Decision ID: aebe4f69-5acc-5ef9-8327-2065d3f72c45
Year: 2002
Language: it
Court: TI_TCAS
Chamber: TI_TCAS_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: social_law

ritenuto,
in fatto
1.1. La ditta _ Sagl, con sede a _, è stata iscritta a Registro di Commercio di _ il _ 1995 (FUSC del _ 1995, cfr. doc. _).
Lo scopo sociale della società consisteva nel commercio di materie prime, come pure attività a ciò connesse nel campo dei trasporti , impresa generale di edilizia e genio civile, ecc.
_ ha ricoperto la carica di socio gerente dalla costituzione della società sino al fallimento, con diritto di firma individuale (cfr. doc. _).
La ditta _ Sagl è stata affiliata alla Cassa _ in qualità di datrice di lavoro dal 1° novembre 1995 al 31 agosto 1999.
La società entrò in mora con il pagamento dei contributi, per cui la Cassa dovette sistematicamente diffidare la società dal mese di aprile 1996 ed iniziare le procedure esecutive dal mese di luglio 1997 (cfr. doc. _).
Con decreto 27 luglio 1999 il Pretore del distretto di _ ha dichiarato l'apertura del fallimento in via sommaria ai sensi dell'art. 231 LEF (FUSC del _ 2000).
In data 4 agosto 2000 la Cassa ha insinuato all'Ufficio fallimenti di _ il proprio credito di fr. 42'979.80 per contributi paritetici impagati dal 1997 al 1999, per quest'ultimo anno sino al mese di giugno, dopo regolare controllo del datore di lavoro (cfr. doc. _).
Con scritto 5 dicembre 2000, l'UEF di _ ha informato la Cassa che non esisteva nessuna possibilità d'incasso per il credito vantato (cfr. doc. _). La graduatoria è stata comunque depositata il 1° dicembre 2000 (cfr. doc. _).
1.2. Per questo motivo, costatato di aver subito un danno, il 4 luglio 2001 la Cassa ha emesso nei confronti di _ una decisione di risarcimento danni ex art. 52 LAVS per fr. 42'979.80 concernente i contributi paritetici non versati dal 1997 al 1999, per quest'ultimo anno sino al mese di giugno (cfr. doc. _).
1.3. Con opposizione 27 luglio 2001, _, ha respinto l'addebito di intenzionalità e grave negligenza, sostenendo che l'UEF competente non avrebbe versato alla Cassa un incasso di fr. 31'000.-- a favore della massa fallimentare (cfr. doc. _).
1.4. Con petizione 24 agosto 2001, la Cassa ha postulato la condanna di _ al risarcimento di fr. 42'979.80 per gli oneri sociali scaduti e non liquidati dalla società _ Sagl.
Premettendo che la responsabilità di un socio gerente di una società a garanzia limitata (Sagl) è da paragonare a quella di un amministratore di una società anonima, l'attrice ritiene che le argomentazioni fatte valere nell'opposizione non possono essere prese in considerazione in quanto:
"
(...)
Controparte sostiene che l'Ufficio esecuzioni e fallimenti di _ non avrebbe versato alla Cassa l'incasso di un credito recente di fr. 31'000.--, a favore della massa fallimentare, e ciò in diminuzione del danno subito dall'attrice.
La _ Sagl, è divenuta insolvibile con l'apertura del fallimento - pubblicazione FUSC del _ 2000 - decretata il 27 luglio 1999 dalla Pretura di _. A seguito dell'insolvenza della società, l'incasso dei contributi secondo la procedura ex art. 14 LAVS non era più possibile.
Secondo la giurisprudenza del TFA, alla Cassa non è consentito attendere, per agire contro il debitore, il momento in cui essa conosce esattamente l'entità del danno, in principio alla chiusura del fallimento. Per conto, essa deve agire quando, facendo uso dell'attenzione da lei esigibile, accerta che la situazione di fatto non permette l'esazione dei contributi e consente di fondare la decisione di risarcimento (DTF 119 V 92 consid. 3 con riferimenti; Pratique VSI 1993 pag. 83 consid. 3a con riferimenti).
Nella procedura fallimentare la conoscenza del danno interviene al più tardi con il deposito della graduatoria. Tale momento può però, in presenza di circostanze particolari, sussistere già prima del deposito della graduatoria, segnatamente dal momento in cui esiste un pronostico negativo per la Cassa formulato da una fonte ufficiale ed attendibile.
Nella fattispecie, l'Ufficio esecuzioni e fallimenti di _, con comunicazione 5 dicembre 2000 (Doc. _), anticipava alla Cassa che per il nostro credito non esiste alcuna possibilità d'incasso.
All'asserzione della controparte secondo la quale l'Ufficio esecuzione non avrebbe versato alla Cassa l'incasso di un credito a favore della massa fallimentare, il competente ufficio, con scritto 31 luglio 2001, ribadiva che la graduatoria è stata depositata il 1 dicembre 2000, dalla quale risulta la collocazione del nostro credito in III.a classe.
