Decision ID: aad8afab-0e52-42fa-8a61-596a8da37e70
Year: 2022
Language: it
Court: CH_BVGE
Chamber: CH_BVGE_001
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: 

Visto
la domanda d'asilo che A._ ha presentato in Svizzera il (...) febbraio
2022,
i verbali di rilevamento dei dati personali del 2 marzo 2022 e del colloquio
personale Dublino del 7 marzo 2022,
il verbale d'audizione secondo l’art. 29 della legge sull'asilo del 26 giugno
1998 (LAsi, RS 142.31) del 30 maggio 2022,
la decisione di assegnazione alla procedura ampliata del 3 giugno 2022,
il verbale d’audizione integrativa nella procedura ampliata dell’11 agosto
2022,
i mezzi di prova prodotti durante la procedura di prima istanza,
la decisione della Segreteria di Stato della migrazione (di seguito: SEM)
del 25 agosto 2022, con cui tale autorità ha respinto la succitata domanda
d'asilo e pronunciato l'allontanamento del richiedente dalla Svizzera non-
ché l'esecuzione dello stesso in quanto ammissibile, ragionevolmente esi-
gibile e possibile,
il ricorso del 23 settembre 2022 (cfr. timbro del plico raccomandato; data
d'entrata: 26 settembre 2022), con cui l’interessato è insorto contro la sum-
menzionata decisione dinanzi al Tribunale amministrativo federale (di se-
guito: Tribunale) chiedendo l’annullamento della decisione impugnata, il ri-
conoscimento della qualità di rifugiato e la concessione dell’asilo in Sviz-
zera; in subordine la concessione dell’ammissione provvisoria per inam-
missibilità e/o inesigibilità dell’esecuzione dell’allontanamento; con conte-
stuale domanda d’esenzione dal pagamento delle spese anticipate di giu-
stizia, il tutto con protestate spese e ripetibili,
i fatti del caso di specie che, se necessari, verranno ripresi nei considerandi
che seguono,
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e considerato
che le procedure in materia d'asilo sono rette dalla legge federale sulla
procedura amministrativa del 20 dicembre 1968 (PA, RS 172.021), dalla
legge sul Tribunale amministrativo federale del 17 giugno 2005 (LTAF,
RS 173.32) e dalla legge sul Tribunale federale del 17 giugno 2005 (LTF,
RS 173.110), in quanto la LAsi non preveda altrimenti (art. 6 LAsi),
che fatta eccezione per le decisioni previste all'art. 32 LTAF, il Tribunale, in
virtù dell'art. 31 LTAF, giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi dell'art. 5
PA prese dalle autorità menzionate all'art. 33 LTAF,
che la SEM rientra tra dette autorità (art. 105 LAsi) e l'atto impugnato co-
stituisce una decisione ai sensi dell'art. 5 PA,
che il ricorrente è toccato dalla decisione impugnata e vanta un interesse
degno di protezione all'annullamento o alla modificazione della stessa
(art. 48 cpv. 1 lett. a-c PA), per il che è legittimato ad aggravarsi contro di
essa,
che i requisiti relativi ai termini di ricorso (art. 108 cpv. 2 LAsi), alla forma e
al contenuto dell'atto di ricorso (art. 52 cpv. 1 PA) sono soddisfatti,
che occorre pertanto entrare nel merito del gravame,
che con ricorso al Tribunale possono essere invocati, in materia d'asilo, la
violazione del diritto federale e l'accertamento inesatto o incompleto di fatti
giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi) e, in materia di diritto degli
stranieri, pure l'inadeguatezza ai sensi dell'art. 49 PA (cfr. DTAF 2014/26
consid. 5),
che il Tribunale non è vincolato né dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4 PA), né
dalle considerazioni giuridiche della decisione impugnata, né dalle argo-
mentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2),
che i ricorsi manifestamente infondati, ai sensi dei motivi che seguono,
sono decisi dalla giudice in qualità di giudice unica, con l'approvazione di
