Decision ID: 290695d6-20f5-4c38-92f5-4fb258c72800
Year: 2019
Language: it
Court: GR_KG
Chamber: GR_KG_002
Canton: GR
Region: Eastern_Switzerland
Law Area: 

I. Fattispecie
A. Il 25 luglio 2016 alle ore 12.35 si verificò un incidente stradale sulla strada cantonale italiana della O.1_ a O.2_, intersezione bivio/svincolo della O.3_ in zona Pont del Ram. X._ stava circolando sulla strada cantonale della Valle O.3_ (741.00) in direzione O.2_ alla guida della sua autovettura Peugeot F 107 targata GR_. Giunta all'altezza dell'incrocio con l'H13, dove è presente il cartello dare precedenza (segnale 3.02) e sulla strada è demarcata una linea di attesa (demarcazione 6.13) con rispettivo preannuncio (demarcazione 6.14), X._ s'immise sull'H13 con l'intenzione di proseguire in direzione di sud verso Roveredo. Fu poi affiancata sulla sinistra dal ciclista A._. Quest'ultimo stava già circolando sull'H13 in direzione sud, tenendosi sull'estremità sinistra della carreggiata riservata ai veicoli diretti a sud. Vi fu una collisione di striscio tra la bicicletta da corsa e l'automobile. A._ cadde di conseguenza sul fondo stradale, battendo il capo sull'asfalto e perdendo i sensi. A seguito della violenta caduta, egli subì un trauma cranico e addominale con due ferite lacero-contuse alla testa, la frattura di 5 costole e della scapola sinistra, ferite che richiesero un ricovero ospedaliero di 10-15 giorni e un processo di guarigione di 6-7 settimane (act. PP.6). La vettura di X._ riportò unicamente dei segni di sfregamento sul paraurti anteriore sinistro. Pure la bicicletta di A._ riportò segni di sfregamento nella sua parte sinistra, al manubrio, al sellino, al pedale e al meccanismo di chiusura della ruota posteriore (act. PP.5).
B. X._ fu interrogata dalla Polizia cantonale dei Grigioni il 31 luglio 2016 (act. PP.2). Fece valere, su domanda, che la responsabilità di quell'incidente andrebbe imputata al ciclista, questi avendola superata in quel tratto di strada, il che non sarebbe stato permesso. Lei invece non avrebbe nessuna responsabilità, avendo controllato e non avendo visto il ciclista. A._, interrogato a suo turno il 3 agosto 2016 (act. PP.3), sostenne che la causa dell'incidente sarebbe stata la disattenzione dell'automobilista, lui avendo avuto chiaramente la precedenza in quel tratto di strada. Lo stesso giorno egli rinunciò tuttavia espressamente a sporgere querela di parte lesa nei confronti della persona responsabile dell'incidente per lesioni colpose, confermando pure di aver ricevuto dalla Polizia cantonale il modulo d'azione civile e il foglio informativo concernente la posizione del danneggiato nel procedimento penale (ac. PP.7 e PP.8).
C. La Polizia cantonale trasmise il suo rapporto sull'incidente dell'11 ottobre 2016 in data 28 ottobre 2016 alla Procura pubblica dei Grigioni (act. PP.1), la quale aprì un'istruzione penale (proc. n. ÜB.2016.13842; gli atti PP si riferiscono a
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quell'incarto). In detto rapporto la Polizia cantonale ritenne che non sarebbe stato possibile identificare alcun testimone che avesse assistito agli avvenimenti. I due protagonisti sarebbero stati interrogati e avrebbero fornito delle versioni discordanti in merito alla dinamica dei fatti. Sulla scorta di quelle dichiarazioni non sarebbe stato possibile identificare con certezza il punto ove sarebbe avvenuta la collisione, cosicché nessuna delle due dinamiche d'incidente potrebbe essere confermata. In base ai rilevamenti e alle costatazioni fatte dalla Polizia cantonale, però, si potrebbe affermare che X._ non avrebbe visto sopraggiungere il ciclista perché, dopo aver controllato a sinistra per qualche secondo e poi a destra per circa 4 secondi, come da lei dichiarato, lei non avrebbe controllato nuovamente verso nord. In quei 4 secondo sarebbe presumibile che A._ abbia potuto raggiungere l'incrocio a una velocità di circa 40-50 km/h come da lui dichiarato. Ne conseguirebbe quindi un'inosservanza della concessione del diritto di precedenza da parte di X._. La versione fornita da A._ secondo cui X._ lo avrebbe urtato sulla ruota posteriore non sarebbe sostenibile, poiché i danni sarebbero esigui e quindi incompatibili con detta dinamica da lui sostenuta. Le tracce sul paraurti confermerebbero, anzi, la dinamica sostenuta dalla conducente X._ secondo cui il ciclista avrebbe urtato con la ruota posteriore del velocipede durante la manovra di rientro dopo aver superato la vettura. Da parte della Polizia cantonale non sarebbe dato sapere se per effettuare il sorpasso il ciclista abbia invaso la corsia di preselezione per i veicoli che da sud svoltano in direzione della O.3_.
