Decision ID: 21d7583d-8141-5471-858a-7c19462f334d
Year: 2000
Language: it
Court: TI_TCA
Chamber: TI_TCA_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: public_law

ritenuto,
in fatto
A.
Il ricorrente _ e suo fratello _ sono comproprietari di un vecchio stabile d'appartamenti, situato nel centro di _ (part. n. _ RF). Da anni essi offrono alloggio a turisti di passaggio o in vacanza mettendo a loro disposizione i locali degli appartamenti situati ai piani superiori. In relazione a quest'attività, sono a più riprese pervenute alle autorità comunali o di polizia lamentele degli sprovveduti turisti, che si dolevano dei prezzi praticati, eccessivamente alti per rapporto alla scadente qualità delle prestazioni fornite. _ (_), preoccupato per il danno che tale attività arreca all’immagine turistica della valle, si è rifiutato di inserire questi alloggi nell’offerta turistica locale.
In seguito a queste lamentele, il 2 dicembre 1997 l'Ufficio permessi e passaporti del Dipartimento delle istituzioni (ora: Sezione dei permessi e dell'immigrazione) ha formalmente stabilito che l’attività del ricorrente era soggetta all'obbligo di patente quale ostello ai sensi dell'art. 5 lett. b) LesPub. Con la stessa decisione l'autorità cantonale ha ordinato la sospensione di ogni attività di locazione di camere e l'eliminazione di tutti i cartelli indicanti l'offerta di camere.
B. Con giudizio 9 giugno 1999 il Consiglio di Stato ha confermato il provvedimento, respingendo il gravame contro di esso inoltrato da _. In sostanza, il Governo ha ritenuto che l'attività da questi svolta consistesse essenzialmente nella locazione di camere a scopo di lucro e che potesse essere esercitata soltanto previo conseguimento di una patente di ostello giusta l'art. 5 lett. b LEsPub.
C. Contro il predetto giudizio, _ insorge ora davanti al Tribunale cantonale amministrativo, chiedendogli di annullarlo assieme alla decisione dell’autorità dipartimentale impugnata.
A mente dell’insorgente, la controversa attività consisterebbe nella semplice locazione di camere ammobiliate, rispettivamente di appartamenti di vacanza arredati, che andrebbe esente da permesso.
D. Il Consiglio di Stato ed il Dipartimento delle istituzioni (Sezione dei permessi e dell'immigrazione) si oppongono all'accoglimento del gravame, senza formulare particolari osservazioni.
Considerato,

in diritto
1. Giusta l'art. 71 cpv. 3 LEsPub le decisioni del Consiglio di Stato concernenti il rilascio, il rifiuto, la sospensione o la revoca di patenti, di certificati di capacità e di autorizzazioni a gestire un esercizio pubblico possono essere impugnate davanti al Tribunale cantonale amministrativo. Le altre decisioni del Consiglio di Stato sono invece definitive.
Il rilascio o il rifiuto della patente d’esercizio pubblico presuppone che venga accertato in via pregiudiziale che una determinata attività imprenditoriale nel campo della ristorazione può essere esercitata soltanto con il permesso dell'autorità. Contro l'atto mediante il quale l'autorità accerta che una determinata attività soggiace all’obbligo del permesso secondo la LEsPub devono pertanto essere dati gli stessi mezzi d'impugnazione che la legge prevede per contestare il rilascio od il rifiuto della patente (art. 41, 42 e 44 PAmm).
La competenza del Tribunale cantonale amministrativo a conoscere il merito dell'impugnativa proposta contro il giudizio con cui il Consiglio di Stato ha confermato che l'attività svolta dal ricorrente soggiace a patente d'esercizio pubblico va quindi ammessa.
La legittimazione attiva dell'insorgente, direttamente e personalmente toccato dal provvedimento impugnato, è certa.
Il ricorso, tempestivo, è dunque ricevibile in ordine.
