Decision ID: a90afbf4-4c76-52c8-b59f-63a4f265637d
Year: 2012
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: civil_law

in fatto: A.
Nell'ambito di una causa di divorzio promossa il 7 settembre 2007 da PI 1 nata PI 1 (1963) contro AP 1 (1954) davanti alla Pretura della giurisdizione di Mendrisio Sud, con decreto “supercautelare” del 4 ottobre 2007 il Segretario assessore ha istituito – in luogo e vece del Pretore, ricusato – una curatela di rappresentanza a favore delle figlie E_ (25 giugno 1992)
e I_ (5 ottobre 1999), incaricando la Commissione tutoria regionale 1 di designare il curatore. Contro tale decisione AP 1 è insorto il 18 ottobre 2007 a questa Camera, che con sentenza del 3 dicembre 2007 ha dichiarato l'appello irricevibile (inc. 11.2007.172).
B.
La Commissione tutoria regionale ha designato il 13 novembre 2007 in veste di curatore l'avv. _, sostituito il 7 dicembre 2007 dall'avv. PA 2. AP 1 ha contestato tale designazione davanti alla Commissione tutoria regionale, che riunitasi il 21 dicembre 2007 non ha ravvisato motivi per sostituire la persona della curatrice e ha trasmesso lo scritto di AP 1 all'Autorità di vigilanza per decisione
(art. 388 cpv. 3 in fine CC)
. L'Autorità di vigilanza sulle tutele ha statuito il 27 marzo 2007, dichiarando l'opposizione irricevibile. Un appello del 5 marzo 2008 presentato da AP 1 contro tale decisione è stato respinto da questa Camera in quanto ricevibile con sentenza del 26 maggio 2008 (inc. 11.2008.40).
C.
Il 16 giugno 2009 AP 1 ha chiesto alla Commissione tutoria regionale di revocare l'incarico alla curatrice, di accertare la nullità dell'avvenuta nomina, di annullare ogni colloquio tra lei e le curatelate e di sottoporre l'interessata a perizia psichiatrica. Statuendo il 25 novembre 2009, la Commissione tutoria regionale
ha respinto la richiesta e ha posto gli oneri processuali di fr. 300.–
a carico di AP 1, tenuto a rifondere all'avv. PA 2
e a PI 1 fr. 500.– ciascuno per ripetibili. AP 1 ha ricorso l'11 gennaio 2010 all'Autorità di vigilanza sulle tutele, che con decisione del 14 dicembre 2010 ha respinto il ricorso e gli ha addebitato oneri processuali per fr. 400.–, condannandolo a rifondere a PI 1 e all'avv. PA 2 fr. 500.– ciascuno per ripetibili.
D.
Contro la decisione appena citata AP 1 è insorto con un appello del 21 gennaio 2011 a questa Camera per ottenere – previa concessione dell'assistenza giudiziaria – che siano annullate le decisioni emesse dall'Autorità di vigilanza sulle tutele e dalla Commissione tutoria regionale, che sia revocato l'incarico alla curatrice, che sia accertata la nullità della relativa nomina e che sia precluso ogni colloquio tra lei e le figlie. Il memoriale non è stato intimato per osservazioni.

Considerando
in diritto: 1.
Le decisioni comunicate dall'Autorità di vigilanza fino al 31 dicembre 2010 erano appellabili entro venti giorni dalla notifica (art. 48 della legge sull'organizzazione e la procedura in materia di tutele e curatele, RL 4.1.2.2, cui rinviava anche l'art. 39 LAC). La procedura era quella ordinaria degli art. 307 segg. CPC ticinese, con le particolarità dell'art. 424
a
CPC ticinese (RDAT II-2003 pag. 51 consid. 1). Nella fattispecie la decisione dell'autorità di vigilanza è stata recapitata all'appellante il 20 dicembre 2010 (ricevuta agli atti). All'appello continua ad applicarsi perciò il Codice di procedura civile ticinese (art. 405 cpv. 1CPC).
2.
