Decision ID: 4e66ec7c-7f88-53c3-bd8c-c300b074bc6f
Year: 2006
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_002
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: civil_law

ritenuto
in fatto: A. _ è stata assunta dal 1° settembre 1997 dalla AO 1 (in seguito AO 1). Dall'aprile 1999 essa è stata concessa in prestito a tempo parziale alla S_ _ di Lugano (in seguito S_), ora AO 1. Le sue mansioni consistevano, per entrambe le società, nella gestione delle pubbliche relazioni e nella preparazione di quanto necessario per la certificazione di qualità dei due kursaal, premessa per l'ottenimento delle concessioni federali.
Il 17 marzo 2000, CKSA ha notificato a AP 1 il suo licenziamento. Quest'ultima ha per contro continuato la sua collaborazione con S_, fino all'ottenimento nell'aprile del 2000 della certificazione di qualità del k_ di Lugano.
B. S_ e AP 1 hanno dipoi concluso il 28 aprile 2000 un contratto di lavoro, in base al quale l'attrice ha assunto dal 1° maggio 2000 la funzione di responsabile delle relazioni esterne, della qualità e del marketing. Il contratto prevedeva uno stipendio lordo annuo di fr. 135'000.– versato in tredici mensilità. Concluso per tempo indeterminato, il contratto poteva essere disdetto per la fine di un mese, con preavviso di sei mesi, la prima volta per il 31 marzo 2001. Con scritto 4 luglio 2001 S_ ha notificato all'attrice la disdetta del rapporto di lavoro.
A titolo completivo si osserva che nell'agosto 2000 è stata costituita la AO 1, la quale nel maggio 2001 è stata assunta per fusione dalla S_. Quest'ultima società ha quindi modificato nel maggio 2002 la propria ragione sociale in AO 1.
C. Con petizione 18 giugno 2002 AP 1 si è rivolta alla Pretura del Distretto di Lugano, sezione 1 per chiedere, quale conseguenza del licenziamento, la condanna della AO 1, già S_, al pagamento di fr. 17'349.– per retribuzione di lavoro straordinario e giorni festivi non goduti, fr. 62'400.– a titolo di indennità per licenziamento abusivo e fr. 20'000.– per torto morale, oltre interessi di legge a partire dalla data della petizione. Essa ha chiesto pure la consegna di un certificato di lavoro conforme alle sue prestazioni lavorative. Con risposta 23 settembre 2002 la convenuta ha contestato integralmente le domande dell'attrice. Le posizioni delle parti sono state confermate nella replica e nella duplica. Esperita l'istruttoria, le parti hanno ribadito le loro richieste negli allegati conclusivi del 24 maggio 2005.
D. Con sentenza 16 agosto 2005 il Segretario assessore, statuendo in luogo e vece del Pretore, in parziale accoglimento della petizione ha condannato la convenuta a versare fr. 22'533.30 oltre interessi al 5% dal 18 giugno 2002 a titolo di indennità per licenziamento abusivo e a consegnare un attestato di lavoro che indichi la natura e la durata del rapporto di lavoro. Ha invece respinto le restanti richieste. Ha quindi posto la tassa di giustizia di fr. 2'800.– e le spese di fr. 1'825.– nella misura di 3/4 a carico dell'attrice e di 1/4 a carico della convenuta, condannando l'attrice a rifondere alla convenuta fr. 4'000.– a titolo di parziali ripetibili.
