Decision ID: 644db64a-b02a-55a2-9057-f0aff2280ede
Year: 2007
Language: it
Court: TI_TCAS
Chamber: TI_TCAS_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: social_law

ritenuto,
in fatto
1.1. Con decisione su opposizione del 18 maggio 2007 la Cassa CO 1 (in seguito: la Cassa) ha confermato la precedente decisione del 26 aprile 2007 (cfr. Doc. 19) con la quale aveva negato a RI 1 il diritto a beneficiare di indennità per insolvenza.
L'amministrazione si è in particolare così espressa:
"
(...)
Dalla fine del rapporto di lavoro (22.05.2006) non può comprovare di aver fatto il necessario a tutela dei suoi interessi salariali. Dopo aver spiccato il precetto di data 09.06.2006, ha proseguito l'esecuzione arrivando fino alla comminatoria di fallimento del 9 ottobre 2006, ma da quel momento nulla è più stato intrapreso contro la società.
(...)
Il Segretariato di Stato dell'economia (SECO) comunica inoltre che il versamento delle indennità a seguito del manifesto indebitamento è possibile unicamente se la persona assicurata, o una terza persona, è già giunta alla domanda di fallimento e alla conseguente decisione pretorile di rigetto dell'istanza per non pagamento dell'anticipo spese.
Nel presente caso nessuno dei presupposti dell'art. 51 cpv. 1 è dato, nonostante nel colloquio telefonico del 2 maggio 2007 le era stato dettagliatamente spiegato la procedura segnata al capoverso b).
Comunichiamo inoltre che non spetta alla nostra Cassa effettuare le traduzioni dal tedesco all'italiano per l'istanza necessaria presso la pretura di _ per far valere i suoi diritti nei confronti dell'ultimo suo datore di lavoro.
Dopo aver esaminato l'ulteriore documentazione presentata in sede di opposizione la nostra Cassa non può che riconfermarsi nella decisione di rifiuto delle prestazioni notificatale in data 26.04.2007." (Doc. A1)
1.2. Contro questa decisione l'assicurato ha inoltrato un tempestivo ricorso al TCA, nel quale ha sottolineato di avere fatto tutto il possibile per ottenere il salario che gli spettava ed ha pure allegato una sentenza del _ (cfr. A17, Doc. I).
1.3. Nella sua risposta del 17 luglio 2007 la Cassa propone di respingere il ricorso e rileva:
"
(...)
Alla documentazione agli atti sono evincibili i seguenti punti:
a) con istanza del 03.04.2007 l'assicurato inoltrava richiesta di indennità per insolvenza per l'ammontare di fr. 4'906.-- per il periodo dal 21.03.2006 al 22.05.2006;
b) a seguito di relativa istanza il " _ " in data 14.09.2006 condannava l'ex datore di lavoro del ricorrente al pagamento di fr. 4'584.65 più interessi del 55 e spese esecutive;
c) in data 09.10.2006 è stata notificata la comminatoria di fallimento.
Dal 9 ottobre 2006 nessun ulteriore passo è stato avviato dal ricorrente sebbene dal 29.10.2006 egli potesse chiedere al giudice il fallimento del debitore.
Dal 29.10.2006 al 03.04.2007 (data dell'inoltre della domanda di insolvenza) il signor RI 1 è quindi rimasto inattivo mentre avrebbe dovuto chiedere il fallimento della società.
Questa ulteriore istanza è indispensabile per adempiere al requisito imposto dall'art. 51 cpv. 1 lett. b LADI.
Le successive indicazioni che la società non aveva più recapito (02.03.2007) e che la società è dichiarata sciolta d'ufficio in applicazione delle disposizioni degli art. 708 CO, 86 e 88a ORC non modificano gli obblighi del ricorrente al quale restava ancora la possibilità di chiedere il fallimento senza preventiva esecuzione.
La sua istanza del 04.05.2007 è stata considerata dalla Pretura di _ carente della necessaria documentazione a sostegno."
(Doc. V)
1.4. Il 19 luglio 2007 l'assicurato ha inviato della documentazione al fine di dimostrare di non essere stato inattivo dal 29 ottobre 2006 al 31 marzo 2007 (cfr. Doc. VII).
Il 27 luglio 2007 la Cassa si è riconfermata nella risposta di causa precisando che "in particolare non risultano adempiuti i presupposti dell'art. 51 cpv. 1 lett. b LADI" (cfr. Doc. IX).
1.5. L'8 ottobre 2007 il Presidente del TCA ha posto alcuni quesiti al signor _ della Cassa CO 1 (cfr. Doc. XI), che ha risposto il 15 ottobre 2007 (cfr. Doc. XII).

in diritto
2.1. Secondo l'art. 51 cpv. 1 LADI:
"
I lavoratori soggetti all'obbligo di contribuzione, al servizio di datori di lavoro che sottostanno in Svizzera ad una procedura d'esecuzione forzata o che occupano in Svizzera lavoratori, hanno diritto all'indennità per insolvenza, se:
a. il loro datore di lavoro è stato dichiarato in fallimento e se a quel momento vantano crediti salariali oppure
b, il fallimento non viene dichiarato soltanto perchè in seguito a manifesto indebitamento del datore di lavoro nessun creditore è disposto ad anticipare le spese o
c. hanno presentato, contro il loro datore di lavoro, una domanda di pignoramento per crediti salariali."
L'art. 51 lett. b è stato introdotto nella legge in occasione della prima revisione della LADI del 5 ottobre 1990, in vigore dal 1° gennaio 1992.
Nel Messaggio a sostegno di una revisione parziale della legge sull'assicurazione contro la disoccupazione del 23 agosto 1989, il Consiglio federale si è al riguardo così espresso:
"
Dato che la dichiarazione di fallimento è una condizione da cui dipende il diritto all'indennità per insolvenza, non è possibile attualmente coprire le perdite di salario qualora nè l'assicurato, nè un creditore terzo sia disposto a anticipare le spese di cui all'articolo 169 capoverso 2 della legge federale sull'esecuzione e il fallimento, poiché non si può sempre sapere se questi costi potranno essere ricuperati. Nell'ottica della LAD non vi è motivo di trattare questo caso di insolvibilità evidente del datore di lavoro diversamente da quello in cui il fallimento è effettivamente dichiarato.
