Decision ID: 2b9bc73d-d549-5321-a6a0-d6c5ef121ec5
Year: 2018
Language: it
Court: CH_BVGE
Chamber: CH_BVGE_001
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: 

Fatti:
A.
A._ è una società anonima, iscritta al registro di commercio del
Cantone B._ il (...), avente quale scopo, fra l’altro, lo svolgimento
di ogni attività nell’ambito delle risorse umane (...; estratto online del regi-
stro di commercio del Cantone B._ della menzionata società).
B.
B.a Il 28 agosto 2007, l’Istituto nazionale svizzero di assicurazione contro
gli infortuni (SUVA) ha effettuato una revisione della documentazione rela-
tiva ai salari dichiarati da A._ dal 1° gennaio 2002 al 31 dicembre
2006 (v. il rapporto di revisione del 28 agosto 2007; doc. 4).
B.b Con decisione del 5 settembre 2007, 3 settembre 2008, 16 luglio 2009,
11 agosto 2010, 19 agosto 2011 e 27 agosto 2012 (doc. 16-18, 23-25, 31-
33, 43-45, 50-52 e 58-60), la SUVA ha fissato il tasso di premio netto per
gli infortuni professionali per la parte d’impresa A (prestito di personale
d’esercizio) rispettivamente al 5.47%, 6.33%, 6.65%, 6.98%, 6.33% e
6.98% della massa salariale a decorrere rispettivamente dal 1° gennaio
2008, 1° gennaio 2009, 1° gennaio 2010, 1° gennaio 2011, 1° gennaio 2012
e 1° gennaio 2013, tassi di premio calcolati in base al sistema bonus-malus
03 ed all’attribuzione alla classe 70C e a un grado di rischio 116 per il 2008,
119 per il 2009, 120 per il 2010, 121 per il 2011, 119 per il 2012 e 121 per
il 2013, e per la parte d’impresa B (personale d’ufficio a prestito e proprio)
rispettivamente allo 0.253%, 0.241%, 0.2184%, 0.1981%, 0.1887% e
0.1797% a decorrere rispettivamente dal 1° gennaio 2008, 1° gennaio
2009, 1° gennaio 2010, 1° gennaio 2011, 1° gennaio 2012 e 1° gennaio
2013, tassi di premio calcolati in base all’attribuzione alla classe 70C e a
un grado di rischio 53 per il 2008, 52 per il 2009, 50 per il 2010, 48 per il
2011, 47 per il 2012 e 46 per il 2013. Queste decisioni sono cresciute in-
contestate in giudicato.
B.c Il 6 dicembre 2012, nell’ambito della revisione della documentazione
relativa ai salari dal 2008 al 2011, la SUVA ha constatato che A._
dichiarava le somme salariali dei dipendenti prestati alla ditta C._
per attività di produzione nella parte d’impresa B concernente il prestito di
personale d’ufficio (doc. 69; v. in particolare il rapporto di revisione [doc.
68, 73 a 75]).
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B.d Con rapporto del 27 dicembre 2012, la SUVA ha corretto i salari attri-
buiti alla parte A e alla parte B dell’impresa A._ per gli anni dal 2008
al 2011 (doc. 79; v. anche doc. 69 pag. 4 e 5).
B.e Con decisione del 19 dicembre 2012, la SUVA ha fissato il tasso di
premio netto per gli infortuni professionali per la parte d’impresa A rispetti-
vamente al 6.03%, 6.33%, 5.74% e 6.03% della somma salariale a decor-
rere rispettivamente dal 1° gennaio 2010, 1° gennaio 2011, 1° gennaio
2012 e 1° gennaio 2013, tassi di premio calcolati in base al sistema bonus-
malus 03 ed all’attribuzione alla classe 70C sottoclasse AO e a un grado di
rischio 118 per il 2010, 119 per il 2011, 117 per il 2012 e 118 per il 2013, e
per la parte d’impresa B allo 0.2184%, 0.1981%, 0.1887% e 0.1797% a
decorrere rispettivamente dal 1° gennaio 2010, 1° gennaio 2011, 1° gen-
naio 2012 e 1° gennaio 2013, tassi di premio calcolati in base all’attribu-
zione alla classe 70C sottoclasse BO e a un grado di rischio 50 per il 2010,
48 per il 2011, 47 per il 2012 e 46 per il 2013. Non vi sono stati cambiamenti
dei tassi di premio per il 2008 ed il 2009. I premi per gli infortuni non pro-
fessionali non subivano variazioni (doc. 91; v. anche doc. 83, 86 a 90 e 93).
B.f Con scritto di opposizione del 21 gennaio ed 11 febbraio 2013 (doc. 98
e 107), A._ lamenta l’assenza di una base legale per poter riclassi-
ficare con effetto al 2008 i salari delle persone prestate a C._ per
attività di produzione dalla parte B alla parte A dell’impresa. Si è doluta di
una violazione del principio della buona fede e del principio della parità di
trattamento, sostenendo, da un lato, che la SUVA non può riconsiderare le
proprie decisioni di fissazione dei premi per gli anni dal 2008 al 2012 e,
dall’altro, che non è corretto applicare uno stesso tasso di premio per tutti
i settori d’impiego a cui viene prestato personale. Ritenuto che la Tariffa dei
premi prevede un’unica sottoclasse per il prestito di personale d’esercizio
e che A._ ha quale cliente principale C._, postula di suddi-
videre l’impresa in tre parti, e meglio parte A (prestito di personale d’eser-
cizio), parte B (personale d’ufficio a prestito e proprio) e parte C (fabbrica-
zione di prodotti della tecnica dell’informazione, microtecnica, medicale e
d’orologeria; parte a cui attribuire il personale prestato a C._).
C.
Con decisione su opposizione del 1° maggio 2013, la SUVA ha respinto
l’opposizione del 21 gennaio (e dell’11 febbraio) 2013 e confermato la pro-
pria decisione del 19 dicembre 2012. Detta autorità ha rilevato che sono
adempiuti i presupposti per procedere ad una riconsiderazione, ai sensi
degli art. 53 cpv. 2 LPGA e 41 della Tariffa dei premi, delle decisioni di
attribuzione di A._ alle classi e ai gradi della tariffa dei premi per gli
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anni dal 2008 al 2012. La SUVA ha poi precisato che l’impresa non poteva
presumere che essa SUVA avrebbe tollerato le dichiarazioni dei salari er-
rate. L’autorità inferiore ha poi rammentato che le aziende che prestano
personale sono attribuite alla classe 70C e, all’interno di questa, il prestito
di personale d’esercizio è attribuito alla sottoclasse AO, a prescindere se il
personale è impiegato nell’industria orologiera, nel settore delle pulizie o
nell’industria tessile. Il tasso base della sottoclasse AO rispecchia il rischio
medio di quest’attività e copre l’intero spettro delle aziende. La sottoclasse
AO della classe 70C riunisce aziende dello stesso settore e con lo stesso
rischio d’infortunio. Per conseguenza, la formazione di una parte d’impresa
C sarebbe contraria al principio della parità di trattamento (doc. 114).
D.
Il 31 maggio 2013, A._ (in seguito, ricorrente od insorgente) ha in-
terposto ricorso dinanzi al Tribunale amministrativo federale contro la deci-
sione su opposizione della SUVA del 1° maggio 2013 mediante il quale ha,
in sostanza, chiesto di accogliere il ricorso e, in via principale, di annullare
la decisione della SUVA del 19 dicembre 2012. In via subordinata, postula
il rinvio degli atti all’autorità inferiore affinché la stessa provveda a suddivi-
dere l’impresa in tre parti. La ricorrente contesta l’adempimento dei pre-
supposti per procedere ad una riconsiderazione delle decisioni di classifi-
cazione dell’impresa nella tariffa dei premi per gli anni dal 2008 al 2012. Si
è doluta di una violazione del principio della buona fede. Sostiene che, in
occasione della revisione dell’agosto 2007, la SUVA non ha contestato l’at-
tribuzione dei dipendenti prestati a C._ alla parte d’impresa B. Ri-
tenuto che l’impresa è suddivisa in due parti, e meglio la parte d’impresa A
(prestito di personale d’esercizio) e la parte d’impresa B (personale d’ufficio
a prestito e proprio), e che il tasso di premio applicato a C._ è infe-
riore rispetto a quello applicato alla parte d’impresa A, ha dichiarato le
somme salariali dei lavoratori prestati a C._ nella parte d’impresa
B. L’insorgente segnala poi che la struttura della tariffa dei premi viola il
principio della parità di trattamento poiché la creazione di un’unica sotto-
classe per il prestito di personale d’esercizio (sottoclasse AO della classe
70C) non tiene conto delle necessarie distinzioni all’interno dei settori a cui
le agenzie di lavoro temporaneo prestano collaboratori. Il grado di premio
della sottoclasse AO della classe 70C non corrisponde peraltro al rischio
medio dell’attività di prestito di personale d’esercizio. Rileva infine che i
dipendenti prestati a C._ devono essere attribuiti alla stessa sotto-
classe alla quale appartiene questa ditta. Postula la suddivisione dell’im-
presa in tre parti, e meglio parte A (prestito di personale d’esercizio, classe
70C, sottoclasse AO), parte B (prestito e/o occupazione di personale d’uf-
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ficio, classe 70C, sottoclasse BO) e parte C (fabbricazione e finitura di pro-
dotti della tecnica dell’informazione, microtecnica, medicale e d’orologeria,
classe 15D, sottoclasse AO; parte a cui attribuire il personale prestato a
C._; doc. TAF 1). Il 12 giugno 2013, la ricorrente ha versato l’anti-
cipo spese richiesto (doc. TAF 2, 4 e 5).
