Decision ID: 28208c9e-8057-5709-8a7e-66ea8fee4ca5
Year: 2004
Language: it
Court: TI_TCAS
Chamber: TI_TCAS_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: social_law

ritenuto,
in fatto
1.1. _, nato il _ 1937, ha svolto attività lucrativa per la _ dal 1° agosto 1994 al 30 maggio 1995 (doc. _). Ai fini dell’attuazione della previdenza professionale dei suoi dipendenti, la datrice di lavoro era affiliata alla Fondazione collettiva LPP _ (in seguito: Fondazione LPP _) (numero d’adesione: _, vedi doc. _).
Quest'ultima fondazione ha a sua volta concluso un contratto di riassicurazione con la _ (in seguito: _). In base all'accordo di adesione tra la Fondazione LPP _ e la _ agiva in rappresentanza della Fondazione nei rapporti con il datore di lavoro e gli assicurati (doc. _ art. 2, doc. _).
1.2. Nel corso del 1995 _ è diventato inabile al lavoro nella misura del 50% a seguito di malattia.
Con provvedimento 25 luglio 1996 l’Ufficio assicurazione invalidità (UAI) gli ha di conseguenza attribuito una mezza rendita d’invalidità con effetto dal 1° febbraio 1996 (doc. _).
Dal canto suo, trascorso il termine di attesa di 24 mesi, la Fondazione LPP _a ha concesso all’assicurato, mediante comunicazione 8 luglio 1997 (doc. _), una mezza rendita d’invalidità della previdenza professionale ammontante a fr. 17'000.- annui, a far tempo dal 6 maggio 1997.
1.3. Con scritto 20 maggio 1999 _ ha informato l’_ che a dipendenza del suo stato di salute era divenuto inabile al lavoro al 100% postulando un riesame della sua posizione (doc. _).
Con provvedimento 12 agosto 1999 l’UAI ha attribuito all’assicurato una rendita d’invalidità intera con effetto dal 1° maggio 1999 per un grado d'inabilità del 75% (doc. _).
1.4. L'11 novembre 1999 l’_ ha comunicato ad _ che per l'aumento del grado d'invalidità gli riconosceva, a far tempo dal 1° maggio 1999, solo la parte di rendita d’invalidità corrispondente al minimo LPP, pari a fr. 4'117 annui, non invece le prestazioni contrattuali, affermando:
"
Egregio Signor _,
Abbiamo preso nota, che la sua rendita dall'assicurazione federale d'invalidità (AI) è aumentata del 50% al 75% con effetto dal 01.05.1999.
Poiché il suo rapporto di lavoro con la ditta _ è terminato il 30.05.1995 ed il peggioramento del suo stato di salute, il quale ha condotto all'aumento della rendita da parte dell'assicurazione federale d'invalidità (AI), è subentrata diverso tempo dopo questa data, la informiamo che possiamo accordare l'aumento della rendita solo nell'ambito della Legge federale sulla previdenza professionale per la vecchiaia, i superstiti e l'invalidità (LPP). La preghiamo di prendere buona nota di quanto sopra.
La rendita d'invalidità aumenta a partire dal 01.05.1999 come segue:
50% rendita d'invalidità per _ fr. 17'000.00
+ 50% aumento della rendita nell'ambito
del LPP-Minimo fr. 4'117.00
Nuova rendita annua d'invalidità fr. 21'117.00
Conteggio per il periodo dal 01.05.1999 al 31.12.1999
rendite al 100% dal 01.05.1999 al 31.12.1999 di fr. 14'078.00
./. rendite già versate dal 01.05.1999 al 31.12.1999 di fr.- 11'333.35
Totale delle prestazioni a suo favore fr. 2'744.65
Verseremo il totale di
fr. 2'744.65
al luogo di pagamento seguente: _, a favore del conto-no _, per _, CCP _.
Secondo le disposizioni legali, il versamento di questa rendita dovrà da noi essere notificato all'Amministrazione federale delle contribuzioni a Berna.
Voglia cortesemente comunicarci
ogni
modifica del grado d'incapacità di guadagno.
Inoltre troverà in allegato il certificato di previdenza valevole al 01.05.1999 con un foglio informativo." (Doc. _)
Il 25 novembre 1999 l'_ ha precisato all'assicurato che la decisione si fondava sulla giurisprudenza del Tribunale federale delle assicurazioni (doc. _).
1.5. Assistito dall'avv. _, con scritti alla _ del 22 dicembre 1999 (doc. _), 15 e 29 febbraio 2000 (doc. _) e 18 dicembre 2000 (doc. _) _ ha chiesto delucidazioni in merito ai parametri di calcolo dell’aumento della rendita d’invalidità attribuita a far tempo dal 1° maggio 1999.
L’_, con risposte 31 gennaio 2000 (doc. _) e 26 febbraio 2001 (doc. _), ha ribadito che l’aumento della rendita d’invalidità dal 50% al 100% era stato calcolato conformemente al minimo previsto dalla LPP nell’ambito della previdenza professionale obbligatoria. Ritenuto come il peggioramento dello stato di salute dell’assicurato fosse subentrato diverso tempo dopo che il rapporto di lavoro con la ditta _ aveva preso fine, per il conseguente aumento del grado d'invalidità non erano per contro dovute le prestazioni contrattuali superiori al minimo legale.
1.6. Mediante petizione 23 dicembre 2002 nei confronti di _ (dal 1. gennaio 2002: _, doc. _) _, rappresentato dall’avvocato _, ha chiesto:
"
1. È accertato il diritto di _ di ricevere una rendita
di invalidità supplementare del 50%, pari a fr. 17'000.- annui, corrispondenti a un aggravamento dal 50% al 75% dell'invalidità, dal 1.5.1999.
2. La _, è condannata a versare a _ dal 1.5.1999 una rendita completa di invalidità, pari a fr. 34'000.- annui, a titolo di previdenza professionale contrattuale.
3. Protestate spese e ripetibili."
A motivazione della propria richiesta ha fatto valere:
"4.
Per giustificare la sua tesi la _ si è prevalsa di una giurisprudenza che riconosce la possibilità, nell'ambito della previdenza più estesa, superiore alle prestazioni minime, di far dipendere una rendita di invalidità da presupposti diversi dall'art. 23 LPP (doc. _). In altri termini una rendita di invalidità, nella previdenza più estesa, non dipende necessariamente da un rapporto di assicurazione al momento in cui è sorta l'incapacità di lavoro la cui causa ha portato all'invalidità. Nel contesto della previdenza contrattuale, superiore a quella obbligatoria, è possibile adottare un altro criterio, a condizione che sia previsto nelle disposizioni che reggono l'assicurazione (DTF 123 V 264 consid. 1b i rinvii). A tal fine è però necessaria una norma esplicita.
La _ non ha mai presentato un regolamento che dimostri questo presupposto. A norma della sentenza citata deve perciò valere il medesimo principio dell'art. 23 LPP. La connessione dell'invalidità al 75% con l'incapacità al lavoro apparsa nel 1995 è ammessa dalla stessa _, laddove riconosce una rendita legale (doc. _). A norma della giurisprudenza, in difetto di disposizioni regolamentari, l'art. 23 LPP si applica alla previdenza contrattuale più estesa.
Già per questa ragione il rifiuto della _ di versare una rendita di invalidità completa nell'estensione prevista dal contratto è errata.
5.
La giurisprudenza appena citata e l'opinione della _ si riferiscono a casi in cui, all'aggravarsi dell'invalidità, mancava la copertura assicurativa dell'istituto di previdenza che versa una rendita per invalidità ridotta (DTF 123 V 264 condid. 1b e rinvii). La mancanza di copertura assicurativa, come esposto, nell'ambito della previdenza legale non comporta un esonero dal versamento della rendita, come ammette anche la _. Nella previdenza più estesa può eventualmente esservi un'altra soluzione di carattere contrattuale.
Nel caso concreto la copertura contrattuale continuava a sussistere e dunque non è necessario ricorrere ai criteri sopra esposti. In primo luogo non vi è un nuovo datore di lavoro al quale sia stata trasferita la prestazione di libero passaggio con l'effetto di far decadere la copertura assicurativa. In oltre le condizioni assicurative sono esposte nei certificati di previdenza consegnati dalla _. Al 1° gennaio 1995 era così prevista una rendita annua di invalidità di fr. 34'000.- e la liberazione dal pagamento dei premi in caso di invalidità dovuta a malattia o infortunio (doc. _). Il 25 aprile 1996 la _ ha riepilogato la situazione riconoscendo un'invalidità al 50% dal 15 luglio 1995 (doc. _) e ha spedito un certificato di previdenza valido dal 7 agosto 1995 che appunto prevedeva una rendita di invalidità ancora assicurata di fr. 17'000.- (doc. _). Era sempre garantita la liberazione dal pagamento dei premi in caso di invalidità dovuta a malattia o infortunio. Infatti in quella lettera si spiegava che dal
7
agosto
1995
la polizza era gestita in una parte attiva e in una parte passiva, dove per la parte passiva non era più addebitato alcun premio. Il certificato di previdenza (doc. _) dimostra che la parte attiva includeva una rendita di invalidità di fr.
17'000.-
annui, per la quale doveva valere la clausola di liberazione dal pagamento dei premi È vero che, a richiesta, la _ ha riprodotto
il 17
febbraio 2000 quello stesso certificato valido dal
7
agosto
1995
in una versione completamente diversa (doc. _), che esclude ogni prestazione di invalidità. Deve essere chiaro che questo nuovo certificato non può prevalere, a posteriori, su quello a suo tempo notificato.
La situazione è dunque che con il verificarsi di un'invalidità al
50%,
nel
1995,
la previdenza professionale più estesa è rimasta in vigore per una rendita di invalidità corrispondente al residuo
50%. A
tal riguardo vigeva la clausola di liberazione dal pagamento dei premi e l'istituto di previdenza è dunque tenuto anche alle prestazioni contrattuali. Ne segue che il rinvio a una giurisprudenza riferita alla mancanza di copertura assicurativa è del tutto irrilevante.
Al
contrario, la copertura assicurativa vigente imponeva ed impone di accordare un'ulteriore rendita di invalidità, pari a fr.
17'000.-
annui, per l'aggravamento dell'invalidità dal
50%
al
75%.
Questa rendita supplementare di invalidità deve entrare in vigore dal 1° maggio
1999
senza essere limitata alle prestazioni legali." (I)
Delle ulteriori motivazioni e allegazioni si dirà, ove necessario, in sede di esame del merito della vertenza.
1.7. Con scritto 11 febbraio 2003 l'attore, tramite il suo rappresentante, ha informato il TCA che dopo l'introduzione della causa la convenuta aveva sospeso ogni prestazione (V).
In proposito, con lettera 19 febbraio 2003 _ (in seguito: _) ha motivato la sospensione del versamento con ragioni amministrative in relazione al raggiungimento, da parte di _, dell'età di pensionamento e della conseguente necessità di procedere ai nuovi conteggi delle prestazioni (X).
L'attore, con scritto 13 marzo 2003 del suo legale, ha confermato di aver ricevuto il conteggio delle prestazioni di vecchiaia dovute a far tempo dal 1. gennaio 2003 dichiarando di conseguenza la questione risolta (XII).
1.8. Con risposta del 14 febbraio 2003, l’_ ha chiesto, in via preliminare, di dichiarare irricevibile la petizione per carenza di legittimazione passiva e incompetenza del TCA e, nel merito, di respingerla adducendo che:
"
4.
Per giustificare la sua decisione la convenuta si avvale di una giurisprudenza in vigore del Tribunale federale delle assicurazioni che ha preso spunto nel DTF 115 V 211 e che è stata confermata ancora una volta nella sentenza n. B 20/01 del 24 aprile 2002 (consid. 2b e rinvii). Secondo quella giurisprudenza gli istituti di previdenza sono liberi, nell'ambito della previdenza più estesa, di definire il rischio assicurato in deroga all'art. 23 della LPP.