La nuova disposizione costituisce nello stesso tempo una base legale che consente agli uffici d'esecuzione e fallimento di informare gli organi dell'assicurazione disoccupazione." (cfr. FF 1989 III pag. 349)
In una sentenza pubblicata in DLA 2006 pag. 235 seg. il Tribunale federale delle assicurazioni (dal 1° gennaio 2007: Tribunale federale), risolvendo una questione lasciata aperta in DTF 131 V 196, ha stabilito che per adempire il presupposto dell'art. 51 cpv. 1 LADI l'assicurato deve seguire tutti i passi previsti dalla procedura esecutiva ed in particolare chiedere la dichiarazione di fallimento.
Al riguardo l'Alta Corte ha sviluppato in particolare le seguenti considerazioni:
"
4.1 Da die Regelung der Insolvenzentschädigung gemäss
Art. 51 ff. AVIG
nach den im SchKG definierten zwangsvollstreckungsrechtli-chen Stadien ausgerichtet ist, muss sich - entgegen der impliziten annahme des kantonalen Gerichts - auch die Auslegung der einzelnen Anspruchsvoraussetzungen an die SchKG-rechtlich Vorgaben halten.
Unter insolvenzentschädigungsrechtlichen Gesichtspunkten kann es nicht Sache der versicherten Person sein, darüber zu entscheiden, ob weitere Vorkehren zur Realisierung der Lohnansprüche erfolgsversprechend sind oder nicht (zur Publikation in der amtlichen Sammlung vorgesehenes Urteil K. vom 26. April 2005, C 52/04, n.d.r. DTF 131 V 196). Das für den Anspruch auf Insolvenzentschädigung vorausgesetzte fortgeschrittene Zwangsvollstreckungsverfahren ist im Übrigen durchaus sinnvoll, Weil bekanntlich viele Schuldner erst unter dem Druck der unmittelbar bevorstehenden Konkurseröffnung oder Pfändung ihren Zahlungspflichten nachkommen. Selbst wenn die Überschuldung des Arbeitgebers oder der Arbeitgeberin offensichtlich erscheint, ist mit anderen Worten keineswegs ausgeschlossen, dass die Lohnforderungen von Arbeitnehmern kurz vor der Konkurseröffnung oder der Pfändung doch noch beglichen werden. Die Interpretation des kantonalen Gerichts, wonach in bestimmten Fällen unabhängig vom Stand des zwangsvollstreckungsrechtlichen Verfahrens Anspruch auf Insolvenzentschädigung besteht, falls nur schon die Überschuldung des Arbeitgebers oder der Arbeitgeberin offensichtlich ist, kommt im Ergebnis einer Erweiterung der Insolvenztatbestände gleich. Da die zu einer Insolventschädigung Anlass gebenden Tatbestände im Gesetz abschliessend genannt sind (art. 51 Abs. 1 und Art. 58 AVIG; zur Publikation in der amtlichen Sammlung vorgesehenes Urteil K. vom 26. April 2005, C 62/04;
Gerhards,
Grundriss des neuen Arbeitslosenversicherungsrechts, Bern 1996, S. 175 Rz. 78;
Nussbaumer,
a.a.O., S. 191 N. 508;
Urs Burgherr,
Die Insolvenzentschädigung, Zahlungsunfähigkeit des Arbeitgebers als versichertes Risiko, Diss. Zürich 2004, S. 68), kann der vorinstanzlichen Ansicht nicht gefolgt werden.
4.2 Für die Beurteilung des Insolvenzentschädigungsanspruchs ist der bis zum Zeitpunkt des Erlasses des Einspracheentscheides (17. September 2003) eingetretene Sachverhalt massgebend (BGE 129 V 4 Erw. 1.2 mit Hinweis). Der Versicherte hat das Pfändungsbegehren in diesem Zeitraum unbestrittenermassen nicht gestellt. Die Anspruchsvoraussetzung des Art. 51 Abs. 1 lit. c AVIG war damit nicht erfüllt."
Th. Nussbaumer, "Arbeitslosenversicherung" in SBVR Soziale Sicherheit, su questo tema sottolinea che:
"
Nichteröffnung des Konkurses nach gestelltem Konkursbegehren (lit. b), weil sich infolge offensichtlicher Überschuldung des Arbeitsgebers im Anschluss an die Konkursandrohung (Art. 160 SchKG) kein Gläubiger bereit findet, die Kosten vorzuschiessen (vgl. Art. 169 Abs. 2 SchKG). Zwischen der offensichtlichen Überschuldung und der Nichtleistung des Kostenvorschusses muss ein direkter Zusammenhang bestehen, was beispielsweise nicht der Fall ist, wenn ein Gläubiger den Kostenvorschuss nicht aufzubrigen vermag."