E.
Con provvedimento del 30 luglio 2013, questo Tribunale ha concesso l’ef-
fetto sospensivo al ricorso (doc. TAF 8).
F.
Nella risposta al ricorso del 26 settembre 2013, la SUVA ha proposto la
reiezione del ricorso nella misura in cui ammissibile. Detta autorità ha rile-
vato che sono adempiuti i presupposti per procedere ad una riconsidera-
zione, ai sensi dell’art. 53 cpv. 2 LPGA, delle decisioni di attribuzione della
ricorrente alle classi e ai gradi della tariffa dei premi per gli anni dal 2008
al 2012. L’autorità inferiore riferisce poi che, nell’ambito della revisione
dell’agosto 2007, il revisore non ha confrontato i dati relativi all’orario di
lavoro con le dichiarazioni dei salari alla SUVA, ma con i conteggi dei salari.
L’insorgente non poteva presumere che essa avrebbe tollerato le dichiara-
zioni dei salari errate. Non appena ha accertato che la ricorrente dichiarava
le somme salariali del personale prestato a C._ nella parte d’im-
presa B, ha riconsiderato le proprie decisioni di classificazione. La deci-
sione impugnata non viola il principio della buona fede. La SUVA ha poi
rilevato che le imprese che prestano personale sono attribuite alla classe
70C e, all’interno di questa, il prestito di personale d’esercizio è attribuito
alla sottoclasse AO, a prescindere se il personale prestato è impiegato
nell’industria orologiera, nel settore delle pulizie o nell’industria tessile. Il
tasso base della sottoclasse AO corrisponde al rischio medio dell’attività di
prestito di personale d’esercizio, di modo che il principio della parità di trat-
tamento è rispettato. La SUVA segnala poi che l’insorgente è suddivisa in
due parti d’impresa, e meglio una parte d’impresa A (prestito di personale
d’esercizio, classe 70C, sottoclasse AO) e una parte d’impresa B (prestito
di personale d’ufficio e proprio personale d’ufficio, classe 70C, sottoclasse
BO). Il personale che la ricorrente presta a C._ è personale d’eser-
cizio e deve essere attribuito alla parte d’impresa A. Non è possibile costi-
tuire una parte d’impresa C (con attribuzione alla classe 15D, sottoclasse
AO) per i dipendenti prestati a C._ (doc. TAF 12).
G.
Nella replica del 13 dicembre 2013, l’insorgente rileva che, per le imprese
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di prestito di personale (classe 70C), la Tariffa dei premi prevede sei sotto-
classi. La SUVA non spiega per quale motivo tutti i lavoratori impiegati nella
produzione sono riuniti nella sottoclasse AO (prestito di personale d’eser-
cizio). Su questo punto, la Tariffa dei premi viola il principio della parità di
trattamento poiché non attua le necessarie distinzioni all’interno della sot-
toclasse AO, malgrado il rischio d’infortunio sia differente tra i diversi settori
a cui viene prestato personale. Non corrisponde peraltro al vero che il ri-
schio d’infortunio di un dipendente prestato si differenzia dal rischio di un
dipendente fisso. Il personale prestato a C._ è certo personale
d’esercizio. Lo stesso svolge però un’attività a basso rischio d’infortunio.
Nulla s’oppone alla creazione di altre sottoclassi per le imprese di prestito
di personale. Ritenuto il gran numero di collaboratori prestati a C._
ed il loro tasso d’infortunio insignificante, l’inclusione di questi dipendenti in
una specifica classe di rischio, previa creazione di una nuova sottoclasse
per la classe 70C (sottoclasse prestito di personale per la fabbricazione e
finitura di prodotti della tecnica dell’informazione, microtecnica, medicale e
d’orologeria) è conforme al diritto (doc. TAF 17).
H.
Nella duplica del 26 febbraio 2014, la SUVA ha sottolineato che, per la de-
terminazione dei premi, si distingue fra aziende di prestito di personale che
prestano personale a diversi settori, per le quali si applica un tasso medio,
ed aziende che prestano personale esclusivamente ad un settore, per le
quali, in assenza di una sottoclasse apposita, fa stato il tasso base del set-
tore d’impiego maggiorato di 5 gradi (art. 24 cpv. 5 Tariffa dei premi). La
ricorrente non è un’impresa di prestito monosettoriale, motivo per cui il per-
sonale d’esercizio che presta a C._ è classificato nella classe 70C
sottoclasse AO (prestito di personale d’esercizio; doc. TAF 21).
I.
Con osservazioni del 28 marzo 2014, la ricorrente ha segnalato che il tasso
di premio di un’impresa di prestito di personale non deve essere determi-
nato in rapporto al numero di settori ai quali presta personale, ma deve
essere commisurato al rischio d’infortunio del singolo settore. Il rischio d’in-
fortunio dei dipendenti prestati a C._ è peraltro pari a quello della
sottoclasse AO della classe 15D (doc. TAF 24).
J.
Con scritto del 7 maggio 2014, l’autorità inferiore ha comunicato di rinun-
ciare ad introdurre delle osservazioni (doc. TAF 26), scritto che è poi stato
trasmesso alla ricorrente per conoscenza con provvedimento del 26 giugno
2014 (doc. TAF 27).
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Pagina 7
K.
Con provvedimento del 19 dicembre 2017 (notificato il 20 dicembre 2017),
questo Tribunale ha trasmesso alla ricorrente per conoscenza copia della
sentenza della Commissione di ricorso per l’assicurazione contro gli infor-
tuni del 13 dicembre 2005 (sentenza della CRAI del 13 dicembre 2005
607/04), sentenza a cui ha fatto riferimento la SUVA nella risposta al ricorso
del 26 settembre 2013 (doc. TAF 30).

Diritto:
1.
1.1 Il Tribunale amministrativo federale esamina d’ufficio e con piena co-
gnizione la sua competenza (art. 31 e segg. LTAF) rispettivamente l’am-
missibilità dei gravami che gli vengono sottoposti (DTF 133 I 185 consid. 2
e relativi riferimenti).
1.2 Riservate le eccezioni – non realizzate nel caso di specie – di cui all’art.
32 LTAF, questo Tribunale giudica, in virtù dell’art. 31 LTAF in combinazione
con l’art. 33 lett. e LTAF e con l’art. 109 lett. c LAINF (RS 832.20), i ricorsi
contro le decisioni su opposizione, ai sensi dell’art. 5 PA, rese dalla SUVA
in materia di attribuzione delle aziende e degli assicurati alle classi e ai
gradi delle tariffe dei premi.
1.3 In virtù dell’art. 37 LTAF, la procedura dinanzi al Tribunale amministra-
tivo federale è retta dalla PA, in quanto la LTAF non disponga altrimenti.
Secondo l’art. 3 lett. dbis PA, la procedura in materia di assicurazioni sociali
non è disciplinata dalla PA nella misura in cui è applicabile la LPGA (RS
830.1). Giusta l’art. 2 LPGA, le disposizioni della LPGA sono applicabili alle
assicurazioni sociali disciplinate dalla legislazione federale, se e per
quanto le singole leggi sulle assicurazioni sociali lo prevedano. Ora, l’art. 1
LAINF stabilisce che le disposizioni della LPGA sono applicabili all’assicu-
razione contro gli infortuni, sempre che la LAINF non deroghi alla LPGA.
1.4 Nella sua qualità di datrice di lavoro, la ricorrente è debitrice dei premi
dell’assicurazione obbligatoria contro gli infortuni professionali e le malattie
professionali (art. 91 cpv. 1 LAINF). Essa è pertanto toccata dalla decisione
su opposizione impugnata ed ha un interesse degno di protezione al suo
annullamento o alla sua modifica. Per conseguenza, l’insorgente ha diritto
di ricorrere nel caso in esame (art. 59 LPGA).
C-3140/2013
Pagina 8
1.5
1.5.1 Di principio, nella procedura di ricorso in materia amministrativa pos-
sono essere esaminati unicamente i rapporti giuridici sui quali la compe-
tente autorità amministrativa si è già determinata con una decisione vinco-
lante. Se non è (ancora) stata emessa una decisione (o una decisione su
opposizione) manca infatti l’oggetto impugnato e quindi un presupposto
processuale (sentenza del TF 9C_1011/2010 del 15 dicembre 2011 consid.
