Decision ID: 5f245a8d-cb47-5319-b830-777ad5e93828
Year: 2017
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_006
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: civil_law

ritenuto
in fatto:
A.
Con sentenza dell’11 dicembre 1996 il Pretore di Mendrisio-Nord ha dichiarato sciolto per divorzio il matrimonio tra RE 1 e _ (ora RA 1), omologando la relativa convenzione conclusa dagli stessi il 24 ottobre 1996. Al suo punto 5 i coniugi avevano stabilito che RE 1 avrebbe versato ai figli PI 1 e CO 1, entro il quinto giorno di ogni mese, un contributo alimentare di fr. 800.– sino al compimento del dodicesimo anno di età, di fr. 900.– sino al compimento dei sedici anni, e di fr. 1'000.– sino alla maggiore età. Per il figlio CO 1
,
poiché disabile, l’obbligo di corrispondere il contributo alimentare è stato invece stabilito sua vita natural durante. Le parti avevano inoltre convenuto che i suddetti importi sarebbero stati adeguati annualmente all’indice nazionale dei prezzi al consumo, la prima volta al 1° gennaio 1998, facendo stato come base l’indice del mese di settembre 1996.
B.
Mediante tre precetti esecutivi (n. _, _ e _) emessi
l’8 novembre 2016 dall’Ufficio di esecuzione di Mendrisio, CO 1 ha escusso il padre RE 1 per l’incasso di alimenti arretrati, indicando quale titolo di credito per ognuno di essi la “
Convenzione di divorzio omologata dalla Pretura di _ in data 11 dicembre 1996
”.
Nello specifico, il primo precetto n. _ era volto all’incasso di fr. 48.– oltre agli interessi del 5% dal 6 dicembre 1998, di fr. 8.– oltre agli interessi del 5% dal 6 dicembre 1999, di fr. 1'040.– oltre agli interessi del 5% dal 6 dicembre 1999, di fr. 1'428.– oltre agli interessi del 5% dal 6 dicembre 2000 e di fr. 1'572.– oltre agli interessi del 5% dal 6 dicembre 2001. Tali importi sono riferiti al periodo 1996-2001.
Col secondo precetto n. _, CO 1 ha escusso RE 1 per l’incasso di fr. 1'632.– oltre agli interessi del 5% dal 6 dicembre 2002, di fr. 286.– oltre agli interessi del 5% dal 6 febbraio (
recte
: dicembre) 2003, di fr. 2'480.– oltre agli interessi del 5% dal 6 dicembre 2003, di fr. 3'000.– oltre agli interessi del 5% dal 6 dicembre 2004, di fr. 3'156.– oltre agli interessi del 5% dal 6 dicembre 2005, di fr. 3'312.– oltre agli interessi del 5% dal 6 dicembre 2006, di fr. 3'336.– oltre agli interessi del 5% dal 6 dicembre 2007 e di fr. 3'648.– oltre agli interessi del 5% dal 6 dicembre 2008. Tali importi sono riferiti al periodo 2002-2008.
Infine, sulla scorta del precetto n. _ il procedente ha escusso il padre per l’incasso di fr. 3'660.– oltre agli interessi del 5% dal 6 dicembre 2009, di fr. 3'804.– oltre agli interessi del 5% dal 6 dicembre 2010, di fr. 3'840.– oltre agli interessi del 5% dal 6 dicembre 2011, di fr. 3'732.– oltre agli interessi del 5% dal 6 dicembre 2012, di fr. 3'696.– oltre agli interessi del 5% dal 6 dicembre 2013, di fr. 3'708.– oltre agli interessi del 5% dal 6 dicembre 2014, di fr. 3'636.– oltre agli interessi del 5% dal 6 dicembre 2015 e di fr. 3'179.– oltre agli interessi del 5% dal 6 novembre 2016. Tali importi sono riferiti al periodo dal 2008 al novembre 2016.
C.
Avendo RE 1 interposto opposizione a tutti e tre i precetti esecutivi, con istanza 23 novembre 2016 CO 1 ne ha chiesto il rigetto definitivo alla Pretura della Giurisdizione di Mendrisio-Nord. Nel termine impartito,
la parte convenuta si
è opposta all’istanza con osservazioni scritte del 5 dicembre 2016, chiedendo in via principale che fosse dichiarata irricevibile e in via subordinata che fosse sospesa o respinta.
In sede di replica e di duplica rispettivamente del 13 e del 26 dicembre 2016, le parti si sono sostanzialmente confermate nelle loro rispettive e antitetiche conclusioni.
D.
