Decision ID: 701c4d6b-d090-57db-918c-91b7da9ce6b8
Year: 2013
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_007
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: 

ritenuto
in fatto
A.
PI 1 è nato il _ 2011 dalla relazione tra RE 1 e CO 2; i genitori non sono coniugati e non convivono e il minore è affidato alle cure della madre a norma dell’art. 298 cpv. 1 CC. Già nel corso del mese di maggio 2011 la madre ha fatto appello alla Commissione tutoria regionale _ (in seguito Commissione tutoria), segnalando l'esistenza di problemi con il padre del bambino (lettera del 30 maggio 2011 RE 1 /CTR).
Con decisione del 18 ottobre 2011, la Commissione tutoria ha conferito mandato al Servizio medico-psicologico di _ (in seguito SMP) di esperire una valutazione sulle capacità genitoriali di CO 2 ed esprimersi sulle modalità più opportune per l’esercizio dei diritti di visita tra padre e figlio; con l'accordo dell'Autorità tutoria, il mandato è poi stato esteso alla valutazione delle capacità genitoriali di RE 1 (scritti 15.11.11 e 6.12.11 SMP/CTR).
Nella medesima decisione la Commissione tutoria ha stabilito un diritto di visita provvisorio settimanale, della durata di un’ora, in forma sorvegliata presso il Punto d’incontro di _ (in seguito Punto d'Incontro). Avverso detto assetto provvisorio dei diritti di visita il 27 ottobre 2012 RE 1 ha interposto ricorso all’Autorità di vigilanza sulle tutele (in seguito Autorità di vigilanza).
Con decisione 27 marzo 2012, la Commissione tutoria ha nominato CURA 1 quale curatore educativo a norma dell’art. 308 CC a favore di PI 1, specificandone i compiti; ha inoltre confermato il diritto di visita di un’ora settimanale tra padre e figlio, da svolgersi in forma sorvegliata presso il Punto di incontro.
Il 18 giugno 2012 l'Autorità di vigilanza ha stralciato dai ruoli il ricorso 27 ottobre 2011 di RE 1 essendo lo stesso divenuto “privo d'oggetto” con la regolamentazione dei diritti di visita messa in atto con la decisione 27 marzo 2012 della Commissione tutoria, non contestata.
Con successiva decisione 11 settembre 2012 – a seguito di un'istanza 20 giugno 2012 di CO 2 – la Commissione tutoria ha esteso il diritto di visita del padre ad un'ora e mezza la settimana, da svolgersi in forma sorvegliata presso il Punto d'incontro, con possibilità di uscite, accompagnate dal personale dell'Istituto.
B.
A seguito di una segnalazione del padre, il 25 ottobre 2012 l’Autorità tutoria ha richiamato RE 1 a voler garantire il puntuale e corretto svolgimento dei diritti di visita fissati dal calendario e a voler giustificare eventuali impedimenti per malattia del figlio con certificati medici, il tutto con la comminatoria dell’art. 292 CPS.
C.
Il 18 dicembre 2012, M_ e R_, nonni paterni di PI 1, hanno istato presso l’Autorità di protezione per la concessione dei diritti di visita con il nipotino per loro e per il figlio, offrendo la loro abitazione come luogo per l'espletamento del diritto di visita.
D.
Il 6 febbraio 2013 RE 1 ha inoltrato istanza all'Autorità di protezione per la revoca della curatela educativa nei confronti di PI 1.
E.
Con scritto 26 febbraio 2013, l'Autorità di protezione ha convocato RE 1 e CO 2 per il giorno 11 aprile 2013 “per discutere l’istanza 6 febbraio 2013 della madre e le richieste 18 dicembre 2012 dei nonni paterni”.
F.
In data 7 marzo 2013, questo presidente della Camera di protezione del Tribunale d'appello ha respinto un ricorso 9 agosto 2012 avverso una decisione 2/6 agosto 2012 con la quale la Commissione tutoria aveva negato a RE 1 l'accesso integrale alla perizia 12 gennaio 2012 del Servizio medico-psicologico (SMP) sulle capacità genitoriali di CO 2. La reiezione del ricorso era dovuta al fatto che si era in presenza di una decisione incidentale ordinatoria impugnabile solo in caso di rischio di danno irreparabile, che “in casu” non era dimostrato.
G.
Il 9 aprile 2013 RE 1 ha ritirato l’istanza del 6 febbraio 2013 e ha comunicato all’Autorità di protezione che, a causa di un nuovo lavoro, iniziato l’8 aprile 2013, non avrebbe presenziato all’udienza dell’11 aprile 2013.
H.
