Decision ID: 163971a9-af77-5903-8731-9a291be2f0f9
Year: 2006
Language: it
Court: TI_TCAS
Chamber: TI_TCAS_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: social_law

ritenuto,
in fatto
1.1. Il 27 marzo 2002 RI 1 – alle dipendenze della _ di _ in qualità di aiuto carpentiere e copritetto e, perciò assicurato d’obbligo contro gli infortuni presso l’CO 1 –, mentre stava posando dei travetti su un tetto, ha perso l’equilibrio e saltando da un’altezza di m. 2.90 ha inciampato sulla sottostante catasta di travetti (cfr. doc. 1).
L’assicurato ha riportato la frattura del corpo vertebrale di L1 (cfr. doc. 4, 5).
L’assicuratore LAINF ha assunto il caso e ha corrisposto regolarmente le prestazioni di legge.
1.2. Il 7 marzo 2003 l’CO 1 ha comunicato all’assicurato la sospensione immediata delle prestazioni a titolo di cura, in quanto non suscettibili di migliorare la situazione e che dal 1° luglio 2003, dato che lo stesso sarebbe stato ritenuto abile al lavoro nella misura massima possibile in attività confacenti al suo stato di salute, avrebbero sospeso pure il versamento di indennità giornaliere. L’assicuratore LAINF ha, inoltre, precisato che stavano esaminando se sussistevano le premesse per l’assegnazione di prestazioni di lunga durata (cfr. doc. 78).
1.3. L’assicurazione invalidità, alla quale il 28 febbraio 2003 era stata inoltrata una domanda di prestazioni (cfr. doc. 72), dal 12 luglio al 10 ottobre 2004 ha versato all’assicurato delle indennità giornaliere nell’ambito dell’esame di un’eventuale reintegrazione professionale (cfr. doc. 112; 122).
L’UAI, con decisione dell’8 aprile 2005, ha negato all’assicurato sia l’esecuzione di provvedimenti professionali che l’erogazione di una rendita di invalidità (cfr. doc. 129).
1.4. Nel frattempo l’CO 1, con decisione formale del 18 marzo 2005, ha posto l’assicurato al beneficio di una rendita di invalidità del 23% a decorrere dal 1° luglio 2003, ad eccezione del periodo dal 12 luglio al 10 ottobre 2004 in cui lo stesso ha percepito le indennità giornaliere dell’AI, e un’indennità per menomazione dell’integrità del 10%. L’assicuratore LAINF è giunto a tale valutazione tenendo conto unicamente dei postumi infortunistici al corpo vertebrale L1. Le alterazioni degenerative sono state infatti ritenute extratraumatiche e ai disturbi psichici è stata negata l’adeguatezza del nesso causale con il trauma del marzo 2002 (cfr. doc. 122).
L’assicurato, tramite l’avv. RA 1, ha interposto opposizione contro il citato provvedimento (cfr. doc. 130; 132).
L’CO 1, dopo aver preso visione del rapporto del Dr. med. _ della _ dell’CO 1 a _ che ha visitato RI 1 il 15 luglio 2005 (cfr. doc. 139), con decisione su opposizione del 31 agosto 2005, ha confermato il contenuto della sua prima decisione (cfr. doc. B).
1.5. Con ricorso del 1° dicembre 2005 l’assicurato, sempre assistito dall’avv. RA 1, ha postulato la concessione di una rendita di grado più elevato in ragione delle limitazioni della capacità lavorativa dovute sia ai disturbi ortopedici, che a quelli psichici.
In via subordinata è stato domandato il rinvio dell’incarto all’CO 1 affinché istruisca nuovamente la fattispecie in relazione all’aspetto sia organico che psichico delle problematiche da lui accusate.
A sostegno delle proprie pretese ricorsuali l’interessato ha addotto:
"
(...)
1
. II 27 marzo 2002, nel mentre stava svolgendo la propria attività lavorativa quale aiuto carpentiere presso la ditta _, RI 1 è caduto dall'altezza di circa tre metri sul pavimento grezzo sottostante, all'interno dell'abitazione alla cui copertura stava provvedendo.
2. In tale occasione il signor RI 1 ha subito un colpo tanto violento da rimanere senza conoscenza per alcuni minuti.
Oltre alla perdita di conoscenza, l'assicurato ne ha portato la frattura, definita stabile della prima vertebrale lombare. È stato degente in ospedale per nove giorni.
Proseguono poi le cure; segnatamente la fisioterapia di riabilitazione.
3. II 31.12.2002 ha luogo la visita medica presso il dr. _, quale medico _ della CO 1, che il medico ritiene trattarsi della visita medica _.
In essa il medico non esplicita alcuna incapacità al lavoro; ritiene che tutto quanto è occorso all'assicurato sarebbe da far risalire alla preesistenza e che, anche in assenza di infortunio l'incapacità al lavoro così come si è manifestata in concreto si sarebbe comunque manifestata entro breve anche a prescindere dall'infortunio. L'adiposità assurge a preesistenza.
Come detto il medico non ha esplicitato alcuna incapacità al lavoro ed è stato soltanto a seguito della richiesta esplicita del funzionario della CO 1 che questa è stata confermata.
4. Adita la CO 1 nel contesto dell'opposizione, quest'ultima ha fatto allestire un ulteriore rapporto medico, questa volta a cura del dr. _, specialista in chirurgia ortopedica della CO 1. La motivazione non sarebbe la qualità del rapporto del dr. _ in sé, né il fatto che questo fosse datato, bensì la veemenza dell'attacco nei confronti del medesimo, che assurgerebbe ad attacco personale del legale arrogante.
Il rapporto del dr. _ della CO 1 conferma nel suo rapporto del 18.7.2005, inviato allo scrivente in allegato all'opposizione, la bontà delle conclusioni del collega _.
