Decision ID: dc96b9f5-9e0b-4ea9-a446-54905af66d40
Year: 2022
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: civil_law

in fatto: A.
AO 1 (1965) ed AP 1 (1973) si sono sposati a _ il 18 luglio 2003. A quel momento essi avevano
già due figli, G_, nato il 24 ottobre 2000, e W_, nato il 26 marzo 2003. Durante il matrimonio è nato J_, il 16 giugno 2006. Il marito lavora all'80% come formatore per la L_ _ SA di _ ed è direttore della _ SA di _, attiva nel
coaching
aziendale. La moglie, impiegata di commercio,
si è occupata durante la vita in comune del
governo della casa
e della
cura dei figli
, svolgendo accessoriamente attività a ore, segnatamente come
pattugliatrice scolastica per il Comune di _. I coniugi si sono separati il 1° settembre 2013, quando il marito ha
lasciato l'abitazione coniugale
(particella
n. 1888
RFD di _, comproprietà dei coniugi in ragione di metà ciascuno
) per trasferirsi prima in un appartamento nel medesimo Comune e poi, dal 1° ottobre 2014, in un appartamento a _ con la sua compagna A_
D_
(1975).
B.
Adito il 27 agosto 2013 da AO 1 ed AP 1 a protezione dell'unio
ne coniugale, il 1° ottobre 2013 il Pretore aggiunto della giurisdizione di Locarno Campagna ha omologato una convenzione in cui i coniugi
pattuivano – in particolare – la sospensione della vita comune dal 1° settembre 2013, attribuivano l'abitazione coniugale di _
alla moglie, e affidavano i figli alla madre (riservati i diritti di visita paterni). Oltre a ciò il marito si impegnava a corrispondere un contributo alimentare per la moglie di fr. 1800.– mensili dal settembre del 2013 al febbraio del 2014, ridotti in seguito a fr. 1600.– mensili, somme che egli avrebbe potuto onorare mediante assunzione diretta degli interessi ipotecari, e un contributo alimentare per i figli di fr. 590.– mensili ciascuno (assegni famigliari inclusi) dal 1° settembre 2013, più metà delle spese straordinarie. Le parti si sono date atto infine che avrebbero ridiscusso l'accordo qualora fossero subentrate modifiche di rilievo (inc. SO.2013.755).
C.
Il 27 agosto 2016 AO 1 ha avuto da A_ D_ una figlia, A_.
Da parte sua, AP 1, iscritta ai ruoli della disoccupazione, ha intrapreso varie attività a tempo parziale (ausiliaria domestica, vigilante, cameriera, gelataia). Un'istanza cautelare del marito del 24 luglio 2017 volta a modificare l'accordo del 1° ottobre 2013 è stata respinta dal Pretore aggiunto il 9 gennaio 2018 per assenza di un rischio imminente che giustificasse un intervento prima della pendenza della causa di merito (inc. CA.2017.27). Nel 2018 AP 1 ha trovato un impiego come segretaria presso l'Istituto _ a _ con un tasso d'occupazione che nel 2019 è passato all'80% (salvo un periodo a tempo pieno dal maggio al dicembre del 2019).
D.
Il 1° ottobre 2019 AO 1 ha promosso azione di divorzio davanti al medesimo Pretore aggiunto, chiedendo, in via cautelare e previa concessione del gratuito patrocinio, la custodia congiunta di W_ e J_, opponendosi a contributi alimentari fra coniugi e offrendo un contributo alimentare per W_ e J_ di fr. 400.– mensili ciascuno (per W_ da adeguare alle entrate da apprendista) fino al 25 marzo 2021 (senza cenno ad assegni familiari) e per il solo J_ di fr. 500.– mensili (da adeguare agli eventuali redditi del ragazzo) dal 26 marzo 2021 al 15 giugno 2024 (senza cenno ad assegni familiari), riservata l'applicazione dell'art. 277 cpv. 2 CC.
E.
Con osservazioni del 29 ottobre 2019 AP 1 si è opposta alla custodia congiunta, ha chiesto di fissare il contributo alimentare per W_ in fr. 1195.– mensili e quello per J_ in fr. 1325.– mensili (senza cenno
ad assegni familiari). Essa non ha rivendicato contributi alimentari
per sé e si è detta disposta a farsi carico degli interessi ipotecari e
degli ammortamenti dell'abitazione coniugale oltre che della manutenzione ordinaria purché fosse accolta la richiesta per i figli.
F.
All'udienza del 13 novembre 2019, indetta per la conciliazione nella causa di divorzio e la discussione dell'istanza cautelare, la moglie ha aderito al principio del divorzio. Per il resto il marito ha presentato una replica scritta in cui ha mantenuto le proprie richieste cautelari (salvo chiedere di poter onorare il contributo alimentare per i figli mediante assunzione degli interessi e dell'ammortamento del debito ipotecario) e ha notificato prove. Invitata a duplicare, la moglie ha ribadito la sua posizione in un allegato del 13 dicembre 2019 e ha notificato anch'essa prove. L'istruttoria cautelare è iniziata il 6 marzo 2020 ed è terminata il 9 settembre 2020. Alla discussione finale cautelare le parti hanno rinunciato, limitandosi a conclusioni scritte. Nel suo memoriale del 7 ottobre 2020 AO 1 ha mantenuto il suo punto di vista. Altrettanto ha fatto AP 1 nel proprio allegato di quello stesso giorno, non senza adeguare tuttavia la pretesa per W_ a fr. 1193.– mensili dall'ottobre al dicembre del 2019, a fr. 1178.– mensili dal gennaio all'agosto del 2020 e a fr. 1113.– mensili dopo di allora, come pure per J_ a fr. 1325.– mensili dall'ottobre al dicembre del 2019 e a fr. 1310.– dopo di allora, per entrambi fino al termine di una prima formazione.
G.
