Decision ID: 076e19ef-c16d-4f76-85fc-d33c60b2eedb
Year: 2013
Language: it
Court: GR_KG
Chamber: GR_KG_004
Canton: GR
Region: Eastern_Switzerland
Law Area: penal_law

I. Fattispecie
A. L’imputato è nato il _ 1965 a O.1._ ed è cresciuto a O.2._, dove ha frequentato le scuole dell’obbligo. Dopo aver conseguito la maturità a O.3._, ha frequentato gli studi di giurisprudenza a O.4._. Dopo l’ottenimento del licenziato nel 1993/1994, l’imputato ha svolto degli stages nello studio legale del padre e presso il Tribunale d’appello a Lugano. Dopo un soggiorno all’estero, l’imputato ha rilevato il ramo fiduciario. Attualmente è direttore e socio della ditta SMI, la quale ha delle filiali a O.17._, O.5._, O.6._, O.18._ e O.8._. In base alle dichiarazioni in sede di udienza, negli ultimi tre anni le sue entrate sono rimaste invariate e corrispondono a quanto deposto alla Polizia. Da circa due anni l’imputato possiede un appartamento nella S.1._ a O.9._, motivo per cui egli si reca regolarmente in O.10._. Durante il servizio militare l’imputato era autista di mezzi leggeri. Egli non ha mai commesso delle infrazioni alle norme della circolazione in ambito privato o militare. L’imputato è incensurato sia nel casellario giudiziale come anche nel registro automatizzato nelle misure amministrative.
B. Dal decreto di accusa della Procura pubblica dei Grigioni del 31 agosto 2011 risulta la seguente fattispecie:
“Venerdì, 11 febbraio 2011, alle ore 23.02, X._ circolava nell’abitato di O.11._/Comune di O.12._, alla guida del veicolo A._, targato _. All’altezza della casa “B._”, nonostante il limite di velocità segnalato di 60 km/h, viaggiava a velocità elevata, ovvero – dedotta la tolleranza di 5 km/h – a 89 km/h, e pertanto a 29 km/h oltre il consentito. Questo avveniva in quanto l’imputato, per grave negligenza, non teneva sott’occhio la velocità, considerando che era a conoscenza del limite massimo di velocità o che perlomeno avrebbe dovuto esserlo, considerate la segnaletica sul posto.”
Durante l’interrogatorio della Gendarmeria Territoriale Lugano del 1° marzo 2011 l’imputato ha riconosciuto questa fattispecie.
Tenor decreto di accusa della Procura pubblica dei Grigioni del 31 agosto 2011 l’imputato è stato ritenuto colpevole di infrazione grave alle norme della circolazione stradale ai sensi degli art. 27 cpv. 1 e 32 cpv. 1 LCStr in unione all’art. 90 cifra 2 vLCStr (corrispondente all’attuale art. 90 cpv. 2 LCStr) ed è stato condannato ad una pena pecuniaria di 10 aliquote giornaliere di CHF 190.–, sospesa con la condizionale per un periodo di prova di 2 anni e ad una multa di CHF 500.–.
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L’imputato in data 12 settembre 2011 ha interposto opposizione a tale decreto. Dopo aver visionato l’incarto, egli ha dichiarato il 21 settembre 2011 di mantenere l’opposizione contro il decreto di accusa.
In data 24 settembre 2011 la Procura pubblica dei Grigioni ha decretato l’apertura di un’istruzione penale nei confronti dell’imputato, confermando in data 28 settembre 2011 il decreto di accusa ai sensi dell’art. 355 cpv. 3 lit. a CPP per il reato di violazione grave alle norme della circolazione stradale. Nel contempo è stato concesso alle parti di presentare eventuali istanze probatorie entro dieci giorni. Con scritto del 7 ottobre 2011 l’imputato ha prodotto una documentazione fotografica della località ed ha inoltrato una decisione del Tribunale federale (sentenza 6B_622/2009 del Tribunale federale del 23 ottobre 2009).
La Procura pubblica dei Grigioni in data 15 novembre 2011 ha trasmesso il decreto di accusa al Tribunale distrettuale Maloja.
C. L’udienza presso il Tribunale distrettuale Maloja ha avuto luogo il 21 febbraio 2012, alla quale l’imputato si è presentato accompagnato dal suo patrocinatore, avv. Fulvio Biancardi. Durante tale udienza l’imputato ha ammesso esplicitamente di aver percorso il tragitto alla velocità constatata.
