Decision ID: 7618ffbf-ff7a-5880-baa3-a7990fef651d
Year: 2021
Language: it
Court: CH_BVGE
Chamber: CH_BVGE_001
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: 

Visto:
la domanda d’asilo che l’interessata ha presentato in Svizzera
l’(...) settembre 2020, dichiarandosi minorenne (cfr. atto della Segreteria di
Stato della migrazione [di seguito: SEM] n. [{...}]-1/2),
la richiesta d’informazioni alla B._ da parte dell’autorità inferiore
del (...) (cfr. atti SEM n. 12/3-n. 14/1), reiterata il
(...) (cfr. atti SEM n. 22/1 e n. 23/1), a seguito dei riscontri nella banca dati
«EURODAC», ove la richiedente è risultata aver presentato una pregressa
domanda d’asilo su suolo (...) il (...) (cfr. atti SEM n. 9/1-n. 11/2),
la procura per richiedente minorenne non accompagnata (di seguito:
RMNA), sottoscritta il (...), la quale nominata rappresentante legale ha
funto anche quale persona di fiducia ai sensi dell’art. 7 dell’Ordinanza 1
sull’asilo relativa a questioni procedurali dell’11 agosto 1999 (OAsi 1,
RS 142.311; cfr. atto SEM n. 15/1),
il verbale relativo alla prima audizione RMNA del (...) ottobre 2020 (cfr. atto
SEM n. 17/10) dell’interessata,
lo scritto della rappresentante legale del 14 ottobre 2020 con i documenti
allegati relativi la richiesta di ricongiungimento tra la minore e la madre
nonché il fratellastro (...), questi ultimi ancora in B._, su suolo
elvetico (cfr. atto SEM n. 21/3),
la risposta delle autorità (...) del (...) alla richiesta
d’informazioni svizzera (cfr. atti SEM n. 24/1 e n. 25/1),
l’audizione sui motivi d’asilo del (...) dicembre 2020 dell’interessata (cfr.
atto SEM n. 28/12),
il parere del 14 dicembre 2020 espresso dalla rappresentante legale della
richiedente al progetto di decisione della SEM dell’11 dicembre 2020 (cfr.
atti SEM n. 33/7 e n. 34/3),
la decisione dell’autorità inferiore del 15 dicembre 2020, notificata in
medesima data (cfr. atto SEM n. 38/1), con cui la medesima autorità ha
respinto la succitata domanda d’asilo ed ha pronunciato l’allontanamento
della richiedente dalla Svizzera, concedendole tuttavia un’ammissione
provvisoria, a causa dell’inesigibilità dell’esecuzione del suo allontana-
mento,
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il ricorso del 14 gennaio 2021 (cfr. risultanze processuali), per mezzo del
quale l’insorgente ha impugnato la succitata decisione dinanzi al Tribunale
amministrativo federale (di seguito: il Tribunale), chiedendo a titolo
principale l’annullamento della decisione impugnata, il riconoscimento
della qualità di rifugiato e la concessione dell’asilo in Svizzera; ed a titolo
subordinato che gli atti siano restituiti alla SEM per il completamento
dell’istruzione ed un nuovo esame delle allegazioni; altresì presentando
un’istanza di assistenza giudiziaria, nel senso dell’esenzione dal
versamento delle spese processuali e dal relativo anticipo; allegando al
ricorso quale nuovo documento una copia di una fotografia ad una fattura
intestata alla supposta zia della ricorrente,
la conferma di ricevimento del gravame del 15 gennaio 2021 del Tribunale
indirizzata all’interessata (cfr. risultanze processuali),
i fatti del caso di specie che, se necessari, verranno ripresi nei considerandi
che seguono,

e considerato:
che le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla
LTF, in quanto la legge sull’asilo (LAsi, RS 142.31) non preveda altrimenti
(art. 6 LAsi),
che fatta eccezione per le decisioni previste all’art. 32 LTAF, il Tribunale,
in virtù dell’art. 31 LTAF, giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi
dell’art. 5 PA prese dalle autorità menzionate all’art. 33 LTAF,
che la SEM rientra tra dette autorità (art. 105 LAsi) e l’atto impugnato
costituisce una decisione ai sensi dell’art. 5 PA,
che la ricorrente è toccata dalla decisione impugnata e vanta un interesse
degno di protezione all’annullamento o alla modificazione della stessa
(art. 48 cpv. 1 lett. a-c PA), per il che è legittimata ad aggravarsi contro di
essa,
che i requisiti relativi ai termini di ricorso (art. 108 cpv. 1 LAsi e 10
dell’Ordinanza sui provvedimenti nel settore dell’asilo in relazione al
coronavirus del 1° aprile 2020 [Ordinanza Covid-19 asilo, RS 142.318]),
alla forma e al contenuto dell’atto di ricorso (art. 52 cpv. 1 PA) sono
