Decision ID: 826390f9-7924-5ef6-ada8-c3f0853dc7c8
Year: 2022
Language: it
Court: CH_BVGE
Chamber: CH_BVGE_001
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: 

Fatti:
A.
Il 13 marzo 2006, A._ (la ricorrente), cittadina italiana nata il ...
1979, madre di un bambino venuto alla luce in Italia nel 2004, ha ottenuto
dall’Ufficio della migrazione del Canton Ticino (UMCT) un permesso per
confinanti “G” CE/AELS, valido cinque anni, allo scopo di svolgere l’attività
di operaia in virtù di un contratto di lavoro di durata indeterminata.
Il 23 maggio 2008, l’UMCT ha rinnovato il permesso G della ricorrente per
ulteriori cinque anni e, il 31 dicembre seguente, la ricorrente ha smesso la
sua attività lavorativa, continuando comunque ad avere delle occupazioni
saltuarie nel 2009 e 2010.
B.
Il 2 aprile 2010, la ricorrente si è sposata con un cittadino svizzero, padre
di due figlie avute da due precedenti relazioni, sotto curatela amministrativa
e beneficiario dell’assistenza pubblica.
Il 24 aprile 2010, la ricorrente si è fatta rilasciare dall’UMCT un permesso
di dimora “B” UE/AELS, valido cinque anni, ed è stata raggiunta in Ticino
da suo figlio, fino ad allora residente in Italia.
Il 13 ottobre 2010, la ricorrente ha messo al mondo il suo secondo figlio,
concepito con suo marito.
Il 14 settembre 2011, alla ricorrente è stato nominato lo stesso curatore
amministrativo di suo marito.
C.
Il 19 aprile 2013, i coniugi hanno sottoscritto un accordo di separazione,
attribuente, in particolare, la custodia del figlio comune alla ricorrente, con
un ampio diritto di visita per il padre.
Il 19 giugno 2013, il Pretore ha pronunciato la separazione dei coniugi per
tempo indeterminato, omologando, dopo avere precisato il diritto di visita,
il loro accordo. La sentenza è cresciuta in giudicato incontestata.
D.
Il 1° marzo 2015, la curatela amministrativa dei coniugi è stata convertita
in una curatela di rappresentanza con gestione amministrativa secondo il
relativo nuovo diritto.
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Il 9 marzo 2015, la ricorrente ha chiesto all’UMCT il rilascio di un permesso
di domicilio “C” a suo favore e del suo figlio primogenito, annunciando nel
contempo di cominciare a lavorare, a decorrere dal 18 marzo seguente,
come badante presso una famiglia ticinese.
E.
Il 16 dicembre 2015, previo respingimento dell’istanza intesa ad ottenere
un permesso C, l’UMCT ha rinnovato alla ricorrente il permesso B per altri
cinque anni.
F.
Il 1° marzo 2016, l’UMCT ha rivolto alla ricorrente un ammonimento scritto
relativo all’eventuale revoca del suo permesso B “in caso di sua ulteriore
dipendenza dalla pubblica assistenza oppure dovesse essere riscontrata
un’infrazione all’ordine pubblico”, e ciò per avere beneficiato, con la sua
economia domestica, di prestazioni assistenziali dal settembre 2012.
G.
L’11 aprile 2016, con decreto d’accusa, il Ministero pubblico del Canton
Ticino (MPCT) ha condannato la ricorrente, per sviamento della giustizia
(denuncia non veritiera) nonché infrazione e contravvenzione alla
legislazione federale sugli stupefacenti (alienazione gratuita di 0.5 gr. di
cocaina e consumo di 12 gr. della medesima sostanza), ad una pena
pecuniaria di venti aliquote giornaliere, sospesa condizionalmente per due
anni, e ad una multa di fr. 200.–. Il decreto d’accusa è passato in giudicato
incontestato.
Il 7 luglio 2017 e il 9 marzo 2018, mediante decreti d’accusa, il MPCT ha
inflitto alla ricorrente una multa di fr. 200.–, rispettivamente di fr. 300.–, per
contravvenzioni alla legislazione federale sugli stupefacenti (consumo di
cocaina). I decreti d’accusa sono cresciuti in giudicato incontestati.
H.
Il 12 luglio 2017, i due figli della ricorrente sono stati collocati, a tempo
indeterminato, presso il Centro educativo per minorenni (CEM)
“B._”.
I.
