Decision ID: 50193b82-df31-5da9-9d95-b0e6b3c619cb
Year: 2020
Language: it
Court: TI_TCAS
Chamber: TI_TCAS_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: social_law

ritenuto
in fatto
1.1. La FA 1, con sede a _, è stata costituita il 16 novembre 2016. Il 17 giugno 2010 la sede sociale è stata trasferita a _ (date di pubblicazione nel FUSC; cfr. estratto RC informatizzato agli atti).
Il Consiglio di amministrazione era composto da (date di pubblicazione nel FUSC):
_, amministratrice unica con diritto di firma individuale dal 18 maggio 2011 al 23 gennaio 2015;
RI 1, amministratore unico con diritto di firma individuale dal 23 gennaio 2015 sino al fallimento della società (12 aprile 2018).
1.2. Dal 1° novembre 2009 la società è stata affiliata alla Cassa CO 1 (di seguito: Cassa) quale datrice di lavoro.
Con decreto del 12 aprile 2018 la Pretura del Distretto di _ ha dichiarato l’apertura del fallimento, autorizzando successivamente la liquidazione mediante la procedura sommaria ai sensi dell’art. 231 LEF (pubblicazione nel FUSC dell’8 giugno 2018).
Il 26 novembre 2018 la Cassa ha insinuato all’Ufficio dei fallimenti (UF) del Distretto di _ il proprio credito di fr. 58'274,85, a titolo di contributi paritetici AVS/AI/SD e AF non soluti dalla società per gli anni 2015 - 2018, quest’ultimo sino al mese di settembre, dopo controllo del datore di lavoro (doc. V/1).
Con scritti del 4 ottobre 2018, confermato con email del 7 febbraio 2020, l’UF di _ ha comunicato alla Cassa che non sono previsti dividendi ai creditori di seconda classe (doc. V/2 e 3).
1.3. Costatato di avere subìto un danno,
con decisione del 13 marzo 2020, confermata con decisione su opposizione del 27 febbraio 2020, la Cassa ha chiesto a RI 1 il risarcimento ex art. 52 LAVS di
fr. 58'030,75, per contributi paritetici non soluti dalla società dal 2015 al 2018 (doc. 1).
1.4. Con il presente ricorso RI 1 ha impugnato la suddetta decisione su opposizione, chiedendone l’annullamento.
Contesta di aver violato le prescrizioni con intenzionalità o negligenza grave, sostenendo di aver sempre agito con grande senso di responsabilità.
Rileva di esser stato ingiustamente oggetto nel giugno 2015 di una fake news con conseguente campagna diffamatoria nei suoi confronti da parte di media ticinesi e italiani. Questa situazione, continua il ricorrente, ha comportato che numerosi clienti hanno chiuso le relazioni con la FA 1 ed i debitori della società hanno ritardato o addirittura non effettuato i pagamenti. Rileva altresì che per far fronte agli impegni societari dal secondo semestre 2015 egli ha ritardato il pagamento del suo stipendio e dal 2016 al 2017 anche quello di sua moglie, facendo inoltre affidamento affinché i clienti della società procedessero finalmente con il pagamento di oltre fr. 200'000.-- necessari per liquidare quanto dovuto all’AVS. Evidenzia pure un piano di rientro del debito contributivo concordato con la Cassa in Pretura e di aver eseguito, prima del fallimento della società, un pagamento di fr. 5'000.--.
In via subordinata, da quanto è dato di capire, il ricorrente sostiene che lui e sua moglie sarebbero disposti a rinunciare alla quota parte dei contributi spettanti sui loro salari – che costituiscono la maggior parte della massa salariale della società – dal totale dei contributi dovuti dalla società. In tal modo non vi sarebbe alcun danno subito dalla Cassa.
1.5. Con la risposta di causa, facendo riferimento alle motivazioni contenute nella decisione contestata, la Cassa ha postulato la reiezione del ricorso. Ribadisce la responsabilità ex art. 52 LAVS del ricorrente per negligenza grave.
