Decision ID: 78299c0f-9618-5d95-bd46-a8ae97724fff
Year: 2021
Language: it
Court: CH_BVGE
Chamber: CH_BVGE_001
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: 

Fatti:
A.
L’interessato, ha depositato una domanda d’asilo in Svizzera il
(...) agosto 2020 (cfr. atto della Segreteria di Stato della migrazione [di se-
guito SEM] n. [{...}]-3/2). A supporto della medesima, egli ha presentato
una fotocopia della sua tazkira (cfr. atti SEM n. 1/1, 2/- e 8/1).
B.
Dalle investigazioni intraprese dall’autorità inferiore il (...) settembre 2020
nella banca dati centrale europea «EURODAC», è risultato che il richie-
dente aveva presentato delle domande pregresse: in C._ il (...) e
nuovamente il (...); in D._ il (...); in E._ il (...); in Italia il (...)
rispettivamente il (...) ed in F._ in data (...) (cfr. atti SEM n. 9/2, 10/2
e 14/2).
C.
L’interessato è stato sentito nell’ambito di un verbale di rilevamento dei suoi
dati personali il (...) settembre 2020 (cfr. atto SEM n. 13/9), allorché il
(...) settembre 2020 (cfr. atto SEM n. 16/3; di seguito: colloquio Dublino),
si è tenuto con il medesimo un colloquio personale ai sensi dell’art. 5 del
regolamento (UE) n. 604/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio del
26 giugno 2013 che stabilisce i criteri e i meccanismi di determinazione
dello Stato membro competente per l’esame di una domanda di protezione
internazionale presentata in uno degli Stati membri da un cittadino di un
paese terzo o da un apolide (rifusione) (Gazzetta ufficiale dell’Unione eu-
ropea [GU] L 180/31 del 29.06.2013; di seguito: Regolamento Dublino III).
Nel quadro del colloquio Dublino, egli ha segnatamente dichiarato di sen-
tirsi bene fisicamente, ma di avere delle difficoltà psicologiche, ovvero dello
stress, di essere soggetto all’irascibilità poiché annoiato e di avere delle
problematiche a dormire. Tale suo stato d’animo sarebbe legato ai suoi
problemi in generale e sentirebbe tali sintomi da molto tempo. Oltretutto,
avrebbe segnalato i medesimi all’infermeria del Centro presso il quale al-
loggerebbe, ma nessuna visita medica gli sarebbe ancora stata fissata. Ha
inoltre precisato di aver già assunto dei farmaci in D._ in passato
(nel [...]), per le medesime problematiche. Egli ha inoltre asserito di essere
arrivato in Europa, tramite la C._, nel (...), ove gli sarebbero state
prese forzatamente le impronte digitali in data (...). In seguito si sarebbe
spostato dapprima in G._, poi in E._ e F._ e per finire
in D._, ove sarebbe rimasto per circa (...). In quest’ultimo Stato
avrebbe richiesto l’asilo il (...) e le autorità (...) lo avrebbero rinviato in
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C._, ove avrebbe pure presentato una domanda d’asilo il (...). Suc-
cessivamente si sarebbe spostato in G._ ed in E._ – ove ha
confermato di aver chiesto asilo il (...) – per poi proseguire dapprima in
Italia, Paese dove avrebbe inoltrato una prima domanda d’asilo il (...) ed
una seconda il (...), dopo un breve soggiorno in F._ ove avrebbe
pure richiesto l’asilo il (...). In seguito si sarebbe diretto in H._, ma
sarebbe rientrato in Italia qualche mese prima del suo arrivo in Svizzera.
Questionato anche circa l’eventuale competenza per la trattazione della
sua domanda d’asilo, da parte della C._, dell’D._, della
E._, della F._ o dell’Italia, in merito a quest’ultimo Paese ha
segnatamente dichiarato di non volervi ritornare in quanto rischierebbe di
essere rinviato in C._, ove la situazione d’accoglienza e di alloggio
non sarebbero adatti, e sarebbe peggiore che in Afghanistan, non essen-
dovi né alloggi né lavoro.
D.
A fronte delle risultanze succitate, l’autorità elvetica preposta ha inviato, in
data (...), una domanda di ripresa in carico alle autorità (...) ai sensi
dell’art. 18 par. 1 lett. b Regolamento Dublino III (cfr. atti SEM n. 18/7 e
19/2). L’autorità (...) richiesta, ha risposto negativamente il (...), indicando
che la sua responsabilità sarebbe cessata in conformità con l’art. 29 par. 2
Regolamento Dublino III, avendo segnatamente la E._ e la
F._ non dato seguito al termine per il trasferimento dell’interessato
dopo l’accettazione da parte (...) della ripresa in carico del medesimo (cfr.
atti SEM n. 21/1 e 22/1).
E.
Vista la risposta delle autorità (...), la SEM ha successivamente inviato una
domanda di ripresa in carico del ricorrente alla F._ il
(...) (cfr. atti SEM n. 23/8 e 24/2). La stessa è stata rifiutata dalle autorità
(...) il (...), in quanto dato che l’interessato sarebbe scomparso a partire
dal (...), allorché egli sarebbe dovuto essere trasferito in C._ entro
il (...), egli non avrebbe avuto più alcun contatto con le autorità (...) da più
di (...) anni, e sarebbe possibile che nel frattempo lo stesso sia ritornato
nel suo Paese d’origine prima di espatriare nuovamente e chiedere prote-
zione alla Svizzera (cfr. atti SEM n. 25 e 26/1).
F.
Da ultimo, l’autorità svizzera competente, ha chiesto alla sua omologa ita-
liana, la ripresa in carico del richiedente in data (...), sempre in virtù
dell’art. 18 par. 1 lett. b Regolamento Dublino III (cfr. atti SEM n. 27/6, 28/1
e 29/3). L’Italia ha rifiutato la stessa con comunicazione del (...), poiché ha
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informato la Svizzera che all’interessato sarebbe stata concessa la prote-
zione sussidiaria in Italia e sarebbe stato emesso un permesso di sog-
giorno con validità sino al (...) dalla (...) di I._. Quindi il trasferi-
mento del richiedente non sarebbe di competenza dell’ufficio Dublino ita-
liano, ma sottostarebbe all’accettazione di cui agli accordi stipulati tra i due
Paesi, per la quale la Svizzera dovrebbe inviare l’apposita richiesta all’Italia
(cfr. atto SEM n. 30/1).
G.
Per il tramite della richiesta datata (...), ed in applicazione della direttiva
2008/115/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del
16 dicembre 2008 recante norme e procedure comuni applicabili negli Stati
membri al rimpatrio di cittadini di paesi terzi il cui soggiorno è irregolare
(GU L 348/98 del 24.12.2008; di seguito: direttiva sul rimpatrio), l’autorità
elvetica preposta ha richiesto la riammissione dell’interessato all’Italia (cfr.
atti SEM n. 32/2, 33/2 e 34/1).
