Decision ID: 48d90b64-fdf2-5d78-9529-62553e9bf4a5
Year: 2013
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_002
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: civil_law

ritenuto
in fatto:
A.
Tra il AP 1 e il AO 1, composto delle società _, _ e _ (in seguito consorzio) e stato stipulato il 4 luglio 2002 un contratto d'appalto per opere da impresario costruttore nell'ambito dell'edificazione di un autosilo, la cui mercede, pattuita a corpo, ammontava a fr. 1'249'236.- (doc. B). Conclusi i lavori, a fronte di fatture per complessivi fr. 1'694'301,25, il Comune committente ha sollevato una serie di contestazioni e non ha riconosciuto integralmente la pretesa, operando sul saldo finale una deduzione di fr. 145'475,55.
Per pari somma, oltre interessi del 5% dal 5 maggio 2004, il AO 1 ha fatto spiccare un precetto esecutivo (PE n. _ dell'UE di Lugano) al quale è stata interposta tempestiva opposizione (doc. T).
B.
Con petizione 25 aprile 2007 il summenzionato consorzio si è rivolto alla Pretura del Distretto di Lugano, sezione 3, per chiedere la condanna del AP 1 al pagamento di fr. 145'475,55, oltre interessi al 5% dal 5 maggio 2004, rivendicati quale mercede nell'ambito del contratto di appalto concluso tra le parti, nonché il rigetto in via definitiva dell'opposizione interposta al PE.
C.
Il convenuto si è opposto alla petizione con risposta 21 agosto 2007 esponendo i motivi delle contestazioni sollevate al proposito di una serie di pretese dall'attore ritenute infondate. Con replica 24 settembre e duplica 25 ottobre 2007, così come con le conclusioni 10 e 13 dicembre 2007, le parti si sono riconfermate nelle rispettive allegazioni e domande, con la sola eccezione dell'attore che ha ridotto la pretesa, alla luce delle risultanze del referto peritale, a fr. 137'867,85 oltre interessi.
D.
Il Pretore, con la sentenza qui impugnata, ha parzialmente accolto la petizione. Rilevato preliminarmente come non sussista alcuna contestazione tra le parti in merito alla qualifica del contratto di appalto e all'applicazione degli art. 363 segg. CO, integrati, come contrattualmente convenuto (doc. B), dalle disposizioni della norma SIA 118, il primo giudice ha elencato gli elementi oggetto di divergenza, riconducibili a cinque voci, ognuna trattata in uno specifico considerando, ricordando in termini generali le disposizioni legali e i criteri definiti da dottrina e giurisprudenza per la fissazione della mercede dell'appaltatore.
Per prima cosa il Pretore, con riferimento all'esito degli accertamenti peritali, ha integralmente riconosciuto la pretesa esposta dall'attore per l'esecuzione di lavori di sgrossatura delle pietre fornitegli (fr. 28'279.-) e per il loro trasporto dal luogo di lavorazione a quello di messa in opera (fr. 56'612,85).
Altresì integralmente riconosciuta è stata la remunerazione (fr. 17'982,15) per la richiesta formulata dal committente in corso d'opera relativa alla quantità di malta utilizzata per l'esecuzione del muro in sassi.
Secondo il Giudice di prime cure, la richiesta in corso d'opera di un particolare dettaglio di posa dei casseri ha pure comportato un maggior onere, valutato con un giudizio equitativo in fr. 11'141.-, cifra corrispondente alla metà di quanto fatturato dall'attore.
In merito alle opere eseguite e pacificamente non contemplate nel contratto, ma per le quali è sorto un contenzioso limitatamente alla congruità degli importi fatturati (per complessivi fr. 17'536,85), il Pretore ha riconosciuto la pretesa complessiva di fr. 9'929,20, ovvero quanto richiesto dall'attore in sede di conclusioni.
Infine, il Pretore non ha ritenuto fondata la pretesa attorea di fr. 2'282,80 per la pulizia di una tubatura intasata.
Complessivamente ha pertanto accolto la pretesa dell'attore limitatamente a fr. 123'944,30, oltre a interessi di mora del 5% dal 5 maggio 2004, con tasse di giustizia, spese e ripetibili attribuiti secondo il rispettivo grado di soccombenza.
E.
Con atto di appello 9 marzo 2011 il convenuto chiede di riformare il querelato giudizio nel senso di respingere integralmente la petizione, protestando spese e ripetibili di entrambe le sedi.
Della risposta 29 aprile 2011 con cui l'attore postula la reiezione del gravame si dirà, per quanto necessario, nei prossimi considerandi.

