Decision ID: c13d5221-b836-529e-9f12-738abf9c31f1
Year: 2003
Language: it
Court: TI_TCAS
Chamber: TI_TCAS_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: social_law

ritenuto,
in fatto
1.1. In data 15 agosto 1998, _ - alle dipendenze del "_" di _ in qualità di cameriere e, perciò, assicurato d'obbligo contro gli infortuni presso la _ - è scivolato ed è caduto lungo un dirupo da un'altezza di dieci metri.
A causa di questo sinistro, l'assicurato ha riportato la lussazione del gomito sinistro, la frattura del calcagno e del talo sinistro nonché la frattura instabile della vertebra L2, lesione quest'ultima che ha necessitato di un intervento di laminectomia eseguito presso il Servizio di neurochirurgia dell'Ospedale regionale di _.
Il caso è stato assunto dall'assicuratore LAINF, il quale ha regolarmente corrisposto le prestazioni di legge.
1.2. Alla chiusura del caso, con decisione formale del 1° febbraio 2002 (cfr. doc. _), la _ - dichiarato estinto il diritto alle prestazioni di corta durata a contare dal 1° dicembre 2001 - ha riconosciuto a _ una rendita di invalidità del 62% nonché un'indennità per menomazione all'integrità del 40% (15% per artrosi talo-calcaneare e 25% per esiti di frattura del corpo vertebrale di L2).
A seguito dell'opposizione interposta dall'avv. _ per conto dell'assicurato (cfr. doc. _), l'assicuratore infortuni, in data 20 dicembre 2002, ha sostanzialmente confermato il contenuto della sua prima decisione (cfr. doc. _).
1.3. Con tempestivo ricorso del 13 marzo 2003, _, sempre patrocinato dall'avv. _, ha chiesto l'annullamento della querelata decisione su opposizione (cfr. I, p. 7).
Questi, in particolare, gli argomenti sviluppati dall'insorgente a sostegno della propria pretesa:
"
(...).
3)
Nonostante la volontà ed il desiderio di guarire il ricorrente non riuscì più a ristabilirsi completamente ed a tutt'oggi soffre:
- di cefalea diurna e notturna con partenza dalla sede occipito
-
nucale
prevalente soprattutto a sinistra, sensazioni vertiginose con sensazione di perdita di equilibrio;
- di
algie
urenti irradianti al trapezio superiore, alla scapola, lungo il tricipite, lungo la porzione radiale ed ulnare dell'avambraccio fino al I° dito della mano sinistra;
- lamenta parestesie sotto forma di formicolio ad entrambe le mani, diffuso, che determinano, assieme alla cefalea, numerosi risvegli notturni;
- al mattino si sente spossato, privo di energie e di concentrazione a causa della permanente deprivazione di sonno;
- la mobilizzazione dal letto al mattino, soprattutto se la temperatura è più rigida, è limitata a causa dei sintomi descritti e per l'insorgenza di dolori paravertebrali dorsolombari profondi e superficiali a livello della cicatrice post-operatoria; le
algie
tendono, con il movimento, ad irradiarsi, a livello delle sincondrosi sacroiliache bilateralmente, all'arto inferiore sin lungo il versante posteriore ed in parte al versante anteriore della coscia, alla regione peritrocanterica con disestesie urenti. II calcagno sin dal mattino è molto dolente ed il piede appare gonfio ed iperemico;
- la deambulazione in pianura è ridotta a 150 metri, in salita a circa 50 metri: dopo aver salito 10-15 scalini il dolore dorsolombare ed all'arto inferiore sinistro diventa insopportabile;
- debolezza all'arto inferiore sinistro e la possibilità di bloccarsi con la schiena senza preavviso e per movimenti talvolta banali. La stazione eretta e la posizione seduta sono dolorose e la sintomatologia algica diviene insopportabile se non riesce a coricarsi ogni 30-45 minuti;
- talvolta vertigini.
Tutti questi problemi di salute, rilevati anche dall'Ufficio _ e dal perito della _
,
Dr. _, hanno portato l'Ufficio stesso a concludere che il ricorrente è invalido, in quanto soffre di un danno alla salute irreversibile che non migliorerà nè, verosimilmente, peggiorerà.
Che il ricorrente si possa definire invalido e che in seguito all'infortunio non possa più lavorare in qualità di cameriere non è contestato né dal qui ricorrente, né dalla _, né dall'Ufficio _ che lo ammise espressamente nella decisione 24.04.2002 impugnata dal signor _ con ricorso 23.05.2002.
(...).
4)
Nel ricorso del 23.05.2002 si faceva presente che si contestava il grado di invalidità/perdita di guadagno. Grado che l'Ufficio _ fissò al 62 %.
Tale grado di invalidità si basava, anche, su una valutazione medica
(Doc. _)
che fece il
Prof. _
per l'ufficio _ e che affermava in particolare:
"l'assicurato può ancora svolgere un'attività leggera in posizione corporea alternata tra seduta / eretta con sollevamento e porto dei pesi non superiore ai 10 Kg, in misura del 50 %..".
Questa valutazione medica, riportata dall'ufficio _ nella decisione 24.04.2002 emerge da una lettera del 22 agosto 2000
(Doc. _)
firmata, appunto, dal
Prof. _
.
Questa lettera che non porta particolari motivazioni, dopo aver esposto una condizione del paziente che non dimostra alcun miglioramento rispetto alle condizioni successive all'intervento chirurgico, si limita ad ipotizzare la possibilità che il signor _ "possa raggiungere un grado soddisfacente di capacità lavorativa".
La perizia
(Doc. _)
del Dr. _ afferma, invece, che l'attività che potrebbe svolgere il ricorrente è solo di un 20 % e che l'instabilità di cui soffre il signor _ non è limitata al trasporto di pesi inferiori ai 10 kg, ma può intervenire anche solo spostando una tazzina di caffè (v. ricorso 23.05.2002, Inc. 32.2002._).
II Dr. _ a differenza del Dr. _ valuta il ricorrente, da un profilo medico, inabile al lavoro al minimo all'80 %.
Quanto affermato dal Dr. _ viene confermato dalla perizia che ha richiesto al Dr.
Prof. _
, questo Tribunale.
Si ricorda che, in seguito alle motivazioni addotte dal qui ricorrente con il ricorso del 23 maggio 2002, questo Tribunale ha ordinato in data 23 dicembre 2002 una perizia multidisciplinare al
Prof. _
della Clinica _, documento pervenuto al sottoscritto legale in data 26 febbraio 2003.
II
Prof. _
conclude per
una invalidità ed incapacità lavorativa totale del signor _
causata dalla leptomeningite cronica, i dolori lombari, i dolori al tallone sinistro ed al gomito tutti da imputarsi esclusivamente al trauma del 15.08.1998.
Quando, nel corso della perizia, gli vengono sottoposte ulteriori domande sul piede sinistro, il perito si permette di dire:
"non ho competenza. Quale che sia la prognosi di questa lesione, quella generale rimarrà invariata"
(perizia Dr. _ punto 8.8 pagina 15)
Nella perizia summenzionata si legge in particolare:
"6.1 II trauma .....
è
stato certamente violento
(perizia Dr. _
punto.6.1 pagina 10).
6.2 I disturbi di cui
(_)
si lamenta sono quelli tipici della leptomeningite cronica fibroplastica della cauda equina: crampi soprattutto, dolori, irritazione radicolare perenne, malessere, irritabilità, fastidio continuo. Si deve credere alla luce delle anamnesi e del quadro della risonanza magnetica nucleare che questi disturbi esistono per davvero e che a causa di essi il signor _, indipendentemente da quanto soffre per le conseguenze della frattura del calcagno sn e della lussazione del gomito sn,
è e rimarrà totalmente invalido, a causa esclusivamente delle conseguenze del trauma del 15.08.98
.
