Decision ID: 591ec6d0-7da2-4a67-9a47-f1c34016d4f5
Year: 2018
Language: it
Court: CH_BSTG
Chamber: CH_BSTG_001
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: penal_law

Fatti:
A. Il 27 giugno 2017 il Ministero pubblico federale brasiliano ha presentato alla
Svizzera una domanda di assistenza giudiziaria, completata il 10 agosto 2017,
nell’ambito di un procedimento penale avviato nei confronti di B. ed altri per
titolo di riciclaggio di denaro, corruzione attiva e passiva, nonché per i reati pre-
visti agli art. 4 della legge 8.137/1990 (crimine contro l'ordine economico), art.
90 della legge 8666/1993 (legge sulle offerte), art. 350 della legge 4737/1965
(codice elettorale). In sostanza, i predetti sono sospettati di essersi accordati
affinché il gruppo C. versasse, in cambio dell'implemento di un contratto di pre-
stito da esso concluso con D. (società a capitale misto brasiliana attiva nello
sviluppo del servizio stradale, controllata dal Governo dello Stato di San Paolo
per la costruzione, lo sfruttamento, la manutenzione e la gestione delle auto-
strade e dei nodi intermodali), denaro destinato a finanziare la campagna elet-
torale presidenziale del Partito Social Democratico Brasiliano (Partido da Social
Democracia Brasileira; PSDB) (v. RR.2018.211 e RR.2018.212, act. 1.6).
Con la sua domanda di assistenza l’autorità rogante ha chiesto l’acquisizione
della documentazione concernente la relazione n. 1 presso la banca E. intestata
a B., nonché il blocco degli averi depositati sulla stessa (v. RR.2018.211 e
RR.2018.212, act. 1.6 pag. 6). Con il suo complemento, la stessa autorità ha
postulato il blocco di altri conti a lui intestati presso la predetta banca o in altri
istituti di credito, cifrando in BRL 43'219'887.50 (equivalenti a più di 10 milioni
di franchi svizzeri) l'importo totale versato da gruppo C. a titolo corruttivo tra il
2006 e il 2012 (v. RR.2018.211 e RR.2018.212, act. 1.9 pag. 6 e seg.).
B. Mediante decisione del 22 settembre 2017 il Ministero pubblico della Confede-
razione (in seguito: MPC), al quale l’Ufficio federale di giustizia (in seguito: UFG)
ha delegato l’esecuzione della rogatoria, è entrato nel merito della domanda
presentata dall’autorità brasiliana, precisando che le misure di esecuzione sa-
rebbero state ordinate con decisioni separate (v. RR.2018.211 e RR.2018.212,
act. 1.10).
Il medesimo giorno il MPC ha ordinato alla banca E. di bloccare immediata-
mente la relazione n. 1 intestata alla società A. Limited, precisando di essere
già in possesso della relativa documentazione già acquisita nell'ambito del pro-
cedimento penale SV.15.0775 (v. RR.2018.211 e RR.2018.212, act. 1.11).
L'autorità d'esecuzione ha pure ordinato alla banca F. di trasmetterle svariata
documentazione concernente relazioni intestate a B. e/o a A. Limited, tra le
quali la n. 2 intestata a B. (v. RR.2018.211 e RR.2018.212, act. 1.11).
- 3 -
C. Con due decisioni di chiusura del 4 giugno 2018 l’autorità d’esecuzione ha
accolto la rogatoria, autorizzando la trasmissione all’autorità richiedente di
svariata documentazione riguardante le relazioni n. 1 presso la banca E. e n. 2
presso la banca F.. Per quanto riguarda la prima relazione, il MPC, in data
11 ottobre 2017, dopo avere proceduto ad un dissequestro parziale, ha ordinato
il mantenimento del sequestro a concorrenza di fr. 13'215'475.– (v.
RR.2018.211 e RR.2018.212, act. 1.20).
D. Il 5 luglio 2018 A. Limited e B. hanno, con due ricorsi separati, impugnato le
decisioni di chiusura di cui sopra dinanzi alla Corte dei reclami penali del Tribu-
nale penale federale. In sostanza, essi chiedono, principalmente, che la docu-
mentazione bancaria oggetto delle decisioni impugnate non sia trasmessa
all'autorità rogante; A. Limited postula parimenti il dissequestro dei suoi averi.
