Decision ID: 727cf9ea-e161-4980-b9c7-05783f5194a5
Year: 2022
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_002
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: civil_law

{ritenuto,"in fatto: A. AO 1 dal 25 giugno 2006 è stato assunto dalla società AP 1, attiva tra l’altro nell’estrazione, lavorazione e posa di pietre naturali, inerti e minerali, in qualità di operaio di laboratorio (doc. C). Il rapporto di lavoro era regolato dal Contratto collettivo di lavoro del granito e delle pietre naturali (CCL–TI; doc. D), scaduto senza rinnovo il 31 dicembre 2011.","Nel 2010/2011 il dipendente ha causato un danno di oltre fr. 26 000.– demolendo una gru a ponte di 10 tonnellate a seguito di una manovra di sollevamento e traino non permessa, piegando così una trave di 18 metri di lunghezza. La datrice di lavoro non ha fatto valere alcuna pretesa nei confronti del dipendente e non risulta avergli mosso dei richiami (cfr. doc. 18; osservazioni convenuta ad. 26, pag. 6; deposizione _ M_, verbale del 4 giugno 2019, pag. 6; deposizione di AO 1, verbale del 4 giugno 2019, pag. 8).","B. Con decreto del Consiglio Federale del 15 gennaio 2013 una parte delle disposizioni del Contratto Nazionale Mantello per l’edilizia principale in Svizzera (CNM; cfr. doc. E) è stata dichiarata di obbligatorietà generale per il periodo dal 1° febbraio 2013 al 31 dicembre 2015 anche per le imprese la cui attività era caratterizzata dalla lavorazione della pietra e dall’attività di cava (doc. F).","C. Con scritto 19 agosto 2013 AP 1, preso atto della risposta del Consiglio federale al suo ricorso inoltrato il 6 febbraio 2013 contro l’assoggettamento obbligatorio (doc. 24), ha comunicato alla Commissione Paritetica Cantonale dell’Edilizia e del Genio Civile (in seguito: CPC) che avrebbe provveduto agli aggiornamenti degli aumenti salariali imposti dal CNM, richiedendo nel contempo il relativo rilascio delle certificazioni del rispetto del CNM (doc. 4). Con un ulteriore scritto datato 8 ottobre 2013 (a cui ha fatto seguito quello dell’11 ottobre 2013 alla Commissione Paritetica Svizzera) la AP 1 ha informato la CPC che le condizioni imposte dal CNM le creavano problemi nella gestione del lavoro rispetto al precedente CCL-TI, in particolare per quanto riguardava il lavoro a turni e il divieto del lavoro al sabato, prospettando tre possibili soluzioni: licenziare 7/8 persone, diminuire le ore settimanali di lavoro oppure continuare a lavorare a turni e il sabato mattina “senza supplementi” (doc. 5 e 7).","Il 26 novembre 2013 la CPC ha emesso, sulla base della documentazione in suo possesso, la dichiarazione necessaria per acedere alle commesse pubbliche (art. 39 RLCPubb) attestante il rispetto delle disposizioni del CNM da parte di AP 1 (doc. 10). Medesima dichiarazione le è stata rilasciata ogni tre mesi fino al 29 agosto 2014 (doc. 11 – 13).","D. Il 12 dicembre 2013 la AP 1 ha informato i suoi dipendenti di essere in attesa di una risposta dalla Commissione Paritetica Svizzera “per quanto riguarda il lavoro a turni” “per conoscere quali sono le condizioni di lavoro”, anticipando che “non appena avremo risposta ci adegueremo” (doc. 8). Stessa comunicazione è stata data il 13 marzo 2014 (doc. 9).","E. Il 10 maggio 2014 il sindacato _ ha convocato i dipendenti della AP 1 a un’assemblea “di formazione” (doc. V) e il 5 giugno seguente ha segnalato alla ditta, con copia alla CPC, di avere riscontrato delle inosservanze rispetto all’applicazione del CNM, in particolare per quanto riguardava l’indennità di pranzo, di sciolta (lavoro a turni a squadre), il lavoro notturno e gli straordinari del sabato, chiedendole di regolarizzarle con effetto retroattivo (doc. G - H).","F. Nel frattempo i sindacati _ e _ hanno indetto per il 16 giugno 2014 uno sciopero cantonale per rivendicare il rispetto del CNM nel settore del granito e della pietra naturale e contro la volontà delle ditte appartenenti all’Associazione _ di “escludere gli scalpellini dal nuovo CNM (2016)” (doc. 14).","Il 10 giugno 2014 AP 1 ha comunicato per iscritto ai dipendenti che essa non faceva parte della menzionata Associazione e che rispettava il CNM già da quando era stato dichiarato di obbligatorietà generale sicché le rimostranze sindacali non la riguardavano. Ricordato l’obbligo di rispettare la pace del lavoro previsto dall’art. 7 CNM, essa ha preannunciato ai dipendenti che non avrebbe considerato giustificata l’adesione allo sciopero e che, in caso di partecipazione, vi sarebbero state delle conseguenze, quali possibili procedimenti civili oppure penali (doc. 15).","G. Il 16 giugno 2014 AO 1 non si è presentato al lavoro e ha sottoscritto l’”attestazione di presenza” allo sciopero (doc. M). Il 30 giugno 2014 AP 1 ha intimato a lui, e ad altri