soddisfatti,
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che occorre pertanto entrare nel merito del gravame,
che con ricorso al Tribunale possono essere invocati, in materia d’asilo, la
violazione del diritto federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti
giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi),
che il Tribunale non è vincolato né dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4 PA), né
dalle considerazioni giuridiche della decisione impugnata, né dalle
argomentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2),
che in virtù dell’art. 111 lett. e LAsi, il ricorso, manifestamente infondato
come si vedrà dappresso, è deciso dal giudice in qualità di giudice unico
con l’approvazione di una seconda giudice, e la sentenza verrà pertanto
motivata solo sommariamente (art. 111a cpv. 2 LAsi),
che altresì, ai sensi dell’art. 111a cpv. 1 LAsi, si rinuncia allo scambio di
scritti,
che l’insorgente, cittadina afghana, di etnia hazara, ma nata e cresciuta in
C._, a sostegno della sua domanda d’asilo e nel contesto della
prima audizione RMNA ha addotto che circa all’età di (...) anni il padre
l’avrebbe voluta condurre in Afghanistan per darla in sposa ad un uomo a
lei sconosciuto; che la madre tuttavia si sarebbe sempre opposta a tale
volere paterno, scaturendone ogni volta degli accesi litigi con il marito; che
il padre per indurre la moglie all’obbedienza del suo volere l’avrebbe mal-
trattata e picchiata, malmenando a volte anche l’interessata; che un giorno,
nel corso di un acceso litigio tra i genitori, due zii (...) sarebbero giunti al
loro domicilio e le avrebbero condotte in una casa a D._; che ivi
esse avrebbero vissuto, insieme ad un cugino (...), fino all’anno (...), ov-
vero sino all’espatrio con la madre verso la E._, per giungere in
seguito, dopo circa un anno e mezzo, in B._; che dacché sarebbero
partite da D._, ella non avrebbe più rivisto né sentito il padre,
che ella ha altresì dichiarato di temere di ritornare in Afghanistan, in quanto
lì vi sarebbe la guerra, sarebbe obbligata a sposarsi, nonché la madre
verrebbe uccisa dal padre, dallo zio (...) o dalla famiglia (...) se la trovas-
sero; che ella ha inoltre espresso il desiderio di vivere presso gli zii (...)
presenti in Svizzera, nonché di ricongiungersi con la madre ed il fratellastro
rimasti in B._,
che nel suo provvedimento, l’autorità resistente ha ritenuto le allegazioni
decisive in materia d’asilo della richiedente, come inverosimili ai sensi
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dell’art. 7 LAsi, in quanto vaghe ed a tratti anche incoerenti e contradditto-
rie,
che nel suo gravame l’insorgente contesta le sovraesposte conclusioni;
che segnatamente le sue asserzioni dovrebbero essere considerate
attendibili nell’ottica della probabilità preponderante, tenendo in debita
considerazione gli aspetti specifici della minore età ex art. 7 cpv. 5 OAsi 1;
che proprio tali aspetti sarebbero stati misconosciuti dalla SEM; che invero
nel complesso, il tenore delle cosiddette “gravi incongruenze” segnalate
nella decisione impugnata, lascerebbero desumere che il livello di dettaglio
richiesto dall’autorità inferiore per la presentazione dei fatti da parte della
minore, non si scosterebbe da quanto richiesto ad un adulto; che oltracciò,
la SEM non avrebbe tenuto conto nella sua valutazione che dei fattori
emozionali potrebbero aver influenzato le allegazioni della giovane; che
neppure il ritmo incalzante dei quesiti posti alla richiedente, nel contesto
dei quali la funzionaria incaricata della SEM avrebbe pure espresso dei
giudizi negativi in merito, non avrebbero contribuito a mettere a proprio agio
la ricorrente,
che considerata anche la giovane età dell’insorgente e le sue espresse
difficoltà di ricordare dei dettagli di un episodio che sarebbe avvenuto
(...) anni prima all’età di soli (...) anni, le allegazioni della richiedente sa-
rebbero da ritenere verosimili ed andrebbero valutate anche sotto il
profilo della rilevanza, alfine di un accertamento esaustivo ed accurato dei
fatti giuridicamente rilevanti; che in merito, se ella rientrasse in Afghanistan,
rischierebbe di essere ricondotta dal padre violento, unico genitore rimasto
in patria, e sarebbe costretta a sposare un uomo molto più grande di lei,
