Decision ID: 158d0287-aec8-59fa-bc2d-c0cb9c3bbcc3
Year: 2011
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_002
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: civil_law

ritenuto
in fatto: A.
Con contratto 14 ottobre 2005 AO 1 è stata assunta da AP 1, retroattivamente dal 7 ottobre 2005, in qualità di “collaboratrice domestica e aiuto al marito nelle diverse attività e meglio come risulta dalla scheda personale e dal mansionario allegato” al contratto. Le parti hanno pattuito un salario di fr. 3
'000.- (oltre a tredicesima), di cui fr.
2
'400.- mensili lordi in denaro e fr. 600.- corrispondenti alla metà “dell’affitto” dell’abitazione messa a disposizione sua e del marito, _ _, anch’esso assunto dal 7 ottobre 2005 come
“giardiniere-custode”
. Il rapporto di lavoro, di durata indeterminata, poteva essere disdetto con un preavviso di tre mesi. Le parti hanno altresì previsto che tale disdetta sarebbe valsa anche per “l’abitazione messa a disposizione” (doc. A). Il 9 gennaio 2007 la datrice di lavoro ha comunicato alla lavoratrice un aumento del salario a fr. 3'300.- mensili lordi, composti di fr. 2'700.- in denaro e fr. 600.- in natura. In tale occasione sono state altresì “aggiornate” le attività a carico della lavoratrice (doc. B). Dal 1° maggio 2007 il mansionario è stato ulteriormente modificato (doc. C).
B.
Con scritto 8 agosto 2009 indirizzato a _ _, figlia della datrice di lavoro, _ _ ha comunicato l’intenzione sua e della propria moglie di effettuare “le tre settimane di vacanze come stabilito dal sig. _”, soggiungendo che il “piano vacanze” redatto da quest’ultimo non contemplava tutte le ore straordinarie da loro effettuate e che avrebbero fatto valere, al rientro dalle vacanze, le loro ragioni nelle sedi opportune (doc. F). Il 31 agosto 2009 essi hanno quindi trasmesso a _ _, con copia per conoscenza al _ _, un conteggio delle ore supplementari che hanno affermato di aver eseguito dal 14 ottobre 2005, senza che le medesime fossero state compensate con giorni di libero o retribuite (doc. G).
C.
Con raccomandata 16 settembre 2009 la datrice di lavoro ha disdetto il rapporto di lavoro con AO 1 per il 31 dicembre 2009, affermando di dover “rivedere la pianificazione del servizio presso la mia abitazione”. Ella ha esonerato la lavoratrice dall’impiego a partire dal 20 settembre 2009 e ha chiesto a quest’ultima di liberare l’appartamento occupato da lei e dal marito nel corso del mese di settembre 2009 (doc. H). Lo stesso giorno ella ha inviato al marito della lavoratrice una missiva dal contenuto identico. Il 21 settembre 2009 la datrice di lavoro ha, inoltre, contestato il conteggio relativo alle ore straordinarie inviatole dalla lavoratrice il 31 agosto 2009. Al riguardo, ella ha affermato che non le risultavano “ore straordinarie eseguite al di fuori da quelle pattuite dal contratto di lavoro e dalle schede / mansuario che sono parti integranti del contratto di lavoro” (doc. I). Il 22 dicembre 2009 entrambi i lavoratori si sono opposti alla disdetta del rapporto di lavoro, ritenendola abusiva ai sensi dell’art. 336 cpv. 1 lett. d CO. La moglie ha proposto, a titolo transattivo, il versamento di fr. 13'694.40 a titolo di “indennità per picchetto” dal 1° gennaio 2007 al 30 settembre 2009 e a tacitazione di qualsiasi pretesa inerente al rapporto di lavoro (doc. L). Il 14 gennaio 2010 la datrice di lavoro, per il tramite della propria figlia _ _, ha contestato che la disdetta era stata data per rappresaglia, asserendo che essa era frutto di una “analisi da tempo avviata per una differente pianificazione del servizio” e che la nuova impostazione prevedeva di avvalersi di “ditte esterne”. Ella ha altresì contestato la fondatezza della richiesta di versamento dell’“indennità per picchetto” (doc. M).
D.
