Decision ID: 01dc9355-4073-4261-a755-22c35708b52a
Year: 2011
Language: it
Court: CH_BSTG
Chamber: CH_BSTG_001
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: penal_law

Fatti:
A. Il 6 marzo 2009 l’Ufficio di comunicazione in materia di riciclaggio di denaro (MROS) ha trasmesso al Ministero pubblico della Confederazione (in : MPC) una comunicazione in cui veniva segnalata l’esistenza, presso la banca C. AG di Zurigo, di tre relazioni bancarie, e meglio la relazione n. 1  alla D. Corporation, Panama, di cui è avente diritto economico E., la relazione n. 2 intestata alla F. Corp., Panama, di cui avente diritto economico è G. e la relazione n. 3 intestata alla B. Corporation, Panama, relazione quest’ultima di cui è avente diritto economico A., figlio dell’attuale Presidente della Repubblica dell’H. Nella comunicazione MROS veniva ipotizzato che sulle relazioni bancarie summenzionate sarebbero transitati e confluiti –  l’interposizione di diverse società di diritto estero – ingenti valori in provenienza dalla società di diritto spagnolo I. SA, Madrid, la quale avrebbe stipulato importanti accordi con la Repubblica dell’H. per l’edificazione di opere pubbliche.
B. Il 9 marzo 2009 il MPC ha avviato un’indagine preliminare di polizia giudizia-
ria per il reato di riciclaggio di denaro ai sensi dell’art. 305bis CP nei confronti di A., essendo a suo parere ipotizzabile che i valori patrimoniali confluiti sulle relazioni oggetto di segnalazione fossero di origine criminale in quanto  di attività corruttive effettuate a danno dello Stato H. da parte della I. SA ed in favore di A., al fine di ottenere la sottoscrizione di contratti con la Repubblica dell’H. o altri indebiti vantaggi. Nell’ambito di tale procedura, il MPC ha ordinato il sequestro delle relazioni bancarie n. 1, n. 2 e n. 3, , in seguito, della relazione n. 4 presso la banca J. di Lugano intestata  K. Limited, Nicosia, di cui avente diritto economico è E. Contestualmente, il MPC ha ordinato l’esecuzione della perquisizione domiciliare nei confronti di E., di G., della società L. AG, Zugo, e della fiduciaria M. SA, Lugano, la quale gestiva fiduciariamente le relazioni oggetto di segnalazione.
C. Il 23 giugno 2009 il MROS ha completato la sua comunicazione del 6 marzo
2009 segnalando l’esistenza di una procedura condotta dal Servicio  de Prevención del Blanqueo de Capitales (SEPBLAC) spagnolo nei  della I. SA relativamente a pagamenti indebiti a cittadini di H.
D. Ritenuto il preavviso negativo da parte del Dipartimento federale degli affari
esteri in merito alla praticabilità ed agli esiti di una commissione rogatoriale alla Repubblica dell’H., il 17 luglio ed il 4 dicembre 2009 il MPC ha inoltrato una richiesta rogatoriale alle autorità spagnole finalizzata a verificare la  dei legami contrattuali tra la società I. SA ed i suoi dirigenti da un lato, e A. e le società a lui riconducibili dall’altro.
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E. Il 23 marzo 2010 la Procura speciale contro la corruzione e la criminalità organizzata di Madrid ha trasmesso al MPC gli atti assunti in evasione della rogatoria e, l’8 settembre 2010, ha a sua volta inoltrato un complemento  da cui si evince che diversi funzionari pubblici e politici della  dell’H., nonché lo stesso A., avrebbero ricevuto delle tangenti da parte di responsabili delle società spagnole appartenenti alla N. (tra cui la I. SA) per la conclusione di rilevanti contratti per l’esecuzione di opere  con l’Ufficio O. (v. act. 7.1). Il 13 gennaio 2011 l’autorità spagnola ha confermato telefonicamente al MPC di possedere dei riscontri indiziari e  relativamente all’ipotesi di corruzione e alla natura criminale dei fondi transitati sulle relazioni in essere presso istituti bancari elvetici. Il 19/20 gennaio 2011 il MPC ha quindi inoltrato agli inquirenti iberici un nuovo complemento rogatoriale alfine di acquisire gli ultimi riscontri indiziari e  raccolti dall’autorità estera.