(pag. 2360)
e che:
"
Gleicher Ansicht Stöckli, Rz. 20 zu Art. 51 AVIG und die Verwaltungspraxis ALV-Praxis 2004/1 Blatt 14/1-3. Offengelassen in BGE 131 V 198 E. 4.1.2 und E. 21 von 132 V 82. Die fünf Insolvenztatbestände knüpfen in einem bestimmten Stadium der Zwangsvollstreckung an ein Begehren (auf Pfändung) oder an einen richterlichen Entscheid an. Folgerichtig ist bei der offensichtlichen Überschuldung zu verlangen, dass ein Gläubiger oder ein Arbeitnehmer das Konkursbegehren (art. 166 Schkg) beim Konkursgericht gestellt hat. Erst damit ist die Parallelität mit der Konkurseröffnung. Anders Art. 77 Abs. 5 AVIV, Ziff. 3.1 KS-IE und Burgherr, S. 73, Wonach der Zeitpunkt der Konkursandrohung (art. 159 SchKG) massgebend ist. Nach der Botschaft BB1 1989 III 400 soll der Tatbestand erfüllt sein, wenn niemand bereit ist,
«den Kostenvorschuss nach Artikel 169 Absatz 2 SchKG zu leisten». Ein solcher wird vom Konkursgericht erst nach der Stellung des Konkursbegehrens angesetzt." (nota 1251)
2.2. La Segreteria di Stato per l'economia (in seguito: SECO),
quale autorità di sorveglianza che deve adoperarsi per garantire un'applicazione uniforme del diritto ed impartire le istruzioni generali (cfr. art. 110 LADI; STFA dell’8 aprile 2004 nella causa H., C 340/00, consid. 4; STFA del 10 marzo 2003 nella causa C., C 176/00, consid. 3; STFA dell'8 agosto 2001 nella causa K., C 260/99, consid. 6b e DTF 127 V 57, consid. 3a pag. 61),
sulla Prassi ML/AD 2004/1 ha pubblicato una direttiva del seguente tenore:
"
Direttiva
Campo: IDI
Rubrica: Mancata dichiarazione di fallimento
Articoli: 51 cpv. 1 lett. b. LADI; 77 cpv. 5 OADI; 169, 190 LEF
_
Mancata dichiarazione di fallimento
a causa del manifesto indebitamento del datore di lavoro
1) Secondo l'articolo 51 capoverso 1 lettera b LADI, l'assicurato ha diritto all'indennità per insolvenza se il fallimento non viene dichiarato soltanto perchè in seguito a manifesto indebitamento del datore di lavoro nessun creditore è disposto ad anticipare le spese.
2) In conformità con la giurisprudenza federale e il messaggio del 23 agosto 1989 relativo a una revisione parziale della legge sull'assicurazione contro la disoccupazione, la mancata dichiarazione di fallimento per i motivi summenzionati dà diritto all'IDI soltanto dopo la presentazione della domanda di fallimento, vale a dire a partire dal momento in cui la procedura di esecuzione forzata, ormai avviata, non proseguirebbe più senza un'anticipazione delle spese, È pertanto la decisione ufficiale del giudice di non entrare in materia sulla domanda di fallimento o la decisione di non dichiarare il fallimento, poiché nessun creditore era disposto ad anticipare le spese previste entro il termine stabilito secondo l'articolo 169 LEF, che giustifica il diritto all'indennità per insolvenza.
Di conseguenza il manifesto indebitamente del datore di lavoro deve risultare da un atto ufficiale: ciò significa che tale indebitamento deve essere obbligatoriamente concretizzato e reso oggettivo mediante le relative fasi della procedura di esecuzione forzata.
3) Un semplice estratto del registro d'esecuzione oppure l'avvenuta comminatoria non possono ancora generare un diritto all'IDI conformemente all'articolo 51 capoverso 1 lettera b LADI. In tali casi l'indebitamento è senz'altro possibile, ma non manifesto nel senso delle esigenze legali. Di conseguenza la cifra 3.1 della circolare IDI, nella sua versione del gennaio 1992, deve essere corretta in modo che la comminatoria di fallimento non è ancora sufficiente per giustificare un diritto all'IDI.
Il versamento di IDI secondo l'articolo 51 capoverso 1 lettera b LADI - ad eccezione dei casi previsti dall'articolo 190 LEF (Istanza di dichiarazione di fallimento senza preventiva esecuzione) - è quindi possibile unicamente se la persona assicurata o una terza persona ha avviato la procedura di esecuzione per i suoi crediti e se la comminatoria di fallimento e la domanda di fallimento hanno già avuto luogo: ciò significa che la procedura di esecuzione forzata si è svolta almeno fino alla decisione ufficiale di non entrare in materia sulla domanda di fallimento per mancanza della rispettiva anticipazione delle spese.
4) L'articolo 190 LEF autorizza eccezionalmente il creditore a chiedere al giudice del fallimento la dichiarazione di fallimento contro un debitore senza aver avviato preventivamente una procedura di esecuzione. Il creditore può invocare la dichiarazione di fallimento senza preventiva esecuzione anche quando ha già avviato una procedura di esecuzione; in tal caso egli può interrompere la relativa procedura e chiedere la dichiarazione immediata di fallimento. Tuttavia questa richiesta è possibile soltanto nei casi seguenti (cfr. a tale proposito Grundriss des Schuldbetreibungs- und Konkursrechts, sechste Auflage v. Kurt Amonn und Dominik Gasser, § 38 Die Konkurseröffnung ohne Betreibung S. 302 ff.):
a) contro qualunque debitore che non abbia dimora conosciuta o sia fuggito per sottrarsi alle sue obbligazioni o abbia compiuto o tentato di compere atti fraudolenti in pregiudizio dei suoi creditori o nascosto oggetti del suo patrimonio in una esecuzione in via di pignoramento;
In questi casi si può esigere la dichiarazione di fallimento senza preventiva esecuzione anche contro debitori non soggetti alla possibilità di fallire.
b) contro il debitore soggetto alla procedura di fallimento che abbia sospeso i suoi pagamenti;
Questa fattispecie può essere invocata soltanto contro debitori iscritti nel registro di commercio, che di conseguenza sono soggetti all'esecuzione in via di fallimento. Se la sospensione dei pagamenti si riferisce ai salari dovuti agli impiegati dell'impresa, la dichiarazione di fallimento può normalmente essere richiesta senza preventiva esecuzione;
c) In caso di insuccesso di una procedura concordataria (art. 390 LEF).
La dichiarazione immediata di fallimento senza preventiva esecuzione può anche essere richiesta se, nei confronti del debitore, la moratoria concordataria viene revocata, oppure vi è revoca o non omologazione del concordato. Tuttavia la domanda di fallimento deve essere presentata entro 20 giorni dalla pubblicazione della decisione del giudice del concordato.