Nel corso dell’udienza dell’11 aprile 2013 presso l’Autorità di protezione, presenti il curatore educativo, CO 2 e la patrocinatrice di RE 1, è stato fatto il punto sul diritto di visita tra padre e figlio ed è stato evidenziato che l'ultima visita risaliva a novembre 2012, dopo di che CO 2 non ha più avuto modo di incontrare PI 1. L'Autorità di protezione ha quindi proposto di riorganizzare l'assetto delle visite demandando al curatore educativo la sorveglianza senza dover far capo al Punto d'incontro. L'Autorità di protezione ha in particolare indicato che al curatore educativo veniva affidato il compito di accompagnare PI 1 dal domicilio della madre a quello del padre – e viceversa al termine degli incontri – e che il primo incontro si sarebbe svolto il 19 aprile dalle 16.00 alle 18.00. L'Autorità ha pure indicato che emergeva la necessità di indagare, attraverso un'inchiesta socio-ambientale, le condizioni in cui vive PI 1 e se occorresse predisporre eventuali misure di sostegno.
Con scritto del medesimo giorno, la patrocinatrice contestava il nuovo assetto del diritto di visita tra padre e figlio, nonché la necessità di un'inchiesta socio-ambientale, chiedendo l'emanazione di una decisione formale, nel caso in cui il verbale dell'udienza “dovesse essere ritenuto quale decisione”.
I.
Con decisione 18 aprile 2013 (ris. N. 121), l'Autorità di protezione ha risolto che il diritto di visita tra CO 2 e il figlio PI 1 era riformato nel senso che esso andava esercitato sotto la sorveglianza del curatore educativo CURA 1 secondo le modalità indicate ai dispositivi n. 1.1., 1.2., 1.3., 1.4., 1.5. e 1.6. Ha inoltre indicato le modalità per giustificare eventuali malattie del bimbo in occasione delle visite del padre (dispositivo n. 2). Ha per finire incaricato l'Ufficio delle famiglie e dei minorenni di _ di esperire un'inchiesta sulla situazione familiare del minore e di esprimersi sulla necessità di eventuali misure di protezione (dispositivi n. 3. e 3.1.). La decisione è stata dichiarata immediatamente esecutiva.
L.
Con lettera del 22 aprile 2013, CO 2 informava l’Autorità di protezione che il diritto di visita del 19 aprile 2013 era stato impedito dalla madre, resasi irreperibile al momento indicato, vanificando anche l’intervento della polizia, allertata dal curatore. Nello scritto il padre chiedeva di richiamare RE 1 al rispetto della decisione del 18 aprile 2013 dell’Autorità di protezione e impartendo la comminatoria dell’art. 292 CPS.
M.
A seguito di questo episodio, l’Autorità di protezione il 23 aprile 2013 ha emanato una nuova decisione in cui richiamava RE 1 a voler rispettare le decisioni dell’Autorità, con la comminatoria dell’art. 292 CPS (ris. n. 132).
N.
Pure il 23 aprile 2013, l'Autorità di protezione ha respinto un'istanza 19 aprile 2013 di RE 1 con la quale la medesima postulava nuovamente l'accesso integrale alla perizia 12 gennaio 2012 del Servizio medico-psicologico (SMP) sulle capacità genitoriali di CO 2.
O.
Con reclamo 23 aprile 2013, RE 1 si è aggravata alla Camera di protezione del Tribunale d'Appello avverso la decisione 18 aprile 2013 (di cui al consid. I), chiedendo, già in via cautelare e inaudita parte, la concessione dell'effetto sospensivo al gravame e, nel merito, l'integrale annullamento della decisione impugnata. Ha in particolare invocato la violazione del diritto di essere sentita, chiedendo il ripristino del precedente diritto di visita. Ha infine contestato il mandato di valutazione della situazione famigliare del minore all’UFaM.
Con gravame 24 aprile 2013, RE 1 ha pure impugnato la decisione 23 aprile 2013 (di cui al consid. M), postulando, già in via cautelare e inaudita parte, la concessione dell'effetto sospensivo al gravame e, nel merito, l'integrale annullamento della decisione impugnata.
P.
Il 25 aprile 2013 lo scrivente presidente ha respinto la richiesta di concedere l’effetto sospensivo già in via cautelare e inaudita parte.
Q.
Con osservazioni 30 aprile 2013, sia l'Autorità di protezione che CO 2 hanno chiesto la reiezione dei gravami sia in relazione all'effetto sospensivo che nel merito. CO 2 ha inoltre postulato la concessione dell'assistenza giudiziaria, asserendo di aver già formulato analoga richiesta davanti all'Autorità di protezione.
R.
Con reclamo 23 maggio 2013, RE 1 ha impugnato la decisione 23 aprile 2013 (di cui al consid. N), con la quale l'Autorità di protezione le ha respinto nuovamente l'accesso integrale alla perizia 12 gennaio 2012 del Servizio medico-psicologico (SMP) sulle capacità genitoriali di CO 2. Detto reclamo non è stato oggetto d'intimazione.

Considerato
in diritto
1.