Il patrocinatore dell’imputato ha dichiarato nella sua arringa che il curriculum di automobilista di quest’ultimo sarebbe esemplare: in quasi trent’anni non avrebbe mai commesso infrazioni di rilevanza penale o amministrativa e di conseguenza non sarebbe mai stato oggetto di sanzioni. Questo vale anche per il servizio militare, durante il quale l’imputato sarebbe stato autista nelle truppe stazionate al O.13._.
L’imputato ha dichiarato che unicamente nell’ambito del diritto della circolazione stradale – segnatamente in caso di guida in stato di ebbrezza e/o superamento dei limiti di velocità – si tenderebbe a fare completamente astrazione dell’aspetto soggettivo e delle circostanze oggettive per qualificare un’infrazione, limitandosi ad applicare semplici tabelle. Nel caso in esame, vigendo il limite di 60 km/h, un superamento di oltre 25 km/h comporterebbe automaticamente la qualifica d’infrazione grave alle norme della circolazione. Secondo l’opinione dell’imputato, l’art. 90 cifra 2 vLCStr risp. l’attuale art. 90 cpv. 2 LCStr richiederebbe per la sua applicabilità non solo che si sia in presenza di un’infrazione grave, ma anche che questo comportamento abbia potuto creare un grave pericolo per la sicurezza altrui. Nel caso in esame gioverebbe osservare come l’ora tarda, lo scarsissimo
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traffico, la buona visibilità, il tempo asciutto, il perfetto stato della strada e del veicolo dell’imputato, non permetterebbe di concludere che la velocità registrata fosse inadeguata, rispettivamente che il conducente abbia tenuto un comportamento oggettivamente sconsiderato. Dal profilo soggettivo, l’imputato stabilisce che da parecchi anni non avrebbe percorso quel tratto di strada. A causa della posizione della segnaletica nessun conducente potrebbe aspettarsi che, uscendo dall’abitato, vi sia un brevissimo tratto di circa 200 metri sul quale la velocità viene improvvisamente limitata a 60 km/h, per poi lasciare via libera su tutto il passo del O.14._. Inoltre lungo tutta la strada che da O.15._ porta a O.16._ vi sarebbero dei limiti di 50 km/h o 70 km/h all’interno delle località e attorno alle stesse, mentre all’esterno vigerebbe il limite generale previsto dal codice della strada italiano. Secondo l’imputato, ciò potrebbe anche in qualche modo aver influenzato il suo comportamento. Oltre a ciò, la visibilità del cartello in questione non sarebbe stata ottimale, sia per la presenza di pali e paletti, sia per la presenza di vegetazione innevata. Circa dopo 60/70 metri dopo il suddetto cartello si troverebbe il segnale “strada postale di montagna”. Anche questo segnale, a parere dell’imputato, potrebbe aver influito sull’inconscia percezione di trovarsi già fuori dall’abitato, dove vige il limite di 80 km/h. Pertanto, l’infrazione commessa sarebbe sostanzialmente riconducibile ad una disattenzione. Di conseguenza, il giudice penale dovrebbe prendere in considerazione che l’accusato sarebbe stato pienamente convinto di trovarsi su di un tratto di strada dove era vigente il limite di velocità generale fuori dalle località, cioè di 80 km/h. L’imputato dichiara che il Tribunale federale (sentenza 6B_622/2009 del Tribunale federale del 23 ottobre 2009) sarebbe giunto in un caso simile alla stessa conclusione. Anche in questo caso il conducente sarebbe stato convinto di trovarsi su di un tratto di strada dove vigeva il limite di 80 km/h. La struttura della strada, la visibilità, la costellazione del territorio circostante e soprattutto il fatto che su tutto il passo del O.14._ vigerebbe il limite di 80 km/h, avrebbero indotto l’imputato a credere di trovarsi già fuori dalla località. Per l’insieme di questi motivi all’imputato non potrebbe essere rimproverato un comportamento privo di scrupoli. A parere dell’imputato sarebbero dati i presupposti per giudicare l’imputato tenendo conto dell’art. 13 CP, ossia considerando l’errore sui fatti e cioè sul limite di velocità che egli riteneva essere di 80 km/h e non di 60 km/h. Pertanto il comportamento dell’imputato dovrebbe essere valutato in modo analogo a quanto avrebbe fatto il Tribunale federale nella sentenza citata. Non si tratterebbe quindi di una grave negligenza, ma di un comportamento sbadato. Nel caso in esame, i presupposti della grave negligenza, secondo l’opinione dell’imputato, non sarebbero quindi
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adempiuti. In conclusione, l’imputato ritiene di essere colpevole d’infrazione semplice alle norme della circolazione stradale ai sensi dell’art. 90 cifra 1 vLCStr. Di ciò occorrerebbe tenerne conto anche nella commisurazione della pena, che dovrebbe essere convenuta in una semplice multa, prescindendo dalla pena pecuniaria.
