Decision ID: 094c2be1-cdc9-5541-bf26-a9fbb10daa6f
Year: 2005
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: civil_law

in fatto:
A.
CO 2 (1966) e AP 1 (1965), sposatisi con solo rito religioso, sono i genitori di N_ (5 luglio 1994), M_ (23 dicembre 1995) e J_ (19 marzo 1997). In seguito alla loro separazione, nel dicembre del 2002, i figli sono rimasti con la madre. Con risoluzione del 23 dicembre 2002 la Commissione tutoria regionale 11 ha disciplinato il diritto di visita del padre durante le festività natalizie. Il 7 gennaio 2003, preso atto che CO 2 non aveva riconsegnato i figli, essa ha decretato senza contraddittorio il collocamento provvisorio dei ragazzi nell'Unità di pronta accoglienza e osservazione (PAO) a _, ha autorizzato unicamente contatti telefonici con loro, ordinando altresì accertamenti sulle capacità dei genitori. Il 4 febbraio 2003, confermato il collocamento dei figli, la Commissione tutoria regionale ha concesso a ogni genitore una visita sorvegliata ogni due settimane e un colloquio telefonico sorvegliato ogni due settimane. Adita da entrambi, con decisione del 31 marzo 2003 l'autorità di vigilanza ha esteso il diritto di visita a un incontro sorvegliato ogni settimana.
B.
Esaminati i rapporti del PAO, del Servizio psico-sociale di _ e del Servizio medico-psicologo di _ e sentite le parti, con decisione del 10 aprile 2003 la Commissione tutoria ha affidato i figli al padre, ha riservato il diritto di visita della madre e ha istituito in favore dei figli una curatela educativa (art. 308 cpv. 2 CC), designando _ come curatore. A un eventuale ricorso è stato tolto effetto sospensivo. Contro la decisione appena citata AP 1 è insorta il 16 aprile 2003 all'autorità di vigilanza sulle tutele, chiedendo ¿ previa concessione dell'assistenza giudiziaria ¿ di essere reintegrata nella custodia dei figli. Nella sua risposta del 2 maggio 2003 CO 2 ha proposto di respingere il ricorso.
In pendenza di ricorso, con risoluzione dell'8 maggio 2003 la Commissione tutoria ha ripristinato la custodia parentale di AP 1 sulla figlia cadetta J_, ha concesso al padre un colloquio telefonico ogni settimana con lei, vietandogli tuttavia di avvicinarsi a meno di 200 m da lei, e ha confermato l'affidamento di N_ e M_ a CO 2, riservando alla madre il più ampio diritto di visita da esercitare compatibilmente con i desideri dei figli. AP 1 ha impugnato anche tale decisione con ricorso del 20 maggio 2003 nel quale ha nuovamente chiesto di essere reintegrata nella custodia dei figli maggiori. La Commissione tutoria regionale 11 ha dichiarato di rinunciare a presentare osservazioni, mentre CO 2 ha concluso per il rigetto del ricorso. Dopo essere state sentite, le parti hanno poi presentato memoriali conclusivi nei quali hanno confermato le loro domande.
C.
Ritenendo eccessiva la durata della procedura davanti all'autorità di vigilanza, il 21 gennaio 2004 AP 1ha introdotto un ricorso per denegata giustizia davanti al Consiglio di Stato, che ha trasmesso il ricorso alla Sezione degli enti locali, la quale lo ha fatto proseguire l'indomani alla Camera civile di appello. Con sentenza del 13 aprile 2004 questa Camera ha dichiarato irricevibile il ricorso e ha rinviato gli atti all'autorità di vigilanza perché invitasse il Consiglio di Stato a esaminare la propria competenza (inc. 11.2004.8). Con decisione del 15 giugno 2004 il Consiglio di Stato ha dichiarato il ricorso irricevibile.
D.
