Decision ID: 8b4952dd-f4d5-4528-a3be-dc1e751b3550
Year: 2022
Language: it
Court: CH_BVGE
Chamber: CH_BVGE_001
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: 

Visto:
la domanda d’asilo che l’interessato ha presentato in Svizzera il (...) aprile
2022 (cfr. atto SEM 3/2),
il verbale relativo al colloquio personale Dublino del 6 maggio 2022
(cfr. atto SEM 14/2),
la decisione della Segreteria di Stato della migrazione (di seguito: SEM)
del 25 maggio 2022, notificata il 27 maggio 2022 (cfr. atto SEM 23/1), me-
diante la quale detta autorità non è entrata nel merito della domanda d’asilo
ai sensi dell’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi (RS 142.31) ed ha pronunciato il
trasferimento dell’interessato verso l’Austria,
il ricorso inoltrato dinanzi al Tribunale amministrativo federale (di seguito: il
Tribunale) il 3 giugno 2022 (cfr. timbro postale sul plico raccomandato; data
d’entrata: 7 giugno 2022), per mezzo del quale l’insorgente ha concluso
preliminarmente alla sospensione in via supercautelare dell’esecuzione
della decisione e alla restituzione dell’effetto sospensivo; a titolo principale
egli ha postulato l’accoglimento dell’impugnativa, l’annullamento della pre-
citata decisione e – secondo il senso – la trattazione della domanda d’asilo
in Svizzera; in subordine, egli ha domandato la restituzione degli atti all’au-
torità inferiore per il completamento dell’istruttoria; contestualmente, e con
protesta di tasse e spese, il ricorrente ha chiesto di essere ammesso al
beneficio dell’assistenza giudiziaria, nel senso dell’esenzione dal paga-
mento anticipato delle spese di giudizio,
il mezzo di prova accluso all’impugnativa, consistente in un formulario re-
datto in lingua straniera e datato al 19 ottobre 2021,
i fatti del caso di specie che, se necessari, verranno ripresi nei considerandi
che seguono,

e considerato:
che le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla
LTF, in quanto la LAsi non preveda altrimenti (art. 6 LAsi),
D-2481/2022
Pagina 3
che presentato tempestivamente (art. 108 cpv. 3 LAsi) contro una deci-
sione in materia di asilo della SEM (art. 6 e 105 LAsi; art. 31‒33 LTAF), il
ricorso è di principio ammissibile sotto il profilo degli art. 5, 48 cpv. 1 lett. a‒
c e art. 52 PA,
che occorre pertanto entrare nel merito del gravame,
che i ricorsi manifestamente infondati, ai sensi dei motivi che seguono,
sono decisi in procedura semplificata (art. 111a LAsi) dal giudice unico, con
l’approvazione di una seconda giudice (art. 111 lett. e LAsi) e la decisione
è motivata soltanto sommariamente (art. 111a cpv. 2 LAsi),
che giusta l’art. 111a cpv. 1 LAsi, il Tribunale rinuncia allo scambio di scritti,
che di norma non si entra nel merito di una domanda di asilo se il richie-
dente può partire alla volta di uno Stato terzo cui compete, in virtù di un
trattato internazionale, l’esecuzione della procedura di asilo e allontana-
mento (art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi),
che nel colloquio Dublino il richiedente ha negato di aver depositato una
domanda d’asilo in Austria e si è opposto ad un suo trasferimento in detto
Paese dal momento che presso il Centro federale d’asilo risiederebbe an-
che suo figlio, con il quale si sarebbe ricongiunto dopo quattro anni; che
inoltre, l’interessato ha riferito di soffrire sin dalla nascita di una problema-
tica genetica all’occhio, patologia per la quale si avvarrebbe peraltro
dell’aiuto del figlio; che infine, in Svizzera vivrebbero il fratello minore così
come i cugini dell’insorgente,
che nella querelata decisione, dopo aver constatato l’esplicita accettazione
della competenza da parte dell’Austria, l’autorità inferiore ha rilevato come
la presenza in Svizzera dell’asserito figlio maggiorenne fosse ininfluente
ritenuto che non rientrerebbe nella nozione dell’art. 2 lett. g del regola-
