Decision ID: 07b6f6cf-74ed-5c77-889b-b939cf5af3c6
Year: 2019
Language: it
Court: CH_BVGE
Chamber: CH_BVGE_001
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: 

Fatti:
A.
A.a Il 24 settembre 2014, l’Ufficio dell’assicurazione per l’invalidità per gli
assicurati residenti all’estero (UAIE) ha respinto la domanda (inoltrata il 10
ottobre 2013 [doc. 4 pag. 22 dell’incarto dell’autorità inferiore, di seguito:
doc. A 4 pag. 22), volta all’ottenimento di una rendita rispettivamente di
provvedimenti professionali formulata da A._ – cittadino italiano,
nato il (...) 1960 (doc. A 82 pag. 219).
A.b Sulla base degli accertamenti effettuati dall’assicuratore infortuni ri-
spettivamente della perizia reumatologica del 25 marzo 2014 del dott.
B._ (specialista in reumatologia e medicina interna) e relativi com-
plementi del 22 aprile e 19 agosto 2014 (doc. A 55 pag. 143, doc. A 62 pag.
170 e doc. A 77 pag. 206) – ripresi dal dott. C._, medico del Servizio
medico regionale (SMR), nel suo rapporto del 9 settembre 2014 (con l’ag-
giunta di una ipoacusia senza influsso sulla capacità lavorativa [doc. A 79
pag. 212], in cui si conferma la precedente valutazione del 28 aprile 2014
[doc. A 61 pag. 167 e segg.]) – erano state ritenute le seguenti diagnosi
con influsso sulla capacità lavorativa: sindrome lombospondilogena cro-
nica bilaterale in alterazioni degenerative plurisegmentali del rachide lom-
bare (discopatie L2-S1), rachide piatto e decondizionamento nonché sbi-
lancio muscolare.
A.c Il citato perito reumatologo aveva dapprima ritenuto per l’insorgente
nell’attività abituale un’incapacità lavorativa del 60% dal 1° settembre 2012
(da intendersi come diminuzione del rendimento sull’arco di una giornata
lavorativa normale di 8-9 ore), mentre, in attività adeguata, una totale ca-
pacità lavorativa dal 1° dicembre 2012 (tre mesi dopo l’infortunio [doc. A 55
pag. 144 e segg.]). Nei complementi peritali del 22 aprile e 19 agosto 2014,
il citato perito reumatologo aveva poi modificato il suo giudizio, tenuto conto
della valutazione del dott. D._ nella relazione finale per l’assicura-
tore infortuni, e infine ritenuto un’incapacità lavorativa totale in qualsiasi
attività dal 31 agosto 2012 al 31 agosto 2013, mentre dal 1° settembre
2013 una capacità lavorativa del 40% nell’attività abituale e del 100% in
attività sostitutive adeguate (doc. A 77 pag. 206 a doc. A 79 pag. 212).
A.d L’UAIE aveva peraltro precisato, nella decisione del 24 settembre
2014, che il diritto alla rendita intera sarebbe sorto il 1° agosto 2013 (allo
scadere dell’anno attesa), ma stanti il miglioramento dello stato di salute
dell’interessato intervenuto il 1° settembre 2013 e la data dell’inoltro della
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domanda di rendita il 10 ottobre 2013, non era possibile procedere al ver-
samento di una rendita dell’assicurazione svizzera per l’invalidità. Quest’ul-
tima avrebbe in effetti potuto essere versata al più presto solo dal 1° mag-
gio 2014 (recte: 1° aprile 2014), sei mesi dopo l’inoltro della domanda (art.
29 cpv. 1 LAI), peraltro solo se in tale momento vi fosse ancora stato un
grado d’invalidità del 40% perlomeno, ciò che appunto non era il caso.
L’UAIE aveva peraltro negato l’applicazione del GAP salariale, conside-
rando che l’interessato non aveva dimostrato di avere effettuato ricerche di
lavoro per ambire a un salario maggiore. L’UAIE ha inoltre precisato che
l’eventuale diritto ad un aiuto al collocamento era in valutazione. Infine,
aveva invitato l’interessato a sottoporsi ad un’adeguata terapia di ricondi-
zionamento muscolare, ossia a fisioterapia attiva e a infiltrazioni, atta a mi-
gliorare il suo stato di salute (la capacità lavorativa nell’attività abituale
avrebbe così potuto ritornare completa nel giro di sei mesi). In caso con-
trario, avrebbe provveduto con le specifiche sanzioni (doc. A 82 pag. 219).
A.e Con sentenza C-6244/2014 del 20 aprile 2017, il Tribunale amministra-
tivo federale (TAF) ha parzialmente accolto il ricorso del 27 ottobre 2014
interposto dall’interessato, annullato la decisione dell’autorità inferiore del
24 settembre 2014 e rinviato gli atti all’UAIE affinché avesse a procedere
al completamento dell’istruttoria – mediante una perizia pluridisciplinare
comprendente perlomeno un esame neurologico e uno complementare or-
topedico-reumatologico limitatamente al periodo decorrente dal 1° settem-
bre 2013 nonché ogni ulteriore esame (per esempio otorinolaringoiatrico e
psichiatrico) che pure l’evoluzione nel tempo dello stato di salute dell’inte-
ressato avesse ancora reso necessario – ed all’emanazione di una nuova
decisione ai sensi dei considerandi. Il TAF aveva pure ritenuto che la peri-
zia ortopedico-reumatologica andava di principio affidata ad altro speciali-
sta rispetto a quello che aveva eseguito quella poco convincente del 25
marzo 2014 (ossia il dott. B._). Per il resto, segnatamente per
quanto concerneva il versamento al ricorrente di una rendita dal 1° agosto
2013 al 31 dicembre 2013, il TAF aveva respinto il ricorso (doc. A 108 pag.
402). Tale sentenza è cresciuta incontestata in giudicato.
B.
B.a L’UAIE ha quindi ripreso l’istruttoria e nella perizia pluridisciplinare del
16 gennaio 2018 (sulla base delle visite del 15, 21, 23 e 28 novembre,
nonché del 7 dicembre 2017) del Servizio di accertamento medico (SAM,
doc. A 128 pag. 485) – nella quale sono altresì raccolti i pareri di specialisti
in medicina interna, otorinolaringoiatria, neurologia, reumatologia e psi-
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chiatria –, sono state ritenute le seguenti diagnosi con influsso sulla capa-
cità lavorativa: ipoacusia severa bilaterale senza protesi acustiche a dispo-
sizione; sindrome da dolore cronico con aspetti prevalentemente somato-
formi e aspetti somatici di scarso rilievo (dolori cronici panvertebrali; disco-
patie multisegmentali aspecifiche conformi all’età, lieve perdita della lordosi
fisiologica lombare nell’ambito delle discopatie [iniziale squilibrio sagittale],
piccola ernia discale recessale L4/L5 a destra senza neuro-compressione).
Quali diagnosi senza influsso sulla capacità lavorativa sono state indicate:
disturbo della marcia di origine verosimilmente funzionale non dovuto a pa-
tologia organica neurologica, sindrome mista ansioso-depressiva (ICD-10
F41.2), stato dopo rinosettoplastica e timpanoplastica sin. in gioventù. I pe-
riti hanno poi ritenuto che l’interessato, a decorrere dal 1° dicembre 2012,
è abile al lavoro nella misura del 70% nella precedente attività di cameriere
(a condizione che sia svolta in ambiente non particolarmente rumoroso),
del 75 % in un’attività leggera a medio-pesante rispettosa delle regole di
ergonomia per la schiena (da svolgere in un ambiente non rumoroso) e del
100% in un’attività leggera e ergonomica per la schiena, senza necessità
di comunicazione verbale. A giudizio dei periti, l’interessato è stato comple-
tamente inabile al lavoro solo dal 31 agosto 2012 al 30 novembre 2012
(doc. A 128 pag. 485 e segg.).
B.b Nel rapporto finale del 18 gennaio 2018, il medico SMR dott.
E._ ha ritenuto di potere confermare le diagnosi e le valutazioni
sulla residua capacità lavorativa di cui alla succitata perizia pluridisciplinare
(doc. A 131 pag. 578).
B.c Il 20 gennaio 2018, il precedente datore di lavoro del ricorrente ha co-
municato all’Ufficio dell’assicurazione invalidità del Cantone F._
(Ufficio AI) che l’interessato, se avesse continuato a lavorare nel suo motel
avrebbe percepito un salario lordo mensile di fr. 4'250.- compreso vacanze
e tredicesima (doc. A 132 pag. 582).
B.d Nel rapporto del consulente per l’integrazione professionale del 22
marzo 2018 è indicato che conto tenuto delle risultanze peritali, l’interes-
sato può svolgere la precedente attività di cameriere al 70% in ambienti
tranquilli ed attività sostitutive adeguate – quali aiuto amministrativo (back-
office – attività semplici: smistamento posta, classare, ecc.), operaio gene-
rico in attività di imballaggio, trasporto di merce leggera (per esempio
aziende farmaceutiche) – perlomeno al 75% (al 100% se non richiede co-
municazione verbale). Il consulente per l’integrazione professionale non in-
travvede provvedimenti professionali atti a migliorare la capacità di guada-
gno. Si rimarrebbe a disposizione per un aiuto al collocamento. È stato
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altresì rammentato che l’interessato non mette le protesi acustiche che ne-
cessiterebbe e che migliorerebbero la sua situazione (doc. A 135 pag. 587).
B.e Nel progetto di decisione del 23 aprile 2018, l’Ufficio AI ha prospettato
il respingimento della domanda di provvedimenti professionali e della ren-
dita d’invalidità. È stato in particolare indicato che conto tenuto delle resi-
due capacità lavorative del ricorrente, anche effettuando un confronto dei
redditi per le attività sostitutive adeguate, non risulta una perdita di guada-
gno suscettibile di giustificare l’erogazione di una rendita, il grado d’invali-
dità essendo comunque inferiore al 40%. Non si intravvederebbero altresì
provvedimenti professionali suscettibili di migliorare la capacità di guada-
gno (doc. A 139 pag. 597).
B.f Con atto del 4 giugno 2018, il ricorrente si è opposto al progetto di de-
cisione ed ha indicato che tutta la documentazione medica sarebbe già agli
atti (nel mese di maggio 2018 era stato ancora inviato un rapporto della
dott.ssa G._, medico dell’interessato [doc. A 142 pag. 606 a doc. A
145 pag. 621).
B.g Con decisione dell’11 giugno 2018, l’UAIE ha respinto la richiesta di
prestazioni dell’interessato, ritenuto che sulla base della perizia pluridisci-
plinare vi è stata una completa incapacità lavorativa in qualsiasi attività solo
dal 31 agosto 2012 al 31 novembre 2012, ma che dal 1° dicembre 2012
l’interessato è abile al lavoro al 70% nella precedente attività di cameriere,
nonché del 100% in attività sostitutive adeguate. Alla scadenza dell’anno
d’attesa, il 31 agosto 2013, risulta – dopo effettuazione del confronto dei
redditi – una perdita di guadagno inferiore al 40%, che non dà diritto ad
alcuna rendita. Non sussisterebbero nemmeno provvedimenti professionali
atti a migliorare la capacità di guadagno. Si rimarrebbe a disposizione per
un eventuale aiuto al collocamento (doc. A 146 pag. 624; cfr. anche doc. A
137 pag. 591 e doc. A 138 pag. 594 [fogli di calcolo]).
C.
C.a Il 28 agosto 2018, l’interessato ha inoltrato ricorso dinanzi al Tribunale
amministrativo federale (TAF), mediante il quale ha chiesto in via principale
l’annullamento della decisione impugnata e l’espletamento di una perizia
giudiziale pluridisciplinare e, in via subordinata, l’annullamento della deci-
sione impugnata ed il rinvio degli atti all’autorità inferiore per ulteriori accer-
tamenti e nuova decisione ai sensi dei considerandi. Ha pure chiesto l’as-
sistenza giudiziaria con gratuito patrocinio. Ha fatto valere che non sono
date le condizioni per poter attribuire pieno valore probatorio alla perizia
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pluridisciplinare del 16 gennaio 2018, segnatamente a causa delle lacune
del rapporto del perito reumatologo dott. H._. Ha pure segnalato
che “nei prossimi giorni” sarebbe stato visitato da un perito di parte e che
si riservava, avendo ricevuto l’incarto dall’autorità inferiore solo “questa
mattina”, di presentare ulteriori considerazioni anche sul confronto dei red-
diti in prosieguo di procedura. Per tutti questi motivi, ha chiesto a questo
Tribunale di volere procedere esso stesso ad ordinare una nuova perizia
pluridisciplinare (o perlomeno reumatologica) rispettivamente, in subor-
dine, di rinviare gli atti all’autorità inferiore affinché vi proceda essa mede-
sima (doc. TAF 1 e allegati).
C.b Con decisioni incidentali del 3 settembre 2018, questo Tribunale ha
chiesto, da un lato al ricorrente, di volere compilare l’allegato formulario
“Domanda di gratuito patrocinio” e di corredarlo dei relativi mezzi di prova
(in caso contrario la domanda d’assistenza giudiziaria sarebbe stata di prin-
cipio respinta) e, dall’altro lato all’autorità inferiore, di presentare la risposta
al ricorso. Il termine assegnato ad entrambe le parti scadeva il 15 ottobre
2018 (doc. TAF 2 e doc. TAF 3).