L'attivo sinora incassato a favore della massa fallimentare è di fr. 47'910.10 di cui una parte sarà destinata all'Ufficio esecuzioni e fallimenti per spese e la rimanenza per i creditori di I. classe.
Per contro, per i creditori di III. classe, tra i quali è collocato anche il nostro credito, non verrà accreditato alcun dividendo e pertanto a ciascun creditore verrà emesso il rispettivo attestato di carenza beni.
Prossimamente provvederanno all'allestimento dello stato di riparto.
In siffatta situazione, la decisione è stata regolarmente emessa secondo i termini previsti dalla legge e la censura della controparte nei confronti dell'Ufficio esecuzione e fallimenti risulta infondata ed in ogni caso irrilevante ai fini della presente vertenza. (...)" (Doc. _)
1.5. Con risposta del 5 dicembre 2001 il convenuto ha ribadito quanto espresso con l'opposizione, aggiungendo:
"
(...)
- Si contesta integralmente la esposizione della controparte argomentando sostanzialmente che il mancato pagamento degli ultimi oneri non è assolutamente dovuto a violazione intenzionale o men che meno a grave negligenza.
- In effetti il mancato pagamento è dovuto alla impossibilità materiale di far fronte a questi impegni quale conseguenza della grave inadempienza della maggioranza dei debitori per lo più falliti, o in moratoria, o contestatori., ecc.
A migliore precisazione di quanto sopra esposto preciso e confermo quanto segue:
- Non ho sottratto, nè nascosto un solo centesimo di quanto la fallita avrebbe dovuto pagare alla AVS, al contrario:
devo ancora ricevere (unitamente a mia sorella _) gli stipendi arretrati per l'importo di:
_: Fr. 147'086.95;
_: Fr. 73'818.05;
vedi dichiarazione firmata presso l'UEF _ il 24.10.2000 +
ns. lettera 23.10.2000 all'UEF _ (Doc. _).
Gli importi di cui sopra permettevano alla ditta di avere liquidità per far fronte agli impegni specialmente verso la manodopera e verso gli oneri sociali.
- Al 30.06.1999 il totale dei Debitori ammontava a Fr. 145'850.60:
vedi Doc. _ con relative osservazioni scritte a mano, dalle quali meglio si desumono le "fregature" subite dalla _ Sagl, costretta a chiudere i battenti.
A titolo abbondanziale non va dimenticato che, grazie a due dei "clienti" di cui sopra le _ hanno preferito acquistare gli inerti in Italia (pagandoli a maggior prezzo!) facendo così mancare una buona e regolare entrata alla _.
Non vedo proprio come potete incolpare il sottoscritto (o _) di violazione intenzionale o negligenza grave, rispettivamente di violazione delle prescrizioni, o di essere ritenuto responsabile anche solo indirettamente del danno subito della AVS." (Doc. _)

in diritto
In ordine
2.1. La presente vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico ai sensi degli articoli 26 c cpv. 2 della Legge organica giudiziaria civile e penale e 2 cpv. 1 della Legge di procedura per le cause davanti al Tribunale delle assicurazioni (cfr. STFA del 10 ottobre 2001 nella causa F., U 347/98; STFA del 22 dicembre 2000 nella causa H., H 304/99; STFA del 26 ottobre 1999 nella causa C., I 623/98).
Nel merito
2.2. In via preliminare deve essere esaminato se la Cassa ha iniziato prematuramente la procedura di risarcimento che ci occupa.
Con decreto 27 luglio 1999 il Pretore del distretto di _ ha dichiarato l'apertura del fallimento in via sommaria ai sensi dell'art. 231 LEF (FUSC del _ 2000).
In data 4 agosto 2000 la Cassa ha insinuato all'Ufficio fallimenti di _ il proprio credito di fr. 42'979.80 per contributi paritetici impagati dal 1997 al 1999 (cfr. doc. _).
Con scritto 5 dicembre 2000, l'UEF di _ ha informato la Cassa che non esisteva nessuna possibilità d'incasso per il credito vantato (cfr. doc. _)
La _ Sagl è divenuta insolvente con l'apertura del fallimento decretata il 27 luglio 1999, per cui il danno è insorto a partire da questa data.
Ora, la Cassa ha giustamente considerato la data della comunicazione da parte dell'UEF di _ che informava la Cassa che non esisteva nessuna possibilità d'incasso per il credito vantato (cfr. doc. _), quale momento a partire dal quale deduce di aver subito il danno che rivendica in questa sede.