mento (UE) n. 604/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giu-
gno 2013 che stabilisce i criteri e i meccanismi di determinazione dello
Stato membro competente per l’esame di una domanda di protezione in-
ternazionale presentata in uno degli Stati membri da un cittadino di un
paese terzo o da un apolide (rifusione) (Gazzetta ufficiale dell’Unione eu-
ropea [GU] L 180/31 del 29.6.2013; di seguito: Regolamento Dublino III);
che oltretutto, nel caso in rassegna non vi sarebbero sufficienti elementi
per ritenere l’esistenza di un rapporto di dipendenza fra padre e figlio; che
proseguendo nella sua disamina, la SEM ha poi escluso che nello Stato di
destinazione sussistano carenze sistemiche ai sensi dell’art. 3 par. 2 del
D-2481/2022
Pagina 4
Regolamento Dublino III che implichino l’esistenza di un rischio di tratta-
menti contrari all’art. 3 CEDU, dell’art. 4 Carta dei diritti fondamentali
dell’Unione europea (di seguito: CartaUE), o ancora di violazione del prin-
cipio del divieto di respingimento; che l’autorità di prima istanza ha inoltre
negato l’esistenza di motivi che impongano l’applicazione delle clausole
discrezionali di cui agli art. 16 par. 1 e 17 par. 1 Regolamento Dublino III;
che in questo senso, andrebbe in primo luogo osservato che la relazione
fra l’interessato e il supposto figlio maggiorenne non adempierebbe i criteri
di cui all’art. 8 CEDU dal momento che i due si sarebbero ricongiunti in
Svizzera dopo una separazione di quattro anni; che oltretutto, l’applica-
zione dell’art. 16 Regolamento Dublino III non sarebbe giustificata né
dall’esistenza di un rapporto di dipendenza fra padre e figlio, così come
neppure dallo stato di salute del richiedente,
che infine, in casu non emergerebbero motivi umanitari atti a giustificare
l’applicazione della clausola di sovranità ex 29a cpv. 3 OAsi 1 (RS
142.311); che in effetti, la problematica medica lamentata dal richiedente
non sarebbe di una gravità tale da ostare al suo trasferimento; che d’al-
tronde l’Austria disporrebbe di un’infrastruttura medica sufficiente, alla
quale l’interessato avrebbe accesso in virtù del diritto comunitario; che solo
la capacità di trasferimento risulterebbe decisiva e che in definitiva, il ri-
chiedente sarebbe quindi tenuto a lasciare la Svizzera,
che nel proprio gravame, l’insorgente avversa parzialmente l’argomenta-
zione di cui al sindacato provvedimento; che a suo dire, la patologia che
contraddistinguerebbe il suo quadro clinico – ovverosia una retinite pig-
mentosa, malattia genetica degenerativa –, unitamente alle asserzioni se-
condo le quali egli si avvarrebbe del supporto del figlio, avrebbero dovuto
condurre la SEM all’allestimento di un rapporto medico di dettaglio “F4”
prima di escludere l’esistenza di motivi umanitari ex art. 29a cpv. 3 OAsi 1;
che in altre parole, l’insorgente rimprovera all’autorità inferiore una viola-
zione del principio inquisitorio,
che invero, il richiedente soffrirebbe di cecità ove confrontato con ambienti
poco illuminati, motivo per cui necessiterebbe di assistenza quotidiana per
gli spostamenti oltre che per l’espletamento di attività ordinarie, come il
soddisfacimento dei bisogni corporali; che la privazione di un simile sup-
porto comporterebbe un’importante restrizione della libertà di movimento e
di autodeterminazione ai sensi della Convenzione sui diritti delle persone
con disabilità (CDPD; RS 0.109); che infine, rileva ancora l’interessato, nel
caso di specie il suo interesse privato al proseguimento del soggiorno in
D-2481/2022
Pagina 5
Svizzera ai fini della determinazione della sua qualità di rifugiato dovrebbe
prevalere sull’interesse pubblico al suo trasferimento in Austria,
che giusta l'art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi, di norma non si entra nel merito di