D. Il 4 novembre 2016 l'avv. Anton Hänni dell'Assista Protezione giuridica SA dichiarò alla Procura pubblica di essere stato incaricato da A._ di difendere i suoi interessi in data 28 agosto 2016, chiedendo di prendere visione degli atti (act. PP.14). Tale richiesta fu accolta (act. PP.15).
E. Il 24 novembre 2016 l'avv. Roberto A. Keller informò alla Procura pubblica di essere stato incaricato da X._ lo stesso giorno di rappresentare i suoi interessi a dipendenza dell'incidente (act. senza numero fra act. PP.16 e PP.17). In data 14 dicembre 2016 anche a lui fu concesso di visionare gli atti (act. PP.17).
F. Con scritto del 22 dicembre 2016 (act. PP.18) l'avv. Roberto A. Keller comunicò la Procura pubblica che, contrariamente a quanto supposto nel rapporto di Polizia, si sarebbe potuti risalire a un testimone, ossia B._ di O.2_. Chiese quindi di sentire il medesimo, dato che X._ contesterebbe recisamente ogni infrazione, in particolar modo il non aver concesso la precedenza.
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G. Il 9 febbraio 2017 la Procura pubblica prese telefonicamente contatto con l'agente di Polizia cantonale Marco Boldini che aveva redatto il rapporto di Polizia (act. PP.27). Questi asserì di aver interpellato tutti i presenti sul posto, anche sul piazzale del negozio Denner, ma che non sarebbe stato possibile interrogare un teste, poiché nessuno avrebbe visto l'incidente. Gli occupanti della vettura targata Canton Berna che seguiva il ciclista avrebbero risposto di non aver potuto vedere la dinamica dell'incidente. L'agente avrebbe pure visionato il filmato della telecamera di sicurezza del negozio, la quale purtroppo non ha ripreso l'attimo dell'incidente.
H. In data 24 febbraio 2017 la Procura pubblica interrogò B._ quale testimone (act. PP.28). Questi dichiarò di essersi trovato sul posteggio a nord che si trova presso l'imbocco della strada 741.00 nell'H13 e di aver visto il ciclista trovarsi a pari con la vettura. Depose che la vettura si sarebbe trovata già sulla strada cantonale, dopo lo svincolo, e che il ciclista sarebbe circolato in parallelo sulla sinistra della vettura. Il ciclista sarebbe stato molto vicino alla vettura. Confermò di aver avuto l'impressione che il ciclista stesse superando la vettura. Confrontato con le fotografie della Polizia cantonale, indicò di essere la persona con la maglietta blu nel centro della fotografia n. 5 dell'act. PP.5 vicino alla vettura dell'imputata (vedi anche la foto allegata al verbale stesso). Affermò che la Polizia cantonale non gli avrebbe chiesto nulla. Anzi, lui avrebbe chiesto alla Polizia cantonale se potesse recarsi a casa o se avessero bisogno e gli sarebbe stato risposto di pure andare.
I. La Procura pubblica emise una comunicazione alle parti il 15 marzo 2017 (act. PP.29) con la quale prospettò l'emanazione di un decreto d'abbandono per il reato di infrazione alle norme della circolazione giusta l'art. 27 cpv. 1 LCStr, l'art. 36 cpv. 2 OSStr e l'art. 14 cpv. 1 ONC in unione all'art. 90 cpv. 1 LCStr.
J. In nome della sua mandante, l'avv. Roberto A. Keller non ebbe nulla da osservare, allegò tuttavia la sua nota professionale (act. PP.33) allo scritto del 20 marzo 2017 (act. PP.32), facendo valere per la reclamante un'indennità complessiva di CHF 1'075.70, composta da un onorario di 3 ore da CHF 270.00 cadauna (=CHF 810.00), spese di scritturazione e cancelleria di CHF 164.00, disborsi postali di CHF 12.00 e spese di telefono di CHF 10.00, per una somma quindi di CHF 996.00, aggiungendo infine l'8% di IVA (=CHF 79.70).
