Decision ID: 5551dd40-b867-5447-9892-d26f3d0f5c99
Year: 2020
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_006
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: civil_law

ritenuto
in fatto: A.
La particella n. _ RFD di _, costituita in proprietà per piani (PPP) prima della costruzione il 20 gennaio 2000, è composta di quattro unità di
250
⁄
1000
ciascuna (n. _68, _69, _70 e _71). RE 1 è proprietaria della quota n. _69, PI 1 è tuttora iscritto quale proprietario della quota n. _68 ancorché sia deceduto l’8 febbraio 2006 e gli siano subentrati i
figli RE 2 (certificato ereditario accluso al secondo reclamo). Le altre due quote sono intestate a PI 2 (n. _70) e a PI 3 (n. _71).
B.
Il 25 luglio 2000 la CO 1 (allora CO 1) ha sottoposto un’offerta per l’esecuzione dei sottofondi pavimenti per l’opera di
“Edificazione di due ville bifamiliari a _, Mapp. no. _”
all’attenzione dei
committenti
“PI 3 e RE 1”
e
“RE 2”
.
Il 16 ottobre 2000 la direzione dei lavori, la _, ha rilasciato una conferma d’ordine firmata dall’arch. _ per la direzione lavori, dalla CO 1 e verosimilmente da PI 2 per i committenti. La questione di sapere se costui abbia agito unicamente per conto proprio o anche per conto degli altri comproprietari per piani è oggetto di una procedura di merito attualmente pendente dinanzi alla Pretura del Distretto di Lugano, sezione 2 (inc. OR.2020.9).
C.
Con decisione del 23 maggio 2019 (OA.2010.243) il Pretore del Distretto di Lugano (sezione 2) ha stralciato dai ruoli la causa d’iscrizione definitiva dell’ipoteca legale degli artigiani e imprenditori promossa dalla CO 1 Ticino il 2 aprile 2010.
D.
Con istanze di sequestro del 9 aprile 2020, una diretta contro RE 1 e l’altra contro gli eredi RE 2, la CO 1 ha chiesto alla Pretura del Distretto di Lugano, sezione 5, di decretare il sequestro delle quote di PPP rispettivamente n. _69 e _68 della particella n. _ RFD di _, in entrambi i casi fino a concorrenza di fr. 66'350.05, oltre agli interessi di mora del 5% dal 23 giugno 2002, e fr. 14'642.75, oltre agli interessi di mora del 5% dal 18 novembre 2002. Quale titolo del credito la CO 1 ha indicato il
“contratto di appalto per lavori commissionati sulla PPP fondo base part. _ RFD _, già oggetto della causa OR.2020.9 della Pretura di Lugano, sezione 2, attualmente pendente dove controparte
[
i qui debitori
]
è
[
sono
]
convenuta
[i]
in causa per questi stessi crediti”
. Quale causa di sequestro la CO 1 ha indicato in entrambi i casi
il domicilio dei debitori all’estero (
art. 271 cpv. 1 n. 4 LEF).
E.
Avendo il Pretore del Distretto di Lugano, sezione 3, in luogo e vece di quello della sezione 5 assente, accolto integralmente le istanze
e ordinato i sequestri con due distinti decreti del 14 aprile 2020, eseguiti il medesimo giorno dall’Ufficio d’esecuzione di Lugano (verbali n. _ e _), con istanze separate del 20 aprile 2020 RE 1 e gli eredi RE 2 hanno presentato opposizione non motivata ai decreti di sequestro al Pretore del distretto di Lugano, sezione 5. In occasione delle udienze di discussione tenutesi entrambe il 13 luglio 2020 RE 1, così come gli eredi RE 2, hanno prodotto la motivazione delle loro opposizioni. In entrambe le udienze la CO 1 ha concluso in risposta per la reiezione delle opposizioni e la conferma dei decreti di sequestro. Con replica e duplica orali le parti hanno poi ribadito le rispettive posizioni.
F.