due dipendenti (v. II CCA inc. 12.2021.69/71) che avevano partecipato allo sciopero, la disdetta del contratto di lavoro con effetto al 30 settembre 2014. Quale giustificazione del licenziamento la datrice di lavoro ha indicato che “considerato le inosservanze della ns. azienda sollevate dai sindacati, riguardo le disposizioni contrattuali imposte ai lavoratori a turno, non ancora evase dalla CPC, ed i gravosi oneri cui saremmo sottoposti, in particolare per questo tipo di orario, abbiamo deciso di ridurre l’organico dei turni” (doc. L). Il dipendente, tramite il sindacato _, ha contestato la disdetta, ritenendola abusiva (doc. N).","H. Con scritto 8 settembre 2014 AO 1 ha comunicato alla datrice di lavoro la rescissione immediata del rapporto di lavoro per motivi medici (doc. 19).","I. Il 20 febbraio 2015 le ditte facenti capo al Gruppo AP 1, da una parte, e la CPC, dall’altra, hanno sottoscritto un “Accordo” in merito alle indennità per pranzo, al supplemento per lavoro a sciolte, alle indennità per lavoro notturno a sciolte e al supplemento per il lavoro al sabato (doc. 21), a seguito del quale la AP 1 ha provveduto al conguaglio di quanto dovuto ai dipendenti (doc. 22).","L. Con petizione 13 aprile 2015 AO 1, al beneficio della necessaria autorizzazione ad agire (doc. B), ha convenuto in giudizio AP 1 innanzi alla Pretura del Distretto di Riviera, per ottenere la sua condanna al pagamento di fr. 30'000.- oltre interessi e accessori a titolo di indennità per licenziamento abusivo (pari a 6 mesi di stipendio mensile lordo di fr. 5'030.-). In estrema sintesi l’attore ha sostenuto l’abusività della disdetta, la quale, a suo dire, sarebbe avvenuta quale ritorsione immediatamente dopo la sua partecipazione al legittimo sciopero del 16 giugno 2014, organizzato dai sindacati contestualmente ai conflitti sorti a seguito dell’applicazione del CNM al settore dell’estrazione del granito.","M. Con risposta 3 giugno 2015 la convenuta si è integralmente opposta alla petizione, evidenziando di essersi da subito conformata al CNM, come riconosciuto dalla CPC stessa. L’applicazione del CNM l’avrebbe messa in grave difficoltà economica, tanto da essere stata obbligata a ridurre l’organico, problematica da lei prospettata alla CPC, cui avrebbe chiesto chiarimenti per risolvere la situazione e di cui i dipendenti sarebbero stati informati. Lo sciopero del 16 giugno 2014 sarebbe quindi illecito siccome non giustificato e non proporzionale: essa avrebbe sempre rispettato i diritti dei lavoratori e le restanti problematiche relative all’applicazione del CNM sarebbero state in fase di soluzione, poi effettivamente trovata nel febbraio 2015 con saldo retroattivo di ogni pretesa salariale dei dipendenti. La partecipazione dell’attore allo sciopero non potrebbe quindi essere considerata quale legittimo esercizio di attività sindacale. A ogni modo, essendo stata obbligata a licenziare diversi dipendenti per motivi economici, la scelta sarebbe caduta sull’attore, reo di averle causato un danno di oltre fr. 26'000.-.","N. Esperita l’istruttoria di causa e raccolti gli allegati conclusivi delle parti, il Pretore, con decisione 1° aprile 2021 qui impugnata, ha accolto la petizione e condannato AP 1 al pagamento di fr. 11'856.75, oltre interessi al 5% dal 30 giugno 2014, quale indennità per licenziamento abusivo.","O. Con appello 11 maggio 2021 la convenuta ha chiesto la riforma del giudizio impugnato nel senso di respingere la petizione e, in via subordinata, di annullarla con rinvio degli atti al Pretore per nuova decisione, con protesta di spese e ripetibili di entrambe le sedi. Con risposta 17 giugno 2021 l’attore si è opposto integralmente al gravame, protestando spese e ripetibili di appello."}

{Considerato,"in diritto: 1. L’art. 308 cpv. 1 lett. a CPC prevede che sono impugnabili mediante appello le decisioni finali di prima istanza, posto che in caso di controversie patrimoniali il valore litigioso secondo l'ultima conclusione riconosciuta nella decisione sia di almeno fr. 10'000.- (cpv. 2). In concreto, la decisione impugnata è una decisione finale in una controversia dal valore superiore ai fr. 10'000.