Con istanza 10 maggio 2010 la lavoratrice ha adito la Pretura del Distretto di Lugano affermando l’abusività della disdetta 16 settembre 2009 e chiedendo la condanna della datrice di lavoro al versamento in suo favore di complessivi fr. 23
'594.40
oltre interessi a titolo di indennità per disdetta abusiva (fr. 9
'900.-)
e di indennità di picchetto (fr. 13
'694.40). All’udienza preliminare 17 giugno 2010 la convenuta si è opposta all’istanza. L’istruttoria è stata congiunta con quella dell’incarto DI.2010.702 relativo alla causa pendente tra la datrice di lavoro e _ _, consorte dell’istante. Esperita l’istruttoria, le parti hanno rinunciato alla discussione finale e hanno prodotto memoriali scritti coi quali hanno ribadito le loro antitetiche posizioni. Statuendo con sentenza 17 marzo 2011 la Pretora ha accolto l’istanza parzialmente, condannando la convenuta al versamento di fr.
9
'900.-, senza deduzioni sociali, a titolo di indennità per disdetta abusiva, e di
fr. 3
'906.60 lordi quale remunerazione per ore di libero non godute dal 1° gennaio 2007 al 31 dicembre 2009, il tutto oltre interessi.
E.
Con appello 15 aprile 2011 la convenuta è insorta contro il giudizio testé menzionato, chiedendone la riforma
nel senso di respingere integralmente l’istanza. Con risposta 26 maggio 2011 l’istante postula invece la reiezione del gravame.
considerato

in diritto: 1.
I
l 1° gennaio 2011 è entrato in vigore il Codice di diritto processuale civile svizzero (CPC). Giusta l’
art. 405 cpv. 1 CPC alle impugnazioni si applica il diritto in vigore al momento della comunicazione della decisione. Nel presente caso la decisione è stata intimata il 17 marzo 2011,
sicché la procedura di appello è retta dal CPC.
2.
Nella fattispecie il valore di causa è inferiore a fr. 30
'000
.-. Di conseguenza la causa è retta dalla procedura semplificata (art. 243 cpv. 1 CPC). Il termine per promuovere appello e per inoltrare la risposta è di trenta giorni dalla notificazione della decisione impugnata motivata rispettivamente dalla notificazione dell’appello (art. 311 seg. CPC). L’appello 15 aprile 2011 e la risposta 26 maggio 2011 sono pertanto tempestivi. Ciò posto, nulla osta alla trattazione del gravame.
3.
La Pretora ha dichiarato l’abusività del licenziamento dell’istante, poiché ha reputato che era stato pronunciato come reazione alle rivendicazioni di quest’ultima. Ella ha poi quantificato l’indennità per disdetta abusiva in fr. 9
'9
00.-, in ragione dell’età della lavoratrice, della durata dell’impiego, della ragione della disdetta, dell’obbligo di lasciare l’abitazione da lei occupata in meno di quattordici giorni, così come delle buone condizioni economiche della convenuta. La prima giudice ha infine riconosciuto all’istante fr. 3
'
906.60 lordi per remunerazione di ore di libero non godute dal 1° gennaio 2007 al 31 dicembre 2009.
4.
L’appellante critica la prima giudice per aver dichiarato abusiva la disdetta del rapporto di lavoro, ritenendo che tra le rivendicazioni della lavoratrice e la disdetta sarebbe intercorso un breve periodo di tempo. A suo dire, ella avrebbe omesso di considerare gli elementi oggettivi a suffragio della liceità della medesima.
4.1 La datrice di lavoro sostiene, anzitutto, di aver notificato la disdetta in questione perché la lavoratrice avrebbe appoggiato incondizionatamente le innumerevoli “molestie”, reiterate e ripetute negli anni, esercitate dal marito nei confronti degli altri collaboratori. Secondo la convenuta, invero, la disdetta era necessaria al fine di salvaguardare la personalità di questi ultimi (appello, pag. 5 segg.). La prima giudice ha reputato che a fronte di una più che sospetta coincidenza di date tra le rivendicazioni della lavoratrice e il suo licenziamento la convenuta non era stata in grado di dimostrare che esso sarebbe comunque sopraggiunto. Secondo la Pretora, né il carattere poco solare dell’istante, né eventuali critiche fatte nei confronti della datrice di lavoro con altro personale, per le quali non risulta agli atti che l’istante sia mai stata oggetto di richiami, né il licenziamento (abusivo) del marito, potevano essere considerati motivi atti a suffragare l’invocata oggettività della disdetta (sentenza impugnata, pag. 9 in mezzo).