Statuendo il 21 giugno 2004, l'autorità di vigilanza ha privato AP 1 della custodia parentale sui figli N_ e M_, affidati al padre, ha incaricato il Servizio sociale di _ di sorvegliare l'affidamento e di fungere da ufficio di controllo e informazione, ha disciplinato il diritto di visita della madre (e del padre con J_) in due ore sorvegliate ogni 15 giorni presso la _ a _ e ha ordinato a CO 2 di collaborare con il curatore dei figli. Non sono state prelevate tasse né spese. AP 1 e CO 2 sono stati ammessi al beneficio dell'assistenza giudiziaria.
E.
Contro la decisione predetta AP 1 è insorta il 13 luglio 2004 con un appello, chiedendo ¿ previo conferimento dell'assistenza giudiziaria ¿ di essere reintegrata nella custodia parentale sui figli maggiori. Accertato che CO 2 era stato nel frattempo incarcerato, con decisione del 27 luglio 2004 la Commissione tutoria regionale ha disposto l'affidamento provvisorio di N_ e M_ alla zia paterna _. Dopo la liberazione di CO 2, avvenuta nel novembre 2004, preso atto che i diritti di visita della madre con N_ e M_ erano gravemente ostacolati dal padre, con decisione del 4 gennaio 2005, l'autorità tutoria ha sospeso il diritto di visita del padre a J_, ingiungendogli di astenersi da ogni contatto con la figlia e di non avvicinarla a meno di 200 m, ha riconfermato l'affidamento di N_ e M_ al padre e ha sospeso il diritto di visita di AP 1 ai figli maggiori.
F.
Il 9 settembre 2005 il giudice delegato di questa Camera, esaminata la relazione del 17 maggio 2005 del Servizio sociale di _, ha ordinato la notifica dell'appello di AP 1 e ha assegnato a CO 2 un termine per presentare osservazioni sulla richiesta di annullare il collocamento di N_ e M_ presso di lui. Nelle sue osservazioni del 21 settembre 2005 CO 2 propone di respingere l'appello, instando anch'egli per il beneficio dell'assistenza giudiziaria.

Considerando
in diritto:
1.
Le decisioni emesse dall'autorità di vigilanza sulle tutele sono impugnabili a questa Camera nel termine di 20 giorni (art. 48 della legge sull'organizzazione e la procedura in materia di tutele e curatele, dell'8 marzo 1999, cui rinvia l'art. 39 LAC). Tempestivo, sotto questo profilo l'appello in esame è dunque ricevibile. La procedura applicabile è quella degli art. 307 segg. CPC, con la particolarità ¿ per analogia ¿ dell'art. 424
a
CPC.
2.
Litigiosi sono la privazione della custodia parentale dell'appellante sui figli N_ e M_ e il loro collocamento dal padre. L'autorità di vigilanza ha escluso che la madre presenti gravi carenze genitoriali, ma ha riscontrato la ferma volontà di N_ e M_ di essere affidati al padre e il loro rifiuto nei confronti della madre. L'autorità di vigilanza ha accertato che l'interessata ha una personalità fortemente legata al suo ambiente, contrassegnato da uno stretto legame familiare nell'ambito del quale i fratelli assumono un ruolo protettivo verso di lei, e appare così poco autorevole nel ruolo di madre, onde le difficoltà nella gestione dei figli. Per quanto essa non possa dirsi inidonea alla funzione di genitrice, la mancanza di individualità e di autorevolezza fanno sì che i figli non la riconoscano come figura materna. L'ostilità dei figli maggiori nei suoi confronti, poi, non è mutata neppure dopo il collocamento al PAO, i due rifiutando di tornare a casa e finanche di comunicare con lei. L'autorità ha escluso d'altra parte che tale atteggiamento fosse dovuto all'influenza esercitata dal padre. Per finire, ha concluso l'autorità, obbligare i figli maggiori a tornare dalla madre non sarebbe compatibile con il bene di loro, mancando tranquillità e sicurezza. In tali circostanze essa ha ritenuto di privare la madre della custodia parentale su N_ e M_, giustificando il provvedimento come l'unica misura per tutelare gli interessi del figli, compresi quelli di J_, potendo questa vivere con maggior serenità la comunione con la madre.
