Decision ID: 0395b4f1-de8f-44f8-8a45-9d568b738033
Year: 2022
Language: it
Court: CH_BSTG
Chamber: CH_BSTG_001
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: penal_law

Fatti:
A. Il 6 marzo 2014, la Procura della Repubblica presso il Tribunale ordinario di
Brescia ha presentato alla Svizzera una domanda di assistenza giudiziaria
nell’ambito di un procedimento penale avviato nei confronti di B., C., D., E., F.,
G. ed altri per bancarotta fraudolenta patrimoniale e documentale, evasione fi-
scale sistematica, associazione per delinquere di stampo mafioso e riciclaggio.
In sostanza, secondo l'autorità rogante, D. e G., presunti esponenti della crimi-
nalità organizzata di stampo 'ndranghetistico, avrebbero rilevato e gestito sva-
riate società operanti nel settore edile, tra cui H. S.r.l., I. S.r.l. e J. S.r.l., omet-
tendo, almeno in parte, di dichiararne i redditi al fisco, occultandone inoltre le
scritture contabili al fine di impedire la verifica dei loro reali profitti, evadendo
così il fisco. Essi avrebbero in seguito formalmente ceduto l'amministrazione di
tali società ad ignari ed improbabili imprenditori, rimanendone tuttavia, di fatto,
gli effettivi ed incontrastati domini per quanto riguarda la loro conduzione, de-
predandone poi il patrimonio sociale mediante prelevamenti di ingenti somme
di denaro in contante o tramite assegni circolari dai conti correnti bancari, così
da svuotarne le casse, lasciando le strutture societarie completamente vuote,
senza alcuna risorsa economica per far fronte alle ingenti pretese dell'Erario e
di altri creditori. F. e E., risp. moglie e cognato di G., avvalendosi di due cittadini
svizzeri, ossia B. e C., avrebbero riciclato i proventi delle distrazioni in que-
stione. La rogatoria ha portato al sequestro da parte del Ministero pubblico della
Confederazione (in seguito: MPC), autorità incaricata dell’esecuzione della ro-
gatoria, di diversi conti bancari riconducibili alle persone coinvolte, tra i quali il
conto n. 1 presso banca K. intestato a F., il conto n. 2 presso la banca L. inte-
stato ad A. nonché il conto n. 3 presso la banca L. intestato a M., misure sulle
quali questo Tribunale ha già statuito (v. sentenze del Tribunale penale federale
RR.2017.340 e RR.2017.341-342 del 29 marzo 2018).
Con complementi rogatoriali del 15 giugno e 25 settembre 2020 nonché 15 feb-
braio 2021 (v. rubrica 3 incarto MPC), la Corte d’appello di Brescia ha postulato
la confisca degli averi depositati sui summenzionati conti a concorrenza di
EUR 1'333'710.–: più precisamente EUR 963'560.– sul conto n. 1 presso la
banca K., EUR 136'890.– sul conto n. 3 presso la banca L. e EUR 233'260.–
sul conto n. 2 presso la banca L.
B. Con tre separate decisioni del 1° luglio 2021, il MPC ha ordinato la consegna
alla Corte d’appello di Brescia degli importi di cui sopra (v. act. 1.1).
C. Il 2 agosto 2021, A. ha interposto ricorso avverso la decisione di consegna di
EUR 233'260.– concernente il conto n. 2 presso la banca L. dinanzi alla Corte
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dei reclami penali del Tribunale penale federale, postulandone in sostanza l’an-
nullamento (v. act. 1, pag. 9).
D. Con scritto del 23 agosto 2021, il MPC ha rinunciato a inoltrare una risposta,
chiedendo a questa Corte di respingere integralmente il ricorso (v. act. 6). Con
osservazioni del medesimo giorno, l’UFG ha postulato la reiezione del gravame
(v. act. 8).
E. Con replica del 6 settembre 2021, trasmessa al MPC e all’UFG per conoscenza
(v. act. 11), la ricorrente ha ribadito la propria posizione (v. act.10).
Le argomentazioni delle parti verranno riprese, nella misura del necessario, nei
successivi considerandi in diritto.

Diritto:
1.
1.1 La Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale giudica i ricorsi contro
le decisioni di prima istanza delle autorità cantonali o federali in materia di
assistenza giudiziaria internazionale, salvo che la legge disponga altrimenti
(art. 25 cpv. 1 legge federale sull’assistenza internazionale in materia penale
[AIMP; RS 351.1] del 20 marzo 1981, unitamente ad art. 37 cpv. 2 lett. a legge
federale sull’organizzazione delle autorità penali della Confederazione [LOAP;
RS 173.71] del 19 marzo 2010).
