Decision ID: 1ea632e1-fd39-5e36-a041-4a1ebe4759dc
Year: 2017
Language: it
Court: TI_TCAS
Chamber: TI_TCAS_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: social_law

ritenuto in fatto
1.1. Il 16 dicembre 2014 (doc. 2) RI 1, 1961, ha chiesto prestazioni AI per adulti a causa dei disturbi lombo-cervicali che nel 2012 e nel 2013 hanno necessitato di interventi chirurgici e che da allora l’hanno resa inabile al lavoro di aiuto cucina. Oltre a ciò si è aggiunto uno stato ansioso depressivo reattivo.
1.2. L’Ufficio assicurazione invalidità ha intrapreso i necessari accertamenti medici (docc. 6 e 7) e, sentito il 7 aprile 2015 (doc. 11) il Servizio Medico Regionale, il 9 dicembre 2015 (doc. 24) ha disposto una perizia pluridisciplinare dell’assicurata.
1.3. Preso atto del rapporto peritale del 19 maggio 2016 (doc. 27) e del rapporto finale dell’SMR del 28 maggio seguente (doc. 28) cui ha fatto seguito la valutazione del 21 ottobre 2016 (doc. 30) del consulente in integrazione professionale, con decisione del 13 febbraio 2017 (doc. A1), preavvisata dal progetto del 21 dicembre 2016 (doc. 31) avversato dall’assicurata il 3 gennaio 2017 (doc. A3), l’Ufficio AI ha negato all’assicurata una rendita di invalidità essendo il grado AI inferiore al 40% (8%).
1.4. Con ricorso del 13 marzo 2017 (doc. I) RI 1 ha chiesto di annullare la decisione dell’Ufficio AI e riconoscerle una rendita di invalidità rispettivamente di rinviare gli atti all’Ufficio AI per approfondire il suo stato di salute e la capacità lavorativa.
Secondo la ricorrente, l’amministrazione non avrebbe preso in considerazione il parere del suo medico curante del 23 febbraio 2017 (doc. A2), che ha fatto presente come il suo stato di salute sia ulteriormente peggiorato dall’inoltro della domanda AI.
Inoltre, l’assicurata aveva rilevato nelle sue osservazioni al progetto di decisione come fosse necessaria sottoporla ad una visita specialistica psichiatrica, ciò che però non è avvenuto.
Infine, la ricorrente ha contestato di essere salariata solo al 65%, facendo valere che se lo stato di salute gliel’avesse permesso essa avrebbe riiniziato l’attività lavorativa a tempo pieno non solo dal 2012, ma già dal 2007 dopo l’asportazione della tiroide.
1.5. Nella sua risposta di causa del 28 marzo 2017 (doc. IV) l’Ufficio AI ha proposto di respingere il ricorso.
Per quanto concerne l’aspetto medico, l’amministrazione ha sottoposto all’attenzione del Servizio Accertamento Medico, che l’aveva già peritata un anno prima, i certificati prodotti dal medico curante dell’assicurata (doc. 45 e doc. A2) e nel rapporto del 28 marzo 2017 (doc. IV/1) i periti hanno confermato le conclusioni tratte il 19 maggio 2016. Considerato che questa perizia giunge a una conclusione logica e che è stata pure confermata dal medico del Servizio Medico Regionale (doc. 28), ritenuto poi che non v’è documentazione medico-specialistica che l’abbia smentita, non occorre quindi procedere con nuovi accertamenti specialistici. Va dunque ritenuto che dal marzo 2014 la capacità lavorativa nell’abituale attività di aiuto cucina era del 60%, mentre in altre attività leggere ed adeguate al suo stato di salute, rispettose di determinati limiti funzionali, era dell’80%.
In merito all’espetto economico, l’Ufficio AI ha accolto la richiesta della ricorrente di ritenerla salariata al 100% se non fosse intervenuto il danno alla salute già nel 2007, così come risulta da alcune sue precedenti dichiarazioni (docc. 33 e 46).