Sussidiariamente, essi chiedono che l'esecuzione delle predette decisioni sia
sospesa (v. RR.2018.211 e RR.2018.212, act. 1).
E. Con scritti del 3 agosto 2018, l'UFG ha rinunciato ad inoltrare delle risposte,
rimettendosi al giudizio di questa Corte (v. RR.2018.211 e RR.2018.212, act. 8).
Nella sue risposte del 6 agosto 2018, il MPC postula la reiezione dei gravami,
nella misura della loro ammissibilità (v. RR.2018.211 e RR.2018.212, act. 9).
F. Con lettere del 20 agosto 2018, trasmesse al MPC e all'UFG per conoscenza
(v. RR.2018.211 e RR.2018.212, act. 12), i ricorrenti, pur rinunciando a repli-
care, confermano le conclusioni espresse in sede ricorsuale (v. RR.2018.211 e
RR.2018.212, act. 11).
G. Con scritti del 31 agosto 2018, trasmessi all'UFG e al MPC per conoscenza
(v. RR.2018.211 e RR.2018.212, act. 15), i ricorrenti hanno informato questa
Corte che il Tribunale supremo brasiliano avrebbe deciso di abbandonare il pro-
cedimento penale a carico di B. per intervenuta prescrizione (v. RR.2018.211 e
RR.2018.212, act. 14).
Le ulteriori argomentazioni delle parti saranno riprese, per quanto necessario,
nei considerandi di diritto.
- 4 -

Diritto:
1.
1.1 In virtù dell'art. 37 cpv. 2 lett. a della legge federale del 19 marzo 2010 sull'or-
ganizzazione delle autorità penali della Confederazione (LOAP; RS 173.71), la
Corte dei reclami penali giudica i gravami in materia di assistenza giudiziaria
internazionale.
1.2 I rapporti di assistenza giudiziaria in materia penale fra il Brasile e la Confede-
razione Svizzera sono retti dal Trattato di assistenza giudiziaria in materia pe-
nale del 12 maggio 2004, entrato in vigore il 27 luglio 2009 (RS 0.351.919.81;
in seguito Trattato svizzero-brasiliano). Alle questioni che il prevalente diritto
internazionale contenuto in tale trattato non regola espressamente o implicita-
mente, come pure quando il diritto nazionale sia più favorevole all'assistenza
rispetto a quello pattizio (cosiddetto principio di favore), si applicano la legge
federale sull'assistenza internazionale in materia penale del 20 marzo 1981
(AIMP; RS 351.1), unitamente alla relativa ordinanza (OAIMP; RS 351.11; v.
art. 1 cpv. 1 AIMP, art. 32 Trattato svizzero-brasiliano; DTF 142 IV 250 con-
sid. 3; 140 IV 123 consid. 2; 137 IV 33 consid. 2.2.2; 136 IV 82 consid. 3.1; 135
IV 212 consid. 2.3). È fatto salvo il rispetto dei diritti fondamentali (DTF 135 IV
212 consid. 2.3; 123 II 595 consid. 7c).
1.3 La procedura di ricorso è retta dalla legge federale sulla procedura amministra-
tiva del 20 dicembre 1968 (PA; RS 172.021) e dalle disposizioni dei pertinenti
atti normativi in materia di assistenza giudiziaria (art. 39 cpv. 2 lett. b LOAP e
12 cpv. 1 AIMP; v. DANGUBIC/KESHELAVA, Commentario basilese, Internationa-
les Strafrecht, 2015, n. 1 e segg. ad art. 12 AIMP), di cui al precedente consi-
derando.
1.4 Interposti tempestivamente contro le decisioni di chiusura del 4 giugno 2018, i
ricorsi sono ricevibili sotto il profilo degli art. 25 cpv. 1, 80e cpv. 1 e 80k AIMP.
A. Limited e B. sono legittimati a ricorrere nella misura in cui contestano ognuno
la decisione riguardante il rispettivo conto di cui sono titolari (v. art. 9a lett. a
OAIMP nonché DTF 137 IV 134 consid. 5.2.1; 130 II 162 consid. 1.1; 128 II 211
consid. 2.3; TPF 2007 79 consid. 1.6 pag. 82).
