Decision ID: 255f9f90-eb17-5166-a3b6-84c450daa0aa
Year: 2010
Language: it
Court: TI_CATI
Chamber: TI_CATI_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: public_law

Fatti
A.
RI 1, nato nel 1970, convive con _, nata nel 1988. Dalla loro unione, il 20 dicembre 2009, è nata la figlia _.
Di professione informatico, il contribuente gestisce attualmente il portale internet “_”, che fornisce servizi professionali di web hosting, registrazione domini e supporto clienti. Non dichiara tuttavia nessuna entrata. La convivente _ è invece studentessa alla Scuola Universitaria Professionale della Svizzera Italiana (SUPSI).
B.
Il 10 gennaio 2010, tramite formulario ufficiale, RI 1 si rivolgeva all’Ufficio esazione e condoni, postulando il condono delle imposte comunali, cantonali e federali 2008. A sostegno della sua domanda affermava di avere esaurito il diritto alle indennità giornaliere dell’assicurazione contro la disoccupazione già nel corso del 2009 e di vivere solo grazie agli aiuti economici della sua sfera famigliare.
C.
L’autorità fiscale, con separate decisioni del 4 giugno 2010, respingeva la domanda. Nelle motivazioni, spiegava che a differenza degli anni passati, per i quali era stato concesso il condono (almeno parziale) delle imposte, il contribuente e la sua convivente, dopo la nascita della figlia, potevano contare anche sugli assegni integrativi (AFI) e di prima infanzia (API), che andavano ad aggiungersi ai contributi alimentari garantiti dal padre di _ ed ai sussidi di cassa malati, concludendo quindi che le condizioni previste dal legislatore non risultavano più adempiute.
D.
Il contribuente impugnava le suddette decisioni, con reclamo del 15 giugno 2010, nel quale osservava anzitutto che _ non beneficiava più di alcun aiuto finanziario dal padre. Aggiungeva poi che gli assegni AFI/API erano versati direttamente alla sua convivente, chiedendo quindi che gli stessi fossero se del caso presi in considerazione, fra le sue entrate, unicamente nella misura di
1⁄3, corrispondente alla sua quota parte ai fabbisogni della famiglia.
L’Ufficio esazione e condoni respingeva il reclamo, con separate decisioni del 28 giugno 2010. Nelle motivazioni, l’autorità precisava in particolare che le persone conviventi con figli in comune vanno considerate come un unico nucleo famigliare, sostenendo poi che non risultava “dichiarata la cessazione dell’obbligo di _ di versare gli alimenti e conseguentemente la richiesta di un nuovo calcolo degli assegni”.
E.
Con tempestivo ricorso alla Camera di diritto tributario, RI 1 ribadisce che la sua convivente, a contare dal 1° gennaio 2010 e “per evitare problemi relazionali”, ha rinunciato al contributo alimentare versatole dal padre, allegando al gravame una dichiarazione scritta di quest’ultimo.
Il 6 settembre 2010, su espressa richiesta di questa Camera, il ricorrente ha prodotto una copia della sentenza di divorzio pronunciata dal Pretore della _ nei confronti dei genitori della sua convivente, così come uno stralcio della relativa convenzione sulle conseguenze accessorie del divorzio, con la quale suo padre si obbligava a versarle un contributo alimentare mensile di 900 franchi conformemente a quanto disposto dall’art. 277 del Codice civile svizzero (CC; RS 210).

Diritto
1.
L’autorità competente a statuire sulle domande di condono in materia di imposte cantonali (art. 22 cpv. 1 del Regolamento della Legge tributaria ticinese) e di imposte federali dirette (per somme inferiori a fr. 25'000.