Se la domanda di fallimento è stata presentata senza preventiva esecuzione e se il fallimento non è stato dichiarato per il solo motivo che nessun creditore era disposto ad anticipare le spese previste entro il termine stabilito conformemente all'articolo 169 LEF, l'assicurato ha diritto all'IDI.
Esercizio del diritto all'indennità - disciplinamento dei termini
In caso di manifesto indebitamento del datore di lavoro ai sensi dell'articolo 51 capoverso 1 lettera b LADI, l'assicurato deve far valere il proprio diritto all'IDI entro 60 giorni dal momento in cui ha preso atto della decisione formale di non entrata in materia sull'istanza di fallimento. Di conseguenza è determinante per fissare il termine di perenzione di 60 giorni - contrariamente al disciplinamento previsto all'art. 77 capoverso 5 OADI - il giorno successivo alla data in cui l'assicurato ha preso atto della decisione formale del giudice di non entrare in materia sulla domanda di fallimento, poiché l'anticipazione delle spese richiesta secondo l'articolo 169 LEF non è stata effettuata entro il termine impartito.
Giurisprudenza
DLA 2003 N. 5 p. 63 segg.
DTFA, causa M. del 23.08.2000, C 380/99
DTFA, causa T. del 09.05.2000, C 184/98
DTFA, causa R. del 07.02.2000, C 391/98"
2.3. Nella presente fattispecie risulta dagli atti che l'assicurato l'8 giugno 2006 ha fatto spiccare un precetto esecutivo contro il suo ex datore di lavoro, contro il quale è stata fatta opposizione il 9 giugno 2006 (cfr. Doc. 43).
Con sentenza del 14 settembre 2006 il _
di _ ha accolto le pretese salariali dell'assicurato (cfr. Doc. 40-40d).
Il 9 ottobre 2006 è stata notificata alla ditta la comminatoria di fallimento (cfr. Doc. 36).
Questa documentazione è stata allegata alla domanda d'insolvenza del 3 aprile 2007 (cfr. Doc. 23).
Nella decisione del 26 aprile 2007, con la quale la Cassa ha rifiutato all'assicurato il diritto all'indennità per insolvenza, figura in particolare la seguente indicazione:
"
(...)
Comunichiamo inoltre che al momento attuale la Cassa non potrebbe comunque intervenire nel versamento dell'indennità per insolvenza in quanto neppure l'art. 51 cpv. 1 è ottemperato (i lavoratori soggetti all'obbligo di contribuzione, al servizio di datori di lavoro che sottostanno in Svizzera ad una procedura d'esecuzione forzata o che occupano in Svizzera lavoratori, hanno diritto all'indennità per insolvenza, se il loro datore di lavoro è stato dichiarato in fallimento e se al quel momento vantano crediti salariali
oppure
il fallimento non viene dichiarato soltanto perchè in seguito a manifesto indebitamento del datore di lavoro nessun creditore è disposto ad anticipare le spese
oppure
hanno presentato, contro il loro datore di lavoro, una domanda di pignoramento per crediti salariali)." (Doc. 19)
Il 2 maggio 2007 la signora _ della Cassa ha allestito il seguente rapporto:
"
L'assicurato, signor RI 1, ha chiamato per avere informazioni sulla nostra decisione di rifiuto del 26.04.2007.
_ ha spiegato in maniera molto dettagliata che al momento non c'è il diritto in quanto nessuno dei presupposti dell'art. 51 è dato inoltre, dalla comminatoria di fallimento di ottobre lui non ha effettuato più nulla per rivendicare il credito.
_ ha spiegato all'assicurato anche la procedura dell'art. 190 LEF (fallimento senza preventiva esecuzione).
Invieremo in copia tutta la documentazione esecutiva che abbiamo nell'incarto per eventualmente procedere in Pretura con l'art. 190 LEF." (Doc. 17)
Il 4 maggio 2007 l'assicurato ha inoltrato presso la Pretura di _ un'istanza di fallimento senza preventiva esecuzione, (cfr. Doc. 11), che il Pretore ha respinto in quanto "risulta carente dalla necessaria documentazione a sostegno" (cfr. Doc. 10).
Alla luce di quanto appena esposto il TCA constata innanzitutto che l'assicurato non si è fermato alla fase della comminatoria di fallimento, ma ha chiesto al Pretore di dichiarare il fallimento della società.
D'altra parte il Pretore non è entrato nel merito della domanda di fallimento in quanto l'assicurato non ha allegato della documentazione a comprova della sua richiesta di fallimento senza preventiva esecuzione.
Infatti l'art. 190 LEF prevede che:
"
1
Il creditore può chiedere al giudice la dichiarazione di fallimento senza preventiva esecuzione:
1. contro qualunque debitore che non abbia dimora conosciuta o sia fuggito per sottrarsi alle sue obbligazioni od abbia compiuto o tentato di compiere atti fraudolenti in pregiudizio dei suoi creditori o nascosto oggetti del suo patrimonio in una esecuzione in via di pignoramento;
2. contro il debitore soggetto alla procedura di fallimento che abbia sospeso i suoi pagamenti;
3. nel caso dell'articolo 309.
2
Il debitore che dimori nella Svizzera o vi abbia un rappresentante è citato in giudizio a breve termine per essere udito."
Come visto, l'indicazione di formulare l'istanza di fallimento secondo questa modalità è stata fornita all'assicurato da un funzionario della Cassa.
L'8 ottobre 2007 il Presidente del TCA ha quindi chiesto a _ di precisare:
"
(...)
1) Per quale motivo ha indicato all'assicurato di agire secondo la procedura dell'art. 190 LEF (sebbene nell'incarto figurassero sia il precetto esecutivo che la Comminatoria di fallimento) e non secondo la via ordinaria dell'art. 166 LEF?
