Decision ID: 0868b841-ecec-5099-bef0-26e3fb170b4b
Year: 2009
Language: it
Court: TI_TCAS
Chamber: TI_TCAS_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: social_law

ritenuto,
in fatto
1.1. RI 1, nato nel 1964, di formazione verniciatore di automobili, ma poi, a causa dell’insorgenza di un eczema da contatto alle mani, riformato professionalmente, a partire dal 1990, quale venditore di automobili, in data 8 agosto 2002 ha presentato una richiesta di prestazioni AI per adulti in quanto affetto da “depressione, ansia” (doc. 1/1-7).
L’assicurato, in data 3 luglio 2003, è rimasto coinvolto in un incidente della circolazione stradale. Con decisione del 26 novembre 2004 (cfr. doc. 3-1 inc. LAINF), poi confermata con decisione su opposizione del 3 marzo 2005 (cfr. doc. 4/2-7 inc. LAINF), l’assicuratore infortuni ha dichiarato l’interessato totalmente abile al lavoro nella sua professione di venditore di automobili a partire dal 1° febbraio 2005, negando la propria responsabilità in relazione alle affezioni psichiche di RI 1, ritenute non trovarsi in una relazione di causalità adeguata con il sinistro.
Tale decisione è poi stata confermata da questo Tribunale con sentenza 35.2005.42 del 30 aprile 2007, cresciuta incontestata in giudicato (cfr. doc. 64/1-47).
1.2. Esperiti gli accertamenti del caso, tra cui l’esecuzione di una perizia psichiatrica a cura del dr. _, con decisione del 25 luglio 2005, l’UAI ha attribuito all’assicurato una rendita intera di invalidità (grado AI 100%) limitatamente al periodo compreso fra il 1° luglio 2004 e il 28 febbraio 2005, poi soppressa a partire dal 1° marzo 2005 a seguito del miglioramento delle condizioni di salute, che lo rendono pienamente abile al lavoro nella sua precedente attività (doc. 40/1-2 e doc. 42).
A seguito dell’opposizione dell’assicurato, l’UAI, dopo avere predisposto l’esecuzione di una perizia reumatologica a cura del dr. _, con decisione su opposizione del 20 novembre 2008, ha confermato l’attribuzione all’assicurato di una rendita intera di invalidità (grado AI 100%) limitatamente al periodo compreso fra il 1° luglio 2004 e il 28 febbraio 2005, poi soppressa a partire dal 1° marzo 2005, in mancanza di un grado di invalidità pensionabile (doc. A1).
1.3. Contro la citata decisione amministrativa l’assicurato, rappresentato dall’RA 1, ha presentato un tempestivo ricorso al TCA, chiedendo che la decisione impugnata venga annullata e gli atti rinviati all’amministrazione per nuovi accertamenti medici pluridisciplinari presso il SAM.
Sostanzialmente il rappresentante dell’assicurato ha contestato la perizia reumatologica del dr. _, sottolineando che, a suo avviso, lo specialista sarebbe incorso in una contraddizione, ritenendo da una parte l’assicurato inabile al lavoro nella misura del 33.3% nella sua professione di venditore di automobili, ma considerandolo, d’altra parte, pienamente abile al lavoro in attività leggere adeguate. A mente del rappresentante, l’attività di venditore di automobili non può che essere considerata un’attività estremamente leggera dal profilo fisico, rilevando quindi che “delle due, l’una: il ricorrente, per i danni alla salute, ha una limitazione funzionale di almeno il 33.3% in tutte le professioni leggere ed esigibili oppure, ma ovviamente trattasi di una provocazione, è completamente sano. Altre deduzioni sconfinano da quella logica che conferisce la forza probante ad una perizia AI”.
Il rappresentante dell’assicurato ha pure contestato la valutazione peritale psichiatrica del dr. _, indicando che “da un punto di vista psichico non vi sia una valutazione completa ed oggettiva. Se da una parte questo è dovuto all’attitudine del ricorrente che fatica ad ammettere di avere problemi di natura psicologica (frequenta poco assiduamente lo psichiatra e ingerisce solo quando è inevitabile dei medicamenti), la componente psichica invalidante è certamente da approfondire” (I).
1.4. Con la risposta di causa l’Ufficio AI, dopo avere ribadito la correttezza degli accertamenti peritali effettuati, ha confermato la propria decisione, postulando la reiezione del ricorso (IV).
1.5. Pendente causa, il TCA ha interpellato il dr. _, chiedendogli di indicare se il referto RM della colonna cervicale del 27 giugno 2008 è atto a modificare le conclusioni del suo referto peritale.
Il TCA ha inoltre chiesto al perito di precisare i motivi per i quali ha considerato che l’assicurato presenti una riduzione del rendimento di 1/3 nell’attività di venditore di automobili, mentre è da ritenere pienamente abile al lavoro in attività leggere adeguate (VI).
La risposta del dr. _ alle richieste del TCA è datata 13 luglio 2009 (VII).
1.6. Lo scritto del dr. _ è stato trasmesso alle parti per osservazioni (VIII).
L’UAI ha preso posizione con scritto del 27 luglio 2009 (IX), mentre l’assicurato è rimasto silente.
Il doc. IX è stato trasmesso all’assicurato (X), per conoscenza.

in diritto
In ordine
2.1. La presente vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico ai sensi dell'articolo 49 cpv. 2 della Legge organica giudiziaria (cfr. STF 9C_792/2007 del 7 novembre 2008; STF H 180/06 e H 183/06 del 21 dicembre 2007; STFA I 707/00 del 21 luglio 2003; STFA H 335/00 del 18 febbraio 2002; STFA H 212/00 del 4 febbraio 2002; STFA H 220/00 del 29 gennaio 2002; STFA U 347/98 del 10 ottobre 2001, pubblicata in RDAT I-2002 pag. 190 seg.; STFA H 304/99 del 22 dicembre 2000; STFA I 623/98 del 26 ottobre 1999).
Nel merito
2.2. Secondo l’art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con gli art. 7 e 8 della LPGA, con invalidità s’intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata, cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio. Gli elementi fondamentali dell'invalidità, secondo la surriferita definizione, sono quindi un danno alla salute fisica o psichica conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio, e la conseguente incapacità di guadagno. Occorre quindi che il danno alla salute abbia cagionato una diminuzione della capacità di guadagno, perché il caso possa essere sottoposto all'assicurazione per l'invalidità (Scartazzini, Les rapports de causalité dans le droit suisse de la sécurité sociale, tesi Ginevra 1991, pp. 216ss).
L’art. 28 cpv. 1 LAI, in vigore sino al 31 dicembre 2007, prescrive che gli assicurati hanno diritto ad una rendita intera se sono invalidi almeno al 70%, a tre quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono invalidi almeno al 40%.
Questa graduazione è stata ripresa all’art. 28 cpv. 2 LAI in vigore dal 1° gennaio 2008.
Ai sensi dell'art. 16 LPGA il grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto fra il reddito del lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo l'insorgenza dell'invalidità e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione, nell'esercizio di un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in condizioni normali di mercato del lavoro (reddito da invalido) e il reddito del lavoro che egli avrebbe potuto conseguire se non fosse diventato invalido (reddito da valido). Il grado d'invalidità dell'assicurato deve quindi essere determinato dal raffronto del reddito ch'egli ancora può conseguire nonostante la sua invalidità con quello che avrebbe potuto guadagnare in assenza delle affezioni di cui è portatore (RCC 1992 p. 182, 1990 p. 543; Valterio, Droit et pratique de l'assurance invalidité, Les prestations, 1985, pp. 200ss.). Si confronta perciò il reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non fosse divenuto invalido con quello ch'egli può tuttora realizzare, benché invalido, sfruttando la residua capacità lavorativa in attività da lui ragionevolmente esigibili in condizioni normali del mercato del lavoro, previa adozione di eventuali provvedimenti integrativi (metodo generale del raffronto dei redditi; DTF 128 V 30, 104 V 136; Pratique VSI 2000 p. 84). Nel confronto dei redditi la giurisprudenza - di regola - non tiene conto di fattori estranei all'invalidità, come ad esempio la formazione professionale, le attitudini fisiche e psichiche e l'età dello assicurato (RCC 1989 p. 325; DTF 107 V 21; Scartazzini, op. cit, p. 232). La misura dell'attività ragionevolmente esigibile dipende d'altra parte dalla situazione personale dell'assicurato e dalla possibilità di applicazione di misure reintegrative. La situazione personale dell'assicurato è essenziale per la valutazione della residua capacità al guadagno. Secondo il TFA i due redditi, dalla cui differenza emerge il grado dell'incapacità di guadagno, vanno stabiliti in maniera precisa. Se ciò non è possibile, devono essere calcolati sulla base di una valutazione fondata sulle circostanze concrete (SVR 1996 IV Nr. 74; DTF 114 V 313).
Al proposito va infine ancora rilevato che,
secondo la giurisprudenza del TFA, per il raffronto dei redditi sono determinanti le circostanze esistenti al momento dell'(eventuale) inizio del diritto alla rendita ed i redditi da valido e da invalido devono però essere rilevati sulla medesima base temporale e la valutazione deve tenere conto di eventuali modifiche dei redditi di paragone intervenute fino alla resa della decisione (rispettivamente, in regime di LPGA, decisione su opposizione) e suscettibili di incidere sul diritto alla rendita (DTF 129 V 222, cfr. anche
cfr. STFA inedite 26 giugno 2003 nella causa R consid. 3.1, I 600/01; 3 febbraio 2003 nella causa R, I 670/01 pubblicata in SVR 2002 IV Nr. 24; 18 ottobre 2002 nella causa L consid. 3.1, I 761/01 pubblicata in SVR 2003 IV Nr. 11 e 9 agosto 2002 nella causa S. consid. 3.1, I 26/02 e cfr. anche STFA inedita 13 giugno 2003 nella causa G. consid. 4.2, I 475/01).
2.3.
Per costante giurisprudenza quando l’amministrazione con un’unica decisione attribuisce una rendita per un certo periodo e, contemporaneamente, la riduce o la sopprime per un periodo successivo, devono essere applicate per analogia le regole sulla revisione di decisioni amministrative (cfr. DTF 131 V 164; DTF 131 V 120; DTF 125 V 143; SVR 2006 IV Nr. 13; STFA del 10 gennaio 2006 nella causa K., I 597/04; STFA del 27 dicembre 2005 nella causa A., I 689/04; STFA del 19 ottobre 2005 nella causa F., I 38/05; STFA del 14 aprile 2005 nella causa K., 12/04; STFA del 24 febbraio 2005 nella causa K., I 528/04; STFA del 29 giugno 2004 nella causa T., I 299/03).
Al riguardo cfr. STCA 32.2005.83 del 20 febbraio 2006, massimata in RtiD II-2006 N. 39 pag. 182.
2.4. L’art. 17 cpv. 1 LPGA stabilisce che:
"
Se il grado d’invalidità del beneficiario della rendita subisce una notevole modificazione, per il futuro la rendita è aumentata o ridotta proporzionalmente o soppressa, d’ufficio o su richiesta."
I principi giurisprudenziali sviluppati in materia di revisione di rendite sotto il regime del vecchio art. 41 LAI sono applicabili anche a proposito dell’art. 17 LPGA (DTF 130 V 349 seg. consid. 3.5).
2.5. In una sentenza del 12 ottobre 2005 nella causa R., I 8/04, pubblicata in plaidoyer 1/06, pag. 64-65, il TFA ha ricordato i principi che sono alla base della revisione e della riconsiderazione di decisioni amministrative e si è così espresso:
"
(...)
2.
2.1
En l'espèce, il s'agit tout d'abord de savoir si l'on est en présence d'un motif de révision, ce qui suppose une modification notable du taux d'invalidité (art. 17 LPGA). Il n'y a pas matière à révision lorsque les circonstances sont demeurées inchangées et que le motif de la suppression ou de la diminution de la rente réside uniquement dans une nouvelle appréciation du cas. Un motif de révision au sens de l'art. 17 LPGA (ou de l'ancien art. 41 LAI) doit clairement ressortir du dossier (p. ex. arrêt P. du 31 janvier 2003
[I 559/02], consid. 3.2 et les arrêts cités; sur les motifs de révision en particulier: Urs Müller, Die materiellen Voraussetzungen der Rentenrevision in der Invalidenversicherung, thèse, Fribourg 2002, p. 133 ss). La réglementation sur la révision ne saurait en effet constituer un fondement juridique à un réexamen sans condition du droit à la rente (Rudolf Ruedi, Die Verfügungsanpassung als verfahrensrechtliche Grundfigur namentlich von Invalidenrentenrevisionen, in: Schaffauser/ Schlauri [Hrsg], Die Revision von Dauerleistungen in der Sozialversicherung, Saint-Gall, 1999, p. 15).
