Decision ID: f38e1825-9029-5d2c-9e4d-ce425a5b0433
Year: 2010
Language: it
Court: TI_PP
Chamber: TI_PP_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: penal_law

ritenuto in fatto
A.
La CRTE 1 con decisione 13 marzo 2009 ha inflitto ad RI 1 una multa di fr. 100.- oltre alla tassa di giustizia di fr. 20.- e alle spese di fr. 30.-, per i seguenti motivi:
“Alla guida della vettura _, durante una manovra di parcheggio, urtava un autoveicolo che si trovava già posteggiato alla sua destra”
.
Fatti accertati il 19 dicembre 2008 in territorio di _.
La risoluzione è stata resa in applicazione degli art. 31 cpv. 1, 34 cpv. 4 e 90 cifra 1 LCStr; 3 cpv. 1 ONC.
B.
Contro predetta pronuncia dipartimentale RI 1 si aggrava ora davanti a questo giudice chiedendone l’annullamento.
C.
La CRTE 1, con comunicazione 6 aprile 2009, si astiene dal formulare osservazioni, lasciando a questo giudice la più ampia facoltà di giudizio.

considerato in diritto
1.
La competenza di questo giudice, la legittimazione attiva dell’insorgente e la tempestività dell’impugnativa sono date dall’art. 4 LPContr. Il ricorso è pertanto ricevibile in ordine e può essere giudicato sulla base degli atti a norma dell’art. 12 LPContr.
2.
Secondo l’art. 31 cpv. 1 LCStr, il conducente deve costantemente padroneggiare il veicolo, in modo da potersi conformare ai suoi doveri di prudenza. Egli deve segnatamente tenersi a una distanza sufficiente da tutti gli utenti della strada, in particolare nell’incrociare, sorpassare e circolare affiancato o dietro un altro (art. 34 cpv. 4 LCStr).
Il conducente ha inoltre l’obbligo di rivolgere la sua attenzione alla strada e alla circolazione, evitando di compiere movimenti che impediscono la manovra sicura del veicolo e badando che la sua attenzione non sia distratta, in particolare, né da apparecchi riproduttori del suono né da sistemi di comunicazione o di informazione (art. 3 cpv. 1 ONC).
Chiunque contravviene alle norme della circolazione contenute nella LCStr o nelle prescrizioni di esecuzione del Consiglio federale è punito con la multa (art. 90 cifra 1 LCStr).
3.
In applicazione delle predette disposizioni, la CRTE 1 rimprovera al multato di avere urtato con la propria vettura, durante una manovra di parcheggio, un autoveicolo in sosta nello stallo accanto, procurandogli un leggero danno (striatura) alla fiancata posteriore sinistra.
4.
RI 1, da parte sua, contesta l’addebito mossogli negando di avere toccato la vettura vicina e, dunque, di averla danneggiata nel corso della sua manovra.
Nell’interrogatorio davanti alla polizia cantonale, il ricorrente ha in particolare dichiarato:
“Questa sera ero alla guida della vettura di proprietà di mio figlio _, circolavo sulla A2 proveniente da _ diretto in _. Era notte ed erano circa le 2230. A bordo vi era mio figlio _, 14.06.1990. Giunti presso l’area di servizio di _ lasciavo scendere mio figlio, il quale andava a prendere da mangiare al _. Mentre io parcheggiavo la vettura in un posteggio, accanto alla nostra destra, era già parcheggiata una vettura marca Citroen. Sono sceso dal veicolo, e ho raggiunto mio figlio al _, dove ci siamo fermati a mangiare. Al nostro ritorno il proprietario della vettura parcheggiata alla mia destra mi ha fermato dicendomi che avevo causato un danno alla sua auto.
Il mio veicolo non ha riportato alcun danno, sono sicuro al 100% che tra i due veicoli non c’è stato alcun contatto.
Quando ho posteggiato, ho notato il veicolo alla mia destra ma nessuno era all’interno dello stesso.
Preciso che io non ho sentito nessun contatto tra il mio veicolo e l’altro, per questo motivo mi sono allontanato dalla macchina chiudendola con il telecomando”
.
5.
Del tutto diverso è il resoconto del detentore del mezzo incidentato (_), che ha segnatamente dichiarato alla polizia:
“Questa sera, unitamente alla mia famiglia, siamo partiti dal nostro domicilio intenzionati a recarci in _ per le ferie di natale.
Verso le ore 2215 ci siamo fermati all’area di servizio di _, carr. B. Da parte mia parcheggiavo la mia auto in un parcheggio regolarmente segnalato.
Preciso che alla mia sinistra, il parcheggio immediatamente adiacente era libero.
