 agosto 2005.
3.1.
La prima inchiesta ha preso avvio dalla denuncia presentata da PC 1, in data 10 dicembre 2004, alla polizia cantonale. In sostanza, la ragazza rimproverava a AC 1, con il quale intratteneva una relazione sentimentale, di averle usato violenza fisica, psichica e sessuale la sera stessa della denuncia. AC 1 ha, dapprima, negato ogni addebito, sporgendo, a sua volta, denuncia contro PC 1 per titolo di lesioni semplici e vie di fatto. In seguito, presentandosi spontaneamente in polizia il 6 gennaio 2005, l’accusato ritrattò la sua versione dei fatti, ritirò la sua denuncia ed ammise che quanto denunciato dalla sua ragazza corrispondeva alla verità.
3.2.
Da lì a poco, prese avvio una seconda inchiesta a carico di AC 1. La denuncia fu presentata, in data 26 febbraio 2005, da _ e da PC 2 per titolo di lesioni semplici, ingiuria, danneggiamento ed altri reati. Le due ragazze rimproveravano a AC 1 di averle, quella sera stessa, prima importunate, poi insultate e di avere, in seguito, danneggiato l’autovettura della PC 2 e colpito la _ al capo. AC 1, sentito dalla polizia, ammise, in sostanza, le sue responsabilità, anche se, nella sua versione dei fatti, affermò di essere stato, a sua volta, provocato dalle due ragazze.
3.3.
Con denuncia scritta, indirizzata al ministero pubblico in data 14 luglio 2005, PC 1 - che, nel frattempo, aveva ripreso la sua relazione sentimentale con AC 1 – denunciò nuovamente AC 1, questa volta per titolo di lesioni semplici, vie di fatto, ingiurie ed altri reati.
Secondo il dire della ragazza, il 9 luglio 2005, AC 1 l’aveva nuovamente picchiata ed insultata.
3.4.
Il 5 agosto 2005, AC 1 venne denunciato da parte delle polizia comunale di _ per titolo di contravvenzione alla legge sugli stupefacenti, siccome fu trovato in possesso di
11 grammi
di marijuana.
Dal 5 agosto 2005, AC 1 ha tenuto buona condotta, non avendo più interessato le autorità di perseguimento penale.
D.
Sui fatti
4.
In data 7 gennaio 2008, il procuratore pubblico ha posto in stato di accusa davanti alla Corte delle Assise correzionali di Lugano, AC 1, per titolo di coazione sessuale, lesioni semplici ripetute, vie di fatto, ingiuria ripetuta, minaccia, danneggiamento ripetuto, violazione di domicilio, denuncia mendace e contravvenzione alla legge federale sugli stupefacenti.
Ad eccezione dell’accusa di denuncia mendace – per la quale il PP non ha chiesto la conferma - AC 1 ha, in sostanza, ammesso i fatti che gli sono stati rimproverati, formulando, nel contempo, alcune puntuali contestazioni, di cui si dirà, nel dettaglio, qui di seguito.
Le imputazioni sono state esaminate dalla Corte ripercorrendo in ordine cronologico gli avvenimenti oggetto dell'accusa.
4.1.
Secondo l'ipotesi accusatoria,
il 10 dicembre 2004, AC 1 si sarebbe reso, autore colpevole di coazione sessuale per avere costretto PC 1, con violenza, a subire degli atti sessuali, e meglio per averle infilato di forza la mano nei pantaloni - dopo essersi messo sopra di lei, bloccandola con il suo peso, dicendole che ora le avrebbe fatto vedere lui e percuotendola con ceffoni e calci – tanto da strapparle la chiusura del citato indumento. AC 1 le avrebbe, quindi, messo un dito nella vagina e avrebbe tentato di infilare le sue dita anche nell’ano. In aggiunta a ciò – mentre la ragazza piangeva e tentava invano di allontanarlo - le avrebbe leccato le guance tentando di baciarla, le avrebbe appoggiato, da vestito, il suo pene sul suo viso dicendole che gli doveva fare un pompino e le avrebbe sfregato una candela contro la zona genitale sopra i pantaloni (AA1.1.). Sempre secondo l’ipotesi accusatoria, quella stessa sera, AC 1 si sarebbe reso colpevole pure di:
- lesioni semplici,
per avere colpito PC 1 con calci (di cui uno alla schiena) e ceffoni al viso (alcuni così forti da farla cadere), saltandole anche con le ginocchia sulle gambe e stringendole la gola fino a provocarle un conato di vomito, procurandole le lesioni fisiche e i traumi psichici descritti dai certificati medici in atti (AA2.1.);
- ingiuria, per avere offeso l’onore di PC 1 dandole della “brutta troia”, della “zoccola” e dicendole che l’unica cosa che era capace di fare era scopare, scrivendo inoltre con un pennarello rosso l’epiteto “puta” su una parete dell’abitazione della vittima (AA4.1.);
- minaccia, per avere, incusso timore e spavento a PC 1, dicendole di stare attenta, di guardarsi alle spalle e di cambiare appartamento perché con un calcio avrebbe potuto abbattere la porta e ripetere quanto fatto;
- danneggiamento, per avere
strappato i pantaloni della vittima e rotto diversi oggetti, gettandoli a terra, provocando così un danno non meglio quantificato, come risultante anche dalla documentazione fotografica in atti (AA6.1.); e
- violazione di domicilio
, per essersi trattenuto indebitamente e contro la volontà dell’avente diritto, nell’appartamento di PC 1 nonostante la sua chiara ingiunzione di andarsene (AA7.)
AC 1 ha ammesso i fatti ad eccezione della presunta penetrazione della vagina con le dita, precisando, in inchiesta, e ribadendolo nuovamente in aula, di avere messo le mani nei pantaloni della ragazza e di avere tentato di toccarla sotto le mutande.
Gli accertamenti della Corte sono i seguenti.
a) PC 1
, nata il 16 luglio 1986, è cittadina italiana. Abita con i genitori a _ in provincia di _. Priva di una formazione professionale specifica, ha lavorato come cameriera prima in Italia e poi, a partire dall’estate del
2004, in
Ticino. È stata dapprima assunta, per due mesi, come cameriera presso il bar _, ed in seguito è stata impiegata, sempre come cameriera, presso il ristorante _. Nel 2004, PC 1 era titolare di un permesso per frontalieri. La sorella maggiore, anche lei attiva professionalmente in Ticino, aveva preso in affitto un appartamento a _, dove PC 1 aveva l’abitudine di pernottare quando non faceva ritorno a _.
b)
PC 1 e AC 1 si sono conosciuti a _ nel mese di luglio 2004. La reciproca simpatia si trasformò, ben presto, in una relazione sentimentale. AC 1 ha parlato di amore a prima vista. Egli aveva all’epoca 20 anni e PC 1 19 anni. I primi due mesi trascorsero in modo idilliaco, i ragazzi si vedevano tutti i giorni e AC 1 dormiva regolarmente a _. PC 1 e AC 1 erano stati accolti calorosamente dalle reciproche famiglie. Per AC 1, PC 1 era una persona speciale e – a detta dell’imputato - anche lui per lei lo era, per lo meno in un primo momento.
Nel mese di settembre 2004 affiorarono le prime incomprensioni. Per PC 1, AC 1 era sempre più geloso ed ossessivo; per AC 1, PC 1 non manifestava con coerenza, chiarezza e trasparenza i suoi sentimenti e questo suo comportamento alimentava le insicurezze del ragazzo che si traducevano in comportamenti di eccessiva gelosia.
PC 1 aveva cominciato a pensare di lasciare AC 1 ma, prima del 10 dicembre 2004, si era limitata a ventilarglielo, senza mai prendere una vera e propria decisione in tal senso.
Infatti, benché PC 1 – come riferito dalla ragazza a verbale – avesse annunciato a AC 1, più volte, la sua intenzione di lasciarlo ed avesse tentato di fargli capire che non stavano più bene insieme, il giorno prima dei fatti, la ragazza ha dichiarato che non aveva ancora pensato di lasciarlo (cfr. PS PC 1 10.12.2004)
In aula, AC 1 ha riconosciuto di essersi comportato in modo inqualificabile nei confronti della sua ragazza. Chiamato a fornire la ragione del suo comportamento, l’imputato ha affermato che era molto confuso dal comportamento poco chiaro di PC 1 che prima lo voleva, poi non lo voleva più e poi lo voleva di nuovo.
A questo proposito, durante l’inchiesta aveva dichiarato che:
“A tutti gli effetti è vero che lei mi aveva detto un paio di volte che mi lasciava. Poi era sempre lei che tornava, che diceva che voleva sempre stare con me. (...).
In tutti i casi io non l'ho mai obbligata a rimanere con me. E' lei, di sua spontanea iniziativa, che ritornava da me.
”
(cfr. PS AC 1 12.12.2004)
In questo clima di reciproche recriminazioni, la coppia finiva spesso per litigare. Si insultavano e si spintonavano, ma mai, prima del 10 dicembre 2004, AC 1 le usò violenza.
La ragazza stessa ha dichiarato che, sino ad allora, AC 1, piuttosto che farle del male, sfogava la sua rabbia e frustrazione su se stesso:
“
Alla domanda dell'interrogante rispondo che nei miei confronti AC 1 non ha mai fatto particolari gesti di violenza. E' già capitato che mi desse degli spintoni, e questo durante i litigi. Più che rivolgere verso di me questa sua rabbia, se la prendeva con se stesso. E' già capitato che AC 1, in preda alla rabbia, prendesse a testate il muro e che si strappasse i capelli. Non mi ha comunque mai colpito in nessun modo. Arrivava addirittura a farsi dei bernoccoli da solo.
