Decision ID: 1bd5181a-24e1-5f21-b5f3-6f934e881a5f
Year: 2022
Language: it
Court: CH_BVGE
Chamber: CH_BVGE_001
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: 

Fatti:
A.
Gli interessati, hanno presentato una domanda d’asilo in Svizzera il (...) lu-
glio 2020 (cfr. atti SEM n. [{...}]-4/2, 5/2 e 6/2). Dalle ricerche effettuate
nella banca dati europea “Eurodac” dall’autorità inferiore, è risultato come
i richiedenti avessero presentato delle domande d’asilo pregresse in Italia:
A._ (di seguito anche: richiedente 1, ricorrente 1 o insorgente 1) il
(...), mentre che C._ (di seguito anche: richiedente 2, ricorrente 2 o
insorgente 2) il (...), nonché in F._ rispettivamente il (...) ed il (...)
(cfr. 19/2, 20/1, 21/2 e 22/1).
B.
Il (...) agosto 2020 si sono tenuti con i richiedenti 1 e 2 i verbali di rileva-
mento dei dati personali (cfr. 29/10 e 30/10) ed il successivo (...) ago-
sto 2020 (cfr. 33/4 e 35/4) i colloqui personali secondo l’art. 5 del regola-
mento (UE) n. 604/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giu-
gno 2013 che stabilisce i criteri e i meccanismi di determinazione dello
Stato membro competente per l’esame di una domanda di protezione in-
ternazionale presentata in uno degli Stati membri da un cittadino di un
paese terzo o da un apolide (rifusione; Gazzetta ufficiale dell’Unione euro-
pea [GU] L 180/31 del 29.06.2013; di seguito: Regolamento Dublino III).
C.
Dopo un primo rifiuto di riprendere in carico gli interessati ricevuto
dall’F._ (...) (cfr. da 37/5 a 42/1 e da 44/4 a 47/3), nel quale veniva
indicata l’Italia quale Stato membro competente ed ove i succitati sareb-
bero stati trasferiti (...), la SEM, il (...) settembre 2020 ha formulato all’in-
dirizzo dell’autorità italiana competente delle domande di ripresa in carico
dei richiedenti ai sensi dell’art. 18 par. 1 lett. b Regolamento Dublino III (cfr.
da 55/9 a 60/3). L’Italia ha risposto affermativamente, entro il termine re-
golamentare, unicamente per il richiedente 1 in data (...) ottobre 2020 (cfr.
61/1 e 62/1). Il (...) ottobre 2020 (cfr. 65/1 e 66/1) le autorità italiane, per il
tramite del formulario “nucleo familiare”, hanno espressamente accolto la
domanda di ripresa in carico degli interessati, in virtù dell’art. 18 par. 1
lett. d Regolamento Dublino III per quanto concerne il richiedente 1, mentre
ex art. 18 par. 1 lett. b del Regolamento precitato per la richiedente 2 ed il
figlio E._ (di seguito anche: richiedente 3, ricorrente 3 o insorgente
3).
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D.
Il 23 novembre 2020, l’autorità inferiore non è entrata nel merito delle do-
mande d’asilo degli interessati, ha pronunciato il loro allontanamento
(recte: trasferimento) verso l’Italia, nonché l’esecuzione della predetta mi-
sura. Il ricorso del 1° dicembre 2020 inoltrato avverso la predetta deci-
sione, è stato accolto dal Tribunale amministrativo federale (di seguito: il
Tribunale) con sentenza D-6060/2020 del 14 dicembre 2020, che ha an-
nullato la decisione impugnata rinviando gli atti alla SEM perché proce-
desse ai sensi dei considerandi.
E.
Il 30 aprile 2021 l’autorità inferiore, visto il tempo trascorso, ha offerto agli
interessati la possibilità di pronunciarsi nuovamente in merito ad un loro
eventuale allontanamento verso l’Italia, nonché di segnalare i loro eventuali
problemi di salute (cfr. 92/3). I richiedenti hanno preso posizione con scritto
del 10 maggio 2021 (cfr. 93/2). Nello stesso i medesimi hanno in particolare
segnalato l’emersione di forti indizi di tratta di esseri umani (di seguito an-
che: TEU) per la richiedente 2, durante il suo primo soggiorno in Italia, e di
aver provveduto ad organizzare un colloquio apposito con la medesima.
Tramite missiva del 17 maggio 2021 la rappresentante legale dei richie-
denti l’asilo ha trasmesso il rapporto (...) del 12 maggio 2021, che ha con-
fermato l’esistenza di elementi di tratta per la richiedente 2 (cfr. 94/5).
F.
A seguito di quanto sopra la SEM, l’(...) giugno 2021, ha tenuto con l’inte-
ressata un’audizione sulla tratta di esseri umani (cfr. 96/14; di seguito: ver-
bale TEU). Al termine dell’audizione, dopo aver constatato in particolare
che dal suo racconto si evincevano degli indizi di probabile tratta di esseri
umani in Italia, la funzionaria incaricata ha spiegato alla richiedente in par-
ticolare come, ai sensi dell’art. 13 della Convenzione sulla lotta contro la
tratta di esseri umani del 16 maggio 2005 (RS 0.311.543; di seguito: Conv.
tratta), ella ha diritto ad un periodo di recupero e di riflessione di almeno
30 giorni, di cui lei ha riferito espressamente di volerne beneficiare (cfr. ver-
bale TEU, D68 seg., pag. 11 seg.). Tale periodo di recupero e di riflessione
le è stato concesso dalla SEM con scritto dell’8 giugno 2021 sino all’8 lu-
glio 2021 (cfr. 97/2).
G.
Per mezzo della missiva dell’8 luglio 2021, la rappresentante legale degli
interessati ha trasmesso delle osservazioni alla SEM riguardo la dichiara-
zione della richiedente inerente il suo consenso di essere contattata dalle
autorità di perseguimento penale se una sua collaborazione fosse risultata
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necessaria, inoltrando anche la copia della dichiarazione da lei sottoscritta
il (...) – con missiva del 9 luglio 2021 è poi seguita la dichiarazione in for-
mato originale (cfr. 100/3) – come pure circa le condizioni di accoglienza
che gli interessati avrebbero dovuto affrontare in Italia (cfr. 99/4).
H.
Con comunicazione elettronica del (...) luglio 2021, l’autorità elvetica pre-
posta ha segnalato alla sua omologa italiana, come a partire dall’8 giu-
gno 2021 l’interessata sarebbe stata riconosciuta in Svizzera quale poten-
ziale vittima di tratta di esseri umani, chiedendo di prenderne atto (cfr.
103/1 e 104/3).
I.
Per il tramite della decisione del 3 agosto 2021, notificata il 4 agosto 2021
(cfr. risultanze processuali), l’autorità inferiore non è entrata nel merito della
domanda d’asilo degli interessati, ha pronunciato il loro trasferimento dalla
Svizzera verso l’Italia e l’esecuzione della medesima misura. Ha altresì
statuito che un eventuale ricorso conto la decisione non abbia effetto so-
spensivo.
J.
Con ricorso dell’11 agosto 2021 (cfr. risultanze processuali), in lingua tede-
sca, gli insorgenti hanno impugnato la succitata decisione al Tribunale am-
ministrativo federale, chiedendo ai fini procedurali, la concessione dell’ef-
fetto sospensivo al ricorso e che alle autorità competenti dell’esecuzione
dell’allontanamento sia ordinato che fino alla presa di decisione in merito
alla domanda di concessione dell’effetto sospensivo, rinuncino a misure di
esecuzione. Nel merito, hanno concluso all’annullamento della decisione
impugnata ed a titolo principale che venga riconosciuta la competenza
della Svizzera e che la domanda d’asilo sia esaminata materialmente. A
titolo eventuale hanno invece postulato che gli atti di causa siano rinviati
all’autorità inferiore per nuova valutazione.
K.
Il 12 agosto 2021 il Tribunale ha sospeso provvisoriamente l’esecuzione
dell’allontanamento degli insorgenti, quale misura supercautelare (cfr. ri-
sultanze processuali).
L.
