Decision ID: b2bde8b7-f913-53ec-8920-7e6c5b607614
Year: 2014
Language: it
Court: TI_TPC
Chamber: TI_TPC_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: penal_law

in fatto ed in diritto
I) Correzioni dell’atto d’accusa
1.
In merito alle correzioni dell’atto d’accusa (di seguito solo AA) si richiamano pagina (di seguito solo pag.) 5 della presente sentenza e il verbale dibattimentale (di seguito solo VD) pag. 2.
II) Vita e precedenti penali dell’imputato
2.
Quo alla vita anteriore di IM 1 (di seguito solo IM 1), cittadino _, nato il _ a _, si rinvia alle sue dichiarazioni nei verbali d’interrogatorio (di seguito solo VI) davanti al Procuratore pubblico (di seguito solo PP) del 18.10.2013 a pag. 2 e da pag. 9 a 12 nonché del 9.12.2013 da pag. 2 a 6, che sono state confermate anche in sede dibattimentale (VD allegato, di seguito solo all., 1 pag. 1 I risposta, di seguito solo R), oltre che ai VI 18.11.2013 dei suoi genitori adottivi _ e _. Portatore di un disturbo della personalità di tipo antisociale sostenuto da una poli-tossicodipendenza codificata (atti istruttori, di seguito solo AI, 11, 29, 33 e 34 dell’incarto, di seguito solo Inc., del Ministero Pubblico, di seguito solo, MP 2013.9611 a cui nel prosieguo di questa sentenza, salvo differente indicazione, si farà sempre e solo riferimento), seguito a più riprese dai servizi psico-sociali (AI 25) e ricoverato in più occasioni e per differenti periodi presso la clinica psichiatrica cantonale (AI 33 e 34), sin dall’età di 14 anni ha interessato la magistratura penale, prima come minorenne con 3 decreti di ammonimento, di sostegno educativo e di carcerazione datati 11.2.2002, 6.6.2003 e 11.5.2006 (AI 5 e 6 nonché documento, di seguito solo doc., del Tribunale penale cantonale, di seguito solo TPC, 11) e poi da maggiorenne con 4 decreti d’accusa del 20.6.2005, 23.1.2006, 27.8.2008 e 3.11.2011 (AI 5 e 6 nonché doc. TPC 11), con 2 sentenze di una Corte delle assise correzionali datate 4.4.2007 e 16.4.2009 (AI 5 e 6 nonché doc. TPC 11) e, per finire, con una sentenza di una Corte delle assise criminali del 29.8.2013 (AI 5 con espresso rinvio a pag. 45 e 46 per un suo curriculum vitae), passata in giudicato (articolo, di seguito solo art., 437 e seguenti, di seguito solo segg., del Codice di diritto processuale penale svizzero, di seguito solo CPP, e AI 43), con la quale, ritenuto colpevole per tutta una serie di reati simili a quelli dell’odierno dibattimento, è stato condannato ad una pena detentiva (art. 40 del Codice penale svizzero, di seguito solo CP) di 3 anni e 6 mesi previa deduzione del carcere preventivo sofferto (art. 51 CP e AI 5), da cui il fatto che l’odierna condanna, limitatamente al punto (di seguito solo pto.) 1.1 dell’AA, è da ritenersi parzialmente aggiuntiva (art. 49 capoverso, di seguito solo cpv., 2 CP) a quest’ultima sentenza del 29.8.2013 (AI 5 e VD all. 2 pag. 2 punti, di seguito solo pti., 3 e 3.1). Giovane padre intenzionato, ma solo a parole, a prendersi cura del figlio, che però non ha ancora riconosciuto, e della madre con i quali intrattiene però solo dei contatti telefonici (VD all. 1 pag. 2 II R e VI di polizia, di seguito solo PS, 18.10.2013 pag. 11), al momento del suo arresto provvisorio (art. 217 segg. CPP) del 17.10.2013 (AI 5) era a carico della pubblica assistenza (AI 5), inglobando questa sua unica entrata con degli asseriti lavoretti “
saltuari, ponteggi, vendemmie, ecc., per un importo variante a dipendenza delle ore di impiego tra fr. 200.- a fr. 500.-
” (VD all. 1 pag. 2 I R). Senza risparmi o liquidità, è fiscalmente esente (doc. TPC 9) con a carico 6 esecuzioni, periodo 26.6.2007/27.10.2009 per fr. 4'834.05 e 30 atti di carenza beni, periodo 12.12.2006/6.2.22014, per fr. 33'466.20 (doc. TPC 10). In buona salute (VD all. 1 pag. 2 IV R) malgrado pregressi disturbi per un asma bronchiale (AI 5, 7, 30 e 35), risultato positivo il 16.10.2013 ai cannabinoidi e alla cocaina (AI 5 e 30), una volta regolata la sua posizione giudiziaria è intenzionato a “
continuare per un’altra via, cercare un lavoro e iniziare un’attività
” (VD all. 1 pag. 2 III R).
III) Inizio dell’inchiesta e circostanze dell’arresto
3.
A seguito della querela di ACPR 1 (di seguito solo ACPR 1) in sede di VI PS 17.10.2013 (AI 5) IM 1 è stato arrestato provvisoriamente (art. 217 segg. CPP) la stessa sera (AI 5 e 35), per essere sentito dal PP il 18.10.2013 (AI 8) e deferito il giorno successivo, a motivo di un pericolo di collusione (art. 221 cpv. 1 lettera, di seguito solo lett., b CPP) e di recidiva (art. 221 cpv. 1 lett. c e 2 CPP), al Giudice dei provvedimenti coercitivi (di seguito solo GPC e AI 12) per i presupposti reati di lesioni gravi (art. 122 CP), lesioni semplici (art. 123 cifra, di seguito solo n., 1 CP), vie di fatto (art. 126 cpv. 1 CP), rapina (art. 140 n. 1 cpv. 1 CP), estorsione (art. 156 n. 1 CP), minaccia (art. 180 CP) e contravvenzione alla Legge federale sugli stupefacenti (di seguito solo LStup, art. 19a LStup). In data 20.10.2013 il GPC ne ha confermato la carcerazione preventiva (art. 220 cpv. 1 e 224 segg. CPP) sino al 17.12.2013 compreso (AI 13). Così come richiesto da lui stesso e dal suo difensore in sede di VI PP 9.12.2013 (AI 40), l’imputato è stato posto in esecuzione anticipata di pena (art. 236 cpv. 1 CPP) con effetto dal 10.12.2013 (AI 41) ed è in questo stato detentivo che compare in aula.
IV) Dichiarazioni predibattimentali e dibattimentali dell’imputato
4.