5. Non ci resta pertanto che prendere atto di siffatta situazione medica specialistica, quantunque, vada detto, che il dr. _, pur dicendosi d'accordo con le conclusioni cui è giunto il collega _, o quanto meno lasciando intendere il suo accordo in tal senso, non lo conferma esplicitamente al termine della visita, fatto che sarebbe stato usuale ed oltremodo doveroso.
6. A prescindere da tale aspetto di natura propriamente ortopedica, riguardo al quale non si può ragionevolmente che concludere per un accertamento medico completo, resta aperto l'aspetto volto a valutare le conseguenze psichiatriche relative al signor RI 1.
7. Nel contesto della propria anamnesi il dr. _, accerta la circostanza che il signor RI 1 è rimasto, quantunque per un breve periodo, senza conoscenza. Il medico nondimeno ritiene che non figurino agli atti annotazioni tali che possano lasciar intendere il sussistere di un trauma cranico, quindi con conseguenze di natura neurologica, rilevanti.
E' invece assodata la necessità di cure intraprese dal signor RI 1 di natura eminentemente psichiatrica e, ciò che più conta, l'assunzione continuata e massiccia di medicamenti psicoreattivi. Nondimeno alcun accertamento in tale contesto è stato svolto.
8. Una breve premessa. Senz'altro si cercherà di accreditare il fatto che comunque in proposito l'assicurato è rimasto silente, comprovando per la medesima la sua sostanziale mancanza di collaborazione o ancora la plausibilità di quanto questi avrebbe riferito.
9. Purtroppo tale aspetto, per quanto attiene lo scrivente, non è di facile lettura, non essendo medico e non avendo ragionevoli possibilità di conoscerlo su di un lasso di tempo comunque breve. Ciò vale ancora meno per l'assicurato, per il quale comprendere cosa possa essere l'incapacità al lavoro dinanzi a dei disturbi di natura psichiatrica non è di immediata valutazione ed anche poiché la cura in quanto tale è appena iniziata.
10. Nondimeno in simile circostanza ci paiono quantomeno assodati due fattori. L'insorgere di una patologia psichiatrica ed il ragionevole dubbio di una lesione organica.
Per quanto ne è della prima, che riteniamo essere più probabile della seconda, ravvisiamo come d'acchito, a mente della nota ed ormai conclamata giurisprudenza (DTF 115 V 113 e sentenze che ne sono poi seguite) sussistono dei fattori indicativi e rappresentati del sussistere di un legame di causalità adeguata, In special modo si tratta della durata delle cure e del persistere dell'incapacità al lavoro in misura totale, protrattasi sull'arco di oltre tre anni, prima di giungere alla definizione del caso ed ad una prospettiva presuntivamente certa del futuro assicurativo.
11. Alla luce di quanto precede, segnatamente dell'insorgere di patologie psichiche, la cui verosimiglianza di causalità è quantomeno data, si richiede che vengano disposte le necessarie misure di natura investigativa.
Nel frattempo lo scrivente procurerà che il proprio mandante abbia a comprovare le cure psichiatriche poste in atto, l'entità delle medesime, la presumibile diagnosi, alla luce delle cure intraprese."
(Doc. I)
1.6. Con scritto del 2 dicembre 2005 l’avv. RA 1 ha chiesto l’ammissione del suo patrocinato all’assistenza giudiziaria, in quanto la situazione economica di quest’ultimo non gli permette di far fronte alle spese di patrocinio (cfr. doc. II).
1.7. L’avv. RA 2, rappresentante dell’CO 1, in risposta, ha postulato l’integrale reiezione del ricorso con argomenti di cui si dirà, per quanto occorra, nei considerandi di diritto (cfr. doc. VI).
1.8. L’avv. RA 1, il 20 gennaio 2006, ha trasmesso al TCA un certificato medico del 23 dicembre 2005 della Dr. med. _, FMH in psichiatria e psicoterapia, e un attestato del 21 dicembre 2005 del _ (cfr. doc. IX1, IX2). Inoltre egli ha precisato che deve essere ancora sondato l’aspetto psichiatrico del ricorrente e che l’infortunio subito dallo stesso è stato di grado medio grave - grave (cfr. doc. IX).
1.9. L’avv. RA 2 si è pronunciato in merito il 31 gennaio 2006. In particolare egli ha puntualizzato che l’evento traumatico occorso all’assicurato deve essere considerato di grado leggero al limite della categoria superiore (cfr. doc. XI).
1.10. Il 7 febbraio 2006 l’avv. RA 1 ha inviato il certificato per l’ammissione all’assistenza giudiziaria con la relativa documentazione (cfr. doc. XIII; C1-C9).

in diritto
In ordine
2.1. La presente vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico ai sensi degli articoli 49 cpv. 2 della Legge organica giudiziaria e 2 cpv. 1 della Legge di procedura per le cause davanti al Tribunale delle assicurazioni (cfr. STFA del 21 luglio 2003 nella causa N., I 707/00; STFA del 18 febbraio 2002 nella causa H., H 335/00; STFA del 4 febbraio 2002 nella causa B., H 212/00; STFA del 29 gennaio 2002 nella causa R. e R., H 220/00; STFA del 10 ottobre 2001 nella causa F., U 347/98 pubblicata in RDAT I-2002 pag. 190 seg.; STFA del 22 dicembre 2000 nella causa H., H 304/99; STFA del 26 ottobre 1999 nella causa C., I 623/98).
Nel merito
2.2. Oggetto della vertenza è certamente l’entità della rendita di invalidità spettante all’assicurato. Per pronunciarsi su questo oggetto il TCA dovrà dapprima esaminare se i disturbi, somatici e psichici, di cui egli ancora soffre costituiscono una conseguenza, naturale e adeguata, dell’infortunio del 27 marzo 2002 oppure no.
Per quanto concerne l’indennità per menomazione all’integrità del 10% assegnata al ricorrente con decisione formale del 18 marzo 2005 e confermata con decisione su opposizione del 31 agosto 2005 (cfr. doc. 122; B), questa Corte osserva che l’assicurato, con il proprio ricorso, non ne ha espressamente contestato l’entità.