6.2
La raccomandazione di riconoscere un'invalidità totale
è ribadita dalla considerazione che si tratta delle conseguenze di una lesione grave di colonna, midollo e cauda equina. I disturbi neurogenici sono plausibili, e, data la loro natura, non ben curabili
(perizia Dr. _ punto.6.2 pagina
11)...........
é
che
l'intensità dei disturbi e dei fastidi può essere così imprevedibile da rendere impossibile o aleatoria la programmazione di una giornata, quindi ancor più di una giornata di lavoro
(perizia Dr. _ punto.6.2 pagina 11).
7.5 Di regola coloro i quali hanno subito un trauma dell'entità e della natura del signor _ - con riferimento particolare alla lesione a ridosso del midollo e della parte prossimale della cauda equina - per la costanza dei disturbi, per la loro imprevedibilità e per la scarsità dell'aiuto che può essere dato sono invalidi in misura completa o quasi. Non vedo, nel caso del signor _, almeno ora, la concreta possibilità di un destino diverso.
(perizia Dr. _ punto.7.5 pagina 12-13)"
(...).
5)
Pendente la perizia di cui sopra la _, ha emesso, in data 20 dicembre 2002, il giudizio qui impugnato.
La chiarezza delle conclusioni del
Prof. _
rendono inutile quanto sottoesposto a difesa del signor _, ma la necessità della contestazione della decisione qui impugnata, induce alla esposizione di alcune brevi considerazioni.
La decisione 20.12.2002 della _ che porta quale unica prova, una lettera di un dottore loro consulente, Dr. Med. _, senza nessuna formazione in campo neurochirurgico, si basa su una affermazione dello stesso, secondo la quale:
"i
dolori a
livello
cervicale che lamenta il signor _ sono sicuramente una manifestazione patologica-degenerativa, in quanto i dolori a livello cervicale sono comparsi per la prima volta nel settembre 2000...".
II Dr. _ aggiunge che, se la colonna cervicale fosse stata traumatizzata in occasione dell'infortunio (15.08.1998), si sarebbe verificata già a quel momento una sintomatologia dolorante. Egli conclude, affermando che una relazione di causalità naturale fra i disturbi cervicali e l'infortunio non sussiste e che pertanto l'invalidità del 62%, riconosciuta dall'ufficio _, può essere confermata.
A mente, quindi, della _ e del Dr. _ l'unica variabile che può influenzare il grado di invalidità del 62 % sono i dolori cervicali: poiché questi ultimi non si sarebbero manifestati subito dopo la caduta nulla avrebbero a che fare con essa e, quindi, l'invalidità del signor _ non potrebbe essere maggiore del 62 %.
(...).
7)
Naturalmente l'opinione del Dr. _, alquanto semplicistica, non può soddisfare il qui ricorrente.
Infatti in presenza di poli-patologie invalidanti, come quelle di cui soffre il signor _, è quantomeno pretestuoso azzardare che la mancanza di causalità tra l'infortunio e la cervicalgia può confermare una invalidità non maggiore del 62%, come affermato dalla _ e dal Dr. _.
Infatti il Dr. _ ci fa ben capire che davanti al trauma subito dal signor _ la cervicalgia è cosa da poco, così come i problemi al piede sinistro.
Egli conclude, infatti, chiaramente,
all'invalidità totale
del signor _ causata
dalla leptomeningite cronica, i dolori lombari, i dolori al tallone sinistro ed al gomito, tutti da imputarsi esclusivamente al trauma dei 15.08.1998
(Perizia Dr. _
punto 6.2
p.10
e punto 7.2
p.12).
Suddetti disturbi creano l'invalidità totale del signor _ per cui la presenza o meno di dolori cervicali, causati o non causati dall'infortunio, é ininfluente.
Oltre a ciò il Dr. _ scrive nella lettera di cui al
Doc. _
che il signor _ ha sempre lamentato dolori cervicali e che questi sono "normali" in seguito alla caduta ed al trauma da accelerazione-decelerazione del rachide cervicale.
Egli giustifica quanto esposto con diversa dottrina dalla quale appare chiaramente che il fulcro dell'evento di accelerazione-decelerazione è la vertebra C6, che, guarda caso è vicina alla vertebra, C5 che è proprio una delle vertebre più danneggiate del ricorrente.
(...).
8)
La _ ribadisce ancora l'opinione del Dr. _, che ritiene che il qui ricorrente può lavorare 4 ore al giorno (due al mattino e due al pomeriggio) in un negozio di articoli leggeri, come una tabaccheria.
II Dr. _ ci fa notare, e non bisogna essere medici per intuirlo, che la mattina, essendo la muscolatura ancora fredda e rimasta immobile dalla sera precedente, presenta sicuramente più problemi che durante il giorno.
E
che, quindi, il signor _, il mattino, non può lavorare.
Egli porta, inoltre, la riflessione sul fatto che anche gli "articoli leggeri"
(es.
sigarette) non arrivano confezionati singolarmente, ma in pacchi, spesso molto pesanti, che il signor _ non può ricevere e spostare.
La teoria del Dr. _ è forse esprimibile sulla carta, ma non realisticamente fattibile, quantomeno, non per il signor _, date le sue condizioni di salute.
II Perito Dr.
Prof. _
, a questo proposito afferma che:
"l'intensità dei disturbi e dei fastidi può essere così imprevedibile da rendere impossibile o aleatoria la programmazione di una giornata, quindi ancor più di una giornata di lavoro"
(perizia Dr. _ punto.6.2 pagina 11).
Non si può, quindi, che concludere, come dice il Dr. _, per una
invalidità totale
causata
dalla leptomeningite cronica, i dolori lombari, i dolori al tallone sinistro ed al gomito, tutti da imputarsi esclusivamente al trauma del 15.08.1998 e per una incapacità lavorativa anch'essa totale.
(...).
9)
Anche il grado di menomazione dell'integrità, ritenuto dalla _ del 40 %, va rivisto alla luce di quanto affermato ed emerso dalla perizia del
Prof.
Dr. _.
Infatti non si tratta più di sola artrosi talo - calcaneare ed esiti di frattura del corpo L2 ed esiti di spondilodesi, ma si aggiungono a questi disturbi traumi neurologici ben più gravi ed incurabili quali ad esempio la leptomeningite cronica fibroplastica della cauda equina, causata, appunto, come affermato dal Professore, dall'infortunio e dalla conseguente importante lesione a ridosso del midollo e della parte prossimale della cauda equina, oltre ai dolori lombari.
Ne segue, quindi, che in seguito a quanto affermato dal
Prof. _
anche il grado di menomazione dell'integrità risulterà forzatamente maggiore del 40 % e deve, pertanto, essere ricalcolato"
(I).
1.4. Statuendo su un ricorso interposto dall'assicurato il 23 maggio 2002, con pronunzia del 2 aprile 2003, questa Corte - basandosi essenzialmente sulle risultanze di una perizia medica giudiziaria allestita dal Prof. dott. _ - ha condannato l'_ a riconoscere a _ una rendita di invalidità intera a far tempo dal 1° agosto 1999.
Questa sentenza è nel frattempo cresciuta in giudicato incontestata.
1.5. In risposta, la _ ha dichiarato volersi rimettere al giudizio di questa Corte "... per quanto attiene al grado d'invalidità determinante per la fissazione delle prestazioni in base alla LAINF" (V, p. 3).
1.6. In replica, _ ha chiesto che il TCA abbia ad interpellare il Prof. dott. _ in merito all'entità della menomazione all'integrità (cfr. VII).
Chiamato a prendere posizione al riguardo, l'assicuratore LAINF convenuto ha affermato di non opporsi alla richiesta formulata dall'assicurato (IX).
