Decision ID: 543d213e-7c2e-4cae-a451-3f1fe536189b
Year: 2009
Language: it
Court: CH_BSTG
Chamber: CH_BSTG_001
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: penal_law

Fatti:
A. Le autorità zurighesi, più precisamente la “Bezirkanwaltschaft III für den Kanton Zürich” (in seguito Bezirkanwaltschaft III), conducono un  penale contro gli ex-organi delle società B._ (in seguito B._) e C._ (in seguito C._), in particolare contro il  italiano D._, domiciliato a X._ ma attualmente in fuga in . Riassumendo, gli imputati sono sospettati di aver sottratto fondi affidati loro da una vasta clientela per essere gestiti; i reati contemplati sono quelli di truffa e di appropriazione indebita aggravate. Svuotate della loro , le società B._ e C._ sono state dichiarate in fallimento.
B. L’8 settembre 2003, la società E._. (in seguito E._) ha  l’Ufficio di comunicazione in materia di riciclaggio (MROS) di aver  da C._, in favore del suo cliente A._, domiciliato a X._, una somma di fr. 70'000.- versati il 25 luglio precedente. Informato di  fatto, la Bezirkanwaltschaft III ha ordinato il sequestro del conto di A._ presso E._, e richiesto tutta la documentazione relativa a tale conto. Questa ordinanza del 16 settembre 2003 non è stata notificata a A._.
C. Il 26 novembre 2003, la Bezirkanwaltschaft III ha informato il Ministero pubblico della Confederazione (MPC) di questi fatti, ritenendo che i  avrebbero potuto iscriversi nel quadro di un perseguimento per  di denaro che l’autorità federale stava portando avanti . D’accordo con l’autorità zurighese, il MPC ha deciso, il 1° dicembre 2003, di estendere la sua inchiesta riguardante D._, includendo i fatti segnalati al MROS.
D. A partire dal luglio 2003, A._ ha cercato di disporre della somma  da C._ sul suo conto presso E._, imbattendosi però nel  sia di quest’ultima che della Bezirkanwaltschaft III, la quale lo ha  a rivolgersi al MPC per ulteriori informazioni. Con scritto del 1° aprile 2004, il patrocinatore di A._ ha chiesto al MPC di essere messo al corrente dei motivi all’origine del sequestro del suo conto presso E._. Con risposta del 9 aprile seguente, redatta in italiano, il MPC ha trasmesso all’avvocato copia dell’ordinanza di sequestro emanata il 16 settembre
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2003 dalla Bezirkanwaltschaft III, precisando che tale misura era ripresa e assunta dal MPC. L’avvocato è stato inoltre invitato a prendere contatto con il procuratore federale al fine di fissare una data per interrogare il suo cliente in qualità di persona tenuta a dare informazioni.
E. Con scritto del 16 aprile 2004, A._ ha interposto un reclamo alla  dei reclami penali del Tribunale penale federale chiedendo che il suo conto sia sbloccato, che sia ordinato al MPC di rendere le sue decisioni e di redigere i suoi verbali in lingua tedesca e che sia deciso che ogni audizione del suo cliente deve aver luogo nel suo cantone di domicilio. Il MPC chiede che il reclamo sia respinto, nella misura della sua ammissibilità.

Diritto:
1. Il reclamante si lamenta innanzitutto del sequestro della documentazione e dei valori relativi al suo conto presso la società E._. La sua qualità di terzo gli dà la possibilità di interporre un reclamo (art. 214 cpv. 2 PP in  all’art. 105bis cpv. 2 PP). Il reclamo è stato d’altronde inoltrato , ossia entro cinque giorni dal momento in cui il reclamante ha avuto conoscenza della decisione del MPC (art. 214 PP applicabile per : DTF 130 IV 43 consid. 1.3 pag. 45-46).
