Decision ID: c0145a94-fe0b-5dcc-a592-cedbee97641b
Year: 2020
Language: it
Court: CH_BVGE
Chamber: CH_BVGE_001
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: 

Fatti:
A.
L’interessato cittadino afgano di etnia tagica proveniente da Kabul, ha pre-
sentato una domanda d’asilo in Svizzera il 12 agosto 2018 pretendendosi
minorenne (cfr. atto A1).
B.
Il 17 agosto 2018, l’autorità inferiore ha rilevato le generalità del richiedente
l’asilo. Questi ha ribadito la sua minore età affermando di essere nato il 3
giugno 2001 (cfr. atto A10, pag. 2). Da separato verbale aggiuntivo (atto
A12) si evince altresì che all’interessato è stato concesso il diritto di essere
sentito su tale questione e che la Segreteria di Stato della migrazione (di
seguito: SEM) gli ha comunicato l’intenzione di considerarlo maggiorenne
per il prosieguo della procedura. In tale contesto egli è altresì stato infor-
mato circa la possibile competenza della Slovenia per il trattamento della
sua domanda d’asilo in base al regolamento (UE) n. 604/2013 del Parla-
mento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 che stabilisce i criteri e
i meccanismi di determinazione dello Stato membro competente per
l’esame di una domanda di protezione internazionale presentata in uno de-
gli Stati membri da un cittadino di un paese terzo o da un apolide (rifusione)
(Gazzetta ufficiale dell’Unione europea [GU] L 180/31 del 29.6.2013; di se-
guito: Regolamento Dublino III) e gli è stata prospettata una possibile non
entrata nel merito della sua domanda i applicazione dell’art. 31a cpv. 1 lett.
b LAsi.
C.
Il 29 agosto 2018, l’autorità inferiore ha comunicato all’interessato la fine
della procedura Dublino e la consequenziale trattazione nazionale della
procedura d’asilo.
D.
Con scritto del 27 agosto 2018, il richiedente l’asilo, dopo aver ribadito la

sua volontà di essere considerato minorenne, ha richiesto all’autorità infe-
riore di poter accedere agli atti relativi al chiarimento dell’età e ad una copia
della tazkira, traduzione inclusa. Nella medesima occasione ha altresì do-
mandato quali fossero stati i dati personali trasmessi per e da Stati terzi
nell’ambito della procedura Dublino.
E.
Con decisione del 31 agosto 2018 la SEM, dopo aver qualificato la predetta
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richiesta quale domanda di modifica dei dati personali in SIMIC, la ha re-
spinta confermando la data di nascita del 1° gennaio 2000 e trasmettendo
al richiedente l’asilo copia della tazkira. L’interessato non ha impugnato
tale provvedimento dinanzi al Tribunale amministrativo federale (di seguito:
il Tribunale).
F.
Il 28 settembre 2018 il richiedente l’asilo è stato sentito sui suoi motivi di
fuga senza il rispetto delle formalità previste per i minori non accompagnati.
In tale contesto egli ha dichiarato di aver lasciato il proprio paese d’origine
a seguito delle sequele di una relazione con una ragazza di etnia Pasthun,
di nome C._, non accettata dalla famiglia di quest’ultima, ed in par-
ticolare dal di lei padre, tale D._. Proprio quest’ultimo, dopo che la
figlia avrebbe abbandonato il domicilio per rifugiarsi da A._, la
avrebbe sequestrata con la complicità di un gruppo armato assieme al pa-
dre del richiedente l’asilo. C._ sarebbe poi stata ritrovata morta, atto
che il ricorrente imputa proprio a D._ (cfr. atto A27, pag. 5 e seg.).
G.
Con decisione dell’8 ottobre 2018 (notificata il giorno medesimo; cfr. atto
A32), la SEM non ha riconosciuto la qualità di rifugiato al richiedente, ha
respinto la sua domanda d’asilo ed ha pronunciato contestualmente il suo
allontanamento dalla Svizzera. Nel contempo ha ritenuto ammissibile, ra-
gionevolmente esigibile e possibile l’esecuzione dell’allontanamento.
H.
Il 31 ottobre 2018 (cfr. risultanze processuali), l’interessato è insorto contro
la suddetta decisione dinanzi al Tribunale amministrativo federale (di se-
guito: il Tribunale), chiedendone l’annullamento e la ritrasmissione degli atti
alla SEM per un nuovo esame materiale della domanda; in subordine di
essere ammesso provvisoriamente in Svizzera per causa d’inesigibilità. Ha
altresì presentato una domanda volta all’esenzione dal pagamento delle
spese anticipate di giustizia e protestato tasse, spese e ripetibili.
Egli ha allegato la tazkira in orignale, di cui aveva già fatto pervenire una
fotografia nel corso della procedura di prima istanza.
I.
Il 2 novembre 2018 il Tribunale ha accusato ricezione del gravame.
J.
Per mezzo di decisione incidentale del 25 giugno 2020, il Tribunale ha
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esentato l’insorgente dal versamento di un anticipo a copertura delle pre-
sunte spese processuali, invitandolo nel contempo a produrre una tradu-
zione del mezzo di prova precitato, poi tempestivamente trasmessa dal
medesimo.
Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti negli scritti saranno ripresi nei
considerandi successivi, qualora risultino decisivi per l’esito della vertenza.
Diritto:
1.
Le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla LTF,
in quanto la legge sull’asilo non preveda altrimenti (art. 6 LAsi). Alla pre-
sente procedura è applicabile il diritto anteriore (cfr. Disposizioni transitorie
della modifica del 25 settembre 2015 cpv. 1). Fatta eccezione per le deci-
sioni previste all’art. 32 LTAF, il Tribunale, in virtù dell’art. 31 LTAF, giudica
i ricorsi contro le decisioni ai sensi dell’art. 5 PA prese dalle autorità men-
zionate all’art. 33 LTAF. La SEM rientra tra dette autorità (art. 105 LAsi).
L’atto impugnato costituisce una decisione ai sensi dell’art. 5 PA.
Il ricorrente ha partecipato al procedimento dinanzi all’autorità inferiore, è
particolarmente toccato dalla decisione impugnata e vanta un interesse de-
gno di protezione all’annullamento o alla modificazione della stessa (art. 48
cpv. 1 lett. a-c PA). Pertanto è legittimato ad aggravarsi contro di essa.
I requisiti relativi ai termini di ricorso (art. 108 cpv. 1 LAsi), alla forma e al
contenuto dell’atto di ricorso (art. 52 cpv. 1 PA) sono soddisfatti.
Occorre pertanto entrare nel merito del gravame.
2.
Con ricorso al Tribunale, possono essere invocati la violazione del diritto
federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti giuridicamente rile-
vanti (art. 106 cpv. 1 LAsi) e, in materia di diritto degli stranieri, pure l’ina-
deguatezza ai sensi dell’art. 49 PA (cfr. DTAF 2014/26 consid. 5). Il Tribu-
nale non è vincolato né dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4 PA), né dalle con-
siderazioni giuridiche della decisione impugnata, né dalle argomentazioni
delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2).
3.
Il ricorrente ritiene che la SEM lo abbia a torto considerato maggiorenne.
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3.1. Quando la questione della minore età è contestata, si necessita di di-
rimere preliminarmente tale aspetto, in quanto la qualità di minore non ac-
compagnato impone alla SEM il rispetto di alcune esigenze procedurali
nell’ambito della trattazione della domanda d’asilo, in particolare al mo-
mento dello svolgimento dell’audizione sui motivi (cfr. art. 17 cpv. 3 LAsi;
DTAF 2014/30) che se non ossequiate possono condurre all’annullamento
della decisione ed alla retrocessione degli atti all’autorità inferiore (cfr.
DTAF 2019 I/6 consid. 3.3).
3.2.
3.2.1. In casu, la SEM ha ritenuto che l’interessato non sia stato in misura
di rendere verosimile la pretesa minore età. La fotografia della tazkira non
sarebbe sufficiente a comprovare la sua età. Le allegazioni dell’insorgente
quo alla possibilità di produrre in originale tale documento si esaurirebbero
in delle giustificazioni stereotipate. Egli avrebbe d’altro canto reso dichia-
razioni contraddittorie quanto ad i suoi rientri presso il villaggio natale oltre
che vaghe a proposito del suo percorso scolastico, rispetto al quale non
avrebbe fornito alcun riferimento temporale preciso. Avrebbe poi imputato
tali carenze a dei non meglio precisati problemi mentali. D’altro canto, il
richiedente asilo non sarebbe nemmeno stato in grado di inquadrare il mo-
mento del suo espatrio. In buona sostanza egli avrebbe collocato con pre-
cisione unicamente la sua data di nascita, salvo dichiarare di essersi ba-
sato sulle indicazioni contenute nella tazkira, laddove tale informazione
però non figurerebbe. Nel narrato dell’insorgente vi sarebbero ulteriori mol-
teplici contraddizioni a riguardo dell’abbandono del paese d’origine e della
morte del padre. Per quanto non decisivo, il suo aspetto tradirebbe dipoi
un’età ben maggiore. L’autorità di prima istanza fa infine presente di aver
ribadito la propria posizione con una decisione formale in riscontro allo
scritto del ricorrente del 27 agosto 2018; decisione che l’insorgente non
avrebbe impugnato.
3.2.2. Nel proprio gravame, l’interessato non si confronta direttamente con
le argomentazioni dell’autorità inferiore, limitandosi a rinviare alla tazkira, a
questo punto prodotta in originale. Fa poi presente, in maniera del tutto
generale, di aver problemi a ragionare circa riferimenti temporali.
3.3. Nelle procedure in materia d’asilo ‒ così come nelle altre procedure di
natura amministrativa ‒ si applica il principio inquisitorio. Questo significa
che l’autorità competente deve procedere d’ufficio all’accertamento esatto
e completo dei fatti giuridicamente rilevanti (art. 6 LAsi in relazione con
l’art. 12 PA, art. 106 cpv. 1 lett. b LAsi). Il principio inquisitorio non è tuttavia
illimitato, in particolare visto il nesso con l’obbligo di collaborare delle parti
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(art. 13 PA ed art. 8 LAsi; cfr. AUER/BINDER, in: Kommentar zum Bundesge-
setz über das Verwaltungsverfahren [VwVG], 2a ed. 2019, ad art. 12 n. 9).
