Decision ID: 67076ef7-b623-5498-9d05-dee118142283
Year: 2004
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_006
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: civil_law

in fatto:
A. A seguito di un controllo interno del conto (opob 9170) sul quale vengono registrate le trasferte, l'allora Ufficiale dell'UEF di _, _ PI 2, e il supplente Ufficiale, _ DN 1, hanno constatato che il 9 settembre 2002 e l'11 aprile 2003 erano stati prelevati gli importi di fr. 1'000.-, rispettivamente di fr. 2'000.-, apponendo le diciture "Rett. trasf. 1997-2002 tab. trasf. Stato", rispettivamente "Rettifica trasferte 1997-2002". Interpellato in merito dai suoi superiori l'8 maggio 2003, il responsabile della contabilità dell'Ufficio, capo servizio _ PI 1, ha dichiarato di esser venuto a conoscenza nel settembre 2002 di una nuova tabella ufficiale sulle distanze chilometriche da Bellinzona, Lugano e Locarno per l'uso dei dipendenti dello Stato e di essersi accorto che quanto aveva percepito fino ad allora per indennità di trasferta in base alla (vecchia) tabella in uso all'UEF di _ risultava globalmente inferiore a quanto calcolato con la tabella ufficiale. Ha quindi ritenuto -in buona 'incassare tale differenza. Ha poi fatto presente che nella distinta delle trasferte del mese di dicembre 2002 erano inclusi anche fr. 400.-, incassati quale compenso per le trasferte 1997-2002.
Dopo aver preso atto della disponibilità di _ PI 1 di rinunciare all'incasso delle prossime indennità di trasferte fino a completa compensazione dell'importo di fr. 3'400.- prelevato senza autorizzazione, l'Ufficiale e il supplente Ufficiale dell'UEF di _ hanno dato il loro accordo "di rinunciare ad eseguire controlli sull'indennità di trasferte relativi agli incarti 1997-2002" (verbale dell'ufficio 8 maggio 2003).
B. Mettendo in atto questo accordo, il 25 settembre 2003, _ DN 1 e _ PI 1 hanno convenuto che per le trasferte dal 7 maggio al 23 settembre 2003, il secondo avrebbe percepito quale indennità solo fr. 252.- invece di fr. 3'652.-, rinunciando alla differenza (fr. 3'400.-).
C. In un secondo tempo, il 2 ottobre 2003, sempre davanti all'Ufficiale e al supplente Ufficiale dell'UEF di _, _ PI 1 ha confermato quanto da lui già spontaneamente comunicato a _ DN 1 il 30 settembre 2003, ossia che nella distinta relativa alle trasferte del mese di dicembre 2002 era inclusa una "rettifica" per il periodo 1997-2002 di circa fr. 1'500.- e non di soli fr. 400.-, come invece dichiarato durante la riunione dell'8 maggio 2003. _ non è stato tuttavia in grado di cifrare in modo preciso tale "rettifica", siccome il registro delle trasferte era stato ritirato dall'Ispettorato di questa Camera all'inizio dell'anno. A questo punto, l'Ufficiale e il supplente Ufficiale dell'UEF di _ hanno deciso di esaminare in dettaglio tutta la documentazione relativa alle trasferte e, se del caso, tutti i relativi incarti, di segnalare il caso all'Ispettorato delle finanze, nonché all'Ispettorato della CEF in occasione della prossima ispezioni del 9, rispettivamente del 13 e 14 ottobre 2003 e di soprassedere al versamento delle trasferte a favore di _ PI 1.
D. Il 9 ottobre 2003, nel corso dell’annuale ispezione presso l’UEF di _, _ PI 2 e _ DN 1 hanno segnalato l'accaduto agli ispettori.
E. A seguito di tale segnalazione questa Camera ha aperto il presente procedimento disciplinare nei confronti di _ PI 1.
F. Il 20 ottobre 2003, _ DN 1, interrogato dal presidente della Camera, ha ammesso di aver prelevato in tre occasioni la somma complessiva fr. 4’500.-. Ha riconosciuto il suo errore ed ha espresso rammarico per quanto accaduto, assicurando di non aver prelevato altre somme oltre quelle indicate e di averle restituite. Ha puntualizzato di aver lavorato con coscienza per ben sedici anni presso l'UEF di _.
