Decision ID: 8534aa94-ac23-52f0-97ab-b83673df7da6
Year: 2007
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_006
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: civil_law

ritenuto
in fatto: A.
Con istanza 10 maggio 2007 diretta contro AO 1, _, lo studio fiduciario AP 1 di _, rappresentato dalla sua titolare AP 1, ha chiesto al Pretore _, in base all'art. 271 cpv. 1 n. 1, 2 e 4 LEF, di porre sotto sequestro “averi bancari depositati presso _ di _, su conti correnti o depositi di cui il debitore è direttamente o indirettamente beneficiario, in particolare il conto n° _, intestato al signor AO 1”. L'istante ha allegato di avere maturato nei confronti del debitore un credito di fr. 250'000.– di onorario per prestazioni fornite dal 1° giugno 2002 e contributi fiscali, e meglio come indicato nella fattura 31 gennaio 2007 (doc. A).
B.
L'11 maggio 2007 il Segretario assessore _, ha decretato il sequestro dell'importo di fr. 250'000.– oltre interessi al 5% dal 10 maggio 2007, imponendo alla creditrice l'obbligo di prestare una garanzia bancaria di fr. 20'000.–.
C.
Il 13 giugno 2007 AO 1 ha formulato opposizione al sequestro, riservandosi di nominare un rappresentante legale.
D.
Contestata preliminarmente la legittimazione processuale dello studio fiduciario, procedente invece di AP 1 personalmente (questione peraltro evasa in prima sede e pacifica in appello), all'udienza di contraddittorioAO 1 ha sostenuto che controparte, fondandosi su semplici allegazioni, non ha documentato o reso verosimile né l'esistenza, né l'importo e nemmeno l'esigibilità del suo credito. Ha affermato che la collaborazione fra le parti risaliva al 1998, per la costituzione di _, società attiva nel commercio della seta e dei tessuti tra _ e _: AP 1, quale amministratrice unica della società con sede presso il suo studio, si sarebbe occupata della contabilità, delle relazioni con le banche e degli aspetti fiscali per un onorario oscillante tra i fr. 7'000.– e i fr. 12'000.–; per contro all'opponente, azionista e direttore della società, incombeva la gestione commerciale vera e propria. Egli nega di dovere alcunché alla pretesa creditrice, sia perché le prestazioni indicate nella fattura controversa non sarebbero state eseguite e non risulterebbero nemmeno indiziate in questa sede, sia perché, semmai, le prestazioni contestate sarebbero rientrate nel rapporto corrente fra controparte e la società, non l'azionista della stessa.
AP 1 ha sostenuto invece che le prestazioni indicate nella fattura 31 gennaio 2007 non rientravano nel mandato di gestione di _, ma erano state richieste dall'opponente a titolo personale senza essere direttamente legate all'attività societaria. Afferma di aver reso sufficientemente verosimile il proprio credito, riservandosi di produrre altra documentazione in sede di convalida del sequestro. Visto che le prestazioni conteggiate risalivano al 2002 poi, la cifra rivendicata nemmeno poteva considerarsi eccessiva. Inoltre, le parti avevano concordato di fatturarle quando fossero terminate le varie procedure in corso. E, di fatto, _ non era più attiva dal 2006 mentre l'opponente, incassato un credito “correntista”, si era reso irreperibile. Di qui, la necessità del sequestro. In duplica, la sequestrante ha precisato che la società _, incaricata della contabilità di _, non era parte nel mandato. In ogni caso, il contratto prevedeva espressamente che prestazioni non meglio specificate sarebbero state fatturate separatamente secondo la tariffa della Camera Svizzera dei Fiduciari.
E.
Con sentenza 13 luglio 2007, il Segretario assessore della Pretura _, ha accolto l'opposizione di AO 1, annullando il sequestro. Anzitutto, ha riconosciuto la tempestività dell'opposizione, motivata in sede d'udienza. Nel merito poi, ha individuato la causa del sequestro nell'art. 271 cpv. 1 n. 4 LEF: il credito aveva cioè un legame sufficiente con la Svizzera, visto che il contratto di mandato era stato sottoscritto a _, che la sequestrante era domiciliata a _, sede di _ e che sempre qui era il luogo di esecuzione del contratto di mandato. Tuttavia, l'esistenza, l'esigibilità e l'entità del credito, fondato sulla sola fattura 31 gennaio 2007, non era stata resa verosimile. Nulla in particolare era stato accertato riguardo ad accordi per prestazioni e onorario, asseritamene svolte dalla sequestrante a titolo personale per conto dell'opponente. Men che meno, la creditrice aveva chiesto anticipi o allestito fatture intermedie. Irrilevante era poi il rinvio alla convalida di sequestro e ai documenti che la sequestrante avrebbe inteso produrre in quella sede.
