Decision ID: 14a6d0f8-b3cc-4a45-8313-afc74b083219
Year: 2015
Language: it
Court: CH_BSTG
Chamber: CH_BSTG_001
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: penal_law

Fatti:
A. La Procura della Repubblica presso il Tribunale di Cuneo (Italia) ha presen-
tato alla Svizzera, in data 15 giugno 2009, una richiesta di assistenza giudi-
ziaria in materia penale nel contesto di un procedimento da essa condotto
nei confronti di A., D. e E., per titolo di concorso in bancarotta fraudolenta
pluriaggravata documentale e distruttiva, bancarotta preferenziale con
danno di ingente importo realizzato da amministratore di società di capitali
(art. 216, 219 e 223 Legge fallimentare) e concorso in truffa continuata (art.
640 CP/I) in relazione con il fallimento della società F. S.p.a., avvenuto nel
dicembre 2007 (act. 1.9). La stessa faceva seguito ad una prima richiesta di
assistenza trasmessa in data 21 gennaio 2009 ed alla quale faceva parziale
riferimento quanto ai motivi alla base della stessa (act. 1.10). Secondo
quanto riportato dalla rogatoria, il fallimento della F. S.p.a, società a gestione
famigliare e facente capo allo stesso A. ed a suo figlio, accertava l'esistenza
un passivo quantificato nell'ordine di almeno 31 milioni di euro. Gli accerta-
menti sulle cause dell'esistenza di un tale scoperto avrebbero quindi per-
messo agli inquirenti italiani di evidenziare un quadro di sistematica falsifica-
zione dei bilanci e di false fatturazioni. Con la domanda di assistenza del
15 giugno 2009, l'autorità rogante ha quindi richiesto la produzione della do-
cumentazione relativa a conti bancari intestati e/o riconducibili alle persone
fisiche coinvolte e siti presso:
- banca G.,
- banca H.;
- banca I.
B. Il 25 giugno 2009, l'Ufficio federale di giustizia (di seguito: UFG), dopo esame
preliminare, ha affidato l'esecuzione della rogatoria al Ministero pubblico
della Repubblica e Cantone Ticino (di seguito: MP-TI), trasmettendogli gli atti
relativi.
C. Mediante decisione del 6 luglio 2009, il MP-TI è entrato in materia sulla do-
manda presentata dall'autorità italiana ordinando alle banche richieste l'indi-
viduazione delle relazioni bancarie intestate alla persone coinvolte nelle in-
dagini e l'edizione della relativa documentazione (act. 1.15). Sempre in tale
data il MP-TI emanava una prima decisione di chiusura ammettendo la tra-
smissione della documentazione richiesta dalle autorità Italiane con la roga-
toria datata 21 gennaio 2009 (act. 1.11).
- 3 -
D. Dando seguito all'ordine del 6 luglio 2009 (act 1.15), due degli istituti di cre-
dito trasmettevano la documentazione bancaria e le informazioni richieste al
MP-TI il 14 luglio 2009 (banca I.) ed il 31 luglio 2009 (banca G.). Banca H.,
dal canto suo, comunicava in data 4 agosto 2009 che le ricerche quanto
all'esistenza di relazioni bancarie intestate e/o riconducibili alle persone coin-
volte avevano dato esito negativo.
E. In data 6 maggio 2011, il Tribunale ordinario di Cuneo ha condannato A. per
titolo di concorso in bancarotta fraudolenta pluriaggravata documentale e di-
strattiva, bancarotta preferenziale con danno di ingente importo realizzata da
amministratore di società di capitali, concorso in truffa continuata anche ag-
gravata dall'entità del danno patrimoniale e dall'abuso di prestazione d'o-
pera, bancarotta semplice per omesso impedimento dell'evento, bancarotta
semplice aggravata dall'entità del passivo cagionato, bancarotta semplice
per aggravamento del dissesto e omessa tenuta di contabilità aggravata
dall'entità del passivo cagionato e per bancarotta semplice con operazioni
imprudenti ed omessa tenuta della contabilità obbligatoria aggravata dall'en-
tità del passivo cagionato, ad una pena di due anni di reclusione sospesa
con la condizionale ed al pagamento delle spese processuali sostenute dalla
parte civile. Dal canto suo la coricorrente B. è stata condannata per titolo di
concorso in bancarotta fraudolenta pluriaggravata documentale e distrattiva,
bancarotta preferenziale con danno di ingente importo realizzata da ammini-
stratore di società di capitali e bancarotta semplice per omesso impedimento
dell'evento, e le è stata applicata una pena di sei mesi di reclusione sospesa
con la condizionale (act. 1.17). La sentenza, frutto di un patteggiamento tra
le parti, è in seguito cresciuta in giudicato.