un secondo giudice (art. 111 lett. e LAsi) e la decisione è motivata soltanto
sommariamente (art. 111a cpv. 2 LAsi),
che ai sensi dell’art. 111a cpv. 1 LAsi, si rinuncia allo scambio degli scritti,
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che il richiedente, cittadino dello Sri Lanka di etnia Tamil, nel corso delle
audizioni cui è stato sottoposto ha dichiarato che i suoi problemi sarebbero
iniziati dopo la morte del padre nel (...); che da allora, degli agenti del CID
("Criminal Investigation Department", il dipartimento investigativo della po-
lizia srilankese) avrebbero iniziato a presentarsi a casa sua interrogandolo
e minacciandolo; che nel (...) il fratello maggiore B._ sarebbe stato
portato via e torturato; che a seguito di tale evento, quest’ultimo sarebbe
espatriato in Svizzera dove avrebbe ottenuto l’asilo; che di conseguenza,
da quel momento le domande degli agenti del CID si sarebbero riferite al
fratello B._ ed alle sue attività; che dal (...), anno in cui il ricorrente
avrebbe sposato la sorella della moglie del fratello B._, le interro-
gazioni si sarebbero intensificate ulteriormente; che pertanto, infastidito
dalle ripetute visite, egli avrebbe traslocato più volte; che tuttavia, nono-
stante i cambi di domicilio, gli agenti del CID sarebbero sempre riusciti a
rintracciarlo per infastidirlo e minacciarlo; che dipoi, il (...) ottobre 2021, egli
avrebbe subito un’aggressione rientrando a casa la sera; che quattro indi-
vidui l’avrebbero fermato rimproverandogli di non averli avvertiti del suo
ultimo cambio d’indirizzo; che da ciò, egli avrebbe compreso che si trattava
di agenti del CID; che la discussione sarebbe sfociata in un litigio ed il ri-
correrete sarebbe stato colpito alla testa; che la moglie e il cognato sareb-
bero accorsi in suo soccorso e l’avrebbero portato all’ospedale; che tutta-
via, per evitare ulteriori problemi, egli avrebbe dichiarato al personale sa-
nitario di essersi procurato la ferita nel corso di un litigio in famiglia; che
dopo due giorni, sarebbe stato dimesso e sarebbe rimasto a casa senza
lavorare per due mesi; che una volta ripreso il lavoro, a dicembre 2021, egli
sarebbe stato nuovamente controllato per strada dagli agenti del CID, i
quali gli avrebbero chiesto come si sarebbe procurato la ferita (...); che
preso dalla paura, egli avrebbe iniziato ad organizzare il viaggio d’espatrio;
che infine, egli avrebbe lasciato il Paese il (...) febbraio 2022, con un pas-
saporto falso, partendo dall’aeroporto di Colombo,
che a sostegno della sua domanda d’asilo il ricorrente ha versato agli atti
unicamente dei documenti in copia, tra cui il suo certificato di nascita e
quello della moglie e del figlio, l’atto di matrimonio, il permesso B svizzero
ed il certificato di nascita del fratello B._, una fotografia che ritrae
una cicatrice e dei punti (...) e la traduzione del certificato di morte di suo
padre del (...),
che la Svizzera, su domanda, accorda asilo ai rifugiati secondo le disposi-
zioni della LAsi (art. 2 LAsi); che l'asilo comprende la protezione e lo statuto
accordati a persone in Svizzera in ragione della loro qualità di rifugiato; che
esso include il diritto di risiedere in Svizzera,
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che, giusta l'art. 3 cpv. 1 LAsi, sono rifugiati le persone che, nel Paese di
origine o di ultima residenza, sono esposte a seri pregiudizi a causa della
loro razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo
sociale o per le loro opinioni politiche ovvero hanno fondato timore di es-
sere esposte a tali pregiudizi; che sono pregiudizi seri segnatamente l'e-
sposizione a pericolo della vita, dell'integrità fisica o della libertà, nonché le