L'autorità giudiziaria di reclamo competente è la Camera di protezione del Tribunale di appello (art. 2 cpv. 2 LPMA), che giudica, nella composizione di un giudice unico, i reclami contro le decisioni delle Autorità regionali di protezione (art. 48 lett. f n. 7 LOG), concernenti maggiorenni e minorenni (art. 450 CC in relazione con gli 314 cpv. 1 e 440 cpv. 3 CC).
Quanto alla procedura applicabile, nella misura in cui non già regolata dagli art. 450 segg. CC, si applicano sussidiariamente le norme sulla procedura di ricorso davanti al Tribunale cantonale amministrativo (art. 74
b
LPAmm) [cfr. Messaggio del Consiglio di Stato n. 6611, del 7 marzo 2012, concernente la modifica della Ltut, pag. 8].
2.
Le impugnazioni in esame derivano dal medesimo complesso di fatti e vertono sul medesimo oggetto (l'esercizio delle relazioni padre figlio). Si giustifica pertanto di trattarle con una decisione unica (art. 51 LPamm).
I. Sul reclamo del 23 aprile 2013
3.
Nel primo reclamo, RE 1 chiede che venga annullata la decisione 18 aprile 2013 con cui l'Autorità di protezione ha modificato le modalità per l'esercizio del diritto di visita tra CO 2 e il figlio PI 1, come pure il mandato di valutazione della situazione famigliare del minore all’UFaM.
4.
La reclamante contesta in primo luogo che la modifica delle modalità per l'esercizio del diritto di visita sarebbe avvenuta in violazione del diritto di essere sentita. Ciò con particolare riferimento al suo diritto di essere sentita personalmente e al mancato accesso integrale alla perizia 12 gennaio 2012 del Servizio medico-psicologico (SMP) sulle capacità genitoriali di CO 2.
4.1.
Il diritto di essere sentito è parte integrante del diritto ad un processo equo a norma dell'art. 6 n. 1 CEDU e dell'art. 29 cpv. 1 Cost. Fed. Nel settore della protezione del minore e dell'adulto, il diritto della persona interessata di essere sentita personalmente (vale a dire oralmente) va oltre il diritto garantito dalla Costituzione federale, nella misura in cui l'art. 447 CC – applicabile anche in materia della regolamentazione del diritto di visita tra genitori e figli (per rimando dell'art. 314 cpv. CC) – prevede un obbligo generale dell'autorità di procedere a un'audizione personale (CommFam Protection de l'adulte,
Steck
, art. 447 CC n. 5 e 7). Per altro, con l'entrata in vigore, il 1° gennaio 2013, del nuovo diritto di protezione dei minori e degli adulti, prima di prendere disposizioni riguardo ai figli, l'autorità di protezione deve sentire personalmente i genitori anche con riguardo all'art. 297 cpv. 1 CPC, applicabile per analogia per il rimando generale dell'art. 450
f
CC (CPC Comm, Bernasconi, art. 297 CPC pag. 1312 e art. 296 CPC pag. 1309).
Per quanto qui concerne, l'Autorità di protezione non ha proceduto all'audizione personale di RE 1 prima di procedere alla riforma delle modalità per l'esercizio dei diritti di visita tra CO 2 ed il figlio PI 1. Secondo l'Autorità di protezione (risposta 30.04.2013 pag. 2 in alto), il fatto di essersi fatta rappresentare da un patrocinatore all'udienza dell'11 aprile 2013 e di “avere sollecitato un pronunciamento formale”, avrebbe garantito il corretto espletamento del diritto di essere sentita. A torto. Questa garanzia non è infatti adempiuta né da osservazioni scritte della parte interessata, né dalla rappresentanza nel procedimento da parte di un avvocato o di un curatore (CommFam Protection de l'adulte,
Steck
, art. 447 CC n. 7; Messaggio del CF del 28.06.2008 sulla Protezione degli adulti, diritto delle persone e diritto di filiazione, pag. 6466).
Secondo CO 2 (osservazioni 30.04.2013, pag. 3 in alto), non vi sarebbe stata una violazione del diritto di essere sentita, nella misura in cui RE 1, benchè convocata con larghissimo anticipo in data 26 febbraio 2013, non avrebbe ritenuto di partecipare personalmente. A torto. La convocazione in questione faceva infatti esplicito riferimento all'istanza 6 febbraio 2013 di RE 1, tendente alla revoca del curatore educativo – ritirata dall'istante in data 9 aprile 2013, quindi prima dell'udienza (cfr. lettera 09.04.2013 della MLaw S_ M_ all'ARP) – e alla richiesta 18 dicembre 2012 dei nonni paterni, postulante la concessione di diritti di visita anche a loro favore. La convocazione non faceva invece alcuna menzione ad una modifica dei diritti di visita tra papà e figlio, poi in realtà discussa all'udienza dell’11 febbraio 2013, che ha condotto alla decisione impugnata. Anche questa modalità di procedere configura una palese violazione del diritto di essere sentito.