Decision ID: de61387a-b752-5653-97f8-123c2ea8674a
Year: 2021
Language: it
Court: CH_BVGE
Chamber: CH_BVGE_001
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: 

Fatti:
A.
L’interessata, cittadina somala, ha presentato una domanda d’asilo in
Svizzera il (...) aprile 2021 (cfr. atto SEM n. [{...}]-1/2). A supporto della
stessa, ella ha presentato in originale un titolo di viaggio per stranieri sve-
dese emesso il (...) e scadente il (...) (cfr. atti SEM n. 3/1, 7/1, 19/2 e mezzo
di prova 1 agli atti SEM), una carta d’identità nazionale svedese (emessa
il [...] e valida sino al [...]), nonché un permesso di soggiorno svedese va-
levole sino all’(...) (cfr. atti SEM n. 3/1, 7/1, 19/2 e 25/2). Questi ultimi due
documenti, sono stati restituiti in originale alla ricorrente nell’ambito del col-
loquio Dublino (cfr. atto SEM n. 23/3).
B.
Dopo il ricovero avvenuto presso il pronto soccorso dell’(...) di C._in
data (...), a seguito della segnalazione da parte del Centro federale per
richiedenti l’asilo (di seguito: CFA) presso il quale era alloggiata per agita-
zione psicomotoria con pianto, la richiedente è stata ricoverata volontaria-
mente in medesima data presso la (...) (di seguito: [...]) di C._, ove
è rimasta degente sino al (...) (dimissione avvenuta contro il parere me-
dico). La diagnosi alla dimissione era di: disturbo delirante (ICD10: F22.0),
con l’impostazione di una terapia farmacologica e la continuazione della
presa in carico psichiatrica presso il (...) (di seguito: [...]) di D._ (cfr.
atti SEM n. 8/1, 9/2, 10/1, 26/2 e 51/5).
C.
Dai riscontri dattiloscopici nella banca dati europea «EURODAC», è risul-
tato che l’interessata aveva depositato una domanda d’asilo pregressa in
Svezia il (...), ottenendone la protezione in data (...) (cfr. atti SEM n. 11/1,
12/1 e 19/2).
D.
Il (...) aprile 2021, la richiedente è stata sentita in merito ai suoi dati perso-
nali, nell’ambito del quale ha segnatamente riferito di essere espatriata dal
suo Paese d’origine nel (...) del (...), giungendo in Europa il medesimo
anno per il tramite della E._, nonché che la madre si troverebbe
attualmente in Svezia (cfr. atto SEM n. 16/6, p.ti 1.16.04, 1.17.03 e 3.02,
pag. 4; p.to 5.01 segg., pag. 5).
E.
L’interessata, il (...) aprile 2021, ha sostenuto il colloquio personale ai
sensi dell’art. 5 del regolamento (UE) n. 604/2013 del Parlamento europeo
e del Consiglio del 26 giugno 2013 che stabilisce i criteri e i meccanismi di
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determinazione dello Stato membro competente per l’esame di una do-
manda di protezione internazionale presentata in uno degli Stati membri
da un cittadino di un paese terzo o da un apolide (rifusione) (Gazzetta uffi-
ciale dell’Unione europea [GU] L 180/31 del 29.06.2013; di seguito: Rego-
lamento Dublino III), con contestuale diritto di essere sentita circa i motivi
ostativi ad un suo ritorno in Svezia, nonché in relazione alle sue problema-
tiche mediche (cfr. atto SEM n. 23/3). In tale contesto, ella ha segnata-
mente confermato di aver ottenuto la protezione internazionale in Svezia il
(...) e di avervi vissuto sino al (...), giungendo in seguito in Svizzera con il
suo titolo di viaggio svedese il (...) aprile 2021. L’interessata ha inoltre di-
chiarato che avrebbe lasciato la Svezia poiché ivi si sarebbe ammalata e
se dovesse ritornarvi si ammalerebbe nuovamente. Dopo (...) anni vissuti
bene in Svezia, avrebbe iniziato a stare male, e sarebbe stata ricoverata
per diversi mesi in ospedali psichiatrici, perdendo dapprima peso ed in se-
guito riprendendolo. Al contrario, ha riferito che, da quando si troverebbe
su suolo elvetico avrebbe iniziato a stare bene, non soffrirebbe più di de-
pressione, si sarebbe liberata del malessere di cui soffriva e non “odie-
rebbe” più la Svezia.
Come annunciato dalla rappresentante legale già durante il colloquio
Dublino, con messaggio elettronico del 18 maggio 2021, la prima ha comu-
nicato alla SEM che per l’interessata non sarebbero emersi degli indizi di
tratta di esseri umani, e che conseguentemente la medesima non sarebbe
stata indirizzata presso l’(...) (cfr. atti SEM n. 23/3, 41/2 e 42/2).
F.
Sulla base degli elementi emersi, l’autorità elvetica preposta, in data (...),
ha inviato alle autorità svedesi competenti una richiesta di riammissione
della richiedente, basata sull’Accordo tra il Consiglio federale svizzero e il
Governo del Regno di Svezia sulla riammissione di persone del 10 dicem-
bre 2002 (RS 0.142.117.149) e la Direttiva n. 2008/115/CE del Parlamento
europeo e del Consiglio del 16.12.2008 recante norme e procedure comuni
applicabili negli Stati membri al rimpatrio di cittadini di paesi terzi il cui sog-
giorno è irregolare (Gazzetta ufficiale dell’Unione europea [GU] L 348/98
del 24.12.2008; di seguito: Direttiva rimpatrio) (cfr. atti SEM n. 27/5, 28/5 e
29/1). Il (...), la Svezia ha accettato la riammissione in applicazione
dell’art. 6 par. 2 Direttiva rimpatrio, precisando che l’interessata è titolare di
un permesso di soggiorno valido in Svezia, è beneficiaria dello statuto di
rifugiato, nonché ha comunicato le modalità con le quali il trasferimento
della stessa deve avvenire (cfr. atti SEM n. 32/2 e 33/2).
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G.
Nel contempo, in data (...), si è resa necessaria una nuova visita della ri-
chiedente presso il pronto soccorso dell’(...) di C._, con diagnosi di:
scompenso psichico favorito da sospensione di terapia psichiatrica e do-
lore intercostale sinistro di origine muscolo-scheletrica, con trasferimento
della richiedente presso la (...) di C._ in medesima data per la presa
in carico psichiatrica e con consiglio di terapia con (...) al bisogno, per il
dolore intercostale (cfr. atto SEM n. 36/2). La degenza presso quest’ultima
struttura – dapprima volontario ed in seguito tramutato in coatto visto il
grave scompenso psichico e la scarsa aderenza alle cure dell’interessata
– si è protratta sino al (...), con la conferma della diagnosi del precedente
ricovero, ovvero di disturbo delirante, l’impostazione di una terapia farma-
cologica e la prosecuzione della presa in carico psichiatrica presso il (...)
di D._ (cfr. atto SEM n. 48/3). Visite psichiatriche ambulatoriali che
sono state effettuate in data (...) (cfr. atto SEM n. 45/2) rispettivamente il
(...) (cfr. atto SEM n. 52/2), con diagnosi di: schizofrenia paranoide, con
persistenza di un’ideazione delirante persecutoria che causerebbe ango-
scia all’interessata e dispercezioni uditive, e con adeguamento della tera-
pia farmacologica assunta (cfr. atto SEM n. 52/2 ed in merito anche la visita
del 20 maggio 2021, cfr. atto SEM n. 49/2).