misure che comportano una pressione psichica insopportabile (art. 3 cpv. 2
LAsi),
che a tenore dell'art. 7 cpv. 1 LAsi, chiunque domanda asilo deve provare
o per lo meno rendere verosimile la sua qualità di rifugiato; che la qualità
di rifugiato è resa verosimile se l'autorità la ritiene data con una probabilità
preponderante (art. 7 cpv. 2 LAsi),
che è pertanto necessario che i fatti allegati dal richiedente siano
sufficientemente sostanziati, plausibili e coerenti fra loro (art. 7 cpv. 3 LAsi);
che in questo senso dichiarazioni vaghe, quindi suscettibili di molteplici
interpretazioni, contraddittorie in punti essenziali, sprovviste di una logica
interna, incongrue ai fatti o all'esperienza generale di vita, non possono
essere considerate verosimili ai sensi dell'art. 7 LAsi; che è altresì
necessario che il richiedente stesso appaia come una persona attendibile,
ossia degna di essere creduta; che questa qualità non è data, in
particolare, quando egli fonda le sue allegazioni su mezzi di prova falsi o
falsificati (art. 7 cpv. 3 LAsi), omette fatti importanti o li espone
consapevolmente in maniera falsata, in corso di procedura ritratta
dichiarazioni rilasciate in precedenza o, senza motivo, ne introduce
tardivamente di nuove, dimostra scarso interesse nella procedura oppure
nega la necessaria collaborazione; che infine, non è indispensabile che le
allegazioni del richiedente l'asilo siano sostenute da prove rigorose; che al
contrario, è sufficiente che l'autorità giudicante, pur nutrendo degli
eventuali dubbi circa alcune affermazioni, sia persuasa che,
complessivamente, tale versione dei fatti sia in preponderanza veritiera;
che il giudizio sulla verosimiglianza non deve, infatti, ridursi a una mera
verifica della plausibilità del contenuto di ogni singola allegazione, bensì
dev'essere il frutto di una ponderazione tra gli elementi essenziali a favore
e contrari ad essa; che decisivo sarà dunque determinare, da un punto di
vista oggettivo, quali fra questi risultino preponderanti nella fattispecie (cfr.
DTAF 2013/11 consid. 5.1 e giurisprudenza ivi citata),
che nella decisione impugnata, la SEM ha considerato innanzitutto invero-
simili le allegazioni del ricorrente; che in particolare, l’autorità inferiore ha
rilevato come il ricorrente sarebbe incorso in diverse gravi contraddizioni e
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come le sue allegazioni in merito alle minacce subite da parte degli agenti
del CID risulterebbero alquanto vaghe e stereotipate; che inoltre, l’autorità
di prima istanza ha analizzato i cosiddetti fattori di rischio esistenti al mo-
mento della partenza dell’interessato non ritenendoli atti a suscitare una
persecuzione da parte delle autorità dello Sri Lanka; che altresì, ha asserito
come dagli atti non emergerebbero elementi dai quali si potrebbe dedurre
che il richiedente potrebbe attirare l’attenzione delle autorità srilankesi ed
essere oggetto di persecuzioni rilevanti in materia d’asilo in caso di rientro
in Patria,
che dipoi, la SEM ha considerato i mezzi di prova presentati dal ricorrente
soffermandosi specialmente sul permesso B svizzero del fratello
B._, sul certificato di morte del padre del (...) e sulla fotografia della
cicatrice (...); che tuttavia, a dire dell’autorità di prima istanza tali mezzi di
prova non sarebbero in grado di rendere né verosimili né rilevanti i suoi
motivi d’asilo,
che in sede ricorsuale, l'interessato avversa la valutazione della SEM; che
per quanto riguarda la verosimiglianza delle allegazioni, egli contesta di
aver fornito informazioni contraddittorie e stereotipate; che in particolare,
osserva come egli avrebbe spiegato l’accaduto del (...) ottobre 2021 in ma-
