Decision ID: d2d72133-d30c-5907-b223-69ed6e69e7c1
Year: 2021
Language: it
Court: TI_TCAS
Chamber: TI_TCAS_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: social_law

ritenuto,
in fatto
1.1. Il 6 luglio 1985, RI 1 è caduta uscendo dalla vasca da bagno e ha battuto il ginocchio
sinistro
, riportando la rottura parziale del menisco mediale posteriore. Il caso è stato assunto dall’CO 1.
Il 2 agosto 2004, l’assicurata è rimasta vittima di un secondo evento infortunistico: giocando con il cane, ella ha subito un trauma distorsivo in valgo al ginocchio
destro
. Anche per questo sinistro l’istituto assicuratore ha riconosciuto la propria responsabilità.
1.2. RI 1 è stata degente presso la Clinica di neurologia dell’Ospedale universitario di _ dal 27 al 30 luglio 2016 e presso la Clinica _ di _ dal 18 ottobre al 5 novembre 2016.
1.3. Con decisione formale del 6 marzo 2017, poi confermata in sede di opposizione, l’assicuratore ha negato il proprio obbligo a prestazioni in relazione alle degenze appena citate, in quanto si sarebbero rese necessarie per dei disturbi che non si trovano in nesso di causalità naturale con i sinistri assicurati.
Con sentenza 35.2017.113 del 10 settembre 2018, questa Corte ha condannato l’CO 1 ad assumere i costi generati dalla degenza 18 ottobre – 5 novembre 2016 presso la Clinica _ di _ e gli ha retrocesso gli atti per complemento istruttorio e nuova decisione circa il proprio obbligo a prestazioni in relazione alla degenza 27 - 30 luglio 2016 presso l’_.
La succitata pronunzia è cresciuta incontestata in giudicato.
1.4. In data 19 luglio 2019, l’CO 1 ha emanato una decisione incidentale mediante la quale ha conferito l’incarico peritale al _, spec. FMH in neurologia, il quale è stato invitato a rispondere a una serie di domande.
Statuendo sul ricorso interposto nel frattempo dall’avv. M. RA 1 per conto dell’assicurata, con pronunzia 35.2019.102 del 6 novembre 2019, il TCA, in accoglimento dell’impugnativa, ha annullato la decisione incidentale nella misura in cui l’incarico peritale era stato assegnato al neurologo dott. _ e ha rinviato gli atti all’amministrazione affinché disponesse una perizia esterna a cura di uno specialista in chirurgia ortopedica e traumatologia, in particolare in quella vertebrale.
Anche questa sentenza è cresciuta in giudicato.
1.5.
Mediante decisione incidentale del 16 gennaio 2020, l’assicuratore LAINF ha confermato
la propria intenzione di conferire l’incarico peritale al Prof. dott. _.
Con sentenza 35.2020.17 del 2 giugno 2020, questa Corte ha respinto il ricorso presentato dall’avv. RA 1, ritenendo che i motivi addotti dalla patrocinatrice non fossero atti a fondare la ricusa del perito proposto dall’amministrazione. In quel giudizio il TCA ha altresì precisato che il dott. _ non era tenuto a pronunciarsi in merito all’eziologia della
polineuropatia
, posto che, con la sua pronunzia 35.2017.113, esso aveva già accertato che la patologia in questione
non
costituiva una conseguenza naturale dei sinistri accaduti nel 1985 e 2004.
1.6. Dalle tavole processuali emerge che, nel corso del mese di luglio 2020, l’CO 1 ha incaricato il Prof. _ di periziare RI 1 (doc. 650).
L’esperto ha consegnato il proprio referto in data 13 novembre 2020 (doc. 661).
Alla rappresentante dell’assicurata è stato concesso di formulare delle osservazioni in merito (doc. 664).
