Decision ID: 10b6079d-e773-528a-8fa9-3a62637bd9e9
Year: 2001
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_006
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: civil_law

ritenuto
in fatto:
A. Con domanda di proseguire l'esecuzione 8 giugno 2000, fondata sull'attestato di carenza beni 14 aprile 2000, _ e _ chiedono all'UEF di Riviera di procedere ad un nuovo pignoramento nei confronti di _.
B. Il 25 settembre 2000 l'UEF di Riviera ha convocato l'escusso nei suoi uffici per esperire il pignoramento. L'escusso ha dichiarato di essere dipendente della _, di cui è anche amministratore unico; il suo stipendio mensile (compreso fra CHF 600.-- e 800.-- lordi) sarebbe dovuto al poco lavoro e alle sue precarie condizioni di salute. L'escusso ha provato con documenti che la moglie è beneficiaria di indennità di disoccupazione fino al 7 marzo 2001 e lavora presso la _ percependo un salario lordo medio di CHF 1'056.--. L'escusso ha versato agli atti un conteggio della cassa malati, dal quale risulta che tutti i membri della sua famiglia beneficiano delle sovvenzionali cantonali; inoltre ha presentato copia del contratto di locazione per un appartamento di 4 locali, in cui l'escusso vive con la moglie e la figlia: il canone di locazione mensile è di CHF 890.--, mentre le spese accessorie ammontano a CHF 155.-- mensili. Al contempo, così richiesto dal funzionario dell'UEF di Riviera, l'escusso ha comunicato di non essere più titolare di 45 azioni della _.
C. Con raccomandata 26 settembre 2000 l'Ufficio ha invitato l'escusso a precisare le modalità della cessione delle 45 azioni della _, ricordandogli che in qualità di amministratore unico di tale società egli doveva essere titolare di almeno un'azione. Inoltre ha chiesto delucidazioni su un credito di CHF 89'749.20 che l'escusso vanterebbe nei confronti della _.
D. Con lettera 3 ottobre 2000 l'escusso ha risposto all'Ufficio che era ritornato in possesso delle 45 azioni, poiché i precedenti titolari gliele avevano restituite in quanto prive di valore. In merito al suo credito nei confronti della _, l'escusso ha affermato che sussisterebbe integralmente e che sarebbe stato postergato a favore di tutti gli altri creditori.
E. Con scritto 11 ottobre 2000 l'Ufficio ha rilevato che tra il 25 settembre (pignoramento) e il 3 ottobre 2000 l'escusso era ridivenuto titolare di 45 azioni della _, invitando l'escusso a depositarle presso l'Ufficio e preannunciandone il pignoramento.
F. Con lettera 14 ottobre 2000 _ dichiara di aver erroneamente indicato nel suo precedente scritto di essere ritornato in possesso delle 45 azioni della _, sostenendo che le stesse non gli sarebbero state restituite poiché esse sarebbero state cedute a terze persone a garanzia di un prestito bancario. Egli ha tuttavia ammesso che per poter rimanere amministratore unico della società detiene un'azione.
G. Il 20 ottobre 2000 l'UEF di Riviera ha allestito il verbale di pignoramento, staggendo "1 azione al portatore di fr. 1'000.00 della _ detenuta dall'escusso quale amministratore unico", "44 azioni al portatore di fr. 1'000.00 cadauna della _ " e "il credito di fr. 89'749.20 che l'escusso vanta nei confronti della _ ". L'Ufficio ha aggiunto che su 44 azioni l'escusso ha annunciato la proprietà di terzi, senza menzionarli: ha pertanto fissato un termine di 10 giorni all'escusso per comunicare il nome di questi terzi, preannunciando che in caso contrario si sarebbe presunta l'esclusiva proprietà dell'escusso. L'Ufficio ha fissato un altro termine di 10 giorni all'escusso per comunicare il nome dei creditori a favore dei quali l'escusso avrebbe postergato il proprio credito nei confronti della _. L'Ufficio ha da ultimo menzionato l'affermazione dell'escusso secondo il quale tutti i beni pignorati sarebbero senza valore.