Statuendo con decisioni del 22 luglio 2020 il Pretore ha parzialmente accolto le opposizioni, limitatamente a fr. 66'350.05 oltre agli interessi di mora del 5% dal 23 giugno 2002 (anziché per questa pretesa unitamente a quella di fr. 14'642.75 oltre interessi di mora del 5% dal 18 novembre 2002) e ha in tale misura annullato i sequestri, ponendo in entrambe le cause a carico delle parti opponenti le spese processuali di fr. 500.– in ragione di 4/5 e ripetibili ridotte di fr. 3'000.– a favore della sequestrante.
G.
Contro le sentenze appena citate RE 1 e gli eredi RE 2 sono insorti
a questa Camera
con reclami del 30 luglio 2020 per ottenere l’accoglimento integrale delle opposizioni ai sequestri e l’annullamento degli stessi. Con osservazioni del 24 agosto 2020 la CO 1 ha concluso per la reiezione dei reclami.

Considerando
in diritto: 1.
Ambo i reclami sono diretti contro decisioni formalmente distinte, ma che riguardano lo stesso complesso fattuale, oppongono convenuti che l’istante ritiene essere solidali e pongono le medesime questioni giuridiche. Per motivi di economia processuale, si giustifica così di congiungerli (art. 125 CPC) e di statuire in merito con una sola decisione, pur mantenendone l’autonomia nel senso che i dispositivi restano separati e possono essere impugnati anche singolarmente (sentenza della CEF 14.2015.53/54 del 25 agosto 2015, consid. 1).
2.
Le sentenze impugnate – emanate in materia di opposizione al sequestro – sono decisioni di prima istanza finali e inappellabili (art. 309 lett. b n. 6 CPC), contro le quali è dato esclusivamente il rimedio del reclamo (art. 319 lett. a CPC e 278 cpv. 3 LEF) alla Camera di esecuzione e fallimenti (CEF) del Tribunale d’appello senza riguardo al valore litigioso (art. 48 lett. e n. 1 LOG).
2.1
Pronunciate in procedura sommaria (art. 251 lett. a CPC), le decisioni sono impugnabili entro dieci giorni dalla notificazione (art. 321 cpv. 2 CPC). Visto che la notifica è avvenuta in concreto alla patrocinatrice degli opponenti il 23 luglio 2020, il termine d’impugnazione, iniziato a decorrere il primo giorno utile dopo le ferie (DTF 121 III 285 consid. 2/b con rif., 49 III 76), ossia lunedì 5 agosto 2020, è scaduto sabato 15 agosto, che è festivo (Assunzione di Maria o Ferragosto, art. 1 della legge ticinese concernente i giorni festivi ufficiali nel Cantone Ticino [RL 10.1.1.1.2]), per cui la scadenza è stata riportata a lunedì 17 agosto (art. 142 cpv. 3 CPC per il rinvio dell’art. 31 LEF) (poiché il 16 era una domenica, art. 142 cpv. 3 CPC per il rinvio dell’art. 31 LEF). Presentati il 30 luglio 2020 (data dei timbri postali), i reclami sono dunque senz’altro tempestivi.
2.2
Secondo l’art. 320 CPC con il reclamo possono essere censurati sia l’applicazione errata del diritto sia l’accertamento manifestamente errato dei fatti.
2.2.1
La giurisdizione cantonale superiore ha lo stesso potere di cognizione del giudice di prima istanza e verifica quindi sotto l’angolo della semplice verosimiglianza, ove siano contestati, se i presupposti del sequestro sono realizzati, riesaminando liberamente e sommariamente l’applicazione del diritto (art. 320 lett. a CPC; sentenza del Tribunale federale 5A_925/2012 del 5 aprile 2013, consid. 9.3).
