Decision ID: 4b2604bd-152f-56f1-9ea0-45e0afdabb2b
Year: 2021
Language: it
Court: CH_BVGE
Chamber: CH_BVGE_001
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: 

Fatti:
A.
A.a La società anonima A._ (di seguito: società contribuente) è
iscritta dal 17 settembre 2010 quale contribuente IVA presso l’Amministra-
zione federale delle contribuzioni (AFC). Essa ha per scopo:
« (...) ».
Fino al 30 settembre 2012, la società contribuente gestiva sia un esercizio
pubblico denominato « B._ » sia un club per incontri fra persone
adulte denominato « C._ ». Dal 1° ottobre 2012, dopo la revoca
dell’autorizzazione per la gerenza dell’esercizio pubblico, il locale è poi
stato adibito unicamente a club per incontri fra persone adulte.
A.b Nei mesi di maggio e agosto 2016 e luglio 2017, l’AFC ha eseguito un
controllo fiscale presso la società contribuente per i periodi fiscali dal
1° luglio 2010 al 31 dicembre 2015, il quale si è concluso con l’emissione
di due avvisi di tassazione (di seguito: AT) del 14 novembre 2017, nei quali
è stato fissato un recupero d’imposta (IVA) a favore dell’AFC di complessivi
740'271 franchi, oltre accessori:
 AT n. 244'547 del 14 novembre 2017 per i periodi fiscali dal 1° luglio 2010
al 31 dicembre 2014: recupero d’imposta di 545'585 franchi;
 AT n. 244'548 del 14 novembre 2017 per i periodi fiscali dal 1° gennaio
2015 al 31 dicembre 2015: recupero d’imposta di 194'413 franchi.
Il recupero d’imposta concerne in particolare la determinazione e l’imposi-
zione della cifra d’affari imponibile derivante dalle prestazioni erotiche effet-
tuate dalle « professioniste », in seguito all’attribuzione di tali prestazioni
alla cifra d’affari alla società contribuente (cifra 1.2 dell’AT n. 244'547 e
cifra 1.1 dell’AT n. 244'548). Inoltre, visto il risultato del controllo, alla
società contribuente è stata revocata retroattivamente l’autorizzazione per
allestire i rendiconti secondo il metodo delle aliquote saldo. concessole
dall’AFC, a partire dal 1° gennaio 2015 (cifra 1.1 dell’AT n. 244'548).
A.c Con scritti del 1° dicembre 2017 e del 22 dicembre 2017, la società
contribuente – per il tramite del suo patrocinatore – ha contestato
parzialmente i summenzionati due AT del 14 novembre 2017, in particolare
che le venisse attribuita della cifra d’affari realizzata dalle professioniste
mediante l’erogazione delle prestazioni erotiche e la conseguente revoca
dell’autorizzazione ad applicare il metodo delle aliquote saldo. In via
subordinata, essa ha chiesto all’AFC che gli incassi derivanti dalle entrate
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al locale pagate dalle ragazze vengano considerati come ricavi interni e le
vengano quindi accreditati.
A.d Il 14 dicembre 2017 la società contribuente ha versato all’AFC
l’importo di 12'993.45 franchi.
A.e Con decisione 12 settembre 2019, l’AFC ha respinto tutte le censure
della società contribuente e confermato integralmente il recupero d’impo-
sta di cui ai due AT del 14 novembre 2017, affermando sostanzialmente
che la società contribuente appare verso l’esterno quale fornitrice delle
prestazioni erotiche e non come semplice intermediaria tra le ragazze e i
loro clienti. Poiché le professioniste sono viste come facenti parte della sua
impresa, l’AFC ha ritenuto ch’essa fosse la sola ad esercitare un’attività
indipendente dal punto di vista dell’IVA. L’AFC ha inoltre confermato la
revoca retroattiva a partire dal 1° gennaio 2015 dell’autorizzazione ad
allestire i rendiconti secondo il metodo delle aliquote saldo.
A.f Avverso la predetta decisione la società contribuente – per il tramite del
suo patrocinatore – ha presentato reclamo 11 ottobre 2019 dinanzi all’AFC,
chiedendone in via principale l’annullamento. In particolare, essa ha conte-
stato la ripresa fiscale relativa all’imposizione delle cifre d’affari realizzate
mediante le prestazioni erotiche, sostenendo che le stesse andrebbero in-
vero attribuite alle professioniste, in quanto quest’ultime agirebbero a titolo
indipendente e apparirebbero verso i clienti quali prestatrici di servizi. Essa
ha pertanto chiesto che il debito fiscale per i periodi fiscali controllati venga
fissato a 12'993.45 franchi, oltre accessori, nonché la conseguente appli-
cazione del metodo delle aliquote saldo. In via subordinata, essa ha chiesto
l’annullamento della decisione nonché la fissazione del debito fiscale a
705'542 franchi, oltre accessori, poiché a suo avviso le entrate al locale da
lei pagate andrebbero considerate quali ricavi interni non soggetti all’IVA.
A.g Con decisione su reclamo del 22 ottobre 2020, l’AFC ha respinto il
suddetto reclamo e confermato integralmente la decisione 12 settembre
2019, essenzialmente per gli stessi motivi ivi adotti.
B.
B.a Avverso la predetta decisione su reclamo, la società contribuente (di
seguito: ricorrente o società ricorrente) – sempre per il tramite del suo
patrocinatore – ha inoltrato ricorso 20 novembre 2020 dinanzi al Tribunale
amministrativo federale. In via principale, protestando tasse, spese e
ripetibili, essa chiede che la decisione impugnata venga annullata, che le
prestazioni effettuate dalle professioniste nei periodi fiscali dal 1° luglio
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2010 al 31 dicembre 2015 non le vengano imputate, ch’essa rimanga a
beneficio dell’applicazione del metodo delle aliquote saldo e ch’essa debba
all’AFC unicamente gli interessi moratori del 4% dal 31 marzo 2014 al
15 dicembre 2017 sull’importo di 12'993.45 franchi. In via sussidiaria,
sempre protestando tasse, spese e ripetibili, essa chiede l’annullamento
della decisione impugnata e il rinvio dell’incarto all’AFC per completare la
fase istruttoria, per nuova tassazione. In sostanza, invocando gli stessi
motivi già sollevati dinanzi all’AFC sia nel suo reclamo che nelle sue
precedenti prese di posizione a sostegno dell’attribuzione delle prestazioni
erotiche alle professioniste anziché a lei, la società ricorrente censura nei
confronti dell’AFC l’accertamento inesatto e incompleto della fattispecie, in
particolare a motivo che quest’ultima si sarebbe fondata solo sul sito
internet e su qualche fotografia per imputarle le prestazioni erotiche, senza
verificare le effettive modalità di lavoro delle professioniste e senza tenere
conto dei mezzi probatori da lei prodotti.
B.b Con risposta 7 gennaio 2021, l’AFC (di seguito: autorità inferiore) ha
sottolineato l’intervenuta prescrizione assoluta per il periodo fiscale 2010,
per un importo di 22'322 franchi. Essa ha poi precisato che per i periodi
fiscali 2011-2015 non ancora prescritti, il credito fiscale in litigio ammonta
a 717'949 franchi. Per il resto, si è riconfermata nelle proprie decisioni,
postulando il rigetto integrale del ricorso.
C.
Ulteriori fatti e argomentazioni verranno ripresi, per quanto necessario, nei
considerandi in diritto del presente giudizio.

Diritto:
1.
1.1 Giusta l’art. 31 LTAF, il Tribunale amministrativo federale giudica i
ricorsi contro le decisioni ai sensi dell’art. 5 PA. In particolare, le decisioni
pronunciate su reclamo dall’AFC in materia IVA possono essere impugnate
dinanzi al Tribunale amministrativo federale (cfr. art. 33 lett. d LTAF; art. 83
cpv. 1 della legge federale del 12 giugno 2009 concernente l’imposta sul
valore aggiunto [LIVA, RS 641.20]). Il Tribunale è dunque competente per
dirimere la presente vertenza. Fatta eccezione per quanto prescritto
direttamente dalla LTAF come pure da eventuali normative speciali, la
procedura dinanzi al Tribunale è retta dalla PA (cfr. art. 37 LTAF; art. 2
cpv. 4 PA; art. 81 cpv. 1 LIVA). Nell’ambito delle procedure in materia IVA,
non si applica l’art. 2 cpv. 1 PA (cfr. art. 81 cpv. 1 LIVA).
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1.2 Il presente ricorso è stato interposto tempestivamente (art. 20 segg.,
art. 50 PA), nel rispetto delle esigenze di contenuto e di forma previste dalla
legge (art. 52 PA). L’atto impugnato è una decisione dell’AFC fondata sul
diritto pubblico federale giusta l’art. 5 PA, che impone la società ricorrente
al pagamento dell’IVA. Poiché la decisione impugnata comporta un onere
pecuniario per la ricorrente quest’ultima risulta legittimata a ricorrere ai
sensi dell’art. 48 cpv. 1 PA. Il ricorso è pertanto ricevibile in ordine e deve
essere esaminato nel merito.
2.
2.1 Con ricorso al Tribunale amministrativo federale possono essere
invocati la violazione del diritto federale, compreso l’eccesso o l’abuso del
potere di apprezzamento (cfr. art. 49 lett. a PA), l’accertamento inesatto o
incompleto di fatti giuridicamente rilevanti (cfr. art. 49 lett. b PA) nonché
l’inadeguatezza (cfr. art. 49 lett. c PA; cfr. MOSER/BEUSCH/KNEUBÜHLER,
Prozessieren vor dem Bundesverwaltungsgericht, 2a ed. 2013, n. 2.149).
In particolare, giusta l’art. 49 lett. b PA, l’accertamento dei fatti è incompleto
allorquando tutte le circostanze di fatto e i mezzi di prova determinanti per
la decisione non sono stati presi in considerazione dall’autorità inferiore.
L’accertamento è invece inesatto allorquando l’autorità ha omesso d’ammi-
nistrare la prova di un fatto rilevante, ha apprezzato in maniera erronea il
risultato dell’amministrazione di un mezzo di prova, o ha fondato la propria
decisione su dei fatti erronei, in contraddizione con gli atti dell’incarto, ecc.