niera chiara e dettagliata; che del resto, il motivo per cui egli non sarebbe
stato in grado di riferire dei particolari circa i suoi quattro aggressori rica-
drebbe nella circostanza; che invero, egli fa notare che i fatti si sarebbero
svolti di notte in assenza di luce ed egli sarebbe stato sotto l’influsso dell’al-
cool; che altresì, a suo dire, sarebbe da ritenersi coerente la sua rinuncia
ad informarsi in merito all’identità degli assalitori, in quanto ciò avrebbe so-
lamente peggiorato la sua situazione,
che in merito alla rilevanza dei suoi motivi d’asilo, l’insorgente ribadisce di
essere stato ripetutamente minacciato ed una volta persino aggredito da
persone appartenenti alle forze armate governative; che per tale motivo,
sarebbe da escludere che troverebbe protezione all’interno del suo Paese
o presso i membri della sua famiglia; che pertanto, in caso di rientro egli
verrebbe nuovamente contattato dalle persone da cui sarebbe scappato,
ciò anche a causa del soggiorno all’estero; che inoltre, l’insorgente reitera
che il padre, a suo tempo, sarebbe stato ucciso, mentre due dei suoi (...)
fratelli, sarebbero già espatriati proprio a causa del loro legame con le LTTE
("Liberation Tigers of Tamil Eelam", le Tigri per la liberazione della patria
Tamil); che altresì, sebbene il fratello B._ avrebbe unicamente col-
laborato durante le manifestazioni, senza aver ricevuto alcun addestra-
mento particolare da parte delle LTTE, egli sarebbe stato torturato; che di
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conseguenza, l’autorità di prima istanza avrebbe escluso in modo arbitrario
l’esistenza di una persecuzione riflessa,
che la tesi ricorsuale non può essere seguita,
che, come giustamente rilevato dall’autorità di prima istanza, le contraddi-
zioni nel racconto dell’insorgente sono molteplici e riguardano aspetti es-
senziali della sua domanda d’asilo,
che in particolare, sorprende che il ricorrente abbia dato molteplici e diver-
genti versioni in merito alle visite da parte degli agenti del CID,
che durante la medesima audizione, egli ha dapprima affermato che i CID
avrebbero minacciato e interrogato la famiglia a partire dalla morte del pa-
dre avvenuta nel (...) (cfr. atto SEM 37/14 D41-42); che tuttavia, chiesto di
specificare da quanto sarebbe stato interrogato rispettivamente minacciato
personalmente, egli ha fornito tre risposte incongruenti (cfr. atto SEM 37/14
D43-46),
che in particolare, egli ha affermato in un primo momento di essere già
stato minacciato prima della sua partenza dalla casa famigliare, mentre
successivamente ha asserito di essere stato interpellato per la prima volta
il (...) dopo aver cambiato casa (cfr. atti SEM 22/10 D29 e 37/14 D43-46),
che ad ogni modo, egli si è smentito dichiarando come le visite da parte
dei CID, quando egli risiedeva nella casa di famiglia, non le avrebbe vissute
come delle minacce (cfr. atto SEM 37/14 47-48),
che anche per quanto concerne l’episodio del (...) ottobre 2021, si rilevano
importanti discrepanze nella descrizione dei fatti; che le contraddizioni non
si limitano all’orario e al luogo dell’aggressione, la cui indeterminatezza po-
trebbe essere accettata, ma si riscontra come l’insorgente dopo aver so-
stenuto più volte – sia nel corso della prima audizione che della seconda –
che la moglie e il cognato sarebbero accorsi in suo soccorso (cfr. atti SEM
22/10 D29, D40 e 37/14 D6, D85), sul finale della seconda audizione, egli
abbia asserito di essersi recato a casa con le sue forze e solo successiva-
mente sarebbe stato trasportato in ospedale (cfr. atto SEM 37/14 D100),
che confrontato con tale importante contraddizione, egli ha tuttavia sempli-
cemente ribadito di essersi recato prima a casa, trovandosi a poche centi-
