Decision ID: 3c879138-ea7b-5ea8-aaad-a960041cd906
Year: 1998
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_006
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: civil_law

ritenuto
in fatto:
A.
La _ procede nei confronti di _ per l’incasso dei propri crediti.
B.
Il 2 ottobre 1998 l’UEF di Bellinzona procedeva al pignoramento presso la ditta _ del salario percepito dall’escusso sulla base del seguente calcolo:
Introito fr. 3’500.--
Minimo di esistenza
importo base fr. 1’025.--
locazione fr. 1’220.--
riscaldamento fr. 100.--
AVS fr. 177.--
cassa malati fr. 188.--
trasferte fr. 100.--
spese diverse fr. 100.--
totale fr. 2’910.--
Eccedenza pignorabile fr. 590.--
C.
Con ricorso 6 ottobre 1998 _ si aggrava contro il pignoramento di salario sostenendo che il calcolo eseguito dall’UEF di Bellinzona non avrebbe considerato gli alimenti che l’escusso verserebbe alla ex moglie in virtù della convenzione di divorzio stipulata tra le parti. Il ricorrente postula inoltre la concessione del gratuito patrocinio non essendo in grado di far fronte alle spese legali.
D.
Delle osservazioni della _ e dell’UEF di Bellinzona si dirà, se del caso, in seguito.

Considerando
in diritto: 1.
Nel procedere al sequestro o al pignoramento del reddito le autorità di esecuzione sono tenute ad accertare d’ufficio le circostanze determinanti al momento dell’esecuzione del sequestro o del pignoramento, ossia il reddito del debitore e il fabbisogno suo o della sua famiglia (DTF 112 III 21; 108 III 12; 106 III 13), ritenuto che delle successive modifiche della situazione potrà essere tenuto conto soltanto mediante revisione del pignoramento (DTF 108 III 13).
2.
Nel determinare il minimo vitale va considerato il canone locatizio conforme all’uso locale per un alloggio del quale si possa pretendere che l’escusso si accontenti nelle circostanze concrete, ritenuto l’imperativo categorico di ridurre al minimo le spese per un’abitazione adeguata alle sue necessità e possibilità (DTF 104 III 38-41, 87 III 102 e 57 III 207; CEF 8 aprile 1991 su reclamo C.R: cons. 1, 30 agosto 1988 su reclamo B. cons. 4c, 4 agosto 1988 su reclamo S e 12 giugno 1970 in Rep. 1971 p. 117). L’importo del canone va messo in relazione con il reddito dell’escusso (CEF 16 febbraio 1989 su reclamo S. cons. 5b).
Il debitore non può essere costretto dalle autorità di esecuzione ad occupare un alloggio corrispondente ai suoi mezzi finanziari: tuttavia il canone deve essere ridotto ad una misura normale se l’escusso utilizza un’abitazione costosa solo per sua eccessiva comodità (DTF 114 III 12-18 cons. 2 e 4; CEF 16 febbraio 1989 su reclamo S. cons. 5b). La decurtazione del quantum può però, di regola, essere operante solo nel rispetto dei termini contrattuali (DTF 119 III 73; Amonn/Gasser, Grundriss des Schuldbetreibungs-und Konkursrechts, Berna 1997, § 23 n. 64 p. 178).
3.
Nel caso in esame l’escusso ha preteso il riconoscimento di fr. 1’220.-- a titolo di canone locatizio per l’appartamento di 3 1⁄2 locali che occupa da solo a _.
E’ di tutta evidenza che l’appartamento occupato dall’escusso, ed il relativo canone locatizio, è manifestamente sproporzionato alle sue effettive esigenze. Di conseguenza il canone locatizio di fr. 1’220.-- oltre a fr. 100.-- per spese di riscaldamento non può essere riconosciuto come tale in sede di determinazione del minimo di esistenza dopo il primo termine utile di disdetta. Pertanto al debitore va ricordato che nel caso di ulteriori pignoramenti dal primo termine utile di disdetta del suo contratto di locazione gli verrà riconosciuto quale canone locatizio un importo mensile di fr. 550.-- al massimo, spese di riscaldamento comprese, per un appartamento monolocale a _ o in un comune viciniore.
4.
