Decision ID: 52e7ac0a-3ac5-5718-b32f-04a782b13cc1
Year: 2016
Language: it
Court: TI_TCAS
Chamber: TI_TCAS_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: social_law

ritenuto, in fatto
1.1. In data 5 novembre 2014 RI 1, nato nel 1965, attivo in qualità di custode presso la _ – e per questo assicurato d’obbligo contro gli infortuni presso la CO 1 - è scivolato sulle scale (doc. Z-1), riportando, secondo quanto indicato sulla notifica di infortunio dell’11 novembre 2014, forti contusioni multiple (doc. Z-6).
Al pronto soccorso dell'Ospedale _ di _ gli è stato riscontrato un trauma contusivo del rachide lombare (cfr. doc. A4).
L’Istituto assicuratore ha assunto il caso e ha corrisposto regolarmente le prestazioni di legge.
1.2. Esperiti gli accertamenti medico-amministrativi del caso, con decisione formale del 23 gennaio 2015, l’amministrazione ha dichiarato estinto il proprio obbligo a prestazioni a decorrere dal 1° febbraio 2015, ritenendo che, da quella data in poi, i disturbi risentiti dall’assicurato non si trovavano più in una relazione causale naturale con l’evento infortunistico del mese di novembre 2014 (doc. Z-26).
A seguito dell’opposizione interposta in data 19 febbraio 2015 dall’assicurato (cfr. doc. Z-31), in data 19 novembre 2015 la CO 1 ha confermato il contenuto della sua prima decisione (cfr. doc. Z-35).
1.3. Con tempestivo ricorso del 18 dicembre 2015, RI 1 ha chiesto che l’assicuratore convenuto venga condannato a corrispondergli ulteriori prestazioni anche dopo il 31 gennaio 2015, contestando il fatto che possa essere considerato sopraggiunto lo status quo sine.
Egli ha, in particolare, rilevato come i problemi lombari presentati in maniera cronica fin dal 1999 non gli abbiano, comunque, impedito di svolgere regolarmente l’attività di custode scolastico fino al momento dell’infortunio del novembre 2014.
Dopo tale data, tuttavia, i dolori lombari hanno subito un’esacerbazione tale, da rendere impossibile la ripresa dell’attività lavorativa (e questo ancora a distanza di quattordici mesi dall’infortunio) e da spingere i medici del servizio di Neurochirurgia dell’_ a proporgli un intervento di stabilizzazione a livello lombare (doc. I).
1.4. L’assicuratore convenuto, in risposta, ha chiesto che il ricorso venga respinto con argomenti di cui si dirà, per quanto occorra, nei considerandi di diritto (cfr. doc. III).
1.5. Con scritto del 17 febbraio 2016 l’assicurato ha ribadito che prima dell’infortunio del 5 novembre 2014 “non presentavo alcun problema lombare tale da causarmi impedimenti lavorativi ciò significa che il nesso causale della spondilolistesi (scivolamento della vertebra L5 su quella sottostante S1) è dovuto al trauma subito nell’infortunio ed è causa dello scivolamento di L5 su S1 (spondilolistesi)”, aggiungendo che la presenza di una calcificazione “non c’entra nulla con la spondilolistesi”.
Alla luce di queste considerazioni, il ricorrente ha nuovamente contestato la decisione con la quale l’amministrazione ha considerato raggiunto lo status quo sine (doc. VII).
1.6. In data 25 febbraio 2016, l’assicuratore LAINF convenuto ha comunicato al TCA di non avere ulteriori ossservazioni da presentare, rinviando alla motivazione esposta nella decisione su opposizione e nella risposta di causa (doc. IX).
Tale scritto è stato trasmesso all’assicurato (cfr. doc. X), per conoscenza.

in diritto
2.1. Oggetto del contendere è la questione di sapere se la CO 1 era legittimata, oppure no, a sospendere a partire dal 1° febbraio 2015 il proprio obbligo a prestazioni in relazione all’infortunio del 5 novembre 2014.
2.2. Giusta l'art. 10 LAINF, l'assicurato ha diritto alla cura appropriata dei postumi d'infortunio (cfr. DTF 109 V 43 consid. 2a; art. 54 LAINF) e, in applicazione dell'art. 16 LAINF, l'assicurato totalmente o parzialmente incapace di lavorare (cfr. art. 6 LPGA) a seguito d'infortunio, ha diritto all'indennità giornaliera.
Il diritto all'indennità giornaliera nasce il terzo giorno successivo a quello dell'infortunio. Esso si estingue con il ripristino della piena capacità lavorativa, con l'assegnazione di una rendita o con la morte dell'assicurato.
