Decision ID: 43d59ba6-a1a5-5b5f-9459-73d8412394f0
Year: 2020
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: civil_law

in fatto: A.
Con decreto cautelare emesso il 9 ottobre 2019 “nelle more istruttorie” in una causa di divorzio che oppone AP 1 (1963) a AO 1 (1968) il Pretore del Distretto di Lugano, sezione 6, ha condannato il marito a versare con effetto immediato alla moglie un contributo alimentare di
fr. 1500.– mensili, più un contributo alimentare di fr. 2407.– mensili (assegni familiari non compresi) per il figlio A_, nato il 24 agosto 2004. L'addebito delle spese giudiziarie è stato rinviato “al merito”.
B.
Contro il decreto cautelare appena citato AP 1 è insorto il 24 ottobre 2019 a questa Camera per ottenere che – conferito all'appello effetto sospensivo – il giudizio in questione sia annullato e gli atti siano rinviati al Pretore per nuova decisione “dopo aver dato alle parti la possibilità di esprimersi sulle prove raccolte”. In subordine egli postula la riforma del decreto impugnato nel senso di respingere l'istanza cautelare di AO 1 e di attribuirgli un'indennità di fr. 2000.– per ripetibili. Con decreto del 31 ottobre 2019 il presidente di questa Camera ha respinto la richiesta di effetto sospensivo contestuale all'appello. Nelle sue osservazioni del 25 novembre 2019 AO 1 ha proposto di respingere l'appello.
C.
Il 23 giugno 2020 AP 1 ha comunicato a questa Camera di avere raggiunto con la controparte un accordo completo sulle conseguenze del divorzio, omologato dal Pretore con sentenza di divorzio del 19 giugno 2020, e di ritirare l'appello contro il decreto cautelare “nelle more istruttorie”.

Considerando
in diritto: 1.
Il ritiro di un appello, ovvero la dichiarazione con cui una parte rinuncia unilateralmente alle proprie richieste di giudizio, configura desistenza a norma dell'art. 241 cpv. 1 CPC, indipendentemente dai motivi che possono avere indotto quella parte a recedere dalla lite (sentenza del Tribunale federale 4A_602/2012 e 4A_604/2012 dell'11 marzo 2013 consid. 5.2). Nelle condizioni descritte il giudice prende atto della
dichiarazione di ritiro e stralcia la causa dal ruolo (art. 241 cpv. 3 CPC).
2.
Desistenza equivale a soccombenza, onde l'obbligo per chi ritira un reclamo di assumere – in linea di principio – il pagamento
delle spese giudiziarie dovute all'introduzione del suo ricorso (art. 106 cpv. 1 CPC). Non vi sono ragioni per scostarsi da tale principio, fermo restando che la tassa di giustizia va sensibilmente ridotta, la procedura terminando senza decisione (art. 21 LTG). AO 1
, che ha formulato osservazioni con il patrocinio di un avvocato, ha diritto a un'equa indennità per ripetibili, commisurata alla
stringatezza
del memoriale (due pagine).