(cfr. [tra le tante] sentenze del TAF A-671/2015 del 3 agosto 2020 con-
sid. 2.1; A-6035/2018 del 26 febbraio 2020 consid. 2.1.2; A-5367/2018 del
20 agosto 2019 consid. 2.1 con rinvii).
2.2 Il Tribunale amministrativo federale non è vincolato né dai motivi addotti
(cfr. art. 62 cpv. 4 PA), né dalle considerazioni giuridiche della decisione
impugnata, né dalle argomentazioni delle parti (cfr. DTF 142 V 551 con-
sid. 5; 141 V 234 consid. 1; DTAF 2007/41 consid. 2; MOOR/POLTIER, Droit
administratif, vol. II, 3a ed. 2011, no. 2.2.6.5, pag. 300). I principi della
massima inquisitoria e dell’applicazione d’ufficio del diritto sono tuttavia
limitati: l’autorità competente procede difatti spontaneamente a constata-
zioni complementari o esamina altri punti di diritto solo se dalle censure
sollevate o dagli atti risultino indizi in tal senso (cfr. DTF 141 V 234 con-
sid. 1 con rinvii; 122 V 157 consid. 1a; 121 V 204 consid. 6c; DTAF 2007/27
consid. 3.3). Secondo il principio di articolazione delle censure (« Rüge-
prinzip ») l’autorità di ricorso non è tenuta a esaminare le censure che non
appaiono evidenti o non possono dedursi facilmente dalla constatazione e
presentazione dei fatti, non essendo a sufficienza sostanziate (cfr. DTF 141
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V 234 consid. 1; MOSER/BEUSCH/KNEUBÜHLER, op. cit., n. 1.55). Il principio
inquisitorio non è quindi assoluto, atteso che la sua portata è limitata dal
dovere delle parti di collaborare all’istruzione della causa (cfr. DTF 143 II
425 consid. 5.1; 140 I 285 consid. 6.3.1; 128 II 139 consid. 2b). Il dovere
processuale di collaborazione concernente in particolare il ricorrente che
interpone un ricorso al Tribunale nel proprio interesse, comprende, in
particolare, l’obbligo di portare le prove necessarie, d’informare il giudice
sulla fattispecie e di motivare la propria richiesta, ritenuto che in caso
contrario arrischierebbe di dover sopportare le conseguenze della carenza
di prove (cfr. art. 52 PA; cfr. DTF 140 I 285 consid. 6.3.1; 119 III 70 con-
sid. 1; MOOR/POLTIER, op. cit., no. 2.2.6.3, pag. 293 e segg.).
2.3 Allorquando l’autorità reputa come chiare le circostanze di fatto e che
le prove assunte le abbiano permesso di formarsi una propria convinzione,
essa emana la propria decisione. In tale ipotesi, se procedendo in modo
non arbitrario ad un apprezzamento anticipato delle prove proposte, è con-
vinta che le stesse non potrebbero condurla a modificare la sua opinione,
essa può porre un termine all’istruzione (cfr. DTF 133 II 384 consid. 4.2.3
con rinvii; [tra le tante] sentenze del TAF A-2888/2016 del 16 giugno 2017
consid. 3.2 con rinvii; A-5070/2013 del 9 dicembre 2014 consid. 2.3.1 con
rinvii; MOSER/BEUSCH/KNEUBÜHLER, op. cit., n. 3.144). Tale modo di proce-
dere non è contrario al diritto di essere sentito garantito dall’art. 29 cpv. 2
Cost. (cfr. DTF 144 II 427 consid. 3.1.3; 141 I 60 consid. 3.3; sentenza del
TAF A-2176/2020 del 20 gennaio 2021 consid. 2.3 con rinvii).
Se al contrario, l’autorità di ricorso rimane nell’incertezza dopo aver
provveduto alle investigazioni richieste dalle circostanze, essa applicherà
le regole sulla ripartizione dell’onere probatorio. In tale contesto, e a difetto
di disposizioni speciali in materia, il giudice s’ispirerà all’art. 8 CC, in virtù
del quale chi vuol dedurre il suo diritto da una circostanza di fatto da lui
asserita, deve fornirne la prova. Detto in altre parole, incombe all’am-
ministrato il compito di stabilire i fatti che sono di natura a procurargli un
vantaggio e all’amministrazione di dimostrare l’esistenza di quelli che as-
soggettano ad un obbligo in suo favore. L’assenza di prove va a scapito
della parte che intendeva trarre un diritto da una circostanza di fatto non
provata. Inoltre la sola allegazione non basta (cfr. [tra le tante] sentenza del
TAF A-6182/2012 del 27 agosto 2013 consid. 2.3.2 con rinvii). Il principio
inquisitorio non ha alcuna influenza sulla ripartizione dell’onere probatorio,
poiché interviene ad un stadio anteriore (cfr. [tra le tante] sentenze del TAF
A-2888/2016 del 16 giugno 2017 consid. 3.2 con rinvii; A-5070/2013 del
9 dicembre 2014 consid. 2.3.2 con rinvii).
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Applicate al diritto fiscale, tali regole presuppongono che l’amministrazione
fiscale sopporti l’onere della prova delle circostanze di fatto che determi-
nano l’imposizione o l’importo dell’imposta dovuto, ovvero i fatti che fonda-
no o aumentano l’imposizione, mentre l’assoggettato di quelle che diminui-
scono o azzerano l’imposizione, ovvero i fatti che l’esonerano o riducono
l’importo d’imposta dovuto (cfr. DTF 133 II 153 consid. 4.3; sentenze del
TF 2C_814/2010 del 23 settembre 2011 consid. 5.4; [tra le tante] sentenze
del TAF A-2176/2020 del 20 gennaio 2021 consid. 2.3 con rinvii; A-
5070/2013 del 9 dicembre 2014 consid. 2.3.3 con rinvii). Se le prove
raccolte dall’autorità forniscono sufficienti indizi dell’esistenza di elementi
imponibili, spetta poi di nuovo al contribuente stabilire l’esattezza delle sue
affermazioni e sostenere l’onere della prova del fatto che giustifica la sua
esenzione (cfr. DTF 133 II 153 consid. 4.3; [tra le tante] sentenza del TAF
A-2888/2016 del 16 giugno 2017 consid. 3.2 con rinvii). Tuttavia, ciò si
applica solo se risulta impossibile, nell’ambito della massima inquisitoria e
in applicazione del principio del libero apprezzamento delle prove, stabilire
i fatti corrispondenti con un grado di verosimiglianza sufficiente alla realtà
(cfr. DTF 139 V 176 consid. 5.2; [tra le tante] sentenza del TAF A-
2176/2020 del 20 gennaio 2021 consid. 2.3 con rinvii).
2.4
2.4.1 La LIVA è entrata in vigore il 1° gennaio 2010. Fatto salvo l’art. 113
LIVA, le disposizioni del diritto anteriore e le loro prescrizioni d’esecuzione
rimangono ancora applicabili a tutti i fatti e i rapporti di diritto sorti durante
la loro validità (art. 112 cpv. 1 LIVA). Nella misura in cui la fattispecie in
esame concerne i periodi fiscali dal 1° luglio 2010 al 31 dicembre 2015, alla
stessa risultano dunque applicabili la LIVA e l’ordinanza del 27 novembre
2009 concernente l’imposta sul valore aggiunto (OIVA, RS 641.201). Più
precisamente, per quanto concerne il diritto materiale risulta applicabile la
LIVA nella sua versione in vigore durante i periodi fiscali qui in esame.
3.
Nel caso in disamina, prima di entrare nel merito del ricorso, lo scrivente
Tribunale deve preliminarmente esaminare se i crediti fiscali in oggetto
sono prescritti o meno.
3.1
3.1.1 Di fatto, la prescrizione – se constatata – comporta la perenzione
della pretesa dell’autorità inferiore. La prescrizione è una questione di
diritto che va esaminata d’ufficio dall’autorità e non necessita d’essere sol-
levata dall’assoggettato (cfr. DTF 142 II 182 consid. 3.2.1; 138 II 169
consid. 3.2; sentenza del TF 2C_243/2014 del 4 dicembre 2014 consid. 5
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con rinvio; [tra le tante] sentenze del TAF A-6511/2019 del 29 luglio 2020
consid. 2.3.3; A-3678/2016 del 6 agosto 2018 consid. 3 con rinvii; MICHAEL
BEUSCH, Der Untergang der Steuerforderung, 2012, pag. 278; MARLISE
RÜEGSEGGER, in: Martin Zweifel et al., Kommentar zum schweizerischen
Steuerrecht, Bundesgesetz über die Mehrwertsteuer, 2015 [di seguito:
MWSTG-Kommentar], n. 7 ad art. 42 LIVA con rinvii).
3.1.2 La prescrizione, nella misura in cui concerne l’esistenza del credito
fiscale, è di diritto materiale (cfr. sentenze del TF 2C_243/2014 del 4 di-
cembre 2014 consid. 5 con rinvio; 2C_551/2009 del 13 aprile 2010 con-
sid. 2.3; [tra le tante] sentenza del TAF A-3678/2016 del 6 agosto 2018
consid. 3.1 con rinvii; BEUSCH, op. cit., pag. 282 seg.; RÜEGSEGGER,
MWSTG-Kommentar, n. 5 ad art. 42 LIVA). Per questo motivo, alla stessa
risulta applicabile il diritto vigente al momento in cui le circostanze di fatto
alla base del gravame hanno avuto luogo. Nella fattispecie, la prescrizione
dei crediti fiscali in materia IVA è retta dall’art. 42 LIVA. Giusta l’art. 42
cpv. 1 LIVA, il diritto di tassazione si prescrive in cinque anni dalla fine del
periodo fiscale in cui è sorto il credito fiscale (« termine di prescrizione
relativa »). La prescrizione è interrotta mediante una dichiarazione scritta
ricettizia volta a determinare o correggere il credito fiscale, mediante una
decisione, una decisione su reclamo o una sentenza. L’annuncio di un
controllo secondo l’art. 78 cpv. 3 LIVA o l’inizio di un controllo non
annunciato comporta una corrispondente interruzione della prescrizione
(cfr. art. 42 cpv. 2 LIVA). Se la prescrizione è interrotta dall’AFC o da
un’autorità di ricorso, il termine di prescrizione decorre nuovamente. Il
nuovo termine di prescrizione è di due anni (cfr. art. 42 cpv. 3 LIVA;
sentenza del TAF A-3678/2016 del 6 agosto 2018 consid. 3.1). Il termine di
prescrizione relativa di cui all’art. 42 cpv. 2 LIVA può essere interrotta fino
al momento del termine di prescrizione assoluta di cui all’art. 42 cpv. 6 LIVA
(cfr. sentenza del TAF A-6511/2019 del 29 luglio 2020 considd. 2.3.1).