Mentre io, accompagnato da mia moglie e da mio figlio ci siamo recati al _, in auto rimaneva mia cugina _, 08.10.1991, (...) e l’altra mia figlia _, 29.08.1992. Dopo pochi minuti che eravamo al _, mia figlia mi chiamava subito sul cellulare avvisandomi che un’automobile aveva urtato la mia, in fase di manovra.
Subito mi sono portato all’auto e ho notato che sulla fiancata posteriore destra
[recte: sinistra]
, vi era un lieve danneggiamento, una striatura.
Sull’angolo anteriore destro della vettura parcheggiata alla sinistra della mia auto, ho notato una leggera striatura.
La stessa era sulla protezione in plastica del paraurti anteriore, angolo destro. Ho provveduto immediatamente a fare delle foto delle parti danneggiate. Preciso che poco dopo sono giunti gli occupanti dell’altra auto, una BMW ma il conducente, dopo aver ripulito la parte interessata, non notando danni, asseriva che non era responsabile dell’accaduto.
Da parte mia avvisavo quindi la Polizia.
La pattuglia intervenuta, pur non rilevando danni sulla BMW, controllava l’altezza dal suolo dei rispettivi danni.
Prendo atto che gli stessi si trovano alla medesima altezza (cm 49 da terra). Da parte nostra non abbiamo subito nessun danno mentre la mia auto ha riportato questa leggera striatura alla fiancata posteriore sinistra”
.
6.
Nella fattispecie sussistono pertanto due versioni dei fatti contrastanti, quella dell’insorgente e quella del signor _.
Prima di chinarsi sulle disposizioni specifiche di circolazione stradale, va quindi esaminato se le tavole dell’incarto arrivano a dissipare i dubbi sul fatto di imputare all’insorgente quanto indicato nella decisione impugnata.
7.
In concreto, le tavole processuali non permettono a questo giudice di pervenire alla piena convinzione della colpevolezza di RI 1.
.
In primo luogo, va osservato come agli atti non vi sono testimonianze (né fotografie) a sostegno della versione dei fatti resa da _, il quale al momento della presunta infrazione del ricorrente si trovava lontano dalla propria vettura. Nella sua deposizione, egli ha soltanto riferito quanto avrebbe visto la figlia, la quale però, unitamente alla cugina (che sarebbe anch’essa rimasta all’interno del veicolo fermo), non è stata ascoltata in qualità di testimone.
In secondo luogo, difficilmente compatibile con la dinamica degli eventi ricostruita da _ è l’assenza sulla BMW dell’insorgente di qualsiasi traccia di contatto, come attestato dai rilievi dei poliziotti (invero il ricorrente sostiene che il conducente avrebbe ripulito la parte interessata, ma anche di questo fatto non vi è alcun riscontro; agli atti non vi sono per esempio neppure le fotografie che l’insorgente asserisce di aver scattato).
In definitiva, l’unica circostanza a carico di RI 1 risulta la corrispondenza tra l’altezza del segno lasciato sulla Citroen e l’altezza della protezione di plastica posta sul lato anteriore del veicolo del ricorrente (rapporto di polizia, pag. 4, informazioni complementari). Tale circostanza, da sola, benché fortemente indiziante, non può essere tuttavia considerata decisiva, principalmente perché, come visto, sul mezzo del multato non sono stati in ogni caso rilevati dei segni di un contatto tra i due veicoli.
Inoltre, la protezione in plastica menzionata dal rapporto di polizia si presenta generalmente come un pezzo dotato di una superficie piana, con un’area di contatto, dunque, estesa a diversi centimetri (e non limitata a un unico punto). È pertanto verosimile che la corrispondenza tra le altezze sia in realtà da intendere in maniera approssimativa, ovvero nella semplice constatazione che la striatura sul veicolo del signor _ (posta a 49 cm dal suolo) rientra nei limiti della predetta area di contatto. Constatazione che può senz’altro valere per più vetture (e non soltanto per quella di RI 1) e che pertanto, nonostante la coincidenza della presenza in loco di un veicolo con un paraurti situato ad un altezza compatibile con il danno, è priva, senza elementi a conferma, di un carattere risolutivo.
8
. In applicazione del principio
“in dubio pro reo”
che caratterizza il perseguimento penale, persistendo dubbi e incertezze che l’insorgente abbia realmente commesso l’infrazione ascrittagli dall’autorità di prime cure, il ricorso deve essere accolto e la decisione impugnata annullata con relativa dispensa dal pagamento di tasse e spese di giustizia (art. 15 LPContr).
Per quanto attiene alle ripetibili, la LPContr non contiene alcuna norma che imponga o semplicemente consenta all’autorità giudicante di attribuire indennità alla parte vincente, né un simile principio scaturisce dal diritto federale (cfr. DTF 105 Ia 127 consid. 2b).