Decision ID: d55a5bae-38eb-5913-b344-364e4605e4cb
Year: 1998
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_002
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: civil_law

ritenuto
in fatto:
A.
Il 12 gennaio 1991, in territorio di _ e meglio all’altezza del ponte-diga, _ o, che era alla guida di una Range Rover TD targata _, veniva tamponato da una Opel Rekord con _ condotta da _, vettura di cui La _ era l’assicuratrice RC.
Non essendosi le parti accordate sulla misura del risarcimento dovuto al danneggiato, ne è sorta la causa che qui ci occupa.
B.
Con la petizione _ ha chiesto la condanna della _ al pagamento di fr. 27’429.65 oltre interessi al 5% dal 12 gennaio 1991 nonché il rigetto in via definitiva dell’opposizione interposta al PE n. _dell’UE di Neuchâtel, auspicando in sostanza la rifusione delle spese di riparazione della Range Rover, pari a Lit. 27’024’305, risultanti dalla fattura di cui al doc. B.
La convenuta, oltre a sollevare altre questioni che a questo stadio della lite sono già state definitivamente risolte, contesta di dovere tale somma, se non altro in quanto il veicolo danneggiato, nel frattempo rubato, non era stato oggetto di una perizia; dalle fotografie del veicolo accidentato (doc. 8), l’unica documentazione esistente, risulterebbe tutt’al più un danno di fr. 7’840.-.
C.
Con sentenza 5 maggio 1997 il Pretore ha accolto la petizione limitatamente a fr. 7’840.- più interessi al 5% dal 28 settembre 1992, somma per la quale è stata inoltre rigettata in via definitiva l’opposizione interposta al PE.
Il giudice di prime cure ha ritenuto che l’attore, pur cognito della prassi e delle disposizioni che regolavano la liquidazione dei danni da parte di un’assicurazione, non aveva sufficientemente collaborato con la compagnia d’assicurazione convenuta, tra l’altro effettuando la riparazione del veicolo quando gli era stato comunicato di astenervisi, non facendo in modo che il perito dell’assicurazione potesse esaminare i pezzi sostituiti o almeno visionare le rispettive fatture dei fornitori; d’altro canto, la pretesa fatta valere in causa non era neppure stata comprovata nel dovuto modo, non potendo certo essere sufficiente la sola testimonianza del carrozziere che aveva eseguito le riparazioni. Di conseguenza la petizione è stata ammessa unicamente per l’importo riconosciuto in via subordinata dalla convenuta, ritenuto infine che gli interessi moratori decorrevano dalla data della prima messa in mora documentata (doc. F).
D.
Con appello 26 maggio 1997 l’attore chiede la riforma del querelato giudizio nel senso che la petizione venga integralmente accolta con protesta di spese e ripetibili di entrambe le sedi.
L’appellante ribadisce di aver provato l’entità del danno subito, risultante dalla fattura di cui al doc. B, e ciò in quanto il carrozziere incaricato delle riparazioni avrebbe confermato in sede testimoniale l’esecuzione dei relativi interventi; per il resto, se controparte non aveva fatto peritare a tempo debito l’auto danneggiata era colpa sua, per cui il suo disinteresse ed i ritardi, imputabili a lei sola, non potevano ora andare a scapito dell’attore.
E.
Delle osservazioni 25 giugno 1997 con cui la convenuta ha postulato la reiezione del gravame protestando spese e ripetibili si dirà, se necessario, nei successivi considerandi.

Considerando
in diritto:
1.
Giusta l’art. 42 CO -applicabile, in forza del rimando di cui all’art. 62 cpv. 1 LCS, anche nell’ambito della circolazione stradale (
Schaffhauser/Zellweger
, Grundriss des schweizerischen Strassenverkehrsrechts, Vol. II, Berna 1988, n. 1101)- di regola chi pretende il risarcimento del danno ne deve fornire la prova (cpv. 1).
In pratica, per ottenere il risarcimento, il danneggiato dovrà perciò provare l’esistenza del danno e quantificare il suo ammontare (art. 8 CC;
Rey
, Ausservertragliches Haftpflichtrecht, Zurigo 1995, N. 198 e seg.).
2.
L’appellante ritiene innanzitutto che il fatto che il carrozziere che ha eseguito le riparazioni dell’auto abbia confermato in sede testimoniale l’effettuazione degli interventi fatturati costituisca una prova sufficiente circa l’esistenza del danno e del suo ammontare.
In realtà non è così.
Il fatto che determinati interventi siano stati eseguiti e pagati non significa ancora che i relativi importi debbano essere risarciti al danneggiato: occorre piuttosto la prova che le riparazioni eseguite sono la conseguenza dell’incidente, che la loro esecuzione è necessaria per ripristinare lo stato del veicolo e che infine gli importi esposti sono corretti.
In casu, il teste _
si è in sostanza limitato a confermare l’esecuzione degli interventi di cui alla fattura (ad 3), ma non ha assolutamente affermato se le riparazioni fossero indispensabili rispettivamente fossero la conseguenza dell’incidente occorso a _ ma se, per ipotesi, egli pure l’avesse affermato -e il medesimo discorso può essere esteso anche alle somme da lui fatturate- si tratterebbe sempre e comunque di un suo semplice parere soggettivo che non potrebbe assurgere a verità assoluta, tanto più che il teste in questione non era disinteressato all’esito della lite -nella misura in cui avrebbe potuto essere oggetto di un’eventuale rivalsa da parte del danneggiato- e che egli in ogni caso non si è dimostrato del tutto attendibile nella sua deposizione, avendo tra l’altro omesso di rispondere al controquesito 10 inerente il pagamento dell’IVA sugli importi fatturati rispettivamente non ricordando neppure le modalità di pagamento dell’ingente fattura (ad 6).
Contrariamente a quanto ritenuto dall’appellante, la testimonianza _ non è perciò sufficiente per riconoscere l’esistenza e l’ammontare del danno subito dall’attore. Quest’ultimo avrebbe pertanto dovuto far capo ad altre prove, prima fra tutte quella peritale.
3.
È ben vero che la perizia che a suo tempo l’assicurazione avrebbe voluto far allestire sul veicolo danneggiato non sarebbe stata determinante, in quanto semplice perizia di parte con una forza probatoria estremamente limitata: nondimeno la stessa sarebbe stata utile per la definizione del danno, nella misura in cui avrebbe confermato (anche parzialmente) che determinati danni erano la conseguenza dell’incidente, rispettivamente che gli interventi erano (parzialmente) necessari per ristabilire la funzionalità della vettura.
Fatto sta che tale referto non è stato allestito.
4.
Pacifica l’impossibilità di esperire una perizia giudiziaria sullo stato del veicolo, nel frattempo rubato, ciò non toglie che l’attore qui appellante -cui come detto incombeva l’onere della prova- aveva a disposizione altri mezzi per tentare di portare la prova dell’esistenza e dell’ammontare del danno a suo carico: egli avrebbe potuto richiamare dalla carrozzeria o dai suoi fornitori le fatture relative ai pezzi sostituiti; avrebbe potuto far allestire una perizia sulle fotografie (doc. 8) al fine di far accertare quali erano le parti danneggiate, quali i pezzi che andavano sostituiti o invece solo riparati, quale era il costo di tali interventi; avrebbe parimenti potuto chiedere al perito giudiziario di confrontare la fattura (doc. B) con la perizia che il perito dell’assicurazione aveva eseguito sulle foto (doc. 9), il tutto per appurare se i minori importi esposti da quest’ultimo fossero corretti e se fosse vero che alcuni pezzi non erano stati rispettivamente non avrebbero dovuto essere sostituiti.
In ogni caso egli non doveva semplicemente adagiarsi a contestare le conclusioni cui era giunto il perito di parte.
In tali circostanze è perciò senz’altro a ragione che il Pretore gli ha riconosciuto unicamente quanto è stato ammesso dal perito di parte e -in via subordinata- dalla convenuta: l’attore non ha infatti provato -ma soprattutto non ha tentato di farlo- che gli accertamenti del perito di parte fossero errati e che al contrario gli fosse dovuto un risarcimento più alto.
5.
Alla medesima conclusione si giungerebbe anche se si volesse ammettere l’impossibilità oggettiva di quantificare il danno e di conseguenza si dovesse far capo all’art. 42 cpv. 2 CO, norma in base alla quale il danno di cui non può essere provato il preciso importo è stabilito dal prudente criterio del giudice.
Dalle fotografie agli atti (doc. 8), l’unica documentazione che può dare al giudice un quadro oggettivo della situazione, appare infatti del tutto inverosimile che in concreto il danno possa addirittura raggiungere metà del valore dell’auto (il capitale assicurato era di Lit. 54’250’000; cfr. doc. I°, allegato M), tanto più se si pon mente al fatto che il motore non è stato minimamente interessato dal sinistro; tutto sommato, preso atto che ad essere danneggiata è stata unicamente la parte posteriore sinistra del veicolo e che le riparazioni effettuate in Italia sono notoriamente meno care di quelle in Svizzera (teste _), questa Camera ritiene senz’altro equo aderire alle conclusioni del perito dell’assicurazione, il quale -dopo aver tra l’altro escluso la sostituzione del differenziale e del portellone superiore (cfr. pure teste _ e doc. 6), mentre a suo dire il sedile avrebbe potuto essere sezionato (il che, dall’esame delle foto, non appare certamente arbitrario)- aveva per l’appunto valutato in Lit. 7’070’980, arrotondati a fr. 7’840.-, il costo totale delle riparazioni indispensabili.
6.
Ne discende la reiezione del gravame e la conferma del primo giudizio, anche per quanto riguarda la decorrenza degli interessi moratori, questione alla quale l’appellante non ha invero dedicato in questa sede neppure una parola.
La tassa di giustizia, le spese e le ripetibili seguono la soccombenza (art. 148 CPC).