Decision ID: 7d85aae8-0179-5e06-b085-76207326c4d7
Year: 2020
Language: it
Court: CH_BVGE
Chamber: CH_BVGE_001
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: 

Visto:
la domanda di asilo presentata in Svizzera dall’interessato il 29 luglio 2020
(cfr. atto SEM 2/2),
il decreto d’accusa del 2 agosto 2020, per mezzo del quale l’insorgente è
stato condannato ad una pena detentiva non sospesa di 45 giorni per titolo
di furto e danneggiamento (cfr. atto SEM 29/2),
il rilevamento dei dati personali svoltosi il 7 agosto 2020 (cfr. atto SEM
13/10),
i riscontri dattiloscopici attestanti il deposito di una domanda d’asilo in Bel-
gio il 15 ottobre 2019 da parte dell’insorgente (cfr. atto SEM 8/1),
il verbale del colloquio personale ai sensi dell’art. 5 del Regolamento (UE)
n. 604/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013
che stabilisce i criteri e i meccanismi di determinazione dello Stato membro
competente per l’esame di una domanda di protezione internazionale pre-
sentata in uno degli Stati membri da un cittadino di un paese terzo o da un
apolide (rifusione) (Gazzetta ufficiale dell’Unione europea [GU] L 180/31
del 29.06.2013; di seguito: Regolamento Dublino III), che ha avuto luogo il
13 agosto 2020 (cfr. atto SEM 20/2),
la documentazione medica agli atti (cfr. atti SEM 31/1, 37/2, 43/2, 44/2,
47/2, 48/2, 49/5, 50/2, 51/2),
le scomparse dell’insorgente in corso di procedura (cfr. atti SEM 10/1, 32/1,
45/1),
la domanda di ripresa in carico ai sensi dell’art. 18 cpv. 1 lett. b Regola-
mento Dublino III presentata il 25 agosto 2020 alle autorità belghe compe-
tenti dalla SEM nei termini fissati all’art. 23 par. 2 Regolamento Dublino III,
l’accettazione della predetta da parte del Belgio il 2 settembre 2020 (cfr.
atto SEM 34/1),
la decisione del 3 dicembre 2020 (notificata il 7 dicembre 2020; cfr. atto
SEM 54/1), mediante la quale la Segreteria di Stato della migrazione (di
seguito: SEM) non è entrata nel merito della domanda d’asilo ai sensi
dell’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi ed ha pronunciato l’allontanamento del ri-
chiedente l’asilo verso il Belgio,
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il ricorso del 14 dicembre 2020 (cfr. tracciamento degli invii) inoltrato di-
nanzi al Tribunale amministrativo federale (di seguito: il Tribunale) contro
la menzionata decisione e per il cui tramite l’interessato ha preliminarmente
richiesto la concessione dell’effetto sospensivo, rispettivamente di ordinare
misure conservative a titolo supercautelare; in via principale l’annullamento
della decisione avversata e la trattazione nazionale della domanda d’asilo;
sussidiariamente la retrocessione degli atti all’autorità inferiore per ulteriore
istruzione e l’emissione di una nuova decisione; contestualmente e con
protestate spese e ripetibili, di essere esentato dal versamento delle spese
processuali (domanda di assistenza giudiziaria) e dal relativo anticipo,

e considerato:
che le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla
LTF, in quanto la LAsi non preveda altrimenti (art. 6 LAsi),
che presentato tempestivamente (art. 108 cpv. 3 LAsi) contro una deci-
sione in materia di asilo della SEM (art. 6 e 105 LAsi; art. 31‒33 LTAF), il
ricorso è di principio ammissibile sotto il profilo degli art. 5, 48 cpv. 1 lett. a‒
c e art. 52 PA,
che occorre pertanto entrare nel merito del gravame,
che nei procedimenti su ricorso è determinante la lingua della decisione
impugnata (art. 33a cpv. 2 PA, applicabile per rimando dell’art. 6 LAsi e
dell’art. 37 LTAF),
che il procedimento si svolge in italiano,
che i ricorsi manifestamente infondati, ai sensi dei motivi che seguono,
sono decisi in procedura semplificata (art. 111 LAsi) dal giudice unico, con
l’approvazione di un secondo giudice (art. 111 lett. e LAsi) e la decisione è
motivata soltanto sommariamente (art. 111a cpv. 2 LAsi),
che il Tribunale può rinunciare allo scambio scritti (art. 111a cpv. 1 LAsi)
che con ricorso al Tribunale possono essere invocati la violazione del diritto
federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti giuridicamente rile-
vanti (art. 106 cpv. 1 LAsi),
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che il Tribunale non è vincolato né dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4 PA), né