H.
H.a Sulla scorta dei succitati elementi, la SEM, il 14 ottobre 2020, ha dato
l’opportunità al ricorrente di pronunciarsi per iscritto, circa l’intenzione
dell’autorità inferiore di non entrare nel merito della sua domanda d’asilo
ex art. 31a cpv. 1 lett. a LAsi (RS 142.31) e di decretare il suo allontana-
mento verso l’Italia (cfr. atto SEM n. 37/2).
H.b Per mezzo della sua presa di posizione del 20 ottobre 2020 (cfr. atto
SEM n. 38/2), l’interessato si è espresso, riferendo di non essere al cor-
rente di un’eventuale concessione di una protezione da parte dell’Italia, in
quanto in tale Paese avrebbe beneficiato unicamente dello statuto di richie-
dente l’asilo. Ha inoltre asserito di soffrire di amnesia e di problematiche
cerebrali e/o psicologiche. In merito a tale punto, la fattispecie non sarebbe
stata sufficientemente acclarata e ciò malgrado egli abbia riferito all’infer-
meria del Centro federale in cui alloggiava di soffrire di problematiche di
ordine psicologico, umorale e comportamentale, che sarebbero tutt'ora ri-
maste non indagate. La rappresentante legale dell’insorgente, ha quindi
proposto un complemento istruttorio in tal senso alla SEM. Ha per il resto
riportato che l’insorgente avrebbe ribadito la sua contrarietà ad un rientro
in Italia, ove non riterrebbe che i suoi diritti possano essere effettivamente
assicurati.
I.
Il (...), l’autorità italiana preposta ha accettato la riammissione dell’interes-
sato sul suo territorio (cfr. atti SEM n. 51/1 e 52/1).
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J.
Con messaggi elettronici del 15 aprile 2021, la funzionaria incaricata della
SEM si è premurata d’un canto di richiedere se vi fossero delle informazioni
mediche pertinenti per la sua procedura d’asilo alla rappresentante legale
dell’interessato; domanda rimasta senza risposta (cfr. atto SEM n. 56/1).
D’altro canto, ha richiesto se per il medesimo risultassero delle informazioni
mediche e/o appuntamenti medici passati al (...) competente, ricevendone
una risposta in data analoga (cfr. atti SEM n. 54/1 e 55/1).
K.
K.a Per il tramite dello scritto del 27 aprile 2021 (cfr. atto SEM n. 57/2), la
SEM ha concesso all’interessato il diritto di essere sentito circa il suo stato
di salute entro il 5 maggio 2021, chiedendogli di segnalare delle eventuali
problematiche mediche rilevanti per la sua procedura d’asilo ai sensi
dell’art. 26a LAsi. Nella stessa missiva, l’autorità inferiore ha inoltre sottoli-
neato come dagli atti risulterebbe che lui avrebbe eseguito un’unica visita
medica relativa ad un consulto per vaccinazioni (il foglio di informazioni
mediche [di seguito: F2] del [...], di cui all’atto SEM n. 47/2).
K.b Con missiva del 5 maggio 2021, l’interessato si è pronunciato rispetto
a quanto sopra richiesto (cfr. atto SEM n. 59/2), riferendo di essere in cura
presso il Dr. J._ per problematiche di natura psicologica, tra cui ri-
ferirebbe disturbi mnemonici, e di assumere una terapia farmacologica. Ha
inoltre precisato la sua intenzione di richiedere un’ulteriore valutazione me-
dica, in quanto l’attuale terapia si starebbe rivelando inefficace per la cura
dei suoi sintomi. In merito a quanto prima, la rappresentante legale avrebbe
richiesto al medico, un rapporto circa lo stato di salute dell’interessato il
(...), che non sarebbe però ancora pervenuto. In tal senso, ha richiesto di
concedere una congrua proroga per la produzione del documento sud-
detto. Al contempo, egli ha affermato di aver risieduto in Italia sempre sulla
scorta di un permesso di soggiorno di validità limitata di 6 mesi e di non
essere a conoscenza della concessione della protezione sussidiaria in tale
Paese. Per questo, il richiedente ha chiesto di poter prendere visione della
documentazione afferente la concessione della protezione sussidiaria in
Italia (cfr. atto SEM n. 59/2).
L.
L’11 maggio 2021, l’interessato ha inoltrato il suo parere al progetto di de-
cisione della SEM del 10 maggio 2021 (cfr. atti SEM n. 60/10 e 62/2), rite-
nendo segnatamente che in Italia non gli sarebbero garantite delle condi-
zioni di vita adeguate, nonché ribadendo di soffrire di problematiche psico-
logiche, per le quali apparirebbe opportuno aspettare il rapporto medico da
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parte del medico presso il quale il richiedente si troverebbe in cura, in
quanto allo stato attuale, l’istruzione dal profilo valetudinario della domanda
d’asilo risulterebbe ancora incompleta.
M.
Con decisione dell’11 maggio 2021 – notificata il 12 maggio 2021 (cfr. atto
SEM n. 64/1) – l’autorità inferiore, in applicazione dell’art. 31a cpv. 1 lett. a
LAsi, non è entrata nel merito della domanda d’asilo dell’interessato, ha
pronunciato il suo allontanamento dalla Svizzera, nonché l’esecuzione
della predetta misura, siccome ammissibile, ragionevolmente esigibile e
possibile.
N.
Il 20 maggio 2021 (cfr. risultanze processuali), l’interessato è insorto con
ricorso al Tribunale avverso la decisione succitata, postulando l’annulla-
mento della decisione avversata e la restituzione degli atti di causa alla
SEM per completamento istruttorio. Contestualmente ha presentato
istanza di assistenza giudiziaria parziale, nel senso dell’esenzione dal ver-
samento delle spese processuali e del relativo anticipo.
A supporto del suo gravame, l’insorgente ha annesso al medesimo quale
nuovo documento uno scritto datato (...) del suo rappresentante legale al
Dr. med. J._, inerente la richiesta di un rapporto medico concer-
nente lo stato di salute del ricorrente.
O.
Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti saranno ripresi nei conside-
randi qualora risultino decisivi per l’esito della vertenza.
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Diritto:
1.
Le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla LTF
in quanto la LAsi non preveda altrimenti (art. 6 LAsi). Fatta eccezione per
le decisioni previste all’art. 32 LTAF, il Tribunale, in virtù dell’art. 31 LTAF,
giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi dell’art. 5 PA rese dalle autorità
menzionate all’art. 33 LTAF. La SEM rientra tra dette autorità (cfr. art. 105
LAsi) e l’atto impugnato costituisce una decisione ai sensi dell’art. 5 PA.