Il 20 aprile 2018, la ricorrente e suo marito hanno inoltrato alla Pretura una
richiesta comune di divorzio, corredata di una convenzione completa sulle
conseguenze accessorie del divorzio, tra cui l’attribuzione alla ricorrente
dell’autorità parentale sui suoi due figli.
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Il 6 agosto 2018, previa audizione delle parti, il Pretore ha pronunciato il
divorzio, omologando la corrispondente convenzione, mediante sentenza
cresciuta in giudicato il 14 settembre susseguente.
J.
Il 15 gennaio 2019, l’UMCT ha richiesto alla Segreteria di Stato della
migrazione (SEM) l’approvazione per poter rinnovare il permesso B
UE/AELS della ricorrente nell’ambito del cosiddetto diritto di rimanere ai
sensi del diritto e della giurisprudenza comunitari.
Il 10 aprile 2019, mediante messaggio elettronico, la SEM ha invitato
l’UMCT a fornirle chiarimenti sulla situazione dei due figli della ricorrente,
sui rapporti che quest’ultima intrattiene con loro dai punti di vista affettivo
ed economico, nonché sulle conseguenze per loro di un eventuale rifiuto
di approvare la proroga del permesso di dimora, sospendendo la pratica
fino alla ricezione delle informazioni necessarie.
K.
L’11 giugno 2019, eseguite le relative delucidazioni, l’UMCT si è
nuovamente rivolto alla SEM per ottenere l’approvazione concernente il
rinnovo del permesso di dimora della ricorrente, questa volta riferendosi
all’art. 50 cpv. 1 lett. b (scioglimento del matrimonio, gravi motivi personali)
della legge federale sugli stranieri e la loro integrazione del 16 dicembre
2005 (LStrI, RS 142.20). L’UMCT ha inoltrato il proprio incarto alla SEM,
contenente, in particolare, un rapporto del Servizio medico-psicologico
(SMP) cantonale, del 9 maggio 2019, in cui si fa riferimento ad un “lavoro
di riavvicinamento” tra la ricorrente e i suoi figli, e ad un ampliamento dei
“diritti di visita dei figli alla madre con lo scopo di salvaguardare il legame
filiale e fraterno”, rilevando che un eventuale rifiuto di rinnovare il permesso
di dimora “non favorirebbe questo intervento in atto, con il rischio di perdere
il legame madre-figli e di destabilizzare l’equilibrio faticosamente raggiunto
durante il lungo periodo di presa a carico”.
L.
Il 13 giugno 2019, la SEM ha informato la ricorrente di non avere
l’intenzione di approvare la proposta dell’UMCT di rinnovarle il permesso
di dimora, pretendendo in sostanza che “non possa invocare una buona
integrazione (sul piano professionale, comportamentale e finanziario)”, e
che la presenza in Svizzera dei suoi figli non costituisca, “tenuto conto del
loro duraturo collocamento in foyer, [...] un elemento suscettibile di
giustificare l’approvazione della proposta cantonale”. La SEM ha prefisso
alla ricorrente un termine fino al 19 luglio 2019 per esprimersi in proposito.
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M.
Il 31 luglio 2019, dopo aver ottenuto una proroga del termine, la ricorrente,
rappresentata da SOS Ticino, ha fatto valere “gravi motivi” per giustificare
la continuazione del suo soggiorno in Svizzera, trovandosi in una “delicata
situazione sia dal profilo della salute che da quello socio/familiare”, ed ha
sostenuto che il collocamento dei suoi figli presso il CEM “non può
rappresentare un ostacolo all’approvazione relativa alla proroga del
permesso di soggiorno”. La ricorrente ha allegato un rapporto della dott.ssa
C._, psichiatra e psicoterapeuta, del 9 luglio 2019, facente stato di
colloqui psicoterapeutici e di una terapia psicofarmacologica dal maggio
2017. Nel rapporto è precisato che “si è anche proceduto ad iniziare una
terapia famigliare-sistemica, in essere già da diversi mesi, che sta
generando indubbio beneficio a livello della relazione madre-figli [...] una
decisione di non concessione di proroga del permesso determinerebbe un
grave attentato all’equilibrio fin qui reperito, sia dal punto di vista della
salute strettamente psichica, sia per le conseguenze a livello relazionale e
sociale in relazione al suo ruolo di madre e ai figli”.
N.
Il 31 ottobre 2019, la SEM si è rifiutata di approvare il rilascio da parte
dell’UMCT di un permesso di dimora a favore della ricorrente, intimandole
di lasciare la Svizzera entro il 31 gennaio 2020.