K. La Procura pubblica rilasciò un decreto di abbandono in data 28 aprile 2017, comunicato il 2 maggio 2017 (act. PP.35), nel quale decise:
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1. Il procedimento penale aperto nei confronti di X._ per infrazione alle norme della circolazione stradale giusta gli art. 27 cpv. 1 LCStr e 48 cpv. 6 OSStr [recte: verosimilmente art. 36 cpv. 2 OSStr e 14 cpv. 1 ONC come indicato nella comunicazione alle parti, act. PP.29] in unione all'art. 90 cifra 1 LCStr è abbandonato.
2. Le spese procedurali restano a carico del Cantone dei Grigioni.
3. All'imputata non è corrisposto alcun indennizzo.
Nella motivazione ritenne fra l'altro che dai rilevamenti e dalle costatazioni della Polizia cantonale, dalla posizione finale delle parti coinvolte, così come dalle dichiarazioni del teste B._ bisognerebbe ritenere che la collisione tra la bicicletta e l'autovettura dell'imputata non sarebbe avvenuta all'altezza dell'incrocio tra la strada della Valle O.3_ (741.00) e la strada cantonale (H13) come sostenuto dal ciclista, bensì circa 16 metri più a valle (sud). Dal rapporto fotografico della Polizia cantonale e dai rilievi effettuati dalla stessa sui due mezzi coinvolti nella collisione, sarebbe inoltre chiaro che si tratterebbe di una collisione di striscio e che essa sarebbe avvenuta tra la parte laterale anteriore sinistra della vettura dell'imputata e la ruota posteriore lato destro della bicicletta da corsa. A._ non sarebbe pertanto né stato tamponato né urtato nella parte centrale della sua bicicletta. A questo stato di cose non sarebbe sufficientemente dimostrato che da parte di X._ vi sia stato un comportamento penalmente rilevante giusta l'art. 319 cpv. 1 lett. b CPP. Per questo motivo il procedimento a suo carico andrebbe abbandonato con l'assunzione dei costi di procedura da parte della cassa del Cantone dei Grigioni.
Per quanto attiene alla richiesta d'indennizzo di complessivi CHF 1'075.70, composto da 3 ore per CHF 270.00 cadauna e spese varie di CHF 186.00, il tutto più IVA all'8%, la Procura pubblica considerò che nel caso in giudizio si tratterebbe di un caso bagatellare ai sensi dell'art. 132 cpv. 3 CPP, che il procedimento penale sarebbe stato subito abbandonato dopo i primi atti istruttori e che l'imputata non avrebbe necessitato di una particolare strategia difensiva. Inoltre nell'evenienza concreta non sarebbe stato emesso alcun decreto d'accusa. In queste circostanze il ricorso ai servizi di un avvocato non sarebbe stato necessario. Pertanto alla luce della giurisprudenza alla persona imputata non andrebbe riconosciuto il diritto a un'indennità.
L. Contro detto decreto X._ ha presentato reclamo al Tribunale cantonale dei Grigioni in data 15 maggio 2017 (act. A.1), chiedendo l'annullamento del dispositivo n. 3 e che le sia riconosciuta un'indennità di CHF 1'075.70 per il procedimento penale, con protesta di spese, tasse e ripetibili.
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M. Sulle ulteriori argomentazioni delle parti si tornerà – per quanto utile ai fini del giudizio – nelle considerazioni di merito che seguono.

II. Considerandi
1. Un decreto di abbandono della Procura pubblica può essere impugnato entro 10 giorni mediante reclamo al Tribunale dei Grigioni (art. 322 cpv. 2 CPP e art. 393 cpv. 1 lett. a CPP in unione con l'art. 22 della Legge d'applicazione del Codice di diritto processuale penale svizzero del 16 giugno 2010 [LACPP; CSC 350.100]). Il reclamo va presentato e motivato per scritto (art. 396 cpv. 1 CPP). Nell'occorrenza il reclamo è tempestivo e debitamente motivato, perciò è ricevibile in ordine.
Giusta l'art. 395 CPP se la giurisdizione di reclamo è collegio, chi dirige il procedimento decide quale giudice unico sui reclami concernenti esclusivamente contravvenzioni (lett. a) o le conseguenze economiche accessorie di una decisione, purché il valore litigioso non ecceda CHF 5000.00 (lett. b). Nella fattispecie entrambe le varianti sono date (vedi fra l'altro PATRICK GUIDON, in Basler Kommentar zur Schweizerischen Strafprozessordnung – Art. 196-457 StPO, 2a ed., Basilea 2014, n. 5 ad art. 395 CPP), cosicché il presidente della Seconda Camera penale può decidere in composizione monocratica.
