Decision ID: 059e8eda-61cd-5831-b87d-6b47b5607e78
Year: 2007
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: civil_law

in fatto: A.
AP 1 (1950) e AA 1 (1964) si sono sposati ad _ il 27 maggio 1983. Dal matrimonio sono nati E_ (20 marzo 1986), C_ (16 dicembre 1987), B_ (31 gennaio 1990) e V_ (6 settembre 1991). Il marito è titolare di un'omonima ditta individuale di falegnameria e carpenteria ad _. La moglie, di formazione impiegata d
'
ufficio, ha collaborato a tempo parziale sino alla fine del 1999 con il marito, dopo di che non ha più svolto attività lucrativa.
I coniugi si sono separati di fatto nel giugno del 2002,
quando AA 1 ha lasciato l
'
abitazione familiare di _ (particella n. 821 RFD, proprietà del marito) per trasferirsi in un appartamento, sempre ad _, situato in un immobile appartenente al coniuge.
B.
Il 28 giugno 2002 AA 1 si è rivolta al Pretore del Distretto di Leventina con un
'
istanza a protezione dell
'
unione coniugale per ottenere – già in via cautelare – l
'
autorizzazione a vivere separata, l
'
affidamento
dei figli (riservato il diritto di visita del padre), l
'
attribuzione in uso di un immobile (
“
rustico
”
) posto sulla particella n. 260 RFD di _, un contributo
alimentare indicizzato di fr. 4200.– mensili per sé, uno di fr. 1000.–
mensili ciascuno per E_ e C_ e uno di fr. 800.– mensili ciascuno per B_ e V_, il versamento di fr. 20
000.– per l'acquisto di mobilia e suppellettili del nuovo alloggio, l'assegnazione di una Subaru
“Legacy 2.2 SST 4WD” e una provvigione
ad litem
di fr. 6000.–.
C.
Alla discussione del 9 luglio 2002 AP 1 ha aderito alla richiesta di vivere separati, all
'
attribuzione dell
'
alloggio e dell'autovettura, ha chiesto che fossero i figli a decidere sul loro affidamento, ha offerto complessivi fr. 3022.– mensili nel caso in cui essi fossero stati attribuiti alla moglie, ha rivendicato l'assegnazione dell'abitazione coniugale e si è opposto alle altre domande. Al termine della discussione i coniugi hanno raggiunto un accordo, convenendo in fr. 2500.– mensili fino al 30 settembre 2002 il contributo per la moglie, questa assumendosi
“
in più del suo sostentamento a mente CEF la cassa malati, il riscaldamento fino a settembre e le spese della macchina
”
.
L'accordo è stato omologato seduta stante dal Pretore, che ha poi
sospeso la procedura,
salvo incaricare _ di allestire una perizia contabile sul reddito dell'azienda del marito.
D.
Il 27 novembre 2002
AA 1
ha adito nuovamente il Pretore perché fosse ordinato al marito di versarle immediatamente un contributo alimentare di fr. 2500.– mensili per sé e di fr. 1000.– mensili ciascuno per E_ e C_. Con decreto cautelare dell'11 dicembre successivo, emanato senza contraddittorio, il Pretore ha imposto a AP 1 di versare fr. 2500.– mensili alla moglie e fr. 800.– mensili ciascuno a E_ e C_. All'udienza del 24 aprile 2003, indetta sia per la continuazione della procedura a protezione dell'unione coniugale sia per il contraddittorio cautelare, le parti hanno ribadito i loro punti di vista, notificando entrambe svariate prove.
E.
Il 10 luglio 2003 AP 1 ha inoltrato al Pretore un'istanza volta alla modifica dell'assetto cautelare chiedendo di ridurre a
fr. 294.– mensili il contributo provvisionale dovuto alla moglie retroattivamente dal 1° dicembre 2002. All'udienza dell'11 settembre 2003, indetta per discutere la modifica cautelare, AA 1 ha proposto di respingere l'istanza. Dopo discussione, il giudice ha proposto alle parti un accordo secondo cui il marito si impegnava a versare dal settembre al dicembre 2003 fr. 800.– mensili per la moglie e fr. 800.– mensili per il figlio E_, oltre ad assumere gli interessi ipotecari dell'immobile abitato dalla moglie. AP 1 ha aderito seduta stante alla proposta e AA 1 ha acconsentito il 16 settembre 2003. Il 15 dicembre 2003 la moglie ha invitato il marito a estendere l'accordo anche dopo il 31 dicembre, ciò che il marito ha accettato
“
fino al momento in cui il Pretore avrà deciso diversamente
”
. Il 2 febbraio 2004 _ ha consegnato al Pretore la perizia sul reddito dell'azienda del marito, completata il 21 aprile 2004.
F.
