Decision ID: 1c94c15d-dff6-50dc-81ec-80e8e799604a
Year: 2020
Language: it
Court: TI_CARP
Chamber: TI_CARP_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: penal_law

ritenuto
in fatto:
A.
Con sentenza 8 ottobre 2018, confermando parzialmente le imputazioni di cui ai DA n. _ e n. _ del 22 febbraio 2017, il pretore ha dichiarato:
1.
AP 1 autore colpevole di incitazione all'entrata, alla partenza o al soggiorno illegali, aggravata, ex art. 116 cpv. 1 lett.
b
e cpv. 3 lett.
a
LStrI, per avere:
“
a _ presso l’EP _, nel periodo 01.03.2010 – 21.05.2012, in qualità di proprietario del fondo RFD _ di _, all’interno del quale erano ubicati l’affittacamere _ e l’EP _, agendo in correità con _, AP 2 e _, ripetutamente procurato un'attività lucrativa ad un numero imprecisato di straniere dedite all’esercizio della prostituzione ma almeno 155 (così come risulta dall’allegato 34 dell’AI 79.1), tutte sprovviste del necessario permesso, lasciando che venisse messo loro a disposizione l’EP _ al fine di potervi adescare i clienti i quali, successivamente, venivano portati nelle stanze prese in locazione dalle meretrici all’interno dell’adiacente affittacamere _.
” (dispositivo n. 1.1 della sentenza impugnata).
Lo ha quindi condannato alla pena pecuniaria di 40 aliquote giornaliere da fr. 1’580.- cadauna, la cui esecuzione è stata sospesa per un periodo di prova di 2 anni, nonché alla multa di fr. 12'500.-, oltre al pagamento della tassa di giustizia e delle spese processuali.
2.
AP 2 autore colpevole di:
2.1. usura (art. 157 CP), per avere:
“
a _, nel periodo 26.03.2012 – 22.05.2012, in qualità di amministratore unico della _, titolare dell’affittacamere _ dell’EP _, sfruttato lo stato di bisogno e di dipendenza nonché l’inesperienza di _ e _, cittadine rumene dedite all’esercizio della prostituzione, locando loro una camera matrimoniale presso l’affittacamere _ (adiacente al locale _) di cui egli era gestore de facto e gerente sin dal mese di dicembre 2010, a CHF 120.- a testa, per complessivi CHF 240.-, ottenendo così vantaggi pecuniari in manifesta sproporzione economica con la propria prestazione.
” (dispositivo n. 2.1 della sentenza impugnata);
2.2. incitazione all'entrata, alla partenza o al soggiorno illegali aggravata, (art. 116 cpv. 1 lett.
a
e
b
e cpv. 3 lett
. a
),
“
per avere, a _, nel periodo 28.12.2010 – 21.05.2012, nella sua qualità di amministratore unico della _, titolare dell’affittacamere _ e dell’EP _, nonché gestore e gerente de facto del citato affittacamere, ripetutamente facilitato il soggiorno illegale in Svizzera di almeno 104 donne dedite all’esercizio della prostituzione locando loro camere presso l’affittacamere _, sapendo o dovendo presumere che le stesse erano prive dei necessari permessi.” (
dispositivo n. 2.2 della sentenza impugnata
); e
“per avere, _, nel periodo 28.12.2010 – 21.05.2012, nella sua qualità di amministratore unico della _, titolare dell’affittacamere _ e dell’EP _, nonché gestore e gerente de facto del citato EP, agendo in correità con AP 1, ripetutamente procurato un'attività lucrativa ad un numero imprecisato di straniere dedite all’esercizio della prostituzione ma almeno 104, tutte sprovviste del necessario permesso, mettendo e/o lasciando che venisse messo loro a disposizione l’EP _ al fine di potervi adescare i clienti i quali, successivamente, venivano portati nelle stanze prese in locazione dalle meretrici all’interno dell’adiacente affittacamere _.” (
dispositivo n. 2.3 della sentenza impugnata
).
Lo ha quindi condannato, per questi reati, alla pena pecuniaria di 90 aliquote giornaliere da fr. 210.- cadauna, la cui esecuzione è stata sospesa per un periodo di prova di 2 anni, nonché alla multa di fr. 3'700.- e al pagamento della tassa e delle spese processuali.
3.
Per contro, le imputazioni di cui ai punti 1 e 2 del DA emesso a carico di AP 1, e parte di quella contenuta al punto 1 del DA relativo a AP 2, non sono state confermate, con conseguente proscioglimento parziale degli imputati (dispositivi n. 3 e 4 della sentenza impugnata).
B.
L’iniziale formulazione delle accuse ex art 116 LStrl per ambedue gli imputati non prevedeva alcuna aggravante, ma unicamente la commissione ripetuta (DA n. 1122/2016 e n. 1124/2016, punti 2 e 3). In data 27 aprile 2018, dopo l’indizione del dibattimento (AI 4 e 20), ma prima della sua celebrazione, svoltasi in data 18 settembre, rispettivamente 2 ottobre 2018 (AI 28), il pretore ha emanato un decreto in cui, dopo aver auspicato che venisse prospettata agli imputati anche l’aggravante di cui all’art. 116 cpv. 3 LStrl (AI 12, consid. 3 e 4), ha dato la possibilità al procuratore generale di modificare in tal senso l’accusa (AI 12, disp. 1).
Il MP ha, così, modificato nei termini surriferiti le accuse rivolte ai due imputati (AI 13 e 18).
C.
Concluso il procedimento di primo grado, la sentenza di condanna è stata tempestivamente impugnata dagli imputati.
Stando alle dichiarazioni d’appello presentate dagli imputati e all’assenza di appello da parte della pubblica accusa, sono divenuti oggetto di impugnazione solamente i numeri 1, 2, 5, 10 e 11 del dispositivo della sentenza di primo grado, con la conseguenza che i restanti punti sono passati in giudicato.
D.
Al termine del dibattimento d’appello, tenutosi il 14 gennaio 2020:
- il difensore di AP 2 ha chiesto il proscioglimento del suo assistito, l’accollo allo Stato degli oneri processuali di primo e di secondo grado, rinunciando a postulare il riconoscimento di qualsiasi indennità.
- il difensore di AP 1 ha chiesto il proscioglimento del suo assistito, l’accollo allo Stato degli oneri processuali di primo e di secondo grado e il riconoscimento di indennità ex artt. 429 e segg. CPP per
le spese legali complessivamente sostenute e per la riparazione del torto morale, a fronte dell’ingiusta detenzione patita e dell’eco mediatica che ha avuto l’intera vicenda.

considerando
in fatto e in diritto
1.
Il 22 maggio 2012, nell’ambito di una verifica di polizia negli spazi (di proprietà di AP 1 e locati a _) in cui veniva gestito il bar _ e l’affittacamere _, sono state controllate diverse donne straniere dedite all’esercizio della prostituzione, di cui la maggior parte - è emerso in seguito - sprovviste del necessario permesso (AI 1; 5 e 79.1).
