Decision ID: 79957f35-ade9-4b8c-8039-ad5bd7df7336
Year: 2022
Language: it
Court: CH_BVGE
Chamber: CH_BVGE_001
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: 

Visto:
la domanda d’asilo che A._ ha presentato in Svizzera il 3 maggio
2022,
l’estratto dalla banca dati dattiloscopica «EURODAC» del 5 maggio 2022,
da cui si evince che l’interessato aveva già depositato due domande d’asilo
pregresse in Bulgaria ed in Austria il (...) aprile 2022 rispettivamente il
(...) aprile 2022,
la procura conferita dall’interessato il 9 maggio 2022 alla rappresentanza
legale assegnatagli,
il verbale relativo al rilevamento dei dati personali del 10 maggio 2022,
il verbale relativo al colloquio personale Dublino del 18 maggio 2022 e la
fotocopia della Tazkira consegnata in tale occasione,
la richiesta di ripresa in carico fondata sull’art. 18 par. 1 lett. b del Regola-
mento (UE) n. 604/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giu-
gno 2013 che stabilisce i criteri e i meccanismi di determinazione dello
Stato membro competente per l’esame di una domanda di protezione in-
ternazionale presentata in uno degli Stati membri da un cittadino di un
paese terzo o da un apolide (rifusione; Gazzetta ufficiale dell’Unione eu-
ropea [GU] L 180/31 del 29 giugno 2013; di seguito: Regolamento Dublino
III) presentata dalla Segreteria di Stato della migrazione (di seguito: SEM)
alle competenti autorità bulgare del 18 maggio 2022,
la decisione della SEM del 14 giugno 2022, notificata il giorno seguente,
mediante la quale detta autorità non è entrata nel merito della domanda
d’asilo ai sensi dell’art. 31a cpv. 1 lett. b della legge sull'asilo del 26 giugno
1998 (LAsi, RS 142.31) ed ha pronunciato il trasferimento dell’interessato
verso la Bulgaria,
il ricorso del 23 giugno 2022 (cfr. timbro postale), inoltrato dinanzi al Tribu-
nale amministrativo federale (di seguito: il Tribunale) contro la menzionata
decisione della SEM con il quale il ricorrente ha postulato in via supercau-
telare la sospensione dell’allontanamento e in via cautelare la concessione
dell’effetto sospensivo; nel merito, in via principale, l’annullamento della
decisione impugnata e la restituzione degli atti alla SEM per l’esame na-
zionale della domanda d’asilo e in via subordinata la restituzione degli atti
all’autorità inferiore per il completamento d’istruttoria; altresì egli ha pre-
sentato una domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa
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dal pagamento delle spese processuali e del relativo anticipo con prote-
state tasse e spese,
le misure supercautelari del 24 giugno 2022 tramite le quali il Tribunale ha
provvisoriamente sospeso l’esecuzione dell’allontanamento,
i fatti del caso di specie che, se necessari, verranno ripresi nei considerandi
che seguono,

e considerato:
che le procedure in materia d'asilo sono rette dalla legge federale sulla
procedura amministrativa del 20 dicembre 1968 (PA, RS 172.021), dalla
legge sul Tribunale amministrativo federale del 17 giugno 2005 (LTAF,
RS 173.32) e dalla legge sul Tribunale federale del 17 giugno 2005 (LTF,
RS 173.110), in quanto la LAsi non preveda altrimenti (art. 6 LAsi),
che presentato tempestivamente (art. 108 cpv. 3 LAsi) contro una deci-
sione in materia di asilo della SEM (art. 6 e 105 LAsi; art. 31‒33 LTAF), il
ricorso è di principio ammissibile sotto il profilo degli art. 5, 48 cpv. 1 lett. a‒
c e art. 52 PA,
che occorre pertanto entrare nel merito del ricorso,
che i ricorsi manifestamente infondati, ai sensi dei motivi che seguono,
sono decisi in procedura semplificata (art. 111a LAsi) dalla giudice unica,
con l’approvazione di un secondo giudice (art. 111 lett. e LAsi) e la deci-