C.c Con risposta del 4 ottobre 2018, l’autorità inferiore ha proposto la reie-
zione del ricorso e la conferma della decisione impugnata conformemente
al preavviso dell’Ufficio AI del 1° ottobre 2018. Detto Ufficio ha osservato
che la perizia pluridisciplinare soddisfa i requisiti posti dalla giurisprudenza
e può quindi validamente servire da base di giudizio senza che si riveli
necessario procedere ad ulteriori misure istruttorie. Ciò vale anche per la
perizia reumatologica del dott. H._ che ha ben spiegato le ragioni
che lo hanno condotto, contrariamente ad altri medici, a giungere alle con-
clusioni riportate nella perizia. Il ricorrente non avrebbe altresì prodotto in
sede ricorsuale alcun certificato medico in grado di “sovvertire” le conclu-
sioni a cui è giunta l’amministrazione o di attestare un peggioramento du-
raturo delle sue affezioni (fino alla data della decisione impugnata) rispetto
a quanto valutato in sede peritale. In sostanza non sussisterebbe alcun
dubbio che l’insorgente è da considerare, anche dal punto di vista reuma-
tologico, abile al lavoro in misura completa in un lavoro adatto al suo stato
di salute (come già ritenuto dall’amministrazione mediante la decisione del
24 settembre 2014 [doc. TAF 4 e allegato]).
C.d Con scritto del 15 ottobre 2018, l’insorgente ha trasmesso il formulario
“Domanda di gratuito patrocinio”, compilato e allegato dei giustificativi e
chiesto l’accoglimento della domanda d’assistenza giudiziaria con gratuito
patrocinio. Ha segnalato che la sua situazione finanziaria è già stata valu-
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tata nell’ambito della procedura C-6244/2014, con respingimento della ri-
chiesta d’assistenza giudiziaria con gratuito patrocinio stante la possibilità
di ipotecare il proprio immobile (gravato da un usufrutto a favore della ex
moglie), immobile che tuttavia “si trova attualmente in mano alla cancelleria
del Tribunale di I._”, i condomini avendone chiesto la vendita for-
zata a causa del mancato pagamento delle spese condominiali. Non po-
trebbe pertanto più gravare il proprio immobile di un’ipoteca per fare fronte
alle spese della procedura. L’appartamento in cui vivrebbe ora sarebbe di
proprietà della madre, la quale, siccome anziana, affetta da problemi di
salute e al beneficio di una pensione esigua, non avrebbe modo di poter
ottenere l’accensione di un mutuo ipotecario. Alla luce di quanto precede,
ritiene che la sua situazione di indigenza sia comprovata. Egli non dispor-
rebbe altresì delle conoscenze dell’ordine giuridico svizzero necessarie per
affrontare da solo la corrente procedura, fermo restando che l’assistenza
di un avvocato sarebbe in casu perlomeno indicata, vista la complessità
della questione giuridica legata alla forza probatoria di perizie fatte ese-
guire dall’amministrazione (doc. TAF 5 e allegati).
C.e Il 30 ottobre 2018, questo Tribunale ha trasmesso al ricorrente la rispo-
sta al ricorso dell’UAIE (con allegato) e concesso un termine fino al 29 no-
vembre 2018 per inoltrare la replica (doc. TAF 6).
C.f Nella replica del 29 novembre 2018, l’insorgente si è riconfermato nelle
allegazioni in fatto e in diritto di cui al gravame. Ha altresì allegato l’aggior-
namento valutativo medico legale, con annessi, del 24 ottobre 2018 del
dott. J._ (medico chirurgo, specialista in medicina legale e delle as-
sicurazioni con Studio a K._ e L._) e il certificato del 27 no-
vembre 2018 della dott.ssa M._ (psichiatra), di cui si dirà, per
quanto di rilievo, nei considerandi in diritto (doc. TAF 7 e allegati).
C.g Il 10 dicembre 2018, questo Tribunale ha trasmesso all’autorità infe-
riore la replica con gli annessi ed invitato la stessa a volere presentare una
duplica entro il 22 gennaio 2019 (doc. TAF 8). Su domanda dell’autorità
inferiore, è poi stata accolta una domanda di proroga di detto termine inol-
trata dall’UAIE. Il ricorrente è stato informato del nuovo termine accordato
all’autorità inferiore e scadente al 22 febbraio 2019 (doc. TAF 9 e doc. TAF
10).
C.h Con duplica del 25 gennaio 2019, l’UAIE conclude nuovamente alla
reiezione del ricorso e alla conferma della decisione impugnata, conforme-
mente alle risultanze dell’allegato preavviso dell’Ufficio AI del 21 gennaio
2019, dell’annotazione del SMR del 15 gennaio 2019 e del complemento
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alla perizia pluridisciplinare della dott.ssa N._ del 14 gennaio 2019
comprensivo delle prese di posizioni dei periti dott. O._ (specialista
in psichiatria e psicoterapia), dott. P._ (specialista in neurologia) e
del dott. H._ (specialista in reumatologia [doc. TAF 11 e allegati]).
C.i Il 1° febbraio 2019, questo Tribunale ha trasmesso al ricorrente la du-
plica con i relativi annessi e gli ha conferito un termine sino al 4 marzo 2019
per inoltrare le sue osservazioni (doc. TAF 12).
C.j Il 1° marzo 2019, il ricorrente ha chiesto una proroga del termine di
almeno 30 giorni per poter inoltrare le sue osservazioni (doc. TAF 13 e doc.
TAF 14).
C.k Il 29 marzo 2019 – ancor prima che questo Tribunale abbia deciso
esplicitamente sulla sua domanda proroga del termine (che comunque
avrebbe accolto in considerazione della voluminosità del complemento pe-
ritale), l’insorgente ha inoltrato le sue osservazione alla duplica. Ha allegato
le controindicazioni del 28 febbraio 2019 alle valutazioni del SAM del 14
gennaio 2019 del dott. J._, le precisazioni di detto medico del 14
marzo 2019, i rapporti di RM del 26 marzo 2019, del 19 settembre 2015 e
del 18 aprile 2014 dell’Istituto Q._ di I._, il rapporto RM del
10 maggio 2013 del Centro ortopedico R._ di S._ e il certi-
ficato medico della dott.ssa G._ del 28 marzo 2019 (doc. TAF 15
con allegati).
C.l Con un ulteriore scritto del 16 luglio 2019, l’insorgente ha trasmesso a
questo Tribunale ulteriore documentazione medica, segnatamente un ag-
giornamento valutativo da parte del dott. J._ del 3 giugno 2019 (nel
quale è ribadito che il ricorrente è totalmente inabile al lavoro nella prece-
dente attività nonché abile al 50% in attività sostitutive adeguate), un rap-
porto del 29 maggio 2019 del Centro ortopedico R._ di S._
(in cui è indicato che una nuova RM cervicale e dorsale [confrontata con
quella del 2015] evidenzia un peggioramento delle discopatie e protrusioni
discali), un referto diagnostico del 24 maggio 2019 dell’Istituto Q._
di I._ (di sospette ernie cervicali) nonché rapporti di visita otorinola-
ringoiatrica del 16 aprile e 27 maggio 2019 (in cui si evidenzia un peggio-
ramento rispetto ai controlli precedenti [discriminazione vocale del 100% a
destra e dell’80% a sinistra [doc. TAF 16 e allegati]).
C.m Con scritti del 7 agosto 2019 (cfr. timbro postale) e del 27 agosto 2019,
l’insorgente ha sollecitato l’evasione della causa (doc. TAF 17 e doc. TAF
18).
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Diritto:
1.
1.1 Il Tribunale amministrativo federale (TAF) esamina d'ufficio e con piena
cognizione la sua competenza (art. 31 e segg. LTAF), rispettivamente l'am-
missibilità dei gravami che gli sono sottoposti (DTF 133 I 185 consid. 2 con
rinvii).
1.2 Riservate le eccezioni – non realizzate nel caso di specie – di cui all'art.
32 LTAF, questo Tribunale giudica, in virtù dell'art. 31 LTAF in combinazione
con l'art. 33 lett. d LTAF e l'art. 69 cpv. 1 lett. b LAI (RS 831.20), i ricorsi
contro le decisioni, ai sensi dell'art. 5 PA, rese dall'Ufficio dell’assicurazione
per l’invalidità per le persone residenti all'estero (UAIE).
1.3 In virtù dell'art. 3 lett. dbis PA, la procedura in materia di assicurazioni
sociali non è disciplinata dalla PA nella misura in cui è applicabile la LPGA
(RS 830.1). Giusta l'art. 1 cpv. 1 LAI, le disposizioni della LPGA sono ap-
plicabili all'assicurazione per l'invalidità (art. 1a-26bis e 28-70), sempre che
la LAI non deroghi alla LPGA.
1.4 Presentato da una parte direttamente toccata dalla decisione impu-
gnata e avente un interesse degno di protezione al suo annullamento o alla
sua modifica (art. 59 LPGA e art. 48 cpv. 1 PA), il ricorso – interposto tem-
pestivamente (art. 60 LPGA e art. 50 cpv. 1 PA) e rispettoso dei requisiti
previsti dalla legge (art. 60 LPGA nonché art. 52 PA) – è pertanto ammis-
sibile.
2.
2.1 Il ricorrente è cittadino di uno Stato membro della Comunità europea,
per cui è applicabile, di principio, l’ALC (RS 0.142.112.681 [cfr. DTF 143 V
81]).
2.2 L'allegato II è stato modificato con effetto dal 1° aprile 2012 (Decisione
1/2012 del Comitato misto del 31 marzo 2012; RU 2012 2345). Nella sua
nuova versione esso prevede in particolare che le parti contraenti appli-
cano tra di loro, nel campo del coordinamento dei sistemi di sicurezza so-
ciale, gli atti giuridici di cui alla sezione A dello stesso allegato, comprese
eventuali loro modifiche o altre regole equivalenti ad essi (art. 1 ch. 1) ed
assimila la Svizzera, a questo scopo, ad uno Stato membro dell'Unione
europea (art. 1 ch. 2).
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Pagina 10
2.3 Gli atti giuridici riportati nella sezione A dell'allegato II sono, in partico-
lare, il regolamento (CE) n. 883/2004 del Parlamento europeo e del Consi-
glio del 29 aprile 2004 (RS 0.831.109.268.1) relativo al coordinamento dei
sistemi di sicurezza sociale, con le relative modifiche, e il regolamento (CE)
n. 987/2009 del Parlamento europeo e del Consiglio del 16 settembre 2009
(RS 0.831.109.268.11) che stabilisce le modalità di applicazione del rego-
lamento (CE) n. 883/2004, nonché il regolamento (CEE) n. 1408/71 del
Consiglio del 14 giugno 1971 (RU 2004 121, 2008 4219 4237, 2009 4831)
relativo all’applicazione dei regimi di sicurezza sociale ai lavoratori subor-
dinati, ai lavoratori autonomi e ai loro familiari che si spostano all’interno
della Comunità, con le relative modifiche, e il regolamento (CEE) n. 574/72
del Consiglio del 21 marzo 1972 (RU 2005 3909, 2008 4273, 2009 621
4845) che stabilisce le modalità di applicazione del regolamento (CEE) n.
1408/71, con le relative modifiche, entrambi applicabili tra la Svizzera e gli
Stati membri fino al 31 marzo 2012 e quando vi si fa riferimento nel rego-
lamento (CE) n. 883/2004 o nel regolamento (CE) n. 987/2009 oppure
quando si tratta di casi verificatisi in passato.
2.4 Giova altresì rilevare che il regolamento (CE) n. 883/2004 è stato ulte-
riormente modificato dal regolamento (CE) n. 465/2012 del Parlamento eu-
ropeo e del Consiglio del 22 maggio 2012, ripreso dalla Svizzera a decor-
rere dal 1° gennaio 2015 (cfr. sentenza del TF 8C_580/2015 del 26 aprile
2016 consid. 4.2 con rinvii).
2.5 Secondo l'art. 4 del regolamento (CE) n. 883/2004, salvo quanto diver-
samente previsto dallo stesso, le persone ad esso soggette godono delle
medesime prestazioni e sottostanno agli stessi obblighi di cui alla legisla-
zione di ciascuno Stato membro, alle stesse condizioni dei cittadini di tale
Stato. Ciò premesso, nella misura in cui l'ALC e, in particolare, il suo alle-
gato II, non prevede disposizioni contrarie, l'organizzazione della proce-
dura, come pure l'esame delle condizioni di ottenimento di una rendita d'in-
validità svizzera, sono regolate dal diritto interno svizzero (DTF 130 V 253
consid. 2.4).
3.
3.1 Dal profilo temporale sono applicabili le disposizioni in vigore al mo-
mento della realizzazione dello stato di fatto che deve essere valutato giu-
ridicamente o che produce conseguenze giuridiche (DTF 136 V 24 consid.
4.3; 130 V 445 consid. 1.2 con rinvii; 129 V 1 consid. 1.2). La domanda di
rendita essendo stata presentata il 10 ottobre 2013, al caso in esame si
applicano di principio le nuove norme materiali in vigore dal 1° gennaio
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Pagina 11
2012, tra le quali le disposizioni della 6a revisione della LAI (cfr. DTF 130
V 1 consid. 3.2 per quanto concerne le disposizioni formali della LPGA,
immediatamente applicabili con la loro entrata in vigore).
3.2 Giova altresì rilevare che il potere cognitivo di questo Tribunale è deli-
mitato dalla data della decisione impugnata, in concreto l’11 giugno 2018.
Il giudice delle assicurazioni sociali esamina infatti la decisione impugnata
sulla base della situazione di fatto esistente al momento in cui essa è stata
resa (DTF 136 V 24 consid. 4.3). Tiene tuttavia conto dei fatti verificatisi
dopo tale data quando essi possano imporsi quali elementi d'accertamento
retrospettivo della situazione anteriore alla decisione stessa (DTF 129 V 1
consid. 1.2; 121 V 362 consid. 1b), in altri termini se gli stessi sono stretta-
mente connessi all'oggetto litigioso e se sono suscettibili di influire sull'ap-
prezzamento del giudice al momento in cui detta decisione litigiosa è stata
resa (cfr. sentenze del TF 8C_278/2011 del 26 luglio 2011 consid. 5.5;
9C_116/2010 del 20 aprile 2010 consid. 3.2.2; DTF 118 V 200 consid. 3a
in fine).
4.
4.1 L'invalidità ai sensi della LPGA e della LAI è l'incapacità al guadagno
totale o parziale presumibilmente permanente o di lunga durata che può
essere conseguente ad infermità congenita, malattia o infortunio (art. 8
LPGA e art. 4 cpv. 1 LAI).