2.
Il prosieguo delle indagini ha condotto gli inquirenti a concentrarsi, in particolare, sulle responsabilità penali di AP 1, proprietario e locatore del fondo n. _ RFD del Comune di _, sezione _, e degli stabili ivi ubicati utilizzati per l’affittacamere _ e per il _, nonché di AP 2, amministratore unico di _, ossia della società conduttrice a cui, sulla scorta del contratto di locazione all’epoca in essere con AP 1, era riconducibile la gestione delle due citate attività.
3.
Nel corso dell’inchiesta AP 1 ha subito una carcerazione preventiva dal 31 maggio al 4 luglio 2012 (per un totale di 35 giorni), mentre AP 2 è stato in carcerazione preventiva per 10 giorni, dal 23 maggio al 1° giugno 2012 (AI 79.1).
AP 1
4.
AP 1 (nato a _ il _) di professione è _ e, quantomeno fino a maggio 2012 e certamente all’epoca dei fatti qui in discussione, oltre a esercitare tale attività, percepiva delle entrate grazie alla locazione di alcune sue proprietà immobiliari site in varie località del Canton Ticino (AI 79.1, allegato 16, pag. 1). Fra i diversi beni immobili di cui era proprietario, c’era, sin dal 1997 ca (AI 79.1, allegato 16, pag. 1), il fondo n. _ RFD del _ di _ (_) su cui è ubicato il bar _ con l’attigua _ _ (AI 79.1, allegato 16, pag. 2).
5.
Con la piena consapevolezza di AP 1, il bar e l’affittacamere ivi ubicati sono stati impiegati quale “postribolo”, quantomeno, già a partire dall’inizio degli anni 2000 (doc. dib. di primo grado n. 13, allegato 37, pag. 2). Egli sapeva anche che, all’epoca, presso il “_” erano attive anche delle prostitute straniere sprovviste del necessario permesso (doc. dib. di primo grado n. 13, allegato 36, pag. 4).
In tempi più recenti, il “_” è stato dato in locazione da AP 1 a due società: dapprima a _, a partire dal 1° gennaio 2009, e in seguito a _, a partire dal 1° novembre 2010 (AI 79.1, allegato 16, pag. 2, nonché AI 19 con relativi allegati). Il 28 dicembre 2010, AP 2 è divenuto amministratore unico di _, succedendo a _ (AI 79.1, allegato 1, pag. 2). AP 2, nella conduzione del bar e dell’affittacamere, si è avvalso dalla collaborazione di _, dipendente di _ e titolare dell’attestato di capacità di esercente (AI 79.1, allegato 13). Per contro, AP 1 non ha ricoperto alcun ruolo, né di fatto, né di diritto, tanto in seno alla società, quanto presso il “_”. Egli era semplicemente il proprietario delle mura e il locatore.
6.
Dall’estratto del casellario giudiziale si evince che AP 1, con riferimento all’accusa odierna, non ha precedenti specifici. Tuttavia, l’8 dicembre 2014 è stato condannato a una multa di fr. 40'000.- per sottrazione intenzionale d’imposte preventive (doc. dib. di primo grado n. 3).
7.
Secondo il giudizio pretorile, AP 1 è coautore del reato di cui all’art. 116 cpv. 1 lett.
b
LStrl, per avere lasciato che venissero messi a disposizione di un numero imprecisato di straniere dedite all’esercizio della prostituzione senza il necessario permesso, da un lato, il bar _ (quale luogo di adescamento dei clienti) e, dall’altro, le camere dell’annessa _ (per la consumazione del rapporto sessuale mercenario). A AP 1 è, dunque, rimproverato di aver commesso il reato per omissione (art. 11 CP in rel. con artt. 333 CP e 116 LStrl).
8.
AP 1 chiede la sua assoluzione affermando, in estrema sintesi, che a lui - semplice proprietario delle mura locate a società terze da lui né controllate né gestite - non può essere addebitata alcuna responsabilità penale nella misura in cui egli non aveva alcun ruolo di garante.
9.
Un reato d’evento (come quello imputato a AP 1), che generalmente presuppone un'azione, può essere commesso anche per omissione, qualora l'autore sia rimasto passivo in violazione di un obbligo giuridico particolare che gli imponeva di agire, alfine di evitare il verificarsi dell’evento in questione (art. 11 CP). L’autore deve, quindi, ricoprire una posizione di garante (Garantenstellung/position de garant), ossia trovarsi in una situazione che gli impone di salvaguardare e difendere i beni giuridici contro pericoli sconosciuti che possono minacciare tali beni (obbligo di protezione) oppure di impedire la realizzazione di rischi conosciuti ai quali i beni protetti sono esposti (obbligo di controllo;
DTF 134 IV 255
, consid. 4.2.1).
10.
In concreto, così come peraltro stabilito dal TF sotto la vigenza dell’abrogata LDDS (STF 6S.281/2005 del 30 settembre 2005, consid. 1.4; DTF 79 IV 145), un tale obbligo giuridico di agire non è ravvisabile in capo all’imputato, semplice proprietario delle mura. La motivazione del pretore secondo cui
“AP 1
, in quanto proprietario degli immobili, era tenuto ad adottare tutti i provvedimenti necessari per assicurare che gli stessi venissero utilizzati in conformità alle licenze edilizie accordate (TRAM 6.3.2009, inc. 52.2009.409, consid. 3.4.5; CARP 17.2.2012, inc. 17.2011.64 consid. 4)”, avendo quindi “un ruolo di garante almeno in merito alla questione dell’uso conforme alla destinazione dei suoi stabili e, in quanto tale, doveva dunque adoperarsi perché non si esercitasse la prostituzione, attività che lì non era consentita
” (sentenza impugnata, pag. 18, consid. 14.6),
poggia su un’errata interpretazione della giurisprudenza di questa Corte. Infatti, la sentenza citata dal pretore era stata resa nell’ambito di una fattispecie completamente diversa: si trattava di valutare la realizzazione del reato di cui all’art 292 CP in capo al proprietario dello stabile cui l’
autorità amministrativa aveva ordinato (con la comminatoria della norma appena citata) di far sospendere immediatamente l’esercizio della prostituzione e di ripristinare la destinazione originaria dell’immobile. In altri termini, in quella diversa fattispecie, la CARP non aveva stabilito una posizione di garante del proprietario dell’immobile in cui viene esercitata la prostituzione, bensì - e molto più semplicemente - aveva valutato se vi era stata o meno disobbedienza da parte dei soggetti a cui l’ordine era stato impartito (in quel caso: proprietario, gestore e gerente;
CARP 17 febbraio 2012, inc. 17.2011.64, consid. B
).
11.