(...). AC 1 ha 21 anni ma non li dimostra, in queste cose é come un quindicenne. Aveva dei comportamenti infantili e quando faceva il "matto" lo faceva solo per intimorirmi, o almeno lo credo. Mi minacciava pure di uccidersi nel caso l'avessi lasciato. Continuava a dirlo quando gli dicevo che volevo lasciarlo. Una volta si era pure rivolto contro un coltello ed aveva minacciato di tagliarsi le vene.”
(PS PC 1 11.12.2004)
A questo proposito AC 1 ha precisato che:
“E' vero che io mi sono arrabbiato in quelle occasioni. Non è assolutamente vero che io davo testate al muro. E' vero che in paio di occasioni, arrabbiato, ho tirato dei pugni al muro, facendomi anche male alla mano. Non è vero che io ho minacciato di togliermi la vita se mi lasciava. E' vero che ho forse detto che non valeva la pena vivere senza di lei. Sono le cose che dici quando sei fuori di te.”
(PS AC 1 12.12.2004)
c)
Il 10 dicembre 2004, AC 1 e PC 1 trascorsero il pomeriggio a guardare la televisione a casa del ragazzo della sorella di PC 1 a _. Rientrati a casa, cominciarono a litigare. La lite degenerò a tal punto che PC 1 finì per dirgli che era stufa, che l’aveva esasperata e che questa volta l’avrebbe lasciato davvero. AC 1 andò su tutte le furie e minacciò di suicidarsi. PC 1 non diede peso alle parole del ragazzo, e, visto che AC 1 non voleva accettare tale decisione, gli intimò di andarsene da casa sua. Lui non lo fece. PC 1 decise allora di uscire lei dall’appartamento per andare a chiamare i suoi genitori da una cabina telefonica, poiché non aveva più credito sul suo telefonino.
AC 1 cercò di impedirle di uscire di casa mettendosi davanti alla porta.
L’imputato ha dichiarato di avere agito in questo modo poiché aveva paura di non rivederla mai più:
“
Mi ha detto che voleva uscire, ma io ho iniziato ad avere dei pensieri strani. Mi ero fatto l'idea che lei sarebbe andata via per non più tornare da me. Mi sono lasciato prendere dalle paure. Non volevo lasciarla uscire. Mi sono messo davanti a lei per non farla passare
”
(PS AC 1 6.1.2005)
PC 1 riuscì ad uscire di casa e AC 1 la seguì. La ragazza tentò nuovamente di far capire a AC 1 le sue ragioni, sedendosi, per qualche minuto, insieme a lui, sulla scalinata sita nei pressi del suo appartamento. AC 1, però, era in preda allo sconforto, non voleva sentire ragione e la supplicava di non lasciarlo. La ragazza si dimostrò ferma nella sua decisione e lo invitò nuovamente ad andarsene a casa sua. Lui non lo fece e la seguì per tutto il tragitto fino alla stazione FFS di _, dove PC 1 avrebbe chiamato i suoi genitori da una cabina telefonica.
AC 1 era disperato. Pensava che se l’avesse lasciata andare, non sarebbe più tornata:
“
io continuavo a seguirla non volevo lasciarla da sola. Sapevo che dopo non sarebbe tornata. (...) lo mi sono disperato, ho visto tutto nero, non ragionavo più.”
(PS AC 1 6.1.2005)
Mentre camminavano verso la stazione FFS di _, in più di un’occasione, AC 1 simulò dei tentativi di suicidio, gettandosi sulla strada mentre si avvicinavano delle macchine, ed, in un caso, una di queste dovette frenare per non investirlo.
Giunti alla cabina telefonica, PC 1 chiamò prima i suoi genitori e poi sua sorella chiedendole di venire a prenderla. Quando AC 1 sentì PC 1 informare i suoi genitori che tra di loro era tutto finito si infuriò e colpì la ragazza al viso, le sputò in faccia, le diede della “troia” e ne nacque una colluttazione:
“
Dalla cabina PC 1 ha chiamato sua madre, ho sentito che le diceva che tra noi due era finita. lo non c'ho più visto, continuavo ad entrare in cabina. le ho tirato una sberla in viso. lei mi ha spinto fuori dalla cabina, io sono rientrato e l'ho spinta, poi ci siamo insultati. l'ho spinta nuovamente verso la cabina, litigavamo, l'ho anche strattonata.”
(PS AC 1 6.1.2005)
“Quando informavo AC 1 che sarei stata raggiunta da mia sorella, lui si arrabbiava moltissimo e rincominciava a gridare. Oltre a questo iniziava a spingermi dentro la cabina e mi colpiva anche con due sberle o forse erano pugni. Mi accusava di avere sempre bisogno di qualcuno e m’insultava dandomi della troia più volte arrivando anche ad insultare i miei genitori. (...) Quando era ancora dentro la cabina AC 1 in almeno cinque o sei occasioni mi sputava in faccia continuando ad insultarmi.”
(PS PC 1 10.12.2004)
PC 1, che prima di allora non era mai stata colpita da AC 1, si spaventò e cercò di difendersi:
“Io sinceramente a mia volta ai suoi insulti rispondevo a tono. Cercavo anche di difendermi e a mia volta lo spintonavo. Può darsi che lo abbia anche colpito con una sberla ma solo perché ero spaventata. Prima infatti non era mai successo che AC 1 avesse avuto una reazione così violenta. Solamente in alcune occasioni mi aveva spintonato ma senza colpirmi.”
(PS PC 1 10.12.2004)
Uscita dalla cabina telefonica, PC 1 si incamminò verso a casa. AC 1 la seguì e continuò, per tutto il tragitto, ad insultarla:
“Siamo quindi tornati a piedi verso _. Lui restava indietro di alcuni passi e continuava a insultarmi, diceva che ero una zoccola e che non valevo niente.”
(PS PC 1 11.12.2004)
Una volta giunti nell’appartamento, la situazione degenerò irrimediabilmente.
PC 1 ha dichiarato che AC 1 era diventato una bestia (cfr. PS PC 1 10.12.2004). Mentre raccoglieva le sue cose e le metteva in una borsa, AC 1 continuava ad insultarla ed a colpirla al viso:
“Arrivati in casa, verso le 2130/2145, lui ha iniziato a prendere le sue cose e a metterle in un borsone che gli avevo dato a questo scopo. Lui continuava a insultarmi, dandomi della brutta troia. Mi dava pure degli schiaffoni in viso, forti da farmi cadere dicendomi di tutto.”
(PS PC 1 11.12.2004)
AC 1, in preda alla rabbia, cominciò pure a rompere diversi oggetti in casa, così come documentato dalle fotografie annesse al rapporto d’inchiesta del 26.8.2005.
PC 1 ha precisato che AC 1 le ruppe una candela, il presepe, l’albero di natale, il
mocio
, la scopa e che danneggiò, pure, la porta d’entrata dell’appartamento:
“Ha pure danneggiato alcune mie cose. Ha rotto una candela con della sabbia gialla, il presepe, l'albero di natale, ha stortato il mocio e la scopa e ha danneggiato la porta dell'appartamento.”
(PS PC 1 11.12.2004)
AC 1, dal canto suo, ha ammesso di avere rotto, intenzionalmente, solo una scopa e che il resto si ruppe nel corso della colluttazione:
“Ci eravamo spintonati, erano cadute delle cose in casa che si erano rotte. Ho preso una scopa e ho piegato il manico in ferro. E' l'unico oggetto che ho rotto intenzionalmente, il resto è successo perché ci spintonavamo.”
(PS AC 1 6.1.2005)
PC 1 riuscì, per un istante, a spingere AC 1 fuori dalla porta di casa, ma questi riuscì a rientrare e sfogò sulla ragazza tutta la sua violenza:
“A un certo punto ero riuscita a spingerlo fuori di casa e buttare fuori il borsone dicendogli di andare ma lui con dei calci è riuscito a riaprire la porta che avevo chiuso a chiave. Era fuori di se, in preda alla rabbia ed era tutto sudato. Oltre gli schiaffi mi dava pure dei calci, sulle gambe e anche uno alla schiena.”
(PS PC 1 11.12.2004)
AC 1 ha ammesso di averla percossa ed in particolare di averle dato un calcio alla schiena, anche se – contrariamente a PC 1 – ha situato tale suo gesto mentre la ragazza era sul letto:
“
Ricordo di averla colpita con un calcio, da dietro. Penso di averla colpita sulla schiena perché gliel'ho dato quando era stesa sul letto. Non le ho dato pugni, solo sberle, in viso. Non so quante ne ho tirate. Lei, per difendersi, mi aveva graffiato e mi aveva dato, in risposta alle mie, alcune sberle. (...).
(PS AC 1 6.1.2005)
PC 1, esasperata ed arrabbiata dall’atteggiamento di AC 1, gli urlò di andarsene:
“Io continuavo a dirgli urlando che doveva andarsene via. Ero molto arrabbiata sia per quelle che mi aveva fatto ma anche perché aveva danneggiato delle cose in casa che avevo comperato con i miei risparmi.”
(PS PC 1 10.12.2004)
“
lo continuavo a piangere e a urlare per farlo andare via, per farlo smettere. Continuavo a dirgli di andarsene ma lui non smetteva.”
(PS PC 1 11.12.2004)
Secondo il dire di PC 1, fu proprio l’aggressività e la fermezza con cui si rivolse a AC 1 che lo fecero arrabbiare ancora di più.
Secondo l’imputato, invece, furono gli insulti a carattere sessuale che gli rivolse PC 1 a provocare la sua violenza.
AC 1 sollevò, quindi, PC 1 da terra e la buttò con forza sul letto, dicendole che dovevano “scopare” per l’ultima volta e che quella era la sola cosa che lei sapesse fare:
“Era la prima volta che mi rivolgevo a lui in modo così aggressivo e questo credo l’abbia fatto ancora più arrabbiare. Iniziava nuovamente a picchiarmi e con forza mi buttava sul letto. Mi diceva che dovevamo scopare per l’ultima volta che era l’unica cosa che sapevo fare. Mentre diceva queste cose, io mi mettevo a piangere e non sapevo più cosa fare. Non avrei mai pensato arrivasse a tanto. Continuava a trattarmi come una prostituta e a ripetere che mi voleva scopare per l'ultima volta.”