Il ricorrente ha partecipato al procedimento dinanzi l’autorità inferiore, è
particolarmente toccato dalla decisione impugnata e vanta un interesse de-
gno di protezione all’annullamento o alla modificazione della stessa (art. 48
cpv. 1 lett. a–c PA). Pertanto è legittimato ad aggravarsi contro di essa.
I requisiti relativi ai termini di ricorso (art. 108 cpv. 3 LAsi), alla forma e al
contenuto dell’atto di ricorso (art. 52 cpv. 1 PA) sono soddisfatti.
Occorre pertanto entrare nel merito del ricorso.
2.
Con ricorso al Tribunale possono essere invocati, in materia d’asilo, la vio-
lazione del diritto federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti
giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi) e, in materia di diritto degli
stranieri, pure l’inadeguatezza ai sensi dell’art. 49 PA (cfr. DTAF 2014/26
consid. 5). Il Tribunale non è vincolato né dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4
PA), né dalle considerazioni giuridiche della decisione impugnata, né dalle
argomentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2 e relativi riferimenti).
3.
Ai sensi dell’art. 111a cpv. 1 LAsi si rinuncia allo scambio di scritti.
4.
4.1 Nel provvedimento avversato, l’autorità inferiore ha dapprima osser-
vato che nel parere presentato alla bozza di decisione dal ricorrente, non
vi sarebbero degli elementi o dei mezzi di prova che giustificherebbero la
modifica della valutazione della SEM. In particolare, le semplici afferma-
zioni relative al suo stato di salute, non supportate da alcun elemento con-
creto e visto il tempo trascorso dalla presentazione della domanda d’asilo,
non sarebbero ostative alla pronuncia circa un suo allontanamento verso
l’Italia. Inoltre, il fatto che egli non avrebbe supportato le sue asserzioni in
relazione alle condizioni di vita inadeguate che troverebbe in Italia con delle
evenienze concrete, non sarebbe atto a confutare le conclusioni della SEM.
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Altresì, avendo già ottenuto una protezione contro le persecuzioni da uno
Stato terzo, un interesse degno di protezione ai sensi dell’art. 25 cpv. 2 PA,
in casu non sussisterebbe. La SEM ha quindi concluso che non vi sareb-
bero le condizioni per entrare nel merito della domanda d’asilo del ricor-
rente.
In relazione all’esecuzione dell’allontanamento, l’autorità inferiore ha anzi-
tutto osservato che l’interessato, potendo recarsi in uno Stato terzo in cui
può trovare protezione contro il respingimento ai sensi dell’art. 5 cpv. 1
LAsi, quest’ultimo principio non andrebbe esaminato. In secondo luogo,
avendo il medesimo ottenuto la protezione sussidiaria in Italia, ed avendo
il predetto Paese esplicitamente accettato la sua riammissione, quest’ul-
tima sarebbe fondata sull’Accordo di riammissione tra la Svizzera e l’Italia
e non invece sul Regolamento Dublino III. Pertanto, in merito al timore da
lui espresso che rischierebbe di essere rinviato in C._ nel caso ve-
nisse allontanato verso l’Italia, non sarebbe fondato su alcun mezzo di
prova serio e concreto. Per di più, se egli ritenesse di non aver beneficiato
di una procedura di asilo corretta, oppure di essere stato trattato in modo
illecito e scorretto, spetterebbe a lui rivolgersi alle autorità italiane preposte
adendo le vie legali pertinenti. Alla luce di tali elementi, e per il fatto che
non vi sarebbe nei confronti dell’Italia una presunzione di violazione degli
obblighi europei alla quale è vincolata, l’allontanamento dell’insorgente
verso tale Stato non necessiterebbe da parte dell’autorità inferiore di ulte-
riori accertamenti. L’esecuzione di tale misura sarebbe inoltre ragionevol-
mente esigibile. In particolare, riguardo alla sua mera allegazione secondo
la quale in Italia beneficerebbe unicamente dello statuto quale richiedente
l’asilo, visto l’informazione italiana circa l’ottenimento da parte sua della
protezione sussidiaria nonché la dichiarazione di riammissione da parte
italiana, la stessa potrebbe essere apparentata ad una dichiarazione di
parte ed in quanto tale respinta. Anche rispetto alla sua generica dichiara-
zione inerente il fatto che in Italia i suoi diritti non sarebbero assicurati, non
risulterebbe alcun elemento concreto agli atti che renda verosimile che egli
sia stato privato dall’azione od omissione deliberata delle autorità italiane,
del godimento dei diritti che gli permetterebbero di provvedere ai propri bi-
sogni primari o che rischierebbe di esserlo in futuro, e questo in violazione
degli strumenti e disposizioni internazionali ed europei alla quale l’Italia è
legata. Proseguendo nell’analisi, la SEM in relazione con il suo stato di
salute, ha ritenuto che lo stesso non fosse di una gravità tale da rendere
inammissibile l’esecuzione del suo allontanamento verso l’Italia in viola-
zione dell’art. 3 CEDU (RS 0.101). Difatti, agli atti risulterebbe unicamente
una consultazione medica del (...) relativa a dei chiarimenti riguardo al suo
desiderio di vaccinarsi. Ciò che risulterebbe sorprendente, è che egli
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avrebbe soggiornato in un CFA per oltre 140 giorni, richiedendo soltanto il
giorno prima della sua partenza per il K._ all’infermeria (...) compe-
tente delle informazioni circa dei richiami vaccinali. Segnatamente, la SEM
non avrebbe alcun motivo di ritenere che l’operato dell’infermeria del CFA
competente, nel caso di un trasferimento interno dell’insorgente, sia lacu-
noso. Inoltre, dopo aver ricostruito le possibilità concesse al ricorrente di
esprimersi in merito al suo stato di salute, egli – come neppure la sua rap-
presentante legale – anche dopo ben oltre otto mesi dal deposito della sua
domanda d’asilo, non sarebbe stato in grado di fornire né un certificato
medico, come neppure la ricetta medica dei farmaci che starebbe assu-
mendo o perlomeno il nome degli stessi. Il ricorrente avrebbe unicamente
e genericamente riferito di essere in cura presso un medico, peraltro spe-
cialista in medicina interna generale, per problemi di natura psicologica,
senza però fornire alcun ulteriore dettaglio. Per di più, il rapporto medico
ventilato dalla sua rappresentante legale, non sarebbe ancora pervenuto