A titolo abbondanziale, si osserva che, dopo l’entrata in vigore il 1°
aprile 2011 della (nuova) Lear
, l’
unico soggetto responsabile dell’esercizio pubblico è divenuto il gerente, con la conseguenza che non va più riconosciuto, dal profilo giuridico, un ruolo alle figure del gestore dell’esercizio pubblico e del proprietario dell’immobile previste dal previgente ordinamento
(sentenza CARP del 9 luglio 2014, inc. 17.2013.29, consid. 9c). È infatti
il gerente di un esercizio pubblico, in virtù dell’obbligo legale derivatogli dall’art. 21 Lear in combinazione con l’art. 83 cpv. 1 RLear, a essere tenuto a segnalare alla polizia la presenza di donne straniere che esercitano un’attività lucrativa, non potendosi limitare a notificarle
ex
art. 26 Lear (
sentenza CARP del 9 luglio 2014, inc. 17.2013.29, consid. 9e
).
12.
Per tutte queste ragioni, AP 1 - cui non
incombeva alcun particolare obbligo giuridico di agire
- va prosciolto dall’imputazione di cui all’art. 116 cpv. 1 lett.
b
e cpv. 3 lett
. a
LStrl.
AP 2
13.
AP 2 è nato in _, a _, il _. Durante l’adolescenza è venuto in Svizzera, dove ha svolto l’apprendistato di idraulico. Dopo essere rientrato in Italia per alcuni anni, nel 2007 è nuovamente tornato su suolo elvetico, lavorando quale agente di sicurezza. Nell’ambito di questa attività, l’imputato ha conosciuto _, all’epoca amministratore unico di _, che gestiva l’EP _ e l’affittacamere _.
14.
Nel dicembre del 2010 AP 2 è subentrato a _ quale amministratore unico della citata persona giuridica (AI 79.1, allegato 1, pag. 2).
15.
AP 2 ha un solo precedente penale. Si tratta del
DA 11 maggio 2010 della Staatsanwaltschaft del Canton Uri che lo ha dichiarato autore colpevole di infrazione grave alle norme della circolazione e lo ha condannato alla pena pecuniaria di 20 aliquote giornaliere, sospesa condizionalmente per un periodo di prova due anni, e alla multa di fr. 600.-.
Infrazione alla LStr
16.
Secondo il giudizio pretorile, AP 2 è autore di due forme distinte di incitazione all'entrata, alla partenza o al soggiorno illegali: quella di cui alla lett
a
dell’art 116 cpv. 1 LStrI e quella di cui alla lett
b
di tale disposto. Entrambe con l’aggravante dell’intento di indebito arricchimento (art. 116 cpv. 3 lett
. a
LStrl).
AP 2 ha contestato entrambe le imputazioni.
Il suo difensore, in sintesi, ha argomentato che la lista allestita dalla polizia giudiziaria (l’AI 79.1, allegato 34) non ha alcuna valenza probatoria, poiché, oltre a concernere la _ e non la _, nulla dice dello statuto in Svizzera delle cittadine straniere ivi indicate, nonché del motivo per il quale le stesse abbiano alloggiato presso il discusso affittacamere. La conclusione secondo cui alcune donne straniere, alloggiate presso il “_”, erano dedite alla prostituzione senza essere titolari del necessario permesso, poggia sulle sole dichiarazioni rese a verbale da poche interessate: sette in totale, contro un’accusa che ne annovera almeno centoquattro. Non essendo mai stata esperita alcuna verifica presso l’Ufficio della migrazione, ha proseguito la difesa, non vi è la prova che presso il “_” abbiano mai esercitato la prostituzione donne straniere effettivamente prive del necessario permesso.
17.
AP 2, a partire dal 28 dicembre 2010, è divenuto amministratore unico di _ (AI 79.1, allegato 1, pag. 6, pag. 4) e titolare delle due attività commerciali svolte nell’EP _ e l’affittacamere _, come pure, de facto, il solo “
responsabile
” del bar, delle camere e della struttura nel suo complesso (AI 79.1, allegato 1, pag. 6).
18.
_, benché titolare dell’attestato di capacità di esercente (tipo 1) e, dunque, gerente di professione, era un semplice dipendente di _ senza alcun potere decisionale, che veniva invece detenuto ed esercitato interamente da AP 2 (AI 79.1, allegato 13). Pure con riferimento all’attività di affittacamere, il responsabile, de facto, dell’accettazione e delle notifiche delle ospiti era, infatti, AP 2 (AI 79.1, allegato 13; AI 79.1, allegato 1; verbale d’interrogatorio dibattimentale di primo grado di AP 2, pag. 3).
19.
Dagli interrogatori effettuati dagli inquirenti a fronte della perquisizione del 22 maggio 2012 presso il “_” è emerso che, nel 2012, 18 donne straniere sono giunte in Ticino, stabilendosi presso il “postribolo” di _, per esercitare la prostituzione in dispregio al diritto della migrazione (AI 5, pag. 9 e relativi allegati 19-33 [15 donne]; AI 79.1, pag. 6 e relativi allegati 46-63 [altre 3 donne, oltre alle 15 di cui all’AI 5]). Molte donne interrogate hanno pacificamente ammesso di essere venute in Svizzera appositamente per esercitare illegalmente la prostituzione e di essersi stabilite presso il “_” a tale scopo. Alcune di loro, per contro, lo hanno negato, in manifesto contrasto con l’evidenza, risultando le loro dichiarazioni - di riflesso - non credibili.
19.1.
Come rettamente evidenziato dalla difesa di AP 2, l’elenco allestito dalla polizia giudiziaria, sezione TESEU (ossia: l’AI 79.1, allegato 34), non è di per sé idoneo ad accertare, al di là di oltre ragionevole dubbio, se le persone ivi indicate avessero il diritto di lavorare in Svizzera, poiché l’incarto non contiene alcuna indicazione su come esso è stato redatto e, in particolare, se e quali controlli gli inquirenti hanno svolto, su ciascuno dei nominativi ivi indicati, interpellando ad esempio le autorità federali e/o cantonali della migrazione. Ciò ha come conseguenza che il numero di prostitute straniere giunte al “_” dall’estero appositamente per prostituirsi illegalmente non può essere calcolato prendendo in considerazione l’AI 79.1, allegato 34, potendosi quindi attestare, sulla base dei soli atti citati in precedenza (AI 5, pag. 9 e relativi allegati 19-33; AI 79.1, pag. 6 e relativi allegati 46-63), a non oltre 18.
20.