1.7. Con decisione formale del 27 gennaio 2021, l’istituto assicuratore ha negato la propria responsabilità a proposito della problematica interessante il rachide, ritenuto
non
trovarsi in una relazione di causalità naturale con l’evento assicurato (doc. 665).
A seguito dell’opposizione interposta dall’avv. RA 1 (doc. 668), in data 11 marzo 2021, l’CO 1 ha in sostanza confermato il contenuto della sua prima decisione (cfr. doc. 670).
1.8. Con tempestivo ricorso del 23 aprile 2021, RI 1, sempre rappresentata dall’avv. RA 1, ha chiesto che, annullata la decisione su opposizione impugnata, l’assicuratore convenuto venga condannato ad assumere tutti i costi per spese mediche, spese di analisi e diagnosi, costi di degenza, per trattamenti e per medicamenti in relazione con le problematiche alla schiena, retroattivamente dal 2007.
A sostegno delle proprie pretese, la patrocinatrice ha rimproverato al perito amministrativo di aver omesso di “... spiegare per quale motivo le concordi valutazioni dei suindicati medici specialisti (si tratta dei dottori _, _, _ e _, n.d.r.) non possono essere condivise, né l’argomentazione scientifica e concludente per cui la correlazione tra l’artrosi al ginocchio e le degenerazioni discali vertebrali debba nel caso di specie essere ricondotta ad una disposizione genetica e non alle conseguenze degli infortuni del 1985 e del 2004.”. Ella ha inoltre osservato che, diversamente dagli uffici AI, l’CO 1 persisterebbe “... nel suo agire monopolistico e non imparziale, optando per attribuire i mandati per l’allestimento di perizie specialistiche a medici di sua scelta, ciò che le permette più facilmente di negare l’esistenza di un suo obbligo di copertura dei costi, ledendo così i diritti degli assicurati che subiscono le conseguenze indirette di un infortunio.” (doc. I, p. 16).
1.9. L’CO 1, in risposta, ha postulato che l’impugnativa venga respinta con argomenti di cui si dirà, per quanto occorra, nei considerandi di diritto (doc. III).
1.10. Il 31 maggio 2021, l’avv. RA 1 si è in sostanza riconfermata nelle proprie allegazioni e conclusioni (doc. V + allegati).
L’amministrazione ha preso posizione al riguardo in data 11 giugno 2021 (doc. VII).
Il 25 giugno 2021, la rappresentante della ricorrente ha ancora espresso alcune sue considerazioni in merito a quanto affermato dall’assicuratore resistente (doc. IX + allegati).

in diritto
in ordine
2.1. Preliminarmente, richiamata la STF 8C_85/2017 del 20 aprile 2018 consid. 5.2 (relativa a un caso in cui l’incarto era stato affidato dall’assicuratore a un legale
esterno
all’istituto per le fasi della procedura giudiziaria; sul tema, si veda pure la STF 8C_561/2019 dell’11 maggio 2020 consid. 1), questa Corte rileva che decide questa vertenza nella sua composizione ordinaria (pubblicata sul FUCT N. 043/2018 del 29 maggio 2018) poiché, come dichiarato dall’CO 1 in una comunicazione dell’8 giugno 2020 al TCA, l’incarto
sub judice
è stato trattato dalla funzionaria che figura nell’intestazione degli allegati prodotti (in concreto, dall’avv. RA 2), senza che la giurista di lingua italiana figlia del Giudice Ivano Ranzanici se ne sia in alcun modo occupata.
nel merito
2.2. Nella concreta evenienza, questo Tribunale è chiamato a stabilire se l’amministrazione era legittimata a negare l’esistenza di un nesso di causalità naturale tra gli eventi traumatici assicurati e i disturbi interessanti il rachide, oppure no.
2.3. Secondo l’art. 6 cpv. 1 LAINF, per quanto non previsto altrimenti dalla legge, le prestazioni assicurative sono effettuate in caso d’infortuni professionali, d’infortuni non professionali e di malattie professionali.
