Decision ID: eb44e6b4-1cce-5327-99a3-b0dc293ec374
Year: 2010
Language: it
Court: TI_TCA
Chamber: TI_TCA_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: public_law

ritenuto,
in fatto
A.
Il patriziato di CO 2 è proprietario delle part. n. _, nate dal frazionamento dell’ex part. n. _ RFP di quel comune. I due mappali si trovano in zona edificabile RP (residenze primarie) e sono attualmente liberi da costruzioni.
Informati dal patriziato di CO 2 di una possibile nuova lottizzazione dei citati mappali, il 14 febbraio 2003 _, proprietari della vicina part. n. _ RFP, hanno manifestato il loro interesse ad annettere la part. n. _ RFP alla loro proprietà, onde migliorare le possibilità di ristrutturazione ed ampliamento dell’edificio ivi esistente. Considerata tuttavia la loro intenzione di vendere tale immobile, essi hanno chiesto al patriziato di soprassedere temporaneamente al suo progetto di rilottizzazione, in modo da lasciare al futuro proprietario del mappale n. _ RFP la possibilità di pronunciarsi in proposito.
B.
Nei mesi seguenti _ hanno individuato in RI 1 e RI 2 due persone interessate a rilevare loro proprietà di _. Preso atto di questa circostanza, l’ufficio patriziale ha intavolato con quest’ultimi delle discussioni in vista di una possibile cessione dei mappali n. _.
Con avviso 10 luglio 2003, pubblicato all’albo, il predetto organismo patriziale ha comunque indetto un concorso per la vendita di entrambi questi fondi, alle condizioni previste dal regolamento 6 dicembre 1998 per l’assegnazione dei lotti di proprietà patriziale inseriti in zona RP di _.
Entro il termine utile del 31 luglio 2003 sono giunte presso la cancelleria patriziale due offerte. La prima, datata 15 luglio 2003, è stata inoltrata da RI 1 e RI 2 per un prezzo base di fr. 70.- al mq e rispettivamente di 40.- al mq per la superficie di terreno che sarebbe stata distaccata dal contermine mappale n. _ RFP. La seconda è invece stata presentata il 28 luglio 2003 da CO 1, il quale si è dichiarato pronto a corrispondere per i due fondi la somma di fr. 60'000.-.
In seguito i concorrenti sono stati chiamati a completare le loro rispettive offerte, fornendo una serie di informazioni volte a permettere al patriziato di verificare l’adempimento delle condizioni poste dall’art. 4 del suddetto regolamento patriziale.
Dopo vari solleciti, con decisione 9 marzo 2004 l’ufficio patriziale di _ ha risolto di vendere le part. n. _ ad CO 1, in quanto miglior offerente. La risoluzione è stata notificata alle parti tramite lettera raccomandata.
C.
Adito su ricorso da RI 1 e RI 2, con giudizio 14 settembre 2004 il Consiglio di Stato ha confermato tale decisione patriziale, respingendo nel contempo tutte le censure contro di essa sollevate dagli insorgenti.
Richiamate le disposizioni che regolano la materia, il Governo ha ritenuto che l’avversata aggiudicazione sfuggisse a qualsiasi critica tanto dal profilo formale che da quello materiale.
D.
Contro il predetto giudizio governativo RI 1 e RI 2 insorgono ora davanti al Tribunale cantonale amministrativo, chiedendo che il medesimo venga annullato assieme alla risoluzione patriziale che assegna i mappali n. _ ad CO 1.
Censurano la violazione del loro diritto di essere sentiti per non aver potuto consultare gli atti del concorso prima che l’ufficio patriziale si pronunciasse sull’aggiudicazione dei due fondi in parola e per non avere ottenuto, sia in prima che in seconda istanza, una decisione sufficientemente motivata. Rimproverano poi all’esecutivo patriziale di avere disatteso il principio della buona fede per avere assunto un’attitudine tale da far nascere in loro delle precise aspettative in merito all’assegnazione dei fondi. Contestano poi che l’aggiudicazione sia stata effettuata in favore del miglior offerente. A tale proposito affermano che CO 1 non adempirebbe le condizioni poste dall’art. 4 del regolamento 6 dicembre 1998 per l’assegnazione dei lotti di proprietà patriziale inseriti in zona RP di _. Sostengono inoltre di poter vantare un fabbisogno proprio superiore a quello dell’altro concorrente. Rimproverano infine all’autorità patriziale di essere incorsa nell’arbitrio, avendo travalicato il limiti del suo pur ampio potere di apprezzamento.