F. A seguito della crescita in giudicato della sentenza italiana di primo grado, in
data 18 agosto 2011 il patrocinatore dei ricorrenti prendeva contatto con il
MP-TI postulando lo stralcio della procedura di assistenza giudiziaria ancora
in essere in Svizzera (incarto MP-TI, doc. 22).
G. In data 2 maggio 2012, il MP-TI ha richiesto una presa di posizione dall'au-
torità rogante, la quale confermava a sua volta la definizione del procedi-
mento estero di merito, richiedendo nonostante ciò la trasmissione della do-
cumentazione bancaria in ragione del fatto che la stessa non era stata presa
in considerazione nell'ambito della precedente sentenza (incarto MP-TI,
doc. 27 e 29). La procura di Cuneo preannunciava un possibile consenso
alla trasmissione semplificata da parte dello stesso A.
- 4 -
H. Il 17 luglio 2012 l'UFG, invitato dal MP-TI a prendere posizione in merito alla
trasmissione degli atti esperiti in esecuzione della rogatoria, ha richiesto al
MP-TI di fornirgli la missiva inviata all'autorità rogante il 2 maggio 2012 (in-
carto MP-TI, doc. 31). A seguito della trasmissione della predetta non risulta
dagli atti ulteriore corrispondenza.
I. Successivamente ad un ulteriore scambio di corrispondenza con l'autorità
italiana (incarto MP-TI, doc. 33 a 35), il 19 dicembre 2014 MP-TI ha invitato
il patrocinatore dei ricorrenti a trasmettergli eventuali obiezioni all'invio della
documentazione all'autorità estera (incarto MP-TI, doc. 36 e 40). Con lettera
del 19 gennaio 2015, A. si è quindi opposto alla consegna, producendo uno
scritto dell'avvocato che aveva seguito la procedura penale di merito in Italia
e la relativa sentenza datata 6 maggio 2011, adottata nella forma del patteg-
giamento ai sensi dell'art. 444 del Codice di Procedura penale italiano (di
seguito: CPP/I) (act. 1.13 e 1.14; incarto MP-TI, doc. 42).
L. Con decisione di chiusura del 21 gennaio 2015, il MP-TI ha accolto la roga-
toria, ordinando la trasmissione all'autorità rogante di tutta la documenta-
zione bancaria in oggetto (act. 1.16).
M. Il 23 febbraio 2015, A., unitamente alla consorte B. ed a C. Ltd. Inc., ha in-
terposto ricorso avverso la suddetta decisione dinanzi alla Corte dei reclami
penali del Tribunale penale federale, chiedendo, in via principale l'annulla-
mento della decisione impugnata con contestuale respingimento della do-
manda di assistenza e distruzione/restituzione della documentazione banca-
ria trasmessa dagli istituti di credito ed in via subordinata l'annullamento della
decisione impugnata con contestuale respingimento della domanda di assi-
stenza e l'invito all'autorità rogante a procedere all'inoltro di una nuova do-
manda di assistenza giudiziaria in ambito internazionale (act. 1).
N. Con risposta del 30 marzo 2015, il MP-TI ha postulato la reiezione del gra-
vame (act. 8).
O. Mediante osservazioni del 24 marzo 2015, l'UFG ha proposto la reiezione
del gravame, nella misura della sua ammissibilità (act. 6).