H.
H.a Il 25 maggio 2021, la SEM ha concesso alla richiedente il diritto di es-
sere sentita in merito ad un’eventuale non entrata nel merito della domanda
d’asilo ai sensi dell’art. 31a cpv. 1 lett. a della legge sull’asilo (LAsi, RS
142.31) con allontanamento verso la Svezia (cfr. atto SEM n. 46/1).
H.b Con scritto del 28 maggio 2021 (cfr. atto SEM n. 55/2) l’interessata,
per il tramite della sua rappresentante legale, ha innanzitutto riferito come
non vorrebbe rientrare in Svezia, in quanto ivi non si sentirebbe al sicuro,
poiché delle persone vorrebbero ucciderla e che da quando si troverebbe
in Svizzera starebbe molto meglio psicologicamente. Dopo aver rammen-
tato le problematiche mediche di cui sarebbe affetta l’interessata, la rap-
presentante legale ha proposto che la SEM disponesse una valutazione
medica di dettaglio (il cosiddetto F4), perché venisse accertato compiuta-
mente lo stato di salute della richiedente. Ha inoltre postulato un comple-
mento istruttorio circa i timori espressi dall’interessata riguardo ad una sua
eventuale riammissione in Svezia, alfine di valutare in modo esaustivo, gli
ostacoli ad un eventuale trasferimento della richiedente in Svezia ed alle
sue conseguenze sul suo stato di salute.
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I.
Il 1° giugno 2021 la richiedente ha inoltrato il suo parere in relazione alla
bozza di decisione della SEM del 28 maggio 2021 (cfr. atti SEM n. 57/8 e
62/3). Ella ha d’ingresso nuovamente ribadito che la sua vita sarebbe in
pericolo nel caso tornasse in Svezia. Per suffragare tali timori, essa ha al-
legato al parere un suo scritto in inglese. La rappresentante legale, ha inol-
tre comunicato alla SEM che, dopo il colloquio di notifica del progetto di
decisione, si sarebbe reso necessario un ricovero ospedaliero d’urgenza
“per tutelare l’incolumità dell’interessata” (cfr. anche in merito la comunica-
zione elettronica alla SEM del 1° giugno 2021, cfr. atto SEM n. 60/1). Ha
peraltro ribadito la necessità di richiedere da parte dell’autorità inferiore un
rapporto F4, considerando anche la “nuova” prognosi medica che risulte-
rebbe dal ricovero intervenuto in data (...), prima dell’emanazione di una
decisione. Infine ha sollevato come non si sarebbe potuta esprimere ri-
guardo alle garanzie formali di riammissione da parte della Svezia, in
quanto non avrebbe avuto accesso agli atti n. 28/5 e 33/2.
J.
Con decisione del 1° giugno 2021, notificata il giorno successivo (cfr. atto
SEM n. 64/1), l’autorità inferiore non è entrata nel merito della domanda
d’asilo dell’interessata ai sensi dell’art. 31a cpv. 1 lett. a LAsi ed ha pronun-
ciato l’allontanamento della richiedente verso la Svezia, ordinandone con-
testualmente l’esecuzione.
Dopo essersi confrontata con il summenzionato parere – ed aver dato ac-
cesso, allegandoli alla decisione avversata, agli atti di cui non aveva pre-
cedentemente potuto prendere visione la ricorrente – la SEM ha ritenuto
che l’art. 25 cpv. 2 PA non fosse applicabile nel caso di specie, in quanto
un interesse degno di protezione non sarebbe dato, visto che la Svezia
avrebbe già riconosciuto all’interessata lo statuto di rifugiato e concesso la
relativa protezione contro le persecuzioni. In relazione all’esecuzione
dell’allontanamento della medesima, l’autorità resistente ha valutato la
stessa come ammissibile sotto il profilo dell’art. 5 cpv. 1 LAsi. Inoltre, in
merito al ricovero avvenuto il (...), lo stesso non risulterebbe essere osta-
tivo ad un suo rinvio in Svezia, oltreché l’accesso alle cure mediche in tale
Paese sarebbe garantito. Anche dal profilo dell’esigibilità del suo allonta-
namento, non vi sarebbero dei motivi che si opporrebbero ad un suo rinvio
in Svezia. Invero, circa i timori da lei espressi riguardo al fatto di non voler
rientrare nel predetto Paese in quanto delle persone vorrebbero ucciderla,
tali asserti non sarebbero suffragati da alcun mezzo di prova concreto ed
inoltre ivi disporrebbe di una protezione adeguata da parte delle autorità
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svedesi. Riguardo a tale punto, la SEM ha concluso che l’istruttoria è com-
pleta, avendole permesso di esprimersi in merito nell’ambito del suo diritto
di essere sentito, e che quindi un complemento istruttorio non risulterebbe
essere necessario. Quo allo stato di salute dell’interessata, accertato pure
in modo completo, vi sarebbe da partire dall’assunto, sulla base degli atti
all’inserto, che la sua situazione medica e la terapia necessaria siano
chiare e definite, nonché che le stesse possano essere curate anche in
Svezia. Invero, quest’ultimo Paese disporrebbe di un’infrastruttura medica
sufficiente per la presa in carico di tutti i tipi di affezioni, sia fisiche che
psichiche. Il Paese di destinazione sarebbe peraltro tenuto a fornire tali
tipologie di prestazioni. Presa in carico psichiatrica che ella ha d’altronde
confermato essere avvenuta anche in Svezia nel corso delle visite mediche
effettuate su suolo elvetico. In ogni caso, i problemi medici non sarebbero
di una gravità tale da poter configurare una violazione dell’art. 3 CEDU
(RS 0.101), malgrado i timori espressi dalla richiedente di subire un peg-
gioramento del suo stato di salute in caso di un ritorno in Svezia. Sulla base
di tali elementi un rapporto medico di dettaglio, così come richiesto dalla
rappresentante legale, risulterebbe superfluo secondo l’autorità inferiore.
Infine, la SEM ha ritenuto che l’esecuzione del suo allontanamento fosse
possibile, sia sul piano tecnico che pratico.
K.
Per il tramite del plico raccomandato del 10 giugno 2021 (cfr. risultanze
processuali), l’interessata è insorta con ricorso dinanzi al Tribunale ammi-
nistrativo federale (di seguito: il Tribunale) contro la summenzionata deci-
sione della SEM, concludendo ai fini processuali alla sospensione dell’ese-
cuzione dell’allontanamento in via supercautelare ed alla concessione
dell’effetto sospensivo al ricorso; e nel merito postulando l’annullamento
della decisione impugnata e la restituzione degli atti all’autorità inferiore per
completamento istruttorio. Ella ha altresì presentato istanza di assistenza
giudiziaria, secondo il senso, di esenzione dal versamento delle spese pro-
cessuali e del relativo anticipo.