L'appellante chiede l'assunzione di “mezzi di prova per i punti da
1 a 11, ex art. 188 ss cpct”, invocando non meglio precisati “docu
menti, testimoni, ispezione, perizie”, l'inc. DI.2005.79/OA.2007.76
della Pretura, l'inc. 11.2008.143 di questa Camera e generici “rapporti della polizia comunale”, non senza enumerare 27 documenti rifiutati dalla Commissione tutoria regionale e dall'Autorità di vigilanza sulle tutele (memoriale, terzultima e penultima pagina). Se non che, i prospettati “documenti, testimoni, ispezione, perizie” sono tanto vaghi da non poter nemmeno essere identificati, mentre gli atti della causa di divorzio non sono di presumibile utilità ai fini dell'attuale giudizio, dovendosi statuire sulla postulata rimozione della curatrice e non sugli indirizzi educativi delle figlie. Quanto al citato incarto di appello, esso è noto a questa Camera. Di per sé proponibili, infine, sono i 27 documenti elencati dall'appellante (art. 424
a
cpv. 2 CPC ticinese), i quali tuttavia non appaiono lontanamente incidere sull'esito della decisione. Giova quindi trattare l'appello senza indugio.
3.
Il ricorso all'Autorità di vigilanza sulle tutele è un rimedio giuridico ordinario, munito per principio di effetto sospensivo, diretto a un grado di giurisdizione munito di pieno potere cognitivo in fatto e in diritto (art. 46 della citata legge sull'organizzazione e la procedura in materia di tutele e curatele; v. anche
Geiser
in: Basler Kommentar, ZGB I, 3a edizione, n. 19 segg. ad art. 420). Le decisioni dell'Autorità di vigilanza sostituiscono così quelle delle Commissioni tutorie regionali: annullando o riformando le prime, si annullano o si riformano automaticamente le seconde. Ne deriva che la richiesta dell'appellante intesa a far annullare, oltre alla decisione impugnata, quella della Commissione tutoria
regionale non ha portata pratica (RDAT II-2003 pag. 52 consid. 2).
4.
Dall'argomento secondo cui in concreto la curatela di rappresentanza sarebbe nulla per mancata giurisdizione del Segretario assessore che l'ha istituita va subito sgombrato il campo. Intanto perché l'interessato non può eccepire la nullità di un decreto “supercautelare” risalente al 4 ottobre 2007 senza nemmeno avere esaurito a suo tempo la possibilità del contraddittorio (art. 382 cpv. 1 CPC ticinese: sentenza di questa Camera menzionata alla lett. A), ciò che è contrario alla buona fede processuale (cfr. DTF 138 III 103 in alto). Inoltre perché questa Camera non ha mai interpretato l'art. 34 cpv. 2 vLOG con il rigore del Tribunale federale, di modo che le decisioni dei Segretari assessori precedenti la sentenza pubblicata in DTF 134 I 184 hanno assunto carattere definitivo e non possono più essere rimesse in discussione. Pretendere che si accerti la nullità del decreto “supercautelare” 4 ottobre 2007 in circostanze del genere è una richiesta destinata già di primo acchito all'insuccesso.
5.
Nella decisione impugnata l'Autorità di vigilanza sulle tutele ha ricordato anzitutto che l'art. 146 cpv. 1 vCC (simile all'attuale art. 299 cpv. 1 CPC) abilitava il giudice a ordinare “per motivi gravi” la rappresentanza processuale da parte di un curatore, il quale era designato dall'autorità tutoria (art. 147 cpv. 1 vCC). L'autorità tutoria poteva sostituire il curatore, ma solo dopo avere sentito il giudice e soltanto se il curatore aveva commesso una grave negligenza, aveva abusato delle sue competenze, aveva compiuto un'azione tale da renderlo indegno della fiducia in lui riposta, era diventato insolvente (art. 445 cpv. 1 CC) o si rivelava inidoneo – pur senza colpa – ad adempiere i suoi doveri (art. 445 cpv. 2 CC), ad esempio per ragioni di età, di salute, di sovraccarico lavorativo, di motivi familiari o di trasferimento di domicilio.
Nella fattispecie – ha continuato l'Autorità di vigilanza – il Pretore della giurisdizione di Mendrisio Sud ha comunicato di non avere più avuto informazioni sulla causa di divorzio dopo essere stato ricusato, ma ha dichiarato di non avere per esperienza critiche da muovere all'avv. PA 2, la quale aveva dimostrato anzi di avere tatto con le ragazze e di mantenere una corretta indipendenza dalle posizioni dei genitori. Il Pretore della giurisdizione di Mendrisio Nord, chiamato a trattare la causa durante la procedura di ricusazione, ha affermato da parte sua di non avere alcun elemento per dubitare circa l'operato della curatrice. Nelle condizioni descritte l'Autorità di vigilanza sulle tutele ha escluso che sussistessero i presupposti – né tanto meno ragioni serie – per allontanare l'avvocata PA 2 dall'ufficio.