Parimenti, il diritto alle cure cessa qualora dalla loro continuazione non sia da attendersi un sensibile miglioramento della salute dell'assicurato (cfr. art. 19 cpv. 1 LAINF): nemmeno persistenti dolori bastano a conferire il diritto alla continuazione del trattamento se da questo non si può sperare un miglioramento sensibile dello stato di salute (cfr. Ghélew, Ramelet, Ritter, Commentaire de la loi sur l'assurance-accidents (LAA), Losanna 1992, p. 41ss.).
L’Alta Corte ha inoltre precisato che la questione del “sensibile miglioramento” di cui all’art. 19 cpv. 1 LAINF va valutata in funzione dell’entità del previsto aumento oppure del ripristino della capacità lavorativa, nella misura in cui quest’ultima è pregiudicata dalle sequele infortunistiche (DTF 134 V 109 consid. 4.3 e riferimenti).
2.3. Presupposto essenziale per l'erogazione di prestazioni da parte dell'assicurazione contro gli infortuni è però l'esistenza di un nesso di causalità naturale fra l'evento e le sue conseguenze (danno alla salute, invalidità, morte).
Questo presupposto è da considerarsi adempiuto qualora si possa ammettere che, senza l'evento infortunistico, il danno alla salute non si sarebbe potuto verificare o non si sarebbe verificato nello stesso modo. Non occorre, invece, che l'infortunio sia stato la sola o immediata causa del danno alla salute; è sufficiente che l'evento, se del caso unitamente ad altri fattori, abbia comunque provocato un danno all'integrità corporale o psichica dell'assicurato, vale a dire che l'evento appaia come una condizione sine qua non del danno.
È questione di fatto lo stabilire se tra evento infortunistico e danno alla salute esista un nesso di causalità naturale; su detta questione amministrazione e giudice si determinano secondo il principio della probabilità preponderante - insufficiente essendo l'esistenza di pura possibilità - applicabile generalmente nell'ambito dell'apprezzamento delle prove in materia di assicurazioni sociali (cfr. RDAT II-2001 N. 91 p. 378; SVR 2001 KV Nr. 50 p. 145; DTF 126 V 360 consid. 5b; DTF 125 V 195; STFA del 4 luglio 2003 nella causa M., U 133/02; STFA del 29 gennaio 2001 nella causa P., U 162/02; DTF 121 V 6; STFA del 28 novembre 2000 nella causa P. S., H 407/99; STFA del 22 agosto 2000 nella causa K. B., C 116/00; STFA del 23 dicembre 1999 in re A. F., C 341/98, consid. 3, p., 6; STFA 6 aprile 1994 nella causa E. P.; SZS 1993 p. 106 consid. 3a; RCC 1986 p. 202 consid. 2c, RCC 1984 p. 468 consid. 3b, RCC 1983 p. 250 consid. 2b; DTF 115 V 142 consid. 8b, DTF 113 V 323 consid. 2a, DTF 112 V 32 consid. 1c, DTF 111 V 188 consid. 2b; Meyer, Die Rechtspflege in der Sozialversicherung, in Basler Juristische Mitteilungen (BJM) 1989, p. 31-32; G. Scartazzini, Les rapports de causalité dans le droit suisse de la sécurité sociale, Basilea 1991, p. 63). Al riguardo essi si attengono, di regola, alle attestazioni mediche, quando non ricorrano elementi idonei a giustificarne la disattenzione (cfr. DTF 119 V 31; DTF 118 V 110; DTF 118 V 53; DTF 115 V 134; DTF 114 V 156; DTF 114 V 164; DTF 113 V 46).
Ne discende che ove l'esistenza di un nesso causalità tra infortunio e danno sia possibile ma non possa essere reputata probabile, il diritto a prestazioni derivato dall'infortunio assicurato dev'essere negato (DTF 129 V 181 consid. 3.1 e 406 consid. 4.3.1, DTF 117 V 360 consid. 4a e sentenze ivi citate).
L'assicuratore contro gli infortuni è tenuto a corrispondere le proprie prestazioni fino a che le sequele dell'infortunio giocano
un ruolo causale. Pertanto, la cessazione delle prestazioni entra in considerazione soltanto in due casi:
- quando lo stato di salute dell'interessato è simile a quello che esisteva immediatamente prima dell'infortunio (status quo ante);
- quando lo stato di salute dell'interessato è quello che, secondo l'evoluzione ordinaria, sarebbe prima o poi subentrato anche senza l'infortunio (status quo sine)
(cfr. RAMI 1992 U 142, p. 75 s. consid. 4b; A. Maurer, Schweizerisches Unfallversicherungsrecht, p. 469; U. Meyer-Blaser, Die Zusammenarbeit von Richter und Arzt in der Sozialversicherung, in Bollettino dei medici svizzeri 71/1990, p. 1093).