Nel suo memoriale ricorsuale l’insorgente, dopo aver esposto e precisato
l’istoriato procedurale, si duole di una violazione dell’art. 106 cpv. 1 lett. b
LAsi nella decisione avversata da parte dell’autorità resistente. Invero, in
particolare l’istruzione della causa da parte della SEM risulterebbe lacu-
nosa ed incompleta riguardo al suo stato di salute ed ai rischi conseguenti
dallo stesso in caso di un suo allontanamento verso la Svezia. Dapprima,
il timore della ricorrente di essere uccisa in caso ritornasse in tale Paese,
evenienza che pone a fondamento della sua opposizione al trasferimento,
sarebbe anche sostenuta dalla documentazione medica agli atti, la quale
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evidenzierebbe che i disturbi valetudinari di cui ella soffrirebbe sarebbero
connessi, in senso persecutorio, alla sua opposizione ad un eventuale rien-
tro in Svezia. Proseguendo nell’analisi, la ricorrente rileva come, sulla base
della documentazione presente agli atti e citando anche alcuni stralci delle
raccomandazioni terapeutiche emanate da un gruppo di esperti della
(...), le evenienze mediche a lei afferenti – visto il quadro clinico che da
subito sarebbe apparso importante e complesso – non sarebbero state suf-
ficientemente approfondite dalla SEM, in violazione del suo obbligo istrut-
torio. Al riguardo la motivazione contenuta nella decisione avversata circa
il rifiuto di allestimento di un rapporto F4, sarebbe standardizzata, e non

avrebbe considerato minimamente la gravità della fase delirante che sa-
rebbe in atto – con la comunicazione del progetto di decisione, la ricorrente
sarebbe difatti dovuta essere nuovamente e coattivamente ricoverata
presso la (...) di C._ – e le gravi conseguenze sulla salute dell’in-
sorgente in caso di interruzione del percorso terapeutico già presente. Inol-
tre, la rappresentante legale ha informato il Tribunale che il 7 giugno 2021
avrebbe avuto un colloquio telefonico con l’interessata, la quale avrebbe
nuovamente espresso una profonda ansia in caso di un suo allontana-
mento verso la Svezia. La ricorrente ritiene inoltre che, allo stato attuale
incompleto della sua situazione medica, un suo rinvio risulterebbe lesivo
degli art. 3 CEDU e art. 4 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione
europea (GU C 364/1 del 18.12.2000, di seguito: CartaUE). Questo in
quanto, la valutazione del suo stato di salute, andrebbe esaminata già in
sede di “competenza Dublino (sic!)”, e non andrebbe delegata unicamente
all’autorità competente per l’esecuzione del trasferimento. Inoltre, al con-
trario di quanto sosterrebbe la SEM nella sua decisione, il suo stato psi-
chico non si sarebbe aggravato a seguito della notifica del progetto di de-
cisione, bensì le sue gravi condizioni di salute, sarebbero sempre state a
conoscenza dell’autorità sindacata.
L.
Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti negli scritti verranno ripresi nei
considerandi successivi qualora risultino decisivi per l’esito della vertenza.
Diritto:
1.
Le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla LTF,
in quanto la LAsi non preveda altrimenti (art. 6 LAsi). Fatta eccezione per
le decisioni previste all’art. 32 LTAF, il Tribunale, in virtù dell’art. 31 LTAF,
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giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi dell’art. 5 PA, prese dalle autorità
menzionate all’art. 33 LTAF. La SEM rientra tra dette autorità (art. 105 LAsi)
e l’atto impugnato costituisce una decisione ai sensi dell’art. 5 PA.
La ricorrente ha partecipato al procedimento dinnanzi all’autorità inferiore,
è particolarmente toccata dalla decisione impugnata e vanta un interesse
degno di protezione all’annullamento o alla modificazione della stessa
(art. 48 cpv. 1 lett. a-c PA). Pertanto risulta legittimata ad aggravarsi contro
di essa.
I requisitivi relativi ai termini di ricorso (art. 108 cpv. 3 LAsi), alla forma e al
contenuto dell’atto di ricorso (art. 52 cpv. 1 PA) sono soddisfatti.
Occorre pertanto entrare nel merito del gravame.
2.
Ai sensi dell’art. 111a cpv. 1 LAsi, il Tribunale rinuncia allo scambio di scritti.
3.
Con ricorso al Tribunale, possono essere invocati, in materia d’asilo, la vio-
lazione del diritto federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti
giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi; cfr. DTAF 2014/26 consid. 5)
e, in materia di diritto degli stranieri, pure l’inadeguatezza ai sensi
dell’art. 49 PA (cfr. DTAF 2014/26 consid. 5). Il Tribunale non è vincolato né
dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4 PA), né dalle considerazioni giuridiche della
decisione impugnata, né dalle argomentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1
consid. 2). Altresì si rileva che il Tribunale, adito con un ricorso contro una
decisione di non entrata nel merito di una domanda d’asilo, si limita ad
esaminare la fondatezza di una tale decisione (cfr. DTAF 2012/4
consid. 2.2; 2009/54 consid. 1.3.3; 2007/8 consid. 5).
4.
4.1 La ricorrente, nel suo gravame, censura dapprima ed essenzialmente
la decisione impugnata, poiché a mente sua, la SEM non avrebbe accer-
tato sufficientemente i fatti giuridicamente rilevanti riguardo al suo stato di
salute, violando conseguentemente anche il suo obbligo istruttorio. Dap-
presso, verrà quindi esaminato il fondamento o meno di tale censura.
4.2
4.2.1 Nelle procedure d’asilo ‒ così come nelle altre procedure di natura
amministrativa ‒ si applica il principio inquisitorio. Ciò significa che l’autorità
competente deve procedere d’ufficio all’accertamento esatto e completo
dei fatti giuridicamente rilevanti (art. 6 LAsi; art. 12 PA). In concreto, essa
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deve procurarsi la documentazione necessaria alla trattazione del caso,
chiarire le circostanze giuridiche ed amministrare a tal fine le opportune
prove a riguardo. Il principio inquisitorio non dispensa comunque le parti
dal dovere di collaborare all’accertamento dei fatti ed in modo particolare
dall’onere di provare quanto sia in loro facoltà e quanto l’amministrazione
o il giudice non siano in grado di delucidare con mezzi propri (art. 13 PA ed
art. 8 LAsi; DTAF 2019 I/6 consid. 5.1). Quando in sede ricorsuale vengono
identificate delle carenze nell’accertamento dei fatti il caso va di principio
retrocesso all’autorità di prima istanza, di modo che questa possa proce-
dere ad un nuovo e completo accertamento dei fatti (cfr. MOSER/
BEUSCH/KNEUBÜHLER, op.cit., 2a ed. 2013, n. 2.191, sentenze del Tribunale
D-3567/2019 del 29 novembre 2019 consid. 5.2 e D-1443/2016 del 22 feb-
braio 2017 consid. 4.2). Una violazione del principio inquisitorio non im-
plica in ogni caso l’automatica retrocessione degli atti all’autorità inferiore,
dal momento che il Tribunale resta libero di raccogliere gli elementi neces-
sari al giudizio se una tale soluzione appare giudiziosa per ragioni di eco-
nomia procedurale (cfr. DTAF 2019 I/6 consid. 5.2; 2012/21 consid. 5.1).