considerando
in diritto:
1.
Il 1° gennaio 2011 è entrato in vigore il nuovo codice di diritto processuale civile svizzero (CPC). Ritenuto che la procedura innanzi al Pretore è stata avviata prima di quella data, la stessa, fino alla sua conclusione, resta disciplinata dal diritto cantonale previgente (art. 404 cpv. 1 CPC) e meglio dal codice di procedura civile ticinese (CPC/TI). Non così invece la procedura ricorsuale in rassegna, che, avendo preso avvio a seguito di una decisione pretorile comunicata dopo quella data, è retta dalle nuove disposizioni federali (art. 405 cpv. 1 CPC).
2.
Preliminarmente l'appellante espone considerazioni di ordine generale in merito all'applicabilità della norma SIA 118 al caso concreto, per concluderne che "
il riconoscimento del maggior quantitativo di materiale impiegato, rispettivamente di lavoro profuso presupponeva il preventivo consenso della Direzione lavori
" (appello pag. 6 n. 3), consenso che non sarebbe stato dato come risulterebbe, a suo dire, dai "
verbali delle numerose riunioni
" e dalla non meglio precisata "
copiosa documentazione agli atti
" (appello pag. 6 n. 3).
L'appellante espone tuttavia la propria interpretazione della norma e delle circostanze concrete senza indicare compiutamente per quale motivo l'argomentazione del Pretore sarebbe errata. Se anche si volesse ritenere ricevibile la censura, sprovvista di sufficiente motivazione (art. 311 CPC), le tesi dell'appellante non sono comunque atte a scalfire la conclusione pretorile che, con riferimento alla menzionata giurisprudenza, ha ritenuto i lavori supplementari comunque accettati.
3.
Lavorazione e trasporto pietre
L'appellante concentra le censure sulla questione, ritenuta "
fondamentale
", della "
vertenza relativa alla preparazione, al trasporto e alla lavorazione dei sassi da utilizzare per l'edificazione del muro di rivestimento e provenienti dallo scavo
" (appello pag. 4 n. 2).
3.1 A mente dell'appellante le motivazioni pretorili non sarebbero né convincenti né condivisibili, poiché il contratto d'appalto (doc. B, integrato dal capitolato d'appalto e modulo d'offerta doc. F) "specifica bene come deve essere costruito il muro di rivestimento, ovverossia in 'muratura in pietre da cava sgrossate' con 'pietra proveniente dallo scavo' " (appello pag. 7 n. 4). Quindi, applicando il principio dell’affidamento, il Pretore avrebbe dovuto considerare la situazione concreta e non il significato letterale della parola "sgrossata". Sennonché il primo giudice, contrariamente alla tesi dell'appellante, non si è affatto limitato ad un esame del significato letterale della terminologia usata nel contratto, ma ne ha interpretato il testo principalmente con l'ausilio della perizia giudiziaria, traendone la conferma che, anche per consuetudine nel settore e in base alle norme vigenti e alle regole dell'arte, l'appaltatore doveva comprendere di avere a disposizione delle pietre già sgrossate e che quindi il lavoro di sgrossatura resosi necessario per rendere le pietre estratte dallo scavo idonee all'utilizzo previsto fosse da remunerare quale opera supplementare. Con questa motivazione, in particolare con le indicazioni del perito giudiziario fatte proprie dal Pretore, l'appellante non si confronta compiutamente, preferendo contrapporvi sue considerazioni che non sono atte a sovvertire la conclusione pretorile. Tali sono infatti i riferimenti a quanto sarebbe stato specificato in occasione del sopralluogo precedente l'inoltro delle offerte e al ruolo che un dipendente dell'attore avrebbe assunto durante le fasi di scavo per concordare qualità e quantità del materiale estratto da depositare separatamente per essere utilizzato nella costruzione del muro. Gli ampi stralci di testimonianze citate a questo proposito si riferiscono in effetti alla questione del necessario coordinamento tra la ditta incaricata dell'esecuzione dello scavo e l'attore, affinché una parte del materiale roccioso estratto rimanesse in prossimità del cantiere per un riutilizzo, in luogo di essere altrimenti smaltito. Contrariamente a quanto l'appellante sottintende, da queste circostanze nulla si può dedurre in merito alla questione dell'idoneità all'uso delle pietre così ricavate e messe a disposizione. Infatti, considerato come nessuna delle parti abbia mai sostenuto di ritenere che da una simile opera di scavo potessero risultare pietre di dimensioni e forma idonee all'uso previsto, il contenzioso è sorto in merito all'assunzione dell'onere per la necessaria lavorazione delle stesse, ovvero per la loro "sgrossatura" al fine di ottenere quelle "pietre da cava sgrossate" oggetto del contratto (doc. F, posizione 612.001 e 612.003). Cade pertanto nel vuoto il rimprovero fatto al Pretore per non aver considerato nella motivazione della sentenza le "importanti affermazioni" emergenti dalle testimonianze citate (appello pag. 10).
