Decision ID: bfa6efe4-56f1-5e23-a167-9e3f2cdc7bf1
Year: 2008
Language: it
Court: TI_TCAS
Chamber: TI_TCAS_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: social_law

ritenuto,
in fatto
1.1. Con decisione su opposizione del 13 luglio 2007 la Cassa CO 1 (di seguito la Cassa) ha confermato la precedente decisione del 28 giugno 2007 con cui ha negato a RI 1 il diritto all’indennità di disoccupazione a decorrere dal 1° giugno 2007, poiché, nonostante la cessazione, alla fine di maggio 2007, dell’attività che prestava per la _ di _, rivestendo la carica di socio e gerente con diritto di firma individuale di detta società, egli ricopriva una posizione analoga a quella di un datore di lavoro (cfr. doc. A21; A23).
1.2. Contro la decisione su opposizione l’assicurato ha inoltrato un tempestivo ricorso al TCA, postulando il riconoscimento del diritto all’indennità di disoccupazione a fare tempo dal mese di giugno 2007.
A motivazione della propria richiesta egli ha, in particolare, addotto che, oltre a essere iscritto a RC quale socio e gerente della _, è stato impiegato dalla medesima ditta dal 1997 al 2007. L’insorgente ha, altresì, precisato, da un lato, che i soci erano tre, ma che l’unico dipendente con contratto a tempo indeterminato era lui. Dall’altro, che è stato incorporato quale socio a seguito dell’apporto di valori (mobilio e attrezzature) al momento della costituzione della società. Egli ha puntualizzato che era l’unico responsabile dell’attività della ditta e che anche a quel momento era costretto a ultimare le pratiche amministrative e legali in corso contestualmente alla chiusura della società che avrebbe cessato di esistere a liquidazione effettuata oppure alla vendita. L’assicurato ha, poi, rilevato che l’operato della Cassa risulta abusivo, in quanto la liquidazione della ditta, rispettivamente la vendita non possono avere luogo a causa delle pratiche legali in corso, e meglio di una causa legale relativa a un’appropriazione indebita nei confronti della società da parte di un istituto bancario.
Egli ha sottolineato che, invece, nel suo caso non esiste alcun abuso, siccome la Sagl ha disdetto il suo rapporto di impiego, per cui non vi è alcuna attività, né operatività aziendale.
Nel ricorso è stato pure evidenziato che egli non occupava una posizione analoga a quella di un datore di lavoro, bensì la funzione di impiegato e manageriale, come pure che non ha mai beneficiato di dividendi dell’azienda e ha dovuto sempre rendere conto ai soci per tutto l’operato svolto nei quasi dieci anni di servizio (cfr. doc. I).
1.3. In risposta la Cassa ha postulato la reiezione dell’impugnativa con argomenti di cui si dirà, per quanto occorra, nei considerandi di diritto (cfr. doc. III).
1.4. Il 12 settembre 2007 l’assicurato si è pronunciato nuovamente in merito alla fattispecie e ha trasmesso il FAUT di agosto 2007 (cfr. doc. V).
1.5. La Cassa, il 18 settembre 2007, ha comunicato di non avere ulteriori osservazioni da formulare (cfr. doc. VII).
1.6. L’assicurato ha inviato una nuova lettera a questa Corte il 30 novembre 2007, in cui ha rilevato di essere in difficoltà finanziarie e ha richiesto di accelerare i tempi dell’emanazione della sentenza. Alla stessa egli ha annesso i FAUT di settembre, ottobre e novembre 2007 (cfr.doc. IX + 1-3).
1.7. Il doc. IX + 1-3 è stato trasmesso per conoscenza alla Cassa (cfr. doc. X).

in diritto
In ordine
2.1. La presente vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico ai sensi degli articoli 49 cpv. 2 della Legge organica giudiziaria e 2 cpv. 1 della Legge di procedura per le cause davanti al Tribunale delle assicurazioni (cfr. STFA del 21 luglio 2003 nella causa N., I 707/00; STFA del 18 febbraio 2002 nella causa H., H 335/00; STFA del 4 febbraio 2002 nella causa B., H 212/00; STFA del 29 gennaio 2002 nella causa R. e R., H 220/00; STFA del 10 ottobre 2001 nella causa F., U 347/98 pubblicata in RDAT I-2002 pag. 190 seg.; STFA del 22 dicembre 2000 nella causa H., H 304/99; STFA del 26 ottobre 1999 nella causa C., I 623/98).
Nel merito
2.2. Oggetto del contendere è il tema di sapere se l’assicurato abbia diritto o meno alle indennità di disoccupazione a decorrere dal 1° giugno 2007.
Fondamentale presupposto per il riconoscimento del diritto alle indennità di disoccupazione è, tra l’altro, che l’assicurato sia disoccupato totalmente o parzialmente e che abbia subito una perdita di lavoro computabile (cfr. art. 8 cpv. 1 lett. a) e b) che rinviano a loro volta agli art. 10 e 11 LADI).
2.3. In una decisione pubblicata in DTF 123 V 234 il Tribunale federale delle assicurazioni (TFA) ha stabilito che il lavoratore in posizione professionale analoga a quella di un datore di lavoro non ha diritto all'indennità di disoccupazione se, dopo essere stato licenziato dalla società anonima, continua ad essere l'azionista unico ed il solo amministratore della ditta.
In una sentenza relativa a un caso ticinese, chiamata a pronunciarsi su una domanda di condono, in una decisione del 16 giugno 2003 nella causa G. (C 130/02), l'Alta Corte ha confermato il precedente giudizio cantonale e, in particolare, ha osservato che:
"
(...)
4.2 Come rilevato dalla Corte cantonale, non possono passare inosservate le circostanze che hanno contraddistinto la vicenda. In particolare, non sfugge che la società datrice di lavoro, peraltro appartenente al padre della ricorrente, abbia disdetto, per diminuzione del lavoro, il rapporto di lavoro all'interessata, amministratrice unica di detta società, e le abbia nel contempo, in maniera atipica (sentenza inedita del 2 febbraio 1999 in re G., C 114/98, consid. 3b), garantito la ripresa dello stesso a partire dal 1° marzo 1996 - come poi effettivamente è avvenuto - mettendola in seguito nella possibilità di beneficiare di un secondo termine di riscossione di prestazioni.
4.3 I fatti così esposti ed accertati dalla precedente istanza inducono a pensare, insieme a quanto già precedentemente evidenziato nell'ambito della procedura di restituzione, che l'interessata, sottacendo (come si deve giustamente ritenere, in assenza di elementi istruttori contrari: cfr. DLA 2000 no. 25 pag. 122 consid. 2a) la propria posizione di amministratrice unica all'interno della società di famiglia datrice di lavoro e facendo capo alle indennità di disoccupazione, abbia inteso eludere le disposizioni relative alle indennità per lavoro ridotto, alle quali non avrebbe altrimenti avuto diritto, ritenuto che, giusta l'art. 31 cpv. 3 lett. c LADI, tali prestazioni sono precluse, tra l'altro, alle persone che, come soci, compartecipi finanziari o membri di un organo decisionale supremo dell'azienda, determinano o possono influenzare risolutivamente le decisioni del datore di lavoro, come anche ai loro coniugi occupati nell'azienda, e che, secondo giurisprudenza, indipendentemente dalla partecipazione al capitale e dal numero dei membri del consiglio (DTF 123 V 237 consid. 7a e riferimenti), è considerato detenere una simile posizione un membro del consiglio di amministrazione - e, quindi, a maggior ragione l'amministratore unico di una SA familiare. (...)" (STFA del 16 giugno 2003 nella causa G., C 130/02)
In un altro caso ticinese, chiamato a pronunciarsi nel caso in cui un assicurato, vista la sua posizione analoga a quella di un datore di lavoro, ha dovuto restituire prestazioni ricevute indebitamente, il TFA ha confermato il precedente giudizio di questo Tribunale e ha sviluppato le seguenti considerazioni:
"
(...)
