Decision ID: 9bcc059c-1093-5c4b-9202-3a27d7343934
Year: 2008
Language: it
Court: TI_TCAS
Chamber: TI_TCAS_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: social_law

ritenuto
in fatto
1.1. RI 1, nato nel _, in precedenza professionalmente attivo quale venditore di autovetture, nel marzo 2005 ha inoltrato una domanda di prestazioni AI per adulti essenzialmente per motivi psichici (doc. AI 3).
Esperiti gli accertamenti medici ed economici del caso, tra cui una valutazione psichiatrica a cura del Servizio di _ di _ (in seguito: _), con decisione 12 febbraio 2007, preavvisata il 28 dicembre 2006, l’Ufficio AI ha negato il diritto a qualsiasi prestazioni non avendo riscontato né un grado d’invalidità pensionabile, né i presupposti per riconoscere dei provvedimenti professionali atti a migliorare la residua capacità di guadagno dell’assicurato (doc. AI 40).
1.2. Con il presente ricorso l’assicurato, rappresentato dall’avv. RA 1, ha postulato l’annullamento della decisione contestata con il conseguente riconoscimento di una rendita intera d’invalidità e, in via subordinata, l’esecuzione di una nuova perizia medico psicologica. Fondandosi sulla perizia 5 agosto 2005 del dr. _ (resa per conto della _, agente quale assicuratore perdita di guadagno in caso di malattia) e dei referti dello psichiatra curante, dr. _, il ricorrente contesta l’attendibilità della perizia _. Dei singoli motivi verrà detto, per quanto occorra, nel prosieguo.
1.3. Con risposta di causa l’Ufficio AI, a seguito del riesame della fattispecie da parte del proprio servizio medico (in seguito: SMR), ha ritenuto di riconoscere un’inabilità lavorativa completa dal maggio 2004 al febbraio 2006 in quanto dal mese di marzo 2006 è subentrato un duraturo miglioramento delle condizioni di salute psichiche dell’assicurato. Di conseguenza, l’amministrazione ha chiesto la trasmissione degli atti affinché possa procedere all’emissione di una nuova decisione ai sensi delle considerazioni del SMR.
1.4. Interpellato dal TCA, con scritto 21 maggio 2007 il ricorrente, non condividendo la valutazione del SMR riguardo ad un duraturo miglioramento, ha evidenziato di mantenere il ricorso (X).
1.5. Avendo l’assicurato prodotto nuova documentazione medica, con scritto 13 giugno 2007 l’amministrazione ha ribadito di confermare la perizia _ circa l’evoluzione positiva del danno alla salute psichica (XII).
1.6. A seguito di un ulteriore scambio di corrispondenza tra le parti (XIV, XVI, XVIII, XX), con decreto 17 agosto 2007 lo scrivente Tribunale ha ordinato una perizia psichiatrica a cura del dr. _, specialista in psichiatria e psicoterapia, _ (XXV).
1.7. Con rapporto peritale 13 novembre 2007 il dr. _ ha concluso che l’assicurato presenta un’inabilità dell’80% in qualsiasi professione (XXVI).
Il TCA ha invitato le parti a prendere posizione in merito al succitato referto. Con osservazioni 4 dicembre 2007 l’Ufficio AI ha formulato delle domande complementari da sottoporre al perito (XXVIII). A sua volta, con lettera 10 dicembre 2007 il ricorrente, aderendo alla perizia giudiziaria, ha ribadito la richiesta ricorsuale (XXIX) e, successivamente, ha preso posizione in merito alla domande complementari (XXXIII).
Su richiesta della scrivente Corte, con scritto 9 gennaio 2008 il dr. _ ha dato risposta ai quesiti peritali complementari (XXXV). In data 22 gennaio 2008 il ricorrente ha formulato le proprie osservazioni sulle precisazioni peritali (XXXVII), come pure l’Ufficio AI, nel cui scritto di medesima data ha confermato quanto esposto in sede di risposta (XXXVIII). Da ultimo, il 1° febbraio 2008 l’assicurato, contestando le osservazioni dell’amministrazione, ha chiesto la facoltà di porre ultimi quesiti complementari e, in via subordinata, l’allestimento di una superperizia (XLI).