(PS PC 1 10.12.2004)
“Ci siamo ancora insultati, lei mi ha detto delle cose, di carattere sessuale, che mi hanno fatto molto male. Non ci ho più visto, sono andato fuori di testa. Eravamo in piedi, io l'ho presa per il cavallo dei suoi pantaloni e l'ho spintonata sul letto dicendole che adesso le facevo vedere io, ero arrabbiato, la trattenevo, le ero sopra con tutto il mio corpo.”
(PS AC 1 6.1.2005)
PC 1 ha precisato che AC 1 dopo averla buttata sul letto, le saltò addosso con le ginocchia, facendole molto male:
“
Addirittura mi ha sbattuto sul letto e poi, con la rincorsa, mi è saltato con le ginocchia sulla gamba destra e mi ha fatto veramente male.”
(PS PC 1 11.12.2004)
AC 1 lo ha confermato:
“Alla domanda dell'interrogante dichiaro che effettivamente, a un certo punto, le sono saltato con le ginocchia sulla gamba di PC 1.”
(PS AC 1 6.1.2005)
In questo contesto, PC 1 ha affermato - in occasione del suo primo interrogatorio di polizia - che AC 1 con forza le infilò una mano nei pantaloni riuscendo a toccarle la zona pubica:
“Nello stesso tempo con forza m'infilava una mano nei pantaloni riuscendo a toccarmi la zona pubica. lo mi difendevo e cercavo di respingerlo ma senza riuscirci. Vista la sua forza i pantaloni che indosso anche adesso e che mostro all'agente verbalizzante, si strappavano all'altezza dell'asola del bottone e sotto la cerniera.”
(PS PC 1 10.12.2004)
In occasione del suo secondo interrogatorio, la ragazza ha affermato che AC 1 infilò le mani sotto le mutande e le mise un dito nella vagina, facendole male:
“
Mi ha poi infilato con forza la mano destra sotto i pantaloni, sul davanti. Ha infilato le mani sotto le mutande e mi ha messo un dito nella vagina. lo intanto mi divincolavo e sono riuscito a fargliela togliere. (...). Per mettermi la mano dei pantaloni, non li aveva aperti ma dalla violenza del gesto mi ha rotto l'asola del bottone. Preciso che nel mettermi le dita davanti mi ha fatto anche male ma escludo che mi abbia ferito nella zona genitale, alla quale oggi non ho alcun male. E' stata una cosa brevissima, in quanto mi ero subito ribellata.”
(PS PC 1 11.12.2004)
AC 1 ha, per contro, affermando di avere tentato di toccare la ragazza sotto le mutande e di essere riuscito a farlo solo sopra l’indumento intimo:
“L'ho toccata un paio di volte sopra i pantaloni nella zona genitale. Lei si divincolava ed ha iniziato a scalciare. Ho tentato pure di metterle una mano sotto le mutande, infilandola nei pantaloni. L'ho però toccata solo sulle mutande, un attimo. Non ho tentato di slacciare o abbassare i pantaloni.”
(PS AC 1 6.1.2005)
In aula, AC 1 ha affermato di essere sicuro di non averla penetrata con il dito.
Il PP ha sottolineato come la certezza dei ricordi dell’imputato fosse in palese contrasto, non solo con le dichiarazioni della ragazza, ma anche, e soprattutto, con lo stato di confusione in cui l’imputato – per sua stessa ammissione - si trovava; con la fugacità del gesto; con la dichiarazione dell’imputato – sebbene riferita in generale alle dichiarazioni della ragazza - secondo cui “
quello che dice PC 1 è sicuramente vero, all’inizio avevo detto che raccontava bugie per infangarmi, ma non è così. PC 1 a me non ha mai mentito e non ha l’abitudine di raccontare menzogne. Quello che ha detto a verbale è sicuramente vero.”
(cfr. PS AC 1 6.1.2005), e, non da ultimo, con il fatto che PC 1 non ha mai dato dimostrazione di accanimento nei suoi confronti.
Posto davanti a tutte queste obiezioni, l’imputato ha mantenuto con fermezza la sua contestazione.
Va detto che le dichiarazioni di PC 1, a questo proposito, non sono sempre state costanti; che tra i due ragazzi non è stato esperito un confronto su questo aspetto e che a PC 1 non sono state contestate le dichiarazioni di AC 1.
Inoltre, si rileva che, quando fu chiamata a ad interpretare le reali intenzioni di AC 1, la ragazza ha affermato che il ragazzo era fuori di sé e che, se avesse veramente voluto, avrebbe potuto anche violentarla, ma che invece si era limitato ad infilarle le mani nei pantaloni.
“Era fuori di se. Non è mai successo che arrivasse a tanto, è sempre stato un ragazzo impulsivo ma mai violento, nei miei confronti.(...). Dubito che AC 1 avesse avuto l'intenzione di violentarmi, sapeva che da li a poco sarebbe arrivata _. Se avesse voluto avrebbe potuto benissimo farlo, per superiorità fisica, ma si è limitato a infilarmi la mano nei pantaloni. Non credo che si sarebbe spinto a tanto. E' già tanto che è arrivato al punto di colpirmi con sberle e calci.”
(PS PC 1 11.12.2004)
Tornando ai fatti del 10 dicembre 2004,
la Corte
ha accertato che AC 1, sempre mentre si trovava sopra PC 1, le leccò le guance e cercò di baciarla:
“Mi leccava le guance e cercava di baciarmi.”
(PS PC 1 10.12.2004)
Mi leccava anche le guance e tentava di baciarmi ma ovviamente io non gliene davo la possibilità.”
(PS PC 1 11.12.2004)
Poi, spostandosi sopra di lei, rimanendo sempre vestito, le mise in faccia il pene dicendole di
“succhiarglielo”
. Il tutto avvenne mentre PC 1, in lacrime, tentava di svincolarsi:
“Sempre tenendomi sotto di lui, si spostava verso la mai faccia sino ad appoggiare i suoi genitali sopra la mia bocca. lo mi dimenavo e cercavo sempre di respingerlo come potevo
”
(PS PC 1 10.12.2004)
“
Mentre ero sul letto, dove mi aveva scaraventato, si è seduto su di me e mi ha messo i genitali in faccia dicendomi di succhiarglielo. Lo ha fatto con senza togliersi i pantaloni, facendo solo il gesto.”
(PS PC 1 11.12.2004)
“lo ho sempre cercato di oppormi fisicamente, cercando di divincolarmi e di spingerlo via, continuavo a piangere ma lui insisteva.”
(PS PC 1 11.12.2004)
AC 1 non ha negato di essersi comportato come descritto dalla ragazza, ma ha situato tale suo gesto in una fase successiva, ovvero quando la ragazza era a terra:
“Lei era seduta, inginocchiata, per terra, io ero in piedi. Mi sono avvicinato e le ho preso la testa per spingermela contro il mio cavallo dei pantaloni.”
(PS AC 1 6.1.2005)
Sempre mentre si trovava sul letto, AC 1, riprese la posizione iniziale e tentò di infilare la mano in mezzo alle gambe della ragazza, spingendo le sue dita nel tentativo di penetrale l’ano:
“(...) e lui tornava a sedersi con le gambe aperte sopra il mio bacino. M'infilava una mano in mezzo alle gambe e con forza spingeva la sue dita come per infilarle nell'ano. lo continuavo a piangere e ad un certo punto riuscivo a spingerlo via.”
(PS PC 1 10.12.2004)
“Lui a questo punto, sopra i pantaloni, mi ha toccata da dietro, con tanta forza, come per infilarmi le dita nell'ano. Diceva prendilo nel culo, che mi sarebbe piaciuto.”
(PS PC 1 11.12.2004)
“Per precisare la dinamica di quando mi trovavo a letto con lui sopra dichiaro " che lui mi teneva in quella posizione con la forza, usando il suo peso per bloccarmi. Non ricordo se mi teneva per le braccia. lo ho sempre cercato di oppormi fisicamente, cercando di divincolarmi e di spingerlo via, continuavo a piangere ma lui insisteva.
(PS PC 1 11.12.2004)
PC 1 ha, poi, ricordato che AC 1 le aveva, pure, spinto una candela nella zona genitale:
“ricordo pure che a un certo punto AC 1 ha preso una candela, quella che poi si è rotta, e me la spingeva nella zona genitale, sopra i pantaloni”
(PS PC 1 11.12.2004)
AC 1, non ricordandosi del particolare della candela, non l’ha, nemmeno, escluso:
“L'agente interrogante mi chiede se ricordo qualcosa riferita alla candela, che poi si è rotta, che stando alle dichiarazioni di PC 1, avrei spinto nella sua zona genitale, sopra i pantaloni. Rispondo che non, ricordo questo particolare, ma non escludo che possa essere successo. Ero fuori di testa e non ci vedevo più dalla rabbia. Se lo dice PC 1 probabilmente è vero.”
(PS AC 1 6.1.2005)
Durante tutta l’azione coercitiva, PC 1 piangeva e tentava di liberarsi, fino a quando riuscì a spingerlo lontano da se. Vista la reazione di PC 1, AC 1 tornò in sé e si alzò dal letto:
“lo continuavo a piangere e ad un certo punto riuscivo a spingerlo via. Lui vista la mai reazione non mi toccava più.”
(PS PC 1 10.12.2004)
AC 1 ha dichiarato di essersi fermato poiché si era reso conto di quello che stava facendo:
“Poi mi sono reso conto di cosa stava succedendo e mi sono fermato (...). Non sarei mai arrivato a farle violenza vera e propria. Ho fatto questi gesti perché non c'avevo più visto, ero andato fuori di testa, per via delle cose che mi aveva detto.”