2.2
Si l'on compare les expertises du COMAI du 9 mai 1995 et de la Clinique X. du 10 mai 2002, les principaux diagnostics posés sont pratiquement superposables (syndrome somatoforme douloureux persistant et personnalité fruste et dépendante en 1995; syndrome douloureux somatoforme persistant [F45.4] et personnalité aux traits dépendants [F60.7] en 2002). Les conclusions des expertises sont divergentes, en revanche, en ce qui concerne les répercussions des atteintes à la santé sur la capacité de travail. Les experts du COMAI avaient estimé que le syndrome somatoforme douloureux prenait place dans le contexte d'un trouble de la personnalité. On était en présence d'une atteinte à la santé mentale importante, entraînant une incapacité totale de travail, sans perspective de reclassement ni d'amélioration, vu l'importance de la régression et de la fixation somatique.
Les experts de la Clinique X. concluent, pour leur part, à l'absence d'atteinte somatique ou psychique susceptible de limiter la capacité de travail. Les mêmes experts déclarent s'écarter des conclusions du COMAI, au motif que l'association d'un trouble somatoforme douloureux à une personnalité aux traits dépendants ne constitue pas, à leur avis, une atteinte à la santé mentale importante.
2.3
Sur la base de ces éléments, il y a lieu de constater que les experts de la Clinique X. ne font pas état d'une modification de l'état de santé du recourant, mais remettent en cause l'appréciation précédente - et fondée sur un même état de fait - des experts du COMAI. Ni l'administration ni les premiers juges n'ont cherché du reste à démontrer l'existence d'un changement de circonstances. Ils insistent plutôt sur le caractère probant de l'expertise dé la Clinique X., en faisant totalement abstraction des règles sur la révision et comme s'il s'agissait en l'occurrence de se prononcer pour la première fois sur le droit à la rente. Mais cela ne suffit pas, on l'a vu, pour justifier une révision du droit à la rente (cf. aussi Urs Müller, op. cit., p. 135, ch. 490).
3.
3.1.
Le principe selon lequel l'administration peut en tout temps revenir d'office sur une décision formellement passée en force qui n'a pas donné lieu à un jugement sur le fond, lorsque celle-ci est certainement erronée et que sa rectification revêt une importance appréciable, l'emporte sur la procédure de révision. Ainsi, l'administration peut aussi modifier une décision de rente lorsque les conditions de la révision selon l'art. 17 LPGA ne sont pas remplies. Si le juge est le premier à constater que la décision initiale était certainement erronée, il peut confirmer, en invoquant ce motif, la décision de révision prise par l'administration (ATF 125 V 369 consid. 2 et les arrêts cités; cf. aussi ATF 112 V 373 consid. 2c et 390 consid. 1b). Il est à relever que la reconsidération est désormais expressément prévue à l'art. 53 LPGA.
3.2
Pour juger s'il est admissible de reconsidérer une décision pour le motif qu'elle est sans nul doute erronée, il faut se fonder sur la situation juridique existant au moment où cette décision a été rendue, compte tenu de la pratique en vigueur à l'époque (ATF 119 V 479 consid. 1b/cc et les références). Par le biais de la reconsidération, on corrigera une application initiale erronée du droit, de même qu'une constatation erronée résultant de l'appréciation des faits. Un changement de pratique ou de jurisprudence ne saurait en principe justifier une reconsidération (ATF 117 V 17 consid. 2c, 115 V 314 consid. 4a/cc). Une décision est sans nul doute erronée non seulement lorsqu'elle a été prise sur la base de règles de droit non correctes ou inappropriées, mais aussi lorsque des dispositions importantes n'ont pas été appliquées ou l'ont été de manière inappropriée (DTA 1996/97 n° 28 p. 158 consid. 3c). Tel est notamment le cas lorsque l'administration a accordé une rente d'invalidité au mépris du principe de la priorité de la réadaptation sur la rente (voir l'arrêt P. du 31 janvier 2003, déjà cité). A l'inverse, une inexactitude manifeste ne saurait être admise lorsque l'octroi de la prestation dépend de conditions matérielles dont l'examen suppose un pouvoir d'appréciation, quant à certains de leurs aspects ou de leurs éléments, et que la décision paraît admissible compte tenu de la situation de fait et de droit (arrêt P. du 13 août 2003 [1790/01], consid. 3).
3.3
En l'espèce, c'est en vue d'élucider les divergences issues d'avis médicaux contradictoires se trouvant au dossier que l'administration a recueilli l'expertise du COMAI, du 9 mai 1995, et qu'elle s'est fondée sur cette dernière pour allouer une rente entière au recourant, le 1
er
décembre 1995. En présence d'un tableau clinique complexe, par ailleurs difficile à appréhender en raison de ses aspects subjectifs, la prise de position sur une incapacité de travail implique toujours un jugement d'appréciation. Or, un tel jugement ne saurait être qualifié de manifestement erroné que si les investigations médicales dans les différents domaines concernés n'ont pas été entreprises ou qu'elles ne l'ont pas été avec le soin nécessaire (cf. arrêt P. du 31 janvier 2003, déjà cité). Tel n'est pas le cas en ce qui concerne l'expertise du COMAI dans la mesure où cette expertise pluridisciplinaire répond aux critères jurisprudentiels permettant de lui attribuer une pleine valeur probante. En tout cas, les critiques émises à l'encontre des conclusions du COMAI par les médecins de la Clinique X. ne suffisent pas pour admettre que ces conclusions sont dépourvues de crédibilité. Comme on l'a vu, on est en présence d'appréciations divergentes d'experts en ce sens que les uns, à la différence des autres, considèrent que l'association d'un trouble somatoforme douloureux à une personnalité aux traits dépendants n'a pas d'incidence sur la capacité de travail. Seule une surexpertise serait de nature à les départager.
Mais, ici également, on ne peut faire abstraction des éléments qui ont conduit l'administration à allouer une rente entière au recourant comme si l'on devait statuer pour la première fois sur les droits de l'assuré et modifier sa situation juridique à la lumière exclusivement des données médicales recueillies à l'occasion de la procédure de révision. Une appréciation médicale différente ultérieure ne suffit pas pour faire apparaître comme manifestement erronée la décision initiale ou pour ordonner une expertise.
On ne peut pas non plus affirmer que l'administration a commis à l'origine une erreur de droit, notamment en méconnaissant le principe de la priorité de la réadaptation sur la rente: l’expertise du COMAI excluait toute possibilité de reclassement professionnel et ne laissait pas entrevoir, à brève échéance, une amélioration de l'état de santé qui eût permis la mise en oeuvre de mesures de réadaptation professionnelle."
Una diversa valutazione di uno stato di fatto rimasto invariato ed inizialmente approfonditamente esaminato non costituisce dunque né un caso di revisione, né un caso di riconsiderazione.
2.6. Per quanto riguarda in particolare l'invalidità cagionata da un danno alla salute psichica, il TFA ha stabilito che é decisivo al proposito che il danno sia di gravità tale da non poter praticamente esigere dall'assicurato di valersi della sua capacità lavorativa sul mercato del lavoro, o che ciò sia persino intollerabile per la società (DTF 127 V 298 consid. 4c, 102 V 165= RCC 1977 pag. 169; Pratique VSI 1996 pag. 318, 321, 324; RCC
1992 pag. 180; ZAK 1984 pag. 342, 607; STFA del 29 settembre 1998 nella causa S. F. consid. 3b, I 148/98; Locher, Grundriss des Sozialversicherungsrechts, Berna 2003, pag. 128).
L'Alta Corte ha inoltre avuto modo di precisare che:
"
(...)
Tra i danni alla salute psichica, i quali come i danni fisici, possono determinare un'invalidità ai sensi dell'art. 4 cpv. 1 LAI, devono essere annoverati - oltre alle malattie mentali propriamente dette - le anomalie psichiche parificabili a malattia. Non sono considerati effetti di uno stato psichico morboso, e dunque non costituiscono turbe a carico dell'assicurazione per l'invalidità le limitazioni della capacità di guadagno cui l'assicurato potrebbe ovviare dando prova di buona volontà; la misura di quanto è ragionevolmente esigibile dev'essere apprezzata nel modo più oggettivo possibile. Bisogna dunque stabilire se, e in quale misura al caso, un assicurato può, nonostante il danno alla salute mentale, esercitare un'attività lucrativa che il mercato del lavoro gli offre, tenuto conto delle sue attitudini. In quest'ambito il punto è quello di sapere quale attività si può da lui ragionevolmente esigere. Ai fini di stabilire l'esistenza di un'incapacità di guadagno causata da un danno alla salute psichica non è quindi decisivo accertare se l'assicurato eserciti o meno un'attività lucrativa insufficiente; di maggior rilievo è piuttosto domandarsi se si debba ammettere che l'utilizzazione della capacità lavorativa non può in pratica più essere da lui pretesa oppure che essa sarebbe persino insopportabile per la società (DTF 102 V 166; VSI 1996 pag. 318 consid. 2a, pag. 321 consid. 1a, pag. 324 consid. 1a; RCC 1992 pag. 182 consid. 2a e sentenze ivi citate)" (STFA del 29 settembre 1998
nella causa S. F. [I 148/98], pag. 10 consid. 3b)."
Secondo la giurisprudenza del TFA questi principi valgono fra l'altro per le psicopatie, le alterazioni dello sviluppo psichico (psychische Fehlentwicklungen), l'alcolismo, la farmacomania, la tossicomania e le nevrosi (STFA del 18 ottobre 1999 nella causa B., I 441/99, del 29 settembre 1998 nella causa S. F., I 148/98 consid. 3b; RCC 1992 pag. 182 consid. 2a con riferimenti).
In una sentenza I 384/06 del 4 luglio 2007 il Tribunale federale ha ribadito che “(...) il riconoscimento di un danno alla salute psichica presuppone in particolare la diagnosi espressa da uno specialista in psichiatria, poggiata sui criteri posti da un sistema di classificazione riconosciuto scientificamente (cfr. DTF 130 V 396 segg.; cfr. pure la recente sentenza del Tribunale federale delle assicurazioni I 621/05 del 13 luglio 2006, consid. 4). (...)” (STF del 4 luglio 2007, I 384/06).
2.7.
Nella decisione su opposizione del 20 novembre 2008, l’UAI
ha attribuito all’assicurato una rendita intera di invalidità dal 1° luglio 2004 al 28 febbraio 2005, sopprimendola poi a partire dal 1° marzo 2005, ritenuto che dal mese di novembre 2004 l’assicurato presenta una piena capacità lavorativa in attività adatte.
Il TCA è, quindi, ora chiamato a valutare, alla luce di quanto esposto ai considerandi 2.3., 2.4. e 2.5., se l’UAI ha correttamente o meno soppresso la rendita spettante a RI 1 a fare tempo dal 1° marzo 2005.
2.8. Per chiarire la situazione dal profilo medico, l’UAI ha dapprima affidato al dr. _, spec. FMH in psichiatria e psicoterapia, il mandato di esperire una perizia psichiatrica.
Nel suo rapporto peritale del 18 settembre 2003, il dr. _ ha posto le diagnosi di “disturbo dell’adattamento con ansia, umore depresso misti (ICD10-F43.22); disturbo passivo-aggressivo di personalità (ICD10-F60.9)” specificando che “queste diagnosi non hanno delle ripercussioni sulla capacità di lavoro” (doc. 18-6, sottolineatura della redattrice).
