Decision ID: dd3803b8-3491-5fda-9fd6-4346191fdc06
Year: 2001
Language: it
Court: TI_TCAS
Chamber: TI_TCAS_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: social_law

ritenuto,
in fatto
1.1. In data 24 gennaio 2001 la Cassa cantonale per gli assegni di famiglia ha preso la seguente decisione formale nei confronti di _:
"
(...)
L'art. 11 della Legge sugli assegni di famiglia (di seguito: LAF), determina a quale dei due genitori debba essere riconosciuta al titolarità del diritto all'assegno fondandosi unicamente su due elementi: la custodia del figlio e l'attività salariata svolta dai due genitori.
Secondo l'art. 11 cpv. 1 lett. a) LAF, nel caso in cui la custodia del figlio sia affidata ad entrambi i genitori, ha diritto all'assegno il genitore che esercita l'attività salariata a tempo pieno, se l'altro genitore esercita un'attività salariata a tempo parziale.
Il Tribunale Cantonale delle Assicurazioni (di seguito: TCA) è stato chiamato a statuire in merito all'applicazione dell'art. 11 cpvv. 2 e 3 LAF; l'interpretazione che il TCA ha dato ai concetti di custodia e di attività salariata può sicuramente essere estesa all'art. 11 cpv. 1 LAF. Appare infatti insostenibile interpretare diversamente, a dipendenza del capoverso che viene applicato alla fattispecie concreta, concetti uguali contenuti in una stessa disposizione di legge; diversamente si creerebbero notevoli disparità di trattamento tra gli assicurati.
Dalla documentazione trasmessaci, abbiamo rilevato che dall'8 novembre 2000 lei ha iniziato una nuova attività salariata, presso _ al 50%, mentre il padre svolge un'attività salariata a tempo pieno in Italia. In applicazione dell'art. 11 cpv. 1 LAF e della relativa giurisprudenza del TCA, non sussistono quindi più i presupposti affinché la nostra Cassa possa ancora riconoscerle la titolarità del diritto all'assegno." (Doc. _)
1.2. Contro questa decisione l'assicurata ha fatto inoltrare un tempestivo ricorso al TCA. Il suo patrocinatore postula il versamento dell'assegno, argomentando:
"
Nella decisione impugnata si fa riferimento alle Sentenze 2 settembre 1999 e 18 settembre 2000 di codesto lodevole TCA.
Entrambe raffigurano una precisa fattispecie. In particolare, conformemente all'art. 11, cpv. 3 LAF, il genitore che non ha la custodia del figlio ed ha un'attività salariata, ha diritto all'assegno se l'altro genitore non ha un'attività salariata.
Il presente caso è assolutamente diverso.
La ricorrente ha la custodia del figlio, in quanto vive regolarmente con il padre di sua figlia _, in regime di matrimonio.
Non è, quindi, separata e ha diritto all'assegno, in quanto madre, con il marito che lavora all'estero.
La presa di posizione della Cassa cantonale per gli assegni famigliari è oltremodo penalizzante per i frontalieri, già confrontati con altre norme della legge sugli assegni di famiglia, che li pongono in posizione deteriore (cfr. art. 21, lett. a) LAF).
E' notorio, inoltre, che la legge sugli assegni famigliari italiana, prevede il diritto all'assegno, a condizione che non venga conseguito un determinato reddito.
Se entrambi i genitori lavorano (soprattutto se uno dei due percepisce lo stipendio in Svizzera) il limite è spesso superato e il diritto all'assegno in Italia viene a cadere.
E' evidente che l'artificiosa e teorica applicazione dell'art. 11, lett. b) LAF, nel caso in esame, costituisce una contraddizione in termini, poiché la madre, ai sensi della legislazione svizzera, avrebbe diritto prioritario all'assegno, a meno che il padre non abbia (in Svizzera) un grado d'occupazione maggiore.
Il marito ha un grado d'occupazione maggiore, ma lavora in Italia.
Artificiosamente la Cassa assegni famigliari presume il diritto in favore del marito, nonostante lo stesso non sia dato, per il semplice fatto che non lavora in Svizzera.
Va precisato che fino ad oggi tutti coloro che si trovano nella situazione della signora _ hanno percepito regolarmente gli assegni per la figlia e all'improvviso la Cassa assegni di famiglia ha modificato la propria prassi, creando un diffuso malcontento tra migliaia di lavoratori e lavoratrici.