4.2 Secondo l'art. 7 LPGA, è considerata incapacità al guadagno la perdita,
totale o parziale, della possibilità di guadagno sul mercato del lavoro equi-
librato che entra in considerazione, provocata da un danno alla salute fi-
sica, mentale o psichica e che perdura dopo aver sottoposto l'assicurato
alle cure ed alle misure d'integrazione ragionevolmente esigibili. In caso
d'incapacità al lavoro di lunga durata, possono essere prese in considera-
zione anche le mansioni esigibili in un'altra professione o campo d'attività
(art. 6 LPGA).
4.3 Giusta l'art. 28 cpv. 2 LAI, l'assicurato ha diritto ad un quarto di rendita
se è invalido per almeno il 40%, ad una mezza rendita se è invalido per
almeno la metà, a tre quarti di rendita se è invalido per almeno il 60% e ad
una rendita intera se è invalido per almeno il 70%.
4.4 L'art. 28 cpv. 1 LAI prevede che l'assicurato ha diritto a una rendita se
la sua capacità al guadagno o la sua capacità di svolgere le mansioni con-
C-4925/2018
Pagina 12
suete non può essere ristabilita, mantenuta o migliorata mediante provve-
dimenti d'integrazione ragionevolmente esigibili (lettera a), ha avuto un'in-
capacità al lavoro (art. 6 LPGA) almeno del 40% in media durante un anno
senza notevole interruzione (lettera b) e al termine di questo anno è inva-
lido (art. 8 LPGA) almeno al 40% (lettera c).
4.5 La nozione d'invalidità di cui all'art. 4 LAI e 8 LPGA è un concetto di
carattere economico-giuridico e non medico (sentenze del TF
9C_318/2014 del 10 settembre 2014 consid. 3.1 e 8C_636/2010 del 17
gennaio 2011 consid. 3 con rinvii). In base all'art. 16 LPGA, applicabile per
il rinvio dell'art. 28 cpv. 2 LAI, per valutare il grado d'invalidità, il reddito che
l'assicurato potrebbe conseguire esercitando l'attività ragionevolmente esi-
gibile da lui dopo la cura medica e l'eventuale esecuzione di provvedimenti
d'integrazione (reddito da invalido), tenuto conto di una situazione equili-
brata del mercato del lavoro, è confrontato con il reddito che egli avrebbe
potuto ottenere se non fosse diventato invalido (reddito da valido; metodo
generale del raffronto dei redditi).
4.6 L'assicurazione svizzera per l'invalidità risarcisce pertanto, e di princi-
pio, soltanto la perdita economica che deriva da un danno alla salute fisica
o psichica dovuto a malattia o infortunio, non la malattia o la conseguente
incapacità lavorativa (cfr., fra le tante, la sentenza del TAF C-3196/2017
dell’11 settembre 2019 consid. 4.6).
5.
5.1 Il giudice delle assicurazioni sociali deve esaminare in maniera obiet-
tiva tutti i mezzi di prova, indipendentemente dalla loro provenienza, e poi
decidere se i documenti messi a disposizione permettono di giungere ad
un giudizio attendibile sulle pretese giuridiche litigiose. Affinché il giudizio
medico acquisti valore di prova rilevante, esso deve essere completo in
merito ai temi sollevati, deve fondarsi, in piena conoscenza della pregressa
situazione valetudinaria (anamnesi), su esami approfonditi e tenere conto
delle censure sollevate dal paziente, per poi giungere in maniera chiara a
fondate, logiche e motivate deduzioni. Peraltro, per stabilire se un rapporto
medico ha valore di prova non è determinante né la sua origine né la sua
denominazione – ad esempio quale perizia o rapporto – ma il suo conte-
nuto (DTF 140 V 356 consid. 3.1; 125 V 351 consid. 3).
5.2 Secondo costante giurisprudenza, i referti affidati dagli organi dell'am-
ministrazione a medici esterni oppure a un servizio specializzato indipen-
C-4925/2018
Pagina 13
dente che fondano le proprie conclusioni su esami e osservazioni appro-
fondite, dopo avere preso conoscenza dell'incarto, e che giungono a risul-
tati concludenti, dispongono di forza probatoria piena, a meno che non vi
siano indizi concreti atti a mettere in dubbio la loro affidabilità (DTF 137 V
210 consid. 6.2.4; 134 V 231 consid. 5.1 con rinvii; 125 V 351 [sul valore
probatorio attribuito ai rapporti interni del servizio medico, cfr. DTF 135 V
254 consid. 3.3 e 3.4]).
5.3 Per quel che riguarda le perizie di parte, esse contengono considera-
zioni specialistiche che possono contribuire ad accertare i fatti, da un punto
di vista medico. Malgrado esse non abbiano lo stesso valore probatorio di
una perizia giudiziaria, il giudice deve valutare se questi referti medici sono
atti a mettere in discussione la perizia giudiziaria oppure quella ordinata
dall'amministrazione. Giova altresì rilevare come debba essere conside-
rato con la necessaria prudenza l'avviso dei medici curanti, i quali possono
tendere a pronunciarsi in favore del proprio paziente a dipendenza dei par-
ticolari legami che essi hanno con gli stessi (DTF 125 V 351 consid. 3b con
rinvii).
5.4 In presenza di rapporti medici contraddittori il giudice non può evadere
la vertenza senza valutare l'intero materiale e indicare i motivi per cui egli
si fonda su un rapporto piuttosto che su un altro. Al riguardo va tuttavia
precisato che non si può pretendere dal giudice che raffronti i diversi pareri
medici e parimenti esponga correttamente da un punto di vista medico,
come farebbe un perito, i punti in cui si evidenziano delle carenze e quale
sia l'opinione più adeguata (sentenza del TF 8C_556/2010 del 24 gennaio
2011 consid. 7.2 con rinvii).
6.
Il ricorrente ha versato contributi all’assicurazione AVS/AI svizzera per oltre
tre anni. Il ricorrente adempie pertanto la condizione della durata minima
di contribuzione, ciò che peraltro è incontestato in questa sede (doc. A 25
pag. 78; cfr., sulla questione, anche la sentenza del TAF C-6244/2014 del
20 aprile 2017 consid. 5 con rinvii).
7.
Ciò premesso, oggetto del contendere è innanzitutto la questione di sapere
se l’autorità inferiore abbia proceduto ad un sufficiente accertamento dei
fatti giuridicamente rilevanti dal profilo medico prima di rendere la decisione
impugnata oppure, come sostenuto dal ricorrente, avrebbe dovuto fare
eseguire ulteriori accertamenti medici specialistici, segnatamente in reu-
matologia, per potersi determinare con cognizione di causa – secondo il
C-4925/2018
Pagina 14
grado della verosimiglianza preponderante valido nelle assicurazioni so-
ciali – sul suo stato di salute rispettivamente la residua capacità lavorativa
a decorrere dal 1° settembre 2013.
8.
In virtù della precedente sentenza del TAF, di rinvio degli atti di causa all’au-
torità inferiore (nella misura in cui il ricorso non veniva respinto), detta au-
torità doveva completare l’istruttoria – con una perizia pluridisciplinare
(comprendete perlomeno un esame neurologico e uno complementare or-
topedico-reumatologico) – limitatamente al periodo decorrente dal 1° set-
tembre 2013 (sentenza del TAF C-6244/2014 del 20 aprile 2017 consid.
10.2 con rinvii), ritenuta l’assenza di approfondimenti sufficienti rispettiva-
mente spiegazioni convincenti riguardo all’indicato miglioramento dello
stato di salute del ricorrente (dopo gli infortuni subiti il 31 agosto e 1° set-
tembre 2012) a decorrere dal 1° settembre 2013 (momento in cui, secondo
la relazione finale del medico incaricato dall’assicurazione infortuni [dott.
D._], è venuto a cadere il legame di causalità tra l’infortunio e lo
stato di salute dell’insorgente [status quo sine]). Questo Tribunale ha in
particolare considerato che gli accertamenti eseguiti dagli specialisti inca-
ricati dall’assicurazione invalidità, rispettivamente dall’assicuratore infor-
tuni, segnatamente dai dott.ri B._ e D._, non adempivano i
criteri necessari per avere piena forza probatoria in materia d’assicurazione
per l’invalidità, ciò che valeva pure per le refertazioni mediche del dott.
J._, incaricato dall’insorgente medesimo (sentenza del TAF C-
6244/2014 del 20 aprile 2017 consid. 9). Questo Tribunale aveva altresì
precisato che la nuova perizia ortopedica-reumatologica doveva di princi-
pio essere affidata ad altro perito rispetto a quello che ha eseguito quella
poco convincente del 25 marzo 2014, ossia il dott. B._ (sentenza
del TAF C-6244/2014 del 20 aprile 2017 consid. 10.2).
8.1 L’autorità inferiore ha fondato la decisione impugnata essenzialmente
sulla perizia pluridisciplinare del SAM del 16 gennaio 2018 (cfr. rapporto
redatto dagli specialisti in medicina interna dott.ri N._ e T._
[doc. A 128 pag. 485 a 537]), rispettivamente sui rapporti degli specialisti –
implicati in tale perizia – negli ambiti dell’otorinolaringoiatria (dott.
U._ [dell’11 dicembre 2017 {doc. A 128 pag. 538 e segg.}]), della
neurologia (dott. P._ [del 4 dicembre 2017 {doc. A 128 pag. 541 e
segg.}]), della reumatologia (dott. H._ [del 22 novembre 2017 {doc.
A 128 pag. 549 e segg.}]) nonché della psichiatria e psicoterapia (dott.
O._ [del 7 dicembre 2017 {doc. A 128 pag. 561 e segg.}]). Il 15 no-
vembre 2017 sono stati svolti esami di laboratorio e il 28 novembre 2017
un esame elettroneuromiografico (ENMG [A 128 pag. 505]). Nel rapporto
C-4925/2018
Pagina 15
della perizia pluridisciplinare è altresì indicato che le conclusioni peritali si
fondano su un’esauriente discussione tra i diversi medici periti del SAM.
Nella perizia in questione sono state poste le seguenti diagnosi con in-
fluenza sulla capacità lavorativa: ipoacusia severa bilaterale senza protesi
acustiche a disposizione (patologia giudicata come quella avente maggiore
incidenza sulla capacità lavorativa), sindrome da dolore cronico con aspetti
prevalentemente somatoformi e aspetti somatici di scarso rilievo (dolori
cronici panvertebrali, discopatie multisegmentali aspecifiche conformi
all’età, lieve perdita della lordosi fisiologica lombare nell’ambito delle disco-
patie [iniziale squilibrio sagittale], piccola ernia discale recessale L4/L5 a
destra senza neurocompressione). Sono state considerate dai periti senza
incidenza sulla capacità lavorativa: disturbo della marcia di origine verosi-
milmente funzionale non dovuto a patologia organica neurologica, sin-
drome mista ansioso depressiva (ICD-10 F41.2) nonché stato dopo rino-
settoplastica e timpanoplastica sin. in gioventù. In virtù di tali diagnosi è poi
stata ritenuta una residua capacità lavorativa del 70% nella professione
abituale, e da ultimo esercitata, di cameriere, a condizione che il lavoro sia
svolto in un ambiente non particolarmente rumoroso (per esempio in una
sala da pranzo senza musica di fondo). L’incapacità lavorativa del 30% è
data dalla combinazione di una parziale diminuzione del tempo e del ren-
dimento di lavoro. In un’attività meglio adatta alle sue condizioni di salute,
di tipo leggero a medio-pesante e rispettosa delle regole di ergonomia per
la schiena, da svolgere in ambiente non rumoroso, il ricorrente è abile al
lavoro nella misura del 75% (normale rendimento per un tempo di lavoro
ridotto del 25%). In un’attività (sostitutiva) leggera e ergonomica per la
schiena, senza necessità di comunicazione verbale, l’assicurato potrebbe
lavorare in misura completa, ossia al 100%. Dal 1° dicembre 2012, la resi-
dua capacità lavorativa precedentemente descritta è, secondo i periti, ri-
masta stabile. In sostanza, l’incapacità lavorativa è dovuta all’ipoacusia se-
vera bilaterale e a patologie croniche di modesta entità a carico della co-
lonna vertebrale. I sintomi della sindrome mista ansioso-depressiva sono
di entità tale da non raggiungere la soglia per porre una diagnosi con in-
flusso sulla capacità lavorativa. Non vi sono altresì patologie con influsso
sulla capacità lavorativa neppure in ambito neurologico. L’incapacità lavo-
rativa dovuta ai problemi uditivi e quella dovuta alle patologie dell’apparato
locomotore non devono essere sommate, bensì parzialmente integrate per
compensazione vicendevole. La diminuzione del tempo di lavoro dovuta ai
problemi acustici compensa, in effetti, parzialmente le difficoltà causate dai
problemi a carico dell’apparato locomotore, permettendo di effettuare delle
pause ristoratrici. I periti considerano altresì particolarmente difficile
un’eventuale reinserimento professionale del ricorrente, non tanto per i
problemi di salute, ma piuttosto per la situazione nel suo insieme, tenuto
C-4925/2018
Pagina 16
conto del lungo periodo di inattività, delle difficoltà economiche, dell’età, del
livello di istruzione e dell’atteggiamento assunto dal ricorrente medesimo,
che manifesta una chiara tendenza all’amplificazione dei sintomi. Le cure
effettuate per le patologie dell’apparato locomotore non hanno portato nes-
sun beneficio ed è poco probabile che possono portarne in futuro, tenuto
conto del carattere prevalentemente funzionale della sintomatologia, con
una chiara tendenza all’amplificazione dei sintomi. Per quanto riguarda il
disturbo uditivo, è necessario l’utilizzo di protesi acustiche di cui l’insor-
gente attualmente non dispone. In conclusione i periti indicano che la loro
attuale valutazione della residua capacità lavorativa si discosta sostanzial-
mente da quelle formulate in precedenza in ambito medico-peritale dei
dott.ri D._, B._ e J._, per i motivi descritti dal reuma-
tologo dott. H._ (v. di seguito).