H. Con ricorso 6 novembre 2000 _ sostiene che l'azione che gli permetterebbe di esercitare la sua funzione di amministratore unico della _ non sarebbe da lui detenuta, ma depositata a favore di innominati garanti. Per quanto riguarderebbe le altre 44 azioni, il ricorrente sostiene che sarebbero state date in pegno ai suoceri, che a loro volta avrebbero gravato con un pegno immobiliare una loro proprietà a favore di un istituto di credito che avrebbe concesso un credito al ricorrente. In merito al suo credito di circa CHF 80'000.-- nei confronti della _ ha ribadito la postergazione a favore di tutti i creditori della ditta.
I. Con osservazioni 21 novembre 2000 i signori _ e _ contestano la tempestività del ricorso di _, rilevando le numerose contraddizioni nelle affermazioni di quest'ultimo quo alla titolarità delle 45 azioni. Essi hanno poi sostenuto che il ricorrente lavorerebbe molto di più di quanto vorrebbe far credere.
L. Il 18 dicembre 2000 pure l'UEF di Riviera ha rilevato le contraddizioni in cui è caduto il ricorrente nella fase di pignoramento; costata l'impossibilità di stabilire con i propri mezzi il vero valore degli oggetti pignorati e si rimette agli accertamenti di questa Camera.
M. In seguito alla citazione per l'udienza di interrogatorio formale del ricorrente da parte di questa Camera e alla fissazione di termine per presentare la documentazione inerente la _, _ ha inviato in data 22 gennaio 2001 la documentazione medica comprovante il suo stato di salute, un estratto parziale del sommarione del mapp. _ RFD di _ intestato a _, un estratto conto della _ di _ relativa ad un prestito ipotecario concesso al ricorrente con garanzia sul mapp. _ RFD di _, una decisione dell'Ufficio del sostegno sociale e dell'inserimento secondo la quale egli percepirebbe nel periodo 1.12.2000-31.3.2001 una prestazione di CHF 1'085.-- mensili per tutte le necessità, una conferma scritta del 20 dicembre 2000 della _ in qualità di ufficio di revisione della _ secondo la quale il credito del ricorrente sarebbe effettivamente postergato a favore di tutti i creditori, nonché copie delle notifiche di tassazione per i bienni 1997-1998 e 1999-2000.
N. All'udienza di interrogatorio formale del ricorrente quest'ultimo è incorso nuovamente in diverse contraddizioni in merito alla titolarità delle 45 azioni pignorate e delle altre 55 della _, ciò che ha comportato a diverse riprese la correzione di precedenti affermazioni già verbalizzate (cfr. ad esempio l'affermazione secondo la quale egli avrebbe donato 55 azioni alla figlia minorenne nel 1997, quando invece aveva precedentemente dichiarato di aver fatto stampare materialmente le azioni solo nel 1999); dal momento che l'escusso non ha portato prove concrete della donazione di 55 azioni alla figlia e della costituzione in pegno di 45 azioni, questa Camera ha ingiunto al ricorrente di produrre la documentazione contabile relativa alla _. Il ricorrente, anticipando tale produzione, ha così affermato che la contabilità della sua ditta è tenuta e revisionata dalla _, che le entrate annue della ditta si attestano sui CHF 100'000.-- / 120'000.--, che con i proventi della medesima è riuscito a restituire parzialmente il prestito contratto presso l'_ e a pagare le rate leasing per un veicolo usato prevalentemente dalla moglie.
O. Con scritto 9 febbraio 2001 _ ha prodotto a questa Camera le notifiche di tassazione della _ per il 1997 e il 1998, nonché i bilanci e i relativi rapporti dell'ufficio di revisione del 1998 e 1999.