dalle considerazioni giuridiche della decisione impugnata, né dalle argo-
mentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2),
che il ricorrente censura in primo luogo una violazione del suo diritto ad
ottenere una decisione motivata, riconducendola al fatto che la SEM
avrebbe menzionato l’accettazione alla riammissione da parte del Belgio
salvo indicare dipoi altresì che le autorità belghe non avrebbero risposto
alla predetta domanda entro il termine prescritto,
che il diritto di essere sentito, disciplinato dall’art. 29 cpv. 2 della Costi-
tuzione federale della Confederazione Svizzera del 18 aprile 1999 (Cost.,
RS 101) comprende segnatamente il diritto per l’interessato di consultare
l’incarto, di offrire mezzi di prova su punti rilevanti e di esigerne l’assun-
zione, di partecipare alla stessa e di potersi esprimere sulle relative risul-
tanze nella misura in cui possano influire sulla decisione (DTF 135 II 286
consid. 5.1; 135 I 279 consid. 2.3),
che l’obbligo per l’autorità di motivare la sua decisione ne è inoltre corollario
fondamentale; che detta prerogativa è finalizzata a permettere ai destina-
tari e a tutte le persone interessate, di comprenderla, eventualmente di im-
pugnarla, in modo da rendere possibile all’autorità di ricorso, se adita, di
esercitare convenientemente il suo controllo (DTF 139 V 496 consid. 5.1,
136 I 184 consid. 2.2),
che il provvedimento impugnato, laddove si riferisce alla mancata accetta-
zione da parte delle autorità belghe, contiene effettivamente un refuso; che
da una semplice consultazione degli atti di causa si evince invero che il
Belgio ha espressamente accettato la ripresa in carico; che per questo
stesso motivo, mal si comprende però in che modo la censurata garanzia
procedurale sarebbe stata violata, atteso che il ricorrente disponeva di tutti
gli elementi per dedurre tale risultanza dagli atti ed impugnare la decisione
in piena cognizione di causa,
che la censura, pretestuosa, non merita pertanto tutela,
che, giusta l’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi, di norma non si entra nel merito di
una domanda di asilo se il richiedente può partire alla volta di uno Stato
terzo cui compete, in virtù di un trattato internazionale, l’esecuzione della
procedura di asilo e allontanamento,
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che, prima di applicare la precitata disposizione, la SEM esamina la com-
petenza relativa al trattamento di una domanda di asilo secondo i criteri
previsti dal Regolamento Dublino III,
che, se in base a questo esame è individuato un altro Stato quale respon-
sabile per l’esame della domanda di asilo, la SEM pronuncia la non entrata
nel merito previa accettazione, espressa o tacita, di ripresa a carico del
richiedente l’asilo da parte dello Stato in questione (cfr. DTAF 2017 VI/5
consid. 6.2),
che, ai sensi dell’art. 3 par. 1 Regolamento Dublino III, la domanda di pro-
tezione internazionale è esaminata da un solo Stato membro, ossia quello
individuato in base ai criteri enunciati al capo III (art. 7–15),
che nel caso di una procedura di presa in carico (inglese: take charge) ogni
criterio per la determinazione dello Stato membro competente – enumerato
al capo III – è applicabile solo se, nella gerarchia dei criteri elencati all’art. 7
par. 1 Regolamento Dublino III, quello precedente previsto dal Regola-
mento non trova applicazione (principio della gerarchia dei criteri),
che la determinazione dello Stato membro competente avviene sulla base
della situazione esistente al momento in cui il richiedente ha presentato
domanda di protezione internazionale (art. 7 par. 2 Regolamento Dublino
III),
che, contrariamente, nel caso di una procedura di ripresa in carico (inglese:
take back), di principio non viene effettuato un nuovo esame di determina-
zione dello stato membro competente secondo il capo III (cfr. DTAF
2017 VI/5 consid. 6.2 e 8.2.1),
che lo Stato membro competente è tenuto a riprendere in carico – in osse-
quio alle condizioni poste agli art. 23, 24, 25 e 29 – il richiedente la cui
domanda è in corso d’esame e che ha presentato domanda in un altro
Stato membro oppure si trova nel territorio di un altro Stato membro senza
un titolo di soggiorno rispettivamente del quale è stata respinta la domanda
e che ha presentato domanda in un altro Stato membro (art. 18 par. 1 lett.
