Decision ID: 9a420cee-1604-505e-9c9f-65a58aedc936
Year: 2021
Language: it
Court: TI_TCAS
Chamber: TI_TCAS_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: social_law

ritenuto
in fatto
1.1. La FA 1, con sede a _, è stata iscritta a Registro di commercio il 21 settembre 2007 (cfr. estratto RC informatizzato agli atti).
RI 2 è stato amministratore unico della società dal 2 novembre 2016 al 17 luglio 2018, con diritto di firma individuale (date di pubblicazione nel FUSC).
RI 1 ha ricoperto la carica di amministratore unico, con diritto di firma individuale, dal 17 luglio 2018 al 23 novembre 2018 (date di pubblicazione nel FUSC), avendo dimissionato il 16 novembre 2018.
1.2. Dal 1° ottobre 2007 al 31 luglio 2019 la società è stata affiliata alla Cassa CO 1 (di seguito: Cassa) quale datrice di lavoro.
Sin dall’acconto del II trimestre 2016 la società è entrata in mora col pagamento dei contributi per cui la Cassa ha dovuto sistematicamente diffidarla da agosto 2016 e precettarla dal mese di settembre 2016, così come si evince dallo specchietto relativo all’evoluzione dei pagamenti dei contributi AVS/AI/IPG/AD e AF per gli anni 2016-2018 (doc. 4 – 6; la documentazione citata, se non diversamente indicato, si riferisce all’inc. 31.2020.24). Le diverse procedure esecutive sono poi sfociate nel rilascio da parte dell’Ufficio esecuzione del Distretto di _ degli attestati carenza beni del 3 settembre 2018, del 8 ottobre 2018 e del 15 novembre 2018 relativi agli oneri sociali del 2017 (doc. XIII/1-4).
Con decreti del 21 gennaio 2019 e dell’8 febbraio 2019 la Pretura del Distretto di _ ha dichiarato l’apertura del fallimento rispettivamente la sospensione della procedura fallimentare ai sensi dell’art. 230 LEF (FUSC 28.01.2018 e 11.03.2019).
Il 5 aprile 2019 la Cassa ha insinuato all’Ufficio dei fallimenti (UF) del Distretto di _ il proprio credito di fr. 24'848 per i contributi 2016 – 2018 rimasti scoperti (doc. XIII/5).
La procedura di liquidazione del fallimento è stata in seguito definitivamente chiusa non avendo alcun creditore anticipato le relative spese.
In data 1° luglio 2019 la società è stata radiata da RC.
1.3. Costatato di avere subìto un danno,
con una prima decisione 12 giugno 2020, confermata con decisione su opposizione del 27 luglio 2020, la Cassa ha chiesto a RI 1 il risarcimento ex art. 52 LAVS di
fr. 17'797,80 per i contributi paritetici non versati dalla società dal 2016 al 2018 (quest’ultimo sino all’acconto del primo trimestre), in via solidale con RI 2 limitatamente a fr. 16'564,15.
Con un’altra decisione del 12 giugno 2020, intimata nuovamente il 9 ottobre 2020 e confermata con decisione su opposizione del 28 dicembre 2020,
la Cassa ha chiesto a RI 2 il risarcimento ex art. 52 LAVS di
fr. 16'564,15 per gli oneri sociali 2016 – 2018 (sino all’acconto di marzo) rimasti insoluti, in via solidale con RI 1.
1.4. Contro la decisione su opposizione 27 luglio 2020 RI 1 ha inoltrato il presente tempestivo ricorso, chiedendone l’annullamento.
Con riferimento alla sua opposizione 6 luglio 2020, egli contesta le conclusioni della Cassa esposte nella decisione contestata. Ritiene di non aver violato le prescrizioni con intenzionalità o negligenza grave rilevando che
“i padroni della società, i signori RI 2 e _, hanno tentato durante il mio breve periodo di presenza nel CdA di farmi emettere delle buste paga false solo per avere diritto all’assicurazione disoccupazione in Italia (cosa che può testimoniare anche la mia collega)”
. Sostiene pertanto che le buste paga e le dichiarazioni salariali non corrispondono a realtà.