1.2 I rapporti di assistenza giudiziaria in materia penale fra la Repubblica Italiana e
la Confederazione Svizzera sono anzitutto retti dalla Convenzione europea di
assistenza giudiziaria in materia penale del 20 aprile 1959, entrata in vigore il
12 giugno 1962 per l'Italia ed il 20 marzo 1967 per la Svizzera (CEAG;
RS 0.351.1), dal Secondo Protocollo addizionale alla CEAG dell’8 novembre
2001, entrato in vigore il 1° dicembre 2019 per l’Italia e il 1° febbraio 2005 per
la Svizzera (RS 0.351.12), dall'Accordo italo-svizzero del 10 settembre 1998
che completa e agevola l'applicazione della CEAG (RS 0.351.945.41), entrato
in vigore mediante scambio di note il 1° giugno 2003 (in seguito: l'Accordo italo-
svizzero), nonché, a partire dal 12 dicembre 2008 (Gazzetta ufficiale dell'Unione
europea, L 327/15-17, del 5 dicembre 2008), dagli art. 48 e segg. della Conven-
zione di applicazione dell'Accordo di Schengen del 14 giugno 1985 (CAS; non
pubblicato nella RS ma consultabile sulla piattaforma di pubblicazione Internet
della Confederazione alla voce “Raccolta dei testi giuridici riguardanti gli accordi
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bilaterali”, 8.1 Allegato A). Di rilievo nella fattispecie è anche la Convenzione sul
riciclaggio, la ricerca, il sequestro e la confisca dei proventi di reato, conclusa a
Strasburgo l'8 novembre 1990, entrata in vigore il 1° settembre 1993 per la
Svizzera ed il 1° maggio 1994 per l'Italia (CRic; RS. 0.311.53), nonché l’art. 46
della Convenzione delle Nazioni Unite contro la corruzione (in seguito:
UNCAC), conclusa il 31 ottobre 2003, entrata in vigore per l’Italia il 4 novembre
2009 e per la Svizzera il 24 ottobre 2009 (RS 0.311.56), richiamati gli art. 14 e
23 relativi al riciclaggio in generale. Alle questioni che il prevalente diritto inter-
nazionale contenuto in detti trattati non regola espressamente o implicitamente,
come pure quando il diritto nazionale sia più favorevole all'assistenza rispetto a
quello pattizio (cosiddetto principio di favore), si applicano la legge sull'assi-
stenza in materia penale, unitamente alla relativa ordinanza (OAIMP;
RS 351.11; v. art. 1 cpv. 1 AIMP, art. I n. 2 Accordo italo-svizzero; DTF 142 IV
250 consid. 3; 140 IV 123 consid. 2; 137 IV 33 consid. 2.2.2; 136 IV 82 con-
sid. 3.1). Il principio di favore vale anche nell'applicazione delle pertinenti norme
di diritto internazionale (v. art. 48 n. 2 CAS, 39 n. 3 CRic e art. I n. 2 Accordo
italo-svizzero). È fatto salvo il rispetto dei diritti fondamentali (DTF 135 IV 212
consid. 2.3; 123 II 595 consid. 7c).
1.3 La procedura di ricorso è retta dalla legge federale sulla procedura amministra-
tiva del 20 dicembre 1968 (PA; RS 172.021) e dalle disposizioni dei pertinenti
atti normativi in materia di assistenza giudiziaria (art. 39 cpv. 2 lett. b LOAP e
12 cpv. 1 AIMP; v. DANGUBIC/KESHELAVA, Commentario basilese, 2015, n. 1 e
segg. ad art. 12 AIMP), di cui al precedente considerando.
1.4 Interposto tempestivamente contro la decisione di consegna di valori patrimo-
niali del 1° luglio 2021, il ricorso è ricevibile sotto il profilo degli art. 25 cpv. 1,
80e cpv. 1 e 80k AIMP. Titolare della relazione oggetto della decisione impu-
gnata, la ricorrente è legittimata a ricorrere (v. art. 80h lett. b AIMP e art. 9a
lett. a OAIMP nonché DTF 137 IV 134 consid. 5.2.1; 130 II 162 consid. 1.1; 128
II 211 consid. 2.3; TPF 2007 79 consid. 1.6 pag. 82).
