Decision ID: 36e5d403-cd26-50d5-b6e4-44fc5056c27a
Year: 2010
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_002
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: civil_law

ritenuto
in fatto:
A.
Tra il 2003 e la fine del 2005, AO 1
e AP 1 hanno avuto una relazione sentimentale. Terminata la relazione, con scritto 24 gennaio 2006 (doc. F), AO 1 ha chiesto a AP 1 il pagamento di complessivi fr. 26'250.–, a saldo del rimborso di importi a lui mutuati e di appropriazioni indebite avvenute nel corso del 2003. Con successivo scritto 20 marzo 2006 (doc. G), AO 1 ha preteso la restituzione di ulteriori fr. 10'000.–, a suo dire consegnati a AP 1 il 20 gennaio 2004 e non restituiti. A seguito del mancato pagamento degli importi richiesti, AO 1 ha avviato procedure esecutive nei confronti di AP 1, con PE n. _ e n. _ dell'Ufficio esecuzioni e fallimenti di _, per gli importi rispettivamente di fr. 15'350.– e fr. 10'000.–. AP 1 ha interposto opposizione.
B.
Con petizione 29 ottobre 2006, AO 1 si è rivolta alla Pretura della Giurisdizione di _, chiedendo la condanna di AP 1 al pagamento di complessivi fr. 29'250.– oltre interessi e il rigetto definitivo delle opposizioni interposte ai PE n. _ e n. _ dell'Ufficio esecuzioni e fallimenti di Mendrisio. Essa ha sostenuto di aver concesso in tre occasioni dei prestiti a AP 1, senza il rilascio di ricevute a motivo della relazione sentimentale tra loro esistente. Secondo l'attrice, fr. 6'000.– sarebbero da lei stati consegnati a AP 1 il 16 febbraio 2003, per il tramite di terza persona, per permettergli di saldare dei debiti, fr. 15'000.– sarebbero stati da lei consegnati a AP 1 il 28 luglio 2003, per far fronte a spese causate dalla procedura di divorzio e saldare fatture arretrate, mentre il 20 gennaio 2004 avrebbe concesso a AP 1 un prestito di fr. 10'000.–, che quest'ultimo avrebbe a sua volta mutuato ad un amico. L'attrice ha sostenuto che il convenuto avrebbe restituito i prestiti suddetti in ragione di soli fr. 5'650.–, da ciò uno scoperto, per i prestiti, di fr. 25'350.–. Sempre secondo l'attrice, il convenuto si sarebbe anche appropriato indebitamente di fr. 3'900.–, soldi che lei avrebbe consegnato a AP 1 perché provvedesse a versarli quale ammortamento di un debito da lei contratto con la Banca _. La pretesa complessiva di fr. 29'250.– deriva dunque dai prestiti e dall'appropriazione indebita rimasti, a suo dire, non restituiti. Con risposta 5 gennaio 2007, il convenuto ha contestato le pretese dell'attrice, riconoscendo di aver ricevuto in donazione fr. 9'511.25, soldi di cui AO 1 avrebbe in seguito chiesto la restituzione, cambiando idea sulla donazione. Egli avrebbe allora restituito volontariamente fr. 5'650.–. Il convenuto ha per finire riconosciuto di dovere ancora all'attrice unicamente l'importo di fr. 3'861.25 (fr. 9'511.25 ./. 5'650.–), ma ha posto in compensazione un credito di fr. 3'000.–, che egli avrebbe utilizzato per pagare rate scoperte del leasing dell'autovettura BMW serie 3 Diesel intestata, a suo dire, all'attrice e al di lei compagno _ L_. AP 1 ha contestato inoltre l'asserito prestito di fr. 10'000.–, rilevando che i soldi in questione erano stati in realtà mutuati ad _ _ D_. Con la replica e la duplica le parti si sono confermate nelle proprie considerazioni e richieste. Esperita l'istruttoria, le parti hanno ribadito le loro richieste nelle conclusioni scritte del 30 luglio 2008, rispettivamente 31 luglio 2008.
C.