2. Giusta l'art. 429 cpv. 1 lett. a CPP l'imputato ha diritto a un'indennità per le sue spese sostenute ai fini di un adeguato esercizio dei suoi diritti procedurali, purché sia pienamente o parzialmente assolto o il procedimento nei suoi confronti sia abbandonato. Ai sensi dell'art. 430 cpv. 1 CPP l'autorità penale può invece ridurre o non accordare l'indennizzo o la riparazione del torto morale fra l'altro se le spese dell'imputato sono di esigua entità (lett. c). La base legale per il diritto al risarcimento dei danni e alla riparazione del torto morale, comunque, è stata concepita nel senso di una responsabilità causale, cioè indipendente da una colpa delle autorità penali. Lo Stato deve riparare la totalità del danno che presenta un nesso causale con il procedimento penale ai sensi del diritto della responsabilità civile. Si tratta quindi di risarcire il danno sofferto da una persona accusata ingiustamente dallo Stato e coinvolta in un procedimento penale contro la sua volontà.
2.1. Le spese da rimborsare a tenore dell'art. 429 cpv. 1 lett. a CPP sono essenzialmente le spese per una difenditrice di fiducia. L'indennizzo per spese
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legali non è limitato ai casi di difesa obbligatoria secondo l'art. 130 CPP. L'indennità può essere accordata nei casi in cui il ricorso a un'avvocata appaia ragionevole tenuto conto della complessità e della difficoltà della causa. Secondo la giurisprudenza del Tribunale federale (con rinvio al Messaggio del Consiglio federale, FF 2006 989 pag. 1231), il presupposto dell'adeguatezza va inteso nel senso che lo Stato si assume tali spese a due condizioni cumulative: (1) il patrocinio deve essere stato necessario a causa della complessità del caso sotto il profilo materiale e giuridico e (2) il volume di lavoro, e di conseguenza l'onorario dell'avvocato, deve essere stato anch'esso giustificato. Si deve innanzitutto considerare che il diritto penale e processuale sono complessi e rappresentano, per una persona non avvezza alla materia, una fonte di difficoltà. Ne discende che chi si difende da solo rischia di regola di essere messo meno bene. Ciò vale di principio a prescindere dalla gravità del reato. Anche nel caso di semplici contravvenzioni non si può perciò presumere, in modo generale, che l'imputato debba sostenere da solo i costi della sua difesa a causa di una sorta di obbligo sociale. Nell'ambito della decisione sull'opportunità di coinvolgere un'avvocata, poi, oltre alla gravità dell'infrazione e alla complessità del caso in fatto e in diritto, va tenuto conto anche della durata del procedimento e del suo impatto sulla vita personale e professionale dell'imputata. Per ciò che attiene al dispendio dell'avvocata, sempre secondo la giurisprudenza, in casi semplici sotto il profilo giuridico, esso dovrà limitarsi al minimo, eventualmente addirittura a una sola consultazione. In casi concernenti crimini o delitti si potrà definire inadeguato il mero fatto del patrocinio soltanto eccezionalmente. Si pensa a tal proposito ad esempio ai casi menzionati dalla dottrina in cui il procedimento è stato subito abbandonato dopo il primo interrogatorio (vedi per il tutto fra tante sentenze solo la DTF 138 IV 197 consid. 2.3 segg., confermata in DTF 142 IV 45; per la dottrina – che discute il tema in modo più controverso – vedi LAURENT MOREILLON/AUDE PAREIN-REYMOND, CPP: Code de procédure pénale, 2a ed., Basilea 2016, n. 11 segg. ad art. 429 CPP; STEFAN WEHRENBERG/FRIEDRICH FRANK, in Basler Kommentar zur Schweizerischen Strafprozessordnung, 2a ed., Basilea 2014, n. 13 segg. ad art. 429 CPP; YVONA GRIESSER, in DONATSCH/HANSJAKOB/LIEBER [ed.], Kommentar zur Schweizerischen Strafprozessordnung [StPO], 2a ed., Zurigo/Basilea/Ginevra 2014, n. 4 segg. ad art. 429 CPP).
