Decision ID: 28863841-f8f8-50fa-97a3-4f6813a5b32a
Year: 2016
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_006
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: civil_law

ritenuto
in fatto: A.
Il 19 settembre 2000 il CO 1 e la RE 1 (poi diventata RE 1) hanno sottoscritto una “
Convenzione di collaborazione
” intesa a ottenere dalla Confederazione una concessione per la gestione di una casa da gioco a M_. Al punto 5.1 cpv. 2 le parti hanno stabilito che, in caso di ottenimento di una concessione di tipo B (Kursaal), la RE 1 avrebbe versato al Comune un milione di franchi all’anno e un importo supplementare del 2% del prodotto netto dei giochi, ottenuto dopo deduzione dal prodotto lordo dei giochi di tre diverse tasse. Al punto 5.3 le parti hanno pattuito quanto segue: “
Dato che il contributo versato al Comune è soggetto alle imposte presso la RE 1, il versamento al Comune verrà ridotto della quota d’imposta comunale relativa al contributo stesso (sia sull’importo fisso, sia sull’importo variabile)
”.
B.
Il 3 aprile 2001 le parti hanno poi stipulato un “
protocollo aggiuntivo
” mirante a completare o modificare alcuni punti della suddetta Convenzione. In particolare all’art. 5 (relativo ai contributi) è stata aggiunta una cosiddetta “
clausola di salvaguardia
” in forza della quale veniva conferita alla convenuta la possibilità di “
ridurre temporaneamente il contributo dovuto al Comune
[
...
] previo accordo scritto della Commissione federale sulle case da gioco
, sentita la posizione del Comune
[
...
]
, ad esempio qualora la società dovesse far fronte a urgenti e improrogabili investimenti o a una situazione finanziaria difficile, tale da pregiudicarne la sua reddittività”.
Il 24 settembre 2002 il Consiglio federale ha rilasciato alla RE 1 una “
Concessione di sito e di gestione di tipo B
”. Come richiesto dall’autorità comunale, l’8 settembre 2003 la RE 1 ha precisato che l’importo annuo fisso di un milione di franchi sarebbe stato versato anticipatamente entro il 31 gennaio di ogni anno.
C.
Dopo aver proposto, il 6 maggio 2014, di pagare i contributi del 2014 a condizione di sospendere quelli del 2015 e di formare un gruppo di lavoro volto alla comune definizione di un nuovo sistema da applicarsi a partire dal 2016, a fronte del rifiuto del Comune il 28 agosto 2014 la RE 1 ha formalmente sospeso il contributo per il 2014 invocando la clausola di salvaguardia,
“in quanto il pagamento dei contributi di pubblica utilità non permetterebbe, a queste condizioni, di garantire adeguata redditività della casa da gioco”
, riservandosi di formulare una proposta di riduzione solo alla fine del 2014, una volta noti i risultati definitivi dell’esercizio annuo.
D.
Sulla scorta del precetto esecutivo n. _ emesso il 16 febbraio 2015
dall’Ufficio d’esecuzione di Mendrisio, il CO 1 ha escusso la RE 1 per l’incasso di fr. 1'000'000.– oltre agli interessi del 5% dal 31 gennaio 2014, indicando quale titolo di credito l’“
importo annuale per l’anno 2014 ai sensi dell’Art. 5.1 cifra 2 lett. a) della Convenzione del 19.09.2000 e dei successivi atti ad essa relativi
”.
E.
Avendo la RE 1 interposto opposizione al precetto esecutivo, con istanza 5 febbraio 2016 il CO 1 ne ha chiesto il rigetto provvisorio alla Pretura della Giurisdizione di Mendrisio-Nord. Nel termine impartito,
la parte convenuta si
è opposta all’istanza con osservazioni scritte del 18 febbraio 2016.
In sede di replica e di duplica rispettivamente del 21 marzo e dell’11 aprile 2016, le parti si sono sostanzialmente confermate nelle rispettive conclusioni.
F.
Statuendo con decisione 18 aprile 2016, il Pretore aggiunto ha parzialmente accolto l’istanza e ha rigettato in via provvisoria l’opposizione interposta dalla parte convenuta per l’importo posto in esecuzione oltre agli interessi del 5% dal 1° febbraio 2014 (
anziché
dal 31 gennaio 2014), ponendo a suo carico le spese processuali di fr. 1'000.– e un’indennità di fr. 13'000.– a favore dell’istante.