alla SEM dopo oltre due settimane. Egli avrebbe pertanto beneficiato di un
sufficiente periodo temporale per avvalersi di eventuali problematiche me-
diche, e anche se nelle procedure d’asilo si applicherebbe il principio inqui-
sitorio, lo stesso non sarebbe illimitato, essendo in particolare le parti te-
nute all’obbligo di collaborare. Inoltre, poiché l’Italia disporrebbe di infra-
strutture mediche sufficienti, e sarebbe tenuta ad offrirgli un’adeguata as-
sistenza sanitaria in conformità con l’art. 30 della Direttiva 2011/95/UE del
Parlamento e del Consiglio del 13 dicembre 2011 recante norme sull’attri-
buzione, a cittadini di paesi terzi o apolidi, della qualifica di beneficiario di
protezione internazionale, su uno status uniforme per i rifugiati o per le per-
sone aventi titolo a beneficiare della protezione sussidiaria, nonché sul
contenuto della protezione riconosciuta ([rifusione; GU L 337/9 del
20.12.2011; di seguito: direttiva qualifiche]), egli se necessario potrà rivol-
gersi per il futuro al sistema sanitario italiano, anche per richiedere un’ulte-
riore valutazione sul suo stato valetudinario. La SEM ha quindi concluso
che né le sue dichiarazioni, né gli atti all’inserto, come neppure la sua si-
tuazione medica, violerebbero gli art. 4 della Carta dei diritti fondamentali
dell’Unione europea (GU C 364/1 del 18.12.2000, di seguito: CartaUE), gli
art. 3 CEDU o l’art. 3 della Convenzione del 10 dicembre 1984 contro la
tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti (Conv. tor-
tura, RS 0.105), e quindi gli stessi non sarebbero ostativi all’ammissibilità
ed all’esigibilità della misura d’allontanamento. Inoltre, egli non avrebbe
sovvertito la presunzione esposta all’art. 83 cpv. 5 della legge federale su-
gli stranieri e la loro integrazione del 16 dicembre 2005 (LStrI, RS 142.20),
secondo cui l’allontanamento verso i paesi membri dell’UE e dell’AELS sa-
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rebbe da ritenersi di principio esigibile. Infine, l’esecuzione del suo allonta-
namento sarebbe pure possibile sia dal profilo tecnico che da quello pra-
tico.
4.2 Nel suo ricorso, l’insorgente in primo luogo censura che la sua riam-
missione su suolo italiano sia basata su di una valida garanzia. Invero, d’un
canto risulterebbe di difficile comprensione lo svolgimento della procedura
d’asilo in Italia, che avrebbe condotto alla concessione al ricorrente della
protezione sussidiaria in tale Paese. Agli atti, non vi sarebbe segnatamente
alcuna indicazione circa la data di concessione della protezione sussidiaria
– che si chiede al Tribunale di poter appurare – ma tutto lascerebbe intuire
che la stessa sarebbe intervenuta mentre l’insorgente si trovava già in
Svizzera. Di conseguenza, quest’ultimo sarebbe stato ammesso al benefi-
cio della protezione sussidiaria in sua assenza, senza poter prendere de-
bita conoscenza della decisione e senza neppure poter fare valere contro
la medesima i suoi diritti di impugnazione. D’altro canto, al momento della
domanda di ripresa in carico svizzera, del (...), il richiedente non sarebbe
ancora stato al beneficio di alcuno statuto di protezione in Italia. Ciò con la
conseguenza dell’inapplicabilità alla fattispecie della direttiva sul rimpatrio
e dell’Accordo tra la Confederazione Svizzera e la Repubblica italiana sulla
riammissione delle persone in situazione irregolare del 10 settembre 1998
(RS 0.142.114.549; di seguito: Accordo sulla riammissione), ma piuttosto –
ed eventualmente – delle disposizioni del Regolamento Dublino III. Ad av-
viso della rappresentante legale, la data in cui sarebbe stata emessa la
decisione di protezione sussidiaria in Italia, assumerebbe un rilievo deter-
minante in specie, poiché le condizioni per la pronuncia di una decisione di
non entrata nel merito ai sensi dell’art. 31a cpv.1 lett. a LAsi, risulterebbero
prima facie insussistenti sia al momento del deposito della domanda d’asilo
in Svizzera da parte del ricorrente, sia al momento della domanda di ripresa
in carico dell’interessato alle autorità italiane. Tuttavia, anche si ritenesse
applicabile la direttiva sul rimpatrio e l’Accordo sulla riammissione, l’insor-
gente ritiene che la richiesta di riammissione presentata dalla SEM all’Ita-
lia, difetterebbe in ogni caso di una base giuridica valida. Questo in quanto,
la risposta del (...) del (...), non potrebbe essere considerata un’accetta-
zione di riammissione valida che adempia ai requisiti formali di cui all’art. 6
par. 3 dell’Accordo sulla riammissione, anche sulla base di alcune sen-
tenze del Tribunale che cita. In secondo luogo, egli lamenta un accerta-
mento dei fatti giuridicamente rilevanti in relazione alla sua situazione me-
dica da parte della SEM incompleto ed inesatto – in violazione del principio
inquisitorio di cui all’art. 12 PA – e di convesso, della valutazione del carat-
tere ammissibile ed esigibile della sua riammissione in Italia (in violazione
degli art. 3 CEDU, 83 cpv. 3 e cpv. 4 LStrI, così come degli art. 106 cpv. 1
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lett. a e lett. b LAsi). Ciò, in quanto, dalle vicende che avrebbero condotto
da ultimo il ricorrente a chiedere asilo in Svizzera nell’agosto del 2020, si
potrebbe evincere che egli fosse abituato, già da anni, a convivere senza
alcun trattamento medico per le problematiche valetudinarie di cui soffri-
rebbe. Per di più, lo studio medico del Dr. J._, sarebbe stato inter-
pellato a due riprese per iscritto dalla patrocinatrice del ricorrente, senza
tuttavia che né per l’interessato né per la mandataria del ricorrente fosse
ancora possibile produrre un rapporto medico. In particolare, l’interessato
– il quale sarebbe analfabeta – non possiederebbe documentazione me-
dica inerente il suo stato di salute attuale. Egli non potrebbe quindi riferire
che quanto da lui sperimentato, ovverossia di soffrire di problematiche di
natura umorale, comportamentale e mnemonica, le quali complichereb-
bero alcuni aspetti della sua vita quotidiana. La mancata produzione del
rapporto medico da parte dell’interessato, non sarebbe pertanto una circo-
stanza a lui imputabile o alla sua patrocinatrice come descritto nella deci-
sione avversata.
5.