Anche se é pur vero che al momento di intimare le decisioni di risarcimento la procedura di fallimento era ancora in corso, segnatamente non era ancora stato depositato lo stato di graduatoria, secondo la giurisprudenza del TFA, se la cassa di compensazione non può determinare esattamente il danno, nemmeno in modo approssimativo, sulla decisione di risarcimento dovrà figurare un importo tale da obbligare i responsabili (nei limiti di responsabilità di ogni singolo interessato) a pagare la totalità dell’ammontare dei contributi di cui la cassa è stata privata. In caso di pagamento nell’ambito del fallimento, l’amministrazione dovrà cedere il relativo dividendo (cfr. SVR 2000 AHV Nr. 23, pag 74; DTF 113 V 180 consid. 3b = RCC 1987 pag. 607. consid. 3b; DTF 116 V 76 consid. 3b con riferimenti = RCC 1990 pag. 417 consid. 3b).
Infatti, la conoscenza del danno può, in presenza di particolari circostanze, sussistere già
prima
del deposito dello stato di graduatoria (che nella fattispecie è stato depositato il 1° dicembre 2000), segnatamente allorquando la Cassa è stata resa edotta dall’amministrazione del fallimento, in seguito ad un’assemblea dei creditori, che nessun dividendo verrà distribuito ai creditori della sua classe. L’esistenza di tali circostanze viene ammessa con riserbo: delle semplici indiscrezioni o delle informazioni provenienti da persone non autorizzate non permettono ancora di fondare e di motivare l’istanza giudiziaria (DTF 118 V 196 consid. 3b; 116 II 162; RCC 1992 pag. 504 consid. 3b; riguardo al riconoscimento del danno al momento della prima assemblea dei creditori cfr. Pratique VSI 1996 pag. 167 consid. 3c/aa = DTF 121 V 240 consid. 3c/aa).
Nella fattispecie comunque la Cassa ha avuto conoscenza del danno con la comunicazione 5 dicembre 2000 da parte dell'UEF di _ che la informava
"che quanto concerne il vostro credito non esiste nessuna possibilità di incasso "
(cfr. doc. _).
Il termine di perenzione di un anno dell'art. 82 cpv. 1 OAVS parte quindi da questa comunicazione. Essendo la decisione di risarcimento danni del 4 luglio 2001, il procedimento non è né prematuro né tantomeno la decisone è perenta.
In queste circostanze la Cassa era pienamente legittimata ad intimare la decisione di risarcimento danni che ci occupa, senza dover attendere la fine della procedura fallimentare.
Anzi, l’amministrazione doveva agire tempestivamente, pena la perenzione del suo credito risarcitorio ex art. 82 cpv. 1 OAVS.
2.3. In virtù dell'art. 52 LAVS "il datore di lavoro deve risarcire alla cassa di compensazione i danni da lui causati violando, intenzionalmente o per negligenza grave, le prescrizioni".
I presupposti dell'obbligo di risarcimento sono quindi l'esistenza di un danno, la violazione delle prescrizioni vigenti in materia di contributi paritetici, da parte del datore di lavoro, e l'intenzionalità o la negligenza grave.
Nell’ipotesi in cui il datore di lavoro è una persona giuridica, che è stata sciolta allorché la pretesa viene fatta valere, possono essere convenuti, in via sussidiaria, i suoi organi responsabili (DTF 123 V 15 consid. 5b con riferimenti).
Sussidiarietà significa che la cassa di compensazione deve innanzitutto rivolgersi al datore di lavoro. Solo nel caso in cui il datore di lavoro non può far fronte al suo obbligo contributivo la cassa di compensazione può agire sussidiariamente e direttamente contro i suoi organi. Generalmente questo è il caso in cui la cassa accusa un danno a seguito del fallimento della società datrice di lavoro (Nussbaumer, Die Haftung des Verwaltungsrates nach Art. 52 AHVG, in AJP/PJA 1996 pag. 107.; Frésard,
Les développements récents de la jurisprudence du Tribunal fédéral des assurances relative à la responsabilité de l’employeur selon
l’art. 52 LAVS, in RSA 1991, no. 2 pag. 163).
In questo contesto si situa anche il rilascio dell’attestato di carenza beni definitivo in una procedura di esecuzione in via di pignoramento. Tale documento attesta ufficialmente, oltre al mancato adempimento all’obbligo di versare i contributi, l’insolvibilità del datore di lavoro. Quindi alla Cassa è lecito richiedere il risarcimento ex art. 52 LAVS agli organi anche se la società esiste giuridicamente (cfr. RCC 1988 pag. 137 consid. 3c). Per questo, dalla notifica di tale atto, non vi è motivo per non iniziare una procedura di risarcimento contro i suoi organi sussidiariamente responsabili (RCC 1988 pag. 137 consid. 3c, confermato in RCC 1991 pag. 135 consid. 2a; cfr. critica in M. Kunz, Die Schadenersatzplicht des Arbeitsgebers in der AHV, Diss. Winterthur 1989 pag. 63).