Secondo la giurisprudenza, qualora il nesso di causalità con l'infortunio sia dimostrato con un sufficiente grado di verosimiglianza, l'assicuratore è liberato dal proprio obbligo prestativo soltanto se l'infortunio non costituisce più la causa naturale ed adeguata del danno alla salute. Analogamente alla determinazione del nesso di causalità naturale che fonda il diritto alle prestazioni, l'estinzione del carattere causale dell'infortunio deve essere provata secondo l'abituale grado della verosimiglianza preponderante. La semplice possibilità che l'infortunio non giochi più un effetto causale non è sufficiente.
Trattandosi della soppressione del diritto alle prestazioni, l'onere della prova incombe, non già all'assicurato, ma all'assicuratore (cfr. RAMI 2000 U 363, p. 46 consid. 2 e riferimenti ivi citati).
2.4. Occorre inoltre rilevare che il diritto a prestazioni assicurative presuppone pure l'esistenza di un nesso di causalità adeguata tra gli elementi summenzionati.
Un evento è da ritenere causa adeguata di un determinato effetto quando secondo il corso ordinario delle cose e l'esperienza della vita il fatto assicurato è idoneo a provocare un effetto come quello che si è prodotto, sicché il suo verificarsi appaia in linea generale propiziato dall'evento in questione (DTF 129 V 181 consid. 3.2 e 405 consid. 2.2, 125 V 461 consid. 5a, DTF 117 V 361 consid. 5a e 382 consid. 4a e sentenze ivi citate).
Comunque, qualora sia carente il nesso di causalità naturale, l'assicuratore può rifiutare di erogare le prestazioni senza dover esaminare il requisito della causalità adeguata (cfr. DTF 117 V 361 consid. 5a e 382 consid. 4a; su queste questioni vedi pure: Ghélew, Ramelet, Ritter, op. cit., p. 51-53).
La giurisprudenza ha inoltre stabilito che la causalità adeguata, quale fattore restrittivo della responsabilità dell’assicurazione contro gli infortuni allorché esiste un rapporto di causalità naturale, non gioca un ruolo in presenza di disturbi fisici consecutivi ad un infortunio, dal momento che l'assicurazione risponde anche per le complicazioni più singolari e gravi che solitamente non si presentano secondo l'esperienza medica (cfr. DTF 127 V 102 consid. 5 b/bb, 118 V 286 e 117 V 365 in fine; cfr., pure, U. Meyer-Blaser, Kausalitätsfragen aus dem Gebiet des Sozialversicherungsrechts, in SZS 2/1994, p. 104s. e M. Frésard, L'assurance-accidents obligatoire, in Schweizerisches Bundesverwaltungsrecht [SBVR], n. 39).
2.5. Dalle carte processuali emerge che l’amministrazione ha fondato la decisione di negare, dal 1° febbraio 2015, il proprio obbligo a prestazioni in relazione ai disturbi risentiti dall’assicurato a livello lombare, sulla base della valutazione eseguita su incarico dello stesso assicuratore LAINF dal dr. _, spec. FMH in medicina interna e medico perito assicurativo certificato SIM.
Nel referto del 9 gennaio 2015, il dr. _, dopo avere posto la diagnosi non infortunistica di “sindrome lombospondilogena recidivante da decenni con blocchi antalgici irregolari da anni con listesi di L5 su S1 di 11 mm con osteofitosi anteriore; stenosi foraminale sinistra con impingement radicolare L5 a sinistra ed a livello L3, L4 e L5 ernie discali”, ha rilevato che “l’evento infortunistico di minore entità del 5 novembre 2014 ha ulteriormente esacerbato l’evoluzione clinica della patologia degenerativa di base già da lungo tempo presente (vedi referti radiologici a disposizione)”, ritenendo che “a distanza di 8 settimane dall’evento infortunistico in causa si reputa raggiunto lo status quo sine ai sensi della LAINF con chiusura dell’inabilità lavorativa a partire dalla data attuale” (doc. ZM-10).
L’assicurato ha contestato questa valutazione del dr. _, sottolineando come prima dell’infortunio egli non avesse dovuto assentarsi dal lavoro a causa di dolori lombari, i quali sono invece divenuti importanti e hanno causato un’inabilità al lavoro in misura completa immediatamente dopo la caduta del 5 novembre 2014.
