Decision ID: b6d6971d-e8b9-54a0-b5a9-9cff956c2c88
Year: 2008
Language: it
Court: TI_TCAS
Chamber: TI_TCAS_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: social_law

ritenuto,
in fatto
1.1. Nel corso del mese di gennaio 2001, RI 1, nata nel _, da ultimo attiva quale operaia generica, ha presentato una richiesta di prestazioni AI per adulti (doc. 69).
1.2. Esperiti i necessari accertamenti medico-amministrativi, in particolare dopo avere disposto l’allestimento di una perizia pluridisciplinare da parte del Servizio di accertamento medico (SAM) di Bellinzona e dopo avere sottoposto l’assicurata ad un ulteriore accertamento medico psichiatrico dapprima presso il dr. _ e, in seguito, presso il dr. _ del SMR, l’Ufficio AI, con decisione formale del 2 maggio
2005, ha
negato all’interessata il diritto a una rendita, essendo il grado di invalidità inferiore al 40% (doc. 19).
A seguito dell’opposizione interposta dallo studio legale RA 1 per conto dell’assicurata – con la quale è stata contestata sia la valutazione medica (dal profilo reumatologico e da quello psichiatrico, criticando in particolare la mancata presa in considerazione del rapporto peritale del dr. _), sia quella economica (doc. 15 e 18) - l’Ufficio AI, con decisione su opposizione del 30 marzo
2006, ha
confermato il contenuto della sua prima decisione.
In particolare, l’amministrazione ha sottolineato che alla perizia del dr. _ non può essere riconosciuta forza probatoria piena, in quanto non corrisponde ai criteri di qualità necessari per la valutazione di una incapacità lavorativa da parte dell’UAI.
L’amministrazione ha per contro ritenuto probante sia la perizia del dr. _, sia quella del dr. _, i quali hanno confermato quanto già valutato dai medici del SAM nella perizia pluridisciplinare del 2002, ritenendo l’assicurata ancora abile al 70% in attività adeguate, rispettose dei suoi limiti funzionali (doc. A).
1.3. Contro la succitata decisione amministrativa l’assicurata, sempre patrocinata dallo studio legale RA 1, ha presentato ricorso al TCA, postulando il riconoscimento di una rendita intera.
Sostanzialmente, ella ha criticato l’agire dell’amministrazione, la quale, a fronte di un rapporto peritale del dr. _, che giungeva alla conclusione di un’incapacità lavorativa totale dell’assicurata, ha sottoposto l’interessata ad un nuovo esame specialistico presso il dr. _ del SMR, il quale, per contro, ha ritenuto esigibile un’attività lavorativa adeguata nella misura del 70%.
Il patrocinatore ha sottolineato che l’assicurata è affetta, tra l’altro, da fibromialgia, come chiaramente attestato, oltre che dai medici curanti, anche dal dr. _. Tale patologia, secondo il legale, riveste carattere invalidante, come ben spiegato dal dr. _, motivo per il quale l’assicurata va considerata totalmente inabile al lavoro, con conseguente diritto ad una rendita intera d’invalidità (I).
1.4. L’Ufficio AI, in risposta, dopo avere rilevato che la nuova documentazione medica prodotta con il ricorso non permette di oggettivare una modifica dello stato di salute dell’interessata con ripercussioni sulla capacità lavorativa, ha postulato l’integrale reiezione dell’impugnativa con argomenti di cui si dirà, per quanto occorra, nei considerandi di diritto (III).
1.5. Con scritto del 27 giugno 2006 il patrocinatore ha contestato le conclusioni contenute sia nella risposta di causa, sia nelle annotazioni del dr. _ del SMR, considerate
“
fortemente carenti
”, sottolineando che le condizioni di salute dell’interessata regrediscono continuamente, a causa del processo di avanzamento della fibromialgia. L’avv. _ ha quindi ribadito le richieste formulate con il ricorso (V).
1.6. Con osservazioni del 7 luglio 2006 l’amministrazione ha rilevato che la documentazione medica prodotta con il ricorso è stata vagliata dal SMR tramite una valutazione chiara ed incontestabile, giungendo alla conclusione che la stessa non abbia oggettivato una modifica dello stato di salute con ripercussioni sulla capacità lavorativa residua. L’Ufficio AI ha quindi definito come “
sommaria
” e “
priva di elementi medici oggettivi e pertinenti
” la conclusione del patrocinatore relativa al carattere fortemente carente e astratto dal contesto clinico generale delle annotazioni mediche del SMR (VII).
Tali osservazioni sono state trasmesse all’assicurata, per conoscenza (VIII).
1.7. In data 21 maggio 2007, l’insorgente ha presentato al TCA istanza di concessione dell’assistenza giudiziaria, trasmettendo al Tribunale
il certificato municipale di ammissione all'assistenza giudiziaria unitamente alla decisione di tassazione relativa al 2005
(XIV).
1.8. Il vicepresidente del TCA, con ordinanza del 23 maggio 2007 (XV), ha ordinato l’allestimento di una perizia medica pluridisciplinare giudiziaria a cura del _ di _ (in seguito _).
1.9. Il 14 luglio 2008 è pervenuta al TCA la perizia pluridisciplinare del _, che è stata intimata alle parti per osservazioni (XX).
L’assicurata e l’Ufficio AI hanno preso posizione con scritti del 31 luglio 2008 (XXI), rispettivamente del 19 agosto 2008 (XXII + bis).
Tali osservazioni sono state trasmesse alla relativa controparte, con la facoltà di presentare osservazioni scritte (XXIII, XXIV).
1.10. Con scritto del 5 settembre 2008 il patrocinatore dell’assicurata ha criticato la perizia giudiziaria del _, che difetterebbe, a suo avviso, di conclusioni approfondite ed esaustive. Ha inoltre contestato la non attendibilità della perizia del dr. _ espressa dal medico SMR e dall’UAI (XXV).
Dal canto suo, in data 3 settembre 2008, l’UAI ha sottolineato che la perizia del _ ha valutato in modo coerente e completo il danno alla salute dell’assicurata, giungendo alla conclusione di una capacità lavorativa residua del 70% in attività adatte, come del resto già valutato dai medici del SAM (XXVI).
Le osservazioni della ricorrente e quelle dell’UAI sono state inviate alla rispettiva controparte (XXVII, XXVIII), per conoscenza.
1.11. In data 16 settembre 2008 (doc. XXIX) e 23 settembre 2008 (doc. XXXI), il TCA ha chiesto al patrocinatore dell’assicurata di trasmettere la documentazione necessaria al fine di poter valutare l’esistenza o meno dei requisiti necessari per poter concedere all’interessata il beneficio dell’assistenza giudiziaria.
Con scritto del 30 settembre 2008 il patrocinatore dell’insorgente ha comunicato al TCA che “
la ricorrente ritira la domanda di assistenza giudiziaria formulata il 21 maggio
2007
”
, dato che “
alcuni suoi familiari intendono farsi carico delle spese di patrocinio
” (doc. XXXII).

in diritto
In ordine
2.1. La presente vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico ai sensi degli articoli 49 cpv. 2 della Legge organica giudiziaria e 2 cpv. 1 della Legge di procedura per le cause davanti al Tribunale delle assicurazioni (cfr. STF H 180/06 e H 183/06 del 21 dicembre 2007; STFA I 707/00 del 21 luglio 2003; STFA H 335/00 del 18 febbraio 2002; STFA H 212/00 del 4 febbraio 2002; STFA H 220/00 del 29 gennaio 2002; STFA U 347/98 del 10 ottobre 2001, pubblicata in RDAT I-2002 pag. 190 seg.; STFA H 304/99 del 22 dicembre 2000; STFA I 623/98 del 26 ottobre 1999).
Nel merito
2.2. Il 1° gennaio 2008 è entrata in vigore la 5a revisione della LAI (RU 2007 5148).
Occorre qui rilevare che per quanto concerne le norme di diritto materiale, in assenza di disposizioni transitorie, nel diritto delle assicurazioni sociali sono determinanti quei disposti in vigore al momento in cui si è realizzata la fattispecie che esplica degli effetti (DTF 129 V 4 consid. 1.2.; 127 V 466 consid. 1).
Dal momento che nel caso in esame lo stato di fatto giuridicamente determinante è realizzato antecedentemente al 1° gennaio 2008, le modifiche della 5a revisione della LAI non sono applicabili. Ne consegue che gli articoli della LAI citati in seguito fanno riferimento al tenore valido sino al 31 dicembre 2007.
2.3. Il TCA è chiamato a stabilire se l’amministrazione era legittimata a negare all’assicurata il diritto a una rendita di invalidità.
Secondo l’art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con gli artt. 7 e 8 LPGA, con invalidità s’intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata, cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio.
Gli elementi fondamentali dell'invalidità, secondo la surriferita definizione, sono quindi un danno alla salute fisica o psichica conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio, e la conseguente incapacità di guadagno.
Occorre quindi che il danno alla salute abbia cagionato una diminuzione della capacità di guadagno, perché il caso possa essere sottoposto all'assicurazione per l'invalidità (G. Scartazzini, Les rapports de causalité dans le droit suisse de la sécurité sociale, Basilea e Francoforte sul Meno 1991, p. 216ss.).
Giusta l'art. 28 cpv. 1 LAI, in vigore sino al 31 dicembre 2003, gli assicurati hanno diritto a una rendita intera se sono invalidi almeno al 66 2/3%, a una mezza rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono invalidi almeno al 40%. Nel suo nuovo tenore in vigore dal 1° gennaio
2004, l
'art. 28 cpv. 1 LAI prescrive che gli assicurati hanno diritto a una rendita intera se sono invalidi almeno al 70%, a tre quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%, a una mezza rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono invalidi almeno al 40%.
Ai sensi dell'art. 16 LPGA, il grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto fra il reddito del lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo l'insorgenza dell'invalidità e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione, nell'esercizio di un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in condizioni normali di mercato del lavoro (reddito da invalido) e il reddito del lavoro che egli avrebbe potuto conseguire se non fosse diventato invalido (reddito da valido).
Si confronta perciò il reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non fosse divenuto invalido con quello che egli può tuttora realizzare, benché invalido, sfruttando la residua capacità lavorativa in attività da lui ragionevolmente esigibili in condizioni normali del mercato del lavoro, previa adozione di eventuali provvedimenti integrativi (metodo generale del raffronto dei redditi; DTF 128 V 30 consid. 1, 104 V 136 consid. 2a e 2b; Pratique VSI 2000 p. 84 consid. 1b).
Nella DTF 107 V 21 consid. 2c,
la nostra Corte
federale ha stabilito che l'assicurazione per l'invalidità non è tenuta a rispondere, qualora l'assicurato, in ragione della sua età, di una carente formazione oppure a causa di difficoltà di apprendimento o linguistiche, non riesce a trovare concretamente un'occupazione (giurisprudenza confermata dal TFA con una sentenza
del 14 luglio 2006 nella causa A., U 156/05, consid. 5).
La misura dell'attività ragionevolmente esigibile dipende, d'altra parte, dalla situazione personale dell'assicurato e dalla possibilità di applicazione di misure reintegrative. La situazione personale dell'assicurato è essenziale per la valutazione della residua capacità al guadagno.
Secondo il TFA i due redditi, dalla cui differenza emerge il grado dell'incapacità di guadagno, vanno stabiliti in maniera precisa. Se ciò non è possibile, devono essere calcolati sulla base di una valutazione fondata sulle circostanze concrete (SVR 1996 IV Nr. 74 consid. 2a, DTF 114 V 313 consid. 3a).
Al proposito, va precisato che, secondo la DTF 128 V 174, resa in ambito LAINF, per il raffronto dei redditi ipotetici fa stato il momento dell’inizio dell’eventuale diritto alla rendita (e non quello della decisione su opposizione).
L’Alta Corte ha anche precisato che l’amministrazione è comunque tenuta, prima di pronunciarsi sul diritto a una prestazione, a esaminare se nel periodo successivo all’inizio di tale diritto non sia eventualmente subentrata una modifica di rilievo dei dati ipotetici di riferimento. In questa eventualità essa dovrà pertanto procedere a un ulteriore raffronto dei redditi prima di decidere.
Tale principio è poi stato esteso anche all’assicurazione per l’invalidità
(DTF 129 V 222; cfr., pure,
STFA del 26 giugno 2003 nella causa R. consid. 3.1, I 600/01, del 3 febbraio 2003 nella causa R., I 670/01 pubblicata in SVR 2002 IV Nr. 24, del 18 ottobre 2002 nella causa L. consid. 3.1, I 761/01 pubblicata in SVR 2003 IV Nr. 11 e del 9 agosto 2002 nella causa S. consid. 3.1, I 26/02; cfr., inoltre, STFA del 13 giugno 2003 nella causa G. consid. 4.2, I 475/01).
2.4.
Per quanto riguarda in particolare l'invalidità cagionata da un danno alla salute psichica, il TFA ha stabilito che é decisivo al proposito che il danno sia di gravità tale da non poter praticamente esigere dall'assicurato di valersi della sua capacità lavorativa sul mercato del lavoro, o che ciò sia persino intollerabile per la società (DTF 127 V 298 consid. 4c, 102 V 165= RCC 1977 pag. 169; Pratique VSI 1996 pag. 318, 321, 324; RCC
1992 pag. 180; ZAK 1984 pag. 342, 607; STFA del 29 settembre 1998 nella causa S. F. consid. 3b, I 148/98; Locher, Grundriss des Sozialversicherungsrechts, Berna 2003, pag. 128).
L'Alta Corte ha inoltre avuto modo di precisare che:
"
(...)
Tra i danni alla salute psichica, i quali come i danni fisici, possono determinare un'invalidità ai sensi dell'art. 4 cpv. 1 LAI, devono essere annoverati - oltre alle malattie mentali propriamente dette - le anomalie psichiche parificabili a malattia. Non sono considerati effetti di uno stato psichico morboso, e dunque non costituiscono turbe a carico dell'assicurazione per l'invalidità le limitazioni della capacità di guadagno cui l'assicurato potrebbe ovviare dando prova di buona volontà; la misura di quanto è ragionevolmente esigibile dev'essere apprezzata nel modo più oggettivo possibile. Bisogna dunque stabilire se, e in quale misura al caso, un assicurato può, nonostante il danno alla salute mentale, esercitare un'attività lucrativa che il mercato del lavoro gli offre, tenuto conto delle sue attitudini. In quest'ambito il punto è quello di sapere quale attività si può da lui ragionevolmente esigere. Ai fini di stabilire l'esistenza di un'incapacità di guadagno causata da un danno alla salute psichica non è quindi decisivo accertare se l'assicurato eserciti o meno un'attività lucrativa insufficiente; di maggior rilievo è piuttosto domandarsi se si debba ammettere che l'utilizzazione della capacità lavorativa non può in pratica più essere da lui pretesa oppure che essa sarebbe persino insopportabile per la società (DTF 102 V 166; VSI 1996 pag. 318 consid. 2a, pag. 321 consid. 1a, pag. 324 consid. 1a; RCC 1992 pag. 182 consid. 2a e sentenze ivi citate)" (STFA del 29 settembre 1998
nella causa S. F. [I 148/98], pag. 10 consid. 3b)."
