Decision ID: a29a4579-a960-5b0f-b68c-56181ab2c8fe
Year: 2005
Language: it
Court: TI_TCAS
Chamber: TI_TCAS_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: social_law

ritenuto,
in fatto
1.1. In data 19 luglio 2002, la _, società di gestione dell’esercizio pubblico “_” di _, ha comunicato alla CO 1 che, il 12 luglio 2002, la propria dipendente, RI 1, nel portare una cassa di bibite, aveva lamentato uno strappo muscolare al braccio destro (doc. 1).
Da parte del medico curante dell’assicurata è stata posta la diagnosi di lesione della cuffia dei rotatori della spalla destra da trauma distrattivo (doc. 10).
Il 16 luglio 2002, RI 1 è stata sottoposta ad un intervento chirurgico di acromionplastica alla spalla destra.
1.2. Esperiti i necessari accertamenti medico-amministrativi, con decisione formale del 4 febbraio 2003, l’assicuratore LAINF ha negato il proprio obbligo a prestazioni, ritenendo che l’assicurata non ha subito un infortunio ai sensi di legge e che nemmeno si è in presenza di una lesione parificata ai postumi d’infortunio giusta l’art. 9 cpv. 2 OAINF (doc. 27: “Dai referti medici acquisiti emerge chiaramente l’estraneità del pregiudizio alla salute ad un evento infortunistico o ad una lesione corporale parificabile ad infortunio”) (doc. 27).
La citata decisione formale è cresciuta in giudicato incontestata.
1.3. Nel corso del mese di febbraio 2004, RI 1 ha chiesto alla CO 1 di riconsiderare la propria decisione formale del 4 febbraio 2003, alla luce delle risultanze dell’esame di RMN a cui essa era stata nel frattempo sottoposta (doc. 28).
Nel prosieguo, essa ha prodotto una certificazione del dott. _
, spec.
FMH in chirurgia ortopedica, da cui risultano le diagnosi, entrambe riferite alla spalla destra, di tendinite calcarea, “problematica strettamente morbosa”, e di lesione del labbro glenoidale, “fattore strettamente post-infortunistico” (doc. 31).
1.4. L’assicuratore infortuni, con decisione formale del 18 marzo 2005, ha comunicato all’assicurata di non poter ritornare sulla propria decisione del
4 febbraio 2003, né a titolo di riconsiderazione, né a titolo di revisione processuale, visto che l’evento del 12 luglio 2002 “non presenta i requisiti dell’”infortunio” e/o della “lesione parificabile ai postumi d’infortunio”, come da nozione legale” e, d’altra parte, che la diagnosticata lesione del labbro glenoidale non ne costituisce una naturale conseguenza (doc. 54).
A seguito dell’opposizione interposta dall’avv. RA 1 per conto dell’assicurata (doc. 55), l’amministrazione, in data 27 aprile 2005, ha confermato il contenuto della sua prima decisione (doc. 57).
1.5. Con tempestivo ricorso del 27 luglio 2005, RI 1, sempre patrocinata dall’avv. RA 1, ha chiesto che “la decisione 4 febbraio 2003 venga revisionata e riconsiderata” e che le vengano quindi riconosciute le prestazioni assicurative derivanti dall’infortunio del 12 luglio 2002, argomentando:
"
In primo luogo si osserva che contrariamente a quanto sostenuto dalla CO 1, nella fattispecie, siamo in presenza di un
fattore esterno
straordinario.
Ai sensi della giurisprudenza il concetto di fattore esterno è definibile
"quale evento assimilabile ad infortunio, oggettivamente accertabile e percettibile, prendente origine esternamente al corpo"
(Cfr. Sentenza del 26 novembre 2003 in re U13/03 cons. 5.1).
Il fattore esterno non è dato in tutti quei casi in cui una persona assicurata riesce solo ad indicare in termini temporali la (prima) comparsa dei dolori oppure laddove la (prima) comparsa di dolori si accompagna semplicemente al compimento di un atto ordinario della vita.
Nella DTF 123 V 44 il Tribunale federale delle assicurazioni ha subordinato il riconoscimento di un fattore esterno suscettibile di agire in materia pregiudizievole sul corpo umano all'esistenza di un evento presentante un certo potenziale di pericolo accresciuto e quindi alla presenza di uno specifico atto ordinario della vita implicante una sollecitazione del corpo eccedente il quadro di quanto fisiologicamente normale.
L'intervento di un fattore esterno è altresì ammesso in caso di cambiamenti di posizioni, che, secondo l'esperienza medico - infortunistica sono sovente suscettibili di originare dei traumi sviluppatasi all'interno del corpo ("körpereigene Trauma"", come ad esempio il rialzarsi improvvisamente da una posizione accovacciata, il movimento brusco e/o aggravato, oppure il cambiamento di posizione dovuto a influssi esterni incontrollabili).
Il fatto di sentire "un secco dolore" nel sollevare velocemente una cassa colma di bottiglie di vetro contenenti liquidi, rientra pienamente nella definizione sopra riportata e implica pertanto il riconoscimento del fattore esterno,
in casu
, anche straordinario.
Tale interpretazione si impone tanto più se si considera che il trasporto di bibite non rientrava assolutamente nelle mansioni della signora RI 1 e che un simile gesto non poteva rappresentare per essa in alcun modo un atto di ordinaria quotidianità.
(...)
Il Tribunale federale delle assicurazioni ha stabilito che per essere
repentina
un'azione lesiva deve essere unica. Sono infatti esclusi da tale nozione quei danni alla salute ascrivibili a micro-traumi che si verificano ripetutamente nella vita quotidiana e che finiscono per dare luogo a fenomeni di usura necessitanti la messa in atto di una cura.
Nella fattispecie è evidente che il sollevamento di un importante peso mediante un movimento brusco ha provocato la lesione al labbro glenoidale alla spalla destra, tale evento avendo liberato un'energia maggiore rispetto a quella che avrebbe altrimenti sprigionato un evento insignificante, quotidiano.
All'evento del 12 luglio 2002 deve pertanto essere riconosciuta una propria rilevanza causale, il che esclude un'origine morbosa della lesione.
Infatti, fu soltanto a seguito dell'evento del 12 luglio 2002 che la Signora RI 1 non ha più potuto svolgere la propria attività lavorativa.
(...)