considerando
in diritto
In ordine
2.1. La presente vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico ai sensi degli articoli 49 cpv. 2 LOG e 2 cpv. 1 LPTCA.
Nel merito
2.2. Nel caso in esame, tenuto conto che con la risposta di causa l’Ufficio AI ha riconosciuto un’inabilità completa dal maggio 2004 al febbraio 2006, oggetto del contendere è sapere se dal 1° marzo 2006 l’assicurato, come valutato nella perizia _, presenta un’incapacità lavorativa del 30% oppure un’inabilità dell’80% conformemente la perizia giudiziaria.
2.3. Secondo l’art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con l’art. 8 della LPGA, con invalidità s’intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata, cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio. Gli elementi fondamentali dell'invalidità, secondo la surriferita definizione, sono quindi un danno alla salute fisica o psichica conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio, e la conseguente incapacità di guadagno. Occorre quindi che il danno alla salute abbia cagionato una diminuzione della capacità di guadagno, perché il caso possa essere sottoposto all'assicurazione per l'invalidità (Scartazzini, Les rapports de causalité dans le droit suisse de la sécurité sociale, 1991, pp. 216ss).
Va precisato che, secondo l'art. 28 cpv. 1 LAI, in vigore sino al 31 dicembre 2003, gli assicurati hanno diritto a una rendita intera se sono invalidi almeno al 66 2/3%, a una mezza rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono invalidi almeno al 40%. Nel suo nuovo tenore in vigore dal 1° gennaio 2004, l'art. 28 cpv. 1 LAI prescrive che gli assicurati hanno diritto ad una rendita intera se sono invalidi almeno al 70%, a tre quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono invalidi almeno al 40%.
Va altresì rilevato che, ai sensi dell'art. 16 LPGA il grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto fra il reddito del lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo l'insorgenza dell'invalidità e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione, nell'esercizio di un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in condizioni normali di mercato del lavoro (reddito da invalido) e il reddito del lavoro che egli avrebbe potuto conseguire se non fosse diventato invalido (reddito da valido).
Il grado d'invalidità dell'assicurato deve quindi essere determinato dal raffronto del reddito ch'egli ancora può conseguire nonostante la sua invalidità con quello che avrebbe potuto guadagnare in assenza delle affezioni di cui è portatore (RCC 1992 p. 182 consid. 3, 1990 p. 543 consid. 2; Valterio, Droit et pratique de l'assurance invalidité, Les prestations, 1985, pp. 200ss.).
2.4.
Per quanto riguarda in particolare l'invalidità cagionata da un danno alla salute psichica, il TFA ha stabilito che é decisivo al proposito che il danno sia di gravità tale da non poter praticamente esigere dall'assicurato di valersi della sua capacità lavorativa sul mercato del lavoro, o che ciò sia persino intollerabile per la società (DTF 127 V 298 consid. 4c, 102 V 165= RCC 1977 pag. 169; Pratique VSI 1996 pag. 318, 321, 324; RCC
1992 pag. 180; ZAK 1984 pag. 342, 607 ; STFA del 29 settembre 1998 nella causa S. F., I 148/98, pag. 10 consid. 3b; Locher, Grundriss des Sozialver- sicherungsrecht, Berna 2003, pag. 128).
L'Alta Corte ha inoltre avuto modo di precisare che:
"
(...)
Tra i danni alla salute psichica, i quali come i danni fisici, possono determinare un'invalidità ai sensi dell'art. 4 cpv. 1 LAI, devono essere annoverati - oltre alle malattie mentali propriamente dette - le anomalie psichiche parificabili a malattia. Non sono considerati effetti di uno stato psichico morboso, e dunque non costituiscono turbe a carico dell'assicurazione per l'invalidità le limitazioni della capacità di guadagno cui l'assicurato potrebbe ovviare dando prova di buona volontà; la misura di quanto è ragionevolmente esigibile dev'essere apprezzata nel modo più oggettivo possibile. Bisogna dunque stabilire se, e in quale misura al caso, un assicurato può, nonostante il danno alla salute mentale, esercitare un'attività lucrativa che il mercato del lavoro gli offre, tenuto conto delle sue attitudini. In quest'ambito il punto è quello di sapere quale attività si può da lui ragionevolmente esigere. Ai fini di stabilire l'esistenza di un'incapacità di guadagno causata da un danno alla salute psichica non è quindi decisivo accertare se l'assicurato eserciti o meno un'attività lucrativa insufficiente; di maggior rilievo è piuttosto domandarsi se si debba ammettere che l'utilizzazione della capacità lavorativa non può in pratica più essere da lui pretesa oppure che essa sarebbe persino insopportabile per la società (DTF 102 V 166; VSI 1996 pag. 318 consid. 2a, pag. 321 consid. 1a, pag. 324 consid. 1a; RCC 1992 pag. 182 consid. 2a e sentenze ivi citate)" (STFA del 29 settembre 1998 nella causa S. F. [I 148/98], pag. 10 consid. 3b).
