Decision ID: da499491-3329-5f61-98f6-49022cd33081
Year: 2007
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: civil_law

in fatto: A.
AO 2 e AO 1, comproprietari un mezzo ciascuno della particella n. 5819 RFD di _, hanno appaltato il 25 maggio 2001 all'impresa generale AP 1 la costruzione di una casa monofamiliare su tale fondo per un costo pattuito di fr. 600
000.–. Il 20 dicembre 2002 essi hanno preso possesso dell'abitazione, ma hanno rifiutato il saldo della mercede, sicché il 10 aprile 2003 l'impresa generale si è rivolta al Pretore della giurisdizione di Locarno Città per ottenere l'iscrizione provvisoria di un'ipoteca legale
degli artigiani e imprenditori
sulla particella n. 5819
per la somma di fr. 204
034.– oltre inte
ressi al 5% dal 1° aprile 2003. Con decreto cautelare dell'11 aprile 2003, emanato senza contraddittorio, il Pretore ha ordinato l'iscrizione richiesta, senza riscuotere spese né assegnare ripetibili.
B.
All'udienza del 24 giugno 2003, indetta per la discussione, la ditta AP 1 ha confermato la propria istanza, mentre i convenuti hanno proposto di rigettarla. Entrambe le parti hanno offerto prove, che in un primo tempo il Pretore ha ammesso, salvo limitarle poi all'audizione di un testimone, respingendo
tutte le altre e dichiarando l'istruttoria chiusa con ordinanza dell'8
marzo 2004. Nelle loro conclusioni scritte del 19 e del 28 aprile 2004 le parti hanno mantenuto le rispettive domande, la ditta istante riducendo nondimeno a fr. 114
421.20 l'ammontare della postulata iscrizione. Alla discussione finale del 28 aprile 2004 sono comparsi i soli convenuti, che hanno ribadito il loro punto di vista. Statuendo l'8 giugno 2004, il Pretore ha respinto l'istanza e ha ordinato la cancellazione dell'ipoteca iscritta in via cautelare. Le spese, con una tassa di giustizia di fr. 1500.–, sono state poste a carico dell'istante, con obbligo di rifondere ai convenuti fr. 2600.– per ripetibili.
C.
Contro la sentenza appena citata la ditta AP 1 è insorta con un appello del 20 giugno 2004 per ottene-re che il giudizio impugnato sia riformato nel senso di ordinare l'iscrizione litigiosa. In subordine essa conclude per il rinvio degli atti al primo giudice affinché riapra l'istruttoria e assuma le prove non ammesse. Nelle loro osservazioni del 30 luglio 2004 i convenuti propongono di respingere l'appello.

Considerando
in diritto: 1.
I convenuti sostengono che l'appello è irricevibile, sia perché difetta di una formale dichiarazione di ricorso (art. 309 cpv. 2 lett. d
CPC), sia perché l'istante chiede di far esperire prove dal Pretore,
le quali andrebbero se mai riproposte in appello (art. 309 cpv. 2 lett. e e lett. g CPC). La prima censura è ai limiti del pretesto, la volontà di appellare evincendosi senza equivoco non solo dal contenuto
dell'impugnazione, ma anche dalla richiesta principale di giudizio. Effettivamente inammissibile è invece la richiesta subordinata dell'appellante, una parte potendo proporre tutt'al più che le prove rifiutate dal Pretore siano assunte in appello (art. 322 lett. b CPC), ma non – riservata l'ipotesi di atti nulli (art. 326 lett. a CPC) – che il Pretore riapra l'istruttoria (
Cocchi/Trezzini
, CPC ticinese massimato e commentato, Lugano 2000, n. 13 ad art. 309). Certo, la ditta istante agisce senza l'ausilio di un patrocinatore, ma poco giova. Quand'anche la domanda subordinata fosse intesa come richiesta di assumere prove in appello, essa non sarebbe destinata a miglior sorte. Il Pretore ha spiegato con chiarezza che l'istante nemmeno pretendeva di avere lavorato sul cantiere dopo il 20 dicembre 2002, gli unici interventi eseguiti dopo di allora essendo quelli di una ditta a essa estranea, chiamata direttamente dai proprietari (sentenza impugnata, consid. 3e). Con tale motivazione l'appellante non si confronta, limitandosi a ripetere che altri testimoni avrebbero potuto dichiarare
“
chi stava operando sul posto
”
. Insufficientemente motivata, la richiesta sarebbe quindi – comunque sia – irricevibile (art. 309 cpv. 2 lett. f CPC combinato con il cpv. 5).
2.
Litigiosa è unicamente la questione di sapere, in concreto, se l'ipoteca legale iscritta senza contraddittorio l'11 aprile 2003 sulla particella n. 5819 sia tempestiva. Ora, secondo l'art. 839 cpv. 2 CC l'iscrizione di un'ipoteca legale degli artigiani e degli imprenditori deve avvenire entro tre mesi dal compimento dell'opera, da
quando cioè sono stati eseguiti tutti i lavori costitutivi del contrat
to e l'oggetto può essere consegnato (DTF 125 III 116 consid. 2b,
106 II 25 consid. 2b). Per salvaguardare il termine, perentorio, basta un'iscrizione provvisoria a norma degli art. 961 cpv. 1 n. 1 CC e 22 cpv. 4 RRF (
Schumacher
,
Das Bauhandwerkerpfandrecht,
2a
edizione, pag. 214 n.