8.1.1 Dal punto di vista otorinolaringoiatrico è stata posta – dal dott.
U._ –, la diagnosi con influsso sulla capacità lavorativa di ipoacusia
severa bilaterale (perdita orecchio sinistro 94%; perdita orecchio destro
76.2% [“audiometria 2017 peggiorata a confronto dei documenti del 2014”])
con acufene. È stato indicato che il ricorrente non ha protesi acustiche e
che la capacità lavorativa è valutata nella misura del 75%, a decorrere dal
2012, nella precedente attività di cameriere, da intendersi come limitazione
di tempo, in ambiente non rumoroso, tipo sala da pranzo di un ristorante
(senza musica di fondo), con poca interazione verbale, riservato un adat-
tamento di protesi, probabilmente bilaterale. Secondo l’esperto, il lavoro di
cameriere è correttamente possibile se il ricorrente riacquista, tramite ap-
parecchi uditivi, una comprensione della parola senza dover effettuare
sforzi di concentrazione a condizione che il lavoro si svolga in ambiente
tranquillo. In attività sostitutive adeguate la residua capacità lavorativa è
stata ritenuta del 100% (sempre lavori in ambiente non rumoroso e con
poca interazione verbale).
8.1.2 L’esame neurologico, con esame ENMG, non ha evidenziato alcuna
affezione di natura neurologica avente influsso sulla capacità lavorativa.
Senza incidenza sulla capacità lavorativa sono state ritenute: sindrome
lombare cronica e disturbi alla marcia di origine verosimilmente funzionale
e non dovuto a patologia organica neurologica. Dal punto di vista neurolo-
gico il perito dott. P._ ha considerato l’insorgente abile al lavoro
nella misura del 100% per qualunque attività. Il perito ha altresì indicato
che “vi sono parecchie discrepanze tra i reperti clinici neurologici oggettivi
e l’esame elettroneuromiografico, che non mostrano lesioni oggettive delle
strutture neurologiche e quanto descritto e dimostrato dal paziente con di-
C-4925/2018
Pagina 17
sturbi alla marcia come pure deficit sensitivo agli arti inferiori (è) difficil-
mente spiegabile dal punto di vista organico”. Non potrebbe essere per-
tanto esclusa un’esagerazione dei disturbi da parte del ricorrente. Non vi
sono comunque problemi che ostacolino il reinserimento lavorativo dell’in-
sorgente per quel che riguarda gli aspetti neurologici.
8.1.3 Dal consulto reumatologico, del dott. H._, emerge la seguente
diagnosi con influsso sulla capacità lavorativa: sindrome da dolore cronico
con aspetti prevalentemente somatoformi e aspetti somatici di scarso ri-
lievo (dolori cronici panvertebrali, discopatie multisegmentali aspecifiche
conformi all’età, lieve perdita della lordosi fisiologica lombare nell’ambito
delle discopatie [iniziale squilibrio sagittale], piccola ernia discale recessale
L4/L5 a destra senza neurocompressione). Secondo il perito, il quadro cli-
nico è caratterizzato essenzialmente da un fenomeno di amplificazione di
sintomi di grado massimale (test [allegato 1 alla perizia reumatologica]). Il
perito ha ritenuto utile di rilevare che l’assicurato ha riferito di trascorrere le
sue giornate in parte sdraiato a letto e in parte seduto a guardare la televi-
sione o a leggere, ma che la sua muscolatura non è conforme a quanto
normalmente si può osservare in una persona che viva da 5 anni in posi-
zione sdraiata o seduta. Clinicamente il paziente non ha una sindrome ra-
dicolare e normalmente una piccola ernia discale regredisce. Non vi sono
alterazioni di tipo Modic o altre anomalie significative. Il perito ha ritenuto,
dal punto di vista reumatologico, una residua capacità lavorativa dell’80%
(intesa come diminuzione del rendimento) nella precedente attività di ca-
meriere a decorrere dal 1° dicembre 2012 rispettivamente del 100%, sem-
pre dal 1° dicembre 2012, in attività sostitutive adeguate leggere a medio-
pesanti che rispettino le regole di ergonomia e che richiedano solo a volte
movimenti ripetitivi di flessione-estensione o rotazione del tronco, come
anche lavori sopra le spalle. Ha poi rilevato che tenuto conto del fatto che
non ha potuto visitare il ricorrente al momento degli infortuni (31 agosto/1°
settembre 2012), i postumi della contusione lombare possono giustificare
al più un’incapacità lavorativa di 3 mesi fino al 31 novembre 2012. La va-
lutazione del dott. D._ e quelle successive del dott. B._ non
forniscono altresì, a suo giudizio, elementi che giustifichino un ulteriore pro-
lungamento di un’incapacità lavorativa già ben oltre quanto può venire ri-
conosciuto per una contusione o distorsione lombare senza danni struttu-
rali. La situazione è stazionaria dopo il 1° dicembre 2012. La differenza tra
la sua valutazione del rendimento come cameriere e quella del dott.
B._ non riguarda né un miglioramento della situazione né tanto
meno un peggioramento della stessa, ma è semplicemente un diverso ap-
prezzamento peritale di una medesima situazione medica.
C-4925/2018
Pagina 18
8.1.4 Dal consulto psichiatrico, risulta che il perito, dott. O._, ha po-
sto esclusivamente una diagnosi senza influsso sulla residua capacità la-
vorativa, ossia quella di sindrome mista ansioso-depressiva (ICD-10 F 41.2
[avrebbe sviluppato una sintomatologia ansioso-depressiva nel corso del
2016; cfr. rapporto di visita della dott.ssa V._ del 21 giugno 2016]).
I sintomi presentati non sono di entità tale da raggiungere la soglia per
porre una diagnosi di disturbi dell’umore o di disturbi d’ansia. Per lo spe-
cialista, dal punto di vista psichiatrico, la capacità lavorativa è del 100% in
qualsiasi attività. La prognosi sarebbe buona. Non vi sarebbe altresì mai
stata una patologia psichiatrica avente incidenza sulla capacità lavorativa.
Sempre secondo il perito, l’insorgente è in grado di riprendere al 100% da
subito la sua precedente attività ed ogni altra sostitutiva adeguata, dal mo-
mento che i sintomi ansioso-depressivi non hanno mai raggiunto un’inten-
sità tale da inficiare direttamente le sue prestazioni professionali. L’insor-
gente appare piuttosto essersi adattato ad una vita più semplice e piuttosto
ritirata. Al momento usufruirebbe di terapia farmacologica a base di “esci-
talopram”, a cui aderirebbe. L’insorgente avrebbe mostrato un buon grado
di differenziazione e armonia di sviluppo. Durante i due colloqui il ricorrente
non avrebbe altresì mia dato l’impressione della presenza di sintomi fittizi
e/o simulazione, così come non è mai apparso esagerato nella descrizione
dei sintomi di pertinenza psicologica.
8.2 Il ricorrente ha contestato nel gravame il fatto che possa essere attri-
buito pieno valore probatorio alla perizia pluridisciplinare del 16 gennaio
2018. Si è doluto in particolare del fatto che la perizia reumatologica del
dott. B._ e quella del dott. H._ (quest’ultima effettuata
nell’ambito della perizia pluridisciplinare del SAM del 16 gennaio 2018 e
poi ripresa nella stessa) divergerebbero fra loro sia sulle diagnosi sia sulla
residua capacità lavorativa, senza tuttavia che l’autorità inferiore abbia
spiegato le ragioni per cui le valutazioni reumatologiche del reumatologo
dott. H._ sarebbero più concludenti di quelle del reumatologo dott.
B._. Tale assenza di spiegazioni costituirebbe una lacuna rilevante
ove si consideri che le valutazioni del dott. H._ divergerebbero da
quelle degli altri medici che avevano visitato l’assicurato e ciò benché il
quadro clinico sia rimasto invariato secondo quanto evidenziato nella peri-
zia pluridisciplinare medesima. Non può pertanto essere condiviso l’ap-
prezzamento del dott. H._ secondo cui lo stato di salute dell’assi-
curato è rimasto invariato dal 1° dicembre 2012 allorquando gli elementi
oggettivi dimostrerebbero il contrario. Non sarebbero condivisibili neppure
le conclusioni del citato perito reumatologo in merito alle alterazioni dege-
nerative del rachide, secondo lui di scarsa rilevanza, incompatibili con
C-4925/2018
Pagina 19
quelli dei dott.ri D._, W._, B._ e J._. Il ricor-
rente ha contestato altresì di amplificare i sintomi, come ritenuto nella pe-
rizia pluridisciplinare, ma mai in precedenza. Ha fatto peraltro valere che
per tutti questi motivi, la perizia pluridisciplinare del SAM, in particolare per
quanto attiene il lato reumatologico, non può godere di piena forza proba-
toria e non appare pertanto sufficiente a fondare una decisione, tanto meno
a suo detrimento.
8.3 Nella risposta al ricorso, l’autorità inferiore ha indicato di non avere mo-
tivi per mettere in dubbio il rapporto finale del 18 gennaio 2018 del dott.
E._, medico SMR, fondato a sua volta sulle conclusioni della perizia
pluridisciplinare del SAM del 16 gennaio 2018, che soddisfano i requisiti
posti dalla giurisprudenza applicabile in materia e possono quindi valida-
mente servire quale base di giudizio senza che si rilevi necessario proce-
dere ad ulteriori misure d’istruzione, come richiesto dall’insorgente.
Quest’ultimo non avrebbe altresì prodotto con il ricorso alcun certificato
medico in grado di sovvertire le conclusioni cui è giunta l’amministrazione.
Nella perizia pluridisciplinare sono altresì spiegati i motivi per cui il perito
dott. H._ ha valutato diversamente, rispetto al dott. B._ nella
precedente perizia del 2014, l’incidenza delle affezioni di cui soffre il ricor-
rente. La consulente in integrazione professionale ha peraltro concluso che
l’insorgente può (ancora) esercitare nella misura del 100% diverse attività
adeguate (con esempi concreti). Ha quindi proposto il respingimento del
ricorso.
8.4 Con replica del 29 novembre 2018, il ricorrente ha prodotto in parte
nuova documentazione e ribadito che la seconda perizia fatta eseguire
dall’autorità inferiore, si appalesa nuovamente siccome lacunosa, di modo
che occorre ordinare una nuova perizia pluridisciplinare – questa volta da
parte del Tribunale amministrativo federale – volta ad acclarare infine in
modo compiuto il suo stato di salute. Gli specialisti da lui consultati – in
neurologia, psichiatria, ortopedia e in medicina legale e delle assicurazioni
(dott.ri X._, M._, Y._ e J._ [quest’ultimo
avendo aggiornato le proprie precedenti valutazioni]) – confermerebbero
“le discrepanze della perizia pluridisciplinare del SAM, con particolare rife-
rimento alle alterazioni degenerative del rachide lombare”.
8.5 Con duplica del 14 gennaio 2019, l’autorità inferiore ha nuovamente
proposto la reiezione del ricorso in virtù di una (ampia) presa di posizione
dei periti SAM (con allegati) in merito alla documentazione medica esibita
dal ricorrente successivamente alla perizia pluridisciplinare del 16 gennaio
2018.
C-4925/2018
Pagina 20
8.6 Nelle sue osservazioni del 29 marzo 2019, l’insorgente conferma nuo-
vamente motivi e conclusioni del ricorso e della replica sulla base della
(nuova) documentazione esibita, segnatamente quella del proprio perito,
dott. J._, il quale si chiede se la cosiddetta “amplificazione dei sin-
tomi descritta dai colleghi elvetici, non possa essere invece la spia di una
patologia neuropsicologica, che allo stato attuale non è stata ancora pie-
namente acclarata”.
8.7 Il 16 luglio 2019, il ricorrente ha trasmesso spontaneamente una nuova
presa di posizione, dopo nuovi esami (otorinolaringoiatrici e nuove RM). Il
proprio perito, dott. J._, confermerebbe che il suo stato di salute è
peggiorato tra il 2015 ed il 2019. Tale peggioramento sarebbe con tutta
probabilità da ricondurre alla patologia degenerativa al rachide. Sarebbe
pertanto del tutto verosimile che qualora fossero state effettuate delle
nuove RM già in occasione della perizia pluridisciplinare, esse avrebbero
evidenziato almeno parte delle degenerazioni oggi presenti, essendo al-
tresì del tutto inverosimile che i problemi attestati oggi siano emersi solo
dopo la decisione impugnata.
8.8 Questo Tribunale, contrariamente a quanto sostenuto dal ricorrente an-
cora nelle sue osservazioni del 16 luglio 2019, ritiene – per le ragioni che
saranno indicate di seguito – che la fattispecie risulta essere stata suffi-
cientemente acclarata dall’amministrazione dal profilo medico per quanto
attiene alla situazione (decisiva ai fini processuali) esistente fino al mo-
mento della pronuncia della decisione impugnata e che da nuovi approfon-
dimenti peritali – siano essi ordinati da questo Tribunale o dall’amministra-
zione – non vi sono da attendersi nuovi riscontri decisivi (sulla legittimità di
una rinuncia a misure istruttorie complementari non necessarie, cfr., fra le
tante, la DTF 136 I 229 consid. 5.3 e la sentenza del TF 8C_133/2019 del
20 agosto 2019 consid. 3.3 con rinvii). Giova a tal proposito ancora rilevare
che in sede di ricorso il SAM ha preso posizione in modo dettagliato e con-
vincente sui documenti esibiti dal ricorrente successivamente all’effettua-
zione della perizia pluridisciplinare, siano essi di data anteriore o posteriore
alla perizia medesima, e preso sufficientemente posizione sugli stessi nella
misura in cui non lo avesse già fatto nella perizia pluridisciplinare stessa. Il
SAM ha pure ribadito, dopo avere interpellato nuovamente anche il perito
reumatologo dott. H._, che può essere confermata per l’insorgente
un’evoluzione caratterizzata da un’enorme discrepanza tra i disturbi da lui
lamentati e gli esami radiologici agli atti. Il SAM ha anche confermato come
i reperti clinici oggettivi e i riscontri radiologici non giustificano i sintomi
(neurologici rispettivamente ortopedico-reumatologici) descritti dal ricor-
C-4925/2018
Pagina 21
rente in un contesto di amplificazione dei sintomi. Il perito reumatologo con-
ferma che nel caso di specie si tratta di un’“amplificazione di sintomi di
grado elevato” (presa di posizione del SAM del 14 gennaio 2019 pag. 11 e
annesso scritto del dott. H._ dell’11 gennaio 2019 con allegati). Il
perito reumatologo ha inoltre indicato di avere egli stesso effettuato l’analisi
relativa alla questione dell’amplificazione dei sintomi in quanto specialista
dei test funzionali EFL e dunque con particolari conoscenze nella materia.
