Decision ID: 4cbddba2-2941-5778-b8e3-d3c98c252446
Year: 2002
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: civil_law

in fatto: A.
L'8 marzo 2002 la Commissione tutoria regionale 1 ha chiesto alla Sezione degli enti locali, autorità di vigilanza sulle tutele, di pronunciare l'interdizione del cittadino italiano _ _ (1977), siccome affetto da schizofrenia paranoide a decorso episodico con deficit stabile e sindrome depressiva ricorrente, cui si aggiungeva il consumo di cannabinoidi. Il Servizio psico-sociale di _, cui la Commissione tutoria si era rivolta per un referto medico, aveva rilevato in effetti che durante le fasi di scompenso psichico l'interessato denotava una sindrome delirante di tipo persecutorio con allucinazioni, non era in grado di provvedere a sé stesso e tanto meno era capace di gestire la sua situazione amministrativa e finanziaria (rapporto del 1° febbraio 2002). Al beneficio di una rendita piena di invalidità, _ _ era già stato ricoverato più volte alla Clinica psichiatrica di _ per crisi psicotiche acute con idee suicidali. La Commissione tutoria ha fatto notare altresì all'autorità di vigilanza che il giorno prima, 7 marzo 2002, l'interdicendo aveva aggredito senza apparente motivo una sua ex vicina di casa, prendendola a calci e schiaffi mentre essa si trovava in una via di _ con la figlia di 8 mesi e la madre settantunenne. Ciò rendeva necessario un provvedimento adeguato.
B.
_ _ ha scritto il 26 aprile 2002 alla Sezione degli enti locali, comunicando di trovarsi “in comunità _ _ ”, di stare bene, di avere smesso di fumare cannabinoidi da 7 o 8 mesi e di non abbisognare di intervento alcuno. La Sezione degli enti locali ha commissionato il 2 maggio 2002 al Servizio psico-sociale di _ un nuovo referto inteso a chiarire le affezioni dell'interessato, la tossicodipendenza e la capacità di provvedere ai propri interessi. Il 16 luglio 2002 _ _ è stato espulso dal centro terapeutico per tossicodipendenti “_ _ ” a _ in ragione del suo comportamento refrattario, culminato in un episodio di autolesione dimostrativa con escoriazioni al polso. Due settimane dopo, il 4 agosto 2002, egli ha violentemente aggredito senza ragione spiegabile un vicino di casa a pugni, calci e morsi. Ricoverato alla Clinica psichiatrica cantonale di _, egli ha seguito una “terapia neurolettica dépôt intramuscolare”, per poi essere dimesso nel settembre del 2002.
C.
Nel suo referto del 30 settembre 2002 all'autorità di vigilanza il Servizio psico-sociale di _ ha confermato – in sintesi – che _ _ soffre di schizofrenia paranoide a decorso episodico, è affetto di politossicodipendenza anamnestica essenzialmente per abuso di cannabinoidi, non è in grado di provvedere alle sue esigenze (quanto meno durante le fasi di scompenso psichico) e necessita di durevole protezione e assistenza. Inoltre egli può mettere a repentaglio l'incolumità altrui, poiché durante le crisi si reputa perseguitato e può attaccare sconosciuti ritenuti partecipare a trame in suo odio. Sentito dall'autorità di vigilanza il 21 ottobre 2002, l'interdicendo ha dichiarato di osservare da due mesi una terapia a base di antidepressivi e benzodiazepine, di attraversare nondimeno “il miglior periodo della sua vita”, di non fumare più da un anno e mezzo, di essere in procinto di cominciare un'attività lavorativa a _ presso la “_ _ _ _ _ _ _ _ ” e di voler intraprendere una formazione di aiuto operatore sociale. Per finire egli ha chiesto che gli fosse concessa un'ultima possibilità prima della tutela.
D.
