Decision ID: b4c43f64-4062-50e0-9e29-bd09307c1bd8
Year: 2011
Language: it
Court: TI_TCAS
Chamber: TI_TCAS_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: social_law

ritenuto,
in fatto
1.1. RI 1 nato nel 1948, all’epoca titolare di un’officina di autoriparazioni con annesso distributore di benzina, in data 8 ottobre 1990 ha presentato una domanda volta all’ottenimento di prestazioni AI per adulti, a seguito della “rottura dei due legamenti laterali, due menischi e crociato” (doc. 1/1-6).
Con decisione del 23 settembre 1991, la Cassa di compensazione competente ha assegnato all’assicurato una mezza rendita di invalidità dal 1° ottobre 1989 (domanda tardiva) al 31 marzo 1990 (doc. 7-1), poi soppressa a partire dal 1° aprile 1990 visto il miglioramento dello stato di salute dell’interessato.
Con sentenza del 23 giugno 1992, cresciuta incontestata in giudicato, il TCA ha confermato la correttezza della decisione impugnata, visto un grado di invalidità inferiore al 40% (doc. 8/71-77).
In data 16 ottobre 1992 l’assicurato ha presentato una nuova domanda di prestazioni (doc. 4/1-6).
Con decisione del 26 ottobre 1993, l’Ufficio AI ha respinto la richiesta di prestazioni, non essendo intervenuto un peggioramento delle condizioni di salute dell’interessato, come appurato in sede peritale dal dr. _ (doc. 8/1-2).
Questa decisione è cresciuta incontestata in giudicato.
1.2. In data 1° giugno 2004 l’assicurato ha presentato un’ulteriore richiesta di prestazioni (doc. 12/1-7).
Esperiti gli accertamenti medici ed economici del caso, in particolare una perizia reumatologica affidata al dr. _, con decisione del 3 maggio 2006, l’Ufficio AI ha respinto la richiesta di prestazioni (doc. 56/1-3).
A seguito dell’opposizione presentata dall’assicurato, patrocinato dall’avv. RA 1, con decisione su opposizione del 12 novembre 2008, l’UAI, ritenuto che lo stato di salute dell’interessato potrebbe avere subito delle variazioni sia dal profilo somatico, che da quello psichico, ha annullato la decisione impugnata e ha retrocesso gli atti all’amministrazione al fine di stabilire, tramite una perizia pluridisciplinare, l’evoluzione della capacità lavorativa dell’assicurato sia nella sua attività, sia in altre adeguate (doc. 66/1-5).
Esperiti, conformemente a quanto indicato nella decisione su opposizione del 12 novembre 2008, gli accertamenti medici ed economici del caso, tra cui una perizia pluridisciplinare a cura del Servizio Accertamento Medico dell’Assicurazione Invalidità (SAM), con progetto di decisione del 4 marzo 2010 (doc. 84/1-3), poi confermato con decisione del 25 agosto 2010, l’Ufficio AI ha negato il diritto a prestazioni, appurato un grado di invalidità inferiore al 40% (doc. A).
1.3. Contro la citata decisione amministrativa l’assicurato, sempre rappresentato dall’avv. RA 1, ha presentato ricorso al TCA postulando l’attribuzione di una rendita intera di invalidità.
Sostanzialmente la rappresentante ha contestato le risultanze della perizia pluridisciplinare del SAM, sottolineando come il medico curante dell’interessato, dr.ssa _, abbia attestato una completa inabilità lavorativa dell’assicurato in qualsiasi attività, ponendo una prognosi infausta.
La patrocinatrice ha in particolare contestato la valutazione peritale psichiatrica, che a suo avviso non ha debitamente tenuto conto “della problematica relativa ai forti dolori persistenti e invalidanti di cui soffre il ricorrente non solo dal punto di vista fisico ma anche e soprattutto dal punto di vista psichico”.
L’avv. RA 1 ha pure contestato la valutazione delle attività ancora esigibili dall’interessato operata dalle consulenti in integrazione, le quali, a suo parere, non hanno tenuto in debita considerazione il ruolo svolto dall’assicurato presso la ditta gestita dalla moglie. La patrocinatrice ha rilevato che “l’Ufficio AI non si era e non si è ancora oggi posto la questione a sapere se il signor RI 1 sarebbe stato in grado di esercitare un’attività lavorativa, se non fosse stato assunto dalla moglie, cioè in un ambiente “protetto”, dove in realtà egli gestiva la giornata, a dipendenza di come egli si sentiva e, quindi, di quello che il suo stato di salute gli permetteva di eseguire”.
Infine, la patrocinatrice del ricorrente ha rilevato che, essendo stato l’assicurato considerato ancora abile al 50% nella sua professione, il grado di invalidità avrebbe dovuto in ogni caso essere fissato al 50%, senza procedere ad un confronto dei redditi facendo capo a dei dati statistici (doc. I).
1.4. L’UAI, in risposta, ribadita la correttezza sia della valutazione medica, che di quella economica, ha postulato un’integrale reiezione dell’impugnativa, con argomenti di cui si dirà, per quanto occorra, nei considerandi di diritto (doc. IV).
1.5. Con scritto dell’8 novembre 2010, la patrocinatrice ha prodotto un referto medico del dr. _; ha chiesto l’audizione dei medici curanti, dr.ssa _ e dr. _; ha ribadito la richiesta ricorsuale di una perizia medica pluridisciplinare e ha chiesto di richiamare dall’Ufficio AI l’incarto completo dell’assicurato (doc. VIII + B).
1.6. Con osservazioni del 22 novembre 2010 l’UAI, sulla base delle considerazioni espresse dal dr. _ e dalla dr.ssa _ del SMR in merito alle indicazioni fornite dal dr. _ – nelle quali i medici del SMR hanno rilevato che dallo scritto dello psichiatra curante emerge che “il quadro clinico descritto viene contestualizzato nell’attualità e la presa a carico psichiatrica è avvenuta solo nell’ottobre 2010. Si può ammettere quindi che vi sia stata una modificazione della patologia psichiatrica ma solo dall’ottobre 2010, data della presa a carico psichiatrica” – ha nuovamente chiesto la reiezione del ricorso (doc. X + bis).
Questo scritto dell’amministrazione è stato trasmesso all’assicurato (doc. XI), per conoscenza.

in diritto
In ordine
2.1.
La presente vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico ai sensi dell'articolo 49 cpv. 2 della Legge sull’organizzazione giudiziaria (cfr. STF 9C_792/2007 del 7 novembre 2008; STF H 180/06 e H 183/06 del 21 dicembre 2007; STFA I 707/00 del 21 luglio 2003; STFA H 335/00 del 18 febbraio 2002; STFA H 212/00 del 4 febbraio 2002; STFA H 220/00 del 29 gennaio 2002; STFA U 347/98 del 10 ottobre 2001, pubblicata in RDAT I-2002 pag. 190 seg.; STFA H 304/99 del 22 dicembre 2000; STFA I 623/98 del 26 ottobre 1999).
Nel merito
2.2. Il TCA è chiamato a stabilire se a ragione oppure no l’Ufficio AI ha respinto la richiesta di prestazioni dell’assicurato.
Secondo l’art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con gli art. 7 e 8 della LPGA, con invalidità s’intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata, cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio. Gli elementi fondamentali dell'invalidità, secondo la surriferita definizione, sono quindi un danno alla salute fisica o psichica conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio, e la conseguente incapacità di guadagno.