1.1; DTF 131 V 164 consid. 2.1). Nella decisione impugnata del 1° maggio
2013, la SUVA, a seguito degli scritti di opposizione del 21 gennaio ed 11
febbraio 2013 della ricorrente (doc. 98 e 107), si è pronunciata sulla ricon-
siderazione delle decisioni di attribuzione dell’impresa alle classi e ai gradi
della tariffa dei premi e delle fatture di premio per gli anni dal 2008 al 2012,
pur avendo accennato a pagina 5 della decisione impugnata al grado di
rischio concernente l’assicurazione infortuni professionali del 2013. Tutta-
via, l’autorità inferiore non si è (ancora) pronunciata sull’opposizione inter-
posta dall’insorgente contro la decisione tendente alla riclassificazione
dell’impresa per l’anno 2013 (v. la risposta al ricorso [doc. TAF 12 ad pto
II]). Nella misura in cui, nel gravame del 31 maggio 2013, la ricorrente
chiede l’annullamento della decisione della SUVA, agenzia di D._,
del 19 dicembre 2012 concernente la classificazione e la fattura provvisoria
dei premi 2013, tale conclusione è inammissibile in questa sede, avuto ri-
guardo al fatto che non è ancora stata emanata la decisione su opposizione
e che non sono date le condizioni per un’estensione del procedimento di
ricorso ad un tema estraneo alla decisione amministrativa per il solo fatto
di un generico accenno nella decisione impugnata al grado di rischio con-
cernente l’assicurazione infortuni professionali del 2013 (DTF 130 V 138
consid. 2.1 nonché 125 V 413 consid. 2a), rilevato altresì che la ricorrente
non si oppone al fatto che questo Tribunale non entri nel merito della clas-
sificazione e la fattura dei premi 2013 (v. la replica [doc. TAF 17 ad pto II
paragrafo 3]).
1.5.2 Il ricorso è stato interposto tempestivamente e rispetta i requisiti pre-
visti dalla legge (art. 50 e 52 PA). L’anticipo spese è stato corrisposto entro
i termini accordati. Il ricorso è, con l’eccezione di cui al considerando 1.5.1
del presente giudizio, ammissibile.
2.
2.1 Il Tribunale amministrativo federale applica il diritto d’ufficio, senza es-
sere vincolato dai motivi del ricorso (art. 62 cpv. 4 PA) o dai considerandi
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Pagina 9
della decisione impugnata. In virtù del principio inquisitorio, il tribunale ac-
certa i fatti determinanti per la soluzione della controversia, assume le
prove necessarie e le valuta liberamente (art. 12 PA). Le parti sono tenute
a cooperare all’accertamento dei fatti (art. 13 PA) e a motivare il ricorso
(art. 52 PA). Per conseguenza, l’autorità di ricorso si limita, di principio, ad
esaminare le censure sollevate, mentre le questioni di diritto non invocate
dalle parti solo nella misura in cui gli argomenti delle parti o l’esame dell’in-
carto ne diano sufficiente motivo (DTF 122 V 157 consid. 1a e 121 V 204
consid. 6c; sentenza del TAF C-7205/2015 del 22 agosto 2016 consid. 3.1).
2.2 Con il rimedio esperito, la ricorrente può far valere la violazione del di-
ritto federale – che comprende tra l’altro anche il diritto costituzionale e il
diritto pubblico internazionale –, l’eccesso o l’abuso del potere d’apprezza-
mento, l’accertamento inesatto ed incompleto dei fatti giuridicamente rile-
vanti e l’inadeguatezza (art. 49 PA). Se la questione da giudicare presup-
pone delle conoscenze tecniche specifiche, come nel caso dell’attribuzione
delle aziende alle classi e ai gradi delle tariffe dei premi, il giudice deve
esaminare l’inadeguatezza della decisione impugnata con un certo riserbo,
limitandosi ad intervenire solo se l’autorità inferiore ha abusato del proprio
potere di apprezzamento (DTF 130 II 449 consid. 4.1; sentenza del TAF C-
873/2011 del 5 dicembre 2011 consid. 3.1).
2.3 Quando esamina una decisione concernente la classificazione di
un’impresa in un tariffario dei premi, il Tribunale amministrativo federale
non deve controllare la legalità del tariffario nel suo insieme e neppure esa-
minare tutte le posizioni; lo stesso deve solo chiedersi se, nel caso con-
creto, la posizione tariffaria in questione è conforme alla legge e alla Costi-
tuzione (DTF 126 V 344 consid. 1; v. anche DTF 128 I 102 consid. 3 in
fine). Inoltre, questo Tribunale non può sostituire il proprio apprezzamento
a quello dell’assicurazione; lo stesso non può effettuare considerazioni re-
lative alla politica tariffaria né pronunciarsi in merito ad altre soluzioni pos-
sibili; esso è tuttavia tenuto a verificare se il fine perseguito dalla legge può
essere raggiunto e se, a questo proposito, l’assicurazione ha fatto uso delle
sue competenze conformemente al principio della proporzionalità (DTF
126 V 70 consid. 4a e 126 V 344 consid. 4a; sentenza del TAF C-571/2012
del 4 settembre 2014 consid. 6.1).
2.4 In tale ambito, va rammentato che un tariffario dei premi costituisce
l’espressione di un intero sistema di regole che prende in considerazione
interessi diversificati e che, secondo le circostanze, può risultare di difficile
accesso al singolo individuo (DTF 116 V 130 consid. 2a). Nell’elaborazione
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Pagina 10
di un tariffario, l’assicuratore deve infatti prendere in considerazione un in-
sieme di circostanze complesse e di obiettivi contraddittori, ragione per cui
deve poter disporre di un ampio margine di manovra. Per questo motivo,
una singola posizione del tariffario non può essere estrapolata dal suo con-
testo globale, ma va analizzata conto tenuto dell’insieme delle disposizioni
tariffarie. Un tale approccio può avere come conseguenza che una deci-
sione può, se considerata singolarmente, comportare alcune apparenti ir-
regolarità, mentre è del tutto giustificata, se considerata nel suo contesto
(DTF 112 V 283 consid. 3 confermata in DTF 126 V 344 consid. 4a). Per-
tanto, la possibilità di rivedere un tariffario deve essere utilizzata con molta
riserva, dal momento che gli assicuratori infortuni, ed in particolare la
SUVA, dispongono in quest’ambito di un ampio potere di apprezzamento.
Di regola, il giudice interviene in un tariffario solo qualora l’applicazione di
una posizione dello stesso svantaggi o favorisca una delle parti in maniera
manifestamente contraria al diritto o sia fondata su considerazioni sogget-
tive (sentenza del TF U 346/01 del 28 maggio 2002 consid. 2; DTF 125 V
101 consid. 3c; sentenza del TAF C-873/2011 consid. 3.1).
3.
L’oggetto litigioso nella presente procedura ricorsuale è costituito dal tasso
dei premi per gli infortuni professionali per gli anni dal 2008 al 2012. La
ricorrente non contesta né l’assoggettamento alla SUVA né l’attribuzione
alla classe 70C sottoclasse AO della tariffa dei premi nella sua qualità di
impresa attiva nel settore del prestito di personale. L’insorgente si oppone
invece alla riclassificazione, dalla parte d’impresa B alla parte d’impresa A,
dei salari dei dipendenti prestati a C._ per attività di produzione.
Postula pure, in via subordinata, la formazione di una parte d’impresa C
(fabbricazione di prodotti della tecnica dell’informazione, microtecnica, me-
dicale e d’orologeria) a cui attribuire il personale prestato a C._.
4.
4.1 Giusta l’art. 92 cpv. 1 LAINF, i premi sono fissati dagli assicuratori in
per mille del guadagno assicurato; essi consistono di un premio netto cor-
rispondente al rischio e di supplementi per le spese amministrative, i costi
di prevenzione degli infortuni e delle malattie professionali, le indennità di
rincaro e l’eventuale finanziamento di un fondo di compensazione.
4.2 Secondo l’art. 92 cpv. 2 LAINF, per il calcolo dei premi dell’assicura-
zione contro gli infortuni professionali, le aziende sono ripartite in classi di
tariffe dei premi e nei relativi gradi secondo il genere e le condizioni loro
propri; è tenuto segnatamente conto del pericolo d’infortuni e dello stato
C-3140/2013
Pagina 11
delle misure preventive. Singoli gruppi di lavoratori di una stessa azienda
possono essere attribuiti a classi e gradi differenti.
4.3 In caso di cambiamenti del genere di azienda e di modifiche della
stessa oppure in base alle esperienze acquisite in materia di rischi, l’assi-
curatore può modificare l’attribuzione alle classi e ai gradi del tariffario dei
premi (art. 92 cpv. 4 e 5 LAINF). L’assicuratore deve tener conto del genere
delle aziende, delle condizioni loro proprie, segnatamente del pericolo d’in-
fortunio e dello stato delle misure preventive. A tal proposito, l’art. 113 cpv.
1 OAINF (RS 832.202) precisa che le aziende o parti d’aziende devono
essere ripartite nelle classi di tariffe dei premi in modo che i premi netti
bastino, con ogni probabilità, a coprire i costi degli infortuni professionali e
delle malattie professionali di una comunità di rischio (sentenza del TAF C-
5649/2011 del 10 aprile 2013 consid. 6.1).
