Decision ID: 7ba902a4-559c-5854-a4ea-c8bd5ef78c74
Year: 2000
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_006
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: civil_law

in fatto:
A.
Con istanza del 13 aprile 1999, _, domiciliata in _, ha richiesto nei confronti di _, domiciliato a _, nonché contro le società _ _ quali condebitrici solidali, il sequestro ex art. 271 cpv.1 n. 4 LEF presso le banche _ _ tutte a _, di tutti gli averi patrimoniali di qualsivoglia natura e sotto qualsivoglia forma di cui i pretesi condebitori fossero titolari, contitolari, procuratori o aventi diritto economico, fino a concorrenza di un credito di Fr. 2'728'620.-- oltre interessi al 5% dal 10 aprile 1997.
L'istante allega essere beneficiaria esclusiva del _ _, progettato e costituito dalla _ _ e per essa dall'ing. _ _, su mandato dell'istante, la quale diede pure mandato all'_ di fungere quale "settlor", ossia in qualità di conferente dei beni messi a disposizione del trust dall'istante stessa, tra i quali in particolare il capitale sociale della società _ con sede alle _. Quale "trustee", ossia amministratore del trust e proprietario ‐ fiduciario a detta dell'istante ‐ dei beni messi a disposizione, fu designato la _. Al termine di un'operazione di "sicurizzazione", organizzata dalla _, consistendo nella creazione di diverse società con sede in _ finanziate direttamente o indirettamente dall'istante e nella vendita successiva di parte delle azioni di queste società _, il valore complessivo dei beni del trust ammontava, secondo l'istante, a Lit. 27,7 Mia. Il 16 luglio 1997 (recte 14 luglio 1997, v. doc. U_ _ società a detta dell'istante pure controllata dalla _, firmarono un contratto di pegno ("pledge") destinato a garantire un mutuo ("loan") concesso dalla _, che ammontava originariamente a Lit. 2'336'888'000 (recte 2'336'880.000, v. doc. U). La garanzia consisteva in particolare in titoli della _ e beni controllati attraverso le società partecipate da quest'ultima (complessivamente stimati, "prudenzialmente", in almeno Lit. 27,7 Mia), in diverse cambiali (pagherò e assegni), nonché in un impegno da parte dell'istante a farsi carico personalmente del debito. Le clausole del contratto di pegno stabilivano inoltre che le pretese garantite dal pegno si estendevano, fra l'altro, a tutti gli indebitamenti, le passività o le obbligazioni dovute dalla mutuataria ad altri, che la mutuante potesse aver ottenuto tramite acquisto, negoziazione, sconto, assegnazione o altrimenti. Fondandosi sulla cessione alla _ di crediti della _ contro la _ che avrebbe fatto lievitare i crediti garantiti dal pegno a Sfr. 3,6 mio, l'ing. _ avrebbe ottenuto dall'istante la sottoscrizione, in particolare, di tutta una serie di dichiarazioni di manleva e cambiali (promissory notes) per un importo di Sfr. 3,63 mio.
Oltre che far valere, senza però sostanziarle giuridicamente, pretese risarcitorie per illecito ai sensi degli art. 41 ss. CO contro i tre pretesi condebitori, l'istante afferma di aver subito un danno contrattuale derivante, quanto all'ing. _, dalla cattiva esecuzione del suo mandato di fatto di consulente, e quanto le altre due convenute, dalla violazione del rapporto fiduciario che le legavano all'istante. Quanto all’ing. _ in particolare, l'istante dice che il diritto bahamense le permette, "di fronte all'evenienza, nella circostanza più che concreta, di dover assistere impotente alla dispersione dei beni destinati a garantire le prestazioni destinate ai beneficiari", di agire giudizialmente quale parte attrice non solo nei confronti dei trustees responsabili, ma anche dei terzi coinvolti nei maneggi di questi ultimi.
L'istante stima il suo danno pari al controvalore dei titoli conferiti al trust al momento della sua costituzione, ossia $US 1'860'000, pari a fr. 2'728'620.--, al cambio di 1,4670 del 10 aprile 1997.
B.
Il 14 aprile 1999, il Pretore di Lugano ha ordinato il sequestro come richiesto dalla signora _ e ordinato a quest'ultima di prestare una garanzia bancaria, o un altro titolo equivalente, di fr. 200'000.--, ciò che è stato fatto in data 11 maggio 1999.
C.
Con atto 3 maggio 1999, l'ing. _ ha formulato opposizione al sequestro, con protesta di tasse, spese e indennità, contestando sia la verosimiglianza della causa del credito, il suo ammontare (inesistenza di un danno) e la sua esigibilità (prescrizione di un eventuale pretesa risarcitoria ex art. 41 CO), che pure l'esistenza di un legame sufficiente della pretesa con la Svizzera ai sensi dell'art. 271 cpv. 1 n. 4 LEF L'ing. _ ha altresì contestato essere proprietario dei beni sequestrati nei suoi confronti presso la _ L'ing. _ nega l'esistenza di un credito di _ nei suoi confronti, sia contrattuale che da atto illecito, perché, dal punto di vista contrattuale:
·
non esiste nessun mandato o altro negozio giuridico tra l'opponente e la sequestrante;
·
l'istante non ha dimostrato essere beneficiaria esclusiva del trust al momento dell'inoltro dell'istanza, né è proprietaria dei titoli dati in pegno;
·
il _ è di tipo "irrevocabile e discrezionale" e esclude pertanto la restituzione dei beni al "settlor" economico;
·
sia secondo lo statuto del _ che secondo la legge bahamense, il patrimonio dei trustees non è disponibile per chi agisce contro il trust;
·
_, assistita da diversi avvocati, ha sottoscritto tutta la documentazione intesa a far ottenere alla _ un credito dalla _
·
l'opponente non è parte al contratto di pegno;
D'altronde, nemmeno un credito da atto illecito sarebbe ipotizzabile, visto il decreto di non luogo a procedere emanato il 27 novembre 1998 dal Procuratore Pubblico _ e confermato definitivamente dal Tribunale federale in una sentenza del 26 marzo 1999; del resto, un'eventuale azione di risarcimento danni sarebbe prescritta, il contratto di pegno ("pledge agreement") essendo stato sottoscritto e ratificato dall'istante il 14 luglio 1997.