3.4. Ciò nondimeno, qualora un fatto rimanga non comprovato nonostante
un accertamento completo dei fatti giuridicamente rilevanti, occorre fare
riferimento alle regole sulla ripartizione dell’onere della prova. L’onere della
prova della minore età incombe al richiedente asilo. In presenza di un ac-
certamento dei fatti esaustivo, se l’interessato non riesce a rendere verosi-
mile la pretesa minore età, egli sarà tenuto ad assumersene le conse-
guenze, venendo considerato maggiorenne (cfr. DTAF 2019 I/6
consid. 5.1 – 5.4).
3.5. Perché un determinato aspetto sia reso verosimile è necessario che i
fatti allegati dal richiedente l’asilo siano sufficientemente sostanziati, plau-
sibili e coerenti fra loro; in questo senso dichiarazioni vaghe, quindi suscet-
tibili di molteplici interpretazioni, contraddittorie in punti essenziali, sprovvi-
ste di una logica interna, incongrue ai fatti o all’esperienza generale di vita,
non possono essere considerate verosimili ai sensi dell’art. 7 LAsi. Non è
indispensabile che le allegazioni del richiedente l’asilo siano sostenute da
prove rigorose; al contrario, è sufficiente che l’autorità giudicante, pur nu-
trendo degli eventuali dubbi circa alcune affermazioni, sia persuasa che,
complessivamente, tale versione dei fatti sia in preponderanza veritiera. Il
giudizio sulla verosimiglianza non deve, infatti, ridursi a una mera verifica
della plausibilità del contenuto di ogni singola allegazione, bensì dev’es-
sere il frutto di una ponderazione tra gli elementi essenziali a favore e con-
trari ad essa; decisivo sarà dunque determinare, da un punto di vista og-
gettivo, quali fra questi risultino preponderanti nella fattispecie (cfr.
DTAF 2013/11 consid. 5.1 e relativi riferimenti).
3.6. Salvo casi particolari la SEM ha il diritto di pronunciarsi a titolo pregiu-
diziale sulla questione dell’età di un richiedente asilo. Per giungere ad una
determinazione al riguardo, l’autorità si basa sui documenti d’identità au-
tentici depositati agli atti così come sui risultati delle audizioni relativamente
al quadro personale dell’interessato nel paese d’origine, alla sua cerchia
famigliare ed al suo curriculum scolastico. Se necessario ordina una perizia
medica volta alla determinazione dell’età (cfr. art. 17 cpv. 3bis in relazione
con l’art. 26 cpv. 2 LAsi). Una volta esperita l’istruttoria, la SEM procede ad
un apprezzamento globale degli elementi in presenza in ossequio ai prin-
cipi sopra citati (cfr. sentenza DTAF 2019 I/6 consid. 5.5 e rif. citati).
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Pagina 7
3.7.
3.7.1. Per quanto concerne il caso in analisi, è a giusto titolo che l’autorità
inferiore ha considerato maggiorenne l’insorgente non ritenendo opportuno
istruire ulteriormente la questione.
3.7.2. Va invero in limine osservato che i metodi a suo tempo utilizzati per
la determinazione medica dell’età, ossia il semplice esame osseo (radio-
grafia della mano), ormai sostituito dall’approccio a tre pilastri, non permet-
tevano di stabilire in modo attendibile se una persona avesse raggiunto o
meno la maggiore età (cfr. sentenza DTAF 2019 I/6 consid. 5.6 e rif. citati).
Con ciò, atteso che gli elementi a favore della medesima erano in specie
già sufficienti ad emettere una pronuncia in cognizione di causa, non vi è
era la necessità di ordinare un tale accertamento, che con ogni probabilità
non avrebbe contribuito a chiarire ulteriormente i fatti giuridicamente rile-
vanti.
3.7.3. Occorre altresì constatare che sebbene la tazkira risulti essere il do-
cumento più diffuso in Afghanistan al fine di dimostrare l’identità del titolare,
in assenza di caratteristiche di sicurezza esso non è esente dal rischio fal-
sificazioni, motivo per il quale gli viene di norma riconosciuto solo un valore
probatorio ridotto. Oltremodo, a prescindere da valutazioni sulla sua auten-
ticità, v’è pure da tener conto del fatto che le informazioni figuranti sulla
tazkira sono spesso incomplete e variano a seconda dell’addetto che le
compila. Alla luce del sistema di emissione decentralizzato, non è infatti
infrequente che quand’anche la documentazione afgana sia da conside-
rarsi formalmente autentica, essa contenga generalità non conformi alla
realtà dei fatti. In particolare, questo Tribunale ha già avuto modo di decre-
tare che le indicazioni temporali relative alla data di nascita sono spesso
riportate in modo difforme nella tazkira, il più comunemente per il tramite di
una stima dell’età al momento dell’emissione. Con ciò, seppur senza una
motivazione dettagliata tale mezzo di prova non possa essere dichiarato
un falso, nemmeno si può partire dall’assunto ch’esso attesti inequivoca-
bilmente la data di nascita di una persona, specialmente allorquando la
relativa indicazione non figura tra i dati trascritti (cfr. sentenza DTAF 2019
I/6 consid. 6.2).