(PS AC 1 6.1.2005)
Il tutto durò una quindicina di minuti ed i ragazzi rimasero vestiti.
“
Questo tentativo di violenza è durato per circa quindici minuti, sempre restando sul letto ed entrambi vestiti. Preciso che durante questa fase io riuscivo in alcune occasioni a spostarlo ma lui insisteva tornando sopra di me.”
(PS PC 1 10.12.2004)
Alzatosi da letto, AC 1 non lasciò l’appartamento. Continuò ad insultare ed a picchiare la ragazza, giungendo anche a stringerle il collo talmente forte da provocarle un conato di vomito:
“Quando smetteva di toccarmi, restava nell'appartamento sino a circa le 22.45 continuando ad insultarmi a spingermi e a colpirmi con delle sberle, sino a prendermi per il collo con entrambe le mani che stringeva sino a farmi venire un conato di vomito.”
(PS PC 1 10.12.2004)
“Ero poi riuscita a spingerlo via e mi sono rifugiata in un angolo a terra, piangevo. Gli dicevo che sarebbe arrivata mia sorella e che lei,
la Polizia
, l'avrebbe chiamata. Lui a questo punto ha preso le sue cose. Ha comunque continuato a insultarmi e a sputarmi in faccia. Ogni tanto veniva da me e mi strattonava e mi diceva di piangere pure che non gli importava, non gli faceva nessun effetto. Alla fine gli ho preso un braccio e ho cercato di spingerlo verso la porta dicendogli di andare, non ne potevo più. A questo punto lui mi ha afferrato con tutte e due le mani, dal davanti, al collo. Mi ha stretto forte, al punto di farmi venire un conato di vomito. Mi ha tolto il respiro e mi ha fatto veramente paura. Mi ha tenuto al collo per una decina di secondi, mi sentivo soffocare.”
(PS PC 1 11.12.2004)
AC 1 ha ammesso anche questo gesto:
“Alla domanda dell'interrogante rispondo a un certo punto, quando PC 1 cercava di spingermi verso la porta, io l'avevo afferrata al collo e l'avevo spinta indietro. E' vero che ho anche stretto la presa, dalla rabbia.”
(PS AC 1 6.1.2005)
In aula, l’imputato ha cercato di relativizzare la gravità del gesto, affermando – senza però riuscire a convincere
la Corte
- di non averle cinto il collo, ma di averla “
spinta per il collo”
.
Liberatasi dalla stretta, PC 1 gli intimò per l’ennesima volta di andarsene e lui lo fece, non prima, però, di insultarla sia verbalmente sia per iscritto, scrivendo, su una delle pareti dell’appartamento, la parola “puta”:
“lo riuscivo a liberarmi prendevo la sua borsa e la buttavo nel corridoio, chiedendo nuovamente di andarsene. In quel momento stavo sempre piangendo e lui mi diceva che potevo piangere che tanto non gli facevo pena, che ero solamente una troia e che gli avevo rovinato la vita. Per finire con un pennarello di colore rosso sulla parete di casa scriveva la parola" Puta" e se ne andava.”
(PS PC 1 10.12.2004)
“Quando mi ha lasciata andare, io continuavo con le mani a difendermi e a colpirlo, sono caduta per terra e tossivo. Lui è rimasto li a guardarmi, continuava a ridere e a sputarmi addosso. E' quindi uscito dalla porta e con un pennarello rosso, ha scritto "PUTA" sul muro. Subito dopo se n'è andato.”
(PS PC 1 11.12.2004)
Nel corso della serata, AC 1 assunse anche un comportamento intimidatorio, dicendo a PC 1 che avrebbe dovuto guardarsi le spalle e cambiare appartamento poiché gli sarebbe stato facile buttare giù la porta con un calcio:
“Mi minacciava pure di stare attenta, di guardarmi le spalle e di cambiare appartamento. Diceva che con un calcio veniva giù la porta e che poteva benissimo farlo anche un'altra volta.”
(PS PC 1 11.12.2004)
d)
Quella sera, arrivata sua sorella, PC 1 tentò, in un primo momento, recandosi di persona a casa dell’imputato, di parlare con i genitori di AC 1, i quali però presero le difese del figlio che negava di averle usato violenza. Decise quindi di recarsi in polizia per denunciare i fatti. Si recò poi al pronto soccorso per farsi visitare.
e)
La relazione clinica di pronto soccorso di _ di data 11.12.2004, fa stato di numerose contusioni:
“
EO osteocutaneo muscolare: dolenzia digito pressione capo regione occipitale paramediana, lieve contrattura sternocleidomastoideo sn, dolenzia a flessione capo verso sn, dolenzia digito pressione vasto laterale m femorale con ematoma in formazione.
”
Gli ematomi riportati da PC 1 sul corpo sono stati documentati dalla polizia scientifica nel rapporto “documentazione fotografica” di data 17 ottobre 2007 (AI 16).
Il 16 dicembre 2004, il dott. _, medico curante della ragazza, certificò l’insorgere di sintomi post traumatici e di insonnia. (cfr. certificato medico del 16.12.2004 del dott. _).
f)
Il 12 dicembre 2005, AC 1 venne prelevato dalla polizia - a mano di un ordine di traduzione forzata emesso dal PP - e venne interrogato dagli inquirenti.
Come già detto in ingresso, l’imputato respinse ogni accusa e, due giorni dopo, denunciò PC 1 per lesioni semplici e vie di fatto.
Il 6 gennaio 2005, AC 1 si presentò – spontaneamente - in polizia e riconobbe che quanto dichiarato da PC 1 era la verità. Ritirò, quindi, la denuncia.
Chiamato, tra l’altro, a spiegare i motivi che lo indussero a respingere le accuse di PC 1, AC 1 dichiarò che le modalità di traduzione forzata avevano sconvolto i suoi genitori, in particolare sua madre e lui non si era ancora reso conto della gravità dei suoi gesti:
“il giorno che sono stato interrogato non ho detto tutta la verità perché non avevo ancora avuto il tempo di rendermi conto della gravità di quanto successo e di elaborare la cosa. Inoltre ero stato prelevato da casa mia da una pattuglia della Polizia e questa cosa aveva spaventato mia madre. Questi i motivi che mi hanno spinto a non raccontare tutto subito. (...).
(PS AC 1 6.1.2005)
Chiamato, poi, a spiegare le ragioni che lo avevano portato a decidersi di raccontare la verità, l’accusato dichiarò che non voleva più far passare PC 1 per una bugiarda:
“Oggi la mia intenzione era quella di raccontare la verità, non riuscivo più ad andare avanti. L'ho fatto per me e anche per PC 1, non voleva che passasse per bugiarda, per rispetto nei suoi confronti. Avevo un peso sulla coscienza. Rimpiango ancora oggi il fatto che non me ne sono andato quando PC 1 me lo aveva chiesto quella sera. Non so cosa mi ha preso.”
(PS AC 1 6.1.2005)
g)
Il PP, in aula, non ha chiesto alla Corte di confermare l’accusa di denuncia mendace (AA9.) - secondo la quale AC 1 avrebbe sporto denuncia per lesioni semplici e vie di fatto contro PC 1, sapendola innocente, per provocare contro di lei un procedimento penale – da un lato, poiché basata sulle dichiarazioni rese dall’accusato in occasione del suo primo verbale di interrogatorio nella sua qualità di accusato e, dall’altro, poiché prontamente ritirata in data 6.1.2005
h)
Prima di recarsi in polizia nel mese di gennaio 2005, AC 1 scrisse a PC 1 una lettera del tenore seguente:
“
Ciao PC 1, il tuo sorriso mi manca da morire e il mio cuore e la mente non riescono a darsi pace per il male che ti ho fatto. Mi sento così meschino e vile; tutto quello che ti ho causato è così ingiusto; guardo le mie mani e non riesco ancora a capacitarmi di quello che ho fatto. Come ho potuto. Spero che il tuo cuore provi ancora qualcosa per me e che col tempo tu mi possa perdonare. Devi porre le mie scuse anche ai tuoi famigliari se te la senti; perché in questo momento so che non posso farlo personalmente. Scusa a tua madre e tuo padre, che mi hanno sempre trattato benissimo e fatto stare a mio agio. Non avrei mai voluto causargli altre preoccupazioni oltre a quelle che la vita gli pone già di fronte. Scusa a tua sorella, sempre gentile e disponibile nei miei confronti. Scusa anche a tutti quelli che ti sono vicino e ti hanno visto soffrire a causa mia. Mi spiace per tutto quello che è successo. Quanto vorrei tornare indietro. Hi capito solo ora quanto ero possessivo verso te. Ho sbagliato tutto nell’ultimo periodo. Non badavo Più alla mia vita e pensavo solo a te, ma soprattutto non ti permettevo di avere le tue libertà. Quanto ero sciocco. Il tuo cuore era così vero; così forte e io mi perdevo in certe cazzate. In più credevo di avere ragione. Ma sono tantissime le cose che vorrei dirti ma che mi scoppieranno in testa solo quando avrò finito di scriverti. Vorrei veramente parlarti anche solo per 15 minuti. Ieri ti avrei voluto tanto abbracciare. Spero che tu creda ancora nel mio amore e nella mia sincerità. Non devi avere paura di me o credere che io possa ancora fare una cosa simile. Ti prego questi sei mesi sono stati troppo magici e speciale, non voglio averli rovinati in 2 ore di follia. Anch’io come te sto soffrendo molto. Il mondo mi appare tanto vuoto e la vita inutile. Tutto ha perso i suoi colori, vivo in un mondo in bianco e nero, quanto mi manchi. Con te mi sentivo a mio agio, non avevo segreti, ero troppo me stesso. In questi giorni mi sono guardato molto dentro e ho capito tante cose. Devi sapere che non posso dimenticarti; sei presente in ogni mio pensiero e aspettativa. Voglio che tu guardi realmente nel tuo cuore senza farti influenzare da altri aspetti; sì ascoltando anche il parere dei tuoi cari o di altre persone. Mi sto mangiando il fegato, il rimorso è troppo grande, come la voglia di averti vicina. Ma perché ci accorgiamo sempre dopo delle cose belle della vita e degli errori che facciamo. Spero non sia ormai troppo tardi, almeno per una volta. Io voglio porre rimedio e assumermi le mie responsabilità anche con la polizia e scontare quello che devo perché è giusto che sia così. Mi auguro che tu possa malgrado tutto passare un natale tranquillo sereno insieme ai tuoi parenti. Voglio che rincomincia a magiare e dormire; devi farlo. Sei sempre stata così cara e felice di vivere e stare a contatto con gli altri. Il tuo carattere e la tua personalità sono bellissimi, mi hai insegnato molte cose. Ti amerò per sempre Alla prossima. Ciao e auguri. AC 1. Eri un grande riferimento per me, forse l’unico. Eri così amabile e affettuosa, mi hai fatto scoprire l’amore per la prima volta (incomprensibile)
“
(lettera allegata al PS PC 1 7.1.2005)
i)
Da lì a qualche mese, PC 1 e AC 1 si riavvicineranno e ricominceranno a frequentarsi, ma su questa circostanza, ritorneremo al considerando 4.3.
