Decision ID: a7e8f432-5c67-5056-bfa5-6b6186f6e61f
Year: 2021
Language: it
Court: CH_BVGE
Chamber: CH_BVGE_001
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: 

Visto
la domanda d’asilo che l’interessato ha presentato in Svizzera il (...) agosto
2021,
i verbali relativi al rilevamento delle generalità del 1° settembre 2021
(cfr. atto SEM [...] -17/9) ed al colloquio personale Dublino, tenutosi il 6
settembre 2021 (cfr. atto SEM 21/3),
la decisione della Segreteria di Stato della migrazione (di seguito: SEM)
del 18 ottobre 2021, notificata il 19 ottobre 2021 (cfr. atto SEM 41/1), me-
diante la quale l’autorità inferiore non è entrata nel merito della domanda
d’asilo ai sensi dell’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi (RS 142.31) ed ha pronun-
ciato il trasferimento dell’interessato verso l’Austria,
il ricorso inoltrato dinanzi al Tribunale amministrativo federale (di seguito: il
Tribunale) il 26 ottobre 2021 (cfr. tracciamento degli invii; data d’entrata: 27
ottobre 2021), e con il quale il ricorrente ha concluso preliminarmente alla
sospensione in via supercautelare e cautelare dell’esecuzione della deci-
sione e alla restituzione dell’effetto sospensivo; nel merito egli ha postulato
l’annullamento della precitata decisione e la restituzione degli atti all’auto-
rità inferiore per l’esame nazionale della domanda d’asilo e per il comple-
tamento dell’istruttoria; l’ulteriore conclusione ricorsuale per mezzo della
quale egli ha domandato la concessione dell’assistenza giudiziaria nel
senso della dispensa dal versamento delle spese di giudizio e del relativo
anticipo, il tutto con protesta di tasse e spese,
i fatti del caso di specie che, se necessari, verranno ripresi nei considerandi
che seguono,

e considerato
che le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla
LTF, in quanto la LAsi non preveda altrimenti (art. 6 LAsi),
che presentato tempestivamente (art. 108 cpv. 3 LAsi) contro una deci-
sione in materia di asilo della SEM (art. 6 e 105 LAsi; art. 31‒33 LTAF), il
ricorso è di principio ammissibile sotto il profilo degli art. 5, 48 cpv. 1 lett. a‒
c e art. 52 PA,
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che occorre pertanto entrare nel merito del ricorso,
che con ricorso al Tribunale possono essere invocati, in materia d'asilo, la
violazione del diritto federale e l'accertamento inesatto o incompleto di fatti
giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi),
che il Tribunale non è vincolato né dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4 PA), né
dalle considerazioni giuridiche della decisione impugnata, né dalle argo-
mentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2),
che i ricorsi manifestamente infondati, ai sensi dei motivi che seguono,
sono decisi in procedura semplificata (art. 111a LAsi) dal giudice unico, con
l’approvazione di un secondo giudice (art. 111 lett. e LAsi) e la decisione è
motivata soltanto sommariamente (art. 111a cpv. 2 LAsi),
che ai sensi dell’art. 111a cpv. 1 LAsi, il Tribunale rinuncia allo scambio di
scritti,
che durante il colloquio Dublino, l’insorgente ha fra le altre cose riferito di
essere arrivato in Svizzera dopo aver transitato per numerosi Paesi euro-
pei; che in particolare, egli si sarebbe stabilito in Austria per venticinque
giorni, deponendovi una domanda d’asilo e in merito alla quale non
avrebbe ricevuto alcuna decisione; che posto di fronte alla possibile com-
petenza di tale Paese, egli ha asseverato di non volervi fare ritorno; che le
autorità austriache avrebbero rimpatriato il fratello, per il che egli teme-
rebbe medesima sorte; che del resto, egli avrebbe appreso in rete che le
autorità austriache continuerebbero a rinviare i richiedenti in Afghanistan,
che nella querelata decisione, la SEM ha in primo luogo constatato l’am-
missione della competenza da parte delle autorità austriache, cosicché la
loro competenza sarebbe di principio assodata; che oltretutto, in casu non
vi sarebbero fondati motivi per sostenere che in Austria – Paese che, oltre
ad essere firmatario della Convenzione del 28 luglio 1951 sullo statuto dei
rifugiati (Conv. rifugiati, RS 0.142.30), della Convenzione del 10 dicembre
