Decision ID: 696f53d7-5865-5889-b3d1-c6855766f630
Year: 2008
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: civil_law

in fatto: A. Il 16 settembre 1988 è deceduto a _, suo ultimo domicilio, _ (1912), cittadino austriaco e tedesco. La vedova AO 1 (1918) sostiene di avere affidato quella stessa notte al figlio _ (1942) sette icone e un armadio (“safe”) di sua proprietà, ricevendo tre giorni dopo la seguente dichiarazione dattiloscritta:
CH-_ _
19. September 1988
Bestätigung – Quittung
Hiermit bestätige ich, dass ich nach dem Tode meines Vaters, aus Sicherheitsgründen, nachstehende Ikonen, die alleiniges Eigentum meiner Mutter sind, zur Aufbewahrung – bis Widerruf meiner Mutter – verwahren werde.
Maria Magdalena im Holzrahmen/Brandstelle
Gottesmutter Pokrov, ca. 59 x 46 cm
Festtagsikone
Staurothek Ikone mit Metallkreuz
Muttergottes aus Desisgruppe mit Metallbasma
Festtagsikone, gross 53.2 x 43.9 cm
Muttergottes die harte Herzen schmilzt.
Meine Mutter hat die Originalexpertisen v. Ikonenmuseum _ in ihrem Safe.
Den alten Safe meiner Urgrosseltern weiss hat mir meine Mutter ausgeliehen, damit meine Waffen sicher aufgehoben sind.
_
B. _, domiciliato anch'egli a _, è deceduto a Lugano il 28 dicembre 1992, lasciando un testamento pubblico del 13 agosto 1992 in cui ha istituito erede universale il figlio _ (1975), nato da un suo matrimonio sciolto per divorzio nel 1984, e ha legato ad AP 1 (1951), sua convivente,
la proprietà di tutto l'inventario e arredamento (tra l'altro i mobili, i tappeti, le collezioni di icone e di armi), nulla escluso, di mia proprietà, contenuto nella casa da noi attualmente occupata di _, nonché di tutto quanto nulla escluso contenuto nella (...) casa di _.
Il 30 aprile 1993, nello studio dell'esecutore testamentario avv. _ _ di _, AO 1 ha chiesto ad AP 1 la consegna delle sette icone e dell'armadio (“safe”), ribadendo il 31 agosto 1993 la pretesa per scritto. Dopo discussioni e scambi di corrispondenza, il 21 maggio 1996 AP 1 ha comunicato per lettera di rifiutare la consegna dei beni.
C. Con petizione del 2 ottobre 1996 AO 1 ha promosso causa davanti al Pretore del Distretto di Lugano, sezione 1, perché fosse ordinato ad AP 1 di consegnarle le sette icone e l'armadio. Nella sua risposta del 28 gennaio 1997 AP 1 ha chiesto di respingere la petizione, affermando che il 19 settembre 1988 _ non si trovava a _ e che la nota dichiarazione (Bestätigung – Quittung) doveva quindi essere stata redatta da terzi, verosimilmente su un foglio firmato in bianco dall'interessato anni addietro. Nel merito la convenuta ha fatto valere di avere regolarmente acquisito in buona fede la proprietà delle icone e dell'armadio. L'udienza preliminare ha avuto luogo il 10 aprile 1997 e l'istruttoria è cominciata nell'agosto successivo. Il 14 agosto 2001, rilevato che due anni erano trascorsi senza che fosse intervenuto alcun atto processuale, la convenuta ha postulato lo stralcio della causa per perenzione. Con decreto del 16 agosto 2001 il Pretore ha tolto la causa dai ruoli, ha posto le spese a carico di chi le aveva anticipate e ha condannato l'attrice a rifondere alla convenuta un'indennità di fr. 2500.– per ripetibili (inc. OA.1996.671).
D. Il 29 aprile 2002 AO 1 ha intentato davanti allo stesso Pretore una causa identica alla precedente. Nella risposta del
28 giugno 2002 AP 1 ha postulato il rigetto della petizione, sollevando i medesimi argomenti addotti a suo tempo. L'attrice ha replicato il 2 settembre 2002, confermando la rivendicazione. La convenuta ha duplicato il 3 ottobre 2002, riprendendo il contenuto della risposta. L'udienza preliminare si è tenuta il 20 gennaio 2003 e l'istruttoria, iniziata nel febbraio del 2003, si è chiusa il 25 novembre 2004. Al dibattimento finale le parti hanno rinunciato, riservandosi la possibilità di introdurre conclusioni scritte. Nel suo memoriale del 28 gennaio 2005 AO 1 ha riproposto la sua domanda di petizione. AP 1 non ha formulato conclusioni. Statuendo il 3 novembre 2005, il Pretore ha accolto l'azione e ha condannato AP 1 a consegnare all'attrice le sette icone con l'armadio (“safe”) entro dieci giorni dal passaggio in giudicato della sentenza. La tassa di giustizia e le spese di complessivi fr. 2000.– sono state poste a carico della convenuta, con obbligo di rifondere a AO 1 un'indennità di fr. 6000.– per ripetibili (inc. OA.2002.269).
E. Contro la sentenza appena citata è insorta AP 1 con un appello del 25 novembre 2005 nel quale chiede che la petizione sia respinta e il giudizio del Pretore riformato di conseguenza. L'attrice ha comunicato il 12 gennaio 2006 di rinunciare a osservazioni, limitandosi a postulare il rigetto dell'appello. Trasferitasi in Germania, AO 1 è poi deceduta a _ (D) il
13 novembre 2007, in pendenza di appello. Il nipote _ suo erede universale, ha dichiarato il 22 dicembre 2007 di subentrarle nella causa.