Statuendo
con decreto cautelare del 23 novembre 2020, il Pretore aggiunto, preso atto che la moglie riconosceva la soppressione del contributo alimentare in suo favore dal 1° ottobre 2019, ha modificato i contributi alimentari per i figli come segue:
–
per J_
:
fr. 855.– mensili dal 1° ottobre al 31 dicembre 2019,
fr. 935.– mensili dal 1° gennaio 2020 in poi,
assegni familiari non compresi;
–
per W_
:
fr. 680.– mensili dal 1° ottobre al 31 dicembre 2019,
fr. 735.– mensili dal 1° gennaio al 31 agosto 2020,
fr. 685.– mensili dal 1° settembre 2020 in poi,
assegni familiari non compresi.
Egli ha constatato inoltre che il debito mantenimento di J_ e W_ è coperto. Per il resto il Pretore aggiunto ha stabilito che continua ad applicarsi la convenzione sulla vita separata omologata il 1° ottobre 2013 a tutela dell'unione coniugale, con la precisazione che, non sussistendo contributi alimentari per la moglie, il marito non può più sdebitarsi pagando direttamente gli oneri correlati all'alloggio coniugale. Le spese processuali di fr. 300
.–
sono state poste a carico delle parti in ragione di metà ciascuno (riservata l'eventuale concessione al marito del gratuito patrocinio), compensate le ripetibili.
H.
Contro il decreto cautelare appena citato AP 1 è insorta a questa Camera con un appello del 4 dicembre 2020 nel quale chiede di riformare la decisione impugnata nel senso di fissare i contributi alimentari per i figli come segue:
–
per J_
:
fr. 955.– mensili dal 1° ottobre al 31 dicembre 2019,
fr. 1080.– mensili dal 1° gennaio 2020 in poi,
assegni familiari non compresi;
–
per W_
:
fr. 760.– mensili dal 1° ottobre al 31 dicembre 2019,
fr. 851.– mensili dal 1° gennaio al 31 agosto 2020,
fr. 791.– mensili dal 1° settembre 2020 in poi,
assegni familiari non compresi.
Constatato che il 26 marzo 2021 W_ _
è divenuto maggiorenne, il giudice delegato di questa Camera ha impartito al medesimo il 3 marzo 2022 un termine per comunicare se ratificasse l'operato della madre relativamente al contributo alimentare in suo favore. Dopo avere ratificato l'8 marzo 2022 l'operato della madre,
W_ _ ha comunicato il 16 marzo 2022 di non autorizzarla a procedere in sua vece.
Nelle sue osservazioni del 17 marzo 2022 AO 1 ha proposto da parte sua di respingere l'appello.

Considerando
in diritto: 1.
L
e decisioni in materia di provvedimenti cautelari sono emanate con la procedura sommaria (art. 276 CPC) e sono impugnabili perciò con appello entro 10 giorni dalla notificazione (art. 314 cpv. 1 CPC), sempre che, ove si tratti di controversie meramente patrimoniali, il valore litigioso raggiungesse almeno fr. 10
000.– “secondo l'ultima conclusione riconosciuta nella decisione” impugnata (art. 308 cpv. 2 CPC). In concreto tale presupposto è dato, ove appena si pensi all'entità e alla durata dei contributi alimentari in discussione dinanzi al Pretore aggiunto. Quanto alla tempestività del rimedio giuridico, il decreto cautelare impugnato è stato recapitato alla patrocinatrice della convenuta il 24 novembre 2020 (tracciamento dell'invio 98._, agli atti). Inoltrato il 4 dicembre 2020 (timbro postale sulla busta d'invio), ultimo giorno utile, l'appello in esame è pertanto ricevibile.
2.
In tutte le questioni di carattere pecuniario il detentore dell'autorità parentale, oppure il genitore affidatario in caso di autorità parentale congiunta (
Bachofner/Pesenti
, Aktuelle Fragen zum Unterhaltsprozess von Volljährigen, in: FamPra.ch 2016 pag. 620), è legittimato a esercitare in proprio nome i diritti dei figli minorenni, facendo valere tali diritti personalmente in giudizio (DTF 136 III 365). La prerogativa accordata al detentore dell'autorità parentale o al genitore affidatario continua anche dopo la maggiore età del figlio, sempre che, ove sia divenuto maggiorenne in corso di procedura, il figlio approvi le richieste avanzate in sua vece dal genitore (DTF 142 III 81 consid. 3.2, 129 III 55 consid. 3; da ultimo: I CCA, sentenza inc. 11.2020.57 del 29 dicembre 2021 consid. 2). Nella fattispecie W_ _
è divenuto maggiorenne in pendenza di appello
, il 26 marzo 2021. Interpellato al proposito, egli – per finire – non ha autorizzato la madre a rappresentarlo per chiedere l'aumento del contributo alimentare in suo favore. Nelle circostanze descritte AP 1 non può ritenersi abilitata a procedere in rappresentanza del figlio W_. E poco importa che l'aumento richiesto si riferisca
(anche) a pretese alimentari per il lasso di tempo anteriore al 18° compleanno (I CCA, sentenza inc. 11.2020.57 del 29 dicembre 2021 consid. 2 con riferimenti).
3.
Nel decreto impugnato il Pretore aggiunto ha accertato che rispetto all'ottobre del 2013, quando era stato omologato l'accordo a protezione dell'unione coniugale sulla base del solo reddito di AO 1 di fr. 6760
.– mensili, le circostanze sono mutate in modo durevole e rilevante. Non solo per la nascita della figlia dell'istante (A_) avuta dalla nuova compagna, ma anche perché con la maggiore età del figlio G_ (il 24 ottobre 2018) il padre non gli ha più versato il contributo alimentare pattuito nel 2013. Senza trascurare – ha soggiunto il primo giudice – che anche la situazione della moglie è cambiata, potendo essa ormai contare su un reddito di fr. 3425.– mensili (per rapporto a entrate di fr. 750.– mensili nel 2013) che le consentono di sopperire al proprio fabbisogno minimo. Al punto che essa medesima ha riconosciuto la caducità del contributo alimentare in suo favore dal 1° ottobre 2019 (loc. cit., pag. 3 a 6).