sione è motivata soltanto sommariamente (art. 111a cpv. 2 LAsi),
che giusta l’art. 111a cpv. 1 LAsi, il Tribunale rinuncia allo scambio di scritti,
che nel colloquio Dublino il ricorrente, posto di fronte alla possibile compe-
tenza della Bulgaria per l’analisi della sua domanda d’asilo, non l’ha espli-
citamente contestata, asserendo di non volervi fare ritorno poiché l’avreb-
bero trattato male e tenuto in prigione,
che nella querelata decisione l’autorità inferiore, ha in primo luogo illustrato
le considerazioni per le quali è arrivata a concludere che la competenza
della Bulgaria per condurre il seguito della procedura d’asilo e di allontana-
mento del richiedente sarebbe da ritenersi assodata; che in particolare, la
SEM ha sottolineato come l’interessato non avrebbe presentato alcun
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mezzo di prova serio e concreto atto a sostenere le presunte violenze su-
bite e secondariamente come gli asseriti maltrattamenti da parte della po-
lizia e l’incarcerazione costituirebbero un abuso di potere da parte di singoli
agenti e pertanto sarebbero da considerarsi simili a persecuzioni inflitte da
terzi; che inoltre, l’autorità di prima istanza ha ritenuto non accettabile l’as-
serita giustificazione da parte del ricorrente per la quale non avrebbe de-
nunciato i fatti poiché non avrebbe saputo a chi rivolgersi; che altresì, l’au-
torità di prima istanza ha affermato che l’interessato non sarebbe nem-
meno stato in grado di presentare degli elementi che possano dimostrare
che la Bulgaria non rispetterebbe i propri obblighi internazionali e che non
svolgerebbe correttamente la procedura d’asilo e di allontanamento; che in
secondo luogo, l’autorità resistente ha trattato la questione dell’attuale si-
tuazione di guerra in Ucraina e la relativa crisi dei rifugiati ucraini, rilevando
che il sistema Dublino non presenterebbe un meccanismo di sospensione
per eventi di crisi e che quindi le responsabilità degli Stati membri conti-
nuano ad essere applicate; che proseguendo nella propria analisi, la SEM
ha poi escluso che nello Stato di destinazione sussistano carenze sistemi-
che ai sensi dell’art. 3 par. 2 Regolamento Dublino III o un rischio di tratta-
menti contrari all'art. 3 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti
dell’uomo e delle libertà fondamentali del 4 novembre 1950 (CEDU,
RS 0.101) o di violazione del principio del divieto di respingimento; che al-
tresì, l’autorità inferiore ha negato l’esistenza di motivi che impongano l’ap-
plicazione delle clausole discrezionali di cui agli art. 16 par. 1 e 17 par. 1
Regolamento Dublino III come pure della clausola di sovranità ai sensi
dell’art. 29a cpv. 3 dell’ Ordinanza 1 sull’asilo relativa a questioni procedu-
rali dell’11 agosto 1999 (OAsi 1, RS 142.311), in particolare considerando
che il ricorrente non sarebbe riuscito a fornire nessun indizio concreto a
sostegno del fatto che la Bulgaria lo priverebbe durevolmente delle condi-
zioni di vita minime e, infine, che egli godrebbe di un buon stato di salute;
che nel memoriale ricorsuale l’insorgente si duole innanzitutto di un accer-
tamento incompleto e inesatto dei fatti giuridicamente rilevanti; che a suo
dire, l’autorità inferiore avrebbe omesso di esaminare in modo concreto i
rischi legati al suo trasferimento in Bulgaria, sia quanto alle violenze che
egli avrebbe subito da parte delle autorità bulgare, sia alla drammatica si-
tuazione con cui sarebbero confrontati in generale i richiedenti d’asilo; che
pertanto, egli ritiene che le sue allegazione avrebbero dovuto condurre l’au-
torità inferiore a convocarlo per un’audizione complementare e ad espri-
mere misure istruttorie più ampie, volte ad acclarare se le autorità bulgare