Con decisione incidentale del 17 agosto 2021, il Tribunale ha statuito che
la procedura sia svolta in italiano, ha accolto l’istanza di concessione
dell’effetto sospensivo al ricorso formulata con il gravame dai ricorrenti,
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nonché ha pronunciato che i medesimi possano attendere l’esito della pro-
cedura ricorsuale in Svizzera. Ha inoltre accolto la domanda di assistenza
giudiziaria degli insorgenti, nel senso di concedere l’esenzione dal versa-
mento delle spese processuali e del relativo anticipo agli stessi, ed ha invi-
tato l’autorità inferiore a presentare una risposta al ricorso.
M.
La risposta al ricorso è stata inoltrata dalla SEM il 30 agosto 2021, nella
quale ha proposto il respingimento del ricorso e la conferma della decisione
avversata.
N.
Con osservazioni del 23 settembre 2021, i ricorrenti hanno depositato la
loro replica. L’autorità inferiore, il 2 novembre 2021, ha presentato la sua
duplica.
O.
Ne è seguito un ulteriore scambio di scritti, con rispettivamente le osserva-
zioni di triplica degli insorgenti del 3 dicembre 2021 e di quadruplica della
SEM del 29 dicembre 2021.
P.
Il 21 gennaio 2022, i ricorrenti hanno inoltrato delle ulteriori osservazioni e
l’8 febbraio 2022 l’autorità inferiore ha dato riscontro alla possibilità offer-
tale, presentando a suo turno delle considerazioni al riguardo. A seguito
della chiusura dello scambio di scritti da parte del Tribunale con ordinanza
del 23 febbraio 2022 (cfr. risultanze processuali), con missiva del
4 marzo 2022, gli insorgenti si sono nuovamente determinati, riconferman-
dosi nelle loro motivazioni e conclusioni.
Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti negli scritti verranno ripresi nei
considerandi qualora risultino decisivi per l’esito della vertenza.

Diritto:
1.
Le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla LTF,
in quanto la legge sull’asilo (LAsi, RS 142.31) non preveda altrimenti (art. 6
LAsi). Fatta eccezione per le decisioni previste all’art. 32 LTAF, il Tribunale,
in virtù dell’art. 31 LTAF, giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi
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dell’art. 5 PA, prese dalle autorità menzionate all’art. 33 LTAF. La SEM rien-
tra tra dette autorità (art. 105 LAsi) e l’atto impugnato costituisce una deci-
sione ai sensi dell’art. 5 PA.
I ricorrenti hanno partecipato al procedimento dinnanzi all’autorità inferiore,
sono particolarmente toccati dalla decisione impugnata, e vantano un inte-
resse degno di protezione all’annullamento o alla modificazione della
stessa (art. 48 cpv. 1 lett. a–c PA); essi risultano pertanto legittimati ad ag-
gravarsi contro di essa.
I requisiti relativi ai termini di ricorso (art. 108 cpv. 3 LAsi), alla forma e al
contenuto dell’atto di ricorso (art. 52 cpv. 1 PA) sono soddisfatti.
Occorre pertanto entrare nel merito del gravame.
2.
Con ricorso al Tribunale, possono essere invocati, in materia d’asilo, la vio-
lazione del diritto federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti
giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi; cfr. DTAF 2014/26 consid. 5)
e, in materia di diritto degli stranieri, pure l’inadeguatezza ai sensi
dell’art. 49 PA (cfr. DTAF 2014/26 consid. 5). Il Tribunale non è vincolato né
dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4 PA), né dalle considerazioni giuridiche della
decisione impugnata, né dalle argomentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1
consid. 2). Altresì si rileva che il Tribunale, adito con un ricorso contro una
decisione di non entrata nel merito di una domanda d’asilo, si limita ad
esaminare la fondatezza di una tale decisione (cfr. DTAF 2012/4 con-
sid. 2.2; 2009/54 consid. 1.3.3; 2007/8 consid. 5).
3.
In limine, concernente le censure dei ricorrenti inerenti l’accertamento in-
completo che avrebbe effettuato la SEM dal profilo della clausola di sovra-
nità (art. 6 LAsi in relazione con l’art. 12 PA, art. 106 cpv. 1 lett. b LAsi),
come pure la violazione del diritto di essere sentiti degli insorgenti (discipli-
nato dall’art. 29 cpv. 2 della Costituzione federale della Confederazione
Svizzera del 18 aprile 1999 [Cost., RS 101], e per la procedura ammini-
strativa federale regolamentato agli art. 26 e seg. PA), nonché del principio
inquisitorio e dell’obbligo di motivazione (l’obbligo per l’autorità di motivare
la sua decisione è corollario fondamentale del diritto di essere sentito giu-
sta l’art. 29 cpv. 2 Cost. e gli art. 26–35 PA) da parte dell’autorità inferiore
rispetto sia alla non entrata nel merito della decisione, che del rischio di re-
trafficking della ricorrente 2 come pure del suo stato di salute, il Tribunale
osserva come tali argomentazioni riguardano in realtà l’apprezzamento
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materiale esposto dall’autorità di prima istanza nella decisione avversata.
Le stesse verranno pertanto trattate dappresso (cfr. infra consid. 6).
4.
4.1 Giusta l’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi, di norma non si entra nel merito di
una domanda di asilo se il richiedente può partire alla volta di uno Stato
terzo cui compete, in virtù di un trattato internazionale, l’esecuzione della
procedura d’asilo e d’allontanamento. Prima di applicare la precitata dispo-
sizione, la SEM esamina la competenza relativa al trattamento di una do-
manda di asilo secondo i criteri previsti dal Regolamento Dublino III. Se in
base a questo esame è individuato un altro Stato quale responsabile per
l’esame della domanda di asilo, la SEM pronuncia la non entrata nel merito
previa accettazione, espressa o tacita, di ripresa in carico del richiedente
l’asilo da parte dello Stato in questione (cfr. DTAF 2017 VI/5 consid. 6.2).
4.2 Ciò posto, ai sensi dell’art. 3 par. 1 Regolamento Dublino III, la do-
manda di protezione internazionale è esaminata da un solo Stato membro,
ossia quello individuato in base ai criteri enunciati al capo III (art. 7 – 15).
La determinazione dello Stato membro competente avviene sulla base
della situazione esistente al momento in cui il richiedente ha presentato
domanda di protezione internazionale (art. 7 par. 2 Regolamento Dublino
III). Nel caso di una procedura di ripresa in carico (inglese: take back) –
come è il caso della presente disamina – di principio non viene effettuato
un nuovo esame di determinazione dello Stato membro competente se-
condo il capo III (cfr. DTAF 2017 VI/5 consid. 6.2 e 8.2.1).
4.3 Tuttavia, qualora sia impossibile trasferire un richiedente verso lo Stato
membro inizialmente designato come competente in quanto si hanno fon-
dati motivi di ritenere che sussistono delle carenze sistemiche nella proce-
dura di asilo e nelle condizioni di accoglienza dei richiedenti, che implichino
il rischio di un trattamento inumano o degradante ai sensi dell’art. 4 della
Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea (GU C 364/1 del
18.12.2000, di seguito: CartaUE), lo Stato membro che ha avviato la pro-
cedura di determinazione dello Stato membro competente prosegue
l’esame dei criteri di cui al capo III per verificare se un altro Stato membro
possa essere designato come competente (art. 3 par. 2 Regolamento
Dublino III).
4.4 Lo Stato membro competente è tenuto a riprendere in carico – in osse-
quio alle condizioni poste agli art. 23, 24, 25 e 29 – il richiedente la cui
domanda è in corso d’esame e che ha presentato domanda in un altro
Stato membro oppure si trova nel territorio di un altro Stato membro senza
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un titolo di soggiorno (art. 18 par. 1 lett. b Regolamento Dublino III). Altresì
lo Stato membro competente è tenuto a riprendere in carico, alle medesime
condizioni poste dagli articoli succitati, un cittadino di un paese terzo o un
apolide del quale è stata respinta la domanda e che ha presentato do-
manda in un altro Stato membro oppure si trova nel territorio di un altro
Stato membro senza un titolo di soggiorno (art. 18 par. 1 lett. d Regola-
mento Dublino III).
