Decision ID: 5306869e-17ef-5e1e-91a5-bd1e92ea6fd3
Year: 2010
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_002
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: civil_law

ritenuto
in fatto:
A.
Mediante contratto 24 dicembre 2007, AO 1
è stata assunta da AP 1 (in seguito AP 1) in qualità di “Responsabile ristorante, _ e _” presso la struttura turistica AP 1 di _. Il contratto prevedeva un salario mensile lordo di fr. 5'500.– per tredici mensilità e una durata determinata, con onere lavorativo al 100% dal 24 febbraio 2008 al 24 novembre 2008 e al 50% dal 25 novembre 2008 al 23 febbraio 2009. Nell'aprile 2008 il salario è stato portato a fr. 6'871.45 lordi, corrispondenti a fr. 4'800.– netti (pure al netto delle imposte alla fonte), con effetto retroattivo al marzo 2008.
B.
Con scritto 9 giugno 2008 a AO 1, intitolato “esortazione”, la direzione di AP 1 ha lamentato il preteso insorgere di una situazione “diventata insostenibile” nel reparto “Ristorante”. Essa, pur evidenziando alcuni apprezzamenti (controllo sicuro delle merci, creatività ed iniziativa, grande professionalità ed impegno sul lavoro), ha lamentato qualche difetto (mancanza di senso di leader nei confronti del suo team, insicurezza nella gestione del personale, mancanza di flessibilità all'adattamento della filosofia aziendale). Ha quindi posto quale obiettivo di “collaborare al meglio” entro “fine stagione 2008” (doc. D). AO 1 ha contestato gli addebiti con scritto 18 luglio 2008 (doc. E).
Lamentando l'assenza di cambiamenti “nel suo comportamento e nel suo sistema di gestione del ristorante”, con lettera raccomandata 16 luglio 2008, intitolata “Fine rapporto di lavoro”, AP 1 ha chiesto a AO 1 di “volersi astenere dal lavoro a partire da sabato 19 luglio 2008”, informandola che “come da contratto” avrebbe avuto “diritto ad un mese di preavviso” e, dunque, sarebbe stata “pagata fino a fine agosto” (doc. F). Dette disposizioni sono state ribadite nello scritto 21 luglio 2008, consegnato brevi manu alla dipendente, con specificazione delle ragioni di tale decisione, con riferimento in particolare all'“incompatibilità verso la filosofia aziendale che vige alla AP 1” (doc. G). In medesima data AP 1 ha rilasciato a AO 1 un certificato di lavoro nel quale ha evidenziato che la dipendente è stata “una persona competente nel suo lavoro e molto disciplinata” (doc. H).
C. AO 1
il 24 luglio 2008 ha contestato la risoluzione del contratto, ritenuta ingiustificata, confermando la propria disponibilità a continuare il lavoro fino alla scadenza contrattuale del 23 febbraio 2009 (doc. I). AP 1 non si è avvalsa di detta disponibilità. A far tempo dal 1° settembre 2008 AO 1 ha iniziato a beneficiare di indennità giornaliere di disoccupazione.
D.
Con istanza 10 ottobre 2008, AO 1 si è rivolta alla Pretura del Distretto di Lugano, sezione 3, chiedendo la condanna di AP 1 al pagamento di fr. 10'263.50 oltre interessi al 5% dal 1° settembre 2008, corrispondenti alla quota di salario lordo (30%) non coperta dalle indennità giornaliere di disoccupazione riferite al periodo settembre 2008-febbraio 2009, oltre ad un'indennità per licenziamento ingiustificato (subordinamente per disdetta abusiva) da stabilire secondo l'equo apprezzamento del giudice. All'udienza di discussione del 27 novembre 2008, AO 1 ha ribadito le sue richieste, mentre AP 1 le ha avversate integralmente. Esperita l'istruttoria, le parti non sono comparse alla discussione finale, confermandosi nei rispettivi memoriali conclusivi.
E.
Con sentenza 2 ottobre 2009, il Pretore ha accolto parzialmente l'istanza, condannando AP 1 a versare a AO 1 l'importo di fr. 5'599.90 netti oltre interessi al 5% dal 1° marzo 2009 e dichiarando compensate le ripetibili.