In una sentenza pubblicata in
RAMI 1999 U323, pag. 98seg., il TFA ha avuto modo di stabilire che, anche se la richiesta nella procedura d'opposizione non si riferisce espressamente all'indennità per menomazione dell'integrità, la prima decisione non può crescere in giudicato su questo punto, qualora l'oggetto principale del litigio (diritto alla rendita d'invalidità) sollevi delle questioni di causalità.
In applicazione analogica della giurisprudenza appena citata, relativa alla procedura di opposizione, occorre concludere che anche una decisione su opposizione in relazione all’IMI non passa in giudicato se l’oggetto della lite (entità della rendita) implica delle questioni di causalità.
In simili condizioni, visto che in casu sono state sollevate delle questioni di casualità in merito a disturbi organici e psichici lamentati dall’assicurato, la decisione su opposizione del 31 agosto 2005 non è cresciuta in giudicato nemmeno relativamente all’entità dell’IMI, la cui correttezza sarà esaminata da questo Tribunale.
2.3. Il 1° gennaio 2003 è entrata in vigore la Legge federale sulla parte generale del diritto delle assicurazioni sociali (LPGA) del 6 ottobre 2000.
Con la stessa sono state modificate numerose disposizioni contenute nella LAINF.
Per quanto attiene al diritto materiale, il giudice delle assicurazioni sociali, dal profilo temporale, applica di principio le relative norme in vigore al momento in cui si realizza la fattispecie che esplica degli effetti (cfr. DTF 130 V 329; DTF 129 V 1; DTF 128 V 315=SVR 2003 ALV Nr. 3; DTF 127 V 467 consid. 1; DTF 126 V 166 consid. 4b; STFA del 4 giugno 2004 nella causa L., H 6/04; STFA del 10 settembre 2003 nella causa Cassa pensioni X. c/ C., B 28/01; STFA del 20 gennaio 2003 nella causa V. e V.-A., K 133/01).
Inoltre, il Tribunale delle assicurazioni, ai fini dell'esame della vertenza, si fonda di regola sui fatti che si sono realizzati fino all'emanazione della decisione su opposizione contestata (cfr. STFA del 22 aprile 2005 nella causa S., U 417/04, consid. 1.1.; DTF 128 V 315=SVR 2003 ALV nr. 3; DTF 121 V 366 consid. 1b; qui: il 31 agosto 2005).
Di conseguenza, nel caso in esame, visto che oggetto della presente vertenza sono delle prestazioni (rendita di invalidità e IMI) il cui diritto è insorto nel mese di luglio 2003, ossia posteriormente al 31 dicembre 2002, tornano applicabili le disposizioni di diritto materiale della LPGA, in vigore dal 1° gennaio 2003.
2.4.
Disturbi somatici e psichici: causalità con l’infortunio del 27 marzo 2002?
2.4.1. Presupposto essenziale per l'erogazione di prestazioni da parte dell'assicurazione contro gli infortuni è l'esistenza di un
nesso di causalità naturale
fra l'evento e le sue conseguenze (danno alla salute, invalidità, morte).
Questo presupposto è da considerarsi adempiuto qualora si possa ammettere che, senza l'evento infortunistico, il danno alla salute non si sarebbe potuto verificare o non si sarebbe verificato nello stesso modo. Non occorre, invece, che l'infortunio sia stato la sola o immediata causa del danno alla salute; è sufficiente che l'evento, se del caso unitamente ad altri fattori, abbia comunque provocato un danno all'integrità corporale o psichica dell'assicurato, vale a dire che l'evento appaia come una condizione sine qua non del danno.
È questione di fatto lo stabilire se tra evento infortunistico e danno alla salute esista un nesso di causalità naturale; su detta questione amministrazione e giudice si determinano secondo il principio della probabilità preponderante - insufficiente essendo l'esistenza di pura possibilità - applicabile generalmente nell'ambito dell'apprezzamento delle prove in materia di assicurazioni sociali (cfr. RDAT II-2001 N. 91 p. 378; SVR 2001 KV Nr. 50 p. 145; DTF 126 V 360 consid. 5b; DTF 125 V 195; STFA del 4 luglio 2003 nella causa M., U 133/02; STFA del 29 gennaio 2001 nella causa P., U 162/02; DTF 121 V 6; STFA del 28 novembre 2000 nella causa P. S., H 407/99; STFA del 22 agosto 2000 nella causa K. B., C 116/00; STFA del 23 dicembre 1999 in re A. F., C 341/98, consid. 3, p., 6; STFA 6 aprile 1994 nella causa E. P.; SZS 1993 p. 106 consid.
3a; RCC 1986 p. 202 consid. 2c, RCC 1984 p. 468 consid. 3b, RCC 1983 p. 250 consid. 2b; DTF 115 V 142 consid. 8b, DTF 113 V 323 consid. 2a, DTF 112 V 32 consid. 1c, DTF 111 V 188 consid.
2b; Meyer, Die Rechtspflege in der Sozialversicherung, in Basler Juristische Mitteilungen (BJM) 1989, p. 31-32; G. Scartazzini, Les rapports de causalité dans le droit suisse de la sécurité sociale, Basilea 1991, p. 63).
Al riguardo essi si attengono, di regola, alle attestazioni mediche, quando non ricorrano elementi idonei a giustificarne la disattenzione (cfr. DTF 119 V 31; DTF 118 V 110; DTF 118 V 53; DTF 115 V 134; DTF 114 V 156; DTF 114 V 164; DTF 113 V 46).
Ne discende che ove l'esistenza di un nesso causalità tra infortunio e danno sia possibile ma non possa essere reputata probabile, il diritto a prestazioni derivato dall'infortunio assicurato dev'essere negato (DTF 129 V 181 consid. 3.1 e 406 consid. 4.3.1, DTF 117 V 360 consid. 4a e sentenze ivi citate).
