Decision ID: 9862a4a6-c78e-58c4-b148-726560d66163
Year: 1997
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_002
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: civil_law

in fatto:
A.
Il convenuto nel 1993 ha appaltato all’attore l’installazione dell’impianto di riscaldamento nell’ambito della ristrutturazione della sua casa _
Per le prestazioni eseguite l’attore ha emesso una fattura di complessivi fr. 34’454.--, pagata dal convenuto in misura di fr. 25’500.--, mentre il saldo di fr. 8’954.-- oltre interessi è oggetto della petizione in rassegna.
Nella risposta del 2 novembre 1995 il convenuto si è opposto alla petizione adducendo la sproporzione tra l’entità dei lavori eseguiti e la fatturazione degli stessi da parte dell’attore, ritenuta eccessiva anche dal perito incaricato dal convenuto stesso. I bollettini di lavoro, peraltro non controfirmati dal committente, sarebbero in particolare inaccettabili per l’eccessivo numero di ore ivi menzionato. Nulla più sarebbe pertanto dovuto dopo il pagamento degli acconti.
B.
Nel giudizio qui impugnato il Pretore, posta l’esistenza tra le parti di un contratto di appalto retto dagli art. 363 e segg. CO, ha ritenuto che in assenza di accordi differenti la mercede spettante all’attore sarebbe da commisurare in applicazione dell’art. 374 CO, ovvero in base al valore del lavoro e del materiale impiegato. Il perito giudiziario avrebbe concluso per la correttezza della fatturazione dell’attore, e perciò il diverso parere del convenuto e del perito da lui incaricato non meriterebbero protezione.
Dal che l’accoglimento della petizione per fr. 8’954.-- oltre interessi al 5% dal 24 novembre 1994.
C.
Con l’appello il convenuto postula la riforma del giudizio pretorile nel senso di respingere la petizione, ritenendo che il Pretore avrebbe giudicato la fattispecie in maniera per lui inaccettabile.
Punto di partenza per la disamina del caso sarebbero le tariffe di categoria (ASPLI), che solo i periti avrebbero adottato, mentre l’attore avrebbe fatturato con metodi e sistemi propri.
A torto sarebbe inoltre stato conferito credito ai rapporti di regia allestiti dall’attore, sui quali il convenuto avrebbe sollevato giustificate riserve, non risolte dal perito o dal Pretore, e che comunque non sarebbero da lui stati sottoscritti. La perizia giudiziaria sarebbe di conseguenza opinabile in quanto fondata su detti rapporti, mentre non si potrebbe affermare, come invece a torto ritenuto nel giudizio pretorile, che la verifica della fattura era possibile senza fare capo a detti documenti.
Pure errata sarebbe poi la decisione di dipartirsi dalle risultanze della perizia allestita prima della causa, non trattandosi di perizia di parte, ma di referto allestito su richiesta del convenuto ma senza che l’attore avesse formulato opposizioni a questo modo di procedere, mentre sarebbero abusive le contestazioni sollevate in proposito solo dopo avere conosciuto le risultanze della perizia.
D.
Delle osservazioni 31 ottobre 1997 dell’attore, che chiede la reiezione del gravame con protesta di spese e ripetibili, si dirà, per quanto necessario, nei successivi considerandi.

Considerato
in diritto:
1.
Il contratto di appalto conosce solamente due tipi di mercede dell’appaltatore: quella preventivamente determinata a corpo (art. 373 CO), e quella che non è preventivamente stata stabilita, o che lo è stata solo in via approssimativa (art. 374 CO).
Non essendo in concreto stata pattuita alcuna mercede a corpo -nessuna delle parti lo pretende-, è di conseguenza necessariamente applicabile la norma dispositiva dell’art. 374 CO, con la mercede è da determinare in base al valore del lavoro e del materiale (
II CCA
18 giugno 1996 in re S./B.), ritenuto che l’onere della prova in proposito incombe evidentemente all’appaltatore (per tante:
II CCA
21 marzo 1997 in re I. SA/E. SA).
2.
Il convenuto solleva obiezioni al riguardo dei bollettini di lavoro dell’attore (plico doc. C), da lui non sottoscritti, che egli ritiene non affidabili e perciò non rappresentativi del valore dell’opera dell’artigiano, così che anche la perizia giudiziaria, allestita in base ad essi, sarebbe di conseguenza poco attendibile.