In particolare la convenuta si è riferita alla sentenza del TF n. B 55/95 del 6 maggio 1997. In questa sentenza il TF aveva esaminato una disposizione regolamentare molto simile a quella che figura nel regolamento applicabile alle pretenzioni dell'attore. infatti il regolamento applicabile nella fattispecie precisa nella cifra 3.4.1: "Sussiste invalidità se la persona assicurata, in seguito a malattia provata da perizia medica, deperimento delle facoltà psichiche o fisiche, è inabile ad esercitare la sua professione o altra attività lucrativa conforme alla sua posizione sociale, alle sue conoscenze e alle sue attitudini, oppure se la persona assicurata è invalida ai sensi dell'AZ. Lo stesso vale per l'incapacità al guadagno provocata da infortunio, nel caso in cui il rischio infortunio sia assicurato (si compari il testo con quello contenuto nella sentenza appena citata alla p. 4, cifra 13.2). Ne consegue che il regolamento applicabile nella fattispecie non fa dipendere il diritto ad una rendita d'invalidità dal verificarsi di un'inabilità al lavoro, ma piuttosto dal verificarsi di un'inabilità al guadagno come rischio assicurato.
Per esaminare i diritti dell'attore come assicurato nell'ambito della previdenza più estesa bisogna perciò basarsi sulla nozione dell'inabilità al guadagno, cioè l'inabilità dell'assicurato di sfruttare la sua capacità al lavoro residua sul mercato di lavoro equilibrato che entra in considerazione (DTF 109 V 209 e rinvio). In linea di principio è sufficiente per affermare il diritto dell'assicurato che il rischio assicurato si è realizzato prima del termine del rapporto d'impiego rispettivamente prima della scadenza del termine di 30 giorni ai sensi dell'art. 10 cpv. 3 della LPP (DTF 117 V 332 e rinvio).
Nella fattispecie non è contestato che l'inabilità al guadagno iniziale dell'attore è subentrata prima del termine del rapporto di lavoro. La convenuta ha accordato le prestazioni contrattuali, cioè una mezza rendita d'invalidità pari a fr. 17'000.-- all'anno. Per contro l'aumento del grado d'invalidità dal 50% al 75% si è ovviamente verificato trascorso il termine di copertura ai sensi dell'art. 10 cpv. 3 della LPP. Ne consegue che l'attore, per mancanza di copertura, non ha nessun diritto a prestazioni della previdenza più estesa per l'invalidità che supera il 50%, ma ha il diritto alle prestazioni della previdenza obbligatoria (SVR 1995 BVG Nr. 43, consid. 4b/c).
5.
Per rafforzare la sua posizione l'attore si riferisce alla lettera dell'_ dei 25 aprile 1996 nonché al certificato di previdenza valido dal 7 agosto 1995.
La situazione descritta nella lettera menzionata nonché i dati contenuti nel certificato di previdenza si riferivano però al caso dove l'attore, divenuto invalido al 50%, rimaneva alle dipendenze della ditta assicurata utilizzando la sua capacità al guadagno residua. Quando la convenuta ha saputo che l'assicurato era uscito dal servizio della ditta assicurata, ha spedito un certificato di previdenza corretto, accompagnato da una lettera di spiegazione, datata del 3 ottobre 1996. L'attore dunque non può rivalersi di un certificato di previdenza rilasciato per errore.
Per la cessazione della copertura assicurativa la convenuta rimanda alla cifra 3.6.2 del Regolamento: "Le prestazioni in caso di decesso o d'invalidità assicurate al momento dell'uscita dal servizio di un dipendente, restano garantite e invariate fino al giorno in cui la persona entra alle dipendenze di un nuovo datore di lavoro, al massimo tuttavia per 30 giorni a partire dalla data di uscita." Siccome l'attore era uscito dal servizio della _ il 30 maggio 1995, non risultava più assicurato per la previdenza più estesa quando il suo grado d'invalidità è aumentato al 75% il 1 maggio 1999 (sentenza del TF n. B 20/01 del 24 aprile 2002, consid. 3). La liberazione dal pagamento dei premi menzionata nel certificato corretto non si riferisce all'assicurazione dell'invalidità, bensì all'esonero dal finanziamento dell'accredito di vecchiaia e delle prestazioni di decesso.
Riassumendo i fatti e la giurisprudenza citata, la convenuta giunge alla conclusione che le pretese dell'attore sono senza fondamento e quindi da rigettare." (Doc. _)
1.9. Nella replica 13 marzo 2003 l’attore, sempre assistito dal suo legale, con riferimento all'eccezione di carenza di legittimazione passiva ha osservato come fosse stata la compagnia assicurativa stessa ad aver generato la confusione all’origine del suo ruolo nella procedura pendente e che pertanto la causa doveva continuare nei confronti della Fondazione collettiva LPP _ (sino al 31 dicembre 2001: Fondazione collettiva LPP _, doc. _).
Nel merito, si è sostanzialmente riconfermato nelle proprie argomentazioni osservando tra l'altro:
"
È ammesso che la previdenza contrattuale possa dipendere da criteri diversi della previdenza obbligatoria, a condizione che esista
una norma esplicita. Ora, la convenuta non contesta il fatto che un regolamento disciplinante le prestazioni non sia mai stato reso disponibile all'assicurato. Non solo, ma in tutta la corrispondenza intercorsa mai si è fatto riferimento a una disposizione specifica, che solo con la risposta è finalmente invocata. Si tratta dunque di stabilire quale validità avesse la disposizione del regolamento, nell'ignoranza dell'assicurato. L'interpretazione deve avvenire secondo il principio della buona fede (DTF 127 V 307), che implica di accertare la reale volontà delle parti. Se questa non è assodata le dichiarazioni devono assumere il significato che il destinatario poteva loro prestare in buona fede (DTF 122 V 146).
Una volontà concorde non può essere riconosciuta proprio per! il fatto che il regolamento noci è mai giunto all'assicurato. Resta da sapere quale senso egli potesse legittimamente attribuire a un'assicurazione che non si distingueva per disposizione esplicita, come richiesto dalla giurisprudenza, dai criteri della previdenza obbligatoria. La risposta non può che condurre alla conclusione che la previdenza contrattuale doveva corrispondere, nel diritto alle prestazioni, alla previdenza obbligatoria. Ne segue che la disposizione regolamentare che limita il diritto a una rendita nella previdenza più estesa non ha, secondo la buona fede, una portata diversa dalla norma legale. La clausola contrattuale che escluderebbe una rendita completa di invalidità in deroga all'art. 23 LPP non è così opponibile all'attore. Ciò anche perché i certificati di previdenza ricevuti autorizzavano e legittimavano in questa convinzione.
Come già esposto al § 4 non può esservi un rinvio al regolamento non notificato. L'assicurazione più estesa era perciò in vigore anche dopo l'interruzione del rapporto di lavoro
.
Si aggiunge che la
liberazione dal pagamento dei premi era garantita anche nella lettera del 25 aprile 1996 proprio per le prestazioni d'invalidità. Se poi si volesse far capo al regolamento sulla previdenza (doc. _) la cifra 3.4.4 impone la medesima conclusione. Ne segue che con il verificarsi dell'invalidità
la copertura assicurativa era mantenuta fino all'età del pensionamento
.
Ciò anche perché non vi era un nuovo datore di lavoro a cui era stata trasferita la prestazione di libero passaggio." (XIII)
1.10. Con “presa di posizione” del 26 marzo 2003, l’_ ha innanzitutto dichiarato di lasciare al TCA la facoltà di decidere se la Fondazione collettiva LPP dell'_ poteva essere considerata quale parte convenuta in sostituzione dell'_. Nel merito, si è a sua volta riconfermata nelle proprie posizioni osservando tra l'altro:
"
La convenuta ignora se il regolamento sulla previdenza sia mai stato consegnato all'attore. Non si vede però in quale modo questo fatto gli possa giovare. Secondo l'art. 4 dell'accordo di adesione il regolamento fa parte integrante del contratto di previdenza ed è stato approvato dal comitato di cassa della ditta assicurata. E' quindi applicabile alla fattispecie anche se non è stato consegnato all'attore.
La convenuta insiste che il certificato di previdenza del 23 aprile 1996 (doc. _) sia stato rilasciato per errore. II documento come pure il contenuto della lettera del 25 aprile 1996 (doc. _) dimostrano chiaramente che la convenuta partiva dall'idea che l'assicurato rimaneva alle dipendenze della _. Nel certificato di previdenza è menzionato un grado d'incapacità al guadagno del 50% il quale corrisponde a quello ritenuto dalla convenuta a partire dal 15 luglio 1995 (cifra 1 della lettera del 25 aprile 1996, doc. _). Alla cifra 3 della stessa lettera la convenuta ha informato la ditta che dal 7 agosto 1995, cioè dall'inizio della liberazione dai pagamento del premio, la polizza veniva gestita in una parte attiva e passiva. Questo modo di procedere era in conformità con l'art. 15 della OPP 2 il quale presuppone, per quanto riguarda la parte attiva di una persona parzialmente invalida, la continuazione del rapporto di lavoro (in caso di scioglimento del rapporto di lavoro è trattata secondo gli articoli 35 LFLP"). Finalmente alla cifra 4 della lettera del 25 aprile 1996 (doc. _) la ditta è pregata di comunicare all'_ ogni modifica del grado d'incapacità al guadagno. Una tale richiesta non ha senso quando si sa che l'assicurato non è più alle dipendenze della ditta." (Doc. _)
1.11. Con comunicazione 28 marzo 2003 (doc. _), il Vicepresidente del TCA, preso atto dell’assenso espresso dai rappresentanti dell’_ – parimenti autorizzati a rappresentare la Fondazione collettiva LPP della _ (doc. _) – alla modifica della denominazione della parte convenuta, ha comunicato alle parti che la denominazione della parte convenuta veniva corretta in Fondazione collettiva LPP della _ (in seguito: Fondazione LPP _).
1.12. Il 23 gennaio 2004 il TCA ha chiesto alla Fondazione LPP _ alcune precisazioni (XXI).
In risposta, con scritto 6 febbraio 2004, la fondazione, rappresentata dall'_, ha affermato:
"
Egregi Signori,
In riferimento alla vostra lettera del 23.01.2004 concernente il caso citato in margine siamo in misura di rispondervi e di documentarvi come seguente:
Con lettera del 29.08.1996, abbiamo scritto a l'assicurato perché ci indichi nel caso che abbia, un nuovo datore di lavoro, dove la sua prestazione di libero passaggio per la parte attiva del 50% avrebbe dovuto essere trasferita. (Documento _)
Questa lettera è rimasta senza risposta da parte del Signor _.
L'avere di vecchiaia (prestazione di libero passaggio) della parte attiva della polizza (50%) è rimasta nell'assicurazione del contratto citato in margine. Nessun trasferimento è stato effettuato ne su una polizza di libero passaggio nè su un conto di libero passaggio presso una banca o presso l'Istituto collettore. II capitale di CHF 28'469.00 per 07.08.1995 (primo giorno della liberazione al pagamento del premio) ha continuato ad essere aumentato con gli interessi secondo le disposizioni legali (era sempre 4%).
Se un assicurato presenta un'incapacità al guadagno parziale, la sua assicurazione viene divisa in una parte attiva, che corrisponde al grado di capacità al guadagno e in una parte passiva che corrisponde al grado d'incapacità al guadagno. II salario determinante al momento di questa scissione è il salario valevole prima dell'inizio dell'incapacità al guadagno.
Il salario di CHF 0.00 si riferisce solo per la parte attiva.
Il salario annuo per la parte passiva (50%) era valido fino al 30.04.1999 di CHF 34 000.00. A partire dal 01.05.1999 (aumento del grado d'invalidità à 100%) era di CHF 68 000.00
I premi della previdenza professionale sono stati pagati fino al termine dei rapporti di lavoro (31.05.1995) - erano finanziati dal datore di lavoro. A partire dal 07.08.1995 (inizio della liberazione del pagamento del premio) tra l'altro i contributi "accredito di vecchiaia" erano finanziati dall'_ nell'ambito del grado d'invalidità parziale o l'invalidità completa.
