Decision ID: 13e9a646-3cab-57c0-aac8-d222d5c65905
Year: 2010
Language: it
Court: TI_TCAS
Chamber: TI_TCAS_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: social_law

ritenuto
in fatto
1.1. RI 1, nato nel 1946, da ultimo attivo in qualità di operaio addetto ai turni presso una ditta biochimica, nel maggio 1996 ha presentato una prima domanda di prestazioni AI per adulti (doc. AI 2-1).
Esperiti gli accertamenti del caso, in particolare una perizia pluridisciplinare a cura del Servizio Accertamento Medico dell’Assicurazione Invalidità (SAM), con decisione del 31 marzo 1998 l’Ufficio AI ha respinto la richiesta di prestazioni, dato che l’assicurato era stato considerato ancora abile al lavoro al 75% nella sua precedente attività (doc. AI 42).
Un ricorso al TCA contro la succitata decisione amministrativa è stato dichiarato privo di oggetto a seguito del ritiro del gravame (inc. 32.1998.73).
1.2. In data 31 ottobre 2000 l’assicurato ha inoltrato una nuova domanda di prestazioni facendo valere un peggioramento delle sue condizioni di salute (doc. AI 56).
Dopo aver eseguito degli accertamenti medici ed economici, con decisione del 13 febbraio 2003 l’Ufficio AI ha riconosciuto il diritto ad una mezza rendita d’invalidità (grado d’incapacità al guadagno del 50%) dal 1° marzo 2002 (doc. AI 96 e 93). Con decisione del 9 aprile 2003 l’amministrazione ha parzialmente accolto l’opposizione dell’assicurato, ritenendo necessario procedere ad un complemento istruttorio (doc. AI 110).
Eseguiti nuovi accertamenti medici ed economici, tra cui una seconda perizia pluridisciplinare affidata al SAM e una successiva valutazione psichiatrica da parte dell’_, con decisione del 14 febbraio 2005 l’Ufficio AI ha riconosciuto all’assicurato, in base al calcolo della media retrospettiva, il diritto ad un quarto di rendita dal 1° agosto 2001 per un grado del d’invalidità del 42% e ad una mezza rendita (grado del 58%) a partire dal 1° novembre 2001 (doc. AI 142 e AI 136).
A seguito dell’opposizione interposta dall’assicurato, per il tramite dell’avv. RA 1, l’amministrazione, dopo aver sottoposto l’incarto al Servizio integrazione, con decisione del 29 marzo 2007, in parziale accoglimento dell’opposizione, ha attribuito all’assicurato un quarto di rendita di invalidità (grado del 42%) dal 1° ottobre 2001 ed una rendita intera dal 1° gennaio 2002 (doc. AI 160-1). In particolare, con rapporto 28 marzo 2007 l’allora consulente in integrazione professionale non aveva ritenuto l’assicurato integrabile sul mercato del lavoro (doc. AI 158); da qui l’attribuzione della rendita intera.
Con sentenza 17 aprile 2008 questo Tribunale ha accolto il ricorso dell’assicurato contro la citata decisione su opposizione (egli chiedeva il versamento della rendita intera dalla prima domanda di prestazioni del maggio 1996), rinviando agli atti all’amministrazione per ulteriori accertamenti medici ed economici (inc. 32.2007.155).
1.3. A seguito del rinvio, l’Ufficio AI ha ordinato una terza perizia multidisciplinare presso il SAM, nel cui rapporto 12 dicembre 2008 i periti hanno concluso per un’incapacità lavorativa psichiatrica del 10% e del 50% in attività rispettose dei limiti reumatologici (doc. AI 183). Tenuto conto del rapporto 14 gennaio 2010 del consulente in integrazione professionale (contrariamente alla precedente consulente, egli aveva concluso per un’esigibilità lavorativa dell’assicurato sia nell’originaria professione che in attività adeguate ed aveva proceduto al raffronto dei redditi), con decisioni del 15 aprile 2010 (preavvisate il 14 gennaio 2010) l’Ufficio AI ha fissato il diritto ad un quarto di rendita dal 1° ottobre 2001 ed ad una mezza rendita dal 1° gennaio 2002.
