Decision ID: 3711a114-e316-5c55-916e-abea66b0c447
Year: 2010
Language: it
Court: CH_BVGE
Chamber: CH_BVGE_001
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: 

Visto:
la domanda d'asilo che gli interessati hanno presentato in data 25 maggio 2009 in Svizzera,
i verbali d'audizione dell'8 giugno 2009 e del 1° luglio 2009,
la decisione dell'UFM del 13 luglio 2009, notificata agli interessati il medesimo giorno (cfr. risultanze processuali),
il ricorso inoltrato dagli insorgenti il 15 luglio 2009 (cfr. timbro del plico raccomandato) e, contestualmente, la domanda d'assistenza , nel senso della dispensa dal versamento delle spese processuali e del relativo anticipo,
la copia del dossier dell'UFM inoltrato al Tribunale amministrativo  (TAF) il 16 luglio 2009,
la decisione incidentale del TAF del 24 luglio 2009 di rinuncia al  di un anticipo corrispondente alle presumibili spese ,
la risposta al ricorso dell'UFM del 5 agosto 2009,
la replica inoltrata dagli insorgenti il 19 agosto 2009,
i fatti del caso di specie che, se necessari, verranno ripresi nei  che seguono,

e considerato:
che le procedure in materia d'asilo sono rette dalla legge federale sulla procedura amministrativa del 20 dicembre 1968 (PA, RS 172.021),  legge sul Tribunale amministrativo federale del 17 giugno 2005 (LTAF, RS 173.32) e dalla legge sul Tribunale federale del 17  2005 (LTF, RS 173.110), in quanto la legge sull'asilo del 26  1998 (LAsi, RS 142.31) non preveda altrimenti (art. 6 LAsi),
che il TAF giudica definitivamente i ricorsi contro le decisioni dell'UFM in materia d'asilo (art. 31 e 33 lett. d LTAF, nonché art. 105 LAsi e art. 83 lett. d LTF),
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che v'è motivo d'entrare nel merito del ricorso che adempie le  d'ammissibilità di cui all'art. 48 cpv. 1 e 52 PA, nonché 'art. 108 cpv. 2 LAsi,
che, giusta l'art. 33a cpv. 2 PA, applicabile per rimando dell'art. 6 LAsi e dell'art. 37 LTAF, nei procedimenti su ricorso è determinante la lingua della decisione impugnata; che, se le parti utilizzano un'altra lingua, il procedimento può svolgersi in tale lingua,
che, nel caso concreto, la decisione impugnata è stata resa in italiano ed il ricorso è stato presentato in tale lingua, di modo che la presente sentenza può essere redatta in italiano,
che, nell'ambito delle audizioni sui fatti, gli interessati hanno dichiarato di essere cittadini mongoli di etnia khalkhi e di aver vissuto prima 'espatrio ad E._ (Mongolia),
che essi hanno affermato di essere espatriati per i problemi di A._ nei quali sarebbe stata pure coinvolta sua moglie; che il , il quale si sarebbe occupato di riparazioni di cellulari  ad un socio, avrebbe visto con quest'ultimo una registrazione video dal cellulare di un suo cliente concernente il traffico di esseri umani nell'ambito della criminalità organizzata; che, in seguito, l'avrebbero cercato tre sconosciuti al suo domicilio ed avrebbe ricevuto delle  e dei Short Message Services (SMS) minatori; che, vista la scomparsa del suo socio, sarebbe espatriato il 16, oppure il 18  2009 insieme a sua moglie per il timore di essere ucciso sia lui che sua moglie (cfr. verbali d'audizione dell'8 giugno 2009, pagg. 8 [C._] e 11 [A._]),
che, nella decisione del 13 luglio 2009, l'UFM, da un lato, ha  che il Consiglio federale ha inserito la Mongolia nel novero dei Paesi sicuri e, dall'altro, ha ritenuto inverosimili le allegazioni in materia d'asilo presentate dai richiedenti, siccome contraddittorie su punti , prive di sostanza e di concretezza; che, quindi, non  dalle carte processuali degli indizi d'esposizione degli  a persecuzioni in caso di rientro in patria,
che, di conseguenza, l'UFM non è entrato nel merito della citata  ai sensi dell'art. 34 cpv. 1 LAsi; che l'autorità inferiore ha pure pronunciato l'allontanamento dei richiedenti dalla Svizzera e l' dell'allontanamento siccome lecita, esigibile e possibile,