Con sentenza 18 dicembre 2008, il Pretore ha accolto parzialmente la petizione per fr. 18'250.– oltre interessi al 5% dal 7 marzo 2006 su fr. 14'350.– e dal 26 ottobre 2006 su fr. 3'900.–, rigettando l'opposizione al precetto esecutivo n. 647536 dell'Ufficio esecuzioni e fallimenti di _ limitatamente all'importo di fr. 15'350.– oltre interessi al 5% dal 7 marzo 2006 e ponendo la tassa di giustizia (fr. 1'200.–) e le spese per 1/3 a carico dell'attrice e per la rimanenza a carico del convenuto, con obbligo per quest'ultimo di rifondere a AO 1 fr. 1'200.– per ripetibili. Il primo giudice, scartata la tesi del convenuto che i versamenti siano avvenuti a titolo di donazione, basandosi sulla deposizione di _ G_, ha ritenuto che l'ammontare dei prestiti concessi da AO 1 ammontava a complessivi fr. 30'000.–. Il Pretore ha rilevato che la corresponsione di una tale somma rientrava ampiamente nelle possibilità finanziarie dell'attrice. Egli ha tuttavia dedotto i fr. 10'000.– che l'attrice ha sostenuto di aver prestato a AP 1, che a sua volta li avrebbe mutuati a D_. Secondo il primo giudice, per detto importo, dalle emergenze istruttorie non era possibile stabilire con chiarezza l'identità del mutuante, emergendo in particolare dalla deposizione di _ D_ come l'attrice si sia fatta parte attiva nell'incasso del prestito in oggetto, dichiarandosi più volte creditrice di D_. Il Pretore non ha per contro ammesso la compensazione opposta dal convenuto nella misura di fr. 3'000.–, in quanto, a prescindere dall'importo, contestato, secondo il primo giudice i versamenti in questione concernevano _ L_, sola parte al contratto di leasing e quindi non erano opponibili in compensazione. Il Pretore ha per contro ammesso l'appropriazione indebita di fr. 3'900.– da parte del convenuto, ciò con riferimento a quanto deposto dalla teste _ G_.
D.
Con appello 16 gennaio 2009, AP 1 chiede la riforma della sentenza impugnata nel senso di respingere la petizione con protesta di tasse, spese e ripetibili di entrambe le sedi. Con osservazioni 24 febbraio 2009, AO 1 postula la reiezione del gravame e la conferma della decisione impugnata, pure con protesta di spese e ripetibili.
considerato

in diritto: 1.
L'appellante si aggrava sostenendo che il Pretore avrebbe applicato in modo non corretto l'art. 90 CPC (appello, punto 2 pag. 3-4).
1.1
Secondo l’art. 90 CPC il giudice valuta le prove secondo il suo libero convincimento, in base alle risultanze del processo, e ne dà ragione nella sentenza. La norma, per costante giurisprudenza, si concretizza nel senso che al giudice è concesso un ampio potere di apprezzamento nell’ambito della valutazione delle prove, apprezzamento che l’istanza d’appello può censurare unicamente con estrema prudenza, intervenendo solo quando la decisione resa secondo il libero convincimento è manifestamente ingiusta (
Cocchi/Trezzini
, CPC-TI, m. 6 ad art. 90; II CCA 4 giugno 2007, inc. 12.2005.174).
1.2
Sul tema dell'esistenza dei mutui, l'appellante obietta di aver sempre negato di aver ricevuto in prestito somme di denaro da parte dell'attrice e che la restituzione da parte sua di somme di denaro non prova l'esistenza di un contratto di mutuo. Gli SMS riportati in sentenza non indicherebbero inoltre cifre esatte e non darebbero riferimenti concreti sui prestiti. Le argomentazioni non sono di rilievo e non inficiano di certo l'apprezzamento fatto dal primo giudice sulla forza probante degli SMS menzionati nella sentenza di primo grado – spediti dal convenuto all'attrice e da questa ricevuti in data 22 maggio 2005, 5 giugno 2005 e 10 giugno 2005 – nello smentire le affermazioni di AP 1 secondo cui AO 1
gli avrebbe dato il denaro “a titolo gratuito” (act. II, pag. 4 verso l'alto). Del resto il convenuto non ha escluso che, “dati i rapporti esistenti tra le parti” potesse trattarsi effettivamente di prestiti, concessi, a suo dire, o “a titolo grazioso, vale a dire senza corresponsione di interessi” (act. II, pag. 12 verso il basso). Comunque nella fattispecie in esame non è in discussione la corresponsione di interessi, né tantomeno l'esigibilità della pretesa in conseguenza alla scadenza dei prestiti. Non è dunque censurabile l'apprezzamento delle prove in base al quale il Pretore ha ritenuto – con riferimento a quanto sostenuto dal convenuto in prima sede, ai predetti SMS e alle restituzioni di denaro comunque effettuate da AP 1 – che effettivamente l'attrice ha prestato delle somme di denaro al convenuto. L'appello su questo punto cade pertanto nel vuoto.