L’art. 116 LStrl reprime forme di complicità all’infrazione di cui all’art. 115 LStrl, sotto forma di reato autonomo; l’art. 25 CP in questo contesto risulta dunque inapplicabile, compreso il motivo di riduzione della pena ivi contenuto (Caroni/Gächter/Thurnherr, Bundesgesetzt über die Ausländerinnen und Ausländer (AuG), Berna 2010, pag. 1185, par. 4; Nguyen/Amarelle, Code annoté de droit des migrations, Volume II: Loi sur les étrangers (LEtr), Berna 2017, pag. 1314, par. 10). L
a nozione di complicità ai sensi dell’art. 116 cpv. 1 lett. b) LStrl va tuttavia intesa “
au sens de l'
art.
25 CP
et de la jurisprudence y relative
”
(DTF 137 IV 153, consid. 1.8).
Affinché vi sia complicità, quindi,
“
[o]
bjectivement, le complice doit apporter à l'auteur principal une contribution causale à la réalisation de l'infraction, de telle sorte que les événements ne se seraient pas déroulés de la même manière sans cet acte de favorisation
” e
“[s]
ubjectivement, il faut qu'il sache ou se rende compte qu'il apporte son concours à un acte délictueux déterminé et qu'il le veuille ou l'accepte; à cet égard, il suffit qu'il connaisse les principaux traits de l'activité délictueuse qu'aura l'auteur. Pour agir de manière intentionnelle, le complice doit connaître l'intention de l'auteur principal, qui doit donc déjà avoir pris la décision de l'acte [...] Le dol éventuel suffit pour la complicité [...]
” (DTF 132 IV 49, consid.
1.1).
20.1.
Da un punto di vista oggettivo, il fatto di mettere a disposizione le infrastrutture necessarie all’esercizio della prostituzione, sapendo, o dovendo sapere, che le donne coinvolte in tale attività sono sprovviste del relativo permesso di lavorare in Svizzera, costituisce reato ai sensi dell’art. 116 cpv. 1 lett. b LStrl (DTF 137 IV 159, consid. 1.5;
DTF 137 IV 153, consid. 1.9;
sentenza CARP del 17 dicembre 2015, inc. 17.2015.112, consid. 1)
.
21.
Con riferimento all’art. 116 cpv. 1 lett. a LStrl, invece, il Tribunale federale ha già avuto modo di precisare che il comportamento dell’autore deve contribuire a sottrarre lo straniero in situazione irregolare dal potere d’intervento delle autorità (DTF 130 IV 77 consid. 2.3.3). Ciò accade, ad esempio, qualora l’autore, in particolare un albergatore, locatore o datore di lavoro, alloggia uno straniero in situazione irregolare all’insaputa delle autorità (sentenza CARP del 9 luglio 2014, inc. n. 17.2013.29, consid. 9a). Di fronte all’esercizio di un’attività lucrativa senza permesso,
il soggiorno dello straniero va considerato illegale a motivo dell’esercizio di tale attività (STF 6B_841/2010 del 18 luglio 2011, consid. 4.3).
22.
Dal profilo oggettivo, i reati previsti dall’art. 116 cpv. 1 lett
a
e
b
LStrl sono stati manifestamente commessi dall’imputato. È, infatti, dimostrato che, in qualità di dominus del bar e dell’affittacamere, AP 2 ha messo a disposizione di diverse prostitute straniere sprovviste del permesso di lavoro le infrastrutture necessarie all’esercizio del meretricio: egli ha, così, procurato loro un’attività ai sensi del citato disposto. Parimenti, ha procurato loro un alloggio favorendo, così, il loro soggiorno reso illegale dall’esercizio, previsto sin da prima del loro arrivo, dell’attività lucrativa senza il necessario permesso.
23.
I reati sono consumati anche dal profilo soggettivo.
23.1.
In mancanza di confessioni, di regola il giudice può dedurre la volontà dell'interessato fondandosi su indizi esteriori e regole d'esperienza. Può desumere la volontà dell'autore da ciò che questi sapeva, laddove la possibilità che l'evento si produca era tale da imporsi all'autore, di modo che si possa ragionevolmente ammettere che lo abbia accettato. Tra gli elementi esteriori, da cui è possibile dedurre che l'agente ha accettato l'evento illecito nel caso che si produca, figurano in particolare la gravità della violazione del dovere di diligenza e la probabilità, nota all'autore, della realizzazione del rischio. Quanto più grave è tale violazione e quanto più alta è la probabilità che tale rischio si realizzi, tanto più fondata risulterà la conclusione che l'agente, malgrado i suoi dinieghi, aveva accettato l'ipotesi che l'evento considerato si realizzasse (
STF 6B_373/2016 del 12 settembre 2016, consid. 3.2.2
). Inoltre il movente dell'autore (die Beweggründe des Täters) e il modo attraverso il quale egli ha agito (die Art der Tathandlung) costituiscono altresì elementi esteriori rivelatori di una componente intenzionale della condotta dell’interessato (
DTF 130 IV 58
, consid. 8.4).
23.2.
È accertato che AP 2 non chiedeva alle donne straniere che si recavano presso le strutture in locazione a _ se erano titolari di un regolare permesso, pur sapendo perfettamente, però, che non erano nel nostro Cantone per visitarlo come turiste ma che vi erano approdate, tutte, per esercitarvi la prostituzione (verbale d’interrogatorio dibattimentale di primo grado di AP 2, pag. 3; verbale del dibattimento di secondo grado, pag. 2); attività peraltro ampiamente pubblicizzata da AP 2 medesimo (AI 79.1, allegato 1, pag. 4). È oltremodo evidente che questo modo di procedere (segnatamente: la sola richiesta di un documento d’identità all’atto dell’accettazione), sapendo inequivocabilmente di concedere alloggio e spazi di lavoro a prostitute straniere provenienti tanto da Stati UE/AELS, quanto da Stati terzi, costituisce un approccio gestionale estremamente rischioso, dal profilo del diritto della migrazione. Pertanto, è accertato, al di là di ogni ragionevole dubbio, che l’imputato ha quantomeno accettato il rischio - notoriamente altissimo nel settore considerato - di procurare alloggio e attività lucrativa a cittadine straniere sprovviste di permesso. Rischio che si è, in concreto, realizzato. Egli ha quindi agito, di riflesso, almeno con dolo eventuale.
24.
In simili circostanze, AP 2 si è reso autore colpevole - almeno con dolo eventuale (ed è un giudizio più che generoso) -dei reati di cui agli art. 116 cpv. 1 lett.
a
e
b
LStrl.
25.
Secondo l’art. 116 cpv. 3 lett.
a
LStrl, l’autore è punito con una pena detentiva sino a cinque anni o una pena pecuniaria, e con la pena detentiva è cumulata una pena pecuniaria, se l’autore ha agito nell’intento di procurare a sé o ad altri un indebito arricchimento. Nel caso concreto, poiché l’imputato si è limitato a percepire, quale controprestazione per gli spazi locati, pigioni che - in base gli atti del procedimento - non possono essere considerate irragionevoli (cfr. anche consid. 30), un indebito arricchimento ai sensi di questa disposizione non entra in linea di conto (Nguyen/Amarelle, Code annoté de droit des migrations, Volume II: Loi sur les étrangers (LEtr), Berna 2017, pag. 1319, par. 32) e dunque il riconoscimento dell’aggravante specifica ipotizzata dalla pubblica accusa non può essere considerata.