Per quanto precede tutti gli elementi caratteristici dell'infortunio (art. 4 LPGA) e delle lesioni parificabili ai postumi d'infortunio (art. 9 OAINF) sono adempiuti. Grazie all'esame di risonanza magnetica con contrasto effettuata presso la _ di _ è stato possibile rilevare per la prima volta l'esistenza della lesione al labbro glenoidale, elemento questo rimasto nell'ombra in occasione della decisione del 4 febbraio 2003 a causa del rifiuto della CO 1 stessa di eseguire a tempo debito tale fondamentale accertamento medico.
Il dr. _ ha accertato la natura post-infortunistica di tale lesione, ponendola in chiaro nesso di legame causale naturale e adeguato con l'evento del 12 luglio 2002.
In siffatte condizioni l'esame completo di risonanza magnetica effettuato presso la _ di _, rappresenta un fatto nuovo e un nuovo mezzo di prova che ha potuto essere prodotto in precedenza. La decisione di cui si è chiesta la revisione appare pertanto essere manifestamente errata e la sua rettifica risulta essere di notevole importanza.
(...)
Ai sensi dell'art. 53 LPGA, la decisione del 18 marzo 2005 deve pertanto essere annullata nel senso che venga accolta la richiesta di revisione della decisione del 4 febbraio 2003 e vengano così riconosciute alla Signora RI 1 le prestazioni assicurative derivanti dall'infortunio occorsole in data 12 luglio 2002."
(I)
1.6. La CO 1, in risposta, ha postulato un’integrale reiezione dell’impugnativa con argomenti di cui si dirà, per quanto occorra, nei considerandi di diritto (VI).

in diritto
In ordine
2.1. La presente vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico ai sensi degli articoli 26 c cpv. 2 della Legge organica giudiziaria civile e penale e 2 cpv. 1 della Legge di procedura per le cause davanti al Tribunale delle assicurazioni (cfr. STFA del 21 luglio 2003 nella causa N., I 707/00; STFA del 18 febbraio 2002 nella causa H., H 335/00; STFA del 4 febbraio 2002 nella causa B.,
H 212/00; STFA del 29 gennaio 2002 nella causa R. e R.,
H 220/00; STFA del 10 ottobre 2001 nella causa F., U 347/98 pubblicata in RDAT I-2002 p. 190 seg.; STFA del 22 dicembre 2000 nella causa H., H 304/99; STFA del 26 ottobre 1999 nella causa C., I 623/98).
Nel merito
2.2. Il 1° giugno 2002 è entrato in vigore l'accordo del 21 giugno 1999 tra la Confederazione Svizzera, da una parte, e la Comunità europea ed i suoi Stati membri, dall'altra, sulla libera circolazione delle persone (ALC), che regola, in particolare nel suo Allegato II, il coordinamento dei sistemi di sicurezza sociale (art. 8 ALC).
L'ALC si applica alla presente fattispecie visto che l'evento è avvenuto nel mese di luglio 2002 (cfr. DTF 128 V 317 consid. 1b/bb nonché STFA del 12 marzo 2004 nella causa E., H 14/03, consid. 5).
Al riguardo va osservato che il TFA in una sentenza del 9 agosto 2002 nella causa S. (C 357/01), pubblicata in DTF 128 V 318, ha deciso che, riservate le specifiche disposizioni contenute nell'ALC oppure negli atti normativi, ai quali fa riferimento l'ALC, da un lato, e i principi dell'equivalenza e dell'effettività, dall'altro, l'organizzazione della procedura si determina secondo il diritto svizzero.
In particolare l'Alta Corte ha rilevato:
"
(...)
c) Mangels einer einschlägigen gemeinschaftsrechtlichen bzw. für die Schweiz abkommensrechtlichen Regelung ist die Ausgestaltung des Verfahrens grundsätzlich Sache der innerstaatlichen Rechtsordnung. Dies erhellt zum einen daraus, dass Art. 11 APF, der sich auch auf die Anwendung der Verordnungen Nr. 1408/71 und Nr. 574/72 bzw. diesen gleichwertiger Vorschriften bezieht (Silvia Bucher, Die Rechtsmittel der Versicherten gemäss APF im Bereich der Sozialen Sicherheit, in: Rechtsschutz der Versicherten und der Versicherer gemäss Abkommen EU/CH über die Personenfreizügigkeit [APF] im Bereich der Sozialen Sicherheit, St. Gallen 2002, S. 87 ff., Rz 3), abgesehen von Mindestgarantien (innert angemessener Frist zu behandelnde "Beschwerde" bei der zuständigen Behörde; "Berufung" beim zuständigen nationalen Gericht; vgl. dazu z.B. Raymond Spira, L'application de l'Accord sur la libre circulation des personnes par le juge des assurances sociales, in: Bilaterale Abkommen Schweiz-EU [Erste Analysen], Basel 2001, S. 369 ff., S. 374 ff.) die Regelung des Verfahrens der innerstaatlichen Rechtsordnung überlässt (Klaus-Dieter Borchardt, Grundsätze des Rechtsschutzes gemäss APF, in: Rechtsschutz der Versicherten und der Versicherer gemäss Abkommen EU/CH über die Personenfreizügigkeit [APF] im Bereich der Sozialen Sicherheit, St. Gallen 2002, S. 49 ff., S. 55; Stephan Breitenmoser/Michael Isler, Der Rechtsschutz gemäss dem Personenfreizügigkeitsabkommen vom 21. Juni 1999 im Bereich der Sozialen Sicherheit, in: Die Durchführung des Abkommens EU/CH über die Personenfreizügigkeit [Teil Soziale Sicherheit] in der Schweiz, St. Gallen 2001, S. 197 ff., S. 210; Bettina Kahil-Wolff, Im APF nicht geregelte Fragen des Rechtsschutzes, in: Rechtsschutz der Versicherten und der Versicherer gemäss Abkommen EU/CH über die Personenfreizügigkeit [APF] im Bereich der Sozialen Sicherheit, St. Gallen 2002, S. 67 ff. [nachfolgend: Kahil-Wolff, Fragen], S. 74).
Zum andern entspricht dieser Grundsatz der Rechtsprechung des Gerichtshofes der Europäischen Gemeinschaften (nachfolgend: EuGH), wonach die Bestimmung der zuständigen Gerichte und die Ausgestaltung gerichtlicher Verfahren, die den Schutz der den Bürgern aus dem Gemeinschaftsrecht erwachsenden Rechte gewährleisten sollen, mangels einer einschlägigen gemeinschaftlichen Regelung Sache der innerstaatlichen Rechtsordnung der einzelnen Mitgliedstaaten ist (z.B. Urteil des EuGH vom 22. Februar 2001 in den verbundenen Rechtssachen C-52/99 und C-53/99, Office national des pensions [ONP] gegen Gioconda Camarotto und Giuseppina Vignone, Slg. 2001 S. I-1395 ff. [nachfolgend: EuGH-Urteil Camarotto und Vignone], Randnr. 21; Urteil des EuGH vom 21.