Ha indicato che ritiene che sia per questo motivo che i criteri sono stati
evidenziati prima di tutto da lui. Da questo profilo la situazione è a suo giu-
dizio chiara, come è chiaro che non vi sono patologie specifiche al rachide
e l’enorme prevalenza di alterazioni degenerative discali (come quelle del
ricorrente) anche in soggetti asintomatici e come queste alterazioni aumen-
tino con l’età (allegata documentazione in merito).
8.8.1 Dal profilo otorinolaringoiatrico, l’esame svolto nell’ambito della peri-
zia pluridisciplinare del SAM ha permesso di determinare compiutamente
le affezioni di cui soffre il ricorrente in tale ambito e pertanto di determinare
con cognizione di causa la residua capacità lavorativa del ricorrente. I re-
ferti medici presentati dal ricorrente in tale contesto ed esibiti con le osser-
vazioni del 16 luglio 2019 sono – ad eccezione di quelli del 26 marzo 2014
e 15 settembre 2015 (quest’ultimo peraltro già valutato nell’ambito della
perizia pluridisciplinare) – di data posteriore alla decisione impugnata. Il
ricorrente non ha indicato, né è dato altrimenti di sapere, in cosa consiste-
rebbe un’eventuale discrepanza della valutazione di cui alla perizia pluridi-
sciplinare rispetto a quella dei documenti specialistici di data anteriore alla
decisione litigiosa esibiti in questa sede. Non è altresì neppure stato indi-
cato dall’insorgente, da un lato, un valido motivo per cui sarebbe verosimile
nel senso della probabilità preponderante che, contrariamente a quanto ri-
levato nella perizia pluridisciplinare del 16 gennaio 2018, la discriminazione
all’orecchio destro del 100%, constatata successivamente con esame
obiettivo del 27 maggio 2019 (invece che del 94% al momento della perizia
pluridisciplinare del SAM) e all’orecchio sinistro dell’80% (invece che del
76.2%), fosse già tale al momento della pronuncia della decisione litigiosa,
e, dall’altro lato, perché tale (leggero) aumento dei valori di discriminazione
dovrebbe condurre ad una diversa valutazione della residua capacità lavo-
rativa in ambito otorinolaringoiatrico. Inoltre, già lo specialista incaricato dal
SAM aveva segnalato come fosse necessaria una protesi acustica bilate-
rale in considerazione della grave ipoacusia bilaterale (che l’insorgente non
porta), ciò che infine è ribadito nel menzionato rapporto del 27 maggio
2019. Infine, né i referti medico-specialistici prodotti con le osservazioni del
16 luglio 2019 né altri referti medico-specialisti fondati su esami medici
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obiettivi contengono indicazioni diverse rispetto a quelli della perizia pluri-
disciplinare del SAM con riferimento alla specifica residua capacità lavora-
tiva in ambito otorinolaringoiatrico al momento della decisione litigiosa. Può
pertanto essere senz’altro considerato che nell’ambito in questione la peri-
zia del SAM gode di piena forza probatoria. Indizi in senso contrario non
sono ravvisabili. Pertanto, non vi è da attendersi da ulteriori accertamenti
in tale ambito nuovi riscontri decisivi, fermo restando che dal succitato re-
ferto del 26 marzo 2014, esibito in sede ricorsuale, non risulta una situa-
zione sostanzialmente diversa (segnatamente peggiore) di quella indicata
nel rapporto del 15 settembre 2015, fermo restando che neppure contem-
pla una valutazione con riferimento alla residua capacità lavorativa.
8.8.2 Può essere conferita piena forza probatoria alla perizia pluridiscipli-
nare pure in ambito neurologico. In tale contesto è stato effettuato, il 28
novembre 2017, anche un esame elettroneuromiografico (ENMG). Il perito
incaricato dal SAM, esaminato personalmente il ricorrente e sulla base
dell’insieme della pertinente documentazione medica agli atti (compreso,
fra l’altro, l’esame ENMG del 28 luglio 2015 del dott. X._ rispettiva-
mente il rapporto del dott. Z._ del 18 novembre 2016), non ha rite-
nuto di poter ravvisare alcuna patologia neurologica organica (segnata-
mente indizi per una polineuropatia rispettivamente per una lesione neuro-
muscolare), i reperti clinici essendo indicativi di una problematica di tipo
funzionale/psicogeno, senza che i nuovi documenti esibiti dal ricorrente an-
che in sede ricorsuale possano condurre ad un’altra conclusione, comun-
que perlomeno per quanto attiene alla situazione (decisiva) esistente al
momento della pronuncia della decisione litigiosa. Il perito neurologo del
SAM ha peraltro esaminato nella sua presa di posizione del 21 dicembre
2018 anche i nuovi documenti medici di data posteriore alla decisione im-
pugnata esibiti dal ricorrente con la replica (v. presa di posizione comple-
mentare del neurologo, dott. P._, del 21 dicembre 2018, acclusa
alla presa di posizione del SAM, ed esibita dall’autorità inferiore con la du-
plica [trasmessa al ricorrente con decisione incidentale del 1° febbraio
2019]). Peraltro, anche nei nuovi referti di RM del 2019, esibiti dal ricorrente
con le osservazioni del 16 luglio 2019 (in particolare quello della RM lom-
bare del 26 marzo 2019), non è indicata l’esistenza, nel senso della proba-
bilità preponderante, di conflitti con le radici (nervose), tanto meno che tali
conflitti radicolari – esclusi dal perito neurologo del SAM nella perizia pluri-
disciplinare e nella successiva presa di posizione in sede ricorsuale – sus-
sistessero già nel periodo determinante fino alla data dell’emanazione della
decisione litigiosa e giustificassero un’incapacità lavorativa, ciò che non è
altresì dimostrato da alcun esame obiettivo specialistico di cui agli atti di
causa. Anzi, nel referto del dott. AA._ del 4 gennaio 2018 è indicato
C-4925/2018
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esplicitamente, quale risultato dell’esame obiettivo, “non segni radicolari”
(cfr. pure la presa di posizione del SAM del 14 gennaio 2019 pag. 7). Non
soccorre in tale ambito il ricorrente neppure l’opinione contraria (ossia di
presenza di affezioni di natura neurologica) del dott. J._ (perito di
parte) rispettivamente della dott.ssa G._ (medico curante), che non
sono specialisti in neurologia e che non possono fondarsi al riguardo su
esami specialistici oggettivi (e convincenti). Peraltro, anche nel rapporto di
visita ortopedica del 24 ottobre 2018 del dott. Y._ è indicato “obiet-
tività neurologica negativa, ad eccezione di lieve deficit di riflesso e sensi-
bilità agli arti inferiori”. Nel rapporto di visita peritale neurologica del 4 di-
cembre 2017, il dott. P._ ha altresì indicato al riguardo – senza che
vi sia alcun serio motivo di dubitare della sua valutazione – in particolare
che “non vi sono reperti oggettivi sospetti per lesioni da parte del sistema
nervoso centrale ma neppure per lesioni radicolari periferiche. Vi è da se-
gnalare una discrepanza soprattutto per quel che riguarda i dati concer-
nenti la sensibilità: inizialmente il paziente descrive quasi un’anestesia alle
gambe, dopo alcuni tentativi la sensibilità praticamente si normalizza. A
questo proposito faccio notare che anche l’esame elettroneurografico mo-
stra reperti della conduzione nervosa sensitiva assolutamente normali”.
Anche dal profilo neurologico non vi è pertanto alcun motivo/indizio atto a
fare seriamente dubitare rispettivamente poter mettere in discussione le
conclusioni tratte dal perito neurologo incaricato dal SAM per quanto at-
tiene alla situazione esistente nel periodo determinante fino al momento
della pronuncia della decisione impugnata. Ciò premesso, eventuali peg-
gioramenti intervenuti successivamente all’emanazione della decisione im-
pugnata (e che emergerebbero dal confronto tra le RM del 2015 e quelle
del 2019) non vanno esaminati nell’ambito della presente procedura e non
giustificano neppure ulteriori accertamenti retrospettivi, fermo restando che
la situazione esistente nel periodo determinante (compresa quella del
2015) è già stata compiutamente esaminata e valutata nella perizia pluridi-
sciplinare del SAM e che il ricorrente non ha allegato seri e validi motivi per
cui l’evocato peggioramento indicato nei referti del 2019 sarebbe già inter-
venuto anteriormente a detti referti del 2019 né perché implicherebbe una
diversa valutazione della residua capacità lavorativa dal profilo neurolo-
gico. Evidenze obiettive dell’esistenza di affezioni neurologiche, altresì con
possibile incidenza sulla capacità lavorativa, non ve ne sono agli atti, senza
che, nonostante le numerose visite specialistiche effettuate dall’infortunio
del 2012 ad oggi, vi siano da attendersi nuovi riscontri decisivi da ulteriori
accertamenti peritali. Peraltro, sia rilevato a titolo del tutto abbondanziale,
difficilmente nuovi accertamenti specialistici permetterebbero peraltro ri-
scontri affidabili, fondati sui esami medico-strumentali obiettivi, sull’esi-
C-4925/2018
Pagina 24
stenza, nel senso della probabilità preponderante e per il periodo determi-
nante fino al momento dell’emanazione della decisione litigiosa, di una si-
tuazione diversa da quella ritenuta nella decisione impugnata sulla base
dell’esame neurologico approfondito svolto nell’ambito della perizia pluridi-
sciplinare del SAM.
8.8.3 Pure dal profilo psichiatrico può essere conferita piena forza proba-
toria alle risultanze della perizia pluridisciplinare del SAM del 16 gennaio
2018 per quanto attiene all’inesistenza di patologie psichiche aventi in-
flusso sulla capacità lavorativa perlomeno nel periodo determinante fino
all’emanazione della decisione litigiosa. In sostanza, lo specialista in psi-
chiatria e psicoterapia dott. O._ – sulla base, fra l’altro, di due visite
del ricorrente (del 23 novembre e del 7 dicembre 2017) e dell’insieme della
documentazione agli atti di causa (in particolare anche quella del giugno
2016 della psichiatra dott.ssa V._, cui il ricorrente appare essersi
rivolto in un’unica occasione) –, non ha, appunto, potuto ritenere nel suo
rapporto specialistico alcuna affezione psichica con incidenza sulla capa-
cità lavorativa (ha diagnosticato una sindrome mista ansioso-depressiva
senza influsso sulla capacità lavorativa [cfr. considerando 8.1.4. del pre-
sente giudizio]). L’insorgente non indica con la dovuta precisione, al di là
di generiche contestazioni, per quale motivo vi sarebbe ragione di dubitare
della valutazione peritale del SAM in ambito psichiatrico con riferimento
alle patologie psichiche esistenti fino al momento della decisione litigiosa.
Non lo soccorrono neppure i generici rapporti di visita psichiatrica del 12
ottobre e del 27 novembre 2018 della dott.ssa M._, esibiti in sede
ricorsuale, la cui diagnosi di depressione maggiore cronica non risulta es-
sere fondata su alcun esame rispondente ai criteri posti al riguardo dalla
giurisprudenza svizzera, tanto meno su una diagnosi formulata secondo i
criteri di un sistema internazionale scientificamente riconosciuto. Peraltro,
e stante la convincente conclusione peritale secondo la quale non vi era
alcuna affezione psichica con incidenza sulla capacità lavorativa nel mo-
mento determinante e fino alla data della decisione impugnata, in assenza
di documentazione specialistica (in psichiatria) di senso opposto rispon-
dente ai criteri giurisprudenziali di una necessaria consistenza, non era (né
è) necessario che la perizia psichiatrica avesse (abbia), da questo profilo,
a rispondere ai criteri di una procedura probatoria strutturata ai sensi della
giurisprudenza di cui alla DTF 143 V 409 in combinazione con la DTF 141
V 281 (cfr., su questo punto, la DTF 143 V 418 consid. 7.1 con rinvii), il
ricorrente non avendo altresì neppure sollevato una siffatta censura. Stante
le premesse, non vi è pertanto alcun motivo d’ordinare ulteriori accerta-
menti retrospettivi neppure sulla situazione psichica esistente nel periodo
C-4925/2018
Pagina 25
determinante fino al momento della decisione litigiosa, sufficientemente ac-
clarata e valutata.
8.8.4 Con riferimento alla forza probatoria della perizia pluridisciplinare in
ambito reumatologico – l’insorgente in sede ricorsuale ha di fatto conte-
stato essenzialmente, se non proprio esclusivamente, il rapporto del perito
reumatologo dott. H._ – giova rilevare che anche in tale ambito que-
sto Tribunale non vede una seria ragione per mettere in dubbio le conclu-
sioni di cui al rapporto del citato reumatologo, poi fatte proprie nella perizia
pluridisciplinare del 16 gennaio 2018. Innanzitutto, la censura ricorsuale
secondo la quale la decisione impugnata è fondata sulla perizia reumato-
logica del dott. B._ del 2014 e su quella effettuata nell’ambito della
perizia pluridisciplinare del SAM nel 2017 che non giungono però alle me-
desime conclusioni né in merito alle diagnosi né in merito alla capacità la-
vorativa è poco chiara e comunque di alcun soccorso all’insorgente. È in
effetti pacifica e necessaria la presa in considerazione di entrambe le peri-
zie ai fini processuali, senza che si possa tuttavia rimproverare alcunché
all’autorità inferiore per essersi infine fondata essenzialmente sulla perizia
pluridisciplinare e sul relativo rapporto specialistico del dott. H._.