1984 contro la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degra-
danti (Conv. tortura, RS 0.105), della Carta dei diritti fondamentali
dell’Unione europea (GU C 364/1 del 18.12.2000, di seguito: CartaUE) e
della CEDU, applicherebbe la direttiva 2013/32/UE del Parlamento euro-
peo e del Consiglio del 26 giugno 2013 recante procedure comuni ai fini
del riconoscimento e della revoca dello status di protezione internazionale
(di seguito: direttiva procedura); la direttiva 2011/95/UE del Parlamento e
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del Consiglio del 13 dicembre 2011 recante norme sull’attribuzione, a citta-
dini di paesi terzi o apolidi, della qualifica di beneficiario di protezione inter-
nazionale, su uno status uniforme per i rifugiati o per le persone aventi titolo
a beneficiare della protezione sussidiaria, nonché sul contenuto della pro-
tezione riconosciuta (rifusione; GU L 337/9 del 20.12.2011; di seguito: di-
rettiva qualificazione); nonché la direttiva 2013/33/UE del Parlamento eu-
ropeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 recante norme relative all’acco-
glienza dei richiedenti protezione internazionale (di seguito: direttiva acco-
glienza) – sussistano carenze sistemiche nella procedura d’asilo e nelle
condizioni di accoglienza dei richiedenti l’asilo ai sensi dell’art. 3 par. 2 Re-
golamento Dublino III, tali da implicare il rischio di un trattamento inumato
o degradante in violazione del diritto internazionale; che inoltre, non esiste-
rebbero contestazioni da parte della Commissione europea né tantomeno
elementi concreti atti a desumere che le autorità austriache non rispette-
rebbero i propri obblighi internazionali e che le procedure di asilo e di al-
lontanamento non sarebbero attuate correttamente; che in tal senso, la
SEM ha evidenziato che aldilà di generiche affermazioni, il richiedente non
avrebbe addotto elementi seri e concreti suscettibili di dimostrare che sif-
fatto Paese non rispetti i suoi obblighi internazionali violando il divieto di
respingimento; che d’altro canto, l’evenienza che vedrebbe le autorità au-
striache respingere la domanda d’asilo e pronunciare l’allontanamento del
richiedente verso l’Afghanistan, non costituirebbe di per sé una violazione
del divieto di respingimento; che conseguentemente, un trasferimento
verso l’Austria non esporrebbe l’interessato ad un rischio di trattamenti con-
trari all’art. 4 CartaUE, dell’art. 3 CEDU o ancora dell’art. 3 Conv. tortura,
che l’autorità inferiore ha dipoi negato l’esistenza di motivi che impongano
l’applicazione delle clausole discrezionali di cui agli art. 16 par. 1 e 17 par. 1
Regolamento Dublino III,
che infine, nel caso in esame non si ravviserebbero nemmeno motivi uma-
nitari atti a giustificare l’applicazione dell’art. 29a cpv. 3 OAsi 1; che in par-
ticolare, il richiedente avrebbe relativizzato il disagio psicologico manife-
stato nel corso del colloquio Dublino, riferendo all’infermeria del Centro fe-
derale di non reputare urgente un colloquio psicologico o psichiatrico; che
inoltre, la ferita al piede per la quale avrebbe beneficiato di un consulto
medico non avrebbe richiesto un trattamento; che conseguentemente,
dopo aver ricordato che sarebbe compito dell’infermeria del Centro stabilire
la necessità di esami più approfonditi e quindi l’eventuale esigenza di una
consulenza specialistica, la SEM ha constatato che lo stato valetudinario
dell’interessato non fosse ostativo ad un trasferimento in Austria; che ad
ogni modo, quest’ultima disporrebbe di infrastrutture mediche equiparabili
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a quelle elvetiche, alla quale l’interessato avrebbe accesso in base al diritto
comunitario; che perdipiù, in casu non sarebbero ravvisabili elementi sug-
gerenti che lo Stato in parola priverebbe l’interessato dell’assistenza me-
dica necessaria; che ad ogni modo, nella procedura Dublino sarebbe uni-
camente decisiva la capacità al trasferimento, valutata in modo definitivo
poco prima dello svolgimento dello stesso; che in definitiva, il richiedente
sarebbe quindi tenuto a lasciare la Svizzera,
che nel proprio gravame, il ricorrente avversa su vari aspetti l’argomenta-
zione di cui al sindacato provvedimento,
