Decision ID: cb6c1981-1af7-57c7-b120-c47113590e41
Year: 1995
Language: it
Court: TI_TCA
Chamber: TI_TCA_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: public_law

ritenuto,
in fatto
A. Il 30 marzo 1993 _ ha chiesto al municipio di _ il permesso di destinare ad uso abitativo il piano terreno del magazzino / ripostiglio situato accanto alla sua casa d'abitazione (part. no. _RFD). L'intervento prevedeva di istallarvi una cucina ed i servizi igienici. Il piano superiore (sottotetto) avrebbe dovuto restare inutilizzato sintanto che non fosse entrato in vigore il nuovo PR con conseguente aumento dell'indice di sfruttamento da 0,3 a 0,4.
Alla domanda, pubblicata soltanto nel 1994 dopo vicissitudini procedurali che non occorre qui rievocare, si è opposta _ , proprietaria di un fondo vicino a quello dedotto in edificazione.
B. Con decisione 21 dicembre 1994 il municipio di _ ha respinto la domanda, ritenendo che la costruzione esistente non potesse essere oggetto di un simile cambiamento di destinazione poiché non rispettava la distanza minima prescritta dall'art. 10 NAPR dall'antistante strada comunale.
C. Con giudizio 15 marzo 1993 il Consiglio di Stato ha confermato il provvedimento, respingendo a sua volta l'impugnativa contro di esso inoltrata da _.
Il Governo ha anzitutto escluso che la ricorrente potesse pretendere il rilascio del permesso prevalendosi del principio della buona fede. La licenza accordata in passato per riattare e sopraelevare il magazzino non era atta suscitare legittime aspettative in ordine ad una futura concessione dell'autorizzazione a cambiare la destinazione del fabbricato.
Esclusa anche la possibilità di concedere una deroga alle distanze dalla strada, il Consiglio di Stato ha poi ritenuto che la prevista trasformazione eccedesse i limiti degli interventi autorizzabili in base all'art. 39 RLE.
D. Contro il predetto giudizio governativo la soccombente insorge ora davanti al Tribunale cantonale amministrativo, chiedendone l'annullamento e postulando il rilascio della licenza rifiutata.
Rievocati i fatti, l'insorgente ripropone e sviluppa in questa sede le censure sollevate senza successo davanti alla precedente istanza con riferimento alla tutela delle situazioni acquisite ed al principio della buona fede.
E. All'accoglimento del ricorso si oppongono il Consiglio di Stato, il municipio di _ e la resistente _ senza formulare particolari osservazioni.
Considerato,

in diritto
1. La competenza del Tribunale cantonale amministrativo, la legittimazione attiva dell'insorgente e la tempestività del gravame sono indiscutibilmente date dagli art. 21 LE, 43 e 46 PAmm.
Il ricorso è dunque ricevibile in ordine e può essere evaso sulla base degli atti integrati dalla documentazione fotografica prodotta dalla ricorrente. Il sopralluogo richiesto non appare invero atto a procurare a questo Tribunale la conoscenza di ulteriori fatti e circostanze rilevanti per il giudizio.
2. 2.1. Giusta l'art. 39 RALE, "edifici o impianti esistenti in contrasto con il nuovo diritto possono essere riparati e mantenuti, esclusi lavori di trasformazione sostanziali; trasformazioni più importanti possono tuttavia essere autorizzate se il contrasto con il nuovo diritto non pregiudica in modo apprezzabile l'interesse pubblico o quello dei vicini".
Riallacciandosi alla garanzia costituzionale della proprietà, intesa come tutela delle situazioni esistenti (Besitzstandsgarantie), la norma permette il mantenimento delle opere edilizie legittimamente realizzate, ma venute a trovarsi in contrasto con il diritto entrato in vigore in epoca successiva. A differenza del previgente art. 33 RE 1974, che escludeva i lavori di trasformazione sostanziali, ovvero atti ad alterare l'identità della costruzione, la nuova disposizione permette ora anche modifiche di un certo rilievo.
Questa facilitazione, travalicante i limiti della tutela delle situazioni acquisite, è soprattutto volta a permettere il recupero di costruzioni ancora sufficientemente integre, adattandole per quanto possibile al nuovo diritto. Non è intesa a perpetuare o addirittura ad aggravare i momenti di contrasto con il diritto posteriore. Essa va quindi accordata con riserbo, valutando attentamente l'importanza di tale contrasto dal profilo dell'interesse pubblico e di quello dei vicini. (cfr. STA 9.12.93 in re M. = RDAT 1994 II N. 46).
2.2. Nel caso in esame, l'edificio che la ricorrente intende trasformare in casa d'abitazione non rispetta la distanza minima di 4 m prescritta dall'art. 10 NAPR di _ dal ciglio dell'antistante strada comunale. Buona parte dell'edificio (22 mq su 57) viene infatti a trovarsi ad una distanza inferiore.
Incontestabilmente, lo stabile in esame va quindi configurato come una costruzione esistente in contrasto con il diritto applicabile.
Invano reputa l'insorgente che l'esistenza dell'opera possa essere legittimata mediante concessione di una deroga alle distanze prescritte dall'art. 10 NAPR.
Deroghe possono essere concesse giusta l'art. 48 NAR soltanto alle linee di arretramento fissate dal piano del traffico. Qualora queste manchino, stabilisce l'art. 10 NAPR, deve comunque essere rispettata una distanza minima di 7 m dall'asse delle strade di quartiere ed una distanza di 4 m dal bordo esterno del campo stradale: parametri, questi, che l'edificio in contestazione disattende in misura oltremodo significativa.
2.3. Accertato che il fabbricato che l'insorgente intende rendere abitabile non è conforme al diritto vigente (né a quello futuro), si deve recisamente escludere che la trasformazione possa essere autorizzata giusta l'art. 39 RLE. In quanto volto a sovvertire radicalmente le modalità di utilizzazione del fabbricato, l'intervento travalica manifestamente i limiti posti da tale norma. Esso incide infatti sulla sostanza della costruzione, alterandone in modo inammissibile l'identità funzionale (cfr. in tal senso STA 17.10.90 in re C.; M. Pfisterer, Die Anwendung neuer Bauvorschriften auf bestehende Bauten und Anlagen, 1979, pag. 199 seg.).
Da questo profilo, il ricorso va quindi respinto siccome infondato.
3. Palesemente a torto pretende poi l'insorgente che la licenza le venga accordata in applicazione del principio dell'affidamento.
Rilasciandole la licenza per sopraelevare il vecchio magazzino/deposito, il municipio non ha infatti assunto alcun atteggiamento che potesse far nascere nell'insorgente legittime aspettative in ordine alla disponibilità dell'esecutivo ad autorizzare in un secondo tempo anche il cambiamento di destinazione di cui si discute. Nessuna assicurazione è stata rilasciata in tal senso: nemmeno l'insorgente del resto lo pretende.
Anche da questo profilo l'impugnativa va quindi disattesa.
4. Ferme queste premesse, la decisione governativa impugnata, immune da violazioni del diritto, va quindi senz'altro confermata.
5. Spese e tassa di giustizia seguono la soccombenza.