Decision ID: 5b90394a-8aa0-5720-b09e-a94617f105ee
Year: 2006
Language: it
Court: TI_TCAS
Chamber: TI_TCAS_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: social_law

ritenuto,
in fatto
1.1. Il 6 febbraio 2003, PI 1 – dipendente dell’Impresa di costruzioni _ di _ in qualità di manovale e, perciò, assicurato d’obbligo contro gli infortuni presso l’CO 1 – è scivolato su una lastra di ghiaccio ed è caduto sul fianco destro, riportando, secondo il certificato 6 febbraio 2003 del dott. _, una contusione del gluteo e della coscia destra.
L’Istituto assicuratore ha riconosciuto la propria responsabilità e ha regolarmente corrisposto le prestazioni di legge.
L’assicurato è stato in grado di riprendere il proprio lavoro a decorrere dal 14 febbraio 2003 (doc. 6).
1.2. Nel corso del mese di febbraio 2005, all’CO 1 è stata annunciata una ricaduta dell’evento infortunistico del 6 febbraio 2003, determinata dall’apparizione di dolori a livello del ginocchio destro e al rachide lombo-sacrale (doc. 7, 8 e 9).
Una RMN eseguita il 25 febbraio 2005 ha in particolare mostrato una lesione di II. grado del corno posteriore del menisco mediale e del corno anteriore del menisco laterale (doc. 15).
1.3. Sentito il parere del medico _ (doc. 17), con decisione formale del 6 aprile 2005, l’assicuratore infortuni ha negato il proprio obbligo a prestazioni relativamente ai disturbi oggetto dell’annuncio di ricaduta del 14 febbraio 2005 (doc. 18).
A seguito dell’opposizione interposta dall’assicurato personalmente (doc. 23), rispettivamente, dal datore di lavoro (doc. 24), l’CO 1, in data 25 maggio 2005, ha confermato il contenuto della sua prima decisione (doc. 31).
1.4. Con tempestivo ricorso del 25 agosto 2005, completato in data 24 ottobre 2005, la ditta _ ha chiesto l’annullamento della decisione su opposizione impugnata, argomentando:
"
2. Esposizione dei fatti
Il 6 febbraio 2003 PI 1 scivola su una lastra di ghiaccio e cade pesantemente sulla gamba destra. Il 8 febbraio 2003 in seguito a forti dolori alla gamba destra e con il ginocchio destro gonfio si reca al Pronto Soccorso di _. A causa del gonfiore non viene fatta nessuna radiografia al ginocchio. Riceve delle stampelle da usare per muoversi e deve rimanere assente dal lavoro fino al 23 febbraio 2003.
Il 14 febbraio 2003 la _ annuncia il caso alla CO 1 secondo le indicazioni del signor Giunta che dichiara che durante la caduta si è fatto male sia al gluteo che al ginocchio destro. (Alleghiamo annuncio del 14.2.2003).
In data 19.2.2003 la CO 1 ci scrive che ha esaminato il nostro annuncio d'infortunio e lo accetta. (Alleghiamo decisione CO 1).
In seguito PI 1 si lamenterà diverse volte sui cantieri e in ufficio dei dolori (sopportabili) al ginocchio destro. Tutt'oggi dichiara che in seguito alla caduta del 6.2.2003 ha sempre avuto disturbi al ginocchio destro.
3. Motivazione
PI 1 è una persona con un grande senso del dovere e della lealtà.
Lui non voleva possibilmente mancare dal lavoro e perciò attendeva le vacanze per farsi curare. Nell'agosto e nel dicembre 2003 è stato visitato e trattato (infiltrazioni) al ginocchio destro da un medico in Italia nel suo studio privato. Purtroppo le ricevute non sono più rintracciabili. L'unico documento che il signor PI 1 ha potuto inviarci e che per noi vale come conferma di una sua visita specialistica in relazione ai suoi disturbi al ginocchio destro è datato 4.8.2003. (Alleghiamo copia del documento rilasciato dall'Ospedale _ di _).
4. Conclusioni
La CO 1 ha ragione a dire che il signor PI 1 ha continuato a lavorare, ma questo non vuol dire che non aveva dolori al ginocchio. Inoltre lui ha consultato dei specialisti senza chiedere nessun risarcimento alla CO 1. Lui sopportava il dolore finché in data 14 febbraio 2005 ha dovuto rimanere a casa perché non si reggeva più in piedi a causa del ginocchio destro malridotto. In quell'occasione il signor PI 1 si è scusato con la _ per non aver resistito fino al prepensionamento, ma che purtroppo doveva interrompere il lavoro per farsi operare. Il suo senso al dovere e la sua onestà lo ha indotto a rientrare al lavoro il 9 maggio 2005 per poi andare in prepensionamento il 31.5.2005!"
