Decision ID: 96a5f471-8511-5ec7-8a8a-1ec8ae5f9443
Year: 2021
Language: it
Court: CH_BVGE
Chamber: CH_BVGE_001
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: 

Fatti:
A.
L’interessato, giunto in Svizzera l’8 settembre 2020, vi ha depositato una
domanda d’asilo il medesimo giorno (cfr. atto [...]-3/2).
B.
Le successive indagini svolte dalla Segreteria di Stato della migrazione (di
seguito: SEM), hanno permesso di accertare che secondo la banca dati
“EURODAC” il richiedente l’asilo aveva già presentato una domanda
d’asilo pregressa in Grecia l’8 maggio 2018 e che l’8 luglio 2019 egli aveva
ottenuto protezione (cfr. atto 13/2). Il 16 ottobre 2020 la SEM ha quindi
svolto con il richiedente un colloquio Dublino volto a chiarire un'eventuale
competenza delle autorità greche per lo svolgimento della procedura d'a-
silo (cfr. atto 19/2). In tale occasione, egli ha confermato di aver demandato
ed ottenuto protezione dalla Repubblica ellenica, da cui il permesso di sog-
giorno valido sino al 7 luglio 2022 del quale sarebbe a beneficio.
C.
Dal 9 settembre 2020 al 30 settembre 2020, il richiedente è stato oggetto
di un ricovero d’urgenza per nefropatia cronica necessitante dialisi, presso
l’Ospedale Regionale di Mendrisio (cfr. atti 21/2 e 22/3).
Inoltre, il 1° ottobre 2020 egli ha sostenuto un’ulteriore visita medica
(cfr. atto 23/2).
D.
In data 16 ottobre 2020 le autorità svizzere hanno presentato alle compe-
tenti autorità greche una richiesta di riammissione del richiedente (cfr. atto
24/2) in applicazione dell’Accordo europeo sul trasferimento della respon-
sabilità relativa ai rifugiati del 16 ottobre 1980 (RS 0.142.305) e l'Accordo
bilaterale di riammissione tra la Grecia e la Svizzera per le persone a be-
neficio di una protezione internazionale (Accordo tra il Consiglio federale
svizzero e il Governo della Repubblica ellenica concernente la riammis-
sione di persone in situazione irregolare [RS 0.142.113.729]). Il 19 ottobre
2020 le autorità elleniche preposte hanno accettato la riammissione dell’in-
teressato indicando nel contempo che allo stesso è stato riconosciuto lo
statuto di rifugiato e ch’egli dispone di un permesso di soggiorno valido fino
al 7 luglio 2022 (cfr. atto 28/1).
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E.
In medesima data, la SEM ha concesso all’interessato il diritto di essere
sentito circa un'eventuale evasione della domanda d'asilo tramite una de-
cisione di non entrata nel merito ai sensi dell'art. 31a cpv. 1 lett. a LAsi (RS
142.31) ed il suo allontanamento verso la Grecia (cfr. atto 35/1). Con scritto
del 22 ottobre 2020 (cfr. atto 31/12), lo stesso si è espresso contro un suo
allontanamento verso la Grecia dacché in tale Paese non avrebbe potuto
beneficiare di un adeguato supporto finanziario o sociale. Invero, dopo aver
ottenuto la protezione internazionale, egli avrebbe potuto svolgere unica-
mente alcuni lavori stagionali – peraltro, a suo dire, non regolamentati –
soggiornando quale ospite presso un amico e sopravvivendo solo grazie
agli aiuti finanziari inviati da famigliari.
Egli ha oltremodo riferito di aver lasciato la Grecia in ragione delle gravi
malattie che lo affliggerebbero e che richiederebbero un costante seguito
medico. Ebbene, in tale Paese egli non avrebbe beneficiato di un’adeguata
assistenza sanitaria. Al contrario, l’insorgente rileva che le sedute di emo-
dialisi ivi effettuate sarebbero durate meno rispetto a quelle in Svizzera;
inoltre, in Grecia egli avrebbe avuto difficoltà nell’accedere finanziaria-
mente ai medicinali prescrittigli.
In ogni caso, posta la complessità del suo quadro clinico, vi sarebbe la
necessità di indire una perizia medica approfondita per mezzo di un modulo
F4.
F.
Fra il 2 novembre 2020 e il 10 novembre 2020 l’interessato è stato nuova-
mente ricoverato presso (...) (cfr. atto 39/4). Egli ha altresì beneficiato di
un ulteriore consulto medico in data 27 novembre 2020 (cfr. atti 36/2 e
38/2).
G.
Per il tramite della sua patrocinatrice, in data 22 dicembre 2020 il richie-
dente si è espresso in merito alla bozza di decisione della SEM del 21 di-
cembre 2020 di non entrata nel merito della sua domanda d’asilo (cfr. atto
44/2), avversando un suo trasferimento in Grecia e ribadendo quanto già
esposto in precedenza (cfr. supra consid. E). Ne conseguirebbe ch’egli te-
merebbe di ritrovarsi senza sostegno e senza alloggio per il caso in cui
facesse ritorno in Grecia (cfr. atto 44/2).
H.
Con decisione del 22 dicembre 2020, notificata il 23 dicembre 2020
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(cfr. atto 46/1), la SEM non è entrata nel merito della domanda d'asilo ai
sensi dell'art. 31a cpv. 1 lett. a LAsi ed ha pronunciato l'allontanamento del
richiedente, nonché l’esecuzione del provvedimento stesso, verso la Gre-
cia.