Dettagli:
Accredito di vecchiaia pro rata dal
07.08.1995 -13.12.1995:
Contribuzioni accredito di vecchiaia di CHF 2'448.00
Accredito di vecchiaia pro rata dal
01.01.1996 - 31.12.1996:
Contribuzioni accredito di vecchiaia annuo di CHF 6'120.00
Accredito di vecchiaia pro rata dal
01.01.1997 - 31.12.1998:
Contribuzioni accredito di vecchiaia annuo di CHF 12'240.00
Accredito di vecchiaia pro rata dal
01.01.1999 - 30.04.1999:
Contribuzioni accredito di vecchiaia di CHF 2'040.00
Accredito di vecchiaia pro rata dal
01.05.1999 - 31.12.1999:
Contribuzioni accredito di vecchiaia di CHF 8'160.00
Accredito di vecchiaia pro rata dal
01.01.2000 - 31.12.2002:
Contribuzioni accredito di vecchiaia annuo di CHF 36'720.00" (XXII)
In proposito l'attore, tramite il suo legale, in uno scritto 16 febbraio 2004, ha affermato:
"
La convenuta ha sostenuto che il documento _ è un errore e che il certificato corretto sarebbe il documento _. Nel primo figura un salario assicurato e una rendita di invalidità, nel secondo nessuna di queste indicazioni e nemmeno un premio annuo. Queste circostanze sono incompatibili con la lettera datata 6 febbraio 2004 della _, società di assicurazioni sulla vita. In primo luogo risulta che dal 7 agosto 1995 al 30 aprile 1999 è sempre stato versato un accredito di vecchiaia (nell'ambito della liberazione dal pagamento dei premi) proporzionale alla somma annua di Fr. 6'120.--. Dal 1° maggio 1999 al 31 dicembre 2002 è stata versata una somma proporzionale pari a un accredito di vecchiaia di Fr. 12'240.-- all'anno. Se il documento 23 fosse determinante non vi sarebbe alcuna ragione per questi accrediti, che invece corrispondono al documento _.
Verosimilmente la convenuta confonde la parte attiva e la parte passiva della polizza. Se il salario di Fr. 0.-- si riferisce alla parte attiva, ovvero quella che corrisponde alla capacità di guadagno, non si vede perché gli accrediti di vecchiaia avrebbero dovuto proseguire sulla parte passiva e cioè sulla rendita di invalidità già acquisita. D'altra parte il salario annuo assicurato era, all'opposto di quanto dichiarato, di Fr. 68'000.-- fino al 7 agosto 1995 e di Fr. 34'000.-- in seguito (documenti _ e _).
La convenuta dunque, secondo la sua tesi, avrebbe continuato a finanziare una rendita già acquisita e non l'assicurazione della capacità di guadagno residuo. Mal si comprende il senso di accrediti di vecchiaia a favore di una rendita acquisita, che non ne è influenzata. L'unica interpretazione ragionevole, al di là dell'equivoco in cui cade la _, è che gli accrediti erano invece eseguiti per assicurare una capacità di guadagno residuo. II calcolo della rendita di invalidità si fonda infatti anche sugli accrediti di vecchiaia per gli anni mancanti (art. 24 cpv. 2 lett. b LPP), dove questa somma è soltanto fittizia (Locher, Grundriss des Sozialversicherungsrechts, § 40 no. 2.2.3). Gli accrediti di vecchiaia eseguiti dal 7 agosto 1995 non possono avere un significato se non quello di finanziare un'assicurazione ancora esistente per la capacità di guadagno residuo. Ciò anche perché altrimenti sarebbero del tutto platonici per l'assicurato, la cui rendita d'invalidità non varia.
Ne segue che il documento 22, assieme ai documenti _ e _, comprova il persistere di un'assicurazione annua di Fr. 17'000.-- per un'invalidità al 50%, riferita al salario annuo di Fr. 34'000.--. In ogni caso il doc. _, corretto secondo la controparte, che non prevede nessun salario assicurato, incompatibile con l'ultima lettera della _, società di assicurazioni sulla vita." (XXIV)
Con ulteriori scritti 25 febbraio e 2 aprile 2004, la Fondazione LPP _ ha fornito ulteriori precisazioni di cui si dirà, ove necessario, nel prosieguo (XXVII; XXXVI).
Con lettere 8, 31 marzo e 13 aprile 2004, l'attore si è dal canto suo sostanzialmente riconfermato nelle sue posizioni (XXIX, XXXV, XXXVIII).

in diritto
In ordine
2.1. Conformemente alla petizione, oggetto del contendere è, da una parte, l’accertamento del diritto dell’attore a una rendita di invalidità supplementare del 50%, pari a fr. 17'000.- annui, conformemente alle disposizioni regolamentari, dal 1° maggio 1999 (vedi p.to 1 del petitum).
Dall'altra, la condanna della convenuta al versamento di una rendita completa d’invalidità pari a fr. 34'000.- annui dalla stessa data.
2.2. Giusta l'art. 73 cpv. 1 LPP le controversie tra istituti di previdenza, datori di lavoro e aventi diritto sono decise da un Tribunale di ultima istanza cantonale. Competente nel Canton Ticino è il Tribunale cantonale delle assicurazioni quale istanza unica (art. 8 LALPP).
Per quanto riguarda la natura del litigio, la competenza ex art. 73 LPP è data nella misura in cui trattasi di contestazioni aventi per oggetto questioni specifiche della previdenza professionale in senso stretto o in senso largo. Rientrano pertanto principalmente nella sfera d'applicazione dell'art. 73 LPP le controversie afferenti alle prestazioni assicurative, alle prestazioni di libero passaggio (attualmente prestazioni di entrata e di uscita) e ai contributi previdenziali. Per contro le vie di diritto dell'art. 73 LPP non sono aperte qualora la controversia non trova fondamento giuridico nella previdenza professionale, anche se essa dovesse avere degli effetti rientranti nel campo di detta previdenza (DTF 125 V 168 consid. 2; DTF 122 V 323 consid. 2b e riferimenti ivi citati).
Nel caso di specie, la controversia oppone la Fondazione collettiva LPP di _, un istituto di previdenza di diritto privato, iscritto nel registro della previdenza professionale, ad un assicurato su una controversia concernente la previdenza professionale. Si tratta infatti di determinare l’ammontare della rendita d’invalidità della previdenza professionale dovuta all’attore.
Pertanto, da questo punto di vista, l’azione è proponibile.
2.3. Dottrina e giurisprudenza ammettono che l'art. 73 cpv. 1 LPP consente di proporre un'
azione di accertamento
(DTF 120 V 301 consid. 2a; RDAT I-1994 p. 198, DTF 119 V 13, DTF 118 V 102, DTF 117 V 320, DTF 115 V 372, DTF 112 Ia 185, SZS 1992 pag. 234, SZS 1992 pag. 294; Riemer, Das Recht der beruflichen Vorsorge in der Schweiz, § 6 n° 4, pag. 128; Meyer, "Die Rechtswege nach dem BVG" in RDS 1987 I pag. 614; Helbing, Les institutions de prévoyance et la LPP, pag. 401; Schwarzenbach-Hanhart, "Die Rechtspflege nach dem BVG" in SZS 1983 pag. 183).
Conformemente alle condizioni alle quali la legge e la giurisprudenza sottopongono la ricevibilità di un'azione di accertamento in materia amministrativa (DTF 114 V 202, DTF 110 Ib 215, RAMI 1991 pag. 315, RCC 1990 pag. 469, RCC 1989 pag. 33-34) e in materia civile (DTF 115 II 482, DTF 114 II 255, DTF 110 II 253; Poudret, Commentaire de la loi fédérale d'organisation judiciaire, n° 1.3.2.8 ad art. 43 LOG), essa è comunque proponibile solo se l’istante si avvale di un interesse considerevole degno di protezione alla constatazione immediata di un rapporto giuridico litigioso (DTF 119 V 13, DTF 118 V 102, DTF 117 V 320, DTF 115 V 231, DTF 115 V 373, SZS 1992 pag. 234; Murer/Stauffer/Rumo, Bundesgesetz über die , pag. 283; Guldener, Schweizerisches Zivilprozes- srecht, pag. 207). Un interesse di fatto è sufficiente, purché si tratti di un interesse attuale e immediato (DTF 117 V 320, DTF 115 V 373, DTF 114 V 202-203).
L'esistenza di un interesse degno di protezione è ammesso quando l'assicurato sarebbe incline, in ragione della sua ignoranza quanto all'esistenza, all'inesistenza o all'estensione di un diritto o di un obbligo di diritto pubblico, a prendere delle disposizioni o, al contrario, a rinunciarvi, con il rischio di subire un pregiudizio da questo fatto (DTF 118 V 102, SZS 1992 pag. 234, STFA 22 maggio 1991 in re K.).
Al contrario, non sussiste un interesse degno di protezione quando l'azione di accertamento è volta all'esame astratto o teorico di norme previdenziali (RDAT I-1993 pag. 233ss, DTF110 Ib 215, DTF 108 Ib 22; Gossweiler, Die Verfügung im schweizerischen Sozialversicherungsrecht, pag. 32-33; Rhinow-Krähenmann, Schweizerische Verwaltungsrechtsprechung, Ergänzungsband, § 36 B III, pag. 109; Grisel, Traité de droit administratif, pag. 867).
L'interesse degno di protezione fa pure difetto quando è proponibile un'azione condannatoria (DTF 120 V 302 consid. 2a; RDAT I-1994 p. 199).
Questa restrizione si applica tanto all'azione di accertamento del diritto civile (DTF 114 II 255, SJ 1988 pag. 589; Poudret, Commentaire de la loi fédérale d'organisation judiciaire, n° 1.3.2.8 ed art. 43 LOG, pag. 120; Habscheid, Schweizerisches Zivilprozess- und Gerichtsorganisationsrecht", n° 434, pag. 158; Staehelin/Sutter, Zivilprozessrecht nach den Gesetzen der Kantone Basel-Stadt und Basel-Landschaft, § 13 n° 21, pag. 141; Poudret, Procédure civile vaudoise, n° 2 ad art. 265 CPC) che a quella del diritto amministrativo (DTF 119 V 13, SZS 1994 p. 67, DTF 108 Ib 546, SZS 1992 pag. 294-295, BJM 1987 pag. 308), nel senso che il diritto di ottenere una decisione di accertamento è sussidiaria a quella condannatoria (RDAT I-1994 p. 199; DTF 119 V 13, DTF 108 Ib 546, ZBl 1989 pag. 482; Grisel, Traité de droit administratif, pag. 867; Rhinow/Krähen- mann, Schweizerische Verwaltungsrechtsprechung, Ergänzungsband, § 36 III d pag. 110; Moor, Droit administratif, vol. II, pag. 110; Gueng, "Zur Tragweite des Festellungs- anspruchs gemäss Art. 25 VwG" in SJZ 1971 pag. 373 ad lett. d). In simili casi l'accertamento del rapporto giuridico è una condizione del giudizio di condanna e non ha, come tale, portata autonoma (RDAT I-1994 p. 199; SJ 1988 pag. 589, DTF 96 II 131).
2.4. Nel caso concreto non può essere riconosciuto all’attore un interesse degno di protezione ad accertare il suo diritto di ricevere una rendita d’invalidità supplementare di fr. 17'000.- annui, nelle misura in cui è proponibile - ed è stata effettivamente proposta da parte sua - l’azione condannatoria nei confronti della fondazione LPP _.
Ne discende che la petizione, nella misura del 1° petitum, va considerata irricevibile.
Nel merito
2.5. Oggetto del contendere è l’assegnazione a _ di una rendita intera d'invalidità dal 1. maggio 1999 fondata sul regolamento della fondazione convenuta, in particolare della previdenza sovraobbligatoria.
Non è controverso che il peggioramento dello stato di salute, e, quindi, del grado d'invalidità, dell'attore, già beneficiario di una mezza rendita della previdenza professionale versata dal 6 maggio 1997 dalla Fondazione convenuta, sia da ricondurre alla medesima causa (vale a dire al medesimo danno alla salute) che ha originato la prima invalidità e, di conseguenza, giustificato l'assegnazione della mezza rendita. Non è nemmeno controverso che a dipendenza dell'aumento del grado d’invalidità dal 50% al 75% l'interessato abbia diritto ad una prestazione della previdenza professionale intera. Pure pacifica è la data di decorrenza della rendita piena, fissata al 1° maggio 1999 (vedi petizione p.to 3, risposta p.to 3).
Litigiosi nella fattispecie sono invece i parametri di calcolo della rendita completa d’invalidità della previdenza professionale.
A mente della Fondazione LPP _, essendo l’aggravamento dello stato di salute intervenuto dopo il termine di copertura assicurativo di 30 giorni dall'uscita dal servizio (cfr. l’art. 3.6.2 del Regolamento) e, quindi, in un momento in cui l'attore non era più affiliato presso di lei, per l'aumento del grado d'invalidità l’attore ha diritto unicamente alle prestazioni della previdenza professionale obbligatoria, e non a quelle della previdenza
più estesa.
