Decision ID: da191cc9-39fb-55c9-9348-d55931906d1e
Year: 2019
Language: it
Court: TI_TCA
Chamber: TI_TCA_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: public_law

ritenuto,
in fatto
A.
RI 1 gestiva nel Comune di _ un'azienda agricola per lo più dedita all'allevamento bovino.
A seguito di fatti che non occorre qui evocare, con decisioni del 6 e del 9 giugno 2016 l'UVC le ha vietato di tenere animali da reddito a tempo indeterminato e ha disposto il sequestro di tutto il bestiame presente nella sua azienda. I provvedimenti sono stati impugnati prima al Consiglio di Stato e poi al Tribunale cantonale amministrativo, il quale con parallelo, giudizio odierno li ha confermati.
B.
Il 24 giugno 2016 l'UVC ha disposto la vendita del bestiame sequestrato, assegnando a RI 1 un termine di 15 giorni per proporre dei nominativi di persone a cui cedere gli animali, trascorso il quale vi avrebbe provveduto direttamente. Tale risoluzione è passata in giudicato incontestata.
Eccettuati i diciannove bovini alienati direttamente dalla proprietaria, la vendita del bestiame rimanente ha avuto luogo il 14 giugno 2017 mediante un'asta organizzata dalla Commissione mercati bestiame Ticino (CMBT) al mercato di Cresciano e il 3 luglio 2017 alla ditta _ AG di _ a trattative private.
Dopo avere dato modo a RI 1 di esprimersi preventivamente, con decisione del 24 gennaio 2018 l'UVC le ha riconosciuto un indennizzo di fr. 91'704.55 quale provento netto della vendita degli animali, una volta dedotte le spese.
C.
Con giudizio del 21 novembre 2018 il Consiglio di Stato ha respinto il gravame inoltrato da RI 1 contro quest'ultima decisione dell'UVC. Il Governo ha in sostanza ritenuto che le modalità di vendita applicate dall'UVC non fossero irregolari, che il prezzo conseguito appariva adeguato e che le spese dedotte risultavano fondate e ragionevoli. Ha quindi invitato RI 1 a far valere nelle opportune sedi civili le richieste di risarcimento per eventuali danni subiti in seguito ad azioni o omissioni di funzionari cantonali.
D.
Avverso quest'ultimo giudizio RI 1 insorge ora dinanzi al Tribunale cantonale amministrativo chiedendone l'annullamento e postulando che le sia riconosciuto un indennizzo di fr. 137'298.27. Ritiene infatti che gli incassi realizzati con la vendita della sua mandria da parte dell'UVC sarebbero insufficienti e che le spese dedotte sarebbero ingiustificate o ad ogni modo a lei non imputabili.
E.
All'accoglimento dell'impugnativa si oppone il Consiglio di Stato, senza formulare particolari osservazioni.
La risposta dell'UVC è stata estromessa dall'incarto in quanto tardiva.
Considerato,

in diritto
1.
La competenza del Tribunale cantonale amministrativo è data dall'art. 8 cpv. 2 della legge di applicazione alla legge federale sulla protezione degli animali del 10 febbraio 1987 (LALPAn; RL 482.100). La legittimazione della ricorrente è certa (art. 9 cpv. 1 LALPAn e art. 65 cpv. 1
della legge sulla
procedura amministrativa del 24 settembre 2013; LPAmm; RL 165.100) e i
l ricorso, tempestivo (art. 68 cpv. 2 LPAmm), è pertanto ricevibile in ordine e può essere reso sulla base degli atti, senza istruttoria (art. 25 cpv. 1 LPAmm).
2.
Giusta l'art. 24 della legge sulla protezione degli animali del 16 dicembre 2005 (LPAn; RS 455) e l'art. 7 cpv. 2 LALPAn, l'autorità competente interviene senza indugio se è accertato che animali sono trascurati o tenuti in condizioni del tutto inadeguate. Essa può sequestrare cautelativamente gli animali e collocarli in un luogo adeguato a spese del detentore; all'occorrenza, li vende o li fa abbattere. Il ricavo della realizzazione, dedotte le spese di procedura, spetta al detentore degli animali (art. 24 cpv. 2 LPAn).
3.
Anzitutto occorre precisare che la presente lite verte unicamente sull'ammontare dell'indennizzo che è stato riconosciuto alla ricorrente in seguito alla realizzazione del bestiame che le era stato sequestrato. Nella misura in cui RI 1 solleva ora delle critiche all'indirizzo delle decisioni di sequestro degli animali e della decisione del 24 giugno 2016 con cui era stata disposta la vendita dei bovini - ormai passata in giudicato -, le stesse sono improponibili in quanto esulano chiaramente dall'oggetto del contendere.
4.
4.1. La ricorrente rimprovera all'UVC di avere venduto una quarantina di bovini alla ditta _ AG con trattativa privata. Sostiene che se fosse stata indetta anche per questi animali un'asta al mercato di Cresciano gli introiti a suo favore sarebbero stati maggiori. C
ontesta poi alcune spese che le sono state imputate a diminuzione dell'utile e meglio: l'ammontare del costo del trasporto di una cinquantina di bovini da _ a _, quando il medesimo importo era stato fatturato per il viaggio di andata nonostante vi fossero oltre settanta animali; la spese di consegna di circa quaranta capi di bestiame a seguito della vendita diretta alla _ AG le quali sarebbero, a detta della ricorrente, a carico dell'acquirente; le tariffe per il collocamento della mandria a seguito del sequestro del giugno 2016 e le spese fatturate da _ AG per lo spostamento e la macellazione di ventisei bovini a _, avvenuti il 5 luglio 2017.
