Decision ID: 7ce2c730-db35-45de-95cd-9a27c4232edb
Year: 2022
Language: it
Court: CH_BVGE
Chamber: CH_BVGE_001
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: 

Fatti:
A.
A.a A._, cittadino iraniano, insieme al figlio B._, cittadino
iracheno (di seguito: i ricorrenti), hanno depositato una domanda d’asilo in
Svizzera il (...) marzo 2019. La moglie rispettivamente la madre,
C._, e la figlia rispettivamnte la sorella, D._, dei ricorrenti
hanno preceduto gli interessati di circa un mese.
A.b Il 29 marzo 2019 i ricorrenti hanno conferito procura alla rappresen-
tanza legale assegnatagli.
A.c Il 1° aprile 2019 A._ è stato sentito sui dati personali, mentre il
4 aprile 2019 è stato sentito in merito al colloquio personale conforme-
mente all’art. 5 del regolamento (UE) n. 604/2013 del Parlamento europeo
e del Consiglio del 26 giugno 2013 che stabilisce i criteri e i meccanismi di
determinazione dello Stato membro competente per l'esame di una do-
manda di protezione internazionale presentata in uno degli Stati membri
da un cittadino di un paese terzo o da un apolide (rifusione; Gazzetta uffi-
ciale dell'Unione europea [GU] L 180/31 del 29 giugno 2013; Regolamento
Dublino III). In seguito, il 16 aprile 2019 si è svolta la prima audizione se-
condo l’art. 26 cpv. 3 della legge sull'asilo del 26 giugno 1998 (LAsi,
RS 142.31), mentre il 6 maggio 2019 si è svolta una seconda audizione
secondo l’art. 29 LAsi.
A.d A sostegno della loro domanda d’asilo i richiedenti hanno presentato:
- Duplicato del certificato di nascita iraniano di A._;
- Tessera del Partito democratico del Kurdistan (PDK) di A._;
- Tessera del Partito democratico del Kurdistan di C._
- Certificato di matrimonio del PDK;
- Tessera di riconoscimento del figlio B._ rilasciata dal PDK;
- Tessera di riconoscimento della figlia C._ rilasciata dal PDK
- Certificato di nascita iraniano di E._, padre di C._
- Diverse fotografie di A._ con membri del PDK;
- Ricevute di pagamento annuali al PDK;
- Certificato rilasciato dal PDK, sezione svizzera.
A.e Con decisione incidentale del 13 maggio 2019, la Segreteria di Stato
della migrazione (di seguito: SEM) ha attribuito i ricorrenti al Canton
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F._ ed il 15 maggio 2019 ha assegnato il trattamento della loro do-
manda d’asilo alla procedura ampliata.
B.
B.a Con decisione del 25 febbraio 2020, notificata il 27 febbraio 2020, la
SEM non ha riconosciuto la qualità di rifugiati ai richiedenti ed ha respinto
le succitate domande d’asilo, pronunciando nel contempo l’allontanamento
degli interessati dalla Svizzera. L’autorità di prima istanza ha tuttavia rite-
nuto inesigibile l’esecuzione di detto provvedimento, da cui la contestuale
ammissione provvisoria.
B.b Con separata decisione del medesimo giorno la SEM non ha ricono-
sciuto la qualità di rifugiate alla moglie ed alla figlia rispettivamente alla
madre ed alla sorella dei ricorrenti ed ha respinto le loro domande d’asilo,
pronunciando nel contempo l’allontanamento dalla Svizzera. L’autorità di
prima istanza ha tuttavia ritenuto anche per loro inesigibile l’esecuzione del
provvedimento e le ha poste al beneficio dell’ammissione provvisoria.
C.
Il 30 marzo 2020 (cfr. timbro del plico raccomandato; data d’entrata 1°
aprile 2020), A._, a nome di tutta la famiglia, è insorto contro le sud-
dette decisioni con ricorso dinanzi al Tribunale amministrativo federale (di
seguito: il Tribunale) postulando l’annullamento delle decisioni impugnate,
il riconoscimento dello statuto di rifugiato e la concessione dell’ammissione
provvisoria per inammissibilità dell’esecuzione dell’allontanamento. Altresì,
egli ha presentato un’istanza di concessione dell’assistenza giudiziaria –
nel senso dell’esenzione dal pagamento delle spese di giudizio e del rela-
tivo anticipo – e del gratuito patrocinio, il tutto con protestate tasse e spese.
