Decision ID: 0240aa7f-9640-53de-a801-442fb1721102
Year: 2008
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_002
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: civil_law

ritenuto
in fatto: A. AP 1, _ (ora _), ha assunto dal 15 marzo 2004 AO 1 in qualità di agente di sicurezza ausiliario a ore (doc. A). Il contratto prevedeva che la durata del lavoro era da concordare tra le parti settimanalmente/mensilmente, con garanzia per il lavoratore di almeno 45 ore mensili (clausola n. 2), che il salario era di fr. 22.- netti all’ora, una volta dedotta, tra le altre cose, una percentuale dello 0.62% quale assicurazione malattia (allegato 1). Nel contratto, poi, era prevista una clausola riguardante lo stipendio in caso di impedimento al lavoro a causa di malattia (n. 7).
B. A seguito di una discussione tra AO 1 e _, amministratore unico della datrice di lavoro, sulle vacanze che il lavoratore avrebbe voluto godere dal 9 maggio 2005 e che invece la datrice di lavoro non voleva concedergli, l’8 maggio 2005 il lavoratore ha inviato un messaggio telefonico a _ comunicandogli, in sintesi, che in ottemperanza ai suoi doveri contrattuali l’indomani non vi sarebbe stata, da parte sua, alcuna “interruzione di servizio”, di modo che non vi era motivo di non provvedere al versamento del suo stipendio e lo pregava di comunicargli il programma lavorativo così da potersi organizzare. Il giorno successivo il lavoratore ha comunicato telefonicamente alla datrice di lavoro la propria inabilità lavorativa totale per malattia. Recatosi dal medico dott. _ (audizione 8 marzo 2006 teste dott. _ , pag. 1), egli ha quindi inviato alla datrice di lavoro un certificato medico che attestava tale sua incapacità (doc. D e 3), confermata anche dal certificato 9 maggio 2005 dello psicologo _ e dai suoi successivi attestati mensili, dai quali è risultata un’inabilità lavorativa totale fino al dicembre 2005 (doc. F, pag. 2 segg., L, M e N) e del 70% dal 1° gennaio 2006 fino al 31 maggio 2006 (doc. O - S), allorquando il lavoratore è risultato essere nuovamente abile al 100% (doc. T).
C. L’11 maggio 2005 la datrice di lavoro, preso atto del certificato medico inviatole, ha chiesto al lavoratore di volersi sottoporre a una visita, il 13 maggio successivo, da parte del dott. _, onde verificare il suo stato di salute, pena la nullità del certificato a lei notificato (doc. 3). Il 18 maggio successivo la datrice di lavoro ha sollecitato l’incontro testé citato, chiedendo inoltre la consegna del tesserino di porto d’arma e del permesso cantonale per svolgere le attività di sicurezza “momentaneamente sospesi vista la natura della sua malattia” (doc. H). Copia di tale lettera è stata inviata dalla datrice di lavoro alla Sezione dei permessi e dell’immigrazione. Tali documenti sono stati consegnati dal lavoratore il giorno successivo (doc. H). Il 31 maggio 2005 l’ufficio testé citato ha comunicato alla datrice di lavoro di aver annullato l’autorizzazione rilasciata a AO 1 per lo svolgimento di attività private di investigazione e sorveglianza, nonché il permesso di porto d’armi (doc. G). L’11 giugno 2005 l’RA 2, in rappresentanza del lavoratore, ha chiesto alla datrice di lavoro la trasmissione di un “conteggio di liquidazione” e il relativo pagamento, considerato che “con il 31 maggio 2005 i rapporti di lavoro tra le parti sono terminati” (doc. 1).
D. Con istanza 23 giugno 2005 AO 1 si è rivolto alla Pretura di Locarno Città per chiedere la condanna di AP 1 al pagamento di “fr. 7'454.- salario aprile e maggio 2005, indennità perdita di salario a seguito di malattia maggio e giugno 2005” (inc. n. DI.2005.109). Il 7 settembre 2005 egli ha inoltre chiesto la condanna al pagamento di fr. 11'181.- “per salario giugno, luglio, agosto 2005” (inc. n. DI.2005.162). All’udienza di discussione il Segretario assessore ha ordinato la congiunzione delle due azioni. L’istante ha spiegato che la sua pretesa ammonta a fr. 2'215.- netti per lo stipendio di aprile 2005, a fr. 750.- per i primi otto giorni del mese di maggio 2005 e a fr. 10'325.- quale indennità per malattia (ovvero fr. 11'075.- ./. fr. 750.-), per complessivi fr. 13'290.-, salvo modifiche a seguito del protrarsi della stessa. Alla medesima si è opposta la convenuta. Esperita l’istruttoria, le parti hanno rinunciato alla discussione finale. L’istante ha prodotto un memoriale scritto nel quale ha aumentato la sua pretesa a complessivi fr. 27'311.- netti per lo stipendio di aprile 2005 e dei primi otto giorni di maggio 2005, così come per indennità di malattia dal restante mese di maggio 2005 fino al maggio 2006 (totale fino al dicembre 2005 compreso e del 70% dal gennaio al maggio 2006), ovvero fino al momento di cessazione dell’inabilità lavorativa, oltre interessi al 5% “dal momento in cui le varie spettanze dovute sono maturate”. Nel proprio allegato conclusivo la convenuta ha invece confermato la propria posizione. Con sentenza 26 gennaio 2007 il Segretario assessore, statuendo in luogo e vece del Pretore, ha accolto parzialmente le istanze, condannando la convenuta al pagamento di complessivi fr. 23'456.60 oltre interessi al 5% dal 15 novembre 2005.