F.
Con appello 3 agosto 2007, AP 1 chiede di respingere l'opposizione e quindi di confermare il sequestro.
Al di là della fattura 31 gennaio 2007, reputa di avere reso verosimile l'esistenza di un importante legame contrattuale con il debitore che andava oltre la semplice amministrazione di _ ed era quindi tale da legittimare anche lo svolgimento di pratiche personali, quantificabili in 222 ore annuali per quattro anni e mezzo alla tariffa oraria di fr. 250.–. A sostegno della propria tesi, ritiene di poter produrre tutta una serie di documenti nuovi, segnatamente da F a S.
Delle osservazioni di AO 1, si dirà nel seguito.

Considerando
in diritto: 1.
La decisione del giudice del sequestro -sia essa di annullamento o di conferma del sequestro (
Reiser
, Basler Kommentar zum SchKG, vol. III, Basilea/Ginevra/Monaco 1998, n. 44-45 ad art. 278) che statuisce sull'opposizione ai sensi dell'art. 278 cpv. 1 LEF, interposta dal debitore destinatario del sequestro o da un terzo, può essere impugnata entro dieci giorni davanti all'autorità giudiziaria superiore (art. 278 cpv. 3 primo periodo LEF): tale autorità, nel Cantone Ticino, è la Camera di esecuzione e fallimenti, adita con il rimedio dell'appello (art. 22 LALEF nonché 14 e 22 lett. c LOG) se il valore di causa è pari o superiore a fr. 8'000.–.
L'autorità superiore deve verificare -sulla base delle allegazioni e dei documenti prodotti dalle  nel caso concreto in relazione al realizzarsi delle condizioni del sequestro addotte dalla creditrice -e contestate dalla controparte- è raggiunto il grado di verosimiglianza necessario per il mantenimento del provvedimento conservativo, atteso che in caso negativo annullerà la decisione del giudice di prime cure che ha confermato il sequestro, rispettivamente confermerà la decisione che lo ha annullato, riservate soluzioni intermedie (
Amonn/Walther,
Grundriss des Schuldbetreibungs- und Konkursrechts, 7
a
ed., Berna 2003, n. 74 ad § 51;
Reeb
, Les mesures provisoires dans la procédure de poursuite, in: ZSR 1997/II, pag. 482).
2.
L'opponente contesta la tempestività dell'appello. L'art. 56 cpv. 1 n. 2 LEF (per rinvio dell'art. 23 cpv. 1 LALEF) stabilisce che, fatti salvi i casi di sequestro o di provvedimenti conservativi che non ammettono dilazione, non si può procedere ad atti esecutivi durante le ferie, ossia -concretamente- anche dal 15 al 31 luglio. Hanno carattere urgente -e quindi non consentono dilazione- provvedimenti quali il decreto di sequestro (art. 274 LEF) e l'esecuzione del sequestro (art. 275 LEF); non invece la decisione con cui -previo contraddittorio- il giudice statuisce sull'opposizione al sequestro: trattandosi di un atto esecutivo, essa non deve essere notificata durante le ferie esecutive (
Bauer,
Basler Kommentar zum SchKG, vol. I, Basilea/Ginevra/ Monaco 1998, n. 44-46 ad art. 56
con rinvio in DTF 96 III 46;
Gilliéron,
Le séquestre dans la LP révisée, in: BlSchKG 1995 pag. 136
; Gilliéron
, Commentaire de la LP, vol.
I, Losanna 1999, n. 30 ad art. 56;
Artho Von Gunten,
Die Arresteinsprache, Zurigo 2001, pag. 57 e seg.;
Walther,
Neue und angepasste Fristen im revidierten Bundesgesetz über Schuldbetreibung und Konkurs (SchKG), in: AJP/PJA 11/96 pag. 1384).