2.4. Presupposto essenziale per l'erogazione di prestazioni da parte dell'assicurazione contro gli infortuni è l'esistenza di un
nesso di causalità naturale
fra l'evento e le sue conseguenze (danno alla salute, invalidità, morte).
Questo presupposto è da considerarsi adempiuto qualora si possa ammettere che, senza l'evento infortunistico, il danno alla salute non si sarebbe potuto verificare o non si sarebbe verificato nello stesso modo. Non occorre, invece, che l'infortunio sia stato la sola o immediata causa del danno alla salute; è sufficiente che l'evento, se del caso unitamente ad altri fattori, abbia comunque provocato un danno all'integrità corporale o psichica dell'assicurato, vale a dire che l'evento appaia come una condizione sine qua non del danno.
È questione di fatto lo stabilire se tra evento infortunistico e danno alla salute esista un nesso di causalità naturale; su detta questione amministrazione e giudice si determinano secondo il principio della probabilità preponderante - insufficiente essendo l'esistenza di pura possibilità - applicabile generalmente nell'ambito dell'apprezzamento delle prove in materia di assicurazioni sociali (cfr. RDAT II-2001 N. 91 p. 378; SVR 2001 KV Nr. 50 p. 145; DTF 126 V 360 consid. 5b; DTF 125 V 195; STFA del 4 luglio 2003 nella causa M., U 133/02; STFA del 29 gennaio 2001 nella causa P., U 162/02; DTF 121 V 6; STFA del 28 novembre 2000 nella causa P. S., H 407/99; STFA del 22 agosto 2000 nella causa K. B., C 116/00; STFA del 23 dicembre 1999 in re A. F., C 341/98, consid. 3, p., 6; STFA 6 aprile 1994 nella causa E. P.; SZS 1993 p. 106 consid.
3a; RCC 1986 p. 202 consid. 2c, RCC 1984 p. 468 consid. 3b, RCC 1983 p. 250 consid. 2b; DTF 115 V 142 consid. 8b, DTF 113 V 323 consid. 2a, DTF 112 V 32 consid. 1c, DTF 111 V 188 consid.
2b; Meyer, Die Rechtspflege in der Sozialversicherung,
in
Basler Juristische Mitteilungen (BJM) 1989, p. 31-32; G. Scartazzini, Les rapports de causalité dans le droit suisse de la sécurité sociale, Basilea 1991, p. 63).
Al riguardo essi si attengono, di regola, alle attestazioni mediche, quando non ricorrano elementi idonei a giustificarne la disattenzione (cfr. DTF 119 V 31; DTF 118 V 110; DTF 118 V 53; DTF 115 V 134; DTF 114 V 156; DTF 114 V 164; DTF 113 V 46).
Ne discende che ove l'esistenza di un nesso causalità tra infortunio e danno sia possibile ma non possa essere reputata probabile, il diritto a prestazioni derivato dall'infortunio assicurato dev'essere negato (DTF 129 V 181 consid. 3.1 e 406 consid. 4.3.1, DTF 117 V 360 consid. 4a e sentenze ivi citate).
L'assicuratore contro gli infortuni è tenuto a corrispondere le proprie prestazioni fino a che le sequele dell'infortunio giocano un ruolo causale. Pertanto, la cessazione delle prestazioni entra in considerazione soltanto in due casi:
- quando lo stato di salute dell'interessato è simile a quello che esisteva immediatamente prima dell'infortunio (
status quo ante
);
- quando lo stato di salute dell'interessato è quello che, secondo l'evoluzione ordinaria, sarebbe prima o poi subentrato anche senza l'infortunio (
status quo sine
)
(cfr. RAMI 1992 U 142, p. 75 s. consid. 4b; A. Maurer, Schweizerisches Unfallversicherungsrecht, p. 469; U. Meyer-Blaser, Die Zusammenarbeit von Richter und Arzt in der Sozialversicherung,
in
Bollettino dei medici svizzeri 71/1990, p. 1093).