una domanda di asilo se il richiedente può partire alla volta di uno Stato
terzo cui compete, in virtù di un trattato internazionale, l'esecuzione della
procedura di asilo e allontanamento,
che prima di applicare la precitata disposizione, la SEM esamina la com-
petenza relativa al trattamento di una domanda di asilo secondo i criteri
previsti dal Regolamento Dublino III,
che se in base a questo esame è individuato un altro Stato quale respon-
sabile per l’esame della domanda di asilo, la SEM pronuncia la non entrata
nel merito previa accettazione, espressa o tacita, di ripresa a carico del
richiedente l’asilo da parte dello Stato in questione (cfr. DTAF 2017 VI/5
consid. 6.2),
che ai sensi dell’art. 3 par. 1 Regolamento Dublino III, la domanda di pro-
tezione internazionale è esaminata da un solo Stato membro, ossia quello
individuato in base ai criteri enunciati al capo III (art. 7–15),
che nel caso di una procedura di presa in carico (inglese: take charge) ogni
criterio per la determinazione dello Stato membro competente – enumerato
al capo III – è applicabile solo se, nella gerarchia dei criteri elencati all’art. 7
par. 1 Regolamento Dublino III, quello precedente previsto dal Regola-
mento non trova applicazione nella fattispecie (principio della gerarchia dei
criteri),
che la determinazione dello Stato membro competente avviene sulla base
della situazione esistente al momento in cui il richiedente ha presentato
domanda di protezione internazionale (art. 7 par. 2 Regolamento Dublino
III),
che, contrariamente, nel caso di una procedura di ripresa in carico (inglese:
take back), di principio non viene effettuato un nuovo esame di determina-
zione dello stato membro competente secondo il capo III (cfr. DTAF
2017 VI/5 consid. 6.2 e 8.2.1),
che giusta l’art. 3 par. 2 Regolamento Dublino III, qualora sia impossibile
trasferire un richiedente verso lo Stato membro inizialmente designato
come competente in quanto si hanno fondati motivi di ritenere che sussi-
stono delle carenze sistemiche nella procedura di asilo e nelle condizioni
D-2481/2022
Pagina 6
di accoglienza dei richiedenti, che implichino il rischio di un trattamento
inumano o degradante ai sensi dell’art. 4 della Carta dei diritti fondamentali
dell’Unione europea (GU C 364/1 del 18.12.2000, di seguito: CartaUE), lo
Stato membro che ha avviato la procedura di determinazione dello Stato
membro competente prosegue l’esame dei criteri di cui al capo III per veri-
ficare se un altro Stato membro possa essere designato come competente,
che lo Stato membro competente in forza del presente regolamento è te-
nuto a riprendere in carico – in ossequio alle condizioni poste agli art. 23,
24, 25 e 29 – il richiedente la cui domanda è in corso d’esame e che ha
presentato domanda in un altro Stato membro oppure si trova nel territorio
di un altro Stato membro senza un titolo di soggiorno (art. 18 par. 1 lett. b
Regolamento Dublino III),
che, giusta l’art. 17 par. 1 Regolamento Dublino III («clausola di sovra-
nità»), in deroga ai criteri di competenza sopra definiti, ciascuno Stato
membro può decidere di esaminare una domanda di protezione internazio-
nale presentata da un cittadino di un paese terzo o da un apolide, anche
se tale esame non gli compete,
che le investigazioni effettuate dalla SEM hanno rivelato, dopo consulta-
zione dell’unità centrale del sistema europeo “EURODAC”, che l’interes-
sato aveva già depositato una domanda d’asilo in Austria il 14 aprile 2022
(cfr. atti SEM 8/1, 9/1 e 10/2),
che il ricorrente ha confermato di aver transitato in tale Paese, dove le au-
torità austriache gli avrebbero rilevato le impronte digitali (cfr. atto SEM
14/2),
che su questi presupposti, il 6 maggio 2022, la SEM ha presentato alle
autorità austriache competenti, nei termini fissati all’art. 23 par. 2 Regola-
