Decision ID: 28919224-b4de-5203-bcf6-af1977972eba
Year: 2019
Language: it
Court: TI_TCAS
Chamber: TI_TCAS_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: social_law

ritenuto, in fatto
1.1. RI 1, nata nel 1961, agricoltrice indipendente, in data 23 giugno 2016 ha presentato una richiesta di prestazioni AI per adulti, giustificata da “intervento ernia del disco, operazione ginocchio, ernie cervicali, scogliosi, artrosi, fibromialgia, dolori muscolari, pressione alta, problemi al fegato” (doc. 2).
Esperiti gli accertamenti medici ed economici del caso, in particolare un esame peritale psichiatrico da parte del _ (doc. 31), seguito poi, a fronte dell’asserito peggioramento delle condizioni di salute fatto valere dall’interessata, da un’altra perizia psichiatrica di decorso a cura del _ (doc. 53) e da una perizia reumatologica affidata al dr. _ (doc. 56), con progetto di decisione dell’8 febbraio 2018 (doc. 67), poi confermato con decisione del 30 maggio 2018 (doc. 81), l’Ufficio AI ha rifiutato di assegnare all’assicurata una rendita di invalidità.
1.2. Contro questa decisione l’assicurata, rappresentata dallo studio legale RA 1, ha inoltrato un tempestivo ricorso al TCA, postulando l’annullamento della decisione impugnata e, in via principale, il rinvio degli atti all’amministrazione affinché valuti l’applicazione del metodo straordinario per esaminare se l’assicurata ha diritto ad una rendita intera di invalidità vista la diminuzione del rendimento nella sua attività del 100% o, in via subordinata, l’attribuzione di una rendita intera di invalidità dal 19 marzo 2017 al 19 giugno 2017, poi ridotta a tre quarti di rendita di invalidità a partire dal 19 giugno 2017 (doc. I).
Sostanzialmente il rappresentante legale della ricorrente - dopo avere espressamente indicato che “per quanto concerne l’aspetto medico non vi sono contestazioni particolari, considerato come le due perizie commissionate appaiono solide e concludenti” – ha, per contro, criticato la valutazione economica posta alla base della decisione impugnata.
In particolare, il patrocinatore dell’assicurata ha, innanzitutto, ritenuto lacunosa la decisione impugnata, nella misura in cui non ha tenuto conto del periodo di tre mesi (da marzo a giugno 2017) durante il quale l’interessata è stata totalmente inabile al lavoro e per il quale avrebbe, dunque, diritto ad una rendita intera di invalidità.
L’avv. RA 1, poi, ha criticato il metodo di calcolo utilizzato per definire il grado di invalidità dell’assicurata, considerando che nel caso di specie occorresse rifarsi al metodo straordinario, anziché a quello generale del raffronto dei redditi.
A suo modo di vedere, infatti, il calcolo del reddito da valido effettuato dall’Ufficio AI sulla base dei dati fiscali degli anni 2013-2014 appare inaffidabile, ritenendo che due soli anni siano insufficienti al fine di determinare in maniera precisa quanto avrebbe potuto guadagnare l’interessata senza il sopraggiungere del danno alla salute. Inoltre, gli anni presi in considerazione dall’amministrazione appaiono pure inutilizzabili, secondo il legale, ritenuto che in quel periodo l’assicurata era già parzialmente affetta da problemi di salute.
Parimenti contestato il reddito da invalido, calcolato sulla base dei dati statistici nazionali, giungendo ad un reddito “neanche lontanamente raggiunto in precedenza, in assenza del danno alla salute”, ciò che secondo il legale “non appare logico”.
Fermo restando tali contestazioni, il patrocinatore della ricorrente ha, comunque, chiesto che - nella denegata ipotesi in cui il TCA dovesse, per contro, considerare corretto il metodo generale del raffronto dei redditi - il calcolo venga corretto, effettuando il cosiddetto parallelismo dei redditi, dato che nei 5-6 anni in cui l’azienda è stata attiva l’assicurata ha sempre conseguito redditi considerevolmente inferiori alla media a causa della sua carente formazione scolastica e professionale.
Per tali ragioni, secondo il legale della ricorrente il reddito da valido andrebbe determinato facendo capo ai dati salariali statistici indicati dall’Ufficio AI, per un ammontare di fr. 54'355.65 per il 2016.
Il legale ha, infine, ritenuto che al reddito da invalido di fr. 24'460.05 utilizzato dall’amministrazione (per una capacità lavorativa del 50% con ulteriore riduzione del rendimento del 10%) vada applicata una riduzione del 15% per tenere conto del continuo peggioramento dello stato di salute, per un ammontare di fr. 20'791, da cui deriva un grado di invalidità del 62% giustificante il diritto a tre quarti di rendita di invalidità (doc. I).