Tuttavia, anche ricalcolando la perdita di guadagno economica subìta dalla ricorrente sfruttando la capacità lavorativa residua in quei settori di attività accessibili a lavoratori non qualificati con mansioni semplici e ripetitive, essa avrebbe potuto realizzare nel 2014 un salario medio annuo lordo di Fr. 53'793.-. Riportato sulla sua capacità residua dell’80% e ritenuta una riduzione del 5%, il reddito da invalido risultante di Fr. 40'882,70 deve essere paragonato al reddito da valido di Fr. 45'880.- conseguito nel 2014 (docc. 29 e 32), per ottenere un grado AI del 10,9%, che non permette comunque l’attribuzione di una rendita di invalidità.
1.6. Il 4 aprile 2017 (doc. VI) la ricorrente ha contestato le conclusioni dell’amministrazione, ribadendo la necessità di una rivalutazione del suo stato di salute alla luce delle considerazioni del suo medico curante. L’assicurata ha inoltre evidenziato come nelle sue condizioni sarebbe alquanto difficile continuare l’attività di aiuto cucina nella misura del 60%, trattandosi di un lavoro che richiede sforzi fisici non indifferenti e ripetuti. Per di più, non sarebbe nemmeno in grado di garantire una presenza costante a causa della permanenza a letto per uno o due giorni alla settimana a causa dei forti dolori alla cervicale e alla schiena, come pure per i forti mal di testa con vomito. Ciò vale anche qualora cambiasse attività lavorativa. Infine, l’interessata ha indicato che, a causa dei persistenti dolori, nel mese di luglio 2017 sarebbe stata operata alla spalla sinistra.
1.7. L’amministrazione si è riconfermata il 3 maggio 2017 (doc. VIII) sia nella risposta di causa sia nella decisione impugnata, ribadendo che lo scritto del 23 febbraio 2017 del medico curante della ricorrente è già stato debitamente analizzato dal SAM.
Quanto all’intervento chirurgico alla spalla sinistra, l’Ufficio AI ha rilevato che un eventuale peggioramento dello stato di salute esula dalla controversia ora in esame al TCA e che, se del caso, formerà oggetto di un nuovo provvedimento amministrativo.
L’assicurata non ha formulato ulteriori osservazioni (doc. IX).

considerato in diritto
2.1. Secondo l'art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con gli artt. 7 e 8 LPGA, con invalidità s'intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata, cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio.
Gli elementi fondamentali dell'invalidità, secondo la surriferita definizione, sono dunque un danno alla salute fisica o psichica conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio, e la conseguente incapacità di guadagno.
Occorre quindi che il danno alla salute abbia cagionato una diminuzione della capacità di guadagno, perché il caso possa essere sottoposto all'assicurazione per l'invalidità (Scartazzini, Les rapports de causalité dans le droit suisse de la sécurité sociale, Basilea e Francoforte sul Meno 1991, pag. 216 segg.).
Per incapacità al lavoro s'intende qualsiasi incapacità, totale o parziale, derivante da un danno alla salute fisica, mentale o psichica di compiere un lavoro ragionevolmente esigibile nella professione o nel campo di attività abituale. In caso d'incapacità al lavoro di lunga durata possono essere prese in considerazione anche le mansioni esigibili in un'altra professione o campo d'attività (art. 6 LPGA).
L'incapacità al guadagno è definita all'art. 7 LPGA e consiste nella perdita, totale o parziale, della possibilità di guadagno sul mercato del lavoro equilibrato che entra in considerazione, provocata da un danno alla salute fisica, mentale o psichica e che perdura dopo aver sottoposto l'assicurato alle cure ed alle misure d'integrazione ragionevolmente esigibili.
Secondo l’art. 8 cpv. 1 LPGA, è considerata invalidità l’incapacità al guadagno totale o parziale presumibilmente permanente o di lunga durata.
La nozione d'invalidità di cui all'art. 4 cpv. 1 LAI e 8 cpv. 1 LPGA è di carattere giuridico economico, non medico (DTF 116 V 249 consid. 1b).
L'art. 28 cpv. 1 LAI prevede che l'assicurato ha diritto ad una rendita se: a. la sua capacità al guadagno o la sua capacità di svolgere le mansioni consuete non può essere ristabilita, mantenuta o migliorata mediante provvedimenti d'integrazione ragionevolmente esigibili; b. ha avuto un'incapacità al lavoro (art. 6 LPGA) almeno del 40% in media durante un anno senza notevole interruzione; e c. al termine di questo anno è invalido (art. 8 LPGA) almeno al 40%.