4.2.
Per quanto attiene gli incassi si rileva che l'art. 24 LPAn e l'art. 7 cpv. 2 LALPAn, permettendo la vendita o l'uccisione degli animali, attribuiscono all'autorità il diritto di disporre dei medesimi, sottraendoli definitivamente al loro detentore. I citati disposti prevedono comunque che al proprietario spetti il controvalore del suo bestiame, dedotte le spese di procedura. In altre parole, a quest'ultimo deve essere garantita la stessa situazione economica in cui si troverebbe se la vendita non fosse avvenuta, di modo che, per effetto della medesima, non subisca danni né consegua vantaggi pecuniari. La scelta dell'UVC di procedere per un certo numero di bovini alla vendita a trattative private non presta il fianco a nessuna critica: l'autorità non era tenuta ad assicurare un maggior guadagno alla ricorrente predisponendo una vendita all'incanto (ciò che comunque avrebbe generato dei costi maggiori, cfr. doc. G allegato al ricorso del 28 febbraio 2018 al Consiglio di Stato), né tanto meno a far capo al mercato di Cresciano per permetterle di beneficiare del contributo di vendita. _ AG ha d'altronde acquistato i bovini al prezzo indicato da Proviande, fissato mediante classificazione neutrale della qualità degli animali da macello. Ne consegue che, come giustamente ritenuto dal Consiglio di Stato, il provento ottenuto con la vendita della mandria della ricorrente
risulta corretto.
Abbondanzialmente si rileva come la scelta dell'autorità di prime cure risulti ancor più condivisibile se si considera che la stessa è stata dettata anche da motivi di sicurezza (degli animali e del personale addetto), visto che in occasione della vendita avvenuta a Cresciano il 14 giugno 2017 si erano riscontrate delle difficoltà d'ordine gestionale, di cui la ricorrente stessa si era a suo tempo lamentata (cfr. doc. D allegato al ricorso del 28 febbraio 2018 al Consiglio di Stato).
4.3. In merito alle spese poste in deduzione del ricavato va detto che il costo del trasporto dei circa cinquanta bovini da _ in Ticino è equivalente a quello del viaggio di andata poiché sono comunque stati necessari tre camion ed è stata coperta la stessa distanza (cfr. doc. F allegato al ricorso del 28 febbraio 2018 al Consiglio di Stato). Considerato altresì che in luglio gli animali erano stati spartiti in più località ticinesi, come richiesto dalla ricorrente, la fatturazione comprende anche il pernottamento dei conducenti. Per le spese di consegna degli esemplari venduti a _ AG non risulta che i bovini siano stati acquistati a _ come sostiene l'insorgente o che accordi particolari siano stati pattuiti in merito. È dunque corretto che i costi di trasporto siano stati posti a suo carico.
In merito poi alle tariffe per il collocamento degli animali presso _ AG a seguito del sequestro, quest'ultima ditta ha fatturato l'importo forfettario di fr. 7.- al giorno per ogni capo ciò che non appare né esorbitante né abusivo, visto che essa ha foraggiato e accudito il bestiame. I costi indicati dalla ricorrente, che si riferirebbero a suo dire a quanto consigliato dalla Sezione dell'agricoltura per il solo foraggiamento, risultano dunque inconferenti. L'unica posta di spesa che per contro non è imputabile alla ricorrente è quella riferita al trasporto e alla macellazione di ventisei bovini presso il macello di _ per un importo complessivo di fr. 1'404.- (IVA inclusa). Gli animali consegnati a _ AG il 3 luglio 2017 erano infatti divenuti a tutti gli effetti proprietà di quest'ultima a quella data. Pertanto le spese per il loro successivo trasporto e per la loro macellazione non sono imputabili alla ricorrente, ma dovevano essere sostenute dalla stessa _ AG.
A titolo abbondanziale occorre rilevare che, giusta l'art. 24 cpv. 2 LPAn, dal ricavato della realizzazione devono essere dedotte le spese di procedura che nel caso specifico l'UVC ha tuttavia omesso di imputare alla ricorrente.
Per il resto, come correttamente indicato dal Governo cantonale, se la ricorrente
ritiene di aver subito un danno in seguito ad atti o omissioni da parte di funzionari del Cantone, simili pretese vanno semmai fatte valere secondo la procedura prevista dalla legge sulla responsabilità civile degli enti pubblici e degli agenti pubblici del 24 ottobre 1988 (LResp; RL 166.100).
5.
5.1.
Stante quanto precede, il ricorso deve essere parzialmente accolto
ai sensi dei considerandi.
5.2.
Visto l'esito,
la tassa di giustizia segue la parziale soccombenza di RI 1 (art. 47 cpv. 1 LPAmm), l'UVC ne va esente (art. 47 cpv. 6 LPAmm). Non si assegnano ripetibili per questa sede non essendo la ricorrente patrocinata, mentre che lo
Stato del Cantone Ticino rifonderà
all'insorgente un'indennità, seppur ridotta, a titolo di ripetibili per la procedura dinanzi al Governo cantonale
(art. 49 cpv. 1
LPAmm).