Decision ID: b57fc219-6318-5220-aa06-0d6fa7c648d0
Year: 2021
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: civil_law

{"in fatto: A. Nell'ambito di un'azione di divorzio promossa il 14 febbraio 2018 da AO 1 (1972) davanti al Pretore del Distretto di Lugano, sezione 6, nei confronti di AP 1 (1972), causa attualmente in fase istruttoria (inc. DM.2018.41), con istanza del 28 febbraio 2019 il convenuto ha sollecitato dalla moglie lo stanziamento di una provvigione ad litem di fr. 20 000.– per la copertura parziale delle proprie spese legali e processuali. AO 1 ha rifiutato. In successivi memoriali del 26 agosto e del 17 settembre 2019 i coniugi hanno mantenuto le loro posizioni.","B. A un'udienza del 18 agosto 2020, indetta anche per il contraddittorio sulla provvigione ad litem, le parti hanno ribadito i rispettivi punti di vista. Non dovendosi assumere altre prove, il Pretore ha preannunciato l'emanazione della decisione. Statuendo con “decreto cautelare” del 21 agosto 2020, egli ha poi respinto l'istanza. Le spese di fr. 1000.– sono state poste a carico di AP 1, tenuto a rifondere alla moglie fr. 1500.– per ripetibili.","C. Contro la decisione appena citata AP 1 è insorto a questa Camera con un appello del 1° settembre 2020 in cui chiede di riformare il giudizio impugnato, nel senso di accogliere la sua istanza e di obbligare la moglie a versargli fr. 20 000.– di provvigione ad litem. Nelle sue osservazioni del 12 ottobre 2020 AO 1 propone di respingere l'appello. Il 22 ottobre 2020 l'istante ha replicato spontaneamente, confermando il proprio punto di vista. La convenuta non ha duplicato."}

{Considerando,"in diritto: 1. Una decisione in materia di provvigione ad litem non è un provvedimento cautelare nel senso degli art. 261 segg. o 276 CPC (né dell'art. 104 LTF), bensì una pretesa fondata sul diritto sostanziale, in particolare sui doveri che discendono dal matrimonio (sentenza del Tribunale federale 5A_561/2020 del 3 marzo 2021 consid. 1.2; v. anche DTF 143 III 624 consid. 7 con rinvii; analogamente: RtiD II-2019 pag. 664 n. 4c). Si tratta perciò di un giudizio indipendente emanato in procedura sommaria a norma dell'art. 271 CPC, impugnabile con appello entro dieci giorni dalla notificazione (art. 314 cpv. 1 CPC), sempre che la provvigione richiesta fosse di almeno fr. 10 000.– “secondo l'ultima conclusione riconosciuta nella decisione” impugnata (art. 308 cpv. 2 CPC). In concreto tale requisito è manifestamente dato, AP 1 postulando tuttora il versamento di fr. 20 000.–. Quanto alla tempestività del rimedio giuridico, la decisione impugnata è stata notificata alla patrocinatrice del marito il 24 agosto 2020 (tracciamento degli invii n. 98._, agli atti). Depositato il 1° settembre 2020, l'appello in esame è pertanto ricevibile.","2. L'appellante postula il richiamo del carteggio relativo alla causa di divorzio (inc. DM.2018.41), così come quello del procedimento cautelare riguardante la provvigione ad litem (inc. CA.2019.463). Tali atti sono già stati trasmessi d'ufficio a questa Camera. I due richiami si rivelano dunque superflui.","3. Nella decisione impugnata il Pretore ha rilevato che nella dichiarazione d'imposta 2017, inoltrata il 24 luglio 2019, AP 1 aveva indicato sostanza mobiliare (“titoli e capitali”) per complessivi fr. 160 545.–. Certo, il convenuto sosteneva di essersi sbagliato, ma non specificava l'effettivo ammontare del proprio patrimonio mobiliare né pretendeva che questo non fosse realizzabile in tempi relativamente brevi. Per il primo giudice, di conseguenza, l'interessato non ha reso verosimile di non poter far fronte da sé ai propri costi di patrocinio. Onde la reiezione della richiesta di provvigione ad litem.","4. I criteri per obbligare un coniuge a versare all'altro coniuge, incapace di far fronte con il proprio reddito e la propria sostanza ai costi di patrocinio, di procedura (anticipi chiesti dal tribunale) e alle spese vive causate da un processo di divorzio, sono già stati riassunti dal Pretore. Al proposito basti ricordare come lo stanziamento di una provvigione ad litem presupponga che il coniuge richiedente non disponga di mezzi propri – o non ne possa disporre in tempo utile – per finanziare un'adeguata condotta processuale senza compromettere il proprio debito mantenimento. Se può contare su redditi o capitali suoi, egli deve attingere anzitutto a tali risorse. Finché può stare in causa autonomamente, in altri termini, egli non ha diritto di ottenere una provvigione ad litem, nemmeno se l'altro coniuge è in grado di fornirla o si trovi in condizioni economiche migliori delle sue. Tutt'al più una provvigione ad litem può essere riconosciuta, per equità, qualora senza di essa il coniuge richiedente sia ridotto a vivere con il minimo di esistenza, mentre l'altro coniuge continui a fruire di alti redditi (RtiD II-2007 pag. 665 consid. 3 e 4 con richiami; più recentemente: I CCA, sentenza inc. 11.2019.67 dell'8 maggio 2020 consid. 