Decision ID: 779eb46e-383c-5486-adcc-0a160494bbb9
Year: 2009
Language: it
Court: TI_CATI
Chamber: TI_CATI_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: public_law

Fatti
A
. RI 1 e _ sono comproprietari di alcuni immobili, siti nel Comune di _; l’Ufficio di tassazione di _ concedeva ai contribuenti una proroga sino al 30 aprile 2009 per inoltrare il modulo n. _ relativo al “
Quest
io
nar
io
per le comun
io
ni ereditarie e altre indivis
io
ni, per le comproprietà
”; visto l’esito negativo della proroga, la stessa autorità fiscale inoltrava un richiamo in data 28 maggio 2009 ed in ultimo la diffida il 10 luglio 2009.
B.
Con lettera del 20 luglio 2009 (data del timbro postale), RI 1 interponeva reclamo contro la decisione di diffida del 10 luglio 2009 all’autorità di tassazione, sostenendo che tutti i dati riguardanti la situazione di comproprietà dei suoi immobili erano già contenuti nella dichiarazione IC/IFD 2008 e che “non aveva nessuna intenzione di riempire un nuovo sacco di carta per niente”.
C
. Il 23 luglio 2009 l’Ufficio circondariale di tassazione di _ respingeva il reclamo con la seguente spiegazione: “Le motivazioni presentate nella lettera di reclamo non giustificano l’annullamento della tassa di diffida. Vi invitiamo a voler compilare e ritornare la dichiarazione 2008 della comproprietà”.
D.
Con tempestivo ricorso alla Camera di diritto tributario, RI 1 e _ postulano nuovamente l’annullamento della tassa di diffida adducendo in sostanza di aver mandato tempestivamente all’autorità fiscale le dichiarazioni in merito alla tassazione IC/IFD 2008 e che le stesse contenevano già tutti gli elementi relativi alla situazione degli immobili in comproprietà.
E.
Con scritto del 14 agosto 2009, il Presidente di questa Camera ha invitato RI 1 a riflettere sulle conseguenze del probabile esito negativo del ricorso e dell’opportunità di un suo mantenimento; il ricorrente ha risposto con lettera del 21 agosto 2009 (data del timbro postale) ribadendo la sua posizione e manifestando il proprio convincimento nel proseguimento della procedura ricorsuale.

Diritto
1.
1.1.
Il contribuente che omette di inviare la dichiarazione di imposta o che presenta un modulo incompleto, è diffidato a rimediarvi entro un congruo termine (art. 198 cpv. 3 LT, 124 cpv. 3 LIFD); per ogni diffida è percepita una tassa stabilita dal Consiglio di Stato (art. 198 cpv. 4 LT). L’art. 19 del Regolamento della legge tributaria del 18 ottobre 1994, stabilisce che “per ogni diffida inviata al ricorrente che non osserva i termini di consegna della dichiarazione d’imposta o dei conteggi delle imposte trattenute alla fonte viene percepita una tassa di fr. 30.−.”
Per quanto precede, la tassa di diffida altro non è che una tassa di cancelleria che viene prelevata automaticamente, al momento dell’invio della diffida, per coprire i costi causati dall’inadempienza procedurale del contribuente, che ha costretto, con il proprio comportamento passivo, l’autorità fiscale dapprima a richiamarlo all’obbligo di presentare la dichiarazione e, rimasto senza seguito tale invito, a diffidarlo per lettera raccomandata (
Bottoli
, Lineamenti di diritto tributario ticinese, p. 126). La tassa di diffida non è quindi una sanzione disciplinare per violazione degli obblighi procedurali.
1.2.
Contro la tassa di diffida il contribuente può presentare reclamo all’autorità fiscale e ricorso alla Camera di diritto tributario nel termine di 30 giorni (art. 198 cpv. 5 LT, in combinazione con gli art. 206 e 227 LT).
2.
Va preliminarmente rilevato che è prassi della Divisione delle Contribuzioni e dell’autorità di tassazione designare, nel caso di comproprietari, uno fra questi come rappresentante, e attribuirgli l’onere di compilazione del modulo n. _ relativo al
“Quest
io
nar
io
per le comun
io
ni ereditarie e altre indivis
io
ni, per le comproprietà”.