Usura
26.
AP 2 ha contestato integralmente l’imputazione. La sua difesa, in sintesi, ha argomentato che agli atti non vi è la prova della realizzazione degli elementi del reato. Da un lato, stando ai verbali delle due donne coinvolte, va forzatamente concluso che esse non versavano affatto in uno stato di debolezza. Non vi è, poi, neppure la prova della
manifesta sproporzione fra vantaggio economico e prestazione offerta: nelle argomentazioni che l’hanno portato al giudizio di condanna, il pretore ha sbagliato per almeno due motivi. Da un lato_
non può fungere da paragone, poiché, oltre a essere ubicato in una zona diversa, offre stanze non paragonabili (per arredamento, metratura e finalità) ai monolocali in dotazione presso l’affittacamere di _. D’altro lato, nell’iter di ricostruzione del prezzo usuale di stanze simili, il pretore ha operato deduzioni non oggettivamente sostenibili, come ad esempio quella relativa alla povertà di arredamento (doc. dib. 1A-1D), applicandola, per di più, non solamente al prezzo della stanza tout court, bensì anche ai servizi aggiuntivi offerti presso l’affittacamere _ e non ha considerato che i monolocali avevano un duplice utilizzo, quello di abitazione e di luogo di lavoro. Inoltre - sempre secondo la tesi difensiva - il pretore ha sbagliato non considerando come importante beneficio aggiuntivo offerto dal _ la possibilità offerta alle prostitute di iniziare ad esercitare l’attività sin dal loro arrivo (senza alcuna necessità di sforzi per formarsi una clientela e, quindi, senza tempi morti). Infine, richiamando una sentenza della Corte delle assise criminali del 9 febbraio 2018 (inc. n. 72.2015.14), nell’ambito della quale erano stati giudicati non usurari i prezzi applicati dal vicino l’EP _, noto locale a luci rosse, la difesa ha lamentato il fatto che non siano stati presi come parametro di riferimento quei prezzi, riferiti a un immobile con destinazione sicuramente più affine alla _, rispetto a quella di un normale albergo.
27.
AP 2, fra marzo e maggio 2012, ha dato in locazione a _ e _, cittadine rumene all’epoca dei fatti dedite illegalmente all’esercizio della prostituzione nel locale a luci rosse di _ (inc. Pretura penale, doc. 26), una camera doppia (o meglio, un monolocale con angolo cucina e bagno/servizi separato/i) presso l’affittacamere _, al prezzo di 120.- fr. a testa. In questo monolocale le due donne abitavano e esercitavano il meretricio (verbale d’interrogatorio dibattimentale di primo grado di AP 2, pag. 3; AI 79.1, allegati 61 e 63). Dai verbali delle due donne, emerge che entrambe hanno deciso di venire in Svizzera liberamente, con l’intento di prostituirsi, scegliendo autonomamente di esercitare la professione presso il “_”, piuttosto che altrove (AI 79.1, allegati 61 e 63).
28.
Giusta l’art. 157 cpv. 1 CP è punito con una pena detentiva sino a cinque anni o con una pena pecuniaria chiunque sfrutta lo stato di bisogno o di dipendenza, l’inesperienza o la carente capacità di discernimento di una persona per farle dare o promettere a sé o ad altri, come corrispettivo di una prestazione, vantaggi pecuniari che sono in manifesta sproporzione economica con la propria prestazione. Il reato d’usura consiste, dunque, nell’ottenere o nel farsi promettere una controprestazione sproporzionata, sfruttando lo stato di debolezza della vittima.
29.
Seppure questa Corte, con riferimento alla giurisprudenza del Tribunale federale (STF 6S.6/2007 del 19 febbraio 2007, consid. 3.1.3 e
3.2.2)
, ha già avuto modo di precisare che, di principio, le donne ospiti dei postriboli la cui situazione non è regolare secondo il diritto della migrazione e/o la legislazione cantonale sulla prostituzione si trovavano - a motivo del
la loro condizione di illegalità e del genere di attività da loro svolto
- in una situazione di debolezza ai sensi dell’art. 157 CP, disponendo di scarsa (se non nulla) forza contrattuale (
sentenza CARP dell’11 dicembre 2014, inc. n. 17.2014.35-37, consid. 14.3
), nel caso in esame prevalgono le circostanze concrete, che mettono in luce l’assenza di un qualsivoglia stato di debolezza in capo a _ e _ (AI 61 e 63). Le stesse
hanno in particolare dichiarato di aver maturato autonomamente e liberamente tanto l’idea di venire in Svizzera a esercitare la prostituzione, quanto di farlo presso il “_”, dopo averlo scelto, valutando in internet diverse possibilità. Inoltre una di loro ha espressamente dichiarato che il prezzo della stanza non sembrava esagerato, se paragonato a quelli della concorrenza (AI 61, pag. 4). Tutto ponderato, concludere che le due donne erano
indotte dalle circostanze ad accettare qualsiasi prezzo veniva loro offerto, pur di poter esercitare il meretricio in Svizzera, appare una forzatura, con la conseguenza che si potrebbe dubitare circa la presenza - in concreto - di uno stato di debolezza in capo alle vittime. La questione può tuttavia restare indecisa, a fronte del fatto che una condanna dell’imputato non può comunque essere pronunciata, poiché nel caso in esame difetta certamente un altro elemento oggettivo del reato di usura, ossia la manifesta sproporzione economica fra i vantaggi pecuniari ottenuti dell’autore e la prestazione da lui offerta. E ciò per i motivi che seguono.
30.
Per determinare se i vantaggi pecuniari ottenuti dall’autore sono in manifesta sproporzione economica con la prestazione da lui offerta, occorre procedere a una valutazione oggettiva (DTF 130 IV 106, consid. 7.2), ricercando il valore patrimoniale effettivo della prestazione in questione, calcolato tenendo conto di tutte le circostanze (STF 6B_395/2007, consid. 4; DTF 93 IV 85, consd. 2).
30.1.
Nel caso in esame, il valore patrimoniale effettivo della prestazione (segnatamente: la messa a disposizione di uno spazioso e arredato monolocale a scopo abitativo e professionale, con angolo cottura; verbale del dibattimento di secondo grado, pag. 2; doc. dib. 1A-1D), è stato calcolato dal giudice di prima istanza partendo dal prezzo di una (semplice) camera matrimoniale dell’albergo più vicino,
l’Hotel _.
30.2.