Secondo la giurisprudenza del TFA questi principi valgono fra l'altro per le psicopatie, le alterazioni dello sviluppo psichico (psychische Fehlentwicklungen), l'alcolismo, la farmacomania, la tossicomania e le nevrosi (STFA del 18 ottobre 1999 nella causa B., I 441/99, del 29 settembre 1998 nella causa S. F., I 148/98 consid. 3b; RCC 1992 pag. 182 consid. 2a con riferimenti).
In una sentenza pubblicata in DTF 130 V 352 l’Alta Corte ha precisato i criteri per poter concludere che un disturbo da dolore somatoforme provoca un’incapacità di guadagno duratura.
Tali criteri sono stati così riassunti dal TFA in un’altra sentenza I 404/03 del 23 aprile 2004, in lingua italiana, nella quale il TFA si è così espresso:
"
6.2. A determinate condizioni, anche un disturbo da dolore somatoforme - rientrante nella categoria delle affezioni psichiche, per le quali l'allestimento di una perizia psichiatrica si rende normalmente necessario alfine di stabilirne le ripercussioni economiche - può causare una incapacità lavorativa (cfr. sentenza del 12 marzo
2004 in
re N., I 683/03, consid. 2.2.2, destinata alla pubblicazione nella Raccolta ufficiale [ndr.: pubblicata in DTF 130 V 352]). Secondo giurisprudenza, ancora recentemente confermata, un disturbo somatoforme da dolore persistente non è tuttavia, di regola, atto a determinare, in quanto tale, una limitazione duratura della capacità lavorativa suscettiva di dare luogo a un'invalidità ai sensi dell'
art. 4 cpv. 1 LAI
(sentenza citata del 12 marzo
2004 in
re N., consid.
2.2.3; Ulrich Meyer-Blaser, Der Rechtsbegriff der Arbeitsunfähigkeit und seine Bedeutung in der Sozialversicherung, namentlich für den Einkommensvergleich in der Invaliditätsbemessung, in: René Schaffhauser/Franz Schlauri [editori], Schmerz und Arbeitsunfähigkeit, San Gallo 2003, pag. 76 segg., in particolare pag. 81 seg.).
Un'eccezione a questo principio entra in linea di conto soltanto in quei casi in cui il disturbo da dolore somatoforme presenta secondo gli accertamenti medici una gravità tale da rendere in pratica oggettivamente non più esigibile dalla persona assicurata lo sfruttamento della sua capacità lavorativa residua sul mercato del lavoro oppure dove ciò risultasse insostenibile per la società (DTF 102 V 165; VSI 2001 pag. 225 consid. 2b con riferimenti; cfr. pure DTF 127 V 298 consid. 4c in fine). Una simile inesigibilità, da ammettersi soltanto in casi eccezionali, presuppone tuttavia l'esistenza concomitante di una comorbidità psichica di notevole gravità, intensità e durata oppure la presenza qualificata di altri criteri, quali ad es. l'esistenza di concomitanti affezioni organiche croniche accompagnate da un decorso patologico pluriennale con sintomi stabili o in evoluzione senza remissione duratura, l'accertamento di un ritiro totale dalla vita sociale, un eventuale profitto tratto dalla malattia (cosiddetto "Krankheitsgewinn") come pure un insuccesso, nonostante gli sforzi profusi, di trattamenti e di provvedimenti riabilitativi. A volte, la presenza di tali fattori permette di ritenere insormontabile il disturbo da dolore somatoforme (sentenza citata del 12 marzo
2004 in
re N., consid. 2.2.3 e i riferimenti ivi citati; cfr. pure VSI 2000 pag. 155 consid. 2c). Da notare ancora che i fattori psicosociali o socioculturali non figurano nel novero delle affezioni alla salute suscettibili di originare un'incapacità di guadagno ai sensi dell'
art. 4 cpv. 1 LAI
(cfr. sentenza del 29 gennaio
2003 in
re P., I 129/02, consid. 3.2, con riferimento ai principi sanciti in DTF 127 V 294).
In tale contesto, l'esperto chiamato ad esprimersi deve, sul piano psichiatrico, porre una diagnosi nell'ambito di una classificazione riconosciuta e pronunciarsi sulla gravità dell'affezione. Tenendo conto dei criteri esposti, egli deve così valutare l'esigibilità della ripresa, rispettivamente dell'estensione lavorativa da parte dell'assicurato (VSI 2000 pag. 155 consid. 2c)."
Questa giurisprudenza è stata recentemente confermata dall’Alta Corte nella sentenza 9C_830/2007 del 27 luglio 2008, vedi anche la sentenza 9C_382/2008 del 22 luglio 2008.
Anche in un'altra
sentenza I 702/03 del 28 maggio 2004, il TFA ha evidenziato che:
"
5.2 In
una recente sentenza, questa Corte ha avuto modo di precisare che una tale inesigibilità presuppone in ogni caso la presenza manifesta di una comorbidità psichiatrica di notevole gravità, intensità e durata oppure la presenza costante e intensa di altri criteri qualificati quali (1) l'esistenza di concomitanti affezioni organiche croniche accompagnate da un decorso patologico pluriennale con sintomi stabili o in evoluzione senza remissione duratura, (2) la perdita d'integrazione sociale in tutti gli ambiti della vita, (3) uno stato psichico consolidato, senza possibilità di evoluzione sul piano terapeutico, ad indicare allo stesso tempo l'insuccesso e la liberazione dal processo risolutivo del conflitto psichico (profitto primario tratto dalla malattia; "primärer Krankheitsgewinn") oppure (4) l'insuccesso di trattamenti ambulatoriali o stazionari conformi alle regole dell'arte nonché di provvedimenti riabilitativi a dispetto degli sforzi profusi dalla persona assicurata (sentenza citata del 12 marzo
2004 in
re N., consid. 2.2.3 e sentenza del 21 aprile
2004 in
re P., I 870/02, consid.
3.3.2; VSI 2000 pag. 155 consid.
2c; Ulrich Meyer-Blaser, Der Rechtsbegriff der Arbeitsunfähigkeit und seine Bedeutung in der Sozialversicherung, namentlich für den Einkommensvergleich in der Invaliditätsbemessung, in: René Schaffhauser/Franz Schlauri [editori], Schmerz und Arbeitsunfähigkeit, San Gallo 2003, pag. 76 segg. e 80 segg.)."
In una sentenza I 770/03 del 16 dicembre 2004 pubblicata in DTF 131 V 49 l'Alta Corte, dopo avere confermato che l'esame dell'effetto invalidante di un disturbo da dolore somatoforme richiede una verifica completa della situazione sulla base dei criteri summenzionati, ha aggiunto che si devono considerare anche gli elementi a sostegno della non sussistenza dell'obbligo di prestazione sull'assicurazione per l'invalidità.
Pertanto, se le limitazioni nell'esercizio di un'attività risultano da un'esagerazione dei sintomi o simili, di regola non sussiste un danno alla salute che dà diritto a prestazioni dell'assicurazione. Questa situazione è data quando: vi è una notevole discrepanza tra i dolori descritti e il comportamento osservato/l'anamnesi; l'assicurato afferma di essere afflitto da dolori intensi, ma li caratterizza in modo vago; l'assicurato non fa richiesta di cure mediche o terapie; i lamenti dell'assicurato sembrano ostentati e quindi poco credibili al perito; l'assicurato sostiene di subire gravi limitazioni nella vita quotidiana, nonostante il contesto psicosociale sia pressoché intatto (v. Kopp/Willi/Klipstein, Im Graubereich zwischen Körper, Psyche und sozialen Schwierigkeiten, in: Schweizerische Medizinische Wochenschrift 1997, p. 1434, con riferimento ad uno studio approfondito di Winchkler e Foerster).
La nostra Massima Istanza in una sentenza I 873/05 del 19 maggio 2006, si è confermata nella propria giurisprudenza e l'ha estesa anche al caso della fibromialgia, rilevando:
"
(...)
Ora, il Tribunale federale delle assicurazioni, in una recente sentenza 8 febbraio 2006 in re S. (I 336/04), destinata alla pubblicazione nella raccolta ufficiale (ndr.: pubblicata in DTF 132 V 65), ha stabilito che non vi è motivo per l'amministrazione e il giudice di rimettere in discussione la diagnosi di fibromialgia quand'anche essa sia tema di controversie negli ambienti medici. Ha poi precisato che la fibromialgia presenta numerose similitudini con i disturbi da dolore somatoforme, per cui si giustifica, dal profilo giuridico, e allo stato attuale delle conoscenze, di applicare per analogia i principi sviluppati dalla giurisprudenza in materia di disturbi da dolore somatoforme qualora si tratti di valutare il carattere invalidante di una fibromialgia.
Ciò significa che anche in presenza di fibromialgia si deve presumere che tale affezione o gli effetti della stessa possano essere sormontati facendo gli sforzi personali ragionevolmente esigibili (cfr. DTF 131 V 50 (recte: 49)). Come in tema di disturbi da dolore somatoforme si deve comunque prendere in considerazione la possibile sussistenza di determinati fattori che, per la loro intensità e costanza, rendono la persona incapace di fare simili sforzi. I criteri suscettibili di giustificare una prognosi negativa sono i seguenti: la presenza di una componente psichiatrica importante per la sua gravità, la sua intensità e la sua durata, il perdurare di un processo morboso per più anni senza remissione durevole, l'esistenza di turbe croniche, il verificarsi di una perdita di integrazione sociale in tutte le manifestazioni della vita e la constatazione dell'insuccesso delle cure ambulatorie o stazionarie praticate secondo le regole dell'arte, questo nonostante l'attitudine cooperativa della persona assicurata. In presenza di una componente psichiatrica, si deve tener conto dell'esistenza di uno stato psichico cristallizzato risultante da un processo difettoso di risoluzione di un conflitto conferente comunque un sollievo dal profilo psichico (profitto tratto dalla malattia, fuga nella malattia). Infine, sempre come nel caso di disturbi da dolore somatoforme si deve concludere per l'assenza di un danno alla salute giustificante il diritto a prestazioni qualora le limitazioni legate all'esercizio di un'attività risultino da un’esagerazione dei sintomi. (...)” (STFA del 19 maggio 2006 nella causa O., I 873/05)
In una sentenza 9C_35/2007 del 4 aprile 2008, l'Alta Corte ha sottolineato:
"
(...)
Quanto agli effetti invalidanti della fibromialgia, invocati con il ricorso e negati nel caso di specie dal primo giudice sulla scorta della valutazione del Servizio X._, basta il rilievo che, in analogia a quanto stabilito in materia di disturbo somatoforme da dolore persistente, la malattia non è di regola atta a determinare una limitazione di lunga durata della capacità lavorativa suscettiva di cagionare un'invalidità ai sensi dell'art. 4 cpv. 1 LAI e che comunque le condizioni per eccezionalmente ammettere una siffatta ipotesi non sono certamente date in concreto in assenza di una comorbidità psichiatrica importante (in casu: sintomatologia depressiva descritta in totale regressione) e in presenza di una (chiara) tendenza all'esagerazione riscontrata dal dott. J._ (DTF 132 V 65 consid. 4.2.1 e 4.2.2 pag. 70 seg.; 131 V 49 consid. 1.2 pag. 50; 130 V 352 consid. 2.2.3 pag. 353 seg. e consid. 3.3.1 pag. 358). (...)"
In una sentenza I 384/06 del 4 luglio 2007 il Tribunale federale (TF) ha ribadito che “(...) il riconoscimento di un danno alla salute psichica presuppone in particolare la diagnosi espressa da uno specialista in psichiatria, poggiata sui criteri posti da un sistema di classificazione riconosciuto scientificamente (cfr. DTF 130 V 396 segg.; cfr. pure la recente sentenza del Tribunale federale delle assicurazioni I 621/05 del 13 luglio 2006, consid. 4). (...)” (STF del 4 luglio 2007, I 384/06).
2.5.
Nel caso in esame, con lo scopo di accertare in maniera approfondita lo stato di salute dell’assicurata, l’Ufficio AI ha affidato al SAM il mandato di esperire una perizia pluridisciplinare. In tale ambito, i medici del SAM hanno valutato la patologia reumatologica (dr. _) e quella psichiatrica (dr. _).
Il dr. _, specialista FMH in reumatologia, che nel suo referto del 6 maggio
2002 ha
posto le diagnosi di “sindrome lombospondilogena cronica su minima protrusione discale a base larga L4/L5 senza neurocompressione e su ernia discale L5/S1 medio-laterale sinistra (TAC del 3.4.2000) ora completamente regredita; incipiente poliartrosi delle dita” (doc. 51-15).
Ha considerato l’interessata, da un punto di vista strettamente reumatologico, inabile al lavoro al 50% nella sua precedente attività di operaia in una fabbrica di imballaggi; inabile al lavoro al 20% in attività mediamente pesanti, che permettano il rispetto delle regole di ergonomia della schiena, che evitino posizioni statiche eccessivamente prolungate e movimenti di flessione-estensione o rotazione del tronco eccessivamente prolungati, in cui non debba sollevare pesi superiori a
15 kg
e non in modo eccessivamente ripetitivo; infine, abile al lavoro al 100% in attività leggere, che permettano il rispetto delle regole di ergonomia della schiena, evitino movimenti eccessivamente ripetitivi di flessione-estensione o rotazione del tronco e possano comportare saltuariamente anche compiti mediamente pesanti (doc. 51-15).
Ha aggiunto che non vi sono misure in grado di migliorare la capacità di lavoro dell’interessata. Lo specialista ha inoltre evidenziato che, vista anche la discordanza clinico-radiologica, è assolutamente da evitare il ricorso a misure chirurgiche, che sarebbero una risposta inadeguata alle continue richieste di aiuto da parte della paziente (doc. 51-15).