Il 1° giugno 2004 il marito si è ulteriormente rivolto al Pretore per ottenere la modifica dell'assetto cautelare, postulando la soppressione del contributo per la moglie. Alla discussione del 7 giugno successivo la moglie ha sollecitato, da parte sua, un contributo di fr. 736.70 mensili, con obbligo per il marito di assumere gli interessi ipotecari e l'assicurazione dell'immobile da lei occupato. Esperita l
'
istruttoria della procedura cautelare, le parti hanno rinunciato alla discussione finale, limitandosi a conclusioni scritte. Nel suo allegato del 21 aprile 2005, trasmesso il 20 maggio successivo, AP 1 ha rivendicato l'affidamento dei figli C_, B_ e V_ (riservato il diritto di visita della madre), ha offerto un contributo di fr. 800.– mensili per l'altro figlio E_, ha chiesto l'attribuzione dell'abitazione coniugale a sé e del rustico di _ alla moglie, tenuta ad assumere dal 10 luglio 2003 (subordinatamente dal 1° giugno 2004) gli oneri ipotecari. Nel suo memoriale 17 maggio 2005 AA 1 ha aumentato la richiesta di contributo alimentare per sé a fr. 2500.– mensili dal 1° luglio 2002 al 31 agosto 2002 e a fr. 1023.50 mensili in seguito, riconfermando la pretesa di fr. 800.– mensili per il figlio E_, oltre all'obbligo per il marito di assumere gli interessi ipotecari e l'assicurazione dell'immobile da lei occupato.
G.
Statuendo il 4 luglio 2005 sull'istanza del 1° giugno 2004 presentata da AP 1, il Pretore ha soppresso il contributo alimentare per la moglie da quella data, ha imposto al marito di continuare a pagare gli interessi ipotecari dell'immobile da lei occupato, ha accertato che quanto lui aveva versato dopo il 1° giugno 2004 a titolo di contributo alimentare sarebbe rimasto acquisito e ha obbligato il convenuto stesso a versare un contributo
alimentare di fr. 800.– mensili per il figlio E_.
Le spese, con una tassa di giustizia di fr. 300.–, sono state poste a carico delle parti in ragione di metà ciascuno, compensate le ripetibili.
H.
Contro
il giudizio appena citato AP 1
è insorto con un appello del 15 luglio 2005 nel quale chiede che il contributo di mantenimento per la moglie sia soppresso dal 10 luglio 2003, che da tale data (subordinatamente dal 1° giugno 2004) la moglie assuma gli interessi ipotecari dell'immobile in cui vive e che la liquidazione dei rapporti dare e avere relativi ai contributi di mantenimento avvenga nell'ambito dello scioglimento del regime dei beni. Nelle sue osservazioni del 29 agosto 2005 AA 1 propone di respingere l'appello e in via adesiva chiede di fissare il contributo alimentare per sé in fr. 938.70 mensili dal 1° agosto 2005,
“
ritenuto che per quanto attiene ai mesi precedenti fanno stato gli accordi precedentemente assunti
”. AP 1 non ha presentato osservazioni all'appello adesivo.

Considerando
in diritto:
I. Sull'appello principale
1.
Le misure a protezione dell'unione coniugale (art. 172 segg. CC) sono emanate con la procedura contenziosa di camera di consiglio (art. 4 n. 5 e art. 5 LAC), in esito alla quale il Pretore statuisce con “sentenza” (art. 368 cpv. 2 CPC). In casi urgenti e in qualsiasi stadio di procedura, inoltre, il giudice può decretare provvedimenti cautelari secondo il diritto cantonale (RtiD I-2005 pag. 766 consid. 17b), ovvero secondo l'art. 371 CPC. Tali provvedimenti sono appellabili – purché emanati “previo contraddittorio” (art. 382 cpv. 1 CPC) – nel termine di dieci giorni (art. 308 cpv. 1 CPC). In concreto il Pretore ha statuito – appunto – sulla modifica dell'assetto provvisionale dei coniugi, sicché il giudizio impugnato non è una “sentenza”, bensì un decreto cautelare. La fallace intestazione dell'atto, comunque sia, non ha nuociuto alle parti. In effetti sia le “sentenze” dell'art. 368 CPC sia i “decreti cautelari” dell'art. 371 CPC (purché emessi – come detto – “previo contraddittorio”) sono impugnabili entro dieci giorni. Tempestivo, l'appello è quindi ricevibile.
2.
I nuovi documenti prodotti dal convenuto con l'appello (due avvisi di scadenza premio della _) non sono ricevibili, poiché nelle protezioni dell'unione coniugale – e a maggior ragione nelle relative cautelari – continua a valere il divieto generale dell'art. 321 cpv. 1 lett. b CPC (RtiD I-2004 pag. 596 n. 79c), tranne ove si applichi il principio inquisitorio illimitato (in materia di filiazione: DTF 128 III 414 verso l'alto) oppure ove il giudice ritenga opportuno assumere di sua iniziativa prove necessarie ai fini della decisione (nel diritto di famiglia: art. 419
b
CPC). Estremi del genere non si ravvisano nella fattispecie.
3.