4.5 In deroga all’art. 3 par. 1 Regolamento Dublino III, ciascuno Stato
membro può decidere di esaminare una domanda di protezione internazio-
nale presentata da un cittadino di un paese terzo o da un apolide, anche
se tale esame non gli compete in base ai criteri stabiliti dal Regolamento
(cfr. art. 17 par. 1 Regolamento Dublino III, detta anche “clausola di sovra-
nità”). Altresì, ai sensi dell’art. 29a cpv. 3 OAsi 1, disposizione che concre-
tizza in diritto interno svizzero la clausola di sovranità, se “motivi umanitari”
lo giustificano la SEM può entrare nel merito della domanda anche qualora
giusta il Regolamento Dublino III un altro Stato sarebbe competente per il
trattamento della domanda. Al contrario, se il trasferimento del richiedente
nel paese di destinazione contravviene ad una norma imperativa del diritto
internazionale, tra cui quelle della CEDU (RS 0.101), l’autorità inferiore è
obbligata ad applicare la clausola di sovranità e ad entrare nel merito della
domanda d’asilo (cfr. DTAF 2015/9 consid. 8.2.1).
4.6
4.6.1 In primo luogo occorre constatare, come rimarcato rettamente dalla
rappresentante legale degli insorgenti nel gravame e nelle prese di posi-
zione successive, che l’autorità inferiore non ha dato seguito, se non in
maniera del tutto marginale, alle ingiunzioni del Tribunale contenute nella
sentenza D-6060/2020 del 14 dicembre 2020. Invero, di garanzie concrete
supplementari atte a determinare che il nucleo famigliare venga adeguata-
mente preso in carico secondo la loro vulnerabilità e le loro esigenze, nel
rispetto dell’unità famigliare e della protezione del bambino (cfr. con-
sid. 4.4.4 e 4.5 della predetta sentenza), non se ne trova alcuna traccia agli
atti. Invero, la decisione della SEM si fonda sulla comunicazione per “nu-
cleo famigliare” del (...) ottobre 2020 fornita dalle autorità italiane – ritenuta
nella sentenza del 14 dicembre 2020 come non sufficiente ai fini della giu-
risprudenza allora applicabile – nonché sulla circolare dell’8 febbraio 2021
– che sostituisce quella dell’8 gennaio 2019 – e della comunicazione del
23 marzo 2021 dall’Italia alla Svizzera (cfr. 106/1 e 107/1). Queste ultime,
all’evidenza non si riferiscono però individualmente alla situazione degli in-
sorgenti. In merito si ricorda come le ingiunzioni (considerandi) che con-
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tengono una decisione finale sono obbligatori sia per le parti che per l’au-
torità inferiore alla quale l’incarto è ritornato se il dispositivo lo prevede (an-
nullamento “ai sensi dei considerandi”; cfr. in merito DTF 135 III 334 con-
sid. 2, 125 III 421 consid. 2a; sentenze del Tribunale federale 2C_519/2013
del 3 settembre 2013 consid. 2.1, 2C_1156/2012 e 2C_1157/2012 del
19 luglio 2013 consid. 3, 5A_866/2012 del 1° febbraio 2013 consid. 4.2;
sentenza del Tribunale D-1624/2021 del 3 maggio 2021 consid. 8.2.2). Nel
caso in disamina, il dispositivo rinviava senza equivoci ai considerandi della
sentenza D-6060/2020, che legano sia il Tribunale che la SEM, la quale
avrebbe dovuto conformarsi alle predette direttive, dato che il dispositivo
della sentenza vi rinviava chiaramente (cfr. p.to 2 del dispositivo della sen-
tenza D-6060/2020 precitata). Tuttavia, appare dalle stesse considerazioni
della precitata sentenza, come il Tribunale abbia richiesto tali specifiche
garanzie sulla scorta dell’allora ancora attuale giurisprudenza espressa
nella sentenza di riferimento E-962/2019 e della situazione allora vigente
in Italia dal profilo legislativo e fattuale (cfr. consid. 4.4.3 – 4.5 della sen-
tenza D-6060/2020), che nel frattempo risulta essere mutata ed evoluta
(cfr. infra consid. 6, in particolare consid. 6.3), nonché delle dichiarazioni
rese sino ad allora dagli insorgenti (cfr. consid. 4.4.4, pag. 14 della sen-
tenza D-6060/2020), che come si vedrà in seguito sono in certi punti forte-
mente messi in dubbio visto quanto rivelato dalla ricorrente 2 negli accer-
tamenti effettuati dalla SEM successivamente alla sentenza del Tribunale
del 14 dicembre 2020 (cfr. infra consid. 5.4).
4.6.2 Pertanto, alla luce di quanto sopra, nel presente caso e tenuto conto
di quanto segue, il Tribunale ritiene di poter fare astrazione delle conside-
razioni presentate nella sua sentenza D-6060/2020 in merito alle garanzie
concrete allora ancora da richiedere all’Italia. Al contrario, il Tribunale esa-
minerà dappresso, la questione circa l’esistenza o meno di garanzie suffi-
cienti fornite dall’Italia per il nucleo famigliare rispettosa della giurispru-
denza vigente e del diritto internazionale (cfr. infra consid. 6 seg.).
4.7 In secondo luogo, nel caso in rassegna, dalla banca dati dell’unità cen-
trale del sistema europeo “Eurodac”, è risultato che gli insorgenti 1 e 2
hanno presentato una domanda d’asilo in Italia (cfr. supra lett. A). In se-
guito l’Italia ha accettato espressamente il (...) ottobre 2020 soltanto la ri-
presa in carico del ricorrente 1 in virtù dell’art. 18 par. 1 lett. d, indicando
che nel precitato Paese il medesimo ha dichiarato di essere celibe al mo-
mento della presentazione della domanda d’asilo (cfr. 61/1). Il predetto
Stato non ha invece risposto alla richiesta di ripresa in carico della richie-
dente e del figlio formulata dalla SEM il (...) settembre 2020 (cfr. 58/8), e
nella quale si era indicato chiaramente – come in quella inviata il medesimo
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giorno del ricorrente 1 (cfr. 55/9, 56/1 e 57/3) – che tale domanda doveva
essere trattata unitamente a quella del marito rispettivamente padre in
quanto famiglia (cfr. 58/8, 59/1 e 60/3), nel termine di accettazione previsto
all’art. 25 par. 2 Regolamento Dublino III. Successivamente, il (...) otto-
bre 2020, le autorità italiane hanno trasmesso alle omologhe elvetiche, il
formulario “nucleo familiare” (cfr. 65/1 e 66/1), accettando il trasferimento
di tutti i ricorrenti in Italia. Peraltro, entrambi gli insorgenti 1 e 2 hanno con-
fermato nei loro colloqui Dublino di aver presentato una domanda d’asilo
in Italia. Il ricorrente 1, ha pure dichiarato di aver ricevuto una risposta ne-
gativa alla sua domanda d’asilo nel (...), mentre che la ricorrente 2 ha rife-
rito di non aver riscontrato alcuna risposta alla sua domanda d’asilo da
parte italiana. In tale contesto, le asserzioni dei ricorrenti presentate con il
ricorso rispetto al fatto che la procedura dell’insorgente 2 sia stata archi-
viata, visto il tempo trascorso, non trova alcun fondamento negli atti di
causa, essendo del resto osservato come il termine di trasferimento di sei
mesi previsto dall’art. 29 par. 1 Regolamento Dublino III, non risulta essere
decorso e non vi è pertanto stato alcun cambiamento della competenza
allo Stato membro richiedente, ovverossia alla Svizzera, ex art. 29 par. 2
Regolamento Dublino III (cfr. in proposito le sentenze del Tribunale
F-6330/2020 del 18 ottobre 2021 [sentenza di riferimento] consid. 6,
D-2926/2021 del 19 luglio 2021 consid. 8). La competenza dell’Italia per la
trattazione della procedura d’asilo e di allontanamento degli insorgenti 2 e
3, come pure per il seguito della procedura del ricorrente 1, risulta quindi
di principio essere data.
4.8
4.8.1 I ricorrenti ravvisano tuttavia nella loro fattispecie una violazione del
principio di celerità previsto nel sistema Dublino da parte dell’autorità infe-
riore.