2) In quell'occasione ha illustrato all'assicurato quale documentazione doveva essere prodotta in Pretura per poter ottenere la dichiarazione di fallimento sulla base dell'art. 190 LEF?" (XI)
Il 15 ottobre 2007 _ ha così risposto:
"
(...)
a) l'indicazione della procedura secondo l'art. 190 LEF è stata data perchè a quel momento la società risultava priva di recapito;
b) più che illustrare all'assicurato la documentazione necessaria da produrre in Pretura, gli è stata trasmessa tutta la documentazione allora in possesso della Cassa. (...)" (doc. XII)
Ora il TCA constata che l'assicurato, in possesso del precetto e della comminatoria (peraltro allegati alla sua istanza in Pretura) avrebbe potuto chiedere il fallimento mediante la procedura ordinaria. L'art. 166 LEF prevede in particolare che:
"
1
Decorso il termine di venti giorni dalla notificazione della comminatoria, il creditore, producendo tale documento ed il precetto, può chiedere al giudice del fallimento che questo venga dichiarato.
2
Tale diritto si estingue col decorso di un anno dalla notificazione del precetto. Ove sia stata fatta opposizione, non si computa il tempo trascorso dal giorno in cui l'azione fu promossa a quello della sua giudiziale definizione." (cfr. B. Rubin, "Assurance-chômage". Ed Schultess 2006 pag. 592)
Se avesse proceduto in tale senso e anche qualora il fallimento non fosse stato dichiarato in quanto a seguito di manifesto indebitamento del datore di lavoro nessun creditore era disposto ad anticipare le spese, egli avrebbe in ogni caso rispettato il presupposto dell'art. 51 cpv. 1 lett. b LADI (cfr. B. Rubin, op.cit. pag. 552 e pag. 560):
"
C'est la décision du juge de ne pas entrer en matière sur une réquisition de faillite ou un décision de non-ouverture de la faillite, parce qu'aucun créancier n'est prêt à faire l'avance de frais au sens de l'art. 169 LP, qui déclenche le droit à indemnité en cas d'insolvabilité.
L'endettement notoire de l'employeur doit en effet ressortir d'un acte officiel.
Pour que le droit soit ouvert, il faut donc que la procédure de poursuites ait atteint au moins le stade de la réquisition de faillite (art. 159 LP).
Le simple endettement notoire de l'employeur n'est pas une condition suffisante pour entraîner l'ouverture du droit. Il faut se référer au ch. 6.3.3.4 en ce qui concerne les étapes de la procédure aboutissant à l'ouverture de la faillite (réquisition de continuer la poursuite; commination de faillite; réquisition de faillite; avance de frais; ouverture de la faillite).
La situation est différente en cas de requête de faillite sans poursuite préalable (v. les hypothèses qui ressortent de l'art.
190 al. 1 LP, notamment la suspension des paiements [ch. 2]). Si la réquisition de faillite est déposée sans poursuite préalable et que la faillite n'a pas été engagée au seul motif qu'aucun créancier n'était disposé à faire l'avance de frais, l'assuré a droit à l'indemnité."
D'altra parte, se il funzionario riteneva che la via da seguire era quella dell'art. 190 LEF avrebbe dovuto fornire all'assicurato un numero maggiore di informazioni in modo tale da permettergli di inoltrare la domanda in Pretura allegando tutta la documentazione necessaria per poter fare dichiarare il fallimento senza preventiva esecuzione.
Questo Tribunale, richiamati l'art. 27 cpv. 2 LPGA che sancisce un diritto soggettivo e individuale alla consulenza e la relativa giurisprudenza federale, riassunta in DLA 2007 pag. 193 seg., ritiene che l'indicazione perlomeno incompleta del funzionario della Cassa non possa andare a scapito dell'assicurato.
Di conseguenza, siccome il ricorrente ha effettivamente chiesto il fallimento dell'ex datore di lavoro ed ha pure allegato tutta la documentazione richiesta nella procedura che avrebbe dovuto seguire, il presupposto dell'art. 51 cpv. 1 lett. b LADI nel caso concreto deve essere considerato realizzato.
Questa soluzione si giustifica tanto più se si considera che la società _ (con sede in _), nuova ragione sociale della _ (con sede a _) per la quale ha lavorato l'assicurato, il 2 maggio 2007 (con pubblicazione sul FUSC l'_) è stata "dichiarata sciolta d'ufficio in applicazione delle disposizioni degli art. 708 CO, 86 e 88a ORC" (Doc. 1).
2.4. L'art. 55 cpv. 1 LADI stabilisce che:
"
1
Il lavoratore, nella procedura di fallimento o di pignoramento, deve prendere ogni provvedimento necessario alla tutela dei suoi diritti rispetto al datore di lavoro, fintanto che la cassa gli comunichi d'averlo surrogato nella procedura. Successivamente, deve assistere la cassa, in ogni modo adeguato, nella difesa del suo diritto."
In una sentenza pubblicata in DLA 2002 pag. 190 seg. il TFA ha sottolineato che l'obbligo di ridurre il danno a carico del lavoratore, menzionato all'articolo 55 capoverso 1 LADI, esiste già prima dello scioglimento del rapporto di lavoro quando il datore di lavoro non versa - o non versa interamente - il salario e il lavoratore deve aspettarsi di subire una perdita. L'obbligo di riduzione del danno non è tuttavia lo stesso prima o dopo lo scioglimento del rapporto di lavoro: ciò dipende di volta in volta dal singolo caso. Non si esige necessariamente che l'assicurato avvii senza indugio un'esecuzione contro il suo datore di lavoro o che presenti un'azione contro quest'ultimo. Occorre invece che il lavoratore mostri in modo non equivoco e riconoscibile per il datore di lavoro il carattere serio del suo credito salariale.
