Decision ID: 0436cec9-d434-548f-b8b5-b5378524d0f9
Year: 2019
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: civil_law

in fatto: A. AP 1 (1961) e AO 1 (1963), entrambi divorziati, hanno contratto matrimonio a _ il 21 settembre 2012. A quel momento lo sposo aveva già due figli (C_ ed E_, nati nel 1993 e nel 1997) e la sposa un figlio (D_ _, nato nel 1989). Dalle nuove nozze non è nata prole. Il marito lavora come montatore elettricista per la _ Sagl di _. La moglie ha svolto durante la comunione domestica attività saltuarie e a tempo parziale. I coniugi vivono separati dall'autunno del 2015, quando AO 1 ha lasciato l'abitazione coniugale di _ (particella n. 1280 RFD, proprietà del marito) per trasferirsi in un appartamento a _. Dal febbraio del 2016 essa lavora su chiamata come ausiliaria aiuto domestico per l'Associazione _ di _.
B. Con sentenza del 5 aprile 2016, emanata a protezione dell'unione coniugale, il Pretore del Distretto di Lugano, sezione 6, ha autorizzato i coniugi a vivere separati, ha attribuito l'uso dell'abitazione coniugale al marito e ha condannato quest'ultimo a versare un contributo alimentare per la moglie di fr. 1682.90 mensili dal novembre del 2015. Nell'ambito di tale procedura egli ha vietato inoltre a AP 1, il 28 gennaio 2016, di disporre della particella n. 1280 RFD, menzione che è stata annotata l'indomani nel registro fondiario (inc. SO.2015.4406).
C. Il 21 giugno 2018 AP 1 si è rivolto al medesimo Pretore, chiedendo lo scioglimento del matrimonio, senza formulare altre conclusioni. Il Pretore aggiunto lo ha invitato il 25 giugno 2018 – tra l'altro – a indicare entro venti giorni le conclusioni relative agli effetti patrimoniali del divorzio e a produrre altri documenti sulla sua situazione finanziaria e previdenziale. AP 1 ha ottemperato all'ordinanza il 14 agosto 2018, proponendo di non attribuire contributi di mantenimento dopo il divorzio, di suddividere gli averi della previdenza professionale “secondo l'art. 122 CC” e di procedere “allo scioglimento del regime dei beni e alla sua liquidazione”, riservandosi di adeguare le proprie richieste alle risultanze istruttorie. Il Pretore aggiunto ha invitato anche la moglie il 16 agosto 2018 ad aggiornare i documenti sulla propria situazione finanziaria e previdenziale. Contestualmente egli ha citato le parti all'udienza del 4 ottobre 2018 per il tentativo di conciliazione. Il 5 settembre 2018 AO 1 ha sollecitato dal marito una provvigione ad litem di fr. 3000.– (inc. CA.2018.334). Con ordinanza del 6 settembre 2018 il Pretore aggiunto ha fissato il contraddittorio per lo stesso 4 ottobre 2018.
D. All'udienza del 4 ottobre 2018, dopo “discussione informale” e previo versamento da parte del marito di fr. 1500.– al patrocinatore della moglie per ripetibili, i coniugi hanno siglato in presenza dei rispettivi legali il seguente accordo:
1. Il matrimonio contratto il 21 settembre 2012 a _ da AO 1 (nata _ il _ 1963) e AP 1 (nato il _ 1961) è sciolto per divorzio.
2. Gli averi di previdenza professionale accumulati in costanza di matrimonio fino al 25 giugno 2018 vengono divisi in ragione di metà ciascuno. Pertanto è fatto ordine alla _ SA, _, via _, casella postale, _ di trasferire l’importo di fr. 18 322.– dal conto previdenziale di AP 1 (n. ass. _) al conto previdenziale intestato a AO 1 presso _, casella postale _, _.
3. Le parti si danno reciprocamente atto che dallo scioglimento e liquidazione del regime dei beni nessuna di loro vanta alcuna pretesa. Ognuna di loro resta proprietaria di ciò che detiene e/o è iscritto a proprio nome.
4. È fatto ordine all’UR di cancellare l’annotazione della restrizione della facoltà di disporre ex art. 178 CC sulla particella n. 1280 RFD di _ di proprietà di AP 1.
5. Il marito verserà alla moglie mensilmente, in via anticipata, entro il 5 di ogni mese, un contributo alimentare di fr. 1700.– fino al suo (di lui) pensionamento ordinario.
6. Le spese processuali sono a carico del marito, ripetibili compensate.
In coda all'udienza il Pretore aggiunto ha comunicato alle parti che avrebbe emesso la sentenza di divorzio entro breve tempo. Statuendo con decisione del giorno seguente, egli ha sciolto il matrimonio per divorzio e ha omologato la convenzione sugli effetti accessori. Le spese processuali di fr. 1200.– sono state poste a carico del marito, compensate le ripetibili.