Richiamate le sue dichiarazioni in sede predibattimentale (PP 18.10.2013, 30.10.2013, 9.12.2013 e 8.1.2014, confronti 16.1.2014 con ACPR 1 e con il minorenne ACPR 3 , PS 17.10.2013 e GPC 20.10.2013) e dibattimentali, la sua posizione in merito alle varie imputazioni dell’AA può essere così brevemente riassunta:
a) pto. 1.1: il reato di tentata (art. 22 cpv. 1 CP) estorsione (art. 156 n. 3 CP) a danno di _ (di seguito solo _) è ammesso (PP 9.12.2013 pag. 2 e VD all. 1 pag. 2 VI R);
b) pti. 1.2 e 1.3: il reato di cui all’art. 156 n. 3 CP a danno di ACPR 1 è ammesso (PP 30.10.2013 pag. 16, 9.12.2013 da pag. 7 a 9 e VD all. 1 pag. 2 VI R);
c) pti. 2.1 e 2.2: i reati di ripetute lesioni semplici (art. 123 n. 1 CP) a danno di ACPR 1 sono ammessi (per il pto. 2.1 dell’AA PP 30.10.2013 pag. 15, 9.12.2013 pag. 7 e VD all. 1 pag. 2 VII R; per il pto. 2.2 dell’AA PP 18.10.2013 pag. 5, 30.10.2013 pag. 16, 9.12.2013 pag. 9, GPC 20.10.2013 pag. 2, PS 17.10.2013 pag. 4 e VD all. 1 pag. 2 VII R);
d) pti. 2.3 e 4: i reati di lesioni semplici (art. 123 n. 1 CP) e di ingiuria (art. 177 cpv. 1 CP) a danno di ACPR 2 (di seguito solo ACPR 2) sono ammessi (PP 30.10.2013 pag. 18, 9.12.2013 pag. 9 e 10, VD all. 1 pag. 2 e 3 VII e I R);
e) pto. 3: il reato di cui all’art. 139 n. 1 CP è contestato (PP 8.1.2014 pag. 2, confronti 16.1.2014 con ACPR 1 pag. 2 e 3 nonché con il minorenne ACPR 3 da pag. 2 a 4 e VD all. 1 pag. 2 VIII/IX R);
f) pto. 5: il reato di cui all’art. 19 cpv. 1 lett. d) LStup è ammesso (PP 30.10.2013 pag. 15 e 16, 9.12.2013 da pag. 10 a 12, doc. TPC 14 e VD all. 1 pag. 3 II/III/IV R);
g) pto. 6: il reato di contravvenzione alla LStup (art. 19a n. 1 LStup) è ammesso (PP 9.12.2013 pag. 12 e VD all. 1 pag. 3 V R);
h) tentata coazione (art. 181 CP in relazione con l’art. 22 cpv. 1 CP) subordinatamente minaccia (art. 180 cpv. 1 CP): entrambe le ipotesi accusatorie sono contestate (VD all. 1 pag. 3 e 4 VI/VII/VIII e I R).
V) Altre risultanze istruttorie
5.
In relazione alle varie imputazioni dell’AA la Corte richiama le seguenti risultanze:
a) pto. 1.1: PS _ 13.11.2013 pag. 2 e la sua lettera di dimissione del 27.9.2012 dall’ospedale regionale _ di _ attestante una contusione al ginocchio sinistro con un’escoriazione occipitale (AI 35);
b) pti. 1.2 e 1.3: PP ACPR 1 24.10.2013 pag. 4, 5, 6 e 10, PS ACPR 1 17.10.2013 pag. 2, _ (di seguito solo _) 21.10.2013 pag. 2 e 3 nonché _ (di seguito solo _) 30.10.2013 pag. 3 e 4;
c) pto. 2.1: PP ACPR 1 24.10.2013 pag. 3, PS ACPR 1 17.10.2013 pag. 3 e _ 30.10.2013 pag. 3;
d) pto. 2.2: PP ACPR 1 24.10.2013 pag. 6 e 9, PS ACPR 1 17.10.2013 pag. 4, _ 17.10.2013 pag. 2,_ 21.10.2013 pag. 2 e _ 30.10.2013 pag. 4, la diagnosi di ferita lacero-contusa al cuoio capelluto del 17.10.2013 di ACPR 1 (AI 5 e 9) e le relative fotografie presso l’ospedale _ di _ (di seguito solo _, doc. TPC 14);
e) pti. 2.3 e 4: PS ACPR 2 30.10.2013 da pag. 2 a 5, la registrazione della video sorveglianza del 10.10.2013 ore (di seguito solo h) 15:51/15:59 presso la stazione FFS di _ (AI 35), la diagnosi di trauma contusivo allo zigomo sinistro e occipitale non commotivo di medesima data di ACPR 2, le relative sue fotografie presso l’ospedale _ (AI 35) e l’AI 1 Inc. MP 2013.10067;
f) pto. 3: PP confronti 16.1.2014 con ACPR 1 pag. 2 e 3 e con il minorenne ACPR 3 da pag. 2 a 4, PS ACPR 1 12.12.2013 pag. 1 e 2, del minorenne ACPR 3 5.12.2013 pag. 2 e 3, AI 1 Inc. MP 2013.11540 e l’impossibilità per motivi tecnici di ottenere la registrazione video sorveglianza del 16.9.2013 dalla stazione FFS di _ (AI 55);
g) pto. 5: PS _ 6.2.2014 da pag. 6 a 10;
h) tentata coazione (art. 181 CP in relazione con l’art. 22 cpv. 1 CP) subordinatamente minaccia (art. 180 cpv. 1 CP): il fatto che malgrado il dire di ACPR 2 nel suo VI PS 30.10.2013 pag. 4 da “
Due giorni dopo
” a “
conoscenza da qualcuno
”, a fronte dell’espressa negazione di questa accusa da parte dell’imputato (considerando, di seguito solo cons., 4h di questa sentenza) si è tentato di organizzare un confronto dibattimentale tra i due (VD pag. 2) senza però riuscirci tanto che, alla fine, la pubblica accusa vi ha rinunciato (VD pag. 3).

VI) Diritto
6.
Trattandosi di un processo indiziario nella misura in cui l’imputato contesta i reati di furto (art. 139 n. 1 CP e cons. 4e) a danno del minorenne ACPR 3 (pto. 3 dell’AA) rispettivamente di tentata coazione (art. 181 CP in relazione con l’art. 22 cpv. 1 CP) e/o di minaccia (art. 180 cpv. 1 CP) a danno di ACPR 2 (doc. TPC 14 e cons. 4h) rivelasi opportuno ricordare che cosa s’intende con questo termine (cons. 6a) oltre a richiamare sia il principio in dubio pro reo (art. 10 cpv. 3 CPP e cons. 6b) sia quello della libera valutazione delle prove da parte del giudice (art. 10 cpv. 2 CPP e cons. 6c):
a) nel processo indiziario, l’indizio è una circostanza certa dalla quale si può trarre per induzione logica una conclusione circa la sussistenza o meno del fatto da provarsi e se la circostanza indiziante non è certa devono innanzitutto accertarla altri elementi di prova. Si può fondare il giudizio di condanna, mancando prove dirette, su indizi, che permettono un processo di induzione condotto con un metodo rigorosamente logico e preciso dovendo la condanna essere la logica conseguenza della corretta valutazione di quegli indizi, ritenuto che ove vi siano più indizi in relazione al fatto da provarsi il giudice deve avere cura di valutarli nel loro insieme e non isolatamente. Un giudizio può quindi fondarsi su indizi, purché correlati logicamente nel loro insieme, ritenuto che l’esistenza o meno di un fatto è provata quando il giudice ne è personalmente convinto e meglio moralmente certo. In particolare, nei processi indiziari nella valutazione della credibilità delle affermazioni di uno o più parti occorrerà esaminare i fatti e le circostanze concrete, e meglio se tali affermazioni, senza ispirarsi a motivi di odio o di rancore, appaiono e sono spontanee, lineari, costanti, univoche e disinteressate. Un approfondito esame delle differenti versioni tra le parti è il momento primo che il giudice deve porsi sulla via dell’accertamento della verità. Questo metodo di valutazione è stato più volte ribadito dal Tribunale Federale (di seguito solo TF) con la precisazione che, in assenza di riscontri oggettivi, la credibilità dell’autore, rispettivamente dei testimoni, assurge a punto centrale della valutazione delle prove, il tutto alfine di accertare, al di là di ogni dubbio oggettivo, che i fatti si sono svolti in un determinato modo. Rilevanti, per la valutazione delle opposte versioni, sono allora la linearità e la costanza nel tempo delle versioni date, la loro logica intrinseca, la loro verosimiglianza e la presenza o meno di indizi che ne supportino la verosimiglianza. A questo proposito va rilevato che le dichiarazioni rese dalle parti vanno lette nel loro insieme, tenuto conto del momento e dello stato d’animo in cui versavano le parti al momento in cui esse sono state rese, evitando di estrapolare singole parole od espressioni dal loro contesto e di dare loro delle semplici interpretazioni letterali, spesso illusorie o fallaci. In questo senso va sottolineato che il TF ha già avuto modo di stabilire che non tolgono credibilità ad una vittima delle contraddizioni che, rispetto allo svolgimento dei fatti nella loro integralità, si rivelano essere aspetti minori o secondari poiché esse vanno messe in conto all’emozione e allo spavento dovuto ad una simile prova. Occorre quindi esperire un attento esame del materiale probatorio ponendo la versione della vittima a confronto con gli elementi oggettivi certi e quindi verificare se il suo racconto è lineare, univoco, costante e privo di fronzoli, laddove per fronzoli non si intendono delle eventuali imperfezioni marginali, ma contraddizioni su punti determinanti che non consentono di accertare, al di là del dubbio oggettivo, che i fatti si sono svolti come raccontato;
