Decision ID: 46945b88-5127-59f6-8157-11dcd7993f12
Year: 2006
Language: it
Court: TI_TCA
Chamber: TI_TCA_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: public_law

ritenuto, in fatto
A. a) La cittadina serbomontenegrina (Kosovo) RI 1 (1964) è entrata in Svizzera il 24 novembre 2002 tramite un visto di 90 giorni per rendere visita al fratello residente nel canton Zurigo.
Durante il suo breve soggiorno in Svizzera, la ricorrente ha conosciuto il cittadino elvetico G_ (1957), con il quale si è poi sposata il 7 febbraio 2003 a Viganello. A seguito del matrimonio, ella ha ottenuto un permesso di dimora annuale, poi regolarmente rinnovato, l’ultima volta fino al 6 febbraio 2006.
b) Nel febbraio 2005, RI 1 ha iniziato a lavorare (20 ore settimanali), nel canton Zurigo, come operaia di pulizia, ottenendo il relativo consenso (Einverständnis) da parte delle autorità zurighesi di polizia degli stranieri.
B. a) Nel febbraio 2006, la ricorrente ha chiesto il rinnovo del suo permesso di dimora, affermando all’Ufficio regionale degli stranieri di _ (URS), di rientrare regolarmente al domicilio coniugale con la frequenza di due fine settimana al mese.
Il mese successivo ella si è recata nel paese d’origine per rendere visita in particolare a suo padre, ammalatosi.
b) Su richiesta della Sezione dei permessi e dell’immigrazione di accertare la situazione matrimoniale dei coniugi _, il 20 aprile 2006 la Polizia cantonale ha interrogato il marito della ricorrente, il quale ha dichiarato che il suo matrimonio con RI 1 era di compiacenza ed era stato combinato dal fratello e dai cugini della moglie per permettere a quest’ultima di ottenere un permesso di dimora in Svizzera.
c) Il 26 maggio 2006 la ricorrente ha chiesto alla Sezione dei permessi e dell’immigrazione, per il tramite dell’Ufficio svizzero di collegamento a Pristina, un visto per rientrare presso il marito in Svizzera.
d) Il 20 giugno 2002 il Dipartimento delle istituzioni ha deciso di non rinnovare il permesso di dimora annuale a RI 1. In sostanza, l’autorità ha ritenuto che il matrimonio contratto dai coniugi _ fosse di natura fittizia. La decisione è stata resa sulla base degli art. 4, 7, 9, 12, 16 LDDS e 8 ODDS.
C. Con giudizio 17 ottobre 2006 il Consiglio di Stato ha confermato la suddetta risoluzione, respingendo l’impugnativa contro di essa interposta daRI 1
Il Governo ha ritenuto che vi fossero gli estremi per non rinnovare il permesso all’interessata per i motivi addotti dal dipartimento, soggiungendo inoltre che la ricorrente in ogni caso si richiamava in maniera manifestamente abusiva a un matrimonio esistente solo sulla carta perché viveva da tempo separata dal marito.
Nel contempo, l’Esecutivo cantonale ha dichiarato nulla, in quanto lesiva dell’effetto devolutivo del ricorso, la decisione 11 settembre 2006 con cui il dipartimento ha respinto la domanda con cui RI 1 chiedeva di essere autorizzata a rientrare in Svizzera durante la procedura ricorsuale. Un’identica istanza inoltrata dall’interessata in via cautelare al Consiglio di Stato è stata dichiarata priva d’oggetto con l’emanazione del giudizio di merito.
D. Contro la predetta pronunzia governativa, RI 1 si aggrava ora davanti al Tribunale cantonale amministrativo, chiedendone l’annullamento e postulando il rinnovo del suo permesso di dimora.
La ricorrente contesta di avere concluso un matrimonio fittizio e di richiamarsi abusivamente al vincolo matrimoniale. Contesta il verbale di interrogatorio di polizia del marito, sostenendo che non corrisponde pienamente alla realtà, come quest’ultimo ha spiegato con una dichiarazione versata agli atti dinnanzi al Consiglio di Stato. Sostiene inoltre di essersi trasferita presso il fratello a Zurigo con il consenso del marito per lavorare, in quanto il reddito del marito sarebbe insufficiente per vivere, e di rientrare regolarmente ogni fine settimana in Ticino.