–; cfr. art. 4 dell’
Ordinanza federale concernente l’esame delle domande di condono dell’imposta federale diretta, RS 642.121; art. 4 cpv. 5 del Regolamento di applicazione della Legge federale sull’imposta federale diretta, RL 10.2.5.1) è l’Ufficio esazione e condoni. Dal 1° gennaio 2009, in virtù della nuova garanzia della via giudiziaria prevista dall’art. 29a Cost. fed., le sue decisioni sono impugnabili dinanzi a questa Camera (art. 246 cpv. 3 LT e 5a del Regolamento di applicazione della Legge federale sull’imposta federale diretta per l’imposta federale diretta).
2.
2.1.
Secondo l’art. 246 LT, di uguale tenore dell’art. 167 LIFD, al contribuente caduto nel bisogno, per il quale il pagamento dell’imposta, dell’interesse o della multa per contravvenzione tornerebbe oltremodo gravoso, gli importi dovuti possono essere interamente o parzialmente condonati.
Il condono è la definitiva rinuncia dello Stato a percepire un tributo secondo il diritto vigente. Le ragioni di una tale rinuncia vanno ricercate nella “persona” del debitore, segnatamente nelle sue difficili condizioni personali e/o economiche, di cui non si è necessariamente tenuto conto nella procedura di tassazione. I motivi ultimi che reggono l’istituto del condono possono essere considerati di natura umanitaria, socio-politica oppure finanziaria. In definitiva, esso viene concesso perché si ritiene che l’esistenza economica di un contribuente debba essere per quanto possibile preservata (decisione TAF n. A-2250/2007 dell’11 marzo 2009).
2.2.
Al fine di garantire la parità di trattamento, giusta l’art. 8 Cost. fed., il condono deve comunque rimanere l’eccezione ed essere accordato solo in presenza di precise condizioni (
Beusch
, in: Zweifel/Athanas [a cura di], Kommentar zum schweizerischen Steuerrecht, vol. I/2b, 2. ediz., Basilea 2008, n. 6 ad art. 167 LIFD, p. 603;
Filippini/Mondada
, Il condono fiscale nelle imposte dirette: un “diritto” giustiziabile alla luce dell’art. 29a della Costituzione federale, in: RtiD I-2008, p. 468). In base al testo degli art. 246 LT e 167 LIFD, ne occorrono due cumulative:
·
l’esistenza di una situazione di bisogno e;
·
conseguenze oltremodo gravose contestuali al pagamento del debito fiscale.
Tali concetti sono precisati dall’Ordinanza federale, cui rinvia anche l’art. 22 cpv. 2 del Regolamento della Legge tributaria ticinese.
3.
3.1.
Giusta l’art. 9 dell’Ordinanza federale, esiste una situazione di bisogno quando l’intero importo dovuto è sproporzionato alla capacità finanziaria del contribuente. Per le persone fisiche, si ha in particolare sproporzione quando il debito fiscale, nonostante la riduzione del tenore di vita al minimo d’esistenza (art. 3 cpv. 2 dell’Ordinanza federale), non può essere estinto completamente entro un termine ragionevole, cioè quando il pagamento dell’imposta non sia possibile (
Curchod
, in: Yersin/Noël [a cura di], Commentaire de la loi fédérale sur l’impôt fédéral direct, Basilea 2008, n. 5 ad art. 167 LIFD, p. 1438). Una situazione
di bisogno è sempre data quando un contribuente non dispone né di reddito né di sostanza, oppure quando i poteri pubblici devono assumere il suo mantenimento e quello della sua famiglia (art. 9 cpv. 2 dell’Ordinanza federale).
3.2.
Quando, nonostante la riduzione del tenore di vita al minimo d’esistenza, il debito fiscale non può essere completamente estinto entro un certo termine, adempiuta non è solo la condizione del bisogno, ma anche quella del grave rigore (
Beusch
, op. cit., n. 18 ad art. 167 LIFD, p. 608;
Richner/Frei/Kaufmann/Meuter
, Handkommentar zum DBG, 2. ediz., Zurigo 2009, n. 20 ad art. 167 LIFD, p. 1347).