b) il principio in dubio pro reo (art. 10 cpv. 3 CPP) è conseguenza della presunzione d’innocenza (art. 10 cpv. 1 CPP) garantita dagli art. 32 cpv. 1 della Costituzione federale, 6 n. 2 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali e 14 cpv. 2 Patti Onu II. Esso trova applicazione sia nell’ambito della valutazione delle prove sia in quello della ripartizione dell’onere probatorio. Riferito alla valutazione delle prove, esso significa che il giudice non può dichiararsi convinto dell’esistenza di una fattispecie più sfavorevole all’imputato quando, secondo una valutazione oggettiva del materiale probatorio, sussistano dubbi che i fatti si siano svolti in quel modo. La massima non impone però che l’amministrazione delle prove conduca ad una certezza assoluta di colpevolezza. Semplici dubbi astratti e teorici, tuttavia, non sono sufficienti, poiché sono sempre possibili, né una certezza assoluta può essere pretesa. Il principio è disatteso quando il giudice, che dispone di un ampio potere di apprezzamento, avrebbe dovuto nutrire, dopo un’analisi globale e oggettiva delle prove, rilevanti e insopprimibili dubbi sulla colpevolezza dell’imputato (DTF 127 I 38 nonché sentenze non pubblicate del TF 6B.203/2008 del 13.5.2008 e 1P.20/2002 del 19.4.2002). Il TF s’impone in quest’ambito un certo riserbo e interviene unicamente qualora il giudice condanni l’accusato, nonostante che una valutazione oggettiva delle risultanze probatorie implicasse la sussistenza di manifesti, rilevanti e insopprimibili dubbi sulla sua colpevolezza (DTF 127 I 38 e 124 IV 86). Sotto questo profilo il principio in dubio pro reo (art. 10 cpv. 3 CPP) ha la stessa portata del divieto d’arbitrio (DTF 133 I 149 e 120 IA 31). Il giudice non incorre nell’arbitrio quando le sue conclusioni, pur essendo opinabili, sono comunque sostenibili nel risultato (DTF 133 I 149, 132 III 209, 131 I 57, 129 I 217, 173 e 8). Una valutazione unilaterale dei mezzi di prova viola per contro il divieto dell’arbitrio. Un giudizio di colpevolezza può comunque poggiare, mancando prove materiali inoppugnabili o riscontri peritali decisivi, su indizi atti a fondare il convincimento del giudice (sentenza non pubblicata del TF 1P.20/2002 del 19.4.2002);
c) giusta l’art. 10 cpv. 2 CPP il giudice valuta liberamente le prove secondo il convincimento che trae dall’intero incarto. Il principio della libera valutazione delle prove (art. 10 cpv. 2 CPP) non significa che i fatti possano venire accertati secondo il buon volere del giudice o le soggettive sue convinzioni. Esso significa, invece, che chi giudica non è vincolato a regole scritte o non scritte riguardanti il valore delle prove, ma statuisce esclusivamente sulla scorta di un esame coscienzioso, dettagliato e fondato su criteri oggettivi di tutti gli elementi probatori agli atti e di tutte le circostanze a carico e a scarico, senza altresì essere vincolato da norme sul valore probante astratto dei diversi mezzi di prova (SCHMID, Schweizerische Strafprozessordnung Praxiskommentar, Dike AG, Zurigo/San Gallo 2009, art. 10 n. 4 e 5, VERNIORY, Commentaire Romand, Code de procédure pénale suisse, Helbing Lichtenhahn, Basilea 2011, art. 10 n. 35 segg., BERNASCONI, Codice svizzero di procedura penale Commentario, Dike AG, Zurigo/San Gallo 2010, art. 10 n. 15 e 16 nonché DTF 133 I 33 e 117 Ia 401). Il principio della libera valutazione delle prove (art. 10 cpv. 2 CPP) significa che non vi è una gerarchia dei mezzi di prova, ragion per cui, ad esempio, la deposizione di un testimone non ha di principio maggior valore probante di quella di una persona informata sui fatti o di quella dello stesso imputato o di una parte lesa (sentenze non pubblicate del TF 6B.936/2010 del 28.6.2011 e 6B.10/2010 del 10.5.2010). Il giudice deve sempre formare il proprio convincimento unicamente sulla concreta forza persuasiva, valutata in modo approfondito e oggettivo, di un determinato mezzo di prova (HOFER, Basler Kommentar, Schweizerische Strafprozessordnung, Helbling Lichtenhahn, Basilea 2011, art. 10 n. 58 segg., SCHMID, op. cit., art. 10 n. 5 e BERNASCONI, op. cit., art. 10 n. 23). Nell’accertamento dei fatti e nella valutazione delle prove, di cui in sentenza deve essere data congrua motivazione (sentenza non pubblicata del TF 6B.10/2010 del 10.5.2010), il giudice continua a disporre di un ampio potere di appezzamento (DTF 129 I 8 e 118 Ia 28 nonché sentenza non pubblicata del TF 6P.218/2006 del 30.3.2007).
7.
In merito alle norme di diritto materiale applicabili alla presente fattispecie si ricorda che:
a) giusta l’art. 156 n. 1 CP chi, per procacciare a sé o ad altri un indebito profitto, usando violenza contro una persona o minacciandola di un grave danno la induce ad atti pregiudizievoli al patrimonio proprio o altrui è punito con una pena detentiva (art. 40 CP) sino a cinque anni o con una pena pecuniaria (art. 34 segg. CP) ricordato come giusta il n. 3 di questa norma se il colpevole commette il reato usando violenza contro una persona o minacciandola di un pericolo imminente alla vita o all’integrità corporale la pena è quella comminata alla rapina semplice (art. 140 n. 1 CP), quindi una pena detentiva (art. 40 CP) sino a dieci anni o una pena pecuniaria (art. 34 segg. CP) non inferiore a 180 aliquote giornaliere;
b) giusta l’art. 22 cpv. 1 CP chi avendo cominciato l’esecuzione di un crimine (art. 10 cpv. 2 CP) o di un delitto (art. 10 cpv. 3 CP), non compie o compie senza risultato o senza possibilità di risultato tutti gli atti necessari alla consumazione del reato può essere punito con una pena attenuata;
c) giusta l’art. 123 n. 1 CP chi intenzionalmente cagiona un danno in altro modo al corpo o alla saluta di una persona è punito, a querela di parte (art. 30 segg.), con una pena detentiva (art. 40 CP) sino a tre anni o con una pena pecuniaria (art. 34 segg. CP);
d) giusta l’art. 139 n. 1 CP chi, per procacciare a sé o ad altri un indebito profitto, sottrae al fine di appropriarsene una cosa mobile altrui, è punito con una pena detentiva (art. 40 CP) sino a cinque anni o con una pena pecuniaria (art. 34 segg. CP);
e) giusta l’art. 177 cpv. 1 CP chi offende in altro modo con parole, scritti, immagini, gesti o vie di fatto l’onore di una persona è punito, a querela di parte (art. 30 segg. CP), con una pena pecuniaria (art. 34 segg. CP) sino a 90 aliquote giornaliere;
f) giusta l’art. 19 cpv. 1 lett. d) LStup chi, senza essere autorizzato, acquista stupefacenti è punito con una pena detentiva (art. 40 CP) sino a tre anni o con una pena pecuniaria (art. 34 segg. CP);
g) giusta l’art. 19a n. 1 LStup chi, senza essere autorizzato, consuma intenzionalmente stupefacenti oppure commette un’infrazione giusta l’art. 19 di questa legge per assicurarsi il proprio consumo, è punito con la multa (art. 106 cpv. 1 CP);
h) giusta l’art. 181 CP chi, usando violenza o minaccia di grave danno contro una persona o intralciando in altro modo la libertà d’agire di lei, la costringe a fare, omettere o tollerare un atto è punito con una pena detentiva (art. 40 CP) sino a tre anni o con una pena pecuniaria (art. 34 segg. CP);
i) giusta l’art. 180 cpv. 1 CP chi, usando grave minaccia, incute spavento o timore a una persona è punito, a querela di parte (art. 30 segg. CP), con una pena detentiva (art. 40 CP) sino a tre anni o con una pena pecuniaria (art. 34 segg. CP).