E. AP 1 è insorta con appello dell'8 settembre 2005, chiedendo in riforma del giudizio impugnato l'accoglimento parziale della petizione nel senso di condannare la convenuta a versare - oltre a fr. 22'533.30 con interessi al 5% dal 18 giugno 2002 a titolo di indennità per licenziamento abusivo - l'importo di fr. 20'000.– per torto morale oltre interessi al 5% dal 18 giugno 2002, come pure a trasmettere un attestato di lavoro completo e di porre gli oneri processuali di prima sede secondo la parziale soccombenza, con protesta di spese e ripetibili di seconda sede. La convenuta ha proposto con osservazioni del 27 ottobre 2005 di respingere l'appello, con protesta di spese e ripetibili.
e ritenuto

in diritto: 1. Nella fattispecie il Segretario assessore ha ritenuto dati i presupposti dell'abusività della disdetta, accogliendo tuttavia solo parzialmente la richiesta di indennizzo formulata dall'attrice. Non ha invece ritenuto sussistere gli estremi per condannare la convenuta alla retribuzione del lavoro straordinario e dei giorni festivi non goduti e al pagamento di un'indennità per torto morale. Ha per contro fatto ordine alla convenuta di consegnare all'attrice un attestato di lavoro che indichi la natura e la durata del rapporto di lavoro.
1.1 Per quanto attiene l'abusività della disdetta, il primo giudice ha tenuto conto del comportamento della convenuta – che intendeva in particolare imporre all'attice, con effetto immediato, condizioni lavorative peggiori a quelle garantite dal contratto e non accettate da AP 1 – della mancanza di responsabilità attribuibili all'attrice per le circostanze in cui è avvenuto il licenziamento e della durata non particolarmente lunga del rapporto di lavoro. Esso ha dunque ritenuta giustificata un'indennità per licenziamento abusivo, limitando tuttavia la stessa a fr. 22'533.30, pari a due mensilità lorde oltre alla quota parte di tredicesima; ciò diversamente dalle sei mensilità postulate dall'attrice e quantificate da quest'ultima in fr. 62'400.–. Questa decisione non è stata impugnata in appello.
1.2 Con riferimento alla pretesa dell'attrice di ottenere fr. 17'349.– quale retribuzione per lavoro straordinario e giorni festivi non goduti, il Segretario assessore ha rilevato che la disdetta è stata notificata il 4 luglio 2001 e che l'attrice è stata contestualmente liberata, con effetto immediato, dall'obbligo di prestare la propria prestazione lavorativa. Essendo il periodo di esonero durato fino al 31 gennaio 2002, il primo giudice ha quindi ritenuto compensati il lavoro straordinario e i giorni di libero non goduti, con il lungo periodo di esonero durato quasi 7 mesi. Ha pertanto respinto la richiesta. Anche questa decisione non è stata oggetto di impugnativa in sede d'appello.
1.3 Il Segretario assessore ha pure respinto tutti i motivi invocati da AP 1 a sostegno della lesione della personalità e la conseguente richiesta di ottenere fr. 20'000.– quale indennità per torto morale.
1.3.1 Il primo giudice ha in primo luogo rilevato che, nelle concrete circostanze, le critiche rivolte all'attrice – a prescindere dalla loro fondatezza – non sono lesive della personalità. Egli ha evidenziato che le stesse sono state infatti esternate nell'ambito di riunioni dei Consigli di amministrazione di S_ e di AO 1 o in rapporti interni destinati esclusivamente al CdA; quindi sono state espresse da organi dirigenti o portate alla loro attenzione. Sennonchè, secondo il Segretario assessore, proprio a questi ultimi compete la facoltà (e talvolta il dovere) di controllare, o far controllare, l'operato dei propri dipendenti e di esprimere valutazioni in proposito. Secondariamente, rileva ancora il primo giudice, le critiche concernevano soltanto le qualità lavorative dell'attrice e quindi un campo che compete al datore di lavoro di vegliare e controllare. In terzo luogo, secondo il Segretario assessore, non risulta che le critiche siano state propagandate verso l'esterno, segnatamente ai colleghi di lavoro di AP 1. Egli rileva infine che del resto l'attrice neppure ha sostenuto che le critiche siano state il motivo scatenante il licenziamento.