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che, nel gravame, i ricorrenti hanno dichiarato, in sostanza e per  qui di rilievo, di non essere in grado di indicare l'identità dei , giacché sarebbero a loro sconosciuti; che, inoltre, l'amico  del ricorrente non avrebbe voluto o potuto rivelargliela, in quanto temerebbe per la sua sicurezza; che, peraltro, hanno sostenuto che il loro racconto sarebbe stato ricco di dettagli e preciso; che, infine,  segnalato di avere problemi di salute contrari all'esigibilità dell' nel caso in cui non dovessero essere considerati ,
che, in conclusione, i ricorrenti hanno chiesto l'annullamento della  impugnata, la trasmissione degli atti di causa all'autorità  per una nuova decisione nel merito e, in via subordinata, la  dell'ammissione provvisoria; che hanno altresì presentato una domanda d'assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa dal versamento delle spese processuali e del relativo anticipo,
che l'UFM, nell'ambito delle osservazioni del 5 agosto 2009, ha  che per il ricorrente, da un lato, non sarebbe stata prevista alcuna terapia e, dall'altro lato, l'epatite B sarebbe curabile anche in Mongolia; che, peraltro, in merito ai problemi ginecologici della moglie, gli stessi sarebbero risolti,
che, nella replica del 14 agosto 2009, i ricorrenti non hanno  più alcun problema di salute per C._, ma fanno presente un problema di diabete per A._, senza tuttavia corroborare tali affermazioni con un certificato medico, bensì allegando unicamente la fotocopia di un documento dove vi figurano dei valori di laboratorio ma nessuna diagnosi dettagliata,
che, giusta l’art. 34 cpv. 1 LAsi, non si entra nel merito di una  d’asilo, se il richiedente proviene da uno Stato che il Consiglio  ha designato come sicuro secondo l'art. 6a cpv. 2 lett. a LAsi, a meno che non risultino indizi di persecuzione,
che giova rilevare che allorquando il Consiglio federale ha inserito un Paese nel novero dei Paesi sicuri, sussiste di massima una  d’assenza di persecuzioni in detto Paese; che incombe al  l’asilo d’invalidare siffatta presunzione per quanto attiene alla sua situazione personale,
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che, inoltre, la nozione d’indizi di persecuzione ai sensi dell’art. 34 cpv. 1 LAsi s’intende in senso lato: comprende non soltanto i seri  previsti dall’art. 3 LAsi, ma pure gli ostacoli all’esecuzione ’allontanamento, di cui all’art. 44 cpv. 2 LAsi, imputabili all'agire  (cfr. Giurisprudenza ed informazioni della Commissione svizzera di ricorso in materia d'asilo [GICRA] 2003 n. 18),
che, per ammettere l'esistenza di indizi di persecuzione che implicano l'entrata nel merito di una domanda d'asilo, vale un grado di  ridotto (GICRA 1996 n. 16 consid. 4 confermata in GICRA 2004 n. 35 consid. 4.3 pag. 247),
che, siccome il Consiglio federale ha effettivamente inserito, in data 28 giugno 2000, la Mongolia nel novero dei Paesi esenti da , sussiste di massima una presunzione d'assenza di persecuzioni in detto Paese,
che, nella fattispecie, i ricorrenti non sono riusciti ad invalidare la  d'assenza di persecuzioni, ritenuto segnatamente che dagli atti di causa non emergono indizi di persecuzione; che, in particolare, gli insorgenti non hanno presentato, all'infuori di generiche censure, argomenti o prove suscettibili di giustificare una diversa valutazione,  a quella di cui all'impugnata decisione; che le allegazioni  in materia di asilo si esauriscono, infatti, in mere affermazioni di parte non corroborate da alcun elemento della benché minima , in sostanza per le ragioni indicate nel provvedimento litigioso, pur tenendo conto di un grado di verosimiglianza ridotto,