4.2.2 La determinazione dei fatti e l’applicazione della legge non sono
aspetti disgiunti; senza considerare il diritto applicabile non vi è modo di
delimitare quali fatti siano giuridicamente rilevanti (cfr. ISABELLE HÄNER, in:
Häner/Waldmann, Das erstinstanzliche Verwaltungsverfahren, 2008,
n. 34). Significativo è innanzitutto il substrato fattuale per le condizioni di
applicazione della norma giuridica (cfr. KRAUSKOPF/EMMENEGGER/
BABEY in: Waldmann/Weissenberger (ed.), Praxiskommentar VwVG,
2a ed. 2016, n. 17 ad art. 12 PA). Fatti che non sono rilevanti per la deci-
sione; che l’autorità è convinta siano già stati provati o che si presumono
veri a favore delle parti interessate non impongono lo svolgimento di inda-
gini supplementari (cfr. KRAUSKOPF/EMMENEGGER/BABEY in: op. cit., n. 29
ad art. 12 PA). Onde circoscrivere l’ampiezza dell’accertamento d’ufficio
nel corso del procedimento occorre effettuare una ripetuta valutazione
delle risultanze probatorie raccolte (cfr. DTF 140 I 285 consid. 6.3.1;
DTAF 2008/24 consid. 7.2). Allorquando l’autorità reputa chiare le circo-
stanze di fatto e che le prove assunte le abbiano permesso di formarsi una
propria convinzione, essa emana la propria decisione (cfr. sentenze del
Tribunale amministrativo federale D-114/2021 dell’11 maggio 2021
consid. 4.2, D-291/2021 del 9 marzo 2021 consid. 7.3.1; MOSER/
BEUSCH/KNEUBÜHLER, op. cit., n. 3.144).
4.2.3 Così, sebbene nel diritto amministrativo la parte abbia di principio il
diritto di richiedere l’assunzione di prove all’autorità (art. 33 cpv. 1 PA), una
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tale richiesta deve vertere su fatti suscettibili d’influenzare l’esito della pro-
cedura e che non si evincono già dall’incarto (cfr. DTF 131 I 153, consid. 3;
sentenza D-291/2021 consid. 7.3.2, A-3056/2015 del 22 dicembre 2016
consid. 3.1.3). Nemmeno detta massima impedisce d’altro canto all’auto-
rità di procedere ad un apprezzamento anticipato delle prove offerte
(« antizipierte Beweiswürdigung »), e di negarne l’assunzione ove le
stesse appaiano chiaramente ininfluenti ai fini del giudizio, non potendo in
altri termini condurla a modificare la propria opinione (cfr. DTF 134 I 140
consid. 5.3; sentenza del Tribunale federale 1C.179/2014 del 2 settem-
bre 2014 consid. 3.2; sentenze del Tribunale amministrativo federale
A-6515/2010 del 19 maggio 2011 consid. 4.3; TANQUEREL, Manuel de droit
administratif, 2011, n. 1552 con rinvii). Procedendo in tal senso in modo
non arbitrario, l’autorità può porre un termine all’istruzione (cfr.
DTF 133 II 384 consid. 4.2.3 con rinvii; sentenza del Tribunale federale
2C.720/2010 del 21 gennaio 2011 consid. 3.2.1; sentenze del Tribunale
D-6763/2018 dell’11 giugno 2020 consid. 9 e A-7392/2014 dell’8 ago-
sto 2016 consid. 3.4.2.2; cfr. per il tutto tra le altre la sentenza del Tribunale
D-114/2021 consid. 4.3).
4.2.4 I principi sopra esposti delimitano sia l’attività istruttoria dell’ammini-
strazione che quella del Tribunale (cfr. DTAF 2019 I/6 consid. 5; sentenza
del Tribunale F-5065/2019 del 21 gennaio 2021 consid. 5.3; MOSER/
BEUSCH/KNEUBÜHLER, op. cit., pag. 19 n. marg. 1.49; 3.117 e seg., in par-
ticolare 3.144) e tornano applicabili anche nel contesto del chiarimento
delle questioni di natura medica (cfr. le sentenze del Tribunale D-114/2021
consid. 4.4, D-291/2021 consid. 7.3.3 e D-1665/2018 del 27 gennaio 2021
consid. 8.3.5).
4.2.5 Nel suo messaggio relativo al riassetto del settore, il Consiglio fede-
rale sottolineava come l’assistenza sanitaria per i richiedenti l’asilo dovesse
essere garantita mediante consultazioni mediche in loco, possibilità di trat-
tamento ambulatoriale in ospedale o una visita medica in caso di necessità
(cfr. Messaggio concernente la modifica della legge sull’asilo del 3 settem-
bre 2014, FF 2014 6917, 6940). Nella prassi, nel caso in cui il personale
curante / servizio di assistenza reindirizzi il richiedente l’asilo presso un
medico esterno, quest’ultimo allestisce, di norma, un breve referto nella
forma di un « formulario F2 ». Qualora la documentazione agli atti non per-
metta di determinare in modo completo i fatti giuridicamente rilevanti, la
SEM ordina di principio un rapporto più dettagliato, e meglio, la compila-
zione di un « formulario F4 » da parte del curante. Nulla vieta inoltre al
ricorrente di presentare ulteriori mezzi di prova al soggetto rispettivamente
di rivolgersi autonomamente ad un medico (cfr. sentenze del Tribunale
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D-114/2021 consid. 4.5 e D-291/2021 consid. 7.3.4). Di principio, le auto-
rità svizzere non sono dal canto loro tenute a prendere in considerazione il
potenziale insorgere di ulteriori affezioni non ancora diagnosticate o so-
spettate, essendo determinante lo stato di fatto presente al momento della
decisione (cfr. DTAF 2012/21 consid. 5.1; 2010/44 consid. 3.6).
4.3 Nel caso in parola, al momento dell’emissione della decisione impu-
gnata l’incarto della Segreteria di Stato conteneva già ampia documenta-
zione medica riguardante la situazione valetudinaria della ricorrente (cfr.
atti SEM n. 26/2, 36/2, 39/1, 40/1, 43/1, 44/1, 45/2, 48/3, 49/2, 51/5, 52/2,
53/1, 54/1 e 56/2). In particolare, dal certificato medico di dimissione del
(...) inerente il secondo ricovero della ricorrente presso la (...) di
C._, si evince chiaramente la diagnosi di: disturbo delirante – dia-
gnosi già posta nell’arco del primo ricovero presso la medesima struttura
(cfr. atto SEM n. 51/5) – il suo decorso clinico, come pure la terapia farma-
cologica impostata ([...]), e la prosecuzione delle cure presso la psichiatra
curante (cfr. atto SEM n. 48/3). Dalle successive visite mediche dal profilo
psichiatrico, rispettivamente del (...) (cfr. atto SEM n. 45/2), (...) (cfr. atto
SEM n. 49/2) e (...) (cfr. atto SEM n. 52/2), si evince come la diagnosi è
stata posta come schizofrenia paranoide, e l’assunzione di
(...) è stata sospesa (cfr. atto SEM n. 49/2), nonché è stata tramutata la
terapia di (...) da gocce a compresse come pure per il (...) (su richiesta
della ricorrente, cfr. atto SEM n. 52/2). A parte una visita ginecologica ef-
fettuata il (...), dalla quale non è risultato nulla di rilevante (cfr. atto SEM
n. 56/2), per la richiedente non sono state previste ulteriori visite mediche,
neppure dal profilo psichiatrico (cfr. atto SEM n. 53/1). Da tali insorgenze,
il Tribunale ritiene che la SEM potesse partire dal presupposto che la situa-
zione medica della ricorrente fosse stata sufficientemente acclarata, con
una diagnosi posta ed una terapia farmacologica impostata. Alla stessa
stregua dell’autorità inferiore, anche lo scrivente Tribunale, ritiene quindi,
contro il parere della ricorrente, che ulteriori approfondimenti – in partico-
lare lo stabilimento di un rapporto medico F4 – non fossero necessari prima
dell’emanazione di una decisione nel caso di specie. Il fatto che la ricor-
rente abbia dovuto essere nuovamente ricoverata presso la (...) di
C._ in data (...) (cfr. atto SEM n. 60/1), non muta tale conclusione.
