Decision ID: 136b5198-0a17-5ef8-b9b3-ce1d53f72436
Year: 2018
Language: it
Court: TI_CATI
Chamber: TI_CATI_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: public_law

Fatti
Dichiarazioni e decisioni fiscali IC/IFD 2005, 2007, 2008, 2009 e 2010
A.
a. Periodo fiscale 2005
Nel 2005 RI 1 indicava nel modulo 1 della propria dichiarazione fiscale di essere divorziato e di svolgere la professione di “gerente”. Dagli atti risultava un certificato di salario rilasciato dalla “_ Con dichiarazione di tassazione del 17.7.2007 esponeva un reddito imponibile complessivo di fr. 37'198.- ed una sostanza imponibile complessiva di fr. 111'166.-.
Con decisione di tassazione del 27.10.2010 l’Ufficio di tassazione di _ (di seguito UT) accertava un reddito imponibile complessivo di fr. 130'000.- per l’IC e di fr. 138'100.- per l’IFD ed una sostanza imponibile complessiva di fr. 0.-. In particolare, per quanto concerne la posizione “altri redditi”, la stessa veniva modificata da fr. 24'000.- a fr. 66'250.- con la motivazione “Prestazioni valutabili in denaro o reddito d’altra fonte stabiliti per insufficienza di disponibilità finanziaria, così come convenuto in sede d’audizione del 15.10.2010 con il rappresentante _”.
b. Periodo fiscale 2007
Per il periodo 2007 il contribuente indicava al modulo 1 di essere divorziato e di svolgere la professione di “gerente”. Dagli atti risultavano tre certificati di salario rilasciati da _, _ e da _.
Con dichiarazione di tassazione del 22.6.2009 egli esponeva un reddito imponibile complessivo di fr. 35'279.- ed una sostanza imponibile complessiva di fr. 0.-.
Con decisione di tassazione del 10.12.2014 l’UT accertava un reddito imponibile complessivo di fr. 527'700.- per l’IC e di fr. 535'600.- per l’IFD ed una sostanza imponibile di fr. 0.-. In particolare l’autorità fiscale aggiungeva l’importo di fr. 58'000.- a titolo di “reddito quale amministratore di persone giuridiche”, fr. 10'000.- provenienti da attività indipendente svolta dal contribuente. Modificava al rialzo il reddito proveniente da valore locativo/ affitti, commisurandolo in fr. 68'600.- come anche gli “altri redditi”, quantificati in fr. 415'094.-. La modifica dei dati era conseguente all’inchiesta fiscale aperta a carico del contribuente da parte della Divisione affari penali e inchieste della Confederazione (DAPI), in particolare per quanto concerneva il reddito percepito quale amministratore di persone giuridiche, nonché per gli “altri redditi” qualificati come prestazioni valutabili in denaro ricevute da parte di _ e di _.
c. Periodo fiscale 2008
Per il periodo 2008 il contribuente indicava al modulo 1 di essere coniugato e di essere “senza attività”. Con dichiarazione di tassazione del 2.4.2010 i coniugi RI 1 dichiaravano un reddito imponibile complessivo di fr. 67'190.- ed una sostanza imponibile di fr. 0.-.
Con decisione di tassazione del 10.12.2014 l’UT accertava un reddito imponibile complessivo di fr. 605'100.- per l’IC e di fr. 615'000.- per l’IFD ed una sostanza imponibile complessiva di fr. 0.-. In particolare ai redditi venivano aggiunti fr. 18'000.- da attività indipendente del contribuente. Il valore locativo/affitti veniva modificato da fr. 82'000.- a fr. 177'750.- e gli altri redditi venivano commisurati in fr. 439'395.- anziché fr. 18'000.-. Per quanto concerne gli altri redditi, l’autorità fiscale indicava che l’aggiunta era dovuta a seguito di prestazioni valutabili in denaro da parte delle società _, _ e _.
d. Periodo fiscale 2009
Per il periodo fiscale 2009 il contribuente indicava nel modulo 1 di essere coniugato e di svolgere un’attività dipendente. La moglie risultava, dai dati compilati, senza attività lucrativa. Produceva un certificato di salario rilasciato dalla _ e uno della _.
Con dichiarazione di tassazione del 20.4.2011 veniva esposto un reddito imponibile complessivo di fr. 145'446.- ed una sostanza imponibile complessiva di fr. 0.-.
Con decisione di tassazione del 10.12. 2014 l’UT accertava un reddito imponibile complessivo di fr. 684'500.- per l’IC e di fr. 696'100.- per l’IFD ed una sostanza imponibile complessiva di fr. 0.-.
Ai dati dichiarati venivano in particolar modo aggiunti da parte dell’autorità fiscale fr. 58'000.- quali reddito da amministratore di persone giuridiche. Il valore locativo/affitti veniva aumentato da fr. 92'000.- a fr. 223'050.-. Venivano inoltre aggiunti fr. 437'063.- a titolo di “altri redditi”. Le modifiche al rialzo di alcune poste di reddito venivano motivate dall’autorità fiscale sulla base di informazioni in loro possesso come anche, per gli altri redditi, a seguito di prestazioni valutabili in denaro godute/ricevute da parte di _, _, _ ed anche _.
e. Periodo fiscale 2010
Per il periodo fiscale 2010 il contribuente veniva tassato d’ufficio con decisione del 10.12.2014. L’autorità fiscale accertava un reddito imponibile complessivo di fr. 991'700.- ed una sostanza imponibile complessiva di fr. 0.-.
Reclami presentati contro le decisioni fiscali IC/IFD 2005, 2007, 2008, 2009 e 2010
B.
a. Periodo fiscale 2005
Con reclamo 26.11.2010 _, per il tramite di _, censurava la decisione di tassazione per quanto concerneva la modifica degli “altri redditi” conseguiti, per un ammontare stabilito dall’autorità fiscale di fr. 66'250.-.
b. Periodi fiscali 2007, 2008, 2009 e 2010
Con unico reclamo 8.1.2015 il contribuente, patrocinato dall’avv. _, impugnava le decisioni relative ai periodi fiscali 2007, 2008, 2009 e 2010.
In particolare venivano contestati i redditi aggiunti quale amministratore di persone giuridiche, come anche le prestazioni valutabili in denaro riconducibili a _, _, _, _, _ e la penale percepita per il diritto di compera relativo alla part. no. _ RFD _. RI 1 chiedeva pertanto di stralciare il presunto reddito accertato e di confermare i dati fiscali da lui dichiarati.
Per quanto concerneva il 2010, periodo fiscale per il quale i contribuenti erano stati tassati d’ufficio, veniva inoltre inviata la dichiarazione di tassazione e chiesto che la decisione su reclamo fosse conforme ai dati indicati.
C.
Con ripetuti scritti inviati ad _ tramite posta A Plus del 18.3.2016 e del 5.4.2016 il contribuente/i suoi rappresentanti venivano convocati ad un’audizione. L’incontro tra le parti avveniva il 13.4.2016, alla presenza anche dell’avv. _ a tutela degli interessi del contribuente. Durante la discussione le parti non adducevano altre argomentazioni oltre a quelle già esposte in sede di reclamo e nella procedura avviata dalla DAPI.
