Decision ID: 60f1e796-eafb-539d-9c7e-6dee866dddd0
Year: 2009
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: civil_law

in fatto:
A.
Il 23 luglio 2009 IS 1 (1977) ha presentato un'istanza al Tribunale d'appello perché sia riconosciuta e dichiarata esecutiva una sentenza del 31 ottobre 2008 con cui il Tribunale comunale di Požarevac (Serbia) ha sciolto per divorzio il matrimonio
da lui contratto a _ il 9 giugno 2002 con CO 1
(1985)
, affidandogli il figlio I_ (nato il 5 luglio 2001), condannando la moglie a versare per il figlio un contributo alimentare di 8000 dinari mensili dal 1° novembre 2008 e disciplinando il diritto di visita di lei.
L'istanza di delibazione è stata intimata il 27 luglio 2009, insieme con la citazione a un'udienza prevista per il 12 agosto 2009 alle ore 14.30 davanti alla Camera civile di appello, alla legale di CO 1 indicata dall'istante. La legale ha comunicato tuttavia alla Camera, il 28 luglio 2009, di non poter patrocinare CO 1
,
non essendo riuscita a mettersi in relazione con lei.
B.
Il giudice delegato ha ripetuto l'intimazione dell'atto il 30 luglio 2009, indirizzando il plico postale personalmente alla convenuta in via _ a L, ma l'invio è tornato al Tribunale d'appello siccome a quel recapito la destinataria risultava irreperibile. Con ordinanza del 7 agosto 2009 il giudice delegato ha annullato così la citazione all'udienza e ha fissato a IS 1 un termine di dieci giorni per comunicare se mantenesse l'istanza di delibazione. In caso affermativo egli ha precisato che sarebbe occorso l'indirizzo preciso della convenuta (rientrata in patria), la traduzione in serbo dell'istanza e il versamento di un secondo anticipo destinato a coprire le spese di traduzione della futura sentenza, a meno che CO 1 dichiarasse – con firma autenticata – di aderire all'istanza.
C.
L'istante non ha reagito all'ordinanza, ma il 25 agosto 2009 ha introdotto una nuova richiesta di delibazione (identica alla precedente), indicando una volta ancora che la convenuta risiede a L. Con ordinanza del 4 novembre 2009 il giudice delegato ha impartito così all'istante un termine di 30 giorni per comunicare l'indirizzo preciso della convenuta ai fini della notifica in via di commissione rogatoria internazionale e per tradurre in serbo
l'istanza di delibazione o, in alternativa, per presentare una dichiarazione in cui CO 1 aderisse con firma autenticata all'istanza di delibazione. L'istante è stato avvertito che il decorso infruttuoso del termine sarebbe stato interpretato come desistenza, ma ch'egli avrebbe avuto la possibilità di ripresentare l'istanza in ogni tempo ove fosse stato in grado di adempiere più tardi le condizioni poste.
D.
Il 27 novembre 2009 l'istante ha scritto a questa Camera una lettera in cui afferma di avere tentato ripetutamente di interpellare l'ex moglie, riuscendo a parlarle una sola volta, ma senza ottenere il suo indirizzo. Nella lettera egli si ripropone di incontrare CO 1
“
durante le prossime ferie di Natale
” al fine di
farsi comunicare il recapito esatto. Onde la richiesta di prorogare il termine di 30 giorni fissato nell'ordinanza del 4 novembre 2009 a una nuova scadenza
“
non prima della metà di gennaio 2010
”
.

Considerando
in diritto: 1.
La Camera civile di appello è competente per riconoscere e dichiarare esecutive, secondo le norme della legge federale sul diritto internazionale privato (art. 29 LDIP), le sentenze civili pronunciate all'estero (art. 511 cpv. 1 CPC). Una sentenza di divorzio va riconosciuta se è stata pronunciata o sia riconosciuta nello Stato di domicilio, di dimora abituale o di origine di uno dei coniugi (art. 65 cpv. 1 LDIP). Per il resto valgono le norme generali sul riconoscimento e l'esecuzione di decisioni straniere figuranti agli art. 25 segg. LDIP, fatti salvi eventuali disposti più favorevoli alla delibazione contenuti in trattati internazionali (art. 1 cpv. 2 LDIP).
2.
La procedura volta al riconoscimento e all'esecuzione di sentenze estere è quella sommaria contenziosa di camera di consiglio (art. 511 cpv. 2 CPC). L'istanza va quindi notificata alla controparte e il giudice deve indire un'udienza
“
entro breve termine
”
per la discussione (art. 363 CPC). Ove ravvisi nell'istanza un difetto formale che può essere sanato con sollecitudine, il giudice assegna alla parte un
“
breve termine
” per rimediare (art. 99 cpv. 3 CPC per analogia). È quanto ha fatto nel caso specifico il giudice delegato, fissando il
7 agosto 2009
a IS 1 un termine di dieci giorni
per dichiarare se, dato l'erroneo recapito della convenuta indicato nell'istanza, egli mantenesse la richiesta di delibazione. L'istante non ha reagito nel termine impartitogli, ma ha presentato il 25 agosto 2009 un nuovo memoriale (identico al precedente), indicando una volta ancora che la convenuta risiede a L. In realtà CO 1 è rientrata in Serbia il 28 novembre 2008, senza che abbia più ripreso residenza a L dopo di allora.