La SEM ha rilevato che il Consiglio federale avrebbe designato la Grecia
come Stato terzo sicuro ai sensi dell'art. 6a cpv. 2 lett. b LAsi. Da accerta-
menti eseguiti sarebbe risultato che il richiedente avrebbe ottenuto lo sta-
tuto di rifugiato in Grecia e le autorità greche avrebbero dato il consenso
alla sua riammissione. Altresì, la SEM ha ritenuto che essendo l’interessato
già stato riconosciuto quale rifugiato in Grecia, non sussisterebbero ele-
menti per ritenere adempiuti i criteri per il riconoscimento della qualità di
rifugiato ai sensi dell'art. 3 LAsi ed il medesimo non avrebbe neppure un
interesse degno di protezione, ai sensi dell'art. 25 cpv. 2 PA, al riconosci-
mento della qualità di rifugiato. Il richiedente potrebbe dunque rientrare in
Grecia senza temere un respingimento in violazione del principio di non
respingimento.
Pertanto, la SEM non è entrata nel merito della domanda d'asilo ed ha
pronunciato l'allontanamento dell’interessato dalla Svizzera secondo i di-
sposti dell'art. 44 LAsi.
Per quanto concerne l'esecuzione dell'allontanamento, l'autorità inferiore
ha ritenuto la stessa ammissibile, ragionevolmente esigibile e possibile.
Anzitutto l'autorità inferiore ha riassunto l’istoriato clinico del ricorrente, per
poi osservare che in particolare dal rapporto medico specialistico del 10 no-
vembre 2020, risulterebbe che il medesimo sarebbe affetto da un’insuffi-
cienza renale cronica terminale dialisi-richiedente, da iperkaliemia con
complicanze di anemia renale e iperparatiroidismo secondario, da sangui-
namento intestinale a verosimile partenza emorroidale, da una gastrite nel
contesto di una verosimile malattia da reflusso gastro-esofageo DD Colon
irritabile, nonché da aneurisma spurio all’arteria radiale. In aggiunta, a
A._ sarebbe stata diagnosticata anche una cardiopatia ipertensiva,
una pregressa otite media con contestuale sovra-infezione esterna a de-
stra, oltreché una pregressa epatite B.
Per tali patologie, il richiedente seguirebbe un trattamento composto da
sedute di emodialisi a cadenza tri-settimanali, oltre che la somministra-
zione di una cura farmacologica.
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La SEM ha dunque ritenuto che la situazione medica dell'interessato sa-
rebbe chiara, essendo conosciute diagnosi, trattamento e necessità medi-
che future. Altresì, la Grecia disporrebbe di un'infrastruttura medica suffi-
ciente, atta a curare tutti i tipi di malattie, sia fisiche che psichiche, alla
quale il richiedente avrebbe accesso in quanto beneficiario dello statuto di
rifugiato in Grecia, in virtù dell'art. 30 della Direttiva 2011/95/UE del Parla-
mento europeo e del Consiglio del 13 dicembre 2011 recante norme sull'at-
tribuzione, a cittadini di paesi terzi o apolidi, della qualifica di beneficiario
di protezione internazionale, su uno status uniforme per i rifugiati o per le
persone aventi titolo a beneficiare della protezione sussidiaria, nonché sul
contenuto della protezione riconosciuta (rifusione; GU L 337/9 del
20.12.2011; di seguito: direttiva qualificazione). Sarebbe pertanto dovere
delle autorità greche assicurare la sua presa a carico medica, così come
sarebbe responsabilità del richiedente far valere i suoi diritti presso le me-
desime autorità. A ciò si aggiungerebbe il fatto che le asserzioni secondo
le quali egli non avrebbe avuto accesso ad un’adeguata assistenza sanita-
ria, non sarebbero suffragate da alcun elemento concreto, riducendosi ad
un suo mero giudizio personale. Altresì, la situazione medica dell’interes-
sato, benché complessa, non sarebbe di una gravità tale da costituire una
violazione dell'art. 3 CEDU in caso di rinvio in Grecia. Del resto, secondo
l’autorità inferiore, lo stato di salute sarà preso in considerazione al mo-
mento dell'organizzazione del trasferimento.
Per quanto riguarda invece le difficili condizioni di vita fatte valere in Grecia,
l'autorità inferiore ha ritenuto che esse non sarebbero un motivo d'inesigi-
bilità. In effetti, la Grecia sarebbe vincolata alla Direttiva 2011/95/UE del
Parlamento europeo e del Consiglio del 13 dicembre 2011 recante norme
sull'attribuzione, a cittadini di paesi terzi o apolidi, della qualifica di benefi-
ciario di protezione internazionale, su uno status uniforme per i rifugiati o
per le persone aventi titolo a beneficiare della protezione sussidiaria, non-
ché sul contenuto della protezione riconosciuta (rifusione; GU L 337/9 del
20.12.2011; di seguito: direttiva qualificazione) i cui art. 26-29 e 32 autoriz-
zerebbero i beneficiari di protezione internazionale ad avere accesso ad
un'attività retribuita, garantiscono l'accesso al sistema di istruzione gene-
rale o professionale per gli adulti, alla scolarizzazione per i bambini ed alla
protezione sociale e all'alloggio. Di conseguenza, sarebbe compito dell’in-
teressato rivolgersi alle autorità greche per chiedere aiuto e far valere i suoi
diritti. Inoltre, accanto alle strutture statali vi sarebbero organismi di natura
caritativa presso i quali i cittadini di Paesi terzi potrebbero rivolgersi. Nel
caso specifico, in merito alla situazione di indigenza fatta valere, l'autorità
inferiore ha fatto riferimento all'art. 32 direttiva qualificazione, il quale ga-
rantirebbe l'accesso a un alloggio secondo modalità equivalenti a quelle
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previste per altri cittadini di paesi terzi regolarmente soggiornanti in Grecia.