Decisioni su reclamo IC/IFD 2005, 2007, 2008, 2009 e 2010
D.
a. Periodo fiscale 2005
Con decisione su reclamo del 27.4.2016 il reddito imponibile complessivo accertato veniva commisurato in fr. 450'400.- per l’IC e in fr. 458'500.- per l’IFD. In particolare, la significativa modifica – a sfavore di quanto dichiarato dal contribuente e di quanto stabilito nella prima decisione impugnata – degli “altri redditi” attestati in fr. 386'647.- dall’autorità fiscale, faceva seguito ai risultati dell’inchiesta condotta dalla DAPI e dal relativo rapporto del 1°.2.2016 - trasmesso a _ - dal quale emergevano gli importi ripresi a titolo di “altri redditi” derivanti dalle distribuzioni dissimulate di utili legate a società attive nell’ambito dei postriboli e che si sono succedute anche nella gestione del “_” e della “_” a _.
b. Periodo fiscale 2007
Con decisione su reclamo del 27.4.2016 veniva accertato un reddito imponibile complessivo di fr. 528'200.- per l’IC e di fr. 536'100.- per l’IFD ed una sostanza imponibile complessiva di fr. 0.-. A motivazione della decisione veniva indicato: “
I ricorrenti sono stati assunti in audizione il 13 aprile 2016 (vedi verbale), alfine di definire il reclamo pendente. Ritenuto che i comparenti non hanno fornito ulteriori documenti o osservazioni atte a contrastare le riprese DAPI, si procede all’evasione del gravame come da rapporto DAPI del 1.2.2016 a pagina 17, già intimato ai reclamanti. (...)”.
c. Periodo fiscale 2008
Con decisione su reclamo del 27.4.2016 il reddito imponibile complessivo dei contribuenti veniva stabilito in fr. 661'100.- per l’IC ed in fr. 671'000.- per l’IFD mentre che la sostanza imponibile complessiva veniva quantificata in fr. 0.-. Anche per questo periodo fiscale l’aggiunta dei redditi derivava dal rapporto 1°.2.2016 allestito dalla DAPI e contro il quale i contribuenti non avevano fornito prove atte a contrastarne i contenuti.
d. Periodo fiscale 2009
Con decisione su reclamo del 27.4.2016 il reddito imponibile complessivo dei contribuenti veniva stabilito in fr. 636'200.- per l’IC ed in fr. 647'700.- per l’IFD mentre che la sostanza imponibile complessiva veniva quantificata in fr. 0.-. Anche per questo periodo fiscale l’aggiunta dei redditi derivava dal rapporto 1°.2.2016 allestito dalla DAPI e contro il quale i contribuenti non avevano fornito prove atte a contrastarne i contenuti.
e. Periodo fiscale 2010
Con decisione su reclamo del 27.4.2016 il reddito imponibile complessivo dei contribuenti veniva stabilito in fr. 779’000.- per l’IC ed in fr. 793’100.- per l’IFD mentre che la sostanza imponibile complessiva veniva quantificata in fr. 0.-. Anche per questo periodo fiscale l’aggiunta dei redditi derivava dal rapporto 1°.2.2016 allestito dalla DAPI e contro il quale i contribuenti non avevano fornito prove atte a contrastarne i contenuti.
Inoltre, posto come la prima decisione di tassazione era stata allestita d’ufficio veniva specificato:
“Per quanto attiene agli altri elementi della tassazione ci si attiene alla documentazione prodotta con la presentazione della dichiarazione debitamente compilata dai contribuenti, e sulla base della documentazione fornita. Le varie posizioni non giustificate dalle relative pezze giustificative non sono pertanto considerate ai fini del gravame in oggetto”.
Ricorso presentato contro le decisioni su reclamo IC/IFD 2005, 2007, 2008, 2009, 2010
E.
Con unico ricorso 5/8.8.2016 i coniugi RI 1, per il tramite dell’avv. _ insorgono contro le decisioni di tassazione su reclamo IC/IFD 2005, 2007, 2008, 2009 e 2010. Rilevano d’acchito, in merito alla tempestività del ricorso, come, nonostante le decisioni siano datate 27.4.2016, in realtà le medesime sarebbero state notificate al contribuente unicamente nel mese di luglio 2016.
Per quanto attiene al merito, i ricorrenti ritengono che l’UT non abbia minimamente vagliato le censure da loro proposte in sede di reclamo e si sia limitato a rinviare al rapporto DAPI del 1°.2.2016. L’aggiunta di altri redditi non sarebbe, secondo i richiedenti, minimamente documentata e si rivelerebbe del tutto sproporzionata e fantasiosa. I ricorrenti chiedono che l’intero incarto DAPI sia richiamato agli atti con la possibilità di prendere ulteriormente nuovamente posizione, una volta consultato il medesimo.
F.
Con osservazioni 23.9.2016 l’UT chiede che le decisioni su reclamo siano confermate. L’autorità rileva in particolare che la censura relativa alla violazione del diritto di essere sentiti dei contribuenti – in relazione alla motivazione delle decisioni – è infondata. In particolare i reclami presentati dai coniugi RI 1 sono anteriori alla redazione del rapporto 1°.2.2016 della DAPI. In seguito a tale rapporto è stata data la possibilità agli insorgenti di potersi esprimere in merito, in un’apposita udienza, durante la quale gli stessi non hanno accennato a voler completare i reclami. Inoltre, nel corso della procedura penale amministrativa che ha coinvolto RI 1 è stata data a più riprese la possibilità di prendere posizione e presentare mezzi di prova a sostegno della sua tesi. RI 1, dopo aver ricevuto il rapporto DAPI del 1°.2.2016 ed aver presentato le sue osservazioni, non ha prodotto dinanzi all’UT alcun mezzo di prova o fatto che potesse modificare le conclusioni a cui è giunta la DAPI. Secondo l’UT il rinvio fatto nelle decisioni al rapporto DAPI era quindi più che sufficiente per giustificare la modifica dei redditi dichiarati.
L’UT precisa che la definizione dei redditi del contribuente nei periodi fiscali impugnati è conseguente all’inchiesta penale amministrativa svolta dalla DAPI nei suoi confronti. In particolare l’inchiesta ha permesso di stabilire come _ avesse beneficiato di distribuzioni dissimulate di utile da parte di società che si erano succedute negli anni nella gestione di postriboli. In particolare queste società si sono succedute nella gestione di un immobile di _, di proprietà di _, nel quale per una parte (denominata “_”) vi erano delle camere utilizzate da prostitute per intrattenersi con i propri clienti e per l’altra vi era il _. Giornalmente la persona responsabile dell’attività portava gli incassi e i giustificativi nell’ufficio di _ e di _, che era situato accanto a quello del fiduciario _. _ e _ decidevano poi l’impiego del denaro. L’inchiesta condotta dalla DAPI avrebbe permesso di stabilire che le società che si erano succedute nella direzione della _ e del _ fossero riconducibili a _ e a _. Nelle osservazioni dell’autorità fiscale venivano dipoi riassunti – sulla base della documentazione della DAPI – i redditi percepiti dal contribuente e non dichiarati all’autorità fiscale provenienti dall’attività legata alla conduzione dei postriboli. Venivano elencati i mezzi di prova a sostegno dei redditi percepiti nel corso degli anni da parte di _.
In conclusione l’UT precisava di aver commesso un errore di calcolo per quanto attiene all’IFD 2009: la ripresa per altri redditi doveva essere quantificata in fr. 233'232.- anziché in fr. 388'721.- in applicazione dell’art. 20 cpv. 1bis LIFD. Per l’IC e l’IFD 2010 l’aggiunta di altri redditi doveva essere modificata da fr. 515'888.- a fr. 329'532.- in applicazione degli art. 19 cpv. 1bis LT e 20 cpv. 1bis LIFD.
G.
L’8.10.2018 i ricorrenti sono stati convocati alla Camera di diritto tributario. Il patrocinatore di RI 1 ha riconosciuto, che l’espletamento dell’udienza aveva sanato la violazione del diritto di essere sentito dei ricorrenti. L’avv. _ ha lamentato il fatto che dopo le osservazioni delle parti al Rapporto DAPI, l’autorità non ha più avuto fornito ragguagli in merito al progredire dell’inchiesta. Le autorità fiscali hanno per loro parte indicato che il Rapporto DAPI sul quale si fondano le decisioni impugnate concerne unicamente le imposte dirette di competenza cantonale. Per quanto riguarda l’imposta preventiva, si tratta invece di un rapporto indipendente. Per il resto le parti si sono riconfermate nelle rispettive posizioni, in particolare richiamando gli allegati scritti presentati alla DAPI.