D. Con la sentenza del 21 febbraio 2012, comunicata il 1° maggio 2012, il tribunale penale di primo grado ha dichiarato l’accusato colpevole di infrazione grave alle norme della circolazione stradale ai sensi degli art. 27 cpv. 1 e 32 cpv. 1 LCStr in unione all’art. 90 cifra 2 vLCStr, punendo l’accusato con una pena pecuniaria di 10 aliquote giornaliere di CHF 190.– cadauna, sospesa con condizionale per un periodo di prova di 2 anni. Inoltre l’accusato è stato punito con una multa di CHF 500.– ed in caso di mancato pagamento per colpa, la multa sarà sostituita da una pena detentiva di 4 giorni. Per la motivazione della sentenza, il Tribunale distrettuale Maloja ha ritenuto che il traffico sarebbe stato scarso al momento dell’infrazione, ma l’imputato non avrebbe potuto confidare sul fatto che a quella tarda ora sul tratto in questione non si trovassero dei pedoni. Inoltre, su tratti simili ed in particolar modo in quel periodo dell’anno sarebbe usuale incontrare selvaggina che attraversa la strada. La collisione con un veicolo che viaggia alla velocità di 89 km/h potrebbe causare ad un pedone o ad un selvatico delle ferite gravi, se non mortali. Pertanto, nel caso in esame vi sarebbe stato un pericolo maggiorato astratto, in quanto la possibilità di un pericolo per terzi sarebbe stato dato. Stando alle dichiarazione dell’imputato egli pensava di trovarsi già fuori dal tratto abitato, siccome il lato sinistro del tratto di strada in questione non sarebbe edificato. Il fatto che non abbia percepito il cartello di limitazione della velocità a 60 km/h sarebbe da ricondursi ad una disattenzione. In questo contesto andrebbe considerato che il passaggio dalla zona abitata a quella fuori dall’abitato è fluido, considerando che i cosiddetti tratti atipici nell’abitato sarebbero nella maggior parte dei casi brevi. Su questi tratti di strada i conducenti tenderebbero a prestare meno attenzione, motivo per cui il rispetto della velocità massima segnalata sarebbe di essenziale importanza. Anche sui cosiddetti tratti atipici all’interno degli abitati, il superamento della velocità segnalata di 25 km/h e più rappresenterebbe una grave infrazione alle norme della circolazione. Contrariamente alle dichiarazioni dell’imputato, la segnaletica sarebbe stata ben percepibile. Il tratto di strada in questione avrebbe tutte le caratteristiche di un tratto all’interno dell’abitato, in quanto sulla destra, rispetto alla direzione di marcia dell’imputato, sarebbero situate un paio di case. In questo contesto andrebbe inoltre evidenziato che la strada attraversa il paese di O.11._, mentre nel
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caso citato dall’imputato questa si troverebbe alla periferia. Inoltre egli avrebbe conosciuto il tragitto, poiché lo avrebbe già percorso in passato. Pertanto il comportamento di guida dell’imputato dovrebbe essere qualificato sia dal punto oggettivo come anche da quello soggettivo come una grave negligenza.
E. Contro tale sentenza l’imputato è insorto al Tribunale cantonale con dichiarazione di appello del 18 maggio 2012 (act. A.2), contestando il verdetto di colpevolezza, segnatamente di essere stato autore e colpevole di un’infrazione grave alle norme della circolazione stradale. L’appellante ha richiesto che la sentenza di primo grado sia modificata e che egli sia condannato per l’infrazione semplice alle norme della circolazione stradale. In ormai ordinata procedura scritta l’appellante ha inoltrato la sua motivazione scritta dell’appello del 30 giugno 2012 (act. A.5), asserendo che per lunghi anni avrebbe raggiunto l’O.10._ solamente attraverso l’asse stradale P._. Inoltre l’appellante contesta la qualifica del tratto di strada in questione come interno alle località, nonostante la presenza di un paio di costruzioni su entrambi i lati. L’appellante contesta anche la possibilità che a quella tarda ora sul tratto in questione avrebbero potuto trovarsi dei pedoni e della selvaggina. L’appellante oltre a ciò dichiara che non avrebbe visto il cartello di limitazione della velocità a 60 km/h, considerando che la visibilità sarebbe stata ostacolata dalla vegetazione e da un palo dell’illuminazione stradale. Infine egli sostiene che si sarebbe trovato in una situazione di “attenzione automatica”, non essendo richiesto in quel momento un impegno accresciuto rispetto ad una normale situazione di guida.