Occorre quindi che il danno alla salute abbia cagionato una diminuzione della capacità di guadagno, perché il caso possa essere sottoposto all'assicurazione per l'invalidità (Scartazzini, Les rapports de causalité dans le droit suisse de la sécurité sociale, tesi Ginevra 1991, pp. 216ss).
L’art. 28 cpv. 2 LAI, in vigore dal 1° gennaio 2008, prescrive che gli assicurati hanno diritto ad una rendita intera se sono invalidi almeno al 70%, a tre quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono invalidi almeno al 40%.
Ai sensi dell'art. 16 LPGA il grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto fra il reddito del lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo l'insorgenza dell'invalidità e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione, nell'esercizio di un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in condizioni normali di mercato del lavoro (reddito da invalido) e il reddito del lavoro che egli avrebbe potuto conseguire se non fosse diventato invalido (reddito da valido). Il grado d'invalidità dell'assicurato deve quindi essere determinato dal raffronto del reddito ch'egli ancora può conseguire nonostante la sua invalidità con quello che avrebbe potuto guadagnare in assenza delle affezioni di cui è portatore (RCC 1992 p. 182, 1990 p. 543; Valterio, Droit et pratique de l'assurance invalidité, Les prestations, 1985, pp. 200ss.). Si confronta perciò il reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non fosse divenuto invalido con quello ch'egli può tuttora realizzare, benché invalido, sfruttando la residua capacità lavorativa in attività da lui ragionevolmente esigibili in condizioni normali del mercato del lavoro, previa adozione di eventuali provvedimenti integrativi (metodo generale del raffronto dei redditi; DTF 128 V 30, 104 V 136; Pratique VSI 2000 p. 84). Nel confronto dei redditi la giurisprudenza - di regola - non tiene conto di fattori estranei all'invalidità, come ad esempio la formazione professionale, le attitudini fisiche e psichiche e l'età dello assicurato (RCC 1989 p. 325; DTF 107 V 21; Scartazzini, op. cit, p. 232). La misura dell'attività ragionevolmente esigibile dipende d'altra parte dalla situazione personale dell'assicurato e dalla possibilità di applicazione di misure reintegrative. La situazione personale dell'assicurato è essenziale per la valutazione della residua capacità al guadagno. Secondo il TFA i due redditi, dalla cui differenza emerge il grado dell'incapacità di guadagno, vanno stabiliti in maniera precisa. Se ciò non è possibile, devono essere calcolati sulla base di una valutazione fondata sulle circostanze concrete (SVR 1996 IV Nr. 74; DTF 114 V 313).
Al proposito va infine ancora rilevato che,
secondo la giurisprudenza del TFA, per il raffronto dei redditi sono determinanti le circostanze esistenti al momento dell'(eventuale) inizio del diritto alla rendita ed i redditi da valido e da invalido devono però essere rilevati sulla medesima base temporale e la valutazione deve tenere conto di eventuali modifiche dei redditi di paragone intervenute fino alla resa della decisione (rispettivamente, in regime di LPGA, decisione su opposizione) e suscettibili di incidere sul diritto alla rendita (DTF 129 V 222, cfr. anche
cfr. STFA inedite 26 giugno 2003 nella causa R consid. 3.1, I 600/01; 3 febbraio 2003 nella causa R, I 670/01 pubblicata in SVR 2002 IV Nr. 24; 18 ottobre 2002 nella causa L consid. 3.1, I 761/01 pubblicata in SVR 2003 IV Nr. 11 e 9 agosto 2002 nella causa S. consid. 3.1, I 26/02 e cfr. anche STFA inedita 13 giugno 2003 nella causa G. consid. 4.2, I 475/01).
2.3. Per quanto riguarda in particolare l'invalidità cagionata da un danno alla salute psichica, il TFA ha stabilito che è decisivo al proposito che il danno sia di gravità tale da non poter praticamente esigere dall'assicurato di valersi della sua capacità lavorativa sul mercato del lavoro, o che ciò sia persino intollerabile per la società (DTF 127 V 298 consid. 4c, 102 V 165= RCC 1977 pag. 169; Pratique VSI 1996 pag. 318, 321, 324; RCC
1992 pag. 180; ZAK 1984 pag. 342, 607; STFA del 29 settembre 1998 nella causa S. F., I 148/98, pag. 10 consid. 3b; Locher, Grundriss des Sozialversicherungsrecht, Berna 2003, pag. 128).
L'Alta Corte ha inoltre avuto modo di precisare che:
"
(...)
Tra i danni alla salute psichica, i quali come i danni fisici, possono determinare un'invalidità ai sensi dell'art. 4 cpv. 1 LAI, devono essere annoverati - oltre alle malattie mentali propriamente dette - le anomalie psichiche parificabili a malattia. Non sono considerati effetti di uno stato psichico morboso, e dunque non costituiscono turbe a carico dell'assicurazione per l'invalidità le limitazioni della capacità di guadagno cui l'assicurato potrebbe ovviare dando prova di buona volontà; la misura di quanto è ragionevolmente esigibile dev'essere apprezzata nel modo più oggettivo possibile. Bisogna dunque stabilire se, e in quale misura al caso, un assicurato può, nonostante il danno alla salute mentale, esercitare un'attività lucrativa che il mercato del lavoro gli offre, tenuto conto delle sue attitudini. In quest'ambito il punto è quello di sapere quale attività si può da lui ragionevolmente esigere. Ai fini di stabilire l'esistenza di un'incapacità di guadagno causata da un danno alla salute psichica non è quindi decisivo accertare se l'assicurato eserciti o meno un'attività lucrativa insufficiente; di maggior rilievo è piuttosto domandarsi se si debba ammettere che l'utilizzazione della capacità lavorativa non può in pratica più essere da lui pretesa oppure che essa sarebbe persino insopportabile per la società (DTF 102 V 166; VSI 1996 pag. 318 consid. 2a, pag. 321 consid. 1a, pag. 324 consid. 1a; RCC 1992 pag. 182 consid. 2a e sentenze ivi citate)" (STFA del 29 settembre 1998 nella causa S. F. [I 148/98], pag. 10 consid. 3b)."
Secondo la giurisprudenza del TFA siffatti principi valgono fra l'altro per le psicopatie, le alterazioni dello sviluppo psichico (psychische Fehlentwicklungen), l'alcolismo, la farmacomania, la tossicomania e le nevrosi (STFA del 18 ottobre 1999 nella causa B., I 441/99; STFA del 29 settembre 1998 nella causa S. F., I 148/98, pag. 10 consid. 3b; RCC 1992 pag. 182 consid. 2a con riferimenti).
In una sentenza I 384/06 del 4 luglio 2007 il Tribunale federale ha ribadito che “(...) il riconoscimento di un danno alla salute psichica presuppone in particolare la diagnosi espressa da uno specialista in psichiatria, poggiata sui criteri posti da un sistema di classificazione riconosciuto scientificamente (cfr. DTF 130 V 396 segg.; cfr. pure la recente sentenza del Tribunale federale delle assicurazioni I 621/05 del 13 luglio 2006, consid. 4). (...)” (STF del 4 luglio 2007, I 384/06).
2.4. Nel caso di specie, con lo scopo di accertare in maniera approfondita lo stato di salute dell’assicurata, l’UAI ha dapprima affidato al dr. _, specialista FMH in reumatologia, l’incarico di eseguire una perizia specialistica.