Nel frattempo, con sentenza 18 gennaio 2010 questo TCA ha respinto il ricorso per ritardata giustizia inoltrato dell’assicurato (inc. 32.2009.205).
1.4. Contro le decisioni 15 aprile 2010, l’assicurato, sempre rappresentato dall’avv. RA 1, ha interposto il presente tempestivo ricorso e chiesto l’erogazione di una rendita intera retroattivamente dall’inoltro della domanda di prestazioni del 21 maggio 1996, trascorso il termine di attesa legale.
Sostenendo innanzitutto che con le decisioni impugnate l’Ufficio AI ha riesaminato a suo sfavore (reformatio in pejus) la decisione su opposizione 29 marzo 2007, il ricorrente contesta la valutazione medica del SAM (in particolare la perizia psichiatrica) come pure quella economica sull’esigibilità lavorativa. Dei singoli motivi verrà detto, per quanto occorra, nel prosieguo.
Contestualmente l’assicurato ha chiesto di essere posto al beneficio dell’assistenza giudiziaria con gratuito patrocinio.
1.5. Con la risposta di causa, l’Ufficio AI ha invece chiesto la reiezione del ricorso e la conferma delle decisioni contestate.
1.6. Il 15 luglio 2010 l’assicurato ha trasmesso un rapporto del neurologo dr. _ (VIII). Su richiesta del TCA, in data 13 agosto 2010 l’Ufficio AI ha preso posizione sul nuovo atto medico (X).
considerato

in diritto
In ordine
2.1. La presente vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico ai sensi dell’art. 49 cpv. 2 LOG (STF H 180/06 e H 183/06 del 21 dicembre 2007; STFA I 707/00 del 21 luglio 2003).
2.2. L’assicurato sostiene che le decisioni contestate l’Ufficio AI costituiscono una reformatio in pejus della decisione su opposizione del 29 marzo 2007. Rilevato come non gli sia stata data la possibilità, nell'ambito della procedura sfociata nella STCA di rinvio del 17 aprile 2008, di prendere in posizione in merito e di eventualmente ritirare il ricorso, egli è dell’avviso che le decisioni impugnate devono essere annullate per violazione del diritto di essere sentito.
Infine, nel caso di reiezione del ricorso, egli ha chiesto il ripristino del quarto di rendita dal 1° ottobre 2001 e della rendita intera dal 1° gennaio 2002, così come da decisione su opposizione 29 marzo 2007.
Orbene, è vero che con il ricorso del 10 maggio 2007 l’insorgente non aveva contestato il grado di invalidità, ma la decorrenza della rendita intera. È altrettanto vero che, a seguito degli accertamenti medici ed economici ordinati con la STCA di rinvio 17 aprile 2008, l’Ufficio AI con le decisioni qui contestate ha di fatto “ridotto”, con effetto dal 1° gennaio 2002, la rendita da intera a metà.
Tuttavia va ricordato che,
per costante giurisprudenza, l’annullamento di una decisione da parte dell’autorità giudiziaria con rinvio degli atti all’autorità amministrativa per l’espletamento di ulteriori accertamenti non costituisce una reformatio in peius nella misura in cui, come nella presente fattispecie, non vi è la certezza che le conseguenze di tale rinvio portino ad un detrimento della situazione giuridica dell’assicurato (STF 9C_992/2008 del 6 gennaio 2009 e giurisprudenza ivi citata).
