Decision ID: d2518d5f-bdd5-5bfc-b305-a3f406945173
Year: 2013
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_002
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: civil_law

ritenuto
in fatto:
A.
A seguito della richiesta 11 novembre 2004, _ ha rilasciato a _ due carte di credito: una VISA e una MASTER (doc. A). Al momento del decesso di _ (8 giugno 2010), risultava un importo scoperto di fr. 12'371.30, come si evince dal conteggio mensile _card maggio-giugno 2010 (doc. B). Gli eredi del defunto hanno presentato al Pretore del Distretto di Lugano una domanda di beneficio d’inventario. Con decreto 20 agosto 2010 l’avv. _ è stato nominato notaio delegato dell’inventario, con l’incarico di procedere alla chiusura dello stesso entro un mese dalla conferma delle grida (doc. C). Il 6 ottobre 2010 il notaio ha invitato _ a volergli comunicare l’esistenza di eventuali crediti nei confronti del defunto, dopo aver rilevato che essa non ne aveva ancora insinuati, nonostante le grida apparse sul Foglio Ufficiale cantonale del 24 agosto, rispettivamente del 7 settembre 2010 (doc. D). L’11 ottobre 2010 _ ha notificato la propria pretesa di fr. 12'371.30 (doc. E). Il 12 agosto 2011 la Pretura di Lugano, sezione 4, rispondendo a _, ha informato quest’ultima che l’unico erede di _ era il di lui figlio, _ M_, il quale aveva accettato l’eredità con il beneficio d’inventario (doc. F). Con scritti 29 dicembre 2011 e 16 febbraio 2012 l’istituto bancario ha ingiunto all’erede di pagare l’importo scoperto (doc. G e H) e, visto il mancato adempimento da parte di quest’ultimo, ha promosso un’esecuzione nei suoi confronti, alla quale è stata interposta opposizione (doc. I).
B.
Con istanza 4 dicembre 2012, promossa nella procedura sommaria di tutela giurisdizionale nei casi manifesti, _ ha convenuto in giudizio innanzi alla Pretura del Distretto di Lugano, sezione 3, _ M_ per ottenerne la condanna al pagamento di fr. 12'371.30, nonché il rigetto in via definitiva dell’opposizione interposta al PE n. _ dell’UE di Mendrisio. Con ordinanza del 5 dicembre 2010, il Pretore ha assegnato un termine di 15 giorni al convenuto per presentare le proprie osservazioni. Questi non ha però inoltrato alcuna presa di posizione.
C.
Statuendo l’8 gennaio 2013 il Pretore del Distretto di Lugano, sezione 3, ha accolto l’istanza, condannando il convenuto al pagamento di fr. 12'371.30, importo per cui ha pure rigettato in via definitiva l’opposizione al PE.
D.
Con reclamo (correttamente: appello) 21 gennaio 2013 il convenuto ha chiesto l’annullamento del giudizio pretorile, protestando altresì tasse, spese e congrue ripetibili di seconda istanza. Nella risposta del 15 febbraio 2013, l’appellata ha proposto di respingere il gravame e di confermare integralmente la decisione pretorile, protestando pure tasse, spese e ripetibili. Delle argomentazioni delle parti si dirà, per quanto necessario, nei prossimi considerandi.
e considerato

in diritto:
1.
Nelle controversie patrimoniali con valore di almeno fr. 10'000.-, la decisione del Pretore è impugnabile mediante appello (art. 308 cpv. 2 CPC) entro il termine di 30 giorni, ridotto a 10 giorni nella procedura sommaria (art. 314 cpv. 1 CPC). Nella fattispecie la decisione impugnata è stata notificata l’8 gennaio 2013 in una procedura sommaria con valore superiore a fr. 10'000.-. L’appello è tempestivo, così come la risposta allo stesso.
1.1 L’appellante ha presentato il proprio ricorso, denominandolo “reclamo”, basandosi sull’errata indicazione dei rimedi giuridici da parte del Pretore. Di principio, se da un esame dei presupposti di ammissibilità di un mezzo d’impugnazione risulta che questo è inammissibile (fra gli altri, ad esempio a causa del non adempimento del valore litigioso nelle controversie patrimoniali), lo stesso va evaso con una decisione di non entrata in materia. In alcuni casi è tuttavia prevista un’eccezione, che consente di convertire l’errato mezzo d’impugnazione in quello corretto. Ciò a condizione che anche i presupposti di ammissibilità del corretto (ma appunto non utilizzato) mezzo d’impugnazione siano soddisfatti e che sia possibile escludere che i diritti della controparte sono stati o saranno pregiudicati (Reetz
in Sutter-Somm/Hasenböhler/Leuenberger (ed.), Kommentar zur Schweizerischen Zivilprozessordnung (ZPO), 2a ed., Schulthess, 2013, pag. 2069 ad art. 308-318 CPC)
. Con scritto 4 febbraio 2013 questa Camera ha notificato l’atto alla controparte denominandolo, in modo corretto, appello e indicando le disposizioni legali di questo specifico mezzo d’impugnazione. Ne consegue che l’appellata (pure rappresentata da propri legali) è stata resa attenta dell’errore di controparte ed ha pertanto avuto la possibilità di inoltrare la propria risposta a norma dell’art. 312 CPC. A prescindere da tutto ciò, non si vede in ogni caso per quali motivi essa avrebbe subito un pregiudizio dei suoi diritti. Ne discende che l’appello è da considerarsi inoltrato e ricevibile in quanto tale.