Negare il diritto alla signora _ significa non riconoscere che il nostro legislatore ha formulato l'art. 11, cpv. 1 LAF, presupponendo le varie ipotesi che si possono presentare allorché entrambi i genitori lavorino in Svizzera. In caso contrario, si arriverebbe al paradosso di concedere artificiosamente un diritto secondo la legge svizzera a chi, nel caso in esame il marito della signora _, potrebbe non farlo valere in forza della legge estera." (Doc. _)
1.3. Nella sua risposta del 17 maggio 2001 la Cassa propone di respingere il ricorso e osserva:
"
(...)
1. In data 8 novembre 2000 la ricorrente ha depositato una richiesta per assegni di famiglia per la figlia _, nata il 12 luglio 1994. La ricorrente è occupata quale salariata al 50% presso la _ di _ dall'8 novembre 2000 (doc. _).
Dalla richiesta di prestazioni si può evincere che il marito, signor _, è occupato quale salariato al 100% presso la Italia Assicurazioni di _.
2. Con decisione 24 gennaio 2001 la resistente ha negato alla ricorrente il diritto all'assegno di base, in applicazione dell'art. 11 cpv. 1 lett. b) LAF che dispone che allorquando la custodia del figlio è affidata ad entrambi i genitori ed entrambi esercitano una attività salariata, sia il genitore che è occupato a tempo pieno ad essere titolare del diritto.
La ricorrente ritiene che la decisione della resistente sia penalizzante per i frontalieri, già confrontati con altre norme della LAF che li pongono in posizione deteriore rispetto ad altre categorie di salariati. La ricorrente ricorda inoltre che la Legislazione italiana sugli assegni famigliari commisura l'importo della relativa prestazione al reddito della famiglia fino ad un determinato limite di reddito, che risulta spesso superato se uno dei due genitori lavora in Ticino.
In conclusione, la ricorrente ritiene che l'applicazione, nella fattispecie, dell'art. 11 cpv. 1 lett. b) LAF sia artificiosa e teorica.
3. Con le sentenze
17 settembre 1998 in re E. C., 2 settembre 1999 in re F, Z. e 18 settembre 2000 in re A. A.
il TCA si era pronunciato sulla questione della titolarità del diritto all'assegno allorquando il figlio si trova all'estero o in altro Cantone. Con queste sentenze il TCA ha considerato inapplicabili gli artt. da 8b a 81 Reg. LAF, che il Consiglio di Stato aveva emanato in applicazione dell'art. 11 cpv. 4 LAF, e concluso che le fattispecie andavano risolte applicando l'art. 11 cpv. 3 LAF, in virtù del quale "
il genitore che non ha la custodia del figlio ed ha un'attività salariata ha diritto all'assegno se l'altro genitore non ha un'attività salariata
".
Relativamente alla questione topica, in realtà il TCA ha prolato altre sentenze; vengono comunque qui riportate soltanto le tre summenzionate, che sono le più rappresentative e sono sempre state confermate in seguito dal TCA.
3.1. La sentenza 19.09.1998 in re E.C. trattava la fattispecie di un padre frontaliero, divorziato, salariato al 100% per un datore di lavoro assoggettato alla LAF; il figlio era affidato per sentenza di divorzio alla madre, non salariata, che viveva in Italia. Mentre la resistente aveva negato il diritto al padre, in applicazione dell'art. 8b Reg. LAF, il TCA aveva accordato il diritto all'assegno di base, in applicazione dell'art. 11 cpv. 3 LAF.
La sentenza 02.09.1999 in re F. Z. trattava la fattispecie di un padre divorziato, salariato per un datore di lavoro assoggettato alla LAF; il figlio era affidato per sentenza di divorzio alla madre, salariata a tempo pieno in Italia e residente in Italia. Con questa sentenza il TCA aveva confermato l'applicabilità dell'art. 11 cpv. 3 LAF e negato il diritto all'assegno, indipendentemente dal fatto che la madre, in Italia, non beneficiasse della prestazione familiare prevista dalla Legislazione italiana.
La sentenza 18.09.2000 in re A. A. trattava la fattispecie di una madre, che aveva la custodia del figlio e lavorava al 10% presso un datore di lavoro assoggettato alla legislazione sugli assegni familiari di un altro Cantone; in virtù di tale legislazione la madre non aveva diritto all'assegno. Il padre, per contro, era salariato al 100% per un datore di lavoro assoggettato alla LAF e postulava il diritto all'assegno. Anche in questo caso il TCA aveva negato il diritto, sempre in applicazione dell'art. 11 cpv. 3 LAF.
