Decision ID: 03e5fbe3-ad5c-5762-827b-f2e4eb6956e3
Year: 2018
Language: it
Court: TI_CARP
Chamber: TI_CARP_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: penal_law

ritenuto
in fatto:
A.
Nel 2016 AP 1, animalista attivista, ha pubblicato vari post sulla pagina Facebook da lui creata e gestita “_” e sul suo sito _, con i quali ha voluto esprimere tutto il suo dissenso nei confronti dei cacciatori e della loro associazione mantello. In modo particolare, per quanto ci concerne, ha pubblicato una fotografia del cacciatore _ accostandola a quella di un combattente del sedicente Stato Islamico (ISIS) ed alcuni commenti negativi sull’associazione _ (_), che riunisce sotto il suo cappello le varie sezioni cantonali e le sottosezioni regionali, e sui suoi aderenti: i cacciatori.
L’8 febbraio 2016, _, appassionato di arte venatoria, dopo aver visto l’inserzione, si è recato presso la polizia cantonale del Canton _, nel quale risiede, posto di _, per sporgere querela nei confronti di AP 1 per il reato di calunnia (inc. 81.2016.438, AI 1).
Qualche mese dopo, con scritto del 29 novembre 2016, _ venuta a conoscenza degli articoli l’11 settembre 2016 grazie ad una segnalazione di _, ritenendone dati gli estremi, ha a sua volta querelato AP 1 per titolo di calunnia, subordinatamente diffamazione, in relazione alle summenzionate pubblicazioni (inc. 81.2017.300, AI 1).
B.
Parallelamente, la società _ si è pure attivata civilmente, chiedendo al Pretore di Locarno Campagna di ordinare la cancellazione degli articoli contestati. Con decisione del 23 dicembre 2016, l’istanza supercautelare è stata accolta ed il giudice ha imposto a AP 1 di rimuovere immediatamente questi post dal proprio profilo Facebook “AP 1” e dal sito internet _. L’ordine è stato impartito con la comminatoria dell’azione penale a norma dell’art. 292 CP (inc. 2016.10303, AI 4, all. 6).
C.
Le inchieste avviate dal Ministero pubblico del Canton Ticino hanno condotto all’emanazione di due decreti d’accusa a carico del qui appellante.
Il primo, n. 3565/2016 del 2 agosto 2016, lo ha ritenuto autore colpevole di
“calunnia
per avere, nel corso dei primi giorni di febbraio 2016, a _, divulgando tramite la pagina pubblica Facebook “_”, di cui è creatore e amministratore, una foto raffigurante un presunto terrorista di estrazione islamica, mettendola in diretta connessione con la foto di _ (cacciatore),
incolpato e reso sospetto quest’ultimo, ben sapendo di dire cosa non vera, di fatti che possono nuocere alla di lui reputazione”
e ne ha proposto la condanna alla pena pecuniaria di 30 aliquote giornaliere da fr. 30.-, corrispondenti a fr. 900.-, sospesa condizionalmente per un periodo di prova di due anni, oltre alla multa di fr. 200.- ed al pagamento di tasse e spese giudiziarie. L’accusatore privato è stato rinviato al competente foro civile per le sue pretese di tale natura.
