Decision ID: e28cb1ad-0ec4-576e-8fae-8e5c22acd5c0
Year: 2020
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: civil_law

in fatto: A. AO 1
è nata il 16 luglio 1999 a _ ed è stata iscritta nel registro dello stato civile come figlia della sola RA 1 (1967), cittadina italiana, non risultando alcuna filiazione paterna. Il 15 settembre 2015 AO 1 ha adito il Pretore del Distretto di Lugano, sezione 6, perché fosse accertata la paternità di AP 1 (1951), cittadino italiano domiciliato a _, e per ottenere in particolare un contributo di mantenimento di fr. 1500.– mensili (assegni familiari non compresi) dal 1° maggio 2014 alla maggiore età
o al termine di un'adeguata formazione professionale
. Nella sua risposta
del 19 ottobre 2015 AP 1
ha proposto di respingere la petizione.
Con decisione parziale del 14 settembre 2016 il Pretore ha accertato la paternità di AP 1
su AO 1
, la perizia rilasciata l'8 giugno 2016 dal Laboratorio _ di _ avendo dimostrato la paternità del convenuto con una probabilità superiore al 99.99%.
B.
Statuendo con sentenza del 23 agosto 2019, il Pretore ha poi obbligato il convenuto a versare all'attrice un contributo alimentare di fr. 270.– mensili dal settembre al dicembre del 2014, di
fr. 215.– mensili dal gennaio al dicembre del 2015, di fr. 480.– mensili dal gennaio all'aprile del 2016, di fr. 260.– mensili dal maggio del 2016 al febbraio del 2017 e di fr. 275.– mensili in poi fino alla maggiore età, oltre agli assegni familiari e alle “rendite completive di qualsiasi genere”. Le spese processuali di fr. 3000.– sono state poste per un terzo a carico dell'attrice e per due terzi a carico del convenuto, tenuto a rifondere alla controparte fr. 2500.– per ripetibili parziali.
C.
Contro la sentenza appena citata AP 1 è insorto a questa Camera con un appello del 18 settembre 2019 nel quale chiede
di respingere le pretese alimentari della figlia. Chiamata
a presentare osservazioni, AO 1
è
rimasta silente
.
Con lettera del 10 agosto 2020 il vicepresidente di questa Camera ha reso attento l'appellante come, a un sommario esame, i contributi alimentari per la figlia, di cui egli chiedeva la soppressione, si sarebbero anche potuti rivelare superiori a quelli stabiliti dal primo giudice. In esito a tale comunicazione AP 1 ha dichiarato l'11 agosto 2020 di ritirare l'appello, chiedendo di contenere il più possibile le spese processuali.

Considerando
in diritto: 1.
Il ritiro di un appello, ovvero la dichiarazione con cui una parte dichiara di rinunciare unilateralmente alle proprie richieste di giudizio, configura desistenza a norma dell'art. 241 cpv. 1 CPC, indipendentemente dai motivi che possono avere spinto l'interessato a recedere dalla lite. Nelle circostanze descritte il giudice prende atto della
dichiarazione di ritiro e stralcia la causa dal ruolo (art. 241 cpv. 3 CPC).
2.
Desistenza equivale a soccombenza, onde l'obbligo per chi ritira un appello di assumere – in linea di principio – il pagamento
delle spese giudiziarie dovute all'introduzione del ricorso (art. 106
cpv. 1 CPC). In concreto non v'è ragione per scostarsi da tale principio. La tassa di giustizia va nondimeno moderata, la causa non terminando in appello con un giudizio di merito (art. 21 LTG), ma non oltre misura ove si consideri che l'avvertimento all'interessato circa la verosimile
reformatio in peius
ha richiesto una completa disamina delle censure contenute nell'appello e, quindi, la necessità di vagliare l'intero carteggio del processo. Non si pone questioni di ripetibili a AO 1, la quale in appello è rimasta silente.