Secondo la giurisprudenza, qualora il nesso di causalità con l'infortunio sia dimostrato con un sufficiente grado di verosimiglianza, l'assicuratore è liberato dal proprio obbligo prestativo soltanto se l'infortunio non costituisce più la causa naturale ed adeguata del danno alla salute. Analogamente alla determinazione del nesso di causalità naturale che fonda il diritto alle prestazioni, l'estinzione del carattere causale dell'infortunio deve essere provata secondo l'abituale grado della verosimiglianza preponderante. La semplice possibilità che l'infortunio non giochi più un effetto causale non è sufficiente.
Trattandosi della soppressione del diritto alle prestazioni, l'onere della prova incombe, non già all'assicurato, ma all'assicuratore (cfr. RAMI 2000 U 363, p. 46 consid. 2 e riferimenti ivi citati).
2.5. Il diritto alle prestazioni assicurative presuppone pure l'esistenza di un
nesso di causalità adeguata
tra l’evento dannoso e il danno alla salute. In caso di danno alla salute fisica, il nesso di causalità adeguata è generalmente ammesso, dal momento in cui è accertata la causalità naturale (cfr. DTF 127 V 102 consid. 5b/bb p. 103).
2.6. Nel caso di specie, con la sentenza 35.2020.17, questo Tribunale ha confermato la decisione incidentale mediante la quale l’CO 1 aveva conferito il mandato peritale al Prof. dott. _, spec. FMH in chirurgia ortopedica e traumatologia, in particolare in chirurgia della colonna vertebrale, conformemente quindi a quanto questa stessa Corte aveva disposto con il suo precedente giudizio 35.2019.102 (“
Il nuovo perito dovrà essere specializzato in chirurgia ortopedica e traumatologia, in particolare in quella vertebrale
”).
Questi gli argomenti sviluppati dal TCA per respingere la domanda di ricusa del perito designato dall’assicuratore:
"
(...) È vero che il Prof. _ ha funto da perito giudiziario, unitamente al dott. _, in una procedura pendente in passato dinanzi a questa Corte (causa n. 35.1999.92-93), in cui si era trattato di stabilire se il danno localizzato al rachide lombare, delle alterazioni degenerative, costituiva una conseguenza (indiretta) dell’infortunio che aveva riguardato il piede destro (frattura del pilon tibiale con successivo sviluppo di artrosi), e meglio della deambulazione viziata che ne era conseguita. L’esperto aveva finalmente negato che ciò fosse il caso, spiegando che l’assicurato in questione presentava una deambulazione solo moderatamente viziata, che la sintomatologia lombare era apparsa troppo presto e, infine, che le alterazioni evidenziate alla colonna lombare correlavano con l’età del paziente. Egli aveva peraltro precisato che presupposto per ammettere un sovraccarico della colonna vertebrale, è l’esistenza di gravi deformazioni, ovvero di una dismetria degli arti interiori superiore ai 5 cm, di una situazione consecutiva a un’artrodesi dell’anca oppure di una debolezza muscolare (quale quella che si osserva dopo una poliomielite). Questo Tribunale non vede però come ciò possa bastare per dichiarare prevenuto il Prof. _ nella causa
sub judice
. Dagli atti di causa non risulta infatti che lo specialista conosca personalmente , né che si sia in qualche modo già occupato del caso qui in esame. Il solo fatto che in passato, nell’ambito di una perizia giudiziaria riguardante tutt’altra fattispecie, egli si sia pronunciato sulla medesima tematica che si pone in concreto, non fa del dott. _ un perito prevenuto. In questo senso, l’insorgente non può essere seguita laddove sostiene che l’esito della perizia amministrativa risulterebbe già sin d’ora scontato, e ciò nella misura in cui tale esito dipende ancora dalla realizzazione,
nel caso di specie
, di determinate condizioni (presenza di una grave deformazione, lungo tempo trascorso prima che le alterazioni diventino sintomatiche, adeguato quadro radiologico).
