Decision ID: e9f9bc18-9a64-5997-bb99-64786aa945ac
Year: 2000
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_002
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: civil_law

in fatto:
A.
Le parti, gli attori quali committenti e il convenuto quale appaltatore, sono state legate da un contratto d’appalto sottoscritto nel 1994, in virtù del quale il convenuto quale imprenditore generale si impegnava ad edificare una casa d’abitazione unifamiliare sul fondo n. _ di _ contro una mercede di fr. 540’000.--, comprensiva del prezzo del fondo in questione (doc. A).
B.
Secondo quanto affermato in petizione, il convenuto avrebbe preteso il pagamento di consistenti acconti ma avrebbe ritardato il compimento dei lavori, che non sarebbero stati portati a termine entro i termini stabiliti, così da costringere i committenti a recedere dal contratto ai sensi dell’art. 366 CO.
Stante l’inadempienza del convenuto, ne conseguirebbe il diritto per i procedenti di ottenere la restituzione dei fr. 340’000.-- già versati e il risarcimento di numerose posizioni di danno verificatesi a seguito dell’atteggiamento anticontrattuale dell’imprenditore, il tutto per fr. 506’155.50 oltre interessi.
C.
Il convenuto ha ammesso un certo rallentamento dei lavori, dovuto a suoi problemi di liquidità, ma ha attribuito i ritardi anche all’atteggiamento dei committenti, indecisi nelle scelte dei materiali e dei dettagli costruttivi.
Il termine di consegna del 14 giugno 1995 non sarebbe stato rispettato, ma la costruzione al momento del recesso contrattuale era pressoché terminata e gli attori sarebbero receduti dal contratto senza prima assegnare al convenuto un termine ultimo per la completazione dell’opera, sicché la loro decisione sarebbe in definitiva ingiustificata, e tornerebbe applicabile l’art. 377 CO.
Nulla sarebbe perciò dovuto per le contestate poste del preteso danno, mentre sarebbe il convenuto ad essere creditore degli attori della mercede contrattuale residua dopo deduzione delle opere non eseguite, ossia di fr. 257’034.20 oltre interessi, importo oggetto della domanda riconvenzionale.
D.
Gli attori si sono opposti alla riconvenzionale, ribadendo la responsabilità del convenuto per lo scioglimento anticipato dal contratto, visto in particolare che il termine di consegna previsto dal contratto sarebbe stato fisso e definitivo.
E.
In corso di causa gli attori hanno ridotto la propria domanda a fr. 206’562.10 oltre interessi, mentre il convenuto ha limitato la propria a fr. 168’548.15 oltre interessi, ferme restando le rispettive tesi circa l’inadempienza della controparte.
F.
Il Pretore nel giudizio qui impugnato, posta l’esistenza tra le parti di un contratto di appalto ai sensi degli art. 363 e segg. CO, ha rilevato l’inapplicabilità alla specie dell’art. 366 CO, a torto invocato dagli attori, che si attaglierebbe al recesso per mora dell’appaltatore pronunciato prima del termine di consegna, e non, come nella specie, dopo di esso.
Sarebbero invece applicabili gli art. 102 e segg. CO, laddove tuttavia per l’atteggiamento del convenuto non vi sarebbe stata necessità di fissargli un termine ultimo per l’adempimento del contratto, così che il recesso pronunciato dagli attori sarebbe in definitiva giustificato dall’inadempienza dell’appaltatore. Di conseguenza, il conteggio delle rispettive posizioni di dare e avere dovrebbe tenere conto di una mercede globale di fr. 571’481.45, dalla quale andrebbe dedotto il valore delle opere non eseguite di fr. 217’588.05, così che al convenuto spetterebbero fr. 353’893.40.
Stante il pagamento di acconti per complessivi fr. 369’619.15, il convenuto dovrebbe restituire il maggiore pagamento di fr. 15’725.75 e risarcire un danno di fr. 247.40 relativo ad inserzioni effettuate dagli attori per la ricerca di un appartamento, mentre tutte le altre loro pretese risarcitorie e la domanda riconvenzionale sono state respinte.
G.
Con l’appello il convenuto ha chiesto la riforma della sentenza pretorile nel senso di respingere la petizione e di ammettere la riconvenzionale per fr. 155’600.75 oltre interessi.
Pur dovendosi sostanzialmente concordare con l’esposizione giuridica del giudizio impugnato, il Pretore si sarebbe a torto dipartito dall’accordo raggiunto dalle parti il 30 marzo 1995 (doc. C/25) che prevedeva un credito in favore dell’appaltatore di fr. 373’436.20. Deducendo da questo importo i fr. 217’588.05 per le opere non eseguite e i fr. 247.40 per i danni contrattuali ritenuti dal primo giudice rimarrebbe un saldo in suo favore di fr. 155’600.75, che gli dovrebbe essere attribuito in parziale accoglimento della domanda riconvenzionale.
Inoltre, il Pretore avrebbe attribuito agli attori più di quanto da loro richiesto, computando in loro favore pagamenti per fr. 70’000.-- per il terreno e fr. 369’619.15 sulla mercede d'appaltatore, quando essi avrebbero invece sostenuto il pagamento di soli complessivi fr. 340’000.--, senza oltretutto dimostrare l’avvenuto effettivo pagamento di una quota di fr. 100’000.--.
H.