Con decisione del 28 ottobre 2002 l'autorità di vigilanza ha pronunciato l'interdizione sulla base dell'art. 369 CC (debolezza mentale). Preso atto dei disturbi psichichi accentuati dalla politossicodipendenza riscontrati dal Servizio psico-sociale di _, la Sezione degli enti locali ha constatato che durante le crisi psichiche _ _ non è in grado di curare i propri interessi personali e patrimoniali, onde una necessità di durevole protezione e assistenza. La Commissione tutoria regionale 1 è stata invitata a designare un tutore non appena la decisione sarebbe passata in giudicato. In esito alla decisione non sono state prelevate tasse né spese.
E.
Il 4 novembre 2002 _ _ ha scritto all'autorità di vigilanza, dichiarando di opporsi all'interdizione. Nella lettera egli sostiene che il referto del Servizio psico-sociale di _ è stato eseguito quando egli si trovava sotto l'influsso di un neurolettico, il quale gli impediva di rispondere correttamente alle domande del medico, e ribadisce di non fumare più cannabinoidi “da circa diciotto mesi”, di apprestarsi a iniziare una formazione come assistente operatore sociale presso la _ _, di avere in banca “un piccolo gruzzolo di soldi” e di avere finalmente trovato la cura giusta, mentre i potenti farmaci somministratigli in precedenza lo inducevano a manie di persecuzione. Egli epiloga, per finire, chiedendo di lasciargli “un po' di tempo” per dimostrare il suo cambiamento e le sue capacità. L'autorità di vigilanza ha considerato la lettera come un appello e l'ha trasmessa a questa Camera per competenza. Il documento non è stato oggetto di intimazione.

Considerando
in diritto: 1.
Le decisioni prese dalla Sezione degli enti locali quale autorità di vigilanza sulle tutele sono impugnabili entro venti giorni alla Camera civile del Tribunale di appello (art. 48 LTC: RL 4.1.2.2). L'interdicendo è senz'altro legittimato a ricorrere e, se è capace di discernimento, può anche farsi patrocinare da un legale (
Schnyder/Murer
in: Berner Kommentar, 3a edizione, n. 42 ad art. 397 CC con rinvio ai n. 114, 115 e 169 ad art. 373 CC;
Geiser
in: Basler Kommentar, 2a edizione, n. 9 e 11 ad art. 397 CC). Ove egli insorga personalmente contro una decisione a lui sfavorevole, è sufficiente che le richieste di giudizio e i motivi di impugnazione si desumano dall'insieme dell'esposto (
Geiser
, op. cit., n. 41 ad art. 420 CC). Tempestivo, sotto questo profilo lo scritto in esame può dunque essere trattato alla stregua di un appello.
2.
È soggetta a tutela, giusta l'art. 369 cpv. 1 CC, ogni persona maggiorenne che per causa di infermità o debolezza di mente non possa provvedere ai propri interessi, richieda durevole protezione o assistenza, o metta in pericolo l'altrui sicurezza. Infermità e debolezza di mente non vanno assimilate. Un'interdizione può essere pronunciata solo per l'uno o per l'altro motivo; nei casi dubbi, si propende per il secondo (
Geiser
, op. cit., n. 20 in fine ad art. 369 CC con richiami). A tutela è soggetta altresì, in applicazione analogica dell'art. 370 CC, ogni persona maggiorenne che per tossicomania richieda durevole assistenza e protezione o metta in pericolo l'altrui sicurezza (
Stettler
, Droit civil, Représentation et protection de l'adulte, 2a edizione, pag. 155 n. 360;
Geiser
, op. cit., n. 6 ad art. 370 CC). A mente di taluni autori l'art. 369 CC prevale sull'art. 370 CC, nel senso che l'infermità o la debolezza di mente escludono un'ulteriore causa di tutela per tossicomania (
Schnyder/Murer,
op. cit., n. 112 ad art. 370 CC;
Geiser
, op. cit., n. 19 ad art. 369 CC); stando ad altri autori, invece, l'art. 369 CC può anche essere combinato con l'art. 370 CC (
Stettler
, op. cit., pag. 161 n. 374;
Riemer
,
Grundriss des Vormundschaftsrechts
, 2a edizione, pag. 60 n. 56). Comunque sia, nella fattispecie l'interdizione è stata pronunciata esclusivamente per debolezza di mente in base all'art. 369 CC (decisione impugnata, consid. 4 e 5). Sulla questione non occorre pertanto diffondersi.
