Decision ID: a0562fc3-3db2-5d8c-8c25-9461eb5dc480
Year: 2019
Language: it
Court: TI_TCA
Chamber: TI_TCA_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: public_law

ritenuto,
in fatto
che il 27 novembre 2018 il Municipio del Comune di _ ha licenziato il messaggio (n. 7/2018) accompagnante il conto preventivo 2019 che prevedeva spese per fr. 1'442'250.-, ricavi per fr. 483'895.- e un fabbisogno da coprire mediante imposta comunale di fr. 958.355.-;
che dopo aver respinto due volte le proposte in occasione delle assemblee del 7 gennaio e del 25 marzo 2019, a seguito del licenziamento di nuovi messaggi municipali, per finire il Legislativo comunale nella seduta del 27 maggio 2019 ha approvato il preventivo e fissato il moltiplicatore comunale per il 2019 al 100%;
che non risulta che le deliberazioni del Legislativo di _ siano state contestate davanti al Governo;
che con decisione dell'11 settembre 2019 il Consiglio di Stato - intervenendo in veste di autorità di vigilanza sui Comuni - ha stabilito d'ufficio al 130% il moltiplicatore d'imposta, quale soluzione mediana tra il moltiplicatore aritmetico necessario per chiudere i conti in pareggio a fine 2019, pari in quel momento al 160%, e quello deciso dall'Assemblea comunale, ovvero il 100%;
che l'Esecutivo cantonale ha motivato la misura con l'erosione del capitale proprio del Comune, ormai confrontato con un disavanzo di bilancio, spiegando di aver tuttavia considerato la situazione particolare di _, ritenuta di carattere strutturale e risolvibile unicamente mediante un'aggregazione comunale;
che con ricorso del 14 ottobre 2019 RI 1, domiciliato a _ dov'è proprietario di alcuni fondi, insorge ora davanti al Tribunale cantonale amministrativo, chiedendo - previa concessione dell'effetto sospensivo - l'annullamento della decisione del Consiglio di Stato appena descritta e la conferma di quella del 27 maggio 2019 con cui l'Assemblea comunale ha fissato al 100% il moltiplicatore d'imposta per l'anno 2019;
che, per i motivi illustrati in seguito, non è qui necessario riassumere le tesi di merito avanzate dall'insorgente nell'impugnativa;
che il gravame non è stato intimato per le risposte;
considerato,

in diritto
che l'autorità di ricorso può, immediatamente o dopo il richiamo degli atti, decidere con breve motivazione di dichiarare l'istanza o il ricorso irricevibili o di respingerli se si rivelano manifestamente infondati (
art. 72 della legge sulla procedura amministrativa del 24 settembre 2013; LPAmm; RL 165.100
);
che prima di entrare nel merito di un ricorso il Tribunale cantonale amministrativo esamina d'ufficio se sono date le premesse d'ordine che determinano la ricevibilità del rimedio;
che la risoluzione impugnata è stata adottata in applicazione
degli art. 159 cpv. 3 della legge organica comunale del 10 marzo 1987 (LOC; RL 181.100), dell'art 29 del regolamento sulla gestione finanziaria e sulla contabilità dei comuni del 22 maggio 2019 (RGFCC; RL 184.150) che stabiliscono le modalità di fissazione del moltiplicatore d'imposta in presenza di un disavanzo di bilancio in relazione con gli art. 178 cpv. 3 e 194 segg. LOC
;
che, dunque, quella impugnata è una decisione presa dal Consiglio di Stato in veste di autorità di vigilanza sui Comuni (cfr. Messaggio del 7 settembre 2011 sulla modifica della LOC e della legge sulla perequazione finanziaria [moltiplicatore d'imposta] del 7 settembre 2011 [n. 6527], in: RVGC anno parlamentare 2011-2012, vol. 7, pag. 3595 segg., pag. 3609 commento al progetto del cpv. 2 dell'art. 162
a
, che corrisponde all'attuale art. 178 LOC, cfr. il relativo commento del progetto a pag. 3403 nel Messaggio del 27 giugno 2018 [n. 7553] concernente la revisione parziale della LOC volta all'introduzione nei Comuni ticinesi del modello contabile armonizzato di seconda generazione, in: RVGC anno parlamentare 2018-2019, pag. 3375 segg.);