L'autorità di vigilanza ha poi esaminato se l'affidamento dei due figli al padre fosse adeguato e rispondesse al bene di loro. Al proposito essa ha accertato che l'interessato è idoneo a occuparsi dei ragazzi, tanto più che agli occhi di loro è una figura importante. Inoltre egli dimostra di essere attento, affettuoso ed equilibrato. Per di più, l'affidamento al padre risponde alla ferma volontà dei due figli. Nondimeno, vista l'ostilità dei ragazzi verso la madre, l'autorità di vigilanza ha previsto una sorveglianza da parte del Servizio sociale, ritenuta opportuna anche perché il padre, ottenuto l'affidamento dei figli, aveva interrotto i contatti con il curatore e i maestri di scuola, sostenendo che quella era la volontà dei ragazzi. L'autorità di vigilanza ha quindi ingiunto all'interessato di ripristinare immediatamente le relazioni con il curatore. Infine il Servizio sociale di _ è stato designato ufficio di controllo e di informazione giusta l'art. 307 cpv. 3 CC con l'incarico di valutare la situazione dei minori e di suggerire, dandosi il caso, una loro presa a carico per ricuperare il rapporto con la madre.
3.
L'appellante contesta il provvedimento adottato nei suoi confronti, rimproverando all'autorità tutoria di averle tolto la custodia dei due figli pur non avendo riscontrato carenze di lei né circostanze pericolose o atte a minare la salute dei figli. Sostiene che l'avversione dei figli nei suoi confronti è dovuta all'ingerenza del padre, il quale li ha indottrinati e rifiuta di condurli da lei, sicché essi hanno perso fiducia nella figura materna. Dolendosi di non poter vedere i figli da oltre un anno, essa afferma che una ripresa dei contatti gioverebbe ai ragazzi. Quanto al collocamento dal padre, l'appellante ne censura l'adeguatezza, lamentando che i figli siano stati affidati a un carcerato, il quale ha addirittura interrotto qualsiasi contatto con il curatore e non si attiva minimamente per favorire una ripresa delle relazioni filiali con lei.
4.
L'art. 310 cpv. 1 CC prevede che quando il figlio non possa essere altrimenti sottratto al pericolo, l'autorità tutoria deve toglierlo alla custodia dei genitori, o dei terzi presso cui si trova, e ricoverarlo convenientemente. Nell'accezione di ¿pericolo¿ rientra tutto quanto è suscettibile di pregiudicare lo sviluppo fisico, intellettuale e morale del figlio sotto l'autorità parentale dei genitori (
Hegnauer
, Grundriss des Kindesrechts, 5a edizione, pag. 214 n. 27.36). Con la privazione della custodia parentale l'autorità tutoria decide parimenti il collocamento del minorenne, che deve corrispondere alla personalità e ai suoi bisogni (
Hegnauer
, op. cit., pag. 215 n. 27.41). Il provvedimento è applicabile anche quando le relazioni tra genitori e figli siano così gravemente turbate che non si possa più esigere ragionevolmente la convivenza ulteriore e, secondo le circostanze, non si possa rimediare altrimenti (art. 310 cpv. 2 CC). Le misure previste dagli art. 307 segg. CC sono informate al bene del figlio e non dipendono da un'eventuale colpa dei genitori, né costituiscono una sanzione nei confronti loro (
Breitschmid
in: Basler
Kommentar, ZGB I,
2a edizione, n. 4 ad art. 307 CC). L'interesse del bambino è il punto di riferimento costante, soprattutto per valutare il collocamento (Messaggio concernente l'adesione della Svizzera alla Convenzione ONU sui diritti del fanciullo del 20 novembre 1989: FF 1994 pag. 27 n. 326).
5.