intendano o meno ammetterlo sul proprio territorio, in tempi ragionevoli e
con le opportune garanzie; che altresì, la SEM sarebbe incorsa in una vio-
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lazione del diritto di essere sentito e dell’obbligo di motivazione; che spe-
cialmente l’autorità di prima istanza non gli avrebbe accordato formalmente
il diritto di essere sentito circa i maltrattamenti in Bulgaria,
che tali censure formali proposte dal richiedente l’asilo vanno analizzate a
titolo preliminare in quanto potrebbero condurre alla cassazione della de-
cisione impugnata (cfr. DTF 138 I 232 consid. 5 per il diritto di essere sen-
tito e l'obbligo di motivazione; e per l'accertamento dei fatti giuridicamente
rilevanti cfr. MOSER/BEUSCH/KNEUBÜHLER, Prozessieren vor dem Bunde-
sverwaltungsgericht, 2a ed. 2013, n. 2.191; sentenze del Tribunale
D 3567/2019 del 29 novembre 2019 consid. 5.2 e D-1443/2016 del 22 feb-
braio 2017 consid. 4.2),
che nelle procedure d’asilo ‒ così come nelle altre procedure di natura am-
ministrativa ‒ si applica il principio inquisitorio; che l’autorità competente
deve procedere d’ufficio all’accertamento esatto e completo dei fatti giuri-
dicamente rilevanti (art. 6 LAsi; art. 12 PA); che in concreto, essa deve
procurarsi la documentazione necessaria alla trattazione del caso, chiarire
le circostanze giuridiche ed amministrare a tal fine le opportune prove a
riguardo; che il principio inquisitorio non dispensa comunque le parti dal
dovere di collaborare all’accertamento dei fatti ed in modo particolare
dall’onere di provare quanto sia in loro facoltà e quanto l’amministrazione
o il giudice non siano in grado di delucidare con mezzi propri (art. 13 PA ed
art. 8 LAsi; cfr. DTAF 2019 I/6 consid. 5.1); che inoltre, la determinazione
dei fatti e l’applicazione della legge non sono aspetti disgiunti; significativo
è innanzitutto il substrato fattuale per le condizioni di applicazione della
norma giuridica (cfr. sentenza del Tribunale D-291/2021 del 9 marzo 2021
consid. 7.2.1; KRAUSKOPF/EMMENEGGER/BABEY, in: Waldmann/Weissen-
berger [ed.], Praxiskommentar VwVG, 2a ed. 2016, n. 17 ad art. 12 PA),
che il diritto di essere sentiti fa parte delle garanzie procedurali generali
previste dalla Costituzione; che esso è consacrato dall’art. 29 cpv. 2 della
Costituzione federale della Confederazione Svizzera (Cost., RS 101), e
comprende il diritto, per la persona interessata, di prendere conoscenza
dell’incarto, di esprimersi in merito agli elementi pertinenti prima che una
decisione sia emanata nei suoi confronti, di produrre delle prove pertinenti,
di ottenere che sia dato seguito alle sue offerte in tal senso, di partecipare
all’amministrazione delle prove essenziali o almeno di poter esprimersi sul
suo risultato, se ciò può influenzare la decisione da emanare (cfr. sentenza
del Tribunale D-242/2022 del 26 gennaio 2022 consid. 4.2),
che l’obbligo per l’autorità di motivare la sua decisione – corollario del diritto
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di essere sentito – è finalizzato a permettere ai destinatari e a tutte le per-
sone interessate, di comprenderla, eventualmente di impugnarla, in modo
da rendere possibile all’autorità di ricorso, se adita, di esercitare conve-
nientemente il suo controllo (cfr. DTF 139 V 496 consid. 5.1, 136 I 184
consid. 2.2; sentenze del Tribunale D-291/2021 del 9 marzo 2021 consid.
6.2 e F-5363/2019 del 20 maggio 2020 consid. 7.1); che è necessario che
l’autorità menzioni, almeno brevemente, i motivi sui quali ha fondato la sua
decisione, in modo da consentire agli interessati di apprezzarne la portata
impugnandola in piena conoscenza di causa (cfr. DTF 136 I 229 consid.