1.3
In relazione all'entità dei prestiti, l'appellante si aggrava per il fatto che il primo giudice si sarebbe basato sulla testimonianza di _ G_, da lui ritenuta “più che dubbiosa” e “per niente affidabile”, per i rapporti di amicizia esistenti con l'attrice, per l'esistenza, a suo dire, di una “sorta di conflitto di interessi” per un prestito pure da lei ricevuto dall'attrice e per un'asserita “palese contraddizione” della deposizione nella misura in cui farebbe risalire la sua conoscenza del mutuo ad un periodo anteriore alla concessione del prestito.
Qualora l’attendibilità di un testimone possa apparire dubbia, sotto un profilo soggettivo, per l’esistenza di un rapporto diretto di dipendenza, rispettivamente d’amicizia, con una delle parti, rispettivamente per l’esistenza di un altro motivo che determini un interesse a deporre a favore di una parte, la credibilità delle sue dichiarazioni può essere intaccata unicamente se è accertata una grave discordanza tra i fatti così come descritti dal teste e quelli desumibili da altre prove (
Cocchi/Trezzini
, Codice di procedura ticinese massimato e commentato
,
no. 75 ad art. 90 CPC
)
. Il fatto – sostenuto dall'appellante – che l'attrice e la teste _ G_ “intrattengano una profonda amicizia”, si conoscano “da molto tempo” e provengano “tutte e due dal Mozambico”, non è sufficiente ad intaccare la credibilità della teste. Non emergono del resto gravi discordanze tra i fatti descritti da _ G_ e le risultanze degli atti, né tantomeno l'appellante ne indica. La circostanza poi che la teste abbia fatto risalire a “circa 5” anni prima, rispetto alla sua deposizione, il fatto di aver saputo dal convenuto che AO 1
gli aveva prestato fr. 30'000.– e che vi sia una divergenza di qualche mese rispetto alla data indicata dall'attrice per il primo prestito e di circa un anno rispetto all'ultimo prestito, non permette di ritenere non credibile la deposizione. La teste non ha d'altronde indicato una data precisa, ma approssimativa e questo avvalora semmai la sua credibilità nella misura in cui ha anche sostenuto che _ le aveva “parlato parecchie volte dei prestiti che aveva ricevuto” da AO 1 (act. XII, pag. 14 verso il mezzo). Il fatto poi che _ G_ possa essere stata influenzata nella sua deposizione da una “sorta di conflitto di interessi” per un prestito che avrebbe pure lei ricevuto in passato dall'attrice, è una mera ipotesi di AP 1. Del resto l'appellante, sostenendo l'ipotesi della pretesa influenza, utilizza l'espressione condizionale, sottolineata dalla più che esplicita dicitura “il condizionale è d'obbligo” (appello, pag. 5 verso l'alto). Non è pertanto necessario dilungarsi su detto argomento, non suffragato da prove o indizi. Non può poi essere ritenuta grave – e tale da intaccare la credibilità della teste G_ – la discordanza, per altro solo apparente, tra gli importi del prestito che G_ sostiene di aver ricevuto per sé dall'attrice [“fr 5'000.–” (act. XII, pag. 14 verso l'alto)] e quelli dichiarati da AO 1 [“fr. 50/100.– quando capitava” (act. XV, pag. 20 nel mezzo)]. Dalle dichiarazioni della teste G_ e dell'attrice si trova semmai conferma della credibilità della teste, vista la concordanza nell'ammettere prestiti – palesemente non pertinenti con l'oggetto del litigio – e la loro restituzione. Neppure è di rilievo la circostanza che, per finire, il Pretore abbia ritenuto di non poter stabilire con chiarezza l'identità del mutuante dell'importo di fr. 10'000.