Il dr. _, specialista FMH in psichiatria e psicoterapia, nel suo referto dell’11 giugno 2002, posta la diagnosi di “sindrome da disadattamento con reazione ansiosa e depressiva prolungata ed arricchita con alcuni aspetti emozionali (ICD10-F43.2)”, ha ritenuto l’interessata, sotto il profilo strettamente psichiatrico, inabile al lavoro al 30% (doc. 51-12).
Ha rilevato che questa condizione è suscettibile di miglioramento qualora dovessero essere eliminate le cause del disagio sociale e con un trattamento medicamentoso e psicoterapeutico di sostegno (doc. 51-12).
Globalmente, quindi, nel rapporto peritale del 14 giugno 2002, i medici del SAM, sulla base delle risultanze dei singoli consulti e delle visite ambulatoriali presso il citato centro d’accertamento, hanno posto le diagnosi con influsso sulla capacità lavorativa di “sindrome lombospondilogena cronica con/su minima protrusione discale a base larga L4-L5 senza neurocompressione, ernia discale L5-S1 mediolaterale sinistra (TAC del 3.4.2000) ora completamente regredita; incipiente poliartrosi delle mani; sindrome da disadattamento con reazione ansiosa e depressiva prolungata ed arricchita con alcuni aspetti emozionali”; quali diagnosi senza ripercussioni sulla capacità lavorativa hanno indicato quelle di “obesità e dislipidemia” (doc. 51-7).
Quanto alla capacità lavorativa, i medici del SAM hanno ritenuto l’assicurata inabile al lavoro al 50% nella sua precedente attività di operaia di fabbrica e in altre attività pesanti, ma abile al lavoro al 70% in attività mediamente pesanti, che permettano il rispetto delle regole di ergonomia della schiena, evitino posizioni statiche eccessivamente prolungate e movimenti di flessione, estensione o rotazione del tronco eccessivamente prolungati, in cui la paziente non sia chiamata a sollevare pesi superiori a
15 kg
e non in modo eccessivamente ripetitivo. Inoltre, hanno considerato l’assicurata abile al lavoro al 70% anche in altre attività leggere e più adatte alle sue condizioni di salute (doc. 51-9). Hanno quindi indicato che l’incapacità lavorativa inizia a partire dal 1° gennaio 2000, quando l’assicurata ha terminato la sua attività lavorativa, fino ad ora e continua (doc. 51-9).
In uno scritto del 2 febbraio 2004 l’UFAS, dopo avere esaminato l’incarto dell’assicurata nell’ambito del monitoraggio, ha osservato:
"
(...)
Secondo il rapporto del SAM l'assicurata è abile al 100% in attività leggere, rispettose delle regole ergonomiche. Secondo il parere dello psichiatra del SAM il problema della depressione ha un'ottima prognosi sotto trattamento. Si tratta infatti di una depressione reattiva a problemi sociali, come appare del resto dal rapporto medico. Rammentiamo che a norma del N. 1016 GIGI, la menzione di disturbi neurotici, somatoformi e da stress va valutata in modo particolarmente accurato. Spesso si tratta infatti di disturbi psichici provocati in misura preponderante da fattori esterni, quali il sovraccarico dovuto a più attività contemporanee (p.es. professione e lavoro casalingo) o un ambiente sfavorevole, che spariscono però in caso di cambiamento ragionevolmente esigibile delle condizioni. Non essendo di natura durevole, questi disturbi non sono di per sè invalidanti (RCC 1971 p. 554, RCC 1964 p. 212). Non sono quindi invalidanti neppure le particolarità comportamentali dovute a fattori socioculturali, etnici o familiari o le difficoltà emotive dovute soprattutto all'emigrazione e all'inserimento nel Paese ospite (DTF 127 V 294).
Per quanti motivi non riteniamo opportuno concedere una rendita." (Doc. 41-1)
Sulla base di tali osservazioni, il dr. _ del SMR, spec. FMH in psichiatria e psicoterapia (sul diritto per gli assicurati di conoscere la specializzazione dei medici del SMR, cfr. SVR 2008 IV Nr. 13), nelle sue annotazioni del 26 marzo
2004, ha
indicato che l’assicurata “
verrà convocata presso il SMR per una valutazione psichiatrica
” (doc. 38-1).
In seguito, nelle sue annotazioni del 7 maggio 2004, il dr. _ ha rilevato che, “
causa deficitaria padronanza della lingua italiana dell’assicurata, l’accertamento peritale psichiatrico previsto presso il SMR, sarà invece effettuato dal dr. _. La data di convocazione è prevista per il 24.5.2004
” (doc. 35-1).
Nel suo referto peritale del 14 giugno 2004 il dr. _, spec. FMH in psichiatria e psicoterapia, ha posto le diagnosi di “lieve disturbo istrionico della personalità premorbosa (F60.4); reazione a gravi fattori stressanti (F43); sindrome da disadattamento (F43.21 e F43.25); episodio depressivo grave con sintomi psicotici (F32.3); complessa sindrome dolorosa cronica (a voi già nota); vari aspetti in parte atipici di fibromialgia” (doc. 33-7). Ha quindi osservato che “
anche se dalla personalità premorbosa sono tuttora facilmente visibili le tendenze alla conversione in corporeo delle tensioni psichiche e all’uso della teatralità e della drammatizzazione nell’espressione dell’emotività e del dolore, il perito comunque non ha l’impressione che la personalità premorbosa sia da giudicare patologica. Essa non è responsabile dell’invalidità attuale
” (doc. 33-7). Il perito ha poi spiegato che sulla personalità premorbosa dell’interessata si sono poi innestate una problematica sociale stressante e una problematica corporea di sindrome dolorosa persistente, a seguito delle quali si è sviluppata una malattia depressiva, che compromette gravemente l’immagine di sé dell’assicurata.
Quanto alla capacità lavorativa, il dr. _ ha osservato che “
anche se da anni si parla di una certa capacità di lavoro, ancora presumibile per i lavori leggeri a dipendenza di terzi, la stessa capacità al perito sembra piuttosto teorica. Non ho l’impressione che le condizioni della salute della paziente siano tali da rendere realmente possibile una sua assunzione alle dipendenze di terzi. Le attuali condizioni del mercato di lavoro lo escludono di certo
” (doc. 33-8).
Ha infine rilevato che la terapia antalgica e antiflogistica in atto dovrebbe essere combinata e sostenuta con la somministrazione di un neurolettico con effetto ansiolitico e di un antidepressivo, che potrebbero migliorare di molto la qualità di vita dell’interessata, senza tuttavia modificare l’incapacità lavorativa (doc. 33-9).
Nelle sue annotazioni del 20 dicembre 2004, il dr. _ del SMR, spec. FMH in medicina generale, ha ritenuto che il quadro descritto dal dr. _ e le lamentele dell’assicurata sono rimaste invariate rispetto alla valutazione del SAM, aggiungendo che “
la perizia in pratica si limita a riportare le lamentele dell’assicurata
” (doc. 31-2).
Pertanto, l’UAI ha deciso di sottoporre l’assicurata, accompagnata da un familiare che fungerà da interprete (viste le scarse conoscenze della lingua italiana), ad una nuova valutazione psichiatrica, presso il SMR (doc. 30-1).
Nel rapporto d’esame clinico-psichiatrico del 4 marzo 2005 il dr. _, poste le diagnosi di “sindrome da disadattamento, reazione mista ansioso-depressiva (ICD10-F43.22) con stress prolungato per problemi correlati a circostanze economiche (ICD10-Z59); sindrome lombospondilogena cronica con/su minima protrusione discale a base larga L4-L5 senza neurocompressione; incipiente poliartrosi delle mani; obesità” (doc. 26-4), ha considerato l’assicurata inabile al lavoro al 30% per motivi psichiatrici. Ha sottolineato che, rispetto alla precedente valutazione del SAM del 14 giugno 2002, le condizioni psichiche dell’assicurata non hanno subito sostanziali modifiche e come le diagnosi psichiatriche espresse dal dr. _, nell’ambito della perizia SAM del
2002, a
distanza di tre anni siano rimaste invariate e continuino ad essere sostenute dal fattore stressante rappresentato dalle precarie condizioni economiche della famiglia.
Il dr. _ ha poi contestato la presenza di una sindrome da dolore cronico invalidante, evidenziata dal dr. _, dato che l’assicurata stessa ha ammesso che l’entità dei dolori somatici è attenuata dal trattamento farmacologico analgesico e antiinfiammatorio, mentre che nel disturbo da dolore somatoforme la sintomatologia dolorosa non è affatto modificata da tali approcci terapeutici (doc. 26-5).
In data 8 marzo 2005 e 4 aprile 2005 l’assicurata è poi stata nuovamente visitata dal dr. _, su richiesta del medico curante, dr. _. Nel rapporto medico del 5 aprile 2005, il dr. _, poste le diagnosi di “fibromialgia; sindrome lombospondilogena cronica su modiche alterazioni degenerative senza neurocompressione; incipiente poliartrosi delle dita; epicondilite radiale bilaterale; gonalgie croniche a destra senza anomalie rilevanti a livello clinico e radiologico” (doc. 25-1), ha espressamente rilevato che la capacità lavorativa dell’interessata è rimasta invariata rispetto al precedente consulto peritale del 6 maggio 2002, nonostante la diagnosi di fibromialgia (doc. 25-3).
Nelle sue annotazioni del 14 ottobre 2005, il dr. _ ha osservato:
"
Vedi mia nota del 20.12.2004. In considerazione del fatto che la perizia psichiatrica eseguita da parte del Dr. _ non corrisponde ai criteri di qualità necessari per la valutazione di un’inabilità lavorativa da parte dell'AI (in pratica il perito ha ripreso in modo acritico le lamentele dell'assicurata, non ha distinto tra problematica socio-economica/culturale e patologia psichiatrica nel senso stretto) l'assicurata è stata nuovamente valutata dal dr. _, medico SMR specialista in psichiatria FMH, in data 2.3.2005. In particolare non ha potuto essere confermata la presenza di una sindrome depressiva grave con sintomi psicotici come postulato dal dr. _ mentre risulta essere in prima linea una problematica di disadattamento come già evidenziato nel 2002 da parte del Dr. _. In considerazione dello stato di salute psichiatrico constatato dal dr. _ come invariato alla valutazione in occasione della perizia SAM anche l'impedimento sulla capacità lavorativa è stata valutata identica.
Per quanto concerne invece il lato reumatologico vi è attualmente il rapporto del dr. _ del 5.4.2005 che conferma espressamente una capacità lavorativa dal punto di vista reumatologico invariata rispetto alla sua valutazione del 6.5.2002. L'attuale presenza di una fibromialgia non modifica la allora stabilita capacità lavorativa residua.
Conclusione: gli ulteriori accertamenti medici eseguiti dopo
la perizia SAM
non hanno permesso di constatare una modifica di rilievo dello stato di salute ed in particolare della capacità lavorativa residua. Viene confermata quindi la valutazione valetudinaria espressa in occasione della perizia SAM 5.2002." (Doc. 11-1)
L’assicurata ha contestato la decisione dell’UAI, affermando che debba essere ritenuta probante la perizia psichiatrica del dr. _, con conseguente diritto ad una rendita intera di invalidità.
Considerate le summenzionate contrastanti valutazioni mediche agli atti, questa Corte ha ordinato l’esecuzione di una perizia pluridisciplinare giudiziaria a cura del _.
2.6. Dal referto peritale _ del 10 luglio 2008 (XIX) risulta che i periti, dopo aver esposto dettagliatamente l’anamnesi e le constatazioni obiettive (dr. Baumann/dr. _), hanno fatto capo a quattro consultazioni specialistiche, di natura reumatologica (dr. _), neurologica (dr. _), internistica (dr. _) e psichiatrica (dr. _).
L’aspetto reumatologico è stato valutato dal dr. _, il quale ha posto le diagnosi di “Chronisches lumbovertebrales Syndrom mit vorwiegend spondylogener Ausstrahlung beidseits diskretes S1-Reizsyndrom links, degenerative Veränderungen der Lendenwirbelsäule mit kleiner paramedian links gelegener Diskushernie L5/S1, Spondylarthrosen L4 bis S1 beidseits; Fasziitis plantaris rechts bei Fersensporn; Rezidivierende tendomyotisch betontes cervicovertebrales Syndrom Periarthropathia Humero scapularis tendinotica rechts, positives Impingementphänomen; Epicondylopathia humeri medialis und lateralis beidseits; Fingerpolyarthrose
” (doc. XIX pag. 24).
Il dr. _ ha poi osservato:
"
3.2.5. Beurteilung
Die Versicherte berichtet über anhaltende Kreuzschmerzen mit Ausstrahlung in die Beine beidseits rechtsbetont, über eine Müdigkeit in den Beinen und eine Schwäche. Im weiteren berichtet die Versicherte über belastungs- und bewegungsabhängige Knieschmerzen rechtsbetont. Im weiteren Angabe von Fersenschmerzen rechts beim Abrollen und Ameisenlaufen in der Fusssohle links und in den drei Aussenzehen links. Zusätzlich Angabe von Schmerzen bei Bewegung im Nacken, belastungs- und bewegungsabhängige Schmerzen in der rechten Schulter, in beiden Ellbogen ohne Schwellung. Zusätzlich Angabe von Handschwellung und Fingergrundgelenkschmerzen. Sowie Angabe von Morgensteifigkeit über eine Stunde Dauer.
Bei der klinischen Untersuchung findet man ein lumbovertebrales Syndrom, mit deutlichen
Ü
berlastungsmyogelosen im Beckenkammbereich, im Beckengürtelbereich rechtsbetont.
Motorische, radikulär bedingte Ausfälle fehlen, es besteht eine Hypästhesie im S1 assoziierten Dermatom des linken Fusses.
Eine klassische Claudicatio spinalis besteht nicht.
An den Knien beidseits findet man anamnestisch Hinweise für eine Gonarthrose, ohne Ergussbildung. An der rechten Ferse bestehen Hinweise für eine plantare Fasziitis.
Im weiteren finden man Tendomyosen cervical, Insertionstendynosen der rechten Schulter, der beiden Ellbogen, so wie das Bild einer Fingerpolyarthrose beidseits.
In den bildgebenden Untersuchungen – bei mehrfach durchgeführten Computertomogrammen und MRI der LWS – zeigten sich degenerative Veränderungen mit unterschiedlich stark ausgeprägten Diskusprotusionen und rezidivierender Diskushernienbildung L5/S1, aktuell nachweisbar auch in der MRI-Untersuchung der LWS vom September 2007.