Nella perizia pluridisciplinare del 16 gennaio 2018, che rinvia al rapporto
dello specialista del 22 novembre 2017, è peraltro ben spiegato per quale
motivo il perito reumatologo si è distanziato, almeno in parte se non inte-
gralmente, dalla valutazione del suo collega dott. B._ di cui alla pe-
rizia e suoi complementi del 2014, per cui non vi era neppure bisogno di
ripetere tali motivi nella decisione litigiosa fondata giustappunto (e manife-
stamente) sulla perizia pluridisciplinare del SAM. Quanto alla differenza
nelle diagnosi degli specialisti reumatologi che hanno visitato il ricorrente
nel 2014 e nel 2017, non è data rilevare alcuna incongruenza consistente,
ad eccezione di un evocato decondizionamento, con riferimento a quelle
poste dal dott. H._ (dolori cronici panvertebrali, discopatie multiseg-
mentali aspecifiche conformi all’età, lieve perdita della lordosi fisiologica
lombare nell’ambito delle discopatie [iniziale squilibrio sagittale], piccola er-
nia discale recessale L4/L5 a destra senza neurocompressione) rispetto a
quelle del dott. B._ (sindrome lombospondilogena cronica bilaterale
in alterazione degenerative plurisegmentali del rachiede lombare [discopa-
tie L2-S1], rachide piatto). Quanto all’indicazione di cui alla perizia reuma-
tologica del 25 marzo 2014 secondo cui “il corsetto muscolare lomboaddo-
minale è decondizionato in assicurato che non segue un programma di ria-
bilitazione” va rilevato che in detta perizia non sono indicati comunque ele-
menti oggettivi che corroborino la conclusione di decondizionamento. Al
proposito può essere ancora rilevato che il perito reumatologo dott.
C-4925/2018
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H._ non ha rilevato, all’esame del 21 novembre 2017, alcun decon-
dizionamento lomboaddominale dell’insorgente. Ha altresì rilevato che
sussistono delle discordanze tra il modo di vita indicato dall’insorgente (tra-
scorrerebbe le giornate in parte sdraiato a letto e in parte seduto a guardare
la televisione o a leggere; uscirebbe solo pochi minuti da 2 a 3 volte la
settimana; le faccende domestiche sarebbero delegate all’anziana madre,
alla sorella e ad un aiuto domestico) con una muscolatura (allegata anche
fotografia) non conforme a quanto normalmente si può osservare in una
persona che viva da 5 anni in posizione sdraiata e seduta (doc. A 128 pag.
552). Peraltro, e sempre dal profilo diagnostico (ma anche dal profilo della
residua capacità lavorativa), non sussiste comunque alcuna presunzione
di esattezza a favore della perizia reumatologica del dott. B._ del
25 marzo 2014, tanto meno a favore di altre indicazioni diagnostiche fatte
in proposito da medici non specialisti, senza peraltro dimenticare che rara-
mente è stata fatta, sempre dal profilo diagnostico, la distinzione formale
tra le affezioni con e senza incidenza sulla capacità lavorativa. Peraltro, e
contrariamente al sistema vigente in altri Paesi, in Svizzera non è la dia-
gnosi a determinare l’incapacità lavorativa rispettivamente il grado d’inva-
lidità. Per quanto attiene alle differenti conclusioni sulla residua capacità
lavorativa tra la perizia pluridisciplinare in ambito reumatologico e altri re-
ferti medici agli atti – segnatamente la perizia reumatologica del dott.
B._ del 25 marzo 2014 e suoi complementi (del 14 aprile e 19 ago-
sto 2014) e i referti del dott. J._ anteriori (ma anche posteriori) alla
decisione impugnata – il ricorrente non spiega in modo chiaro, sufficiente-
mente dettagliato ed esplicito il motivo per cui sarebbero da preferire quelli
del perito di parte dott. J._ – che non appare uno specialista in reu-
matologia (ma neppure in otorinolaringoiatria, neurologia o psichiatria) – o
quelli del dott. B._ – ritenute poco convincenti con sentenza di que-
sto Tribunale nella causa C-6244/2014 del 20 aprile 2017 – o quelli generici
di altri specialisti rispettivamente non specialisti degli ambiti in questione,
tra cui il suo medico dott.ssa G._, che per la stragrande maggio-
ranza, peraltro, neppure si sono pronunciati sulla residua capacità lavora-
tiva del ricorrente. Nella sostanza non giova al ricorrente neppure il fatto
che il perito reumatologo dott. H._ abbia ritenuto che il ricorrente
potesse riprendere, a decorrere dal 1° dicembre 2012 (come ritenuto in un
primo momento anche dal dott. B._ nella perizia reumatologica del
25 marzo 2014), la sua precedente attività od una sostitutiva adeguata,
dopo un’inabilità totale dovuta alle contusioni lombari del 31 agosto e del
1° settembre 2012, piuttosto che dal 1° settembre 2013 (secondo le con-
clusioni del rapporto finale del dott. D._ del 30 novembre 2013 in
materia di assicurazione infortuni, cui si è poi allineato il dott. B._
nei suoi complementi peritali del 22 aprile e 19 agosto 2014). In effetti, che
C-4925/2018
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l’insorgente possa o eventualmente debba considerarsi inabile al lavoro al
100% in qualsiasi attività fino al 31 novembre 2012 o allora fino al 31 ago-
sto 2013, nulla cambierebbe né con riferimento all’esito della lite né in me-
rito alla validità generale della perizia pluridisciplinare del 16 gennaio 2018,
non potendo egli comunque percepire una rendita dell’assicurazione sviz-
zera anteriormente al mese di aprile del 2014 anche nell’ipotesi in cui la
sua capacità lavorativa del 100% in attività sostitutive leggere e adeguate
fosse tale solo dal 1° settembre 2013 invece che dal 1° dicembre 2012,
avendo egli depositato la sua domanda di rendita solo nell’ottobre del 2013
(l’art. 29 LAI prevedendo che il diritto alla rendita nasce al più presto dopo
sei mesi dalla data in cui un assicurato ha rivendicato il diritto alle presta-
zioni [cfr., su questo punto, anche la sentenza del TAF C-6244/2014 del 20
aprile 2017 consid. 4]) e il raffronto dei redditi (v. di seguito [consid. 10])
non comportando comunque un grado d’invalidità del 40% nell’ipotesi della
residua capacità lavorativa in attività sostitutive adeguate di tipo leggero.
Nella presa di posizione del 14 gennaio 2019, il SAM – nuovamente esa-
minati i documenti di cui agli atti di causa, anche di quelli esibiti in sede
ricorsuale –, ha nuovamente confermato – dopo esame dettagliato – la va-
lutazione del suo perito dott. H._ sulle diagnosi e la residua capacità
lavorativa del ricorrente ritenuta dallo stesso in ambito reumatologico. In
sostanza i nuovi documenti presentati – siano essi di data anteriore o po-
steriore alla decisione impugnata (in questo caso solo nella misura in cui
contengano elementi consistenti e decisivi di una situazione esistente nel
periodo determinante e fino al momento della decisione impugnata) – non
dimostrano l’esistenza di patologie aventi influsso sulla capacità lavorativa
di natura ortopedico-reumatologica non già ritenute nella perizia pluridisci-
plinare. Sono stati esaminati dal SAM, nella citata presa di posizione, in
particolare il rapporto di visita ortopedica dell’11 giugno 2016 del dott.
BB._ (che non contiene secondo il SAM informazioni diverse da
quelle già agli atti della perizia pluridisciplinare), il referto del 24 agosto
2018 della dott.ssa G._ (medico curante, non specializzata in orto-
pedia-reumatologia e che cita documenti anteriori alla perizia pluridiscipli-
nare del SAM), il referto di visita ortopedica del 24 ottobre 2018 del dott.
Y._ (che riferisce del fatto che l’EMG del 2015 ha dato esiti poco
variati rispetto a quelli del 2013 [lo specialista neppure attesta, sempre se-
condo il SAM, un peggioramento dello stato di salute, ma descrive i sintomi
lamentati dall’insorgente]), e il nuovo rapporto medico del dott. J._
(perito di parte ricorrente) del 24 ottobre 2018 (medico non specializzato in
alcun degli ambiti oggetto della perizia pluridisciplinare). Questo Tribunale
non vede alcuna ragione plausibile per scostarsi dalla valutazione convin-
cente e completa dell’autorità inferiore, nemmeno sulla base degli ulteriori
documenti prodotti dal ricorrente dopo la duplica dell’autorità inferiore e non
C-4925/2018
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ancora esaminati da quest’ultima. In effetti, quelli del dott. J._ del
28 febbraio e del 3 giugno 2019 non dimostrano affatto, in virtù di risultanze
convincenti di esami specialistici obiettivi anteriori (ma, sia detto per so-
vrabbondanza neppure posteriori) alla decisione impugnata, che diagnosi
e capacità lavorative poste dal perito reumatologo incaricato dal SAM, ese-
guite dopo attento esame dell’insieme della documentazione agli atti di
causa (compresa la precedente perizia reumatologica del dott. B._
del 2014 [da cui si è in parte motivatamente distanziato]), siano sbagliate
o dubbie. La valutazione diversa della situazione medica ritenuta dal perito
di parte dott. J._ è semplicemente diversa (anche) dal profilo reu-
matologico rispetto a quella di cui alla perizia pluridisciplinare (e al relativo
rapporto del perito reumatologo nonché suo complemento del 14 gennaio
2019 [con relativo scritto/rapporto del perito reumatologo]) e più favorevole
al suo mandante, senza che tale valutazione del perito di parte giustifichi
ulteriori accertamenti specialistici, dal momento che, appunto, la situazione
medica è stata ampiamente e convincentemente acclarata e che non vi
sono da attendersi, da ulteriori approfondimenti, nuovi riscontri decisivi. In
sostanza, le valutazioni del dott. J._ sono generiche, traggono con-
clusioni su diversi documenti medici che non soddisfano manifestamente i
criteri posti dalla giurisprudenza del Tribunale federale in materia (non solo
poiché troppo generici o non rispondenti ai criteri di un sistema di classifi-
cazione internazionalmente riconosciuto, ma anche perché basati più che
altro su una descrizione dei sintomi indicati dal paziente che su un’analisi
obiettiva degli specialisti stessi e neppure si pronunciano sulla residua ca-
pacità lavorativa del ricorrente a ragione dei riscontri indicati) e non diffe-
renziano tra riscontri medici anteriori e posteriori alla decisione impugnata.
Questo Tribunale ritiene altresì di potere dare piena forza probatoria anche
alla valutazione della perizia pluridisciplinare del SAM e del perito reuma-
tologo dott. H._ relativa all’amplificazione (o esagerazione che dir
si voglia) dei sintomi di grado elevato da parte del ricorrente (cfr. sulla que-
stione la sentenza del TF 8C_380/2019 dell’11 ottobre 2019 consid. 4.3.2.3
con rinvii). Essa è, infatti, fondata anche su un specifico test eseguito
nell’ambito della perizia pluridisciplinare del SAM dal perito dott.
H._, specializzato in materia, ed è pure stata confermata dal colle-
gio dei periti successivamente ad un’esauriente discussione fra gli stessi
tenutasi il 15 gennaio 2018 (il perito psichiatrico, dott. O._, avendo
precedentemente indicato nel suo rapporto 7 dicembre 2017 [pag. 9], di
non avere avuto l’impressione “della presenza di sintomi fittizi e/o simula-
zione, così come non è mai apparso esagerato nella descrizione dei sin-
tomi di pertinenza psicologica”; e il perito neurologo, dott. P._,
avendo indicato nel rapporto del 4 dicembre 2017 [pag. 5], che “vi sono
parecchie discrepanze tra i reperti clinici neurologici oggettivi e l’esame
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elettroneuromiografico, che non mostrano lesioni oggettive delle strutture
neurologiche, e quanto descritto e dimostrato dal paziente con disturbi
della marcia come pure un deficit sensitivo agli arti inferiori (è) difficilmente
spiegabile dal punto di vista organico” e che è “difficile stabilire fino a che
punto sia comunque dovuto ad un’esagerazione, che non può essere
esclusa”). Basti ancora rilevare al proposito che il reumatologo dott.
B._ aveva indicato già nella perizia del 25 marzo 2014 che “i limiti
funzionali attualmente dimostrati durante la valutazione peritale, non pos-
sono essere completamente spiegati con le alterazioni strutturali eviden-
ziate alla diagnostica per immagini finora disponibile; l’esame clinico forni-
sce elementi che lasciano pensare ad un’autolimitazione”. Si può pertanto
concludere che dopo gli accertamenti, approfondimenti e test eseguiti
nell’ambito della perizia pluridisciplinare del 16 gennaio 2018, la conclu-
sione del perito reumatologo circa l’esistenza di un’importante amplifica-
zione è legittima e fondata e che neppure in tale contesto vi sono da atten-
dersi, da un nuovo complemento peritale, nuovi riscontri decisivi. Stante
che in caso di un’amplificazione di grado elevato (”Aggravation”) la giuri-
sprudenza non ritiene necessaria l’effettuazione di una procedura probato-
ria strutturata ai sensi della DTF 141 V 281 consid. 2.2 con rinvii), può es-
sere lasciata indecisa la questione di sapere se la perizia pluridisciplinare
del 16 gennaio 2018 risponde pienamente a detti criteri, fermo restando
tuttavia che nella sostanza sono ricavabili da detta perizia pluridisciplinare
tutti gli elementi per giudicare conforme agli indicatori le residue capacità
lavorative del ricorrente ritenute. Peraltro, anche nella denegata ipotesi in
cui si volesse/dovesse ritenere una maggiore incapacità lavorativa nella
precedente attività di cameriere rispetto a quella ritenuta nella perizia plu-
ridisciplinare del SAM, ciò non gioverebbe al ricorrente, il ricorso dovendo
comunque essere ugualmente respinto, anche se il ricorrente dovesse di-
sporre di una residua capacità lavorativa solo in attività sostitutive leggere
ed adeguate (v. considerandi che seguono sulla sfruttabilità della residua
capacità lavorativa in un mercato del lavoro equilibrato, sull’esigibilità di
una reintegrazione sociale di moto proprio e sul raffronto dei redditi [che
non comporterebbe comunque un grado d’invalidità uguale o superiore al
40%]).