L'opponente osserva inoltre che il _ si compone ancora attualmente di tutti i propri attivi, di modo che non vi è un danno.
Egli contesta altresì l'esistenza di un legame sufficiente con il territorio svizzero, l'amministrazione del _ essendo stata fatta fuori dalla Svizzera e tutta la redazione della documentazione non essendo avvenuta in Svizzera.
Infine, l'opponente pretende non essere titolare né essere mai stato avente diritto economico delle relazioni bancarie designate nel decreto di sequestro.
D.
All’udienza di discussione 17 giugno 1999, l'ing. _ ha confermato la sua opposizione al sequestro. _ ha prodotto diversi documenti (da BG a BQ) nonché un allegato di risposta, nel quale ha esposto, in particolare, che la _ era l'unico trustee del _, il rapporto con la ditta _ _ altro trustee previsto dallo statuto del _, non essendo mai divenuto operante a causa di una mancanza da parte dell'opponente, e che l'autorità penale non si era pronunciato sulle pretese civili della sequestrante ma aveva solo rinviato le parti alla sede civile. _ ha pure contestato la prescrizione dell'azione per atto illecito nonché l'inesistenza del legame sufficiente con la Svizzera, facendo valere che tutti i contratti in questione erano stati sottoscritti a Lugano. Da parte sua, l'opponente ha contestato la risposta e prodotto un memoriale scritto di replica che riassume le sue tesi, mentre in duplica l'istante si è riconfermata nei suoi allegati precedenti e precisato che i fatti determinanti non risalirebbero a luglio 1997 bensì a luglio 1998.
E.
Con decisione 6 agosto 1999 il Pretore ha accolto l’opposizione dell'ing. _ e annullato il sequestro 14 aprile 1999, caricando la tassa di giustizia in fr. 1'000.-- alla sequestrante, con l'obbligo per quest'ultima di rifondere alla controparte fr. 9’000.-- a titolo di indennità. In sostanza il Pretore ha ritenuto che il credito non fosse stato sufficientemente reso verosimile, non risultando dalla copiosa documentazione prodotta l'esistenza di un qualsiasi rapporto contrattuale tra l'istante e l'opponente, il quale avrebbe sempre agito in qualità di rappresentante di terzi. Egli ha inoltre osservato che nessun bene conferito al _ dall'istante è pervenuto sotto il controllo dell'opponente, essendo tutti i beni rimasti nel _, e ha rilevato che tutti gli atti giuridici di costituzione del trust, di realizzazione del progetto di "sicurizzazione" e pure la conclusione del mutuo sarebbero stati discussi, progettati e dunque approvati da _. Il giudice di prima cure si è pure fondato sulle risultanze della procedura penale per prosciogliere l'opponente.
Il Pretore non ha pertanto ritenuto la tesi della sequestrante plausibile, l'esame approfondito e puntuale della documentazione prodotta inducendola piuttosto a credere che l'istante facesse capo alla procedura di sequestro per rientrare in possesso di beni volontariamente e irrevocabilmente conferiti al _, per mezzo di una costruzione giuridica il cui principale scopo sarebbe quello di sottrarre ad eventuali creditori i beni del debitore.
Quanto alla causa di sequestro invocata, il Pretore ha giudicato che la sottoscrizione dei contratti in Svizzera non costituisse un legame sufficiente con il nostro paese, non risultando per altro dagli atti che parte dell'amministrazione del _ fosse avvenuta a _.
F.
Con appello 20 agosto 1999 _ postula l’annullamento del giudizio di prima istanza e la conferma del sequestro, con protesta di spese e ripetibili. L’appellante rimprovera al giudice di prime cure di non aver applicato il diritto bahamense, che secondo i documenti da lei prodotti, riconoscerebbe ai beneficiari di un trust, di fronte all'evenienza di dover assistere alla dispersione dei beni in realtà destinati ad assicurare le prestazioni a loro destinate, la prerogativa di agire giudizialmente non solo contro i trustees ma pure contro i terzi, che come l'ing. _, sono stati attivi nei maneggi compiuti a danno dei beneficiari. Osserva inoltre come pure dal punto di visto del diritto svizzero la valutazione espressa nella decisione appellata non può essere condivisa sulla scorta della sentenza "_" del TF. L'ing. _ risulterebbe in effetti essere stato l'unico interlocutore della sequestrante, sottoscrivendo tutti i documenti topici nella vertenza, segnatamente il contratto di pegno, di modo da apparire quale organo di fatto delle società che rappresentava e dover rispondere del proprio operato svolto in una situazione di palese conflitto di interesse . L'appellante insorge poi contro l'affermazione che ella avrebbe sottoscritto tutti i contratti in piena conoscenza di causa, facendo notare che il progetto di "sicurizzazione" non prevedeva i contratti di mutuo (loan) e di pegno (pledge). Infine, _ riafferma l'esistenza di un legame sufficiente con la Svizzera, allestendo una lista di cinque circostanze legate al territorio nazionale.
G
. Con osservazioni 27 settembre 1999, l'ing. _ postula la reiezione del gravame, confermando quanto già espresso in prima sede, rilevando in particolare ‐ in merito all'applicazione del diritto _ ‐ che il parere del legale bahamense prodotto dall'appellante si basa sull'ipotesi di frode, che è poi stata respinta in sede penale, che le ipotesi sulle quali si fonda detto parere non si sono verificate e che comunque secondo il _, non è più possibile intentare un'azione visto che sono trascorsi più di due anni dalla data di costituzione ed iniziale "patrimonializzazione" del _. Ribadisce la sua estraneità alla presente causa, sia dal punto di visto delittuale (è stato scagionato dalla magistratura penale) che contrattuale (dice aver sempre agito per procura), nonché il fatto che il pegno è limitato a Sfr. 3'660'000.-- e che comunque il valore dei titoli messi in pegno indicato dalla sequestrante non trova riscontro nella realtà dei fatti. L'appellato afferma inoltre non aver mai ricevuto né acquistato cespiti appartenenti al patrimonio del _, nemmeno di aver fatto parte di qualsiasi consiglio di amministrazione di una società controllata dal _. Quanto ai contratti di mutuo e di pegno, egli osserva che l'intera operazione è stata approvata preventivamente dall'appellante con lettera 16 luglio 1997 ai trustees. Infine, la _ ribadisce l'assenza di legame sufficiente con la Svizzera, i contratti firmati a _ essendo stati, prima della firma, letti e controllati all'estero, poi, dopo la firma, inviati e registrati all'estero.