Nella misura in cui chiede che il contributo alimentare per la moglie sia soppresso già dal 10 luglio 2003, l'appellante avanza una
pretesa nuova, e come tale irricevibile. Nell'istanza del 1° giugno 2004 egli non accennava invero ad alcuna retroattività. Ne accennava nel memoriale conclusivo del 21 aprile 2005, ma a quel momento la richiesta era ormai improponibile, giacché sarebbe sfuggita al contraddittorio (entrambe le parti avevano rinunciato alla discussione finale); per di più, il Pretore ha
estromesso quel memoriale dagli atti per tardività (decreto impugnato, pag. 4). In realtà l'appellante sembra confondere misure a protezione dell'unione coniugale e provvedimenti cautelari. Come ha indicato il Pretore (pag. 6 consid. 6), il decreto cautelare impugnato fa seguito all'istanza presentata dall'istante il 1° giugno 2004 per ottenere la soppressione dei contributi provvisionali “precedentemente ordinati” (sopra, lett. F). All'udienza del 7 giugno successivo, indetta per la discussione di tale istanza, le parti hanno notificato mezzi di prova (interrogatorio formale dei coniugi e due testimoni), che sono stati assunti il 12 luglio 2004. Con ordinanza del 7 aprile 2005 il Pretore, “rilevato che l'istruttoria sulla modifica delle misure cautelare è terminata”, ha citato le parti alla discussione finale, poi annullata per rinuncia delle parti. Perché il Pretore avrebbe dovuto statuire sull'originaria istanza di misure a protezione dell'unione coniugale del 28 giugno 2002 l'appellante non spiega, tanto meno ove si pensi che tale procedura risulta tuttora in fase istruttoria.
Oltre a ciò, un decreto cautelare che modifica un assetto provvisionale vigente ha – in linea di massima – effetto unicamente per il futuro. Solo ragioni di equità possono far decorrere la modifica già dalla presentazione dell'istanza o da qualsiasi momento intermedio fra la presentazione dell'istanza e l'emanazione del decreto (DTF 111 II 107 consid. 4). Nella misura in cui chiede che il contributo litigioso sia soppresso già dal 10 luglio 2003 (e non solo dal 1° giugno 2004), l'appellante avrebbe dovuto allegare pertanto motivi eccezionali, i quali giustificassero la soppressione del contributo provvisionale già prima dell'introduzione dell'istanza (art. 137 cpv. 2 CC per analogia:
Leuenberger
in: Schwenzer, FamKommentar Scheidung, Berna 2005, n. 18 in fine ad art. 137 CC con richiamo). Al proposito però il memoriale è del tutto silente.
4.
Il caso in rassegna ripropone per vero un problema di carattere generale: quello di sapere se risponda all'economia di giudizio che un Pretore emani decreti cautelari
appellabili
(emessi, cioè, “previo contraddittorio”: art. 379 cpv. 2 CPC) nell'ambito di misure a protezione dell'unione coniugale (RtiD I-2005 pag. 766 consid. 17d). Teoricamente, nulla osta (sopra, consid. 1). All'atto pratico, nondimeno, mal se ne intravede l'utilità. Decreti cautelari adottati “nelle more istruttorie” (sulla nozione:
Cocchi/Trezzini
, CPC massimato e commentato, Lugano 2000, pag. 846 nota 907) possono senz'altro giustificarsi per motivi d'urgenza. Decreti cautelari emessi “previo contraddittorio”, ovvero dopo una discussione finale, dilazionano invece la procedura senza grandi pregi, ove appena si consideri che sulle misure a protezione dell'unione coniugale il Pretore dovrà ancora statuire – una volta ancora con esame sommario – al momento in cui giudicherà
l'istanza vera e propria. E a quel momento il giudizio finale farà decadere tutti i provvedimenti cautelari, in linea di principio a valere dalla data dell'istanza. Vagliare due volte un materiale processuale identico (o pressoché identico) potrebbe rivelarsi, in definitiva, un esercizio poco consono all'economia di giudizio.
5.
Per quel che è dei contributi alimentari,
il Pretore ha richiamato il principio secondo cui, dovendosi ragionevolmente escludere una riconciliazione tra coniugi, occorre far capo ai criteri applicabili per il mantenimento dopo il divorzio. Ciò premesso, egli ha accertato
che il marito consegue un reddito di fr. 9209.35 mensili (reddito aziendale fr. 5542.–, reddito immobiliare fr. 420.–, rendita AI fr. 1931.–, rendita assicurativa dalla _ fr. 900.–, rendita assicurativa dalla _ fr. 416.35) e ha un fabbisogno minimo di fr. 5757.25 mensili (minimo esistenziale del diritto esecutivo fr. 1100.–, contributo per E_ fr. 800.–, interessi ipotecari fr. 1660.40, spese di riscaldamento fr. 166.05, premio della cassa malati fr. 292.–, spese di manutenzione fr. 150.–, assicurazioni della casa a _ fr. 490.–, assicurazioni incendio case ad _ fr. 144.60, tassa sui rifiuti fr. 15.70, imposte fr. 938.45).
