Decision ID: 7591a498-3ef3-5cd5-b916-c248ed886324
Year: 2006
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_002
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: civil_law

in fatto
A.
In data 2 aprile 1999 i signori AO 2 e AO 1 conferirono l¿incarico alla AB_ dei signori AP 1, AP 2 e
Br_, di progettare e costruire la copertura di una piscina e di una veranda addossata all¿abitazione esistente su un fondo di loro proprietà a Lumino. Il preventivo prevedeva il versamento di un corrispettivo di complessivi Fr. 50'000.- pagabili in: Fr. 5'000.- al momento dell¿ordinazione; Fr. 12'500.- il 30 aprile 1999; Fr. 17'500.- al termine della costruzione; Fr. 7'500.- il 30 giugno 1999 e Fr. 7'500.- il 30 luglio 1999 (doc. B). Gli attori hanno versato il primo acconto di Fr. 5'000.- il 7 aprile 1999 (doc. C), mentre il secondo di Fr. 12'500.- è stato corrisposto il 12 maggio 1999 (doc. F), ossia poco dopo un incontro a Lumino (8 maggio 1999), in cui il signor AP 1 mostrò agli attori i piani che erano stati allestiti da una società francese (doc. D). Per gli attori il progetto (doc. E) non era conforme alle istruzioni e agli accordi che erano stati presi. Fu così che i convenuti sottoposero ai committenti un nuovo progetto (doc. G), il quale anch¿esso fu rifiutato. Con scritto 26 giugno 1999 (doc. H) l ¿AB_ chiese ai committenti di determinarsi in favore di uno dei due progetti che erano stati allestiti, rispettivamente di recedere dal contratto. Qualora gli attori avessero optato per la rescissione del negozio, essi avrebbero dovuto rifondere agli appaltatori una pena convenzionale di Fr. 6'000.-, oltre a Fr. 3'200.- per spese, per complessivi Fr. 9'200.-, i quali sarebbero stati detratti dagli acconti di Fr. 17'500.- che erano stati nel frattempo versati. La rimanenza di Fr. 8'300.- sarebbe stata restituita ai committenti. In risposta a queste richieste il patrocinatore dei committenti, in data 6 luglio 1999, contestò il conteggio che era stato allestito, chiese la restituzione della somma di Fr. 17'500.- e diffidò gli appaltatori a voler modificare il progetto secondo le esigenze dei suoi mandanti entro il 31 luglio 1999, avvertendo che, in caso di inadempimento, avrebbero rescisso il contratto (doc. I). Scaduto il termine, con scritto 19 novembre 1999 i committenti hanno chiesto la restituzione della somma di Fr. 17'500.-. Nel seguito essi hanno avviato una procedura esecutiva nei confronti dei signori AP 1 e AP 2, i quali hanno interposto opposizione ai precetti esecutivi che sono stati spiccati dagli UE di _ e _ (doc. M e N).
B.
Con petizione 18 maggio 2000 i signori AO 2 e AO 1 hanno convenuto in giudizio i signori AP 1, AP 2 e
Br_, chiedendo la condanna in solido del pagamento della somma di Fr. 17'500.-, oltre interessi al 5% a decorrere dal 1° agosto 1999. Nei confronti dei convenuti AP 1 e AP 2, gli attori hanno postulato la rimozione dell¿opposizione che è stata interposta ai precetti esecutivi.
Alla petizione si sono opposti i convenuti i quali, fra altre eccezioni che qui non occorre ricordare, hanno rilevato che i progetti elaborati erano conformi alle richieste dei committenti, giacché si adattavano perfettamente alle dimensioni e alle caratteristiche della veranda e dell¿abitazione. I ritardi nell¿esecuzione dell¿opera erano riconducibili agli attori, i quali avevano rifiutato l¿esecuzione dei progetti che erano stati allestiti secondo le loro richieste. In via riconvenzionale ¿ poi abbandonata in sede di conclusioni ¿ hanno chiesto la condanna degli attori al pagamento della somma di Fr. 55'000.-, oltre interessi al 5% a decorrere dal 30 luglio 1999.