Nel proprio giudizio dell'8 luglio 1999 questa Camera ha sostanzialmente confermato il giudizio pretorile, respingendo la tesi secondo cui all'appaltatore spetterebbe un credito in virtù della convenzione 30 marzo 1995, in realtà inefficace, come pure quella della violazione dell'art. 86 CPC e quella del mancato versamento del secondo acconto di fr. 100'000.--, e accogliendo unicamente la censura relativa all'acconto del 18/21 marzo 1994, che sarebbe stato di fr. 170'000.-- e non dei fr. 171'573.90 computati dal Pretore.
I.
Il Tribunale federale -impregiudicata evidentemente la questione della corretta applicazione del diritto federale, non esaminata nel contesto del ricorso di diritto pubblico- ha stabilito che la corte cantonale non sarebbe incorsa in arbitrio considerando decaduta la convenzione 30 marzo 1995 per effetto del mancato compimento dell'opera entro il 14 giugno 1995, e neppure ritenendo proceduralmente ammesso l'effettivo pagamento da parte dei committenti del secondo acconto di fr. 100'000.--.
Il conteggio dei pagamenti eseguiti sarebbe insostenibile per il diverso motivo del computo nella mercede anche dei fr. 70'000.-- pagati per il terreno, dal che l'annullamento della sentenza impugnata.

Considerato
in diritto:
1.
L’annullamento della sentenza 8 luglio 1999 di questa Camera impone di riproporne i considerandi nella misura in cui essi non sono risultati inficiati da arbitrario nella valutazione dei fatti, ossia dall'errore consistente nel computo nella mercede d'appaltatore anche dei fr. 70'000.-- pagati per il diverso motivo dell'acquisizione del sedime.
2.
Le valutazioni che hanno condotto a ritenere l'inefficacia della convenzione 30 marzo 1995 non sono state ritenute arbitrarie.
Di conseguenza può essere riconfermato che i conteggi dell'appellante sono viziati dal fatto che egli vi pone a base l’importo di fr. 373’436.20, che egli considera il proprio credito residuo per il motivo che esso risulta da detta convenzione (doc. C, punto 2.4, pag. 2).
Tale accordo si fondava infatti sulle premesse della persistenza del contratto di appalto (punto 2, pag. 1) e della consegna dell’opera terminata al 14 giugno 1995 (punto 2.3, pag. 2), non realizzatesi, ed è pertanto definitivamente superato -divenendo così lettera morta- dal successivo recesso del contratto attribuibile ad inadempienza del convenuto, circostanza che egli neppure tenta di contestare, prova ne è il fatto che egli afferma di aderire “sostanzialmente” al diritto di cui al giudizio impugnato (punto 2, pag. 2), e che -a riprova della propria inadempienza- accetta di accollarsi la posizione di danno di fr. 247.40 addebitatagli dal Pretore.
Tanto basta, in assenza di migliori argomentazioni, a determinare la reiezione dell’argomentazione principale dell’appellante.
2.
Deve per contro essere rettificato, tenuto conto delle indicazioni del giudizio dell'Alta Corte, il computo delle rispettive posizioni di dare e avere.
2.1
Va innanzitutto ribadita la mancanza di fondamento della tesi secondo cui non sarebbe stato versato il secondo acconto di fr. 100’000.--, non fosse altro che perché -fatto salvo l’ultimo pagamento dei fr. 28’045.25 previsti dalla convenzione doc. C- il convenuto nei propri allegati introduttivi (risposta, ad 5, pag. 4-6; duplica, ad 5, pag. 4) ha omesso di contestare la precisa affermazione degli attori dell’avvenuto pagamento di acconti per fr. 340’000.-- (petizione, punto 5, pag. 3; replica, punto 5, pag. 4).
2.2
Fondata appare invece la censura relativa all’acconto versato il 18-21 marzo 1994 dai committenti, che è di fr. 170’000.-- (doc. BB in alto e doc. CC) e non di fr. 171’573.90, importo che figura sull’ordine di pagamento postale doc. BB ma in cui la differenza di fr. 1’573.90 è verosimilmente dovuta ad altri pagamenti, non eruibili dalla lista dei destinatari, che non è stata riprodotta per intero.
2.3
Inoltre va evidentemente protetta la censura concernente il duplice computo dell’importo di fr. 70'000.-- relativo al prezzo del terreno, dedotto una prima volta dall'ipotetico credito globale dell'appaltatore (sceso perciò da fr. 540'000.-- a fr. 470'000.--, e poi risalito a fr. 571'481.45, secondo le risultanze peritali, a causa dei costi di opere supplementari), e dedotto una seconda volta per effetto del computo di tutti i fr. 340'000.-- di acconti pagati dai committenti (ivi compresi perciò anche i fr. 70'000.-- relativi al prezzo del terreno).
Ne consegue che il credito dell'appaltatrice va aumentato di fr. 70'000.--.
Ne segue, ai sensi dei considerandi, il parziale accoglimento del gravame nel senso che alla parte convenuta spettano fr. 71’573.90 oltre interessi in più di quanto computato il Pretore, il che comporta la riforma del giudizio impugnato nel senso della reiezione della petizione e del parziale accoglimento della riconvenzionale per fr. 55'600.75 oltre interessi al 5% dal 9 febbraio 1996, data della domanda riconvenzionale, non risultando in atti una pregressa messa in mora per il saldo della mercede.
Tassa di giustizia, spese e ripetibili delle due sedi seguono la soccombenza delle parti, ritenuto tuttavia che agli attori, che non hanno presentato osservazioni al gravame, non si attribuiscono ripetibili di appello per la parte di credito in cui non sono soccombenti, mentre ne devono all'appellante per quella parte che li vede soccombere.