Contravviene al proprio obbligo di ridurre il danno, e non ha
p
ertanto diritto all'indennità per insolvenza, l'assicurato che rinuncia a qualsiasi pratica utile
per
riscuotere il suo salario, poiché accetta di differire per un lungo periodo l'incasso del proprio credito in attesa di giorni migliori, senza una vera e propria garanzia che il datore di lavoro sia in grado di adempiere, in futuro, i suoi obblighi finanziari.
Il TFA in una sentenza C 323/02 del 17 aprile 2003 ha considerato violato l'obbligo di ridurre il danno nel caso di un assicurato che ha rivendicato per la prima volta le sue pretese salariali sei mesi dopo la conclusione del rapporto di lavoro.
In una sentenza C 133/02 del 17 aprile 2003 l'Alta Corte si è occupata del caso di un assicurato che aveva sciolto il contratto di lavoro con effetto immediato dopo avere messo in mora il datore di lavoro di versargli il salario. Il fallimento del datore di lavoro è poi stato dichiarato a seguito dell'iniziativa di un collega di lavoro.
In quel caso l'Alta Corte ha ritenuto che l'assicurato aveva rispettato l'obbligo di ridurre il danno ed ha rilevato:
"
3.3 Bei dieser Sachlage ist davon auszugehen, dass der Beschwerdeführer seiner Schadenminderungspflicht während des Arbeitsverhältnisses nachgekommen ist (vgl. ARV 2002 Nr. 30 S. 190), indem er seinen Lohn samt Spesen sowie gestützt auf Art. 337a OR deren Bezahlung und Sicherstellung verlangt hatte.
Nach der fristlosen Auflösung des Arbeitsverhältnisses per 8. Januar 2001 machte sein Rechtsvertreter am 23. Januar 2001 schriftlich die Forderungen aus dem Arbeitsverhältnis geltend. Ferner hatte dieser am 22. Februar und am 19. März 2001 telefonisch mit der Arbeitgeberin Kontakt. Schliesslich stellte er am 31. August 2001 für den Beschwerdeführer das Betreibungsbegehren. Diese Vorgehensweise kann entgegen der Auffassung der Arbeitslosenkasse und der Vorinstanz nicht als zu langes Zuwarten und damit als Verletzung der Pflicht zur Geltendmachung der Lohnansprüche innert nützlicher Frist betrachtet werden. Zwar wurde in ARV 2002 Nr. 8 S. 62, auf welchen die Beschwerdegegnerin in der Vernehmlassung hinweist, eine Pflichtverletzung bejaht bei einem Versicherten, der drei Monate nach Beendigung des Arbeitsverhältnisses seine Lohnforderungen immer noch nicht gestellt hatte und auf die Konkurseröffnung warten wollte. Im vorliegenden Fall verhält sich die Situation indessen anders. Der Beschwerdeführer liess zum Einen durch seinen Rechtsvertreter unmittelbar nach Auflösung des Arbeitsverhältnisses seine Forderung schriftlich sowie telefonisch geltend machen und mit einer gewissen Verzögerung die Betreibung einleiten. Zum Andern versuchte sein Rechtsvertreter für einen seiner Arbeitskollegen bei derselben Arbeitgeberin Lohnansprüche gerichtlich sowie betreibungsrechtlich durchzusetzen und stellte für diese am 27. März und am 15. Juni 2001 jeweils das Konkursbegehren. Ferner wusste sein Rechtsvertreter im Anschluss an das zweite Konkursbegehren, dass der Arbeitgeberin die Betreibungshandlungen nicht mehr zugestellt werden konnten. Unter diesen Umständen bedeutet es keine Verletzung der Schadenminderungspflicht, wenn ein Rechtsvertreter, der zwei Arbeitnehmer der gleichen Firma vertritt, die gerichtlichen und betreibungsrechtlichen Handlungen nur für einen Arbeitnehmer bis zur Stellung des Konkursbegehrens durchführt. Die Sache geht daher an die Arbeitslosenkasse zurück, damit diese nach Prüfung der übrigen Anspruchsvoraussetzungen in betraglicher Hinsicht über die Insolvenzentschädigung neu verfüge.
(...)"
In una sentenza del 16 agosto 2005 nella causa H., C 111/05 il TFA ha deciso che un assicurato non aveva violato il suo obbligo di ridurre il danno ed ha in particolare sottolineato:
"
3.2 Mit der Verwaltungsgerichtsbeschwerde reicht der - nunmehr anwaltlich vertretene - Versicherte Unterlagen ein, welche den nachfolgend geschilderten Ablauf belegen. Am 8. Mai 2002 kündigte er das Arbeitsverhältnis mit der X._ AG per 11. Mai 2002. Bereits am 15. Mai 2002 leitete er für den ausstehenden Lohn Betreibung ein. Nachdem gegen den Zahlungsbefehl vom 31. Mai 2002 am 6. Juni 2002 Rechtsvorschlag erhoben, und die Lohnklage des Versicherten gegen die ehemalige Arbeitgeberin (vom 5. September 2002) vom Arbeitsgericht mit Entscheid vom 22. Oktober 2002 vollumfänglich gutgeheissen worden war, stellte er am 19. November 2002 das Rechtsöffnungsbegehren.
Dieses wurde jedoch mit Verfügung des Bezirksgerichtes vom 22. Januar 2003 abgewiesen, weil der Beschwerdeführer versäumt hatte, die Rechtskraftbescheinigung des arbeitsgerichtlichen Entscheides vom 22. Oktober 2002 zu den Akten zu reichen. Eine dagegen vom Versicherten am 17. Februar 2003 erhobene Nichtigkeitsbeschwerde wurde vom Obergericht abgewiesen, soweit darauf eingetreten wurde (Zirkularbeschluss vom 24. Februar 2003). Auf das zweite Rechtsöffnungsbegehren vom 7. März 2003 hin wurde ihm mit Verfügung des Bezirksgerichtes vom 8. Mai 2003 definitive Rechtsöffnung in der Höhe des ausstehenden Nettolohnes von Fr. 13'083.- (brutto Fr. 14'000.-) nebst Zins zu 5 % seit 31. Mai 2002 erteilt. Daraufhin stellte er am 1. Juli 2003 das Fortsetzungsbegehren und am 25. August 2003 das Begehren um Konkurseröffnung.
