Decision ID: b483e074-3c27-5f0c-afd9-5f985adc77f4
Year: 1997
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: civil_law

in fatto: A.
_ _ è proprietario delle particelle n. _ e _ RFD di _, in località _. La particella n. _confina con i fondi n. _e 203 RFD, proprietà di _ _, e beneficia di un diritto di passo sulla particella n. _. La società semplice _ _, composta di _ _, _ _, _ _, _ _ _., _ _ e _ _, è proprietaria del fondo n. _RFP di _ dal 29 ottobre 1982, venduto dalla _ _ - _ _ _.
B.
Sui fondi confinanti con le citate particelle appartenenti a _ e _i, varie società – tra cui la _ _ - _ _ _ e la _ _ – hanno costruito un complesso residenziale. Parte della strada di accesso alle nuove costruzioni è stata formata sulla particella n. _, su cui già esisteva una pista in terra battuta. Nel settembre del 1981 _ _ e _ _ hanno avviato trattative con la _ _ e _ _ - _ _ _ in vista di cedere la proprietà della superficie su cui era stata costruita parte della strada. Le trattative non hanno avuto esito e la particella n. _ è rimasta proprietà di _ _ anche dopo l’ultimazione della strada di quartiere, nel giugno 1982.
C.
Con petizione del 15 settembre 1986 _ _ ha convenuto davanti al Pretore del Distretto di Lugano, sezione 3, _ _, _ _, _ _, _ _ _., _ _ e _ _ chiedendo il ripristino delle particelle n. _e _ di _ nello stato di fatto preesistente al _ 1981. In subordine egli ha postulato un risarcimento di almeno fr. 20’000.–, da determinare secondo il prudente criterio del giudice e le risultanze di causa. Inoltre ha instato affinché in via cautelare fosse vietato ai convenuti e a chiunque di accedere e transitare sul fondo n. _.
Alla discussione provvisionale del 5 novembre 1986 i convenuti si sono opposti alla domanda. Dopo istruttoria, le parti sono state citate alla discussione finale del 5 febbraio 1987, in occasione della quale hanno ribadito le rispettive conclusioni. Con decreto del 19 febbraio 1987, il Pretore ha respinto l’istanza per mancanza del requisito dell’urgenza.
D.
Con la risposta del 9 giugno 1987 i convenuti si sono opposti alla petizione. L’udienza preliminare si è svolta il 24 marzo 1988. Ultimata l’istruttoria – congiunta con la causa analoga promossa da _ _ in stessa data (inc. n. _) – la procedura è stata sospesa in attesa della decisione sulla procedura espropriativa avviata dal Comune di _ nei confronti di _ _ e _ _ per l’acquisizione di una parte del fondo n. _. Il Tribunale di espropriazione della giurisdizione sottocenerina ha statuito il 21 maggio 1993 e ha fissato in fr. 20’300.– l’indennità dovuta ad _ _ (doc. L, inc. n. _). La causa civile è stata così riattivata. Nel suo memoriale conclusivo l’attore ha precisato in fr. 43’000.– l’importo chiesto per il risarcimento del danno, mentre i convenuti hanno concluso per il rigetto della petizione. Il dibattimento finale, al quale era presente unicamente la parte attrice, si è svolto il 29 settembre 1993.
E.
Statuendo il 24 ottobre 1995, il Pretore ha respinto integralmente la petizione. La tassa di giustizia di fr. 1’500.– e le spese sono state poste a carico dell’attore, tenuto a rifondere alla controparte fr. 3’500.– per ripetibili.
F.
Contro tale sentenza _ _ è insorto con un appello del 14 novembre 1995 nel quale postula, in riforma del giudizio impugnato, l’accoglimento della sua domanda subordinata e il versamento di fr. 35’000.–. Nelle loro osservazioni del 14 dicembre 1995 i convenuti propongono di respingere l’appello e di confermare la sentenza del Pretore.
La giudice delegata ha acquisito agli atti, in virtù dell’art. 322 CPC, la documentazione relativa alla zona di piano regolatore in cui si trovano i fondi oggetto della lite. Alle parti è stata concessa l’occasione di esprimersi.

Considerando
in diritto:
1.