(IV)
1.5. PI 1, quale parte interessata, ha formulato le seguenti osservazioni in merito al contenuto del ricorso presentato dal suo ex datore di lavoro:
"
Dichiaro che il 6 febbraio 2003 sono scivolato su una lastra di ghiaccio davanti a casa sbattendo la gamba e il ginocchio destro. La CO 1 aveva accettato il caso il 19.2.2003 ed io ero rimasto assente dal lavoro fino al 23 febbraio 2003.
Comunque anche dopo essere rientrato al lavoro ho sempre accusato dolori al ginocchio, ma ho ugualmente continuato a lavorare. Ho consultato degli specialisti in ortopedia a spese mie e ho fatto delle cure nei periodi di vacanza per non dovermi assentare ulteriormente dal lavoro. Ho fatto fare delle infiltrazioni al ginocchio destro il 4.8.2003. (Unico documento in mio possesso). Confermo che i forti dolori che mi hanno indotto ad interrompere nuovamente il lavoro il 9 maggio 2005 sono sicuramente in relazione al mio infortunio del 6.2.2003. Per questo mio problema di salute dal 17.3.2005 al 19.3.2005 sono stato ricoverato all'istituto clinico "_" a _ per operare il menisco al ginocchio destro."
(VI)
1.6. L’CO 1, in risposta, ha postulato che venga negata la legittimazione ricorsuale alla ditta _, donde l’irricevibilità della sua impugnativa e, nel merito, che la medesima venga integralmente respinta.
Per quanto riguarda l’eccezione di carenza di legittimazione attiva, l’Istituto assicuratore convenuto ha espresso le considerazioni seguenti:
"
In merito alla legittimazione attiva della ricorrente, datrice di lavoro del signor PI 1, assicurato presso la convenuta, l'CO 1 la contesta recisamente.
In effetti, in virtù della recentissima giurisprudenza federale in materia (sentenza del TFA del 24 maggio 2005 in re M., U 18/05), la convenuta evidenzia come la datrice di lavoro non sia il destinatario materiale della decisione litigiosa. Riconoscerle il diritto al ricorso in tale ambito equivarrebbe a riconoscere i diritti procedurali, in particolare il diritto di prendere conoscenza del dossier.
È noto che in materia di prestazioni assicurative LAINF, l'incarto contiene dati personali sensibili relativi allo stato valetudinario dell'assicurato, segnatamente i rapporti medici. Si tratta di dati protetti dal nostro ordinamento giuridico, così come prevede il diritto alla protezione della personalità.
Allo stadio della procedura probatoria, i diritti alla protezione della personalità dell'assicurato entrerebbero inevitabilmente in conflitto con i diritti di parte del datore di lavoro.
La convenuta rileva altresì come i diritti della personalità dell'assicurato debbano anche prevalere sugli interessi economici del datore di lavoro relativi ad una decisione di rifiuto di prestazioni, come nel caso in rassegna (doc. 18). Da notare poi che in concreto, la ricorrente dispone di un'assicurazione perdita di guadagno in caso di malattia dall'ottavo giorno presso la _ di _ (doc. 29) e inoltre che ci si trova confrontati con un infortunio non professionale, i cui premi sono pagati dal lavoratore stesso.
Visto quanto sopra esposto, la datrice di lavoro non dispone della legittimazione attiva per ricorrere e pertanto il suo ricorso è irricevibile."
(VII)
1.7. In data 7 dicembre 2005, l’_ ha precisato quanto segue:
"
Purtroppo non riusciamo a raccogliere ulteriori prove da mettere a vostra disposizione. Con la presente notiamo che la CO 1 mette in dubbio la dichiarazione del signor PI 1 con la quale specifica che si tratta di un infortunio con successiva ricaduta. Non siamo d'accordo pertanto che debba intervenire l'assicurazione malattia.
Inoltre non capiamo perché trattandosi di un infortunio non professionale di cui i premi vengono pagati dal lavoratore, non ci venga riconosciuto il diritto di prendere posizione insieme al nostro lavoratore."
(X)

in diritto
2.1. In sede di risposta di causa, l’CO 1 ha chiesto al TCA di dichiarare irricevibile l’impugnativa del 25 agosto 2005, siccome l’ex datore di lavoro di PI 1 non avrebbe la legittimazione ricorsuale.