Il dr. _ ha indicato che l’assicurato, dopo essere stato licenziato dal precedente datore di lavoro, a causa delle difficoltà incontrate nel potersi reinserire professionalmente in un ciclo produttivo normale, ha sviluppato ansia e irrequietezza. Lo specialista ha tuttavia sottolineato che, durante l’esame clinico, non ha potuto constatare la presenza di un episodio depressivo di gravità tale da giustificare una inabilità lavorativa, quanto piuttosto la presenza di una personalità immatura e passiva, che tende ad aggravare una situazione e a cadere facilmente nel vittimismo e nell’autocommiserazione (doc. 18-6, sottolineatura della redattrice).
Quanto alla capacità lavorativa, il dr. _, considerata anche la giovane età dell’assicurato, ha ritenuto “senza dubbio esigibile, teoricamente, la ripresa di un’attività lavorativa al 100% nella professione di venditore di auto” (doc. 18-6, sottolineatura della redattrice).
Il dr. _ ha pure evidenziato di ritenere che un’attività lavorativa costituisca per l’assicurato “la migliore terapia anche per acquisire l’autostima e la fiducia in se stesso” (doc. 18-7, sottolineatura della redattrice).
Nella “proposta medico” dell’11 dicembre 2003 la dr.ssa _ del SMR ha osservato che “alla luce delle conclusioni della perizia del dr. _, si ritiene l’assicurato totalmente abile al lavoro, nella sua attuale attività in particolare, dal lato psichico” (doc. 23-1).
Nel rapporto medico del 20 gennaio 2005, il dr. _, spec. FMH in psichiatria e psicoterapia e curante dell’interessato, posta la diagnosi con influsso sulla capacità lavorativa di “trauma distorsivo cervicale” e, quale diagnosi senza ripercussioni sulla capacità lavorativa, quella di “disturbo ansioso-depressivo”, ha indicato che l’interessato “è particolarmente sofferente per l’incidente della circolazione subito il 3 luglio 2003. Non mi è possibile esprimermi sulle sue capacità psichiche riguardanti la sua inabilità lavorativa” (doc. 30-1, sottolineatura della redattrice).
Il dr. _ ha osservato che “non penso che il paziente possa avere bisogno di ulteriori cure psichiatriche, se non dei colloqui psicoterapeutici di sostegno ed una psicofarmacoterapia. Non escludo però che questo tipo di intervento debba essere indicato quando vi sarà un maggiore chiarimento somatico” (doc. 30-2, sottolineatura della redattrice).
Il curante ha poi indicato che l’assicurato sarebbe in grado di svolgere la sua precedente attività “nel caso in cui migliorassero le sue condizioni cliniche” (doc. 30-3).
Il dr. _, infine, ha ritenuto “indicate delle investigazioni reumatologiche, ortopediche e neurochirurgiche” (doc. 30-2, sottolineatura della redattrice).
Nelle sue annotazioni del 13 aprile 2005, il dr. _ del SMR, spec. FMH in medicina interna
(sul diritto per gli assicurati di conoscere la specializzazione dei medici del SMR, cfr. SVR 2008 IV Nr. 13), ha osservato:
"
Dalla decisione su opposizione della _ si nota che:
-
con rapporto 21.02.2005, lo psichiatra, dr. _, che aveva già esaminato l’A. su incarico dell’AI, ha ribadito che la causalità naturale tra l’infortunio e le problematiche psichiche è solo possibile ma non probabile. Lo specialista conclude in modo sostanzialmente identico alla sua perizia per l’AI, ritenendo l’A. totalmente abile nella sua professione di venditore di auto.
-
Per quanto riguarda la situazione organica, la _ non vede motivo alcuno per mettere in discussione le conclusioni 23.11.2004 del dr. _, medico di _, quando afferma che, nella sua funzione di venditore di auto, per i soli dolori cervicali su colpo di frusta, l’A. è da considerarsi abile al lavoro in misura completa.
-
Il rapporto del dr. _ 20.01.2005 non aggiunge nulla di nuovo. Pertanto si conferma che non c’è inabilità lavorativa altra che quella riconosciuta dalla _.
Si accorda una rendita del 100% dal 1.7.2004, ovvero dopo la carenza dell’anno di attesa, fino al 28.2.2005 (dopo i 3 mesi), rispetto alla visita medica di chiusura della _.” (Doc. 39-1)
In sede di opposizione contro la decisione dell’UAI che gli attribuiva una rendita solo fino al 28 febbraio 2005, l’assicurato ha prodotto i seguenti referti medici:
-
referto del 25 luglio 2005 del Prof. dr. _, Primario del Servizio di neurochirurgia dell’Ospedale regionale di _, indirizzato al curante dell’interessato, dr. _, nel quale lo specialista ha attestato, dal profilo neurologico, la presenza di
una sindrome cervicale molto pronunciata con blocco completo in estensione e subtotale in anteroflessione, rotazione e inclinazione, una dolenzia alla palpazione delle sedi articolari posteriori a livello di C5-C7 da entrambo i lati, così come una discreta ipoestesia delle dita I, IV e V a destra e II e III a sinistra.
Riguardo all’ulteriore procedere diagnostico/terapeutico egli ha ritenuto indicato presentare l’assicurato al Prof. dott. _, spec. FMH in anestesiologia, per sottoporlo a delle infiltrazioni diagnostiche delle faccette articolari e, se del caso, a un trattamento di termocoagulazione per radiofrequenze:
"
Rivedendo con il signor RI 1 il profilo clinico, rileviamo che esso non ha subito mutamenti sostanziali dopo l’infortunio e i disturbi sono di per sé sovrapponibili a quelli avvertiti dopo la perdita del posto di lavoro ca. nel 2001 (queste constatazioni sarebbero a detta del paziente confermate dallo psichiatra che lo segue: dr. med. _).
Sulla base di questi elementi pensiamo che il caso abbia una chiara obiettività organica, principalmente nel senso di un coinvolgimento articolare posteriore e solo secondariamente di carattere discogeno.
Tenuto conto del fatto che i disturbi sono presenti fin dal momento dell’infortunio, il quale ha peraltro messo in gioco forze molto rilevanti e che esiste un’obiettività clinica indiscutibile, non pensiamo che la questione possa essere ricondotta ad un problema funzionale, rispettivamente a lesioni manifestatesi in occasione dell’evento traumatico. Quel che emerge dall’analisi di questo caso è l’assenza di un’investigazione corretta del generatore dei dolori che, secondo i dati della letteratura, si situa in ca. 3⁄4 dei casi nelle articolazioni vertebrali posteriori e in 25% dei casi nell’uno o nell’altro disco intersomatico.
Un approfondimento di questo genere richiede uno studio specialistico secondo il protocollo dell’ISIS.
In tal senso raccomandiamo vivamente di sottoporre questo paziente all’attenzione del Prof. Dr. _ per le investigazioni, rispettivamente, un trattamento di termocoagulazione per radiofrequenze (se si trattasse di un problema articolare posteriore).
Per contro occorrerebbe essere molto più reticenti con provvedimenti invasivi nel caso in cui l’origine del problema fosse considerata discogena." (doc. 44/9-10, sottolineatura della redattrice)
-
referto del 27 marzo 2006 del Prof. dr. _, spec. FMH in anestesiologia del
la Clinique de _
di _, indirizzato al dr. _, del seguente tenore:
"
Par la présente je vous informe que nous avons contrôlé M. RI 1 deux mois après une dénervation de l’articulation C4-C5 à gauche. Sa lésion articulaire est la conséquence d’un accident de la circulation. Le patient décrit una amélioration de 50% se traduisant entre autres par une diminution de sa consommation d’analgésiques. Vu le fait que ses problèmes sont bilatéraux et que les symptômes sont identiques des deux côtés, nous avons procédé à un test de confirmation afin d’être sûr que la même articulation du côté droit était symptomatique. Ceci a été prouvé, avec une importante diminution des douleurs du patient pendant une période conforme à la durée d’action des produits injectés et nous avons pour cette raison procédé au même traitement à droite que celui qui s’était avéré efficace pour la gauche.
L
’intervention a été effectuée le 22 mars dernier et le patient a regagné son domicile le jour même. Un contrôle est prévu d’ici deux mois. Il faut cependant imaginer que le résultat à droite ne sera pas meilleur qu’à gauche et qu’il peut subsister une douleur qui aurait évidemment une autre origine que les articulations postérieures. Le cas échéant, il serait donc nécessaire d’explorer d’autres hypothèses, par exemple les disques au niveau C5-C6 en particulier, le niveau le plus fréquemment affecté dans le type d’accident qu’a subi M. RI 1.
Je vous tiendrai au courant des résultats obtenus et de l’évolution de la situation.” (doc. 59-2, sottolineature della redattrice)
-
referto del 29 maggio 2006 del Prof. dr. _,
indirizzato al dr. _, del seguente tenore:
"
Je vous envoie un dernier rapport concernant votre patient qui a été revu le 22 mai dernier, deux mois après une dénervation de l’articulation C4-C5 à droite. Le résultat du traitement à gauche effectué en janvier 2006 reste ancore valable avec une diminution d’au moins 50% de ses douleurs précédentes. A droite, le résultat est comparable, le patient présente actuellement des douleurs situées autour de 4/10. Il est à relever que la composante douloureuse provoquée par les mouvements de rotation a pratiquement complètement disparu.
Nous avons tout le temps eu le sentiment que M. RI 1 présentait des douleurs de plusieurs origines, dont la composante articulaire représente la moitié des douleurs. Ceci a été alimenté par une composante douloureuse située au milieu de la nuque qui a toujours persisté après l’anesthésie des articulations qui sont maintenant dénervées. Pour cette raison, le patient a subi une discographie au niveau C5-C6 et C6-C7, les deux niveaux apparaissant pathologiques à l’IRM. L’injection de contraste dans le disque C5-C6 induit des douleurs situés à l’emplacement habituel, à une intensité de 10/10. Lors de l’injection, le patient fait également part d’une irradiation vers l’épaule droite. Nous avons ensuite procédé à l’examen du disque C6-C7, mais il est impossible de pénétrer ce disque à cause de la présence d’un pont osseux qui en bloque l’accès. Nous avons pour cette raison arrêté la procédure. L’examen a été effectué sous couverture antibiotique par Zinacef 1,5 mg administré par voie intraveineuse.
L’examen discal montre bien que le disque C5-C6 pourrait être à l’origine de la composante douloureuse restante.
Il est également possibile que le disque C6-C7 participe à la genèse des douleurs
, mais nous n’avons pas pu aborder ce disque de façon appopriée pour des raisons anatomo-techniques.
Une discussion avec le Prof. _ devrait avoir lieu, en vue d’une éventuelle intervention, impliquant discectomie et fusion
."
(doc. 60-2, sottolineature della redattrice)
Nella “Proposta per medico UAI” del 12 dicembre 2007, l’avv. _ del Servizio giuridico dell’UAI, dopo avere riassunto il caso, ha chiesto al dr. _ del SMR quanto segue:
"
Presento un caso da lei già visto in istruttoria, attualmente in opposizione.
Riassumo di seguito:
-
assicurato del 1964 con attività abituale di venditore di auto;
-
presenta domanda AI in agosto 2002 per depressione (MC dr. _);
-
SMR ordina perizia psi presso dr. _, il quale valuta una CL totale nella precedente attività (perizia 18.9.2003);
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Subisce un danno organico (colpo di frusta) dopo infortunio stradale, coperto da _: _ reputa l’assicurato abile al lavoro al 100% nella precedente attività dal 1.2.2005 dal lato organico (in precedenza IL 100% dal 3.7.2003) e ritiene che le affezioni psi non sono in relazione causale con l’infortunio (cfr. visita medica di chiusura _ dr. _ del 23.11.2004);
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SMR con nota 13.4.2005 conferma la CL totale dell’assicurato nella precedente attività sia dal lato psi che organico;
-
UAI emette decisione 25.7.2005 di rendita intera dal 1.7.2004 (dopo un anno di attesa da IL rilevante) al 28.2.2005 (3 mesi dopo la visita medica di chiusura _ 11.2004).
Opposizione (agosto 2005)
Assicurato indica di avere ricorso al TCA contro la decisione su opp. della _, che vige una IL rilevante anche dopo marzo 2005 e produce rapporto 25.7.2005 del dr. _ e scritti del dr. _ della Clinique _ del 29.5.2006, 27.3.2006.