Nel gravame l’insorgente lamenta un accertamento incompleto ed inesatto
della fattispecie (art. 6 LAsi in relazione con l’art. 12 PA, art. 106 cpv. 1
lett. b LAsi) da un punto di vista medico, che quale censura formale, appare
d’uopo giudizioso esaminare.
5.1 Nelle procedure d’asilo ‒ così come nelle altre procedure di natura am-
ministrativa ‒ si applica il principio inquisitorio. Ciò significa che l’autorità
competente deve procedere d’ufficio all’accertamento esatto e completo
dei fatti giuridicamente rilevanti (art. 6 LAsi; art. 12 PA). In concreto, essa
deve procurarsi la documentazione necessaria alla trattazione del caso,
chiarire le circostanze giuridiche ed amministrare a tal fine le opportune
prove a riguardo. Il principio inquisitorio non dispensa comunque le parti
dal dovere di collaborare all’accertamento dei fatti ed in modo particolare
dall’onere di provare quanto sia in loro facoltà e quanto l’amministrazione
o il giudice non siano in grado di delucidare con mezzi propri (art. 13 PA ed
art. 8 LAsi; DTAF 2019 I/6 consid. 5.1).
5.2 Sebbene nel diritto amministrativo la parte abbia di principio il diritto di
richiedere l’assunzione di prove all’autorità (art. 33 cpv. 1 PA), una tale ri-
chiesta deve vertere su fatti suscettibili d’influenzare l’esito della procedura
e che non si evincono già dall’incarto (cfr. DTF 131 I 153, consid. 3; sen-
tenza del Tribunale amministrativo federale A-3056/2015 del 22 dicem-
bre 2016 consid. 3.1.3). Il principio inquisitorio non impedisce d’altro canto
all’autorità di procedere ad un apprezzamento anticipato delle prove offerte
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(« antizipierte Beweiswürdigung »), e di negarne l’assunzione ove le
stesse appaiano chiaramente ininfluenti ai fini del giudizio, non potendo in
altri termini condurla a modificare la propria opinione (cfr. DTF 134 I 140
consid. 5.3; sentenza del Tribunale federale 1C.179/2014 del 2 settem-
bre 2014 consid. 3.2; sentenza del Tribunale amministrativo federale
A.6515/2010 del 19 maggio 2011 consid. 4.3; TANQUEREL, Manuel de droit
administratif, 2011, n. 1552 con rinvii). Procedendo in tal senso in modo
non arbitrario, l’autorità può porre un termine all’istruzione (cfr.
DTF 133 II 384 consid. 4.2.3 con rinvii; sentenza del Tribunale federale
2C.720/2010 del 21 gennaio 2011 consid. 3.2.1; sentenze del Tribunale
D-6763/2018 dell’11 giugno 2020 consid. 9 e A.7392/2014 dell’8 ago-
sto 2016 consid. 3.4.2.2). Per il resto, v’è da rammentare che di principio
le autorità svizzere non sono tenute a prendere in considerazione il poten-
ziale insorgere di ulteriori affezioni non ancora diagnosticate o sospettate,
essendo determinante lo stato di fatto presente al momento della decisione
(cfr. DTAF 2012/21 consid. 5.1; 2010/44 consid. 3.6).
5.3 Ebbene, nella presente disamina, il Tribunale osserva che la SEM non
aveva, al momento in cui ha statuito, alcuna obbligazione di istruire mag-
giormente la situazione medica del ricorrente. A tenore della documenta-
zione medica agli atti (cfr. atti SEM n. 47/2 e n. 54/1), l’autorità inferiore
poteva senz’altro fondare la sua convinzione e le sue conclusioni in merito
alla stessa, potendo partire dall’assunto che le problematiche psicologiche
lamentate dall’insorgente in corso del colloquio Dublino (cfr. atto SEM
n. 16/3), come pure ribadite successivamente nelle sue prese di posizione
(cfr. atti SEM n. 38/2 e 59/2), non sussistessero o comunque non fossero
rilevanti per la determinazione della fattispecie. Tale conclusione è soste-
nuta dal fatto che, malgrado il ricorrente nel suo scritto del 5 maggio 2021
abbia per la prima volta asserito di essere in cura presso il Dr. med.
J._ per problematiche di natura psicologica, tra cui disturbi mnemo-
nici, e di assumere una terapia farmacologica (cfr. atto SEM n. 59/2), l’in-
sorgente non ha fornito in alcun modo maggiori e più precisi dettagli in me-
rito circa le sue effettive patologie, gli appuntamenti medici trascorsi e fu-
turi, e/o in relazione ai farmaci che assumerebbe. Il Tribunale condivide la
valutazione dell’autorità inferiore, che ravvisa nel comportamento dell’inte-
ressato una violazione del suo obbligo di collaborare all’accertamento dei
fatti medici ex art. 26a cpv. 3 LAsi. Invero, egli dal colloquio Dublino del
(...) settembre 2020, ha avuto più occasioni di presentare degli elementi
concreti a supporto delle allegate problematiche psicologiche (in partico-
lare tramite la possibilità di esprimersi del 20 ottobre 2020 rispettivamente
del 5 maggio 2021, ma anche con una specifica richiesta dalla funzionaria
incaricata della SEM alla sua rappresentante legale con comunicazione del
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15 aprile 2021, cfr. atto SEM n. 56/1), senza che tuttavia se ne possano
evincere nelle insorgenze di causa, come neppure in fase ricorsuale. Ap-
pare inoltre quanto mai singolare che l’insorgente, durante l’unico consulto
medico di cui effettivamente vi sia traccia agli atti, abbia unicamente
espresso il suo interesse per delle vaccinazioni (cfr. F2 del [...], atto SEM
n. 47/2), senza tuttavia accennare in alcun modo alle problematiche psico-
logiche di cui soffrirebbe e che avrebbe esternato nel corso del colloquio
Dublino. Per di più, pare inoltre poco credibile che – malgrado la rappre-
sentante legale abbia dato atto di aver richiesto un rapporto sullo stato di
salute al medico che avrebbe in cura l’insorgente in data (...) ed in seguito
il (...) (cfr. scritto annesso al ricorso) – non vi sia traccia agli atti nei diversi
mesi trascorsi da costui in Svizzera e presso i Centri federali, di sue con-
sultazioni mediche per problematiche psicologiche, se queste fossero real-
mente avvenute. Pertanto, il Tribunale parte dal principio che dagli atti, non
sono evincibili degli indizi concreti, circostanziati e sostanziati, di una qual-
sivoglia patologia che potrebbe risultare ostativa al trasferimento dell’insor-
gente in Italia. Inoltre, a fronte degli elementi succitati, non risulta neppure
necessario ai fini del giudizio, attendere alcuna documentazione supple-
mentare da parte della rappresentante legale dell’insorgente, potendo par-
tire dal presupposto che la documentazione medica agli atti fosse completa
ed esatta, anche dal profilo dello stato di salute dell’insorgente, al momento
dell’emanazione della decisione avversata, come dai principi sopra esposti
(cfr. consid. 5.1 e 5.2).