L’assicuratore infortuni convenuto, fonda la sua tesi sulla sentenza del TFA del 24 maggio 2005 nella causa M., U 18/05, nel frattempo pubblicata in DTF 131 V 298ss. e in RAMI 2005 U 559, p. 393ss..
2.2. Secondo l’art. 52 cpv. 1 LPGA, le decisioni emanate in virtù dell’art. 49 LPGA possono essere impugnate facendo opposizione presso il servizio che le ha notificate (fanno eccezione le decisioni processuali e pregiudiziali).
L’art. 56 cpv. 1 LPGA prevede che le decisione su opposizione e quelle contro cui un’opposizione è esclusa possono essere impugnate mediante ricorso.
Competente è il tribunale delle assicurazioni del Cantone dove l’assicurato o il terzo è domiciliato nel momento in cui interpone ricorso (art. 58 cpv. 1 LPGA).
L’art. 59 LPGA stabilisce che ha diritto di ricorrere chiunque è toccato dalla decisione o dalla decisione su opposizione e ha un interesse degno di protezione al suo annullamento o alla sua modificazione.
La legittimazione ricorsuale prevista dall’art. 59 LPGA corrisponde a quella di cui all’art. 103 lett. a OG (cfr. U. Kieser, op. cit., N. 2 ad art. 59), secondo il quale ha diritto di ricorrere
chiunque è toccato dalla decisione impugnata ed ha un interesse degno di protezione all’annullamento o alla modificazione della stessa,
di modo che è applicabile la giurisprudenza resa a proposito di quest’ultima disposizione.
La giurisprudenza considera degno di protezione ai sensi dell’art. 103 lett. a OG, ogni interesse pratico o giuridico a domandare la modificazione o l’annullamento della decisione impugnata che può fare valere una persona toccata da quest’ultima. L’interesse degno di protezione consiste pertanto nell’utilità pratica che l’accoglimento dell’impugnativa procurerebbe al ricorrente o, in altri termini, nel fatto di evitare un pregiudizio economico, ideale, materiale o di altra natura che la decisione impugnata gli cagionerebbe (cfr. DTF 130 V 196, consid. 3 e riferimenti ivi citati).
L’interesse deve essere diretto e concreto. In particolare, la persona deve trovarsi in un rapporto sufficientemente stretto con la decisione; ciò non è il caso di colui che è toccato soltanto in modo indiretto o mediato.
Questo presupposto assume un particolare significato quando la decisione non viene impugnata dal suo destinatario in senso materiale, ma da un terzo (DTF 130 V 560, consid. 3.3).
2.3. Nel passato, in materia di assicurazione contro gli infortuni, la giurisprudenza ha ammesso che il datore di lavoro che ha pagato i premi d’assicurazione e anticipato il salario di un dipendente, è toccato (e perciò possiede un interesse degno di protezione al suo annullamento) da una decisione che contesta a quest’ultimo la qualità di assicurato oppure che nega l’esistenza di un infortunio (cfr. DTF 120 V 38ss., DTF 106 V 219, consid. 1; RAMI 1989 U 73 p. 239, consid. 1b;
A. Rumo-Jungo, Rechtsprechung des Bundesgerichts zum Sozialversicherungsrecht, Bundesgesetz über die Unfallversicherung, Zurigo 2003, p. 416; U. Kieser,
op. cit., N. 29 ad art. 52 e N. 11 ad art. 59; Ghélew, Ramelet, Ritter, Commentaire de la loi sur l'assurance-accidents (LAA), Losanna 1992, p. 284; cfr., pure, STCA del 30 agosto 2004 nella causa L., inc. n. 35.2004.55, consid.
2.8., cresciuta in giudicato).