5.2, 136 V 351, 129 I 232 consid. 3.2; DTAF 2011/37 consid. 5.4.1; sen-
tenza del Tribunale federale 2C_1020/2019 del 31 marzo 2020 con-
sid. 3.4.2),
che nel caso in disamina l’accertamento dei fatti svolto dall’autorità inferiore
per valutare il trasferimento del ricorrente verso la Bulgaria non risulta ca-
rente; che non si riconosce la necessità né di un’audizione complementare
né di ulteriori misure istruttorie; che invero il ricorrente durante il colloquio
Dublino (cfr. atto SEM 16/2) ha avuto modo di esporre in modo esauriente
quanto vissuto sul suolo bulgaro; che egli nemmeno in sede di ricorso ha
fornito ulteriori precisazioni al riguardo; che le argomentazioni circa le ef-
fettive condizioni d’accoglienza mirano ad ottenere un apprezzamento dif-
ferente nel merito rispetto a quello di cui all’impugnata decisione, e non
sono, dunque, atte a comprovare una violazione del diritto formale,
che pertanto non si ravvisa alcuna violazione del principio inquisitorio da
parte della SEM, in quanto disponeva di tutti gli elementi per potersi pro-
nunciare nel merito senza effettuare ulteriori accertamenti,
che inoltre nel caso de quo, l’autorità resistente ha illustrato in maniera
comprensibile e sufficientemente differenziata le considerazioni da cui è
stata guidata e i motivi che hanno condotto alla non entrata nel merito; che
la SEM, in particolare, ha trattato nelle sue considerazioni sia gli asseriti
maltrattamenti da parte di agenti della polizia e la relativa incarcerazione
come anche la questione della tempistica in relazione all’esame della sua
domanda d’asilo da parte delle autorità bulgare, adducendo perché questi
fatti non rimetterebbero in discussione la competenza del precitato paese,
che ne discende, quindi, che le censure formali mosse dal ricorrente nel
gravame devono essere respinte,
che sotto il profilo materiale, il ricorrente rileva che i maltrattamenti da parte
della polizia bulgara evidenzierebbero criticità tali da essere sussumibili
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nella portata dell’art. 3 CEDU oltre a non poter escludere un real risk di una
loro ripetizione; che tali violenze perpetrate da poliziotti in servizio sareb-
bero inoltre da considerarsi come persecuzioni da parte dello Stato bul-
garo, le quali contravverrebbero all’art. 4 della Carta dei diritti fondamentali
dell’Unione europea (di seguito: CartaUE), all’art. 3 CEDU e all’art. 3 Con-
venzione contro la tortura; che oltre a ciò l’insorgente osserva, facendo ri-
ferimento al rapporto dell’Organizzazione svizzera d’aiuto ai rifugiati (in se-
guito: OSAR) del 4 aprile 2022, che la Bulgaria non sembrerebbe più in
grado di accettare alcun trasferimento Dublino, che pertanto parrebbe es-
sere venuta a meno una condizione essenziale per l’effettiva applicazione
del Regolamento Dublino III; che anche il Tribunale con la sentenza
D 1128/2022 dell’8 aprile 2022 avrebbe recentemente sancito la necessità
di tenere in debito conto l’attuale condizione di sovraccarico del sistema
d’asilo bulgaro, derivante dagli ingenti afflussi di profughi provenienti
dall’Ucraina; che pertanto risulterebbe necessario valutare un esame na-
zionale della domanda d’asilo,
che, giusta l'art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi, di norma non si entra nel merito di
una domanda di asilo se il richiedente può partire alla volta di uno Stato
terzo cui compete, in virtù di un trattato internazionale, l'esecuzione della
procedura di asilo e allontanamento,
che la SEM esamina la competenza relativa al trattamento di una domanda
di asilo secondo i criteri previsti dal Regolamento Dublino III,
che, se in base a questo esame è individuato un altro Stato quale respon-
sabile per l’esame della domanda di asilo, la SEM pronuncia la non entrata