Del resto, visto il lungo tempo trascorso (i dottori _ e _ hanno elaborato la loro perizia nel 2000, quindi un ventennio fa), non può neppure essere escluso che, nel frattempo, l’esperto proposto dall’assicuratore abbia modificato il proprio approccio al problema, ricordato che la medicina è una scienza in continua evoluzione.
Non può inoltre neppure essere ignorato che, nel rispondere ai quesiti postigli dalle parti, il Prof. _ sarà tenuto a confrontarsi con le valutazioni enunciate da altri specialisti (in primo luogo con quelle dei dottori _ e _) e, qualora non dovesse condividerle, dovrà fornire le relative motivazioni scientifiche.
Infine, e in termini più generali, questa Corte rileva che seguire la tesi della ricorrente significherebbe considerare prevenuti tutti quei medici che nella loro pratica clinica hanno già avuto modo di pronunciarsi su una determinata problematica. Ora, visto che gli incarichi peritali vengono di regola attribuiti a specialisti e che, proprio in quanto specialisti, il loro campo di attività è piuttosto circoscritto, ciò si tradurrebbe di fatto nell’impossibilità di reperire il perito.
In esito a tutto quanto precede, il TCA non può che respingere la domanda di ricusazione formulata dall’assicurata e, pertanto, confermare il perito proposto dall’amministrazione (Prof. dott. _).” (doc. 647)
Nel corso del mese di luglio 2020, l’assicuratore convenuto ha quindi conferito al dott. _ il mandato peritale, al quale ha trasmesso le relative domande a cui rispondere (doc. 650).
Con rapporto del 26 ottobre 2020 (doc. 661), il Prof. _ ha innanzitutto precisato di aver ritenuto superfluo visitare personalmente l’assicurata, ragione per la quale per valutare l’eziologia delle alterazioni degenerative interessanti la colonna vertebrale, egli si è fondato sulla copiosa documentazione, clinica e radiologica, messa a sua disposizione (cfr. risposta al quesito n. 1).
Interrogato a proposito dell’esistenza di un legame causale naturale tra le alterazioni degenerative lombari e la prolungata deambulazione viziata, l’esperto amministrativo è pervenuto alla conclusione che, secondo il criterio della verosimiglianza preponderante, le alterazioni in questione sono espressione del decorso naturale e che le difficoltà deambulatorie ne costituiscono tutt’al più una possibile causa. Nella sua valutazione, il Prof. _ ha tenuto conto della letteratura medica specialistica e del fatto che, nel caso di specie, i disturbi alla schiena esistono da lungo tempo (le relative prime indagini radiologiche hanno avuto luogo già nel 1999), che, in base a quanto emerge dagli atti, l’assicurata non ha mostrato una grave zoppia perlomeno sino al 2012, che la problematica neurologica è insorta nel 2007 in coincidenza con l’operazione al ginocchio (è però documentato che disturbi alla schiena esistevano già in precedenza) e, infine, che esiste una chiara correlazione tra artrosi del ginocchio e degenerazione dei dischi intervertebrali, riconducibile a una certa disposizione genetica.
Così come richiesto dalle parti, il perito amministrativo si è infine confrontato con il parere espresso dalla Clinica di neurologia dell’Ospedale universitario di _ nel rapporto di uscita 30 luglio 2016, dal dott. _ nella perizia ortopedica del 20 maggio 2015, dal dott. _ nella certificazione del 6 aprile 2018 e dai medici fiduciari dell’CO 1, dottori _ e _.
Trattandosi del primo documento, il dott. _ ha dichiarato condivisibile la valutazione degli specialisti _, nella misura in cui hanno qualificato il disturbo deambulatorio di origine multifattoriale. D’altro canto, egli ha precisato che la diagnosi di radicolopatia L5 si fonda su una valutazione clinica, l’esame di RMN eseguito nel 2017 non permettendo di dimostrarne l’esistenza.