Per quel che attiene alla madre, secondo l'Unità di intervento regionale di _ (UIR) essa non denota gravi carenze genitoriali. Il problema è che i figli sono schierati dalla parte del padre, di modo che un affidamento a lei avrebbe comportato una situazione difficilmente controllabile, costei non apparendo in grado di gestire i figli (relazione del 22 gennaio 2003, pag. 2 seg.). In un successivo rapporto del 13 marzo 2003 i responsabili del Servizio hanno rilevato che l'interessata ha una ¿storia di vita margine e relegata in famiglia, dove ha sempre assunto un ruolo di cura (in queste precarie e sacrificate condizioni socio-ambientali essa non ha nemmeno potuto frequentare la scuola media); inoltre per le difficoltà-incapacità di gestire i figli, questi erano spesso dai nonni¿. Per gli operatori, ciò poteva spiegare certe sue difficoltà nella relazione con i figli (doc. 12). Il Servizio psico-sociale di _, incaricato di allestire una valutazione psichiatrica dei genitori, ha ritenuto nondimeno il 27 marzo 2003 che l'interessata, quantunque cresciuta e legata a una cultura diversa, dimostra buone capacità di adattamento, né constano fattori patogeni che potrebbero pregiudicare le sue capacità genitoriali. Anzi, essa risulta dedicarsi ¿con impegno e coinvolgimento affettivo¿ all'educazione dei figli (doc. 14, pag. 6). In simili condizioni l'appellante non può definirsi inidonea ad assolvere il ruolo di genitrice, tanto meno ove si pensi che continua a occuparsi dell'ultimogenita senza apparenti difficoltà (rapporto del 17 maggio 2005 del Servizio sociale di _, pag. 4).
6.
Rimane il fatto che i due figli maggiori hanno dichiarato chiaramente di non voler stare con lei. Già dal primo rapporto del 22 gennaio 2003 dell'UIR si evince che N_ (1995) ha manifestato la volontà di raggiungere il padre in maniera piuttosto precisa, definitiva, tanto che per gli operatori tale convinzione era ¿poco modificabile¿ (doc. 8, pag. 2). In un successivo colloquio il ragazzo ha ribadito tale desiderio, rifiutando decisamente la madre (rapporto del 29 gennaio 2003: doc. 9, pag. 2). I responsabili del PAO di _ hanno poi riferito che durante le visite della madre N_ è apparso per lo più freddo e che alle chiamate telefoniche rispondeva sinteticamente, per tacere delle volte in cui si negava. A un'educatrice egli ha ripetuto di voler raggiungere il padre e vedere la madre ¿solo ogni tanto, ma poco¿. Tale atteggiamento non è mutato nel tempo (rapporto intermedio del 20 marzo 2003: doc. 13). Dal rapporto del Servizio sociale di _, del 17 maggio 2005, si desume che N_ appare sempre sicuro e all'altezza della situazione, determinato nel respingere la figura materna, al punto da influenzare la sorella M_ (pag. 2).
Quanto a M_ (1996), nel primo rapporto dell'UIR essa ha espresso il desiderio di stare con il papà in modo ambivalente (doc. 8, pag. 2), salvo poi allinearsi sulla posizione del fratello (doc. 9, pag. 2). Durante i diritti di visita della madre al PAO la bambina appariva all'inizio impacciata, ma poi salutava e abbracciava la mamma, prendendosi volentieri una porzione di coccole. Nel corso delle telefonate essa alternava invece rifiuti a indecisioni, mostrandosi combattuta. A un'educatrice essa ha confidato di voler raggiungere il padre, ma di voler ¿tanto vedere la mamma¿. In sostanza essa è apparsa assai insicura, indecisa e piuttosto in balìa degli eventi (doc. 13). I responsabili del Servizio sociale di _, confermando sostanzialmente quanto accertato dai responsabili del PAO, hanno rilevato che essa, influenzata dal fratello, respinge ormai la madre, non lascia più alcuno spiraglio d'avvicinamento, negando qualsiasi rapporto affettivo e di tenerezza (rapporto del 17 maggio 2005, pag. 3).