"
Secondo la giurisprudenza del TFA siffatti principi valgono fra l'altro per le psicopatie, le alterazioni dello sviluppo psichico (psychische Fehlentwicklungen), l'alcolismo, la farmacomania, la tossicomania e le nevrosi (STFA del 18 ottobre 1999 nella causa B., I 441/99; STFA del 29 settembre 1998 nella causa S. F., I 148/98, pag. 10 consid. 3b; RCC 1992 pag. 182 consid. 2a con riferimenti).
Da notare ancora che i fattori psicosociali o socioculturali non figurano nel novero delle affezioni alla salute suscettibili di originare un'incapacità di guadagno ai sensi dell'
art. 4 cpv. 1 LAI
(cfr. sentenza del 29 gennaio
2003 in
re P., I 129/02, consid. 3.2, con riferimento ai principi sanciti in DTF 127 V 294).
Tale giurisprudenza è stata ancora confermata
nella STFA
del 28 maggio 2004 nella causa B. (I 702/03) e nella STFA del
16 dicembre 2004 nella causa J., I 770/03, pubblicata in DTF 131 V 49, (a
l riguardo vedi pure Cattaneo, Assicurazioni sociali: alcuni temi di attualità, in RtiD I 2004, pag. 215 seg. (228-229) in particolare nota 29).
2.5. Nell’evenienza concreta, dal circostanziato e completo referto 13 novembre 2007 (XXVI) si evince che il perito giudiziario dr. _, dopo aver proceduto all'anamnesi, alla descrizione dei dati soggettivi ed alle constatazioni oggettive, tra cui due test psicologici, ha diagnosticato un disturbo depressivo maggiore ricorrente su un’evoluzione psico evolutiva infantile perturbata (pag. 12). Nel complemento peritale 9 gennaio 2008 egli, classificando la propria diagnosi secondo le ICD 10, ha codificato l’aspetto depressivo in F 32.1 e in F 93.2 la sindrome di ansia sociale dell’infanzia (XXXV). Quanto alla valutazione dell’incapacità lavorativa, lo specialista in psichiatria e psicoterapia come accennato, l’ha quantificata nella misura dell’80%.
La perizia, è stata oggetto di critica da parte del SMR.
2.6.
Perché un rapporto medico abbia valore probatorio è determinante che esso valuti ed esamini in maniera completa i punti litigiosi, si fondi su degli esami approfonditi, prenda conto di tutti i mali di cui si lamenta l'assicurato, sia stabilito in piena conoscenza dei suoi antecedenti (anamnesi) e sia chiaro nell'esposizione delle correlazioni mediche o nell'apprezzamento della situazione medica; le conclusioni dell'esperto devono inoltre essere motivate (Meyer‐Blaser, Die Rechtspflege in der Sozialversicherung, BJM 1989 pag. 31; DTF 125 V 352 consid. 3a e riferimenti; Pratique VSI 2001 pag. 108 consid. 3a, 1997 pag. 123; STFA del 18 marzo 2002 nella causa M [I 162/01], consid. 2b).
A proposito delle perizie mediche eseguite nell'ambito della procedura amministrativa il TFA ha già avuto modo di evidenziare che, nell'ipotesi in cui sono state eseguite da medici specializzati riconosciuti, hanno forza probatoria piena, se giungono a conclusioni logiche e sono state realizzate sulla base di accertamenti approfonditi, fintanto che indizi concreti non inducono a ritenerle inaffidabili (DTF 123 V 176, 122 V 161, 104 V 212; STFA del 14 aprile 1998 nella causa O.B.; STFA del 28 novembre 1996 nella causa G.F.; STFA del 24 dicembre 1993 nella causa S.H.; SVR 1998 IV Nr. 1 pag. 2; SZS 1988 pag. 329 e 332; ZAK 1986 pag. 189).