2.2.2
La Camera decide in linea di principio in base agli atti di causa della giurisdizione inferiore (art. 327 cpv. 1 e 2 CPC)
, limitatamente alle censure motivate
(art. 321 cpv. 1 CPC)
contenute nel reclamo (DTF 142 III 417 consid. 2.2.4)
, ma tutte le parti possono far valere fatti e mezzi di prova nuovi (art. 278 cpv. 3 LEF e 326 cpv. 2 CPC; RtiD 2017 I
757 n. 51c consid. 1.4/a),
verificatisi sia prima che dopo l’emanazione della sentenza di primo grado
(sentenza della CEF 14.1999.82
del 10 aprile 2000, consid. 1.5/e), e ciò di regola
fino alla chiusura
dello scambio (generalmente unico) degli allegati (sentenze del Tribunale federale 5A_306/2010 del 9 agosto 2010, consid. 3.2.3, e della CEF 14.1999.3 del 5 luglio 1999, consid. 3; cfr. DTF 142 III 418 consid. 2.2.5). I fatti e mezzi di prova antecedenti il primo giudizio
(pseudonova)
sono ammissibili soltanto se vengono addotti non appena sono noti e se dinanzi alla giurisdizione inferiore non era possibile addurli nemmeno con la diligenza ragionevolmente esigibile tenuto conto delle circostanze (art. 317 CPC per analogia:
DTF 145 III 342 consid. 6.6.4
). È ammessa solo la produzione di documenti (art. 254 cpv. 1 CPC; DTF 138 III 639 consid. 4.3).
L’accertamento dei fatti e l’apprez-zamento delle prove possono essere censurati unicamente se sono manifestamente errati (art. 320 lett. b CPC), ovvero arbitrari (DTF 138 III 234 consid. 4.1). Ove la correzione del vizio sia suscettibile d’influire sull’esito della causa, la Camera interviene, quindi, soltanto se il giudice di prime cure non ha manifestamente capito il senso e la portata di un mezzo di prova, ha omesso, senza motivi oggettivi, di considerare prove pertinenti o ha tratto deduzioni insostenibili dagli elementi raccolti (per analogia: sentenza del Tribunale federale 5A_739/ 2012 del 17 maggio 2013, consid. 2.2 e i rinvii;
Jeandin
in: Commentaire romand,
Code de procédure civile, 2
a
ed. 2019,
n. 5-6 ad art. 320 CPC con rimandi
).
3.
In virtù dell’art. 272 cpv. 1 LEF, il sequestro è concesso purché il creditore renda verosimile l’esistenza del suo credito (n. 1), di una causa di sequestro (n. 2) e di beni appartenenti al debitore (n. 3).
3.1
I fatti sono resi verosimili quando il giudice, fondandosi su indizi oggettivi – che risultano dagli atti (art. 254 cpv. 1 CPC) – sufficienti a costituire un “inizio di prova”, ne ricava l’impressione che i fatti pertinenti si siano realizzati, senza dover escludere la possibilità, altrettanto probabile, che si siano svolti in altro modo (DTF 138 III 233 consid. 4.1.1; RtiD 2012 II 927 consid. 1.3). In particolare egli deve convincersi che la pretesa vantata dal sequestrante esiste per l’importo enunciato ed è esigibile. Per quanto attiene al fondamento giuridico dell’istanza, il giudice procede a un esame sommario, cioè né definitivo né esaustivo, al termine del quale emana una decisione provvisoria (DTF 138 III 638-9 consid. 4.3.2), a questo stadio senza contraddittorio (per garantire l’effetto sorpresa).
3.2
Il decreto di sequestro (art. 274 cpv. 2 LEF) può essere contestato dal debitore o dai terzi toccati nei propri diritti con opposizione (art. 278 LEF) allo stesso giudice che l’ha pronunciato. Egli riesamina tutti i presupposti del sequestro – purché contestati – con un potere di cognizione immutato, ma in contraddittorio, quindi alla luce anche degli argomenti dell’opponente. Il giudice non agisce d’ufficio (art. 58 cpv. 2 CPC) e decide unicamente in base ai fatti allegati (art. 55 cpv. 1 CPC) e resi verosimili, salvo che siano stati ammessi o non contestati dalla controparte non contumace oppure siano notori (art. 150 cpv. 1, 151 e 254 CPC; sentenza della
CEF
14.2011.113
dell
’8
settembre 2011
,
consid. 6.5
)
. Sono inammissibili censure dirette non contro il decreto di sequestro ma contro gli atti di esecuzione del sequestro (art. 275 LEF), affidati all’ufficio d’esecuzione (art. 274 cpv. 1 LEF). Esse vanno fatte valere con ricorso all’autorità di vigilanza nel senso dell’art. 17 LEF (DTF 129 III 207 consid. 2.3).