1.5. Con la risposta di causa la Cassa ha invece postulato la reiezione del ricorso, confermando le argomentazioni esposte nella decisione impugnata.
1.6. Con decreto 20 ottobre 2020 il Vicepresidente del TCA ha chiamato in causa RI 2 (V).
In data 18 dicembre 2020 RI 2, rappresentato dall’avv. RA 2, contesta quanto affermato sul suo conto da parte di RI 1. Sostiene di aver svolto unicamente la mansione di autista delle consegne per la società e che delle questioni amministrative e gestionali concernenti la FA 1 se ne occupava la fiduciaria di RI 1 e che la paga ricevuta corrispondeva a quanto pattuito con la società. Contesta di conseguenza una sua responsabilità ex art. 52 LAVS e chiede di ricevere dalla Cassa i giustificativi relativi al danno fatto valere nei sui confronti (VII).
1.7. Con scritto 28 dicembre 2020 la Cassa ha fra l’altro informato il TCA che lo stesso giorno ha emesso nei confronti di RI 2 una decisione su opposizione (IX).
1.8. RI 2, sempre rappresentato dall’avv. RA 2, ha inoltrato tempestivo ricorso contro la decisione su opposizione 28 dicembre 2020, chiedendone l’annullamento.
Contesta una sua responsabilità ai sensi dell’art. 52 LAVS. Rileva che in seno alla società faceva unicamente l’autista e che aveva demandando a RI 1 tutte le questioni amministrative e finanziarie della società. Avendo delegato a persona cognita la gestione della società, il ricorrente sostiene di essersi fidato dell’agire del fiduciario incaricato, il quale doveva effettuare e verificare il pagamento dei contributi. Ritiene pertanto che non gli si possa imputare una violazione intenzionale o per negligenza grave delle prescrizioni AVS.
Contesta inoltre l’ammontare del danno, in particolare per quel che concerne i contributi per il 2017 che a suo dire sono stati determinati su una massa salariale maggiore di quella effettiva. Chiede inoltre che la Cassa produca la documentazione relativa agli oneri sociali 2016 e 2018 affinché possa controllare l’esattezza dell’ammontare dei contributi scoperti. Chiede altresì che dall’importo del danno siano scorporate le poste “multe” e “altri c/c creditori”.
Infine, a
“titolo abbondanziale, sebbene irrilevante ai fini della presente procedura
” ribadisce come la richiesta risarcitoria “
lo metterebbe in ginocchio (...) pregiudicandogli definitivamente ed in modo inesorabile il proprio avvenire finanziario
” (I inc. 31.2021.5).
1.9. Con la risposta di causa la Cassa ha prodotto le dichiarazioni salariali 2016 e 2018, confermato l’ammontare del danno richiesto con la decisione contestata e postulato la reiezione del ricorso (III inc. 31.2021.5).
1.10. Con decreto 4 marzo 2021 il Vicepresidente del TCA ha congiunto le due procedure (XI).
1.11. Il 15 marzo 2021 il rappresentante di RI 2 ha informato di non aver nulla da eccepire in merito alla congiunzione delle procedure (XII).
1.12. Il TCA ha richiamato dalla Cassa copia degli attestati di carenza beni e dell’insinuazione del credito contributivo all’UF di Lugano (doc. XIII/1-5).
considerato

in diritto
2.1. In virtù dell'art. 52 cpv. 1 LAVS il datore di lavoro deve risarcire il danno che egli ha provocato violando, intenzionalmente o per negligenza grave, le prescrizioni dell’assicurazione. I presupposti dell'obbligo di risarcimento sono quindi l'esistenza di un danno, la violazione delle prescrizioni vigenti in materia di contributi paritetici da parte del datore di lavoro, l'intenzionalità o la negligenza grave ed un nesso di causalità adeguato fra la colpa e la citata violazione delle prescrizioni legali.
