Decision ID: dc86a112-9860-591b-9b28-750e1959f923
Year: 2006
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_006
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: civil_law

ritenuto
In fatto:
A.
Con istanza 4 luglio 2006 AP 1 ha chiesto l’autofallimento. Egli ha asserito di essersi divorziato nel 1985, di essersi poi risposato nel 1990 e che le conseguenze del divorzio l’hanno portato ad una situazione finanziaria disastrosa. Da oltre 15 anni lotta per saldare i suoi debiti. Lavora dal 1990 per le _ quale _ e guadagna circa Fr. 4'500.--/4'700.-- al mese. Dopo il pignoramento del suo salario le sue entrate effettive ammontano a fr. 3'700.-- al mese, mentre le indennità che riceve per le ore supplementari e la tredicesima vanno a beneficio dei creditori, così che nonostante i suoi sforzi, i debiti continuano ad aumentare. L’istante ha poi affermato di conoscere le spese inerenti la procedura di autofallimento, che affronterebbe volentieri, nel caso l’istanza venisse accolta, nella consapovolezza di avere un futuro migliore.
AP 1 ha poi prodotto la sua scheda di salario del maggio 2006 (doc. A), un elenco delle entrate e uscite della sua famiglia, la polizza di assicurazione per la sua automobile, una polizza di versamento (doc. B), un estratto delle sue esecuzioni al 28 giugno 2006 (doc. C), cinque attestati di carenza di beni datati 26 giugno 2006 (doc. D) e copia della prima dichiarazione di fallimento 11 maggio 2006 (doc. E).
B.
All’udienza del 3 agosto 2006 AP 1 si è riconfermato nella sua istanza, ribadendo il suo desiderio di poter ricominciare dopo la dichiarazione di fallimento.
C.
Con sentenza 8 agosto 2006 la Pretore _ ha respinto l’istanza di autofallimento, sostenendo che in seguito alla presentazione da parte di AP 1 di un’identica istanza il 30 marzo 2006 con sentenza 11 maggio 2006 ne aveva già dichiarato il fallimento. Essendo però AP 1 privo di beni, l’UEF _ ha chiesto il 17 maggio 2006 la sospensione della procedura per mancanza di attivi, per cui il 18 maggio 2006 il fallimento è stato sospeso. In prima sede è stato rilevato che secondo la dottrina il debitore sprovvisto di attivi non possiede un interesse degno di protezione a far dichiarare il proprio fallimento. Ciò perché in mancanza di attivi realizzabili per un valore che permetta di coprire almeno le spese della procedura sommaria di fallimento, l’art. 230 cpv. 1 e 2 LEF prevede la sospensione e successivamente la chiusura della procedura di fallimento. Un eventuale accoglimento dell’istanza di autofallimento in mancanza di attivi provocherebbe infatti l’apertura di una procedura con esigue possibilità di successo, la quale con ogni probabilità non farebbe altro che riportare il debitore nella situazione precedente alla dichiarazione di fallimento, causando spese che di fatto si sarebbero potute evitare a tutto beneficio del debitore stesso e dei suoi creditori.
D.
Con atto d’appello 22 agosto 2006 AP 1 ha evidenziato che il mancato pagamento dell’anticipo richiesto dall’UEF _ per le spese nella prima procedura di autofallimento è da ricondurre alla sua poca conoscenza della legge, ad incomprensioni con l’UEF _ ed a una certa disparità degli importi richiesti dai diversi Uffici di esecuzione e fallimenti. L’UEF di _ non ha inoltre domandato formalmente il pagamento dell’anticipo, se non tramite la pubblicazione sul Foglio ufficiale cantonale. Decretando il fallimento la Pretura di _ ha tuttavia appurato che sussistono i requisiti necessari per accogliere la sua istanza. L’appellante ha poi rilevato che venendo a cadere il pignoramento in corso, con il salario che percepisce sarebbe in grado di far fronte alle spese e alle imposte correnti.
Da parte del Sindacato _ è stato reso noto che il servizio sociale delle _ metterebbe a disposizione l’importo necessario per coprire le spese della procedura di fallimento (cfr. appello e scritto 4 agosto 2006 di _ alla Pretura).

Considerato
In diritto:
1.
La dichiarazione di fallimento su richiesta del debitore (art. 191 LEF) è impugnabile per il rinvio dell’art. 194 LEF all’art. 174 LEF.
Solo il debitore può ricorrere contro la decisione che respinge la sua istanza di autofallimento (art. 174 e 194 LEF), i creditori non sono parte nella procedura (Cometta, Commentaire
Romand, Poursuite et faillite, Basilea/Ginevra/Monaco, 2005, n. 15 ad art. 191; Amonn/Walther, Grundriss des Schuldbetreibungs- und Konkursrechts, Berna 2003, § 38 n. 29 p. 307).
a)
Secondo l’art. 174 LEF (per il rinvio dell’art. 194 LEF) la decisione del giudice del fallimento può essere deferita all’autorità giudiziaria superiore entro dieci giorni dalla notificazione. Le parti possono avvalersi di fatti nuovi, se questi si sono verificati anteriormente alla decisione di prima istanza (art. 174 cpv. 1 LEF).
b)
Al di fuori di questa fattispecie, vale la regola secondo cui, in sede d’appello, è esclusa la facoltà di addurrre nuovi fatti, prove ed eccezioni, così come previsto dai combinati art. 321 cpv. 1 lett. b CPC e 25 LALEF.