Se ciò sia il caso, dev’essere valutato alla luce dell’art. 3 cpv. 1 dell’Ordinanza federale, ovvero tenendo conto dell’insieme della situazione economica del contribuente al momento della decisione, dell’evoluzione intervenuta dopo la tassazione e delle prospettive future, ma anche dell’eventuale volontà di quest'ultimo di privarsi di fonti di reddito o elementi della sua sostanza (art. 12 cpv. 2 dell’Ordinanza federale). Sebbene non fornisca indicazioni temporali altrettanto precise, tale disposizione si basa sugli stessi principi che reggono l’art. 286 della legge federale sull’esecuzione e sul fallimento (LEF; RS 281.1), norma che prevede la possibilità di revocare tutte le donazioni e disposizioni a titolo gratuito fatte da un debitore nell’anno precedente il pignoramento o la dichiarazione di fallimento (cosiddetta azione revocatoria o pauliana).
3.3.
Malgrado il tenore dell’art. 2 cpv. 1 dell’Ordinanza federale e l’opinione di una parte della dottrina, ancora di recente il Tribunale federale ha escluso che – sulla base dell’art. 167 cpv. 1 LIFD – il contribuente possa prevalersi di un diritto giuridicamente protetto al condono dell’imposta federale diretta (decisione TF n. 2D_138/2007 del 21 febbraio 2008). Rinviando alla sua giurisprudenza in materia di imposte cantonali, esso ha ritenuto che il legislatore federale abbia rinunciato a determinare in modo vincolante la fattispecie, limitandosi a stabilire il principio secondo cui – in presenza delle condizioni previste – le imposte possano essere condonate. All’autorità di condono è così attribuito un ampio potere di apprezzamento, di cui quest’ultima è chiamata a fare uso considerando tutti i fatti essenziali (
decisione TAF n. A-2250/2007 dell’11 marzo 2009;
Filippini/Mondada
, op. cit., p. 470;
Häberli
, in: Niggli/Uebersax/Wiprächtiger [a cura di], Bundesgerichtsgesetz, Basilea 2008, n. 218 ad art. 83 LTF).
4.
4.1.
Venendo al caso in esame, il ricorrente censura anzitutto il computo, nel calcolo delle sue entrate, degli assegni integrativi e di prima infanzia percepiti dalla convivente _, chiedendo che gli stessi siano se del caso presi in considerazione unicamente nella misura di
1⁄3, ovvero in una proporzione corrispondente alla sua quota ai fabbisogni della famiglia. Ancorché abbandonata in sede di ricorso, questa domanda va nondimeno esaminata d’ufficio da questa Camera (
Filippini/Mondada
, op. cit., p. 481
).
4.2.
Gli assegni integrativi (AFI) e di prima infanzia (API), disciplinati dalla nuova
legge sugli assegni di famiglia (art. 1 lett. b LAF; RL 6.4.1.1)
,
sono destinati
alle famiglie con figli e con reddito insufficiente. I primi coprono il fabbisogno dei figli che non hanno ancora compiuto i quindici anni (spese riconosciute della famiglia meno tutti i redditi), quando i genitori non hanno i mezzi sufficienti per assicurare loro l’indispensabile; i secondi coprono invece il fabbisogno dell’intera famiglia, quando i figli (almeno uno) hanno un’età inferiore ai tre anni.
Economicamente, entrambi gli assegni costituiscono quindi un reddito spettante alla famiglia (monoparentale o biparentale) nel suo insieme e non solo ai figli oppure a l’uno o l’altro dei genitori.
4.3.
Del resto, nello stesso senso si esprime anche la nuova legge cantonale sull’armonizzazione e il coordinamento delle prestazioni sociali (Laps; RL 6.4.1.2), il cui obiettivo principale è quello di riordinare la legislazione in materia di prestazioni finanziarie a favore di persone di condizioni economiche modeste, attraverso la definizione di criteri comuni di accesso ed erogazione delle prestazioni sociali (
Messaggio
n. 4773 del 1° luglio 1998 relativo all’introduzione di una nuova legge sull’armonizzazione e il coordinamento delle prestazioni sociali, punto 8). L’art.