La giurisprudenza (cfr. in particolare DTF 132 III 523 cosi. 4.6 pag. 530 con riferimenti) e la dottrina ammettono in maniera generale (tacitamente: "stillschweigend", cfr. Meyer, Die Rechtsprechung des Eidgenössischen Versicherungssgerichts zur Arbeitgeberhaftung, in: Temi scelti di diritto delle assicurazioni sociali, Basilea 2006, pag. 33 con riferimento) un nesso di causalità naturale e adeguata tra il comportamento colpevole e il danno subito in seguito per mancato pagamento dei contributi (
STF 9C_394/2016 consid 5 del 21 novembre 2016).
Nell’ipotesi in cui il datore di lavoro è una persona giuridica, che è stata sciolta allorché la pretesa viene fatta valere, possono essere convenuti, in via sussidiaria, i suoi organi responsabili (DTF 123 V 15 consid. 5b con riferimenti; SVR 2001 AHV Nr. 6, pag. 20; tale estensione è stata tra l'altro motivata con il riferimento al principio generale della responsabilità degli organi di una società ai sensi dell'art. 55 cpv. 3 CC, statuito la prima volta in DTF 96 V 125 e ribadito in DTF 114 V 221 consid. 3b). Sussidiarietà significa che la cassa di compensazione deve innanzitutto rivolgersi al datore di lavoro. Solo nel caso in cui il datore di lavoro non può far fronte al suo obbligo contributivo la cassa di compensazione può agire sussidiariamente e direttamente contro i suoi organi. Generalmente questo è il caso in cui la cassa accusa un danno a seguito del fallimento della società datrice di lavoro. In questo contesto si situa anche il rilascio di un attestato di carenza beni definitivo in una procedura di esecuzione in via di pignoramento (Nussbaumer, Die Haftung des Verwaltungsrates nach Art. 52 AHVG, in AJP 1996 pag. 107; Frésard, Les développements récents de la jurisprudence du Tribunal fédéral des assurances relative à la responsabilité de l’employeur selon l’art. 52 LAVS, in RSA 1991, pag. 163; RCC 1988 pag. 137
, 1991 pag. 135; DTF 129 V 11,
123 V 15; SVR 2001 AHV Nr. 6).
Q
ualora più datori di lavoro, come per esempio i membri di una società semplice, o più organi di una persona giuridica, abbiano cagionato assieme un danno, essi ne rispondono solidalmente (DTF 119 V 87 consid. 5a, 114 V 214 e sentenze ivi citate). Giusta l’art. 52 cpv. 2 LAVS
“s
e il datore di lavoro è una persona giuridica, rispondono sussidiariamente i membri dell’amministrazione e tutte le persone che si occupano della gestione o della liquidazione. Se più persone sono responsabili dello stesso danno, esse rispondono solidalmente per l’intero danno”.
Nel caso concreto, come da giurisprudenza esposta, a seguito del rilascio di attestati carenza beni, prima, e dell’apertura del fallimento della società con sospensione della procedura, poi, la Cassa ha rettamente chiesto (in via sussidiaria e solidale) a RI 1 ed a RI 2, quali organi formali (amministratori con diritto di firma individuale), il risarcimento danni ex art. 52 LAVS per il danno derivato dal mancato versamento, da parte della società insolvente, dei contributi sociali rimasti insoluti.
2.2. Costituiscono elementi del danno risarcibile, tra l’altro, i contributi AVS/AI/IPG, sia per la parte del salariato che quella del datore di lavoro (STFA H 166/02 del 28 ottobre 2002 consid. 4.1; STCA del 10 giugno 2002 consid. 2.3 inc. 31.2002.10; Pratique VSI 1994 pag. 104); i contributi della disoccupazione (STF H 346/01 del 4 ottobre 2002 consid. 4); i contributi dovuti all’assicurazione cantonale degli assegni familiari; le spese di amministrazione; gli interessi moratori (art. 41bis OAVS); le spese esecutive (cfr. la giurisprudenza citata in RDAT II 1995 pagg. 369-370 confermata in RDAT II 2002 pag. 533; STFA H 113/00 del 24 ottobre 2000 consid. 6 e RtiD II 2006 pagg. 368-370). Non sono invece computabili le multe inflitte dalla Cassa (STF H 142/03 del 19 agosto 2003, H 194/96 del 4 novembre 1996).