4.4 Se le attività svolte dai dipendenti di un’impresa sono attribuibili a di-
verse comunità di rischio, è possibile definire diverse parti d’impresa ai fini
del calcolo dei premi. Non vengono create parti d’impresa separate per le
attività che si considerano tipiche di un determinato genere d’impresa e il
cui rischio è contemplato nel tasso base della comunità di rischio. Una per-
sona assicurata, ovvero la sua somma salariale, deve essere interamente
attribuita alla parte d’impresa nella quale rientrano le attività per le quali è
principalmente impiegata (art. 9 cpv. 1 a 3 Tariffa dei premi).
4.5 Secondo le regole di classificazione per la determinazione dei premi
nell’assicurazione contro gli infortuni obbligatoria (Tariffa dei premi), la
SUVA mette a disposizione modelli di premi adeguati ai diversi segmenti di
clienti (art. 19 Tariffa dei premi). A seconda delle dimensioni dell’impresa,
la SUVA ha previsto una classificazione secondo il modello base, secondo
il sistema bonus-malus o secondo il sistema della tariffazione empirica (art.
21-23 Tariffa dei premi). Un’unità di rischio viene classificata secondo il
tasso base segnatamente se l’impresa versa un premio base medio infe-
riore a fr. 5'000.- l’anno per l’assicurazione infortuni professionali e inferiore
a fr. 60'000.- l’anno per l’assicurazione infortuni non professionali (art. 21
Tariffa dei premi). Il tasso di premio netto viene calcolato in base al sistema
bonus-malus – che prevede un adeguamento del tasso base netto per ogni
comunità di rischio in base al tasso di rischio dell’impresa interessata – se
il premio base medio è compreso nell’assicurazione infortuni professionali
tra fr. 5'000.- e fr. 300'000.- l’anno e nell’assicurazione infortuni non profes-
sionali tra fr. 60'000.- e fr. 300'000.- l’anno (art. 22 Tariffa dei premi). A par-
tire da un premio base medio di fr. 300'000.- l’anno in un ramo assicurativo
C-3140/2013
Pagina 12
trova applicazione il sistema della tariffazione empirica sia nell’assicura-
zione infortuni professionali che nell’assicurazione infortuni non professio-
nali (art. 23 Tariffa dei premi; sentenza del TAF C-571/2012 consid. 6.3).
5.
Appare opportuno menzionare i principi giuridici più importanti che l’assi-
curatore infortuni deve rispettare nell’ambito della fissazione del premio (v.,
per un’illustrazione più dettagliata di questi principi, DTAF 2007/27 consid.
5; sentenze del TAF C-571/2012 consid. 6.2 e C-873/2011 consid. 4).
5.1 Il premio deve rispettare il principio della conformità al rischio (art. 92
cpv. 2 e 5 LAINF). Secondo questo principio, le imprese o le parti di esse
devono essere classificate nelle classi e nei gradi del tariffario dei premi
tenuto conto del genere e delle condizioni che sono loro propri, in partico-
lare del rischio di infortunio e dello stato delle misure preventive. La con-
formità al rischio implica che a rischi elevati corrisponderanno premi impor-
tanti e, viceversa, a rischi esegui premi più bassi. In base alle esperienze
acquisite in materia di rischi, l’assicuratore può di propria iniziativa o su
domanda dei titolari delle aziende, modificare l’attribuzione di determinate
imprese alle classi e ai gradi del tariffario dei premi, con effetto dall’inizio
del nuovo esercizio contabile (art. 92 cpv. 5 LAINF).
5.2 I tariffari dei premi devono parimenti rispettare il principio della parità di
trattamento (art. 8 Cost.). Secondo questo principio, una decisione o un’or-
dinanza violano il principio della parità di trattamento quando stabiliscono
delle distinzioni giuridiche che non sono giustificate da alcun motivo ragio-
nevole in considerazione della situazione da regolamentare oppure omet-
tono di operare distinzioni che si impongono conto tenuto delle circostanze;
in altri termini, allorquando ciò che è simile non è trattato in maniera iden-
tica e ciò che è diverso non è trattato in maniera differente (DTF 129 I 346
consid. 6). Il Tribunale federale ha precisato che, per quanto concerne i
tariffari dei premi dell’assicurazione contro gli infortuni, il principio della pa-
rità di trattamento coincide con l’esigenza della conformità al rischio (art.
92 cpv. 2 LAINF). Se ne deduce che le imprese che presentano rischi iden-
tici devono essere classificate in maniera analoga (e viceversa).
5.3 Va pure menzionato il principio della solidarietà, in virtù del quale il ri-
schio di infortunio deve essere sopportato da un gran numero di imprese
(DTF 112 V 316 consid. 5c) e il principio dell’assicurazione, che presup-
pone che i rischi siano ripartiti fra una molteplicità di assicurati.
C-3140/2013
Pagina 13
5.4 Il principio della mutualità (art. 61 cpv. 2 LAINF; DTF 126 V 26 consid.
3c in fine) esige che ai membri dell’assicurazione vengano garantiti i me-
desimi vantaggi, senz’alcuna distinzione se non quelle risultanti dai contri-
buti versati e con l’esclusione di ogni idea di beneficio. In altre parole, il
principio della mutualità postula l’equilibrio fra contributi e prestazioni e, a
condizioni identiche, la loro uguaglianza (DTF 122 V 291 consid. 3b); esso
vieta inoltre che un assicurato possa beneficiare di vantaggi che l’istituto
assicurativo non concede agli altri affiliati che si trovano in una situazione
equiparabile (DTF 113 V 205 consid. 5b). Ciò significa che all’interno di una
comunità di rischi i premi ed i costi degli infortuni devono essere equilibrati
(DTF 112 V 316 consid. 3).
6.
6.1 Secondo l’art. 53 cpv. 2 LPGA, l’assicuratore può tornare sulle decisioni
o sulle decisioni su opposizione formalmente passate in giudicato se è pro-
vato che erano manifestamente errate e se la loro rettifica ha una notevole
importanza. Per determinare se è possibile riconsiderare una decisione per
il motivo che essa sarebbe senza dubbio erronea, occorre fondarsi sulla
situazione giuridica esistente al momento in cui questa decisione è stata
resa prendendo in considerazione la prassi allora in vigore, fermo restando
che un cambiamento di prassi o di giurisprudenza non giustifica di regola
una riconsiderazione. La riconsiderazione permette di correggere un’appli-
cazione iniziale erronea del diritto come pure una constatazione inesatta
dei fatti. Per motivi legati alla sicurezza giuridica, l’irregolarità deve essere
manifesta. Gli organi d’applicazione non dovrebbero infatti procedere in
ogni momento ad una nuova valutazione della situazione solo in base ad
un esame più approfondito dei fatti. In particolare, non vi è inesattezza ma-
nifesta se la decisione iniziale appare sostenibile alla luce della situazione
di fatto e di diritto. In altri termini, la via della riconsiderazione è adempiuta
soltanto se non vi è alcun dubbio sull’erroneità della decisione iniziale e se
la ritenuta erroneità configura la sola valutazione possibile alla luce dei fatti
e delle disposizioni legali applicabili. Se persistono ragionevoli dubbi sul
carattere erroneo della decisione iniziale, non è possibile procedere ad un
riesame (DTF 138 V 324 consid. 3.3 e 117 V 8 consid. 2c nonché relativi
riferimenti; sentenze del TF 9C_194/2015 del 30 ottobre 2015 consid. 2.2,
8C_113/2012 del 21 dicembre 2012 consid. 5 in fine e 9C_1061/2010 del
7 luglio 2011 consid. 6.1 e 6.2). Inoltre, in virtù dell’art. 41 cpv. 1 Tariffa dei
premi, la modifica retroattiva dell’attribuzione alle classi e ai gradi della ta-
riffa dei premi in seguito a mutamenti del genere o delle condizioni d’eser-
cizio e la correzione delle classificazioni errate avvengono soltanto se sono
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presenti le condizioni formali e materiali per una revisione o riconsidera-
zione ai sensi dell’art. 53 LPGA. Se la correzione di un errore di classifica-
zione comporta uno svantaggio per l’impresa, la SUVA vi rinuncia a meno
che l’impresa non abbia fornito informazioni sbagliate o omesso di notifi-
care le mutate condizioni d’esercizio (art. 41 cpv. 2 Tariffa dei premi).
6.2 La SUVA sottolinea che le decisioni di classificazione e le fatture di pre-
mio per gli anni dal 2008 al 2012 erano manifestamente errate poiché le
somme salariali non risultavano attribuite alle parti d’impresa corrette. Per
questo motivo, è stato effettuato un calcolo errato dei tassi di premio e le
fatture di premio indicavano degli importi di premio sbagliati. La SUVA ha
altresì segnalato che in considerazione di una differenza di pagamento di
premi di oltre fr. 200'000.-, la correzione delle decisioni di classificazione e
delle fatture di premio riveste una notevole importanza. Secondo la SUVA,
dichiarando le somme salariali del personale prestato a C._ in una
parte d’impresa errata, l’insorgente ha inoltre fornito delle informazioni sba-
gliate, motivo per cui detta autorità ha ritenuto siccome adempiti i presup-
posti per procedere ad una riconsiderazione delle decisioni di attribuzione
della ricorrente alle classi e ai gradi della tariffa dei premi per gli anni dal
2008 al 2012 (v. la decisione di riconsiderazione del 19 dicembre 2012 e la
risposta al ricorso [doc. TAF 12 ad pto III]).