1.6. Su richiesta del TCA, la Cassa ha trasmesso copia dell’insinuazione al UF di _, dello scritto 7 ottobre 2020 dello stesso ufficio con il quale ha informato la Cassa che non sono previsti dividendi per i creditori, nonché delle distinte salari 2015-2018 compilate dalla società (V).
considerato

in diritto
2.1. Secondo l'art. 52 cpv. 1 LAVS il datore di lavoro deve risarcire il danno che egli ha provocato violando, intenzionalmente o per negligenza grave, le prescrizioni dell’assicurazione. I presupposti dell'obbligo di risarcimento sono quindi l'esistenza di un danno, la violazione delle prescrizioni vigenti in materia di contributi paritetici da parte del datore di lavoro, l'intenzionalità o la negligenza grave ed un nesso di causalità adeguato fra la colpa e la citata violazione delle prescrizioni legali.
La giurisprudenza (cfr. in particolare DTF 132 III 523 consid. 4.6 pag. 530 con riferimenti) e la dottrina ammettono in maniera generale (tacitamente:
"stillschweigend"
, cfr. Meyer, Die Rechtsprechung des Eidgenössischen Versicherungssgerichts zur Arbeitgeberhaftung, in: Temi scelti di diritto delle assicurazioni sociali, Basilea 2006, pag. 33 con riferimento) un nesso di causalità naturale e adeguata tra il comportamento colpevole e il danno subìto in seguito per mancato pagamento dei contributi (STF 9C_ 238/2017 del 5 luglio 2017 consid. 5.3.2 e 9C_394/2016 del 21 novembre 2016 consid. 5).
Nell’ipotesi in cui il datore di lavoro è una persona giuridica, che è stata sciolta allorché la pretesa viene fatta valere, possono essere convenuti, in via sussidiaria, i suoi organi responsabili (DTF 123 V 15 consid. 5b con riferimenti; SVR 2001 AHV Nr. 6, pag. 20; tale estensione è stata tra l'altro motivata con il riferimento al principio generale della responsabilità degli organi di una società ai sensi dell'art. 55 cpv. 3 CC, statuito la prima volta in DTF 96 V 125 e ribadito in DTF 114 V 221 consid. 3b). Sussidiarietà significa che la cassa di compensazione deve innanzitutto rivolgersi al datore di lavoro. Solo nel caso in cui il datore di lavoro non può far fronte al suo obbligo contributivo la cassa di compensazione può agire sussidiariamente e direttamente contro i suoi organi. Generalmente questo è il caso in cui la cassa accusa un danno a seguito del fallimento della società datrice di lavoro. In questo contesto si situa anche il rilascio di un attestato di carenza beni definitivo in una procedura di esecuzione in via di pignoramento (Nussbaumer, Die Haftung des Verwaltungsrates nach Art. 52 AHVG, in AJP 1996 pag. 107; Frésard, Les développements récents de la jurisprudence du Tribunal fédéral des assurances relative à la responsabilité de l’employeur selon l’art. 52 LAVS, in RSA 1991, pag. 163; RCC 1988 pag. 137, 1991 pag. 135; DTF 129 V 11, 123 V 15; SVR 2001 AHV Nr. 6).
Qualora più datori di lavoro, come per esempio i membri di una società semplice, o più organi di una persona giuridica, abbiano cagionato assieme un danno, essi ne rispondono solidalmente (DTF 119 V 87 consid. 5a, 114 V 214 e sentenze ivi citate). Va rilevato che il nuovo capoverso 2 dell’art. 52 LAVS, entrato in vigore il 1° gennaio 2012, prevede che
“se il datore di lavoro è una persona giuridica, rispondono sussidiariamente i membri dell’amministrazione e tutte le persone che si occupano della gestione o della liquidazione. Se più persone sono responsabili dello stesso danno, esse rispondono solidalmente per l’intero danno”
.
La Corte federale ha riesaminato il problema della responsabilità sussidiaria degli organi ed ha concluso che la prassi finora adottata a proposito dell'art. 52 LAVS deve essere mantenuta anche successivamente all’entrata in vigore – il 1° gennaio 2003 – del nuovo art. 52 LAVS (DTF 129 V 11 = Pratique VSI 2003 pag. 79 segg.).