4 Laps dispone in particolare che l’
unità economica di riferimento
per stabilire il diritto
alle prestazioni sociali di complemento è composta non solo dal coniuge o partner registrato (lett. b) ma anche
dal partner convivente, sempre che la convivenza possa essere considerata stabile (lett. c). A questo proposito, il relativo regolamento precisa che la convivenza è da considerarsi stabile se, alternativamente, vi sono figli in comune, procura gli stessi vantaggi di un matrimonio oppure se è durata almeno sei mesi (art. 2a, RL 6.4.1.2.1).
La Laps,
a differenza delle assicurazioni sociali federali, parifica quindi la convivenza tra due persone al matrimonio
(cfr., con particolare riguardo agli assegni di famiglia, RDAT II-2001 n. 22).
Ai fini della determinazione del diritto o meno all’attribuzione degli assegni AFI e API vanno conseguentemente considerate tutte le entrate del richiedente e della sua convivente. Come anticipato, gli stessi assegni rappresenteranno conseguentemente un reddito spettante all’intera famiglia, così come intesa dall’art. 4 Laps. È
quindi a buon diritto che l’Ufficio esazione e condoni ha considerato gli interi assegni
integrativi e di prima infanzia
, di complessivi fr. 3'489.
–
, fra le entrate di RI 1.
4.4.
Come correttamente evidenziato dall’Ufficio esazione e condoni, tale conclusione si giustifica anche sulla base della sistematica dell’Ordinanza federale sul condono, che allo scopo di delimitare un’
eventuale situazione di bisogno, rinvia al calcolo
del minimo d’esistenza agli effetti del diritto esecutivo (art. 3 cpv. 2
dell’Ordinanza federale).
A differenza di quanto disposto dalla Laps in materia di prestazioni sociali cantonali, per il calcolo del minimo vitale LEF,
solo il debitore che vive in comunione familiare analoga a quella matrimoniale e da cui sono nati dei figli viene equiparato al debitore coniugato, con conseguente considerazione di un minimo vitale più elevato ma anche dell’insieme dei redditi percepiti dai due partner (decisione CEF 15.2007.37 del 6 agosto 2007;
Guidicelli/Piccirilli
,
Il pignoramento di redditi ex art. 93 LEF nella pratica ticinese, Agno 2002, p. 19). Ciò emerge sia dal nuovo testo
della
Tabella per il calcolo del minimo di esistenza (in vigore dal
1° settembre 2009, cfr. Foglio ufficiale cantonale n. 2009/68, p. 6292 ss.), che determina in fr. 1'700.
–
il minimo di base mensile per “coniugi, per due persone che vivono in regime di unione domestica registrata o per coppia con figli” (cifra I/3), sia dal
la più recente giurisprudenza federale, secondo cui l’importo base del minimo vitale di un debitore che vive in concubinato senza figli corrisponde invece alla
metà di quello previsto per coniugi (
DTF 130 III 765
).
Come esposto in narrativa, dall’unione tra il ricorrente e la sua convivente _ è nata,
il 20 dicembre 2009, la figlia _
. Non solo conformemente al diritto alle prestazioni sociali di complemento, ma anche dal più ristretto profilo del diritto esecutivo si impone pertanto la considerazione, fra le entrate di RI 1, de
gli interi assegni
integrativi e di prima infanzia versati direttamente alla sua convivente.
5.
5.1.
In questa sede, il ricorrente denuncia invero il calcolo delle entrate e delle uscite allestito dall’Ufficio esazione e condoni limitatamente agli aiuti finanziari garantiti dai famigliari. Sostiene infatti che la sua convivente, a contare dal 1° gennaio 2010, ovvero dopo la nascita della loro figlia, avrebbe rinunciato al contributo alimentare di fr. 939.– versatole dal padre “per evitare problemi relazionali”.
