Decision ID: 26c4e408-9854-44c2-8ccd-0f3bb9d121a8
Year: 2005
Language: it
Court: CH_BGer
Chamber: CH_BGer_002
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: public_law

Fatti:
Fatti:
A. La X._ AG è una società attiva in particolare nel commercio di diritti cinematografici con sede ora a Glarona, ma tra il 1993 e il 2003 nel Cantone Ticino. Essa, per il tramite di altre società, è riconducibile ad un trust irrevocabile e discrezionale con sede nelle Isole Cayman. Fondatore del trust è A.A._, mentre beneficiari sono, oltre a suo figlio e alla sua convivente, suo fratello B.A._ e la moglie di quest'ultimo C.A._. A.A._, rispettivamente il fratello e la cognata, abitano in ville di proprietà della menzionata società, il primo a Comano mentre i secondi a Magliaso.
A. La X._ AG è una società attiva in particolare nel commercio di diritti cinematografici con sede ora a Glarona, ma tra il 1993 e il 2003 nel Cantone Ticino. Essa, per il tramite di altre società, è riconducibile ad un trust irrevocabile e discrezionale con sede nelle Isole Cayman. Fondatore del trust è A.A._, mentre beneficiari sono, oltre a suo figlio e alla sua convivente, suo fratello B.A._ e la moglie di quest'ultimo C.A._. A.A._, rispettivamente il fratello e la cognata, abitano in ville di proprietà della menzionata società, il primo a Comano mentre i secondi a Magliaso.
B. Nella dichiarazione fiscale inerente il 1997, la X._ AG ha esposto una perdita d'esercizio di fr. 230'800.--. Sui documenti allegati, essa ha tra l'altro indicato di aver percepito una pigione di fr. 60'000.-- per la proprietà di Magliaso (fr. 48'000.-- per la villa e fr. 12'000.-- per la residenza del custode) e di fr. 34'000.-- per quella di Comano (fr. 12'000.-- per la casa del custode e fr. 22'000.-- per l'ultimo trimestre dell'anno per la villa).

Nelle relative notifiche, intimate il 19 dicembre 2002, l'Ufficio di tassazione delle persone giuridiche del Cantone Ticino, anziché la perdita addotta, ha computato un utile imponibile di fr. 966'600.-- sia per l'imposta federale diretta che per l'imposta cantonale. Per giungere a tale importo, l'autorità fiscale ha in particolare operato riprese per interessi passivi non riconosciuti sul capitale proprio dissimulato (fr. 33'291.--) e soprattutto per un adeguamento dell'affitto degli immobili di Magliaso (fr. 274'000.--) e di Comano (fr. 941'000.--). La rivalutazione degli affitti è stata calcolata considerando un tasso di capitalizzazione del 6% dell'investimento effettuato (circa fr. 5'500'000.-- per Magliaso e circa fr. 16'000'000.-- per Comano).
Con decisione su reclamo del 5 marzo 2004 l'Ufficio competente ha confermato entrambe le tassazioni, rilevando che le pigioni conteggiate coprivano appena i costi sostenuti per interessi passivi, manutenzione e ammortamenti. Adita dalla contribuente, il 24 agosto 2004 la Camera di diritto tributario del Tribunale d'appello del Cantone Ticino ne ha respinto il ricorso, confermando dunque anch'essa le suddette notifiche d'imposta.
Con decisione su reclamo del 5 marzo 2004 l'Ufficio competente ha confermato entrambe le tassazioni, rilevando che le pigioni conteggiate coprivano appena i costi sostenuti per interessi passivi, manutenzione e ammortamenti. Adita dalla contribuente, il 24 agosto 2004 la Camera di diritto tributario del Tribunale d'appello del Cantone Ticino ne ha respinto il ricorso, confermando dunque anch'essa le suddette notifiche d'imposta.