8.9 Da quanto esposto, consegue che questo Tribunale concorda con l’as-
sunto dell’autorità inferiore che alla perizia pluridisciplinare può essere
nella sostanza attribuita piena forza probatoria, che dal profilo medico la
fattispecie è stata più che sufficientemente acclarata e che non occorre
procedere ad ulteriori accertamenti in tale ambito, dal momento che non vi
sono da attendersi dagli stessi nuovi riscontri decisivi. Su questo punto il
ricorso va pertanto respinto.
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9.
Va ancora esaminato se le altre condizioni poste (esplicitamente o implici-
tamente) a fondamento della decisione litigiosa siano da confermare (come
già accennato precedentemente, la sfruttabilità della residua capacità la-
vorativa in un mercato del lavoro equilibrato, l’esigibilità di una reintegra-
zione sociale di moto proprio e il raffronto dei redditi).
9.1 Il ricorrente ha rinviato nelle sue osservazioni alle indicazioni del pro-
prio perito (di parte), dott. J._, secondo cui conto tenuto del quadro
menomativo dell’insorgente, della sua età di quasi 60 anni, della sua car-
riera lavorativa (in cui ha svolto prevalentemente l’attività di cameriere) e
della sua preparazione tecnico culturale, risulta realisticamente molto diffi-
cile un valido ricondizionamento lavorativo in un ambiente anche generico.
Giova tuttavia rilevare – con riferimento al fatto se la residua capacità lavo-
rativa medico-teorica determinata con perizia del 16 gennaio 2018 sia o
meno ancora sfruttabile in un mercato del lavoro equilibrato – che nel mo-
mento in cui è stato accertato in modo affidabile che l’esercizio della pre-
cedente attività di cameriere era ancora esigibile nella misura del 70% (a
condizione che sia svolta in ambiente non particolarmente rumoroso) non-
ché del 75% in un’attività leggera a medio-pesante rispettosa delle regole
di ergonomia per la schiena (che richieda comunicazione verbale, ma
svolta in un ambiente non rumoroso) e del 100% in un’attività leggera e
ergonomica per la schiena, ma senza necessità di comunicazione verbale
(perizia pluridisciplinare del 16 gennaio 2018 [doc. A 128 pag. 528 e
segg.]), il ricorrente aveva in effetti 57 anni (e 3 mesi) e non aveva ancora
raggiunto l’età – di 60 anni – a partire dalla quale la giurisprudenza consi-
dera che di principio non esiste più la possibilità realistica di mettere a pro-
fitto la residua capacità lavorativa sul mercato del lavoro generalmente
supposto equilibrato (DTF 143 V 431 consid. 4.5 e 138 V 457 consid. 3.3;
sentenze del TF 9C_574/2019 del 16 ottobre 2019 consid. 2, 9C_839/2017
del 24 aprile 2018 consid. 6.2 e 8C_761/2014 del 15 ottobre 2015 consid.
3.2.3). Peraltro, non appare che il ventaglio di attività sostitutive esigibili sia
talmente ristretto, anche tenuto conto delle limitazioni funzionali, da ren-
dere illusoria la possibilità per l’insorgente di trovare un impiego, malgrado
l’assenza di esperienza professionale in tali ambiti (cfr. sentenza del TF
9C_36/2018 del 17 maggio 2018 consid. 4.3.1). In effetti – e quand’anche
per denegata ipotesi si volesse dubitare del fatto che la residua capacità
medico-teorica del 70% nella precedente attività di cameriere possa essere
realisticamente ancora sfruttata in un mercato equilibrato del lavoro a
causa della grave ipoacusia bilaterale e nonostante l’utilizzo di protesi acu-
stiche bilaterali (non ancora impiegate dall’insorgente) – al ricorrente me-
C-4925/2018
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desimo si presenta comunque un ventaglio relativamente ampio di profes-
sioni possibili – segnatamente quelle indicate dall’autorità inferiore in virtù
di un rapporto del consulente in integrazione professionale, ossia funzioni
di aiuto amministrativo (back-office – attività semplici: smistamento posta,
classare, ecc.), di operaio generico in attività d’imballaggio, di trasporto di
merce leggera (es.: aziende farmaceutiche; cfr. decisione impugnata a pag.
2) – con mansioni semplici e ripetitive, che non richiedono necessaria-
mente la messa in atto di particolari misure di reintegrazione professionale,
ma che possono essere esercitate dopo una semplice introduzione al po-
sto di lavoro e un breve periodo di pratica. Infine, va rilevato che un even-
tuale rapporto di lavoro avrebbe potuto proseguire per circa 8 anni (fino
all'età di pensionamento di 65 anni secondo l’attuale diritto svizzero).
9.2 Questo Tribunale rileva che secondo un principio generale del diritto
delle assicurazioni sociali, ogni assicurato ha l’obbligo di ridurre il danno
conseguente alla sua invalidità (DTF 130 V 97 consid. 3.2 con rinvii). In
virtù di tale obbligo, l’assicurato deve pertanto intraprendere tutto quanto
sia ragionevolmente esigibile per ovviare nel modo migliore possibile alle
conseguenze della sua invalidità, segnatamente mettendo a profitto la sua
residua capacità lavorativa, se necessario anche in una nuova professione
(DTF 138 V 457 consid. 3.2; sentenza del TF 9C_49/2015 del 28 ottobre
2015 consid. 4.2).
9.2.1 I provvedimenti d’integrazione (segnatamente di provvedimenti pro-
fessionali rispettivamente di riformazione professionale alfine della riuscita
di una reintegrazione professionale) presuppongono la volontà soggettiva
di reinserimento da parte del ricorrente stesso (“subjektiver Eingliede-
rungswille”; cfr. sentenze del TF 9C_340/2019 del 10 settembre 2019 con-
sid. 4.2, 8C_111/2018 del 21 agosto 2018 consid. 6.4 con rinvii e
9C_59/2017 del 21 giugno 2017 consid. 3). Per determinare l’esistenza o
meno della volontà soggettiva possono essere prese in considerazione le
dichiarazioni dell’assicurato o dei periti in merito alle convinzioni nei con-
fronti della malattia rispettivamente alla motivazione verso una prospettiva
lavorativa. Possono pure essere rilevanti le argomentazioni sviluppate di-
nanzi all’amministrazione (cfr. sentenza del TF 9C_231/2015 del 7 settem-
bre 2015 consid. 4.2 con rinvii, nonché sentenza del TAF C-4391/2013 del
1° marzo 2017 consid. 8.4) o al Tribunale (cfr. sentenza del TF 9C_59/2017
del 21 giugno 2017 consid. 3.2).
9.2.2 A prescindere dal fatto che l’attuazione di provvedimenti d’integra-
zione non appare essere necessaria nel caso di specie (cfr. consid. 9.1 del
presente giudizio), il ricorrente neppure ha fatto valere tanto meno motivato
C-4925/2018
Pagina 32
la necessità di provvedimenti d’integrazione (segnatamente di provvedi-
menti professionali rispettivamente di riformazione professionale alfine
della riuscita di una reintegrazione professionale) ciò che costituisce già un
primo riscontro dell’assenza di volontà di reintegrazione (cfr. sentenza del
TF 9C_59/2017 del 21 giugno 2017 consid. 3.2). Dalle carte processuali
emergono altresì altri elementi che militano per un’assenza di volontà di
reintegrazione. Nella perizia pluridisciplinare del SAM, i periti hanno peral-
tro considerato come particolarmente difficile un eventuale reinserimento
professionale (cfr. doc. A 128 pag. 531). Hanno altresì precisato che tale
difficoltà non è da ricondurre ai problemi di salute del ricorrente, ma piutto-
sto alla situazione del medesimo nel suo insieme, segnatamente al lungo
periodo di inattività (l’ultimo rapporto di lavoro è stato sciolto il 31 agosto
2012 [doc. A 128 pag. 493]), alle difficoltà economiche, all’età, al livello di
istruzione e, per quanto qui maggiormente di rilevo, all’atteggiamento as-
sunto dall’insorgente con chiara tendenza all’amplificazione dei sintomi (di
grado levato [cfr. doc. A 128 pag. 531 e 553]). Inoltre, il perito psichiatrico
ha indicato che l’insorgente “appare essersi adattato ad una vita più sem-
plice e piuttosto ritirata” (doc. A 128 pag. 524). Infine, ancora nelle sue os-
servazioni del 16 luglio 2019, e con riferimento alla valutazione della resi-
dua capacità lavorativa del proprio perito dott. J._ (del 100% nella
precedente attività di cameriere e all’incirca del 50% in attività sostitutive
confacenti), l’insorgente ha indicato che “A fronte di ciò (ossia dell’inci-
denza delle peggiorate condizioni generali, dell’età e della formazione), il
dott. J._ conclude per una valutazione, probabilmente ottimistica
vista l’ingravescente depressione diagnosticata dalla dott.ssa M._,
di una capacità lavorativa residua del 50% in attività adeguata ai limiti fun-
zionali” (punto 6 pag. 7). Orbene, quest’ultimo riscontro completa, e co-
munque corrobora pienamente, a giudizio di questo Tribunale, gli elementi
per concludere all’assenza di una volontà soggettiva di reintegrazione pro-
fessionale. In effetti, il ricorrente neppure prende in considerazione la pos-
sibilità di riprendere la propria precedente professione (non ha neppure
provveduto a dotarsi delle necessarie protesi acustiche bilaterali) e, quanto
alla residua capacità lavorativa in attività sostitutive adeguate, manifesta
riserve persino nei confronti della valutazione (invero già molto [troppo] fa-
vorevole all’insorgente) del proprio perito di parte. Secondo questo Tribu-
nale, anche nell’ipotesi in cui si volessero ritenere necessari dei provvedi-
menti di reintegrazione professionale, quest’ultimi sarebbero destinati
all’insuccesso a causa della mancanza da parte dell’insorgente della ne-
cessaria motivazione rispettivamente della necessaria volontà per una
buona riuscita di un tentativo di reintegrazione. Il ricorrente non ha mai pro-
vato un reinserimento nel mondo lavorativo dopo le contusioni lombari del
C-4925/2018
Pagina 33
2012 né preteso di avere necessità di sottoporsi a misure di reintegrazione
professionale rispettivamente di essere disponibile a sottoporvisi.
10.
Quanto alla conformità del grado d’invalidità calcolato dall’autorità inferiore,
il ricorrente non ha sollevato alcuna specifica censura. Sul calcolo del raf-
fronto dei redditi effettuato dall’autorità inferiore, questo Tribunale rileva
quanto segue.
10.1 Per la determinazione del reddito da valido ci si fonda, di principio,
sull'ultimo reddito che la persona assicurata ha conseguito prima del danno
alla salute, se del caso adeguandolo all'evoluzione dei salari. Soltanto in
presenza di circostanze particolari ci si può scostare da questo valore e
ricorrere ai dati statistici risultanti dall'ISS (cfr. DTF 134 V 322 consid. 4.1;
129 V 222 consid. 4.3.1 con rinvii e sentenza del TF 9C_416/2010 del 26
gennaio 2011 consid. 3.2). Inoltre, per il raffronto dei redditi sono determi-
nanti le circostanze esistenti al momento del potenziale inizio del diritto alla
rendita; i redditi da valido ed invalido devono peraltro essere rilevati sulla
medesima base temporale e la valutazione deve tenere conto di eventuali
modifiche dei redditi di paragone intervenute fino alla resa della decisione
e suscettibili di incidere sul diritto alla rendita (DTF 129 V 22 consid. 4.1 e
4.2).
10.1.1 In concreto, l’amministrazione ha considerato il reddito indicato
dall’ex datore di lavoro, quale reddito da valido, ossia fr. 51'000.- (fr. 4’250.-
x 12 mesi = fr. 51’000.-; cfr. doc. A 132 pag. 582, nonché doc. A 137 pag.
591 e doc. A 138 pag. 594 [fogli di calcolo]). L’ex datore di lavoro ha altresì
precisato che se il ricorrente avesse lavorato presso di lui a tempo pieno
negli anni dal 2013 fino al 2017 avrebbe percepito il medesimo salario lordo
comprensivo delle vacanze e della tredicesima, di appunto fr. 51'000.- (cfr.
doc. A 132 pag. 582).
10.1.2 Per stabilire il reddito da invalido di fr. 59'093.55 per l’anno 2013,
l’UAIE ha preso in considerazione i dati statistici delle tabelle TA1 del 2012
(attività semplici e ripetitive, valore mediano, per 41.7 h/settimana, indiciz-
zati al 2013) per un salario a tempo pieno pari a fr. 65'659.50, a cui è poi
stata applicata una riduzione giurisprudenziale del 5% per attività leggere
e del 5% per svantaggi salariali derivanti da contingenze particolari (doc. A
138 pag. 594 [foglio di calcolo]). Tuttavia, questo Tribunale osserva che
determinante nella presente fattispecie è l’anno 2014. Infatti, come già sta-
bilito nella sentenza C-6244/2014 del 20 aprile 2017 al considerando 4, il
diritto alla rendita sarebbe nato al più presto sei mesi dopo la data in cui
C-4925/2018
Pagina 34
l’insorgente ha rivendicato il diritto alle prestazioni (il 10 ottobre 2013), os-
sia nel caso concreto il 1° aprile 2014. Ne consegue, che il reddito da in-
valido nell’anno 2014 ammontava a fr. 59'807.80 (tabella TA1 del 2014,
categoria 4.2, attività semplici e ripetitive, valore mediano, uomini, per 41.7
h/settimana: fr. 5'312 / 40 ore x 41.7 ore x 12 mesi = fr. 66'453.12 a cui
dedurre il 10% di riduzioni giurisprudenziali: 66'453.12 – 10% = fr.