3.
La debolezza di mente dovuta a “schizofrenia paranoide a decorso episodico (ICD 10 F 20.01)”, cui si aggiunge la “politossicodipendenza anamnestica” con “abuso essenzialmente di cannabinoidi (ICD 10 F 12.26)” è stata accertata nel caso specifico, come detto, dal dott. _ _, del Servizio psico-sociale di _ (act. 10, del 30 settembre 2002, pag. 3 in fondo). Una diagnosi analoga era stata formulata del resto, il 1° febbraio 2002, dalla dott. _ _, dello stesso Servizio (act. 1, ultimo foglio, n. 1.1). Che durante gli scompensi psicotici acuti “a impronta essenzialmente paranoide e mistico-religiosa” l'interessato non sia in grado di provvedere ai propri interessi è stato pure constatato senza esitazione dai medici (act. 10, pag. 4 in alto; act. 1, ultimo foglio, n. 1.2). Ciò basterebbe per pronunciare la tutela, i requisiti dell'art. 369 cpv. 1 CC essendo alternativi, non cumulativi (
Geiser
, n. 25 ad art. 369 CC). In concreto sono dati, però, anche gli altri due presupposti dell'art. 369 cpv. 1 CC. I medici hanno riscontrato in effetti che durante le fasi critiche il paziente richiede assistenza, data la “forte tendenza a fughe vagabonde anche in paesi lontani senza meta né finalità precise” (act. 10, pag. 4 nel mezzo), e mette in pericolo l'altrui sicurezza, poiché in quei frangenti si sente perseguitato ed è indotto ad aggredire fisicamente chi reputa tramare ai suoi danni (loc. cit.). Nel merito la decisione impugnata non presta quindi il fianco alla critica.
4.
L'appellante attribuisce le avvenute violenze immotivate a persone inermi e gli accertamenti dei medici a un neurolettico che gli era stato somministrato, il quale lo lasciava “in uno stato confusionale”. Chiede quindi che gli si conceda un'ultima possibilità. Dagli atti si evince tuttavia che egli è conosciuto dal Servizio psico-sociale di _ sin dal gennaio del 1999 per una “sintomatologia psicotica con grave isolamento sociale”, che è stato ricoverato più volte alla Clinica psichiatrica cantonale di _ e che è invalido al 100% (act. 1, penultimo foglio). Anche dopo la prima aggressione fisica egli aveva scritto all'autorità di vigilanza, il 26 aprile 2002, che ravvisava in sé “miglioramenti graduali” e che dopo il soggiorno presso la _ _ si sarebbe sentito “veramente bene”. In realtà, meno di tre mesi dopo egli è stato espulso dal centro terapeutico e di lì a un paio di settimane ha aggredito furiosamente un'altra persona. Anche oggi, per altro, egli ammette di assumere antidepressivi e tranquillanti. Nelle circostanze descritte l'autorità di vigilanza non poteva più indugiare. Spetterà all'interessato dimostrare se mai, con i fatti, di saper prevenire le fasi di scompenso psichico seguendo terapie adeguate e – soprattutto – costanti controlli medici. Solo dando prova concreta di regolarità e perseveranza, ciò che i periodi di lucidità gli consentono, egli potrà dimostrare “il suo cambiamento e le sue capacità”, anche in campo professionale. Solo a quel momento, soccorrendone le premesse, potrà dunque entrare in linea di conto una modifica del provvedimento adottato.
5.
Dato l'esito dell'appello, gli oneri processuali seguirebbero la soccombenza (art. 148 cpv. 1 CPC). La particolarità del caso giustifica nondimeno di soprassedere a ogni prelievo, tanto più che l'impugnazione non è stata oggetto di notifica.