C.
Con sentenza 29 dicembre 2004 Pretore di Locarno-Città ha accolto la petizione, condannando i convenuti in solido a versare agli attori la somma di Fr. 17'500.-, oltre interessi del 5% a decorrere dal 19 novembre 1999. L¿opposizione ai precetti esecutivi è stata rigettata solamente nei confronti del convenuto AP 1, stante che difettava la competenza territoriale per rigettare l¿opposizione interposta dal convenuto AP 2, residente fuori dalla giurisdizione esecutiva del Pretore di Locarno-Città.
Secondo il Pretore nessuno dei due progetti che erano stati allestiti corrispondeva alle esigenze dei clienti. Per il che gli attori, dopo aver messo in mora i convenuti, erano legittimati a rescindere il contratto e a chiedere la restituzione della somma di Fr. 17¿500.-.
In ordine alla domanda riconvenzionale, il Pretore ha preso atto che i convenuti avevano rinunciato a tale loro domanda, limitandola alla possibilità di poter trattenere la somma di Fr. 17'500.-, la quale avuto riguardo all¿esito del giudizio, appariva poco comprensibile.
D.

Contro il premesso giudizio i convenuti AP 1 e AP 2 si sono aggravati in appello senza il convenuto Br_ che è deceduto nel corso della lite e rinunciando i suoi successori in diritto alla successione (cfr. documentazione prodotta in sede di appello).
Per gli appellanti entrambi i progetti che erano stati sottoposti all¿attenzione dei committenti erano conformi all¿ordinazione, la quale prevedeva la copertura della veranda e della piscina mediante 6 elementi mobili telescopici in vetro che potevano essere azionati da un motore. A dimostrazione di ciò gli attori corrisposero la somma di Fr. 12'500.- il 12 maggio 1999 che non avrebbero mai versato se i progetti non erano conformi alle loro richieste. Invero le uniche istruzioni che erano state date agli appaltatori erano quelle indicate sul contratto (doc. B) e gli attori si sono sistematicamente opposti a tutte le varianti di progetto che sono state loro presentate. Ne deriva che ad essere in mora non erano i convenuti, ma gli attori che hanno rifiutato le prestazioni debitamente offerte loro. Diversamente da quanto è stato stabilito dal Pretore agli atti non v¿è nessuna prova dalla quale si può ritenere che i progetti elaborati dai convenuti non erano conformi alle loro richieste. Di fronte ad un¿ordinazione generica, non era possibile che i convenuti procedessero ad una progettazione di dettaglio. Non si può dedurre poi che i convenuti erano in mora: erano i committenti che rifiutavano la messa in opera dei progetti che erano stati sottoposti alla loro attenzione. Il caso andava quindi risolto in applicazione dell¿art. 377 CO e non in base all¿art. 366 CO, riconoscendo agli appaltatori tutte le spese di progettazione per complessivi Fr. 9'771,25, oltre ad un congruo onorario valutabile fra i Fr. 9'000.- e i Fr. 10'500.--, che potevano essere compensati con la richiesta di restituzione di Fr. 17'500.- avanzata dagli attori.
