Decision ID: 318b634c-e95c-5dbb-b6e9-45e59c07ada4
Year: 2000
Language: it
Court: TI_TRPI
Chamber: TI_TRPI_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: 

in fatto
a. Il 21 aprile 1993 il Consiglio di Stato istituì, a salvaguardia della progettazione relativa al potenziamento della _,_,_, _,e ai relativi interventi sulle reti stradali cantonali e comunali, una zona di pianificazione cantonale della durata di 5 anni. Con risoluzione 12 aprile 1994 ampliò la zona in argomento per la parte riguardante i comuni di _,e _,
I piani relativi all'ampliamento sono stati pubblicati dal 2 maggio al 1. giugno 1994.
b. I nominativi in epigrafe, proprietari in ragione di un terzo ciascuno del f.m.n. _,di _,ricorsero il 16 giugno 1994 al TPT postulando l'annullamento delle risoluzioni governative istituenti la zona di pianificazione e il suo ampliamento.
Chiede che la zona di pianificazione FLPT, pubblicata dal 17.5 al 15.6.1993 e l'ampliamento, dal 2.5 al 1.6.1994 resti in vigore fino al 15.6.1996. A mente dei ricorrenti il Consiglio di Stato ha abusivamente ritardato l'istituzione delle zona di pianificazione, preceduta da un blocco edilizio durato 5 anni.
c. Il Consiglio di Stato propone in risposta che il gravame venga dichiarato irricevibile: nella misura in cui contesta la zona di pianificazione originaria esso è tardivo, laddove contesta l'ampliamento è senza oggetto posto che il part. 785 non è toccato dalla zona di pianificazione (ampliamento).
d. Dal 20 ottobre al 18 novembre 1997 gli atti del progetto, i piani di espropriazione e le relative tabelle furono esposti presso le rispettive Cancellerie comunali.
considerato

in diritto
1.
Secondo l’art. 27 cpv. 1 LPT se i PR mancano o devono essere modificati l’autorità competente può stabilire zone di pianificazione per comprensori esattamente delimitati al cui interno nulla è lecito intraprendere “che possa rendere più ardua la pianificazione dell’utilizzazione”.
Sempre per comprensori esattamente delimitati, l’art. 58 LALPT consente di istituire zone di pianificazione se conflitti con i principi pianificatori o problemi particolari relativi all’uso del territorio lo giustificano. In particolare se i piani mancano o devono essere modificati.
La zona di pianificazione è istituita, nell’ambito delle relative competenze pianificatorie, dal Municipio, risp. dal Consiglio di Stato: quest’ultimo può stabilire zone di pianificazione a salvaguardia degli obiettivi generali della pianificazione del territorio e della protezione dell’ambiente (art. 60 LALPT).
Il diritto cantonale riprende all’art. 63 cpv. 3 LALPT il principio che all’interno della zona è vietato ogni intervento che possa rendere più ardua la pianificazione, con la precisazione al cpv. 3 che le domande di costruzione in contrasto con gli obiettivi del piano in formazione sono decise negativamente e non solo sospese a norma dell’art. 65. Blocco edilizio, dunque, e non semplice sospensione della domanda, ma solo per gli interventi che ostacolano presumibilmente la pianificazione o l’attuazione
di obiettivi pianificatori generali e di protezione ambientale.
2.
La zona di pianificazione entra in vigore con la sua pubblicazione e lo resta fino a che sia pubblicato il piano sostitutivo, ma comunque non oltre 5 anni, con facoltà del Consiglio di Stato di prorogare di altri due il termine di scadenza.
3. In sintesi, la zona di pianificazione è un provvedimento provvisionale cautelativo, a carattere temporaneo, volto a evitare che la pianificazione in atto o in procinto di essere intrapresa venga ostacolata da un uso del territorio contrastante col suo indirizzo.
La giurisprudenza del Tribunale federale ha ravvisato tra gli scopi fondamentali dell’istituto quello di impedire che modifiche del territorio durante la pianificazione restringano eccessivamente la libertà di scelta dei pianificatori, ostacolandoli nell’adempimento dell’obbligo di pianificare posto loro a carico dall’art. 2 LPT (DTF 113 Ia 365 seg. consid. 2abb).