2. L’art. 74a cpv. 1 AIMP prevede che gli oggetti o i beni sequestrati a scopo con-
servativo possono essere consegnati su richiesta all’autorità estere competente
a scopo di confisca o di restituzione agli aventi diritto dopo la chiusura della
procedura d’assistenza giudiziaria. Secondo il cpv. 2 di tale disposizione, gli
oggetti o i beni giusta il capoverso 1 comprendono: oggetti con i quali è stato
commesso un reato (lett. a); il prodotto o il ricavo di un reato, il valore di rim-
piazzo e l’indebito profitto (lett. b); i doni o altre liberalità che sono serviti o erano
destinati a determinare o a ricompensare l’autore di un reato e il valore di rim-
piazzo (lett. c). La consegna può avvenire in ogni stadio del procedimento
estero, di regola su decisione passata in giudicato ed esecutiva dello Stato ri-
chiedente (art. 74a cpv. 3 AIMP). Giusta l'art. 74a cpv. 4 AIMP, gli oggetti o i
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beni possono essere trattenuti in Svizzera se: il danneggiato cui devono essere
restituiti dimora abitualmente in Svizzera (lett. a); un'autorità fa valere diritti su
di essi (lett. b); una persona estranea al reato, le cui pretese non sono garantite
dallo Stato richiedente, rende verosimile di aver acquisito in buona fede diritti
su tali oggetti o beni in Svizzera o, in quanto dimorante abitualmente in Sviz-
zera, all'estero (lett. c); gli oggetti o i beni sono necessari per un procedimento
penale pendente in Svizzera o sono suscettibili di essere confiscati in Svizzera
(lett. d). L’art. 74a cpv. 5 AIMP prevede che se un avente diritto fa valere pretese
su oggetti o beni giusta il capoverso 4, la loro consegna allo Stato richiedente
viene rimandata fino a quando la situazione giuridica sia chiarita. Gli oggetti o i
beni litigiosi possono essere consegnati all’avente diritto solo se: lo Stato richie-
dente vi acconsente (lett. a); nel caso del capoverso 4 lettera b, l’autorità dà il
suo consenso (lett. b), o la fondatezza della pretesa è stata riconosciuta da
un’autorità giudiziaria svizzera (lett. c). Secondo il cpv. 7 di tale norma, non
vengono consegnati gli oggetti e i beni di cui al capoverso 1 che spettano alla
Svizzera in esecuzione di un accordo di ripartizione in applicazione della legge
federale del 19 marzo 2004 sulla ripartizione dei valori patrimoniali confiscati
(LRVC; RS 312.4). Nel caso specifico occorre in particolar modo rilevare
l’art. VIII dell’Accordo italo-svizzero di analogo contenuto dell’art. 74a AIMP il
quale riserva qualsiasi pretesa, che non sia stata soddisfatta o garantita, avan-
zata sui beni richiesti da una persona estranea al reato (art. VIII n. 2 Accordo
italo-svizzero).
3. La ricorrente censura la violazione del suo diritto di essere sentita e del principio
del contraddittorio, nella misura in cui la decisione di confisca dei valori litigiosi
è stata emanata nell’ambito di un procedimento penale a carico di G. e altri,
senza che le sia stata data la possibilità, quale intestataria del conto n. 2 presso
la banca L., di esprimersi in proposito. Ne deriverebbe una palese violazione
dell’art. 6 CEDU.
3.1 Secondo l'art. 2 AIMP, la domanda di cooperazione in materia penale è irrice-
vibile se vi è motivo di credere che il procedimento all'estero non corrisponda ai
principi procedurali della CEDU o del Patto ONU II (lett. a) o presenti altre gravi
deficienze (lett. d). Tale disposizione ha quale scopo di evitare che la Svizzera
presti assistenza a procedure che non garantirebbero alla persona perseguita
uno standard di protezione minimo corrispondente a quello concesso dal diritto
degli Stati democratici, definito in particolare dalla CEDU e dal Patto ONU II, o
che sarebbero in contrasto con norme riconosciute come appartenenti all'ordine
pubblico internazionale (DTF 123 II 161 consid. 6a; 122 II 140 consid. 5a). Ciò
è di particolare importanza nelle procedure di estradizione, ma vale di principio
ugualmente per le altre forme di assistenza (DTF 130 II 217 consid. 8.1; 129 II
268 consid. 6.1; TPF 2010 56 consid. 6.3.2). L'esame delle condizioni poste
dalla disposizione in questione implica un giudizio di valore sugli affari interni
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dello Stato richiedente, in particolare sul suo regime politico, sulle sue istituzioni,
sulla sua concezione dei diritti fondamentali e il loro rispetto effettivo, nonché
sull'indipendenza e l'imparzialità del potere giudiziario. Il giudice dell'assistenza
deve dar prova a tal proposito di una prudenza particolare (DTF 130 II 217 con-
sid. 8.1). Il rispetto delle garanzie procedurali vale per tutti gli aspetti legati ad
un processo equo, segnatamente la parità delle armi, il diritto di essere sentito
nonché la presunzione d'innocenza. Su tali punti, tuttavia, solo delle circostanze
chiare e appurate costituiscono motivo di rifiuto della cooperazione (v. sentenza
del Tribunale federale 1A.54/1994 del 27 aprile 1994 consid. 2a; ZIMMERMANN,
La coopération judiciaire internationale en matière pénale, 5a ediz. 2019, n. 683
e rinvii).
