Decision ID: a4f01948-8eb0-5d31-93b6-97bc08edecbd
Year: 2008
Language: it
Court: TI_CATI
Chamber: TI_CATI_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: public_law

Fatti
A.
La RI 1 è una società immobiliare con sede a _.
Nella dichiaraz
io
ne fiscale 2000, dichiarava una perdita d’eserciz
io
di fr. 16'304.– ed un capitale az
io
nar
io
di fr. 250'000.–.
B.
Notificandole la tassazione IC/IFD 2000, con decisione dell’11 novembre 2004, l’Ufficio di tassazione delle persone giuridiche (UTPG) commisurava l’utile imponibile in fr. 728'000.– per l’IC ed in fr. 603'400.– per l’IFD ed il capitale in fr. 688'000.–.
Dalla motivazione allegata si evinceva che l’autorità fiscale aveva in primo luogo ravvisato una sottocapitalizzazione della società ed aveva di conseguenza commisurato il capitale proprio occulto in fr. 338'463.– per l’IC ed in fr. 17'000.– per l’IFD. Gli interessi sul capitale proprio occulto ammontavano a fr. 3'253.– per l’IC ed a fr. 1'040.– per l’IFD.
Inoltre, l’UTPG aveva aggiunto all’utile imponibile una prestaz
io
ne valutabile in denaro a favore degli az
io
nisti, per un ammontare di fr. 741'125.–. Tale importo era costituito dalla differenza fra il prezzo di vendita del credito, vantato dalla contribuente nei confronti de _, pagato dagli az
io
nisti _ e _ (fr. 40'000.–), ed il valore nominale e venale del credito stesso al 31 dicembre 2000 (fr. 781'125.–).
C.
Con decisione dello stesso giorno, l’UTPG notificava alla contribuente anche la tassazione IC/IFD 2002, nella quale l’utile imponibile era commisurato in fr. 36'300.– per l’IC e fr. 53'600.– per l’IFD ed il capitale imponibile in fr. 598'000.–.
L’autorità di tassazione aveva in particolare ripreso un importo di fr. 9'684.–, addebitato al conto economico quale provvigione per la vendita di un immobile; secondo l’UTPG tuttavia tale costo non poteva essere riconosciuto, essendo il mediatore (_) persona vicina alla società.
Inoltre, aveva ripreso un ulteriore importo di fr. 54'000.–, per l’acquisto di tre appartamenti da _ ad un prezzo inferiore al valore venale. Anche tale differenza era considerata prestazione valutabile in denaro, trattandosi di vendita tra società vicine.
D.
La contribuente impugnava le suddette decisioni, con reclamo del 2 dicembre 2004.
Con riferimento alla tassazione IC/IFD 2000, contestava tanto la ripresa di fr. 741'125.–, corrispondente alla prestazione valutabile in denaro, quanto il capitale proprio occulto, trattandosi di finanziamenti provenienti da terzi indipendenti.
Quanto al periodo fiscale 2002, oltre alla questione del capitale proprio occulto, contestava anche le riprese della provvigione pagata per la vendita dell’immobile e della prestazione valutabile in denaro derivante dalla vendita degli appartamenti.
E.
Con decisioni del 12 maggio 2005, l’UTPG respingeva il reclamo della contribuente.
Per quanto attiene al periodo fiscale 2000, argomentava che le disposizioni sul capitale proprio occulto in materia di imposta cantonale trovano applicazione indipendentemente dalla provenienza dei finanziamenti. In merito alla prestazione valutabile in denaro a favore degli azionisti, osservava invece che il credito venduto a questi ultimi per fr. 40'000.– era stato acquistato all’incanto per fr. 3'000.– nel 1999 ed era poi interamente stato recuperato. Il fatto che la società necessitasse di liquidità non giustificherebbe una cessione al prezzo convenuto.
Con riferimento alla tassazione del periodo 2002, ribadiva le stesse considerazioni per quanto concerne il capitale proprio occulto, mentre confermava la ripresa della provvigione pagata a _ con l’argomento che “provvigioni di vendita versate a persone vicine non sono fiscalmente deducibili”. Quanto all’acquisto degli appartamenti, ribadiva essersi trattato di una vendita di favore fra società vicine.
F.