Invero come rilevabile sia dal parere al progetto di decisione del 1° giu-
gno 2021 che dalle argomentazioni proposte nello stesso gravame dalla
ricorrente, si evince che il ricovero ospedaliero sarebbe ascrivibile alla co-
municazione del progetto di decisione alla ricorrente da parte della rappre-
sentante legale, per tutelarne l’incolumità (cfr. atto SEM n. 62/3; ricorso,
p.to 4, pag. 6). Non vi sono però né agli atti né men che meno addotti con
il ricorso, degli elementi concreti, che inducano a ritenere che le diagnosi
D-2729/2021
Pagina 12
e/o la terapia della ricorrente poste prima del suo ricovero in (...) il (...),
siano mutate con quest’ultimo ricovero. Come rettamente motivato anche
nel provvedimento querelato dall’autorità inferiore, anche il Tribunale è
d’avviso che il nuovo e più recente ricovero dell’insorgente in (...), in man-
canza di indizi concreti e sostanziati che proverebbero il contrario e viste
le argomentazioni addotte dalla stessa insorgente a motivo del ricovero,
sia stato ingenerato da uno scompenso psichico dovuto alla comunica-
zione della decisione avversata, che decideva in particolare del suo allon-
tanamento verso la Svezia. Opposizione ad un suo rientro in Svezia che
ella ha sempre palesato, anche nei due ricoveri precedenti in (...) (cfr. atti
SEM n. 48/3, 51/5, 55/2, e 62/3). Tuttavia, tale opposizione ed un eventuale
e momentaneo peggioramento del suo stato di salute psichico dovuto alla
prima, non risultano in nessun caso essere ostativi all’esecuzione dell’al-
lontanamento, come si vedrà anche dappresso (cfr. infra consid. 8 e 9).
Senza volere in alcun modo sminuire lo stato valetudinario psichico della
ricorrente, allo stato attuale degli atti, appare invece indubbio come il sub-
strato fattuale non contenga indicatori quanto all’esistenza, finanche poten-
ziale, di affezioni terminali ai sensi della giurisprudenza convenzionale ap-
plicabile, che possano comportare una violazione di disposizioni interna-
zionali così come postulato nel gravame dall’insorgente (cfr. infra con-
sid. 8.6). Allo stesso modo, non vi sono elementi agli atti per sospettare
che le patologie diagnosticate – e ciò vale anche in esito all’ultimo ricovero
in (...) – possano raggiungere un tale livello di gravità da configurare un
rischio reale di peggioramento rapido ed irreversibile dello stato valetudi-
nario comportante delle intense sofferenze o una significativa riduzione
della speranza di vita in caso di trasferimento della ricorrente in Svezia (cfr.
infra consid. 8.6). Neppure si può partire dall’assunto che le problematiche
di salute possano risultare decisive in termini di esigibilità (cfr. infra con-
sid. 9.2), né tantomeno che fosse necessario effettuare degli accertamenti
supplementari dal profilo medico, in particolare di attendere il certificato
medico inerente l’ultimo ricovero della ricorrente in (...) – così come da lei
postulato nel gravame – per potersi determinare sulla fattispecie con co-
gnizione di causa e riguardo in particolare all’esecuzione dell’allontana-
mento della medesima in Svezia. Invero, si ribadisce come gli atti all’incarto
risultano sufficientemente limpidi dal profilo dello stato di salute dell’insor-
gente, con delle diagnosi e delle terapie chiaramente determinate ed im-
postate, che non vengono scalfite da alcun indizio sostanziato e concreto
apportato dall’insorgente con il ricorso che sosterrebbe il contrario a se-
guito del suo ricovero del (...). Si può quindi partire dal presupposto che la
documentazione medica agli atti fosse completa ed esatta, anche dal pro-
filo dello stato di salute dell’insorgente, al momento dell’emanazione della
decisione avversata, come dai principi sopra esposti (cfr. consid. 4.2.1 e
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Pagina 13
4.2.2). L’autorità inferiore non è dunque venuta meno al suo obbligo di pro-
cedere d’ufficio all’accertamento esatto e completo dei fatti giuridicamente
rilevanti.
4.4 Per il resto, non si vede come la motivazione presente nella decisione
avversata per rifiutare l’allestimento di un rapporto F4, possa essere rite-
nuta “standardizzata” (cfr. ricorso, p.to 4, pag. 6), in quanto la SEM si è in
modo chiaro, esplicito e dettagliato espressa in merito alla situazione me-
dica della ricorrente, prima di addivenire a tale conclusione (cfr. decisione
impugnata, p.to III, pag. 6 segg.). Una violazione del suo obbligo di moti-
vare la decisione, corollario fondamentale del diritto di essere sentito della
parte, disciplinato dall’art. 29 cpv. 2 Cost. (RS 101), non è quindi ravvisa-
bile da parte dell’autorità inferiore.
4.5 Ne discende quindi che, le doglianze formali espresse dalla ricorrente
circa l’accertamento incompleto dei fatti giuridicamente rilevanti rispetto
alla sua situazione medica – e di convesso pure in merito alla violazione
del principio inquisitorio da parte dell’autorità resistente – nonché in merito
alla violazione dell’obbligo di motivare la sua decisione da parte della SEM,
vanno dunque recisamente respinte.
5.
5.1 Giusta l’art. 31a cpv. 1 lett. a LAsi, di norma non si entra nel merito della
domanda di asilo se il richiedente può ritornare in uno Stato terzo sicuro
secondo l’art. 6a cpv. 2 lett. b LAsi nel quale aveva soggiornato preceden-
temente. Si tratta di Paesi nei quali il Consiglio federale ritiene vi sia un
effettivo rispetto del principio di «non-refoulement» ai sensi dell’art. 5 cpv. 1
LAsi. Si presuppone inoltre, che tale Stato abbia garantito la riammissione
del richiedente nei confronti delle autorità svizzere preposte all’asilo. Senza
tale garanzia, l’allontanamento verso lo Stato terzo non può infatti essere
eseguito e dunque è inutile (cfr. FF 2002 6087, 6125).