8.
Trovandone adempiuti i presupposti oggettivi e soggettivi di legge la Corte, in forza alle risultanze di causa e alle stesse ammissioni dell’imputato, non ha avuto dubbio alcuno per riconoscere IM 1 autore colpevole dei reati di ripetuta estorsione consumata e tentata (art. 156 n. 3 CP in relazione con l’art. 22 cpv. 1 CP, WEISSENBERGER, Basler Kommentar, Strafrecht II, Helbing Lichtenhahn, Basilea 2007, art. 156 n. 4 segg. e 30 segg., JENNY, Basler Kommentar, Strafrecht I, Helbing Lichtenhahn, Basilea 2007, art. 22 n. 1 segg.,
TRECHSEL/CRAMERI
,
Schweizerisches Strafgesetzbuch, Praxiskommentar, Dike AG, Zurigo/San Gallo 2008,
art. 156 n. 1 segg.,
TRECHSEL/JEAN-RICHARD
,
Schweizerisches Strafgesetzbuch, Praxiskommentar, Dike AG, Zurigo/San Gallo 2008,
art. 22 n. 1 segg.,
STRATENWERTH/WOHLERS, Schweizerisches Strafgesetzbuch, Handkommentar, Stämpfli AG, Berna 2007, art. 22 n. 1 segg. e art. 156 n. 5 e 7,
CORBOZ
,
Les infractions en droit suisse, Volume I, Stämpfli SA, Berna 2010,
art. 156 n. 22 segg. e 30,
DUPUIS/GELLER/MONNIER/MOREILLON/PIGUET/BETTEX/STOLL, Code pénal, Helbing Lichtenhahn, Basilea 2012, art. 22 n. 4 segg. e art. 156 n. 17 segg. e 23 segg., HURTADO POZO, Commentaire Romand, Code pénal I, Helbing Lichtenhahn, Basilea 2009, art. 22 n. 7 segg. e FAVRE/PELLET/STOUDMANN, Code Pénal Annoté, Editions Bis & Ter Snc, Losanna 2011
,
art. 22 n. 1.2 segg.) a danno di Di Dio (cons. 4a e 5a, VD all. 2 pag. 1 pti. 1, 1.1 e 1.1.1) e di Murania (cons. 4b e 5b, VD all. 2 pag. 1 pti. 1, 1.1 e 1.1.2), di ripetute lesioni semplici (art. 123 n. 1 CP, ROTH/BERKEMEIER, Basler Kommentar, Strafrecht II, Helbing Lichtenhahn, Basilea 2007, art. 123 n. 3 segg. e 36 segg.,
TRECHSEL/FINGERHUTH
,
Schweizerisches Strafgesetzbuch, Praxiskommentar, Dike AG, Zurigo/San Gallo 2008,
art. 123 n. 2 e 11,
STRATENWERTH/WOHLERS, op. cit., art. 123 n. 1 segg. e 5,
CORBOZ
, op. cit., art. 123 n. 2 segg. e 17,
DUPUIS/GELLER/MONNIER/MOREILLON/PIGUET/BETTEX/STOLL, op. cit., art. 123 n. 4 segg. e 12 nonché FAVRE/PELLET/STOUDMANN, op. cit., art. 123 n. 1.1 segg.) a danno di ACPR 1 (cons. 4c, 5c e 5d, VD all. 2 pag. 1 pti. 1, 1.2 e 1.2.1) e di ACPR 2 (cons. 4d e 5e, VD all. 2 pag. 1 e 2 pti. 1, 1.2 e 1.2.2), di ingiuria (art. 177 cpv. 1 CP, RIKLIN, Basler Kommentar, Strafrecht II, Helbing Lichtenhahn, Basilea 2007, art. 177 n. 2 segg. e 9,
TRECHSEL/LIEBER
,
Schweizerisches Strafgesetzbuch, Praxiskommentar, Dike AG, Zurigo/San Gallo 2008,
art. 177 n. 1 segg. e 6,
STRATENWERTH/WOHLERS, op. cit., art. 177 n. 1 segg. e 4,
CORBOZ
, op. cit., art. 177 n. 2 segg. e 24 segg.,
DUPUIS/GELLER/MONNIER/MOREILLON/PIGUET/BETTEX/STOLL, op. cit., art. 177 n. 1 segg. e 19 segg. nonché FAVRE/PELLET/STOUDMANN, op. cit., art. 177 n. 1.1 segg.) a danno di ACPR 2 (cons. 4d e 5e, VD all. 2 pag. 1 e 2 pti. 1 e 1.4) nonché di infrazione (art. 19 cpv. 1 lett. d LStup, cons. 4f e VD all. 2 pag. 1 e 2 pti. 1 e 1.5) e di contravvenzione alla LStup (art. 19a n. 1 LStup, cons. 4g e VD all. 2 pag. 1 e 2 pti. 1 e 1.6).
9.
In merito al reato di cui al pto. 3 dell’AA la Corte ha comparato le dichiarazioni rese in istruttoria dai vari protagonisti (cons. 4e e 5f) e ha concluso, malgrado la differente opinione difensiva (VD pag. 3), per il riconoscimento del reato di furto (art. 139 n. 1 CP) a danno del minorenne ACPR 3, da cui la relativa condanna di IM 1 anche per questa imputazione (VD all. 2 pag. 1 e 2 pti. 1 e 1.3), essendone pacificamente adempiuti i presupposti oggettivi (NIGGLI/RIEDO, Basler Kommentar, Strafrecht II, Helbing Lichtenhahn, Basilea 2007, art. 139 n. 9 segg.,
TRECHSEL/CRAMERI
, op. cit., art. 139 n. 1 segg.,
STRATENWERTH/WOHLERS, op. cit., art. 139 n. 2 segg.,
CORBOZ
, op. cit., art. 139 n. 1 segg.,
DUPUIS/GELLER/MONNIER/MOREILLON/PIGUET/BETTEX/STOLL, op. cit., art. 139 n. 7 segg. e FAVRE/PELLET/STOUDMANN, op. cit., art. 139 n. 1.2 segg.) e soggettivi (NIGGLI/RIEDO, op. cit., art. 139 n. 63 segg., STRATENWERTH/WOHLERS, op. cit., art. 139 n. 7,
CORBOZ
, op. cit., art. 139 n. 8 segg.,
DUPUIS/GELLER/MONNIER/MOREILLON/PIGUET/BETTEX/STOLL, op. cit., art. 139 n. 13 segg. e FAVRE/PELLET/STOUDMANN, op. cit., art. 139 n. 1.9 segg.). Richiamati i principi enunciati ai cons. 6b e 6c la Corte, a fondamento di questa sua decisione, ricorda che le dichiarazioni rilasciate in merito dal minorenne ACPR 3 e da ACPR 1 sono sempre state concordi, lineari, ripetute e disinteressate (cons. 6a), oltre ad essere state confermate in sede di confronto del 16.1.2014 (cons. 5f), ciò che non era per nulla scontato visto anche solo il timore che entrambi potevano avere nel vederselo davanti. In opposizione a ciò si ha invece un imputato che, perlomeno all’inizio dell’inchiesta, non ha assolutamente avuto un comportamento totalmente collaborativo e veritiero, che ha volontariamente negato le sue responsabilità o le ha minimizzate al massimo - fatto che non può che azzerare il senso della sua dichiarazione di estraneità a questo crimine (art. 10 cpv. 2 CP) avendo finalmente deciso di prendersi “
tutte le sue responsabilità, ma solo per quanto effettivamente fatto
” (VD pag. 4) - senza altresì dimenticare, previo richiamo delle sue pregresse sentenze di condanna (cons. 2), come gli agiti di cui al pto. 3 dell’AA si iscrivono in quella che è la sua tipologia di reati.