_ ritiene invece che la Fondazione LPP _ debba erogare la rendita conformemente alle sue disposizioni regolamentari, considerato come queste ultime non prevedano espressamente l’esclusione della copertura assicurativa sovraobbligatoria in caso di aumento del grado d’invalidità di un assicurato già titolare di una rendita d’invalidità. Invoca inoltre la protezione della sua buona fede considerato come i certificati assicurativi rilasciati dalla convenuta (docc. _) indicassero chiaramente che la rendita d’invalidità ancora assicurata ammontava a fr. 17'000.
2.6. L’art. 23 LPP, che è una disposizione minima (art. 6 LPP), prevede che hanno diritto alle prestazioni d’invalidità le persone che, nel senso dell’AI, sono invalide per almeno il 50% ed erano assicurate al momento in cui è sorta l’incapacità di lavoro la cui causa ha portato all’invalidità. Non è per contro necessario che l’interessato sia assicurato al momento della nascita dell’invalidità (SVR 1998 LPP no. 19; SZS 1995 p. 464 consid. 3b; SVR 1995 BVG Nr. 43 p. 128 consid. 2a; DTF 120 V 116 consid. 2b; Moser, Bedeutung und Tragweite von art. 23 BVG, SZS 1995, p. 403; DTF 118 V 898, 35; Maurer, Bundessozialversicherungsrecht, Basilea 1994, p. 209).
L'evento assicurato ai sensi dell'art. 23 LPP è infatti la sopravvenienza di un'incapacità lavorativa o una diminuzione di rendimento di una certa importanza (ossia, secondo la giurisprudenza, di almeno il 20%; cfr. VSI 1998 pag. 126; STFA non pubblicate del 16 febbraio 2001 in re V., B 100/00 e del 2 agosto 2000 in re B., B 78/99) e non la nascita dell'invalidità vera e propria (DTF 123 V 264 consid. 1b; SZS 1994 p. 469 consid. 5a; STFA non pubbl. del 20 luglio 1994 in re . 3 consid. 2).
Il richiedente dev'essere quindi assicurato al momento dell'insorgenza dell'incapacità lavorativa che ha condotto all'invalidità, non necessariamente quando insorge l'invalidità oppure il peggioramento della stessa (SZS 2002 pag. 155; DTF 123 V 264 consid. 1b; STFA non pubbl. del 6 marzo 1996 in re S.P; SZS 1995 p. 465 consid. 4a; SZS 1994 p. 469; STFA non pubbl. del 20 luglio 1994 in re R. consid. 2).
Questa soluzione è stata introdotta per sopperire ad eventuali lacune assicurative, nel caso in cui il datore di lavoro disdica il contratto precedentemente alla decorrenza dell’anno di attesa necessario ai fini dell’erogazione della rendita AI e quindi della rendita LPP (art. 29 cpv. 1 lett. b LAI; DTF 123 V 263 consid. 1a; DTF 120 V 116 consid. 2b; STFA del 6 marzo 1996 in re S.P, citata anche in bollettino UFAS no. 36).
Di conseguenza il fondo di previdenza presso cui era assicurato il dipendente al momento dell’intervenuta incapacità lavorativa è obbligato a versare le prestazioni di invalidità, anche se al momento del riconoscimento della stessa il rapporto assicurativo era già stato sciolto (cfr. SVR 1998 LPP no. 14; SVR 1994 p. 38; DTF 118 V 98).
Qualora, inoltre, esista il diritto ad una prestazione di invalidità per un'incapacità lavorativa intervenuta in costanza di assicurazione, l'istituto di previdenza è tenuto a versare prestazioni di invalidità della previdenza obbligatoria anche se l'invalidità si modifica, per i medesimi motivi, dopo la fine del rapporto previdenziale, ossia dopo il termine di copertura posteriore dell’art. 10 cpv. 3 LPP (STFA del 6 marzo 1996 in re S.P; SZS 1995 p. 465 consid. 4a; DTF 118 V 45 consid. 5; cfr. Moser, Bedeutung und Tragweite von art. 23 BVG, SZS 1995 p. 426 N 49; STFA non pubbl. del 20 luglio 1994 in re R, p. 4 consid. 3a; STCA non pubbl. del 15 marzo 2000 in re N., _).
Secondo la giurisprudenza a questa prassi ci si deve attenere in ogni caso nell'ipotesi in cui non c'è stata attività lucrativa dopo l'uscita dal fondo di previdenza (SZS 1995 p.465 consid. 4a).
Il TFA ha pure stabilito che è pure irrilevante il lasso di tempo trascorso tra la nascita del diritto alla prima rendita e il diritto ad una rendita di grado superiore (cfr. DTF 118 V 45 in cui tra l'assegnazione della rendita intera e della mezza rendita erano trascorsi solo tre mesi; quattro anni nel caso di cui STFA del 6 marzo 1996 in re S.P; STFA non pubbl. del 20 luglio 1994 in re R 3 consid. 3b).
Nell'ipotesi in cui l'aumento del grado di invalidità è riconducibile alla medesima causa, la giurisprudenza dichiara pure implicitamente irrilevante, il fatto che l'interessato si sia affiliato ad un nuovo istituto di previdenza dopo la nascita del diritto alla mezza rendita, (STFA del 6 marzo 1996 in re S.P p.7, DTF 118 V 45 consid. 5; SZS 469 consid. 5b; Moser, Bedeutung und Tragweite von art. 23 BVG, SZS 1995 p. 416).
Infine va rilevato che, secondo il TFA, la citata giurisprudenza si applica solo alla previdenza obbligatoria (SZS 1995 p. 465 consid. 4b)aa e p. 468; STFA non pubbl. del 20 luglio 1994 in re R. consid. 2.).
2.7. Nell'ambito della previdenza più estesa (cfr. art. 49 cpv. 2) gli istituti di previdenza possono far dipendere il diritto alla rendita d’invalidità della previdenza professionale non dall'insorgenza di un'incapacità al lavoro la cui causa ha portato all'invalidità ai sensi dell'art. 23 LPP, ma dal realizzarsi del caso d'invalidità quale rischio assicurato (cfr. SZS 1995 pag. 465 consid. 4b)aa e p. 468; STFA non pubbl. del 24 aprile 2002 in re B., B 20/01 e 20 luglio 1994 in re R. consid. 2.).
In quest’ipotesi, sono dovute le prestazioni della previdenza più estesa unicamente nel caso in cui il rischio assicurato si realizza entro il periodo assicurato, ossia al massimo entro la scadenza di un’eventuale termine di copertura posteriore previsto dalle disposizioni regolamentari (vedi art. 331a cpv. 2 CO nella sua versione in vigore dall’1.1.1995).
In sostanza, non può essere criticata la regolamentazione di un istituto previdenziale che ha per conseguenza l’erogazione di una rendita della previdenza più estesa unicamente se l’evento assicurato si realizza durante il periodo d’assicurazione (Moser, Bedeutung und Tragweite von art. 23 BVG, SZS 1996 p. 31 segg.; Moser, Die Bemessung berufsvorsorgerechtlicher Invaliditätsleistungen in Fällen der nachträglichen Verschlechterung der Erwerbsunfähigkeit, SZS 1997 p. 507; SZS 1995 p. 463 e p. 468 consid. 2b; SVR 1995 N. 43 p. 128 consid. 4; STFA non pubblicate del 6 maggio 1997 nella causa D., B 55/95 e del 24 aprile 2002 nella causa B., B 20/01).
In una sentenza del 23 gennaio 2004 nella causa A. (B 31/03) l'Alta Corte ha riconfermato la proprio giurisprudenza ed ha sviluppato le seguenti considerazioni:
"
3.
3.1 Im
vorliegenden Fall ergibt sich aus den medizinischen Unterlagen, dass die Beschwerdeführerin im Zeitpunkt des Eintritts der für die Entstehung des Anspruchs auf Invalidenleistungen relevanten Arbeitsunfähigkeit bei der beschwerdegegnerischen Pensionskasse versichert war. Unbestritten ist, dass die in Frage stehende gesundheitliche Verschlechterung, welche eine vollständige erwerbliche Leistungseinbusse bewirkte, auf dieselbe Ursache zurückzuführen ist und keine neuen, die Arbeitsfähigkeit beeinträchtigenden Krankheitsgründe hinzugetreten sind. Damit bleibt die Personalvorsogestiftung praxisgemäss Schuldnerin für die daraus resultierenden Invalidenleistungen. Denn nach Art. 23 BVG versichertes Ereignis ist einzig der Eintritt der relevanten Arbeitsunfähigkeit, unabhängig davon, in welchem Zeitpunkt und in welchem Masse daraus ein Anspruch auf Invalidenleistungen entsteht. Die Versicherteneigenschaft muss nur bei Eintritt der Arbeitsunfähigkeit gegeben sein, dagegen nicht notwendigerweise auch im Zeitpunkt des Eintritts oder der Verschlimmerung der Invalidität. Diese wörtliche Auslegung steht in Einklang mit Sinn und Zweck der Bestimmung, nämlich denjenigen Arbeitnehmerinnen und Arbeitnehmern Versicherungsschutz angedeihen zu lassen, welche nach längerer Krankheit aus dem Arbeitsverhältnis ausscheiden und erst später invalid werden. Für eine einmal aus - während der Versicherungsdauer aufgetretene - Arbeitsunfähigkeit geschuldete Invalidenleistung bleibt die Vorsorgeeinrichtung somit leistungspflichtig, selbst wenn sich nach Beendigung des Vorsorgeverhältnisses der Invaliditätsgrad ändert. Entsprechend bildet denn auch der Wegfall der Versicherteneigenschaft keinen Erlöschungsgrund (26 Abs. 3 BVG e contrario; BGE 123 V 263 Erw. 1a, 118 V 45 Erw. 5).
3.2 Der aus Art. 23 BVG abgeleitete Grundsatz, wonach jene Vorsorgeeinrichtung für eine während der Versicherungsdauer eingetretene Arbeitsunfähigkeit - unabhängig von einem zwischenzeitlich eingetretenen Kassenwechsel - leistungspflichtig bleibt, wenn sich der Invaliditätsgrad nach Beendigung des Vorsorgeverhältnisses zufolge des nämlichen Gesundheitsschadens erhöht, findet auch in der weitergehenden Vorsorge Anwendung, sofern nicht Reglemente oder Statuten etwas anderes vorsehen (BGE 123 V 264 Erw. 1b). Im Bereich der Weitergehenden Vorsorge steht es den Pensionskasse im Rahmen von Art. 49 Abs. 2 BVG jedoch grundsätzlich frei, das versicherte Risiko abweichend vom BVG zu definieren (SVR 1995 BVG Nr. 43 S. 128 Erw. 4).
3.3 Gemäss Art. 43 in Verbindung mit Art. 44 des Personalvorsorge-Reglements (in der seit 17. Oktober 1989 gültigen Fassung) hat der Versicherte bei Erwerbsunfähigkeit von mindestens 25 % vor dem Rücktrittsalter Anspruch auf eine Invalidenrente. Erwerbsunfähigkeit bzw. Invalidität liegt laut Art. 42 des Reglements vor, wenn die versicherte Person durch ärztlichen Befund objektiv nachweisbar, ganz oder teilweise behindert ist, eine seinem Beruf oder seiner Lebenshaltung, seinen Kenntnissen und Fähigkeiten angemessene Erwerbstätigkeit auszuüben, oder wenn sie im Sinne des Bundesgesetzes über die Eidgenössische Invalidenversicherung invalid ist. Das Vorsorgereglement macht demnach die Berechtigung auf eine Invalidenrente nicht vom Eintritt der Arbeits-, sondern vom Eintritt der Erwerbsunfähigkeit als versichertem Risiko abhängig. Für die Frage der Versicherteneigenschaft ist mithin im überobligatorischen Bereich vom Begriff der Erwerbsunfähigkeit auszugehen, d.h. vom Unvermögen, auf dem gesamten für die versicherte Person in Frage kommenden Arbeitsmarkt die verbliebene Arbeitsfähigkeit in zumutbarer Weise zu verwerten. Nach den allgemeinen Prinzipien genügt es für die Erfüllung der Versicherteneigenschaft, dass sich das versicherte Risiko vor dem Ende des Arbeitsverhältnisses (bzw. vor Ablauf der einmonatigen Nachdeckungsfrist gemäss Art. 10 Abs. 3 BVG) verwirklicht (SVR 1995 BG Nr. 43 S. 128 Erw. 4b). (...)"