Intanto, il TCA ha emesso la sentenza 30.4.2007, cresciuta in giudicato, relativa al ricorso interposto dall’assicurato contro la _ (nella sentenza sono riassunte le questioni mediche; rinvio in particolare al p.to 2.15 a pag. 32, a pag. 33 e a pag. 37, dove il TCA indica che “tenuto conto dei soli postumi organici oggettivabili dell’evento infortunistico del 3 luglio 2003, RI 1 aveva ritrovato una piena capacità lavorativa nella sua abituale professione di venditore di autovetture, già a decorrere dal 1.2.2005”), nella quale ha ritenuto che l’evento traumatico del 3.7.2003 non ha avuto, secondo il corso ordinario delle cose e l’esperienza della vita, un significato decisivo per l’instaurazione delle problematiche di cui l’assicurato è sofferente.
Domande:
I nuovi doc. medici prodotti in opp. comportano una modifica della precedente valutazione medica (ovvero, CL totale sia dal lato organico che psi)?
Dal lato medico è opportuno procedere ad ulteriori accertamenti o gli atti all’incarto sono sufficienti per valutare il caso?” (Doc. 68-1)
Nelle sue annotazioni del 13 dicembre 2007, il dr. _ del SMR ha osservato:
"
Trattasi di opposizione
In data 25.7.2005 il Prof. _ ha proceduto alla visita clinica dell’A. che documenta una sindrome cervicale pronunciata con blocco completo in estensione e subtotale in anteflessione, come pure in rotazione e inclinazione da entrambi i lati, per questi ultimi movimenti più verso destra che verso sinistra.
Durante questa indagine, lo specialista ha potuto constatare che “il profilo clinico non ha subito mutamenti sostanziali dopo l’infortunio e che i disturbi sono di per sé sovrapponibili a quelli avvertiti dopo la perdita di lavoro circa nel 2001. Sulla base di questi elementi pensiamo che il caso abbia una chiara obiettività organica, principalmente nel senso di un coinvolgimento articolare posteriore e solo secondariamente di carattere discogeno”.
Secondo il Prof. _ “quello che emerge dall’analisi di questo caso è l’assenza di un’investigazione corretta del generatore dei dolori che, secondo i dati della letteratura, si situa in circa 3⁄4 dei casi nelle articolazioni vertebrali posteriori e in un 25% dei casi nell’uno o nell’altro disco intersomati. Un approfondimento di questo genere richiede uno studio specialistico”.
In data 27.3.2006 e 29.5.2006, l’A. è stato visitato dal Prof. _ a _, il quale ha ritenuto l’origine traumatica della lesione dell’articolazione C4-C5 e ha proceduto ad un’infiltrazione diagnostica prima a sinistra e poi a destra, con risultato positivo conforme alla durata d’azione dei prodotti analgesici iniettati.
Secondo il perito la componente articolare è responsabile della metà dei dolori. Questo è provato dal fatto che la componente dolorosa situata in mezzo alla nuca è rimasta invariata dopo l’anestesia delle articolazioni che sono attualmente denervate. In questo senso l’A. è stato sottoposto ad una RM della colonna cervicale. I livelli C5-C6 e C6-C7 appaiono patologici. All’altezza del disco C6-C7 esiste un ponte osseo, che impedisce di penetrare nel disco. L’esame mostra che il disco C5-C6 potrebbe essere all’origine della compressione dolorosa restante. È anche possibile che il disco C6-C7 partecipi alla genesi dei dolori ma non è stato possibile raggiungere questo disco per ragioni anatomo-tecniche.
Secondo il perito, una discussione con il Prof. _ dovrebbe essere programmata, nell’ottica di un eventuale intervento neurochirurgico.
Valutazione
Esistono verosimilmente patologie organiche indipendenti dall’infortunio del 3.7.2003, che necessitano ulteriori accertamenti.
Si procede dunque ad una perizia reumatologica, chiedendo al perito di definire quali sono le lesioni extra-infortunistiche di natura invalidante, da quando ed in quale misura.” (Doc. 69-1, sottolineature della redattrice)
L’UAI ha pertanto affidato al dr. _, spec. FMH in medicina interna e in reumatologia, l’incarico di eseguire una perizia specialistica.
Nel suo referto peritale del 18 febbraio 2008, il dr. _ ha posto le diagnosi di “1. sindrome panvertebrale con componente spondilogena cervicale e lombare, cronica in ipercifosi della dorsale alta con protrazione del capo in spondilosi iperostotica (morbo di Ott-Foréstier); alterazioni degenerative della colonna cervicale (uncartrosi plurisegmentali) e della colonna lombare (condrosi L4/L5 ed osteocondrosi dorsale L5/S1); esiti da trauma distorsivo cervicale il 3.7.2003; decondizionamento muscolare; 2. Periartropatia omeroscapolare a destra in esiti da frattura coracoidea a destra il 3.7.2003; 3. obesità (peso 92 kg / statura 175.5 cm)” (doc. 74-7).
Il dr. _ ha considerato l’assicurato pienamente abile al lavoro, con un rendimento massimo del 100%, a partire dal 1° marzo 2005, in attività adeguate, rispettose dei suoi limiti funzionali (doc. 74-6). Quanto alla capacità lavorativa residua nella precedente attività di venditore di automobili, il dr. _ ha rilevato che “a seguito dei limiti funzionali e di carico menzionati nell’allegato, giudico l’assicurato, sempre a decorrere dal 1° marzo 2005, abile al lavoro sull’arco di una giornata lavorativa normale, ma con una diminuzione del rendimento di 1/3” (doc. 74-7).
Nel rapporto medico del 25 febbraio 2008, il dr. _ del SMR, poste le diagnosi principali di “1. sindrome panvertebrale con componente spondilogena cervicale e lombare cronica in spondilosi iperostotica (morbo di Ott-Forestier); 2. alterazioni degenerative della colonna cervicale (uncartrosi plurisegmentali) e della colonna lombare (condrosi L4-L5 e osteocondrosi dorsale L5-S1); 3. periartropatia omero-scapolare a destra in esiti da frattura coracoidea a destra il 3.7.2003” (doc. 75-1), ha osservato che:
"
(...)
Valutazione:
sulla base degli atti a disposizione, dell’anamnesi richiesta, dell’esame clinico e radiologico, sono state poste le diagnosi sopra indicate.
Il perito non ha proposte terapeutiche in grado di migliorare la capacità funzionale residua dell’assicurato.
Vengono definiti i gradi di CL in attività abituale ed in attività adeguate.
In settembre 2003 era stata effettuata una perizia psichiatrica presso il dr. _, che aveva ritenuto le diagnosi di
Disturbo dell’adattamento con ansia, umore depresso misti – Disturbo passivo-aggressivo di personalità
e concluso che queste diagnosi non avessero delle ripercussioni sulla capacità di lavoro.” (Doc. 75-2)
In data 27 agosto 2008, il rappresentante dell’assicurato ha trasmesso all’UAI copia del referto del 27 giugno 2008 concernente l’esame di RM-colonna cervicale, eseguito dal dr. _,il quale è giunto alle seguenti conclusioni:
"
(...)
-
marcate note degenerative sotto forma di ipertrofia del legamento longitudinale posteriore probabilmente anche certe zone calcificate: risulta una globale substenosi del canale spinale e particolarmente una stenosi a livello di C3-C4. Si manifestano anche diverse focalità erniarie soprattutto nel neuroforame di C7 destro e bilateralmente nei neuroforami di C6 e a carico di C1 destro.
-
Rottura del disco C5-C6 più paramediana sinistra e inabituale per un processo degenerativo, qui potrebbe trattarsi di un esito di rottura post-traumatica; al contrario delle altre lesioni che sono da interpretare nel contesto di una discopatia estesa che colpisce anche già i livelli dorsali prossimali con aumentata compressione a livello TH2-TH3 anteriormente.
-
L’estensione dell’ipertrofia legamentare anteriore e posteriore suggerisce la presenza di un DISH (morbo di Forestier), meno tipico per morbo di Bechterew.”
-
(Doc. 81/2-3, sottolineature della redattrice)
Nelle sue annotazioni del 3 settembre 2008, il dr. _ del SMR, spec.
FMH in medicina generale e in medicina manuale, ha osservato:
"
Il referto radiologico della nuova RM colonna cervicale eseguita il 27.6.2008 non è sufficiente per affermare un peggioramento dello stato di salute dell’A., in quanto non esiste alcuna diagnosi, rispettivamente status fisico obiettivante una sintomatologia clinica riferibile alle conclusioni della RM di cui sopra, che attesti un cambiamento dello stato di salute rispetto a quanto giudicato dalla perizia SAM.” (Doc. 84-1)
Con il ricorso, l’assicurato ha contestato la decisione dell’UAI di attribuirgli una rendita di invalidità solo fino al 28 febbraio 2005, senza tuttavia produrre nuova documentazione medica.
2.9. Pendente causa, il TCA ha sottoposto al dr. _ l’esame RM della colonna cervicale del 27 giugno 2008, chiedendogli di precisare se gli esiti di tale esame sono atti a modificare le sue conclusioni peritali. Il TCA ha inoltre chiesto al dr. _ di precisare per quali motivi ha considerato che l’assicurato presenti una diminuzione del rendimento di 1/3 nella sua attività di venditore di automobili, ma sia per contro pienamente abile al lavoro in attività leggere adeguate (doc. VI).
Con scritto del 13 luglio 2009, il dr. _ ha risposto:
"
(...)
Non ritornerò sui dettagli contenuti nella perizia reumatologica da me redatta il 18.2.2008, a sua conoscenza.
Mi limiterò a ricordare che la perizia reumatologica del 18.2.2008 portava alle diagnosi di sindrome panvertebrale con componente spondilogena cervicale e lombare, cronica in ipercifosi della dorsale alta con protrazione del capo in spondilosi iperostotico (morbo di Ott-Foréstier), alterazioni degenerative della colonna cervicale (uncartrosi plurisegmentali) e della colonna lombare (condrosi L4/L5 e osteocondrosi dorsale L5/S1), esiti da trauma distorsivo cervicale il 3.7.2003, decondizionamento muscolare, periartropatia omeroscapolare a destra in esiti da frattura coracoideo a destra il 3.7.2003, obesità; ricordo pure che il giorno della perizia, ossia il 18.2.2008, erano state realizzate radiografie convenzionali della colonna cervicale a/p e laterale e delle ginocchia bilaterali in due proiezioni, dato che l’assicurato a suo tempo non aveva portato materiale radiologico; l’esito delle indagini citate è stato descritto a pagina 5 della perizia in questione. Nel frattempo, il medico curante dell’assicurato, dr. _, specialista FMH in medicina interna di _, richiedeva una risonanza magnetica della colonna cervicale, realizzata il 27.6.2008, alla quale lo specialista in radiologia coinvolto, dr. _, presso l’Istituto radiologico _ di _, riscontrava le alterazioni strutturali da lei citate a pagina 1 e a pagina 2 dello scritto del 3.7.2009. Le alterazioni strutturali evidenziate danno una visione più specifica delle alterazioni degenerative già riscontrate all’esame radiologico convenzionale del 18.2.2008, ossia 4 mesi prima circa e sono in grado di spiegare i limiti funzionali riscontrati al rachide cervicale, dorsale e lombare (vedasi referto “colonna vertebrale”) a pagina 4 della perizia reumatologica del 18.2.2008; gli esiti della risonanza magnetica della colonna cervicale del 27.6.2008, come referto isolato, non sono tuttavia prova per un cambiamento della capacità funzionale e di carico residua, descritta nell’allegato alla perizia (“esame della funzionalità fisica”); di conseguenza tale referto non è atto a modificare le conclusioni del mio rapporto peritale.
La valutazione della capacità lavorativa si fonda sulla mia valutazione a riguardo della capacità funzionale e di carico residua profilata, tenendo pienamente conto degli atti a mia disposizione, dei dati anamnestici eruiti e dell’esame clinico-radiologico realizzato il 18.2.2008.
