Decision ID: 8683aae9-cd91-56fd-bbcd-eb0cdd70a4c5
Year: 2015
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_002
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: civil_law

ritenuto,
in fatto:
A.
AP 1 ha iniziato la sua attività presso _ SA _ in data 1° ottobre 1998, parallelamente all’inizio dell’attività della banca, in qualità di private banker e membro di direzione. Ad AP 1, dopo poco tempo nominato direttore e sostituto del direttore generale, è stata affidata la conduzione dell’area Clienti e Mercati, comprendente i settori Private Banking, Intermediazione, Tesoreria e Asset Management (v. doc. D). Il salario, inizialmente di fr. 240'000.-, è stato portato a
fr. 300'000.- dal 1° gennaio 2001 e a fr. 340'000.- dal 1° luglio 2006 (v. doc. C, E e F). Dal 1998 al 2006 AP 1 ha percepito ogni anno importanti bonus (v. doc. F).
B.
In data 19 novembre 2007 la Commissione _, dando seguito a una richiesta di assistenza amministrativa da parte della Financial _ (_, autorità indipendente del Regno Unito con compiti di vigilanza sui mercati finanziari), ha chiesto a _ SA di fornire una serie di informazioni relative a transazioni effettuate dall’istituto bancario tra il 28 settembre e il 5 ottobre 2007 sul titolo B_, al fine di verificare l’eventuale utilizzo di un’informazione privilegiata e l’abuso di mercato (v. doc. O). Interpellato nell’ambito dell’indagine interna condotta dal direttore generale (DG) _, AP 1 ha spiegato i dettagli dell’operazione, a partire dalla richiesta rivoltagli da un cliente esperto del settore petrolifero di seguire il citato titolo nell’estate 2007. Riguardo alla sua posizione personale ha esposto che parte della transazione era transitata su un suo conto, su un conto di sua madre e su quello di una persona ad essa collegabile, con la precisazione che tali conti erano stati aperti e amministrati nel pieno rispetto della normativa interna nonché della legislazione in vigore (v. doc. R). Il 26 novembre 2007 la banca ha fornito alla _ le informazioni richieste, concludendo nel senso che non vi era alcun indizio né tantomeno alcuna evidenza sull’esistenza di una relazione tra le persone che avevano effettuato le operazioni e la B_ (v. doc. T). Nel corso della riunione del 13 dicembre 2007 il consiglio di amministrazione (CdA) della banca ha approvato una serie di misure proposte dal suo presidente aventi quale scopo di identificare eventuali carenze o margini di miglioramento nell’adeguatezza della normativa interna riguardante l’attività di private banking e della relativa operatività, inclusa quella riguardante i conti detenuti presso la banca da dipendenti e loro familiari, in generale e relativamente alla fattispecie B_, come pure per consentire l’adozione puntuale da parte della banca di ogni adeguata misura, a livello normativo, operativo e di controllo, eventualmente necessaria/opportuna per la tutela prudenziale dei suoi interessi, in particolare sotto il profilo dei rischi legali e reputazionali (v. doc. U). Con lettera del giorno successivo il presidente del CdA informava AP 1 che il settore Intermediazione veniva separato dall’area Clienti e Mercati e che relativamente all’operatività di quest’ultima, inclusa l’attività svolta dalla stessa con riferimento ai titoli B_, era stata disposta un’approfondita verifica interna, da completarsi entro il 31 gennaio 2008, coordinata dal consigliere _, assistito dalla revisione interna. La missiva concludeva segnalando che il CdA aveva rilevato seri indizi di una conduzione della Gestione Patrimoniale non sempre coerenti con le sue aspettative e chiedeva di intraprendere ogni misura adeguata affinché sia garantito il costante ed integrale rispetto delle normative interne e delle procedure che regolano quel settore (v. doc. V). Con lettera del 27 dicembre 2007 AP 1 rassicurava il presidente del CdA nel senso “che, come sempre, mi atterrò scrupolosamente alle istruzioni ricevute e continuerò a svolgere i compiti a me affidati con il massimo impegno e serietà professionale, nell’interesse