Nella fattispecie concreta, a seguito dell’apertura del fallimento della FA 1 la Cassa legittimamente ha chiesto in via sussidiaria al ricorrente, quale amministratore unico della società, il risarcimento danni ex art. 52 LAVS per i contributi paritetici non versati dalla società.
2.2. Costituiscono elementi del danno risarcibile, tra l’altro, i contributi AVS/AI/IPG, sia per la parte del salariato che quella del datore di lavoro (STFA H 166/02 del 28 ottobre 2002 consid. 4.1; STCA del 10 giugno 2002 consid. 2.3 inc. 31.2002.10; Pratique VSI 1994 pag. 104); i contributi della disoccupazione (STFA H 346/01 del 4 ottobre 2002 consid. 4); i contributi dovuti all’assicurazione cantonale degli assegni familiari; le spese di amministrazione; gli interessi moratori (art. 41bis OAVS); le spese esecutive (cfr. la giurisprudenza citata in RDAT II 1995 pagg. 369-370 confermata in RDAT II 2002 pag. 533; STFA H 113/00 del 24 ottobre 2000 consid. 6 e RtiD II 2006 pagg. 368-370). Non sono invece computabili le multe inflitte dalla Cassa (STFA H 142/03 del 19 agosto 2003, H 194/96 del 4 novembre 1996).
Secondo costante giurisprudenza, spetta all’amministrazione documentare la propria pretesa, mediante estratti, salari, fatture ecc. (RDAT II 1995 pag. 396).
Tuttavia va ricordato che, in applicazione del principio dell’obbligo di collaborazione delle parti, in caso di contestazione incombe alla controparte portare le prove che l’importo del danno richiesto dalla cassa di compensazione non è corretto (RDAT II 1995 pag. 397 che rinvia alla RCC 1991 pag. 133 consid. II/1b).
Nel caso in esame, il danno richiesto al ricorrente è costituito dal mancato versamento integrale dei contributi AVS/AI/IPG/AD e AF per gli anni 2015 - 2018, così come risulta dai conteggi allegati alla decisione di risarcimento, nonché dagli specchietti relativi all’evoluzione del pagamento dei contributi 2015 - 2018 (doc. 4 - 7) per complessivi fr. 58'030,75, dopo accredito della ridistribuzione della tassa sul CO2. I contributi sono stati determinati in base alle distinte salari 2015 – 2018 compilate dalla società (doc. V/4-7).
In queste circostanze la Cassa ha debitamente documentato l’ammontare del danno. N’è del resto l’ammontare del danno è stato contestato dal ricorrente.
2.3.
P
er definizione, il danno considerato dall'art. 52 LAVS è quello derivante da un atto o da un'omissione in relazione ai compiti che la legge attribuisce al datore di lavoro, segnatamente in materia di versamento dei contributi (Pratique VSI 1994 pag. 99, consid. 5a). Le prescrizioni cui fa riferimento l'art. 52 LAVS sono innanzitutto quelle contenute nella LAVS medesima e nelle sue disposizioni di esecuzione: in particolare le norme concernenti l'obbligo di pagare i contributi, il calcolo degli stessi dovuti sul reddito di un'attività salariata, il prelevamento dei contributi dei salariati, l'obbligo di allestire i relativi conteggi: sono queste le disposizioni in senso stretto (art. 14 cpv. 1 LAVS, artt. 34 segg. OAVS; RCC 1985 pag. 607 consid. 5a).
L’obbligo di conteggiare e versare i contributi da parte del datore di lavoro è un compito di diritto pubblico (Pratique VSI 1994 pag. 108 consid. 7a con riferimenti) e il venire meno a questo compito costituisce una violazione di prescrizioni ai sensi dell’art. 52 LAVS e comporta il risarcimento integrale del danno (Pratique VSI 1993 pag. 84 consid. 2a; DTF 111 V 173 consid. 2, 108 V 186 consid. 1a, 192 consid. 2a; RCC 1985 pag. 646 consid. 3a, pag. 650 consid. 2).