4.2.
Secondo l’ipotesi accusatoria AC 1, il 26 febbraio 2005, si sarebbe reso autore colpevole di vie di fatto, per avere
spintonato e colpito con uno ceffone alla nuca _, senza cagionarle un danno al corpo o alla salute (AA3.); di ingiuria per avere, nelle stesse circostanze
offeso l’onore di _ e PC 2, tacciandole di “zoccole”, “puttane” e dicendo loro “siete in cerca di cazzi” (AA5.2.); e di danneggiamento, per avere, con un calcio, danneggiato lo specchietto retrovisore della Honda Civic 2.0 targata di proprietà di PC 2, provocando un danno preventivato in CHF 247,50.- (AA6.2.).
AC 1 ha ammesso i fatti.
Premesso che _ e PC 2 hanno sporto tempestivamente querela per i reati rispettivamente di vie di fatto, ingiuria e danneggiamento e ritenuta l’intervenuta prescrizione del reato di vie di fatto, gli accertamenti della Corte sono i seguenti.
a)
La sera del 26 febbraio 2005, attorno alle ore 22.00, AC 1 si trovava all’interno del locale delle cassette postale dell’ufficio postale di _ in compagnia dei suoi amici _. I tre ragazzi, dopo aver trascorso la serata in alcuni esercizi pubblici della zona, si erano fermati all’interno del citato locale per riscaldarsi, prima di far rientro a casa.
Quella stessa sera, PC 2, alla giuda della sua autovettura, una
Honda Civic 2.0 targata, si posteggiò davanti all’ufficio postale di _ per permettere all’amica, _, di prelevare dei contanti al Postomat, situato proprio di fianco al locale in cui AC 1 e i suoi amici si stavano riscaldando.
In macchina vi era pure _.
b)
_ scese dall’autovettura e si diresse verso il Postomat, mentre PC 2 e _ attesero in macchina. AC 1, accortosi della presenza delle tre ragazze, uscì dal locale e si rivolse loro con epiteti ingiuriosi e provocatori.
_ ha riferito che AC 1 cominciò ad insultare le ragazze quando ancora si trovava all’interno del locale e che, quando uscì e si diresse verso di loro, non prestò più molta attenzione all’agire dell’amico:
“In quel frangente giungeva un'autovettura con tre ragazze a bordo. AC 1 a questo punto cominciava a provocare le ragazze attribuendo loro diversi nominativi, prima da dentro il locale dove ci eravamo fermati e in seguito è uscito. lo e la mia compagna siamo rimasti all'interno del locale delle cassette postali, senza dare troppa importanza a quello che il mio conoscente stava facendo.”
(PS _ 27.2.2005)
_, al contrario di _, fece attenzione a quello che stava facendo AC 1, tanto da dichiarare che quest’ultimo, una volta uscito dal locale, rivolse alle ragazze frasi quali
"siete in cerca di cazzi?"
e
"stai zitta puttana"
(cfr. PS _ 26.2.2005)
.
Le
dichiarazioni di _ confermano il dire di Jessica _, la quale ha dichiarato che AC 1, una volta uscito dal locale adiacente all’ufficio postale, insultò lei e l’amica PC 2 con epiteti quali “
zoccole”
,
“puttane”
e chiese loro se erano
“in cerca di cazzi”
:
“Dopodichè, lo stesso ragazzo, usciva dal locale ed iniziava ad insultare tutte e due, me e PC 2. (...)D1 Che tipo di insulti vi sono stati detti? R1 "Siete in cerca di cazzi" -"Zoccole" -"Puttane" ed altro ancora.”
(PS _ 27.2.2005)
c)
Nel frattempo, _ aveva terminato l’operazione di prelevamento ed aveva raggiunto le amiche. _ uscì dalla vettura per permettere a _ di salire. AC 1 continuava ad importunare le ragazze insultandole, fissandole, toccandosi i genitali e tirando fuori la lingua:
“
Mentre _ entrava in auto il ragazzo con il giubbotto verde oliva gli ha urlato qualcosa, io non ho capito cosa diceva perché ero in macchina. Quando _ è entrata in auto mi ha detto che il ragazzo ci aveva insultate domandandoci se eravamo in cerca di cazzi. In seguito ci siamo fermate e da dentro l'auto abbiamo guardato all'interno del locale per vedere cosa faceva il ragazzo che ci aveva appena gridato. lo ho chiaramente visto che quest'ultimo si toccava i genitali rimanendo vestito e tirava fuori la lingua mentre ci fissava. Jessica dopo aver visto questi atteggiamenti a fatto un gesto con la mano al ragazzo, come segno di dissenso.”
(PS PC 2 27.2.2005)
PC 2 mise, quindi, la retromarcia per uscire dal posteggio, ma dovette attendere, prima di immettersi nel traffico, per dare la precedenza ad un altro veicolo.
AC 1 ne approfittò per appoggiarsi alla macchina delle ragazze. PC 2 chiuse i finestrini e bloccò le portiere e - dopo che AC 1 aveva sputato sul vetro della portiera destra ed aveva afferrato lo specchietto retrovisore destro - nel tentativo di farlo desistere e di allontanarlo, mise in movimento l’autovettura.
Questa manovra inattesa, innervosì AC 1 che, per stizza, sferrò un calcio allo specchietto retrovisore destro.
d)
Accusato il colpo, PC 2, oramai esasperata, scese dalla macchina e, avvicinatasi a AC 1, gli chiese, con tono fermo, quali fossero le sue intenzioni.
AC 1, in tutta risposta, le sputò addosso, all’altezza di pantaloni. _ scese dall’auto per dare aiuto all’amica e diede uno spintone all’imputato che cadde a terra.
Rialzatosi da terra, AC 1 si diresse verso _ e, vincendo la resistenza opposta dai suoi amici - che nel frattempo erano usciti dal locale per tentare di trattenere e calmare l’amico - colpì la ragazza al viso, senza, tuttavia, cagionarle delle lesioni.
Dal certificato medico agli atti emerge infatti che _ presentava, la sera dell’aggressione, una lieve contusione alla nuca sinistra che consisteva in un lieve arrossamento della cute del diametro di
1.5 cm
con del dolore alla palpazione (certificato medico 26.2.2005 allegato al rapporto d’inchiesta di polizia giudiziaria del 13 marzo 2005).
e) PC 2
, visto che la situazione stava degenerando, decise di chiamare la polizia. AC 1, sentendo che la ragazza stava per far intervenire le forze dell’ordine, si allontanò di corsa dal luogo dei fatti. Pure i suoi amici si allontanarono ma con un passo più tranquillo.
AC 1, _ vennero individuati dagli agenti di polizia presso la stazione ferroviaria di _. AC 1 riuscì a scappare mentre, _, tradotti alla centrale di polizia, permisero agli agenti di rintracciare il loro compagno che, convocato telefonicamente, si presentò in polizia e venne interrogato quella sera stessa alle ore 0035.
AC 1, in aula, ha ammesso di avere insultato le ragazze, di avere sferrato un calcio alla macchina della PC 2 e di avere colpito la _.
f)
Per quanto riguarda l’ammontare del danno cagionato dall’imputato con il calcio sferrato allo specchietto retrovisore della vettura della PC 2, il preventivo, versato agli atti dalla PC, della _ del 2.3.2005, allegato al rapporto d’inchiesta di polizia giudiziaria del 13 marzo 2005, fa stato di un importo di fr. 247,48.-- per i costi di riparazione.
In aula, AC 1 ha contestato l’ammontare del preventivo agli atti.
4.3. Secondo l’ipotesi accusatoria, AC 1, il 9 luglio 2005, si sarebbe reso autore colpevole di lesioni semplici, nuovamente ai danni di PC 1, per avere colpito la ragazza con calci e ceffoni, provocandole le lesioni fisiche e psichiche descritte nei certificati medici agli atti (AA2.2.). Sempre quella sera, e più precisamente a cavallo tra il 9 luglio ed il 10 luglio, l’accusato si sarebbe reso pure autore colpevole di ingiuria per avere offeso l’onore di PC 1 tacciandola di “troia”, “puttana”, “brutta puttana del cazzo” e dicendole “non vali un cazzo” (AA4.3.)
AC 1 è reo confesso.