Per quanto riguarda l’ultima attività principale di venditore di automobili svolta dall’assicurato, premesso che questa attività venga svolta sull’arco di una giornata lavorativa normale di 8-9 ore, riconosco una diminuzione del rendimento di 1/3, in quanto il lavoro di venditore di auto non permette un’ergonomia di lavoro pienamente aderente alle risorse fisiche descritte appunto nell’allegato “esame della funzionalità fisica”; dagli atti risulta che l’assicurato era attivo come venditore di automobili usate, impiego che implica posture inadeguate per il rachide, al quale avverte una sintomatologia algica cronica (mansioni in parte svolte in posizione eretta con flessione e torsione del tronco).” (Doc. VII, sottolineature della redattrice)
2.10. Quanto alla valenza probante di un rapporto medico, determinante è che i punti litigiosi importanti siano stati oggetto di uno studio approfondito, che il rapporto si fondi su esami completi, che consideri parimenti le censure espresse dal paziente, che sia stato approntato in piena conoscenza dell'incarto (anamnesi), che la descrizione del contesto medico sia chiara e che le conclusioni del perito siano ben motivate. Determinante quindi per stabilire se un rapporto medico ha valore di prova non è né l'origine del mezzo di prova, né la denominazione, ad esempio quale perizia o rapporto (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; STFA I 462/05 del 25 aprile 2007; STFA U 329/01 e U 330/01 del 25 febbraio 2003; DTF 125 V 352 consid. 3a; DTF 122 V 160 consid. 1c;
Meyer-Blaser
, Die Rechtspflege in der Sozialversicherung, BJM 1989 pag. 31; Pratique VSI 3/1997 pag. 123)
, bensì il suo contenuto (DTF 122 V 160 in fine con rinvii).
A proposito delle perizie mediche eseguite nell'ambito della procedura amministrativa, il TFA ha stabilito che, nell'ipotesi in cui sono state eseguite da medici specializzati riconosciuti, hanno forza probatoria piena se giungono a conclusioni logiche e sono state realizzate sulla base di accertamenti approfonditi, fintanto che indizi concreti non inducono a ritenerle inaffidabili (DTF 123 V 176; DTF 122 V 161, DTF 104 V 212; SVR 1998 IV Nr. 1 pag. 2; SZS 1988 pagg. 329 e 332; ZAK 1986 pag. 189;
Locher
, Grundriss des Sozialversicherungsrechts, Berna 1994, pag. 332).
In una sentenza pubblicata nella Pratique VSI 2001 pag. 106 segg., il TFA ha però ritenuto conforme al principio del libero apprezzamento delle prove definire delle direttive per la valutazione di determinate forme di rapporti e perizie. In particolare per quanto concerne le perizie giudiziarie, la giurisprudenza ha statuito che il giudice non si scosta senza motivi imperativi dalla valutazione degli esperti, il cui compito è quello di mettere a disposizione del tribunale le loro conoscenze specifiche e di valutare da un punto di vista medico una certa fattispecie. Ragioni che possono indurre a non fondarsi su un tale referto sono ad esempio la presenza di affermazioni contraddittorie, il contenuto di una superperizia, altri rapporti contenenti validi motivi per farlo (Pratique VSI 2001 pag. 108 consid. 3b)aa e riferimenti citati;
STFA I 462/05 del 25 aprile 2007;
STFA
U 329/01 ed U 330/01 del 25 febbraio 2003).
Nella DTF 125 V 351 (= SVR 2000 UV Nr. 10 pag. 33 segg.), la Corte federale ha ribadito che ai rapporti allestiti da medici alle dipendenze di un'assicurazione deve essere riconosciuto pieno valore probante, a condizione che essi si rivelino essere concludenti, compiutamente motivati, di per sé scevri di contraddizioni e, infine, non devono sussistere degli indizi che facciano dubitare della loro attendibilità. Il solo fatto che il medico consultato si trovi in un rapporto di dipendenza con l'assicuratore
non
permette già di metterne in dubbio l'oggettività e l'imparzialità. Devono piuttosto esistere delle particolari circostanze che permettano di ritenere come oggettivamente fondati i sospetti circa la parzialità dell'apprezzamento.
Lo stesso vale per le perizie fatte esperire da medici esterni (DTF 104 V 31; RAMI 1993 pag. 95).
Le perizie affidate dagli organi dell'AI o dagli assicuratori privati, in sede di istruttoria amministrativa, a medici esterni o a servizi specializzati indipendenti, i quali fondano le proprie conclusioni su indagini approfondite e giungono a risultati concludenti, dispongono di forza probatoria piena, a meno che non sussistano indizi concreti a mettere in causa la loro credibilità (Pratique VSI 2001 pag. 109 consid. 3b)bb; STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008;
STFA I 462/05 del 25 aprile 2007
).
Occorre ancora evidenziare che il TFA, in una decisione del 24 agosto 2006
concernente un caso di assicurazione per l
'
invalidità
(I 938/05), ha evidenziato il valore probatorio delle opinioni espresse dai medici SMR nell
'
ambito dell
'
assicurazione per l
'
invalidità, sottolineando che in caso di divergenza tra il medico curante ed il medico SMR non è per principio necessario procedere ad una nuova perizia.
In quell’occasione l’Alta Corte ha sviluppato la seguente considerazione:
"
(...)
La valeur probante des rapports médicaux des uns et des autres doit bien plutôt s'apprécier au regard des critères jurisprudentiels précédemment énumérés (cf. consid. 3.1 supra). Il n'y a dès lors aucune raison d'écarter le rapport du SMR ici en cause ou de lui préférer celui du médecin traitant, pour le seul motif que c'est le service médical régional de l'AI qui l'a établi. Au regard du déroulement de l'examen clinique pratiqué par les médecins du SMR et du contenu de leur rapport, on ne relève, du reste, aucune circonstance particulière propre à faire naître un doute sur l'impartialité de ceux-ci.
La recourante ne fait d'ailleurs rien valoir de tel." (...)
Per quel che riguarda i rapporti del medico curante, secondo la generale esperienza della vita, il giudice deve tenere conto del fatto che, alla luce del rapporto di fiducia esistente con il paziente, il medico curante attesterà, in caso di dubbio, in favore del suo paziente (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; DTF 125 V 353 consid.
3a)cc); Pratique VSI 2001 pag. 109 consid. 3a)cc;
Meyer-Blaser
, Rechtsprechung des Bundesgericht im Sozialversicherungsrecht, Zurigo 1997, pag. 230).
L’Alta Corte in una sentenza 9C_142/2008 del 16 ottobre 2008 per quanto riguarda le divergenze d’opinioni tra medici curanti e periti interpellati dall’amministrazione o dal giudice ha precisato quanto segue:
"
(...)
On ajoutera qu'en cas de divergence d'opinion entre experts et médecins traitants, il n'est pas, de manière générale, nécessaire de mettre en oeuvre une nouvelle expertise. La valeur probante des rapports médicaux des uns et des autres doit bien plutôt s'apprécier au regard des critères jurisprudentiels (
ATF 125 V 351
consid. 3a p. 352) qui permettent de leur reconnaître pleine valeur probante. A cet égard, il convient de rappeler qu'au vu de la divergence consacrée par la jurisprudence entre un mandat thérapeutique et un mandat d'expertise (
ATF 124 I 170
consid. 4 p. 175; SVR 2008 IV Nr. 15 p. 43 consid. 2.2.1 et les références [arrêt I 514/06 du 25 mai 2007]), on ne saurait remettre en cause une expertise ordonnée par l'administration ou le juge et procéder à de nouvelles investigations du seul fait qu'un ou plusieurs médecins traitants ont une opinion contradictoire. Il n'en va différemment que si ces médecins traitants font état d'éléments objectivement vérifiables ayant été ignorés dans le cadre de l'expertise et qui sont suffisamment pertinents pour remettre en cause les conclusions de l'expert.(...)
Infine, va ricordato che se vi sono dei rapporti medici contraddittori, il giudice non può evadere la procedura senza valutare l'intero materiale ed indicare i motivi per cui egli si fonda su un rapporto piuttosto che su un altro (STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008,
STFA I 462/05 del 25 aprile 2007).
Va ancora rilevato che, affinché
un esame medico in ambito psichiatrico sia ritenuto affidabile, esso deve adempiere diverse condizioni (D. Cattaneo, “La promozione dell'autonomia del disabile: esempi scelti dalle assicurazioni sociali”, in RDAT II-2003, pag. 571 seg., in particolare la nota 158, pag. 628-629, nella quale vengono citate alcune sentenze federali e cantonali, in particolare la DTF 127 V 294; cfr. D. Cattaneo, “Le perizie nelle assicurazioni sociali” in Le perizie giudiziarie Ed. CFPG, Lugano e Helbing & Lichtenhahn, Basilea 2008 pag, 203 e segg. (249-254).
In quest’ultima sentenza l'Alta Corte ha fatto proprie le considerazioni di Mosimann. In particolare, secondo questo autore (Somatoforme Störungen: Gerichte und [psychiatrische] Gutachten, in: SZS 1999 pag. 105 ss), in ambito psichiatrico l’esperto deve innanzitutto porre una diagnosi secondo una classificazione riconosciuta e pronunciarsi sulla gravità dell'affezione.
Il perito deve anche valutare l'esigibilità della ripresa di un'attività lucrativa da parte dell'assicurato. Tale prognosi deve tener conto di diversi criteri, quali il carattere premorboso, l'affezione psichica e quelle organiche croniche, la perdita d'integrazione sociale, un eventuale profitto tratto dalla malattia, il carattere cronico della malattia, la durata pluriennale della stessa con sintomi stabili o in evoluzione e l'impossibilità di ricorrere a trattamenti medici secondo la regola d'arte. La prognosi sfavorevole deve essere fatta in base all’insieme dei succitati criteri.
Inoltre, l'esperto deve esprimersi sull'aspetto psicosociale della persona esaminata.
Del resto, un rifiuto di una rendita deve ugualmente basarsi su diversi criteri, tra i quali le divergenze tra i dolori descritti e quelli osservati, le allegazioni sull'intensità dei dolori la cui descrizione rimane sul vago, l'assenza di una richiesta di cura, le evidenti divergenze tra le informazioni fornite dal paziente e quelle risultanti dall'anamnesi, il fatto che le lamentele molto dimostrative lascino l'esperto insensibile, come pure le allegazioni di grandi handicap nonostante un ambiente psico-sociale intatto (STCA inedita 27 settembre 2001, inc. 32.1999.124).
2.11. Questo Tribunale, chiamato a verificare se lo stato di salute del ricorrente è stato accuratamente vagliato dall’amministrazione prima dell’emissione della decisione impugnata, non ha motivo per mettere in dubbio le valutazioni peritali effettuate dal dr. _ e dal dr. _, da considerare dettagliate, approfondite e quindi rispecchianti i parametri giurisprudenziali sopra ricordati.
2.11.1. Dal profilo somatico, il dr. _, nel suo referto peritale del 18 febbraio 2008, ha ritenuto l’assicurato, affetto da “1. sindrome panvertebrale con componente spondilogena cervicale e lombare, cronica in ipercifosi della dorsale alta con protrazione del capo in spondilosi iperostotica (morbo di Ott-Foréstier); alterazioni degenerative della colonna cervicale (uncartrosi plurisegmentali) e della colonna lombare (condrosi L4/L5 ed osteocondrosi dorsale L5/S1); esiti da trauma distorsivo cervicale il 3.7.2003; decondizionamento muscolare; 2. Periartropatia omeroscapolare a destra in esiti da frattura coracoidea a destra il 3.7.2003; 3. obesità (peso 92 kg / statura 175.5 cm)”, pienamente abile al lavoro, con un rendimento massimo del 100%, a partire dal 1° marzo 2005, in attività adeguate, rispettose dei suoi limiti funzionali (doc. 74-6), considerando per contro che, nella sua precedente attività di venditore di automobili, l’interessato presenti, sempre a decorrere dal 1° marzo 2005, un’abilità al lavoro sull’arco di una giornata lavorativa normale, ma con una diminuzione del rendimento di 1/3, alla luce dei suoi limiti funzionali (doc. 74-7).
Questa valutazione peritale può essere fatta propria dal TCA. Essa non è del resto stata smentita da certificati medico-specialistici attestanti delle patologie maggiormente invalidanti, in grado di influire maggiormente sulla capacità lavorativa residua dell’interessato.