Nel presente caso veniva attribuita a _ la funzione di rappresentante della comproprietà.
Il reclamo contro la decisione di diffida del 20 luglio 2009 veniva tuttavia interposto da RI 1. Seppure il ricorso a questa Camera è stato inoltrato sia da RI 1 che da _, permane dubbiosa la legittimazione attiva del primo, in quanto non prescelto quale rappresentante della comproprietà. Di fronte a tale situazione è necessario rilevare come già in sede di reclamo l’autorità di tassazione avrebbe dovuto dichiarare il reclamo, siccome interposto da RI 1, irricevibile.
È pur vero che, nel caso in esame, il modulo n._
“Quest
io
nar
io
per le comun
io
ni ereditarie e altre indivis
io
ni, per le comproprietà”
porta la seguente intestazione: “_ _ e _, A _” ed è stato inviato al domicilio comune dei comproprietari a _. Orbene, a maggior ragione, se si considera il caso di due conviventi, a cui viene spedito il modulo n. _ recante un’intestazione come quella sopraccitata, vi è un accresciuto rischio di creare situazioni di confusione: sia la Divisione delle Contribuzioni che l’Ufficio di tassazione sembrano infatti dar per acquisito che intestando il modulo n. _ “_ e _, A _ _” risulti chiaro a chi incomba, tra i due comproprietari, l’onere di compilare il suddetto
“Quest
io
nar
io
per le comun
io
ni ereditarie e altre indivis
io
ni, per le comproprietà”
. Tuttavia lo stesso Ufficio di tassazione di _ ha a sua volta dimostrato, non dichiarando il reclamo interposto da RI 1 irricevibile, di non essere del tutto in chiaro sulla prassi da seguire per quanto concerne il modulo n. _.
Ad ogni modo, considerato che il ricorso viene comunque esaminato nel merito, non vi è ragione di approfondire la questione, in particolar modo chiedendo ad RI 1 se agisca quale rappresentante della comproprietaria.
3.
Nel merito, RI 1 e _ sono comproprietari dei mappali n. _, n. _, n. _, n. _, n. _ RFD di _. Per questa ragione, come accennato, l’autorità fiscale ha chiesto alla rappresentante designata della comproprietà di compilare l’apposito formulario, contenente le indicazioni relative alla consistenza della proprietà collettiva ed alle quote spettanti ai singoli comproprietari. Non avendo l’interessata adempiuto tale obbligo, l’Ufficio di tassazione l’ha dapprima richiamata e poi diffidata.
3.1.
La costante giurisprudenza di questa Camera ha da sempre applicato, quale base legale al prelievo della tassa di diffida per quanto concerne gli obblighi di terzi giusta l’art. 202 LT, l’ art. 198 cpv. 3 e cpv. 4 LT e per l’ammontare della stessa, l’art. 19 del Regolamento della legge tributaria del 18 ottobre 1994.
L'art. 202 LT in materia cantonale e l’art. 128 LIFD in materia federale stabiliscono che i soci, i comproprietari e i proprietari in comune devono, a richiesta, fornire alle autorità fiscali informazioni sui loro rapporti di diritto, in particolare sulle quote, sui redditi e sulla sostanza. Sulla base di tale presupposto l'autorità fiscale ha preteso dai ricorrenti l'inoltro dell'apposito modulo n. _, cioè del “
Quest
io
nar
io
per le comun
io
ni ereditarie e altre indivis
io
ni, per le comproprietà”
.
Si tratta di verificare se l’invio di una diffida per l’omissione di un obbligo di collaborazione fondato sull’art. 202 LT giustifichi il prelevamento della tassa di diffida prevista dall’art. 198 cpv. 3 LT.
3.2.