In sostanza, la SEM asserisce che la durata del soggiorno in Ticino della
ricorrente, di “quasi dieci anni”, non costituisce un motivo per prorogare il
suo permesso di dimora, considerato che “durante questi anni ha cumulato
debiti privati, fatto capo ad aiuti assistenziali, svolto un’attività lucrativa solo
in modo saltuario e avuto dei problemi con le autorità penali” (decisione,
pag. 5). La SEM continua ad argomentare che i due figli della ricorrente
sono stati collocati presso il CEM nel 2016, e che questa soluzione “sembra
essere stata inizialmente pronunciata in modo temporaneo, salvo poi
acquisire carattere duraturo”, cosicché “il suo trasferimento in Italia,
eventualmente in una zona vicina al confine elvetico (dove risiedono
peraltro dei [suoi] familiari, con cui [...] intrattiene dei rapporti e presso cui
si reca in visita con i figli)” non comporterebbe l’interruzione della relazione
tra di loro, dato che la ricorrente “potrà recarsi regolarmente in Svizzera a
visitare i figli, di modo che i rapporti con gli stessi potranno continuare
secondo le modalità attualmente in vigore” (decisione, pag. 5).
O.
Il 3 dicembre 2019, sempre rappresentata da SOS Ticino, la ricorrente ha
adito il Tribunale amministrativo federale (TAF), chiedendo, previa
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concessione dell’assistenza giudiziaria, che la decisione della SEM sia
annullata e la proroga del permesso di dimora approvata oppure, a titolo
sussidiario, che gli atti siano rinviati alla SEM per una nuova valutazione.
In sunto, la ricorrente fa valere che il collocamento dei suoi due figli presso
il CEM era “strettamente legato alla relazione conflittuale” con il suo ex
marito e al conseguente “episodio depressivo che le impediva di occuparsi
sia dei figli che della propria salute” (ricorso, pag. 4). Riferendosi al
rapporto medico-psichiatrico della dott.ssa C._, la ricorrente
sostiene di avere compiuto “in poco più di due anni [...] enormi progressi,
giungendo a proteggersi meglio dalle relazioni disfunzionali ed
interrogandosi in maniera proficua rispetto alle modalità di interazione con
i figli e la loro educazione” (ricorso, pag. 4). La ricorrente aggiunge che, se
dovesse rientrare in Italia, diversamente da quanto pretende la SEM, “non
potrebbe più esercitare i diritti di visita secondo il piano stabilito. I figli
dovrebbero recarsi in Italia per il pranzo o per dormire con la mamma, ciò
che diventerebbe assai difficoltoso. I diritti di visita della mamma si
ridurrebbero di conseguenza per quantità ma soprattutto per qualità”
(ricorso, pag. 4). In quest’ottica, la ricorrente rimprovera alla SEM di aver
violato il diritto al rispetto della sua vita familiare ai sensi dell’art. 8 della
Convenzione europea dei diritti dell’uomo (CEDU, RS 0.101), nella misura
in cui il rifiuto di prorogarle il permesso di dimora sarebbe sproporzionato
rispetto alle circostanze del caso.
P.
Il 7 gennaio 2020, questo Tribunale ha accolto la domanda di assistenza
giudiziaria, dando avvio, nel contempo, allo scambio degli scritti.
Il 3 febbraio 2020, la SEM ha quindi inoltrato la sua risposta, limitandosi a
ribadire la necessità di respingere il ricorso e confermare la decisione
impugnata.
Il 1° aprile 2020, la ricorrente ha presentato una breve replica, riaffermando
le proprie conclusioni.
Il 14 maggio 2020, la SEM ha trasmesso la duplica, confermando il
contenuto della decisione impugnata e della risposta al ricorso.
Q.
Il 24 giugno 2020, questo Tribunale ha fatto pervenire alla ricorrente una
copia della duplica per conoscenza e concluso, in linea di principio, lo
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scambio degli scritti, riservate eventuali ulteriori misure istruttorie o
memorie delle parti.
R.
Il 17 maggio 2021, l’UMCT ha comunicato a questo Tribunale una serie di
documenti relativi alla ricorrente, dei quali si dirà, per quanto necessario,
in prosieguo.
Il 1° settembre 2021, questo Tribunale ha trasmesso alla ricorrente, per
conoscenza, copie degli ultimi documenti inoltrati dall’UMCT.
S.
Il 16 novembre 2021, l’UMCT ha fatto pervenire a questo Tribunale ulteriori
nuovi documenti concernenti la ricorrente, i quali saranno vagliati, se del
caso, in seguito.