Il primo giudice ha evidenziato che l'istante ha fondato le sue rivendicazioni sul fatto di essere, a suo dire, stata licenziata in tronco senza il sussistere di gravi motivi ex art. 337 CO nell'ambito di un contratto di durata determinata, mentre la convenuta, pur riconoscendo la durata prefissata del rapporto di lavoro, ha ritenuto nondimeno il licenziamento valido siccome avvenuto anticipatamente per motivi gravi. In estrema sintesi, secondo il Pretore, nella comunicazione del 16 luglio 2008, con la quale la convenuta ha manifestato all'istante la propria volontà di concludere la relazione contrattuale, con la preghiera di “volersi astenere dal lavoro a partire da sabato 19 luglio 2008”, con il diritto “come da contratto” ad “un mese di preavviso”, dunque al pagamento “fine a fine agosto” (doc. F) – motivazione reiterata nella missiva di conferma del provvedimento, consegnata all'istante brevi manu il 21 luglio 2008 (doc. G) – non è possibile ravvisare un licenziamento in tronco della dipendente. La rescissione immediata di un contratto implica in effetti, secondo il primo giudice, l'immediato venir meno dell'obbligo del dipendente alla prestazione lavorativa e di quello del datore di lavoro al pagamento del salario, ciò che non è però stato il caso nella fattispecie in esame. La comunicazione 16 luglio 2008 (doc. F) – qualificata dal Pretore quale tentativo di por fine al rapporto contrattuale tramite disdetta ordinaria, modalità di scioglimento non applicabile ai contratti di durata determinata – non ha dunque posto fine alla relazione contrattuale, la quale, secondo il primo giudice, è quindi perdurata fino alla sua conclusione prestabilita per il 23 febbraio 2009. A titolo abbondanziale il Pretore ha pure evidenziato che l'istruttoria non ha permesso di confermare la tesi della convenuta circa l'esistenza di cause gravi ai sensi dell'art. 337 CO, che avrebbero potuto legittimare una risoluzione in tronco, comunque non avvenuta nel caso in esame. Accertata sia la conclusione prestabilita del contratto al 23 febbraio 2009 che l'inesistenza di una sua valida prematura risoluzione ad opera della convenuta, il primo giudice ha stabilito che l'istante ha mantenuto il diritto al salario fino alla scadenza concordata. Egli ha quindi calcolato in fr. 23'700.– la spettanza salariale complessiva netta teorica, già scontata anche la trattenuta delle imposte alla fonte. Avendo AO 1 già percepito fr. 18'100.– netti dalla Cassa disoccupazione, la pretesa finale riconoscibile all'istante è stata fissata dal Pretore in fr. 5'599.90 netti, maggiorata degli interessi moratori legali a partire dal 1° marzo 2009, primo giorno successivo alla fine del rapporto contrattuale. Il primo giudice non ha per contro riconosciuto la concessione di un'indennità per licenziamento in tronco, non essendo il licenziamento qualificabile in tal senso, né tantomeno l'attribuzione di un indennizzo per disdetta abusiva, non essendo il licenziamento concettualmente possibile nel contesto di un contratto di durata determinata, ciò che determina l'oggettiva impossibilità di qualificarlo come abusivo.
F.
Con appello 15 ottobre 2009, l'istante AO 1 chiede la riforma del querelato giudizio nel senso di accogliere parzialmente l'istanza per fr. 5'599.90 netti oltre interessi al 5% dal 1° marzo 2009, ma con l'aggiunta di un'indennità per licenziamento ingiustificato, subordinatamente per disdetta abusiva, da stabilirsi dal giudice, protestando spese e ripetibili di entrambe le sedi. Con appello di medesima data, la convenuta AP 1 chiede la modifica della sentenza pretorile nel senso di respingere integralmente l'istanza, protestando spese e ripetibili di primo e secondo grado. La convenuta con osservazioni 27 ottobre 2009 postula la reiezione del gravame di parte avversa pure con protesta di spese e ripetibili e l'istante con osservazioni 2 novembre 2009 chiede la reiezione dell'appello della convenuta protestando a sua volta spese e ripetibili.
e considerato

in diritto: 1.
