Decision ID: fdced49e-dc80-56d5-95d2-a361f7c42179
Year: 2020
Language: it
Court: TI_CATI
Chamber: TI_CATI_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: public_law

Fatti
A. RI 1 nata nel 1972, a seguito di problemi di salute aveva interrotto nel 2011 la sua attività lavorativa presso un istituto bancario. Il 20.8.2018, la contribuente trasmetteva all’Ufficio esazione e condoni (di seguito UEC) una domanda di condono relativa all’IC, IFD e ICom per i periodi fiscali compresi dal 2015 al 2018. In particolare riusciva a quantificare con precisione i dovuti d’imposta per il 2015 ed il 2016 in fr. 770.15. Indicava di non essere ancora a conoscenza del dovuto d’imposta relativo ai periodi fiscali 2017 (di cui indicava unicamente fr. 285.15 per l’IFD) e 2018. L’istante indicava di percepire unicamente un’entrata pari a fr. 2'034.- derivante dall’assistenza sociale. Nel modulo precisava di avere fr. 58'418.70 di debiti sfociati in attestati di carenza beni. Per ciò che concerneva le spese ricorrenti, faceva valere fr. 1'350.- quale canone di locazione, nonché fr. 300.- di rimborso di prestito al consumo e fr. 265.65 mensili relativi al pagamento dell’assicurazione di protezione giuridica, dell’assicurazione per il veicolo a motore, assicurazione responsabilità civile privata ed elettricità.
A motivazione della domanda di condono, la contribuente spiegava che le sue entrate consistevano nel versamento di una rendita AI di fr. 2'350.- sino al 30.5.2018, e poi nel versamento di fr. 2'034.- dall’assistenza sociale, dal 1.6.2018. L’istante affermava: “In sintesi, _ ha interrotto il versamento della rendita invalidità del II Pilastro a novembre 2014 mentre AI ha interrotto il versamento della rendita a maggio 2018”. Aggiungeva poi che il “(...) mancato pagamento di _ di CHF 293'120.25 relativo alla rendita di invalidità (11.2014 – 5/2018) è oggetto di contenzioso presso il Tribunale cantonale delle assicurazioni di _”. Sosteneva di vivere da quattro anni in una situazione di indigenza a causa dei suoi problemi di salute.
B. Con decisione del 24.9.2018, l’UEC respingeva la domanda di condono. Si indicava che le imposte per i periodi fiscali 2015 e 2016 erano state pagate. In relazione al periodo fiscale 2018, l’autorità fiscale precisava che, in applicazione dell’art. 7 dell’Ordinanza federale sui condoni, si trattava unicamente di una richiesta di acconto non ancora confermata dalla relativa notifica di tassazione, motivo per il quale non si giustificava l’esame di merito per le imposte 2018. L’UEC pur comprendendo la difficile situazione economica in cui si trovava la contribuente, a carico dell’assistenza sociale, specificava che presso l’Ufficio esecuzioni risultavano attestati di carenza beni per pretese di diritto privato e pubblico per fr. 58'418.70. Secondo l’art. 167 cpv. 2 LIFD, scopo del condono è quello di contribuire al risanamento stabile e duraturo della situazione economica del contribuente. Deve profittare al contribuente e non ai suoi creditori. Secondo l’autorità, la situazione così pregiudicata dal punto di vista dei debiti, non giustificava l’accoglimento della domanda, proprio perché il condono richiesto non avrebbe comunque giovato a risolvere il disagio economico. Motivo per il quale, l’UEC concludeva asserendo: “L’ente pubblico non può che adeguarsi al corso delle azioni intraprese dagli altri creditori (art. 3 cpv. 2 Ordinanza federale sui condoni)”.
C. Con reclamo 24/25.10.2018 RI 1 si aggravava contro la decisione negativa dell’UEC. Specificava che, presso l’Ufficio esecuzioni risultavano attestati carenza beni per pretese di diritto pubblico per complessivi fr. 41'542.15 (imposte cantonali e federali relative agli anni 2012, 2013 e 2014) ed una parte ben più esigua di diritto privato (pari a fr. 16'876.55). La contribuente specificava che la decisione dell’UEC mancava totalmente di coerenza: se da una parte l’autorità fiscale si dimostrava comprensiva nel constatare la situazione di difficoltà economica in cui si trovava, riteneva tuttavia che la stessa fosse troppo pregiudicata per concedere il condono. Tuttavia, gli ACB esistenti erano per la maggior parte relativi a pretese di diritto pubblico – e meglio le imposte dal 2012 al 2014 – per le quali era stata presentata una domanda di condono, non accolta. L’istante chiedeva pertanto di rivalutare la situazione nella sua globalità.