3.7.4. Nel caso in esame la takara prodotta dal ricorrente non indica una
data di nascita ma si limita ad attestare, o meglio, riportare, in modo del
tutto impreciso, che una persona con le generalità di A._, sarebbe
stato quindicenne nel 1395 (ossia nel periodo compreso tra il 21 marzo
2016 ed il 20 marzo 2017). La foto apposta su tale documento raffigura un
fanciullo in età prepuberale. Così, quand’anche l’immagine possa essere
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in qualche modo riconducibile alla persona del ricorrente, essa non corri-
sponde ad ogni modo all’età cui è fatto riferimento nel documento. Con ciò,
non si può partire dall’assunto che il mezzo di prova attesti la minore età
dell’insorgente al momento dell’audizione sui motivi d’asilo o che corrobori
la versione da lui fornita. Per dirimere la questione è dunque necessario
basarsi sulle allegazioni rilasciate in corso di procedura dal richiedente
l’asilo.
3.7.5. Ebbene, già quanto asserito a proposito del precitato documento ri-
sulta inconcludente, atteso che il ricorrente ha a torto affermato di cono-
scere la sua data di nascita precisa in quanto la stessa figurerebbe nella
tazkira, cosa che, come esposto sopra, non corrisponde alla realtà dei fatti
(cfr. atto A10, pag. 3). Dipoi, nel corso dell’audizione sulle generalità l’inte-
ressato non è stato in misura di illustrare il proprio percorso scolastico for-
nendo date a supporto, tantomeno rispetto all’abbandono della scuola, im-
putando le carenze a presunti e non meglio precisati problemi mentali e
mnemonici (cfr. atto A10, pag. 11) non sorretti però da alcuna documenta-
zione medica. Anche rispetto alle sue relazioni famigliari, le informazioni
fornite non danno l’impressione di essere sufficientemente concrete. In un
primo momento, l’insorgente ha infatti asserito che il fratello E._,
maggiore di lui, avrebbe avuto tredici anni. Chiamato a spiegare l’incom-
patibilità con l’età da lui dichiarata, egli ha quindi ritrattato affermando di
essere lui il più anziano (cfr. atto A10, pag. 6). Per non tacere della totale
incapacità a collocare con precisione l’abbandono del domicilio ch’egli
stima grossolanamente ed in modo apparentemente contradditorio in “circa
due mesi fa, sei settimane” o alternativamente “quattro o cinque settimane
[che sto viaggiando]” (cfr. atto A10, pag. 4 – 5). Riassumendo dunque, l’in-
teressato, non ha saputo provvedere alcuna indicazione temporale precisa
ad eccezione della sua data di nascita, che egli ha però ancorato a fonda-
menti inesistenti.
3.7.6. Conto tenuto delle sembianze stesse del richiedente, che per quanto
non decisive, non appaiono d’acchito quelle di un minore e del fatto che
nemmeno il rappresentante delle opere assistenziali presente all’audizione
sui motivi d’asilo svoltasi a poche settimane di distanza abbia sottolineato
la necessità di rispettare le formalità previste per i minori non accompagnati
(cfr. D-6216/2018 del 10 luglio 2020 consid. 3.10.5; D-1589/2019 del 14
maggio 2019 consid. 4.4), il quadro che si delinea lascia trasparire forti
perplessità quanto alla minore età dichiarata. Nonostante il diritto di essere
sentito concesso successivamente al ricorrente sulla questione, egli non
ha dissipato i dubbi in presenza giustificandosi solamente in base al suo
difficile vissuto (cfr. atto A12)
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Pagina 9
3.7.7. Non del tutto privo di valenza appare d’altro canto il fatto che a fronte
di una pregressa decisione formale sulla mutazione dei dati in SIMIC che
negava incidentalmente la minore età del ricorrente (cfr. atto A24) l’interes-
sato non abbia voluto fare uso della sua facoltà di impugnarla lasciando
decorrere infruttuoso il termine previsto. Certo, la questione, laddove da
intendersi quale censura in merito alla valutazione dell’età svolta in sede di
prima istanza e non come richiesta di modifica dei dati in SIMIC, è piena-
mente ricevibile da questo Tribunale (cfr. sentenza del Tribunale D-
5943/2018 del 2 aprile 2020 consid. 5). Resta però il fatto che in un conte-
sto di scarsezza di elementi ponderabili, la mancata impugnazione del sud-
detto provvedimento non contribuisca certo ad avvalorare la tesi del ricor-
rente.
3.7.8. Nel complesso il Tribunale ritiene dunque fondata la valutazione di
cui all’avversata decisione e ciò conto anche tenuto delle peculiarità del
caso in esame.
4.
4.1. La Svizzera, su domanda, accorda asilo ai rifugiati secondo le dispo-
sizioni della LAsi (art. 2 LAsi). L’asilo comprende la protezione e lo statuto
accordati a persone in Svizzera in ragione della loro qualità di rifugiato.
4.2. Esso include il diritto di risiedere in Svizzera. Sono rifugiati le persone
che, nel Paese d’origine o d’ultima residenza, sono esposte a seri pregiu-
dizi a causa della loro razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un
determinato gruppo sociale o per le loro opinioni politiche, ovvero hanno
fondato timore d’essere esposte a tali pregiudizi. Sono pregiudizi seri se-
gnatamente l’esposizione a pericolo della vita, dell’integrità fisica o della
libertà, nonché le misure che comportano una pressione psichica insop-
portabile (art. 3 cpv. 2 LAsi).