Per quanto riguarda il referto del dott. _, l’esperto amministrativo ha affermato di non poter condividere il parere secondo il quale la problematica alla schiena costituirebbe una conseguenza indiretta della zoppia a sinistra, e ciò con riferimento alle risultanze del menzionato studio canadese e, soprattutto, del fatto che non è mai stata documentata una grave zoppia. Inoltre, le alterazioni degenerative a livello lombare esistevano già 8 anni prima dell’operazione d’impianto di protesi del ginocchio e della relativa paralisi.
A suo avviso, l’opinione del dott. _ secondo la quale può essere attestato un nesso tra la problematica al ginocchio e la degenerazione dei dischi intervertebrali, è pertinente nel senso che tale correlazione è ben documentata in letteratura. D’altro canto, lo specialista della _ ritiene
possibile
che la deambulazione alterata abbia avuto un influsso sulla progrediente degenerazione. Questa supposizione è condivisibile, tuttavia i riferimenti menzionati non supportano la sua ipotesi. Lo studio _ evidenzia la disposizione all’artrosi ma non fa riferimento a disturbi della deambulazione. L’astratto di uno studio cinese non è conclusivo e il lavoro originale non è reperibile in _.
Per quanto concerne infine gli apprezzamenti dei fiduciari dell’CO 1, quello del neurologo dott. _ è sostenibile, alla luce degli esiti oggettivi dell’EMG, laddove si afferma che la polineuropatia e la radicolopatia L5 non rappresentano delle conseguenze dirette dell’infortunio. Parimenti sostenibile è la valutazione del dott. _ circa le alterazioni degenerative del rachide e la problematica algica della schiena.
2.7. Per costante giurisprudenza, in un procedimento assicurativo sociale l'amministrazione è parte solo dopo l'instaurazione della controversia giudiziale mentre invece nella fase che precede la decisione essa è un organo amministrativo incaricato di attuare il diritto oggettivo (cfr. RAMI 1997 U 281, p. 282; DTF 104 V 209; STF U 259/02 dell'8 luglio 2003 consid.
2.1.1; U. Meyer-Blaser, Die Rechtspflege in der Sozialversicherung,
in
BJM 1989, p. 30ss.).
Nella DTF 125 V 351 seg. (= SVR 2000 UV Nr. 10 p. 33 ss. e RAMI 1999 U 356 p. 572)
, la nostra Corte federale ha ribadito che ai rapporti allestiti da medici alle dipendenze di un'assicurazione deve essere riconosciuto pieno valore probante, a condizione che essi si rivelino essere concludenti,
compiutamente motivati, di per sé scevri di contraddizioni e, infine, non devono sussistere degli indizi che facciano dubitare della loro attendibilità. Il solo fatto che il medico consultato si trovi in un rapporto di dipendenza con l'assicuratore, non permette già di metterne in dubbio l'oggettività e l'imparzialità.
Devono piuttosto esistere delle particolari circostanze che permettano di ritenere come oggettivamente fondati i sospetti circa la parzialità dell'apprezzamento.
In una sentenza 8C_216/2009 del 28 ottobre 2009, pubblicata in DTF 135 V 465, il Tribunale federale ha precisato che il giudice delle assicurazioni sociali può fondare la propria sentenza su rapporti allestiti da medici che si trovano alle dipendenze dell’amministrazione, a condizione che non sussista dubbio alcuno, nemmeno il più lieve, a proposito della correttezza delle conclusioni contenute in tali rapporti. Sempre secondo l’Alta Corte, dal principio della parità delle armi che la Corte europea dei diritti dell’uomo ha dedotto dall’art. 6 cpv. 1 CEDU, discende che gli assicurati sono legittimati a mettere in dubbio l’affidabilità dei rapporti dei medici interni all’amministrazione mediante dei mezzi di prova propri. Fra questi mezzi di prova entrano in linea di conto, in particolare, anche le certificazioni dei medici curanti.