In virtù dell’art. 42 cpv. 6 LIVA, il diritto di tassazione si prescrive in ogni
caso in dieci anni dalla fine del periodo fiscale in cui è sorto il credito fiscale
(« termine di prescrizione assoluta »; sentenze del TAF A-6511/2019 del
29 luglio 2020 considd. 2.3.1 e 2.3.2; A-3678/2016 del 6 agosto 2018
consid. 3.1; A-6544/2012 del 12 settembre 2013 consid. 2.7 con rinvii;
RÜEGSEGGER, MWSTG-Kommentar, n. 6 segg. ad art. 42 LIVA).
3.2 In concreto, la ripresa fiscale operata nei confronti della società ricor-
rente concerne l’IVA relativa ai periodi fiscali 2010-2015 (dal 1° luglio 2010
al 31 dicembre 2015).
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3.2.1 Per quanto concerne il periodo fiscale 2010 (dal 1° luglio 2010 al
31 dicembre 2010), il Tribunale constata d’ufficio l’intervenuta prescrizione
assoluta del diritto di tassazione ex art. 42 cpv. 6 LIVA (cfr. consid. 3.1.2
del presente giudizio) per un importo di 22'322 franchi, così come altresì
segnalatoli dall’autorità inferiore con risposta del 7 gennaio 2021.
In tali circostanze, il ricorso della società ricorrente va pertanto parzialmen-
te accolto su questo punto, con conseguente annullamento della ripresa
fiscale di 22'322 franchi per il periodo fiscale 2010.
3.2.2 Per quanto concerne invece i successivi periodi fiscali 2011-2015 (dal
1° gennaio 2011 al 31 dicembre 2015), nella misura in cui non è ancora
intervenuta la prescrizione assoluta ex art. 42 cpv. 6 LIVA del diritto di
tassazione, il Tribunale osserva invece quanto segue. Poiché l’art. 42
cpv. 1 LIVA sancisce testualmente in maniera inequivocabile che il diritto di
tassare si prescrive in cinque anni « dalla fine del periodo fiscale in cui è
sorto il credito fiscale », la decorrenza del termine di prescrizione relativo
va calcolato a partire dal 1° gennaio dell’anno successivo al periodo fiscale
interessato (cfr. sentenza del TAF A-6511/2019 del 29 luglio 2020 con-
sid. 3.2.1.1). Nel caso concreto, il termine di prescrizione di cinque anni ha
dunque iniziato a decorrere in data 1° gennaio 2012 per il periodo
fiscale 2011, in data 1° gennaio 2013 per il periodo fiscale 2012, in data
1° gennaio 2014 per il periodo fiscale 2013, in data 1° gennaio 2015 per il
periodo fiscale 2014 e in data 1° gennaio 2016 per il periodo fiscale 2015.
Detto termine – in assenza di un atto d’interruzione – sarebbe dunque
giunto scadenza rispettivamente, il 1° gennaio 2017, il 1° gennaio 2018, il
1° gennaio 2019, il 1° gennaio 2020 e il 1° gennaio 2021 (cfr. sentenza del
TF 2C_217/2019 del 27 aprile 2020 consid. 4.5.2).
Ciò premesso, da un esame degli atti dell’incarto, risulta tuttavia che detto
termine di prescrizione è stato interrotto dall’autorità inferiore a più riprese,
con conseguente decorrenza di un nuovo termine di 2 anni ai sensi
dell’art. 42 cpv. 3 LIVA (cfr. consid. 3.1.2 del presente giudizio). In linea
generale, si deve ammettere che l’incarto dell’autorità inferiore che dovreb-
be essere completo (cfr. al riguardo, sentenza del TF 2C_79/2020 del
3 aprile 2020 consid. 3.2.4), non contiene alcun atto interruttivo della pre-
scrizione in senso stretto prima dei due AT n. 244'547 e n. 244'548 del
14 novembre 2017 (cfr. atto n. 3 dell’incarto prodotto dall’autorità inferiore
[di seguito: inc. AFC]). Tenuto conto di questi due AT, detto fatto non avreb-
be impedito, qualora si fosse trattato della prima interruzione, la prescri-
zione del periodo fiscale 2011. Sennonché dal rapporto di revisione del
4 novembre 2017 dell’autorità inferiore (cfr. atto n. 2 dell’inc. AFC) risulta
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tuttavia che il controllo è iniziato il 19 maggio 2016, così come indicato alla
cifra n. 1.15 : « Durata del controllo 19.05.16/ 20.05.16/ 17.08.16/
17.07.17/ 18.07.17/ 19.07.17 ». Ora, la ricorrente non contesta questo
aspetto della procedura. Sebbene la prescrizione vada esaminata d’ufficio
dal Tribunale (cfr. già citata sentenza del TF 2C_79/2020 del 3 aprile 2020
consid. 3.1), spettava alla società ricorrente contestare – qualora essa
avesse ritenuto tale elemento di fatto come erroneo – che il controllo sia
effettivamente iniziato nel maggio 2016 e che, di conseguenza, l’autorità
inferiore abbia in tal modo validamente interrotto la prescrizione con degli
atti d’inchiesta. Si deve quindi ammettere che la prescrizione è stata
validamente interrotta per la prima volta il 19 maggio 2016 con l’inizio del
controllo fiscale esperito dall’autorità inferiore presso la ricorrente. In breve,
tenuto conto di quanto precede, la prescrizione è stata interrotta la prima
volta al più tardi con l’inizio del controllo fiscale dell’autorità inferiore nel
maggio 2016, la seconda volta con i due AT n. 244'547 e n. 244'548 del
14 novembre 2017 (cfr. atto n. 3 dell’inc. AFC), la terza volta con decisione
12 settembre 2019 (cfr. atto n. 7 dell’inc. AFC) e da ultimo con decisione
su reclamo del 22 ottobre 2020 (cfr. atto n. 9 dell’inc. AFC).
Ne discende che – nella misura in cui non è ancora intervenuta né la
prescrizione relativa né la prescrizione assoluta – i crediti fiscali di
717'949 franchi relativi ai periodi fiscali 2011-2015 (dal 1° gennaio 2011 al
31 dicembre 2015), qui litigiosi così come indicato dall’autorità inferiore
nella sua risposta 7 gennaio 2021, non risultano ancora prescritti.
4.
Ciò sancito, oggetto del litigio è l’attribuzione alla società ricorrente delle
cifre d’affari realizzate in correlazione con le prestazioni erotiche erogate
dalle « professioniste » nei periodi fiscali 2011-2015 (dal 1° gennaio 2011
al 31 dicembre 2015) – il periodo fiscale 2010 essendo prescritto, come
appena visto (cfr. consid. 3.2.1 del presente giudizio) – nonché la conse-
guente ripresa fiscale operata nei suoi confronti dall’autorità inferiore. La
società ricorrente contesta infatti detta ripresa fiscale e l’attribuzione delle
prestazioni erotiche in suo capo, sollevando nei confronti dell’autorità infe-
riore un accertamento inesatto e incompleto della fattispecie e sostenendo
che invero tali prestazioni andrebbero attribuite alle professioniste. Litigio-
sa è altresì la conseguente revoca dell’autorizzazione ad applicare il
metodo delle aliquote saldo.
In tale contesto, per il Tribunale si tratta principalmente di determinare sotto
il profilo dell’IVA, se è a giusto titolo che l’autorità inferiore ha attribuito alla
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società ricorrente le prestazioni erotiche erogate dalle professioniste du-
rante i periodi fiscali 2011-2015 (cfr. consid. 6 del presente giudizio), non-
ché revocato l’autorizzazione ad applicare il metodo delle aliquote saldo
(cfr. consid. 8 del presente giudizio). A tal fine, di seguito verranno dappri-
ma richiamati i principi qui applicabili (cfr. consid. 5 del presente giudizio).
5.
5.1 Giusta l’art. 1 cpv. 2 LIVA, la Confederazione riscuote a titolo d’IVA
un’imposta sulle prestazioni che i contribuenti effettuano a titolo oneroso
sul territorio svizzero (imposta sulle prestazioni eseguito sul territorio sviz-
zero), un’imposta sull’acquisto di prestazioni di imprese con sede all’estero
da parte di destinatari che si trovano sul territorio svizzero (imposta sull’ac-
quisto) e un’imposta sull’importazione di beni (imposta sull’importazione).
Una prestazione è imponibile sul territorio svizzero unicamente se è
effettuata da un contribuente dietro controprestazione (cfr. art. 18 cpv. 1
LIVA), ciò che presuppone la sussistenza di uno scambio di prestazioni –
ovvero, una prestazione e una controprestazione aventi un legame econo-
mico diretto – tra un fornitore (o prestatore) e un acquirente (o destinatario;
cfr. DTF 138 II 239 consid. 3.2; DTAF 2019 III/1 consid. 3.1 con rinvii). In
tale contesto, sono segnatamente imponibili all’IVA le prestazioni di servizi
ai sensi dell’art. 3 lett. e LIVA.