la precedente istanza ha quindi rettamente precisato che si è segnatamente in presenza di un errore manifesto allorquando vengono assegnate indennità di disoccupazione ad un lavoratore trovantesi in una posizione analoga a quella di un datore di lavoro e che, dopo essere stato licenziato, in elusione delle norme in materia di indennità per lavoro ridotto (art. 31 cpv. 3 lett. c LADI), continua a lavorare a tempo parziale e a determinare o comunque a influenzare in maniera rilevante le decisioni del datore di lavoro (sentenze del 6 luglio 2001 in re B. [C 274/99], I. [C 278/99] e O. [C 279/99], a contrario),
nel caso di specie, gli accertamenti esperiti dai primi giudici hanno permesso di evidenziare non solo che l'insorgente - il cui nome e la cui attività coincidono con la ditta (art. 944, 950 CO) e con la ragione sociale della datrice di lavoro -, è (già) stato azionista maggioritario della società nonché, eccezione fatta per gli apprendisti, unico dipendente della stessa, ma anche che l'incarico di amministratore unico è stato trasferito dal ricorrente al sessantaseienne padre, S._, autore dell'atto di licenziamento e contestuale riassunzione a tempo parziale del figlio come pure della risposta alla Cassa disoccupazione con la quale egli indicò di non essere a conoscenza degli azionisti della società, malgrado all'assemblea straordinaria del 31 ottobre 1997 fossero presenti tutte le azioni,
stante quanto precede, si giustifica senz'altro di ritenere, insieme ai primi giudici, che il ricorrente abbia rivestito una posizione assimilabile a quella di un datore di lavoro anche in seguito alle sue dimissioni da amministratore unico ed alla disdetta - con contestuale riassunzione al 50% - del rapporto di lavoro, ed abbia così inteso, in elusione delle norme in materia di indennità per lavoro ridotto, alle quali l'interessato non avrebbe altrimenti potuto avere diritto (art. 31 cpv. 3 lett. c LADI; DTF 122 V 273 consid. 4), costruire una situazione giuridica suscettibile, a mente sua, di giustificare il riconoscimento di prestazioni assicurative (cfr. DLA 2000 no. 14 pag. 70 consid. 2), in tali condizioni, è a ragione che la Cassa e la Corte cantonale hanno ritenuto essere dati i presupposti per riconsiderare le decisioni informali con le quali all'assicurato sono state versate le indennità di disoccupazione e per domandarne la restituzione, (...)."
(cfr. STFA del 15 luglio 2003 nella causa O., C 217/02)
Secondo il TFA, dunque, il lavoratore che gode di una posizione professionale paragonabile a quella di un datore di lavoro non ha diritto alle indennità di disoccupazione quando, benché formalmente licenziato da una società, continua a determinare le decisioni del datore di lavoro o a influenzarle in maniera decisiva, poiché la perdita di lavoro non può essere verificata (al riguardo cfr. SVR 2005 ALV Nr. 13 pag. 43).
A tale proposito in una sentenza del 10 novembre 2005 nella causa SECO c/ A., C 275/04, relativa a un caso ticinese, la nostra Massima Istanza ha osservato:
"
(...)
3.3
Al riguardo non si devono dimenticare i motivi che giustificano questa
condizione, segnatamente il controllo della perdita di lavoro del disoccupato, che è uno dei presupposti necessari per percepire le indennità di disoccupazione (art. 8 cpv. 1 lett. b LADI). Se infatti un tale controllo può essere facilmente eseguito nel caso di un dipendente che perde il lavoro, perlomeno parzialmente, ciò non è il caso per quanto concerne le persone che occupano una posizione dirigenziale e che, malgrado siano state formalmente licenziate, continuano a svolgere un'attività per conto della società nella quale lavoravano. Grazie alla posizione di cui beneficiano all'interno della ditta possono in effetti influenzare la perdita di lavoro che subiscono, ciò che rende la loro disoccupazione difficilmente controllabile (DLA 2003 no. 22 pag. 242 consid. 4 [sentenza del 14 aprile 2003 in re F., C 92/02]).” (STFA del 10 novembre 2005 nella causa SECO c/ A., C 275/04, consid. 3.3)
La situazione è differente quando il salariato, trovandosi in una posizione assimilabile a quella di un datore di lavoro, lascia definitivamente l'impresa a causa della sua chiusura; in questo caso non è ravvisabile un comportamento volto ad eludere la legge. Lo stesso vale nel caso in cui l'impresa continua ad esistere ma il salariato, a seguito della rottura del contratto di lavoro, interrompe definitivamente tutti i legami con la società. In entrambi i casi, l'assicurato può, in principio, pretendere l'indennità di disoccupazione (cfr. STFA del 10 novembre 2005 nella causa SECO c/ A., C 275/04, consid. 3.2.; STFA del 7 giugno 2004 nella causa C., C 87/02).
2.4. Circa la questione di sapere se un assicurato può determinare o influenzare risolutivamente le decisioni del datore di lavoro ai sensi dell'art. 31 cpv. 3 lett. c LADI, nella sentenza del 2 giugno 2004 nella causa N. (C 219/03), il TFA ha, tra l'altro, osservato che:
"
(...)
2.4 Nach der Rechtsprechung muss bei Arbeitnehmern, bei denen sich aufgrund ihrer Mitwirkung im Betrieb die Frage stellt, ob sie einem obersten betrieblichen Entscheidungsgremium angehören und ob sie in dieser Eigenschaft massgeblich Einfluss auf die Unternehmensentscheidungen nehmen können, jeweils geprüft werden, welche Entscheidungsbefugnisse ihnen aufgrund der internen betrieblichen Struktur zukommen. Amtet ein Arbeitnehmer als Verwaltungsrat, so ist eine massgebliche Entscheidungsbefugnis im Sinne von Art. 31 Abs. 3 lit. c AVIG bereits ex lege (vgl. Art. 716-716b OR) gegeben. Handelt es sich um einen mitarbeitenden Verwaltungsrat, so greift der persönliche Ausschlussgrund des Art. 31 Abs. 3 lit. c AVIG ohne weiteres Platz, und es bedarf diesfalls keiner weiteren Abklärungen im Sinne von BGE 120 V 525 f. Erw. 3b (BGE 122 V 272 Erw. 3 mit Hinweisen). Gemäss ARV 1996/1997 Nr. 10 S. 52 Erw. 3a und b spielen die Aufgabenbereiche und die interne Aufgabenteilung ebenso wenig eine Rolle wie der Umfang der Beteiligung. In jenem Fall wurde eine Anspruchsberechtigung verneint, obwohl das Leistungen beanspruchende Verwaltungsratsmitglied nur Kollektivunterschrift besass und lediglich mit 2% am Aktienkapital beteiligt war.
(...)."
(cfr. STFA del 2 giugno 2004 nella causa N., C 219/03)
In questo contesto va pure rilevato che, sempre secondo la giurisprudenza federale, la posizione di socio gerente di una Sagl è equiparabile a quella di un membro del consiglio di amministrazione di una SA (cfr. STFA del 4 luglio 2005 nella causa M., C 270/04; STFA del 22 novembre 2002 nella causa R., C 37/02 e STFA del 30 agosto 2001 nella causa B., C 71/01).
In una decisione, pubblicata in DLA 2004 N. 21 pag. 196, l'Alta Corte ha confermato che, secondo la giurisprudenza relativa agli art. 31 cpv. 3 lett. c e 51 cpv. 2 LADI, i membri del consiglio d’amministrazione di una società, esercitando, in virtù della legge, un potere determinante, non hanno diritto né all’indennità per lavoro ridotto, né all’indennità per insolvenza.