6.3 Secondo la ricorrente, anche ritenendo errato il proprio agire dal 2008
al 2012, allorquando ha dichiarato i dipendenti prestati a C._ nella
parte d’impresa B, e non nella parte d’impresa A, le decisioni di fissazione
dei premi non possono considerarsi siccome manifestamente errate. Basti
rilevare che l’errore si è protratto per 12 anni, l’insorgente prestando per-
sonale a C._ dal 2004. Se l’errore fosse stato evidente, la SUVA lo
avrebbe scoperto prima, l’impresa essendo stata sottoposta a più revisioni.
L’attività a basso rischio d’infortunio svolta presso C._ non permette
altresì di ritenere indubbiamente erronea la classificazione di questi dipen-
denti in una parte d’impresa, la parte B, soggetta ad un grado di premio
consono al rischio d’impiego. Tanto più che il personale prestato a
C._ non è maggiormente soggetto ad infortunio rispetto al perso-
nale impiegato in questa ditta. A tal proposito, dalla statistica degli infortuni
della parte d’impresa B risulta che non vi è stato alcun caso dal 2006 al
2009, mentre per il 2011 un solo caso d’infortunio concerne un dipendente
prestato a C._, che non si è però infortunato durante l’attività lavo-
rativa. L’insorgente ha poi precisato che dal 2008 al 2011 ha versato
fr. 2'764'298.-, pari al 33.36% della massa salariale, a collaboratori prestati
a C._. Un terzo del personale stipendiato rappresenta una gran-
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Pagina 15
dezza sufficiente per conferire la necessaria credibilità ad un’unità di ri-
schio. Sarebbe stato irragionevole applicare ai dipendenti prestati a
C._, che svolgono lo stesso lavoro e con lo stesso rischio d’infortu-
nio dei dipendenti fissi, un tasso di premio superiore a quello applicato a
questa ditta perché impiegati tramite un’agenzia di collocamento. La SUVA
avrebbe peraltro dovuto rinunciare a modificare le classificazioni passate
in giudicato poiché questa correzione comporta uno svantaggio economico
per l’impresa (v. il ricorso del 31 maggio 2013 [doc. TAF 1 ad pto 3.3]).
6.4 Questo Tribunale rileva che la ricorrente, quale impresa di prestito di
personale, è suddivisa in due parti d’impresa, e meglio una parte d’impresa
A afferente al prestito di personale d’esercizio ed una parte d’impresa B
afferente al prestito di personale d’ufficio e al proprio personale d’ufficio (v.,
fra gli altri, doc. 29). Secondo la descrizione dell’impresa (doc. 41 e 42), il
100% della massa salariale della parte A concerne il prestito di personale
d’esercizio ed il 100% della massa salariale della parte B concerne l’ammi-
nistrazione per imprese di prestito di personale. La ricorrente riferisce che
suo cliente principale è la C._, ditta avente quale scopo (...; estratto
online del registro di commercio del Cantone B._ della menzionata
ditta). Il personale prestato a C._ è impiegato in attività di produ-
zione, ciò che non è contestato in questa sede (v. anche due schede tim-
bratura dell’anno 2005, che indicano quale attività svolta “montaggio” [doc.
TAF 1, doc. M]). Secondo le regole di classificazione, le somme salariali
dei dipendenti prestati a C._ devono essere dichiarate nella parte
d’impresa nella quale rientrano le attività per le quali sono principalmente
impiegati (art. 9 cpv. 3 Tariffa dei premi), ovvero nella parte d’impresa A.
Nell’ambito della revisione del 6 dicembre 2012, il revisore ha constatato
che la ricorrente ha dichiarato il personale prestato a C._ nella parte
d’impresa B. A prescindere dalle considerazioni dell’insorgente sull’attività
a basso rischio d’infortunio svolta presso C._, la notifica dei dipen-
denti prestati nella parte d’impresa B è manifestamente errata. In tale am-
bito, non soccorrono altresì la ricorrente le sue considerazioni sulla non
conformità di tale classificazione da parte della SUVA. In effetti, qualora
un’impresa volesse contestare tale classificazione, non ha diritto di inclu-
dere i suoi dipendenti nella classe o sottoclasse tariffaria che ritiene cor-
retta, ma deve segnalare esplicitamente alla SUVA quello che essa ritiene
essere un tariffario contrario alla costituzione, illegale o inadeguato/inap-
propriato. Inserendo il proprio personale d’esercizio prestato a C._
nella parte B dell’impresa, la ricorrente ha manifestamente fornito un’indi-
cazione errata. A causa delle indicazioni errate fornite dall’insorgente
sull’ammontare dei salari nella parte A e nella parte B dell’impresa (v. le
dichiarazioni dei salari; doc. 29, 38, 48, 55 e 100), la SUVA ha effettuato un
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calcolo errato dei tassi di premio per gli anni dal 2008 al 2012 (doc. 19, 22,
34, 46 e 53) ritenuto che il tasso di premio dipende, fra gli altri, dalla credi-
bilità di un’unità di rischio che, a sua volta, dipende dalla sua grandezza in
relazione alla massa salariale (v. la decisione impugnata del 1° maggio
2013 [doc. 114 ad pto 1]) e le fatture di premio indicavano degli importi
sbagliati (doc. 30, 39, 49, 54 e 56) in quanto le due parti d’impresa sono
classificate con tassi di premio diversi (v. la decisione impugnata del 1°
maggio 2013 [doc. 114 ad pto 1]). La SUVA ben doveva quindi riclassificare
i salari dei dipendenti prestati a C._ per attività di produzione dalla
parte B alla parte A dell’impresa (doc. 69, 77 e 79), ricalcolare i tassi di
premio dal 2008 al 2012 e correggere le fatture dei premi (doc. 80, 82, 85
e 101). La ricorrente e la SUVA quantificano infine la differenza di paga-
mento di premi in oltre fr. 200'000.- (v. il ricorso [doc. TAF 1 ad pto II.A.f] e
la risposta al ricorso [doc. TAF 12 ad pto III]). Le decisioni del 5 settembre
2007, 3 settembre 2008, 16 luglio 2009, 11 agosto 2010, 19 agosto 2011 e
27 agosto 2012 di attribuzione della ricorrente alle classi e ai gradi della
tariffa dei premi per gli anni dal 2008 al 2012 (doc. 16, 23, 31, 43, 50 e 58)
erano quindi manifestamente errate e la rettifica delle stesse di notevole
importanza. Pertanto, e da questo profilo, a giusto titolo l’autorità inferiore
ha proceduto, ai sensi dell’art. 53 cpv. 2 LPGA, alla riconsiderazione delle
stesse.
7.
7.1 La ricorrente lamenta una violazione del principio della buona fede. So-
stiene che, nell’ambito della revisione dell’agosto 2007, la SUVA ha in par-
ticolare verificato la classificazione dei dipendenti nelle parti d’impresa A e
B, le schede di timbratura e la corrispondenza fra le liste paga e la conta-
bilità finanziaria. Il revisore ha certo constatato che il personale prestato a
C._ era impiegato in attività di produzione. Le schede timbratura
riportavano infatti l’indicazione “reparto montaggio”. Essa poteva quindi in
buona fede ritenere corretta la classificazione dei dipendenti prestati a
C._. La scelta di attribuire questi dipendenti alla parte d’impresa B,
e non alla parte d’impresa A, è dovuta al fatto che i tassi di premio applicati
ai dipendenti fissi di C._ sono inferiori rispetto ai tasso di premio
applicati alla parte d’impresa A. L’insorgente precisa poi che, partendo dal
presupposto che il tasso di premio applicato ai collaboratori prestati a
C._ fosse corretto, ha stabilito la tariffa da fatturare per il prestito di
personale. A distanza di anni, non può più recuperare la differenza fra i
premi contabilizzati ed i premi fissati con l’impugnata decisione.
C-3140/2013
Pagina 17
7.2 La SUVA sottolinea che, nell’ambito della revisione dell’agosto 2007, il
revisore ha confrontato i dati relativi all’orario di lavoro con i conteggi dei
salari. Scopo della revisione non era esaminare le attività svolte dai dipen-
denti, ma confrontare i conteggi dei salari con le annotazioni delle ore di
lavoro. Il rapporto di revisione concerne il confronto fra i conteggi salariali
ed i conteggi delle ore di lavoro, ma non fornisce alcuna informazione
sull’attribuzione dei salari alle parti d’impresa e non si pronuncia sulla cor-
rettezza dell’attribuzione delle somme salariali alle parti d’impresa. La ri-
corrente non poteva presumere che la SUVA avrebbe tollerato le dichiara-
zioni dei salari errate. In effetti, non appena ha scoperto l’errore, ha ricon-
siderato le proprie decisioni di classificazione. La decisione di riconsidera-
zione non viola pertanto il principio della buona fede.