Con tempestivo ricorso alla Camera di diritto tributario, la RI 1 ripropone le contestazioni relative alla ripresa di fr. 741'125.–, corrispondente alla cessione a prezzo di favore del credito nei confronti de _, ed alle riprese di fr. 9'684.– e di fr. 54'000.– relative all’acquisto di appartamenti da _ ed alla provvigione versata a persona vicina.
Quanto al primo aspetto, argomenta di avere ceduto il credito agli azionisti allo scopo di procurarsi i mezzi liquidi necessari per acquistare il 33% delle azioni de _. Il prezzo convenuto dalle parti sarebbe stato conforme al valore reale, considerato in particolare il fatto che il credito era postergato nella misura di fr. 400'000.– e che l’ultimo bilancio alla fine del 1999 presentava un capitale proprio di fr. 92'044.–. A suo avviso, non sarebbe corretto considerare, nella valutazione del prezzo di mercato, quanto accaduto in seguito alla cessione del credito.
Con riferimento alla provvigione di fr. 9'684.–, la ricorrente osserva che la mediazione di _ le ha permesso di conseguire un utile pur non disponendo di personale proprio. Inoltre, non riconoscendo il costo in discussione, si provocherebbe un danno all’altro azionista.
Per quanto riguarda la vendita degli appartamenti, contesta la stima del valore venale intrapresa dall’Ufficio cantonale di stima. Inoltre, ritiene che la distribuzione dissimulata di utile costituisca un reddito da partecipazioni, che deve allora beneficiare della relativa riduzione.
L’UTPG ha presentato osservazioni al ricorso, in data 22 giugno 2005, chiedendone la reiezione, con la sola eccezione della disponibilità a concedere la riduzione per partecipazioni.
La ricorrente ha replicato con scritto dell’11 luglio 2005.
G.
All’udienza del 17 gennaio 2006, dopo discussione, l’UTPG si è dichiarato disposto ad accogliere la richiesta di riduzione per partecipazione sulla distribuzione dissimulata di utile di fr. 54'000.– da parte de La Magnifica SA, intervenuta nel 2002. L’utile imponibile del periodo fiscale 2002 è pertanto azzerato. Di conseguenza è divenuta priva d’oggetto anche la questione della provvigione non riconosciuta di fr. 9'684.–.
Quanto alla questione della valutazione del credito, che ha dato luogo alla ripresa di fr. 741'125.– per periodo fiscale 2000, il giudice delegato ha proposto di incaricare un perito di valutare il credito in questione al 20 dicembre 2000. Le parti hanno aderito alla proposta.
Con decreto del 2 novembre 2007, il presidente della Camera ha designato perito Claud
io
Cereghetti, esperto fiscale dipl., docente alla Scuola Universitaria Profess
io
nale della Svizzera Italiana. Il perito ha rassegnato il suo referto in data 23 genna
io
2008. Lo stesso è stato notificato alle parti il 28 genna
io
2008. In data 20 febbra
io
2008, è pervenuta una richiesta di precisaz
io
ni della ricorrente.

Diritto
1.
1.1.
Come
accennato, la sola questione rimasta litigiosa dopo l’udienza del 17 gennaio 2006 è quella che concerne la pretesa distribuzione dissimulata di utile di fr. 741'125.–, relativa al periodo fiscale 2000.
La ripresa in questione si riferisce ad un contratto, stipulato il 20 dicembre 2000, con il quale la ricorrente ha ceduto ai suoi azionisti un credito del valore nominale di fr. 781'125.– nei confronti de _, al prezzo di fr. 40'000.–. L’UTPG ha qualificato la differenza fra il prezzo di vendita ed il valore nominale del credito quale distribuzione dissimulata di utile.
1.2.
Gli articoli 58 cpv. 1 lett.
b
LIFD e 67 cpv. 1 lett.
b
LT prevedono, con riferimento all’imposta sull’utile delle persone giuridiche, che le distribuzioni palesi o dissimulate di utili e le prestazioni a terzi non giustificate dall’uso commerciale concorrono a determinare l’altro utile netto imponibile.
La dottrina ha così riassunto la nozione di “distribuzione dissimulata di utili” che si può ricavare dalla giurisprudenza del Tribunale federale (cfr.