5.2 È assoggettato all’imposta chiunque, a prescindere dalla forma giuridi-
ca, scopo e fine di lucro, esercita un’impresa e non è esentato dall’assog-
gettamenti in virtù dell’art. 10 cpv. 2 LIVA. Esercita un’impresa chiunque
svolte un’attività indipendente, professionale o commerciale, diretta al
conseguimento, mediante prestazioni, di entrate aventi carattere di stabilità
e agisce in nome proprio nei confronti di terzi (cfr. art. 10 cpv. 1 LIVA, nella
sua versione in vigore fino al 31 dicembre 2017 [RU 2009 7129; RU 2017
3575]). È esentato dall’assoggettamento di cui all’art. 10 cpv. 1 LIVA,
segnatamente chi realizza sul territorio svizzero una cifra d’affari inferiore
a 100'000 franchi annui, sempre che non rinunci all’esenzione dall’assog-
gettamento; la cifra d’affari è calcolata secondo le controprestazioni con-
venute, esclusa l’imposta (cfr. art. 10 cpv. 2 lett. a LIVA, nella sua versione
in vigore fino al 31 dicembre 2017 [RU 2009 7129; RU 2017 3575]).
5.3
5.3.1 Secondo la giurisprudenza, dal punto di vista dell’IVA un’attività viene
qualificata come dipendente o indipendente sulla base di una valutazione
globale di tutti i fattori rilevanti. In tale contesto, la valutazione dell’attività
deve fondarsi principalmente su criteri economici e fattuali (cosiddetto
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Pagina 12
« approccio economico »). Il punto di vista del diritto civile e contrattuale
non è decisivo, ma serve solo quale indizio (cfr. DTF 146 V 139 consid. 3.1;
144 V 111 consid. 4.2; 138 II 251 consid. 2.4.2; sentenza del TF
2C_927/2019 del 10 febbraio 2020 consid. 2.2.2; sentenza del TAF A-
5345/2018 del 3 ottobre 2019 consid. 2.2.1 con rinvii). Tenuto conto della
natura dell’IVA, l’apprezzamento va fatto principalmente dal punto di vista
del destinatario. Non si tratta tuttavia di conoscere l’opinione soggettiva del
destinatario, bensì di sapere come l’insieme delle prestazioni viene
percepito da una determinata categoria di destinatari (cfr. sentenze del TAF
A-3050/2015 del 6 ottobre 2015 considd. 3.1.1 e 3.1.2; A-589/2014 del
27 agosto 2014 considd. 3.1.1 e 3.1.2; A-777/2013 del 30 luglio 2014
consid. 2.1.2 con rinvii).
5.3.2 La nozione di « attività indipendente » in materia IVA è una nozione
giuridica indeterminata. Secondo la giurisprudenza del Tribunale federale,
importanti indizi che parlano a favore del carattere indipendente di un’atti-
vità sono in particolare l’apparire e l’agire in proprio nome nei confronti di
terzi, l’assunzione del rischio imprenditoriale (utili e perdite), la libertà di
scegliere se accettare o meno un compito e la libertà di poterlo organizzare
in modo indipendente. Possono giocare altresì un ruolo determinante in tal
senso l’impiego di personale, l’esecuzione di ingenti investimenti, il fatto di
disporre di locali (commerciali) propri, l’esistenza di diversi mandati e
l’avvicendamento degli stessi, nonché l’indipendenza in termini di gestione
aziendale e di organizzazione del lavoro (cfr. DTF 138 II 251 consid. 2.4.2;
sentenze del TF 2C_406/2020 del 10 febbraio 2021 consid. 5.3 [imposte
dirette]; 2C_387/2020 del 23 novembre 2020 consid. 5.3; 2C_927/2019 del
10 febbraio 2020 consid. 2.2.2; 2C_1001/2015 del 5 luglio 2016 con-
sid. 3.4; sentenze del TAF A-5345/2018 del 3 ottobre 2019 consid. 2.2.2
con rinvii; A-3050/2015 del 6 ottobre 2015 consid. 2.2.1; A-777/2013 del
30 luglio 2014 consid. 2.2.1 con rinvii).
5.3.3 Altri indizi – che però a loro soli non sono decisivi – possono risultare
dal trattamento della situazione nell’ambito delle assicurazioni sociali e
dalla qualifica dei fatti nell’ambito delle imposte dirette (cfr. DTF 138 II 251
consid. 4.3.2; sentenze del TF 2C_850/2014 e 2C_854/2014 del 10 giugno
2016 consid. 8.1.1; 2C_814/2013 del 3 marzo 2014 consid. 1.7.4; senten-
za del TAF A-777/2013 del 30 luglio 2014 consid. 2.2.2 con i numerosi
rinvii). Poiché tuttavia ogni ambito giuridico ha obbiettivi specifici, possono
sorgere delle differenze tra i giudizi emanati in ambito IVA e quelli emanati
nell’ambito delle assicurazioni sociali o delle imposte dirette. È dunque
possibile che una stessa persona sia considerata diversamente a seconda
dell’ambito giuridico in questione (cfr. [tra le tante] sentenze del TAF A-
A-5842/2020
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777/2013 del 30 luglio 2014 consid. 2.2.2; A-6180/2012 del 3 settembre
2013 consid. 2.2.2). Nell’esaminare l’esistenza di un'attività indipendente
l’amministrazione fiscale non è vincolata alle conclusioni degli istituti di
previdenza professionale, poiché quest’ultimi non sono dotati di alcun
potere decisionale (cfr. sentenze del TF 2C_406/2020 del 10 febbraio 2021
consid. 5.3 [imposte dirette]; 2C_204/2016 del 9 dicembre 2016 con-
sid. 3.3; 2C_248/2015 del 2 ottobre 2015 consid. 3.3; 2C_156/2010 del
7 giugno 2011 consid. 3.3).
5.3.4 La questione a sapere se una persona agisce o meno in proprio
nome non è decisiva unicamente per la determinazione di un eventuale
assoggettamento soggettivo (cfr. art. 10 cpv. 1 lett. b LIVA). L’agire in
proprio nome nelle relazioni esterne è altresì decisivo per l’attribuzione
delle singole operazioni e per la determinazione del fornitore delle presta-
zioni soggette all’IVA (cfr. art. 20 cpv. 1 LIVA). In linea di principio, l’atto
viene attribuito a colui che verso l’esterno e nei confronti di terzi agisce in
proprio nome (cfr. DTF 142 II 488 consid. 2.3.1; [tra le tante] sentenze del
TF 2C_927/2019 del 10 febbraio 2020 consid. 2.2.1; 2C_1001/2015 del
5 luglio 2016 consid. 3.2; DTAF 2016/23 consid. 2.2.2; sentenze del TAF
A-5345/2018 del 3 ottobre 2019 consid. 2.2.3 con rinvii; A-3050/2015 del
6 ottobre 2015 consid. 2.2.2).
5.3.5 In merito alle prestazioni erotiche, il Tribunale amministrativo federale
e il Tribunale federale hanno ripetutamente sancito che il criterio decisivo
per determinare se un’attività viene esercitata a titolo indipendente,
rispettivamente per analizzare il modo di agire nei confronti di terzi
(« Aussenauftritt »), è il modo in cui l’offerta al pubblico viene oggettiva-
mente percepita da una persona terza neutrale (cfr. [tra le tante] sentenze
del TAF A-5345/2018 del 3 ottobre 2019 consid. 2.2.4; A-3050/2015 del
6 ottobre 2015 consid. 3.1.1; A-589/2014 del 27 agosto 2014 consid. 3.1.1;
A-6198/2012 del 3 settembre 2013 consid. 3.1.1). In tale contesto, il punto
di partenza per l’esame di questo aspetto oggettivo è di norma il sito
internet (cfr. sentenza del TF 2C_927/2019 del 10 febbraio 2020 con-
sid. 2.2.3; sentenze del TAF A-5345/2018 del 3 ottobre 2019 consid. 2.2.4;
A-3050/2015 del 6 ottobre 2015 consid. 3.1.2; A-589/2014 del 27 agosto
2014 consid. 3.1.2; A-6198/2012 del 3 settembre 2013 consid. 3.1.2).
5.4 Secondo il principio dell’entità distinta (« Trennungsprinzip »), in mate-
ria IVA, una collettività di persone (di diritto civile, commerciale o pubblico)
o un stabilimento d’impresa costituisce un’entità distinta dai suoi membri (o
dai suoi soci) o dalla società di cui fa parte dal momento in cui la collabo-
A-5842/2020
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razione si manifesta verso l’esterno e che fornisce delle prestazioni in pro-
prio nome (cfr. JAEGGI/MOLINO, L’imposta sul valore aggiunto nelle presta-
zioni di servizi transfrontaliere tra la casa madre e succursale, in: Rivista di
diritto amministrativo e tributario ticinese [RDAT] 2005 II pag. 641 segg.,
pag. 653; RIVIER/ROCHAT PAUCHARD, Droit fiscal suisse, la taxe sur la
valeur ajoutée, 2000, pag. 104 seg.). Nel caso contrario, essa è assog-
gettata all’IVA quale soggetto unico, ancorché sia organizzata in settori
d’attività indipendenti e differenti. In base al principio dell’unità d’impresa,
pertanto, gli uffici, le officine, le succursali, ecc. di un unico soggetto eco-
nomico formano un’unità aziendale e costituiscono un solo soggetto d’im-
posta. Le cifre d’affari realizzate tra le varie componenti aziendali costitui-
scono pertanto delle operazioni interne non imponibili all’IVA (cfr. sentenza
del TAF A-3574/2013 del 18 novembre 2014 consid. 5.3; JAEGGI/MOLINO,
op. cit., pag. 655 segg.; MOLLARD/OBERSON/TISSOT BENEDETTO, Traité
TVA, 2009, pag. 431 n. 51 segg.)
5.5 Il contribuente che realizza una cifra d’affari annua proveniente da
prestazioni imponibili pari o inferiore a 5'020'000 franchi e che deve pagare
nel medesimo periodo imposte pari o inferiori a 109'000 franchi, calcolate
in base all’aliquota saldo determinante nei suoi confronti, può allestire il
rendiconto secondo il metodo delle aliquote saldo (cfr. art. 37 cpv. 1 LIVA,
nella sua versione in vigore fino al 31 dicembre 2017 [RU 2010 2055; RU
2017 6305]).
6.