Januar 1999 in der Rechtssache C-120/97, Upjohn Ltd gegen The Licensing Authority established by the Medicines Act 1968 u.a., Slg. 1999 S. I-223 ff.
[nachfolgend: EuGH- Urteil Upjohn], Randnr. 32). Die Gestaltungsfreiheit der Mitgliedstaaten ist allerdings nach der Praxis des EuGH dahin eingeschränkt, dass die Modalitäten nicht weniger günstig sein dürfen als bei gleichartigen Verfahren, die das innerstaatliche Recht betreffen (Grundsatz der Gleichwertigkeit), und nicht so ausgestaltet sein dürfen, dass sie die Ausübung der durch die Gemeinschaftsrechtsordnung verliehenen Rechte praktisch unmöglich machen oder übermässig erschweren (Grundsatz der Effektivität) (z.B. EuGH- Urteil Camarotto und Vignone, Randnrn. 21 und 40; EuGH- Urteil Upjohn, Randnr. 32).
Der Grundsatz der Gleichwertigkeit gilt aufgrund von Art. 2 APF (Nichtdiskriminierung) ohne weiteres auch für die Schweiz (vgl. auch Borchardt, a.a.O., S. 55). Auch der vom EuGH entwickelte Grundsatz der Effektivität lässt sich auf das APF übertragen; denn mit der Rechtsschutzgarantie des Art. 11 APF kann nur ein effektiver Rechtsschutz gemeint sein (vgl. Bucher, a.a.O., Rz 88 am Ende; Kahil- Wolff, Fragen, S. 75). Eine andere Lösung wäre auch unter dem Gesichtspunkt der Gegenseitigkeit fragwürdig, weil die EU-Mitgliedstaaten bei der Ausgestaltung ihres Verfahrens nicht nur im Anwendungsbereich z.B. der Verordnung Nr. 1408/71, sondern der gesamten Gemeinschaftsrechtsordnung, zu der auch Assoziierungsabkommen mit Drittstaaten wie das APF (siehe zur Qualifikation des APF als Assoziierungsabkommen Breitenmoser/Isler, a.a.O., S. 200; Bettina Kahil-Wolff, L'accord sur la libre circulation des personnes Suisse-CE et le droit des assurances sociales, in: SJ 2001 II S. 81 ff., S. 83; Bettina Kahil-Wolff/Robert Mosters, Struktur und Anwendung des Freizügigkeitsabkommens Schweiz/EG, in: Die Durchführung des Abkommens EU/CH über die Personenfreizügigkeit [Teil Soziale Sicherheit] in der Schweiz, St. Gallen 2001, S. 9 ff., S. 19) gehören (z.B. Urteil des EuGH vom 15. Juni 1999 in der Rechtssache C-321/97, Ulla-Brith Andersson und Susanne Wåkerås-Anders- son gegen Svenska staten [Schwedischer Staat], Slg. 1999 S. I-3551 ff., Randnr. 26), die Rechtsprechung des EuGH zur Effektivität zu beachten haben. Dabei kann dahingestellt bleiben, ob der Grundsatz der Effektivität zu den für die Anwendung des Abkommens herangezogenen Begriffen des Ge- meinschaftsrechts gehört, für deren Auslegung nach Art. 16 Abs. 2 APF die einschlägige Rechtsprechung des EuGH zu be- rücksichtigen ist, ist es doch den schweizerischen Behörden jedenfalls nicht verwehrt, diese Rechtsprechung autonom nachzuvollziehen.
d) Nach dem Gesagten beurteilt sich unter dem Vorbehalt der Grundsätze der Gleichwertigkeit und der Effektivität nach schweizerischem Recht, ob die Verordnungen Nr. 1408/71 und Nr. 574/72 bzw. das Abkommensrecht - erforderlichenfalls bei Vorliegen eines entsprechenden Antrags - in einem gerichtlichen Beschwerdeverfahren, das eine vor Inkrafttreten des neuen Rechts ergangene Verwaltungsverfügung betrifft, für den Zeitraum ab Inkrafttreten des APF anzuwenden sind.
Dass sich gerade die hier interessierende Frage des im gerichtlichen Beschwerdeverfahren anwendbaren Rechts im angeführten Sinne grundsätzlich nach innerstaatlichem Recht beurteilt, wird bestätigt durch das nach der am 21. Juni 1999 erfolgten Unterzeichnung des APF ergangene (vgl. Art. 16 Abs. 2 APF) EuGH-Urteil Camarotto und Vignone. Dieses betrifft den für die Schweiz zwar nicht relevanten (vgl. Anhang II Abschnitt A Ziff. 1 Anpassung a APF), aber mit Art. 94 Abs. 5 bis 7 und Art. 95 Abs. 5 bis 7 der Verordnung vergleichbaren (vgl. für Art. 94 Urteil des EuGH vom 28. Juni 2001 in der Rechtssache C-118/00, Gervais Larsy gegen Institut national d'assurances sociales pour travailleurs indépendants [Inasti], Slg. 2001 S. I-5063 ff., Randnr. 48 in Verbindung mit Randnr. 29) Art. 95a Abs. 4 bis 6 der Verordnung Nr. 1408/71, in welchem ebenso wie in den Abs. 4 bis 7 der Art. 94 und 95 von einem Antrag die Rede ist. Nach diesem Urteil bestimmt unter Vorbehalt der Grundsätze der Gleichwertigkeit und der Effektivität das innerstaatliche Recht, ob ein Antrag im gerichtlichen Beschwerdeverfahren gestellt werden kann oder ob ein solcher trotz hängigen Beschwerdeverfahrens bei der Verwaltung eingereicht werden muss. Damit ist es auch dem nationalen Recht anheim gestellt, ob das neue Recht für die Zeit ab seinem Inkrafttreten im Beschwerdeverfahren vom Gericht anzuwenden ist oder ob diesbezüglich eine neue Verwaltungsverfügung ergehen muss.
(...)."
(DTF 128 V 315 consid. 1)
Tale principio è stato ribadito nella sentenza del 27 gennaio 2004 nella causa P., I 474/03, pubblicata in DTF 130 V 132, in cui la nostra Massima Istanza ha, segnatamente, stabilito che per quanto concerne il calcolo dei termini, visto che l'ALC non prevede nulla in merito, si applicano le norme del diritto svizzero e non quelle di procedura spagnole, anche se l'assicurato al quale era stata rifiutata la revisione di una rendita di invalidità si trovava in Spagna.
