Decision ID: 028dc550-eb91-5d09-bd2a-9eb968b4f533
Year: 2006
Language: it
Court: TI_TCA
Chamber: TI_TCA_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: public_law

ritenuto,
in fatto
A. RI 1 (1978), cittadino italiano, è entrato in Svizzera l'11 ottobre 1986 per vivere con i propri genitori. Nel 1994 ha ottenuto un permesso di domicilio, trasformato nel 2002 in un permesso di domicilio CE/AELS valido fino al 4 luglio 2007.
Il 28 settembre 2001, il ricorrente si è sposato con la connazionale _ (1970), dalla quale ha divorziato il 4 novembre 2005. In malattia dal 2003, egli è stato posto al beneficio di una rendita completa di invalidità nel maggio 2005 a causa di una depressione nervosa.
B. a) Il 1° luglio 2005 l'insorgente si è trasferito da C_ a G_ presso una famiglia di amici che gli hanno messo a disposizione una stanza.
Interrogato il 24 febbraio 2006 dalla Polizia cantonale in merito al suo soggiorno in Svizzera, RI 1 ha dichiarato di non risiedere ininterrottamente in Svizzera da quando il 23 giugno 2005 i suoi genitori erano partiti definitivamente alla volta dell'Italia. Ha precisato che, a partire dal luglio 2005 e fino al momento dell'interrogatorio, aveva trascorso dei periodi di 2-3 mesi presso i genitori a _ in provincia di _, rientrando a più riprese a G_ per trascorrervi dei soggiorni di 2-3 settimane.
b) Fondandosi sulle premesse emergenze, il 15 marzo 2006 la Sezione dei permessi e dell'immigrazione del Dipartimento delle istituzioni ha revocato a RI 1 il permesso di domicilio, fissandogli un termine con scadenza il 15 aprile 2006 per lasciare il territorio elvetico.
In sostanza, l'autorità ha ritenuto che l'interessato risiedesse prevalentemente all'estero. La decisione è stata resa sulla base degli art. 24 cpv. 6 Allegato I ALC, la LDDS e l'ODDS.
C. Il 30 maggio 2006 il Consiglio di Stato ha confermato la suddetta risoluzione, respingendo l'impugnativa contro di essa interposta da RI 1.
Esperita l'istruttoria, l'Esecutivo cantonale ha ritenuto che nel periodo semestrale preso in considerazione (agosto 2005 – febbraio 2006) l'insorgente aveva soggiornato prevalentemente all'estero, ragione per la quale il suo permesso di domicilio era decaduto in applicazione degli art. 6 cpv. 5 Allegato I ALC e 9 cpv. 3 lett. c LDDS. Non permetteva di sovvertire tale conclusione, ha soggiunto il Governo, il fatto che l'assenza dal domicilio era dettata da problemi di salute o familiari, dal momento che non vi era spazio per una ponderazione degli interessi in presenza di provvedimenti come quelli adottati nel caso di specie.
Infine, ha respinto la domanda di assistenza giudiziaria e di gratuito patrocinio.
D. Contro la predetta pronunzia governativa, RI 1 insorge ora davanti al Tribunale cantonale amministrativo chiedendone l'annullamento.
Contesta di essere stato assente dalla Svizzera per più di sei mesi. Sostiene di essersi limitato a trascorrere alcuni soggiorni in Italia presso i genitori per riprendersi dalla depressione come consigliatogli dal medico curante.
Ritiene in ogni caso il provvedimento adottato nei suoi confronti contrario al principio della proporzionalità in quanto non terrebbe conto del suo lungo soggiorno in Svizzera, dove è cresciuto e ha lavorato prima di cadere in depressione, del motivo della sua assenza dal nostro paese e del fatto che si è sempre comportato bene.
Anche in questa sede chiede di essere posto al beneficio dell'assistenza giudiziaria e del gratuito patrocinio.
E. All'accoglimento del gravame si oppongono sia il dipartimento sia il Consiglio di Stato con argomenti di cui si dirà, per quanto necessario, in seguito.