F. Invitati a presentare osservazioni circa la motivazione dell’appello con ordinanza del 4 luglio 2012 il Tribunale distrettuale Maloja ha dichiarato con scritto del 9 luglio 2012 di non avere osservazioni, mentre la Procura pubblica, tramite scritto del 17 luglio 2012, ha proposto di respingere il ricorso e di confermare la sentenza dell’istanza precedente.
G. Sulle ulteriori argomentazioni delle parti si tornerà – per quanto utile ai fini del giudizio – nelle considerazioni di merito che seguono.

II. Considerandi
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1.a) L’appello può essere proposto contro le sentenze dei tribunali di primo grado che pongono fine, in tutto o in parte, al procedimento (art. 398 cpv. 1 CPP [RS 312.0]). La sentenza del Tribunale distrettuale Maloja data del 21 febbraio 2012 ed è stata notificata in dispositivo il 22 febbraio 2012. Giusta l’art. 399 cpv. 1 CPP l’appello va annunciato al tribunale di primo grado entro dieci giorni dalla comunicazione della sentenza. In data 29 febbraio 2012 (act. A.1) il patrocinatore dell’appellante ha richiesto al Tribunale distrettuale Maloja la motivazione scritta della sentenza e annunciava l’appello. L’annuncio di appello è quindi tempestivo.
b) La dichiarazione scritta d’appello va poi inoltrata entro 20 giorni dalla notificazione della sentenza motivata (art. 399 cpv. 3 CPP). Dato che la motivazione scritta della sentenza è stata comunicata dal Tribunale distrettuale Maloja in data 1° maggio 2012, il termine per la dichiarazione di appello è scaduto il 21 maggio 2012. Anche la dichiarazione d’appello del 18 maggio 2012 (data del timbro postale) è dunque tempestiva ed essendo sufficientemente motivata ai sensi dell’art. 399 cpv. 3 CPP va ricevuta in ordine.
2. Giusta l’art. 391 CPP nella sua decisione la prima Camera penale del Tribunale cantonale quale giurisdizione d’appello non è vincolata né dalle motivazioni delle parti, né dalle loro conclusioni, eccettuate quelle riguardanti le azioni civili (cpv. 1). Essa non può modificare una decisione a pregiudizio dell’imputato o condannato se il ricorso è stato esperito esclusivamente a suo favore come nella fattispecie. È fatta salva unicamente una punizione più severa sulla base di fatti di cui il tribunale di primo grado non poteva essere a conoscenza (cpv. 2).
3.a) L’art. 90 cifra 2 vLCStr, il cui contenuto è identico all’attuale art. 90 cpv. 2 LCStr, sanziona chiunque, violando gravemente le norme della circolazione, cagiona un pericolo serio per la sicurezza altrui o assume il rischio di detto pericolo. Anche la negligenza è punibile (art. 100 cifra 1 LCStr). Sotto il profilo oggettivo, il reato è realizzato quando l’autore disattende in modo grave una regola fondamentale della circolazione e pone così in serio pericolo la sicurezza del traffico, essendo sufficiente una messa in pericolo astratta accresciuta. Sotto quello soggettivo, l’infrazione presuppone un comportamento senza riguardi o gravemente contrario alle norme della circolazione, vale a dire una colpa o una negligenza gravi. Quest’ultima implica che l’autore sia cosciente del pericolo rappresentato dalla sua maniera di guidare o che non tenga assolutamente conto, disattendendo i propri doveri, del fatto che mette in pericolo gli altri utenti della
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strada, ciò che può pure consistere nel non aver presente (momentaneamente) la messa in pericolo degli altrui interessi (DTF 131 IV 133 consid. 3.2). Quanto più è grave la violazione delle norme della circolazione sotto il profilo oggettivo, tanto più fondata sarà la conclusione che l’agente ha agito senza riguardi, salvo particolari indizi contrari al proposito (sentenza 6B_786/2011 del Tribunale federale del 5 luglio 2011 consid. 2.1, sentenza 6B_742/2011 del Tribunale federale del 1° marzo 2012 consid. 3.3).