2.4. Nella DTF 130 V 560, l’Alta Corte ha stabilito che il datore di lavoro non è legittimato a interporre opposizione contro una decisione di diniego di rendita dell’Ufficio AI per il solo fatto che l’assegnazione di una rendita ridurrebbe il suo obbligo di continuare a versare il salario o gli permetterebbe di chiedere il pagamento nelle mani di terzi ed ha in particolare sottolineato che:
"
4.1 Falls der Versicherte eine Rente der Invalidenversicherungzugesprochen erhält, wird die Beschwerdegegnerin von ihrer Pflicht zur Lohnfortzahlung teilweise befreit. Diese Rechtsfolge ist gesamtarbeitsvertraglich vorgesehen und würde (in anderem Rahmen) auch von Gesetzes wegen eintreten (Art. 324b OR ist bei Zusprechung einer Rente der Invalidenversicherung anwendbar, sofern die Erwerbseinbusse direkt auf die Invalidität zurückgeht [nicht veröffentlichtes Urteil S. des Bundesgerichts vom 28. April 1998, 4C.499/1997]). Laut der vorstehend wiedergegebenen Rechtsprechung genügt dieses wirtschaftliche Interesse jedoch bei einer Drittbeschwerde "pro Adressat" für sich allein nicht, um die Legitimation zu begründen, sondern es ist zusätzlich erforderlich, dass der Beschwerdegegnerin aus der streitigen Verfügung ein unmittelbarer Nachteil erwächst. Die zitierten, die Legitimation des Arbeitgebers bejahenden Urteile begründeten dieses Ergebnis einerseits mit den direkten Auswirkungen des Entscheids auf seine Leistungspflicht gegenüber der versicherten Person und andererseits mit dem
engen Zusammenhang der jeweiligen Versicherung zum konkreten Arbeitsverhältnis. Ein solcher wurde neben der Arbeitslosenversicherung insbesondere für die obligatorische Unfallversicherung, welche ebenfalls eine Arbeitnehmerversicherung darstellt (vgl. Art. 1a UVG), sowie hinsichtlich einer von der Arbeitgeberin für ihr Personal abgeschlossenen Krankentaggeldversicherung bejaht. Diese Beurteilung lässt sich jedoch nicht auf die Eidgenössische Invalidenversicherung übertragen. Letztere ist als Versicherung für die gesamte Bevölkerung konzipiert (Art. 1b IVG in Verbindung mit Art. 1a AHVG) und vom Bestehen eines Anstellungsverhältnisses unabhängig. Im bereits zitierten Entscheid BGE 110 V 150f. Erw. 2c wurde denn auch die Legitimation des Arbeitgebers zur Anfechtung einer die Versicherteneigenschaft seiner Angestellten in der AHV/IV/EO betreffenden Verfügung verneint und dies unter anderem, in bewusstem Gegensatz zur obligatorischen Unfallversicherung, mit der Rechtsnatur dieser Versicherungszweige begründet. Das Gericht erwog, letztere seien einzig im Interesse der versicherten Personen geschaffen worden und dienten nicht dem Zweck, die Arbeitgeberin von irgendwelchen rechtlichen Verpflichtungen zu entlasten (BGE 110 V 151 Erw. 2c). Im Zusammenhang mit der Anfechtung einer Leistungsverfügung ist die Legitimation nicht anders zu beurteilen. Die Verbindung zwischen der umstrittenen Verfügung und dem der Beschwerdegegnerin entstehenden wirtschaftlichen Nachteil weist somit nicht bereits deshalb die praxisgemäss erforderliche Unmittelbarkeit auf, weil das wirtschaftliche Interesse der Beschwerdegegnerin ihre Eigenschaft als Arbeitgeberin betrifft.
(...).
4.4 Wie das BSV zu Recht darlegt, erschiene die Bejahung einer generellen Rechtsmittellegitimation der zur Lohnfortzahlung verpflichteten Arbeitgeber im Rentenbereich der Invalidenversicherung auch mit Blick auf die damit verbundenen Parteirechte, etwa bezüglich Akteneinsicht, als problematisch. Während der rechtserhebliche Sachverhalt in den Bereichen der Arbeitslosenversicherung, der obligatorischen Unfallversicherung -
jedenfalls solange die Lohnfortzahlungspflicht des Arbeitgebers andauert -,der Krankentaggeldversicherung und der Familienzulagen in der Landwirtschaft regelmässig vergleichsweise klar begrenzt ist, hat die Invalidenversicherung den Gesundheitszustand einer Person in seiner Gesamtheit zu berücksichtigen. Die damit verbundenen Untersuchungen und deren Ergebnisse weisen deshalb ein weit höheres Mass an persönlichkeitsrechtlicher Sensibilität und Relevanz auf. Die einschränkende Regelung der Berechtigung zur Geltendmachung des Anspruchs in Art. 66 IVV trägt diesem Umstand Rechnung (vgl. BGE 120 V 438 Erw. 2b mit Hinweisen). Dieser Aspekt spricht ebenfalls dagegen, die Legitimation des Arbeitgebers im Rahmen der geltenden Normenlage generell zu bejahen. Falls eine Relativierung des persönlichkeitsschutzrechtlichen Gesichtspunktes zu Gunsten anderer Interessen als angezeigt erschiene, wäre es Sache der Organe von Gesetz- oder allenfalls Verordnungsgebung, die Rechtsgrundlagen entsprechend auszugestalten."
