Decision ID: e23fa86a-3382-438f-9a12-77aaf74cf0a2
Year: 2022
Language: it
Court: CH_BVGE
Chamber: CH_BVGE_001
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: 

Visto:
la domanda d'asilo che A._, congiuntamente ai suoi genitori
B._ e C._, ha presentato in Svizzera il (...) ottobre 2021,
la procura del 2 novembre 2021, con la quale l’interessato ha conferito
mandato alla protezione giuridica affinché lo rappresenti nella presente
procedura,
il verbale relativo al rivelamento dei dati personali del 3 novembre 2021,
i verbali d’audizione del 16 dicembre 2021 e del 3 febbraio 2022,
i mezzi di prova prodotti durante la procedura di prima istanza,
il parere della rappresentante legale del 15 febbraio 2022 sul progetto di
decisione della Segreteria di Stato della migrazione (di seguito: SEM) del
14 febbraio 2022,
la decisione della SEM del 16 febbraio 2022, notificata il medesimo giorno,
mediante la quale detta autorità ha respinto la succitata domanda d'asilo e
pronunciato l'allontanamento del richiedente dalla Svizzera nonché l'ese-
cuzione dello stesso in quanto ammissibile, esigibile e possibile,
la decisione della SEM in medesima data, inerente i genitori del ricorrente,
il ricorso del 17 marzo 2022 (cfr. timbro del plico raccomandato; data d'en-
trata: 18 marzo 2022), con cui l’interessato, unitamente ai genitori, è insorto
contro la summenzionata decisione dinanzi al Tribunale amministrativo fe-
derale (di seguito: il Tribunale) chiedendo anzitutto la congiunzione delle
cause, l'annullamento della decisione impugnata, il riconoscimento della
qualità di rifugiato e la concessione dell'asilo in Svizzera; in subordine, la
concessione dell'ammissione provvisoria; in via ancora più subordinata la
restituzione degli atti di causa alla SEM per il completamento dell’istruzione
e un nuovo esame delle allegazioni; con contestuale istanza di conces-
sione dell’assistenza giudiziaria, nel senso dell’esenzione dal pagamento
delle spese di giudizio e del relativo anticipo, il tutto con protestate tasse e
spese,
la documentazione versata agli atti in sede ricorsuale,
la trasmissione dell’allegato n. 4 del ricorso in lingua straniera in data 18
marzo 2022,
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i fatti del caso di specie che, se necessari, verranno ripresi nei considerandi
che seguono,

e considerato:
che le procedure in materia d'asilo sono rette dalla legge federale sulla
procedura amministrativa del 20 dicembre 1968 (PA, RS 172.021), dalla
legge sul Tribunale amministrativo federale del 17 giugno 2005 (LTAF,
RS 173.32) e dalla legge sul Tribunale federale del 17 giugno 2005 (LTF,
RS 173.110), in quanto la legge sull'asilo del 26 giugno 1998 (LAsi, RS
142.31) non preveda altrimenti (art. 6 LAsi),
che presentato tempestivamente (art. 108 cpv. 1 LAsi in combinato dispo-
sto con l’art. 10 dell’ordinanza sui provvedimenti nel settore dell’asilo in
relazione al coronavirus [Ordinanza COVID-19 asilo; RS 142.318]) contro
una decisione in materia di asilo della SEM (art. 6 e 105 LAsi; art. 31‒33
LTAF), il ricorso è di principio ammissibile sotto il profilo degli art. 5, 48
cpv. 1 lett. a-c e art. 52 cpv. 1 PA,
che occorre pertanto entrare nel merito del ricorso,
che con ricorso al Tribunale possono essere invocati, in materia d'asilo, la
violazione del diritto federale e l'accertamento inesatto o incompleto di fatti
giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi) e, in materia di diritto degli
stranieri, pure l'inadeguatezza ai sensi dell'art. 49 PA (cfr. DTAF 2014/26
consid. 5); che il Tribunale non è vincolato né dai motivi addotti (art. 62
cpv. 4 PA), né dalle considerazioni giuridiche della decisione impugnata,
né dalle argomentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2),
che di regola, il Tribunale giudica nella composizione di tre giudici (art. 21
cpv. 1 LTAF); che in applicazione dell’art. 111a cpv. 1 LAsi, anche in questi
casi il Tribunale può rinunciare allo scambio degli scritti,
che le impugnative che fanno riferimento alla medesima fattispecie, quan-
danche presentate separatamente, possono essere congiunte in una sola
procedura a qualsiasi stadio della causa (cfr. ANDRÉ MOSER/MICHAEL BEU-
SCH/LORENZ KNEUBÜHLER, Prozessieren vor dem Bundesverwaltungsgeri-
cht, 2a ed. 2013, n° 3.17),