F. Nel contempo, il 14 ottobre 2010, i reclamanti hanno presentato istanza al
MPC affinché procedesse alla chiusura dell’istruzione e all’abbandono del procedimento, subordinatamente al dissequestro del conto intestato a B. Corp.
G. Il 21 gennaio 2011 il MPC ha respinto l’istanza dei reclamanti e deciso di
continuare con l’istruzione nel procedimento penale a carico di A.,  il blocco degli averi patrimoniali sequestrati (v. act. 1.1).
H. Con reclamo del 2 febbraio 2011 A. e B. Corp. sono insorti contro la decisio-
ne di mantenere il sequestro dinanzi alla I Corte dei reclami penali,  l’annullamento (v. act. 1). I reclamanti sostengono in sostanza che il mantenimento del sequestro risalente al marzo 2009 in assenza di seri e concreti indizi di reato sarebbe contrario ai principi di proporzionalità e di . Ciò a maggior ragione se si considera, così i reclamanti, che la  ideata per far transitare il pagamento in provenienza da I. SA sarebbe chiaramente motivata da interessi economici e fiscali.
I. Con risposta dell’8 marzo 2011 il MPC ha chiesto di respingere l’impugnativa e di porre a carico dei reclamanti spese e ripetibili (v. act. 7). In particolare, il MPC ha rilevato che il pagamento da parte di I. SA, effettuato attraverso l’interposizione di diverse società di diritto estero, non aveva un’apparente ragione economica, ritenuto pure che dette società non erano realmente operative. Oltre a ciò, la ripartizione tra l’indagato e gli altri aventi diritto  delle relazioni oggetto di segnalazione non risulterebbe da accordi preventivamente definiti in base alle prestazioni realmente fornite alla I. SA, bensì corrisponderebbe alla partecipazione dei medesimi alla P. SA, B.V.I., società di cui non sarebbe stato possibile verificare l’attività espletata in  di H.; tale verifica non ha potuto essere effettuata neppure relativamen-
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te ai fatti dichiarati dalle persone interrogate né in merito all’esecuzione delle commesse attribuite. Ad ogni modo, risulterebbe comunque anomala la  di una società operante su territorio di H. ed entrata in contatto con organi statali, di essere pagata attraverso versamenti estero su estero con l’interposizione di società di sede, come pure anomalo sarebbe il compenso pattuito nell’ambito del “Business Development & Co-ordination Agreement” sottoscritto tra la società Q. Ltd., Londra (la quale ha a sua volta sottoscritto un “Agency Agreement” con F. Corp.) e la I. SA, pari al 10% del valore della commessa. Il MPC ha pertanto spiegato che, stante l’impossibilità di  commissioni rogatorie in H., la verifica della legittimità del compenso  da I. SA ha dovuto essere svolta attraverso una richiesta rogatoriale alle autorità spagnole, autorità queste ultime che avrebbero di conseguenza  una procedura penale nei confronti di diverse imprese spagnole tra cui I. SA: sarebbero infatti emersi indizi a carico di rappresentanti delle  imprese secondo cui questi avrebbero corrotto autorità di H. e terzi – incluso A., figlio dell’attuale Presidente – mediante il pagamento di prestazioni di servizio fittizie, per poter giungere alla sottoscrizione di  per l’esecuzione di opere pubbliche ed approvvigionamenti con l’Ufficio O. A mente del MPC, per tutti questi motivi si giustificherebbe il mantenimento dei sequestri ordinati.
J. Con replica del 31 marzo 2011, i reclamanti hanno precisato che i fondi pro-
venienti da I. SA sarebbero transitati attraverso Q. Ltd. e F. Corp., e  che l’inchiesta in Svizzera sarebbe stata condotta con una lentezza esasperante avendo ormai compiuto i due anni di indagini; dagli  effettuati sarebbe poi emerso che la struttura su cui sarebbe transitato il pagamento di I. SA avrebbe una sua logica commerciale coerente, intesa ad ottenere un importante risparmio fiscale sull’utile (il 3% invece del 45% che si sarebbe dovuto pagare in H.). Inoltre, contrariamente a quanto asserito dal MPC, la struttura sarebbe stata da subito trasparente, inclusa l’indicazione dei beneficiari economici agli istituti bancari. Nessuna anomalia risulterebbe dal compenso pattuito, trattandosi di un onorario basato sul successo dell’operazione e non in base all’attività effettivamente svolta. In merito agli indizi finora raccolti, i reclamanti sostengono che l’autorità inquirente non avrebbe trovato alcun appiglio e che essa starebbe tentando di giustificare la sua azione unicamente con la pendenza dell’inchiesta all’estero; anche la  rogatoriale del 19/20 gennaio 2011 sarebbe tuttavia senza , non bastando asseriti e non ben precisati elementi indiziali in Spagna a rafforzare la posizione della Pubblica accusa in Svizzera. Di particolare  sarebbe il fatto che le prove raccolte sinora non conforterebbero l’esistenza di un crimine, anzi, a mente dei reclamanti non si  neppure quale sarebbe il reato a monte per il quale sarebbe dato il reato di riciclaggio in Svizzera (v. act. 12).