P. Con scritto 19 febbraio 2001 i creditori _ e _ hanno comunicato a questa Camera il decesso del padre dell'escusso e hanno preannunciato la richiesta di un complemento di pignoramento sulla quota ereditaria dell'escusso.
Q. Questa Camera ha di seguito compiuto un accertamento presso l'Ufficio postale di _ onde determinare la data di notifica dell'atto impugnato, inviato per raccomandata dall'UEF di Riviera. Essa ha pertanto accertato che il 23 ottobre 2000 la raccomandata è stata respinta dal ricorrente e ritornata all'UEF, che di seguito l'ha inserita in un'altra busta e rispedita per posta semplice al ricorrente.

considerando
in diritto:
1. Il ricorso ex art. 17 LEF all'Autorità di vigilanza cantonale ha per oggetto non l'accertamento con giudizio di merito di un diritto materiale posto a fondamento di un'esecuzione forzata, bensì il provvedimento di un organo amministrativo. Il ricorso LEF è un istituto di natura amministrativa, il cui scopo è quello di controllare la legalità e la proporzionalità di una misura esecutiva (Flavio Cometta, Basler Kommentar zum SchKG, Basilea/Ginevra/Monaco 1998, n. 1ss. ad art. 17; Cometta, Commentario alla LPR, Lugano 1998, n. 3.c pag. 14s.).
1.1. Il ricorso contro i provvedimenti degli organi di esecuzione forzata va presentato entro dieci giorni da quello in cui il ricorrente ha avuto notizia del provvedimento (art. 17 cpv. 2 LEF), ritenuto che tale termine non comprende il giorno da cui comincia a decorrere (art. 31 cpv. 1 LEF) e che - se l'ultimo giorno di tale termine cade in un giorno festivo (sabato o domenica) o in un giorno ufficialmente riconosciuto come festivo - il termine scade il prossimo giorno feriale (Cometta, Kommentar zum SchKG, n. 49 e 54 ad art. 17).
1.2. Tutte le comunicazioni degli uffici d'esecuzione e dei fallimenti si fanno per iscritto e, salvo disposizione contraria della legge, mediante lettera raccomandata o consegna contro ricevuta (art. 34 LEF). Tale disposizione serve principalmente per scopi probatori (la prova della notifica incombe infatti all'organo di esecuzione forzata; DTF 121 III 12), e secondariamente per il computo dei termini impartiti negli atti esecutivi. La violazione di tale norma da parte degli organi di esecuzione forzata non costituisce motivo di nullità, ma di annullabilità rilevabile unicamente con ricorso all'Autorità di vigilanza (Francis Nordmann, Basler Kommentar zum SchKG, n. 5 e 7 ad art. 34).
1.2.1. Se l'ufficio si attiene all'intimazione per invio raccomandato per compiere un determinato atto (che non necessita della forma qualificata della notifica personale), esso esplica tutti i suoi effetti, se il destinatario rifiuta l'invio o si sottrae alla notifica di tale atto; nel primo caso l'atto è da considerarsi notificato (DTF 90 III 8), nel secondo esso è considerato notificato allo scadere del termine di sette giorni previsto dall'ordinamento postale per ritirare una raccomandata (DTF 120 III 3 cons. 1.a, e contra 55 III 171 in cui la notifica è stata ritenuta già dal momento in cui l'impiegato delle poste ha lasciato l'avviso di ritiro di una raccomandata nella bucalettere del destinatario; Nordmann, op. cit., n. 8 ad art. 34 secondo il quale nonostante il comportamento elusivo del destinatario, l'atto è considerato notificato unicamente se egli doveva aspettarsi l'intimazione dell'atto rifiutato o eluso; Paul Angst, Basler Kommentar zum SchKG, n. 15 e 22 ad art. 64).