E.
All’accoglimento del ricorso si oppongono sia il Consiglio di Stato, sia il patriziato di CO 2, sia CO 1 adducendo una serie di argomenti di cui si dirà, per quanto necessario, qui appresso. Dal canto suo, la Sezione degli enti locali si è astenuta dal formulare osservazioni al gravame.
Considerato,

in diritto
1. La competenza del Tribunale cantonale amministrativo è data (art. 146 cpv. 1 LOP), il ricorso è tempestivo (art. 46 cpv. 1 PAmm) e la legittimazione dei ricorrenti è certa (art. 147 lett. a LOP). Il ricorso è dunque ricevibile in ordine e può essere deciso sulla base degli atti, senza istruttoria (art. 18 PAmm).
2.
2.1. Come esposto in narrativa, i ricorrenti lamentano innanzitutto la disattenzione dei loro diritti di parte per non avere avuto modo di esaminare gli atti del concorso e di esprimersi al riguardo prima che l’ufficio patriziale procedesse all’aggiudicazione dei fondi. Rilevano che, considerata la portata costituzionale della garanzia procedurale da loro invocata, il fatto che la LOP non preveda nulla in proposito non significa ancora che in questo ambito l’autorità patriziale possa deliberare senza aver preventivamente sentito le parti interessate.
2.2. Il diritto di consultare gli atti rappresenta un particolare aspetto del diritto di essere sentiti, in quanto costituisce la premessa necessaria del diritto di esprimersi e di esporre i propri argomenti prima che una decisione sia presa (RDAT II-2002 n. 4 consid.
2b; DTF 113 Ia 1 consid. 4a; Michele Albertini, Der verfassungsmässige Anspruch auf rechtliches Gehör im Verwaltungsverfahren des modernen Staates, Berna 2000, pag. 225). I
n concreto tale garanzia non è stata affatto disattesa. Da un esame delle tavole processuali non risulta che i ricorrenti abbiano mai chiesto all’ufficio patriziale di poter prendere visione degli atti del concorso. Essi si sono infatti rivolti più volte a quest’ultimo organismo per promuovere la loro candidatura o per sollecitare una decisione in merito all’aggiudicazione dei fondi in parola, senza tuttavia mai chiedere che fosse loro concessa la facoltà di consultare l’incarto inerente alla gara. Da questo profilo non può dunque essere rimproverato all’autorità di prime cure di avere impedito agli insorgenti di accedere agli atti del procedimento. Già per questo motivo la censura dev’essere quindi respinta, in quanto manifestamente infondata.
3. 3.1. I ricorrenti ravvisano un’ulteriore violazione del loro diritto di essere sentiti nel fatto che, a loro dire, né l’ufficio patriziale né il Consiglio di Stato avrebbero provveduto a motivare sufficientemente le loro rispettive decisioni. Affermano dunque di non essere stati posti nelle condizioni di poter comprendere fino in fondo le ragioni che hanno spinto il patriziato a preferire l’offerta inoltrata da CO 1.
3.2. Giusta l’art. 26 cpv. 1 PAmm, ogni decisione dev’essere motivata per iscritto. Per costante giurisprudenza, una decisione risulta essere sufficientemente motivata, allorquando la parte interessata è messa nelle condizioni di rendersi conto della sua portata e di poter far uso con piena cognizione di causa dei rimedi di diritto a sua disposizione per impugnare la medesima dinanzi ad un'istanza di giudizio superiore. In questo modo è sufficiente che l'autorità menzioni, almeno brevemente, i motivi che l'hanno spinta a decidere in un senso piuttosto che in un altro. Essa non deve per contro pronunciarsi su tutti gli argomenti sottopostile, ma può occuparsi delle sole circostanze rilevanti per il giudizio, atte ad influire sulla decisione di merito (DTF 129 I 232 consid. 3.2., 126 I 97 consid. 2b, 124 II 146 consid. 2a, 123 I 31 consid. 2c; RDAT 1988 n. 45).
3.3. Nella fattispecie in esame, questi requisiti minimi di motivazione sono stati pienamente ossequiati sia in prima che in seconda istanza.