7.
Il desiderio dei figli è solo uno dei criteri che presiede al loro affidamento, accanto a fattori oggettivi (
Hegnauer
in: Berner Kommentar, 4a edizione, n. 77 ad art. 273;
Rumo-Jungo
, L'audition des enfants lors du divorce de leurs parents in: SJ 2003 II pag. 131). Il punto di vista dei ragazzi è viepiù importante nella misura in cui, vista l'età e lo sviluppo di loro, tale desiderio appaia come una decisione consolidata e sia l'espressione di una stretta relazione affettiva con il genitore (DTF 127 III 298 consid. 4a). Nella fattispecie i figli si ostinano ormai nel respingere la madre, negando qualsiasi contatto con lei e ¿ come risulta dal rapporto del Servizio sociale di _o, acquisito in appello ¿ dopo due anni il loro atteggiamento non è cambiato, seppure il rifiuto di M_ appaia meno reciso. Contrariamente a quanto sostiene l'appellante poi, non si ravvisano indizi concreti che facciano apparire la volontà dei ragazzi coartata. A ciò si aggiunge l'incapacità dell'appellante non nel ruolo di genitrice, ma in quello di gestire quotidianamente i figli. Già i responsabili del PAO avevano constatato che l'interessata è una madre poco autorevole, mentre la gestione dei tre fratelli è impegnativa (doc. 13, pag. 6 in alto). Durante le visite essi hanno avuto poi l'impressione che essa fosse in balìa dei figli e dei loro rifiuti (pag. 8 in fine), che non riusciva a imporsi, facendosi quasi sostituire dal figlio maschio (pag. 11). Anche _, il quale ha seguito i figli nell'aprile e nel maggio del 2003, dopo la loro dimissione dal PAO, ha notato una situazione di grave conflitto tra l'appellante e i due figli maggiori (tanto da dover chiamare più volte il padre per calmarli), i quali sono arrivati al punto di insultare la madre e di sputarle addosso (rapporti del curatore: doc. 69). All'audizione dell'11 giugno 2003 davanti all'autorità di vigilanza l'appellante ha ammesso: ¿Fintanto che [i due] non cambiano e non si sono calmati, avrei timore ad avere a casa N_ e M_. Ho paura che si farebbero del male e che non mi rispetterebbero come madre¿ (verbale: doc. 67).
Nella situazione testé riassunta la volontà dei ragazzi, la mancanza di autorevolezza della madre e l'aperto conflitto instauratosi ormai tra i due figli maggiori e la genitrice dimostrano quanto improponibile sia lasciare la custodia di loro all'appellante. Ciò si rifletterebbe negativamente sul bene dei due, i quali si troverebbero a vivere in un clima di costante conflittualità, seriamente pregiudizievole per uno sviluppo psichico armonioso ed equilibrato. Con riferimento a J_ è vero che, per quanto possibile, i fratelli non dovrebbero essere separati (DTF 115 II 317), ma è anche vero che nella fattispecie la gestione dei tre ragazzi trascende le capacità personali dell'appellante. D'altro lato è evidente che non è il caso di togliere all'appellante anche J_, i cui rapporti con la madre non risultano creare problemi. Ne segue che la decisione adottata dall'autorità di vigilanza si rivela, nelle circostanze descritte, una sorta di soluzione obbligata. Infondato, su questo punto l'appello è destinato pertanto all'insuccesso.
8.