L'assicuratore contro gli infortuni è tenuto a corrispondere le proprie prestazioni fino a che le sequele dell'infortunio giocano un ruolo causale. Pertanto, la cessazione delle prestazioni entra in considerazione soltanto in due casi:
- quando lo stato di salute dell'interessato è simile a quello che esisteva immediatamente prima dell'infortunio (
status quo ante
);
- quando lo stato di salute dell'interessato è quello che, secondo l'evoluzione ordinaria,
sarebbe prima o poi subentrato anche senza l'infortunio (
status quo sine
)
(cfr. RAMI 1992 U 142, p. 75 s. consid.
4b; A. Maurer, Schweizerisches Unfallversicherungsrecht, p. 469; U. Meyer-Blaser, Die Zusammenarbeit von Richter und Arzt in der Sozialversicherung, in Bollettino dei medici svizzeri 71/1990, p. 1093).
Secondo la giurisprudenza, qualora il nesso di causalità con l'infortunio sia dimostrato con un sufficiente grado di verosimiglianza, l'assicuratore è liberato dal proprio obbligo prestativo soltanto se l'infortunio non costituisce più la causa naturale ed adeguata del danno alla salute. Analogamente alla determinazione del nesso di causalità naturale che fonda il diritto alle prestazioni, l'estinzione del carattere causale dell'infortunio deve essere provata secondo l'abituale grado della verosimiglianza preponderante. La semplice possibilità che l'infortunio non giochi più un effetto causale non è sufficiente. Trattandosi della soppressione del diritto alle prestazioni, l'onere della prova incombe, non già all'assicurato, ma all'
assicuratore
(cfr. RAMI 2000 U 363, p. 46 consid. 2,
1994 U 206 p. 329 consid. 3b, 1992 U 142 p. 76 consid. 4b
).
La prova dell’estinzione del nesso di causalità naturale non deve essere fornita attraverso la dimostrazione dell’esistenza di cause estranee all’infortunio assicurato. Parimenti, non si tratta di esigere dall’assicuratore LAINF la prova negativa dell’inesistenza di un danno alla salute oppure che la persona assicurata sia completamente guarita. Decisiva è soltanto la questione a sapere se le cause infortunistiche del danno alla salute hanno perso il loro significato causale (cfr. STFA del 3 gennaio 2006 nella causa C., I 320/05, consid.
2 e del 25 ottobre 2002 nella causa L., U 143/02, consid. 3.2).
Questi principi sono ancora stati ribaditi dal TFA in una sentenza del 12 gennaio 2006 nella causa D., U 187/04, consid. 1.2.
2.4.2. Occorre inoltre rilevare che il diritto a prestazioni assicurative presuppone pure l'esistenza di un
nesso di causalità adeguata
tra gli elementi summenzionati.
Un evento è da ritenere causa adeguata di un determinato effetto quando secondo il corso ordinario delle cose e l'esperienza della vita il fatto assicurato è idoneo a provocare un effetto come quello che si è prodotto, sicché il suo verificarsi appaia in linea generale propiziato dall'evento in questione (DTF 129 V 181 consid. 3.2 e 405 consid. 2.2, 125 V 461 consid. 5a, DTF 117 V 361 consid. 5a e 382 consid. 4a e sentenze ivi citate).
Comunque, qualora sia carente il nesso di causalità naturale, l'assicuratore può rifiutare di erogare le prestazioni senza dover esaminare il requisito della causalità adeguata (cfr. DTF 117 V 361 consid. 5a e 382 consid. 4a; su queste questioni vedi pure: Ghélew, Ramelet, Ritter, op. cit., p. 51-53).
La giurisprudenza ha inoltre stabilito che la causalità adeguata, quale fattore restrittivo della responsabilità dell’assicurazione contro gli infortuni allorché esiste un rapporto di causalità naturale, non gioca un ruolo in presenza di disturbi fisici consecutivi ad un infortunio, dal momento che l'assicurazione risponde anche per le complicazioni più singolari e gravi che solitamente non si presentano secondo l'esperienza medica (cfr. DTF 127 V 102 consid.
5 b/bb, 118 V 286 e 117 V 365 in fine; cfr., pure, U. Meyer-Blaser, Kausalitätsfragen aus dem Gebiet des Sozialversicherungsrechts,
in
SZS 2/1994, p. 104s. e M. Frésard, L'assurance-accidents obligatoire,
in
Schweizerisches Bundesverwaltungsrecht [SBVR], n. 39).
2.4.3.
Per accertare l'esistenza di un nesso di causalità adeguata tra
disturbi psichici
e infortunio, la giurisprudenza ha sviluppato dei criteri oggettivi (DTF 123 V 104 consid. 3e, 115 V 138ss. consid. 6-7, 405ss. consid. 4-6). Il TFA ha in particolare classificato gli infortuni, a seconda della dinamica, nella categoria degli eventi insignificanti o leggeri, in quella degli eventi gravi e in quella di grado medio.
2.4.3.1. Nei casi di infortunio insignificante (l'assicurato per esempio ha leggermente battuto la testa o si è slogato il piede) o leggero (egli ha fatto una caduta o scivolata banale) l'esistenza di un nesso di causalità adeguata può di regola essere negata a priori. Secondo l'esperienza della vita e ritenute le cognizioni acquisite in materia di medicina degli infortuni, può in effetti essere ammesso, senza dover procedere ad accertamenti psichici particolari, che un infortunio insignificante o leggero non sia di natura tale da provocare un'incapacità lavorativa e di guadagno di origine psichica.
2.4.3.2. Se l'assicurato è rimasto vittima di un infortunio grave, l'esistenza del nesso di causalità adeguata fra l'evento e successiva incapacità lucrativa dovuta a disturbi psichici deve di regola essere riconosciuta. Secondo il corso ordinario delle cose e l'esperienza della vita, gli infortuni gravi sono in effetti idonei a provocare danni invalidanti alla salute psichica.