G.
Contro la sentenza appena citata la RE 1 è insorta
a questa Camera
con un reclamo del 27 aprile 2016
per ottenerne l’annullamento e la reiezione dell’istanza. Con decreto del 29 aprile 2016 il presidente della Camera ha accolto la domanda di effetto sospensivo presentata con l’impugnazione. Nelle sue osservazioni del 18 maggio 2016, il CO 1
ha concluso per la reiezione del reclamo. L’11 ottobre 2016 la reclamante ha prodotto, senza commenti, una sentenza del Tribunale amministrativo federale del 22 settembre 2016.

Considerando
in diritto: 1.
La sentenza impugnata – emanata in materia di rigetto dell’opposizione – è una decisione di prima istanza finale e inappellabile (art. 309 lett. b n. 3 CPC), contro cui è dato il rimedio del reclamo (art. 319 lett. a CPC) alla
Camera di esecuzione e fallimenti (CEF) del Tribunale d’appello (art. 48 lett. e n. 1 LOG) senza riguardo al valore litigioso
.
1.1
Pronunciata in procedura sommaria (art. 251 lett. a CPC), la decisione è impugnabile con reclamo entro dieci giorni dalla notificazione (art. 321 cpv. 2 CPC). Presentato il 27 aprile 2016 contro la sentenza notificata al patrocinatore della RE 1 il 19 aprile, in concreto il reclamo è senz’altro tempestivo.
1.2
Il reclamo dev’essere “motivato”
(art. 321 cpv. 1 CPC), ciò che la Camera verifica d’ufficio. Il reclamante è così tenuto a formulare delle conclusioni chiare, a designare dettagliatamente sia i punti contestati della sentenza impugnata sia i documenti sui quali fonda la sua critica e a spiegare perché la motivazione della decisione sarebbe erronea, e non (solo) perché le sue opinioni sarebbero pertinenti
(DTF 138 III 375, consid. 4.3.1 e sentenza del Tribunale federale 5A_247/2013 del 15 ottobre 2013, consid. 3.3).
Doglianze generiche e recriminazioni di carattere generale non sono sufficienti, come non basta ripetere nel reclamo le argomentazioni esposte in prima sede. Solo a tali condizioni è possibile entrare nel merito del ricorso, poiché giudicare un reclamo non significa rifare il processo di primo grado, ma verificare se la sentenza impugnata resista alla critica.
La Camera decide in linea di principio in base agli atti di causa della giurisdizione inferiore (art. 327 cpv. 1 e 2 CPC).
Secondo l’art. 320 CPC con il reclamo possono essere censurati sia l’applicazione errata del diritto sia l’accertamento manifestamente errato dei fatti, fermo restando che sono inammissibili conclusioni, allegazioni di fatti e mezzi di prova nuovi (art. 326 cpv. 1 CPC). Nel caso concreto, la sentenza prodotta dalla reclamante l’11 ottobre 2016 (sopra ad G) è dunque irricevibile.
2.
In virtù dell’art. 82 LEF, il giudice pronuncia il rigetto provvisorio dell’opposizione ove il credito posto in esecuzione sia fondato su un riconoscimento di debito constatato mediante atto pubblico o scrittura privata (cpv. 1), a meno che l’escusso sollevi e giustifichi immediatamente eccezioni tali da infirmare il riconoscimento di debito (cpv. 2). La procedura di rigetto è una procedura documentale
(Aktenprozess)
, il cui scopo non è di accertare l’esistenza del credito posto in esecuzione bensì l’esistenza di un titolo esecutivo. Il giudice verifica solo la forza probante del titolo prodotto dal creditore – la sua natura formale – e vi conferisce forza esecutiva ove l’escusso non renda immediatamente verosimili eccezioni liberatorie (DTF 132 III 142 consid. 4.1.1). La decisione di rigetto provvisorio dispiega solo effetti di diritto esecutivo, senza regiudicata quanto all’esistenza del credito (DTF 136 III 587 consid. 2.3). Il pronunciato, quindi, non priva le parti del diritto di sottoporre nuovamente il litigio al giudice ordinario (art. 79 o 83 cpv. 2 LEF; DTF 136 III 530 consid. 3.2).
3.
