Decision ID: 6353eb38-6df3-523e-979d-b4e8fca79533
Year: 2019
Language: it
Court: TI_TCA
Chamber: TI_TCA_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: public_law

ritenuto,
in fatto
A.
La cittadina italiana RI 1 (1960), già al beneficio di un permesso per frontalieri UE/AELS, è giunta in Svizzera il 2 febbraio 2010, ottenendo dapprima un permesso di dimora
UE/AELS e
dall'11 maggio 2015 un'autorizzazione di domicilio UE/AELS, con
ultimo termine di controllo fissato per il 1° febbraio 2020.
B.
a. Il 26 aprile 2016 RI 1 è stata arrestata nell'ambito di
un'inchiesta per reati di natura patrimoniale condotta dal Ministero pubblico del Cantone Ticino. Con sentenza del 4 ottobre 2016 (emanata secondo la procedura abbreviata prevista agli art. 358 segg. del codice di diritto processuale penale svizzero del 5
ottobre 2007; CPP; RS 312.0) la Corte delle assise criminali l'ha
condannata a una pena detentiva di 2 anni e 6 mesi - di cui 24 mesi sospesi condizionalmente per un periodo di prova di 2 anni - siccome ritenuta colpevole di ripetuta appropriazione indebita e riciclaggio di denaro aggravato.
b. Preso atto della condanna penale, il 27 ottobre 2016 la Sezione della popolazione del Dipartimento delle istituzioni ha comunicato a RI 1 di voler rivalutare la continuazione del suo soggiorno nel nostro Paese e, dopo averle dato la possibilità di esprimersi in merito, il 14 dicembre 2016 le ha revocato il permesso di domicilio UE/AELS per motivi di ordine pubblico, fissandole un termine con scadenza il 13 febbraio 2017 per lasciare il territorio elvetico.
La decisione è stata resa sulla base degli art. 62 cpv. 1 lett. b, 63
cpv. 1 lett. a e b, 64, 64
d
e 96 della legge federale sugli stranieri del 16 dicembre 2005 (dal 1° gennaio 2019 legge federale sugli stranieri e la loro integrazione; LStrI; RS 142.20) nonché 80 cpv. 2 dell'ordinanza sull'ammissione, il soggiorno e l'attività lucrativa del 24 ottobre 2007 (OASA; RS 142.201), in vigore fino al 31 dicembre 2018.
C.
Con giudizio del 5 settembre 2018 il Consiglio di Stato ha confermato la suddetta risoluzione dipartimentale, respingendo l'impugnativa contro di essa interposta da RI 1.
Il Governo ha ritenuto che vi fossero gli estremi per revocarle il permesso di domicilio UE/AELS in virtù dei motivi addotti dal Dipartimento, considerando la decisione impugnata conforme al
principio della proporzionalità ed esigibile il suo rientro nel Paese
d'origine.
D.
Contro la predetta pronuncia governativa la soccombente si aggrava ora dinanzi al Tribunale cantonale amministrativo, chiedendone l'annullamento e postulando la concessione dell'assistenza giudiziaria.
La ricorrente contesta di rappresentare attualmente una minaccia per l'ordine pubblico elvetico. Sottolinea di essere stata incensurata fino alla condanna del 4 ottobre 2016 e che i reati di ripetuta appropriazione indebita e riciclaggio di denaro aggravato non le hanno portato alcun vantaggio economico, ma sono stati commessi per conto dell'allora compagno nonché correo (tuttora latitante), il quale esercitava su di lei forti pressioni psicologiche.
Sostiene inoltre che la revoca del suo permesso di domicilio UE/AELS sarebbe contraria al principio della proporzionalità, avendo avuto modo di pentirsi durante la carcerazione, ciò che
escluderebbe qualsiasi rischio di recidiva.
E.
All'accoglimento dell'impugnativa si oppongono sia il Dipartimento che il Consiglio di Stato, senza formulare particolari osservazioni.
Considerato,

in diritto
1.
L
a competenza del Tribunale cantonale amministrativo a
statuire nel merito della presente vertenza è data dall'art. 9 cpv. 2 della legge di applicazione alla legislazione federale in materia di persone straniere
dell'8 giugno 1998 (LALPS; RL 143.100). Il gravame in oggetto, tempestivo giusta l'art. 68 cpv. 1 della
legge sulla
procedura amministrativa del 24 settembre 2013 (LPAmm; RL 165.100)
e presentato da una persona senz'altro legittimata a ricorrere (art. 65 cpv. 1
LPAmm
), è pertanto ricevibile in ordine
e può essere deciso sulla base degli atti, senza istruttoria (art. 25 cpv. 1 LPAmm).
2.