nel merito previa accettazione, espressa o tacita, di ripresa a carico del
richiedente l’asilo da parte dello Stato in questione (cfr. DTAF 2017 VI/5
consid. 6.2),
che, ai sensi dell’art. 3 par. 1 Regolamento Dublino III, la domanda di pro-
tezione internazionale è esaminata da un solo Stato membro, ossia quello
individuato in base ai criteri enunciati al capo III (art. 7–15),
che nel caso di una procedura di presa in carico (inglese: take charge) ogni
criterio per la determinazione dello Stato membro competente – enumerato
al capo III – è applicabile solo se, nella gerarchia dei criteri elencati all’art. 7
par. 1 Regolamento Dublino III, quello precedente previsto dal Regola-
mento non trova applicazione nella fattispecie (principio della gerarchia dei
criteri),
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che la determinazione dello Stato membro competente avviene sulla base
della situazione esistente al momento in cui il richiedente ha presentato
domanda di protezione internazionale (art. 7 par. 2 Regolamento Du-
blino III),
che, contrariamente, nel caso di una procedura di ripresa in carico (inglese:
take back), di principio non viene effettuato un nuovo esame di determina-
zione dello stato membro competente secondo il capo III (cfr. DTAF
2017 VI/5 consid. 6.2 e 8.2.1),
che giusta l’art. 3 par. 2 Regolamento Dublino III, qualora sia impossibile
trasferire un richiedente verso lo Stato membro inizialmente designato
come competente in quanto si hanno fondati motivi di ritenere che sussi-
stono delle carenze sistemiche nella procedura di asilo e nelle condizioni
di accoglienza dei richiedenti, che implichino il rischio di un trattamento
inumano o degradante ai sensi dell’art. 4 della CartaUE, lo Stato membro
che ha avviato la procedura di determinazione dello Stato membro compe-
tente prosegue l’esame dei criteri di cui al capo III per verificare se un altro
Stato membro possa essere designato come competente,
che lo Stato membro competente è tenuto a riprendere in carico – in osse-
quio alle condizioni poste agli art. 23, 24, 25 e 29 – il richiedente la cui
domanda è in corso d’esame e che ha presentato domanda in un altro
Stato membro oppure si trova in altro Stato membro senza un titolo di sog-
giorno (art. 18 par. 1 lett. b Regolamento Dublino III),
che, giusta l'art. 17 par. 1 Regolamento Dublino III («clausola di sovra-
nità»), in deroga ai criteri di competenza sopra definiti, ciascuno Stato
membro può decidere di esaminare una domanda di protezione internazio-
nale presentata da un cittadino di un paese terzo o da un apolide, anche
se tale esame non gli compete,
che un confronto dell’unità centrale del sistema europeo «EURODAC» ha
permesso di appurare che l’insorgente ha depositato una domanda d’asilo
in Bulgaria il (...) aprile 2022 (cfr. atto SEM 8/1),
che il ricorrente ha confermato di aver soggiornato in tale Paese per circa
un mese (cfr. atto SEM 16/2),
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che su questi presupposti, il 18 maggio 2022, la SEM ha presentato alle
autorità bulgare competenti, nei termini fissati all’art. 23 par. 1 e 2 Regola-
mento Dublino III, una domanda di ripresa in carico fondata sull’art. 18
par. 1 lett. b Regolamento Dublino III (cfr. atto SEM 12/5),
che non avendo risposto alla domanda di presa in carico entro il termine
previsto all’art. 22 par. 1 Regolamento di Dublino III, la Bulgaria ha tacita-
mente riconosciuto la propria competenza per la trattazione della domanda
di asilo in questione (art. 22 par. 7 Regolamento Dublino III),
che l'insorgente non ha contestato né di aver depositato una domanda di
asilo in Bulgaria – pur affermando di non averla depositata volontariamente
– né che questo Stato sia competente per trattare la sua domanda,
che pertanto la competenza della Bulgaria risulta di principio data,