4.8.2 A tal proposito, occorre dapprima rilevare come d’un canto il sistema
Dublino, tramite l’esame della domanda da parte di un unico Stato membro
(«one chance only») intende far fonte al fenomeno delle domande di asilo
multiple (cosiddetto «asylum shopping», ovvero l’avvio parallelo oppure
successivo di procedure d’asilo in diversi Stati membri del Regolamento
Dublino III), ed il meccanismo del Regolamento Dublino III non offre per-
tanto il diritto di scegliere autonomamente lo Stato nel quale la domanda
debba essere esaminata (cfr. DTAF 2010/45 consid. 8.3). D’altro canto, il
richiedente l’asilo deve poter beneficiare, in un termine ragionevole, di un
accesso effettivo alla procedura d’asilo in uno degli Stati membri (cfr. sen-
tenza del Tribunale F-2001/2021 dell’11 maggio 2021 consid. 6.4 con ulte-
riore riferimento citato). Ora, lo scrivente Tribunale ha ammesso un’entrata
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nel merito a causa della lunga durata della procedura, soltanto in pochi casi
eccezionali (cfr. sentenze del Tribunale F-6330/2020 consid. 7.2 con ulte-
riori riferimenti citati; D-2926/2021 consid. 9.2 con rif. citati).
4.8.3 Nella presente disamina, i ricorrenti hanno presentato le loro do-
mande d’asilo in Svizzera il (...) luglio 2020. La procedura per la determi-
nazione della competenza, la quale ha dato luogo a due procedure ricor-
suali, è durata sino ad ora 20 mesi. A seguito della sentenza del Tribunale
D-6060/2020 del 14 dicembre 2020, l’autorità inferiore si è premurata di of-
frire nuovamente la possibilità ai ricorrenti – visto in particolare il tempo
trascorso – di pronunciarsi circa eventuali motivi ostativi al loro trasferi-
mento in Italia ed in merito al loro stato di salute (cfr. 92/3). Dopo la segna-
lazione dei ricorrenti di possibili elementi di tratta per l’insorgente 2, nella
loro risposta al diritto di essere sentito (cfr. 93/2), vi è stata la necessità di
istruire anche tale aspetto da parte dell’autorità inferiore, con un verbale
TEU apposito (cfr. 96/14), la successiva concessione di un termine di re-
cupero e di riflessione alla medesima ricorrente di 30 giorni (cfr. 97/2) e la
relativa segnalazione alle autorità svizzere preposte per il perseguimento
penale (cfr. 101/2), nonché all’informazione alle autorità italiane del (...) lu-
glio 2021 (cfr. 103/1). A seguito di tali ulteriori accertamenti, il 3 ago-
sto 2021, l’autorità inferiore ha emanato la decisione impugnata. Visti gli
atti all’incarto, non si può quindi ritenere, come invece sollevato a torto dai
ricorrenti nel loro gravame, che la SEM sia rimasta inoperosa per diversi
mesi. Tutt’altro, dai passi procedurali sopra citati, risulta che l’autorità infe-
riore ha compiuto gli accertamenti necessari ed in termini ragionevoli onde
chiarire la situazione dei ricorrenti per addivenire ad una decisione dispo-
nendo di tutti gli elementi utili alla stessa (cfr. anche infra consid. 6). Ciò
posto, poiché la durata summenzionata della procedura non può essere
ritenuta come estremamente lunga, vista anche l’istruzione che ha neces-
sitato l’emersione di indizi di tratta di esseri umani successivi alla sentenza
del 14 dicembre 2020 del Tribunale, ed inoltre che con la presente sen-
tenza la procedura per la determinazione dello Stato membro competente
sarà definitivamente conclusa, un’entrata nel merito in applicazione della
clausola discrezionale di cui all’art. 17 par. 1 (clausola di sovranità) Rego-
lamento Dublino III, non si impone in specie per tale motivo.
5.
5.1 Per quanto concerne la procedura di asilo e di accoglienza dei richie-
denti l’asilo in Italia, il Tribunale per costante giurisprudenza rileva che non
vi sono fondati motivi di ritenere che sussistano carenze sistemiche, che
implichino il rischio di un trattamento inumano o degradante ai sensi
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Pagina 12
dell’art. 4 CartaUE malgrado la procedura d’asilo ed il dispositivo d’acco-
glienza e di assistenza sociale in tale Stato membro soffrano di certe ca-
renze (cfr. sentenze del Tribunale E-730/2022 del 23 febbraio 2022 con-
sid. 5, D-4937/2021 del 22 novembre 2021 consid. 8.1, F-4849/2021 del
9 novembre 2021, D-2922/2021 del 4 novembre 2021 consid. 7.1). In tale
contesto, come tra l’altro a ragione osservato pure rettamente dall’autorità
inferiore nella decisione impugnata, appare inoltre opportuno rilevare come
l’entrata in vigore del decreto-legge n. 130/2020 del 21 ottobre 2020 con-
vertito in legge il 20 dicembre 2020 (legge del 18 dicembre 2020
n. 173/2020), ha contribuito al miglioramento importante delle condizioni di
accoglienza dei richiedenti l’asilo in Italia, anche ed in particolare per i casi
di persone che vengono trasferite nel precitato Stato membro in applica-
zione del Regolamento Dublino III (cfr. sentenza di riferimento del Tribunale
F-6330/2020 del 18 ottobre 2021 consid. 10.5; cfr. anche nello stesso
senso la sentenza del Tribunale D-2926/2021 del 19 luglio 2021 con-
sid. 10.2.7; cfr. anche in proposito infra consid. 6.3 – 6.4). In merito, occorre
altresì rammentare come l’Italia è legata alla CartaUE e firmataria della
CEDU, della Conv. tortura, della Convenzione del 28 luglio 1951 sullo sta-
tuto dei rifugiati (Conv. rifugiati, RS 0.142.30), oltre che del relativo Proto-
collo aggiuntivo del 31 gennaio 1967 (RS 0.142.301) e ne applica, a tale
titolo, le disposizioni.
5.2 Di conseguenza, l’Italia è presunta rispettare la sicurezza dei richie-
denti l’asilo, in particolare il diritto alla trattazione della propria domanda
secondo una procedura giusta ed equa e garantire una protezione con-
forme al diritto internazionale ed europeo, segnatamente riconoscendo ed
applicando le norme previste nella direttiva 2013/33/UE del Parlamento eu-
ropeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 recante norme relative all’acco-
glienza di richiedenti protezione internazionale (rifusione; GU L 180/96 del
29.6.2013; di seguito: direttiva accoglienza) e nella direttiva 2013/32/UE
del Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 recante proce-
dure comuni ai fini del riconoscimento e della revoca dello status di prote-
zione internazionale (rifusione; GU L 180/60 del 29.6.2013; di seguito: di-
rettiva procedura).
5.3 La presunzione testé riportata non è tuttavia assoluta e può essere
confutata in presenza di violazioni sistematiche delle garanzie minime pre-
viste dall’Unione europea o dal diritto internazionale (cfr. DTAF 2011/9 con-
sid. 6; sentenza della CorteEDU M.S.S. contro Belgio e Grecia del 21 gen-
naio 2011, 30696/09) o di indizi seri che, nel caso concreto, le autorità di
tale Stato non rispetterebbero il diritto internazionale (cfr. DTAF 2010/45
consid. 7.4 e 7.5).