Al ricorso egli ha allegato l’attestato di indigenza rilasciato dal Canton
F._.
D.
Con scritto del 10 agosto 2021 i ricorrenti hanno richiesto al Tribunale di
trattare il loro incarto con priorità.
E.
E.a
Con decisione incidentale del 6 settembre 2021, la giudice dell’istruzione
ha autorizzato i ricorrenti a soggiornare in Svizzera fino a conclusione della
procedura e nel contempo ha respinto la domanda d’assistenza giudiziaria
e del gratuito patrocinio, in quanto le conclusioni del ricorso apparivano
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prive di possibilità di successo. Altresì, ha invitato i ricorrenti a versare un
anticipo di CHF 750.– a copertura delle presunte spese processuali. Gli
interessati hanno tempestivamente corrisposto la somma richiesta con va-
luta al 9 settembre 2021.
E.b In stessa data, con separata decisione incidentale, la giudice dell’istru-
zione ha autorizzato la moglie e la figlia rispettivamente la madre e la so-
rella dei ricorrenti (incarto D-1822/2020) a soggiornare in Svizzera fino a
conclusione della procedura e nel contempo ha respinto la domanda d’as-
sistenza giudiziaria e del gratuito patrocinio, in quanto le conclusioni del
ricorso apparivano prive di possibilità di successo. Altresì, le ha invitate a
versare un anticipo di CHF 750.– a copertura delle presunte spese proces-
suali. Con sentenza del 6 dicembre 2021, il Tribunale ha pronunciato
l’inammissibilità del loro ricorso a causa del mancato pagamento della to-
talità dell’anticipo richiesto.
F.
Con scritto del 29 aprile 2022 i ricorrenti hanno domandato al Tribunale
aggiornamenti sullo stato della procedura. Il Tribunale ha loro risposto in
data 19 maggio 2022.
Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti negli scritti saranno ripresi nei
considerandi qualora risultino decisivi per l'esito della vertenza.

Diritto:
1.
1.1 Le procedure in materia d'asilo sono rette dalla legge federale sulla
procedura amministrativa del 20 dicembre 1968 (PA, RS 172.021), dalla
legge sul Tribunale amministrativo federale del 17 giugno 2005 (LTAF,
RS 173.32) e dalla legge sul Tribunale federale del 17 giugno 2005 (LTF,
RS 173.110), in quanto la LAsi non preveda altrimenti (art. 6 LAsi).
1.2 Fatta eccezione per le decisioni previste all'art. 32 LTAF, il Tribunale, in
virtù dell'art. 31 LTAF, giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi
dell'art. 5 PA prese dalle autorità menzionate all'art. 33 LTAF. La SEM rien-
tra tra dette autorità (art. 105 LAsi). L'atto impugnato costituisce una deci-
sione ai sensi dell'art. 5 PA.
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Pagina 5
2.
2.1 I ricorrenti hanno partecipato al procedimento dinanzi all'autorità infe-
riore, sono particolarmente toccati dalla decisione impugnata e vantano un
interesse degno di protezione all'annullamento o alla modificazione della
stessa (art. 48 cpv. 1 PA). Pertanto sono legittimati ad aggravarsi contro di
essa.
2.2 I requisiti relativi ai termini di ricorso (art. 108 cpv. 2 LAsi), alla forma e
al contenuto dell'atto di ricorso (art. 52 PA) sono soddisfatti. Occorre per-
tanto entrare nel merito del ricorso.
3.
Con ricorso al Tribunale, possono essere invocati la violazione del diritto
federale e l'accertamento inesatto o incompleto di fatti giuridicamente rile-
vanti (art. 106 cpv. 1 LAsi). Il Tribunale non è vincolato né dai motivi addotti
(art. 62 cpv. 4 PA), né dalle considerazioni giuridiche della decisione impu-
gnata, né dalle argomentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2).
4.
4.1 I ricorsi manifestamente infondati, ai sensi dei motivi che seguono,
sono decisi in procedura semplificata (art. 111a LAsi) dalla giudice unica,
con l'approvazione di un secondo giudice (art. 111 lett. e LAsi) e la deci-
sione è motivata soltanto sommariamente (art. 111a cpv. 2 LAsi).
4.2 Giusta l'art. 111a cpv. 1 LAsi il Tribunale rinuncia allo scambio di scritti.
5.