Il 6 gennaio 2022, questo Tribunale ha spedito alla ricorrente, per
conoscenza, copie dei documenti in questione.
T.
L’11 gennaio 2022, l’UMCT ha ancora inoltrato un documento aggiuntivo,
il quale è trasmesso alla ricorrente, per conoscenza, e alla SEM, visto
l’esito del litigio, con la presente sentenza.

Diritto:
1.
1.1 Secondo l’art. 31 della legge sul Tribunale amministrativo federale del
17 giugno 2005 (LTAF, RS 173.32), questo Tribunale giudica i ricorsi contro
le decisioni ai sensi dell’art. 5 della legge federale del 20 dicembre 1968
sulla procedura amministrativa (PA, RS 172.021), emanate dalle autorità
menzionate all'art. 33 LTAF, salvo nei casi previsti all’art. 32 LTAF.
La SEM fa parte delle dette autorità (art. 33 lett. d LTAF) e il provvedimento
del 31 ottobre 2019, che non rientra peraltro nell'elenco dell'art. 32 LTAF,
costituisce una decisione ai sensi dell’art. 5 cpv. 1 PA, dimodoché questo
Tribunale è competente a giudicare il presente ricorso. Dato che si tratta di
una decisione in materia di diritto degli stranieri concernente il soggiorno in
Svizzera di una persona che è cittadina di uno Stato membro dell’Unione
europea, questo Tribunale è competente a giudicare la causa in quanto
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autorità di grado precedente al Tribunale federale (cfr. art. 1 cpv. 2 LTAF in
relazione con l’art. 11 cpv. 1 e 3 ALC, nonché l’art. 83 lett. c cifra 2 a
contrario della legge sul Tribunale federale del 17 giugno 2005 [LTF, RS
173.110]).
1.2 Ha diritto di ricorrere chi ha partecipato al procedimento dinanzi
all’autorità inferiore, è particolarmente toccato dalla decisione impugnata e
ha un interesse degno di protezione all’annullamento o alla modificazione
della stessa (art. 48 cpv. 1 PA). Il ricorso deve essere depositato entro
trenta giorni dalla notificazione della decisione (art. 50 cpv. 1 PA) e
contenere le conclusioni, i motivi, l'indicazione dei mezzi di prova e la firma
del ricorrente o del suo rappresentante, con allegati, se disponibili, la
decisione impugnata e i documenti indicati come mezzi di prova (art. 52
cpv. 1 PA). Un eventuale anticipo equivalente alle presunte spese
processuali deve essere saldato entro il termine impartito (art. 63 cpv. 4
PA).
In concreto, la ricorrente, che è la destinataria della decisione impugnata e
beneficia dell’assistenza giudiziaria, ha presentato il suo ricorso in modo
tempestivo e nel rispetto dei requisiti previsti dalla legge, per cui esso è
ammissibile e nulla osta quindi all’esame del merito del litigio.
2.
Con il deposito del ricorso, la trattazione della causa, oggetto della
decisone impugnata, passa a questo Tribunale (effetto devolutivo), il quale
ha un pieno potere d’esame riguardo all'applicazione del diritto, compreso
l'eccesso o l'abuso del potere di apprezzamento, all'accertamento inesatto
o incompleto dei fatti giuridicamente rilevanti, come pure, in linea di
principio, all'inadeguatezza (artt. 49 e 54 PA).
Questo Tribunale è, in linea di massima, vincolato dalle conclusioni delle
parti (principio dispositivo), a meno che, nell’ambito dell’oggetto del litigio,
siano soddisfatte le condizioni per concedere di più (“reformatio in melius”)
o di meno (“reformatio in peius”) rispetto a quanto richiesto (art. 62 cpv. 1
a 3 PA: massima dell'ufficialità; cfr. MADELEINE CAMPRUBI, in: Christoph
Auer/Markus Müller/Benjamin Schindler [editori], Bundesgesetz über das
Verwaltungsverfahren – Kommentar, 2a ed., 2019, n. 8 ad art. 62 PA).
Questo Tribunale non è invece vincolato, in nessun caso, dai motivi del
ricorso (art. 62 cpv. 4 PA: principio dell'applicazione d'ufficio del diritto).
3.