Inoltre – anche se ciò non è esplicitamente menzionato nella legge – il datore di lavoro deve preoccuparsi dei contributi paritetici dei quali è tenuto ad assumere il prelevamento e la trasmissione alla Cassa con tutta la necessaria attenzione richiesta. Ne consegue che se è causa della propria insolvenza nei confronti della Cassa, lo stesso può essere reso responsabile ai sensi dell'art. 52 LAVS, anche se non ha violato una prescrizione specifica della LAVS (RCC 1985 pag. 608 consid. 5b).
2.4. La cassa di compensazione che constata di aver subìto un danno in seguito alla non osservanza delle prescrizioni (ad es. dell'art. 14 LAVS, relativo all'obbligo di dedurre da ogni paga i contributi e di versarli periodicamente alla cassa, rispettivamente degli artt. 34 e segg. OAVS relativi ai modi di conteggio e di pagamento dei contributi) può presumere che il datore di lavoro ha violato le prescrizioni intenzionalmente o almeno per grave negligenza e quindi può procedere contro di lui. Incombe allora al datore di lavoro di far valere e provare validi motivi di giustificazione e di discolpa, idonei cioè ad escludere una violazione intenzionale o per negligenza grave delle prescrizioni, rispettivamente idonei a giustificarla in base a circostanze speciali (DTF 108 V 187; SVR 1995 AHV Nr. 70 pag. 213). È quindi possibile che, procrastinando il pagamento dei contributi, il datore di lavoro riesca a salvaguardare l’esistenza della ditta, ad esempio nell’ipotesi di difficoltà passeggere di liquidità. Affinché un simile comportamento non comporti l’applicazione dell’art. 52 LAVS, occorre che il datore di lavoro, nell’istante in cui decide, abbia seri e oggettivi motivi di ritenere che gli sarà possibile solvere i contributi entro un termine ragionevole (DTF 108 V 188; Pratique VSI 1996 pag. 307; RCC 1992 pag. 261 consid. 4b, 1985 pag. 604 consid. 3a). L’obbligo del datore di lavoro e dei suoi organi responsabili di risarcire il danno alla Cassa sarà negato, e di conseguenza decadrà, se questi reca e prova motivi di giustificazione, rispettivamente di discolpa (DTF 108 V 187 consid. 1b; Frésard, op. cit., RSA 1987 pag. 7).
2.5. Ai sensi della giurisprudenza del TFA si deve ammettere una negligenza grave del datore di lavoro quando questi abbia trascurato di fare quanto doveva apparire importante a qualsiasi persona ragionevolmente posta nella stessa situazione.
La misura della diligenza richiesta viene apprezzata secondo il dovere di diligenza che si può e si deve generalmente esigere, in materia di gestione, da un datore di lavoro della stessa categoria di quella a cui appartiene l’interessato (RCC 1988 pag. 634 consid.
5a; DTF 112 V 159 consid. 4 con riferimenti; Knus, Die Schadenersatzpflicht des Arbeitgebers in der AHV, 1989, pag. 53).
I fatti di cui si è resa colpevole una ditta non sono necessariamente imputabili a tutti gli organi della stessa. Si deve infatti esaminare se e in quale misura questi fatti possano essere addebitati ad un organo determinato, tenuto conto della situazione di diritto e di fatto di quest’ultimo nella ditta medesima. Il tema di sapere se un organo ha agito in modo colposo dipende dalle responsabilità e dalle competenze che gli sono state attribuite dalla ditta (DTF 108 V 202 consid.
3a; RCC 1985 pag. 647 consid. 3b; Knus, op. cit., pag. 52; Dieterle/Kieser, Das Schadenersatzprozess nach Art. 52 AHVG, in Der Schweizer Treuhänder, 1995, pag. 658).
La giurisprudenza ritiene che, di regola, la mancata deduzione e relativo trasferimento alla Cassa dei contributi configura una grave negligenza (DTF 108 V 186 segg. consid. 1b).