2.5. Nella DTF
131 V 298, concernente un datore di lavoro che aveva interposto opposizione contro la decisione di assegnare a un suo dipendente una rendita di invalidità di un’entità inferiore rispetto a quanto auspicato, la I. Camera del TFA ha esaminato la questione a sapere se la giurisprudenza resa in materia di assicurazione per l’invalidità (la succitata DTF 130 V 560), debba trovare applicazione anche nell'assicurazione contro gli infortuni oppure no.
L'Alta Corte, prendendo in considerazione motivi attinenti alla funzione della rendita di invalidità e alla protezione dei dati personali dell’assicurato, ha negato al datore di lavoro un interesse degno di protezione a inoltrare opposizione contro una decisione di rendita dell’assicurazione contro gli infortuni.
Essa ha peraltro esplicitamente lasciato aperta la questione a sapere se ragioni relative alla protezione dei dati personali non giustificherebbero un riesame della giurisprudenza qui citata al considerando 2.4..
Queste, in particolare, le considerazioni sviluppate dal TFA nella pronunzia appena menzionata:
"
(...).
5.3 Le problème se pose dès lors de savoir s'il convient de suivre en l'espèce la jurisprudence découlant de l'ATF 130 V 560 ou celle citée ci-dessus en matière d'assurance-accidents.
5.3.1 Le droit de recours que la jurisprudence a reconnu à l'employeur dans le domaine de l'assurance-accidents est étroitement lié, d'une part, au contrat de travail, spécialement aux obligations découlant des
art. 324a et 324b CO
, et, d'autre part, à l'indemnité journalière de l'assurance-accidents (Alexandra Rumo-Jungo, Bundesgesetz über die Unfallversicherung, Rechtsprechung des Bundesgerichts zum Sozialversicherungsrecht, 3ème éd. Zurich 2003, p. 416).
5.3.2 Selon l'
art. 324b CO
, si le travailleur est assuré obligatoirement, en vertu d'une disposition légale, contre les conséquences économiques d'un empêchement de travailler qui ne provient pas de sa faute mais est dû à des raisons inhérentes à sa personne, l'employeur ne doit pas le salaire lorsque les prestations d'assurance dues pour le temps limité couvrent les quatre cinquièmes au moins du salaire afférent à cette période (al. 1). Si les prestations d'assurance sont inférieures, l'employeur doit payer la différence entre celles-ci et les quatre cinquièmes du salaire (al. 2). Dès lors, dans l'hypothèse où l'assurance-accidents refuse d'intervenir, l'employeur a un devoir légal de verser le salaire, conformément à l'
art. 324a CO
.
Le salaire dû par l'employeur selon les
art. 324a et 324b CO
a pour but de couvrir la perte de gain consécutive à un empêchement de travailler pour une durée limitée. L'indemnité journalière de l'assurance-accidents est une prestation à caractère temporaire qui vise à compenser la perte de salaire en raison d'une incapacité de travail. Aux conditions requises, elle est remplacée par une rente dès qu'il n'y a plus lieu d'attendre de la continuation du traitement médical une sensible amélioration de l'état de l'assuré et que les éventuelles mesures de réadaptation de l'assurance-invalidité ont été menées à terme (art. 19 al. 1 LAA). En cas de refus de l'assureur-accidents de prendre en charge le cas, la jurisprudence a donc admis jusqu'à présent que l'employeur peut avoir un intérêt direct pour former opposition afin que l'assuré obtienne une indemnité journalière qui a pour vocation de se substituer au salaire qu'il serait tenu de verser ou d'avancer.
5.3.3 La rente de l'assurance-accidents a une toute autre fonction que l'indemnité journalière. Elle vise à compenser l'invalidité, c'est à dire l'incapacité de gain totale ou partielle qui est présumée permanente ou de longue durée (art. 8 al. 1 LPGA).
Sous réserve de révision avant l'âge de 65 ans pour les hommes et de 62 ans pour les femmes (
art. 22 LAA
), elle a un caractère viager.