Per quanto concerne la riconsiderazione e la revisione processuale delle decisioni amministrative, l'ALC non contempla delle disposizioni in merito, per cui tornano applicabili le norme di diritto svizzero.
Inoltre, per inciso, è utile precisare che per quanto attiene all'assicurazione contro gli infortuni, i presupposti materiali per stabilire se l’insorgente ha diritto a prestazioni assicurative a seguito dell’evento in questione, si determinano in ogni caso secondo il diritto svizzero.
Infatti, anche a seguito dell'entrata in vigore dell'ALC, il Regolamento (CEE) n. 1408/71 del Consiglio, del 14 giugno 1971, relativo all'applicazione dei regimi di sicurezza sociale ai lavoratori subordinati, ai lavoratori autonomi ed ai loro famigliari che si spostano all'interno della Comunità, cui rinvia l'art. 1 cpv. 1 Allegato II ALC, rimanda a tale normativa (cfr. STFA dell’11 gennaio 2005 nella causa D., U 271/03, consid. 1.3.).
Così, in virtù dell'art. 53 del Regolamento, le prestazioni che il lavoratore frontaliero, vittima di un infortunio sul lavoro, può anche richiedere nel territorio dello Stato competente - vale a dire dello Stato membro sul cui territorio si trova l'istituzione competente (art. 1 lett. q del Regolamento) - sono erogate dall'istituzione competente secondo le disposizioni della legislazione di tale Stato come se l'interessato risiedesse in quest'ultimo.
Orbene, l'istituzione competente, alla quale, conformemente all'art. 1 lett. o punto i del Regolamento, RI 1 era assicurata al momento della domanda di prestazioni, è la CO 1, l'assicurata in questione trovandosi, nel momento determinante, ad esercitare un'attività subordinata in territorio elvetico ed essendo, di conseguenza, assoggettato alla legislazione di tale Stato (art. 13 n. 2 lett. a Regolamento; cfr., pure, STFA del 15 aprile 2004 nella causa F., U 76/03, consid. 1.3. e riferimenti dottrinali ivi menzionati).
Di conseguenza, in concreto, torna applicabile unicamente l'ordinamento svizzero in relazione sia alla riconsiderazione e alla revisione della decisione, sia alle norme di diritto materiale relative all'assicurazione infortuni applicabili.
2.3. Il 1° gennaio 2003 è entrata in vigore la LPGA, la quale ha modificato numerose disposizioni contenute nella LAINF.
A differenza delle norme di procedura che, in linea di principio, entrano immediatamente in vigore (cfr. SVR 2004 AHV Nr. 3 consid. 3.2.; SVR 2003 IV Nr. 25, consid. 1.2., p. 76; STFA del 27 gennaio 2004 nella causa P., I 474/03; STFA del 23 ottobre 2003 nella causa K., H 73/03; STFA del 23 ottobre 2003 nella causa J., K 55/03; STFA del 20 marzo 2003 nella causa E.,
I 238/02; DTF 117 V 93 consid. 6b, DTF112 V 360 consid. 4a, RAMI 1998 KV no 37 p. 316 consid. 3b), le norme di diritto materiale determinanti, nel diritto delle assicurazioni sociali, sono quei disposti in vigore al momento in cui si è realizzata la fattispecie che esplica degli effetti (cfr. DTF 129 V 1 consid. 1.2.; DTF 127 V 466 consid. 1; DTF 128 V 315=SVR 2003 ALV Nr. 3; SVR 2003 IV Nr. 25 consid. 1.2.)
Nel caso in esame sia la domanda di riapertura della pratica da parte della CO 1 formulata dall'assicurata, che i referti medici su cui si fonda, sono posteriori all’entrata in vigore della LPGA.
Di conseguenza, in concreto, tornano applicabili le disposizioni di diritto procedurale e materiale della LPGA, in vigore dal 1° gennaio 2003.
Giova, comunque, evidenziare che per quanto riguarda la riconsiderazione e la revisione processuale di decisioni amministrative cresciute in giudicato formale, l'art. 53 LPGA ha concretizzato i principi, validi in merito, riconosciuti da lunga data dalla giurisprudenza (cfr. STFA del 12 marzo 2004 nella causa D., K 147/03, consid. 5.3 in fine; STFA del 22 marzo 2004 nella causa M., U 149/03, consid. 1.2.; STFA dell’8 febbraio 2005 nella causa G., I 133/04, consid. 1.2.).
2.4. L'art. 53 LPGA prevede che:
"
Le decisioni e le decisioni su opposizione formalmente passate in giudicato devono essere sottoposte a revisione se l’assicurato o l'assicuratore scoprono successivamente nuovi fatti rilevanti o nuovi mezzi di prova che non potevano essere prodotti in precedenza.
(cpv. 1)
L'assicuratore può tornare
sulle decisioni o sulle decisioni su opposizione formalmente passate in giudicato se è provato che erano manifestamente errate e se la loro rettifica ha una notevole importanza. (cpv. 2)
L'assicuratore può riconsiderare una decisione o una decisione su opposizione, contro le quali è stato inoltrato ricorso, fino all'invio del suo preavviso all'autorità di ricorso. (cpv. 3)."
Come visto al considerando precedente, i principi relativi alla riconsiderazione e alla revisione processuale sviluppati dalla giurisprudenza precedentemente alla LPGA, sono stati concretizzati all'art. 53 LPGA.
Conformemente ad un principio generale valido per il diritto delle assicurazioni sociali, l'amministrazione può riconsiderare una decisione cresciuta in giudicato formale, che non è stata oggetto di un controllo giudiziario, nel caso in cui è senza dubbio errata e la correzione ha un'importanza rilevante (cfr. STFA del 23 marzo 2004 nella causa D., C 227/03; STFA del 12 febbraio 2004 nella causa B., C 349/00; STFA del 17 dicembre 2003 nella causa B., C 19/03; STFA del 28 novembre 2003 nella causa S., C 307/01; STFA del 21 luglio 2003 nella causa T., C 81/03; STFA del 28 aprile 2003 nella causa F., C 24/01 e C 137/01; STFA del 7 marzo 2003 nella causa D., C 354/01; STFA del 28 febbraio 2003 nella causa M., C 353/01; STFA del 5 novembre 2002 nella causa C., C 165/02; le STFA del 6 luglio 2001 nelle cause B., C 274/99; I, C 278/99 e O, C 279/99; STFA del 6 giugno 2000 nella causa B., C 407/99, consid. 2; DTF 129 V 110 = SVR 2003 ALV Nr. 5, p. 15; DTF 127 V 466, consid, 2c, p. 469; DTF 126 V 399 = DLA 2001 N. 37, p. 247; DLA 2000 N. 40, p. 208; DLA 1998 N. 15, consid. 3b, p. 79 e 80; SVR 1997 ALV Nr. 101, p. 309 consid. 2a e riferimenti).