Nel referto del 14 ottobre 2005, il dr. _ ha posto le diagnosi di “1. sindrome cervico-lombospondilogena bilaterale cronica in alterazioni degenerative della colonna cervicale e della lombare (osteocondrosi C3/C4 con spondilosi, osteocondrosi C5/C6 e C6/C7 con spondilosi e uncartrosi, spondilosi laterale ed anteriore L3/L4, minima spondilosi L4/L5); osteoporosi con esito da frattura di D12, delle apofisi traverse di L1, L2 e L4 il 21.08.2004; disturbi statici del rachide (cifoscoliosi della dorsale con protrazione del capo, appiattimento della lombare, scoliosi sinistro convessa cervico-toraco-lombare); tendenza fibromialgica; decondizionamento muscolare; 2. sindrome del canale carpale a destra; 3. artropatia urica; 4. gonartrosi bicompartimentale a destra in esito da rottura del legamento crociato anteriore e di tutto l’apparato capsulolegamentare posteromediale, lesione meniscale del corno posteriore mediale, lesione a braccio di anfora del menisco laterale, revisionati chirurgicamente nel 1987; esito da algodistrofia anamnestica dell’arto inferiore destro; 5. piedi trasversopiatti bilaterali con alluci valghi e dita a martello; 6. obesità (peso 75 kg/statura 163.5 cm)” (doc. 40-9).
A proposito della capacità lavorativa, il dr. _ ha considerato l’assicurato abile al lavoro al 100%, con un rendimento del 100%, in attività adatte, rispettose dei suoi limiti funzionali, a partire dal 16 giugno 2004 (doc. 40-9).
Lo specialista ha per contro considerato l’interessato, nell’attività di meccanico con mansioni tipiche, abile al lavoro sull’arco di una giornata lavorativa usuale, ma con una diminuzione del rendimento del 60%, dal 21 agosto 2004, data dell’infortunio con fratture osteoporotiche al rachide lombare (doc. 40-9).
Nell’attività di gerente di garage, con collaboratori che svolgono le mansioni pesanti, il dr. _ ha ritenuto l’assicurato abile al lavoro sull’arco di una giornata lavorativa normale, ma con una diminuzione del rendimento del 25%, a causa dei dolori cronici, a partire dal 21 agosto 2004 (doc. 40-10).
Infine, nell’attività di collaboratore di una ditta di autonoleggio con mansioni amministrative e di autista, il dr. _ ha considerato l’assicurato abile al lavoro sull’arco di una giornata lavorativa normale, ma con una riduzione del rendimento del 30% a causa dei dolori cronici, a partire dal 21 agosto 2004 (doc. 40-10).
A seguito dei referti medici prodotti dall’avv. RA 1 in sede di opposizione contro la decisione del 3 maggio 2006 di rifiuto delle prestazioni, il dr. _ del SMR, nelle annotazioni mediche del 10 novembre 2008, ha considerato opportuna una rivalutazione reumatologica delle patologie dell’assicurato, unitamente ad una valutazione psichiatrica (doc. 65).
L’UAI ha quindi affidato al SAM il mandato di esperire una perizia pluridisciplinare.
In tale ambito, i medici del SAM hanno valutato la patologia reumatologica (dr. _), quella neurologica (dr. _) e quella psichiatrica (dr. _).
L’aspetto reumatologico è stato vagliato dal dr. _, specialista FMH in reumatologia e riabilitazione, il quale, nel suo referto del 4 maggio 2009, ha posto le diagnosi con ripercussioni sulla capacità lavorativa di “1. sindrome cervico-vertebrale con componente cervico-brachiale prevalentemente a destra su alterazioni statiche della colonna vertebrale, nonché alterazioni degenerative cervicali da C3 fino a C7 con osteocondrosi, spondilosi e spondilartrosi, nonché uncartrosi soprattutto localizzate ai segmenti C5/C6 e C6/C7; 2. sindrome toraco-lombo-vertebrale su alterazioni statiche con tendenza ipercifotica della colonna toracale che si prolunga alle prime vertebre lombari, nonché scoliosi destro convessa, nonché stato dopo esito di frattura Th12 e delle apofisi trasverse di L1, L2 e L4 in data 21.08.2004, nonché discopatia con osteocondrosi e spondilosi al segmento L3/L4, in minor misura L4/L5; 3. gonartrosi a destra in stato dopo distorsione del ginocchio destro nel 1987 ed intervento chirurgico con artrotomia con suture e fissazione transossaria del legamento crociato anteriore, sutura aperta del menisco mediale al corno posteriore e ricostruzione dell’angolo posteriore mediale il 20.11.1987, nonché due artroscopie di controllo”, mentre quale diagnosi senza influsso sulla capacità lavorativa quella di “periartropatia dell’anca destra in stato dopo algodistrofia nel 2007” (doc. 75/36-37).
Quali limiti funzionali, lo specialista ha indicato che “le patologie sopraelencate in particolar modo alla colonna cervicale e lombare sono da ritenere limitanti per le attività svolte dal paziente. Vi è una limitazione in attività lavorativa da svolgere in posizioni non ergonomiche con la colonna vertebrale in particolar modo se piegata in avanti o se il paziente deve mantenere delle posizioni statiche sia con la colonna cervicale che con la colonna lombare. Vi sono delle limitazioni nell’alzare pesi superiori ai 10-15 kg ripetutamente. Il paziente è limitato nel mantenere la posizione inginocchiata a seguito della patologia al ginocchio destro. Egli è limitato in attività lavorative in cui deve mantenere per un periodo prolungato più di due ore la posizione seduta” (doc. 75-38).
Sulla base delle patologie diagnosticate e dei limiti funzionali indicati, il dr. _ ha considerato l’assicurato inabile al lavoro nella misura del 70% nella sua precedente attività di meccanico d’auto, mentre lo ha ritenuto inabile al lavoro nella misura del 50% nell’attività di garagista e gerente di un garage, associando l’attività lavorativa di meccanico a quella organizzativa e di vendita, nonché di controllo del lavoro (doc. 75-38).
Il dr. _ ha invece ritenuto che l’interessato, in attività lavorative da considerare medio-leggere ed ergonomicamente adatte per le condizioni di salute del paziente, che tengano in considerazione le limitazioni funzionali, sia inabile al lavoro nella misura del 30%, “da riferire ad una diminuzione del rendimento e alla necessità di pause più prolungate” (doc. 75-38).
L’aspetto neurologico è invece stato valutato dal dr. _, specialista FMH in neurologia, il quale, nel suo referto del 14 aprile 2009, ha posto le diagnosi di “brachialgie parestetiche predominanti a destra su incipiente compressione del nervo mediano al canale carpale; cervicalgie croniche su alterazioni statico-degenerative del rachide cervicale, incipiente canale spinale stretto; lombalgie croniche su alterazioni statico-degenerative, spondilartrosi, listesi L3-L4, esiti di frattura traumatica delle apofisi trasverse L2-L3 a destra” (doc. 75-40).
Il dr. _ ha considerato che “la situazione non si è praticamente modificata rispetto all’esame elettroneurografico eseguito dal dottor _ in novembre 2003”, valutando che, dal punto di vista strettamente neurologico, l’assicurato “non presenta un’incapacità lavorativa per attività leggere e d’ufficio, mentre in un’attività più pesante la limitazione è dovuta piuttosto a problemi ortopedici a livello del rachide, delle ginocchia, per presenza di dolori cronici” (doc. 75-44).