Resta comunque da precisare che la libertà attribuita agli istituti di previdenza in virtù dell'art. 6 e 49 cpv. 2 LPP non implica un potere di apprezzamento illimitato.
(SZS 1995 p. 466 consid. 4b/aa; DTF 118 V 35). Se essi infatti fanno espresso riferimento al concetto di invalidità previsto dall’AI, sono vincolati dalla valutazione dell’invalidità fatta dall'assicurazione invalidità, a meno che la stessa appaia di primo acchito insostenibile (SZS 2002 pag. 155; SZS 1996 p. 48 consid. 2b e 2d; SVR 1995 BVG Nr. 22 p. 57 consid. 2a; SVR 1994 BVG Nr. 15 consid. 3c; DTF 115 V 208 consid. 2c; 115 V 215 consid. 4c).
Inoltre, s
e essi adottano nei loro statuti o nei regolamenti un certo metodo di valutazione, devono conformarsi, nell'applicazione dei criteri, ai concetti delle assicurazioni sociali (per l'incapacità di esercitare la propria professione abituale: DTF 111 V 239 consid. 1b) e ai principi generali, segnatamente a quelli della parità di trattamento, della proporzionalità e al divieto dell'arbitrio (DTF 115 V 109 consid. 4b; sentenza del TFA non pubblicata del 24 aprile 2002 in re B, B 20/01; DTF 113 II 347 consid. 1a). Inoltre, se dispongono di piena libertà nella scelta della nozione, devono comunque assegnarle il significato usuale e riconosciuto in ambito assicurativo (STFA non pubbl. in re A. del 25 marzo 1993 consid. 3).
2.8. Nel caso in esame litigioso è, come detto, unicamente l'assegnazione ad _ di una mezza rendita d'invalidità fondata sul Regolamento della convenuta, nella misura della copertura sovraobbligatoria
,
relativamente all'aumento del grado d'invalidità a far tempo dal 1° maggio 1999. Decisivo è quindi se un tale diritto può essere desunto dalle disposizioni regolamentari applicabili.
Il diritto alla rendita di invalidità è previsto agli art. 3.4.1. e 3.4.2 del Regolamento della Fondazione LPP _ (dal 1. gennaio 2002: Fondazione LPP _) (doc. _), valevole dal 1. agosto 1994 e applicabile in concreto, per i quali:
"
3.4.1. Invalidità
Sussiste invalidità se la persona assicurata, in seguito a malattia provata da perizia medica, deperimento delle facoltà psichiche o fisiche, è inabile ad esercitare la sua professione o altra attività lucrativa conforme alla sua posizione sociale, alle sue conoscenze e alle sue attitudini, oppure se la persona assicurata é invalida ai sensi dell'AI. Lo stesso vale per l'incapacità al guadagno provocata da infortunio, nel caso in cui il rischio infortunio sia assicurato.
Le disposizioni della legge federale sull'assicurazione invalidità (art. 29 AI) s'applicano per analogia alla nascita del diritto a prestazioni. Il diritto a prestazioni è tuttavia differito quando l'assicurato riceve interamente il suo salario, rispettivamente delle indennità giornaliere corrispondenti all'80 % della perdita di guadagno. Nel caso d'interruzione dell'incapacità al guadagno il periodo d'attesa si calcola sommando la durata totale dei periodi d'incapacità al guadagno dipendenti dalla stessa causa. Se un'interruzione dell'incapacità al guadagno supera 113 dei periodo d'attesa concordato, o se subentra una nuova incapacità al guadagno dovuta ad un'altra causa, il periodo d'attesa ricomincia ad intercorrere.
Se una persona assicurata che ha già percepito delle prestazioni d'invalidità ridiviene invalida per la stessa causa nel lasso di tempo di un anno dalla ripresa integrale della propria attività lucrativa, le prestazioni d'invalidità vengono accordate senza nuovo periodo d'attesa.
Le prestazioni d'invalidità sono dovute se l'assicurato è invalido almeno al 25 % .L'ammontare delle prestazioni è fissato proporzionalmente al grado d'incapacità al guadagno, il quale corrisponde al massimo al grado d'invalidità riconosciuto dall'Al. Per un'incapacità al guadagno dei 66 213 % o più, vengono accordate le, prestazioni intere.
3.4.2. Rendita d'invalidità
II dipendente che prima dell'età di pensionamento accusi un'invalidità temporanea o permanente, ha diritto ad una rendita d'invalidità.
La rendita d'invalidità viene accordata fintantoché dura l'invalidità, al massimo tuttavia fino all'età di pensionamento.
La rendita annua d'invalidità ammonta, in caso d'invalidità totale, al 50 % del salario annuo effettivo. '
La rendita viene accordata dopo un periodo d'attesa di 24 mesi a partire dall'inizio dell'incapacità al guadagno."
Dal tenore delle citate disposizioni emerge che il concetto di invalidità di cui all'art. 3.4.1. è più ampio rispetto a quello previsto dalla LPP e quindi dell'AI, in quanto comprende anche l'invalidità professionale.
L’assicurato è infatti considerato invalido già per il solo fatto di non essere più in grado di svolgere la sua attività (“Berufsunfähigkeit”; SZS 1997 p. 73 consid. 2a; SZS 1995 p. 102; cfr. STFA non pubbl. del 17 dicembre 1991 in re F. consid. 3a, B 37/90; DTF 117 V 335 consid. 5b; RDAT I 1995 p. 221, B 37/90; STFA non pubbl. del 25 marzo 1993 in re A, B 19/92) oppure
od ogni altra compatibile con la sua posizione sociale, le sue nozioni e le sue attitudini.
In virtù della giurisprudenza suesposta, questo concetto di invalidità non coincide, quindi, con quello generale di incapacità al guadagno dell'AI e della LPP in un mercato del lavoro equilibrato (cfr. Meyer/Blaser, SZS 1995 p. 102/103; DTF 117 V 335; STFA non pubbl. in re A. del 25 marzo 1993; S. Beros
, Die Stellung des Arbeitnehmers in BVG
, Zurigo 1993, p. 149; STFA non pubbl. 17 dicembre 1991 in re F. consid. 3a, B 37/90; SZS 1997 p. 74). La capacità di guadagno si riferisce infatti a quanto risulta esigibile per la persona in questione: non è dunque "l'incapacità assoluta di lavorare".
In proposito va rilevato che questo tipo di soluzione è di regola introdotta ai fini di non declassare professionalmente gli assicurati divenuti invalidi, in particolare i lavoratori specializzati (SZS 1997 p. 74 consid. 2a; DTF 115 V 211).
Si rilevi ancora che secondo la giurisprudenza in tale ipotesi la nozione di invalidità prevista nel regolamento si applica sia alla previdenza obbligatoria che a quella sovraobbligatoria (SZS 1995 pag. 476 consid. 4b; STFA non pubbl. del 25 marzo 1993 in re A consid. 4b e c, B 19/92; DTF 115 V 221 consid. 5).
Si noti che nell'evenienza concreta anche il grado d'invalidità che deve essere raggiunto ai fini del versamento della rendita d'invalidità è inferiore e quindi più favorevole rispetto a quello dell'AI e della LPP (cfr. l'art. 3.4.1. ultimo capoverso).
Secondo i principi generali, per l'adempimento del requisito assicurativo e, quindi, per il diritto alle prestazioni regolamentari, è necessario che il rischio assicurato (l'invalidità ai sensi del regolamento o la morte) si sia realizzato in un momento in cui ancora sussisteva la copertura assicurativa presso l'istituto di previdenza (DTF 117 V 332).
2.9. Nella specie va quindi preliminarmente determinato il momento in cui, secondo la legge e il regolamento (e riservato quanto si dirà ai considerandi che seguono), è cessata la copertura assicurativa di _ presso la convenuta.
Secondo l'art. 10 cpv. 2 LPP l'obbligo assicurativo finisce, tra l'altro, quando è sciolto il rapporto di lavoro (in proposito cfr. SZS 1995 pag. 464). In questa evenienza, il rapporto di previdenza prende fine ex lege contemporaneamente allo scioglimento del rapporto di lavoro ed è a questo momento che, di conseguenza, diviene esigibile la prestazione di libero passaggio (cfr. DTF 115 V 27 consid. 5; Brühwiler, Die betriebliche Personalvorsorge in der Schweiz, Bern 1989, §22, N. 80).
Questo disposto si applica sia nell’ambito della previdenza minima che nel campo della previdenza più estesa (SVR 1995 BVG Nr. 38 consid. 2aa p. 109; DTF 120 V 20 consid. 2a.; DTF 118 V 39 consid. 2; DTF 115 V 33 consid. 5; SPV 6/1994 p. 265; cfr. art. 331a cpv. 1 e art. 331b cpv. 1 CO).
Non è rilevante l’effettivo esercizio dell’attività lavorativa né l’abbandono della stessa, bensì la fine, da un punto di vista giuridico, del rapporto di lavoro in virtù delle disposizioni di cui agli art. 334ss. CO (DTF 118 V 39 consid. 2).
Di conseguenza, di principio, il rapporto assicurativo si conclude con la decorrenza del termine di disdetta legale o contrattuale (SVR 1995 BVG Nr. 38 consid. 2aa p. 109 e dottrina citata). Irrilevante è il fatto che l’uscita dal servizio sia avvenuta in precedenza (DTF 120 V 20 consid. 2a; DTF 115 V 34 consid. 5).
Tuttavia, giusta il capoverso 3 dell’art. 10 LPP
"
Per i rischi morte e invalidità il salariato resta assicurato presso il suo
istituto di previdenza durante un mese dopo lo scioglimento del rapporto di previdenza. Se esisteva in precedenza un rapporto di previdenza, è competente il nuovo istituto di previdenza.”
Per quanto concerne l’estensione della copertura assicurativa, il regolamento della Fondazione LPP _ (dal 1. gennaio 2002 Fondazione LPP _) (doc. _), analogamente all'art. 331a cpv. 2 CO, dispone al suo articolo 3.6.2. che:
"
Le prestazioni in caso di decesso o d’invalidità assicurate al momento dell’uscita dal servizio di un dipendente, restano garantite e invariate fino al giorno in cui la persona entra alle dipendenze di un nuovo datore di lavoro, al massimo tuttavia per 30 giorni a partire dalla data di uscita. Per questo periodo, non viene richiesto alcun premio di rischio.
I diritti nati durante il periodo d’estensione della copertura assicurativa, vengono ridotti delle eventuali prestazioni di libero passaggio già corrisposte."
Dal tenore di tale norma emerge che la copertura assicurativa (in ambito sovraobbligatorio) si estingue automaticamente con l'uscita dal servizio dell'assicurato. La stessa rientra senz'altro nel potere di disposizione attribuito agli istituti di previdenza giusta l'art. 49 cpv. 2 LPP (consid. 2.7 e riferimenti; Moser, op. cit. in SZS 1996 p. 31segg.; STFA non pubblicata del 24 aprile 2002 in re B., B 20/01).
Nel caso di specie, dagli atti emerge che il contratto di lavoro tra _ e la _ è stato sciolto con effetto dal 30 maggio 1995 e che in seguito l'interessato non ha concluso alcun nuovo rapporto di lavoro (doc. _). La _ ha attestato l'uscita dal servizio e dall'istituto di previdenza di _ con effetto dal 30 maggio 1995 nell'apposito formulario controfirmato anche dall'interessato il 28 febbraio 1996 (doc. _).
Ne discende che, conformemente alle disposizioni succitate, il rapporto assicurativo si è di principio concluso alla medesima data (30 maggio 1995) e che la copertura assicurativa è rimasta valida per un mese ancora per quel che riguarda la previdenza obbligatoria, vale a dire sino al 30 giugno 1995, e per quanto attiene alla previdenza più estesa sino al 29 giugno 1995 conformemente al termine di trenta giorni previsto dall'art. 3.6.2 del Regolamento.
In quel momento (29 risp. 30 giugno 1995) l’attore era - incontestatamente - incapace al guadagno nella misura del 100% (doc. _), successivamente al 50% dal 15.07.1995 (doc. _). L’UAI gli ha poi riconosciuto il diritto ad una mezza rendita d’invalidità per un grado d’invalidità del 50%, a far tempo dal
1° febbraio 1996 (doc. _). Considerato come l'incapacità al lavoro fosse pacificamente intervenuta entro il periodo di copertura assicurativa presso la convenuta, quest'ultima gli ha riconosciuto una mezza rendita d'invalidità sulla base della copertura obbligatoria e sovraobbligatoria.