1.1 A sostegno del suo reclamo, A._ sostiene, in primo luogo, che il MPC non sarebbe competente per ordinare la misura litigiosa, in quanto le  oggetto del perseguimento penale sarebbero di competenza esclusiva del cantone, nella fattispecie del Canton Zurigo. Questa censura non può essere condivisa. Secondo l’art. 340bis cpv. 1 lett. a CP, la competenza della giurisdizione federale è data per perseguire le infrazioni previste e punite dall’art. 305bis CP allorquando gli atti punibili sono stati commessi prevalentemente all’estero. Come precisato di recente dal Tribunale  (sentenza 8G.5/2004 del 23 marzo 2004 [consid. 2.4]), è il reato di riciclaggio in quanto tale che deve essere stato commesso all’estero e non l’antefatto da cui proviene il denaro incriminato. Nella fattispecie, gli autori presi in considerazione sono sospettati di aver commesso delle truffe e  appropriazioni indebite aggravate, nella loro veste di amministratori . Queste infrazioni costituiscono dei crimini (art. 138 n. 2 e 146 CP) e gli atti destinati ad intralciare l’identificazione dell’origine, la scoperta o la confisca di valori patrimoniali ottenuti mediante tali infrazioni sono pu-
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nibili ai sensi dell’art. 305bis CP, essendo inoltre questa disposizione  ugualmente all’autore del crimine in origine (DTF 126 IV 261 consid. 3a e giurisprudenza citata). Dallo stato attuale dell’inchiesta, determinante per risolvere eventuali problemi di competenza (sentenza 8G.5/2004 del 23 marzo 2004 [consid. 2.1]), risulta che i valori patrimoniali sospettati di  stati riciclati da D._, unitamente ad altri autori, si iscrivono in un contesto internazionale che oltrepassa largamente il quadro della piazza  elvetica. In base a quanto precede, la competenza federale è quindi data. Dal momento che la presente causa non è manifestamente un “caso semplice” ai sensi dell’art. 18bis cpv. 1 PP, il MPC non può  delegare la propria competenza al cantone.
1.2 Il reclamante contesta la legittimità del sequestro, affermando di essere  estraneo alle infrazioni in questione. I valori bloccati  il rimborso previsto contrattualmente del suo investimento presso B._, per cui gli spetterebbero di diritto. Nella fattispecie, il problema non è quello di sapere se il reclamante disponeva o meno di un credito nei confronti di B._, bensì di determinare l’origine dei fondi utilizzati per onorare tale credito. Se il rimborso effettuato in favore del reclamante è  fatto mediante i fondi investiti da altri clienti di B._, il trasferimento effettuato sul conto bloccato può costituire un atto di riciclaggio punibile che riguarda tutte le persone che conoscevano l’origine criminale dei valori . Questi sono peraltro soggetti a confisca in applicazione dell’art. 59 CP (art. 65 cpv. 1 PP) in vista di una loro eventuale devoluzione in favore delle vittime della società in questione. È d’uopo infatti precisare che nel caso in cui sono stati commessi, come nella fattispecie, dei reati contro i patrimoni di numerose vittime, nessuna di queste può pretendere di essere favorita rispetto alle altre, fatto salvo il caso in cui il beneficiario dei valori sequestrati può dimostrare che i medesimi provengono direttamente dal suo patrimonio (DTF 122 IV 375; 112 IV 74). Nella fattispecie, il reclamante ha ricevuto la somma litigiosa ad un epoca in cui i valori confidati a B._ dai propri clienti erano stati largamente sottratti e in cui la società non disponeva più verosimilmente di fondi propri, al punto che il suo  è stato pronunciato poco tempo dopo. Nella misura in cui il  concerne i valori versati sul conto del reclamante presso E._,  misura è quindi giustificata. Questa è pure confermata per quanto  la documentazione e le informazioni relative al conto in questione, essendo queste pertinenti per ricostruire i flussi di fondi provenienti dalle  criminali imputate agli organi di B._ (art. 69 PP).
1.3 In virtù del principio della proporzionalità, un sequestro non può essere  ad un terzo per un tempo indefinito senza che la sua giustificazione sia dimostrata in maniera irrefutabile. Quando la misura si fonda unicamen-
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te su degli indizi, questi devono essere sempre più convincenti tanto più il tempo trascorre, visto che la persona toccata dalla misura vede aggravarsi il proprio danno proporzionalmente (DTF 122 IV 91 consid. 4 pag. 96).  fattispecie, gli indizi sull’origine criminale dei valori trasferiti sul conto del reclamante non sono esigui, tenuto conto di quanto esposto in precedenza (consid. 1.2). Data la complessità dell’inchiesta, il tempo trascorso dall’ordinanza di sequestro non è eccessivo e il reclamante non invoca nessun fatto dal quale risulterebbe che il sequestro dei suoi averi gli abbia causato un danno importante. Se, da una parte, il tempo trascorso non  dunque il dissequestro del conto, dall’altra, è auspicabile che le parti interessate, MPC e reclamante, si impegnino a far avanzare le ricerche sui fatti determinanti per decidere del mantenimento o meno della misura .