– finiti nelle mani di _ D_ ed abbia, di conseguenza, dedotto il predetto importo dalla cifra complessiva del prestito, ricostruita in fr. 30'000.– grazie alla deposizione di _ G_. Questa circostanza non inficia la credibilità della teste. Non è infatti contestato che la firma apposta sul documento C appartenga ad _ D_ e che, con la stessa, quest'ultimo ha attestato – nonostante l'appellante si proclami “incosciente prestanome” – di aver ricevuto in prestito il 20 gennaio 2004 da AP 1 l'importo di fr. 10'000.–, da restituirsi “in 24 rate di fr. 573.– al mese, partendo da febbraio 2004 per un totale di fr. 13'752.–”. Il coinvolgimento diretto di AP 1 nel tentativo di recuperare i soldi dalla moglie di _ D_, la sottoposizione a quest'ultima – che negava l'esistenza del debito – da parte del convenuto di “un foglio” con “la firma dell'A_” e l'agitazione da lui appalesata in tale contesto (act. VII, pag. 10 nel mezzo), avvalorano la tesi dell'attrice secondo cui i soldi vennero da lei prestati al convenuto allo scopo di essere mutuati a D_ con beneficio di interessi. Le argomentazioni d'appello cadono pertanto nuovamente nel vuoto.
1.4
Irricevibili risultano poi le precisazioni di pag. 6 (dall'alto fin verso il basso) dell'appello. Trattasi in effetti di semplici ricopiature di considerazioni delle conclusioni (act. XVIII, pag. 3), che non si confrontano con la sentenza impugnata, ma ripropongono argomentazioni già evase in primo grado in parte a favore dell'appellante (RtiD II-2009, n. 7c pag. 632). Per altro, il rapporto di mutuo esistente tra le parti e l'entità dei prestiti – come rettamente evidenziato dal primo giudice e non confutato validamente dall'appellante – risultano già sufficientemente provati dai menzionati SMS e dalla deposizione di _ G_. Dagli atti non risulta poi che le parti abbiano pattuito particolari termini o condizioni per la restituzione dei prestiti. La richiesta formulata per scritto in data 24 gennaio 2006 (doc. F) di restituire gli importi prestati entro sei settimane, costituisce dunque valida messa in mora a norma dell'art. 318 CO. Né il convenuto – cui incombeva semmai l'onere della prova (art. 8 CC) – ha d'altronde provato l'esistenza di altri “obblighi di restituire” contrattualmente pattuiti. Le argomentazioni d'appello devono pertanto nuovamente essere respinte.
1.5
L'appellante si aggrava inoltre sostenendo che “anche il riconoscimento da parte della Pretura della somma di fr. 3'900.– quale appropriazione indebita commessa dal signor AP 1 ai danni della signora AO 1” sarebbe errata in quanto “solamente basata sulla contestata testimonianza della teste G_”, rinviando “sull'affidabilità della stessa” a quanto detto in altri punti dell'appello. Già s'è detto che non vi sono elementi per ritenere non credibile la teste _ G_. Detto argomento, sostenuto in relazione all'appropriazione indebita solo in sede d'appello – nella misura in cui in prima sede il convenuto si era limitato a sostenere che “nessun testimone ha testimoniato in merito a quest'importo” (act. XVIII, in basso) – risulta del resto irricevibile in quanto tardivo (art. 321 cpv. 1 lett. b CPC). Per il medesimo motivo vanno dichiarate irricevibili, le restanti argomentazioni – comunque prive di rilievo – del punto 4 pag. 7 dell'appello. Il gravame cade pertanto nuovamente nel vuoto.
2.
Il gravame va dunque integralmente respinto senza ulteriore disamina e la decisione del Pretore confermata. Tasse, spese e ripetibili di seconda sede, calcolate tenendo conto del valore litigioso di
fr. 18'250.–
, seguono l'integrale soccombenza dell'appellante.