E. Con appello 8 febbraio 2007 la convenuta chiede la riforma del giudizio impugnato, nel senso di accogliere le istanze limitatamente a complessivi fr. 2'395.25 (stipendio aprile 2005 e dal 1° all’8 maggio 2005, dedotta la penale prevista dall’art. 377d CO) oltre interessi al 5% dal 15 novembre 2005. Con osservazioni 23 febbraio 2007 l’istante propone di respingere il gravame.

Considerato
in diritto: 1. Il Segretario assessore ha dapprima accertato che l’istante aveva lavorato fino all’8 maggio 2005 e che la convenuta non ha contestato di dover versare lo stipendio di aprile 2005 e dei primi otto giorni di maggio 2005. Sulla scorta del carteggio processuale egli ha tuttavia quantificato il salario di aprile 2005 in fr. 2'211.- netti (anziché i fr. 2'215.- richiesti) e dei primi otto giorni di maggio 2005 in fr. 737.- (invece dei fr. 750.- domandati). Quanto alle indennità per malattia dal 9 maggio 2005 al 31 maggio 2006, contestate integralmente dalla convenuta, il primo giudice ha dapprima rilevato che la lettera 11 giugno 2005 (doc. 1; sopra, lett. C) dell’RA 2 non poteva essere intesa quale disdetta o rescissione consensuale del contratto di lavoro. Il Segretario assessore ha poi escluso che il lavoratore avesse abbandonato ingiustamente l’impiego, dato che aveva motivato la sua assenza per malattia sulla scorta dei certificati medici del dott. _ e dello psicologo _. Quanto alle indennità per malattia, il primo giudice ha accertato che per le prime quattro settimane di malattia la convenuta doveva versare al lavoratore il salario pieno. In seguito, posto che essa non aveva stipulato, in violazione degli obblighi contrattuali, un’assicurazione per perdita di guadagno, il Segretario assessore ha ritenuto che la datrice di lavoro era tenuta a versare al lavoratore le prestazioni che quest’ultimo avrebbe potuto percepire dalla compagnia di assicurazione. Applicando per analogia l’art. 72 cpv. 3 LaMal (720 giorni di diritto alle indennità) e in virtù dell’art. 324b cpv. 1 CO (copertura di almeno quattro quinti del salario), egli ha quindi calcolato tale importo in fr. 20'508.60.
2. L’appellante sostiene, anzitutto, che lo stesso lavoratore, per il tramite dell’RA 2, le ha comunicato la disdetta del rapporto di lavoro per il 31 maggio 2005 (appello, pag. 3 in mezzo e pag. 6). Come detto sopra, il Segretario assessore ha ritenuto che la missiva 11 giugno 2005 (doc. 1; sopra, lett. C) dell’RA 2 non poteva essere intesa quale disdetta o rescissione consensuale del contratto di lavoro. Egli ha spiegato che colui che riceve una disdetta deve in buona fede poter riconoscere la volontà della controparte di voler porre fine al rapporto di lavoro, mentre nella fattispecie la datrice di lavoro, alla quale erano stati trasmessi i certificati medici, non poteva ragionevolmente intendere ciò. D’altra parte, la convenuta stessa aveva affermato in una sua lettera 18 maggio 2005 che il porto d’arma e il permesso per svolgere attività di sicurezza erano solo “momentaneamente sospesi vista la natura della sua malattia” e non aveva reagito al momento della ricezione dei certificati medici che il lavoratore aveva continuato a inviarle mensilmente (sentenza impugnata, pag. 6 seg.). L’appellante non si confronta con queste argomentazioni, ma si limita a ribadire quanto già espresso dinanzi al primo giudice (udienza di discussione 3 ottobre 2005, pag. 3 in mezzo), sicché al riguardo l’appello è finanche irricevibile (art. 309 cpv. 2 lett. f CPC combinato con il cpv. 5). Si volesse da ciò prescindere, il ricorso sarebbe comunque da respingere. Invero, come spiegato dal Segretario assessore, determinante è il senso che colui che riceve una simile dichiarazione può e deve in buona fede attribuirle (Staehelin/Vischer in: Zürcher Kommentar, ediz. 1996, n. 4 ad art. 335 CO; Brühwiler, Kommentar zum Einzelarbeitsvertrag, 2a ediz., n. 6b ad art. 335 CO). Per i motivi già compiutamente esposti dal primo giudice non si può quindi ragionevolmente ritenere che il rapporto lavorativo sia stato rescisso con lettera 11 giugno 2005 che, benchè tanto errata quanto superficiale, non aveva tale intento.
3. L’appellante contesta inoltre l’attendibilità dei certificati medici prodotti dal lavoratore. Essa sostiene anzitutto che il certificato medico non è un mezzo di prova assoluto. Facendo riferimento a una sentenza del Tribunale federale 12 dicembre 1995 (pubblicata in JAR 1997, pag. 132 seg.) la convenuta afferma che se il lavoratore, come nella fattispecie, si prevale di un certificato medico a seguito della mancata concessione di un periodo di vacanza, allora si può ragionevolmente dubitare dell’incapacità lavorativa da lui asserita. Tanto più che il lavoratore aveva confermato con un messaggio telefonico che il giorno successivo si sarebbe recato sul posto di lavoro (appello, pag. 4). Il Segretario assessore ha ritenuto che sebbene il comportamento del lavoratore precedente alla malattia può condurre a invalidare la fedefacenza di un’attestazione medica, nella fattispecie i contorni della discussione 8 maggio 2005 tra il lavoratore e l’amministratore unico della datrice di lavoro sulle vacanze non erano chiari e, quindi, questo episodio, seppur ammesso da entrambe le parti, non poteva invalidare il certificato in questione (sentenza impugnata, pag. 9 seg.).