Decision ID: 28bce820-f527-59d6-a069-90a4070f3352
Year: 1997
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: civil_law

in fatto: A. Con sentenza del 18 ottobre 1991 il Segretario assessore della Pretura del Distretto di Lugano, sezione 6, ha pronunciato in luogo e vece del Pretore il divorzio tra _ _ (1964) e _ nata _ (1963). La figlia _, nata il _ 1987, è stata affidata alla madre. Il padre è stato condannato a versare alla figlia un contributo mensile di fr. 600.– indicizzati, oltre gli assegni familiari percepiti direttamente da _ _. Adita da quest’ultima, il 15 maggio 1992 la I Camera civile di appello ha parzialmente riformato il giudizio del Segretario assessore, aumentando il contributo indicizzato per la figlia a fr. 600.– mensili fino al compimento del 6° anno, a fr. 700.– mensili fino al 12° anno, a fr. 730.– mensili fino al 16° anno e a fr. 850.– mensili fino al 20° anno d’età (inc. _/_). _ _ si è risposata il _ 1993 con _ _, dal quale aveva già un figlio, _, nato il _ 1992.
B. L’8 giugno 1994 _ _ ha convenuto la figlia _ davanti al Pretore del Distretto di Lugano, sezione 6, chiedendo che il contributo alimentare stabilito nella sentenza di divorzio fosse ridotto della metà. La convenuta ha proposto di respingere la petizione. Nel successivo scambio di atti scritti sia l’attore sia la convenuta hanno mantenuto il loro punto di vista e identiche domande sono state ribadite anche nei memoriali conclusivi. Le parti hanno rinunciato al dibattimento finale.
C. Statuendo il 20 maggio 1996, il Pretore ha respinto la petizione. Entrambe le parti sono state ammesse al beneficio dell’assi-stenza giudiziaria. Le spese processuali, con una tassa di giustizia di fr. 500.–, sono state poste a carico dell’attore (e in sua vece a carico dello Stato), con obbligo di rifondere alla convenuta fr. 1200.– per ripetibili.
D. Contro la sentenza appena citata _ _ è insorto con un appello del 10 giugno 1996 nel quale chiede che – conferitogli il beneficio dell’assistenza giudiziaria – la petizione sia accolta e il giudizio del Pretore riformato di conseguenza. Nelle sue osservazioni del 5 luglio 1996 _ _ propone di respingere l’appello, instando a sua volta per il beneficio dell’assi-stenza giudiziaria.

Considerando
in diritto: 1. L’art. 157 CC stabilisce che una sentenza di divorzio può essere modificata in merito alle relazioni tra genitori e figli nel caso di mutate circostanze “per causa di matrimonio, partenza o morte di uno dei genitori, o per altri motivi”. Ove siano in discussione contributi alimentari, la modifica è disciplinata non solo dall’art. 157, ma anche dagli art. 285 e 286 cpv. 2 CC (Bühler/Spühler, Berner Kommentar, 3a edizione, note 102 e 144 ad art. 157 CC). Il contributo di mantenimento che un genitore non affidatario è tenuto a stanziare al figlio può essere ridotto, in sostanza, se fatti nuovi e rilevanti impongano una regolamentazione diversa rispetto all’epoca del divorzio e se il cambiamento di situazione è duraturo. Non si tratta di rettificare la sentenza di divorzio; si tratta di adattarla a sopravvenuti mutamenti di situazione, riguardino essi il figlio o i genitori (DTF 120 II 178 consid. 3a).
2. La Camera civile di appello si è attenuta al principio, finora, per cui un’azione tendente a far modificare il dispositivo di una sentenza di divorzio – anche solo in relazione al contributo alimentare per i figli minorenni – è disciplinata dall’art. 157 CC e va trattata perciò con rito ordinario (da ultimo: I CCA, sentenza del 27 marzo 1997 nella causa B. contro B., consid. 4; del 13 aprile 1995 nella causa M. contro M., consid. 2; del 21 marzo 1995 nella causa G. contro G., consid. 1a). Tale impostazione trova conforto nella dottrina e nella giurisprudenza (Sandoz, Le point sur le droit de la famille, in: SJZ 91/1995 pag. 113 a metà; Deschenaux/Tercier/Werro, Le mariage et le divorce, 4a edizione, pag. 172 n. 853 segg.; DTF 120 II 178 consid. 3a). Se non che, un’azione di modifica fondata sull’art. 157 CC va promossa contro l’ex coniuge (Bühler/Spühler, op. cit., note 68 segg. ad art. 157 CC con richiami). Al figlio la dottrina riconosce bensì la possibilità di intervenire per un’adeguata tutela dei propri interessi (Lüchinger/Geiser in: Kommentar zum schweizerischen Privatrecht, Basilea 1996, nota 20 ad art. 157 con rinvio), ma convenuto rimane l’ex coniuge, non il figlio (si vedano DTF 120 II 177 e 108 II 983, dove convenuta era appunto la madre del minorenne).