Quanto alla moglie, il Pretore ha accertato che essa lavora a tempo parziale per il Comune di _ come ausiliaria presso la scuola montana _ di _. Esclusa per ragioni di salute la possibilità di estendere l'attività lucrativa, egli ne ha accertato il reddito in fr. 1517.– mensili, oltre a fr. 450.– di assegni
familiari. Il fabbisogno minimo di lei è poi stato fissato in fr. 2031.85
mensili (minimo esistenziale del diritto esecutivo fr. 1100.–, contributo per E_ fr. 300.–,
premio della cassa
malati fr. 214.15, spese accessorie alla proprietà fr. 150.–, assicurazione dell'automobile fr. 145.–, assicurazione dell
'
economia domestica fr. 23.–, tassa sui rifiuti fr. 15.70, imposte fr. 84.–). Il fabbisogno in denaro dei figli, infine, è stato valutato sulla scorta delle
raccomandazioni pubblicate dall'Ufficio della gioventù e dell'orientamento professionale del Canton Zurigo (edizione 2003)
in fr. 2347.– mensili per C_ e in fr. 1115.– ciascuno per B_ e V_.
Constatato un ammanco nel bilancio familiare, il Pretore ha ritenuto
“non più possibile pretendere dal marito la corresponsione di un contributo alimentare a favore della moglie”. Ha soppresso pertanto il contributo dal 1° giugno 2004, salvo negare per motivi di equità e per gli impegni assunti dal marito la restituzione di quanto corrisposto dopo di allora. In relazione ai figli, il primo giudice ha rilevato che B_ e V_ vivono dal padre, il quale si fa carico del loro mantenimento, sicché ha inserito il relativo fabbisogno in denaro nel fabbisogno minimo di lui, mentre ha suddiviso il fabbisogno in denaro di C_ (esclusa la retta della scuola privata) tra i genitori.
6.
Ove sia giustificata la sospensione della comunione domestica, “ad istanza di uno dei coniugi” il giudice delle misure a protezione dell'unione coniugale “stabilisce i contributi pecuniari dovuti da un coniuge all'altro” (art. 176 cpv. 1 n. 1 CC). L'art. 163 cpv. 1 CC non precisa quale metodo si applichi a tal fine. Si limita a disporre che “i coniugi provvedono in comune, ciascuno nella misura delle sue forze, al debito mantenimento della famiglia”. Sicuramente conforme al diritto federale è il criterio – sempre adottato da questa Camera – che consiste nel dedurre dal reddito complessivo dei coniugi i fabbisogni loro e dei figli minorenni, suddividendo l'eccedenza a metà (sentenza del Tribunale federale
5P.439/2003 dell'11 maggio 2004, consid. 2.3 con rinvio alla sentenza
5P.352/2003 del 28 novembre 2003, consid. 2.1). I
n caso di ammanco il debitore del contributo ha diritto di conservare, ad ogni modo, l'equivalente del proprio fabbisogno minimo (DTF 127 III 70 consid. 2c con rinvii).
Ne segue che, contrariamente all'opinione del Pretore, fino al giorno in cui il matrimonio esiste il contributo alimentare in favore di un coniuge va determinato secondo le norme sul mantenimento della famiglia previste dal diritto matrimoniale, non secondo quelle contenute nel diritto del divorzio. È vero che, qualora non ci si debba più attendere una ripresa della comunione domestica, i criteri dell'art. 125 CC vanno ponderati già prima dello scioglimento del matrimonio per quanto attiene alla ripresa o all'estensione dell'attività lucrativa da parte di un coniuge professionalmente inattivo o attivo solo a tempo parziale (RtiD II-2005 pag. 706 consid. 4b e 4c). Ciò non significa tuttavia che nel metodo di calcolo ci si debba scostare da quanto appena descritto, tanto meno ove si pensi che fino allo scioglimento del matrimonio continua a sussistere il dovere di reciproca assistenza derivante dall'art. 163 CC (v. RtiD I-2005 pag. 773 consid. 12).
7.
L'appellante si duole che il Pretore ha inserito nel suo fabbisogno minimo gli interessi dell'abitazione occupata dalla moglie, sottolineando di non avere mai accettato nulla di simile e di essersi limitato a menzionare quelle spese solo per descrivere la situazione. A suo avviso inoltre la decisione del primo giudice è iniqua e ingiustificata, la moglie avendo entrate per complessivi fr. 1967.– mensili. La critica è fondata, ma non per le motivazione addotte dal convenuto. Questa Camera ha già avuto modo di spiegare in effetti che
il costo dell'alloggio va incluso nel fabbisogno minimo di chi occupa l'abitazione, non in quello del coniuge tenuto ad erogare contributi di mantenimento (
RtiD I-2005 pag. 765 consid. 13 con riferimenti). In concreto l
'onere ipotecario, non contestato, di fr. 175.– mensili (doc. 46) va aggiunto quindi nel fabbisogno minimo della moglie. Nel caso in cui provveda egli medesimo al pagamento, l'appellante potrà compensare tale importo mensile deducendolo dal contributo dovuto alla moglie.
8.