1.2.2. Altra è invece la situazione in cui un atto intimato nella forma legale corretta, non può essere notificato ad un destinatario che non lo rifiuta o non si sottrae scientemente a tale operazione. Nonostante sia nata in dottrina una discussione a sapere gli art. 64 ss. LEF (relativi alla notifica di "atti esecutivi") si riferissero unicamente alle notifiche qualificate di certuni atti, quali in particolare i precetti esecutivi e le comminatorie di fallimento, o potessero comprendere anche quelle decisioni degli organi di esecuzione forzata da intimare per invio raccomandato (art. 34 LEF), tale discussione resta senza portata pratica rilevante, ritenuto che tali norme, benché previste a favore del debitore, devono profittare in via analogica anche ai creditori e ai terzi interessati e che per lo stesso motivo si possono applicare a tutte le forme di intimazione (Angst, op. cit., n. 7 s. ad art. 64 con riferimenti). Dal momento che la prova della notifica di un atto esecutivo incombe all'organo di esecuzione forzata (Nordmann, op. cit., n. 7 ad art. 34; Pierre-Robert Gilliéron, Commentaire de la LP, Losanna 1999, n. 29 ad art. 31 e n. 11 ad art. 34) e che la buona fede del destinatario è presunta (cfr. art. 3 cpv. 1 CC), l'Ufficio - dopo che la notifica in via raccomandata è scaduta infruttuosa e l’invio è stato retrocesso al mittente senza l’indicazione che vi è stato rifiuto di ricezione - deve ripetere la notifica tramite un funzionario comunale o di polizia (art. 64 cpv. 2 LEF), e - nel caso in cui il destinatario non sia reperibile – deve procedere alla pubblicazione quale ultimo mezzo possibile (cfr. i combinati art. 35 e 66 cpv. 4 cifra 2 LEF; Angst, op. cit., n. 20 ad art. 66). Resta ovviamente riservata l’ipotesi dell’art. 66 cpv. 4 n. 2 LEF nel caso in cui il debitore persista a sottrarsi alla notificazione.
1.2.3. In tale contesto la prassi di taluni Uffici ticinesi di esecuzione e di fallimento di inviare per posta semplice l'atto esecutivo con la prima busta raccomandata (con l'indicazione della Posta del non avvenuto ritiro) impedisce - in caso di successivo ricorso - l'accertamento della data precisa di intimazione da parte di questa Camera, che in caso di dubbio deve accettare le affermazioni del ricorrente in merito alla tempestività in virtù del principio in dubio pro debitore. Gli organi d’esecuzione forzata sono invitati a mutare la loro prassi in materia di notifica riservati i casi in cui la LEF prevede esplicitamente l’invio per lettera semplice (ad es. art. 139 e 233 LEF; CEFvig. 1.3.2001 in re G. P.).
1.3. Nel caso in esame, la decisione contestata è stata spedita per lettera raccomandata, in conformità dell'art. 34 LEF, in data 20 ottobre 2000; l'invio è stato respinto dal ricorrente il 23 ottobre 2000 e di conseguenza è stato ritornato all'UEF di Riviera che l'ha poi rispedito per posta semplice il 24 ottobre 2000. Ne consegue che l'invio per posta semplice non costituisce un tentativo ulteriore di notifica, poiché - come detto al cons. 1.2.1 - l'atto è considerato notificato se l'escusso lo respinge. Pertanto il termine di 10 giorni per ricorrere è scaduto il 2 novembre 2000. Il ricorso 6 novembre 2000 di _ è tardivo e va dichiarato irricevibile. L'atto può tuttavia essere considerato quale segnalazione di nullità ex art. 22 LEF, nella misura in cui dagli accertamenti svolti da questa Camera dovessero risultarne gli estremi. In particolare occorrerà appurare se il pignoramento di 45 azioni della _ e di un credito verso la medesima, che l'escusso pretende di nullo valore, non leda quanto espresso da questa Camera con sentenza 15 marzo 1999 (confermata dal Tribunale federale con sentenza 22 aprile 1999) tra le medesime parti e sul medesimo oggetto, secondo la quale le azioni e il credito non erano pignorabili a causa del valore nullo di tali beni.