dell’istituto.” (v. doc. 10). Il 21 febbraio 2008 il revisore interno E_ SA rilasciava il suo rapporto su una verifica approfondita della C_ e di specifiche operatività nell’area Private Banking, di cui si dirà, per quanto necessario, nei considerandi di diritto (v. doc. 11-2). Il 26 febbraio 2008 il consigliere _ allestiva la sua relazione evidenziando, riguardo al caso B_, da un lato che dall’inchiesta interna non erano emerse circostanze o indizi tali da avvalorare l’ipotesi di violazioni di norme legali o regolamentari pertinenti all’utilizzazione di informazioni privilegiate, d’altro lato che il revisore interno aveva espresso considerazioni molto critiche sull’operato del responsabile dell’area Clienti e Mercati, a causa di comportamenti ritenuti inconciliabili con lo scrupoloso rispetto delle norme legali, interne, deontologiche o di autoregolamentazione in materia, con conseguente suggerimento di un’ancor più marcata separazione delle funzioni mediante scorporo dalla citata area dell’Asset Management e della Treasury (v. doc. 11-1, in particolare pt. 5.1, 5.3 e 6.2). Il 27 febbraio 2008 il CdA decideva importanti modifiche organizzative: la funzione di sostituto del direttore generale passava da AP 1 a un altro direttore mentre le aree Asset Management e Treasury erano scorporate dall’area Clienti e Mercati di modo che a AP 1 rimaneva la responsabilità dell’area Private Banking (v. doc. 12, in particolare pag. 24 e 26, v. anche doc. X).
C.
In una lettera del 7 marzo 2008 il DG, richiamando quanto emerso dal rapporto del revisore interno, ha rivolto a AP 1 una serie di critiche di natura professionale e personale e comunicato che le debolezze evidenziate avrebbero avuto quale conseguenza la mancata conferma quale membro del rinnovando consiglio di amministrazione di _ (v. doc. Y). Nella sua risposta 20 marzo 2008 AP 1 ha espresso il proprio dissenso riguardo alle diverse critiche indirizzategli, dichiarando nondimeno di accettare la mancata conferma nel CdA di _ benché non comprensibile (v. doc. AA). In data 28 aprile 2008 AP 1 ha espresso al direttore generale il suo disappunto, tra l’altro, per le ingiustificate accuse e addirittura sanzioni di cui riteneva essere stato bersaglio dal dicembre 2007 nonché per “una crescente emarginazione ed isolamento all’interno della Banca nonché quello che percepisco come un mirato svilimento della mia persona e della mia posizione, perseguito, tra l’altro, tramite aggressioni verbali davanti al personale della Banca”, quindi ha chiesto che gli fosse comunicato se la _ aveva sollevato riserve o obiezioni in merito al suo operato, se tali riserve o obiezioni erano state sollevate dal revisore e se gli venivano rimproverate violazioni di obblighi professionali e/o dei suoi doveri quale dipendente della banca (v. doc. BB). Con lettera del giorno successivo il DG respingeva i rimproveri alla banca, definiti infondati, e chiedeva a AP 1 di astenersi dalla presenza sul posto di lavoro, restando a disposizione, astenersi da ogni contatto con la clientela, lasciare i locali della banca e riconsegnare le chiavi (v. doc. CC). Con lettera 4 giugno 2008 _ comunicava al suo dipendente la disdetta in via ordinaria del contratto di lavoro con effetto al 31 dicembre 2008 (v. doc. GG). Il legale di AP 1 comunicava quindi al legale della banca di ritenere nulla la disdetta siccome notificata durante un periodo di inabilità lavorativa causa malattia (v. doc. II e MM). In data 6 giugno 2008 AP 1 ha promosso un’azione giudiziaria tesa al rilascio di un certificato di lavoro, sfociata nella sentenza 30 giugno 2009 del Pretore del Distretto di Lugano, cresciuta in giudicato (v. doc. PP e inc. DI.2008.736 richiamato). In data 6 ottobre 2008 AP 1 ha notificato all’istituto bancario di rescindere con effetto immediato il rapporto di lavoro per cause gravi (v. doc. NN) ed è poi stato assunto alle dipendenze della _ dal 1° dicembre 2008 (v. documentazione prodotta in edizione dalla parte attrice a seguito dell’ordinanza 20 dicembre 2010 del Pretore).