Ciò posto, occorre ancora esaminare se l'affidamento dei due figli maggiori al padre sia un ricovero ¿conveniente¿ nel senso dell'art. 310 cpv. 1 CC. L'appellante contesta l'ipotesi, ricordando che il padre è in prigione, delega a terzi la cura dei figli e non rispetta le decisioni dell'autorità. Ora, v'è effettivamente da domandarsi come mai l'autorità di vigilanza, cognita della carcerazione inflitta a CO 2, abbia potuto confermare senza remore la decisione dell'autorità tutoria. Se non che, nel novembre del 2004 CO 2 è stato scarcerato. La questione è pertanto di sapere se il collocamento presso di lui sia conforme al bene dei figli (sopra consid. 4).
a)
Per decidere circa il collocamento del figlio l'autorità deve dipartirsi, nell'interesse del minorenne, dai legami familiari, sempre che non siano in contrasto con il bene di lui. Il collocamento da parenti prossimi va quindi preferito, di regola, al collocamento presso terzi (
Hegnauer
, op. cit., pag. 216 n. 27.41; RDT 1982 pag. 34). In concreto sia l'autorità tutoria sia l'autorità di vigilanza hanno accertato la sostanziale idoneità del padre a occuparsi dei figli. Dal rapporto del Servizio sociale di _ si deduce anzi che ¿la sua preoccupazione maggiore attualmente sono proprio i figli, verso i quali nutre un sentimento protettivo paterno e il suo desiderio è di averli a casa al più presto¿ (rapporto del 27 marzo 2003: doc. 14). Dal maggio del 2004, del resto, N_ e M_ vivono presso il padre e la di lui famiglia. Durante la nota carcerazione del genitore ai due hanno accudito la nonna e la zia materna. Nell'attuale quadro familiare non risultano problemi personali. A livello di apprendimento N_ non incontra difficoltà né mostra comportamenti inadeguati. M_ è in affanno a scuola e impacciata con i compagni, ma di ciò si occupa l'autorità tutoria, che sta valutando l'inserimento di lei in una classe speciale quando passerà alla scuola media (rapporto del Servizio sociale di _, del 17 maggio 2005).
b)
Perplessità sussistono invece per il fatto che non è dato di sapere come il padre si occupi dei figli. Dalla sua scarcerazione, avvenuta nel novembre 2004, egli risulta avere ripreso l'attività di metalcostruttore indipendente, ma sulla compatibilità di tale occupazione con la cura dei figli tutto si ignora. Nulla si conosce nemmeno sulla natura e la gravità del reato ascrittogli, che lo ha condotto in prigione. Perplessi lascia anche l'atteggiamento di lui verso la madre dei ragazzi. Dagli atti risulta che, terminato il loro anno scolastico a _, N_ e M_ non hanno più visto la madre proprio per gli impedimenti frapposti dal padre (verbale di audizione di AP 1 dell'11 giugno 2003: doc. 67; lettera di _ del 21 novembre 2003, allegata al doc. 49), il quale non si fa scrupolo di ammettere tale comportamento (rapporto del 17 maggio 2005 del Servizio sociale di _, pag. 4). Anzi, nelle osservazioni all'appello egli ritiene ¿un riavvicinamento un'inammissibile forzatura che avrebbe effetti devastanti sui minori¿ (memoriale, pag. 7). La sua famiglia si comporta nello stesso modo, in particolare la sorella _, la quale, vistasi attribuire provvisoriamente la custodia dei ragazzi durante la carcerazione del fratello, si è ripetutamente rifiutata di condurre i ragazzi alla _ per il diritto di visita, tanto da costringere la Commissione tutoria a sporgere denuncia il 12 novembre 2004 per violazione dell'art. 292 CP.
c)
Si aggiunga che CO 2 ha interrotto i contatti anche con il curatore dei figli (doc. 66), il quale nell'ottobre del 2003 ha confermato di non avere più visto i ragazzi dal maggio precedente e di avere solo intrattenuto colloqui telefonici con il padre, che dal mese di agosto non si è più fatto sentire (doc. 15 e 16). Dal rapporto del Servizio sociale di _ del 17 maggio 2005 risulta addirittura che l'interessato non ritiene più giustificato l'intervento degli operatori né di qualsiasi altra autorità (pag. 4 in fine). Egli obietta, certo, che i figli odiano la madre e non vogliono più incontrare il curatore, sentendosi da lui minacciati (verbale di CO 2, del 12 giugno 2003: doc. 68), né gli operatori del Servizio sociale di _ (rapporto del 17 maggio 2005, pag. 4). Se così fosse, v'è da domandarsi se un padre del genere goda di sufficiente credito agli occhi dei figli e se sia capace, alla prova dei fatti, di agire con la necessaria autorevolezza per il bene di loro. Anzi, un genitore che avalla supinamente eccessi e squilibri dei figli è lungi dall'infondere cieca fiducia nell'affidamento.