Diritto
Violazione del diritto di essere sentito
1.
1.1.
I ricorrenti contestano le decisioni dell’UT sia dal punto di vista formale, rimproverando all’autorità di non essere entrata nel merito delle censure sollevate (limitandosi a rinviare ai rapporti allestiti dalla DAPI), sia dal punto di vista materiale contestando le risultanze dei rapporti della DAPI, e la conseguente imposizione di “altri redditi”.
1.2.
Adita dal contribuente con reclamo, l’autorità di tassazione deve prendere una decisione motivata (art. 208 cpv. 2 LT; art. 135 cpv. 2 prima frase LIFD), fondandosi sui risultati dell’inchiesta (art. 208 cpv. 1 LT; art. 135 cpv. 1 LIFD; v. anche
Agner/Jung/ Steinmann
, Kommentar zum Gesetz über die direkte Bundes-steuer, Zurigo 1995, p. 422).
Per giurisprudenza costante, il diritto a una motivazione ha natura formale: la sua violazione comporta, di regola, l’annullamento dell’atto impugnato, senza che vada vagliato se quest’ultimo, nel merito, è corretto (DTF 119 Ia 136 consid. 2a p. 138, 118 Ia 17 consid. 1a p. 18, 104 consid. c p. 109 con relativi riferimenti).
L’art. 29 Cost. fed. impone alle autorità amministrative e giudiziarie di pronunciarsi sulle allegazioni delle parti nei considerandi delle loro decisioni, riferendosi agli argomenti da queste addotti. Una motivazione può comunque essere ritenuta sufficiente quando l’autorità menziona, almeno brevemente, i motivi che l’hanno spinta a decidere in un senso piuttosto che nell’altro e pone quindi l’interessato nelle condizioni di rendersi conto della portata del giudizio e delle eventuali possibilità d’impugnazione presso un’istanza superiore (DTF 114 Ia 242 consid. 2, 112 Ia 109 consid. b e rimandi, 111 Ia 1).
Per far ciò l’autorità giudicante non deve pronunciarsi necessariamente su tutti gli argomenti e le eccezioni sollevati, ma può limitarsi a prendere posizione su quelli principali ed essenziali, atti a influire sulla decisione di merito (DTF 111 Ia 1, cons. 3a; DTF 107 Ia 248, consid. 3a; DTF 105 Ib 248/9, consid. 2a; DTF 101 Ia 3; decisione CDT n. 381 del 30 luglio 1981 in re St.;
Imboden/ Rhinow
, Schweizerische Verwaltungsrechtsprechung, Basilea 1986, Vol.
I, n. 85 B III a, p. 535;
Känzig/Behnisch
, Direkte Bundessteuer, 2a ediz., Vol.
III, Basilea 1992, p. 249).
1.3.
La motivazione deve dunque consistere nell’esposizione della fattispecie e in una motivazione giuridica, dalla quale risulta su cosa si fonda il dispositivo della decisione: solo in tal modo, infatti, il contribuente è in condizione di motivare il suo ricorso e l’autorità di ricorso di sottoporre a verifica la decisione stessa (
Känzig/Behnisch
, op. cit., p. 249; inoltre decisione CDT n. 80.2002.205 del 5 agosto 2003, in: RtiD I-2004
n.19t).
1.4.
Nel caso di specie va rilevato come i ricorrenti sono stati convocati dall’UT ad un’audizione, tenutasi il 13.4.2016, ed indetta a seguito dei reclami presentati. In quella sede si sono limitati a rinviare alle censure esposte nei reclami e quanto sollevato nella procedura dinanzi alla DAPI.
Se è vero che la motivazione delle decisioni consiste di per sé ad un rinvio alle risultanze dei rapporti DAPI, nondimeno i fascicoli DAPI – portati alla conoscenza dei ricorrenti (v. rapporti 1°.2.2016 relativi alle società e a RI 1, rispettivamente p. 96 e p. 32), risultano completi ed esaustivi e dagli stessi si può facilmente risalire alla metodologia utilizzata e ai risultati ottenuti, imposti poi nelle partite fiscali degli insorgenti.
Non da ultimo, anche se si volessero considerare non sufficientemente motivate – per il semplice rinvio ai rapporti DAPI – il vizio andrebbe considerato sanato con le osservazioni 23/26.9.2016 dell’UT nell’ambito della procedura ricorsuale (v. analogamente sentenza CDT inc. 80.2011.70 del 16.8.2012, consid. 2.1.).
1.5.
L’8.10.2018 si è tenuta un’udienza presso la Camera di diritto tributario, alla quale hanno presenziato le parti e tutte le autorità coinvolte. Durante il dibattimento il patrocinatore dei ricorrenti ha dato atto che la violazione del loro diritto di essere sentiti era stata sanata con la loro audizione.
Sicché la censura dei ricorrenti in merito ad una pretesa violazione del loro diritto di essere sentiti non può essere tutelata. Su questo punto il ricorso si rivela pertanto infondato.
Distribuzione dissimulata di utile
2.
2.1.
Per tutti i periodi fiscali impugnati, gli insorgenti contestano la ripresa di “altri redditi” provenienti dalla distribuzione dissimulata di utile da parte delle società che gestivano il _ e la _. Censurano l’esattezza dei risultati stabiliti nell’inchiesta condotta dalla DAPI.
2.2.
La DAPI è stata incaricata di procedere ad un’inchiesta fiscale speciale sulla base dell’art. 190 LIFD, in collaborazione con l’amministrazione cantonale delle contribuzioni, poiché vi era il sospetto giustificato di gravi infrazioni fiscali (in particolare la sottrazione continuata d’importanti somme d’imposta art. 175 e 176 LIFD) e i delitti fiscali (art. 186 e 187 LIFD).
La DAPI ha effettuato un’analisi preliminare relativa alle società che tra il 2003 e il 2012 hanno gestito il postribolo denominato “_” e il luogo di incontro per clienti e prostitute “_” a _.
Da un primo esame è emerso che le società che nei periodi dal 2003 al 2012 hanno gestito i summenzionati luoghi in cui veniva esercitata la prostituzione avrebbero commesso sottrazione consumata (art. 175 LIFD) oppure tentativo di sottrazione (art. 176 LIFD) d’importanti somme d’imposta, contabilizzando unicamente una parte della cifra d’affari realizzata e quindi degli utili derivanti. L’analisi preliminare avrebbe inoltre permesso di stabilire che _ e RI 1 nell’ambito delle società che hanno gestito _ e _ avrebbero commesso anche frode fiscale (art. 186 LIFD).
2.3.
Di seguito si procederà quindi a valutare se le riprese di “altri redditi” operate da parte dell’UT nelle decisioni fiscali dei coniugi RI 1 siano o meno giustificate.
2.4.
Gli articoli 58 cpv. 1 LIFD e 67 cpv. 1 LT prevedono, con riferimento all'imposta sull'utile delle persone giuridiche, che
1
Costituiscono utile netto imponibile:
a.
il saldo del conto profitti e perdite, epurato dal riporto dell'anno precedente;
b.
tutti i prelevamenti fatti prima del calcolo del saldo del conto profitti e perdite e non destinati alla copertura di spese riconosciute dall'uso commerciale, in particolare:
- ...[omissis]...
- le distribuzioni palesi o dissimulate di utili e le prestazioni a terzi non giustificate dall'uso commerciale.
Quanto all'imposizione delle persone fisiche, gli articoli 19 cpv. 1 LT e 20 cpv. 1 LIFD prevedono da parte loro che
1
Sono imponibili i redditi da sostanza mobiliare, segnatamente:
c.
i dividendi, le quote di utili, le eccedenze di liquidazione come pure le prestazioni valutabili in denaro provenienti da partecipazioni di qualsiasi genere (comprese le azioni gratuite, gli aumenti gratuiti del valore nominale, ecc.).
2.5.