Considerato,

in diritto
1. 1.1. In materia di diritto degli stranieri la competenza del Tribunale cantonale amministrativo a statuire in merito ai gravami inoltrati avverso le decisioni del Consiglio di Stato è data soltanto nella misura in cui queste ultime possono essere impugnate con ricorso di diritto amministrativo al Tribunale federale (art. 10 lett. a LALPS).
1.2. Il ricorso di diritto amministrativo al Tribunale federale è, di principio, ammissibile contro le decisioni concernenti la revoca di permessi (art. 101 lett. d combinato con l'art. 100 cpv. 1 lett. b n. 3 OG) o la constatazione della loro decadenza (DTF 99 Ib 1 consid.
2; Wurzburger, La jurisprudence récente du Tribunal fédéral en matière de police des étrangers, in: RDAF 53/1997, pag. 325).
Anche la competenza del Tribunale cantonale amministrativo a statuire sull'impugnativa inoltrata da RI 1 è pertanto data.
1.3. Il gravame in oggetto, tempestivo (art. 46 cpv. 1 PAmm) e presentato da una persona senz'altro legittimata a ricorrere (art. 43 PAmm), è ricevibile in ordine e il giudizio può essere reso sulla base degli atti, senza istruttoria (art. 18 cpv. 1 PAmm).
2. 2.1. L'accordo tra la Confederazione Svizzera e la Comunità europea, nonché i suoi Stati membri, sulla libera circolazione delle persone (ALC; RS 0.142.112.681), entrato in vigore il 1° giugno 2002 e direttamente applicabile, si rivolge ai cittadini elvetici e a quelli degli Stati facenti parte della Comunità europea e disciplina il loro diritto di entrare, soggiornare, accedere a delle attività economiche e offrire la prestazione di servizi negli Stati contraenti (art. 1 ALC), stabilendo norme che, in linea di principio, derogano alle disposizioni di diritto interno (art. 1 LDDS nella sua nuova versione in vigore dal 1° giugno 2002).
2.2. Nel caso concreto, RI 1 può prevalersi senz'altro del menzionato accordo bilaterale in virtù della sua cittadinanza italiana. Peraltro, prima della decisione dipartimentale di revoca, egli era già al beneficio di un permesso CE/AELS per risiedere in Svizzera, il ricorrente avendo ottenuto un'autorizzazione di domicilio valida fino al 4 luglio 2007. Nulla muta a questo proposito che egli sia attualmente beneficiario di una rendita AI.
3. 3.1. Giusta l'art. 6 Allegato I ALC, il lavoratore dipendente cittadino di una parte contraente che occupa un impiego di durata uguale o superiore ad un anno al servizio di un datore di lavoro dello Stato ospitante riceve una carta di soggiorno della durata di almeno 5 anni a decorrere dalla data del rilascio, automaticamente rinnovabile per almeno 5 anni (cpv. 1 prima frase). Le interruzioni del soggiorno che non superino 6 mesi consecutivi e le assenze motivate dall'assolvimento di obblighi militari, soggiunge il cpv. 5 della medesima norma, non infirmano la validità della carta di soggiorno. Tale disciplina vale anche per le persone che non esercitano un'attività lucrativa (art. 24 cpv. 1 Allegato I ALC).
3.2. L'art. 9 cpv. 3 lett. c LDDS dispone che il permesso di domicilio perde ogni validità non appena lo straniero notifica la propria partenza o quando egli risiede effettivamente all'estero durante sei mesi. Questo termine può essere prolungato fino a due anni se la domanda è presentata prima della scadenza dei sei mesi.
Il Tribunale federale ha già avuto modo di precisare che, in linea di principio, il permesso di domicilio perde ogni validità solo se lo straniero ha effettivamente risieduto all'estero ininterrottamente durante sei mesi consecutivi, ritenuto che sia il volere soggettivo dell'interessato che i motivi della sua lontananza sono del tutto irrilevanti. Un assenza dalla Svizzera di complessivi sei mesi caratterizzata da interruzioni non è quindi di regola sufficiente a determinare il decadimento del permesso di domicilio.