Bernardoni/Duchini
, La fiscalità dell’azienda, Agno, 1998, p. 367-369;
Cagianut/Höhn
,
Unternehmungssteuerrecht, Berna 1986, p. 398 s.;
Höhn/
Waldburger
,
Steuerrecht , 8
a
ediz., vol. I, Berna 1997, n. 82 al § 18, p. 456 s.;
Oberson
, Droit fiscal suisse, Basilea/Francoforte 1998, n. 28 al § 10, p. 172):
– una prestazione da parte della società, senza una corrispondente controprestazione;
– il fatto che la prestazione si traduca in un vantaggio per l’azionista o una persona a lui vicina, cioè che essa non sarebbe stata concessa ad un terzo alle stesse condizioni;
– il fatto che il menzionato carattere della prestazione (di avvantaggiare, cioè, un azionista rispetto ai terzi) sia riconoscibile da parte degli organi societari.
1.3.
In caso di distribuzione dissimulata di utili, occorre determinare il valore della prestazione. In particolare, quando ad essa corrisponde una contropartita non equivalente, bisogna quantificarne la discrepanza, poiché l’utile distribuito in maniera dissimulata è dato dalla differenza fra prestazione e controprestazione (
Rivier
, Droit fiscal suisse, Neuchâtel 1980, p. 25; ASA 32 p. 102). Per valutare l’ammontare della prestazione, ci si baserà sul valore della prestazione fatta a terze persone, conformemente a criteri commerciali (cfr.
Rivier
, loc. cit.;
Reimann/Zuppinger/Schärrer
, Kommentar zum Zürcher Steuergesetz, Berna 1969, vol. III, p. 40).
1.4.
Sono considerate vicine alla società le persone che intrattengono con essa una relazione stretta, che può trarre origine da legami di parentela o di amicizia oppure dall’appartenenza al medesimo gruppo societario (cfr.
Rivier
, op. cit., p. 225). Il Tribunale federale ha precisato che devono essere annoverate tra le persone vicine all’azionista quelle che, secondo l’insieme delle circostanze, traggono dalle relazioni economiche o personali il vero motivo della prestazione insolita (cfr. ASA 45 p. 595).
2.
2.1.
Nella fattispecie, il riconoscimento dell’esistenza della prestazione valutabile in denaro da parte della società ricorrente nei confronti dei suoi azionisti dipende dalla determinazione del valore venale dei crediti il giorno della loro cessione. Come detto in narrativa, trattandosi di una questione tecnica, il giudice delegato ha pertanto sottoposto ad un perito il compito di stimare il valore venale del credito il 20 dicembre 2000.
2.2.
Nel suo referto, il perito si è chinato in particolar modo sulla situaz
io
ne economica de _, società immobiliare della quale _ era amministratore già dalla fine del 1999; dal 24 febbra
io
2001, poi, il consigl
io
d’amministraz
io
ne sarebbe stato composto propr
io
da _ e _.
Nel 2000, in base al conto economico, la società in quest
io
ne presentava mezzi propri per fr. 86'966.–; gli attivi erano in gran parte composti dagli immobili, a bilanc
io
per un valore di fr. 914'349.–. Fra i passivi, spiccano i debiti a lungo termine nei confronti di az
io
nisti per fr. 781’125% (_), dei quali 400'000.– franchi postergati di rango. Il perito ha sottolineato come il consigl
io
d’amministraz
io
ne non abbia formato alcun accantonamento a fronte dei rischi assunti con le cartelle ipotecarie costituite a pegno di terzi per nominali fr. 1’000'000.–. A tale riguardo, nella relaz
io
ne dell’uffic
io
di revis
io
ne, era stato rilevato il pericolo di un’insolvenza tale da giustificare una comunicaz
io
ne al giudice secondo l’art. 725 cpv. 2 CO; i revisori osservavano che gli amministratori avevano tuttavia ritenuto di soprassedere a tale informaz
io
ne, in consideraz
io
ne del valore degli immobili appartenenti alla società (oltre due mil
io
ni di franchi) e della postergaz
io
ne per fr. 400'000.–.
2.3.
Quanto alla valutaz
io
ne degli immobili de _, il perito ha stabilito che sugli stessi vi era una riserva occulta di fr. 598'000.–. A tal fine, si è basato sui valori venali accertati con una perizia del 17 lugl
io
1997 dallo stud
io
d’ingegneria _, che ammontavano a fr. 1'935'000.–. Sebbene tale stima si riferisse alla situaz
io
ne esistente nel 1997, il perito ha ritenuto tali valori attendibili, anche in consideraz
io
ne del fatto che gli immobili in quest
io
ne sono poi stati realizzati a prezzi simili o super
io
ri. Ha poi sottolineato che la perizia del 1997 teneva già conto dell’intervenuto blocco LAFE degli immobili e del fatto che la stessa era stata utilizzata dagli amministratori per evitare il deposito dei bilanci. Il perito ha comunque tenuto conto del tempo intercorso fra la stima degli immobili e il momento determinante per la valutaz
io
ne dei crediti, ammettendo un ammortamento su una durata residua di 30 anni.