Contestualmente il TFA ha, tra l’altro, sviluppato le seguenti considerazioni:
"
(...)
3.2 Selon la jurisprudence relative à l'art. 31 al. 3 let. c LACI - lequel, dans une teneur équivalente, exclut du droit à l'indemnité en cas de réduction de l'horaire de travail le même cercle de personnes que celui visé par l'art. 51 al. 2 LACI et auquel on peut se référer par analogie (DTA 1996/1997 no 41 p. 227 consid. 1b) - , il n'est pas admissible de refuser, de façon générale, le droit aux prestations aux employés au seul motif qu'ils peuvent engager l'entreprise par leur signature et qu'ils sont inscrits au registre du commerce. Il y a lieu de ne pas se fonder de façon stricte sur la position formelle de l'organe à considérer; il faut bien plutôt établir l'étendue du pouvoir de décision en fonction des circonstances concrètes. C'est donc la notion matérielle de l'organe dirigeant qui est déterminante, car c'est la seule façon de garantir que l'art. 31 al. 3 let. c LACI, qui vise à combattre les abus, remplisse son objectif (SVR 1997 ALV no 101
p. 311 consid. 5d). En particulier, lorsqu'il s'agit de déterminer quelle est la possibilité effective d'un dirigeant d'influencer le processus de décision de l'entreprise, il convient de prendre en compte les rapports internes existant dans l'entreprise. On établira l'étendue du pouvoir de décision en fonction des circonstances concrètes (DTA 1996/1997 no 41 p. 227 sv. consid. 1b et 2; SVR 1997 ALV no 101 p. 311 consid. 5c). La seule exception à ce principe que reconnaît le Tribunal fédéral des assurances concerne les membres des conseils d'administration car ils disposent ex lege (art. 716 à 716b CO), d'un pouvoir déterminant au sens de l'art. 31 al. 3 let. c LACI (DTA 1996/1997 no 41 p. 226 consid. 1b et les références). Pour les membres du conseil d'administration, le droit aux prestations peut être exclu sans qu'il soit nécessaire de déterminer plus concrètement les responsabilités qu'ils exercent au sein de la société (ATF 122 V 273 consid.
3). (...)." (cfr. DLA 2004 N. 21, consid. 3.2, pag. 198)
2.5. Nella sentenza del 14 luglio 2003 nella causa C. (C 83/03), chiamata a pronunciarsi circa il diritto alle indennità di disoccupazione dopo l’apertura del fallimento e la sospensione dello stesso per mancanza di attivi, nel caso di un assicurato che, quale amministratore unico e azionista, dopo la decisione di liquidazione, è stato incaricato della liquidazione della SA, l’Alta Corte ha sviluppato le seguenti considerazioni:
"
(...)
3.1Der Beschwerdeführer war einziger Verwaltungsrat und ab 15. September 2000 Geschäftsführer der R._ SA, In dieser letzteren Funktion ist er arbeitslosenversicherungsrechtlich unbestrittenermassen als Arbeitnehmer zu betrachten. Der Arbeitsvertrag wurde am 21. August 2001 rückwirkend auf den 30. Juni 2001 aufgelöst. Andererseits war er Aktionär dieser Firma.
(...)
3.2 Mit öffentlicher Urkunde vom 12. Oktober 2001 beschloss eine ausserordentliche Generalversammlung die Auflösung der R._ SA. Nachdem der Beschwerdeführer am 15. Oktober 2001 deren Bilanz hinterlegt hatte, eröffnete der Konkursrichter am 16. Oktober 2001 über die aufgelöste Gesellschaft den Konkurs, welcher am 24. Oktober 2001 mangels Aktiven wieder eingestellt wurde. Wird das Konkursverfahren mangels Aktiven nicht durchgeführt, sondern nach Massgabe von Art. 230 SchKG eingestellt, fallen die Befugnisse, die das Konkursrecht den Konkursorganen mit Bezug auf die Verwaltung und Verwertung der Konkursmasse verleiht, dahin. Ebenso entfällt (unter Vorbehalt von Art. 269 SchKG und Art. 134 VZG) die damit zusammenhängende Beschränkung des Verfügungsrechts der Gemeinschuldnerin und der Vertretungsbefugnis ihrer Organe. Die Gesellschaftsorgane behalten während der Liquidation ihre gesetzlichen und statutarischen Befugnisse bei, soweit sie zur Durchführung der Liquidation erforderlich sind und dem Liquidationszweck nicht entgegenstehen und die daraus abgeleiteten Handlungen ihrer Natur nach nicht von den Liquidatoren vorgenommen werden können. Dazu kann auch die Weiterführung des Geschäfts bis zu dessen Verkauf oder Auflösung gehören (AHI 1994 S. 37 Erw. 6c mit Hinweisen auf Rechtsprechung und Lehre). Der Zustand der Liquidation dauert nach Einstellung des Konkurses mangels Aktiven (Art. 230 SchKG) an und führt nach Abschluss zur Löschung der Firma im Handelsregister (Art. 739 Abs. 1, Art. 743 ff. OR), was vorliegend am 8. Februar 2002 erfolgte.
3.3 Aktenmässig steht damit fest, dass der Beschwerdeführer nach dem Liquidationsbeschluss weiterhin als einziger Verwaltungsrat mit der Liquidation der aufgelösten Firma, deren Aktionär er weiterhin war, betraut war. Damit hatte er bis zur Eintragung der Auflösung im Handelsregister eine arbeitgeberähnliche Stellung inne.
3.4 Nach dem Gesagten bekleidete der Beschwerdeführer bei der konkursiten R._ SA nicht nur bis zur Konkurseröffnung (16. Oktober 2001), sondern bis zur Löschung der Firma im Handelsregister (8. Februar 2002) eine arbeitgeberähnliche Stellung. Die Vorinstanz prüfte einlässlich die Anspruchsberechtigung für die Zeit nach der Konkurseröffnung und verneinte diese mit zutreffender Begründung (angefochtener Entscheid S. 6 ff., Erw. 4.3). Darauf wird verwiesen. Diese Erwägungen gelten auch für den hier noch verbleibenden Zeitraum vom 9. Februar bis zum 12. März 2002. Daran vermögen die Vorbringen in der Verwaltungsgerichtsbeschwerde nichts zu ändern.
(...)." (cfr. STFA del 14 luglio 2003 nella causa C., C 83/03)
La nostra Massima Istanza si è riconfermata nella propria giurisprudenza in una decisione del 10 febbraio 2005 nella causa Seco contro F. e Sozialversicherungsgericht des Kantons Zürich (C 295/03), in cui il TFA è stato chiamato a pronunciarsi circa il diritto alle indennità di disoccupazione, prima della cancellazione a Registro di Commercio della Sagl, nel caso di un assicurato a cui è stata affidata la liquidazione della società per la quale egli è stato iscritto quale socio gerente con diritto di firma individuale.
In una sentenza del 20 aprile 2005 nella causa P., C 75/04, il TFA si è così espresso a proposito di un liquidatore:
"
(...)
2.
