Decision ID: 022da2f6-8c6f-5f57-baf0-187c9367cf57
Year: 2010
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: civil_law

in fatto: A. Con sentenza del 9 novembre 2006 il Pretore del Distretto di Bellinzona ha pronunciato il divorzio tra AP 1 (1960) e AA 1 (1956), ha riconosciuto a ogni coniuge la metà della prestazione d'uscita conseguita dall'altro durante il matrimonio, ha previsto la trasmissione degli atti al Tribunale cantonale delle assicurazioni per definire tale quota non appena la chiave di riparto a metà fosse passata in giudicato, ha condannato AP 1 a versare alla moglie un contributo alimentare di fr. 900.– mensili non indicizzati vita natural durante e ha addebitato la tassa di giustizia (fr. 1000.–) con le spese (fr. 100.–) alle parti in ragione di un mezzo ciascuno, compensate le ripetibili. Il Pretore non ha dovuto giudicare invece sullo scioglimento del regime matrimoniale, le parti vivendo nella separazione dei beni.
B. Contro la sentenza appena citata AP 1 è insorto con un appello del 28 novembre 2006 per ottenere che il contributo alimentare in favore della moglie sia soppresso e che gli oneri processuali siano posti a carico di lei, con obbligo per quest'ultima di versargli fr. 5000.– a titolo di ripetibili. Con osservazioni dell'8 febbraio 2007 AA 1 ha proposto di respingere l'appello. Anzi, con appello adesivo ha chiesto che il contributo in suo favore fosse portato a fr. 1450.– mensili e che gli
oneri processuali fossero addebitati al marito, con obbligo di corrisponderle fr. 5000.– a titolo di ripetibili. Nelle sue osservazioni del 16 marzo 2007 AP 1 ha proposto di respingere l'appello adesivo.
C. Statuendo il 14 maggio 2008, questa Camera ha respinto l'appello principale nella misura in cui era ricevibile, ha respinto anche l'appello adesivo e ha confermato la sentenza impugnata. La tassa di giustizia dell'appello principale (fr. 500.–) e le spese (fr. 50.–) sono state poste a carico di AP 1, tenuto a rifondere alla controparte fr. 2500.– per ripetibili. La tassa di giustizia dell'appello adesivo (fr. 400.–) e le spese (fr. 50.–) sono state poste a carico di AO 1, tenuta a rifondere alla controparte fr. 1500.– per ripetibili.
D. La sentenza di questa Camera è stata impugnata da AP 1 mediante ricorso in materia civile e ricorso in materia costituzionale al Tribunale federale, che con sentenza dell'8 gennaio 2010 ha dichiarato inammissibile il secondo e ha parzialmente accolto il primo, annullando la sentenza di appello e rinviando gli atti a questa Camera per nuovo giudizio nel senso dei considerandi. Le spese giudiziarie (fr. 2500.–) sono state poste a carico delle parti in ragione di metà ciascuno, con vincolo di solidarietà per il tutto, compensate le ripetibili. Ciò ripristina la litispendenza sul piano cantonale e impone di statuire nuovamente sull'appello. Non solo: essendo stata annullata l'intera sentenza, occorre ripristinare formalmente anche il dispositivo sull'appello adesivo.

Considerando
in diritto: 1. Litigioso in appello rimaneva, quando la Camera ha statuito il 14 maggio 2008, il contributo alimentare per la moglie dopo il divorzio. Il Pretore l'aveva fissato in fr. 900.– mensili (non indicizzati) a tempo indeterminato richiamandosi all'art. 125 CC, ma senza accertare né il tenore di vita che i coniugi avevano durante la comunione domestica, né il reddito del marito, né il reddito che la moglie avrebbe ragionevolmente potuto conseguire dopo il divorzio, né – tanto meno – quale fosse il fabbisogno minimo delle parti a quel momento. Nella motivazione egli si limitava ad assicurare di avere “tutto ben considerato”, esortando AO 1 ad adoperarsi per mettere a frutto la sua capacità lucrativa. Come egli fosse giunto a definire il contributo alimentare di fr. 900.– mensili non era dato di sapere (sentenza 14 maggio 2008 di questa Camera, consid. 3).
2. Nell'appello AP 1 rimproverava anzitutto alla moglie di non avere dimostrato il livello di vita avuto durante la comunione domestica, ma la critica era senza interesse, giacché AO 1 chiedeva solo un contributo alimentare destinato a coprire il proprio fabbisogno minimo dopo il divorzio (in pratica una rendita d'indigenza). Relativamente all'ammontare di tale fabbisogno minimo, da lei indicato in fr. 3649.– mensili nel memoriale conclusivo, questa Camera ha constatato che davanti al primo giudice AP 1 non aveva contestato alcuna voce di spesa. Solo per quanto riguardava il costo dell'alloggio egli aveva addotto nella petizione che la moglie vive gratuitamente in casa propria, ma nella risposta AO 1 aveva fatto valere spese per fr. 1000.– mensili e su quell'importo AP 1 non aveva più preso posizione, né introducendo una replica, né esprimendosi alle successive udienze del 13 dicembre 2005 e del 9 marzo 2006, né determinandosi nel memoriale conclusivo e rinunciando finanche al dibattimento finale. Questa Camera ha reputato così improponibili doglianze che l'interessato aveva manifestamente rinunciato a far valere davanti al giudice del divorzio (sentenza 14 maggio 2008 di questa Camera, consid. 4).