Considerando
in diritto:
1. Questioni procedurali
1.1.
Per crediti non garantiti da pegno il creditore può chiedere il sequestro di beni del debitore, quando sia data una causa di sequestro (cfr. art. 271 cpv. 1 n.1 a 5 LEF). Nel Cantone Ticino per valori superiori a Fr. 2’000.-- competente per la concessione del sequestro è il Pretore del luogo in cui si trovano i beni da sequestrare indicati dal creditore (art. 14 cpv. 1 e 16 cpv. 3 LALEF, art. 5 cpv. 1 LOG). La procedura, di natura sommaria (art. 25 n.2 lett. a LEF), è retta dall’art. 19 LALEF che non prevede il contraddittorio.
1.2.
Prima di concedere il sequestro il giudice esamina, sulla base dei soli elementi addotti dal creditore, se è stata resa sufficientemente verosimile l’esistenza del credito, di una causa di sequestro nonché di beni appartenenti al debitore (art. 272 LEF). Il grado di verosimiglianza ex art. 271-272 LEF richiesto per valutare se vi è un credito, se nel circondario di sua competenza vi sono beni appartenenti al debitore e se si realizza almeno una delle cause di sequestro fatte valere dal creditore è in linea di principio nel senso che la tesi del creditore deve risultare plausibile e l’esame puntuale delle allegazioni e della documentazione prodotta dal creditore deve permettere al giudice di convincersi ‐ sulla base di elementi oggettivi, non bastando di regola fatture o altri elementi allestiti unilateralmente dal creditore sequestrante o da suoi organi o persone ausiliarie ‐ che in concreto le circostanze di fatto rilevanti si sono realizzate, senza per questo poter già escludere il contrario (cfr.
W
alter
Stoffel
, Le séquestre, in:
Iynedjian/Rieben
(éd.), La LP révisée, Losanna 1997, p. 280 s.; Pierre-Robert
Gilliéron,
Le séquestre dans la LP révisée, in: BlSchK 1995, p. 132 e rif.;
B
ertrand
Reeb
, Les mesures provisoires dans la procédure de poursuite, in: ZSR 1997/II, p. 466;
Amonn/Gasser,
Grundriss des Schuldbetreibungs- und Konkursrechts, 6. ed., Berna 1997, §51 n.2, p. 414;
Rudolf Ottomann
, Der Arrest, in: ZSR 1996/I, p. 253, n. 32).
1.3.
Concesso il sequestro, chi è toccato nei suoi diritti può fare opposizione al giudice del sequestro entro dieci giorni da quando ne ha avuto conoscenza (art. 278 cpv.1 LEF. In tal caso il giudice, in una procedura pure sommaria retta dagli art. 20ss. LALEF, sottopone il sequestro a nuovo esame, dando agli interessati la possibilità di esprimersi (cfr. art. 278 cpv.2 LEF) rispettivamente di addurre fatti nuovi. In caso di tempestiva opposizione al sequestro, il giudice che lo ha concesso deve chinarsi dunque nuovamente sulla domanda di sequestro e verificare ‐ pur con il medesimo potere di cognizione esercitato in precedenza (cfr.
Reeb,
op. cit., p.478;
Gilliéron
, op. cit., p.135) ‐ se alla luce di quanto emerso dal contraddittorio tutte le condizioni del sequestro ‐ contestate dall’opponente ‐ risultano ancora sufficientemente verosimili, se cioè in relazione alle stesse è ancora soddisfatto quel grado di verosimiglianza necessario per la sua concessione (cfr.
Amonn/Gasser,
op. cit., §51 n.71, p. 420), atteso che resta onere del creditore sequestrante fornire al giudice gli elementi sufficienti (cfr.
Hans Reiser
, Basler Kommentar zum SchKG, Basilea/Ginevra/Monaco 1998, Vol.
III, n. 38 ad art. 278 LEF).
1.4.
La nuova decisione (sull’opposizione) ‐ sia essa di annullamento o di conferma del sequestro (cfr.
Reiser
, op. cit., n. 44-45 ad art. 278) ‐ può essere a sua volta impugnata entro dieci giorni davanti all’autorità giudiziaria superiore (art. 278 cpv. 3 primo periodo LEF) ‐ nel Cantone Ticino la Camera di esecuzione e fallimenti con il rimedio dell’appello (art. 22 LALEF e art. 14 e 22 lett. c LOG), rispettivamente, in caso di valore inferiore agli 8’000.-- franchi, la Camera di cassazione civile con ricorso per cassazione (art. 22 LALEF e art. 5, 13 e 22 lett. b LOG). L’autorità superiore deve verificare ‐ sulla base delle allegazioni e dei documenti prodotti dalle parti ed eventualmente anche dei fatti nuovi di cui le stesse si possono avvalere (art. 278 cpv.3 secondo periodo LEF) ‐ se nel caso concreto in relazione al realizzarsi delle condizioni del sequestro addotte dal creditore ‐ e contestate dalle controparti ‐ è raggiunto il grado di verosimiglianza necessario per il mantenimento del provvedimento conservativo, atteso che in caso negativo annullerà la decisione del giudice di prime cure che ha confermato il sequestro rispettivamente confermerà la decisione che lo ha annullato, riservate soluzioni intermedie (cfr.
Amonn/ Gasser,
op. cit., §51 n. 74, p. 421;
Reeb,
op. cit., p. 482).
1.5.
a)
Tutte le decisioni in materia di sequestro, in tutte le istanze, vanno pronunciate in procedura sommaria (art. 25 cifra 2, let. a LEF). Le norme cantonali che reggono tale tipo di procedura devono rispettare la massime dispositiva ("Disposizionsmaxi-me"), il principio attitatorio ("Verhandlungsmaxime"), nonché le massime di celerità e di concentrazione (Jérôme
Piégai
, La protection du débiteur et des tiers dans le nouveau droit du séquestre, tesi Losanna 1997, pp. 213 ss ed i rif.). Vale a dire che il giudice non agisce d'ufficio, che egli esamina solo ciò che è stato allegato e decide unicamente in base alle prove addotte dalle parti ("quod non est in actis, non est in mundo") e che possono essere assunte seduta stante ("Beweismittelbeschränk-kung"), salvo che il fatto allegato sia stato ammesso o non contestato dalla controparte (Oscar
Vogel
, Grundriss des Zivilprozessrechts, 4a ed., Berna 1995, n. 24 ad cap. 6). In particolare, non vanno ammessi in procedura sommaria i richiami di incarti né le richieste di edizione (in materia di rigetto dell'opposizione: CEF 3.1.2000 C. S. c/ S. M.). Rimane alle parti la possibilità di produrre fotocopie degli atti che necessitano loro.