naia di metri (cfr. atto SEM 37/14 D101),
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che oltre a ciò, si constata che egli abbia ammesso che sia lui che i suoi
aggressori, sarebbero stati ubriachi (cfr. atti SEM 22/10 D29 e 37/14
D94-99); che pertanto, la rissa risulta essere piuttosto un litigio tra ebbri,
piuttosto che una persecuzione mirata da parte del CID,
che inoltre, si rileva anche una conflittualità tra la programmazione della
partenza dal Paese d’origine e la data d’espatrio,
che invero, in un primo momento l’interessato ha asserito di aver iniziato
ad aver paura e a pensare di lasciare lo Sri Lanka a dicembre 2021 dopo
essere stato nuovamente fermato dagli agenti del CID (cfr. atto SEM 37/14
D6), mentre in un secondo momento egli ha dichiarato che sarebbe stata
l’aggressione del (...) ottobre 2021 ad averlo indotto a pensare e organiz-
zare la sua partenza (cfr. atto SEM 37/14 D84); che tuttavia entrambe le
versioni sarebbero in disaccordo con quanto sostenuto nella prima audi-
zione, ossia che egli avrebbe deciso di espatriare già circa sei mesi prima
dalla partenza dal suo Paese (cfr. atto SEM 22/10 D50),
che altresì, si osserva come ci siano anche delle discordanze riguardo i
fatti che concernerebbero il fratello B._; che nel primo racconto
spontaneo l’interessato ha sostenuto che quest’ultimo sarebbe stato por-
tato via e torturato nel (...) (cfr. atto SEM 22/10 D29), mentre nella seconda
audizione ha asserito che la persecuzione sarebbe avvenuta nel (...) (cfr.
atto SEM 37/14 D32 e 35); che ad ogni modo, si constata come entrambi
le versioni non corrispondano alla realtà dei fatti; che come rettamente ri-
levato dall’autorità inferiore, il fratello B._ è arrivato in Svizzera ad
inizio (...), dove ha depositato domanda d’asilo in data (...) (cfr. risultanze
processuali),
che oltre a queste importanti contraddizioni, sorprende come l’insorgente
non abbia saputo circostanziare eventi importanti come a che età egli
avrebbe avuto il primo contatto con il CID (cfr. atto SEM 37/14 D49-51), il
numero di minacce che avrebbe ricevuto o la data esatta del suo ultimo
incontro con gli agenti del CID (cfr. atto SEM 37/14 D55-56),
che nondimeno, come osservato dalla SEM, è alquanto sbalorditivo che
egli non sia stato in grado di dare alcun dettaglio in merito ai suoi aggres-
sori e non abbia neppure voluto informarsi al riguardo (cfr. atto SEM 22/10
D45-47),
che su tali presupposti i predetti indicatori di inverosimiglianza non si pos-
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sono certo imputare alle generiche giustificazioni invocate in sede ricor-
suale,
che in definitiva, si può partire dall’assunto che la versione dell’insorgente
non ossequi i succitati criteri di cui all’art. 7 LAsi,
che altresì, come rettamente segnalato dalla SEM e nonostante le consi-
derazioni contenute nel gravame, non sono identificabili in specie ulteriori
fattori di rischio che permettano di considerare che l’insorgente possa es-
sere esposto a pregiudizi in caso di rientro in patria (cfr. decisione avver-
sata, pag. 7),
che, la sola appartenenza all’etnia Tamil e il deposito di una domanda
d’asilo all’estero non sono elementi sufficienti per comprovare un timore
fondato di esposizione a seri pregiudizi ai sensi dell’art. 3 LAsi (cfr. sen-
tenza del Tribunale E-1866/2015 [pubblicata come sentenza di riferimento]
del 15 luglio 2016 consid. 8.4.6),
che inoltre non si può partire dall'assunto che in specie esistano legami
presunti o effettivi con le LTTE, che dal punto di vista delle autorità srilan-
kesi, possano essere interpretati quale volontà di voler riaccendere il con-
flitto etnico nel paese (cfr. sentenze del Tribunale E-1866/2015 consid.