Infine, l’aspetto psichico è stato vagliato dal dr. _, specialista FMH in psichiatria e psicoterapia, il quale, nel suo referto del 2 aprile 2009, posta la diagnosi di “episodio depressivo lieve con sindrome biologica (ICD10-F32.01)”, ha ritenuto, sotto il profilo strettamente psichiatrico, l’assicurato inabile al lavoro nella misura del 10% “a causa della situazione socio-affettiva economica che egli ha dovuto sopportare, presentando a volte importanti stati d’ansia, somatizzazioni e disturbi neurovegetativi oltre che la sintomatologia sopra descritta” (doc. 75-27).
Lo specialista ha precisato che l’evoluzione della patologia dell’assicurato è positiva e la prognosi, salvo eccezioni, a medio-lungo termine è favorevole (doc. 75-26).
Infine, il dr. _ ha evidenziato l’importanza che riveste per l’interessato l’assunzione regolare del suo farmaco antidepressivo (doc. 75-27).
Globalmente, quindi, nel rapporto peritale del 9 giugno 2009, i medici del SAM, sulla base delle risultanze dei singoli consulti e delle visite ambulatoriali del ricorrente presso il citato centro d’accertamento, hanno posto le diagnosi con influsso sulla capacità lavorativa di “1. sindrome cervicovertebrale con/su componente cervicobrachiale, prevalentemente a destra; alterazioni statiche della colonna vertebrale; alterazioni degenerative cervicali C3-C7; osteocondrosi, spondilosi e spondilartrosi, nonché uncartrosi soprattutto localizzate ai segmenti C5-C7; 2. sindrome toracolombovertebrale con/su alterazioni statiche; tendenza ipercifotica della toracale che si prolunga alle prime vertebre lombari; scoliosi destro-convessa; pregressa frattura di Th12 e delle apofisi trasverse L1, L2, L4, 21.08.2004; discopatia con osteocondrosi e spondilosi al segmento L3/L4 ed in minor misura L4/L5; 3. gonartrosi a destra con/su pregressa distorsione del ginocchio destro, novembre 1987; pregresso intervento chirurgico con artrotomia, suture e fissazioni transossarie del legamento crociato anteriore, sutura aperta del menisco mediale al corno posteriore e ricostruzione dell’angolo posteriore mediale, 20.11.1987; pregresse due artroscopie di controllo, 1987; 4. episodio depressivo lieve con/su sindrome biologica (ICD10-F32.1)”, mentre quali diagnosi senza ripercussioni sulla capacità lavorativa hanno indicato quelle di “incipiente compressione del nervo mediano al canale carpale a destra; sovrappeso (BMI 29.3) con dislipidemia; ipertensione arteriosa sotto trattamento con disturbo diastolico del rilascio; tabagismo; osteoporosi sotto trattamento” (doc. 75/17-18).
Quanto alla capacità lavorativa, i medici del SAM hanno ritenuto l’assicurato abile al lavoro al 30% (presenza durante tutto il giorno, ma con un rendimento ridotto) nella precedente attività di meccanico di automobili, dal novembre 2007 e continua (doc. 75-22). Per il periodo dal mese di maggio 2007 al mese di ottobre 2007, i medici del SAM hanno indicato una totale incapacità lavorativa dell’interessato come meccanico di automobili, a causa delle fratture alla colonna vertebrale, edema all’anca destra, sindrome depressiva, accertamenti vari, cure varie e ricovero in Clinica (doc. 75-22).
I medici del SAM hanno per contro considerato l’assicurato abile al lavoro nella misura del 50% (presenza durante tutto il giorno, ma con un rendimento ridotto) come garagista e gerente di un garage, associando l’attività lavorativa di meccanico a quella organizzativa e di vendita (doc. 75-22).
In un’attività di tipo prettamente amministrativo, i medici del SAM hanno invece considerato l’interessato abile al lavoro al 70% (attività ergonomicamente adatta, medio-leggera e sedentaria).
I medici del SAM hanno precisato che “le sopraccitate capacità lavorative in attività adatte sono presenti dal novembre 2007 (esecuzione MRI a livello cervicale e constatazioni di peggioramento) e continua. In futuro non è da prevedere un miglioramento della capacità lavorativa nelle sopraccitate attività” (doc. 75-23).
Infine, i medici del SAM hanno espressamente indicato che per il periodo dal 1° giugno 2004 (ricezione da parte dell’UAI della richiesta di prestazioni AI per adulti) all’aprile 2007, fa stato la precedente decisione dell’UAI, basata sulla valutazione peritale del dr. _ del 14 ottobre 2005 e della consulente IP del 20 aprile 2006 (doc. 75-23).
Le conclusioni dei medici del SAM sono poi state confermate dal dr. D. _ del SMR, spec. FMH in medicina generale (sul diritto per gli assicurati di conoscere la specializzazione dei medici del SMR, cfr. SVR 2008 IV Nr. 13), il quale, nel rapporto medico del 18 giugno 2009, ha osservato che “il SAM conferma la validità della precedente valutazione. Peggioramento stato di salute da maggio 2007” (doc. 76-2).
In sede di osservazioni contro il progetto di decisione del 4 marzo 2010 dell’UAI di rifiuto delle prestazioni, la patrocinatrice dell’assicurato ha trasmesso all’amministrazione il seguente referto medico del 15 aprile 2010, redatto dalla dr.ssa _, specialista FMH in medicina interna:
"
Gentile avvocato mi accingo a rispondere alle domande da Lei poste per il paziente a margine che all’uopo mi libera dal mantenimento del segreto professionale.
Diagnosi:
1.
esiti da grave politrauma (1985) con:
gravi problemi a livello del rachide e degli arti inferiori, in particolare alla caviglia destra: complicata da frattura trimalleolare WEBER C ancora con segni di instabilità e persistenza di edema reattivo circostante (l’evento era stato complicato da M. Suddeck) e del ginocchio destro e sinistro con rottura dei ligamenti collaterali e rottura del menisco bilateralmente. Malgrado intervento chirurgico (fecit dr. med. _) il paziente non ha mai potuto riprendere completamente la funzionalità del ginocchio che attualmente è complicata da una artrosi tricompartimentale dalla parte destra.
2.
frattura apofisi traversa di L3-L4 (trauma minimale in data 23.8.2004) nell’ambito di una successivamente diagnosticata e trattata osteoporosi vertebrale.
3.
11.01.2008: sindrome cervicobrachiale acuta su compressione midollare (dr.ssa _ Servizio di Neurologia Ospedale Regionale di _): la compressione si estrinseca a livello anteriore interessando i metameri C6/C7 – C5/C6 / in minore misura C4/C5.
4.
21.01.2009: contusione toracica accidentale con lesioni coste da IX a XI anteriormente a destra ancora (non fortemente) sintomatiche che limitano la funzionalità ancora di più in questo paziente sufficientemente messo a dura prova.
5.
sindrome lombovertebrale con disturbo statico e posturale del rachide e disturbo accompagnatorio funzionale che si estrinseca a livello dei compartimenti inferiori del rachide vertebrale. Ernia foraminale a sinistra L4-L5 con contatto alla radice L4 a sinistra. Osteocondrosi L3-L4; meno accentuata da L4-L5 a L5-S1 (MRI 21.03.2008).
2007: diagnosticata listesi a livello L3/L4 con sintomatologia ad epicentro delle apofisi spinose Th6.