1.3.2 Secondo il primo giudice, neppure il rimprovero mosso dall'attrice alla convenuta, vertente sulle presunte pressioni esercitate affinché ritirasse la causa inoltrata contro la precedente datrice di lavoro (C_), permette di fondare una violazione della personalità. Egli rileva infatti che non risulta che in occasione della riunione del CdA della AO 1 del 16 ottobre 2000 si sia deciso di obbligarla a ritirare la procedura. Del resto, prosegue il Segretario assessore, l'attrice non ha sostenuto, né tantomeno dimostrato, che il suo licenziamento sia riconducibile al mancato ritiro della causa.
1.3.3 Il primo giudice ha pure respinto la censura di AP 1 concernente la violazione della personalità per una presunta disparità di trattamento rispetto ad altri colleghi. La parte attrice ha in effetti omesso, a suo dire, di indicare – se non soltanto in sede di conclusioni, e quindi tardivamente – in che cosa sarebbe consistita la disparità, e di specificare, almeno sommariamente, la categoria di colleghi rispetto ai quali alla sarebbe stata discriminata.
1.3.4 A detta del Segretario assessore, il comportamento della convenuta non può essere ritenuto lesivo della personalità dell'attrice neppure con riferimento ai lavori supplementari eseguiti da quest'ultima senza retribuzione. Le allegazioni dell'attrice e le emergenze istruttorie (in particolare il doc. GGG) permettono infatti al primo giudice di concludere che il carico notevole di lavoro al quale sono stati sottoposti AP 1 e tutte le persone coinvolte nella preparazione della domanda di concessione era dovuto a circostanze eccezionali, limitate nel tempo e giustificate da motivi oggettivi. Non risulta, secondo il Segretario assessore, che all'attrice siano stati chiesti sforzi inutili, al solo scopo di obbligarla ad orari di lavoro prolungati. Né tantomeno risulta che a quel tempo, ad esempio al termine del periodo in cui vi fu una mole di lavoro accresciuta, l'attrice abbia postulato il pagamento delle ore supplementari, rispettivamente il recupero dei giorni di libero non goduti.
1.3.5 Il primo giudice neppure ha riconosciuto che l'attività dell'attrice sia stata “congelata” dalla convenuta, alla fine del 2000, con conseguente violazione della personalità. Egli al proposito rileva che dagli atti emerge semmai una riduzione delle spese dei settori di competenza dell'attrice, dettata da misure di risparmio; quindi da motivi gestionali e organizzativi, ma non dalla volontà di danneggiarla in qualsivoglia maniera. Il Segretario assessore evidenzia che AP 1, del resto, non è stata lasciata senza lavoro, ma per sua stessa ammissione si è concentrata su altre attività, quali lo sviluppo della qualità e l'elaborazione dei criteri di sponsoring e di pubbliche relazioni.
1.4 Per quanto concerne il certificato di lavoro postulato dall'attrice, il Segretario assessore ha distinto le facoltà date al lavoratore dall'art. 330a CO di chiedere un attestato parziale, limitato alla natura e alla durata del rapporto di lavoro (cpv. 2), oppure completo, che si pronunci anche sulle prestazioni e sulla condotta del lavoratore (cpv. 1). Visto il tenore della richiesta dell'attrice – che ha postulato un certificato “conforme ai risultati delle prestazioni lavorative” – il primo giudice, dopo aver evidenziato che la convenuta non ha opposto alcun valido motivo a fondamento del suo rifiuto, ha condannato quest'ultima alla consegna di un attestato parziale. Il Segretario assessore ha pure precisato che la condanna della convenuta alla consegna di un certificato completo violerebbe il principio “ne eat iudex ultra petita partium”.
2. L'appellante contesta in primo luogo la mancata concessione di un' indennità per torto morale di fr. 20'000.–. La stessa sarebbe a suo dire giustificata dalle lesioni della personalità – non riconosciute del Segretario assessore – che si sarebbero protratte reiteratamente per oltre un anno, portando al licenziamento ingiustificato (appello, pag. 11 n. 16).