In base agli atti (doc. dib. di primo grado n. 10), tale struttura alberghiera, nel 2018, offriva, al prezzo di fr. 106.- a notte, stanze matrimoniali, manifestamente destinate al solo scopo turistico/abitativo. I monolocali dell’affittacamere _ avevano, invece, un doppio scopo abitativo-lucrativo, fungendo anche da luogo di lavoro delle prostitute. Inoltre l’affittacamere era adiacente al bar _, ove le prostitute potevano trovare dei clienti subito dopo il loro arrivo presso la struttura di _, senza la necessità di pubblicizzare la loro presenza sul territorio. A questi aspetti dev’essere inevitabilmente attribuito un valore patrimoniale.
30.3.
Inoltre la metratura e l’arredamento della stanza doppia considerata dalla Pretura penale divergono sensibilmente, per rapporto alla situazione presente presso i monolocali dell’affittacamere di _, risultati più spaziosi e meglio arredati (
doc. dib. 1A-1D
). Il computo della deduzione del 20% per vetustà, povertà di arredamento e posizione infelice, adottata in primo grado, non può quindi ritenersi fondata. La stessa è poi stata considerata non solamente con riferimento al prezzo della stanza, bensì - in maniera inesatta - anche per rapporto ai numerosi servizi aggiuntivi offerti dall’affittacamere di _ (segnatamente: colazione e cena, servizio di lavanderia e lavanderia privata e servizio di sicurezza;
verbale d’interrogatorio dibattimentale di primo grado di AP 2, pag. 2
), finendo per diminuire eccessivamente il
valore patrimoniale effettivo della prestazione offerta dall’imputato.
30.4.
Già solo per questi motivi e vista l’assenza agli atti di altri elementi di raffronto con la situazione esistente presso l’affittacamere di _, suscettibili di permettere lo svolgimento di una valutazione oggettiva, non si può concludere che i vantaggi pecuniari ottenuti sono in manifesta sproporzione economica con la prestazione offerta.
30.5.
A titolo abbondanziale, poi, siccome nella ricostruzione del valore patrimoniale effettivo della prestazione, occorre
considerare nel modo più preciso possibile la realtà economica (DTF 80 IV 15, consid.
2; Corboz, Les infractions en droit suisse, Volume I, Berna 2010, pagg. 416), non è escluso che, al posto di partire dal prezzo di una camera matrimoniale di un semplice albergo, occorrerebbe invece considerare la tariffa praticata, per simili prestazioni, da locali a luci rosse nelle immediate vicinanze che non commettono usura (sentenza TPC del 9 febbraio 2018, inc. n. 72.2015.14, ove è stato stabilito che una pigione giornaliera compresa fr. 160.-/180.- a prostituta, per una camera ai piani superiori dell’EP _ di _, non è da considerare usuraria). Tuttavia, a fronte dell’esito già delineato dell’appello con riferimento all’imputazione di usura, la questione può rimanere indecisa.
31.
Per tutte queste ragioni, AP 2 va prosciolto dall’imputazione di usura di cui all’art. 157 CP.
Commisurazione della pena
32.
Richiamato l’art. 116 cpv. 1 lett. a e b LStrl, sulla commisurazione della pena si fa riferimento all’art. 47 CP i cui criteri sono stati efficacemente spiegati nella DTF 136 IV 55, consid. 5.4.
33.1.
In concreto, AP 2 risponde di
incitazione all'entrata, alla partenza o al soggiorno illegali, nelle forme dell’incitazione al soggiorno illegale (art. 116 cpv. 1 lett. a LStrl) e all’attività lucrativa senza autorizzazione (art. 116 cpv. 1 lett. b LStrl), per cui è comminata
una pena detentiva sino a un anno o una pena pecuniaria.
33.2.
La colpa dell’imputato è solo lieve se si considera la lesione dei beni giuridici protetti dalla norma penale (segnatamente: l’
equilibrio fra la popolazione autoctona e quella straniera e il mantenimento di un mercato del lavoro equilibrato
) visto il ridotto numero di donne straniere (18) a cui AP 2 ha illecitamente facilitato il soggiorno e procurato l’attività lucrativa in Svizzera. Essa, tuttavia, aumenta sino a raggiungere il grado medio se si considera, dal profilo soggettivo,
che l’autore avrebbe facilmente potuto evitare la lesione semplicemente chiedendo alle prostitute, all’atto della loro accettazione presso il “_”, se potevano esercitare la prostituzione in Ticino. AP 2 ha dunque
anteposto i propri personali interessi al rispetto della legge, di cui si è manifestamente e bellamente disinteressato. In ragione di tutto quanto precede, alla colpa di AP 2 è adeguata la pena pecuniaria di 35 aliquote giornaliere.
33.3.
A questo punto, vanno considerate - a ponderazione in senso attenuante o aggravante della pena così determinata - le circostanze personali legate all’autore: va, cioè, tenuto conto della sua vita anteriore, della reputazione, della situazione personale (stato di salute, età, obblighi familiari, situazione professionale, rischio di recidiva, ecc.), del comportamento tenuto dopo l’atto e nel corso del procedimento penale così come dell’effetto che la pena avrà sulla sua vita (DTF 136 IV 55 consid. 5; 129 IV 6 consid. 6.1; STF 6B_1092/2009, 6B_67/2010 del 22 giugno 2010 consid. 2.2.2; anche STF 6B_585/2008 del 19 giugno 2009 consid. 3.5). Se nessuna attenuante può derivargli dal comportamento processuale, ritenuto che nemmeno in appello ha preso consapevolezza dell’illiceità del suo agire, come pure da altre circostanze, in concreto - visto che i fatti risalgono al 2012 - entra in linea di conto un’attenuazione della pena
ai sensi dell’art. 48 lett. e CP, disposizione in base alla quale il giudice attenua la pena se questa ha manifestamente perso di senso visto il tempo trascorso dal reato e se da allora - come in concreto - l’autore ha tenuto buona condotta. Secondo giurisprudenza ormai consolidata, è infatti data applicazione di quest’attenuante specifica quando i 2/3 del termine di prescrizione sono trascorsi (per l’accertamento del tempo trascorso il giudice deve riferirsi, quando il condannato ha proposto appello, al momento in cui è reso il giudizio di secondo grado; sentenza CARP del 27 novembre 2015, inc. n.
17.2015.35, consid. 72
).
33.4.
In esito, questa Corte ritiene adeguata alla colpa di AP 2 la pena pecuniaria di 25 aliquote giornaliere da fr. 190.- cadauna (calcolata su un attuale reddito mensile dichiarato di fr. 8'000.-; verbale del dibattimento di secondo grado, pag. 2), per un totale di fr. 4’750.-, da dedursi il carcere preventivo sofferto.
33.5.