D-3600/2021
Pagina 13
5.4 Orbene, nel caso di specie, a differenza di quanto sostengono gli insor-
genti nel loro ricorso e negli scritti successivi, nulla permette di ritenere la
persistenza di una pratica attuale avverata di violazione sistematica delle
norme comunitarie minime previste in materia. In particolare, dalle dichia-
razioni rese dalla ricorrente 2 nel verbale TEU, si può invece rimarcare
come ella con il figlio, dal rientro in Italia dall’F._ avrebbero trovato
alloggio a G._, in una comunità, dove sarebbe stata affiancata an-
che da un’assistente sociale del comune, alla quale avrebbe narrato anche
i fatti concernenti la sua storia di tratta (cfr. verbale TEU, D26 segg., pag. 7
seg.). In seguito, poiché il marito non avrebbe potuto invece accedere all’al-
loggio nella comunità, tramite l’assistente sociale, avrebbero trovato un
ostello dove sarebbe rimasta tutta la famiglia per (...). In seguito avrebbero
invece dovuto lasciare lo stesso, fino a quando la questura competente non
avrebbe rilasciato loro i documenti, e per questo avrebbero pernottato la
notte nella zona di H._ nei parchi, prima di giungere in Svizzera (cfr.
verbale TEU, D26 segg., pag. 7 seg.). Tali dichiarazioni, si scontrano
all’evidenza – per lo meno in larga parte – con quanto sostenuto dagli in-
sorgenti nel loro colloquio Dublino, di non aver trovato alcun alloggio allor-
ché sono stati rimandati in Italia dall’F._, come pure di aver vissuto
tutto il tempo in strada, senza essere aiutati dalle autorità italiane, afferma-
zioni che sono state ribadite più volte dalla rappresentante legale negli
scritti successivi ed anche in fase ricorsuale. Alla luce però di quanto di-
chiarato dall’insorgente 2 nel verbale TEU, queste ultime asserzioni sono
messe fortemente in dubbio, in quanto contrarie con il fatto di aver trovato
un alloggio, almeno per un certo periodo continuativo, in Italia. Peraltro, in
tale contesto, occorre sottolineare come il ricorrente 1 nel predetto Stato
membro, prima della domanda di ripresa in carico della Svizzera – nell’am-
bito della quale era stato trasmesso anche il verbale del colloquio Dublino
dell’insorgente 1 per sostenere la sua relazione matrimoniale con la ricor-
rente 2 (cfr. 64/1) – era considerato quale celibe viste le sue dichiarazioni
rilasciate nell’ambito della sua domanda d’asilo (cfr. 61/1 e 62/1). Pertanto,
non stupisce in alcun modo che le autorità italiane, al loro rientro
dall’F._, li abbiano trattati dapprima separatamente, alloggiando pe-
raltro la ricorrente con il figlio in una struttura, dalla quale secondo le sue
affermazioni pare avere lei stessa voluto abbandonare per poter vivere as-
sieme al marito (cfr. verbale TEU, D26 segg., pag. 7 seg.). Sulla scorta
anche di tali elementi, il Tribunale giunge alla conclusione che i ricorrenti
non sono riusciti nell’intento di fornire alcun indizio concreto e dettagliato
suscettibile di stabilire che le autorità italiane rifiuterebbero di riprenderli in
carico e di esaminare le domande di protezione internazionale dei ricorrenti
2 e 3 e di condurre il seguito della procedura per quanto concerne il ricor-
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rente 1, né che le stesse non rispetterebbero il principio di non-respingi-
mento, e quindi violerebbero i loro obblighi internazionali rinviandoli in un
paese dove la loro vita, la loro integrità fisica o la loro libertà sarebbero
seriamente minacciate, o ancora che rischierebbero di essere costretti a
recarsi in un paese siffatto. Gli elementi concreti del caso specifico, non
sono così tali da rimettere in discussione la succitata presunzione legale.
5.5 Conseguentemente, visto tutto quanto precede, l’applicazione
dell’art. 3 par. 2 2a frase Regolamento Dublino III non si giustifica nella fat-
tispecie.
6.
Viste le censure in tal senso, occorre ora determinare, se l’accertamento
dei fatti giuridicamente rilevanti svolto dall’autorità inferiore sul punto in
questione dell’applicazione della clausola di sovranità presti il fianco a cri-
tiche o meno. Ciò con particolare riferimento alla questione delle garanzie
d’accesso ad un alloggio ed a delle cure adeguate per il nucleo famigliare
in Italia, come pure in considerazione dello stato di potenziale vittima di
tratta della ricorrente 2.
6.1 Secondo la giurisprudenza instaurata dalla sentenza della CorteEDU
Tarakhel contro Svizzera (Grande Camera) del 4 novembre 2014,
n. 29217/12, in presenza di una famiglia con bambini, incombeva alle au-
torità svizzere richiedere alle autorità italiane, prima del trasferimento delle
persone implicate, delle garanzie preliminari ed individuali, d’un canto di
una presa in carico adatta all’età dei bambini e, d’altro canto, della preser-
vazione dell’unità familiare (cfr. sentenza della CorteEDU Tarakhel contro
Svizzera, §§ 120 – 122). Il Tribunale ha poi precisato che l’esistenza di una
tale garanzia era una condizione materiale della conformità del trasferi-
mento agli obblighi della Svizzera derivanti dal diritto internazionale e che
la predetta doveva essere adempiuta nel momento in cui la SEM rendeva
la sua decisione (cfr. DTAF 2015/4 consid. 4; sentenza del Tribunale
F-2393/2020 del 13 luglio 2020 consid. 7.3 con ulteriore rif. citato). Inoltre,
in un primo tempo, il Tribunale ha ritenuto che i principi sviluppati sulla base
della sentenza Tarakhel non si applicavano ad altre categorie di persone
particolarmente vulnerabili a parte alle famiglie con bambini (cfr.
DTAF 2017 VI/10 consid. 5, in particolare consid. 5.7).
6.2 Prendendo in considerazione l’evoluzione delle condizioni migratorie in
Italia nel 2019, il Tribunale ha tuttavia, in un secondo tempo, elargito la
giurisprudenza Tarakhel ad altre categorie di persone. Difatti, a causa della
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Pagina 15
modifica della situazione del sistema di accoglienza italiano dopo l’appro-
vazione del decreto Salvini, lo scrivente Tribunale nella sua sentenza di
riferimento E-962/2019 del 17 dicembre 2019, è giunto alla conclusione
che le autorità svizzere che non vogliono rinunciare all’esecuzione del tra-
sferimento in Italia, debbano richiedere, a titolo preventivo alle omologhe
italiane, delle garanzie scritte individuali di presa a carico immediata per i
richiedenti asilo affetti da problematiche mediche (somatiche o psichiche)
gravi – ovvero persone per le quali lo stato di salute peggiorerebbe seria-
mente in caso di interruzione, anche breve, del loro trattamento (cfr. sen-
tenza del Tribunale E-962/2019 consid. 7.4.2 e 7.4.3). La nozione di gravità
che le problematiche mediche devono raggiungere per la richiesta di sud-
dette garanzie precedenti al trasferimento in Italia di un richiedente l’asilo,
è stata in seguito specificata nella sentenza di riferimento del Tribunale
D-2846/2020 del 16 luglio 2020 (cfr. consid. 6.2; cfr. anche nello stesso
senso la sentenza del Tribunale D-2926/2021 consid. 10.2.6).
6.3 A seguito dell’entrata in vigore in Italia, il 20 dicembre 2020, della legge
del 18 dicembre 2020 n. 173/2020 che converte in legge il decreto-legge
n. 130/2020 del 21 ottobre 2020 (recante disposizioni urgenti in materia di
immigrazione, protezione internazionale e complementare, modifiche agli
articoli 131-bis, 391-bis, 391-ter e 588 del codice penale, nonché misure in
materia di divieto di accesso agli esercizi pubblici ed ai locali di pubblico
trattenimento, di contrasto all’utilizzo distorto del web e di disciplina del Ga-
rante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale; cfr.
Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana, Serie generale n. 314, del
19.12.2020, < https://www.gazzettaufficiale.it/eli/gu/2020/12/19/314/sg/
pdf >; < https://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:2020-
12-18;173!vig=2020-12-21 >, consultati il 4 marzo 2022), il Tribunale nella
sua sentenza di riferimento F-6330/2020 del 18 ottobre 2021 (cfr. in parti-
colare consid. 10.3 – 10.6) ha riesaminato la situazione d’accoglienza dei
richiedenti l’asilo in Italia, in particolare in merito ai nuclei famigliari. In tale
sentenza il Tribunale ha segnatamente osservato come il decreto-legge
n. 130/2020 prevede una vasta riforma del sistema d’accoglienza dei ri-
chiedenti l’asilo in Italia, in quanto delle disposizioni centrali del decreto
Salvini sono state modificate ed il sistema di accoglienza ed integrazione,
con il decreto Salvini ristretto, è stato implementato. Invero, il nuovo si-
stema di accoglienza italiano previsto dalle nuove normative legislative, è
comparabile con quello precedente al decreto Salvini (cfr. sentenza
F-6330/2020 consid. 10.5). Il Tribunale, in un passo successivo ha trattato
poi della questione inerente le garanzie necessarie per i nuclei famigliari in
caso di una procedura Dublino verso l’Italia (cfr. sentenza F-6330/2020
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Pagina 16
consid. 11.1 – 11.3; cfr. anche a titolo esemplificato le sentenze del Tribu-
nale F-5476/2021 del 1° febbraio 2022 consid. 6.1, D-2922/2021 del 4 no-
vembre 2021 consid. 7.2.2-7.2.3). Riassumendo, in merito a tale punto in
questione, il Tribunale nella precitata sentenza ha concluso come, tenuto
conto dei cambiamenti legislativi e fattuali concreti intervenuti con il nuovo
sistema di accoglienza italiano dalle novelle legislative del dicembre 2020
entrate in vigore nel predetto Stato membro, il formulario “nucleo familiare”,
come pure le circolari emesse dall’Italia nel frattempo – ovvero la circolare
dell’8 febbraio 2021 che rimpiazza quella dell’8 gennaio 2019, nella quale
le autorità italiane hanno garantito che le famiglie con bambini minorenni,
che ritornano nell’ambito di procedure Dublino in Italia, verranno alloggiate
nel SAI garantendo l’unità familiare ed in accordo con la sentenza
Tarakhel, e del 23 marzo 2021 – siano da ritenere quali garanzie sufficien-
temente concrete ed individuali nel senso della giurisprudenza del Tribu-
nale e della CorteEDU citata (cfr. sentenza F-6330/2020 consid. 11.1 –
11.3; cfr. anche a titolo esemplificato le sentenze del Tribunale
F-5476/2021 del 1° febbraio 2022 consid. 6.1, D-2922/2021 del 4 novem-
bre 2021 consid. 7.2.2-7.2.3). Concernente il nuovo contesto legislativo ita-
liano, si è espressa anche la CorteEDU nella sentenza del 23 marzo 2021,
causa M.T. contro Paesi Bassi, 46595/19. Nella predetta sentenza, la Cor-
teEDU è giunta alla conclusione che, la nuova riforma del sistema d’asilo
italiano, comporti che i richiedenti l’asilo, nell’ambito dei posti disponibili,
abbiano nuovamente accesso al SAI. Tuttavia, anche nel caso in cui do-
vessero temporaneamente alloggiare in una struttura di prima accoglienza,
la CorteEDU ha ritenuto come essi riceverebbero comunque l’assistenza
necessaria, essendo che l’offerta di servizi è stata ampliata in tali centri e
l’accesso alle predette prestazioni, con la reintroduzione dell’iscrizione
anagrafica, è garantita. Pertanto, un trasferimento del nucleo familiare in
questione in Italia non comporta una violazione dell’art. 3 CEDU (cfr. nello
stesso senso le sentenze del Tribunale F-6330/2020 consid. 10.6 e
D-2926/2021 consid. 10.2.8).
6.4
6.4.1 Nel caso di specie, i ricorrenti appartengono quale famiglia con un
bambino minorenne alla categoria di persone vulnerabili secondo la sen-
tenza Tarakhel succitata. Il loro trasferimento in Italia risulta quindi ammis-
sibile soltanto se le autorità italiane hanno fornito delle garanzie sufficienti
in relazione ad un alloggio rispettoso dell’unità famigliare e dell’età del
bambino. Visto anche il contesto summenzionato, nella presente disamina
le assicurazioni trasmesse dalle autorità italiane, risultano essere suffi-
cienti. Invero, nel formulario “nucleo familiare” del (...) ottobre 2020 ven-
gono citati i nomi ed i cognomi, le date di nascita e la nazionalità di tutti i
D-3600/2021
Pagina 17
ricorrenti. Inoltre con la lettera circolare dell’8 febbraio 2021 (cfr. 106/1), e
con la comunicazione del 23 marzo 2021 (cfr. 107/1) le autorità italiane
hanno assicurato che i richiedenti – anche per quelli per i quali erano state
emanate delle garanzie secondo la vecchia circolare dell’8 gennaio 2019,
come è il caso di specie – saranno accolti nel nuovo sistema SAI, rispet-
tando l’età del bambino e l’unità famigliare. Pertanto, al contrario di quanto
sostenuto nel loro gravame dai ricorrenti, risulta che in casu, l’autorità infe-
riore abbia ottenuto delle sufficienti garanzie concrete ed individuali da
parte delle autorità italiane, che gli insorgenti verranno accolti, dopo il loro
trasferimento, in un alloggio del SAI rispettoso dei diritti del bambino e
dell’unità famigliare. Ciò che viene opposto nel ricorso e negli scritti suc-
cessivi da parte dei ricorrenti, non risulta, rispetto a tale conclusione, con-
vincente. Invero, visto sia il nuovo contesto legislativo e fattuale italiani so-
pra descritti che quanto già sopra considerato in relazione alla situazione
del nucleo famigliare allorché sono stati rinviati in Italia dall’F._ (cfr.
supra consid. 5.4), non vi sono degli indizi fondati e sostanziati, per ritenere
che al loro arrivo in Italia essi non troveranno posto in un alloggio del SAI,
oppure che essi verranno separati in violazione del principio dell’unità fa-
migliare o che non verrà rispettato l’interesse del bambino. Come l’autorità
inferiore osserva a ragione nella decisione impugnata con riferimento alla
giurisprudenza del Tribunale (cfr. p.to II, pag. 8), apparterrà alle autorità
italiane, una volta che essi giungeranno nel territorio italiano, di assegnarli
ad una struttura d’accoglienza disponibile. In tal senso, l’autorità inferiore
non è neppure obbligata ad accertare l’effettiva occupazione delle strutture
SAI disponibili per le famiglie (cfr. tra le altre la sentenza del Tribunale
E-730/2022 del 23 febbraio 2022 consid. 6.2). Da ultimo occorre ancora
osservare come nel caso dell’Italia si tratta di uno Stato di diritto funzio-
nante, delle quali garanzie fornite alla Svizzera, quest’ultimo Paese fonda-
mentalmente può e deve fidarsi, in conformità con il principio di diritto in-
ternazionale il quale prevede che gli Stati che sono vincolati da un contratto
devono adempierlo in buona fede (cfr. a titolo d’esempio la sentenza
F-5476/2021 consid. 6.2). Nelle predette circostanze, anche l’evenienza
che gli insorgenti si trovino ad uno stadio differente della loro procedura
d’asilo, come a ragione ritenuto dalla SEM già nella decisione impugnata,
non risulta essere indicativo, di per sé solo, di un rischio che il nucleo fami-
liare venga diviso ed alloggiato in strutture differenti da parte dalle autorità
italiane, viste le garanzie concrete ed individuali da queste ultime offerte,
sufficienti ai sensi della giurisprudenza succitata, ottenute nella fattispecie
dall’autorità inferiore. I timori palesati in tal senso dagli insorgenti nel loro
memoriale ricorsuale e negli scritti successivi, non risultano pertanto fon-
dati. In conclusione, non appare pertanto necessario richiedere delle ga-
ranzie supplementari alle autorità italiane, rispetto a quelle già fornite e
D-3600/2021
Pagina 18
presenti agli atti, come invece postulato dagli insorgenti, ed il loro trasferi-
mento in Italia, sotto tale profilo, non risulta violante gli art. 3 o 8 CEDU, o
ancora l’art. 3 della Convenzione sui diritti del fanciullo del 20 novem-
bre 1989 (RS 0.107, di seguito: CDF). Peraltro, rispetto a quest’ultima di-
sposizione, il trasferimento dei ricorrenti in Italia non comporta una sua vio-
lazione, nella misura in cui E._, il quale ha appena compiuto (...),
anni, sarà accompagnato da entrambi i genitori, con i quali continuerà a
vivere. Inoltre, egli non risulta essere stato socializzato in Svizzera, e ap-
pare dipendere ancora fortemente, per la sua età, in particolare dalle cure
della madre, nonché impregnato dalla lingua e cultura dei genitori, per il
che il suo interesse superiore, ai sensi dell’art. 3 CDF, non comporta che
egli possa dimorarvi.
