Decision ID: 6e598ee8-c364-554b-b54c-47f62a164aeb
Year: 2003
Language: it
Court: TI_TRAP
Chamber: TI_TRAP_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: penal_law

in fatto: A.
Con sentenza del 25 giugno 2003 il presidente della Corte delle assise correzionali di Lugano ha dichiarato _ autore colpevole di ripetuta appropriazione indebita, mancata truffa, falsità in documenti e circolazione nonostante la revoca della licenza di condurre, condannandolo in contumacia a 12 mesi di detenzione (computato il carcere preventivo sofferto), parzialmente aggiuntivi a una pena di 16 giorni di detenzione già inflitta il 29 settembre 2000. Ha ordinato inoltre l'affidamento del condannato al patronato penale. _ è stato tenuto infine a rifondere fr. 20'550.– a _ e fr. 28'100.– a _ in risarcimento del danno. La sentenza è stata intimata alle parti l'11 luglio 2003, senza motivazione.
B.
Contro la sentenza appena citata _, parte civile, ha introdotto il 21 luglio 2003 un ricorso per cassazione nel quale chiede che sia riconosciuta la pretesa di fr. 32'000.– da lui insinuata a suo tempo per scritto. Il ricorso non ha formato oggetto di intimazione.

Considerando
in diritto: 1.
Comunicati oralmente i dispositivi della sentenza, il giudice avverte le parti del diritto di presentare, per il suo tramite, dichiarazione di ricorso entro cinque giorni alla Corte di cassazione e di revisione penale (art. 264 cpv. 1 CPP). Nei processi davanti alle assise correzionali il presidente della Corte, comunicati oralmente i dispositivi, avverte inoltre le parti che entro cinque giorni esse possono rinunciare alla motivazione (art. 264 cpv. 4 CPP). In tal caso la sentenza può essere notificata nei soli suoi dispositivi (art. 260 cpv. 4 CPP). Inoltrata la dichiarazione di ricorso, l'interessato deve poi far seguire la motivazione scritta nel termine di venti giorni dalla notificazione della sentenza (art. 289 cpv. 2 CPP).
2.
Nella fattispecie _, citato il 23 maggio 2003 al dibattimento come parte civile (oltre che come testimone, prova alla quale però le parti hanno rinunciato: verbale del dibattimento, pag. 2), ha presentato direttamente ricorso a questa Corte nei venti giorni successivi all'intimazione della sentenza non motivata, avvenuta l'11 luglio 2003. Egli non ha formulato alcuna dichiarazione previa, sebbene il dispositivo n. 5 della sentenza di assise – anch'esso comunicato verbalmente – non contemplasse alcun risarcimento in suo favore. Ciò non è ammissibile. La dichiarazione di ricorso nel termine di cinque giorni dalla comunicazione verbale dei dispositivi costituisce un presupposto processuale, la cui inosservanza comporta l'inammissibilità del ricorso. Certo, nella citazione al dibattimento era stato indicato al ricorrente che la sua presenza in aula non era necessaria e che per costituirsi parte civile (e postulare il risarcimento del danno) bastava formulare domanda scritta al presidente della Corte di assise. Ciò non dispensava l'interessato tuttavia dall'interessarsi circa l'esito del processo, in modo da presentare – dandosene il caso – la nota dichiarazione di ricorso entro il temine utile di cinque giorni (Rep. 1998 pag. 378, 1997 pag. 325).
3.
Nelle circostanze descritte il ricorso dell'interessato, non preceduto da alcuna dichiarazione, va dichiarato d'acchito irricevibile. Il che rende superfluo verificare se sia intervenuta una valida costituzione di parte civile e, in particolare, se l'interessato abbia avanzato la sua pretesa in termini comprensibili (si veda la lettera del 16 agosto 2000 con gli annessi e, più in generale, il fascicolo sub A dell'inc. 5149 /200). Al presidente della Corte d'assise va rivolto nondimeno un richiamo d'ordine. Sebbene il ricorrente nulla eccepisca al riguardo, mal si comprende in effetti perché egli abbia trascurato la domanda di risarcimento, passata sotto silenzio, e per quali ragioni egli abbia intimato la sentenza non motivata quantunque il ricorrente, menzionato nel giudizio medesimo come parte civile, non abbia rinunciato per scritto alla motivazione (art. 260 cpv. 4 e 264 cpv. 4 CPP).
4.
Gli oneri processuali seguirebbero il principio della soccombenza (art. 15 cpv. 1 e 9 cpv. 1 CPP). Vista la particolarità del caso, si giustifica tuttavia di rinunciare al prelievo di tasse o spese.