6.
sindrome dell’edema osseo midollare transiente dell’anca destra (osteoporosi transiente), ancora sintomatica.
7.
iperuricemia sintomatica (artriti di tipo uremico recidivanti).
8.
tunnel carpale bilaterale.
9.
depressione reattiva alla situazione clinica a carattere medio-grave.
10.
Pes varus supinatus destro anche un gardiente patologico degli arti inferiori (di un cm interessante l’arto inferiore destro).
Diagnosi senza ripercussioni sulla capacità lavorativa
1.
patologia peptica del primo tratto gastro-intestinale compensata da terapia farmacologica
2.
BCPO con dispnea NYHA II: complicata da episodio di emottisi nel 2008
3.
ipertensione arteriosa e dislipidemia trattate.
(...)
Riassumendo:
dalla precisa descrizione degli eventi che hanno colpito questo sfortunato paziente, oltre alle problematiche internistiche menzionate, abbiamo assistito negli anni ad un aggravamento della situazione clinica globale (osteoarticolare, psichiatrica ed internistica).
Da segnalare che il paziente segue attentamente le prescrizioni e le cure e i trattamenti consigliati dai diversi specialisti.
Sia i vari specialisti chiamati in causa da un punto di vista reumatologico, neurologico, ortopedico e neurochirurgico, come anche il Prof. _ della terapia del dolore non sono riusciti a risolvere la problematica principale: la ripresa dell’attività lavorativa anche solo a tempo parziale. Anche la farmacoterapia non è di aiuto 200 mg di Lyrica non sono d’aiuto per la concentrazione in una professione quella del meccanico che di concentrazione oltre che di sforzi è costellata. Tutta questa farmacoterapia ha anche dei risvolti non lievi sulla sfera neuropsicologica.
Non credo che l’età anagrafica del paziente possa prendere in considerazione una riformazione professionale.
Dal mio punto di vista il paziente è alla luce di quanto descritto inabile al lavoro al 100% nella sua ed anche in altro tipo di mansioni professionali.” (Doc. 87/10-13)
Nelle annotazioni dell’8 luglio 2010, il dr. _ del SMR ha osservato:
"
Vedi note del 10.11.2008 e seguente valutazione SAM 4.2009 ed infine nota SMR del 18.6.2009
Progetto di decisione del 4.3.2010: nessun diritto a rendita in presenza di grado AI 32%
Osservazione al progetto:
nuova documentazione medica: rapporto dr.ssa _ del 15.4.2010
Dal rapporto non risulta una sostanziale modifica dello stato di salute dell’assicurato rispetto alla valutazione SAM.” (Doc. 89-1)
2.5. In corso di causa, la patrocinatrice dell’assicurato ha trasmesso al TCA un nuovo referto medico, datato 4 novembre 2010, redatto dal dr. _, specialista FMH in psichiatria e psicoterapia, del seguente tenore:
"
Con il presente certifico di avere in cura il paziente sopraccitato dal 20.10.2010, la presa a carico specialistica è stata richiesta dal medico curante dr.ssa med. _ a causa della presenza di una persistente sofferenza psicologica.
Sulla base degli elementi anamnestico-diagnostico-prognostici in mio possesso e delle osservazioni cliniche accumulate in occasione dei 3 colloqui del 20 e del 26 ottobre rispettivamente del 3 novembre 2010, posso affermare quanto segue:
-
il signor RI 1 presenta da 4-5 anni una grave deriva bio-psico-sociale consecutiva alle sequele di uno shock anafilattico e ad altre problematiche fisiche (tra l’altro tumore osseo e patologia dentale) e indotta dalla mancata involuzione di una sintomatologia depressiva che ha infiltrato sia l’organizzazione che il funzionamento della personalità
- attualmente presenta una severa sintomatologia depressiva caratterizzata da anedonia, abulia, sentimenti di inutilità e incapacità, marcata perdita di slancio-iniziativa-motivazione-piacere, massiccia assenza di prospettive-ideali-ambizioni con totale impossibilità di proiettarsi costruttivamente nel futuro e tendenza a percepire il corso dell’esistenza come avvilente e senza speranza; gli affetti sono estremamente depressivi e il corso del pensiero è di registro melanconiforme con frequenti pensieri di morte, senza peraltro concrete intenzioni di passaggio all’atto autodistruttivo (afferma che ciò che lo motiva a non realizzare un tale gesto è la presenza del nipotino di 5 anni, del quale si occupa spesso e che attualmente rappresenta per lui l’unica speranza per il futuro).
Descrive un quotidiano insoddisfacente e povero di spunti motivanti (salvo l’accudimento del nipotino), trascorso in un continuo e pesante sforzo di non mostrare oltre misura la propria sofferenza ai familiari.
Fin dal risveglio si sente svuotato e demotivato, trascorre le giornate senza programmi precisi ed in attesa dell’arrivo della sera, per lui l’unico momento sopportabile, oltre, come già detto sopra, a quelli trascorsi con il nipotino.
-
sul piano diagnostico presenta una grave patologia cronico-involutiva assimilabile ad una:
ICD10-F62.1 modificazione duratura della personalità successiva ad un grave scompenso depressivo, senza sintomi psicotici ma di registro cronico-involutivo.
-
la prognosi socio-occupazionale è a mio avviso da considerare come definitivamente caratterizzata da una totale incapacità lavorativa; questa perdita di competenze occupazionali è presente, sul piano psichiatrico, da almeno 3-4 anni.
-
la prognosi clinico-esistenziale è estremamente riservata e sono dell’avviso che malgrado il trattamento psicofarmacologico (CITALOPRAM 40 mg, TRITTICO 100 mg) e la presa a carico psicoterapeutica appena iniziata, l’evoluzione del disturbo rischia di essere poco soddisfacente.” (Doc. B)
Nelle annotazioni del 22 novembre 2010, il dr. _ del SMR e la dr.ssa _, psichiatra del SMR, hanno osservato:
"
Assicurato nato nel 1948, rivalutato in ambito SAM:
Perizia pluridisciplinare SAM 09.06.2009
Diagnosi con influenza sulla CL
sindrome cervicovertebrale con/su
-
componente cervicobrachiale, prevalentemente a destra;
-
alterazioni statiche della colonna vertebrale;
-
alterazioni degenerative cervicali C3-C7;
-
osteocondrosi, spondilosi e spondilartrosi, nonché uncartrosi soprattutto localizzate ai segmenti C5-C7;
sindrome toracolombovertebrale con/su
-
alterazioni statiche;
-
tendenza ipercifotica della toracale che si prolunga alle prime vertebre lombari;
-
scoliosi destro-convessa;
-
pregressa frattura di Th12 e delle apofisi trasverse L1, L2, L4, 21.08.2004;
-
discopatia con osteocondrosi e spondilosi al segmento L3/L4 ed in minor misura L4/L5;
gonartrosi a destra con/su
-
pregressa distorsione del ginocchio destro, novembre 1987;
-
pregresso intervento chirurgico con artrotomia, suture e fissazioni transossarie del legamento crociato anteriore, sutura aperta del menisco mediale al corno posteriore e ricostruzione dell’angolo posteriore mediale, 20.11.1987;
-
pregresse due artroscopie di controllo, 1987;
episodio depressivo lieve con/su
-
sindrome biologica (ICD10-F32.1)
valutato impedimento del 30% in attività adatta
decisione UAI 25.08.2010: nessun diritto a rendita AI
ricorso:
documentazione presentata:
rapporto dr. _ del 4.11.2010:
-
viene posta la diagnosi F62.1, modificazione duratura della personalità successiva a malattia mentale
in cura psichiatrica dal 20.10.2010: attualmente presenta una severa sintomatologia depressiva che viene descritta clinicamente. Viene posta la diagnosi di Modificazione duratura della personalità (ICD10-F62.1) successiva ad un grave scompenso depressivo, senza sintomi psicotici ma di registro cronico-involutivo.
