Decision ID: 8b50b84e-0c27-5df9-b21d-ae5a12ad11d7
Year: 1999
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_002
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: civil_law

in fatto:
A.
I procedenti, membri del Municipio di _ nella legislazione 1988-1992, sentendosi lesi dall’attitudine del convenuto, che vanterebbe nei loro confronti una pretesa risarcitoria di complessivi fr. 15’975.65 connessa ad un sorpasso di spesa di fr. 40’300.-- nell’esecuzione di una strada di quartiere in località _, con l’istanza in rassegna, fondata sugli art. 452 e segg. CPC, hanno chiesto che alla controparte sia fatto ordine, sotto comminatoria di perenzione, di far valere giudizialmente le proprie ragioni entro un breve termine.
B.
All’udienza di discussione del 22 febbraio 1999 il convenuto si è opposto alla domanda rilevando l’improponibilità dell’azione alla luce del nuovo art. 85a LEF, la dubbia compatibilità dell’istituto con il diritto federale e, quo alle sue premesse, il fatto che l’agire del Comune non sarebbe millantatorio o tracotante ai sensi dell’art. 452 CPC.
C.
Il Pretore nel giudizio impugnato ha aderito alla tesi dei procedenti, ammettendo l’esistenza di un interesse legittimo da parte loro a che la vertenza sia giudizialmente chiarita, visto il risalto dato dalla stampa alla vicenda e i toni polemici utilizzati.
D.
Delle argomentazioni delle parti in questa sede, erroneamente incentrate sul tema del verificarsi del presupposto della giattanza per l’applicazione dell’art. 452 CPC, non torna conto di riferire.

Considerato
in diritto:
1.
L’art. 452 CPC prevede che chiunque con atti scritti o giudiziari abbia vantato un’azione o un diritto contro un terzo, può da questo essere provocato in giudizio perché sia costretto a far valere in giudizio le ragioni vantate sotto comminatoria di perenzione. In caso di accoglimento dell’azione il giudice assegna al provocato un termine per avviare l’azione in procedura ordinaria (art. 454 cpv. 2 CPC), laddove il mancato ossequio del termine comporta, come si è detto, l’estinzione del millantato diritto (sulla natura dell’istituto e le premesse della sua applicazione:
Rep.
1978. pag. 347 e segg.;
Cocchi/Trezzini
, CPC, ad art. 452, n. 1).
L’art. 164 CPC stabilisce invece che le disposizioni di questo codice non possono derogare alle disposizioni del diritto federale e dei trattati, recependo con ciò il principio, sussistente in virtù di diritto federale, della forza derogatoria del diritto federale medesimo nei confronti di quello cantonale (art. 2 delle disposizioni transitorie v.Cost.; art. 49 cpv. 1 Cost).
2.
Nel caso in esame risulta che il fondamento della pretesa vantata dal convenuto è riconducibile all’attività degli istanti quali suoi municipali durante la legislatura 1988-1992 (cfr. consid. A).
Se pertanto ci si attiene all’apparente natura di diritto pubblico del rapporto intercorso tra le parti, pare ragionevole affermare che anche la pretesa risarcitoria in questione deriva dal diritto pubblico, con il che non sarebbe data la competenza del giudice civile per deciderla (art. 1 CPC;
II CCA
6 maggio 1999 in re P./Comune di R.;
Cocchi/Trezzini
, opera citata, ad art. 1, n. 7), e perciò male si comprende come il Pretore poteva in tal caso assegnare al convenuto un termine per l’insinuazione della petizione.
Se invece si volesse dare alla pretesa una veste privatistica -posto anche che i fatti risalgono ad un periodo precedente l’entrata in vigore della Legge sulla responsabilità civile degli enti pubblici e degli agenti pubblici- si dovrebbe concludere per la possibilità di ipotizzare unicamente un’azione per atto illecito ai sensi degli art. 41 e segg. CO.
Anche in tal caso la procedura di provocazione risulterebbe però improponibile, non potendosi ammettere che una norma cantonale possa condurre a fare dichiarare perenta un’azione fondata sul diritto federale, la cui proponibilità, prescrizione o perenzione possono essere regolate unicamente dal diritto federale (
DTF
118 II 521 e segg., che dichiara contraria al diritto federale l’azione di provocazione secondo il diritto processuale lucernese;
DTF
118 II 479 e segg., che ritiene lesiva del diritto federale una norma della procedura di Basilea-Campagna che prevede la decadenza di una pretesa fondata sul diritto civile federale in caso di inosservanza di un termine; cfr. anche
DTF
110 II 20 e segg., consid. 2 a pag. 23;
DTF
79 II 389 e segg., consid. 2 a pag. 393).
3.
Ne discende, in qualsiasi caso, l’improponibilità della presente azione di provocazione. Il giudizio pretorile va pertanto riformato nel senso della reiezione dell’istanza, gravando i procedenti in solido delle spese di procedura (art. 148 CPC).