7.3 Quanto alla censura sulla violazione del principio della buona fede, se-
condo giurisprudenza, tale principio, sancito dall’art. 9 Cost, tutela la legit-
tima fiducia dell’amministrato nei confronti dell’autorità amministrativa e gli
permette in particolare di esigere che l’amministrazione rispetti le pro-
messe fatte e non si contraddica. Un’informazione o una decisione erronea
possono obbligare l’amministrazione a concedere a un amministrato un
vantaggio contrario alle legge a condizione che cumulativamente l’ammini-
strazione è intervenuta in una situazione concreta nei confronti di determi-
nate persone, essa ha agito entro i limiti della propria competenza o co-
munque è supposta avere agito entro tali limiti, l’amministrato non ha po-
tuto rendersi conto immediatamente dell’inesattezza dell’informazione rice-
vuta e, facendo affidamento sull’informazione ricevuta, egli ha preso delle
disposizioni non reversibili senza pregiudizio e da quando l’informazione è
stata resa non è intervenuta una modifica del quadro giuridico (sentenza
del TF 9C_5/2015 del 31 luglio 2015 consid 3; DTF 131 V 472 consid. 5 e
131 II 627 consid. 6 e relativi riferimenti).
7.4 Dal richiamato rapporto di revisione dell’agosto 2007 (doc. 4) emerge
che la SUVA ha in particolare controllato la documentazione relativa alla
registrazione delle ore, alle liste paga ed alla contabilità, e meglio le schede
timbratura, il programma salariale, il libro mastro ed il bilancio/conto. Ha
altresì verificato, fra gli altri, che la tenuta delle liste paga, la corrispon-
denza fra le liste paga e la contabilità finanziaria ed il riporto dei salari sulla
dichiarazione dei salari erano corretti. Tuttavia, a prescindere dalla que-
stione di sapere se tali indicazioni permettevano di accertare quale fosse
l’attività svolta dai dipendenti e/o di verificare la ripartizione delle somme
salariali nelle parti d’impresa A e B, va rilevato che la ricorrente ha riferito
che il personale prestato a C._ era impiegato in attività di produ-
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zione. Ora, secondo le regole di classificazione, le somme salariali dei di-
pendenti prestati a C._ devono essere dichiarate nella parte d’im-
presa nella quale rientrano le attività per le quali sono principalmente im-
piegati (art. 9 cpv. 3 Tariffa dei premi), ovvero nella parte d’impresa A affe-
rente al prestito di personale d’esercizio. L’insorgente notificava però, nella
dichiarazione dei salari, i collaboratori prestati a C._ nella parte
d’impresa B poiché i tassi di premio applicati ai dipendenti fissi di
C._ erano inferiori rispetto ai tassi di premio applicati alla parte d’im-
presa A. La ricorrente era o doveva pertanto essere a conoscenza di aver
effettuato in modo errato la ripartizione delle somme salariali nelle parti
d’impresa A e B. Quand’anche nell’ambito della revisione dell’agosto 2007,
la SUVA avesse, usando della necessaria diligenza, potuto rendersi conto
dell’irregolarità manifesta nella dichiarazione della ricorrente di includere il
personale prestato a C._ nel personale d’ufficio, questo ancora non
significa che abbia scientemente tollerato rispettivamente condiviso tale er-
rata dichiarazione della ricorrente. È per contro verosimile nel senso della
probabilità preponderante che la SUVA non si sia resa conto per svista
manifesta di tale irregolarità. Si tratta ben inteso di un errore da parte della
SUVA che, non appena è stato constatato nell’ambito della revisione effet-
tuata nel dicembre 2012, è stato corretto. In siffatte circostanze, essendo
carente una delle condizioni cumulativamente richieste per tutelare la
buona fede dell’insorgente, ossia quella di un’aspettativa legittima merite-
vole di tutela, la censura di una violazione del principio della buona fede
deve essere respinta.
8.
8.1 Quanto alla struttura della classe 70C della tariffa dei premi, la SUVA
rileva che oggetto dell’assicurazione è l’impresa e che il rischio assicurato
è il rischio dell’azienda. Nella tariffa dei premi, le aziende che prestano per-
sonale sono attribuite alla classe 70C e, all’interno di questa, il prestito di
personale d’esercizio è attribuito alla sottoclasse AO, a prescindere se il
personale prestato è impiegato nell’industria orologiera, nel settore delle
pulizie o nell’industria tessile. L’aspetto comune è il prestito di personale
d’esercizio, fatto che distingue queste imprese dalle aziende del corrispon-
dente settore d’impiego. Le imprese di prestito di personale hanno diversi
settori d’impiego che possono variare a dipendenza della situazione con-
giunturale. Il rischio d’infortunio di un dipendente prestato è differente ri-
spetto al rischio d’infortunio di un dipendente fisso. Il dipendente prestato
è impiegato in nuovi posti di lavoro, è confrontato ad un ambiente di lavoro
ed a procedimenti sconosciuti e deve fornire sin dall’inizio un rendimento
completo. Per questi motivi, il prestito di personale d’esercizio è riunito in
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Pagina 19
una sottoclasse. Secondo la SUVA, la composizione della sottoclasse AO
è conforme al diritto poiché riunisce imprese dello stesso genere e con lo
stesso rischio d’infortunio. Il tasso base della sottoclasse AO corrisponde
al rischio medio dell’attività di prestito di personale e contempla tutti i rischi
del personale d’esercizio prestato, di modo che il principio della parità di
trattamento è rispettato. La struttura della classe 70C con una sottoclasse
per il prestito di personale d’esercizio è stata peraltro approvata dall’allora
Commissione di ricorso per l’assicurazione contro gli infortuni con sentenza
del 13 dicembre 2005 (sentenza della CRAI del 13 dicembre 2005 607/04).
La SUVA segnala poi che la ricorrente è suddivisa in due parti d’impresa,
e meglio una parte d’impresa A per il prestito di personale d’esercizio
(classe 70C, sottoclasse AO) ed una parte d’impresa B per il prestito di
personale d’ufficio e il proprio personale d’ufficio (classe 70C, sottoclasse
BO). L’insorgente non è un’impresa di prestito monosettoriale ed il perso-
nale che presta a C._ è personale d’esercizio, motivo per cui lo
stesso deve essere attribuito alla parte d’impresa A. Non sussiste alcuna
base legale per poter costituire una parte d’impresa C (classe 15D, sotto-
classe AO) per i dipendenti prestati a C._ (v. la risposta al ricorso
[doc. TAF 12 ad pto III] e la duplica [doc. TAF 21]).
8.2 La ricorrente rileva che l’impresa è suddivisa in una parte d’impresa A
(prestito di personale d’esercizio) ed una parte d’impresa B (prestito di per-
sonale d’ufficio). Segnala che suo cliente principale è la C._, ditta a
cui presta un terzo dei propri dipendenti (v. il ricorso [doc. TAF 1 ad pto
II.A.b]). Per le aziende attive nel prestito di personale (classe 70C), la tariffa
dei premi prevede delle sottoclassi per il prestito di personale d’esercizio,
di personale domestico, alberghiero e di cura, di personale per la manu-
tenzione di aeromobili, di personale per lo sport professionistico, di perso-
nale d’ufficio e d’informatici. Le aziende di prestito di personale hanno una
loro cerchia di clienti, che necessitano temporaneamente di lavoratori con
determinate qualifiche. Le fluttuazioni di personale avvengono all’interno
dello stesso tipo di lavoro, secondo i bisogni dei clienti. La SUVA non
spiega per quale motivo ha riunito la maggior parte dei lavoratori destinati
alla produzione nella sottoclasse prestito di personale d’esercizio (sotto-
classe AO). La Tariffa dei premi viola il principio della parità di trattamento
poiché non attua le necessarie distinzioni all’interno della sottoclasse AO,
sebbene il rischio d’infortuni sia differente tra i diversi settori dell’economia
a cui viene prestato personale. Secondo lo studio del 18 dicembre 2008
del Segretariato di Stato dell’economica (doc. TAF 1, doc. V), il 37% dei
lavoratori interinali è impiegato nell’industria, il 18% nella costruzione ed il
45% in prestazioni di servizio. S’impone che la SUVA crei delle sottoclassi
per il prestito di personale d’esercizio nei settori principali dell’industria e
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dell’edilizia. Secondo l’insorgente, il rischio d’infortunio di un dipendente
prestato non si differenzia dal rischio di un dipendente fisso. Il tasso base
della sottoclasse AO non corrisponde poi al rischio medio dell’attività di
prestito di personale d’esercizio. Il grado di premio delle imprese di prestito
di personale d’esercizio (grado AIP di 110 e AINP di 95) non rappresenta
infatti una media (fra gli altri) fra il grado di premio per il settore della fab-
bricazione di prodotti della tecnica dell’informazione, microtecnica, medi-
cale e d’orologeria (grado AIP di 48 e AINP di 82) ed il grado di premio per
il settore dell’edilizia (grado AIP di 106 e AINP di 94). La ricorrente segnala
poi che la SUVA tratta in modo differente le aziende che prestano personale
a più di un settore dell’economia, per le quali si applica un tasso medio,
rispetto alle aziende che prestano personale ad un solo settore, per le
quali, in assenza di una sottoclasse apposita, fa stato il tasso base del set-
tore d’impiego maggiorato di 5 gradi. Il grado di premio non deve essere
stabilito a dipendenza dei settori ai quali viene prestato il personale, ma
deve essere commisurato al rischio d’infortunio del settore d’impiego. Il
personale prestato a C._ è certo personale d’esercizio (fabbrica-
zione di prodotti ottici e in fibra). Il rischio d’infortunio è però pari a quello
dei dipendenti fissi di C._. Ritenuto il gran numero di collaboratori
prestati a C._, in assenza di una sottoclasse apposita, occorre clas-
sificare tali dipendenti nella stessa classe e sottoclasse alla quale appar-
tiene questa ditta (classe 15D sottoclasse AO). La ricorrente postula di sud-
dividere l’impresa in tre parti d’impresa, segnatamente parte A (prestito di
personale d’esercizio, classe 70C, sottoclasse AO), parte B (prestito di per-
sonale d’ufficio, classe 70C, sottoclasse BO) e parte C (microtecnica e tec-
nica medicale ed elettrotecnica, classe 15D, sottoclasse AO; parte a cui
attribuire il personale prestato a C._ [v. il ricorso e la replica [doc.