L'art. 28 cpv. 2 LAI prescrive che gli assicurati hanno diritto ad una rendita intera se sono invalidi almeno al 70%, a tre quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono invalidi almeno al 40%.
Tuttavia, il diritto alla rendita nasce al più presto dopo 6 mesi dalla data in cui l'assicurato ha rivendicato il diritto alle prestazioni conformemente all'art. 29 cpv. 1 LPGA, ma al più presto a partire dal mese seguente il compimento dei 18 anni (art. 29 cpv. 1 LAI).
In virtù dell'art. 28a cpv. 1 LAI, per valutare l'invalidità di un assicurato che esercita un'attività lucrativa si applica l'articolo 16 LPGA. Il Consiglio federale definisce il reddito lavorativo determinante per la valutazione dell'invalidità.
Ai sensi dell'art. 16 LPGA, il grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto fra il reddito del lavoro che l'assicurato conseguirebbe dopo l'insorgenza dell'invalidità e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione, nell'esercizio di un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in condizioni normali di mercato del lavoro (reddito da invalido) ed il reddito del lavoro che egli avrebbe potuto conseguire se non fosse diventato invalido (reddito da valido).
Si confronta perciò il reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non fosse divenuto invalido con quello che egli può tuttora realizzare, benché invalido, sfruttando la residua capacità lavorativa in attività da lui ragionevolmente esigibili in condizioni normali del mercato del lavoro, previa adozione di eventuali provvedimenti integrativi (metodo generale del raffronto dei redditi; DTF 128 V 30 consid. 1, 104 V 136 consid. 2a e 2b; Pratique VSI 2000 pag. 84 consid. 1b).
Nel confronto dei redditi la giurisprudenza - di regola - non tiene conto di fattori estranei all'invalidità, come ad esempio la formazione professionale, le attitudini fisiche e psichiche e l'età dell'assicurato (RCC 1989 p. 325; DTF 107 V 21; Scartazzini, op. cit., pag. 232). La misura dell'attività ragionevolmente esigibile dipende, d'altra parte, dalla situazione personale dell'assicurato e dalla possibilità di applicazione di misure reintegrative. La situazione personale dell'assicurato è essenziale per la valutazione della residua capacità al guadagno. Secondo il TFA i due redditi, dalla cui differenza emerge il grado dell'incapacità di guadagno, vanno stabiliti in maniera precisa. Se ciò non è possibile, devono essere calcolati sulla base di una valutazione fondata sulle circostanze concrete (SVR 1996 IV Nr. 74 consid. 2a, DTF 114 V 313 consid. 3a).
Nella DTF 107 V 21 consid. 2c, la Corte federale ha stabilito che l'assicurazione per l'invalidità non è tenuta a rispondere qualora l'assicurato, in ragione della sua età, di una carente formazione oppure a causa di difficoltà di apprendimento o linguistiche, non riesce a trovare concretamente un'occupazione (giurisprudenza confermata dall'allora TFA [dal 1° gennaio 2007: TF] con sentenza U 156/05 del 14 luglio 2006, consid. 5).
2.2. Nel caso di specie, dopo avere richiamato gli atti medici ritenuti determinanti, il 7 aprile 2015 (doc. 11) il dr. med. _ del Servizio Medico Regionale ha ritenuto opportuno disporre una valutazione pluridisciplinare, che ha avuto luogo nei giorni 12, 18, 19, 21 e 27 gennaio 2016 come pure il 3 febbraio 2016, in ambito reumatologico, neurologico, endocrinologico e psichiatrico.
Nel suo rapporto peritale del 19 maggio 2016 (doc. 27) il Servizio Accertamento Medico ha riassunto tutti gli atti medici messi a sua disposizione e ha esposto l’anamnesi familiare, personale-sociale, professionale, patologica, sistemica, le affezioni attuali, la descrizione della giornata, la terapia seguita, come pure le constatazioni obiettive con lo status, gli esiti degli esami di laboratorio e radiologici esperiti dai suoi specialisti.