Die bildgebende Untersuchung der Knie, der Ferse rechts zeigen die oben erwähnten Befunde, das Handröntgen das Bild einer Heberden-Arthrose. Hinweise für entzündlich Veränderungen in den bildgebenden Untersuchungen fehlen.
”
(Doc. XIX pagg. 24-25)
L’aspetto neurologico è stato vagliato dal dr. _, il quale, poste le diagnosi di “Chronisches lumbales Schmerzsyndrom mit vorwiegend pseudoradikulären Schmerzausstrahlungen in beide Beine; Diskretes radikuläres sensibles Ausfallssyndrom S1 links bei Diskushernie L5/S1; Chronischer Spannungskopfschmerz
”
, ha evidenziato che l’assicurata non presenta, da un punto di vista strettamente neurologico, delle diagnosi con influsso sulla capacità lavorativa (doc.
XIX pag. 29).
L’aspetto internistico è stato valutato dal dr. _, il quale, poste le diagnosi di “Metabolisches Syndrom mit Adipositas (BMI 39); Anamnestisch rezidivierende Harnwegsinfekte und Nierenkolik bei Ptose der rechten Niere; Anamnestisch Refluxkrankheit bei Gleithernie”, è giunto alla conclusione che l’assicurata è inabile al lavoro in attività pesanti, mentre non presenta delle limitazioni della capacità lavorativa in attività da leggere a medio-pesanti (doc. XIX, pag. 31).
Infine, l’aspetto psichiatrico è stato vagliato dal dr. _, il quale, poste le diagnosi di “Anhaltende somatoforme Schmerzstörung; Rezidivierende depressive Störung (anamnestisch) gegenwärtig remittiert”, è giunto alla conclusione che la capacità lavorativa dell’assicurata non presenta, da un punto di vista psichiatrico, delle limitazioni (doc. XIX pag. 40).
Sulla base delle risultanze dei singoli consulti i periti hanno posto le seguenti diagnosi:
"
(...)
4.
Diagnosen
4.1. Hauptdiagnose (mit Einfluss auf die Arbeitsfähigkeit)
- Chronisches lumbovertebrales Syndrom
- mit vorwiegend spondylogener Ausstrahlung, rechtsbetont
- Diskretes radikuläres sensibles Ausfallssyndrom S1 links
- bei degenerativen Veränderungen der Lendenwirbelsäule
- mit kleiner paramedian links gelegener Diskushernie L5/S1
- Spondylarthrosen L4 bis S1 beidseits
4.2. Nebendiagnose (ohne Einfluss auf die Arbeitsfähigkeit)
- Metabolisches Syndrom
- anamnestisch rezidivierende Harnwegsinfekte
- und Nierenkolik
- bei Ptose der rechten Niere
- Anamnestisch Refluxkrankheit bei Hiatus Gleithernie
- Steatose der Leber
- Rezidivierende cervicale Tendomyosen
- Periarthropathia humero scapularis tendinotica rechts
- Epicondylopathia humeri medialis et lateralis, beidseits
- Fingerpolyarthrose
- Fasziitis plantaris rechts bei Fersensporn
- Anhaltende somatoforme Schmerzstörung
- mit chronischem Spannungskopfschmerz
- bei psychosozialer Belastung" (...)"
(Doc. XIX, pag. 41)
I medici del _ hanno così ris
posto ai quesiti proposti dalle parti:
"
(...)
6.1.
A) Fragen der beklagten Partei
.
Es beschreibe der Experte den Zustand der Versicherten mit Darstellung der Ressourcen und Defiziten.
_
Den Zustand der Versicherten mit Darstellung der Ressourcen und Defiziten haben wir oben beschrieben, es sei darauf verwiesen.
6.2.
Bestehen Diagnosen mit Auswirkungen auf die Arbeitsfähigkeit und seit wann bestehen sie?
Beurteilung und Prognose?
Wie und wie viel beeinflussen diese die Arbeitsfähigkeit (Beeinträchtigungen aufgrund der festgestellten Störungen auf der psychische Ebene und auf der körperlichen Ebene)?
_
Ja, die degenerativen Veränderungen am Achsenskelett mit den entsprechenden Folgen haben einen Einfluss auf die Arbeitsfähigkeit.
In einer umfassenden Beurteilung sind wir darauf eingegangen. Es sei auf die Ausführungen oben verwiesen.
6.3. Ist die frühere Tätigkeit als Arbeiterin noch zumutbar? Falls ja, in welchem Ausmass?
Welches wären dabei die allfälligen funktionellen Einschränkungen?
_
Zuletzt hat die Explorandin bis Ende
1999 in
der Verpackung gearbeitet. Das Anforderungsprofil des letzten Arbeitsplatzes kennen wir nicht. Gemäss Gutachten der MEDAS Bellinzona von 2002 soll es sich um eine schwere körperliche Tätigkeit gehandelt haben.
Eine solche wäre der Explorandin praktisch nicht mehr zumutbar.
Die Arbeitsfähigkeit bei schwerer körperlicher Tätigkeit beträgt höchstens 30%.
6.4. Sind andere Tätigkeiten zumutbar? Falls ja, in welchem Ausmass? Welche wären dabei die allfälligen funktionellen Einschränkungen?
_
Ja, der Explorandin sind sämtliche leichten bis mittelschweren Tätigkeiten in Wechselhaltung, wie wir sie oben beschrieben haben, vollschichtig zumutbar. Die Explorandin müsste allerdings vermehrte Pausen einlegen können, so dass eine Leistungsfähigkeit von 70% resultiert.
6.5. Mit welchen zumutbaren Massnahmen kann die Arbeitsfähigkeit verbessert werden? Gibt es ärztliche Behandlungen oder Therapien, um die Arbeitsfähigkeit zu verbessern?
_
Es können keine medizinischen oder beruflichen Massnahmen genannt werden, die geeignet wären, die Arbeitsfähigkeit zu verbessern.
6.6. Wie hat sich, mit überwiegender Wahrscheinlichkeit, die Arbeitsfähigkeit entwickelt?
_
Aufgrund der Aktenlage ist davon auszugehen, dass die Arbetsfähigkeit seit Ende 1999 für adaptierte Tätigkeit in etwa gleich geblieben ist.
Für begrenzte Zeit war die Explorandin wahrscheinlich in erheblichem Mass depressiv, im Sinne einer reaktiven depressiven Störung, somit war sie möglicherweise für jeweilen einige Wochen arbeitsunfähig.
7.1. B) Fragen der Klagepartei.
Bestehen solche Pathologien gemäss Frage B) auf Seite 3 des Fragenkatalogs?
_
Bei der Explorandin bestehen verschiedene Pathologien. Diese sind im Fragekatalog auf den Seiten 3 bis 6 aufgelistet. Nur die Pathologien am Achsenskelett hingegen haben einen Einfluss auf die Arbeitsfähigkeit bei adaptierter Tätigkeit.
Die übrigen Pathologien haben wir entweder nicht bestätigen können (Fibromyalgie, Lungenpathologie, Gonarthrose, histrionische Persönlichkeitsstörung, schwere depressive Episode mit psychotischen Symptomen) oder sie haben keinen Einfluss auf die Arbeitsfähigkeit.
Gewisse Pathologien sind im übrigen Teilaspekte der anhaltenden somatoformen Schmerzstörung (doppelseitige Epicondylitis, Spannungstypkopfschmerzen, Reaktion auf Stressfaktoren, Anpassungsstörung, komplexe chronische Schmerzkrankheit).
7.2. Der Experte beschreibe die Anamnese und die Prognose der genannten Pathologien auf Seite 3 des Fragenkatalogs.
_
Soweit möglich sind wir auf die Anamnese und die Beschreibung der oben genannten Pathologien eingegangen. Von prognostischer Bedeutung ist im Wesentlichen das metabolische Syndrom.
Dieses wird wahrscheinlich nicht bessern.
7.3. Der Experte sage, ob Arbeitsfähigkeit bestehe oder eventuell Restarbeitsfähigkeit in Bezug auf die physischen, rheumatischen und psychischen Probleme.
_
Ja, mit und trotz ihren verschiedenen Affektionen ist es der Explorandin aus medizinischer Sicht möglich und zumutbar, einer adaptierten Tätigkeit im Umfang von 70% nachzugehen, ohne weiteren gesundheitlichen Schaden zu erleiden.
7.4. Falls eine Restarbeitsfähigkeit besteht, sage der Experte:
a) Ob die Patientin für lange Zeit stehen oder sitzen kann.
b) Ob die Patientin repetitive Bewegungen verrichten kann? Falls ja, welche Art von Bewegungen und mit welcher Häufigkeit?
c) Ob die Patientin Gewichte heben kann? Falls ja, wie viele Kilos und mit welcher Häufigkeit?
_
Die Versicherte sollte an einer Arbeitstelle die Möglichkeit haben, die Arbeit für eine Pause gelegentlich zu unterbrechen, die Arbeit teils stehend, teils sitzend oder auch teils gehend verrichten zu können.
Sie sollte nicht immer die gleichen, repetitiven Bewegungen verrichten müssen, grundsätzlich kommt aber jede Art von Bewegung in Frage. Sie sollte nicht Gewichte über
15 kg
heben müssen.
Eine solche Arbeit kann sie ganztags ausüben, mit den erwähnten Pausen resultiert aber eine Leistungsfähigkeit von 70%.
8. Weitere Angaben
Im abschliessenden Gespräch haben wir Frau RI 1 über unserer Befunde orientiert. Sie war auch hier im Schlussgespräch bei ausgeglichener Grundstimmung, lebhaft, spontan.
Sie hat unsere Ausführungen interessiert zur Kenntnis genommen. Sie zeigte sich jedoch etwas ängstlich, verunsichert bezüglich der sozialen Situation." (Doc. XIX, pag. 47-50)
Al riguardo, nelle sue annotazioni del 18 agosto 2008 il dr. _ del SMR ha osservato:
"
Valutazione peritale da parte _ 2.2008 su richiesta TCA:
Diagnosi: sindrome lombovertebrale cronica
- sintomatologia spondilogena prevalente a destra
sindrome radicolare S1 a sinistra
- alterazioni degenerative della colonna lombare
- piccola ernia discale L5/S1 paramediana sinistra
- spondilartrosi L4 - S1 bilateralmente
D. collat: sindrome metabolica
Ernia iatale
Tendomiosi cervicale recidivante
Periartropatia omeroscapolare tendinotica a destra
Epicondilopatia omerale mediale e laterale bilaterale
Poliartrosi delle dita
Fascite plantare a destra
Disturbo somatoforme persistente
Conclusioni:
- attività pesanti non più esigibili (attività precedente era probabilmente pesante e quindi non risulta più esigibile), questo da 1.1.2000
- IL 30% (pause supplementari) per attività leggere o medie, senza posizione forzata prolungata, senza dover trasportare e/o sollevare dei pesi importanti (oltre 15 kg / idem come SAM 2002), sempre da 1.1.2000
- Assenza di IL prolungata per motivi psichiatrici
Valutazione:
- l'attuale perizia risulta completa e coerente.
- Viene confermata la non attendibilità della perizia dr. _.
- In pratica si conferma il giudizio valetudinario finale del SAM con una IL del 30% in attività adatta, IL motivata però dalla problematica lombare e non da una problematica psichiatrica.
- La situazione clinica risulta in pratica invariata da 1.2000." (Doc. XXII/bis)
2.7. Quanto alla valenza probante di un rapporto medico, determinante è che i punti litigiosi importanti siano stati oggetto di uno studio approfondito, che il rapporto si fondi su esami completi, che consideri parimenti le censure espresse dal paziente, che sia stato approntato in piena conoscenza dell'incarto (anamnesi), che la descrizione del contesto medico sia chiara e che le conclusioni del perito siano ben motivate. Determinante quindi per stabilire se un rapporto medico ha valore di prova non è né l'origine del mezzo di prova, né la denominazione, ad esempio quale perizia o rapporto (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; STFA I 462/05 del 25 aprile 2007; STFA U 329/01 e U 330/01 del 25 febbraio 2003; DTF 125 V 352 consid. 3a; DTF 122 V 160 consid. 1c;
Meyer-Blaser
, Die Rechtspflege in der Sozialversicherung, BJM 1989 pag. 31; Pratique VSI 3/1997 pag. 123)
, bensì il suo contenuto (DTF 122 V
160 in
fine con rinvii).
A proposito delle perizie mediche eseguite nell'ambito della procedura amministrativa, il TFA ha stabilito che, nell'ipotesi in cui sono state eseguite da medici specializzati riconosciuti, hanno forza probatoria piena se giungono a conclusioni logiche e sono state realizzate sulla base di accertamenti approfonditi, fintanto che indizi concreti non inducono a ritenerle inaffidabili (DTF 123 V 176; DTF 122 V 161, DTF 104 V 212; SVR 1998 IV Nr. 1 pag. 2; SZS 1988 pagg. 329 e 332; ZAK 1986 pag. 189;
Locher
, Grundriss des Sozialversicherungsrechts, Berna 1994, pag. 332).
In una sentenza pubblicata nella Pratique VSI 2001 pag. 106 segg., il TFA ha però ritenuto conforme al principio del libero apprezzamento delle prove definire delle direttive per la valutazione di determinate forme di rapporti e perizie. In particolare per quanto concerne le perizie giudiziarie, la giurisprudenza ha statuito che il giudice non si scosta senza motivi imperativi dalla valutazione degli esperti, il cui compito è quello di mettere a disposizione del tribunale le loro conoscenze specifiche e di valutare da un punto di vista medico una certa fattispecie. Ragioni che possono indurre a non fondarsi su un tale referto sono ad esempio la presenza di affermazioni contraddittorie, il contenuto di una superperizia, altri rapporti contenenti validi motivi per farlo (Pratique VSI 2001 pag. 108 consid. 3b)aa e riferimenti citati;
STFA I 462/05 del 25 aprile 2007;
STFA
U 329/01 ed U 330/01 del 25 febbraio 2003).
Nella DTF 125 V 351 (= SVR 2000 UV Nr. 10 pag. 33 segg.),
la Corte
federale ha ribadito che ai rapporti allestiti da medici alle dipendenze di un'assicurazione deve essere riconosciuto pieno valore probante, a condizione che essi si rivelino essere concludenti, compiutamente motivati, di per sé scevri di contraddizioni e, infine, non devono sussistere degli indizi che facciano dubitare della loro attendibilità. Il solo fatto che il medico consultato si trovi in un rapporto di dipendenza con l'assicuratore
non
permette già di metterne in dubbio l'oggettività e l'imparzialità. Devono piuttosto esistere delle particolari circostanze che permettano di ritenere come oggettivamente fondati i sospetti circa la parzialità dell'apprezzamento.