6.1 In concreto, da un esame degli atti dell’incarto, risulta come incontesta-
to che fino al 30 settembre 2012, la società ricorrente gestiva sia l’esercizio
pubblico denominato « B._ » sia un club per incontri fra persone
adulte denominato « C._ », entrambi ubicati a X._. Dal
1° ottobre 2012, alla stessa è stata revocata l’autorizzazione per la gerenza
dell’esercizio pubblico, ragione per cui il locale è poi stato adibito
unicamente a club per incontri fra persone adulte (« postribolo con spazio
riservato per incontri fra persone adulte »; cfr. Rapporto di revisione
dell’autorità inferiore del 4 novembre 2017, Modulo 11 – Complementi,
pag. 1 [atto n. 2 dell’inc. AFC]; decisione 12 settembre 2019 dell’autorità
inferiore, pagg. 1 seg. [atto n. 7 dell’inc. AFC]). È altresì accertato che du-
rante i periodi fiscali dal 1° gennaio 2011 al 31 dicembre 2015 qui in esame
– come visto (cfr. consid. 3.2.1 del presente giudizio), il periodo fiscale
2010 essendo prescritto – la società ricorrente era a beneficio di una
Patente di esercizio pubblico che prevedeva 30 camere con 60 posti letto
(cfr. rapporto di segnalazione del 18 maggio 2017 della Polizia cantonale
ticinese [atto n. 2e dell’inc. AFC]). Le camere neI periodo daI 2010 al 2012
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erano 30, per poi passare a partire daI 2013, a 32 (cfr. citato Modu-
lo 11 – Complementi, pag. 1). Dalle informazioni agli atti risulta che in ogni
camera ci sia un unico letto doppio (cfr. fotografia di una stanza tipo
[allegato n. 8 accluso all’atto n. 2 dell’inc. AFC]) e che dette stanze venga-
no utilizzate dalle « professioniste » esercitanti la prostituzione (cfr. citato
rapporto di segnalazione). È inoltre incontestato, che durante detti periodi
fiscali queste professioniste hanno erogato delle prestazioni erotiche.
Come già rilevato dal Tribunale (cfr. consid. 5 del presente giudizio), qui
litigiosa è l’attribuzione alla società ricorrente delle cifre d’affari relative alle
prestazioni erotiche erogate dalle predette professioniste. In tale contesto,
si pone innanzitutto la questione a sapere se, dal punto di vista dell’IVA,
sono le professioniste che lavorano nel club o la stessa società ricorrente
che lo gestisce a dover essere qualificato di fornitore delle prestazioni
erotiche. Per rispondere a tale quesito occorre stabilire se le professioniste
hanno svolto o meno le loro attività a titolo « indipendente », agendo verso
l’esterno in proprio nome (cfr. considd. 5.2 e 5.3.4 del presente giudizio).
Decisivo è come l’offerta delle prestazioni erotiche viene oggettivamente
percepita dal pubblico, rispettivamente da una persona terza neutrale. Il
punto di partenza per l’esame di questo aspetto oggettivo è di norma il sito
internet (cfr. consid. 5.3.5 del presente giudizio).
6.2 In tale frangente, il Tribunale deve dunque in primis esaminare quanto
risultante dal sito internet della società ricorrente, alla luce delle constata-
zioni dell’autorità inferiore e degli altri elementi agli atti.
6.2.1 Di fatto, con l’esame del contenuto del sito internet della società
ricorrente (« [indirizzo sito internet] ») l’autorità inferiore ha constatato e
ritenuto quanto segue (cfr. decisione impugnata, consid. 5.2.1; decisione
del 12 settembre 2019, considd. 5.2.1-5.2.4):
 la pagina di accesso del sito internet della ricorrente si presenta con il logo
dell’impresa, costituito dal nome « D._ », accanto al quale appaiono la
raffigurazione di una donna e la scritta « almeno 18 anni » in diverse lingue.
Una volta effettuato l’accesso, si apre la pagina principale, nella quale
vengono mostrate le diverse rubriche e alcune foto delle ragazze. Su ogni
pagina del sito viene indicato il numero di ragazze presenti nella casa (« 20
ragazze presenti in questo momento »). Nelle rubriche « Girls » e « servizi
speciali », la ricorrente presenta dapprima le « sue ragazze », raffigurandole
in bianco e nero e assegnando loro uno pseudonimo, e pubblicizza in seguito
i servizi offerti dalle stesse: « C._ organizza per ogni occasione
esclusive compagnie per il gentleman esigente. Siete alla ricerca di un’avven-
tura erotica? Lasciatevi sedurre oppure date libero sfogo alle vostre fantasie,
e dame di compagnia mozzafiato vi accompagneranno con piacere nei vostri
viaggi di esplorazione ». In generale viene più volte accentuata l’appartenenza
A-5842/2020
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delle professioniste alla società ricorrente (« tête-à-tête con le nostre ragaz-
ze »; « momenti esclusivi con le nostre ragazze »), per cui da un punto di vista
esterno apparirebbe evidente che essa era interessata a presentare, per
mezzo del suo sito internet, le « sue ragazze », alfine di invogliare potenziali
clienti ad entrare nel locale, e di conseguenza a generare un maggior profitto.
Anche all’interno la ricorrente si proporrebbe tramite le sue ragazze. Dalla
rubrica « Jobs, collabora con noi » si evincerebbe infatti che essa non si
limiterebbe ad offrire alle ragazze i suoi locali per permettere loro di esercitare
la propria attività (« sei libera di scegliere la tua clientela, nessun obbligo da
parte nostra! »), bensì si impegnerebbe anche a promuovere la collaborazione
con le professioniste, facilitando le stesse ad ottenere i permessi di lavoro (« ti
otteniamo un regolare permesso di lavoro »). L’annuncio di lavoro non sareb-
be quindi pensato per pubblicizzare la messa a disposizione delle camere,
bensì per reclutare le ragazze e quindi per promuovere le prestazioni erotiche
offerte nei locali della ricorrente. L’attività della ricorrente sarebbe dunque
strettamente legata a quella delle ragazze, in quanto facilitando loro l’accesso
all’esercizio delle prestazioni erotiche, essa potrebbe approfittare di un
maggior numero di clienti.
 In nessuna parte del sito si trovano i dati di contatto delle professioniste, per
cui i clienti ignorano le loro coordinate. Per una riservazione vengono mostrati
unicamente l’indirizzo elettronico (« [indirizzo elettronico 1] ») e il numero di
telefono della ricorrente. Questi dati si trovano in tutte le pagine del sito, nella
finestra sotto la quale vengono indicati gli orari di apertura e il numero di
ragazze presenti nella casa. Da un punto di vista esterno apparirebbe quindi
evidente che questo indirizzo elettronico è stato creato unicamente per poter
fissare un incontro erotico tra il cliente e le professioniste. Per altre richieste o
informazioni ci si può infatti rivolgere all’altro indirizzo elettronico (« [indirizzo
elettronico 2] »). In base alle informazioni contenute nel sito internet
occorrerebbe quindi concludere che almeno per un primo appuntamento con
le ragazze serve l’intermediazione della ricorrente, tramite mail o mediante
presa di contatto diretta entrando nel locale.
 Gli spazi commerciali affittati dalla ricorrente alle professioniste verrebbero
usati dalle ore 13h00 alle ore 01h00 per svolgere la propria attività, ciò che
corrisponderebbe agli orari di apertura e di chiusura degli edifici della
ricorrente. In una certa misura le ragazze sarebbero quindi dipendenti dalle
istruzioni e dall’organizzazione messa in atto dalla ricorrente.
 Nel sito internet della ricorrente verrebbero pubblicizzate le prestazioni
erotiche delle professioniste (« Siete alla ricerca di un’avventura erotica?
Lasciatevi sedurre oppure date libero sfogo alle vostre fantasie, e dame di
compagnia mozzafiato vi accompagneranno con piacere nei vostri viaggi di
esplorazione », « le dame di compagnia di C._ sono attraenti, istruite,
aperte al mondo e si sentono assolutamente a proprio agio in ogni circostanza
grazie ad un ambiente accogliente, discreto e soprattutto all’unica licenza
ufficiale della regione quale casa a luci rosse »), mentre le stesse non
apparirebbero in nessun modo verso l’esterno.
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Sulla base di tali elementi, l’autorità inferiore ha ritenuto che la presenta-
zione del sito internet come parlante a sfavore di un’indipendenza delle
professioniste ai sensi della LIVA, lasciando apparire verso l’esterno
l’offerta di prestazioni erotiche come proveniente dalla stessa società ricor-
rente (cfr. decisione impugnata, considd. 5.2.2-5.2.5 e 5.3).
6.2.2 A tal proposito, il Tribunale non può fare a meno di rilevare in primis
come le constatazioni dell’autorità inferiore risultino qui oggettivamente
corrette e in linea con la giurisprudenza in materia di prestazioni erotiche,
in presenza di un sito internet (cfr. consid. 5.3.5 del presente giudizio con
riferimenti giurisprudenziali ivi citati). Le indicazioni fornite dall’autorità
inferiore trovano infatti riscontro negli atti dell’incarto, in particolar modo
negli atti n. 2a-2b dell’inc. AFC riportanti il contenuto della pagina internet
della società ricorrente (« [indirizzo sito internet] ») in data 13 dicembre
2012 – ovvero antecedentemente al controllo fiscale esperito dall’autorità
inferiore nei mesi di maggio e agosto 2016, luglio 2017 – e in data
14 giugno 2016 (sito internet che attualmente non risulta più reperibile). La
pubblicizzazione e la presentazione delle professioniste quali ragazze della
« C._ » (« dame di compagnia di C._ », rispettivamente
quali ragazze della società ricorrente (« nostre ragazze »; « Girls »), lascia
infatti intendere che le stesse – perlomeno in apparenza – siano parte
integrante del postribolo e dunque dell’organizzazione della ricorrente. A
ciò si aggiunge il fatto che nel sito internet non si trova alcun dato di
contatto delle singole professioniste, bensì unicamente della ricorrente. Su
tutte le pagine del sito internet vengono infatti indicati un numero di telefono
e due indirizzi di posta elettronica di contatto per la riservazione di un
incontro/un evento (« [indirizzo elettronico 1] ») e/o per la richiesta di
informazioni (« [indirizzo elettronico 2]») della stessa società ricorrente.