-. Pacifica è dunque l’appellabilità del giudizio impugnato entro il termine di 30 giorni (art. 311 CPC). Nella fattispecie, l’impugnata decisione 1° aprile 2021 è stata recapitata l’8 aprile seguente (v. tracciamento dell’invio agli atti), per cui l’appello 11 maggio 2021, tenuto conto delle ferie giudiziarie, è tempestivo, così come lo è la risposta inoltrata dall’attrice nel termine di 30 giorni ai sensi dell’art. 312 cpv. 2 CPC.","2. Nella decisione impugnata il Pretore, dopo avere esposto dottrina e giurisprudenza sul tema della disdetta abusiva ai sensi dell’art. 336 CO e sul relativo onere della prova, ha innanzitutto accertato la validità e la tempestività della contestazione della disdetta e della susseguente azione secondo l’art. 336b CO. Il primo giudice ha concluso che la disdetta fosse effettivamente abusiva siccome essa era stata significata all’attore subito dopo la sua partecipazione allo sciopero del 16 giugno 2014 organizzato dai sindacati per rivendicare il pieno rispetto del CNM anche da parte del settore dell’estrazione del granito. Al riguardo ha in particolare ritenuto che anche nell’ipotesi in cui lo sciopero non dovesse essere considerato giustificato nei confronti della convenuta, a quel momento essa non aveva ancora adeguato i salari alle disposizioni del CNM, di modo che la partecipazione dei dipendenti allo stesso poteva comunque essere vista come una rivendicazione di pretese salariali e un legittimo esercizio di un’attività sindacale. Il licenziamento appariva inoltre come la messa in atto della velata minaccia formulata dalla datrice di lavoro ai dipendenti con lo scritto del 10 giugno precedente, in cui essa ha comunicato che in caso di partecipazione allo sciopero ci sarebbero state delle conseguenze. Il Pretore ha altresì considerato che le motivazioni addotte dalla datrice di lavoro a sostegno del licenziamento, ovvero che le difficoltà finanziarie derivanti dall’applicazione del CNM l’avrebbero obbligata a ridurre l’organico, non avevano trovato riscontri oggettivi. Il primo giudice, considerate le circostanze del caso di specie, ha infine ritenuto adeguata un’indennità per licenziamento abusivo di due mensilità, riconoscendo all’attore l’importo di fr. 11'856.75.","3. Con il gravame l’appellante chiede in via subordinata l’annullamento della decisione e il rinvio degli atti al Pretore per nuova decisione, lamentando in vari punti una violazione del suo diritto di essere sentita. AP 1 rimprovera in sostanza al Pretore di non avere motivato la sua sentenza perché non ha tenuto conto, da una parte, di tutta una serie di circostanze da lei addotte e dimostrate, da cui emergerebbe che il licenziamento non sarebbe stato indotto dalla partecipazione dell’appellato allo sciopero e, dall’altra, dei principi giurisprudenziali del Tribunale federale in relazione al diritto di sciopero dei lavoratori.","3.1 In ragione della sua natura formale, la censura (che, se fondata, implica di principio l'annullamento della decisione impugnata indipendentemente dalle possibilità di successo nel merito) va trattata preliminarmente (sentenza del TF 4A_165/2008 dell’11 novembre 2008, consid. 6; DTF 127 V 431, consid. 3d).","3.2 Il diritto di ottenere una decisione motivata, che deriva dal diritto di essere sentito sancito dall’art. 29 cpv. 2 Cost., offre una garanzia minima e sussidiaria rispetto al diritto processuale di cui all’art. 238 lett. g CPC. Esso impone in particolare all’autorità giudicante di indicare in maniera chiara le ragioni che l’hanno portata a decidere in un senso piuttosto che in un altro. Il destinatario della decisione e ogni interessato deve poterla comprendere e impugnare con cognizione di causa e l'istanza di ricorso eventualmente adita deve potere esercitare pienamente il suo controllo (DTF 139 IV 179 consid. 2.2, 143 IV 40 consid. 3.4.3). Per soddisfare tale esigenza è sufficiente che l'autorità menzioni almeno brevemente i motivi che l'hanno portata alla sua decisione. Questa non ha per contro l'obbligo di esporre e discutere tutti i fatti, i mezzi di prova e le censure invocati dalle parti. L'essenziale è che la decisione indichi chiaramente i fatti che sono stati accertati e le deduzioni che ne sono state tratte (DTF 142 II 154 consid. 4.2, con rinvii, 143 III 65 consid. 5.2).","3.3 Nel caso concreto la doglianza ricorsuale riferita alle circostanze asseritamente non considerate dal Pretore dev’essere respinta. È in effetti incontestabile che la motivazione della decisione pretorile riassunta al considerando 2 in merito al motivo determinante della disdetta era chiara, precisa ed esaustiva e permetteva alla convenuta di capire le ragioni di fatto e di diritto che hanno indotto il Pretore a ritenere che il licenziamento era stato determinato dall’adesione dei dipendenti allo sciopero e non dalla necessità di ridurre l’organico, come da lei invocato. Per quanto concerne l’esame della liceità dello sciopero, è vero che il primo giudice non ha verificato se le condizioni poste dalla giurisprudenza al riguardo fossero adempiute. Egli ha nondimeno espressamente indicato i motivi (giusti o sbagliati che siano) per cui ha riconosciuto la pretesa dell’attore nell’ipotesi in cui lo sciopero non fosse giustificato (decisione impugnata, consid. 3), ciò che le ha permesso di presentare il rimedio giuridico appropriato con cognizione di causa."}