D'ufficio questa Camera deve intervenire sul fabbisogno minimo dell'appellante, per contro, laddove il Pretore ha trascurato il minimo esistenziale del diritto esecutivo per genitori affidatari (fr. 1250.– in luogo di fr. 1100.– mensili) e ha indebitamente compreso nel fabbisogno del padre la quota d'alloggio che riguarda i figli (la somma di fr. 1660.40 per interessi ipotecari si riferisce a tutti gli immobili del convenuto). Quanto concerne i figli non rientra invero nel fabbisogno minimo del genitore affidatario (Rep. 1998 pag. 176 con richiami di dottrina e giurisprudenza). La quota relativa all'alloggio dei minorenni va compresa perciò nel fabbisogno in denaro di questi ultimi. In concreto l'onere ipotecario dell'abitazione a _, e solo di quella (fr. 1111.– mensili: doc. 46) va suddiviso così nella proporzione di
13
/
60
a carico dell'appellante (fr. 242.–) e di
47
/
60
a carico dei figli (fr. 869.–; v. A
mt für Jugend und Berufsberatung des Kantons Zürich, Empfehlungen zur Bemessung von Unterhaltsbeiträgen für Kinder, Zurigo 2000, pag. 13 in alto).
Un ulteriore correttivo del fabbisogno minimo si impone per quel che riguarda le imposte. Trattandosi di un debitore che non sia in grado di far fronte interamente ai propri obblighi alimentari, come accadrebbe nella fattispecie se si computassero le imposte, esse
vanno infatti tralasciate
(DTF 126 III 356
consid. 1aa, confermato a DTF 127 III 70 in alto e 127 III 292 consid. 2a/bb
).
Ne deriva che i
l fabbisogno minimo dell'appellante assomma a fr. 3924.80 mensili
(minimo esistenziale del diritto esecutivo per genitore affidatario fr. 1250.–, contributo per E_ fr. 800.–, quota di interessi ipotecari casa a _ fr. 242.–, interessi ipotecari casa ad _ fr. 374.40, premio della cassa malati fr. 292.–, spese di riscaldamento fr. 166.05, tassa sui rifiuti fr. 15.70, spese di manutenzione fr. 150.–, assicurazioni casa a _ fr. 490.05, assicurazione incendio fr. 144.60).
9.
L'appellante rimprovera al Pretore di non avere considerato che la moglie, al momento della separazione di fatto, avrebbe potuto iniziare un'attività lucrativa al 50% o rivolgersi all'Assicurazione Invalidità o eventualmente alla cassa di disoccupazione. In sostanza egli reputa che se il guadagno effettivo di lei non basta, con quanto essa potrebbe riscuotere dalle assicurazioni, per sopperire il fabbisogno personale, occorre imputarle un reddito ipotetico.
a)
Le condizioni cumulative che giustificano di imporre a un coniuge, nell'ambito di misure a protezione dell'unione coniugale, la ripresa o l'estensione di un'attività lucrativa sono già state riassunte dal Pretore (consid. 12 pag. 9). Nella fattispecie non è contestato che fino al 1999 la moglie, di formazione impiegata d'ufficio, ha collaborato a tempo parziale nella ditta del marito. Dopo la separazione di fatto, nel settembre del 2002, essa ha cominciato a lavorare per il Comune di _ come ausiliaria presso la scuola montana _ di _ con un grado di occupazione variante dal 50 al 100% e con periodi di inattività dovuti a chiusura dell'istituto (interrogatorio formale del 12 luglio 2004, risposta n. 14).
b)
Ciò posto, il riparto dei ruoli adottato i coniugi durante la vita in comune era quello per cui il marito avrebbe svolto un'attività lucrativa a tempo pieno, mentre la moglie avrebbe collaborato all'attività indipendente di lui, occupandosi per il resto della casa e della famiglia. Dal dovere di collaborazione professionale con il marito l'interessata è poi stata sollevata alla fine del 1999, dopo di che essa ha svolto solo il ruolo di casalinga fino alla separazione di fatto, intervenuta nel giugno del 2002. Prima di imputare alla moglie un reddito ipotetico l'appellante avrebbe dovuto quindi rendere verosimile
cumulativamente
che per finanziare due economie domestiche separate non basta attingere all'eccedenza o – almeno provvisoriamente – a sostanza accumulata durante la vita in comune e che i mezzi a disposizione (compresi quelli della sostanza) non bastano per coprire i costi di tali economie domestiche separate, nonostante le restrizioni imposte dalle circostanze. Nel caso in esame il bilancio familiare rimane in attivo (sotto, consid. 15). Il convenuto non può pretendere dunque che la moglie, indipendentemente dal suo stato di salute, estenda la sua attività lucrativa già in regime di misure protettrici dell'unione coniugale (RtiD II-2005 pag. 705 consid. 4 con rimandi).
10.