5.2.
Come esposto in narrativa, RI 1 ha allegato al presente gravame una dichiarazione scritta rilasciatagli il 12 luglio 2010 dal padre della sua convivente, _, nella quale quest’ultimo dichiarava espressamente di non avere più aiutato economicamente la figlia _ nel 2010. Su espressa richiesta di questa Camera, il ricorrente ha quindi prodotto
una copia della sentenza di divorzio pronunciata dal Pretore _ tra i genitori della sua convivente ed uno stralcio della relativa convenzione sulle conseguenze accessorie del divorzio, con la quale _ si obbligava a versare alla figlia un contributo alimentare mensile di 900 franchi (da adeguarsi all’indice nazionale dei prezzi al consumo) fino alla sua maggiore età, rispettivamente fino alla conclusione della formazione professionale o scolastica, conformemente a quanto disposto dall’art. 277 CC.
Premesso che non vi è ragione di dubitare della veridicità delle affermazioni di _, oggetto di discussione può essere in questa sede unicamente la durata del suo obbligo di mantenimento nei confronti della figlia _. La valutazione della concessione del condono delle imposte 2008, il cui scopo è fondamentalmente quello di preservare per quanto possibile l’esistenza economica di RI 1 e del suo nucleo famigliare, è infatti inevitabilmente condizionata dalla decisione di _ di rinunciare al contributo alimentare garantitole dal padre
“per evitare problemi relazionali”. Occorre pertanto chiedersi se la stessa abbia rinunciato
ad un suo diritto al mantenimento, nel qual caso il contributo alimentare versatole sino al mese di dicembre 2009 dovrebbe comunque essere conteggiato fra le entrate del nucleo famigliare, oppure ad una prestazione volontaria del padre, nel qual caso invece il contributo non andrebbe preso in considerazione.
5.3.
Dagli atti dell’incarto fiscale emerge in particolare che _ ha conseguito, il 26 giugno 2008, l’attestato federale di capacità quale operatrice sociosanitaria presso la Scuola specializzata per le professioni sanitarie e sociali di Canobbio (SSPSS). Dopo il conseguimento di tale attestato, _ ha verosimilmente continuato la sua formazione ottenendo una maturità professionale, tanto è vero che attualmente dichiara di essere iscritta al corso di laurea in cure infermieristiche organizzato dal Dipartimento sanità della SUPSI.
Per decidere, secondo il diritto fiscale, se un figlio maggiorenne sia ancora in formazione occorre riferirsi alla prassi relativa alla normativa civilistica sull’obbligo di mantenimento dei genitori (StE 2001 B 29.3 n. 17). In tale ambito, l’art. 277 cpv. 2 CC stabilisce che “se, raggiunta la maggiore età, il figlio non ha ancora ultimato la propria formazione, i genitori, per quanto si possa ragionevolmente pretendere da loro dato l’insieme delle circostanze, devono continuare a provvedere al suo mantenimento fino al momento in cui questa formazione possa normalmente concludersi”. L’obbligo di mantenimento dopo la maggiore età ha natura eccezionale ed è destinato a far sì che il figlio possa sovvenire alle proprie esigenze materiali esercitando una professione conforme alle sue attitudini. Quanto alla formazione, essa deve avere carattere professionale, senza essere né una seconda formazione né una formazione supplementare; inoltre il piano di studi deve già essere stato definito nei suoi tratti essenziali prima della maggiore età del figlio (DTF 118 II 98 consid. 4a, 117 II 129 consid. 3b, 115 II 126 consid. 4b, 114 II 207 consid. 3a, 113 II 376
consid. 2, 111 II 416 consid. 2 e 410 consid. 2). Le circostanze da cui dipende il diritto al mantenimento sono in definitiva la capacità finanziaria dei genitori e del figlio, la qualità delle relazioni personali e la serietà della formazione seguita dal figlio. Dal profilo civilistico, tale diritto può quindi estendersi anche a una formazione di tipo superiore (università, scuola politecnica, ecc.), qualora il figlio maggiorenne dimostri sufficienti capacità individuali e impegno per riuscire (cfr.