10.
A differenza dell’accusa di furto (art. 139 n. 1 CP), le accuse di cui allo scritto 3.4.2014 del PP (doc. TPC 14) non hanno fatto oggetto di confronto. Con questo la Corte non vuole sostenere che ACPR 2 abbia detto il falso e che quindi i fatti da lei raccontati nel suo VI PS 30.10.2013 a pag. 4 (cons. 5h) non possano essere avvenuti così come da lei indicato, ma l’assenza di un contraddittorio (cons. 5h) e la negazione dell’imputato (cons. 4h) rendono ancora ipotizzabile l’applicazione, in suo favore, del principio in dubio pro reo (cons. 6b) e quindi il suo proscioglimento (VD pag. 3) dal reato di tentata (art. 22 cpv. 1 CP) coazione (art. 181 CP) e/o di minaccia (art. 180 cpv. 1 CP e VD all. 2 pag. 2 pto. 2) a danno di ACPR 2 per i fatti asseritamente avvenuti a _, il 12.10.2013.
VII) Colpa, prognosi, pena
11.
Per quel che concerne le norme di diritto concretamente applicabili si ricorda che:
a) giusta l’art. 47 cpv. 1 CP il giudice commisura la pena alla colpa dell’autore tenendo conto della vita anteriore e delle condizioni personali di lui oltre che dell’effetto che la pena avrà sulla sua vita ricordato come giusta il cpv. 2 di detta norma la colpa del reo è determinata secondo il grado di lesione o esposizione a pericolo del bene giuridico offeso, secondo la reprensibilità dell’offesa, i moventi e gli obiettivi perseguiti nonché tenuto conto delle circostanze interne ed esterne, rispettivamente secondo la possibilità che l’autore aveva di evitare l’esposizione a pericolo o la lesione;
b) giusta l’art. 40 CP la durata della pena detentiva è di regola di almeno 6 mesi, la durata massima è di 20 anni, rispettivamente a vita se la legge lo dichiara espressamente;
c) giusta l’art. 42 cpv. 1 CP il giudice sospende di regola l’esecuzione di una pena pecuniaria (art. 34 segg. CP), di un lavoro di pubblica utilità (art. 37 segg. CP) o di una pena detentiva (art. 40 CP) di 6 mesi a 2 anni se una pena senza condizionale non sembra necessaria per trattenere l’autore dal commettere nuovi crimini (art. 10 cpv. 2 CP) o delitti (art. 10 cpv. 3 CP) ricordato come giusta il cpv. 2 di questa norma se nei 5 anni prima del reato l’autore è stato condannato a una pena detentiva (art. 40 CP) di almeno 6 mesi, con o senza condizionale, o a una pena pecuniaria (art. 34 segg. CP) di almeno 180 aliquote giornaliere, la sospensione è possibile soltanto in presenza di circostanze particolarmente favorevoli;
d) giusta l’art. 48a cpv. 1 CP se attenua la pena il giudice non è vincolato alla pena minima comminata ricordato come giusta il cpv. 2 di questa norma il giudice può pronunciare una pena di genere diverso da quello comminato, ma è vincolato al massimo e al minimo legali di ciascun genere di pena;
e) giusta l’art. 49 cpv. 1 CP quando per uno o più reati risultano adempiute le condizioni per l’inflizione di più pene dello stesso genere, il giudice condanna l’autore alla pena prevista per il reato più grave aumentandola in misura adeguata ritenuto che non può tuttavia aumentare di oltre la metà il massimo della pena comminata e che é in ogni modo vincolato al massimo legale del genere di pena, ricordato come giusta il cpv. 2 di questa norma se deve giudicare un reato che l’autore ha commesso prima di essere stato condannato per un altro fatto, il giudice determina la pena complementare in modo che l’autore non sia punito più gravemente di quanto sarebbe stato se i diversi reati fossero stati compresi in un unico giudizio;
f) giusta l’art. 50 CP se la sentenza deve essere motivata il giudice vi espone anche le circostanze rilevanti per la commisurazione della pena e la loro ponderazione;
g) giusta l’art. 51 CP il giudice computa nella pena il carcere preventivo scontato nell’ambito del procedimento in atto o di un altro procedimento ritenuto come un giorno di carcere corrisponde ad una aliquota giornaliera di pena pecuniaria (art. 34 segg. CP) o a 4 h di lavoro di pubblica utilità (art. 37 segg. CP);
h) giusta l’art. 106 cpv. 1 CP se la legge non dispone altrimenti il massimo della multa è di fr. 10'000.- ricordato come giusta il cpv. 2 di questa norma in caso di suo mancato pagamento per colpa dell’autore, il giudice ordina nella sentenza una pena detentiva (art. 40 CP) sostitutiva da un minimo di 1 giorno a un massimo di 3 mesi e che giusta il relativo cpv. 3 il giudice commisura la multa (art. 106 CP) e la pena detentiva (art. 40 CP) sostitutiva alle condizioni dell’autore in modo che questi sconti una pena adeguata alla sua colpevolezza.
12.
La colpa (art. 47 CP) di IM 1 è oggettivamente grave poiché solo poche settimane dopo una condanna ad una pena detentiva (art. 40 CP) di 3 anni e 6 mesi e nell’attesa di un processo d’appello a cui ha successivamente rinunciato (cons. 2), ha ricominciato a delinquere commettendo dei crimini (art. 10 cpv. 2 CP) odiosi come quelli di estorsione (art. 156 n. 3 CP) e di ripetute lesioni semplici (art. 123 n. 1 CP). Un tale agire non può più trovare comprensione né nel suo difficile passato né nel suo diagnosticato disturbo della personalità (cons. 2) in quanto, a tutt’oggi, gli sono sempre stati dati tutti i mezzi e le possibilità per raddrizzare la sua vita che, invece, è solo lui che continua a voler gettare alle ortiche. E, nella commisurazione di questa nuova pena, poco importa che le somme estorte a ACPR 1 fossero di poche decine di franchi (pti. 1.2 e 1.3 dell’AA) o che le lesioni fisiche occasionate sia a lui (pti. 2.1 e 2.2 dell’AA) sia a ACPR 2 (pto. 2.3 dell’AA) abbiano potuto guarire in relativamente poco tempo. E’ infatti la tipologia propria di questi due reati che rende oltremodo grave l’agire dell’imputato che, grazie all’uso di ripetute minacce o violenze, ha volontariamente leso l’integrità corporale e/o il patrimonio delle vittime prescelte, in specie qui, ancor più gravemente vuoi per la assillante ripetitività delle sue richieste economiche a danno di ACPR 1, vuoi per la differenza d’età tra la sua, oggi ventisettenne, e quelle delle sue vittime, che varia da 16 a 23 anni. E’ poi ampiamente data la pericolosità sociale e la manifesta prognosi negativa dell’imputato (cons. 2 e 11c) che, ammesso e non concesso che sia ancora possibile, se non riuscirà a trovare in sé stesso la voglia di realmente cambiare già evidenzia tutti gli aspetti di un non più recuperabile delinquente abituale. Ricordato che l’estorsione qualificata di cui all’art. 156 n. 3 CP prevede una pena detentiva (art. 40 CP) minima di 6 mesi vista la comminatoria di legge di cui all’art. 140 n. 1 CP, la ripetitività di questo crimine (art. 10 cpv. 2 CP) a danno di due diverse persone ed il concorso dei reati (art. 49 cpv. 1 CP) con le altre imputazioni di cui ai pti. da 2 a 6 dell’AA avrebbero di certo giustificato l’erogazione di una pena più significativa se la Corte non avesse dovuto dare alcun peso all’estorsione (art. 156 n. 3 CP) di cui al pto. 1.1 dell’AA in quanto, ma solo per questa imputazione, pena parzialmente aggiuntiva (art. 49 cpv. 2 CP) a quella del 29.8.2013 (cons. 2), la cui significativa durata ha di certo influenzato, e non poco, l’odierna decisione di condanna. Da ciò, tutto ben ponderato, partendo per le accuse riconosciute nell’AA da una pena teorica di 2 anni, la Corte, preso atto, quali unici possibili fattori di riduzione, della sua parziale (cons. 4a, 4b, 4c. 4d, 4f e 4g) e non totale (cons. 4e) confessione e della significativa durata della pena comminatagli il 29.8.2013 (cons. 2), ha fissato l’odierna sua condanna in 1 anno e 6 mesi di pena detentiva (art. 40 CP), evidentemente da espiare non essendo dati i presupposti di cui all’art. 42 cpv. 1 e 2 CP (cons. 11c), con deduzione del carcere preventivo sofferto (art. 51 CP e VD all. 2 pag. 2 pti. 3 e 3.1). Inoltre, richiamata la comminatoria di pena di cui all’art. 19a n. 1 LStup (cons. 7g) e il pto. 6 dell’AA, l’imputato è stato condannato al pagamento di una multa (art. 106 cpv. 1 CP) di fr. 300.- con l’avvertenza che in caso di mancato pagamento per colpa sarà sostituita con una pena detentiva (art. 40 CP) di 3 giorni (art. 106 cpv. 2 CP e VD all. 2 pag. 2 pti. 3 e 3.2).