3.
Nelle condizioni descritte v'è da domandarsi se l'istanza di delibazione (del 23 luglio o del 25 agosto 2009, poco importa) non andasse dichiarata già a quel momento irricevibile per impossibilità di notifica alla convenuta. Sia come sia, il giudice delegato ha concesso all'istante, il 4 novembre 2009, un ulteriore termine di 30 giorni per specificare l'indirizzo preciso di CO 1 all'estero (ai fini della notifica in via di commissione rogatoria internazionale) e per tradurre in serbo l'istanza di delibazione o, in alternativa, per presentare una dichiarazione in cui la convenuta aderisse con firma autenticata all'istanza di delibazione. IS 1
è stato esplicitamente avvertito inoltre che il decorso infruttuoso del termine sarebbe stato interpretato come desistenza, ma ch'egli avrebbe avuto la possibilità di chiedere nuovamente la delibazione ove fosse stato in grado più tardi di adempierne i requisiti. Tutto quanto egli ha fatto è postulare una proroga del termine fino alla metà di gennaio del 2010.
4.
Una dilazione del termine nelle circostanze illustrate non può entrare in linea di conto. A parte il fatto che una richiesta di proroga dev'essere corredata
“
delle necessarie prove
”
, mentre l'istante
non rende verosimile il benché minimo sforzo intrapreso fra l'ago
sto del 2009 (quando è stato invitato la prima volta a indicare il recapito esatto della convenuta) e il novembre successivo né per procurarsi il ragguaglio necessario né per tradurre l'istanza di delibazione in serbo, la protrazione di un termine si giustifica solo
“
per motivi rilevanti
”
(art. 130 cpv. 2 prima frase CPC). In concreto l'istante si limita a confidare nella possibilità di incontrare l'ex moglie durante le vacanze di Natale per cercare
“
di discutere con lei e di farsi dare l'informazione richiesta
”
. Si tratta di assicurazioni talmente vaghe da apparire prive di rilevanti probabilità di successo già a prima vista, CO 1 avendo già rifiutato una volta – secondo quanto scrive l'interessato – di rendere noto il suo recapito. Riportare al 2010 un procedimento giudiziario sulla scorta di motivazioni tanto labili non sarebbe serio. Ne segue che in concreto IS 1 non può presumersi
“
desistente
”
, avendo egli in qualche modo reagito all'ordinanza del 4 novembre 2009, ma che la sua istanza va dichiarata irricevibile per non poter essere notificata alla convenuta. Il presente giudizio di non entrata in materia lascia intatta la possibilità, per l'interessato, di reintrodurre l'istanza al momento in cui sarà in grado di rispettarne i presupposti formali. In definitiva egli non subisce dunque alcun pregiudizio giuridico.
5.
Si aggiunga, ad ogni buon conto, che l'istanza di delibazione non manca di destare interrogativi per quanto riguarda la sua portata pratica. IS 1
non si limita infatti a postulare la delibazione del dispositivo n. 1 con cui il tribunale serbo ha sciolto il matrimonio per divorzio (il che può presumersi di qualche interesse, seppure egli risieda in Serbia), ma chiede altrettanto per quel che è del dispositivo n. 2 (affidamento a sé del figlio I_, nato il 5 luglio 2001), del dispositivo n. 3 (contributo alimentare di 8000 dinari mensili dovuto dalla madre al figlio), del dispositivo n.
4 (diritto di visita materno) e del dispositivo n. 5 (spese del giudizio). Mal si comprende tuttavia che interesse concreto e attuale egli abbia a ottenere la delibazione di pronunciati simili. Per di più, la delibazione dei dispositivi n. 2 e 4 non soggiace necessariamente – come crede l'istante – agli stessi requisiti che disciplinano la delibazione del dispositivo n. 1 (v. anzi
Bopp
in: Basler Kommentar, IPRG, 2a edizione, n. 7 in fine ad art. 65), mentre
i dispositivi n. 3 e 5 vertono su condanne a pagamenti in denaro, sicché il loro riconoscimento deve avvenire
“
ad opera del giudice normalmente competente, nell'ambito del procedimento di rigetto definitivo dell'opposizione secondo la LEF, fatta eccezione per le decisioni di prestazioni di denaro che soggiacciono alla Convenzione di Lugano
”
(art. 512 CPC). Prima di introdurre una nuova istanza di delibazione è opportuno pertanto che
IS 1
rifletta a tali problemi.
6.
Gli oneri del giudizio odierno seguono la soccombenza (art. 148 cpv. 1 CPC). Non si assegnano ripetibili, l'istanza non avendo formato oggetto di intimazione alla controparte.
7.
Quanto ai rimedi giuridici esperibili contro l'odierna sentenza sul piano federale, “le decisioni sul riconoscimento e l'esecuzione di decisioni” possono formare oggetto di ricorso in materia civile (art. 72 cpv. 2 lett. b n. 1 LTF). Nella fattispecie tale possibilità è data senza
riguardo a questioni di valore
(art. 74 cpv. 1 lett. b LTF)
, l'istanza di delibazione concernendo non solo il riconoscimento e l'esecuzione di pronunciati esteri aventi natura pecuniaria, ma anche lo scioglimento stesso del matrimonio.