1.7. In data 27 maggio 2003, il TCA ha chiesto al Prof. dott. _ di quantificare la menomazione all'integrità fisica di cui è portatore l'insorgente (X).
La risposta dello specialista è pervenuta il 2 giugno 2003 (XI) ed è stata immediatamente intimata alle parti per osservazioni (XII).
_ ha preso posizione il 12 giugno 2003 (XIII), mentre la _ lo ha fatto in data 13 giugno 2003 (XIV + allegato).

in diritto
In ordine
2.1. La presente vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico ai sensi degli articoli 26 c cpv. 2 della Legge organica giudiziaria civile e penale e 2 cpv. 1 della Legge di procedura per le cause davanti al Tribunale delle assicurazioni (cfr. STFA del 18 febbraio 2002 nella causa H., H 335/00; STFA del 4 febbraio 2002 nella causa B., H 212/00; STFA del 29 gennaio 2002 nella causa R. e R., H 220/00; STFA del 10 ottobre 2001 nella causa F., U 347/98 pubblicata in RDAT I-2002 pag. 190 seg.; STFA del 22 dicembre 2000 nella causa H., H 304/99; STFA del 26 ottobre 1999 nella causa C., I 623/98).
Nel merito
2.2. Il 1° gennaio 2003 è entrata in vigore la Legge sulla parte generale del diritto delle assicurazioni sociali (LPGA) del 6 ottobre 2000. Con la stessa sono state modificate numerose disposizioni nel settore dell'assicurazione contro gli infortuni. Poiché dal profilo temporale il giudice delle assicurazioni sociali non può, per principio, tenere conto di modifiche di legge e di fatto subentrate successivamente al momento determinante della decisione in lite (cfr. SVR 2003 ALV Nr. 3; DTF 127 V 467 consid. 1; DTF 126 V 166 consid. 4b) e poiché, inoltre, il Tribunale delle assicurazioni valuta la legalità di una decisione in base alla situazione di fatto esistente al momento in cui essa è stata emessa (cfr. SVR 2003 ALV Nr. 3; DTF 121 V 366 consid. 1b; qui: il 20 dicembre 2002), nel presente caso sono applicabili le disposizioni in vigore fino al 31 dicembre 2002.
2.3.
Rendita di invalidità
2.3.1.
Definizione dell'invalidità
L'art. 4 LAI definisce l'invalidità come la diminuzione della capacità di guadagno, presunta permanente o di rilevante durata, cagionata da un danno alla salute fisica o psichica conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio.
Lo stesso concetto vale negli altri settori delle assicurazioni sociali e nello stesso senso va letto l'art. 18 cpv. 2 LAINF secondo cui "è considerato invalido chi è presumibilmente alterato nella sua capacità di guadagno in modo permanente o per un periodo rilevante."
Due sono dunque di norma gli elementi costitutivi dell'invalidità:
1. il danno alla salute fisica o psichica (fattore medico)
2. la diminuzione della capacità di guadagno (fattore economico)
Tra il danno alla salute e l'incapacità di guadagno deve inoltre intercorrere un nesso causale adeguato (fattore causale). Nell'assicurazione obbligatoria contro gli infortuni dev'esserci per giunta un nesso causale adeguato tra il danno alla salute e l'infortunio.
2.3.2.
Commisurazione dell'invalidità
Giacché il danno alla salute e la perdita della capacità di guadagno devono essere in relazione causale, il primo avrà giuridica rilevanza solo nella misura in cui riduca la seconda.
L'invalidità, concetto essenzialmente economico, si misura in base alla riduzione della capacità di guadagno e non secondo il grado di menomazione dello stato di salute.
Tuttavia, poiché l'incapacità di guadagno importa unicamente nella misura in cui dipende da un danno alla salute, la determinazione dell'invalidità presuppone preliminarmente adeguati accertamenti medici che rilevino il danno in questione.
Spetta al medico fornire una precisa descrizione dello stato di salute dell'assicurato e di tracciare un esatto quadro degli impedimenti ch'egli incontra nell'esplicare determinate funzioni.
Il medico indicherà per prima cosa se l'assicurato può ancora svolgere la sua professione, precisando quali sono le controindicazioni in quell'attività e in altre analoghe.
Egli valuterà finalmente il grado dell'incapacità lavorativa che gli impedimenti, risp. le precauzioni rese necessarie dal danno alla salute provocano sia nella professione attuale che nelle altre relativamente confacenti.
La valutazione della ripercussione di simili inconvenienti sul piano reddituale spetta invece all'amministrazione e, all'occorrenza, al giudice.
L'invalidità, evento di natura essenzialmente economica, si misura raffrontando il reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non fosse divenuto invalido con quello ch'egli può tuttora realizzare, benché invalido, sfruttando la residua capacità lavorativa in attività da lui ragionevolmente esigibili in condizioni normali del mercato del lavoro, previa adozione di eventuali provvedimenti integrativi (art. 28 LAI e 18 cpv. 2 ultima frase LAINF; RAMI 1994 p. 90 consid. 2b; DTF 115 V 133)
I due redditi da porre a raffronto sono necessariamente ipotetici. L'ipotesi deve però poggiare su solide basi, avere un fondamento oggettivo.
La giurisprudenza federale ha, più volte, confermato il principio che, nella determinazione dell'invalidità, non c'é la possibilità di fondarsi su una valutazione medico-teorica del danno alla salute dovuto all'infortunio e che occorre, sempre, basarsi sulle conseguenze economiche di tale danno.
Il TFA ha avuto modo di confermare che alla perdita di guadagno effettiva in un rapporto di lavoro stabile si può far capo solo eccezionalmente, se l'assicurato può esaurire pienamente presso la ditta in cui da lungo tempo lavora tutta la sua residua capacità lavorativa (STFA del 30 giugno 1994 nella causa P., U 25/94).
La perdita di guadagno effettiva può corrispondere alla perdita di guadagno computabile soltanto se - le condizioni sono cumulative - ogni riferimento al mercato del lavoro in generale, tenuto conto dei rapporti di lavoro particolarmente stabili, si avvera praticamente inutile, se l'assicurato esercita un'attività ragionevolmente esigibile nella quale si deve considerare che sfrutti al massimo la sua capacità di lavoro residua e se il reddito corrisponde ad una prestazione di lavoro e non ad un salario sociale (RAMI 1991 U 130, p. 270ss. consid. 4a; conferma di giurisprudenza).
Le ragioni, inerenti l'azienda, che rendono impossibile l'utilizzazione ottimale della rimanente capacità di produzione, devono essere considerate soltanto se, sul mercato del lavoro generale, non esiste una possibilità d'impiego, esigibile dall'assicurato, che gli permetterebbe di valorizzare meglio la propria residua capacità di lavoro (RAMI 1991 succitata, consid. 4d).
I. Termine:
reddito da invalido
La misura dell'attività che si può ragionevolmente esigere dall'invalido va valutata in funzione del danno alla salute, avuto riguardo alle circostanze personali come l'età, le attitudini psico-fisiche, l'istruzione, la formazione professionale.
Secondo la giurisprudenza, per la fissazione dei redditi ipotetici, non vanno considerate circostanze che non riguardano l'invalidità vera e propria. Particolarità quali formazione professionale o conoscenza linguistiche carenti hanno, in quest'ambito, rilevanza se sono causa di un reddito inferiore alla media. In tal caso, esse vanno o considerate nella determinazione dei due redditi da porre a confronto o non considerati affatto (RAMI 1993 U 168, p. 97ss., consid. 5a, b).