D.
Con petizione 27 ottobre 2009 AP 1, dopo aver descritto il suo ruolo in seno ad _, ha sostenuto che i suoi rapporti con il datore di lavoro hanno cominciato ad incrinarsi allorquando, nell’autunno 2007, aveva espresso delle critiche riguardo al trasferimento presso la banca di importanti somme di denaro riconducibili agli ambienti della criminalità organizzata della vicina penisola. La banca avrebbe così trovato un facile pretesto di critica gratuita nei suoi confronti a seguito della richiesta di informazioni della _ riguardanti transazioni effettuate sul titolo B_, e ciò malgrado dall’indagine condotta dal direttore generale prima, e dal revisore interno poi, non siano emerse violazioni di norme legali o regolamentari da parte sua. I vertici della banca avrebbero nondimeno messo in atto una strategia volta a delegittimarlo, dapprima esautorandolo da funzioni e competenze, in seguito isolandolo e screditandolo fino alla sospensione dal lavoro, quindi al licenziamento mentre era in malattia. L’attore ha quindi ritenuto riuniti tutti gli elementi che caratterizzano il
mobbing
, nella variante in cui è il datore di lavoro ad esercitare pressioni sul lavoratore affinché questo sia leso nella sua personalità e sia indotto a lasciare il posto di lavoro (cosiddetto
bossing
). Egli ha considerato di meridiana evidenza la violazione dell’art. 328 CO, con conseguente responsabilità contrattuale della banca per il pregiudizio materiale e il torto morale da lui subito. AP 1 ha pertanto chiesto
la condanna di _ al pagamento di fr. 505'797,50 e così suddiviso: fr. 224'000.- per il bonus 2007, fr. 112'000.- per il bonus 2008, fr. 56'666,70 per la perdita di salario ottobre - novembre 2008, fr. 1'080.- per gli assegni di famiglia non versati, fr. 2'746.- per le deduzioni spese auto ritenute ingiustificate, fr. 6'538,45 per una penale ritenuta ingiustificata, fr. 2'766,35 per deduzioni sociali ritenute ingiustificate, fr. 50'000.- per torto morale e fr. 50'000.- per spese legali preprocessuali, oltre interessi sui citati importi da date diverse.
E.
Con risposta 15 febbraio 2010 _ SA ha contestato tutte le allegazioni e pretese di AP 1 e chiesto pertanto l’integrale reiezione della petizione. In particolare la convenuta ha definito falsa e calunniosa la tesi dell’attore secondo la quale egli avrebbe espresso perplessità sulle attività di trasporto transfrontaliero di valori con conseguenti vessazioni da parte dei vertici della banca nei suoi confronti, le cause del contenzioso essendo invece imputabili al rifiuto dell’ex dipendente di accettare il rafforzamento dell’assetto istituzionale della banca e alla ripetuta violazione da parte sua di norme essenziali in tema di separazione delle funzioni, di operatività su conti propri o di familiari, come pure a una significativa diminuzione dell’impegno lavorativo e a un progressivo aumento di comportamenti scorretti, fonte di turbativa per il buon funzionamento dell’intera struttura. Nulla avrebbero pertanto a che vedere con il
mobbing
, secondo la banca, i provvedimenti adottati allo scopo di tutelare l’azienda, in particolare dal profilo della prudente gestione dei rischi operativi, legali e di reputazione nonché quelli necessari per richiamare il dipendente inadempiente ai suoi obblighi contrattuali e a comportamenti convenienti. Con la domanda riconvenzionale di medesima data _ ha postulato la condanna di AP 1 al pagamento di fr. 215'000.- quale pregiudizio derivante dal trasferimento di clienti presso il nuovo datore di lavoro durante il periodo di teorica disdetta ordinaria del contratto di lavoro, di _ 23'500.- (corrispondenti a circa fr. 40'000.-) a titolo di pena convenzionale prevista dal Regolamento sul contratto di lavoro, importo pari all’utile personale conseguito dall’ex dipendente dalle negoziazioni irregolari sul titolo B_, infine fr. 156'717,65 a titolo di risarcimento dei costi degli interventi necessariamente affidati a terzi per l’assistenza legale conseguente in particolare alla fattispecie B_, su tutti questi importi oltre interessi.