La SEM ha quindi rilevato che pur potendo essere il livello di vita effettiva-
mente più basso in Grecia, gli standard minimi del diritto internazionale,
specialmente quelli emanati dall'art. 3 CEDU sarebbero rispettati.
Infine, l'autorità inferiore ha rilevato che neppure le difficoltà di accesso al
mercato del lavoro, conseguenza di una situazione economica problema-
tica, sarebbero un motivo di inesigibilità dell'esecuzione del rinvio verso la
Grecia. La difficile situazione economica riguarderebbe infatti l'insieme
della popolazione.
In conclusione, l'autorità inferiore ha ribadito che qualora dopo il ritorno in
Grecia il richiedente dovesse essere realmente costretto dalle circostanze
a vivere in Grecia un'esistenza caratterizzata da un forte disagio, o se que-
sto stato dovesse violare le sue obbligazioni di assistenza, o dovesse por-
tare pregiudizio ai suoi diritti fondamentali, sarebbe suo compito far valere
i suoi diritti direttamente presso le autorità competenti in Grecia, facendo
ricorso alle adeguate vie di diritto.
Da ultimo, l’allontanamento in Grecia – benché attualmente sospeso dalla
corrente pandemia di Coronavirus (Covid-19) – sarebbe possibile sia sul
piano tecnico che pratico, avendo la Grecia dato il suo accordo in tal senso.
I.
Il 30 dicembre 2020 (cfr. tracciamento degli invii; data d’entrata: 31 dicem-
bre 20209, l’interessato è insorto con ricorso dinanzi al Tribunale ammini-
strativo federale (di seguito: il Tribunale) contro la summenzionata deci-
sione della SEM concludendo all’annullamento della decisione impugnata
ed alla restituzione degli atti all’autorità inferiore per l’esame materiale della
domanda d’asilo. In subordine, egli ha demandato la restituzione degli atti
alla SEM per il completamento dell’istruzione. Altresì, egli ha presentato
una domanda di assistenza giudiziaria, nel senso dell’esenzione dal versa-
mento delle spese processuali e del relativo anticipo, il tutto con protesta
di tasse e spese.
In primo luogo, il ricorrente censura un’istruzione incompleta dei fatti me-
dici. A suo dire l’autorità inferiore parrebbe non aver considerato le compli-
cazioni che interverrebbero ad ogni visita medica predisposta, come dimo-
strerebbero, ad esempio, gli atti medici del 27 novembre 2020 e l’atto me-
dico F2 concernente il consulto psichiatrico del 23 dicembre 2020. Conse-
guentemente, l’autorità inferiore avrebbe, omesso di richiedere un rapporto
medico completo (F4), esimendosi dal valutare compiutamente il rischio di
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trattamenti contrari ai disposti dell’art. 3 CEDU per il caso egli fosse allon-
tanato in Grecia (cfr. memoriale ricorsuale, pag. 4-5, punto 3).
Oltre a ciò, il sistema di accoglienza greco sarebbe notoriamente contrad-
distinto da numerose lacune. In tal senso, in Grecia per i beneficiari di pro-
tezione internazionale sarebbe difficoltoso accedere ad un alloggio, all’as-
sistenza sociale, al mercato del lavoro, ad un’adeguata assistenza sanita-
ria così come a misure d’integrazione (cfr. memoriale ricorsuale, pag. 5,
punto 4). Di conseguenza, ritenuto anche il precario quadro clinico del ri-
corrente, si giustificherebbe un esame individualizzato del caso di specie
(cfr. memoriale ricorsuale, pag. 5, punto 4).
J.
Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti saranno ripresi nei conside-
randi qualora risultino decisivi per l'esito della vertenza.

Diritto:
1.
Le procedure in materia d'asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla LTF
in quanto la legge sull'asilo (LAsi, RS 142.31) non preveda altrimenti (art. 6
LAsi). Fatta eccezione per le decisioni previste all'art. 32 LTAF, il Tribunale,
in virtù dell'art. 31 LTAF, giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi
dell'art. 5 PA rese dalle autorità menzionate all'art. 33 LTAF. La SEM rientra
tra dette autorità (cfr. art. 105 LAsi) e l'atto impugnato costituisce una deci-
sione ai sensi dell'art. 5 PA.
L’insorgente ha partecipato al procedimento dinanzi l'autorità inferiore, è
particolarmente toccato dalla decisione impugnata e vanta un interesse de-
gno di protezione all'annullamento o alla modificazione della stessa (art. 48
cpv. 1 lett. a-c PA). Pertanto è legittimato ad aggravarsi contro di essa.
I requisiti relativi ai termini di ricorso (art. 108 cpv. 3 LAsi), alla forma e al
contenuto dell'atto di ricorso (art. 52 PA) sono soddisfatti.
Occorre dunque entrare nel merito del ricorso.
2.