Non è contestato che il contratto venuto in essere tra le parti è un contratto di lavoro per tempo determinato, con scadenza al 23 febbraio 2009. Il Pretore ha ritenuto che nella comunicazione con la quale AP 1 ha manifestato a AO 1 la propria volontà di concludere la relazione contrattuale, con la preghiera di “volersi astenere dal lavoro a partire da sabato 19 luglio 2008”, con il diritto “come da contratto” ad “un mese di preavviso”, dunque al pagamento “fine a fine agosto” (doc. F) – motivazione reiterata nella missiva di conferma del provvedimento, consegnata all'istante brevi manu il 21 luglio 2008 (doc. G) – non è possibile ravvisare un licenziamento in tronco della dipendente. Entrambe le appellanti si aggravano sostenendo che saremmo invece in presenza di un licenziamento in tronco, AO 1 allo scopo di postulare anche in sede d'appello la corresponsione di un’indennità per licenziamento ingiustificato (subordinatamente abusivo), AP 1 per negare alla dipendente prestazioni salariali e indennità dopo il 31 agosto 2008, trattandosi a suo dire, di licenziamento con effetto immediato giustificato da gravi motivi.
1.1
L'art.
337 CO
dispone che il datore di lavoro e il dipendente possono disdire con effetto immediato il rapporto di lavoro per cause gravi, segnatamente quando la continuazione del contratto, in buona fede, non può più essere pretesa. Ciò è il caso quando il rapporto di fiducia tra le parti è così compromesso da non permettere una collaborazione costruttiva, di modo che la disdetta immediata sembra essere l'unica soluzione praticabile. Il licenziamento con effetto immediato è un provvedimento eccezionale, che deve essere ammesso in modo restrittivo (DTF 130 III 28 consid. 4.1, 213 consid. 3.1; 127 III 351 consid. 4a). La disdetta deve essere chiara e non lasciare alcun dubbio sulla volontà di porre fine immediatamente al rapporto di lavoro (
Brunner/Bühler/Wäber/
Bruchez
, Kommentar zum Arbeitsvertragsrecht, Basilea 2005, n. 2 ad art. 337 CO, p. 257). La risoluzione immediata a norma dell'art. 337 CO, al momento della sua ricezione, pone fine con effetto immediato al contratto di lavoro in fatto e in diritto (
Brunner/Bühler/Wäber/
Bruchez
, op. cit., n. 5 ad art. 337 CO, p. 258; DTF 120 II 243 consid. 3). Una posticipazione della fine del rapporto contrattuale dalla notifica del provvedimento, non è di principio possibile (
Streiff/von Kaenel
, Arbeitsvertrag, 6a ed., Zurigo-Basilea-Ginevra 2006, n. 14 ad art. 337 CO;
Duc/Subilia
, Commentare du contrat individuel de travail, Losanna 1998, n. 31 ad art. 337 CO), a meno che motivi d'ordine sociale giustifichino la concessione di un breve termine (“
Sozialfrist
”), comunque non superiore ad una settimana, per lasciare il posto di lavoro (
Duc/Subilia,
op. cit., loc. cit.;
Rehbinder
, in Berner Kommentar, n. 19 ad art. 337 CO). In tal caso, il datore di lavoro deve però chiaramente indicare che si tratta di una disdetta immediata e non di una disdetta ordinaria (
Favre/Munoz/Tobler
, Le contrat de travail, code annoté, 2a ed., Losanna 2010, n. 1.59 ad art. 337 CO).