che il Tribunale respinge nella fattispecie la domanda di congiunzione pre-
sentata dal ricorrente, che tuttavia coordina il presente procedimento con
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il ricorso presentato dai suoi genitori (cfr. incarto D-1266/2022); che en-
trambi i ricorsi sono valutati nello stesso momento; che gli incarti di en-
trambe le procedure d’asilo sono presi in considerazione per la connes-
sione delle cause; che inoltre, entrambi i casi sono valutati dallo stesso
collegio giudicante e decisi nello stesso momento,
che il richiedente, cittadino colombiano, di etnia afro discendente, ha di-
chiarato di ricercare una concreta protezione a causa delle persecuzioni
subite in Colombia, segnatamente da parte di membri di un gruppo armato
di Buenaventura e da parte delle Forze Armate Rivoluzionarie della Colom-
bia (di seguito: FARC),
che il richiedente sarebbe stato minacciato in particolare a causa dell’atti-
vità di leader sociale che suo padre avrebbe svolto in patria all’interno delle
fondazioni "(...)" e "(...)" da lui costituite; che il padre avrebbe aiutato nel
2018 le vittime di gruppi armati nel processo di denuncia; che da quell’anno
in poi, fino al loro espatrio, i ricorrenti avrebbero ricevuto ripetute minacce
telefoniche; che il genitore sarebbe venuto a sapere di trovarsi su una lista
di persone da uccidere del gruppo armato di Buenaventura, che egli nell’ot-
tobre/novembre 2018 si sarebbe rivolto all’Unità di Protezione Nazionale
(in seguito: UNP) per ottenere protezione; che nell’aprile del 2019 avrebbe
ricevuto delle misure di protezione, le quali consistevano in un giubbotto
antiproiettile, un pulsante anti panico e un telefono; che tali misure di pro-
tezione sarebbero state rinnovate per due anni di seguito, che nel 2020
sarebbe stato costretto a spostarsi a D._, dove avrebbe sporto nuo-
vamente denuncia per minacce formulate dai dissidenti delle FARC; che il
(...) ottobre 2020 la madre, rimasta a E._ con il ricorrente, avrebbe
ricevuto una telefonata minatoria; che ella tuttavia non avrebbe mai sporto
alcuna denuncia; che quindi il padre del ricorrente, quello stesso mese,
avrebbe deciso di far rientro a E._; che a causa del persistere delle
telefonate minatorie, la madre del ricorrente in febbraio 2021 si sarebbe
recata a F._ dalla propria madre, dove sarebbe rimasta fino a poco
prima dell’espatrio; che il ricorrente e suo padre sarebbero rimasti a
E._ ma avrebbero costantemente cambiato domicilio per sfuggire
ai dissidenti delle FARC; che il (...) settembre 2021 il ricorrente e il genitore
sarebbero stati avvicinati da una moto e il conducente avrebbe dato par-
venza di voler estrarre un’arma dalla giacca; che prima di questo evento il
padre del ricorrente avrebbe anche ricevuto un video da parte dei dissidenti
delle FARC, nel quale veniva mostrata una decapitazione e si minacciava
la famiglia di fare la stessa sorte; che il padre non avendo nessuna risposta
da parte dell’UNP rispetto al suo profilo di rischio, si sarebbe rivolto al pro-
curatore, il quale gli avrebbe organizzato una scorta per recarsi da lui; che
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tuttavia il (...) ottobre 2021 il richiedente, assieme ai genitori, avrebbe de-
ciso di espatriare legalmente,
che a sostegno della loro domanda d'asilo i genitori del ricorrente hanno
fornito molteplici mezzi di prova tra cui i documenti di identità, diverse atte-
stazioni, comunicazioni e denunce (cfr. atto SEM n. [...]),
che nella querelata decisione, l'autorità inferiore ha negato l’esistenza di
persecuzioni ai sensi dell’art. 3 LAsi; che innanzitutto la SEM ha ribadito
che le persecuzioni inflitte da terzi sarebbero pertinenti ai fini del riconosci-
mento della qualità di rifugiato solamente se lo Stato rifiuta o non è in mi-
sura di offrire una protezione; che nella fattispecie malgrado gli innumere-
voli mezzi di prova non emergerebbero elementi a sostegno dell’ipotesi di
un’assenza di protezione effettiva da parte delle autorità colombiane; che
in particolare, il padre del ricorrente avrebbe potuto inoltrare numerose de-
nunce contro le minacce ricevute e queste sarebbero state regolarmente
registrate,
che per quanto concerne il ricorrente, l’autorità inferiore ha affermato che