739). La procedura di iscrizione provvisoria è sommaria (art. 961 cpv. 3 CC), di camera di consiglio (art. 4 n.
19 LAC e 361 segg. CPC). Incombe all'istante rendere verosimile – senza che il giudice ponga esigenze troppo rigorose – la sua pretesa, ovvero l'esistenza e l'ammontare del credito, il fatto ch'esso sia suscettibile di ipoteca legale e il rispetto del termine di tre mesi dall'ultimazione dei lavori. In caso di dubbio il giudice ordina l'iscrizione e rinvia la decisione sul buon fondamento dell'ipoteca alla sentenza di merito (
Steinauer,
Les droits réels, vol. III, 3a edizione, pag. 288 n. 2891 con rinvii). Se il litigio verte sulla tempestività dell'iscrizione provvisoria, quest'ultima può essere rifiutata, in altre parole, solo qualora la scadenza del termine sia chiaramente decorsa prima dell'iscrizione nel registro fondiario (
Schumacher
, op. cit., n. 750 pag. 218).
3.
Nella fattispecie il Pretore ha ritenuto il termine manifestamente decorso, rilevando che il 13 marzo 2003 – data di cui si valeva la ditta istante per giustificare la richiesta di iscrizione – nell'abitazione dei convenuti erano sì stati svolti determinati lavori, ma non da parte dell'istante, bensì della ditta _ di _, la quale aveva messo a punto l'impianto di collettori solari a lei direttamente commissionato dai convenuti. L'esecuzione di tale opera – ha soggiunto il Pretore – non rientrava fra i lavori previsti dal contratto d'impresa generale stipulato con l'istante, né fra quelli supplementari pattuiti in seguito. Anzi, già nel dicembre del 2002 la ditta istante aveva ultimato l'impianto di riscaldamento a termopompa e di distribuzione dell'acqua calda conforme al contratto d'impresa generale e il 20 dicembre 2002 aveva consegnato la casa finita. Che poi l'autorità comunale abbia rilasciato ai convenuti il permesso di abitabilità solo il 17 febbraio 2003 nulla muta, simile autorizzazione avendo mera indole amministrativa. Per di più, l'arch. _ aveva già firmato il 5 gennaio 2003 anche il certificato di collaudo dell'impianto termotecnico, compreso “il riscaldamento ausiliario a convettori solari” installato dalla _. Ciò conferma che i lavori compiuti dalla ditta istante si erano conclusi il 20 dicembre 2002, onde la palese tardività dell'iscrizione da essa ottenuta l'11 aprile 2003.
4.
L'appellante sostiene che la posa dei collettori solari è stata decisa dai convenuti poche settimane dopo la firma del contratto d'appalto, del 25 gennaio 2001, ma ancor prima che cominciasse la costruzione dello stabile. Tale installazione forma un tutt'uno con l'impianto di riscaldamento a termopompa, il quale ha dovuto subire un totale ripensamento. Le operazioni di controllo e regolazione avvenute ai convettori il 13 marzo 2003 erano necessarie quindi per mettere in esercizio l'intero sistema, senza le quali l'apparato non poteva dirsi concluso e, anzi, non poteva neppure funzionare. Quanto al certificato rilasciato il 5 gennaio 2003 dall'arch. _, esso non attestava collaudo di sorta, bensì la semplice conformità della costruzione alle norme di protezione antincendio emanate dal Consiglio di Stato, le quali non sono in relazione alcuna con il funzionamento dell'impianto termotecnico. Si volesse anche essere rigorosi – continua l'appellante – l'operatività dell'impianto non può precedere il rilascio del
permesso di abitabilità da parte del Municipio di _, il 17 feb
braio 2003, di modo che l'opera fornita non può reputarsi conclusa prima di allora. Quanto all'ammontare del pegno – essa epiloga – nessuna contestazione sussiste, i convenuti non avendo reso verosimile né che la somma richiesta di
fr. 114
421.20
comprenda l'esecuzione di opere affidate a terzi né, tanto meno, che
le opere commissionate non siano state effettuate a regola d'arte.
5.
