Decision ID: 8ea26b92-1fea-4f39-9df9-1ad5a3faf8d0
Year: 2009
Language: it
Court: CH_BSTG
Chamber: CH_BSTG_001
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: penal_law

Fatti:
A. Nell’ambito di un’inchiesta preliminare di polizia giudiziaria aperta nei  di C._ e compartecipi per titolo di partecipazione o sostegno ad organizzazione criminale (art. 260ter CP) e riciclaggio di denaro (art. 305bis CP), il 25 agosto 2004 il Ministero pubblico della Confederazione (in  MPC) ha ordinato la perquisizione del suo domicilio privato a X._. Durante la perquisizione, eseguita dalla polizia federale il 31 agosto 2004, sono stati presi in custodia una serie di oggetti e valori patrimoniali rinvenuti nella predetta abitazione, compresi due autoveicoli (v. verbale di  del 31.8.2004, act. 1.3). Il medesimo giorno C._ veniva  e posto in detenzione preventiva.
B. Con reclamo del 6 settembre 2004 dinanzi alla Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale, A._ e B._ - rispettivamente, moglie e figlia dell’indagato - sono insorte contro l’ordine di perquisizione del 25 agosto 2004, chiedendo la restituzione immediata, ovvero il dissequestro, degli oggetti elencati ai punti 2, da 15 a 33, 37-38, 41, 46, 48 e 62 del  di perquisizione. Esse asseriscono in sostanza che questi beni sono di loro esclusiva proprietà oppure appartengono a terzi, e che ad ogni modo non hanno nulla a che vedere con le attività criminose che il MPC imputa a C._; la loro “presa in custodia” da parte delle autorità inquirenti  quindi totalmente ingiustificata.
C. Nella sua risposta del 24 settembre 2004, il MPC ha chiesto la reiezione del gravame nella misura in cui non sia divenuto senza oggetto. L’autorità inquirente, in parziale accoglimento delle richieste delle reclamanti, ha  la restituzione degli oggetti elencati alle posizioni n. 21 a 32, 37 a 38, 41, 46 e 48 del verbale di perquisizione; per i rimanenti beni (posizioni 2, da 15 a 20, 33 e 62) rileva invece che sono ancora in corso degli  sulla loro titolarità e provenienza, motivo per cui non è ancora  procedere al loro dissequestro. Per il MPC, vi sarebbero peraltro  elementi per poter affermare che questi beni sono direttamente o  riconducibili alle attività criminose di C._, tali da  il (parziale) mantenimento del litigioso provvedimento cautelare.
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D. Nella loro replica del 4 ottobre 2004 A._ e B._ ribadiscono le richieste formulate nel reclamo, sottolineando l’infondatezza e la mancata proporzionalità del provvedimento impugnato. Esse rilevano come la loro posizione sia suffragata anche dalle dichiarazioni rilasciate dal diretto  davanti al Procuratore federale.
Il MPC, da parte sua, con duplica del 18 ottobre 2004, riconferma  le motivazioni di fatto e di diritto indicate nella risposta.

Diritto:
1. 1.1 Giusta l’art. 105bis cpv. 2 PP, nella versione in vigore dal 1° aprile 2004, gli
atti e le omissioni del procuratore generale della Confederazione possono essere impugnati con ricorso alla Corte dei reclami penali del Tribunale  federale, seguendo le prescrizioni procedurali degli art. 214-219 PP.
1.2 Il termine di ricorso entro il quale impugnare un atto o un’omissione del procuratore generale della Confederazione è di cinque giorni a contare dal giorno in cui il ricorrente ne ha avuto conoscenza (art. 217 PP per ). In concreto, l’ordine di perquisizione impugnato è datato 25 agosto 2004, ed è stato eseguito il 31 agosto successivo presso l’abitazione di A._, B._ e C._ a X._. È quindi da ritenere che le qui reclamanti hanno preso formale conoscenza del provvedimento, al più tardi, in tale data; il termine per interporre reclamo ai sensi dell’art. 217 PP scadeva domenica 5 settembre 2004, protratto al primo giorno feriale  giusta l’art. 32 cpv. 2 OG. Introdotto lunedì 6 settembre 2004, il  è pertanto tempestivo.