3.2 In concreto, nel complemento rogatoriale del 15 giugno 2020 (pag. 3), la Corte
d’appello di Brescia (Sezione II penale) ha affermato che “il Giudice dell'Udienza
Preliminare del Tribunale di Brescia, con sentenza in data 14.9.2015, decise
con rito abbreviato sulle imputazioni elevate a carico di G. Questi venne giudi-
cato colpevole dei seguenti reati: capo 5) art. 5 d.lgv. n. 74 del 2000 per avere,
nella sua qualità di gestore di fatto di I. S.r.l. al fine di evadere le imposte sui
redditi (per € 1.67.274) e sul valore aggiunto (€ 731.155) omesso di presentare
la relativa dichiarazione per l'anno 2008; capo 7) art. 216, I comma, nn. 1 e 2 -
219, I e II comma n. 1 -223, I e II comma n. 2 legge fallimentare per avere in
relazione al fallimento di I. S.r.l. distratto beni e attività per complessivi
€ 2.009.158 nonché per avere distrutto od occultato le scritture contabili di detta
società; capo 9) art. 5 d.lgv. n. 74 del 2000 per avere, nella sua qualità di gestore
di fatto di J. S.r.l. al fine di evadere le imposte sui redditi e sul valore aggiunto,
omesso di presentare la relativa dichiarazione per l'anno 2008 (imposte evase:
€ 3.220.520 sui redditi ed € 1.108.548 sul valore aggiunto) e per l’anno 2009
(imposte evase: € 1.634.745 sui redditi ed € 600.254 sul valore aggiunto); capo
10) art. 10 quater d.lgv. n. 74 del 2000 per avere, nella sua qualità di gestore di
fatto di J. S.r.l., mediante la presentazione di moduli F24 recanti crediti tributari
del tutto inesistenti, illecitamente compensato debiti fiscali e previdenziali così
non versato somme dovute per l'anno 2009 per complessivi € 324.636,72; capo
25) art. 416 cod. pen. e dunque per avere promosso diretto e organizzato un'as-
sociazione per delinquere finalizzata alla consumazione di illeciti fiscali e falli-
mentari nonché al riciclaggio dei proventi. G. fu quindi condannato alla pena di
anni 5 mesi 6 di reclusione. Il Giudice dell'Udienza Preliminare, con la citata
sentenza, dispose, altresì, nei confronti di G. "la confisca di beni, disponibilità
finanziarie o cespiti immobiliari di cui abbia la disponibilità fino alla concorrenza
di € 1.333.710". Questo importo fu determinato in relazione al profitto personate
ricavato da G. dalle condotte illecite di cui ai capi 5, 9 e 10 e dunque dai reati
fiscali. La Corte di appello di Brescia, con sentenza in data 16 gennaio 2017,
assolse G. dal delitto di associazione per delinquere (capo 25), rideterminò la
pena allo stesso inflitta in anni 5 mesi 5 giorni 23 di reclusione, confermò nel
resto la sentenza di primo grado e dunque anche la statuizione relativa alla
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confisca. La sentenza è passata in giudicato il 9 ottobre 2018 (la Suprema Corte
di cassazione ha accolto il ricorso di G. soltanto con riferimento alla misura della
pena – infatti rideterminata in anni quattro, mesi otto e giorni venti di reclusione
– dichiarandolo inammissibile per il resto). Tanto premesso, al fine di poter dare
esecuzione al provvedimento di confisca disposto con le citate sentenze e di-
venuto definitivo, la Corte di appello di Brescia, quale giudice dell'esecuzione
competente ai sensi dell'art. 665, II comma, cod. proc. pen. chiede assistenza
giudiziaria, ai sensi delle convenzioni e degli accordi citati in epigrafe, perché
l’Autorità della Confederazione svizzera dia corso alla confisca stessa delle
somme già sottoposte a sequestro fino alla concorrenza di € 1.333.710”. Dopo
aver presentato una breve sintesi dei fatti alla base della vicenda e indicato le
norme italiane applicate (v. pag. 3 e segg.), la Corte d’appello di Brescia con-
clude affermando che “in definitiva, il provvedimento di confisca di cui si chiede,
a mezzo della presente rogatoria, l'esecuzione è relativo a fondi che, anche se
intestati ad altri soggetti, costituiscono il provento dei reati commessi da G.
nell'ambito del fraudolento sistema delineato nelle sentenze di condanna e che
è stato fatto confluire, mediante la complicità della moglie F., sui conti attual-
mente in sequestro” (pag. 8).