Preliminarmente il Tribunale osserva che la presente causa e la causa
D-1822/2020 relativa alla moglie ed alla figlia rispettivamente alla madre
ed alla sorella dei ricorrenti sono state trattate separatamente in quanto le
domande d’asilo di quest’ultime sono precedenti al 1° marzo 2019 e dun-
que non sottostanno al medesimo diritto di procedura.
6.
6.1 Per quanto riguarda i motivi d'asilo, A._ ha dichiarato in so-
stanza e per quanto qui di rilievo, di essere cittadino iraniano, di etnia curda
e di essere nato e cresciuto nella città di G._, di essere rimasto
orfano di padre all’età di due anni e mezzo e di essere stato affidato al
nonno, in quanto la madre sarebbe stata allontanata e data in sposa ad un
altro uomo. All’età di cinque/sei anni il nonno sarebbe venuto a mancare
ed egli sarebbe stato affidato agli zii, i quali l’avrebbero maltrattato. All’età
di quindici/sedici anni l’interessato avrebbe colto l’occasione dell’assenza
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di quest’ultimi per fuggire ed espatriare in Iraq. Egli si sarebbe diretto a
H._, dove avrebbe aderito al PDK e dove avrebbe svolto diversi tipi
di lavori manuali fino al 2007. Durante questo periodo egli avrebbe ricevuto
una tessera che limitava i suoi spostamenti alla regione del Partito. Nel
2007, a seguito delle nozze con C._, avrebbe ottenuto un permesso
dalle autorità di I._ e si sarebbe spostato a J._, dove
avrebbe dedicato il suo tempo prevalentemente alla famiglia e in misura
minore alle attività del Partito. Inoltre, l’interessato ha asserito che nel 2007
avrebbe anche acquistato un telefono cellulare e da quel momento avrebbe
iniziato a ricevere delle telefonate minatorie e pressioni per ritornare in Iran
da parte di uno zio, il quale sarebbe stato un sostenitore del regime ira-
niano. Anche la madre, a dire del richiedente, avrebbe subito delle pres-
sioni affinché egli tornasse in Iran. Egli a causa del timore di subire rappre-
saglie da parte del Governo iraniano o per tramite dello zio, a seguito
dell’ennesima telefonata, si sarebbe attivato per lasciare l’Iraq (cfr. atti SEM
18/19 e 22/18).
6.2 Nella decisione impugnata, l'autorità inferiore ha in primo luogo osser-
vato che le dichiarazioni del richiedente non soddisferebbero le condizioni
richieste per il riconoscimento della qualità di rifugiato previste
dall’art. 3 LAsi. Il fatto che egli avrebbe lasciato il Nord dell’Iraq, luogo in
cui avrebbe vissuto da anni e dove sarebbe stato politicamente attivo a
favore del PDK, a causa dell’insicurezza che vigerebbe in tale regione e
della sempre più marcata presenza e influenza del Governo iraniano, non
sarebbe rilevante ai sensi della LAsi. La SEM ha sottolineato come l’inte-
ressato avrebbe svolto unicamente del lavoro di tipo manuale al servizio
del PDK. Inoltre, a partire dal 2007, anno in cui l’interessato si sarebbe
sposato e trasferito a J._, avrebbe dedicato il suo tempo prevalen-
temente alla famiglia e ai suoi bisogni. Altresì, l’autorità di prima istanza ha
rilevato come egli non sarebbe partito dall’Iraq conseguentemente ad un
episodio che lo avrebbe toccato personalmente e direttamente ma piutto-
sto per timore di subire delle rappresaglie. Tuttavia, a dire della SEM, il
richiedente non avrebbe saputo sostanziare con riscontri oggettivi tali ti-
mori. Infine, l’autorità inferiore ha prescisso di esaminare la rilevanza della
partenza dall’Iran del ricorrente in quanto sarebbe stata dettata da motivi
familiari e sarebbe incorsa molto tempo addietro.
In secondo luogo, l’autorità di prima istanza ha ritenuto non verosimili al-
cune dichiarazioni del richiedente. In particolare, ha ritenuto vaghe e non
corroborate da alcun elemento probatorio le affermazioni relative alle mi-
nacce telefoniche da parte dello zio paterno – il quale sarebbe stato al ser-
vizio del Governo iraniano come Sepah Passdaran – a partire dalla fine del
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2007. Altresì, ha considerato poco credibile anche il fatto che gli zii del ri-
corrente potessero essere dei membri del Sepah Passdaran. Infine, la
SEM ha osservato come pure risulterebbero contraddittorie le dichiarazioni
dell’interessato in merito ai vari luoghi di residenza durante la permanenza
in Iraq.
