Decision ID: 10b72e7d-2c61-560a-bc8e-91589aaeade2
Year: 2003
Language: it
Court: TI_TCA
Chamber: TI_TCA_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: public_law

ritenuto,
in fatto
che nel corso del mese di aprile del 2002, le competenti autorità forestali hanno accertato che sulla part. no. _ RF di _, di proprietà della qui ricorrente _, è stato effettuato un taglio di alberi non autorizzato;
che il legname è stato depositato, almeno in parte, nell'alveo del riale _ e sulle sue sponde, provocando rischi di formazione di uno sbarramento e di erosione delle sponde, in caso di piena del corso d'acqua;
che, il Consiglio di Stato, con decisione 20 agosto 2002, rimasta inimpugnata, ha ordinato alla ricorrente di rimuovere il legname depositato nell'alveo del fiume entro 15 giorni, con la comminatoria dell'esecuzione d'ufficio a spese dell'obbligata;
che, rilevata l'inadempienza dell'astretta, con risoluzione 15 ottobre 2002 il Consiglio di Stato l'ha diffidata ad adottare i provvedimenti di ripristino, con l'avvertenza che, trascorso infruttuosamente il nuovo termine quindicinale impartitole, si sarebbe proceduto all'esecuzione sostitutiva;
che contro la predetta diffida _ e il figlio _ si aggravano ora dinanzi al Tribunale cantonale amministrativo, sostenendo, in particolare, di non poter dar seguito all'ordine di rimozione prima della primavera del corrente anno;
che all'accoglimento del gravame si oppone la Divisione dell'ambiente, in rappresentanza della Sezione forestale e del Consiglio di Stato, con argomentazioni che, per quanto necessario, verranno riprese nel seguito;
considerato,

in diritto
che, prima di entrare nel merito di un'istanza o di un ricorso, l'autorità esamina d'ufficio l'adempimento dei presupposti processuali (art. 3 PAmm);
che, per principio, possono formare oggetto di ricorso soltanto le decisioni, ovvero i provvedimenti fondati sul diritto pubblico, adottati
iure imperii
dall'autorità in un caso concreto per costituire, modificare o annullare diritti od obblighi oppure per constatarne l'esistenza, l'inesistenza o l'estensione (cfr. RDAT II-1994, n. 8 e 16; DTF 114 Ia 463 consid. 2; Borghi/Corti, Compendio di procedura amministrativa ticinese, ad art. 1 N. 4);
che non costituiscono una decisione nel senso appena citato del termine semplici avvisi, comunicazioni, informazioni, orientazioni, direttive o avvertimenti (Rhinow/Krähenmann, Schweizerische Verwaltungsrechtsprechung, Erg. Bd., n. 35.B.II.c e rif.);
che, in particolare, dopo una decisione di base che impone un obbligo, la procedura di esecuzione d'ufficio a spese dell'obbligato comporta una diffida, ossia un formale avvertimento con l'assegnazione di un termine dilatorio all'obbligato per adempiere tale incombenza (cfr. Scolari, Diritto amministrativo, Parte generale, 2a ed., n. 1002);
che, come risulta esplicitamente dall'art. 34 cpv. 5 PAmm, la diffida costituisce un atto inappellabile, in quanto non modifica la situazione giuridica dell'astretto, ma si limita a ribadire l'obbligo impostogli e le conseguenze del mancato ossequio (cfr. Borghi/Corti, op. cit., ad art. 34, n. 5d; Scolari, loc. cit.);
che, nel caso concreto, nella risoluzione impugnata sono chiaramente ravvisabili gli estremi di una diffida inappellabile, pedissequa alla decisione di ripristino 20 agosto 2002;
che, in effetti, constatata l'inadempienza dell'insorgente, il Governo le ha assegnato un nuovo termine di quindici giorni per dar seguito all'ordine impartitole, ribadendo la comminatoria dell'esecuzione d'ufficio a sue spese;
che la natura definitiva del provvedimento è del resto rettamente indicata sia in epigrafe, sia nel dispositivo n. 1 della pronuncia del Consiglio di Stato;
che, in contraddizione con tali indicazioni, il dispositivo n. 3 della risoluzione governativa segnala la facoltà di impugnare la stessa dinanzi a questo Tribunale;
che un'errata indicazione dei rimedi di diritto non può in alcun caso conferire carattere di decisione impugnabile ad un atto che oggettivamente non ne presenta le caratteristiche, essendo tale presupposto inderogabilmente stabilito dalla legge e quindi sottratto alla disposizione delle parti;
che il ricorso va pertanto dichiarato irricevibile per difetto di decisione ai sensi dell'art. 5 PA, senza esaminare la sussistenza degli ulteriori presupposti processuali, né entrare nel merito delle censure addotte con il gravame;
che l'erronea indicazione dei mezzi e dei termini di ricorso permette comunque agli insorgenti di andare esenti dal pagamento di tassa di giustizia e spese.