Con tempestive osservazioni gli attori hanno controdedotto che le varianti del progetto erano solo due e non diverse. Di queste, nessuna prevedeva la copertura con un binario di scorrimento fissato sopra un muro di cinta adiacente l¿abitazione sul quale andavano posate delle travi. Tanto il progetto contenuto nel doc. E, quanto quello previsto nel doc. G, erano difformi dalle loro richieste. Essi avevano chiesto ai convenuti di elaborare un progetto che prevedesse la copertura di una veranda in vetro mediante la formazione di due pareti laterali fisse, nonché la copertura della piscina attraverso la posa di 6 elementi mobili azionati da un motore. Sul muro di cinta andavano posate delle travi per soprelevare l¿intera struttura e fissare il binario di scorrimento dei pannelli semovibili. La copertura della veranda andava addossata all¿abitazione e doveva avere un¿altezza maggiore dell¿arco esistente; il transito delle persone attraverso il passaggio esistente che corre fra il muro dell¿abitazione e quello di cinta doveva essere garantito; l¿illuminazione prevista sul muro di cinta doveva trovarsi all¿interno della struttura e lo scarico delle acque doveva avvenire utilizzando i sistemi preesistenti. Essi hanno contestato di essere in mora, perché entrambi gli schizzi di progetto non erano conformi alle loro esigenze, come pure in considerazione del fatto che presentavano delle deficienze strutturali e funzionali che ne avrebbero impedito l¿attuazione. Sulle altre controdeduzioni si dirà, all¿occorrenza, nei successivi considerandi.
Considerato
in diritto
1.
I signori AP 1, AP 2 e Br_ sono stati convenuti in giudizio il 18 maggio 2000 nella loro veste di soci di una società semplice regolata dagli art. 530 segg. CO. In corso di causa il signor Br_ è deceduto. Pur considerando che, salvo diversamente disposto, la società semplice si scioglie con la morte di uno dei soci (art. 545 cpv. 1 n. 2 CO), in caso di decesso di una parte, il successore subentra alla parte nel processo ai sensi dell¿art. 102 CPC. Nondimeno in caso di rinuncia alla successione (art. 566 segg. CC) gli eredi non divengono soggetti di diritti e obblighi esistenti in capo al de cujus, di modo che neppure possono subentrare allo stesso, convenuto in un processo civile pendente. Il convenuto defunto non può essere nemmeno sostituito dalla massa in fallimento ripudiata, se la stessa è stata chiusa per mancanza di attivi, perché in tale caso non esiste più (
Cocchi/Trezzini
, CPC-TI App., ad art. 102 m. 4). Nel caso in esame non è dato di sapere se la successione del signor Br_ è stata chiusa per mancanza di attivi, ma nemmeno occorre eseguire accertamenti suppletivi presso l¿Ufficio esecuzioni e fallimenti del Canton Friborgo investito di questa procedura (cfr. decreto 3 maggio 2004 del Gericht des Seebezirks del Canton Friborgo). Poiché i membri di una società semplice, allorché vengono convenuti in giudizio, non costituiscono un litisconsorzio passivo necessario per effetto dei principi che discendono dall¿art. 544 cpv. 3 CO (responsabilità solidale dei soci nei confronti dei creditori; sentenza
TF
21 gennaio 2003 4P.226/2002 consid.
2.2;
Tercier
, Les contrats spéciaux, III ed.,
N. 6757), costoro, in quanto parti di un litisconsorzio facoltativo, possono appellarsi autonomamente contro la decisione del Pretore (
Anastasi
, Il sistema dei mezzi di impugnazione del codice di procedura civile ticinese, pag. 126/127;
Ottaviani
, Le parti nel processo civile ticinese, pag. 75/76). Di conseguenza il gravame dei signori _ e AP 2 è ricevibile, indipendentemente della sorte della successione relitta fu Br_.
2.
Fra le parti non è controverso che il litigio, avente per oggetto la progettazione e la realizzazione di una copertura per una veranda e una piscina contro il versamento di un corrispettivo di Fr. 50'000.- sia regolato dalle norme sul contratto di appalto. Infatti, allorché una persona viene incaricata da un¿altra di svolgere dei lavori preliminari per la realizzazione di un¿opera, come l¿allestimento di progetti, piani e documenti tesi al rilascio di una licenza edilizia, si perfeziona un contratto di progettazione (Planungsvertrag), che soggiace alle norme del contratto di appalto (
DTF
127 II 543 consid. 2b; 114 II 53 consid. 2b;
SJ
2000 485). Se poi il contratto, - come in concreto -, oltre alla progettazione prevede anche la realizzazione della copertura di una piscina e di una veranda, i convenuti agiscono come appaltatori generali. Si tratta di un contratto generale di appalto che si configura ancora come un appalto (cfr.