2. Nel procedere al sequestro o al pignoramento del reddito le autorità di esecuzione sono tenute ad accertare d’ufficio le circostanze determinanti al momento dell’esecuzione del sequestro o del pignoramento, ossia il reddito del debitore e il fabbisogno suo o della sua famiglia (DTF 112 III 21; 108 III 12; 106 III 13), ritenuto che delle successive modifiche della situazione potrà essere tenuto conto soltanto mediante riesame del pignoramento (DTF 108 III 13).
3. La giurisprudenza del Tribunale federale prevede che se il debitore esercita un’attività lucrativa indipendente , l’Ufficio d’esecuzione deve:
- interrogarlo sul genere d’attività svolta;
- interrogarlo sulla natura e sul volume dei suoi affari;
- stimare l’ammontare del reddito;
- provvedere d’ufficio alle necessarie inchieste;
- raccogliere le informazioni ritenute utili;
- farsi consegnare la contabilità e tutti gli altri documenti concernenti l’attività lucrativa.
Se l’inchiesta condotta dall’Ufficio non porta ad alcun elemento certo, esso terrà conto degli indizi a disposizione. Se il debitore non tiene una contabilità regolare, il risultato della sua attività indipendente deve essere valutato paragonandola ad altre simili e se necessario va stimata per apprezzamento (DTF 126 III 91 cons.3a con rinvii).
3.1. Nell'eseguire un pignoramento di salario di un escusso azionista unico della società sua datrice di lavoro, che almeno formalmente si determina egli stesso il proprio salario, bisogna procedere al pignoramento del reddito come nel caso di un indipendente; il reddito netto computabile va pertanto stabilito dall'organo di esecuzione forzata sulla base dei giustificativi contabili disponibili, ritenuto che l'importo dichiarato dalla datrice di lavoro non è decisivo (STF 18 maggio 1999, in: BlSchK 64/2000 pag. 92 ss.).
3.2. In occasione dell'interrogatorio formale, è stato accertato che le versioni fornite dall'escusso in merito alla titolarità delle azioni della _ - di cui è amministratore unico - sono contradditorie e che non esiste prova alcuna a sostegno delle pretese donazioni e cessioni in pegno. Avuto pure riguardo del comportamento assunto dall'escusso durante la fase dell'allestimento del verbale di pignoramento, fase in cui inizialmente ha sostenuto di non possedere alcuna azione, poi ha sostenuto di averne ricevute di ritorno 45, di seguito ha corretto la sua versione asseverando di essere in possesso di una sola azione e che 44 azioni sarebbero ancora in possesso di terzi, per poi concludere nel ricorso che anche l'azione da lui posseduta sarebbe in effetti depositata presso terzi, occorre in ogni caso riconoscere la proprietà dell'escusso su queste azioni, poiché il possibile ma non comprovato pegno a favore di terzi non intacca la proprietà dell'escusso. Per quanto riguarda poi le 55 azioni che l'escusso pretende aver donato alla figlia, nulla prova che la versione (contradditoria) dell'escusso corrisponda al vero (cfr. CEF vig [15.98.186] 15.3.99 lett. G, in cui l'escusso ha dichiarato - nella precedente procedura ricorsuale - che le azioni sono state donate alla figlia nel 1997, al momento dell'aumento di capitale della _; pure all'udienza 30.1.2001 l'escusso ha fornito inizialmente questa versione, poi reso attento del fatto che in precedenza aveva dichiarato che le azioni erano state stampate solo nel 1999, ha corretto la propria versione). In ogni caso, se l'Ufficio dovesse in futuro pignorare anche queste azioni e se la figlia dell'escusso dovesse rivendicare queste azioni, la procedura di rivendicazione degli art. 106-109 LEF porterà a determinare con certezza la titolarità di queste azioni. Ai fini di questo giudizio tuttavia occorre concludere che _ è titolare di 45 azioni della _, e che dispone almeno in qualità di procuratore delle altre 55 azioni (cfr. verbale d'udienza 30.1.2001 pag. 3). Inoltre, essendo egli amministratore unico di tale ditta, non vi è dubbio che egli può prendere da solo tutte le decisioni della società.