C. Il 24 settembre 2004 la X._ AG ha inoltrato dinanzi al Tribunale federale un ricorso di diritto amministrativo e un ricorso di diritto pubblico con cui chiede l'annullamento del giudizio cantonale e, limitatamente al primo rimedio, il rimando della causa all'Ufficio di tassazione per nuova decisione. Con il ricorso di diritto amministrativo lamenta in sostanza la violazione dell'art. 58 cpv. 1 della legge federale del 14 dicembre 1990 sull'imposta federale diretta (LIFD; RS 642.11) e del principio della buona fede. Oltre a quest'ultima censura, con il ricorso di diritto pubblico invoca parimenti la disattenzione del divieto d'arbitrio.
Chiamata ad esprimersi, la Camera di diritto tributario del Tribunale d'appello ha rinunciato a presentare osservazioni. La Divisione delle contribuzioni del Canton Ticino propone invece di respingere entrambi i gravami. L'Amministrazione federale delle contribuzioni postula infine la reiezione del ricorso di diritto amministrativo.
Diritto:
Diritto:
1. Le impugnative sono proposte dalla medesima ricorrente, sono dirette contro la stessa sentenza e si riferiscono ad un identico complesso di fatti. Si giustifica pertanto di congiungerle e di evaderle con un unico giudizio (DTF 128 V 124 consid. 1, 194 consid. 1; 123 II 16 consid. 1).
I. Sul ricorso di diritto amministrativo
I. Sul ricorso di diritto amministrativo
2. 2.1 Con il ricorso di diritto amministrativo la ricorrente impugna la sentenza della Camera di diritto tributario, nella misura in cui concerne l'imposta federale diretta per il 1997. Essendo rivolto contro una decisione dell'ultima istanza cantonale (art. 4 cpv. 6 del regolamento ticinese di applicazione della legge federale sull'imposta federale diretta, del 18 ottobre 1994) fondata sul diritto pubblico federale, il gravame, presentato in tempo utile da una persona giuridica legittimata a ricorrere, è in linea di principio ammissibile giusta gli art. 146 LIFD e 97 segg. OG.
2.2 Con il ricorso di diritto amministrativo può essere innanzitutto fatta valere la violazione del diritto federale, che comprende i diritti costituzionali dei cittadini (DTF 126 III 431 consid. 3; 123 II 385 consid. 3) nonché l'eccesso o l'abuso del potere di apprezzamento (art. 104 lett. a OG). Il Tribunale federale verifica comunque d'ufficio l'applicazione di tale diritto, senza essere vincolato dai considerandi della decisione impugnata o dai motivi invocati; in materia di contribuzioni pubbliche può pure scostarsi dalle conclusioni delle parti, sia a loro vantaggio che a loro pregiudizio (art. 114 cpv. 1 OG). Con il medesimo rimedio può inoltre venir censurato l'accertamento inesatto o incompleto dei fatti rilevanti (art. 104 lett. b OG). Quando, come in concreto, la decisione impugnata emana da un'autorità giudiziaria, l'accertamento dei fatti da essa operato vincola tuttavia il Tribunale federale, salvo che questi risultino manifestamente inesatti o incompleti oppure siano stati appurati violando norme essenziali di procedura (art. 105 cpv. 2 OG).
2.2 Con il ricorso di diritto amministrativo può essere innanzitutto fatta valere la violazione del diritto federale, che comprende i diritti costituzionali dei cittadini (DTF 126 III 431 consid. 3; 123 II 385 consid. 3) nonché l'eccesso o l'abuso del potere di apprezzamento (art. 104 lett. a OG). Il Tribunale federale verifica comunque d'ufficio l'applicazione di tale diritto, senza essere vincolato dai considerandi della decisione impugnata o dai motivi invocati; in materia di contribuzioni pubbliche può pure scostarsi dalle conclusioni delle parti, sia a loro vantaggio che a loro pregiudizio (art. 114 cpv. 1 OG). Con il medesimo rimedio può inoltre venir censurato l'accertamento inesatto o incompleto dei fatti rilevanti (art. 104 lett. b OG). Quando, come in concreto, la decisione impugnata emana da un'autorità giudiziaria, l'accertamento dei fatti da essa operato vincola tuttavia il Tribunale federale, salvo che questi risultino manifestamente inesatti o incompleti oppure siano stati appurati violando norme essenziali di procedura (art. 105 cpv. 2 OG).