che in primo luogo egli eccepisce un’errata applicazione del regolamento
(UE) n. 604/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno
2013 che stabilisce i criteri e i meccanismi di determinazione dello Stato
membro competente per l’esame di una domanda di protezione internazio-
nale presentata in uno degli Stati membri da un cittadino di un paese terzo
o da un apolide (rifusione) (Gazzetta ufficiale dell’Unione europea [GU] L
180/31 del 29.6.2013; di seguito: Regolamento Dublino III) e del regola-
mento (CE) n. 1560/2003 della Commissione delle comunità europee del
2 settembre 2003 recante modalità di applicazione del regolamento (CE)
n. 343/2003 del Consiglio che stabilisce i criteri e i meccanismi di determi-
nazione dello Stato membro competente per l’esame di una domanda
d’asilo presentata in uno degli Stati membri da un cittadino di un paese
terzo ([GU] L 222/3 del 05.09.2003; modificato parzialmente dal regola-
mento di esecuzione [UE] n. 118/2014 della Commissione del 30 gennaio
2014 [GU L 39/1 dell’8.02.2014]; di seguito: Regolamento n. 1560/2003);
che a mente dell’insorgente, il termine di tre settimane previsto dall’art. 5
par. 2 del Regolamento n. 1560/2003 − entro il quale l’autorità inferiore po-
teva chiedere agli omologhi austriaci un riesame della domanda di ripresa
in carico respinta con scritto del 16 settembre 2021 − giungeva a scadenza
il 7 ottobre 2021; che di conseguenza, la domanda di riesame inoltrata dalla
SEM all’Austria l’8 ottobre 2021 sarebbe da considerarsi tardiva,
che nel prosieguo della propria disamina, l’insorgente censura un’istru-
zione incompleta circa il suo stato valetudinario; che in tal senso, l’autorità
inferiore non avrebbe debitamente indagato il malessere psicologico da lui
manifestato nel corso del procedimento di prima istanza; che in proposito,
l’affermazione imputatagli – ai sensi della quale egli avrebbe riferito di non
ritenere urgente un consulto psicologico (cfr. atto SEM 35/1) – sarebbe da
ricondurre al forte carico di lavoro gravante il personale del Centro e dovuto
all’adozione delle misure anti-pandemiche; che sul punto, la patrocinatrice
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del ricorrente, asserisce altresì che quest’ultimo le avrebbe confidato di es-
sersi rivolto più volte all’infermeria (cfr. memoriale ricorsuale, pag. 8, punto
4); che comunque, l’assenza di urgenza avrebbe dovuto essere constatata
da un medico e per mezzo di un atto F2, piuttosto che dal Servizio infer-
mieristico,
che l’autorità inferiore avrebbe oltretutto insufficientemente istruito il timore
del richiedente d’esser rimpatriato dalle autorità austriache; che del resto,
l’Austria non parrebbe essere in linea con la prassi europea né sarebbe
storicamente generosa con i richiedenti l’asilo afgani (cfr. memoriale ricor-
suale, pag. 9, punto 5); che in sunto, la SEM si sarebbe limitata ad un la-
conico richiamo all’esistenza di Direttive europee alle quali l’Austria sa-
rebbe legata, anziché effettuare una valutazione concreta ed individuale,
che, giusta l’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi, di norma non si entra nel merito di
una domanda di asilo se il richiedente può partire alla volta di uno Stato
terzo cui compete, in virtù di un trattato internazionale, l’esecuzione della
procedura di asilo e allontanamento,
che, prima di applicare la precitata disposizione, la SEM esamina la com-
petenza relativa al trattamento di una domanda di asilo secondo i criteri
previsti dal Regolamento Dublino III,
che, se in base a questo esame è individuato un altro Stato quale respon-
sabile per l’esame della domanda di asilo, la SEM pronuncia la non entrata
nel merito previa accettazione, espressa o tacita, di ripresa a carico del
richiedente l’asilo da parte dello Stato in questione (cfr. DTAF 2017 VI/5
consid. 6.2),
che, ai sensi dell’art. 3 par. 1 Regolamento Dublino III, la domanda di pro-
tezione internazionale è esaminata da un solo Stato membro, ossia quello
individuato in base ai criteri enunciati al capo III (art. 7–15),
che nel caso di una procedura di presa in carico (inglese: take charge) ogni
criterio per la determinazione dello Stato membro competente – enumerato