Per il resto va rilevato che, secondo giurisprudenza, l
’annullamento di una decisione da parte dell’autorità giudiziaria con rinvio degli atti all’amministrazione per l’espletamento di ulteriori accertamenti mette fine alla prima procedura amministrativa, in modo che la seconda procedura (avviata a seguito del rinvio) riparta dall’inizio con le norme procedurali applicabili in quel momento (DTF 132 V 93 consid. 2.2 con riferimenti citate in STF 9C_6/2010 e 9C_134/2010 del 2 luglio 2010). Nelle citate sentenze 2 luglio 2010 (STF 9C_6/2010 e 9C_134/2010) il TF ha evidenziato che la soppressione della procedura di opposizione (entrata in vigore il 1° gennaio 2006) non apporta alcuna modifica al suesposto principio.
Nel caso in esame, a seguito della STCA di rinvio 17 aprile 2008 la decisione su opposizione 29 marzo 2007 è stata annullata, motivo per cui l’Ufficio AI ha iniziato una
nuova
procedura ed espletato i necessari accertamenti, rendendo prima, in applicazione dell’art. 57a LAI, il progetto di decisione 14 gennaio 2010 e poi le decisioni qui contestate. Per questo motivo non si può parlare di una reformatio in pejus.
Trattandosi dunque di una nuova procedura, la richiesta dell’assicurato di ripristinare, in caso di reiezione del gravame, il quarto di rendita dal 1° ottobre 2001 e la rendita intera dal 1° gennaio 2002 non può essere accolta.
Nel merito
2.3. Secondo l’art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con gli art. 7 e 8 della LPGA, con invalidità s’intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata, cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio. Gli elementi fondamentali dell'invalidità, secondo la surriferita definizione, sono quindi un dan-no alla salute fisica o psichica conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio, e la conseguente incapacità di guadagno. Occorre quindi che il danno alla salute abbia cagionato una diminuzione della capacità di guadagno, perché il caso possa essere sottoposto all'assicurazione per l'invalidità (
Duc, L’assurance invalidité, in: Meyer (Hrsg.), Schweizerisches Bundesverwaltungsrecht, Band XIV, Soziale Sicherheit, 2a ed., 2007, p. 1411, n. 46
). Secondo l'art. 28 cpv. 2 LAI gli assicurati hanno diritto ad una rendita intera se sono invalidi almeno al 70%, a tre quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono invalidi almeno al 40%. Ai sensi dell'art. 16 LPGA il grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto fra il reddito del lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo l'insorgenza dell'invalidità e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione, nell'esercizio di un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in condizioni normali di mercato del lavoro (reddito da invalido) e il reddito del lavoro che egli avrebbe potuto conseguire se non fosse diventato invalido (reddito da valido). Il grado d'invalidità dell'assicurato deve quindi essere determinato dal raffronto del reddito che egli ancora può conseguire nonostante la sua invalidità con quello che avrebbe potuto guadagnare in assenza delle affezioni di cui è portatore (Duc, op. cit., p. 1476, n. 213 e la giurisprudenza citata alla nota a pié pagina n. 264). Si confronta perciò il reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non fosse divenuto invalido con quello ch'egli può tuttora realizzare, benché invalido, sfruttando la residua capacità lavorativa in attività da lui ragionevolmente esigibili in condizioni normali del mercato del lavoro, previa adozione di eventuali provvedimenti integrativi (metodo generale del raffronto dei redditi; DTF 128 V 30, 104 V 136; Pratique VSI 2000 p. 84)
.
2.4. Qualora una prima richiesta di rendita sia stata negata perché il grado di invalidità era insufficiente o perché l'invalido poteva provvedere a se stesso, una nuova richiesta è riesaminata soltanto se l'assicurato rende verosimile che il grado di invalidità si è modificato in misura rilevante per il diritto alle prestazioni (art. 87 cpv. 3 e 4 OAI). Se tale condizione non è soddisfatta l'amministrazione non entra nel merito della domanda emanando una decisione in tal senso; se per contro è resa verosimile una rilevante modifica suscettibile di influenzare il diritto alla rendita l'amministrazione è obbligata ad entrare nel merito della richiesta (DTF 130 V 64 consid.
3; DTF 117 V 198 consid. 4b; DTF 109 V 108 consid.