E. Contro la sentenza appena citata AP 1 è insorto a questa Camera con un appello del 5 novembre 2018 per ottenere che, in riforma del giudizio impugnato, il contributo di mantenimento in favore della moglie sia ridotto a fr. 1300.– mensili per la durata di due anni dalla sentenza di divorzio. Nelle sue osservazioni del 13 gennaio 2019 AO 1 propone di respingere l'appello e con appello incidentale chiede che, fosse accolto l'appello principale, la sentenza di divorzio sia annullata nel suo intero. Essa postula inoltre l'ammissione al beneficio del gratuito patrocinio. L'appello incidentale non è stato notificato a AP 1 per osservazioni.

Considerando
in diritto: 1. Le sentenze di divorzio sono appellabili entro 30 giorni dalla notificazione (art. 311 cpv. 1 CPC), sempre che – ove rimangano in discussione mere controversie patrimoniali – il valore litigioso raggiungesse almeno fr. 10 000.– secondo l'ultima conclusione riconosciuta nella decisione impugnata (art. 308 cpv. 2 CPC). Qualora nondimeno l'appello verta su un punto che è stato regolato consensualmente in una convenzione sugli effetti del divorzio omologata dal giudice non sussisteva manifestamente controversia davanti alla giurisdizione di primo grado. In simili circostanze fa stato perciò il valore dell'oggetto litigioso in appello (I CCA, sentenza inc. 11.2018.61 del 15 giugno 2018, consid. 1 con rinvio a Fankhauser in: Sutter-Somm/Hasenböhler/Leuenberger [curatori], Kommentar zur Schweizerischen ZPO, 3a edizione, n. 7 in fine ad art. 289). Nella fattispecie l'appellante principale chiede di ridurre il contributo di mantenimento a suo carico da fr. 1700.– mensili dovuti fino al proprio pensionamento ordinario (previsto il 1° maggio 2026) a fr. 1300.– mensili per la durata di due anni dall'emanazione della sentenza di divorzio. Dalla decisione del Pretore aggiunto a quella del pensionamento ordinario di lui intercorrono sette anni e mezzo, onde un valore litigioso di fr. 121 800.–. Ne segue, sotto questo profilo, la ricevibilità dell'appello principale.
2. Quanto alla tempestività dell'appello principale, la sentenza impugnata è pervenuta al precedente legale dell'attore il 6 ottobre 2018. Introdotto il 5 novembre 2018 (data del timbro postale sulla busta d'invio), il ricorso in esame è pertanto ricevibile. Tempestivo è altresì l'appello incidentale. La risposta all'appello andava presentata infatti entro 30 giorni (art. 312 cpv. 2 CPC). L'invito a formulare osservazioni è stato notificato alla convenuta al più presto il 28 novembre 2018. Il termine di ricorso è rimasto sospeso tuttavia dal 18 dicembre 2018 al 2 gennaio 2019 in virtù dell'art. 145 cpv. 1 lett. c CPC, sicché sarebbe scaduto sabato 12 gennaio 2019, salvo protrarsi al lunedì successivo in virtù dell'art. 142 cpv. 3 CPC. Presentato il 14 gennaio 2019 (timbro postale sulla busta d'invio), ultimo giorno utile, anche l'appello incidentale è di conseguenza ammissibile.
I. Sull'appello principale
3. All'appello principale AP 1 acclude un certificato del 22 ottobre 2018 rilasciato dal proprio medico curante. Ora, nuovi fatti e nuovi mezzi di prova sono proponibili in appello se vengono addotti immediatamente e se dinanzi alla giurisdizione inferiore non era possibile farli valere nemmeno con la diligenza esigibile, tenuto conto delle circostanze (art. 317 cpv. 1 CPC). In concreto il certificato medico attesta disturbi come “ansia generalizzata, attacchi di panico” di cui l'attore soffre “già da tempo”, sintomatologia che si è aggravata “a partire” dal 4 ottobre 2018. Si tratta perciò di affezioni preesistenti alla sentenza impugnata che – come sottolinea la convenuta (osservazioni, pag. 4 in alto) – andavano fatte valere davanti al primo giudice. L'attore obietta che solo durante l'udienza di conciliazione tali disturbi hanno provocato “lo spiacevole disguido di ridurre la [sua] capacità decisionale, fattore che non poteva ragionevolmente essere addotto prima che venisse omologata la convenzione” (memoriale, pag. 4). Quest'ultima argomentazione trova conforto tuttavia nelle sue sole asserzioni. Comunque sia, si volesse anche reputare il nuovo documento proponibile, la rilevanza del medesimo non è tale da incidere sull'esito del giudizio (sotto, consid. 6a). Conviene quindi passare senza indugio alla trattazione dell'appello.