Dovendosi ridefinire i contributi alimentari per J_ e W_, che il padre chiedeva di mantenere sostanzialmente invariati rispetto al 2013, il Pretore aggiunto ha calcolato il reddito di AO 1 in fr. 5700.– mensili (fr. 4152.– mensili dalla L_ _ SA e fr. 1576.70 mensili dalla _ SA) e il relativo fabbisogno minimo in fr. 3000.– mensili arrotondati (minimo esistenziale del diritto esecutivo
per convivente fr. 850.–, metà del canone di locazione fr. 840.– [già dedotta la quota della figlia A_], premio della cassa malati fr. 402.40, pasti fuori casa fr. 250.–, costi d'automobile fr. 460.– [leasing, stima dell'assicurazione RC, tassa di circolazione, carburante], imposte stimate fr. 200.–). Quanto alla moglie, egli ha constatato un reddito di fr. 3890.– mensili nel 2019 e di fr. 3500.– mensili dal 2020 per rapporto a un fabbisogno minimo di fr. 2790.– mensili arrotondati (
minimo esistenziale del diritto esecutivo
per genitore affidatario fr. 1350.–, costo dell'alloggio fr. 749.– [già dedotte le quote dei figli W_ e J_], premio della cassa malati al netto del sussidio fr. 190.–, costi d'automobile fr. 300.–, imposte stimate fr. 200.–). Egli ha accertato dipoi il reddito di A_ D_ in fr. 3680.– mensili nel 2019 e in fr. 4500.– mensili nel 2020 rispetto a un fabbisogno minimo di fr. 3000.– mensili, calcolato in analogia a quello di AO 1 (loc. cit., pag. 8 a 12).
Riguardo ai figli, il Pretore aggiunto ne ha stabilito i fabbisogni in denaro sulla scorta delle raccomandazioni pubblicate dall'Ufficio della gioventù e dell'orientamento professionale del Canton Zurigo, secondo le fasce d'età, sostituendo i valori tabellari dell'alloggio e del premio della cassa malati con quelli effettivi, dedotto l'assegno familiare. Egli ha calcolato così il fabbisogno in denaro di A_ in fr. 1315.– mensili nel 2019, in fr. 1370.– mensili fino al 31 agosto 2020 e in fr. 1515.– mensili dopo di allora. Relativamente a J_, il primo giudice ne ha determinato il fabbisogno minimo in fr. 1200.– nel 2019 e in fr. 1180.– mensili dal 2020 in poi. Per quanto attiene a W_, il Pretore aggiunto ne ha stabilito il fabbisogno minimo in fr. 955.– mensili nel 2019, in fr. 930.– mensili fino all'agosto del 2020 e in fr. 865.– mensili dopo di allora (già dedotto un terzo del guadagno da apprendista; loc. cit., pag. 7 seg.).
Escluso ogni contributo di accudimento per i figli siccome sia A_ D_ sia AP 1 riescono a provvedere al proprio sostentamento, il Pretore aggiunto ha ripartito il margine disponibile del marito (fr. 2700.– mensili) proporzionalmente fra W_, J_ e A_ e in funzione della capacità contributiva dell'altro genitore. Appurata una disponibilità di A_ D_ di fr. 680.– mensili nel 2019 e di fr. 1500.– mensili nel 2020, egli ha determinato così la partecipazione di AO 1 al mantenimento di A_ in fr. 1050.– mensili nel 2019 (fabbisogno della figlia fr. 1315.– meno la partecipazione della madre di fr. 265.–), in fr. 880.– mensili dal gennaio all'agosto del 2020 (fabbisogno della figlia fr. 1370.– meno la partecipazione della madre di fr. 490.–) e in fr. 975.– mensili dopo di allora (fabbisogno della figlia fr. 1515.– meno la partecipazione della madre di fr. 540.–; loc. cit., pag. 11 seg.).
Stabilita infine la capacità contributiva di AP 1 in fr. 1100.– mensili nel 2019 e in fr. 710.– mensili nel 2020, il Pretore aggiunto ha fissato a carico del padre il contributo alimentare per J_ in fr. 855.– mensili dal 1° ottobre al 31 dicembre 2019 (fabbisogno del figlio fr. 1200.– meno la partecipazione della madre di fr. 345.–) e in fr. 935.– mensili dal 1° gennaio 2020 (fabbisogno del figlio fr. 1180.– meno la partecipazione della madre di fr. 245.–). In favore di W_ egli ha determinato un contributo alimentare a carico del padre di fr. 680.– mensili dal 1° ottobre al 31 dicembre 2019 (fabbisogno del figlio fr. 955.– meno la partecipazione della madre di fr. 275.–), in fr. 735.– dal 1° gennaio al 31 agosto 2020 (fabbisogno del figlio fr. 930.– meno la partecipazione della madre di fr. 195.–) e in fr. 685.– dal 1° settembre 2020 (fabbisogno del figlio fr. 865.– meno la partecipazione della madre di fr. 180.–). Ciò permette al padre – ha epilogato il primo giudice – di coprire interamente le quote a suo carico sul fabbisogno in denaro dei tre figli, lasciandogli finanche un margine disponibile variante tra fr. 105.– e fr. 150.– mensili (loc. cit., pag. 12 a 14).
4.
L'appellante contesta anzitutto il reddito del marito. Al proposito il Pretore aggiunto ha accertato, sulla scorta dei conteggi e dei certificati di salario tra il gennaio del 2019 e il gennaio del 2020, che AO 1 guadagna fr. 5700.– mensili, di cui fr. 4152.– presso la L_ _ SA (doc. SS) e fr. 1576.70 presso la _ SA (doc. VV; decreto impugnato, pag. 6 a metà). L'appellante recrimina sul calcolo del reddito percepito dal marito nel 2019 dalla _ SA, ma per finire non lo contesta e si accomoda della cifra determinata dal primo giudice (memoriale, pag. 2 e 4). Al riguardo non giova dunque attardarsi. Per il 2020 essa obietta invece che dallo stipendio mensile ricevuto dal marito dalla L_ _ SA, calcolato in base al solo conteggio di gennaio 2020, il Pretore aggiunto ha dedotto fr. 80.– per il po-steggio e fr. 72.90 per spese non note. Oltre a ciò, essa rimprovera al primo giudice di avere trascurato la tredicesima mensilità spettante al marito, come si evince dai doc. SS e HHH. Onde la richiesta di rivalutare il reddito di lui in fr. 6241.– mensili.