al capo III – è applicabile solo se, nella gerarchia dei criteri elencati all’art. 7
par. 1 Regolamento Dublino III, quello precedente previsto dal Regola-
mento non trova applicazione nella fattispecie (principio della gerarchia dei
criteri),
che la determinazione dello Stato membro competente avviene sulla base
della situazione esistente al momento in cui il richiedente ha presentato
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domanda di protezione internazionale (art. 7 par. 2 Regolamento Dublino
III),
che, contrariamente, nel caso di una procedura di ripresa in carico (inglese:
take back), di principio non viene effettuato un nuovo esame di determina-
zione dello stato membro competente secondo il capo III (cfr. DTAF
2017 VI/5 consid. 6.2 e 8.2.1),
che giusta l’art. 3 par. 2 Regolamento Dublino III, qualora sia impossibile
trasferire un richiedente verso lo Stato membro inizialmente designato
come competente in quanto si hanno fondati motivi di ritenere che sussi-
stono delle carenze sistemiche nella procedura di asilo e nelle condizioni
di accoglienza dei richiedenti, che implichino il rischio di un trattamento
inumano o degradante ai sensi dell’art. 4 CartaUE, lo Stato membro che
ha avviato la procedura di determinazione dello Stato membro competente
prosegue l’esame dei criteri di cui al capo III per verificare se un altro Stato
membro possa essere designato come competente,
che lo Stato membro competente in forza del regolamento è tenuto a ri-
prendere in carico – in ossequio alle condizioni poste agli art. 23, 24, 25 e
29 – il richiedente la cui domanda è in corso d’esame e che ha presentato
domanda in un altro Stato membro oppure si trova nel territorio di un altro
Stato membro senza un titolo di soggiorno (art. 18 par. 1 lett. b Regola-
mento Dublino III),
che, giusta l’art. 17 par. 1 Regolamento Dublino III («clausola di sovra-
nità»), in deroga ai criteri di competenza sopra definiti, ciascuno Stato
membro può decidere di esaminare una domanda di protezione internazio-
nale presentata da un cittadino di un paese terzo o da un apolide, anche
se tale esame non gli compete,
che le investigazioni effettuate dalla SEM hanno rivelato, dopo consulta-
zione dell’unità centrale del sistema europeo «EURODAC», che l’interes-
sato aveva già depositato una domanda d’asilo in Austria il 31 luglio 2021
(cfr. atti SEM 9/2, 10/1 e 11/2),
che su tali presupposti, il 6 settembre 2021 la SEM ha presentato agli omo-
loghi austriaci, nei termini fissati all’art. 23 par. 2 Regolamento Dublino III,
una richiesta di ripresa in carico fondata sull’art. 18 par. 1 lett. d Regola-
mento Dublino III (cfr. atto SEM 23/5),
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che con scritto del 16 settembre 2021, l’Austria ha respinto suddetta richie-
sta (cfr. atto SEM 26/2),
che l’8 ottobre 2021 l’autorità inferiore ha quindi inoltrato una domanda di
riesame ex art. 5 par. 2 Regolamento n. 1560/2003, per mezzo della quale
ha nuovamente sollecitato l’Austria affinché riprendesse in carico l’insor-
gente (cfr. atto SEM 28/2),
che il 12 ottobre 2021 le autorità austriache hanno accettato di riprendere
in carico il ricorrente in applicazione dell’art. 18 par. 1 lett. b Regolamento
Dublino III (cfr. atto SEM 31/2),
che nella decisione impugnata, la SEM ha quindi reputato data la compe-
tenza dell’Austria, aspetto però confutato con il gravame (cfr. supra),
che orbene, il termine di 3 settimane entro il quale la SEM avrebbe potuto
domandare il riesame della risposta negativa del 16 settembre 2021, de-
correva a far tempo dal 17 settembre 2021 e giungeva a scadenza l’8 ot-
tobre 2021 (cfr. art. 42 Regolamento Dublino III),
che avendo inoltrato la domanda di riesame in data 8 ottobre 2021 (cfr. atto
SEM 28/2), l’autorità di prima istanza ha quindi ossequiato il termine in pa-
rola,
che essendo ancorata ad un presupposto palesemente errato, la censura
mossa dal ricorrente sul punto, appare finanche pretestuosa,
che così stando le cose, la doglianza va disattesa,
che di conseguenza, la competenza dell’Austria risulta, di principio, data,
che proseguendo nella disamina, il Tribunale rimarca che l’Austria è legata