Va infatti sottolineato che l’assicurato, in sede ricorsuale, non ha prodotto ulteriori certificati medici specialistici in grado di mettere in dubbio le conclusioni peritali del dr. _.
Va qui ricordato che se, da una parte,
la procedura davanti al TCA è retta dal principio inquisitorio, secondo cui i fatti rilevanti per il giudizio devono essere accertati d'ufficio dal giudice, dall’altra si rileva che questo principio non è però assoluto, atteso che la sua portata è limitata dal dovere delle parti di collaborare all'istruzione della causa (DTF 122 V 158 consid. 1a, 121 V 210 consid. 6c con riferimenti).
Il dovere processuale di collaborazione comprende in particolare l'obbligo delle parti di apportare – ove ciò fosse ragionevolmente esigibile – le prove necessarie, avuto riguardo alla natura della disputa e ai fatti invocati, ritenuto che altrimenti rischiano di dover sopportare le conseguenze della carenza di prove (DTF 117 V 264 consid. 3b con riferimenti).
Il TCA rileva che l’assicurato si è infatti limitato a produrre, prima dell’allestimento della perizia del dr. _, i referti del Prof. _ e del dr. _ indicati in precedenza (cfr. consid. 2.8.), proprio a seguito dei quali l’amministrazione, sulla base delle a
nnotazioni del 13 dicembre 2007 del dr. _ del SMR – il quale ha ritenuto necessario lo svolgimento di una perizia reumatologica, vista la presenza, verosimilmente, di patologie organiche indipendenti dall’infortunio del 3 luglio 2003 (cfr. doc. 69-1) – ha affidato al dr. _ il compito di eseguire una perizia specialistica.
Il perito ha quindi debitamente tenuto conto dei referti del Prof. _ e del dr. _ trasmessi dall’assicurato all’UAI, dei quali ha fatto, del resto, esplicita menzione nel suo referto peritale (cfr. doc. 74-2 e 74-3).
Quanto all’esame di RM-colonna cervicale del 27 giugno 2008 – e quindi successivo all’esame peritale del dr. _ – trasmesso dall’assicurato all’amministrazione prima dell’emissione della decisione impugnata (cfr. doc. 81/2-3), il TCA rileva che lo stesso non è in grado di mettere in dubbio le conclusioni peritali del dr. _, come ritenuto dal dr. _ del SMR nelle sue annotazioni del 3 settembre 2008 (cfr. doc. 84-1) e come accertato dal TCA pendente causa.
Va infatti sottolineato che
questa Corte ha sottoposto il citato referto del 27 giugno 2008 al dr. _, il quale, in data 13 luglio 2009, ha espressamente confermato la correttezza delle proprie conclusioni peritali, evidenziando che le alterazioni strutturali citate nelle conclusioni del referto della
RM-colonna cervicale del 27 giugno 2008 non fanno altro che dare “una visione più specifica delle alterazioni degenerative già riscontrate all’esame radiologico convenzionale” eseguito il 18 febbraio 2008 dallo stesso dr. _
(cfr. doc. VII).
A mente del dr. _
, dunque, gli esiti della risonanza magnetica citata “non sono tuttavia la prova per un cambiamento della capacità funzionale e di carico residua descritta nell’allegato alla perizia (“esame della funzionalità fisica”); di conseguenza, tale referto non è atto a modificare le conclusioni del mio rapporto peritale” (doc. VII).
La risposta del dr. _ ha dunque permesso di chiarire la questione controversa (cfr. STF 9C_203/2008 del 26 marzo 2009).
Si ricorda tuttavia al ricorrente che il presente giudizio non pregiudica eventuali suoi diritti nei confronti dell’assicurazione federale per l’invalidità insorti in epoca successiva alla data decisiva del provvedimento impugnato, il quale delimita il potere cognitivo del giudice (cfr. DTF 130 V 140 e 129 V 4).
Infine, il TCA rileva che non può essere condivisa la critica ricorsuale relativa alla presunta incongruenza delle conclusioni peritali in merito alla totale capacità lavorativa dell’interessato in attività leggere adeguate, ma alla presenza di una limitazione del rendimento di un terzo nella precedente attività di venditore di automobili, visto che, secondo il rappresentante dell’assicurato, quest’ultimo impiego non può che essere considerato adeguato alle limitazioni funzionali dell’interessato.
A tal proposito, questo Tribunale non può che fare propria la motivazione fornita nello scritto del 13 luglio 2009, su esplicita richiesta del TCA, dallo stesso dr. _, il quale ha spiegato che l’attività di venditore di automobili usate svolta dall’interessato “non permette un’ergonomia di lavoro pienamente aderente alle risorse fisiche descritte nell’allegato “esame della funzionalità fisica”, dato che “implica posture inadeguate per il rachide”, con lo svolgimento, in parte, di mansioni in posizione eretta con flessione e torsione del tronco (doc. VII).
Alla luce di queste limitazioni funzionali, dunque, il TCA non può che concordare con il perito circa la presenza di una diminuzione del rendimento dell’assicurato nello svolgimento della precedente attività di venditore di automobili, ma di una piena capacità lavorativa in attività adeguate, pienamente rispettose delle sue limitazioni funzionali.
2.11.2. L’aspetto psichiatrico è stato valutato dal dr. _, il quale, nel suo referto peritale del 18 settembre 2003, poste le diagnosi di “disturbo dell’adattamento con ansia, umore depresso misti (ICD10-F43.22), disturbo passivo-aggressivo di personalità (ICD10-F60.9)”, ha evidenziato che tali patologie non hanno delle ripercussioni sulla capacità lavorativa dell’assicurato. Il perito ha sottolineato di non avere riscontrato la presenza di un episodio depressivo di gravità tale da giustificare una inabilità lavorativa, quanto piuttosto l’esistenza di una personalità immatura e passiva, che tende ad aggravare una situazione e a cadere facilmente nel vittimismo e nell’autocommiserazione (doc. 18-6). Il perito ha pure aggiunto che lo svolgimento di un’attività lavorativa costituisce la migliore terapia per permettere all’assicurato di acquisire autostima e fiducia in se stesso (doc. 18-7).
Il TCA non ha motivo per distanziarsi nemmeno da tale valutazione peritale, che non è del resto stata smentita da certificati medico-specialistici attestanti delle patologie invalidanti, in grado di influire sulla capacità lavorativa residua dell’interessato.
Va infatti sottolineato che lo stesso curante dell’assicurato, dr. _, nel suo rapporto medico del 20 gennaio 2005 all’attenzione dell’UAI, ha posto quale diagnosi senza influsso sulla capacità lavorativa quella di “disturbo ansioso-depressivo” (cfr. doc. 30-1), sottolineando che l’interessato “accusa principalmente dei disturbi algici, difficoltà di movimento e disautonomia” e aggiungendo che “non penso che il paziente abbia bisogno di ulteriori cure psichiatriche” (doc. 30-2, sottolineature della redattrice).
Si ricorda comunque nuovamente al ricorrente che il presente giudizio non pregiudica eventuali suoi diritti nei confronti dell’assicurazione federale per l’invalidità insorti in epoca successiva alla data decisiva del provvedimento impugnato, il quale delimita il potere cognitivo del giudice (cfr. DTF 130 V 140 e 129 V 4).
2.11.3. Alla luce di quanto sopra esposto, sulla base delle affidabili e concludenti risultanze specialistiche del dr. _ e del dr. _, le quali hanno permesso di vagliare accuratamente lo stato di salute dell’interessato e richiamato inoltre l'obbligo che incombe all'assicurato di intraprendere
tutto quanto sia ragionevolmente esigibile per ovviare alle conseguenze del discapito economico cagionato dal danno alla salute (DTF 123 V 233 consid. 3c, 117 V 278 consid. 2b, 400 e i riferimenti ivi citati; Riemer‐Kafka, Die Pflicht zur Selbstverantwortung, Friborgo 1999, pa
gg. 57, 551 e 572; Landolt, Das Zumutbarkeitsprinzip im schweizerischen Sozialversicherungsrecht, tesi Zurigo 1995, pag. 61; DTF 113 V 28 consid.
4a e sentenze ivi citate; cfr. anche Meyer Blaser, Rechtsprechung des Bundesgerichts zum IVG, Zurigo 1997, pag. 221), il TCA ritiene dimostrato con il grado della verosimiglianza preponderante valido nell'ambito delle assicurazioni sociali (DTF 126 V 360; DTF 125 V 195 consid. 2 e i riferimenti ivi citati, 115 V 142 consid. 8b, 113 V 323 consid. 2a, 112 V 32 consid. 1c, 111 V 188 consid. 2b),
che l'assicurato presenta a partire dal mese di marzo 2005 un’incapacità lavorativa del 33.3% nella sua abituale attività, mentre in attività adeguate la capacità lavorativa è del 100%.
2.12. Essendo quindi esigibile che l’assicurato sfrutti la sua residua capacità lavorativa del 100% in attività adeguate, ricordato inoltre che
l'invalidità nell'ambito delle assicurazioni sociali svizzere è un concetto di carattere economico‐giuridico e non medico (DTF 116 V 249 consid. 1b, 110 V 275 consid. 4a)
, occorre esaminare le conseguenze del danno alla salute dal profilo economico.
Ai fini della valutazione economica, nel rapporto del 25 settembre 2008 (doc. 87-1), il consulente in integrazione professionale, tenuto conto delle limitazioni medico-teoriche e della configurazione della realtà economica ticinese, ha indicato che l’assicurato potrebbe esercitare una vasta gamma di attività sia nel settore secondario (operaio generico nell’industria farmaceutica, alimentare, meccanica con mansioni d’assemblaggio, produzione, stampa, rifinitura, controllo / sorveglianza del funzionamento e della qualità...) che nel settore terziario (venditore / cassiere non qualificato con attività rispettose dei limiti funzionali, ...) (doc. 87-2).
2.13. Preliminarmente va ricordato che, secondo la giurisprudenza, per il raffronto dei redditi fa stato il momento dell’inizio dell’eventuale diritto alla rendita (cfr.
DTF 129 V 222; cfr., pure,
STFA del 26 giugno 2003 nella causa R. consid. 3.1, I 600/01, del 3 febbraio 2003 nella causa R., I 670/01 pubblicata in SVR 2002 IV Nr. 24, del 18 ottobre 2002 nella causa L. consid. 3.1, I 761/01 pubblicata in SVR 2003 IV Nr. 11 e del 9 agosto 2002 nella causa S. consid. 3.1, I 26/02; cfr., inoltre, STFA del 13 giugno 2003 nella causa G. consid. 4.2, I 475/01
), per cui nel caso concreto sono determinanti, come correttamente ritenuto dall’amministrazione, i dati del 2005 (dato che la rendita è stata soppressa a partire dal 1° marzo 2005).
2.14. Per quanto concerne il
reddito da valido
, nel rapporto finale del 25 settembre 2008, il consulente in integrazione professionale ha indicato che l’assicurato, in possesso di un AFC quale verniciatore di carrozzerie, “da sempre lavora come venditore di automobili”, aggiungendo che “dal 1997 al 1999 lavora presso il _ di _ e in seguito, per pochi mesi nel 2001, lavora presso _, dove viene licenziato non per problemi di salute”, restando poi disoccupato.
Il consulente ha quindi indicato che “essendo stato licenziato a causa di problematiche all’infuori del danno alla salute, si determina il salario da valido su base statistica”, per un importo, di fr. 54'177 nel 2005 (settore della vendita e riparazioni di auto, divisione economica 50 RSS) (doc. 87-2). Il consulente ha inoltre evidenziato che tale ammontare si avvicina a quanto guadagnato dall’assicurato nella sua ultima attività lavorativa svolta nel 2001 (ossia fr. 4'000 mensili, cfr. doc. 8-1), dalla quale è stato licenziato in tronco dopo pochi mesi per motivi estranei al danno alla salute (doc. 87-2).
Il TCA non può che considerare corretto il modo di agire dell’amministrazione.
L’assicurato non ha contestato, del resto, tale ammontare.
2.15. Per quanto riguarda il
reddito da invalido
, va
ricordato che lo stesso è determinato sulla base della situazione professionale concreta dell'interessato, a condizione però che quest'ultimo sfrutti in maniera completa e ragionevole la capacità lavorativa residua e che il reddito derivante dall'attività effettivamente svolta sia adeguato e non costituisca un salario sociale ("Soziallohn") (DTF 126 V 76 consid. 3b/aa e riferimenti).
