Decision ID: ef4dfaea-828b-4973-b15e-723663db836b
Year: 2022
Language: it
Court: CH_BVGE
Chamber: CH_BVGE_001
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: 

Visto:
le domande d’asilo che A._, e per suo tramite anche il figlio
B._, hanno depositato in Svizzera il (...) marzo 2022,
l’estratto della banca dati europea “CS-VIS” del 15 marzo 2022, da cui si
evince che l’interessata ha ottenuto un visto italiano valido dal (...) fino al
(...),
il colloquio personale tenutosi con la richiedente l’asilo il (...) aprile 2022 ai
sensi dell’art. 5 del regolamento (UE) n. 604/2013 del Parlamento europeo
e del Consiglio del 26 giugno 2013 che stabilisce i criteri e i meccanismi di
determinazione dello Stato membro competente per l’esame di una do-
manda di protezione internazionale presentata in uno degli Stati membri
da un cittadino di un paese terzo o da un apolide (rifusione) (Gazzetta uffi-
ciale dell’Unione europea [GU] L 180/31 del 29.06.2013; di seguito: RD III),
la richiesta di presa in carico del 6 aprile 2022, fondata sull’art. 12 par. 2
RD III, presentata dalla Segreteria di Stato della migrazione (di seguito:
SEM), alle competenti autorità italiane,
la risposta d’accettazione del 30 maggio 2022 della presa in carico ex
art. 12 par. 2 RD III da parte delle autorità italiane, unicamente per l’inte-
ressata,
la richiesta di rettificare l’accettazione in Italia per l’intero nucleo famigliare
(madre e figlio) da parte dell’autorità competente elvetica alla sua omologa
italiana in data 31 maggio 2022,
l’accettazione del 5 settembre 2022 da parte italiana, sulla base dell’art. 12
par. 2 RD III, della presa in carico degli interessati,
la documentazione medica all’incarto,
la decisione della SEM del 9 settembre 2022, notificata il 12 settem-
bre 2022 – nel contesto del quale in medesima data è cessato pure il man-
dato di rappresentanza legale degli interessati conferito dai medesimi il
(...) marzo 2022 – mediante la quale la predetta autorità non è entrata nel
merito della domanda d’asilo dei richiedenti ai sensi dell’art. 31a cpv. 1
lett. b della legge sull’asilo del 26 giugno 1998 (LAsi, RS 142.31), ha pro-
nunciato il trasferimento degli interessati verso l’Italia e l’esecuzione della
predetta misura, nonché osservato che un eventuale ricorso contro la de-
cisione non ha effetto sospensivo,
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il ricorso del 19 settembre 2022 (cfr. timbro del plico raccomandato; data
d’entrata: 20 settembre 2022), inoltrato dinanzi al Tribunale amministrativo
federale (di seguito: il Tribunale) contro la summenzionata decisione della
SEM, con cui i ricorrenti hanno chiesto l’annullamento della predetta e l’en-
trata nel merito delle loro domande d’asilo da parte della SEM; contestual-
mente hanno formulato istanza di assistenza giudiziaria, nel senso
dell’esenzione dal versamento delle spese processuali e del relativo anti-
cipo, allegando al gravame un certificato medico del 14 settembre 2022
per A._,
i fatti del caso di specie che, se necessari, verranno ripresi nei considerandi
che seguono,

e considerato:
che le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla
LTF, in quanto la LAsi non preveda altrimenti (art. 6 LAsi),
che presentato tempestivamente (art. 108 cpv. 3 LAsi), contro una deci-
sione in materia di asilo della SEM (art. 6 e 105 LAsi; art. 31–33 LTAF), il
ricorso è di principio ammissibile sotto il profilo degli art. 5, 48 cpv. 1
lett. a–c e art. 52 cpv. 1 PA,
che occorre pertanto entrare nel merito del ricorso,
che il ricorso, manifestamente infondato per i motivi che seguono, è deciso
dal giudice unico, con l’approvazione di un secondo giudice (art. 111 lett. e
LAsi) e la decisione è motivata soltanto sommariamente (art. 111a cpv. 2
LAsi),
che giusta l’art. 111a cpv. 1 LAsi, il Tribunale rinuncia allo scambio di scritti,
che nel colloquio Dublino l’interessata, posta di fronte alla possibile com-
petenza dell’Italia per l’analisi della sua domanda d’asilo, ha dichiarato di
non voler rientrare nel predetto Stato poiché ivi sarebbe stata maltrattata