che altresì, tenuto conto del fatto che la procedura di trasferimento per
ricongiungimento tra la madre e la minore dalla B._ in Svizzera,
sarebbe tutt’ora in corso, nell’ottica di un accertamento esaustivo dei fatti
giuridicamente rilevanti, l’interessata sostiene che sarebbe auspicabile
l’ascolto dei motivi d’asilo anche della madre e quindi l’esame della fatti-
specie nell’ambito di una procedura ampliata,
che agli occhi del Tribunale, le tesi ricorsuali non possono tuttavia essere
seguite,
che appare d’uopo giudizioso esaminare le doglianze formali sollevate
dall’insorgente, ovvero d’un canto il mancato rispetto da parte della SEM
dei criteri di valutazione delle allegazioni di un minore dal profilo della
verosimiglianza e d’altro canto la tenuta della stessa audizione sui motivi
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d’asilo da parte dell’autorità inferiore, che avrebbe pregiudicato alla
chiarezza e completezza delle risposte date dall’insorgente, giungendo ad
un accertamento incompleto dei fatti giuridicamente rilevanti nonché ad
un’applicazione errata del diritto federale (art. 106 cpv. 1 lett. a e b LAsi),
che la qualità di minore non accompagnato impone invero alla SEM il
rispetto di esigenze particolari d’istruzione nell’ambito della trattazione
della domanda d’asilo che il Tribunale ha già avuto modo di specificare
nella DTAF 2014/30 (cfr. in particolare consid. 2.3.2),
che nel caso in parola v’è dapprima da premettere come la ricorrente, al
momento dello svolgimento dell’audizione sui motivi, fosse ben oltre i
(...) anni d’età, ciò che permette in parte di relativizzare le esigenze pre-
scritte dalla giurisprudenza succitata, la quale è stata sviluppata nel conte-
sto di una fattispecie riguardante un richiedente l’asilo di soli dodici anni,
che non bisogna neppure misconoscere che, sebbene i criteri summenzio-
nati siano stati ripresi direttamente dalla giurisprudenza, si tratta di semplici
raccomandazioni a garanzia del trattamento uniforme del minore (cfr. nello
stesso senso la sentenza del Tribunale D-6763/2018 dell’11 giugno 2020
consid. 5.1),
che proseguendo nell’analisi, nessun indizio agli atti all’inserto, lasciano
trasparire che le esigenze legate alla minore età dell’insorgente sviluppate
dalla giurisprudenza succitata non siano state pienamente rispettate nel
caso di specie,
che invero, la rappresentante legale dell’insorgente, nonché persona di
fiducia della stessa, è stata debitamente convocata all’audizione sui motivi
d’asilo – nonché pure alla prima audizione RMNA – tenutasi con la minore
ed ella era presente; che durante la medesima audizione, la funzionaria
della SEM responsabile ha cominciato con lo spiegare alla richiedente i
suoi diritti ed i suoi obblighi, in particolare quello di dire la verità, durante
l’audizione, nonché osservando che fosse importante come lei si sentisse
a suo agio durante la medesima; che proseguendo ha iniziato a porre dei
quesiti aperti all’insorgente, chiedendole, anche se brevemente riguardo il
suo stato di salute, come pure lasciandola esprimere liberamente circa i
suoi motivi d’asilo (cfr. verbale 2, D4 segg., pag. 2 seg.), ponendo soltanto
successivamente dei quesiti più dettagliati, dandole la possibilità in parti-
colare di esprimersi rispetto all’ultimo litigio avvenuto tra i genitori, allorché
avrebbero abbandonato successivamente con la madre la casa famigliare
(cfr. verbale 2, D16, pag. 4; D29 segg., pag. 5 seg.),
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che sebbene effettivamente, nel corso di questi ultimi quesiti, si possa
desumere un certo malcontento da parte della funzionaria incaricata della
SEM, rispetto alle risposte ritenute vaghe della richiedente, tuttavia allo
stesso modo le ha dato la possibilità di esprimersi più volte sulle stesse,
riformulando anche diversamente i suoi quesiti perché l’interessata
potesse afferrare bene quanto richiestole (cfr. verbale 2, D30 segg., pag. 5
seg.; ed ancora: verbale 2, D64 segg., pag. 8 seg.),
che alla fine dell’audizione, l’auditrice della SEM ha dato modo all’interes-
sata di esprimersi anche riguardo a dei fatti non prettamente attinenti i suoi
motivi d’asilo, chiedendole riguardo al suo fratello (...) ed alla madre (cfr.