che occorre ora determinare se vi sono fondati motivi di ritenere che sus-
sistano carenze sistemiche nella procedura di asilo e nelle condizioni di
accoglienza dei richiedenti, che implichino il rischio di un trattamento inu-
mano o degradante ai sensi dell'art. 4 della CartaUE (art. 3 par. 2 2a frase
Regolamento Dublino III),
che il Paese in questione è legato alla CartaUE e firmatario, della CEDU,
della Convenzione del 10 dicembre 1984 contro la tortura ed altre pene o
trattamenti crudeli, inumani o degradanti (Conv. tortura, RS 0.105), della
Convenzione del 28 luglio 1951 sullo statuto dei rifugiati (Conv. rifugiati,
RS 0.142.30), oltre che del relativo Protocollo aggiuntivo del 31 gennaio
1967 (RS 0.142.301) e ne applica le disposizioni,
che, di conseguenza, il rispetto della sicurezza dei richiedenti l’asilo, in par-
ticolare il diritto alla trattazione della propria domanda secondo una proce-
dura giusta ed equa ed una protezione conforme al diritto internazionale
ed europeo, è presunto da parte dello Stato in questione (cfr. direttiva
2013/32/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013
recante procedure comuni ai fini del riconoscimento e della revoca dello
status di protezione internazionale [di seguito: direttiva procedura]; direttiva
2013/33/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013
recante norme relative all’accoglienza dei richiedenti protezione internazio-
nale [di seguito: direttiva accoglienza]),
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che tale presunzione non è però assoluta e può essere confutata in pre-
senza di indizi seri che, nel caso concreto, le autorità di tale Stato non ri-
spetterebbero il diritto internazionale (cfr. DTAF 2010/45 consid. 7.4 e 7.5),
che la stessa va inoltre scartata d’ufficio in presenza di violazioni sistema-
tiche delle garanzie minime previste dall’Unione europea o di indizi seri di
violazioni del diritto internazionale (cfr. DTAF 2011/9 consid. 6; sentenza
della CorteEDU M.S.S. contro Belgio e Grecia del 21 gennaio 2011,
30696/09),
che nel caso in disamina, il ricorrente si oppone al suo trasferimento verso
la Bulgaria invocando principalmente di aver subito violenze da parte della
polizia bulgara e di essere stato incarcerato e secondariamente sollevando
il problema dell’attuale condizione di sovraccarico del sistema d’asilo bul-
garo dovuto al massiccio afflusso di migranti provenienti dall’Ucraina; che
nonostante la loro valenza, né la prima né la seconda doglianza, presa
distintamente o insieme, sono sufficienti, di per sé, a far supporre che la
procedura d’asilo in Bulgaria sia caratterizzata da carenze strutturali tali da
concludere che le domande d’asilo non vengano trattate seriamente dalle
autorità preposte, che non vi siano effettive vie di ricorso e che i richiedenti
non siano protetti contro rinvii abusivi verso i paesi d'origine; che più con-
cretamente, va precisato che le violenze e i maltrattamenti che il ricorrente
asserisce di avere subito, presumibilmente da parte di alcuni membri delle
forze di polizia, costituiscono un’allegazione di parte non suffragata da al-
cun indizio; che inoltre, egli avendo chiesto l’asilo non rischierebbe più di
essere incarcerato e potrà denunciare quanto subito alle preposte autorità
bulgare; che il fatto che non abbia ricevuto una risposta alla sua domanda
d’asilo dopo soli tredici giorni dal deposito non vuol dire che le autorità bul-
gare si siano rifiutate di esaminare il suo fascicolo e di statuire nel merito;
che altresì, i problemi venuti alla luce in Bulgaria con la crisi dei rifugiati
ucraini sembrano essere riconducibili alla gravità e alla tragicità della con-
giuntura bellica attuale, ma non ad insufficienze strutturali (cfr. la sentenza
di riferimento del Tribunale F-7195/2018 del 11 febbraio 2020 consid. 6.6.1.