DTF
117 II 273 consid.
3a;
Gauch
, Der Werkvertrag, IVa ed.,
N. 235 e 237).
3.
Il contendere verte sul tema di sapere se gli attori possono chiedere la restituzione della somma di Fr. 17'500.- che hanno versato in due soluzioni ai convenuti a titolo di acconto per la progettazione e la formazione della copertura della piscina e della veranda antistanti la loro abitazione. L¿art. 366 cpv. 1 CO, che è un caso d¿applicazione degli art. 107-109 CO, consente al committente di recedere dal contratto se l¿appaltatore non inizia in debito tempo l¿opera, rispettivamente la differisce oltre il convenuto, oppure ancora l¿abbia ritardata di tanto da far prevedere che non sarà compiuta in tempo debito. In simili evenienze il committente, dopo aver diffidato l¿appaltatore ad eseguire l¿opera entro un determinato termine (art. 107 cpv. 1 CO), può recedere dal contratto se lo dichiara immediatamente (
DTF
115 II 55 consid. 2a).
3.1.
Di principio le parti sono libere di fissare un termine per la consegna (art. 108 n. 3 CO), oppure possono convenire un termine di scadenza entro il quale la consegna diventa esigibile. Se il termine per la consegna non è stato fissato convenzionalmente, il contratto contiene una lacuna che deve essere colmata in funzione della natura dell¿affare. Occorrerà fondarsi sulla volontà ipotetica delle parti, ossia occorre dare modo ad un appaltatore diligente e competente di iniziare per tempo i lavori facendo capo alle risorse umane e ai materiali usuali, nonché di continuarli normalmente (sentenza
TF
1 aprile 2004 4C.347/2003 consid.
4.1.1;
DTF
113 II 513 consid. 4b
Gauch
, op, cit., N. 649;
Bühler
, Zürcher Kommentar, N. 5 ad art. 366).
Nel caso in esame l¿ordine conferito il 2 aprile 1999 dai committenti, non prevedeva alcun termine di consegna, ma solo le modalità di versamento di 5 acconti della mercede fissata in complessivi Fr. 50'000.- fra il giorno in cui è stato perfezionato il contratto e il 30 luglio 1999 (successivo la consegna dell¿opera). In data 6 luglio 1999 i committenti hanno diffidato i convenuti a voler sottoporre loro un progetto ¿ e non la realizzazione della copertura ¿ secondo le loro richieste entro il 31 luglio 1999, con l¿avvertenza che, in difetto di che, essi avrebbero rescisso il contratto, con conseguente restituzione della somma di Fr. 17'500.- (doc. H). I convenuti non hanno obiettato che il termine assegnato loro fosse troppo corto o inadeguato. In simili circostanze se ne deve dedurre che il termine è stato accettato e che il silenzio è loro opponibile anche se lo stesso fosse stato inadeguato (
DTF
116 II 440 consid. 2; 105 II 34;
Gauch
, op. cit., N. 667;
Bühler
, op. cit., N. 36 all¿art. 366;
Thévenaux
, CR CO I, N. 13 all¿art. 107;
Wiegand
, Basler Kommentar, N. 10 all¿art. 107). Ne deriva che, sotto questo profilo, i convenuti erano in ritardo nell¿esecuzione della loro prestazione.
3.2.