non vi sarebbero elementi che indichino delle misure persecutorie in Co-
lombia o che egli sarebbe stato a rischio di subirne al momento del suo
espatrio per motivi personali; che in particolare, l’episodio durante il quale
l’interessato assieme al padre sarebbero stati avvicinati da un individuo
sconosciuto a bordo di una motocicletta non risulterebbe sufficientemente
concreto per essere considerato come oggettivamente dimostrativo di
un’intenzione minatoria o persecutoria; che infine, il richiedente avrebbe
anch’egli la possibilità di rivolgersi alle autorità colombiane per ottenere
adeguate misure di protezione; che pertanto, anche le dichiarazioni in me-
rito ad un’ipotesi di una persecuzione a causa delle attività sociali del ge-
nitore sarebbero da considerarsi irrilevanti ai sensi dell’asilo,
che con ricorso presentato insieme ai genitori, l’insorgente avversa le con-
siderazioni dell’autorità inferiore; che in particolare, la SEM non avrebbe
trattato in maniera approfondita la rilevanza dei motivi d’asilo; che, giun-
gendo alla conclusione che le autorità colombiane sarebbero in grado di
proteggere i leader sociali afrodiscendenti e le loro famiglie dall’agire ille-
gittimo di terzi, senza considerare la recente giurisprudenza del Tribunale
e quanto sollevato in sede di parere, l’autorità di prima istanza sarebbe
scaduta in una violazione del diritto federale ed in un accertamento erroneo
ed incompleto dei fatti,
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che anzitutto il Tribunale non ravvisa alcuna carenza dal punto di vista for-
male; che il termine legale previsto di otto giorni lavorativi per le procedure
celeri è stato superato solo di alcuni giorni (3 giorni), pertanto in misura
consentita dalla legge ex art. 37 cpv. 2 e 3 LAsi; che nella fattispecie appare
ancor più lecito considerando il coordinamento della decisione con quella
dei genitori; che a giusta ragione l’autorità inferiore ha deciso nell’ambito di
una procedura celere risultando i fatti sufficientemente acclarati; che per-
tanto, non si ravvisa né una violazione del diritto di essere sentito, né
dell’obbligo di motivare da parte della SEM,
che la Svizzera, su domanda, accorda asilo ai rifugiati secondo le disposi-
zioni della LAsi (art. 2 LAsi); che l'asilo comprende la protezione e lo statuto
accordati a persone in Svizzera in ragione della loro qualità di rifugiato; che
esso include il diritto di risiedere in Svizzera,
che giusta l'art. 3 cpv. 1 LAsi, sono rifugiati le persone che, nel Paese di
origine o di ultima residenza, sono esposte a seri pregiudizi a causa della
loro razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo
sociale o per le loro opinioni politiche, ovvero hanno fondato timore di es-
sere esposte a tali pregiudizi; che sono pregiudizi seri segnatamente l'e-
sposizione a pericolo della vita, dell'integrità fisica o della libertà, nonché le
misure che comportano una pressione psichica insopportabile (art. 3 cpv. 2
LAsi),
che il fondato timore di esposizione a seri pregiudizi, come stabilito all'art. 3
LAsi, comprende nella sua definizione un elemento oggettivo, in rapporto
con la situazione reale, e un elemento soggettivo; che sarà quindi ricono-
sciuto come rifugiato colui che ha dei motivi oggettivamente riconoscibili
da terzi (elemento oggettivo) di temere (elemento soggettivo) d'essere
esposto, in tutta verosimiglianza e in un futuro prossimo, ad una persecu-
zione (cfr. DTAF 2011/51 consid. 6.2 e 2010/57 consid. 2.5); che, sul piano
soggettivo, deve essere tenuto conto degli antecedenti dell'interessato, se-
gnatamente dell'esistenza di persecuzioni anteriori nonché della sua ap-
partenenza ad una razza, ad un gruppo religioso, sociale o politico, che lo
espongono maggiormente ad un fondato timore di future persecuzioni; che,
infatti, colui che è già stato vittima di persecuzione ha dei motivi oggettivi
di avere un timore (soggettivo) di nuove persecuzioni più fondato di colui
che ne è l'oggetto per la prima volta (DTAF 2010/57 consid. 2.5 e relativi
riferimenti); che, sul piano oggettivo, tale timore deve essere fondato su
indizi concreti e sufficienti che facciano apparire, in un futuro prossimo e
secondo un'alta probabilità, l'avvento di seri pregiudizi ai sensi dell'art. 3