2.1 Die Kasse verneinte eine Anspruchsberechtigung wegen der arbeitgeberähnlichen Stellung des Ehepaars P._ und G._ mit der Begründung, beide seien bei der Arbeitgeberin, der Firma L._ AG, im Handelsregister eingetragen. P._ gehöre dem Verwaltungsrat als Mitglied an und ihr Ehemann sei dessen Präsident. Werde eine Gesellschaft liquidiert oder das Konkursverfahren mangels Aktiven nicht durchgeführt, so behielten die Gesellschaftsorgane ihre gesetzlichen und statutarischen Befugnisse bei, soweit diese zur Durchführung der Liquidation erforderlich seien und dem Liquidationsprozess nicht entgegenstünden. Ein Aktionär oder Gesellschafter, der weiterhin Geschäftsführer bleibe oder als Liquidator eingesetzt werde, habe daher auch nach dem Liquidationsbeschluss bis zur Eintragung der Löschung im Handelsregister eine arbeitgeberähnliche Stellung inne (ARV 2002 Nr. 28 S. 183). Im Handelsregisterauszug vom 10. November 2003 seien P._ als Mitglied und ihr Ehemann G._ als Präsident des Verwaltungsrates immer noch eingetragen gewesen. Solange dies der Fall sei, sei von einer arbeitgeberähnlichen Stellung auszugehen.
(...)
3.
Der Ehegatte der Versicherten war bis zum 2. Dezember 2003 (Tagebucheintrag des Rücktritts) im Handelsregister als Präsident der sich in Liquidation befindlichen L._ AG, welche am 27. Januar 2004 (Tagebucheintrag der Löschung) gemäss Art. 66 Abs. 2 HRegV von Amtes wegen gelöscht wurde, eingetragen. Er bekleidet ungeachtet der Erwägungen im vorinstanzlichen Entscheid bis zum 2. Dezember 2003 eine arbeitgeberähnliche Stellung. Eine solche kommt ihm als Verwaltungsratspräsident oder als Liquidator von Gesetzes wegen zu (BGE 122 V 273 Erw. 3; ARV 2004 Nr. 21 S. 196). Es ist irrelevant, dass die Firma inaktiv ist (100%ige Kurzarbeit, BGE 123 V 238 Erw. 7b/bb). Zu beachten ist sodann, dass eine Überschuldung (Urteil K. vom 8. Juni 2004 [C 110/03]) ebenso wenig wie eine beschlossene oder angeordnete Liquidation taugliche Kriterien dafür sind, das Ausscheiden einer Person in arbeitgeberähnlicher Stellung zu belegen. Diese Umstände ändern nichts daran, dass der Verwaltungsrat oder der Liquidator - im begrenzten Rahmen der Liquidationstätigkeiten - weiterhin die Geschicke des Betriebs bestimmen, da kein definitives Ausscheiden aus dem Betrieb gegeben ist. So war es G._ beispielsweise möglich, seine Ehefrau vorübergehend für die Mitarbeit während der Liquidationsphase wieder oder weiter einzusetzen, ihr Gefälligkeitsbescheinigungen auszustellen und ihre Arbeitslosigkeit nach Belieben zu verlängern oder zu verkürzen. Die Vorinstanz verkennt bei ihren Erwägungen, dass die Rechtsprechung gemäss BGE 123 V 234 nicht nur dem ausgewiesenen Missbrauch an sich begegnen, sondern bereits das Risiko eines solchen, welches der Auszahlung von Arbeitslosenentschädigung an arbeitgeberähnliche Personen inhärent ist (Urteil F. vom 14. April 2003 [C 92/02]), verhindern will.
Damit eine arbeitgeberähnliche Person Anspruch auf Arbeitslosenentschädigung hat, muss ihr Ausscheiden aus der Firma endgültig sein. Dieses Ausscheiden muss anhand eindeutiger Kriterien gemessen werden können, welche keinen Zweifel am definitiven Austritt aus der Firma übrig lassen (erwähntes Urteil F.). Die Rechtsprechung hat wiederholt darauf abgestellt, ob der Eintrag der betreffenden Person im Handelsregister gelöscht worden ist (ARV 2002 Nr. 28 S. 185; jüngst bestätigt im Urteil K. vom 8. Juni 2004 [C 110/03] mit zahlreichen Hinweisen). Denn erst mit der Löschung des Eintrags ist das Ausscheiden der arbeitgeberähnlichen Person aus der Firma für aussenstehende Dritte erkennbar.
Unter den gegebenen Umständen kann weder eine rechtsmissbräuchliche Umgehung der Vorschriften über die Kurzarbeitsentschädigung noch die Gefahr eines missbräuchlichen Beanspruchens der Arbeitslosenversicherung (vgl. ARV 2003 Nr. 22 S. 242 Erw. 4, bestätigt im Urteil W. vom 31. März 2004 [C 171/03]) im massgeblichen Zeitraum ausgeschlossen werden. Der Ehemann der Versicherten könnte bis zum 27. Januar 2004 keine Leistungen der Arbeitslosenversicherung beziehen. Der Beschwerdegegnerin als mitarbeitender Ehefrau bleibt gemäss Art. 31 Abs. 3 lit. c AVIG ein Anspruch auf Arbeitslosenentschädigung verwehrt."
Dunque, secondo la giurisprudenza federale, al membro del consiglio di amministrazione e al socio gerente cui è affidata la liquidazione della SA e/o della Sagl non va riconosciuto il diritto alle indennità di disoccupazione, ritenuta la sua posizione analoga a quella di un datore di lavoro, fino al momento in cui la società viene cancellata dal Registro di commercio.
In una sentenza del 13 aprile 2006 nella causa Amt für Wirtschaft und Arbeit, Basel c/ F., C 298/05 l’Alta Corte, accogliendo il ricorso inoltrato dall’Ufficio del lavoro contro la sentenza del Tribunale cantonale che aveva riconosciuto il diritto alle indennità di un assicurato socio gerente e liquidatore di una Sagl, ha ricordato che gli organi di una società durante la liquidazione conservano le proprie competenze legali e statutarie e quindi possono proseguire gli affari della ditta fino alla relativa vendita o scioglimento. Pertanto, essendo ancora possibile per le persone con posizione analoga a quella di un datore di lavoro influenzare le decisioni della società, permane un rischio di abuso. Non va comunque misconosciuto che in tali condizioni la situazione giuridica può essere in contraddizione con le circostanze economiche della fattispecie.
2.6. Preliminarmente il TCA constata che la Cassa, il 12 giugno 2007, ha posto una serie di quesiti all’assicurato in merito alla _, alla sua posizione all’interno della ditta e alle modalità di versamento dello stipendio, precisando, segnatamente, che le persone che continuano a occupare una posizione analoga a quella di un datore di lavoro sono escluse, per principio, dal diritto all’indennità di disoccupazione (cfr. doc. A19 = 22).
Il ricorrente ha risposto con scritto del 21 giugno 2007 (cfr. doc. A20 = 22).
Egli ha avuto, dunque, la possibilità di rispondere alle domande postegli e di esprimersi sulla propria situazione consapevole della circostanza che a causa della carica rivestita in seno alla _ avrebbe potuto non avere diritto alle prestazioni dell’assicurazione contro la disoccupazione.
In simili condizioni, la Cassa, dal profilo procedurale, ha ossequiato il diritto di essere sentito dell’assicurato garantito dall’art. 29 cpv. 2 Cost. e dell’art. 42 LPGA.
2.7. Nell’evenienza concreta dagli atti di causa si evince che la _ è stata costituita nel 1997.
L’insorgente, dal luglio 1997, è iscritto a Registro di commercio quale socio e gerente con diritto di firma individuale. Tale iscrizione ha avuto luogo a seguito del suo apporto di mobilio e attrezzatura al momento della costituzione della società (cfr. doc. I; estratto RC reperibile in internet al sito www.zefix.ch).
La quota sociale del ricorrente, nel 1997, ammontava a fr. 29'000.-- su un capitale di fr. 30'000.--. La restante quota di fr. 1'000.-- era detenuta dal Dott. _. Attualmente la quota dell’assicurato è pari a fr. 27'000.-- e quella del Dott. _ corrisponde a fr. 3'000.-- (cfr. estratto RC).
