Decision ID: 6aa5f0ea-27bb-5c46-88b1-8bfd2f489202
Year: 2011
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_006
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: civil_law

ritenuto
In fatto
:
che con precetto esecutivo n. _ del 17/19 novembre 2010 dell’Ufficio di esecuzione e fallimenti del Distretto di Bellinzona RE 1 ha escusso CO 1 per le somme di fr. 1'950.-, fr. 205.- e fr. 200.-, oltre interessi e spese esecutive, indicando quale titolo di credito: “Fattura 514581 del 01.01.08 + fatt. 514582 del 01.03.08 + fatt. 517217 del 03.04.09 + Fatt. 517218 del 03.05.09”;
che interposta tempestiva opposizione da parte dell’escussa, con istanza del 14 dicembre 2010 la procedente ne ha chiesto il rigetto provvisorio al Giudice di pace del circolo di Giubiasco, limitatamente a fr. 1'020.- oltre interessi e spese;
che l’istante ha fondato la propria domanda sul contratto (denominato di locazione) sottoscritto dalle parti in data 19 gennaio 2008, con il quale la procedente si è impegnata a mettere a disposizione della convenuta l’accesso alla palestra da essa gestita con i suoi relativi servizi per la durata di un anno (ovvero fino al 30 gennaio 2009) al prezzo di fr. 980.-, rispettivamente dietro pagamento di due tranches di fr. 510.- cadauna (tariffa speciale), ritenuto che se una parte non avesse inoltrato disdetta un mese prima della scadenza, il contratto sarebbe stato rinnovato per la stessa durata (doc. B);
che la procedente ha altresì allegato la fattura n. 514581 datata 1.2.2008, con l’annessa cedola di versamento, per la prima rata di fr. 510.- (doc. C), la successiva fattura n. 514582 relativa alla seconda rata (1.3.2008) di fr. 510.- (doc. D) e il conteggio datato 15 novembre 2010, con un saldo a favore della creditrice di fr. 1’020.- (fr. 510.- x 2), oltre agli interessi di mora di fr. 135.80 (doc. E);
che con sentenza del 4 gennaio 2010 il Giudice di pace – sentita la parte convenuta all’udienza di discussione del 28 dicembre 2010, alla quale la parte istante, benché citata, non si è per contro presentata – ha parzialmente accolto l’istanza, rigettando in via provvisoria l’opposizione interposta dalla convenuta al precetto esecutivo in rassegna limitatamente a fr. 245.- oltre interessi al 5% dal 28 febbraio 2008 e fr. 70.- a titolo di spese esecutive;
che contro tale sentenza la parte istante si è aggravata con reclamo del 19 gennaio 2011 obiettando, tra l’altro, che al giudice non era consentito tenere l’udienza il giorno 28 dicembre 2010, ovvero durante le ferie esecutive, ostandovi l’art. 56 LEF, applicabile in virtù del rinvio di cui all’art. 23 vLALEF;
che con decisione del 18 febbraio 2011 la Camera di esecuzione e fallimenti del Tribunale d’appello ha accolto il reclamo, ha annullato la sentenza impugnata e ha rinviato gli atti al Giudice di pace del circolo di Giubiasco per nuovo giudizio, previa citazione delle parti a una nuova udienza;
che le parti sono quindi comparse all’udienza del 14 giugno 2011, così citate con ordinanza del 1. giugno 2011;
che a seguito delle contestazioni sulla procedura applicabile da parte dell’istante, il primo giudice non ha però considerato valida l’udienza, riproponendosi di ricitare le parti a una nuova udienza;
che il 21 giugno 2011 la parte istante, ricordato quanto capitato in occasione dell’udienza del 14 giugno 2011, ha chiesto la ricusazione del Giudice di pace del circolo di Giubiasco, ravvisando nel suo atteggiamento fondati motivi per dubitare della sua parzialità (istanza poi respinta con decisione del 20 luglio 2011 dal Pretore aggiunto del Distretto di Bellinzona);
che, sempre il 21 giugno 2011, lo stesso Giudice di pace, dipartendosi dalla discussione (“non verbalizzata”) del 14 giugno 2011, ha sottoposto alle parti una proposta transattiva, volta all’accoglimento dell’istanza di rigetto provvisorio dell’opposi- zione, limitatamente a fr. 326.65 più interessi al 5% dal 29 gennaio 2008 al 4 gennaio 2009 nonché di fr. 32.50 di tassa di giustizia (la metà della tassa di fr. 65.- da addebitare a carico delle parti in ragione di metà ciascuno), ritenuta la decadenza della proposta nel caso in cui uno dei contendenti vi si fosse opposto entro l’8 luglio 2011;
che ai fini della sua proposta, il primo giudice ha considerato, tra l’altro, che il 29 gennaio 2008 è stato firmato dalle parti un contratto per un anno e che il 30 aprile 2008 tale contratto è stato disdetto dalla convenuta per motivi gravi, documentati dal dott. _ M_ di _;
