Decision ID: 22cfbb07-468d-5cb5-92cd-2f6d84ca1c68
Year: 2006
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: civil_law

in fatto: A. Il 19 novembre 2002 la Commissione tutoria regionale 11 ha chiesto alla Sezione degli enti locali, autorità di vigilanza sulle tutele, di interdire AP 1 (1967), figlia di _ nata _ (1938) per cattiva amministrazione (art. 370 CC). AP 1 si è opposta al provvedimento il 7 dicembre 2002. Il 16 dicembre 2002 l'autorità di vigilanza ha affidato al Servizio psico-sociale di _ una perizia volta ad accertare le condizioni psichiche di lei, con particolare riguardo a un'eventuale infermità o debolezza di mente e alla necessità di misure di protezione. La procedura, sospesa e riattivata più volte, è tuttora in corso, il citato servizio non avendo ancora allestito il referto.
B. Con risoluzione del 26 agosto 2003 l'autorità tutoria ha sospeso a titolo provvisorio AP 1 dall'esercizio dei diritti civili e le ha designato un rappresentante nella persona di _, dell'Ufficio del tutore ufficiale (art. 386 cpv. 2 CC). Un ricorso presentato il 7 settembre 2003 dall'interessata contro tale provvedimento è stato dichiarato inammissibile dall'autorità di vigilanza sulle tutele con decisione del 16 settembre 2003.
C. La madre di AP 1, _, è deceduta il 5 giugno 2003, lasciando quali eredi il marito _ con le figlie _ e _. Tra i beni della successione figura la particella n. 821 RFD di _ e un appartamento a _ (foglio 14 part. 237 sub. 6 e “box garage” foglio 14 part. 244 sub. 35/14), dei quale la defunta era comproprietaria con il marito. Autorizzata AP 1 ad accettare la sua quota di eredità, con decisione del 30 agosto 2005 l'autorità di vigilanza sulle tutele ha approvato la vendita a trattative private della particella n. 821 RFD di _.
D. Il 1° giugno 2006 la Commissione tutoria regionale 11 ha approvato la divisione dell'eredità anche per quel che concerne i beni mobili della successione e la cessione dell'appartamento di _ al padre di AP 1, _, a condizione che AP 1 riceva “un conguaglio non inferiore a 1/6 di € 181 500.–”. L'11 giugno 2006 AP 1 ha ricorso all'autorità di vigilanza, contestando la cessione dell'immobile al padre. Il rappresentante di lei, _, ha proposto di respingere il ricorso. AP 1 è stata sentita personalmente dall'autorità di vigilanza il 25 luglio 2006. Invitata poi a esprimersi sul contratto di divisione, essa è rimasta silente. Statuendo con decisione del 2 ottobre 2006, l'autorità di vigilanza ha respinto il ricorso, senza prelevare tasse né spese.
E. Contro la decisione appena citata AP 1 è insorta a questa Camera con un appello del 20 ottobre 2006 nel quale postula “la conferma del mio ricorso dell'11 giugno 2006 e il rifiuto e l'annullamento della decisione dell'Ufficio della vigilanza sulle tutele”. L'appello non è stato oggetto di intimazione.

Considerando
in diritto: 1. Le decisioni emesse dall'autorità di vigilanza sulle tutele sono appellabili nel termine di venti giorni (art. 48 della legge sull'organizzazione e la procedura in materia di tutele e curatele, del-
l'8 marzo 1999, cui rinvia l'art. 39 LAC). La procedura è quella
ordinaria degli art. 307 segg. CPC, con le particolarità – per analogia – dell'art. 424a CPC. Ciò premesso, un appello deve contenere le richieste di giudizio (art. 309 cpv. 2 lett. e CPC), oltre ai motivi di fatto e di diritto su cui si fonda (art. 309 cpv. 2 lett. f CPC). Nondimeno, ove un tutelato insorga personalmente contro una decisione a lui sfavorevole, è sufficiente che le richieste di giudizio e i motivi d'impugnazione si desumano dall'insieme dell'esposto (Geiser in: Basler Kommentar, ZGB I, 3a edizione, n. 41 ad art. 420). Nella fattispecie l'interessata postula l'annullamento dell'approvazione data dall'autorità tutoria alla divisione dell'eredità materna, e segnatamente il consenso alla cessione dell'immobile di Cannobio al padre, facendo valere una lesione dei suoi interessi. La critica è sufficientemente chiara. Tempestivo, l'appello è dunque ricevibile.
2. Dopo avere ricordato che sul contratto di divisione la ricorrente era stata sollecitata invano a esprimersi, l'autorità di vigilanza ha accertato che nella fattispecie l'unico punto litigioso consiste nell'attribuzione dell'immobile di _ a _. In proposito essa ha rilevato che le tensioni familiari giustificano lo scioglimento della comunione ereditaria fu _ e che nel quadro della divisione gli interessi della rappresentata risultano convenientemente salvaguardati, la quota spettante a AP 1 essendo conforme al valore venale dell'appartamento. Donde, in sintesi, la reiezione del ricorso.
3. L'appellante evoca la sospensione provvisoria dall'esercizio dei diritti civili, a suo avviso illegale, sottolinea i cattivi rapporti con il rappresentante _, censurandone comportamenti scorretti, e sostiene che nessuna misura tutelare si giustifica nel suo caso. Essa espone poi le proprie vicissitudini con il padre, il quale si adopererebbe per escluderla dall'eredità, e ripete che quanto prevede il contratto di divisione, ovvero l'assegnazione dell'appartamento di Cannobio al genitore, è contrario ai suoi interessi. In luogo di ciò essa chiede di poter conservare la comproprietà dell'appartamento, il che non la obbligherebbe a entrare in relazione con il padre, mentre quest'ultimo potrebbe continuare a usare l'immobile. Da parte sua, con il passare del tempo essa beneficerebbe dell'aumento di valore che acquisirebbe la sua quota di comproprietà, più vantaggioso rispetto a quanto essa potrebbe ricavare da un conguaglio in denaro.