Decision ID: 6359da90-f0e2-5e29-9c0e-67c9d32acd0a
Year: 1999
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_006
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: civil_law

ritenuto
in fatto: A.
Con istanza 26 marzo 1999 la _ ha chiesto il fallimento della _ per l’importo di Fr. 1’975.25 oltre accessori e dedotti eventuali acconti.
B.
All’udienza di contraddittorio nessuno è comparso..
C.
La _ ha postulato l’annullamento del fallimento, invocando da un canto il pagamento del suo debito avvenuto con versamento 5 luglio 1999 (doc. B) e la relativa conferma della creditrice (doc. C) e dall’altro canto sostenendo sulla base di un estratto dell’UE di Lugano (doc. D), concernente le sue esecuzioni, di essere solvibile.

Considerato
in diritto: 1.
a)
Ex art. 174 cpv. 2 n. 1 LEF l’autorità giudiziaria superiore può annullare la dichiarazione di fallimento se il debitore, impugnando la decisione, rende verosimile la sua solvibilità e prova per mezzo di documenti che nel frattempo il debito, compresi gli interessi e le spese, è stato estinto (Roger Giroud, Basler Kommentar zum SchKG, vol. II, Basilea/Ginevra/Monaco, n. 22 ad art. 174 LEF.
L’autorità giudiziaria superiore può considerare fatti e prove nuovi, subentrati dopo la dichiarazione di fallimento (nova autentici o in senso proprio, ossia “echte nova”, in contrapposizione agli pseudonova, ossia “unechte nova”), solo se risultano adempiuti i presupposti elencati all’art. 174 cpv. 2 n. 1-3 LEF. I nova autentici non vengono considerati d’ufficio, ma è il debitore che li deve espressamente far valere e provare con documenti, sempre che renda verosimile la sua solvibilità. Questa considerazione dei nova in senso proprio da parte dell’autorità giudiziaria superiore ha come scopo di evitare fallimenti senza senso di debitori ancora solvibili. La solvibilità può tra l’altro essere determinata ricorrendo al concetto opposto di insolvibilità, concetto noto nella LEF. L’illiquidità deve essere oggettiva. Essa deve impedire al debitore di tacitare i suoi creditori alla scadenza dei loro crediti. Non deve infatti trattarsi di una difficoltà passeggera, il debitore deve bensì trovarsi per un periodo indeterminato in questa situazione. Un indizio di insolvibilità può emergere dal numero e dal valore delle esecuzioni pendenti, così come pure da eventuali nuove istanze di fallimento pervenute posteriormente al decreto di fallimento in esame. Anche il fatto di non esser in grado di pagare modesti importi indica insolvibilità. La solvibilità deve essere resa verosimile sulla base di riscontri oggettivi, quali giustificativi concernenti pagamenti, estratti bancari, contratti di credito ecc., mentre semplici dichiarazioni del debitore sono insufficienti. Dal debitore viene inoltre pretesa la produzione, già con l’atto di appello, di estratti dell’Ufficio di esecuzione. La questione della solvibilità influenza infatti pure la decisione sulla concessione dell’effetto sospensivo (Roger Giroud; op. cit., n. 25-26 ad art. 174 LEF; Amonn/Gasser, Grundriss des Schuldbetreibungs- und Konkursrechts, Berna 1997, § 36 n. 58 p. 294, § 38 n. 14 p. 305; Jürgen Bronimann, Novenrecht und Weiterziehung des Entscheides des Konkursgerichtes gemäss Art. 174 E SchKG, p. 446 ss. in Festschrift H.U. Walder, Recht- und Rechtsdurchsetzung, Zurigo 1994; SJZ 95 (1999) n. 8 p. 172).
b)
L’appellante ha prodotto una lettera 4 maggio 1999 della creditrice (doc. A), dalla quale risulta che il debito residuo ammontava a fr. 1’250.--, così come la ricevuta concernente il pagamento del predetto importo avvenuto il 5 luglio 1999 (doc. B). Agli atti è poi stato versato uno scritto sempre datato 5 luglio 1999 della creditrice confermante l’avvenuto pagamento (doc. C). Essendo il debito stato tacitato dopo la dichiarazione di fallimento, occorre verificare la solvibilità dell’appellante. Dall’esame dell’estratto delle esecuzioni 8 luglio 1999 dell’UE di Lugano (doc. D), risulta che nei confronti della _ sono pendenti unicamente l’esecuzione in esame così come un’esecuzione per l’importo di fr. 1’023.65 alla quale è stata interposta opposizione. Di conseguenza non può essere ritenuto che l’appellante non sia più solvibile, che non sia più in grado di tacitare i suoi creditori, né di pagare importi anche modesti e nemmeno che si trovi in una situazione di insolvibilità per un periodo indeterminato. Non risultando pertanto adempiuto il presupposto dell’insolvibilità, il fallimento della _ va annullato ex art. 174 cpv. 2 n. 1 LEF.
2.
La tassa di giustizia è posta a carico dell’appellante (art. 49 OTLEF).
Non si assegnano indennità (art. 62 cpv. 1 OTLEF).
Le spese dell’Ufficio fallimenti sono caricate all’appellante.