3. 3.1 Secondo l'art. 58 cpv. 1 LIFD l'utile netto imponibile delle persone giuridiche è determinato dal saldo del conto profitti e perdite, epurato dal riporto dell'anno precedente (lett. a), a cui sono tra l'altro aggiunti tutti i prelevamenti fatti prima del calcolo del saldo non destinati alla copertura di spese riconosciute dall'uso commerciale (lett. b).
Rientrano in particolare tra questi prelevamenti anche le distribuzioni palesi o dissimulate di utili e le prestazioni a terzi non giustificate dall'uso commerciale (lett. b in fine). Con tali concetti si intendono le prestazioni che una persona giuridica esegue senza una corrispondente contropartita a favore di un suo membro o di una persona comunque vicina e che non sarebbero state concesse alle stesse condizioni ad un terzo estraneo alla società; il carattere particolarmente vantaggioso della prestazione deve inoltre essere riconoscibile per gli organi societari (DTF 119 Ib 116 consid. 2; 115 Ib 111 consid. 5; 113 Ib 23 consid. 2d; Norberto Bernardoni/Giorgio Duchini, La fiscalità dell'azienda, Bellinzona 1998, pag. 368 seg.). Tali presupposti ricorrono ad esempio quando la società assume spese private di un'azionista oppure quando rinuncia ad un adeguato indennizzo per le prestazioni fornite al medesimo, come quando per la messa a disposizione di un alloggio incassa pigioni inferiori a quelle di mercato (Peter Brülisauer/Stephan Kuhn, in: Zweifel/Athanas [a cura di] Kommentar zum schweizerischen Steuerrecht, Vol I/2a, Basilea 2000, n. 198 e 203 ad art. 58; Peter Locher, Kommentar zum DBG, II. Teil, Therwil/Basilea 2004, n. 111 e 135 ad art. 58; Bernardoni/Duchini, op. cit., pagg. 380 e 383).
3.2 In sostanza, di fronte ad una prestazione della società all'azionista o ad una persona vicina, per stabilire se vi è una distribuzione dissimulata di utili bisogna chiedersi se tale prestazione sia stata fornita per motivi prettamente commerciali oppure in considerazione del rapporto di partecipazione nella società del beneficiario (Brülisauer/Kuhn, op. cit., n. 97 ad art. 58). L'utilità ed il successo economico dell'impegno assunto dalla società non sono di per sé stessi decisivi. Occorre comunque che la spesa in questione sia realisticamente funzionale all'attività aziendale ed ai relativi scopi di profitto. Ciò va valutato in funzione degli usuali doveri di diligenza di un prudente amministratore societario (sentenza 2P.153/2002 del 29 novembre 2002, in: StE 2003 B 72.14.2 n. 31, consid. 3.2).