3.2. Le citate sentenze del TCA (come pure le altre riportate alla nota 1) sono state rese in applicazione dell'art. 11 cpv. 3 LAF, che disciplina il diritto all'assegno allorquando soltanto uno dei genitori ha la custodia del figlio.
È però opinione della resistente che le considerazioni del TCA espresse con la succitata giurisprudenza debbano essere estese
mutatis mutandis
ai cpvv. 1 e 2 della medesima disposizione di legge.
Non sarebbe, infatti, ammissibile, alla luce del principio di parità di trattamento, di interpretare il concetto di "attività salariata" nell'art. 11 cpv. 3 LAF diversamente dall'art. 11 cpvv. 1 e 2 LAF. Se, in effetti, per questo Tribunale il
campo di applicazione
dell'art. 11 cpv. 3 LAF deve essere esteso alle attività salariate svolte per un datore di lavoro assoggettato alla legislazione sugli assegni di famiglia di un altro Cantone (cfr. citata sentenza in re A.A.), risp. alle attività salariate svolte per un datore di lavoro assoggettato alla legislazione sugli assegni di famiglia di uno Stato estero (cfr. citate sentenze in re E.C. e F.Z.), lo deve forzatamente essere pure per l'art. 11 cpv. 1 e l'art. 11 cpv. 2 LAF. Per una medesima disposizione di legge il campo di applicazione personale non può, in effetti, essere diverso.
Ora, è ben vero che l'art. 11 cpv..3 LAF è una norma particolare nel contesto dell'art. 11 LAF: in effetti conferisce, in via eccezionale, il diritto all'assegno al genitore salariato che non ha la custodia del figlio, mentre che negli altri due capoversi dell'art. 11 LAF le due condizioni (custodia ed attività salariata) sono cumulative. È altresì vero che sia per l'art. 11 cpv. 1 LAF come pure per l'art. 11 cpv. 2 LAF è la custodia ad essere condizione preminente per l'ottenimento del diritto, in conformità peraltro a quanto disposto dall'art. 4 LAF e che, in quest'ottica, l'art. 11 cpv. 3 LAF costituisce a tutti i titoli la sola ed unica eccezione, perché fa sì che la condizione dell'attività salariata diventi prioritaria rispetto alla condizione della custodia.
Non va però dimenticato che la resistente ha sempre sostenuto (si vedano, al riguardo, le argomentazioni sviluppate in sede di risposta di causa per l'incarto E.C. di cui alla succitata sentenza 19.09.1998), che l'art. 11 cpvv. 1‐3 LAF andava applicato solo e soltanto quando l'attività salariata del o dei genitori era svolta
per un datore di lavoro assoggettato alla legge
giusta gli artt. 6 e 13 LAF (che ne delimitava il campo di applicazione personale), mentre che per quelle fattispecie ove un genitore esercitava una attività salariata per un datore di lavoro assoggettato alla legge mentre l'altro per un datore di lavoro assoggettato alla legislazione sugli assegni familiari di un altro Cantone, risp. ad una legislazione estera sugli assegni di famiglia andava, semmai, preso in considerazione l'art. 11 cpv. 4 LAF e, quindi, le relative norme del Reg. LAF.
In particolare, per la fattispecie qui in esame, sarebbe stato preso in considerazione l'art. 8c cpvv. 1 e 2 Reg. LAF: il diritto all'assegno sarebbe quindi stato riconosciuto al ricorrente in virtù del fatto che egli aveva la custodia del figlio ed era salariato per un datore di lavoro assoggettato alla legge; l'importo dell'assegno sarebbe stato commisurato al suo grado di occupazione, senza prendere in considerazione l'attività salariata dell'altro genitore in Italia e/o il fatto che quest'ultimo percepisse già, per lo stesso figlio, un assegno familiare in virtù della rispettiva legislazione estera.