1.3. Con risposta di causa del 12 luglio 2018, l’Ufficio AI ha postulato l’integrale reiezione del ricorso, con argomenti di cui si dirà, per quanto necessario, nei considerandi in diritto (doc. IV).
1.4. Con scritto del 23 agosto 2018, il rappresentante della ricorrente ha informato il TCA di non avere ulteriori mezzi di prova da produrre (doc. VI).
Questa comunicazione è stata trasmessa all’amministrazione (doc. VII), per conoscenza.
in diritto
2.1. Il TCA è chiamato a stabilire se l’amministrazione ha correttamente o meno rifiutato di assegnare all’assicurata una rendita di invalidità.
Secondo l'art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con gli artt. 7 e 8 LPGA, con invalidità s'intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata, cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio.
Gli elementi fondamentali dell'invalidità, secondo la surriferita definizione, sono dunque un danno alla salute fisica o psichica conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio, e la conseguente incapacità di guadagno.
Occorre quindi che il danno alla salute abbia cagionato una diminuzione della capacità di guadagno, perché il caso possa essere sottoposto all'assicurazione per l'invalidità (Scartazzini, Les rapports de causalité dans le droit suisse de la sécurité sociale, Basilea e Francoforte sul Meno 1991, pag. 216 segg.).
Per incapacità al lavoro s'intende qualsiasi incapacità, totale o parziale, derivante da un danno alla salute fisica, mentale o psichica di compiere un lavoro ragionevolmente esigibile nella professione o nel campo di attività abituale. In caso d'incapacità al lavoro di lunga durata possono essere prese in considerazione anche le mansioni esigibili in un'altra professione o campo d'attività (art. 6 LPGA).
L'incapacità al guadagno è definita all'art. 7 LPGA e consiste nella perdita, totale o parziale, della possibilità di guadagno sul mercato del lavoro equilibrato che entra in considerazione, provocata da un danno alla salute fisica, mentale o psichica e che perdura dopo aver sottoposto l'assicurato alle cure ed alle misure d'integrazione ragionevolmente esigibili.
Secondo l’art. 8 cpv. 1 LPGA, è considerata invalidità l’incapacità al guadagno totale o parziale presumibilmente permanente o di lunga durata.
La nozione d'invalidità di cui all'art. 4 cpv. 1 LAI e 8 cpv. 1 LPGA è di carattere giuridico economico, non medico (DTF 116 V 249 consid. 1b).
L'art. 28 cpv. 1 LAI prevede che l'assicurato ha diritto ad una rendita se: a. la sua capacità al guadagno o la sua capacità di svolgere le mansioni consuete non può essere ristabilita, mantenuta o migliorata mediante provvedimenti d'integrazione ragionevolmente esigibili; b. ha avuto un'incapacità al lavoro (art. 6 LPGA) almeno del 40% in media durante un anno senza notevole interruzione; e c. al termine di questo anno è invalido (art. 8 LPGA) almeno al 40%.
L'art. 28 cpv. 2 LAI prescrive che gli assicurati hanno diritto ad una rendita intera se sono invalidi almeno al 70%, a tre quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono invalidi almeno al 40%.
Tuttavia, il diritto alla rendita nasce al più presto dopo 6 mesi dalla data in cui l'assicurato ha rivendicato il diritto alle prestazioni conformemente all'art. 29 cpv. 1 LPGA, ma al più presto a partire dal mese seguente il compimento dei 18 anni (art. 29 cpv. 1 LAI).
In virtù dell'art. 28a cpv. 1 LAI, per valutare l'invalidità di un assicurato che esercita un'attività lucrativa si applica l'articolo 16 LPGA. Il Consiglio federale definisce il reddito lavorativo determinante per la valutazione dell'invalidità.
Ai sensi dell'art. 16 LPGA, il grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto fra il reddito del lavoro che l'assicurato conseguirebbe dopo l'insorgenza dell'invalidità e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione, nell'esercizio di un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in condizioni normali di mercato del lavoro (reddito da invalido) ed il reddito del lavoro che egli avrebbe potuto conseguire se non fosse diventato invalido (reddito da valido).
Si confronta perciò il reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non fosse divenuto invalido con quello che egli può tuttora realizzare, benché invalido, sfruttando la residua capacità lavorativa in attività da lui ragionevolmente esigibili in condizioni normali del mercato del lavoro, previa adozione di eventuali provvedimenti integrativi (metodo generale del raffronto dei redditi; DTF 128 V 30 consid. 1, 104 V 136 consid. 2a e 2b; Pratique VSI 2000 pag. 84 consid. 1b).
Nel confronto dei redditi la giurisprudenza - di regola - non tiene conto di fattori estranei all'invalidità, come ad esempio la formazione professionale, le attitudini fisiche e psichiche e l'età dell'assicurato (RCC 1989 p. 325; DTF 107 V 21; Scartazzini, op. cit., pag. 232). La misura dell'attività ragionevolmente esigibile dipende, d'altra parte, dalla situazione personale dell'assicurato e dalla possibilità di applicazione di misure reintegrative. La situazione personale dell'assicurato è essenziale per la valutazione della residua capacità al guadagno. Secondo il TFA i due redditi, dalla cui differenza emerge il grado dell'incapacità di guadagno, vanno stabiliti in maniera precisa. Se ciò non è possibile, devono essere calcolati sulla base di una valutazione fondata sulle circostanze concrete (SVR 1996 IV Nr. 74 consid. 2a, DTF 114 V 313 consid. 3a).
Nella DTF 107 V 21 consid. 2c, la Corte federale ha stabilito che l'assicurazione per l'invalidità non è tenuta a rispondere qualora l'assicurato, in ragione della sua età, di una carente formazione oppure a causa di difficoltà di apprendimento o linguistiche, non riesce a trovare concretamente un'occupazione (giurisprudenza confermata dall'allora TFA [dal 1° gennaio 2007: TF] con sentenza U 156/05 del 14 luglio 2006, consid. 5).
2.2. Per quanto riguarda in particolare l'invalidità cagionata da un danno alla salute psichica, il TFA ha stabilito che esso può portare ad un’invalidità se è di gravità tale da non poter praticamente esigere dall'assicurato di valersi della sua capacità lavorativa sul mercato del lavoro (cfr. DTF 127 V 298 consid. 4c). Al riguardo l'Alta Corte ha sottolineato che:
" (...) Tra i danni alla salute psichica, i quali come i danni fisici, possono determinare un'invalidità ai sensi dell'art. 4 cpv. 1 LAI, devono essere annoverati - oltre alle malattie mentali propriamente dette - le anomalie psichiche parificabili a malattia. Non sono considerati effetti di uno stato psichico morboso, e dunque non costituiscono turbe a carico dell'assicurazione per l'invalidità le limitazioni della capacità di guadagno cui l'assicurato potrebbe ovviare dando prova di buona volontà; la misura di quanto è ragionevolmente esigibile dev'essere apprezzata nel modo più oggettivo possibile. Bisogna dunque stabilire se, e in quale misura al caso, un assicurato può, nonostante il danno alla salute mentale, esercitare un'attività lucrativa che il mercato del lavoro gli offre, tenuto conto delle sue attitudini. In quest'ambito il punto è quello di sapere quale attività si può da lui ragionevolmente esigere. Ai fini di stabilire l'esistenza di un'incapacità di guadagno causata da un danno alla salute psichica non è quindi decisivo accertare se l'assicurato eserciti o meno un'attività lucrativa insufficiente; di maggior rilievo è piuttosto domandarsi se si debba ammettere che l'utilizzazione della capacità lavorativa non può in pratica più essere da lui pretesa oppure che essa sarebbe persino insopportabile per la società (DTF 102 V 166; VSI 2001 pag. 224 consid. 2b e sentenze ivi citate; cfr. anche DTF 127 V 298 consid. 4c in fine). (...)" (STFA I 166/03 del 30 giugno 2004, consid. 3.2).
Secondo la giurisprudenza del TFA siffatti principi valgono fra l'altro per le psicopatie, le alterazioni dello sviluppo psichico (psychische Fehlentwicklungen), l'alcolismo, la farmacomania, la tossicomania e le nevrosi (STFA I 441/99 del 18 ottobre 1999; STFA I 148/98 del 29 settembre 1998, consid. 3b; RCC 1992 pag. 182 consid. 2a con riferimenti).
In una sentenza I 384/06 del 4 luglio 2007 il TF ha ribadito che “(...) il riconoscimento di un danno alla salute psichica presuppone in particolare la diagnosi espressa da uno specialista in psichiatria, poggiata sui criteri posti da un sistema di classificazione riconosciuto scientificamente (cfr. DTF 130 V 396 segg.; cfr. pure la sentenza del Tribunale federale delle assicurazioni I 621/05 del 13 luglio 2006, consid. 4). (...)” (STF I 384/06 del 4 luglio 2007).
In una sentenza pubblicata in DTF 130 V 352 l’Alta Corte ha precisato i criteri per poter concludere che un disturbo da dolore somatoforme (ICD-10 F 45.4) provoca un’incapacità di guadagno duratura (sul tema cfr. D. Cattaneo, “Le perizie nelle assicurazioni sociali” in: Le perizie giudiziarie Ed. CFPG, Lugano e Helbing & Lichtenhahn, Basilea 2008 p. 254-257).