b) Come già perfettamente riscontrato dal Tribunale distrettuale Maloja i fatti descritti, sufficientemente documentati e pure riconosciuti dall’appellante, adempiono di principio la fattispecie di cui all’art. 90 cifra 2 vLCStr. Rimane dunque solo ed esclusivamente da esaminare se sussiste l’elemento soggettivo della negligenza grave. La grave negligenza può, infatti, essere negata solamente in casi eccezionali, laddove un minor rigore può essere giustificato in circostanze particolari, le quali possono indurre l’utente ad un errore condivisibile a proposito del limite di velocità vigente nel tratto in discussione (DTF 124 II 97 consid. 2.b seg.). Oggetto dell’appello è quindi l’elemento soggettivo e le circostanze particolari che fa valere l’appellante. In special modo l’estraneità del luogo dell’infrazione, l’apparenza e le caratteristiche del tratto segnalato come “fuori delle località” nel punto dell’infrazione, la mancanza di visibilità della segnaletica e la situazione di “attenzione automatica” del conducente.
Queste argomentazioni dell’appellante vanno esaminate a fondo nelle considerazioni seguenti.
4.a) L’appellante fa valere che da diversi anni raggiungerebbe l’O.10._ solamente attraverso l’asse stradale P._. L’appellante ritiene di aver già lasciato l’abitato di O.11._ nel punto di misurazione della velocità e di trovarsi quindi fuori delle località, dove vige un limite massimo di velocità di 80 km/h.
b) Tuttavia, l’argomentazione dell’appellante si rivela contraddittoria: nella motivazione scritta dell’appello del 30 giugno 2012 egli ha precisato che per lunghi anni avrebbe raggiunto l’O.10._ esclusivamente dal P._ (pag. 2). In questo modo intende manifestare che non conoscerebbe la tratta in questione nel Comune di O.12._. Più tardi l’appellante asserisce che nel luogo esatto dell’infrazione si sarebbe trovato in una fase di passaggio da una situazione di attenzione accresciuta ad una dove sarebbe comprensibile un certo rilassamento, poiché si trattava di una situazione familiare. In questo contesto si rimanda alle considerazioni della cifra 7 seguente.
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Il riferimento dell’appellante alla mancata conoscenza del posto in questione risulta pertanto discordante. Infatti, in questa situazione a lui sconosciuta, egli avrebbe dovuto guidare addirittura con maggiore prudenza e attenzione. Inoltre bisogna aggiungere che il termine di “fuori delle località” è regolato dalla legge e non è determinato dall’interpretazione individuale di ogni conducente. Per di più, la segnaletica stradale era ben visibile da come risulta anche dalle considerazioni seguenti.
5.a) L’appellante dichiara inoltre che occorrerebbe chiarire se il tratto di strada in questione sia da qualificare come “interno delle località”. Egli ritiene che nel momento dell’infrazione abbia avuto la percezione di trovarsi effettivamente su un tratto di strada “fuori delle località”. L’appellante ritiene che le abitazioni non sarebbero state ben visibili per i conducenti che circolavano verso nord, in direzione di O.14._.
b) In casu bisogna innanzitutto menzionare che il termine di “fuori delle località” è regolamentato dalla legge e non viene determinato dall’interpretazione individuale di ogni conducente:
”I termini «all’interno delle località» o «nelle località» designano una zona che incomincia al segnale «Inizio della località sulle strade principali» (4.27) o «Inizio della località sulle strade secondarie» (4.29) e termina al segnale «Fine della località sulle strade principali» (4.28) o «Fine della località sulle strade secondarie» (4.30). Il termine «fuori delle località» designa una zona che incomincia al segnale «Fine della località sulle strade principali» o «Fine della località sulle strade secondarie» e termina al segnale «Inizio della località sulle strade principali» o «Inizio della località sulle strade secondarie».” (art. 1 cpv. 4 dell’ordinanza sulla segnaletica stradale del 5 settembre 1979 [OSStr; RS 741.21])
La deroga alle limitazioni generali della velocità è ordinata altresì dall’art. 108 cpv. 3 e 5 lit. d OSStr e ciò permette di migliorare la fluidità del traffico senza arrecare svantaggi alla sicurezza e all’ambiente. Ciononostante questo tratto di strada si trova “all’interno delle località” e prima della fine delle località con la relativa segnaletica stradale. La percezione individuale dell’appellante non è determinante per la valutazione delle caratteristiche del tratto “all’interno delle località” e quindi anche del relativo limite di velocità.