Nella fattispecie l’appellante ammette, nel gravame, che la domanda intesa al ripristino dello stato di fatto è divenuta senza oggetto in seguito all’espropriazione del sedime stradale per opera del Comune di _ (doc. L; superficie tracciata in giallo nella planimetria allegata all’avviso di espropriazione 20 ottobre 1989, contenuto negli atti della perizia). L’appello verte dunque sul solo risarcimento dei danni, che l’attore ravvisa nelle difficoltà di accesso alle particelle n. _e _derivanti dall’abbassamento del livello stradale rispetto a quello della pista in terra battuta preesistente. Il Pretore ha ritenuto che in concreto un risarcimento poteva essere chiesto solo sulla base della responsabilità per atto illecito (art. 41 CO) e ha respinto la petizione perché non vi era in concreto alcun danno. La procedura di espropriazione avviata dal Comune si è infatti conclusa con il versamento all’attore di un’indennità complessiva di fr. 20’300.–, pari al valore del terreno espropriato. Il primo giudice ha precisato che la domanda di risarcimento non poteva comunque essere accolta, da un lato per l’assenza di un danno, escluso secondo la perizia giudiziaria, e dall’altro per l’assenza di un atto illecito, la costruzione essendo avvenuta con il consenso del proprietario del terreno.
2.
L’appellante sostiene dapprima che il danno esiste, poiché l’indennità di espropriazione ricevuta non tiene conto del maggiore costo necessario per realizzare l’accesso ai suoi fondi n. _e _, ampiamente illustrato dal perito giudiziario. Il Tribunale di espropriazione ha accordato all’attore un’indennità di fr. 20’300.– per l’espropriazione di circa 203 m
2
(fr. 100.–/m
2
) e ha respinto ogni altra pretesa dell’espropriato (sentenza 21 maggio 1993, doc. L, inc. n. _), ritenendo che i terreni erano inedificabili per la loro particolare conformazione e che l’accesso alla particella n. _era stato migliorato. Esso ha quindi determinato l’indennità dopo aver esaminato tutti gli aspetti tecnici, in particolare l’asserita difficoltà di accesso. La particella n. _, prima dell’espropriazione, aveva una superficie di 296 m
2
ed era una lunga striscia rettangolare (lunga circa 4 m e larga circa 80 m, doc. L, pag. 3), sulla quale correva una pista di terra battuta che permetteva di accedere ai fondi n. _e _. Come rilevato dal Tribunale di espropriazione, la particella era inedificabile, benché situata in zona _, proprio per le sue particolarità (forma, superficie, distanze da rispettare). Per quel che concerne invece la particella n. _, il Tribunale di espropriazione ha considerato che su tale fondo poteva essere edificata solo una costruzione accessoria, visto che la sua morfologia non consentirebbe l’edificazione di un immobile abitativo, e ha negato l’esistenza di inconvenienti poiché l’accesso sarebbe stato migliorato.
3.
Contrariamente a quanto sostiene l’appellante, la conclusione cui è giunto il Tribunale di espropriazione non è contraddetta dalla perizia giudiziaria. Dal referto peritale del 25 luglio 1990 risulta che la strada litigiosa è più bassa del terreno originale e che a ridosso del manufatto la quota del terreno è stata diminuita per una certa profondità verso l’interno della particella (pag. 4). Il perito ha ripetutamente osservato che era difficile stabilire con precisione l’entità delle modifiche intervenute in assenza di rilievi grafici sulla configurazione del terreno prima della costruzione della strada (pag. 5), di modo che le sue conclusioni si fondano solo su poche sezioni (complemento peritale del 16 gennaio 1991, pag. 4). Egli ha affermato che le possibilità edificatorie delle particelle n. _e _ sono sostanzialmente rimaste intatte, mentre la particella n. _è inaccessibile con veicoli a causa della pendenza longitudinale del 46%. In definitiva il perito ha concluso che la costruzione della strada (in particolare: l’abbassamento del livello stradale) ha reso più difficile l’accesso della particella n. _, con un maggior costo valutabile in fr. 2000.– (pag. 6 e 8), ma ha nel contempo eliminato parecchi inconvenienti della precedente pista, la cui inclinazione rendeva difficoltoso l’accesso in condizioni meteorologiche particolari.
Al riguardo il Tribunale di espropriazione ha accertato, esaminati i vari problemi tecnici, che l’accesso alla particella n. _ era migliorato nel suo insieme e che ad ogni modo il pagamento del valore edilizio pieno per un terreno di fatto inedificabile copriva ogni danno derivante dalla costruzione della strada espropriata, ai sensi dell’art. 11 lett. c LEspr. A torto quindi l’appellante rimprovera al Pretore di non aver seguito l’opinione del perito, visto che le indagini di quest’ultimo, in sostanza, coincidono con quanto a suo tempo constatato dal Tribunale di espropriazione per le particelle n. _e _, proprietà dell’attore.
