Decision ID: 94d99a95-a8cf-504d-8a30-24a30ce9ded9
Year: 2007
Language: it
Court: TI_TCA
Chamber: TI_TCA_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: public_law

ritenuto,
in fatto
A. Il 16 dicembre 2000 la cittadina bosniaca RI 1 (1975) si è sposata nel suo paese d'origine con A_ (1972), di nazionalità elvetica. A seguito del matrimonio, il 15 gennaio 2001 la ricorrente è stata autorizzata a entrare in Svizzera e posta al beneficio di un permesso di dimora annuale, regolarmente rinnovato, l'ultima volta fino al 14 gennaio 2006. Il 26 aprile 2002, la ricorrente è stata raggiunta dal figlio RI 2 (28.12.1999), nato da un precedente matrimonio, al quale è stato accordato un permesso di identica durata e scadenza di quello ottenuto dalla madre.
B. a. Il 7 dicembre 2005, RI 1 ha chiesto il rilascio di un permesso di domicilio per sé e per RI 2. Su richiesta della Sezione dei permessi e dell'immigrazione del Dipartimento delle istituzioni, il 19 gennaio 2006 ella ha dichiarato, tra le altre cose, che dal 4 aprile 2002 suo marito si trovava in carcere in Ecuador.
b. Fondandosi sulle premesse emergenze, il 26 luglio 2006 il dipartimento ha deciso di non rilasciare l'autorizzazione di domicilio richiesta e di non rinnovare il permesso di dimora a RI 1 e, di riflesso, al figlio RI 2, fissando loro un termine con scadenza il 30 settembre 2006 per lasciare il territorio cantonale. L'autorità ha rilevato che lo scopo per cui il permesso di dimora era stato concesso a RI 1 era venuto a mancare in seguito alla cessazione della vita in comune con il marito in carcere ormai oltre 4 anni, rimproverandole di non avere informato l'autorità competente di tale circostanza. Ne ha quindi dedotto che l'interessata invocasse da tempo il vincolo matrimoniale in maniera manifestamente abusiva per continuare a soggiornare nel nostro paese. La decisione è stata resa sulla base degli art. 4, 7, 9, 12, 16 LDDS; 8 e 11 ODDS, 8 CEDU.
C. Con giudizio 10 ottobre 2006, il Consiglio di Stato ha confermato la suddetta risoluzione dipartimentale, respingendo l'impugnativa contro di essa interposta da RI 1 e RI 2.
In sostanza, il Governo ha ritenuto che vi fossero gli estremi per negare un'autorizzazione di domicilio e non rinnovare il loro permesso di dimora in virtù dei motivi addotti dal dipartimento, considerando la decisione impugnata conforme al principio della proporzionalità, anche tenendo conto dei problemi di salute che affliggono RI 2.
D. Contro la predetta pronunzia governativa, RI 1 e RI 2
insorgono
ora davanti al Tribunale cantonale amministrativo, chiedendone l'annullamento e postulando il rilascio di un permesso di domicilio. In via del tutto subordinata, essi chiedono il rinnovo del permesso di dimora oppure di beneficiare quanto meno dell'ammissione provvisoria in Svizzera.
I ricorrenti ritengono il provvedimento di revoca arbitrario e contrario al principio della proporzionalità. RI 1 rileva che l'art. 7 LDDS permette ai coniugi di vivere separati e che la cessazione della vita in comune con suo marito, oltre a essere forzata, è solo provvisoria in quanto egli sarà scarcerato il 3.8.2007 e rimpatriato in Svizzera. Afferma inoltre che il loro legame è intatto e di avere regolari contatti telefonici ed epistolari con lo stesso, inviandogli pure del denaro. Asserisce che diverse autorità federali e cantonali erano al corrente della carcerazione di suo marito e non immaginava che solo la Sezione dei permessi e dell'immigrazione non ne fosse al corrente. In seguito, pone in evidenza di essere ben integrata nel nostro paese, dove esercita da tempo l'attività di infermiera con piena soddisfazione del datore di lavoro, e di non avere debiti a suo carico. Il suo rientro in Bosnia non sarebbe inoltre esigibile, segnatamente perché RI 2 è emofiliaco e non vi sarebbero nel paese d'origine le strutture adeguate per curarlo regolarmente. Sotto questo profilo, la decisione impugnata violerebbe pure la CEDU e la Convenzione ONU sui diritti del fanciullo.