Dal carteggio processuale non emerge, invero, alcun richiamo della lavoratrice a un comportamento più corretto e idoneo, né tanto meno che la disdetta sia stata motivata in tal senso. Al riguardo l’appellante reputa che siccome non è stato pronunciato un licenziamento per gravi motivi, non erano necessari degli ammonimenti con comminatoria di licenziamento (appello, pag. 9). Tuttavia, la prima giudice non ha affermato che tali ammonimenti erano necessari alla validità della disdetta, bensì ha reputato che l’assenza di qualsivoglia richiamo in tal senso, unitamente ad altri indizi, non lasciava spazio per ritenere che il motivo della disdetta fosse, come invece allegato dalla convenuta, il cattivo comportamento dell’istante. La datrice di lavoro sostiene di aver in ogni caso “affrontato la problematica” con la lavoratrice prima di procedere al licenziamento (appello, pag. 8 seg.). Al riguardo, ella indica un passaggio della testimonianza di _ _ _ ove questa ha affermato di aver riferito al signor _, allora responsabile del personale, di insulti ricevuti da parte dell’istante, e che il signor _ aveva convocato i coniugi AO 1 e lei per una discussione (verbale 14 settembre 2010, pag. 6 in basso e 7 in alto). Sennonché, tale episodio risale, a detta della teste, “se ben ricordo nel marzo del 2007” (loc. cit, pag. 6 in fondo), di modo che non si può ragionevolmente credere che esso sia significativo quale indizio per confermare la liceità della disdetta, pronunciata più di due anni dopo, ossia il 16 settembre 2009.
La datrice di lavoro sostiene che il comportamento dell’istante sia peggiorato nel tempo e risultato intollerabile (memoriale, pag. 9). Su questo punto l’appellante rinvia, anzitutto, al passaggio della testimonianza di _ _ (titolare della _, che si occupava della consulenza giardinistica e, dal 1° ottobre 2009, della manutenzione del parco e delle piante all’interno della villa), laddove questi dichiara che “soprattutto l’anno scorso, mi sembra verso maggio/giugno c’era sul posto di lavoro una tensione che definisco impressionante, scatenata in ultima analisi da un problema di una pianta che era stata trapiantata, ma che alla fine era poi morta e questo aveva scatenato discussioni sulla responsabilità di tale conseguenza. In merito a questo episodio, ricordo che il AO 1 aveva voluto specificarmi di aver dato tutte le necessarie istruzioni relative a questa pianta prima di partire per le sue vacanze al rientro delle quali aveva invece trovato la pianta praticamente in coma” (verbale 14 settembre 2010, pag. 11 in fondo e 12 in alto). Cionondimeno, l’argomentazione pretorile resiste a critica. Invero, nella testimonianza summenzionata non vi è alcun riferimento a che le circostanze riferite siano state il motivo per decidere il licenziamento della lavoratrice, peraltro avvenuto, in rapporto al fatto della pianta riportato sopra, unicamente nei mesi successivi, ovvero il 16 settembre 2009. In tal senso, a nulla muta la testimonianza di _ _, figlia della convenuta, che ha affermato che i “problemi” tra la governante _ _ _ e i signori AO 1 “non ci sono più stati quando [questi ultimi] sono partiti. Attualmente la situazione lavorativa non è così tesa come invece era all’epoca in cui c’erano gli istanti” (verbale 16 novembre 2010, pag. 4). Anche in questo caso non vi è invero alcun riferimento al fatto che il licenziamento era stato dettato da tali conflitti. Su questo punto l’appello dev’essere quindi respinto.
4.2
L’appellante prosegue sostenendo che la sentenza non ha nemmeno preso in considerazione le “violazioni del dovere di diligenza e fedeltà” nei suoi confronti (memoriale, pag. 7 seg.). A suo dire, l’istante minava la serenità e la tranquillità dell’ambiente, invece necessario a causa della condizione fisica della convenuta. Al riguardo, quest’ultima rinvia al passaggio della testimonianza di _ _ ove questa ha dichiarato che “a volte AO 1 si sfogava con me. Non stava bene. Si lamentava sia di questioni che riguardavano il proprio ruolo, le proprie mansioni, sia di presunte disparità di trattamento a favore di altri colleghi. Da parte mia cercavo di sostenerla dicendole che non doveva prestare attenzione a questi fatti, che doveva limitarsi a svolgere il compito che le era affidato. Devo anche dire che l’atteggiamento della signora AP 1 e anche del marito era un po’ quello di volere “tirare dalla loro parte” altri fra noi dipendenti nei dissidi che essi avevano con gli altri, mi riferisco a quelli con la _ _. È capitato che la signora AP 1 mi facesse partecipe di sue critiche all’agire di _ _ e mi risulta che l’abbia fatto anche con altri colleghi” (verbale 14 settembre 2010, pag. 10). Cionondimeno, l’argomentazione pretorile resiste a critica. Invero, nella testimonianza testé menzionata non vi è alcun riferimento a che le circostanze riferite siano state il motivo per decidere il licenziamento della lavoratrice.