VIII) Le pretese di diritto civile
13.
Giusta l’art. 122 cpv. 1 CPP il danneggiato può, in veste di accusatore privato (di seguito solo AP), far valere in via adesiva nel procedimento penale pretese di diritto civile desunte dal reato (SCHMID, op. cit., art. 122 n. 1 segg., DOLGE, Basler Kommentar, Schweizerische Strafprozessordnung, Helbing Lichtenhahn, Basilea 2011, art. 122 n. 1 segg., JEANDIN/MATZ, Commentaire Romand, Code de procédure pénale suisse, Helbing Lichtenhahn, Basilea 2011, art. 122 n. 1 segg. e GALLIANI/MARCELLINI, Codice svizzero di procedura penale Commentario, Dike AG, Zurigo/San Gallo 2010, art. 122 n. 1 segg.). E’ AP il danneggiato che dichiara espressamente a un’autorità di perseguimento penale, per scritto o oralmente a verbale, ma al più tardi alla conclusione della procedura preliminare, di voler partecipare al procedimento penale con un’azione penale, con la quale può chiedere il perseguimento e la condanna del responsabile del reato, rispettivamente o anche solo con un’azione civile, con la quale può far valere in via adesiva delle pretese di diritto privato desunte dal reato (art. 118 cpv. 1 e 3 nonché 119 CPP, SCHMID, op. cit., art. 118 n. 1 segg. e art. 119 n. 1 segg., MAZZUCCHELLI/POSTIZZI, Basler Kommentar, Schweizerische Strafprozessordnung, Helbing Lichtenhahn, Basilea 2011, art. 118 n. 1 segg. e art. 119 n. 1 segg., JEANDIN/MATZ, op. cit., art. 118 n. 1 segg. e art. 119 n. 1 segg. nonché GALLIANI/MARCELLINI, op. cit., art. 118 n. 1 segg. e art. 119 n. 1 segg.). In quest’ultimo caso la pretesa fatta valere deve per quanto possibile essere quantificata nella dichiarazione scritta o verbale di cui all’art. 119 cpv. 1 CPP e succintamente motivata per iscritto, ma al più tardi in sede d’arringa, indicando i mezzi di prova invocati (art. 123 CPP, SCHMID, op. cit., art. 123 n. 1 segg., DOLGE, op. cit., art. 123 n. 1 segg., JEANDIN/MATZ, op. cit., art. 123 n. 1 segg. e GALLIANI/MARCELLINI, op. cit., art. 123 n. 1 segg.). Il giudice pronuncia sull’azione civile promossa in via adesiva (art. 122 segg. CPP) se, in particolare, dichiara colpevole l’imputato (art. 126 cpv. 1 lett. a CPP, SCHMID, op. cit., art. 126 n. 1 segg., DOLGE, op. cit., art. 126 n. 12 segg., JEANDIN/MATZ, op. cit., art. 126 n. 5 segg. e GALLIANI/MARCELLINI, op. cit., art. 126 n. 4 segg.) anche se può rinviare il richiedente al foro civile se l’AP non ha sufficientemente quantificato o motivato la sua azione (art. 126 cpv. 2 lett. b CPP, SCHMID, op. cit., art. 126 n. 10 segg., DOLGE, op. cit., art. 126 n. 36 segg., JEANDIN/MATZ, op. cit., art. 126 n. 21 e GALLIANI/MARCELLINI, op. cit., art. 126 n. 16) ricordato che qualora il giudizio completo sulle pretese civili comportasse un onere sproporzionato può limitarsi a pronunciare sulle stesse una decisione di principio, rinviando per il resto al foro civile anche se, per quanto possibile, le pretese di esigua entità dovrebbero essere giudicate interamente in sede penale (art. 126 cpv. 3 CPP, SCHMID, op. cit., art. 126 n. 15 segg., DOLGE, op. cit., art. 126 n. 44 segg., JEANDIN/MATZ, op. cit., art. 126 n. 24 segg. e GALLIANI/MARCELLINI, op. cit., art. 126 n. 19 segg.).
14.
Giusta l’art. 433 cpv. 1 lett. a) CPP l’imputato deve indennizzare adeguatamente l’AP delle spese necessarie da lui sostenute nel procedimento se vince la causa (SCHMID, op. cit., art. 433 n. 1 segg., WEHRENBERG/BERNHARD, Basler Kommentar Schweizerische Strafprozessordnung, Helbing Lichtenhahn, Basilea 2011, art. 433 n. 3 segg., MIZEL/RETORNAZ, Commentaire Romand, Code de procédure pénale suisse, Helbing Lichtenhahn, Basilea 2011, art. 433 n. 1 segg. e MINI, Codice svizzero di procedura penale Commentario, Dike AG, Zurigo/San Gallo 2010, art. 433 n. 1 segg.), ricordato che, conformemente al cpv. 2 di questa norma, l’AP deve inoltrare la sua istanza d’indennizzo all’autorità penale, quantificando e comprovando le proprie pretese, pena la non entrata nel merito (SCHMID, op. cit., art. 433 n. 9 segg., WEHRENBERG/
BERNHARD
, op. cit., art. 433 n. 12 segg., MIZEL/RETORNAZ, op. cit., art. 433 n. 12 segg. e MINI, op. cit., art. 433 n. 3).
15.