Devono pertanto essere respinte le censure rivolte alla perizia dalla ricorrente, nella lettera del 19 febbra
io
2008, nella quale essa afferma che “il perito non tiene conto nella valutaz
io
ne degli immobili al 20 dicembre 2000 che gli stessi erano oggetto di un totale blocco LAFE”. Basti ribadire che nel rapporto di revis
io
ne relativo all’eserciz
io
2000, allestito il 20 settembre 2001 – quando c
io
è _, dopo avere acquistato i crediti litig
io
si dalla ricorrente, erano anche diventati amministratori della società debitrice –, si sottolinea che gli amministratori hanno rinunciato ad informare il giudice
ex
art. 725 cpv. 2 CO propr
io
“in consideraz
io
ne della valutaz
io
ne della proprietà immobiliare” risultante dalla perizia del 1997.
2.4.
Venendo alla valutaz
io
ne del credito ceduto il 20 dicembre 2000, il perito si è basato sul capitale propr
io
economico effettivo de _ a tale data. Ritenuto che, indipendentemente dal fatto che sia postergato o meno, un credito sia esigibile prima del rimborso del capitale az
io
nar
io
, il perito ha affermato che “il valore massimo del credito è rappresentato dal valore nominale, mentre il valore minimo è rappresentato dal valore del capitale propr
io
economico effettivo della società _ al 20 dicembre 2000”.
Ha quindi spiegato che per capitale propr
io
economico effettivo si intende il capitale propr
io
effettivo integrato dal credito vantato dagli az
io
nisti.
Ne risulta il calcolo seguente:
capitale propr
io
contabile al 31.12.2000 fr. 86’966
debiti verso az
io
nisti al 31.12.2000 fr. 781’125
fr. 868’091
riserva occulta netta immobile fr. 598’000
cartelle ipotecarie cedute a pegno fr. - 1'000’000
interessi legali 5% su 5 anni fr. - 250’000
imposta differita attiva _ p.m.
capitale propr
io
economico effettivo fr. 216’091
Nel suo scritto del 19 febbra
io
2008, la ricorrente ha contestato l’inclus
io
ne del credito litig
io
so nel capitale propr
io
economico della società debitrice. A suo avviso, si tratta di “un debito effettivo della società nei confronti dei signori _” e non potrebbe pertanto essere “assimilato a capitale propr
io
della società”. Con tale affermaz
io
ne, la contribuente trascura il fatto che la valutaz
io
ne del capitale propr
io
economico effettivo della società alla fine del 2000 può essere pari solo alla differenza fra il totale degli attivi secondo il bilanc
io
(fr. 1'011'167.–) ed il totale dei passivi che non sono oggetto di contestaz
io
ne (pari a fr. 143'076.–). Se la società fosse stata liquidata a tale momento, il ricavo per gli az
io
nisti sarebbe ammontato effettivamente a fr. 216'091.–.
2.5.
Da quanto precede discende la conseguenza che il credito ceduto dalla ricorrente agli az
io
nisti il 20 dicembre 2000 aveva un valore venale di fr. 216'091.–. Per il fatto che il prezzo di vendita stabilito dalle parti era di fr. 40'000.–, la prestaz
io
ne valutabile in denaro della ricorrente a favore degli az
io
nisti ammonta a fr. 176'091.–.
3.
Visto l’esito del ricorso, la tassa di giustizia viene posta a carico della ricorrente solo nella misura di un quinto.
L’onorar
io
per la perizia ammonta a fr. 12'105.–, IVA compresa. Considerata la proporz
io
ne fra la misura della prestaz
io
ne valutabile in denaro contestata (fr. 741'125.–) e di quella stabilita con la decis
io
ne su ricorso (fr. 176'091.–), tale importo viene suddiviso fra le parti come segue: fr. 2'875.– (pari al 23.75%) a carico della ricorrente e fr. 9'230.– (pari al 76.25%) a carico della resistente.