Nel suo parere del 22 gennaio 2016 (doc. 27 pag. 116) il dr. med. _, specialista FMH reumatologia e medicina interna, ha esposto l’anamnesi attuale e sociale recente, le limitazioni soggettive, lo status, gli esiti degli esami radiologici effettuati nel 2013 e nel 2014, come pure al momento della perizia.
La diagnosi posta con influsso sulla capacità lavorativa era di cefalee di tipo tensivo ed emicranico associale a cervicalgie e importanti disturbi neurovegetativi in stato dopo spondilodesi C6-C7 il 28 agosto 2013 con probabile componente somatoforme; sindrome lombospondilogena cronica in stato dopo spondilodesi L4-S1 il 10 luglio 2012; stato dopo lussazione della spalla sinistra causa infortunio nel 2010 con lesione di Hill-Sachs e Bankart, cuffia dei rotatori intatta, lesione anamnestica dello SLAP. Quale diagnosi senza influsso erano indicate emicrania e cefalee tensive; stato dopo carcinoma della tiroide (2007).
Lo specialista ha risposto alle domande ritenendo l’assicurata, come aiuto cuoca, abile a tempo pieno, ma con una riduzione del rendimento del 40% e con determinate limitazioni funzionali (nel sollevare pesi sopra il petto, maneggiare attrezzi pesanti, movimenti di flessione/estensione, rotazione del tronco).
Ad ogni modo, a causa degli interventi chirurgici eseguiti nel 2012 e nel 2013, l’assicurata andava ritenuta totalmente inabile al lavoro in qualsiasi attività per sei mesi. Dopodiché, la capacità lavorativa coincideva con quella attuale.
In attività adatta che consista in un lavoro leggero che rispetti i citati limiti funzionali, l’assicurata era abile a tempo pieno, ma con una riduzione del rendimento che poteva arrivare fino al 20%, mentre in un’attività anche mediamente pesante la limitazione del rendimento era del 40%.
Come casalinga l’assicurata era totalmente abile al lavoro.
L’esperto ha infine evidenziato che v’era una forte discordanza tra l’autovalutazione dell’assicurata e gli elementi oggettivi a sua disposizione per i problemi di natura reumatologica.
Il neurologo dr. med. _ ha visitato l’assicurata il 21 gennaio 2016 e l’indomani (doc. 27 pag. 125) ha esposto l’anamnesi, lo stato neurologico e le sue conclusioni.
Lo specialista non ha posto una diagnosi con influsso, ma solo senza influsso sulla capacità lavorativa indicando emicrania senza aura; sindrome lombovertebrale cronica con stato dopo intervento di stabilizzazione L4-L5 e L5-S1 (luglio 2012), senza deficit neurologici associali; sindrome cervicale cronica con stato da discectomia C6-C7 (agosto 2013), senza deficit neurologici associati. Pertanto, dal punto di vista neurologico l’assicurata era (sempre stata) abile in qualsiasi lavoro in ragione del 100%, così pure come casalinga.
Il dr. med. _, FMH endocrinologia/diabetologia, ha visitato l’interessata il 18 gennaio 2016 e nel suo referto del 26 seguente (doc. 27 pag. 110) ha posto la diagnosi di stato dopo tiroidectomia totale e terapia radiometabolica per carcinoma della tiroide papillare in attuale terapia sostitutiva e TSH-soppressiva.
Dal profilo strettamente endocrinologico non v’era nessuna incapacità lavorativa né nella precedente attività esercitata né in qualsiasi altra, come pure in qualità di casalinga.
Infine, l’assicurata è stata visitata dal dr. med. _, FMH psichiatria e psicoterapia, il 27 gennaio e il 3 febbraio 2016. Lo specialista ha redatto il proprio rapporto il 9 maggio 2016 (doc. 27 pag. 130) riassumendo l’anamnesi ed esponendo sia l’esame psichico sia le sue conclusioni. Egli non ha posto alcuna diagnosi psichiatrica, ma ha messo unicamente l’accento sulla personalità dell’assicurata, di tipo anassertiva, caratterizzata da una scarsa propensione a fare valere i propri diritti che la poneva in difficoltà qualora fosse chiamata a sostenere ruoli di primo piano, essendo la sua natura sostanzialmente piuttosto arrendevole e remissiva nei confronti delle esigenze degli altri. È stata inoltre considerata una componente somatoforme legata a una difficoltà nell’elaborazione del dolore. Non v’era alcuna riduzione significativa della capacità lavorativa dell’assicurata.