Il Consiglio federale ha effettivamente inserito la Svezia, come altri Paesi
dell’Unione europea (UE) e dell’Associazione europea di libero scambio
(AELS), nel novero degli Stati terzi sicuri ai sensi dell’art. 6a cpv. 2 lett. b
LAsi (cfr. Allegato 2, art. 2, dell’ordinanza 1 sull’asilo relativa a questioni
procedurali dell’11 agosto 1999 [OAsi 1], RS 142.311), per i quali esiste
una presunzione di rispetto del principio di non respingimento (art. 5 cpv. 1
LAsi).
5.2 Nel caso in rassegna, dagli atti risulta che alla ricorrente è stata ricono-
sciuta la protezione in Svezia con il riconoscimento dello statuto di rifugiato
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Pagina 14
e che ella è stata messa al beneficio di un permesso di soggiorno valido
sino all’(...) (cfr. atti SEM n. 19/2, 25/2 e 32/2). Altresì, la
Svezia, in data (...), ha dichiarato di accettare la riammissione dell’insor-
gente sul proprio territorio (cfr. atti SEM n. 32/2 e 33/2).
5.3 Dal canto suo, l’insorgente non contesta nel gravame, anzi ha confer-
mato l’ottenimento della protezione internazionale in Svezia in data (...) nel
corso del colloquio Dublino (cfr. atto SEM n. 23/3), e non riferisce nem-
meno di rischiare di venire allontanata in Somalia.
5.4 Di conseguenza, le condizioni dell’art. 31a cpv. 1 lett. a LAsi risultano
incontestabilmente soddisfatte ed è a giusto titolo che la SEM non è entrata
nel merito della domanda d’asilo della ricorrente.
6.
Se respinge la domanda d’asilo o non entra nel merito, la SEM pronuncia,
di norma, l’allontanamento dalla Svizzera e ne ordina l’esecuzione; tiene
però conto del principio dell’unità della famiglia (art. 44 LAsi).
L’insorgente non adempie le condizioni in virtù delle quali la SEM avrebbe
dovuto astenersi dal pronunciare l’allontanamento dalla Svizzera (art. 14
cpv. 1 e 2 ed art. 44 LAsi nonché art. 32 dell'ordinanza 1 sull’asilo relativa
a questioni procedurali dell'11 agosto 1999 [OAsi 1, RS 142.311];
DTAF 2013/37 consid. 4.4; 2009/50 consid. 9).
Pertanto, lo scrivente Tribunale è tenuto a confermare la pronuncia dell’al-
lontanamento.
7.
L’esecuzione dell’allontanamento è regolamentata, per rinvio dell’art. 44
LAsi, dall’art. 83 della legge sugli stranieri e la loro integrazione (LStrI,
RS 142.20, nuovo titolo dal 1° gennaio 2019, medesimo tenore per quanto
riguarda l’art. 83). Giusta suddetta norma, l’esecuzione dell’allontana-
mento deve essere possibile (art. 83 cpv. 2 LStrI), ammissibile (art. 83
cpv. 3 LStrI) e ragionevolmente esigibile (art. 83 cpv. 4 LStrI). In caso di
non adempimento d’una di queste condizioni, la SEM dispone l’ammis-
sione provvisoria (art. 83 cpv. 1 e 7 LStrI).
Secondo prassi costante del Tribunale, circa l’apprezzamento degli osta-
coli all’allontanamento, vale lo stesso apprezzamento della prova consa-
crato al riconoscimento della qualità di rifugiato, ovvero il ricorrente deve
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Pagina 15
provare o per lo meno rendere verosimile l’esistenza di un ostacolo all’al-
lontanamento (cfr. DTAF 2011/24 consid. 10.2).
8.
8.1 A norma dell’art. 83 cpv. 3 LStrI l’esecuzione dell’allontanamento non
è ammissibile quando comporta una violazione degli impegni di diritto in-
ternazionale pubblico della Svizzera. Detta norma non si esaurisce nella
massima del divieto di respingimento. Anche altri impegni di diritto interna-
zionale possono risultare ostativi all’esecuzione del rimpatrio, in particolare
l’art. 3 CEDU o l’art. 3 della Convenzione contro la tortura ed altre pene o
trattamenti crudeli, inumani o degradanti del 10 dicembre 1984 (Conv. tor-
tura, RS 0.105). La Corte europea dei diritti dell’uomo (CorteEDU) ha più
volte ribadito che la sola possibilità di subire dei maltrattamenti dovuti a una
situazione di insicurezza generale o di violenza generalizzata nel Paese di
destinazione non è sufficiente per ritenere una violazione dell’art. 3 CEDU.
Spetta infatti all’interessato provare o rendere verosimile l’esistenza di seri
motivi che permettano di ritenere che egli correrà un reale rischio ("real
risk") di essere sottoposto, nel Paese verso il quale sarà allontanato, a trat-
tamenti contrari a detti articoli (cfr. DTAF 2013/27 consid. 8.2 e relativi rife-
rimenti).
8.2 Altresì, giusta l’art. 6a cpv. 2 lett. b LAsi, la ricorrente è rinviata in uno
Stato terzo designato come sicuro da parte del Consiglio federale, ossia
uno Stato nel quale vi è una presunzione di rispetto degli impegni di diritto
internazionale pubblico, tra cui il rispetto del principio di non respingimento
ai sensi dell’art. 5 cpv. 1 LAsi così come del principio del divieto della tor-
tura sancito dall’art. 3 CEDU e dall’art. 3 Conv. tortura (cfr. FANNY MATTHEY,
in: Cesla Amarelle/Minh Son Nguyen, Code annoté de droit des migrations,
LAsi, 2015, n. 12 ad art. 6a LAsi).
Appartiene dunque all’interessata sovvertire tale presunzione. A tal fine,
ella deve presentare seri indizi che le autorità dello Stato in questione vio-
lino il diritto internazionale nel caso specifico, non le concedano la neces-
saria protezione e la espongano a condizioni di vita disumane, o che si trovi
in una situazione di emergenza esistenziale nello Stato in questione a
causa di circostanze individuali di natura sociale, economica o sanitaria
(cfr. fra le tante la sentenza del Tribunale D-6742/2019 del 7 gennaio 2020
consid. 8.4).