Nella decisione impugnata il Pretore aggiunto ha innanzitutto accertato la capacità di stare in lite del CO 1 e la corretta applicabilità nel caso concreto della procedura sommaria di rigetto provvisorio dell’opposizione, e questo a prescindere dalla clausola arbitrale stabilita dalle parti. Egli ha poi considerato che la documentazione prodotta, in particolare la Convenzione sottoscritta dalle parti il 19 settembre 2000 e il protocollo aggiuntivo del 3 aprile 2001, costituiscono un valido riconoscimento di debito per l’importo di fr. 1'000'000.– posto in esecuzione, oltre agli interessi del 5% dal 1° febbraio 2014 (anziché dal 31 gennaio), corrispondente al giorno successivo alla data di scadenza dell’obbligazione. In merito alla clausola di salvaguardia invocata dall’escussa, il primo giudice, pur ritenendo che le asserite difficoltà finanziarie per l’anno 2014 potrebbero anche essere ritenute verosimili, ha tuttavia rilevato come il termine per il pagamento del contributo annuale (ossia anticipatamente entro il 31 gennaio) fosse stato stabilito dalla stessa società, e ciò indipendentemente dal suo andamento finanziario per l’anno in corso. Per questo motivo, egli ha concluso che al 31 gennaio 2014 il debito della società escussa fosse esigibile senza condizioni né riserve, la procedura prevista dalla suddetta clausola non essendo a quel momento ancora stata implementata ed escludendo il magistrato la possibilità di invocarla retroattivamente, e ciò anche alla luce delle contestazioni in merito al ruolo e alle competenze della Commissione federale delle case da gioco (CFCG).
4.
Nel reclamo la RE 1 rimprovera anzitutto al Pretore aggiunto di non aver considerato, nella sua decisione, alcune censure da lei sollevate in prima sede. Oltre a rimettere implicitamente in discussione la capacità del Comune di stare in lite, la società ritiene che i contributi che si è impegnata a versare allo stesso – tra l’altro senza mai ricevere alcuna controprestazione – costituiscono delle “
gratuite e volontarie elargizioni
”, ovvero delle promesse di donazione revocabili ai sensi dell’art. 250 CO. Essa rimprovera anche al primo giudice di aver ignorato nella sua decisione, in violazione del suo diritto di essere sentita, le censure relative alla disproporzione tra le prestazioni delle parti, che giustificherebbe l’applicazione della clausola “
rebus sic stantibus
”, alla nullità della convenzione, lesiva della sua personalità (art. 27 CC) e delle norme di diritto societario e fallimentare, alla mancata esigibilità del credito, a suo dire vincolata alla destinazione dei contributi prevista dalla convenzione, e al mancato conferimento al Comune della facoltà di opporsi alla sospensione dei contributi volontari.
La RE 1 reputa inoltre che il credito vantato dall’istante sia direttamente condizionato dalla clausola di salvaguardia contenuta nel protocollo aggiuntivo, la quale costituisce una “
condizione potestativa e sospensiva
” da lei validamente attivata prima dell’effettiva pretesa di pagamento da parte del Comune, che per mesi ha tollerato il mancato rispetto della scadenza del versamento per negare in seguito l’applicabilità della clausola con una comunicazione
“
strumentale e abusiva
”
. Dato il verificarsi della condizione potestativa sospensiva e ottenuto il chiaro assenso da parte della CFCG, la RE 1 ritiene che la convenzione non è suscettibile di giustificare il rigetto provvisorio dell’opposizione. Ad ogni modo, l’importo di un milione non sarebbe definito, poiché determinato dai risultati del bilancio steso alla chiusura del periodo contabile e gravato dalla riduzione dell’imposta comunale. La reclamante osserva infine come la pretesa d’incassare anticipatamente i contributi non rientri tra gli accordi contrattuali, non essendo tale obbligo contemplato né dalla convenzione né dal protocollo aggiuntivo, a suo dire unici documenti vincolanti tra le parti.
5.
Preliminarmente va sgombrato il campo dalla censura sollevata dalla reclamante, con cui rimprovera al Pretore aggiunto di non essersi confrontato con il tema della mancata firma dell’
“
estratto delle risoluzioni del Consiglio comunale
”
prodotto dall’istante (doc. I) per giustificare di essere stato autorizzato a stare in lite (reclamo, pag. 18 ad 9/f).