A sostegno di quanto addotto, egli ha trasmesso le “Osservazioni al ricorso al Tribunale cantonale amministrativo del 12 gennaio 2015 del signor RI 1 contro la risoluzione del Consiglio di Stato del 26 novembre 2014”, con le quali, in data 12 febbraio 2015, la dr.ssa _, medico del personale del datore di lavoro dell’assicurato, ha concluso che “solo dal momento dell’evento infortunistico con contusione lombare è stato oggettivato un peggioramento repentino con esacerbazione dei dolori lombari e peggioramento della funzionalità fisica che giustificano l’inabilità lavorativa completa in corso dal 5 novembre 2014. Per il periodo precedente rimangono valide le considerazioni espresse nella valutazione medico-fiduciaria dove è stata oggettivata una nota sindrome lombo-vertebrale cronica-recidivante presente da anni, in quel momento comunque oligosintomatica e senza evidente impatto sulla capacità lavorativa nell’abituale attività di custode” (doc. A3).
Egli ha pure prodotto diversi certificati del dr. _, medico spec. FMH in chirurgia, i quali attestano la persistenza di un'inabilità lavorativa provocata dall'infortunio (cfr. doc. A14-A24, certificati allestiti nel periodo dal 27.1.2015 al 26.11.2015).
Ad ulteriore conferma del notevole peggioramento delle sue condizioni di salute dopo l’infortunio, l’assicurato ha pure trasmesso i referti redatti dagli specialisti del Servizio di Neurochirurgia del _.
In particolare, con referto del 12 febbraio 2015, il Prof. _, medico consulente e il dr. _, Capoclinica del Servizio di Neurochirurgia hanno ritenuto che “dato il quadro clinico e radiologico ormai cronico, riteniamo indicato che il paziente si astenga tuttora dall’attività lavorativa”, aggiungendo che “in base all’importante quadro di listesi di L5-S1 da lisi istimica, consigliamo nuovamente un intervento chirurgico di stabilizzazione di L5-S1 in fusione con cage allo stesso livello” (doc. A9).
Gli specialisti del Servizio di Neurochirurgia hanno ribadito la loro presa di posizione nei referti del 3 marzo 2015 (cfr. doc. A10) e 3 giugno 2015 (cfr. doc. A11).
Dagli atti emerge che, poi, con referto dell’8 gennaio 2016, il Prof. _, Primario e il dr. _, Capoclinica del Servizio di Neurochirurgia dell’Ospedale _ di _, posta la diagnosi di “olistesi L5-S1 in associazione a lisi istmica bilaterale di L5”, hanno osservato:
" (...)
Per i dati anamnestici salienti rimando alle valutazioni precedenti. Dal punto di vista clinico allo stato attuale sono presenti ancora i dolori al passaggio lombo-sacrale, che quasi costantemente si irradiano alla regione peritrocanterica e alla superficie laterale della coscia sinistra, quindi in un territorio che ricorda un dermatomero di tipo L5. Dal punto di vista prettamente iconografico (Rx e Tc della colonna lombare), il reperto di olistesi L5-S1 e lisi istmica bilaterale in L5 non ha gli aspetti di un’alterazione recente e ciò per la conformazione della lisi e per la parziale calcificazione del margine anteriore dell’anulus discale in L5-S1.
Procedere
Ciò nonostante, va tenuto in considerazione il fatto che il paziente, prima del trauma di novembre 2014, presentava dei dolori lombari aspecifici che sono diventati più rilevanti, associandosi ad un interessamento dell’arto inferiore sinistro appunto dopo l’evento traumatico. Il dolore è globalmente più gestibile e, allo stato attuale pensiamo di rivalutare la nostra indicazione chirurgica nel senso che, qualora i sintomi diventassero ulteriormente gestibili, un intervento chirurgico non sarebbe più indicato.” (Doc. ZM-13)
2.6. Per costante giurisprudenza, in un procedimento assicurativo sociale l'amministrazione è parte solo dopo l'instaurazione della controversia giudiziale mentre invece nella fase che precede la decisione essa è un organo amministrativo incaricato di attuare il diritto oggettivo (cfr. RAMI 1997 U 281, p. 282; DTF 104 V 209; STFA dell'8 luglio 2003 nella causa B., U 259/02, consid. 2.1.1; U. Meyer-Blaser, Die Rechtspflege in der Sozialversicherung, in BJM 1989, p. 30ss.).
Nella DTF 125 V 351 seg. (= SVR 2000 UV Nr. 10, p. 33ss. e RAMI 1999 U 356, p. 572), la nostra Corte federale ha ribadito che ai rapporti allestiti da medici alle dipendenze di un'assicurazione deve essere riconosciuto pieno valore probante, a condizione che essi si rivelino essere concludenti, compiutamente motivati, di per sé scevri di contraddizioni e, infine, non devono sussistere degli indizi che facciano dubitare della loro attendibilità. Il solo fatto che il medico consultato si trovi in un rapporto di dipendenza con l'assicuratore, non permette già di metterne in dubbio l'oggettività e l'imparzialità.
Devono piuttosto esistere delle particolari circostanze che permettano di ritenere come oggettivamente fondati i sospetti circa la parzialità dell'apprezzamento.