8.4.1 e 8.5.3; E-350/2017 del 3 ottobre 2017 consid. 4.3.1); che nemmeno
è recensibile in casu un impegno politico particolare contro il regime du-
rante l'esilio, con lo scopo di voler rianimare il movimento separatista tamil
(cfr. sentenza E-1866/2015 consid. 8.4.2 e 8.5.4; sentenza E-350/2017
consid. 4.3.1), né si deduce dagli atti che l'interessato sia stato iscritto in
una lista di controllo ad uso delle autorità (cfr. sentenza E-1866/2015 con-
sid. 8.4.3 e 8.5.2; cfr. anche la sentenza del Tribunale E-350/2017 del 3
ottobre 2018 consid. 4.3.1),
che in buona sostanza, non appare che l'insorgente possa essere perce-
pito come una minaccia per l'unità e la coesione nazionale (cfr. in merito
anche la sentenza E-350/2017 consid. 4.4),
che sebbene il fatto che egli sia di etnia tamil come pure il suo soggiorno
in Svizzera ed il suo eventuale rimpatrio senza il possesso di un passaporto
non permettano di escludere ch'egli possa attirare su di sé l'attenzione
delle autorità al suo ritorno, una tale evenienza non configura un tratta-
mento rilevante nel contesto dell'art. 3 LAsi (cfr. sentenza E-1866/2015
consid. 8.4.4, 9.2.4 e 9.2.5; sentenze del Tribunale E-4703/2017 e E-
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4705/2017 del 25 ottobre 2017 consid. 4.4 e 4.5 [in parte pubblicata nella
DTAF 2017 VI/6]),
che la valutazione circa i fattori di rischio di cui al provvedimento sindacato
non presta pertanto il fianco a critiche; che il ricorrente non può in altri ter-
mini prevalersi di un timore fondato di essere perseguitato in un prossimo
avvenire e secondo un'alta probabilità, per dei motivi posteriori alla sua
fuga (art. 54 LAsi); che questa valutazione è tanto più giustificata dal fatto
che egli ha lasciato lo Sri Lanka nel 2021, ossia ben dopo la fine delle
ostilità tra le LTTE e l'esercito regolare (cfr. sentenza del Tribunale E-
38/2019 del 22 ottobre 2020 consid. 5.2),
che da ultimo, anche i mezzi di prova agli atti non sono tali da poter giusti-
ficare una diversa valutazione del caso in disamina,
che specialmente, dal certificato di morte del padre del (...) non si evince
alcuna informazione in merito agli autori o al movente del presunto omici-
dio; che sebbene il fratello B._ sia stato riconosciuto come rifugiato
ed abbia ottenuto l’asilo in Svizzera, il ricorrente non è stato in grado di far
valere una persecuzione riflessa nei suoi confronti (cfr. supra); che infine,
nemmeno la fotografia della cicatrice è in grado di dimostrare l’asserita ag-
gressione da parte dei CID,
che dunque, per quanto concerne il riconoscimento della qualità di rifugiato
e la concessione dell’asilo, la decisione impugnata va pertanto confermata,
che se respinge la domanda d’asilo o non entra nel merito, la SEM
pronuncia, di norma, l’allontanamento dalla Svizzera e ne ordina
l’esecuzione; che tiene però conto del principio dell’unità della famiglia
(art. 44 LAsi),
che l’insorgente non adempie le condizioni in virtù delle quali la SEM
avrebbe dovuto astenersi dal pronunciare l’allontanamento dalla Svizzera
(art. 14 cpv. 1 seg., art. 44 LAsi nonché art. 32 dell’ordinanza 1 sull’asilo