che egli, dipartendosi da un valido contratto per quattro mesi, ha ritenuto quindi che l’importo litigioso deve essere valutato in 4/12 di fr. 980.-, ovvero in fr. 326.65, con interessi al 5% dal 29 gennaio 2008 e al 4 gennaio 2009;
che soltanto la parte convenuta ha aderito a tale proposta, ciò che ha comportato la riattivazione della pratica;
che in occasione dell’udienza del 24 ottobre 2011 che ne è seguita, la procedente si è confermata nella propria domanda, contestando in particolare che la controparte abbia tempestiva- mente disdetto il contratto, mentre che la parte convenuta vi si è opposta, richiamando la proposta transattiva del 21 giugno 2011;
che con decisione del 2 novembre 2001 il Giudice di pace del circolo di Giubiasco ha accolto l’istanza limitatamente alla somma di fr. 326.85 oltre interessi al 5% dal 29 gennaio 2008 al 4 gennaio 2011, rilevando anzitutto che un contratto presuppone degli obblighi e dei diritti di entrambe le parti nel senso che la parte istante avrebbe dovuto permettere l’accesso alla palestra e la convenuta avrebbe dovuto pagare l’importo convenuto;
che la convenuta, presente a tutte le udienze - ha proseguito il giudice - ha sempre sostenuto di non avere ricevuto alcuna tessera per accedere alle strutture sportive senza essere smentita dalla procedente, per cui bisogna ritenere che quest’ultima abbia disatteso i termini del contratto;
che anche l’affermazione dell’escussa che in quel periodo la palestra era rimasta chiusa per ristrutturazione e che i clienti hanno beneficiato di un corrispondente prolungamento dell’utilizzo delle strutture, non sarebbe stata, secondo lo stesso giudice, smentita dalla creditrice, per cui la circostanza è da ritenersi molto probabile;
che altrettanto dicasi - stando alla sentenza - per l’affermazione della convenuta di avere telefonato all’istante e avere ottenuto delle garanzie, secondo cui essa veniva prosciolta dagli obblighi contrattuali;
che quanto alla presa di posizione della procedente durante l’udienza del 24 ottobre 2011 che non vi sarebbero prove a sostengo delle obiezioni di controparte, il primo giudice ha dipoi rilevato a) che la procedura sommaria prevede una sola udienza, per cui il rappresentante del rappresentante della parte istante non poteva durante l’udienza di certo smentire tale telefonata, b) che se questi ha sollevato quell’obiezione ciò è da attribuire al fatto che era già a conoscenza della proposta di giudizio formulata il 21 giugno 2011, c) che paradossalmente la stessa istante ha dimostrato che il rapporto tra fornitore e cliente era ambiguo, tanto è vero che la stessa istante ha dapprima spiccato il precetto esecutivo per fr. 2'355.20, per poi scrivere al suo primo rappresentante di considerare soltanto fr. 1'225.80, d) che questa lettera non solo prova l’ambiguità del rapporto di locazione, ma lascia intendere che molto probabilmente vi sia stato un accordo telefonico, come del resto sostenuto dalla debitrice;
che, sempre secondo il Giudice di pace, l’istante trascura una prova importante, ossia il certificato medico che attesta l’impossibilità della convenuta di frequentare la palestra dal 30 aprile 2008;
che per quanto riguarda lo scritto 30 aprile 2008 con il quale la convenuta ha disdetto il contratto, ha puntualizzo lo stesso giudice, la lettera non è stata inviata per posta raccomandata, ma risulta comunque essere stata recapitata in quanto il rappresentante della procedente l‘ha citata nelle sue osservazioni presentate in occasione dell’udienza del 24 ottobre 2011, lettera alla quale la stessa parte escutente non ha risposto, limitandosi dopo un anno, ovvero nel mese di maggio 2009, a sollecitare il pagamento;
che, del resto, ha rilevato il primo giudice, la convenuta non ha mai frequentato la palestra, a parte due prove iniziali, circostanza non contraddetta dalla controparte, ancorché non suscettibile di invalidare ipso iure il contratto, ma soltanto utile a definire meglio una verosimiglianza dei fatti;
che – ha dipoi obiettato il giudice - la clausola contrattuale numero 8, invocata dall’istante durante l’udienza del 24 ottobre 2011, secondo cui la locatrice non assume nessuna responsabilità per problemi che potrebbero sorgere durante la frequentazione della palestra, non ha nulla a che vedere con il motivo grave per cui è stato disdetto il contratto;