3.3. Di conseguenza per stabilire da una parte se le azioni della _ hanno un valore e possono essere pignorate e dall'altra per calcolare un'eccedenza pignorabile dei redditi dell'escusso, occorre prendere in considerazione i bilanci della _ (cfr. cons. 3.1) e le spese indicate da _.
4. Per quanto riguarda la gestione della _ occorre rilevare preliminarmente che la dichiarazione dell'escusso secondo la quale non sono mai stati fatti ammortamenti sul debito ipotecario sul capannone di proprietà della _ (cfr. verbale udienza 30.1.01 pag. 4), debito che ammonterebbe a CHF 300'000.--, non corrisponde al vero: infatti nel bilancio 1999 risulta che il debito ipotecario è di CHF 192'500.--. Di conseguenza la società ha avuto sufficienti disponibilità per ridurre di un terzo la propria esposizione con gli istituti di credito. Non solo: durante gli anni passati l'escusso e sua moglie hanno usufruito di un autoveicolo pagato interamente con un contratto di leasing.
Occorre inoltre rilevare che - benché l'escusso abbia sostenuto che la _ incassi circa CHF 100'000.-- / 120'000.-- all'anno - dai bilanci della società si può notare che gli introiti per il 1998 ammontavano a CHF 152'522.-- e per il 1999 a CHF 109'887.70. Dal momento che l'escusso non ha prodotto documento alcuno per il 2000 e che l'andamento generale dell'economia ticinese è al rialzo è lecito stimare gli introiti per l'ultimo anno in circa CHF 130'000.--, con una media sull'arco degli ultimi 3 anni di pari proporzioni. Ritenuto inoltre che appare nell'ordine naturale delle cose ritenere che con questi introiti una ditta pagherebbe all'incirca 50% a titolo di salari e prestazioni sociali, ritenuto che _ è unico dipendente della _, il salario mensile dell'escusso può essere stimato in CHF 5'000.-- netti. Vi sono poi fondati sospetti per ritenere che l'escusso non tiene una contabilità fedefacente nell'intento di nascondere utili e beni (cfr. in particolare la sua dichiarazione secondo la quale non avrebbe mai dichiarato al fisco di possedere le azioni della _ e secondo la quale la fiduciaria che cura la contabilità effettua pure la revisione, in spregio del principio sancito dall'art. 727c CO che richiede la presenza di un revisore imparziale ed indipendente) e di poter percepire prestazioni assistenziali in base a conteggi salariali fittiziamente bassi, e rilevato pure che contrariamente a quanto l'esperienza insegna né la _ né l'escusso personalmente hanno procedure esecutive in corso, tranne appunto quella qui in esame, occorre concludere che nonostante l'apparente sovraindebitamento della _ (causato unicamente dal credito dell'escusso stesso) essa è suscettibile di costituire una società di comodo, gestita con il presumibile intento di nascondere la situazione patrimoniale reale dell'escusso. Di conseguenza, ritenuto che l'escusso ha avuto sufficienti possibilità di produrre la documentazione reale richiestagli e che quella agli atti non sembra essere sufficientemente fedefacente per fondare un calcolo corretto dei redditi dell'escusso, questa Camera effettua la seguente stima dei redditi e del minimo vitale, ritenuto che eventuali modifiche potranno essere prese in considerazione da questa Camera (in sede di revisione) o dal Tribunale federale (in sede di ricorso ex art. 19 LEF) dietro presentazione di tutti i giustificativi.
