Decision ID: c9ce1fda-af06-56e4-9384-469a22642b3b
Year: 1996
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_002
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: civil_law

in fatto
A.
L’attrice nel 1992 ha eseguito le opere di pavimentazione stradale di cui alla fattura doc. A.
Ritenendo di essere stata incaricata dell’esecuzione da _ a, e considerato che il fondo interessato era di proprietà di _, con la petizione in rassegna l’appaltatrice ha chiesto la condanna in solido dei convenuti al pagamento della mercede residua, ritenuti i fr. 7’565.-- già pagati da _, di fr. 16’375.15 oltre interessi.
B.
Nella risposta del 26 gennaio 1994 i convenuti si sono opposti alla petizione, contestando l’esistenza di rapporto contrattuale con la ditta attrice, rapporto che sarebbe invece venuto in essere con _, acquirente di un fondo vicino e impegnatosi contrattualmente nei confronti di _ alla realizzazione dell’opera eseguita dall’attrice.
_ avrebbe per sua parte appaltato l’esecuzione di alcune opere non riguardanti il signor _, opere da lui regolarmente pagate.
Nulla sarebbe perciò dovuto alla procedente.
C.
Le parti hanno in seguito mantenuto le rispettive tesi e domande, contestando nel contempo quelle della parte avversaria.
D.
Nel giudizio qui impugnato il Pretore ha ritenuto che si sia perfezionato un contratto di appalto tra l’attrice e _, il quale avrebbe agito in proprio nome e per proprio conto, e non quale rappresentante del figlio e proprietario del fondo _ di _.
Dal che, in assenza di contestazioni sull’opera o sulla mercede, l’accoglimento della petizione nei suoi confronti e la reiezione della stessa nei confronti di _.
E.
Con l’appello, _ ha chiesto la riforma della sentenza pretorile nel senso di respingere la petizione anche nei suoi confronti.
Il Pretore avrebbe male apprezzato le risultanze istruttorie, giungendo all’errata conclusione del perfezionamento tra le parti del contratto di appalto.
In realtà l’appellante si sarebbe rivolto agli operai della ditta attrice, già presenti per un lavoro su un vicino cantiere, per riferire, su incarico del figlio, che la ditta, previo accordo con _ era autorizzata ad iniziare l’opera, che sarebbe stata pagata dal _ stesso.
F.
Nelle osservazioni del 28 febbraio 1996 l’attrice ha chiesto la reiezione del gravame sulla base di argomentazioni che, per quanto necessario, verranno riprese nei successivi considerandi.

Considerato
in diritto
1.
L’appellante nel proprio gravame (pag. 3 e 4) ammette esplicitamente di avere chiesto alla ditta attrice l’esecuzione delle opere in questione:
“Il padre del signor _, qui appellante, pensionato e presente quotidianamente sul cantiere, sia perché abita nelle immediate vicinanze, sia perché percorreva la strada in oggetto per recarsi sul suo podere , si è allora rivolto agli operai della _ presenti sul cantiere municipale e successivamente all’amministratore _ che pure abita nelle immediate vicinanze, per riferirgli, su incarico del figlio, che la ditta, previo accordo con _, era autorizzata ad iniziare la pavimentazione quando voleva, ritenuto comunque che del pagamento dell’opera si sarebbe fatto carico il suddetto _”.
Tale ammissione è sostanzialmente ribadita alla pag. 8 dell’appello.
2.
Premesso che, secondo l’ordinario andamento delle cose, un’impresa non apre un cantiere per effettuarvi delle opere se nessuno l’ha chiamata, questa ammissione lascia spazio a due sole possibilità:
- _ ha validamente agito quale rappresentante del figlio o del _, ed in questo caso egli nulla deve all’attrice;
- _, a prescindere dalle sue soggettive intenzioni, non ha agito quale valido rappresentante di un terzo, e deve perciò pagare di tasca propria la mercede in questione (art. 39 CO).
3.
Le premesse della rappresentanza diretta secondo l’art. 32 CO sono due: una procura del rappresentato al rappresentante e l’agire del rappresentante in nome del rappresentato (per tante:
II CCA
12 febbraio 1996 in re A. S.p.A./T. SA;
Zäch
, Berner Kommentar, n. 2 e segg. ad art. 32 CO;
Guhl
, Das Schweizerische Obligationenrecht, 8. edizione, pag. 149 e segg.;
Von Thur/Peter
, Allgemeiner Teil del Schweizerischen Obligationenrechts, 3. edizione, vol. 1, pag. 348 e 349).
La procura al rappresentante può venire conferita in qualsiasi forma (
DTF
99 II 159), anche solo tollerando consapevolmente che esso si comporti come tale (
DTF
85 II 22 e segg.). Essa è revocabile in qualunque momento (art. 34 cpv. 1 CO) e di regola si estingue con la morte, la scomparsa, la perdita della capacità civile e il fallimento del rappresentante o del rappresentato (art. 35 cpv. 1 CO).