2b; SVR 2002 IV Nr. 10).
Se l'amministrazione entra nel merito della nuova domanda deve esaminare la fattispecie da un punto di vista materiale e in particolare verificare se la modifica del grado di invalidità resa verosimile dall'assicurato si è effettivamente realizzata (DTF 109 V 115). In tal caso applicherà, per analogia, le disposizioni sulla revisione di rendite in corso (art. 17 cpv. 1 LPGA, 41 vLAI, art. 87ss.
OAI; Pratique VSI 1999).
Se la capacità al guadagno dell'assicurato migliora, v'è motivo di ammettere che il cambiamento determinante sopprime, all'occorrenza, tutto o parte del diritto a prestazioni dal momento in cui si può supporre che il miglioramento costatato perduri. Lo si deve in ogni caso tenere in considerazione allorché è durato tre mesi, senza interruzione notevole, e che presumibilmente continuerà a durare (art. 88a cpv. 1 OAI). Analogamente, in caso di aggravamento dell'incapacità al guadagno, occorre tener conto del cambiamento determinante il diritto a prestazioni, non appena esso perdura da tre mesi senza interruzione notevole. L’art. 29
bis
è applicabile per analogia (art. 88a cpv. 2 OAI).
2.5. Nel caso in esame, a seguito della STCA 17 aprile 2008 l'Ufficio AI ha disposto una (terza) perizia multidisciplinare a cura del SAM. Dal referto 12 dicembre 2008 (doc. Al 183) risulta che i periti, dopo aver esposto dettagliatamente l'anamnesi, riportate le indicazioni soggettive e le constatazioni obiettive, hanno fatto capo a consultazioni specialistiche d’ordine psichiatrico (dr. _), reumatologico (dr. _) e neurologico (dr. _).
Sulla base delle risultanze dei singoli consulti specialistici, nonché dei rilevamenti eseguiti durante la degenza presso il SAM, i periti hanno posto le seguenti diagnosi con influenza sulla capacità lavorativa:
"
(...)
5.1
Diagnosi con influenza sulla capacità lavorativa:
Sindrome cervicospondilogena cronica con/su:
-
stenosi spinale e dei neuroforami C6-C7,
-
incipienti alterazioni degenerative C4-6.
Sindrome lombospondilogena cronica.
Fibromialgia.
Sindrome mista ansiosodepressiva. (...)” (doc. AI 183-11)
I periti hanno valutato una capacità lavorativa del 50%, da intendersi quale presenza tutto il giorno con rendimento ridotto, come operaio elettrotecnico e operaio di fabbrica.
Riguardo alla residua capacità lavorativa in attività adeguate, il SAM ha evidenziato quanto segue:
"
(...)
Dal punto di vista reumatologico l'A. presenta una capacità lavorativa del 50%
(presenza durante tutto il giorno, ma con rendimento ridotto) come operaio (ultima attività svolta) ed in attività prevalentemente leggere. Questa capacità lavorativa è presente da parecchio tempo e non è globalmente peggiorato dopo la valutazione del 2003.
Dal punto di vista prettamente neurologico (per i problemi agli arti superiori) non vi è nessuna incapacità lavorativa.
Dal punto di vista psichiatrico vi è una sindrome mista ansiosodepressiva di lieve entità. Questa causa una diminuzione della capacità lavorativa del 10% (stato d'ansia e d'angoscia lieve alimentati da pensieri rivendicativi). L'A. non è seguito dal punto di vista psichiatrico e secondo il nostro consulente la sopraccitata diminuzione della capacità lavorativa del 10% è presente dalla sua visita (novembre 2008).
La sopraccitata capacità lavorativa del 50% (presenza durante tutto il giorno, ma con rendimento ridotto) come operaio elettromeccanico e nelle attività da ultimo svolte (operaio in una ditta farmaceutica) è presente da parecchio tempo. Sicuramente era già presente nell'ottobre 2004 (annotazioni del medico SMR Dr. _). (...)” (doc. AI 183-16)
Con il presente ricorso l’assicurato contesta principalmente la valutazione medico-teorica, in particolare quella psichiatrica.
