Decision ID: 38e9b7ae-3e69-5837-b064-b70299ec6cff
Year: 2013
Language: it
Court: TI_TCA
Chamber: TI_TCA_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: public_law

ritenuto, in fatto
A. Entrato in Svizzera con i propri genitori il 1° marzo 1990, il cittadino della Bosnia Erzegovina RI 1 (1980) ha vissuto a M_ fino al 30 giugno successivo, per poi trasferirsi a M_. Dal 2000 risiede a _ ed è titolare di un permesso di domicilio.
Nel nostro Paese, egli ha frequentato le scuole dell'obbligo e svolto l'apprendistato come elettricista, ottenendo il relativo attestato di capacità.
B. a. Il 5 novembre 2009, RI 1 ha presentato istanza di naturalizzazione ordinaria.
Il 10 maggio 2010 il consiglio comunale di _ gli ha concesso l'attinenza. L'8 ottobre successivo, l'Ufficio federale della migrazione (UFM) gli ha rilasciato l'autorizzazione federale alla naturalizzazione svizzera, valida 3 anni.
b. Con decreto d'accusa 8 novembre 2010 (DA _), il Procuratore pubblico ha condannato RI 1 alla pena pecuniaria di 10 aliquote giornaliere da fr. 70.– ciascuna corrispondenti a fr. 700.–, sospesa condizionalmente con un periodo di prova di 3 anni, nonché alla multa di fr. 500.–, per grave infrazione alle norme della circolazione.
L'interessato aveva circolato il 7 agosto 2010 a S_, malgrado il vigente limite di 50 km/h, alla velocità di 75 km/h (dedotto il margine di tolleranza) accertata dalla Polizia cantonale mediante apparecchio radar, cagionando in tal modo un serio pericolo per la sicurezza altrui.
La condanna è stata iscritta a casellario giudiziale.
c. Il 30 dicembre 2010 l'Ufficio di vigilanza sullo stato civile, Servizio naturalizzazioni, del Dipartimento delle istituzioni ha comunicato a RI 1 che, a seguito della condanna penale, era venuta a mancare una delle condizioni necessarie per l'ottenimento della cittadinanza cantonale e lo ha invitato a ritirare la domanda di naturalizzazione, in quanto, tenuto conto del periodo di prova fissato con la pena e del periodo d'attesa di 6 mesi che avrebbe dovuto farvi seguito, l'autorizzazione federale alla naturalizzazione sarebbe venuta a scadenza, senza possibilità di rinnovo, prima che il Parlamento cantonale potesse chinarsi sulla medesima. Se invece avesse voluto mantenere la richiesta e ottenere una decisione formale, l'istanza sarebbe stata trasmessa per competenza al Gran Consiglio accompagnata dal messaggio governativo, con tutta probabilità negativo. Lo ha quindi invitato a comunicare quali erano le sue intenzioni.
Con scritto del 14 gennaio 2011, RI 1 ha informato il suddetto servizio di voler mantenere la domanda. Dopo essere stato sentito dal capo Ufficio sullo stato civile e dal responsabile del Servizio naturalizzazioni, il 26 aprile successivo egli ha chiesto che la sua istanza venisse decisa dall'autorità competente.
d. Preso atto di ciò, con messaggio 14 giugno 2011 (n. _), il Consiglio di Stato ha invitato il Gran Consiglio a respingere la domanda di concessione della cittadinanza cantonale a RI 1.
Il 29 agosto 2011, l'insorgente è stato sentito dalla sottocommissione audizioni del Gran Consiglio. Il 19 settembre 2011, la Com-missione delle petizioni e dei ricorsi del Gran Consiglio (CPR) lo ha informato di aver deciso all'unanimità che non avrebbe richiesto la bocciatura della sua domanda di naturalizzazione in quanto, una volta superato il periodo di prova della pena e se non fossero intervenuti ulteriori fatti sfavorevoli, sarebbe rimasto al beneficio dell'autorizzazione federale ed avrebbe potuto ottenere la cittadinanza elvetica. Il 13 maggio 2013 la CPR ha tuttavia preavvisato il suddetto messaggio governativo, presentando due distinti rapporti. In quello di maggioranza (n. _), favorevole alla proposta del Consiglio di Stato, ha chiesto al Gran Consiglio di respingere la domanda di naturalizzazione. Con quello di minoranza (_) ha chiesto invece di sospendere la pratica di naturalizzazione fino alla scadenza del periodo di prova fissato nel decreto d'accusa, così come era stato deciso dalla commissione nel settembre del 2011.
e. Con decisione 28 maggio 2013, il Gran Consiglio ha respinto l'istanza di naturalizzazione di RI 1.
C. Contro il predetto giudicato, RI 1 insorge ora davanti al Tribunale cantonale amministrativo chiedendone l'annullamento e postulando che la sua domanda di naturalizzazione venga sospesa fino alla scadenza del periodo di prova di 3 anni fissato nel decreto d'accusa 8 novembre 2010.
Il ricorrente ritiene che l'autorità inferiore abbia il violato il principio della buona fede, poiché il 19 settembre 2011 la CPR gli aveva comunicato la decisione, presa all'unanimità, di non richiedere la bocciatura della sua istanza, ciò che è stato ribadito nel rapporto di minoranza 13 maggio 2013. Asserisce di aver mantenuto la domanda di naturalizzazione allo scopo di ottenere una decisione al termine della sospensione condizionale della pena, e non certo per provocare una decisione negativa. Ritiene pertanto che le rassicurazioni dategli dalla CPR siano state grossolanamente disattese nella presente fattispecie.