2.
Ai sensi dell’art. 257 cpv. 1 CPC il giudice accorda tutela giurisdizionale in procedura sommaria se i fatti sono incontestati o immediatamente comprovabili (lett. a) e se la situazione giuridica è chiara (lett. b). Il giudice non entra nel merito dell’istanza se non sono date le condizioni per ottenere la tutela giurisdizionale in procedura sommaria (art. 257 cpv. 3 CPC). Lo scopo della tutela giurisdizionale nei casi manifesti dell’art. 257 CPC è di offrire all’istante, quando le condizioni sono adempiute, la scelta di avvalersi di una procedura sommaria, in genere più celere, piuttosto che con una procedura ordinaria (Hofmann in Spühler/Tenchio/Infanger (ed.), Basler Kommentar, Schweizerische Zivilprozessordnung, Helbing Lichtenhahn, Basilea 2010, pag. 1190, n. 1 ad art. 257 CPC). Tale procedura è possibile anche per le pretese puramente finanziarie, anzi è pensata appositamente per la tutela dei creditori (Hofmann in op. cit., pag. 1194, n. 17; Messaggio del Consiglio federale concernente il Codice di diritto processuale civile svizzero (CPC) del 28 giugno 2006, FF 2006 6593, pag. 6724).
2.1 Affinché i fatti siano considerati incontestati (art. 257 cpv. 1 lett. a CPC) non è sufficiente l’assenza di contestazione della controparte, bisogna ancora che il giudice non nutra seri dubbi circa la veridicità del fatto incontestato, anche tramite l’assunzione immediata di ulteriori mezzi di prova, grazie alle spiegazioni dell’istante o alla produzione da parte sua di ulteriori documenti. Torna quindi applicabile l’art. 153 cpv. 2 CPC, sia in caso di mancate osservazioni scritte della convenuta, sia in caso di mancata comparsa al dibattimento (Trezzini in Cocchi/Trezzini/Bernasconi, Commentario al Codice di diritto processuale civile svizzero (CPC), Lugano 2011, pag. 1137, ad art. 257 CPC). Per quanto riguarda invece i fatti immediatamente comprovabili (art. 257cpv. 1 lett. a CPC), la causa non deve essere liquida già all’inizio, ma può diventarlo anche grazie all’amministrazione di prove immediatamente esperibili da parte del giudice (Trezzini in op. cit., pag. 1139 ad art. 257 CPC; Sutter-Somm/Lötscher in Sutter-Somm/Hasenböhler/Leuenberger (ed.), Kommentar zur Schweizerischen Zivilprozessordnung (ZPO), Schultess, 2010, pag. 1468 ad art. 257 CPC). Inoltre la verosimiglianza delle allegazioni e delle prove da parte dell’istante non è sufficiente, posto che egli deve sempre apportare la prova piena atta a far addivenire il giudice alla certezza della sua pretesa (Sutter-Somm/Lötscher in op- cit., pag. 1468 ad art. 257 CPC; Göksu in Brunner/Gasser/Schwander (ed.), Schweizerische Zivilprozessordnung, Kommentar, DIKE, Zurigo/San Gallo 2011, pag. 1498, n. 10 ad art. 257 CPC; Hofmann in op. cit., pag. 1193, n. 15 ad art. 257 CPC).
2.2 Per quel che concerne la seconda condizione posta dall’art. 257 cpv. 1 lett. b CPC, la situazione giuridica è chiara soltanto se la norma si applica nel caso concreto e vi dispiega i suoi effetti in modo evidente (Messaggio del CF citato, FF 2006 6593, pag. 6724; Hofmann in op. cit., pag. 1192, n. 11 ad art. 257 CPC). In altre parole vi è situazione giuridica chiara se l’applicazione del diritto materiale e processuale conduce ad un risultato senza ambiguità, cosa che non sarà generalmente il caso se l’applicazione della norma esige una decisione di equità o un apprezzamento da parte del giudice (DTF 138 III 123, consid. 2.1.2, pag. 126; Göksu in op. cit., pag. 1498, n. 11-12 ad art. 257 CPC).