Dans la plupart des cas, le temps limité selon l'
art. 324b CO
(en fonction des années de service) ou selon un régime conventionnel plus favorable au travailleur est éteint quand naît un droit à la rente d'invalidité selon la LAA (voir Philippe Gnaegi, Le droit du travailleur au salaire en cas de maladie, thèse Neuchâtel, 1996, p. 244). Le plus souvent, d'ailleurs, le contrat de travail a déjà été résilié. En effet, le temps écoulé entre l'accident et le passage au régime de la rente a continuellement augmenté au cours des dernières décennies. Entre 1998 et 2002, cet intervalle était en moyenne de 4,7 années (Statistique des accidents LAA 1998-2002, dix-septième période quinquennale d'observation de la SUVA et troisième période quinquennale d'observation de tous les assureurs LAA, Lucerne 2004, p. 69). La rente de l'assureur-accidents n'est pas plus en rapport avec la relation de travail qu'une rente de l'assurance-invalidité. En outre, l'intérêt économique de l'employeur à former opposition ne porte que sur une partie infime de l'objet du litige s'agissant d'une décision portant sur une rente viagère. En définitive, sous l'angle de l'intérêt du tiers (employeur) qui est requis pour former opposition, la situation juridique en matière de rentes de l'assurance-accidents est semblable à celle qui prévaut pour la rente de l'assurance-invalidité. Elle commande par conséquent une même solution. Pour cette raison déjà, il convient de dénier à l'employeur la qualité pour former opposition : l'intérêt ne se trouve pas dans un rapport suffisamment étroit et direct avec l'objet du litige.
6.
6.1Une extension du droit d'opposition de l'employeur aux cas de décisions de rente de l'assurance-accidents se justifie d'autant moins qu'elle poserait problème sous l'angle de la protection des données (voir ATF 130 V 569 consid. 4.4; RAMA 2002 no U 464 p. 435 consid. 4b/cc et RAMA 2003 no U 495 p. 400 consid. 5.4.1). En particulier, cette extension serait difficilement compatible avec les
art. 328 et 328b CO
, relatifs à la protection de la personnalité du travailleur, et de la loi fédérale du 19 juin 1992 sur la protection des données (LPD; RS 235.1), entrée en vigueur le 1er juillet 1993 (voir aussi ATF 123 III 134 consid.
3b/cc). Ainsi, selon l'art. 328b première phrase CO, introduit dans la loi par le ch. 2 de l'annexe à la novelle du 19 juin 1992, l'employeur ne peut traiter des données concernant le travailleur que dans la mesure où ces données portent sur les aptitudes du travailleur à remplir son emploi ou sont nécessaires à l'exécution du travail (Kurt Pärli, Datenaustausch zwischen Arbeitgeber und Versicherung, Problematiche Bearbeitung von Arbeitnehmergesundheitsdaten bei der Begründung des privatwirtschaftlichen Arbeitsverhältnisses, in REAS 2004 p. 32; voir aussi
Matthias Horschik, Krankentaggeldversicherung und Datenschutz, in : Datenschutz im Gesundheitswesen, Forum droit de la santé, Zurich 2001, p. 154) . La protection de l'
art. 328b CO
s'exerce non seulement pendant les rapports de travail, mais également après la fin de ceux-ci, sans limitation de temps (Brunner/Bühler/Waeber/Bruchez, Commentaire du contrat de travail,
3ème édition, Lausanne 2004, note 4 ad art. 328b).
6.2 La reconnaissance du droit de l'employeur de former opposition lui conférerait en même temps les droits d'une partie à la procédure, en particulier le droit de prendre connaissance du dossier. En matière de rentes d'invalidité, le dossier contient notoirement des données sensibles relatives à l'état de santé de l'assuré (rapports médicaux, expertises médicales). Même si, comme en l'espèce, le travailleur a pu, dans un premier temps, donner son accord à la consultation du dossier par son employeur, ses droits à la protection de la personnalité entreraient inévitablement en conflit avec les droits de partie de l'employeur au stade de la procédure probatoire. Il en serait ainsi, par exemple, si l'autorité - tenue de par la loi d'établir d'office les faits - venait à ordonner une expertise médicale ou à requérir le dossier d'un autre assureur social, par exemple l'assurance-invalidité.
Ces motifs, tirés de la protection des données, plaident également contre un intérêt méritant d'être protégé de l'employeur à former opposition à une décision de rente de l'assurance-accidents. On peut d'ailleurs se demander s'ils ne justifieraient pas un réexamen de la jurisprudence en matière d'assurance-accidents cité plus haut (supra consid. 5.2). Cette question peut toutefois demeurer indécise en l'espèce."