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LAsi; che non sono sufficienti, quindi, indizi che indicano minacce di perse-
cuzioni ipotetiche che potrebbero prodursi in un futuro più o meno lontano
(cfr. DTAF 2010/57 consid. 2.5 e relativi riferimenti),
che, come rettamente ritenuto nella querelata decisione ai quali conside-
randi si rinvia, il Tribunale ritiene che le dichiarazioni del ricorrente sono
irrilevanti ai sensi dell'asilo,
che le persecuzioni che sono dovute a terzi e non ad organi governativi,
non rivestono un carattere determinante per il riconoscimento della qualità
di rifugiato se non nel caso in cui lo Stato in questione non accordi la pro-
tezione necessaria al richiedente; che infatti, secondo il principio della sus-
sidiarietà della protezione internazionale in rapporto alla protezione nazio-
nale, di cui all’art. 1 della Convenzione sullo statuto dei rifugiati del 28 luglio
1951 (RS 0.142.30), si può esigere da un richiedente d’asilo che egli abbia
dapprima esaurito nel suo Paese d’origine, le possibilità di protezione con-
tro delle eventuali persecuzioni non statali, prima di sollecitare la stessa da
parte di uno Stato terzo (cfr. DTAF 2013/11 consid. 5.1 con riferimenti citati;
DTAF 2011/51 consid. 6.1; cfr. fra le altre anche: sentenza del Tribunale
E-6009/2017 del 4 luglio 2018 consid. 3),
che, come sopra esposto, il ricorrente e i suoi genitori hanno allegato una
concreta minaccia da parte di un’entità non statale, segnatamente il gruppo
armato di Buenaventura e le FARC, a cui lo Stato colombiano non sarebbe
in grado di porre delle adeguate contromisure di protezione; che tuttavia,
contrariamente da quanto preteso, la volontà e la capacità di protezione
delle autorità colombiane non può essere messa in discussione nella fatti-
specie,
che infatti, il padre dell’insorgente ha avuto più volte la possibilità di spor-
gere denuncia (cfr. atto SEM n. [...]1/-, ID-Nr. 011, 014 e 020); che inoltre
egli ha anche aiutato le vittime di gruppi armati nel processo di denuncia
(cfr. atto SEM [...]29/11 D43); che di conseguenza non si può concludere
che le autorità colombiane rinuncino in maniera generale a perseguire gli
autori di atti reprensibili; che, inoltre, nel 2019 il padre del ricorrente ha
ricevuto delle misure di protezione da parte dell’UNP; che quindi il suo pro-
filo è stato analizzato in modo approfondito; che inoltre l’UNP ha rivalutato
annualmente il suo profilo (cfr. atto SEM [...]29/11 D43 e D47); che oltre-
tutto, pochi giorni prima dell’espatrio, il (...) ottobre 2021, ha ricevuto una
scorta per recarsi dal procuratore per poter sporgere denuncia (cfr. atto
SEM [...]39/15 D54) e che la nuova valutazione è stata emessa appena
due mesi dopo, il (...) dicembre 2021,
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che da ciò che precede, risulta che la sentenza del Tribunale D-475/2020
del 12 febbraio 2020 (consid. 3.6) citata nel gravame, che esprime dubbi
sulla capacità dello Stato colombiano di proteggere i propri cittadini, non è
pertinente nella fattispecie,
che l’interessato e i suoi genitori hanno potuto vivere dal 2019 fino all’espa-
trio senza incorrere in un pericolo concreto; che oltre alle telefonate mina-
torie, al presunto rischio scampato durante l’incontro con la motocicletta e
al video che avrebbero ricevuto, non vi sono stati altri atti concreti; che per
di più non vi sono prove né se effettivamente il motociclista stesse
estraendo un’arma (cfr. atto SEM [...]39/15 D94; atto SEM 18/11 D43), in-
fatti il padre del ricorrente ha asserito che si sarebbe trattata di un’intuizione
(cfr. atto SEM [...]39/15 D100), né del video con la minaccia di decapita-
zione dell’intera famiglia (cfr. atto SEM [...]39/15 D103-104),
che nemmeno vi sono indizi che se non avessero cambiato domicilio più
volte sarebbero stati in reale pericolo, considerando in particolare la nuova
valutazione dell’UNP del (...) dicembre 2021 che valuta il rischio del padre
dell’insorgente come ordinario (cfr. allegato ricorsuale n. 4),
che malgrado il rapporto dell’organizzazione svizzera di aiuto ai rifugiati
(OSAR) del 15 marzo 2022 (cfr. allegato ricorsuale n. 6), il quale tratta le
sfide e i problemi che devono affrontare i leader afro-colombiani per otte-
nere protezione dallo Stato, in casu la valutazione del rischio da parte