verbale 2, D74 segg., pag. 9), nonché le ha offerto nuovamente la
possibilità di esporre degli eventuali fatti che non avesse ancora evocati e
suscettibili ad opporsi al suo ritorno in Afghanistan (cfr. verbale 2, D78
segg., pag. 9 seg.),
che lungo il corso dell’audizione, la richiedente non ha dato prova di aver
avuto difficoltà particolari, segnatamente di comprensione – che non siano
comunque state risolte nel corso dell’audizione stessa – o dovute ad
un’emozione che l’avrebbero impedita dall’esprimersi liberamente sui suoi
motivi di fuga, come espresso invece nel gravame; che peraltro, la sua
rappresentante legale non appare essere intervenuta né all’inizio
dell’audizione, né nel corso dell’esposizione dei suoi motivi d’asilo, o abbia
presentato dei commenti che andassero nel senso di ritenere che
l’audizione non si sia svolta in un clima disteso e con dei quesiti adattati
all’età ed alle capacità della minore; che inoltre appare che l’auditrice si sia
sincerata di aver ben compreso quanto dichiarato dalla minorenne,
che visto tutto quanto sopra, non ricorrono gli estremi per un’invalidazione
dell’atto procedurale in questione, in quanto non si può ritenere che nel
caso in esame siano rintracciabili un accumulo di fattori negativi che
avrebbe condotto alla stesura di un verbale d’audizione insufficiente per
l’esame della verosimiglianza,
che le doglianze espresse dall’insorgente in tale senso vanno quindi
respinte,
che per quanto concerne invece il merito della questione, preliminarmente
il Tribunale osserva che, essendo la ricorrente stata posta al beneficio
dell’ammissione provvisoria per inesigibilità dell’esecuzione dell’allontana-
mento nel provvedimento impugnato, e non avendo ella censurato
specificatamente la pronuncia dell’allontanamento, oggetto del litigio risulta
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essere esclusivamente la questione del riconoscimento dello statuto di
rifugiato e della concessione dell’asilo,
che la Svizzera, su domanda, accorda asilo ai rifugiati secondo le disposi-
zioni della LAsi (art. 2 cpv. 1 LAsi); che l’asilo comprende la protezione e
lo statuto accordati a persone in Svizzera in ragione della loro qualità di
rifugiato; che esso include il diritto di risiedere in Svizzera (art. 2 cpv. 2
LAsi),
che giusta l’art. 3 cpv. 1 LAsi, sono rifugiati le persone che, nel Paese di
origine o di ultima residenza, sono esposte a seri pregiudizi a causa della
loro razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo
sociale o per le loro opinioni politiche, ovvero hanno fondato timore di
essere esposte a tali pregiudizi; che sono pregiudizi seri segnatamente
l’esposizione a pericolo della vita, dell’integrità fisica o della libertà, nonché
le misure che comportano una pressione psichica insopportabile; che
occorre tenere conto dei motivi di fuga specifici della condizione femminile
(art. 3 cpv. 2 LAsi),
che altresì, a tenore dell’art. 7 cpv. 1 LAsi, chiunque domanda asilo deve
provare, o per lo meno rendere verosimile la sua qualità di rifugiato; che la
qualità di rifugiato è resa verosimile se l’autorità la ritiene data con una
probabilità preponderante (art. 7 cpv. 2 LAsi); che sono inverosimili in
particolare le allegazioni che su punti importanti sono troppo poco fondate
o contraddittorie, non corrispondono ai fatti o si basano in modo
determinante su mezzi di prova falsi o falsificati (art. 7 cpv. 3 LAsi),
che è pertanto necessario che i fatti allegati dal richiedente l’asilo siano
sufficientemente sostanziati, plausibili e coerenti fra loro; che in questo
senso dichiarazioni vaghe, quindi suscettibili di molteplici interpretazioni,
contraddittorie in punti essenziali, sprovviste di una logica interna,
incongrue ai fatti o all’esperienza generale di vita, non possono essere
considerate verosimili ai sensi dell’art. 7 LAsi; che per il resto, essendo la
giurisprudenza in materia invalsa, si rinvia alla stessa per ulteriori dettagli
(cfr. DTAF 2013/11 consid. 5.1 e giurisprudenza ivi citata),