2.4. Si ha un danno ai sensi dell'art. 52 LAVS ogni qualvolta dei contributi paritetici legalmente dovuti all'AVS sfuggono a questa assicurazione. Il danno subentra allorquando questi contributi non possono essere riscossi per motivi di diritto o di fatto. Questo per intervenuta perenzione ai sensi dell’art. 16 cpv. 1 LAVS o per insolvenza del datore di lavoro ( cfr. Nussbaumer, AJP/PJA 1996 pag. 1076; DTF 123 V 15, 16, consid. 5b). L'ammontare del danno corrisponde a quello dei contributi che il datore di lavoro avrebbe dovuto versare (DTF 98 V 26 = RCC 1972 pag. 687; Frésard, La responsabilité de l’employeur pour le non-paiement de cotisations d’assurances sociales selon l’art. 52 LAVS, in RSA 1987, no. 10, pag. 9).
Costituiscono elementi del danno risarcibile, tra l’altro, i contributi AVS/AI/IPG, sia per la parte del salariato che quella del datore di lavoro (Pratique VSI 1994 pag. 104); i contributi della disoccupazione; i contributi dovuti all’assicurazione cantonale degli assegni familiari, le spese di amministrazione ; le spese esecutive, gli interessi moratori (cfr. la giurisprudenza citata in Trisconi-Rossetti, L’azione di risarcimento danni della Cassa di compensazione AVS/AI/IPG nei confronti del datore di lavoro ex art. 52 LAVS, RDAT II 1995 pag. 369 s; STFA del 24 ottobre 2000 nella causa T., C. e S., H 113/00, consid. 6).
2.5. _ ha contestato in sede di opposizione l'importo fatto valere dalla Cassa quale danno ex art. 52 LAVS, in quanto a suo dire l'UEF non avrebbe versato alla Cassa l'incasso di un credito di fr. 31'000.-- a favore della massa fallimentare (cfr. doc. _).
Per quel che concerne l'ammontare del danno, spetta all’amministrazione di documentare la propria pretesa mediante estratti, salari, fatture, estratti conto ecc. (cfr. Trisconi-Rossetti, op. cit., RDAT II 1995, pag. 396, N.4.4.2.).
Tuttavia va ricordato che, in applicazione del principio dell’obbligo di collaborazione delle parti, in caso di contestazione, incombe alla controparte portare le prove che l’importo del danno richiesto dalla cassa di compensazione non è corretto ( RCC 1991 pag. 133, consid. II/1b).
Del resto, secondo la giurisprudenza del TFA, se il credito fatto valere dalla cassa di compensazione in una procedura di risarcimento danni si basa su una decisione di fissazione di contributi arretrati cresciuta in giudicato, l’ammontare del danno fatto valere davanti all’autorità cantonale di ricorso può essere rivisto soltanto se vi sono motivi di indubbia erroneità dei contributi. Questo vale anche nel caso in cui la decisione di fissazione dei contributi non sia stata indirizzata personalmente alle singole persone chiamate in seguito in causa (RCC 1991, pag. 133, consid. II/1b; cfr. Trisconi-Rossetti, op. cit., RDAT II 1995, pag. 374, N.4.3.6).
Infatti, la possibilità di ricorrere contro la decisione sui contributi arretrati protegge in modo sufficiente gli organi del datore di lavoro divenuto insolvibile contro il rischio di dover assumere crediti di risarcimento ingiustificati (STFA inedita del 14 dicembre 1998 in re R.G., consid. 3c, H 234/97, del 6 gennaio 1998 in re A.D.M. consid. 6c, H 99/95).
In concreto, con scritto 31 luglio 2001 L'UEF ha comunicato alla Cassa quanto segue:
"
Come convenuto telefonicamente le inviamo una copia della graduatoria, depositata il 1° dicembre 2000, ove avrà modo di verificare la collocazione del suo credito.
L'attivo sinora incassato a favore della massa fallimentare è di fr. 47'910.10 di cui una parte dovranno andare a favore delle nostre spese e la rimanenza andrà per i creditori di I classe. Non verrà accreditato nessun dividendo per i creditori di III classe e pertanto a ciascun creditore verrà emesso il rispettivo attestato di carenza beni.
Le comunico che prossimamente, non appena in possesso di tutta la documentazione necessaria, provvederemo all'allestimento dello stato di riparto." (Doc. _)
Alla luce di quanto risulta dallo scritto in parola, le allegazioni del convenuto non possono essere tutelate, del resto lo stesso convenuto non ha riproposto l'argomentazione in sede di risposta.
Nell'evenienza concreta, dagli estratti concernenti l'evoluzione del debito (cfr. doc. _), dagli estratti dei contributi paritetici (cfr. doc. _), dalla massa salariale dedotta dai quaderni dei salari (cfr. doc. _), risulta chiaramente l'importo dei contributi non saldati.
Il danno ammonta dunque a fr. 42'979.80.