4.3. A tenore dell’art. 7 cpv. 1 LAsi, chiunque domanda asilo deve provare
o per lo meno rendere verosimile la sua qualità di rifugiato. La qualità di
rifugiato è resa verosimile se l’autorità la ritiene data con una probabilità
preponderante (art. 7 cpv. 2 LAsi). Sono inverosimili in particolare le alle-
gazioni che su punti importanti sono troppo poco fondate o contraddittorie,
non corrispondono ai fatti o si basano in modo determinante su mezzi di
prova falsi o falsificati (art. 7 cpv. 3 LAsi; supra consid. 3.5).
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Pagina 10
5.
5.1. Nel caso in narrativa, l’autorità inferiore ha considerato integralmente
inverosimile il racconto dell’insorgente. Questi avrebbe invero reso dichia-
razioni estremamente stereotipate, prive di riferimenti temporali e di detta-
gli basilari. Sarebbe stato del tutto vago in merito al comportamento tenuto
dai suoi stessi aggressori proponendo oltretutto tre diverse versioni quanto
all’iniziativa di mandare il cugino a casa dell’amante. L’insorgente sarebbe
altresì incorso in alcune gravi contraddizioni quali il fatto di avere o meno
incontrato di persona il padre di C._ ed il tempo trascorso con la
medesima dopo la fuga dal domicilio. Sarebbe d’altro canto illogico che
l’interessato non abbia denunciato il suo persecutore prima di espatriare
nonostante la gravità dei fatti come pure ch’egli si sia rifugiato per diversi
giorni presso una parente stretta. Più genericamente, l’atteggiamento su-
perficiale del ricorrente mal si sposerebbe con degli eventi a tal punto tra-
gici da aver sconvolto la sua vita.
5.2. Con ricorso, l’insorgente pone l’accento su delle presunte difficoltà per-
sonali quanto alla descrizione della successione cronologica degli eventi,
problematica peraltro sottolineata anche dal rapporto del rappresentante
delle opere assistenziali. Egli fornisce quindi l’esempio riguardante la ri-
cerca di informazioni sulla sua ragazza, specificando di aver inviato il cu-
gino al suo domicilio solo dopo due o tre giorni di infruttuosi tentativi di
contattarla. Il ricorrente sottolinea quindi che le minacce sarebbero state
due, la prima appresa dalla stessa C._ e la seconda costituita da
un’irruzione al suo domicilio. Egli avanza altresì l’ipotesi secondo la quale
il suo modo di intendere il termine minaccia avrebbe causato un equivoco
rispetto al fatto di aver incontrato direttamente D._. Non sussiste-
rebbe dipoi alcuna contraddizione per quanto concerne il numero di notti
trascorse da C._ presso di lui dopo la fuga, dal momento che l’in-
sorgente avrebbe sempre affermato trattarsi di una sola. Di illogicità nel
suo comportamento non ne sarebbero recensibili, vista la notorietà del fatto
che le autorità non interverrebbero in casi del genere e che la madre gli
avrebbe detto che se ne sarebbe occupata in sua vece. La residenza della
zia sarebbe d’altronde stata sconosciuta ai persecutori. Da ultimo, egli
avanza che non vi sarebbe stato il tempo per pianificare una fuga pre-
gressa con C._.
6.
Ora, è indubbio che la versione addotta dall’insorgente contenga degli in-
dicatori di inverosimiglianza. Paradigmatici di ciò sono gli elementi contrad-
dittori di cui è cosparso il resoconto da lui fornito. Così, salta agli occhi
come in un primo momento l’insorgente abbia affermato di essere stato
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Pagina 11
minacciato direttamente dal padre di C._, il quale, nel momento in
cui ne avrebbe chiesto la figlia in dote si sarebbe rivolto a lui inveendo “la
prossima volta vi uccido tutti e due” (cfr. atto A10, pag. 9) allorché nella
successiva audizione egli si è smentito implicitamente ma in modo clamo-
roso asserendo di non aver mai incontrato di persona il di lei genitore (cfr.
atto A27, pag. 7). Poco conta a tal riguardo che le minacce si siano estese
su due differenti episodi o il modo di intendere tale concetto. Le afferma-
zioni permangono incongruenti a prescindere da tali sfumature. Altresì in-
terlocutorie sono le contraddizioni circa le notti trascorse da C._
presso il suo domicilio dopo la fuga da casa, che il ricorrente ha quantificato
in due (cfr. atto A27, pag. 8), cosa che risulta però in manifesta incompati-
bilità con la successiva affermazione secondo la quale il giorno successivo
al suo arrivo, ella sarebbe già stata prelevata dal padre (cfr. atto A25,
pag.12). Difficile credere che il ricorrente si sia semplicemente espresso
male su di un aspetto così centrale come avanzato dopo essere stato
messo al corrente dell’illogicità. Ciò a maggior ragione visto ch’egli ha ini-
zialmente testualmente asserito che “dopo due notti è arrivato suo padre
ed è successo quell’episodio” dissipando de facto ogni dubbio quanto
all’esistenza di due versioni incoerenti e non certo imputabili ad una sem-
plice svista (cfr. atto A27, pag. 8). Nello stesso senso, le dichiarazioni a
riguardo dell’iniziativa di inviare il cugino a mediare la situazione sono
tutt’altro che lineari, avendo il ricorrente affermato di aver pensato a tale
possibilità dopo uno, due o tre giorni dal sequestro (cfr. atto A27, pag. 9).