Nel valutare la possibilità di sfruttare la residua capacità lavorativa e tradurla in capacità di guadagno non si terrà conto di difficoltà contingenti del mercato del lavoro ma ci si collocherà nell'ipotesi di un mercato equilibrato, nella situazione, cioè, in cui offerta e domanda sostanzialmente si controbilancino (RAMI 1994 U 187, p. 90 consid. 2b; DTF 115 V 133; STFA del 30 giugno 1994 succitata).
Specifica dell'assicurazione obbligatoria contro gli infortuni è la norma di cui all'art. 28 cpv. 4 OAINF:
"
Se a causa della sua età l'assicurato non riprende più un'attività lucrativa dopo l'infortunio o se la diminuzione della capacità di guadagno è essenzialmente dovuta alla sua età avanzata, sono determinanti per valutare il grado d'invalidità i redditi che potrebbe eseguire un assicurato di mezza età vittima di una danno alla salute della stessa gravità".
II. Termine:
reddito conseguibile senza invalidità
:
Nel determinare il reddito conseguibile senza invalidità ci si baserà per quanto possibile sulla situazione antecedente l'infortunio. Se ne ipotizzerà l'evoluzione futura partendo dall'assunto che senza di esso la situazione si sarebbe mantenuta sostanzialmente stabile (STFA del 15 dicembre 1992 nella causa G.I.M.). Ci si discosterà da questa proiezione solo se le premesse per modifiche di qualche rilievo sono già date al momento dell'infortunio o se particolari circostanze ne rendono il verificarsi altamente probabile (RAMI 1993 U 168, p. 97ss., consid. 5b; 4a, b).
Il grado d'invalidità corrisponde alla differenza, espressa in percentuale, tra il reddito ipotetico conseguibile senza invalidità e quello, non meno ipotetico, conseguibile da invalido
.
2.3.3. La nozione d'invalidità utilizzata nell'_ corrisponde, di principio, a quella considerata nell'assicurazione contro gli infortuni (e nell'assicurazione militare), per cui la valutazione dell'invalidità deve normalmente condurre allo stesso risultato, quando il danno alla salute è il medesimo (DTF 126 V 291 consid. 2a = Pratique VSI 2001, p. 79ss.; DTF 119 V 470 consid. 2b e riferimenti ivi menzionati; cfr., pure, DTF 123 V 271 consid. 2a). Nondimeno, secondo la giurisprudenza del TFA, delle divergenze non possono essere escluse a priori (cfr. DTF 119 V 471 consid. 2b). In effetti, la valutazione dell'invalidità operata da un assicuratore sociale non deve essere ritenuta determinante, se basata su un errore di diritto oppure sull'esercizio insostenibile di un potere d'apprezzamento (cfr. DTF 126 V 292, consid. 2b).
Dopo avere ricordato quale è stata l'evoluzione della sua giurisprudenza in materia di coordinamento fra assicurazione per l'invalidità ed assicurazione contro gli infortuni (cfr. consid. 2c), il TFA, nella DTF 126 V 288, ha inoltre precisato quanto segue:
"
d) An der hinsichtlich der Invaliditätsbemessung koordinierenden Funktion des einheitlichen Invaliditätsbegriffes in den verschiedenen Sozialversicherungszweigen ist festzuhalten. Auch der Entwurf vom 27. September 1990 zu einem Bundesgesetz über den Allgemeinen Teil des Sozialversicherungsrechts (ATSG) sieht in Art. 22 für die Unfall-, die Militär- und die Invalidenversicherung einen einheitlichen Invaliditätsbegriff vor. Nicht weiter rechtfertigen lässt es sich hingegen, der Invaliditätsbemessung des einen Sozialversicherungsträgers ungeachtet der diesem im Rahmen seiner Abklärungen zur Verfügung stehenden Möglichkeiten und deren effektiven Ausnutzung im konkreten Fall generell mehr Gewicht beizumessen. Zur Frage nach einem allfälligen Vorrang der Invaliditätsbemessung eines bestimmten Versicherers enthält auch der Entwurf des ATSG keine Regelung.
Die Einräumung solcher Prioritäten birgt die Gefahr in sich, dem Verwaltungshandeln eines Versicherers weit über dessen Interessenbereich hinaus reichende Auswirkungen zu verleihen, was zu einem Missverhältnis zwischen der diesem zustehenden Entscheidungsbefugnis und den von ihm ausgelösten Konsequenzen führen könnte. Dennoch ist danach zu trachten, unterschiedliche Invaliditätsannahmen verschiedener mit demselben Fall befasster Versicherer zu vermeiden. Die Einheitlichkeit des Invaliditätsbegriffes entbindet die verschiedenen Sozialversicherungsträger zwar nicht davon, die Invaliditätsbemessung in jedem einzelnen Fall selbstständig durchzuführen. Keinesfalls dürfen sie sich ohne weitere eigene Prüfung mit der blossen Übernahme des von einem andern Versicherer festgelegten Invaliditätsgrades begnügen. Eine derart weitgehende Bindungswirkung wäre nicht zu rechtfertigen. Es geht indessen auch nicht an, dass die Invalidität in den einzelnen Sozialversicherungszweigen völlig unabhängig von allenfalls schon getroffenen Entscheiden anderer Versicherer festgelegt wird. Zumindest rechtskräftig abgeschlossene Invaliditätsschätzungen dürfen nicht einfach unbeachtet bleiben. Vielmehr müssen sie als Indiz für eine zuverlässige Beurteilung gewertet und als solches in den Entscheidungsprozess erst später verfügender Versicherungsträger miteinbezogen werden. Dies verlangt auch nach gewissen Mitwirkungsrechten des durch eine verfügungsmässige Festlegung der Invalidität in einem Sozialversicherungsbereich tangierten andern Versicherers. Im Unfallversicherungsrecht wird diesem Schutzbedürfnis ausdrücklich entsprochen, indem Art. 129 Abs. 1 UVV vorsieht, dass die Verfügung eines Versicherers oder einer andern Sozialversicherung, welche die Leistungspflicht des andern Versicherers berührt, auch diesem andern Versicherer zu eröffnen ist (Satz 1), und dieser die gleichen Rechtsmittel ergreifen kann wie die versicherte Person (Satz 2). Macht er von der Möglichkeit, den Entscheid der andern Versicherung anzufechten, obschon ihm dieser ordnungsgemäss eröffnet worden ist, nicht Gebrauch, hat er diesen grundsätzlich gegen sich gelten zu lassen (RKUV 1998 Nr. U 305 S. 432). Zumindest wird er sich die Vermutung der Richtigkeit der bereits vorhandenen Invaliditätsbemessung entgegenhalten lassen müssen. Eine abweichende Festlegung der Invalidität kann in solchen Fällen nur noch ganz ausnahmsweise in Frage kommen, wobei gegebenenfalls an deren Begründung strenge Anforderungen zu stellen sind. Nicht zulässig ist es, eine an sich vertretbare Ermessensausübung durch den zuerst verfügenden Versicherer ohne Vorliegen triftiger Argumente durch einen andern - unter Umständen ebenfalls vertretbar erscheinenden - Ermessensentscheid zu ersetzen. Anlass für ein Abweichen von einer bereits rechtskräftigen Invaliditätsschätzung eines andern Versicherers könnten hingegen, nebst den bereits in Erw. 2b aufgeführten, von der bisherigen Rechtsprechung anerkannten Gründen, äusserst knappe und ungenaue Abklärungen sowie kaum überzeugende oder nicht sachgerechte Schlussfolgerungen bieten.
"
(DTF succitata, consid. 2d - la sottolineatura è del redattore).
Sulla questione riguardante il coordinamento fra assicurazione per l'invalidità ed assicurazione contro gli infortuni, vedi, inoltre, la STFA del 9 aprile 2003 nella causa C., U 164/02, consid. 2.2. e 2.3..
