Decision ID: 67854526-3e9a-51c2-a46c-730ad3de75eb
Year: 2002
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_002
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: civil_law

E. Con il giudizio qui impugnato il Pretore, respinte le eccezioni di carenza di legittimazione attiva e di capacità d’essere parte e posta l'esistenza tra le parti di un contratto di appalto, ha ritenuto, applicando per analogia l'art. 115 CO, che le parti avrebbero soppresso i precetti di forma inizialmente previsti in tema di modifiche del contratto e opera a regia. In effetti, contrariamente alle pattuizioni iniziali vi sarebbero state richieste di modifica dell'opera e di lavori a regia da parte del committente e dell'arch. _, per il che non si sarebbe più in presenza di un'opera eseguita "chiavi in mano" da un impresario generale, visto anche che il convenuto ha deliberato a terzi opere che sarebbe spettato all'attore di subappaltare.
Accertata l'esecuzione di modifiche e opere a regia, il Pretore ha preso atto delle indicazioni del perito, che ha determinato in fr. 17'950.65 il credito dell'attore per il saldo delle opere inizialmente previste, in fr. 6'468.40 il valore delle opere non eseguite e in fr. 40'706.50 il valore quello per le opere supplementari. Non essendoci motivo per derogare all'opinione dell'esperto, il Pretore ha conseguentemente ammesso la petizione per fr. 58'567.15 oltre interessi.
F. Delle argomentazioni dell'appellante, che postula la riforma del querelato giudizio nel senso della reiezione della petizione, e di quelle del resistente, che chiede che l'appello sia respinto con protesta di spese e ripetibili, si dirà, per quanto necessario, nei successivi considerandi.

Considerato
in diritto:
1. Il convenuto ripropone dapprima l'eccezione di carenza di capacità di essere parte dell'attore, per avere introdotto la petizione a nome di "_". L'argomento è pretestuoso, dovendosi distinguere, come rettamente ha fatto il Pretore, tra l'azione intentata da un soggetto realmente privo della capacità di essere parte e la semplice errata designazione della parte, come manifestamente è avvenuto nella fattispecie.
Secondo la giurisprudenza del Tribunale federale, la designazione inesatta, impropria o equivoca, oppure totalmente errata di una parte non comporta la nullità della procedura salvo che il vizio abbia indotto in errore la controparte, causandole un pregiudizio. Se questa premessa non è soddisfatta, in specie se la controparte non poteva avere dubbi circa l’identità del reale creditore (avente la capacità d’essere parte e l’esercizio dei diritti civili), e se non ha subito alcun danno, la procedura deve continuare, dovendosi unicamente, se necessario, rettificare gli atti già inoltrati (DTF 120 III 13, 114 II 62, 102 III 135/6). Questi principi trovano puntuale riscontro nella giurisprudenza cantonale, riassunta in Cocchi/Trezzini, CPC-TI, ad art. 38, m. 5 e segg.; ad art. 165, m. 3-6, tra cui ad esempio nella sentenza II CCA 17 aprile 1998 in re V./r. SA, consid. 1, in cui la Camera d'ufficio ha rettificato la denominazione della parte da "_" in "_", senza che la questione della nullità della procedura avesse ad entrare in linea di conto.
Pertanto, nella fattispecie bene ha fatto il Pretore a respingere l’eccezione sull’incapacità d’essere parte dell’impresa _, ravvisando nella fattispecie un caso d’errata designazione di una parte in giudizio a fronte dell’inequivocabile reale identità dell’attore eruibile dalla locuzione “_” impropriamente utilizzata, vizio sanato in sede di replica senza che al convenuto sia derivato pregiudizio di sorta.
2. L’appellante contesta poi di dovere versare all’attore fr. 17'950.65 a titolo di saldo della mercede per le opere previste dal contratto iniziale per il motivo, accertato dall’istruttoria, che l'opera non sarebbe stata terminata dall'attore.
Anche questa censura è priva di fondamento, atteso che partendo dalla corretta considerazione del fatto che l'opera contrattuale, seppur marginalmente (fr. 6'468.60 su una mercede totale di fr. 728'000.--: perizia 6 aprile 2001, pag. 2), non è stata terminata, il convenuto deduce erroneamente che nulla sarebbe dovuto a titolo di saldo della mercede pattuita (appello, pag. 6, in fine). Vero è infatti che la mancata completazione dell'opera non sopprime la pretesa per mercedi, ma ne inibisce solamente l'esigibilità, per il che -riservati accordi contrattuali differenti- fino al momento in cui l'opera non è completata essa non può essere validamente consegnata al committente, e perciò l'appaltatore non può prevalersi del diritto alla mercede contrattuale (II CCA 29 luglio 1999 in re N. SA/F., 12 gennaio 1995 in re B. SA/Z.).
La messa in mora dell'appaltatore per la completazione dell'opera, trattenendo nel contempo la mercede, non è però l'unico modo di risolvere il problema costituito dal ritardo nella consegna: lo stesso convenuto, in effetti, sostiene di avere deliberato a terzi le parti di opera mancanti, invocando esplicitamente a sostegno di questa sua decisione l'art. 366 cpv. 2 CO (cfr. risposta di causa, pag. 10, con riferimento al doc. 5).
Orbene, anche se va corretta l'indicazione della norma invocata dal committente -l'art. 366 cpv. 2 CO concerne l'opera difettosa, l'art. 366 cpv. 1 CO riguarda il ritardo prima della consegna dell'opera, mentre che il ritardo nella consegna dell'opera è disciplinato dagli art. 102 e segg. CO (II CCA 7 febbraio 1989 in re F./B.)- certo è comunque che egli così facendo -non importa se a ragione o a torto- si è dipartito anzitempo dal contratto.