Statuendo con decisione 19 gennaio 2017, il Pretore ha parzialmente accolto l’istanza e rigettato in via definitiva l’opposizione interposta dalla parte convenuta limitatamente a fr. 320.– oltre agli interessi del 5% dal 6 dicembre 2011, a
fr. 3'732.– oltre agli interessi del 5% dal 6 dicembre 2012, a fr. 3'696.– oltre agli interessi del 5% dal 6 dicembre 2013, a fr. 3'708.– oltre agli interessi del 5% dal 6 dicembre 2014, a fr. 3'636.– oltre agli interessi del 5% dal 6 dicembre 2015 e a fr. 3'179.– oltre agli interessi del 5% dal 6 dicembre 2016
.
Egli ha inoltre accolto, con effetto dal 9 gennaio 2017 e limitatamente alla procedura di rigetto relativa al precetto n. _, l’istanza di gratuito patrocinio presentata dal procedente a favore del suo patrocinatore. Il primo giudice ha posto le spese processuali di complessivi fr. 500.– a
carico di RE 1 in ragione di
1
/
3
e per i restanti
2
/
3
a carico di CO 1 (e per esso a carico dello Stato in ragione di
1
/
3
), con l’obbligo di rifondere al padre fr. 500.– per ripetibili parziali.
E.
Contro la sentenza appena citata RE 1 è insorto
a questa Camera
con un reclamo del 30 gennaio 2017
per ottenerne in via principale l’annullamento, la reiezione sia dell’istanza di rigetto definitivo sia di quella di gratuito patrocinio, e l’assegnazione di almeno fr. 3'000.– per ripetibili di prima sede. In via subordinata egli ha invece postulato l’accoglimento parziale dell’istanza limitatamente agli importi riconosciuti dal Pretore, la reiezione dell’istanza di gratuito patrocinio e un aumento delle ripetibili parziali a suo favore da fr. 500.– a fr. 1'500.–.
Con decreto del 7 febbraio 2017, il presidente della Camera ha respinto la domanda di effetto sospensivo postulata con l’impugnazione. Stante l’esito del giudizio odierno, il reclamo non è stato notificato alla controparte per osservazioni.

Considerando
in diritto: 1.
La sentenza impugnata – emanata in materia di rigetto dell’opposizione – è una decisione di prima istanza finale e inappellabile (art. 309 lett. b n. 3 CPC), contro cui è dato il rimedio del reclamo (art. 319 lett. a CPC) alla
Camera di esecuzione e fallimenti (CEF) del Tribunale d’appello (art. 48 lett. e n. 1 LOG) senza riguardo al valore litigioso
.
1.1
Pronunciata in procedura sommaria (art. 251 lett. a CPC), la decisione è impugnabile con reclamo entro dieci giorni dalla notificazione (art. 321 cpv. 2 CPC). Presentato il 30 gennaio 2017 contro la sentenza notificata a RE 1 il 20 gennaio, in concreto il reclamo, inoltrato l’ultimo giorno del termine, è tempestivo.
1.2
Il reclamo dev’essere “motivato” (art. 321 cpv. 1 CPC), ciò che la Camera verifica d’ufficio. Il reclamante è così tenuto a formulare delle conclusioni chiare, a designare dettagliatamente sia i punti contestati della sentenza impugnata sia i documenti sui quali fonda la sua critica e a spiegare perché la motivazione della decisione sarebbe erronea, e non (solo) perché le sue opinioni sarebbero pertinenti
(DTF 138 III 375, consid. 4.3.1 e sentenza del Tribunale federale 5A_247/2013 del 15 ottobre 2013, consid. 3.3).
Doglianze generiche e recriminazioni di carattere generale non sono sufficienti, come non basta ripetere nel reclamo le argomentazioni esposte in prima sede. Solo a tali condizioni è possibile entrare nel merito del ricorso, poiché giudicare un reclamo non significa rifare il processo di primo grado, ma verificare se la sentenza impugnata resista alla critica.
La Camera decide in linea di principio in base agli atti di causa della giurisdizione inferiore (art. 327 cpv. 1 e 2 CPC), limitando il suo esame, fatte salve carenze manifeste, alle censure contenute nel reclamo (DTF 142 III 417 consid. 2.2.4).
Secondo l’art. 320 CPC con il reclamo possono essere censurati sia l’applicazione errata del diritto sia l’accertamento manifestamente errato dei fatti, fermo restando che sono inammissibili conclusioni, allegazioni di fatti e mezzi di prova nuovi (art. 326 cpv. 1 CPC).
2.