2.3.4. Nel caso di specie, con sentenza del 2 aprile 2003, il TCA - facendo proprie le risultanze della perizia giudiziaria allestita il 20 febbraio 2003 dal Prof. dott. _, spec. FMH in chirurgia vertebromidollare presso la _, versata agli atti sub doc. _ - ha riconosciuto _ completamente inabile al lavoro, sia nella sua originaria professione di cameriere, sia in qualsiasi altra attività, ed ha finalmente condannato l'_ a versargli una rendita di invalidità intera a decorrere dal 1° agosto 1999.
Dalla summenzionata pronunzia è utile riprendere i seguenti considerandi:
"
(...).
2.6. Sulla base delle risultanze degli atti contenuti nell’incarto, nonché degli accertamenti medici eseguiti presso la _ Klinik, il Dr. _ ha posto la seguente diagnosi con ripercussioni sulla capacità lavorativa:
"(...).
6.- Considerazioni
6.1. Il trauma sul tratto toracolombare della colonna, sul midollo spinale e sulla parte craniale della cauda equina in seguito al ruzzolone in un dirupo il 15 08 98 è stato certamente violento: lo prova la frattura della seconda vertebra lombare, lo strappo della dura madre, il reperto della RMN del 17 12 1999 (cfr. 5.2.2). Se le conseguenze della frattura possono esser curate con un'operazione, che nel caso del Signor _ è stata eseguita tempestivamente e in modo ottimale, le conseguenze del trauma del tessuto nervoso sono spesso molto meno tranquille. Il cono midollare è stato solo leggermente contuso, tant'è che deficit neurologici importanti non sono mai insorti. Ma la fibrosi leptomeningea può peggiorare, senza che essa possa esser curata in modo causale e certo. La prognosi circa le conseguenze di una simile lesione rimane dunque, quasi cinque anni dopo il trauma, ancora aperta.
6.2. Il Signor _ ha voluto e creduto di dover dimostrare e sottolineare in modo molto teatrale i disturbi che lo tormentano nelle gambe (cfr. 5.1.): in realtà, fatta la tara della necessità avvertita dal signor _ di far valere le sue ragioni, i disturbi di cui si lamenta sono quelli tipici della leptomeningite cronica fibroplastica della cauda equina: crampi soprattutto, dolori, irritazione radicolare perenne, malessere, irritabilità, fastidio continuo. Si deve credere, alla luce dell'anamnesi e del quadro della RMN (cfr. 5.2.2), che questi disturbi esistono per davvero e che a causa di essi il signor _, indipendentemente da quanto soffre per le conseguenze della frattura del calcagno sn e della lussazione del gomito sn, è e rimarrà totalmente invalido, a causa esclusivamente delle conseguenze del trauma del 15 08 98.
6.3. La raccomandazione di riconoscere un'invalidità totale è ribadita dalla considerazione che si tratta delle conseguenze di una lesione grave di colonna, midollo e cauda equina. I disturbi neurogenici sono plausibili, e, data la loro natura, non ben curabili. Un'operazione per togliere una parte della leptomeninge ispessita ha un senso solo se si dovesse sviluppare una cisti liquorale importante. In caso di forti dolori radicolari potrebbe esser presa in considerazione la stimolazione delle fascie posteriori del midollo spinale. Oggi tale indicazione, nonostante il deficit minimo della sensibilità tattile nella gamba sn, non è data, perché non sono presenti i tipici disturbi da deafferentazione. Spesso non si può far altro che somministrare al paziente medicamenti sintomatici. Un'altra caratteristica dei disturbi polimorfi della leptomeningite cronica fibroplastica e cistica spinale è che l'intensità dei disturbi e dei fastidi può esser così imprevedibile da render impossibile o aleatoria la programmazione di una giornata, quindi ancor più di una giornata di lavoro.
6.4. Certamente non traumatici sono i malesseri che il signor _ localizza nel segmento cervicale e dei quali si rintraccia la prima notizia negli atti due anni dopo l'incidente, e dei quali non si trova alcun appoggio nelle indagini con immagini.
7.- Domande della parte convenuta
7.1. Quali patologie presenta l'assicurato (con e senza influsso sulla capacità lavorativa)?
La patologia determinante è la lesione nella regione della punta del midollo spinale e della parte prossimale della cauda equina. I disturbi provocati da questa lesione, anche se non ha prodotto un deficit neurologico vistoso, sono credibili, intensi, e scarsamente influenzabili da mezzi terapeutici. Ai disturbi di questa lesione si associano quelli della frattura del calcagno sinistro (che dovrebbe esser presto operata, ci ha detto il signor _), e dei postumi della lussazione del gomito sinistro. Oggi il signor _ lamenta dolori fortissimi nella nuca e nel segmento cervicale: di essi non si è trovato il substrato morfologico, e, comunque, non sono da riportare all'incidente del 15 08 98.
7.2. Da quanto tempo?
I disturbi della leptomeningite cronica, i dolori lombari, i dolori al tallone sinistro ed al gomito sn sono da imputare esclusivamente al trauma del 15 08 98. I dolori alla nuca e alle spalle, non traumatici, vengono registrati per la prima volta due anni dopo l'incidente del 15 08 98 e sono certamente non traumatici.
7.3. Specifichi il perito quali sono i limiti funzionali dell'assicurato.
Cfr. 6.1., 6.2. e 6.3. Già la limitazione (funzionale? non si capisce bene che cosa significhi) oggettiva della lesione toraco-lombare a carico del midollo e della cauda sono sufficienti ad individuare una limitazione molto importante: si tratta, accanto ai dolori somatici, di dolori neuralgici da irritazione radicolare pressoché continui. Inoltre la frattura del calcagno sinistra è ancora dolorosa e richiederebbe un nuovo intervento chirurgico.
7.4. La precedente attività di cameriere è ancora proponibile? In caso affermativo, in quale misura?
I disturbi credibili e verosimili che il signor _ ha nella regione lombare e nelle gambe sono da soli sufficienti ad impedirgli il lavoro di cameriere. Alla sua invalidità totale contribuiscono poi le conseguenze della frattura del calcagno sinistro, la condizione successiva a lussazione del gomito a sinistra e i dolori cervicali, questi ultimi certamente non di natura traumatica.
7.5. Quale grado di capacità mantiene l'assicurato nell'ambito di un'attività che rispetti i limiti indicati?
Di regola coloro i quali hanno subito un trauma dell'entità e della natura del signor _ - con riferimento particolare alla lesione a ridosso del midollo e della parte prossimale della cauda equina - per la costanza dei disturbi, per la loro imprevedibilità e per la scarsità dell'aiuto che può esser dato, sono invalidi in misura completa o quasi. Non vedo, nel caso del signor _, almeno ora, la concreta possibilità di un destino diverso.
7.6. E' possibile migliorare la capacità lavorativa, rispettivamente la capacità in attività adeguate, tramite eventuali provvedimenti d'integrazione?
E' ovvio che, una volta guarita la lesione del calcagno sinistro, un tale tentativo può esser fatto. Ritengo comunque che le possibilità siano minime quando non nulle. Dolori neurogenici cronici sono veramente molto, molto debilitanti.
8.- Domande della parte attrice
8.1. Quali patologie presenta il paziente; soffre di: cefalea diurna e/o notturna; sensazione di vertigine; perdita di equilibrio; algie urenti ed irradianti al trapezio superiore; algie urenti ed irradianti alla scapola, lungo il tricipite, lungo la porzione radiale ed ulnare dell'avambraccio fino al primo dito della mano sinistra; parestesie sottoforma di formicolio ad entrambe le mani; dolori paravertebrali e dorsolombari; dolori anche a livello delle sincondrosi sacroiliache; dolori all'arto inferiore sinistro lungo il versante posteriore ed anteriore della coscia; dolori alla regione peritrocanterica; dolori al calcagno sinistro soprattutto al mattino?