Tale documentazione non porta elementi clinici che possano modificare le valutazioni riportate nella perizia SAM dallo psichiatra dr. _ in quanto il quadro clinico descritto viene contestualizzato nell’attualità e la presa a carico psichiatrica è avvenuta solo nell’ottobre 2010.
Si può ammettere quindi che vi sia stata una modificazione della patologia psichiatrica ma solo dall’ottobre 2010, data della presa a carico psichiatrica.” (Doc. X/bis)
2.6. Per costante giurisprudenza (cfr. STF 9C_13/2007 del 31 marzo 2008),
al fine di poter graduare l'invalidità, all'amministrazione (o al giudice in caso di ricorso) è necessario disporre di documenti che devono essere rassegnati dal medico o eventualmente da altri specialisti, il compito del medico consistendo nel porre un giudizio sullo stato di salute, nell'indicare in quale misura e in quali attività l'assicurato è incapace al lavoro come pure nel fornire un importante elemento di giudizio per determinare quali lavori siano ancora ragionevolmente esigibili dall'assicurato (
DTF 125 V 256
consid.
4 pag. 261;
115 V 133
consid. 2 pag. 134;
114 V 310
consid. 3c pag. 314;
105 V 156
consid.
1 pag. 158). Spetta in seguito al consulente professionale, avuto riguardo alle indicazioni sanitarie, valutare quali attività professionali siano concretamente ipotizzabili (Meyer-Blaser, Rechtsprechung des Bundesgerichts zum IVG, pag. 228 seg.).
Quanto alla valenza probante di un rapporto medico, determinante è che i punti litigiosi importanti siano stati oggetto di uno studio approfondito, che il rapporto si fondi su esami completi, che consideri parimenti le censure espresse dal paziente, che sia stato approntato in piena conoscenza dell'incarto (anamnesi), che la descrizione del contesto medico sia chiara e che le conclusioni del perito siano ben motivate. Determinante quindi per stabilire se un rapporto medico ha valore di prova non è né l'origine del mezzo di prova, né la denominazione, ad esempio quale perizia o rapporto (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; STFA I 462/05 del 25 aprile 2007; STFA U 329/01 e U 330/01 del 25 febbraio 2003; DTF 125 V 352 consid. 3a; DTF 122 V 160 consid. 1c;
Meyer-Blaser
, Die Rechtspflege in der Sozialversicherung, BJM 1989 pag. 31; Pratique VSI 3/1997 pag. 123)
, bensì il suo contenuto (DTF 122 V 160 in fine con rinvii).
A proposito delle perizie mediche eseguite nell'ambito della procedura amministrativa, il TFA ha stabilito che, nell'ipotesi in cui sono state eseguite da medici specializzati riconosciuti, hanno forza probatoria piena se giungono a conclusioni logiche e sono state realizzate sulla base di accertamenti approfonditi, fintanto che indizi concreti non inducono a ritenerle inaffidabili (DTF 123 V 176; DTF 122 V 161, DTF 104 V 212; SVR 1998 IV Nr. 1 pag. 2; SZS 1988 pagg. 329 e 332; ZAK 1986 pag. 189;
Locher
, Grundriss des Sozialversicherungsrechts, Berna 1994, pag. 332).
In una sentenza pubblicata nella Pratique VSI 2001 pag. 106 segg., il TFA ha però ritenuto conforme al principio del libero apprezzamento delle prove definire delle direttive per la valutazione di determinate forme di rapporti e perizie. In particolare per quanto concerne le perizie giudiziarie, la giurisprudenza ha statuito che il giudice non si scosta senza motivi imperativi dalla valutazione degli esperti, il cui compito è quello di mettere a disposizione del tribunale le loro conoscenze specifiche e di valutare da un punto di vista medico una certa fattispecie. Ragioni che possono indurre a non fondarsi su un tale referto sono ad esempio la presenza di affermazioni contraddittorie, il contenuto di una superperizia, altri rapporti contenenti validi motivi per farlo (Pratique VSI 2001 pag. 108 consid. 3b)aa e riferimenti citati;
STFA I 462/05 del 25 aprile 2007;
STFA
U 329/01 ed U 330/01 del 25 febbraio 2003).
Nella DTF 125 V 351 (= SVR 2000 UV Nr. 10 pag. 33 segg.), la Corte federale ha ribadito che ai rapporti allestiti da medici alle dipendenze di un'assicurazione deve essere riconosciuto pieno valore probante, a condizione che essi si rivelino essere concludenti, compiutamente motivati, di per sé scevri di contraddizioni e, infine, non devono sussistere degli indizi che facciano dubitare della loro attendibilità. Il solo fatto che il medico consultato si trovi in un rapporto di dipendenza con l'assicuratore
non
permette già di metterne in dubbio l'oggettività e l'imparzialità. Devono piuttosto esistere delle particolari circostanze che permettano di ritenere come oggettivamente fondati i sospetti circa la parzialità dell'apprezzamento.
Lo stesso vale per le perizie fatte esperire da medici esterni (DTF 104 V 31; RAMI 1993 pag. 95).
Le perizie affidate dagli organi dell'AI o dagli assicuratori privati, in sede di istruttoria amministrativa, a medici esterni o a servizi specializzati indipendenti, i quali fondano le proprie conclusioni su indagini approfondite e giungono a risultati concludenti, dispongono di forza probatoria piena, a meno che non sussistano indizi concreti a mettere in causa la loro credibilità (Pratique VSI 2001 pag. 109 consid. 3b)bb; STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008;
STFA I 462/05 del 25 aprile 2007
).
Occorre ancora evidenziare che il TFA, in una decisione del 24 agosto 2006
concernente un caso di assicurazione per l
'
invalidità
(I 938/05), ha evidenziato il valore probatorio delle opinioni espresse dai medici SMR nell
'
ambito dell
'
assicurazione per l
'
invalidità, sottolineando che in caso di divergenza tra il medico curante ed il medico SMR non è per principio necessario procedere ad una nuova perizia.
In quell’occasione l’Alta Corte ha sviluppato la seguente considerazione:
"
(...)
La valeur probante des rapports médicaux des uns et des autres doit bien plutôt s'apprécier au regard des critères jurisprudentiels précédemment énumérés (cf. consid. 3.1 supra). Il n'y a dès lors aucune raison d'écarter le rapport du SMR ici en cause ou de lui préférer celui du médecin traitant, pour le seul motif que c'est le service médical régional de l'AI qui l'a établi. Au regard du déroulement de l'examen clinique pratiqué par les médecins du SMR et du contenu de leur rapport, on ne relève, du reste, aucune circonstance particulière propre à faire naître un doute sur l'impartialité de ceux-ci.
La recourante ne fait d'ailleurs rien valoir de tel." (...)
Per quel che riguarda i rapporti del medico curante, secondo la generale esperienza della vita, il giudice deve tenere conto del fatto che, alla luce del rapporto di fiducia esistente con il paziente, il medico curante attesterà, in caso di dubbio, in favore del suo paziente (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; DTF 125 V 353 consid.