5.4 Le doglianze formali espresse dal ricorrente circa l’accertamento ine-
satto ed incompleto dei fatti giuridicamente rilevanti rispetto alla sua situa-
zione medica – e di convesso pure in merito alla violazione del principio
inquisitorio da parte dell’autorità resistente – vanno dunque recisamente
respinte.
6.
L’insorgente contesta inoltre la decisione dell’autorità inferiore circa la non
entrata nel merito della sua domanda d’asilo fondata sull’art. 31a cpv. 1
lett. a LAsi.
6.1 In proposito, giusta l’art. 31a cpv. 1 lett. a LAsi, di norma non si entra
nel merito della domanda di asilo se il richiedente può ritornare in uno Stato
terzo sicuro secondo l’art. 6a cpv. 2 lett. b LAsi nel quale aveva soggiornato
precedentemente. Si tratta di Paesi nei quali il Consiglio federale ritiene vi
sia un effettivo rispetto del principio di "non-refoulement" ai sensi
dell’art. 5 cpv. 1 LAsi. Si presuppone inoltre, che tale Stato abbia garantito
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Pagina 14
la riammissione del richiedente nei confronti delle autorità svizzere prepo-
ste all’asilo. Senza tale garanzia, l’allontanamento verso lo Stato terzo non
può infatti essere eseguito e dunque è inutile (cfr. FF 2002 6087, 6125).
6.2 Il Consiglio federale ha effettivamente inserito, il 14 dicembre 2007,
l’Italia, come altri Paesi dell’Unione europea (UE) e dell’Associazione eu-
ropea di libero scambio (AELS), nel novero degli Stati terzi sicuri ai sensi
dell’art. 6a cpv. 2 lett. b LAsi (cfr. Allegato 2, art. 2, dell’ordinanza 1
sull’asilo relativa a questioni procedurali dell’11 agosto 1999 [OAsi 1],
RS 142.311; comunicato del DFGP del 14 dicembre 2007 consultabile al
sito: < https://www.ejpd.admin.ch/ejpd/it/home/attualita/news/2007/2007-
12-142. html >, consultato il 26.05.2021).
6.3 Nel caso in parola, il ricorrente beneficia in Italia – secondo le insor-
genze di causa – dello statuto di protezione sussidiaria e di un permesso
afferente con validità sino al (...). Non vi sono né agli atti, né apportati con
il ricorso, degli indizi concreti che facciano giungere il Tribunale a dubitare
del fatto che tale protezione sussidiaria sia stata effettivamente concessa
all’insorgente da parte italiana, secondo le comunicazioni delle autorità
competenti della vicina Penisola (cfr. atti SEM n. 30/1, 51/1 e 52/1). Per-
tanto, a differenza di quanto sostenuto nel gravame dall’insorgente, lo sta-
tuto del predetto risulta dalle insorgenze di causa essere limpido e non
poter dar adito a fraintendimenti di sorta. Il fatto poi che egli si ritenesse
soltanto richiedente l’asilo in tale Paese, e non avesse conoscenza della
decisione di concessione della protezione sussidiaria nello stesso Stato,
non muta l’apprezzamento del Tribunale in proposito. Seppur si dia atto del
fatto che non si conosca la data esatta della decisione di concessione della
protezione sussidiaria al ricorrente da parte italiana, la stessa, a differenza
di quanto argomentato nel ricorso dall’insorgente, risulta invero essere inin-
fluente ai fini dello stabilimento se la direttiva sul rimpatrio e dell’Accordo
sulla riammissione tra la Svizzera e l’Italia piuttosto che il regolamento Du-
blino si applicassero in specie. Difatti, in ogni caso, sia al momento della
presentazione della richiesta di riammissione da parte svizzera del (...) (cfr.
atti SEM n. 32/2 e 34/1) che a maggior ragione allorché l’autorità italiana
ha accettato la riammissione dell’insorgente sul suo territorio in data (...)
(cfr. atto SEM n. 51/1) , l’interessato risultava beneficiario della protezione
sussidiaria in Italia, secondo le informazioni rilasciate in merito dalle auto-
rità italiane preposte (cfr. atto SEM n. 30/1) che non vengono messe in
dubbio dal Tribunale come già sopra rilevato. Se ne desume quindi che
l’applicabilità sia dell’Accordo sulla riammissione (cfr. in particolare l’art. 3
par. 2 dell’Accordo precitato) che della direttiva sul rimpatrio, si applicasse
in specie, ad esclusione delle disposizioni del Regolamento Dublino III. In
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Pagina 15
tal senso, né l’autorità inferiore come neppure il Tribunale è tenuto ad ef-
fettuare alcun ulteriore accertamento per ottenere informazioni circa la data
effettiva della concessione della protezione sussidiaria al ricorrente da
parte dell’Italia. Apparterrà inoltre al medesimo, se lo riterrà opportuno,
adire le vie legali preposte in Italia, se ritenesse che la presa di decisione
circa la sua protezione sussidiaria, abbia in qualche modo violato i suoi
diritti procedurali. Riguardo tale punto, egli non ha apportato alcun ele-
mento di qualsivoglia consistenza nel gravame, che possa far giungere il
Tribunale a ritenere che i diritti procedurali dell’insorgente siano stati in
qualche modo violati da parte dell’autorità italiana, in violazione segnata-
mente della direttiva 2013/32/UE del Parlamento europeo e del Consiglio
del 26 giugno 2013 recante procedure comuni ai fini del riconoscimento e
della revoca dello status di protezione internazionale (GU L 180/60 del
29.6.2013; di seguito: direttiva procedura) o della direttiva qualifiche e delle
altre disposizioni internazionali a cui anche l’Italia è legata e di cui ne ap-
plica le disposizioni. Riguardo poi il fatto che secondo il ricorrente sia la
richiesta di riammissione all’Italia da parte della Svizzera del (...) che l’ac-
cettazione di riammissione dell’Italia del (...), non risulterebbero giuridica-
mente valide, occorre considerare quanto segue. La richiesta di riammis-
sione del (...) da parte delle autorità elvetiche, è stata inviata dall’autorità
competente (cfr. atto SEM n. 34/1), come pure nel pieno rispetto delle con-
dizioni formali e di contenuto previste dall’art. 6 par. 2 dell’Accordo sulla
riammissione in relazione con il p.to 2 dell’Annesso all’Accordo precitato