6.4.2 Alle surriferite condizioni, appare inoltre come la SEM abbia istruito a
sufficienza i fatti giuridicamente rilevanti per potersi pronunciare circa il tra-
sferimento degli insorgenti, elencando peraltro in modo chiaro, già nel prov-
vedimento impugnato, i motivi per i quali avrebbe ritenuto il trasferimento
degli insorgenti non violante l’art. 3 CEDU, ed offrendo ampio spazio agli
insorgenti di essere sentiti e di esporre i loro argomenti già nel corso della
procedura di prima istanza. In tal senso, le censure mosse contro la deci-
sione avversata dai ricorrenti (cfr. lett. c, p.to 36 segg., pag. 15 segg. del
ricorso) risultano infondate.
6.5
6.5.1 Per quanto poi concerne la situazione di salute dei ricorrenti, allo
stato attuale degli atti la stessa si presenta come segue. Il ricorrente 1, ha
dichiarato di stare bene di salute (cfr. 33/4), e né dagli atti medici presenti
nelle tavole processuali (cfr. 54/2 e 68/2) né men che meno nel gravame,
sono ravvisabili degli elementi che facciano giungere ad una conclusione
diversa. Dal canto suo, la ricorrente 2, sia per sé stessa che per il figlio
E._ ha dichiarato, nel corso del colloquio Dublino, di stare bene (cfr.
35/4), nonché non ha osservato nulla in merito neppure nel diritto di essere
sentito a loro offertogli anche in tal senso dalla SEM il 10 maggio 2021 (cfr.
93/2). Seppure agli atti di causa sono rilevabili per la ricorrente dei dolori
cicatriziali che hanno dato luogo ad un consulto ginecologico il (...) (cfr.
87/4), non è evincibile come gli stessi abbiano avuto un qualche proseguo.
Neppure in fase ricorsuale, gli allegati appuntamenti ginecologici sono stati
supportati da una qualsivoglia documentazione al riguardo. Pertanto il Tri-
bunale parte dal presupposto che le medesime problematiche, anche si
fossero realmente palesate, risultano essersi nel frattempo completamente
risolte. È soltanto poi con la loro replica, che gli insorgenti hanno prodotto
un certificato medico inerente la ricorrente 2 del (...). Da tale documento è
D-3600/2021
Pagina 19
rilevabile che alla ricorrente siano state effettuate le vaccinazioni di routine,
che il (...) ella ha avuto una consultazione d’emergenza con il medico di
famiglia, a causa di dolori al petto che sarebbero stati occasionati da ferite
inflitte da (...). A seguito degli esami effettuati, il medico ha escluso una
causa cardiaca o polmonare, indicando che le cause di tali disturbi funzio-
nali sarebbero probabilmente da ricondurre ad uno stato di stress post-
traumatico. Per questo motivo, alla ricorrente 2 sarebbe stato prescritto un
trattamento di rilassamento a base di Laitea. Il predetto referto medico,
conclude riferendo inoltre come la ricorrente 2 non assuma altri farmaci
regolarmente e che non vi sono malattie croniche conosciute. Infine, per
quanto attiene al ricorrente 3, si trovano agli atti della documentazione ine-
rente delle visite mediche effettuate per vaccinazioni (cfr. 52/2 e 69/2), per
inappetenza e rifiuto alimentare probabilmente su stipsi latente (cfr. 48/3 e
52/2) e per costipazione (cfr. 70/2), per le quali è stata fornita la medica-
zione farmacologica necessaria. A seguito dell’ultima visita medica del (...),
non risultano esservi agli atti altra documentazione inerente allo stato di
salute del bambino – neppure ne è stata prodotta dai ricorrenti in fase ri-
corsuale – e si può quindi partire dal presupposto che lo stesso sia in buona
salute e che le problematiche avute in passato sotto tale profilo si siano nel
frattempo completamente risolte.
6.5.2 All’evidenza, lo stato di salute degli insorgenti testé descritto, non ri-
sulta essere di una gravità tale da ricadere nella categoria di persone che
soffrono di problemi medici suscettibili di costituire una violazione dell’art. 3
CEDU nel caso di un loro trasferimento in Italia secondo quanto statuito
dalla CorteEDU in materia (cfr. sentenze della CorteEDU N. contro Regno
Unito del 27 maggio 2008, 26565/05; Paposhvili contro Belgio del 13 di-
cembre 2016, 41738/10, §181 segg.; DTAF 2011/9 consid. 7.1.), o in quella
di persone che soffrono di problematiche gravi di salute ai sensi della giu-
risprudenza di cui alla sentenza di riferimento E-962/2019 succitata (cfr.
supra consid. 6.2). Il fatto poi che lo stato di salute dei ricorrenti 2 e 3 ri-
schierebbe nuovamente di peggiorare se essi venissero rinviati in Italia,
come a ragione osservato dall’autorità inferiore nella sua risposta, sono
delle mere supposizioni di parte non confermate dal benché minimo ele-
mento concreto e sostanziato. Inoltre, con il nuovo assetto ora vigente in
Italia e le garanzie offerte ai richiedenti in tal senso, questi ultimi avranno
la possibilità di registrarsi e di avere accesso alle cure mediche necessarie
(cfr. supra consid. 6.3). Visto quanto precede, ulteriori accertamenti dal
profilo medico non risultavano in alcun modo necessari da parte della SEM
come postulato invece nel gravame dagli insorgenti, e la predetta autorità
non ha pertanto violato il principio inquisitorio. Una restituzione degli atti
all’autorità inferiore, per questo motivo, non appare quindi opportuno.
D-3600/2021
Pagina 20
6.6
6.6.1 Infine, riguardante la problematica della tratta di esseri umani, anche
inerente agli obblighi a cui devono attenersi in materia le autorità compe-
tenti, quindi, segnatamente, anche le autorità incaricate dell’esame di una
procedura d’asilo, allorché le stesse si trovano confrontate con indizi con-
creti che una persona richiedente potrebbe essere stata vittima di tratta di
esseri umani, occorre rinviare a quanto già chiarito dal Tribunale in propo-
sito nella DTAF 2016/27 (cfr. anche in merito la sentenza del Tribunale
D-1624/2021 del 3 maggio 2021 consid. 10.3.6 con ulteriori rif. cit.).
6.6.2 Nel caso in rassegna, la SEM ha effettuato, dopo le osservazioni ri-
cevute dalla rappresentante legale dei ricorrenti e del rapporto (...) (cfr.
93/2 e 94/5) in merito all’emersione di indizi di TEU per la ricorrente 2,
un’audizione specifica al fine di interrogare ed individuare se la richiedente
fosse una potenziale vittima di TEU (cfr. 96/14). Al termine della stessa la
richiedente è stata riconosciuta quale potenziale vittima di TEU, e le è stato
accordato anche un periodo di recupero e di riflessione di 30 giorni (cfr.
97/2). La SEM ha peraltro provveduto a segnalare prontamente a (...) il
caso (cfr. 101/2), il quale dopo l’assunzione di informazioni, ha deciso di
non aprire alcuna indagine in Svizzera (cfr. 102/4). Ciò che risulta essere
stato debitamente comunicato in modo corretto e completo dalla SEM già
nella decisione impugnata (cfr. p.to II, pag. 16). Quindi, anche se tale do-
cumentazione avesse una qualche valenza probatoria, ma comunque non
determinante per il caso di specie, non si vede in che modo il diritto di es-
sere sentito degli insorgenti sarebbe stato violato come sostenuto da questi
ultimi nella loro replica (cfr. pag. 4), in quanto all’evidenza la non compul-
sazione di tale atto (classificato dalla SEM come un documento i cui inte-
ressi pubblici o privati preponderanti esigono l’osservanza del segreto ex
art. 27 PA) era finalizzata alla non divulgazione dei nominativi delle per-
sone coinvolte e del processo operativo della SEM e di (...) nei casi di TEU.