F.
Nelle successive comparse scritte e, esperita l’istruttoria, in sede di conclusioni, le parti hanno confermato le rispettive antitetiche tesi e domande (l’attore con la sola modifica dell’importo rivendicato a titolo di bonus 2007).
Con sentenza 30 luglio 2013 il Pretore ha parzialmente accolto la petizione e di conseguenza condannato AO 1 a pagare a AP 1 fr. 2'766,35 (relativi a deduzioni sociali ingiustificate), fr. 9'284,45 (relativi a deduzioni per spese auto e una penale ritenute ingiustificate), fr. 110'000.- (per il bonus 2007) e
fr. 12'000.- (per spese legali preprocessuali), ossia in totale
fr.
134'050,80,
oltre interessi da date diverse, e ripartito tasse e spese in ragione del 73,5% a carico dell’attore e del 26,5% a carico della convenuta, con l’obbligo al primo di versare alla controparte
fr. 15'000.- a titolo di ripetibili; mentre ha respinto l’azione riconvenzionale con seguito di tasse e spese secondo la soccombenza nonché l’obbligo per l’attrice riconvenzionale di rifondere al convenuto riconvenzionale fr. 24'319.- a titolo di ripetibili.
Il primo giudice ha avantutto negato che l’attore sia stato oggetto di
bossing
, la riduzione delle sue competenze essendo da ricondurre a una riorganizzazione in seno alla banca e non a un disegno di svilirlo e/o emarginarlo: di conseguenza non vi era spazio per riconoscere le pretese salariali e la richiesta di un importo a titolo di torto morale. In seguito il Pretore ha affrontato il tema del bonus qualificandolo come vera e propria gratifica (non quindi quale elemento variabile dello stipendio), per poi osservare che il potere discrezionale del datore di lavoro non poteva estendersi fino alla sua negazione, malgrado le critiche sull’aspetto normativo/comportamentale, e ciò a fronte dell’incontestato raggiungimento degli obiettivi economici. Alla luce degli elementi agli atti il Pretore ha fissato equitativamente il bonus 2007 a fr. 110'000.-. Il bonus 2008 è invece stato negato già in ragione del fatto che gli obiettivi economici non erano stati raggiunti, inoltre il contratto non prevedeva la possibilità di concederlo in caso di interruzione del rapporto d’impiego nel corso dell’anno. Il primo giudice ha poi ritenuto indebite la deduzione dallo stipendio per spese auto (fr. 2'746.-), quella a titolo di penale per rescissione del contratto ex art. 337d CO (fr. 6'538,45), infine quella di fr. 2'766,35 dallo stipendio di agosto 2008. Da ultimo le spese legali preprocessuali sono state riconosciute per fr. 12'000.- in considerazione del grado di soccombenza dell’attore. Il Pretore ha invece integralmente respinto l’azione riconvenzionale: il risarcimento per i costi vivi e le spese sostenute nella pratica B_ è stato negato già in ragione del fatto che all’indirizzo della _ la banca aveva negato la commissione di irregolarità da parte di AP 1; la “pena convenzionale” non è stata ammessa in assenza di una perdita in capo alla banca; l’importo vantato quale pregiudizio per illecita distrazione di clienti non è stato riconosciuto in assenza sia di un danno che di un divieto di concorrenza a livello contrattuale.
G.
Con atto di appello 16 settembre 2013 AP 1 ha chiesto in via principale la riforma del primo giudizio nel senso di accogliere la petizione e condannare AO 1 al pagamento di
fr. 509'797,50, oltre interessi da date diverse su differenti importi, di porre la tassa di giudizio e le spese a carico della convenuta e condannare quest’ultima a versargli fr. 32'000.- a titolo di ripetibili, in via subordinata di rinviare la causa al Pretore affinché, limitatamente al punto 1 del dispositivo della sentenza 30 luglio 2013, completi i fatti sulla base dei considerandi, in entrambi i casi protestate tasse, spese e ripetibili di appello.