In merito alla determinazione della retribuzione del patrono d’ufficio l’art. 138 cpv. 1 prima frase CPP rinvia all’art. 135 cpv. 1 CPP secondo cui la stessa soggiace alla tariffa d’avvocatura del Cantone in cui si svolge il procedimento, nel caso concreto il Regolamento cantonale sulla tariffa per i casi di patrocinio d’ufficio e di assistenza giudiziaria e per la fissazione delle ripetibili (di seguito solo RL 3.1.1.7.1). Conformemente all’art. 4 cpv. 1 RL 3.1.1.7.1 l’onorario dell’avvocato che opera in regime di assistenza giudiziaria è calcolato secondo il tempo di lavoro sulla base della tariffa di fr. 180.-/h, ricordato come giusta l’art. 5a cpv. 1 e 2 RL 3.1.1.7.1 l’onorario dell’avvocato per la partecipazione a interrogatori al di fuori dell’orario di lavoro usuale, stabilito per legge tra le h 22:00 e le h 8:00 dei giorni feriali rispettivamente nei giorni festivi ufficiali e di sabato, è fissato a fr. 250.-/h. Parimenti si rammenta come in forza alla pluriannuale giurisprudenza dell’allora giudice dell’istruzione e dell’arresto quale autorità di tassazione delle note professionali prima dell’1.1.2011 la retribuzione del patrono d’ufficio deve essere fissata tenendo in considerazione l’importanza della pratica, le difficoltà giuridiche e fattuali così come il tempo impiegato (DTF 122 I 2), non essendo decisivo per il calcolo il tempo effettivamente impiegato bensì il dispendio medio di un patrono diligente secondo la comune esperienza nella trattazione di un mandato di analoga complessità. Inoltre, non vengono rimunerati interventi oltre lo stretto necessario o che sono da considerare eccessivi, ricordato che nell’assistenza giudiziaria lo Stato non deve assumersi prestazioni di sostegno morale o di aiuto sociale. In merito alle spese l’art. 6 cpv. 1 e 2 RL 3.1.1.7.1 prevede che al patrono d’ufficio possono essere riconosciute le spese vive effettivamente sopportate o, in alternativa, un importo forfetario in % dell’onorario quale rimborso di quelle di cancelleria, di spedizione, di comunicazione, di fotocopiatura e di apertura e archiviazione dell’incarto oltre alle altre spese sostenute nell’interesse del cliente, tra le quali si ricordano, in particolare, quelle di trasferta.
16.
Quo alla nozione di torto morale si rammenta come la sua riparazione presupponga, da un lato, una lesione dei diritti della personalità quali, a titolo di esempio non esaustivo, la vita, l’integrità fisica e psichica o anche l’onore (DESCHENAUX/TERCIER, La responsabilité civile, Stämpfli & Cie SA, Berna 1975, pag. 54 segg., BREHM, Berner Kommentar, Obligationenrecht, Allgemeine Bestimmungen, Stämpfli AG, Berna 2006, art. 47 LF di complemento del Codice civile svizzero, di seguito solo CO, no 12 segg., BREHM, La réparation du dommage corporel en responsabilité civile, Staempfli SA, Berna 2002, pag. 314 segg. e DTF 108 II 422) e, d’altro lato, una sofferenza fisica e psichica della persona lesa - la riparazione del danno copre non soltanto le sofferenze fisiche ma anche, e soprattutto, le sofferenze morali (DTF 115 II 156 e 102 II 22) - che vada al di là di quanto una persona possa normalmente sopportare, ritenuto che la condanna al pagamento di un’indennità si giustifica soltanto nei casi di una certa gravità (DESCHENAUX/TERCIER, op. cit., pag. 93 e BREHM, op. cit., art. 47 CO n. 27 segg. nonché DTF 110 II 61, 102 II 211 e 89 II 396). Nella determinazione dell’indennità il giudice gode di un’ampia libertà di apprezzamento delle circostanze concrete, in particolare del genere e gravità del pregiudizio subito, dell’intensità e della durata delle conseguenze sulla personalità della vittima e, infine, del grado di colpa dell’autore (DTF 118 II 410, 116 II 733 e 295, 115 II 156 e 30 nonché SJ 1993 pag. 195). Si dovrà tener conto pure delle conseguenze soggettive della lesione subita e in particolar modo dell’intensità delle sofferenze e del dolore patito (DTF 108 II 422). Così come precisato dalla giurisprudenza l’indennità assegnata a titolo di torto morale non può essere fissata secondo meri criteri matematici, ma soltanto stimata, tenendo conto dei criteri sopraelencati, applicando le regole del diritto e dell’equità (DTF 121 II 375 e 117 II 50). L’indennità per torto morale, essendo destinata a riparare un danno che, per sua stessa natura, non può che difficilmente essere ridotto a un importo di denaro, non può eccedere certi limiti. Ciò nonostante l’indennità deve risultare equa e quindi deve essere proporzionata alla gravità del pregiudizio, ritenuta che essa non deve apparire derisoria per la vittima.
17.
Con istanza 8.4.2014 (doc. TPC 15 e VD pag. 3) così come in arringa (art. 346 cpv. 1 lett. b CPP e VD pag. 3) l’avvocatessa (di seguito solo avv.) RAAP 1 (di seguito solo RAAP 1), patrona d’ufficio dell’AP ACPR 1 (AI 48) dal 24.10.2013 (AI 27), ha chiesto che IM 1 fosse condannato al pagamento di fr. 5'010.65, di cui fr. 30.- per risarcimento danni, fr. 1'000.- per torto morale e fr. 3'980.65 per spese legali (AI 63, doc. TPC 15 e VD pag. 3). La Corte, tenuto conto delle risultanze d’istruttoria, dell’esito dibattimentale e delle contestazioni espresse in merito dall’imputato (VD all. 1 pag. 4 V R), ha deciso quanto segue:
a) risarcimento danni
richiamati i cons. 4b, 5b e 8 la pretesa per fr. 30.-, essendo comprovata e non contestata dall’imputato, è accolta (VD all. 2 pag. 2 pti. 4 e 4.1);
b) torto morale
richiamata la giurisprudenza vigente in materia per casi simili a quello in esame (HÜTTE/DUCKSCH, Die Genugtuung, Schulthess Juristische Medien AG, Zurigo/Basilea/Ginevra 2005) il richiesto risarcimento di fr. 1'000.- (doc. TPC 15) è stato ritenuto eccessivo e riportato, anche tenendo debitamente conto delle sofferenze sia fisiche che psichiche sofferte da ACPR 1, a fr. 500.- (VD all. 2 pag. 2 pti. 4 e 4.1);
c) spese legali
c1) fattura del 31.1.2014 (AI 63)
c1.1 la posta 28.10.2013 “
Corrispondenza
” non è stata riconosciuta in quanto non agli atti;
c1.2 la posta 7.1.2014 “
lettera a MP
” è ridotta di 5 minuti (di seguito solo min);
da cui, complessivamente, un primo onorario di fr. 1'425.- pari a 475 min a fr. 180.-/h, delle spese per fr. 266.- pari a fr 273.- ./. fr. 7.- ed un’imposta sul valore aggiunto (di seguito solo IVA) di fr. 135.30 pari all’8% di fr. 1'691.-;
c2) fattura dell’8.4.2014 (doc. TPC 15)
c2.1 la posta 4.2.2014 “
lettera a cliente
” è ridotta di 10 min;
c2.2 la posta 4.2.2014 “
esame atto d’accusa
” è ridotta di 10 min;
c2.3 la posta 27.3.2014 “
tel. a cliente
” è ridotta di 5 min;
c2.4 la posta 7.4.2014 “
colloquio cliente
” è ridotta di 5 min;
c2.5 la posta 8.4.2014 “
lettera a TPC
” è ridotta di 5 min;
c2.6 la posta 8.4.2014 “
dibattimento
” è riportata a 165 min (h 9.30/12.15), quindi ./. 285 min, con l’aggiunta di ulteriori 30 min per lettura e breve commento al dispositivo;
c2.7 la posta 8.4.2014 “
pratiche conclusive con cliente (colloqui, ecc..)
” è ridotta di 50 min;
c2.8 la posta 8.4.2014 “
spese conclusive con cliente (invio copia sentenza ecc.)