Ciò tuttavia non basta per recedere dal contratto. Il ritardo nella consegna dell¿opera o nella continuazione dei lavori da parte dell¿appaltatore, pur non dipendendo da una colpa di quest¿ultimo, richiede una violazione oggettiva degli obblighi che competono all¿appaltatore, affinché costui possa essere considerato in mora (
Gauch
, op. cit., N. 676, 659 e 669;
Zindel/Pulver
, Basler Kommentar, N. 15 all¿art. 366). La mora dell¿appaltatore è però esclusa nei casi in cui è il committente stesso ad essere in mora (art. 91 CO), in specie quando non esegue dei lavori preparatori o altri atti di collaborazione necessari come l¿ottenimento di un permesso di costruzione, la consegna di piani esecutivi, la comunicazione d¿ordini o la consegna di materiale (
Gauch
, op. cit.,N. 678;
Bühler
, op. cit., N. 31 all¿art. 366). La materia del contendere verte proprio su questo tema, giacché gli attori rimproverano ai convenuti di non aver allestito dei piani di copertura della veranda e della piscina secondo le loro indicazioni, mentre i convenuti ritengono che siano i committenti a non aver scelto uno dei progetti che erano stati elaborati secondo gli accordi iniziali. A loro avviso gli attori hanno sistematicamente rifiutato ogni progetto, senza indicazioni chiare e precise. Contrariamente a quanto adducono gli attori, i convenuti non hanno sollevato questa obiezione per la prima volta in appello (art. 321 cpv. 1 lett. b CPC), ma già con la risposta di causa (pag. 8), anche se in termini meno precisi. La censura è quindi ricevibile. Per il Pretore i progetti allestiti dai convenuti non rispondevano alle richieste degli attori, perché dopo il primo progetto che fu sottoposto ai committenti, i convenuti presentarono una variante, la quale anch¿essa non era di gradimento dei clienti. Questa circostanza era desumibile dallo scritto 26 giugno 1999 (doc. H) dei convenuti, dal quale emergeva che fra le parti non v¿era ancora un accordo sul tipo di copertura da eseguire.
3.3.
Il contratto perfezionato fra le parti (doc. B) contiene una descrizione sommaria degli elementi che dovevano formare la copertura della veranda e della piscina, ma non è possibile desumere quali fossero le dimensioni e le caratteristiche architettoniche della costruzione (cfr. pure perizia pag. 6). Da questo documento si può rilevare che la struttura doveva essere composta da sei elementi telescopici trasparenti (in vetro), azionati da un motore, oltre ad una veranda con pareti laterali fisse e soffitto in vetro. Era altresì prevista la posa di travi in legno, la cui ubicazione e funzione non erano menzionate (doc. B). Il perito non è stato in grado di riferire a cosa servissero (perizia pag. 7). A fornire qualche indicazione utile e verosimile è stato il teste P_, secondo il quale lungo un lato della piscina (verso il bordo nord-est) è stato costruito un muro sul quale andava appoggiata la costruzione. Le travi in legno andavano appoggiate sopra questo muro, affinché si alzasse su questo lato l¿altezza della copertura per garantire il passaggio lungo il bordo della piscina. Il binario della copertura su questo lato della costruzione andava posato sulle travi. Più che dei progetti i convenuti hanno sottoposto ai loro clienti due schizzi di piani - e non diversi progetti -, i quali non hanno accolto il loro favore. Anzi, per entrambi i progetti vi sono state discussioni accese e diversi incontri per cercare di trovare un¿intesa. Il primo progetto manifestamente non poteva corrispondere alle esigenze e alle richieste degli attori, perché è stato modificato: la veranda aveva il tetto reclinato verso la piscina e la copertura della piscina aveva un¿altezza inferiore a quella della veranda (cfr. doc. I). Gli schizzi del doc. E inoltre non presentavano alcuna trave prevista nell¿ordinazione (perizia pag. 7 e doc. I). Il binario della copertura sul lato nord-est andava fissato direttamente sul muro (perizia pag. 7). Parimenti anche il passaggio verso la doccia era difficoltoso (doc. I pag. 3), giacché aveva una larghezza di soli 28,3 cm. (cfr. perizia pag. 7). Per questo progetto il perito ha evidenziato altre lacune, che però non erano state all¿epoca contestate dagli attori ai convenuti, almeno per quanto risulta dagli atti. Di conseguenza non se ne può tenere conto in questa disamina, anche se le manchevolezze già segnalate erano sufficienti per determinare i convenuti a modificare il loro progetto. Diversamente da quanto adducono i convenuti, il fatto che gli attori avessero versato un secondo acconto di Fr. 12'500.