Il giudice può accontentarsi della semplice verosimiglianza dei fatti ("Beweisstrengebeschränkung") ed esaminare sommariamente i punti di diritto ("prima facie cognitio"), nella misura compatibile con l'esigenza di celerità (cfr. Fabienne
Hohl
, La réalisation du droit et les procédures rapides, tesi Friborgo 1997, n. 453;
Gilliéron
, op. cit., p. 138, B;
Piégai
, op. cit., p. 212). Il giudice apprezza liberamente le prove (art. 20 cpv. 5 LALEF).
b)
I principi di celerità e di concentrazione impongono in particolare alle parti alte esigenze di motivazione per poter giungere ad un giudizio sollecito. Il giudice del sequestro non deve ricercare tra tutti i documenti prodotti quelli che potrebbero essere determinanti a sostegno delle allegazioni della parte. Quest'ultima non può limitarsi ad indicare tesi descrittive ‐ sia fattuali che in diritto ‐ ma deve sostanziarle con riferimenti puntuali e d'immediato riscontro ai documenti topici a sostegno. In caso di omissione, le allegazioni non debitamente motivate saranno ignorate per carenza di forma del gravame.
Le suddette massime impongono altresì che i documenti non redatti in una delle lingue nazionale siano prodotti unitamente ad una traduzione affidabile in una delle lingue nazionali, pena la mancata presa in considerazione (art. 21 cpv. 2 LALEF).
c)
Quando una parte allega l'applicazione del diritto straniero, essa dovrà spontaneamente, in deroga parziale all'art. 16 cpv. 1 LDIP, che, in procedura sommaria, si applica solo per analogia (cfr. Pierre-Robert
Gilliéron
, Commentaire de la LP, Losanna 1999, n. 67 ad art. 84), stabilirne il contenuto, in base ad elementi affidabili, non bastando dichiarazioni di liberi professionisti, ma dovendo far capo, se del caso, a pareri oggettivi di istituti ‐ ad esempio l'Istituto svizzero di diritto comparato di Losanna ‐ o autori neutri. In caso di omissione, il giudice applicherà il diritto svizzero (art. 16 cpv. 2 LDIP).
d)
Si parla di verosimiglianza quando vi è una certa probabilità che i fatti allegati corrispondano al vero (
Piégai
, op. cit., n. 792, p. 173). Il grado di verosimiglianza richiesto è oggetto di apprezzamenti divergenti. Vi è chi richiede un'alta verosimiglianza (
Amonn/ Gasser,
op. cit., §51 n. 40), chi si limita ad una verosimiglianza semplice (
Gilliéron
, BlSchK 1995, p. 132;
Stoffel
, op. cit., p. 281;
Hohl
, op. cit., nota 222 ad n. 459: almeno 51% di probabilità che la tesi del sequestrante sia vera; pure in questo senso:
Ottomann
, op. cit., n. 32 p. 253: "wahrscheinlicher" e Urs
Engler
, Basler Kommentar, Vol. I, Basilea/Ginevra/ Monaco 1998, n. 13 ad art. 25: "lediglich als überwiegend wahr halten") e chi si accontenta di una verosimiglianza molto bassa che sarebbe sempre data a meno che il preteso debitore non rechi una prova completa dell'inesistenza della circostanza resa verosimile dal sequestrante (
Piégai
, op. cit., p. 174-175). Le tesi estreme vanno respinte in considerazione, da un lato, del carattere provvisionale e urgente della misura del sequestro, dall'altro, della giurisprudenza del TF e del Messagio del Consiglio federale relativo alla revisione della LEF (FF 1991 III 119 s., n. 208.2 con rif.) che si riferiscono alla nozione di verosimiglianza in materia di rigetto provvisorio dell'opposizione. Viste le difficoltà particolari in materia di sequestro legate alla necessità di agire velocemente, una probabilità del 33% (1/3) deve essere la soglia minima da raggiungere dal sequestrante per ottenere il sequestro. Per garantire i diritti del sequestrato, il giudice dovrà tuttavia esigere dal sequestrante ‐ dandosene gli ulteriori presupposti, ovviamente diversi dal profilo fattuale in funzione dello stato degli atti e dello stadio processuale raggiunto ‐ una garanzia ai sensi dell'art. 273 cpv. 1 LEF tanto più elevata quanto più bassa si rivela la verosimiglianza della realizzazione delle condizioni del sequestro (cfr.
Gilliéron
, BlSchK 1995, p. 132), nei limiti del danno di cui il sequestrato potrebbe verosimilmente patire in caso di sequestro ingiustificato.
2.
Eccezione relativa alla legittimazione attiva dell'appellante
L'appellato contesta pure la legittimazione attiva dell'appellante, a motivo che ella non avrebbe provato essere beneficiaria esclusiva del trust al momento dell'inoltro dell'istanza di sequestro. Tale eccezione concerne evidentemente solo le pretese contrattuali dell'appellante e non quelle fondate su un'asserito atto illecito.
Dalla "letter of wishes" 16 luglio 1997 del trust protector ai trustees (doc.
AA) e dal suo annesso A, risulta in effetti che il trust protector ha proposto la nomina di _ quale unica beneficiaria del trust, il patrocinatore dell'ing. _, avv. _, avendo d'altronde lui stesso apposto il proprio sigillo di notaio su tale annesso. Anche se si può avere qualche dubbio sul carattere vincolante del desiderio emesso dall'appellante ("wish"; v. doc. 4, art. 2 i.f.), va ammesso che i trustees l'hanno attuato per atto concludente, non rifiutando di conformarvisi né nominando un (altro) beneficiario. L'assenza di un'altra nomina posteriore, quale fatto negativo, non può in effetti essere provata dalla sequestrante, ma spettava invece al sequestrato di rendere verosimile la designazione di un altro beneficiario. Lo scopo dell'intera costruzione giuridica (che doveva permettere alla sequestrante di conservare l'effettiva disposizione dei beni investiti nel trust anche dopo la finalizzazione di quest'ultimo, doc. A, pp. 18-19) induce per di più a confermare la qualità di beneficiaria di _.