mento Dublino III, una domanda di ripresa in carico fondata sull’art. 18
par. 1 lett. b Regolamento Dublino III (cfr. atto SEM 16/5),
che il 18 maggio 2022 le autorità austriache hanno espressamente accet-
tato la predetta (cfr. atto SEM 20/2),
che la competenza dell’Austria è dunque di principio data,
che proseguendo nella disamina, il Tribunale rimarca che l’Austria è legata
alla CartaUE ed è firmataria della CEDU, della Conv. tortura, della Conv. ri-
fugiati, oltre che del relativo Protocollo aggiuntivo del 31 gennaio 1967
(RS 0.142.301) e ne applica le disposizioni,
D-2481/2022
Pagina 7
che pertanto il rispetto della sicurezza dei richiedenti l’asilo, in particolare il
diritto alla trattazione della propria domanda secondo una procedura giusta
ed equa e una protezione conforme al diritto internazionale ed europeo, è
presunto da parte dello Stato in questione (cfr. direttiva procedura e diret-
tiva accoglienza),
che tale presunzione non è tuttavia assoluta e può essere confutata in pre-
senza di violazioni sistemiche delle garanzie minime previste dall’Unione
europea o dal diritto internazionale (cfr. DTAF 2011/9 consid. 6; sentenza
della CorteEDU M.S.S. contro Belgio e Grecia [Grande Camera] del 21
gennaio 2011, 30696/09) oppure in presenza di indizi seri che, nel caso
concreto, le autorità di tale Stato non rispetterebbero il diritto internazionale
(cfr. DTAF 2010/45 consid. 7.4 e 7.5),
che in assenza di una pratica attuale avverata di violazione sistematica
delle norme comunitarie minime in materia, non v’è modo in specie di sov-
vertire la precitata presunzione (cfr. DTAF 2017 VI/5 consid. 8.4 e, fra le
tante, sentenza del Tribunale D-1659/2022 del 22 aprile 2022 consid. 10),
che, conseguentemente, l’applicazione dell’art. 3 par. 2 2a frase Regola-
mento Dublino III non si giustifica nel caso di specie,
che ai sensi dell’art. 29a cpv. 3 OAsi 1, disposizione che concretizza in di-
ritto interno svizzero la clausola di sovranità, se "motivi umanitari" lo giusti-
ficano la SEM può entrare nel merito della domanda anche qualora giusta
il Regolamento Dublino III un altro Stato sarebbe competente per il tratta-
mento della domanda,
che la SEM, nell’applicazione dell’art. 29a cpv. 3 OAsi 1, dispone di potere
di apprezzamento (cfr. DTAF 2015/9 consid. 7 seg.); che al contrario, qua-
lora invece il trasferimento del richiedente nel Paese di destinazione con-
travvenga ad una norma imperativa del diritto internazionale, l’autorità in-
feriore è obbligata ad applicare la clausola di sovranità e ad entrare nel
merito della domanda d’asilo (cfr. DTAF 2015/9 consid. 8.2.1),
che nel caso in disamina, il ricorrente non ha dimostrato – né invero so-
stiene – che lo Stato di destinazione non sia intenzionato a riprenderlo in
carico ed a portare a termine la procedura relativa alla sua domanda di
protezione in violazione della direttiva procedura,
D-2481/2022
Pagina 8
che il ricorrente non ha neppure apportato qualsivoglia indizio serio e con-
creto suscettibile di dimostrare che lo Stato di destinazione non rispette-
rebbe il principio del divieto di respingimento e, dunque, verrebbe meno
nell’ossequio dei suoi obblighi internazionali, rinviandolo in un Paese dove
la sua vita, integrità corporale o libertà sarebbero seriamente minacciate o
da dove rischierebbe di essere respinto in un tale Paese,
che egli nemmeno ha fornito elementi atti a comprovare che le sue condi-
zioni di vita o la sua situazione personale sarebbero tali da contravvenire
all'art. 4 della CartaUE, all'art. 3 CEDU o all'art. 3 Conv. tortura in caso di
esecuzione del trasferimento in Austria,
che per il resto, il respingimento forzato di persone che soffrono di proble-
matiche mediche, costituisce una violazione dell'art. 3 CEDU unicamente