8.3 Nella presente fattispecie, la ricorrente, quale rifugiata riconosciuta,
può senz’altro rivolgersi alle competenti autorità svedesi per far valere i
diritti che le spettano. In particolare, dagli atti non si evincono elementi che
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Pagina 16
permettano di ritenere che in caso di rinvio le sue prospettive future, con-
siderate dal punto di vista materiale, fisico o psichico, denotino un rischio
sufficientemente reale e imminente di incontrare privazioni di una gravità
tale da rientrare nell’ambito di applicazione dell’art. 3 CEDU. In primo
luogo, i timori da ella espressi nei confronti di alcune persone che in Svezia
attenterebbero alla sua vita e che le avrebbero fatto una magia all’età di 17
anni (cfr. atto SEM n. 55/2 e 62/3), non sono supportati dal benché minimo
elemento concreto e sostanziato. Il fatto che ella abbia riferito in ambito
ospedaliero del suo rifiuto a voler ritornare in Svezia (cfr. atto SEM n. 48/3),
non sostiene inoltre, a differenza di quanto rilevato dalla rappresentante
legale nel ricorso, i suoi asserti persecutori. Invero, quanto osservato dai
medici in tale contesto, appare essere ascrivibile esclusivamente alle pa-
tologie di cui è affetta la ricorrente e non a sostanziare degli indizi di una
persecuzione, in quanto le sue stesse argomentazioni a supporto del rifiuto
di un rientro in Svezia, come osservato dagli stessi medici, apparivano in-
congrue (cfr. atto SEM n. 48/3). Inoltre, ella non ha mai allegato di essersi
rivolta per tali timori alle autorità svedesi, che avrebbero potuto, se dati gli
estremi, accordarle il sostegno e la protezione richiesta, ciò che supporta
maggiormente quanto sopra espresso. Tuttavia, nulla vieta di presumere
che, in caso di necessità, ella possa farlo in futuro e che la Svezia, quale
Stato di diritto, dispone di autorità di polizia e giudiziarie funzionanti che
sono disposte ed in grado di offrirle una protezione adeguata, in caso di
bisogno. In secondo luogo la Svezia è segnataria in particolare della CEDU
e della Conv. tortura e ne applica a tale titolo le disposizioni. Non vi sono
elementi per ritenere che il predetto Paese non si attenga in modo siste-
matico agli obblighi internazionali derivanti da tali convenzioni. Per di più
ella è legata alla Direttiva 2011/95/UE del Parlamento europeo e del
Consiglio del 13 dicembre 2011 recante norme sull’attribuzione, a cittadini
di paesi terzi o apolidi, della qualifica di beneficiario di protezione interna-
zionale, su uno status uniforme per i rifugiati o per le persone aventi titolo
a beneficiare della protezione sussidiaria, nonché sul contenuto della pro-
tezione riconosciuta (rifusione; GU L 337/9 del 20.12.2011), ove al suo
capo VII sono regolamentati i diritti di cui dispongono sia i rifugiati sia le
persone aventi titolo a beneficiare della protezione sussidiaria. L’insor-
gente non apporta alcun elemento concreto e circostanziato, che giunga a
far ritenere che, durante il suo lungo soggiorno in Svezia (almeno dal [...]
del [...], secondo la data di deposito della sua domanda d’asilo), ove ha
pure ottenuto lo statuto di rifugiato il (...), si sia ritrovata in una situazione
di indigenza estrema o confrontata all’indifferenza delle autorità e delle di-
verse organizzazioni caritative presenti in loco, o che a maggior ragione vi
si troverà in futuro. Al contrario, ella ha allegato che allorché avrebbe ini-
ziato a stare male in Svezia, avrebbe trascorso diversi mesi in ospedali
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Pagina 17
psichiatrici, con trattamento a base di (...) (cfr. atti SEM n. 23/3 e n. 26/2),
nonché si sarebbe potuta sposare nel (...) e divorziare dopo (...) mesi dal
marito (cfr. atto SEM n. 51/5). Tali elementi risultano supportare maggior-
mente la conclusione del Tribunale che la ricorrente abbia già in passato
ricevuto le cure adeguate e l’aiuto necessario da parte delle strutture e
delle autorità preposte in Svezia, e che potrà ottenerli anche in futuro, ove
necessario. Sulla scorta di tali evenienze, non sussiste quindi nei suoi con-
fronti alcun "real risk" di essere sottoposta, in Svezia, a trattamenti contrari
in violazione delle succitate normative europee o dell’art. 4 della CartaUE.
8.4 Quanto alle patologie riferite dall’insorgente, va rilevato che il respingi-
mento forzato di persone che soffrono di problemi medici non è suscettibile
di costituire una violazione dell’art. 3 CEDU, a meno che la malattia dell’in-
teressato si trovi ad uno stadio avanzato e terminale, al punto che la sua
morte appaia come una prospettiva prossima (cfr. sentenza della
CorteEDU N. contro Regno Unito del 27 maggio 2008, 26565/05;
DTAF 2011/9 consid. 7.1). Una violazione dell’art. 3 CEDU può però anche
sussistere qualora vi siano dei seri motivi per ritenere che la persona, in
assenza di trattamenti medici adeguati nello Stato di destinazione, sarà
confrontata ad un reale rischio di un grave, rapido ed irreversibile peggio-
ramento delle condizioni di salute comportante delle intense sofferenze o
una significativa riduzione della speranza di vita (cfr. sentenza della
CorteEDU Paposhvili contro Belgio del 13 dicembre 2016, 41738/10, §181
segg.).
8.5 Sempre in quest’ambito, si deve ricordare che l’aggravamento dello
stato psichico di un richiedente l’asilo a seguito di una decisione negativa
è casistica osservabile di frequente (cfr. tra le tante le sentenze del Tribu-
nale D-114/2021 consid. 8.7, D-5256/2020 del 9 febbraio 2021
consid. 10.4.1) e non preclude di principio un trasferimento, anche in con-
comitanza con tentativi di suicidio o tendenze anticonservative (cfr. sen-
tenze del Tribunale E-4218/2020 del 3 settembre 2020 consid. 5.2.3;
E-5384/2017 del 4 settembre 2018 consid. 4.3.3; E-1302/2011 del
2 aprile 2012 consid. 6.3.2; secondo il senso anche la recente sentenza
del Tribunale federale 2C.221/2020 del 19 giugno 2020 consid. 2). Tutta-
via, le autorità competenti per l’esecuzione sono tenute ad adottare tutte le
misure ragionevoli nel quadro del rimpatrio per garantire che la vita e la
salute dell’interessato non siano compromesse (cfr. sentenze del Tribunale
federale 2D.14/2018 del 13 agosto 2018 consid. 7.3, 2C.98/2018 del 7 no-
vembre 2018 consid. 5.5.3, DTAF 2017 VI/7 consid. 6.4; sentenza della
CorteEDU Sanda Dragan e altri contro Germania del 7 ottobre 2004,
33743/03, § 1.2.a).
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Pagina 18
8.6 Orbene, dagli atti all’inserto e dallo stato valetudinario già sopra de-
scritto (cfr. supra consid. 4.3), senza volerne sminuire in alcun modo la por-
tata, le condizioni di salute della ricorrente – anche tenendo conto dell’ul-
timo ricovero che risulta essere riconducibile esclusivamente all’esito ne-
gativo della domanda d’asilo – appaiono attualmente comparabili a quelli
referenziati nella decisione avversata e pertanto non appaiano di una gra-
vità tale da comportare una violazione dell’art. 3 CEDU ai sensi della giuri-
sprudenza testé enunciata, né implicano la necessità di una presa in carico
medica immediata ed ininterrotta ai sensi della giurisprudenza succitata
(cfr. anche nello stesso senso la sentenza del Tribunale D-1101/2021 del
14 maggio 2021). In particolare, d’un lato, la sua malattia non risulta es-
sere, dagli atti all’inserto, ad uno stadio a tal punto avanzato o terminale,
da far apparire la morte quale prospettiva prossima in caso di trasferi-
mento. D’altro lato, non risultano neppure dei seri motivi di considerare che
ella sarà confrontata ad un reale rischio di un grave, rapido ed irreversibile
peggioramento delle condizioni di salute in caso di un suo trasferimento in
Svezia. Invero, è notorio che il precitato Stato di destinazione disponga di
strutture mediche sufficienti e simili a quelle presenti su suolo elvetico (cfr.