2.4.3.3. Sono considerati infortuni di grado medio tutti gli eventi che non possono essere classificati nelle due predette categorie.
La questione a sapere se tra simile infortunio e incapacità lavorativa e di guadagno di origine psichica esista un rapporto di causalità adeguata non può essere risolta con solo riferimento all'evento stesso. Occorre piuttosto tener conto, da un profilo oggettivo, di tutte le circostanze che sono strettamente connesse con l'infortunio o che risultano essere un effetto diretto o indiretto dell'evento assicurato. Esse possono servire da criterio di apprezzamento nella misura in cui secondo il corso ordinario delle cose e l'esperienza della vita sono tali da provocare o aggravare, assieme all'infortunio, un'incapacità lavorativa e di guadagno di origine psichica. I criteri di maggior rilievo sono:
- le circostanze concomitanti particolarmente drammatiche o la particolare spettacolarità dell'infortunio;
- la gravità o particolare caratteristica delle lesioni lamentate, segnatamente la loro idoneità, secondo l'esperienza, a determinare disturbi psichici;
- la durata eccezionalmente lunga della cura medica;
- i disturbi somatici persistenti;
- la cura medica errata che aggrava notevolmente gli esiti dell'infortunio;
- il decorso sfavorevole della cura e le complicazioni rilevanti intervenute;
- il grado e la durata dell'incapacità lavorativa dovuta alle lesioni fisiche.
2.4.3.4. Non in ogni caso è necessario che tutti i criteri appena menzionati siano presenti.
La presenza di un unico criterio può bastare per ammettere l'adeguatezza del nesso di causalità quando l'infortunio va classificato fra quelli al limite della categoria degli eventi gravi. Inoltre un solo criterio può, in tutta la categoria degli infortuni di grado medio, essere sufficiente se riveste un'importanza particolare o decisiva.
Nel caso in cui nessuno dei criteri di rilievo riveste un'importanza particolare o decisiva, occorrerà invece riferirsi a più criteri. Ciò vale tanto più quanto meno grave sia l'infortunio in questione (cfr. DTF 115 V 140s., consid. 6c/aa e bb e 409s., consid. 5c/aa e bb, 117 V 384, consid. 4c; RAMI 2002 U 449, p. 53ss.
consid. 4a).
2.4.4. In primo luogo questa Corte valuterà l’eziologia dei disturbi organici accusati dall’assicurato.
2.4.4.1. Preliminarmente va rilevato che in concreto le parti sono concordi in merito alla natura traumatica dei postumi della frattura del corpo vertebrale L1.
E’ invece oggetto di contestazione l’eziologia delle note di spondilosi e spondiloartrosi a livello D9/L1 e della problematica a livello lombosacrale L4/5 e L5/S1, in quanto il ricorrente ritiene che esse, contrariamente a quanto deciso dall’CO 1, siano di origine infortunistica.
Dalla decisione su opposizione impugnata emerge che l’CO 1 si è determinato in merito alla natura, dallo stesso considerata morbosa, di questi disturbi somatici facendo capo essenzialmente alle conclusioni a cui sono giunti i Dr. med. _ e _ (cfr. doc. B).
In effetti nel rapporto relativo alla visita medica _ del 30 dicembre 2002 il Dr. med. _, spec. FMH in chirurgia, riguardo segnatamente
alle affezioni a livello lombosacrale L4/5 e L5/S1,
ha indicato:
"
(...)
Siamo quindi confrontati con un assicurato 34enne, già affetto da lombo-sciatalgia recidivante (maggiormente a destra), ultimo episodio risalente al 2001 con inabilità lavorativa di ben una decina di giorni.
Inoltre il signor RI 1 è portatore di una sensibile adiposità (sovrappeso al momento dell'infortunio di oltre 15 kg, attualmente di circa 13 kg).
Il signor RI 1, oltre 9 mesi fa ha riportato una frattura compressiva isolatamente della limitante superiore del corpo vertebrale L1 con deformazione di 13°, lesione stabile, senza interessamento della parete posteriore né degli spazi intervertebrali (RMN del 27.3.2002).
Non ha avuto luogo quindi nessuna lesione dei dischi adiacenti, ciò che spiega anche la configurazione rimasta parallela delle limitanti viciniori di
D12
e L2. Per contro già all'entrata in ospedale, radiologicamente erano già visibili delle note di spondilosi e spondilartrosi, segnatamente dei segmenti D9-L1, segni di discopatia L4-S1 e dei netti traction-spurs, soprattutto a livello L1/L2. A titolo terapeutico, l'assicurato è stato immobilizzato complessivamente per
4 mesi, il successivo programma riabilitativo si era limitato essenzialmente ad un allenamento isometrico.
Da parte della CO 1
in ottobre 2002 fu organizzato un programma terapeutico/rinforzo muscolare in regime di day-hospital (alle Terme di _), con il risultato di un miglioramento della mobilità e del trofismo muscolare, come riscontrabile in occasione della visita odierna.
Radiologicamente è subentrata una consolidazione completa della frattura stabile, con residuale deformazione di 13°, isolatamente della limitante superiore, residuo rimasto invariato.
In occasione dell'esame clinico e strumentale odierno abbiamo potuto oggettivare un raggio di mobilità del rachide, particolarmente della colonna lombare, nei limiti di norma e simmetrica, senza gibbosità, miogelosi contrattura o segni di un'irritazione radicolare.
Dal lato oggettivo è quindi subentrato un miglioramento dei parametri (mobilità, tono e trofismo muscolare dell'erettore del tronco).
Con questi reperti contrastano i disturbi soggettivi, soprattutto una massima dolenzia accusata a livello D4/D5, risp. esacerbazione di tali disturbi durante i vari test effettuati a livello delle spalle.
Lo stesso vale per delle sensazioni saltuarie di freddo al tallone sinistro (da un mese) o delle scintille risentite saltuariamente al cinto pelvico posteriore.