Ciò posto, la sua eventuale notifica non può dirsi a priori nulla: nondimeno, i termini iniziano a decorrere il primo giorno dopo le ferie (
Gilliéron,
op. cit., in: BlSchKG 1995 pag. 136;
Gilliéron
, Comm. cit., n. 64 seg. ad art. 56;
Artho Von Gunten,
op. cit., pag. 57; DTF 121 III 284; CEF, 7 agosto 2002 [14.2002.35] consid. 1.5).
In concreto, sia l'intimazione della sentenza pretorile -del 16 luglio 2007 (act. V, pag. 9, sul retro)- sia l'effettiva notifica alla ricorrente -seguita il 23 luglio 2007 (doc. T, pag. 10 sul retro)- sono avvenute durante le ferie esecutive estive (dal 15 al 31 luglio). Il termine per interporre appello pertanto ha iniziato a decorrere solo il giorno successivo al 1° agosto 2007, giorno festivo. Presentato il 3 agosto 2007, l'appello è quindi tempestivo.
3.
Le decisioni in materia di sequestro, in tutte le istanze, sottostanno alla procedura sommaria (art. 25 n. 2 lett. a LEF). Le norme cantonali che reggono tale procedura devono rispettare la massima dispositiva, il principio attitatorio nonché le massime di celerità e di concentrazione (
Piégai,
La protection du débiteur et des tiers dans le nouveau droit du séquestre, tesi Losanna 1997, pag. 213 segg. con rif.;
Artho Von Gunten,
op. cit., pag. 73 e segg.). Detto altrimenti, il giudice non agisce d'ufficio, esamina solo ciò che è stato allegato e decide unicamente in base alle prove addotte dalle parti e che possono essere assunte seduta stante, salvo che il fatto allegato sia stato ammesso o non contestato dalla controparte non contumace (
Vogel/Spühler,
Grundriss des Zivilprozessrechts,
7
a
ed., Berna 2001, n. 24 ad cap. 6 e n. 12 ad cap. 10).
Il giudice può accontentarsi della semplice verosimiglianza dei fatti ed esaminare sommariamente i punti di diritto nella misura compatibile con l'esigenza di celerità (
Hohl,
La réalisation du droit e les procédures rapides, tesi Friborgo 1997, n. 453;
Piégai,
op. cit., pag. 212;
Artho Von Gunten,
op. cit., pag. 85 segg.;
Gilliéron,
Commentaire de la LP, vol. IV, Losanna 2003, n. 10-15 ad art. 272). Il giudice apprezza liberamente le prove (art. 20 cpv. 5 LALEF).
Inoltre, i principi di celerità e di concentrazione impongono in particolare alle parti alte esigenze di motivazione per poter giungere a un giudizio sollecito. Esse devono sostanziare le loro tesi con riferimenti puntuali e d'immediato riscontro nei documenti che considerano determinanti.
4.
Giusta l'art. 272 cpv. 1 LEF,
il sequestro viene concesso dal
giudice
del luogo in cui si trovano i beni, purché il creditore renda verosimile l'esistenza:
1. del credito;
2. di una causa di sequestro;
3. di beni appartenenti al debitore.
Pacifica in appello, la causa del sequestro individuata dal Segretario assessore nell'art. 271 cpv. 1 n. 4 LEF e l'esistenza presso _ di _ di beni appartenenti al debitore. Controversa rimane per contro l'esistenza e l'esigibilità di un credito di fr. 250'000.–.
5.
In virtù dell'art. 278 cpv. 3 LEF, le parti possono, nell'ambito del ricorso contro la decisione su opposizione, avvalersi di fatti nuovi. Secondo la giurisprudenza di questa Camera (CEF 10 aprile 2000 [14.1999.82], consid. 1.5.e; 30 ottobre 2001 [14.2001.75], consid. 1.5e) sono ricevibili sia fatti, prove ed eccezioni nuovi che si sono cioè verificati dopo l'emanazione della sentenza di primo grado, sia quelli -non addotti in prima sede- verificatisi prima della stessa decisione.
La possibilità di addurre fatti nuovi comprende quella di produrre nuovi mezzi di prova (
Vogel/Spühler
, op. cit., n. 42 ad cap. 13), altrimenti tale facoltà rimarrebbe lettera morta, poiché i fatti nuovi devono anch'essi essere resi verosimili per poter avere un influsso sulla decisione.