Giusta l’art. 42 cpv. 1 CP, poi, il giudice sospende di regola l'esecuzione di una pena pecuniaria o di una pena detentiva non superiore a due anni se una pena senza condizionale non sembra necessaria per trattenere l'autore dal commettere nuovi crimini o delitti. La sospensione condizionale della pena pecuniaria per un periodo di prova di due anni (già decisa dal pretore) va confermata già solamente in applicazione del divieto della reformatio in peius (art. 391 cpv. 2 CPP).
33.6.
Oltre ad una pena sospesa condizionalmente, può essere inflitta una multa ai sensi dell’art. 106 CP (art. 42 cpv. 4 CP) quando ciò appare necessario per sanzionare - in un’ottica di prevenzione generale e speciale - adeguatamente ed in modo tangibile la colpa del condannato (STF 6B_756/2018 del 15 novembre 2018, consid. 2.2.; 6B_835/2018 dell’8 novembre 2018, consid. 3.2). Ciò è segnatamente il caso qualora l’autore del reato - come in concreto - non ha mostrato ravvedimento nel corso del processo (sentenza CARP del 12 dicembre 2012, inc. n.
17.2011.86, consid. 8.3
). AP 2,
ancora al dibattimento d’appello - come già durante quello di primo grado - ha difeso “a spada tratta” il proprio rischioso e disinteressato modo di gestire l’accettazione delle prostitute straniere presso il “_”, sostenendo l’inverosimile versione che, sostanzialmente, sia stata la polizia a dirgli di comportarsi così (CARP XXI; verbale d’interrogatorio dibattimentale di primo grado). Per questo motivo, si ritiene di dovere confermare la pronuncia di una multa accessoria già decisa dal primo giudice, limitandosi solamente a ridefinirne l’importo, a fronte dell’intervenuta riduzione della pena principale.
A questo proposito, la giurisprudenza ha precisato che rivestendo tale multa un mero carattere accessorio, in linea di principio il suo limite massimo va fissato non oltre al 20% dell’importo della pena principale (DTF 135 IV 191 consid. 3.4.4; 134 IV 60, consid. 7.3.3). Tutto ponderato,
questa Corte ritiene che la multa di fr. 950.- sia adeguata e necessaria a rendere attento l’appellante dell’esigenza di porre, in futuro, maggiore attenzione al suo comportamento.
Spese procedurali
34.
Visto l’esito dell’appello di AP 1, le spese di primo grado consistenti in complessivi fr. 800.- sono poste a carico dello Stato. Le spese per la procedura d’appello, ammontanti a fr. 1'200.- (fr. 1'000.- di tassa di giustizia e fr. 200.- di altri disborsi), seguono la medesima sorte.
35.
Visto il parziale accoglimento dell’appello di AP 2, le spese di primo grado consistenti in complessivi fr. 1’300.- sono poste per 2/3 a carico dell’imputato e per 1/3 a carico dello Stato. Le spese per la procedura d’appello, ammontanti a fr. 1'500.- (fr. 1'300 di tassa di giustizia e fr. 200.- di altri disporsi), seguono la medesima ripartizione.
Indennità ex art. 429 cpv. 1 lett.
a
CPP
36.
Con il proprio appello AP 1 ha domandato il riconoscimento di indennità ai sensi degli artt. 429 e segg. CPP per
la totalità delle spese legali sostenute (fr. 46'163.15, IVA compresa, per il periodo 24 giugno 2008 - 14 gennaio 2019), per l’ingiusta detenzione patita (quantificata in fr. 10'500.-), nonché per la riparazione del torto morale cagionatogli dal procedimento penale (quantificata in fr. 30'000.-), per un ammontare complessivo di fr. 85'663.15. La difesa di AP 1 ha evidenziato che si trattava probabilmente della prima volta in cui ad essere arrestato è stato il mero proprietario delle mura di un “postribolo”, determinando di conseguenza un importante interesse mediatico, inevitabilmente ripercossosi - in maniera negativa - sulla reputazione personale e professionale dell’imputato, conosciuto architetto del Luganese, la cui identità è stata facilmente determinata quantomeno dai propri conoscenti, a fronte delle notizie apparse sui portali d’informazione.
In primo grado, non sono state assegnate indennità ex art. 429 CPP (sentenza impugnata, consid. 10).
37.
Giusta l’art. 429 cpv. 1 lett.
a
CPP,
lo Stato assume le spese per un patrocinatore di fiducia soltanto se il patrocinio era necessario a causa della complessità del caso sotto il profilo materiale o giuridico e se il volume di lavoro e, di conseguenza, l’onorario dell’avvocato erano giustificati (sentenza CARP del 21 aprile 2017, inc. n. 17.2017.82, consid. 2). Per stabilire l’importo
dell’indennità a copertura delle
spese sostenute dall’imputato ai fini di un adeguato esercizio dei suoi diritti procedurali
, viene verificata la congruità della nota d’onorario presentata secondo il principio stabilito dall’art. 21 cpv. 2 LAvv.
Questa Corte ammette quindi onorari corrispondenti a una regolare, ordinata e ragionevole conduzione del mandato, secondo quanto mediamente praticato, lasciando a carico del patrocinato la parte riconducibile a una specifica scelta del patrocinatore. In altre parole, l’onorario a tempo è stabilito prendendo quale parametro un avvocato sperimentato nel diritto penale, tenuto conto di un ragionevole margine di oscillazione connesso con la particolarità del caso (sentenze CRP del 10 novembre 2010, inc. 60.2010.119 e del 12 novembre 2010, 60.2010.189). La remunerazione oraria viene fissata prendendo come base, per i casi che non presentano particolari difficoltà, l’importo di fr. 280.-
per l’avvocato e di fr. 120.- per il praticante (art. 12
RtarRip
).
Delle
spese si riconoscono quelle effettive e necessarie cagionate dal procedimento penale (sentenza CARP del
26 ottobre 2017
, inc. n.
17.2017.175, consid. 7B
).
38.
Il difensore di AP 1, DI 1, ha prodotto le seguenti note d’onorario, chiedendone la rifusione:
- nota 17 settembre 2018 dello studio legale e notarile _, comprensiva delle prestazioni dal 24 giugno 2008 al 18 febbraio 2012, per complessivi fr. 10'416.55, composti da fr. 8’175.- di onorario, fr. 1'492.20 di spese, fr. 518.95 di IVA al 7.6% (calcolata su fr. 6’828.-) e fr. 227.40 di IVA all’8% (calcolata su fr. 2842.20);
- nota 17 settembre 2018 dello studio legale e notarile _, comprensiva delle prestazioni dal 19 febbraio 2012 al 14 settembre 2018, per complessivi fr. 30'337.80, composti da fr. 25’960.- di onorario, fr. 2'142.60 di spese, fr. 332.80 di IVA al 7.7% (calcolata su fr. 4'322.30) e fr. 1'902.40 di IVA all’8% (calcolata su fr. 23'780.30);
- nota 13 gennaio 2020 dello studio legale e notarile _, comprensiva delle prestazioni dal 19 settembre 2018 al 13 gennaio 2020, per complessivi fr. 5'408.80, composti da fr. 4662.50.- di onorario, fr. 359.60 di spese e fr. 386.70 di IVA al 7.7% (calcolata su fr. 5’022.10).