- 5 -
P. Con memoriale di replica del 23 aprile 2015, trasmesso per conoscenza al
MP-TI e all'UFG, i ricorrenti si sono sostanzialmente riconfermati nelle con-
clusioni espresse in sede ricorsuale (act. 11).
Le argomentazioni di fatto e di diritto esposte dalle parti saranno riprese, per
quanto necessario, nei considerandi di diritto.

Diritto:
1.
1.1 In virtù dell'art. 37 cpv. 2 lett. a della legge federale del 19 marzo 2010
sull'organizzazione delle autorità penali della Confederazione (LOAP;
RS 173.71), la Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale giudica i
gravami in materia di assistenza giudiziaria internazionale.
1.2 I rapporti di assistenza giudiziaria in materia penale fra la Repubblica Italiana e
la Confederazione Svizzera sono anzitutto retti dalla Convenzione europea di
assistenza giudiziaria in materia penale del 20 aprile 1959, entrata in vigore il
12 giugno 1962 per l’Italia ed il 20 marzo 1967 per la Svizzera (CEAG;
RS 0.351.1), dall'Accordo italo-svizzero del 10 settembre 1998 che completa e
agevola l'applicazione della CEAG (RS 0.351.945.41), entrato in vigore me-
diante scambio di note il 1° giugno 2003 (in seguito: l'Accordo italo-svizzero),
nonché, a partire dal 12 dicembre 2008 (Gazzetta ufficiale dell’Unione europea,
L 327/15-17, del 5 dicembre 2008), dagli art. 48 e segg. della Convenzione di
applicazione dell'Accordo di Schengen del 14 giugno 1985 (CAS; testo non pub-
blicato nella RS ma ora consultabile nel fascicolo "Assistenza e Estradizione"
edito dalla Cancelleria federale, Berna 2014). Di rilievo nella fattispecie è anche
la Convenzione sul riciclaggio, la ricerca, il sequestro e la confisca dei proventi
di reato, conclusa a Strasburgo l’8 novembre 1990, entrata in vigore il 1° set-
tembre 1993 per la Svizzera ed il 1° maggio 1994 per l’Italia (CRic;
RS 0.311.53). Alle questioni che il prevalente diritto internazionale contenuto in
detti trattati non regola espressamente o implicitamente, come pure quando il
diritto nazionale sia più favorevole all'assistenza rispetto a quello pattizio (co-
siddetto principio di favore), si applicano la legge federale sull'assistenza inter-
nazionale in materia penale del 20 marzo 1981 (AIMP; RS 351.1), unitamente
alla relativa ordinanza (OAIMP; RS 351.11; v. art. 1 cpv. 1 AIMP, art. I n. 2
Accordo italo-svizzero; DTF 137 IV 33 consid. 2.2.2; 136 IV 82 consid. 3.1; 135
IV 212 consid. 2.3; 123 II 134 consid. 1a; 122 II 140 consid. 2). Il principio di
favore vale anche nell'applicazione delle pertinenti norme di diritto internazio-
nale (v. art. 48 n. 2 CAS, 39 n. 3 CRic e art. I n. 2 Accordo italo-svizzero). È
- 6 -
fatto salvo il rispetto dei diritti fondamentali (DTF 135 IV 212 consid. 2.3; 123 II
595 consid. 7c).
1.3 Interposto tempestivamente contro la sopraccitata decisione di chiusura dell’au-
torità cantonale d’esecuzione, il ricorso è ricevibile sotto il profilo degli art. 25
cpv. 1, 80e cpv. 1 e 80k AIMP.
