Decision ID: abc0f5dc-0624-5a78-9d25-50d9dd0766e1
Year: 2001
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: civil_law

in fatto: A. _ _, _ _, _ _, _ _ e _ _, membri della comunione ereditaria fu _ _, sono proprietari in comune della particella
n. _RFD di _, che confina a est con la particella n. _, proprietà di _ _. Il 6 dicembre 1996 quest'ultima ha ottenuto una licenza edilizia per trasformare la stalla posta sul suo fondo in una casa di vacanza e per formare due posteggi sulla vicina (ma non contigua) particella n. _. I lavori sono cominciati e sono stati portati a termine nella seconda metà del 1998. Il 10 settembre 1998 gli eredi fu _ _ hanno scritto a _ _, lamentando sconfinamenti nell'esecuzione delle opere. _ _ ha respinto ogni addebito.
B. Il 10 giugno 1999 _ _, _ _, _ _a, _ _ e _ _ si sono rivolti al Pretore della giurisdizione di Locarno Campagna perché ordinasse a _ _– “sotto le comminatorie di legge” – di demolire immediatamente una gronda del suo stabile sporgente sul loro fondo, di allontare una condotta dell'acqua potabile da lei posata sul loro terreno e di ricostruire una scala che esisteva sulla loro proprietà, a confine con l'edificio della convenuta. _ _ ha postulato il rigetto della petizione. Le parti hanno mantenuto invariate le loro domande fino al dibattimento finale del 25 maggio 2000.
C. Con sentenza del 30 giugno 2000 il Pretore ha accolto parzialmente l'azione negatoria, nel senso che ha ingiunto a _ _ di eliminare la gronda litigiosa nella misura di 54 cm a monte e di 30 cm a valle, allontanando inoltre la condotta dell'acqua potabile da lei posata sulla particella degli attori. La tassa di giustizia di fr. 800.– e le spese di fr. 157.– sono state poste per un terzo a carico degli attori e per il resto a carico della convenuta, tenuta a rifondere agli attori fr. 400.– complessivi per ripetibili ridotte.
D. Contro il predetto giudizio _ _ è insorta con un appello del 12 settembre 2000 nel quale chiede che la petizione sia interamente respinta e che in favore della sua particella n. _sia costituita una servitù di sporgenza per quanto riguarda la gronda e la condotta dell'acqua potabile, offrendo un importo indeterminato a titolo d'indennità. Nelle loro osservazioni del 17 ottobre 2000 _ _, _ _, _ _, _ _ e _ _ propongono di respingere l'appello e di confermare la sentenza impugnata.

Considerando
in diritto: 1. L'appello in esame è datato 12 settembre 2000, ma è stato consegnato alla posta (art. 131 cpv. 4 CPC) lunedì 11 settembre 2000. Nelle cause ordinarie, come in concreto, il termine per appellare è di 20 giorni (art. 308 cpv. 1 CPC). La sentenza impugnata è stata ritirata dal patrocinatore della convenuta lunedì
3 luglio 2000 (timbro postale sulla busta di ricevimento). Il termine di ricorso è cominciato a decorrere così il 4 luglio 2000, è rimasto sospeso dal 15 luglio al 31 agosto 2000 per le ferie giudiziarie (art. 132 e 133 cpv. 1 lett. b CPC nella versione in vigore fino al 1° aprile 2001) e sarebbe scaduto il 9 settembre 2000. Trattandosi di un sabato, la data si è protratta al successivo lunedì 11 settembre 2000 (art. 131 cpv. 3 CPC). Tempestivo, l'appello è pertanto ricevibile.
2. L'appellabilità di una sentenza dipende dal valore delle domande determinato in base alle conclusioni prese dal ricorrente nell'ultimo atto di causa davanti al Pretore (art. 15 CPC). Nelle cause relative a rapporti di vicinato il valore litigioso è quello che i diritti controversi hanno per il fondo dominante, rispettivamente quello che corrisponde alla svalutazione del fondo serviente se essa è maggiore (art. 9 cpv. 3 CPC; cfr. anche Poudret, Commentaire de la loi fédérale d'organisation judiciaire, vol. I, Berna 1990, n. 9.5 ad art. 36, pag. 284). In concreto il primo giudice ha fissato il valore delle domande in fr. 8000.– (“come indicato dagli attori e non contestato dalla convenuta, ritenuto altresì che il valore indicato non può essere ritenuto abusivo”: sentenza impugnata, consid. 4). Tali domande essendo rimaste invariate fino al dibattimento finale (verbali, pag. 7 seg.), il valore litigioso non ha subìto modifiche. Ne discende, anche sotto questo profilo, la ricevibilità dell'appello.
