Decision ID: 07236314-9dfd-5a3f-b80f-3dbce31d448e
Year: 1998
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: civil_law

in fatto : A.
_ e _ _ sono comproprietari, metà ciascuno, della particella n. _ RFD di _, che confina con la particella n. _, appartenente a _ _. Lungo il confine tra le due proprietà sorge un muro che sostiene un piazzale-posteggio posto sul fondo di _ _, a una quota superiore di circa 1.10 m rispetto al fondo di _ e _ _.
B.
Con petizione del 29 ottobre 1991 _ e _ _ hanno chiesto al Pretore del Distretto di Lugano, sezione 2, che fosse ordinato a _ _ (sotto pena dell’art. 292 CP e dell’esecuzione effettiva) di rettificare il muro a confine tra le due proprietà, fortemente inclinato, e di rinforzarlo. Nella sua risposta del 20 gennaio 1992 _ _ si è opposto alla petizione e in via subordinata (recte: riconvenzionale) ha chiesto che gli fosse attribuita la proprietà della striscia di terreno corrispondente alla sporgenza del muro. _ e _ _ hanno instato per il rigetto della domanda del convenuto.
C.
Con istanza del 6 aprile 1992 gli attori hanno chiesto una prova a futura memoria, accolta dal Pretore ed eseguita nel mese di agosto 1992 dall'arch. _ _. Esperita l’istruttoria, durante la quale l’arch. _ ha consegnato un ulteriore referto peritale del giugno 1994, le parti hanno riaffermato nei rispettivi memoriali conclusivi le loro domande di giudizio. Il dibattimento finale ha avuto luogo il 7 novembre 1995.
D.
Statuendo il 16 luglio 1996, il Pretore ha accolto la petizione e ha ordinato a _ _, sotto comminatoria dell’esecuzione effettiva e dell’art. 292 CP, di procedere entro 90 giorni alla rettifica del muro di confine tra le due particelle con adeguati rinforzi, come indicato dal perito nel suo referto del giungo 1994. La tassa di giustizia di fr. 1’800.– e le spese, comprese quelle peritali, sono state poste a carico del convenuto, tenuto a rifondere agli attori fr. 4’000.– complessivi per ripetibili. La domanda riconvenzionale è stata respinta e gli oneri processuali posti a carico di _ _, con obbligo di rifondere alle controparti fr. 300.– complessivi per ripetibili.
E.
Insorto con un appello del 19 agosto 1996 contro la sentenza appena citata, _ _ chiede che la petizione sia respinta e il giudizio del Pretore riformato di conseguenza. Nelle sue osservazioni del 23 settembre 1996 _ e _ _ propongono di respingere il gravame e di confermare la sentenza impugnata.

Considerando
in diritto : 1.
Il Pretore, esclusa l’applicazione dell’art. 641 cpv. 2 CC, ha accertato che il muro di confine, sporgente sul fondo degli attori e in situazione di instabilità tale da minacciare un crollo, costituisce un eccesso nell’esercizio della proprietà a norma dell’art. 679 CC, onde l’ordine di rettificare il manufatto e di rinforzarlo come indicava il perito nel suo referto del giugno 1994. Il Pretore ha negato che la richiesta degli attori fosse abusiva (per avere essi tollerato a lungo la situazione) e ha respinto la domanda del convenuto di farsi assegnare la parte del fondo sulla quale sporge il muro.
L’appellante ammette che la sporgenza del muro verso la proprietà degli attori raggiunge “quasi venti centimetri” e non contesta che ciò costituisca un eccesso nell’esercizio del diritto di proprietà. Rimprovera al Pretore però di non avere ritenuto abusiva la richiesta degli attori, nonostante questi avessero tollerato la situazione per molto tempo. Egli sostiene che il muro in questione è stato eretto prima del 1935, che la sua deformazione si è manifestata con l’andare del tempo, che gli attori non hanno mai protestato prima dell’introduzione della petizione e che infine l’attuale situazione, già in atto al momento dell’avvio della causa, non sarebbe peggiorata nel corso della procedura.
2.