Detto sito internet non fornisce poi alcuna informazione specifica in merito
alle singole professioniste (nominativi, età, prestazioni erotiche, prezzi,
ecc.), bensì unicamente una loro descrizione standard. Di fatto, il sito
internet invita esplicitamente gli avventori a contattare il club via e-mail o
per telefono per informazioni e/o riservazioni (« [...] contattaci via mail o tel
[...] »), ciò che lascia presupporre verso l’esterno che è la stessa ricorrente
– in qualità di gestore del postribolo – a rispondere e fornire informazioni
specifiche sulle professioniste (nominativi, età, ecc.) e sulle prestazioni
erotiche da esse offerte (tipo di prestazione, prezzo, durata, ecc.),
perlomeno in un primo momento. Detto sito internet lascia peraltro
intendere che è la stessa ricorrente ad organizzare gli eventi speciali e/o
gli incontri (« [...] I NOSTRI SERVIZI, C._, organizza per ogni
occasione esclusive compagnie per il gentlemen esigente [...] »). Sulla
base delle informazioni contenute nel sito internet, verso l’esterno la
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Pagina 18
società ricorrente risulta dunque apparire come l’intermediaria tra le profes-
sioniste e i clienti in cerca di prestazioni erotiche. Ulteriore elemento che
lascia propendere verso tale conclusione è senz’altro l’indicazione degli
orari di apertura del club (« Aperto tutti i giorni dalle 13:00 alla 01:00.
Venerdì e Sabato fino alle 02:00 »), che lascia intendere agli avventori del
sito internet che le professioniste esercitano la loro attività durante la fascia
oraria di apertura del postribolo, dipendendo quindi in un certo modo
dall’organizzazione messa in atto dalla società ricorrente.
In tali circostanze, il Tribunale è di avviso che l’immagine d’insieme che
scaturisce oggettivamente dal sito internet della società ricorrente verso
l’esterno è che nei suoi locali vengano offerte delle prestazioni erotiche,
rispettivamente che l’offerta di prestazioni erotiche sia riconducibile alla sua
attività imprenditoriale. Secondo la giurisprudenza del Tribunale federale,
il fatto che per ovvie ragioni, le prestazioni erotiche non vengano (non pos-
sano essere) erogate fisicamente dalla società ricorrente quale persona
giuridica, bensì esclusivamente dalle professioniste, non è qui influente. In
effetti, a lui solo tale elemento non permette in alcun modo di ritenere che
dal punto di vista dell’IVA le professioniste agiscano verso l’esterno quali
indipendenti ai sensi dell’art. 10 cpv. 1 lett. b LIVA e dell’art. 20 cpv. 1 LIVA
(cfr. sentenza del TF 2C_1001/2015 del 5 luglio 2016 consid. 4.2).
Determinante ai fini dell’IVA è infatti come l’offerta di prestazioni erotiche
viene oggettivamente percepita da una persona terza neutrale e non tanto
le modalità di lavoro delle professioniste (cfr. consid. 5.3.5 del presente
giudizio). Ora, la libertà e l’autonomia delle professioniste nell’esercizio
della prostituzione è poi piuttosto legata a delle esigenze legali e di
protezione delle stesse ragazze. In effetti, dal punto di vista legale – come
giustamente rilevato dall’autorità inferiore (cfr. decisione impugnata, con-
sid. 5.2.2) – le professioniste devono essere libere di decidere se eserci-
tare la prostituzione, se accettare un incarico e a quali condizioni/prezzi. In
caso contrario, la ricorrente arrischierebbe di rendersi infatti colpevole di
incoraggiamento alla prostituzione. Ciò però non è verosimilmente qui il
caso, tant’è che né l’autorità inferiore, né lo scrivente Tribunale mette in
dubbio l’operato della società ricorrente in conformità della legge.
6.2.3 Ciò sancito, il Tribunale rileva poi che quanto risultante dal sito
internet – ovvero, la volontà della società ricorrente di esercitare un’attività
imprenditoriale connessa all’attività delle professioniste – si evince altresì
da altri elementi agli atti, così giustamente indicato dall’autorità inferiore
nella sua risposta del 7 gennaio 2021. Da un esame del doc. N prodotto
dalla stessa ricorrente risulta infatti chiaramente ch’essa negli anni 2010-
2016 ha sempre richiesto ed ottenuto l’apposita autorizzazione a gestire il
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postribolo denominata « [...] Accordo convenzione d’autorizzazione
all’esercizio di un postribolo [...] », indicando nelle relative richieste un
numero di trenta ragazze. Da ciò si evince che fin dall’inizio della sua
attività imprenditoriale, lo scopo della società ricorrente non era quello di
gestire un semplice locale d’incontri con messa a disposizione delle
camere alle professioniste, bensì di creare un’impresa nella quale viene
svolta l’attività di prostituzione. Ora è qui palese che senza l’ausilio delle
professioniste un postribolo non ha alcuna ragione di esistere, lo stesso
per l’appunto essendo un luogo di incontri tra adulti in cerca di prestazioni
erotiche. Come indicato dall’autorità inferiore, la società ricorrente ha altre-
sì assunto importanti oneri di carattere amministrativo e pecuniario, poiché
funge da rappresentante fiscale delle persone che esercitano l’attività di
prostituzione nella sua struttura, incassando un dovuto mensile a titolo di
acconto per le imposte e tasse dovute dalle stesse (cfr. formulari annuncio
postribolo anni 2010-2011 di cui al doc. N prodotto dalla ricorrente). Si può
dunque ritenere che, in qualità di garante dell’imposta, essa ha una certa
visione generale sull’incasso delle professioniste, ciò che costituisce un
ulteriore indizio a favore dell’unità d’impresa. A ciò si aggiunge poi l’aspetto
esterno ed interno del postribolo, così come risultante dalle fotografie agli
atti e accluse quali allegati 2-8 al rapporto di revisione del 4 novembre 2017
dell’autorità inferiore (cfr. citate fotografie di cui all’atto n. 2 dell’inc. AFC),
che lascia intendere al pubblico che le professioniste siano le « ragazze
della C._ ». Anche tale elemento costituisce un ulteriore indizio a
favore della tesi secondo cui le professioniste, perlomeno verso l’esterno,
fanno parte integrante dell’organizzazione della società ricorrente.
6.2.4 Gli elementi che precedono lasciano ritenere che verso l’esterno è la
società ricorrente ad offrire le prestazioni erotiche e dunque ad apparire
come la fornitrice di tali prestazioni (cfr. consid. 5.3.5 del presente giudizio).
Verso l’esterno, le professioniste risultano poi essere parte integrante della
sua organizzazione, formando con essa un’unità d’impresa (cfr. consid. 5.4
del presente giudizio). Dal punto di vista dell’IVA, tali elementi conducono
infatti a ritenere che la società ricorrente è la sola ad esercitare un’attività
indipendente.
6.3 Ciò rilevato, il Tribunale deve ora esaminare le censure e i mezzi di
prova prodotti dalla società ricorrente, che contesta recisamente le conclu-
sioni alle quali è giunta l’autorità inferiore.
6.3.1
6.3.1.1 Nel suo gravame, la ricorrente censura in sostanza che l’autorità
inferiore – fondandosi unicamente sul contenuto del sito internet e su
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Pagina 20
alcune fotografie, senza verificare le effettive modalità di lavoro delle
professioniste – avrebbe accertato la fattispecie in maniera inesatta e
incompleta. Essa sostiene infatti che dal punto di vista dell’IVA le profes-
sioniste eserciterebbero un’attività indipendente, sicché le cifre d’affari da
esse conseguite con le prestazioni erotiche andrebbe attribuite a quest’ulti-
me (cfr. ricorso 20 novembre 2020, pagg. 3 segg.).
6.3.1.2 Più nel dettaglio, per quanto concerne il sito internet, la società
ricorrente ne contesta la presa in conto da parte dell’autorità inferiore,
sostenendo che lo stesso sarebbe stato creato per pubblicizzare il locale
d’incontri « C._ », ma che di fatto – come confermato dalla ditta che
ha realizzato il sito internet (cfr. doc. O) – costituirebbe una mera « bozza
iniziale », mai aggiornata e successivamente disattivata, che oggi non
esiste più. Il sito internet non sarebbe dunque strumentale rispetto alla
promozione pubblicitaria delle prestazioni delle professioniste, che di fatto
decidevano liberamente se e come farsi pubblicità. Peraltro, la ricorrente
asserisce che detto sito internet non fornirebbe alcuna informazione sulle
singole professioniste (nessuna foto pubblicata delle ragazze e numero di
ragazze presenti mai aggiornato), le prestazioni concrete da loro offerte e
il loro prezzo. La ricorrente indica poi che quand’anche un cliente fosse
inizialmente stato tratto in errore dalla dicitura « le nostre ragazze » o le
« nostre dame di compagnia » presente a suo tempo sul sito internet, sin
dal primo contatto con le professioniste lo stesso avrebbe dovuto necessa-
riamente capire la situazione reale: la società ricorrente si limitava a gestire
il locale d’incontri e quindi a mettere a disposizione un’infrastruttura, mentre
le uniche erogatrici e responsabili delle prestazioni erotiche erano le
professioniste (cfr. ricorso 20 novembre 2020, pagg. 7 seg.).