1.2
Non è contestato che il provvedimento in questione è stato deciso da Swissminiatur SA in data 16 luglio 2008 e spedito a AO 1 quel medesimo giorno per lettera raccomandata. Neppure è contestato che il 19 luglio 2008 è stato l'ultimo giorno di servizio dell'istante e che quest'ultima ha percepito il salario fino a fine agosto 2008, come preannunciato (doc. C1). Si cercherà invano nel testo del provvedimento datato 16 luglio 2008 (doc. F) – e ciò vale anche per la missiva di conferma del provvedimento, consegnata all'istante brevi manu il 21 luglio 2008 (doc. G) – qualsiasi riferimento al fatto che si trattava di una disdetta immediata per motivi gravi. Entrambi i testi indicano anzi che AO 1 “come da contratto” avrebbe avuto “diritto ad un mese di preavviso” e, dunque, sarebbe stata “pagata fino a fine agosto”. A ragione il Pretore ha dunque ritenuto che il provvedimento in oggetto non era qualificabile quale cessazione immediata della relazione contrattuale per motivi gravi, quanto piuttosto quale (tentato) scioglimento tramite disdetta ordinaria nella modalità della cosiddetta liberazione dell'obbligo di lavorare fino alla scadenza fissata, con mantenimento del diritto al salario (“
Freistellung
”), a cui per altro la giurisprudenza nega la natura del licenziamento in tronco (DTF 118 II 139 consid. 1a). In questo senso del resto il provvedimento era stato percepito anche dalla dipendente, che con scritto 24 luglio 2008 inviato dal suo patrocinatore al datore di lavoro, contestando il provvedimento, aveva pure offerto “come da contratto la sua prestazione lavorativa” fino alla fine della durata determinata del contratto (doc. I). Il tentativo di AP 1 – che sarebbe stato messo in atto la prima volta il 31 luglio 2008 (doc. L, pag. 2 in alto) – di asserire “l'esistenza di cause gravi” per un licenziamento in tronco [si noti che il mail di medesima data, prodotto dall'istante in modo irrito solo in appello non può in ogni caso essere preso in considerazione (
Cocchi/Trezzini
, CPC-TI m. 7 ad art. 321 CPC)] reiterato dalla convenuta negli allegati e nelle considerazioni di prima e seconda sede, appare comunque oltremodo tardivo (
Brunner/Bühler/Wäber/
Bruchez
, op. cit., n. 11 ad art. 337 CO, p. 262)
oltre che improponibile (
Brunner/Bühler/Wäber/
Bruchez
, op. cit., loc. cit., p. 263; DTF 130 III 28, 123 III 86). In ragione di quanto testè esposto, le argomentazioni su questo punto dell'appellante AP 1
(appello AP 1, punto 3 pag. 3-4) – nella misura in cui si limitano di fatto a lamentare un'errata interpretazione da parte del primo giudice della sua volontà “di licenziare la dipendente subito per motivi gravi” – cadono nel vuoto. D'altronde la circostanza evidenziata dall'appellante AP 1 secondo cui la seconda versione del provvedimento sarebbe stata elaborata – a suo dire, in modo “più soft” – su “piangente richiesta dell'istante” (appello AP 1, pag. 3 verso il mezzo), pur trovando riscontro nella deposizione dell'assistente di direzione della convenuta AO 1 (act. V, pag. 4 in alto), è priva di rilievo. I testi del provvedimento, datati rispettivamente 16 luglio 2008 (doc. F) e 21 luglio 2008 (doc. G) sono infatti sostanzialmente identici; né nella prima, né nella seconda versione è in ogni caso ravvisabile una chiara volontà di licenziare in tronco per giusti motivi o di concedere alla dipendente agevolazioni di permanenza sul posto di lavoro per ragioni d'ordine sociale. A titolo abbondanziale si rileva che la volontà di licenziare in tronco è pure smentita dal lusinghiero certificato di lavoro rilasciato dal datore di lavoro in data 21 luglio 2008 attestante essere “la signora AO 1 persona competente e molto disciplinata” (doc. H). Diversamente da quanto sostenuto dall'appellante AO 1 (appello AO 1, pag. 6 nel mezzo), il fatto che il datore di lavoro abbia affermato in corso di causa di aver riconosciuto un mese di salario “per mera bontà” è privo di rilievo e non conferisce al versamento del salario eseguito fino a fine agosto 2008 – quindi per oltre quaranta giorni dopo la notifica del provvedimento – valenza di “
Sozialfrist
”. Per altro, ricevendo le lettere 16 luglio 2008 (doc. F) e 21 luglio 2008 (doc. G) con le quali la convenuta manifestava la volontà di porre fine al rapporto di lavoro, AO 1 aveva correttamente inteso che il provvedimento non era un licenziamento in tronco, ma una disdetta con effetto al 31 agosto 2008, con esonero dall'obbligo di lavorare a far tempo dal 19 luglio 2008 (doc. I, verso il basso). L'interpretazione delle circostanze e degli atti, che ha indotto il primo giudice ad escludere che il provvedimento in questione possa essere qualificato quale licenziamento in tronco, appare dunque giusta e merita conferma. Gli appelli di AO 1 e AP 1 su questo punto cadono pertanto nel vuoto.