In proposito, occorre ricordare che,
secondo una costante giurisprudenza federale, l'amministrazione non può essere obbligata né dall'assicurato né dal giudice ad esaminare nel merito una domanda di riconsiderazione.
Decisioni, con le quali si é negata l'entrata nel merito di una tale domanda, non possono, per principio, venir impugnate. Per contro, qualora l'amministrazione entri nel merito, esami i presupposti della riconsiderazione e, finalmente, renda una nuova decisione di rifiuto, quest'ultima può fare oggetto d'impugnativa. In questo caso, il giudice si limiterà però ad esaminare se i presupposti per una riconsiderazione della confermata decisione sono o meno soddisfatti. Concretamente, si tratterà d'esaminare se l'amministrazione ha ritenuto, a torto o a ragione, che la sua decisione cresciuta in giudicato non fosse manifestamente errata e che una sua rettifica non rivestisse un'importanza notevole (cfr.
DTF 117 V 12 consid. 2a; DTF 119 V 479 consid. 1b/cc).
Dalla riconsiderazione va distinta la revisione processuale delle decisioni amministrative.
In questo caso l'amministrazione deve procedere a una revisione processuale se si manifestano nuovi elementi o nuovi mezzi di prova atti ad indurre ad una conclusione giuridica differente (cfr. STFA del 23 marzo 2004 nella causa D., C 227/03; STFA del 12 febbraio 2004 nella causa B., C 349/00; STFA del 17 dicembre 2003 nella causa B., C 19/03; STFA del 21 luglio 2003 nella causa T., C 81/03; STFA del 7 marzo 2003 nella causa D., C 354/01; STFA del 6 giugno 2000 nella causa B., C 407/99; DTF 127 V 466, consid. 2c, p. 469 e la giurisprudenza ivi citata; SVR 1997 ALV Nr. 101, p. 309 consid. 2a e riferimenti; DLA 1998 N. 15, consid. 3b, p. 79 e 80).
In particolare, secondo costante giurisprudenza federale, nuove vanno considerate quelle circostanze che si sono realizzate fino al momento in cui, nel procedimento principale, allegazioni di fatto sarebbero ancora state lecite, ma che tuttavia, nonostante sufficiente attenzione e senza colpa, erano sconosciute all'istante
(cfr. STFA del 7 marzo 2003 nella causa D., C 354/01; DLA 1995, p. 64 consid. 2b e riferimenti; DTF 122 V 134 e seg.
).
Inoltre, i fatti nuovi devono essere rilevanti, ovvero essere idonei a modificare la base fattuale della decisione e a condurre, attraverso un appropriato apprezzamento giuridico, ad una diversa decisione (DTF 110 V 141 consid.
2, 293 consid. 2a; RAMI 1991 K 855, p. 16; A. Grisel, Traité de droit administratif, Vol. II, Neuchâtel 1984, p. 942ss.;
U. Kieser, ATSG Kommentar, 2003, ad art. 53, n. 10
).
Relativamente alle nuove prove, va puntualizzato che l'art. 53 cpv. 1 LPGA non fa menzione del fatto che esse debbano essere rilevanti. Ciò si spiega ponendo mente alla circostanza che, alla luce dei quesiti fattuali spesso complessi, il criterio della rilevanza dei mezzi di prova spesso è difficile da chiarire (U. Kieser, op. cit., ad art. 53, n. 11).
I nuovi mezzi di prova devono comunque essere tali da provare fatti nuovi importanti che fondano la revisione o fatti che erano conosciuti nel procedimento precedente, ma che non hanno potuto essere provati a detrimento dell'istante. Se i nuovi mezzi di prova sono destinati a provare fatti già allegati anteriormente, il richiedente deve dimostrare di non aver potuto produrli nella precedente procedura.
Un mezzo di prova è considerato come concludente, qualora si debba ammettere che avrebbe condotto ad una diversa decisione, nel caso in cui l'assicuratore ne avesse avuto conoscenza nella procedura amministrativa (STFA del 13 aprile 1993 nella causa G.P.).
In sostanza, il nuovo mezzo di prova non deve solo servire ad apprezzare i fatti ma pure ad accertarli (DTF 110 V 141, consid. 2). Non è pertanto sufficiente, ad esempio, che una nuova perizia valuti in modo diverso una determinata fattispecie. Occorrono, piuttosto, nuove circostanze, che facciano apparire oggettivamente incompleta la base su cui si fonda la precedente decisione. Per la revisione di una decisione non basta che, successivamente, il perito tragga, da fatti già conosciuti, delle conclusioni differenti. Non costituisce neppure motivo di revisione la circostanza che siano stati forse valutati in modo errato fatti già conosciuti nella procedura principale. Occorre piuttosto che l'apprezzamento non corretto sia avvenuto poiché fatti determinanti ai fini del giudizio erano sconosciuti o rimasti non provati.
In una sentenza del 15 ottobre 2001, pubblicata in DTF 127 V 353 il TFA ha così riassunto quanto appena esposto:
"
(...)
b) Sont "nouveaux" au sens de l'
art. 137 let. b OJ
, les faits qui se sont produits jusqu'au moment où, dans la procédure principale, des allégations de faits étaient encore recevables, mais qui n'étaient pas connu du requérant malgré toute sa diligence. En outre, les faits nouveaux doivent être importants, c'est-à-dire qu'ils doivent être de nature à modifier l'état de fait qui est à la base de l'arrêt entrepris et à conduire à un jugement différent en fonction d'une appréciation juridique correcte. Les preuves, quant à elles, doivent servir à prouver soit les faits nouveaux importants qui motivent la révision, soit des faits qui étaient certes connus lors de la procédure précédente, mais qui n'avaient pas pu être prouvés, au détriment du requérant. Si les nouveaux moyens sont destinés à prouver des faits allégués antérieurement, le requérant doit aussi démontrer qu'il ne pouvait pas les invoquer dans la procédure précédente. Une preuve est considérée comme concluante lorsqu'il faut admettre qu'elle aurait conduit le juge à statuer autrement s'il en avait eu connaissance dans la procédure principale. Ce qui est décisif, c'est que le moyen de preuve ne serve pas à l'appréciation des faits seulement, mais à l'établissement de ces derniers. Ainsi, il ne suffit pas qu'un nouveau rapport médical donne une appréciation différente des faits; il faut des éléments de fait nouveaux, dont il résulte que les bases de la décision entreprise comportaient des défauts objectifs. Pour justifier la révision d'une décision, il ne suffit pas que le médecin ou expert tire ultérieurement, des faits connus au moment du jugement principal, d'autres conclusions que le tribunal. Il n'y a pas non plus motif à révision du seul fait que le tribunal paraît avoir mal interprété des faits connus déjà lors de la procédure principale. L'appréciation inexacte doit être la conséquence de l'ignorance ou de l'absence de preuve de faits essentiels pour le jugement (
ATF 110 V 141
consid. 2 et 293 consid. 2a, 108 V 171 consid. 1; voir aussi
ATF 121 IV 322
consid. 2, 118 II 205 consid. 5)."