Secondo costante giurisprudenza, spetta all’amministrazione documentare la propria pretesa, mediante estratti, salari, fatture ecc. (RDAT II 1995 pag. 396).
Tuttavia va ricordato che, in applicazione del principio dell’obbligo di collaborazione delle parti, in caso di contestazione incombe alla controparte portare le prove che l’importo del danno richiesto dalla cassa di compensazione non è corretto (RDAT II 1995 pag. 397 che rinvia alla RCC 1991 pag. 133 consid. II/1b).
Nel caso in esame, come accennato (cfr. 1.3.), la Cassa ha chiesto a RI 1
il risarcimento ex art. 52 LAVS di
fr. 17'797,80 per i contributi paritetici non versati dalla società dal 2016 al 2018 (per quest’ultimo anno sino all’acconto del I trimestre). Il risarcimento chiesto a RI 2, per gli oneri sociali rimasti insoluti dal 2016 sino all’acconto del I trimestre 2018, è stato quantificato in fr. 16'564,15. Nonostante il periodo contributivo sia il medesimo, il maggior danno richiesto a RI 1 rispetto a RI 2 è giustificato dalle spese esecutive e dagli interessi di mora dovuti durante il periodo in cui RI 1 è stato amministratore unico e quindi non imputabili al suo predecessore (cfr. i relativi conteggi allegati alle rispettive decisioni di risarcimento).
I contributi
2016
sono stati allestiti sulla base della distinta salari di quell’anno compilata e firmata il 23 gennaio 2017 dalla società (doc. 3/A).
Anche per il
2017
gli oneri sociali sono stati determinati tenendo conto della distinta salari di quell’anno allestita il 9 febbraio 2018 dalla società (doc. 3/B). Lo stesso importo è stato del resto dichiarato anche nel conteggio per l’imposta alla fonte (doc. 3/G). Pertanto, la generica contestazione fatta da RI 2, ossia che la base di calcolo dei contributi del 2017 sarebbe superiore al dovuto, non merita accoglimento. Gli oneri sociali sono stati infatti determinati sulla massa salariale dichiarata dalla società. Che poi la distinta salariale non sia stata firmata dal ricorrente non è rilevante. Come verrà esposto più in dettaglio nel prosieguo, a RI 2, quale amministratore unico, avrebbe dovuto controllare la correttezza dei salari dichiarati.
Nè del resto egli ha fornito documentazione che possa smentire la veridicità della distinta salariale.
In queste circostanze vi è motivo di dubitare di quanto sostenuto da RI 1 nell’opposizione 6 luglio 2020, ossia che nel 2017 la società aveva cessato l’attività (doc. 2).
Non va dimenticato che è la stessa _ ad aver chiesto, con scritto 12 ottobre 2017, alla Cassa di adeguare gli acconti contributivi della FA 1 sulla base di una massa salariale presumibile per l’anno 2017 pari a fr. 80'000 (doc. 3/C).
Da ultimo, per quanto concerne il
2018,
nella decisione impugnata (pag. 10) da RI 1 la Cassa ha pertinentemente rilevato che:
“(...) dallo scritto dell’11 settembre 2018 dello stesso opponente (socio e gerente della _, fiduciaria che, come sostenuto da RI 2, era incaricata delle questioni amministrative della FA 1; n.d.r) emerge che la società avrebbe avuto salariati per lo meno sino alla fine del mese di aprile 2018 (doc. D)
In marzo 2019 in risposto alla richiesta della Cassa dell’11 marzo 2019, il signor RI 1 affermava che durante il suo periodo di carica quale amministratore unico, non sarebbero stati versati salari, ma non di essere in grado di affermare se e quanti stipendi fossero stati pagati nel 2018 non disponendo della documentazione contabile (doc. E).