Nell'ambito del libero apprezzamento delle prove è in linea di principio consentito all'amministrazione e al giudice fondare la propria decisione su basi di giudizio interne all'istituto assicuratore. Per quanto riguarda l'imparzialità e l'attendibilità di simili prove, devono tuttavia essere poste delle esigenze severe (DTF 122 V 157).
Nella DTF 125 V 351 seg. (= SVR 2000 UV 10, pag. 33ss.), la nostra Corte federale ha ribadito che ai rapporti allestiti da medici alle dipendenze di un'assicurazione deve essere riconosciuto pieno valore probante, a condizione che essi si rivelino essere concludenti, compiutamente motivati, di per sé scevri di contraddizioni e, infine, non devono sussistere degli indizi che facciano dubitare della loro attendibilità (DTF 125 V 352 consid. 3a). Il solo fatto che il medico consultato si trovi in un rapporto di dipendenza con l'assicuratore, non permette già di metterne in dubbio l'oggettività e l'imparzialità. Devono piuttosto esistere delle particolari circostanze che permettano di ritenere come oggettivamente fondati i sospetti circa la parzialità dell'apprezzamento (DTF 125 V 354 consid. 3b/bb)
.
Inoltre, nella sentenza del 5 ottobre 2001 pubblicata in DTF 127 V 294 e seg., il TFA ha fatto proprie le considerazioni esposte da Mosimann (Somatoforme Störungen: Gerichte und [psychiatrische] Gutachten, in: SZS 1999 pag. 105 ss), in cui questo autore ha descritto in dettaglio i compiti del perito medico che deve esprimersi sul carattere invalidante di un'affezione somatoforme.
Secondo Mosimann, in ambito psichiatrico l’esperto deve innanzitutto porre una diagnosi secondo una classificazione riconosciuta e pronunciarsi sulla gravità dell'affezione. Il perito deve anche valutare l'esigibilità della ripresa di un'attività lucrativa da parte dell'assicurato. Tale prognosi deve tener conto di diversi criteri, quali il carattere premorboso, l'affezione psichica e quelle organiche croniche, la perdita d'integrazione sociale, un eventuale profitto tratto dalla malattia, il carattere cronico della malattia, la durata pluriennale della stessa con sintomi stabili o in evoluzione e l'impossibilità di ricorrere a trattamenti medici secondo la regola d'arte. La prognosi sfavorevole deve essere fatta in base all’insieme dei succitati criteri.
Inoltre, l'esperto deve esprimersi sull'aspetto psicosociale della persona esaminata.
Del resto, un rifiuto di una rendita deve ugualmente basarsi su diversi criteri, tra i quali le divergenze tra i dolori descritti e quelli osservati, le allegazioni sull'intensità dei dolori la cui descrizione rimane sul vago, l'assenza di una richiesta di cura, le evidenti divergenze tra le informazioni fornite dal paziente e quelle risultanti dall'anamnesi, il fatto che le lamentele molto dimostrative lascino l'esperto insensibile, come pure le allegazioni di grandi handicap nonostante un ambiente psico-sociale intatto
(STCA inedita 27 settembre 2001 nella causa A., inc. 32.1999.124; STFA del 12 marzo 2004, I 683/03 pubblicata in DTF 130 V 352 e STFA inedita del 23 settembre 2004, I 384/04, consid. 1.2).
2.7. Ritornando al caso in esame, il fatto che nella valutazione 13 novembre 2007 il perito non abbia fatto menzione alla classificazione internazionalmente riconosciuta, di per sé non inficia la validità delle diagnosi da lui evidenziate. A questa omissione, il dr. _ ha del resto ovviato mediante il citato complemento peritale 9 gennaio 2008. Va comunque evidenziato che anche nella perizia _ la dr.ssa _ ha fatto riferimento a diverse affezioni psichiche di cui l’assicurato è portatore, senza tuttavia indicare la lettera di ICD-10 (doc. AI 24-4).
