Decision ID: 420bcb7f-d505-561e-a58f-f8536c18db1f
Year: 1997
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: civil_law

in fatto:
che con decreto del 18 dicembre 1996 il Pretore del Distretto di Lugano, sezione 6, accogliendo parzialmente l’istanza 31 ottobre 1996 di _ _, ha ordinato senza contraddittorio al _ di _, _, di bloccare tutti gli averi intestati personalmente, o a terze persone ma fiduciariamente, quale beneficiario economico, per suo conto, a _ _, limitatamente all’importo di fr. 1’000’000.– e ha ingiunto all’istante di introdurre entro 30 giorni una procedura cautelare presso il giudice italiano competente per la causa di merito;
che l’istante ha introdotto il 15 gennaio 1997, nel termine impartito, la procedura provvisionale in Italia, davanti alla IX sezione civile del Tribunale di Milano;
che con istanza 17 aprile 1997 _ _ ha chiesto al Pretore la modifica del citato decreto supercautelare, dolendosi della lentezza del procedimento cautelare italiano;
che dopo aver sentito le parti all’udienza del 29 aprile 1997, il Pretore ha accolto parzialmente l’istanza di modifica e con decreto 22 maggio 1997 ha assegnato a _ _ un termine di 30 giorni per introdurre davanti al giudice italiano del merito una domanda intesa a ottenere il blocco degli averi bancari maritali mediante decreto provvisionale emanato senza contraddittorio (art. 669
sexies
Codice di procedura civile italiano);
che il 30 maggio 1997 _ _ ha presentato un appello con il quale chiede, previa concessione dell’effetto sospensivo al gravame, l’annullamento del decreto 22 maggio 1997;
che la domanda di effetto sospensivo è stata dichiarata irricevibile dalla presidente della Camera con decreto 5 giugno 1997;
che l’appello non è stato intimato alla controparte;
considerato

in diritto:
che nella fattispecie, nonostante la denominazione usata dal primo giudice (“ordina”), il provvedimento impugnato è nella sua sostanza un provvedimento cautelare, avendo modificato il decreto 18 dicembre 1996;
che contrariamente a quanto sostiene l’appellante, il decreto 22 maggio 1997 non è identico a quello del 18 dicembre 1996, già per il fatto che il primo giudice ha ingiunto all’appellante di promuovere davanti al giudice del merito un provvedimento emanato
senza contraddittorio
, modificando quindi la sua precedente decisione, con la quale si limitava a chiedere l’introduzione di un provvedimento cautelare;
che secondo la pluriennale e costante giurisprudenza di questa Camera (
Cocchi/Trezzini
, Codice di procedura civile ticinese annotato, Lugano 1993, n. 2 ad art. 382 CPC; da ultimo sentenza I CCA del 23 settembre 1996 nella causa B. c. B., 17 settembre 1995 nella causa R. c. R.) per contraddittorio non va intesa ogni discussione preliminare o interlocutoria fra le parti, ma solo la discussione finale, indetta dopo l’eventuale assunzione delle prove (Rep. 1983 pag. 280);
che nel caso concreto all’udienza del 29 aprile 1997 le parti hanno discusso l’istanza di modifica dell’assetto cautelare presentata dal marito il 17 aprile 1997 e hanno offerto mezzi di prova (cfr. riassunto scritto, ultima pagina), sull’ammissibilità dei quali il Pretore non ha ancora statuito;
che quand’anche intenda rifiutare le prove offerte, il Pretore deve statuire al riguardo e convocare le parti al dibattimento finale sulla provvisionale, alla quale non è possibile rinunciare senza l’esplicito accordo delle parti (sentenza I CCA del 7 ottobre 1993 nella causa T. c. C. SA);
che quindi il decreto del 22 maggio 1997, alla stregua di quello del 18 dicembre 1996, è stato emanato senza contraddittorio, le parti non avendo potuto esprimersi sul rifiuto delle prove offerte all’udienza, con la conseguenza che esso non è appellabile e sfugge d’acchito a un esame di merito;
che vista l’irricevibilità dell’appello, lo stesso può essere deciso con la procedura semplificata dell’art. 313
bis
CPC;
che per economia processuale giova ricordare nondimeno che, trattandosi di emanare provvedimenti cautelari intesi al blocco di averi bancari a Lugano, la competenza del Pretore adito si fonda sull’art. 10 LDIP (SJ 1991 pag. 457), anche prima dell’introduzione della causa di merito davanti al giudice competente e durante la stessa (
Vogel
, Grundriss des Zivilprozessrechts, 4
a
ed., § 12 n. 217f);
che in tale ambito il giudice svizzero applica la propria procedura e prende le misure provvisionali consentite dal suo ordinamento giuridico (
Volken
, IPRG Kommentar, Zurigo 1993, n. 20 ad art. 10;
Dutoit
, Droit international privé suisse, Commentaire de la loi fédérale du 18 décembre 1987, Basilea 1996, n. 6 ad art. 10) anche se tali misure non sono previste dal diritto estero applicabile alla procedura di merito (
Candrian
, Scheidung und Trennung im internationalen Privatrecht der Schweiz, San Gallo 1994, pag. 70, nota 107);
che la durata della procedura provvisionale avviata a Milano non ha pertanto alcuna influenza sulla procedura provvisionale avviata a Lugano sulla base dell’art. 10 LDIP, di modo che il Pretore della sezione 6 deve procedere all’istruttoria cautelare, da lui lasciata in sospeso, alla convocazione delle parti per la discussione finale sulla cautelare e infine all’emanazione di un decreto cautelare – dopo contraddittorio – sull’istanza 31 ottobre 1996, tuttora inevasa;
che le spese del pronunciato odierno dovrebbero seguire la soccombenza (art. 148 cpv. 1 CPC), ma che non si giustifica, nel caso concreto, di riscuotere spese, l’appellante essendo stata verosimilmente indotta a ricorrere dalla procedura adottata dal Pretore e dalla formulazione del decreto impugnato, che non consente di accertare con chiarezza la qualità di decisione supercautelare, come tale inappellabile;
che comunque non si giustifica di attribuire ripetibili alla controparte, cui l’appello non è nemmeno stato notificato;
richiamato l’art. 313
bis
CPC,