6.3.1.3 A sostegno del carattere indipendente dell’attività delle professio-
niste, la società ricorrente sottolinea ch’esse pubblicizzavano liberamente
le proprie prestazioni, disponevano di una propria clientela ed entravano in
contatto con dei clienti anche al di fuori della « C._ » e dei suoi orari
di apertura. Esse si facevano carico del rischio aziendale. Infatti, le ragazze
che frequentavano la struttura (camere e eventualmente « C._ »)
erano, in qualità di libere professioniste, libere di decidere se, quando e
dove lavorare, che prezzi applicare in completa autonomia, se frequentare
o meno « C._ », assumendosi da sole il rischio economico e
aziendale derivante dalla strategia scelta. Esse si limitavano ad affittare le
camere con regolare contratto di locazione. Esse erano altresì libere di
decidere se accettare o meno un incarico, nonché di organizzare in modo
autonomo lo svolgimento del loro lavoro. Non ricevevano dalla ricorrente
alcuna direttiva e/o istruzione. Peraltro, la ricorrente non avrebbe mai
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Pagina 21
partecipato in nessun modo agli utili realizzati dalle professioniste. A
comprova dell’indipendenza delle professioniste essa ha prodotto le
dichiarazioni rilasciate da nove professioniste (cfr. doc. G) che sarebbero
state attive presso di lei anche negli anni oggetto del controllo IVA e le
dichiarazioni giurate di due ragazze (cfr. doc. L) rilasciate a comprova della
loro veridicità dinanzi ad un pubblico notaio, nonché alcuni campioni di
pubblicità su siti erotici (cfr. doc. M; cfr. ricorso 20 novembre 2020, pag. 6
seg.). Ad ulteriore comprova della loro indipendenza, la ricorrente sotto-
linea infine che le stesse erano identificate ai fini dell’AVS come lavoratrici
indipendenti ed erano assoggettate alle imposte dirette in qualità di lavora-
trici indipendenti, così come si evincerebbe dagli esempi di decisione di
fissazione dei contributi AVS/AI/IPG per indipendenti (cfr. doc. H) e di deci-
sione di tassazione (cfr. doc. I) riguardanti due professioniste, da lei pro-
dotte (cfr. ricorso 20 novembre 2020, pagg. 6 seg.).
6.3.2 Sennonché tali argomentazioni non possono essere qui seguite dallo
scrivente Tribunale per i motivi seguenti.
6.3.2.1 Più concretamente, per quanto attiene alla dichiarazione del 19 no-
vembre 2020 della società E._ di cui al doc. O, ovvero l’azienda che
– secondo quanto indicato dalla ricorrente – si sarebbe occupata
dell’allestimento del sito internet, il Tribunale deve constatare che si tratta
di un atto allestito posteriormente al controllo fiscale esperito dall’autorità
inferiore nel 2016, sicché la sua forza probante è ridotta, motivo per cui non
vi è luogo di tenerne conto (cfr. [per analogia] sentenza del TAF 2934/2011
del 28 novembre 2012 consid. 2.4.2 [ambito doganale]). Peraltro, ciò che
la ricorrente voleva al momento della creazione del suo sito internet è meno
decisivo, per la questione qui litigiosa, che il risultato ch’essa ha creato in
termini di « Aussenaufritt ». Ad ogni modo, che detto sito internet
rappresenti o meno una « mera bozza iniziale » come asserito dalla società
ricorrente, nulla cambia al fatto che – così come risultante dagli estratti
delle pagine internet di cui ai docc. 2a e 2b dell’inc. AFC (cfr. considd. 6.2.1
e 6.2.2 del presente giudizio) – lo stesso era attivo ed accessibile al
pubblico almeno fino al controllo fiscale esperito nel maggio e agosto 2016,
luglio 2017 dall’autorità inferiore. Ciò significa che in tale periodo un terzo
neutrale interessato al postribolo poteva avere accesso alle informazioni
ivi contenute e oggettivamente presupporre che era il gestore del postribolo
– e dunque la società ricorrente – ad offrire le prestazioni erotiche delle
« sue » ragazze, vista la pubblicizzazione che ne veniva fatta.
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Pagina 22
6.3.2.2 Che tale sito internet non indichi in dettaglio e in maniera esplicita
le prestazioni erotiche erogate dalle professioniste, il loro prezzo e i nomi-
nativi delle professioniste che le offrono, non è qui influente. Come visto
(cfr. considd. 6.2.1 e 6.2.2 del presente giudizio), il sito internet pubblicizza
infatti in maniera generica le professioniste, invitando esplicitamente gli
avventori a contattare il club via e-mail o per telefono per informazioni e/o
riservazioni (« [...] contattaci via mail o tel [... ] »), indicando due indirizzi
di posta elettronica e un unico numero di telefono riconducibili al club stes-
so e non alle singole professioniste, ciò che lascia presupporre che sarà la
società ricorrente a rispondere e non una professionista in particolare,
perlomeno in un primo momento. Detto sito internet lascia altresì intendere
che è il club stesso ad organizzare eventi speciali e/o gli incontri (« [...] I
NOSTRI SERVIZI, C._, organizza per ogni occasione esclusive
compagnie per il gentlemen esigente [...] »). Dagli altri elementi presenti
sul sito internet, risulta dunque oggettivamente che sia la ricorrente a
promuovere le professioniste verso l’esterno. Nulla cambia al riguardo
quanto risultante dagli estratti pubblicitari di cui al doc. M prodotto dalla
ricorrente. In effetti, detti esempi di pubblicità su siti erotici – a prescindere
dalla questione a sapere se si riferiscano a delle professioniste che hanno
effettivamente locato una stanza alla ricorrente – dimostrano unicamente
che alcune professioniste hanno pubblicizzato le loro prestazioni anche in
maniera autonoma. Ciò non esclude tuttavia che detta pubblicizzazione sia
avvenuta anche tramite il sito internet della società ricorrente. A tal
proposito, si può ricordare nuovamente che lo status di persona indipen-
dente delle professioniste dal punto di vista dell’AVS e delle imposte dirette
non è di ostacolo a che dal punto di vista dell’IVA le prestazioni erogate da
dette persone siano imputabili alla società che – come la ricorrente –
appare verso l’esterno come il fornitore di tali prestazioni (cfr. consid. 5.3.3
del presente giudizio).
6.3.2.3 Per quanto attiene poi alle nove dichiarazioni di cui al doc. G
rilasciate tra il 27 settembre 2019 e il 6 ottobre 2019 dalle professioniste –
peraltro di medesimo contenuto standardizzato verosimilmente preparato
dalla stessa ricorrente, sul quale le professioniste hanno selezionato le
frasi corrispondenti al loro caso – e alle due dichiarazioni giurate di cui al
doc. L rilasciate il 19 novembre 2020 da due professioniste – di contenuto
identico – il Tribunale deve constatare che anche in questo caso si tratta di
dichiarazioni posteriori al controllo fiscale esperito dall’autorità inferiore nei
mesi di maggio e agosto 2016, luglio 2017, il cui valore probatorio è ridotto.
Che si tratti di dichiarazioni di ragazze che hanno lavorato durante i periodi
fiscali oggetto delle riprese fiscali o di dichiarazioni rilasciate dinanzi ad un
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Pagina 23
notaio, rimane il fatto che le stesse sono state rilasciate dopo l’avvio della
procedura dell’autorità inferiore.
Ad ogni modo, ch’esse abbiano lavorato autonomamente e liberamente,
organizzando in maniera autonoma il loro lavoro, decidendo se accettare
o meno un incarico, fissando loro stesse il prezzo delle prestazioni erotiche
da essere offerte, assumendone il rischio aziendale, ecc. non costituisce
qui un elemento decisivo. Come già rilevato (cfr. consid. 6.2.2 del presente
giudizio), la libertà nell’esercizio della loro attività è soprattutto legata a
delle esigenze legali e di protezione delle stesse professioniste, in quanto
l’incoraggiamento della prostituzione costituisce un reato penale. Che le
professioniste siano dunque libere di esercitare autonomamente la prosti-
tuzione, non ha dunque nulla di sorprendente. Ch’esse abbiano erogato
prestazioni erotiche anche all’esterno del postribolo, è poi qui ininfluente.
Rimane il fatto che tali prestazioni venivano altresì da loro erogate all’in-
terno del postribolo. Analogo discorso vale altresì circa l’argomento che la
società ricorrente non avrebbe partecipato in alcun modo al consegui-
mento del reddito delle professioniste.
6.3.2.4 In merito invece agli esempi di decisione di fissazione dei contributi
AVS/AI/IPG per indipendenti (anni 2013/2014/2015) di cui al doc. H e dagli
esempi di decisione di tassazione (anni 2013/2014/2015) di cui al doc. I
riguardanti due professioniste, il Tribunale rileva che anche questo elemen-
to non gli è di alcun soccorso. Quand’anche dal punto di vista delle assicu-
razioni sociali e delle imposte dirette, le professioniste risultino esercitare
un’attività indipendente, ciò non significa automaticamente che le stesse
vadano considerate come indipendenti anche dal punto di vista dell’IVA
(cfr. consid. 5.3.3 del presente giudizio). In materia IVA è infatti decisivo il
modo in cui l’offerta al pubblico viene oggettivamente percepita da una per-
sona terza neutrale e non tanto chi fornisce concretamente la prestazione
(cfr. consid. 5.3.5 del presente giudizio). Ora, come visto (cfr. con-
sidd. 6.2.1-6.2.3 del presente giudizio), l’immagine complessiva della
società ricorrente scaturita dal sito internet e dagli altri elementi dell’incarto
lascia pensare che le professioniste abbiano erogato le prestazioni
erotiche come dipendenti del postribolo.
6.3.2.5 Riguardo in particolare all’argomentazione della ricorrente circa la
fascia oraria di apertura della « C._ » e la libertà delle profes-
sioniste di incontrare clienti anche al di fuori di tale fascia oraria, il Tribunale
rileva quanto segue.
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Pagina 24
Nel suo gravame, la ricorrente sottolinea che la fascia oraria di apertura del
postribolo non sarebbe stata da lei stabilita, bensì dal Comune mediante il
documento « Accordo convenzione d’autorizzazione all’esercizio di un
postribolo » (cfr. doc. N). Detto accordo non concernerebbe le camere,
locate a parte e indipendentemente dalla frequentazione della
« C._ », all’interno delle quali le professioniste sarebbero state
libere di esercitare durante tutta la fascia oraria consentita dalla legge
(10h00 – 03h00). Essa sottolinea che le ragazze potevano incontrare clienti
anche al di fuori dei locali da lei gestiti e accompagnarli in automobile e/o
in luoghi di loro scelta, così come risultante dalle loro dichiarazioni
(cfr. docc. G e L; cfr. ricorso 20 novembre 2020, pagg. 6 seg.).