Diversa è invece la situazione se lo straniero si assenta dalla Svizzera per un periodo assai più lungo, ma vi fa rientro ogni volta prima dello scadere dei sei mesi per dei brevi soggiorni d'affari o a scopo di visita. In linea di principio un simile comportamento non basta ad interrompere il termine legale in questione e ciò vale anche se egli dispone ancora nel nostro Paese di un alloggio. In questi casi per determinare se egli possa ancora beneficiare di un permesso di domicilio in Svizzera, occorre porsi il quesito di sapere dove è situato il centro dei suoi interessi personali (DTF 120 Ib 369, consid. 2c e rinvii; STF dell'8 maggio 2006 nella causa n. 2A.31/2006 consid. 3.2.).
3.3. La LDDS e la sua ordinanza di esecuzione (ODDS) sono applicabili soltanto se l'ALC non dispone altrimenti e se la normativa interna prevede disposizioni più favorevoli (art. 1 lett. a LDDS).
Ora, è assodato che, p
er quanto riguarda il decadimento del permesso di domicilio CE/AELS, continuano ad essere applicabili le condizioni dell'art. 9 cpv. 3 lett. c LDDS: in effetti la disposizione di cui all'art. 6 cpv. 5 Allegato I ALC si riferisce unicamente ai permessi di dimora e di dimora temporanea (v. n. 12.2.4
delle "Istruzioni e commenti concernenti l'introduzione graduale della libera circolazione delle persone tra la
Confederazione Svizzera
e la
Comunità europea nonché i suoi 25 Stati membri
nonché i seguenti Stati membri dell'AELS: Norvegia, Islanda e Principato del Liechtenstein", stato al 1° aprile 2006, emanate dall'Ufficio federale della migrazione: Istruzioni OLCP)
.
4. 4.1. In concreto, il 4 luglio 2005 RI 1 ha informato la Sezione dei permessi e dell'immigrazione di essersi trasferito, all'inizio di quel mese, da C_ a G_.
Interrogato il 24 febbraio 2006 dalla Polizia cantonale al fine di accertare se egli risiedesse effettivamente in quest'ultimo comune, egli ha - tra l'altro - dichiarato (pag. 1 in fondo e pag. 2):
"
(...)
Devo dire che dopo essermi separato da _ sono andato a vivere con i miei genitori che in quel periodo, si era nel 2004, abitavano a C_. Il 23 giugno del 2005 i miei genitori hanno lasciato C_ e si sono trasferiti a _ dove hanno una casa. Dopo la loro partenza io mi sono trasferito a _ presso la famiglia _, amici di famiglia, la quale mi ha dato ospitalità e continua a darmela tuttora"
.
Sollecitato dall'agente interrogante, il ricorrente ha inoltre precisato (verbale, pag. 2):
"No. Il mio soggiorno a G_ non è regolare. Come ho detto in precedenza soffro di depressione nervosa. Sono attualmente in cura presso il dr. _. Su consiglio del dr. passo dei periodi presso i miei genitori a _ perché il vivere da solo peggiora le mie condizioni di salute. Passando dei periodi con i genitori, loro mi accudiscono, io mi rinfranco e il mio stato di salute migliora. Con i genitori sto per due, tre mesi poi ritorno a G_ dove sto per circa 2/3 settimane e poi torno dai genitori. Posso aggiungere che mi sto rendendo conto che il mio stato di salute migliora di giorno in giorno. Mi sono fissato l'obiettivo di guarire totalmente e di rientrare in Svizzera, cercarmi un posto di lavoro e vivere in modo indipendente. Se il mio miglioramento è costante penso di riuscire in questo entro la fine dell'anno in corso
(...)
"
.
Nuovamente interrogato dalla polizia il 25 aprile 2006 nell'ambito del ricorso al Consiglio di Stato, RI 1 ha tra le altre cose precisato (pag. 2):
"
(...)
L'01.07.2005 ho portato il mio domicilio da C_ a G_ in via _ dove abito tuttora. Tengo a precisare che sono in cura medica per depressione presso il dottor _. Per questa malattia devo di tanto in tanto stare vicino ai miei cari, come terapia prescrittami dal mio medico curante. In considerazione di quanto sopra menzionato, ho trascorso a casa dei miei genitori dei periodi di convalescenza e precisamente: dal mese di agosto 2005 a fine settembre 2005. Da fine ottobre 2005 al 07 gennaio 2006. Devo precisare che sono rimasto un periodo così lungo in Italia perché ho avuto una forte ricaduta ed ho dovuto richiedere l'intervento di un medico locale. L'ultima settimana di gennaio 2006 fino al 29 gennaio 2006 e dal 15 febbraio 2006 al 20 febbraio 2006 ero a _.