TAF 1 e doc. TAF 17]).
8.3
8.3.1 Questo Tribunale rileva che, secondo le regole di classificazione per
la determinazione dei premi nell’assicurazione contro gli infortuni obbliga-
toria, le imprese o le parti di esse devono essere ripartite nelle classi e nei
gradi del tariffario dei premi tenuto conto del genere e delle condizioni che
sono loro propri, in particolare del rischio di infortunio e dello stato delle
misure preventive (art. 92 cpv. 2 LAINF). Il principio della mutualità ed il
principio della conformità al rischio delineano un quadro generale all’in-
terno del quale sono possibili una moltitudine di soluzioni tariffarie diffe-
renti, ma non definiscono i criteri in base ai quali si formano le comunità di
rischio. Se oltre alla soluzione della SUVA, altre distinzioni sono possibili,
ciò non permette ancora di distanziarsi dalla soluzione proposta dalla
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SUVA nella tariffa dei premi, ritenuto l’ampio potere d’apprezzamento di cui
dispone in tale ambito l’autorità inferiore. Idealmente, ogni impresa do-
vrebbe poter formare una propria comunità di rischio, ma dato che rara-
mente le statistiche di una singola impresa attestano dei rischi significativi,
diverse imprese sono attribuite alla medesima comunità di rischio. In realtà,
non sussiste un’impresa completamente identica ad un’altra, motivo per
cui l’attribuzione di un’impresa ad una comunità di rischio può comportare
alcune apparenti disuguaglianze. Ciò appare inevitabile (sentenza del TAF
C-3432/2007 del 21 aprile 2009 consid. 5.1.2).
8.3.2 In particolare, per il calcolo dei premi dell’assicurazione contro gli in-
fortuni professionali, le imprese o parti d’impresa sono ripartite nelle classi
e nei relativi gradi della tariffa dei premi, secondo il genere e le condizioni
loro propri e tenuto conto del pericolo d’infortunio (art. 92 cpv. 2 LAINF e
art. 113 cpv. 1 OAINF). Ai fine della determinazione dei premi, la SUVA ha
redatto delle regole di classificazione, che si applicano alle imprese i cui
dipendenti sono obbligatoriamente assicurati alla SUVA contro le conse-
guenze degli infortuni professionali (art. 1 e 2 Tariffa dei premi). Secondo
la Tariffa dei premi della SUVA, tutte le imprese o parti d’impresa assicurate
alla SUVA vengono attribuite a una comunità di rischio; l’attribuzione alla
comunità di rischio avviene in base alle caratteristiche d’esercizio. Un’im-
presa viene attribuita alla comunità di rischio che, in rapporto alla somma
salariale complessiva, raggruppa in sé la porzione più elevata di caratteri-
stiche d’esercizio. Per definire le caratteristiche d’esercizio viene stilata una
descrizione dell’impresa che la stessa deve sottoscrivere (art. 18 cpv. 1 a
3 Tariffa dei premi). Le comunità di rischio dell’assicurazione infortuni pro-
fessionali sono ripartite in classi, sottoclassi e parti di sottoclassi; le classi
sono comunità di rischio che riuniscono diverse sottoclassi dello stesso
ramo economico allo scopo di garantire il finanziamento a lungo termine,
le sottoclassi sono comunità di rischio che riuniscono imprese o parti d’im-
presa tra loro affini e con un rischio infortunistico simile al fine della deter-
minazione dei premi e le parti di sottoclasse sono comunità di rischio che
riuniscono imprese e parti d’impresa tra loro affini e con rischio infortuni-
stico simile al fine della determinazione dei premi (art. 13 cpv. 1 a 4 Tariffa
dei premi). Ad ogni parte di sottoclasse è attribuito un tasso base; ogni
tasso base corrisponde ad un tasso netto nella tariffa base della SUVA (art.
13 cpv. 5 Tariffa dei premi). Si distingue fra imprese di prestito di personale
che forniscono personale a diversi settori, per le quali si applica un tasso
medio, ed imprese che forniscono personale ad un unico settore, per le
quali, in assenza di una sottoclasse apposita, fa stato il tasso base del set-
tore d’impiego maggiorato di 5 gradi (art. 24 cpv. 5 Tariffa dei premi). Si
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procede in un primo momento all’attribuzione a una classe e successiva-
mente, all’interno di quest’ultima, all’attribuzione ad una sottoclasse ed in-
fine all’attribuzione ad una parte di sottoclasse (art. 18 cpv. 2 Tariffa dei
premi). A tal proposito, la SUVA ha allestito una struttura delle classi (Alle-
gato 1 alla Tariffa dei premi). Le aziende attive nel prestito di personale
sono classificate nella classe 70C (prestito di personale). La classe 70C
comprende tutte le imprese di prestito di personale. La caratteristica co-
mune è il prestito di personale. Il criterio di classificazione si basa su una
motivazione fatturale. A seconda dell’attività svolta dai dipendenti, la classe
70C è poi suddivisa in sei sottoclassi, segnatamente prestito di personale
artigiano edilizia e industria (sottoclasse AO), prestito di personale settore
alberghiero e sanità (sottoclasse AC), prestito di personale manutenzione
aerei (sottoclasse AE), prestito di personale sport professionistico (sotto-
classe AL), prestito di personale d’ufficio e d’amministrazione (sottoclasse
BO) e prestito di personale informatica e relativa amministrazione (sotto-
classe BI). Appare corretto che il personale d’esercizio sia attribuito alla
sottoclasse AO (prestito di personale per l’artigianato, l’edilizia e l’indu-
stria), senza effettuare alcuna distinzione a dipendenza che lo stesso sia
impiegato nell’industria orologiera, nel settore dell’imballaggio o nell’edili-
zia. All’interno delle sottoclassi della classe 70C, vi è poi un’ulteriore diffe-
renziazione fra le imprese in base al tasso di rischio, di modo che le im-
prese appartenenti alla stessa sottoclasse non pagano lo stesso tasso di
premio (sentenza della CRAI del 13 dicembre 2005 607/04 consid. 7a e
7b). In particolare, se il premio base medio nell’assicurazione infortuni pro-
fessionali è compreso tra fr. 5'000.- e fr. 300'000.- l’anno (art. 22 Tariffa dei
premi), il tasso di premio viene calcolato in base al sistema bonus-malus,
che prevede un adeguamento del tasso base netto per ogni comunità di
rischio in base al tasso di rischio dell’impresa interessata. Il premio è fissato
in base alla comunità di rischio cui appartiene una determinata azienda.
Tuttavia, se un’impresa presenta costi d’infortunio più bassi rispetto alla
media del proprio settore, viene premiata con uno sconto sul premio (bo-
nus). Questo Tribunale ha già esaminato la legittimità di un simile sistema
tariffario ed ha considerato che, benché imprese appartenenti alla mede-
sima comunità di rischio paghino premi differenti, ciò è compatibile con le
esigenze legali e costituzionali, nella misura in cui questa differenza trova
la sua corrispondenza nel principio della conformità al rischio (sentenza del
TAF C-873/2011 consid. 5.1). Ora, la ricorrente è attiva nel settore del pre-
stito di personale (v. l’estratto online del registro di commercio del Cantone
B._). Secondo la descrizione dell’impresa del dicembre 2012, la ri-
corrente è attiva nel settore del prestito di personale d’esercizio e nel set-
tore del prestito di personale d’ufficio. Nella parte d’impresa A la quota de-
stinata al prestito di personale d’esercizio è del 100%, mentre nella parte
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d’imprese B la quota destinata al prestito di personale d’ufficio è del 25%
(la restante quota del 75% concerne il personale amministrativo proprio
dell’impresa; doc. 71 e 72). La ricorrente, quale impresa di prestito di per-
sonale, è stata correttamente attribuita alla classe 70C della Tariffa dei
premi. Questa classe comprende le imprese attive nel settore del prestito
di personale. La classe 70C, cui è attribuita l’insorgente, è suddivisa in sei
sottoclassi. Conto tenuto del sistema creato dalla SUVA, la ricorrente è
stata correttamente attribuita alla sottoclasse AO per la parte d’impresa A
(prestito di personale d’esercizio) ed alla sottoclasse BO per la parte d’im-
presa B (prestito di personale d’ufficio).