Con risposta 4 novembre 2013 AO 1 ha chiesto la reiezione dell’appello e con appello incidentale contenuto nel medesimo allegato ha postulato la riforma del primo giudizio nel senso di: 1. accogliere parzialmente la petizione riconoscendo all’attore fr. 2'766,35 e fr. 9'284,45, oltre interessi, 1.1 porre la tassa di giustizia e le spese a carico dell’attore per il 97,5% e della convenuta per il 2,5% e condannare l’attore a rifonderle fr. 30'000.- a titolo di ripetibili, 2. accogliere parzialmente l’azione riconvenzionale nel senso di condannare il convenuto a rifonderle fr. 100'000.- e _ 23'500.-, oltre interessi, 2.1 porre la tassa di giustizia e le spese a carico del convenuto e condannarlo a rifonderle fr. 10'000.- a titolo di ripetibili; protestate tasse, spese e ripetibili di appello.
Con risposta all’appello incidentale 13 dicembre 2013 AP 1 ha chiesto in via principale di respingere l’appello incidentale in quanto rivolto ai dispositivi 1 e 1.1 e di dichiararlo inammissibile/irricevibile in quanto rivolto ai dispositivi 2 e 2.1, in via subordinata di respingere l’appello incidentale, in ogni caso con protesta di tassa, spese e ripetibili.
In data 14 gennaio 2014 AO 1 ha inoltrato una replica limitata alle questioni d’ordine, ossia sulla proponibilità dell’appello incidentale anche nei confronti dei dispositivi riferiti all’azione riconvenzionale, mentre con la duplica limitata alle questioni d’ordine del 23 gennaio 2014 AP 1 ha confermato la sua contestazione riferita al citato tema.
Degli argomenti posti a sostegno dei rispettivi gravami e delle relative contestazioni si dirà, per quanto necessario, nei considerandi che seguono.
e considerato

in diritto:
1.
Il 1° gennaio 2011 è entrato in vigore il nuovo codice di diritto processuale civile svizzero (CPC). Ritenuto che la procedura innanzi al Pretore è stata avviata prima di quella data, la stessa, fino alla sua conclusione, resta disciplinata dal diritto cantonale previgente (art. 404 cpv. 1 CPC) e meglio dal codice di procedura civile ticinese (CPC-TI). Non così invece la procedura ricorsuale in rassegna che, avendo preso avvio a seguito di una decisione pretorile comunicata dopo quella data, è retta dalle nuove disposizioni federali (art. 405 cpv. 1 CPC).
Sull’appello di AP 1
2.
L’atto di appello dev’essere proposto all’autorità superiore entro 30 giorni dalla notificazione della decisione impugnata motivata (art. 311 cpv. 1 CPC). La sentenza 30 luglio 2013 è stata notificata alle parti durante la sospensione dei termini prevista dall’art. 145 cpv. 1 lett. b CPC di modo che il termine per proporre l’appello scadeva lunedì 16 settembre 2013 (anche in virtù di quanto dispone l’art. 142 cpv. 3 CPC), come peraltro correttamente indicato dall’appellante (v. atto di appello, pag. 2). Ritenuto che il tracciamento degli invii forniva quale prima indicazione la data del 17 settembre 2013, la presidente di questa Camera ha chiesto all’appellante di provare la tempestività dell’appello. Nel termine assegnato il patrocinatore dell’appellante ha trasmesso copia del libretto delle ricevute dal quale risulta che il pacco no. _ è stato consegnato per la spedizione alla Posta di _ in data 16 settembre 2013. La tempestività dell’atto di appello risulta così dimostrata.
3.