Con ricorso al Tribunale possono essere invocati, in materia d'asilo,
la violazione del diritto federale e l'accertamento inesatto o incompleto
di fatti giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi) e, in materia di
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diritto degli stranieri, pure l'inadeguatezza ai sensi dell'art. 49 PA
(cfr. DTAF 2014/26 consid. 5). Il Tribunale non è vincolato né dai motivi ad-
dotti (art. 62 cpv. 4 PA), né dalle considerazioni giuridiche della decisione
impugnata, né dalle argomentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2
e relativi riferimenti).
3.
Il ricorso, manifestamente infondato ai sensi dei motivi che seguono, è de-
ciso dal giudice in qualità di giudice unico, con l’approvazione di una se-
conda giudice (art. 111 lett. e LAsi). Altresì, ai sensi dell’art. 111a cpv. 1
LAsi, il Tribunale rinuncia allo scambio di scritti.
4.
Con la sua impugnativa, il ricorrente si prevale anzitutto di un accertamento
incompleto del suo stato di salute.
Orbene, tale censura non è atta nella presente disamina a condurre alla
cassazione della decisione avversata. Il Tribunale rileva difatti che la situa-
zione di salute dell’interessato risulti nella fattispecie chiara, con delle dia-
gnosi acclarate e delle terapie già impostate, come d’altro canto giusta-
mente osservato dalla SEM nel provvedimento impugnato e alla cui moti-
vazione si rinvia integralmente al fine di evitare inutili ripetizioni (cfr. supra
consid. H). Per quanto concerne invece le asserite problematiche psicolo-
giche – segnalate unicamente in sede ricorsuale – nulla permette di rite-
nere che queste necessitino una più approfondita valutazione medica,
tanto più se considerato che nell’ambito della visita medica del 23 dicembre
2020, il medico curante non ha reputato necessario procedere fissando
un’ulteriore consulto né, tantomeno, prescrivendo al paziente una terapia.
Sicché, alla luce degli elementi sopra evidenziati, alla SEM non può essere
imputato né un accertamento incompleto né inesatto dei fatti rilevanti in
merito allo stato di salute del ricorrente e non si ravvisa pertanto alcuna
violazione del principio inquisitorio da parte dell’autorità in parola. Conse-
guentemente la censura ricorsuale va pertanto in tal senso respinta.
5.
5.1 Giusta l’art. 31a cpv. 1 lett. a LAsi, di norma non si entra nel merito della
domanda di asilo se il richiedente può ritornare in uno Stato terzo sicuro
secondo l’art. 6a cpv. 2 lett. b LAsi nel quale aveva soggiornato preceden-
temente. Si tratta di Paesi nei quali il Consiglio federale ritiene vi sia un
effettivo rispetto del principio di “non-refoulement” ai sensi dell’art. 5 cpv. 1
LAsi. Si presuppone inoltre, che tale Stato abbia garantito la riammissione
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del richiedente nei confronti delle autorità svizzere preposte all’asilo. Senza
tale garanzia, l’allontanamento verso lo Stato terzo non può infatti essere
eseguito e dunque è inutile (cfr. FF 2002 6087, 6125).
Il Consiglio federale ha effettivamente inserito, il 14 dicembre 2007, la Gre-
cia, come anche altri Paesi dell’Unione europea (UE) e dall’Associazione
europea di libero scambio (AELS), nel novero degli Stati terzi sicuri ai sensi
dell’art. 6a cpv. 2 lett. b LAsi, per i quali esiste una presunzione di rispetto
del principio di “non-refoulement” (art. 5 cpv. 1 LAsi).
5.2 Nella fattispecie, dagli atti risulta che al ricorrente, l’8 luglio 2019 è stata
riconosciuta la protezione internazionale in Grecia e che egli è stato posto
al beneficio di un permesso di soggiorno valido dall’8 luglio 2019 al 7 luglio
2022 (cfr. atto 28/1). Altresì, le autorità elleniche, in data 19 ottobre 2020,
hanno dichiarato di accettare la riammissione dell’interessato sul proprio
territorio (cfr. atto 28/1).
Da parte sua, l’interessato non ha sollevato dubbi quanto all’effettivo rico-
noscimento della protezione, né ha apportato indizi suscettibili di ritenere
che la Grecia non rispetti il principio di non-refoulement rinviandolo nel suo
Paese d'origine.
5.3 Di conseguenza, le condizioni dell'art. 31a cpv. 1 lett. a LAsi risultano
incontestabilmente soddisfatte ed è a giusto titolo che la SEM non è entrata
nel merito delle domande d'asilo.
6.
Se respinge la domanda d'asilo o non entra nel merito, la SEM pronuncia,
di norma, l'allontanamento dalla Svizzera e ne ordina l'esecuzione; tiene
però conto del principio dell'unità della famiglia.
L'insorgente non adempie le condizioni in virtù delle quali la SEM avrebbe
dovuto astenersi dal pronunciare l'allontanamento dalla Svizzera (art. 14
cpv. 1 e 2 ed art. 44 LAsi nonché art. 32 dell'ordinanza 1 sull'asilo relativa
a questioni procedurali dell'11 agosto 1999 [OAsi 1, RS 142.311]; DTAF
2013/37 consid. 4.4; 2009/50 consid. 9).
Pertanto, lo scrivente Tribunale è tenuto a confermare la pronuncia dell'al-
lontanamento.
7.
L'esecuzione dell'allontanamento è regolamentata, per rinvio dell'art. 44
LAsi, all'art. 83 della legge sugli stranieri e la loro integrazione (LStrI, RS
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142.20, nuovo titolo dal 1° gennaio 2019, medesimo tenore per quanto ri-
guarda l'art. 83). Giusta suddetta norma, l'esecuzione dell'allontanamento
deve essere possibile (art. 83 cpv. 2 LStrI), ammissibile (art. 83 cpv. 3
LStrI) e ragionevolmente esigibile (art. 83 cpv. 4 LStrI). In caso di non
adempimento d'una di queste condizioni, la SEM dispone l'ammissione
provvisoria (art. 83 cpv. 1 e 7 LStrI).