a)
Per costante giurisprudenza il reddito di un dipendente è, di
regola, quello conseguito al momento del giudizio (RtiD I-2012
pag. 879 consid. 4 con richiami), intendendosi con ciò il guadagno realizzato nell'ultimo anno oggetto dell'istruttoria. Esso comprende la quota di tredicesima e le eventuali indennità supplementari (gratifiche, provvigioni, bonus, partecipazioni agli utili, mance e indennità straordinarie o per altri incarichi) se costituiscono un'entrata regolare (RtiD I-2007 pag. 739 consid. 5). Introiti aleatori, temporanei o contingenti, come eventuali entrate occasionali, fortuite o con soluzione di continuità non entrano in linea di conto (da ultimo: I CCA, sentenza inc. 11.2018.136 del 24 dicembre 2019, consid. 9a).
b)
Per quel che è delle due trattenute controverse, dai conteggi di stipendio agli atti, del 2019 (inizio del rapporto di lavoro con la L_ _ SA nel mese di settembre: doc. HHH), e dall'unico conteggio del 2020 (gennaio: doc. SS) si evince che la ditta deduce fr. 80.– mensili per il posteggio e fr. 72.90 mensili per ‟altre spese forfettarieˮ (doc. SS). Contrariamente a quanto induce a credere l'appellante, il Pretore aggiunto non ha accertato tali deduzioni sulla base del conteggio di un solo mese, bensì di tutti i fogli salariali in suo possesso. Né consta che la convenuta abbia sollecitato la produzione dei successivi conteggi di stipendio (duplica, pag. 8, e ordinanza sulle prove del 6 marzo 2020). A parte ciò, l'interessata neppure pretende che le deduzioni certificate nei menzionati documenti (doc. SS) non sarebbero veritiere. Per tacere del fatto che, riguardo al costo del posteggio, esso non è stato ripreso nel fabbisogno minimo del marito quantunque la moglie non revochi in dubbio la necessità per il medesimo di far capo a un'automobile per uso professionale. Tant'è che essa non contesta le correlate spese nel di lui fabbisogno minimo, né essa adombra la possibilità che le ‟altre spese forfettarieˮ siano già state altrimenti computate nel fabbisogno del marito. Ne discende che, a un esame di verosimiglianza, le due deduzioni resistono alla critica.
c)
In merito alla tredicesima, si conviene invece con l'appellante che il marito beneficia di tale entrata in virtù del contratto di lavoro. Quest'ultimo prevede infatti che il salario lordo a tem-
po pieno è fissato in fr. 6400.– mensili, più la tredicesima, ed è corrisposto nella misura dell'80% (doc. HHH, punto n. 2). La tredicesima è del resto stata versata
pro rata
dalla L_ _ SA nel dicembre del 2019 (doc. HHH, secondo foglio). Il Pretore aggiunto si è fondato per contro su uno stipendio netto di fr. 4152.– mensili dopo avere dedotto da quello lordo (fr. 5120.– mensili, ovvero l'80% di fr. 6400.–) gli oneri sociali (fr. 814.65 complessivi), il costo del parcheggio e le ‟altre spese forfettarieˮ. Egli ha quindi trascurato la tredicesima mensilità, che consiste – di regola – nello stipendio di base senza le eventuali indennità, dedotte le trattenute sociali, ma non il “secondo pilastro” (da ultimo: I CCA, sentenza inc. 11.2020.36 del 21 giugno 2021, consid. 8b con richiamo), per un importo nel caso specifico di fr. 390.05 mensili (fr. 5120.–, meno fr. 439.30 [trattenute sociali senza il secondo pilastro], diviso 12: doc. SS). Il reddito da attività lucrativa per la L_ _ SA si attesta così a fr. 4542.– mensili (arrotondati) dal 2020, cui si aggiunge quello (non più contestato) di fr. 1576.70 mensili conseguito presso la _ SA. Il reddito complessivo del marito risulta così di fr. 6119.– (arrotondati) dal 2020. Entro tali limiti il calcolo del primo giudice va adeguato.
5.
L'appellante contesta inoltre l'accertamento delle proprie entrate nel 2020. Il Pretore aggiunto ha calcolato un reddito netto di fr. 3500.– mensili sulla scorta dell'unico conteggio di salario prodotto dall'interessata per la sua occupazione all'80% presso l'_ (doc. 43). Da tale conteggio egli ha desunto uno stipendio di fr. 3231.– mensili, al netto delle detrazioni sociali ma senza il prelievo del contributo alla commissione paritetica (fr. 20.– mensili) e senza la deduzione per vitto (fr. 5.80 mensili), cui ha aggiunto la quota di tredicesima (decreto impugnato, pag. 12). L'appellante fa valere che dai fr. 3500.– mensili accertati dal primo giudice vanno tolti la quota obbligatoria per la commissione paritetica (fr. 20.– mensili) e il costo dell'abbonamento ‟arcobalenoˮ (fr. 54.58 mensili) che il datore di lavoro le ha anticipato nel 2019. Sta di fatto che, per finire, l'appellante riprende nel suo calcolo riassuntivo il reddito accertato dal primo giudice, salvo chiedere di considerare queste due spese almeno nel proprio fabbisogno minimo. Sul reddito dell'interessata non soccorre quindi dilungarsi. Le poste contestate saranno trattate in appresso, nell'ambito del di lei fabbisogno minimo (consid. 6).
6.