1.3 Il reclamo è formalmente diretto contro l’ordine di perquisizione del 25  2004; in realtà, più che la perquisizione stessa, le reclamanti intendono contestare la presa in custodia e il successivo sequestro dei beni operata dalle autorità inquirenti. Ad ogni modo, le loro conclusioni tendono alla , rispettivamente al dissequestro, degli oggetti; le censure  saranno di conseguenza esaminate alla luce delle disposizioni che reggono il sequestro (art. 65 PP).
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2. Il sequestro costituisce una misura processuale provvisionale, volta ad  i mezzi di prova nel corso dell’inchiesta (DTF 124 IV 313 consid. 4 e riferimenti). Per sua natura, tale provvedimento va preso rapidamente,  che, di regola, spetterà al giudice di merito pronunciare le misure  e determinare i diritti dei terzi sui beni in questione. Come in tutti gli istituti procedurali che intaccano eccezionalmente i diritti individuali per prevalenza di interesse pubblico, il sequestro è legittimo unicamente in presenza concorrente di sufficienti indizi di reato e di connessione tra  e l’oggetto che così occorre salvaguardare agli incombenti dell’autorità requirente ed inquirente; la misura ordinata deve inoltre essere rispettosa del principio della proporzionalità (G. PIQUEREZ, Procédure pénale suisse, n. 2554 e segg., pag. 549). Nelle fasi iniziali dell’inchiesta penale non ci si  mostrare troppo esigenti quanto al fondamento del sospetto: è infatti sufficiente che il carattere illecito dei fatti rimproverati appaia verosimile. Adita con un reclamo, la Corte dei reclami penali (come già la Camera d’accusa prima di essa), non può peraltro statuire sul merito del  penale, ma deve limitarsi all’esame dell’ammissibilità del sequestro in quanto tale (DTF 119 IV 326 consid. 7c e d). Secondo costante , finché sussiste una possibilità di confisca, l’interesse pubblico impone di mantenere il sequestro penale (DTF 125 IV 222, consid. 2 non pubblicato; 124 IV 313 consid. 3b e 4; SJ 1994 p. 97, 102). Trattandosi di un valore patrimoniale appartenente ad una persona  di partecipazione o sostegno ad un’organizzazione criminale, esso può essere sequestrato allorquando il detentore non può provare , senza ulteriori atti ed in maniera chiara, che del bene in questione l’organizzazione criminale non ha, né direttamente né indirettamente, la  di disporne (v. decisione del Tribunale penale federale BK-B 082/04 del 25 agosto 2004, consid. 4.2).
2.1. Le reclamanti ritengono ingiustificato il provvedimento adottato dal MPC, rilevando che i rimanenti beni tuttora sotto custodia delle autorità inquirenti sono di loro proprietà o, in alcuni casi, di terze persone e che C._ non ha alcun potere di disposizione fattuale su tali beni. Tali oggetti non  peraltro relazione alcuna con i fatti imputati al marito,  padre (contrabbando di sigarette a livello internazionale,  ad organizzazione criminale, riciclaggio di denaro).
Di avviso contrario è invece il MPC, per il quale il sequestro cautelare degli averi ritrovati presso il domicilio privato di C._ è stato adottato in  di sufficienti indizi di reato e risulta, tenuto anche conto dello stadio preliminare e della complessità dell’inchiesta, del tutto proporzionato; per l’autorità inquirente non vi è, al momento, prova certa che questi beni ap-
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partengano alle qui reclamanti o a terzi, per cui il mantenimento del  cautelare si imporrebbe.