Il signor RI 1 allo stato attuale non necessita più di ulteriori cure specifiche né dei controlli medici.
E' invece indicata la pratica di un'attività sportiva regolare (specie nuoto, soprattutto a dorso), anche per normalizzare il peso corporeo (necessaria l'eliminazione di almeno 13 kg).
L'assicurato, che in nessun modo vuol perdere il suo posto di lavoro (presso, la ditta _ di _), dal lato infortunistico, risp. per quanto riguarda stabilità/statica ripristinata della frattura stabile di L1, e se desiderato da lui stesso, può riprendere il lavoro di aiuto copritetto e carpentiere, anche in misura
normal
e.
Tuttavia è esigibile l'alzare e trasportare dei pesi fino a 25 kg, la salita e discesa dalle scale, anche a pioli, gli spostamenti su del terreno sconnesso, impalcature e tetti (sempre a condizioni che siano realizzate le misure di sicurezza a norma delle leggi vigenti).
L'assicurato può lavorare in posizione inginocchiata o accovacciata, tutto il giorno in piedi o seduto, anche con il tronco chinato in avanti, se non in modo continuo (per delle ore di fila).
Non ci sono delle limitazioni, per quanto riguarda l'agibilità delle mani e precisione delle dita. Può stare normalmente in equilibrio, guidare in misura normale un'autovettura." (Doc. CO 1 51)
Il Dr. med. _, spec. FMH in chirurgia ortopedica, della _ dell’CO 1, dopo aver visitato l’assicurato il 15 luglio 2005, ha diagnosticato:
"
- Kompressionsfraktur von LWK1 mit residueller Deformität von zirka
14° mit lichter degenerierten angrenzenden Bandscheiben (AO-Klassifikation: A.1.2)
- Degeneration der Bandscheiben L4/L5 und L5/S1 mit kleiner Protrusion L4/L5."
(Doc. CO 1 139)
Circa la natura dei disturbi
a livello lombosacrale L4/5 e L5/S1
lo specialista ha osservato:
"
(...)
Er klagte im Übrigen dabei nicht nur über Beschwerden im ehemaligen Frakturgebiet, sondern auch lumbosakral vor allem auf der linken Seite.
Klinische und kernspintomographische Untersuchungen haben ergeben, dass eine mögliche Schmerzursache dafür die degenerierte Bandscheibe L4/L5 sein könnte. Das heutige MRI hat zwar eine Protrusion L4/L5 mit mässiger Bandscheibendegeneration gezeigt; eine Beeinträchtigung des Spinatraumes oder von Nervenwurzeln ist dadurch aber nicht anzunehmen, respektive praktisch ausgeschlossen. Ein Zusammenhang zwischen der Fraktur und den degenerierten untersten bei den Bandscheiben ist unwahrscheinlich. Die Fraktur hat zwar im thorakolumbalen Übergangsbereich eine Kyphose produziert (11° beträgt der Kyphosewinkel im MRI an den Deckplatten der angrenzenden Wirbelkörper, also nicht viel), welche aufgefangen werden muss; diese Aufgabe müssen aber in erster Linie die angrenzenden Bandscheibensegmente, zum Beispiel L2/L3 und L3./L4 wahrnehmen. Diese Bandscheiben sind offensichtlich von erheblichen degenerativen Veränderungen ausgespart worden."
(Doc. CO 1 139)
2.4.4.2.
Chiamata a pronunciarsi, questa Corte ritiene che le valutazioni espresse dai Dr. med. _ e _, nella misura in cui hanno permesso di escludere una relazione di causalità tra le note di spondilosi e spondiloartrosi a livello D9/L1e i disturbi lombosacrali a livello L4/5 e L5/S1, da una parte, e l’infortunio del 27 marzo 2002, dall’altra, possano validamente costituire da supporto probatorio al presente giudizio, senza che si riveli necessario procedere ad ulteriori atti istruttori (perizia medica giudiziaria).
Al riguardo, va ricordato che, per costante giurisprudenza, quando l'istruttoria da effettuare d'ufficio conduce l'amministrazione o il giudice, in base ad un apprezzamento coscienzioso delle prove, alla convinzione che la probabilità di determinati fatti deve essere considerata predominante e che altri provvedimenti probatori più non potrebbero modificare il risultato (valutazione anticipata delle prove), si rinuncerà ad assumere altre prove (cfr. STFA dell'11 dicembre 2003 nella causa R., U 239/02; STFA del 31 gennaio 2003 nella causa V., H 5/02; STFA del 5 marzo 2003 nella causa G., H 411/01; SVR 2003 IV Nr. 1 p. 1; STFA dell'11 gennaio 2002 nella causa C., H 102/01; STFA dell'11 gennaio 2002 nella causa C., H 103/01; STFA dell'11 gennaio 2002 nella causa D.SA, H 299/99; STFA del 26 novembre 2001 nella causa R., U 257/01; STFA del 15 novembre 2001 nella causa P., U 82/01; STFA del 28 giugno 2001 nella causa G., I 11/01; RCC 1986 p. 202 consid. 2d; STFA del 27 ottobre 1992 nella causa B.P.; STFA del 13 febbraio 1992 in re O.; STFA del 13 maggio 1991 nella causa A.; STCA del 25 novembre 1991 nella causa M.; F. Gygi, Bundesverwaltungsrechtspflege, 2a ed., p. 274; U. Kieser, Das Verwaltungsverfahren in der Sozialversicherung, Zurigo 1999, p. 212; Kölz/Häner, Verwaltungsverfahren und Verwaltungsrechtspflege des Bundes, 2a ed., p. 39 e p. 117), senza che ciò costituisca una lesione del diritto di essere sentito sancito dall'art. 29 cpv. 2 Cost. (DTF 124 V 94 consid. 4b, 122 V 162 consid. 1d e sentenza ivi citata).