Relativamente al proprio fabbisogno minimo, l'appellante fa valere che all'importo calcolato dal Pretore aggiunto (fr. 2790.– mensili) vanno aggiunti la franchigia della cassa malati (fr. 25.– mensili), la partecipazione alle spese mediche (fr. 48.80 mensili), i costi del dentista (fr. 10.– mensili), i pasti fuori casa (fr. 250.– mensili), oltre alle già ricordate spese per la commissione paritetica (fr. 20.– mensili) e l'abbonamento ‟arcobalenoˮ (fr. 54.58 mensili), per complessivi fr. 3198.– mensili. Le voci in questione vanno esaminate singolarmente.
a)
Per quel che concerne la franchigia della cassa malati (fr. 25.–
mensili) e la partecipazione ai costi sanitari (fr. 48.80 mensili), l'appellante si limita a quantificare le spese, lamentando che il Pretore aggiunto – senza motivazione – non le ha riconosciute, quantunque fossero comprovate. A ben vedere, tuttavia, la convenuta non aveva enunciato tali costi nel memoriale conclusivo, ma si era accomodata di un contorto rimando a quanto “esposto nelle osservazioni cautelari 29.10.2019 e con le correzioni della duplica 09.03.2020 e correzione di calcolo alla posta abbonamento caldaia” (loc. cit., pag. 3 in basso). Che ciò bastasse per adempiere i requisiti formali di motivazione della domanda in prima sede è dubbio. Comunque sia, la rivendicazione non soddisfa – e da lungi – gli oneri di allegazione e specificazione della domanda di appello. Intanto manca ogni indicazione dei mezzi di prova che suffragherebbero le richieste in questione. Inoltre i costi della salute effettivamente sopportati in forma di franchigia annua o di partecipazione alle spese vanno computati nel fabbisogno minimo dell'assicurato, ma devono essere riconducibili a trattamenti indispensabili e ricorrenti (RtiD II-2017 pag. 779 consid. 6e). L'interessata nulla adduce al proposito. Sprovvisto di suffciente motivazione (nel senso dell'art. 311 cpv. 1 CPC), al riguardo l'appello si rivela finanche irricevibile.
b)
Carente di motivazione è anche, per le medesime considerazioni, la richiesta di inserire nel fabbisogno minimo dell'interessata la spesa per il dentista di fr. 10.– mensili. Una volta di più, l'appellante non indica l'atto che suffraga l'esborso. Né essa spiega, nemmeno per sommi capi, perché l'esborso andrebbe considerato in aggiunta al fabbisogno minimo, trascurando che il minimo esistenziale del diritto esecutivo comprende già le spese di igienista e del dentista (I CCA sentenza inc. 11.2019.9 del 27 agosto 2020 consid. 4c). Anche in proposito l'appello sfugge perciò a ulteriore esame.
c)
Per quel che è dei pasti fuori casa, l'appellante riconosce di non avere avanzato la pretesa in prima sede. Ritiene tutta-via che la spesa le vada riconosciuta per parità di trattamen-to, il Pretore aggiunto avendo ammesso il costo per il marito e la di lui compagna. La richiesta non può trovare ascolto. Per tacere del fatto che la parità di trattamento può essere invocata unicamente per far valere spese effettive (recentemente: I CCA, sentenza inc. 11.2019.148 del 17 settembre 2020 consid. 7a), la domanda è nuova e non è fondata su fatti né su mezzi di prova nuovi. Essa risulta pertanto d'acchito irricevibile (art. 317 cpv. 2 CPC).
d)
Riguardo al contributo per la commissione paritetica, l'esborso (fr. 20.– mensili) è dovuto e trattenuto dallo stipendio in virtù dell'art. 71 cpv. 1 e 2 del regolamento organico per il personale occupato presso gli Istituti dell'_. Poco importa dunque se, invece di essere detratto dal reddito lordo, esso è aggiunto – come postula l'appellante – al fabbisogno minimo. Sta di fatto che il contributo è giustificato.
e)
Relativamente all'abbonamento ‟arcobalenoˮ, la richiesta è formulata per la prima volta in appello. Nelle sue osservazioni del 29 ottobre 2019 davanti al Pretore aggiunto la convenuta si era limitata a esporre spese d'automobile per complessivi fr. 299.– mensili, che il primo giudice ha riconosciuto. Né consta che AP 1 abbia chiesto nella duplica cautelare o nel memoriale conclusivo il costo supplementare per il trasporto pubblico. Ciò posto, il fatto che essa ritenga la stima per il carburante (fr. 90.– mensili) inadeguata se raffrontata al costo (non contestato) che è stato riconosciuto al marito (fr. 200.– mensili), la parità di tasso di occupazione (80%) e di distanza da percorrere (_ per lei, _ per lui) non la abilita ad avanzare una nuova pretesa. Che materialmente l'interessata abbia fatto male i propri calcoli è possibile, ma sotto questo profilo essa va rimessa alle sue responsabilità. La cifra da lei indicata non denota una svista né un'inavvertenza manifesta. E in simili circostanze non spettava al Pretore aggiunto riconoscere alla convenuta più di quanto essa chiedeva.
f)
Ne discende che, in ultima analisi, il fabbisogno minimo della moglie dev'essere rivalutato a fr. 2810.– mensili.
7.
Nelle osservazioni all'appello AO 1 si duole che il Pretore aggiunto non gli ha riconosciuto il premio per l'assicurazione sulla vita (fr. 516.60 mensili), premio che – egli precisa – serve anche per l'ammortamento (indiretto) del debito ipotecario che era stato richiesto dalla banca finanziatrice e che permette alla moglie e ai figli di continuare a vivere nell'abitazione di _. Egli non chiede tuttavia di adeguare di conseguenza il proprio fabbisogno minimo. Ad ogni buon conto il Pretore aggiunto ha ritenuto che in condizioni modeste come quelle in cui versa la famiglia i premi delle assicurazioni facoltative non possono essere considerati (decreto impugnato, pag. 9). E con tale argomentazione l'interessato non si confronta nemmeno di scorcio.
8.
Quanto al fabbisogno minimo dei figli, l'appellante riprende gli accertamenti del Pretore aggiunto. Come ha avuto modo di stabilire di recente il Tribunale federale, nondimeno, le raccomandazioni pubblicate dall'Ufficio della gioventù e dell'orientamento professionale del Canton Zurigo, cui si ispirava da oltre un venticinquennio la giurisprudenza ticinese (Rep. 1994 pag. 301 consid. 5), non sono più applicabili per determinare il fabbisogno in denaro di un figlio (DTF 147 III 277 consid. 6.4). C
ome per gli altri membri della famiglia, anche il fabbisogno dei figli va definito in base alle direttive per il calcolo dei minimi di esistenza in Svizzera diramate dalla Conferenza degli ufficiali delle esecuzioni e dei fallimenti agli effetti dell'art. 93 LEF (loc. cit.; per il Cantone Ticino: FU 68/2009 del 28 agosto 2009 pag. 6292
segg.).