Secondo la giurisprudenza, vi è distribuzione dissimulata di utili quando sono adempiute cumulativamente le quattro condizioni seguenti:
1) la società fa una prestazione senza ottenere una controprestazione corrispondente;
2) tale prestazione è concessa ad un azionista o ad una persona vicina;
3) tale prestazione non sarebbe stata concessa ad un terzo alle stesse condizioni;
4) la sproporzione tra la prestazione e la controprestazione è tanto palese che gli organi della società avrebbero potuto rendersi conto del vantaggio che concedevano
(DTF 131 II 593 consid. 5; 119 Ib 116 consid.
2; 115 Ib 238).
2.6.
Quali prestazioni valutabili in denaro, qualificate pure come distribuzioni dissimulate di utili (DTF 131 II 593 consid. 5.1), valgono anche le rinunce a determinati proventi in favore dell’azionista o di una persona a lui vicina, con una corrispondente riduzione, presso la società, dell’utile esposto nel conto economico. Questa forma di prestazione valutabile in denaro viene definita con la nozione di prelevamento anticipato dell’utile (
Gewinnvorwegnahme
; cfr.
Bernardoni/Bortolotto
, La fiscalità dell'azienda nel nuovo diritto federale e cantonale ticinese, Mendrisio 2010, p. 432). Essa sussiste per l’appunto quando la società non rivendica alcun diritto su introiti di sua competenza, che vengono così incassati direttamente dall’azionista, rispettivamente quando quest’ultimo non fornisce la controprestazione che la società esigerebbe da un terzo (sentenza del Tribunale federale 2A.204/2006 del 22 giugno 2007, consid. 6; sentenza 2A.263/2003 del 19 novembre 2003, in: ASA 74 pag. 660, consid. 2.2; sentenza 2A.602/2002 del 23 luglio 2003, consid. 2, con riferimenti).
2.7.
2.7.1.
Nelle procedure fiscali vige il principio inquisitorio. Nell’ambito delle procedure relative alle imposte dirette, l’autorità di tassazione deve accertare i fatti d’ufficio. Il contribuente è tuttavia tenuto a prestare ampia collaborazione nell’accertamento dei fatti. Deve fare tutto il necessario per consentire una tassazione completa e esatta (articoli 126 cpv. 1 LIFD e 42 cpv. 1 LAID; art. 200 cpv. 1 LT). Le autorità fiscali e giudiziarie devono sottoporre i fatti giuridicamente rilevanti che sono stati raccolti ad un (libero) apprezzamento delle prove (cfr. p. es. la sentenza del Tribunale federale n. 2C_605/2015 del 5.11.2015 consid. 2.3.1 e 2.3.2 con riferimenti).
Di principio, il grado di prova richiesto è quello della prova piena, che presuppone che il tribunale non abbia più seri dubbi circa l’esistenza dei fatti addotti oppure che gli eventuali dubbi residui appaiano trascurabili. Il grado di verosimiglianza richiesto è tale che non si deve più ragionevolmente contare con la possibilità del contrario. Il grado di prova della verosimiglianza preponderante rappresenta per contro un’attenuazione della prova e non è sufficiente per la prova piena (sentenza n. 2C_605/2015 citata, consid. 2.3.2 con riferimenti).
Se, nonostante la collaborazione conforme ai suoi obblighi da parte del contribuente, dopo l’apprezzamento delle prove gli elementi imponibili non possono essere accertati e gli stessi non devono essere stabiliti per apprezzamento, trovano applicazione anche nel diritto tributario le regole che concernono la ripartizione oggettiva dell’onere della prova secondo l’art. 8 CC. L’autorità fiscale è dunque tenuta a dimostrare l’esistenza di elementi che fondano o aumentano l’onere fiscale, mentre è a carico del contribuente la prova di quei fatti che concorrono ad escludere o a ridurre il debito verso l’erario (sentenza n. 2C_605/2015 citata, consid. 2.3.3 con riferimenti; cfr. anche
Locher
, Kommentar zum DBG, vol. III, Basilea 2015, n. 27 ss. all’introduzione agli articoli 122 ss. LIFD, p. 399 ss.).
2.7.2.
Nell’ambito delle prestazioni valutabili in denaro le autorità fiscali devono apportare la prova che la società ha fornito una prestazione e che non ha ottenuto una controprestazione oppure una controprestazione insufficiente. Se le prove raccolte dall’autorità fiscale forniscono indizi a sufficienza che rivelano l’esistenza di una tale sproporzione, spetta allora al contribuente stabilire l’esattezza delle sue affermazioni contrarie. Una volta che un fatto è dato per acquisito, la questione dell’onere della prova non si pone più (sentenza TF 2C_333/2017 del 12.4.2018 consid. 4.1.).
Qualità di azionista di RI 1
3.
3.1.
La DAPI è riuscita a ricostruire quali società si sono succedute nel tempo nella gestione del Bar _ e della _, esercizi pubblici che sorgevano sopra il mapp. _ e _ RFD _, di proprietà di _. Tali società sono fallite nonostante abbiano incassato redditi elevati e conseguito utili molto consistenti.
Nel rapporto DAPI del 1°.2.2016 viene espressamente indicato:
“La particolarità è che queste società hanno continuato ininterrottamente la gestione di _ e _, senza un solo giorno di interruzione; in altre parole malgrado vi fossero dei cambi improvvisi di gestione, i collaboratori delle società avevano costantemente accesso ai locali per svolgere le loro attività, in questo senso _ faceva in modo che l’attività non venisse interrotta. In considerazione di quanto precede occorreva modificare i contratti di lavoro, i contratti con i fornitori, costituire le nuove società, trovare dei nuovi organi ma soprattutto modificare i contratti di locazione dei locali e delle suppellettili. In particolare queste due ultime modifiche erano possibili solamente con l’accordo di _. Ritenuto che al momento della cessazione dell’attività, _ contattava il fiduciario _ per comunicare il nome delle società subentranti (302.100.021), appare evidente che l’imputato nonché proprietario dei locali, dominasse i locatari. Vi è da credere, che in considerazione degli utili realizzati, nessun terzo indipendente si sarebbe assunto il rischio di annullare il contratto di locazione, rischiando appunto di vedersi interrotta l’opportunità di generare tanti e tali utili”
(Rapporto 1°.2.2016 relativo alle società, p. 81).
La DAPI, mediante la ricostruzione in parola è anche riuscita, sulla base di indizi convergenti a ricostruire l’azionariato delle società che gestivano il _ e la _:
_
_
La _ ha gestito il _ nel periodo 1°.1.2004 – 31.1.2006 (contratto di locazione firmato da _ e _, doc. DAPI _). Nel rapporto DAPI viene indicato che non appena questa società è stata costituita il controvalore del capitale azionario è stato consegnato a RI 1 (doc. DAPI _, _). Le azioni erano state inizialmente sottoscritte a titolo fiduciario da _ (1 azione; in merito alla persona di _ quest’ultimo ha dichiarato in un primo verbale dell’8.3.2012 di aver funto da prestanome per parecchie società per il tramite di _, doc. DAPI 310.100.003), _ (collaboratore di _, 1 azione) e da _ di _ (98 azioni, società riconducibile ad _) (v. doc. DAPI _).