alla CartaUE ed è firmataria della CEDU, della Conv. tortura, della Conv. ri-
fugiati, oltre che del relativo Protocollo aggiuntivo del 31 gennaio 1967
(RS 0.142.301) e ne applica le disposizioni,
che pertanto il rispetto della sicurezza dei richiedenti l’asilo, in particolare il
diritto alla trattazione della propria domanda secondo una procedura giusta
ed equa e una protezione conforme al diritto internazionale ed europeo, è
presunto da parte dello Stato in questione (cfr. direttiva procedura e diret-
tiva accoglienza),
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che tale presunzione non è tuttavia assoluta e può essere confutata in pre-
senza di violazioni sistemiche delle garanzie minime previste dall’Unione
europea o dal diritto internazionale (cfr. DTAF 2011/9 consid. 6; sentenza
della CorteEDU M.S.S. contro Belgio e Grecia [Grande Camera] del 21
gennaio 2011, 30696/09) oppure in presenza di indizi seri che, nel caso
concreto, le autorità di tale Stato non rispetterebbero il diritto internazionale
(cfr. DTAF 2010/45 consid. 7.4 e 7.5),
che in assenza di una pratica attuale avverata di violazione sistematica
delle norme comunitarie minime in materia, non v’è modo in specie di sov-
vertire la precitata presunzione (cfr. DTAF 2017 VI/5 consid. 8.4 e, fra le
tante, sentenza del Tribunale F-2811/2021 del 21 giugno 2021),
che, conseguentemente, l’applicazione dell’art. 3 par. 2 2a frase Regola-
mento Dublino III non si giustifica nel caso di specie,
che ai sensi dell’art. 29a cpv. 3 OAsi 1, disposizione che concretizza in di-
ritto interno svizzero la clausola di sovranità, se "motivi umanitari" lo giusti-
ficano la SEM può entrare nel merito della domanda anche qualora giusta
il Regolamento Dublino III un altro Stato sarebbe competente per il tratta-
mento della domanda,
che la SEM, nell’applicazione dell’art. 29a cpv. 3 OAsi 1, dispone di potere
di apprezzamento (cfr. DTAF 2015/9 consid. 7 seg.); che al contrario, qua-
lora invece il trasferimento del richiedente nel Paese di destinazione con-
travvenga all’art. 4 Carta UE, all’art. 3 CEDU o all’art. 3 Conv. tortura, l’au-
torità inferiore è invece obbligata ad applicare la clausola di sovranità e ad
entrare nel merito della domanda d’asilo (cfr. DTAF 2015/9 consid. 8.2.1),
che nel caso in disamina, il ricorrente non ha dimostrato che lo Stato di
destinazione non sia intenzionato a riprenderlo in carico ed a portare a ter-
mine la procedura relativa alla sua domanda di protezione in violazione
della direttiva procedura,
che al di là di generiche argomentazioni, il ricorrente non ha neppure ap-
portato qualsivoglia indizio serio e concreto suscettibile di dimostrare che
lo Stato di destinazione non rispetterebbe il principio del divieto di respin-
gimento e, dunque, verrebbe meno nell’ossequio dei suoi obblighi interna-
zionali, rinviandolo in un Paese dove la sua vita, integrità corporale o libertà
sarebbero seriamente minacciate o da dove rischierebbe di essere respinto
in un tale Paese,
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che in particolare, nulla permette di concludere che la domanda d’asilo for-
mulata dal fratello in Austria sia stata trattata in modo lacunoso e che con
la pronuncia del rinvio verso lo Stato di destinazione, le autorità austriache
non abbiano rispettato il principio del divieto di respingimento,
che ad ogni modo, è d’uopo rilevare, alla stregua di quanto evidenziato
dalla SEM nel provvedimento impugnato, come una decisione definitiva di
rifiuto dell’asilo e di allontanamento verso il Paese d’origine, non costitui-
sce, di per sé, una violazione del principio di non-respingimento; che es-
sendo l’Austria uno Stato di diritto, apparterrà all’interessato di adire le ade-
guate vie di diritto previste dalla legislazione austriaca ove ritenesse che
un’eventuale decisione in merito alla domanda d’asilo ivi depositata, sia
suscettibile di esporlo ad un rischio di violazione del principio di non respin-
gimento,
che, in tutta evidenza, il trasferimento del ricorrente in Austria non lo
espone al rischio di respingimento a catena, ovverosia di rinvio in un Paese
dove la sua vita, integrità corporale o libertà sarebbero seriamente minac-
ciate,
che tramite l'esame della domanda da parte di un unico Stato membro