Se invece non esiste un siffatto guadagno, in particolare perché l'assicurato non ha intrapreso una attività lucrativa da lui esigibile, il reddito da invalido, da contrapporre a quello da valido nella determinazione del grado di invalidità, può essere ricavato dai rilevamenti statistici ufficiali, editi dall'Ufficio federale di statistica, che si riferiscono agli stipendi medi nelle principali regioni e categorie di lavoro (DTF 126 V 76 consid. 3b/bb; RCC 1991 p. 332 consid. 3c, 1989 p. 485 consid. 3b).
Inoltre, va rilevato che, secondo la giurisprudenza federale, per gli assicurati che, a causa della particolare situazione personale o professionale (affezioni invalidanti, età, nazionalità e tipo di permesso di dimora, grado di occupazione ecc.), non possono mettere completamente a frutto la loro capacità residua nemmeno in lavori leggeri e che pertanto non riescono di regola a raggiungere il livello medio dei salari sul mercato, viene operata una riduzione percentuale sul salario teorico statistico.
Il TFA ha precisato, al riguardo, come una deduzione globale massima del 25% del salario statistico permettesse di tener conto delle varie particolarità suscettibili di influire sul reddito del lavoro. Inoltre, chiamato a pronunciarsi sulla deduzione globale, la quale procede da una stima che l'amministrazione deve succintamente motivare, il giudice non può senza valido motivo sostituire il suo apprezzamento a quello degli organi dell'assicurazione (DTF 126 V 80 consid. 5b/cc).
L’Alta Corte ha stabilito che sono esclusivamente applicabili, in difetto di indicazioni economiche concrete, i dati salariali nazionali risultanti dalla tabella di riferimento TA1 dell’inchiesta sulla struttura dei salari edita dall’Ufficio federale di statistica e non i valori desumibili dalla tabella TA13, che riferisce dei valori in relazione alle grandi regioni (SVR 2007 UV nr. 17, STFA I 222/04 del 5 settembre 2006).
In una sentenza del 7 aprile 2008 (32.2007.165) questa Corte, fondandosi sulla sentenza U 8/7 del 20 febbraio 2008, ha stabilito che
“(...) quando il salario da valido conseguito in Ticino in una determinata professione è inferiore al salario medio nazionale in quella stessa professione, anche il reddito da invalido va ridotto nella medesima percentuale (al riguardo cfr. L. Grisanti, art.cit., in RtiD II-2006 pag. 311 seg., in particolare pag. 326-327) (...)
”.
In un’altra sentenza 8C_399/2007 del 23 aprile 2008 al consid. 6.2 il TF ha lasciato aperta la questione a sapere se l’adeguamento va ammesso solo nel caso in cui il valore fosse chiaramente sotto la media (“
deutliche Abweichung
”). Tale è di regola stata ritenuta una differenza del 10% (SVR 2004 UV no. 12 pag. 45 consid. 6.2; dell’8% nella sentenza U 463/06 del 20 novembre 2007).
La questione è stata definitivamente risolta dalla nostra Massima Istanza, la quale nella sentenza 8C_44/2009 del 3 giugno 2009 ha ricordato che:
"
3.3
In
una recente sentenza 8C_652/2008 dell'8 maggio 2009, non ancora pubblicata nella Raccolta ufficiale, il Tribunale federale, precisando la propria giurisprudenza, ha stabilito che quando il reddito effettivamente conseguito differisce di almeno il 5% rispetto al salario statistico riconosciuto nel corrispondente settore economico, esso deve essere considerato considerevolmente inferiore alla media nel senso della DTF 134 V 322 e può - in caso di adempimento degli altri presupposti - giustificare un parallelismo dei redditi di raffronto (consid. 6.1.2). A questo parallelismo si procederà però soltanto limitatamente alla parte percentuale eccedente la soglia determinante del 5% (consid. 6.1.3). Questa Corte ha nella stessa sentenza confermato che i fattori estranei all'invalidità di cui si dovesse già aver tenuto conto con il parallelismo non possono essere presi in considerazione una seconda volta nell'ambito della deduzione per circostanze personali e professionali."
In applicazione della giurisprudenza sviluppata nella sentenza del 7 aprile 2008 (inc. 32.2007.165), utilizzando i dati forniti dalla tabella TA1 2004 elaborata dall'Ufficio federale di statistica, il ricorrente, svolgendo nel 2004 una professione che presuppone qualifiche inferiori nel settore privato svizzero (a proposito della rilevanza delle condizioni salariali nel
settore privato
, cfr. RAMI 2001 U 439, p. 347ss. e SVR 2002 UV 15, p. 47ss.), avrebbe potuto realizzare, in media, un salario mensile lordo pari a fr. 4'588.
Riportando questo dato su 41.6 ore (
cfr. tabella B 9.2,
pubblicata
in
La Vie économique, 1/2-2007, p. 94
), esso ammonta a fr. 4'771.52 mensili oppure a fr. 57'258.24 per l'intero anno (fr. 4'771.52 x 12, ritenuto che la quota di tredicesima è già compresa, cfr. STFA del 18 febbraio 1999 nella causa B., U 274/98, p. 5 consid. 3a).
Dopo adeguamento all'indice dei salari nominali ("
Nominallohnindex"
- cfr. DTF 126 V 81 consid. 7a e STCA del 20 febbraio 2001 nella causa R.), si ottiene, per il 2005 (cfr. tab. B 10.3, pubblicata
in
La Vie économique, 6-2007, p. 91), un reddito mensile di fr. 4'812.59 oppure di fr. 57'751.08 per l'intero anno (fr. 4'812.59
x
12).
2.16.
In ossequio alla giurisprudenza federale, occorre, in seguito, esaminare le circostanze specifiche del caso concreto (limitazione addebitabile al danno alla salute, età, anni di servizio, nazionalità e tipo di permesso di dimora, grado d'occupazione, cfr. DTF 126 V 80 consid. 5b/bb) e, se del caso, procedere ad una riduzione percentuale del salario statistico medio. La riduzione massima consentita ammonta al 25%, percentuale che consente "... di tener conto delle varie particolarità che possono influire sul reddito del lavoro" (cfr. DTF 126 V 80 consid. 5b/cc).
In una sentenza del 25 luglio 2005 nella causa J., I 147/05, consid. 2, il TFA ha proceduto ad una riduzione del 15% sul reddito statistico da invalido, trattandosi di un assicurato straniero, nato nel 1953 e al beneficio di un permesso di domicilio, che, a causa del danno alla salute, era stato giudicato in grado di svolgere un’attività adeguata in misura del 60%.
La nostra Corte federale ha ritenuto suscettibili di incidere sul livello di reddito ancora conseguibile dall’assicurato, gli impedimenti funzionali derivanti dal danno alla salute (10%), così come il fatto di poter lavorare soltanto a tempo parziale (5%):
"
2.4 Aufgrund der zu Recht nicht bestrittenen Auffassung der Gutachter des Instituts Y._ vom 4. April 2003 ist dem Beschwerdegegner die angestammte Tätigkeit als Schweisser nicht mehr zumutbar, während körperlich leichte bis intermittierend mittelschwere adaptierte Tätigkeiten zu 60% zumutbar sind (d.h. wechselbelastende Tätigkeiten ohne Heben, Stossen und Ziehen von Lasten über 5 bis 10 kg repetitiv und vereinzelt über 15 kg, ohne Überkopftätigkeiten und ohne Tätigkeiten in gebückter Haltung mit Rotation der Wirbelsäule). Aufgrund dieser Einschränkungen sind keine triftigen Gründe ersichtlich, um von einem leidensbedingten Abzug abzusehen; dies wird von der Beschwerde führenden Verwaltung denn auch nicht bestritten.
2.5 Entgegen der Auffassung im kantonalen Entscheid ist die Nationalität hier zu vernachlässigen angesichts der Tatsache, dass die statistischen Löhne aufgrund der Einkommen der schweizerischen und der ausländischen Wohnbevölkerung erfasst werden (AHI 2002 S. 70) und der Beschwerdegegner kein Saisonnier ist, sondern über die Niederlassungsbewilligung C verfügt (Urteil S. vom 16. April 2002, I 640/00 [Zusammenfassung in HAVE 2002 S. 308]). Damit gehört der Versicherte vielmehr einer Ausländerkategorie an, für welche der monatliche Männer-Bruttolohn im Anforderungsniveau 4 sogar etwas über dem entsprechenden, nicht nach dem Merkmal der Nationalität differenzierenden Totalwert liegt (Lohnstrukturerhebung 2000 S. 47 Tabelle TA12 sowie Lohnstrukturerhebung 2002 S. 59 Tabelle TA12). Es ist denn auch dieser Totalwert die massgebende Vergleichsgrösse und nicht etwa das Einkommen der Schweizer (wie es die Vorinstanz angenommen hat), da sich Tabellenlöhne aus den Einkommen der In- und Ausländer zusammensetzen.
2.6 Die IV-Stelle führt in der Verwaltungsgerichtsbeschwerde zwar zu Recht aus, "dass Teilzeitangestellte nicht zwingend weniger als Vollzeittätige verdienen (zum Beispiel in Beschäftigungsbereichen, in denen Teilzeitarbeit Nischen auszufüllen vermag, die arbeitgeberseits stark nachgefragt und dementsprechend entlöhnt werden ...)." Jedoch wird das Invalideneinkommen hier allein aufgrund statistischer Angaben festgesetzt, so dass die statistisch erhärtete Tatsache der Lohneinbusse von teilzeitarbeitenden Männern im massgebenden Anforderungsniveau 4 (einfache und repetitive Tätigkeiten) zu berücksichtigen ist (vgl. Lohnstrukturerhebung 2000 S. 24 T8 sowie Lohnstrukturerhebung 2002 S. 28 T8), auch wenn in diesem Rahmen der prozentuale Minderverdienst nicht schematisch dem Abzug gleichzusetzen ist (vgl. BGE 126 V 79 Erw. 5b/aa).
2.7 Damit sind im Rahmen des Abzuges die leidensbedingten Einschränkungen des Versicherten (vgl. Erw. 2.4) sowie die Möglichkeit, nur noch Teilzeit arbeiten zu können (Erw. 2.6 hievor), zu berücksichtigen. Da die IV-Stelle in Verfügung und Einspracheentscheid keinen Abzug wegen Teilerwerbstätigkeit berücksichtigt hat, obwohl dies angemessen gewesen wäre, lag für das kantonale Gericht ein triftiger Grund vor, sein Ermessen an die Stelle desjenigen der Verwaltung zu setzen; die abweichende Ermessensausübung erweist sich deshalb insoweit als näher liegend (vgl. Erw. 2.3 hievor). Indessen hat die Vorinstanz zu Unrecht auch den Ausländerstatus des Beschwerdegegners berücksichtigt (Erw. 2.5 hievor). Die IV-Stelle hat jedoch die leidensbedingten Einschränkungen - angesichts der Beschwerden - mit einem Abzug von 10% vom Tabellenlohn berücksichtigt; wird auch der Tatsache Rechnung getragen, dass der Beschwerdegegner nur noch teilerwerbstätig sein kann, erscheint - gesamthaft gesehen - das Ermessen der Vorinstanz als näher liegend. Damit hatte diese genügend triftige Gründe, um vom Abzug der Verwaltung abzuweichen, so dass ein solcher in Höhe von 15% vorzunehmen ist, was zu einem Invaliditätsgrad von 52% und damit zum Anspruch auf eine halbe Invalidenrente führt."
(STFA succitata)
In un’altra pronunzia del 25 luglio 2005 nella causa Y., U 420/04, consid. 2 - riguardante un assicurato straniero, nato nel 1961 e al beneficio di un permesso di domicilio, totalmente abile in attività lavorative leggere da un profilo dell’impegno fisico - lo stesso TFA ha nuovamente applicato una decurtazione del 15% (“Dem Beschwerdegegner sind aus medizinischer Sicht unbestrittenermassen
keine schweren Arbeiten mehr zumutbar (vgl. Erw. 2.5.1 hievor), sodass er den bisher ausgeübten Tätigkeiten nicht mehr nachgehen kann.
