Decision ID: 7e5fdb5a-8d7a-501b-ab5d-5366b07a7a00
Year: 2020
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_002
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: civil_law

ritenuto,
in fatto:
A. Con contratto di lavoro del 16 settembre 2016 AP 1, società che gestisce una stazione di benzina a _ con annesso negozio e snack bar, ha assunto alle sue dipendenze AO 1 a partire dal 19 settembre 2016 in qualità di venditrice, cameriera e ausiliaria di cucina al 100% per un salario lordo mensile di fr. 3'100.- e 4 settimane di vacanze annue (doc. A). Il 31 dicembre 2017 le parti hanno sottoscritto un nuovo contratto entrato in vigore il 1° gennaio 2018, rimasto invariato per quanto attiene funzione, salario e vacanze (doc. B). Con scritto 30 giugno 2018 AP 1 ha disdetto il contratto di lavoro in questione con effetto al 31 agosto 2018 (doc. C).
B. Ottenuta l’autorizzazione ad agire il 15 febbraio 2019, AO 1 ha presentato la petizione del 18 febbraio 2019, con cui ha chiesto al Pretore aggiunto di condannare AP 1 al pagamento di fr. 10'133.31 netti oltre interessi al 5% dal 1° settembre 2018 quale differenza fra quanto effettivamente percepito a titolo di salario nel periodo gennaio 2017 - agosto 2018 e quanto avrebbe a suo dire dovuto percepire nel suddetto periodo in virtù del Contratto collettivo nazionale di lavoro dell’industria alberghiera e della ristorazione (qui di seguito CCNL), e meglio fr. 6'103.37 a titolo di differenza salariale, fr. 2'352.18 e fr. 1'485.43 quali supplementi per tredicesima mensilità e indennità per giorni festivi non goduti e fr. 1'518.15 a titolo di retribuzione per giorni di vacanza non goduti, dedotti fr. 1'325.82 per oneri sociali.
C. In occasione dell’udienza del 28 marzo 2019 l’attrice ha rivendicato l’applicazione del CCNL in virtù del suo effettivo impiego in qualità di cameriera/cuoca presso l’esercizio pubblico di AP 1 (snack bar della stazione di servizio). La convenuta ha da parte sua contestato l’applicabilità del CCNL rilevando che la dipendente non avrebbe fornito principalmente prestazioni di ristorazione né avrebbe svolto attività di cuoca (non avendo la medesima del resto alcuna specifica formazione quale cuoca o cameriera), rispettivamente di non essere attiva nel settore alberghiero o della ristorazione e di avere quali principali attività l’erogazione di carburante e la vendita al dettaglio di merci, come è stato anche confermato dalla decisione del 1° dicembre 2017 del Tribunale cantonale amministrativo (inc. 52.2017.255) di cui al doc. F. Come azienda attiva in via principale quale stazione di servizio, sarebbe piuttosto pertinente il contratto collettivo concernente il suddetto settore, tuttavia non applicabile nel caso concreto poiché la medesima dispone di più di 50 posti a sedere, come risulta dal doc. E.
D. Nelle proprie conclusioni scritte datate 25 novembre 2019 la parte attrice si è riconfermata nelle sue pretese, aggiungendo che la decisione del TRAM non è in contrasto con gli accertamenti di fatto emersi dal procedimento in corso e rimproverando inoltre alla convenuta un atteggiamento abusivo, dato che nella suddetta procedura amministrativa ella sosteneva che la sua attività principale fosse la ristorazione. Anche la convenuta nelle conclusioni del 7 febbraio 2020 si è riconfermata nelle proprie tesi, rilevando che l’Ufficio dell’ispettorato del lavoro, nella sua decisione del 23 marzo 2017 (poi confermata dal TRAM con la predetta decisione 1° dicembre 2017) aveva “accertato inequivocabilmente che la convenuta non può essere considerata albergo, ristorante o caffè, e in genere un’azienda dell’industria alberghiera e della ristorazione, ma è un chiosco, azienda al servizio dei viaggiatori o negozio di stazione di servizio”. A suo dire, il riconoscimento dell’applicabilità del CCNL sarebbe pertanto contrario alla sicurezza del diritto.
E. Con decisione 7 maggio 2020 il Pretore aggiunto ha accolto integralmente la petizione, con seguito di indennità di fr. 500.- in favore dell’attrice.
F. Con appello del 10 giugno 2020 la AP 1 è insorta contro tale giudizio, chiedendone la riforma nel senso di respingere integralmente la petizione e di condannare l’attrice a versarle fr. 500.- a titolo di indennità. Con risposta 3 luglio 2020 AO 1 si è opposta all’appello, postulandone l’integrale reiezione. Delle argomentazioni delle parti si dirà, per quanto qui di rilievo, nei considerandi di diritto.
E considerato

in diritto:
1. L’art. 308 cpv. 1 lett. a CPC prevede che sono impugnabili mediante appello le decisioni finali di prima istanza, posto che in caso di controversie patrimoniali il valore litigioso secondo l'ultima conclusione riconosciuta nella decisione sia di almeno fr. 10'000.- (cpv. 2). In concreto, la decisione impugnata è una decisione finale in una controversia dal valore superiore ai fr. 10'000.-. Pacifica è dunque l’appellabilità del giudizio impugnato entro il termine di 30 giorni (art. 311 CPC). Nella fattispecie, l’appello 10 giugno 2020 contro la decisione 7 maggio 2020, recapitata l’11 maggio 2020, è tempestivo, così come è tempestiva la risposta 3 luglio 2020 dell’appellata.
2. Preliminarmente, si può precisare che l’atto di appello deve contenere i motivi di fatto e di diritto sui quali si fonda ed essere motivato (art. 310 e 311 cpv. 1 CPC). L’appellante deve spiegare non perché le sue argomentazioni siano fondate, ma perché sarebbero erronee o censurabili le motivazioni del Pretore. Egli non può dunque limitarsi a proporre una propria tesi e una propria lettura dei fatti, bensì deve offrire critiche puntuali, esplicite e circostanziate al giudizio pretorile, pena l’irricevibilità delle medesime.