4.
Nelle decisioni impugnate, il Pretore ha da una parte respinto le
eccezioni di prescrizione e d’inesigibilità del credito sollevate
dagli opponenti, ma dall’altra ha considerato che l’istante ha reso verosimile, con la produzione dei bollettini di lavoro, delle liquidazioni parziali e della testimonianza del direttore dei lavori, solo il credito di fr. 66'350.05 per le sue prestazioni sul cantiere di _, ma non l’indennità di fr. 14'642.75 destinata
“a compensare l’interesse positivo al completo adempimento del contratto”
giusta gli art. 377 CO e 378 cpv. 2 CO (e delle norme SIA). Il primo giudice ha anche ritenuto che gli opponenti siano verosimilmente parte del contratto d’appalto, nonostante essi sostengano il contrario e il contratto d’appalto non risulti
sottoscritto da loro, perché nell’offerta del 25 luglio 2000 RE 1
e il defunto PI 1 sono chiaramente indicati come committenti e l’istante ha eseguito i lavori sulla loro proprietà.
Il Pretore ha d’altronde reputato verosimile che i committenti si siano obbligati in solido verso l’istante, sicché quest’ultima poteva procedere contro gli opponenti per l’intero credito di fr. 66'350.05 senza operare una ripartizione in base alle quote di comproprietà. In effetti, sia nell’offerta che nella conferma d’ordine figura quale
oggetto dell’opera l’
“edificazione di due ville bifamiliari a _ mapp
. no. _”
senza alcun riferimento
alle singole PPP, sicché, secondo il primo giudice,
l’assenza di una specifica imputazione dà luogo, conformemente all’art. 143 CO, a una responsabilità solidale dei committenti fondata sul contratto d’appalto, i quali avendo agito collettivamente non possono avvalersi di una responsabilità solo proporzionale. A ciò si aggiunge che le opere eseguite dall’istante concernono di fatto unicamente le parti comuni.
Il Pretore ha infine respinto l’argomento di RE 2 secondo cui non vi sarebbe identità tra i presunti debitori indicati nell’istanza di sequestro (ossia loro) e il titolare dell’oggetto del sequestro (il defunto). In effetti, nella risposta presentata nella causa di merito gli opponenti stessi hanno allegato di essere subentrati al defunto padre, facendo perfino
modificare il
rubrum
della causa in questo senso. Il Pretore ha quindi
ritenuto l’argomento abusivo
(“venire contra factum proprium”)
.
5.
Con i reclami gli opponenti ribadiscono che RE 1 e il defunto PI 1 non sono parte del contratto d’appalto posto che, come ammesso dal primo giudice stesso, dagli atti non risulta né ch’essi l’abbiano sottoscritto, né che abbiano conferito un valido potere per rappresentarli a colui che ha sottoscritto la conferma d’ordine. Inoltre, non sarebbe a loro dire rilevante che l’istante ha eseguito i lavori sulla loro proprietà, a motivo che la proprietà dell’opera appaltata può essere di proprietà del committente, il quale non deve per forza essere il proprietario del fondo su cui l’opera insiste.
Ad ogni modo – sostengono i reclamanti – non si evince dagli atti che RE 1 e il defunto PI 1 abbiano manifestato espressamente o tacitamente la volontà d’impegnarsi in solido. Un tale atto di volontà non potrebbe derivare nemmeno dalla sola indicazione dei loro nominativi quali committenti nell’offerta. Evidenziano altresì che la comproprietà, anche per piani, non implica alcuna solidarietà tra i comproprietari. Che l’offerta e la conferma d’ordine non indichino la costituzione del fondo in proprietà per piani nulla cambia: in effetti anche il semplice rapporto di comproprietà ordinaria del fondo non comporta alcun nesso di solidarietà tra i comproprietari. I reclamanti criticano inoltre l’accertamento del Pretore secondo cui i lavori si sarebbero svolti sulle sole parti comuni, poiché non trova riscontro negli atti di causa.