In virtù degli art. 80 e 81 LEF, il giudice pronuncia il rigetto definitivo dell’opposizione ove il credito posto in esecuzione sia fondato su una decisione giudiziaria esecutiva o un titolo parificato, a meno che l’escusso provi con documenti che dopo l’emanazione della decisione il debito è stato estinto, il termine per il pagamento è stato prorogato o che è intervenuta la prescrizione. La procedura di rigetto è una procedura documentale
(Aktenprozess)
, il cui scopo non è di accertare l’esistenza del credito posto in esecuzione bensì l’esistenza di un titolo esecutivo. Il giudice verifica solo la forza probatoria del titolo prodotto dal creditore – la sua natura formale – e vi conferisce forza esecutiva ove l’escusso non renda immediatamente verosimili eccezioni liberatorie (DTF 132 III 142, consid. 4.1.1).
3.
Nella decisione impugnata, il Pretore ha innanzitutto respinto la domanda dell’escusso volta a sospendere o respingere l’istanza per il possibile conflitto d’interesse in cui si troverebbe la madre e curatrice di CO 1, ritenendo che tale rischio non sussista in una procedura di rigetto definitivo che è totalmente nell’interesse del figlio, diversamente da quanto possa essere il caso nella causa di modifica del contributo alimentare precedentemente avviata dall’escusso nei confronti del figlio.
Egli ha poi considerato che la convenzione sulle conseguenze accessorie del divorzio, omologata con la sentenza dell’11 dicembre 1996, costituisce un valido titolo di rigetto definitivo. Non ha d’altronde riconosciuto alcun valore probatorio pieno alla dichiarazione sottoscritta dalla figlia dell’escusso, da cui risulterebbe che gli ex coniugi si sono successivamente accordati su una modifica del contributo alimentare. In merito all’eccezione di prescrizione sollevata da RE 1, il primo giudice ha ritenuto prescritte le pretese maturate dal 2010 al novembre del 2011, avendo l’esecuzione avviata in quel mese da CO 1 interrotto la prescrizione quinquennale a partire dal dicembre 2011. Il Pretore ha pertanto rigettato l’opposizione limitatamente agli importi di cui al terzo precetto esecutivo (n. _) richiesti per il periodo dal dicembre del 2011 al novembre del 2016, per i quali ha pure accolto, con effetto dal 9 gennaio 2017, l’istanza di gratuito patrocinio postulata dall’istante.
4.
Nel reclamo RE 1 ribadisce anzitutto la richiesta di sospendere la procedura in attesa che l’Autorità di protezione decida in merito al conflitto d’interesse in cui egli pretende
che si troverebbe la rappresentante dell’istante, RA 1, quale sua curatrice
. Il reclamante non si confronta però con l’argomentazione del
primo giudice secondo cui la causa è totalmente nell’interesse del figlio. La censura è pertanto irricevibile (sopra consid. 1.2). Ad ogni modo la madre e curatrice non è né debitrice né creditrice dei contributi alimentari posti in esecuzione, di cui è invece titolare il figlio personalmente in virtù della convenzione omologata dal Pretore. Non si vede quindi quale interesse proprio di RA 1 potrebbe entrare in contrasto con quello del figlio. Un conflitto d’interessi sarebbe ipotizzabile se costei avesse chiesto meno di quanto stabilito dal giudice del divorzio per favorire l’ex marito, ma è precisamente quanto non ha fatto, innescando la causa in esame. Quale curatrice nominata dall’Autorità regionale di protezione di Lugano (doc. B), RA 1 è pertanto legittimata a procedere all’incasso delle pretese sorte in favore del figlio.
Nulla osta, quindi, all’esame del reclamo nel merito.
5.
In ogni stadio di causa (quindi anche in sede di reclamo), il giudice esamina d’ufficio (DTF 103 Ia 52 consid. 2/e), a prescindere dalle allegazioni delle parti, se la documentazione prodotta costituisce valido titolo di rigetto dell’opposizione (DTF 139 III 447 consid. 4.1.1).
5.1
Le convenzioni sui contributi di mantenimento, ove siano omologate dal giudice del divorzio, seppure prima del 1° gennaio 2011 (data d’entrata in vigore del CPC), legittimano il rigetto definitivo dell’opposizione
per le prestazioni e le obbligazioni pattuite dai coniugi (sentenze della CEF 14.2015.108 del 5 ottobre 2015, consid. 5, e 14.2014.71 del 30 luglio 2015 consid. 5.1, e i riferimenti).