(«one chance only») il Regolamento Dublino III intende far fronte al feno-
meno delle domande d’asilo multiple («asylum shopping»),
che per il resto, il respingimento forzato di persone che soffrono di proble-
matiche valetudinarie, costituisce una violazione dell'art. 3 CEDU unica-
mente in circostanze eccezionali; che ciò risulta essere il caso segnata-
mente laddove la malattia dell'interessato si trovi in uno stadio a tal punto
avanzato o terminale da lasciar presupporre che, a seguito del trasferi-
mento, la sua morte appaia come una prospettiva prossima (cfr. sentenza
della CorteEDU [Grande Camera] N. contro Regno Unito del 27 maggio
2008, 26565/05; DTAF 2011/9 consid. 7.1),
che una violazione dell'art. 3 CEDU può però anche sussistere qualora vi
siano dei seri motivi di ritenere che la persona, in assenza di trattamenti
medici adeguati nello Stato di destinazione, sarà confrontata ad un reale
rischio di un grave, rapido ed irreversibile peggioramento delle condizioni
di salute comportante delle intense sofferenze o una significativa riduzione
della speranza di vita (cfr. sentenza della CorteEDU [Grande Camera] Pa-
poshvili contro Belgio del 13 dicembre 2016, 41738/10, §181 segg.),
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che essendo decisivo e vista la doglianza in tal senso, occorre a questo
punto chiedersi, da una parte se l'accertamento dei fatti operato dall'auto-
rità inferiore quanto allo stato di salute dell'insorgente sia stato o meno
esaustivo, e dall'altra se quest'ultimo rientri o meno nelle casistiche testé
enucleate,
che alla luce dell'applicazione del principio inquisitorio l'autorità compe-
tente deve infatti procedere d'ufficio all'accertamento esatto e completo dei
fatti giuridicamente rilevanti (DTAF 2019 I/6 consid. 5.1),
che nel caso in narrativa non appare però che la SEM sia venuta meno agli
obblighi che le si impongono in virtù di tale massima,
che indipendentemente dall’esistenza di una precisa diagnosi circa il ma-
lessere psicologico percepito dall’interessato – ed evocato da quest’ultimo
sia nel corso del consulto medico del 2 settembre 2021 (cfr. atto SEM 19/2)
così come durante il colloquio Dublino (cfr. atto SEM 21/3) – il substrato
fattuale al momento dell’emissione della decisione sindacata, non conte-
neva indicatori quanto all’esistenza, finanche potenziale, di affezioni termi-
nali ai sensi della restrittiva giurisprudenza convenzionale, ritenuto che il
richiedente stesso ha riferito al personale sanitario del Centro federale di
non reputare urgente l’indizione di un colloquio psicologico/psichiatrico, te-
stimonianza della cui veridicità il Tribunale non ha peraltro motivo di dubi-
tare (cfr. atti SEM 34/1 e 35/1); che d’altro canto, dagli atti di cui all’inserto,
nemmeno è possibile desumere indizi quanto al fatto che il ricorrente abbia
ulteriormente sollecitato l’infermeria,
che su tali presupposti, non v’erano elementi per sospettare che l’evocata
turbe psichica potesse raggiungere un tale livello di gravità da configurare
un rischio reale di peggioramento rapido ed irreversibile dello stato valetu-
dinario comportante delle intense sofferenze o una significativa riduzione
della speranza di vita in caso di trasferimento; che neppure si poteva partire
dall’assunto che il ricorrente rientrasse nella categoria di persone vulnera-
bili ai sensi della giurisprudenza in vigore,
che conto tenuto delle questioni giuridiche che si ponevano, al momento
dell’emissione del provvedimento sindacato, il complesso fattuale era dun-
que sufficientemente delineato per giudicare del trasferimento dell'interes-
sato in Austria nel contesto di un procedimento Dublino, di modo che, nulla
può essere rimproverato all'autorità inferiore, che non ha violato il principio
inquisitorio,
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che è d’altronde notorio che l’Austria disponga di strutture mediche del tutto
equiparabili a quelle elvetiche,
che inoltre, in quanto firmatario della direttiva accoglienza, tale Paese deve
provvedere affinché i richiedenti ricevano la necessaria assistenza sanita-
ria comprendente quanto meno le prestazioni di pronto soccorso e il tratta-