2.6.
Quanto alla valenza probante di un rapporto medico, determinante è che i punti litigiosi importanti siano stati oggetto di uno studio approfondito, che il rapporto si fondi su esami completi, che consideri parimenti le censure espresse dal paziente, che sia stato approntato in piena conoscenza dell'incarto (anamnesi), che la descrizione del contesto medico sia chiara e che le conclusioni del perito siano ben motivate. Determinante quindi per stabilire se un rapporto medico ha valore di prova non è né l'origine del mezzo di prova, né la denominazione, ad esempio quale perizia o rapporto (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; STFA I 462/05 del 25 aprile 2007, U 329/01 e U 330/01 del 25 febbraio 2003; DTF 125 V 352 consid.
3a; DTF 122 V 160 consid. 1c; Meyer Blaser,
Die Rechtspflege in der Sozialversicherung, BJM 1989 p. 31; Pratique VSI 3/1997 p..
123)
, bensì il suo contenuto (DTF 122 V 160 in fine con rinvii).
Le perizie affidate dagli organi dell'AI o dagli assicuratori privati, in sede di istruttoria amministrativa, a medici esterni o a servizi specializzati indipendenti, i quali fondano le proprie conclusioni su indagini approfondite e giungono a risultati concludenti, dispongono di forza probatoria piena, a meno che non sussistano indizi concreti a mettere in causa la loro credibilità (Pratique VSI 2001 p.. 109 consid. 3b)bb; STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008;
STFA I 462/05 del 25 aprile 2007
).
In DTF 125 V 351 (= SVR 2000 UV 10, pp. 33ss.), la nostra Corte federale ha ribadito che ai rapporti allestiti da medici alle dipendenze di un'assicurazione deve essere riconosciuto pieno valore probante, a condizione che essi si rivelino essere concludenti, compiutamente motivati, di per sé scevri di contraddizioni e, infine, non devono sussistere degli indizi che facciano dubitare della loro attendibilità (DTF 125 V 352). Il solo fatto che il medico consultato si trovi in un rapporto di dipendenza con l'assicuratore, non permette già di metterne in dubbio l'oggettività e l'imparzialità. Devono piuttosto esistere delle particolari circostanze che permettano di ritenere come oggettivamente fondati i sospetti circa la parzialità dell'apprezzamento (DTF 125 V 354)
.
Lo stesso vale per le perizie fatte esperire da medici esterni (DTF 104 V 31; ZAK 1986 p. 188; RAMI 1993 p. 95).
Il TFA ha inoltre considerato rilevante una perizia giudiziaria fatta esperire dal TCA al SAM. Secondo l'Alta Corte questo servizio non può essere considerato parte in causa, nel senso che sussiste un vincolo per cui l'istituto sarebbe obbligato a tenere in particolare considerazione gli interessi specifici dell'assicurazione invalidità (STFA non pubbl. del 22 maggio 1995 nella causa A. C.; DTF 123 V 178 consid. 4b; Pratique VSI 2001 p. 110 consid. 3c).
Per quel che riguarda i rapporti del medico curante, secondo la generale esperienza della vita, il giudice deve tenere conto del fatto che, alla luce del rapporto di fiducia esistente con il paziente, il medico curante attesterà, in caso di dubbio, in favore del suo paziente (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; DTF 125 V 353 consid.
3a/cc); Pratique VSI 2001 p. 109 consid. 3a/cc; Meyer-Blaser, Rechtsprechung des Bundes-gericht im Sozialversicherungsrecht, Zurigo 1997, p. 230).
Va ricordato che se vi sono dei rapporti medici contraddittori, il giudice non può evadere la procedura senza valutare l'intero materiale ed indicare i motivi per cui egli si fonda su un rapporto piuttosto che su un altro (STF 8C_535/ 2007 del 25 aprile 2008,
STFA I 462/05 del 25 aprile 2007).