8.3.3 La ricorrente postula la creazione di una parte d’impresa C che do-
vrebbe essere attribuita alla classe 15D (microtecnica e tecnica medicale,
elettrotecnica) sottoclasse AO (fabbricazione rispettivamente finitura di
prodotti della tecnica dell’informazione, microtecnica, medicale e d’orolo-
geria). Se i cambiamenti del genere di azienda e le modifiche della stessa
sono importanti, l’assicuratore può modificare l’attribuzione alle classi e ai
gradi del tariffario dei premi, se del caso con effetto retroattivo (art. 92 cpv.
4 LAINF). La legge conferisce alla SUVA la possibilità di attribuire singoli
gruppi di lavoratori di una stessa impresa a classi differenti (art. 92 cpv. 2
in fine LAINF). Si tratta di una facoltà e non di un obbligo. A tal proposito,
è necessario seguire i principi che la SUVA ha sviluppato in materia. Di
principio, l’attribuzione di un’unità di rischio ad una classe è effettuata se-
condo le caratteristiche dell’attività svolta. Per la determinazione dei premi,
l’unità di rischio è costituita da tutti gli assicurati di un’impresa assoggettata
alla SUVA. L’unità di rischio include tutte le attività economiche che sono
correlate ad essa. Nella maggior parte dei casi, le imprese possono essere
attribuite ad una classe, l’unità di rischio comprendendo tutte le attività eco-
nomiche svolte. Se un’impresa presenta delle caratteristiche afferenti a di-
verse classi, la stessa è attribuita alla classe che corrisponde alle caratte-
ristiche preponderanti. La legge conferisce certo alla SUVA la facoltà di
attribuire singoli gruppi di lavoratori di una stessa impresa a classi diffe-
renti. Tuttavia, la creazione di parti d’impresa non dovrebbe comportare la
separazione di attività che dal punto di vista economico, tecnico ed orga-
nizzativo costituiscono un tutt’uno e corrispondono ad un tipo specifico di
impresa. Si dovrebbe procedere alla creazione di parti d’impresa quando il
datore di lavoro gestisce più imprese che non hanno alcun legame fra loro.
In tal caso, ogni parte d’impresa forma un tutto dal punto di vista econo-
mico, tecnico ed organizzativo. Le diverse parti d’impresa devono inoltre
differenziarsi quanto al tipo di rischio (sentenza del TAF C-3432/2007 con-
sid. 5.3 e 5.4).
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8.3.4 Secondo la descrizione dell’impresa del dicembre 2012, nella parte
d’impresa A la quota destinata al prestito di personale d’esercizio è del
100%, mentre nella parte d’impresa B la quota destinata al prestito di per-
sonale d’ufficio è del 25% (la restante quota del 75% concerne il personale
amministrativo proprio dell’impresa; doc. 71 e 72). Il prestito di personale
per attività di produzione costituisce l’attività principale della ricorrente e
rientra nelle attività abituali svolte nel settore del prestito di personale
d’esercizio. Secondo le regole di classificazione, non è possibile costituire
una parte d’impresa per le attività che si considerano tipiche di un determi-
nato genere d’impresa e il cui rischio è contemplato nel tasso base della
comunità di rischio (art. 9 cpv. 3 Tariffa dei premi). Il personale che la ricor-
rente presta a C._ è impiegato in attività di produzione. Nella tariffa
dei premi della SUVA, le imprese che prestano personale sono attribuite
alla classe 70C e, all’interno di questa, il prestito di personale d’esercizio è
attribuito alla sottoclasse AO. Nel tasso base di questa sottoclasse sono
compresi tutti i rischi del personale d’esercizio prestato. I dipendenti pre-
stati a C._ devono essere attribuiti alla parte d’impresa A dell’insor-
gente. I requisiti per poter creare una parte d’impresa C per il personale
prestato a C._ non sono dunque manifestamente adempiuti. In tale
ambito, non soccorre neppure la ricorrente il fatto che la SUVA potrebbe
eventualmente costituire una tale sottoclasse, ma naturalmente non solo
per la ricorrente stessa. Tuttavia, non ne ha l’obbligo, né è dato sapere se
tale soluzione, oltre ad essere più favorevole alla ricorrente, sia maggior-
mente rispettosa dei principi in materia di tariffazione.
8.3.5 Infine, quanto all’allegazione della ricorrente, secondo cui nella sen-
tenza C-2789/2010 del 16 maggio 2011, questo Tribunale si è pronunciato
sul caso di due aziende attive nel settore del prestito di personale suddivise
in tre parti d’impresa, e meglio parte A concernente il prestito di personale
d’esercizio (classe 70C, sottoclasse AO), parte B concernente il prestito di
personale d’ufficio ed il proprio personale d’ufficio (classe 70C, sottoclasse
BO) e parte C concernente i lavori edili nei cantieri sotterranei (classe 41A,
sottoclasse AT; v. il ricorso del 31 maggio 2013 [doc. TAF 1 ad pto 6.2.1]),
occorre precisare quanto segue. Da un’attenta lettura della sentenza
emerge che questo Tribunale ha certo rilevato che le aziende in questione
erano state suddivise dalla SUVA in tre parti d’impresa (v., sulla questione,
il riassunto dei fatti della sentenza del TAF C-2798/2010 lettere A e B). Il
Tribunale ha poi esaminato il calcolo dei premi per l’anno 2010, giungendo
alla conclusione che il tasso di premio per gli infortuni professionali e non
professionali per il 2010 era stato determinato correttamente (v., sulla que-
stione, la sentenza del TAF C-2798/2010 consid. 9 e 10). Questo Tribunale
non si è però pronunciato riguardo alla creazione di una parte d’impresa
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non prevista dalle normative tariffarie della SUVA per queste aziende, que-
stione che peraltro esulava dall’oggetto del litigio, fermo restando comun-
que che, secondo le regole di classificazione della SUVA, per i cantieri sot-
terranei venivano create delle apposite parti d’impresa (art. 9 cpv. 6 della
Tariffa dei premi, nella versione in vigore fino al 14 novembre 2014), di
modo che per le aziende in questione che prestavano collaboratori per i
lavori edili nei cantieri sotterranei, era stata creata un’apposita parte d’im-
presa. In assenza però di una normativa tariffaria da parte della SUVA per
la creazione di un’apposita parte d’impresa per il prestito di personale
d’esercizio ad imprese con attività uguali a quelle della C._ rispetti-
vamente di una violazione della costituzione, della legge o del principio
della proporzionalità di dette normative, non v’è ragione da parte di questo
Tribunale di un intervento al riguardo, tanto meno nel senso d’imporre al
tariffario della SUVA concernente il prestito di personale d’esercizio una
nuova parte d’impresa, e ciò a prescindere dalla questione di sapere se il
TAF possa, o meno, imporre alla SUVA la creazione di una parte d’impresa
non prevista nel tariffario (v. sulla questione la sentenza della CRAI del 13
dicembre 2005 607/04 consid. 3a).
9.
Per il resto, questo Tribunale rileva che, la ricorrente non avendo conte-
stato i dati del calcolo dei premi per gli anni dal 2008 al 2012 come effet-
tuato dalla SUVA (v. i fogli di base SBM 03; doc. 87 a 89), la determinazione
dei tassi di premio non deve essere esaminata più in dettaglio dal Tribunale
amministrativo federale.
10.
10.1 Visto l’esito della causa, le spese processuali, di fr. 2'000.- sono poste
a carico della ricorrente (art. 63 cpv. 1 e cpv. 5 PA e art. 3 lett. b del rego-
lamento del 21 febbraio 2008 sulle tasse e sulle spese ripetibili nelle cause
dinanzi al Tribunale amministrativo federale [TS-TAF, RS 173.320.3]). Esse
sono computate con l’anticipo spese, di identico ammontare, versato
dall’insorgente stessa il 12 giugno 2013.
10.2 Alla ricorrente, soccombente, non spetta altresì alcuna indennità per
spese ripetibili della sede federale (art. 64 PA in combinazione con l’art. 7
cpv. 1 e 2 TS-TAF a contrario). Peraltro, le autorità federali, quand’anche
vincenti, non hanno di principio diritto ad un’indennità a titolo di spese ripe-
tibili (art. 7 cpv. 3 TS-TAF), salvo eccezioni non adempite nel caso concreto
(DTF 127 V 205).
(dispositivo alla pagina seguente)
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