dalla (...), sarebbe una madre sola ed inoltre preferirebbe vivere in Sviz-
zera assieme al figlio,
che nel provvedimento avversato l’autorità inferiore, dopo aver constatato
l’espressa ammissione di competenza da parte dell’Italia e che le dichiara-
zioni dell’insorgente non sarebbero atte a confutare la stessa, ha escluso
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la sussistenza nello Stato membro di carenze sistemiche ai sensi dell’art. 3
par. 2 RD III o di un rischio di trattamenti contrari all’art. 3 CEDU (RS 0.101)
o di violazione del principio del divieto di respingimento; che inoltre, non vi
sarebbero motivi che obbligherebbero la Svizzera ad esaminare la loro do-
manda d’asilo giusta l’art. 16 par. 1 RD III, né che giustificherebbero l’ap-
plicazione della clausola di sovranità ex art. 17 par. 1 RD III o ex art. 29a
cpv. 3 dell’ordinanza 1 sull’asilo relativa a questioni procedurali
dell’11 agosto 1999 (OAsi 1, RS 142.311); che invero ed in particolare essi
verrebbero accolti, al loro arrivo in Italia, nell’ambito di uno dei progetti SAI
(“Sistema di accoglienza e integrazione”) presenti sul territorio e che per-
tanto non sarebbero costretti a soggiornare presso dei membri famigliari
nella vicina Penisola; che altresì le condizioni di salute dell’interessata non
sarebbero gravi e l’Italia disporrebbe di un’infrastruttura medica sufficiente
e sarebbe tenuta a prestare le cure mediche adeguate secondo le norma-
tive europee contraenti,
che nel loro ricorso, gli insorgenti ritengono che in Italia non vi siano le
strutture atte a garantire un’assistenza adeguata ad una madre sola con
un figlio piccolo; che il rinvio di richiedenti l’asilo nel predetto Paese sa-
rebbe sconsigliato dalle organizzazioni attive in materia; che altresì, lo stato
di salute della ricorrente necessiterebbe di cure mediche sia a livello fisico
sia psichico, come provato dal certificato medico che producono; che le
lacune del sistema d’accoglienza italiano, concernerebbero anche i centri
SAI, in particolare negli stessi non vi sarebbero le risorse sufficienti per
coprire i bisogni delle persone necessitanti una presa in carico psichica e
psicologica; che peraltro le persone che non avrebbero depositato ancora
una domanda d’asilo in Italia, dovrebbero dapprima rivolgersi al posto di
polizia competente prima di avere accesso alle relative prestazioni sociali,
compresi i trattamenti necessari; che tenuto conto dei lunghi tempi d’attesa,
vi sarebbe quindi da ritenere che non vi sia alcuna presa in carico ade-
guata; che il loro trasferimento sarebbe pertanto inammissibile e chiedono
l’applicazione della clausola di sovranità,
che giusta l’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi, di norma non si entra nel merito di
una domanda d’asilo se il richiedente può partire alla volta di uno Stato
terzo cui compete, in virtù di un trattato internazionale, l’esecuzione della
procedura di asilo e di allontanamento,
che prima di applicare la precitata disposizione, la SEM esamina la com-
petenza relativa al trattamento di una domanda di asilo secondo i criteri
previsti dal RD III,
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che se in base a questo esame è individuato un altro Stato quale respon-
sabile per l’esame della domanda di asilo, la SEM pronuncia la non entrata
nel merito previa accettazione, espressa o tacita, di presa in carico del ri-
chiedente l’asilo da parte dello Stato in questione (cfr. DTAF 2017 VI/5 con-
sid. 6.2),
che ai sensi dell’art. 3 par. 1 RD III, la domanda di protezione internazio-
nale è esaminata da un solo Stato membro, ossia quello individuato in base
ai criteri enunciati al capo III (art. 7–15); che nel caso di una procedura di
presa in carico (inglese: take charge) – come è il caso di specie – ogni
criterio per la determinazione dello Stato membro competente – enumerato
al capo III – è applicabile solo se, nella gerarchia dei criteri elencati all’art. 7
par. 1 RD III, quello precedente previsto dal RD III non trova applicazione