“A titolo abbondanziale” l'Autorità di vigilanza sulle tutele ha poi soggiunto che gli estremi dell'art. 445 CC non si riscontravano neppure a prescindere da quanto avevano riferito i Pretori. Le doglianze dell'interessato riguardo a interrogatori delle figlie o a maltrattamenti erano lungi dall'apparire verosimili, mentre le qualifiche professionali della curatrice risultavano ineccepibili e quand'anche costei si fosse occupata di questioni che esulavano dal mandato (come la formazione scolastica delle figlie), tentando di mediare fra i genitori, ciò non giustificava la rimozione di lei, l'iniziativa essendo avvenuta nell'interesse e per il bene delle minorenni. Né la curatrice constava parteggiare, del resto, per PI 1. Quanto ai colloqui con le figlie, essi erano un dovere della curatrice, la quale non era tenuta a riportarne il contenuto ai genitori. Onde in definitiva, per l'Autorità di vigilanza, la totale infondatezza del ricorso.
6.
A ragione l'Autorità di vigilanza sulle tutele sottolinea che, dandosi una curatela processuale istituita dal giudice a norma dell'art. 146 cpv. 1 vCC, una rimozione del curatore poteva avvenire solo su segnalazione del giudice stesso (
Sutter/Freiburghaus
, Kommentar zum neuen Scheidungsrecht, Zurigo 1999, n. 43 ad art. 146/147 vCC; cfr. anche
Schaefer Altiparmakian
in: Commentaire romand, Basilea 2011, n. 1 in fine ad art. 147 vCC con rinvio a
Bähler
, Die Vertretung des Kindes im Scheidungsprozess, in: RDT 56/2001 pag. 187). Anzi, secondo
Schweighauser
in casi del genere solo il giudice poteva rimuovere il curatore dalla carica, non l'autorità tutoria (in: Schwenzer, FamKommentar Scheidung, Berna 2005, n. 12 in fine ad art. 147 vCC). È quanto vale oggi, dacché il nuovo art. 299 cpv. 1 CPC conferisce al giudice la facoltà di designare il curatore (e dunque di rimuoverlo). Sia come sia, nemmeno sotto l'egida del vecchio diritto l'autorità tutoria poteva destituire un curatore processuale senza che il giudice ne facesse richiesta, poiché solo il giudice era in grado di valutare l'operato di lui, non l'autorità tutoria che era estranea al processo (
Sutter/Freiburghaus
, loc. cit.). L'art. 445 CC, in altri termini, si applicava solo per analogia (op. cit., n. 43 in principio ad art. 146/147 vCC).
Nella fattispecie nessuno dei due Pretori che ha avuto modo di vedere all'opera la curatrice processuale ha segnalato alcunché alla Commissione tutoria regionale. Interpellati da quest'ultima, nessuno dei due ha formulato la benché minima critica alla condotta di lei, né l'appellante asserisce il contrario o pretende che davanti all'uno o all'altro giudice la curatrice sia stata mai stata richiamata ai propri doveri. Ora, in mancanza di qualsiasi segnalazione da parte dei Pretori la Commissione tutoria regionale non era abilitata a rimuovere la curatrice processuale. Tutt'al più l'appellante poteva chiedere all'uno o all'altro Pretore di ordinarne la sostituzione, illustrandogli perché a suo avviso si giustificava il provvedimento. Sarebbe poi spettato al Pretore in questione decidere se accogliere o respingere la richiesta, ma non spettava alla Commissione tutoria regionale destituire autonomamente la curatrice processuale. Alla stessa conclusione è giunta nella decisione impugnata l'Autorità di vigilanza sulle tutele, pur reputando – a torto (
Sutter/Freiburghaus
, loc. cit.) – che per “motivi seri” la Commissione tutoria regionale avrebbe anche potuto allontanare la curatrice processuale scostandosi dall'opinione del giudice (consid. 7).
7.