Nel loro reclamo RE 2 negano che il loro argomento sulla mancanza d’identità tra i presunti debitori e il titolare del bene sequestrato sia abusivo, sostenendo che l’oggetto del sequestro non avrebbe dovuto essere la quota n. _68, bensì la quota parte della successione indivisa che spetta loro, la quale non potrebbe però essere sequestrata in Svizzera, visto che l’ultimo domicilio del defunto si trova all’estero (
in casu
a _).
6.
Non basta ribadire di non avere firmato il contratto d’appalto né conferito alcun potere di rappresentanza al firmatario per dimostrare – come spetta ai reclamanti (sopra consid. 1.2) – il carattere manifestamente errato dell’accertamento del Pretore, per cui PI 2 ha verosimilmente sottoscritto il contratto anche per conto degli altri comproprietari giacché i lavori sono stati eseguiti anche sulla loro quota. Certo, il committente e il proprietario del fondo possono essere persone diverse, come indicano le norme citate dai reclamanti (art. 368 cpv. 3 e 375 cpv. 2 CO), ma è in pratica un’ipotesi meno frequente – e quindi meno verosimile – di quella in cui committente e proprietario del fondo si confondono. Sarebbe così spettato agli opponenti rendere verosimile che RE 1 e PI 1 avrebbero autorizzato il figlio di lui PI 2 – firmatario della conferma d’ordine (opposizione al sequestro n. 20) e comproprietario dell’unità
n. _70 –
a far edificare le due ville bifamiliari in parte sulle loro unità, non fosse altro perché il loro consenso era necessario alla presentazione della licenza edilizia (art. 4 cpv. 1 LE). La conclusione del Pretore resiste quindi agevolmente alla critica.
7.
Il Pretore ha giustamente qualificato come abusiva, perché intrinsecamente contraddittoria con la tesi assunta nel merito, la censura di RE 2 per cui non vi sarebbe identità tra il titolare della PPP sequestrata (il defunto padre) e i convenuti (ossia loro stessi). Insistere con tale doglianza in questa sede è quantomeno fastidioso e inopportuno dal profilo della loro credibilità.
7.1
Nel reclamo, gli opponenti sostengono ora che la censurata mancanza d’identità impedirebbe il sequestro della PPP in quanto tale, perché in mancanza di divisione della successione del padre solo la loro quota ereditaria avrebbe potuto
essere sequestrata (art. 1 cpv. 1
Ordinanza concernente il pignoramento e la realizzazione di diritti in comunione [ODiC, RS 281.41]),
ciò che ad ogni modo sarebbe escluso siccome essi sono domiciliati all’estero. In prima sede, i reclamanti si sono limitati a contestare il credito dell’istante e la propria responsabilità
(opposizione, n. 2, 5, 32 e 33)
, ma non hanno contestato che la PPP sequestrata appartenga loro. Può considerarsi pertanto un fatto appurato (art. 150 cpv. 1 CPC a contrario).
7.2
Comunque sia, i reclamanti misconoscono che il credito vantato dalla sequestrante è diretto contro il defunto padre per lavori ordinati prima del suo decesso. D’altronde, secondo la loro tesi, la quota sequestrata fa parte della sua successione. Non si tratta pertanto di un caso di sequestro di un bene dell’erede a garanzia di un suo debito personale, cui si applicherebbe l’art. 1 cpv. 1 ODiC, bensì del sequestro di un debito della comunione ereditaria, per cui rispondono i beni della successione (ad es.
Gilliéron
, Commentaire de la LP, vol. I, 1999, n. 1 ad art. 1 LEF)
, da eseguire nel luogo in cui il defunto sarebbe potuto essere escusso (art. 49 LEF), ovvero il luogo di situazione della PPP sequestrata (art. 52 LEF). Anche nel merito la censura risulta infondata.
8.