In seguito la ricorrente ha chiesto in via cautelare di essere autorizzata a rientrare immediatamente in Svizzera fino al termine della procedura ricorsuale.
E. All’accoglimento del gravame si oppongono sia il Consiglio di Stato sia il dipartimento, quest’ultimo con argomenti di cui si dirà, per quanto necessario, in seguito.
Il dipartimento si è per contro rimesso al giudizio del tribunale per quanto riguarda la domanda cautelare, mentre il Governo non si è espresso.

Considerato, in diritto
1. 1.1. In materia di diritto degli stranieri la competenza del Tribunale cantonale amministrativo a statuire in merito ai gravami inoltrati avverso le decisioni del Consiglio di Stato è data soltanto nella misura in cui queste ultime possono essere impugnate con ricorso di diritto amministrativo al Tribunale federale (art. 10 lett. a LALPS).
1.2. In ambito di polizia degli stranieri il ricorso di diritto amministrativo al Tribunale federale non è esperibile contro il rilascio o il rifiuto di un permesso di dimora o di domicilio, salvo laddove un diritto all’ottenimento di un simile permesso si fonda su una disposizione particolare del diritto federale o di un trattato internazionale (art. 100 cpv. 1 lett. n. 3 OG e 4 LDDS; DTF 127 II 60 consid. 1a, 126 II 425 consid. 1 con rinvii).
1.3. Giusta l’art. 7 cpv. 1 prima frase LDDS, il coniuge straniero di un cittadino svizzero ha diritto al rilascio e alla proroga di un permesso di dimora. Ai fini dell’applicazione della suddetta norma, è determinante unicamente l’esistenza di un vincolo matrimoniale giuridicamente valido (DTF 119 Ib 417 e segg. consid. 2c).
In concreto, RI 1 è sposata con un cittadino elvetico dal 7 febbraio 2003. Di conseguenza ella ha, in linea di principio, diritto al rinnovo del permesso di dimora.
Pertanto, potendo la decisione impugnata essere dedotta davanti al Tribunale federale mediante un ricorso di diritto amministrativo, si deve concludere che la competenza di questo tribunale a statuire sull’impugnativa inoltrata dall’insorgente è data. Se il permesso sollecitato non possa esserle rinnovato è una questione di merito.
1.4. Su questo aspetto, il gravame, tempestivo (art. 46 cpv. 1 PAmm) e presentato da una persona legittimata a ricorrere (art. 43 PAmm), è pertanto ricevibile in ordine.
1.5. Il ricorrso può essere evaso sulla base degli atti, senza istruttoria (art. 18 cpv. 1 PAmm). Come si vedrà in seguito, non è necessario accertare gli sforzi intrapresi da G_ presso la Sezione dei permessi e dell’immigrazione e l’URS per poter far rientrare sua moglie in Svizzera, in quanto non apporterebbero a questo tribunale ulteriori elementi di rilievo per il giudizio che è chiamato a rendere. Per quanto riguarda invece la richiesta dell’insorgente di essere sentita personalmente, bisogna considerare che né la legislazione cantonale, né quella federale garantiscono alla parte il diritto di essere udita oralmente, essendo sufficiente che essa possa far valere le proprie ragioni per iscritto (DTF 117 II 132 consid. 3b, p. 137 e rinvii; Scolari, Diritto amministrativo, parte generale, n. 141 e 146).
2. L’art. 7 cpv. 1 prima frase LDDS dispone che il coniuge straniero di un cittadino svizzero ha diritto al rilascio e alla proroga del permesso di dimora. Questo diritto - soggiunge il cpv. 2 della medesima norma - non sussiste se il matrimonio è stato contratto per eludere le prescrizioni in materia di dimora e domicilio degli stranieri, segnatamente quelle sulla limitazione del loro effettivo.