3.2 Non permettono di sovvertire la conclusione pretorile neppure le considerazioni esposte in merito al fatto che il contratto specificasse come la pietra dovesse provenire dallo scavo del cantiere in questione, indicando le rispettive posizioni sotto il titolo "Muro in pietre da cava grezze" (appello pag. 10).
Anche in questo caso l'appellante si limita a fornire la sua personale deduzione, ovvero che l'attore doveva sapere che avrebbe dovuto lavorare le pietre, senza confrontarsi con la motivazione pretorile che, a questo proposito, ha sostenuto una conclusione diversa supportata dal referto peritale.
3.3
Non porta a diversa conclusione il tentativo dell'appellante di attribuire all'attore la responsabilità per non aver saputo valutare la quantità del materiale necessario per la costruzione del muro, siccome sassi idonei sarebbero stati a disposizione, ma in quantità non sufficiente a causa della mancata premura dell'appellato che avrebbe omesso di seguire le fasi di estrazione come suo dovere.
L'appellante sostiene questa ardita tesi ("Il problema è dunque sorto perché ad un certo punto le pietre sono finite" appello pag. 12) in chiaro contrasto con le considerazioni del perito giudiziario fatte proprie dal Pretore, in merito alla necessità di sgrossare le pietre, lavorazione descritta come operazione consistente "nello spacco e nel taglio delle pietre lungo le tre direzioni ortogonali, al fine di ottenere da una pietra informe, elementi idonei in termini di dimensione, forma e peso all'uso finale cui i medesimi sono destinati" (perizia pag. 17 ad 1, sentenza impugnata pag. 6). A nulla serve il tentativo dell'appellante di equivocare sul significato dell'espressione utilizzata dal Pretore secondo cui "le pietre estratte dallo scavo si sono rivelate insufficienti per portare a termine i lavori senza procedere ad ulteriori interventi per dar loro la forma che serviva per effettuare la chiesta copertura del muro" (sentenza pag. 6). Come si deduce dall'esplicito rimando alle dichiarazioni del teste _ B (atto VIII pag. 1), l'insufficienza indicata dal Pretore non riguarda un aspetto quantitativo (problema peraltro mai neppure asserito in causa) ma è riconducibile ad una questione qualitativa, ovvero all'inadeguatezza e alla mancanza di qualità richiesta delle pietre grezze emergenti dallo scavo. Ciò è confermato dal chiaro tenore della testimonianza summenzionata che riferisce come il tentativo di reperire altrove "sassi come quelli che ci necessitavano e di un colore analogo a quelli fino a quel momento utilizzati" (teste _ B atto VIII pag. 2) aveva il solo scopo di accelerare i tempi di esecuzione dei lavori, ovvero di non essere costretti, come poi avvenuto, a lavorare i sassi grezzi disponibili in quantità sufficiente. Il teste ha altresì riferito come "Purtroppo non abbiamo trovato quanto ci serviva, siamo quindi stati costretti a continuare ad adattare i sassi della deponia e a lavorarli di conseguenza" (teste _ B_, atto VIII pag. 2).
3.4 L'appellante rimprovera al Pretore di aver sorvolato sulla conclusione della perizia secondo la quale "i prezzi fatturati per la lavorazione del sasso equivalgono a circa il doppio di quelli applicati solitamente" (appello pag. 12). Il primo giudice si è per contro espressamente confrontato con tale responso della perizia, riportandone addirittura alcuni stralci, di ben altro tenore rispetto a quello preteso dall'appellante. Infatti, il perito ha da un canto confrontato il prezzo con quello, pari a circa la metà, applicato "da cave specializzate" ma ha altresì indicato i motivi che, nel caso specifico, hanno comportato un onere maggiore per la lavorazione eseguita direttamente sul cantiere, ovvero "mancanza di manodopera qualificata (scalpellino da cava), mancanza di apparecchiatura meccanica idonea, qualità scadente del sasso per eccessiva irregolarità" (perizia pag. 14 e 15). Il Pretore ha fatto proprie tali considerazioni e ha concluso che questi maggiori oneri non possono essere imputati all'attore, siccome per contratto poteva ritenere di avere a disposizione pietre già pronte all'uso. Anche la censura relativa alla mercede riconosciuta a questo proposito non può quindi essere accolta.