3. Sull'esistenza e l'esigibilità dell'asserito credito
In concreto controversa è innanzitutto la questione della verosimiglianza dell’esistenza e dell’esigibilità del credito per il quale è stato chiesto il sequestro (art. 272 cpv. 1 n.1 LEF).
3.1.
Allegazioni della sequestrante
La sequestrante allega di aver subito un danno di fr. 2'728'620.-, pari al controvalore dei titoli da lei conferiti al trust al momento della sua costituzione. Dall'esposizione giuridica poco sistematica e ancora meno chiara di _, sembra risultare che ella identifica la causa del suo asserito credito nella partecipazione dell'opponente ai "maneggi" del trustee _ volti a condurre ad una dispersione dei beni destinati a garantire le prestazioni ai beneficiari (istanza di sequestro, p. 13, n. 6, appello, p. 6-7, n. 9), partecipazione di cui _ risponderebbe, in diritto svizzero, sia dal punto di vista degli art. 41 ss. CO che sotto il profilo contrattuale (regole del mandato) e, in diritto _, in virtù dei principi elaborati dalla giurisprudenza illustrati nei documenti AQ e AR. In particolare, rimprovera al sequestrato (appello, pp. 7-9, n. 11 e 12):
·
di aver indotto la sequestrante a spogliarsi dei suoi beni facendole credere che la struttura messa a punto con il progetto di "sicurizzazione" offrisse garanzie di sicurezza, mentre ostacolava nel contempo un controllo efficace da parte della _ non realizzando le condizioni necessarie perché essa accettasse di assumere l'incarico di (co)trustee previsto dallo statuto del trust;
·
di aver operato in una situazione di palese conflitto di interessi, essendo da considerare non come rappresentante delle società per le quali ha firmato tutti i documenti (B, C, D, E, L, M, N, U, AB) di cui risulta composta la vertenza, bensì come organo di fatto di queste società e consulente della sequestrante nei confronti della quale godeva di una chiara superiorità determinata dalla sua conoscenza più profonda sia della materia in generale che delle implicazioni del progetto di "sicurizzazione" e degli ulteriori contratti conclusi;
·
di aver in particolare firmato il contratto di pegno che ha permesso alla _ di assumere il controllo assoluto su di un patrimonio stimato in Lit. 27.7 Mia in palese disparità con il preteso credito vantato dalla stessa (cfr. appello, p. 9-10, n. 13).
3.2. Esistenza ed ammontare dell'asserito danno
L'appellante pretende che il suo danno sia pari al controvalore dei titoli conferiti a _ al momento della costituzione del trust, ossia Sfr. 2'728'620.--. Non indica come giunge a tale cifra (cfr. istanza di sequestro, n. 7 p. 13, nonché p. 3, in cui sono citate solo cifre in lire). Si potrebbe dunque già respingere l'appello su questo punto. Ma vi è di più. La sequestrante potrebbe ascrivere all’ing. _ tale preteso danno solo se fosse in grado di rescindere il contratto di trust, ciò che non sembra essere il caso (cfr. infra consid. 3.6 b), o di rendere verosimile che è stata illegalmente privata della proprietà di questi titoli. Orbene, non è contestato che essi esistono tuttora e che _ li detiene solo in possesso in base al contratto di pegno.
b)
La sequestrante fonda inoltre il suo credito verso l’ing. _ sul fatto che il contratto di pegno sarebbe stato concluso in violazione del divieto di contrarre negozi giuridici relativi a beni del trust con sé stessi o con entità a sé riconducibili. In tale ipotesi, il danno ammonterebbe, al massimo, alla differenza tra il credito vantato da _ (Sfr. 3,66 mio., cfr. osservazioni dell'appellato, p. 9, n. 11.3) e l'importo del prestito (Lit. 2'336'888'000, ossia al corso medio di 0,00083 valido nel 1998 [secondo l'Ufficio federale della statistica,
www.statistik.admin.ch/stat_ch/ber12/fu1204.htm]
,
Sfr. 1'939617.--), non contestato dalla sequestrante (cfr. istanza di sequestro, p. 8), cioè a circa Sfr. 1,7 mio (e non Sfr. 2,73 mio. come richiesto).
c)
Infine, la sequestrante stessa (cfr. appello, n. _ p. 9-10) sembra pure considerare che il suo danno consiste nella sproporzione tra il credito garantito (secondo _ Sfr. 3,66 mio.) ed il valore dei beni dati in pegno (asseritamente Lit. 27,7 Mia., ossia al tasso di 0,00083 Sfr. 22,99 mio), al quale andrebbero aggiunti i redditi provenienti da questi beni (art. 1 lett. d del contratto di pegno, doc. U). Va osservato tuttavia che l'importo di Lit. 27,7 Mia non è controllabile, i documenti dell'incarto penale ai quali rinvia l'appellante nella sua istanza di sequestro (pp. 5-7) non essendo stati prodotti né ‐ giustamente (cfr. supra consid. 1.5 a) ‐ acquisiti agli atti della procedura di sequestro. Inoltre, _ pretende (opposizione, p. 10), in base ai documenti 6-9 che apparentemente hanno convinto il procuratore pubblico a decretare il non luogo a procedere, che gli apporti della sequestrante sono serviti a pagare le spese del progetto di "sicurizzazione" (v. doc. A, pp. 27-21, allegato al doc. B) ed il finanziamento di _ (doc. 9), di modo che le liquidità del _ sarebbero esaurite. Appare pertanto verosimile che l'importo di Lit. 27,7 Mia sia sopravalutato.
d)
L'esame delle altre condizioni necessarie a rendere verosimile l'asserito credito (esistenza di un rapporto contrattuale o di un atto illecito, colpa dell’appellato e nesso di causalità) va quindi fatto solo per l’ipotesi di cui alla lettera b.
3.3.