2.1. L'accordo tra la Confederazione Svizzera e la Comunità europea, nonché i suoi Stati membri, sulla libera circolazione delle
persone del 21 giugno 1999 (ALC; RS 0.142.112.681), direttamente applicabile, si rivolge ai cittadini elvetici e a quelli degli Stati facenti parte della Comunità (ora: Unione) europea e disciplina il loro diritto di entrare, soggiornare, accedere ad attività
economiche e offrire la prestazione di servizi negli Stati contraenti (art. 1 ALC), stabilendo norme che, in linea di principio, derogano alle disposizioni di diritto interno.
In concreto la ricorrente, essendo cittadina italiana e titolare di un documento di legittimazione valido, può prevalersi in linea di
principio del menzionato accordo bilaterale per esercitare un'attività lucrativa, ricercare un lavoro o, a determinate condizioni, per risiedere senza attività lucrativa (cfr. art. 2 cpv. 1 e 2 allegato I ALC; DTF 131 II 339 consid. 2).
2.2.
Dal profilo del diritto interno, l'art. 63 cpv. 1 lett. b LStrI dispone che il permesso di domicilio
può essere revocato - tra l'altro - se lo straniero ha violato gravemente o espone a pericolo l'ordine e la sicurezza pubblici in Svizzera o all'estero o costituisce una minaccia per la sicurezza interna o esterna della Svizzera.
Una violazione qualificata dell'ordine e della sicurezza pubblici è segnatamente data quando gli atti compiuti dallo straniero in discussione ledono o compromettono dei beni giuridici particolarmente importanti come l'integrità fisica, psichica o sessuale;
gravemente lesive dell'ordine e della sicurezza pubblici ai sensi
dell'art. 63 cpv. 1 lett. b LStrI possono però essere anche più violazioni di minore entità, prese nel loro insieme. Sotto quest'ultimo profilo i
l criterio della gravità qualificata della violazione dell'ordine pubblico può essere realizzato anche con quegli atti contrari alle prescrizioni di legge
e alle decisioni delle autorità che per la loro ripetitività, nonostante gli ammonimenti e le successive
condanne,
dimostrano che
lo straniero non si lascia impressionare dalle sanzioni inflittegli in sede penale e non intende o non è in grado di rispettare l'ordine giuridico in futuro (DTF 137 II 297 consid. 3).
Una pena privativa della libertà, ai sensi dell'art. 62 cpv. 1 lett. b
LStrI, è considerata di lunga durata se è stata pronunciata per più di un anno, a prescindere dal fatto che la pena comminata
sia stata sospesa in tutto o in parte oppure che la stessa vada o
sia stata espiata (
DTF 137 II 297 consid. 3, 135 II 377
consid. 4.2).
2.3.
Siccome il permesso di domicilio non è regolato nell'accordo sulla libera circolazione delle persone e viene concesso in base alla legge federale sugli stranieri e la loro integrazione, i motivi indicati sono validi anche per la revoca di un'autorizzazione di domicilio UE/AELS (art. 2
cpv. 2 LStrI, art. 5 e 23 cpv. 2 dell'ordinanza sull'introduzione della libera circolazione delle persone del 22 maggio 2002; OLCP; RS 142.203; STF 2C_831/2010 del 27 maggio 2011
consid. 2.2).
In simile contesto, assume ciò nondimeno rilievo l'art. 5 cpv. 1 allegato I ALC, a norma del quale i diritti conferiti dall'accordo possono essere limitati soltanto da misure giustificate da motivi di
ordine pubblico, pubblica sicurezza e sanità.
2.4. Secondo la giurisprudenza, che si orienta alla direttiva CEE
64/221 del 25 febbraio 1964 ed alla prassi della Corte di giustizia dell'Unione europea (CGUE) ad essa relativa (art. 5 cpv. 2 allegato I
ALC), le deroghe alla libera circolazione garantita dall'ALC vanno interpre
tate in modo restrittivo. Al di là della turbativa insita in ogni violazione della legge, il ricorso di un'autorità nazionale alla nozione
di ordine pubblico presuppone il sussistere di una minaccia attuale, effettiva e sufficientemente grave di un
interesse fondamentale per la società (
DTF 136 II 5
consid. 4.2). In
applicazione dell'art. 5 allegato I ALC, una condanna penale va di conseguenza considerata come motivo per limitare i diritti conferiti dall'accordo solo se dalle circostanze che l'hanno determinata emerga un comportamento personale costituente una minaccia attuale per l'ordine pubblico (
DTF 134 II 10
consid. 4.3,
130 II 176
consid. 3.4.1,
129 II 215
consid. 7.4 con rinvii alla giurisprudenza della CGUE). A dipendenza delle circostanze, già la sola condotta tenuta in passato può comunque adempiere i requisiti di una simile messa in pericolo dell'ordine pubblico. Per valutare l'attualità della minaccia, non occorre prevedere quasi con certezza che lo straniero commetterà altre infrazioni in futuro; d'altro lato, per rinunciare a misure di ordine pubblico, non si deve esigere che il rischio di recidiva sia praticamente nullo. La misura dell'apprezzamento dipende in sostanza dalla gravità
della potenziale infrazione: tanto più questa appare importante, quanto minori sono le esigenze in merito al rischio di recidiva
(
DTF 137 II 233
consid. 4.3.2,
136 II 5
consid. 4.2; per una panoramica
della giurisprudenza, cfr. inoltre STF 2C_238/2012 del 30 luglio
2012 consid. 3.1).