Si può in primo luogo concordare con il convenuto, per quanto rilevante, sul fatto che i bollettini di lavoro dell’attore non hanno di principio efficacia probatoria maggiore di qualsiasi altra affermazione di parte dell’appaltatore se non sono controfirmati per approvazione del committente (
II CCA
8 agosto 1996 in re S. SA/D., 21 novembre 1994 in re F./G.;
Cocchi/Trezzini
, CPC, ad art. 183, n. 10;
Gauch
, Der Werkvertrag, 4. edizione, n. 1220), e perciò con la loro produzione l’attore non ha ancora fornito prova alcuna quo all’estensione e al valore dell’opera da lui fornita.
Nel caso di specie si rileva tuttavia che le obiezioni del convenuto non riguardano le opere eseguite in quanto tali -sulla cui estensione e sul cui compimento vi è perciò di principio consenso- ma solo il quantitativo di lavoro (e perciò di denaro) che sarebbe stato necessario alla loro esecuzione (esplicito: risposta, pag. 2; cfr. anche il punto 3 dell’appello, pag. 6, nonché le premesse del perito privato al suo referto doc. F).
Di conseguenza ben poteva il perito fondare il proprio lavoro sulle risultanze dei bollettini di lavoro limitatamente alle (incontestate) opere ivi indicate come eseguite, limitando la verifica critica di detti bollettini -e, di riflesso, della fatturazione dell’appaltatore- al controllo della quantità di lavoro necessaria all’esecuzione delle opere indicate, così come del resto ha giustamente fatto l’esperto nominato dal Pretore.
3.
La verifica operata dal perito giudiziario ha comprovato la sostanziale correttezza della fatturazione dell’attore sia dal punto di vista dell’indicazione della quantità di lavoro necessaria al compimento dell’opera -l’attore avrebbe impiegato circa 3 ore in meno di quanto previsto dalle norme di categoria (perizia, pag. 1 e allegato 1)- che da quello della retribuzione unitaria (perizia, pag. 1).
Le contestazioni del convenuto al riguardo di queste chiare risultanze sono, quando comprensibili, quanto mai generiche ed inconcludenti, e si esauriscono in pratica nella vuota invocazione del diverso esito della perizia privata, ma il raffronto tra i due referti -in ogni caso proceduralmente superfluo non risultando gravi lacune o incoerenze della perizia giudiziaria (
II CCA
27 novembre 1993 in re R./Q. e llcc.;
Cocchi/Trezzini
, opera citata, ad art. 90, n. 18)- conduce semmai a ritenere poco attendibile la perizia di parte e non quella giudiziaria.
Il perito _ giungerebbe infatti al risultato di confermare anch’egli l’ordine di grandezza della fattura dell’attore applicando le tariffe di categoria (doc. F, pag. 2: fr. 13’127.10 per gli apparecchi, fr. 18’062.70 per il lavoro e fr. 2’032.50 alla voce diversi = fr. 33’222.30) se non fosse per uno sconto del 30% sulle tariffe di categoria che egli ritiene di dovere applicare per il motivo che i prezzi di mercato sarebbero in tal misura inferiori a quelli della tariffa APSLI (doc. F, pag. 1).
Se ne deve perciò dedurre che il perito privato ha nel complesso concordato con quello giudiziario sul quantitativo di lavoro necessario per l’opera in questione, e che le divergenze riguardano in ultima analisi unicamente la retribuzione unitaria dell’artigiano.
Avendo l’appellante medesimo affermato l’applicabilità delle tariffe di categoria (appello, pag. 3), non si vede per quale motivo l’attore avrebbe dovuto lavorare per il 30% di meno, così che le obiezioni del convenuto fondate sulle risultanze della perizia privata possono senz’altro essere respinte.
4.
Infondata è poi anche la tesi secondo cui l’attore non potrebbe sollevare obiezioni alle risultanze della perizia privata per il motivo che egli avrebbe consentito al suo allestimento.
Dalla corrispondenza preprocessuale risulta in effetti unicamente che l’attore si è dichiarato disposto ad attendere l’esito del controllo della fattura (doc. 5), mentre il ravvisare in disponibilità anche la volontà di sottostare all’esito della perizia costituisce un’evidente forzatura della volontà dell’attore, dovendosi piuttosto ammettere, secondo l’ordinario andamento delle cose, che tale disponibilità si limitasse semmai alla sola astensione dall’avvio di procedure di incasso nelle more della procedura di verifica della fattura.
Ne deve conseguire la reiezione del gravame, di evidente natura dilatoria.
Tassa di giustizia, spese e ripetibili seguono la soccombenza del convenuto (art. 148 CPC).