In ogni caso considera la decisione impugnata lesiva del principio di proporzionalità, in quanto gli impone l'inoltro di una nuova domanda con la conseguenza di generare costi supplementari e una notevole perdita di tempo nella trattazione della stessa.
Chiede inoltre di conferire l'effetto sospensivo al gravame.
D. All'accoglimento dell'impugnativa ed alla concessione dell'effetto sospensivo al ricorso si oppone il Gran Consiglio, per il tramite del Consiglio di Stato, con osservazioni di cui si dirà, se necessario, in seguito.

Considerato, in diritto
1.La competenza del Tribunale cantonale amministrativo discende dall'art. 41a cpv. 3 della legge sulla cittadinanza ticinese e sull'attinenza comunale dell'8 novembre 1994 (LCCit; RL 1.2.1.1), mentre la legittimazione del ricorrente è data dall'art. 43 della legge di procedura per le cause amministrative del 19 aprile 1966 (LPamm; RL 3.3.1.1). Il gravame, tempestivo giusta l'art. 46 cpv. 1 LPamm, è dunque ricevibile in ordine.
Ritenuto che riguarda unicamente aspetti di natura giuridica, l'impugnativa può essere decisa sulla base degli atti, senza istruttoria (art. 18 cpv. 1 LPamm).
2. 2.1. Secondo l'art. 37 cpv. 1 della Costituzione federale della Confederazione Svizzera del 18 aprile 1999 (Cost.; RS 101), ha la cittadinanza svizzera chi possiede una cittadinanza comunale e quella di un Cantone. Giusta l'art. 38 cpv. 2 Cost., la Confederazione emana prescrizioni minime sulla naturalizzazione degli stranieri da parte dei Cantoni e rilascia il relativo permesso.
2.2. L'acquisto e la perdita della cittadinanza è disciplinata dalla relativa legge federale del 29 settembre 1952 (Legge sulla cittadinanza, LCit; RS 141.0).
L'art. 12 LCit dispone che nella procedura ordinaria - quale è quella in oggetto - la cittadinanza svizzera si acquista mediante la naturalizzazione in un Cantone e in un Comune (cpv. 1). La naturalizzazione, soggiunge il capoverso 2 della medesima norma, è valida soltanto se l'Ufficio federale competente ha concesso un'autorizzazione.
Giusta l'art. 13 LCit, l'autorizzazione è concessa dall'Ufficio federale (cpv. 1) e per un Cantone determinato (cpv. 2). La durata della sua validità, soggiunge il capoverso 3 della medesima norma, è di tre anni e può essere prorogata (di regola di un anno: vedi Manuale sulla cittadinanza dell'UFM, n 2.4.1.2.6. c, pag. 29, stato all'1.8.2012).
Secondo l'art. 14 LCit, il richiedente è considerato idoneo all'ottenimento della naturalizzazione, in particolare se si è integrato nella comunità svizzera (a), si è familiarizzato con il modo di vita e gli usi e costumi elvetici (b), si conforma al nostro ordine giuridico (c) e non compromette la sicurezza interna o esterna della Svizzera (d).
L'Ufficio federale della migrazione (UFM) è competente in materia di cittadinanza svizzera (art. 12 Ordinanza sull'organizzazione del Dipartimento federale di giustizia e polizia del 17 novembre 1999; Org-DFGP; RS 172.213.1).
2.3. In Ticino, la cittadinanza cantonale può essere concessa allo straniero, se ha risieduto nel Cantone durante cinque anni e se adempie i requisiti per la concessione dell'autorizzazione federale alla naturalizzazione (art. 12 cpv. 1 LCCit).
Lo straniero che intende chiedere in via ordinaria la cittadinanza cantonale e l'attinenza comunale, e con ciò la cittadinanza svizzera, deve presentare la sua domanda al municipio del comune di residenza, utilizzando l'apposito modulo ufficiale e allegando i documenti previsti (art. 5 regolamento della legge sulla cittadinanza ticinese e sull'attinenza comunale del 10 ottobre 1995; RLCCit; RL 1.2.1.1.1). Ricevuta la domanda, il municipio assume per mezzo dei suoi servizi, della polizia cantonale ed eventualmente di ogni altro ufficio pubblico, tutte le informazioni atte a dare un quadro completo della personalità del richiedente e dei membri della sua famiglia, in particolare, per quanto si riferisce all'integrazione nella comunità ticinese, alla condotta, alle condizioni economiche e sociali, come pure alle relazioni con il paese d'origine (art. 6 cpv. 1 RLCCit).
A livello comunale, le decisioni in materia di attinenza sono prese dall'assemblea (art. 13 cpv. 1 lett. n LOC), rispettivamente, dal consiglio comunale, laddove è istituito (art. 42 cpv. 2 LOC), come a Savosa.
2.4. Concessa l'attinenza comunale, l'autorità cantonale trasmette la domanda a quella federale con il suo preavviso. L'autorità cantonale può effettuare ulteriori accertamenti (art. 18 LCCit).