Ora, nella misura in cui la confisca dei valori litigiosi è stata pronunciata nell’am-
bito di un procedimento a carico di G. e altri e che A., intestataria del conto sul
quale detti valori sono depositati, è stata giudicata separatamente dai predetti,
vi è da chiedersi se la stessa abbia potuto esprimersi in proposito, in ossequio
al suo diritto di essere sentita e nel rispetto quindi dell’art. 2 lett. a AIMP richia-
mati gli art. 6 e 7 CEDU (v. sentenza del 28 giugno 2018 nella causa G.I.E.M.
S.r.l. e altri contro Italia, n. 274; v. del resto anche, per quanto riguarda il diritto
svizzero, DTF 121 IV 365 consid. 7c, sentenza del Tribunale penale federale
RR.2016.181 del 23 dicembre 2016 consid. 2.2 nonché HIRSIG-VOUILLOZ, Com-
mentario romando, 2a ediz. 2021, n. 43 ad art. 70 CP). Contrariamente a quanto
affermato dall’UFG, un’eventuale violazione non può evidentemente essere sa-
nata dinanzi al giudice dell’assistenza, il quale non ha potere giurisdizionale sul
merito della procedura estera, ma deve semplicemente sindacare (dall’esterno)
se la procedura di confisca all’estero è o meno conforme agli standard della
CEDU e del Patto ONU II. Non essendo chiaro, sulla base degli atti dell’incarto,
se e in che maniera A. sia stata coinvolta nella procedura di confisca dei valori
litigiosi, occorre interpellare all’uopo l’autorità rogante, ciò tenuto anche conto
che i valori in questione sono attualmente oggetto di sequestro rogatoriale an-
che nell’ambito di un procedimento penale condotto dalla Procura di Bergamo
a carico di A. per titolo di riciclaggio di denaro che l’autorità sospetta essere
legato alla vicenda sopra descritta. Sarà utile in particolare chiarire la posizione
processuale della predetta e segnatamente se ella è stata messa a conoscenza
della procedura di confisca in questione e, in caso affermativo, quali passi ha
eventualmente intrapreso o potrà intraprendere per opporsi alla misura.
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3.3 Il MPC dovrà pertanto interpellare l’autorità rogante affinché fornisca i necessari
chiarimenti. Sulla base di quest’ultimi, l’autorità d’esecuzione statuirà nuova-
mente. Va da sé che il sequestro è nel frattempo mantenuto conformemente
all’art. 33a OAIMP. Alla luce di quanto precede, non occorre chinarsi sulle altre
censure presentate dalla ricorrente.
4. In conclusione, il ricorso va accolto e la causa rinviata al MPC affinché proceda
come sopra indicato.
5.
5.1 Visto l'esito della procedura, non si riscuote tassa di giustizia (art. 63 cpv. 2 PA
richiamato l'art. 39 cpv. 2 lett. b LOAP). La cassa del Tribunale penale federale
restituirà alla ricorrente l'anticipo delle spese già pervenuto pari a fr. 5'000.–.
5.2 Giusta l'art. 64 cpv. 1 PA l'autorità di ricorso, se ammette il ricorso tutto o in
parte, può, d'ufficio o a domanda, assegnare al ricorrente un'indennità per le
spese indispensabili e relativamente elevate che ha sopportato. Il regolamento
del Tribunale penale federale sulle spese, gli emolumenti, le ripetibili e le inden-
nità della procedura penale federale (RSPPF; RS 173.713.162) concretizza
queste disposizione agli art. 10 e segg. In base all'art. 12 cpv. 2 RSPPF, se
l'avvocato, come in casu, non presenta alcuna nota delle spese, l'onorario è
fissato secondo il libero appezzamento della Corte dei reclami penali. Nella
fattispecie, appare adeguato un onorario di fr. 2'000.–. L'indennità è messa a
carico del Ministero pubblico della Confederazione in quanto autorità inferiore
giusta l'art. 64 cpv. 2 PA.
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