Dopo aver letto questa lista non di
patologie
ma di
disturbi
ho pensato bene di non chiederne al signor _ la conferma (non rimangono che pochi angoli del corpo che vengano risparmiati), ma l'ho pregato di elencare i suoi disturbi in ordine di gravità attuale, senza tralasciarne nessuno. Ne è sortita la lista di 3. Torno a ripetere: l'elenco di 8.1. è un
sammelsurium
di ogni possibile disturbo senza possibilità di verifica oggettiva. Se il signor _ non ha parlato d'altro di quanto elencato in 3. vuol dire che non soffre che di quei disturbi, già di per sé sufficienti per compromettergli probabilmente per sempre l'esistenza.
8.2 Quali altre patologie non elencate al punto 1 presenta il paziente?
Cfr. 3.
8.3 L'attuale stato di salute dell'assicurato è da ritenersi stazionario?
Non con certezza. Un miglioramento dei disturbi posttraumatici (tralasciamo qui i disturbi cervicali, certamente non d'origine traumatica) è possibile per quanto riguarda il tallone sinistro, è possibile - non molto probabile - per quel che riguarda il dolore lombare, impossibile per le irritazioni radicolari alle gambe. La possibilità di un peggioramento non è scomparsa, anche cinque anni dopo il trauma, per quanto spiegato in 5.2.2, 6.1., 6.2.
8.4. Il paziente soffre di una sindrome da insufficienza o instabilità lombare?
Non ne soffre dal punto di vista clinico né da quello radiologico. I suoi dolori lombari sono la conseguenza del trauma, della vertebra fratturata, della contusione delle parti molli, della necessità di tagliare la muscolatura genuina della schiena per poter eseguire l'inevitabile operazione, ma non di una instabilità attuale. Le rx lombari danno un reperto ottimo. Una instabilità potrebbe venire col tempo, come conseguenza dell'ipercarico funzionale dei segmenti non fusi.
8.4.1, 2, 3, 4: irrilevanti
8.5. Il paziente soffre di fibromialgia?
No, non c'è nessun sospetto di questa malattia.
8.6 Il paziente soffre di trauma distorsivo cervicale manifestatosi in seguito alla caduta da 10 m.?
No, nessun elemento della documentazione consente di ricondurre gli attuali dolori cervicali al trauma del 15 08 98.
8.7. Il paziente soffre di spondilartrosi cervicale con mielopatia?
No.
8.8. Le domande 8 e 8.1. si riferiscono alla lesione del piede sinistro di cui non ho competenza. Quale che sia la prognosi di questa lesione, quella generale rimarrà invariata.
8.9. Viste le patologie di cui soffre il paziente, in che misura è incapace al lavoro nella sua professione di cameriere.
Ne è totalmente incapace.
8.10. Viste le patologie di cui soffre [... si ventila l'opportunità di un'altra professione].
Cfr. 7.6." (Doc. _).
2.7. Perché un rapporto medico abbia valore probatorio è determinante che esso valuti ed esamini in maniera completa i punti litigiosi, si fondi su degli esami approfonditi, prenda conto di tutti i mali di cui si lamenta l'assicurato, sia stabilito in piena conoscenza dei suoi antecedenti (anamnesi) e sia chiaro nell'esposizione delle correlazioni mediche o nell'apprezzamento della situazione medica; le conclusioni dell'esperto devono inoltre essere motivate (cfr. Ulrich Meyer-Blaser, Die Rechtspflege in der Sozialversicherung, BJM 1989 p. 31; Pratique VSI 3/1997 pag. 123).
A proposito delle perizie mediche eseguite nell’ambito della procedura amministrativa il TFA ha già avuto modo di evidenziare che, nell’ipotesi in cui sono state eseguite da medici specializzati riconosciuti, hanno forza probatoria piena, se giungono a conclusioni logiche e sono state realizzate sulla base di accertamenti approfonditi, fintanto che indizi concreti non inducono a ritenerle inaffidabili ((DTF 123 V 176, DTF 122 V 161, 104 V 212; STFA del 14 aprile 1998 in re O.B. inedita, STFA del 28 novembre 1996 in re G.F. inedita, STFA 24.12.1993 in re S.H. inedita; SVR 1998 IV Nr. 1 p. 2; SZS 1988 p. 329 e 332; ZAK 1986 p. 189; Locher, Grundriss des Sozialversicherungsrechts, Berna 1994, p. 332 ).
Lo stesso vale per le perizie fatte esperire da medici esterni (DTF 104 V 31; ZAL 1986 p. 188; RAMI 1993 p. 95).
Per quel che riguarda il medico di fiducia, infine, secondo la generale esperienza della vita, il giudice deve tener conto del fatto che, in dubbio, egli attesta a favore del suo paziente (DTF 125 V 353 consid. 3a/cc, cfr. U. Meyer-Blaser, Rechtsprechung des Bundesgericht im Sozialversicherungsrecht, Zurigo 1997 p. 230).
2.8. In caso di perizia giudiziaria, il giudice non si scosta senza motivi imperativi dalle conclusioni del perito, il cui ruolo consiste proprio nella messa a disposizione della giustizia della propria scienza medica, per fornire un'interpretazione scientifica dei fatti (STFA del 12 novembre 1998 in re L.A; SVR 1998 LPP Nr. 16 p. 55; STFA non pubbl. del 14 aprile 1998 in re O.B; DTF 122 V 161; STFA non pubbl. del 28 novembre 1996 in re G. F.; DTF 112 V 32 consid. 1a; DTF 107 V 174 consid. 3). Il giudice può disattendere le conclusioni del perito giudiziario, nel caso in cui il rapporto peritale contenga delle contraddizioni o sulla base di una controperizia, richiesta dal medesimo tribunale, che conduca ad un altro risultato (DTF 101 IV 130).
Egli può discostarsene anche nel caso in cui, fondandosi sulla diversa opinione di altri esperti, ritiene di avere sufficienti motivi per mettere in dubbio l'esattezza della perizia giudiziaria.
Va tuttavia sottolineato che il perito giudiziario - contrariamente al perito di parte o allo specialista che si esprime sotto un'altra veste - ha uno statuto speciale nel senso ch'egli esercita, in virtù del mandato giudiziario che lo sottopone alla comminatoria secondo l'art. 307 del Codice penale, una funzione qualificata al servizio della giurisprudenza (RCC 1986, pag. 201 consid. 2a).
Per ciò che concerne il valore probante di un rapporto medico è inoltre determinante il fatto che il rapporto sia completo nei punti litigiosi, si basi su uno studio esteso, prenda in considerazione anche le lamentele espresse, sia stato consegnato in piena conoscenza dell'incarto, sia chiaro nell'esposizione delle relazioni mediche e nella valutazione della situazione medica e le conclusioni dell'esperto siano motivate (RAMI 1991 pag. 311 consid. 1).
2.9. Nell'evenienza concreta questo TCA non intravede ragioni che gli impediscano di far proprie le conclusioni cui è pervenuto nella propria perizia il Prof. Dr. Med. _, specialista delle affezioni invalidanti di cui il ricorrente è portatore, dopo aver preso in considerazioni tutte le patologie di cui è affetto l'assicurato (lesione nella regione della punta del midollo spinale e nella parte prossimale della cauda equina, frattura del calcagno sinistro e lussazione del gomito sinistro).