che, sempre secondo il Giudice di pace, la convenuta, che gestisce in proprio una attività commerciale, è invece stata sfavorita a seguito dell’esecuzione promossa nei suoi confronti, e ciò per colpa dell’istante;
che bisogna altresì credere che le gestione della palestra non sia sempre stata attenta e puntuale, ove si consideri che la prima citazione inviata alla parte istante per posta raccomandata non è stata ritirata;
che per finire, ha concluso il primo giudice, bisogna ritenere verosimile che il contratto sia stato disdetto per il 30 aprile 2008 e che da quella data la convenuta aveva problemi fisici che le impedivano di frequentare la palestra;
che, per contro, ha rilevato il Giudice di pace, non si possono concedere alla stessa convenuta mesi di abbuono concessi ai clienti per la presunta ristrutturazione della palestra, anche se (verosimilmente) in quanto non smentito, si ritiene giusto controbilanciare gli oneri per gli errori commessi dalle parti;
che anche se la convenuta non ha mai frequentato la palestra, ha concluso il primo giudice, si considera valido il contratto per quattro mesi, per cui l’importo va calcolato per 4/12 di fr. 980.-, ovvero fr. 326.65, con interessi al 5% dal 29 gennaio 2008 al 4 febbraio 2011 per il fatto che l’escussa si è sempre presentata a ogni citazione e, non da ultimo, ha sempre risposto puntualmente alle sollecitazioni dell’istante, ritenuto che si giustifica addebitare la spesa del precetto alla stessa procedente in quanto fatto spiccare per un importo errato;
che, secondo il Giudice di pace, gli oneri processuali per complessivi fr. 300.- vanno a loro volta caricati alla procedente, dato che la convenuta ha già dovuto versare fr. 250.- per la tassa di giustizia e l’indennità di cui alla nota sentenza della Camera di esecuzione e fallimenti del Tribunale d’appello, senza che il ricorso della controparte le fosse imputabile;
che contro tale decisione la parte istante è insorta con reclamo dell’11 novembre 2011 facendo carico al primo giudice di avere violato il diritto a seguito di una valutazione erronea delle prove versate agli atti, dato che il contratto di cui al doc. B costituisce valido titolo di rigetto provvisorio dell’opposizione e dato che le eccezioni liberatorie di controparte non sono supportate dal benché minimo riscontro probatorio, il che costituisce una disattenzione dell’art. 82 cpv. 2 LEF;
che, secondo la reclamante, si giustifica pertanto l’intero accoglimento dell’istanza;
che l’insorgente non condivide nemmeno la motivazione del primo giudice sugli oneri processuali, in quanto in contrasto con il principio di ripartizione giusta l’art. 106 cpv. 2 CPC;
che con osservazioni del 7 dicembre 2011 la convenuta ha chiesto la reiezione del reclamo, ritenendo corretta la decisione del Giudice di pace;

considerando
in diritto
:
che secondo l’art. 319 lett. a CPC sono impugnabili mediante reclamo, tra l’altro, le decisioni inappellabili di prima stanza finali;
che tale è il caso per le decisioni nelle pratiche a tenore della LEF, segnatamente in materia di rigetto dell’opposizione ex art. 80-84 LEF (cfr. art. 309 lett. b n. 3 CPC), ancorché l’istanza andava trattata davanti al Giudice di pace in base al diritto procedurale previgente, segnatamente in base alla legge cantonale di applicazione sull’esecuzione e sul fallimento del 12 marzo 1997 (vLALEF), come del resto già spiegato nella decisione CEF del 18 febbraio 2011, inc. 14.2001.5, consid. 1;
che trattandosi di un’impugnazione contro una decisione pronunciata in procedura sommaria (art. 251 lett. a CPC e 30 vLALEF), il termine per l’inoltro del reclamo è di dieci giorni (art. 321 cpv. 2 CPC);
che proposto l’11 novembre a fronte di una sentenza notificata il 3 novembre 2011, il reclamo è da considerare tempestivo e, perciò, sotto questo profilo, ammissibile;
che in base all’art. 320 CPC con il reclamo possono essere censurati a. l’applicazione errata del diritto, b. l’accertamento manifestamente errato dei fatti,
che secondo l’art. 82 cpv. 1 LEF, se il credito si fonda sopra un riconoscimento di debito constatato mediante atto pubblico o scrittura privata, il creditore può chiedere il rigetto provvisorio dell’opposizione;
che al fine di poter essere considerata un riconoscimento di debito, una scrittura privata deve essere firmata dall’escusso – o dal suo rappresentante – e deve contenere la volontà di pagare al creditore procedente, senza riserve o condizioni, un importo di denaro determinato o facilmente determinabile, ritenuto che un riconoscimento di debito può anche essere dedotto da un insieme di documenti, se da essi risultano gli elementi necessari (DT 132 III 480 consid. 4.1 con rinvii);