nella fattispecie (principio della gerarchia dei criteri; cfr. DTAF 2017 VI/5
consid. 6.2 con rif. cit.),
che la determinazione dello Stato membro competente avviene sulla base
della situazione esistente al momento in cui il richiedente ha presentato
domanda di protezione internazionale (art. 7 par. 2 RD III),
che ai sensi dell’art. 3 par. 2 RD III, qualora sia impossibile trasferire un
richiedente verso lo Stato membro inizialmente designato come compe-
tente in quanto si hanno fondati motivi di ritenere che sussistano delle ca-
renze sistemiche nella procedura di asilo e nelle condizioni di accoglienza
dei richiedenti, che implichino il rischio di un trattamento inumano o degra-
dante ai sensi dell’art. 4 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione eu-
ropea (GU C 363/1 del 18.12.2000, di seguito: CartaUE), lo Stato membro
che ha avviato la procedura di determinazione dello Stato membro compe-
tente prosegue l’esame dei criteri di cui al capo III per verificare se un altro
Stato membro possa essere designato come competente,
che giusta l’art. 12 par. 2 prima frase RD III, se il richiedente è titolare di un
visto in corso di validità, lo Stato membro competente per l’esame della
domanda di protezione è quello che ha rilasciato il visto,
che lo Stato membro competente in forza del presente regolamento è te-
nuto a prendere in carico – in ossequio alle condizioni poste agli art. 21, 22
e 29 – il richiedente che ha presentato una domanda in un altro Stato mem-
bro (art. 18 par. 1 lett. a RD III),
che altresì, secondo l’art. 17 par. 1 RD III (“clausola di sovranità”), in de-
roga ai criteri di competenza sopra definiti, ciascuno Stato membro può
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decidere di esaminare una domanda di protezione internazionale presen-
tata da un cittadino di un paese terzo o da un apolide, anche se tale esame
non gli compete,
che venendo al caso in parola, dagli atti risulta che gli insorgenti, sono en-
trati in Italia con un regolare visto rilasciato dal medesimo Paese e valido
dal (...) al (...), prima di giungere in Svizzera (cfr. atto SEM n. [{...}]-9/2);
che tali evenienze sono state confermate anche dall’interessata (cfr.
n. 17/2),
che a seguito di tali informazioni, il 6 aprile 2022 – quindi entro i termini
fissati all’art. 21 par. 1 RD III – la SEM ha presentato alle autorità italiane
preposte una richiesta di presa in carico del nucleo famigliare in questione
fondata sull’art. 12 par. 2 RD III (cfr. n. 19/7),
che dopo una prima accettazione da parte italiana del 30 maggio 2022,
soltanto della richiedente, in quanto per il figlio non avrebbero trovato alcun
collegamento (cfr. n. 28/1), e la successiva trasmissione di ulteriori infor-
mazioni in merito da parte svizzera ove si è chiesto la rettifica di accetta-
zione per l’intero nucleo famigliare (cfr. n. 33/2), le autorità italiane hanno
esplicitamente accettato tramite il formulario “nucleo familiare” il trasferi-
mento degli insorgenti in questione in data 5 settembre 2022 (cfr. n. 39/1),
che tale formulario ed il suo contenuto, risultano essere delle garanzie suf-
ficientemente concrete ed individuali, onde garantire al nucleo famigliare
con un bambino minorenne che verrà alloggiato nel SAI, garantendo l’unità
familiare in accordo con la sentenza della Corte europea dei diritti
dell’uomo (di seguito: CorteEDU) Tarakhel contro Svizzera (Grande Ca-
mera) del 4 novembre 2014, n. 29217/12 (cfr. sentenza di riferimento del
Tribunale F-6330/2020 del 18 ottobre 2021 consid. 11.1–11.3),
che peraltro, come già motivato rettamente dalla SEM nella decisione av-
versata, le dichiarazioni dell’insorgente rese nel corso del colloquio Dublino
per opporsi al loro trasferimento in Italia, risultano ininfluenti per la deter-
minazione dello Stato membro competente per la trattazione della loro do-
manda d’asilo,
che a tal proposito, si rileva come il RD III non offre il diritto al richiedente
l’asilo, di scegliere autonomamente lo Stato nel quale la sua domanda
d’asilo verrà esaminata (cfr. DTAF 2010/45 consid. 8.3),