Successivamente, a seguito del peggioramento del suo stato di salute, l’UAI ha concesso all'assicurato una rendita intera d’invalidità (grado d’inabilità del 75%) con effetto dal 1° maggio 1999 (doc. _).
Ora, è pacifico che l'aggravamento dei problemi di salute dell’attore è intervenuto ampiamente dopo la scadenza del periodo di copertura assicurativa regolamentare (29 giugno 1995). Il rischio assicurato (vale a dire l'aumento dell'incapacità al guadagno secondo l'art. 3.4.1 del Regolamento) si è quindi realizzato in un momento in cui già da tempo non sussisteva più la copertura assicurativa (cfr. anche l'art. 3.6.2.).
In queste condizioni e considerato il contenuto del regolamento della fondazione, riservate le considerazioni che seguono (consid. 2.10. - 2.13.), questo Tribunale ritiene ammissibile che nella misura dell'aumento del grado d'invalidità dal 1. maggio 1999 la convenuta conceda all'assicurato unicamente la rendita della previdenza professionale obbligatoria negando invece la parte sovraobbligatoria (STFA non pubbl. del 24 aprile 2002 in re B., B 20/01; del 6 maggio 1997 in re D., B 55/95; SVR 1995 n. 43 p. 128; SZS 1995 p. 466).
2.10. L'attore contesta tali conclusioni allegando innanzitutto che le disposizioni del regolamento non conterrebbero un disciplinamento che faccia dipendere la concessione di una rendita d'invalidità della previdenza più estesa da presupposti diversi dall'art. 23 LPP.
Tale allegazione è manifestamente infondata, bastando al riguardo rinviare al considerando che precede e all'art. 3.4.1. del regolamento che, come detto, definisce il rischio assicurato diversamente dalla LPP (consid. 2.8.) e all'art. 3.6.2. che delimita l'estensione della copertura assicurativa.
Né del resto può esser seguito _ allorquando adduce che il regolamento della fondazione convenuta non gli sarebbe stato consegnato, fatto questo che comporterebbe nel suo caso la non applicabilità dello stesso.
Innanzitutto, secondo l'art. 4 dell'accordo d'adesione sottoscritto dalla Fondazione LPP _ e la ex datrice di lavoro dell'attore, il regolamento di previdenza fa parte integrante del contratto di previdenza ed è stato approvato dal comitato di cassa dalla ditta assicurata (doc. _). Non vi è quindi motivo per ritenere che le disposizioni regolamentari non siano entrate in applicazione. Sarebbe comunque semmai spettato alla _ mettere a disposizione dei propri dipendenti il regolamento di previdenza, alla fondazione convenuta non potendo comunque a questo riguardo essere mosso rimprovero alcuno.
.
D'altra parte, ci si dovrebbe parimenti poter attendere che gli assicurati medesimi si facciano spontaneamente parte diligente richiedendo la documentazione necessaria al chiarimento delle proprie posizioni previdenziali, specie allorquando, come in concreto, i certificati assicurativi personali contengono il rimando esplicito al regolamento (cfr. certificato del 14 febbraio 1995, doc. _, del 23 aprile 1996, doc. _ e del 12 febbraio 2003, doc. _).
In queste condizioni, sostenere solo al momento del verificarsi di un problema legato alle prestazioni assicurate la mancata conoscenza delle disposizioni regolamentari non può meritare tutela.
2.11. _ sostiene pure che la copertura assicurativa sarebbe perdurata anche dopo la conclusione dei suoi rapporti di lavoro con la _ il 30 maggio 1995. Lo comproverebbe innanzitutto il fatto che non vi è in seguito stato un nuovo datore di lavoro al quale sia stata trasferita la prestazione di libero passaggio (cfr. petizione, p.to 5).
2.11.1. Già si è detto che per l'art. 10 cpv. 2 LPP l'obbligo assicurativo cessa, tra l'altro, quando è sciolto il rapporto di lavoro. In questa evenienza il rapporto di previdenza prende fine ex lege contemporaneamente allo scioglimento del rapporto di lavoro e a questo momento la prestazione di libero passaggio diventa esigibile (cfr. DTF 120 V 20, 115 V 27 consid. 5; Brühwiler, Die betriebliche Personalvorsorge in der Schweiz, Bern 1989, §22, N. 80). La regola vale sia nella previdenza obbligatoria sia in quella più estesa (art. 331a cpv. 1 e 331 b cpv. 1 CO, cfr. DTF 120 V 20 e 115 V 33).
D'altra parte, nel caso in cui, come nella presente fattispecie, l’assicurato beneficia di una mezza rendita d’invalidità, giusta l'art. 15 OPP2 l’istituto di previdenza divide l’avere di vecchiaia in due parti uguali; la metà corrispondente alla parte d'incapacità lavorativa sarà trattata secondo l’art. 14 OPP2 (conto di vecchiaia dell’assicurato interamente invalido tenuto fino all’età conferente il diritto alla rendita di vecchiaia); l’altra metà è assimilata all’avere di vecchiaia di un assicurato che esercita un’attività lucrativa a tempo completo e in caso di scioglimento del rapporto di lavoro è trattata secondo gli art. 3-5 LFLP. Lo scioglimento del rapporto di lavoro e, quindi, l'uscita dall'istituto di previdenza dà in altri termini luogo ad un caso di libero passaggio nella misura della parte "attiva", cioè corrispondente alla parte ancora valida.
Secondo l’art. 2 LFLP (Prestazioni d'uscita)
"
l’assicurato che lascia l’Istituto di previdenza prima che insorga un caso di previdenza (caso di libero passaggio) ha diritto ad una prestazione d’uscita (cpv.1)."
"
la prestazione d’uscita è esigibile con l’uscita dall’Istituto di previdenza e a partire da tale momento sulla stessa dev’essere versato un interessi di mora (cpv. 3)."
Gli art. 3-5 LFLP (applicabili sia alla previdenza obbligatoria che a quella sovraobbligatoria; cfr. l'art. 1 cpv. 2 LFLP; cfr. anche DTF 127 V 321) elencano le diverse opzioni di utilizzazione della prestazione d’uscita, ossia il suo trasferimento al nuovo istituto di previdenza in cui è entrato l'assicurato (art. 3 LFLP), il suo mantenimento sotto un’altra forma (art. 4 LFLP e 10 OLP, polizza o conto di libero passaggio) o il pagamento in contanti per i motivi disposti dall’art. 5 LFLP (partenza dalla Svizzera, inizio d'attività indipendente, importo della prestazione d'uscita esiguo).
In particolare l'art. 4 LFLP dispone quanto segue:
"
Mantenimento della previdenza sotto altra forma
1
L'assicurato che non entra in un nuovo istituto di previdenza deve notificare al suo istituto di previdenza sotto quale forma ammissibile intende mantenere la previdenza.
2
Senza questa notificazione, l'istituto di previdenza versa, al più tardi due anni dopo l'insorgere del caso di libero passaggio, la prestazione d'uscita, compresi gli interessi di mora, all'istituto collettore (art. 60 cpv. della legge federale del 25 giugno 1982 sulla previdenza professionale per la vecchia, i superstiti e l'invalidità; LPP).
3
Quando esegue il compito di cui al capoverso 2, l'istituto collettore agisce a titolo di istituto di libero passaggio per la gestione di conti di libero passaggio."
Nella variante contemplata dai cpv. 2 e 3 di tale disposto, l'istituto collettore apre un conto di libero passaggio, al quale non è comunque abbinata una ripresa della copertura assicurativa interrotta con l'uscita dall'istituto di previdenza (rispettivamente un mese dopo giusta l'art. 10 cpv. 3 LPP) (cfr. gli art. 4 cpv. 3 LFLP e art. 10 cpv. 3 OLP; cfr. Schöbi, Das Bundesgesetz über die Freizügigkeit in der beruflichen Alters-, Hinterlassenen- und Invalidenvorsorge - ein Ueberblick, in AJP 12/94 p. 1505).
Per l'art. 8 LFLP inoltre:
"
Art. 8 Conteggio e informazione
1
In caso di libero passaggio, l'istituto di previdenza deve allestire all'assicurato un conteggio della prestazione d'uscita. Questo conteggio deve comprendere il calcolo della prestazione d'uscita, l'ammontare del contributo minimo (art. 17) e l'ammontare dell'avere di vecchiaia (art. 15 LPP
4
).
2
L'istituto di previdenza deve indicare all'assicurato tutte le possibilità legali e regolamentari per mantenere la previdenza; deve segnatamente informarlo suo mantenimento della previdenza in caso di decesso e di invalidità."
L'art. 1 dell' Ordinanza sul libero passaggio (OLP), inserito nella Sezione 1 "Caso di libero passaggio" specifica:
"
Art. 1 Obblighi d'informazione
1
I datori di lavoro devono comunicare senza indugio all'istituto di previdenza l'indirizzo o, se questo non è noto, il numero AVS degli assicurati il cui rapporto di lavoro è stato sciolto o il cui grado d'occupazione è stato ridotto. Essi sono tenuti ad indicare se lo scioglimento del rapporto di lavoro o la modificazione del grado d'occupazione sono conseguenti a ragioni di salute.
2
Prima dell'uscita dall'istituto di previdenza, gli assicurati devono indicare a quale nuovo istituto di previdenza o a quale istituto di libero passaggio deve essere trasferita la prestazione d'uscita.
3
I datori di lavoro devono annunciare all'istituto di previdenza gli assicurati che contraggono matrimonio."
Gli art. 10segg. dell'OLP si occupano invece alle diverse forme di mantenimento della previdenza di cui all'art. 4 LFLP.
L'art. 10 prevede in particolare:
"
Art. 10 Forme
1
La previdenza è mantenuta mediante una polizza o un conto di libero passaggio.
2
Per polizze di libero passaggio si intendono le assicurazioni di capitale o di rendite, comprese eventuali assicurazioni complementari per morte o invalidità, destinate esclusivamente e irrevocabilmente alla previdenza e stipulate:
a. presso un istituto assicurativo sottoposto a vigilanza assicurativa
ordinaria o presso un gruppo formato da istituti di questo genere; o
b. presso un istituto assicurativo di diritto pubblico giusta l'articolo 67 capoverso 1 LPP
5
.
3
Per conti di libero passaggio si intendono i contratti speciali destinati esclusivamente e irrevocabilmente alla previdenza e stipulati con una fondazione che adempie le condizioni stabilite dall'articolo 19. Questi contratti possono essere completati con un'assicurazione invalidità o morte."
A proposito della prestazione di libero passaggio il regolamento applicabile nella presente fattispecie prevede al capitolo 3.6. le disposizioni disciplinanti le "Prestazioni in caso d'uscita dal servizio" (doc. _). L'art. 3.6.1. dispone, tra l'altro, che:
"
Se il rapporto di lavoro viene sciolto prima del raggiungimento dell'età di pensionamento, senza che siano esigibili delle prestazioni assicurative oppure sia nato il diritto a delle prestazioni d'incapacità al guadagno, il dipendente cessa di far parte della cassa di previdenza. Esso ha diritto ad una prestazione di libero passaggio, premesso che sia stato acquisito un avere di vecchiaia.
(....)
La prestazione di libero passaggio viene di regola trasferita all'istituto di previdenza del nuovo datore di lavoro. Se ciò non fosse possibile, il mantenimento della previdenza sarà garantito per mezzo di una polizza o di un conto di libero passaggio."
In merito all'estensione della copertura assicurativa si rimanda all'art. 3.6.2 già citato per esteso al consid. 2.9.
2.11.2. Ora, nella fattispecie, come detto, il rapporto di lavoro di _ è stato sciolto con effetto dal 30 maggio 1995. A questa data quindi, conformemente alle ricordate disposizioni legali e regolamentari, deve essere situata anche l'uscita dall'istituto di previdenza dell'attore.
Dalla documentazione all'inserto risulta che l'attore si è limitato a comunicare, sottoscrivendo il formulario d'uscita inviato all'istituto di previdenza dalla _ il 28 febbraio 1996, che era uscente senza un nuovo datore di lavoro (doc. _). Non è poi seguita alcuna sua comunicazione. Con lettera 29 agosto 1996 all'assicurato l'_, riferendosi all'uscita dal servizio, al fine di poter eseguire l'uscita della parte attiva della polizza, ha chiesto a _ di far sapere se aveva ripreso una nuova attività lavorativa (XXII/bis). A questa richiesta non è stato dato seguito alcuno.