d)
Sta di fatto che, oggi come oggi, il collocamento dei figli da terzi o in un istituto sarebbe una soluzione ancora peggiore, sia perché contrasterebbe nettamente con la volontà dei ragazzi, sia perché priverebbe questi ultimi della figura paterna e della ¿famiglia allargata¿, importanti fattori di affetto (rapporto del 20 marzo 2003 del PAO: doc. 13, pag. 6 a metà). Per di più, il collocamento dei figli in un istituto risulterebbe una misura pesantemente incisiva, di dubbia proporzionalità nella fattispecie, che potrebbe configurare per altro una privazione della libertà a scopo di assistenza (
Breitschmid
, op. cit., n. 12 ad art. 310). In sintesi, il provvedimento farebbe perdere ai figli la figura del padre e non favorirebbe necessariamente il riavvicinamento alla madre, tanto meno dopo l'esperienza negativa dei ragazzi al PAO (rapporto del 17 maggio 2005 del Servizio sociale di _, pag. 7).
9.
Se il collocamento dei due figli dal padre è ¿ come si è accennato ¿ una sorta di via obbligata, ciò non significa che in concreto le autorità debbano limitarsi a osservare la situazione. Intanto giovi ricordare a CO 2 che l'appellante è la sola detentrice dell'autorità parentale e ha il diritto di prendere misure in favore dei figli, sia in materia di cure (per esempio in caso di intervento medico), di scelte scolastiche e professionali (tant'è che le incombe di collaborare con i docenti, con le istituzioni pubbliche e con quelle di aiuto alla gioventù: art. 302 cpv. 3 CC) o di educazione religiosa, sia promuovendo relazioni con terzi (
Stettler
in: Traité de droit privé suisse, vol. III, tomo II/1, pag. 404 segg.) e amministrando i beni dei figli (art. 318 segg. CC). Inoltre essa ha il diritto di ottenere ¿ anche da terzi, compresi docenti e medici ¿ informazioni sullo stato di salute e sugli avvenimenti particolari che si verificano nella vita dei figli (art. 275
a
cpv. 1 e 2 CC).
---------, da parte sua, non acquisisce la custodia parentale tolta alla madre, non avendo egli l'autorità parentale. La sua posizione è assimilabile né più né meno a quella di un genitore affiliante, detentore di una custodia di fatto (DTF 120 Ia 260), tenuto a dare ai figli quanto occorre giornalmente (DTF 128 III 10 consid. 4a). Egli può rappresentare la madre nell'esercizio dell'autorità parentale, ma solo per quanto necessario al debito adempimento del suo compito (art. 300 cpv. 1 CC), ad esempio prendendo le decisioni che per la loro natura spettano all'educatore immediato e quelle che per ragioni di urgenza, malattia, assenza e così via non possono essere prese dalla madre (
Hegnauer
, op. cit., pag. 182, n. 25.13).
Quanto alla relazioni personali dei due figli, salvo qualche sporadico diritto di visita esercitato alla _ durante la carcerazione di CO 2 la madre non risulta più avere incontrato i figli. Tale situazione non è ammissibile, giacché di regola il rapporto di un minorenne con entrambi i genitori è un fattore essenziale per lo sviluppo psichico e per il processo di ricerca d'identità (DTF 130 III 590 consid. 2.2.2 con riferimenti). È vero che tutti i tentativi intrapresi finora per riavvicinare i figli alla madre sono falliti, ma ciò si deve anche per la totale mancanza di collaborazione da parte del padre. L'autorità tutoria va esortata pertanto a non lasciare nulla di intentato, soprattutto di fronte a un padre che non ha coscienza del problema e che sotto questo profilo lascia N_ e M_ al loro destino.