3a)cc); Pratique VSI 2001 pag. 109 consid. 3a)cc;
Meyer-Blaser
, Rechtsprechung des Bundesgericht im Sozialversicherungsrecht, Zurigo 1997, pag. 230).
L’Alta Corte in una sentenza 9C_142/2008 del 16 ottobre 2008 per quanto riguarda le divergenze d’opinioni tra medici curanti e periti interpellati dall’amministrazione o dal giudice ha precisato quanto segue:
"
(...)
On ajoutera qu'en cas de divergence d'opinion entre experts et médecins traitants, il n'est pas, de manière générale, nécessaire de mettre en oeuvre une nouvelle expertise. La valeur probante des rapports médicaux des uns et des autres doit bien plutôt s'apprécier au regard des critères jurisprudentiels (
ATF 125 V 351
consid. 3a p. 352) qui permettent de leur reconnaître pleine valeur probante. A cet égard, il convient de rappeler qu'au vu de la divergence consacrée par la jurisprudence entre un mandat thérapeutique et un mandat d'expertise (
ATF 124 I 170
consid. 4 p. 175; SVR 2008 IV Nr. 15 p. 43 consid. 2.2.1 et les références [arrêt I 514/06 du 25 mai 2007]), on ne saurait remettre en cause une expertise ordonnée par l'administration ou le juge et procéder à de nouvelles investigations du seul fait qu'un ou plusieurs médecins traitants ont une opinion contradictoire. Il n'en va différemment que si ces médecins traitants font état d'éléments objectivement vérifiables ayant été ignorés dans le cadre de l'expertise et qui sont suffisamment pertinents pour remettre en cause les conclusions de l'expert.(...)
Infine, va ricordato che se vi sono dei rapporti medici contraddittori, il giudice non può evadere la procedura senza valutare l'intero materiale ed indicare i motivi per cui egli si fonda su un rapporto piuttosto che su un altro (STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008,
STFA I 462/05 del 25 aprile 2007).
Va ancora rilevato che, affinché
un esame medico in ambito psichiatrico sia ritenuto affidabile, esso deve adempiere diverse condizioni (D. Cattaneo, “La promozione dell'autonomia del disabile: esempi scelti dalle assicurazioni sociali”, in RDAT II-2003, pag. 571 seg., in particolare la nota 158, pag. 628-629, nella quale vengono citate alcune sentenze federali e cantonali, in particolare la DTF 127 V 294; cfr. D. Cattaneo, “Le perizie nelle assicurazioni sociali” in Le perizie giudiziarie Ed. CFPG, Lugano e Helbing & Lichtenhahn, Basilea 2008 pag, 203 e segg. (249-254).
In quest’ultima sentenza l'Alta Corte ha fatto proprie le considerazioni di Mosimann. In particolare, secondo questo autore (Somatoforme Störungen: Gerichte und [psychiatrische] Gutachten, in: SZS 1999 pag. 105 ss), in ambito psichiatrico l’esperto deve innanzitutto porre una diagnosi secondo una classificazione riconosciuta e pronunciarsi sulla gravità dell'affezione.
Il perito deve anche valutare l'esigibilità della ripresa di un'attività lucrativa da parte dell'assicurato. Tale prognosi deve tener conto di diversi criteri, quali il carattere premorboso, l'affezione psichica e quelle organiche croniche, la perdita d'integrazione sociale, un eventuale profitto tratto dalla malattia, il carattere cronico della malattia, la durata pluriennale della stessa con sintomi stabili o in evoluzione e l'impossibilità di ricorrere a trattamenti medici secondo la regola d'arte. La prognosi sfavorevole deve essere fatta in base all’insieme dei succitati criteri.
Inoltre, l'esperto deve esprimersi sull'aspetto psicosociale della persona esaminata.
Del resto, un rifiuto di una rendita deve ugualmente basarsi su diversi criteri, tra i quali le divergenze tra i dolori descritti e quelli osservati, le allegazioni sull'intensità dei dolori la cui descrizione rimane sul vago, l'assenza di una richiesta di cura, le evidenti divergenze tra le informazioni fornite dal paziente e quelle risultanti dall'anamnesi, il fatto che le lamentele molto dimostrative lascino l'esperto insensibile, come pure le allegazioni di grandi handicap nonostante un ambiente psico-sociale intatto (STCA inedita 27 settembre 2001, inc. 32.1999.124).
2.7. Attentamente esaminata la documentazione medica presente all’inserto e sopra esposta, nonché richiamata la giurisprudenza in materia di valore probatorio di rapporti medici (cfr. consid. 2.6.), questo Tribunale non può confermare l’operato dell’Ufficio AI, in quanto la problematica psichica non è stata sufficientemente chiarita.
Nonostante l’amministrazione, dopo una valutazione peritale reumatologica
,
abbia fatto esperire, conformemente a quanto stabilito nella precedente decisione su opposizione del 12 novembre 2008 (cfr. doc. 66), una valutazione pluridisciplinare, questo Tribunale ritiene di non potersi fondare sul referto peritale del 9 giugno 2009 dei medici del SAM per stabilire quali siano i disturbi di natura psichiatrica dell’interessato e l’influsso che gli stessi hanno sulla sua capacità lavorativa residua.
Se, da una parte, il TCA non ha motivo per distanziarsi dalla valutazione pluridisciplinare del SAM del 9 giugno 2009 per quanto concerne le patologie di origine somatica, la cui correttezza è stata poi confermata anche dal SMR – e che, del resto, non è stata sconfessata, in sede ricorsuale, tramite dei referti medico-specialistici attestanti l’esistenza di ulteriori patologie somatiche, in grado di influire maggiormente sulla capacità lavorativa residua dell’assicurato – d’altra parte lo stesso discorso non può invece valere con riferimento ai disturbi di origine psichica dell’interessato.
Nella valutazione psichiatrica eseguita dal dr. _ in data 31 marzo 2009 nell’ambito della perizia SAM, lo specialista in psichiatria ha considerato che l’assicurato presenta “un episodio depressivo lieve con sindrome biologica (ICD10-F32.01)”, con una prognosi favorevole (doc. 75-26).
In corso di causa, la patrocinatore dell’assicurato ha prodotto un referto specialistico, datato 4 novembre 2010, redatto dal dr. _, nel quale è stata posta la diagnosi di “modificazione duratura della personalità successiva ad un grave scompenso depressivo, senza sintomi psicotici ma di registro cronico-involutivo (ICD10-F62.1)”. A mente del curante, tale diagnosi riduce in maniera completa la capacità lavorativa dell’assicurato, precisando che “questa perdita delle competenze occupazionali è presente, sul piano psichiatrico, da almeno 3-4 anni” (cfr. doc. B).
P
er costante giurisprudenza, il giudice delle assicurazioni sociali valuta la legalità della decisione deferitagli sulla base della situazione di fatto esistente al momento in cui essa venne emanata – in concreto il 25 agosto 2010 – quando si ritenga che fatti verificatisi ulteriormente possono imporsi quali elementi di accertamento retrospettivo della situazione anteriore alla decisione resa (SVR 2003 IV n. 25 consid. 1.2; DTF 130 V 140 e 129 V 4 consid. 1.2, 127 V 467 consid. 1, 121 V 366 consid. 1b).