in circostanze eccezionali; che ciò risulta essere il caso segnatamente lad-
dove la malattia dell'interessato si trovi in uno stadio a tal punto avanzato
o terminale da lasciar presupporre che, a seguito del trasferimento, la sua
morte appaia come una prospettiva prossima (cfr. sentenza della Cor-
teEDU N. contro Regno Unito del 27 maggio 2008, 26565/05; DTAF 2011/9
consid. 7.1),
che una violazione dell'art. 3 CEDU può però anche sussistere qualora vi
siano dei seri motivi di ritenere che la persona, in assenza di trattamenti
medici adeguati nello Stato di destinazione, sarà confrontata ad un reale
rischio di un grave, rapido ed irreversibile peggioramento delle condizioni
di salute comportante delle intense sofferenze o una significativa riduzione
della speranza di vita (cfr. sentenza della CorteEDU Paposhvili contro Bel-
gio del 13 dicembre 2016, 41738/10, § 181 segg.),
che essendo decisivo e vista la doglianza in tal senso, occorre a questo
punto chiedersi, da una parte se l'accertamento dei fatti operato dall'auto-
rità inferiore quanto alle affezioni di cui soffre l'insorgente sia stato o meno
esaustivo, e dall'altra se quest'ultimo rientri o meno nelle casistiche testé
enucleate,
che alla luce dell'applicazione del principio inquisitorio l'autorità compe-
tente deve infatti procedere d'ufficio all'accertamento esatto e completo dei
fatti giuridicamente rilevanti (DTAF 2019 I/6 consid. 5.1),
che nel caso in narrativa non appare però che la SEM sia venuta meno agli
obblighi che le si impongono in virtù di tale massima,
D-2481/2022
Pagina 9
che al momento dell'emissione della decisione impugnata, l'incarto della
SEM conteneva sufficienti mezzi di prova riguardanti la situazione medica
dell’insorgente; che dagli stessi, risultava difatti in maniera chiara che il ri-
corrente soffrisse sin dalla nascita di retinite pigmentosa – per la quale gli
sono stati prescritti degli occhiali e controlli regolari – e di alcune proble-
matiche odontoiatriche che non hanno richiesto particolari trattamenti; che
risultava altresì evidente come tale quadro anamnestico non si iscrivesse
nella restrittiva giurisprudenza convenzionale,
che va inoltre evidenziato come lo stato di salute descritto con l’impugna-
tiva, secondo la quale il richiedente necessiterebbe del sostegno quoti-
diano del figlio maggiorenne, appaia del tutto infondato; che d’altronde, va
rammentato come i due si siano riuniti in Svizzera dopo quattro anni di
separazione; che inoltre, questionato in merito alla malattia, l’interessato
non ha mai riferito di episodi di cecità, foss’anche notturna, limitandosi ad
asserire che la patologia “(...) non porta alla cecità, ma peggiora con una
cattiva alimentazione e con lo stress” (cfr. atto SEM 14/2 pag. 2),
che così stando le cose, il quadro clinico dell'insorgente appare dunque
essere stato sufficientemente acclarato (cfr. sentenza del Tribunale
D-291/2021 del 9 marzo 2021 consid. 7) e non risulta ostativo all'esecu-
zione del trasferimento,
che l’Austria dispone oltretutto di un’infrastruttura sanitaria notoriamente
equiparabile a quella elvetica,
che inoltre, in quanto firmatario della direttiva accoglienza, tale Paese deve
provvedere affinché i richiedenti ricevano la necessaria assistenza sanita-
ria comprendente quanto meno le prestazioni di pronto soccorso e il tratta-
mento essenziale di malattie e di gravi disturbi mentali e fornire la neces-
saria assistenza medica o di altro tipo, ai richiedenti con esigenze di acco-
glienza particolari, comprese, se necessarie, appropriate misure di assi-
stenza psichica (art. 19 par. 1 e 2 direttiva accoglienza),
che il quadro clinico dell’insorgente non rappresenta quindi un ostacolo ad
un trasferimento verso l’Austria,
che l’insorgente non ha poi dimostrato, né invero ha eccepito, che le sue