Diritto applicabile
Entrambe le parti affermano che i rapporti giuridici derivanti dal _ sono regolati dal diritto bahamense, in conformità della clausola n. 16 dello statuto (doc. D e 4), la cui traduzione figura solo nel secondo documento citato. In ogni caso, non esistendo controversie tra le parti su tale questione, va ammessa l'applicabilità del diritto _.
È pure il diritto bahamense a reggere la questione dal profilo della responsabilità per atto illecito (art. 133 cpv. 3 LDIP).
L'asserita responsabilità dell'opponente quale organo (di fatto) di diverse società va invece esaminata secondo il diritto svizzero (art. 159 LDIP).
Infine, l'esistenza di un eventuale mandato di consulenza assunto dall'opponente a favore della sequestrante va giudicato secondo il diritto dello stato di residenza dell'ing. _, ossia apparentemente _, dato che questi avrebbe dovuto, secondo la sequestrante, fornire la prestazione caratteristica ai sensi dell'art. 117 cpv. 3 lett. c LDIP.
3.4.
Accertamento del diritto straniero
A sostegno delle sue tesi fondate sul diritto bahamense, _ _ produce i documenti AN, AO, AQ e AR. Il doc. AO, redatto in inglese e non tradotto, va ignorato (cfr. sopra consid. 1.5 b, 2. §). Il doc. AN si riferisce al trust nel sistema giuridico inglese (v. p. 58) e non è stato dimostrato che le considerazioni che vi sono sviluppate si applicano al sistema giuridico bahamense. I documenti AQ e AR provengono da uno studio legale di _ probabilmente corrispondente dello studio legale che rappresenta la sequestrante nella presente causa. Tali documenti sono insufficienti (v. sopra consid. 1.5 c). Il pretore ha quindi a giusto titolo applicato il diritto svizzero.
In merito all'applicazione del diritto di _, va constatato che non è nemmeno stata allegata. La questione del mandato di consulenza va quindi pure esaminata secondo il diritto svizzero.
3.5. Sotto l'aspetto dell'atto illecito
L’organo di una società risponde direttamente – e non sussidiariamente – del danno causato illecitamente nell’esercizio delle sue competenze (art. 55 cpv. 3 CC e DTF 106 II 257).
Per far accertare un suo credito in base all'art. 41 CO, la sequestrante avrebbe però dovuto rendere verosimili la violazione da parte dell’appellato di una norma giuridica svizzera, l'esistenza e l'entità di un danno, un nesso di causalità adeguata tra le due prime circostanze ed una colpa di controparte. L'appellante non ha minimamente discusso queste quattro condizioni, in particolare non ha citato le norme giuridiche a garanzia dei propri interessi che sarebbero state violate dall’ing. _ (d’altronde tutti gli addebiti penali sono stati negati con il decreto di non luogo a procedere 27 novembre 1998 confermato in ultima istanza dal TF, cfr. doc. AL). Non si può chiedere al giudice, in una procedura sommaria, di andare alla ricerca, tra decine di pagine di documenti, degli elementi di fatto idonei a confortare una tesi giuridica non esposta (v. sopra consid. 1.5 b).
3.6. Sotto l'aspetto contrattuale
a) Ruolo personale dell'opponente
_
_ ha firmato per conto della _ _ c. la lettera poi controfirmata dalla sequestrante per accettazione del progetto di "sicurizzazione" (doc. B) nonché il doc. AZ, per conto di _ l'accordo di trust tra _ _ e _ (doc. C), lo statuto del _ (doc. D) e l'accordo di apporto (doc. E), per conto della _ Internationale il contratto di conferimento di azienda con accollo di debiti tra _ _ (doc. L), per conto di _ _. i contratti di conferimento tra _ (doc. M e N), e per conto della _ il contratto di pegno (doc. U). Egli ha inoltre provveduto all'apertura dei conti necessari (conto di _ presso la _ [doc. BC]; conto di _ presso la _ [doc. BD]) per il trapasso dei beni dalla sequestrante al trustee _ (cfr. doc. AT, AU, AV, AY). Infine, l’appellato sembra “disporre” liberamente delle società per le quali firma: avente diritto economico del conto di _ presso la _ risulta essere la _ "nella persona di _ " (doc. BC); la corrispondenza relativa alle relazioni bancarie _e _aperte da quest’ultimo presso la _ a nome di _a, risp. di _, va indirizzata a _ (doc. BF e BG), pure come la corrispondenza relativa al conto _ presso la _ aperto a nome di _ (doc. BE).
Appare quindi che l'ingegnere abbia svolto un ruolo molto più articolato che quello di semplice procuratore delle società implicate nella fattispecie: sembra infatti essere la vera “anima” del progetto di sicurizzazione e del contratto di pegno (v. pure i doc. Z e AZ). Non è quindi esclusa l’esistenza di un mandato diretto di consulenza non scritto tra _ e l’ing. _ relativo alla “sicurizzazione”.
b) Rescissione del contratto di trust
Al di là delle questioni formali (né l’appellante né l’appellato sono direttamente parte al contratto di trust), sembra inverosimile che la sequestrante possa ottenere la rescissione del trust. Ella ha in effetti firmato il progetto di “sicurizzazione” (cfr. doc. B), di cui condivideva evidentemente gli scopi. Non si vede per altro di quale dolo sarebbe stata vittima nella fase di costituzione del trust. L’agire dell’ing. _ pare essere diventato sospetto solo a partire dalla conclusione del contratto di pegno.
c) Annullamento del contratto di pegno
Nell'ambito della conclusione del contratto di pegno, sembra ovvio che l’ing. _ abbia anteposto i propri interessi (o in ogni caso quelli di _) a quelli di _ ‐ e per estensione a quelli della beneficiaria del trust ‐, in forza di un evidente potere di fatto su _ (che gli permette di aprire conti bancari a nome di quest'ultima, cfr. doc. BD e BF), proprietaria di _, con l’ausilio, consapevole o no, dell'avv. _, il quale ha firmato la maggior parte degli atti stesi a nome di _ e di _ (cfr. doc. D, E, U, AB), legalizzato diversi atti quale notaio (cfr. doc. L, M, annesso A del doc. AA che designa la sequestrante quale unica beneficiaria del _) e patrocinato l'ing. _ nella causa connessa introdotta dalla sequestrante contro quest’ultimo.