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K. Le ulteriori argomentazioni delle parti saranno riprese, per quanto , nei considerandi seguenti.

Diritto:
1. 1.1. Contro le decisioni e gli atti procedurali del MPC può essere interposto re-
clamo dinanzi alla I Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale a norma degli art. 393 ss CPP (v. art. 393 cpv. 1 lett. a CPP in relazione con l’art. 37 cpv. 1 LOAP e con l’art. 19 cpv. 1 del Regolamento del 31  2010 sull’organizzazione del Tribunale penale federale [Regolamento sull’organizzazione del TPF, ROTPF, SR 173.713.161]).
1.2. Il Tribunale penale federale, analogamente al Tribunale federale, esamina
d'ufficio e con piena cognizione l'ammissibilità dei reclami che gli sono  senza essere vincolato, in tale ambito, dagli argomenti delle parti o  loro conclusioni (v. DTF 132 I 140 consid. 1.1; 131 I 153 consid. 1; 131 II 361 consid. 1, 131 II 571 consid. 1).
1.3. Il reclamo contro decisioni comunicate per iscritto od oralmente va presenta-
to e motivato entro dieci giorni (art. 396 CPP). Nella fattispecie, il decreto  datato 21 gennaio 2011 è stato notificato al legale dei reclamanti il 24 gennaio 2011. Il reclamo, interposto il 2 febbraio 2011, è pertanto .
1.4. Sono legittimate ad interporre reclamo contro una decisione le parti che han-
no un interesse giuridicamente protetto all’annullamento o alla modifica della stessa (art. 382 cpv. 1 CPP).
1.5. Trattandosi di una misura di sequestro di un conto bancario, il titolare del
conto adempie questa condizione (v. sentenza del Tribunale penale federale BB.2005.69 del 1. febbraio 2006; BB.2005.25 del 12 agosto 2005, . 1.2 e rinvii; BB.2005.11 del 14 giugno 2005, consid. 1.2 e rinvii). Il  avente diritto economico di un conto non possiede invece la  ad interporre reclamo, essendo toccato dalla misura di sequestro solo in maniera indiretta; allo stesso modo il terzo, che ha solo diritti personali sull’oggetto sequestrato, non ha un interesse giuridicamente protetto a  la decisione di sequestro (cfr. sentenza del Tribunale federale 6S.365/2005 dell’8 febbraio 2006, consid. 4.2.1).
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Da quanto sopra deriva che la legittimazione di B. Corp., titolare del conto sequestrato, è data. Per contro A., che ha interposto reclamo unicamente nella sua qualità di avente diritto economico del conto intestato a B. Corp., non è legittimato ad impugnare il decreto del 21 gennaio 2011; il reclamo, in quanto presentato da A., si rivela pertanto irricevibile.
1.6. Adita con un reclamo, la I Corte dei reclami penali del Tribunale penale fede-
rale dispone di un libero potere d’apprezzamento (art. 393 CPP). Giusta l’art. 393 cpv. 2 CPP, mediante il reclamo si possono censurare le violazioni del diritto, compreso l’eccesso e l’abuso del potere di apprezzamento e la denegata o ritardata giustizia (lett. a), l’accertamento inesatto o incompleto dei fatti (lett. b) e l’inadeguatezza (lett. c).