L’atto di appello deve contenere i motivi di fatto e di diritto sui quali si fonda ed essere motivato (art. 310 e 311 cpv. 1 CPC). L’appellante deve quindi spiegare non perché le sue argomentazioni siano fondate, ma perché sarebbero erronee o censurabili le motivazioni del Pretore. La dottrina e la giurisprudenza ne hanno in particolare dedotto che l’appellante deve confrontarsi criticamente con la decisione impugnata spiegando per quali ragioni di fatto e di diritto la stessa sarebbe errata e con ciò da riformare (sentenza del Tribunale federale 7 dicembre 2011, 4A_659/2011 consid. 4; II CCA 24 febbraio 2012 inc. n. 12.2011.177, 17 ottobre 2012 inc. n. 12.2012.123, 18 aprile 2013 inc. 12.2011.119, 16 dicembre 2014 inc. 12.2013.64, 12 febbraio 2015 inc. 12.2014.206;
Reetz/Theiler
, in: Sutter-Somm/Hasenböhler/Leuenberger, ZPO Kommentar, 2a ed., Art. 311, N. 36; ZPO-Rechtsmittel-
Kunz
, Art. 311, N. 92).
Ciò premesso si osserva che la prima parte dell’atto di appello (pag. 2-12) è costituito da un soggettivo riassunto dei fatti, oggetto di puntuali osservazioni in sede di risposta, privo tuttavia di qualsiasi critica al primo giudizio e pertanto inammissibile in questa sede.
4.
Nel capitolo “Motivazione”, dopo una “Premessa” in cui l’appellante esprime in buona sostanza la sua personale opinione riguardo all’insorgere dei problemi con il datore di lavoro, nuovamente senza confronto con il giudizio impugnato, esso fa avantutto valere, nel sottocapitolo “La tesi della Banca”, una violazione del suo diritto di essere sentito, censura che, se fondata, implicherebbe l’annullamento del primo giudizio e il rinvio della causa al Pretore per la continuazione della procedura e l’emanazione di una nuova decisione, indipendentemente dalle possibilità di successo nel merito (v. a titolo di esempio II CCA 16 maggio 2014, inc. 12.2013.204, consid. 3 e riferimenti). L’appellante lamenta la mancata audizione di A_, coestensore del “Rapporto su una verifica approfondita” del revisore interno _ SA, datato 21 febbraio 2008 (v. doc. 11-2), prova effettivamente proposta all’udienza preliminare del 7 settembre 2010 e rifiutata dal Pretore con ordinanza del 20 dicembre successivo. Il teste, secondo l’appellante, dovrebbe chiarire la discrepanza che quest’ultimo intravvede tra quanto esposto al p.t . 7.1.1 del “Rapporto” 11 settembre 2007 di _ (v. doc. 13) e quanto proposto al pt. 5.1.2, pag. 8 del doc. 11-2.
Il Pretore ha a giusta ragione respinto la richiesta di sentire A_ in qualità di teste. Quest’ultimo non è avantutto estensore del doc. 13 per cui mal si comprende cosa potrebbe riferire in merito. Ma soprattutto, il rapporto di cui al doc. 13 si riferisce al periodo 1° gennaio – 30 giugno 2007, e non doveva rispondere alle domande oggetto della verifica di cui al doc. 11-2 (v. pag. 2). In altre parole, questa verifica è stata richiesta dopo la cosiddetta vicenda B_ (v. doc. U = doc. 8, pag. 23 e 24), e pertanto, a seguito delle analisi esperite, è perfettamente chiaro che sono scaturite raccomandazioni differenti da quelle contenute in un rapporto semestrale steso sulla base di un mandato ben diverso (v. doc. 13, pag. 2). L’appellante effettua poi una lettura parziale del doc. 13 e omette di considerare che già quel rapporto suggeriva la modifica della normativa “Il Private Banking” (v. pt. 7.2.1). L’audizione del teste richiesta dall’appellante è inutile anche in ragione del fatto che le diverse modifiche organizzative messe in atto dalla banca, tra cui la separazione fisica e funzionale dei diversi settori raggruppati nell’area Clienti e Mercati - raccomandata nel doc. 11 - è stata valutata positivamente dal revisore esterno _ che le ha considerate in sintonia con quanto previsto dalla Circolare 06/6 della _ (v. doc. 29).