Con il secondo, n. 2403/2017 del 9 maggio 2017, tenuto conto anche del fatto che non aveva dato seguito all’ordine pretorile, egli è stato ritenuto autore colpevole di
“1. calunnia (ripetuta)
per avere, nel corso del periodo 2016 - 2017, a _ ed in altre non meglio precisate località, tramite pubblicazioni sul proprio sito internet _, nonché sul suo profilo facebook, incolpato e reso sospetta l’Associazione _ come pure i suoi membri, di condotta disonorevole, segnatamente,
1.1. nel corso del 2016, pubblicando sul sito internet _, l’articolo “_”, nel quale viene indicato che l’Associazione e i suoi membri sarebbero coinvolti in infrazioni alla legge sulla caccia, al bracconaggio, contrabbando di armi, delitti ambientali e infrazioni alla protezione degli animali, alle norme della circolazione, alla corruzione e ad altre attività criminali;
1.2. nel corso del 2016, pubblicando sul sito internet _ l’articolo “_”, nel quale viene indicato, riferendosi alla medesima associazione e ai suoi membri, quanto di cui al punto 1.1., come pure che detta associazione assomiglia ad un’organizzazione dedita alla commissione di atti di violenza criminale o ad arricchirsi con mezzi criminali, richiamando pure l’art. 260ter CP;
1.3. nel corso del 2016, pubblicando sulla sua pagina facebook il volantino “_” nel quale è indicato come i membri dell’associazione di caccia svizzera sono coinvolti, anno dopo anno in migliaia di infrazioni alla legge;
1.4. in data 16.01.2017, pubblicando sul medesimo sito _ l’articolo “_””, corredato con le foto e i nominativi dei membri del comitato direttivo dell’associazione _ nel quale viene paragonato il comportamento dei “cacciatori” con quello dei “mafiosi” per determinate caratteristiche quali “kriminalität, “Waffen” e “omertà”;
2. disobbedienza a decisioni dell'autorità
per non avere ottemperato, nel periodo 24.12.2016 - 26.01.2017, ad _ ed in altre imprecisate località del Canton Ticino, alla decisione supercautelare del Pretore di Locarno-Campagna 23.12.2016 con la quale gli veniva ordinato di rimuovere immediatamente dal sito internet _ e dal proprio profilo facebook gli articoli di cui al punto 1.1, 1.2. e 1.3”
e ne ha proposto la condanna alla pena pecuniaria di 40 aliquote giornaliere da fr. 30.-, corrispondenti a fr. 1’200.-, oltre al pagamento di tasse e spese giudiziarie. Non viene revocato il beneficio della sospensione condizionale concesso alla pena del precedente decreto, ma ne propone il prolungamento del periodo di prova di un anno.
Contro i due decreti, l’imputato ha tempestivamente interposto opposizione.
D.
Con decreto del 18 luglio 2017 il Presidente della pretura penale ha riunito i due procedimenti.
Con sentenza 22 settembre 2017 (motivazione intimata il 26 ottobre 2017), il giudice di prime cure ha dichiarato AP 1 autore colpevole di ripetuta calunnia
“2.1.
per avere, nel corso dei primi giorni di febbraio 2016, a _, divulgando tramite la pagina pubblica Facebook “_”, di cui è creatore e amministratore, una foto raffigurante un presunto terrorista di estrazione islamica, mettendola in diretta connessione con la foto di _ (cacciatore),
incolpato e reso sospetto quest’ultimo, ben sapendo di dire cosa non vera, di fatti che possono nuocere alla di lui reputazione;
2.2. per avere, nel corso del periodo 2016 - 2017, a _, ed in altre non meglio precisate località, tramite pubblicazioni sul proprio sito internet _, nonché sul suo profilo facebook, incolpato e reso sospetta l’Associazione _, come pure i suoi membri, di condotta disonorevole, segnatamente,
2.2.1. nel corso del 2016, pubblicando sul sito internet _, l’articolo “_”, nel quale viene indicato che l’Associazione e i suoi membri sarebbero coinvolti in infrazioni alla legge sulla caccia, al bracconaggio, contrabbando di armi, delitti ambientali e infrazioni alla protezione degli animali, alle norme della circolazione, alla corruzione e ad altre attività criminali;
2.2.2. nel corso del 2016, pubblicando sul sito internet _ l’articolo “_”, nel quale viene indicato, riferendosi alla medesima associazione e ai suoi membri, quanto di cui al punto 2.2., come pure che detta associazione assomiglia ad un’organizzazione dedita alla commissione di atti di violenza criminale o ad arricchirsi con mezzi criminali, richiamando pure l’art. 260ter CP;
2.2.3. in data 16.01.2017, pubblicando sul medesimo sito _.com l’articolo “_”, corredato con le foto e i nominativi dei membri del comitato direttivo dell’associazione _ “cacciatori” con quello dei “mafiosi” per determinate caratteristiche quali “kriminalität, “Waffen” e “omertà”.
Per contro, lo ha scagionato dal reato di disobbedienza a decisioni dell’autorità e per la calunnia relativa al punto n. 1.3 del DA 2403/2017, pur non inserendo nel dispositivo il relativo proscioglimento (DTF 142 IV 378).