6.3 In sede ricorsuale, l'insorgente contesta anzitutto la valutazione dell'au-
torità inferiore in merito alla sua attività politica all’infuori dell’Iran. Egli as-
serisce di aver vissuto circa dal 1996 presso i Peshmerga in Iraq e di es-
sere stato particolarmente attivo fino al 2007. In seguito, sottolinea come
avrebbe continuato a sostenere finanziariamente il partito. Pertanto, ritiene
di essersi esposto in modo considerevole, in particolare considerando la
persecuzione da parte degli zii paterni, i quali sarebbero dei membri del
Sepah Passdaran. Egli sostiene che uno zio avrebbe particolare potere e
lo perseguiterebbe sia personalmente, che in veste di funzionario. Di con-
seguenza, in caso di rientro in Iran, egli verrebbe considerato come per-
sona nemica del regime. A suo dire, avrebbe così un fondato timore d’es-
sere esposto ad una persecuzione e dovrebbe essergli pertanto ricono-
sciuta la qualità di rifugiato. Quest’ultima sarebbe inoltre da riconoscere
anche agli altri membri della sua famiglia i quali avrebbero un fondato ti-
more di una persecuzione riflessa.
Successivamente, il ricorrente obietta le considerazioni della SEM in merito
alla verosimiglianza delle sue dichiarazioni. Egli precisa di non aver mai
detto di aver sempre abitato allo stesso indirizzo dopo il suo trasferimento
nel 2007 a J._. Infatti, avrebbe dovuto cambiare circa quindici volte
indirizzo all’interno della predetta città. Tale incomprensione sarebbe da
ricondurre al fatto che l’interprete avrebbe parlato farsi e non la sua lingua
madre. Egli afferma che a causa della barriera linguistica non avrebbe po-
tuto esprimersi in modo chiaro e dettagliato. Inoltre, non sarebbe nemmeno
stato messo a verbale che lo zio avrebbe rotto la mano alla madre a seguito
di pressioni presso la sua casa. Altresì, l’insorgente afferma che in caso di
rientro in Iran, lo zio, quale membro di lunga data dei Sepah, avrebbe com-
pleto potere su di lui e sulla sua famiglia.
Dipoi, rimprovera alla SEM di aver valutato la situazione di minaccia in Iraq
al momento dell’espatrio, mentre avrebbe dovuto valutare il pericolo a cui
sarebbe sottoposto in caso di rientro in Iran. Sebbene egli sarebbe minac-
ciato anche in Iraq, la persecuzione non sarebbe rilevante per la qualità di
rifugiato, mentre lo sarebbe, per motivi soggettivi insorti dopo la fuga, in
caso di un ipotetico rientro in Iran. Infine, visto la sua qualità di rifugiato e
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Pagina 8
quella della sua famiglia, l’esecuzione dell’allontanamento sarebbe da rite-
nersi inammissibile e sarebbe da accordare l’ammissione provvisoria.
7.
7.1 In primo luogo occorre chinarsi sulla censura formale sollevata dai ri-
correnti relativa alle incomprensioni dovute dalla lingua di audizione, in
quanto potrebbe condurre alla cassazione della decisione impugnata.
7.2 Per constante giurisprudenza, il diritto di essere sentito, disciplinato
dall’art. 29 cpv. 2 della Costituzione federale della Confederazione Sviz-
zera del 18 aprile 1999 (Cost., RS 101) comprende segnatamente il diritto
per l’interessato di consultare l’incarto, di offrire mezzi di prova su punti
rilevanti e di esigerne l’assunzione, di partecipare alla stessa e di potersi
esprimere sulle relative risultanze nella misura in cui possano influire sulla
decisione (cfr. DTF 135 II 286 consid. 5.1; 135 I 279 consid. 2.3). La por-
tata della facoltà di esprimersi non può essere determinata in maniera ge-
nerale ma dev’essere definita sulla base degli interessi concretamente in
gioco. Il concetto a monte è che alla parte in causa debba essere concessa
la facoltà di mettere in evidenza il suo punto di vista in maniera efficace
(cfr. DTAF 2013/23 consid. 6.1.1 e relativi riferimenti; ed a titolo esemplifi-
cativo la sentenza del Tribunale D-4781/2021 dell’8 novembre 2021 con-
sid. 6.2).