(DTF 127 V 353 consid. 5b)
Al riguardo cfr. pure la STFA del 29 novembre 2002 nella causa B., I 339/01, pubblicata in RDAT I-2003 N. 69.
2.5. Con la decisione formale del 18 marzo 2005, poi confermata in sede di opposizione, la CO 1 ha negato che la propria decisione del 4 febbraio 2003 fosse errata, segnatamente ribadendo che il danno alla spalla destra non è da porre in relazione ad un infortunio ai sensi di legge e che esso non costituisce neppure una lesione parificata ai postumi di un infortunio (doc. 54).
Con la propria impugnativa, l'assicurata fa invece valere che
l'evento del 12 luglio 2002 presenta tutte le caratteristiche di un
infortunio giusta
l'art.
4 LPGA (I, p. 5: "II fatto di sentire "un secco
dolore" nel sollevare velocemente una cassa colma di bottiglie di
vetro contenenti liquidi, rientra pienamente nella definizione sopra riportata e implica pertanto il riconoscimento del fattore esterno, in casu, anche straordinario") e che il danno diagnosticato alla spalla destra ne
è
la conseguenza naturale (I, p. 5: "Nella fattispecie è evidente che il sollevamento di un importante peso mediante un movimento brusco ha provocato la lesione al labro glenoidale della spalla destra, tale evento avendo liberato un'energia maggiore rispetto a quella che avrebbe altrimenti sprigionato un evento insignificante, quotidiano. All'evento del 12 luglio 2002 deve pertanto essere riconosciuta una propria rilevanza causale, il che esclude un'origine morbosa della lesione. Infatti, fu soltanto a seguito dell'evento del 12 luglio 2002 che la signora RI 1 non ha più potuto svolgere la propria attività lavorativa").
Chiamata a pronunciarsi, questa Corte ritiene che la CO 1 si sia giustamente rifiutata di riconsiderare la propria decisione formale del 4 febbraio 2003.
In effetti, così come verrà meglio dimostrato nei considerandi che seguono, tale decisione è corretta, nella misura in cui, il 12 luglio 2002, RI 1 non è rimasta vittima di un infortunio, nè ha riportato una lesione parificata ai postumi di un infortunio.
2.6. L'art. 4 LPGA così definisce l'infortunio:
"
È considerato infortunio qualsiasi influsso dannoso, improvviso e involontario, apportato al corpo umano da un fattore esterno straordinario che comprometta la salute fisica o psichica o che provochi la morte."
Questa definizione riprende, nella sostanza, quella che era prevista all'art. 9 cpv. 1 OAINF - disposizione abrogata dall'ordinanza sull'assicurazione contro gli infortuni dell'11 settembre 2002 (RU 2002 3914), in vigore dal 1° gennaio 2003.
La precedente giurisprudenza relativa alla nozione di infortunio e ai singoli elementi caratteristici della stessa continua dunque a essere valevole (SVR 2005 UV Nr. 2).
Cinque sono dunque gli elementi costitutivi essenziali dell'infortunio:
"
- l'involontarietà
- la repentinità
- il danno alla salute (fisica o psichica)
- un fattore causale esterno
- la straordinarietà di tale fattore."
(cfr. Ghélew, Ramelet, Ritter, Commentaire de la loi sur l'assurance-accidents (LAA), Losanna 1992, p. 44-51)
Scopo della definizione è di tracciare un chiaro confine tra infortunio e malattia.
2.7. Si evince dalla nozione stessa d'infortunio che il carattere straordinario non concerne gli effetti del fattore esterno ma unicamente il fattore esterno in quanto tale (cfr. RAMI 2000 U 374, p. 176)
Pertanto, è irrilevante il fatto che il fattore esterno abbia causato delle affezioni gravi o inabituali.
Il fattore esterno è considerato come straordinario quanto eccede, nel caso concreto, il quadro degli avvenimenti e delle situazioni che si possono, obiettivamente, definire quotidiane o abituali (DTF 129 V 404, 122 V 233 consid. 1, 121 V 38 consid. 1°, 118 V 61 consid 2b, 118 V 283 consid. 2°; RAMI 1993 p. 157ss, consid. 2°).
Vi è infortunio unicamente se un fattore esterno ha agito sul corpo. L'evento deve accadere nel mondo esterno.
Quando il processo lesivo si svolge invece all'interno del corpo umano, senza l'intervento di agenti esterni, l'ipotesi di un evento infortunistico è data essenzialmente in caso di uno sforzo manifestamente eccessivo o di un movimento scoordinato.
La giurisprudenza esige, perchè si possa ammettere il fattore causale di sforzi eccessivi, che essi superino in modo evidente le sollecitazioni cui la vittima è normalmente esposta e alle quali, per costituzione, consuetudine o addestramento, essa è abitualmente in grado di resistere (cfr. STFA del 15 ottobre 2004 nella causa R., U 9/04).
D'altra parte, per poter ritenere che lesioni corporali siano state causate da movimenti scombinati o incongrui, gli stessi devono essersi prodotti in circostanze esterne manifestamente insolite, impreviste e fuori programma (cfr. RAMI 2004 U 502, p. 183ss., consid. 4.1). Carente è altrimenti la straordinarietà del fattore esterno causale, con la conseguenza che non tutte le caratteristiche di un infortunio sono realizzate (DTF 122 V 232 consid. 1, 121 V 38 consid. 1.a, 118 V 61 consid. 2b, 283 consid. 2, 116 V consid. 3° e b, 147 consid. 2°; RAMI 1993 U 165, p. 59 consid. 3b).