2.2. Da questa giurisprudenza consegue che, in particolare nel caso di semplici contravvenzioni, la risposta alla domanda se l'intervento di un'avvocata sia stato appropriato dipende dalle circostanze concrete del singolo caso, per cui non devono essere posti requisiti elevati all'adeguatezza (vedi la sentenza del
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Tribunale federale 6B_322/2017 del 27 ottobre 2017 consid. 2.4.1 con rinvii; sentenza del Tribunale federale 6B_843/2015 del 24 febbraio 2016 consid. 2.2) e va evitato lo schematismo (sentenza del Tribunale federale 6B_387/2013 dell'8 luglio 2013 consid. 2.2). Detta valutazione va fatta con le informazioni note al momento del conferimento dell'incarico, e non con il senno di poi, cioè ex post (così espressamente la sentenza del Tribunale federale 6B_188/2018 del 23 luglio 2018 consid. 2.5). Contrariamente al testo legale, l'art. 429 cpv. 1 lett. a CPP si applica anche in procedure evase con un decreto di non luogo a procedere (DTF 139 IV 241, confermata fra l'altro con la sentenza già citata 6B_188/2018 consid. 2.3). Il diritto all'assistenza di un avvocato difensore può quindi sussistere già nella procedura investigativa della polizia, vale a dire prima ancora che venga aperta un'istruzione penale da parte del pubblico ministero. Ciò si giustifica perché di regola è proprio la fase iniziale a essere decisiva, innanzitutto con il primo interrogatorio (in tal senso ad esempio STEFAN WEHRENBERG/FRIEDRICH FRANK, op. cit., n. 14 ad art. 429 CPP). Nel giudizio sulla questione se l'intervento di un'avvocata sia stato necessario o adeguato ai sensi dell'art. 429 cpv. 1 lett. a CPP deve ciononostante essere tenuto conto del fatto se dopo una denuncia penale è effettivamente stata aperta un'istruzione penale rispettivamente semmai con quale persistenza le autorità di perseguimento penale hanno proseguito il procedimento (DTF 138 IV 197 consid. 2.3.7; sentenza del Tribunale federale 6B_967/2017 del 7 febbraio 2018 consid. 3). Alla scorta di questa giurisprudenza il Tribunale federale ha più volte ritenuto degna d'accoglimento una richiesta di risarcimento delle spese di patrocinio anche in caso di contravvenzioni se l'avvocata è stata chiamata solo dopo l'emissione di un decreto d'accusa e il pubblico ministero ha perseguito la violazione con una certa perseveranza (sentenza del Tribunale federale 6B_701/2018 del 5 novembre 2018 consid. 2; per più casuistica cfr. la DTF 142 IV 45 consid. 2.2 e le sentenze del Tribunale federale 6B_322/2017 del 27 ottobre 2017 consid. 2.4.2; 6B_800/2015 del 6 aprile 2016 consid. 2.5 seg.; 6B_193/2017 del 31 maggio 2017 consid. 2.6; 6B_880/2015 dell'8 dicembre 2015 consid. 1.4 segg.; 6B_209/2014 del 17 luglio 2014 consid. 2; 1B_536/2012 del 9 gennaio 2013 consid. 2.3), purché però il pubblico ministero non abbia ancora segnalato di voler abbandonare il procedimento (cfr. la sentenza 6B_266/2013 del 13 giugno 2013 consid. 2.5). Va tuttavia ricordato anche che secondo la giurisprudenza del Tribunale federale è comune per una persona essere confrontata, almeno una volta nella vita, con un procedimento penale per un caso di minore gravità in materia della LCStr (vedi fra tante la sentenza 6B_1303/2015 del 5 agosto 2016 consid. 3.4, nella quale la massima Corte ha ritenuto ammissibile tale argomento anche nei confronti di un
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cittadino francese con vettura immatricolata in Francia che si era recato in Svizzera ed è stato punito per aver avuto i finestrini laterali coperti da una pellicola scura). Infine va precisato pure che qualora l'imputato abbia fatto capo ai servizi di un legale per l'eventuale parallela procedura amministrativa relativa alla licenza di circolazione, competente per la decisione relativa all'eventuale indennità è l'autorità amministrativa (sentenza del Tribunale federale 6B_178/2015 del 26 agosto 2015 consid. 2 e 3).
2.3. Nel caso qui in giudizio si costata innanzitutto che si tratta di un incidente stradale fra un'automobilista e un ciclista, nel corso del quale quest'ultimo ha riportato ferite mediamente gravi. Sotto il profilo della colpa perlomeno inizialmente i fatti erano contestati. Dal lato giuridico invece il caso è relativamente chiaro: entra in discussione unicamente un'inosservanza del diritto di precedenza, la quale costituirebbe semmai una semplice contravvenzione (art. 27 cpv. 1 LCStr, art. 36 cpv. 2 dell'Ordinanza sulla segnaletica stradale del 5 settembre 1979 [OSStr; RS 741.21] e art. 14 cpv. 1 dell'Ordinanza sulle norme della circolazione stradale del 13 novembre 1962 [ONC; RS 741.11] in unione con l'art. 90 cpv. 1 LCStr; cfr. la comunicazione alle parti della Procura pubblica del 15 marzo 2017, act. PP.29). Era evidente fin dall'inizio che la reclamante non poteva essere perseguita per lesioni colpose che avrebbero costituito un delitto (art. 125 cpv. 1 CP in unione con l'art. 10 cpv. 3 CP). Difatti le lesioni colpose sono perseguibili solo a querela di parte lesa e nel caso che ci occupa A._ ha rinunciato espressamente a sporgere querela in data 3 agosto 2016, ossia 9 giorni dopo l'incidente, in occasione del primo interrogatorio. Per questo motivo, trattandosi di una mera contravvenzione, in applicazione della giurisprudenza enunciata in largo sopra, nel valutare se era opportuno consultare il difensore va analizzata dettagliatamente la situazione concreta in cui si trovava la reclamante al momento dei fatti.