Sentiti quindi tutti i periti coinvolti, globalmente il SAM ha posto le seguenti diagnosi con influenza sulla capacità lavorativa:
Cefalee di tipo tensivo ed emicranico associate a cervicalgie e importanti disturbi neurovegetativi:
- stato dopo spondilodesi C6-C7 (28 agosto 2013);
- attuale assenza di deficit neurologici;
- possibile componente somatoforme.
Sindrome lombospondilogena cronica:
- stato dopo spondilodesi L4-S1 (10 luglio 2012);
- assenza attuale di deficit neurologici.
Stato dopo lussazione della spalla sinistra nel 2010:
- lesione di Hill-Sachs e Bankart;
- cuffia dei rotatori intatta;
- lesione anamnestica dello SLAP.
Incipiente artrosi delle dita ddp.
Quale diagnosi senza influenza sulla capacità lavorativa sono state indicate: emicrania senz’aura; stato dopo tiroidectomia totale (23 novembre 2007) e terapia radiometabolica per carcinoma tiroideo papillare con attuale terapia sostitutiva e TSH-soppressiva: carcinoma papillare del lobo destro della tiroide con minima estensione ai tessuti molli peritiroidei; personalità anassertiva; ipertensione arteriosa diagnosticata nel 2007 trattata; noto reflusso gastroesofageo; pregresso intervento al setto nasale (2010-2012); pregressa isterectomia nel 1990; ipercolesterolemia non trattata; ipovitaminosi D non trattata.
Le conclusioni peritali si fondano su un’esauriente discussione fra i medici periti del SAM. Tuttavia, sussistendo unicamente un’incapacità lavorativa per patologia reumatologica, non si era reso necessario procedere a teleconferenza con i vari specialisti coinvolti nella valutazione peritale dell’assicurata.
Nella valutazione medico-teorica globale i periti hanno concluso che l’assicurata risultava abile al 60% come aiuto cuoca.
La capacità lavorativa del 60% era da intendersi come lavoro a tempo pieno, ma con riduzione del rendimento.
La riduzione del 40% era dovuta soprattutto ai problemi a carico della colonna cervicale e della colonna lombare. La capacità funzionale dell’interessata era fortemente limitata nel sollevamento di grandi pesi, v’era una limitazione nei movimenti di flesso-estensione e rotazione del tronco nonché per quanto riguarda posizioni inergonomiche con la colonna cervicale e il ripetuto sollevamento di pesi con le braccia in avanti. Limitato risultava anche il lavoro attorno e sopra l’orizzontale, soprattutto i lavori sopra l’altezza del capo.
In un’attività adeguata, in un lavoro leggero che rispetti le citate limitazione funzionali, l’assicurata è stata giudicata abile al lavoro nella misura dell’80%. In un’attività anche mediamente pesante l’interessata raggiungeva una capacità lavorativa del 60%. Si è pertanto ritenuto esigibile un lavoro leggero con un carico massimo di 9kg da sollevarsi molto sovente fino all’altezza dei fianchi, mentre un carico massimo dai 10 ai 25kg da sollevarsi sovente fino all’altezza dei fianchi. In entrambi i casi l’assicurata era abile a tempo pieno con una riduzione del rendimento.
Questa capacità lavorativa è stata ritenuta tale a distanza di sei mesi dall’intervento neurochirurgico cervicale di spondilodesi (28 agosto 2013), perciò dal mese di marzo 2014.
In attività di casalinga è stata ritenuta abile al lavoro al 100%.
Secondo i periti, l’assicurata presentava un forte potenziale di integrazione professionale che poteva essere valorizzato attraverso misure di riallenamento progressivo al lavoro. Pertanto, provvedimenti professionali per la riformazione o la reintegrazione lavorativa erano attuabili sin da subito.