Secondo la giurisprudenza, una norma va innanzitutto interpretata secondo il suo tenore letterale (interpretazione letterale). Se il testo legale non è assolutamente chiaro, o se più interpretazioni si prestano, il giudice è tenuto a ricercare il vero significato della norma, deducendolo dalle relazioni che intercorrono tra essa e altre disposizioni legali e dal contesto legislativo in cui si inserisce (interpretazione sistematica), dal fine che la norma persegue o dall'interesse tutelato (interpretazione teleologica), nonché dalla volontà del legislatore (interpretazione storica), così come essa traspare dai materiali legislativi. Se il testo di legge è chiaro, l'autorità chiamata ad applicare il diritto può distanziarsene soltanto se sussistono motivi fondati per ritenere che la sua formulazione non rispecchi completamente il vero senso della norma. Simili motivi possono risultare dai materiali legislativi, dallo scopo della norma, come pure dalla relazione tra quest'ultima e altre disposizioni (sentenza CDT del 22 ottobre 2008, inc. n. 80.2007.121, consid. 3.3; DTF 129 I 12 consid. 3.3; 128 II 56 consid. 4, 66 consid. 4a; 128 I 34 consid. 3b; 126 II 71 consid. 6d p. 80 s.).
3.3.
Si rileva come l’art. 198 cpv. 3 LT in materia di tassa di diffida sia collocato, all’interno della legge tributaria, al capitolo III del terzo titolo “obblighi del contribuente”: “Il contribuente, che omette di inviare la dichiarazione d’imposta o che presenta un modulo incompleto, è diffidato a rimediarvi entro un congruo termine”.
Se si interpreta letteralmente l’art. 198 cpv. 3 LT, appare chiaro che l’omissione nella compilazione della dichiarazione fiscale o la presentazione incompleta di moduli
sono relativi alla dichiaraz
io
ne d’imposta, c
io
è ad un obbligo che deve adempiere il contribuente.
La tassa conseguente alla diffida è percepita in relazione alla violazione di “obblighi del contribuente”.
3.4.
Nella fattispecie, l’obbligo a cui è sottomessa _, vale a dire la compilazione del mod. _ “
Quest
io
nar
io
per le comun
io
ni ereditarie e altre indivis
io
ni, per le comproprietà”
è sancito dagli art. 202 LT e 128 LIFD, e rientra quindi in quelli che vengono definiti al capitolo IV del terzo titolo “obblighi dei terzi”, e non negli “obblighi del contribuente”. Gli obblighi dei terzi consistono nel rilasciare determinate informazioni, che saranno poi utili per permettere alle autorità fiscali di controllare e in seguito di completare più facilmente le dichiarazioni d’imposta incomplete (
Althaus-Houriet
, in:
Yersin/Noël
[a cura di], Commentaire de l’impôt fédéral direct, Basilea 2008, n. 3 ad art. 128 LIFD). Nel capitolo IV del terzo titolo non v’è traccia di una base legale che permetta, analogamente all’art. 198 cpv. 4 LT, di percepire una tassa di diffida qualora il terzo non adempia agli obblighi elencati agli 201-203 LT.
3.5.
Secondo un’interpretazione sia letterale, sia sistematica dell’art. 198 cpv. 3 e cpv. 4 LT si nota come l’articolo in questione sia in stretta connessione con il capitolo III del terzo titolo “obblighi del contribuente”: non è quindi possibile, prelevare una tassa di diffida sulla base di questa norma per quanto concerne gli “obblighi dei terzi” mancando una base legale specifica.
La tassa di diffida di 30.− fr. non può dunque essere richiesta ai ricorrenti per i motivi sopra esposti.
4.
I ricorrenti contestano non solo l’ammontare della tassa di diffida, ma in generale l’obbligo, messo a loro carico, di compilare il mod. _
“
Quest
io
nar
io
per le comun
io
ni ereditarie e altre indivis
io
ni, per le comproprietà”.
Dalle considerazioni che precedono, fondate sulla giurisprudenza di questa Camera, risulta tuttavia che l’obbligo di compilare il modulo trova una sufficiente base legale negli art. 202 LT e 128 LIFD e rientra in quelli che vengono definiti “obblighi dei terzi”.
Anche se la tassa di diffida non può essere richiesta ad RI 1 e _, ciò non toglie che se a seguito della diffida ricevuta, i ricorrenti persisteranno nel rifiuto di compilare il questionario, si esporranno al rischio di vedersi infliggere una multa per violazione di obblighi procedurali in base agli art. 257 LT e 174 LIFD.