che, di conseguenza, la competenza dell’Italia è di principio data,
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che altresì il Tribunale, secondo giurisprudenza costante, considera che
per l’Italia, malgrado la procedura d’asilo ed il dispositivo d’accoglienza e
di assistenza sociale siano in parte deficitarie, non vi siano fondati motivi
per ritenere che sussistano carenze sistemiche che implichino il rischio di
un trattamento inumano o degradante ai sensi dell’art. 4 CartaUE (cfr. art. 3
par. 2 2a frase RD III; tra le altre le sentenze di riferimento del Tribunale
D-4235/20222 del 19 aprile 2022 consid. 10.2; F-6330/2020 succitata con-
sid. 9; sentenza del Tribunale D-2641/2022 del 5 luglio 2022 consid. 10),
che inoltre, al contrario di quanto genericamente sostenuto dai ricorrenti
nel loro gravame, occorre osservare come il Tribunale si sia già pronun-
ciato al riguardo della situazione di accoglienza dei richiedenti l’asilo in
Italia, in particolare in rapporto ai nuclei famigliari, nella sua recente sen-
tenza di riferimento F-6330/2020 del 18 ottobre 2021 (consid. 10.5),
che altresì, nell’ulteriore sentenza di riferimento D-4235/2021 del
19 aprile 2022, il Tribunale ha già avuto modo di chinarsi sul nuovo sistema
d’accoglienza italiano, che nel sistema SAI prevede in particolare delle pre-
stazioni di accoglienza materiale (vitto e alloggio), l’assistenza sanitaria,
l’assistenza sociale e psicologica, la mediazione linguistico-culturale, non-
ché sono previsti anche progetti specializzati per l’accoglienza ed il soste-
gno di persone portatrici di specifiche vulnerabilità, tra i quali persone con
problemi di salute (fisica e mentale) e nuclei monoparentali (cfr. sentenza
di riferimento D-4235/2021 precitata consid. 10.4.3.2); che a tali presta-
zioni – quindi comprensive anche delle cure e dei trattamenti necessari ed
urgenti – hanno in principio accesso dal loro arrivo in Italia, i richiedenti
l’asilo che non vi hanno ancora depositato una domanda d’asilo (cosiddetti
“take charge”, art. 18 par. 1 lett. a RD III; cfr. sentenza D-4235/2021 preci-
tata consid. 10.4.3.2 – 10.4.3.3),
che non essendovi argomentazioni circostanziate dei ricorrenti che pos-
sano condurre lo scrivente Tribunale ad una modifica delle conclusioni ivi
esposte, onde evitare inutili ridondanze, occorre rinviare integralmente alla
medesima giurisprudenza succitata, come pure alle argomentazioni chiare
e corrette espresse dalla SEM nella decisione avversata a questo propo-
sito (cfr. p.to II, pag. 4 segg.),
che peraltro, l’Italia è legata alla CartaUE e firmataria, della CEDU, della
Convenzione del 10 dicembre 1984 contro la tortura ed altre pene o tratta-
menti crudeli, inumani o degradanti (Conv. tortura, RS 0.105), della Con-
venzione del 28 luglio 1951 sullo statuto dei rifugiati (Conv. rifugiati,
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RS 0.142.30) oltre che del relativo Protocollo aggiuntivo del 31 gen-
naio 1967 (RS 0.142.301) e ne applica le disposizioni,
che di conseguenza, il rispetto della sicurezza dei richiedenti l’asilo, in par-
ticolare il diritto alla trattazione della propria domanda secondo una proce-
dura giusta ed equa ed una protezione conforme al diritto internazionale
ed europeo, è presunto da parte dello Stato in questione (cfr. direttiva
2013/32/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013
recante procedure comuni ai fini del riconoscimento e della revoca dello
status di protezione internazionale [di seguito: direttiva procedura]; direttiva
2013/33/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013
recante norme relative all’accoglienza dei richiedenti protezione internazio-
nale [di seguito: direttiva accoglienza]),
che conseguentemente, l’applicazione dell’art. 3 par. 2 2a frase Regola-
mento Dublino III non si giustifica nel caso di specie,
che resta ancora da stabilire se, come richiesto dai ricorrenti, nel loro caso
trovi applicazione la clausola di sovranità,
che ai sensi dell’art. 29a cpv. 3 OAsi 1, disposizione che concretizza in di-
