Decision ID: 61d89528-0f11-5c5c-a8fe-5ae36b833964
Year: 2012
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_006
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: civil_law

ritenuto
in fatto:
A. Nella procedura di fallimento aperta l’8 aprile 2011 contro RI 1, l’arch. PI 1, il 13 ottobre 2011, ha acquistato a trattative private per fr. 25'000.-- l’inventario della fallita (doc. H). Gli oggetti venduti sono stati in parte ritirati da una rappresentante dell’aggiudicatario il 30 novembre 2011.
B. Il 5 dicembre 2011, l’aggiudicatario ha comunicato all’CO 1 che invece di consegnare l’inventario indicato nel verbale di aggiudicazione 13 ottobre 2011, la fallita aveva consegnato oggetti e macchinari obsoleti, incompleti e non funzionanti, di un “valore minimo e oggettivamente inferiore a quello acquistato”. Egli ha precisato di aver inoltrato una denuncia penale contro gli organi della fallita e chiesto l’annullamento dell’aggiudicazione e la restituzione dei fr. 25'000.--, lasciando a disposizione dell’Ufficio i beni ritirati il 30 novembre 2011.
C. Il 16 dicembre 2011, l’Ufficio ha annullato la vendita a trattative privato e deciso di restituire all’acquirente il prezzo d’aggiudicazione e di procedere all’erezione di un nuovo inventario e la sua messa all’asta.
D. La fallita ricorre contro tale decisione, chiedendo che venga annullata e che sia fatto ordine agli aggiudicatari di ritirare immediatamente gli oggetti da loro acquistati e tuttora depositati nei locali della fallita (voci 4, 5, 18 e 19 dell’inventario). Essa asserisce che i beni consegnati erano esattamente quelli inventariati ed indicati nel verbale di vendita e che gli acquirenti, durante il ritiro del mobilio e “nelle settimane successive”, non hanno eccepito alcunché.
E. Nelle sue osservazioni al ricorso, l’aggiudicatario, unitamente a PI 2 – il comproprietario dei locali in cui erano depositati i beni da aggiudicare, che negli atti delle parti viene erroneamente indicato quale co-aggiudicatario –, contesta l’esposizione dei fatti così come proposta dalla ricorrente, ribadendo in sostanza che i beni consegnati il 30 novembre 2011 non corrispondevano a quelli indicati nel verbale 30 ottobre 2011.
F. L’Ufficio, nelle sue osservazioni, chiede preliminarmente di dichiarare il ricorso irricevibile, in quanto né la ricorrente né il suo patrocinatore avrebbero ricevuto alcuna delega da parte dell’unico organo autorizzato a rappresentare la massa fallimentare, ovvero lo stesso Ufficio. Nel merito, chiede la reiezione del ricorso, perché, come potrebbero testimoniare gli ex dipendenti della società fallita, i signori _ e _, i beni consegnati il 30 novembre 2011 non corrispondono a quelli inventariati.

considerando
in diritto:
1. In via preliminare, l’CO 1 contesta la legittimazione della ricorrente e del suo patrocinatore in quanto rappresentante della massa fallimentare è l’amministrazione del fallimento, che non ha conferito alcuna delega all’avv. PA 1.
1.1. Legittimata a ricorrere giusta l’art. 17 LEF è la persona che giustifica un interesse proprio, attuale, pratico e degno di protezione alla modifica o all’annullamento del provvedimento impugnato oppure all’adozione di una determinata misura ingiustamente negata nell’ambito di un’esecuzione o di un fallimento (Gilliéron, Commentaire de la loi fédérale sur la poursuite pour dettes et la faillite, vol. I, Losanna 1999, n. 140 ss. ad art. 17; Lorandi, Betreibungsrechtliche Beschwerde und Nichtigkeit, Basilea/Ginevra/Monaco 2000, n. 168 ad art. 17; Cometta, Commentario alla LPR, CFPG n. 3, Lugano 1998, n. 3.3.1 ad art. 7 p. 122; Cometta/Möckli, Basler Kommentar zum SchKG, vol. I, 2a ed., Basilea 2010, n. 14 ad art. 18, n. 40 ad art. 17).