Non si disconosce che questa nuova giurisprudenza è stata pubblicata successivamente all'emanazione del decreto impugnato. Sta di fatto che le parti hanno avuto modo di esprimersi sul caso ancora di recente. AO 1 ha presentato le proprie osservazioni all'appello il 17 marzo 2022, mentre AP 1, cui tali osservazioni sono state regolarmente intimate, non ha ritenuto necessario reagire. Nulla osta di conseguenza all'applicazione nel caso specifico dei parametri fissati dall'attuale giurisprudenza.
Ora, il
minimo esistenziale dei figli secondo il diritto esecutivo è di fr. 400.–
mensili fino ai 10 anni e di fr. 600.– mensili in seguito. A tale minimo si aggiungono una partecipazione ai costi dell'alloggio, il premio della cassa malati (obbligatoria), i costi di eventuali misure terapeutiche, le spese scolastiche e quelle di custodia da parte di terzi oppure – ove la custodia sia prestata dal genitore affidatario – un contributo di accudimento destinato a garantire a quel genitore almeno il minimo esistenziale del diritto esecutivo. Si aggiungono inoltre le possibili spese di trasferta e, se le condizioni della famiglia ciò permettono, come pure una quota delle imposte che gravano sul genitore affidatario e il premio della cassa malati complementare (DTF 147 III 281 consid. 7.2; da ultimo: I CCA, sentenza inc. 11.2020.57 del 29 dicembre 2021 consid. 6b con riferimento).
a)
Per quel che concerne A_ _, il minimo esistenziale del diritto esecutivo ammonta a fr. 400.– mensili. Va aggiunto il premio della cassa malati di fr. 110.– mensili (stando alla stima, non contestata, del primo giudice: decreto impugnato, pag. 7) e una partecipazione di fr. 504.– mensili al costo dell'alloggio dei genitori (20% del complessivo [doc. K]: cfr. I CCA, sentenza inc. 11.2020.165 dell'11 novembre 2021 consid. 9d). Dedotto l'assegno familiare di fr. 200.– mensili
(I CCA, sentenza inc. 11.2020.83 del 2 luglio 2021 consid. 11d),
il fabbisogno minimo di A_ risulta di fr. 814.– mensili.
Considerata una partecipazione proporzionale dei genitori al mantenimento della figlia secondo le rispettive capacità economiche, come ha stabilito il primo giudice, la quota a carico di A_ D_ ammonta a fr. 164.– mensili nel 2019 (fabbisogno minimo di A_ fr. 814.–, disponibilità della madre fr. 680.–, diviso la disponibilità dei genitori fr. 3380.–) e a fr. 264.– mensili dal 1° gennaio 2020 (fabbisogno minimo di A_ fr. 814.–, disponibilità della madre fr. 1500.–, diviso la disponibilità dei genitori fr. 4619.–). Onde una partecipazione a carico del padre di fr. 650.– mensili (arrotondati) per il 2019 (fabbisogno minimo di A_ fr. 814.–, meno la partecipazione della madre fr. 164.–) e di fr. 550.– mensili dal 1° gennaio 2020.
b)
Per quanto attiene al figlio comune W_, i
l fabbisogno minimo fino ai 18 anni (26 marzo 2021) va calcolato in base al
minimo esistenziale del diritto esecutivo di fr. 600.– mensili, cui si aggiunge il premio della cassa malati di fr. 32.70 mensili (al netto del sussidio, come ha accertato senza contestazione il Pretore aggiunto: decreto impugnato, pag. 8), una
partecipazione al costo dell'alloggio di fr. 299.– mensili (20% di fr. 1495.–
[decreto impugnato, non contestato, pag. 7 seg.]; cfr. I CCA, sentenza inc. 11.2020.83 del 2 luglio 2021 consid. 11c), un forfait di fr. 55.50 mensili per l'uso dei mezzi pubblici (pari a un abbonamento
“arcobaleno” di due zone) e un forfait di fr. 20.– mensili per spese di telefonia e internet. Dedotti
l'assegno familiare di fr. 250.– mensili (art. 5 cpv. 2 LAFam) e
un terzo del reddito da apprendista conseguito dal ragazzo
(fr. 206.70 mensili fino al 31 agosto 2020 e fr. 271.70 mensili dopo di allora: decreto impugnato, pag. 8, non contestato su questo punto), il fabbisogno in denaro di W_ assomma
a fr. 550.– mensili fino al 31 agosto 2020 e a fr. 485.– dal 1° settembre 2020. Dopo il 26 marzo 2021 il minimo esistenziale del diritto esecutivo passa a fr. 1200.– mensili, cui si aggiungono le poste enunciate dianzi. Il fabbisogno minimo di W_ si attesta così, dedotti l'assegno familiare di fr. 250.– mensili e
un terzo del reddito da apprendista
, a fr. 1085.– mensili.
c)
Relativamente all'altro figlio comune J_, il suo minimo esistenziale del diritto esecutivo ammonta a fr. 600.– mensili, cui si aggiunge il premio della cassa malati di fr. 26.70 mensili (al netto del sussidio, per quanto ha accertato senza contestazione il Pretore aggiunto: decreto impugnato, pag. 7), una partecipazione al costo dell'alloggio di fr. 149.50 mensili (10% di fr. 1495.–; cfr. I CCA, sentenza inc. 11.2020.83 del 2 luglio 2021 consid. 11d), un forfait di fr. 55.50 mensili per l'uso dei mezzi pubblici (pari a un abbonamento
“arcobaleno” di due zone) e un forfait di fr. 20.– mensili per spese di telefonia e internet. Dedotto
l'assegno familiare di fr. 200.– mensili,
il fabbisogno minimo risulta così di fr. 652
.– mensili (arrotondati).