condizioni esistenziali in Austria rivestirebbero un tale grado di disagio e di
gravità che sarebbero costitutive di un trattamento contrario all’art. 3 CEDU
o all’art. 3 Conv. tortura,
D-2481/2022
Pagina 10
che perdipiù, alla luce delle considerazioni che precedono ed indipenden-
temente dal fatto di sapere se il ricorrente possa effettivamente appellarsi
alle normative invocate con l’impugnativa (carattere self-executing) – que-
stione che può in specie rimanere inevasa – il Tribunale non ravvisa ele-
menti atti a comprovare violazioni alla CDPD,
che in conclusione, nella presente fattispecie, non vi sono indizi per ritenere
che l’autorità di prima istanza abbia esercitato in maniera arbitraria il suo
potere discrezionale,
che non vi è dunque motivo di applicare la clausola discrezionale di cui
all’art. 17 par. 1 (clausola di sovranità) Regolamento Dublino III,
che, di conseguenza, l’Austria rimane competente per il seguito della do-
manda d’asilo e d’allontanamento del ricorrente ai sensi del Regolamento
Dublino III ed è tenuta a prenderlo in carico in ossequio alle condizioni po-
ste dal medesimo,
che, quindi, è a giusto titolo che la SEM non è entrata nel merito della do-
manda di asilo del ricorrente, in applicazione dell'art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi
ed ha pronunciato il suo trasferimento verso l’Austria conformemente
all'art. 44 LAsi, posto che il ricorrente non possiede un'autorizzazione di
soggiorno in Svizzera (cfr. art. 32 lett. a OAsi 1),
che, in siffatte circostanze, non vi è più luogo di esaminare in maniera di-
stinta le questioni relative all'esistenza di un impedimento all'esecuzione
del trasferimento per i motivi giusta i cpv. 3 e 4 dell'art. 83 LStrI, (RS
142.20), dal momento che detti motivi sono indissociabili dal giudizio di non
entrata nel merito nel quadro di una procedura Dublino (cfr. DTAF 2015/18
consid. 5.2),
che, visto quanto precede, il ricorso deve essere respinto e la decisione
della SEM, che rifiuta l'entrata nel merito della domanda di asilo e pronun-
cia il trasferimento dalla Svizzera verso l’Austria, confermata,
che, avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, la domanda di con-
cessione dell'effetto sospensivo è senza oggetto,
che altresì, per lo stesso motivo succitato, la domanda di esenzione dal
versamento di un anticipo equivalente alle presumibili spese processuali è
divenuta senza oggetto,
D-2481/2022
Pagina 11
che, infine, ritenute le allegazioni ricorsuali sprovviste di probabilità di esito
favorevole, la domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa
dal versamento delle spese processuali, è respinta,
che, visto l'esito della procedura, le spese processuali di CHF 750.– che
seguono la soccombenza sono poste a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1
e 5 PA nonché art. 3 lett. a del regolamento sulle tasse e sulle spese ripe-
tibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 feb-
braio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]),
che la decisione è definitiva e non può, in principio, essere impugnata con
ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83
lett. d cifra 1 LTF).
(dispositivo alla pagina seguente)
D-2481/2022
Pagina 12
il Tribunale amministrativo federale pronuncia:
1.
Il ricorso è respinto.
2.
Non si prelevano spese processuali.
3.
La domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa dal versa-
mento delle spese processuali, è respinta.
4.
Le spese processuali, di CHF 750.–, sono poste a carico del ricorrente.
Tale ammontare deve essere versato alla cassa del Tribunale amministra-
tivo federale, entro un termine di 30 giorni dalla spedizione della presente
sentenza.
5.
Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all'autorità canto-
nale competente.
Il giudice unico: Il cancelliere:
Daniele Cattaneo Jesse Joseph Erard