2.3.1. La Polizia cantonale ha sostenuto – fino nel rapporto di polizia stesso – che non le è stato possibile stabilire con certezza cosa sia successo esattamente, o meglio, precisamente dove sia avvenuta la collisione. Quando gli agenti sarebbero giunti sul luogo dell'evento, i veicoli coinvolti e le persone interessate sarebbero ancora stati presenti, così come numerose altre vetture e persone. Secondo gli agenti non sarebbe pertanto stato possibile identificare alcun testimone che avesse assistito agli avvenimenti – e ciò nonostante il fatto che in verità B._ si trovava fra quelle persone, come si è saputo più tardi. Egli è addirittura riconoscibile su una delle fotografie allestite proprio dalla Polizia cantonale (fotografia n. 5 dell'act. PP.5). Ora, poco importa il motivo per il quale non è stato
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sentito, trattandosi verosimilmente di un malinteso. Fermo sta comunque che non è stato sentito dagli agenti. La Polizia cantonale ha udito la reclamante e la vittima e ha costatato che le due versioni dei fatti non combaciano. Essa ha dichiarato che nessuna delle due dinamiche d'incidente potrebbe essere confermata. A prima vista, dunque, tutto ciò fa pensare a una situazione non del tutto semplice, perlomeno sotto il profilo dei fatti e in quella fase della procedura, essendovi ancora diversi punti interrogativi.
2.3.2. Tuttavia, leggendo poi il rapporto di polizia è apparente che gli agenti si siano lasciati guidare piuttosto dal pensiero che X._ non abbia rispettato il diritto di precedenza e sia dunque colpevole d'infrazione alle norme della circolazione. La Polizia cantonale scrive difatti che, sulla scorta delle dichiarazioni e in base ai loro rilievi effettuati sui veicoli coinvolti, si potrebbe affermare che X._ non avrebbe visto sopraggiungere il ciclista perché, dopo aver guardato a nord e in seguito a sud nel corso di circa 4-5 secondi, non avrebbe più controllato verso nord se nel frattempo (4-5 secondi) vi fosse traffico in arrivo, prima di immettersi nella H13 e che sarebbe presumibile che A._ abbia potuto raggiungere l'incrocio circolando a una velocità di circa 40-50 km/h. Ne conseguirebbe, sempre a mente della Polizia cantonale, un'inosservanza della concessione del diritto di precedenza da parte dell'automobilista come disposto dalla segnaletica posta presso l'incrocio. Una tale conclusione è di particolare rilevanza, tenendo presente che è quella che solitamente determina il futuro corso del procedimento e spesso ne determina praticamente anche l'esito. In quello stadio della procedura la bilancia pendeva dunque fortemente a sfavore della reclamante.
2.3.3. È pur vero che nel loro rapporto gli agenti scrivono anche – a ragione – che la versione fornita da A._, secondo la quale la vettura, nell'immettersi sulla strada cantonale, lo abbia speronato sulla ruota posteriore, non sarebbe compatibile con le tracce di sfregamento rilevate. Dalle fotografie della stessa Polizia cantonale si desume, infatti, chiaramente che dev'essersi trattato di una collisione di striscio avvenuta a poca distanza dalla posizione finale delle due persone e dei due veicoli coinvolti, i danni alla bicicletta essendo esigui. Le tracce recenti di sfregamento rilevabili sull'automobile si trovano sul lato sinistro della vettura e sono compatibili con un segno lasciato dallo sfregamento con la ruota posteriore del velocipede. Inoltre la posizione finale dei due protagonisti dell'incidente, così come documentata nelle fotografie e nello schizzo planimetrico (act. PP.5), contraddice anch'essa la versione di A._. È pacifico pure che la Polizia cantonale ha concesso che la dinamica sostenuta dalla conducente
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X._, secondo la quale il ciclista avrebbe urtato l'automobile con la ruota posteriore del velocipede durante la manovra di rientro dopo aver superato la vettura, sarebbe confermata dalle tracce sul paraurti dell'automobile. Tuttavia gli agenti hanno lasciato irrisolta la domanda a sapere dove sia avvenuta la collisione e, nell'insieme, suggeriscono piuttosto una colpa (e così una condanna) di X._ (anziché di A._) nel senso che lei non avrebbe comunque rispettato il diritto di precedenza. Seguendo quel ragionamento, una condanna era più che verosimile. Poco importa quindi che non si è giunti a un decreto d'accusa ma che il procedimento è stato abbandonato prima.