Gli accertamenti della Corte sono i seguenti.
a)
PC 1 e AC 1 ripresero la loro relazione sentimentale nella primavera del 2005:
“Da quel grave episodio di dicembre 2004 non l'ho più frequentato per circa 3 mesi. ADR che io non lo cercavo, era lui che mi cercava spesso e mi ha anche scritto una lettera che poi avevo inviato in copia alla Polizia. Egli è stato quindi parecchio insistente con me dicendomi che mi amava e che avrebbe pagato per i suoi errori, come del resto aveva già fatto confessando la sua responsabilità in Polizia. Per quello che mi diceva e per come me lo diceva era per me era impossibile non credere alle sue buone intenzioni. Mentre sto parlando mi viene da piangere perché mi viene in mente quanto male mi ha fatto AC 1. ADR che durante quei tre mesi in cui non ci siamo frequentati egli mi chiamava tutti i giorni al telefono. Era molto gentile. Sembrava cambiato e pentito di quello che aveva fatto. ADR che non so se AC 1 è in cura presso qualche psicologo o psichiatra. Lui non me lo ha detto. Dopo questi tre mesi abbiamo deciso di rifrequentarci. Ci vedevamo un paio di volte alla settimana per un breve tempo. Lui mi chiedeva se mi poteva dare un bacio. lo ero molto fredda e distaccata; volevo verificare se era cambiato e non me la sentivo neanche di baciarlo. Dopo circa tre settimane ci siamo rimessi insieme”
(PP PC 1 26.8.2005)
“
Preciso che in quel periodo ci vedevamo ogni giorno, a parte il periodo di pausa della nostra relazione durato tre mesi, a partire dai fatti di dicembre, ci vedevamo sempre, ogni giorno.”
(PP AC 1 26.8.2005)
b)
Ripresero, purtroppo, anche a litigare:
“
Abbiamo ripreso quasi subito a litigare come già facevamo prima dell'aggressione del 10 dicembre 2004. i nostri litigi consistevano in insulti pesanti, spintoni e qualche sberla. ADR che è capitato anche a me di rispondere con qualche sberla. Ci vedevamo tutti i giorni e tutti i giorni litigavamo. A me lui piaceva tanto ma la sua gelosia era davvero eccessiva e insopportabile. Non potevo fare niente che lui si arrabbiava subito tantissimo. ADR che questa situazioni di continui litigi è andata avanti sino a luglio allorquando lui mi ha picchiato violentemente (...).
(PP PC 1 26.8.2005)
c)
Il 9 luglio 2005, PC 1 e AC 1 si incontrarono alla stazione ferroviaria di _ e si trattennero, in compagnia di alcuni loro amici, in un esercizio pubblico. A detta di PC 1, così come esposto nella sua denuncia del 15.7.2005, confermata poi davanti al PP, AC 1, quella sera, si ingelosì per alcuni sguardi insistenti che uno dei loro amici le aveva rivolto.
Secondo AC 1, invece PC 1, quella sera, si era comportata in modo provocante con altri ragazzi. Chiamato a fornire un esempio, l’imputato ha dichiarato che PC 1, pur sapendo che lui aveva un accendino, aveva insistito per farsi accendere la sigaretta da un ragazzo che stava camminando nei pressi del _.
AC 1 perse, nuovamente, il controllo a causa del comportamento di PC 1 e dell’alcool e della marijuana che il ragazzo aveva consumato quella sera:
“Queste cose mi mandavano in bestia. Non ragionavo più, anche per il consumo d'alcol e di marijuana.”
(PP AC 1 26.8.2005)
Ne scaturì una lite violenta. AC 1, dapprima, insultò la ragazza con epiteti quali
"troia" e "puttana":
“
ADR
che prima di picchiarmi egli mi ha insultato con epiteti del tipo "troia", "puttana" e poi mi ha picchiato.”
(PP PC 1 26.8.2005)
E poi alzò le mani. La buttò per terra, le diede sberle e calci alla pancia ed alla schiena, la trascinò in una stradina perpendicolare al lungo lago di _ e continuò ad insultarla ed a picchiarla:
“(...) che mi ha buttato a terra con forza. Poi mi ha picchiato con calci e sberle; i calci erano piuttosto sulla pancia e sulla schiena; il giorno dopo non stavo neanche più in piedi. Egli mi ha poi trascinato con forza, trattenendomi per le braccia, in una stradina perpendicolare al lago. Egli ha continuato ad insultarmi e a picchiarmi dicendomi che sono "una brutta puttana del cazzo", "che non valgo un cazzo"
(PP PC 1 26.8.2005)
AC 1, in inchiesta, ha dichiarato che anche PC 1 lo aveva insultato e picchiato, tirandogli i capelli e dandogli una pedata in faccia:
“Abbiamo continuato a litigare insultandoci e picchiandoci, spostandoci verso _ sul lungolago. Nei pressi del _ PC 1 è uscita due volte in mezzo alla strada. lo l'ho ritirata verso il marciapiede e lei si è buttata a terra. Si era buttata altre volte prima nel corso del tragitto. Entrambi urlavamo. (...).Circa la dinamica dei fatti del 10 luglio 2004 il Magistrato mi contesta che secondo PC 1 i fatti non si sono svolti così, nel senso che lei si sarebbe limitata ad insultarmi, a seguito degli insulti e che non mi avrebbe picchiato. Sarei stato io quindi a picchiarla senza sue reazioni particolari dal profilo fisico. Preso atto di tale contestazione ribadisco che anche lei mi ha tirato i capelli e mi ha dato una pedata in faccia."
(PP AC 1 26.8.2005)
In aula, AC 1 ha confermato la dinamica dei fatti esposta da PC 1, ma ha ribadito di avere ricevuto una pedata in faccia.
La lite venne, quindi, smorzata dall’intervento di un ragazzo, che, con in mano un coltello, intimò a AC 1 di lasciare stare la ragazza:
“Ad un certo punto è intervenuto un ragazzo con un coltello per cercare di fermare AC 1. Gli ha detto di smetterla, facendogli notare come mi aveva conciata. In quel frangente sono riuscita a fuggire, a fatica visto il dolore che provavo a seguito delle percosse. Lui è poi riuscito a raggiungermi insultandomi ancora pesantemente dicendomi che ero stata una stronza per averlo abbandonato lì con il rischio che quell'altro lo accoltellasse. Mi diceva che io, secondo lui, lo volevo vedere morto.”
(PP AC 1 26.8.2005)
“Ad un certo momento si è avvicinato un ragazzo che faceva parte di una compagnia di 7-8 ragazzi che stavano passando a piedi. Uno di quelli mi ha detto che non potevo trattare così PC 1, faceva il bullo, voleva farsi bello con i suoi amici e ad un certo momento ha anche estratto un coltello che mi ha puntato vicino alla pancia. Dopo poco ha lasciato perdere e il gruppo si è allontanato.
”
(PP PC 1 26.8.2005)
PC 1 riuscì ad arrivare a stento a _, dove, a quell’epoca, divideva l’appartamento con un suo collega di lavoro, che però quella sera non era a casa. AC 1 la seguì e riuscì ad entrare nella sua stanza, dove trascorse la notte.
d)
Secondo PC 1, AC 1 dormì tutta la notte sul divano:
“
Contro la mia volontà AC 1 è riuscito ad entrare in camera mia ed è restato su una poltrona mentre io ero a letto sotto le coperte sino a mattina ad un quarto alle 7 quando io sono uscita di casa per andare a lavorare.
ADR
che non mi ha più fatto nulla né ha detto nulla. Preciso che io ero sotto le coperte e continuavo a piangere.”
(PP PC 1 26.8.2005)
AC 1 ha, per contro, riferito di essersi messo, prima, sul divano e di essersi sdraiato, in un secondo tempo, nel letto e di avervi trascorso la notte:
“
In effetti in un primo tempo ero sulla poltrona e poi mi sono messo anch'io nel letto.”
(PP AC 1 26.8.2005)
Sempre secondo le dichiarazioni di AC 1, la ragazza, al risveglio, lo avrebbe baciato e gli avrebbe detto che era spiaciuta per quanto avvenuto e, prima di uscire di casa, gli avrebbe dato appuntamento per il mezzogiorno:
“
La mattina quando ci siamo svegliati ci siamo baciati. lei mi ha detto che era spiaciuta per quanto avvenuto e che ci saremmo visti a mezzogiorno.”
(PP AC 1 26.8.2005)
PC 1 non ha riferito del risveglio nei termini indicati da AC 1.
Arrivata sul posto di lavoro, la ragazza raccontò al suo datore di lavoro quanto le era successo la sera precedente.
“Arrivata al lavoro il signor _ della reception, il signor _, mio datore di lavoro, come pure la moglie vedendomi piena di lividi e terrorizzata si sono spaventati. Dopo avere cercato di calmarmi e dopo avere preso dei calmanti, il signor _ mi ha portata al pronto soccorso dell’ospedale regionale di _ (cfr. certificato annesso).”
(cfr. denuncia 14 luglio 2005)
Quadri accompagnò PC 1 al pronto soccorso:
Dal certificato medico del pronto soccorso dell’ospedale regionale di _, di data 10 luglio 2005, emerge che PC 1 presentava vari ematomi (in faccia, alla colonna cervicale, alla colonna lombare, al fianco sinistro) e delle contusioni del quarto dito della mano destra, del pollice della mano sinistra, del collo e della schiena (livello lombare).
_, dopo avere lasciato PC 1 al nosocomio, si diresse a casa della ragazza per controllare se AC 1 fosse ancora lì. Lo trovò addormentato e lo invitò ad andarsene.
AC 1
, il 10 luglio 2005, non rivide più PC 1 e nemmeno ebbe sue notizie fino al
25 agosto 2005, quando ricevette dalla ragazza un sms in cui gli comunicava che sarebbe stata ricoverata e che non l’avrebbe mai più visto:
“io sono arrivata con mia mamma a _, ma già parto adesso, devono ricoverarmi. Meglio così. Addio per sempre.”
