Decision ID: 8d90d88f-275c-5281-96da-7570d244b8ec
Year: 2015
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_006
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: civil_law

ritenuto
in fatto: A. Con precetto esecutivo n. _8 emesso il 5 aprile 2013 dall’Ufficio di esecuzione di Mendrisio, la CO 1 ha escusso RE 1 per l’incasso di fr. 564.90 oltre agli interessi del 7% dal 1° ottobre 2012, indicando quale titolo di credito il “conguaglio conteggio riscaldamento/spese accessorie 2010/2011” relativo al “contratto di locazione del 03.02.2004”.
B. Avendo RE 1 interposto opposizione al precetto esecutivo, con istanza 7 aprile 2014 la CO 1 ne ha chiesto il rigetto provvisorio alla Pretura della Giurisdizione di Mendrisio-Sud. Nel termine impartito, la parte convenuta si è opposta all’istanza con osservazioni scritte del 25 aprile 2014. All’udienza di “dibattimento” tenutasi il 23 maggio 2014, le parti si sono riconfermate nelle proprie domande, mentre il Pretore ha congiunto la causa di rigetto con quella inoltrata il 7 aprile 2014 da RE 1 nei confronti della CO 1 per ottenere l’accertamento dell’inesistenza dei debiti fatti valere dall’escutente nell’esecuzione n. _2 (per fr. 1'581.65) e in quella qui in esame (n. _8) e la cancellazione dei relativi precetti esecutivi (inc. SE.2014.22).
C. Statuendo con decisione unica del 5 settembre 2014 sulle due cause, il Pretore ha respinto la petizione inoltrata da RE 1, mentre ha “evaso ai sensi dei considerandi” la “petizione” promossa dalla CO 1 e “di conseguenza” rigettato in via definitiva l’opposizione interposta dalla parte convenuta, ponendo a suo carico le spese processuali di fr. 200.– e un’indennità di fr. 400.– a favore dell’istante. Egli ha d’altronde respinto le domande di gratuito patrocinio presentate da RE 1 in ambedue le cause.
D. Contro la sentenza appena citata RE 1 è insorta al “Tribunale d’appello” con un reclamo del 17 settembre 2014 per ottenerne l’annullamento e il rinvio delle cause al primo giudice, previa concessione del beneficio del gratuito patrocinio in entrambe le sedi. Il 3 ottobre 2014, RE 1 ha presentato un secondo reclamo contenente le stesse conclusioni del primo e una motivazione parzialmente identica. Questa Camera ha aperto un incarto in merito al primo reclamo, limitatamente alla causa inoltrata dalla CO 1, mentre il secondo reclamo è stato trattato dalla terza Camera civile per quanto riguarda l’azione promossa da RE 1 (inc. 16.2014.46). Nessuno dei due reclami è stato intimato alla controparte per osservazioni.

Considerando
in diritto: 1. Con la sua “istanza di rigetto provvisorio dell’opposizione”, la CO 1 si è limitata a chiedere che l’opposizione interposta dall’escussa al precetto esecutivo n. _8 sia, appunto, “rigettata in via provvisoria”. Nondimeno il Pretore, tenuto conto del fatto che l’escutente ha allegato all’istanza l’autorizzazione ad agire rilasciata il 5 marzo 2014 dall’Ufficio di conciliazione in materia di locazione di Chiasso, e accertato poi d’ufficio che tale autorizzazione riguarda il credito posto in esecuzione, ha deciso di trattare la causa secondo il rito della procedura semplificata, come risulta dalla citazione delle parti per l’udienza del 23 maggio 2014. Udienza in cui, come visto, egli ha congiunto la causa con la procedura di accertamento dell’inesistenza del credito promossa successivamente dall’escussa (inc. SE.2014.21), salvo poi limitare l’istruttoria alla seconda causa.
1.1 Nella sentenza impugnata, il Pretore ha rilevato che l’istanza era stata formulata in modo inesatto, la CO 1 essendosi limitata a richiedere il rigetto provvisorio dell’opposizione, pur non essendo a beneficio di un riconoscimento del debito firmato dall’escussa, invece di chiedere la condanna della convenuta al pagamento delle spese accessorie litigiose e il contestuale rigetto dell’opposizione in via definitiva. Quand’anche la domanda di giudizio non era poi stata corretta in corso di causa, il Pretore ha ciò nonostante rigettato l’opposizione in via definitiva, deducendo dalla resistenza dell’istante alla causa promossa dall’escussa il suo intento di ottenere quanto non aveva formalmente chiesto. Egli ha inoltre ritenuto la soluzione da lui adottata pure giustificata “in un’ottica di economia processuale”, giacché il rinvio dell’istante a inoltrare una nuova azione tendente a ottenere la condanna dell’escussa al pagamento delle spese sarebbe risultato “un mero esercizio di stile” (sentenza impugnata, pag. 5). Il Pretore, tuttavia, non ha condannato l’escussa a pagare le spese accessorie ma si è accontentato di dichiarare la “petizione” “evasa ai sensi dei considerandi”.