8.
Secondo prassi costante del Tribunale, circa l'apprezzamento degli ostacoli
all'allontanamento, vale lo stesso apprezzamento della prova consacrato
al riconoscimento della qualità di rifugiato, ovvero il ricorrente deve provare
o per lo meno rendere verosimile l'esistenza di un ostacolo all'allontana-
mento (cfr. DTAF 2011/24 consid. 10.2 e relativo riferimento).
9.
A norma dell'art. 83 cpv. 3 LStrI l'esecuzione dell'allontanamento non è am-
missibile quando comporta una violazione degli impegni di diritto interna-
zionale pubblico della Svizzera. Detta norma non si esaurisce nella mas-
sima del divieto di respingimento. Anche altri impegni di diritto internazio-
nale possono risultare ostativi all'esecuzione del rimpatrio, in particolare
l'art. 3 CEDU o l'art. 3 della Convenzione contro la tortura ed altre pene o
trattamenti crudeli, inumani o degradanti del 10 dicembre 1984 (Conv. tor-
tura, RS 0.105). La Corte europea dei diritti dell'uomo (CorteEDU) ha più
volte ribadito che la sola possibilità di subire dei maltrattamenti dovuti a una
situazione di insicurezza generale o di violenza generalizzata nel Paese di
destinazione non è sufficiente per ritenere una violazione dell'art. 3 CEDU.
Spetta infatti all'interessato provare o rendere verosimile l'esistenza di seri
motivi che permettano di ritenere che egli correrà un reale rischio ("real
risk") di essere sottoposto, nel Paese verso il quale sarà allontanato, a trat-
tamenti contrari a detti articoli (cfr. DTAF 2013/27 consid. 8.2 e relativi rife-
rimenti).
Inoltre, giusta l'art. 6a cpv. 2 lett. b LAsi, il ricorrente è rinviato in uno Stato
terzo designato come sicuro da parte del Consiglio federale, ossia uno
Stato nel quale vi è una presunzione di rispetto degli impegni di diritto in-
ternazionale pubblico, tra cui il rispetto del principio di non respingimento
ai sensi dell’art. 5 cpv. 1 LAsi così come del principio del divieto della tor-
tura sancito dall’art. 3 CEDU e dall’art. 3 della Convenzione contro la tor-
tura ed altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti del 10 dicem-
bre 1984 (di seguito: Conv. tortura, RS 0.105; cfr. FANNY MATTHEY, in: Ce-
sla Amarelle/Minh Son Nguyen, Code annoté de droit des migrations, LAsi,
2015, n. 12 ad art. 6a LAsi). Appartiene dunque all'interessato sovvertire
https://www.swisslex.ch/DOC/ShowLawViewByGuid/a9c93e17-07c7-4ad9-ac08-f9da47f8f369/3572bcc7-d292-44fd-99ab-e2d1f3eca9a5?source=document-link&SP=5|zpixhk https://www.swisslex.ch/DOC/ShowLawViewByGuid/eddc4ea5-1065-4aad-aa7b-5ff005425730/fc6cfec2-3fa0-431b-8b5f-c337b1753da9?source=document-link&SP=5|zpixhk
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tale presunzione. A tal fine, egli deve presentare seri indizi che le autorità
dello Stato in questione violino il diritto internazionale nel caso specifico,
non gli concedano la necessaria protezione o lo espongano a condizioni di
vita disumane, o che si trovi in una situazione di emergenza esistenziale
nello Stato in questione a causa di circostanze individuali di natura sociale,
economica o sanitaria (cfr. tra le tante D-6742/2019 del 7 gennaio 2020
consid. 8.4).
9.1 Passando ora alla situazione generale della Grecia, il Tribunale ha a
più riprese ritenuto che per quanto riguarda l'ammissibilità dell'esecuzione
dell'allontanamento verso la Grecia vengono riconosciuti degli ostacoli
all'esecuzione dell'allontanamento unicamente a condizioni molto severe.
In particolare, il Tribunale ha recentemente ritenuto che si può partire dal
presupposto che essendo la Grecia firmataria della CEDU, della Conv. tor-
tura e della Conv. rifugiati, in principio rispetta i suoi obblighi di diritto inter-
nazionale (cfr. sentenza del Tribunale D-559/2020 del 13 febbraio 2020
consid. 8.2, pubblicata come sentenza di riferimento). Nonostante il rischio
di vivere in condizioni precarie, non risulta da fonti affidabili e concordi che
la Grecia abbia adottato una pratica di discriminazione sistematica – ri-
spetto ai suoi cittadini – verso i beneficiari dello statuto di rifugiato o dalla
protezione sussidiaria, nell'accesso all'occupazione, all'assistenza sociale,
all'assistenza sanitaria, all'istruzione e all'alloggio (cfr. ibidem). Altresì, i be-
neficiari di protezione possono pure contare sulle garanzie derivanti dalla
Direttiva 2011/95/UE del Parlamento e del Consiglio del 13 dicembre 2011
recante norme sull’attribuzione, a cittadini di paesi terzi o apolidi, della qua-
lifica di beneficiario di protezione internazionale, su uno status uniforme
per i rifugiati o per le persone aventi titolo a beneficiare della protezione
sussidiaria, nonché sul contenuto della protezione riconosciuta [rifusione;
GU L 337/9 del 20.12.2011; di seguito: direttiva qualificazione]). Gli obblighi
della Grecia, derivanti dal diritto europeo, nei confronti dei beneficiari di
protezione costituiscono la non discriminazione nell'accesso all'occupa-
zione, all'istruzione, all'assistenza sociale, all'assistenza sanitaria, all'ac-
cesso all'alloggio e agli strumenti di integrazione (cfr. capo VII [contenuto
della protezione internazionale] della direttiva qualificazione; cfr. sentenza
sopracitata).