2. Il reclamante chiede, in secondo luogo, che sia ordinato al MPC di redigere le proprie decisioni e ordinanze in lingua tedesca. L’ammissibilità di una  richiesta è perlomeno dubbia tenuto conto delle disposizioni già citate (art. 105bis e 214 PP). Ciononostante, tale questione potrà rimanere  visto che, ad ogni modo, la censura è infondata.
2.1 Nell’ambito della procedura penale, la scelta della lingua utilizzata per l’istruzione e i dibattimenti è, di regola, dettata dal rispetto del principio della territorialità: la lingua applicabile è quella ufficiale al foro del perseguimento (DTF 121 I 196 consid. 2 pag. 198 e segg.). Questo criterio non può  essere applicato nell’ambito della procedura penale federale,  che le autorità della Confederazione hanno la competenza per agire su tutto il territorio nazionale e in tutte le regioni linguistiche del paese, e che devono essere capaci di istruire e di giudicare nelle tre lingue ufficiali, ossia il tedesco, l’italiano e il francese (V. SCHWANDER, Die Sprachlichen  in der Strafrechtspflege des Bundes, in RPS 82 (1966) pag. 14 e segg.). La legge non si esprime sui criteri che devono essere presi in  per la scelta della lingua nella quale deve svolgersi l’inchiesta preliminare, in seguito l’istruzione preparatoria. L’art. 97 PP prevede  che i dibattimenti davanti al giudice del merito devono aver luogo, di , nella lingua dell’imputato, se questo parla francese, tedesco o . Per quanto riguarda l’art. 37 cpv. 3 OG, la cui applicazione analogica può essere ammessa davanti al Tribunale penale federale, esso si limita a prevedere che le sentenze della giurisdizione di ricorso sono di regola  nella lingua della decisione attaccata. Contrariamente a quanto  sostenere il reclamante, gli art. 5 e 6 CEDU non impongono  la scelta di una lingua determinata per la conduzione della procedu-
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ra penale. Gli art. 5 n. 2 e 6 n. 3 lett. a e e si limitano infatti ad esigere che certe informazioni siano fornite all’imputato “in una lingua a lui ” e che possa farsi assistere gratuitamente da un interprete “se non  o non parla la lingua impiegata nell’udienza”. A ciò si aggiunge il fatto che queste norme non sono di nessun aiuto al reclamante che non è “accusato” nella procedura ma semplice terzo toccato da una misura.  regolamentazione lacunosa ha due conseguenze per la presente :
a) La presente decisione è emanata in italiano, ossia nella lingua dell’ordinanza contestata, in applicazione dell’art. 37 cpv. 3 OG e della  connessa (sentenza del Tribunale federale 1A.235/2003 dell’8 gennaio 2004 [consid. 1]), dove viene ricordato che ogni avvocato che  in Svizzera dovrebbe comprendere le lingue nazionali della ;
b) In assenza di una disposizione legale esplicita che impone la scelta di una delle lingue ufficiali per la conduzione dell’inchiesta preliminare, il MPC dispone in questo ambito di un grande potere d’apprezzamento. Orbene, nella fattispecie non è possibile rimproverare al medesimo un abuso di tale potere, dato che la scelta è stata operata in considerazione della lingua  persone fisiche ritenute i principali autori dell’infrazione perseguita, vale a dire in applicazione del criterio della lingua dei futuri dibattimenti.