A tal proposito, come già sancito (cfr. consid. 6.3.2.2 del presente giudizio),
il Tribunale ribadisce innanzitutto come le dichiarazioni delle professioniste
non siano qui influenti, le stesse essendo state allestite successivamente
al controllo fiscale esperito dall’autorità inferiore nel maggio e agosto 2016,
luglio 2017. Ciò premesso, alla stregua dell’autorità inferiore (cfr. decisione
impugnata, consid. 5.2.4), il Tribunale rileva come la limitazione organiz-
zativa delle professioniste non sia tanto legata alla fascia oraria imposta
dalla legge, quanto alla disponibilità degli spazi liberi all’interno dei suoi
locali. Come indicato dall’autorità inferiore e risultante dal rapporto di
segnalazione dell’8 maggio 2017 della Polizia cantonale ticinese agli atti
(cfr. atto n. 2e dell’inc. AFC), la struttura è infatti composta da trenta came-
re con un unico letto per un totale di sessanta posti letto, le quali vengono
utilizzate dalle professioniste per erogare le prestazioni erotiche e per
dormire. Nel periodo 2010-2015, in undici occasioni, all’interno della strutt-
ura la stessa avrebbe censito un minimo di undici e un massimo di trenta-
cinque professioniste. In tale contesto, non si può negare che, mediante la
stipulazione di contratti di locazione, la presenza delle professioniste viene
organizzata dalla società ricorrente in modo tale da soddisfare al meglio le
esigenze dei clienti e da ottenere la massima occupazione possibile delle
camere. Ne consegue che le professioniste devono inevitabilmente sotto-
stare – in una maniera o l’altra – al regolamento interno della società ricor-
rente, ciò per quanto attiene alla disponibilità delle stanze e agli orari di
apertura (cfr. in tale senso, sentenza del TF 2C_1001/2015 del 5 luglio
2016 consid. 4.3.1). Ch’essa abbiano o meno poi fornito prestazioni eroti-
che anche al di fuori del club e delle camere da essere locate, nulla cambia
al riguardo. Rimane il fatto che all’interno del postribolo l’erogazione delle
prestazioni erotiche dipende anche dalla capacità e la struttura del locale.
Non gli è neppure di soccorso la prassi dell’AFC di cui alla cifra n. 1.1
dell’Info IVA 02 Assoggettamento, nella sua versione in vigore dal 1° gen-
naio 2010 al 26 novembre 2012, da lei richiamata e sulla base della quale
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Pagina 25
le professioniste andrebbero considerate come indipendenti (cfr. ricorso
20 novembre 2020, pag. 4). Questa prassi generale è infatti stata oggetto
di numerose precisioni giurisprudenziali nell’ambito specifico delle presta-
zioni erotiche (cfr. consid. 5.3.5 del presente giudizio). Detto in altri termini,
nella valutazione del carattere indipendente in correlazione con una presta-
zione erotica occorre riferirsi ai principi giurisprudenziali sviluppati in tale
ambito specifico. In definitiva, alla luce di quanto suesposto, il Tribunale
giunge alla conclusione che in concreto non è ravvisabile alcun accerta-
mento inesatto e incompleto della fattispecie da parte dell’autorità inferiore.
6.4 Tutti gli elementi necessari e decisivi sono menzionati e presi in consi-
derazione in modo corretto (cfr. consid. 2.1 del presente giudizio). Nella
decisione impugnata, per ogni elemento analizzato dall’autorità inferiore,
la stessa ha infatti indicato il motivo per cui ne ha o meno tenuto conto
(cfr. decisione impugnata, considd. 5.2.2-5.2.5 e 5.3). Peraltro, nel reputa-
re come sufficienti gli elementi dell’incarto a sua disposizione – in partico-
lare quanto risultante dal sito internet della società ricorrente – per statuire
nel merito della vertenza, senza assumere ulteriori prove come invece
auspicato dalla ricorrente, l’autorità inferiore non ha fatto che esercitare il
suo potere di apprezzamento anticipato delle prove (cfr. consid. 2.3 del
presente giudizio). Come detto più volte (cfr. considd. 5.3.5 e 6.2.2 del
presente giudizio), dal profilo dell’IVA determinante è come l’offerta viene
oggettivamente percepita da una persona terza neutra, motivo per cui
l’autorità inferiore non era tenuta ad indagare oltre sulle modalità effettive
di lavoro delle professioniste. Del resto, come visto (cfr. consid. 6.3 del
presente giudizio), gli elementi probatori prodotti dalla ricorrente non sono
tali da inficiare le conclusioni dell’autorità inferiore effettuate sulla base
dell’esame del suo sito internet e degli altri elementi figuranti nell’incarto
cfr. consid. 6.2.1 del presente giudizio). Ne discende che è a giusta ragione
che l’autorità inferiore non ha riconosciuto il carattere indipendente delle
professioniste ai sensi dell’IVA, considerandole come parte integrante della
struttura messa in atto dalla società ricorrente (unità d’impresa), di cui
quest’ultima appare quale fornitrice delle prestazioni erotiche verso
l’esterno ai sensi della giurisprudenza in materia di prestazioni erotiche
(cfr. consid. 5.3.5 del presente giudizio). In tale frangente, è altresì corretto
che le cifre d’affari realizzate dalle professioniste mediante l’erogazione di
prestazioni erotiche sono state conseguentemente attribuite alla ricorrente.
Su questo punto, il ricorso va pertanto respinto.
7.
Ciò sancito, il Tribunale rileva che le cifre d’affari realizzate dalle professio-
niste durante i periodi fiscali 2011-2015 – come visto (cfr. consid. 3.2.1 del
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Pagina 26
presente giudizio), l’anno 2010 essendo qui prescritto – così come attri-
buite alla società ricorrente, sono state ricostruite dall’autorità inferiore
ricorrendo ad una stima, e meglio ad una tassazione d’ufficio ai sensi
dell’art. 79 cpv. 1 LIVA (cfr. decisione impugnata, consid. 6; decisione del
12 settembre 2019, considd. 6 segg.). Nella misura in cui l’autorità inferiore
ha reso verosimile la sussistenza dei presupposti per procedere ad una
tassazione d’ufficio (primo stadio), come pure la correttezza della conse-
guente stima (secondo stadio), spettava alla ricorrente dimostrare con dei
documenti giustificativi che le valutazioni svolte dall’autorità inferiore non
sono corrette rispettivamente portano a risultati manifestamente errati
(terzo stadio; cfr. per i dettagli in merito alla tassazione d’ufficio e all’onere
probatorio; sentenza del TF 2C_1077/2012 del 24 maggio 2014 con-
sid. 2.5; [tra le tante] sentenza del TAF A-5551/2019 del 14 gennaio 2021
considd. 2.5.2-2.5.3 e 2.5.6). Sennonché nel suo ricorso la ricorrente non
contesta né l’adempimento dei presupposti per una tassazione d’ufficio, né
la stima delle cifre d’affari realizzate con le prestazioni erotiche erogate
dalle professioniste. In tale frangente, vista altresì l’assenza di errori mani-
festi, il Tribunale non intravvede alcun motivo per attardarsi ulteriormente
al riguardo. Ne consegue, che la decisione impugnata va dunque confer-
mata anche su questo punto.
8.
Nella misura in cui la cifra d’affari derivante dalle prestazioni erotiche è da
imputarsi alla società ricorrente, confermando in tal modo la decisione
impugnata, risulta poi che quest’ultima non adempie i presupposti per
l’applicazione del metodo delle aliquote saldo (cfr. consid. 5.5 del presente
giudizio). L’art. 37 LIVA riserva in effetti (cfr. consid. 5.4 del presente
giudizio) questo metodo al contribuente il cui debito d’imposta – calcolato
in base all’aliquota saldo determinante nei suoi confronti – non eccede i
109'000 franchi. Ora, la società ricorrente non sostiene che ciò sarebbe qui
il caso, se le prestazioni delle professioniste sono ad essa attribuibili (ciò
che è qui il caso) e il Tribunale non vede nemmeno (il periodo fiscale 2010
essendo in ogni caso prescritto) che questa disposizione è stata mal
applicata dall’autorità inferiore. Ne consegue che la richiesta di annul-
lamento della revoca dell’applicazione del metodo delle aliquote saldo
avanzata dalla ricorrente (cfr. ricorso 20 novembre 2020, pag. 9) va qui
respinta, con conferma della decisione impugnata pure su questo punto.
9.
In definitiva, il ricorso va accolto parzialmente ai sensi del consid. 3.2.1 del
presente giudizio, in ragione dell’intervenuta prescrizione per il periodo
fiscale 2010. Per il resto il ricorso va invece respinto.
A-5842/2020
Pagina 27
Di conseguenza, le spese processuali pari a 12'500 franchi vanno poste
parzialmente a carico della ricorrente (cfr. art. 63 cpv. 1 PA; art. 1 segg. del
regolamento del 21 febbraio 2008 sulle tasse e sulle spese ripetibili nelle
cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale [TS-TAF, RS
173.320.2]) per un importo – tenuto conto dell’annullamento della ripresa
fiscale di 22'322 franchi su un totale litigioso di 740'271 franchi, per una
proporzione dunque pari al 3% – pari a 12'120 franchi (cfr. art. 4 TS-TAF).
Detto importo verrà detratto in proporzione dall’anticipo spese di
12'500 franchi versato a suo tempo dalla ricorrente. L’importo rimanente di
380 franchi verrà invece restituito alla ricorrente, ad avvenuta crescita in
giudicato del presente giudizio. Nessuna spesa processuale è invece
messa a carico dell’autorità inferiore (cfr. art. 63 cpv. 2 PA)
Ciò indicato, visto il parziale accoglimento del ricorso, si giustifica altresì
l’assegnazione alla ricorrente di un’indennità ridotta a titolo di spese
ripetibili pari a 500 franchi, a carico dell’autorità inferiore (cfr. art. 64 cpv. 1
PA; art. 7 cpv. 2 TS-TAF).
(Il dispositivo è indicato alla pagina seguente)
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