c) Da ciò che traspare dai documenti agli atti (in special modo dalla fotografia radar dell’infrazione, act. PP.2) è evidente che l’appellante è transitato di fronte a delle abitazioni sulla parte sinistra della carreggiata (nel senso di guida dell’appellante). Anche se l’appellante nel momento dell’infrazione – come lui stesso riconosce – è già circolato di fronte alle ultime case sulla sinistra della
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carreggiata, bisogna tener presente che in questo punto egli aveva già accelerato alla notevole velocità di 94 km/h (89 km/h dopo la detrazione del margine di tolleranza). Anche in base alla documentazione agli atti, emerge il fatto che sulla parte destra della strada vi sono diverse ulteriori abitazioni a pochi metri dalla strada principale (e non ad una decina di metri dal campo stradale come sostiene l’appellante). Anche la presenza del marciapiede sulla parte destra della strada – da come emerge anche dalla fotografia radar dell’infrazione (act. PP.2) – conferma infine che il tratto si trova all’interno dell’abitato. Infine, al contrario della sentenza del Tribunale federale menzionata dall’appellante (sentenza 6B_622/2009 del Tribunale federale del 23 ottobre 2009), in questo caso la strada non è formata da un lungo rettilineo con la relativa visuale, siccome la carreggiata al termine dell’abitato compie un’ampia curva sulla destra, priva di visibilità. Da questa documentazione risulta che il tragitto in questione non è affatto una tipica tratta “fuori delle località”, ma rappresenta manifestamente una zona “all’interno delle località”.
6.a) L’appellante sostiene che la segnaletica stradale che limitava la velocità a 60 km/h sul posto non sarebbe visibile ed ha presentato una nuova documentazione. Queste fotografie sono state scattate il 9 giugno 2012. L’appellante ritiene altresì che la visibilità dei cartelli sarebbe stata ostacolata da un palo dell’illuminazione e dalla vegetazione.
b) La giurisdizione di ricorso ha assunto queste prove necessarie ad istanza di parte ai sensi dell’art. 389 cpv. 3 CPP. In base alle fotografie inoltrate dal qui appellante, risulta però che la segnaletica era ben visibile. Innanzitutto le fotografie dell’appellante sono state scattate addirittura un anno e quattro mesi dopo l’infrazione. Oltre a ciò, le fotografie sono state realizzate parecchi metri prima dei cartelli che limitano la velocità a 60 km/h. Bisogna anche considerare che in questo tratto di strada i veicoli circolano alla velocità di 50 km/h e la segnaletica – a questa velocità – è perfettamente visibile. In special modo il segnale di limitazione della velocità sulla destra della strada principale (nella direzione di marcia dell’appellante) è ben percepibile. Al buio questa segnaletica è visibile anche grazie all’illuminazione stradale. In base alle fotografie scattate dalla polizia (act. PP.22), nonostante la pioggia e la visibilità ridotta, entrambi i cartelli – in particolare il segnale sulla destra – sono pure ben evidenti. Anche le nuove prove inoltrate dall’appellante non sono in grado di confutare la visibilità della segnaletica presente. I criteri dell’art. 103 OSStr concernente l’ubicazione dei segnali, sono pertanto adempiuti.
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7.a) L’appellante dichiara che al momento dell’infrazione si sarebbe trovato in una situazione di “attenzione automatica”, non essendo richiesto in quel momento un impegno accresciuto rispetto ad una normale situazione di guida. Egli ritiene che ogni conducente potrebbe affermare di aver compiuto un percorso (ad esempio il tragitto casa-lavoro), senza prestare particolare attenzione. Tale “attenzione automatica”, a detta dell’appellante, verrebbe impiegata in situazioni familiari o poco impegnative. Un guidatore esperto terrebbe contemporaneamente sotto controllo attentino il traffico che gli scorre intorno, converserebbe con il passeggero seduto al suo fianco e magari ascolterebbe anche la radio che trasmette musica. Tuttavia se il traffico dovesse aumentare o la situazione si facesse più impegnativa, il conducente passerebbe da una situazione di “attenzione automatica” ad una di “attenzione volontaria”, focalizzando le sue reazioni sullo stimolo prioritario. Considerando che la sera dell’infrazione il traffico sarebbe stato quasi nullo ed il campo stradale sarebbe stato in ottime condizioni, così come la visibilità, l’appellante ribadisce che si sarebbe trovato in una situazione di “attenzione automatica” e non avrebbe quindi potuto agire con grave negligenza.