2.
Essendo accertato che il provvedimento notificato a AO 1 non è una risoluzione immediata del rapporto di lavoro a norma dell'art. 337 CO, ogni considerazione sulle ulteriori argomentazioni dell'appellante AP 1 (appello AP 1, punto 4 pag. 4-6) – tutte mirate a dimostrare l'esistenza di cause gravi giustificanti il licenziamento in tronco – appare superflua. L'assunzione del teste _ H_ postulata dall'appellante AP 1 (appello AP 1, punto 3 pag. 3) – già respinta dal primo giudice – destinata a provare “il comportamento del tutto inadeguato della signora AO 1 nei suoi confronti e nei confronti della clientela orientale (indiana, ecc.)” oltre che “le angherie subìte”, quindi circostanze semmai afferenti alla tesi della legittimità del licenziamento in tronco, risulta palesemente irrilevante per il giudizio, quindi inammissibile (
Cocchi/Trezzini
, CPC-TI, m. 21 ad art. 322 CPC).
Per il medesimo motivo, segnatamente l'inesistenza di un licenziamento immediato, non entrano in considerazione l'applicazione dell'art. 337c cpv. 3 CO e l'attribuzione di “un’indennità per ingiusto licenziamento immediato” postulata dall'appellante AO 1. L'applicazione dell'art. 336a CO e l'attribuzione di un'indennità per “disdetta ordinaria abusiva”, pure postulata dall'appellante AO 1 (appello AO 1, punto 6 pag. 8 nel mezzo) sono improponibili. Le norme relative alla protezione contro le disdette (art. 336-336d CO) risultano infatti inapplicabili ai contratti di lavoro di durata determinata (
Favre/Munoz/Tobler
, op. cit., n. 1.2 ad art. 336 CO;
Wyler
, Le contrat de travail, Berna 2008, pag. 436;
Brunner/Bühler/Wäber/
Bruchez
, op. cit., n. 4 ad art. 334 CO, p. 204).
3.
L'appellante AO 1
postula anche la riforma del dispositivo n. 2, con l'attribuzione di congrue ripetibili (almeno fr. 1'000.–) a suo favore. Rileva che anche in caso di mancata concessione dell'indennità per licenziamento ingiustificato da lei postulata, sarebbe a suo dire errata la decisione del primo giudice di dichiarare compensate le ripetibili. A torto. Giusta l’art. 148 CPC il giudice condanna la parte soccombente a rimborsare all’altra, tra l'altro, le ripetibili (cpv. 1), ritenuto che, se vi è soccombenza reciproca o concorrono altri giusti motivi, egli può ripartirle parzialmente o per intero fra loro (cpv. 2). La giurisprudenza ha poi già avuto modo di stabilire che nella determinazione degli oneri processuali e delle ripetibili il Pretore dispone di ampia latitudine, nel senso che la sua valutazione, se è rispettosa delle tariffe applicabili, è censurabile solo per eccesso o abuso del potere di apprezzamento (
Cocchi/Trezzini
, CPC-TI, m. 32 e 51 ad art. 148 e m. 19 ad art. 150). Nella specie, l'istante aveva formulato pretese salariali per fr. 10'263.50 oltre ad un'indennità per licenziamento ingiustificato da stabilirsi dal giudice. Ha ottenuto fr. 5'599.90, con giudizio che viene ora confermato. Considerata anche la richiesta di quest'ultima indennità, la decisione del primo giudice di compensare le ripetibili non appare eccessiva o abusiva a norma della menzionata giurisprudenza.
4.
Entrambi gli appelli devono dunque essere integralmente respinti e la sentenza di prima sede confermata. Non si prelevano tasse né spese di giustizia, trattandosi di causa fondata sul diritto del lavoro di valore non superiore a fr. 30'000.–, mentre le ripetibili di seconda sede seguono le rispettive soccombenze. Per l'impugnabilità al Tribunale federale fa stato per l'appello di AP 1 l'importo di fr. 5'599.90 e per l'appello di AO 1 il valore, rimasto indeterminato, dell'indennità per preteso ingiusto-abusivo licenziamento, comunque inferiore ai limiti fissati dalla LTF per un
ricorso in materia civile al Tribunale federale.