7.3 Nella fattispecie, il Tribunale osserva che le censurate incomprensioni
dovute alla lingua di audizione – effettuata in farsi mentre la lingua madre
del ricorrente sarebbe il curdo sorani – sono infondate. Sia nel corso della
prima audizione ai sensi dell'art. 26 cpv. 3 LAsi, sia nell'audizione sui motivi
d'asilo A._ ha riferito di capire bene, rispettivamente perfettamente
l'interprete (cfr. atti SEM 18/19 D1 e 22/18 D1). Inoltre, in tale occasione
l'insorgente ha dichiarato di capire e parlare perfettamente il farsi (cfr. atto
SEM 22/18 D1-D3). Altresì, si constata come né il ricorrente né la rappre-
sentante legale abbiano, in nessuna occasione nel corso delle audizioni,
sollevato problemi di comprensione e/o di espressione. Invero, l’interes-
sato ha sottoscritto entrambi i verbali, confermando che questi gli erano
stati letti e tradotti in una lingua di sua comprensione, oltre ad essere com-
pleti e a corrispondere alle dichiarazioni da lui fatte liberamente.
7.4 Ne discende, quindi, che la censura formale mossa dai richiedenti ri-
sulta infondata e va conseguentemente respinta.
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Pagina 9
8.
8.1 Il Tribunale osserva che nella decisione impugnata, l’autorità di prima
istanza ha ritenuto che visti l'insieme delle circostanze e gli atti contenuti
nell'incarto (lunga permanenza fuori dal Paese di origine [Iran], assenza di
una stretta rete familiare e sociale e di un documento valido per il soggiorno
in Iraq) l'esecuzione dell'allontanamento dei ricorrenti verso il Paese d'ori-
gine o di provenienza oppure verso un Paese terzo non sarebbe ragione-
volmente esigibile e gli ha posti al beneficio dell’ammissione provvisoria.
Le condizioni prescritte dall'art. 83 della legge federale sugli stranieri e la
loro integrazione del 16 dicembre 2005 (LStrI, RS 142.20) sono di natura
alternativa. Oggetto del litigio in questa sede risulta, dunque, essere il rico-
noscimento della qualità di rifugiato, la concessione dell'asilo e la pronun-
cia dell'allontanamento. Le censure ricorsuali volte all’ottenimento dell’am-
missione provvisoria sono, perciò, inammissibili.
8.2 La Svizzera, su domanda, accorda asilo ai rifugiati secondo le disposi-
zioni della LAsi (art. 2 LAsi). L'asilo comprende la protezione e lo statuto
accordati a persone in Svizzera in ragione della loro qualità di rifugiato.
Esso include il diritto di risiedere in Svizzera.
8.3 Sono rifugiati le persone che, nel paese d'origine o d'ultima residenza,
sono esposte a seri pregiudizi a causa della loro razza, religione, naziona-
lità, appartenenza ad un determinato gruppo sociale o per le loro opinioni
politiche, ovvero hanno fondato timore d'essere esposte a tali pregiudizi
(art. 3 cpv. 1 LAsi). Sono pregiudizi seri segnatamente l'esposizione a pe-
ricolo della vita, dell'integrità fisica o della libertà, nonché le misure che
comportano una pressione psichica insopportabile (art. 3 cpv. 2 LAsi).
8.4 La definizione dello statuto di rifugiato, così come stabilita all'art. 3
cpv. 1 LAsi, è esaustiva, nel senso che esclude tutti gli altri motivi, suscet-
tibili di condurre una persona a lasciare il proprio paese di origine o di resi-
denza. Inoltre, gli atti pregiudizievoli, per essere pertinenti, devono essere
direttamente indirizzati nei confronti della persona del richiedente l'asilo.