(la sottolineatura è del redattore)
2.6. Nella concreta evenienza, mediante la decisione su opposizione contro la quale la ditta _ ha interposto ricorso a proprio nome (ossia non in rappresentanza del suo ex dipendente), l’Istituto assicuratore convenuto si è rifiutato di assumere la ricaduta annunciatagli nel corso del mese di
febbraio 2005 e, con ciò, esso ha negato a PI 1, divenuto totalmente inabile al lavoro a contare dal 12 febbraio 2005, (segnatamente) il diritto all’indennità giornaliera (cfr. doc. 18).
Così come l’Alta Corte ha sottolineato al considerando
5.3.2 della DTF
131 V 298, l’indennità giornaliera ha lo scopo di sgravare il datore di lavoro dall’obbligo legale di versare il salario (cfr.
art. 324a CO)
, qualora il proprio dipendente sia impedito senza sua colpa di lavorare.
Pertanto, nel caso in cui l’assicuratore infortuni neghi il proprio obbligo a prestazioni, come è stato il caso nella presente fattispecie, spetta al datore di lavoro indennizzare la perdita di salario imputabile all’incapacità lavorativa, in modo tale che, perlomeno da questo profilo, a quest’ultimo deve essere riconosciuto un interesse diretto a impugnare la relativa decisione (cfr., in questo senso, a
nche la DTF 120 V 38, consid.
2b: “
Angesichts ihrer in Art. 324a OG festgehaltenen und beim Ausbleiben der vereinbarten Versicherungsleistungen allenfalls aktuell werdenden Lohnfortzahlungspflicht ist ihr Interesse an der Aufhebung oder Änderung der angefochtenen Verfügung vom 7. März 1991 auch als schutzwürdig im Sinne von Art. 103 lit. a OG zu qualifizieren. Wiederholt hat das Eidg. Versicherungsgericht bei im wesentlichen mit dem vorliegenden Fall vergleichbaren Umständen denn auch die Beschwerdeberechtigung eines Arbeitgebers gegen die an seinen Angestellten gerichtete leistungsverweigernde Verfügung des Unfallversicherers anerkannt (BGE 106 V 222 Erw. 1; RKUV 1989 Nr.
U 73 S. 239 Erw. 1b“)
).
2.7.
Il TCA deve ancora valutare se ragioni attinenti alla protezione dei dati personali dell’assicurato/dipendente, si oppongono a che venga riconosciuta al datore di lavoro la legittimazione a ricorrere.
Nella DTF 131 V 298 - riguardante una decisione di rendita nell’assicurazione contro gli infortuni -, la nostra Corte federale ha risposto positivamente all’interrogativo appena sollevato.
In effetti, ammettere il diritto del datore di lavoro di presentare opposizione comporterebbe il riconoscimento a quest’ultimo dei diritti legati alla qualità di parte alla procedura, primo fra tutti quello di consultare l’incarto.
Ora, in materia di rendita di invalidità, è notorio che l’incarto contiene dei dati sensibili, specificamente quelli relativi allo stato di salute dell’assicurato/dipendente, di modo che i diritti alla protezione della personalità di quest’ultimo entrerebbero inevitabilmente in conflitto con i diritti di parte del datore di lavoro.
Secondo il TFA, ciò depone a sfavore di un interesse degno di protezione del datore di lavoro ad opporsi a una decisione di rendita dell’assicurazione contro gli infortuni.
L’Alta Corte ha lasciato espressamente aperta la questione a sapere se una tale conclusione non debba essere estesa anche ad altri ambiti dell’assicurazione contro gli infortuni, specificatamente a quelli trattati dalla DTF 106 V 219 e dalla RAMI 1989 U 73, p. 239:
"
On peut d'ailleurs se demander s'ils ne justifieraient pas un réexamen de la jurisprudence en matière d'assurance-accidents cité plus haut (supra consid. 5.2). Cette question peut toutefois demeurer indécise en l'espèce."
(consid. 6.2)
e poi ancora:
"
En cas de refus de l'assureur-accidents de prendre en charge le cas, la jurisprudence a donc admis
jusqu'à présent
que ..."
(consid. 5.3.2 – il corsivo é del redattore)
Chiamata a pronunciarsi, questa Corte osserva quanto segue.
In base all’art. 19 cpv. 1 LAINF, il passaggio dal regime delle prestazioni di corta durata (cura medica e indennità giornaliera) a quello delle prestazioni di lunga durata (rendita di invalidità e indennità per menomazione all’integrità) avviene al termine della cura medica (o meglio quando non sussistono più misure terapeutiche suscettibili di migliorare sensibilmente le condizioni di salute della persona assicurata).