Infine, va rilevato che, affinché un esame medico in ambito psichiatrico sia ritenuto affidabile deve adempiere diverse condizioni (Cattaneo, “La promozione dell'autonomia del disabile: esempi scelti dalle assicurazioni sociali”, in RDAT 2003-II p. 628-629, in particolare la nota 158, nella quale vengono citate alcune sentenze federali e cantonali, in particolare la DTF 127 V 294).
In quest’ultima sentenza l'Alta Corte ha fatto proprie le considerazioni di Mosimann. In particolare, secondo questo autore (Somatoforme Störungen: Gerichte und [psychiatrische] Gut- achten, in: SZS 1999 p. 105 ss), in ambito psichiatrico l’esperto deve innanzitutto porre una diagnosi secondo una classificazione riconosciuta e pronunciarsi sulla gravità dell'affezione.
Il perito deve anche valutare l'esigibilità della ripresa di un'attività lucrativa da parte dell'assicurato. Tale prognosi deve tener conto di diversi criteri, quali il carattere premorboso, l'affezione psichica e quelle organiche croniche, la perdita d'integrazione sociale, un eventuale profitto tratto dalla malattia, il carattere cronico della malattia, la durata pluriennale della stessa con sintomi stabili o in evoluzione e l'impossibilità di ricorrere a trattamenti medici secondo la regola d'arte. La prognosi sfavorevole deve essere fatta in base all’insieme dei succitati criteri.
Inoltre, l'esperto deve esprimersi sull'aspetto psico-sociale della persona esaminata.
Del resto, un rifiuto di una rendita deve ugualmente basarsi su diversi criteri, tra i quali le divergenze tra i dolori descritti e quelli osservati, le allegazioni sull'intensità dei dolori la cui descrizione rimane sul vago, l'assenza di una richiesta di cura, le evidenti divergenze tra le informazioni fornite dal paziente e quelle risultanti dall'anamnesi, il fatto che le lamentele molto dimostrative lascino l'esperto insensibile, come pure le allegazioni di grandi handicap nonostante un ambiente psico-sociale intatto (STCA 32.1999.124 inedita 27 settembre 2001; STFA I 683/03 del 12 marzo 2004 pubblicata in DTF 130 V 352).
2.7. Nella fattispecie concreta, questo
TCA non ha motivi per mettere in dubbio la valutazione effettuata dai periti del SAM. Essi hanno debitamente tenuto conto delle singole affezioni di cui l’assicurato è portatore, giungendo ad una conclusione logica e priva di contraddizioni circa la capacità lavorativa del 50% sia nella sua precedente professione che in attività adeguate.
2.7.1. In primo luogo l’assicurato contesta di essere ritenuto inabile per motivi psichici unicamente nella misura del 10%.
Va qui ricordato che un motivo del rinvio degli atti alla base della sentenza 17 aprile 2008 era legato alla problematica psichica. Al riguardo questa Corte, dopo disanima della documentazione medica, aveva ritenuto: “
... vista la divergenza, insanabile, di opinione tra il dr. _ e il dr. _, entrambi specialisti in psichiatria e psicoterapia, che hanno avuto modo di valutare, in sede peritale, l’interessato, questo Tribunale
ritiene che il presente caso non possa essere deciso fondandosi esclusivamente sulla perizia del dr. _.
Vista la discrepanza di posizioni dei due medici specialisti, periti dell’UAI, il TCA ritiene necessario procedere ad un approfondimento peritale di natura psichiatrica, al fine di determinare con precisione le patologie che affliggono l’assicurato e il loro influsso sulla sua capacità lavorativa (consid. 2.10 p. 24).”
Infatti, nell’ambito della perizia SAM del 21 ottobre 2003 il dr. Mari aveva valutato un’incapacità lavorativa del 100% (doc. AI 140-4), mentre il 30 settembre 2004 il dr. _, non riscontrando alcun disturbo di tipo psichiatrico, non aveva ravvisato alcuna inabilità lavorativa (doc. AI, 130-6).