D’altro canto, è a giusto titolo che l’autorità inferiore ha ritenuto fortemente
stereotipato il racconto dell’interessato. Innanzitutto nel resoconto difetta
qualsiasi riferimento temporale concludente, e ciò sia secondo il calendario
solare che secondo quello gregoriano, cosa che risulta ingiustificata visto
il grado di scolarizzazione dell’insorgente (cfr. infra consid. 11.4). In questo
senso, il richiedente l’asilo non ha saputo nemmeno indicare quando sa-
rebbe iniziata la pretesa relazione con C._ (cfr. atto A27, pag. 6) né
il momento in cui ne avrebbe chiesto la mano al padre (cfr. atto A27, pag.
7), entrambi episodi ingeneranti il timore di persecuzione che avrebbe se-
gnato la sua stessa esistenza. Del tutto incollocabile è altresì la fuga di
C._ dal domicilio ed il successivo sequestro ad opera del padre (cfr.
atto A27, pag. 8), avvenimento quest’ultimo, rispetto al quale il ricorrente
nemmeno è stato in misura di quantificare il numero delle persone armate
che accompagnavano D._ (cfr. atto A27, pag. 9). Sempre in rela-
zione a tale episodio è alquanto sorprendente ch’egli, nonostante le pun-
tuali domande dell’auditore, non sia minimamente riuscito a definire se gli
accompagnatori fossero o meno Talebani, la tipologia di armi di cui erano
muniti e la durata della loro permanenza presso il domicilio (cfr. atto A27,
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Pagina 12
pag. 9). Anche considerando che l’insorgente fosse in quel preciso mo-
mento assente, avendo appreso i contorni della vicenda dalla madre, il
quadro che si delinea permane del tutto scarno e tradisce un sensibile ed
ingiustificato impedimento nel rendere conto di aspetti banali ed a riguardo
dei quali è lecito attendersi ch’egli si fosse prontamente informato. Per non
dire della sua scontata reazione alla notizia, limitata all’ovvietà di una
preoccupazione che si sarebbe esaurita nel tentativo infruttuoso di contat-
tare telefonicamente la ragazza (cfr. atto A27, pag. 9). In definitiva, il ricor-
rente non risulta dunque aver provato o reso verosimile le pretese vicissi-
tudini causate dalla mancata accettazione della sua relazione con una gio-
vane, come pure l’esistenza stessa di tale rapporto. Egli è caduto in con-
traddizione su diversi aspetti della vicenda non riuscendo d’altro canto a
sostanziarne i dettagli.
7.
La SEM ha pertanto a giusto titolo negato la qualità di rifugiato al ricorrente.
Il ricorso, sul punto di questione dell’asilo e della qualità di rifugiato va con-
seguentemente respinto.
8.
Se respinge la domanda d’asilo o non entra nel merito, la SEM pronuncia,
di norma, l’allontanamento dalla Svizzera e ne ordina l’esecuzione; tiene
però conto del principio dell’unità della famiglia (art. 44 LAsi).
Il ricorrente non adempie le condizioni in virtù delle quali la SEM avrebbe
dovuto astenersi dal pronunciare l’allontanamento dalla Svizzera (art. 14
cpv. 1 e 2 nonché art. 44 LAsi come pure art. 32 dell’ordinanza 1 sull’asilo
relativa a questioni procedurali dell’11 agosto 1999 [OAsi 1, RS 142.311];
DTAF 2013/37 consid. 4.4).
Pertanto, anche la pronuncia dell’allontanamento va confermata.
9.
Per quanto concerne l’esecuzione dell’allontanamento, per rinvio
dell’art. 44 LAsi, l’art. 83 LStrI (RS 142.20) prevede che la stessa sia am-
missibile (cpv. 3), esigibile (cpv. 4) e possibile (cpv. 2). In caso di non
adempimento di una di queste condizioni, la SEM dispone l’ammissione
provvisoria (art. 44 LAsi e art. 83 cpv. 1 LStrI). Secondo prassi costante del
Tribunale, circa l’apprezzamento degli ostacoli all’allontanamento vale la
stessa valutazione della prova consacrata al riconoscimento della qualità
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di rifugiato, ovvero il ricorrente deve provare o per lo meno rendere verosi-
mile l’esistenza di un ostacolo all’allontanamento (cfr. DTAF 2011/24 con-
sid. 10.2 e riferimento ivi citato).
10.
10.1. Nella querelata decisione, l’autorità di prima istanza ha ritenuto
adempiuti i presupposti di legge per rinvio del ricorrente a Kabul. In parti-
colare, l’esecuzione dell’allontanamento verso tale luogo andrebbe consi-
derata ragionevolmente esigibile. L’interessato adempirebbe infatti alle cir-
costanze personali favorevoli prescritte dalla giurisprudenza.