che, segnatamente, gli insorgenti hanno reso dichiarazioni illogiche su punti essenziali del loro racconto; che, in primis, basti rilevare che non convince il comportamento di A._, il quale si sarebbe limitato a rivolgersi al suo amico poliziotto, senza denunciare quanto accaduto alle autorità in loco in modo ufficiale; che, inoltre, è altrettanto poco credibile che non conosca il nome del cliente, che gli avrebbe portato il cellulare da riparare; che, per di più, i ricorrenti non hanno presentato alcun mezzo di prova circa il suo racconto, come ad esempio gli SMS minatori ricevuti (verbale d'audizione dell'8 giugno 2009, pag. 11 [A._]); che, in aggiunta, gli insorgenti sono rimasti vaghi nella descrizione del cliente di cui sopra (“un signore elegante”) nonché delle tre persone che si sarebbero recate a casa loro (“tre persone in giacca e cravatta”; cfr. verbali d'audizione dell'8 giugno 2009, pag. 8 [A._] e del 1° luglio 2009, pag. 5 [A._ e C._]);
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che, per di più, non hanno fornito alcun indizio idoneo a dimostrare che le autorità statali in loco non sarebbero in grado di proteggerli, se dovessero denunciare i fatti esposti; che, in tale ambito, non può essere ritenuta sufficiente l'affermazione secondo cui sarebbero espatriati poiché l'amico poliziotto, di cui non hanno nemmeno saputo indicare il cognome, glielo avrebbe consigliato, senza tuttavia fornire ulteriori dettagli in merito ai suoi persecutori (cfr, verbale d'audizione del 1° luglio 2009, pag. 5 [A._]); che, in aggiunta, non hanno saputo indicare il cognome dell'amico d'infanzia che li avrebbe aiutati (cfr. verbale d'audizione del 1° luglio 2009, pagg. 16-17 [A._]); che, oltre a ciò, si sono contraddetti circa la data in cui le tre persone avrebbero cercato A._ come pure sulla durata del periodo trascorso in tenda (cfr. verbali d'audizione dell'8 giugno 2009, pagg. 7-8 [C._] e 10 [A._] nonché del 1° luglio 2009, pagg. 6 [C._], 7 [A._ e C._], 12 [A._] e 13 [A._]); che, peraltro, non sono riusciti a fornire alcun dettaglio concreto in merito al loro racconto, oppure a chiarire le contraddizioni sollevate dall'UFM in sede di ricorso,
che, infine, segnatamente alla luce dell'inverosimiglianza del racconto reso dai ricorrenti sulla base degli elementi sopraevocati, non v'è motivo di ritenere che essi non possano ottenere dalle competenti autorità in Patria, se opportunamente sollecitate, un'appropriata protezione contro l'eventuale futuro agire illegittimo da parte di terzi,
che, in considerazione di quanto suesposto, non sussistono seri  ai sensi degli art. 3 e 18 LAsi,
che non emergono dalle carte processuali neppure elementi da cui  che l'esecuzione dell'allontanamento degli insorgenti in  possa violare l'art. 25 cpv. 2 della Costituzione federale della Confederazione Svizzera del 18 aprile 1999 (Cost., RS 101), l'art. 33 della Convenzione sullo statuto dei rifugiati del 28 luglio 1951 (Conv., RS 0.142.30), l'art. 5 LAsi (divieto di respingimento) nonché l'art. 83 cpv. 3 della legge federale del 16 dicembre 2005 sugli stranieri (LStr, RS 142.20) o esporre i ricorrenti in patria al rischio reale ed  di trattamenti contrari all'art. 3 della Convenzione per la  dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali del 4  1950 (CEDU, RS 0.101) o all'art. 3 della Convenzione contro la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti del 10 dicembre 1984 (Conv. tortura, RS 0.105),
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che, premesso ciò, quanto agli ostacoli all'esecuzione dell' giusta gli art. 44 cpv. 2 LAsi e 83 cpv. 4 LStr, in Mongolia non vige attualmente una situazione di guerra, guerra civile o violenza  che coinvolga l'insieme della popolazione nella totalità del territorio nazionale,