” è riportata a fr. 10.-;
da cui, complessivamente, un secondo onorario di fr. 750.- pari a 250 min a fr. 180.-/h, delle spese per fr. 87.80 pari a fr. 127.80 ./. fr. 40.- e un IVA di fr. 67.- pari all’8% di fr. 837.30;
d) di conseguenza, visto quanto sopra, le pretese di risarcimento danni, torto morale e spese legali di ACPR 1 sono state riconosciute per fr. 3'261.10 (fr. 30.- per risarcimento danni, fr. 500.- per torto morale e fr. 2'731.10 per spese legali e meglio fr. 2'175.- [fr. 1'425.- + fr. 750.-] per gli onorari, fr. 353.80 [fr. 266.- + fr. 87.80] per le spese e fr. 202.30 [fr. 135.30 + fr. 67.-] per l’IVA), con conseguente condanna di IM 1 al relativo pagamento (VD all. 2 pag. 2 pti. 4 e 4.1), ritenuto che per il riconoscimento delle altre sue pretese ACPR 1 è rinviato al competente foro civile (art. 126 cpv. 2 lett. b CPP e VD all. 2 pag. 3 pto 4§);
e) ricordato che l’avv. RAAP 1 con decreto 25.10.2013 (AI 27) è stata nominata patrona d’ufficio di ACPR 1 con gratuito patrocinio, richiamati per la sua retribuzione gli art. 135 e 138 CPP, il sopra riconosciuto importo di fr. 2'731.10 per spese legali viene posto a carico dello Stato, riservato l’art. 138 cpv. 2 CPP secondo cui se l’imputato è condannato a versare un’indennità processuale all’AP, l’indennità è devoluta al Cantone fino a concorrenza delle spese per il gratuito patrocinio (VD all. 2 pag. 3 e 4 pti 8, 8.1 e 8.2) e rammentato come il dispositivo relativo alla sua retribuzione non è stato impugnato da questa patrona dinanzi alla Corte dei reclami penali (di seguito solo CRP, VD all. 2 pag. 4 pto. 8.2 e doc. TPC 18).
18.
In sede di VI PS 5.12.2013 a pag. 4 così come in arringa per il tramite dell’avv. RAAP 1 (art. 346 cpv. 1 lett. b CPP e VD pag. 3), il minorenne ACPR 3, costituitosi AP alla fine di quella audizione, ha richiesto il risarcimento del sottratto telefono (pto. 3 dell’AA), pari a fr. 478.- (AI 54), più “
il costo dell’abbonamento per 24 mesi di 69.- mensili, una custodia nera del valore di CHF 49.- e un danno morale per i numeri e messaggi andati persi
” fissato in aula in fr. 500.- (VD pag. 3 e all. 1 pag. 4), ricordato che con scritto 7.4.2014 è stato precisato che l’abbonamento è stato mantenuto e che nessuna “
assicurazione è intervenuta
” (doc. TPC 16). Ciò posto ed indipendentemente dalla relativa contestazione da parte dell’imputato (VD all. 1 pag. 4 V R) la Corte ha respinto la richiesta di risarcimento per il canone d’abbonamento mensile essendo stato riutilizzato in “
un vecchio telefonino
” (doc. TPC 16), della custodia in quanto il relativo acquisto non è stato documentato e del torto morale poiché l’esposta causale non è apparsa così grave da giustificarne l’esistenza. Ricordato come per queste negate pretese il minorenne ACPR 3 è rinviato al competente foro civile (art. 126 cpv. 2 lett. b CPP e VD all. 2 pag. 3 pto 4§), IM 1 è invece stato condannato a risarcire a questo AP fr. 478.- (AI 54), pari al valore del sottratto telefono (pto. 3 dell’AA e VD all. 2 pag. 2 e 3 pti. 4 e 4.2).
IX) Retribuzione del difensore d’ufficio
19.
Giusta l’art. 135 cpv. 2 CPP l’autorità giudicante stabilisce l’importo della retribuzione del difensore d’ufficio (art. 132 CPP) al termine del procedimento (SCHMID, op. cit., art. 135 n. 4, RUCKSTUHL, Basler Kommentar Schweizerische Strafprozessordnung, Helbing Lichtenhahn, Basilea 2011, art. 135 n. 9 segg., HARARI/ALIBERTI, Commentaire Romand, Code de procédure pénale suisse, Helbing Lichtenhahn, Basilea 2010, art. 135 n. 1 segg. e GALLIANI/MARCELLINI, op. cit., art. 135 n. 6 segg.), fermo restando come ai sensi dell’art. 135 cpv. 4 CPP non appena le sue condizioni economiche glielo permettano, l’imputato condannato a pagare le spese procedurali (art. 416 segg. CPP) è tenuto a rimborsare la retribuzione al Cantone (art. 135 cpv. 4 lett. a CPP) rispettivamente a versare al difensore la differenza tra la retribuzione ufficiale e l’onorario integrale (art. 135 cpv. 4 lett. b CPP). Un’eventuale reclamo contro la quantificazione della retribuzione è da inoltrare, in un termine di 10 giorni (art. 396 cpv. 1 CPP), alla CRP (art. 135 cpv. 3 lett. a e 393 cpv. 1 lett. b CPP). Quo alla determinazione della retribuzione del difensore d’ufficio (art. 132 segg. CPP) si richiamano, per l’onorario e le spese, le considerazioni già espresse nel cons. 15.
20.
L’avv. DUF 1, difensore d’ufficio (art. 132 segg. CPP) di IM 1 dal 17.10.2013 (AI 18), ha presentato per la tassazione le note 30.1.2014 (AI 62) e 11.4.2014 (doc. dibattimentale 1 e VD pag. 3) con un importo omnia comprensivo di fr. 13’353.30, che previo esame da parte della Corte è stato riportato a fr. 11'418.90 e meglio fr. 9’975.80 per onorari, fr. 597.25 per le spese e fr. 845.85 per l’IVA (VD all. 2 pag. 3 pti. 7, 7.1 e 7.2), tassazione passata in giudicato (art. 437 segg. CPP) non essendo stata impugnata dinanzi alla CRP nei termini di legge (VD all. 2 pag. 3 pto. 7.3 e doc. TPC 18).
X) Dissequestro e restituzione
21.
In merito alle norme del CPP concretamente applicabili si ricorda come giusta l’art. 263 cpv. 1 lett. a) CPP all’imputato e a terzi possono essere sequestrati oggetti e valori patrimoniali se questi saranno presumibilmente utilizzati come mezzi di prova rispettivamente come giusta l’art. 267 cpv. 1 CPP se il motivo del sequestro viene meno il pubblico ministero o il giudice dispongono il dissequestro e restituiscono gli oggetti o i valori patrimoniali agli aventi diritto.
22.
Tenuto conto delle risultanze d’istruttoria (AI 5, 53 e 59) e delle dichiarazioni delle parti in sede processuale (VD all. 1 pag. 4 II/III/IV R), la Corte ha ordinato il dissequestro e la restituzione (art. 267 cpv. 1 CPP) ad IM 1 del suo telefono cellulare _ e della carta Sim previa cancellazione delle relative memorie (VD all. 2 pag. 3 pti. da 5 a 5.2).
XI) Tassa di giustizia e spese procedurali
23.
Visto il proscioglimento di IM 1 dai reati di tentata coazione (art. 181 CP in relazione con l’art. 22 cpv. 1 CP) subordinatamente di minaccia (art. 180 cpv. 1 CP e VD all. 2 pag. 2 pto. 2), la tassa di giustizia di fr. 1'000.- e le spese procedurali (art. 422 segg. CPP) sono poste a carico dell’imputato ad eccezione di fr. 250.- a carico dello Stato (art. 426 cpv. 1 CPP e VD all. 2 pag. 3 pto. 6).
Visti gli art.
12, 22 cpv. 1, 40, 47, 48a, 49, 51, 69, 106, 123 n. 1, 139 n. 1, 156 n. 1 e 3, 177 cpv. 1, 180 cpv. 1 e 181 CP;
art. 19 cpv. 1 lett. d e 19a n. 1 LStup;
80 segg., 84 segg., 135, 138, 236, 263 segg., 335 segg., 422 segg. CPP e 22 TG sulle spese;