1.2. Secondo giurisprudenza e dottrina (DTF 103 III 23, cons. 1; 95 III 28-9, cons. 2; Cometta/Möckli, n. 41 ad art. 17; M. Dieth, Beschwerde im Schuldbetreibungs- und Konkurssachen gemäss Art. 17 ff. SchKG, tesi Zurigo 1999, p. 58-9 ad 5.2), il fallito o il debitore in una procedura concordataria è legittimato a ricorrere contro una decisione dell’amministrazione del fallimento, del commissario o del liquidatore solo se risulta leso direttamente nei propri diritti ed interessi giuridicamente protetti, segnatamente in caso di violazione di norme che gli garantiscono un’esistenza degna (ad es. art. 197, 224 o 229 cpv. 2 e 3 LEF, Lorandi, op. cit., n. 178-182 ad art. 17), ma anche di norme relative alla realizzazione o alla conservazione dell’attivo fallimentare, mentre non gli è di regola riconosciuto il diritto di contestare la graduatoria o lo stato di riparto (a meno che sia ipotizzabile un’eccedenza in suo favore, DTF 129 III 562-3, cons. 1.2) né di far valere gli interessi dei creditori (DTF 95 III 29, cons. 2). È ritenuto sufficiente l’interesse al rispetto delle regole di realizzazione, che è idoneo a massimizzare il ricavato (DTF 33 I 483-3), ma non è consentito al debitore discutere l’opportunità delle misure adottate dagli organi di esecuzione forzata, fermo restando che l’applicazione arbitraria del diritto e l’abuso o l’eccesso del potere d’apprezzamento sono parificati alla violazione della legge (DTF 94 III 89, cons. 3).
1.3. In una fattispecie, il Tribunale federale si è anche riferito ai suddetti principi per ammettere la legittimazione del rappresentante di una persona giuridica fallita, ovvero del socio illimitatamente responsabile di una società in accomandita (DTF 103 III 23, cons. 1). Si trattava però di un caso eccezionale, in cui il ricorrente, che peraltro era una persona fisica, rispondeva solidalmente dei debiti della fallita, ciò che poteva giustificare un interesse personale al rispetto delle regole sulla realizzazione dell’attivo fallimentare, nella misura in cui il ricorrente avrebbe poi dovuto pagare la parte scoperta dei crediti insinuati nel fallimento. Per contro, nei casi ordinari, le persone giuridiche solitamente non hanno un interesse proprio a contestare la procedura di realizzazione, siccome, di regola, vengono cancellate dal registro di commercio dopo la chiusura del fallimento. Eccezioni sono ipotizzabili ad esempio nei casi in cui una revoca del fallimento appaia concretamente possibile giusta l’art. 195 LEF (cfr. Dieth, Kurzkommentar SchKG, Basilea 2009, n. 11 ad art. 17). Spetta al ricorrente rendere verosimile il proprio interesse.
1.4. Nel caso di specie, la ricorrente non ha motivato la propria legittimazione e segnatamente non ha specificato quale sia concretamente il suo interesse all’annullamento della decisione impugnata. L’incasso del prezzo di aggiudicazione di fr. 25'000.-- non avrebbe comunque permesso di tacitare tutti i creditori (ammessi nella graduatoria per un importo totale di fr. 281'196.--, a fronte di attivi che, oltre all’inventario, sono composti di liquidità per fr. 3'487,19 e di un credito di fr. 54'398,05, valutato in fr. 1.--).
2. Il ricorso è quindi irricevibile.
Non si preleva la tassa di giustizia e non si assegnano indennità (art. 61 cpv. 2 lett. a e 62 cpv. 2 OTLEF).
richiamati gli art. 17 e 20a LEF, 61 e 62 OTLEF;