In merito all’azionariato della società, la DAPI ha trovato più documenti/informazioni convergenti alla persona di RI 1: in particolare secondo la bancadati delle società costituite/gestite da _ il responsabile è RI 1. Nella nota professionale per la costituzione della società RI 1, tramite la _ figura quale riferimento (doc. n. _). Inoltre l’8.1.2003 RI 1 avrebbe dato a _ il mandato di amministrare ed acquistare la _ (doc. n. _), contratto disdetto alcuni mesi più tardi (doc. n. _, _). A seguito della costituzione della società i certificati azionari sono stati consegnati a RI 1 nella sua qualità di “esclusivo azionista della società” (doc. n. 600.500.037-041). Il controvalore del capitale azionario è stato rimborsato a _ e RI 1 (doc. _). _, durante il suo interrogatorio ha dichiarato di aver ricevuto mandato da RI 1 e da _ di gestire contabilmente la _
_
La _ ha gestito il _ tra il 1°.2.2006 ed il 31.12.2007 (contratto di locazione è stato firmato da _ e _, doc. DAPI _). Le azioni di questa società sono state sottoscritte – verosimilmente a titolo fiduciario – da _, _ e _ (società riconducibile a RI 1) (doc. DAPI _; _). Non appena la società è stata costituita il capitale azionario della stessa è stato quasi integralmente prelevato. Le azioni al portatore della società non sono state ritrovate. RI 1 gestiva la liquidità della società. Inoltre _ ha dichiarato d’aver ricevuto mandato di gestione da RI 1 e da _ (doc. DAPI _).
_
La _ ha gestito il _ dal 1°.1.2008 al 30.11.2009 (contratto di locazione è stato firmato da _ e _, doc. DAPI _). Le azioni di questa società sono state sottoscritte a titolo fiduciario da _, _ e da _, società quest’ultima detenuta da RI 1 (doc. DAPI _) Non appena la società è stata costituita il capitale azionario della società è stato integralmente prelevato (doc. DAPI _). Presso l’abitazione di RI 1 sono stati ritrovati i certificati azionari rappresentanti 22 azioni della società (doc. DAPI _). Dal punto di vista amministrativo (contabile e fiscale) _ era gestita da _ (_, _). RI 1 gestiva le liquidità della società ricevendo degli onorari quale controprestazione (inc. DAPI _).
_
La società _ ha gestito _ state sottoscritte a titolo fiduciario da _ (doc. DAPI _). Non appena è stata costituita la società il capitale azionario è stato immediatamente prelevato (doc. DAPI _). Presso l’abitazione di RI 1 sono stati ritrovati i certificati azionari rappresentanti 22 azioni della società (_). Inoltre nell’ufficio di _ e RI 1, tra la documentazione di _ sono state sequestrate due fatture emesse nel 2011 da _: una relativa al trapasso di personale da _ a _, la seconda in relazione alla costituzione della società _ (società che per l’inciso ha gestito il _ dal 1°.6.2011 al 31.12.2011).
_
_
La società _ ha gestito la _ nel periodo 1°.4.2003 – 30.6.2006 (contratto di locazione è stato firmato da _ e _, doc. DAPI _). Le azioni sono state sottoscritte a titolo fiduciario da _ (1 azione), _ (1 azione) e dalla _ di _ (98 azioni, società riconducibile a _) (doc. DAPI _). Tra i documenti informatici sequestrati presso _ sono state ritrovate numerose informazioni rilevanti per la determinazione degli azionisti della società: nel documento “società data – base” risultano quali responsabili della società RI 1 e _ (inc. DAPI _). Inoltre certificati azionari per 22'000.- facenti parte del capitale azionario di _ sono stati ritrovati in una cassetta di sicurezza a disposizione di RI 1 presso Banca _ (doc. DAPI _). _ ha ricevuto mandato per effettuare i suoi servizi da _ e da _ (doc. DAPI _).
_
La società _ ha gestito la _ nel periodo 1°.7.2006 – 31.10.2008 (v. contratti di locazione sottoscritti da _ e _, doc. DAPI _). Le azioni sono state sottoscritte a titolo fiduciario da _ (1 azione), _ (1 azione) e dalla _ di _ (98 azioni, società riconducibile a _). L’ordine di costituire la società è stato impartito da _, ossia dalla società detenuta da RI 1 (doc. DAPI _). A seguito della costituzione della società i fondi utilizzati per costituire la società sono stati immediatamente prelevati (doc. DAPI _), da _, ossia da RI 1 (doc. DAPI _). Nella nota professionale per la costituzione della società, quale riferimento figura “_” società riconducibile a RI 1 (inc. DAPI _, per ulteriori approfondimenti in merito si veda rapporto 1°.2.2016 DAPI relativo alle società, a pag. 22).
Il capitale azionario della società era diviso in due pacchetti ognuno composto da 50 azioni, detenuti da RI 1 e da _ (doc. DAPI _). _ era gestita da _, società riconducibile a RI 1 (doc. DAPI _, _ la quale stipendiava sia _ che _.
_
La società _ ha gestito la _ tra il 1°.11.2008 e il 31.5.2009 (contratto di locazione della società è stato firmato da _ e _, doc. DAPI _, _). Le azioni sono state sottoscritte a titolo fiduciario da _ (1), _ (1) e dalla _ (98) (doc. DAPI _). Nell’abitazione di RI 1 sono stati ritrovati i certificati azionari rappresentanti 22 azioni (fr. 22'000.-) della società (doc. DAPI _). _ era amministrata contabilmente e fiscalmente dalla _ (società riconducibile a RI 1, doc. DAPI _).
_
La società _ ha gestito la _ tra il 1°.6.2009 e il 30.6.2011 (il contratto di locazione della società è stato firmato da _ e _ doc. DAPI _, doc. DAPI _). Le azioni sono state sotto scritte a titolo fiduciario da _ (inc. DAPI _). Nell’abitazione di RI 1 sono stati ritrovati i certificati azionari rappresentanti 22 azioni (fr. 22'000.-) della società (inc. DAPI _).
3.2.
3.2.1.
In merito all’azionariato delle società che hanno gestito dal 2003 al 2012 _ e _, la DAPI ha concluso con certezza che esso fosse composto da _ e da RI 1 (pag. 85 Rapporto DAPI relativo alle società).
3.2.2.
Più elementi menzionati nei precedenti considerandi convergono nel ritenere _ e RI 1 quali azionisti delle società che si sono succedute nella gestione del _ e della _.
Come visto, per quanto attiene a RI 1, per alcune società sono stati ritrovati i certificati azionari presso la sua abitazione, oppure la cassetta di sicurezza bancaria. In particolare – a valere quale prova diretta - sono stati ritrovati in suo possesso i certificati azionari di _, _, _ (società che hanno gestito la Residenza _) e della _ (società che ha anche gestito il _). Per le altre società emerge che RI 1 ha ritirato immediatamente il capitale azionario delle stesse non appena costituite, vedi ad esempio il caso della società _ (v. anche ad esempio il verbale d’interrogatorio di _ del 14.11.2014, p. 7 doc. DAPI _). Per altre società emerge da documenti ritrovati in possesso di _ – amministratore unico di alcune delle società (v. doc. DAPI 310-100.107-140) come responsabile delle stesse fosse RI 1 (v. doc. DAPI _). Anche _ ha indicato a verbale, in merito all’amministrazione contabile e fiscale delle società _, _, _, _, _, _, _, di aver ricevuto mandato da parte di RI 1 e di RI 1 (v. doc. DAPI 302.100.001).
Anche _ – autodefinitosi nel suo verbale di interrogatorio dell’8.3.2012 quale “specchio”, “uomo di paglia” delle società di cui era amministratore unico e che gestivano il postribolo – ha dichiarato come lo stesso RI 1 gli avesse chiesto di diventare ad esempio AU di _ (doc. DAPI 311.100.003, p. 3): “
Me l’ha chiesto il signor RI 1. Lo conoscevo. Dopo un po’ di anni che aveva aperto il locale _ mi ha chiesto di lavorare da lui
”.
In merito al ruolo di azionista di RI 1 e _, si esprime anche _ amministratore per un periodo delle società che gestivano _ e _ (VI dell’8.3.2012 doc. DAPI 315.100.000) il quale ha anche precisato che gli incassi giornalieri venivano consegnati a RI 1 e _.
In merito alla nomina come AU, dichiara che a conferire questa nomina sono stati, verbalmente, _, RI 1 e _ (si veda anche in merito rapporto DAPI del 1°.2.2016 relativo alle società, pto. 3.2.11.1;doc. DAPI 315.100.002).