2.5. Anche in presenza di motivi di revoca, una tale misura si giustifica soltanto quando è proporzionata.
Se poi un provvedimento si giustifica, ma risulta inadeguato alle circostanze, alla persona interessata può essere rivolto un ammonimento con la comminazione di tale provvedimento (art. 96 cpv. 2 LStrI). Sotto quest'ultimo aspetto giova ricordare che, benché l'ALC sia silente in merito alla possibilità di ammonire i cittadini sottoposti alla regolamentazione dell'accordo bilaterale in parola, il Tribunale federale ha comunque sancito che l'art. 2 cpv. 2 LStrI - secondo cui la legge federale sugli stranieri e la loro integrazione si applica ai cittadini comunitari soltanto se l'ALC non contiene disposizioni derogatorie o se non prevede disposizioni più favorevoli - non costituisce un impedimento all'applicazione dell'art. 96 cpv. 2 LStrI anche nei loro confronti (cfr. STF 2C_902/2011 del 14 maggio 2012 consid. 3).
3.
3.1. Come accennato in narrativa, con sentenza del 4 ottobre
2016 la Corte delle assise criminali ha condannato RI 1 alla
pena di detentiva di 2 anni e 6 mesi (di cui 24 mesi sospesi condizionalmente per un periodo di prova di 2 anni), siccome riconosciuta colpevole di ripetuta appropriazione indebita e riciclaggio di denaro aggravato.
Esaminando i fatti che hanno portato alla condanna
dell'insorgente, si rileva che, per quanto concerne l'imputazione di ripetuta
appropriazione indebita, la ricorrente - agendo in qualità di amministratrice unica della società _ e in correità con l'ex compagno - nel periodo compreso tra il 17 aprile 2014 e il 4 febbraio 2015 ha in più frangenti impiegato indebitamente a profitto proprio e di terzi valori patrimoniali (affidati dalle vittime al correo) pari a fr. 733'798.58. In riferimento invece all'accusa di riciclaggio di denaro aggravato occorre osservare che tra il 17 aprile 2014 e il 30 marzo 2015, prelevando denaro contante, ha compiuto atti suscettibili di vanificare l'accertamento dell'origine, il ritrovamento o la confisca di complessivi fr. 348'204.33, sapendo o dovendo presumere che provenivano da un crimine, ossia dalla ripetuta appropriazione indebita appena descritta (cfr. sentenza della Corte delle assise criminali del 4 ottobre 2016, pagg. 1 segg.).
Pur tenendo in considerazione il fatto che prima della citata condanna la ricorrente era incensurata e che a seguito della scarcerazione avvenuta il 25 ottobre 2016 sembra non avere più interessat
o le autorità penali, bisogna tuttavia prendere atto che si è macchiata di gravi atti delittuosi di natura pecuniaria, visto il lungo periodo in cui ha agito e le importanti cifre in gioco. Inoltre, il fatto che non abbia messo in pericolo la salute fisica e psichica altrui, non è determinante. Giova infatti ricordare che
anche i
delitti patrimoniali possono giustificare una limitazione dei diritti previsti anche dall'ALC (DTF 134 II 25 consid. 4.3.1;
STF 2C_200/2013 del 16 luglio 2013 consid. 5.4,
2C_839/2011 del 28 febbraio 2012 consid. 3.1, 2C_680/2010 del 18 gennaio 2011 consid. 2.3).
3.2. Benché la sentenza penale del 4 ottobre 2016 sia sostanzialmente priva di motivazione scritta, il quadro che emerge dalla medesima dimostra comunque che sull'arco di quasi 10 mesi l'insorgente si è servita della società _ - di cui era
amministratrice unica - al fine di utilizzare la citata ingente
somma di denaro, affidata dalle vittime al correo _, a suo esclusivo profitto o in favore di terzi. Come si è visto ha altresì - in più occasioni e in un intervallo temporale di quasi un
anno - compiuto atti suscettibili di vanificare l'accertamento dell'origine, il ritrovamento o la confisca di fr. 348'204.33, frutto