dell’UNP è stata fatta in modo approfondito; che in particolare l’UNP ha
rilevato che il padre del ricorrente non starebbe più effettuando alcuna at-
tività con la fondazione "(...)", mentre per la fondazione "(...)" egli si occu-
perebbe attualmente di un negozio, attività che non lo esporrebbe a dei
rischi (cfr. allegato ricorsuale n. 4, pag. 6),
che per quanto concerne l’interessato, si osserva che egli non ha mai chie-
sto protezione allo Stato (cfr. atto SEM 18/11 D57); che egli solamente im-
magina che il padre abbia fatto delle richieste anche per lui e per la madre
(cfr. atto SEM 18/11 D58),
che inoltre non ha mai avuto personalmente problemi né con le autorità
colombiane né con persone terze in Colombia (cfr. atto SEM 18/11 D44-
45); che egli non ha nemmeno mai avuto contatti diretti, a parte l’incontro
con l’individuo non identificato sulla motocicletta, con le persone che mi-
naccerebbero lui ed i suoi genitori (cfr. atto SEM 18/11 D46),
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che su tali presupposti nemmeno la documentazione ed i mezzi di prova
prodotti contestualmente e successivamente al gravame permettono di
giungere a diverso esito,
che, pertanto, il ricorso in materia di riconoscimento della qualità di rifugiato
e di concessione dell'asilo non merita tutela e la decisione impugnata va
confermata,
che se respinge la domanda d'asilo o non entra nel merito, la SEM
pronuncia, di norma, l'allontanamento dalla Svizzera e ne ordina
l'esecuzione; che tiene però conto del principio dell'unità della famiglia
(art. 44 LAsi),
che gli insorgenti non adempiono le condizioni in virtù delle quali la SEM
avrebbe dovuto astenersi dal pronunciare l'allontanamento dalla Svizzera
(art. 14 cpv. 1 seg., art. 44 LAsi nonché art. 32 dell'ordinanza 1 sull'asilo
relativa a questioni procedurali dell'11 agosto 1999 [OAsi 1, RS 142.311];
cfr. DTAF 2013/37 consid. 4.4),
che questo Tribunale è pertanto tenuto a confermare la pronuncia
dell'allontanamento,
che l'esecuzione dell'allontanamento è regolamentata, per rinvio
dell'art. 44 LAsi, dall'art. 83 della Legge federale sugli stranieri e la loro in-
tegrazione del 16 dicembre 2005 (LStrI, RS 142.20), giusta il quale l'ese-
cuzione dell'allontanamento dev'essere possibile (art. 83 cpv. 2 LStrI), am-
missibile (art. 83 cpv. 3 LStrI) e ragionevolmente esigibile (art. 83 cpv. 4
LStrI),
che nella decisione impugnata, la SEM ha ritenuto l'esecuzione
dell'allontanamento ammissibile, ragionevolmente esigibile e possibile,
che nel loro gravame, l’insorgente avversa anche tale conclusione; che in
particolare ritene che le considerazioni della SEM sull’esecuzione dell’al-
lontanamento si fondano su un accertamento incompleto dei fatti,
che in particolare, la loro vita sarebbe in pericolo in caso di rinvio, in quanto
le autorità colombiane non sarebbero in grado di proteggere in modo ade-
guato i leader sociali afrodiscendenti e i membri delle loro famiglie,
che tuttavia, anche agli occhi del Tribunale, non vi sono in casu elementi
ostativi all'esecuzione dell'allontanamento del ricorrente verso la Colombia,
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che anzitutto il ricorrente non può, per i motivi già enucleati, prevalersi del
principio del divieto di respingimento (art. 5 cpv. 1 LAsi) né di un rischio
personale, concreto e serio di essere esposti a dei trattamenti proibiti, in
relazione all'art. 3 CEDU o all'art. 3 della Convenzione contro la tortura ed
altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti del 10 dicembre 1984
(Conv. tortura, RS 0.105),
che pertanto l'esecuzione dell'allontanamento è ammissibile (art. 44 LAsi
in relazione all'art. 83 cpv. 3 LStrI),
che inoltre, nel paese d’origine non vige attualmente un contesto di guerra,
guerra civile, violenza generalizzata che coinvolga l’insieme della popola-
zione nella totalità del territorio nazionale (cfr. sentenza del Tribunale E-
1101/2022 del 16 marzo 2022),
che nemmeno la situazione personale dell'interessato risulta d'impedi-
mento all'esecuzione dell'allontanamento; che il ricorrente può contare su
una solida formazione scolastica, che egli ha studiato all’università (...) e
stava specializzandosi in (...); che inoltre in Colombia ha conseguito un
diploma quale (...) e aveva già raccolto esperienze professionali quale (...)