Lo stesso vale per le perizie fatte esperire da medici esterni (DTF 104 V 31; RAMI 1993 pag. 95).
Le perizie affidate dagli organi dell'AI o dagli assicuratori privati, in sede di istruttoria amministrativa, a medici esterni o a servizi specializzati indipendenti, i quali fondano le proprie conclusioni su indagini approfondite e giungono a risultati concludenti, dispongono di forza probatoria piena, a meno che non sussistano indizi concreti a mettere in causa la loro credibilità (Pratique VSI 2001 pag. 109 consid. 3b)bb; STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008;
STFA I 462/05 del 25 aprile 2007
).
Occorre ancora evidenziare che il TFA, in una decisione del 24 agosto 2006
concernente un caso di assicurazione per l
'
invalidità
(I 938/05), ha evidenziato il valore probatorio delle opinioni espresse dai medici SMR nell
'
ambito dell
'
assicurazione per l
'
invalidità, sottolineando che in caso di divergenza tra il medico curante ed il medico SMR non è per principio necessario procedere ad una nuova perizia.
In quell’occasione l’Alta Corte ha sviluppato la seguente considerazione:
"
(...)
3.2 L
'on ne saurait certes mettre sur le même pied un rapport d'expertise émanant d'un Centre d'observation médicale de l'AI (COMAI) - dont la jurisprudence a admis que l'impartialité et l'indépendance à l'égard de l'administration et de l'OFAS sont garanties (ATF 123 V 175) - et un rapport médical établi par le SMR; toutefois, cela ne signifie pas encore qu'en cas de divergence d'opinion entre médecins du SMR et médecins traitants, il est, de manière générale, nécessaire de mettre en oeuvre une nouvelle expertise.
La valeur probante des rapports médicaux des uns et des autres doit bien plutôt s'apprécier au regard des critères jurisprudentiels précédemment énumérés (cf. consid. 3.1 supra). Il n'y a dès lors aucune raison d'écarter le rapport du SMR ici en cause ou de lui préférer celui du médecin traitant, pour le seul motif que c'est le service médical régional de l'AI qui l'a établi. Au regard du déroulement de l'examen clinique pratiqué par les médecins du SMR et du contenu de leur rapport, on ne relève, du reste, aucune circonstance particulière propre à faire naître un doute sur l'impartialité de ceux-ci.
La recourante ne fait d'ailleurs rien valoir de tel." (...)
Per quel che riguarda i rapporti del medico curante, secondo la generale esperienza della vita, il giudice deve tenere conto del fatto che, alla luce del rapporto di fiducia esistente con il paziente, il medico curante attesterà, in caso di dubbio, in favore del suo paziente (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; DTF 125 V 353 consid.
3a)cc); Pratique VSI 2001 pag. 109 consid. 3a)cc;
Meyer-Blaser
, Rechtsprechung des Bundesgericht im Sozialversicherungsrecht, Zurigo 1997, pag. 230).
Infine, va ricordato che se vi sono dei rapporti medici contraddittori, il giudice non può evadere la procedura senza valutare l'intero materiale ed indicare i motivi per cui egli si fonda su un rapporto piuttosto che su un altro (STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008,
STFA I 462/05 del 25 aprile 2007).
Va ancora rilevato che, affinché
un esame medico in ambito psichiatrico sia ritenuto affidabile, esso deve adempiere diverse condizioni (cfr. D. Cattaneo, “La promozione dell'autonomia del disabile: esempi scelti dalle assicurazioni sociali”, in RDAT II-2003, pag. 571 seg., in particolare la nota 158, pag. 628-629, nella quale vengono citate alcune sentenze federali e cantonali, in particolare
la DTF
127 V 294; D. Cattaneo, “Le perizie nelle assicurazioni sociali” in Le perizie giudiziarie Ed. CFPG, Lugano e Helbing & Lichtenhahn, Basilea 2008 pag, 203 e segg. (249-254).
In quest’ultima sentenza l'Alta Corte ha fatto proprie le considerazioni di Mosimann. In particolare, secondo questo autore (Somatoforme Störungen: Gerichte und [psychiatrische] Gutachten, in: SZS 1999 pag. 105 ss), in ambito psichiatrico l’esperto deve innanzitutto porre una diagnosi secondo una classificazione riconosciuta e pronunciarsi sulla gravità dell'affezione.
Il perito deve anche valutare l'esigibilità della ripresa di un'attività lucrativa da parte dell'assicurato. Tale prognosi deve tener conto di diversi criteri, quali il carattere premorboso, l'affezione psichica e quelle organiche croniche, la perdita d'integrazione sociale, un eventuale profitto tratto dalla malattia, il carattere cronico della malattia, la durata pluriennale della stessa con sintomi stabili o in evoluzione e l'impossibilità di ricorrere a trattamenti medici secondo la regola d'arte. La prognosi sfavorevole deve essere fatta in base all’insieme dei succitati criteri.
Inoltre, l'esperto deve esprimersi sull'aspetto psicosociale della persona esaminata.
Del resto, un rifiuto di una rendita deve ugualmente basarsi su diversi criteri, tra i quali le divergenze tra i dolori descritti e quelli osservati, le allegazioni sull'intensità dei dolori la cui descrizione rimane sul vago, l'assenza di una richiesta di cura, le evidenti divergenze tra le informazioni fornite dal paziente e quelle risultanti dall'anamnesi, il fatto che le lamentele molto dimostrative lascino l'esperto insensibile, come pure le allegazioni di grandi handicap nonostante un ambiente psico-sociale intatto (STCA inedita 27 settembre 2001, inc. 32.1999.124).
2.8.
In caso di perizia giudizia
ria, il giudice - di regola - non si scosta, senza motivi imperativi dalle conclusioni del perito medico, il cui ruolo consiste, appunto, nella messa a disposizione della giustizia della propria scienza medica per fornire un'interpretazione scientifica dei fatti considerati (DTF 125 V 352 consid. 3b/aa e riferimenti ivi menzionati).
Il giudice può disattendere le conclusioni del perito giudiziario nel caso in cui il rapporto peritale contenesse delle contraddizioni oppure sulla base di una controperizia richiesta dal medesimo tribunale, che porti ad un diverso risultato (DTF 101 IV 130).
Il giudice può scostarsene anche nel caso in cui, fondandosi sulla diversa opinione di altri esperti, ritiene di avere sufficienti motivi per mettere in dubbio l'esattezza della perizia giudiziaria.
Questi principi sono stati confermati in una sentenza 8C_104/2007 del 28 marzo 2008 nella quale il Tribunale Federale ha sottolineato che:
"
Per quanto concerne in particolare le perizie giudiziarie la giurisprudenza ha statuito che il giudice non si scosta senza motivi imperativi dalla valutazione degli esperti, il cui compito è quello di mettere a disposizione del tribunale le proprie conoscenze specifiche e di valutare, da un punto di vista medico, una certa fattispecie. Ragioni che possono indurre il giudice a non fondarsi su un tale referto sono ad esempio la presenza di affermazioni contraddittorie nella perizia stessa oppure l'esistenza di altri rapporti in grado di inficiarne
la concludenza. In
tale evenienza, la Corte giudicante può disporre una superperizia oppure scostarsi, senza necessità di ulteriori complementi, dalle conclusioni del referto peritale giudiziario (DTF 125 V 351 consid. 3b/aa pag. 353 e riferimenti)."
Deve tuttavia essere sottolineato che il perito giudiziario ha uno statuto speciale nel senso che egli esercita, in virtù del mandato giudiziario che lo sottopone alla comminatoria di cui all'art. 307 del Codice penale, una funzione qualificata al servizio della giustizia (cfr. STFA U 288/99 del 15 gennaio 2001, consid. 3a, nonché dottrina e giurisprudenza ivi citate). Al contrario, lo specialista consultato dall'assicuratore contro gli infortuni non è sottoposto alla comminatoria di cui all'art. 307 CPS, disposizione che concerne esclusivamente la procedura giudiziaria. Quindi, nell'ambito del libero apprezzamento delle prove, una perizia amministrativa riveste un valore probatorio limitato rispetto ad una perizia giudiziaria (cfr. STFA del 15 gennaio 2001 succitata, consid.
3a: "
Ein Administrativgutachten lässt sich somit hinsichtlich seines Stellenwerts im Rahmen der Beweiswürdigung und Rechtsfindung nur sehr beschränkt mit einer gerichtlich angeordneten Expertise vergleichen
").
Per ciò che concerne il valore probatorio di un rapporto medico va ancora rilevato che é determinante il fatto che lo stesso per i punti litigiosi sia completo, si basi su uno studio esteso, prenda in considerazione anche le lamentele espresse, sia stato consegnato in piena conoscenza dell’incarto, sia chiaro nell’esposizione delle relazioni mediche e nella valutazione della situazione medica e le conclusioni dell’esperto siano motivate (RAMI 1991 U 133, p. 311ss. consid. 1b).
2.9. In concreto, la perizia giudiziaria dei medici del _ non contiene contraddizioni di sorta.
La perizia giudiziaria, approfondita, completa e motivata, presenta tutti i requisiti posti dalla giurisprudenza affinché possa essere riconosciuto, ad un apprezzamento medico, piena forza probante (cfr. RJJ 1995 p. 44; RAMI 1991 U 133, p. 311ss. consid. 1b).
I medici del _, specialisti nelle affezioni invalidanti di cui la ricorrente è portatrice, hanno compiutamente valutato tutte le patologie dell’interessata, sulla base di accertamenti approfonditi e completi di tipo reumatologico-neurologico-internistico-psichiatrico, giungendo a conclusioni logiche e motivate in merito alla capacità lavorativa residua dell’assicurata.
Non può al riguardo essere condivisa la critica espressa dalla ricorrente in merito alla presunta mancanza, fra le diagnosi elencate in maniera riassuntiva nella perizia del _, di alcune diagnosi poste dai consulenti reumatologo, neurologo, internista e psichiatra. Come correttamente indicato dall’UAI nelle osservazioni del 3 settembre 2008 (doc. XXVI), infatti, i periti del _ hanno volutamente scelto le patologie oggettivabili e con influsso sulla capacità lavorativa (cfr. doc. XIX pag. 49).
Gli specialisti del _ hanno giudicato la ricorrente inabile al 100% nella sua precedente professione di operaia di fabbrica e in altre attività pesanti, ma abile al 70% in attività leggere adeguate (cfr. doc. XIX pag. 44).
Tale valutazione conferma peraltro sostanzialmente quanto già apprezzato dai medici del SAM nel loro referto peritale del 14 giugno 2002 (doc. 51/1-10, cfr. consid. 2.4.).
Al riguardo, il dr. _, nelle sue annotazioni del 18 agosto
2008, ha
infatti rilevato che “
in pratica si conferma il giudizio valetudinario finale del SAM con una IL del 30% in attività adatta, IL motivata però dalla problematica lombare e non da una problematica psichiatrica
” (doc. XXII/bis).
Il dr. _ del SMR ha peraltro correttamente sottolineato che nella perizia giudiziaria è stata confermata la non attendibilità della perizia psichiatrica del dr. _, mentre, per contro, sono state ribadite le valutazioni a suo tempo fornite dai medici del SAM in merito ad una capacità lavorativa residua del 70% in attività adatte (cfr. doc. XXII/bis).
A tale proposito e con riferimento in particolar modo alla critica del patrocinatore in merito alla mancata presa in considerazione, da parte dell’UAI, del referto peritale psichiatrico del dr. _, questo Tribunale rileva che, come esaurientemente spiegato dal dr. _ nell’ambito della perizia giudiziaria del _, l’assicurata, contrariamente a quanto diagnosticato dal dr. _ nel referto peritale del 14 giugno 2004, non presenta un episodio depressivo grave con sintomi psicotici. Il dr. _ ha infatti indicato quanto segue:
"
(...)
Lediglich anamnestisch kann davon ausgegangen werden, dass die Explorandin mehrmals depressiv reagierte.
Dr. _ hatte im Jahr 2004 sogar von einer schweren depressiven Störung mit psychotischen Symptomen gesprochen. Liest man allerdings seinen Bericht exakt, werden dort keine psychotischen Symptome beschrieben, die eine solche Diagnose rechtfertigen würden.
Eine schwere depressive Episode mit psychotischen Symptomen geht einher mit einer schweren depressiven Grundstimmung, praktisch totalem Interesse- oder Freudeverlust, vollständigem Verlust des Selbstvertrauens, mit wiederkehrenden Gedanken an Suizid, dann aber auch mit Wahnideen oder Halluzinationen, am häufigsten mit depressivem Schuld, hypochondrischem, nihilistischem und Beziehungs- oder Verfolgungswahn oder sogar einem depressiven Stupor. Allfällige überwertige depressive Ideen, wie sie von Dr. _ beschrieben wurden, entsprechen nicht psychotischen Symptomen.
Dr. _ rapportierte in seinem Bericht sehr genau die überaus geordneten, zusammenhängenden Angaben der differenziert reflektierenden, aber sozial verzweifelten Versicherten.
Das Denken der Versicherten war depressiv eingeengt, aber keineswegs psychotisch.
Aufgrund des Verlaufs in den Akten ist mit überwiegender Wahrscheinlichkeit davon auszugehen, dass es sich um eine Schmerzfehlverarbeitung unter psychosozialer Belastung handelt, die immer wieder in eine Anpassungsstörung mit depressiver Reaktion mündete, wobei sich diese depressiven Phasen aber auch wieder zurückbildeten, wie der aktuelle Zustand zeigt.
Dies belegt letztlich auch die Ätiologie der psychischen Störung, die tatsächlich im sozialen liegen dürfte, und auch die Reversibilität der Störung.
Für die Beurteilung der Arbeitsfähigkeit sind drei Aspekte massgeblich und letztlich ausschlaggebend, ob die psychische Störung überwindbar ist oder nicht:
1. Die persönliche Anamnese
Diese ist unauffällig. Es finden sich anamnestisch keine relevanten Lebensereignisse, die darauf hindeuten würden, dass die Ressourcen der Explorandin beeinträchtigt sein könnten.
2. Die prognostischen Kriterien von Foerster
Diesbezüglich ist zu sagen, dass keine ausgewiesene Komorbidität von erheblicher schwere besteht.
Dr. _ sprach zwar von einer histrionischen Persönlichkeitsstörung, eine solche liegt jedoch zweifellos nicht vor.