b) Innanzitutto l’affermazione dell’appellante risulta contraddittoria, asserendo di raggiungere negli ultimi anni l’O.10._ esclusivamente attraverso il P._ e di quindi non conoscere assolutamente il tragitto in questione. La dichiarazione dell’appellante non corrisponde però al ragionamento concernente l’”attenzione automatica”, che secondo l’appellante stesso verrebbe applicata esclusivamente in situazioni familiari. Se l’appellante non conosceva la tratta in questione, non può invocare il fenomeno dell’”attenzione automatica”. Al contrario, in questo caso, la tratta a lui sconosciuta richiede addirittura un’attenzione maggiore e quindi volontaria. Inoltre il numero degli stimoli che un conducente deve elaborare all’interno di una località è maggiore rispetto a quanto dovrebbe affrontare fuori dall’abitato o su di un’autostrada, motivo per cui all’interno delle località viene richiesta una maggiore attenzione (DTF 123 II 37 consid. 1.d). Una concentrazione più intensa da parte del conducente era necessaria su questa tratta a lui sconosciuta anche considerando la tarda ora (23:02) e quindi la mancanza di visibilità. La giustificazione avanzata dall’appellante risulta quindi errata.
8.a) Oltre a ciò l’appellante contesta che nel momento dell’infrazione abbia potuto incontrare dei pedoni o della selvaggina. Inoltre la strada principale per l’appellante sarebbe un asse di transito normalmente trafficato e chi abita a
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O.11._ ben ne conoscerebbe la pericolosità. L’appellante infine contesta l’eventualità di incontrare della selvaggina all’interno dell’abitato di O.11._. L’appellante afferma che pertanto non avrebbe creato una situazione di possibile imminente messa in pericolo concreta o infortunio.
b) L’appellante ignora il fatto che al momento dell’infrazione circolava a 94 km/h (89 km/h dopo la detrazione del margine di tolleranza) di fronte a diverse abitazioni, situate su entrambi i lati e a pochi metri dalla carreggiata. Sulla destra (nella sua direzione di marcia) si trovavano inoltre ancora diverse case. Oltre a ciò sulla destra vi era un marciapiede, motivo per cui la presenza di pedoni era verosimile. Infine era probabile che sulla via principale si immettessero altri veicoli, da come risulta dagli imbocchi visibili sulla mappa e dalla documentazione agli atti (act. PP.22). Anche l’appellante ammette infine la pericolosità della strada principale che transita da O.11._. Questo rischio concreto – riconosciuto esplicitamente dall’appellante - rappresenta un altro motivo per non superare la velocità limitata e segnalata di 60 km/h. L’appellante in questo momento era quindi assolutamente consapevole della pericolosità della sua azione. Bisogna anche menzionare che nel mese di febbraio, durante la tarda serata, è molto probabile imbattersi nella selvaggina in questo tratto di strada.
c) Secondo costante giurisprudenza, un superamento di 25 km/h o più della velocità consentita all’interno delle località costituisce un’infrazione oggettivamente grave alle norme della circolazione stradale ai sensi dell’art. 90 cifra 2 vLCStr. Generalmente in questi casi i criteri oggettivi e anche soggettivi dell’art. 90 cifra 2 vLCStr sono adempiuti, a prescindere dalle circostanze concrete (DTF 132 II 234 consid. 3, DTF 128 II 131, DTF 123 II 37).
In casu l’appellante viaggiava nell’abitato di O.11._ alla velocità di 94 km/h (89 km/h dopo la detrazione del margine di tolleranza) nonostante il buio e quindi con una precaria visibilità. Nella zona in cui è avvenuta l’infrazione su entrambi i lati vi erano diverse abitazioni con degli sbocchi sulla via principale. Inoltre non vi era alcuna visuale, perché oltre al buio, la strada non era rettilinea: infatti, la fine del tratto di limitazione della velocità a 60 km/h si trova solo dopo l’ampia curva a nord del paese di O.11._. Ciò significa che l’appellante – a questa forte velocità - non aveva assolutamente la visuale sul traffico proveniente da nord. Il pericolo imminente poteva quindi essere causato effettivamente da un attraversamento della strada di un pedone, dall’immissione di un veicolo da una strada laterale sulla strada principale o da una collisione con della selvaggina. In
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questa situazione concreta il comportamento dell’appellante si dimostra privo di scrupoli. Pertanto, in casu, non ci sono elementi discolpanti a favore dell’appellante.