G. Al termine della sua revisione ordinaria degli esercizi 2002/2003, che ha incluso una verifica speciale sulla contabilizzazione delle indennità di trasferte 1992-2003, l'Ispettorato delle finanze del Canton Ticino ha segnalato, oltre alle irregolarità già note, ulteriori anomalie, quali -ad esempio- prelievi anticipati di indennità di trasferta, modifiche della data di prelevamenti, ecc. L'ispettorato delle finanze ha inoltre accertato che _ DN 1 doveva ancora restituire allo Stato fr. 1'039.55; sulla base di quell'accertamento, in data 23 gennaio 2004 (cfr. verbale dell’ufficio di quella data), per quell'importo, trattenuto sulle indennità di trasferte dovute a _ DN 1 per il periodo 31 ottobre 2003 al 16 dicembre 2003, è stato concordato il modo di rifusione allo Stato a definitiva liquidazione del debito del funzionario.

Considerato
in diritto:
1. L'Autorità cantonale di vigilanza esercita il potere disciplinare sugli organi d'esecuzione forzata in conformità con l'art. 14 LEF (art. 11 LALEF). Il procedimento disciplinare, che riveste natura amministrativa, ha quale funzione il mantenimento dell’ordine, così come la salvaguardia della considerazione nei confronti delle autorità, nonché la fiducia nelle stesse (cfr. Lorandi, Betreibungsrechtliche Beschwerde und Nichtigkeit, n. 12-13 ad art. 14).
2. Il procedimento disciplinare – per il quale non si applica l'art. 6 § 1 CEDU (cfr. Joëlle Pralus-Dupuy, Discipline: Application de l'article 6 de la Convention EDH devant le conseil de l'Ordre [des avocats], in: JCP G 1999, II, 10102, ad A n. 1 e nota 6 [p. 1091]), non trattandosi di contenzioso di carattere penale o civile, tanto per i funzionari e gli impiegati dello Stato (art. 2 cpv. 3 LALEF) quanto per gli organi di esecuzione e fallimento non sottoposti alla LORD (art. 7 LALEF) – è retto nel nostro Cantone dalla LPR (art. 11 cpv. 2 LALEF) e può essere promosso d'ufficio dall'Autorità cantonale di vigilanza o su segnalazione/denuncia di ogni interessato al corretto funzionamento del diritto esecutivo federale (Flavio Cometta, Commentario alla LPR, Lugano 1998, n. 2.5.a-b ad art. 3, p. 86).
3. Giusta l’art. 14 cpv. 2 LEF nei confronti dell’ufficiale o di un impiegato possono essere prese le misure disciplinari seguenti: l’ammonimento, la multa sino a 1000 franchi, la sospensione dall’ufficio per una durata non maggiore di sei mesi, la destituzione.
4.Mentre il catalogo delle misure disciplinari è puntuale ed esaustivo, i fatti costitutivi dell’infrazione disciplinare non sono definiti nella legge. Ogni violazione dei doveri di funzione in generale, che la stessa sia stata commessa durante le ore di lavoro o di riposo (compresi i delitti di diritto comune perpetrati fuori dell’orario di servizio), nonché ogni violazione dei doveri particolari che impone una corretta applicazione del diritto esecutivo – comprese eventuali direttive impartite dalle autorità di vigilanza – sono passibili di sanzione disciplinare (cfr. Pierre-Robert Gilliéron, Commentaire de la LP, vol. I, Losanna 1999, n. 32 ad art. 14), con il rilievo però che in virtù del principio di opportunità che informa il diritto disciplinare, non ogni violazione dei doveri di funzione deve essere sanzionata (cfr. Franck Emmel, Basler Kommentar zum SchKG, vol. I, Basilea/Ginevra/ Monaco 1998, n. 10 ad art. 14).
Sebbene la legge non lo precisi, la colpa è una condizione essenziale dell'intervento disciplinare (cfr. Gilliéron, op. cit., n. 14 e 32 ad art. 14; Emmel, op. cit., n. 8 ad art. 14; Lorandi, op. cit., n. 33 e 36 ad art. 14).
Infine, la sanzione disciplinare deve rispettare il principio della proporzionalità, ciò che significa che, da una parte, essa deve essere idonea a garantire l’osservanza dei doveri di servizio, la corretta ed efficace esecuzione delle mansioni pubbliche, nonché la salvaguardia della fiducia nell’amministrazione, e dall’altra, dev'essere commisurata alla gravità oggettiva dell’infrazione e al grado di colpa dell’agente (cfr. Lorandi, op. cit., n. 40 ad art. 14).