Infatti, il perito ha compiutamente valutato il danno alla salute lamentato dall'assicurato sulla base di accertamenti approfonditi e completi, giungendo a conclusioni logiche e motivate in merito alla capacità di lavoro. Lo specialista ha valutato il ricorrente inabile al 100% sia nella sua precedente professione di cameriere, sia in qualsiasi altra attività, escludendo l’esecuzione di provvedimenti integrativi volti ad aumentare la capacità lavorativa (cfr. doc. _).
Tale valutazione conferma sostanzialmente quanto già espresso dal Dr. _ nella perizia “privata” 28 febbraio 2002 (doc. _).
In simili circostanze, dunque, alla perizia del Dr. _
della _ Klinik deve essere attribuita forza probante piena conformemente ai succitati parametri giurisprudenziali (cfr. consid. 2.7.).
Pertanto, è da ritenere dimostrato con la certezza richiesta nel campo delle assicurazioni sociali (cfr. DTF 121 V 208 consid. 6a; DTF 115 V 142 consid. 8b; SVR 1996 Nr. 85 pag. 269; SVR 1996 LPC Nr. 22 pag. 263ss RAMI 1994 pag. 210/211) che _ è da ritenere totalmente inabile al lavoro nella sua professione di cameriere così come in qualsiasi altra attività, a decorrere dal 15 agosto 1998, e, a partire da tale data, non più collocabile in qualsiasi altra attività lucrativa adeguata
"
(STCA succitata - la sottolineatura è del redattore).
Nel frattempo, la sentenza del 2 aprile 2003 è cresciuta in giudicato incontestata.
Nell'ottica di stabilire se vi siano dei motivi pertinenti per scostarsi dal grado di invalidità ritenuto nell'ambito dell'assicurazione per l'invalidità, lo scrivente Tribunale constata che, in base alle convincenti indicazioni fornite dal Prof. _, la totale invalidità presentata da _ va ricondotta - integralmente - ai postumi dell'infortunio del 15 agosto 1998, benché egli lamenti pure dei disturbi, localizzati alla nuca ed alle spalle, di eziologia morbosa:
"
(...).
...: in realtà, fatta la tara della necessità avvertita dal signor _ di far valere le sue ragioni, i disturbi di cui si lamenta sono quelli tipici della leptomeningite cronica fibroplastica della cauda equina: crampi soprattutto, dolori, irritazione radicolare perenne, malessere, irritabilità, fastidio continuo. Si deve credere, alla luce dell'anamnesi e del quadro della RMN (cfr. 5.2.2.), che questi disturbi esistono per davvero e che a causa di essi il signor _, indipendentemente da quanto soffre per le conseguenze della frattura del calcagno sn. e della lussazione del gomito sn., è e rimarrà totalmente invalido, a causa esclusivamente delle conseguenze del trauma del 15.08.98.
(...).
I disturbi della leptomeningite cronica, i dolori lombari, i dolori al tallone sinistro ed al gomito sn. sono da imputare esclusivamente al trauma del 15.08.98. I dolori alla nuca e alle spalle, non traumatici, vengono registrati per la prima volta due anni dopo l'incidente del 15.08.98 e sono certamente non traumatici
"
(doc. _, p. 10 e 12).
In simili condizioni, al giudizio cresciuto in giudicato, mediante il quale il TCA ha stabilito il grado dell'invalidità presentata da _, deve essere riconosciuta forza vincolante, ciò che del resto la _ stessa ha esplicitamente riconosciuto (cfr. V, p. 2: "Poiché nella fattispecie non vi sono motivi per i quali il grado di invalidità determinante per la fissazione delle prestazioni dell'assicurazione invalidità e quello determinante per il calcolo delle prestazioni dell'assicurazione obbligatoria contro gli infortuni possano o debbano differire, ...").
In conclusione, l'assicuratore infortuni convenuto deve essere condannato a versare all'insorgente una rendita di invalidità corrispondente ad una totale incapacità di guadagno, a far capo dal 1° dicembre 2001.
Conformemente all'art. 20 cpv. 2 LAINF, la succitata rendita d'invalidità dovrà essere calcolata quale rendita complementare a quella percepita dall'_.
2.4.
Indennità per menomazione all'integrità
2.4.1. Secondo l'art. 24 cpv. 1 LAINF, l'assicurato ha diritto ad un'equa indennità se, in seguito all'infortunio, accusa una menomazione importante e durevole all'integrità fisica o mentale.
Tale indennità è assegnata in forma di prestazione in capitale.
Essa non deve superare l'ammontare massimo del guadagno annuo assicurato all'epoca dell'infortunio ed è scalata secondo la gravità delle menomazioni.
Il Consiglio federale emana disposizioni particolareggiate sul calcolo dell'indennità (art. 25 cpv. 1 e 2 LAINF).
2.4.2. L'art. 36 cpv. 1 OAINF definisce i presupposti per la concessione dell'indennità giusta l'art. 24 LAINF: una menomazione dell'integrità è considerata durevole se verosimilmente sussisterà tutta la vita almeno con identica gravità ed importante se l'integrità fisica o mentale è alterata in modo evidente o grave.
In questa valutazione dovrà essere fatta astrazione dalla capacità di guadagno ed anche dalle circostanze personali dell'assicurato: secondo la giurisprudenza, infatti, la gravità della menomazione si stima soltanto in funzione di accertamenti medici senza ritenere, all'opposto delle indennità per torto morale secondo il diritto privato, le eventuali particolarità dell'assicurato (DTF 113 V 218 consid. 4; RAMI 1987 U 31, p. 438).
La parte della riparazione del torto morale contemplata dagli artt. 24ss. LAINF è, dunque, soltanto parziale: gli aspetti soggettivi del danno (segnatamente il
pretium doloris
e il pregiudizio estetico) ne sono esclusi (cfr. Ghélew, Ramelet, Ritter, op. cit., p. 121).
2.4.3. Giusta l'art. 36 cpv. 2 OAINF, l'indennità è calcolata in base alle direttive contenute nell'Allegato 3 dell'OAINF.
Una tabella elenca una serie di lesioni indicando per ciascuna il tasso normale di indennizzazione, corrispondente ad una percentuale dell'ammontare massimo del guadagno assicurato.
Questa tabella - riconosciuta conforme alla legge - non costituisce un elenco esaustivo (DTF 113 V 219 consid. 2a; RAMI 1988 U 48, p. 235 consid. 2a e sentenze ivi citate). Deve essere intesa come una norma valida "nel caso normale" (cifra 1 cpv. 1 dell'allegato).
Le menomazioni extra-tabellari sono indennizzate secondo i
tassi previsti tabellarmente per menomazioni di analoga gravità (cifra 1 cpv. 2 dell'allegato).
La perdita totale dell'uso di un organo è equiparata alla perdita dell'organo stesso. In caso di perdita parziale l'indennità sarà corrispondentemente ridotta; tuttavia nessuna indennità verrà versata se la menomazione dell'integrità risulta inferiore al 5% (cifra 2 dell'allegato).
Se più menomazioni all'integrità fisica o mentale, causate da uno o più infortuni sono concomitanti, l'indennità va calcolata in base al pregiudizio complessivo (art. 36 cpv. 3 1a frase OAINF).
Si terrà adeguatamente conto di un aggravamento prevedibile della menomazione dell'integrità. È esclusa la revisione.
2.4.4. L'INSAI ha allestito una serie di tabelle, dalla griglia molto più serrata, che integrano quella dell'ordinanza.
Semplici direttive di natura amministrativa, esse non hanno valore di legge e non vincolano il giudice (cfr. RAMI 1989 U 71, p. 221ss.).
Tuttavia, nella misura in cui esprimono unicamente valori indicativi, miranti a garantire la parità di trattamento di tutti gli assicurati, esse sono compatibili con l'annesso 3 all'OAINF (RAMI 1987 U 21, p. 329; DTF 113 V 219, consid. 2b; DTF 116 V 157, consid. 3a).