Secondo la giurisprudenza del Tribunale federale, quanto necessita al sostentamento delle persone a carico del debitore è da includere nel calcolo del minimo di esistenza solo se il debitore paga effettivamente tale importo (DTF 121 III 20; 120 III 16).
Nel caso di specie il ricorrente ha dimostrato di aver versato a favore dell’ex moglie l’importo di fr. 7’478.-- nel periodo compreso tra il 14 gennaio 1998 e il 5 agosto 1998. Di conseguenza la media dei versamenti mensili effettuata sino alla data del ricorso dall’escusso ammonta a fr. 747.80 (= fr. 7’478.-- : 10 mesi). Si giustifica pertanto il riconoscimento dell’importo mensile di fr. 747.-- a titolo di alimenti. Nel calcolo del minimo di esistenza viene riconosciuto l’importo di fr. 188.-- per premi della cassa malati. Orbene, considerato che possono essere posti in deduzione solo gli importi effettivamente pagati dall’escusso (cfr. DTF 121 III 20) e ritenuto che dal verbale di pignoramento risulta che il debitore non paga la cassa malati , tale voce di spesa deve essere depennata dal calcolo del minimo di esistenza. L’UEF di Bellinzona ha riconosciuto all’escusso l’importo di fr. 100.-- mensili per spese diverse senza specificare la natura di tale deduzione. Dunque una simile riduzione non è ammissibile e va quindi stralciata dal calcolo del minimo vitale, non essendo riconducibile ad alcuna delle voci di spesa stabilite dalla Tabella per il calcolo del minimo di esistenza agli effetti del diritto esecutivo edita da questa Camera. All’escusso potrà , se del caso, essere riconosciuto tale importo unicamente nelle singole voci di spesa.
Il calcolo dell’eccedenza pignorabile si presenta quindi come segue:
Introito fr. 3’500.--
Minimo di esistenza
importo base fr. 1’025.--
alimenti fr. 747.--
locazione fr. 1’220.--
riscaldamento fr. 100.--
AVS fr. 177.--
trasferte fr. 100.--
totale fr. 3’369.--
Eccedenza pignorabile fr. 131.--
4.
Per l’art. 99 LEF in caso di pignoramento di crediti o di diritti non risultanti da titoli al portatore o all’ordine, si avverte il terzo debitore che d’ora innanzi non potrà fare pagamento valido se non all’ufficio. Il datore di lavoro che non versa l’importo pignorato all’ufficio, si espone alle stesse conseguenze previste dall’art. 169 CP (cfr. Amonn/Gasser, op. cit., § 23 n. 72, p. 180). Dalle osservazioni dell’UEF di Bellinzona risulta che la ditta _, datore di lavoro dell’escusso, non versa le quote pignorate. _ risulta inoltre essere procuratore della _ come si evince dall’estratto del Registro di commercio. Di conseguenza, allo scopo di evitare l’avvio di una procedura ex art. 169 CP, si diffida la società _ a voler versare, così come richiesto dall’UEF di Bellinzona, le quote di stipendio pignorate a carico del proprio dipendente _.
5.
La domanda di concessione del gratuito patrocinio formulata da _ con il proprio ricorso va respinta. Infatti per avere diritto al gratuito patrocinio, occorre, oltre ad altri requisiti quali l’indigenza, che il richiedente non sia in grado di far valere da solo le proprie ragioni. Orbene nella determinazione del minimo vitale l’Autorità di vigilanza deve constatare d’ufficio i fatti rilevanti, ritenuto che è sufficiente per il ricorrente indicare il motivo per cui ritiene che il suo minimo vitale è stato leso (cfr. Flavio Cometta, Commentario alla LPR, Lugano 1998, n. 2.4.1 ad art. 15a). Le censure rivolte all’operato dell’UEF di Bellinzona nella determinazione del minimo vitale dell’escusso potevano essere formulate da _ senza che occorresse l’ausilio di un patrocinatore. Se egli ha ritenuto di dover far capo ad un legale, lo ha fatto per sua comodità e non per necessità oggettiva.
6.
Ne consegue il parziale accoglimento del gravame.
Non si prelevano spese (art. 20a cpv. 1 primo periodo LEF, 61 cpv. 2 lett. a OTLEF) e non si assegnano indennità (art. 62 cpv. 2 OTLEF), perché così è disciplinato per normativa di diritto federale.
Richiamati gli art. 93 LEF e 15a LPR