1.2 Nel reclamo, RE 1 qualifica come “incomprensibile e del tutto immotivata” la decisione del Pretore di rigettare integralmente l’opposizione in via provvisoria (recte: definitiva), una semplice congiunzione di causa non potendo a suo parere cambiare radicalmente il tipo di procedura. Ritiene che la premura del Pretore nei confronti dell’istante nell’evitarle di dover presentare una nuova azione creditoria denoti parzialità e violi arbitrariamente la legge.
1.3 Ora, è indubbio che l’“istanza” tende solo al rigetto (provvisorio) dell’opposizione. Che l’istante abbia sbagliato procedura e/o conclusioni è verosimile, ma ciò non ne muta la natura. Tutt’al più il Pretore avrebbe forse potuto, facendo uso della sua facoltà d’interpello (art. 56 CPC), far precisare le conclusioni, ma egli ammette di non averlo fatto e comunque pare dubbio che vi fosse tenuto, dal momento che l’istante era rappresentata da una mandataria professionalmente qualificata nel senso dell’art. 68 cpv. 2 lett. d CPC. Dopo la notifica dell’atto introduttivo d’istanza alla controparte, ad ogni modo, una correzione non era più ammissibile. L’istante avrebbe dovuto desistere e promuovere una nuova causa secondo la procedura prescritta dalla legge (cfr. art. 63 cpv. 2 CPC e Bohnet, in: CPC commenté, 2011, n. 6-7 ad art. 63 CPC). Una successiva mutazione era in particolare esclusa (art. 227 cpv. 1 CPC) e comunque nel caso concreto non è avvenuta. Il genere di procedura applicabile è determinato dalla legge (art. 219 e 248 CPC), non dal giudice, se non nei limiti del suo potere d’interpretare le norme giuridiche topiche. Nel caso concreto non v’è però dubbio che la procedura applicabile era quella sommaria (art. 251 lett. a CPC).
1.4 Ne consegue che, a prescindere dalla procedura seguita dal primo giudice, la sentenza impugnata è da considerare emanata in materia di rigetto dell’opposizione, finale e inappellabile (art. 309 lett. b n. 3 CPC), sicché nei suoi confronti è dato il rimedio del reclamo (art. 319 lett. a CPC) alla Camera di esecuzione e fallimenti (CEF) del Tribunale d’appello (art. 48 lett. e n. 1 LOG) senza riguardo al valore litigioso.
1.5 Pronunciata in procedura sommaria (art. 251 lett. a CPC), la decisione è impugnabile con reclamo entro dieci giorni dalla notificazione (art. 321 cpv. 2 CPC). Presentato il 17 settembre 2014 contro la sentenza notificata al patrocinatore di RE 1 l’8 settembre, in concreto il reclamo è tempestivo.
1.6 La Camera esamina solo le censure esplicitamente formulate e motivate in modo sufficiente, i requisiti al riguardo, che discendono dall’art. 321 cpv. 1 CPC, imponendo al reclamante di formulare delle conclusioni chiare, di designare dettagliatamente sia i punti contestati della sentenza impugnata sia i documenti sui quali fonda la sua critica e di spiegare perché la motivazione della decisione sarebbe erronea, e non (solo) perché le sue opinioni sarebbero pertinenti (DTF 138 III 375, consid. 4.3.1 e sentenza del Tribunale federale 5A_247/2013 del 15 ottobre 2013, consid. 3.3). La Camera decide in linea di principio in base agli atti di causa della giurisdizione inferiore (art. 327 cpv. 1 e 2 CPC). Secondo l’art. 320 CPC con il reclamo possono essere censurati sia l’applicazione errata del diritto sia l’accertamento manifestamente errato dei fatti, fermo restando che sono inammissibili conclusioni, allegazioni di fatti e mezzi di prove nuovi (art. 326 cpv. 1 CPC).