Decision ID: 0127921e-1e98-5616-b3e3-a3ab377ba1a0
Year: 2015
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: civil_law

in fatto: A. AO 1 (1961) e AP 1 (1968) si sono sposati a _ il 18 ottobre 1996. Dal matrimonio sono nati R_ (27 gennaio 2001), N_ (11 gennaio 2005) e Na_ (22 luglio 2007). Programmatore di sistemi informatici, il marito è rimasto alle dipendenze della _ fino al 2010, poi è passato alla ditta B_ di _ e nell'ottobre del 2011 ha avviato un'attività indipendente, la _ con sede negli uffici della ditta T_ a _, la quale è anche la sua principale cliente. La moglie lavora a tempo parziale nel settore della ristorazione a _. I coniugi si sono separati nel giugno del 2012, quando il marito ha lasciato l'abitazione coniugale di _, sua proprietà, per trasferirsi prima in un appartamento nei pressi e poi, nel luglio del 2013, in un'altra casa di sua proprietà, sempre a _.
B. Frattanto, il 22 novembre 2012, AP 1 si è rivolta al Pretore del Distretto di Lugano, sezione 6, con un'istanza a protezione dell'unione coniugale per ottenere – già in via cautelare – l'autorizzazione a vivere separata, l'affidamento dei figli (riservato il diritto di visita del padre), l'attribuzione dell'alloggio coniugale (compresi mobili e suppellettili) unitamente al posteggio e a una cantina. Essa ha chiesto inoltre un contributo alimentare di fr. 2370.– per il dicembre del 2012 e uno di fr. 4470.– mensili dal gennaio del 2013 in poi, un contributo alimentare di fr. 1495.– mensili per R_, uno di fr. 1495.– per N_ e uno di fr. 1515.– per Na_ (senza cenno ad assegni familiari), con riserva di adeguare tali importi alle risultanze istruttorie (inc. SO.2012.5104).
C. All'udienza del 19 dicembre 2012, indetta per il dibattimento, i coniugi si sono accordati sull'autorizzazione a vivere separati, sull'attribuzione alla moglie dell'alloggio coniugale e del posteggio, sull'uso congiunto della cantina, sull'affidamento dei figli alla madre e sul diritto di visita del padre. I contributi alimentari per moglie e figli invece sono rimasti litigiosi. Con decreto cautelare del 27 dicembre 2012 il Pretore ha poi omologato un accordo stragiudiziale raggiunto dai coniugi in forza del quale il marito si impegnava a versare, pendente causa, un contributo alimentare per la moglie di fr. 2500.– mensili (da cui dedurre il reddito da attività lucrativa da lei conseguito) e uno per i tre figli di fr. 3000.– mensili complessivi, assegni familiari non compresi, come pure ad assumere tutti i costi dell'abitazione coniugale, quelli del telefono e l'onere fiscale. Con decreto cautelare del 25 giugno 2013 il Pretore ha istituito ai figli inoltre una curatela educativa.
D. Il 26 luglio 2013 AP 1 ha presentato un'altra istanza cautelare, chiedendo che il marito non esercitasse il diritto di visita ai figli in presenza della di lui convivente (inc. CA. 2013.276). All'udienza del 18 settembre 2013, indetta per il dibattimento dell'istanza e per le arringhe finali del primo procedimento cautelare, le parti hanno concluso un accordo che confermava quello stipulato il 19 dicembre 2012 sull'autorizzazione a vivere separate, sull'attribuzione dell'alloggio coniugale alla moglie e sull'affidamento dei figli a quest'ultima, specificando nondimeno modi e tempi inerenti al diritto di visita paterno, sicché il Pretore ha dichiarato la seconda istanza cautelare “evasa per transazione” e l'ha stralciata dal ruolo.
Quanto al primo procedimento cautelare, AP 1 ha postulato nell'arringa finale un contributo alimentare di fr. 2370.– per il dicembre del 2012 e uno di fr. 3536.35 mensili dal gennaio del 2013, oltre a un contributo alimentare di fr. 1650.– mensili per ciascun figlio dal novembre del 2012 in poi (senza cenno ad assegni familiari). “Qualora gli alimenti per i figli dovessero essere ridotti” essa ha dichiarato di pretendere – in subordine – “l'attribuzione della metà delle eccedenze che (...) risulteranno, per lo meno la metà di fr. 3236.65 come a pag. 6 dell'arringa” (verbale d'udienza del 18 settembre 2013, pag. 3 a metà). Nella sua arringa finale il marito ha offerto, da parte sua, un contributo alimentare di fr. 3000.– mensili per la moglie e uno di fr. 3000.– mensili complessivi per i figli, “interrompendo ovviamente il pagamento diretto delle spese per la famiglia”.
E. Statuendo con sentenza del 29 ottobre 2013, il Pretore ha autorizzato i coniugi a vivere separati, ha assegnato l'abitazione coniugale alla moglie (con il posteggio e la cantina), ha attribuito i figli a quest'ultima, ha disciplinato il diritto di visita del padre, ha confermato la curatela educativa affidata a _ e ha condannato AO 1 a versare dal 1° dicembre 2012 un contributo alimentare per la moglie di fr. 2075.– mensili, come pure dal 1° novembre 2012 un contributo alimentare di fr. 1335.– mensili per R_, uno di fr. 1335.– per N_ e uno di fr. 1255.– mensili per Na_, assegni familiari non compresi. Le spese processuali di fr. 4000.– sono state poste a carico delle parti in ragione di metà ciascuno, compensate le ripetibili.