Si rileva inoltre come alcune delle clausole leonine del contratto di pegno potrebbero risultare nulle: è indubbiamente il caso della clausola n. 6, che viola la norma imperativa dell'art. 894 CC ‐ proibizione del patto commissorio ‐, ma forse pure delle clausole 1 d e 2 c che prevedono in sostanza che tutti i debiti di _ presenti e futuri vengano garantiti da una grande parte ‐ se non tutti ‐ dei di lei beni, compresi i dividendi e ricavi.
Vero è che l'appellante ha controfirmato il contratto di pegno quale direttrice del trust protector e beneficiaria unica del trust (doc. U), ma non è escluso che l'abbia fatto fidandosi delle proposte dei mandatari da lei appunto incaricati della realizzazione della "sicurizzazione" e della gestione del trust. Prima dell'inizio delle cause penale, civile ed esecutive, ella non risulta in effetti mai esser stata assistita, tranne, apparentemente, dalla _, firmando tutti i documenti di proprio pugno (cfr. doc. B, C, L, M, N, U, V, AB); ); l'affermazione contraria dell’opponente secondo la quale il Tribunale federale, nella sua sentenza 26 marzo 1999 (doc. AL), avrebbe ribadito a più riprese che la sequestrante era assistita da diversi avvocati non trova alcun riscontro, se non che è stato rilevato che l’appellante era stata patrocinata nell’ambito dei ricorsi contro la decisione di non luogo a procedere (cfr. doc. AL, p. 9).
Va d’altronde osservato che _ non poteva pensare che il pegno si sarebbe esteso anche a pretesi crediti di _ nei suoi confronti, già dal fatto che l’ing. _, per farle controfirmare il contratto di pegno, le aveva lasciato intendere che questa società era stata tacitata per mezzo del prestito concesso dalla _ (doc. Z, n. 3 e ultimo capoverso).
3.7. In conclusione
, si constata che, a questo stadio della procedura in sede sommaria, la verosimiglianza dell’esistenza di un credito risarcitorio di _ contro l’ing. _ per un importo massimo di fr. 1,7 milioni raggiunge pur sempre la soglia minima legittimante la concessione del sequestro (33%, cfr. consid. 1.5 d).
4.
Esistenza di un legame sufficiente con la Svizzera
In concreto, il sequestro è stato chiesto sulla base dell’art. 271 cpv.1 n.4 LEF, che - a differenza delle altre cause di sequestro - esige che il credito del sequestro (cosiddetta “Arrestforderung”) abbia un “legame sufficiente con la Svizzera” rispettivamente si fondi su una sentenza esecutiva o su un riconoscimento di debito ex art. 82 cpv.1 LEF. La pretesa di _ non si fonda tuttavia né su una sentenza né su un riconoscimento di debito nel senso della norma citata, di modo che un sequestro può essere concesso soltanto nella misura in cui la medesima pretesa abbia un legame sufficiente con la Svizzera nel senso della norma citata, ciò che il giudice di prime cure non ha riconosciuto.
A mente dell’appellante il legame con la Svizzera del suo credito nei confronti dell’ing. _ deriverebbe dal fatto che i contratti di costituzione del trust nonché di pegno (doc. D e U) sono stati sottoscritti a Lugano, pure come i trasferimenti di fondi al trust (doc. AT, AU, AV e AY), i contatti tesi a riottenere il controllo del trust (doc. AS) e il sequestro penale della documentazione relativa al trust in mano dell’ing. _.
In linea di principio la nozione di “
legame sufficiente
con la Svizzera
” ex art. 271 cpv.1 n.4 LEF non dev’essere interpretata in modo restrittivo (cfr. DTF 123 III 494;
Reeb
, op. cit., p.440 s.;
Lucien Gani
, Le “lien suffisant avec la Suisse” et autres conditions du séquestre lorsque le domicile du débiteur est à l’étranger (art. 271 al. 1er ch. 4 nLP), in: SJZ 92 (1996), p. 229 s.); nell’applicazione della nuova norma occorre nondimeno tenere conto della volontà del legislatore di rendere più restrittive le condizioni per ottenere un sequestro motivato dalla sola circostanza che il debitore non dimora in Svizzera (cosiddetto “Ausländerarrest”), volontà che si è espressa appunto anche con l’introduzione dell’esigenza di un legame sufficiente con la Svizzera del credito del sequestro. Secondo la dottrina, va ritenuta l’esistenza di un tale legame quando la causa presenta punti di collegamento che ai sensi del diritto internazionale privato svizzero aprono un foro in Svizzera o permettono l’applicazione del diritto svizzero (S
toffel
, op. cit., p. 274), segnatamente:
·
luogo di conclusione del contratto in Svizzera (art. 124 al. 1 LDIP; cfr. pure
Gan
i, op. cit., p. 230; Louis
Gaillard
, Le séquestre des biens du débiteur domicilié à l'étranger, in Le séquestre selon la nouvelle LP, Zurich 1997, n° 41, anche se critico);
·
luogo di esecuzione, anche parziale, del contratto in Svizzera, p. es. luogo di pagamento o di rimborso in Svizzera (art. 113 LDIP; DTF 123 III 496), in ogni caso se le parti ne hanno così deciso (
Gan
i, op. cit., p. 230).