Allenfalls könnte man noch differentialdiagnostisch histrionische akzentuierte Persönlichkeitszüge in Erwägung ziehen, aber auch solche lassen sich heute nicht nachweisen. Die Explorandin zeigt ein adäquates, vollständig nachvollziehbares und einfühlbares Verhalten.
Des weiteren bestehen körperliche Begleiterkrankungen, diese sind zu berücksichtigen. Auf der anderen Seite bestehen keine Anhaltspunkte für einen sozialen Rückzug, im Gegenteil, die Explorandin pflegt ihre Beziehungen und ist interessiert an ihrer Umgebung und auch am Geschehen in der Welt. Es besteht insbesondere kein verfestigter innerseelischer Verlauf. Bei Entlastung verschwindet die Depressivität. Man kann auch nicht von unbefriedigen Behandlungsergebnissen aus psychiatrischer Sicht sprechen, zumal die Explorandin nie während längerer Zeit psychiatrisch behandelt wurde.
3. Die Beurteilung der psychischen Ressourcen anhand der komplexen Ich-Funktionen
Bei der Beurteilung der komplexen Ich-Funktionen ist zu sagen, dass Realitätsprüfung und Urteilungsbildung sehr gut erhalten sind. Das Gleiche gilt für die Beziehungsfähigkeit und die Kontaktgestaltung. Eine leichte Einschränkung besteht bei der Affektsteuerung, nicht jedoch bei der Impulskontrolle. Selbstwertregulation und Regressionsfähigkeit sind höchstens sehr diskret eingeschränkt. Hingegen sind Intentionalität und Antrieb und auch die Abwehrorganisation intakt. Zusammengefasst sind die komplexen Ich-Funktionen nur diskret eingeschränkt, was nicht für eine relevante psychische Störung spricht, respektive auf intakte psychische Ressourcen hinweist.
Zusammengefasst ist aufgrund der Lebensgeschichte, anhand der prognostischen Foerster'schen Kriterien und anhand der komplexen Ich-Funktionen die Fähigkeit der Explorandin, ihre psychischen Ressourcen zu mobilisieren, nicht eingeschränkt, und somit ist auch nicht von Arbeitsunfähigkeit aus psychischen Gründen auszugehen." (Doc. XIX, pag. 38-40)
Stante quanto sopra, è quindi a giusta ragione che l’UAI ha ritenuto inattendibile la perizia psichiatrica del dr. _.
In esito alle considerazioni che precedono, questa Corte ritiene dunque dimostrato, secondo il criterio della verosimiglianza preponderante, caratteristico del settore della sicurezza sociale (cfr. DTF 125 V 195 consid. 2 e riferimenti;
vedi pure D. Cattaneo "Le perizie nelle assicurazioni sociali" in Le perizie giudiziarie. Ed. CFPG e Helbing Lichtenhahn, Lugano e Basilea 2008, pag. 203 seg. - 215 e 277 -), che l’assicurata
è totalmente inabile al lavoro nella sua professione di operaia di fabbrica, ma abile al 70% in attività leggere adeguate.
2.10. Per quanto riguarda la determinazione del grado di invalidità, richiamato l’art. 16 LPGA e quanto già esposto in precedenza, va ricordato che
l'invalidità nell'ambito delle assicurazioni sociali svizzere è un concetto di carattere economico‐giuridico e non medico (DTF 116 V 249 consid. 1b, 110 V 275 consid. 4a). I dati economici risultano pertanto determinanti.
A
l medico compete la valutazione dello stato di salute del peritando, della misura e del tipo di attività in cui l’interessato è incapace al lavoro. Il medico stabilisce, quindi, in che misura il danno alla salute limita l’interessato nelle sue funzioni corporali e psichiche. Egli si limita in particolare alle funzioni importanti nelle attività lavorative che secondo la sua esperienza di vita entrano in linea di conto nel caso concreto (Meyer-Blaser, op. cit., p. 227, cfr. anche DTF 125 V 261 consid. 4, 115 V 143 consid. 2, 114 V 314 consid. 3c).
D’altro canto compito dell’orientatore professionale è quello di stabilire, in base alle informazioni del medico riguardo alle mansioni ancora possibili, le attività lavorative ancora concretamente ammissibili per l’invalido (Meyer-Blaser, op. cit., p. 228, Omlin, Die Invalidität in der obligatorischen Unfallversicherung, Friborgo 1995, p. 201).
In ogni modo, a
i fini dell'accertamento dell'invalidità ci si deve fondare su un mercato del lavoro equilibrato e quindi fittizio; ci dev'essere cioè un certo equilibrio tra domanda e offerta di posti di lavoro e un'offerta di posti diversificati in relazione con le capacità professionali, intellettuali e fisiche. Si tratta pertanto di un concetto teorico e astratto (DTF 110 V 276; Meyer‐Blaser, op cit. p. 212). Un assicurato non può pertanto avvalersi dell'impossibilità congiunturale di trovare un posto di lavoro per pretendere una rendita (ZAK 1984 p. 347).
Va ancora rilevato che, secondo la giurisprudenza del TFA, per accertare il reddito conseguibile dall'assicurato senza l'invalidità è decisivo stabilire, secondo il principio della verosimiglianza preponderante, quanto l’assicurato guadagnerebbe, al momento della nascita del diritto alla rendita, se fosse sano (STFA inedite 13 giugno 2003 nella causa G., I 475/01 e 23 maggio 2000 nella causa T., U 243/99; RAMI 1993 no. U 168 pag. 100 consid. 3b con riferimenti, cfr. anche RCC 1992 pag. 96 consid. 4a). Il reddito dev'essere fissato il più concretamente possibile. Determinante è dunque il reddito che l’assicurato avrebbe potuto conseguire tenuto conto delle competenze professionali come pure delle circostanze personali per un prospettato avanzamento professionale (quali la frequentazione di corsi, l’inizio di studi ecc.), nella misura in cui vi sono degli indizi concreti in merito (cfr. DTF 96 V 29, ZAK 1985 pag. 635 consid. 3a, cfr. pure RAMI 1993 Nr. U 168 pag. 100s. consid. 3b).
2.11. Per il raffronto dei redditi fa stato il momento dell’inizio dell’eventuale diritto alla rendita (cfr.
DTF 129 V 222; cfr., pure,
STFA del 26 giugno 2003 nella causa R. consid. 3.1, I 600/01, del 3 febbraio 2003 nella causa R., I 670/01 pubblicata in SVR 2002 IV Nr. 24, del 18 ottobre 2002 nella causa L. consid. 3.1, I 761/01 pubblicata in SVR 2003 IV Nr. 11 e del 9 agosto 2002 nella causa S. consid. 3.1, I 26/02; cfr., inoltre, STFA del 13 giugno 2003 nella causa G. consid. 4.2, I 475/01
), per cui nel caso concreto sono determinanti i dati del 2001 (visto che l’assicurata ha presentato un’incapacità lavorativa nella sua professione dal gennaio 2000) (cfr. doc. XIX pag. 44).
Nell’annotazione del 30 marzo 2006, poi ripresa nella decisione impugnata, il funzionario incaricato ha utilizzato i dati del 2004 (doc. 6-1).
Il TCA procederà quindi al confronto dei redditi con riferimento al 2004, verificando ugualmente il diritto ad un’eventuale rendita con riferimento agli anni 2001-2003 e valutando, poi,
se vi è stata una
modifica di rilievo dei dati ipotetici di riferimento
sino al momento della decisione impugnata (2006).
2.12. Per quanto concerne il reddito da valida, nell’annotazione del 30 marzo 2006, il funzionario incaricato ha indicato che l’interessata, nel 1999, presso l’ultimo datore di lavoro - fabbrica di imballaggi _ di _ - ha guadagnato fr. 32'554 (cfr. doc. 65-1). Pertanto, senza il danno alla salute, nel 2004, ella avrebbe potuto percepire fr. 35'028 (cfr. doc. 6-1).
Tale ammontare non è stato contestato dall’assicurata.
Rapportando tale ammontare agli anni 2001-2003, secondo l’evoluzione dei salari nominali (
cfr.
tab. relativa all’evoluzione dei salari nominali, dei prezzi al consumo e dei salari reali, 1990-2007, pubblicati sul sito dell’Ufficio federale di statistica), si ottengono i seguenti redditi da valida: fr. 33'801 (2001), fr. 34’410 (2002), fr. 34’891 (2003).
2.13. Per quanto riguarda, invece, il reddito da invalido, la giurisprudenza federale si fonda sui criteri fissati nella sentenza pubblicata in DTF 126 V 75 seg.
In questa sentenza di principio la Corte ha stabilito che ai fini della determinazione del reddito da invalido fa stato in primo luogo la situazione professionale e salariale concreta dell'interessato. Qualora difettino indicazioni economiche effettive, possono, conformemente alla giurisprudenza, essere ritenuti i dati forniti dalle statistiche salariali. La questione di sapere se e in quale misura i salari fondati su dati statistici debbano essere ridotti dipende dall'insieme delle circostanze personali e professionali del caso concreto (limitazione addebitabile al danno alla salute, età, anni di servizio, nazionalità e tipo di permesso di dimora, grado di occupazione), criteri questi che l'amministrazione è tenuta a valutare globalmente. La Corte ha precisato, al riguardo, come una deduzione massima del 25% del salario statistico permettesse di tener conto delle varie particolarità suscettibili di influire sul reddito del lavoro. Il Tribunale federale delle assicurazioni ha poi ancora rilevato, nella medesima sentenza, che, chiamato a pronunciarsi sulla deduzione globale, la quale procede da una stima che l'amministrazione deve succintamente motivare, il giudice non può senza valido motivo sostituire il suo apprezzamento a quello degli organi dell'assicurazione.
2.14.
Nell’ambito di una procedura ricorsuale dinanzi al TFA, conclusasi con uno stralcio dai ruoli in seguito al ritiro del ricorso (cfr. STFA del 7 giugno 2006 nella causa C., U 56/03), la Presidente della Corte federale, giudice Leuzinger, il 28 aprile 2006 aveva informato le parti (e questo Tribunale) che, citiamo:
"
... la Corte plenaria del Tribunale federale delle assicurazioni ha stabilito l’inapplicabilità dei valori regionali (Tabella TA13) di cui all’inchiesta svizzera sulla struttura dei salari (ISS) – edita dall’Ufficio federale di statistica – per la determinazione del reddito ipotetico da invalido."
In una sentenza del 12 ottobre 2006 nella causa S.,
U 75/03, il TFA ha, per la prima volta, esposto le motivazioni che hanno spinto la Corte plenaria, il 10 novembre
2005, a
prendere la decisione appena citata:
"
(...)
8.2
In primo luogo si osserva che, per un'ovvia questione di parità di trattamento (art. 8 Cost.), un'applicazione della tabella TA13 al solo Cantone Ticino deve essere esclusa se non si vuole creare un'inammissibile lex ticinensis. Analoghe considerazioni di praticabilità, di parità di trattamento e di sicurezza giuridica si oppongono quindi a un'applicazione alternativa delle tabelle nazionali (TA1) e di quelle regionali (TA13) come pure a un'applicazione delle prime ad alcune regioni e delle seconde alle rimanenti regioni.
8.3
Allo stesso modo, un'applicazione generalizzata delle tabelle regionali TA13, al posto di quelle nazionali TA1, pur potendo, da un lato, in alcuni casi effettivamente creare le basi per una soluzione maggiormente vicina alla realtà economico-sociale concreta, dall'altro lato creerebbe, a ben vedere, anche nuovi problemi dovuti al fatto che all'interno delle medesime grandi regioni si registrano delle differenze, non sempre trascurabili. Ad esempio, nonostante le due regioni facciano parte della medesima grande regione "MIttelland", è notorio che i salari esistenti nel Canton Berna non sono gli stessi di quelli del Canton Giura. Allo stesso modo, per il Vallese occorrerebbe prendere in considerazione i salari relativi alla regione lemanica. Ora, nell'una e nell'altra ipotesi, l'applicazione dei valori regionali (TA13) al posto di quelli nazionali (TA1) si dimostrerebbe maggiormente sfavorevole per questi assicurati. Si pone quindi ugualmente la questione dell'assicurato che lavora(va) in un Cantone appartenente a un'altra grande regione, ad esempio del lavoratore giurassiano che lavora(va) nel Cantone di Basilea (città o campagna). Ora, se si intendesse determinare il reddito da invalido sulla base della tabella TA13, non si farebbe altro che spostare o restringere il cerchio geografico nel quale si iscrive ogni determinazione di un reddito ipotetico sulla base di valori statici. In questa maniera, però, si correrebbe pure il rischio di offuscare oltremodo l'obbligo o l'esigibilità per l'assicurato di ridurre il danno e di andare, se del caso e nei limiti ragionevoli, a cercare un'attività al di fuori della sua regione abituale. Si creerebbero nuove disparità nei confronti di assicurati che abitano a cavallo tra due o addirittura tre grandi regioni o di chi abita in una di queste regioni e lavora in un'altra.
8.4.
A ciò si aggiunge che nella sentenza pubblicata in DTF 129 V 472, questa stessa Corte ha precisato che, laddove una tale operazione non fosse possibile sulla base di rilevamenti salariali DPL, il reddito da invalido va di principio definito sulla base dei dati statistici salariali ISS applicabili nell'insieme del settore privato (DTF 129 V 484). Ora, anche siffatta considerazione si opporrebbe a un'applicazione generalizzata delle tabelle regionali TA13, concernenti il settore pubblico e privato.
8.5
Non può pertanto ammettersi una regionalizzazione nella determinazione dell'invalidità poiché una siffatta soluzione sarebbe incompatibile con il principio costituzionale di parità di trattamento come pure con il rango costituzionale delle assicurazioni invalidità e infortuni quali assicurazioni federali."
In un’altra sentenza del 18 ottobre 2006 nella causa T., I 790/04, il TFA ha ancora rilevato:
"
Quanto alla questione della tabella applicabile tra le varie riportate dall'ISS, il Tribunale federale delle assicurazioni ha recentemente stabilito, con decisione della Corte plenaria del 10 novembre 2005, non potersi (più) fare capo ai dati statistici regionali desumibili dalla tabella TA13, riferentesi ai salari in relazione alle grandi regioni (cfr. pure la sentenza del 22 agosto
2006 in
re K., I 424/05, consid. 3.2.3; v. inoltre la sentenza 12 ottobre
2006 in
re S., U 75/03). Il reddito ipotetico da invalido deve di conseguenza essere valutato sulla base della tabella TA1 dell'ISS, concernente i salari medi nazionali conseguibili nel settore privato. Alla luce di quanto precede non vi è (più) spazio alcuno per ammettere una riduzione dei salari statistici, quale quella operata dai primi giudici, che tenga conto, ispirandosi ai salari corrisposti in un vicino cantone, che l'assicurato vive in una regione economicamente meno forte. Anche sotto questo aspetto non può pertanto trovare conferma la valutazione del tasso d'invalidità compiuta dalla Corte di prime cure.”