2. Il sequestro, così come il blocco del registro fondiario per i fondi, costituisco-
no misure processuali provvisionali volte ad assicurare i mezzi di prova nel corso dell’inchiesta e/o la restituzione ai danneggiati, nonché a garantire le spese procedurali, le pene pecuniarie, le multe e le indennità (v. art. 263 cpv. 1 lett. a-c CPP); parimenti si possono sequestrare oggetti e beni  sottostanti presumibilmente a confisca a norma degli art. 69 e segg. CP (v. art. 263 cpv. 1 lett. d CPP; sentenza del Tribunale federale 1S.2/2004 del 6 agosto 2004, consid. 2.2 e rinvii); fintanto che sussiste una possibilità di confisca, l’interesse pubblico impone di mantenere il sequestro penale (DTF 125 IV 222 consid. 2 non pubblicato; 124 IV 313 consid. 3b e 4;  del Tribunale federale 1B_157/2007 del 25 ottobre 2007, consid. 2.2; SJ 1994 pag. 97, 102).
Per sua natura, tale provvedimento va preso rapidamente ritenuto che, di
regola, spetterà al giudice di merito pronunciare le misure definitive e  i diritti dei terzi sui beni in questione. Come in tutti gli istituti  che intaccano eccezionalmente i diritti individuali per prevalenza di  pubblico, il sequestro è legittimo unicamente in presenza concorrente di sufficienti indizi di reato e di connessione tra questo e l’oggetto che  salvaguardare agli incombenti dell’autorità inquirente; la misura ordinata deve inoltre essere rispettosa del principio della proporzionalità (DONATSCH/ HANSJAKOB/LIEBER, Kommentar zur Schweizerischen Strafprozessordnung (StPO), Zurigo/Basilea/Ginevra 2010, n. 4 ad art. 263 CPP; HAUSER/ SCHWERI/HARTMANN, Schweizerisches Strafprozessrecht, 6a ediz., Basilea 2005, pag. 341 n. 3; PIQUEREZ, Traité de procédure pénale suisse, 2a ediz., Ginevra/Zurigo/Basilea 2006, n. 914).
Nelle fasi iniziali dell’inchiesta penale non ci si dovrà mostrare troppo esigen-
ti quanto al fondamento del sospetto: è infatti sufficiente che il carattere  dei fatti rimproverati appaia verosimile. L’indizio di reato deve però concre-
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tizzarsi e rafforzarsi nel corso del procedimento in modo che “la prospettiva di una condanna deve sembrare vieppiù fortemente verosimile” (cfr.  del Tribunale federale 1B_157/2007 del 25 ottobre 2007, consid. 2.2;  del Tribunale federale 1S.3/2005 del 7 febbraio 2005, consid. 2.3; TPF BB.2006.16 del 24 luglio 2006, consid. 2.1 e rinvii; DONATSCH//LIEBER, op. cit., n. 13 ad art. 263 CPP); le esigenze poste all’intensificazione dell’indizio di reato man mano che aumenta la durata del provvedimento coercitivo non devono tuttavia essere eccessive (TPF 2006 269 consid. 2.2). Adita con un reclamo, la I Corte dei reclami  non può statuire sul merito del procedimento penale, ma deve limitarsi ad esaminare l’ammissibilità del sequestro in quanto tale (DTF 119 IV 326 consid. 7c e 7d).
3. 3.1 Nel caso concreto, il MPC, nel respingere l’istanza del 14 ottobre 2010, invo-
ca in sostanza i seguenti motivi. Inizialmente, vi sarebbe il sospetto che i  patrimoniali confluiti sulle relazioni oggetto di segnalazione MROS ( su cui i fondi sarebbero detenuti anche a titolo fiduciario da E. e G. in favore di A.) sarebbero di origine criminale in quanto provento di attività di corruzione espletate a danno dello Stato H. (act. 1.1, p. 2). , sarebbe stato accertato che, preventivamente all’accredito effettuato da I. SA, sarebbe stata costituita una struttura finanziaria, con l’interposizione di diverse società di diritto estero, senza alcuna apparente giustificazione di  economica e funzionale se non quella, ipotizzata, di rendere più difficile o vanificare l’accertamento dell’origine dei valori patrimoniali (act. 1.1, p. 3). A tale riguardo, il MPC ha evidenziato che il quadro giuridico dell’accordo sulla base del quale era fornita la prestazione apparirebbe nebuloso e non chiaramente definito, come non chiara sarebbe la giustificazione (e la  ripartizione) dell’elevato e inusuale compenso pattuito, pari al 10% del valore della commessa. In terzo luogo, le anomalie dei rapporti tra A. (che beneficerebbe di una posizione di privilegio nell’amministrazione di H. sebbene non rivesta formalmente alcuna funzione all’interno dello Stato stesso) e I. SA ipotizzate dal MPC, sarebbero confermate dalla Procura  contro la corruzione e la criminalità organizzata di Madrid, autorità che avrebbe inoltrato un complemento rogatoriale da cui risulterebbe che diversi funzionari pubblici e politici della Repubblica dell’H., nonché A., avrebbero  tangenti (celate sotto la veste di prestazioni di servizio fittizie) da  dei responsabili di società spagnole, tra cui I. SA, per la conclusione di contratti per l’esecuzione di opere pubbliche con l’Ufficio O. Inoltre, il 13  2011 l’autorità spagnola avrebbe confermato telefonicamente di  riscontri indiziari e probatori in merito all’ipotesi di corruzione, riscontri oggetto di un complemento rogatoriale richiesto dal MPC il 19/20 gennaio 2011 (act. 1.1, p. 3 e 4).