d)
Dato quanto precede, già a un sommario esame (come quello che governa i procedimenti cautelari in genere), si evince che il contributo alimentare fissato dal Pretore aggiunto in favore del figlio J_ (fr. 855.– mensili dal 1° ottobre al 31 dicembre 2019 e fr. 935.– mensili in seguito) si rivela finanche superiore al fabbisogno minimo calcolato secondo i parametri attuali, e a prescindere da una partecipazione finanziaria della convenuta che essa non contesta, ma che ripropone anzi nel proprio calcolo. AP 1 non ha motivo così di dolersi della decisione del primo giudice. Altrettanto vale per il contributo alimentare in favore del figlio W_, quanto meno fino alla maggiore età. Senza dimenticare che, comunque sia, quest'ultimo non ha autorizzato la madre a chiedere l'aumento del contributo alimentare per sé, ma si è accomodato della decisione del Pretore aggiunto.
e)
Che poi J_ _ (ma non il fratello W_, il cui contributo alimentare non è più in discussione) abbia a partecipare a un'eventuale eccedenza nel bilancio familiare, non è preteso neanche l'appellante. Neppure dopo avere preso atto della più recente giurisprudenza del Tribunale federale, secondo cui il calcolo da applicare a livello svizzero in tema di mantenimento nel diritto di famiglia è, d'ora innanzi,
anche in caso di modifica di misure a protezione dell'unione coniugale,
quello
“a due fasi”, in esito al quale l'eccedenza registrata dal bilancio familiare va ripartita fra coniugi e
figli minorenni nella
proporzione di due a
uno
(
DTF 147 III 285 consid. 7.3).
A parte ciò, una tale partecipazione nemmeno sembra riflettere il senso dell'accordo originario stipulato il 1° ottobre 2013 dai coniugi a tutela dell'unione coniugale (sopra, lett. B). In quella sede il contributo alimentare per la moglie (fr. 1800.– mensili dal settembre del 2013 e fr. 1600.– mensili dal marzo del 2014) copriva appena il disavanzo di lei (reddito di fr. 750.– mensili per rapporto a un fabbisogno minimo di fr. 2397.– mensili: doc. C), mentre quello per i figli (G_, W_ e J_) di fr. 590.– mensili ciascuno (assegni familiari compresi), corrispondenti in sostanza alla disponibilità residua del padre (fr. 2618.– mensili, ovvero fr. 6760.– mensili meno il fabbisogno minimo di fr. 4142.– mensili e il contributo alimentare per la moglie), non copriva il rispettivo fabbisogno minimo. In esito all'odierna modifica, invece, sia il fabbisogno minimo della moglie sia quello dei figli risultano coperti senza che occorra far capo ad alcuna eccedenza.
f)
Si aggiunga che, quando pure in concreto una partecipazione dei figli (minorenni) all'eccedenza del bilancio familiare entrasse – per ipotesi – in linea di conto, l'appello non sarebbe destinato a miglior sorte. Anche in tale eventualità, per vero, il contributo alimentare stabilito dal Pretore aggiunto risulterebbe superiore a quello calcolato secondo il metodo
“a due fasi”
per tutti periodi esaminati.
L'appellante ripropone invero una propria partecipazione proporzionale al mantenimento dei figli che nulla impedisce di considerare, dato che il mantenimento dei figli è garantito. Calcolato così per il primo periodo (fino al 31 dicembre 2019) un fabbisogno minimo di J_ di fr. 652
.– mensili
(l'unico a rimanere in discussione)
e una sua partecipazione all'eccedenza di fr. 275.– mensili (come per
A_ e W_,
un settimo
dell'eccedenza complessiva di fr. 1927
.– mensili), la quota a carico della madre assommerebbe a fr. 265.– mensili (fr. 927.– moltiplicato per la disponibilità di AP 1 di fr. 1080.– e diviso per la disponibilità di entrambi i genitori di fr. 3780.–). Onde un onere a carico del padre di fr. 662.– mensili (rispetto ai fr. 855.– mensili stabiliti dal primo giudice).
Dal 1° gennaio 2020 al 25 marzo 2021 (maggiore età di W_) la partecipazione di J_ all'eccedenza passerebbe a fr. 298.– mensili (un settimo di fr. 2087.–), per una spettanza complessiva di fr. 950.– mensili (fabbisogno minimo di
fr. 652
.–, più la partecipazione all'eccedenza di fr. 298.–). Tenuto conto di una partecipazione della madre di fr. 172.– mensili (fr. 950.– moltiplicato per la disponibilità di AP 1 di fr. 690.–, diviso per la disponibilità di entrambi i genitori di fr. 3809.–), l'onere residuo a carico di AO 1 ammonterebbe a fr. 778.– mensili (rispetto ai fr. 935.– mensili fissati dal Pretore aggiunto dal 1° gennaio 2020). Dopo i 18 anni di W_ (26 marzo 2021), infine, la partecipazione di J_ si ridurrebbe a fr. 254.– mensili (un sesto di fr. 1522.–) e la sua spettanza complessiva a fr. 906.– mensili (fr. 652.– più fr. 254.–). Dedotta la partecipazione della madre di fr. 164.– mensili (fr. 906.– moltiplicato per la disponibilità di AP 1 fr. 690.– diviso per la disponibilità di entrambi i genitori fr. 3809.–), il contributo alimentare a carico del padre si attesterebbe a fr. 742.– mensili. In proposito il decreto impugnato resiste pertanto alla critica.
9.
Il Pretore aggiunto ha fissato i contributi di mantenimento per i figli senza limiti di tempo. Al riguardo questa Camera
deve intervenire d'ufficio in applicazione del principio inquisitorio illimitato che governa il diritto di filiazione (art. 296 cpv. 3 CPC). Per giurisprudenza consolidata, infatti, i contributi alimentari per i figli vanno fissati non solo fino alla maggiore età (per W_ già intervenuta), ma fino al termine di un eventuale percorso scolastico o professionale (DTF
139 III 404
in alto). Il silenzio del Pretore aggiunto e delle parti (in questa sede), ma anche la vaga “riserva” formulata da AO 1 nel memoriale conclusivo con richiamo all'art. 277 cpv. 2 CC non adempiono tale requisito. Il dispositivo n. 2 del decreto impugnato va dunque precisato nel senso che i contributi alimentari per i figli sono dovuti fino alla maggiore età o fino al termine della formazione scolastica o professionale, ove questa dovesse concludersi più tardi (analogamente: I CCA, sentenza inc. 11.2020.121 del 23 aprile 2021 consid. 8 con rinvii). In tal caso il contributo alimentare andrà versato
direttamente al figlio maggiorenne, come prevede l'art. 289 cpv. 1
CC.