mento essenziale di malattie e di gravi disturbi mentali e fornire la neces-
saria assistenza medica o di altro tipo, ai richiedenti con esigenze di acco-
glienza particolari, comprese, se necessarie, appropriate misure di assi-
stenza psichica (art. 19 par. 1 e 2 direttiva accoglienza),
che peraltro, conto tenuto di quanto sopra considerato, un'eventuale ini-
ziale difficoltà ad accedere a prestazioni di psicoterapia può essere messa
in conto senza che ci si debba attendere a conseguenze drastiche sulla
sua salute,
che il quadro clinico dell’insorgente non rappresenta quindi un ostacolo ad
un trasferimento verso l’Austria,
che l’insorgente non ha poi dimostrato, né invero ha eccepito, che le sue
condizioni esistenziali in Austria rivestirebbero un tale grado di disagio e di
gravità che sarebbero costitutive di un trattamento contrario all’art. 3 CEDU
o all’art. 3 Conv. tortura,
che in conclusione, nella presente fattispecie, non ci sono elementi per ri-
tenere che l’autorità di prima istanza abbia esercitato in maniera arbitraria
il suo potere discrezionale,
che non vi è dunque motivo di applicare la clausola discrezionale di cui
all’art. 17 par. 1 (clausola di sovranità) Regolamento Dublino III,
che, di conseguenza, l’Austria rimane competente per il seguito della do-
manda d’asilo e d’allontanamento del ricorrente ai sensi del Regolamento
Dublino III ed è tenuta a prenderlo in carico in ossequio alle condizioni po-
ste dal medesimo,
che, quindi, è a giusto titolo che la SEM non è entrata nel merito della do-
manda di asilo del ricorrente, in applicazione dell'art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi
ed ha pronunciato il suo trasferimento verso l’Austria conformemente
all'art. 44 LAsi, posto che il ricorrente non possiede un'autorizzazione di
soggiorno in Svizzera (cfr. art. 32 lett. a OAsi 1),
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che, in siffatte circostanze, non vi è più luogo di esaminare in maniera di-
stinta le questioni relative all'esistenza di un impedimento all'esecuzione
del trasferimento per i motivi giusta i cpv. 3 e 4 dell'art. 83 LStrI, (RS
142.20), dal momento che detti motivi sono indissociabili dal giudizio di non
entrata nel merito nel quadro di una procedura Dublino (cfr. DTAF 2015/18
consid. 5.2),
che, visto quanto precede, il ricorso deve essere respinto e la decisione
della SEM, che rifiuta l'entrata nel merito della domanda di asilo e pronun-
cia il trasferimento dalla Svizzera verso l’Austria, confermata,
che, avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, la domanda di con-
cessione dell'effetto sospensivo è senza oggetto,
che altresì, per lo stesso motivo succitato, la domanda di esenzione dal
versamento di un anticipo equivalente alle presumibili spese processuali è
divenuta senza oggetto,
che, infine, ritenute le allegazioni ricorsuali sprovviste di probabilità di esito
favorevole, la domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa
dal versamento delle spese processuali, è respinta,
che, visto l'esito della procedura, le spese processuali di CHF 750.– che
seguono la soccombenza sono poste a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1
e 5 PA nonché art. 3 lett. a del regolamento sulle tasse e sulle spese ripe-
tibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 feb-
braio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]),
che la decisione è definitiva e non può, in principio, essere impugnata con
ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83
lett. d cifra 1 LTF).
(dispositivo alla pagina seguente)
D-4701/2021
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il Tribunale amministrativo federale pronuncia:
1.
Il ricorso è respinto.
2.
La domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa dal versa-
mento delle spese processuali, è respinta.
3.
Le spese processuali, di CHF 750.–, sono poste a carico del ricorrente.
Tale ammontare deve essere versato alla cassa del Tribunale amministra-
tivo federale, entro un termine di 30 giorni dalla spedizione della presente
sentenza.
4.
Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all'autorità canto-
nale competente.
Il giudice unico: Il cancelliere:
Daniele Cattaneo Jesse Joseph Erard