AP 1 è stato quindi condannato alla pena pecuniaria di 50 aliquote giornaliere da fr. 30.-, per complessivi fr. 1'500.- ed al pagamento della tassa di giustizia e delle spese per totali fr. 1'350.-
Il condannato ha annunciato, subito dopo la lettura, la sua intenzione di ricorrere in appello, verbalizzata dal Presidente della pretura penale.
E.
Dopo avere ricevuto la motivazione scritta della pronuncia, il 15 novembre 2017, l’imputato ha, mediante dichiarazione d’appello, confermato la sua intenzione di impugnare la sentenza di primo grado. Essendo tale allegato stato redatto in lingua tedesca, la Presidente della CARP gli ha, con decreto del 21 novembre 2017, fissato un termine di 30 giorni per produrne una traduzione in lingua italiana, pena la dichiarazione di inammissibilità della stessa.
Il 4 dicembre 2017 è così giunta a questa Corte la versione italiana del testo.
In particolare, l’appellante postula l’annullamento della sentenza della Pretura penale ed il suo proscioglimento da ogni accusa.
A suo modo di vedere, la decisione è contraddittoria, poiché da un lato egli è stato assolto da parte delle accuse, mentre dall’altro è stato ritenuto autore colpevole di calunnia per i restanti fatti, del tutto simili agli altri.
Con riferimento al punto 2.2.2 del DA, egli sostiene di essersi limitato a riportare la notizia di una denuncia penale in sospeso presso l’ufficio del procuratore distrettuale, esattamente come fanno altri media. Questo suo agire dovrebbe essere protetto dalla libertà di stampa e non venire condannato. Inoltre i contenuti del testo corrispondono alla verità.
La tabella relativa al punto n. 2.2.3 del DA riporta unicamente un confronto tra le caratteristiche condivise tra cacciatori e mafiosi. La sua veridicità è indubbia e non ha effetti diffamatori. Come riconosciuto in maniera parziale dal primo giudice, questa tabella è stata realizzata nel contesto del processo penale con scopi esplicativi. Inoltre
“Entrambi i gruppi, cacciatori e mafiosi, infrangono le leggi e rientrano quindi nella criminalità; entrambi i gruppi utilizzano armi, entrambi uccidono vite innocenti e producono vittime; entrambi i gruppi hanno l’omertà, ecc.”
(dichiarazione d’appello, pag. 5).
Con riferimento ai fatti concernenti _, rileva come il collage non sia rilevante: la domanda scritta nel testo è centrale, mentre lo sfondo con le figure non è importante. L’accostamento delle due fotografie è pura coincidenza. La correlazione con un terrorista islamico è stata erroneamente inventata dal tribunale. Lui nemmeno ha mai usato la parola “terrorista” nel suo testo.
esperito
il pubblico dibattimento in data 21 marzo 2018, al quale gli accusatori privati hanno preannunciato di non partecipare, così come fatto dal procuratore pubblico. L’imputato ha dal canto suo ribadito le richieste già esposte con l’allegato della dichiarazione di appello, illustrando ed approfondendo le motivazioni ivi contenute.

Ritenuto in fatto e in diritto
L’imputato
1.
AP 1 è nato a _ di _ il _ ed è cittadino svizzero, attinente di _ (Canton _). Abita nel _, ad _, è celibe ed ha una formazione come venditore. La sua unica fonte di reddito è la rendita d’invalidità di fr. 1'780.- al mese. Possiede proprietà immobiliari per un valore di stima di circa fr. 50'000.- (RPG, AI 1 inc. 81.2014.438). Non ha precedenti penali.
L’imputato ha improntato da tempo il suo stile di vita al veganesimo. Egli è allo stesso momento animalista convinto ed ha creato, nel 2015, il sito web _, che amministra tutt’ora, per mezzo del quale divulga i principi della sua filosofia a favore del mondo animale e combatte una battaglia ideale contro la pratica della caccia come hobby, aspirando ad introdurre in tutta la Svizzera una regolamentazione come quella del Canton Ginevra, dove la caccia in quanto tale è vietata e dove 12 guardiacaccia si occupano di controllare e, se necessario, regolare il numero di animali selvatici presenti sul territorio.
Con gli stessi scopi e attraverso le stesse modalità, ha pure aperto un profilo Facebook sotto il nome _ e ne ha uno a suo nome.
I fatti
2.
I fatti, in quanto tali, non sono contestati. Pertanto, in applicazione dell’art. 82 cpv. 4 CPP, si riprende qui di seguito il testo della sentenza impugnata:
“
2.