Nella nota 18 gennaio 2008 il SMR sostiene che
“in sè una diagnosi di depressione di grado medio non esclude a priori una inabilità lavorativa completa”
(XXXVIII). Va tuttavia rilevato che il perito ha accertato una seppur parziale abilità lavorativa. Determinante è che nella sua valutazione il dr. _ ha esaurientemente spiegato i motivi per cui ritiene l’assicurato abile al lavoro limitatamente al 20%. In particolare egli ha evidenziato come la cronicità delle affezioni psichiche traggono origine sin dalla tenera età dell’interessato, che
“hanno contribuito in modo negativo sulla sua evoluzione infantile sia livello relazione sia a livello sociale”
(perizia pag. 8). Oltre alle problematiche relazionali e lavorative, il perito ha evidenziato che tutti i citati elementi causano un
“disturbo di personalità emotivamente instabile che ha preso avvio sin dalla sua prima infanzia”
, che porta ad escludere
“una possibilità di reinserimento lavorativo o occupazionale se non volontariato ciò che potrebbe riscattarlo dai suoi “errori”...
(perizia pag. 11 punto 7).
Ora, e qui sta il punto nodale della vertenza, nella perizia 15 maggio 2006 il _ (dr.ssa _) aveva individuato un miglioramento, segnatamente:
"
(...)
Dall'agosto 2005 all'oggi, a fronte di una prognosi di cronicità posta dal perito stesso, il quadro clinico ha avuto un'evoluzione favorevole, legata a diversi fattori (la presa in carico ambulatoriale, le terapie di gruppo, l'assenza di richieste da parte del mondo circostante, così come l'assenza di qualsivoglia confronto con l'esterno). Non ci troviamo più di fronte ad un episodio depressivo grave, quanto ad una sindrome depressiva che ha anche i connotati della sindrome ansiosa. Per quanto all'oggi permangano alcun vissuti invalidanti (la "ferita narcisistica", il vissuto di vittima della mala sorte e le interpretazioni proiettive frutto di un meccanismo difensivo messo in atto ogni qualvolta l'assicurato si sia confrontato con un fallimento personale), la prognosi non pare connotata da un registro di cronicità.
A conferma di quanto sopra, si ricorda come i precedenti episodi depressivi, innescati da insuccessi ora lavorativi ora relazionali, abbiano sempre avuto una buona evoluzione con una restitutium ad integrum, espressione questa della presenza di indubbie risorse da parte dell'assicurato. Anche nell'attuale, rispetto alla valutazione da parte del perito del 2005, non si riscontrano segni di totale inabilità, nè tanto meno di cronicità; se è vero che l'assicurato pare avere aderito allo statuto di paziente, è anche vero, che all'oggi lo stesso risulti in grado di gestirsi autonomamente, così come gestisce autonomamente il menage familiare e le attività di svago (suona ad esempio in un complesso musicale. (...)"
(Doc. AI 24-4)
Al riguardo, il dr. _, considerando la valutazione 5 agosto 2005 del dr. _ (questi aveva concluso per una totale incapacità lavorativa dal 10 maggio 2004; cfr. pag. 5 risposto alla domanda no. 2, doc. AI 23-5) esaustiva e comprensiva dell’evoluzione clinica del paziente, ha sottolineato che
“non vedo come l’esposto della dr.ssa _ possa essere così contrastante da portare a divergenze conclusive così discordanti
” (perizia pag. 8), riportando, come già accennato, la problematica d’infanzia dell’assicurato, le sue tendenze aggressive durante il tirocinio con abuso etilico sino alla perdita di capacità nell’affrontare il compito lavorativo quale venditore di automobili. Certo che, oggi come nel 2006, il ricorrente svolge una vita senza particolari scompensi (vive con la ex moglie che lo aiuta sia a livello finanziario che sentimentale, fa la spesa quando non c’è troppa gente, si occupa della cucina casalinga, fa frequenti passeggiate sia la mattino che al pomeriggio da solo ecc. ; cfr. capitolo “anamnesi”; perizia pag. 5 ss), dall’altra la sua vita sociale risulta essere molto povera e non presenta sufficienti risorse psichiche per poter ipotizzare un suo reinserimento lavorativo. Riguardo quest’ultimo punto, al capitolo contestazioni obbiettive il dr. _ ha evidenziato:
"
(...)