Alla luce di questa chiara giurisprudenza federale, il reddito da invalido deve essere determinato in applicazione dei valori nazionali (Tabella TA1).
In una sentenza U 8/07 del 20 febbraio
2008,
rispondendo ad una questione sollevata dal TCA nella sentenza 35.2006.60 del 23 novembre 2006, consid. 2.10.9
("
Questo Tribunale constata che il salario che l’assicurato avrebbe conseguito nel 2005 quale muratore semi-qualificato (infatti nel 2005, secondo il contratto collettivo di lavoro dell’edilizia, un lavoratore con conoscenze percepiva un salario orario di fr. 25.15, contro i fr. 22.65 percepiti dai lavoratori edili), è inferiore a quello realizzato in media a livello svizzero dai lavoratori del settore della costruzione con qualifiche analoghe (Tabella TA 1 2004, punto 45, livello di qualifica 3: fr. 5'358 x 12 mesi = 64'296, riportato su 41.6 ore/settimana = 66'867.84; dopo adeguamento all'indice dei salari nominali, si ottiene, per il 2005, un reddito annuo pari a fr. 67'443.41; per un recente caso in cui l’Alta Corte ha fatto riferimento ai livelli di qualifica 2 e 3, cfr. STFA del 12 ottobre 2006 nella causa S., U 404/05, consid. 2.3.4).
Ci si potrebbe chiedere se in tale ipotesi, e visto il richiamo del TFA ai salari nazionali (Tabella TA 1), non dovrebbe essere applicata la giurisprudenza federale secondo la quale, quando l'assicurato ha realizzato un guadagno inferiore alla media per dei motivi estranei all'invalidità, anche il reddito medio realizzabile sul mercato equilibrato del lavoro (reddito da invalido) va ridotto in proporzione (cfr. DTF 129 V 225 consid. 4.4; AHI-Praxis 1999, p. 329 consid. 1; ZAK 1989, p. 458s. consid. 3b; STFA del 6 settembre 2006 nella causa H., U 454/05 + 456/05, consid. 6.3.3 e 6.3.4).
Spetta comunque all’Alta Corte pronunciarsi al riguardo")
,
la nostra Alta Corte ha stabilito che:
"
(...)
5.3. Giova inoltre ricordare che nel caso in cui il reddito conseguito prima dell’invalidità è inferiore alla media dei salari per un’attività paragonabile nel settore interessato e non vi è inoltre motivo che induca a ritenere che fosse intenzione dell’assicurato accontentarsi di un guadagno modesto, la giurisprudenza ammette che gli stessi fattori che hanno influenzato negativamente il reddito da valido vengano considerati anche per fissare il reddito da invalido (DTF 129 V 222 consid. 4.4 pag. 225, SVR 2004 UV no 12 pag. 44, consid. 6.2, secondo cui un reddito inferiore del 10% rispetto ai salari usuali del settore è stato considerato chiaramente sottola media [U 173/02]; cfr. pure sentenza U 529/06 del 28 gennaio 2008, consid. 8.2 con riferimenti).
6.
Nel caso di specie, il ricorrente contesta sia la determinazione del reddito da invalido che quella da valido.
6.1 Per quanto concerne il reddito da valido, l’interessato fa valere che l’importo determinato dall’INSAI sulla base dei dati forniti dall’ex datore di lavoro risulterebbe, come giustamente rilevato anche dal primo giudice, inferiore del 9% circa rispetto al salario medio nazionale dei lavoratori attivi nel settore delle costruzioni con qualifiche analoghe. L’argomento è pertinente. In effetti, il dato ritenuto dall’assicuratore infortuni a titolo di reddito da valido (fr. 61'277.- per l’anno di riferimento 2005) è inferiore nella misura del 9.58% a quello desumibile dalla tabella TA1 di cui all’ISS (edizione 2004, pag. 53, livello di esigenze 3, cifra 45 costruzioni), quest’ultimo essendo pari, dopo adeguamento all’evoluzione salariale per il 2005, a fr. 67'765.89 (fr. 5'358 x 12 : 40 x 41.7[v. La Vie économique, 12-2007, pag. 98, tabella 9.2] x 1.011 [v. La Vie économique, 12-2007, pag. 99, tabella 10.2]). Alla luce della giurisprudenza richiamata al considerando 5.3, che, come visto, permette al giudice chiamato ad effettuare un raffronto dei redditi di prendere in considerazione in ugual misura per ciascuno degli elementi di paragone fattori estranei all’invalidità, può, se del caso, essere tenuto conto di questa circostanza nell’ambito della determinazione del reddito ipotetico da invalido.
6.2 A quest’ultimo riguardo, il ricorrente, pur rispettando la più recente giurisprudenza in materia, rileva che il mercato del lavoro ticinese oggettivamente offre ai lavoratori occupati in questo Cantone di frontiera retribuzioni nettamente inferiori e penalizzanti rispetto al resto della Svizzera, come risulterebbe, almeno in parte, dalle tabelle TA1 e TA13 di cui all’ISS. Il ragionamento è comprensibile, ma viene tuttavia relativizzato dalle considerazioni espresse al considerando precedente.
6.3 Mancando in concreto indicazioni economiche effettive, in considerazione della più recente prassi di questa Corte - cui allude l'insorgente -, che non ammette più la possibilità di fare capo ai dati statistici salariali relativi alle grande regioni, tabella TA13 ISS, per determinare il reddito ipotetico da invalido, quest'ultimo deve essere stabilito sulla base della tabella TA1 dell'ISS, concernente i salari medi nazionali conseguibili nel settore privato (cfr. sentenza del Tribunale federale delle assicurazioni U 75/03 del 12 ottobre 2006, consid. 8, riassunta in RSAS pag. 64). In tali condizioni, partendo dal valore totale mediano di cui all'ISS 2004 (pag. 53, livello di esigenze 4), si ottiene un importo di base di fr. 57'258.24 per il 2004 (fr. 4'588 x 12
: 40 x 41
.6 [La Vie économique, 12-2007, pag. 98, tabella B9.2]), che, adattato all'evoluzione salariale (1%, v. La Vie économique, 12-2007, pag. 99, tabella B10.2), porta a ritenere un importo di fr. 57'830.82 per il 2005.
6.4 Operando una prima riduzione del 9.58% da quest'ultimo importo per tenere conto della differenza salariale di cui si è detto al considerando 6.1, deducendo poi una quota ulteriore del 15%, non oggetto di contestazione, per considerare adeguatamente le circostanze particolari del caso (
DTF 126 V 75
; in concreto: limitazioni riconducibili al danno alla salute, statuto di frontaliere), il raffronto dei redditi (reddito da valido di fr. 61'277.- e guadagno da invalido di fr. 44'447.03 [fr. 57'830.82 ./. 9.58% ./. 15%]) dà un grado d'invalidità arrotondato (
DTF 130 V 121
) del 27%. (...)"
Di conseguenza, quando il salario da valido conseguito in Ticino in una determinata professione è inferiore al salario medio nazionale in quella stessa professione, anche il reddito da invalido va ridotto nella medesima percentuale (al riguardo cfr. L. Grisanti, art.cit., in RtiD II-2006 pag. 311 seg., in particolare pag. 326-327).
In una sentenza 8C_399/2007 del 23 aprile 2008, consid. 6.2., il Tribunale federale, su questo tema, ha ancora rilevato:
"
A proposito del richiesto adeguamento va tuttavia rilevato che finora è stato ammesso dalla Corte federale nel caso in cui il valore fosse chiaramente sotto la media ("deutliche Abweichung"). Tale è di regola stata ritenuta una differenza del 10% (SVR 2004 UV no. 12 pag. 45 consid. 6.2; dell'8% in sentenza U 463/06 del 20 novembre 2007).”
2.15. U
tilizzando i dati forniti dalla succitata tabella TA1 elaborata dall'Ufficio federale di statistica,
l
a ricorrente, svolgendo nel 2004 una professione che presuppone qualifiche inferiori nel settore privato svizzero (a proposito della rilevanza delle condizioni salariali nel settore privato, cfr. RAMI 2001 U 439, p. 347ss. e SVR 2002 UV 15, p. 47ss.), avrebbe potuto realizzare, in media, un salario mensile lordo pari a fr.
3’893.
Riportando questo dato su 41.6 ore (
cfr. tabella B 9.2,
pubblicata in La Vie économique, 1/2-2007, p. 94
), esso ammonta a fr. 4'048.72 mensili oppure a fr. 48'584.64 per l'intero anno (fr. 4'048.72 x 12, ritenuto che la quota di tredicesima è già compresa, cfr. STFA del 18 febbraio 1999 nella causa B., U 274/98, p. 5 consid. 3a).
Questo Tribunale constata che l’assicurata, quale operaia di fabbrica presso la ditta di imballaggi _ di _, avrebbe guadagnato, nel 2004, fr. 35’028.--/anno per un’occupazione a tempo pieno.
Tale reddito si situa, per ragioni estranee all’invalidità, sotto la media dei salari per un'attività equivalente (cioè fr. 3'766.-- mensili, cfr. Tabella TA1 2004 p.to 21 “industria della carta e del cartone”, livello di qualifica 4, pari a fr. 46'999 annui
).
Ora, qualora, già prima dell'insorgenza del danno alla salute, il reddito di una persona assicurata si situi sotto la media dei salari per un'attività paragonabile nel settore interessato – a causa ad esempio di una formazione e di conoscenze linguistiche insufficienti - e che non si possa sostenere che essa si sia volontariamente accontentata di una retribuzione modesta, si deve ammettere che gli stessi fattori che hanno inciso negativamente sul reddito da valido potrebbero anche influenzare il reddito da invalido. Accertato che l'assicurato ha realizzato un guadagno inferiore alla media per dei motivi estranei all'invalidità, anche il reddito medio realizzabile sul mercato equilibrato del lavoro (reddito da invalido) va ridotto in proporzione (cfr. STF U 529/06 del 28 gennaio 2008).
In casu
, posto che dall’incarto non emergono indizi a favore del fatto che fosse intenzione dell’assicurata accontentarsi di un guadagno modesto, in applicazione della giurisprudenza appena citata, il reddito statistico da invalido (fr.
48’584.64
) va dunque ridotto del 25.47%, percentuale corrispondente al
gap
salariale (fr. 35’028 vs. fr. 46’999), e si attesta pertanto a
fr. 36’210.13
.
Ritenuto che, come visto in precedenza (cfr. consid. 2.9.), da un punto di vista medico, l’assicurata può esercitare un’attività adeguata alle sue condizioni di salute al 70%, il reddito statistico citato va ridotto del 30% e ammonta a fr. 25’347.1 (
fr. 36’210.13 ridotti del 30%
).
2.16.
In ossequio alla giurisprudenza federale, occorre, in seguito, esaminare le circostanze specifiche del caso concreto (limitazione addebitabile al danno alla salute, età, anni di servizio, nazionalità e tipo di permesso di dimora, grado d'occupazione, cfr. DTF 126 V 80 consid. 5b/bb) e, se del caso, procedere ad una riduzione percentuale del salario statistico medio. La riduzione massima consentita ammonta al 25%, percentuale che consente "... di tener conto delle varie particolarità che possono influire sul reddito del lavoro" (cfr. DTF 126 V 80 consid. 5b/cc).
In una sentenza del 25 luglio 2005 nella causa J., I 147/05, consid. 2, il TFA ha proceduto ad una riduzione del 15% sul reddito statistico da invalido, trattandosi di un assicurato straniero, nato nel 1953 e al beneficio di un permesso di domicilio, che, a causa del danno alla salute, era stato giudicato in grado di svolgere un’attività adeguata in misura del 60%.
La nostra Corte
federale ha ritenuto suscettibili di incidere sul livello di reddito ancora conseguibile dall’assicurato, gli impedimenti funzionali derivanti dal danno alla salute (10%), così come il fatto di poter lavorare soltanto a tempo parziale (5%):
"
2.4 Aufgrund der zu Recht nicht bestrittenen Auffassung der Gutachter des Instituts Y._ vom 4. April 2003 ist dem Beschwerdegegner die angestammte Tätigkeit als Schweisser nicht mehr zumutbar, während körperlich leichte bis intermittierend mittelschwere adaptierte Tätigkeiten zu 60% zumutbar sind (d.h. wechselbelastende Tätigkeiten ohne Heben, Stossen und Ziehen von Lasten über 5 bis
10 kg
repetitiv und vereinzelt über
15 kg
, ohne Überkopftätigkeiten und ohne Tätigkeiten in gebückter Haltung mit Rotation der Wirbelsäule). Aufgrund dieser Einschränkungen sind keine triftigen Gründe ersichtlich, um von einem leidensbedingten Abzug abzusehen; dies wird von der Beschwerde führenden Verwaltung denn auch nicht bestritten.
2.5 Entgegen der Auffassung im kantonalen Entscheid ist die Nationalität hier zu vernachlässigen angesichts der Tatsache, dass die statistischen Löhne aufgrund der Einkommen der schweizerischen und der ausländischen Wohnbevölkerung erfasst werden (AHI 2002 S. 70) und der Beschwerdegegner kein Saisonnier ist, sondern über die Niederlassungsbewilligung C verfügt (Urteil S. vom 16. April 2002, I 640/00 [Zusammenfassung in HAVE 2002 S. 308]). Damit gehört der Versicherte vielmehr einer Ausländerkategorie an, für welche der monatliche Männer-Bruttolohn im Anforderungsniveau 4 sogar etwas über dem entsprechenden, nicht nach dem Merkmal der Nationalität differenzierenden Totalwert liegt (Lohnstrukturerhebung 2000 S. 47 Tabelle TA12 sowie Lohnstrukturerhebung 2002 S. 59 Tabelle TA12). Es ist denn auch dieser Totalwert die massgebende Vergleichsgrösse und nicht etwa das Einkommen der Schweizer (wie es die Vorinstanz angenommen hat), da sich Tabellenlöhne aus den Einkommen der In- und Ausländer zusammensetzen.