b e art. 18 par. 1 lett. d Regolamento Dublino III),
che nel provvedimento impugnato, l’autorità inferiore, dopo aver constatato
la competenza del Belgio per la trattazione della domanda d’asilo dell’in-
sorgente, ha escluso che in tale Paese sussistano carenze sistemiche e
che il ricorrente possa essere esposto a trattamenti contrari all’art. 3 CEDU
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qualora vi venga trasferito; che a mente della SEM non vi sarebbero nem-
meno motivi umanitari giustificanti l’applicazione della clausola di sovranità
e ciò pur tenendo in debita considerazione la situazione medica in pre-
senza, il cui accertamento sarebbe per giunta stato reso più difficile dalle
numerose scomparse dell’interessato,
che nel gravame l’insorgente si duole di una potenziale violazione
dell’art. 3 CEDU e del principio inquisitorio (art. 12 PA); che l’assenza di
carenze sistemiche non sarebbe bastevole per escludere un rischio di vio-
lazioni delle norme protettrici della CEDU, essendo l’esame da effettuarsi
rispetto al singolo caso di specie; che in concreto il ricorrente andrebbe
ritenuto persona vulnerabile; che essendosi quest’ultimo trattenuto in Bel-
gio solo per breve tempo, non vi sarebbe modo di esprimersi sulle effettive
possibilità di presa a carico sebbene già solo alla luce del suo stato di sa-
lute ed alcuni rapporti concernenti tale Paese vi sarebbe il pericolo di non
poter inizialmente accedere ai trattamenti e di non ottenere un alloggio; che
vi sarebbero d’altro canto evidenze quanto ad un iniziale chiusura dei centri
d’accoglienza per i nuovi richiedenti in riscontro alla grave situazione pan-
demica; che la stessa quarantena che l’interessato dovrebbe osservare
dopo la registrazione porrebbe problemi alla luce della sua politossicoma-
nia, che costituirebbe altresì fattore di rischio per il Covid-19 assieme alle
carie dentali; che in caso di trasferimento il ricorrente potrebbe non riuscire
a continuare il trattamento a base di Pregabalin, finendo per sovradosare
l’assunzione di droghe; che ciò evidenzierebbe la necessità di effettuare
ulteriori valutazioni per ottenere un quadro complessivo dei problemi me-
dici del richiedente asilo, atteso inoltre che in Belgio ci potrebbe volere
molto tempo prima ch’egli possa ottenere ad un consulto medico; che le
scomparse dell’insorgente non avrebbero del resto influito sulla possibilità
di svolgere chiarimenti supplementari al riguardo; che non si comprende-
rebbe nemmeno perché l’istanza inferiore abbia citato l’art. 26 LAsi in que-
sto contesto,
che in primo luogo il Tribunale rileva che, alla luce dell’incontestato depo-
sito di una domanda d’asilo in Belgio da parte dell’insorgente e dell’accet-
tazione della richiesta di ripresa in carico da parte delle autorità di tale
Paese (cfr. supra), la competenza del Belgio risulta di principio data,
che d’altro canto la questione dell’effettiva volontà quanto al deposito di
una domanda d’asilo è del tutto ininfluente, atteso che il meccanismo del
Regolamento Dublino III non offre il diritto di scegliere autonomamente lo
Stato nel quale la domanda debba essere esaminata (cfr. DTAF 2010/45
consid. 8.3),
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che inoltre, non vi sono fondati motivi di ritenere che in tale Stato sussi-
stano carenze sistemiche nella procedura di asilo e nelle condizioni di ac-
coglienza dei richiedenti che implichino il rischio di un trattamento inuma-
no o degradante ai sensi dell’art. 4 della CartaUE (cfr. art. 3 par. 2 2a frase
Regolamento Dublino III; cfr. tra le tante sentenza del Tribunale F-
4186/2020 del 26 agosto 2020),
che ciò non di meno, giusta l’art. 17 par. 1 Regolamento Dublino III («clau-
sola di sovranità»), in deroga ai criteri di competenza sopra definiti, cia-