10.2. In sede ricorsuale, l’insorgente avversa tale valutazione. A suo dire,
una sua reinstallazione nella capitale risulterebbe irrealistica conte tenuto
della sua minore età e della fragilità della sua rete famigliare. Egli non
avrebbe infatti più avuto notizie del padre allorché la madre risulterebbe
disoccupata.
11.
11.1. Ai sensi dell’art. 83 cpv. 3 LStr l’esecuzione dell’allontanamento non
è ammissibile quando comporterebbe una violazione degli impegni di diritto
internazionale pubblico della Svizzera. Detta norma non si esaurisce nella
massima del divieto di respingimento. Anche altri impegni di diritto interna-
zionale possono essere ostativi all’esecuzione del rimpatrio, in particolare
l’art. 3 CEDU o l’art. 3 della Convenzione contro la tortura ed altre pene o
trattamenti crudeli, inumani o degradanti del 10 dicembre 1984 (Conv. tor-
tura, RS 0.105). Conformemente alla CorteEDU ed al Comitato dell’ONU
contro la tortura, spetta all’interessato rendere plausibile l’esistenza di un
reale rischio (“real risk”) di essere sottoposto a trattamenti contrari a detti
articoli (cfr. sentenza della CorteEDU [Grande Camera] Saadi contro Italia
del 28 febbraio 2008, 37201/06, §§ 125 e 129 e relativi riferimenti;
DTAF 2013/27 consid. 8.2).
11.2. Nel caso in disamina il ricorrente non può prevalersi del principio del
divieto di respingimento (art. 5 cpv. 1 LAsi). In siffatte circostanze non v’è
inoltre motivo di considerare l’esistenza di un rischio personale, concreto e
serio per l’insorgente di essere esposto, nel suo Paese d’origine, ad un
trattamento proibito ai sensi dell’art. 3 CEDU o dell’art. 1 Conv. tortura. Al-
tresì, la situazione generale sotto il profilo del rispetto dei diritti dell’uomo
in Afghanistan, non conduce attualmente a dover considerare l’esecuzione
dell’allontanamento come generalmente inammissibile (cfr. tra le tante sen-
tenza del Tribunale D-1032/2020 del 9 aprile 2020 consid. 7.2.2).
https://www.swisslex.ch/DOC/ShowLawViewByGuid/a9c93e17-07c7-4ad9-ac08-f9da47f8f369/3572bcc7-d292-44fd-99ab-e2d1f3eca9a5?source=document-link&SP=5|zpixhk https://www.swisslex.ch/DOC/ShowLawViewByGuid/eddc4ea5-1065-4aad-aa7b-5ff005425730/fc6cfec2-3fa0-431b-8b5f-c337b1753da9?source=document-link&SP=5|zpixhk
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11.3. Pertanto, alla luce di quanto esposto, l’esecuzione dell’allontana-
mento è ammissibile ai sensi delle norme di diritto internazionale pubblico
nonché della LAsi.
12.
12.1. Giusta l’art. 83 cpv. 4 LStrI, l’esecuzione dell’allontanamento non può
essere ragionevolmente esigibile qualora, nello Stato d’origine o di prove-
nienza, lo straniero venisse a trovarsi concretamente in pericolo in seguito
a situazioni quali guerra, guerra civile, violenza generalizzata o emergenza
medica.
12.2. Tale disposizione si applica principalmente ai "réfugiés de la vio-
lence", ovvero agli stranieri che non adempiono le condizioni della qualità
di rifugiato, poiché non sono personalmente perseguiti, ma che fuggono da
situazioni di guerra, di guerra civile o di violenza generalizzata. Essa vale
anche nei confronti delle persone per le quali l’allontanamento comporte-
rebbe un pericolo concreto, in particolare perché esse non potrebbero più
ricevere le cure delle quali esse hanno bisogno o che sarebbero, con ogni
probabilità, condannate a dover vivere durevolmente e irrimediabilmente in
stato di totale indigenza e pertanto esposte alla fame, ad una degradazione
grave del loro stato di salute, all’invalidità o persino alla morte. Per contro,
le difficoltà socio-economiche che costituiscono l’ordinaria quotidianità
d’una regione, in particolare la penuria di cure, di alloggi, di impieghi e di
mezzi di formazione, non sono sufficienti, in sé, a concretizzare una tale
esposizione al pericolo. L’autorità alla quale incombe la decisione deve
dunque, in ogni singolo caso, stabilire se gli aspetti umanitari legati alla
situazione nella quale si troverebbe lo straniero in questione nel suo Paese
sono tali da esporlo ad un pericolo concreto (cfr. DTAF 2014/26 consid. 7.6-
7.7 con rinvii).