E. All'accoglimento del gravame si oppongono il Consiglio di Stato e il dipartimento, quest'ultimo con argomenti di cui si dirà, se del caso, in seguito.
F. In fase istruttoria, il giudice delegato alla causa ha chiesto al medico cantonale di pronunciarsi in merito alla malattia di cui soffre RI 2 e ai rischi per la salute del ragazzo in caso di rientro in Bosnia-Erzegovina.

Sul referto del medico e sulle successive osservazioni delle parti al medesimo, si riferirà per quanto necessario nell'ambito dei considerandi in diritto.
Considerato,
in diritto
1. 1.1. In materia di diritto degli stranieri la competenza del Tribunale cantonale amministrativo a statuire in merito ai gravami inoltrati avverso le decisioni del Consiglio di Stato è data soltanto nella misura in cui queste ultime possono essere impugnate con un ricorso ordinario al Tribunale federale (art. 10 lett. a LALPS).
1.2. Il ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale non è, di principio, ammissibile contro le decisioni concernenti i permessi di dimora o di domicilio, salvo laddove un diritto all'ottenimento di simili permessi si fonda su una disposizione particolare del diritto federale o di un trattato internazionale (art. 83 lett. c n. 2 LTF, RS 173.110, in vigore dal 1° gennaio 2007; DTF 127 II 60 consid. 1a, 126 II 425 consid. 1 con rinvii).
1.3. Giusta l'art. 7 cpv. 1 prima e seconda frase LDDS, il coniuge straniero di un cittadino svizzero ha diritto al rilascio e alla proroga di un permesso di dimora e, dopo una dimora regolare e ininterrotta di cinque anni, a un permesso di domicilio.
In concreto, la ricorrente è sposata con un cittadino elvetico da oltre cinque anni: di conseguenza, ella ha, in linea di principio, diritto sia al rilascio di un'autorizzazione di domicilio, sia al rinnovo del permesso di dimora. Dal canto suo, RI 2
, minorenne,
è al beneficio di un permesso di dimora per vivere in Svizzera insieme alla madre (ricongiungimento familiare) e il destino della sua autorizzazione dipende dall'esito del ricorso inoltrato dal proprio genitore
.
Pertanto, potendo la decisione impugnata essere dedotta davanti al Tribunale federale mediante un ricorso in materia di diritto pubblico, si deve concludere che la competenza di questo tribunale a statuire sull'impugnativa inoltrata da RI 1 e da RI 2 è data.
1.4. Il gravame in oggetto, tempestivo (art. 46 cpv. 1 PAmm) e presentato da persone senz'altro legittimate a ricorrere (art. 43 PAmm), è pertanto ricevibile in ordine e può essere deciso sulla base degli atti, integrati dal complemento istruttorio (parere del medico cantonale sulla malattia di cui soffre RI 2) esperito in questa sede da parte del giudice delegato (art. 18 cpv. 1 PAmm). Non è per contro necessario richiamare dall'Ufficio invalidità (AI) la documentazione concernente RI 2, in quanto non apporterebbe a questo tribunale ulteriori elementi determinanti per il giudizio che è chiamato a rendere.
2. 2.1. Come accennato in precedenza, l'art. 7 cpv. 1 prima e seconda frase LDDS dispone che il coniuge straniero di un cittadino svizzero ha diritto al rilascio e alla proroga del permesso di dimora. Dopo una dimora regolare e ininterrotta di cinque anni, egli ha diritto al permesso di domicilio. Questi diritti - soggiunge il cpv. 2 della medesima norma - non sussistono se il matrimonio è stato contratto per eludere le prescrizioni in materia di dimora e domicilio degli stranieri, segnatamente quelle sulla limitazione del loro effettivo.