ritto interno svizzero la clausola di sovranità (art. 17 par. 1 RD III), se “mo-
tivi umanitari” lo giustificano la SEM può entrare nel merito della domanda
anche qualora giusta il RD III un altro Stato sarebbe competente per il trat-
tamento della stessa,
che la SEM, nell’applicazione dell’art. 29a cpv. 3 OAsi 1, dispone di potere
di apprezzamento (cfr. DTAF 2015/9 consid. 7 seg.); che tuttavia, se il tra-
sferimento del richiedente nel paese di destinazione contravviene ad una
norma imperativa del diritto internazionale, tra cui quelle della CEDU, l’au-
torità inferiore è obbligata ad applicare la clausola di sovranità e ad entrare
nel merito della domanda d’asilo ed il Tribunale dispone di potere di con-
trollo al riguardo (cfr. DTAF 2015/9 consid. 8.2.1),
che nella presente disamina, va in primo luogo osservato come spetti in-
nanzitutto ai ricorrenti di presentare al più presto una domanda d’asilo alle
autorità italiane competenti e rispettare le loro istruzioni, ciò che permetterà
loro di beneficiare dei diritti previsti dalla direttiva accoglienza (cfr. sentenza
D-3135/2022 del 21 luglio 2022),
che proseguendo nell’analisi, gli insorgenti non hanno neppure apportato
indizi seri e concreti suscettibili di dimostrare che lo Stato di destinazione
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non rispetterebbe il principio del divieto di respingimento e, dunque, ver-
rebbe meno ai suoi obblighi internazionali rinviandoli in un Paese dove la
loro vita, integrità corporale o libertà sarebbero seriamente minacciate o da
dove rischierebbero di essere respinti in un tale Paese,
che agli atti non figurano del resto elementi tali da indurre a concludere che
un trasferimento nello Stato in questione esporrebbe i ricorrenti al rischio
di essere privati del sostentamento minimo e di subire delle condizioni di
vita indegna in violazione della direttiva accoglienza, essendo qui rammen-
tato come gli insorgenti, dopo il deposito della domanda d’asilo in Italia,
avranno accesso al sistema SAI, comprensivo anche delle prestazioni ma-
teriali di vitto ed alloggio (cfr. supra),
che per quanto poi riguarda lo stato di salute della ricorrente – da ultimo
con diagnosi poste di cefalea cronica mista con crisi di emicrania e mal di
testa tensivi, con trattamento farmacologico impostato (cfr. n. 38/2), non-
ché con una situazione di importante depressione, con disturbi del sonno
ed una diminuzione della concentrazione con uno stato d’ansia importante,
con una terapia in atto a base di Pramin 25 mg e Seresta 15 mg la sera al
bisogno (cfr. certificato medico del 14 settembre 2022) – non vi sono indizi
per ritenere che tali problematiche di salute rientrino nella restrittiva giuri-
sprudenza convenzionale in materia da risultare ostative al suo trasferi-
mento nel contesto di una procedura Dublino (cfr. sentenza della Cor-
teEDU N. contro Regno Unito del 27 maggio 2008, 26565/06; Paposhvili
contro Belgio del 13 dicembre 2016, 41738/10, §181 segg.; DTAF 2011/9
consid. 7.1; sentenza di riferimento D-4235/2021 consid. 10.4.3.3),
che per quanto poi attiene al ricorrente minorenne, dagli atti all’inserto, egli
non appare soffrire attualmente di alcuna patologia di rilievo,
che a tal proposito inoltre, a differenza di quanto argomentato dai ricorrenti
nel loro gravame, e come già sopra osservato, in una procedura di presa
in carico come è il loro caso – peraltro che potranno accedere direttamente
nel SAI dal deposito della loro domanda d’asilo – si deve partire dall’as-
sunto che essi potranno accedere alle prestazioni assistenziali, compren-
sive anche delle cure e dei trattamenti necessari ed urgenti, anche dal pro-
filo psichiatrico e psicologico, sin dal loro arrivo in Italia (cfr. sentenza di
riferimento del Tribunale D-4235/2021 consid. 10.4.3.3),
che del resto pare opportuno rammentare che l’Italia dispone di infrastrut-
ture mediche sufficienti ed in quanto Stato firmatario della direttiva acco-
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glienza, deve provvedere affinché i richiedenti ricevano la necessaria assi-