Su tale “tema”, tuttavia, in prima sede la convenuta si è limitata a osservare che
“senza autorizzazione ad agire
in giudizio, l’istanza è irricevibile”
(osservazioni all’istanza, pag. 2 in alto) e in duplica (pag. 2 in alto) che
“il doc. I, non firmato, non ha alcuna efficacia giuridica”
. In totale assenza di motivazione della sua censura, la reclamante non poteva seriamente aspettarsi che il primo giudice entrasse in materia. E lo stesso discorso vale in questa sede (v. sopra consid. 1.2). Ad ogni buon conto, nessuna norma prevede che la validità delle decisioni del Consiglio comunale dipenda dalla sottoscrizione dell’estratto delle sue risoluzioni. E siccome la reclamante non ha contestato la validità della risoluzione in questione, il Pretore aggiunto non aveva alcun motivo di chiedere al Comune di sanare (giusta l’art. 132 cpv. 1 CPC) quello che non appariva un vizio. Va del resto ricordato che le risoluzioni sono pubblicate all’albo comunale (art. 41 LOC), che nella fattispecie è agevolmente consultabile
sul sito internet del Comune (_
,
MM _)
. Oltre che irricevibile, la censura si rivela così anche pretestuosa.
6.
In ogni stadio di causa (quindi anche in sede di reclamo), il giudice esamina d’ufficio (DTF 103 Ia 52 consid. 2/e), a prescindere dalle allegazioni delle parti, se la documentazione prodotta costituisce valido titolo di rigetto dell’opposizione (DTF 139 III 447 consid. 4.1.1).
6.1
Costituisce un riconoscimento di debito nel senso dell’art. 82 cpv. 1 LEF la scrittura privata, firmata dall’escusso – o dal suo rappresentante –, da cui si evince la sua volontà di pagare (o perlomeno di riconoscere) all’escutente, senza riserve né condizioni, una somma di denaro determinata o facilmente determinabile ed esigibile (DTF 139 III 301 consid. 2.3.1 con rimandi).
6.
2
Nel caso concreto, non è contestato che le firme in calce alla convenzione del 19 settembre 2000 (doc. C) e al protocollo aggiuntivo del 3 aprile 2001 (doc. D) siano state apposte, oltre che dal sindaco e dal segretario del Comune di M_, anche dall’avvocato e presidente dell’allora RE 1 e da un membro del suo consiglio d’amministrazione.
a)
È anche pacifico che la convenuta si è impegnata a versare all’istante un contributo fisso annuo di un milione di franchi (doc. C punto 5.1/2/a) da versare anticipatamente il 31 gennaio di ogni anno (doc. G punto 2). Che tale dichiarazione sia vincolante risulta dal fatto che sia stata rilasciata a domanda del Comune e che l’impegno sia poi stato onorato fino al 2013, ciò che manifesta l’esistenza di un accordo di fatto. La ratifica del Consiglio comunale non era necessaria poiché l’offerta di anticipazione del pagamento comporta solo vantaggi per il Comune e deve quindi essere considerata tacitamente accettata (art. 6 CO;
Morin
in: Commentaire romand, Code des obligations I, 2
a
ed. 2012, n. 9 ad art. 6 CO
).
b)
La reclamante ritiene inoltre che l’esigibilità del contributo sia vincolata alla
“preliminare condivisione della destinazione dei fondi”
(reclamo, pag. 17 ad d) prevista dal protocollo aggiuntivo (doc. D art. 5). Sennonché il protocollo non parla né di condizione né di
“condivisione”
. Non giova quindi approfondire oltre la censura.
6.3
Ciò posto, rimane seriamente controverso nella fattispecie, sotto il profilo dell’esame del titolo di rigetto, se il contributo ha natura condizionale (e di quale tipo di condizione si tratta) e se l’importo riconosciuto è determinato o facilmente determinabile.
a)
Sul primo punto,
la RE 1 sostiene che il credito vantato dal Comune sarebbe direttamente condizionato dalla cosiddetta “
clausola di salvaguardia
” contenuta nel protocollo aggiuntivo sottoscritto dalle parti il 3 aprile 2001 (doc. D), il cui art. 5 cpv. 6 dispone: “
La RE 1 può
ridurre temporaneamente il contributo dovuto al Comune sulla base di questa convenzione,
previo accordo scritto della Commissione federale sulle case da gioco
, sentita la posizione del Comune. Questa riduzione potrà essere invocata ad esempio qualora la società dovesse far fronte a urgenti e improrogabili investimenti o a una situazione finanziaria difficile, tale da pregiudicarne la sua redditività
”. A detta della reclamante, con l’adozione di tale clausola le parti hanno assoggetto il contributo a una condizione potestativa e sospensiva, che nel caso concreto si sarebbe realizzata, la società trovandosi in una difficile situazione finanziaria.