Risulta inoltre dal fascicolo processuale che l'istituto di previdenza, contrariamente alla specificazione prestampata sul formulario d'uscita ("per gli assicurati uscenti senza un nuovo datore di lavoro viene stipulata una polizza di libero passaggio. Qualora successivamente venga allacciato un rapporto di lavoro, si può chiedere il trasferimento al nuovo istituto di previdenza"), non ha proceduto né alla costituzione di una polizza di libero passaggio, né a chiedere ulteriori istruzioni all'interessato né tantomeno a trasferire, trascorsi due anni dalla cessazione dell'assicurazione, la prestazione d'uscita all'istituto collettore come prescrive l'art. 4 cpv. 2 LFLP dianzi citato (cfr. XXXVI).
In proposito, la convenuta, su richiesta del TCA, ha precisato che al verificarsi della prima invalidità parziale ha diviso l'assicurazione in parte attiva (50%) e in parte passiva. L'avere di vecchiaia (prestazione di libero passaggio) della parte attiva della polizza (50%) è rimasto nell'assicurazione del contratto, non essendo stato effettuato nessun trasferimento né su un conto di libero passaggio presso una banca o presso l'istituto collettore. Il capitale di fr. 28'469 per il 7 agosto 1995 (primo giorno della liberazione dal pagamento del premio) ha continuato ad essere aumentato con gli interessi del 4% (XXII, XXXVI).
Nel suo scritto al TCA 25 febbraio 2004 ha così ulteriormente precisato la sua posizione:
"
Citiamo dapprima le disposizioni legali che sono applicabili alla fattispecie:
art. 14 OPP 2
1 Nella prospettiva di un possibile reinserimento nella vita attiva, l'istituto di previdenza deve continuare a tenere il conto di vecchiaia di un invalido a cui versa una rendita, fino al momento in cui questi ha raggiunto l'età conferente il diritto alla rendita di vecchiaia.
2 L'avere di vecchiaia dell'invalido deve fruttare interesse.
3 II salario coordinato durante l'ultimo anno d'assicurazione (art. 18) serve da base di calcolo degli accrediti di vecchiaia durante l'invalidità.
art. 15 OPP 2
Se l'assicurato beneficia di una mezza rendita d'invalidità, l'istituto di previdenza divide l'avere di vecchiaia in due parti uguali. Una metà sarà trattata secondo l'articolo 14. L'altra è assimilata all'avere di vecchiaia di un assicurato che esercita un'attività lucrativa a tempo completo e in caso di scioglimento del rapporto di lavoro è trattata secondo gli articoli 3-5 LFLP.
II certificato di previdenza determinante per il caso iniziale era quello del 14 febbraio 1995, valido dal 1° gennaio 1995 (doc. _). In base a tale certificato era assicurata una rendita annua d'invalidità (prestazione della previdenza più estesa) di CHF 34'000.--, pari al 50% del salario annuo assicurato.
In seguito all'invalidità parziale sopravvenuta nel 1995, abbiamo informato la ditta assicurata che, conformemente all'art. 15 OPP 2 citato, dal 7 agosto 1995 la polizza veniva gestita in una parte attiva e in una parte passiva (lettera del 25 aprile 1996, doc. _). Per la parte passiva non veniva più addebitato alcun premio (mentre per la parte attiva il premio era sempre dovuto). Allegato alla lettera era fra l'altro il certificato del 23 giugno 1996 (doc. _).
Solo dopo ci siamo resi conto che l'attore non era più alle dipendenze della ditta _ già dal 1° giugno 1995. Per tale ragione abbiamo sottoposto alla ditta un conteggio di correzione, datato 3 ottobre 1996 (doc. _) al quale era allegato il certificato corretto (doc. _). Per evitare l'addebito di alcun premio alla ditta, la polizza veniva gestita con un salario di CHF 0.--. È per questo che sul certificato corretto (doc. _) non figura più nessun salario e di conseguenza nessun premio (del quale fa parte anche l'accredito di vecchiaia) e nessuna prestazione dipendente dal salario assicurato.
Confermiamo ancora una volta che il certificato di previdenza del 23 aprile 1996 (doc. _) è stato rilasciato per errore poiché ritenevamo che l'attore lavorasse ancora, nell'ambito della sua capacità di guadagno residua, nella ditta assicurata. In seguito allo scioglimento del contratto di lavoro con la _, l'attore, a partire dal 1° giugno 1995, non era più assicurato alla Fondazione collettiva LPP dell'_, su riserva della copertura supplementare di cui all'art. 10 cpv. 3 LPP. II certificato determinante è quindi il "doc. _". Ne consegue che l'attore, alla data dell'aumento del grado d'invalidità, non era più assicurato per prestazioni della previdenza più estesa. Per quanto l'aumento del grado d'invalidità nel 1999 era in relazione materiale e temporale con l'incapacità al guadagno sopravvenuta nel 1995, l'attore poteva pretendere esclusivamente le prestazioni legali per la parte dell'invalidità oltre il 50%.
In base all'art. 14 cpv. 1 OPP 2 e alle disposizioni regolamentari (doc. _, cifra 3.4.4) abbiamo continuato, nell'ambito della liberazione dal pagamento dei premi, a versare l'accredito di vecchiaia sulla parte passiva, pari alla somma annua di CHF 6'120.--. Sulla parte attiva non veniva versato nessun accredito di vecchiaia fino al 30 aprile 1999, visto che l'attore non era più assicurato alla Fondazione a partire dal 1' giugno 1995. Ignoriamo se l'attore abbia messo a frutto la sua capacità al guadagno residua dopo aver lasciato la _.
È solo quando l'invalidità iniziale è aumentata dal 50% al 100% che ci siamo assunti, sempre nell'ambito della liberazione dal pagamento dei premi, il pagamento anche dell'altra metà dell'accredito di vecchiaia. Dal 1 ° maggio 1999 fino al 31 dicembre 2002 abbiamo quindi pagato una somma annua di CHF 12'240.--.
Ne consegue che non abbiamo finanziato una rendita d'invalidità già acquisita e nemmeno una rendita d'invalidità futura.Le somme annue di CHF 6'120.-- e poi CHF 12'240.-- erano destinate a finanziare I'avere di vecchiaia secondo le disposizioni legali e regolamentari applicabili alla fattispecie." (XXVII)
Riassumendo, dal momento dell'intervento dell'incapacità lavorativa parziale dell'attore (maggio 1995) la convenuta ha inizialmente continuato a gestire la polizza di _ in parte attiva e passiva, e questo nell'errata convinzione che l'assicurato ancora fosse alle dipendenze della _ nella misura della sua capacità lavorativa residua (50%) (cfr. lettera 25 aprile 1996 alla _, doc. _ e certificato di previdenza del 23 aprile 1996, doc. _).
Solo successivamente, saputo che _ non era più alle dipendenze della ditta, ha emesso il conteggio di correzione 3 ottobre 1996 (doc. _). L'avere di libero passaggio di _, relativo alla sua parte "attiva", non ha in seguito più beneficiato di alcun accredito (né originato il pagamento di premi), ma solo del bonifico degli interessi legali. Invece la parte "passiva" ha continuato ad essere gestita secondo quanto disposto dall'art. 14 OPP2.
A far tempo dal 1° maggio 1999, momento dal quale è stata riconosciuta l'invalidità piena da parte dell'UAI e, di conseguenza, concesso anche l'aumento della rendita della previdenza professionale obbligatoria, l'istituto di previdenza ha iniziato a versare gli accrediti di vecchiaia anche sull'altra parte (quella precedentemente "attiva"), da trattarsi ora quale passiva, secondo le disposizioni legali (art. 14 OPP2 ) e regolamentari.
2.11.3. Ad un'attenta analisi di quanto precede, questo Tribunale, deve sanzionare il comportamento della fondazione convenuta, laddove, preso atto dell'uscita dal servizio di _ e, quindi, del verificarsi di un caso di libero passaggio nella misura della parte valida, non ha proceduto a trattare quest'ultima conformemente agli art. 3-5 LFLP in relazione all'art. 15 OPP2 (e conformemente all'art. 3.6.1. del Regolamento). In particolare, avrebbe dovuto dar seguito alla domanda di informazioni del 29 agosto 1996 (XXII/bis), rimasta senza risposta, interpellando nuovamente l'assicurato in merito alle istruzioni sulla destinazione da dare alla sua prestazione di libero passaggio e, contestualmente, indicare all'assicurato tutte le possibilità esistenti secondo la legge e il regolamento per il mantenimento della previdenza in caso di libero passaggio. Nel caso ancora non vi fosse stata reazione da parte dell'interessato, la fondazione avrebbe dovuto procedere secondo l'art. 4 cpv. 2 LFLP e, quindi, versare la prestazione d'uscita all'istituto collettore.
Ora, queste inottemperanze - che, sia detto di transenna, non costituiscono purtroppo un caso isolato nella realtà degli istituti di previdenza dove non è raro che, per svariati motivi, prestazioni d'uscita vengano trattenute "in sospeso" per anni (cfr. in proposito Boll. UFAS n. 17 e 32 e, con riferimento ad un caso dove la prestazione d'uscita è rimasta presso il precedente istituto di previdenza per oltre dieci anni, DTF 127 V 314) - non hanno tuttavia arrecato alcun danno all'assicurato, l'avere di libero passaggio essendo stato gestito analogamente ad un conto di libero passaggio e, pertanto, accreditato dei relativi interessi (XXXVI). In queste condizioni, l'istituto di previdenza ha a non averne dubbio fatto quantomeno fronte al suo obbligo di far in modo che la prestazione d'uscita dell'assicurato potesse comunque venir utilizzata conformemente agli scopi nell'evenienza di un caso di previdenza (DTF 127 V 325seg.) e, quindi, nell'ottica dello scopo della prestazione d'uscita che è quello di finanziare eventuali future prestazioni previdenziali legali (DTF 127 V 318 e 326). Del resto il versamento della prestazione d'uscita all'istituto collettore non avrebbe apportato all'interessato maggior vantaggio (cfr. sopra, consid. 2.11.2).
Né del resto in corso di causa l'attore ha sostenuto al riguardo altrimenti.
D'altra parte, contrariamente a quanto sostanzialmente preteso da _, da tali inadempienze dell'istituto di previdenza non può in alcun modo essere dedotta la sussistenza di un rapporto assicurativo con la convenuta, già solo per il fatto che una simile costellazione sarebbe contraria non solo ai fatti, ma anche alla legge e al regolamento.
Già si è detto che la Fondazione LPP _ ha avuto modo di precisare che il certificato assicurativo datato 23 aprile 1996 valido dal 7 agosto 1995 (doc. _) sul quale erano state indicate delle prestazioni assicurate anche relativamente alla parte "attiva", segnatamente una rendita d'invalidità di fr. 17'000, era frutto di un errore quanto al persistere di un rapporto di lavoro con la _. Non appena accertato tale errore e, quindi, il fatto che _ non era in realtà più alle dipendenze della ditta, nell'ottobre 1996 (e quindi poco più di un anno dopo l'uscita dal servizio e a soli 6 mesi dall'emissione del certificato 23 aprile 1996 "errato") la convenuta ha proceduto alle necessarie correzioni sulla posizione dell'attore (doc. _ e _; XXXVI). Riservata una più approfondita analisi della fattispecie sotto l'aspetto della protezione della buona fede (cfr. il consid. 2.12. che segue), l'attore non può evidentemente dedurre l'esistenza di un rapporto assicurativo unicamente prevalendosi di tale errore nell'emissione di un certificato assicurativo, successivamente corretto.
Sulla base delle informazioni fornite dalla convenuta in corso di causa il conto riguardante _ sembra essere stato gestito dall'istituto di previdenza in modo quantomeno conforme alle prescrizioni legali, anche successivamente all'intervento dell'incapacità totale dell'assicurato (XXII, XXVII). Nemmeno a questo proposito l'attore ha del resto mai sostenuto il contrario.