8.5 Il fondato timore di esposizione a seri pregiudizi, come stabilito
all’art. 3 LAsi, comprende nella sua definizione un elemento oggettivo, in
rapporto con la situazione reale, e un elemento soggettivo. Sarà ricono-
sciuto come rifugiato colui che ha dei motivi oggettivamente riconoscibili
da terzi (elemento oggettivo) di temere (elemento soggettivo) di essere
esposto, in tutta verosimiglianza e in un futuro prossimo, a una persecu-
zione (cfr. DTAF 2011/51 consid. 6.2; DTAF 2010/57 consid. 2.5). Sul piano
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Pagina 10
soggettivo, deve essere tenuto conto degli antecedenti dell’interessato, se-
gnatamente dell’esistenza di persecuzioni anteriori, nonché della sua ap-
partenenza a una razza, a un gruppo religioso, sociale o politico, che lo
espongono maggiormente a un fondato timore di future persecuzioni. In-
fatti, colui che è già stato vittima di persecuzione ha dei motivi oggettivi di
avere un timore (soggettivo) di nuove persecuzioni più fondato di colui che
ne è l’oggetto per la prima volta (cfr. DTAF 2010/57 consid. 2.5 e relativi
riferimenti). Sul piano oggettivo, tale timore dev’essere fondato su indizi
concreti e sufficienti che facciano apparire, in un futuro prossimo e secondo
un’alta probabilità, l’avvento di seri pregiudizi ai sensi dell’art. 3 LAsi. Non
sono sufficienti, quindi, indizi che indicano minacce di persecuzioni ipoteti-
che che potrebbero prodursi in un futuro più o meno lontano (cfr. DTAF
2010/57 consid. 2.5 e relativi riferimenti).
8.6 A tenore dell'art. 7 cpv. 1 LAsi, chiunque domanda asilo deve provare
o per lo meno rendere verosimile la sua qualità di rifugiato. La qualità di
rifugiato è resa verosimile se l'autorità la ritiene data con una probabilità
preponderante (art. 7 cpv. 2 LAsi). Sono inverosimili in particolare le alle-
gazioni che su punti importanti sono troppo poco fondate o contraddittorie,
non corrispondono ai fatti o si basano in modo determinante su mezzi di
prova falsi o falsificati (art. 7 cpv. 3 LAsi).
9.
9.1 Innanzitutto, si osserva che il ricorrente avrebbe deciso di fuggire
dall’Iran e di recarsi in Nord Iraq nel 1996, e quindi all’età di 16 anni, a
causa delle dure condizioni di vita, in particolare dei lavori forzati ai quali
sarebbe stato sottoposto da parte degli zii paterni. Spinto dall’interesse per
la causa curda, egli, infatti, si sarebbe recato a H._ ed avrebbe su-
bito aderito al PDK (cfr. atto SEM 18/19 D85). Pertanto, oltre a non essere
rilevante ai sensi dell’art. 3 LAsi, il nesso temporale tra l’espatrio e la pre-
sente domanda d’asilo è chiaramente interrotto.
9.2 Per quanto invece concerne i fatti intercorsi più recentemente e che
avrebbero condotto i ricorrenti a lasciare l’Iraq, il Tribunale ritiene che l’in-
teressato non è riuscito a rendere verosimili le dichiarazioni relative alle
minacce subite dagli zii, le quali sono poco concrete e dettagliate. A tal
proposito si rinvia a quanto già motivato rettamente dall'autorità inferiore
nella decisione avversata. Oltre a ciò, mal si comprende il motivo per il
quale gli zii non lo avrebbero contattato per dieci anni per poi invece iniziare
a minacciarlo nel 2007 (cfr. atto SEM 22/18 D89-94). Inoltre, non ha saputo
sostanziare come mai quest’ultimi, se fossero davvero dei Sepah Pasda-
ran e dunque influenti, si sarebbero limitati a delle minacce telefoniche
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Pagina 11
(cfr. atto SEM 22/18 D96). Altresì, il comportamento dell'insorgente relativo
agli asseriti spostamenti all’interno della città di J._ risulta contrario
alla logica di agire. Invero, egli ha dichiarato di aver cambiato casa quindici
volte a seguito delle minacce ricevute (cfr. atto SEM 22/18 D99), ma non
di aver cercato di cambiare numero di telefono. Per di più, si osserva che
tale affermazione è in contraddizione con quanto dichiarato inizialmente,
ovvero che avrebbe vissuto al medesimo indirizzo a J._ dal 2007
fino all'espatrio (cfr. atto SEM 18/19 D32-33). Come già osservato in pre-
cedenza, l’obiezione che la contraddizione sarebbe dovuta a un problema
di lingua dell’audizione, non può essere accettata (cfr. supra consid. 7.3).