2.6. Per definizione, il danno considerato dall'art. 52 LAVS è quello derivante da un atto o da un'omissione in relazione ai compiti che la legge attribuisce al datore di lavoro, segnatamente in materia di versamento dei contributi (Pratique VSI 1994 pag. 99, consid. 5a). Le prescrizioni cui fa riferimento l'art. 52 LAVS sono innanzitutto quelle contenute nella LAVS medesima e nelle sue disposizioni di esecuzione: in particolare le norme concernenti l'obbligo di pagare i contributi, il calcolo degli stessi dovuti sul reddito di un'attività salariata, il prelevamento dei contributi dei salariati, l'obbligo di allestire i relativi conteggi: sono queste le disposizioni in senso stretto (art, 14 cpv. 1 LAVS, art. 34ss OAVS; cfr. RCC 1985, pag. 607 consid. 5a).
L’obbligo di conteggiare e versare i contributi da parte del datore di lavoro è un compito di diritto pubblico (Pratique VSI 1994 pag. 108 consid. 7a con riferimenti) ed il venire meno a questo compito costituisce una violazione di prescrizioni ai sensi dell’art. 52 LAVS e comporta il risarcimento integrale del danno (Pratique VSI 1993 pag. 84 consid. 2a, DTF 111 V 173 consid. 2; DTF 108 V 186 consid. 1a; 192 consid. 2a; RCC 1985 p. 646 consid. 3a, 650 consid. 2).
Inoltre - anche se ciò non è esplicitamente menzionato nella legge - il datore di lavoro deve preoccuparsi dei contributi paritetici dei quali egli è tenuto ad assumere il prelevamento e la trasmissione alla Cassa con tutta la necessaria attenzione richiesta. Ne consegue che se egli è causa della propria insolvenza nei confronti della Cassa, può essere reso responsabile ai sensi dell'art. 52 LAVS, anche se non ha violato una prescrizione specifica della LAVS (RCC 1985, pag. 608 consid. 5b).
2.7. La cassa di compensazione che constata di aver subito un danno in seguito alla non osservanza delle prescrizioni (ad es. dell'art. 14 LAVS, relativo all'obbligo di dedurre da ogni paga i contributi e di versarli periodicamente alla cassa, rispettivamente degli art. 34 e ss. OAVS relativi ai modi di conteggio e di pagamento dei contributi) può presumere che il datore di lavoro ha violato le prescrizioni intenzionalmente o almeno per grave negligenza e quindi può procedere contro di lui.
Incombe allora al datore di lavoro di far valere e provare validi motivi di giustificazione e di discolpa, idonei cioè ad escludere una violazione intenzionale o per negligenza grave delle prescrizioni, rispettivamente idonei a giustificarla in base a circostanze speciali (DTF 108 V 187; SVR 1995 AHV Nr. 70 pag. 213).
È quindi possibile che, procrastinando il pagamento dei contributi, il datore di lavoro riesca a salvaguardare l’esistenza della ditta, ad esempio nell’ipotesi di difficoltà passeggere di liquidità.
Affinché un simile comportamento non comporti l’applicazione dell’art. 52 LAVS, occorre che il datore di lavoro, nell’istante in cui decide, abbia seri e oggettivi motivi di ritenere che gli sarà possibile solvere i contributi entro un termine ragionevole (DTF 108 V 188; RCC 1992 pag. 261 consid. 4b; RCC 1985 p. 604 consid. 3a).
L’obbligo del datore di lavoro e dei suoi organi responsabili di risarcire il danno alla Cassa sarà negato, e di conseguenza decadrà, se questi reca e prova motivi di giustificazione, rispettivamente di discolpa (DTF 108 V 187 consid. 1b; Knus, op. cit., pag. 54, Frésard, op. cit., RSA 1987, pag. 7).
2.8. Nell'evenienza concreta, va innanzitutto precisato che organi formali della Sagl sono i soci gerenti, a cui competono compiti analoghi a quelli dei membri del consiglio di amministrazione della SA (art. 808s. CO; Meyer-Hayoz/P. Forstmoser, Grundriss des Gesellschaftsrechts, Zurigo 1993, p. 354; P. Montavon, Droit et pratique de la SARL, Lausanne 1996, p. 279, 281; M. Knus, Die Schadenersatzpflicht, des Arbeitgebers in der AHV, Winterthur 1989, p. 15; cfr. inc. _).
In una recente sentenza pubblicata in Pratique VSI 5/2000, pag. 226-229 (= DTF 126 V 238, consid. 4), il TFA ha ribadito il concetto secondo cui il socio gerente di una Sagl e le persone che di fatto esercitano la funzione di direttore rispondono dei danni causati dal non pagamento dei contributi sociali come gli organi di una società anonima. Per contro, sempre nella stessa sentenza, il TFA ha precisato nei seguenti termini la posizione del socio semplice:
"
(...)