38.1.
La prima nota d’onorario, riferita alle prestazioni effettuate dal 24 giugno 2008 al 18 febbraio 2012, non può entrare in linea di conto, poiché il primo atto istruttorio di questo procedimento è l’
ordine di perquisizione e sequestro concernente i locali di proprietà di AP 1 in locazione a _ e risale al 22 maggio 2012. Ciò ha come conseguenza che le prestazioni effettuate dalla difesa prima di questo momento non possono essere riconosciute. AP 1 è già stato oggetto, a partire dal 2008, di un diverso procedimento penale, sempre concernente fatti relativi al “_” (doc. dib. di primo grado n. 12-13) e dunque eventuali indennità per le spese legali avrebbero dovuto essere richieste in quell’ambito.
38.2.
La seconda nota d’onorario, riferita alle prestazioni effettuate dal 19 febbraio 2012 al 14 settembre 2018, in realtà, contiene prestazioni e spese a partire solamente dal 31 maggio 2012, ovvero dal giorno dell’arresto di AP 1, con la conseguenza che esse possono essere integralmente riconosciute fatte salve le modifiche seguenti:
- tutte le prestazioni e le spese concernenti l’avv. _ non trovano riscontro agli atti e, pertanto, non vengono riconosciute;
- la voce di spesa “[o]
rdine di bonifico
” del 15 giugno 2013 non trova riscontro agli atti e dunque non viene riconosciuta;
- tutte le prestazioni e le spese concernenti procedimenti di fronte alla CRP non possono essere conteggiate nell’ambito di questo processo d’appello, poiché, se del caso, già indennizzate o da indennizzare in quella sede.
Inoltre, la tariffa oraria indicata di fr. 300.- degli avv. _ e _ dev’essere ridotta a fr. 280.-, mentre quella dei praticanti va diminuita da fr. 150.- a fr. 120.-.
Di conseguenza, in relazione alla seconda nota d’onorario del 17 settembre 2018, a titolo di indennità ex art. 429 cpv. 1 lett. a CPP, lo Stato dovrà rifondere a AP 1 fr. 22'802.70 di onorario, fr. 1'989.60 di spese e fr. 1'971.30 di IVA (IVA 7.7% pari a fr. 311.15 su fr. 4’040.65 e IVA 8% pari a fr. 1’660.15 su fr. 20'751.65), per un totale di fr. 26'763.60.
38.3.
La terza nota professionale, riferita alle prestazioni effettuate dal 19 settembre 2018 al 13 gennaio 2020, risulta complessivamente adeguata. Tuttavia, anche in questo caso, la tariffa oraria indicata di fr. 300.- degli avv. _ e _ dev’essere ridotta a fr. 280.-, mentre quello della praticante va diminuita da fr. 150.- a fr. 120.-.
Di conseguenza, in relazione alla terza nota d’onorario del 13 gennaio 2020, a titolo di indennità ex art. 429 cpv. 1 lett. a CPP, lo Stato dovrà rifondere a AP 1 fr. 4'316.70 di onorario, fr. 359.60 di spese e fr. 332.40 di IVA, per un totale di fr. 5'008.70.
39.
Con il proprio appello, AP 2 ha invece espressamente rinunciato a ogni forma d’indennità, ragione per la quale, malgrado l’accoglimento parziale della sua impugnazione, non occorre pronunciarsi in merito.
Indennità ex art. 429 cpv. 1 lett.
c
CPP
40.
Secondo l’art. 429 cpv. 1 lett.
c
CPP, se è pienamente o parzialmente assolto o se il procedimento nei suoi confronti è abbandonato, l’imputato ha diritto a una riparazione del torto morale per lesioni particolarmente gravi dei suoi interessi personali, segnatamente in caso di privazione della libertà.
40.1.
Per avere diritto a un’indennità ex art. 429 cpv. 1 lett.
c
CPP, l'intensità della lesione alla personalità deve essere analoga a quella richiesta dall'art. 49 CO (DTF
143 IV 339, consid. 3.1
). Lo Stato non è infatti tenuto al versamento di un’indennità per torto morale a tutti coloro che hanno subito un pregiudizio in ragione di un procedimento penale, ma soltanto a coloro che sono stati gravemente lesi nei loro diritti della personalità (sentenza CARP del 7 aprile 2014, inc. n. 17.2014.54, consid. 8). Una simile indennità è di principio assegnata se l'imputato, nel corso del procedimento, ha subito una privazione della libertà. Oltre alla detenzione, possono costituire grave violazione della personalità, ad esempio, un arresto o una perquisizione effettuata in pubblico o con una forte eco mediatica, una procedura penale durata molto a lungo o avente particolare interesse mediatico, le conseguenze familiari, professionali o politiche derivanti dal procedimento penale, nonché tutte quelle affermazioni, intrinsecamente lesive della personalità, che potrebbero essere rilasciate dalle autorità penali in corso d’inchiesta (DTF
143 IV 339, consid. 3.1
). L’ampiezza della riparazione del torto morale dipende soprattutto dalla gravità della sofferenza fisica o mentale conseguente alla lesione subita dalla persona interessata e dalla possibilità di alleviare sensibilmente, con il pagamento di una somma di denaro, il dolore morale che ne risulta. La fissazione di un importo preciso, rientra nella discrezionalità del giudice, tuttavia l’indennità riconosciuta dev’essere equa (DTF
143 IV 339, consid. 3.1;
141 III 97, consid. 11.2). Secondo la giurisprudenza federale, in caso di detenzione ingiustificata di breve durata, costituisce un'adeguata compensazione un importo di fr. 200.- al giorno, nella misura in cui non vi sono circostanze speciali atte a giustificare il pagamento di un importo inferiore o superiore (DTF
143 IV 339, consid. 3.1;
6B_909/2015 del 22 giugno 2016, consid. 2.2.1).
40.2.
AP 1 è stato in carcerazione preventiva 35 giorni, ossia dal 31 maggio 2012 al 4 luglio 2012. Si tratta di un fatto oggettivo e accertato. Per contro, che le vicende del “_” abbiano suscitato un importante interesse mediatico, che si è protratto nel tempo e che ha leso in maniera grave i diritti della personalità di AP 1, non emerge dagli atti, con la conseguenza che l’unica fonte di danno risulta essere l’ingiusta detenzione patita.
40.3.
Tutto ponderato, a fronte di 35 giorni di carcerazione preventiva, indennizzati per costante giurisprudenza a 200.- al giorno, a AP 1 è riconosciuta un’indennità per riparazione del torto morale onnicomprensiva di fr. 7'000.-.