Lo scopo sociale della _ è:
"
La gestione, mediazione, noleggio, compravendita, assunzione di contratti, rappresentanza, costruzione, trasporti, import-export, promozione nei settori marittimo-navale, petrolifero, chimico, siderurgico, dei metalli non preziosi e delle materie prime, l’assunzione di partecipazione in altre società”.
Il ricorrente è anche stato alle dipendenze di questa società, in qualità di impiegato broker e direttore, a partire dall’inizio del mese di agosto 1997 alla fine del mese di maggio 2007, allorché ha esplicato i propri effetti il licenziamento notificatogli il 28 febbraio 2007 e motivato dal cattivo andamento della società che ha condotto alla cessazione dell’operatività aziendale (cfr. doc. 3; 5; 21; 24).
Il 30 maggio 2007 l’assicurato si è iscritto al collocamento con effetto dal 1° giugno 2007, ricercando un impiego a tempo pieno (cfr. doc. 1, 2).
La Cassa, con decisione del 28 giugno 2007, gli ha negato il diritto all’indennità di disoccupazione a causa della sua posizione analoga a quella di un datore di lavoro (cfr. doc. A21).
Tale provvedimento è stato confermato con decisione su opposizione del 13 luglio 2007 (cfr. doc. A23).
2.8. Questa Corte, chiamata ora a pronunciarsi in merito alla fattispecie, constata che, da quanto appena esposto, emerge con evidenza che l’assicurato, anche dopo essere stato licenziato dalla _ con effetto al 1° giugno 2007, ha mantenuto in seno a tale ditta una posizione analoga a quella di un datore di lavoro e ciò a prescindere dal fatto di aver ricevuto o meno degli utili.
Infatti al momento determinante della decisione su opposizione (
cfr. STFA del 1° luglio 2005 nella causa Service de l’industrie, du commerce et du travail, Assurance-chômage, Sion contre F., C 198/04; STFA del 22 aprile 2005 nella causa S., U 417/04; DTF 121 V 366; DTF 129 V 4; DTF 129 V 169; DTF 129 V 356) il ricorrente era iscritto a Registro di commercio quale socio e gerente.
La giurisprudenza del Tribunale federale delle assicurazioni è chiara a questo proposito: la posizione di socio gerente di una Sagl è equiparabile a quella di un membro del consiglio di amministrazione di una SA, il quale gode ex lege di una posizione analoga a quella di un datore di lavoro, potendo egli influenzare risolutivamente le decisioni dello stesso ai sensi dell’art. 31 cpv. 3 lett. c LADI (cfr. DLA 2004 N. 21 consid. 3.2. pag. 198; STFA del 4 luglio 2005 nella causa M., C 270/04; STFA del 22 novembre 2002 nella causa R., C 37/02 e STFA del 30 agosto 2001 nella causa B., C 71/01).
Anche ammesso che effettivamente la ditta abbia cessato la propria attività al più tardi alla fine del mese di maggio 2007, come indicato dal ricorrente alla Cassa nello scritto del 21 giugno 2007 e dalla società stessa nel certificato di lavoro del 5 giugno 2007 (cfr. doc. 22, 24), visto che l’assicurato non ha interrotto definitivamente tutti i legami con la società (cfr. consid. 2.7.) e considerato che la stessa poteva essere riattivata, conformemente alla legge e alla giurisprudenza (cfr. consid. 2.3., 2.4.), egli non ha diritto alle indennità di disoccupazione a partire dal 1° giugno 2007.
Riguardo alla possibilità di riattivare la ditta è utile evidenziare che l’insorgente stesso nell’atto di ricorso ha affermato che:
"
(...) Io personalmente sarei più che felice che nuovi e importanti contratti d’affari fermi venissero proposti e siglati, e che la ditta avesse ancora uno scopo funzionale e che rispettivamente io venissi nuovamente assunto e che rispettivamente uscissi dalla disoccupazione e che avessi un lavoro a tempo determinato e prendessi regolarmente lo stipendio (...)” (Doc. I).
Per quanto attiene al fatto che l’assicurato ha affermato che l’operato della Cassa, la quale gli ha negato il diritto alle indennità di disoccupazione, è abusivo, poiché la liquidazione della società, rispettivamente la vendita, non possono concretizzarsi a causa di una vertenza legale riguardante la ditta (cfr. doc. I pag. 2), va osservato che in ogni caso il liquidatore esercita, in virtù della legge, un potere determinante (cfr. consid. 2.5.) e che la società avrebbe potuto essere comunque riattivata anche se in liquidazione.
Neppure un’eventuale situazione di sovraindebitamento è d’altronde un criterio idoneo a provare la fine definitiva della posizione analoga a quella di un datore di lavoro (cfr. STFA del
20 aprile 2005 nella causa P., C 75/04, consid. 3, STFA del 28 luglio 2005 nella causa Unia Arbeitslosenkasse c/ E., C 94/05, consid. 2.3.).
La circostanza, poi, che la società fosse affiliata, dal 1° giugno 2007, alla Cassa di compensazione AVS nella categoria ente senza salari (cfr. doc. A16) è ininfluente, in quanto tale affiliazione può comunque essere oggetto di cambiamento (cfr. DTF 121 V 1; STCA 30.2006.31 dell’8 gennaio 2007, consid. 11; STCA 38.2006.37 del 15 gennaio 2007, consid. 2.8.).
Lo scopo della giurisprudenza sviluppata in DTF 123 V 234 non è del resto unicamente quello di sanzionare il caso di abuso effettivo, ma anche quello di prevenire il rischio di un simile abuso che è insito nel pagamento di indennità di disoccupazione in favore di persone che rivestono una posizione professionale paragonabile a quella di un datore di lavoro o in favore dei loro coniugi (cfr. DLA 2003 N. 22 pag. 240; STF C 292/05 del 16 febbraio 2007, consid. 3).
2.9. Riguardo alla questione del versamento dei contributi sociali (cfr. doc. I pag. 2), compresi quelli per l’assicurazione contro la disoccupazione, il TCA rileva che il TFA in una sentenza C160/04 del 29 dicembre 2004, pubblicata in DLA 2005 N. 16 pag. 201, ha stabilito che il fatto che una persona che occupa una posizione analoga a quella di un datore di lavoro, a seconda delle circostanze, non ha diritto all’indennità di disoccupazione conformemente alla DTF 123 V 236, consid. 7, non giustifica l’esenzione delle stessa e del suo datore di lavoro dall’obbligo di pagare i contributi all’assicurazione contro la disoccupazione.
Il TFA si è confermato nella propria giurisprudenza in un’altra decisione C 270/04 del 4 luglio 2005, già citata ai consid. 2.4. e 2.8., relativa a un’assicurata a cui il diritto alle indennità di disoccupazione era stato negato, segnatamente in quanto la stessa si era iscritta in disoccupazione dopo essere stata licenziata da una Sagl sua datrice di lavoro nella quale il coniuge rivestiva la carica di unico socio gerente con diritto di firma individuale.
L’Alta Corte ha, tra l’altro, osservato che:
"
(...)
3.2
Né osta a tale conclusione la circostanza che la ricorrente abbia regolarmente pagato i contributi sociali, questa Corte avendo a tal proposito ricordato che la negazione delle indennità di disoccupazione a una persona che gode di una situazione professionale paragonabile a quella di un datore di lavoro ai sensi della giurisprudenza pubblicata in DTF 123 V 234 non giustifica ancora di per sé un'esenzione dal pagamento dei contributi all'assicurazione contro la disoccupazione (sentenza del 29 dicembre 2004 in re W., C 160/04, consid. 3).
(...)" (cfr. STFA del 4 luglio 2005 nella causa M., C 270/04)
2.10. In simili condizioni, la censura sollevata dal ricorrente secondo cui la Cassa non avrebbe proceduto a un esame approfondito della fattispecie, visti i fatti e la circostanza che egli non sarebbe mai stato interpellato dalla medesima per spiegazioni dettagliate del caso (cfr. doc. I pag. 2) si rivela infondata.