Il Tribunale ha avuto inoltre modo di specificare che malgrado la cessa-
zione delle prestazioni di assistenza finanziaria nonché in materia d'allog-
gio introdotte con la riforma legislativa dell'11 marzo 2020, non vi sono suf-
ficienti motivi per ritenere che la Grecia violerà in futuro i suoi obblighi di
diritto internazionale (cfr. fra le tante, sentenza del Tribunale D-2160/2020
del 6 maggio 2020 consid. 7.2).
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Infine, in caso di violazione di diritti sanciti dalla CEDU, l'interessato potrà
adire i tribunali greci, ed in ultima istanza la Corte EDU (art. 34 CEDU).
9.2 Nel caso concreto, è pacifico che il ricorrente sia stato riconosciuto be-
neficiario di protezione internazionale dalla Grecia. Di conseguenza, non vi
sono indizi per ritenere che in caso di allontanamento in tale Paese, venga
violato il principio di non respingimento (art. 33 Conv.).
9.3 Nondimeno, nell’esercizio del suo diritto di essere sentito (cfr. atti 31/12
e 44/2) così come implicitamente con il gravame (cfr. memoriale ricorsuale,
pag. 5, punto 4), il richiedente allega – attese le lacune nel sistema di ac-
coglienza greco – l’esistenza di un rischio ai sensi del quale egli si ritrove-
rebbe senza alloggio e senza i mezzi finanziari sufficienti a condurre la
propria esistenza oltre che per l’acquisto dei farmaci necessari al tratta-
mento delle sue patologie, per il caso in cui ritornasse in Grecia. Ne discen-
derebbe quindi la necessità di procedere ad un esame individualizzato del
caso di specie.
9.3.1 Al riguardo, giova in primo luogo rammentare che la CorteEDU ha
ritenuto che il semplice fatto di tornare in un Paese in cui la propria situa-
zione economica sarebbe peggiore rispetto a quella dello Stato contraente
di espulsione, non è sufficiente a soddisfare la soglia di maltrattamento
proibita dall'art. 3 CEDU. Invero, tale disposizione non può essere interpre-
tata come un obbligo generale per le Alte Parti Contraenti di fornire un al-
loggio a chiunque si trovi nella loro giurisdizione e/o di fornire ai rifugiati
assistenza finanziaria per consentire loro di mantenere un determinato te-
nore di vita, che gli stranieri soggetti a espulsione non possono, in linea di
massima, rivendicare alcun diritto a rimanere nel territorio di uno Stato con-
traente per poter continuare a beneficiare dell'assistenza sanitaria, sociale
o di altre forme di assistenza e servizi forniti dallo Stato di espulsione e
che, in assenza di motivi umanitari estremamente convincenti contro il tra-
sferimento, il fatto che le condizioni di vita materiali e sociali del ricorrente
possano peggiorare significativamente in caso di espulsione dallo Stato
contraente non è di per sé sufficiente a configurare una violazione dell'ar-
ticolo 3 (cfr. sentenza della CorteEDU Chapman c. Regno Unito del 18 gen-
naio 2001, n. 27238/95 e Müslim c. Turchia del 26 aprile 2005,
n. 53566/99, confermate in particolare con decisioni di irricevibilità Naima
Mohammed Hassan e altri c. Paesi Bassi e Italia del 27 agosto 2013,
n. 40524/10, par. 179 segg. e Samsam Mohammed Hussein e altri c. Paesi
Bassi e Italia del 27 agosto 2013, n. 40524/10, par. 65-73).
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9.3.2 Vieppiù, lo scrivente osserva che il caso in esame non è comparabile
alla situazione ritenuta dal Tribunale nella sentenza E-3841/2019 del
20 agosto 2019, richiamata con il ricorso. Invero, nella fattispecie concreta
non può essere ritenuto che la SEM non abbia proceduto ad una valuta-
zione concreta della situazione di fatto, poiché, come rettamente ritenuto
dalla SEM, l’insorgente pur avendo avuto occasione di descrivere detta-
gliatamente la situazione in cui si sarebbe trovato nella Repubblica elle-
nica, non ha fornito alcun elemento concreto a sostegno di quanto esposto.
In particolare, nulla permette di ritenere che il ricorrente, durante il suo sog-
giorno in Grecia non si sia visto attribuire un alloggio, non abbia beneficiato
di una sufficiente assistenza medica, che la qualità delle sedute di emodia-
lisi fosse inadeguata, né che si sia rivolto alle autorità preposte senza che
queste fornissero aiuto. Invero, tali affermazioni si riducono a mere affer-
mazioni di parte, tanto più se considerato il lungo soggiorno in Grecia, il
carteggio clinico confezionato dalle autorità sanitarie greche versato agli
atti, oltre al fatto ch’egli stesso ha ammesso di essersi sottoposto a regolari
sedute di dialisi in tale Paese (cfr. atto 31/12) oltre ad aver seguito un trat-
tamento medicamentoso (cfr. atto 21/2).
