Decision ID: e9ee6137-a4d3-506c-946e-29360395453e
Year: 1998
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: civil_law

in fatto:
che _ _, _ _, _ _ e _ _ sono membri del _ _ del _, associazione ai sensi dell’art. 60 CC;
che alla riunione del comitato cantonale del 13 novembre 1997 i presenti hanno deciso di accettare le dimissioni di _ _ dalla segreteria e di sciogliere la medesima, di nominare provvisoriamente _ _ presidente
ad interim
del partito, di sciogliere le sezioni cantonali e di sospendere le pubblicazioni del giornale del partito _
_
;
che con petizione del 24 febbraio 1998 _ _, _ _, _ _ e _ _ hanno chiesto al Pretore del Distretto di Lugano, sezione 1, di dichiarare nulle le risoluzioni prese dal comitato cantonale il 13 novembre 1997;
che in via cautelare essi hanno instato perché fosse ordinato a _ _ di astenersi da ogni atto di competenza del comitato cantonale e della segreteria, in particolare dal convocare il congresso e dal nominare un amministratore per le gestioni della casella postale _ di _, del conto corrente postale e per il tesseramento e la convocazione del congresso;
che alla discussione cautelare del 16 marzo 1998 le parti hanno tentato un accordo, accettato immediatamente dagli attori, ma respinto il 24 marzo successivo dai convenuti;
che il 25 marzo 1998 _ _, _ _, _ _ e _ _ hanno presentato una nuova istanza cautelare per ottenere che fosse ingiunto a _ _ di annullare la convocazione per il congresso del partito previsto per il 5 aprile 1998, come pure che fosse bloccata la casella postale n. _di _ e il conto corrente postale dell’asso-ciazione;
che le parti sono state citate all’udienza dell’8 aprile 1998 per proseguire il contraddittorio del 16 marzo 1998 e per discutere l’istanza del 25 marzo 1998;
che in tale occasione gli istanti hanno notificato diversi mezzi di prova;
che, statuendo il 14 maggio 1998, il Pretore ha respinto entrambe le istanze, ponendo la tassa di giustizia di fr. 150.– e le spese a carico degli istanti, tenuti a rifondere ai convenuti fr. 650.– per ripetibili;
che contro il decreto predetto _ _, _ _, _ _ e _ _ sono insorti con un appello del 25 maggio 1999 in cui chiedono – previa concessione dell’effet-to sospensivo al gravame – l’accoglimento delle loro istanze e la conseguente riforma del decreto impugnato;
che l’appello non è stato notificato alle controparti;
e considerando

in diritto:
che per l’art. 376 cpv. 1 CPC il giudice ordina, anche prima dell’introduzione dell’azione, su istanza di parte, provvedimenti cautelari idonei quando vi è fondato motivo di temere che dal ritardo a procedere nelle vie ordinarie potrebbe derivare un danno considerevole;
che solo i provvedimenti emessi previo contraddittorio sono appellabili (art. 382 cpv. 1 CPC);
che secondo costante giurisprudenza di questa Camera per contraddittorio non va intesa ogni discussione preliminare o interlocutoria fra le parti, ma solo la discussione finale, indetta dopo l’eventuale assunzione delle prove (Rep. 1983 pag. 280;
Cocchi/Trezzini,
Codice di procedura civile ticinese annotato, Lugano 1993, n. 2 ad art. 382);
che alla discussione dell’8 aprile 1998 gli istanti hanno proposto vari mezzi di prova, segnatamente l’audizione di 5 testi e l’inter-rogatorio formale di Norberto Crivelli, sull’ammissibilità dei quali il giudice non si è pronunciato, manifestando così, di fatto, il rifiuto di assumerle;
che, tuttavia, il diniego di compiere atti istruttori non preclude alle parti la possibilità di esprimersi un’ultima volta sulla cautelare, almeno per indicare se – nonostante il rigetto delle prove offerte – esse mantengono le rispettive conclusioni (I CCA, sentenza del 7 ottobre 1993 nella causa T. c. V. SA e C. SA; del 25 marzo 1994 nella causa K. c. K.; del 19 luglio 1995 nella causa R. c. R.);
che dal verbale dell’udienza tenutasi l’8 aprile 1998 non risulta un’esplicita rinuncia delle parti al dibattimento finale cautelare, né tale rinuncia può essere presunta (anzi, l’omissione del dibattimento finale costituisce in linea di principio una violazione del diritto di essere sentito);
che la ricevibilità di un rimedio giuridico va esaminata d’ufficio, come quella di ogni atto singolo processuale (art. 97 n. 5 CPC);
che nella fattispecie il decreto 14 maggio 1998, in assenza di discussione finale, non può ritenersi emesso “previo contraddittorio”, ma va considerato alla stregua di un provvedimento supercautelare, con la conseguenza che l’appello è irricevibile e sfugge a un esame nel merito (Rep. 1974 pag. 304, 1983 pag. 280; da ultimo: I CCA, sentenza del 1° settembre 1994 nella causa G. c. G.);
che, ciò premesso, le parti dovranno ancora essere convocate per la discussione finale sulle istanze cautelari;
che l’appello può essere deciso così con la procedura semplificata dell’art. 313
bis
CPC;
che l’irricevibilità dell’appello rende senza oggetto la richiesta di effetto sospensivo postulata dagli appellanti;
che gli oneri processuali seguono la soccombenza (art. 148
cpv. 1 CPC), mentre non si giustifica attribuire ripetibili alle controparti, cui l’appello non è nemmeno stato notificato;