2.3.4. Tutte queste circostanze hanno messo la reclamante in una situazione in cui ha dovuto e potuto sentirsi accusata e quindi in dovere di difendersi, tanto è vero che nel seguito la Procura pubblica ha aperto un procedimento penale – per quanto noto a questa Corte – esclusivamente contro di lei e non (anche) nei confronti del ciclista. Nel corso di tale procedimento hanno presto annunciato interesse agli atti diverse assicurazioni e in particolare l'avvocato di A._ mediante l'Assista Rechtsschutz AG in data 4 novembre 2016 (act. PP.14). Sulla scorta di tutto quanto esposto – benché in retrospettiva il caso in giudizio appaia relativamente chiaro e l'abbandono del procedimento penale del tutto giustificato – in quel momento la reclamante aveva tutti i motivi di considerare assai svantaggiosa la sua situazione e temere fortemente una condanna, con tutte le conseguenze negative possibili, cioè non solo la multa, bensì anche conseguenze di responsabilità civile e ripercussioni di natura assicurativa e amministrativa rispetto alla licenza di condurre in prova di una giovane conducente neopatentata (cfr. l'art. 15a LCStr e gli artt. 16 segg. LCStr). Ciò avrebbe avuto un forte impatto sulla sua vita e lasciato i segni sulla sua psiche, considerando che si trattava di decidere se il ciclista che aveva visto con il capo ricoperto di sangue e cui aveva prestato i primi soccorsi si fosse ferito per colpa sua, colpa costatata autoritativamente dallo Stato. L'aspetto psicologico ha dunque una certa portata nella fattispecie.
2.3.5. Va ricordato anche che, contrariamente ad esempio alla costellazione alla base del giudizio del Tribunale federale 6B_1136/2018 del 28 febbraio 2019, la reclamante non è avvocata. Come fa valere il suo legale, X._ è addetta alla vendita e non ha alcuna nozione giuridica e ancor meno una formazione in tal senso. Essa non ha seguito una formazione in diritto e non dispone di conoscenze particolari nel campo del diritto penale o processuale penale. A mente di questa Corte, nelle circostanze in cui si trovava, non si poteva ragionevolmente esigere da lei che valuti da sola la situazione e si difenda da sola, senza consultare un
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legale. Inoltre, al contrario del caso di giurisprudenza citato, non si trattava neanche di un mero sorpasso senza collisione e feriti. Bisogna riconoscere, pur a titolo di abbondanza, che il presente caso vede confrontati come protagonisti di un incidente un'automobilista e un ciclista che ha riportato ferite mediamente gravi – costellazione già di per sé percepita comunemente come svantaggiosa di partenza per chi ha condotto l'automobile poiché l'automobilista è considerato 'il più forte'. Ciò deve valere a maggior ragione se il conducente della vettura si è immesso in una strada principale provenendo da una strada laterale senza precedenza. Considerando tutti questi elementi congiuntamente, la reclamante ha ragionevolmente potuto ritenere di trovarsi in una situazione di poca speranza quando ha consultato il suo difensore.