stenza sanitaria comprendente quanto meno le prestazioni di pronto soc-
corso ed il trattamento essenziale di malattie e di gravi disturbi mentali e
fornire la necessaria assistenza medica o di altro tipo, ai richiedenti con
esigenze di accoglienza particolari, comprese, se necessarie, appropriate
misure di assistenza psichica (cfr. art. 19 par. 1 e 2 direttiva accoglienza),
che in altre parole, i ricorrenti non hanno fornito indizi seri suscettibili di
comprovare che le loro condizioni di vita o la loro situazione personale sa-
rebbero tali da contravvenire all’art. 4 della CartaUE, all’art. 3 CEDU o
all’art. 3 Conv. tortura in caso di esecuzione del loro trasferimento in Italia,
che ad ogni modo se, dopo il loro trasferimento nel suddetto Stato membro,
essi dovessero essere costretti dalle circostanze a condurre un’esistenza
non conforme alla dignità umana, o se dovessero ritenere che il Paese in
questione violi i suoi obblighi fondamentali, apparterrà ai ricorrenti mede-
simi sollevare l’eventuale violazione dei loro diritti fondamentali, utilizzando
le adeguate vie di diritto, dinanzi alle autorità dello Stato in parola (cfr.
art. 26 della direttiva accoglienza),
che di conseguenza, non sussiste quindi alcun motivo per l’applicazione
da parte della Svizzera della “clausola di sovranità” prevista all’art. 17
par. 1 RD III,
che nelle surriferite circostanze non traspaiono neppure elementi per rite-
nere che, in casu, l’autorità inferiore abbia esercitato in maniera contraria
al diritto il suo potere d’apprezzamento in rapporto a dei motivi umanitari
così come sancito dall’art. 29a cpv. 3 OAsi 1 (cfr. DTAF 2015/9 consid. 7
seg.),
che di conseguenza, in mancanza dell’applicazione di tali norme da parte
della Svizzera, l’Italia è competente per l’esame della domanda d’asilo dei
ricorrenti ai sensi del RD III, ed è tenuta a prenderli in carico in ossequio
alle condizioni poste agli art. 21, 22 e 29 RD III,
che è quindi a giusto titolo che la SEM non è entrata nel merito della do-
manda d’asilo dei ricorrenti, in applicazione dell’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi
ed ha pronunciato il loro trasferimento verso l’Italia conformemente
all’art. 44 LAsi, posto che i predetti non possiedono un’autorizzazione di
soggiorno in Svizzera (cfr. art. 32 lett. a OAsi 1),
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che visto quanto precede, il ricorso deve essere respinto e la decisione
della SEM confermata,
che avendo statuito nel merito del ricorso, la domanda d’esenzione dal ver-
samento di un anticipo sulle presumibili spese processuali è divenuta
senza oggetto,
che inoltre, ritenute le allegazioni ricorsuali sprovviste di probabilità di esito
favorevole, la domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa
dal versamento delle spese processuali, è respinta,
che visto l’esito della procedura, le spese processuali di CHF 750.–, che
seguono la soccombenza, sono poste a carico dei ricorrenti (art. 63 cpv. 1
e 5 PA; nonché art. 3 lett. b del regolamento sulle tasse e sulle spese ripe-
tibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 feb-
braio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]),
che la decisione è definitiva e non può, in principio, essere impugnata con
ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83
lett. d cifra 1 LTF),
(dispositivo alla pagina seguente)
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il Tribunale amministrativo federale pronuncia:
1.
Il ricorso è respinto.
2.
La domanda di assistenza giudiziaria, nel senso dell’esenzione dal versa-
mento delle spese processuali, è respinta.
3.
Le spese processuali di CHF 750.– sono poste a carico dei ricorrenti. Tale
ammontare deve essere versato alla cassa del Tribunale amministrativo
federale entro un termine di 30 giorni dalla spedizione della presente sen-
tenza.
4.
Questa sentenza è comunicata ai ricorrenti, alla SEM e all’autorità canto-
nale competente.
Il giudice unico: La cancelliera:
Daniele Cattaneo Alissa Vallenari