2.2. La perquisizione effettuata presso il domicilio privato a X._ si iscrive nel quadro di un’inchiesta preliminare avviata dal MPC volta ad accertare le responsabilità penali di C._ (e di altri co-indagati) nell’ambito di un vasto traffico internazionale di sigarette di contrabbando; quest’ultimo  in particolare provveduto - per il tramite di alcune società da lui  - a riciclare in Svizzera parte dei proventi di questo traffico.
Riguardo alla presenza di sufficienti indizi di reato - presupposto  del provvedimento di sequestro cautelare ai sensi dell’art. 65 PP (v. HAUSER/SCHWERI, Schweizerisches Strafprozessrecht, 5a. ediz., Basilea 2002, § 69 N 1) -, dalla decisione di convalida dell’arresto del 2 settembre 2004 (act. 5.6), si evince come l’indagato abbia sostanzialmente ammesso di essere al corrente dei meccanismi del contrabbando internazionale di  (in particolare quello, fiorente, tra il Montenegro e l’Italia ), e di conoscere - per avere avuto con loro relazioni durature commerciali - alcuni dei presunti autori di questo traffico, tra cui dei soggetti legati ad organizzazioni di tipo mafioso attivamente ricercati - se non addirittura già condannati - in Italia per le loro attività criminali (sull’argomento, v. la  del Tribunale federale 1A.201/2003 del 19 novembre 2003, consid. 3 con i riferimenti ad altre sentenze ivi citati). Ora, la natura dei reati  a C._ e il sospetto che gran parte dei proventi del contrabbando di sigarette, controllato da organizzazioni di stampo mafioso dell’Italia  quali la camorra napoletana o la “Sacra Corona Unita” pugliese, vengano indirizzati in Svizzera e qui riciclati per il tramite di società di  o uffici di cambio giustificano, in principio, il sequestro cautelativo da parte delle autorità inquirenti di tutti i valori patrimoniali o altri oggetti di  commerciale rinvenuti presso l’abitazione dell’indagato a X._. L’identificazione e la perquisizione di beni - compreso il denaro contante, i libretti di risparmio o i lingotti d’oro - che si riferiscono direttamente o  ad una persona implicata in un’inchiesta di questo genere non ha nulla di anormale; anzi, è solo attraverso il minuzioso controllo della provenienza di tali beni che sarà possibile stabilire i fatti e raccogliere indizi su eventuali reati di riciclaggio di denaro. Tenuto conto dello stadio  dell’inchiesta nonché della sua complessità, si può ragionevolmente  per dato il primo requisito alla base del sequestro cautelare, ossia l’esistenza in concreto di sufficienti indizi di reato riguardanti i titoli di  o sostegno ad organizzazione criminale ai sensi dell’art. 260ter CP e di riciclaggio di denaro ai sensi dell’art. 305bis CP.
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2.3 Assodata la presenza di sufficienti indizi di reato, occorre poi verificare se tra questi e l’oggetto sequestrato agli incombenti dell’autorità inquirente  una sufficiente connessione. Le ricorrenti lo contestano, sostenendo che i beni di cui reclamano la restituzione sarebbero di loro esclusiva . Per esse, C._ non avrebbe alcun potere di disposizione  su tali beni, per cui il sequestro ai fini di una loro eventuale confisca giusta l’art. 59 n. 3 CP sarebbe già da escludere in partenza.
Passiamo quindi all’esame delle singole posizioni.