2.6. Nella fattispecie concreta, il ricorrente rileva di esser stato ingiustamente oggetto nel giugno 2015 di una fake news con conseguente campagna diffamatoria nei suoi confronti da parte di media ticinesi e italiani, ciò che ha spinto numerosi clienti a chiudere le relazioni con la FA 1 ed ai debitori della società di ritardare o addirittura non effettuare i pagamenti.
Va qui ricordato che ai fini di una responsabilità ex art. 52 LAVS è sufficiente agire per negligenza grave e che secondo costante giurisprudenza (
STCA 31.2018.12 e 31.2018.22 del 2 dicembre 2019, consid. 2.9 con riferimenti
) la responsabilità del datore di lavoro ai sensi dell'art. 52 LAVS non è in relazione alla gestione della società per sé stessa, né a eventuali cause di un fallimento.
Pertanto, nel caso concreto i succitati motivi che avrebbero causato una perdita economica alla società tale da non poter far fronte al suo obbligo contributivo non sono rilevanti in questa sede.
Occorre piuttosto esaminare se speciali circostanze legittimavano il datore di lavoro, rispettivamente il proprio organo esecutivo, a non versare i contributi o potevano scusarlo dal provvedervi (DTF 121 V 243 consid. 4b pag. 244; 108 V 183 consid. 1b pag. 186 e 108 V 189 consid. 2b pag. 193).
2.7. Conformemente alla giurisprudenza, costituisce motivo di giustificazione il caso in cui un datore di lavoro, omettendo il pagamento dei contributi per fare fronte a una mancanza (passeggera) di liquidità, tenti in questo modo di salvare l'impresa che versa in una delicata situazione finanziaria. Un simile comportamento sfugge a una responsabilità ai sensi dell'art. 52 LAVS unicamente se in questo modo il datore di lavoro onora altri crediti (segnatamente quelli dei lavoratori e dei fornitori) essenziali per la sopravvivenza dell'azienda e al tempo stesso può oggettivamente ritenere che i contributi dovuti verranno soluti entro un termine ragionevole. La questione decisiva, in tale contesto, non è tanto se il datore di lavoro all'epoca credeva realmente che l'azienda potesse essere salvata e che i contributi sarebbero stati pagati in un futuro prossimo, bensì piuttosto se un tale atteggiamento fosse allora oggettivamente sostenibile agli occhi di un terzo responsabile (STF 9C_812/2007 del 12 dicembre 2008 consid. 3.2 con riferimenti; cfr. in dettaglio Reichmuth, Die Haftung des Arbeitgebers und seiner Organe nach Art. 52 AHVG, 2008, n. 668 seg. pag. 156 segg.; vedi anche Meyer, Die Rechtsprechung des Eidgenössischen Versicherungsgerichts zur Arbeitgeberhaftung; in: Temi scelti di diritto delle assicurazioni sociali, 2006, pag. 25 segg. e 35 segg.; cfr. anche STFA H 103/00 dell’11 gennaio 2002 consid. 4c e DTF 123 V 244 consid. 4b). In questo contesto, l’Alta Corte ha precisato che la ditta che attraversa una fase difficile e fonda la sua esistenza su equilibri delicati deve prendere delle misure drastiche e immediate (STF H 170/01 del 23 luglio 2002 consid. 4.6. con riferimenti e H 336/95 del 7 maggio 1997 consid. 3d). La giurisprudenza federale ha ribadito che l’organo della società deve prestare particolare attenzione nell'ipotesi in cui è a conoscenza del fatto che la ditta sta attraversando una crisi finanziaria (STF H 446/00 del 31 agosto 2001 consid. 4a).
Quindi l’illiquidità della società non giustifica il procrastinare del pagamento dei contributi se non sono realizzati i chiari criteri di discolpa posti dalla citata giurisprudenza (STCA 31.2008.6 del 12 febbraio 2009).