È innanzitutto utile precisare, sul piano procedurale, che i Cantoni sono
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competenti a rilasciare e rinnovare i permessi di dimora, salvo nei casi
soggetti all’approvazione da parte della SEM (cfr. artt. 40 cpv. 1 e 99 LStrI,
in combinato disposto con l’art. 85 cpv. 1 dell’ordinanza sull’ammissione, il
soggiorno e l’attività lucrativa del 24 ottobre 2007 [OASA, RS 142.201], e
con l’art. 28 dell’ordinanza del 22 maggio 2002 concernente la libera
circolazione delle persone tra la Svizzera e l’Unione europea e i suoi Stati
membri, tra la Svizzera e il Regno Unito e tra gli Stati membri
dell’Associazione europea di libero scambio [OLCP, RS 142.203]; cfr.
anche l'ordinanza del 13 agosto 2015 del Dipartimento federale di giustizia
e polizia/DFGP concernente i permessi e le decisioni preliminari nel diritto
in materia di stranieri sottoposti alla procedura di approvazione [OA-DFGP,
RS 142.201.1]). In particolare, è sottoposta all’approvazione della SEM, a
decorrere dal 15 aprile 2018, la proroga del permesso di dimora dopo lo
scioglimento dell’unione coniugale o dopo il decesso del coniuge svizzero
o straniero (art. 50 LStrI e art. 77 OASA; art. 4 lett. d OA-DFGP).
In concreto, la ricorrente è divorziata dal 14 settembre 2018 (cfr. consid. I),
dimodoché la proroga del suo permesso di dimora, in applicazione dell’ALC
(permesso “B” UE/AELS) oppure in base al diritto interno (permesso “B”
nazionale), sottostà alla procedura d’approvazione da parte della SEM.
4.
Bisogna di seguito circoscrivere l’oggetto del litigio e determinare il diritto
ad esso applicabile.
4.1 A questo proposito la SEM asserisce, con riferimento segnatamente
alla sentenza TAF F-2201/2017 del 9 ottobre 2018, che “non le è possibile
approvare un altro tipo di permesso o basarsi su una diversa base legale
da quella indicata dalle autorità cantonali [art. 50 cpv. 1 lett. b LStrI]. Nel
caso in esame, la SEM non può quindi valutare l’eventualità di approvare
la proroga del soggiorno dell’interessata né sulla base dell’[ALC], né
sull’art. 8 [CEDU], né su nessun’altra disposizione legale” (decisione
impugnata, pag. 3).
Ora, alla luce dell’evoluzione della giurisprudenza in materia di procedura
d’approvazione dopo l’emanazione della decisione impugnata il 31 ottobre
2019, questo modo di vedere non è più sostenibile. In effetti, l’oggetto della
lite nella procedura d’approvazione davanti alla SEM è ormai considerato
il diritto di soggiornare in Svizzera in virtù di ogni pertinente base legale
(cfr. la sentenza del Tribunale federale, a cinque giudici, 2C_800/2019 del
7 febbraio 2020 consid. 3.4, nonché la DTAF 2020 VII/2 consid. 4 e 5,
allineatasi su questa sentenza del Tribunale federale). Questo significa che
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la SEM deve, da un lato, accertare tutti i fatti che sono rilevanti, e, dall’altro
lato, applicare loro ogni disposizione legale suscettibile di condurre al
rinnovo o al rilascio di un titolo di soggiorno. Altrimenti detto, la SEM ha
l’obbligo di esaminare le condizioni che permettono ad uno straniero di
rimanere in Svizzera, qualunque sia la base legale, e di delucidare tutti i
fatti pertinenti che non fossero ancora stati considerati dall’autorità
cantonale o che la persona interessata avesse allegato successivamente
(cfr. 2C_800/2019 consid. 3.4.3 e 3.4.4).
4.2 Secondo l’art. 2 cpv. 2 LStrI, ai cittadini degli Stati membri della
Comunità europea (CE) e ai loro familiari, nonché ai lavoratori distaccati in
Svizzera da un datore di lavoro con domicilio o sede in uno di questi Stati,
la LStrI si applica solo se l’ALC non contiene disposizioni derogatorie o se
la LStrI prevede disposizioni più favorevoli. Questo principio è pure
formulato all’art. 12 ALC, secondo cui l’ALC non pregiudica eventuali
disposizioni nazionali più favorevoli tanto per i cittadini delle parti contraenti
quanto per i membri della loro famiglia. Peraltro, dopo lo scioglimento del
matrimonio o della comunità familiare, può sussistere un diritto del coniuge
e dei figli al rilascio e alla proroga del permesso di dimora (art. 50 cpv. 1 e
2 LStrI). A ciò bisogna aggiungere che anche l’art 8 CEDU può, a
determinate condizioni, conferire il diritto ad un permesso di soggiorno (cfr.