Nei primi giorni di febbraio 2016 AP 1 ha postato sulla pagina facebook “_”, pure da lui amministrata, la foto di un cacciatore attinta direttamente dal profilo facebook di quest’ultimo, affiancandola a quella di un presunto miliziano islamista, entrambi con fucile in bella mostra. Contestualmente al collage, l’animalista si interrogava, con una domanda (invero) retorica, sulle differenze tra l’autoproclamato “Stato islamico” e i cacciatori. Sentitosi offeso da tale paragone, il cacciatore in questione, di nome _, ha sporto querela per il reato di calunnia contro ignoti, attirando l’attenzione sul nominativo del titolare indicato sul sito internet _, riconducibile all’immagine del profilo facebook “_” (cfr. querela dell’8 febbraio 2016, di cui all’AI 1, inc. 81.2016.438).
3.
Il 29 novembre 2016 a fronte di alcune pubblicazioni apparse sul sito internet _ e sul profilo facebook di AP 1, l’associazione _ (in seguito, _), per il tramite del proprio legale, ha presentato querela nei confronti di AP 1 per titolo di calunnia, subordinatamente diffamazione (cfr. AI 1 e la relativa documentazione prodotta, estrapolata da internet e dal social network di cui all’inc. 81.2017.300).
Le querelate pubblicazioni, avvenute tramite articoli, post e un volantino sull’abolizione dell’hobby della caccia, vertevano sul paragone, anche in peggio, tra l’associazione _ e la mafia siciliana e, più in generale, sulla denuncia circa le migliaia di infrazioni alla Legge sulla protezione degli animali e ad altre leggi, nonché attività criminali in cui sarebbero coinvolti, più di ogni altra, l’associazione _ e suoi membri.
A propria tutela l’associazione ha pure agito civilmente, ottenendo il 23 dicembre 2016, in via cautelare inaudita parte, la cancellazione/rettifica dei testi ritenuti lesivi dei diritti della personalità da parte del Pretore di Locarno-Campagna, il quale ha assortito il proprio ordine con la comminatoria dell’azione penale (doc. accluso al complemento di querela 26 gennaio 2017 di cui all’AI 2 inc. 81.2017.300). Il 26 gennaio 2017, _ ha completato la querela penale per i titoli di calunnia e diffamazione, oltre a disobbedienza agli ordini dell’autorità civile, alla luce di nuovi testi apparsi sul sito “_”, con cui AP 1 ha rincarato la dose nei confronti dell’associazione, pubblicando altresì nominativi e fotografie dei membri del comitato direttivo.” (sentenza impugnata consid. 1-3, pag. 3 segg.).
“
5.
In sede di interrogatorio di polizia, l’imputato, pur avvalendosi spesso del diritto di non rispondere, non ha mai negato la paternità delle contestate pubblicazioni, né il loro contenuto, sostenendo tuttavia di aver immediatamente dato seguito all’ordine pretorile” (sentenza impugnata consid. 5, pag. 4 seg.).
3.
In particolare, le pubblicazioni contestate e prodotte in copia agli atti, hanno i seguenti contenuti:
- per quanto concerne _, la sua fotografia, nella quale egli è ritratto con un fucile da caccia munito di monocolo sottobraccio e il suo cane _, è accostata a quella di una persona con la barba ed il copricapo nero, vestita di nero, con un giubbotto antiproiettile nero ed un fucile mitragliatore in braccio, tenuto in maniera analoga a come _ impugna quello da caccia. Sopra le due foto c'è il titolo
"Gibt es keinen Unterschied?"
(non c'è nessuna differenza?), sulla fotografia del presunto islamico è stata aggiunga la scritta
"Der Islamische Staat IS jagt Ungläubige aufgrund falschen Interpretationen und geistigen Defiziten"
(“lo stato islamico caccia i miscredenti sulla base di false interpretazioni e di mancanze spirituali"
, mentre sopra quella dell'accusatore privato vi è:
"Jäger morden und quälen jährlich Millionen von Lebenswesen identisch aufgrund von Defiziten"
(“i cacciatori assassinano e torturano annualmente milioni di esseri viventi ugualmente a seguito di mancanze”
).
A tal proposito, l'imputato ha precisato