L'appellante chiede infine che la liquidazione dei rapporti dare e avere relativi ai contributi alimentari sia demandata allo scioglimento del regime dei beni. Invero ci si può domandare se il giudice delle misure a protezione dell'unione coniugale – e a maggior ragione quello dei provvedimenti cautelari – sia preposto alla disciplina dei rapporti interni di dare e avere fra le parti (v. RtiD I-2005 pag. 765 seg. consid. 17). Come si vedrà in appresso (consid. 14), in ogni modo, il marito si vedrà costretto a erogare un contributo per la moglie anche dopo il 1° giugno 2004. Egli potrà dunque compensare i contributi pagati in eccesso con l'ammontare dovuto in seguito.
II. Sull'appello adesivo
11.
L'istante contesta il reddito aziendale del marito, stabilito dal Pretore in fr. 5542.– mensili, rilevando che in realtà esso ammonta ad almeno fr. 73
000.– annui, ovvero fr. 6083.– mensili, come ha accertato il perito. Ora, trattandosi di un lavoratore indipendente, il reddito determinante è quello medio calcolato sull'arco di più anni, di regola almeno tre. Il calcolo deve ancorarsi al bilancio e al conto perdite e profitti dell'azienda oppure, non esistendo contabilità, ai dati che risultano dalle dichiarazioni fiscali, senza trascurare eventuali detrazioni straordinarie, deduzioni ingiustificate e consumi privati (RtiD II-2004 pag. 617 n. 38c).
a)
In concreto si evince dalla perizia contabile che tra il 1997 e il
1999 il reddito aziendale del convenuto superava i fr. 100
000.–
annui. Nel 2000 esso è poi calato a fr. 63
082.856, nel 2001 è risalito a fr. 74
621.07 e nel 2002 è ridisceso a fr. 52
897.71 (referto, pag. 2). Nel 2003 esso è poi risultato di fr. 66 504.78 (doc. 52). Secondo il perito la media degli utili d'esercizio dal 1997 al 2000, aumentati dei vantaggi personali, comportava per il titolare una disponibilità di fr. 73
000.– annui. Sta di fatto però che dopo di allora il reddito aziendale si è nettamente assestato verso il basso. Nulla ostava perciò a che il Pretore considerasse gli ultimi quattro anni di gestione. Sia come sia, il Pretore nemmeno si è fondato sulla media dell'utile aziendale degli ultimi quattro anni e i vantaggi personali ritratti dal titolare per complessivi fr. 65
000.– annui, ma su quanto da lui ammesso (fr. 66
504.70 annui), ovvero fr. 5542.– netti mensili.
b)
Quanto ai vantaggi personali del convenuto, essi si riconducono essenzialmente a due assicurazioni sulla vita contratte presso la _, i cui premi sono addebitati alla ditta (perizia, pag. 8).
Ciò non giustifica tuttavia di aumentare il reddito di lui per un importo equivalente all'ammontare dei premi. Del resto, quand'anche si procedesse in tal senso, la medesima cifra andrebbe inclusa nel fabbisogno minimo, giacché tali polizze assicurano il reddito del debitore alimentare a beneficio della famiglia (doc. 54 e 55). Sotto questo profilo
non vi sono ragioni dunque per scostarsi dal reddito accertato dal Pretore in fr. 9209.35 mensili.
12.
Quanto al proprio fabbisogno minimo, l'appellante adesiva chiede di fissarlo in fr. 2817.85 mensili, rivendicando fr. 700.– quale
“
contributo per il sostentamento di B_ e V_ durante i periodi che gli stessi passano da lei
”, oltre a
fr. 236.– (in luogo dei fr. 150.– ammessi dal Pretore) per spese accessorie della proprietà. La prima rivendicazione è inammissibile,
l'appellante non confrontandosi minimamente con l'argomentazione del Pretore, secondo cui non si giustificava di riconoscere simile pretesa perché l'interessata già percepisce gli assegni familiari (art. 309 cpv. 2 lett. f CPC combinato con il cpv. 5).
Per quel che è delle spese accessorie della proprietà
, l'appello si rivela una volta ancora irricevibile, l'interessata non sostanziando la richiesta né spiegando perché l'importo riconosciuto dal primo giudice sarebbe insufficiente. Tenuto
conto degli interessi ipotecari del
“
rustico
”
ad _ (fr. 175.–: sopra, consid. 7) e stralciato l'onere fiscale (sopra, consid. 8), il fabbisogno minimo di lei ammonta in definitiva a fr. 2122.85 mensili (
minimo esistenziale del diritto esecutivo fr. 1100.–, contributo per E_ fr. 300.–,
premio della cassa
malati fr. 214.15, interessi ipotecari fr. 175.–, spese accessorie della proprietà fr. 150.–, assicurazione dell'automobile fr. 145.–, assicurazione dell
'
economia domestica fr. 23.–, tassa sui rifiuti fr. 15.70).
13.
Secondo l'appellante adesiva il fabbisogno in denaro dei figli B_ e V_ non dovrebbe ammontare a fr. 1115.– mensili, poiché
“un
importo
di
fr. 800.– per figlio apparirebbe più confacente alla situazione
”, vivendo essi in _, abitando nella casa del padre
a _ e periodicamente nel rustico della madre ad _. Quanto a C_, l'appellante afferma che l'importo di fr. 2347.– mensili stabilito dal Pretore è eccessivo, poiché alla retta dell'Istituto _ (di fr. 972.– mensili) sono stati aggiunti fr. 1375.– senza tenere conto che nella tassa scolastica sono già compresi vitto e alloggio al 50%.