In linea di massima il sequestro a garanzia di un credito per l’esecuzione di lavori sulle parti comuni di un immobile costituito in comproprietà per piani dev’essere diretto contro la comunione dei comproprietari sui beni risultanti dalla sua amministrazione (art. 712
l
CC). Fatta salva una norma o una convenzione particolare, i singoli comproprietari non hanno alcuna responsabilità personale (
DTF 142 III 553 consid. 2.2; 119 II 409, consid. 6;
sentenza della CEF 14.2004.12/13/14 dell’8 luglio 2004, massimata in RtiD 2005 I 917 n. 133c).
L’art. 712
l
CC si applica però solo quando il credito del sequestrante risulta da un atto giuridico (come un contratto di vendita o di appalto) concluso o sorto in relazione con l’amministrazione del bene comune (
Bösch
in: Basler Kommentar, Zivilgesetzbuch II,
6a ed. 2019, n. 15 e 16 ad art. 712
l
CC;
Amoos Piguet
in: Commentaire romand, Code civil II, 2016, n. 5, 12 e 15 ad art.
712
l
CC).
Se invece il contratto è stato concluso con i comproprietari o alcuni di essi, il sequestrante deve agire contro i contraenti personalmente, a meno ch’essi abbiano ceduto le loro pretese (se cedibili) alla comunione (
Bösch
, op. cit., n. 6 ad art.
712
l
).
8.1
Nel caso in esame, è pacifico che il contratto d’appalto non è stato concluso dalla comunione dei comproprietari, bensì dagli stessi comproprietari indicati sull’offerta del
25 luglio 2000 (doc. C), già per il solo fatto che l’edificazione delle case bifamiliari non rientra ovviamente nel quadro della gestione della cosa comune.
8.2
Ciò posto, rimane da esaminare se i comproprietari rispondono del debito verso l’istante in modo solidale come deciso dal Pretore o in un altro modo (in proporzione delle loro quote, per testa o secondo un’altra chiave di ripartizione).
8.2.1
La solidarietà passiva non è presunta (art. 143 CO). Ne va così anche quando diversi comproprietari s’impegnano verso un terzo. Le norme sulla comproprietà, sia ordinaria che per piani, non prescrivono infatti una solidarietà tra i comproprietari, che per la rispettiva parte hanno i diritti e gli obblighi di un proprietario (art. 646 cpv. 3 CC). I comproprietari possono tuttavia obbligarsi in solido nei confronti del creditore con una manifestazione di volontà, espressa nel contratto o anche tacita (art. 143 cpv. 1 CO; DTF 123 III 59 consid. 5; 116 II 712 consid. 3). La solidarietà può anche risultare dalla legge (art. 143 cpv. 2 CO), come ad esempio dagli art. 58 CO e 679 CC (tra comproprietari e proprietari comuni di un edificio in ragione di danni cagionati da vizio di costruzione o da difetto di manutenzione oppure da eccessi nell’esercizio del diritto di proprietà) o dall’art. 403 CO (tra mandanti collettivi) (
Bösch
, op. cit., n. 2 ad art.
712
l
).
Rispondono altresì solidalmente per legge i comproprietari che formano una società semplice (art. 544 cpv. 3 CO), in particolare quando comprano un fondo per farvi edificare un immobile, destinato poi alla vendita, alla gestione di un’impresa
(sentenza
del Tribunale federale 4C.421/2006 del 4 aprile 2007, consid.
7.2) o all’abitazione degli stessi comproprietari (DTF 137 III 456 consid. 3.1 e 3.2).
8.2.2
Per fondare la responsabilità in solido dei committenti nei confronti dell’istante, il Pretore ha rilevato che
sia nell’offerta sia nella con-ferma d’ordine figura quale
oggetto dell’opera l’
“edificazione di due ville bifamiliari a _ mapp
. no. _”
senza alcun riferimento
alle singole PPP dei committenti, i quali, avendo agito collettivamente, non potrebbero prevalersi di una responsabilità soltanto proporzionale, come giudicato dal Tribunale federale a proposito di azionisti che avevano venduto le loro azioni senza specificare l’imputazione delle singole azioni vendute e del relativo prezzo, e perciò sono stati ritenuti solidalmente responsabili verso il compratore (DTF 116 II 712 consid. 3).