Date le circostanze, può essere deciso senza ripetere il sopralluogo esperito dal Consiglio di Stato (art. 18 PAmm).
2. 2.1. Giusta l'art. 2 LEsPub sono considerati esercizi pubblici gli immobili o parti di essi, dove, a titolo professionale e a scopo di lucro diretto o indiretto, si alloggiano ospiti (lett. a) e/o si vendono cibi o bevande da consumare sul posto (lett. b).
Un esercizio pubblico, dispone l'art. 3 cpv. 1 LEsPub, può essere aperto e gestito se il proprietario dell'immobile è in possesso della patente corrispondente e se il gerente è in possesso del certificato di capacità corrispondente e dell'autorizzazione dipartimentale di cui all'art. 28 LesPub. La patente è definita come una decisione amministrativa con la quale un immobile o una parte ben definita di esso è ritenuto idoneo all'apertura e alla gestione del tipo di esercizio pubblico indicato (art. 4 cpv. LEs-Pub).
Non tutti gli esercizi pubblici sono soggetti all'obbligo della patente.
Soggetti all'obbligo della patente sono soltanto gli esercizi pubblici elencati dall'art. 5 LEsPub, ossia alberghi, apparthôtel, garni e pensioni (lett. a), ostelli della gioventù (lett. b), ristoranti, locande, osterie, grotti, canvetti e birreria (lett. c), caffé, bar e tea-rooms (lett. d), locali notturni, discoteche e pianobar (lett. e), circoli e club in cui si servono bevande (lett. f), case di salute, cura, convalescenza, riposo, istituti di educazione e colonie di vacanza (lett. g), pensioni private di famiglia con più di quattro pensionati (lett. h), rifugi e capanne di montagna raggiungibili direttamente con strade carrozzabili o con impianti di risalita (lett. i), mescite aperte regolarmente (lett. l), cantine e cucine operaie, con o senza alloggio, mense aziendali e scolastiche (lett. m).
Non sono invece soggetti all'obbligo della patente (art. 6 LEs-Pub) pensioni private di famiglia con meno di quattro pensionanti (lett. a), mense riservate alla polizia, ai pompieri e agli altri servizi di pronto intervento (lett. b), spacci di aziende agricole limitatamente ai loro prodotti (lett. c) e mescite aperte saltuariamente (lett. d).
Trattandosi di norme che limitano la libertà economica sancita dall'art. 27 Cost., l'elenco degli esercizi pubblici soggetti all'obbligo della patente sancito dall'art. 5 LesPub è da considerare esaustivo. Non è invece tale, nonostante il suo tenore, l'elenco degli esercizi esenti da siffatto obbligo sancito dall'art. 6 LEsPub. Vale, in altri termini, la regola secondo cui gli esercizi pubblici che non sono contemplati né dall'art. 5, né dall'art. 6 LEsPub, non soggiacciono all'obbligo della patente.
I singoli esercizi pubblici sono definiti dal regolamento (art. 7 LEsPub).
2.2. La LEsPub 1967 assoggettava all'obbligo della patente le case con solo alloggio con più di venti letti (art. 2 lett. b LEsPub 1967). Le case con solo alloggio fino a venti letti, la locazione professionale di camere in domicili privati e la locazione professionale di case di vacanza e appartamenti a ospiti di passaggio e soggiornanti per periodi inferiori a 15 giorni erano invece assoggettate a semplice permesso (art. 3 d, f , g LEsPub 1967).
2.3. Dal confronto delle disposizioni della LEsPub 1967 con quelle della legge attualmente in vigore discende chiaramente che la locazione professionale di camere in domicili privati e la locazione professionale di case di vacanza e appartamenti ad ospiti di passaggio o soggiornanti non sono più sottoposte a regime autorizzativo. Il fatto che questi stabilimenti, destinati ad alloggiare ospiti, siano comunque da configurare come esercizi pubblici (art. 2 lett. a LEsPub) non basta a giustificare l'obbligo della patente. Fa eccezione il caso in cui vi si possano ravvisare gli estremi di un ostello della gioventù (cd. Jugendherberge).