Da distinguere dal caso in cui il datore di lavoro non versa i contributi per salvare l’azienda, la cui omissione può costituire motivo di giustificazione, vi è quello in cui il mancato pagamento in occasione della cessazione dell’attività può eventualmente rappresentare motivo di discolpa. Questa seconda ipotesi può verificarsi segnatamente con riferimento a quelle aziende, che dopo avere per lungo tempo e ineccepibilmente onorato, dal profilo delle assicurazioni sociali, i propri obblighi di datori di lavoro, cadono in difficoltà economiche, devono essere sciolte (normalmente per causa di fallimento) e rimangono debitrici dei contributi sociali per gli ultimi mesi della loro esistenza. In questi casi, la giurisprudenza circoscrive a due o tre mesi la perdita contributiva tollerabile dal profilo dell'art. 52 LAVS (STF 9C_812/2007 del 12 dicembre 2008 consid. 3.3 con riferimenti; cfr. in dettaglio Reichmuth, op. cit., n. 696 segg. pag. 163 segg.; cfr. anche Meyer, op. cit., pag. 36). Va poi ricordato che per giurisprudenza non può essere riconosciuto alcun motivo di discolpa se il differimento dei pagamenti dei contributi paritetici era cronico e i pagamenti venivano effettuati solo dopo che le procedure esecutive, ripetute e numerose, giungevano a uno stadio avanzato (STF 27 giugno 1994 nella causa M.).
2.8. Nel caso in esame, nella decisione contestata (pag. 8) la Cassa ha evidenziato di aver
“proceduto a diffidare la società già a partire dal mese di ottobre 2011 e ad avviare procedure esecutive dal mese di novembre 2011”,
come del resto si evince dall’elenco delle diffide e delle esecuzioni (doc. 8 e 9). Ciononostante i contributi del 2015 non sono stati integralmente liquidati, mentre per gli anni 2016 e 2017 il datore di lavoro non ha proceduto ad alcun pagamento (cfr. specchietto dell’evoluzione del debito contributivo 2015- 2018, in doc. 4).
Quindi è poco verosimile che il cronico differimento e la mancata liquidazione dei contributi fosse indispensabile per l’eventuale salvataggio della società, con l’intento che i contributi sarebbero stati pagati in un futuro prossimo. Anzi, come visto, non riversando alla Cassa la quota trattenuta mensilmente sullo stipendio dei propri dipendenti, il datore di lavoro viola le prescrizioni ex art. 14 cpv. 1 LAVS e 87 cpv. 3 LAVS.
Inoltre, nella decisione impugnata (pag. 9) correttamente la Cassa ha evidenziato che:
"
il fatto di aver continuato a gestire una società sulla base di equilibri delicati, in particolare fruendo di un finanziamento indiretto - grazie non solo al mancato riversamento di almeno la quota parte di oneri sociali trattenuta ai dipendenti negli anni 2016 e 2017, ma anche al cronico differimento dei pagamenti e pure al mancato pagamento di diversi acconti e conguagli -, ha fatto sì che l'opponente trasferisse il rischio imprenditoriale sulle assicurazioni sociali; ciò che la giurisprudenza federale identifica come comportamento gravemente negligente (STF 9C 701/2018 del 27 novembre 2018). In questo modo il danno subito dalla Cassa è stato aggravato ulteriormente, impegnando, nell'ottica di un nesso di causalità diretto, la responsabilità del signor RI 1 in qualità di ex amministratore unico della società.
Oltre a ciò, si osserva che il tentativo di sanare la situazione debitoria della società, procedendo ad esempio con un pagamento parziale degli oneri sociali, non costituisce di per sé motivo di giustificazione. In caso contrario, basterebbe che una società, con gravi arretrati contributivi, cominci a saldare una parte anche considerevole del debito per escludere la responsabilità ex art. 52 LAVS dei propri amministratori (STF H 270/03 del 28 giugno 2004,
STCA 12 febbraio 2009, in. 31.2008.6).”