I
fatti e le allegazioni nuovi possono essere addotti solo nell'ambito di scambio degli allegati d'appello (CEF 5 luglio 1999 [14.1999.3], consid. 3).
6.
L'opponente propone l'estromissione dall'incarto dei documenti nuovi che l'appellante ha prodotto in parte in lingua inglese, sprovvisti di traduzione in italiano.
Secondo l'art. 21 cpv. 2 LALEF, i documenti allegati non redatti in una delle lingue nazionali devono essere accompagnati dalla traduzione in lingua italiana, viceversa si ritengono non prodotti.
Dal momento che, in concreto, si tratta di documenti prodotti solo in appello, potrebbe porsi il problema della facoltà o dell'obbligo del giudice di seconda istanza di assegnare alla parte un termine per tradurli, in conformità con l'art. 203 CPC. Al proposito, si osserva che, in materia di rigetto dell'opposizione, la prassi di questa Camera esclude l'assegnazione di un termine supplementare per produrre la traduzione di documenti redatti in una lingua non nazionale, in particolare al fine del rispetto del principio di celerità: considerata così la possibilità di riproporre una nuova istanza (art. 21 cpv. 3 LALEF), non v'è motivo per ritenere che l'applicazione puntuale dell'art. 21 cpv. 2 LALEF costituisca diniego di giustizia e quindi lesione dell'art. 30 cpv. 1 Cost. (
Cocchi/ Trezzini,
CPC-TI, Appendice, Lugano 2005, m. 2 ad art. 21 LALEF; CEF, 17 settembre 2004 [14.2003.111] consid. 2). A ben vedere, gli stessi criteri devono valere anche nella procedura in esame: sia perché l'art. 21 cpv. 2 LALEF, applicabile anche in concreto, è pur sempre una norma speciale nei confronti dell'art. 203 CPC (
Cocchi/ Trezzini
, op. cit., ibidem, m. 1), sia perché non si può dire che il principio di celerità non connoti anche il processo di opposizione al sequestro, tant'è che la legge stessa, garantendo agli interessati la possibilità di esprimersi, impone al giudice di decidere
senza indugio
(art. 278 cpv. 2 LEF).
Ne consegue che, a dipendenza della lingua inglese in cui sono redatti e della carente traduzione in una lingua nazionale, devono essere espunti dall'incarto i documenti prodotti con l'appello G, H, I, L, plico doc. M, N, O, P, Q, ed R (pag. 2, 8, 9, 10 e 12).
7.
Così come ha rilevato il primo giudice, la procedente avrebbe dovuto rendere verosimile il credito di fr. 269'000.- per pratiche svolte in nome e per conto del cliente (doc. A) e che esulavano dal contratto di mandato del 18 aprile 1998 (doc. B). Quest'ultimo infatti era relativo unicamente a prestazioni eseguite dalla parte sequestrante nell'ambito dell'amministrazione di _ riservata la possibilità della mandataria di ottenere una retribuzione speciale per ogni altra prestazione esorbitante le funzioni suddette (ad 7, ultima frase). Ma, proprio in quest'ottica, appare ben poco idonea al fine di renderne verosimile il credito totale, la fattura globale, comprendente proprie prestazioni, asseritamene prestate fra il 1° giugno 2002 e il 31 gennaio 2007, dove il lavoro corrispondente a una cifra importante come quella di complessivi fr. 250'000.- è descritto con sorprendente genericità, senza indicazione di dettaglio, né di date, né della natura delle singole prestazioni, in particolare usando locuzioni del tipo "diverse conferenze", "traduzioni di prospetti di vendita", "riunioni con professionisti esteri e commercialisti", ecc. A fronte di questo documento, così poco eloquente, la creditrice avrebbe dovuto -pur restando nell'ambito della verosimiglianza- proporre altre prove, atte a corroborare il genere e l'ampiezza dei suoi interventi in favore del cliente ed estranei all'amministrazione della società. Ma ciò che essa ha prodotto non basta. Tant'è che essa stessa, in sede di contraddittorio, non ha fatto altro che ricordare una serie di pretesi interventi, per concludere, senza riferirsi a nulla di concreto, che
tutte queste attività ... avevano richiesto un numero impressionante di ore di lavoro che l'opponente non può oggi negare.