Infine, questo Tribunale non può fare a meno di osservare che anche il comportamento dell'attore non è esente da critiche. Egli infatti non ha ritenuto di dar seguito alla richiesta 29 agosto 1996 dell'istituto di previdenza in merito all'uscita della parte attiva del suo avere di vecchiaia (XXII/bis) contravvenendo comunque all'obbligo statuito dagli art. 4 cpv. 1 LFLP e art. 1 cpv. 2 OLP per i quali, all'uscita, l'assicurato deve dare precise indicazioni sulla destinazione da dare alla propria prestazione d'uscita. Né in seguito, e fino alla richiesta di rendita intera nel 1999, egli si è preoccupato di chiedere chiarimenti in merito alla sua posizione pensionistica.
A titolo abbondanziale, rimane da aggiungere che non vi è invece caso di libero passaggio quando l’assicurato lascia il datore di lavoro, ma resta nell’istituto di previdenza in quanto assicurato esterno: egli non ha infatti lasciato l’istituto di previdenza (cfr. Messaggio concernente il disegno di legge federale sul libero passaggio nella previdenza professionale per la vecchiaia, i superstiti e l’invalidità, FF 1992 III p. 514, p.to 632.1). In quest’ipotesi dunque l'affilliazione e, quindi, la copertura assicurativa è mantenuta presso l’istituto previdenziale precedente.
Nella fattispecie l'eventualità di un'affilliazione esterna deve essere esclusa non solo perché _ non ha iniziato un'altra attività lavorativa per un altro datore di lavoro successivamente all'uscita di servizio dalla _ e non ha mai formulato una domanda in tal senso alla convenuta, ma anche perché comunque tale possibilità non è prevista dal regolamento applicabile (cfr. Messaggio succitato p. 517).
Ma a prescindere da tali circostanze, la Fondazione LPP _ ha sufficientemente illustrato come la tenuta della parte dell'avere di vecchiaia relativa alla parte inizialmente "attiva" di _ sia avvenuta compatibilmente alla gestione di un avere d'uscita e non di un assicurazione "esterna", per la quale sarebbero tra l'altro dovuti essere prelevati i relativi contributi.
2.12. Per _ infine la sussistenza della copertura assicurativa anche successivamente alla cessazione del rapporto di lavoro con la _ sarebbe stata di fatto garantita dalla convenuta laddove, nel certificato assicurativo del 23 aprile 1996 (doc. _) e nello scritto del 25 aprile 1996 (doc. _), avrebbe indicato, quale prestazione assicurata, una rendita d'invalidità di fr. 17'000 annui.
Nella petizione asserisce tra l'altro che:
"
Il 25 aprile 1996 la _ ha riepilogato la situazione riconoscendo un’invalidità al 50% dal 15 luglio 1995 (doc. _) e ha spedito un certificato di previdenza valido dal 7 agosto 1995 che appunto prevedeva una rendita di invalidità ancora assicurata di
fr. 17'000.- (doc. _). Era sempre garantita la liberazione dal pagamento dei premi in caso di invalidità dovuta a malattia o infortunio. Infatti in quella lettera si spiegava che dal 7 agosto 1995 la polizza era gestita in una parte attiva e in una parte passiva, dove per la parte passiva non era più addebitato alcun premio. Il certificato di previdenza (doc. _) dimostra che la parte attiva includeva una rendita di invalidità di fr. 17'000.- annui, per la quale doveva valere la clausola di liberazione dal pagamento dei premi. È vero che, a richiesta, la _ ha riprodotto il 17 febbraio 2000 quello stesso certificato valido dal 7 agosto 1995 in una versione completamente diversa (doc. _), che esclude ogni prestazione di invalidità. Deve essere chiarito che questo nuovo certificato non può prevalere, a posteriori, su quello a suo tempo notificato."
L'attore invoca in sostanza la protezione della sua buona fede.
In via preliminare va rilevato che gli istituti di previdenza di diritto pubblico e di diritto privato non sono autorizzati ad emanare decisioni formali vincolanti. Le loro dichiarazioni possono infatti imporsi unicamente tramite una sentenza emessa dal tribunale competente. Conformemente a quanto stabilito all’art. 5 cpv. 3 LPA, quindi, le dichiarazione dei fondi di previdenza non possono essere considerate decisioni, ma unicamente prese di posizioni di un’autorità che ammette o respinge una pretesa, la quale può essere l’oggetto di un’azione di diritto amministrativo. Le citate comunicazioni sono quindi atte a provocare l'avvio di un processo e a condurre alla modifica di rapporti giuridici. Questi effetti non subentrano tuttavia direttamente a seguito della pronuncia della presa di posizione (STFA del 30 maggio 1997 nella causa G. e dottrina citata).
Sprovviste di carattere obbligatorio e vincolante queste dichiarazioni producono tuttavia effetti giuridici, poiché l’istituto di previdenza non può modificare a proprio piacimento le sue prese di posizione. Questo modo di procedere potrebbe infatti configurare una violazione del diritto alla protezione della buona fede, che va rispettato anche dai fondi di previdenza di diritto privato e di diritto pubblico (STFA del 30 maggio 1997 nella causa G. e dottrina citata; RSAS 1995 p. 383; STCA non pubblicate del 18 marzo 1999 in re P., _e 24 settembre 1999 in re B., _).
2.13. In virtù della giurisprudenza suesposta si deve pertanto esaminare se la rettifica, da parte dell'istituto di previdenza, tramite il certificato di previdenza del 3 ottobre 1996 (riprodotto poi in facsimile con la data del 12 febbraio 2003 e 17 febbraio 2000, doc. _ e _; cfr. XXXVI), dello scritto 25 aprile 1996 (doc. _) e dell'allegato certificato 23 aprile 1996 (doc. _), con i quali aveva attestato quale prestazione assicurata una rendita d'invalidità di fr. 17'000 annui, va considerata lesiva della buona fede dell’assicurato.
Il diritto alla protezione della buona fede, garantito all’art. 9 della Costituzione federale, permette al cittadino di esigere che l'autorità rispetti le proprie promesse e che essa eviti di contraddirsi. Così un'informazione o una decisione erronee possono obbligare l'amministrazione a consentire ad un assicurato un vantaggio contrario alla legge.
Secondo una
lunga e consolidata giurisprudenza
(cfr. SZS 1998 pag. 41; DTF 121 V 66; RAMI 1993 pag. 120-121, Pratique VSI 1993 pag. 21-22, RCC 1991 pag. 220 consid. 3a, RCC 1983 pag. 195 consid. 3, RCC 1982 pag. 368 consid. 2, RCC 1981 pag. 194 consid. 3, RCC 1979 pag. 155, DLAD 1992 p. 106; DTF 119 V 307 consid 3a; DTF 118 Ia 254 consid 4b; DTF 118 V 76 consid 7; DTF 117 Ia 287 consid 2b, 418 consid 3b e sentenze ivi citate; RDAT I-1992 n° 63, DTF 116 V 298ss; STFA 5 aprile 1994 in re M.C., STFA 3 settembre 1993 in re A.Z) e la dottrina (Grisel, Traité de droit administratif, vol. I, pag. 390ss; Knapp, Précis de droit administratif, 4a ed., n° 509, pag. 108-109; Haefliger, Alle Schweizer sind vor dem Gesetze gleich, pag. 217ss) affinché la buona fede di un assicurato possa essere tutelata, nei casi in cui l'amministrazione formula una promessa o crea un'aspettativa in modo contrario alla legge, devono essere adempiute cumulativamente le seguenti condizioni:
1. l'autorità deve essere intervenuta in una situazione concreta nei riguardi di persone determinate;
2.
l'autorità ha agito o creduto di agire nei limiti delle proprie competenze;
3. l'assicurato non deve essersi reso conto immediatamente dell'inesattezza dell'informazione ricevuta.
Ciò significa che l'interessato, date le circostanze, non deve poter riconoscere l'erroneità della disposizione. La comunicazione dell'amministrazione deve infatti essere interpretata come il destinatario può e deve capirla usando tutta l'attenzione da lui esigibile (protezione della buona fede dell'assicurato).
Una mancanza di chiarezza di un'informazione da parte della cassa non può trarre seco conseguenze sfavorevoli per il cittadino (cfr. DTF 106 V 33, consid. 4; 104 V 18 consid. 4; RAMI 1991, p. 68).
Inoltre l'informazione deve essere incondizionata. Qualora l'organo amministrativo che fornisce la comunicazione esprime - almeno implicitamente, ma con chiarezza - che la comunicazione non è definitiva, il destinatario della comunicazione non può far valere la propria buona fede (cfr. Imboden-Rhinow, Schweiz. Vewaltungsrechtsprechung, 5a. edizione, n. 75 B III b 3);
4. l'informazione errata ha indotto l'assicurato ad adottare un comportamento che gli è pregiudizievole;
5. la legge non è stata modificata dal momento in cui l'informazione è stata data.
(RAMI 1993 pag. 120-121, Pratique VSI 1993 pag. 21-22, RCC 1991 pag. 220 consid. 3a, RCC 1983 pag. 195 consid. 3, RCC 1982 pag. 368 consid. 2, RCC 1981 pag. 194 consid. 3, RCC 1979 pag. 155, DLAD 1992 p. 106, DTF 118 V 76 consid. 7, RDAT I-1992 n° 63, STFA 5 aprile 1994 in re M.C., STFA 3 settembre 1993 in re A.Z.; STFA 121 V 67 consid. 2a e b; Grisel, Traité de droit administratif, vol. I, pag. 390ss; Knapp, Précis de droit administratif, 4a ed., n° 509, pag. 108-109; Haefliger, Alle Schweizer sind vor dem Gesetze gleich, pag. 217ss).
Nel caso concreto la buona fede dell’assicurato non può essere protetta né in relazione con la comunicazione 25 marzo 1996 (doc. _) né in relazione con il certificato di previdenza del 23 aprile 1996 (doc. _).
Innanzitutto, dubbio appare l'adempimento del requisito 3, secondo cui l'interessato, date le circostanze, e usando tutta l'attenzione da lui esigibile, non deve poter riconoscere l'erroneità della disposizione. In effetti, ad _ avrebbe dovuto risultare quantomeno degno di verifica il fatto che, malgrado l'uscita di servizio dalla _, nel certificato di previdenza continuasse ad essere indicato, fra i "dati sull'attività lavorativa" un salario annuo assicurato di fr. 34'000 per un grado d'occupazione al 100% e, quindi, prestazioni d'invalidità assicurate. In queste condizioni l'interessato avrebbe dovuto accorgersi, usando la dovuta attenzione, che il certificato non era o poteva quantomeno non essere conforme, specie ove si consideri che in data 28 febbraio 1996 aveva sottoscritto il formulario di notifica di uscita (doc. _) e che nell'agosto successivo aveva poi ricevuto la lettera 29 agosto 1996 dell'_ che lo invitava a fornire istruzioni sulla destinazione da dare alla sua prestazione d'uscita (XXII/bis). Inoltre, successivamente all'uscita di servizio dalla _ l'attore non ha più versato alcun premio assicurativo, fatto questo già di per sé incompatibile con il perdurare di una copertura assicurativa, la liberazione dal pagamento dei premi in caso d'invalidità prevista dalle norme regolamentari essendo evidentemente limitata al grado d'incapacità al guadagno (cfr. l'art. 3.4.4. del Regolamento, doc. _). Infine già si è detto che l'errore commesso dalla convenuta è comunque stato corretto nell'ottobre 1996 (XXXVI).
Ma anche volendo eventualmente ammettere che l'interessato non poteva, date le circostanze, accorgersi dell'errore commesso dall'istituto di previdenza, e che, quindi, era stata creata in _ un'aspettativa circa il diritto all'ottenimento di una rendita in caso d'invalidità anche successivamente all'uscita di servizio dalla _, le comunicazioni in discussione non hanno comunque senz'altro indotto il destinatario ad adottare, nel periodo in cui ancora si trovava in errore, un comportamento che gli è pregiudizievole (requisito 4; DTF 121 V 67). Né in effetti l'attore fa valere altrimenti in corso di causa.
A mente del TCA quindi nel caso di specie non ricorrono gli estremi per tutelare la buona fede dell’assicurato e, di conseguenza,
l’assicurato non può avvalersi né della comunicazione 25 aprile 1996 (doc. _) né del certificato di previdenza 23 aprile 1996 (doc. _) per ottenere la chiesta prestazione d'invalidità regolamentare.
2.14. In simili condizioni, per le motivazioni che precedono, il TCA non può che respingere la petizione di _.