Nei momenti che ho incontrato il signor RI 1 l'ho visto abulico, apatico con una completa assenza di valenze centripete. Come venditore si isola e non vuole avere più contatto con le persone che gli sono state nocive.
Vorrei anche far rilevare che il signor RI 1 ha avuto nel suo passato diversi episodi depressivi che però si sono risolti in relativamente poco tempo poiché era in grado di far fronte a queste sintomatologie con un'energia intrinseca. Ora non vede più alcuno sbocco nel suo avvenire. È una persona orientata, differenziata, ma rallentata, apatica, indifferente.
Senza caratterizzare delle ideazioni auto o eteroclastiche egli si lascia piuttosto andare.
No ha più alcuna iniziativa. Non svolge alcun hobby. Conduce praticamente una vita vuota e spersa.
Il corso del suo pensiero seppure intero è allentato.
Non posso osservare ideazioni deliranti ma comunque dei momenti di interpretazione a sfondo paranoide.
Affettivamente è disilluso. Non verbalizza ideazioni eteroclastiche ma dietro una struttura di personalità come la sua non lo escludo!
La socievolezza è praticamente azzerata. La sua vita intrafamigliare è estremamente ridotta.
Il paziente si rende conto di queste sue difficoltà. (...)" (Doc. XXVI, pag. 10-11)
Va poi ricordato che già nell’agosto 2005 il dr. _, seppur avendo individuato - grazie al potenziamento del trattamento farmacologico - un possibile recupero della capacità lavorativa ma non prima della scadenza di due anni di malattia (punto 9 della perizia, pag. 6; doc. AI 23-7), egli aveva comunque sottolineato che
"il disturbo depressivo aggravato da un vissuto personale di totale fallimento esistenziale è così severo da rendere improbabile il recupero delle capacità lavorative prima della scadenza dei 2 anni di totale assenza del lavoro. È dunque a mio avviso quasi certo che l'incapacità di lavoro diventi definitiva, necessitando di conseguenza l'applicazione di misure AI"
. Situazione confermata dal perito giudiziario, il quale ha evidenziato che dal 2004 a oggi l’evoluzione
“non migliorerà col tempo (...) i suoi sintomi attuali e le esperienze lavorative negative hanno completamente inibito le sue risorse “
(risposta quesito no. 5 delle domande di parte attrice, perizia pag. 12).
Nella già citata nota 18 gennaio 2008 il dr. _ ha sostenuto che dato “
all’AI viene espressamente richiesto di fare astrazione dell’età e di fattori socio-economici nel riconoscere il diritto a prestazioni, la presente perizia non risulta, secondo il mio parere, conclusiva ai fini dell’AI
“ (XXXVIII).
Occorre qui precisare, che nella precedente nota 28 novembre 2007 il citato sanitario del SMR aveva fra l’altro chiesto che:
"
(...)
Bisogna richiedere al perito d'indicare cosa intende come processo reintegrativo. Se ritiene che l'assicurato possa essere reintegrato vuol dire che dispone di risorse sfruttabili. Tocca quindi al perito indicare e quantificare queste risorse facendo astrazione dell'età dell'assicurato e della situazione sul mercato del lavoro." (Doc. XXVIII/bis)
Da lì traggono origine le due delle quattro domande di complemento peritale formulate dall’Ufficio AI, alle quali il dr. _ ha dato risposta il 9 gennaio 2008:
"
(...)
4. Cosa intende come processo reintegrativo?
Penso che nell'attuale processo lavorativo sia difficilmente integrabile poiché "segnato" come particolari e quindi anche facilmente soggetto a scherni e fenomeni di bullismo.
5. Facendo astrazione dall'età e dalla situazione del mercato del lavoro, quali e di quale entità sono le risorse lavorative sfruttabili dell'assicurato?
Mi chiedo come si può semplicemente fare astrazione dell'età e della situazione del mercato del lavoro in una situazione congiunturale fragile.
Le risorse lavorative residue dell'assicurato andranno sperimentate tramite un processo reinseritivo e osservativo.