Certo, il 29 novembre 2017 la società, rispettivamente il ricorrente, ha concordato in sede di Pretura di _ un piano di rientro dei contributi dovuti per totali fr. 55'000.--. Il primo pagamento di fr. 5'000.-- è stato eseguito il 4 gennaio 2018, seguito da altri due versamenti di fr. 2'666,85 ciascuno il 6 e 8 febbraio 2018 (cfr. decisione su opposizione pag. 9), poi la società è fallita, lasciando comunque uno scoperto non indifferente.
L’insorgente rileva altresì che per far fronte agli impegni societari dal secondo semestre 2015, egli ha ritardato il pagamento del suo stipendio e dal 2016 al 2017 anche quello di sua moglie, facendo affidamento affinché i clienti della società procedessero finalmente con il pagamento di oltre fr. 200'000.-- destinati a liquidare i contributi dovuti. Non va tuttavia dimenticato che dal 2011 la società accusava un ritardo nel pagamento dei contributi, motivo per cui è poco verosimile che il ritardo nel pagamento dei salari potesse essere risolutivo. Inoltre, non è dato di sapere quali fossero le ragioni per fare affidamento su un succitato importante pagamento da parte dei clienti societari.
Viste le suesposte risultanze, dalle quali si evince che non si trattava di una situazione di momentanea difficoltà, questo Tribunale deve concludere che, non trovandosi confrontata con una mancanza di liquidità passeggera e conformemente alla succitata giurisprudenza (cfr. consid. 2.8), la società non aveva validi motivi per giustificare il procrastinare del pagamento dei contributi.
In simili circostanze non è in effetti dato di ritenere che vi fossero delle ragioni serie ed oggettive per credere che il ritardo nel pagamento dei contributi fosse da attribuire ad una crisi passeggera o ad una situazione momentanea di illiquidità.
Va rilevato che, in assenza di motivi di giustificazione, il fatto che la società abbia procrastinato e differito il pagamento dei contributi pressoché in modo sistematico da lungo tempo è già di per sé segno di grave negligenza del datore di lavoro che fa sorgere la responsabilità degli organi, ai quali incombe per legge la massima vigilanza nella conduzione e nel controllo della società (STCA 31.2006.5-6 del 13 settembre 2006).
Va altresì ricordato che la società non ha versato per oltre due anni i contributi, motivo per cui dal punto di vista temporale non sussiste nemmeno un motivo di discolpa ai sensi della succitata giurisprudenza (cfr. consid. 2.7), a prescindere che il differimento dei pagamenti dei contributi paritetici è stato cronico ed i (pochi) pagamenti sono stati effettuati solo dopo diffida e precetto esecutivo.
2.9. In via subordinata, da quanto è dato di capire, il ricorrente sostiene che lui e sua moglie sarebbero disposti a rinunciare alla quota parte dei contributi spettanti sui loro salari – che costituiscono la maggior parte della massa salariale della società – dal totale dei contributi dovuti dalla società. In tal modo non vi sarebbe alcun danno subito dalla Cassa.
O
ccorre ricordare che ai sensi dell’art. 3 cpv. 1 prima frase LAVS gli assicurati sono tenuti al pagamento dei contributi fintanto che esercitano un’attività lavorativa e, in caso di attività dipendente, sul salario determinante sono prelevati i contributi come previsto dall’art. 5 cpv. 1 e 3 LAVS.
Inoltre, l’art. 14 cpv. 1 LAVS stabilisce che i contributi del reddito proveniente da un'attività lucrativa dipendente sono dedotti da ogni paga e devono essere versati periodicamente dal datore di lavoro insieme al suo contributo. Decisivo per l'insorgenza del debito contributivo e quindi per la questione di sapere quando i contributi devono essere prelevati dal salario determinante è il momento in cui il reddito da attività lavorativa si è realizzato (DTF 111 V 166 consid. 4a, 110 V 227 consid. 3a; STFA 1966 pag. 205; RCC 1989 pag. 317 consid. 3c, 1976 pag. 88 consid. 2). I contributi paritetici devono essere riscossi, indipendentemente dal momento in cui il salario è pagato, su tutte le retribuzioni dovute per il periodo di attività lucrativa durante la quale il salariato era soggetto a obbligo di contribuzione (DTF 110 V 225). Pertanto, secondo la giurisprudenza, i contributi sociali sono dovuti dal momento in cui il lavoratore dipendente realizza il suo diritto al salario (RCC 1976, pag. 87). Quindi, ai fini dell’art. 52 LAVS non è importante che il salario sia stato o potesse effettivamente essere versato, bensì il fatto che il diritto a tale prestazione si sia realizzato (fra le tante: DTF 111 V 166 consid. 4a, 110 V 227 consid. 3a) ritenuto che i contributi sono dovuti anche se
il lavoratore rinuncia a chiedere
l’effettivo versamento del salario (STFA H 71/02 del 5 marzo 2003 consid. 3.4).