- non poteva essere inteso come un¿accettazione concludente del primo progetto. Semmai da questo loro comportamento è desumibile credere che essi intendevano adempiere ai loro obblighi di versare congrui anticipi del corrispettivo che era stato pattuito, come pure confidavano sul fatto che la variante di progetto potesse finalmente trovare il loro assenso e che la copertura della piscina e della veranda potesse essere realizzata come era stata convenuta. Anche il secondo progetto non convinse però gli attori, i quali protestarono immediatamente. Questa circostanza, come ha ricordato il pretore, è desumibile dallo scritto 26 giugno 1999 dei convenuti agli attori, i quali imponevano ai loro clienti di scegliere uno dei due progetti (doc. H), nonostante non vi fosse alcun accordo ancora sulle scelte architettoniche. Questo scritto ha determinato la reazione degli attori, i quali ritenevano che anche il secondo progetto fosse ¿un pollaio¿ (doc. I pag. 4 punti 8 e 9). Il nuovo progetto (schizzo), diversamente dal primo, presentava un¿immagine estetica uniforme sia per la parete in vetro della veranda addossata al caseggiato, sia per la copertura mobile a telescopio della copertura della piscina (perizia pag. 10; doc. G). Da questo punto di vista i convenuti avevano quindi assolto il loro obbligo, stante che i committenti avevano chiesto agli appaltatori di realizzare un progetto che prevedesse una veranda con pareti fisse in vetro addossata all¿abitazione e una copertura mobile di sei elementi per la piscina che avesse dimensioni e caratteristiche uguali a quelle della veranda in via di costruzione (doc. I e B). Nondimeno, indipendentemente da questioni estetiche, anche la variante conteneva lacune importanti. Gli schizzi erano poco chiari e si prestavano a fraintendimenti con soluzioni ambivalenti (cfr. ad es. perizia pag. 11 ad. 3.5 in relazione alla possibilità di formare un accesso fra il muro di cinta e la facciata dell¿abitazione verso la quale andava fissata la copertura della veranda e perizia pag. 12 ad. 3.6 in ordine all¿evacuazione delle acque meteoriche della copertura della piscina). Era comunque certo che la copertura della veranda aveva un¿altezza insufficiente, stante che era più bassa di quasi 14 cm rispetto all¿arco del portico dell¿abitazione (perizia pag. 10 e audizione perito 26 aprile 2004 pag. 2). Il binario laterale della piscina era previsto ancora sul muro adiacente (perizia pag. 10), anziché su delle travi che potessero sopraelevare la costruzione (cfr. teste P_). Così stando le cose, si deve ritenere che gli attori non erano in mora. Non spettava loro progettare la copertura della veranda e della piscina. Per quanto risulta dagli atti, essi avevano dato istruzioni sufficienti ai loro appaltatori, affinché potessero progettare una copertura sufficientemente ampia ed alta per poter garantire il passaggio lungo i bordi della piscina; per coprire il portico dell¿abitazione; per garantire la possibilità di fare una doccia senza difficoltà; per optare per delle soluzioni architettoniche che non deturpassero la loro abitazione (non volevano un pollaio); per stabilire con precisione in che modo le acque meteoriche potessero defluire; per conoscere con precisione quali fossero gli ingressi fra l¿abitazione e il portico dell¿abitazione, nonché fra il muro di cinta e la facciata del caseggiato contro la quale andava posata la veranda. In conclusione si può ritenere che i convenuti avevano disatteso gli obblighi contrattuali che loro competevano e che gli attori non potevano ragionevolmente essere considerati in mora (art. 91 CO) per non avere comunicato informazioni sufficienti ai loro appaltatori.
4.
La sentenza del Pretore deve quindi essere confermata e l¿appello, infondato, deve per tanto essere respinto con carico di spese e ripetibili.