10.
Le considerazioni testé enunciate giustificano nel caso in esame un collocamento sorvegliato con attenzione dalla presenza attiva e costante di un curatore. I due figli hanno già un curatore educativo nella persona di _, designato dall'autorità tutoria sulla base dell'art. 308 cpv. 2 CC. Se non che, il collocamento dei figli a _ non appare conciliabile con un efficace svolgimento del mandato. Occorre pertanto che la Commissione tutoria regionale provveda altrimenti, nominando un curatore che cerchi di ristabilire anche un clima di fiducia nei confronti della madre. A lui spetterà di organizzare un sostegno adeguato ai ragazzi, non senza trascurare di incaricare ¿ ad esempio ¿ uno psicoterapeuta che cerchi di ricuperare la figura della genitrice, verificando con lui la possibile ripresa delle relazioni con la titolare dell'autorità parentale. Di ciò egli dovrà tenere costantemente informata l'autorità tutoria, presentando rapporti sull'evolversi della situazione. L'autorità tutoria, da parte sua, potrà intervenire e prendere tutte le misure che si imporranno. Essa non dovrà avere remore, in particolare, nell'ascoltare i figli, direttamente o per il tramite di uno specialista con qualifiche in campo psicologico o psicoterapeutico, e potrà anche far capo ¿ ravvisandone l'utilità ¿ all'opera di un mediatore. Al padre, infine, andrà chiesto un serio programma di gestione quotidiana dei ragazzi.
Accanto alla figura del curatore, è opportuno che collabori ¿ come ha deciso l'autorità di vigilanza ¿ il Servizio sociale, cui è affidato il compito di sorvegliare il collocamento e di fungere da ufficio di controllo. Esso agirà di concerto con il curatore perché siano disposti progetti di sostegno, di qualsiasi ordine e natura. Che CO 2 si dimostri refrattario poco importa, il curatore essendo chiamato a tutelare il bene dei figli (DTF 118 II 242 consid. 2d), non la volontà dell'affidatario, tant'è che d'intesa con l'autorità tutoria è abilitato a intervenire direttamente sul figlio (SJ 1979 pag. 292). Quanto al padre, già l'autorità di vigilanza lo ha diffidato ¿ sotto comminatoria dell'art. 292 CP ¿ a collaborare con il curatore. Dovesse egli ostacolare il curatore nelle relazioni con N_ e M_ o disattendere le indicazioni del curatore medesimo, come quelle di altri operatori sociali, l'autorità tutoria prenderà le misure del caso, senza scartare l'ipotesi ultima del collocamento dei ragazzi altrove o in un istituto.
11.
Se ne conclude che, provvista di buon diritto, la decisione impugnata merita conferma. Gli oneri del giudizio odierno seguono la soccombenza (art. 148 cpv. 1 CPC). L'appellante rifonderà inoltre alla controparte un'adeguata indennità per ripetibili. Circa le domande di assistenza giudiziaria, il requisito dell'indigenza (art. 3 cpv. 2 Lag) è manifesto per entrambi i genitori. Invero l'attribuzione di ripetibili renderebbe senza oggetto la richiesta di CO 2, ma la relativa indennità appare di difficile ¿ se non impossibile ¿ incasso, onde l'opportunità di concedere sin d'ora il beneficio (DTF 122 I 322). Per quanto riguarda la probabilità di buon diritto (art. 14 cpv. 1 lett. a Lag), essa non era evidente nell'appello, ma si può capire che l'interessata abbia nutrito ¿ a torto ¿ qualche aspettativa in un estremo tentativo di difesa. Entrambe le parti vanno quindi ammesse al beneficio dell'assistenza giudiziaria. L'indennità dei patrocinatori sarà limitata, in ogni modo, alle sole prestazioni che riguardano la procedura di appello.