Pertanto il TCA, sempre nella citata sentenza, aveva concluso che “
vista la discrepanza insormontabile esistente tra le valutazioni specialistiche del dr. _ e del dr. _, non è possibile, senza procedere ad ulteriori accertamenti, concludere con sufficiente tranquillità che lo stato valetudinario dell’assicurato, dal punto di vista psichiatrico, era tale da giustificare una capacità lavorativa del 100%.”, motivo per cui aveva statuito che “ la decisione impugnata va quindi annullata e l'incarto retrocesso all'Ufficio AI, affinché faccia allestire al più presto una perizia psichiatrica dal Centro peritale per le assicurazioni sociali, al fine di chiarire sia l’aspetto diagnostico, sia le ripercussioni dei disturbi sulla capacità lavorativa del ricorrente. Quindi, in esito a tale complemento istruttorio, l’amministrazione si determinerà nuovamente sul diritto alla rendita dell’assicurato” (consid. 2.10 pp. 25/6).
Ora, nel rapporto 20 novembre 2008 il dr. _ pone come diagnosi una sindrome mista ansioso depressiva (ICD 10 F 41.2) di entità lieve giustificante un’incapacità lavorativa del 10%, evidenziando
“ uno stato di ansia e d’angoscia lieve alimentati da pensieri rivendicativi che influiscono sulla sua capacità funzionale in modo tale da renderlo lento, meno sicuro, meno resistente e più discontinuo”
.
Egli ha poi rilevato che rispetto alla valutazione del dr. _ ha riscontrato una sindrome ansiosa depressiva non osservata dal collega, ma evidenziata dal dr. _ e dr. _, anche se con diagnosi diverse (doc. AI 183-3).
Nel complemento peritale 2 ottobre 2009 (richiesto dal SMR) il dr. _ ha spiegato le discrepanze tra la sua valutazione e quelle dei dr. _ e _.
In merito alla perizia del dr. _, egli ha fra l’altro evidenziato:
"
(...)
Da un punto di vista clinico e nosologico non ritengo che l'assicurato presente un disturbo di personalità che provoca nel soggetto un cambiamento del suo comportamento e della sua vita sociale e relazionale in modo sostanziale. Egli non presenta un comportamento e una affettività pervasiva che invade tutte le sfere della sua vita psichica bensì si tratta di un conflitto non risolto e ben circoscritto alla conflittualità con la moglie e con la _.
Pertanto non condivido la posizione del Dr _ il quale sostiene che l'assicurato presenta un disturbo di personalità di tipo paranoide ( ICD 10 F 60.0).
Nella mia valutazione ho riconosciuto che gli presenta alcuni aspetti alterarti di tipo ideativo e affettivo ma non costituiscono un vero e proprio disturbo della personalità.
Il collega Dr. _ alla voce status psichico fa enfasi soprattutto su un sistema ideativo a sfondo persecutorio e di tipo rivendicativo. Poi nelle sue conclusioni pone l'accento sulla modalità dell'esordio in cui la posizione di disubbidienza da parte della moglie e poi l'incidente della circolazione subito avrebbero scatenato una disgregazione psicopatologica con una maggiore valenza persecutoria.
Va ricordato che l'assicurato, sebbene presenti un'ideazione rivendicativa, come è stato evidenziato anche da me, quest'ultima non intacchi altri aspetti della sua vita sociale e di contatto interpersonale. Inoltre non ho costatato idee a sfondo persecutorio come espresso dal collega.
Va inoltre sottolineato che ad esempio durante la mia esplorazione clinica non è stata evidenziata una modalità classica del paziente paranoide in cui è evidente la sua sospettosità e il modo diffidente di entrare in relazione. Addirittura lo stesso collega Dr. _ dichiara che il paziente è apparso "formalmente corretto, disponibile e collaborante".