F. Contro la decisione appena citata AP 1 è insorta a questa Camera con un appello del 15 novembre 2013 nel quale chiede di aumentare il contributo di mantenimento in suo favore a fr. 2370.– per il dicembre del 2012 e a fr. 5114.– mensili dal gennaio del 2013 in poi, di porre a carico del marito le spese processuali e di condannare quest'ultimo a rifonderle fr. 7000.– per ripetibili. Nelle sue osservazioni del 16 dicembre 2013 AO 1 propone di respingere l'appello.

Considerando
in diritto: 1. Le decisioni in materia di provvedimenti cautelari (art. 276 cpv. 1 CPC) sono appellabili entro dieci giorni (art. 314 cpv. 1 CPC), sempre che, nel caso di controversie meramente patrimoniali, il valore litigioso raggiungesse fr. 10 000.– “secondo l'ultima conclusione riconosciuta nella decisione” impugnata (art. 308 cpv. 2 CPC). In concreto tale presupposto è dato, ove appena si consideri l'ammontare del contributo di mantenimento controverso davanti al Pretore, di durata incerta e quindi da calcolare sull'arco di vent'anni (art. 92 cpv. 2 CPC; sentenza del Tribunale federale 5A_689/2008 dell'11 febbraio 2009, consid. 1.2). La sentenza del Pretore inoltre è pervenuta al patrocinatore dell'istante il 5 novembre 2013. Presentato il 15 novembre seguente, ultimo giorno utile, l'appello in esame è di conseguenza tempestivo.
2. Litigioso rimane, in questa sede, il contributo di mantenimento per la moglie. Nella sentenza impugnata il Pretore ha ritenuto che la pretesa alimentare di AP 1 sarebbe stata da respingere, poiché tendeva alla copertura del di lei fabbisogno minimo, mentre il metodo per la definizione dei contributi alimentari fra coniugi si fonda, fino al divorzio, sul riparto a metà dell'eccedenza registrata dal bilancio coniugale una volta dedotto dai redditi il fabbisogno della famiglia. Il primo giudice non ha disconosciuto tuttavia che nel corso dell'arringa finale l'istante
aveva chiesto – in subordine – un contributo alimentare ancorato al principio della mezza eccedenza, ma ha reputato anche tale domanda improponibile perché non determinata in cifre (sentenza impugnata, pag. 4). Ciò premesso, egli ha constatato che ad ogni modo AO 1 offriva per moglie e figli fr. 6000.– mensili complessivi, sicché ai fini del giudizio egli si è dipartito da tale somma. Calcolato così il fabbisogno in denaro dei figli in fr. 3925.– mensili complessivi, egli ha riconosciuto ad AP 1 un contributo di mantenimento pari alla differenza di fr. 2075.– mensili, rilevando che tale importo garantisce pur sempre alla beneficiaria, cumulato al reddito conseguito (fr. 1500.– mensili), la copertura del fabbisogno minimo (fr. 3536.– mensili) da lei perseguita “sin dagli albori del procedimento”.
3. L'appellante fa valere di avere sempre formulato una richiesta di contributo alimentare determinata in cifre, l'ultima volta ancora nell'arringa finale (fr. 2370.– per il dicembre del 2012, fr. 3536.35 mensili dal gennaio del 2013 in poi: memoriale accluso al verbale del 18 settembre 2013, pag. 9). Anche l'ammontare della richiesta subordinata registrata a verbale (pag. 3) – essa continua – era determinabile (“qualora gli alimenti per i figli dovessero essere ridotti l'istante chiede anche l'attribuzione della metà delle eccedenze che ne risulteranno per lo meno la metà di fr. 3236.65”). Reputando le sue domande non quantificate, il Pretore sarebbe caduto in un eccesso di formalismo. Per di più – essa soggiunge – il convenuto le offriva pur sempre un contributo alimentare di fr. 3000.– mensili (dei fr. 6000.– complessivi proposti), di modo che attribuendole soli fr. 2075.– mensili il Pretore le ha aggiudicato meno di quanto il convenuto le riconosceva, ciò che offende l'art. 58 cpv. 1 CPC. Nel merito l'appellante chiede di ridurre il fabbisogno minimo del convenuto accertato dal Pretore (fr. 9182.– mensili) a fr. 8985.– mensili e di aumentare il fabbisogno minimo di lei da fr. 3536.– mensili a fr. 5443.35 mensili. L'eccedenza nel bilancio coniugale ammontando così a fr. 2341.65 mensili – essa prosegue – il contributo di mantenimento in suo favore va fissato in fr. 5114.– mensili (fabbisogno minimo più mezza eccedenza).
4. Da un equivoco che l'appellante cerca di insinuare va subito sgombrato il campo. Il Pretore non ha ritenuto difatti che il contributo alimentare da lei chiesto in via principale mancasse di una “chiara quantificazione in cifre”. Egli ha mosso tale censura alla richiesta subordinata, mentre ha reputato la domanda principale improponibile perché risultante dall'applicazione di un metodo di calcolo (la copertura del fabbisogno minimo) estraneo a quello abituale, fondato sul riparto a metà dell'eccedenza registrata dal bilancio coniugale (sentenza impugnata, pag. 4 in alto). Precisato ciò, resta il fatto che – come si vedrà senza indugio – l'opinione del Pretore è doppiamente erronea. Intanto perché un coniuge può anche limitare le proprie pretese di mantenimento alla copertura del fabbisogno minimo, nulla obbligandolo a esigere anche la mezza eccedenza del bilancio familiare. Inoltre perché – contrariamente a quanto crede il Pretore – il metodo per il calcolo dei contributi alimentari fondato sulla mezza eccedenza risultante dal bilancio familiare non è l'unico applicabile in una procedura a tutela dell'unione coniugale (o in provvedimenti cautelari nell'ambito di cause di divorzio).