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3.2 Contrariamente a quanto asserito nel reclamo, allo stadio attuale
dell’inchiesta e sulla base della documentazione agli atti − incluse le  delle autorità estere − non è chiaro né fuori dubbio che i fondi  sui conti sequestrati non siano di origine criminale. In effetti, le indagini hanno evidenziato diversi aspetti che necessitano di chiarimento, tra cui  i seguenti: la fondatezza del compenso fisso previsto nel  denominato “Business Development & Co-ordination Agreement”  tra Q. Ltd. e I. SA, pari a ben il 10% del valore della commessa , dovuto in caso di successo dell’operazione, indipendentemente dal grado di avanzamento dei lavori; la motivazione dell’interposizione di una complessa ed articolata struttura societaria costituita da società di sede  per il flusso del denaro, transitato estero su estero; verifiche sulla  della commissione del 10% tra A., E. e G., fondata non su prestazioni da essi fornite alla I. SA, ma apparentemente sulla partecipazione degli  alla società P. SA, la quale avrebbe prestato attività di consulenza alla I. SA senza tuttavia sottoscrivere con essa un regolare contratto (accordo che, a mente della reclamante, è invece stato concluso con la Q. Ltd. per motivi fiscali); la chiarificazione delle relazioni tra le varie persone coinvolte, in particolare per quanto concerne A., la cui posizione necessita di particolari (e delicate) verifiche essendo egli figlio dell’attuale Presidente della  dell’H. A tutto ciò va aggiunto che, a seguito di indagini sulle persone interrogate per via rogatoriale dal MPC, le autorità spagnole hanno segnalato di avere individuato indizi in merito ad attività criminose a danno dello Stato H. in cui sarebbero coinvolti anche A. e I. SA. Detta informativa è oggetto della  rogatoriale del 19/20 gennaio 2011 da parte del MPC, ed è in attesa di essere evasa.
È dunque a torto che la reclamante censura l’operato del MPC, ed in  la sua decisione di mantenere, almeno per il momento, il sequestro sulla relazione bancaria ad essa intestata. Non è infatti da escludere che, a  del complemento rogatoriale del 19/20 gennaio 2011, il MPC possa avere accesso ad importanti informazioni per il proseguo delle sue indagini in  agli aspetti sopra menzionati, come pure nell’ottica di verificare le  delle autorità spagnole sia in merito al reato di riciclaggio che al crimine a monte.