L’azione in cessazione della turbativa giusta l’art. 679 CC è, di principio, imprescrittibile (DTF 111 II 436 consid. 2;
Steinauer
, Les droits réels, vol. II, 2a edizione, n. 1923), sicché il vicino può chiedere in ogni momento l’eliminazione di una sporgenza illecita. Il proprietario che per lungo tempo abbia pacificamente sopportato tale sporgenza non più agire, tuttavia, senza ledere il precetto della buona fede (
Meier-Hayoz
in:
Berner Kommentar, nota 146 ad art. 679 CC; Rep. 1961 pag. 88). Sotto il profilo dell’art. 2 CC occorre appurare non solo per quali motivi il proprietario non abbia reclamato prima, ma anche considerare che tale atteggiamento può avere indotto la controparte a confidare nell’accettazione dello stato di fatto (
Meier-Hayoz,
op. cit., loc. cit.). L’abuso di diritto va ravvisato nondimeno con grande riserbo, nel senso che l’inattività del proprietario deve poter essere interpretata univocamente come una rinuncia al diritto in questione o deve avere cagionato pregiudizio alla controparte (DTF inedita del 29 novembre 1995 in re R. c. G.).
3.
Dal fascicolo processuale risulta che il muro a confine tra le due proprietà, in calcestruzzo non armato (o poco armato), è stato edificato in due tappe (prova a futura memoria, pag. 4). L’istruttoria non ha permesso di accertare la data di costruzione, ma il perito l’ha stimata fra il 1900 e il 1920 per la parte inferiore, mentre la parte superiore del manufatto risalirebbe agli anni sessanta (verbale 27 ottobre 1992). _ _ ha confermato l’esistenza del muro già negli anni trenta e _ _ ha dichiarato che esso esiste dagli anni sessanta. Non si conosce con precisione neppure la data in cui si è manifestata l’inclinazione. Secondo il perito, la deformazione della struttura dev’essere intervenuta nel corso degli anni, con successivi movimenti millimetrici che possono subire un arresto o un incremento a periodi (perizia, pag. 9). In un primo tempo il perito ha individuato le cause della deformazione in una carenza delle fondazioni del muro, nel dimensionamento dello stesso, nella mancanza di evacuazione delle acque piovane dietro il muro, nella spinta del terreno e in carichi accidentali – in particolare di automezzi in sosta o in movimento – troppo elevati e vicini alla struttura (prova futura memoria, pag. 10). Dopo l’audizione dei testi, il perito è stato in grado di soggiungere che i carichi accidentali possono ricondursi al deposito di pesi a confine, a manovre di automezzi, alla presenza di colonne di rifornimento, alla pressione causata dall’asfaltatura del terrapieno e all’utilizzo del piazzale come parcheggio di veicoli (perizia pag. 10).
4.
Fino al 1991, per vero, gli attori non hanno mai chiesto al convenuto di porre rimedio alla situazione. Come si è visto, però, il proprietario non perde il diritto di chiedere la rimozione delle opere sporgenti per il solo trascorrere del tempo. Tutt’al più il proprietario dell’opera può chiedere il riconoscimento del diritto reale sulla sporgenza (art. 674 cpv. 3 CC) se ne ricorrono gli estremi. Nella fattispecie il convenuto ha bensì postulato l’attribuzione di tale proprietà con la risposta, ma dopo la reiezione della sua domanda non ha presentato appello, rinunciando così alla pretesa. Né in concreto la richiesta degli attori può essere considerata abusiva, non risultando – ciò che neppure il convenuto asserisce – che gli attori abbiano avuto un comportamento contraddittorio, tale da suscitare un’aspettativa degna di protezione. Neppure può dirsi che l’inattività possa essere interpretata con chiarezza come desistenza. Intanto, proprio perché la deformazione è intervenuta nel corso degli anni e a seguito di carichi occasionali, non si può parlare di abuso, tanto meno manifesto. Inoltre il convenuto nemmeno sostiene di avere ricevuto assicurazioni circa il mantenimento dello stato di fatto. Poco importa che all’inizio della causa le condizioni del muro fossero identiche a quelle esistenti da tempo e che nel corso della procedura non si siano manifestati peggioramenti di rilievo. È pacifico infatti che il muro è inclinato verso la proprietà degli attori e che l’ingerenza è – in ogni caso – attuale ai sensi dell’ art. 679 CC. Infine non può dirsi che la presente causa sia stata promossa dagli attori come rappresaglia per avere, la ditta del convenuto, avviato contro di loro (il 23 settembre 1991) un'azione creditoria, già poiché le loro rimostranze sull’invasione, rispettivamente quelle dei loro predecessori in diritto, sono precedenti (doc. E, F e G). Del resto l’interesse degli attori è legittimo, il muro presentando concreti pericoli di crollo, ancorché non imminenti (perizia, pag. 3). Ne discende, in ultima analisi, che l'appello, destituito di fondamento, deve essere respinto.
5.
Gli oneri processuali seguono la soccombenza (art. 148 cpv. 1 CPC). L'appellante che rifonderà alla controparte un'adeguata indennità per ripetibili.