La convenuta rinvia, altresì, al passaggio della testimonianza di _ _ ove questi ha dichiarato che l’istante “era brontolona, aveva il muso” (verbale 14 settembre 2010, pag. 4 in fondo). Ella omette, tuttavia, di indicare la frase nella sua completezza. Il teste ha infatti affermato quanto testé indicato, ma ha soggiunto che l’istante era comunque “rispettosa” (loc. cit.). Sempre su questo punto l’appellante sostiene che l’atteggiamento della lavoratrice era peggiorato nell’ultimo anno. _ _ ha affermato: “è vero che il signor _, specialmente l’ultimo anno, a diverse riprese mi disse che in sostanza se non ero contento dei suoi servizi, potevo licenziarlo. Lui mi diceva però che non si sarebbe mai licenziato. La moglie non mi disse mai una cosa del genere, era brontolona, aveva il muso, ma era rispettosa” (verbale 14 settembre 2010, pag. 4 in fondo). Da tale testimonianza emerge, quindi, che tale atteggiamento si era manifestato “specialmente l’ultimo anno”. Di conseguenza, esso era presente già prima, pur essendosi acuito nell’ultimo anno. Il licenziamento è stato tuttavia formulato una volta trascorso un anno dal momento di inizio di tale inasprimento.
L’appellante rinvia, poi, alla testimonianza della propria figlia, _ _. La teste ha riferito che “sin dall’inizio (2005) io però mi ero fatta un’idea sugli istanti. All’inizio del loro impiego era successo un episodio, che si può definire un incidente. Ricordo che, come avveniva col precedente custode, era capitato che una volta chiesi al signor AO 1 di lavare la mia macchina. Lui si era presentato con la mia auto che aveva due gomme tagliate dallo stesso lato. Gli avevo quindi chiesto se aveva preso un cordolo. Lui aveva risposto in malo modo. Da quel momento ho deciso di non occuparmi più dei custodi perché li ritenevo suscettibili” (verbale 16 novembre 2010, pag. 4 in alto). Dall’istruttoria è quindi emerso che il comportamento considerato dalla datrice di lavoro inidoneo in questa sede era già presente nel 2005. Una volta di nuovo, quindi, prevale la stretta vicinanza di date tra le rivendicazioni espresse dalla lavoratrice nell’agosto 2009 e il licenziamento. Su questo punto l’appello è pertanto respinto.
4.3
Secondo la datrice di lavoro, inoltre, il comportamento dell’istante sarebbe contrario al principio della buona fede. Ella reputa che la lavoratrice e suo marito mal sopportavano il ruolo di _ _ _, che lavorava al suo servizio da dieci anni e nella quale nutriva la massima fiducia. Di conseguenza, pur sapendo che la convenuta non avrebbe rinunciato ai servizi della signora _, essi avrebbero inasprito a tal punto la situazione da rendere improponibile la continuazione del loro rapporto di lavoro. Non vi è tuttavia alcuna traccia nel carteggio processuale che confermi una tale intenzionalità. D’altra parte, nemmeno l’appellante rinvia a risultanze istruttorie che suffragherebbero tale tesi. Ella soggiunge che la lavoratrice avrebbe assunto un “chiaro comportamento provocatorio” nel rifiutare senza motivo le sue direttive, affinché le fosse intimato il licenziamento. Su questo punto ella menziona il passaggio della testimonianza di _ _ ove questi ha affermato che “è vero che il signor AO 1, specialmente l’ultimo anno, a diverse riprese mi disse che in sostanza se non ero contento dei suoi servizi, potevo licenziarlo. Lui mi diceva però che non si sarebbe mai licenziato” (verbale 14 settembre 2010, pag. 4 in fondo). Tuttavia, a parte il fatto che tale testimonianza si riferisce al marito dell’istante, va detto che dalla medesima emerge che tale atteggiamento, come già indicato (sopra, consid. 4.2), si era manifestato “specialmente l’ultimo anno”. Di conseguenza, esso era presente già prima, pur essendosi acuito nell’ultimo anno. Il licenziamento è stato cionondimeno formulato una volta trascorso un anno da tale inasprimento. Una volta di nuovo, quindi, prevale la stretta vicinanza di date tra le rivendicazioni espresse dalla lavoratrice nell’agosto 2009 e il licenziamento. Anche su questo punto l’appello è respinto.