scuno Stato membro può decidere di esaminare una domanda di prote-
zione internazionale presentata da un cittadino di un paese terzo o da un
apolide, anche se tale esame non gli compete,
che tale eccezione è concretizzata in diritto interno dall’art. 29a cpv. 3
OAsi 1, secondo il quale, se "motivi umanitari" lo giustificano la SEM può
entrare nel merito della domanda anche qualora giusta il Regolamento Du-
blino III un altro Stato sarebbe competente per il trattamento della do-
manda,
che la SEM, nell’applicazione dell’art. 29a cpv. 3 OAsi 1, dispone di potere
di apprezzamento (cfr. DTAF 2015/9 consid. 7 seg.); che tuttavia, allor-
quando il trasferimento del richiedente nel Paese di destinazione contrav-
venga alla CEDU o ad altri impegni di diritto internazionale pubblico della
Svizzera, l’autorità inferiore è obbligata ad applicare la clausola di sovranità
e ad entrare nel merito della domanda d’asilo (cfr. DTAF 2015/9 con-
sid. 8.2.1),
che il Belgio è legato alla CartaUE e firmatario della CEDU, della Conven-
zione del 10 dicembre 1984 contro la tortura ed altre pene o trattamenti
crudeli, inumani o degradanti (Conv. tortura, RS 0.105), della Convenzione
del 28 luglio 1951 sullo statuto dei rifugiati (Conv. rifugiati, RS 0.142.30),
oltre che del relativo Protocollo aggiuntivo del 31 gennaio 1967
(RS 0.142.301) e ne applica le disposizioni,
che tale paese è così presunto rispettare la sicurezza dei richiedenti, in
particolare il diritto alla trattazione della domanda secondo una procedura
giusta ed equa e garantire una protezione conforme al diritto internazionale
ed europeo (cfr. direttiva 2013/32/UE del Parlamento europeo e del Consi-
glio del 26 giugno 2013 recante procedure comuni ai fini del riconosci-
mento e della revoca dello status di protezione internazionale [di seguito:
direttiva procedura]; direttiva 2013/33/UE del Parlamento europeo e del
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Consiglio del 26 giugno 2013 recante norme relative all’accoglienza dei ri-
chiedenti protezione internazionale [di seguito: direttiva accoglienza]),
che tale presunzione, non è tuttavia assoluta e può essere confutata in
presenza di indizi seri che, nel caso concreto, le autorità di tale Stato non
rispetterebbero il diritto internazionale (cfr. DTAF 2011/9 consid. 6; 2010/45
consid. 7.4 e 7.5),
che nel caso in narrativa il ricorrente non è però stato in grado di fornire
elementi validi in tal senso (cfr. DTAF 2011/9 consid. 6) né tantomeno di
addurre qualsivoglia indizio serio e concreto suscettibile di dimostrare che
lo Stato di destinazione non rispetti il principio del divieto di respingimento
o di essere esposto, in caso di trasferimento, a condizioni di sussistenza
tali da contravvenire all’art. 4 della CartaUE, all’art. 3 CEDU o all’art. 3
Conv. tortura,
che dipoi, si osservi come il respingimento forzato di persone che soffrono
di problemi medici costituisca una violazione dell’art. 3 CEDU unicamente
in casi eccezionali, e meglio allorquando la malattia si trovi in uno stadio a
tal punto avanzato o terminale da lasciar presupporre che a seguito del
trasferimento la morte appaia come una prospettiva prossima (cfr. sen-
tenza della CorteEDU N. contro Regno Unito del 27 maggio 2008,
26565/05; DTAF 2011/9 consid. 7 e relativi riferimenti), circostanza che ma-
nifestamente non ricorre nella presente fattispecie,
che ad ogni fine utile si rilevi come il Belgio disponga di strutture sanitarie
equiparabili a quelle svizzere (cfr. sentenza del Tribunale E-5334/2020 del
3 novembre 2020),
che nulla indica poi che le autorità di detto paese rifiuterebbero di prestargli
assistenza, le disquisizioni ricorsuali a tal proposito avendo mero carattere
congetturale,