In realtà, contrariamente a quanto essa sostiene, il testo della clausola di salvaguardia non subordina affatto il contributo a una condizione sospensiva bensì semmai a una condizione risolutiva oltre che temporanea. Secondo gli accordi già ricordati, infatti, il contributo è immediatamente esigibile già dal 31 gennaio dell’anno di riferimento mentre
l’art. 5 cpv. 6 del protocollo aggiuntivo (doc. D) offre alla convenuta solo la possibilità di ridurlo temporaneamente a determinate condizioni
,
che inoltre non sono puramente potestative, poiché dipendono da fattori indipendenti dalla volontà della convenuta (accordo scritto della CFCG, posizione del Comune, redditività pregiudicata). Dal profilo esecutivo, spetta all’escussa rendere verosimili i presupposti per tale riduzione – ciò che va esaminato come eccezioni secondo l’
art. 82 cpv. 2 LEF (sotto consid. 7.1) –
e non all’escutente di dimostrare che la condizione non si è realizzata (
Staehelin
in: Basler Kommentar, SchKG I, 2
a
ed. 2010, n. 37 ad art. 82 LEF
).
b)
Certo, il contributo deve in principio essere ridotto della quota dell’
imposta comunale relativa al contributo stesso
(doc. C, art. 5.3), ma il Pretore ha rilevato che per l’anno 2014, a fronte della perdita di fr. 840'000.– emergente dal bilancio revisionato della RE 1, il contributo sarà esente dall’imposta comunale (sentenza impugnata, pag. 5, 2° paragrafo). La reclamante vede in tale motivazione la prova di aver fatto bene a opporsi al precetto esecutivo, poiché a quel momento il contributo non era ancora definito e non lo poteva essere perlomeno prima della chiusura dell’anno contabile (reclamo pag. 19). Essa pare però dimenticare che il precetto esecutivo è stato emesso il 16 febbraio 2015, a un momento dunque in cui secondo le sue stesse affermazioni la perdita era accertata, sicché il contributo era determinato e di conseguenza esigibile. E sia come sia, la reclamante si è impegnata a pagare il contributo
“di fr. 1 mio”
(senza deduzione) entro il 31 gennaio 2014 (doc. G), di guisa che la riduzione (espressa nel modo futuro)
della quota d’imposta comunale relativa al contributo stesso prevista alla cifra 5.3 della convenzione del
19 settembre 2000 (doc. C) sarebbe stata comunque operata successivamente con la definizione del saldo dovuto al Comune (v. doc. G punto 2).
c)
Ne discende che la
convenzione, unitamente allo scritto del
l’8 settembre 2003 della casa di gioco,
costituiscono in principio (sotto riserva dell’esame delle eccezioni fondate sull’art. 82 cpv. 2 LEF) un valido titolo di rigetto provvisorio dell’opposizione per i fr. 1'000'000.– posti in esecuzione oltre agli interessi del 5% dal 31 gennaio 2014 (art. 82 cpv. 1 LEF).
7.
A norma dell’art. 82 cpv. 2 LEF, all’escusso incombe l’onere di rendere verosimili le eccezioni che deduce in giudizio (DTF 132 III 142 consid. 4.1.1 con rinvii). Esse non solo devono essere esposte in modo convincente ma devono anche essere sostanziate in modo perlomeno verosimile nel senso che a conforto delle allegazioni devono esserci riscontri oggettivi (
Staehelin,
op. cit.
,
n. 87 seg. ad art. 82 LEF).