Per costante giurisprudenza, vi è abuso di diritto laddove un determinato istituto giuridico è invocato per realizzare interessi che il medesimo istituto non si prefigge di tutelare (DTF 121 I 367, consid. 3b). In relazione all'art. 7 LDDS, ciò è il caso allorquando il coniuge straniero di un cittadino svizzero si richiama ad un matrimonio che sussiste solo a livello formale, unicamente per ottenere il rilascio o il rinnovo di un permesso di soggiorno: un simile scopo non risulta in effetti tra quelli tutelati dalla norma in questione (DTF 128 II 145, consid. 2.2.). Va rilevato che nel formulare l'art. 7 LDDS, il legislatore ha volontariamente omesso di far dipendere il diritto del coniuge straniero di un cittadino svizzero all'ottenimento di un permesso di soggiorno dall'esistenza di una comunione matrimoniale di fatto (DTF 121 II 97 segg.): è per contro necessario che vi siano concreti indizi tali da ritenere che i coniugi non siano (più) intenzionati a condurre una vita in comune e rimangano uniti dal vincolo matrimoniale soltanto per ragioni di polizia degli stranieri (DTF 127 II 49, consid. 5a e rif.).
2.2. L'art. 9 cpv. 1 lett. a LDDS dispone che il permesso di dimora perde ogni validità alla sua scadenza quando non sia stato prorogato. Il capoverso 2 della medesima norma prevede invece che esso può essere revocato quando lo straniero l’abbia ottenuto dando indicazioni false o tacendo scientemente dei fatti d’importanza essenziale (lett. a ) oppure - tra l'altro - quando non venga adempiuta una condizione imposta all’atto della concessione (lett. b).
3. Va preliminarmente osservato che, contrariamente a quanto sostiene l'insorgente, l'autorità non le ha revocato il permesso di dimora per avere taciuto scientemente dei fatti d’importanza essenziale. Il dipartimento ha deciso di non rinnovarglielo, perché aveva invocato in maniera manifestamente abusiva il proprio matrimonio al fine di continuare a soggiornare in Svizzera.
4. 4.1. Ferma questa premessa, bisogna considerare che RI 1 è stata autorizzata a entrare in Svizzera il 15 gennaio 2001 e posta al beneficio di un permesso di dimora annuale per vivere la propria vita matrimoniale con il marito A_, cittadino elvetico. Ora, è perlomeno dal 4 aprile 2002 che i coniugi _ non vivono più insieme. Quel giorno A_ è stato arrestato e incarcerato in Ecuador, dove sta scontando ancora una pena di 8 anni di reclusione per traffico di stupefacenti.
Va inoltre evidenziato che nelle sue diverse domande di proroga del permesso di dimora, così come in quella relativa alla concessione di un'autorizzazione di domicilio, la ricorrente non ha mai segnalato l'autorità competente che suo marito si trovava in carcere all'estero.
È
solo il 19 gennaio 2006, peraltro su esplicita richiesta della Sezione dei permessi e dell'immigrazione, che ella ha informato l'autorità di tale circostanza. Giova in questo ambito ricordare che, g
iusta l'art. 3 cpv. 2 LDDS, lo straniero è tenuto a informare esattamente l’autorità su tutto quanto è atto a determinare la sua decisione. Secondo la giurisprudenza del Tribunale federale, l'interessato non è liberato da tale obbligo nemmeno se l'autorità competente in materia di stranieri, con la dovuta diligenza, avrebbe potuto accertare essa stessa i fatti determinanti per la decisione. Importanti non sono soltanto le informazioni espressamente richieste dall'autorità, ma anche quei fatti che lo straniero sa essere determinanti per la concessione del permesso (STF 2A.511/2001 del 10 giugno 2002, consid. 3; 2A.374/2001 del 10 gennaio 2002, consid. 3; 2A.366/ 1999 del 16 marzo 2000, consid. 3 con riferimenti).