3. Nella sentenza dell'8 gennaio 2010 il Tribunale federale ha ritenuto, per converso, che AP 1 abbia sufficientemente contestato la spesa per l'alloggio di fr. 1000.– mensili (fr. 1100.– mensili con le spese accessorie) inserita da AO 1 nel proprio fabbisogno minimo, avendo egli allegato nel memoriale conclusivo che quelle uscite “sono inesistenti perché la signora AO 1 vive in casa propria” (sentenza 5A_383/2008, consid. 4.2.2). Onde la necessità di esaminare la questione. Ora, che AO 1 viva in casa propria, nell'ex abitazione coniugale, è pacifico. Già nella sentenza del 14 maggio 2008 questa Camera aveva accertato che in pendenza di appello, il 2 luglio 2007, essa era finanche divenuta unica proprietaria, dopo la morte della madre _, della particella n. 105 RFD di _, su cui sorge un edificio bifamiliare. Tant'è che questa Camera l'aveva invitata ad appigionare il piano inferiore dello stabile per finanziare l'ammanco da lei registrato (fr. 550.– mensili) rispetto al suo fabbisogno minimo, nonostante il contributo alimentare di fr. 900.– mensili stabilito dal Pretore (sentenza del 14 maggio 2008, consid. 7c). Sotto questo profilo la situazione è pertanto chiara.
4. Ciò premesso, che AO 1 abiti in casa propria ancora non significa che le sue spese per l'alloggio siano “inesistenti”, come asserisce l'appellante. Un proprietario immobiliare deve assumere per comune esperienza costi che vanno dalla manutenzione (ordinaria e straordinaria) alle riparazioni, dalle revisioni periodiche degli impianti ai premi per l'assicurazione dello stabile, dai tributi ricorrenti (ad esempio per l'uso delle canalizzazioni) a quelli versati una tantum, fino al pagamento degli eventuali interessi ipotecari. Certo, chi fa valere determinate uscite deve anche dimostrarle. E in concreto l'unico elemento consisteva nel fatto (notorio, poiché risultante da pubblici registri: art. 184 cpv. 3 CPC) che sulla particella n. 105 è iscritta in primo grado una cartella ipotecaria al portatore di fr. 170 000.– detenuta dalla Banca _, _ (AO 1 precisava, nelle osservazioni all'appello, di aver dovuto aumentare il mutuo da fr. 110 000.– a fr. 170 000.–: pag. 3). Ma ciò non vuol dire che il costo dell'alloggio fosse nullo. Mancando dati sicuri, il Pretore avrebbe dovuto procedere dunque per apprezzamento. Identico criterio si applica, del resto, ove si tratti di valutare il presumibile onere d'imposta in difetto di risultanze affidabili (sentenza del Tribunale federale 5P.217/1997 del 14 luglio 1997, consid. 2c).
5. Non si disconosce che una stima per apprezzamento impone cautela, non dovendosi privilegiare un coniuge negligente rispetto a un coniuge che documenta le proprie uscite. In nessun caso, poi (e men che meno ai fini di una mera rendita di indigenza), la stima deve eccedere quanto ragionevolmente si può ammettere che un coniuge in condizioni analoghe spenderebbe per un alloggio destinato a sé solo (analogamente: sentenza del Tribunale federale 5P.101/2001 del 30 aprile 2001, consid. 4). Sta di
fatto che in concreto un appartamento da fr. 1000.– mensili (fr. 1100.– comprensivi delle spese accessorie) a _ per una persona sola non può sicuramente dirsi eccessivo o dispendioso. Né riconoscere a AO 1 un simile costo dell'alloggio connota abuso o eccesso d'apprezzamento. Anche tenendo conto della circostanza che l'interessata abita in casa propria, non si devono trascurare infatti i costi correlati alla proprietà fondiaria (sopra, consid. 4) e l'entità del carico ipotecario (che l'appellante non contestava essere stato aumentato da fr. 110 000.– a fr. 170 000.–). Ne segue che, pur esaminando la contestazione mossa dall'appellante alle spese abitative della moglie, nulla muta in definitiva per rapporto al giudizio emanato il 14 maggio 2008 da questa Camera.
6. Si aggiunga che nel risultato l'apprezzamento predetto trova legittimazione anche da un altro punto di vista. Si è accennato – ma si era già sottolineato nella precedente sentenza (consid. 4a) – che AO 1 chiede un contributo alimentare destinato a finanziare non il tenore di vita raggiunto durante la comunione domestica (di quasi vent'anni), come avrebbe potuto in virtù dell'art. 125 CC (DTF 134 III 580 consid. 8 con richiami), ma solo il suo fabbisogno minimo dopo il divorzio. Essa rivendica unicamente, in altri termini, una rendita d'indigenza come quella che prevedeva l'art. 152 vCC. Già una simile rendita (“pensione d'assistenza”), tuttavia, garantiva non la semplice copertura del minimo esistenziale secondo il diritto esecutivo, bensì la copertura del minimo esistenziale secondo il diritto civile, “allargato” del 20% (DTF 121 III 51 consid. 1c, 118 II 99 consid. 4b/aa). In concreto AO 1 quantificava il suo fabbisogno minimo davanti al Pretore, come detto (consid. 2), in fr. 3649.– mensili. Se in quella somma si reputa compresa la maggiorazione del 20% (fr. 729.80), il Pretore avrebbe anche potuto riconoscere un costo per l'abitazione di soli fr. 370.20 mensili (sufficiente sì e no per pagare gli interessi ipotecari), libera poi l'interessata di finanziare tutte le altre spese correlate alla proprietà fondiaria con il supplemento del 20%. Il che avrebbe anche sanzionato la mancata documentazione di tali spese da parte di lei.