Con ogni evidenza, competente per la nomina di tale organo societario secondo il CO (art. 698 cpv. 2 cifra 2 CO) è l’assemblea generale degli azionisti.
3.2.3.
Secondo la DAPI, oltre a quanto già rilevato in precedenza, ad ulteriore conforto della tesi che azionisti delle società che gestivano il postribolo fossero RI 1 e _ è il mancato rispetto del principio della libera concorrenza nei loro rapporti con le società (cfr. rapporto DAPI del 1°.2.2016 relativo alle società, pto. 3.3.1.). Più circostanze concretizzano il mancato rispetto del principio della libera concorrenza e suffragano una vicinanza di RI 1 e _ alle società: ad esempio la concessione di prestiti non restituiti (pto. 3.3.2.), il mancato pagamento della garanzia per gli affitti anche di somme consistenti (pti. 3.3.4, 3.3.5., 3.3.7, 3.3.8), la mancata redazione dei contratti tra _ (società riconducibile a _ e che dava in locazione le suppellettili all’interno dei locali) e le società che gestivano il postribolo. Non veniva neppure redatto un inventario della merce (pto. 3.3.16).
3.2.4.
Un altro elemento significativo che ha condotto la DAPI a ritenere RI 1 e _ quali azionisti delle società che hanno gestito il postribolo sui mapp. _ e _ RFD _ è l’evoluzione patrimoniale di cui hanno beneficiato quest’ultimi in quel periodo.
La DAPI ha in particolare ritenuto che l’evoluzione del patrimonio di RI 1, effettuata basandosi sulla sua dichiarazione fiscale evidenzia una mancanza di liquidità superiore a Fr. 1'070'000.- (doc. DAPI _). RI 1 ha inoltre investito importi considerevoli nelle società da lui dominate (somma stimata dalla DAPI in fr. 2'000'000.-) e negli immobili da lui detenuti (punti 3.1. e 3.4.1. – 3.4.5. del Rapporto DAPI a lui relativo del 1°.2.2016, doc. DAPI 500.220.001-009, 500.220.010-011, 410.100.465-545, 410.100.020-325, 500.200.001-015). In particolare è emerso che RI 1 ha investito ingenti somme di denaro contante per lavori effettuati negli immobili di sua proprietà: la DAPI ha infatti confrontato le domande di costruzione presentate per le opere da svolgere con i conti bancari di RI 1, giungendo alla conclusione che gli stessi sono per l’appunto stati pagati anche in parte a contanti.
Ciò per dire che appare più che plausibile che gli importi investiti sia nelle società a lui riconducibili sia negli immobili di sua proprietà provenivano dai prelevamenti anticipati di utili delle società di cui era azionista e che gestivano il postribolo a _.
D’altra parte i ricorrenti, a fronte delle ricostruzioni dettagliate operate dalla DAPI, si sono limitati a contestare genericamente i dati raccolti da parte dell’autorità inquirente, senza fornire delle valide spiegazioni in merito alla provenienza dei fondi utilizzati in ambito societario e nei lavori alle proprietà immobiliari (v. anche doc. DAPI 152.100.760).
4.
4.1.
Si tratta ora di comprendere in quale percentuale ritenere RI 1 e _ azionisti delle varie società succedutesi nella gestione del postribolo.
_ ha dichiarato che il capitale azionario delle società che gestivano il _ e la _ veniva suddiviso in due pacchetti di 22 e 78 azioni. Secondo le dichiarazioni rilasciate da _ i pacchetti azionari venivano consegnati a RI 2 e a _ a garanzia del regolare pagamento, rispettivamente del salario di RI 1 e del canone di locazione per _ (doc. DAPI _ Rapporto DAPI inerente le società del 1°.2.2016, p. 13).
Quanto suggerito da _ trova del resto conferma nel fatto che le perquisizioni hanno permesso di rinvenire 22 azioni di diverse società in spazi di pertinenza di RI 1. Peraltro quest’ultimo ha ammesso, in occasione del suo verbale d’interrogatorio dell’8.3.2012 (doc. DAPI _) di detenere 22 azioni di _ e di _.
4.2.
La ripartizione delle azioni nella percentuale del 22% e del 78% può trovare riscontro pure nelle dichiarazioni rese a verbale da _ (doc. _ del 14.11.2014) che ha consegnato agli inquirenti della DAPI certificati azionari ritrovati nella documentazione richiesta a _, in particolare:
“certificato azionario per il valore di Fr. 50'000 di _;
1 certificato azionario per il controvalore di Fr. 78'000.- di _;
1 certificato azionario per il controvalore di Fr. 78'000.- di _;
1 certificato azionario per il controvalore di Fr. 78'000.- _;
1 certificato azionario per il controvalore di Fr. 78'000.- di _;
1 certificato azionario per il controvalore di Fr. 78'000.- di _;
certificato azionario per il controvalore di Fr. 100'000.- di _”.
4.3.
Come visto vi sono più ragioni per ritenere che la percentuale di ripartizione delle azioni delle società che gestivano il postribolo è suddivisa nel senso indicato dalla DAPI: ossia il 22% di pertinenza di RI 1 ed il 78% di _.
Per le società _, _ e _ le azioni per il controvalore di fr. 22'000.- sono state ritrovate in possesso di RI 1. I rimanenti certificati azionari di queste società sono stati consegnati da _ agli inquirenti DAPI dopo che sono stati ricevuti da parte del fiduciario _.
_, RI 1 e _ avevano uffici collegati tra loro, come confermato da una collaboratrice di _ (verbale d’interrogatorio di _ del 14.3.2013, doc. DAPI n. 320.100.001, p. 4): “
Avevo accesso nei loro uffici, ma comunque la documentazione era nei nostri uffici. I loro locali venivano trattati come spazi privati e noi non entravamo senza permesso. Di norma l’ufficio non era chiuso a chiave
”.
_ ha confermato – nell’ambito del suo verbale d’interrogatorio – che la ripartizione delle azioni veniva per l’appunto eseguita con le percentuali 22% e 78%.
Lo stesso RI 1 ha dichiarato a verbale di detenere azioni di società che gestivano il postribolo nella percentuale sopra indicata.
Quantificazione dei redditi percepiti dalle società che hanno gestito il _ e la _ nei periodi fiscali oggetto di ricorso
5.
5.1.
La DAPI ha calcolato le distribuzioni di utile derivanti dalle società che gestivano il _ e _.
La DAPI ha così riassunto i redditi non dichiarati da RI 1 (Rapporto 1°.2.2016 relativo a RI 1, pag. 17):
Bar _
Residenza _
Totale dei redditi non dichiarati da RI 1
5.2.
5.2.1.
5.2.
5.2.1.
Come visto in precedenza una società effettua una distribuzione dissimulata di utile quando questa rinuncia ad un profitto che ha realizzato nell’ambito di una transazione commerciale con un terzo a beneficio del suo azionista. Omettendo di contabilizzare i profitti, la società s’impoverisce. Il tipico caso avviene quando la società trasferisce all’azionista dei ristorni, delle commissioni, dei bonifici, oppure ancora prestazioni assicurative che le spetterebbero (
Danon
, Commentaire romand LIFD [a cura di Noël/Aubry Girardin], 2. ed., n. 226 ad art. 58 LIFD).
L’inchiesta DAPI ha permesso di appurare che le società che hanno gestito nei relativi periodi fiscali _ e _ non hanno contabilizzato gran parte del profitto realizzato, a vantaggio esclusivo degli azionisti RI 1 e _.
5.2.2.
Nel Rapporto DAPI del 1°.2.2016, relativo alle società, l’autorità inquirente ha spiegato le modalità con le quali ha calcolato le distribuzioni dissimulate di utile derivanti da _ e _ (Rapporto DAPI pto. 3).
5.2.3.