2. Nella misura in cui i ricorrenti sono entrambi patrocinati dal medesimo avvocato
e i ricorsi, dal contenuto praticamente identico, concernono un medesimo con-
testo giuridico e fattuale, per motivi di economia processuale si giustifica di pro-
cedere alla congiunzione delle cause in questione e di pronunciare un unico
giudizio (in questo ambito v. DTF 126 V 283 consid. 1; sentenza del Tribunale
- 5 -
federale 1C_89-93/2012 del 9 febbraio 2012 consid. 1; BOVAY, Procédure ad-
ministrative, 2a ediz. 2015, pag. 606; KÖLZ/HÄNER/BERTSCHI, Verwaltungsver-
fahren und Verwaltungsrechtspflege des Bundes, 3a ediz. 2013, n. 927).
3. I ricorrenti affermano di aver chiesto alle autorità brasiliane l'abbandono del pro-
cedimento condotto nei confronti del predetto, non solo perché i valori versati
sui conti di B. e delle società a lui riconducibili sarebbero tutti di origine lecita,
ma anche perché i reati contestatigli sarebbero prescritti. L'abbandono in que-
stione priverebbe di fondamento la domanda di assistenza brasiliana. In
quest'ottica, occorrerebbe rifiutare, o almeno sospendere, la contestata trasmis-
sione di documentazione bancaria, in applicazione del principio della proporzio-
nalità, sino a quando l'autorità estera avrà statuito sulla richiesta di abbandono.
3.1
3.1.1 Il principio della proporzionalità esige che vi sia una connessione fra la docu-
mentazione richiesta e il procedimento estero (DTF 130 II 193 consid. 4.3; 139
II 404 consid. 7.2.2; 136 IV 82 consid. 4.1/4.4; 129 II 462 consid. 5.3; 122 II 367
consid. 2c; sentenza del Tribunale penale federale RR.2016.257 del 26 maggio
2017 consid. 4.3.1), tuttavia la questione di sapere se le informazioni richieste
nell'ambito di una domanda di assistenza siano necessarie o utili per il procedi-
mento estero deve essere lasciata, di massima, all'apprezzamento delle auto-
rità richiedenti (sentenza del Tribunale penale federale RR.2017.146 del 4 ago-
sto 2017 consid. 2.1). Lo Stato richiesto non dispone infatti dei mezzi per pro-
nunciarsi sull'opportunità di assumere determinate prove e non può sostituirsi
in questo compito all'autorità estera che conduce le indagini (DTF 132 II 81 con-
sid. 2.1 e rinvii). La richiesta di assunzione di prove può essere rifiutata solo se
il principio della proporzionalità è manifestamente disatteso (DTF 120 Ib 251
consid. 5c; sentenza del Tribunale penale federale RR.2017.21 dell’8 maggio
2017 consid. 3.1 e rinvii) o se la domanda appare abusiva, le informazioni ri-
chieste essendo del tutto inidonee a far progredire le indagini (DTF 122 II 134
consid. 7b; 121 II 241 consid. 3a; sentenza del Tribunale penale federale
RR.2017.21 dell’8 maggio 2017 consid. 3.1 e rinvii). Inoltre, da consolidata
prassi, quando le autorità estere chiedono informazioni per ricostruire flussi pa-
trimoniali di natura criminale si ritiene che necessitino di regola dell’integralità
della relativa documentazione, in modo tale da chiarire quali siano le persone o
entità giuridiche coinvolte (v. DTF 129 II 462 consid. 5.5; 124 II 180 consid. 3c
inedito; 121 II 241 consid. 3b e c; sentenze del Tribunale federale 1A.177/2006
del 10 dicembre 2007 consid. 5.5; 1A.227/2006 del 22 febbraio 2007 con-
sid. 3.2; 1A.195/2005 del 1° settembre 2005 in fine; sentenza del Tribunale pe-
nale federale RR.2016.250 del 17 febbraio 2017 consid. 2.1). La trasmissione
dell'intera documentazione potrà evitare altresì l'inoltro di eventuali domande
complementari (DTF 136 IV 82 consid. 4.1; 121 II 241 consid. 3; sentenza del
Tribunale federale 1C_486/2008 dell'11 novembre 2008 consid. 2.4; sentenza
- 6 -
del Tribunale penale federale RR.2011.113 del 28 luglio 2011 consid. 4.2). In
base alla giurisprudenza l'esame da parte delle autorità di esecuzione e del
giudice dell’assistenza va limitato alla cosiddetta utilità potenziale, secondo cui
la consegna giusta l'art. 74 AIMP è esclusa soltanto per quei mezzi di prova
certamente privi di rilevanza per il procedimento penale all'estero (DTF 126 II
258 consid. 9c; 122 II 367 consid. 2c; 121 II 241 consid. 3a e b; TPF 2010 73
consid. 7.1).