che come a ragione considerato dall’autorità inferiore nella decisione av-
versata, anche agli occhi del Tribunale le dichiarazioni essenziali rilasciate
dalla ricorrente riguardo i suoi motivi d’asilo, risultano essere in più punti
incoerenti, nonché poco sostanziate,
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che a titolo esemplificativo, nel corso della prima audizione, ella ha soste-
nuto che il padre l’avrebbe voluta far sposare con uno dei suoi famigliari
(cfr. verbale 1, p.to 1.17.04, pag. 5 e p.to 7.01, pag. 9), specificazione che
nell’audizione successiva non ha invece addotto, asserendo invece non
sapere di chi si trattasse (cfr. verbale 2, D40 seg., pag. 7),
che anche riguardo all’ultimo litigio avvenuto prima della sua partenza dal
domicilio paterno verso D._, si rilevano diverse discrepanze nelle
varie versioni rese dalla richiedente; che invero se nel suo racconto
spontaneo dei suoi motivi d’asilo ha descritto il coinvolgimento dello zio (...)
nel litigio (cfr. verbale 2, D5, pag. 2), tuttavia in seguito tale
evenienza risulta essere del tutto assente (cfr. verbale 2, D16, pag. 4), per
finire, a preciso quesito in merito, in dichiarazioni contraddittorie, afferman-
done invece la sua estraneazione (“Mio zio [...] era fermo in un angolo e
guardava, non faceva niente”, cfr. verbale 2, D26, pag. 5); che la spiega-
zione fornita dalla ricorrente in merito, ovvero che in precedenza si sarebbe
forse sbagliata (cfr. verbale 2, D28, pag.5), non risulta in alcun modo
esplicativa né convincente rispetto a tale incoerenza; che la stessa, a
differenza di quanto allegato nel gravame, non appare nell’esame comples-
sivo delle dichiarazioni rese dall’insorgente, come “irrisoria”, bensì di una
certa importanza, visti i pochi dettagli resi dalla medesima in merito al
succitato litigio,
che appare peraltro quantomeno incoerente con il fatto che ella si trovasse
fuori in cortile (cfr. verbale 2, D5, pag. 2 e D21, pag. 4), la sua descrizione
della circostanza che la madre avesse preso il suo chador (cfr. verbale 2,
D16, pag. 4 e D29, pag. 5),
che per il resto, si rinvia, onde evitare inutili ridondanze, alla decisione im-
pugnata, essendo sufficientemente motivata e dettagliata in relazione alle
vaghezze rilevate nelle dichiarazioni dell’insorgente (cfr. art. 109 cpv. 3
della Legge sul Tribunale federale del 17 giugno 2005 [LTF, RS 173.110]
su rinvio dell’art. 6 LAsi); che in tal senso le argomentazioni esposte nel
gravame, non inducono il Tribunale a diversa conclusione rispetto a quella
di cui all’avversata decisione,
che neppure il fatto allegato con il ricorso, che la ricorrente avrebbe iniziato
un percorso di presa in carico psicologica – peraltro dalla copia della fattura
inviata con il ricorso non risulta in alcun modo la presa in carico psicologica
della ricorrente, bensì si riferisce unicamente alla presunta zia della mede-
sima – in mancanza di ogni qualsivoglia ulteriore elemento all’incarto di
indizi concreti di traumi o di meccanismi di autodifesa da parte della
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ricorrente rispetto a quanto raccontato in merito ai suoi motivi d’asilo, non
risultano far addivenire il Tribunale ad un apprezzamento differente rispetto
a quanto sopra esposto,
che per gli stessi motivi, nemmeno l’eventuale audizione della madre della
ricorrente, della quale per di più non si conosce né se riceverà la possibilità
di ricongiungersi con la figlia in Svizzera, come neppure i tempi dello stesso
ricongiungimento se il medesimo venisse autorizzato, non potrebbe essere
posta a fondamento di una valutazione diversa della presente fattispecie,
ove la ricorrente stessa non ha reso credibili le sue asserzioni circa i suoi
motivi d’asilo,
che in definitiva v’è dunque da tutelare la conclusione dell’autorità inferiore
circa l’inverosimiglianza dei motivi d’asilo addotti dall’interessata,
che a titolo abbondanziale, e per buona pace della ricorrente, si rileva
altresì che, anche se le medesime allegazioni venissero ritenute verosimili,
non sarebbero comunque rilevanti ai sensi dell’asilo,
