Decision ID: a5f4c2e0-c517-593b-850a-4d8dc5910084
Year: 2012
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: civil_law

in fatto:
A. AP 1
(1954) e AO 1 (1957) si sono sposati a _ il 14 marzo 1980. Dall'unione è nato D_ (1982). Il marito è dipendente della _. La moglie lavora per il Comune di _. I coniugi vivono separati dal 12 marzo 2005, quando il marito ha lasciato l'appartamento coniugale per trasferirsi in un altro alloggio nel medesimo immobile, di sua proprietà.
Nell'ambito di una procedura a tutela dell'unione coniugale avviata dalla moglie il 21 giugno 2005, i coniugi si sono accordati – fra l'altro – per un contributo alimentare in favore di quella di fr. 2800.– il mese in aggiunta alla messa a disposizione dell'appartamento “al 1° piano dello stabile situato sul fondo part. n. 246 RFD di _” i cui costi sono stati stimati in fr. 1000.– il mese (incarto n. DI.2005.124).
B.
Con istanza congiunta del 28 maggio 2008, _ e AP 1 si sono rivolti al Pretore della giurisdizione di Locarno Campagna per ottenere la pronuncia del divorzio, con un accordo parziale. Esclusi dalla convenzione rimanevano l'eventuale contributo alimentare in favore della moglie come pure la liquidazione del regime matrimoniale. Ricevuta l'istanza, il Pretore ha invitato i coniugi a produrre un allegato sui “punti contestati”. Nel proprio memoriale del 18 giugno 2008 la moglie ha chiesto un contributo alimentare di fr. 4640.– vita natural durante, un importo indeterminato a titolo di liquidazione del regime matrimoniale e una provvigione di lite di fr. 3000.–. Nel proprio allegato del 20 giugno 2008 il marito ha offerto un sussidio mensile in favore della moglie di fr. 2500.– mensili dal 1° luglio 2008 sino al proprio pensionamento, di fr. 1000.– dopo di allora e sino al pensionamento della moglie, dopodiché nessun contributo sarà più dovuto. A titolo di liquidazione del regime dei beni, AP 1 ha proposto di versare fr. 10 000.– alla moglie.
C.
Il Pretore ha poi sentito i coniugi, separatamente e insieme, all'udienza del 25 settembre 2008. Spirato il termine bimestrale di riflessione essi hanno confermato, per scritto, la propria volontà di divorziare come pure di demandare al Pretore la decisione sui punti contestati: il marito con dichiarazione del 27 novembre 2008, la moglie con scritto dell'indomani. Il 1° dicembre 2008 si è tenuta l'udienza prevista all'art. 422
b
cpv. 1 CPC ticinese. L'istruttoria si è conclusa il 29 aprile 2009. Le parti hanno rinunciato alla discussione finale, producendo memoriali conclusivi. Nel proprio, del 1° luglio 2009, AP 1 ha sostanzialmente ribadito le proprie offerte, salvo diminuire il contributo alimentare a fr. 2000.– sino al proprio pensionamento e aumentare l'indennità in liquidazione del regime matrimoniale a fr. 22 500.–. AO 1, nel suo memoriale del 6 luglio 2009, ha chiesto un contributo alimentare vitalizio di fr. 4400.– dal mese di giugno del 2008 e ha postulato fr. 113 771.35 a titolo di liquidazione del regime matrimoniale.
D.
Statuendo il 18 settembre 2009, il Pretore ha sciolto per divorzio il matrimonio tra AP 1 e AO 1. Inoltre egli ha omologato la convenzione sottoscritta dai coniugi, ha imposto al marito un contributo alimentare mensile in favore della moglie di fr. 3800.– fino al 31 maggio 2009 e di fr. 1060.– dopo di allora, vita natural durante. Il Pretore ha poi accertato che AO 1 disponeva di un credito in liquidazione del regime matrimoniale di fr. 34 725.–, da percepire entro novanta giorni dal passaggio in giudicato della decisione. Infine il giudice ha ordinato all'istituto previdenziale di AP 1 di versare sul conto di libero passaggio intestato alla moglie l'importo di fr. 205 900.–. Tassa di giustizia e spese per complessivi fr. 2000.– sono state poste a carico dei coniugi in ragione di un mezzo ciascuno e le ripetibili sono state compensate.