Da una parte, come già visto precedentemente, la parte resistente ha in ogni caso sottoposto all’assicurato determinati quesiti circa la società e la sua posizione in seno ad essa (cfr. doc. A19 = 22). Dall’altra, gli elementi di cui disponeva la Cassa erano, in concreto, ampiamente sufficienti per respingere la sua richiesta di prestazioni dell’assicurazione contro la disoccupazione.
Conformemente alla costante giurisprudenza, qualora l'istruttoria da effettuare d'ufficio conduca l'amministrazione o il giudice, in base ad un apprezzamento coscienzioso delle prove, alla convinzione che la probabilità di determinati fatti deve essere considerata predominante e che altri provvedimenti probatori più non potrebbero modificare il risultato (valutazione anticipata delle prove), si rinuncerà ad assumere altre prove (cfr. SVR 2003 IV Nr. 1; STF U 591/06 dell’11 ottobre 2007, consid. 3.2.; STFA del 5 marzo 2003 nella causa G., H 411/01; STFA dell'11 gennaio 2002 nella causa C., H 102/01; STFA dell'11 gennaio 2002 nella causa C., H 103/01; STFA dell'11 gennaio 2002 nella causa D.SA, H 299/99; STFA del 26 novembre 2001 nella causa R., U 257/01; STFA del 15 novembre 2001 nella causa P., U 82/01; RCC 1986 p. 202 consid. 2d; STFA del 27 ottobre 1992 nella causa B.P.; STFA del 13 febbraio 1992 in re O.; STFA del 13 maggio 1991 nella causa A.; STCA del 25 novembre 1991 nella causa M.; F. Gygi, Bundesverwaltungsrechtspflege, 2a ed., pag. 274; U. Kieser, Das Verwaltungsverfahren in der Sozialversicherung, Zurigo 1999, p. 212; Kölz/Häner, Verwaltungsverfahren und Verwaltungsrechtspflege des Bundes, 2a ed., p. 39 e p. 117), senza che ciò costituisca una lesione del diritto di essere sentito sancito dall'art. 29 cpv. 2 Cost. (DTF 124 V 94 consid. 4b, 122 V 162 consid. 1d e sentenza ivi citata).
2.11. Dalle tavole processuali emerge che l’assicurato, allorché il 6 giugno 2007 ha compilato il formulario relativo alla
“Domanda d’indennità di disoccupazione”
ha risposto affermativamente al quesito
“Lei o sua moglie/suo marito/il suo partner registrato partecipa finanziariamente all’azienda dell’ultimo datore di lavoro o fa parte di un organo decisionale supremo dell’azienda (ad es. azionista, consigliere d’amministrazione in una SA o socio gerente in una Sagl, ecc)?”
(cfr. doc. 1).
Sull’
”Attestato del datore di lavoro”
, dell’8 giugno 2007, la _ di _ ha posto una crocetta nella casella “sì” alla domanda
“La persona assicurata o suo marito/sua moglie partecipa all’azienda o svolge una funzione direttiva (es. azionista, membro del consiglio d’amministrazione in una SA o socio, direttore in una Sagl, ecc.)?”
(cfr. doc. 3).
Inoltre la Cassa, il 12 giugno 2007, ha interpellato l’assicurato in merito alla sua posizione all’interno della Sagl (cfr. doc. A19=22).
In particolare il ricorrente, il 21 giugno 2007, ha indicato di essere un organo formale della società (cfr. doc. A20=22).
La Cassa, il 28 giugno 2007, ha pure verificato nel sito del Registro di commercio del Cantone Ticino i nominativi delle persone con cariche all’interno della _ (cfr. doc. 17).
2.12.
L'art. 27 della legge federale sulla parte generale del diritto delle assicurazioni sociali (LPGA) che regola la “Informazione e consulenza” ha il seguente tenore:
"
1
Gli assicuratori e gli organi esecutivi delle singole assicurazioni sociali, nei limiti delle loro competenze, sono tenuti ad informare le persone interessate sui loro diritti e obblighi.
2
Ognuno ha diritto, di regola gratuitamente, alla consulenza in merito ai propri diritti e obblighi. Sono competenti in materia gli assicuratori nei confronti dei quali gli interessati devono far valere i loro diritti o adempiere i loro obblighi. Per le consulenze che richiedono ricerche onerose, il Consiglio federale può prevedere la riscossione di emolumenti e stabilirne la tariffa.
3
Se un assicuratore constata che un assicurato o i suoi congiunti possono rivendicare prestazioni di altre assicurazioni sociali, li informa immediatamente."
L'art. 27 LPGA sancisce, in particolare, per l'amministrazione un dovere di carattere collettivo, generale e permanente di fornire informazioni (cpv. 1) e il diritto soggettivo e individuale dell'assicurato alla consulenza (cioè un parere su ciò che conviene fare) su un caso preciso, che può essere fatto valere in giustizia (cpv. 2) (Su questi aspetti cfr. in particolare STFA
del 14 settembre 2005 nella causa Regionales Arbeitsvermittlungszentrum Rapperswil c/ F., C 192/04, consid.
4.1., pubblicata in DTF 131 V 472 e in SVR 2006 ALV Nr. 9 pag. 31; STFA del 9 maggio 2006 nella causa V., C 241/04, consid. 6; STFA del 28 ottobre 2005 nella causa W., C 157/05, consid. 4.2.; E. Imhof - CH Zünd, "ATSG und Arbeitslosenversicherung" in SZS 2003 pag. 291 seg.
(306); E. Imhof, "Anhang zur Vertiefung von art. 27 ATSG über Aufklärung, Beratung und Kenntnisgabe" in SZS 2002 pag. 315 seg.
(315-318); R. Spira, "Du droit d'être renseigné et conseillé par les assureurs et les organes d'exécution des assurances sociales art. 27 LPGA" in SZS 2001 pag. 524 seg.
(527); U. Kieser, "ATSG - Kommentar", ad art. 27 pag. 317 e pag. 318-321).
In materia di assicurazione contro la disoccupazione questa disposizione della LPGA ha apportato notevoli miglioramenti per gli assicurati nel senso che l'obbligo di informare non è più limitato ad alcuni aspetti puntuali, fissati nelle disposizioni legali (cfr. DTF 124 V 125, in particolare 221-222; DLA 2000 pag. 95) ma è stato generalizzato (cfr. E. Imhof - Ch. Zünd, art. cit, in STZ 2003 pag. 307).
Il capoverso 1 dell’art. 27 LPGA prevede un obbligo di informazione generale e permanente nei confronti di una cerchia indeterminata di persone, che non deve avvenire unicamente su richiesta degli interessati, bensì regolarmente e d’ufficio, e a cui viene fatto fronte ad esempio tramite la consegna di opuscoli informativi, direttive, inserzioni, internet, ecc. (cfr. STFA
del 9 maggio 2006 nella causa V., C 241/04, consid. 6; DTF 131 V 476 consid. 4.1.=SVR 2006 ALV Nr. 9 pag. 31; DLA 2002 pag. 194).
Per quanto attiene al diritto alla consulenza enunciato all'art. 27 cpv. 2 LPGA, va segnalato che ogni assicurato può esigere che il proprio assicuratore gli fornisca, gratuitamente, consulenza in merito ai suoi diritti e obblighi (cfr. DLA 2007 pag. 193 segg.). Quest'obbligo concerne soltanto l'ambito di competenza dell'assicuratore in questione e le informazioni possono esse fornite anche da non giuristi, come del resto prima dell'entrata in vigore della LPGA. Contrariamente alle informazioni di carattere generale, la consulenza deve riferirsi al caso specifico (cfr. FF 1999 IV 3953).