3.3 In caso di distribuzione dissimulata di utili, occorre poi quantificare la ripresa da effettuare ai fini del calcolo dell'utile imponibile. La constatazione di una sproporzione tra la prestazione della società e la contropartita dell'azionista implica la determinazione del valore economico reale della prestazione fornita, che va posto a confronto con le condizioni pattuite. Secondo la giurisprudenza invalsa sin dalla DTF 107 Ib 325, il valore economico reale è di principio costituito dal prezzo che sarebbe disposto a pagare un terzo qualunque per lo stesso servizio su di un mercato libero ed aperto (DTF 107 Ib 325 consid. 3c; sentenza 2A.39/2003 del 26 novembre 2003, in: RDAF 2004 II 60, consid. 2.2 e 3.3; Brülisauer/Kuhn, op. cit., n. 112 ad art. 58). Questo criterio non può però venir trasposto come tale agli oneri che una società anonima si assume per le spese private degli azionisti, come per i costi legati ad oggetti patrimoniali che servono esclusivamente al loro mantenimento o al loro diletto, acquistati dalla società senza essere destinati alla sua attività aziendale (sentenza A.518/1986 del 16 aprile 1987, in: NStP 1987 pag. 103 consid. 4c; sentenza 2P.153/2002 del 29 novembre 2002, in: StE 2003 B 72.14.2 n. 31, consid. 3.2 e 3.3). In assenza di comportamento conforme alle regole di mercato, non è infatti possibile riferirsi a prezzi effettivi di paragone. Occorre piuttosto basarsi su di una controprestazione che permetta alla società di coprire i costi sopportati e di conseguire un utile adeguato (Markus Reich/Robert Waldburger, Rechtsprechung im Jahr 2002 [1. Teil], in: IFF Forum für Steuerrecht 2003, pag. 221 segg., in part. pag. 229).
3.3 In caso di distribuzione dissimulata di utili, occorre poi quantificare la ripresa da effettuare ai fini del calcolo dell'utile imponibile. La constatazione di una sproporzione tra la prestazione della società e la contropartita dell'azionista implica la determinazione del valore economico reale della prestazione fornita, che va posto a confronto con le condizioni pattuite. Secondo la giurisprudenza invalsa sin dalla DTF 107 Ib 325, il valore economico reale è di principio costituito dal prezzo che sarebbe disposto a pagare un terzo qualunque per lo stesso servizio su di un mercato libero ed aperto (DTF 107 Ib 325 consid. 3c; sentenza 2A.39/2003 del 26 novembre 2003, in: RDAF 2004 II 60, consid. 2.2 e 3.3; Brülisauer/Kuhn, op. cit., n. 112 ad art. 58). Questo criterio non può però venir trasposto come tale agli oneri che una società anonima si assume per le spese private degli azionisti, come per i costi legati ad oggetti patrimoniali che servono esclusivamente al loro mantenimento o al loro diletto, acquistati dalla società senza essere destinati alla sua attività aziendale (sentenza A.518/1986 del 16 aprile 1987, in: NStP 1987 pag. 103 consid. 4c; sentenza 2P.153/2002 del 29 novembre 2002, in: StE 2003 B 72.14.2 n. 31, consid. 3.2 e 3.3). In assenza di comportamento conforme alle regole di mercato, non è infatti possibile riferirsi a prezzi effettivi di paragone. Occorre piuttosto basarsi su di una controprestazione che permetta alla società di coprire i costi sopportati e di conseguire un utile adeguato (Markus Reich/Robert Waldburger, Rechtsprechung im Jahr 2002 [1. Teil], in: IFF Forum für Steuerrecht 2003, pag. 221 segg., in part. pag. 229).
4. Nel caso concreto, la ricorrente sostiene di aver acquistato e ristrutturato le due lussuose proprietà di Magliaso e Comano per scopi aziendali. In effetti, nell'ambito della sua attività legata al commercio cinematografico avrebbe collaborato con l'imprenditore tedesco D._, assistendolo nei suoi programmi di espansione nel settore televisivo italiano. A tal fine, il partner commerciale avrebbe manifestato l'esigenza di disporre di una struttura logistica di rappresentanza vicino all'Italia. In un primo tempo sarebbe perciò stato convenuto l'acquisto della villa di Magliaso, appartenente sin dal 1973 a B.A._. Nell'autunno del 1992 D._ avrebbe tuttavia fatto presente che la proprietà non era adatta alle sue necessità. Sarebbe allora stato acquistato l'immobile di Comano, poi sottoposto ad interventi edilizi dal 1993 al 1997. A quel punto il gruppo mediatico tedesco avrebbe però deciso di desistere dai progetti in Italia, poiché confrontato con gravi problemi societari. La ricorrente si sarebbe pertanto ritrovata con due onerose strutture senza più ragione d'essere. Essa avrebbe quindi ripiegato sulla locazione della villa di Magliaso a B.A._ e di parte di quella di Comano al fratello A.A._. Per l'immobile di Magliaso avrebbe inizialmente concordato una pigione annua di fr. 60'000.--. Per la proprietà di Comano, occupato solo parzialmente a scopi privati, la ricorrente avrebbe invece convenuto un affitto annuo di fr. 100'000.--, da computare ai fini fiscali solo per un quarto per il 1997, essendo la villa abitabile soltanto dal 1° ottobre di quello stesso anno. Gli importi esposti corrisponderebbero alle effettive condizioni di mercato. I parametri ritenuti dall'Ufficio di tassazione comporterebbe invece canoni locativi mensili del tutto irrealistici pari a fr. 27'800.-- per Magliaso e a fr. 81'250.-- per Comano.
