Decision ID: edae3fcd-91c2-53fd-8e90-46bcdf343d32
Year: 2003
Language: it
Court: TI_PP
Chamber: TI_PP_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: penal_law

in fatto:
A.
Il 28 febbraio 2000 l'_ SA ha denunciato _ – cittadina italiana domiciliata a _ – per i titoli di appropriazione semplice o indebita, impiego illecito di valori patrimoniali e truffa, costituendosi nel contempo parte civile. La denunciata, stando alla banca, avrebbe in sostanza depositato il 24 dicembre 1999 sul proprio conto presso la succursale di _ fr. 1900.–, contro il rilascio di una ricevuta indicante erroneamente fr. 19 000.–, e avrebbe poi prelevato dal bancomat del medesimo istituto fr. 5000.– come pure tentato ulteriori prelievi. Il Procuratore pubblico ha successivamente esteso le indagini al possibile reato di denuncia mendace, _ avendo il 10 gennaio 2000 denunciato il funzionario di banca _ per essersi appropriato della differenza di fr. 17 100.–, così come alle imputazioni di falsa testimonianza e di favoreggiamento perpetrate dal coniuge _, avendo egli confermato essenzialmente la versione della moglie di un versamento pari a fr. 19 000.–.
B.
Con decreto d'accusa del 1° luglio 2002 il Procuratore pubblico ha ritenuto _ autrice colpevole di denuncia mendace, per le predette accuse mosse nei confronti del funzionario di banca, e di impiego illecito di valori patrimoniali, commesso e mancato, per avere indebitamente impiegato fr. 3084.35 (la differenza fra la somma prelevata di fr. 5000.– e il saldo attivo del conto di fr. 1915.65), rispettivamente tentato di impiegare ulteriori valori patrimoniali in relazione con un mancato prelievo di altri fr. 5000.–. Con un secondo decreto d'accusa dello stesso 1° luglio 2002 il magistrato inquirente ha ritenuto altresì _ autore colpevole di falsa testimonianza e di favoreggiamento, per avere dichiarato che la moglie era effettivamente in possesso di fr. 19 000.–, dei quali fr. 14 000.– provenienti da risparmi personali e fr. 5000.– dal di lei stipendio. In applicazione della pena, il Procuratore pubblico ha proposto la condanna di ciascun accusato a 3 mesi di detenzione sospesi condizionalmente per un periodo di prova di 2 anni, così come al pagamento di oneri processuali di fr. 400.–. _ è stata inoltre condannata a rifondere all'_ SA la somma indebitamente impiegata di fr. 3084.35, riservate ulteriori pretese da far valere in sede civile. I coniugi hanno introdotto entrambi l'8 luglio 2002 opposizione al rispettivo decreto d'accusa.

Considerato
in diritto:
1.
L'art. 303 n. 1 CP reprime con la reclusione o con la detenzione chiunque denunci all'autorità come colpevole di un crimine o di un delitto una persona che egli sa innocente, per provocare contro di essa un procedimento penale. L'art. 141
bis
CP commina invece la detenzione o la multa a chiunque impieghi indebitamente, a profitto proprio o altrui, valori patrimoniali venuti in suo possesso in modo indipendente dalla sua volontà. Può essere punito con pena attenuata (art. 65 CP) chi compie senza risultato tutti gli atti necessari alla consumazione d'un crimine o di un delitto (art. 22 cpv. 1 CP). Quanto agli addebiti mossi al marito, l'art. 307 cpv. 1 CP reprime con la reclusione sino a cinque anni o con la detenzione chiunque come testimonio faccia sui fatti della causa una falsa deposizione, mentre l'art. 305 cpv. 1 CP commina la detenzione a chiunque sottragga una persona ad atti di procedimento penale.
2.
Il Procuratore pubblico, cui si allinea la parte civile, rimprovera in sostanza agli accusati di avere commesso i reati appena evocati per trarre profitto dall'errata registrazione bancaria di un versamento di fr. 1900.– in fr. 19 000.–. Stando all'accusa, dall'istruttoria è emersa una serie di indizi convergenti atti a dimostrare la falsità della versione fornita dai coniugi di un deposito pari a fr. 19 000.–, donde l'adempimento dei requisiti oggettivi e soggettivi delle infrazioni enunciate nei decreti d'accusa. Gli imputati insistono per converso nell'indicare in fr. 19 000.– la somma depositata sul conto bancario e negano di conseguenza la commissione di qualsivoglia reato da parte loro.