- posizione n. 2 (busta contenente fr. 30'850.-- in contanti)
Questo importo riguarderebbe, secondo le reclamanti, l’attività del negozio di cambio e distributore di benzina di Y._, presso il quale vengono giornalmente effettuale delle operazioni di cambio per i frontalieri italiani. L’indagato ha invece dichiarato che questo denaro appartiene alla D._ SA, società di cambi di cui è amministratore unico nonché  di maggioranza (v. suo interrogatorio davanti al Procuratore federale del 22 settembre 2004, act. 5.6, pag. 3 in alto). Ora, posto da un lato il  completo dell’indagato sulla D._ SA, e, dall’altro, i sospetti che gravano sull’attività svolta da questa società (v. al proposito la decisione di questo Tribunale nell’incarto BK_B 133/04 del 2 novembre 2004, relativa al sequestro degli averi rinvenuti presso la sede di Z._ della D._ SA), non si può a priori escludere che si tratti di valori patrimoniali di cui la persona sospettata di appartenere o comunque sostenere l’organizzazione criminale ha un potere di disposizione fattuale ai sensi dell’art. 59 n. 3 CP. Le reclamanti non hanno d’altronde apportato prova del contrario (v. art. 59 n. 3 seconda frase CP), per cui, relativamente a questa posizione, il  cautelare ordinato dal MPC deve per il momento essere confermato, in attesa di ulteriori delucidazioni sull’origine di questo denaro.
- posizione n. 15 (quattro lingotti d’oro di 1 kg l’uno)
Nel reclamo si sostiene che questi lingotti sono di proprietà della figlia dell’indagato B._, che li avrebbe ricevuti in donazioni dal nonno E._, deceduto il 3 gennaio 2003. L’indagato ha invece dichiarato che questi lingotti, acquistati negli anni ’90, appartengono alla moglie A._ (v. interrogatorio del 22 settembre 2004, act. 5.6, pag. 3). Già da queste  si evince come, al momento, la titolarità di questi beni non è  ben determinata; fino all’apporto della prova certa della proprietà di questi beni da parte della moglie o della figlia, non si può pertanto del tutto escludere che l’indagato (pure lui erede) ne abbia facoltà di disporre ai sensi dell’art. 59 n. 3 CP. Come rilevato dalle stesse reclamanti, la pratica successoria di E._ è tuttora aperta e l’inventario successorio in fase
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di allestimento (v. la proroga concessa agli eredi fino al 30 novembre 2004 da parte dell’Ufficio imposte successioni e donazioni, act. 7.2); se la  di tali beni da parte di una o l’altra delle reclamanti dovesse trovare conferma ufficiale nel prosieguo della pratica ereditaria, vi sarebbero allora le condizioni per revocare il sequestro. Sino a quel momento il litigioso provvedimento deve però essere mantenuto.
- posizioni n. 16,17 e 18 (3 libretti di risparmio)
Trattasi, secondo le dichiarazioni sostanzialmente concordanti di reclamanti e indagato, di tre libretti di risparmio di pertinenza della massa ereditaria fu E._ e F._. Valgono pertanto qui le stesse considerazioni  al punto precedente, che impongono di mantenere il  di sequestro fino all’accertamento definitivo della trasmissione per via ereditaria di questi beni alle reclamanti.
- posizione n. 19 (libretto di risparmio, N._)
Le reclamanti pretendono che questo libretto di risparmio sia di proprietà di G._, di R._ (I), il quale l’avrebbe affidato al loro genitore,  marito, affinché effettuasse delle operazioni finanziarie (incasso e cambio in Euro); a sostegno della loro argomentazione producono una dichiarazione in tal senso dell’interessato. Interrogato al proposito, C._ ha dichiarato che G._ è un suo cliente, avendo un  fiduciario con la D._ SA, ma ha negato che questi abbia un libretto di risparmio presso di lui o presso la D._ SA (v. interrogatorio del 22 settembre 2004, act. 5.6, pag. 8). Essendo queste dichiarazioni , non è possibile al momento stabilire con esattezza la titolarità di questo libretto di risparmio; nel dubbio, non è fuori luogo ritenere che l’indagato ne abbia avuto facoltà di disposizione ai sensi dell’art. 59 n. 3 CP. In attesa di ulteriori accertamenti, il mantenimento del sequestro cautelare è senz’altro ammissibile.