Trattandosi invece di perizie affidate dagli assicuratori sociali, durante la procedura amministrativa, a medici esterni all’amministrazione o a servizi specializzati indipendenti, esse godono di piena forza probatoria, a condizione che non esistano indizi concreti che ne mettano in dubbio l’affidabilità (cfr. STF 8C_862/2014 del 2 aprile 2015 consid. 3.2 e riferimenti ivi citati).
Per quel che concerne il valore probante di un rapporto medico,
determinante è che esso sia completo sui temi sollevati, che sia fondato su esami approfonditi, che tenga conto delle censure sollevate dalla persona esaminata, che sia stato redatto in piena conoscenza dell'anamnesi, che sia chiaro nella presentazione del contesto medico e che le conclusioni dell'esperto siano motivate (cfr.
SVR 2002 IV Nr. 21 p. 63;
DTF 125 V 352; RAMI 1991 U 133, p. 311 consid. 1, 1996 U 252, p. 191ss.; DTF 122 V 160 ss., consid. 1c e riferimenti).
L'elemento rilevante per decidere circa il valore probante, non è né l'origine del mezzo di prova né la sua designazione quale rapporto oppure quale perizia, ma semplicemente il suo contenuto (cfr. DTF 125 V 352 consid. 3a e riferimenti).
È infine utile osservare che se vi sono dei rapporti medici contraddittori, il giudice non può evadere la vertenza senza valutare l’intero materiale e indicare i motivi per cui egli si fonda su un rapporto piuttosto che su un altro. Al riguardo va, tuttavia, precisato che non si può pretendere dal giudice che raffronti i diversi pareri medici e parimenti esponga correttamente da un punto di vista medico, come farebbe un perito, i punti in cui si evidenziano delle carenze e qual è l’opinione più adeguata (cfr. STF I 811/03 del 31 gennaio 2005, consid. 5 in fine; STF I 673/00 dell’8 ottobre 2002; SVR 2000 UV Nr. 10 p. 35 consid. 4b).
2.8. Chiamato a pronunciarsi
nella concreta evenienza, questo Tribunale rileva che l’amministrazione ha incaricato il Prof. dott. _ di periziare l’assicurato, nel rispetto della procedura di cui all’art. 44 LPGA (cfr. doc. 631). La domanda di ricusa del perito designato dall’assicuratore, è quindi stata respinta dal TCA con sentenza 35.2020.17 del 2 giugno 2020, cresciuta in giudicato (in questo senso, la rappresentante dell’assicurata è malvenuta a contestare, ancora in questa sede, la scelta del perito, sollevando generici dubbi circa la sua imparzialità).
In applicazione della giurisprudenza federale, le perizie elaborate da medici
esterni
all’amministrazione
hanno piena forza probante nell'ambito dell'apprezzamento dei fatti. Il giudice non se ne scosta se non in presenza di
indizi concreti
suscettibili di far dubitare della loro fondatezza (
cfr., fra le tante, la STF 9C_168/2020 del 17 marzo 2021 consid. 3.2 e la giurisprudenza ivi menzionata
).
Il Tribunale federale ha sottolineato che le perizie amministrative non vanno messe in dubbio, soltanto perché esse dovessero giungere a conclusioni diverse dai medici curanti (cfr. la STF 8C_6/2019 del 26 giugno 2019 consid. 4.1).
Una perizia fondata sull’art. 44 LPGA ha dunque un valore probatorio maggiore rispetto ai rapporti medici
interni
all’amministrazione,
ove è sufficiente un
minimo dubbio
sull'affidabilità e sulla concludenza degli stessi, perché l'assicurato sia sottoposto a esame medico esterno (cfr.
DTF 135 V 465 consid. 4.7).