Infine, si riscontra che anche le allegazioni in merito alla frequenza delle
minacce sono molto vaghe (cfr. atto SEM 22/18 D77). Ad ogni modo, non
vi sono elementi per ritenere che tali minacce si avvereranno, rispettiva-
mente che gli zii dall'Iran perseguiteranno il ricorrente ed i suoi familiari non
avendolo fatto fino all’espatrio.
9.3 In seguito, il Tribunale osserva come i motivi d’asilo fatti valere dal ri-
corrente non adempiono – come rettamente rilevato dall’autorità inferiore
nell’impugnato giudizio, cui può essere rimandato – neppure le condizioni
di rilevanza ai sensi dell’art. 3 LAsi. Ora, a quest'ultimo proposito, pur
avendo l'insorgente lavorato per diversi anni in favore del PDK, le mansioni
da lui svolte sarebbero state unicamente di tipo manuale e non politico/mi-
litare (cfr. atto SEM 22/18 D49-53). Ad ogni modo, si constata che egli non
ha ricoperto un ruolo di particolare importanza, né risulta che egli fosse
pubblicamente identificabile in ragione delle sue attività. Di conseguenza,
non vi sono sufficienti indizi concreti che lascino presupporre che l'interes-
sato rischi di subire delle persecuzioni future, non essendo neppure riscon-
trabili delle persecuzioni anteriori. Oltre ciò, come giustamente osservato
anche dall’autorità inferiore, le situazioni sfavorevoli riconducibili a condi-
zioni di vita politiche, economiche o sociali di carattere generale in uno
Stato (cfr. atto SEM 18/19 D87) non costituiscono una persecuzione ai
sensi dell’art. 3 LAsi.
9.4 Infine, nemmeno i mezzi di prova presentati, sono atti a dimostrare un
fondato timore di persecuzione in caso di rientro in Iran o in Iraq, visto che
quest’ultimi sono atti solamente a confermare l’identità dei ricorrenti e l’ap-
partenenza e il sostegno elargito al PDK ma non a rendere verosimile alcun
(timore di) serio pregiudizio.
9.5 Di conseguenza, non si riconosce nemmeno un fondato timore di per-
secuzione riflessa per il figlio B._.
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Pagina 12
10.
Nel complesso è dunque a giusto titolo che l’autorità di prima istanza non
ha riconosciuto lo statuto di rifugiati ed ha negato l’asilo agli interessati.
Pertanto, il ricorso non merita tutela e la decisione impugnata va confer-
mata.
11.
11.1 I ricorrenti non adempiono le condizioni in virtù delle quali la SEM
avrebbe dovuto astenersi dal pronunciare l'allontanamento dalla Svizzera
(art. 14 cpv. 1 e 2, art. 44 LAsi nonché art. 32 dell'ordinanza 1 sull'asilo re-
lativa a questioni procedurali dell'11 agosto 1999 [OAsi 1, RS 142.311];
cfr. DTAF 2013/37 consid. 4.4; DTAF 2011/24 consid. 10.1).
11.2 Il Tribunale è pertanto tenuto a confermare la pronuncia dell'allonta-
namento. Tuttavia, si osserva che gli interessati, come pure la moglie e la
figlia rispettivamente la madre e la sorella dei ricorrenti, sono stati posti al
beneficio dell’ammissione provvisoria per inesigibilità dell’esecuzione
dell’allontanamento.
12.
Ne discende che la SEM con la decisione impugnata non ha violato il diritto
federale né abusato del suo potere d’apprezzamento ed inoltre non ha ac-
certato in modo inesatto o incompleto i fatti giuridicamente rilevanti
(art. 106 cpv. 1 LAsi). Il ricorso va dunque respinto.
13.
Visto l’esito della procedura le spese processuali di CHF 750.– che se-
guono la soccombenza sono poste a carico dei ricorrenti (art. 63 cpv. 1 e 5
PA nonché art. 1-3 del del regolamento sulle tasse e sulle spese ripetibili
nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 febbraio
2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]) e sono prelevate sull’ anticipo spese di me-
desimo importo versato dai ricorrenti il 9 settembre 2021.
14.
La decisione è definitiva e non può, in principio, essere impugnata con ri-
corso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83
lett. d cifra 1 LTF).
(dispositivo alla pagina seguente)
http://links.weblaw.ch/BVGE-2013/37 http://links.weblaw.ch/BVGE-2011/24
D-1820/2020
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