E.
Contro la decisione poc'anzi menzionata AP 1 è insorto a questa Camera con un appello del 6 ottobre 2009 con il quale chiede di riformare la sentenza citata, nel senso di assegnare alla moglie un contributo alimentare di fr. 2500.– fino al 31 maggio 2009, di fr. 1000.– dopo di allora sino al 31 luglio 2021, sopprimendolo dopo quella data. Con osservazioni del 18 novembre 2009 la moglie ha proposto di respingere l'appello.

Considerando
in diritto: 1.
La causa in esame è stata trattata con la procedura di divorzio su richiesta comune degli art. 420 segg. CPC ticinese. A quest'ultimo soggiacevano tutte le decisioni comunicate dai Pretori prima del 31 dicembre 2010 (art. 405 cpv. 1 CPC). In concreto la sentenza del Pretore è stata
notificata al legale del marito il 21 settembre 2009 (appello, pag. 1 in fondo). Introdotto entro 20 giorni (art. 423
b
cpv. 1 CPC ticinese),
il 6 ottobre 2009, l'appello in rassegna è pertanto tempestivo. Altrettanto tempestive sono le osservazioni di AO 1, introdotte entro 20 giorni (art. 314 CPC ticinese) dalla notifica dell'appello.
2.
Litigioso rimane, in questa sede, il contributo alimentare in favore della ex moglie. Il resto, compreso il principio del divorzio, è passato in giudicato e ha assunto carattere definitivo (art. 148 cpv. 1 vCC; RtiD II-2004 pag. 576 consid. 1). Al riguardo, il Pretore ha accertato entrate del marito pari a fr. 9163.– mensili con cui fare fronte a un fabbisogno minimo di fr. 5405.70 (fr. 1200.– minimo esistenziale del diritto esecutivo, fr. 1200.– “costi connessi all'abitazione”, fr. 415.25 assicurazione malattia, fr. 80.– partecipazione a spese mediche e franchigia, fr. 122.25 assicurazione responsabilità civile e mobilio, fr. 808.25 costi dell'automobile,
fr. 780.– pasti fuori casa e trasferte “casa-lavoro”, fr. 300.– vacanze e fr. 500.– onere fiscale). Quanto alla moglie, il primo giudice ha constatato entrate per fr. 208.– mensili a fronte di un fabbisogno minimo di fr. 4050.– (fr. 1200.– minimo esistenziale del diritto esecutivo, fr. 1260.– locazione, fr. 440.– assicurazione malattia, fr. 100.– partecipazione a spese mediche e franchigia, fr. 50.– assicurazione responsabilità civile e mobilio, fr. 400.– spese di trasferta; fr. 300.– vacanze e fr. 300.– onere fiscale). Il Pretore ha poi ritenuto che i “fabbisogni esposti” riflettessero “il tenore di vita goduto in costanza di matrimonio”. Egli ha così accertato che il bilancio familiare presentava un esiguo ammanco (fr. 92.–), suscettibile di essere sopportato dai coniugi “nella medesima proporzione”, sicché ha riconosciuto alla moglie un contributo alimentare di fr. 3800.– sino al pensionamento del marito. Dopo di allora, il Pretore ha stimato le entrate di quest'ultimo in fr. 4780.– a fronte di un fabbisogno minimo di fr. 3720.–. Il giudice ha così imposto al marito il versamento dell'eccedenza mensile di fr. 1060.– in favore della moglie. Tale sussidio va prestato vita natural durante – ha epilogato il Pretore –, la moglie non potendo fare fronte ai propri bisogni, nemmeno erodendo la sostanza ricevuta.
3.
L'appellante ricorda che il matrimonio è stato di lunga durata, ciò che conferirebbe – “in linea di principio” – ai coniugi il diritto di salvaguardare il tenore di vita raggiunto durante la comunione domestica. Egli rievoca poi i principi dottrinali e giurisprudenziali validi in materia. Egli contesta gli accertamenti del Pretore riguardo al suo salario, affermando che esso non eccede i fr. 8769.– netti. L'interessato obietta poi che alla ex moglie può essere imposto un reddito ipotetico di “almeno fr.