In casu, il legame con la Svizzera va ammesso, in considerazione del fatto che i contratti di cui ai doc. C, D, E, AA e soprattutto U prodotti con l’istanza sono stati sottoscritti e legalizzati a Lugano e che l’esecuzione del contratto di mutuo e di pegno è probabilmente avvenuta almeno parzialmente a Lugano (cfr. doc. AE e AI che elencano i documenti sequestrati penalmente presso la _, segnatamente i certificati azionari di _ dati in pegno a _ ‐, i pagherò e le copie del contratto di pegno; doc. AZ, redatto dall’appellato a Lugano; doc. 8 e 11, che dimostrano che _ fa uso di una relazione bancaria presso _
5. Proprietà dei beni sequestrati
L’appartenenza al sequestrato dei beni designati costituisce il (terzo) presupposto per la concessione del sequestro (cfr. art. 272 cpv. 1 n. 3 LEF), il quale può infatti colpire soltanto beni di proprietà del debitore rispettivamente crediti di cui egli è titolare (DTF 105 III 112), atteso che secondo la costante giurisprudenza del Tribunale federale determinante è in linea di principio la realtà giuridica, e non quella economica (DTF 107 III 104 cons. 1;
Amonn/Gasser,
op. cit., n. 7 ad §51): sono quindi esclusi dal sequestro, in quanto considerati beni di terzi, tutti quelli che secondo le regole del diritto civile appartengono a una persona fisica o giuridica differente dal debitore sequestrato (DTF 106 III 89, 105 III 112). Soltanto in casi eccezionali si può tenere conto dell’identità economica fra il debitore escusso e il terzo (DTF 105 III 112-113, 102 III 165 ss.). Pertanto, nella misura in cui i beni di cui è chiesto il sequestro si trovino in possesso di un terzo o figurino a nome di un terzo, il creditore sequestrante deve rendere verosimile che quei beni appartengono in realtà al debitore sequestrato (cfr. art. 272 cpv.1 n.3 LEF
;
Messaggio concernente la revisione della LEF dell’8 maggio 1991, in: FF 1991 III p.1 19;
Walter
Stoffel,
Basler Kommentar zum SchKG, Basilea/Ginevra/Monaco 1998, Vol.
III
, n. 61 ss. ad art. 271 LEF, n. 25 e 26 ad art. 272 LEF).
Il sequestrante deve rendere verosimile l’esistenza dei beni che intende far sequestrare con elementi concreti (cfr. supra consid. 1.5 b), non bastando una semplice descrizione generica né un rinvio all’obbligo dei terzi d’informare l’ufficio esecuzioni sui beni del debitore, tale obbligo esistendo solo al momento dell’esecuzione del sequestro dopo la procedura di opposizione (si confrontino gli art. 272 cpv. 1 n. 3 e 275 LEF;
Stoffel,
op. cit.
[
Le séquestre]
,
p. 298). Trattandosi più specificamente di un conto bancario, il sequestrante deve produrre documenti da cui risulta l’esistenza di almeno una relazione del debitore presso la banca indicata. A questa condizione, il sequestrante può anche chiedere il sequestro di altri conti o cassette di sicurezza presso la medesima banca, indicandoli solo per il loro genere (cosiddetto “Gattungsarrest”, cfr.
Stoffel
, op. cit. [BAKO], n. 29-32 ad art. 272).
In concreto _ ha chiesto il sequestro presso le _ tutte a Lugano, di tutti gli averi patrimoniali “di qualsivoglia natura e sotto qualsivoglia forma, in particolare conti correnti, conti di investimento, conti deposito nonché presso cassette di sicurezza” di cui _ e gli altri due pretesi condebitori fossero “titolari, contitolari, procuratori o aventi diritto economico (secondo la definizione dell’art. 305 ter CPS e dell’art. 4 LRD)”, fino a concorrenza di un credito di Fr. 2'728'620.-- oltre interessi al 5% dal 10 aprile 1997. La sequestrante ha poi indicato il numero di alcune relazioni bancarie. Il decreto di sequestro 13 luglio 1998 ha ripreso alla lettera la formulazione dell’istanza.
Tale formulazione non è compatibile con i principi testé richiamati. Per quello che concerne l’ing. _, il sequestro può portare solo sui “conti correnti, conti di investimento, conti deposito e cassette di sicurezza” a lui intestati o formalmente intestati ad _ _. In effetti, l’appellato risulta essere avente diritto economico della relazione _ (doc. BE annesso all’istanza). Certo, non si può in principio sequestrare beni di cui il debitore è solo avente diritto economico. Vi è però un’eccezione quando l’identità economica tra aventi diritto economico e giuridico non è, di primo acchito, né contestabile né seriamente contestata e che, manifestamente, il debitore si ripari dietro la dualità giuridica per sottrarsi all’esecuzione, commettendo in ciò un abuso di diritto (DTF 105 III 113). In casu, l’appellato non ha seriamente contestato che la relazione bancaria formalmente intestata ad _ _. potesse essere sequestrata in garanzia del credito fatto valere nei di lui confronti dalla sequestrante (cfr. opposizione, p. 9-10, in cui egli contesta esser mai stato avente diritto economico di relazioni bancarie di terzi presso le banche menzionate nel decreto di sequestro, mentre il doc. BE lo menziona espressamente in questa qualità; osservazioni all’appello, p. 16, in cui egli si accontenta di scrivere che “il sequestro è stato infruttuoso”). Risulta del resto da quest’ultimo documento che il conto è stato aperto dallo stesso _ quale “procuratore generale” e che la relativa corrispondenza va indirizzata a _. È pertanto manifesto che egli può disporre liberamente del conto a proprio profitto, di modo che l’indicazione di _. come titolare del conto appare essere solo un artificio formale destinato ad ingannare i propri creditori.
Invece, i doc. BA e BB relativi al dissequestro penale degli oggetti sequestrati presso la _, risp. presso la _, non sono sufficienti per rendere verosimile l’esistenza presso questi istituti di averi di spettanza di _, non essendo nota la distinta degli oggetti sequestrati.
Lo stesso dicasi del doc. AS: la dichiarazione del direttore della _, oltre ad essere una dichiarazione di parte, lo stesso designandosi espressamente quale mandatario della sequestrante, non permette di determinare in quale qualità (titolare, contitolare, procuratore o avente diritto economico) l’ing. _ ha utilizzato relazioni di affari con le banche menzionate.
6. Garanzia
_
ha prestato una garanzia bancaria di fr.200'000.--. La questione della garanzia non è stata sollevata in sede di appello. Il decreto di sequestro va dunque confermato su questo punto
7.
L’appello 20 agosto 1999 di _ va quindi accolto parzialmente, limitatamente all’importo di fr. 1'700'000.—, con interessi al 5% dal 14 luglio 1997 (data di conclusione del contratto di pegno), ed ai conti correnti, conti di investimento, conti deposito e cassette di sicurezza dei quali l’ing. _ o la società _. sono titolari o contitolari presso la _ .
L’appellante soccombe parzialmente in seconda sede sulle questioni dell’importo del credito da garantire (in ragione di circa 1/3) e dei beni da sequestrare (in ragione di 4/5), di modo che si giustifica che la tassa di giustizia venga messa a carico di ciascuna parte per metà, compensate le indennità.
Richiamati gli art. 271 ss. LEF e, per le spese, la vigente OTLEF,