5.Nel caso concreto, dall’istruttoria è emerso che _ DN 1, nella sua qualità di caposervizio UEF, ha oggettivamente commesso violazioni dei doveri di servizio. In particolare, egli ha ritenuto di recuperare di propria iniziativa quanto non aveva esposto sulla base della nuova tariffa, segnatamente omettendo –visto come non esistesse nessuna disposizione di carattere generale- di richiederne l'autorizzazione ai suoi superiori d’ufficio (verbali dell’ufficio 8 maggio 2003 e 2 ottobre 2003; interrogatorio di DN 1 20 ottobre 2003). Così facendo egli ha agito, per sua stessa ammissione, in maniera sconsiderata, oltretutto senza rendersi conto di poter arrecare un danno allo Stato, pari a complessivi fr. 5'539.55 (fr. 4'500.- + fr. 1'039.55) per il fatto che le maggiori spese di trasferta non potevano più essere caricate sulle corrispondenti esecuzioni, trattandosi di pratiche ormai chiuse a livello contabile. E nemmeno risulta (né il funzionario se ne avvale) che, in qualche modo e per quel che potrebbe contare, egli abbia tentato di sanare quella situazione a posteriori, chiedendone un’approvazione. E’ tuttavia pacifico che DN 1 ha poi restituito tutte le somme pertoccate indebitamente, colmando il danno dell’ente pubblico.
6.Diversa (e di diverso peso) sarebbe la questione di stabilire se il funzionario abbia veramente inteso appropriarsi esattamente soltanto delle asserite differenze sulle indennità di trasferta o se –come afferma l’Ispettorato delle finanze- egli si sarebbe appropriato di un importo maggiore di quanto non potesse ritenere di aver diritto (Rapporto di revisione 22 dicembre 2003). Sennonché, quel fatto (né il documento in sé), così come ulteriori rimproveri riguardanti l’attività di DN 1 (cui si è accennato al cons. G della presente decisione) non gli sono stati contestati nel corso di questa indagine e non possono quindi essergli ascritti, rispettivamente essere considerati come accertati ai fini della decisione disciplinare. Né appare indicato -dopo quasi un anno dal suo interrogatorio- riaprire la fase istruttoria.
7. Visto in particolare quanto esposto sub 5, le violazioni accertate a carico di _ DN 1 si possono qualificare oggettivamente di media entità per il ripetuto modo di procedere e per aver agito a distanza di mesi, mai ritenendo almeno di informare qualcuno sui prelevamenti che andava operando. Ha d’altra parte una rilevanza relativa il fatto che si sia dichiarato subito pronto alla restituzione delle somme e che ciò sia effettivamente avvenuto, dal momento che la sua disponibilità è pur stata susseguente alla scoperta dei fatti da parte dei suoi superiori e all’accertamento degli importi prelevati. Né va dimenticato che il funzionario, in merito all’entità delle somme, ha dovuto far capo a “rettifiche” per indicarne definitivamente il totale, che nemmeno corrispondeva agli accertamenti dell’Ispettorato finanze ma che DN 1 ha riconosciuto, almeno al fine della totale restituzione dell’indebito (accordo/conteggio 23 gennaio 2004).
8. Dal profilo soggettivo, è accertata e ammessa la circostanza che _ DN 1 ha volontariamente prelevato importi dalla cassa dell’UEF di _ senza darne comunicazione ai suoi superiori, né essendovi autorizzato. In suo favore va però rilevato che ha agito con l’intenzione affermata e sostenibile di recuperare importi a titolo di indennità di proprie trasferte professionali, non percepite interamente dal 1997 al 2002. Il presupposto della colpa è così dato, ancorché certamente non grave, con particolare riferimento alle modalità messe in atto nel concreto, sicuramente difformi dalla correttezza e dalla chiarezza che devono connotare l’agire di un collaboratore di un Ufficio esecuzione e fallimenti, anche quando intende difendere i propri diritti, segnatamente pecuniari.
La misura disciplinare adeguata alla gravità della fattispecie è pertanto quella più lieve dell’ammonimento che tiene in debito conto sia i sedici anni trascorsi da DN 1 alle dipendenze dello Stato, sia la circostanza che si tratta della prima decisione disciplinare a suo carico, sia infine la restituzione del totale delle somme prelevate.
Richiamati gli art. 14 cpv. 2 e (per le spese) l’art. 20a cpv. 1 LEF, nonché l’art. 11
LALEF,