59'807.80).
10.1.3 Nel caso in esame l’autorità inferiore ha, seppure utilizzando i dati
del 2013, correttamente ritenuto un grado d’invalidità nullo, che rimane so-
stanzialmente invariato anche se calcolato con i dati del 2014 conto tenuto
che il reddito da invalido risulta sempre essere maggiore rispetto al reddito
da valido ([51'000 – 59'807.80] / 51'000 x 100 = 0%).
10.1.4 Questo Tribunale osserva ancora che la deduzione giurispruden-
ziale del 10% è rimasta incontestata in questa sede, senza che vi sia mo-
tivo per questo Tribunale di intervenire d’ufficio al riguardo. Peraltro, e
quand’anche per denegata ipotesi si dovesse applicare la deduzione giuri-
sprudenziale massima del 25%, il ricorrente non raggiungerebbe comun-
que un grado d’invalidità pensionabile. Infatti, il reddito da invalido nel 2014
ammonterebbe a fr. 49'839.85 (fr. 66'453.12 – 25% [deduzioni giurispru-
denziali] = 49'839.84) e il grado d’invalidità corrisponderebbe al 2%
([51'000 – 49'839.85] / 51'000 x 100 = 2.27%; cfr., sulla questione e le re-
gole d’arrotondamento, DTF 130 V 231 nonché, fra le tante, 9C_796/2018
del 10 gennaio 2019 consid. 1 e 9C_289/2017 del 4 settembre 2017 con-
sid. 3.3).
10.1.5 Ritenuto altresì il reddito da valido di cui alle tabelle TA1 2014 non
sono manifestamente adempite le condizioni per un eventuale parallelismo
dei redditi. Risulta infatti che il reddito mensile lordo di fr. 4'250.-, compren-
sivo delle vacanze e della tredicesima, indicato dall’ex datore di lavoro non
è inferiore alla media dei salari per un’attività equivalente (riguardo alle
condizioni per procedere a un parallelismo dei redditi di paragone, cfr. sen-
tenze del TF 9C_770/2015 del 24 marzo 2016 consid. 4.1.2, 8C_554/2013
del 14 novembre 2013 consid. 2.1, 9C_112/2012 del 19 novembre 2012
consid. 4.4 e 9C_205/2011 del 10 novembre 2011 consid. 6.2 e 6.4; DTF
135 V 58 consid. 3.1, 3.4.3 e 3.4.4, DTF 135 V 297 consid. 6.1.2 e DTF
134 V 322 consid. 4.1, 5.2 e 6.2). Segnatamente dalla tabella TA1 del 2014
emerge infatti che il reddito percepito dagli uomini nel settore dei servizi di
alloggio e di ristorazione n. 55/56, nelle categorie 1 e 2 – dagli atti di cui
all’incarto emerge che il ricorrente non aveva un diploma di cameriere ma
“unicamente” la licenza della scuola media e il diploma di panettiere (cfr.
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doc. A 21 pag. 68, in particolare pag. 70) – corrisponde a fr. 4'035.- (TA1
2014, categoria 1) rispettivamente a fr. 4'261.- (TA1 2014, categoria 2). Non
essendo chiaramente confrontati con una differenza salariale maggiore al
5%, non occorre nella presente fattispecie applicare al calcolo del raffronto
dei redditi alcun parallelismo dei redditi (GAP salariale).
10.1.6 Per sovrabbondanza, questo Tribunale osserva che quand’anche si
volesse effettuare il raffronto dei redditi nell’anno 2018, per tenere conto di
eventuali modifiche fino alla data della decisione impugnata (l’11 giugno
2018), al ricorrente non potrebbe comunque essere riconosciuto un grado
d’invalidità pensionabile. Il reddito da invalido nel 2018 ammonterebbe al
massimo a fr. 60'665.40 (comprensivo della deduzione giurisprudenziale
del 10%), mentre il reddito da valido sarebbe di fr. 51'153.- (salario da va-
lido del 2017, come da indicazione del datore di lavoro, indicizzato al 2018).
Ne consegue un grado d’invalidità nullo ([51'153 – 60'665.40] / 51'153 x
100 = 0%).
10.2 Ne consegue che il ricorrente non ha un grado d’invalidità pensiona-
bile.
11.
In conclusione, il ricorso del 28 agosto 2018 deve essere respinto e la de-
cisione impugnata va confermata.
12.
12.1 Visto l’esito della causa, le spese processuali, che seguono di princi-
pio la soccombenza, dovrebbero essere poste a carico a del ricorrente (art.
63 PA e art. 3 lett. b TS-TAF (RS 173.320.2). Allo stesso, soccombente
nella causa, non spetterebbe altresì alcuna indennità per spese ripetibili
della sede federale (art. 64 PA in combinazione con l'art. 7 cpv. 1 e 2 TS-
TAF a contrario).
12.2 Il ricorrente ha tuttavia presentato in questa sede una domanda d’as-
sistenza giudiziaria con gratuito patrocino dell’avv. Davide Fagetti.
12.2.1 Giusta l’art. 65 cpv. 1 PA, a cui rinvia l’art. 37 LTAF, se una parte non
dispone di mezzi necessari e le sue conclusioni non sembrano prive di pro-
babilità di successo, il giudice dell’istruzione la dispensa, a domanda, dopo
il deposito del ricorso, dal pagamento delle spese processuali. Se è neces-
sario per tutelare i diritti di parte, l'autorità di ricorso, il suo presidente o il
giudice dell'istruzione le designa inoltre un avvocato (art. 65 cpv. 2 PA). I
C-4925/2018
Pagina 36
presupposti per la concessione dell'assistenza giudiziaria e del gratuito pa-
trocinio sono di massima adempiuti se l'istante si trova nel bisogno, se le
sue conclusioni non sembrano dovere avere esito sfavorevole e l’assi-
stenza di un avvocato è necessaria o perlomeno indicata (DTF 127 I 202
consid. 3b; 125 V 371 consid. 5b con rinvii; sentenza del TF 9C_147/2011
del 20 giugno 2011). Una parte è indigente se non è in grado di assumere
le spese del processo senza intaccare i mezzi necessari al suo sostenta-
mento e a quello della famiglia (DTF 135 I 221 consid. 5.1 con rinvii; sen-
tenza del TF 2C_541/2018 del 12 settembre 2018). Per accertare lo stato
di bisogno va presa in considerazione la situazione finanziaria globale – e,
quindi, sia gli elementi di reddito sia quelli della sostanza (mobiliare e im-
mobiliare) dell'istante (DTF 124 I 1 consid. 2a) e, dandosi il caso, delle
persone che hanno verso di lui degli obblighi di mantenimento (per esem-
pio il coniuge o i genitori [DTF 120 Ia 179; 119 Ia 11 consid. 3a; 115 Ia 193
consid. 3]) – al momento della presentazione dell'istanza (DTF 135 I 223
consid. 5.1). Prima di potere chiedere l'assistenza giudiziaria dallo Stato,
la persona interessata, nel limite dell'esigibile (la giurisprudenza federale
garantendo un’adeguata riserva di soccorso ["Notgröschen" {v. fra le tante,
la sentenza del TF 8C_470/2016 del 16 dicembre 2016}]), deve di principio
attingere alla propria sostanza (DTF 119 Ia 11 consid. 5 [v. pure DTF 119
Ia 11 sull'esigibilità, per il richiedente, di locare, gravare o vendere un im-
mobile] e sentenza del TF 9C_112/2014 del 19 marzo 2014). Lo Stato non
può comunque esigere dall’istante che utilizzi le sue economie se queste
costituiscono la sua "riserva di soccorso", la quale si apprezza in funzione
dei suoi bisogni futuri nelle circostanze concrete, quali lo stato di salute e
l'età, e il cui ammontare si situa di regola, per una persona sola, tra i fr.
20'000.- e i fr. 40'000.- (cfr., fra le tante, le sentenze del TF 5A_886/2017
del 20 marzo 2018 consid. 5.2 con rinvii, 4A_664/2015 del 19 maggio 2016
consid. 4.2.2 [comprensiva di un’eccezione alla regola] e 9C_147/2011 del
20 giugno 2011). Spetta all’istante non solo di illustrare, bensì documentare
il suo stato di bisogno fornendo indicazioni, con debite prove a sostegno,
sul reddito, sul patrimonio, sull’insieme degli oneri finanziari e sui suoi bi-
sogni attuali (DTF 125 IV 161 consid. 4a [nonché sentenza del TF H 302/00
del 29 novembre 2000]), ritenuto che se questa incombenza non è assolta,
la domanda di assistenza giudiziaria va respinta (DTF 125 IV 161 consid.
4a [v. pure sentenza del TF 2C_541/2018 del 12 settembre 2018]). Si giu-
stifica altresì e di principio la designazione di un avvocato d'ufficio all'indi-
gente solo allorquando la situazione giuridica dello stesso è suscettibile di
essere intaccata in modo particolarmente grave o allorquando, senza es-
sere intaccata in modo particolarmente grave, mette comunque seriamente
in causa gli interessi dell'indigente e la procedura presenta difficoltà in fatto
e/o in diritto che il ricorrente non è in grado di sormontare da solo. Occorre
C-4925/2018
Pagina 37
in particolare determinare se la designazione di un avvocato d'ufficio sia
oggettivamente necessaria nella fattispecie di cui trattasi, conto tenuto
delle circostanze concrete del caso in esame, segnatamente della com-
plessità delle questioni in fatto e in diritto, delle particolarità delle norme di
procedura applicabili, delle conoscenze giuridiche del ricorrente, del fatto
che la parte avversa sia rappresentata da un avvocato e della portata della
decisione per il ricorrente (DTF 130 I 180 consid. 2.2 con rinvii e sentenza
del TF 8C_1031/2010 del 18 gennaio 2011 consid. 2.1).
12.2.2 Secondo questo Tribunale, il ricorso non poteva considerarsi d’ac-
chito privo di probabilità d’esito favorevole. Vista la relativa voluminosità
dell’incarto di causa e i problemi in fatto ed in dritto che essa pone, l’assi-
stenza di un avvocato in questa sede appariva perlomeno indicata. Può,
infine, essere ammesso dal profilo processuale – sempre con riferimento
al momento determinante dell’inoltro della domanda medesima – pure lo
stato di indigenza del ricorrente, benché lo stesso neppure nel comple-
mento (del 15 ottobre 2018) alla sua domanda d’assistenza giudiziaria
(inoltrata con il ricorso) abbia chiarito e documentato in modo completo la
situazione inerente alla procedura di vendita forzata del suo immobile,
fermo restando altresì che il ricorrente non è un minorenne (la madre non
avendo dunque verso di lui [più] alcun obbligo di mantenimento) e che non
entrano invece in linea di conto le risorse finanziarie di parenti (in questa
caso la madre) cui l’interessato potrebbe far capo a norma degli art. 328 e
329 CC (cfr. DTF 115 Ia 193 consid. 3a; sentenze del TF 4A_294/2010 del
2 luglio 2010 consid. 3.3 e 5A_231/2009 del 18 settembre 2009 consid.
2.4). In sostanza, risulta comunque verosimile nel senso della probabilità
preponderante che, al momento dell’inoltro della domanda d’assistenza
giudiziaria, l’insorgente non disponeva di una eccedenza tra introiti e costi
mensili e non era possibile ed esigibile per lo stesso di ottenere l’accen-
sione di un mutuo o la vendita dell’immobile in tempi relativamente conte-
nuti per poter poi disporre (in caso di eventuale eccedenza della somma
ricavata dalla vendita forzata rispetto ai debiti da pagare) del denaro per
coprire i costi della presente procedura (che sarebbero stati di fr. 800.-) e
l’onorario del suo avvocato.
12.2.3 Da quanto esposto, consegue che la domanda d’assistenza giudi-
ziaria con gratuito patrocino è accolta e che l’avvocato Davide Fagetti è
designato patrocinatore d’ufficio del ricorrente in questa sede per la proce-
dura in esame.
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12.3 Si giustifica pertanto l’attribuzione di un’indennità (art. 65 cpv. 5 PA e
art. 12 e 14 TS-TAF; cfr. anche doc. TAF 16) a favore dell’avv. Davide Fa-
getti, patrocinatore d’ufficio, e a carico della cassa di questo Tribunale. La
stessa, in assenza di una nota d’onorario, è fissata d’ufficio (art. 14 cpv. 2
TS-TAF; cfr. sentenze del TAF C-2436/2017 del 5 febbraio 2018 consid.
5.8 e C-6410/2012 del 18 dicembre 2013 consid. 8.3) in fr. 3'800.- (imposta
sull’IVA compresa; cfr. sentenza del TF 6B_498/2014 del 9 settembre
2015), tenuto conto delle difficoltà giuridiche nella presente fattispecie,
nonché del lavoro utile e necessario svolto dal rappresentante del ricor-
rente.
12.4 L’insorgente è reso edotto del fatto che in caso di ritorno a migliore
fortuna dovrà rimborsare l’onorario e le spese d’avvocato alla cassa di que-
sto Tribunale.
12.5 Peraltro, le autorità federali, quand'anche vincenti, non hanno di prin-
cipio diritto a un'indennità a titolo di ripetibili (art. 7 cpv. 3 TS-TAF), salvo
eccezioni non ravvisabili nel caso concreto (v., fra l'altro, DTF 127 V 205).
(dispositivo alla pagina seguente)
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