Occorre inoltre considerare che, per
costante giurisprudenza, in un procedimento assicurativo sociale l'amministrazione è parte solo dopo l'instaurazione della controversia giudiziale mentre invece nella fase che precede la decisione essa è un organo amministrativo incaricato di attuare il diritto oggettivo (
cfr. RAMI 1997 U 281, p. 282; DTF 104 V 209; STFA dell'8 luglio 2003 nella causa B., U 259/02, consid.
2.1.1; U. Meyer-Blaser, Die Rechtspflege in der Sozialversicherung, in BJM 1989, p. 30ss.).
Nella DTF 125 V 351 seg. (= SVR 2000 UV Nr. 10, p. 33ss. e RAMI 1999 U 356, p. 572)
, la nostra Corte federale ha confermato che ai rapporti allestiti da medici alle dipendenze di un'assicurazione deve essere riconosciuto pieno valore probante, a condizione che essi si rivelino essere concludenti,
compiutamente motivati, di per sé scevri di contraddizioni e, infine, non devono sussistere degli indizi che facciano dubitare della loro attendibilità. Il solo fatto che il medico consultato si trovi in un rapporto di dipendenza con l'assicuratore, non permette già di metterne in dubbio l'oggettività e l'imparzialità. Devono piuttosto esistere delle particolari circostanze che permettano di ritenere come oggettivamente fondati i sospetti circa la parzialità dell'apprezzamento.
Per quel che concerne il valore probante di un rapporto medico,
determinante è che esso sia completo sui temi sollevati, che sia fondato su esami approfonditi, che tenga conto delle censure sollevate dalla persona esaminata, che sia stato redatto in piena conoscenza dell'anamnesi, che sia chiaro nella presentazione del contesto medico e che le conclusioni dell'esperto siano motivate (cfr.
SVR 2002 IV Nr. 21 p. 63;
DTF 125 V 352; RAMI 1991 U 133, p. 311 consid. 1, 1996 U 252, p. 191ss.; DTF 122 V 160ss, consid. 1c e riferimenti).
L'elemento determinante per decidere circa il valore probante, non è né l'origine del mezzo di prova né la sua designazione quale rapporto oppure quale perizia, ma semplicemente il suo contenuto (cfr. DTF 125 V 352 consid. 3a e riferimenti).
La valutazione enunciata dai Dr. med. _ e _, secondo cui i disturbi a livello L4/5 e L5/S1 e le note di spondilosi e spondiloartrosi a livello D9/L1 non sono di natura traumatica, bensì sono dovuti a problemi degenerativi preesistenti, è motivata e convincente.
Il Dr. med. _, infatti, ha indicato, da un lato, che la frattura del corpo vertebrale L1 era considerata stabile e con deformazione di grado tollerabile.
Dall’altro, che un nesso tra la frattura del corpo vertebrale L1 e gli ultimi tre dischi intervertebrali è improbabile, poiché la frattura ha provocato una cifosi in zona toracolombare che doveva essere compressa. Tale compito doveva essere svolto in prima linea dai segmenti dei dischi intervertebrali adiacenti, ad esempio L2/L3 e L3/L4, i quali però sono stati risparmiati da alterazioni degenerative rilevanti (cfr. doc. 139).
Da ciò deriva che, a più forte ragione, i disturbi degenerativi a livello L4/5 e L5/S1 non sono stati causati dalla frattura a livello L1.
Inoltre dal riassunto degli accertamenti radiologici menzionato dal Dr. med. _, risulta che la RM effettuata nel periodo in cui l’assicurato è stato ricoverato in ospedale nel marzo 2002 ha posto in evidenza a livello L5/S1 una minima protrusione paramediana a destra e a livello L4/5 una dubbia lesione dell’anulo fibroso (cfr. doc. 139 pag. 3).
Il Dr.med. _, dal canto suo, nel rapporto della visita medica _ del 7 ottobre 2002, ha rilevato che le radiografie eseguite il giorno dell’evento traumatico evidenziano una spondilosi/spondiloartrosi, soprattutto in corrispondenza del segmento D9/L1 (cfr. doc. 34).
Dagli atti all’incarto emerge del resto che il ricorrente aveva già sofferto nel 1999 di una sindrome lombare e nel 2001 di una sindrome lombare con blocco (cfr. doc. 31).
In occasione della visita medica _ del 3 ottobre 2002 l’assicurato ha, poi, segnalato delle sciatiche, rispettivamente acuti bloccaggi alla schiena anni addietro e che i dolori erano sempre situati sul fianco destro, irradianti all’arto inferiore destro (cfr. doc. 34).
Va, altresì, evidenziato come l’apprezzamento dei medici _ trovi riscontro nelle certificazioni di tutti i sanitari che hanno potuto esaminare lo stato di salute dell’assicurato, e meglio i medici da questi consultati privatamente, ossia i Dr. med. _ e _, e il Dr. med. _ che ha allestito una perizia per l’assicurazione invalidità.
Il 6 febbraio 2003 il Dr. med. _, spec. FMH in neurochirurgia, ha infatti riscontrato una
“sindrome lombovertebrale nell’ambito di una discopatia degenerativa L4/5 e L5/S1 e sindrome algica al passaggio toracolombare in presenza di una frattura da compressione in stato dopo infortunio il 27.03.02”
(Doc. 70).
Il Dr. med. _, spec. FMH in chirurgia ortopedica e traumatologia, nel rapporto relativo alla consultazione del 29 marzo 2005 ha diagnosticato una
“mancanza di riabilitazione su disturbi di statica post-traumatica e degenerativa della colonna lombare”
(cfr. doc. 128).
Lo specialista ha così ben distinto la problematica post-traumatica da quella degenerativa, rappresentata da lievi bulging dei dischi nel passaggio lombo-sacrale, L4-L5 e L5-S1 (cfr. doc. 128).