(cfr.
PP AC 1 26.8.2005)
e)
In seguito, PC 1 presentò dei disturbi di ansia.
A partire dal mese di settembre del 2005, PC 1 venne presa a carico dal centro diurno e ambulatorio di psichiatria di _. Tale presa a carico era ancora in essere all’inizio del 2007, così come da certificazione psichiatrica dal citato centro diurno di data 12 gennaio 2007.
La difesa ha contestato il nesso di causalità tra le sintomatologie psichiatriche, di cui PC 1 risulta essere affetta, ed i fatti imputati al suo patrocinato, in particolare sostenendo che la ragazza avrebbe fatto uso, già da tempo, di droghe pesanti.
In occasione dell’udienza per incombenti, il difensore, preso atto del fatto che il rappresentante della PC, avrebbe fatto valere, in sede civile, le pretese di risarcimento per i danni materiali subiti dalla sua patrocinata, ha ritirato la richiesta di audizione dei medici curanti della ragazza, riservandosi di far valere le proprie contestazioni in sede civile. Tale soluzione ha anche permesso di evitare una nuova audizione della ragazza.
L’accertamento del nesso di causalità tra lo stato psichico di PC 1 ed i fatti imputati all’imputato, e la conseguente determinazione delle pretese di risarcimento per i danni materiali della PC sono stati quindi, d’accordo le parti (cfr. verbale udienza per incombenti 20.2.2008, doc. TPC 3), rinviati al foro civile.
In aula, AC 1,
a domanda del difensore, ha dichiarato e confermato che, a sua conoscenza, la vittima, prima del dicembre del 2004, aveva fatto uso di droghe pesanti.
Tale circostanza è stata contestata dal rappresentante di PC che ha prodotto una dichiarazione dalla madre e dalla sorella di PC 1, in cui viene sostenuto il contrario (cfr. dichiarazione 10.3.2008 di _, doc. dib. 1).
f)
A domanda della Presidente, AC 1, in aula, ha dichiarato di avere, nel frattempo, riallacciato i suoi rapporti con PC 1, con la quale si sarebbe sentito regolarmente al telefono, passato delle giornate in buona armonia avendo anche dei rapporti sessuali.
All’obiezione del rappresentante di PC secondo la quale ciò non sarebbe stato possibile, poiché PC 1 aveva nel frattempo cambiato la sua utenza telefonica, AC 1 ha prontamente risposto che fu PC 1 a contattarlo telefonicamente ed a comunicargli la sua nuova utenza.
AC 1, sempre in aula, ed a riprova di avere ripreso i contatti con la ragazza, dopo i fatti incriminati, ha dichiarato che PC 1 aveva nel frattempo comperato una macchina, precisandone la marca ed il colore (verde, come la blusa del patrocinatore di PC).
4.4. Secondo l’ipotesi accusatoria, AC 1 si sarebbe reso autore colpevole di contravvenzione alla legge federale sugli stupefacenti per avere, senza essere autorizzato, dal gennaio 2005 al 16 novembre 2006 consumato un imprecisato quantitativo di marijuana e detenuto, il 5 agosto 2005, gr.11 di marijuana acquistata la sera precedente da sconosciuti (AA9.).
AC 1 è reo confesso.
Gli accertamenti della Corte sono i seguenti.
a)
Durante l’inchiesta, AC 1 ha ammesso di avere consumato un imprecisato quantitativo di marijuana dal febbraio del 2004 al 19 novembre 2006, data del suo ultimo verbale di interrogatorio.
(cfr. PS AC 1 27.2.2005, PS comunale AC 1 5.8.2005; PP AC 1 16.11.2006)
Ha, altresì, confermato di avere detenuto, in data 5 agosto 2005,
11 grammi
di marijuana, destinati al suo consumo personale.
(cfr. PS comunale AC 1 5.8.2005; PP AC 1 16.11.2006)
b)
In aula, AC 1
ha dichiarato di avere continuato a consumare marijuana anche dopo il 16 novembre 2006 e sino a fine 2007.
A tale spontanea ammissione di colpa, è seguita la richiesta del PP di estendere il periodo relativo all’imputazione di contravvenzione alla legge sugli stupefacenti sino alla fine del 2007.
La presidente, stante l’accordo del difensore, ha accolto la richiesta dell’accusa, in applicazione dell’art. 250 CPP.
E.
In diritto
5.
Per l'art. 189 cpv. 1 CP, è autore colpevole di coazione sessuale ed è punito con una pena detentiva sino a dieci anni o con una pena pecuniaria, chiunque costringe una persona a subire un atto analoghi alla congiunzione carnale o un altro atto sessuale, segnatamente usando minaccia o violenza, esercitando pressioni psicologiche su di lei o rendendola inetta a resistere.
Ai sensi dell’art. 123 n. 1 CP, è autore colpevole di lesioni semplici ed è punito, a querela di parte, con una pena detentiva sino a tre anni o con una pena pecuniaria, chiunque intenzionalmente cagiona un danno in altro modo, che non sia quello di cui all’art. 122 CP, al corpo od alla salute di una persona.
Ai sensi dell’art. 126 cpv. 1 CP è autore colpevole di vie di fatto ed è punito, a querela di parte, con la multa, chiunque commette vie di fatto contro una personale senza cagionarle un danno al corpo o alla salute.
Giusta l’art. 180 cpv. 1 CP, è autore colpevole i minaccia ed è punito, a querela di parte, con una pena detentiva sino a tre anni o con una pena pecuniaria, chiunque, usando grave minaccia, incute spavento o timore a una persona.
Ai sensi dell’art. 144 cpv. 1 CP, è autore colpevole di danneggiamento, ed è punito, a querela di parte, con una pena detentiva sino a tre anni o con una pena pecuniaria, chiunque deteriore, distrugge o rende inservibile una cosa altri.
Ai sensi dell’art. 186 CP è autore colpevole di violazione di domicilio, ed è punito, a querela di parte, con una pena detentiva sino a tre anni o con una pena pecuniaria, chiunque, indebitamente e contro la volontà dell’avente diritto, si trattiene in una casa, in un’abitazione, in un locale chiuso di una casa, od in uno spiazzo, corte o giardino cintati e attigui ad una casa od in un cantiere, contro l’ingiunzione d’uscirne fatta da chi ne ha diritto.
Ai sensi dell’art. 19 n. 1 LStup, è autore colpevole di contravvenzione alla legge federale sugli stupefacenti, ed è punito con la multa, chiunque, senza essere autorizzato, consuma
intenzionalmente stupefacenti oppure chiunque commette un’infrazione giusta l’articolo 19 per assicurarsi il proprio consumo.
F.
Valutazione dei fatti
6.

I fatti sono stati correttamente sussunti in diritto, da parte del PP.
Lo stesso difensore non ne ha contestato la qualifica giuridica.
Le marginali contestazioni sui fatti formulate dall’imputato nel corso dell’inchiesta e ribadite in aula sono state, in parte, tenute in considerazione dalla Corte.
6.1.
È pacifico che AC 1,
infilando di forza la mano nei pantaloni di PC 1 - dopo essersi messo sopra di lei, bloccandola con il suo peso, dicendole che ora le avrebbe fatto vedere lui e percuotendola con ceffoni e calci – e mettendo le mani sotto le mutande, tentando, nella versione più favorevole all’imputato, di metterle un dito nella vagina e tentato di infilarle le sue dita anche nell’ano, leccandole le guance, tentando di baciarla, appoggiandole, da vestito, il suo pene sul suo viso dicendole che gli doveva fare un pompino e sfregandole una candela contro la zona genitale sopra i pantaloni, si è reso autore colpevole di coazione sessuale ai sensi dell’art. 189 cpv. 1 CP. Gli atti compiuti dall’imputato sono tutti atti sessuali, imposti alla vittima con la violenza e la forza. L’imputazione va pertanto confermata ai sensi dei considerandi.
6.2.
È, altresì, pacifico che AC 1 cagionando a PC 1 le lesioni attestate rispettivamente nel certificato medico dell’11.12.2004 del pronto soccorso di _; nel certificato medico del 26.12.2004 del dr. _ – per i fatti del 10.12.2004 – e nel certificato medico dell’Ospedale _ del 10 luglio 2005 e nella relazione clinica del Pronto soccorso _ dell’11.7.2005 – per i fatti del 9.7.2005 - si sia reso autore colpevole di lesioni semplici ripetute ai sensi dell’art. 123 n. 1 CP stanti le querele sporte da PC 1, rispettivamente il 10.12.2004 ed il 15.7.2005. L’imputazione va quindi confermata, ai sensi dei considerandi.
6.3.
AC 1, colpendo _ al viso con uno schiaffo, si è reso autore colpevole di vie di fatto ai sensi dell'art. 126 cpv. 1 CP, sennonché egli va assolto da tale imputazione, siccome l’azione penale si è prescritta il 26 febbraio 2008, conformemente ai combinati disposti degli art. 103 e 109 CP.
6.4.
L’imputato, il 10 dicembre 2004, dicendo a PC 1 che avrebbe dovuto guardarsi le spalle e cambiare appartamento poiché gli sarebbe stato facile buttare giù la porta con un calcio, si è reso autore colpevole di minaccia ai sensi dell’art. 180 cpv. 1 CP, reato per il quale PC 1 ha sporto querela in data 10 dicembre 2004.
6.5. AC 1
, danneggiando – la sera del 10 dicembre 2004 – i pantaloni e gli oggetti personali di PC 1 e sferrando – la sera del 26 febbraio 2005 - un calcio allo specchietto retrovisore della vettura Honda Civic 2.0 di proprietà di PC 2, provocando un danno preventivato di CHF 247.50.--, si è reso autore colpevole di ripetuto danneggiamento ai sensi dell’art. 144 CP, reato per il quale PC 1, il 10.12.2004, e PC 2, il 27.2.2005, hanno sporto querela.