3.3 Das Eidgenössische Versicherungsgericht hat die erstmals im
letztinstanzlichen Prozess von der Rechtsvertreterin des Beschwerdeführers vorgelegten Akten, aus welchen die im Zeitraum vom 22. Oktober 2002 bis 1. Juli 2003 unternommenen Schritte zur Durchsetzung der Lohnforderung zu ersehen sind, zu berücksichtigen, weil es nicht an die Feststellung des rechtserheblichen Sachverhalts durch das kantonale Gericht gebunden ist (Erw. 1 hiervor).
3.4 In Kenntnis des vollständigen Sachverhalts kann keine Rede mehr davon sein, dass sich der Beschwerdeführer zu irgendeiner Zeit seit Entstehung des Lohnausstandes passiv verhalten hätte. Er hat seinen Lohnanspruch vielmehr konsequent und mit grosser Ausdauer geltend gemacht.
Eine Verletzung der Schadenminderungspflicht ist demzufolge zu verneinen."
In una sentenza C 231/06 del 5 dicembre 2006 pubblicata in DLA 2007 pag. 49 seg. l'Alta Corte ha stabilito che l'obbligo di diminuire il danno per la persona assicurata, contemplata all'articolo 55 capoverso 1 LADI, vale anche se il rapporto di lavoro viene sciolto già prima della dichiarazione di fallimento. Il rifiuto di versare le prestazioni a causa del fatto che l'assicurato ha violato l'obbligo di diminuire il danno presuppone che gli si possa rimproverare una colpa grave: occorre quindi verificare, a seconda dei casi e in base alle circostanze, se l'assicurato ha preso tempestivamente e in misura sufficiente i provvedimenti necessari alla tutela dei suoi diritti rispetto al datore di lavoro. In ogni caso non è opportuno negare già il diritto alle prestazioni se, alla scadenza del termine di pagamento di trenta giorni, l'assicurato non procede contro il suo precedente datore di lavoro avviando una procedura di esecuzione o intentando un'azione legale contro li lui.
In quell'occasione il TFA ha in particolare rilevato:
"
3.1 Auf Grund der Akten ist davon auszugehen, dass der Lohn des Beschwerdegegners bis Ende Mai 2005 regelmässig und rechtzeitig beglichen wurde. Offen ist derjenige für den Monat Juni, als das Arbeitsverhältnis zwar schon - fristlos - aufgelöst war, der Versicherte aber noch auf Bitte der Arbeitgeberin hin gearbeitet hatte. Darüber hinaus wurden ausgewiesene Spesen, Ferienansprüche, ein Anteil 13. Monatslohn und geleistete Überzeit nicht bezahlt. Gemäss glaubhafter Darstellung des Beschwerdegegners wurde ihm im Juni versichert, durch die Bezahlung der im Juni noch fertiggestellten Arbeiten wäre die Gesellschaft in der Lage, seine offenen Forderungen zu begleichen. Unter Beachtung der für die Rechnungsstellung benötigten Zeit und der für deren Begleichung üblichen Frist von 30 Tagen durfte er bis Anfangs August objektiv mit einer baldigen Zahlung rechnen. Bis dahin musste er keinesfalls rechtliche Schritte gegen die Arbeitgeberin in Erwägung ziehen. Folgerichtig gelangte der Versicherte am 10. August 2005 wieder an die Arbeitgeberin und forderte schriftlich die Überweisung des offenen Betrages von Fr. 29'565.20. Ende September wandte er sich telefonisch und schriftlich an die Arbeitslosenkasse und das Betreibungsamt. Offenbar suchte der Beschwerdegegner bei diesen Institutionen Rat hinsichtlich des weiteren Vorgehens. Auch dies ist als Bemühung um Zahlungseingang und zur Vermeidung von Schaden zu werten (vgl. beispielsweise Urteil G. vom 14. Oktober 2004, C
114/04 Erwägung 3.2.2).
3.2 Wie die Vorinstanz richtig festgehalten hat, ist für eine Leistungsverweigerung wegen Verletzung der Schadenminderungspflicht ein schweres Verschulden vorausgesetzt, wobei im Einzelfall aufgrund der Umstände zu entscheiden ist, ob der Arbeitnehmer genügend und rechtzeitig reagiert hat (Urteil F. vom 6. Februar 2006, Erw. 3.1, C 270/05). Es kann dabei nicht verlangt werden, dass er sich juristisch fehlerlos verhält (Urteil F. vom 21.
Dezember 2005, Erw. 3.2, C 63/05). Geht die Beschwerde führende
Arbeitslosenkasse bereits von einer Verletzung der Schadenminderungspflicht aus, wenn ein Versicherter nach Ablauf einer dreissigtägigen Zahlungsfrist nicht mittels Betreibung oder Klage gegen seinen ehemaligen Arbeitgeber vorgeht, verkennt sie die Realitäten im Arbeitsleben und geht über das hinaus, was in der Rechtsprechung in der Regel verlangt wird. So erfüllte ein Versicherter die Schadenminderungspflicht, als er nach einer ersten
schriftlichen Mahnung drei Monate zuwartete, bis er unzuständigenorts eine Lohnklage einreichte und nach dem Unzuständigkeitsentscheid nach weiteren ca. 50 Tagen beim zuständigen Gericht klagte (Urteil F. vom 21.
Dezember 2005,
C 63/05). Im Urteil G. vom 19. Oktober 2006 (C 163/06) hat ein Versicherter nach Beendigung des Arbeitsverhältnisses während rund 4 1/2 Monaten nichts Aktenkundiges unternommen, hingegen glaubhaft gemacht, dass er verschiedentlich telefonisch intervenierte. Im konkreten Einzelfall hat das Eidgenössische Versicherungsgericht die Schadenminderungspflicht als nicht verletzt erachtet. Würde jede Forderung, die nicht innert dreissig Tagen beglichen wird, eingeklagt, stünde das Justizsystem am Anschlag. Solches entspräche nicht einem Vorgehen, das jedem vernünftigen Menschen als selbstverständlich erscheint, was aber erforderlich ist, um bei Nichtbefolgen einer entsprechenden Verhaltensregel von einem groben Verschulden auszugehen.