3. In sede di appello è esclusa la facoltà di addurre nuovi fatti, prove ed eccezioni (art. 322 cpv. 1 lett. b CPC), a meno che la causa sia disciplinata dal principio inquisitorio, ipotesi che tuttavia è manifestamente estranea alla fattispecie. Nel caso in esame la convenuta si era limitata a postulare, davanti al Pretore, il rigetto dell'azione (risposta del 16 settembre 1999, pag. 3 in fondo) e al dibattimento finale del 25 maggio 2000 ha mantenuto la stessa domanda (verbali, pag. 8 in fondo). Con l'appello essa non solo ribadisce tale conclusione, ma chiede anche – come detto – l'iscrizione di una servitù di sporgenza intesa a conservare la gronda e la condotta sul fondo degli attori. Se non che, nuove domande sono irricevibili in appello (Anastasi, Il sistema dei mezzi d'impugnazione del codice di procedura civile ticinese, Zurigo 1981, pag. 83 segg.). Già per questo motivo la servitù non può dunque entrare in linea di conto nell'ambito dell'attuale procedura e al riguardo l'appello si rivela inammissibile. Sulla questione si tornerà, ad ogni modo, in appresso (consid. 6a e 6b).
4. Premesso che un'azione negatoria è imprescrittibile, il Pretore ha accertato – come del resto la convenuta ammetteva – che nella fattispecie la gronda della casa riattata invade parzialmente il fondo degli attori (54 cm a monte e 30 cm a valle) e che la condotta dell'acqua potabile destinata allo stabile della convenuta si trova sul fondo stesso. Ciò posto, il primo giudice ha ravvisato vere e proprie opere sporgenti (art. 674 CC) che, a determinate condizioni, avrebbero anche potuto giustificare l'iscrizione di una servitù. Se non che – egli ha continuato – la convenuta non ha mai avanzato alcuna richiesta in tal senso, né sono stati istruiti i presupposti che disciplinano la concessione di una servitù del genere (art. 674 cpv. 3 CC). Non rimaneva dunque che ordinare la demolizione della gronda e l'allontanamento della condotta. Per quanto riguarda la scala a confine, il Pretore ha rilevato che essa era stata ricostruita e che la richiesta degli attori – formulata solo nel memoriale conclusivo – volta a ottenere il ripristino del manufatto nelle forme originarie per evitare ristagni d'acqua, risultava tardiva e di fondatezza non dimostrata.
5. L'appellante fa valere che, come risulta dalle testimonianze agli atti (deposizioni di _ _, verbali pag. 4, e di _ _, verbali pag. 5), la gronda della stalla sporgeva 15–20 cm sul fondo vicino già oltre 40 anni prima dell'inizio dei lavori. Fra le parti vigeva quindi un tacito accordo di tolleranza. La demolizione risulterebbe poi sproporzionata e potrebbe ragionevolmente essere sostituita dal versamento di un'indennità, tanto più ch'essa non si giustifica per quanto rimane nei limiti della sporgenza preesistente. Infine l'appellante afferma di avere posato la condotta per l'allacciamento del suo stabile alla rete idrica in buona fede, secondo le indicazioni date dall'azienda comunale dell'acqua potabile. Tutto ciò legittimerebbe la concessione di una servitù di sporgenza aerea per la gronda e sotterranea per la condotta, dietro versamento tutt'al più di un equo indennizzo.
6. La preesistente sporgenza della gronda non soccorre ai fini del giudizio e invano l'appellante prospetta l'esistenza di un “accordo tacito a titolo di precario”. Intanto un'autorizzazione a titolo precario può sempre essere revocata (DTF 103 II 100 in fondo; analogamente DTF dell'8 marzo 1999 in re F., consid. 3b), di modo che l'appellante non può giovarsene. In secondo luogo una semplice tolleranza pluriennale non basta a conferire diritti acquisiti, già per il fatto che l'azione negatoria dell'art. 641 cpv. 2 CC è imprescrittibile. Il proprietario di un fondo può quindi esigere in ogni tempo l'eliminazione di “qualsiasi indebita ingerenza”, salvo che il convenuto si valga con successo dell'art. 674 cpv. 3 CC, rispettivamente dell'art. 685 cpv. 2 CC (Steinauer, Les droits réels, vol. I, 3a edizione, pag. 288, n. 1040 in fine), oppure che il comportamento dell'attore trascenda nell'abuso (Meier-Hayoz in: Berner Kommentar, 3a edizione, n. 74 ad art. 641 CC; Wiegand in: Kommentar zum Schweizerischen Privatrecht, ZGB II, Basilea 1998, n. 67 ad art. 641). La questione è pertanto di sapere se nel caso specifico sia data a divedere l'una o l'altra riserva.