Decision ID: 68237f82-95da-5912-8877-8d167b0a036b
Year: 2019
Language: it
Court: TI_TCAS
Chamber: TI_TCAS_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: social_law

ritenuto, in fatto
1.1. RI 1, nato il _ 1957, da ultimo attivo al 50% quale impiegato della _ ed al 50% quale aiuto segretario-contabile presso lo _, nel corso del mese di dicembre 2011 ha inoltrato una domanda di prestazioni AI (cfr. pag. 6 e seguenti incarto AI).
1.2. Acquisita la documentazione medica ritenuta necessaria, con decisione del 19 settembre 2013 l’Ufficio assicurazione invalidità (di seguito: UAI) ha messo RI 1 al beneficio di una rendita AI intera (grado d’invalidità del 100%) con effetto dal 1° agosto 2012 (pag. 180 e seguenti incarto AI).
1.3. Il 27 marzo 2014 l’UAI ha dato avvio ad una procedura di revisione della prestazione (pag. 205 incarto AI).
1.4. Dopo aver sottoposto RI 1 ad una perizia psichiatrica ad opera del _, e meglio della dr.ssa med. _, FMH psichiatria e psicoterapia, redatta il 22 dicembre 2014 (pag. 247 e seguenti AI), aggiornata, dopo le osservazioni della curante, dr.ssa med. _, FMH psichiatria e psicoterapia (in precedenza dr. med. _, FMH psichiatria di _ [cfr. pag. 159 incarto AI]), dal referto del 31 marzo 2016 (pag. 319 e seguenti incarto AI), con decisione del 10 maggio 2016 (pag. 345 incarto AI) l’UAI ha soppresso la rendita con effetto a partire dalla fine del mese che segue l’intimazione della decisione, poiché il grado d’invalidità raggiungeva solo il 32%.
1.5. In seguito al ricorso presentato da RI 1, allora rappresentato dall’avv. _, con sentenza 32.2016.58 del 30 marzo 2017, il TCA ha annullato la predetta decisione ed ha rinviato l’incarto all’UAI per ulteriori accertamenti.
1.6. Dopo aver sottoposto l’assicurato ad una perizia pluridisciplinare ad opera del _ (referto del 25 giugno 2018; pag. 496 e seguenti incarto AI) ed aver acquisito la presa di posizione dell’SMR, dr. med. _ in data 2 agosto 2018 (pag. 585 e seguenti incarto AI), con decisione del 30 ottobre 2018 (doc. B), preavvisata dal progetto del 14 settembre 2018 (pag. 593 e seguenti incarto AI), l’UAI ha ridotto da intera ad 1⁄4 la rendita AI (grado d’invalidità del 43%), con effetto dal 1° luglio 2016 (primo giorno del secondo mese che segue la notifica della decisione del 10 maggio 2016 [art. 88bis cpv. 2 lett. a OAI]).
1.7. RI 1, rappresentato dalla RA 1, è insorto al TCA contro la predetta decisione, chiedendo in via principale l’accoglimento del ricorso, l’annullamento della decisione impugnata ed il riconoscimento di 3⁄4 di rendita (grado d’invalidità del 64.15%) dal 1° luglio 2016 ed in via subordinata l’attribuzione di 1⁄2 rendita (grado d’invalidità del 55.32%) dal 1° luglio 2016 (doc. I).
L’insorgente non censura la valutazione medica, ma sostiene che il calcolo del grado d’invalidità non sarebbe stato effettuato correttamente poiché il reddito da invalido sarebbe eccessivamente elevato.
Egli chiede, in primo luogo, con riferimento alla tabella TA1, di essere inserito nella categoria “attività amministrative e di servizi di supporto”, categoria 77-79/82 (senza 78), livello di competenza 1, che nel 2014 prevedeva un salario lordo di fr. 4'443 mensili, ossia fr. 53'316 annuali. Reddito, come rileva l’interessato, in linea con quanto conseguito negli ultimi anni, e meglio una media di fr. 55'767.
Il ricorrente afferma che già solo riducendo il salario da invalido di fr. 53'316 del 50%, ossia della riduzione del rendimento riconosciuta dal _, si ottiene, prima di esaminare gli ulteriori fattori, un grado d’invalidità del 52,2% che dà diritto a 1⁄2 rendita AI.
In secondo luogo, l’assicurato chiede che il salario da invalido sia ulteriormente ridotto del 25%.
Innanzitutto le limitazioni fisiche e cognitive, che vanno ad aggiungersi all’età avanzata (61 anni), limitandone la capacità di svolgere sia lavori pesanti che lavori leggeri riducono le sue prestazioni, anche perché ora può esercitare solo attività leggere.
Inoltre, vista l’età, difficilmente riuscirà ad integrarsi nuovamente nel mondo del lavoro.
Egli ha sempre lavorato solo per la _ e per _. La carriera professionale non gli ha permesso di assumere conoscenze in ambiti diversi e dal 2010 non svolge più alcuna attività lavorativa. Una prolungata assenza dal mondo del lavoro rende più difficile il suo reinserimento, anche perché non ha conseguito alcuna formazione professionale, oltre al diploma in _, e non dispone di una particolare formazione scolastica, avendo terminato solo le scuole dell’obbligo.