4. Nel caso concreto, la ricorrente sostiene di aver acquistato e ristrutturato le due lussuose proprietà di Magliaso e Comano per scopi aziendali. In effetti, nell'ambito della sua attività legata al commercio cinematografico avrebbe collaborato con l'imprenditore tedesco D._, assistendolo nei suoi programmi di espansione nel settore televisivo italiano. A tal fine, il partner commerciale avrebbe manifestato l'esigenza di disporre di una struttura logistica di rappresentanza vicino all'Italia. In un primo tempo sarebbe perciò stato convenuto l'acquisto della villa di Magliaso, appartenente sin dal 1973 a B.A._. Nell'autunno del 1992 D._ avrebbe tuttavia fatto presente che la proprietà non era adatta alle sue necessità. Sarebbe allora stato acquistato l'immobile di Comano, poi sottoposto ad interventi edilizi dal 1993 al 1997. A quel punto il gruppo mediatico tedesco avrebbe però deciso di desistere dai progetti in Italia, poiché confrontato con gravi problemi societari. La ricorrente si sarebbe pertanto ritrovata con due onerose strutture senza più ragione d'essere. Essa avrebbe quindi ripiegato sulla locazione della villa di Magliaso a B.A._ e di parte di quella di Comano al fratello A.A._. Per l'immobile di Magliaso avrebbe inizialmente concordato una pigione annua di fr. 60'000.--. Per la proprietà di Comano, occupato solo parzialmente a scopi privati, la ricorrente avrebbe invece convenuto un affitto annuo di fr. 100'000.--, da computare ai fini fiscali solo per un quarto per il 1997, essendo la villa abitabile soltanto dal 1° ottobre di quello stesso anno. Gli importi esposti corrisponderebbero alle effettive condizioni di mercato. I parametri ritenuti dall'Ufficio di tassazione comporterebbe invece canoni locativi mensili del tutto irrealistici pari a fr. 27'800.-- per Magliaso e a fr. 81'250.-- per Comano.
5. 5.1 Secondo i vincolanti accertamenti fattuali della Corte cantonale (art. 105 cpv. 2 OG), dal 1992 al 1997 la ricorrente, con capitale proprio e cifra d'affari relativamente modesti (fr. 500'000.-- rispettivamente fr. 200'000.--), ha fatto fronte ad investimenti dell'ordine di fr. 5'500'000.-- per la proprietà di Magliaso e di fr. 16'000'000.-- per quella di Comano. Tali investimenti sono stati realizzati grazie ai finanziamenti ricevuti dalla società madre, con sede a Glarona, che indirettamente appartiene ad un trust di cui è fondatore A.A._. È inoltre quest'ultimo personalmente, e non la ricorrente, ad aver detenuto partecipazioni azionarie nelle società zurighesi attive nel ramo televisivo e cinematografico in cui - secondo quanto asserito dall'insorgente stessa in sede cantonale - avrebbe nutrito interessi anche il gruppo D._.