8.2.3
I reclamanti sottolineano a ragione che in sé il rapporto di comproprietà ordinaria o per piani non istituisce un nesso di solidarietà tra i comproprietari (sopra consid. 8.2.1). Tuttavia, il Pretore non li ha considerati verosimilmente debitori solidali nei confronti dell’istante in ragione della loro qualità di comproprietari, ma perché hanno agito
“collettivamente”
quali committenti dell’opera prestata
dall’istante, senza specifica imputazione dei lavori sulle singole unità
(sentenza impugnata a pag. 7). E di fatto il contratto d’appalto è uno solo, verte s
ull’esecuzione di un’opera comune
(
“sottofondi pavimenti per due ville bifamiliari”
) gestita da un’unica direzione lavori per un prezzo globale (doc. C e D). Appare così verosimile che i comproprietari abbiano concorso per far edificare in comune due case bifamiliari di ognuna due appartamenti (ossia quattro “piani”) con mezzi finanziari messi in comune. Non è infatti contestato che
“la committenza”
abbia versato un acconto (sentenza impugnata a pag. 5).
Dal profilo giuridico, i comproprietari appaiono dunque legati a prima vista da un contratto di società semplice probabilmente tacito, che per legge li rende
solidalmente responsabili degli impegni assunti verso l’impresa di costruzione (art. 544 cpv. 3 CO;
sopra consid. 8.2.1 con il rinvio alla
DTF 137 III 456 consid. 3.2). Hanno infatti dato l’apparenza di perseguire uno scopo comune – l’edificazione delle due case – sicché l’istante poteva verosimilmente confidare in buona fede in una loro responsabilità solidale (v. sentenza
del Tribunale federale 4C.421/2006 del 4 aprile 2007, consid.
7.2).
8.2.4
Dall’incarto non si evincono d’altronde elementi per pensare che PI 2 avrebbe assunto da solo l’impegno e i rischi della costruzione per poi rivendere gli appartamenti agli altri comproprietari. Non si può invece escludere ch’essi abbiano agito ognuno per l’edificazione della propria unità, assumendosi un quarto del costo totale dell’opera, ancorché gli opponenti non lo abbiano sostenuto. Ciò non toglie che l’accertamento del Pretore secondo cui i comproprietari hanno agito verosimilmente in modo collettivo senza riservare una specifica imputazione dei costi non risulta manifestamente errato, e quindi non è censurabile in questa sede (art. 320 lett. b CPC).
8.2.5
Ciò basta e avanza, ad un esame sommario di semplice verosimiglianza, per dedurne un nesso di solidarietà fondato sia sull’apparente società semplice formata dai committenti sia sulle modalità del contratto di appalto, ovvero sull’art. 143 cpv. 1 CO, in analogia con la fattispecie oggetto della decisione citata dal Pretore (DTF 116 II 712 consid. 3). Un esame approfondito della questione è rinviato alla causa di merito. Si giustifica, in definitiva, la reiezione dei reclami.
9.
La tassa del presente giudizio, stabilita in applicazione degli art. 48 e 61 cpv. 1 OTLEF (RS 281.35)
,
segue la soccombenza (art. 106 cpv. 2 CPC). Le ripetibili vanno fissate in base al valore litigioso
di fr. 66'350.05
stabilito dal Pretore nella decisione impugnata (consid. 7) e rimasto incontestato, non potendosi ad ogni modo tenere conto del criterio più corretto (DTF 139 III 195 consid. 4.3.2) del valore dei beni sequestrati, poiché in concreto non è stato reso noto.
10.
Circa i rimedi esperibili sul piano federale (art. 112 cpv. 1 lett. d LTF), il valore litigioso, come detto di fr.
66'350.05,
raggiunge la soglia di
fr. 30'000.– ai fini dell’art. 74 cpv. 1 lett. b LTF.