"
2.1
Nach Lehre und Rechtsprechung kann das Merkmal des ungewöhnlichen äusseren Faktors in einer unkoordinierten Bewegung (RKUV 2000 Nr. U 368 S. 100 Erw. 2d mit Hinweisen; MAURER, Schweizerisches Unfallversicherungsrecht, S. 176 f.) bestehen. Bei Körperbewegungen gilt dabei der Grundsatz, dass das Erfordernis der äusseren Einwirkung lediglich dann erfüllt ist, wenn ein in der Aussenwelt begründeter Umstand den natürlichen Ablauf einer Körperbewegung gleichsam "programmwidrig" beeinflusst hat. Bei einer solchen unkoordinierten; Bewegung ist der ungewöhnliche äussere Faktor zu bejahen; denn der äussere Faktor - Veränderung zwischen K6rper und Aussenwelt - ist wegen der erwähnten Programmwidrigkeit zugleich ein ungewöhnlicher Faktor (RKUV 1996 Nr. U 253, S. 204 Erw. 4c, 1994 Nr. U 180 S. 38 Erw. 2 mit Hinweisen; Urteil Z. vom 7. Oktober 2003 Erw. 2.2, U 322/02; vgl. auch ADRIAN VON KAENEL, Unfall am Arbeitsplatz, in: MÜNCH/GEISER [Hrsg.], Handbücher fair die Anwaltspraxis, Band V, Schaden - Haftung - Versicherung, Basel 1999, S. 584 f.)."
2.8. Nella concreta evenienza, RI 1, nel formulario
denominato "Questionario LAINF" del 25 luglio 2002, ha così
descritto l'evento occorsole il 12 luglio 2002:
"
In data 12-07-2002 mi veniva ordinato dalla mia gerente di portare la cassa delle bottiglie di vetro vuote nella cantina sita al piano seminterrato per poi riportare la stessa cassa piena di bottiglie sigillate per potere rifornire il piano bar del locale in cui lavoro. Nel sollevare la cassa sentivo un secco dolore provenire dalla spalla destra, continuai nel mio lavoro dato che mancava poco più di un'ora alla chiusura dei locale, erano le 23.30 circa."
(doc. 6)
Un'analoga dinamica si ritrova nel rapporto 19 dicembre 2002
del medico fiduciario della CO 1, dott. _:
"
Nonostante la presenza di altri 3 uomini nell'esercizio pubblico, venne obbligata a fa sforzi che non venivano affatto contemplati dal suo mansionario, cioè andare in cantina per portarci una cassa di bibite vuota e riportarne un'altra con delle bottiglie piene. Così, nel sollevare la cassa pesante, provò un vivo dolore alla spalla destra ma, tenuto conto della vicinanza della chiusura del locale, aveva continuato a lavorare con le dovute precauzioni."
(doc. 25, p.
4)
In sede di opposizione 20 aprile 2005, l'insorgente ha
confermato le sue precedenti versioni dell'accaduto, con tuttavia
la precisazione che il sollevamento della cassa avvenne “velocemente”, rispettivamente, in modo “brusco” (doc. 55, p. 3).
Da quanto appena esposto si evince che non vi è stato l’intervento di un fattore causale esterno: il danno alla salute si è, infatti, manifestato senza che vi sia stato impatto né con altre persone né con oggetti.
Scartata a priori l’ipotesi di un movimento scoordinato, nella misura in cui il gesto naturale di sollevare una cassa non è stato turbato da circostanze esterne manifestamente insolite, impreviste e fuori programma, si tratta di valutare se il danno alla spalla destra sia o meno da imputare ad uno sforzo manifestamente eccessivo.
Il peso di una cassa di bottiglie (piene) si situa notoriamente tra i 10 e i 15 kg, di modo che, secondo questa Corte, nel gesto compiuto da RI 1, 37 anni al momento del sinistro, non é ravvisabile uno sforzo manifestamente eccessivo ai sensi della giurisprudenza (cfr., per un caso analogo, la STCA del 18 ottobre 2002 nella causa B., inc. 35.2002.46, cresciuta in giudicato).
D'altronde, il maneggiare delle casse di bibite rientra fra i compiti che si eseguono svolgendo un’attività quale quella esercitata dall’assicurata, ovvero la cameriera presso un esercizio pubblico di modeste dimensioni.
In esito ai considerandi che precedono, il TCA è dell'avviso che non siano, in concreto, soddisfatte le severe condizioni poste dalla giurisprudenza federale per poter riconoscere il carattere infortunistico in assenza di un fattore esterno.
Di conseguenza non siamo in presenza di un infortunio ai sensi dell’art. 4 LPGA.
2.9. Si tratta ora di esaminare se l’obbligo contributivo della CO 1 poteva eventualmente essere fondato sull’art. 9 cpv. 2 OAINF, disposizione che parifica ad infortunio una serie di lesioni corporali.
L’art. 9 cpv. 2 OAINF, nella versione introdotta con la modifica del 15 dicembre 1997, prevede che se non attribuibili indubbiamente a una malattia o a fenomeni degenerativi, le seguenti lesioni corporali, il cui elenco è esaustivo, sono equiparate all’infortunio, anche se non dovute a un fattore esterno straordinario:
a. fratture;
b. lussazioni di articolazioni;
c. lacerazioni del menisco;
d. lacerazioni muscolari;
e. stiramenti muscolari
f. lacerazioni dei tendini;
g. lesioni dei legamenti;
h. lesioni del timpano.
Le lesioni corporali di cui all'art. 9 cpv. 2 OAINF sono paragonate ad infortunio solo se presentano tutti gli elementi caratteristici dell'infortunio, eccezion fatta per il fattore esterno straordinario (cfr. STFA del 23 settembre 2003 nella causa Allianz Suisse c/ SWICA concernente X., U 221/02; STFA del 6 agosto 2003 nella causa Nazionale Svizzera Assicurazioni c/ Swica Organizzazione sanitaria concernente B., U 235/02; DTF 116 V 148 consid. 2b; RAMI 1988 U 57, p. 372). Il fattore scatenante può quindi essere quotidiano e discreto. Basta un gesto brusco: non è necessario che esso sia stato scomposto o an
omalo (cfr. E. Beretta, Il requisito della repentinità in materia di lesioni parificabili ad infortunio e temi connessi, in RDAT II-1991, p. 477ss.).
A proposito dell'esigenza di un fattore esterno, il TFA, nella DTF 129 V 466, ha precisato quest'ultimo concetto, definibile quale evento assimilabile ad infortunio, oggettivamente constatabile e percettibile, che prende origine esternamente al corpo.