Per quanto attiene al _ le perquisizioni effettuate dalla DAPI hanno permesso di rinvenire buona parte degli scontrini della cassa registratrice per il periodo 2005 – 2012. Presso il domicilio di _, persona che ha gestito l’esercizio pubblico sino al 2008, sono state pure ritrovate delle rappresentazioni giornaliere della cifra d’affari e dei riassunti mensili (cfr. doc. DAPI 315.100.003). La cifra d’affari è stata ricostruita:
- per il 2003 e due mesi [recte 3 mesi] del 2004 sulla base di un documento che riassume la cifra d’affari mensile del _ (doc. DAPI 800.200.000);
- per il 2005 in parte per apprezzamento e in parte sulla base di liste mensili allestite dal gerente del locale;
- per il periodo 1°.1.2006 – 31.3.2007 sulla base di liste giornaliere e mensili allestite dal gerente del locale (doc. DAPI 800.200.000 -015);
- per il periodo 1°.1.2007 – 30.3.2007 sono stati ritrovati gli scontrini di cassa del bar;
- per il periodo 1°.4.2007 – febbraio 2012 sulla base degli scontrini di cassa (doc. DAPI 800.400.001-014).
Oltre ai ricavi provenienti dalla vendita di bevande sono stati aggiunti il prezzo pagato dai clienti per l’entrata nel locale richiesta nei momenti di massima affluenza (v. per esempio in questo senso dichiarazioni rese da _, doc. DAPI 311.100.004 e da _, doc. DAPI 312.100.004 e _, doc. DAPI 314.100.010).
La DAPI ha poi verificato i costi sostenuti dalle società che hanno gestito negli anni il _ (v. Rapporto relativo alle società, pto. 3.1.2.1.) seguendo una metodologia. Ossia in primis la ricerca dei conti annuali oppure la contabilità allestita dal contabile. In seguito è stato verificato se i documenti giustificativi corrispondevano alla contabilità. La DAPI ha poi modificato l’importo a favore del contribuente per tener conto di eventuali bevande acquistate senza fattura. Le singole voci dei vari conti economici sono state analizzate per valutare la presenza di eventuali costi non giustificati.
Nel proprio rapporto inerente le società la DAPI ha poi dettagliato con minuzia come sono stati calcolati i costi sostenuti dalle società che hanno gestito il postribolo (v. rapporto 1°.2.2016 relativo alle società da pagina 37 a pag. 52).
5.2.4.
Per quanto riguarda la _ la cifra d’affari è stata ricostruita dalla DAPI come segue:
- per il 2003 e due mesi del 2004 vi è un documento che riassume la cifra d’affari mensile (doc. DAPI 800.200.000);
- per il periodo gennaio 2006 – marzo 2007 la cifra d’affari è stata ricostruita sulla base delle liste giornaliere indicanti il numero di ospiti per camera e i relativi ricavi sequestrate presso il gerente (doc. DAPI 800.300.001-015);
- per i periodi seguenti la cifra d’affari è stata determinata sulla base dell’evoluzione della cifra d’affari del bar. Secondo la DAPI, la residenza _ era spesso al completo: vi è ragione di ritenere che la cifra d’affari della stessa si sia evoluta proporzionalmente alla cifra d’affari del _, ritenuto come le due attività erano complementari. Questo dato trova conferma pure nelle dichiarazioni rese da _ “
Il bar si è evoluto di pari passo rispetto all’evoluzione dell’affittacamere
”; “
Le camere erano fr. 140 a camera x 32 camere al giorno. Ai tempi c’erano anche dei giorni con molto meno camere, molte fluttuazioni, però si lavorava bene. Poi negli anni successivi (2007) si è consolidato ed era spesso quasi pieno (...)
” (doc. DAPI 315.100.003, Rapporto DAPI 1°.2.2016 relativo alle società p. 45, v. in questo senso anche le dichiarazioni rese da _ doc. DAPI 321.100.004 e dallo stesso RI 1, doc. DAPI 145.100.007, 301.100.008).
5.3.
A fronte di tali precise ricostruzioni RI 1 - suffragate anche dalle rispettive prove documentali, RI 1 si è limitato a dichiarare di non avere elementi per potersi esprimere in merito (doc. DAPI 301.100.027) e comunque di non aver ricevuto nulla (doc. DAPI 301.100.028).
Sia in sede di reclamo che di ricorso i ricorrenti non spendono una parola sul perché la ricostruzione svolta dalla DAPI dei redditi percepiti dalle società che hanno gestito _ e _ non sarebbero corretti. Nel ricorso 5/8.8.2016 viene indicato a proposito (p. 2) : “
I dati accertati dalla DAPI sono contestati. Sulla base degli accertamenti infondati e privi di necessario supporto probatorio della DAPI nei confronti dei reclamanti non è stata pronunciata alcuna decisione definitiva. (...). È pertanto escluso che si possa stabilire imposte a carico dei contribuenti considerando altri redditi fantasiosi e non documentati solo sulla base di un rapporto che è comunque sempre stato contestato dagli interessati.”
Ora i ricorrenti dimenticano che nell’ambito delle prestazioni valutabili in denaro le autorità fiscali devono apportare la prova che la società ha fornito una prestazione e che non ha ottenuto una controprestazione oppure una controprestazione insufficiente. Se le prove raccolte dall’autorità fiscale forniscono indizi a sufficienza che rivelano l’esistenza di una tale sproporzione, spetta allora al contribuente stabilire l’esattezza delle sue affermazioni contrarie. Una volta che un fatto è dato per acquisito, la questione dell’onere della prova non si pone più (sentenza TF 2C_333/2017 del 12.4.2018 consid. 4.1.).
2008/2010 aggiunta dei redditi derivanti dal mancato esercizio del diritto di compera
6.
6.1.
Per gli articoli 20 cpv. 1 lett. a LT e 21 cpv. 1 lett. a LIFD, è imponibile il reddito da sostanza immobiliare, segnatamente i proventi dalla locazione, dall’affitto, dall’usufrutto o da altro godimento.
Il corrispettivo che le parti inseriscono in un patto di compera costituisce una controprestazione per il vincolo del proprietario, che può anche protrarsi per più anni. La sorte del corrispettivo in caso di mancato esercizio o di esercizio del diritto di compera dipende dagli accordi contrattuali. Di principio, l’indennizzo che riceve il proprietario nel caso di costituzione di un diritto di compera rappresenta, quando il diritto è esercitato, un acconto del prezzo di vendita; se invece il diritto di compera non è esercitato, l’indennizzo acquisito dal proprietario rappresenta per quest’ultimo un reddito imponibile proveniente dalla sostanza immobiliare o tutt’al più un indennizzo per il mancato esercizio di un diritto nel senso degli art. 22 lett. d LT e 23 lett. d LIFD (sentenza CDT inc. 80.2014.160/161 del 3.6.2015 consid. 2.2.).
6.2.
6.2.1.
Negli altri redditi la DAPI e poi l’UT hanno anche inserito il provento relativo a due diritti di compera non esercitati dalla controparte su un fondo in comproprietà tra _ e RI 1.
In particolare _ e RI 1 hanno stipulato dei diritti di compera per il seguente immobile in due epoche diverse (doc. DAPI 500.101.001-016):
- il 9.12.2007 con _ per la particella n. _ RFD di _ per l’importo di fr. 140'000.-;
- il 7.4.2009 con _ sempre per la particella n. _ RFD di _ per l’importo di fr. 100'000.-.
6.2.2.
Per quanto concerne il primo diritto di compera stipulato tra _, RI 1 e _, agli atti vi è un accordo (doc. DAPI 500.101.002) del 9.12.2007 a tenore del quale:
“Premesso che _, intende acquistare la part. no. _ RFD _ di proprietà di _ e RI 1. In attesa di sottoscrivere un diritto di compera riguardante detto immobile, le parti stipulano quanto segue.
1. _ versa la somma di CHF 140'000.00 (...) quale acconto di riservazione per l’acquisto della part. no. _ RFD _.