1.4
1.4.1 La ricevibilità del gravame presuppone anche la legittimazione degli insorgenti
giusta l’art. 80h AIMP. In base a quest’ultima disposizione, oltre all’UFG
(art. 80h lett. a AIMP), ha diritto di ricorrere chiunque è toccato personalmente
e direttamente da una misura d’assistenza giudiziaria e ha un interesse degno
di protezione all’annullamento o alla modifica della stessa (art. 80h lett. b AIMP,
v. anche art. 21 cpv. 3 AIMP per quanto concerne le persone contro cui è diretto
il procedimento penale all’estero). Per essere considerato personalmente e di-
rettamente toccato da una misura di assistenza giudiziaria internazionale, il ri-
corrente deve avere un legame sufficientemente stretto con la decisione liti-
giosa (DTF 123 II 161 consid. 1 d/aa). Più concretamente, nel caso di una ri-
chiesta di informazioni su un conto bancario è considerato personalmente e
direttamente toccato il titolare del conto (v. art. 9a lett. b OAIMP), mentre l’inte-
ressato toccato solo in maniera indiretta, come ad esempio il mero avente diritto
economico di un conto bancario, non può impugnare tali provvedimenti
(DTF 139 II 404 consid. 2.1.1; 122 II 130 consid. 2b; TPF 2008 172 consid. 1.3).
Eccezionalmente, la qualità per ricorrere è riconosciuta all'avente diritto econo-
mico di una società titolare di un conto quando la stessa è disciolta, riservato
l'abuso di diritto (DTF 137 IV 134 consid. 5.2.1; 123 II 153 consid. 2c e d). In
questo caso, tocca all'avente diritto economico dimostrare anzitutto la liquida-
zione della società mediante documentazione ufficiale (sentenze del Tribunale
federale 1A.10/2000 del 18 maggio 2000, consid. 1e, in Praxis 2000 n° 133 pag.
790 e segg.; 1A.131/1999 del 26 agosto 1999, consid. 3). Egli deve inoltre di-
mostrare attraverso questa stessa documentazione oppure mediante altre
prove di essere il beneficiario dello scioglimento della società in quanto tale
(sentenza del Tribunale federale 1C_370/2012 del 3 ottobre 2012, consid. 2.7;
sentenze del Tribunale penale federale RR.2012.257 del 2 luglio 2013, con-
sid. 1.2.1; RR.2012.252 del 7 giugno 2013, consid. 2.2.1) e quindi non sempli-
cemente di un suo conto bancario (TPF 2009 183 consid. 2.2.2).
1.4.2 In specie, A. risulta essere titolare delle relazioni bancarie n. 1 e 2 site presso
la sede di Lugano della banca G. (act. 1.3 e 1.5 e incarto MP-TI, act. 12 e ss.).
La legittimazione di A. è dunque pacifica limitatamente a tali conti. Parimenti
legittimata risulta essere C. Ltd., relativamente alla rubrica del conto n. 3 di cui
è titolare (act. 1.6).
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1.4.3 Per quanto riguarda invece le altre relazioni bancarie oggetto della rogatoria,
segnatamente la rubrica relativa al conto n. 4 a nome di J. Limited ed il conto
n. 5 intestato a K. Corp., anch'esse aperte presso la banca G., nonché il conto
n. 6 questa volta gestito dalla banca I., i ricorrenti hanno addotto la prova dello
scioglimento delle società titolari delle relazioni bancarie e della loro qualità di
beneficiari economici dei conti in questione. La documentazione relativa alle
dissoluzioni delle società non li indica tuttavia quali beneficiari economici delle
stesse e, a prescindere dalla questione del possesso dei certificati azionari, non
è in specie stata fornita l'evidenza di trasferimenti di saldo successivi alla disso-
luzione in loro favore, che lascerebbero presupporre una tale qualità. Conse-
guentemente non vi è modo di determinare, a partire da quanto allegato e pro-
dotto di fronte a questa Corte, che A. e/o B. siano i beneficiari economici delle
società disciolte. Nulla muta a questo proposito la dichiarazione della fiduciaria
L. SA del 23 febbraio 2015, allegata in sede di replica (act. 11.1), la quale non
fa altro che confermare il beneficio economico sulla relazione bancaria, ma poco
chiarisce in punto alla sorte della liquidazione societaria nel suo complesso.
1.5 La legittimazione al ricorso è dunque data solo per quanto attiene alle relazioni
bancarie n.1, n. 2 e per la rubrica del conto n. 3, tutte site presso la sede di
Lugano della banca G. Per il resto il ricorso è irricevibile.