Se il rappresentante agisce senza procura, la controparte è nondimeno vincolata; non invece il rappresentato che ha però la possibilità di ratificare il negozio giuridico (art. 38 cpv. 1 CO;
Zäch
, opera citata, n. 33 ad art. 38 CO;
Guhl
, opera citata, pag. 156 e 157;
Von Thur/Peter
, opera citata, pag. 400).
Agire in nome del rappresentato significa che il rappresentante deve far sì che la controparte riconosca che egli intende far nascere nel rappresentato e non in se stesso gli effetti del negozio giuridico in questione.
Questo può ad esempio avvenire comunicando esplicitamente al terzo la propria qualità di rappresentante. Non si tratta di un precetto imperativo: in determinati casi la volontà di fungere quale rappresentante, pur se non esplicitata, è desumibile dalle circostanze o dovrebbe esserlo per un partner contrattuale in buona fede, di modo che l’effetto di rappresentanza si verifica ugualmente.
Se questo sia il caso, si decide interpretando il comportamento del rappresentante e della controparte contrattuale secondo il principio dell’affidamento, badando in particolare a ciò che per la controparte era riconoscibile al momento della stipulazione (art. 32 cpv. 2 CO, art. 18 CO;
DTF
90 II 285 consid. 1b a pag. 289;
Zäch
, opera citata, n. 45 ad art. 32 CO;
Guhl
, opera citata, pag. 152;
Von Thur/Peter
, opera citata, pag. 386 e segg.).
Rimane ovviamente salvo il caso, in concreto non realizzato, in cui al terzo è indifferente la persona con cui stipula (art. 32 cpv. 2 in fine CO;
Rep
. 1982, pag. 38 e 39;
DTF
117 II 389).
4.
Nella specie, contrariamente all’opinione dell’appellante, che sopporta l’onere della prova delle circostanze di fatto che consentirebbero di ritenerlo (art. 8 CC;
II CCA
29 febbraio 1996 in re H./E. SA), non sussiste alcun rapporto di rappresentanza.
4.1
I convenuti con il congiunto allegato responsivo del 26 gennaio 1994 hanno espressamente negato la venuta in essere di un contratto tra uno di loro e l’attrice.
Questa tesi esclude la possibilità che _ abbia agito quale rappresentante del figlio, ipotesi che avrebbe condotto all’esistenza del negato contratto, così che dall’affermazione dei convenuti si deve in buona fede evincere che da una parte il figlio non ha inteso concedere procura al padre per impegnarlo contrattualmente, e che d’altra parte il padre non ha inteso vincolare contrattualmente il figlio con l’attrice.
4.2
Né può essere ammesso che _ abbia con il suo agire validamente rappresentato il _.
4.2.1
Nel proprio interrogatorio formale egli non ha sostenuto di aver avuto un’autorizzazione del _ ad agire quale suo rappresentante, ma ha per contro addotto, seppure in forma dubitativa, la diversa tesi (smentita dalle predette ammissioni contenute nell’appello) secondo cui la ditta attrice sarebbe stata direttamente incaricata dal _ (esplicita: risposta 4 dell’interrogatorio formale).
L’esistenza di una procura del _ non risulta nemmeno dall’interrogatorio formale di _, il quale si è limitato ad affermare (risposta 2) che il _ “confermò che avrebbe preso contatto con la ditta _ al fine di far realizzare l’opera”, il che non deve però essere avvenuto, visto che l’amministratore dell’attrice ha esplicitamente smentito la circostanza.
La prova decisiva sul tema della procura avrebbe potuto essere fornita dal preteso rappresentato, ma nessuna delle parti ha ritenuto di doverlo citare come testimone. Deve perciò valere per non provato il conferimento di una procura dal _ a uno dei convenuti.
4.2.2
Stante l’assenza di procura, non vi è motivo di verificare se l’appellante abbia comunicato all’attrice con la necessaria chiarezza di voler agire in nome e per conto del rappresentato, il che non sembra tuttavia essere stato il caso (deposizioni _ e _ _, risposta 4).
5.
La tesi del conferimento diretto dell’appalto da parte del _ è evidentemente stata abbandonata dall’appellante, stante la sua ammissione riportata al considerando 1.
La stessa, come rettamente stabilito dal Pretore, non era comunque confortata da altro che non le affermazioni dei convenuti.
Se ne deve concludere, come rettamente stabilito dal Pretore, che “autorizzando” l’attrice ad eseguire i lavori, _ ha concluso con lei, che non poteva o doveva capire qualcosa di diverso, un contratto di appalto, e deve perciò pagare la relativa mercede, riservati evidentemente i suoi eventuali diritti di regresso -inconferenti in questa sede- verso terze persone.
6.
A questa soluzione non possono ostare le altre argomentazioni dell’appellante, di nessuna pertinenza giuridica, quali la mancanza di un accordo preventivo sulla mercede (appello, pag. 11), la suddivisione della fattura in due parti (ibidem), e il fatto che il committente non fosse proprietario del fondo sul quale eseguire l’opera (cfr.
II CCA
31 maggio 1995 in re V./F. e D.).
Ne consegue la reiezione del gravame, infondato in ogni suo punto.
Tassa di giustizia, spese e ripetibili seguono la soccombenza (art. 148 CPC).