(cfr. atti SEM n. 33/2 e 34/1). Non si vede pertanto, a differenza di quanto
sostenuto in modo generico dall’insorgente nel gravame, come la stessa
non adempia alle condizioni formali di validità. Altresì, il (...), l’autorità ita-
liana competente ha inviato alla SEM l’accordo alla riammissione del ricor-
rente (cfr. atti SEM n. 51/1 e n. 52/1). Essendo che la stessa è stata ema-
nata dall’organo competente, come pure offre le indicazioni circa le autorità
preposte e le condizioni di viaggio per il trasferimento del ricorrente in Italia,
adempie pure essa integralmente alle condizioni di forma prescritte, al con-
trario di quanto affermato dall’interessato nel ricorso. Il fatto poi che tale
accordo alla riammissione sia giunto soltanto a distanza di (...) dalla richie-
sta di riammissione da parte della Svizzera, non può assurgere a motiva-
zione per invalidare la stessa accettazione di riammissione da parte ita-
liana, come argomenta implicitamente l’insorgente nel suo memoriale ri-
corsuale. Invero, il fatto che l’accordo di riammissione abbia ampiamente
superato gli otto giorni di risposta previsto dall’art. 6 par. 3 dell’Accordo di
riammissione non ne pregiudica in alcun modo la sua validità. L’art. 6 par. 3
dell’Accordo sulla riammissione rientra difatti nelle disposizioni tecniche in-
terstatali di tale Accordo, dalle quali il ricorrente non può dedurre alcun di-
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ritto invocabile (cfr. le sentenze del Tribunale E-1878/2020 del 19 gen-
naio 2021 consid. 4.3, E-817/2020 del 4 marzo 2020 consid. 3.2; cfr. an-
che DTAF 2010/27 consid. 5.2.2). Pertanto, la garanzia di riammissione del
ricorrente da parte italiana, che risulta essere invero la condizione sine qua
non – insieme al soggiorno pregresso nello Stato richiesto, che non risulta
in alcun modo essere messa in discussione in specie – perché un allonta-
namento dell’insorgente sia possibile (cfr. tra le altre la sentenza del Tribu-
nale D-1624/2021 del 3 maggio 2021 consid. 8.2.3), risulta essere nel caso
in parola data.
6.4 Visto quanto precede, è quindi a giusto titolo che la SEM non è entrata
nel merito della sua domanda d’asilo ai sensi dell’art. 31a cpv. 1 lett. a LAsi.
7.
Se respinge la domanda d’asilo o non entra nel merito, la SEM pronuncia,
di norma, l’allontanamento dalla Svizzera e ne ordina l’esecuzione; tiene
però conto del principio dell’unità della famiglia.
L’insorgente, non adempie le condizioni in virtù delle quali la SEM avrebbe
dovuto astenersi dal pronunciare l’allontanamento dalla Svizzera (art. 14
cpv. 1 e 2 e art. 44 LAsi nonché art. 32 OAsi; DTAF 2013/37 consid. 4.4;
2009/50 consid. 9).
8.
8.1 L’esecuzione dell’allontanamento è regolamentata, per rinvio
dell’art. 44 LAsi, all’art. 83 LStrI (nuovo titolo dal 1° gennaio 2019, mede-
simo tenore per quanto riguarda l’art. 83). Giusta suddetta norma, l’esecu-
zione dell’allontanamento deve essere possibile (art. 83 cpv. 2 LStrI), am-
missibile (art. 83 cpv. 3 LStrI) e ragionevolmente esigibile (art. 83 cpv. 4
LStrI). In caso di non adempimento d’una di queste condizioni, la SEM di-
spone l’ammissione provvisoria (art. 83 cpv. 1 e 7 LStrI).
8.2 Secondo prassi costante del Tribunale, circa l’apprezzamento degli
ostacoli all’allontanamento, vale lo stesso apprezzamento della prova con-
sacrato al riconoscimento della qualità di rifugiato, ovvero il ricorrente deve
provare o per lo meno rendere verosimile l’esistenza di un ostacolo all’al-
lontanamento (cfr. DTAF 2011/24 consid. 10.2 e relativo riferimento).
9.
9.1 A norma dell’art. 83 cpv. 3 LStrI, l’esecuzione dell’allontanamento non
è ammissibile quando comporta una violazione degli impegni di diritto in-
ternazionale pubblico della Svizzera. Detta norma non si esaurisce nella
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massima del divieto di respingimento. Anche altri impegni di diritto interna-
zionale possono risultare ostativi all’esecuzione del rimpatrio, in particolare
l’art. 3 CEDU o l’art. 3 Conv. tortura. La Corte europea dei diritti dell’uomo
(CorteEDU) ha più volte ribadito che la sola possibilità di subire dei mal-
trattamenti dovuti a una situazione di insicurezza generale o di violenza
generalizzata nel Paese di destinazione non è sufficiente per ritenere una
violazione dell’art. 3 CEDU. Spetta infatti all'interessato provare o rendere
verosimile l’esistenza di seri motivi che permettano di ritenere che egli cor-
rerà un reale rischio ("real risk") di essere sottoposto, nel Paese verso il
quale sarà allontanato, a trattamenti contrari a detti articoli (cfr.
DTAF 2013/27 consid. 8.2 e relativi riferimenti).
9.2 Inoltre, giusta l’art. 6a cpv. 2 lett. a LAsi, il ricorrente è rinviato in uno
Stato di provenienza designato come sicuro da parte del Consiglio fede-
rale, ossia uno Stato nel quale vi è una presunzione del rispetto degli im-
pegni di diritto internazionale pubblico, tra cui il rispetto del principio di non
respingimento ai sensi dell’art. 5 cpv. 1 LAsi così come del principio del
divieto della tortura sancito dall’art. 3 CEDU e dall’art. 3 Conv. tortura (cfr.
FANNY MATTHEY, in: Cesla Amarelle/Minh Son Nguyen, Code annoté de
droit des migrations, LAsi, 2015, n. 12 ad art. 6a LAsi).
9.3 Appartiene quindi all’interessato sovvertire tale presunzione. A tal fine,
egli deve presentare seri indizi che le autorità dello Stato in questione vio-
lino il diritto internazionale nel caso specifico, non gli conceda la necessaria
protezione o lo esponga a condizioni di vita disumane, o che si trovi in una
situazione di emergenza esistenziale nello Stato in questione a causa di
circostanze individuali di natura sociale, economica o sanitaria (cfr. tra le
tante le sentenze del Tribunale D-523/2021 dell’11 febbraio 2021 con-
sid. 8.2 e D-6742/2019 del 7 gennaio 2020 consid. 8.4).