e 6.6.7; cfr. anche fra le altre le sentenze del Tribunale F-2264/2022 del
27 maggio 2022 consid. 4.6 e E-2392/2020 del 3 giugno 2022); che anche
il rapporto OSAR dell’8 aprile 2022, citato dal ricorrente, rileva che non vi
sarebbe al momento uno stop ufficiale dei trasferimenti Dublino verso la
Bulgaria; che infine, la fattispecie della sentenza del Tribunale D-1128/2022
non è paragonabile in quanto quest’ultima concerneva un richiedente con
problemi medici,
che inoltre il Tribunale ha anche già avuto modo di sancire che malgrado il
sistema del diritto d’asilo esistente in Bulgaria presenti delle problematiche
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importanti sia sotto l’aspetto procedurale in senso stretto che relativamente
alle condizioni di accoglienza, le condizioni di sussistenza, pur non es-
sendo comparabili a quelle elvetiche, non configurano un trattamento inu-
mano o degradante giustificante un’applicazione generalizzata dell’art. 3
par. 2 Regolamento Dublino III (cfr. sentenza di riferimento del Tribunale
F-7195/2018 dell’11 febbraio 2020 consid. 6.6.7; cfr. fra le altre, le sentenze
del Tribunale D-4434/2021 del 13 ottobre 2021 e D-1964/2020 del 20 aprile
2020 consid. 11.4),
che stando così le cose, l’applicazione dell’art. 3 par. 2 2a frase Regola-
mento Dublino III non si giustifica nel caso di specie,
che resta da valutare se nel caso concreto sussistano indizi seri e sufficienti
per ammettere che le autorità dello stato di destinazione non rispettino il
diritto internazionale (cfr. DTAF 2010/45 consid. 7.4 e 7.5),
che giusta l'art. 17 par. 1 Regolamento Dublino III («clausola di sovranità»),
in deroga ai criteri di competenza sopra definiti, ciascuno Stato membro
può decidere di esaminare una domanda di protezione internazionale pre-
sentata da un cittadino di un paese terzo o da un apolide, anche se tale
esame non gli compete,
che tale disposizione è concretizzata in diritto interno svizzero dall'art. 29a
cpv. 3 OAsi 1,
che ai sensi dell'art. 29a cpv. 3 OAsi 1 se «motivi umanitari» lo giustificano
la SEM può entrare nel merito della domanda anche qualora giusta il Re-
golamento Dublino III un altro Stato sarebbe competente per il trattamento
della domanda,
che la SEM, nell'applicazione dell'art. 29a cpv. 3 OAsi 1, dispone di potere
di apprezzamento (cfr. DTAF 2015/9 consid. 7 seg.); che al contrario qua-
lora il trasferimento del richiedente nel Paese di destinazione contravvenga
all'art. 4 Carta UE, all'art. 3 CEDU o all'art. 3 Conv. tortura, le autorità sviz-
zere sono obbligate ad applicare la clausola di sovranità e ad entrare nel
merito della domanda d'asilo (cfr. DTAF 2015/9 consid. 8.2.1),
che in primo luogo, nel caso in esame il ricorrente non ha dimostrato che
lo Stato di destinazione non sia intenzionato a riprenderlo in carico e a por-
tare a termine la procedura relativa alla sua domanda di protezione in vio-
lazione della direttiva procedura,
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che, inoltre, l'insorgente non ha apportato qualsivoglia indizio serio e con-
creto suscettibile di dimostrare che la Bulgaria non rispetterebbe il principio
del divieto di respingimento e, dunque, verrebbe meno nell'ossequio dei
suoi obblighi internazionali, rinviandolo in un paese dove la sua vita, inte-
grità corporale o libertà sarebbero seriamente minacciate o da dove
rischierebbe di essere respinto in un tale paese,
che come già rilevato in precedenza, agli atti non figurano elementi tali da
indurre a concludere che un trasferimento nello Stato in questione espor-
rebbe il ricorrente al rischio di essere privato del sostentamento minimo e
di subire delle condizioni di vita indegna in violazione della direttiva acco-
glienza;
che altresì l'insorgente non soffre di alcun problema medico,
che, in altre parole, egli non ha fornito indizi seri suscettibili di comprovare
che le sue condizioni di vita o la sua situazione personale sarebbero tali da
contravvenire all'art. 4 della CartaUE, all'art. 3 CEDU o all'art. 3 Conv. tor-