2. I ricorrenti sostengono che, essendo oramai intervenuta, nel maggio 2011, una
sentenza definitiva pronunciata dal Tribunale ordinario di Cuneo per i fatti posti
alla base della rogatoria oggetto della presente procedura, la domanda di assi-
stenza sarebbe divenuta priva d'oggetto e la trasmissione della documenta-
zione litigiosa non potrebbe più avere luogo. L'autorità rogante non avrebbe più
la legittimazione per richiedere tale documentazione, richiesta che si scontre-
rebbe con i principi del ne bis in idem e della specialità. In definitiva la rogatoria
costituirebbe una ricerca indeterminata e generale di mezzi di prova (fishing
expedition).
2.1 Una rogatoria diventa priva d'oggetto quando lo Stato richiedente la ritira
espressamente oppure se la procedura all'estero si è nel frattempo conclusa
con una sentenza passata in giudicato (DTF 113 Ib 157 consid. 5a; sentenze
del Tribunale federale 1A.253/2006 del 4 febbraio 2008, consid. 5; 1A.258/2006
del 16 febbraio 2007, consid. 2.9; 1A.52/2006 dell'8 febbraio 2007, consid. 3.2;
1A.47/2006 del 1° febbraio 2007, consid. 3.2; sentenza del Tribunale penale
federale RR.2013.252 del 9 gennaio 2014, consid. 2).
2.2 Il Tribunale federale ha già avuto occasione di esprimersi sull'assimilabilità di
un "plea bargain" di diritto americano ad una normale sentenza passata in giu-
dicato, riservando però la possibilità dell'autorità estera di mantenere comunque
- 8 -
la propria rogatoria per verificare se l'accordo concluso tra le autorità di perse-
guimento penale e l'imputato non sia stato ottenuto in modo fraudolento (DTF
115 Ib 186 consid. 3). Sulla base di questa pronuncia, nonché della sentenza
1A.3/2008 del 7 ottobre 2008, consid. 5.2, ROBERT ZIMMERMANN sembrerebbe
concludere che queste forme alternative di giudizio siano sempre assimilabili ad
una sentenza ordinaria, riservate due sole situazioni: l'ottenimento fraudolento
e la continuazione del processo nei confronti di terze persone non toccate
dall'accordo (La coopération judiciaire internationale en matière pénale, 4a
ediz., Berna 2014, n. 305). In realtà, se da un lato è giusto ritenere che anche
il patteggiamento ex art. 444 CP/I sia di principio assimilabile ad una sentenza
passata in giudicato, e che quindi esplichi di regola simili effetti, ciò nondimeno
va sottolineato come l'equiparazione normativa di massima fra "normale" sen-
tenza di condanna ed "applicazione della pena su richiesta delle parti" ha solle-
vato in Italia notevoli perplessità sia da parte della giurisprudenza che della dot-
trina (v. sul punto MATTEO CAPUTO, Il diritto penale e il problema del patteggia-
mento, Napoli 2009, pag. 348 e segg. con ulteriori riferimenti). Non è tuttavia
compito del giudice svizzero dell'assistenza chinarsi su simili questioni che com-
petono di principio al giudice estero del merito (così anche ZIMMERMANN, loc.
cit.). In questa sede va essenzialmente preso atto che, rettamente invitata
dall'autorità d'esecuzione a pronunciarsi sullo stato della procedura all'estero a
carico del ricorrente, l'autorità rogante ha certo confermato la definizione della
posizione di A. e D., "con applicazione pena (due anni di reclusione con so-
spensione condizionale previo risarcimento del danno mediante l'offerta di circa
un milione di euro)", ma nel contempo ribadito esplicitamente il suo interesse
alla trasmissione della documentazione oggetto della decisione impugnata al
fine di "verificare la correttezza delle contestazioni sulle quali è stata definita la
pena e l'esistenza o meno di ulteriori specifiche condotte di bancarotta con oc-
cultamento contabile e distrazione somme" (act. 1.12). Orbene da questa pre-
cisa risposta dell'autorità rogante, suffragata da ulteriori e ben circostanziati ele-
menti, emergono due fatti dirimenti per il giudice dell'assistenza. Da un lato
viene ribadita l'importanza della documentazione in parola per verificare l'esi-
stenza di eventuali vizi nell'accordo stesso che ha portato all'applicazione della
pena su richiesta delle parti ex art. 444 CPP/I. In questo senso, se non si tratta
necessariamente di condotte fraudolente come nella DTF 115 Ib 186, si tratte-
rebbe perlomeno di informazioni, rispettivamente mancate informazioni che
avrebbero potenzialmente indotto in errore le autorità di perseguimento penale.