Ma anche di fronte alla contestazione totale dell'opponente, la creditrice non ha saputo che ripetere le proprie allegazioni.
8
. In particolare, né il fatto che l'opponente fosse avente diritto economico di _ né la considerevole cifra d'affari di quest'ultima sono elementi sufficienti per ritenere -come pretende l'appellante- che di fatto le parti avevano esteso il mandato anche a mansioni non necessariamente legate all'amministrazione della società. Ma nemmeno le due dichiarazioni allegate all'appello (doc. F) sono di alcun rilievo. In quella datata 27 luglio 2007, _, dipendente dell'appellante dall'aprile 2004, si limita ad attestare che l'opponente era cliente dello studio fiduciario e che vi erano numerosi contatti fra le parti in causa, circostanze queste che, tuttavia, non sono né controverse né anomale vista l'esistenza del contratto di mandato. Per il resto, l'interessata nulla dice riguardo alle “diverse pratiche personali dell'opponente”, di cui si sarebbe occupata. Ma neppure la dichiarazione 20 luglio 2007 di _,
stagiaire
durante il 2003, ha maggior successo: l'esecuzione di lavori di traduzione e listini prezzi per delle pretese “tapparelle”, in assenza di altri riscontri, non rende credibili né lo svolgimento di prestazioni che esulavano dal mandato ricevuto dalla sequestrante, né che accordi in tal senso siano mai esistiti.
9.
Infine e a titolo aggiuntivo, al di là della redazione in lingua inglese di determinata documentazione di cui già s'è detto al precedente punto 6, nemmeno le rispettive allegazioni d'appello, ad essa connesse, sarebbero in grado di rendere verosimile il credito controverso. Per sostenere la propria tesi, l'appellante tenta la strada dell'estrapolazione di qualche elemento scritto per rendere credibile la grande attività da lei allegata. L'argomentazione è tuttavia inconsistente; anzi se ne potrebbe concludere in senso opposto a quello postulato in appello. Così appare sostenibile che, per il rinnovo del permesso di soggiorno -come risulta dal documento cui rinvia la ricorrente (parte redatta in italiano nel doc. H)- siano state necessarie dichiarazioni della datrice di lavoro _, rilasciate dall'amministratrice nell'ambito delle sue competenze. La sequestrante riferisce altresì di svariati pagamenti di fatture di cui si sarebbe occupata (appello, pag. 4 n. 4.3 e n. 4.4, pag. 5 n. 4.6 e n. 4.8), della nomina di un rappresentante in _ ai fini dell'IVA (appello, pag. 4 n. 4.5), di formalità burocratiche per ottenere il visto d'ingresso di una persona proveniente dalla _ (appello, pag. 5, n. 4.6), di richieste di rimborso per spese sostenute da AO 1 nel corso di viaggi d'affari (appello, pag. 5 n. 4.7) e di questioni legate al contratto di locazione per l'ufficio di _, di fatto utilizzato dall'opponente quale appartamento (appello, pag. 4 n. 4.3 e pag. 5 n. 4.9 e 4.10). Ma, dagli atti risulta che i pagamenti venivano addebitati al conto bancario presso il _ di _, intestato alla società (doc. I, pag. 2 e 3 in italiano), che le altre operazioni amministrative apparivano legate all'attività commerciale vera e propria della società e che parte al contratto d'affitto era _ e non l'opponente (doc. 10). Oltretutto, il mandato medesimo stabiliva che la ricorrente dovesse agire su istruzioni del proprio mandante, occupandosi di “ogni documento necessario al funzionamento della società” (doc. C, pag. 1 n. 2 e pag. 2 n. 6). Tutto sommato -così come esposto dalla stessa appellante- occorrerebbe considerare che quanto descritto nell'appello, con rinvio esplicito al contenuto dei documenti prodotti in questa sede (validamente o no), rientrasse con ogni verosimiglianza nella gestione corrente e amministrativa della società.
A conferma della sentenza impugnata, pertanto, l'appello deve essere respinto. Tassa di giustizia e indennità seguono la soccombenza dell'appellante.
Motivi per i quali,
richiamati gli art. 271 segg. LEF, 48, 49, 61 e 62 OTLEF,