tura in caso di esecuzione del trasferimento in Bulgaria,
che, ad ogni modo, appartiene al ricorrente sollevare l'eventuale violazione
dei suoi diritti fondamentali, utilizzando le adeguate vie di diritto dinanzi alle
autorità dello Stato in questione,
che infine, non risultano neppure esserci indizi che permettano di ritenere
che la SEM abbia esercitato in maniera arbitraria il potere di apprezza-
mento di cui dispone nell'applicazione dell'art. 29a cpv. 3 OAsi 1 (cfr. DTAF
2015/9 consid. 7 seg.),
che, pertanto, non vi è motivo di applicare la clausola discrezionale di cui
all'art. 17 par. 1 («clausola di sovranità») Regolamento Dublino III,
che, di conseguenza, in mancanza dell'applicazione di tale norma da parte
della Svizzera, la Bulgaria è competente dell'esame della domanda di asilo
del ricorrente ai sensi Regolamento Dublino III ed è tenuta a riprenderlo in
carico in ossequio alle condizioni poste agli art. 23, 24, 25 Regolamento
Dublino III,
che, quindi, è a giusto titolo che la SEM non è entrata nel merito della do-
manda di asilo del ricorrente in applicazione dell’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi
ed ha pronunciato il suo trasferimento verso la Bulgaria conformemente
all’art. 44 LAsi (art. 32 lett. a OAsi 1),
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che, in siffatte circostanze, non vi è più luogo di esaminare in maniera di-
stinta le questioni relative all’esistenza di un impedimento all’esecuzione
del trasferimento per i motivi giusta i cpv. 3 e 4 dell’art. 83 della legge fe-
derale sugli stranieri e la loro integrazione del 16 dicembre 2005 (LStrI,
RS 142.20), momento che essi risultano indissociabili dal giudizio di non
entrata nel merito nel quadro di una procedura Dublino (cfr. DTAF 2015/18
consid. 5.2),
che ne discende che la SEM, con la decisione impugnata, non ha violato il
diritto federale né abusato del suo potere d’apprezzamento ed inoltre non
ha accertato in modo inesatto o incompleto i fatti giuridicamente rilevanti
(art. 106 cpv. 1 LAsi),
che visto quanto procede, il ricorso deve essere respinto e la decisione
della SEM, che rifiuta l'entrata nel merito della domanda di asilo e pronun-
cia il trasferimento dalla Svizzera verso la Bulgaria, confermata,
che, avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, la domanda di con-
cessione dell'effetto sospensivo è senza oggetto,
che le misure supercautelari del 24 giugno 2022 decadono,
che, avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, la domanda di esen-
zione dal versamento di un anticipo equivalente alle presumibili spese pro-
cessuali è divenuta senza oggetto,
che, infine, ritenute le allegazioni ricorsuali sprovviste di probabilità di esito
favorevole, la domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa
dal versamento delle spese processuali, è respinta,
che, visto l’esito della procedura, le spese processuali di CHF 750.– che
seguono la soccombenza sono poste a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1
e 5 PA nonché art. 3 lett. a del regolamento sulle tasse e sulle spese ripe-
tibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 feb-
braio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]),
che la decisione è definitiva e non può, in principio, essere impugnata con
ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83
lett. d cifra 1 LTF).
(dispositivo alla pagina seguente)
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il Tribunale amministrativo federale pronuncia:
1.
Il ricorso è respinto.
2.
La domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa dal versa-
mento delle spese processuali, è respinta.
3.
Le spese processuali, di CHF 750.–, sono poste a carico del ricorrente.
Tale ammontare deve essere versato alla cassa del Tribunale amministra-
tivo federale, entro un termine di 30 giorni dalla spedizione della presente
sentenza.
4.
Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all'autorità canto-
nale competente.
La giudice unica: La cancelliera:
Chiara Piras Francesca Bertini