Dal mio punto di vista clinico mi è difficile esprimermi su questo quesito."
(Doc. XXXV)
Ora, il perito ha giustamente ritenuto difficile rispondere in particolare alla domanda no. 4, ritenuto come non sia suo compito, ma del consulente professionale, di procedere ad un’eventuale valutazione economica della residua capacità lavorativa dell’assicurato, la quale deve giocoforza tenere conto dell’età, nonché del mercato (equilibrato) del lavoro (cfr.
Meyer-Blaser, Rechtsprechung des Bundesgerichts zum IVG, Zurigo 1997, p. 228; Omlin, Die Invalidität in der obligatorischen Unfallversicherung, Friborgo 1995, p. 201).
In conclusione, come visto sopra, questo Tribunale non ha motivo per non aderire alla succitata approfondita e dettagliata valutazione psichiatrica. Del resto va ricordato che, secondo giurisprudenza, in caso di perizia giudiziaria, il giudice non si scosta senza motivi imperativi dalle conclusioni del perito, il cui ruolo consiste proprio nella messa a disposizione della giustizia della propria scienza medica, per fornire un'interpretazione scientifica dei fatti (STFA 12 novembre 1998 nella causa L.A, 14 aprile 1998 nella causa O.B., 28 novembre 1996 nella causa G. F.; DTF 122 V 161, 112 V 32 consid. 1a, 107 V 174 consid. 3; SVR 1998 BVG Nr. 16 p. 55). Il giudice può disattendere le conclusioni del perito giudiziario, nel caso in cui il rapporto peritale contenga delle contraddizioni o sulla base di una controperizia, richiesta dal medesimo tribunale, che conduca ad un altro risultato (DTF 101 IV 130). Egli può discostarsene anche nel caso in cui, fondandosi sulla diversa opinione di altri esperti, ritiene di avere sufficienti motivi per mettere in dubbio l'esattezza della perizia giudiziaria. Va tuttavia sottolineato che il perito giudiziario - contrariamente al perito di parte o allo specialista che si esprime sotto un'altra veste - ha uno statuto speciale nel senso ch'egli esercita, in virtù del mandato giudiziario che lo sottopone alla comminatoria secondo l'art. 307 del Codice penale, una funzione qualificata al servizio della giurisprudenza (RCC 1986 p. 201 consid. 2a). Non è pertanto necessario procedere ad ulteriori accertamenti.
A
lla luce della perizia giudiziaria, questa Corte ritiene
dimostrato con il grado della verosimiglianza preponderante valido nell'ambito delle assicurazioni sociali (DTF 125 V 195 consid. 2 e i riferimenti ivi citati, 115 V 142 consid. 8b, 113 V 323 consid. 2a, 112 V 32 consid. 1c, 111 V 188 consid. 2b) che il ricorrente è inabile al lavoro nella misura dell’80% in qualsiasi attività lucrativa.
2.8. Per quel che concerne l’inizio dell’incapacità lavorativa di grado rilevante, la stessa va fissata al mese di maggio 2004, così come evidenziato nelle perizia 5 agosto 2005 del dr. _ (punto no. 2; doc. AI 23.5) e 15 maggio 2006 del _ (punto. 2.6, doc. AI 23-7) e nella risposta di causa.
Ne consegue che il diritto alla rendita intera dell’assicurato inizia a decorrere dal 1° maggio 2005, terminato il periodo di carenza di un anno ex art. 29 cpv. 1 lett. b LAI.
2.9. Secondo l’art. 69 cpv. 1bis LAI, in vigore dal 1° luglio 2006, la procedura di ricorso in caso di controversie relative all’assegnazione o al rifiuto di prestazioni AI dinanzi al tribunale cantonale delle assicurazioni è soggetta a spese. L’entità delle spese è determinata fra 200.-- e 1’000.-- franchi in funzione delle spese di procedura e senza riguardo al valore litigioso.
Visto l’esito della vertenza e tenuto conto dei costi dell’istrut-toria, le spese di fr. 1’000.-- sono poste a carico dell’Ufficio AI.
L’assicurato vittorioso, patrocinato da un legale, ha diritto a fr. 2'000.-- di ripetibili (IVA inclusa).