Decision ID: 23146d83-8dec-5e78-98ee-15a9eed247e2
Year: 2004
Language: it
Court: TI_PP
Chamber: TI_PP_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: penal_law

ritenuto
in fatto:
che la Sezione dei permessi e dell'immigrazione, con decisione del 5 settembre 2003, ha inflitto a _ _ – direttrice sanitaria della Clinica _ a _ – una multa di fr. 400.–, addebitandole inoltre una tassa di giustizia di fr. 80.– e le spese di fr. 20.–, per i seguenti motivi:
"
Ha impiegato in qualità di medico psichiatra, dal 04.09.2002 al 20.11.2002, per complessive 4 settimane circa, il cittadino comunitario
_ _
, 1959, sprovvisto del permesso della Sezione dei permessi e dell'immigrazione che gli consentisse di svolgere detta attività
" (decisione impugnata, con rinvio al rapporto di contravvenzione del 6 giugno 2003);
che la decisione è stata emessa in applicazione degli art. 3 cpv. 3 LDDS; 6 e 10 cpv. 1 OLS; 38 RLALPS-CE/AELS;
che _ _ è insorta contro tale risoluzione con un ricorso dell'11 settembre 2003 in cui postula l'annullamento della sanzione o quanto meno, in subordine, la "
riduzione della multa ad un massimo di fr. 100.–
";
che la Sezione dei permessi e dell'immigrazione, nelle sue osservazioni del 24 settembre 2003, propone il rigetto del gravame e la conferma della decisione impugnata;
e considerato

in diritto:
che la competenza di questo giudice, la legittimazione attiva dell'insorgente e la tempestività dell'impugnativa sono date dall'art. 4 LPContr, ragion per cui il ricorso è ricevibile in ordine e può essere giudicato sulla base degli atti a norma dell'art. 12 LPContr;
che la Sezione dei permessi e dell'immigrazione ha sanzionato l'interessata, come detto, per avere – in qualità di direttrice sanitaria della _ _ – impiegato come medico psichiatra un cittadino comunitario sprovvisto di regolare permesso di polizia degli stranieri;
che l'insorgente non nega la fattispecie ravvisata dall'autorità di primo grado, ma fa valere di aver agito in buona fede – senza intenzione né negligenza – l'impiegato essendo al beneficio di un'autorizzazione dell'allora Dipartimento delle opere sociali valida fino al 31 dicembre 2002;
che, sempre stando alla ricorrente, "
l'Amministrazione della
_ _
ha d'altronde ammesso il suo errore ed ha anche immediatamente provveduto a sistemare la posizione del suo dipendente, ed anche questo dovrebbe contribuire ad annullare la sanzione o quantomeno a ridurla
" (ricorso, pag. 3 in fondo);
che la buona fede non può tuttavia giovare all'interessata, al datore di lavoro incombendo in ogni caso l'obbligo di assicurarsi dell'esistenza del permesso di polizia degli stranieri (art. 10 cpv. 1 OLS);
che la ricorrente non può altresì prevalersi dell'autorizzazione del DOS per negare ogni negligenza (ricorso, pag. 3 a metà), ove solo si consideri come quest'ultima decisione subordinava espressamente "
l'esercizio dell'attività ... all'ottenimento da parte dell'interessato di un permesso di polizia degli stranieri
" (dispositivo n. 4);
che le giustificazioni avanzate dalla ricorrente non bastano neppure a connotare la fattispecie come un "caso di minima gravità" nel senso dell'art. 23 cpv. 6 seconda frase LDDS;
che, del resto, la Sezione dei permessi e dell'immigrazione ha già tenuto conto delle particolarità del caso concreto, concedendo all'interessata "una consistente riduzione sull'importo" della multa (decisione impugnata, a metà; cfr. anche osservazioni del 24 settembre 2003, punto 2);
che la sanzione inflitta, in definitiva, è proporzionata alla gravità dell'infrazione commessa, rettamente commisurata al grado di colpa, alla collaborazione dell'interessata, all'immediata regolarizzazione della posizione del dipendente, ed è inoltre contenuta nei limiti fissati dalla legge;
che il ricorso è destinato pertanto all'insuccesso;
che gli oneri processuali seguirebbero la soccombenza dell'insorgente;
che la particolarità della fattispecie giustifica nondimeno – in via eccezionale – di soprassedere al prelievo di tassa e spese dell'attuale giudizio;