che invero appare dalle dichiarazioni dell’insorgente come, dopo la loro
partenza dal domicilio paterno, con il padre non avrebbe più avuto alcun
contatto, né avrebbe più avuto notizia del medesimo finché sarebbe rima-
sta in C._ con la madre (cfr. verbale 2, D36 seg., pag. 6); che il fatto
che esse siano comunque rimaste in C._ per almeno ancora un
anno dopo aver lasciato la casa paterna, senza più essere ricercate dal
medesimo, malgrado ne avesse le possibilità tramite i famigliari (...), risulta
essere dimostrativo dell’evenienza che il padre si fosse completamente di-
sinteressato della ricorrente, come pure della madre della medesima,
che agli occhi del Tribunale, la partenza della ricorrente dal suo paese di
nascita, non aveva pertanto alcun nesso causale temporale con le perse-
cuzioni allegate dalla ricorrente da parte del padre, essendo che la fuga
sarebbe intervenuta circa un anno dopo la fine delle stesse (cfr.
DTAF 2011/50 consid. 3.1.2.1; 2009/51 consid. 4.2.5); che ancor meno si
ravvisa un nesso materiale con le medesime, non essendo più di alcuna
attualità il volere del padre di farle contrarre il matrimonio in Afghanistan al
momento della sua partenza dall’C._; che la partenza dal predetto
Paese, appare quindi piuttosto riconducibile ad altra causa rispetto alle mo-
tivazioni fornite nei verbali d’audizione dalla ricorrente,
che per quanto infine attiene il desiderio espresso dall’insorgente di
rimanere in Svizzera presso gli zii (...), come pure relativa alla
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situazione generica di guerra in Afghanistan, gli stessi motivi risultano
essere all’evidenza irrilevanti in materia d’asilo,
che per tutto quanto sopra rilevato, si ritiene pertanto che, al momento del
suo espatrio, la ricorrente non fosse esposta a delle persecuzioni imminenti
e gravi rientranti nella definizione di cui all’art. 3 LAsi, per il che ancora
meno plausibili risultano essere i timori per il futuro espressi dalla mede-
sima in rapporto al padre (cfr. verbale 2, D61 pag. 8 e D79 seg., pag. 10),
che, per quanto riguarda la concessione dell’asilo e del riconoscimento
della qualità di rifugiato, il ricorso non è pertanto destinato ad esito
favorevole,
che ne discende che, con la decisione impugnata, la SEM non ha violato il
diritto federale né abusato del suo potere d’apprezzamento ed inoltre non
ha accertato in modo inesatto o incompleto i fatti giuridicamente rilevanti
(art. 106 cpv. 1 LAsi),
che avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, la domanda di
esenzione dal versamento di un anticipo equivalente alle presumibili spese
processuali è divenuta senza oggetto,
che infine, ritenute le allegazioni ricorsuali sprovviste di probabilità di esito
favorevole, la domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa
dal versamento delle spese processuali, è respinta,
che, visto l’esito della procedura, le spese processuali, che seguono la soc-
combenza, sarebbero da porre a carico della ricorrente (art. 63 cpv. 1 e 5
PA nonché art. 3 lett. b del regolamento sulle tasse e sulle spese ripetibili
nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del
21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]); che tuttavia, visto che la parte
in causa risulta essere minorenne, non appare essere equo addossarle le
spese processuali; che pertanto si rinuncia a prelevare delle spese
processuali,
che la decisione è definitiva e non può, in principio, essere impugnata con
ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83
lett. d cifra 1 LTF),
(dispositivo alla pagina seguente)
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il Tribunale amministrativo federale pronuncia:
1.
Il ricorso è respinto.
2.
La domanda di assistenza giudiziaria, nel senso dell’esenzione dalle spese
processuali, è respinta.
3.
Non si prelevano spese processuali.
4.
Questa sentenza è comunicata alla ricorrente, alla SEM e all’autorità
cantonale competente.
Il giudice unico: La cancelliera:
Daniele Cattaneo Alissa Vallenari