Nella sua opera più recente Hegnauer sostiene invero che l’azione intesa a far modificare una sentenza di divorzio sul solo contributo alimentare per figli minorenni è regolata dall’art. 286 cpv. 2 CC, non dall’art. 157 CC (Berner Kommentar, Berna 1997, nota 53 ad art. 286 CC cui rinvia la nota 139 ad art. 279-280 CC). Se così fosse, convenuto dovrebbe essere il figlio minorenne, non il genitore affidatario (op. cit., nota 63 ad art. 286 CC). Tale opinione manca nondimeno di ulteriore conforto. Intanto non risulta che l’art. 280 cpv. 1 CC (che istituisce una procedura semplificata per le azioni di mantenimento) sia mai stato applicato, per giurisprudenza, a cause volte alla modifica di una sentenza di divorzio. In secondo luogo il Tribunale federale non considera il figlio minorenne, in una causa tendente alla modifica di una sentenza di divorzio, alla stregua di un convenuto (tant’è che in DTF 120 II 178 e 108 II 83 la legittimazione passiva della madre non è stata messa in discussione). Infine il saggio di Rapp cui si riferisce il citato commentatore nella nota 53 ad art. 286 CC non precisa alcunché, salvo ammettere che per modificare formalmente il dispositivo di una sentenza di divorzio occorre un’azione fondata sull’art. 157 CC (BJM 1980 pag. 295 in basso).
3. Nella fattispecie _ _ non è stata convenuta in giudizio e gli atti di causa le sono stati notificati unicamente come rappresentante legale della figlia. Constatato ciò, il Pretore avrebbe dovuto ordinare che si accertasse la legittimazione passiva della convenuta, presupposto di merito da verificare d’ufficio in ogni stadio della lite (DTF 118 Ia 130 consid. 1a). Se, dopo aver sentito le parti, egli fosse giunto alla conclusione che solo _ _ poteva avere veste di convenuta (a esclusione di _ _), la petizione avrebbe dovuto essere respinta già per questo motivo. Al mancato accertamento della legittimazione passiva potrebbe, al limite, essere rimediato in appello, previa interpellazione delle parti. Dato però che il ricorso appare – come si vedrà oltre – destinato all’insuccesso, non è il caso che questa Camera approfondisca la questione.
4. In concreto il Pretore ha ritenuto che, per rapporto al guadagno di fr. 4000.– mensili lordi conseguito come imbianchino nel 1991 (sentenza 18 ottobre 1991 del Segretario assessore, consid. 8), il reddito dell’attore risultava sostanzialmente invariato. La pretesa diminuzione delle entrate non trovava del resto spiegazione, ove appena si consideri che un suo ex collega (_, con il quale aveva lavorato tre anni) aveva dichiarato un guadagno medio – fra il 1992 e il 1995 appunto – di fr. 4000.– mensili. Oltre a ciò, e comunque fosse, l’interessato appariva in grado di ricavare dalle sue capacità lavorative la somma di fr. 4000.– mensili accertata all’epoca del divorzio, tanto più che nel 1995 gli si era prospettata la possibilità di un impiego (come pittore), relativamente sicuro e adeguatamente rimunerato. Invece di postulare l’assunzione, egli aveva preferito diventare custode di una capanna alpina, attività che non può nemmeno essere esercitata su tutto l’arco dell’anno. Quanto alla situazione finanziaria di _ _, che l’attore asseriva migliorata rispetto al momento del divorzio, il Pretore ha rilevato che l’assunto non risultava per nulla dimostrato. Non sussistevano quindi le premesse, in ultima analisi, per l’applicazione dell’art. 286 cpv. 2 CC.
5. L’appellante afferma che il teste _ _ è inattendibile, essendogli “parecchio ostile”, e che il guadagno medio di fr. 4000.– mensili da quegli dichiarato fra il 1992 e il 1995 non è degno di fede. Egli ripete di non guadagnare più di fr. 2500.– mensili, come ha accertato anche il Pretore del Distretto di Bellinzona quando lo ha condannato (il 26 settembre 1995) per trascuranza degli obblighi di mantenimento e fa valere di non avere impugnato a suo tempo la sentenza del Segretario assessore (che accertava appunto un reddito di fr. 4000.– mensili lordi) perché non aveva un avvocato. Infine sottolinea di non avere alcun’altra fonte di reddito oltre il noto cespito di fr. 2500.– mensili e di non poter guadagnare più di tanto per problemi di tossicomania, mentre la sua ex moglie può contare sul buon reddito dell’attuale marito. Tutto ciò giustificherebbe una riduzione a metà del contributo per la figlia.