In casu, visti l’obbligo di contributivo dei lavoratori dipendenti e l’obbligo del datore di lavoro di riversarli alla Cassa, l’eventuale rinuncia da parte del ricorrente e di sua moglie alla quota parte dei contributi spettanti sui loro salari non è possibile. Solo se si tratta di un salario di poco conto ai sensi dell’art. 34d cpv. 1 OAVS il contributo è percepito soltanto a richiesta dell’assicurato, ciò che non è il caso ritenuto che i salari versati sono maggiori dell’importo limite di fr. 2'300.-- annui.
Del resto, anche se il ricorrente e sua moglie volessero eventualmente rinunciare al versamento dei rispettivi salari, ciò non modifica l’ammontare del danno subito, ritenuto che, come da succitata giurisprudenza, i contributi sono comunque dovuti.
Da quanto sopra esposto questo Tribunale deve pertanto concludere che l’insorgente
–
senza che vi fossero dei motivi di giustificazione e/o di discolpa ai sensi della giurisprudenza citata (cfr. consid. 2.7)
–
ha per lo meno commesso una grave negligenza per essere venuto meno al suo preciso dovere di regolarmente versare i contributi, peraltro già prelevati dai salari dei dipendenti in conformità all'art. 51 LAVS.
2.10. Il TF, nella DTF 137 V 51, chiamato a pronunciarsi in merito all’ammissibilità del ricorso in materia di diritto pubblico in un caso concernente la responsabilità del datore di lavoro per il danno risultante dalla violazione delle prescrizioni in materia di AVS, ha stabilito che il ricorso in materia di diritto pubblico interposto contro un giudizio sulla responsabilità del datore di lavoro nei confronti di una cassa di compensazione fondata sull’art. 52 cpv. 1 LAVS è ammissibile solo qualora il valore litigioso raggiunga il limite di fr. 30'000.-- o in presenza di una questione di diritto di importanza fondamentale (circa l’interpretazione in un senso largo della nozione di “responsabilità dello Stato” ai sensi dell’art. 85 cpv. 1 lett. a LTF vedi Margit Moser-Szeless, Le recours en matière de droit public au Tribunal fédéral dans le domaine des assurances sociales – aspects choisis, in HAVE 2010 pag. 342; Mélanie Fretz, La responsabilité selon l’art. 52 LAVS: une comparaison avec les art. 78 LPGA e 52 LPP, in HAVE 2009 pag. 249; cfr. inoltre anche DTF 135 V 98 nella quale il TF si è pronunciato circa l’ammissibilità del ricorso in un caso concernente la responsabilità del titolare di una cassa di disoccupazione nei confronti della Confederazione per il danno derivante dal pagamento di prestazioni indebite e DTF 134 V 138 nella quale l’Alta Corte si è pronunciata circa l’ammissibilità di un ricorso in tema di responsabilità dell’Ufficio AI per i danni cagionati a un terzo evidenziando, in particolare, che l’eventuale presupposto della “questione di diritto di importanza fondamentale” – presupposto questo che, secondo l’art. 85 cpv. 2 LTF, renderebbe ammissibile il ricorso in materia di diritto pubblico anche se il valore litigioso non raggiunge i fr. 30'000.-- – deve essere dimostrata dal ricorrente).