che di principio le decisioni del Consiglio di Stato quale autorità di vigilanza sono impugnabili davanti al Tribunale cantonale amministrativo in applicazione dell'art. 207 cpv. 1 LOC, che circoscrive il diritto di ricorso soltanto a chi è leso nei suoi legittimi interessi; il Comune, dal canto suo, può insorgere solo se è leso nella propria autonomia (art. 207 cpv. 2 LOC);
che introducendo all'art. 207 cpv. 1 LOC il requisito dell'interesse legittimo, il legislatore ha quindi voluto, in primo luogo, escludere l'
actio
popularis
, cosicché difetta della legittimazione attiva chi dal provvedimento impugnato non sia toccato altrimenti che qualsiasi altro singolo cittadino o che la collettività; occorre pertanto l'esistenza di una relazione rilevante o speciale del ricorrente con l'oggetto della contestazione (cfr. DTF 111 Ia 282 consid. 2a con riferimenti; RDAT 1981 n. 19; STA 52.2004.324 del 27 settembre 2004 con rinvii);
che, stante a quanto appena spiegato, è escluso che il ricorrente possa prevalersi della sua qualità di cittadino per poter fondare la propria legittimazione a insorgere;
che, inoltre, il semplice fatto che egli avrebbe potuto, in quanto cittadino, impugnare la decisione dell'Assemblea comunale in applicazione dell'art. 209 cpv. 1 LOC non giustifica di sovvertire le condizioni di ricevibilità del rimedio posto contro una decisione di vigilanza;
che l'invocazione della garanzia della via giudiziaria sancita dall'art. 29
a
della Costituzione federale della Confederazione Svizzera del 18 aprile 1999 (Cost.; RS 101) in relazione all'art. 208 LOC non giova all'insorgente;
che, infatti, essa non osta a che un rimedio giuridico soggiaccia alle usuali condizioni di ricevibilità (DTF 143 I 344 consid. 8.2;
Andreas Kley
in: Bernhard Ehrenzeller e altri [curatori], Die
schweizerische Bundesverfassung, III ed., Zurigo/San Gallo 2014, n. 8 ad art. 29
a
); essa non conferisce un diritto generalizzato a ottenere che un giudice esamini qualsivoglia azione dello Stato a prescindere dalle regole di procedura applicabili;
che, in particolare, la norma fondamentale richiamata non è volta a garantire l'esercizio dell'
actio popularis
(DTF 144 I 181 consid. 5.3.2.2, 139 II 185 consid. 12.4; RDAF 2019 I 216 n. 129);
che avendo il legislatore anche nel caso delle procedure di vigilanza, come quella concreta, previsto una via di ricorso dinanzi all'autorità giudiziaria (art. 207 LOC), non è dato di vedere nemmeno una violazione dell'art. 191
b
Cost.;
che il fatto di essere contribuente - indipendentemente dalla misura in cui egli partecipa alle finanze comunali - non permette di riconoscere in capo all'insorgente una relazione rilevante o speciale con l'oggetto della lite (cfr. STA 52.2017.389 dell'8 agosto 2019, confermata da STF 1C_487/2019 del 27 settembre 2019);
che a maggior ragione è del tutto ininfluente il fatto che egli sia proprietario di alcuni fondi a _ sui quali sorgono anche residenze primarie: ciò non permette di riconoscere in capo al ricorrente una relazione più stretta con il provvedimento di vigilanza in esame rispetto agli altri cittadini e, a ben vedere, rispetto anche a tutti i proprietari di immobili siti nel Comune;
che, alla luce di tutto quanto precede, il ricorso deve pertanto essere dichiarato irricevibile, siccome il ricorrente difetta della legittimazione ad agire;
che visto l'esito, la tassa di giustizia va posta in capo al ricorrente, soccombente (art. 47 cpv. 1 e 2 LPAmm); in assenza di parti patrocinate vincenti, non si giustifica l'assegnazione di ripetibili (art. 49 LPAmm);
che l'emanazione della presente decisione rende superflua l'evasione della domanda tesa all'adozione della misura provvisionale sollecitata dall'insorgente.