5.2
Nella fattispecie il procedente chiede il rigetto definitivo dell’opposizione sulla scorta della
“
Convenzione sulle conseguenze accessorie del divorzio”
ai sensi dell’art. 158 vCC (in vigore fino al 31 dicembre 1999) sottoscritta il 24 ottobre 1996 dai coniugi RA 1 e RE 1
. La stessa,
debitamente omologata
dal Pretore di Mendrisio-Nord con sentenza dell’11 dicembre 1996 in conformità con l’art. 158 n. 5 vCC
, costituisce un valido titolo di rigetto definitivo dell’opposizione per gli impegni ivi assunti dall’escusso, in particolare per
i contributi
alimentari dovuti al figlio CO 1 (doc. D accluso all’istanza, punto 5 della convenzione). Tenuto conto della prescrizione dei contributi anteriori al dicembre del 2011, la convenzione autorizza in sé il rigetto definitivo dell’opposizione per fr. 66'271.– (fr. 1'120.– per il contributo del dicembre 2011, fr. 1'111.– mensili per quelli del 2012, fr. 1'108.– mensili per il 2013, fr. 1'109.– mensili per il 2014, fr. 1'103.– mensili per il 2015 e fr. 1'089.– mensili per i primi undici mesi del 2016 (doc. G), ovvero almeno per
il totale
di fr. 18'271.– chiesto dall’istante per
il
periodo dal dicembre 2011 al novembre 2016 compresi
(pari a fr. 320.– per il mese di dicembre 2011, di fr. 3'732.– per il 2012, di fr. 3'696.– per il 2013, di fr. 3'708.– per il 2014, di fr. 3'636.– per il 2015 e di fr. 3'179.– per i mesi da gennaio a novembre 2016),
oltre ai relativi interessi del 5% (art. 104 cpv. 1 CO) calcolati
“per semplificare i calcoli”
(v. doc. G, nota 2) – a tutto vantaggio dell’escusso – a ogni scadenza annua (e non mensile) del 6 dicembre
(v. sentenza impugnata, pag. 6).
6.
In virtù dell’art. 81 cpv. 1 LEF l’escusso può opporsi al rigetto definitivo ove provi con documenti che dopo la sentenza il debito è stato estinto o il termine per il pagamento è stato prorogato ovvero dimostri che è prescritto.
6.
1
Sono ammissibili solo le eccezioni esplicitamente sollevate e dimostrate con documenti assolutamente chiari e univoci (
“mit völlig eindeutigen Urkunden”,
cfr. DTF 115 III 100; sentenza della CEF 14.2004.101 del 27 gennaio 2005, consid. 5, con rimandi).
A differenza di quanto vale per il rigetto provvisorio (art. 82 cpv. 2 LEF), non è sufficiente rendere l’estinzione del credito semplicemente verosimile: il titolo di rigetto definitivo (art. 81 cpv. 1 LEF)
creando la presunzione
che il debito esiste, essa può essere rovesciata soltanto con la prova rigorosa del contrario. Non spetta al giudice, d’altronde, statuire su questioni giuridiche delicate o per la cui soluzione il potere d’apprezzamento gioca un ruolo importante (ad es. abuso di diritto, violazione delle regole della buona fede), la decisione in merito essendo riservata al giudice del merito (DTF 124 III 503 consid. 3/a).
6.2
Nel caso specifico, il reclamante sostiene nuovamente che la convenzione di divorzio sarebbe stata superata da un successivo accordo intercorso tra lui e l’ex moglie, in forza del quale il contributo alimentare sarebbe rimasto invariato nel tempo sempre a fr. 800.– mensili. Si fonda al riguardo sulla dichiarazione sottoscritta il 29 novembre 2016 dalla figlia PI 1 (nata nel 1985) da lui prodotta in prima sede (doc. 7), che afferma
“di essere sempre stata a conoscenza dell’accordo raggiunto dai [suoi] genitori dopo il divorzio sul contributo per [sé] e per [suo] fratello CO 1, in base al quale doveva rimanere sempre fisso negli anni a Fr. 800 mensili ciascuno, senza subire nessun adeguamento, in deroga all’accordo di divorzio”
. Ora, una dichiarazione scritta non è equiparabile a una testimonianza assunta in contraddittorio. In una procedura sommaria essa può sì risultare sufficiente – se non è contestata – per rendere un fatto verosimile (
Dolge
in: Basler Kommentar, ZPO, 2
a
ed. 2013,
n. 12 ad art. 177 CPC; B
ohnet
in: CPC commenté, 2011, n. 3 ad art. 254 CPC), ma non per recarne la prova
nel senso dell’art. 81 LEF
. D’altronde, la figlia PI 1 non afferma di avere assistito direttamente alla conclusione dell’accordo derogativo, bensì solo di esserne sempre stata a conoscenza, senza peraltro precisare la fonte di tale conoscenza. Non ha asserito in particolare che entrambi i genitori le abbiano confermato l’esistenza dell’accordo in questione. In assenza di percezione diretta del fatto da provare la sua dichiarazione non potrebbe neppure essere considerata una testimonianza (art. 169 CPC). E in assenza di prova certa, non è possibile ritenere che l’escusso abbia estinto il proprio debito pagando al figlio un contributo di fr. 800.– mensili (sopra consid. 6.1). Nulla muta al riguardo la procedura intesa alla modifica del contributo alimentare a favore del figlio CO 1, avviata da RE 1 con istanza del 4 novembre 2016 (doc. 2, inc. _), poiché risulta tuttora pendente. La decisione impugnata resiste di conseguenza alla critica.