2.2 Risulta da quanto precede che il MPC è in diritto di condurre la sua inchie-
sta in lingua italiana e che le sue decisioni possono essere validamente emanate in questa lingua. In questo ambito, il reclamo è dunque infondato. Questa constatazione non significa tuttavia che il reclamante sarebbe  di ogni diritto al rispetto della sua lingua materna. Per quanto riguarda le decisioni a lui destinate, egli è autorizzato ad ottenerne una traduzione in lingua tedesca. Da rilevare che questa esigenza è rispettata per quanto concerne il sequestro contestato, essendosi il MPC espressamente riferito alla decisione identica presa anteriormente dalla Bezirkanwaltschaft III,  in tedesco e comunicata al reclamante in questa lingua. Il reclamante avrà ugualmente diritto, al momento della sua audizione, di farsi assistere da un interprete (art. 98 PP).
3. Il reclamante chiede infine che sia ordinato al MPC di procedere a tutte le audizioni che lo concernono al suo luogo di domicilio, ossia nel Canton . L’ammissibilità di una tale conclusione è ugualmente più che dubbia, in quanto l’invito fatto al reclamante di prendere contatto per essere  in qualità di persona tenuta a dare informazioni difficilmente può  assimilato ad un’operazione soggetta a reclamo ai sensi degli art.
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105bis e 214 PP, contrariamente ad una citazione formale e obbligatoria. Tale questione può nondimeno rimanere indecisa, dato che le censure  a tal proposito non sono neppure loro fondate.
3.1. Contrariamente alla lettera dell’art. 101bis PP, l’audizione di una persona tenuta a dare informazioni non è riservata unicamente alla polizia , ma può essere estesa a tutti gli stadi della procedura allorquando, per esempio, la persona da interrogare non è formalmente in stato d’accusa ma può entrare in considerazione come autore o compartecipe all’infrazione perseguita (PIQUEREZ, Procédure pénale suisse, Zurigo 2000, pag. 433 n. 2062; SCHMID, Strafprozessrecht, 3° ed., Zurigo 1997, pag. 129 n. 464 e pag. 192 n. 659; HAUSER/SCHWERI, Schweizerisches , 5° ed., Basilea 2002, pag. 280 e segg.). Questo statuto intermedio tra quello d’imputato e quello di testimone presenta dei vantaggi per la  in questione, la quale può per esempio, come l’imputato, ma  al testimone, rifiutare di rispondere alle domande a lui indirizzate senza dover giustificare il suo silenzio o subirne la sanzione (PIQUEREZ, op. cit., pag. 432 n. 2058; SCHMID, op. cit., pag. 194 n. 659i). Nella fattispecie, è appurato che il reclamante ha beneficiato, poco prima del fallimento di B._, di un versamento il quale si può legittimamente sospettare, per i motivi già esposti (consid. 1.2), sia stato effettuato mediante valori  sottratti a danno di altri clienti della società. Fintanto che non saranno chiarite le circostanze nelle quali tale operazione è intervenuta, non può essere escluso a priori che il reclamante sia stato a conoscenza di questa origine criminale e che quindi abbia partecipato all’infrazione di riciclaggio imputata agli autori principali. La sua citazione in vista di una deposizione a titolo informativo non è dunque criticabile.
3.2. La persona citata al fine di essere interrogata nel quadro di una procedura penale federale non può esigere di esserlo nel luogo del suo domicilio.  se interrogata in qualità di persona tenuta a dare informazioni, essa deve ossequiare alla citazione (art. 80 PP; PIQUEREZ, op. cit., pag. 432 n. 2058; SCHMID, op. cit., pag. 194 n. 659i). Essa ha pure l’obbligo di recarsi alla sede in Svizzera dell’autorità che l’ha citata, con il diritto di farsi  le spese per lo spostamento (art. 355 cpv. 3 CP applicabile alla  federale in base al rinvio dell’art. 27 cpv. 6 PP; PIQUEREZ, op. cit., pag. 432 n. 2058 in fine). Per i motivi già evocati (consid. 2), la persona ha ugualmente il diritto di farsi assistere da un’interprete se essa non si  nella lingua utilizzata dall’autorità (art. 98 PP).
4. Il reclamo deve quindi essere respinto nella misura della sua ammissibilità. Conformemente al nuovo art. 245 PP, in vigore dal 1° aprile 2004, le spese processuali sono poste a carico del reclamante soccombente; queste sono
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calcolate giusta l’art. 3 del Regolamento sulle tasse di giustizia del  penale federale (RS 173.711.32) e ammontano a fr. 800.-.
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