relativa a questioni procedurali dell’11 agosto 1999 [OAsi 1, RS 142.311];
cfr. DTAF 2013/37 consid. 4.4),
che questo Tribunale è pertanto tenuto a confermare la pronuncia
dell’allontanamento,
che l’esecuzione dell’allontanamento è regolamentata, per rinvio
dell’art. 44 LAsi, dall’art. 83 della Legge federale sugli stranieri e la loro in-
tegrazione del 16 dicembre 2005 (LStrI, RS 142.20), giusta il quale la
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stessa dev’essere possibile (art. 83 cpv. 2 LStrI), ammissibile (art. 83
cpv. 3 LStrI) e ragionevolmente esigibile (art. 83 cpv. 4 LStrI),
che nella decisione impugnata, la SEM ha ritenuto l’esecuzione
dell’allontanamento ammissibile, ragionevolmente esigibile e possibile,
che nel proprio gravame, l’insorgente avversa anche tale assunto; che egli
in particolare ritiene che il suo l’allontanamento verso lo Sri Lanka sarebbe
da ritenersi inammissibile, poiché in contrasto con l’art. 3 CEDU; che ad
ulteriore comprava di quanto da lui asserito vi sarebbe l’evidenza dei fatti
occorsi al fratello B._, il quale sarebbe espatriato e avrebbe otte-
nuto asilo in Svizzera; che ciò dimostrerebbe il rischio concreto a cui egli
andrebbe in contro; che dipoi, a causa delle violenze generalizzate e dif-
fuse all’interno del Paese il suo allontanamento verso lo Sri Lanka non sa-
rebbe neppure da ritenersi ragionevolmente esigibile,
che anche agli occhi del Tribunale, non vi sono in casu elementi ostativi
all’esecuzione dell’allontanamento del ricorrente verso lo Sri Lanka,
che il ricorrente non può prevalersi del principio del divieto di respingimento
(art. 5 cpv. 1 LAsi) né di un rischio personale, concreto e serio di essere
esposto ad un trattamento proibito, in relazione all’art. 3 CEDU o all’art. 3
della Convenzione contro la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, inu-
mani o degradanti del 10 dicembre 1984 (Conv. tortura, RS 0.105),
che egli non ha invero stabilito di avere il profilo di una persona che possa
interessare le autorità srilankesi in modo particolare al suo ritorno (cfr. su-
pra), né l’esistenza di motivi seri ed avverati di fondare un rischio reale di
essere sottoposto ad un trattamento vietato dalle disposizioni succitate
nell’eventualità di un suo rimpatrio,
che la situazione generale dei diritti umani nello Sri Lanka non è d’altro
canto a tal punto compromessa da rendere generalmente inammissibile
l’esecuzione dell’allontanamento e ciò anche volendo considerare la re-
cente evoluzione congiunturale e politica (cfr. sentenza del Tribunale
D-1027/2020 del 23 agosto 2022),
che pertanto l’esecuzione dell’allontanamento è ammissibile (art. 44 LAsi
in relazione all’art. 83 cpv. 3 LStrI),
che inoltre, vista la cessazione delle ostilità tra i separatisti Tamil ed il go-
verno di Colombo, non si può concludere che nel paese viga attualmente
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una situazione di guerra, guerra civile o violenza generalizzata che coin-
volga l’insieme della popolazione nella totalità del territorio nazionale (cfr.