Così, dopo avere fatto notare che l'esistenza di un evento assimilabile ad infortunio non può essere ritenuta in tutti quei casi in cui la persona assicurata riesce solo ad indicare in termini temporali la (prima) comparsa dei dolori oppure laddove la (prima) comparsa di dolori si accompagna semplicemente al compimento di un atto ordinario della vita che la persona assicurata è peraltro in grado di descrivere (DTF 129 V 46s. consid. 4.2.1 e 4.2.2), la Corte federale ha subordinato, in via di principio, il riconoscimento di un fattore esterno suscettibile di agire in maniera pregiudizievole sul corpo umano all'esistenza di un evento presentante un certo potenziale di pericolo accresciuto e quindi alla presenza di un'attività intrapresa nell'ambito di una tale situazione oppure di uno specifico atto ordinario della vita implicante una sollecitazione del corpo che eccede il quadro di quanto fisiologicamente normale e psicologicamente controllabile (DTF 129 V 470 consid. 2.2.2). Per il resto, conformemente a quanto già statuito in precedenza, ha rammentato che l'intervento di un fattore esterno può anche essere ammesso in caso di cambiamenti di posizione che, secondo l'esperienza medico-infortunistica, sono sovente suscettibili di originare dei traumi sviluppanti all'interno del corpo ("körpereigene Trauma", come ad es. il rialzarsi improvvisamente da posizione accovacciata, il movimento brusco e/o aggravato, oppure il cambiamento di posizione dovuto a influssi esterni incontrollabili, DTF 129 V 470, consid. 4.2.3).
Il TFA ha pure specificato che gli eventi che si verificano durante lo svolgimento di un'attività professionale abituale non danno luogo a delle lesioni corporali parificabili ai postumi di un infortunio, i processi motori consueti nell'ambito dell'attività professionale essendo da considerare degli atti ordinari ai quali fa di principio difetto l'elemento costitutivo della situazione di pericolo accresciuto (cfr. DTF 129 V 471 consid. 4.3; cfr., pure, STFA del 15 aprile 2004 nella causa F., U 76/03).
Necessario è inoltre che si sia trattato di un evento improvviso (cfr. RAMI 2000 U 385, p. 268). Il presupposto della repentinità non va però inteso nel senso che l'azione sul corpo umano debba avere luogo fulmineamente, ossia nell'arco di secondi o, addirittura, di una frazione di secondo. A questo requisito va piuttosto attribuito un significato relativo, nel senso che deve trattarsi di un singolo avvenimento. Pertanto, deve essere escluso dall'assicurazione contro gli infortuni quel danno alla salute che dipende da azioni ripetute o continue. Decisiva non è dunque la durata di un'azione lesiva, ma piuttosto la sua unicità (cfr. A. Bühler, Die unfallähnliche Körperschädigung, in SZS 1996, p. 88 e dello stesso autore, Meniskusläsionen und soziale Unfallversicherung, in Bollettino dei medici svizzeri, 2001; 84: n. 44, p. 2341).
2.10. Nel caso di specie, posto che il sollevamento di casse di bevande rientra nel novero dei procedimenti motori consueti della professione appresa dall’assicurata e che pertanto configura un atto ordinario che non presenta il necessario potenziale di pericolo accresciuto, l’esistenza di un fattore esterno nel senso esposto al considerando precedente deve essere negata.
Di conseguenza, il danno alla salute di cui soffre l’assicurata non poteva essere assunto dalla CO 1 nemmeno ai sensi dell’art. 9 cpv. 2 OAINF.
2.11. Alla luce di quanto precede, così come già indicato al considerando 2.5., occorre concludere che perlomeno uno dei presupposti per procedere alla riconsiderazione di una decisione cresciuta formalmente in giudicato, ossia quello della sua manifesta erroneità, non è
in casu
adempiuto.
Non rimane, pertanto, che da valutare l’eventualità della revisione processuale.
2.12. Secondo la ricorrente, il “fatto nuovo” che giustificherebbe la revisione della decisione formale del 4 febbraio 2003, è rappresentato dall’esistenza di una lesione al labbro glenoidale anteriore della spalla destra, diagnosticata dal dott. _, spec. FMH in chirurgia ortopedica, grazie alla artro-risonanza magnetica del 4 dicembre 2003 (I, p. 6: “In siffatte condizioni l’esame completo di risonanza magnetica effettuato presso la _ di _, rappresenta un fatto nuovo e un nuovo mezzo di prova che non ha potuto essere prodotto in precedenza”).
Al riguardo, questo Tribunale osserva che, per fondare la revisione della decisione menzionata, è necessario che tale circostanza, qualora conosciuta, avrebbe indotto l’assicuratore infortuni a decidere in modo diverso, concretamente a ammettere il proprio obbligo a prestazioni.
Ciò non è evidentemente il caso, ritenuto che, “a monte”, vi é il fatto che RI 1, in data
12 luglio 2002, non è rimasta vittima di un infortunio ai sensi dell’art. 4 LPGA (cfr. consid. 2.8.). Inoltre, anche ammettendo che il danno alla salute presentato dall’assicurata rientri fra le lesioni parificate ad infortunio enumerate all’art. 9 cpv. 2 OAINF, il caso non sarebbe comunque di pertinenza della CO 1, difettando il fattore esterno (cfr. consid. 2.10).
Al “fatto nuovo” invocato dalla ricorrente non può pertanto essere riconosciuta la rilevanza richiesta dalla giurisprudenza federale (cfr. consid.
2.4.).
È peraltro utile sottolineare come il fatto che il noto esame di artro-RMN abbia messo in luce una lesione del labbro glenoidale della spalla destra e che il dott. _ si sia pronunciato a favore di una sua eziologia traumatica, non è rilevante ai fini di sapere se si è in presenza di un infortunio oppure di una lesione parificata.
Infatti, secondo la giurisprudenza,
la carente dimostrazione di un evento che soddisfi le caratteristiche di un infortunio, si lascia sostituire solo raramente da constatazioni di natura medica. Queste ultime, nel quadro dell'apprezzamento delle prove, assumono soltanto il valore di un indizio a favore oppure contro l'esistenza di un evento infortunistico (cfr. RAMI 1990 U 86, p. 51).
In questo ordine di idee, l’esecuzione della perizia medica giudiziaria richiesta dalla ricorrente (cfr. I, p. 7), si rivela superflua.
In conclusione, alla CO 1 non può essere chiesto di rivenire sulla sua decisione formale del
4 febbraio 2003 nemmeno a titolo di revisione processuale.