Sennonché, con le succitate sentenze questo Tribunale ha ritenuto che l'art. 11 (cpv. 3) LAF dovesse applicarsi indipendentemente dal genere di attività salariata svolta, cioè se per un datore di lavoro assoggettato alla legge oppure per un datore di lavoro assoggettato alla legislazione sugli assegni familiari di un altro Cantone oppure ancora per un datore di lavoro assoggettato alla legislazione sugli assegni familiari di un altro Stato. Contrariamente a quanto disposto dal Consiglio di Stato con il regolamento di applicazione, in sostanza questo Tribunale ha ritenuto che laddove dovesse combinarsi l'attività salariata di un genitore per un datore di lavoro sottoposto alla LAF con un'altra attività salariata svolta per un datore di lavoro di un altro Cantone o all'estero andasse sempre applicato l'art. 11 (cpv. 3) LAF.
A mente della resistente, per le considerazioni sopra esposte relative al campo di applicazione personale, diveniva inevitabile concludere che la titolarità del diritto all'assegno ai sensi di tutto l'art. 11 LAF dovesse essere determinata indipendentemente dal luogo (altro Cantone o estero) ove si trovava il figlio, indipendentemente dal luogo (altro Cantone o estero) nel quale l'altro genitore (cioè quello che non è salariato per un datore di lavoro sottoposto alla LAF) esercitava la sua attività lavorativa ed, infine, indipendentemente dal fatto se quest'ultimo, se salariato, beneficiasse o meno di un assegno di famiglia per il figlio, previsto dalla relativa legislazione (di un altro Cantone o estera).
Se così non si avesse voluto che fosse, questo Tribunale avrebbe preferibilmente dovuto tutelare le norme di regolamento codificate dal Consiglio di Stato e considerare, semmai, che le stesse andassero completate allo scopo di contemplare la necessaria soluzione legislativa per casistiche quali quelle trattate nelle tre sentenze sopra illustrate.
4. È indiscusso che, nella fattispecie, la custodia del figlio sia affidata ad entrambi i genitori. È pure indiscusso che, entrambi, esercitano una attività salariata, la madre al 50% per un datore di lavoro sottoposto alla legge ed il padre al 100% in Italia.
Per le considerazioni sopra esposte alla fattispecie torna applicabile l'art. 11 cpv. 1 lett. b) LAF, per il quale in siffatte circostanze la titolarità del diritto compete al genitore salariato al 100%, quindi al padre. Ritenuto che il padre non è salariato per un datore di lavoro sottoposto alla LAF (art. 13 LAF), in virtù dell'art. 6 LAF non gli può essere riconosciuto il diritto all'assegno di famiglia; e ciò indipendentemente dal fatto che egli non sia al beneficio della relativa prestazione familiare italiana.
La decisione della resistente merita quindi di essere confermata.
5. In occasione della sua adozione, il Parlamento cantonale aveva espresso l'esplicita volontà di riservarsi la possibilità di rivedere la LAF, dopo un periodo di 4 anni dalla sua introduzione. La LAF prevede in effetti, all'art. 77, una valutazione della stessa da parte del Gran Consiglio entro il 31 dicembre 2001, sulla base di un rapporto allestito dal Consiglio di Stato all'indirizzo del Parlamento.
Intendimento primario di tale valutazione legislativa (questo è il marginale dell'art. 77 LAF) era quello di operare un'analisi dell'efficacia della legge, sia dal punto di vista del contenimento del fenomeno della povertà dovuta alla nascita di un figlio ‐ con particolare riferimento all'assegno integrativo ed a quello di prima infanzia ‐ come pure quella di valutarne i costi. In vista di trovare soluzioni legislative più adeguate a talune fattispecie, conformemente alle esperienze accumulate dalla resistente in questi anni ed alla giurisprudenza del TCA, è però intendimento del Consiglio di Stato di procedere altresì ad una vera e propria revisione della legge, sia per quanto concerne l'assegno integrativo e quello di prima infanzia, ma anche per l'assegno di base e quello per giovani in formazione/giovani invalidi.
Si può quindi anticipare che, per quanto concerne i primi due tipi di assegno, fra gli altri anche la titolarità del diritto verrà rivista, in particolare laddove è necessario procedere ad un coordinamento delle attività salariate dei due genitori, allorquando l'una è svolta per un datore di lavoro sottoposto alla LAF mentre l'altra è svolta per un datore di lavoro sottoposto ad un'altra legislazione (cantonale o estera) sugli assegni di famiglia, nonché per rispondere alle esigenze connesse con l'entrata in vigore dell'Accordo sulla libera circolazione delle persone." (Doc. _)
1.4. Il 22 maggio 2001 il patrocinatore dell'assicurata ha trasmesso al TCA uno scritto del seguente tenore:
"
in merito all'incarto in oggetto, preso atto della risposta di causa dell'istituto delle assicurazioni sociali, richiamiamo i doc. E, F, G, H e I, relativi all'assegno per il nucleo famigliare previsto dalla legislazione italiana, presentati in occasione della risposta di causa 8 maggio 2001, F.C., L. C., incarto no. 39.2001.00008.