Inoltre tale diritto non è limitato alle persone assicurate, tuttavia deve esistere uno stretto rapporto con l'assicurazione interpellata, nel senso che la consulenza deve riferirsi a diritti e doveri che già esistono o che possono sorgere tra la persona che ha richiesto le informazioni e l'assicurazione interessata (cfr. U. Kieser, op. cit., ad art. 27 n. 18 pag. 321).
2.13. Riguardo, più specificatamente all’art. 27 cpv. 2 LPGA, il Tribunale federale delle assicurazioni in una sentenza del 14 settembre 2005 nella causa Regionales Arbeitsvermittlungszentrum Rapperswil c/ F., C 192/04, pubblicata in DTF 131 V 472 e in
SVR 2006 ALV Nr. 9 pag. 31
, nel caso di un assicurato ritenuto inidoneo al collocamento, in quanto il lasso di tempo fra la presentazione della domanda e l’inizio del soggiorno linguistico che avrebbe effettuato all’estero - di cui aveva peraltro informato i funzionari dell’ufficio regionale di collocamento durante il primo colloquio - era troppo breve per poterlo collocare, ha stabilito che ai sensi dell’art. 27 LPGA, gli assicurati devono essere resi attenti che il loro comportamento può pregiudicare il diritto alle prestazioni. Nella fattispecie l’ufficio regionale di collocamento avrebbe dovuto avvertire l’assicurato che la prevista partenza a breve scadenza non permetteva di collocarlo.
Il TFA ha, tuttavia, accolto il ricorso dell’ufficio regionale di collocamento e rinviato gli atti al Tribunale cantonale, al fine di appurare se il soggiorno avrebbe potuto essere rinviato e se l’assicurato secondo la verosimiglianza preponderante era disposto a posticiparlo.
In caso affermativo, l’amministrazione deve rispondere della sua omissione - che implica la tutela della buona fede dell’assicurato - ed erogare, quindi, a quest’ultimo le prestazioni dell’assicurazione contro la disoccupazione.
In un’altra sentenza del 28 ottobre 2005 nella causa W.,
C 157/05 la nostra Massima Istanza ha deciso che l’amministrazione, in applicazione dell’art. 27 LPGA, non appena al corrente degli elementi fattuali del caso, e dunque già all’inizio del versamento delle indennità di disoccupazione, avrebbe dovuto informare l’assicurato del fatto che, occupando all’interno di una Sagl una posizione analoga a quella di un datore di lavoro (e meglio fino al 12 gennaio 2003 era socio gerente con diritto di firma individuale e dal 13 gennaio 2003 socio senza diritto di firma), il suo diritto alle prestazioni (il termine quadro per la riscossione delle prestazioni era iniziato il 1° gennaio 2003) era minacciato. Il TFA ha inoltre indicato che tale omissione andava equiparata a un’informazione erronea e che, in casu, i presupposti della protezione della buona fede dell’assicurato erano adempiuti.
Il ricorso contro la decisione del Tribunale cantonale che aveva confermato il diniego del diritto alle indennità di disoccupazione è stato, conseguentemente, accolto e gli atti rinviati all’ufficio del lavoro al fine di accertare se l’assicurato, nel caso in cui fosse stato correttamente informato, avrebbe o meno immediatamente richiesto la cancellazione della sua iscrizione, quale socio gerente senza diritto di firma, a registro di commercio.
Con sentenza del 27 marzo 2006 nella causa Oeffentliche Arbeitslosenkasse Baselland c/ B., C 141/05, il TFA ha confermato il giudizio di prima istanza secondo cui l’amministrazione aveva violato il dovere di consulenza non informando l’assicurata che il fatto di rimanere iscritta quale socia senza diritto di firma della Sagl per la quale aveva lavorato come dipendente le pregiudicava il diritto alle indennità di disoccupazione.
In particolare la Massima Istanza ha rilevato che tramite opuscoli informativi, che l’assicurata avrebbe ricevuto al momento dell’iscrizione, viene ossequiato il dovere generale di informazione ai sensi dell’art. 27 cpv. 1 LPGA, ma non il dovere di consulenza ex art. 27 cpv. 2 LPGA, il quale va rispettato anche senza una formale richiesta di un assicurato circa una determinata problematica.
Infine in una sentenza dell’8 maggio 2006 nella causa B., C 301/05 l’Alta Corte, pur stabilendo che nel caso di un’assicurata che si è iscritta in disoccupazione continuando a mantenere la carica di consigliera di amministrazione della ditta in cui aveva lavorato come dipendente l’amministrazione, non rendendola attenta che l’iscrizione a RC comprometteva il suo diritto alle indennità, aveva violato il proprio dovere di consulenza di cui all’art. 27 cpv. 2 LPGA, ha precisato che ciò non implicava automaticamente il riconoscimento del diritto alle prestazioni.
Nella fattispecie esaminata dagli atti risultava, in effetti, che l’assicurata, anche se fosse stata avvisata tempestivamente, non si sarebbe dimessa immediatamente dal CdA, in quanto essa sperava di poter riavviare l’attività. Di conseguenza alla stessa è stato negato il diritto alle indennità di disoccupazione fino al momento in cui l’assemblea generale straordinaria non ha accettato le sue dimissioni.
2.14. In concreto la Cassa con lo scritto del 12 giugno 2007, da un lato, ha posto una serie di domande all’assicurato circa la sua posizione in seno alla _, in particolare gli è stato chiesto se la società era ancora attiva; se sì, qual era la sua posizione e funzione esatta e se era membro del consiglio d’amministrazione della società (cfr. doc. A19=22).
Dall’altro, ha segnalato in modo generale che
“... le persone che continuano ad occupare una posizione analoga a quella di datore di lavoro sono escluse, per principio, dal diritto all’indennità di disoccupazione”
(cfr. doc. A19=22).
Tale formulazione sembrerebbe rispettare quanto previsto all’art. 27 LPGA, visto che la Cassa ha rammentato, in buona sostanza, che gli assicurati che all’interno della società presso la quale sono stati impiegati (ciò va dedotto dal fatto che la Cassa si è esplicitamente riferita alla posizione del ricorrente in seno alla _ presso la quale egli è stato alle dipendenze per poco meno di dieci anni) hanno mantenuto una funzione che permette di assimilarli a un datore di lavoro non hanno diritto alle indennità di disoccupazione.
Al riguardo giova rilevare che il TF, in una sentenza C 292/05 del 16 febbraio 2007, dopo aver stabilito che un assicurato non aveva diritto alle prestazioni dell’assicurazione contro la disoccupazione, in quanto la moglie aveva continuato a rivestire la carica di amministratrice unica della società ex datrice di lavoro del marito, ha indicato l’art. 27 LPGA non era stato violato.
L’Alta Corte ha precisato che in quel caso, visto che l’URC, la settimana successiva all’inoltro della domanda d’indennità, accennando alla posizione amministrativo-dirigenziale svolta in precedenza dall’assicurato e dalla moglie in seguito, aveva trasmesso l’incarto alla Sezione del lavoro per decisione circa l’idoneità al collocamento dell’assicurato, non si sarebbe potuto sostenere che l’amministrazione avesse omesso di accennare alla problematica.
Inoltre la decisione formale con cui all’assicurato è stato negato il diritto all’indennità di disoccupazione è stata emanata già il 28 giugno 2007 (cfr. doc. A21).
Va, tuttavia, rilevato che la formulazione usata dalla parte resistente non è di immediata comprensione. La conseguenza dell’esclusione alle prestazioni dell’assicurazione contro la disoccupazione per un socio gerente di una Sagl risulta in effetti solo implicitamente.