Stante la natura anche negoziale dell'istituto, segnatamente la base consen-
suale su cui si basa l'accordo tra pubblico ministero ed imputato (v. GIOVANNI
CONSO/VITTORIO GREVI, Commentario breve al Codice di procedura penale.
Complemento giurisprudenziale a cura di V. Grevi, Appendice 2002-2006, Pa-
dova 2006, n. VII ad art. 444 CPP), il giudice dell'assistenza non può che pren-
dere atto di queste informazioni provenienti dall'autorità rogante, le quali impe-
- 9 -
discono in concreto di definire la rogatoria priva di oggetto giusta la giurispru-
denza citata al consid. 2.1. In secondo luogo l'autorità rogante ipotizza esplici-
tamente la possibile emersione di "ulteriori specifiche condotte di bancarotta
con occultamento contabile e distrazione somme". In questo senso si tratte-
rebbe di ulteriori reati sconosciuti all'autorità inquirente italiana e quindi non co-
perti dal vincolo del ne bis in idem giusta l'art. 5 AIMP (v. GERHARD FIOLKA,
Commentario basilese, Internationales Strafrecht, Basilea 2015, n. 4 e segg. ad
art. 5 AIMP), seppur legati alla stessa inchiesta. Anche sotto questo profilo il
giudice dell'assistenza non può che prendere atto di queste affermazioni dell'au-
torità rogante, senz'altro compatibili con questo genere di inchieste e sufficienti
per escludere la sussistenza di un motivo ostativo all'assistenza giusta l'art. 5
AIMP e tantomeno di una "fishing expedition". Le autorità svizzere esaminano
infatti la sussistenza o meno dell'estinzione dell'azione penale nello Stato ro-
gante con tradizionale riserbo (v. i riferimenti giurisprudenziali in FIOLKA, op. cit.,
n. 15) e nella fattispecie non vi è nessuna ragione per scostarsi dalle conside-
razioni espresse dall'autorità rogante, le quali sono per altro sostanziate da ul-
teriori, circostanziati approfondimenti sull'utilità potenziale della documenta-
zione in parola (act. 1.12). Non ha in questo senso ragione di essere nemmeno
la conclusione in via subordinata dei ricorrenti, volta a respingere la domanda
di assistenza, invitando nel contempo l'autorità rogante a procedere all'inoltro di
una nuova domanda di assistenza. Si tratta di un modo di procedere contrario
alle esigenze di particolare celerità che reggono la materia (v. art. 17a AIMP) e
alla giurisprudenza relativa all'interpretazione delle commissioni rogatorie, le
quali possono essere interpretate in maniera larga proprio per evitare la neces-
sità di inoltrare rogatorie complementari (v. ad es. DTF 136 IV 82 consid. 4.1;
121 II 241 consid. 3a; ZIMMERMANN, op. cit., n. 722).
2.3 Da quanto sopra discende che non vi è nessun motivo di negare l'assistenza e
che le relative censure dei ricorrenti vanno integralmente respinte, sia per
quanto concerne le conclusioni in via principale che per quelle in via subordi-
nata.
3. Le spese seguono la soccombenza (art. 63 cpv. 1 PA). In applicazione degli
art. 63 cpv. 4bis lett. a PA, nonché 5 e 8 del regolamento del Tribunale penale
federale sulle spese, gli emolumenti, le ripetibili e le indennità della procedura
penale federale (RS 173.713.162; RSPPF), la tassa di giustizia è fissata a
fr. 2000.- per ogni singolo ricorrente, per un totale di fr. 6000.-, somma coperta
dall'anticipo delle spese già versato.
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