Nel suo rapporto finale del 24 maggio 2016 (doc. 28) il medico SMR dottor _, FMH medico generico, ha ripreso sia le diagnosi con e senza influsso sulla capacità lavorativa dell’assicurata poste dai periti del SAM, sia i gradi di (in)capacità lavorativa da essi stabiliti con le relative limitazioni funzionali reumatologiche. In particolare, in attività adeguate ha ritenuto l’interessata inabile al 100% dal 10 luglio 2012 al 10 gennaio 2013 e dal 28 agosto 2013 al 28 marzo 2014, con una parentesi di abilità totale dall’11 gennaio al 27 agosto 2013. Dal 29 marzo 2014 in poi la capacità lavorativa era del 20%, da intendersi come riduzione del rendimento.
L’assicurata ha formulato delle osservazioni al progetto di decisione del 21 dicembre 2016, senza però produrre dei certificati medici a suffragio delle sue obiezioni.
Contrariamente a quanto sostenuto con il ricorso, il dr. med. _, medicina generale, è intervenuto soltanto in un secondo tempo, il 23 febbraio 2017 (doc. A2), e quindi dopo che l’Ufficio AI aveva emanato la sua decisione del 13 febbraio 2017 (doc. A1). Questo certificato è stato prodotto con l’atto ricorsuale e il medico curante dell’assicurata ha chiesto un riesame della situazione della sua paziente, adducendo che nel frattempo il suo stato di salute era peggiorato. Il curante ha evidenziato che dal 2016 l’assicurata necessitava di cure continue per sindrome cervico brachiale con cefalee, nausea e vomito. A livello lombo-sacrale presentava soventi episodi di lombalgia acuta con necessità di riposo assoluto. Stanti gli interventi del 2012 e del 2013, il medico ha osservato che anche il neurochirurgo per il momento consigliava unicamente di continuare con regolare fisioterapia e antiflogistici e antinfiammatori secondo necessità. Questa situazione sfavorevole ha comportato lo sviluppo di uno stato ansioso depressivo cronico. Egli ha infine segnalato l’aggravamento dei disturbi alla spalla sinistra, osservando che a breve l’assicurata sarebbe stata visitata da uno specialista e che rimaneva possibile una terapia chirurgica. In queste condizioni, la paziente era quindi inabile al lavoro.
Il medico SMR ha ritenuto necessario richiamare subito (doc. 39) dal dr. med. _ i certificati medici specialistici del 2016 che quest’ultimo ha messo a disposizione nel referto del 23 febbraio 2017 e il 17 marzo 2017 (doc. 43) l’Ufficio AI ha trasmesso al SAM (doc. 43), oltre al rapporto del curante, la documentazione che gli è pervenuta quello stesso giorno (doc. 45).
Il Servizio Accertamento Medico ha quindi valutato tutti questi atti medici e nel complemento del 28 marzo 2017 (doc. IV/1) ha confermato le conclusioni alle quali era giunto il 19 maggio 2016.
Gli specialisti hanno evidenziato di avere già diagnosticato un anno prima le cefalee di tipo tensivo ed emicranico come pure la sindrome lombospondilogena cronica.
Essi hanno inoltre ricordato che da parte del neurologo non era stata posta una diagnosi con influenza sulla capacità lavorativa e che la prognosi era favorevole, mentre il reumatologo aveva ritenuto giustificata, alla luce anche di una possibile componente somatoforme, una riduzione della capacità lavorativa del 40% nell’attività svolta e del 20% in attività adatta.
La nuova documentazione prodotta descriveva un quadro radiologico e clinico stabile, che dal punto di vista terapeutico poneva unicamente l’indicazione per un trattamento fisioterapico e dunque conservativo.
I periti si sono poi confrontati con le affermazioni del medico curante, secondo cui si era sviluppato uno stato ansioso depressivo cronico, mentre nella valutazione peritale del 27 gennaio e del 3 febbraio 2017 lo psichiatra dr. med. _ non aveva riscontrato alcuna diagnosi con influsso sulla capacità lavorativa, ma solo una personalità anassertiva. Inoltre, non risultava che vi fosse stata una presa a carico specialistica per tale problema.