Mit den von der SUVA verfügten 15% wird sowohl dem Verlust, Schwerarbeit leisten zu können, als auch der leidensbedingten Einschränkung, die für sich nicht sehr ausgeprägt ist, angemessen Rechnung getragen”).
In una sentenza del 25 aprile 2005 nella causa R., inc. 35.2004.104, il TCA ha fornito alcune indicazioni circa le modalità secondo le quali deve essere applicata la riduzione percentuale sul reddito statistico da invalido, argomentando:
"
Su quest’ultimo punto, il TCA ha attentamente esaminato alcune recenti sentenze federali e ne ha ricavato l’impressione di una prassi non sempre coerente.
A titolo di esempio, in una sentenza del 14 febbraio 2005 nella causa T., I 594/04, consid. 2.3, il TFA ha indicato che l’età dell’assicurato (47 anni al momento del rilascio della decisione impugnata) non rappresentava un fattore di riduzione, stabilendo inoltre che i lavoratori ausiliari, su un mercato equilibrato del lavoro, vengono richiesti a prescindere dalla loro età e quindi che, in queste attività, l’età di per sé non influisce sul livello retributivo.
Per conto, in una pronunzia del 20 gennaio 2005 nella causa R., I 138/04, consid. 4.3., la stessa Alta Corte federale ha applicato una riduzione sul reddito statistico da invalido, trattandosi di un assicurato di 35 anni, dichiarato completamente abile in attività semplici e ripetitive nel settore dei servizi, “en regard de l’âge de l’assuré et des limitations résultant de l’atteinte à sa santé” (la sottolineatura è del redattore).
In un’altra sentenza del 23 febbraio 2004 nella causa M., B 67/04, consid. 3.3.2 - concernente un assicurato di 54 anni al beneficio di un permesso di domicilio - l’Alta Corte non ha ritenuto che l’età costituisse un fattore di riduzione.
Del resto, con riferimento all’art. 28 cpv. 4 OAINF (cfr. consid. 2.4.), la giurisprudenza federale ha stabilito che questa disposizione torna applicabile agli assicurati che, alla data di inizio della rendita di invalidità, hanno un’età attorno ai 60 anni (cfr. DTF 123 V 419 consid. 1b; SVR 1995 UV 35, p. 105 consid. 2b).
Al fine di garantire l’uguaglianza di trattamento fra assicurati (circa la necessità di introdurre dei criteri obiettivi allo scopo di evitare disparità di trattamento, cfr. DTF 123 V 104 consid. 3e, DTF 115 V 138ss. consid. 6-7, 405ss., consid. 4-6; STFA del 24 febbraio 2005 nella causa S., U 80/04, consid. 4.2.1), questo Tribunale – chiamato peraltro, in talune circostanze, a direttamente quantificare la riduzione percentuale (cfr., ad esempio, la STFA del 25 febbraio 2003 nella causa P., U 329 + 330/01) – e visto che il problema si pone in modo analogo in alcuni importanti settori delle assicurazioni sociali (assicurazione per l’invalidità, previdenza professionale, assicurazione contro gli infortuni e assicurazione contro le malattie), ritiene di dover fornire le seguenti indicazioni.
Ad ognuno dei fattori di rilievo indicati dalla giurisprudenza federale corrisponde una decurtazione del 5%.
Per quanto riguarda specificatamente la riduzione percentuale legata alla limitazione addebitabile al danno alla salute, l’esistenza, in un caso concreto, di impedimenti di una particolare gravità, che in genere limitano l’assicurato anche nell’esercizio di un’attività sostitutiva, può comunque giustificare l’applicazione di una riduzione più elevata (cfr., in questo senso, la STFA del 16 febbraio 2005 nella causa C., I 559/04, consid. 2.2, in cui la Corte federale ha avallato la riduzione decisa dall’amministrazione (15%), trattandosi di un assicurato abile soltanto parzialmente in attività leggere, la STFA del 17 febbraio 2005 nella causa B., I 1/04, consid. 4.3.4, in cui è stata applicata una decurtazione del 10% per tenere conto delle difficoltà legate al danno alla salute e la STFA del 23 febbraio 2005 nella causa B., I 632/04, consid. 4.2.2, in cui è stata confermata una riduzione del 15% per ragioni di salute).
La presenza cumulativa di più fattori legittima l’applicazione della riduzione massima del 25% (cfr., in questo senso, la STFA del 4 febbraio 2003 nella causa S., U 311/02, consid. 4.3).
Nella già citata sentenza del 23 febbraio 2004 nella causa M., il TFA ha applicato una deduzione globale del 15% motivata dagli impedimenti legati al danno alla salute, ritenendo assenti gli altri fattori di riduzione (anni di servizio, nazionalità e tipo di permesso di dimora, grado di occupazione)." (STCA succitata, consid. 2.11.)
2.17. In concreto, il consulente ha applicato una riduzione dal reddito del 10% per tenere conto dei seguenti fattori: “attività medio-leggere, necessità di alternare la postura e delle difficoltà di adattamento dovute al lungo periodo di inattività (doc. 87-2).
La percentuale del 10% stabilita dal consulente, che tiene conto del lungo periodo di inattività e delle possibili difficoltà di adattamento in una nuova attività lavorativa, può essere confermata dal TCA.
Questa soluzione si giustifica tanto più se si considera che per costante giurisprudenza il Giudice non può scostarsi dalla valutazione dell’amministrazione senza fondati motivi (cfr. DTF 126 V 80 consid. 5b/dd e 6).
Partendo, quindi, da un salario da invalido di
fr.
57'751.08
consid
erata un’esigibilità dal profilo medico del 100%, ammettendo una riduzione del 10%, il reddito ipotetico dell’insorgente nel 2005 risulta, quindi, essere pari a 51'975.97.
Confrontando
questo dato con l'importo
di
fr. 54’177.--
corrispondenti al reddito che l’insorgente avrebbe conseguito da valido nell'anno 2005 (cfr. consid. 2.14.),
emerge un tasso d’invalidità del 4.06%,
arrotondato al 4% secondo la giurisprudenza di cui alla DTF 130 V 121 consid. 3.2. = SVR 2004 UV Nr. 11 pag. 41),
percentuale che non dà diritto ad una rendita di invalidità, come stabilito dall’amministrazione.
Alla medesima conclusione si giunge anche aggiornando i redditi (da valido e da invalido) al 2008 (dato che, come visto in precedenza, occorre valutare se vi è stata una
modifica di rilievo dei dati ipotetici di riferimento
sino al momento della decisione impugnata, cfr. consid. 2.2. in fine).
Dal raffronto tra il reddito da valido, aggiornato al 2008, di fr. 56'818.44 – ossia fr. 54’177
+1.2% per il 2006, +1.6% per il 2007 e +
2% per il
2008
(cfr.
tab. relativa all’e
voluzione dei salari nominali, dei prezzi al consumo e dei salari reali, 1990-2008, pubblicati sul sito dell’Ufficio federale di statistica)
- e da invalido di fr. 55’111.9 – ossia fr. 57’751.08 (2005), aggiornati al 2008, per un importo di fr.
61'235.44,
cui apportare una riduzione del 10% - emerge infatti un grado di invalidità del 3%.
Tale risultato non dà comunque diritto ad una rendita di invalidità.
Stante quanto sopra, non presentando l’assicurato un grado di invalidità, è da considerare corretto l’agire dell’UAI, con riferimento alla soppressione delle prestazioni (cfr. STF 8C_688/2007 del 7 agosto 2008).
D’altra parte, tuttavia, in applicazione dell’art. 88a OAI, la soppressione delle prestazioni non poteva avere luogo a decorrere dal 1° marzo 2005, come deciso dall’amministrazione, visto che, come indicato dal dr. _ nel rapporto peritale del 18 febbraio 2008 (cfr. doc. 74-8), confermato dal dr. _ del SMR nel rapporto medico del 25 febbraio 2008 (cfr. doc. 75-2) e ripreso anche dal consulente IP nel suo rapporto del 25 settembre 2008 (cfr. doc. 87-1), l’interessato va considerato abile al lavoro al 100% in attività adeguate alle sue condizioni di salute solo a partire dal 1° marzo 2005.
L’art. 88a OAI prevede infatti che se la capacità di guadagno dell’assicurato o la capacità di svolgere le mansioni consuete migliora oppure se la grande invalidità o l’assistenza dovuta all’invalidità si riduce, v’è motivo di ammettere che il cambiamento determinante sopprime, all’occorrenza, tutto o parte del diritto a prestazioni dal momento in cui si può supporre che il miglioramento constatato perduri. Lo si deve in ogni caso tenere in considerazione allorché è durato tre mesi, senza interruzione notevole, e che presumibilmente continuerà a durare.
In concreto, l’UAI ha attribuito all’interessato una rendita solo fino al 28 febbraio 2005 sulla base di quanto indicato, in un primo tempo, nelle annotazioni del 13 aprile 2005, dal dr. _ del SMR, il quale aveva osservato che la rendita andava attribuita fino al 28 febbraio 2005, ossia tre mesi dopo la visita medica di chiusura della _ (cfr. doc. 39-1). Infatti, nel rapporto del 23 novembre 2004, il dr. _, medico di _ della _, aveva considerato l’assicurato pienamente abile al lavoro nella sua attività di venditore di auto (cfr. doc. 3-6 inc. LAINF).
In seguito, tuttavia, nel referto peritale del 18 febbraio 2008, il dr. _ ha espressamente indicato che la piena capacità lavorativa dell’assicurato è presente da marzo 2005 (cfr. doc. 74-8, sottolineatura della redattrice).
Di conseguenza, i tre mesi dopo il subentrare della totale capacità lavorativa dell’assicurato, ex art. 88a OAI, vengono a scadere il 31 maggio 2005 (cfr. SVR 2006 IV Nr. 13; STFA I 632/05 del 25 ottobre 2006).
Pertanto, è a partire dal 1° giugno 2005 che l’assicurato non ha più diritto a prestazioni.
2.18. L’assicurato ha chiesto al TCA l’esecuzione di una perizia pluridisciplinare SAM (cfr. doc. I).
Al proposito va ribadito che se
l'istruttoria da effettuare d'ufficio conduce l'amministrazione o il giudice, in base ad un apprezzamento coscienzioso delle prove, alla convinzione che la probabilità di determinati fatti deve essere considerata predominante e che altri provvedimenti probatori più non potrebbero modificare il risultato, si rinuncerà ad assumere altre prove (valutazione anticipata delle prove: cfr. Kölz/Häner, Verwaltungsverfahren und Verwaltungsrechtspflege des Bundes, Zurigo 1998, p. 47 n. 63; Gygi, Bundesverwaltungsrechtspflege, 2° ed., p. 274; si veda pure DTF 122 II consid. 469 consid. 41, 122 III 223 consid. 3, 119 V 344 consid. 3c con riferimenti). Un tale modo di procedere non lede il diritto di essere sentito conformemente all'art.
29 cpv. 2 Cost. (DTF 124 V 94 consid. 4b, 122 V 162 consid. 1d, 119 V 344 consid.
3c con riferimenti).
Nel caso in esame, secondo questo Tribunale, la documentazione agli atti è sufficiente per statuire nel merito della vertenza senza che si rivelino necessari ulteriori
provvedimenti probatori
.
Non è pertanto necessario procedere alla valutazione peritale richiesta.
2.19. Parzialmente v
incente in causa, il ricorrente,
rappresentato da un sindacato
, ha diritto ad un’indennità per ripetibili ridotta (art. 61 lett. g LPGA).
2.20.
Secondo l’art. 69 cpv. 1bis LAI, in vigore dal 1° luglio 2006, la procedura di ricorso in caso di controversie relative all’assegnazione o al rifiuto di prestazioni AI dinanzi al Tribunale cantonale delle assicurazioni è soggetta a spese. L’entità delle spese è determinata fra 200.-- e 1’000.-- franchi in funzione delle spese di procedura e senza riguardo al valore litigioso.
Visto l’esito della vertenza, in casu si giustifica una ripartizione delle spese di complessivi fr. 200.-- in misura di
fr. 50.-- a carico dell’Ufficio AI e di fr. 150.-- a carico del ricorrente.