4. Dans le cas d'une société à responsabilité limitée, la position d'associé simple, ainsi que l'a fait valoir l'instance cantonale, n'entraîne pas à elle seule des obligations de contrôle ou de surveillance. Ceci résulte de l'art. 819 al. 1 CO qui ne prévoit pour l'associé non gérant qu'un droit de regard (voir
JanggenlBecker,
Berner Kommentar, N 28 sur l'art. 819 CO ;
Amstutz
, Basler Kommentar, N 1 et 7 sur l'art. 819 OR;
Handschin,
Die GmbH, Zurich
1996, § 19 N 7;
Wohlmann,
Die GmbH, SPR VIII/2 p. 427 s., p. 430; id., GmbH‐Recht, Bâle 1997, p. 119, p. 124). Par ailleurs, si le législateur avait voulu imposer aux simples associés des tâches de contrôle et de surveillance de la gestion, ceci aurait indubitablement trouvé son reflet dans la loi, alors que tel n'est pas le cas.
En conséquence, l'art. 827 CO ne prévoit de norme en matière de responsabilité du fait de la violation d'obligations que pour les personnes participant à la fondation de la société et chargées de la conduite des affaires et du contrôle, ainsi que pour les liquidateurs. Même si cette solution légale peut être qualifiée de peu heureuse, car l'organe de contrôle n'agit pas seulement dans l'intérêts des associés, mais aussi dans celui des créanciers et du droit (Amstutz, loc. cit.; Wohlmann, loc. cit.), il n'y a pas de raison impérieuse de s'écarter de la réglementation instaurée par le législateur voir ATF 125 Il 196 consid. 3a, 244 consid. 5a, 125 V 130 consid. 5, avec renvois). Dans la mesure où la caisse, dans le contexte de l'article 814 al. 1 CO désire en tirer d'autres conclusions, ceci n'est pas admissible car la disposition ne concerne que le droit de représentation des gérants. En conséquence, si un associé non gérant ne contrôle pas le respect par l'entreprise de ses obligations de décompte et de paiement des cotisations relevant du droit des assurances sociales (art. 14 al. 1 LAVS, art. 34 ss RAVS), il ne saurait être rendu responsable par la caisse du dommage résultant du non-paiement des cotisations. Si les statuts lui imposent de contrôler ou de surveiller l'activité des gérants de l'entreprise (ce qui ne doit pas être confondu avec l'intervention d'un organe de révision externe selon l'art. 819 al. 2 CO), il peut être rendu responsable comme dans le cas où il ne prendrait aucune mesure après avoir pris connaissance d'insuffisances de la part de la direction (dans ce contexte: jugement A. non publié du 17 septembre 1999, H 136/99). S'il occupe toutefois au sein de la SàrI une position correspondant à celle d'un gérant, il est alors soumis à des obligations plus étendues (pour plus de détails à ce sujet, voir:
AmstutzlWatter,
BasIer Kommentar, N 16 sur l'art. 811 CO avec renvoi à N 3 ss sur l'art. 717 CO;
Steiger,
Zürcher Kommentar, N 33 sur l'art. 811 OR;
Handschin, loc.
cit., § 19 N 40 ss; Wohl
mann,
Die GmbH, SPR VIII/2 S. 419 ss; id., GmbH‐Recht, Bâle 1997, p. 112 ss) dont le non‐respect peut engager sa responsabilité (art. 827 en relation avec l'art. 754 CO). Sont assimilées aux gérants non seulement les personnes qui ont été expressément nommées en tant que tels (c'est‐à‐dire les organes formels), mais aussi les personnes qui assument de fait la fonction d'un gérant, soit en prenant des décisions réservées à un gérant, soit en assumant la direction effective de l'entreprise et en exerçant ainsi une influence déterminante sur la formation de la volonté de la société (organes matériels ou de fait; ATF 11711441 consid. 2,571 consid. 3,114 V 78 = RCC 1988 p. 631, ATF 114 V 213 = RCC 1989 p. 176). En font typiquement partie les personnes qui, de par la force de leur position (associé majoritaire par exemple), donnent au gérant formel des instructions sur la conduite des affaires de la société. (...)"
Pertanto, come rettamente osservato dalla Cassa, nell'ambito della responsabilità ex art. 52 LAVS, il convenuto, socio gerente della _ Sagl, deve essere parificato ad un amministratore di una società anonima (concetto nuovamente ribadito in STFA del 21 giugno 2001 nella causa J e V, H20/01, consid. 2).
2.9. Va quindi ricordato che, ai sensi della giurisprudenza del TFA si deve ammettere una negligenza grave del datore di lavoro quando questi abbia trascurato di fare quanto doveva apparire importante a qualsiasi persona ragionevolmente posta nella stessa situazione.
La misura della diligenza richiesta viene apprezzata secondo il dovere di diligenza che si può e si deve generalmente esigere, in materia di gestione, da un datore di lavoro della stessa categoria di quella a cui appartiene l’interessato (RCC 1988 pag. 634 consid. 5a; DTF 112 V 159 consid. 4 con riferimenti; M. Knus, op. cit., p. 53).
I fatti di cui si è resa colpevole una ditta non sono necessariamente imputabili a tutti gli organi della stessa.