3.
A ragione il Procuratore pubblico e la parte civile ravvisano indizi a sostegno di un possibile errore della banca nel contabilizzare un deposito di fr. 1900.– in fr. 19 000.–, segnatamente l'equivalenza dell'importo di fr. 17 100.– con l'ammanco giornaliero dell'istituto, l'eccezionalità di un versamento di fr. 19 000.– per gli interessati e la loro non rosea situazione finanziaria, l'anomalo comportamento della moglie (ore 19.18: versamento con rilascio di saldo attivo superiore a fr. 19 000.–; ore 11.00: prelievo al bancomat di fr. 5000.–, destinati a pagamenti effettuati tre giorni dopo, con contestuale richiesta di nuovo saldo e tentativo di prelevare altri fr. 5000.–; giorno seguente: nuovo tentativo di operazione al bancomat con ritiro della tessera), l'incerta ricostruzione da parte dei coniugi della composizione della somma, l'incoerente riscontro contabile dell'incasso di stipendio della moglie e il mancato rimborso di un mutuo bancario con interesse del 9% (cfr. in particolare act. 35, rapporto d'inchiesta, pag. 6 segg.).
4.
Il fatto è che agli indizi in favore della tesi accusatoria si contrappongono altri elementi atti a rendere quanto meno possibile e ragionevole la versione dei fatti addotta dagli imputati.
a)
Per quel che concerne anzitutto l'ammanco bancario, contrariamente alla versione iniziale della parte civile (act. 1, denuncia del 28 febbraio 2000, pag. 2 a metà) e alla testimonianza del mandatario commerciale della banca (cfr. act. 35, deposizione di _, comparto 9, pag. 2 verso il basso) esso non corrisponde esattamente alla differenza di fr. 17 100.– (fr. 19 000.– ./. fr. 1900.–), bensì a fr. 17 200.– di cui fr. 100.– d'origine non chiarita (cfr. act. 20 e le relative perplessità espresse dal magistrato inquirente alla parte civile con lettera del 30 ottobre 2001: act. 44, pag. 1 in fondo). Il giorno prima la stessa succursale aveva riscontrato per altro un ammanco di fr. 200.– rimasto anch'esso non chiarito (act. 27, pag. 2 in alto).
b)
La certezza con cui il cassiere riconduce l'ammanco a un proprio errore di registrazione contrasta con la deposizione in sede civile dell'impiegata _, la quale ha dichiarato quanto segue: "
trattandosi della vigilia di Natale la banca chiudeva a mezzogiorno. Ricordo che _ mi comunicò che non gli tornavano i conti della cassa, in particolare gli mancavano dei soldi, se ben ricordo ca fr. 17 000.–. Si è quindi rivolto a me perché facessi anch'io la verifica e potei constatare che effettivamente mancava questa cifra.
[...]
ho esaminato ad uno ad uno tutti i giustificativi delle operazioni eseguite quella mattina (ca 60/70). Ho da prima escluso tutte quelle operazioni di importi inferiori.
Me ne sono rimaste 2 o 3
. Sono quindi capitata sul giustificativo dell'operazione eseguita dall'attrice. Ho visto che si trattava di fr. 19 000.– quindi di un importo consistente e chiesi al cassiere _ se si ricordava se gli erano state consegnate delle banconote di tale importo,
[...]
lui mi disse che non si ricordava
.
[...]
Sul momento _ non era in grado di dire se effettivamente si era sbagliato in quell'operazione. Se ben ricordo qualche giorno dopo ci fu mostrata la videocassetta (era il 27 dicembre 1999).