6.6.
L’imputato – la sera del 10 dicembre 2004 – non avendo dato seguito all’ingiunzione di PC 1 di uscire da casa sua, si è reso autore colpevole di violazione di domicilio, stante la querela sporta dalla ragazza il 10 dicembre 2004.
6.7. AC 1
si è, inoltre, reso autore colpevole di ripetute ingiurie, ai sensi dell’art.
177 cpv. 1 CP,
nei confronti di PC 1, offendendo ripetutamente il suo onore, rispettivamente tacciandola di
“
brutta
troia
”, di “
zoccola
”, dicendole che l’unica cosa che era capace di fare era scopare e scrivendo l’epiteto “
puta
” su una parete dell’abitazione della ragazza, il
10 dicembre 2004 e tacciandola
di “
troia
”, “
puttana
”, “
brutta puttana del cazzo
”, dicendole “
non vali un cazzo
”,
il 9 luglio 2005.
Del pari, AC 1, si è reso autore colpevole dello stesso reato nei confronti di _
e di PC 2, il 26 febbraio 2005, avendole tacciate di “
zoccole
”, “
puttane
” e dicendo loro “
siete in cerca di cazzi
”.
PC 1 ha sporto querela per ingiurie il 10 dicembre 2004 ed il 14 luglio 2005; _ e PC 2 27 febbraio 2005.
6.8.
È, da ultimo, pacifico che AC 1, consumando un imprecisato quantitativo di marijuana e detenendo – il 5.8.2005 -
11 grammi
di marijuana per il suo consumo personale, si è reso autore colpevole di contravvenzione alla legge federale sugli stupefacenti.
AC 1 va, comunque, assolto dall’imputazione di consumo di sostanza stupefacente limitatamente al periodo gennaio-febbraio
2005, in
considerazione della prescrizione dell’azione penale.
G. Commisurazione della pena
7.
Ai sensi dell'art. 47 cpv. 1 CP, il giudice commisura la pena alla colpa dell'autore. Tiene conto della vita anteriore e delle condizioni personali dell'autore, nonché dell'effetto che la pena avrà sulla sua vita. Ai sensi del cpv. e del citato articolo la colpa è determinata secondo il grado di lesione o esposizione a pericolo del bene giuridico offeso, secondo la reprensibilità dell'offesa, i moventi e gli obiettivi perseguiti, nonché, tenuto conto delle circostanze interne ed esterne, secondo la possibilità che l'autore aveva di evitare l'esposizione a pericolo o la lesione.
Ai sensi dell'art. 49 cpv. 1 CP quando per uno o più reati risultano adempiute le condizioni per l'inflizione di più pene dello stesso genere, il giudice condanna l'autore alla pena prevista per il reato più grave aumentandola in misura adeguata. Non può tuttavia aumentare di oltre la metà il massimo della pena comminata. È in ogni modo vincolato al massimo legale del genere di pena.
La colpa dell’accusato va innanzitutto valutata considerando la portata oggettiva dei reati intenzionalmente commessi: considerando cioè quel che ha fatto volendolo fare, le sue motivazioni, il modo di esecuzione, le circostanze in cui ha agito e il risultato ottenuto, elementi cui già si ha accennato in narrativa e che vanno tenuti presenti evitando inutili ripetizioni (Corboz, La motivation de la peine, in ZbJV 1995 24).
a)
La gravità oggettiva del reato di coazione sessuale è grande, in considerazione della violenza fisica esercitata sulla vittima e della freddezza e noncuranza dimostrata davanti alle lacrime ed alle suppliche della ragazza che lo pregava di lasciarla stare.
A ciò si aggiunge il disprezzo manifestato nei confronti della sua ragazza, trattata, con i gesti e le parole, al pari di una prostituta. Le minacce proferite, inoltre, rendono ancora più odioso l’agire l’accusato.
Una gravità oggettiva alla quale si sommano, non solo, le lesioni semplici inferte, la sera del 10 dicembre 2004, ma anche e soprattutto quelle inferte il 9 luglio 2005.
L’agire reiterato dell’imputato assume una connotazione ancor più grave se si considera che questo è avvenuto dopo che AC 1 era riuscito a guadagnarsi nuovamente la fiducia di PC 1 con numerose professioni di pentimento e con il giuramento che tali suoi comportamenti di violenza non si sarebbero più ripetuti (cfr. consid. 4.1.lett. f) e 4.3. lett. a)).
A ciò vanno poi sommati i reati, di gravità minore, di ingiurie e di danneggiamento ai danni di _ e PC 2 e la contravvenzione alla legge federale sugli stupefacenti.
b)
L’agire dell’accusato, per quanto deprecabile, deve comunque essere contestualizzato nell’ambito di una relazione amorosa oggettivamente difficile e tormentata, caratterizzata da reciproci sentimenti altalenanti, e dalla quale AC 1 si è lasciato completamente travolgere, vuoi per la sua giovane età, vuoi per inesperienza, vuoi per paura di perdere quello che per l’imputato era il suo primo vero amore, vuoi anche per una tendenza ad eccedere nel consumo di sostanze stupefacenti e di bevande alcoliche, non tale da giustificare l’applicazione della scemata responsabilità ma che non ha sicuramente aiutato l’imputato a frenare i suoi impulsi.
Tali considerazioni, non assolvono certo l’imputato dalle sue responsabilità, ma vanno necessariamente prese in considerazione nella commisurazione della pena.
In aula, AC 1, è apparso più maturo e consapevole delle sue azioni. Ha riconosciuto di essersi comportato in modo inqualificabile nei confronti di PC 1. Ha affermato di averle chiesto scusa e di avere, nel frattempo ottenuto il suo perdono, tanto che i due ragazzi si sarebbero rivisti dopo i fatti del luglio del 2005 ed avrebbero riallacciato la loro relazione sentimentale.
Benché AC 1 non sia incensurato, il suo precedente penale - di lieve gravità – è da inserire in un periodo di sbandamento e di crisi adolescenziale nel quale si sono, poi, aggiunti anche i fatti oggetto del presente giudizio.
Tutto questo ben considerato
la Corte
ha ritenuto adeguata alla colpa di AC 1 una pena detentiva di 10 mesi.
7.
Ai sensi dell'art. 42 CP il giudice sospende di regola l'esecuzione di una pena detentiva di sei mesi a due anni se una pena senza condizionale non sembra necessaria per trattenere l'autore dal commettere nuovi crimini o delitti.
Per AC 1,
la Corte
è giunta, non solo a escludere una prognosi negativa, bensì a formularne una favorevole, sulla scorta delle considerazioni che seguono.
AC 1 ha tenuto buona condotta oramai da quasi due anni e mezzo. In questo periodo, l’imputato ha intrapreso un percorso professionale che lo gratifica e lo stimola a conseguire i necessari diplomi per consolidare le sue qualifiche professionali. Il senso di responsabilità e l’etica professionale maturati in questi anni, lo hanno portato ad interrompere il consumo di marijuana ed l’assunzione di bevande alcoliche.
I reati commessi dall’imputato sono tutti sostanzialmente riconducibili ad una sregolatezza di vita caratterizzata dalla ricerca di un equilibrio personale. A mente della Corte, AC 1 ha oggi raggiunto un grado di maturità che fa ben sperare per il futuro.
In aula, AC 1 ha,poi, dato una chiara dimostrazione di tale senso di responsabilità, ammettendo, spontaneamente, di avere continuato a consumare marijuana fino alla fine del 2007 e di avere smesso perché si è finalmente reso conto degli effetti negativi che tale consumo gli procurava.
Tutto ciò ha permesso alla Corte di porre la pena detentiva pronunciata al beneficio della sospensione condizionale per un periodo di 2 anni.
8
. Ai sensi dell’art. 46 cpv. 1 CP se, durante il periodo di prova, il condannato commette un crimine o un delitto e vi è da attendersi ch’egli commetterà nuovi reati. Se per contro, non vi è d’attendersi che il condannato compia nuovi reati, il giudice rinuncia alla revoca. Può ammonire il condannato o prorogare il periodo di prova al massimo della metà della durata stabilita nella sentenza (cpv. 2). La revoca non può più essere ordinata dopo tre anni dalla scadenza del periodo di prova (cpv. 5).
Per le considerazioni esposte al considerando precedente,
la Corte
ritiene che non vi sia da attendersi che AC 1 commetta altri reati.
Ne consegue che la sospensione condizionale della pena di
3 giorni inflitta dalla pretura penale in data 11.11.2004 non è revocata. Il condannato è ammonito.
G. Parte civile
9.
Le preteste delle PC sono state accolte parzialmente. AC 1 è stato condannato al pagamento di fr. 10'000.—a titolo di torto morale oltre a interessi al 5% dal 10 dicembre 2004, e fr. 5'500.-- a titolo di spese legali. La riduzione della nota professionale è stata operata nell’ottica di limitare le spese da porre a carico dell’accusato al solo patrocinio penale.
Per ogni altra pretesa,
la PC
è rinviata al foro civile.
H. I sequestri
10
.
È ordinata la confisca dello stupefacente sotto sequestro
.
I.
Spese
11.
AC 1
è condannato
al pagamento delle tasse di giustizia di fr. 200.-- e delle spese processuali.
Rispondendo affermativamente ai quesiti posti, meno che 1.1.1., 1.3., 1.8., 3. e parzialmente al quesito 1.2.2;
visti gli art. 12, 40, 42, 44, 47, 49, 51, 69, 123 n. 1, 126 cpv. 1, 144 cpv. 1, 177 cpv. 1, 180 cpv. 1, 186, 189 cpv.1 303 n. 1 CP;
19a n. 1 LS;
9 e segg. CPP e 39 TG sulle spese;