È quindi auspicabile, come è già stato sottolineato in una sentenza 38.2006.37 del 15 gennaio 2007 concernente la medesima Cassa, che quest’ultima indichi in modo esplicito che chi ricopre la carica di socio e gerente di una Sagl o di amministratore di una SA, per principio, non ha diritto alle indennità di disoccupazione, facendo poi riferimento alla legge, alla giurisprudenza e alle direttive.
Nel caso in esame comunque la questione di sapere se l’operato della Cassa ha rispettato o meno l’art. 27 LPGA non merita di maggiori approfondimenti.
Infatti, anche nell’ipotesi in cui si ritenesse che
la parte resistente ha contravvenuto al proprio dovere di consulenza, la buona fede del ricorrente non potrebbe essere tutelata.
Il diritto alla protezione della buona fede di cui all’art. 9 Cost., consente al cittadino di esigere che l'autorità rispetti le proprie promesse e che essa eviti di contraddirsi, è garantito e impone all'autorità di discostarsi dal principio della legalità, allorché i seguenti presupposti, precisati da una lunga e consolidata giurisprudenza, sono cumulativamente adempiuti
1.
l'autorità deve essere intervenuta in una situazione concreta nei riguardi di persone determinate;
2.
l'autorità ha agito o creduto di agire nei limiti delle proprie competenze;
3.
l'assicurato non deve essersi reso conto immediatamente dell'inesattezza dell'informazione ricevuta;
4.
l'informazione errata ha indotto l'assicurato ad adottare un comportamento o un'omissione che gli è pregiudizievole;
5.
la legge non è stata modificata dal momento in cui l'informazione è stata data.
(cfr. STFA del 25 ottobre 2005 nella causa B. e B., K 107/05 consid. 3.1.; STFA del 4 luglio 2005 nella causa M., C 270/04, consid.
3.3.1.; STFA del 28 gennaio 2004 nella causa Arbeitslosenkasse der Gewerkschaft Bau & Industrie GBI c/ A., C 218/03, consid.
2; STFA del 29 agosto 2002 nella causa Amt für Arbeit St. Gallen c/ S., C 25/02; DTF 121 V 65, consid. 2a pag. 66-67 e la giurisprudenza ivi citata; RAMI 1993 pag. 120-121, Pratique VSI 1993 pag. 21-22, RCC 1991 pag. 220 consid. 3a, RCC 1983 pag. 195 consid. 3, RCC 1982 pag. 368 consid. 2, RCC 1981 pag. 194 consid. 3, RCC 1979 pag. 155, DLA 1992 p. 106, DTF 118 V 76 consid. 7, RDAT I-1992 n° 63; Grisel, Traité de droit administratif, vol.
I, pag. 390ss; Knapp, Précis de droit administratif, 4a ed., n°
509, pag. 108-109; Haefliger, Alle Schweizer sind vor dem Gesetze gleich, pag. 217ss).
La condizione secondo cui l'informazione errata deve avere indotto l'assicurato ad adottare un comportamento o un'omissione non reversibile senza pregiudizio in una sentenza del 6 settembre 2001 nella causa M., C 344/00, è stata così precisata:
"
(...) Bei der Prüfung des Kriteriums, ob Dispositionen getroffen
wurden, die nicht ohne Nachteil rückgängig gemacht werden können, ist zu berücksichtigen, dass die Auskunft für das Verhalten des Betroffenen ursächlich sein muss. Ein Kausalzusammenhang zwischen der behördlichen Auskunft und dem darauf folgenden Handeln der betroffenen Person ist gegeben, wenn angenommen werden kann, diese hätte sich ohne die Auskunft anders verhalten. Die Kausalität fehlt, wenn der Adressat bereits vor der Auskunftserteilung nicht wieder rückgängig zu machende Dispositionen getroffen hat, er sich auch ohne die Auskunft zu den gleichen Dispositionen entschlossen hätte, oder wenn ihm eine andere, günstigere Handlungsmöglichkeit gar nicht offen stand (Weber-Dürler, Vertrauensschutz im öffentlichen Recht, Basel 1983, S. 102 f.; dies., Falsche Auskünfte von Behörden, in: ZBl 1991 S. 16; Rhinow/Krähenmann, Schweizerische Verwaltungsrechtsprechung, Ergänzungsband, Nr. 75 B III Ziff. 3c/2 S. 242).“
Tale presupposto è stato riconosciuto dal Tribunale federale in una sentenza del 29 agosto 2002 nella causa S., C 25/02, relativa a una vertenza di restituzione di prestazioni erogate a un assicurato che aveva ceduto la propria attività - nella cui fase di progettazione aveva ricevuto dall’assicurazione contro la disoccupazione delle indennità giornaliere speciali - alla moglie, per la quale aveva continuato a lavorare. L’assicurato, sulla base delle informazioni che ha indicato di avere ricevuto da un collocatore prima dell’annuncio in disoccupazione, ossia che trasferendo la ditta alla moglie avrebbe avuto diritto alle indennità di disoccupazione, e dei successivi versamenti di tali prestazioni, ha rinunciato a liquidare la ditta individuale. Se avesse ricevuto la corretta informazione, egli avrebbe potuto interrompere definitivamente l’attività e beneficiare del prolungamento del termine quadro per l’eventuale versamento di altre indennità giornaliere ai sensi dell’art. 71d cpv. 2 LADI e 95e cpv. 2 OADI. La sua buona fede è stata quindi tutelata.
L’Alta Corte non ha invece considerato ossequiata questa condizione in una sentenza del 25 ottobre 2005 nella causa S., C 177/04. In quel caso l’assicurato aveva effettivamente ricevuto un’informazione erronea circa il momento in cui avrebbe dovuto richiedere le indennità speciali ai fini del promovimento di un’attività lucrativa indipendente ai sensi degli art. 71a segg. LADI. Tuttavia egli aveva avviato la propria attività già precedentemente alla disoccupazione. Anche nel caso in cui avesse inoltrato la domanda di indennità tempestivamente, egli non avrebbe quindi avuto in ogni caso diritto alle prestazioni dell’assicurazione contro la disoccupazione, siccome la fase di progettazione era già stata ultimata. L’assicurato, dunque, non ha subito alcun pregiudizio a seguito dell’errata informazione da parte dell’autorità.
Nel caso in esame questa Corte ritiene che non sarebbe soddisfatto il presupposto
secondo cui la mancata informazione deve avere indotto l'assicurato ad adottare un comportamento o un'omissione non reversibile senza pregiudizio
.
Il ricorrente, infatti, anche dopo aver saputo, a seguito dell’emissione della decisione formale del 28 giugno 2007 e della decisione su opposizione del 13 luglio 2007, che, ricoprendo ancora la funzione di socio gerente con diritto di firma individuale in seno alla _, non aveva diritto alle indennità di disoccupazione (cfr. doc. A21, A23), non si è dimesso dalla carica ricoperta all’interno della società e nemmeno nulla ha intrapreso a tale fine.
Egli risulta, infatti, a tutt’oggi iscritto a RC quale socio e gerente della _ con diritto di firma individuale (cfr. estratto RC).
Da ciò va dedotto che anche se egli avesse ricevuto da parte della Cassa la contestata informazione già nel mese di giugno 2006, non avrebbe immediatamente modificato alcunché a livello delle proprie iscrizioni a RC.
Di conseguenza in casu, non vi sarebbe nesso di causalità tra l’eventuale omessa informazione da parte della Cassa e il comportamento dell’assicurato.
2.15.
Alla luce di tutto quanto esposto, occorre concludere che nel caso di specie rettamente la Cassa ha ritenuto che l’assicurato, non ha diritto all’indennità di disoccupazione dal 1° giugno 2007.
La decisione su opposizione del 13 luglio 2007 va, dunque, confermata.