L'insorgente sostiene che altre autorità federali (Sezione protezione consolare, Sezione estradizioni) e cantonali erano comunque al corrente della situazione di suo marito e che non poteva certo immaginare che solo la Sezione dei permessi e dell'immigrazione ne fosse all'oscuro. Sennonché la ricorrente sa, da quando è entrata in Svizzera, che è la Sezione dei permessi e dell'immigrazione l'autorità competente cui vanno segnalate tutte le circostanze determinanti riguardo al permesso di soggiorno.
A prescindere da questo aspetto, va detto che lo scopo dell'
art. 7 LDDS
consiste in primo luogo nel permettere e nell'assicurare la conduzione di una vita familiare in Svizzera e che è considerato abusivo, da parte della persona straniera, richiamarsi a un matrimonio contratto per vivere nel nostro paese, allorché il proprio coniuge si è durevolmente stabilito all'estero (DTF 127 II 49, STF 2A.238/1999 del 20 maggio 1999, consid. 2; Min Son Nguyen, Droit public des étrangers, Berna 2003, pag. 271 con rif. giurisprudenziali). Il fatto che nel caso in rassegna i coniugi non vivono attualmente insieme perché il marito della ricorrente è in prigione
è ininfluente ai fini della decisione, i motivi che conducono alla separazione non essendo determinanti. Tanto più che tale situazione persiste ormai da oltre quattro anni (STF 2A.178/2001, del 20 aprile 2001, consid. 3a). L
a ricorrente afferma che il 3 agosto 2007 suo marito verrà trasferito nel nostro paese per l'esecuzione del residuo di pena e sarà verosimilmente rimesso in libertà anticipata, ciò che permetterà loro di riprendere la vita coniugale. Sostiene pure di avere sempre mantenuto con lo stesso dei regolari contatti telefonici ed epistolari, inviandogli anche del denaro. Sennonché, a parte il fatto che non è dato a sapere se A_ sarà effettivamente trasferito in Svizzera per quella data, la ricorrente non può pretendere che l'autorità sospenda la propria decisione, facendola dipendere da tale circostanza. Del resto, già poco dopo il matrimonio A_ aveva vissuto in Ecuador, lasciando sua moglie in Svizzera. Dagli atti risulta infatti che il 25 luglio 2001, quindi dopo nemmeno 7 mesi di convivenza, egli si era trasferito in quel paese per svolgere l'attività di cuoco e che dopo essere rientrato in Ticino per le ferie natalizie, una ventina di giorni dopo egli era nuovamente partito alla volta di quel paese sudamericano. Dopo qualche giorno trascorso nel marzo 2002 nel nostro cantone, egli è ritornato in Ecuador dove è poi stato arrestato.
4.2. Visto quanto precede, sussistono pertanto sufficienti elementi per ritenere che dal mese di aprile 2002 la ricorrente si richiama in maniera manifestamente abusiva al suo matrimonio al fine di continuare a beneficiare del permesso di soggiorno ottenuto per vivere con il consorte.
È
quindi venuto meno lo scopo del soggiorno di _ in Svizzera e con esso la ragione che a suo tempo aveva giustificato il rilascio del permesso di dimora. Difatti, la separazione di fatto dei coniugi si è verificata prima della scadenza, intervenuta il 14 gennaio 2006, del termine quinquennale previsto dalla legge per poter vivere definitivamente separati dal consorte elvetico e ottenere poi un permesso di domicilio. Ne discende che la posizione della ricorrente non merita alcuna tutela sul piano giuridico.
L'insorgente non può inoltre prevalersi di una vita familiare intatta e vissuta ai sensi dell'art. 8 CEDU al fine di ottenere la proroga del proprio permesso di soggiorno o il rilascio di un permesso di domicilio in base a questo disposto, non essendovi vita familiare con il marito. Infatti, f
intanto che il coniuge svizzero risiede all’estero, il coniuge straniero non può dedurre diritto alcuno, nemmeno dall’articolo 8 CEDU.