Si deve infatti esaminare se e in quale misura questi fatti possano essere addebitati ad un organo determinato, tenuto conto della situazione di diritto e di fatto di quest’ultimo nella ditta medesima. Il tema di sapere se un organo ha agito in modo colposo dipende dalle responsabilità e dalle competenze che gli sono state attribuite dalla ditta (DTF 108 V 202 consid. 3a; RCC 1985 p. 647 consid. 3b; Knus, op. cit. p. 52; U. Cristoph Dieterle/U. Kieser, op. Cit. P. 658).
Nel caso di una società anonima si debbono porre esigenza molto severe per quanto concerne l’attenzione da prestare alle prescrizioni AVS (DTF 108 V 203 con riferimenti).
La giurisprudenza ritiene che, di regola, la mancata deduzione e relativo trasferimento alla Cassa dei contributi configura una grave negligenza. (DTF 108 V 186ss. consid. 1b).
2.10. _ ha ricoperto la carica di socio gerente dalla costituzione della società sino al fallimento, con diritto di firma individuale (cfr. doc. _).
Innanzitutto va precisato che, secondo costante giurisprudenza (cfr. STCA 14 giugno 1995 nella causa C.; _), la responsabilità del datore di lavoro ai sensi dell'art. 52 LAVS non è in relazione alla gestione della società per se stessa, né a eventuali cause di un fallimento.
2.10.1. In concreto _, ha asserito che la responsabilità del mancato pagamento del debito contributivo è dovuto alla grave inadempienza di alcuni debitori a loro volta falliti.
In concreto va analizzato se i motivi invocati dal convenuto sono idonei ad escludere una violazione intenzionale o per negligenza grave delle prescrizioni conformemente a quanto stabilito dalla giurisprudenza federale (cfr. consid. 2.7).
Si tratta quindi di stabilire se quella della ditta _ Sagl è stata una crisi passeggera di qualche mese, e se il convenuto ha reso verosimile che vi erano dei seri e oggettivi motivi per presumere che i contributi potessero essere versati entro breve termine.
Il Tribunale federale delle assicurazioni ha precisato che la ditta che attraversa una fase difficile e fonda la sua esistenza su equilibri delicati deve prendere delle misure drastiche e immediate (STFA del 7 maggio 1997 nella causa V., H 336/95, consid. 3d).
In un'altra sentenza il TFA ha ancora ribadito che l’organo della società deve prestare particolare attenzione nell'ipotesi in cui è a conoscenza del fatto che la ditta sta attraversando una crisi finanziaria (STFA del 31 agosto 2001 nella causa B., H 446/00, consid. 4a; STFA del 16 aprile 1998 nella causa G., p. 6 e giurisprudenza ivi citata).
Va al riguardo ricordato che il TFA ha considerato cronico il mancato pagamento dei contributi durante numerosi mesi (STFA del 7 maggio 1997 nella causa G; cfr. anche STFA del 7 maggio 1997 nella causa V., in cui il mancato pagamento è durato all’incirca dieci mesi). L'Alta Corte ha per contro ritenuto giustificato il mancato versamento della durata di tre mesi se tuttavia precedentemente i contributi erano stati versati regolarmente (DTF 121 V 243).
Secondo la giurisprudenza del TFA, non può essere riconosciuto alcun motivo di giustificazione se il differimento dei pagamenti dei contributi paritetici era cronico, e i pagamenti venivano effettuati solo dopo che le procedure esecutive, ripetute e numerose, giungevano a uno stadio avanzato (STFA del 27 giugno 1994 in re M.).
Inoltre, secondo l'Alta Corte, nemmeno l’illiquidità della società giustifica il procrastinare del pagamento dei contributi se non sono realizzati i chiari criteri di discolpa posti dalla giurisprudenza federale (STCA del 4 maggio 1995 nelle cause M.J., M.M., B.N. e P. L.).
Nell'evenienza concreta, dagli atti risulta che sin dal 1996 la società è stata in mora col pagamento dei contributi, ciò che ha costretto la Cassa a diffidarla dal mese di aprile 1996 ed a precettarla a partire dal mese di luglio 1997 (cfr. doc. _).
Dagli atti risulta tuttavia che l'eluso versamento non può dirsi dovuto a difficoltà momentanee. La Cassa ha dovuto inviare diffide alla società e anche intraprendere procedure esecutive per l'incasso dei contributi sin dal 1997. Finché, alla fine, vi è stato lo scoperto già indicato, risultato irrecuperabile.
Come visto in precedenza la ditta è stata in mora con il pagamento dei contributi sin dal mese di aprile 1996 (fatto non contestato dal convenuto), ciò che non consente di ammettere un valido motivo di giustificazione previsto eccezionalmente dalla succitata giurisprudenza del TFA (cfr. consid. 2.7; DTF 121 V 243). Inoltre il vuoto contributivo comprende un periodo troppo lungo per ammettere qualsiasi tipo di giustificazione (dal 1997 al 1999). Nella appena citata sentenza del TFA il buco contributivo si riferiva solo a tre mesi.