2.
In virtù dell’art. 191 LEF il debitore può chiedere egli stesso la dichiarazione del suo fallimento facendo nota al giudice la propria insolvenza. Se non sussitono possibilità di appuramento bonale dei debiti secondo gli art. 333 segg., il giudice dichiara il fallimento.
Ogni debitore ha il diritto di chiedere l’autofallimento, anche se non soggiace all’esecuzione in via di fallimento. Ogni debitore deve infatti avere la possibilità di sanare complessivamente la sua situazione finanziaria. Nella prassi sono in particolare i debitori che non soggiaciono al fallimento che ne fanno richiesta. L’autofallimento offre effettivamente al debitore importanti facilitazioni, che si avvicinano ad un risanamento. Vengono infatti a cadere pignoramenti (anche pignoramenti di salario). Inoltre questo istituto procura al debitore immediatamente la necessaria tranquillità per riprendersi finanziariamente. Infatti, già dopo l’apertura del fallimento egli può disporre liberamente del suo salario corrente (ossia dei versamenti che sono divenuti esigibili dopo l’apertura del fallimento). Inoltre, il debitore può venire nuovamente escusso solo dopo il suo ritorno a miglior fortuna (art. 265 ss.
LEF) (Amonn/Walther, op. cit.
§ 38 n. 22-23 p. 306).
3.
Affinchè il fallimento possa venire pronunciato in seguito ad una dichiarazione d’insolvibilità presentata al giudice, deve essere adempiuta una condizione positiva (lo stato d’insolvibilità) e simultaneamente non deve essere adempiuta alcuna delle seguenti condizioni negative, ossia:
- la possibilità di appuramento bonale dei debiti ai sensi dell’art. 333 ss. LEF (solo nel caso di debitori non soggetti all’esecuzione in via di fallimento);
- la sospensione della decisione di fallimento in seguito a moratoria concordataria o moratoria straordinaria ai sensi dell’art. 173a LEF;
- una procedura di fallimento già in corso (art. 206 cpv. 3 LEF);
- una procedura di determinazione di ritorno a miglior fortuna in corso (art. 265b LEF);
- un abuso di diritto manifesto secondo l’art. 2 cpv. 2 CC (Cometta, op. cit. n. 4 ad art. 191 LEF).
4.
A dimostrazione della sua insolvibilità AP 1 ha prodotto diversi documenti, tra cui un conteggio del suo salario per il mese di maggio 2006 (doc. A), da cui risulta che egli percepisce fr. 3’700.-- netti al mese. Egli ha poi inoltrato un elenco delle spese che deve sostenere per mantenere la sua famiglia (doc. B), da cui emerge che l’importo che gli rimane a disposizione ammonta a ca. fr. 440.-- al mese. Ciò di fronte ad un estratto delle sue esecuzioni al 28 giugno 2006 (doc. C), da cui risulta che nei suoi confronti sono pendenti procedure per fr. 29'724.05 e che dal 1993 al 26 giugno 2006 sono stati emessi a suo carico ben 60 attestati di carenza di beni per un importo complessivo di fr. 111'131.37.
Sulla base di questi documenti può essere ritenuto che le difficoltà finanziarie dell’appellante si trascinano da anni e che con quanto gli rimane del suo salario, dedotte le spese correnti necessarie per il mantenimento della sua famiglia - tra le quali non sono nemmeno state conteggiate le spese per le imposte -, non sarà mai in grado di sanare la sua situazione finanziaria, per cui può essere concluso che egli si trova in uno stato d’insolvibilità.
D’altro canto non sussiste nessuna delle menzionate condizioni negative.
Per quel che riguarda la copertura delle spese della procedura di fallimento va rilevato che l’appellante ha dichiarato che il mancato pagamento dell’anticipo richiesto nella precedente procedura di fallimento è da ricondurre alla sua poca conoscenza della LEF e ad incomprensioni con l’UEF di _ e che ora, nel caso venisse accolta la sua istanza di autofallimento, sarebbe disposto a pagare le spese della procedura. L’appellante è ora in chiaro che in caso di mancato pagamento dell’anticipo la procedura di fallimento verrebbe nuovamente sospesa e che lo scopo prefissato verrebbe a cadere. D’altro canto il Sindacato _ ha comunicato che il servizio sociale delle _ è pronto a mettere a disposizione l’importo necessario per coprire le spese della procedura in esame. In riforma della sentenza pretorile, l’istanza di autofallimento presentata da AP 1 può essere accolta e il suo fallimento dichiarato.
5.
L’appello 22 agosto 2006 di AP 1 va di conseguenza accolto.
La tassa di giustizia è posta a carico dell’appellante (art. 49 e 61 cpv. 1 OTLEF).