2.4. L'ostello della gioventù è definito come l'esercizio pubblico nel quale il servizio è limitato all'alloggio a prezzi modici (art. 19 RLEsPub). Determinanti ai fini della qualifica di questo genere d'esercizio pubblico sono il prezzo accessibile ad una vasta clientela e la limitazione del servizio all'alloggio, con cambio della biancheria e pulizia delle stanze. Per essere considerato come un ostello, lo stabilimento deve inoltre apparire come una struttura unitaria e dotata di un minimo di organizzazione. Diversamente, andrebbe ravvisato un ostello in qualsiasi locazione professionale di camere ammobiliate o d'appartamenti arredati, con servizio di pulizia e messa a disposizione della biancheria. Caratteristica dell'ostello è l'assenza di un servizio di cucina e di strutture per cucinare. Se l'offerta è estesa ai cibi ed alle bevande, l'ostello è infatti assimilato ad una pensione (art. 19 cpv. 2 RLEsPub)
3. 3.1. Dagli atti dell'incarto risulta che lo stabile dei fratelli _ è strutturato su quattro piani. Al piano terreno vi sono dei vani locati stabilmente a privati, mentre al primo piano si trova l'appartamento del qui ricorrente. Sulla rampa di scale che porta al secondo piano v'è una doccia con WC e lavabo. Il secondo piano, accessibile attraverso una porta che chiude le scale, è composto da due appartamenti separati di tre locali, con un locale adibito a cucina e dotato di stufa a gas, frigorifero e lavandino. Sul pianerottolo superiore v'è un bagno con WC. Al terzo piano si trovano infine due camere doppie ed una cucina scarsamente arredata con un lavandino.
3.2. Orbene, i vani che il ricorrente concede in locazione a turisti e viandanti sotto forma di singole camere o come appartamenti non formano in nessun caso un ostello per la gioventù. Il fatto che la locazione comprenda un servizio di biancheria e di pulizia non basta ad accreditare la tesi dell'autorità cantonale. Lo esclude anzitutto la presenza di cucine, del tutto estranee al genere di esercizio pubblico ipotizzato dalle precedenti istanze. Corrobora inoltre questa deduzione l'impossibilità di ravvisare nell'insieme di questi vani una struttura unitaria, dotata di quel minimo d'organizzazione che contraddistingue un ostello per la gioventù da singole camere od appartamenti di vacanza locati per scopo di lucro a turisti e viandanti.
Tenuto conto dell'insieme delle circostanze, l'attività esplicata dal ricorrente può essere unicamente assimilata a quella di un affittacamere, ovvero ad un'attività che la nuova LEsPub ha rinunciato ad assoggettare ulteriormente all'obbligo della patente. Questo tribunale comprende perfettamente i motivi che hanno indotto l'autorità cantonale ad adottare il provvedimento impugnato. L’ordinamento giuridico attualmente in vigore non permette tuttavia di assoggettare l'attività in questione al regime d'autorizzazione sancito dall'art. 5 LEsPub per gli ostelli della gioventù. L’esigenza di prevenire i danni arrecati al buon nome del turismo valmaggese dalle discutibili pratiche commerciali del ricorrente non costituisce in particolare un motivo sufficiente per estendere la nozione di ostello al punto da comprendervi anche l’attività degli affittacamere e dei locatori professionali d'appartamenti ammobiliati o di vacanza con servizio di biancheria e di pulizia.
Stando così le cose, il ricorso va accolto, annullando la decisione dipartimentale impugnata e quella governativa che la conferma, siccome lesive del diritto.
Dato l'esito, si prescinde dal prelievo di una tassa di giustizia (art. 28 PAmm). Non si assegnano ripetibili, poiché il ricorrente non si è avvalso del patrocinio di un avvocato (art. 31 PAmm).