che, ad ogni modo, appartiene al ricorrente sollevare l’eventuale violazione
dei suoi diritti fondamentali, utilizzando le adeguate vie di diritto dinanzi alle
autorità dello Stato in questione,
che su questi medesimi presupposti, non vi era necessità di istruire ulte-
riormente la questione, atteso che i fatti giuridicamente rilevanti risultavano
riuniti; che la questione a sapere se le svariate scomparse dell’insorgente
possano aver influito o meno sulla possibilità di effettuare supplementari
non è pertanto decisiva,
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che infine, nella fattispecie, dagli atti non traspaiono elementi per ritenere
che l’autorità inferiore abbia esercitato in maniera arbitraria il suo potere di
apprezzamento nell’applicazione della clausola di sovranità per motivi
umanitari,
che, pertanto, non vi è ragione di fare applicazione dell’art. 17 par. 1 Rego-
lamento Dublino III,
che, di conseguenza, il Belgio rimane competente per il seguito della do-
manda d’asilo e d’allontanamento del ricorrente ai sensi del Regolamento
Dublino III ed è tenuta a riprenderlo in carico in ossequio alle condizioni
poste dal medesimo,
che, quindi, è a giusto titolo che la SEM non è entrata nel merito della do-
manda di asilo del ricorrente in applicazione dell’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi
ed ha pronunciato il suo trasferimento verso il Belgio conformemente
all’art. 44 LAsi, posto che il ricorrente non possiede un’autorizzazione di
soggiorno in Svizzera (cfr. art. 32 lett. a OAsi 1),
che, in siffatte circostanze, non vi è più luogo di esaminare in maniera di-
sgiunta le questioni relative all’esistenza di un impedimento all’esecuzione
del trasferimento per i motivi giusta i cpv. 3 e 4 dell’art. 83 LStrI (RS 142.20)
dal momento che essi sono indissociabili dal giudizio di non entrata nel
merito nel quadro di una procedura Dublino (cfr. DTAF 2015/18 con-
sid. 5.2),
che tuttavia, poiché sollevato nel ricorso dall’insorgente, appare sensato
rilevare in merito come l’attuale situazione sanitaria legata alla pandemia
da Coronavirus – la quale non riguarda certo il solo Belgio ma anche ed in
particolare la Svizzera – non risulta ostare all’esecuzione dell’allontana-
mento in quanto circostanza di natura temporanea (cfr. in tal senso la sen-
tenza del Tribunale F-4687/2020 consid. 6),
che con il provvedimento impugnato l’autorità di prima istanza non ha vio-
lato il diritto federale né abusato del suo potere d’apprezzamento ed inoltre
non ha accertato in modo inesatto o incompleto i fatti giuridicamente rile-
vanti (art. 106 cpv. 1 LAsi),
che, alla luce di quanto precede, il ricorso deve essere respinto e la deci-
sione della SEM confermata,
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che con la presente decisione finale le domande tese all’esenzione dell’an-
ticipo spese, alla concessione dell’effetto sospensivo e all’adozione di mi-
sure conservative sono da considerarsi senza oggetto,
che ritenute poi le allegazioni ricorsuali sprovviste di probabilità di esito fa-
vorevole, la domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa
dal pagamento delle spese processuali, va respinta (art. 65 cpv. 1 PA),
che, visto l’esito della procedura, le spese processuali di CHF 750.– che
seguono la soccombenza, sono poste a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1
e 5 PA nonché art. 3 lett. b del regolamento sulle tasse e sulle spese ripe-
tibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 feb-
braio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]),
che la decisione è definitiva e non può, in principio, essere impugnata con
ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83
lett. d cifra 1 LTF),
(dispositivo alla pagina seguente)
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