Le autorità italiane saranno quindi eventualmente competenti per un’aper-
tura di un’indagine. Alla stessa stregua di quanto denotato dall’autorità in-
feriore nella sua risposta al ricorso, anche il Tribunale non ravvede poi agli
atti alcun elemento che faccia ritenere come la ricorrente potrebbe riscon-
trare delle difficoltà a raccontare di quanto vissuto, se vorrà, alle autorità
italiane preposte, essendo rammentato come la stessa ne avesse già po-
tuto parlare in passato nel predetto Paese (cfr. verbale TEU, D25 seg.,
pag. 7). Non essendo inoltre stato riscontrato per la ricorrente un rischio di
essere nuovamente reclutata o di subire rappresaglie (rischio di re-traffic-
king), non è stato necessario adottare, da parte della SEM, ulteriori misure
di protezione nei suoi confronti. Invero, l’ultima telefonata con una “ma-
dame” sarebbe avvenuta nel corso del (...), allorché i ricorrenti si trovavano
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in F._, ed è stata direttamente la ricorrente a contattarla, facendosi
dare il numero della stessa da un’amica (cfr. verbale TEU, D30 segg.,
pag. 8; D57, pag. 10). In seguito però, anche al suo rientro in Italia nel (...)
e sino al suo arrivo in Svizzera nel luglio 2020, né lei né gli altri membri
famigliari avrebbero più avuto alcun contatto con i suoi sfruttatori, né sa-
rebbe successo nel frattempo alcunché di rilevante neppure ai suoi fami-
gliari rimasti in Nigeria. Pertanto i timori che ella ha palesato di poter essere
nuovamente rintracciata dalla madame a cui “apparteneva” o dagli altri
sfruttatori o che le succeda qualcosa a lei o ai suoi figli a causa del fatto
che ella non avrebbe ancora rimborsato il debito contratto per il viaggio (cfr.
verbale TEU, D41, pag. 9; D71, pag. 12), non risultano essere fondati su
alcun elemento concreto e sostanziato. Peraltro, la SEM ha debitamente
informato le autorità italiane, in data (...) luglio 2021, che la ricorrente è
stata riconosciuta in Svizzera quale potenziale vittima di TEU, ricevendone
la relativa notifica di ricezione (cfr. 104/3). Non può quindi essere seguita
in alcun modo l’argomentazione dei ricorrenti presentata nel ricorso, allor-
ché ritengono come non vi sarebbe prova agli atti che le autorità italiane
abbiano avuto conoscenza che l’insorgente 2 sia una potenziale vittima di
TEU. Non vi è del resto da dubitare che le autorità elvetiche preposte, se
così richiesto dallo Stato inquirente, non trasmettano le informazioni rac-
colte nella presente procedura, alfine di eventuali procedure penali che ri-
sulteranno intentate ed opportune in Italia, nonché che quest’ultimo Paese
verrà nuovamente informato dello stato di potenziale vittima di TEU dell’in-
sorgente prima del suo trasferimento da parte delle autorità svizzere, come
già riscontrabile nel provvedimento avversato (cfr. p.to II, pag. 14). Inoltre
la ricorrente (insieme al figlio ed al marito), come già visto sopra, sarà ac-
colta in un alloggio SAI, il quale sistema prevede proprio l’accoglienza, an-
che ed in particolare, con accesso prioritario, di persone vulnerabili tra le
quali le vittime di tratta di esseri umani (cfr. supra consid. 6.3 e sentenza
F-6330/2020 consid. 10.5). Visti gli elementi sopra considerati non è nep-
pure ravvisabile, al contrario di quanto sostenuto nel gravame dai ricorrenti
e nei loro scritti ricorsuali successivi che in caso di un loro ritorno in Italia
vi sia il rischio di un re-trafficking della ricorrente 2. Ancor meno risulta fon-
dato il timore che altri membri famigliari possano ritrovarsi vittime degli al-
lora sfruttatori dell’insorgente 2. Pertanto, non si palesa in specie alcuna
violazione dell’art. 4 CEDU o di altre norme internazionali applicabili in ma-
teria di TEU, se i ricorrenti venissero rinviati in Italia. Neppure le argomen-
tazioni esposte e fonti citate nel ricorso e negli scritti ricorsuali successivi
degli insorgenti, fanno giungere la scrivente autorità ad altra conclusione
rispetto a quanto sopra esposto.
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Alla luce degli elementi testé considerati, il Tribunale ritiene poi che la SEM
ha istruito correttamente la causa, anche sul punto in questione circa la
TEU e non ha, in particolare, commesso alcuna negligenza procedurale, in
violazione anche delle disposizioni in materia di lotta contro la tratta di es-
seri umani e di protezione delle vittime di tale tratta, rinunciando ad inve-
stigare maggiormente in merito al suo stato di vittima di TEU o al suo ac-
coglimento quale potenziale vittima di TEU in Italia, nonché al rischio di
rivittimizzazione. In tal senso, non v’era neppure alcuna necessità, da parte
della SEM, di richiedere delle garanzie specifiche supplementari alle auto-
rità italiane. Ne consegue pertanto che, la censura relativa alla violazione
del principio inquisitorio e di accertamento inesatto o incompleto dei fatti
determinanti da parte dell’autorità inferiore, risulta anche sotto questo pro-
filo infondata.
6.7 Riassumendo, non sussistono nella presente disamina sufficienti e mo-
tivati indizi che i ricorrenti, nel caso di un loro trasferimento in Italia, si tro-
verebbero a dover affrontare una situazione di emergenza esistenziale, o
senza un alloggio o cure adeguate al loro caso specifico nel predetto Stato
membro. Non si intravvede pertanto alcun motivo per l’applicazione della
clausola di sovranità ex art. 17 Regolamento Dublino III.
7.
Alla luce di quanto sopra, non traspaiono pertanto neppure elementi per
ritenere che l’autorità inferiore abbia esercitato in maniera arbitraria il suo
potere di apprezzamento (cfr. DTAF 2015/9 consid. 7 seg.). Non vi è quindi
alcun motivo di applicare la clausola discrezionale di cui all’art. 17 par. 1
(clausola di sovranità) Regolamento Dublino III. Peraltro, ha stabilito in
modo completo ed esatto i fatti pertinenti per la causa e non ha commesso
né eccesso né abuso del suo potere di apprezzamento negando l’esistenza
di motivi umanitari ai sensi dell’art. 29a cpv. 3 OAsi 1 in relazione all’art. 17
par. 1 Regolamento Dublino III.
8.
Di conseguenza, in mancanza dell’applicazione della succitata norma da
parte della Svizzera, l’Italia è competente per la ripresa in carico degli in-
sorgenti in ossequio alle condizioni poste agli art. 23, 24, 25 e 29 del Re-
golamento Dublino III.
9.
Ne discende che è quindi a giusto titolo che la SEM non è entrata nel merito
della domanda di asilo dei ricorrenti, in applicazione dell’art. 31a cpv. 1
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lett. b LAsi ed ha pronunciato il loro trasferimento verso l’Italia conforme-
mente all’art. 44 LAsi, posto che gli insorgenti non possiedono un’autoriz-
zazione di soggiorno in Svizzera (cfr. art. 32 cpv. 1 lett. a OAsi 1).
10.
Pertanto, il ricorso deve essere respinto e la decisione dell’autorità infe-
riore, che rifiuta l’entrata nel merito della domanda di asilo e pronuncia il
trasferimento dei ricorrenti dalla Svizzera verso l’Italia, confermata.
11.
Le misure supercautelari pronunciate dal Tribunale il 12 agosto 2021 de-
cadono con la presente decisione finale (cfr. SEILER HANSJÖRG, in:
Waldmann/Weissenberger [ed.], Praxiskommentar VwVG, 2a ed. 2016,
n. 54 ad art. 56 PA).
12.
Visto l’esito della procedura, le spese processuali, che seguono la soccom-
benza, sarebbero da porre a carico dei ricorrenti (art. 63 cpv. 1 e 5 PA non-
ché art. 3 lett. b del regolamento sulle tasse e sulle spese ripetibili nelle
cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 febbraio 2008
[TS-TAF, RS 173.320.2]). Tuttavia, avendo il Tribunale accolto, con deci-
sione incidentale del 17 agosto 2021, la domanda di assistenza giudiziaria,
non sono riscosse spese.
13.
La presente decisione non concerne persone contro le quali è pendente
una domanda d’estradizione presentata nello Stato che hanno abbando-
nato in cerca di protezione, per il che non può essere impugnata con ri-
corso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83
lett. d cifra 1 LTF). La pronuncia è quindi definitiva.
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