Si sottolinea che la normativa applicabile nella vicina Penisola, prevede, come già enunciato, il diritto all'assegno per nucleo famigliare, a condizione che non si superi, a livello famigliare, un determinato reddito.
Se entrambi i coniugi lavorano, soprattutto uno dei due in Svizzera, i limiti vengono facilmente superati e, quindi, l'assegno italiano non può essere percepito.
Inoltre, la suddetta prestazione sociale viene corrisposta, sulla base del pieno riconoscimento della parità dei diritti, al marito o alla moglie, in base ad una libera scelta, assunta a livello di singolo nucleo famigliare.
Le differenze rispetto alla legislazione svizzera sono così marcate e sostanziali che, come già indicato nel ricorso, un'impalcatura giuridica con cui si estenda artificiosamente al marito della signora _ l'applicabilità della legislazione svizzera, appare oltremodo illegittima." (Doc. _)

in diritto
2.1. Secondo l'art. 2 cpv. 1 LAF titolare del diritto all'assegno di famiglia è il genitore.
È considerato genitore dalla legge il genitore naturale, adottivo, affiliante e biologico (art. 2 cpv. 2 LAF).
L'assegno di famiglia è riconosciuto per il figlio proprio e adottivo, nonché per il figlio del coniuge e per l'affiliato (art. 3 cpv. 1 LAF).
L'art. 4 LAF prevede che il genitore che ha la custodia del figlio, di regola, ha diritto all'assegno.
Il capitolo I della legge, dedicato all'assegno di base, stabilisce agli art. 6 e seg. le condizioni per poter avere diritto a questa prestazione.
In particolare l'art. 6 precisa che:
"
Il salariato ha diritto all'assegno, per il figlio, se:
a) è occupato nel Cantone ed è alle dipendenze di un datore di lavoro sottoposto alla legge;
b) è residente nel Cantone ed è occupato fuori dal Cantone, se è alle dipendenze di un datore di lavoro sottoposto alla legge.
Il salariato ha diritto, per il figlio, ad un solo assegno."
L'art. 11 LAF stabilisce invece che:
"
Se la custodia del figlio è affidata ad entrambi i genitori, ha diritto all'assegno:
a) la madre, se entrambi i genitori esercitano un'attività salariata a tempo pieno o un'attività salariata a tempo parziale, ma con pari grado di occupazione;
b) il genitore che esercita l'attività salariata a tempo pieno, se l'altro genitore esercita un'attività salariata a tempo parziale;
c) il genitore con il grado di occupazione più elevato, se entrambi i genitori esercitano un'attività salariata a tempo parziale;
d) il genitore che esercita un'attività salariata, se l'altro genitore non ha alcuna attività salariata. (cpv. 1)
Se uno solo dei genitori ha la custodia del figlio ed entrambi esercitano un'attività salariata, ha diritto all'assegno il genitore che ha la custodia del figlio. (cpv. 2)
Il genitore che non ha la custodia del figlio ed ha un'attività salariata ha diritto all'assegno se l'altro genitore non ha un'attività salariata. (cpv. 3)
Il regolamento di applicazione definisce e disciplina casi particolari. (cpv. 4)"
Secondo l'art. 8c Reg. LAF (un solo genitore è frontaliero):
"
Il genitore frontaliero è titolare del diritto se ha la custodia del figlio. (cpv. 1)
L'importo dell'assegno si determina in base al suo grado di occupazione. (cpv. 2)
Se il genitore ed il suo coniuge sono entrambi frontalieri, per la determinazione dell'importo dell'assegno si applica, per analogia, l'art. 18 LAF. (cpv. 3)"
L'art. 8d (entrambi i genitori sono frontalieri) prevede invece che:
"
Se entrambi i genitori sono frontalieri ed entrambi hanno la custodia del figlio, la titolarità del diritto si determina conformemente all'art. 11 cpv. 1 LAF. (cpv. 1)
L'importo totale dell'assegno si determina conformemente all'art. 18 LAF. (cpv. 2)
Se entrambi i genitori sono frontalieri ma uno soltanto ha la custodia del figlio, la titolarità del diritto si determina conformemente all'art. 11 cpv. 2 LAF. L'importo totale dell'assegno si determina conformemente all'art. 18 LAF. (cpv. 3)"
2.2. Negli scorsi anni questo Tribunale è stato chiamato a pronunciarsi a più riprese sul diritto all'assegno di base nel caso di assicurati senza la custodia del figlio. Il TCA ha concluso che in applicazione dell'art. 11 cpv. 3 LAF, questi assicurati hanno diritto all'assegno di base se il loro coniuge non ha un'attività salariata.