12.3. Nell’ambito di un’analisi del Paese dal punto di vista della sicurezza
e della situazione umanitaria ai sensi dell’art. 83 cpv. 4 LStrI, questo
Tribunale è giunto alla conclusione che la situazione in Afghanistan, già
critica, è ulteriormente peggiorata nell’ultimo periodo. Dal punto di vista
umanitario, la situazione nelle aree rurali è a tal punto grave da potersi
considerare realizzate le condizioni di minaccia esistenziale ai sensi
dell’art. 83 cpv. 4 LStrI (cfr. sentenza del Tribunale D-5800/2016 del
13 ottobre 2017, pubblicata quale sentenza di riferimento, in particolare
consid. 7.6). Anche nella capitale sia la situazione securitaria che quella
umanitaria, in particolare a seguito dell’arrivo di un alto numero di rifugiati
interni, si sono sensibilmente aggravate (cfr. sentenza del Tribunale D-
5800/2016 consid. 8).
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12.4. Su tali presupposti, l’esecuzione dell’allontanamento verso Kabul va
di principio ritenuta inesigibile, a meno che l’interessato possa avvalersi di
un insieme di circostanze personali favorevoli in forza delle quali vi sia
eccezionalmente da concludere per l’esigibilità (giovane età; dell’assenza
di prole; buone condizioni di salute; esistenza di una solida rete di rapporti
sociali; possibilità di procacciarsi il minimo esistenziale e di trovare un
alloggio in loco; cfr. sentenza del Tribunale D-5800/2016 consid. 8.4.1; si
veda anche DTAF 2011/7).
12.5. Ebbene, nel caso in esame proprio siffatti fattori favorevoli risultano
inequivocabilmente riuniti. Tralasciando la questione già risolta della
minore età, si osservi come il ricorrente abbia vissuto dall’infanzia e sino
all’espatrio nella capitale, e meglio, a F._, quartiere commerciale
del centro città nei pressi della sede delle autorità municipali, del palazzo
presidenziale ed del lussuoso Kabul Serena Hotel
(< https://www.pajhwok.com/en/2011/07/21/kabul-residents-unhappy-park
-closure > consultato il 28.07.2020). Nel corso del suo soggiorno egli ha
frequentato per oltre dieci anni la poco distante scuola Amani, ossia quello
che a suo tempo era uno degli istituti migliori del paese (cfr.
< https://afghanistaneductaion.wordpress.com/amani-high-school/ > cons-
ultato il 24 luglio 2020). Già su questi presupposti, si può dedurre un quadro
pregresso non particolarmente svantaggiato e che lascia presupporre una
certa di stabilità. A ciò si aggiunge che la pretesa irreperibilità del padre,
laddove riconducibile al sequestro da parte di D._, rientra tra le
circostanze già giudicate inverosimili da questo Tribunale (cfr. supra
consid. 6). A prescindere da ciò, il ricorrente ha elencato diversi famigliari
risiedenti a Kabul, ossia la madre, i due fratelli, la zia materna con il
rispettivo coniuge nonché un’ulteriore zia paterna che risiederebbe con il
marito in una casa di proprietà. Come rettamente segnalato dall’autorità
inferiore, si può inoltre partire dall’assunto che alla luce del percorso
scolastico dell’insorgente, egli si sia potuto costruire una rete sociale che
vada oltre i soli membri della sua famiglia. Non vi sono pertanto dubbi
quanto al fatto che il ricorrente, i cui famigliari sono peraltro stati in misura
di finanziare il suo viaggio alla volta dell’Europa (cfr. atto A27, pag. 8),
abbia la possibilità di procacciarsi il minimo esistenziale e di trovare un
alloggio a Kabul. Del resto egli è giovane, non ha persone dipendenti a
carico e gode di buona salute.
12.6. Di conseguenza l’esecuzione dell’allontanamento del ricorrente è ra-
gionevolmente esigibile (art. 83 cpv. 4 LStrI in relazione con l’art. 44 LAsi).
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13.
In ultima analisi, non risultano impedimenti neppure dal profilo della possi-
bilità dell’esecuzione dell’allontanamento (art. 83 cpv. 2 LStrI in relazione
con l’art. 44 LAsi). Usando della necessaria diligenza, l’insorgente potrà
procurarsi ogni documento indispensabile al rimpatrio (cfr. DTAF 2008/34
consid. 12).
L’esecuzione dell’allontanamento è dunque pure possibile.
14.
Ne discende che la SEM, con la decisione impugnata, non ha violato il
diritto federale né abusato del suo potere d’apprezzamento ed inoltre non
ha accertato in modo inesatto o incompleto i fatti giuridicamente rilevanti
(art. 106 cpv. 1 LAsi). Altresì, per quanto censurabile, la decisione non è
inadeguata (art. 49 PA). Il ricorso va dunque respinto.
15.
Visto l’esito della procedura, le spese processuali di CHF 750.–, che se-
guono la soccombenza, sarebbero da porre a carico del ricorrente (art. 63
cpv. 1 e 5 PA nonché art. 3 lett. b TS-TAF). Tuttavia, a norma dell’art. 6 lett.
b TS-TAF, le spese processuali possono essere condonate totalmente o
parzialmente qualora per motivi inerenti al litigio o alla parte in causa, non
risulti equo addossarle alla parte. In specie non si prelevano spese proces-
suali.
16.
La presente decisione non concerne persone contro le quali è pendente
una domanda d’estradizione presentata dallo Stato che hanno abbando-
nato in cerca di protezione, per il che non può essere impugnata con ri-
corso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83
lett. d cifra 1 LTF).
La pronuncia è quindi definitiva.
(dispositivo alla pagina seguente)
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