3.3 Schliesslich wendet die Beschwerdeführerin ein, man habe dem Versicherten auf seine telefonische Anfrage am 30. September 2005 dringend empfohlen, seine Forderung mittels Betreibung geltend zu machen. Anstatt dies zu befolgen, habe er angegeben, vorerst die genauen Beträge der offenen Benzin- und Telefonrechnungen sowie die Lohnbeträge zusammenstellen zu müssen. Das schwere Verschulden des Beschwerdegegners sei anzunehmen, weil er der klaren Anweisung der Arbeitslosenkasse keine Folge geleistet habe. Diesbezüglich ist mit dem kantonalen Gericht indessen festzuhalten, dass eine Anfangs Oktober 2005 eingeleitete Betreibung auf den entstandenen Schaden keinen Einfluss mehr haben konnte, nachdem bereits mit Entscheid vom 18. Oktober 2005 über die Gesellschaft der Konkurs eröffnet wurde. Ob nach der telefonischen Erkundigung und Beratung am 30. September 2005 noch weitere Schritte hätten
unternommen werden müssen, ist damit für die Frage der Verletzung der Schadenminderungspflicht irrelevant.
Zusammenfassend steht fest, dass, soweit eine Verletzung der
Schadenminderungspflicht überhaupt anzunehmen wäre, eine solche nach den gesamten Umständen jedenfalls nicht derart schwer wiegt, dass sie mit einer Leistungsverweigerung zu sanktionieren ist."
2.5. Nella presente fattispecie emerge dagli atti dell'incarto che l'assicurato ha messo in atto molte delle misure richieste dalla giurisprudenza federale per rivendicare il salario (STFA C 297/02 del 2 aprile 2003; STFA C 235/04 del 23 dicembre 2005 e STFA C 271/05 del 30 marzo 2006; "Schriftliche Mahnung, Zahlungsbefehl, Betreibung, Lohnklage") il più presto possibile (cfr. STFA C 323/02 del 17 aprile 2003; STFA C 25/05 del 13 dicembre 2005).
In particolare egli ha fatto valere le sue pretese salariali tramite un'azione civile ed ha fatto notificare la comminatoria di fallimento.
Secondo la giurisprudenza fra gli obblighi dell'assicurato, secondo l'art. 55 cpv. 1 LADI, figura pure quello di fare valere le proprie pretese nel fallimento del datore di lavoro (cfr. DTF 123 V 75 e Nussbaumer, op.cit., pag. 2372 n. 634:
"Zu dieser Pflicht gehört u.a. die Eingabe der Lohnforderung im Konkurs, die Anfechtung des Kollokationsplanes und die Teilnahme auf der Passivseite in einem Kollocationsprozess
; B. Rubin, op.cit., pag. 578-579).
La Cassa ritiene che l'assicurato, malgrado tutto quanto da lui intrapreso, ha violato l'obbligo di ridurre il danno in quanto, dopo la cresciuta in giudicato della comminatoria di fallimento (il 29 ottobre 2006) fino al 3 aprile 2007 (data d'inoltro della domanda di insolvenza), "è rimasto inattivo mentre avrebbe dovuto chiedere il fallimento della società".
L'art. 166 cpv. 1 LEF stabilisce che "decorso il termine di venti giorni dalla notificazione della comminatoria, il creditore, producendo tale documento ed il precetto, può chiedere al giudice del fallimento che questo venga dichiarato".
Chiamato a pronunciarsi su tale aspetto, questo Tribunale ritiene che la Cassa non ha sufficientemente approfondito i motivi per cui l'assicurato non ha agito nel senso da lei indicato.
Da taluni atti dell'incarto sembrerebbe che il ricorrente non lo abbia fatto in quanto non era in condizione di anticipare le spese ai sensi dell'art. 169 cpv. 2 LEF (cfr. Doc. A19; Doc. 21). Inoltre l'assicurato ha sottolineato di avere intrapreso ulteriori passi (cfr. Doc. VII).
In simili condizioni, secondo questo Tribunale, si giustifica l'annullamento della decisione su opposizione impugnata e l'invio degli atti all'amministrazione, affinché senta personalmente l'assicurato e stabilisca, tenuto anche conto di quanto intrapreso in precedenza dall'assicurato oltre che delle vicissitudini e della situazione concreta della società, se il fatto di non avere chiesto prima il fallimento del debitore costituisce oppure no una colpa talmente grave da giustificare il rifiuto di versare le prestazioni (cfr. DLA 2007 pag. 49 seg. in particolare pag. 51:
"
3.2 Wie die Vorinstanz richtig festgehalten hat, ist für eine Leistungsverweigerung wegen Verletzung der Schadenminderungspflicht ein schweres Verschulden vorausgesetzt, wobei im Einzelfall aufgrund der Umstände zu entscheiden ist, ob der Arbeitnehmer genügend und rechtzeitig reagiert hat (Urteil F. vom 6. Februar 2006, Erw. 3.1, C 270/05). Es Kann dabei nicht verlangt werden, dass er sich juristisch fehlerlos verhält (Urteil F. vom 21. Dezember 2005, Erw. 3.2, C 63/05)".
In tale contesto questo Tribunale richiama ancora un volta alla Cassa (cfr. la STCA 38.2007.76 del 14 febbraio 2007), l'importanza che il legislatore ha voluto attribuire alla procedura di opposizione (cfr. STFA I 3/05 del 17 giugno 2005; STFA C 279/03 del 30 settembre 2005; STFA C 119/05 del 15 settembre 2005).