4. Con riguardo al principio di celerità, va rilevato che, come confermato anche
dalla reclamante, la presente inchiesta dipende in misura sostanziale dagli atti di indagine effettuati dalle autorità estere, atti che possono essere  dal MPC solo a mezzo di domande rogatoriali. Inoltre, non risulta che né le autorità estere né il MPC abbiano sinora condotto le indagini in tempi tali
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da comportare una ritardata giustizia. Basti ricordare che il MPC ha avviato le indagini preliminari di polizia giudiziaria il 9 marzo 2009 (a seguito di una segnalazione MROS del 6 marzo precedente), data in cui sono pure stati  la perquisizione ed il sequestro delle relazioni oggetto della presente procedura. A tale misura ha fatto seguito la perquisizione domiciliare nei  delle persone interessate, della L. AG e della M. SA. La  ricevuta dalla banca C. AG di Zurigo e quella reperita in occasione delle perquisizioni domiciliari è quindi stata analizzata, analisi che ha portato, in seguito, alla perquisizione ed al sequestro di un’ulteriore conto presso la banca J. SA di Lugano. Contemporaneamente, il 23 giugno 2009, il MPC ha ricevuto dal MROS un complemento alla sua segnalazione del 6 marzo 2009. Nel corso dei mesi di luglio agosto e settembre 2009, nonché febbraio 2010, il MPC ha effettuato diversi interrogatori, tra cui quelli di E. e di G. , avendo ricevuto preavviso negativo da parte del Dipartimento degli affari esteri in merito all’esito di una procedura rogatoriale in H., il 17 luglio ed il 4 dicembre 2009 il MPC ha inoltrato una richiesta rogatoriale alle autorità spagnole, in risposta alla quale, il 23 marzo 2010, la Procura speciale contro la corruzione e la criminalità organizzata di Madrid ha  i relativi atti. Nel contempo, il 25 ottobre 2010, A. ha confermato di essere disponibile ad essere interrogato tramite una commissione rogatoriale in H., ma non in Svizzera. Parallelamente, l’8 settembre 2010, la Procura speciale contro la corruzione e la criminalità organizzata di Madrid ha  al MPC un complemento rogatoriale, a seguito del quale – come richiesto anche dall’autorità estera - il MPC, il 13 gennaio 2011, ha preso contatto  con le autorità spagnole, le quali hanno confermato di  riscontri indiziari e probatori relativamente all’ipotesi di corruzione ed  natura criminale dei fondi transitati sulle relazioni sequestrate. Pertanto, onde ottenere gli ultimi riscontri indiziari e probatori acquisiti dalle autorità spagnole, il 19/20 gennaio 2011 il MPC ha trasmesso all’autorità estera un ulteriore complemento rogatoriale. Alla luce di detti accadimenti, il 21 gennaio 2011 il MPC ha respinto l’istanza di A. e B. Corp. del 14 ottobre 2010, intesa ad ottenere l’abbandono del .
Da quanto sopra risulta che l’inchiesta aperta da poco più di due anni è stata
costantemente monitorata e la sua prosecuzione sollecitata, di modo che non si può ritenere che via sia stata, da parte del MPC, una violazione del principio di celerità.
5. La reclamante invoca infine la violazione del principio di proporzionalità.  una misura sia rispettosa del principio di proporzionalità, occorre che essa sia idonea a raggiungere lo scopo desiderato, ch’esso non possa  raggiunto mediante misure meno incisive e che esista un rapporto ragio-
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nevole tra questo scopo e gli interessi pregiudicati (DTF 135 I 233 consid. 3.1 e rinvii). Trattandosi di un sequestro penale, la misura deve essere  nel suo ammontare, nella durata e riguardo alla situazione della persona toccata (DTF 132 I 229 consid. 11.3).
Nella fattispecie, come esposto ai punti precedenti, allo stadio attuale
dell’inchiesta non può essere esclusa l’esistenza di elementi che possano condurre ad una continuazione delle indagini e alla raccolta di ulteriori e  elementi, e neppure può essere ritenuto che la procedura sia durata tanto a lungo da violare il principio di celerità, dovendo soprattutto essere considerato che il presente procedimento deve attingere in buona misura alle informazioni raccolte da autorità estere. Di conseguenza, non si vede in che misura la decisione di mantenere il sequestro sulla relazione intestata alla reclamante possa essere considerata lesiva del principio della , essendo detta misura chiaramente atta a raggiungere lo scopo desiderato (evitare che la documentazione ed i fondi divengano irreperibili) ed esistendo un rapporto ragionevole con gli interessi pregiudicati dal sequestro. In merito all’importo degli averi sequestrati, la reclamante non ha fatto valere nessuna ragione che imporrebbe di ritenere la misura sproporzionata e per essa . Anche questa censura della reclamante non può pertanto  accoglimento.
Discende da quanto precede che il reclamo, nella misura in cui è ricevibile,
deve essere integralmente respinto.
6. Conformemente all’art. 428 cpv. 1 CPP, le parti sostengono le spese della procedura di ricorso nella misura in cui prevalgono o soccombono nella . Nel caso concreto, A. e B. Corp. devono essere considerati parte . La tassa di giustizia è calcolata giusta gli art. 5 e 8 cpv. 1 del  del 31 agosto 2010 del Tribunale penale federale sulle spese, gli emolumenti, le ripetibili e le indennità della procedura penale federale (RSPPF; RS 173.713.162 per rinvio dell’art. 73 LOAP) ed è fissata nella  a fr. 3’000.-: essa va posta a carico di A. e di B. Corp. in ragione di fr. 1'500.-- ciascuno − a titolo solidale − coperta dall’anticipo spese già .
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