2). Come in materia di assistenza giudiziaria (RtiD I-2005 pag. 763 consid. 8), anche per valutare la fondatezza di una richiesta di provvigione ad litem fa stato il reddito effettivo (I CCA, sentenza inc. 11.2009.178 dell'11 febbraio 2011 consid. 6). L'imputazione di un reddito ipotetico è rilevante solo per quanto riguarda la determinazione di contributi di mantenimento, non nella prospettiva di una provvigione ad litem (sentenza del Tribunale federale 5A_929/2019 del 20 aprile 2020 consid. 5.4).","5. Il convenuto lamenta, nell'appello, che il Pretore non ha “contestualizzato la sostanza del marito, valutandone l'effettiva disponibilità e realizzabilità”. Egli ribadisce che i titoli indicati nella sua dichiarazione d'imposta si riferiscono ad azioni delle società I_ S.p.A. e L_ S.r.l., azioni che gli consentono di incassare dividendi per circa fr. 18 000.– annui. Al Pretore l'appellante rimprovera di avere trascurato che, in conformità a una sentenza emanata il 9 giugno 2015 nella precedente procedura a tutela dell'unione coniugale, egli deve erogare contributi alimentari di fr. 250.– mensili per ogni figlio, più due terzi dei dividendi percepiti dalle due società, l'ultimo terzo dei dividendi necessitandogli per il proprio fabbisogno minimo. I redditi di quei titoli – continua l'appellante – sono necessari così per finanziare gli obblighi alimentari e coprire le proprie necessità personali, anche perché attualmente egli non svolge alcuna attività lucrativa. Per di più, soggiunge il convenuto, quei titoli nemmeno gli permetterebbero di ottenere in breve tempo la liquidità necessaria per far fronte alle proprie spese legali, essendo “un fatto notorio che, a differenza delle azioni di società quotate in borsa la cui compravendita è relativamente semplice, le azioni di società non quotate, come quelle da lui detenute, non possono essere considerate facilmente realizzabili”. Per contro, egli epiloga, grazie alla propria situazione economica la moglie può sovvenzionare anche le spese processuali di lui.","6. Nelle osservazioni all'appello AO 1 obietta che le asserzioni dell'appellante sono inammissibili, poiché nuove. Ora, si dà atto che davanti al Pretore il convenuto non aveva precisato la composizione della propria sostanza, limitandosi a definire erroneo il valore dei titoli indicato nella dichiarazione fiscale del 2017 (verbale del 18 agosto 2020, pag. 1). Ciò non toglie che in prima sede i coniugi avevano discusso dei dividendi versati a AP 1 dalle due società, dividendi che servono per finanziare i contributi di mantenimento in favore dei figli L_ e O_. Tant'è che il convenuto aveva eccepito allora di non poter vendere quei titoli, poiché altrimenti sarebbe stato costretto “a chiedere una diminuzione del contributo di mantenimento” (loc. cit., pag. 3). Le allegazioni che il convenuto adduce in appello non possono quindi ritenersi nuove.","a) Premesso ciò, in concreto è pacifico che nella dichiarazione d'imposta del 2017 AP 1 ha dichiarato “titoli e capitali” per fr. 160 545.– (doc. 23). Tale somma corrisponde al valore fiscale della sua partecipazione nelle società I_ S.p.A. di _ (Udine) e L_ S.r.l. di _, come si desume dalle dichiarazioni fiscali dei coniugi dal 2007 al 2010 (beni non soggetti all'imposta preventiva: doc. N a Q) e dalle istanze per il computo globale d'imposta in caso di dividendi e interessi esteri, accluse alle dichiarazioni d'imposta dei coniugi dal 2011 al 2013 (doc. R a T). Si tratta, in sintesi, del modulo DA-1 menzionato nell'elenco dei titoli e di altri collocamenti di capitali alla posizione 980/981 del modulo 2, il cui totale è poi riportato alla posizione 29.1 (“titoli e capitali”) della dichiarazione fiscale.","b) Altrettanto incontestato è che, nella fattispecie, con decisione del 9 giugno 2015 emanata nella procedura a tutela dell'unione coniugale il Pretore aggiunto ha omologato un accordo in virtù del quale AP 1 si impegnava a versare contributi alimentari di fr. 250.– mensili per il mantenimento di ogni figlio dal gennaio del 2016 in poi (assegni familiari non compresi), più due terzi dei dividendi che avrebbe percepito dalle ditte I_ S.p.A. e L_ S.r.l. In altri termini, il reddito dei titoli elencati nella nota dichiarazione fiscale serve per finanziare il contributo di mantenimento in favore dei figli. Ne segue che, fosse costretto – e riuscisse – a vendere quei titoli per far fronte alle proprie spese processuali e di patrocinio, l'interessato potrebbe versare a L_ e O_ solo il residuo di fr. 250.– mensili ciascuno. Il che sarebbe contrario all'interesse dei figli stessi e della moglie. Del resto ai fini della provvigione ad litem non può essere imputato all'interessato un reddito ipotetico né il convenuto risulta possedere altra sostanza apprezzabile. Allo stato attuale delle cose e a un esame di mera verosimiglianza AP 1 risulta così sprovvisto di mezzi sufficienti per sopperire a un'adeguata condotta processuale."}