D. Con decisione del 7.11.2018 l’UEC respingeva il reclamo. In particolare l’autorità fiscale spiegava come la contribuente per vivere facesse capo agli aiuti assistenziali. Inoltre, era ancora pendente presso il Tribunale cantonale delle assicurazioni una causa nei confronti di _ al fine di ottenere un importo di fr. 293'120.25 relativo al mancato versamento della rendita AI. L’autorità fiscale specificava che oggetto della domanda di condono erano le imposte relative al 2017 di complessivi fr. 639.30, che erano state calcolate su un reddito effettivamente percepito e commisurato alla capacità economica della contribuente. Per quanto concerneva il mancato pagamento delle imposte dal 2012 al 2014, l’UEC precisava che le stesse non erano state solute nonostante RI 1 avesse avuto delle importanti entrate. Tali imposte erano già state oggetto di una domanda di condono, respinta dall’UEC, decisione poi confermata pure dalla Camera di diritto tributario il 16.7.2018.
In merito al reclamo, l’UEC precisava come secondo le spiegazioni della revisione dell’Ordinanza federale sul condono esiste una situazione di bisogno quando un contribuente non dispone né di reddito né di sostanza, oppure quando l’ente pubblico deve assumere il suo mantenimento e quello della famiglia. Tuttavia il condono delle imposte può essere preso in considerazione unicamente se oltre alla situazione di bisogno sono soddisfatte anche le altre condizioni legali del condono e se non sono presenti motivi di diniego. Ciò deve essere valutato singolarmente per ogni richiedente. Il condono deve essere di principio respinto quando la situazione di bisogno è solo provvisoria o il richiedente ha altri debiti. In applicazione dell’art. 167 cpv. 2 LIFD, l’UEC ribadiva che scopo del condono era quello di permettere il risanamento duraturo e stabile della situazione economica del contribuente. Il condono non serve neppure a correggere degli errori di tassazione oppure ad ovviare alla mancata impugnativa contro le decisioni di tassazione o a modificare la volontà del legislatore (art. 7 dell’Ordinanza federale). Il condono delle imposte 2017 sarebbe pertanto in antitesi con lo scopo di questo istituto.
E. Con ricorso 7/10.12.2018 RI 1 si aggrava contro la decisione su reclamo dell’UEC. La contribuente indica che oggetto dell’impugnativa è il mancato accoglimento dell’istanza di condono relativa alle imposte del 2017, ma anche la precedente decisione del 24.11.2016 relativa alle imposte 2012-2014, poiché si sarebbe innescato “(...) un meccanismo di accanimento burocratico e non solo, nei confronti della sottoscritta”.
La ricorrente contesta integralmente la motivazione esposta dall’UEC: dato che presso l’Ufficio esecuzioni risultavano essere pendenti attestati carenza beni di diritto pubblico per fr. 41'542.15 (relativi alle imposte 2012 – 2014) il condono avrebbe portato e porterebbe ad un risanamento stabile e duraturo della sua situazione economica. L’istante puntualizza che con sentenza del 4.10.2018 il Tribunale cantonale delle assicurazioni sociali ha respinto il ricorso contro _. La contribuente spiega di non essere riuscita a far fronte al dovuto d’imposta dal 2012 al 2014 poiché _ aveva interrotto il versamento della rendita d’invalidità del II° pilastro, motivo per il quale si era ritrovata a vivere unicamente con fr. 2'350.- mensili, importo inferiore al minimo vitale LEF e ciò non le aveva permesso di “coprire neppure i costi fissi mensili”.
Chiede pertanto alla Camera di diritto tributario di rivalutare la situazione e di concederle il condono.
F. Con osservazioni 11.12.2018 l’UEC ha chiesto la conferma della decisione impugnata, non ravvisando nel ricorso elementi nuovi tali da modificare l’esito delle precedenti decisioni.

Diritto
1. 1.1.