Inoltre va rilevato che nella citata sentenza del TFA, la ditta aveva cessato immediatamente la propria attività senza tentare la via del concordato, dando prova della volontà di limitare al massimo i danni causati alla Cassa.
Ora non si può addebitare l'intera responsabilità delle difficoltà aziendali al mancato pagamento da parte di alcuni importanti clienti. Le difficoltà della ditta erano strutturali. Il fatto di continuare l'attività nonostante l'evidente grave difficoltà della società, conferma la tesi secondo la quale l'attività aziendale da sola non poteva riparare le perdite aziendali e permettere di saldare i debiti contributivi arretrati. Ne è la prova l'ingente debito accumulato nei confronti della Cassa ed il lungo vuoto contributivo.
Vista la notoria crisi del settore edile (uno degli scopi sociali era proprio l'attività edilizia, cfr. doc. _), a _ non poteva sfuggire che la situazione finanziaria della ditta era tale da compromettere il versamento dei contributi (cfr. STFA dell'8 marzo 2001 nella causa R., P. e F., H 115/00 e H 132/ 00, consid. 8b).
Il TFA ha peraltro già avuto modo di ricordare che, poiché quella del settore immobiliare è una crisi notoria, l'amministratore deve sapere che possono sorgere delle complicanze al momento dell'incasso dei crediti (STFA non pubblicata del 16 aprile 1998 nella causa O. G, H 193/96, consid. 3c) e quindi deve trarre le dovute conseguenze.
In una sentenza non pubblicata dell'8 marzo 2001 nella causa R., P. e F., H 115/00 e H 132/ 00, il TFA si è così espresso:
"
(...)
il mancato pagamento di tali oneri si è protratto troppo a lungo (dal 1994 al 1996) e a partire dal 1° gennaio 1995 l'omissione degli importi dovuti alla Cassa si è cronicizzata, costringendo quest'ultima a promuovere procedure esecutive per l'incasso dei contributi (...)"
Ancora recentemente il TFA si è pronunciato su un caso simile a quello in esame (STFA del 15 giugno 2001 nella causa A., H 29/01, consid 4d):
"
(...)
d) Les premiers juges ont déduit de ce qui précède que, antérieurement aux difficultés de trésorerie reconnues par A. en 1997, ses deux sociétés, qui accusaient d'importants arriérés de cotisations, étaient déjà dans une situation financière très difficile. Le recourant aurait dès lors dû constater, en faisant preuve de l'attention que l'on pouvait exiger de lui, que X. et Z. ne souffraient pas seulement d'un manque provisoire de disponibilités mais étaient lourdement endettées et qu'il n'y avait en réalité aucune chance de voir leur situation s'améliorer rapidement, d'une manière décisive. On ne peut qu'adhérer à cette appréciation. On ne saurait en effet qualifier de simple passe délicate dans la trésorerie au sens de la jurisprudence citée ci-dessus, la situation de X. et Z., dans la mesure où le non-paiement des cotisations d'assurances sociales s'est prolongé, pour l'une des sociétés tout au moins, sur plusieurs années de manière récurrente (...)"
In un'altra recente sentenza dell'11 gennaio 2002 nella causa C., H 103/01, consid. 4c, il TFA si è nuovamente espresso nei medesimi termini:
"
(...) I dati dimostrano con palmare evidenza che i problemi finanziari dell'A. F. SA erano tutt'altro che temporanei, la stessa attraversando da anni una grave crisi di liquidità.
L'aver, a queste condizioni, deliberatamente procrastinato il pagamento dei contributi per più anni - quando invece un differimento è tollerabile in via eccezionale solo per un periodo di breve durata - nella vana speranza di un risanamento aziendale che doveva apparire ragionevolmente improbabile, tanto più a persona cognita per professione e formazione, esclude che possa darsi esimente di qualsivoglia natura a favore dell'interessato (...)"
Ora, l'avere procrastinato costantemente il pagamento dei contributi paritetici e averlo irrimediabilmente differito, è segno di una negligenza non indifferente del datore di lavoro e fa sorgere la responsabilità del socio gerente di una Sagl cui incombe per legge la massima vigilanza nella conduzione e nel controllo della società. Questa omissione costituisce una grave violazione del suo dovere di diligenza (cfr. RCC 1992, pag. 269).
In casu il mancato pagamento dei premi era dunque da considerare cronico.
In concreto, non è dunque affatto accertato, con l'alto grado di verosimiglianza richiesto dalla giurisprudenza, che la scelta di differire il pagamento dei contributi paritetici fosse, secondo una valutazione ragionevole, obiettivamente indispensabile per la sopravvivenza della società; e nemmeno è assodato che il datore di lavoro potesse oggettivamente presumere di soddisfare entro breve termine la Cassa di compensazione riguardo ad ogni suo credito (DTF 108 V 188).
Viste le circostanze rilevate era pensabile il contrario.