DTF 144 I 266 consid. 3.9).
In concreto, non vi sono dubbi che l’ALC è applicabile ratione temporis,
ratione personae e ratione materiae, dato che la ricorrente è una cittadina
italiana che si è trasferita in Svizzera nel 2010, per cui è titolare dei diritti in
esso consacrati (libertà di circolazione), più favorevoli di quelli previsti dalla
LStrI, i quali consistono nel diritto d’ingresso (art. 3 ALC e art. 1 § 1 allegato
I ALC) nonché nel diritto di soggiorno per i lavoratori dipendenti (art. 4 ALC
e artt. 6 a 11 allegato I ALC), per gli autonomi (art. 4 ALC e artt. 12 a 16
allegato I ALC), per i prestatori di servizi (art. 5 ALC e artt. 17 a 23 allegato
I ALC) e per le persone che non esercitano un’attività economica (art. 6
ALC e art. 24 allegato I ALC). Di conseguenza, in conformità alla nuova
giurisprudenza, la SEM è tenuta ad esaminare se la ricorrente può ottenere
il rinnovo del suo vecchio permesso di dimora “B” UE/AELS, accordatole
dall’UMCT il 24 aprile 2010, in base all’ALC (cfr. 2C_800/2019 consid.
3.4.4).
Se la ricorrente non è in grado di ricavare nulla dall’ALC, si deve appurare
in che misura può ottenere la proroga del permesso di dimora in virtù del
diritto interno, ossia dell’art. 50 cpv. 1 e 2 LStrI, senza dimenticare la
necessità di una disanima della fattispecie sotto il profilo dell’art. 8 CEDU
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(cfr. 2C_800/2019 consid. 1.1 e 3.4.3). In proposito, si osservi che anche il
rilascio di un permesso di dimora in virtù dell’art. 8 CEDU sottostà per
approvazione alla SEM (cfr. art. 3 lett. f OA-DFGP).
5.
In conclusione, sebbene non si possa rimproverare alla SEM di non avere
analizzato la proposta dell’UMCT sotto il profilo dell’ALC e della CEDU,
visto che la nuova giurisprudenza è posteriore alla decisione impugnata, è
necessario, a causa di questa lacuna oggettiva, accogliere il ricorso,
annullare la decisione impugnata e rinviare la causa alla SEM affinché
emani una nuova decisione in conformità alle istruzioni formulate al
considerando precedente (cfr. art. 61 PA). Questa soluzione s’impone alla
luce della finalità della procedura d’approvazione, nella misura in cui, se
questo Tribunale dovesse giudicare la causa direttamente, l’intervento
della SEM nella procedura cantonale, in qualità di autorità amministrativa
federale competente per legge a condurre la procedura d’approvazione,
verrebbe sminuito e privato della sua necessaria efficacia.
6.
6.1 Le spese processuali sono messe, di regola, a carico della parte
soccombente e, in caso di soccombenza parziale, sono ridotte (art. 63 cpv.
1 PA). Esse comprendono la tassa di giustizia e i disborsi (art. 1 cpv. 1 del
regolamento del 21 febbraio 2008 sulle tasse e sulle spese ripetibili nelle
cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale [TS-TAF, RS
173.320.2]); la tassa di giustizia è calcolata in funzione dell'ampiezza e
della difficoltà della causa, del modo di condotta processuale e della
situazione finanziaria delle parti (artt. 63 cpv. 4bis PA e 2 cpv. 1 TS-TAF).
In concreto, tenuto conto dell’esito positivo del ricorso, non si prelevano
spese processuali, con la precisazione che la ricorrente beneficia, ad ogni
modo, dell’assistenza giudiziaria.
6.2 Visto che il ricorso è accolto, la ricorrente ha diritto, a prescindere dai
motivi che hanno condotto all’accoglimento, a un’indennità per le spese
necessarie derivanti dalla causa (spese ripetibili: artt. 64 cpv. 1 PA e 7 cpv.
1 e 2 TS-TAF). Dato che la ricorrente non ha presentato alcuna nota delle
spese fatturatele dal suo patrocinatore, l’indennità deve essere fissata sulla
base degli atti di causa (art. 14 cpv. 2 TS-TAF). Ora, alla luce dell’ampiezza
e del contenuto del ricorso e dei successivi scritti, che rispecchiano, in
definitiva, la complessità del litigio, è appropriato attribuire alla ricorrente
un’indennità per spese ripetibili di fr. 1'500.–, a carico della SEM.
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