3. Nella fattispecie, il Pretore ha ritenuto adempiute le condizioni poste per la tutela giurisdizionale nei casi manifesti. Egli è quindi entrato nel merito della vertenza, dando per scontato che l’importo vantato dall’istante fosse stato tempestivamente notificato al notaio delegato nell’ambito della procedura di beneficio d’inventario della successione del defunto Mauro Raoul Mariani (sentenza impugnata pag. 2). Questa conclusione risulta affrettata, se si considera che si fonda su documenti (doc. E, D e C) dai quali appare invece il contrario. Lo scritto del notaio - incaricato di allestire l’inventario - alla Cornèr Banca SA del 6 ottobre 2010 (doc. D), aveva quale scopo quello di permettere all’istituto bancario di notificare l’esistenza di eventuali crediti nei confronti del defunto. Come giustamente rilevato dall’appellante, dalla missiva traspare però inoltre la constatazione del notaio che la banca non aveva insinuato suoi eventuali crediti, “nonostante le grida apparse sul Foglio Ufficiale cantonale il 24 agosto 2010 e il 7 settembre 2010.” Tale indicazione avrebbe semmai dovuto far dubitare il Pretore sull’esistenza di una tempestiva notifica del credito. Ciò, come spiegato in precedenza, a prescindere dal fatto che il convenuto aveva omesso di presentare le proprie osservazioni e non aveva quindi contestato i fatti esposti nell’istanza. Il giudice di prime cure avrebbe potuto far uso della facoltà assegnatagli dall’art. 153 cpv. 2 CPC, verificando nella raccolta del Foglio Ufficiale (reperibile in rete), il termine pubblicato nei FU cantonali con le grida del 24 agosto, rispettivamente del 7 settembre 2010. In tal caso, avrebbe potuto accertare che lo stesso era decorso il 24 settembre 2010. Considerato inoltre che agli atti non vi erano altre prove (quali ad esempio l’inventario della successione) in grado di apportare la prova piena dell’avvenuta insinuazione del credito nel termine impartito per mezzo del FU, il Pretore non avrebbe dovuto entrare nel merito della causa. Con i soli documenti prodotti, infatti, non poteva giungere alla conclusione che l’istante aveva tempestivamente notificato il suo credito.
4. È quindi a torto che l’appellata rimprovera al convenuto di non aver mai sostenuto dinnanzi al primo giudice che l’insinuazione fosse tardiva. Come già spiegato, non è sufficiente l’assenza di contestazione per rendere un fatto “incontestato” a norma dell’art. 257 cpv. 1 lett. a CPC. I fatti, come addotti e documentati dall’istante, benché non contestati, non potevano non far sorgere dubbi sulla tempestività della notifica. Il Pretore non poteva quindi, su tali basi, considerare adempiuti i presupposti per concedere la tutela giurisdizionale nei casi manifesti con la procedura prevista dall’art. 257 CPC.
5. L’appellata sostiene inoltre che la controparte non ha dimostrato e/o prodotto in prima istanza un documento attestante la data esatta di scadenza del termine per l’insinuazione delle pretese nella procedura di inventario dell’eredità relitta dal defunto _. Essa dimentica però che spetta proprio all’istante provare le proprie allegazioni e che incombeva a lei dimostrare di avere un credito inventariato (poiché tempestivamente notificato) nell’atto pubblico redatto dal notaio. Di principio infatti, affinché l’erede risponda, tanto coi beni della successione quanto coi suoi propri, è necessario che i debiti del defunto figurino nell’inventario (Steinauer, Le droit des successions, Berna, 2006, pag. 495, n. 1036; Wissmann, Basler Kommentar, ZGB II, 2a ed., n. 2 e 3 ad art. 589 CC). In caso contrario, i creditori che hanno omesso di notificare i propri crediti non hanno azione né contro l’erede personalmente, né contro l’eredità, fatta riserva per alcune eccezioni (art. 590 CC), qui non verificatesi.
6. Ne discende che in mancanza delle condizioni previste per la tutela giurisdizionale nei casi manifesti, l’istanza deve essere dichiarata irricevibile (art. 257 cpv. 3 CPC). L’appello va quindi accolto. Gli oneri processuali di entrambe le sedi seguono la soccombenza (art. 106 CPC). Nella determinazione delle ripetibili d’appello si tiene conto del valore litigioso di fr. 12'371.30 e dei criteri indicati all’art. 11 del Regolamento sulle ripetibili (Rtar).