2. l’acconto viene versato a contanti in data 9 dicembre 2007.
3. I qui contraenti si impegnano a sottoscrivere un diritto di compera relativo al mappale no. _ RFD _ entro 60 giorni dalla firma del presente accordo. Al Signor _ viene già sin d’ora concesso il diritto di procedere alla costruzione del diritto di compera. Qualora ciò non avvenisse per colpa imputabile ai Signori RI 1 e _, l’accordo [ndr. acconto] di CHF 140'000.00 (...) dovrà essere restituito, comprensivo di interessi, al Signor _ in _. Nell’ipotesi in cui il diritto di compera non venisse sottoscritto per responsabilità del Signor _, l’acconto di CHF 140'000.00 (...), comprensivo di interessi, rimarrà di pertinenza dei Signori RI 1 e _ in _”.
Con raccomandata 31.3.2009 _ si rivolgeva all’avv. _ comunicando la rinuncia all’esercizio del diritto di compera sulla part. no. _ RFD _ ed indicando anche: “
(...) l’acconto e pena convenzionale di CHF 140'000.- resterà nelle mani dei proprietari”
(doc. DAPI 500.101.003).
Con scritto 29.12.2008 l’avv. _ si rivolgeva all’Ufficio dei registri comunicando: “
(...) con la presente vi informo che il sopra menzionato diritto di compera può essere cancellato”
(doc. DAPI 500.101.004).
6.2.3.
Il 7.4.2009 l’avv. _ rogava un altro atto notarile di costituzione di diritto di compera sempre per il mapp. _ _: la controparte era _. Al punto nro. 2 del rogito veniva indicato: “
Il prezzo verrà pagato in base alle seguenti modalità: - fr. 100'000.- (...) vengono versati seduta stante a valere quale acconto e pena convenzionale; la firma del presente atto vale quale ricevuta (...)”.
Il diritto di compera doveva essere esercitato entro il 30 aprile 2010. Nel caso in cui il diritto di compera fosse prorogato nell’atto veniva espressamente indicato: “
In caso di proroga del diritto di compera l’acquirente si impegna a versare, quale acconto e pena convenzionale, un ulteriore importo di fr. 200'000.—. (...) 4.1. Nell’ipotesi in cui il diritto di compera non fosse esercitato entro il suddetto termine, il fondo rimarrà di proprietà dei venditori. I venditori, in tale ipotesi, tratterranno l’importo a titolo di pena convenzionale
” (doc. DAPI 500.101.006-011).
6.3.
6.3.1.
Nelle osservazioni del 3.3.2016 presentate al Rapporto DAPI (doc. DAPI 456.100.033, p. 2) in merito ai redditi derivanti dal mancato esercizio del diritto di compera viene indicato: “
I redditi da diritti di compera sono stati dichiarati e figurano sui conti bancari, per altro oggetto di sequestro
”.
La DAPI, nella risposta 14.3.2016 a tali osservazioni replicava (doc. DAPI 456.100.076): “
Redditi da diritti di compera: non corrisponde al vero che i redditi da diritti di compera sono stati dichiarati dal suo cliente, relativamente all’immobile di _ RI 1 si è limitato a dichiarare gli affitti
”.
Nel ricorso presentato alla CDT i ricorrenti censurano genericamente gli altri redditi” ritenendoli non documentati, sproporzionati e fantasiosi.
6.3.2.
Ora, se si prendono le dichiarazioni fiscali relative ai periodi 2010 e 2008 si può facilmente notare che i ricorrenti non hanno dichiarato – contrariamente a quanto pretendono – redditi derivanti dal mancato esercizio del diritto di compera. Vista la giurisprudenza sopra menzionata, i redditi percepiti dal mancato esercizio dei diritti di compera vanno imposti, così come correttamente segnalato nel rapporto DAPI e nelle decisioni impugnate.
7.
7.1.
Nelle proprie osservazioni del 23.9.2016 l’autorità fiscale chiede di poter sanare un errore:
·
per l’IFD 2009: in applicazione dell’art. 20 cpv. 1bis LIFD, la ripresa “per altri redditi” pari a fr. 388'721.-, trattandosi di prestazioni valutabili in denaro provenienti da società detenute nella misura del 22%, doveva essere calcolata in fr. 233'232.- (388'721.- x 60%);
·
per l’IFD e l’IC 2010: in applicazione dell’art. 20 cpv. 1bis LIFD e dell’art.19 cpv. 1bis LT, la ripresa “per altri redditi” pari a fr. 515'888.- trattandosi di prestazioni valutabili in denaro provenienti da società detenute nella misura del 22%, doveva essere considerata in fr. 329'532.- (465’888 x 60% + 50'000.-).
7.2.
7.2.1.
Secondo gli art. 20 cpv. 1 lett.
c
LIFD ed art. 19 cpv. 1 lett.
c
LT, sono imponibili i redditi da sostanza mobiliare, segnatamente i dividendi, le quote di utili, le eccedenze di liquidazione come pure le prestazioni valutabili in denaro provenienti da partecipazioni di qualsiasi genere (comprese le azioni gratuite, gli aumenti gratuiti del valore nominale, ecc.).
Il 1° gennaio 2009 è entrato in vigore l’art. 20 cpv. 1
bis
LIFD (introdotto dalla legge del 23 marzo 2007 sulla riforma II dell'imposizione delle imprese), secondo cui i dividendi, le quote di utili, le eccedenze di liquidazione come pure le prestazioni valutabili in denaro provenienti da azioni, quote in società a garanzia limitata o in società cooperative e buoni di partecipazione (comprese le azioni gratuite, gli aumenti gratuiti del valore nominale e simili) sono imponibili in ragione del 60 per cento se questi diritti di partecipazione rappresentano almeno il 10 per cento del capitale azionario o sociale di una società di capitali o di una società cooperativa.
Sempre il 1° gennaio 2009 è entrata in vigore anche la seconda frase dell’art. 7 cpv. 1 LAID, che prevede che, in caso di dividendi, quote di utili, eccedenze di liquidazione e prestazioni valutabili in denaro provenienti da partecipazioni di qualsiasi genere, che rappresentano almeno il 10 per cento del capitale azionario o sociale di una società di capitali o di una società cooperativa (partecipazioni qualificate), i Cantoni possono attenuare la doppia imposizione economica di società e titolari di quote.
Ai Cantoni sono stati attribuiti due anni per adeguare la loro legislazione alla norma in questione (art. 72h LAID).
Nel Canton Ticino, solo dal 1° gennaio 2010 è in vigore l’art. 19 cpv. 1
bis
LT, che, come la corrispondente disposizione della LIFD, stabilisce che i dividendi, le quote di utili, le eccedenze di liquidazione come pure le prestazioni valutabili in denaro provenienti da azioni, quote in società a garanzia limitata o in società cooperative e buoni di partecipazione (comprese le azioni gratuite, gli aumenti gratuiti del valore nominale e simili) sono imponibili in ragione del 60 per cento se questi diritti di partecipazione rappresentano almeno il 10 per cento del capitale azionario o sociale di una società di capitali o di una società cooperativa.
7.2.2.
Nel caso che qui ci concerne è corretta l’applicazione degli art. 20 cpv. 1bis LIFD e 19 cpv. 1bis LT. Ne consegue che le riprese per altri redditi effettuate nei periodi fiscali sopraccitati devono essere modificate così come indicato dall’UT.
8.
Per quanto concerne i periodi fiscali 2005, 2006 e 2008 il ricorso è respinto. In relazione ai periodi fiscali 2009 (IFD) e 2010 (IFD e IC) il ricorso è parzialmente accolto ai sensi dei considerandi e le decisioni devono essere riformate nel senso che la ripresa per altri redditi deve essere calcolata applicando gli art. 20 cpv. 1bis LIFD e19 cpv. 1bis LT. La tassa di giustizia e le spese sono parzialmente poste a carico dei ricorrenti, in parte soccombenti.