Redditi netti
- _, dalla _ 5'000.00
- _, dall'Uff. sost. soc. 1'085.00 fino al 31.3.01
- _, dall'AD 995.25 fino al 7.3.01
- _, dalla _ 975.00
Totale: 8'055.25
(Fino al 7.3.01: _ = 75.54%; _ = 24.46%)
Minimo vitale
- Minimo base 1'550.00
- supplemento per figlia (16 anni) 500.00
- locazione e spese accessorie 1'045.00
- casse malati (premi LAMal non
sussidiati) 152.95
- riscaldamento 100.00
Totale: 3'347.95
Eccedenza pignorabile di _
- Reddito 6'085.--
- minimo vitale (75.54% * 3'347.95) -2'529.00
3'556.00
Tale importo andrà di seguito ricalcolato in funzione delle mutate entrate mensili previste nel mese di marzo 2001.
5. Per quanto riguarda il valore delle azioni della _, occorre rilevare che contrariamente a quanto rilevato in occasione della precedente procedura dinanzi questa Camera tra le medesime parti e sullo stesso oggetto (cfr. CEFvig [15.98.186] del 15.3.99), questa Camera ha in quest'occasione effettuato accertamenti supplementari, in particolare in merito alla situazione finanziaria della _ e ha proceduto ad una stima dei redditi dell'escusso, sia perché quest'ultimo ha sempre fornito versioni discordanti, nonostante le comminatorie di legge impartitegli dall'UEF di Riviera e da questa Camera, sia perché nel frattempo la giurisprudenza del Tribunale federale è evoluta e ha imposto la stima dei redditi nei casi non accertabili con la normale collaborazione dell'escusso azionista unico di una società anonima (cf. cons. 3.1). Vi è poi il fatto nuovo dovuto alla dichiarazione dei creditori procedenti di voler rilevare in sede d'asta le azioni della _ e il credito dell'escusso verso la stessa per un prezzo di almeno CHF 5'000.--, interesse che conferma l'esistenza di un valore di queste azioni e del credito dell'escusso. Ne consegue che le azioni pignorate e il credito di _ hanno un valore commerciale e che pertanto possono essere pignorate. La segnalazione di nullità va pertanto respinta in merito a questo punto.
6. Va da ultimo considerato che l'escusso è divenuto membro della comunione ereditaria del padre, recentemente deceduto. Di questo fatto se ne sono avveduti i creditori procedenti che hanno richiesto all'UEF di Riviera di procedere ad un pignoramento complementare nei confronti di _. Alla luce delle considerazioni sin qui espresse occorre concludere che:
a) le azioni pignorate e il credito di _ hanno un valore complessivo di almeno CHF 5'000.--;
b) l'attuale eccedenza del minimo vitale di _ può essere fissato in almeno CHF 3'357.-- mensili
c) è possibile pignorare le ragioni ereditarie di _ nella successione del padre
Ritenuto che con tutta verosimiglianza il pignoramento dell'eccedenza del minimo vitale non sarà rispettata dall'escusso, ritenuto altresì che nulla impedisce il pignoramento di tutte le azioni della _ (di cui 45 vanno indicate quale pegno a favore dei suoceri dell'escusso e 55 risultano rivendicate dalla figlia dell'escusso), se il ricorso 6 novembre 2000 fosse stato ricevibile, si sarebbe dovuto ritornare l'incarto all'organo di esecuzione forzata affinché allestisse un nuovo verbale di pignoramento che comprendesse tutte e 100 le azioni, il credito dell'escusso nei confronti della _ e le ragioni ereditarie nell'eredità del padre dell'escusso; l'Ufficio avrebbe dovuto poi valutare se tutti questi beni erano sufficienti per coprire il credito dei creditori procedenti e eventualmente procedere pure al pignoramento dell'eccedenza del minimo vitale, rifacendosi ai valori stimati in questa sentenza.