Ora, in materia di filiazione vige il principio inquisitorio illimitato (art. 280 cpv. 2 CC; DTF 128 III 414 verso il basso), sicché il giudice non è legato alle allegazioni delle parti, né alle prove offerte né alle richieste di giudizio. In concreto dunque, contrariamente a quanto crede il Pretore, poco importa che il convenuto abbia chiesto di applicare l'edizione del 2003 delle raccomandazioni pubblicate dall'Ufficio della gioventù e dell'orientamento professionale del Canton Zurigo e abbia indicato un fabbisogno in denaro di fr. 1115.– mensili per figlio. Al momento in cui ha statuito (luglio del 2005), egli avrebbe dovuto far capo d'ufficio all'edizione 2005.
All'appellante adesiva giova
ricordare dipoi che le cifre indicate nelle note raccomandazioni dal 2000 in poi – diversamente da quelle che figuravano ancora nell'edizione 1996 – sono già commisurate al costo delle economie domestiche su scala nazionale, in base per di più a valori statisticamente medio-bassi, nel senso che tre quarti delle economie domestiche dispongono a livello svizzero di un reddito familiare superiore a quello su cui si fondano le raccomandazioni (
Empfehlungen zur Bemessung von Unterhaltsbeiträgen für Kinder
, Zurigo 2000, pag. 10 in basso). I fabbisogni riportati corrispondono, in altri termini, a quelli di ragazzi appartenenti a famiglie di ceto relativamente modesto (op. cit., pag. 11 in alto). Diminuzioni per rapporto al fabbisogno in denaro indicato dalle raccomandazioni sono possibili, ma devono giustificarsi alla luce di circostanze specifiche (per esempio nel caso in cui il ragazzo fruisca di vitto o alloggio a condizioni particolarmente favorevoli: op. cit., pag. 12 lett. C). Il fabbisogno in denaro del figlio non si decurta nemmeno ove i genitori non siano in grado di assicurarlo: in tale ipotesi ci si limita ad accertare in che misura tale fabbisogno rimanga scoperto (op. cit., pag. 16 nel mezzo; analogo criterio prevede del resto l'art. 129 cpv. 3 CC per quel che è della rendita al coniuge divorziato), ogni genitore avendo il diritto di conservare almeno l'equivalente del proprio fabbisogno minimo (DTF 127 III 70 consid. 2c con richiami). I principi testé riassunti
sono stati debitamente pubblicati (sentenza inc. 11.2002.60
del 9 settembre 2002, parzialmente riprodotta in: Bollettino dell'Ordine degli avvocati n. 24, pag. 11 in alto; RtiD II-2004 pag. 567 consid. 11b).
L
e citate raccomandazioni del 2005 prevedevano, nel caso di tre fratelli che vivono nella stessa economia domestica, un fabbisogno medio in denaro dal 13° anno di età di fr. 1600.– mensili (compresi fr. 190.– per cura e educazione, che lavorando al 100% il padre affidatario non può prestare in natura). In tali fabbisogni va adattato inoltre il costo dell'alloggio,
che in concreto non ammonta al valore medio stimato dalle raccomandazioni, bensì a quello effettivo, ovvero agli interessi ipotecari dell'abitazione a Nante (complessivi fr. 1111.– mensili: doc. 46). Un terzo della spesa va quindi inserita nel fabbisogno in denaro di C_ (fr. 370.–), un quarto in quello di B_ (fr. 277.–) e un quinto in quello di V_ (fr. 222.–). I
l costo dell'alloggio nel fabbisogno minimo del convenuto si riduce così a fr. 242.– mensili (sopra, consid. 8).
In virtù del principio inquisitorio illimitato, i fabbisogni in denaro devono pertanto essere rivalutati d'ufficio in fr. 1602.– mensili (B_) e fr. 1547.– mensili (V_).
Quanto a C_, dal 2003 essa frequenta in internato la scuola _ di _ e rientra a casa solo il fine settimana. Al suo fabbisogno medio vanno aggiunti perciò la retta e la pensione della scuola, che ammontano a fr. 10
200.– l'anno, ovvero a fr. 850.– mensili (doc. 44, 8° foglio). Non si giustifica invece di ammettere gli altri oneri (tassa di iscrizione all'esame di ammissione, danno causato dall'allieva, passeggiata scolastica), non trattandosi di oneri correnti. Durante il soggiorno in istituto (dalla domenica sera al venerdì sera) il vitto (fr. 310.–), l'alloggio (fr. 370.–), la cura e l'educazione (fr. 190.–) sono sostituiti dalla retta dell'istituto. Il fabbisogno in denaro della ragazza ammonta così a fr. 1580.– mensili. Per tener conto delle maggiori spese sopportate dai genitori durante gli altri periodi, si giustifica equitativamente di inserire nel fabbisogno di lei un terzo degli oneri correnti per il vitto, l'alloggio e l'educazione (I CCA sentenza inc. 11.2001.31 del 5 luglio 2002, consid. 15b massimata in: RtiD I-2004 pag. 589 n. 65c), ossia fr. 300.– mensili arrotondati. Il fabbisogno in denaro della figlia si attesta quindi in fr. 1880.– mensili. Quanto alla ripartizione tra i genitori, non vi è contestazione sul fatto che il fabbisogno in denaro, esclusi i costi della scuola privata, sia suddiviso a metà (fr. 1365.– mensili a carico del padre e fr. 515.– a carico della madre).