4. L'appellante principale contesta l'efficacia della clausola che nella convenzione sugli effetti del divorzio lo obbliga a versare un contributo alimentare di fr. 1700.– mensili per la moglie fino al proprio pensionamento ordinario, chiedendo che tale onere sia ridotto a fr. 1300.– mensili per la durata massima di due anni dalla sentenza di divorzio. La convenuta eccepisce che, nella misura in cui invoca un vizio della volontà, l'attore avrebbe dovuto chiedere l'annullamento della sentenza impugnata e il rinvio degli atti al primo giudice per l'istruttoria. L'obiezione non è del tutto infondata.
Qualora sia accolto un appello diretto contro una convenzione sugli effetti del divorzio, invero, l'autorità di ricorso non può riformare essa medesima la decisione del primo giudice e modificare autoritativamente i punti dell'accordo che non sarebbero stati da omologare, tranne – ma l'eccezione è estranea alla fattispecie – nelle questioni rette dal principio inquisitorio illimitato. Essa si limita ad accertare invece che i presupposti del divorzio non sono dati e annulla la sentenza impugnata, ma non ritorna gli atti al primo giudice (come crede AO 1), bensì impartisce a ogni coniuge un termine entro cui chiedere lo scioglimento
del matrimonio in via d'azione (Tappy in: Commentaire romand, 2a edizione, n. 11 e 16b ad art. 289; Bähler in: Basler Kommentar, ZPO, 3a edizione, n. 5 ad art. 289; van de Graaf in: Schweizerische ZPO, Kurzkommentar, 2a edizione, n. 7 ad art. 289; Bernasconi in: Commentario pratico al Codice di diritto processuale civile svizzero, vol. 2, 2a edizione, n. 8 ad art. 289). Occorre esaminare di conseguenza, nel caso in esame, se siano dati gli estremi per annullare la sentenza impugnata e assegnare a ogni coniuge un termine entro cui promuovere azione di divorzio (art. 288 cpv. 3 CPC).
5. La regolamentazione degli effetti del divorzio pattuita in una convenzione omologata dal giudice può essere impugnata da un coniuge ancorché questi abbia firmato l'accordo senza riserve. Mentre il principio del divorzio è appellabile solo per vizi della volontà (art. 289 CPC), i dispositivi dell'omologazione che riguardano gli effetti accessori sono impugnabili liberamente (FF 2006 pag. 6736 in fondo). Ciò non significa, contrariamente a quanto sembra ritenere l'appellante, che l'autorità d'appello riesamini tali dispositivi secondo libero apprezzamento. Non va dimenticato invero che alla base della convenzione sta pur sempre un'intesa. Per ottenere l'annullamento di dispositivi concernenti l'omologazione di determinati effetti accessori in una sentenza di divorzio l'appellante deve dimostrare che gli effetti contestati offendono norme del diritto imperativo oppure ch'egli non ha firmato l'accordo di sua libera volontà e dopo matura riflessione oppure che i punti contestati non sono chiari, sono incompleti o sono manifestamente inadeguati (I CCA, sentenza inc. 11.2016.63 del 15 dicembre 2017, consid. 3 con riferimenti).
6. Nel caso specifico l'appellante fa valere di avere sottoscritto la clausola n. 5 della nota convenzione “in verità senza essere d'accordo”, di essersi reso conto solo il giorno dopo di quanto aveva firmato all'udienza di conciliazione e di avere interpellato subito il suo attuale patrocinatore, spiegandogli di avere aderito alla transazione senza riflettere sulla portata effettiva di quella clausola, sopraffatto com'era dai suoi problemi psicofisici. In primo luogo l'appellante si vale quindi, implicitamente, di un vizio della volontà.
a) Il coniuge che invoca un difetto della volontà deve recarne la prova (I CCA, sentenza inc. 11.2015.81 del 7 aprile 2017, consid. 3 con rinvii, in particolare alla sentenza del Tribunale federale 5A_772/2014 del 17 marzo 2015, consid. 5.1). A sostegno del vizio l'attore produce in appello – come detto (consid. 2) – un certificato del 22 ottobre 2018 in cui il suo medico curante attesta ch'egli “soffre già da tempo di ansia generalizzata, attacchi di panico conseguenti allo stress per la pratica di divorzio” e che “a partire dal 4 ottobre 2018 la sintomatologia si è aggravata con sindrome ansioso-depressiva, insonnia, ansia, agitazione e attacchi di panico”. Il medico generalista ha soggiunto tuttavia che “tale sintomatologia è trattata con terapia adeguata”. Dal certificato non risulta inoltre se e in che misura tali disturbi abbiano influito (o abbiano potuto influire) sulla capacità di discernimento dell'attore all'udienza del 4 ottobre 2018 (art. 16 CC). Né l'interessato accenna ad altri elementi suscettibili di dimostrare la pretesa incapacità di agire in udienza secondo le sue reali intenzioni o di capire la portata della clausola n. 5 al momento della firma. Men che meno ove si consideri che l'udienza in Pretura si è protratta per oltre due ore (dalle 14.00 alle 16.15: verbale del 4 ottobre 2018), durante le quali AP 1 è stato assistito dal suo precedente legale. Al proposito l'appello si rivela già di primo acchito privo di consistenza.