Nel caso in esame l'iscrizione provvisoria dell'ipoteca legale è avvenuta – come detto – l'11 aprile 2003, il giorno stesso in cui il Pretore l'ha ordinata con decreto cautelare. Il problema è pertanto di sapere se la ditta istante abbia eseguito lavori sulla particella dei convenuti nei tre mesi precedenti, ossia dopo l'11 gennaio 2003. La ditta invero non asserisce ciò, limitandosi a sottolineare che la posa dei collettori solari è stata prevista sin dalla progettazione della casa, la quale è stata adattata a tale esigenza. Sta di fatto che, come il testimone _ ha dichiarato senza ambagi – e come il Pretore ha accertato diffusamente (sentenza impugnata, consid. 3a) – la posa dei convettori è stata affidata dai convenuti direttamente alla _ di _ (verbale dell'11 dicembre 2003 nella rubrica
“
controdomande rogatoriali
”
[act. VII, VIII e IX], pag. 2). La ditta istante ha fornito e installato l'impianto a termopompa, concepito per funzionare con l'ausilio di pannelli solari, ma non era parte a tale contratto (doc. 4). Nell'appello, del resto, essa non pretende il contrario (onde l'inutilità di escutere gli altri testimoni da lei notificati, come ha rilevato il primo giudice). Assevera che senza gli interventi di messa a punto eseguiti quel 13 marzo 2003 l'impianto di riscaldamento e di acqua calda non poteva funzionare, sicché il suo lavoro non poteva dirsi terminato. L'assunto non può tuttavia essere condiviso per le ragioni in appresso.
6.
Dandosi più contratti d'appalto, il termine di tre mesi decorre per ogni contratto – di regola – dal compimento dei lavori ai quali il singolo contratto si riferisce. Solo qualora i contratti siano tanto embricati da formare nel loro complesso un'unità specifica dal profilo economico fa stato – eccezionalmente – il compimento dell'ultimo lavoro eseguito nell'ambito di tale insieme (
Steinauer
, op. cit., pag. 284 n. 2884e con rimandi). La giurisprudenza ha ravvisato simili eccezioni, in particolare, nel caso di forniture successive di calcestruzzo o di lavori di scavo successivi o di opere supplementari strettamente connesse a quelle inizialmente previste per un medesimo cantiere (loc. cit.). Nella fattispecie non sussistono estremi del genere. La ditta istante ha fornito e installato l'impianto termotecnico e di distribuzione dell'acqua calda provvisto di termopompa, già concepito per funzionare con l'ausilio di convettori solari (appello, punto 4). La ditta _ ha posato da parte sua i convettori e ha messo a punto l'impianto per renderlo operativo con l'apporto di energia solare. Non si tratta di appalti tanto embricati da non poter essere seriamente distinti. Che per finire l'impianto termotecnico sia uno e unico poco importa, come poco giova che senza i convettori solari esso non funzionasse o funzionasse solo in parte. Determinante è che le prestazioni fornite dall'una e dall'altra ditta rimangano, come in concreto, chiaramente individuabili. In simili condizioni l'intervento eseguito il 13 marzo 2003 dalla _ non profitta all'istante, la quale aveva già finito i lavori di sua incombenza e consegnato la casa il 20 dicembre 2002.
7.
L'appellante invoca il permesso di abilitabilità ottenuto dai committenti il 17 gennaio 2003 (doc. P), ripetendo che prima di allora la casa non era agibile, sicché il suo lavoro non poteva dirsi terminato. Nemmeno tale asserto può essere condiviso. Intanto il permesso di abitabilità (art. 49 cpv. 2 LE) consiste unicamente nella verifica, da parte di un medico delegato dal Municipio, della conformità dello stabile alle norme di polizia edilizia (inesistenza di umidità nel fabbricato, funzionamento dei servizi igienici, applicazione dei corrimani, sufficiente altezza dei parapetti e così via). Nulla esso può attestare, dunque, circa il funzionamento o il mancato funzionamento di un impianto per il riscaldamento e l'acqua calda (cfr.
Lucchini
, Compendio giuridico per l'edilizia, CFPG, collana blu, vol. 4, Lugano 1999, pag. 228 seg.). Ciò posto, l'appellante non può essere seguita nemmeno nella misura in cui pretende che l'ottenimento del permesso era una prestazione garantita dal contratto di appalto (doc. B, clausole n. 2.1.3 e n. 14), di modo che il suo compito non poteva dirsi esaurito finché l'autorizzazione non fosse stata rilasciata (appello, punto 9). Così argomentando, in effetti, essa dimentica che prestazioni puramente intellettuali non danno diritto a ipoteca legale giusta l'art. 837 cpv. 1 n. 3 CC (
Hofstetter
in: Basler Kommentar, ZGB II, 2
a
edizione, n. 3 e 4 in fine ad art. 839/840), nemmeno ove siano destinate specificamente all'edificio del convenuto (si pensi ai piani elaborati da un
archi
tetto: SJ 116/1994 pag. 291). L'ottenimento del permesso di abitabilità non poteva influire, pertanto, sulla decorrenza del termine trimestrale enunciato dall'art. 839 cpv. 2 CC.
8.
Gli oneri del giudizio odierno seguono la soccombenza dell'appellante (art. 148 cpv. 1 CPC), che rifonderà alle controparti
un'equa indennità a titolo di ripetibili.
9.
Quanto ai rimedi giuridici esperibili contro l'attuale sentenza sul piano federale (art. 112 cpv. 1 lett. d LTF), il valore litigioso ai fini dell'art. 74 cpv. 1 lett. b LTF (fr. 114 421.20) supera di gran lunga la soglia dei fr. 30
000.– necessaria per un eventuale ricorso in materia civile.