4. La zona di pianificazione, provvedimento di natura eminentemente conservativa, non ha per fine di consentire un certo uso del territorio, ma di impedire che interventi incompatibili con l’indirizzo della pianificazione in fieri ne pregiudichino il corretto svolgimento. A questo stadio l’assetto definitivo dell’ordinamento allo studio non può essere dato per certo. Non si può in particolare affermare che ne deriverà effettivamente la restrizione della proprietà che l’indirizzo pianificatorio potrebbe far temere.
La zona di pianificazione non si confonde con la pianificazione soggiacente, è un provvedimento a sé stante che, pur condizionato nei suoi effetti dall’indirizzo pianificatorio di cui si pone a tutela, provoca direttamente, per la sua durata, una restrizione della proprietà. La legittimità della zona di pianificazione va dunque esaminata distintamente da quella delle intenzioni pianificatorie che pur nei limiti della loro indeterminatezza ne informano l’azione.
Nel procedere a questa verifica - e più generalmente nel valutare la validità del provvedimento - si terrà conto del principio enunciato dal Tribunale federale in RDAT 1990 no. 79 consid. 2b: “l’esame giurisdizionale che l’art. 33 cpv. 3 lett. b) LPT garantisce anche nella materia specifica (DTF 110 Ib 140/141) non può estendersi, salvo il caso di un’impostazione manifestamente erronea, all’ordinamento pianificatorio nel quale dovrebbero sfociare gli studi avviati (DTF 105 Ia 229 consid. 2d), bensì e soltanto alla fondatezza e all’idoneità del vincolo istituito per non compromettere la loro efficacia”.
Solo importa in questo contesto determinare se il provvedimento si giustifichi in quanto tale; la piena tutela giurisdizionale è riservata alla contestazione, a tempo debito, della pianificazione giunta a termine (DTF 105 Ia 231 consid. 2e).
5. Come sopra precisato la zona di pianificazione decade con la pubblicazione della pianificazione ch’essa era volta a salvaguardare: in concreto, con la pubblicazione, il 20 ottobre 1997, del progetto presso le Cancellerie dei comuni interessati.
Con la pubblicazione scatta il blocco edilizio dell’art. 66 LALPT.
A prescindere da ciò va considerato che la zona di pianificazione, entrata in vigore con la sua pubblicazione dal 17.05 al 15.06.1993, sarebbe comunque scaduta unitamente al suo ampliamento il 20 aprile 1998.
6.
La decadenza del provvedimento impugnato reca con sé la perdita dell’interesse ad impugnarlo: il ricorso va dunque stralciato con giudizio sulle tasse e spese di giudizio; in particolare sulle ripetibili.
7. A norma dell’art. 31 LPAm, cui rimanda l’art. 38 cpv. 6 LALPT, il TPT condanna la parte soccombente al pagamento di un’indennità alla controparte.
Analogamente è condannata al pagamento di ripetibili l’autorità che prima del giudizio riveda la contestata decisione nel senso postulato dal ricorrente (acquiescenza), rispettivamente il
ricorrente che ritiri il gravame o si sottometta, esplicitamente o implicitamente, alla decisione (desistenza), entrambi rendendo in tal modo senza oggetto la vertenza.
Se invece l’oggetto litigioso viene a mancare in corso di procedimento per motivi non configuranti né acquiescenza né desistenza, i costi vengono di regola ripartiti tenuto conto delle prospettive di accoglimento che il ricorso aveva prima dello stralcio, e così le ripetibili (Gygi, Bundesverwaltungsrechtspflege, 2°. ed., pag. 326; Kölz/Häner Verwaltungsverfahren und Verwaltungsrechtspflege des Bundes, pag. 176-177; DTF 111 Ib 191 consid. 7a).
Si opera cioè una prognosi ex ante circa il verosimile esito del ricorso, ponendosi al momento in cui l’oggetto è venuto a mancare.
8. Nel caso concreto non vi sono possibili dubbi a proposito della legittimità della zona di pianificazione contestata. Lo stesso vale per l'ampliamento, la cui necessità è apparsa solo in corso di progettazione. La tesi che la durata della zona di pianificazione va limitata nel tempo per tener conto del ritardo col quale fu pubblicata è suggestiva ma difficilmente reggerebbe ad un esame di merito e non ne risultano peraltro dimostrati i presupposti fattuali.
Già per questi motivi il giudizio avrebbe con ogni verosimiglianza concluso alla reiezione del ricorso se questo fosse stato tempestivo e se effettivamente il terreno dei ricorrenti fosse stato toccato dal provvedimento, fatti che non mette conto di accertare in questa sede.
Ciò basta per escludere il diritto a ripetibili.