6.3
RE 1 eccepisce poi, in due righe e “
in via abbondanziale
”, la prescrizione dei contributi maturati dal dicembre 2011 al novembre 2016 per cui il primo giudice ha rigettato l’opposizione, senza però prendere posizione sulla motivazione esposta nella sentenza impugnata, con cui tale eccezione è stata respinta. Anche su questo punto il reclamo si rivela quindi irricevibile (sopra consid. 1.2). Ad ogni modo, il Pretore ha giustamente rilevato che la prescrizione quinquennale di quei contributi (art. 128 n. 1 CO) è stata interrotta con l’avvio dell’esecuzione l’8 novembre 2016 (art. 135 n. 2 CO e doc. C).
7.
Il reclamante contesta l’importo assegnatogli dal Pretore a titolo di ripetibili, chiedendo che in caso di conferma della sentenza impugnata le stesse vengano aumentate da fr. 500.– ad almeno fr. 1'500.–. Ancora una volta la sua contestazione non è motivata ed è pertanto irricevibile (sopra consid. 1.2). Nello stabilire l’indennità parziale in fr. 500.– (corrispondente a un’indennità piena di fr. 1'500.– tenuto conto della sua soccombenza di un terzo in prima sede), il Pretore è comunque rimasto entro i limiti fissati dalla tariffa cantonale (art. 96 CPC), che per una causa sommaria prescritta dalla LEF con un valore litigioso di fr. 54'201.– determina un minimo di fr. 870.– (8% x 20% di fr. 54'201.–) e un massimo di fr. 5'690.– (15% x 70% di fr. 54'201.–) arrotondati (art. 11 cpv. 1 e 2 lett. b del
Regolamento sulla tariffa per i casi di patrocinio d’ufficio e di assistenza giudiziaria e per la fissazione delle ripetibili [RTar, RL 3.1.1.7.1]).
Non si può dire che il giudice abbia ecceduto il suo ampio potere di apprezzamento (v. sentenza
della CEF 14.2016.179 del 13 gennaio 2017 consid. 5.1/a).
8.
Di nessun rilievo risulta infine l’asserito vizio procedurale invocato dal reclamante per non essersi potuto esprimere in merito all’istanza di assistenza giudiziaria presentata da CO 1 e accolta dal Pretore con effetto dal 9 gennaio 2017. Al proposito va ricordato che l’art. 119 cpv. 3 seconda frase CPC non prevede l’obbligo, ma solo la facoltà di sentire la controparte, se non nell’ipotesi – non realizzata nella fattispecie – in cui la concessione del gratuito patrocinio comporti la dispensa dal prestare cauzione per le ripetibili (art. 119 cpv. 3 terza frase CPC). Anche tale censura cade dunque nel vuoto, sicché il reclamo, nella limitata misura in cui è ricevibile, va integralmente respinto.
9.
La tassa del presente giudizio, stabilita in applicazione degli art. 48 e 61 cpv. 1 OTLEF (RS 281.35), segue
la soccombenza (art. 106 cpv. 1 CPC). Non si pone invece problema di ripetibili, la controparte, cui il reclamo non è stato notificato per osservazioni, non essendo incorsa in spese in questa sede.
10.
Circa i rimedi esperibili sul piano federale (art. 112 cpv. 1 lett. d LTF), il valore litigioso, di fr. 20'771.– (fr. 18'271.– [sopra consid. 5.2] oltre all’aumento di fr. 2'500.– delle ripetibili), non raggiunge la soglia di
fr. 30'000.– ai fini dell’art. 74 cpv. 1 lett. b LTF.