7.1
Nella fattispecie, va anzitutto ricordato che spettava alla reclamante di rendere verosimile la realizzazione della condizione risolutiva prevista dalla clausola di salvaguardia (sopra consid. 7.3
in fine
). Ora, a dispetto di quanto essa asserisca, non risulta dagli atti che tutti i presupposti stabiliti all’art. 5 cpv. 6 del
protocollo aggiuntivo (doc. D) siano adempiuti. In particolare essa neppure allega di aver mai formalmente attivato né quantificato la riduzione – nello scritto 28 agosto 2015 (doc. 4) ha solo precisato che una concreta proposta sarebbe potuta essere
“semmai”
formulata solo alla fine del 2014 – e non figura nella documentazione prodotta alcun accordo scritto
della CFCG alla riduzione. Lo scritto 7 luglio 2015 di quest’ultima (doc. 14) invita solo la casa da gioco ad adottare in futuro
(“in Zukunft”)
le misure idonee a soddisfare le condizioni della concessione e la sua successiva presa di posizione davanti al Tribunale amministrativo federale sul senso da attribuire a tale dichiarazione (doc. 24, pag. 14 ad 4.7) è da ritenersi
sub iudice
allo stadio attuale della procedura. Non appare in queste circostanze verosimile che la procedura prevista dalla clausola di salvaguardia fosse stata portata a termine alla data della sentenza impugnata. Tale accertamento del primo giudice (pag. 6 in alto) non è ad ogni buon conto manifestamente errato. Anche su questo punto il reclamo non merita accoglimento. Diversa è la questione di sapere se la casa da gioco potrà poi eventualmente ottenere la restituzione di tutto o parte del contributo ove dovesse far accertare il suo preteso diritto alla riduzione del contributo per il 2014.
7.2
Non è neppure dato di scorgere malafede nel fatto che l’istante contesti l’attivazione della clausola di salvaguardia, poiché contrariamente a quanto sostiene la reclamante (pagg. 22 segg.) il Comune non ha ammesso la dilazione del pagamento, come testimonia già il suo scritto dell’11 giugno 2014 (doc. 3).
7.3
Sempre contrariamente a quanto fa valere l’escussa, il tenore degli accordi tra le parti non lascia spazio all’interpretazione secondo cui le sue prestazioni costituirebbero semplici “
gratuite e volontarie elargizioni
”, ovvero promesse di donazione ch’essa potrebbe liberamente revocare nel senso dell’art. 250 CO. Già solo a fronte della denominazione conferita alle parti all’accordo (“
Convenzione di collaborazione
”), si può desumere che i contributi non fossero elargiti al Comune a titolo gratuito ma quale controprestazione per la sua collaborazione non solo in vista di ottenere una concessione per una casa da gioco (di tipo A o B) a M_, per la quale sia il CO 1 che la RE 1 si sono impegnati a sostenere la richiesta al Consiglio federale (doc. C ad art. 1), ma anche durante tutta la durata della concessione (doc. C art. 6). Che non si trattasse di una promessa di donazione risulta anche dalla stessa clausola di salvaguardia tanto richiamata dalla reclamante: essa non avrebbe infatti alcuna utilità se il contributo fosse solo una promessa di donare liberamente revocabile. La censura cade quindi nel vuoto.
7.4
Infine, la reclamante non può seriamente aspettarsi che i suoi abbozzi di censura circa la pretesa sproporzione tra le prestazioni delle parti, che giustificherebbe l’applicazione della clausola “
rebus sic stantibus
”, e la nullità della convenzione, a suo dire lesiva della propria personalità (art. 27 CC) e delle norme di diritto societario e fallimentare, siano ritenuti sufficientemente motivati per essere ricevibili. Ad ogni modo, essa non si spinge fino a sostenere che i propri organi, il cui presidente è peraltro un avvocato, siano così sprovveduti da firmare una convenzione nulla. E il peggioramento della sua situazione finanziaria, che peraltro lei stessa pretende di minacciarne non la sopravvivenza bensì solo la reddittività, non costituisce un evento imprevisto, tanto che le parti hanno pattuito la clausola di salvaguardia. In discussione, pertanto, v’è solo la questione della sua attuazione, su cui già si è determinato in precedenza (sopra consid. 7.1). Ciò segna definitivamente la sorte del reclamo.
8.
La tassa del presente giudizio, stabilita in applicazione degli art. 48 e 61 cpv. 1 OTLEF (RS 281.35), come le ripetibili,
determinate in virtù dell’art. 11 cpv. 1-2 RTar (
RL 3.1.1.7.1
) per il rinvio del
l’art. 96 CPC,
seguono la soccombenza della reclamante (art. 106 cpv. 1 CPC), tenuto conto del dispendio lavorativo connesso alle numerose censure proposte dalla reclamante.
Circa i rimedi esperibili sul piano federale (art. 112 cpv. 1 lett. d LTF), il valore litigioso, di fr. 1'000'000.–, supera ampiamente la soglia di
fr. 30'000.– ai fini dell’art. 74 cpv. 1 lett. b LTF.