che, nel caso di specie, non risultano manifestamente esservi indizi di persecuzione ai sensi dell'art. 34 cpv. 1 LAsi,
che, di conseguenza, l'UFM rettamente non è entrato nel merito della domanda d'asilo secondo l'art. 34 cpv. 1 LAsi, di modo che, su questo punto, il ricorso, destituito d'ogni e benché minimo fondamento, non merita tutela e la decisione impugnata va confermata,
che i ricorrenti non adempiono le condizioni in virtù delle quali l'UFM avrebbe dovuto astenersi dal pronunciare l'allontanamento dalla  (art. 14 e 44 cpv. 1 LAsi come pure art. 32 dell'ordinanza 1 'asilo relativa a questioni pregiudiziali dell'11 agosto 1999 [OAsi 1, RS 142.311]; GICRA 2001 n. 21),
che dalle carte processuali non emergono neppure ostacoli dal profilo dell'esigibilità dell'allontanamento quanto alla situazione personale dei ricorrenti; che, infatti sono giovani, hanno entrambi una formazione di base e A._ ha un'esperienza professionale quale tecnico per cellulari, manager e agente di sorveglianza; che, infine, gli insorgenti dispongono in patria di un'importante rete sociale, tra cui il nonno materno e due zii di A._ nonché i genitori, un fratello, numerosi zii e la nonna paterna di C._ (cfr. verbali d'audizione dell'8 giugno 2009, pag. 4 [A._ e C._]),
che gli insorgenti non hanno, altresì, preteso nel gravame di soffrire di gravi problemi di salute che possano giustificare la loro ammissione provvisoria (GICRA 2003 n. 24), senza che ad un esame d'ufficio degli atti di causa emerga la necessità di una permanenza in Svizzera per motivi medici; che, infatti, lo stato di salute del ricorrente è stato  soddisfacente nel rapporto medico del 3 agosto 2009 (cfr.  medico agli atti); che, inoltre, i controlli regolari per l'epatite B ai quali si dovrebbe sottoporre l'insorgente possono anche essere  in patria (cfr. sentenza del TAF E-6210/2006 del 10 giugno 2009, consid. 6.3); che, peraltro, i problemi di diabete che il ricorrente fa  tramite l'atto di replica, sono rimasti delle mere allegazioni di parte non corroborate da alcun mezzo probatorio; che, infine, la cefalea di
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cui soffre la ricorrente secondo la documentazione medica allegata, peraltro non in originale, al ricorso, come pure i non meglio precisati problemi ginecologici, di cui appare avere sofferto, non costituiscono di per sé un problema medico tale da ostare all'allontanamento verso la Mongolia,
che, per le ragioni sopraindicate, l'autorità inferiore ha rettamente ritenuto ammissibile e ragionevolmente esigibile l'esecuzione dell'allontanamento,
che, infine, non risultano impedimenti neppure dal profilo della  dell'esecuzione dell'allontanamento (art. 44 cpv. 2 LAsi ed art. 83 cpv. 2 LStr); che i ricorrenti, usando la necessaria diligenza,  procurarsi ogni documento indispensabile al rimpatrio (art. 8 cpv. 4 LAsi); che l'esecuzione dell'allontanamento è dunque pure possibile,
che, di conseguenza, anche in materia d'allontanamento e relativa esecuzione, il gravame va disatteso e la querelata decisione confermata,
che, il ricorso, manifestamente infondato, è deciso in procedura  (art. 111a LAsi) dal giudice unico, con l'approvazione di un  giudice (art. 111 lett. e LAsi),
che, infine, ritenute le conclusioni ricorsuali sprovviste di probabilità d'esito favorevole, la domanda d'assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa dal versamento delle spese processuali, è respinta (art. 65 cpv. 1 PA),
che, visto l'esito della procedura, le spese processuali di CHF 600.-, che seguono la soccombenza, sono poste a carico dei ricorrenti (art. 63 cpv. 1 e 5 PA nonché art. 3 lett. a del regolamento sulle tasse e sulle spese ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo  del 21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]).
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