Infine dalla decisione dell’8 aprile 2005 con cui l’assicurazione invalidità ha negato all’assicurato il diritto sia a provvedimenti professionali che a una rendita si evince che il Dr. med. _,
FMH in fisiatria e riabilitazione e spec. in malattie reumatiche, nell’ambito della perizia del 23 ottobre 2003 allestita per l’UAI ha rilevato, oltre ai postumi infortunistici riconosciuti dall’CO 1, delle affezioni extra-infortunistiche (cfr. doc. 129).
In conclusione, questa Corte ritiene dunque provato, perlomeno secondo il criterio della verosimiglianza preponderante, caratteristico del settore della sicurezza sociale (cfr. DTF 125 V 195 consid. 2 e riferimenti;
cfr., pure, Ghélew, Ramelet, Ritter,
op. cit., p.
320 e A. Rumo-Jungo, Rechtsprechung des Bundesgerichts zum Sozialversicherungsrecht, Bundesgesetz über die Unfallversicherung, Zurigo 2003, p. 343), che tra le note di
spondilosi e spondiloartrosi a livello D9/L1
e i disturbi alla colonna lombosacrale a livello L4/5 e L5/S1, da una parte, e l’evento traumatico del 27 marzo 2002, dall’altra, non vi è
una relazione di causalità.
2.4.5. In secondo luogo il TCA acclarerà l’eziologia dei disturbi psichici lamentati dall’assicurato.
2.4.5.1.
Con la decisione formale del 18 marzo 2005, confermata dalla decisione su opposizione del 31 agosto 2005 (cfr. doc. 122; B), l’CO 1 ha negato la propria responsabilità per quanto concerne i disturbi psichici accusati dal ricorrente, poiché farebbe difetto un nesso di causalità adeguata con il sinistro del marzo 2002.
L’assicurato, per contro, nel ricorso ha asserito che relativamente alle patologie psichiche la verosimiglianza di causalità è data (cfr. doc. I).
Per quanto attiene all’esistenza di difficoltà a livello psichico, dagli atti risulta che il 27 giugno 2003 la Dr. med. _, spec. FMH in psichiatria e psicoterapia, ha ritenuto il ricorrente inabile al lavoro al 100% dal 1° luglio al 31 luglio 2003 (cfr. doc. 95).
Pendente causa l’assicurato ha poi trasmesso al TCA, da un lato, un ulteriore certificato della Dr. med. _ del 23 dicembre 2005 da cui risulta:
"
(...) il sopraccitato Signor RI 1, mio paziente dal giugno 2003, specificando le sue condizioni di salute, le motivazioni di tale stato di salute e le cure attualmente in atto.
Lo stato di salute è caratterizzato da umore di base flesso, forte tensione endopsichica, preoccupazione per il futuro, disturbi del sonno, aumentata irascibilità, aumentata sudorazione, tinnitus e dolori continui di schiena, testa ed addome.
Tutti questi disturbi - che durano ormai da circa 3 anni - sono sorti in seguito ai dolori persistenti insorti dopo l'infortunio avuto nel marzo 2002." (Doc. IX1)
Dall'altro, un attestato del 21 dicembre 2005 del _ secondo cui il ricorrente frequenta regolarmente tale struttura per una presa a carico comprendente colloqui di sostegno, terapia di rilassamento e fisioterapia (cfr. doc. IX2).
Alla luce di tali dichiarazioni occorre concludere che l’assicurato soffre effettivamente di turbe psichiche.
La Dr. med. _ ha indicato che tali disturbi sarebbero insorti a seguito dei dolori persistenti accusati dopo il sinistro del marzo 2002 (cfr. doc. IX1).
I
l TCA ritiene di potersi esimere dall’approfondire la questione di sapere se
le affezioni psichiche di cui soffre l’assicuratoRI 1costituiscano una conseguenza naturale dell’evento infortunistico del 2002 oppure no, in quanto, anche se ciò dovesse essere il caso, la responsabilità dell’CO 1 non potrebbe comunque essere considerata impegnata, facendo difetto l’adeguatezza del nesso di causalità, aspetto che deve essere valutato alla luce dei criteri sviluppati nella DTF 115 V133 segg. (cfr. consid. 2.3.3.; STFA del 9 aprile 2003 nella causa C., U 164/02, consid. 4.1).
A quest’ultimo riguardo va evidenziato che le parti del corpo che sono state lese in occasione dell’infortunio del 27 marzo 2002, allorché l’assicurato, avendo perso l’equilibrio mentre era intento alla posa dei travetti su un tetto, è saltato da un’altezza di m. 2.90 andando a inciampare sulla catasta di travetti sottostanti, corrispondono, per sua stessa dichiarazione, alla schiena e alla caviglia sinistra (cfr. doc. 1). In effetti, come già ampiamente esposto, gli esami eseguiti presso l’Ospedale _, dove egli è stato ricoverato il medesimo giorno del sinistro, hanno messo in luce la frattura del corpo vertebrale L1 (cfr. doc. 4, 5).
Dalla documentazione medica agli atti non risulta, invece, che il ricorrente abbia riportato un trauma cranico, contrariamente a quanto menzionato dal medesimo nell’atto ricorsuale (cfr. doc. l, p.to 7.).
Dal rapporto del Dipartimento di chirurgia dell’Ospedale _ di _ del 16 aprile 2002, relativo al ricovero dell’assicurato presso il Pronto Soccorso del medesimo nosocomio del 27 marzo 2002 e alla conseguente degenza durata fino al 4 aprile 2002, si evince d’altronde che lo stesso non ha perso conoscenza, non lamentava nausea, né vomito, né un’amnesia (cfr. doc. 5).
Quanto indicato dall’assicurato al Dr. med. _, nel mese di luglio 2005, ovvero di aver perso conoscenza per qualche minuto al momento del sinistro (cfr. doc. 139, I) non è credibile siccome sono trascorsi più di tre anni dall’infortunio.
Infatti secondo il comune dato d’esperienza il ricordo di un fatto tende ad affievolirsi con il trascorrere del tempo (cfr. STFA del 12 ottobre 2005 nella causa INSAI c/ C., U 37/05, consid. 4.2.).