per ben cinque anni oltre ad essere stato lui stesso un (...); che pertanto
potrà reinserirsi con facilità nel contesto socio-professionale colombiano,
che altresì l’insorgente è in buoni rapporti con i famigliari che si trovano in
Colombia; in particolare egli era in rapporto stretto con la nonna e gli zii
paterni; che egli pertanto dispone, oltre al supporto dei suoi genitori, anche
di una buona rete sociale nel Paese;
che inoltre, la madre ha già vissuto per diversi mesi a F._ prima di
espatriare, presso la nonna del ricorrente, senza subire alcuna minaccia
nonostante questo luogo venga ritenuto nel ricorso particolarmente perico-
loso in quanto popolato da gruppi di dissidenti delle FARC; che pertanto in
caso di necessità il ricorrente, assieme ai genitori, disporrebbe anche di
una valida alternativa di soggiorno interna in una diversa zona del paese,
che per quanto concerne il suo stato di salute, il ricorrente non presenta
problematiche di una gravità tale da giustificare un’ammissione provvisoria,
senza che ad un esame d’ufficio degli atti di causa emerga la necessità di
una permanenza in Svizzera per motivi medici (cfr. DTAF 2009/2 con-
sid. 9.3.2 e relativi riferimenti; DTAF 2011/50 consid. 8.1 8.3),
http://links.weblaw.ch/BVGE-2009/2
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che l’interessato ha svolto della fisioterapia per le ginocchia (cfr. atto SEM
26/7 D3); che dal referto radiologico del 18 marzo 2022 risultano dei segni
radiologici compatibili con (...) ("[...]"); che inoltre la Colombia dispone di
sufficienti strutture sanitarie, anche in ambito psichiatrico (cfr. fra le altre,
sentenza del Tribunale D-2527/2016 del 10 agosto 2016 consid. 8.4),
che dunque l'esecuzione dell'allontanamento risulta ragionevolmente esi-
gibile (art. 44 LAsi in relazione all'art. 83 cpv. 4 LStrI),
che infine, il ricorrente dispongono sia del passaporto che della carta d'i-
dentità; che pertanto l'esecuzione dell'allontanamento risulta parimenti
possibile (art. 44 LAsi in relazione all'art. 83 cpv. 2 LStrI),
che di conseguenza, anche in materia di esecuzione dell'allontanamento
la decisione dell'autorità inferiore va confermata,
che avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, la domanda di
esenzione dal versamento di un anticipo equivalente alle presunte spese
processuali è divenuta senza oggetto,
che visto l'esito della procedura, le spese processuali andrebbero poste a
carico dei ricorrenti (art. 63 cpv. 1 e 5 PA nonché art. 3 lett. b del
regolamento sulle tasse e sulle spese ripetibili nelle cause dinanzi al
Tribunale amministrativo federale del 21 febbraio 2008 [TS-
TAF, RS 173.320.2]); che tuttavia, non essendo state le conclusioni
ricorsuali d'acchito sprovviste di possibilità di esito favorevole e potendo,
senza effettuare ulteriori accertamenti, partire dal presupposto che
l’insorgente è indigente, v'è luogo di accogliere la domanda di assistenza
giudiziaria nel senso della dispensa dal pagamento delle spese di giustizia
(art. 65 cpv. 1 PA),
che la decisione è definitiva e non può, in principio, essere impugnata con
ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83
lett. d cifra 1 LTF),
(dispositivo alla pagina seguente)
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il Tribunale amministrativo federale pronuncia:
1.
Il ricorso è respinto.
2.
La domanda d’assistenza giudiziaria, nel senso dell'esenzione dal versa-
mento delle spese processuali, è accolta.
3.
Non si prelevano spese processuali.
4.
Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all'autorità canto-
nale competente.