Alla luce delle considerazioni che precedono v’è pertanto da ritenere che,
malgrado i rapporti richiamati in sede ricorsuale, e pur tenendo conto della
situazione peculiare dell’interessato – in particolare delle difficili condizioni
di vita – nonché della situazione economica in Grecia (cfr. supra consid. 7.3
e sentenze del Tribunale D-6348/2019 del 31 gennaio 2020 consid. 7.4.2),
la quale ha condotto ad una riduzione sostanziale delle prestazioni di assi-
stenza fornite alle persone nel bisogno – di nazionalità straniera al benefi-
cio di un permesso di soggiorno o di nazionalità greca – gli elementi pre-
senti agli atti non lasciano presagire dei motivi umanitari estremamente
convincenti tali da ritenere che il trasferimento in Grecia costituirebbe un
trattamento contrario all'art. 3 CEDU o che l’interessato sia confrontato ad
una situazione di emergenza di carattere esistenziale. Di conseguenza, in
caso di rinvio in Grecia, spetta al richiedente far valere i suoi diritti – se del
caso adendo le opportune vie legali – e richiedere aiuto alle autorità gre-
che. Infine, come a giusto titolo ritenuto dall'autorità inferiore nella deci-
sione impugnata, l’insorgente può rivolgersi a delle strutture caritative, al
fine di trovare un alloggio.
9.4 A._ ritiene inoltre che il suo stato di salute costituisca un osta-
colo all'esecuzione dell'allontanamento.
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9.4.1 Il respingimento forzato di persone che soffrono di problemi medici
costituisce soltanto eccezionalmente una violazione dell'art. 3 CEDU. Ciò
risulta essere il caso segnatamente laddove la malattia dell'interessato si
trovi in uno stadio a tal punto avanzato o terminale da lasciar presupporre
che a seguito del trasferimento la sua morte appaia come una prospettiva
prossima (cfr. sentenza della CorteEDU N. contro Regno Unito del 27 mag-
gio 2008, 26565/05; DTAF 2011/9 consid. 7 e relativi riferimenti). In una
recente sentenza la CorteEDU ha a tal proposito precisato che una viola-
zione dell'art. 3 CEDU può però anche sussistere qualora vi siano dei seri
motivi di ritenere che la persona – in assenza di trattamenti medici adeguati
nello Stato di destinazione – sarà confrontata ad un reale rischio di un
grave, rapido e ed irreversibile peggioramento delle condizioni di salute
comportante delle intense sofferenze o una significativa riduzione della
speranza di vita (cfr. sentenza della CorteEDU Paposhvili contro Belgio del
13 dicembre 2016, 41738/10, §180-193).
9.4.2 Con riguardo alle diverse patologie diagnosticategli (cfr. supra con-
sid. H) il Tribunale non può esimersi dall’osservare che – pur non volen-
done assolutamente minimizzare il tenore – le condizioni di salute dell’in-
teressato non appaiono di una gravità tale da comportare una violazione
dell'art. 3 CEDU ai sensi della giurisprudenza precitata per il caso facessi
ritorno in Grecia. In primo luogo, le sue malattie – ivi comprese le supposte
recenti problematiche psicologiche di cui all’atto medico F2 del 23 dicem-
bre 2020 − non risultano essere ad uno stadio a tal punto avanzato o ter-
minale da far apparire la morte quale prospettiva prossima in caso di tra-
sferimento (cfr. atto 38/4).
Vieppiù, non v’è modo di ritenere seri motivi di considerare che il ricorrente
sarà confrontato in Grecia ad un reale rischio di un grave, rapido ed irre-
versibile peggioramento delle condizioni di salute. Invero, si può partire dal
presupposto che la Grecia disponga di infrastrutture mediche sufficienti e
che dunque in tale Paese la ricorrente potrà ottenere i trattamenti medici
adeguati. Il richiedente stesso ha del resto ammesso di aver sempre bene-
ficiato dei trattamenti richiesti ed in particolare delle necessarie sedute di
dialisi (cfr. atto 31/12).
Infine, neppure l’asserzione secondo la quale egli avrebbe riscontrato dif-
ficoltà nel finanziare l’acquisto dei medicinali necessari è suscettibile di
condurre il Tribunale ad una diversa ponderazione. Sul punto, è in effetti
doveroso rammentare che la Grecia, in conformità all'art. 39 direttiva qua-
lificazione, ha trasposto in diritto interno nazionale con decreto presiden-
ziale (P.D).141/2013 – pubblicato nella gazzetta ufficiale A 226/21.10.2013
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– gli obblighi previsti da tale direttiva. In particolare, si rileva che la legge
L.4368/2016 garantisce il diritto all'accesso gratuito all'assistenza sanitaria
alle persone considerate vulnerabili – categoria di persone a cui apparten-
gono i richiedenti l'asilo ed i beneficiari di protezione internazionale
(cfr. Asylum Information Database [AIDA], Country Report: Greece, Update
2018, pag. 190, consultato il 7 gennaio 2021). Già l'art. 14 del decreto pre-
sidenziale (P.D).220/2007 – pubblicato nella gazzetta ufficiale volume
A 251/13.11.2007 (consultato sul sito < http://www.refworld.org/do-
cid/49676abb2.html > il 7 gennaio 2020) e trasponente gli obblighi sanciti
dalla direttiva qualificazione del 2003 – prevedeva ugualmente l'accesso
gratuito alla necessaria assistenza sanitaria, farmacologica e ospedaliera
ai richiedenti l'asilo non assicurati ed indigenti. Di conseguenza, spetta al
ricorrente far valere i propri diritti al fine di ottenere la necessaria presa a
carico medica per il proseguimento della terapia farmacologica delle pato-
logie lamentate.