3.1.2 In concreto, B., imputato nel procedimento estero, è accusato di aver ricevuto
parte del denaro versato dal gruppo C. a scopo corruttivo. I trasferimenti in que-
stione sono stati effettuati nell'agosto e nel settembre 2009 da parte del team di
G., ex direttore del gruppo C., su conti in Svizzera per l'equivalente di 6.25 mi-
lioni di real (BRL). Altri trasferimenti sono stati effettuati tra marzo e aprile 2010,
per un importo di circa 3.75 milioni di euro (v. RR.2018.211 e RR.2018.212,
act. 6 pag. 2 e seg.). Essendo B. avente diritto economico della relazione n. 1
presso la banca E., nonché intestatario della relazione n. 2 presso la banca F.,
la relativa documentazione bancaria presenta un'utilità potenziale indubbia.
3.1.3 L'autorità che entra nel merito di una domanda d'assistenza giudiziaria interna-
zionale e, in esecuzione della stessa, ordina un sequestro, deve verificare che
tale provvedimento abbia un legame sufficientemente stretto con i fatti esposti
nella domanda e non sia manifestamente sproporzionato per rapporto a
quest'ultima (DTF 130 II 329 consid. 3; sentenza del Tribunale federale
1C_513/2010 dell'11 marzo 2011 consid. 3.3).
Ebbene, visto quanto esposto in precedenza (v. consid. 3.1.2 supra), è senz'al-
tro possibile concludere che esistono elementi sufficienti per confermare il se-
questro contestato. Potendo il denaro sequestrato essere legato ai reati per i
quali B. è perseguito, la misura va confermata nell'ottica di un’eventuale futura
richiesta di confisca giusta l’art. 74a AIMP. Essa è stata del resto limitata al
controvalore in franchi svizzeri del presunto importo versato dal gruppo C. a
titolo corruttivo, segnatamente la somma di fr. 13'215'475 oggetto della deci-
sione 11 ottobre 2017 del MPC, susseguente al ricorso poi ritirato contro la de-
cisione del 5 ottobre 2017 (v. act. 1 pag. 8). Toccherà comunque all'autorità
estera accertare se il denaro in questione può essere confiscato nell'ambito
della procedura penale da essa condotta. In caso affermativo, esso potrebbe
fare l'oggetto di una decisione di confisca o di restituzione all'avente diritto nello
Stato richiedente (v. art. 74a cpv. 1 e 2 AIMP e art. 12 Trattato svizzero-brasi-
liano, nonché DTF 123 II 134 consid. 5c, 268 consid. 4, 595 consid. 3). In defi-
nitiva, il sequestro litigioso deve essere mantenuto di principio sino alla notifica
di una decisione definitiva ed esecutiva dello Stato richiedente o fintanto che
quest'ultimo non abbia comunicato che una tale decisione non può più essere
pronunciata (art. 74a cpv. 3 AIMP e 33a OAIMP; TPF 2007 124 consid. 8 e
rinvii), ferma restando la necessità che la procedura all'estero avanzi (DTF 126
- 7 -
II 462 consid. 5e). A. Limited non ha peraltro allegato nessun pregiudizio eco-
nomico cagionato dal sequestro. Anche da questo punto di vista la misura in
questione non presenta alcun elemento di sproporzionalità. Ne consegue che
le relative censure vanno respinte.