sentenza E-1866/2015 del 15 luglio 2016 consid. 13.1),
che nella sentenza di riferimento E-1866/2015 consid. 13.2 seg. il Tribu-
nale ha altresì proceduto all'attualizzazione della giurisprudenza pubblicata
in DTAF 2011/24 ed ha confermato che l'esecuzione dell'allontanamento è
ragionevolmente esigibile in tutta la provincia Settentrionale – ad ecce-
zione della regione di Vanni (per la regione di Vanni cfr. la sentenza di rife-
rimento D-3619/2016 del 16 ottobre 2017) – e nella provincia Orientale
qualora i criteri individuali dell'esigibilità siano dati (in particolare l'esistenza
di una solida rete famigliare o sociale, così come la possibilità di accedere
ad un alloggio e di prospettive favorevoli quanto alla copertura dei bisogni
elementari [E-1866/2015 consid. 13.3.3]),
che in specie, il ricorrente proviene da C._, (...), nella regione di
D._, dove ha vissuto dalla nascita fino all’espatrio; che non vi è da
dubitare quanto al fatto che egli (come del resto non contestato in sede
ricorsuale) adempia ai suddetti requisiti; che infatti può contare sulla pre-
senza di una solida rete sociale in Sri Lanka (cfr. atto SEM 22/10 D9 e D17-
18); che nonostante prima del suo espatrio egli viveva con la moglie e il
figlio in una casa in affitto, la sua famiglia dispone di una casa di proprietà
(cfr. atto SEM atto SEM 22/10 D11); che altresì, l’interessato gode di una
solida formazione scolastica (cfr. atto SEM atto SEM 22/10 D13) e di
un’esperienza professionale come (...) (cfr. atto SEM atto SEM 22/10 D14);
che di conseguenza non vi è motivo di dubitare che l’interessato sarà in
grado, anche con l'aiuto dei famigliari, di far fronte ai propri bisogni,
che in considerazione di quanto precede, l’esecuzione dell’allontanamento
del ricorrente è ragionevolmente esigibile (art. 83 cpv. 4 LStrI in relazione
all’art. 44 LAsi),
che infine, nemmeno risultano impedimenti sotto il profilo della possibilità
dell’esecuzione del provvedimento; che sebbene il ricorrente non dispone
di alcun un documento d’identità in originale, egli è in misura d'intrapren-
dere ogni passo necessario presso la competente rappresentanza del suo
paese d'origine in vista dell'ottenimento dei documenti necessari al rimpa-
trio (cfr. art. 8 cpv. 4 LAsi nonché DTAF 2008/34 consid. 12),
che di conseguenza, anche in materia di esecuzione dell’allontanamento
la decisione dell’autorità inferiore va confermata,
http://links.weblaw.ch/BVGE-2008/34
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che ne discende che la SEM con la decisione impugnata non ha violato il
diritto federale né abusato del suo potere d’apprezzamento ed inoltre non
ha accertato in modo inesatto o incompleto i fatti giuridicamente rilevanti
(art. 106 cpv. 1 LAsi); che altresì, per quanto censurabile, la decisione non
è inadeguata (art. 49 PA), per il che il ricorso va respinto,
che avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, la domanda di
esenzione dal versamento di un anticipo equivalente alle presunte spese
processuali è divenuta senza oggetto,
che ritenute le allegazioni ricorsuali sprovviste di probabilità di esito favo-
revole, la domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa dal
versamento delle spese processuali, è respinta (art. 65 cpv. 1 PA),
che, visto l’esito della procedura, le spese processuali di CHF 750.– che
seguono la soccombenza sono poste a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1
e 5 PA nonché art. 1-3 del regolamento sulle tasse e sulle spese ripetibili
nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 febbraio
2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]),
che la decisione è definitiva e non può, in principio, essere impugnata con
ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83
lett. d cifra 1 LTF),
(dispositivo alla pagina seguente)
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il Tribunale amministrativo federale pronuncia:
1.
Il ricorso è respinto.
2.
La domanda di assistenza giudiziaria è respinta.
3.
Le spese processuali di CHF 750.– sono poste a carico del ricorrente. Tale
ammontare deve essere versato alla cassa del Tribunale amministrativo
federale, entro un termine di 30 giorni dalla spedizione della presente sen-
tenza.
4.
Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all'autorità canto-
nale competente.
La giudice unica: La cancelliera:
Chiara Piras Francesca Bertini