2.4.5. In concreto, l'assicuratore LAINF convenuto ha assegnato all'assicurato un'indennità per menomazione all'integrità del 40%, facendo riferimento all'apprezzamento enunciato dal proprio medico fiduciario, il dottor _, medico-chirurgo, in occasione della visita medica di controllo del 2 febbraio 2001, nella quale il citato sanitario si è così espresso:
"
VALUTAZIONE DELLA MENOMAZIONE ALLA INTEGRITÀ FISICA:
base legale articoli 24 e 25 LAINF; articolo 36, all. 3 OAINF
Valutazione: 40% così suddivisa
15% per artrosi talo-calcaneare, anche in previsione di un futuro intervento di artrodesi, secondo pubblicazione medica Suva, tabella 5.2;
25% per esiti di frattura del corpo di L2 ed esiti di spondilodesi con conseguenti permanenti dolori, più o meno intensi che aumentano dopo lavoro leggero secondo pubblicazione medica Suva, tabella 7.2.
"
(doc. _, p. 6).
La valutazione espressa dal dott. _ è pure stata condivisa dall'altro medico fiduciario della _, il dott. _, spec. FMH in chirurgia, il quale ha sottolineato che i disturbi localizzati al rachide cervicale non devono essere presi in considerazione poiché estranei all'infortunio assicurato (cfr. doc. _).
2.4.6. Con il proprio ricorso, _ ha preteso l'assegnazione di un'IMI maggiore a quella riconosciutagli dall'assicuratore LAINF, facendo riferimento, per l'essenziale, a quanto di nuovo è emerso dalla perizia giudiziaria eseguita dal Prof. dott. _:
"
(...).
Infatti non si tratta più di sola artrosi talo-calcaneare ed esiti di frattura del corpo L2 ed esiti di spondilodesi, ma si aggiungono a questi disturbi, traumi neurologici ben più gravi ed incurabili quali ad esempio la leptomeningite cronica fibroplastica della cauda equina, causata, appunto, come affermato dal Professore, dall'infortunio e dalla conseguente importante lesione a ridosso del midollo e della parte prossimale della cauda equina, oltre ai dolori lombari.
(...)
"
(I, p. 7).
Da notare che, sempre in sede di ricorso, l'assicurato ha prodotto un rapporto, datato 1° febbraio 2003, del dott. _, neurochirurgo a _, già autore della perizia di parte del 28 febbraio 2002, in cui egli ha valutato nel 55% la menomazione all'integrità fisica presentata da _:
"
(...).
Il grado di menomazione dell'integrità fisica viene valutato dal Dr. _ e Dr. _ nel 40%, così suddivisa:
15% per artrosi talo-calcaneare
25% per esiti di frattura di L2 ed esiti di spondilodesi etc.
Commento:
in base alla dinamica dell'incidente (caduta da 10-15 metri e cioè da un palazzo di circa 5-6 piani), i riscontri clinici presentati dal paziente, all'anamnesi patologica precedente ed attuale, ai riscontri radiologici del rachide cervicale e non ultimo in base alla letteratura, si ritiene che la sindrome cervicale dell'assicurato é certamente determinata dal trauma da accelerazione/decelerazione del rachide subito in data 15.08.1998.
Il grado di menomazione dell'integrità fisica viene valutato quindi nel 55% così suddivisa:
15% per artrosi talo-calcaneare
25% per esiti di frattura di L2 ed esiti di spondilodesi
15% per esiti di trauma da accelerazione-decelerazione del rachide cervicale con rettilineizzazione ed inversione in cifosi centrata su C6 della lordosi fisiologica e spondilosi cervicale con protusioni discali
"
(doc. _)
Dando seguito ad una richiesta formulata dal ricorrente (cfr. VII), questa Corte, in data 27 maggio 2003, ha interpellato il dott. _, il quale è stato invitato ad esprimersi a proposito dell'entità della menomazione all'integrità fisica di cui _ è portatore (cfr. X).
Questa è stata la risposta fornita dallo specialista in chirurgia vertebromidollare:
"
(...).
Dopo avere riletto e ristudiato gli atti della controversia _ /_. rispondo alla domanda della Sua lettera del 27 05.03. Come è spiegato in modo particolare nel punto 6 (6.1., 6.2. e 6.3.) della perizia del 20 02 03, non esiste alcun dubbio circa la gravità della lesione subita dal signor _ il 15 08 98, una lesione le cui conseguenze definitive non possono ancora essere esattamente valutate (cfr. 6.1). Il danno all'integrità fisica a seguito del trauma è superiore al 40% riconosciuto dal Dottor _ il 6 febbraio 2001, essendo del 40% solamente il danno permanente vertebromidollare, cui si aggiunge il 15% del danno al piede sn come è stato valutato dal Dott. _. Ritengo pertanto che il danno dell'integrità fisica sia fra il 55 e il 60%
"
(XI).
La _ ha, da parte sua, sottoposto il referto del Prof. _ al dott. _, il quale, in particolare, si è dichiarato d'accordo con il suo apprezzamento della menomazione all'integrità:
"
Ich verweise auf meine Beurteilung vom 19.11.2002. Jetzt liegt ein
Gutachten von
Prof. _
vom 20.2.2003 vor.
Prof. _
als ausgewiesener Neurochirurge und Wirbelsäulenorthopäde hat insbesondere die Situation des rein posttraumatisch bedingten Wirbelsäulenproblems im lumbalen Bereich exakt anaiysiert und kommt zum Schluss, dass hier massive leptomeningeale Fibrosierungen im Bereiche der
Cauda equina
vorliegen, die die ausserordentlichen Schmerzzustände dieses Versicherten voll erklären. Zusätzlich bestehen die bekannten Probleme im linken Fersenbereich nach Kalkaneusfraktur mit jetzt subtalarer Arthrose.
Anlässlich meiner ersten Beurteilung war ich mir über diese Situation der Leptomeningen im caudalen Wirbelsäulenbereich nicht bewusst. Es wurde dies nirgends derart exakt analysiert und ich bin damals in Unwissenheit dieser Tatsache der Meinung gewesen, dass eine 50%ige Arbeitsfähigkeit in einer angepassten Tätigkeit zumutbar sei. Nach den eindrücklichen Untersuchungsbefunden von
Prof. _
muss ich mich aber korrigieren und bin mit ihm einig, dass auch in einer angepassten Tätigkeit eine sinnvolle Arbeitsfähigkeit nicht mehr möglich ist.
Hinsichtlich des Integritätsschadens schätze ich die Situation am Rücken ohne Einbezug der nichtunfallkausalen Halswirbelsäulenbeschwerden aufgrund von Tabelle 7.2/3/+++ auf 40% ein. Zusätzlich resultiert eine mittelschwere Arthrose des unteren Sprunggelenkes, wobei ich die diesbezügliche Integritätsschädigung auf ca. 15% einschätze. Die beiden Werte können kumuliert werden und es resultiert daraus aus meiner Sicht ein gesamter Integritätsschaden von 55%.
Das Gutachten von
Prof. _
erachte ich als aussagekräftig und neutral"
(XIV 1).
Chiamato ora a pronunciarsi, il TCA non vede ragioni che gli impediscano di fare propria la valutazione espressa dal Prof. dott. _ - autorevole specialista propria nella materia che qui interessa - secondo il quale al danno vertebromidollare corrisponde una menomazione all'integrità del 40%, a cui si deve ancora aggiungere un 15% per il danno al piede sinistro.
Questo giudizio è d'altronde stato esplicitamente approvato dal medico di fiducia della _ (cfr. XIV 1).
Pertanto, questa Corte ritiene siano realizzati i presupposti per porre _ al beneficio di un'IMI del 55%.