2.9. Attentamente vagliato l’insieme della documentazione agli atti, questo Tribunale ritiene di poter fondare il proprio giudizio sull’apprezzamento espresso dall’esperto amministrativo, autorevole specialista di livello universitario proprio nella materia che qui interessa, secondo il quale è soltanto
possibile
(ciò che non basta dal profilo probatorio – cfr.
supra
, consid. 2.4.) che le alterazioni degenerative interessanti il rachide lombare costituiscano una conseguenza delle difficoltà di deambulazione presentate da RI 1 (e, pertanto, una conseguenza indiretta dell’infortunio assicurato).
Il TCA non ignora che agli atti figurano pareri specialistici che postulano invece l’esistenza di un tale legame di causalità naturale. Del resto, è proprio per questa ragione che, con la sentenza 35.2017.113, il TCA aveva ritenuto che vi fossero dei dubbi circa la fondatezza dell’apprezzamento enunciato dai medici di fiducia dell’amministrazione (dottori _ e _) e rinviato gli atti a quest’ultima affinché disponesse un approfondimento peritale esterno. Con il proprio referto, il Prof. dott. _ ha saputo spiegare, in maniera senz’altro convincente e approfondita (fondandosi sui dati anamnestici che emergono dall’incarto e fornendo ampi riferimenti alla letteratura medica), i motivi per i quali, nel caso di specie, non può essere ammesso che le alterazioni degenerative lombari siano state provocate dall’andatura viziata della ricorrente.
Tutto ben considerato, questo Tribunale ritiene che dalla documentazione agli atti non emergano
indizi concreti
atti a far dubitare della correttezza del parere espresso dal dott. _.
In esito a tutto quanto precede, è dimostrato, perlomeno con il criterio della verosimiglianza preponderante, caratteristico del settore della sicurezza sociale (cfr. DTF 125 V 195 consid. 2 e riferimenti; cfr., pure, Ghélew, Ramelet, Ritter, op. cit., p. 320 e A. Rumo-Jungo, Rechtsprechung des Bundesgerichts zum Sozialversicherungsrecht, Bundesgesetz über die Unfallversicherung, Zurigo 2003, p. 343), che i disturbi interessanti il rachide lombare non si trovano in nesso causale naturale, né diretto né indiretto, con gli eventi traumatici occorsi il 6 luglio 1985 e il 2 agosto 2004.
In queste condizioni, posto che l’CO 1 era legittimato a negare il proprio obbligo a prestazioni al riguardo, la decisione su opposizione impugnata deve essere confermata in questa sede.
2.10.
L’art. 61 lett. a LPGA, in vigore fino al 31 dicembre 2020, prevedeva che la procedura deve essere semplice, rapida, di regola pubblica e
gratuita per le parti
; la tassa di giudizio e le spese di procedura possono tuttavia essere imposte alla parte che ha un comportamento temerario o sconsiderato.
In data 1° gennaio 2021 è entrata in vigore una modifica della LPGA. L’art. 61 lett. a LPGA prevede ora unicamente che la procedura deve essere semplice, rapida e, di regola pubblica. Dalla medesima data è entrato in vigore l’art. 61 lett. f
bis
LPGA secondo cui in caso di controversie relative a prestazioni, la procedura è soggetta a spese se la singola legge interessata lo prevede; se la singola legge non lo prevede il tribunale può imporre spese processuali alla parte che ha un comportamento temerario o sconsiderato.
Secondo l’art. 82a LPGA (Disposizione transitoria, cfr. RU 2021 358), ai ricorsi pendenti dinanzi al tribunale di primo grado al momento dell’entrata in vigore della modifica del 21 giugno 2019 si applica il diritto anteriore.
In concreto, il ricorso è del 23 aprile 2021 per cui si applica la nuova disposizione legale. Trattandosi di una controversia relativa a prestazioni LAINF, il legislatore non ha previsto di prelevare le spese.