10.
L'appellante contesta infine il riparto delle spese processuali che il Pretore aggiunto ha suddiviso
“equamente” a metà fra le parti in base alla reciproca soccombenza, compensando le ripetibili. Il primo giudice ha rilevato che per quanto concerne i contributi alimentari il padre deve versare circa il doppio degli importi offerti per J_, mentre per W_ la madre ha rivendicato circa il doppio rispetto a quanto ottiene. Il marito inoltre – ha proseguito il Pretore aggiunto – soccombe sulla richiesta della custodia congiunta, come pure sulla domanda di compensare i contributi alimentari per i figli mediante assunzione degli interessi ipotecari, mentre la moglie esce sconfitta sull'attribuzione in uso dell'abitazione coniugale dietro assunzione della manutenzione ordinaria e degli interessi ipotecari (decreto impugnato, pag. 15).
L'appellante eccepisce che la soccombenza sui contributi alimentari per i figli non è equivalente, ma si situa attorno al 40% per lei (che chiedeva importi varianti da fr. 1113
.– a fr. 1193.– mensili) e al 60% per il marito (che offriva fr. 400.– mensili) in relazione a W_. Quanto a J_, invece, essa riconosce di uscire sconfitta per il 35% (avendo chiesto contributi alimentari varianti da fr. 1310.– a fr. 1325.– mensili) a fronte di una soccombenza del padre del 65% (che offriva fr. 400.– mensili). La convenuta contesta inoltre di soccombere sulla richiesta di precisare chi si assume gli oneri della casa, la precisazione essendo stata accolta nel dispositivo n. 3 del decreto impugnato. Considerata altresì la piena soccombenza del marito sulla custodia dei figli, AP 1 invoca una ripartizione degli oneri processuali dell'85% a carico del marito e del 15% a carico di lei, rivendicando fr. 5950.– per ripetibili ridotte.
a)
Le spese giudiziarie (cioè le spese processuali e le spese ripetibili: art. 95 cpv. 1 CPC) sono poste, di regola, a carico della parte soccombente (art. 106 cpv. 1 prima frase CPC), mentre in caso di soccombenza reciproca sono ripartite per principio secondo l'esito del processo (art. 106 cpv. 2 CPC). In quest'ultima eventualità il grado di soccombenza si valuta sulla base del raffronto tra le richieste di giudizio e il pronunciato del tribunale, determinando in quale proporzione ogni parte risulti vittoriosa o soccombente, dopo di che si suddividono le spese compensando in tutto o in parte i rispettivi crediti (RtiD II-2016 pag. 638 consid. 1 con rimandi). In circostanze particolari il giudice può scostarsi da tale principio e ripartire i costi secondo equità facendo capo al proprio apprezzamento, in specie nelle cause del diritto di famiglia (
art. 107 cpv. 1 lett. c
CPC
). In tal caso egli può prescindere da un riparto strettamente aritmetico degli oneri (da ultimo: I CCA, sentenza inc. 11.2020.54 del 20 dicembre 2021 consid. 23).
b)
In concreto non è chiaro se il Pretore aggiunto, accennando a una
“
equa
”
suddivisione, abbia fatto uso del potere di apprezzamento accordatogli dall'art. 107 cpv. 1 lett. c CPC e che gli consente di prescindere da un riparto strettamente aritmetico degli oneri processuali oppure si sia attenuto esclusivamente al principio della soccombenza dell'art. 106 CPC. La questione può rimanere tuttavia irrisolta, poiché nell'uno come nell'altro caso l'appello è destinato all'insuccesso.
Dovesse il Pretore aggiunto aver fatto capo all'art. 107
cpv. 1 lett. c CPC, nulla induce infatti a ritenere nel caso specifico – né la convenuta pretende – che il primo giudice abbia trasceso l'ampio margine di apprezzamento che gli compete in tal caso né che il riparto delle spese a metà sarebbe iniquo (analogamente: I CCA, sentenza inc. 11.2020.11 del 23 dicembre 2020 consid. 5).
c)
Ma anche sotto il mero profilo della soccombenza, l'appellante trascura di essere risultata acquiescente sulla soppressione del contributo alimentare in suo favore dal 1° ottobre 2019 (fr. 1600
.– mensili), come attesta il dispositivo n. 1 del decreto impugnato (
“
È dato atto alle parti che AP 1 ha riconosciuto la decadenza dal 1° ottobre 2019 del contributo alimentare deciso in suo favore nell'ambito delle misure a protezione dell'unione coniugale
”)
.
E acquiescenza equivale a soccombenza (art. 106 cpv. 1 CPC). Già per questa ragione (e quand'anche l'interessata risultasse soccombente nella sola misura del 35-40% sui contributi alimentari per i figli, come essa sostiene), la decisione impugnata resiste alla critica.
11.
Se ne conclude che l'appello vede la sua sorte segnata. Le spese del giudizio odierno seguono il principio della soccombenza (art. 106 cpv. 1 CPC). AO 1, che ha presentato osservazioni tramite un patrocinatore, ha diritto a un'adeguata indennità per ripetibili.
12.
Circa i rimedi giuridici esperibili contro la presente sentenza sul piano federale (art. 112 cpv. 1 lett. d LTF),
in caso di ricorso
spetterà al ricorrente
rendere verosimile che il valore litigioso raggiunge la soglia di fr. 30
000.– ai fini dell'art. 74 cpv. 1 lett. b LTF.
Contro decreti cautelari, in ogni modo, un ricorrente può far valere davanti al Tribunale federale soltanto la violazione di diritti costituzionali (art. 98 LTF). C
onformemente all'
art. 301
lett. b
CPC, infine, c
opia dell'attuale sentenza
va comunicata anche ai figli W_ e J_.