Pertanto, prima che la decisione di rendita possa essere presa, trascorre sovente lungo tempo dall’evento assicurato, di modo che spesso l’incarto dell’assicurato comprende dell’abbondante documentazione medica (certificati, rapporti e perizie mediche), accumulata nel corso degli anni, contenente dati, sensibili, sul suo stato di salute.
È vero che quando la decisione impugnata viene invece resa in regime di prestazioni di corta durata, come è il caso nella presente fattispecie, il tempo trascorso dal sinistro è più breve, di modo che nel dossier dovrebbe pure figurare una documentazione medica quantitativamente minore.
Ciò non toglie che i dati ivi contenuti possano essere altrettanto sensibili e, pertanto, degni di essere protetti.
Si pensi, ad esempio, ai casi in cui la persona assicurata, vittima di un infortunio, nel decorso post-traumatico sviluppa delle turbe di natura psichica, ciò che induce di frequente l’assicuratore LAINF a predisporre degli accertamenti psichiatrici, i quali forniscono generalmente informazioni riguardanti aspetti molto intimi della vita del peritando.
In esito a queste considerazioni, secondo il TCA, sono adempiuti i presupposti per applicare la giurisprudenza di cui alla DTF 131 V 298 anche ai casi come quello
sub judice
, in cui la decisione impugnata è stata resa in una fase precedente a quella in cui vengono definite le prestazioni di lunga durata.
Riconoscere al datore di lavoro la legittimazione ricorsuale significherebbe riconoscergli pure i diritti legati alla qualità di parte alla procedura, diritti che entrerebbero in conflitto con quelli alla protezione della personalità del lavoratore/assicurato, tutelati dalle specifiche disposizioni del CO, così come da quelle previste dalla legge federale sulla protezione dei dati.
Al riguardo si potrebbe obiettare che l’ostacolo potrebbe venir superato se il lavoratore/assicurato autorizzasse l’assicuratore LAINF a permettere al datore di lavoro di consultare il suo incarto (cfr. art. 19 cpv. 1 lett. b della legge federale sulla protezione dei dati).
In realtà, si tratta di una soluzione difficilemente attuabile, nella misura in cui sovente il lavoratore/assicurato avrà piuttosto interesse a evitare che il proprio datore di lavoro, consultando il dossier che lo riguarda, venga a conoscenza di circostanze attinenti alla sua sfera più intima.
Questa soluzione provocherebbe inoltre innumerevoli difficoltà di carattere amministrativo siccome, di fronte a un ricorso inoltrato da un datore di lavoro, il Tribunale dovrebbe chiedere ogni volta al lavoratore se accorda o no il consenso alla consultazione del suo incarto da parte del datore di lavoro.
In realtà, la questione della legittimazione ricorsuale del datore di lavoro va risolta in astratto e per tutti i casi.
Decisivo è infine il fatto che l’assicurato toccato personalmente dalla decisione ha diritto di ricorrere e che può farlo, se lo desidera, anche facendosi rappresentare dal suo datore di lavoro (cfr. STCA del 30 agosto 2004 succitata, consid. 2.8.).
Non a caso, la possibilità che il lavoratore autorizzi il datore di lavoro a consultare i suoi atti personali, non è stata neppure esaminata dal TFA nelle pronunzie menzionate in precedenza. L’Alta Corte ha piuttosto posto giustamente l’accento sugli artt. 328 e 328b CO a tutela della sfera privata del lavoratore e ha precisato che un’eventuale estensione dei diritto del datore di lavoro in questo ambito, necessita dell’intervento del legislatore (cfr. DTF 130 V 560, consid. 4.4 in fine).
Infine va sottolineato che la soluzione che nega la legittimazione ricorsuale al datore di lavoro, potrebbe essere diversa qualora le prestazioni venissero rifiutate in quanto l’assicuratore LAINF nega la qualità di assicurato oppure l’esistenza di un infortunio - così come è stato il caso nelle fattispecie giudicate in DTF 106 V 222 e RAMI 1989 U 73, p. 239 – nella misura in cui, essendovi in gioco l’assunzione stessa del caso, l’incarto della persona infortunata di norma non contiene ancora dati sensibili.
Tale questione non necessita comunque di una risposta in questa sede.
In conclusione, all’_ deve venir negata la legittimazione ricorsuale, di modo che l’impugnativa da essa presentata va dichiarata irricevibile.