che, come giustamente sottinteso dal primo giudice, il contratto (denominato di locazione) sottoscritto dalle parti il 29 gennaio 2008 (la procedente) e il 30 gennaio 2008 (la convenuta), costituisce riconoscimento di debito nella misura in cui la stessa convenuta si è impegnata al versamento del canone di fr. 980.- rispettivamente di fr. 1'020.- (fr. 510.- X 2) per l’uso della palestra e dei suoi relativi servizi per un periodo di un anno (doc. B);
che, del resto, nemmeno la convenuta lo contesta, per cui non vi è motivo per soffermarsi oltre sulla questione;
che conformemente all’art. 82 cpv. 2 LEF, il giudice pronuncia il rigetto dell’opposizione se il debitore non giustifica immediatamente eccezioni che infirmano il riconoscimento di debito, ritenuto che incombe all’escusso l’onere di dimostrare la verosomiglianza delle eccezioni che solleva (DTF 132 III 140 consid. 4.1.1 con rinvio);
che, nella fattispecie, già si è visto che l’insorgente rimprovera al Giudice di pace di avere disatteso tale norma per avere valutato in modo erroneo le prove addotte, ossia per avere creduto alla versione dei fatti della convenuta senza che questa fornisse il necessario supporto probatorio a sostegno delle sue allegazioni;
che, per il resto, la reclamante non muove altre specifiche critiche, ovvero non pretende che, fossero vere le affermazioni della controparte, l’impugnato giudizio andrebbe ugualmente annullato per disattenzione di altre norme di diritto materiale;
che, così come proposto, il reclamo sfugge tuttavia ad ulteriore disamina, dal momento che il procedente non si confronta minimamente con le diffuse considerazioni che hanno spinto il primo giudice ad accertare: una violazione del contratto da parte dell’istante per la mancata messa a disposizione della controparte della tessera per accedere alla palestra (il che sarebbe bastato per respingere l’istanza), la chiusura in quel periodo della palestra per ristrutturazione, il rilascio, telefonico, della garanzia da parte dell’istante, secondo cui la convenuta veniva prosciolta dagli obblighi contrattuali (v. in particolare i motivi addotte sub a), b), c) e d) alle pagine 3 in fondo e 4 in alto della decisione impugnata), la valenza della prova costituita dal certificato medico attestante l’impossibilità della convenuta di frequentare la palestra dal 30 aprile 2008, l’invio e la recezione della disdetta 30 aprile 2008, la mancata frequentazione della palestra da parte della convenuta a causa di problemi fisici, eccezion fatta per le due prove iniziali e, per finire, di nuovo l’avvenuta disdetta del contratto per il 30 aprile 2008 e, quindi, l’obbligo delle convenuta di pagare 4/12 della somma pattuita, ossia fr. 326.65, importo che rispecchia quanto formulato nella proposta transattiva (accettata dall’escussa) del 21 giugno 2011;
che, insufficientemente motivato, il reclamo va pertanto al riguardo dichiarato inammissibile;
che il gravame merita per contro tutela nella misura in cui la reclamante rimprovera al primo giudice di averle caricato gli oneri processuali di prima istanza senza tenere conto del grado di soccombenza delle parti;
che, infatti, l’addebito alla parte convenuta della tassa di giustizia e dell’indennità per complessivi fr. 250.- relative all’esito della procedura ricorsuale sfociata nella sentenza inc. 14.2011.5 (dispositivo n. 2) è da mettere in relazione al fatto che quest’ultima si è opposta all’accoglimento del reclamo presentato dalla procedente contro la sentenza 4 gennaio 2011, per cui non regge l’argomentazione del primo giudice, secondo si giustifica compensare quanto sborsato dall’escussa nella precedente procedura di reclamo con gli oneri processuali relativi alla decisione qui impugnata;
che ne discende pertanto la riforma del dispositivo n. 3 della decisione impugnata, nel senso che la tassa di giustizia di fr. 300.- va caricata per 3/5 alla parte istante e per il rimanente alla parte convenuta;
che nella misura della sua ammissibilità, il reclamo va pertanto entro tali limiti parzialmente accolto;
che gli oneri relativi al presente giudizio seguono pure la soccombenza, ossia sono posti per due terzi a carico della reclamante e per il rimanente a carico della convenuta, alla quale la stessa reclamante verserà fr. 120.- per ripetibili ridotte (art. 48, 61 cpv. 1 OTLEF e 106 cpv. 1 CPC);