9.4.3 Da ultimo, giova rammentare che essendo stato riconosciuto quale
rifugiato in Grecia, gli sono conferiti i diritti sanciti dalla Convenzione sullo
statuto dei rifugiati (Conv. rifugiati; RS 0.142.30, art. 16-24). In particolare,
egli potrà dunque adire i tribunali greci, ed in ultima istanza la Corte EDU
(art. 34 CEDU), qualora tali diritti non dovessero essere rispettati.
9.5 L’interessato, in definitiva, non ha dimostrato che in caso di rinvio in
Grecia – Paese designato come Stato terzo sicuro dove ha già soggiornato
– le sue prospettive future, considerate dal punto di vista materiale, fisico
o psicologico, denotino un rischio sufficientemente reale e imminente di
privazioni di gravità tale da rientrare nell'ambito di applicazione dell'art. 3
CEDU. Di conseguenza, l'esecuzione dell'allontanamento in Grecia è am-
missibile ai sensi delle norme di diritto internazionale pubblico nonché della
LAsi (art. 83 cpv. 3 LStrI in relazione all'art. 44 LAsi).
10.
Giusta l'art. 83 cpv. 4 LStrI, l'esecuzione dell'allontanamento non può es-
sere ragionevolmente esigibile qualora, nello Stato d'origine o di prove-
nienza, lo straniero venisse a trovarsi concretamente in pericolo in seguito
a situazioni quali guerra, guerra civile, violenza generalizzata o emergenza
medica. Ai sensi dell'art. 83 cpv. 5 LStrI, l'esecuzione dell'allontanamento
verso i paesi UE/AELS è da ritenersi di principio esigibile e che tale pre-
sunzione legale può essere sovvertita solo se l'interessato rende verosi-
mile che, per delle ragioni personali, il suo rinvio non può essere ritenuto
ragionevolmente esigibile (cfr. sentenza del Tribunale E-3228/2019 del 2
luglio 2019).
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10.1 Nel caso in disamina, l’insorgente non è però riuscito in tale intento.
Invero, le difficili condizioni di esistenza così come le problematiche medi-
che, peraltro già trattati sotto l'aspetto dell'ammissibilità, non sono in specie
sufficienti per ritenere inesigibile l'esecuzione dell'allontanamento.
Segnatamente, i problemi di salute risultano rilevanti in ambito di esigibilità,
solo se le cure, reputate essenziali per un'esistenza conforme alla dignità
umana, non sarebbero ottenibili a seguito dell'allontanamento (cfr. DTAF
2011/50, consid. 8.3; DTAF 2009/2 consid. 9.3.2; GICRA 2003 n. 24 con-
sid. 5b). Ciò non risulta comunque essere il caso nella fattispecie (cfr. supra
consid. 9.4 e 9.5).
10.2 Comunque, appare opportuno che le autorità svizzere competenti per
l'esecuzione dell'allontanamento da una parte informino debitamente le au-
torità greche in merito all'arrivo del ricorrente ed al suo stato di salute, e
d'altra parte sollecitino l'aiuto di tali autorità al fine di garantire un trasferi-
mento efficace e rapido alle strutture terapeutiche adatte. Per garantire una
consona ed ininterrotta continuazione delle cure, i certificati medici sono
da tradurre se possibile in greco, altrimenti per lo meno in lingua inglese.
Inoltre, l’insorgente potrà usufruire dell'aiuto al ritorno (cfr. art. 62 segg.
dell'Ordinanza 2 sull'asilo relativa alle questioni finanziarie [OAsi 2], RS
142.312).
11.
Infine, non risultano impedimenti neppure dal profilo della possibilità dell'e-
secuzione dell'allontanamento (art. 44 LAsi ed art. 83 cpv. 2 LStrI) ritenuto
che le autorità elleniche hanno dato il loro benestare alla riammissione
dell’interessato.
12.
Di conseguenza, in materia di allontanamento e relativa esecuzione, il gra-
vame va disatteso e la querelata decisione confermata.
13.
Ne discende che la SEM con la decisione impugnata non ha violato il diritto
federale né abusato del suo potere d'apprezzamento ed inoltre non ha ac-
certato in modo inesatto o incompleto i fatti giuridicamente rilevanti
(art. 106 cpv. 1 LAsi), altresì, per quanto censurabile, la decisione non è
inadeguata (art. 49 PA), per il che il ricorso va respinto.
14.
Avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, la domanda di esenzione
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dal versamento di un anticipo equivalente alle presunte spese processuali
è divenuta senza oggetto.
15.
Visto l’esito della procedura, le spese processuali di CHF 750.–, che se-
guono la soccombenza, sono poste a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1 e
5 PA nonché art. 3 lett. a del regolamento sulle tasse e sulle spese ripetibili
nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 febbraio
2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]).
16.
La presente decisione non concerne persone contro le quali è pendente
una domanda d'estradizione presentata dallo Stato che hanno
abbandonato in cerca di protezione, per il che non può essere impugnata
con ricorso di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 lett. d
cifra 1 LTF).
La pronuncia è quindi definitiva.
(dispositivo alla pagina seguente)
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