9.a) Infine l’appellante sostiene che la Gendarmeria Territoriale Lugano avrebbe esplicitamente indicato che si tratterebbe di un caso bagatella e pertanto non potrebbe essere ritenuto colpevole di un’infrazione grave alla circolazione stradale.
b) Innanzitutto è bene stabilire che la Gendarmeria Territoriale Lugano non è competente per giudicare tale reato, avvenuto su territorio grigionese. Inoltre tenor verbale (act. PP.6), l’affermazione della Gendarmeria si riferisce all’art. 158 cpv. 1 lett. c CPP, secondo il quale l’imputato ha il diritto di avvalersi di un difensore di fiducia a sue spese. Tale normativa contempla le informazioni nel primo interrogatorio, fra le quali anche l’avviso di poter designare un difensore od un difensore di ufficio. Questa norma va interpretata unitamente all’art. 129 e seguenti CPP. Infatti, ai sensi dell’art. 130 CPP in casi gravi l’imputato deve essere difeso obbligatoriamente. In questo caso non sussiste un reato ai sensi dell’art. 130 CPP, per cui vi è un caso di lieve entità e l’imputato può incaricare un difensore di fiducia o difendersi da sé giusta art. 129 cpv. 1 CPP. Anche quest’affermazione dell’appellante si rivela di conseguenza priva di fondamento.
10. Nella fattispecie il Tribunale distrettuale Maloja ha condannato l’appellante ad una pena pecuniaria di 10 aliquote giornaliere di CHF 190.– cadauna, sospesa con la condizionale per un periodo di prova di due anni e ad una multa di CHF 500.–. Come sancito dall’art. 404 cpv. 1 CPP il tribunale d’appello esamina la sentenza di primo grado soltanto riguardo ai punti impugnati. Poiché l’appellante non critica con nessuna parola l’ammontare di tale multa e che quest’ultima può essere considerata proporzionata e perfettamente conforme al diritto e alla prassi in materia, non si impone di riesaminare la sanzione pronunciata, visto anche che questa Corte non è giunta ad un risultato diverso in nessuno dei punti avanzati dall’appellante.
Da quanto esposto, le pretese dell’appellante si rivelano infondate e la sentenza impugnata merita di essere confermata. L’appello va pertanto respinto.
11. Le spese procedurali comprendono gli emolumenti a copertura delle spese e i disborsi nel caso concreto (art. 422 cpv. 1 CPP). Tenor l’art. 424 CPP i cantoni disciplinano il calcolo delle spese procedurali e fissano gli emolumenti (cpv. 1) che
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in casi semplici possono essere di natura forfetaria a copertura anche dei disborsi (cpv. 2). Nel Cantone dei Grigioni giusta l’art. 37 cpv. 4 lett. b della legge d’applicazione del Codice di diritto processuale penale svizzero del 16 giugno 2010 (LACPP; CSC 350.100) per procedure giudiziarie l’ammontare della tariffa viene disciplinato con ordinanza del Tribunale cantonale. L’ordinanza sugli emolumenti in cause penali del 14 dicembre 2010 (OECP; CSC 350.210) prevede al suo art. 7 che per decisioni in procedure d’appello l’emolumento è compreso tra i CHF 1'500.– e i CHF 20'000.–. Nella presente procedura d’appello un emolumento di CHF 2'000.– pare proporzionato in considerazione di tutti gli aspetti del caso. Giusta l’art. 428 cpv. 1 CPP le spese della procedura vanno a carico della parte soccombente, nella fattispecie dunque vanno a carico dell’appellante.
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III. La prima Camera penale giudica:
1. L’appello è respinto.
2. Le spese della procedura di appello di CHF 2'000.– vanno a carico dell’appellante.
3. Contro questa decisione può essere interposto ricorso in materia penale ai sensi dell’art. 78 LTF al Tribunale federale. Il ricorso è da inoltrare al Tribunale federale, 1000 Losanna 14, per iscritto entro 30 giorni dalla notificazione della decisione con il testo integrale nel modo prescritto dagli artt. 42 seg. LTF. Per l’ammissibilità, il diritto, gli ulteriori presupposti e la procedura di ricorso fanno stato gli artt. 29 segg., 78 segg. e 90 segg. LTF.
4. Comunicazione a: