Decision ID: 00088019-72f7-4ee9-b04d-e4827be66d0e
Year: 2022
Language: it
Court: CH_BVGE
Chamber: CH_BVGE_001
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: 

Visto:
la domanda d'asilo che A._ e B._, congiuntamente al figlio
C._, hanno presentato in Svizzera il (...) ottobre 2021,
la procura del 2 novembre 2021, con la quale gli interessati hanno conferito
mandato alla protezione giuridica affinché gli rappresenti nella presente
procedura,
i verbali relativi al rivelamento dei dati personali del 3 novembre 2021,
i verbali d’audizione relativi a A._ del 15 dicembre 2021 e del 2 feb-
braio 2022,
il verbale dell’audizione inerente B._ svoltasi il 16 dicembre 2021,
i mezzi di prova prodotti durante la procedura di prima istanza,
la documentazione medica attinente alla situazione valetudinaria di
B._,
il parere della rappresentante legale del 15 febbraio 2022 sul progetto di
decisione della Segreteria di Stato della migrazione (di seguito: SEM) del
14 febbraio 2022,
la decisione della SEM del 16 febbraio 2022, notificata il medesimo giorno,
mediante la quale detta autorità ha respinto la succitata domanda d'asilo e
pronunciato l'allontanamento dei richiedenti dalla Svizzera nonché l'esecu-
zione dello stesso in quanto ammissibile, esigibile e possibile,
la decisione della SEM in medesima data, inerente il figlio C._,
il ricorso del 17 marzo 2022 (cfr. timbro del plico raccomandato; data d'en-
trata: 18 marzo 2022), con cui gli interessati, unitamente al figlio maggio-
renne, sono insorti contro la summenzionata decisione dinanzi al Tribunale
amministrativo federale (di seguito: il Tribunale) chiedendo anzitutto la con-
giunzione delle cause, l'annullamento della decisione impugnata, il ricono-
scimento della qualità di rifugiati e la concessione dell'asilo in Svizzera; in
subordine, la concessione dell'ammissione provvisoria; in via ancora più
subordinata la restituzione degli atti di causa alla SEM per il completa-
mento dell’istruzione e un nuovo esame delle allegazioni; con contestuale
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istanza di concessione dell’assistenza giudiziaria, nel senso dell’esenzione
dal pagamento delle spese di giudizio e del relativo anticipo, il tutto con
protestate tasse e spese,
la documentazione versata agli atti in sede ricorsuale,
la trasmissione dell’allegato n. 4 del ricorso in lingua straniera in data 18
marzo 2022,
lo scritto integrativo al ricorso del 22 marzo 2022,
i fatti del caso di specie che, se necessari, verranno ripresi nei considerandi
che seguono,

e considerato:
che le procedure in materia d'asilo sono rette dalla legge federale sulla
procedura amministrativa del 20 dicembre 1968 (PA, RS 172.021), dalla
legge sul Tribunale amministrativo federale del 17 giugno 2005 (LTAF,
RS 173.32) e dalla legge sul Tribunale federale del 17 giugno 2005 (LTF,
RS 173.110), in quanto la legge sull'asilo del 26 giugno 1998 (LAsi, RS
142.31) non preveda altrimenti (art. 6 LAsi),
che presentato tempestivamente (art. 108 cpv. 1 LAsi in combinato dispo-
sto con l’art. 10 dell’ordinanza sui provvedimenti nel settore dell’asilo in
relazione al coronavirus [Ordinanza COVID-19 asilo; RS 142.318]) contro
una decisione in materia di asilo della SEM (art. 6 e 105 LAsi; art. 31‒33
LTAF), il ricorso è di principio ammissibile sotto il profilo degli art. 5, 48
cpv. 1 lett. a-c e art. 52 cpv. 1 PA,
che occorre pertanto entrare nel merito del ricorso,
che con ricorso al Tribunale possono essere invocati, in materia d'asilo, la
violazione del diritto federale e l'accertamento inesatto o incompleto di fatti
giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi) e, in materia di diritto degli
stranieri, pure l'inadeguatezza ai sensi dell'art. 49 PA (cfr. DTAF 2014/26
consid. 5); che il Tribunale non è vincolato né dai motivi addotti (art. 62
cpv. 4 PA), né dalle considerazioni giuridiche della decisione impugnata,
né dalle argomentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2),
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che di regola, il Tribunale giudica nella composizione di tre giudici (art. 21
cpv. 1 LTAF); che in applicazione dell’art. 111a cpv. 1 LAsi, anche in questi
casi il Tribunale può rinunciare allo scambio degli scritti,
che le impugnative che fanno riferimento alla medesima fattispecie, quan-
danche presentate separatamente, possono essere congiunte in una sola
procedura a qualsiasi stadio della causa (cfr. ANDRÉ MOSER/MICHAEL BEU-
SCH/LORENZ KNEUBÜHLER, Prozessieren vor dem Bundesverwaltungsgeri-
cht, 2a ed. 2013, n° 3.17),
che il Tribunale respinge nella fattispecie la domanda di congiunzione pre-
sentata dai ricorrenti, che tuttavia coordina il presente procedimento con il
ricorso presentato dal figlio maggiorenne C._ (cfr. incarto D-
1272/2022); che entrambi i ricorsi sono valutati nello stesso momento; che
gli incarti di entrambe le procedure d’asilo sono presi in considerazione per
la connessione delle cause; che inoltre, entrambi i casi sono valutati dallo
stesso collegio giudicante e decisi nello stesso momento,
che i richiedenti, cittadini colombiani, di etnia afro discendente, hanno di-
chiarato di ricercare una concreta protezione a causa delle persecuzioni
subite in Colombia, segnatamente da parte di membri di un gruppo armato
di Buenaventura e da parte delle Forze Armate Rivoluzionarie della Colom-
bia (di seguito: FARC),
che la famiglia sarebbe stata minacciata in particolare a causa dell’attività
di leader sociale che il ricorrente avrebbe svolto in patria all’interno delle
fondazioni "(...)" e "(...)" da lui costituite; che egli avrebbe aiutato nel 2018
le vittime di gruppi armati nel processo di denuncia; che da quell’anno in
poi, fino al loro espatrio, i ricorrenti avrebbero ricevuto ripetute minacce
telefoniche; che il ricorrente sarebbe venuto a sapere di trovarsi su una
lista di persone da uccidere del gruppo armato di Buenaventura, che egli
nell’ottobre/novembre 2018 si sarebbe rivolto all’Unità di Protezione Nazio-
nale (in seguito: UNP) per ottenere protezione; che nell’aprile del 2019
avrebbe ricevuto delle misure di protezione, le quali consistevano in un
giubbotto antiproiettile, un pulsante anti panico e un telefono; che tali mi-
sure di protezione sarebbero state rinnovate per due anni di seguito, che
nel 2020 sarebbe stato costretto a spostarsi a D._, dove avrebbe
sporto nuovamente denuncia per minacce formulate dai dissidenti delle
FARC; che il (...) ottobre 2020 la ricorrente, rimasta a E._ con il
figlio, avrebbe ricevuto una telefonata minatoria; che ella tuttavia non
avrebbe mai sporto alcuna denuncia; che quindi il ricorrente, quello stesso
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mese, avrebbe deciso di far rientro a E._; che a causa del persi-
stere delle telefonate minatorie, la ricorrente in febbraio 2021 si sarebbe
recata a F._ dalla madre, dove sarebbe rimasta fino a poco prima
dell’espatrio; che il ricorrente e il figlio sarebbero rimasti a E._ ma
avrebbero costantemente cambiato domicilio per sfuggire ai dissidenti
delle FARC; che il (...) settembre 2021 il ricorrente e il figlio sarebbero stati
avvicinati da una moto e il conducente avrebbe dato parvenza di voler
estrarre un’arma dalla giacca; che prima di questo evento il ricorrente
avrebbe anche ricevuto un video da parte dei dissidenti delle FARC, nel
quale veniva mostrata una decapitazione e si minacciava la famiglia di fare
la stessa sorte; che non avendo nessuna risposta da parte dell’UNP ri-
spetto al suo profilo di rischio, si sarebbe rivolto al procuratore, il quale gli
avrebbe organizzato una scorta per recarsi da lui; che tuttavia il 23 ottobre
2021 i richiedenti, assieme al figlio, avrebbero deciso di espatriare legal-
mente,
che a sostegno della loro domanda d'asilo gli interessati hanno fornito mol-
teplici mezzi di prova tra cui i documenti di identità, diverse attestazioni,
comunicazioni e denunce (cfr. atto SEM [...]-1/-),
che nella querelata decisione, l'autorità inferiore ha negato l’esistenza di
persecuzioni ai sensi dell’art. 3 LAsi; che innanzitutto la SEM ha ribadito
che le persecuzioni inflitte da terzi sarebbero pertinenti ai fini del riconosci-
mento della qualità di rifugiato solamente se lo Stato rifiuta o non è in mi-
sura di offrire una protezione; che nella fattispecie malgrado gli innumere-
voli mezzi di prova non emergerebbero elementi a sostegno dell’ipotesi di
un’assenza di protezione effettiva da parte delle autorità colombiane; che
in particolare, il ricorrente avrebbe potuto inoltrare numerose denunce con-
tro le minacce ricevute e queste sarebbero state regolarmente registrate,
che per quanto concerne invece la ricorrente, l’autorità inferiore ha affer-
mato che non vi sarebbero elementi che indichino delle misure persecuto-
rie in Colombia o che ella sarebbe stata a rischio di subirne al momento
del suo espatrio per motivi personali; che in particolare, la telefonata mina-
toria del (...) ottobre 2020 sarebbe stato un episodio isolato; che infine, la
richiedente avrebbe anch’essa la possibilità di rivolgersi alle autorità co-
lombiane per ottenere adeguate misure di protezione; che pertanto, anche
le dichiarazioni in merito ad un’ipotesi di una persecuzione a causa delle
attività sociali del marito sarebbero da considerarsi irrilevanti ai sensi
dell’asilo,
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che con ricorso, gli insorgenti avversano le considerazioni dell’autorità in-
feriore; che in particolare, la SEM non avrebbe trattato in maniera appro-
fondita la rilevanza dei motivi d’asilo; che, giungendo alla conclusione che
le autorità colombiane sarebbero in grado di proteggere i leader sociali
afrodiscendenti e le loro famiglie dall’agire illegittimo di terzi, senza consi-
derare la recente giurisprudenza del Tribunale e quanto sollevato in sede
di parere, l’autorità di prima istanza sarebbe scaduta in una violazione del
diritto federale ed in un accertamento erroneo ed incompleto dei fatti,
che anzitutto il Tribunale non ravvisa alcuna carenza dal punto di vista for-
male; che il termine legale previsto di otto giorni lavorativi per le procedure
celeri è stato superato solo di alcuni giorni (3 giorni), pertanto in misura
consentita dalla legge ex art. 37 cpv. 2 e 3 LAsi; che nella fattispecie appare
ancor più lecito considerando il coordinamento della decisione con quella
del figlio; che a giusta ragione l’autorità inferiore ha deciso nell’ambito di
una procedura celere risultando i fatti sufficientemente acclarati; che per-
tanto, non si ravvisa né una violazione del diritto di essere sentito, né
dell’obbligo di motivare da parte della SEM,
che la Svizzera, su domanda, accorda asilo ai rifugiati secondo le disposi-
zioni della LAsi (art. 2 LAsi); che l'asilo comprende la protezione e lo statuto
accordati a persone in Svizzera in ragione della loro qualità di rifugiato; che
esso include il diritto di risiedere in Svizzera,
che giusta l'art. 3 cpv. 1 LAsi, sono rifugiati le persone che, nel Paese di
origine o di ultima residenza, sono esposte a seri pregiudizi a causa della
loro razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo
sociale o per le loro opinioni politiche, ovvero hanno fondato timore di es-
sere esposte a tali pregiudizi; che sono pregiudizi seri segnatamente l'e-
sposizione a pericolo della vita, dell'integrità fisica o della libertà, nonché le
misure che comportano una pressione psichica insopportabile (art. 3 cpv. 2
LAsi),
che il fondato timore di esposizione a seri pregiudizi, come stabilito all'art. 3
LAsi, comprende nella sua definizione un elemento oggettivo, in rapporto
con la situazione reale, e un elemento soggettivo; che sarà quindi ricono-
sciuto come rifugiato colui che ha dei motivi oggettivamente riconoscibili
da terzi (elemento oggettivo) di temere (elemento soggettivo) d'essere
esposto, in tutta verosimiglianza e in un futuro prossimo, ad una persecu-
zione (cfr. DTAF 2011/51 consid. 6.2 e 2010/57 consid. 2.5); che, sul piano
soggettivo, deve essere tenuto conto degli antecedenti dell'interessato, se-
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gnatamente dell'esistenza di persecuzioni anteriori nonché della sua ap-
partenenza ad una razza, ad un gruppo religioso, sociale o politico, che lo
espongono maggiormente ad un fondato timore di future persecuzioni; che,
infatti, colui che è già stato vittima di persecuzione ha dei motivi oggettivi
di avere un timore (soggettivo) di nuove persecuzioni più fondato di colui
che ne è l'oggetto per la prima volta (DTAF 2010/57 consid. 2.5 e relativi
riferimenti); che, sul piano oggettivo, tale timore deve essere fondato su
indizi concreti e sufficienti che facciano apparire, in un futuro prossimo e
secondo un'alta probabilità, l'avvento di seri pregiudizi ai sensi dell'art. 3
LAsi; che non sono sufficienti, quindi, indizi che indicano minacce di perse-
cuzioni ipotetiche che potrebbero prodursi in un futuro più o meno lontano
(cfr. DTAF 2010/57 consid. 2.5 e relativi riferimenti),
che, come rettamente ritenuto nella querelata decisione ai quali conside-
randi si rinvia, il Tribunale ritiene che le dichiarazioni dei ricorrenti sono
irrilevanti ai sensi dell'asilo,
che le persecuzioni che sono dovute a terzi e non ad organi governativi,
non rivestono un carattere determinante per il riconoscimento della qualità
di rifugiato se non nel caso in cui lo Stato in questione non accordi la pro-
tezione necessaria al richiedente; che infatti, secondo il principio della sus-
sidiarietà della protezione internazionale in rapporto alla protezione nazio-
nale, di cui all’art. 1 della Convenzione sullo statuto dei rifugiati del 28 luglio
1951 (RS 0.142.30), si può esigere da un richiedente d’asilo che egli abbia
dapprima esaurito nel suo Paese d’origine, le possibilità di protezione con-
tro delle eventuali persecuzioni non statali, prima di sollecitare la stessa da
parte di uno Stato terzo (cfr. DTAF 2013/11 consid. 5.1 con riferimenti citati;
DTAF 2011/51 consid. 6.1; cfr. fra le altre anche: sentenza del Tribunale
E-6009/2017 del 4 luglio 2018 consid. 3),
che, come sopra esposto, i ricorrenti hanno allegato una concreta minaccia
da parte di un’entità non statale, segnatamente il gruppo armato di Buena-
ventura e le FARC, a cui lo Stato colombiano non sarebbe in grado di porre
delle adeguate contromisure di protezione; che tuttavia, contrariamente da
quanto preteso, la volontà e la capacità di protezione delle autorità colom-
biane non può essere messa in discussione nella fattispecie,
che infatti, il ricorrente ha avuto più volte la possibilità di sporgere denuncia
(cfr. atto SEM [...]-1/-, ID-Nr. 011, 014 e 020); che inoltre egli ha anche
aiutato le vittime di gruppi armati nel processo di denuncia (cfr. atto SEM
29/11 D43); che di conseguenza non si può concludere che le autorità co-
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lombiane rinuncino in maniera generale a perseguire gli autori di atti re-
prensibili; che, inoltre, nel 2019 il ricorrente ha ricevuto delle misure di pro-
tezione da parte dell’UNP; che quindi il suo profilo è stato analizzato in
modo approfondito; che inoltre l’UNP ha rivalutato annualmente il suo pro-
filo (cfr. atto SEM 29/11 D43 e D47); che oltretutto, pochi giorni prima
dell’espatrio, il 19 ottobre 2021, ha ricevuto una scorta per recarsi dal pro-
curatore per poter sporgere denuncia (cfr. atto SEM 39/15 D54) e che la
nuova valutazione è stata emessa appena due mesi dopo, il 23 dicembre
2021,
che da ciò che precede, risulta che la sentenza del Tribunale D-475/2020
del 12 febbraio 2020 (consid. 3.6) citata nel gravame, che esprime dubbi
sulla capacità dello Stato colombiano di proteggere i propri cittadini, non è
pertinente nella fattispecie,
che i ricorrenti hanno potuto vivere dal 2019 fino all’espatrio senza incor-
rere in un pericolo concreto; che oltre alle telefonate minatorie, al presunto
rischio scampato durante l’incontro con la motocicletta e al video che
avrebbero ricevuto, non vi sono stati altri atti concreti; che per di più non vi
sono prove né se effettivamente il motociclista stesse estraendo un’arma
(cfr. atto SEM 39/15 D94), infatti il ricorrente asserisce che si sarebbe trat-
tata di un’intuizione (cfr. atto SEM 39/15 D100), né del video con la minac-
cia di decapitazione dell’intera famiglia (cfr. atto SEM 39/15 D103-104),
che nemmeno vi sono indizi che se non avessero cambiato domicilio più
volte sarebbero stati in reale pericolo, considerando in particolare la nuova
valutazione dell’UNP del (...) dicembre 2021 che valuta il rischio del ricor-
rente come ordinario (cfr. allegato ricorsuale n. 4),
che malgrado il rapporto dell’organizzazione svizzera di aiuto ai rifugiati
(OSAR) del 15 marzo 2022 (cfr. allegato ricorsuale n. 6), il quale tratta le
sfide e i problemi che devono affrontare i leader afro-colombiani per otte-
nere protezione dallo Stato, in casu la valutazione del rischio da parte
dell’UNP è stata fatta in modo approfondito; che in particolare l’UNP ha
rilevato che il ricorrente non starebbe più effettuando alcuna attività con la
fondazione "(...)", mentre per la fondazione "(...)" egli si occuperebbe at-
tualmente di un negozio, attività che non lo esporrebbe a dei rischi (cfr.
allegato ricorsuale n. 4, pag. 6),
che per quanto concerne la ricorrente, si osserva che ella non ha mai chie-
sto protezione allo Stato (cfr. atto SEM 33/11 D64),
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che inoltre per tutto il periodo che si è trovata a F._ presso la madre,
da febbraio a ottobre 2021, non ha ricevuto minacce o avuto problemi (cfr.
atto SEM 33/11 D43),
che inoltre, ritenuto che le autorità colombiane hanno trattato le denunce
sporte dalle vittime di gruppi armati (cfr. atto SEM 29/11 D43) non vi è mo-
tivo di dubitare che avrebbero reagito anche ad un suo sollecito in seguito
alla sopraffazione subita (cfr. scritto integrativo al ricorso del 22 marzo
2022),
che su tali presupposti nemmeno la documentazione ed i mezzi di prova
prodotti contestualmente e successivamente al gravame permettono di
giungere a diverso esito,
che, pertanto, il ricorso in materia di riconoscimento della qualità di rifugiati
e di concessione dell'asilo non merita tutela e la decisione impugnata va
confermata,
che se respinge la domanda d'asilo o non entra nel merito, la SEM
pronuncia, di norma, l'allontanamento dalla Svizzera e ne ordina
l'esecuzione; che tiene però conto del principio dell'unità della famiglia
(art. 44 LAsi),
che gli insorgenti non adempiono le condizioni in virtù delle quali la SEM
avrebbe dovuto astenersi dal pronunciare l'allontanamento dalla Svizzera
(art. 14 cpv. 1 seg., art. 44 LAsi nonché art. 32 dell'ordinanza 1 sull'asilo
relativa a questioni procedurali dell'11 agosto 1999 [OAsi 1, RS 142.311];
cfr. DTAF 2013/37 consid. 4.4),
che questo Tribunale è pertanto tenuto a confermare la pronuncia
dell'allontanamento,
che l'esecuzione dell'allontanamento è regolamentata, per rinvio
dell'art. 44 LAsi, dall'art. 83 della Legge federale sugli stranieri e la loro in-
tegrazione del 16 dicembre 2005 (LStrI, RS 142.20), giusta il quale l'ese-
cuzione dell'allontanamento dev'essere possibile (art. 83 cpv. 2 LStrI), am-
missibile (art. 83 cpv. 3 LStrI) e ragionevolmente esigibile (art. 83 cpv. 4
LStrI),
che nella decisione impugnata, la SEM ha ritenuto l'esecuzione
dell'allontanamento ammissibile, ragionevolmente esigibile e possibile,
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che nel loro gravame, gli insorgenti avversano anche tale conclusione; che
in particolare ritengono che le considerazioni della SEM sull’esecuzione
dell’allontanamento si fondano su un accertamento incompleto dei fatti,
che in particolare, la loro vita sarebbe in pericolo in caso di rinvio, in quanto
le autorità colombiane non sarebbero in grado di proteggere in modo ade-
guato i leader sociali afrodiscendenti e i membri delle loro famiglie,
che tuttavia, anche agli occhi del Tribunale, non vi sono in casu elementi
ostativi all'esecuzione dell'allontanamento dei ricorrenti verso la Colombia,
che anzitutto i ricorrenti non possono, per i motivi già enucleati, prevalersi
del principio del divieto di respingimento (art. 5 cpv. 1 LAsi) né di un rischio
personale, concreto e serio di essere esposti a dei trattamenti proibiti, in
relazione all'art. 3 CEDU o all'art. 3 della Convenzione contro la tortura ed
altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti del 10 dicembre 1984
(Conv. tortura, RS 0.105),
che pertanto l'esecuzione dell'allontanamento è ammissibile (art. 44 LAsi
in relazione all'art. 83 cpv. 3 LStrI),
che inoltre, nel paese d’origine non vige attualmente un contesto di guerra,
guerra civile, violenza generalizzata che coinvolga l’insieme della popola-
zione nella totalità del territorio nazionale (cfr. sentenza del Tribunale E-
1101/2022 del 16 marzo 2022),
che nemmeno la situazione personale degli interessati risulta d'impedi-
mento all'esecuzione dell'allontanamento; che il ricorrente vanta un impor-
tante esperienza professionale nell’ambito sociale; che la ricorrente può
contare su una solida formazione scolastica di livello secondario, nonché
su alcune esperienze professionali come (...); che entrambi potranno rein-
serirsi con facilità nel contesto socio-professionale colombiano,
che inoltre i ricorrenti dispongono di una rete sociale sia a G._ che
a F._; che in particolare, la ricorrente ha già vissuto per diversi mesi
a F._ prima di espatriare, presso la madre, senza subire alcuna mi-
naccia nonostante questo luogo venga ritenuto nel ricorso particolarmente
pericoloso in quanto popolato da gruppi di dissidenti delle FARC; che per-
tanto in caso di necessità i ricorrenti disporrebbero anche di una valida
alternativa di soggiorno interna in una diversa zona del paese,
che per quanto concerne il loro stato di salute, i ricorrenti non presentano
problematiche di una gravità tale da giustificare un’ammissione provvisoria,
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senza che ad un esame d’ufficio degli atti di causa emerga la necessità di
una permanenza in Svizzera per motivi medici (cfr. DTAF 2009/2 con-
sid. 9.3.2 e relativi riferimenti; DTAF 2011/50 consid. 8.1 8.3),
che l’intervento (...) al quale è stata sottoposta la ricorrente ha avuto un
esito favorevole e il trattamento si è concluso con la rimozione dei punti
(cfr. atto SEM 52/2 e 54/3); che i dolori (...) di cui si è lamentato il ricorrente
erano già presenti prima di arrivare in Svizzera (cfr. atto SEM 60/2); che
inoltre la Colombia dispone di sufficienti strutture sanitarie, anche in ambito
psichiatrico (cfr. fra le altre, sentenza del Tribunale D-2527/2016 del 10
agosto 2016 consid. 8.4),
che dunque l'esecuzione dell'allontanamento risulta ragionevolmente esi-
gibile (art. 44 LAsi in relazione all'art. 83 cpv. 4 LStrI),
che infine, i ricorrenti dispongono sia del passaporto che della carta d'iden-
tità; che pertanto l'esecuzione dell'allontanamento risulta parimenti possi-
bile (art. 44 LAsi in relazione all'art. 83 cpv. 2 LStrI),
che di conseguenza, anche in materia di esecuzione dell'allontanamento
la decisione dell'autorità inferiore va confermata,
che avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, la domanda di
esenzione dal versamento di un anticipo equivalente alle presunte spese
processuali è divenuta senza oggetto,
che visto l'esito della procedura, le spese processuali andrebbero poste a
carico dei ricorrenti (art. 63 cpv. 1 e 5 PA nonché art. 3 lett. b del
regolamento sulle tasse e sulle spese ripetibili nelle cause dinanzi al
Tribunale amministrativo federale del 21 febbraio 2008 [TS-
TAF, RS 173.320.2]); che tuttavia, non essendo state le conclusioni
ricorsuali d'acchito sprovviste di possibilità di esito favorevole e potendo,
senza effettuare ulteriori accertamenti, partire dal presupposto che gli
insorgenti sono indigenti, v'è luogo di accogliere la domanda di assistenza
giudiziaria nel senso della dispensa dal pagamento delle spese di giustizia
(art. 65 cpv. 1 PA),
che la decisione è definitiva e non può, in principio, essere impugnata con
ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83
lett. d cifra 1 LTF),
(dispositivo alla pagina seguente)
http://links.weblaw.ch/BVGE-2009/2 http://links.weblaw.ch/BVGE-2011/50
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il Tribunale amministrativo federale pronuncia:
1.
Il ricorso è respinto.
2.
La domanda d’assistenza giudiziaria, nel senso dell'esenzione dal versa-
mento delle spese processuali, è accolta.
3.
Non si prelevano spese processuali.
4.
Questa sentenza è comunicata ai ricorrenti, alla SEM e all'autorità canto-
nale competente.