3.2
3.2.1 Allorquando la Svizzera e lo Stato richiedente hanno concluso un trattato di
collaborazione giudiziaria che non prevede l’esame della questione della pre-
scrizione secondo il diritto svizzero, questa regolamentazione, più favorevole
all’assistenza, prevale sull’AIMP (DTF 136 IV 4 consid. 6.3; 118 Ib 266; 117 Ib
61).
3.2.2 Nel caso concreto, la Confederazione Svizzera e il Brasile hanno firmato un
trattato bilaterale che da un lato obbliga entrambi gli Stati ad accordarsi la mas-
sima assistenza in tutte le indagini o procedimenti giudiziari concernenti reati la
cui repressione rientra nella giurisdizione dello Stato richiedente (art. 1 n. 1) e
dall’altro non menziona la prescrizione tra i motivi di esclusione della coopera-
zione (v. art. 3 e seg.), la quale in concreto non sarebbe del resto nemmeno
rilevante in applicazione dell’art. art. 5 cpv. 1 lett. c AIMP, che menziona soltanto
quella secondo il diritto svizzero. Ne deriva che, a ragione, le autorità elvetiche
non hanno condizionato la concessione dell’assistenza all’esame dell’interve-
nuta prescrizione del reato alla base della domanda estera (v. anche sentenza
del Tribunale penale federale RR.2010.194 del 7 marzo 2011 consid. 3.4).
Certo i ricorrenti, pendente litis, hanno fatto valere un presunto abbandono del
perseguimento penale a carico di B. da parte delle autorità brasiliane, per inter-
venuta prescrizione. Orbene, a questo proposito si rileva innanzitutto che a so-
stegno di tale asserzione i ricorrenti hanno trasmesso unicamente un comuni-
cato stampa scaricato dal sito del Tribunale federale supremo brasiliano (v.
RR.2018.211 e RR.2018.212 act. 14.1), ma nessun documento ufficiale. Non è
altresì dato sapere se l’asserito abbandono abbia come conseguenza il venir
meno di qualsiasi pretesa confiscatoria da parte dello Stato brasiliano. Del resto
mal si comprende come mai, dal 28 agosto ad oggi, B., il quale sarebbe diret-
tamente toccato da detta decisione, non sia stato ancora in grado di produrre
nessun documento ufficiale da cui si possa evincere la precisa portata della
stessa. Alla luce di quanto esposto sopra al consid. 3.1.3 è comunque decisiva
l’assenza di qualsiasi comunicazione ufficiale da parte delle stesse autorità ro-
ganti, che in virtù del principio della buona fede fra Stati (v. DTF 144 II 206
consid. 4.4 e rinvii), non vi è nessuna ragione di credere che ometterebbero di
informare tempestivamente le autorità svizzere delle conseguenze di una simile
decisione, sia per rapporto alla pretesa punitiva in senso stretto sia per rapporto
alle pretese confiscatorie sugli averi sequestrati. In questo senso, ferma re-
stando la sussistenza e validità della rogatoria agli atti e in assenza di un suo
formale ritiro, non vi è nessun motivo di ammettere la relativa censura.
http://links.weblaw.ch/ATF-117-IB-53 http://links.weblaw.ch/ATF-117-IB-53
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3.3 Per analoghi motivi e anche alla luce del principio di celerità (art. 17a AIMP),
non vi è nemmeno motivo di accogliere la domanda subordinata di sospensione
dell’esecuzione delle decisioni di chiusura.
4. In definitiva, le decisioni impugnate vanno confermate e i gravami integralmente
respinti.
5. Le spese seguono la soccombenza (v. art. 63 cpv. 1 PA). La tassa di giustizia
è calcolata giusta gli art. 73 cpv. 2 LOAP, 63 cpv. 4bis PA, nonché 5 e 8 cpv. 3
del regolamento del 31 agosto 2010 sulle spese, gli emolumenti, le ripetibili e le
indennità della procedura penale federale (RSPPF; RS 173.713.162), ed è fis-
sata nella fattispecie a complessivi fr. 15’000.– (fr. 10'000.– per la causa
RR.2018.211 e fr. 5'000.– per la causa RR.2018.212). Essa è coperta dagli an-
ticipi delle spese già versati.
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