4.
L’appellante rimprovera ancora al primo giudice di aver ritenuto inedificabile il fondo n. _ senza alcun accertamento. La censura non può essere condivisa. Agli atti di causa figura la sentenza 21 maggio 1993 del Tribunale delle espropriazioni, dalla quale emerge – come si è visto – che la particella n. _era da considerare inedificabile e che la particella n. _ non consentiva l’edificazione di un immobile abitativo a causa della sua morfologia. Dal sopralluogo è risultato inoltre che le proprietà limitrofe alla strada presentavano scarpate ripide e che le particelle n. _ e _erano boschive al di là della scarpata (verbale di sopralluogo del 5 luglio 1989,
act.
VIII). Il primo giudice poteva pertanto dedurre che il fondo n. _non era edificabile. Tale conclusione trova conforto anche negli accertamenti sulla situazione edificatoria dei fondi eseguiti in questa sede (art. 322 CPC). Dalla lettera 23 aprile 1997 del Municipio di _ risulta infatti che le particelle n. _, _e _si trovano in zona _ _ del piano regolatore per la parte libera da bosco. Se non che, la parte del fondo n. _libera da bosco consiste in una scarpata ripida (sopralluogo del 5 luglio 1989), sulla quale a detta del Tribunale delle espropriazioni sarebbe immaginabile solo una costruzione accessoria (doc. L). L’appello è quindi infondato per quel che concerne la determinazione del danno.
5.
L’appellante sostiene infine che il Pretore avrebbe negato a torto l’illiceità della costruzione. La deposizione dell’architetto _, secondo cui vi sarebbe stato un accordo verbale del proprietario, non sarebbe attendibile poiché il testimone si occupava degli aspetti tecnici della costruzione della strada per conto dei convenuti e non avrebbe partecipato alla stipulazione degli accordi. Il rimprovero non trova riscontro negli atti di causa. Il teste citato ha riferito nella sua deposizione che una parte della strada
era sul terreno _ e l’attore, per dare il suo consenso all’occupazione, richiedeva che _ gli facesse a proprie spese la strada, la bordura della stessa per l’accesso, la canalizzazione acque luride e quella acque chiare, lo spostamento del palo luce e l’allacciamento telefonico. Per tutte queste opere noi abbiamo predisposto dei piani che furono approvati dal signor _; le opere furono preventivate con assunzione parziale di parte delle rispettive spese _ e così la strada fu eseguita, con l’accordo di tutte le parti. Preciso che non vi fu accordo scritto, ma consenso verbale. Noi siamo andati avanti con i lavori anche se non c’era consenso scritto di _ e quando la strada fu fatta _ disse che non la voleva più (verbale del 18 maggio 1987 inc. richiamato n. _).
L’esistenza di trattative sulla costruzione della strada e sulla cessione della particella n. _è pacifica, tanto che l’attore stesso le menziona nella petizione. L’appellante ha discusso alcuni problemi relativi alla cessione del terreno proprio con l’arch. _ (piazza di giro, lettera dell’11 giugno 1982, doc. 20), che era quindi al corrente delle trattative in atto, nonostante quanto sostenuto ora nel gravame. L’opinione del primo giudice, che sulla base delle deposizioni testimoniali e dell’abbondante corrispondenza tra le parti (in particolare i doc. C e D) ha escluso l’atto illecito, può essere condivisa. Le contestazioni dell’attore non vertevano infatti sulla costruzione del manufatto in quanto tale, ma sull’assunzione di determinati costi da parte dei promotori immobiliari e sulla realizzazione di infrastrutture a suo favore, in particolare una piazza di giro, di modo che i convenuti potevano ritenersi autorizzati a costruire, sulla base delle discussioni avute sino a quel momento. Anche se si ammettesse l’esistenza di un danno, pertanto, l’appello dovrebbe essere respinto, poiché i convenuti non hanno agito in modo illecito.
6.
Gli oneri processuali seguono la soccombenza (art. 148 cpv. 1 CPC) e sono a carico dell’attore, che dovrà inoltre rifondere alla controparte un’adeguata indennità per ripetibili di appello.