Breitschmid
, in:
Honsell/Vogt/Geiser [a cura di], Zivilgesetzbuch I, 2. ediz.,
Basilea/Ginevra/ Monaco 2003, n. 22 ad art. 277 CC).
5.4.
Nella fattispecie, come anticipato, dagli atti a disposizione di questa Camera risulta solo che _ ha conseguito l’attestato federale di capacità quale operatrice sociosanitaria e si è successivamente iscritta alla SUPSI. Non è invece dato sapere se la stessa avesse un piano di studi predefinito così come non si conoscono le sue attuali intenzioni, specie dopo la nascita della figlia _. Inoltre, nulla si sa in merito alla situazione finanziaria del padre ed alla qualità delle relazioni intrattenute con quest’ultimo. È quindi immediatamente evidente che non vi sono sufficienti elementi per concludere che la formazione di _ poteva ritenersi conclusa con il conseguimento dell’attestato federale di capacità quale operatrice sociosanitaria, come pretende il ricorrente, oppure che la continuazione della medesima presso la SUPSI rientri ancora nel quadro della formazione adeguata a norma dell’art. 277 cpv. 2 CC, come sembrerebbe invece pretendere l’autorità fiscale.
Già per questa ragione, le decisioni impugnate devono essere annullate e gli atti rinviati all’Ufficio esazione e condoni perché proceda all’emissione di nuove decisioni dopo aver accertato le circostanze sopra descritte con la collaborazione di RI 1. In tale contesto, dovrà inoltre essere verificato se
in seguito alla rinuncia del contributo alimentare di fr. 939.– versatole dal padre, la contribuente o il ricorrente abbiano richiesto e ottenuto dalle competenti autorità un adeguamento degli assegni di famiglia. In una simile evenienza,
l’interruzione degli aiuti finanziari garantiti dal padre non potrebbe infatti concorrere
a giustificare il riconoscimento di una situazione di bisogno necessaria per la concessione di un condono delle imposte.
5.5.
Qualora si dovesse giungere alla conclusione che _ non aveva più alcun diritto al mantenimento e che il contributo alimentare versatole dal padre corrispondeva ad una prestazione volontaria, dovrà ancora essere verificata la situazione debitoria del ricorrente, di cui non risulta traccia dall’incarto fiscale.
Come indicato dall’art. 1 cpv. 1 dell’Ordinanza federale, la procedura di condono deve infatti contribuire al risanamento stabile e duraturo della sua situazione economica; esso deve pertanto giovare a quest’ultimo e non ai suoi creditori (art. 1 cpv. 1 dell’Ordinanza federale).
6.
6
.1.
Le decisioni su reclamo del 28 giugno 2010 sono conseguentemente annullate e gli atti rinviati all’Ufficio esazione e condoni perché emetta delle nuove decisioni dopo
aver accertato le circostanze descritte ai punti precedenti
.
Visto l’esito del gravame, non si prelevano né tassa di giustizia né spese processuali.
6.2.
Contro le decisioni di condono e di dilazione del pagamento di tributi è inammissibile il ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale (art. 83 lett. m LTF). T
eoricamente rimane aperta la via del ricorso sussidiario in materia costituzionale (art. 113 LTF;
Curchod
, op. cit., n. 31 ad art. 167 LIFD, p. 1441). Tuttavia il Tribunale federale si è rifiutato ancora recentemente di entrare nel merito di ricorsi di questa natura, negando l’esistenza di un interesse giuridicamente protetto (decisione TF n. 2D_21/2009 del 19 giugno 2009).