La ricorrente chiede in prima battura di voler nuovamente rivalutare la decisione emanata dall’UEC il 24.11.2016, riguardante le imposte degli anni 2012 – 2014. Di seguito contesta la decisione su reclamo dell’UEC relativa al rifiuto del condono delle IC, IFD e ICom 2017.
1.2. Ora, il condono delle imposte relative ai periodi fiscali 2012 – 2014 è stato oggetto di una decisione della Camera di diritto tributario del 16.7.2018 (inc. CDT 80.2017.37 e inc. CDT 80.2018.93) – cresciuta in giudicato - che ha confermato la decisione negativa del 24.11.2016 dell’UEC. In sostanza la contribuente postula – a livello procedurale - una revisione e/o una riconsiderazione della decisione della CDT del 16.7.2018.
1.3.
1.3.1.
Se una decisione è passata in giudicato, una modifica è ancora possibile solo mediante revisione o riconsiderazione.
1.3.2.
Il diritto amministrativo prevede due condizioni per poter procedere ad una riconsiderazione.
La prima concerne la successiva imperfezione della decisione, causata dalle circostanze di fatto o di diritto nel frattempo modificatesi. Per questa ragione, può entrare in considerazione solo con riferimento a decisioni che esplicano i loro effetti sul lungo periodo, ossia riferite a una fattispecie mutevole nel tempo e le cui conseguenze giuridiche hanno effetti anche nel futuro. Ciò che non è il caso per le decisioni in ambito fiscale (cfr. Wiederkehr/Richli, Praxis des allgemeinen Verwaltungsrechts – Band I, Eine systematische Analyse der Rechtssprechung, Berna 2012, p. 904 s., n. 2650 s.). Infatti, le decisioni di tassazione cresciute in giudicato esplicano i loro effetti unicamente per il periodo fiscale cui si riferiscono (cfr. Zweifel/Casanova/Beusch/Hunziker, Schweizerisches Steuerverfahrensrecht, Direkte Steuern, 2a ed., Zurigo/Basilea/Ginevra 2018, p. 408, n. 4).
1.3.3.
La seconda condizione, applicabile sia alle decisioni con effetti istantanei sia a quelle con effetti durevoli, concerne invece un vizio che inficia la decisione fin dalla sua adozione e che può dipendere da un errato accertamento dei fatti o da un’errata applicazione del diritto (cfr. Wiederkehr/Richli, op. cit., p. 904 ss., n. 2649 ss.).
Se viene censurato un accertamento dei fatti errato fin dall’inizio, allora una riconsiderazione potrebbe essere domandata invocando fatti rilevanti o mezzi di prova, che nella procedura precedente non erano noti, oppure che l’istante non aveva potuto far valere neppure usando la diligenza che si poteva ragionevolmente pretendere. Se il diritto processuale applicabile non prevede questi motivi di riconsiderazione o non li considera in misura adeguata, allora il diritto alla riconsiderazione scaturisce direttamente dalla Costituzione federale (art. 29 cpv. 1 Cost.). A questo riguardo, non vi sono differenze apprezzabili fra un’istanza di revisione e una di riconsiderazione (Wiederkehr/Richli, op. cit., p. 918., n. 2676).
Ora, sia le leggi federali (art. 147 ss. LIFD; art. 51 LAID) sia quella cantonale (art. 232 ss. LT) che disciplinano le imposte dirette riconoscono il diritto alla revisione di una decisione passata in giudicato. Come ha affermato il Tribunale federale, la legislazione fiscale in vigore non prevede pertanto la riconsiderazione quale rimedio giuridico atto a correggere delle decisioni di tassazione ormai cresciute in giudicato. Il diritto fiscale armonizzato ‐ che corrisponde al diritto dell’imposta federale diretta ‐ conosce un numero chiuso (numerus clausus) di rimedi giuridici che permettono di ritornare su decisioni o sentenze cresciute in giudicato. Si tratta della revisione (a vantaggio del contribuente; art. 147 ss. LIFD), della rettificazione degli errori di calcolo e di scrittura (art. 150 LIFD) e del ricupero d’imposta (a svantaggio del contribuente; art. 151 ss. LIFD). Ogni altro motivo di annullamento o modificazione è escluso. Non resta in tal modo alcuno spazio per la riconsiderazione, che si riscontra negli altri settori del diritto amministrativo (cfr. Zweifel/Casanova/Beusch/Hunziker, op. cit., p. 411, n. 7).
1.3.4.