In concreto,
il referto del dr. _ del 4 novembre 2011 (doc. B) è successivo alla decisione impugnata.
Esso va tuttavia preso in considerazione, dato che il dr. _ ha indicato che l’inabilità lavorativa del 100% per motivi psichiatrici è presente “almeno da 3-4 anni” (cfr. doc. B).
Pertanto, potendo il referto del 4 novembre 2011 del dr. _ permettere di accertare lo stato di salute dell’assicurato antecedente al provvedimento contestato, tale rapporto è rilevante ai fini del presente giudizio. Esso è suscettibile di mettere in evidenza elementi di accertamento retrospettivo della situazione precedente la decisione del
25 agosto 2010
(cfr. STFA U 299/02 del 2 settembre 2003).
È vero che nelle loro annotazioni mediche del 22 novembre 2010, il dr. _ e la dr.ssa _ del SMR - pur riconoscendo che effettivamente “vi sia stata una modificazione della patologia psichiatrica” - hanno tuttavia ritenuto che un tale cambiamento, dal profilo psichiatrico, sia presente solo dal mese di ottobre 2010, vale a dire dal momento della presa a carico specialistica presso il dr. _, ritenuto che lo psichiatra curante, nel suo referto, ha attestato la presenza a quel momento (cfr. doc. B: “attualmente”) di una severa sintomatologia depressiva (doc. X/bis).
Il TCA ritiene, tuttavia, di non potere condividere, in mancanza di ulteriori approfondimenti, tale critica dei medici del SMR.
Se, infatti, è indubbio che il dr. _, nel suo referto del 4 novembre 2010, ha descritto nei dettagli i sintomi da lui constatati in occasione dei tre incontri specialistici del 20 ottobre 2010, 26 ottobre 2010 e del 3 novembre 2011, indicando che “attualmente presenta una severa sintomatologia depressiva caratterizzata da ...” (cfr. doc. B), è altrettanto vero che lo psichiatra curante ha pure espressamente rilevato che l’assicurato presenta “da 4-5 anni una grave deriva bio-psico-sociale consecutiva alle sequele di uno shock anafilattico e ad altre problematiche fisiche (tra l’altro tumore osseo e patologia dentale) e indotta dalla mancata involuzione di una sintomatologia depressiva che ha infiltrato sia l’organizzazione che il funzionamento della personalità”, aggiungendo che l’incapacità lavorativa totale dell’interessato “è presente sul piano psichiatrico da almeno 3-4 anni” (doc. B).
Alla luce di queste considerazioni esposte dal dr. _, il TCA non può, in mancanza di ulteriori accertamenti specialistici, stabilire con sufficiente tranquillità
se l’insorgenza di un peggioramento dei disturbi di carattere psichiatrico, con influsso sulla capacità lavorativa residua dell’interessato, segnalati dal dr. _ e riconosciuti, seppur solo a decorrere dal mese di ottobre 2010, dagli stessi medici del SMR, s
ia intervenuto già prima dell’emissione della decisione impugnata oppure no
.
Alla luce delle affermazioni del dr. _, infatti, questo Tribunale non può escludere che il peggioramento delle condizioni di salute dell’assicurato, dal profilo psichiatrico, sia avvenuto ancora prima del
25 agosto 2010
.
Tale soluzione si giustifica tanto più considerato il tempo (più di un anno) trascorso tra la valutazione peritale eseguita dal dr. _ nell’ambito della perizia SAM (31 marzo 2009) e l’emanazione della decisione impugnata (25 agosto 2010).
2.8. Secondo la giurisprudenza federale, il giudice cantonale che considera che i fatti non sono stati sufficientemente chiariti ha, di principio, la scelta fra due soluzioni: o rinviare la causa all'assicuratore per un complemento istruttorio o procedere personalmente a tale complemento. Un rinvio all'assicuratore non viola né il principio della semplicità e della rapidità della procedura né il principio inquisitorio. In una sentenza pubblicata in RAMI 1993 U 170, p. 136ss., il TFA ha comunque stabilito che un simile rinvio può costituire un diniego di giustizia, in particolare quando una semplice perizia giudiziaria o una misura di istruzione puntuale basterebbe a chiarire un fatto. Tale giurisprudenza è stata criticata dalla dottrina.
In particolare, da G. Aubert (cfr. la nota pubblicata in SJ 1993,
p. 560)
, il quale ha centrato la sua critica sull’art. 47 LAINF che pone il principio secondo cui è compito dell'assicuratore accertare d'ufficio i fatti, se necessario disponendo delle perizie mediche
. Ora, secondo Aubert, i
l risultato della giurisprudenza citata è quello di ribaltare tale onere sui tribunali e, visto il principio della gratuità della procedura, di porre a carico dello Stato - a meno che una parte abbia agito temerariamente o per leggerezza - costi che, invece, incombono agli assicuratori. Del resto, nemmeno l'argomento fondato sulla rapidità della procedura convince Aubert: da una parte, non occorre più tempo all'assicuratore che al giudice per ordinare una perizia e, d'altra parte, la stessa giurisprudenza federale rischia di diventare fonte di ritardi poiché, grazie ad essa, l'assicuratore può essere tentato di rifiutare di ordinare delle perizie lasciando tale onere ai Tribunali (e, quindi, allo Stato).
Lo scrivente TCA non può che condividere tali critiche (cfr. in questo senso STCA 35.2004.100 del 9 marzo 2005).
D’altra parte, in una sentenza C 206/00 del 17 novembre 2000, pubblicata
in
DLA 2001, p. 196s., la massima Corte federale ha ricordato - facendo riferimento a una sua pronunzia apparsa in RAMI 1986 K 665, p. 87 - che il rinvio all'amministrazione appare generalmente giustificato se essa ha constatato i fatti in maniera sommaria, ritenendo che, in caso di ricorso, il tribunale li avrebbe comunque puntualmente accertati.
Nella concreta evenienza, ci troviamo di fronte a un accertamento dei fatti che, come detto, si rivela lacunoso.
La decisione impugnata va quindi annullata e l'incarto retrocesso all'Ufficio AI, affinché faccia allestire al più presto una perizia psichiatrica presso il Centro peritale per le assicurazioni sociali al fine di chiarire sia l'aspetto diagnostico, sia le ripercussioni dei disturbi sulla capacità lavorativa del ricorrente.
Quindi, in esito a tale complemento istruttorio, tenendo conto anche delle patologie di natura somatica dell’interessato, se del caso opportunamente aggiornate, l’amministrazione si determinerà nuovamente sul diritto alla rendita dell’assicurato.
2.9.
Secondo l'art. 29 cpv. 2 Lptca e 69 cpv. 1bis LAI, la procedura di ricorso in caso di controversie relative all'assegnazione o al rifiuto di prestazioni AI dinanzi al Tribunale cantonale delle assicurazioni è soggetta a spese. L'entità delle spese è determinata fra 200.-- e 1'000.-- franchi in funzione delle spese di procedura e senza riguardo al valore litigioso (DTF 133 V 402; STF 9C_156/2009 del 7 aprile 2009; STF 8C_393/2008 del 24 settembre 2008).
Visto l'esito della vertenza, le spese per complessivi fr. 500.-- sono poste a carico dell'Ufficio AI.
Vincente in causa, il ricorrente, patrocinato da un legale, ha diritto ad un'indennità per ripetibili (cfr. STF K 63/06 del 5 settembre 2007 e la citata DTF 126 V 11 seg. consid. 2).