- posizione n. 20 (chiave di cassetta di sicurezza presso Banca H._ di X._)
Le insorgenti asseverano che la cassetta di sicurezza M._ presso la Banca H._ di X._ conterrebbe oggetti di proprietà esclusiva (alcuni pezzetti d’oro) di B._, sui quali l’indagato non avrebbe alcun potere di disposizione. Come rilevato dal MPC in sede di duplica, tale  è però sinora rimasta una mera affermazione di parte priva di  probatorio; a tale proposito l’autorità inquirente sta effettuando delle  presso la banca. E’ quindi a giusto titolo che il MPC ha affermato che un’eventuale decisione in merito al dissequestro di questo oggetto potrà
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avvenire solo una volta stabilita senza ombra di dubbio la titolarità dello stesso.
- posizione n. 33 (tre chiavi di cassetta di sicurezza contenente documenti bancari)
Si tratta di 3 chiavi di cassette di sicurezza che, secondo le reclamanti,  oggetti di esclusiva proprietà di A._. Nel gravame si fa  ad un non meglio precisato “contratto con la banca”, che però non è stato prodotto tra gli allegati al reclamo, né in quelli allegati alla . In simili evenienze, l’autorità inquirente (come pure questo Tribunale) è nell’impossibilità di verificare la veridicità delle dichiarazioni ricorsuali. Il provvedimento di sequestro deve quindi essere confermato anche in  caso, il potere di disposizione su questi valori da parte dell’indagato  presunto (v. art. 59 n. 3 seconda frase CP). Alle reclamanti è  riservata la possibilità di apportare - direttamente al MPC - la  del contrario tramite una dichiarazione della banca.
- posizione n. 62 (automobile AUDI RS 4)
Tra gli oggetti presi in custodia dall’autorità inquirente in occasione della perquisizione del domicilio dell’indagato figurano anche due automobili. , benché non risulti chiaramente dal testo letterale dell’art. 59 n. 3 CP, che si riferisce genericamente a „valori patrimoniali“, il legislatore ha voluto includere tra i valori suscettibili di confisca (e quindi, preventivamente, di sequestro) ai sensi di questa norma tutti gli oggetti dotati di un valore  determinato o facilmente determinabile (v. N. SCHMID, n. 17-19 in relazione al n. 128, nonché n. 133 e 193 ad art. 59 CP, in: Schmid (Hrsg.), Kommentar Einziehung, organisiertes Verbrechen und Geldwäscherei, Tomo I, Zurigo 1998). Gli autoveicoli, per quanto dotati di un valore , fanno quindi parte dei valori patrimoniali soggiacenti a confisca nella misura in cui l’organizzazione criminale (o uno dei suoi membri) ne possa disporre.
In concreto l’automobile AUDI RS 4 grigia sequestrata all’occasione della perquisizione domiciliare del 31 agosto scorso risulta intestata alla D._ SA, come si evince dal protocollo di sequestro veicolo allegato al protocollo di perquisizione (v. act. 5.2). A prescindere dal fatto che le  non avrebbero in questo caso la legittimazione attiva ad interporre reclamo per conto della proprietaria del veicolo (la D._ SA), per le  precedentemente esposte in occasione dell’esame della posizione n. 2 (denaro contante appartenente alla menzionata società di cambio) se ne conclude che l’indagato - e quindi l’organizzazione criminale a cui è  appartenere - aveva su tale veicolo un potere di disposizione fattuale ai
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sensi dell’art. 59 n. 3 CP (v. sentenza del Tribunale penale federale BK-B 081/04 del 20 settembre 2004, consid. 4.2, con la dottrina e la  citata). La misura di sequestro relativa a questo veicolo risulta quindi giustificata.
3. Discende da quanto precede che il reclamo, nella misura in cui non è  privo di oggetto, deve essere respinto. Conformemente al nuovo art. 245 PP, in vigore dal 1° aprile 2004, le spese processuali sono poste a  della parte soccombente; queste sono calcolate giusta l’art. 3 del  sulle tasse di giustizia del Tribunale penale federale (RS 173.711.32) e ammontano nella fattispecie a fr. 1’500.--. Dedotto l’anticipo delle spese di fr. 500.-- già versato, le reclamanti sono invitate a versare, in solido, il saldo di fr. 1’000.--.
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