3.5 In relazione con la contestata fase di deposito e lavorazione della pietra ricavata dallo scavo, l'appellante rimprovera infine al Pretore di aver riconosciuto la pretesa attorea per il trasporto dei sassi lavorati dal terreno adibito a deponia di cantiere fino al luogo della loro messa in opera. I maggiori costi sarebbero infatti da imputare all'attore, per aver scelto di depositare il materiale in questione su un fondo distante circa 100 metri dal muro in costruzione, rinunciando alla più comoda soluzione messa a disposizione dal committente, ovvero all'uso di un terreno posto nelle immediate vicinanze. Tale scelta organizzativa, operata in autonomia e per sue specifiche esigenze, non potrebbe quindi comportare diritto alcuno ad un compenso supplementare.
La tesi non può essere accolta. Infatti, l'appellante neppure si confronta con la conclusione pretorile che ha ritenuto, ancora una volta attingendo alle risposte fornite dal referto peritale, che l'ubicazione alternativa della deponia di cantiere non fosse dovuta ad una scelta unilaterale dell'attore, ma bensì all'inaspettata esigenza di rimediare all'inadeguatezza del fondo messo a disposizione dal committente, non potendo quel sedime fungere da deponia per un simile quantitativo (300 m3 secondo il capitolato) di roccia dura e compatta con blocchi di grandi dimensioni. Il Pretore ne ha quindi correttamente dedotto l'obbligo del committente di remunerare il trasporto quale supplemento d'opera resosi necessario.
3.6 L'appellante contesta pure la tariffa riconosciuta dal Pretore per tale trasporto, siccome il perito avrebbe indicato come congruo un prezzo minore. Anche questa censura è irricevibile poiché l'appellante non si confronta con la motivazione pretorile che, in merito alla congruità del prezzo, non ha affatto ignorato l'indicazione del perito. Il Pretore ha riconosciuto l'intera pretesa dell'attore, benché superiore, siccome non ha ravvisato alcuna contestazione sul prezzo nelle argomentazioni esposte dal convenuto in prima sede, esaurendosi queste in una critica alla scelta dell'appaltatore di optare per un altro sedime di deposito.
3.7 In conclusione, il giudizio pretorile relativo alla remunerazione dell'attore per la lavorazione e il trasporto pietre merita pertanto conferma.
4.
Utilizzo supplementare di malta
Il Pretore ha risolto il contenzioso sorto tra le parti riconoscendo la pretesa dell'attore che ha chiesto il compenso per l'utilizzo supplementare di malta (che funge da legante tra le pietre) come richiesto in corso d'opera dal committente, considerando questa esecuzione quale opera supplementare. Identificata un'ambiguità nella descrizione delle relative posizioni del capitolato d'appalto (doc. F, posizioni 612.001 e 612.003), il primo giudice ha ritenuto di aderire alla tesi del perito giudiziario sulla necessità di utilizzo della malta pur trattandosi dell'edificazione di un muro descritto come "a secco", trovandovi conferma anche nel muro eseguito dall'attore a titolo di campione e facendo ricadere sul committente le conseguenze di una carente descrizione nel capitolato per l'assenza di un'indicazione quantitativa (quale la mole di malta al metro cubo di muro). In assenza di una specifica contestazione del committente a proposito del prezzo, il Pretore ha pertanto riconosciuto la pretesa così come quantificata dall'attore.
L'appellante censura tale conclusione siccome a suo modo di vedere, come attesterebbe pure la perizia, l'attore non poteva ignorare che, a prescindere dalla terminologia utilizzata nel contratto, quel muro non poteva essere edificato altrimenti che con l'uso di malta "
per il fissaggio di pietre e scaglie
" (appello pag. 15 e 16). Ne consegue che tale uso non può pertanto essere qualificato come opera supplementare. Neppure entrerebbe in considerazione una fatturazione a tale titolo di malta per il riempimento delle cosiddette fughe (ovvero gli interstizi tra una pietra e l'altra in corrispondenza alla parte visibile del muro), siccome tale esecuzione non era prevista né è peraltro stata eseguita, come attesta la documentazione fotografica agli atti (doc. 7).