Nel prosieguo del punto 8 l‘appellante sostiene, alla luce del doc. 8, che la riduzione delle sue competenze e responsabilità era già stata decisa il 13 dicembre 2007 e quindi il rapporto del revisore interno era servito a dare una veste a decisioni già prese ciò che conduceva a ritenere errata la considerazione in senso opposto espressa dal Pretore alla pag. 9 del suo giudizio, sub. ii. Anche volendo ammettere che quanto sostenuto dall’appellante sia corretto, la censura è priva di portata pratica. Si osserva infatti che l’appellante non critica il ragionamento del Pretore, sostanzialmente esposto alle pagine 3 (in alto) e 4 del suo giudizio nonché, e solo a titolo complementare, alla pagina 9, con riferimento ad alcuni argomenti delle conclusioni dell’attore. In altri termini l’appellante estrae una frase del primo giudizio per sorreggere una sua tesi di carattere generale, ciò che ovviamente non è ammissibile. In ogni modo dagli atti emerge che le modifiche nell’organizzazione dell’Area Clienti e Mercati non rispondono a un disegno di marginalizzarlo, ma si fondano da un lato sulle esigenze dettate dall’autorità di controllo (v. riferimenti alla Circolare _ 06/6, contenuti nel doc. 29), d’altro lato sulla volontà di porre rimedio ai limiti di una struttura venuti alla luce proprio nel caso B_, come risulta da una lettura completa dei doc. U (= doc. 8: estratto seduta del CdA del 13 dicembre 2007), 11-1 (Relazione del consigliere _), 11-2 (Rapporto su una verifica approfondita del revisore interno), 12 (estratto seduta del CdA 27 febbraio 2008) e ancora 29 (Riassunto dei risultati dell’audit del revisore esterno), di modo che l’opinione del primo giudice, secondo il quale “tutto quanto messo in atto dalla convenuta sino al mese di aprile 2008 era fondato su giustificazioni oggettive di natura aziendale” (v. sentenza impugnata, pag. 4, secondo periodo), appare perfettamente corretta. Non va poi dimenticato, come pure evidenziato a giusta ragione dal Pretore (v. sentenza impugnata, pag. 3, secondo periodo, pag. 4, secondo periodo), che alla lettera 7 marzo 2008 del direttore generale (doc. Y), AP 1 aveva risposto con scritto del 20 marzo successivo esprimendo contestazioni generiche, dichiarando di accettare la mancata conferma nel CdA di _ ed esprimendo un atteggiamento conciliativo e collaborativo, in particolare per quanto attiene all’impegno al rispetto scrupoloso delle nuove e accresciute esigenze di compliance (v. doc. AA). Sostenere l’esistenza di
mobbing
(o
bossing)
contrasta pertanto ampiamente con quanto qui evidenziato.
5.
Il punto 9 dell’appello contiene un’analisi critica del già citato rapporto del revisore interno al quale l’appellante rimprovera di aver “deliberatamente “gonfiato” la vicenda B_, così da consentire ai vertici della Banca di attuare i loro propositi di emarginazione di AP 1.” (v. pag. 26 in alto). Detta analisi conduce l’appellante a sostenere che il Pretore avrebbe erroneamente concluso che quanto messo in atto dalla convenuta sino al mese di aprile 2008 era fondato su giustificazioni di natura aziendale (v. sentenza impugnata, pag. 4, secondo periodo). L’appellante rimprovera inoltre al Pretore di aver rifiutato l’audizione del teste A_ come pure l’edizione dalla banca e da E_ SA di tutta la documentazione riferita all’allestimento del menzionato rapporto onde poter dimostrare che questo era stato allestito su basi incomplete, senza il suo coinvolgimento e con il preciso scopo di legittimare la sua emarginazione in seno alla banca (v. appello pt. 10).
La critica del rapporto del revisore nei termini indicati al punto 9 dell’appello è nuova e pertanto irricevibile (v. art. 317 CPC, ove per nuovi fatti occorre intendere anche nuovi argomenti inerenti a fatti già noti), come correttamente evidenziato dalla parte appellata nella sua risposta (v. pag. 42).