Per quanto riguarda innanzitutto la decisione dell’ufficio patrziale, essa indicava in maniera sufficientemente chiara che, in applicazione di quanto prescritto dall’art. 14 LOP, la scelta di aggiudicare i due terreni ad CO 1 era stata sostanzialmente determinata dal prezzo più elevato offerto da quest’ultimo, ritenuto che entrambe le offerte pervenute adempivano le condizioni fissate dall’art. 4 del regolamento per l’assegnazione dei lotti di proprietà patriziale inseriti in zona RP di _. Ora, detta motivazione, ancorché succinta, ha consentito agli insorgenti di rendersi conto delle ragioni poste a fondamento dell’avversata pronuncia e di impugnare la medesima davanti al Consiglio di Stato con la dovuta cognizione di causa. Questa conclusione è suffragata dall’ampiezza (9 pagine) della memoria ricorsuale inoltrata davanti alla precedente istanza di giudizio e soprattutto dalle precise e argomentate censure in essa sollevate. In ogni caso, qualora ce ne fosse stato ancora bisogno, il doppio scambio di allegati ordinato dal Consiglio di Stato ha permesso al patriziato di ulteriormente specificare le ragioni della sua scelta e agli insorgenti di prendere posizione sulle medesime, sanando così un eventuale difetto di motivazione iniziale (Borghi/Corti, Compendio di procedura amministrativa ticinese, n. 2c ad art 26 PAmm; Kneubühler, Die Begründungspflicht, tesi, Berna 1998, pag. 36 e seg.).
In merito poi al giudizio qui impugnato, dal medesimo emergono in maniera lineare e circostanziata le ragioni che hanno condotto l’Esecutivo cantonale a confermare la decisione emanata dall’autorità di prime cure. Il Consiglio di Stato non si è peraltro limitato ad formulare le proprie conclusioni, ma si è pure puntualmente confrontato con le principali doglianze sollevate – e perlomeno minimamente sostanziate – dai ricorrenti, rispettando in questo modo l’obbligo di motivazione che gli incombeva.
Ne discende che anche questa censura dev’essere respinta.
4. 4.1. Giusta l’art. 12 cpv. 1 e 2 LOP, le alienazioni, gli affitti e le locazioni di beni di proprietà del patriziato devono essere fatti tramite un concorso pubblico, aperto a chiunque e annunciato all’albo per un periodo di almeno 15 giorni. La norma persegue un duplice scopo: da un lato mira a salvaguardare l’interesse della comunità, permettendo all’ente pubblico di scegliere l’offerta più vantaggiosa, dall’altro tende invece ad assicurare a tutti i concorrenti le stesse possibilità di riuscita (STA 22 gennaio 2003 in re O. SA consid. 2.1.). Un'eccezione a questo principio è data, previa autorizzazione del Dipartimento delle istituzioni, quando al patriziato non ne può derivare un danno e quando l’interesse generale lo giustifica (art. 13 cpv. 1 LOP). In caso di concorso, di principio, l’aggiudicazione deve essere fatta a favore del miglior offerente (art. 14 cpv. 1 LOP), a meno che questi non presenti, a giudizio dell’ufficio patriziale, sufficienti garanzie (art. 14 cpv. 2 LOP). Spetta poi al patriziato stabilire tramite regolamento la procedura per i concorsi pubblici e le aggiudicazioni (art. 15 LOP).
4.2. Come rilevato dal Consiglio di Stato, da un esame degli atti non risulta che il patriziato di CO 2 abbia mai chiesto al Dipartimento di poter procedere all’alienazione dei mappali n. _ RFP tramite licitazione o a trattative private. D’altro canto neppure i ricorrenti hanno mai sostenuto una simile tesi.
Il fatto dunque che l’ufficio patriziale abbia indetto un pubblico concorso per la vendita dei citati fondi sfugge a qualsiasi critica. Anzi, tale decisione, oltre che ad essere rispettosa della regola sancita dall’art. 12 cpv. 1 LOP, tiene correttamente conto da un lato della delibera 9 dicembre 1998 con cui l’assemblea patriziale aveva autorizzato l’ufficio patriziale ad indire una simile procedura per la vendita dei mappali in questione e dall’altro lato del chiaro tenore dell’art. 6 del regolamento per l’assegnazione dei lotti di proprietà patriziale inseriti in zona RP di _, giusta il quale l’alienazione dei terreni di proprietà del patriziato deve avvenire, per l’appunto, al termine di una gara aperta al pubblico.