Di conseguenza a G_ ho abitato in questi periodi: tutto il mese di luglio 2005; dall'inizio di ottobre 2005 fin verso il 20 ottobre 2005; dall'8 gennaio 2006 sino al 20 gennaio 2006; dal primo di febbraio 2006 fin verso la metà del mese di febbraio 2006. Dal 20 di febbraio 2006 sino ad oggi ho sempre abitato a G_, salvo una settimana nel periodo pasquale che ho passato con i miei genitori a _.
Mi preme ricordare che risiedo in prevalenza a G_, ma come già indicato sopra, ho bisogno di stare vicino ai miei cari e per tale ragione trascorro dei brevi periodi a casa loro in Italia, come prescritto dal mio medico curante. Regolarmente e tutti i mesi mi vedo con il dottor _ per la scelta delle cure mediche da seguire
(...)
".
A sostegno di tali affermazioni, il ricorrente ha prodotto un certificato datato 23.3.2006 del dr. med. psichiatra e psicoterapeuta _ (doc. C).
4.2. Tali dichiarazioni, poste a fondamento della decisione qui impugnata, non permettono di affermare che RI 1 abbia soggiornato all'estero per un periodo superiore a sei mesi consecutivi.
Certo,
tra il 1° di agosto 2005 e il 20 febbraio 2006 egli ha trascorso gran parte del tempo presso i propri genitori in Italia. D'altra parte, però, e nemmeno le autorità inferiori lo contestano, durante quel periodo ha soggiornato a più riprese anche in Svizzera. Ora, le sue presenze sul territorio elvetico, nell'ordine di 2-3 settimane ogni 2-3 mesi sull'arco dei sei mesi e mezzo consecutivi presi in considerazione dalle precedenti istanze di giudizio, fanno sì che la sua assenza non possa essere considerata ininterrotta, come preteso dalla giurisprudenza sopra menzionata (consid. 3.2.). Dalle tavole processuali emerge inoltre che sia prima che dopo il suddetto periodo l'insorgente ha vissuto prevalentemente nel nostro Paese. Anche per questo motivo i suoi rientri in Svizzera, avvenuti nell'ottobre del 2005 e nel gennaio del 2006, non possono ancora essere considerati come dei brevi soggiorni inidonei ad interrompere il termine di sei mesi stabilito dall'art. 9 cpv. 3 lett. c LDDS. Diversa sarebbe stata la situazione se le precedenti autorità di giudizio avessero accertato su di un arco di tempo comunque ben più esteso rispetto a quello preso in esame che il ricorrente viveva ormai in maniera preponderante all'estero. In questo caso sarebbe stato necessario accertare se, nonostante i suoi soggiorni in Svizzera, egli non avesse in realtà trasferito il centro dei propri interessi al di fuori di questo Paese.
Dichiarando decaduto il permesso di domicilio CE/AELS di RI 1, il Dipartimento delle istituzioni prima e il Consiglio di Stato in seguito hanno quindi violato il diritto federale, e segnatamente l'art. 9 cpv. 3 lett. c LDDS.
5. 5.1. Stando così le cose, il ricorso dev'essere accolto e annullata la decisione dipartimentale impugnata, così come quella governativa che la tutela.
5.2. Dato l'esito, si prescinde dal prelievo di una tassa di giudizio.
Lo Stato del Cantone Ticino rifonderà al ricorrente, assistito da un legale, un'adeguata indennità per ripetibili (art. 31 PAmm).
Con l'assegnazione di ripetibili all'insorgente per entrambe le sedi, le rispettive domande di assistenza giudiziaria divengono prive d'oggetto.
Con l'emanazione del presente giudizio, la domanda di concessione dell'effetto sospensivo al gravame diviene anch'essa priva di oggetto (art. 47 PAmm).