Poiché il conferimento del diritto all'assegno anche in assenza del fondamentale presupposto della custodia costituisce un eccezione (e quindi va interpretata restrittivamente), secondo il TCA, nel contesto dell'art. 11 cpv. 3 LAF, se il coniuge esercita un'attività lucrativa a tempo pieno o anche a tempo parziale fuori Cantone o all'estero, l'assicurato non ha diritto all'assegno di base (per l'esposizione dettagliata dei motivi con riferimento anche al Messaggio del Consiglio di Stato e ai lavori parlamentari, cfr. in particolare la STCA del 17 settembre 1998 nella causa E.S., 39.98.8, pubblicata in "Leggi cantonali sugli assegni familiari". Ed. UFAS, Berna, settembre 2000 pag. 47-51; la STCA del 19 ottobre 1998 nella causa L.M., 39.98.19, pubblicata in Leggi cantonali sugli assegni familiari, pag. 51-54; la STCA del 2 settembre 1999 nella causa F.Z., 39.99.39; la STCA del 18 settembre 2000, 39.2000.11; la STCA del 21 novembre 2000 nella causa F.P.G., 39.2000.14).
2.3. L'amministrazione ritiene a torto che la giurisprudenza appena riassunta, che trae origine da una norma di regolamento (dichiarata dal TCA contraria alla legge) con la quale si negava in modo sistematico l'assegno di base ai lavoratori o alle lavoratrici frontaliere che non avevano la custodia del figlio (cfr. art. 8c cpv. 1 Reg. LAF: "il genitore frontaliero è titolare del diritto se ha la custodia del figlio"), debba essere applicata anche agli assicurati che hanno la custodia del figlio.
In realtà la custodia del figlio realizza il fondamentale presupposto introdotto dal legislatore con la nuova LAF (ciò che è peraltro già stato dettagliatamente esposto nella citata sentenza E.C. alla quale si rinvia. Basta qui ricordare che il Messaggio del Consiglio di Stato sottolinea che "è la custodia ad essere condizione preminente per l'ottenimento del diritto" ed ancora "il legislatore intende porre quale condizione per l'ottenimento di ogni genere di assegno la custodia del figlio: ha quindi diritto all'assegno - di regola - soltanto il genitore che ne ha la custodia").
Per questo motivo il lavoratore o la lavoratrice frontaliera che hanno la custodia del figlio e che esercitano un'attività salariata ai sensi dell'articolo 6 LAF hanno diritto all'assegno.
Nella presente fattispecie l'assicurata, coniugata ed avente la custodia della figlia _, esercita in Ticino un'attività salariata a tempo parziale. Suo marito esercita invece un'attività a tempo pieno in Italia e non ha dunque un'attività salariata ai sensi dell'art. 6 LAF.
In simili condizioni la ricorrente ha diritto all'assegno di base, fondato sull'art. 11 cpv. 1 lett. d LAF e sull'art. 8c cpv. 1 e cpv. 2 Reg. LAF.
A titolo abbondanziale va rilevato che non potevano certo sfuggire all'amministrazione sia il contenuto e l'esito del dibattito parlamentare (ampiamente riprodotto nella già citata sentenza E.C. del 17 settembre 1998) sia la successiva iniziativa parlamentare del 30 novembre 1998 dell'on. Camponovo (cfr. D. Cattaneo, "La legge sugli assegni di famiglia: caratteristiche, sentenze e problemi aperti" in Il diritto pubblico ticinese nel terzo millennio, RDAT I 2000 pag. 121 seg. (127)).
Come segnalato dalla Cassa cantonale nella risposta di causa (cfr. consid. 1.3), sta dunque al legislatore, in occasione dell'imminente prima revisione della LAF, apportare delle modifiche all'attuale ordinamento, se lo riterrà opportuno.