2.3.6. Poco importa, poi, che la Procura pubblica sostiene che avrebbe abbandonato comunque il procedimento. È vero che essa ha dimostrato una valutazione più differenziata dei fatti rispetto alla Polizia cantonale e, in fin dei conti, ha ritenuto opportuno abbandonare il procedimento, ma non da subito. Infatti è stato solo con l'intervento del difensore di X._ che si è potuto risalire a un testimone che si è rivelato decisivo, almeno dal punto di vista della reclamante allora imputata. Lo comprova l'annotazione agli atti concernente il colloquio telefonico con l'agente competente (act. PP.27), dal quale risulta che la Polizia cantonale ribadiva ancora in data 9 febbraio 2017 che non sarebbe stato possibile trovare nessuno che abbia visto l'incidente, il che avrebbe significato rifarsi alle conclusioni della Polizia cantonale e giungere perciò piuttosto a una condanna. Nella misura in cui il difensore sostiene che da sola la reclamante non sarebbe stata in grado di far valere le sue ragioni, il suo ragionamento può essere condiviso. Parimenti, contrariamente all'opinione della Procura pubblica, nella fattispecie concreta si è dimostrato utile adottare una strategia di difesa particolare, ossia quella di fare immediata chiarezza sui fatti ancor prima che venisse emanato un eventuale decreto di abbandono. L'aver fatto valere a tempo i suoi diritti adottando una strategia processuale preventiva è quindi stato pagante, oltre a risparmiare ulteriori costi a tutti. Infine, il fatto che la Procura pubblica abbia valutato diversamente la fattispecie, tenendo conto di più elementi a favore della reclamante come ad esempio della circostanza che l'incidente dev'essersi effettuato circa 16 m dopo l'incrocio, da solo non permette di ritenere sproporzionato l'incarico di un difensore.
2.3.7. Riassumendo, in lume di tutto quanto enunciato, a mente di questa Corte nel caso specifico e sotto quelle precise circostanze si ritiene che sia stato opportuno farsi assistere professionalmente da un avvocato per difendersi
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adeguatamente, nonostante ci si trovi difronte a un caso tendenzialmente bagatellare, relativamente semplice dal punto di vista giuridico e – visto in retrospettiva – non particolarmente complesso nemmeno per quanto attiene ai fatti.
2.4. Se è stato adeguato incaricare un difensore, occorre ancora statuire quale importo possa essere aggiudicato a titolo d'indennità. Nel suo reclamo X._ fa valere complessivi CHF 1'075.70 per 3 ore da CHF 270.00 cadauna oltre a spese (CHF 186.00) e all'8% di IVA, riprendendo quanto scritto alla Procura pubblica il 20 marzo 2017 (act. PP.32) con la nota d'onorario allegata (act. PP.33). Nell'onorario preteso è compresa fra l'altro la partecipazione all'interrogatorio con il teste. Ciò è senz'altro corretto (sentenze del Tribunale federale 6B_498/2016 del 14 dicembre 2016 consid. 1.4 e 6B_1410/2016 dell'8 maggio 2017 consid. 2.4.1). Anche per il resto la nota d'onorario non presta il fianco ad alcuna critica, come fa valere a ragione la reclamante. L'assistenza da parte del difensore era giustificata per l'intera fase in cui egli è stato attivo, visto che si è limitato allo stretto necessario. L'importo può perciò esserle riconosciuto a pieno.
3. Riassumendo, le proposte in giudizio della reclamante si rivelano giustificate e il reclamo va accolto. Il dispositivo n. 3 del decreto di abbandono della Procura pubblica del 28 aprile 2017, comunicato il 2 maggio 2017, va annullato e alla reclamante viene riconosciuta un'indennità di CHF 1'075.70 (IVA e spese incluse) a carico del Cantone dei Grigioni per l'istruttoria dinanzi alla Procura pubblica.
4. Vanno infine ripartite le spese della procedura di reclamo che, nel Cantone dei Grigioni, sono comprese tra i CHF 1'000.00 e i CHF 5'000.00 (art. 37 cpv. 4 lett. b della Legge d'applicazione del Codice di diritto processuale penale svizzero del 16 giugno 2010 [LACPP; CSC 350.100] in unione con l'art. 8 dell'Ordinanza sugli emolumenti in cause penali del 14 dicembre 2010 [OECP; CSC 350.210]). Nel caso qui in giudizio un emolumento forfetario di CHF 1'500.00 pare proporzionato in considerazione di tutti gli aspetti del caso. Giusta l'art. 428 cpv. 1 CPP le spese processuali sono poste a carico della parte soccombente. In concreto, considerato l'accoglimento integrale del reclamo, le spese vanno a carico del Cantone dei Grigioni.
5. La reclamante si è avvalsa del patrocinio del suo legale anche per la procedura di reclamo e ha quindi diritto a un'indennità per le spese sostenute ai fini di un adeguato esercizio dei suoi diritti procedurali anche per questa sede.
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Esse vanno ugualmente a carico del Cantone dei Grigioni (art. 436 cpv. 1 CPP in unione con l'art. 429 cpv. 1 lett. a CPP). Poiché non è stata presentata una nota d'onorario per la procedura di reclamo, l'indennità va fissata secondo il prudente e libero apprezzamento del giudice. Nel caso concreto, tenuto conto dell'accoglimento integrale del reclamo e delle attività svolte dal difensore della reclamante, un importo di CHF 1'000.00 (IVA e spese incluse) appare adeguato.
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