La censura non merita conferma. È corretto il ragionamento dell'appellante che, sulla base di quanto attestato dal perito e delle regole dell'arte, pretende che l'attore non potesse ignorare l'esigenza di utilizzare malta per l'esecuzione del muro in questione, a prescindere dalla denominazione imprecisa di muro a secco. Pure il Pretore è giunto alla medesima conclusione, ma ha altresì ritenuto che la richiesta di uso supplementare di malta, intervenuta durante la riunione di cantiere del 27 gennaio 2003 (doc. 3 e teste _ H e _ D), possa essere considerata una modifica d'opera da remunerare conseguentemente. A questa deduzione l'appellante contrappone unicamente la sua soggettiva opinione, secondo la quale le indicazioni fornite in corso d'opera fossero unicamente richiami a voler eseguire il manufatto come pattuito senza alcuna modifica, omettendo però di fornire elementi concreti che la suffraghino. Il suo ragionamento è addirittura contraddittorio laddove pretende che il committente non avrebbe eseguito il muro come previsto nel capitolato e quindi contesta di dover pagare un materiale che neppure sarebbe stato utilizzato. Queste ampie considerazioni sull'esigenza o meno di riempire le cosiddette "fughe" con malta di cemento confermano peraltro l'ambiguità del capitolato rilevata dal perito (perizia pag. 24 risposta a quesito n. 6). È proprio tale mancanza di chiarezza delle indicazioni fornite dalla committenza l'elemento sul quale il Pretore ha fondato la sua conclusione, che merita pertanto conferma.
A giusta ragione il primo Giudice ha inoltre rilevato la mancanza di contestazione della congruità della tariffa esposta, circostanza neppure censurata in questa sede.
5.
Casseri
Secondo l'appellante il Pretore avrebbe a torto, con un "
salomonico giudizio
" (appello pag. 17 n. 7), accolto una parte della pretesa dell'attore di un supplemento per la posa dei casseri sottovista, misconoscendo le conclusioni a cui sarebbe giunto il referto peritale. A torto. Contrariamente a quanto pretende il convenuto, la valutazione fatta dal perito (citata sia nell'atto di appello che nella sentenza pretorile), non esclude il riconoscimento di un indennizzo stabilito in via equitativa alla luce degli altri elementi emersi dall'istruttoria. È infatti sulla base delle dichiarazioni fornite dai testi (_H pag. 3, _ B pag. 10) che il Pretore ha comunque ritenuto comprovato un maggior onere nell'esecuzione e nella posa dei casseri in questione, siccome il committente ha richiesto una certa linearità, non prevista nel capitolato, che ha concretamente comportato un maggior tempo di esecuzione. Questa valutazione non è affatto contraddetta dalle risultanze peritali ritenuto come, al contrario, lo stesso referto definisca la richiesta formulata dal committente in fase d'opera come opera supplementare non essendo prevista tra le caratteristiche tecniche del cassero indicate nel capitolato (perizia pag. 26 risposta a quesito n. 9). Di conseguenza, la conclusione a cui è giunto il Pretore non può dar adito a critiche.
6.
Deduzioni operate dal committente
L'appellante sviluppa infine una serie di considerazioni in merito ad alcune opere eseguite in aggiunta a quanto previsto nel capitolato e per le quali il contenzioso si limita alla congruità degli importi fatturati, pretesa che il Pretore ha accolto limitatamente a fr. 9'929,20, ovvero alla cifra ridotta richiesta dall'attore con l'allegato conclusivo.
La censura dell'appellante è irricevibile, siccome non si confronta con le conclusioni del Pretore relative ad ognuna delle quattro specifiche posizioni contestate. La critica si esaurisce infatti in una citazione di dichiarazioni del direttore dei lavori, sentito come teste, e in commenti generici sull'applicazione dell'art. 87 della norma SIA 118 che risultano addirittura tardivi poiché non esposti nelle precedenti comparse.
Unica eccezione è la posizione R457.901 relativa all'esecuzione dei casseri dei pozzi luce, per la quale l'appellante formula perlomeno una precisa richiesta di riduzione della mercede (da fr. 6'102.05 riconosciuti dal Pretore a fr. 5'395.-) asserendo che una tariffa inferiore è più equa, ma senza confrontarsi compiutamente con il giudizio pretorile che, con riferimento al referto peritale, è giunto ad una diversa conclusione.
Anche su questo punto il giudizio impugnato merita quindi conferma.
7.
In definitiva la sentenza del Pretore regge alle critiche mosse dal convenuto, per cui l'appello, nella misura in cui è ricevibile, è infondato e deve essere respinto.
Le spese processuali seguono la soccombenza dell’appellante, che rifonderà a controparte un’adeguata indennità per ripetibili. Nella commisurazione delle spese giudiziarie si tiene conto di un valore di fr.
123'944,30
(art. 91 cpv. 1 CPC).