9.4 In specie, l’esecuzione dell’allontanamento non risulta contravvenire,
al principio di non-respingimento secondo l’art. 5 LAsi, essendo che il ricor-
rente beneficia in Italia della protezione sussidiaria. Egli potrà quindi ritor-
narvi senza alcun timore – così come espresso dal ricorrente nel colloquio
Dublino – di essere allontanato verso la C._, rispettivamente di es-
sere allontanato, in violazione del principio di non-respingimento, verso il
suo Paese d’origine o verso degli Stati ove egli rischia di subire delle per-
secuzioni rilevanti ai sensi dell’asilo. L’Italia è per di più segnataria in par-
ticolare della CEDU e della Conv. tortura e ne applica a tale titolo le dispo-
sizioni. Non vi sono elementi per ritenere che l’Italia non si attenga in modo
sistematico agli obblighi internazionali derivanti da tali convenzioni. Per di
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più ella è legata alla direttiva qualifiche, ove al suo capo VII sono regola-
mentati i diritti di cui dispongono sia i rifugiati sia le persone aventi titolo a
beneficiare della protezione sussidiaria. L’insorgente non apporta alcun
elemento concreto e circostanziato, al di là di mere allegazioni generiche
(cfr. atto SEM n. 38/2) che giunga a far ritenere che, durante il suo sog-
giorno reiterato in Italia, ove avrebbe richiesto pure due volte l’asilo, quale
richiedente l’asilo, si sia ritrovato in una situazione di indigenza estrema o
confrontato all’indifferenza delle autorità e delle diverse organizzazioni ca-
ritative presenti in loco, o che a maggior ragione vi si troverà in futuro, es-
sendogli stata inoltre concessa la protezione sussidiaria. Non sussiste
quindi nei suoi confronti alcun "real risk" di essere sottoposto, in Italia, a
trattamenti contrari in violazione delle succitate normative europee. Da ul-
timo l’insorgente, visto anche quanto già sopra considerato (cfr. consid. 5),
non risulta soffrire di patologie tali da risultare ostative all’ammissibilità
dell’esecuzione del suo allontanamento.
9.5 In definitiva, l’esecuzione dell’allontanamento dell’insorgente in Italia è
ammissibile ai sensi delle norme di diritto internazionale pubblico nonché
della LAsi (art. 83 cpv. 3 LStrI in relazione con l’art. 44 LAsi).
10.
10.1 Giusta l’art. 83 cpv. 4 LStrI, l’esecuzione dell’allontanamento non può
essere ragionevolmente esigibile qualora, nello Stato d’origine o di prove-
nienza, lo straniero venisse a trovarsi concretamente in pericolo in seguito
a situazioni quali guerra, guerra civile, violenza generalizzata o emergenza
medica. Ai sensi dell’art. 83 cpv. 5 LStrI, l’esecuzione dell’allontanamento
verso i paesi UE/AELS è da ritenersi di principio esigibile e tale presun-
zione legale può essere sovvertita solo se l’interessato rende verosimile
che, per delle ragioni personali, il suo rinvio non può essere ritenuto ragio-
nevolmente esigibile (cfr. fra le tante la sentenza del Tribunale D-559/2020
del 13 febbraio 2020 consid. 9).
10.2 Per le stesse ragioni enucleate sopra al consid. 9, il ricorrente non ha
apportato alcun motivo personale che possa sovvertire la presunzione suc-
citata, né risultano esserne desumibili dagli atti. Segnatamente, l’insor-
gente risulta essere giovane ed in buona salute – visto quanto già sopra
considerato al consid. 5 – e l’Italia ha dato esplicitamente il suo assenso
alla riammissione dello stesso. Inoltre, egli potrà prevalersi dei diritti di cui
dispone secondo la direttiva qualifiche, segnatamente del diritto ad un al-
loggio, a prestazioni sociali ed all’assistenza sanitaria, ivi incluso, se ne-
cessario, il trattamento di disturbi psichici, alle stesse modalità previste per
i cittadini italiani (cfr. art. 30 par. 2 della direttiva qualifiche). Sul punto, non
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Pagina 19
essendoci delle censure particolari sollevate nel gravame dall’insorgente,
ed onde evitare inutili ridondanze, si può per il resto senz’altro rinviare alla
decisione avversata, che risulta in merito sufficientemente chiara e com-
pleta (cfr. p.to III/2, pag. 5 segg. della decisione impugnata).
10.3 Altresì, non risultano impedimenti neppure dal profilo della possibilità
dell’esecuzione dell’allontanamento (art. 44 LAsi ed art. 83 cpv. 2 LStrI),
ritenuto che le autorità italiane hanno dato il loro benestare alla riammis-
sione del ricorrente. Infine, conformemente a quanto osservato dall’autorità
inferiore nella decisione impugnata, né le restrizioni temporanee al traffico
aereo né le restrizioni temporanee all’ingresso imposte dalle autorità ita-
liane in relazione con l’attuale pandemia di Covid-19 rendono impossibile
l’esecuzione dell’allontanamento (cfr. sentenza del Tribunale D-2404/2020
del 18 maggio 2020 consid. 10).
11.
Alla luce di tutto quanto sopra, anche in materia di allontanamento e rela-
tiva esecuzione, il gravame va disatteso e la querelata decisione confer-
mata.
12.
Ne discende che la SEM, con la decisione impugnata, non ha violato il
diritto federale né abusato del suo potere d’apprezzamento ed inoltre non
ha accertato in modo inesatto o incompleto i fatti giuridicamente rilevanti
(art. 106 cpv. 1 LAsi); altresì, per quanto censurabile, la decisione non è
inadeguata (art. 49 PA), per il che il ricorso va respinto.
13.
Avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, la domanda di esenzione
dal versamento di un anticipo equivalente alle presunte spese processuali
è divenuta senza oggetto.
14.
Visto l’esito della procedura, le spese processuali, andrebbero poste a ca-
rico del ricorrente (art. 63 cpv. 1 e 5 PA nonché art. 3 lett. b del regolamento
sulle tasse e sulle spese ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale ammini-
strativo federale del 21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]). Tuttavia,
non essendo state le conclusioni ricorsuali d’acchito sprovviste di possibi-
lità di esito favorevole e potendo partire dal presupposto che l’insorgente
sia indigente, v’è luogo di accogliere la domanda di assistenza giudiziaria
nel senso della dispensa dal pagamento delle spese di giustizia (art. 65
cpv. 1 PA).
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Pagina 20
15.
La presente decisione non concerne una persona contro la quale è pen-
dente una domanda d’estradizione presentata dallo Stato che ha abban-
donato in cerca di protezione, per il che non può essere impugnata con
ricorso di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 lett. d cifra 1
LTF).
La pronuncia è quindi definitiva.
(dispositivo alla pagina seguente)
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