L’interessato ribadisce di aver ormai superato i 60 anni, età a partire dalla quale, secondo il ricorrente, la giurisprudenza considererebbe che di principio non esiste più la possibilità realistica di mettere a profitto la residua capacità lavorativa nel mercato del lavoro supposto equilibrato.
Avendo poco più di tre anni a disposizione, non potrebbe raggiungere il reddito mediano di cui ai valori statistici della tabella TA1.
L’insorgente evidenzia poi di dover assumere una terapia psicofarmacologica importante che attenuerebbe solo in parte la sua sintomatologia. La prognosi è negativa, con tendenza alla cronicizzazione. Questo aspetto non sarebbe stato sufficientemente valutato. Obbligarlo a reinserirsi del mondo del lavoro anche solo nella misura del 50% comporterebbe uno scompenso importante dell’equilibrio faticosamente raggiunto. In assenza di un ambiente favorevole, vi sarebbe un costante rischio di peggioramento.
Non va poi dimenticato che il mondo del lavoro non sarebbe pronto ad accogliere una persona con limiti quali quelli descritti dai periti del _ e dalla curante, dr.ssa med. _.
Il ricorrente evidenzia inoltre che non vi sono studi circa un confronto tra assicurati che lavorano l’intera giornata con riduzione di rendimento rispetto a quelli che occupano la stessa funzione ma a tempo parziale. Una riduzione del reddito ipotetico va comunque effettuata anche sulla base della riduzione del rendimento.
In conclusione, con una riduzione del 25% del reddito da invalido preso in considerazione dall’UAI si otterrebbe un grado d’invalidità del 55.32% ed un diritto a mezza rendita. Tenendo conto invece del reddito da invalido indicato in precedenza (“attività amministrative e di servizi di supporto”, categoria 77-79/82 (senza 78), livello di competenza 1, il grado d’invalidità supererebbe il 60% e darebbe diritto a 3⁄4 di rendita.
1.8. Con risposta del 19 dicembre 2018 l’UAI propone la reiezione del ricorso con argomentazioni che, laddove necessario, saranno riprese in corso di motivazione (doc. IV).
1.9. Il 28 dicembre 2018 l’insorgente ha comunicato che non intende presentare ulteriori mezzi di prova (doc. VI).

in diritto
2.1. Secondo l’art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con gli art. 7 e 8 della LPGA, con invalidità s’intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata, cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio. Gli elementi fondamentali dell'invalidità, secondo la surriferita definizione, sono quindi un danno alla salute fisica o psichica conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio, e la conseguente incapacità di guadagno. Occorre quindi che il danno alla salute abbia cagionato una diminuzione della capacità di guadagno, perché il caso possa essere sottoposto all'assicurazione per l'invalidità (Duc, L’assurance invalidité, in: Meyer (Hrsg.), Schweizerisches Bundesverwaltungsrecht, Band XIV, Soziale Sicherheit, 2a ed., 2007, pag. 1411, n. 46).
Secondo l'art. 28 cpv. 2 LAI gli assicurati hanno diritto ad una rendita intera se sono invalidi almeno al 70%, a tre quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono invalidi almeno al 40%. Ai sensi dell'art. 16 LPGA il grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto fra il reddito del lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo l'insorgenza dell'invalidità e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione, nell'esercizio di un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in condizioni normali di mercato del lavoro (reddito da invalido) e il reddito del lavoro che egli avrebbe potuto conseguire se non fosse diventato invalido (reddito da valido). Il grado d'invalidità dell'assicurato deve quindi essere determinato dal raffronto del reddito che egli ancora può conseguire nonostante la sua invalidità con quello che avrebbe potuto guadagnare in assenza delle affezioni di cui è portatore (Duc, op. cit., pag. 1476, n. 213 e la giurisprudenza citata alla nota a pié pagina n. 264). Si confronta perciò il reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non fosse divenuto invalido con quello ch'egli può tuttora realizzare, benché invalido, sfruttando la residua capacità lavorativa in attività da lui ragionevolmente esigibili in condizioni normali del mercato del lavoro, previa adozione di eventuali provvedimenti integrativi (metodo generale del raffronto dei redditi; DTF 128 V 30, 104 V 136; Pratique VSI 2000 pag. 84).
2.2. Se il grado d'invalidità del beneficiario della rendita subisce una modifica, che incide in modo rilevante sul diritto alla rendita, questa sarà, per il futuro, aumentata o ridotta proporzionalmente o soppressa, d’ufficio o su richiesta (art. 17 cpv. 1 LPGA). Qualsiasi cambiamento importante delle circostanze suscettibile di incidere sul grado d’invalidità e, quindi, sul diritto alla rendita, può fondare una revisione giusta l’art. 17 LPGA.
La rendita può essere oggetto di revisione non soltanto nel caso di una modifica sensibile dello stato di salute, ma anche qualora le conseguenze dello stesso sulla capacità di guadagno, pur essendo esso stato rimasto immutato, abbiano subito una modificazione notevole (DTF 130 V 349 consid. 3.5, 113 V 275 consid. 1a; vedi pure DTF 112 V 372 consid. 2b e 390 consid. 1b).
Una semplice valutazione diversa delle circostanze di fatto, che sono rimaste sostanzialmente invariate, non giustifica comunque una revisione ai sensi dell’art. 17 LPGA (DTF 112 V 372 consid. 2b e 390 consid. 1b).