[...]
dopo aver visto questo filmato, _ si ricordò che
[l'accusata]
verosimilmente
non gli aveva versato tutti quei soldi
" (verbale del 17 gennaio 2001, pag. 1 in basso e pag. 2 in alto, nel fascicolo verde "documenti successivi all'opposizione al decreto di accusa"). Ora, non si vede come il funzionario interessato non fosse in grado di escludere, il giorno stesso dei versamento litigioso, la consegna di ben fr. 19 000.– in contanti (una fra le sole 2 o 3 operazioni di importi consistenti avvenute quel giorno) per poi ricordare giorni dopo di non avere ricevuto fr. 19 000.– dall'accusata ed essere finanche in grado di escludere con certezza la consegna di banconote di grosso taglio (act. 1, pag. 2 in basso; act. 35, comparto 8, pag. 2 verso l'alto: "
da parte mia espletavo tutte le formalità di rito e meglio compilavo l'apposita cedola di versamento per contanti e la cliente mi consegnava la somma di fr. 1900.– composta dalle seguenti banconote: quattro o sei da fr. 200.– ed il rimanente da fr. 100.–
").
c)
Quanto alla sproporzione fra l'entità del versamento e la situazione finanziaria dei coniugi, l'occasionale liquidità può senz'altro essere ricondotta – come sostenuto dagli interessati – al mutuo di fr. 31 000.– contratto il 30 luglio 1999 in vista del matrimonio celebrato nel mese di settembre dello stesso anno (cfr. act. 35, comparto 4, doc. "FO 1"; act. 35, comparto 3, verbale 3.1 pag. 1 in basso), così come ai probabili doni di matrimonio. Questi ultimi spiegherebbero del resto anche l'asserita prevalenza di banconote di piccolo taglio nella somma depositata. È altresì plausibile la volontà dei coniugi di non estinguere immediatamente il mutuo con la somma a disposizione, nonostante il saggio d'interesse passivo del 9%, nell'incertezza dell'entità dei debiti di fine anno/inizio anno nuovo.
d)
Riguardo al prelievo di fr. 5000.– e all'immediato tentativo di un ulteriore prelievo di pari importo, l'accusata ha sempre negato quest'ultima operazione, che sapeva inutile e insensata. Ora, è vero che tale operazione figura in un giustificativo bancario (act. 35, comparto 9, allegato B), ma il giurista dell'istituto avv. _, in sede civile, ha avuto modo di adombrare possibili errori del sistema elettronico "nella trascrizione dei dati sull'impianto del bancomat" (cfr. verbale dell'11 luglio 2001, pag. 2 nel mezzo, nel fascicolo verde "documenti successivi all'opposizione al decreto di accusa"). Sia come sia, un eventuale tentativo di ulteriore prelievo – e in generale il comportamento dell'interessata il 24 dicembre 1999 – non bastano lontanamente a confutare la tesi difensiva di un versamento pari a fr. 19 000.– anziché fr. 1900.–. L'imputata ha avuto modo del resto di fornire le ragioni delle anomalie riscontrate dall'autorità inquirente (v. in particolare act. 11: verbale di interrogatorio del 28 aprile 2000 davanti al Procuratore pubblico; cfr. anche act. 16), senza che dalle sue spiegazioni – o dalle affermazioni del marito (v. in particolare act. 29) – emergessero contraddizioni tali da assodare le accuse mosse nei confronti dei coniugi.
5.
E questo giudice, dopo aver vagliato gli atti istruttori, sentito personalmente gli imputati e ponderato attentamente tutti gli indizi a sostegno delle rispettive posizioni, non può giungere al convincimento che gli imputati abbiano dichiarato il falso nell'addurre un versamento pari a fr. 19 000.–. Ciò non significa evidentemente che la versione degli accusati sia più credibile di quella avanzata dall'autorità inquirente (v. nel dettaglio act. 35, rapporto d'inchiesta, pag. 12 seg. e ipotesi di ricostruzione allegata): le risultanze istruttorie sono tuttavia sufficienti a far sorgere un ragionevole dubbio sull'entità del versamento litigioso, e – di riflesso – sull'esistenza dei connessi reati di cui ai decreti d'accusa impugnati, dai quali gli interessati devono in definitiva essere prosciolti. L'esito della sentenza osta al giudizio sulle pretese civili (art. 272 CPP), impone di addebitare le spese allo Stato (art. 9 cpv. 4 CPP) e giustifica l'assegnazione agli imputati, entrambi difesi dal medesimo legale, di fr. 6000.– complessivi per ripetibili (art. 9 cpv. 6 CPP).