Invano si cercherebbe nel memoriale dell'appellante un qualsiasi passaggio in cui si discuta la conclusione predetta. Nel suo scritto pletorico e farraginoso, per vero un centone di elementi disparati e disorganici enunciati a ruota libera dietro un'apparente sistematica, l'appellante inveisce contro la curatrice e l'Autorità di vigilanza sulle tutele, ma non spende una parola per contestare il principio secondo cui una Commissione tutoria regionale non è abilitata a destituire un curatore processuale se non su segnalazione del giudice che ha istituito la curatela. Solo a tratti in rapporto con la decisione impugnata, l'appello si esaurisce nell'evocazione di
annose e tormentate vicissitudini, le quali avrebbero dovuto indurre l'autorità tutoria – per l'interessato – a rimuovere la curatrice. Che tale autorità non fosse abilitata a emanare un provvedimento siffatto senza alcuna segnalazione da parte del giudice l'appellante non intravede.
Carente di adeguata motivazione, nonostante la sua prolissità l'appello va dichiarato pertanto irricevibile (art. 309 cpv. 2 lett. f CPC ticinese combinato con il cpv. 5).
8.
Nella decisione impugnata l'Autorità di vigilanza sulle tutele ha recato una motivazione abbondanziale consistente nell'affermare che, comunque fosse, nel caso specifico non erano dati “motivi seri” perché la Commissione tutoria regionale potesse scostarsi dall'opinione dei due Pretori (consid. 8 e 9). Di tale motivazione appare superfluo vagliare la pertinenza, la decisione appellata resistendo alla critica – come si è appena visto – già sulla scorta della motivazione principale (con cui l'appellante non si confronta). Per di più, come si è accennato (consid. 6 in fine), simile argomentazione non appare poter essere condivisa, mal intravedendosi come una Commissione tutoria regionale potesse allontanare un curatore processuale per inidoneità al mandato in un processo cui l'autorità tutoria era estranea. Al proposito non soccorre dunque dilungarsi.
9.
In calce al memoriale AP 1 dichiara di mantenere il suo appello
del 19 agosto 2008
contro un decreto del 28 luglio 2008 con cui il Pretore della giurisdizione di Mendrisio Sud ha
accertato la propria competenza per territorio (inc. OA.2005.55). Al rimedio non essendo stato conferito effetto sospensivo, con ordinanza del 28 agosto 2008 il presidente di questa Camera ha disposto che l'impugnazione sarebbe stata trattata – per legge – con la prima appellazione sospensiva (inc. 11.2008.105). Sta di fatto che nella causa (di divorzio) OA.2005.55 non risulta più essere stata emanata dopo di allora alcuna decisione suscettibile di appellazione sospensiva. Quanto all'attuale decisione dell'Autorità di vigilanza sulle tutele, essa è intervenuta nel quadro di una procedura tutelare intesa alla rimozione della curatrice, non nella causa di divorzio.
10.
La tassa di giustizia e le spese del giudizio odierno seguirebbero la soccombenza dell'istante (art. 148 cpv. 1 CPC ticinese). Tutto induce a presumere nondimeno che nel caso specifico una riscossione si tradurrebbe in un mero costo aggiuntivo per l'erario cantonale, l'esistenza di almeno tre procedure di abbandono del credito da parte del Tribunale di appello rendendo verosimilmente illusorio ogni eventuale incasso. Per tacere del fatto che l'appellante non versa nemmeno i contributi alimentari per moglie e figlie, tanto da essere stato condannato penalmente per trascuranza degli obblighi di mantenimento (CCRP, sentenza inc. 17.2009.22 del 7 gennaio 2010). In simili frangenti conviene soprassedere a prelievi. Ciò rende senza oggetto la richiesta di assistenza giudiziaria contestuale all'appello. Non si pone invece problema di ripetibili, l'appello non essendo stato notificato a PI 1 per osservazioni.
11.
Quanto ai rimedi giuridici esperibili contro l'attuale decisione sul piano federale (art. 112 cpv. 1 lett. d LTF),
le decisioni inerenti alla nomina di un tutore o di un curatore, ovvero la sua sostituzione, sono impugnabili con ricorso in materia civile (art. 72 cpv. 2 lett. b
n. 6 LTF) senza riguardo – per loro indole – a
questioni di valore, sempre che la nomina o la sostituzione possa cagionare al ricorrente un pregiudizio irreparabile
(
Breitschmid
in: Basler Kommentar, ZGB I, 3a edizione, n. 11 ad art. 388–391 CC).