sentenza del Tribunale F-1249/2021 del 31 marzo 2021 con ulteriore riferi-
mento citato) e che dunque l’insorgente vi potrà ottenere i trattamenti me-
dici adeguati, tanto più che ella stessa ha dichiarato di aver già beneficiato
nel medesimo Paese di ospedalizzazioni e cure in ambito psichiatrico in
passato (cfr. atti SEM n. 23/3, n. 26/6 e n. 48/3). Evenienza inoltre non del
tutto marginale – visti in particolare i sentimenti di tristezza e di abbandono
esternati dalla medesima nell’ambito dello scompenso psichico del (...) che
ha condotto al suo primo ricovero in (...) (cfr. atto SEM n. 26/2) – è che in
Svezia ella potrà ritrovare la madre, che in tale Paese pure soggiornerebbe
secondo le allegazioni dell’insorgente, con la quale ella risulta essere
tutt’ora in contatto (cfr. atto SEM n. 48/3). Se vi fosse la necessità, incom-
berà del resto alle autorità incaricate dell’esecuzione di prendere le misure
destinate a evitare ogni rischio nel quadro del rinvio e di assicurare una
presa in carico adeguata dell’interessata al suo rientro in Svezia. In tale
contesto, si rileva come la conclusione testé esposta non è scalfita in alcun
modo neppure dalla giurisprudenza della Corte di Giustizia dell’Unione eu-
ropea (di seguito: CGUE) citata dalla ricorrente nel gravame (cfr. sentenza
della CGUE [Quinta Sezione] del 16 febbraio 2017 [domanda di pronuncia
pregiudiziale] che oppone C.K, H.F., A.S. contro
Repubblica slovena, nella causa C-578/16), peraltro sviluppata in ambito
di un caso di applicazione del Regolamento Dublino che nella presente
disamina non trova alcuna applicazione, e dalle argomentazioni a supporto
della stessa contenute nel gravame (cfr. ricorso, p.to 4, pag. 7).
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Pagina 19
Inoltre, onde evitare eventuali ulteriori scompensi psichici della ricorrente a
causa della sua opposizione ad un rientro in Svezia (cfr. in tal senso atto
SEM n. 48/3), nonché eventuali futuri ricoveri in ambito psichiatrico, si in-
vita la rappresentante legale dell’interessata a voler prendere contatto pre-
cedentemente con i medici curanti della ricorrente, per discutere delle mo-
dalità più opportune di comunicazione alla stessa del contenuto della pre-
sente sentenza.
8.7 In conclusione, l’esecuzione dell’allontanamento in Svezia dell’insor-
gente è ammissibile ai sensi delle norme di diritto internazionale pubblico,
nonché della LAsi (art. 83 cpv. 3 LStrI in relazione con l’art. 44 LAsi).
9.
9.1 Giusta l’art. 83 cpv. 4 LStrI, l’esecuzione dell’allontanamento non può
essere ragionevolmente esigibile qualora, nello Stato d’origine o di prove-
nienza, lo straniero venisse a trovarsi concretamente in pericolo in seguito
a situazioni quali guerra, guerra civile, violenza generalizzata o emergenza
medica. Ai sensi dell’art. 83 cpv. 5 LStrI, l’esecuzione dell’allontanamento
verso i paesi UE/AELS è da ritenersi di principio esigibile. Tale presunzione
legale può essere sovvertita solo se l'interessato rende verosimile che, per
delle ragioni personali, il suo rinvio non può essere ritenuto ragionevol-
mente esigibile (cfr. sentenza del Tribunale D-2449/2021 del
1° giugno 2021).
9.2 Nella presente fattispecie, l’insorgente non è però riuscita in tale in-
tento. Invero, le problematiche mediche di cui ella è affetta, peraltro già
trattate sopra anche sotto l’aspetto dell’ammissibilità, non sono in specie
sufficienti per ritenere inesigibile l’esecuzione del suo allontanamento. Se-
gnatamente, in tale contesto, i problemi di salute risultano rilevanti in am-
bito di esigibilità, solo se le cure, reputate essenziali per un’esistenza con-
forme alla dignità umana, non sarebbero ottenibili a seguito dell’allontana-
mento (cfr. DTAF 2011/50, consid. 8.3; DTAF 2009/2 consid. 9.3.2; GICRA
2003 n. 24 consid. 5b). Ciò non risulta comunque essere il caso di specie
come già sopra considerato (cfr. consid. 8.6).
9.3 Di conseguenza, l’esecuzione dell’allontanamento risulta pure ragione-
volmente esigibile. Dagli atti all’inserto, non vi è infatti modo di ritenere che
lo stato di salute della ricorrente – anche tenuto conto del più recente rico-
vero in (...) – si degraderebbe così rapidamente da risultare una minaccia
grave e concreta per la sua integrità fisica. Ciò anche in considerazione
della possibilità di far capo al sistema sanitario in essere nel Paese di de-
stinazione (cfr. supra consid. 8.6).
D-2729/2021
Pagina 20
10.
Infine, non risultano impedimenti neppure dal profilo della possibilità
dell’esecuzione dell’allontanamento (art. 44 LAsi ed art. 83 cpv. 2 LStrI), ri-
tenuto che le autorità svedesi hanno dato il loro benestare alla riammis-
sione della ricorrente. In tale contesto, le restrizioni temporanee da relazio-
nare alla situazione pandemica risultano inoltre essere ininfluenti (cfr. sen-
tenza del Tribunale D-114/2021 consid. 10).
11.
Di conseguenza, anche in materia di allontanamento e relativa esecuzione,
il gravame va disatteso e la querelata decisione confermata.
12.
Ne discende che la SEM con la decisione impugnata non ha violato il diritto
federale né abusato del suo potere d’apprezzamento ed inoltre non ha ac-
certato in modo inesatto o incompleto i fatti giuridicamente rilevanti
(art. 106 cpv. 1 LAsi); altresì, per quanto censurabile, la decisione non è
inadeguata (art. 49 PA), per il che il ricorso va respinto.
13.
Avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, la domanda di esenzione
dal versamento di un anticipo equivalente alle presunte spese processuali
è divenuta senza oggetto.
14.
Visto l’esito della procedura, le spese processuali, andrebbero poste a ca-
rico della ricorrente (art. 63 cpv. 1 e 5 PA nonché art. 3 lett. b del regola-
mento sulle tasse e sulle spese ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale
amministrativo federale del 21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]). Tut-
tavia, non essendo state le conclusioni ricorsuali d’acchito sprovviste di
possibilità di esito favorevole e potendo partire dal presupposto che l’insor-
gente sia indigente, v’è luogo di accogliere la domanda di assistenza giu-
diziaria nel senso della dispensa dal pagamento delle spese di giustizia
(art. 65 cpv. 1 PA).
15.
La presente decisione non concerne una persona contro la quale è pen-
dente una domanda d’estradizione presentata dallo Stato che ha abban-
donato in cerca di protezione, per il che non può essere impugnata con
ricorso di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 lett. d cifra 1
LTF). La pronuncia è quindi definitiva.
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