Considerando
in diritto: 1. Il Pretore ha ricordato anzitutto, nella sentenza impugnata, che secondo l'art. 930 cpv. 1 CC il possessore di un bene ne è presunto proprietario. Trovandosi in concreto le icone e l'armadio in possesso della convenuta, incombeva all'attrice dimostrare il suo titolo di proprietà. Costei allegava come prova la nota dichiarazione (Bestätigung – Quittung) del 19 settembre 1988, che però la convenuta eccepiva di falso. Il Pretore ha ritenuto pertanto di esaminare se la convenuta avesse “indebolito a tal punto detta evidenza, per il tramite di cosiddetti mezzi di contro-prova, da toglierle la qualifica di fatto provato”. A tal fine egli ha indagato se quel 19 settembre 1988 _ risultasse davvero a _, come la convenuta pretendeva. Vagliando le testimonianze e l'interrogatorio formale di costei, egli è giunto alla conclusione che quel giorno l'interessato aveva effettivamente raggiunto _, ma non era dato di sapere quando, di modo ch'egli poteva senz'altro avere firmato il documento nel corso del mattino. Inoltre – ha continuato il primo giudice – l'ex moglie di _ ha dichiarato formalmente di sapere che il marito era semplice depositario delle icone. Per di più, nel 1998 l'esecutore testamentario ha confermato alle autorità fiscali che nell'abitazione di _ si trovavano beni mobili dell'attrice. Infine le varie perizie commissionate sull'autenticità delle icone sono tutte in mano all'attrice medesima, senza dimenticare che nel testamento pubblico _ ha precisato di legare alla convenuta solo i beni mobili posti nella casa di _ che erano di sua proprietà.
Quanto alle resistenze che la convenuta opponeva alla rivendicazione, il Pretore ha rilevato che tardivo era se mai il rifiuto di consegnare i beni da parte di lei (intervenuto il 21 maggio 1996), non la pretesa dell'attrice, la quale si era attivata subito dopo la morte del figlio. Né l'attrice aveva motivo per impugnare la disposizione di ultima volontà, tanto meno pensando al fatto che l'esecutore testamentario aveva sollecitato invano la convenuta a presentargli un elenco dei beni rientranti a parer suo nel legato. Che poi la sera del 16 settembre 1988 costei non abbia visto l'attrice affidare le icone e l'armadio al figlio ancora non significava che la consegna non fosse avvenuta. E a nulla giovava sottolineare che la firma di _ sul citato documento non corrispondeva a quella da lui apposta su altre carte coeve, giacché dall'istruttoria era risultato che alcune volte l'interessato firmava in un modo e altre in un modo diverso.
A torto la convenuta invocava altresì – ha concluso il Pretore – l'art. 714 cpv. 2 CC, che tutela l'acquirente di una cosa mobile in buona fede. In primo luogo perché costei non ha dimostrato di avere ricevuto né le icone né l'armadio quando _ era ancora in vita, in secondo luogo perché quanto le ha lasciato _ a titolo di legato è circoscritto ai beni “di mia proprietà” posti nell'abitazione di _ e in terzo luogo perché un legatario non acquista direttamente la proprietà del lascito, ma solo il diritto di vedersi consegnare la spettanza dall'erede gravato, mentre nella fattispecie la convenuta non ha mai trasmesso all'esecutore testamentario – come detto – l'elenco dei beni da lei pretesi, sicché la rimessa non è perfezionata e il trasferimento di proprietà neppure. Onde la legittimità della rivendicazione avanzata dall'attrice sulla base dell'art. 641 cpv. 2 CC e l'obbligo per la convenuta di consegnare i beni litigiosi.
2. La convenuta sostiene, nell'appello, che in realtà _ le aveva donato le icone e l'armadio quando era ancora in vita, come essa ha addotto nel memoriale di risposta. E siccome l'attrice non ha chiaramente contestato siffatta allegazione, la circostanza deve reputarsi ammessa, ciò che legittima l'acquisizione della proprietà in buona fede da lei fondata sull'art. 714 cpv. 2 CC. Quando ha segnalato alle autorità fiscali che nell'abitazione di _ si trovavano beni mobili dell'attrice, quindi, l'esecutore testamentario non si riferiva alle icone né all'armadio (appello, punto 2).
L'appellante soggiunge che, in ogni modo, la proprietà dei beni contesi sarebbe sua quand'anche non fosse intervenuta la donazione inter vivos. A mente sua intanto la locuzione “di mia proprietà” adoperata da _ nel testamento pubblico comprende tutti i beni posti nell'abitazione di _, “nulla escluso”. La firma figurante sulla dichiarazione (Bestätigung – Quittung) del 19 settembre 1988, poi, sarebbe quella che l'interessato usava nei primi anni ottanta, a comprova della confezione posticcia del documento, approntato per mezzo di uno dei fogli firmati in bianco che l'interessato soleva lasciare a casa quando si assentava negli Stati Uniti. L'appellante sostiene altresì che il 19 settembre 1988 _ si trovava a _ “sin dalle prime ore del mattino”, che la testimonianza dell'ex moglie del testatore _ va apprezzata con particolare prudenza e che l'attrice non ha mai incluso nelle proprie dichiarazioni fiscali i beni di cui rivendica la proprietà, né ha mai contestato il testamento del figlio. Ancora una volta la convenuta invoca perciò la presunzione di proprietà conferita al possessore dall'art. 930 cpv. 1 CC.