14.
L'appellante adesiva lamenta infine il fatto che, constatato un ammanco, il Pretore non ha suddiviso la disponibilità del marito tra lei e i figli. La critica è fondata, giacché ove il reddito coniugale non fosse sufficiente per coprire il fabbisogno familiare, i contributi in favore della moglie e dei figli andrebbero ridotti in proporzione (RtiD II-2004 pag. 616 a metà con riferimento alla sentenza del Tribunale federale 5C.44/2002 del 27 giugno 2002, consid.
3.2.2 con rinvii;
Hausheer/Spycher
, Handbuch des Unterhaltsrechts, Berna 1997, pag. 446 n. 08.27 e 08.29; v. anche DTF 128 III 415 in alto)
, il debitore alimentare avendo il diritto di conservare l'equivalente del proprio fabbisogno minimo (DTF 128 III 414 consid. 3.2.1 con rinvii). Se non che, come si vedrà in appresso, le entrate familiari consentono nella fattispecie di coprire i fabbisogni. Sulla critica non occorre dunque soffermarsi oltre.
15.
In definitiva, i
l quadro delle entrate e delle uscite familiari si presenta come segue:
reddito del marito (consid. 11c) fr. 9
209.35
reddito della moglie (non contestato) fr. 1
967.—
fr. 11
176.35 mensili
fabbisogno minimo del marito (consid. 8) fr. 3
924.80
fabbisogno minimo della moglie (consid. 12c) fr. 2
122.85
fabbisogno in denaro di C_a (consid. 13) fr. 1
880.—
fabbisogno in denaro di B_o (consid. 13) fr. 1
602.—
fabbisogno in denaro di V_ (consid. 13) fr. 1
547.—
fr. 11
076.65 mensili
eccedenza fr. 99.70
metà eccedenza fr. 49.85 mensili
Il marito può conservare per sé:
fr. 3924.80 + fr. 49.85 fr. 3
974.65 mensili,
deve destinare ai figli:
fr. 1365.– + fr. 1602.– + fr. 1547.– fr. 4
514.— mensili
e deve versare alla moglie:
fr. 2122.85 + fr. 49.85 + fr. 515.– ./. fr. 1967.– fr.
720.— mensili.
Ne discende che l'appello principale dev'essere respinto e quello adesivo accolto entro tali limiti.
III. Sulle spese e le ripetibili
16.
Gli oneri e le ripetibili del giudizio odierno seguono il principio della soccombenza (art. 148 cpv. 1 e 2 CPC). Vanno posti quindi a carico del marito per quanto attiene all'appello principale, destinato all'insuccesso. Per quel che è dell'appello adesivo, la moglie ne esce vittoriosa per tre quarti e appare perciò equo che sopporti un quarto degli oneri processuali. Il resto andrebbe a carico del marito, ma siccome esso ha rinunciato a presentare osservazioni, non può essere considerato soccombente (Rep. 1987 pag. 135). Quanto allo Stato del Cantone Ticino, esso non è parte in causa e non può essere tenuto al versamento di ripetibili (DTF del 5 maggio 1997 nella causa C. c. M., consid.
5 con richiamo a
Poudret
, Commentaire de la loi fédérale d'organisation judiciaire, vol.
V, nota 2 ad art. 156 e note 1 segg. ad art. 159). In tali condizioni si giustifica di rinunciare al prelievo di tale quota e di ridurre gli oneri processuali di conseguenza, senza attribuzione di ripetibili. L'esito dell'attuale giudizio non influisce apprezzabilmente, invece, sul riparto degli oneri processuali di prima sede (metà ciascuno) e delle ripetibili (compensate), ove appena si pensi che la moglie chiedeva un contributo alimentare di fr. 2500.– mensili dal 1° luglio 2002 al 31 agosto 2002 e di fr. 1023.50 mensili in seguito, oltre all'obbligo per il marito di assumere gli interessi ipotecari dell'immobile da lei occupato.
17.
Per quanto riguarda i rimedi giuridici sul piano federale (art. 112 cpv. 1 lett. d LTF), il valore litigioso ai fini dell'art. 74 cpv. 1 lett. b LTF supera ampiamente la soglia dei fr. 30
000.–, ove appena si capitalizzi il contributo in favore della moglie, che in difetto di scadenze prevedibili dev'essere – nel dubbio – calcolato a vita.