2.6 Die IV-Stelle führt in der Verwaltungsgerichtsbeschwerde zwar zu Recht aus, "dass Teilzeitangestellte nicht zwingend weniger als Vollzeittätige verdienen (zum Beispiel in Beschäftigungsbereichen, in denen Teilzeitarbeit Nischen auszufüllen vermag, die arbeitgeberseits stark nachgefragt und dementsprechend entlöhnt werden ...)." Jedoch wird das Invalideneinkommen hier allein aufgrund statistischer Angaben festgesetzt, so dass die statistisch erhärtete Tatsache der Lohneinbusse von teilzeitarbeitenden Männern im massgebenden Anforderungsniveau 4 (einfache und repetitive Tätigkeiten) zu berücksichtigen ist (vgl. Lohnstrukturerhebung 2000 S. 24 T8 sowie Lohnstrukturerhebung 2002 S. 28 T8), auch wenn in diesem Rahmen der prozentuale Minderverdienst nicht schematisch dem Abzug gleichzusetzen ist (vgl. BGE 126 V 79 Erw. 5b/aa).
2.7 Damit sind im Rahmen des Abzuges die leidensbedingten Einschränkungen des Versicherten (vgl. Erw. 2.4) sowie die Möglichkeit, nur noch Teilzeit arbeiten zu können (Erw. 2.6 hievor), zu berücksichtigen. Da die IV-Stelle in Verfügung und Einspracheentscheid keinen Abzug wegen Teilerwerbstätigkeit berücksichtigt hat, obwohl dies angemessen gewesen wäre, lag für das kantonale Gericht ein triftiger Grund vor, sein Ermessen an die Stelle desjenigen der Verwaltung zu setzen; die abweichende Ermessensausübung erweist sich deshalb insoweit als näher liegend (vgl. Erw. 2.3 hievor). Indessen hat die Vorinstanz zu Unrecht auch den Ausländerstatus des Beschwerdegegners berücksichtigt (Erw. 2.5 hievor). Die IV-Stelle hat jedoch die leidensbedingten Einschränkungen - angesichts der Beschwerden - mit einem Abzug von 10% vom Tabellenlohn berücksichtigt; wird auch der Tatsache Rechnung getragen, dass der Beschwerdegegner nur noch teilerwerbstätig sein kann, erscheint - gesamthaft gesehen - das Ermessen der Vorinstanz als näher liegend. Damit hatte diese genügend triftige Gründe, um vom Abzug der Verwaltung abzuweichen, so dass ein solcher in Höhe von 15% vorzunehmen ist, was zu einem Invaliditätsgrad von 52% und damit zum Anspruch auf eine halbe Invalidenrente führt."
(STFA succitata)
In un’altra pronunzia del 25 luglio 2005 nella causa Y., U 420/04, consid. 2 - riguardante un assicurato straniero, nato nel 1961 e al beneficio di un permesso di domicilio, totalmente abile in attività lavorative leggere da un profilo dell’impegno fisico - lo stesso TFA ha nuovamente applicato una decurtazione del 15% (“Dem Beschwerdegegner sind aus medizinischer Sicht unbestrittenermassen
keine schweren Arbeiten mehr zumutbar (vgl. Erw. 2.5.1 hievor), sodass er den bisher ausgeübten Tätigkeiten nicht mehr nachgehen kann.
Mit den von der SUVA verfügten 15% wird sowohl dem Verlust, Schwerarbeit leisten zu können, als auch der leidensbedingten Einschränkung, die für sich nicht sehr ausgeprägt ist, angemessen Rechnung getragen”).
In una sentenza del 25 aprile 2005 nella causa R., inc. 35.2004.104, il TCA ha fornito alcune indicazioni circa le modalità secondo le quali deve essere applicata la riduzione percentuale sul reddito statistico da invalido, argomentando:
"
Su quest’ultimo punto, il TCA ha attentamente esaminato alcune recenti sentenze federali e ne ha ricavato l’impressione di una prassi non sempre coerente.
A titolo di esempio, in una sentenza del 14 febbraio 2005 nella causa T., I 594/04, consid. 2.3, il TFA ha indicato che l’età dell’assicurato (47 anni al momento del rilascio della decisione impugnata) non rappresentava un fattore di riduzione, stabilendo inoltre che i lavoratori ausiliari, su un mercato equilibrato del lavoro, vengono richiesti a prescindere dalla loro età e quindi che, in queste attività, l’età di per sé non influisce sul livello retributivo.
Per conto, in una pronunzia del 20 gennaio 2005 nella causa R., I 138/04, consid. 4.3.,
la stessa Alta Corte
federale ha applicato una riduzione sul reddito statistico da invalido, trattandosi di un assicurato di 35 anni, dichiarato completamente abile in attività semplici e ripetitive nel settore dei servizi, “en regard de l’âge de l’assuré et des limitations résultant de l’atteinte à sa santé” (la sottolineatura è del redattore).
In un’altra sentenza del 23 febbraio 2004 nella causa M., B 67/04, consid. 3.3.2 - concernente un assicurato di 54 anni al beneficio di un permesso di domicilio - l’Alta Corte non ha ritenuto che l’età costituisse un fattore di riduzione.
Del resto, con riferimento all’art. 28 cpv. 4 OAINF (cfr. consid. 2.4.), la giurisprudenza federale ha stabilito che questa disposizione torna applicabile agli assicurati che, alla data di inizio della rendita di invalidità, hanno un’età attorno ai 60 anni (cfr. DTF 123 V 419 consid. 1b; SVR 1995 UV 35, p. 105 consid. 2b).
Al fine di garantire l’uguaglianza di trattamento fra assicurati (circa la necessità di introdurre dei criteri obiettivi allo scopo di evitare disparità di trattamento, cfr. DTF 123 V 104 consid. 3e, DTF 115 V 138ss. consid. 6-7, 405ss., consid. 4-6; STFA del 24 febbraio 2005 nella causa S., U 80/04, consid. 4.2.1), questo Tribunale – chiamato peraltro, in talune circostanze, a direttamente quantificare la riduzione percentuale (cfr., ad esempio, la STFA del 25 febbraio 2003 nella causa P., U 329 + 330/01) – e visto che il problema si pone in modo analogo in alcuni importanti settori delle assicurazioni sociali (assicurazione per l’invalidità, previdenza professionale, assicurazione contro gli infortuni e assicurazione contro le malattie), ritiene di dover fornire le seguenti indicazioni.
Ad ognuno dei fattori di rilievo indicati dalla giurisprudenza federale corrisponde una decurtazione del 5%.
Per quanto riguarda specificatamente la riduzione percentuale legata alla limitazione addebitabile al danno alla salute, l’esistenza, in un caso concreto, di impedimenti di una particolare gravità, che in genere limitano l’assicurato anche nell’esercizio di un’attività sostitutiva, può comunque giustificare l’applicazione di una riduzione più elevata (cfr., in questo senso, la STFA del 16 febbraio 2005 nella causa C., I 559/04, consid. 2.2, in cui la Corte federale ha avallato la riduzione decisa dall’amministrazione (15%), trattandosi di un assicurato abile soltanto parzialmente in attività leggere, la STFA del 17 febbraio 2005 nella causa B., I 1/04, consid. 4.3.4, in cui è stata applicata una decurtazione del 10% per tenere conto delle difficoltà legate al danno alla salute e la STFA del 23 febbraio 2005 nella causa B., I 632/04, consid. 4.2.2, in cui è stata confermata una riduzione del 15% per ragioni di salute).
La presenza cumulativa di più fattori legittima l’applicazione della riduzione massima del 25% (cfr., in questo senso, la STFA del 4 febbraio 2003 nella causa S., U 311/02, consid. 4.3).
Nella già citata sentenza del 23 febbraio 2004 nella causa M., il TFA ha applicato una deduzione globale del 15% motivata dagli impedimenti legati al danno alla salute, ritenendo assenti gli altri fattori di riduzione (anni di servizio, nazionalità e tipo di permesso di dimora, grado di occupazione)." (STCA succitata, consid. 2.11.)
In concreto, l’UAI ha applicato una riduzione del 15%, per tenere conto del fatto che l’assicurata può effettuare solo attività leggere e tenendo conto delle prescrizioni inerenti all’ergonomia (cfr. doc. 7-1).
Tale percentuale, che tiene adeguatamente conto delle specifiche circostanze del caso concreto, può essere confermata dal TCA.
Questa soluzione si giustifica tanto più se si considera che per costante giurisprudenza il Giudice non può scostarsi dalla valutazione dell’amministrazione senza fondati motivi (cfr. DTF 126 V 80 consid. 5b/dd e 6).
Partendo, quindi, da un salario da invalida di fr.
36’210.13
e
ritenuta un’esigibilità del 70%, ammettendo la riduzione del 15%, il
reddito ipotetico
dell'insorgente nel 2004 risulta, quindi, essere pari a
fr. 21'545.03
(fr. 25’347.1 - (fr. 25’347.1 x 15 : 100))
.
Confrontando ora
questo dato con l'importo
di fr.
35'028
corrispondente al
reddito
che l’insorgente avrebbe conseguito
da valida
nell'anno 2004 (cfr. consid. 2.12.), emerge
un’incapacità al guadagno
pari a 38.49 ([fr.
35’028
– fr. 21’545.03]
x 100 : fr. 35’028)
, arrotondato al 38% secondo la giurisprudenza di cui alla DTF 130 V 121 consid. 3.2. = SVR 2004 UV Nr. 11 pag. 41),
percentuale che non consente l’attribuzione di una rendita, conformemente a quanto stabilito dall’UAI.
Quanto agli anni precedenti, per il 2001, partendo da un salario da invalida di fr. 47'018
,
da ridurre del 23.4% (gap salariale) per un reddito da invalida di fr. 36’015.8,
e
ritenuta un’esigibilità del 70%, ammettendo la riduzione del 15%, il
reddito ipotetico
dell'insorgente risulta, quindi, essere pari a
fr. 21’429.4
(fr. 25'211.05 - (fr. 25’211.05 x 15 : 100))
.
Confrontando ora
questo dato con l'importo
di fr.
33’801
corrispondente al
reddito
che l’insorgente avrebbe conseguito
da valida
nell'anno 2001 (cfr. consid. 2.12.), emerge
un’incapacità al guadagno
pari a 36.6 ([fr.
33’801 – fr. 21’429.4]
x 100 : fr.
33’
801)
, arrotondato al 37% secondo la giurisprudenza di cui alla DTF 130 V 121 consid. 3.2. = SVR 2004 UV Nr. 11 pag. 41),
percentuale che non consente comunque l’attribuzione di una rendita, conformemente a quanto stabilito dall’UAI.
Per il 2002, confrontando il reddito da valida di fr. 34’410 con il reddito da invalida di fr. 21'666.6 (ossia fr. 47'788, da ridurre del 23.8% (gap salariale), poi da ridurre al
70%
per l’
esigibilità medica e ammettendo la riduzione del 15%
),
emerge
un’incapacità al guadagno
pari a 37.03 ([fr.
34’410 – fr. 21’666.6]
x 100 : fr. 34’410)
, arrotondato al 37% secondo la giurisprudenza di cui alla DTF 130 V 121 consid. 3.2. = SVR 2004 UV Nr. 11 pag. 41),
percentuale che non consente comunque l’attribuzione di una rendita, conformemente a quanto stabilito dall’UAI.
Per il 2003, confrontando il reddito da valida di fr. 34’891 con il reddito da invalida di fr. 22'025.23 (ossia fr. 48'579, da ridurre del 23.8% (gap salariale), poi da ridurre al
70%
per l’
esigibilità medica e ammettendo la riduzione del 15%
),
emerge
un’incapacità al guadagno
pari a 36.87 ([fr.
34’891 – fr. 22’025.23]
x 100 : fr. 34’891)
, arrotondato al 37% secondo la giurisprudenza di cui alla DTF 130 V 121 consid. 3.2. = SVR 2004 UV Nr. 11 pag. 41),
percentuale che non consente comunque l’attribuzione di una rendita, conformemente a quanto stabilito dall’UAI.
Dovendo poi, come visto in precedenza (cfr. consid. 2.3. in fine), valutare se vi è stata una
modifica di rilievo dei dati ipotetici di riferimento
sino al momento della decisione impugnata, occorre aggiornare il reddito da valida e da invalida al 2006.
Adeguando il reddito da valida di fr. 35’028, riferito al 2004, al 2006, si ottiene un importo di fr. 35'802.82
(+ 1% per il 2005, + 1.2% per il 2006, cfr.
tab. relativa all’e
voluzione dei salari nominali, dei prezzi al consumo e dei salari reali, 1990-2006, pubblicati sul sito dell’Ufficio federale di statistica
)
.
Quanto al reddito da invalida, secondo i dati forniti dalla tabella elaborata dall'Ufficio federale di statistica, la ricorrente, svolgendo nel 2006 una professione che presuppone qualifiche inferiori nel settore privato svizzero (a proposito della rilevanza delle condizioni salariali nel settore privato, cfr. RAMI 2001 U 439, p. 347ss. e SVR 2002 UV 15, p. 47ss.), avrebbe potuto realizzare, in media, un salario mensile lordo pari a fr. 4'019.
Riportando questo dato su 41.7 ore (
cfr. tabella B 9.2,
pubblicata
in
La Vie économique, 12-2007, p. 98
), esso ammonta a fr. 4'189.80 mensili oppure a
fr. 50'277.60
per l'intero anno (fr. 4'189.80 x 12, ritenuto che la quota di tredicesima è già compresa, cfr. STFA U 274/98 del 18 febbraio 1999, consid. 3a).
Tale reddito deve poi essere ridotto del 24.5% (gap salariale), per un reddito da invalida di fr. 37'959.60.
Procedendo quindi al raffronto dei redditi, con riferimento al 2006, partendo da un salario da invalida di fr.
37’959.60
,
ritenuta un’esigibilità dal profilo medico del 70% e ammettendo la riduzione del 15%, il
reddito ipotetico
dell'insorgente ammonta, quindi, a fr. 22’585.96
(fr. 26'571.7 - (fr. 26'571.7 x 15 : 100))
.
Confrontando ora
questo dato con l'importo
di fr.
35'802.82
corrispondente al
reddito
che l’insorgente avrebbe conseguito
da valida
nell'anno 2006, emerge
un’incapacità al guadagno
pari a 36.9 ([fr.
35'802.82 – fr. 22’585.96]
x 100 : fr. 35'802.82)
, arrotondato al 37% secondo la giurisprudenza di cui alla DTF 130 V 121 consid. 3.2. = SVR 2004 UV Nr. 11 pag. 41)
, percentuale che non consente comunque l’attribuzione di una rendita, conformemente a quanto stabilito dall’UAI.
La decisione contestata deve, quindi, nel suo risultato essere confermata.