Per quanto concerne l’aggravamento dei disturbi alla spalla sinistra, nel referto del 9 marzo 2017 del dr. med. _, specialista FMH in ortopedia, prodotto dal medico curante, si è descritto un quadro clinico verosimilmente aggravatosi con importante dolorabilità nei movimenti soprattutto dell’intra-rotazione della spalla sinistra. L’ortopedico ha altresì effettuato un test infiltrativo e a livello terapeutico ha proposto un possibile intervento chirurgico in artroscopia.
Il perito reumatologo dr. med. _, che un anno prima aveva valutato anche lo stato della spalla sinistra con una sonografia funzionale che aveva confermato l’integrità della cuffia dei rotatori, aveva ritenuto che questa patologia avesse un influsso sulla capacità lavorativa dell’assicurata, ribadendo però che la diminuzione della capacità era dovuta essenzialmente ai problemi a carico della colonna cervicale e della colonna lombare, oltre alla possibile componente somatoforme, che portava a una verosimile amplificazione di sintomi soggettivi.
Viste le considerazioni esposte, il Servizio Accertamento Medico ha confermato le conclusioni poste nella propria perizia del 2016.
Alla luce della nuova presa di posizione del SAM, il 28 marzo 2017 (doc. IV/2) il dr. med. _ del Servizio Medico Regionale ha ribadito le conclusioni tratte dai periti il 19 maggio 2016, che egli ha riassunto il 25 maggio 2016 nel rapporto finale.
2.3. Per costante giurisprudenza (STF 9C_13/2007 del 31 marzo 2008), al fine di poter graduare l'invalidità, all'amministrazione (o al giudice in caso di ricorso) è necessario disporre di documenti che devono essere rassegnati dal medico o eventualmente da altri specialisti, il compito del medico consistendo nel porre un giudizio sullo stato di salute, nell'indicare in quale misura e in quali attività l'assicurato è incapace al lavoro come pure nel fornire un importante elemento di giudizio per determinare quali lavori siano ancora ragionevolmente esigibili dall'assicurato (DTF 125 V 256 consid. 4 pag. 261; 115 V 133 consid. 2 pag. 134; 114 V 310 consid. 3c pag. 314; 105 V 156 consid. 1 pag. 158).
Spetta in seguito al consulente professionale, avuto riguardo alle indicazioni sanitarie, valutare quali attività professionali siano concretamente ipotizzabili (Meyer-Blaser, Rechtsprechung des Bundesgerichts zum IVG, pag. 228 seg.).
Quanto alla valenza probante di un rapporto medico, determinante è che i punti litigiosi importanti siano stati oggetto di uno studio approfondito, che il rapporto si fondi su esami completi, che consideri parimenti le censure espresse dal paziente, che sia stato approntato in piena conoscenza dell'incarto (anamnesi), che la descrizione del contesto medico sia chiara e che le conclusioni del perito siano ben motivate. Determinante quindi per stabilire se un rapporto medico ha valore di prova non è né l'origine del mezzo di prova, né la denominazione, ad esempio quale perizia o rapporto (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; STFA I 462/05 del 25 aprile 2007; STFA U 329/01 e U 330/01 del 25 febbraio 2003; DTF 125 V 352 consid. 3a; DTF 122 V 160 consid. 1c; Meyer-Blaser, Die Rechtspflege in der Sozialversicherung, BJM 1989 pag. 31; Pratique VSI 3/1997 pag. 123), bensì il suo contenuto (DTF 122 V 160 in fine con rinvii).
A proposito delle perizie mediche eseguite nell'ambito della procedura amministrativa, il TF ha stabilito che, nell'ipotesi in cui sono state eseguite da medici specializzati riconosciuti, hanno forza probatoria piena se giungono a conclusioni logiche e sono state realizzate sulla base di accertamenti approfonditi, fintanto che indizi concreti non inducono a ritenerle inaffidabili (DTF 123 V 176; DTF 122 V 161, DTF 104 V 212; SVR 1998 IV Nr. 1 pag. 2; SZS 1988 pagg. 329 e 332; ZAK 1986 pag. 189; Locher, Grundriss des Sozialversicherungsrechts, Berna 1994, pag. 332).