1000.– / 1500.– netti mensili”. AP 1 si duole anche del calcolo dei fabbisogni dei coniugi. Egli contesta infine gli importi ritenuti per il contributo alimentare come pure la sua durata vitalizia.
a)
Per quel che è della durata del matrimonio, decisiva è la durata della vita in comune, non quella formale del vincolo (RtiD II-2006 pag. 685 in alto con richiami). In concreto le parti si sono sposate il 14 maggio 1980 e si sono separate “[a] partire dall'inizio del 2005”. Il matrimonio è, come rettamente considerato dal Pretore e dalle parti, di lunga durata.
b)
I criteri per l'erogazione di un contributo alimentare dopo il divorzio (art. 125 cpv. 1 CC) e i parametri che ne regolano l'entità (art. 125 cpv. 2 CC) sono già stati diffusamente illustrati da questa Camera (RtiD II-2004 pag. 580 consid. 4a e 4b con riferimenti). Ai fini dell'attuale giudizio basti ricordare che, dandosi un matrimonio di lunga durata, ogni coniuge ha il diritto di vedersi riconoscere – per quanto possibile – il tenore di vita raggiunto durante la comunione domestica (RtiD II-2005 pag. 702 consid. 3, II-2004 pag. 581 consid. 4c con richiami; principio ribadito in: DTF 137 III 105 consid. 4.1.2). Ove i redditi dei coniugi dovessero rivelarsi insufficienti dopo il divorzio per conservare il tenore di vita raggiunto durante la comunione domestica, segnatamente in ragione dei nuovi costi generati da due economie domestiche separate, il
creditore del contributo alimentare ha diritto per lo meno a un livello di vita analogo a quello del debitore (DTF 129 III 8 consid. 3.1.1).
Fermo restando che, comunque sia, ogni coniuge deve provvedere a sé al proprio debito mantenimento nella misura in cui ciò si possa ragionevolmente pretendere da lui e che il debitore del contributo ha, in ogni caso, diritto di conservare l'equivalente del proprio fabbisogno minimo (DTF 135 III 59 consid. 4.5 con richiamo).
c)
In concreto, il Pretore non ha esperito
alcun accertamento su quel livello di vita, benché abbia evocato il principio (sentenza impugnata, consid. 8b pag. 12) e abbia affermato che “[n]el nostro caso si tratta dunque di determinare il reddito conseguito, rispettivamente conseguibile dai coniugi ed il loro tenore di vita” (ibidem). Occorre rimediare quindi, per quanto possibile, alla mancanza (cfr. RtiD II-2004 pag. 582 consid. 4d e 4e). Ora, in difetto di altre indicazioni sul tenore di vita coniugale prima della separazione (in concreto gli atti sono silenti), gli accertamenti esperiti nella procedura a tutela dell'unione coniugale – ancorché ispirati a un esame di verosimiglianza – costituiscono pur sempre un riferimento oggettivo (RtiD I-2005 pag. 778).
d)
Nella procedura a tutela dell'unione coniugale (DI.2005.124), durante l'udienza del 3 aprile 2006, le parti si erano accordate nel senso che, fra altre cose, il marito si era impegnato a versare, dal 1° luglio 2005, in favore della moglie un contributo alimentare di fr. 2800.– mensili “oltre a mettere a disposizione l'appartamento come alla cifra 2 summenzionata” (accordo, punto 3). Ora, il punto 2 della convenzione prevedeva che la moglie avrebbe occupato l'appartamento già coniugale, il cui costo era stato stimato in fr. 1000.– mensili. Questo assetto – in mancanza di una procedura cautelare ai sensi dell'art. 137 cpv 2 vCC – è rimasto in vigore durante la procedura di divorzio.
Ciò premesso, la situazione coniugale al momento della separazione – 12 marzo 2005 – può essere prudenzialmente ricostruita come segue. Il reddito familiare ascendeva a fr. 8393.– netti mensili (reddito del 2004 in: doc. 2), con cui i coniugi dovevano fare fronte un fabbisogno familiare di
fr. 6206.05, così composto: minimo esistenziale del diritto esecutivo per coppia fr. 1550.– (FU 2/2001 pag. 74 cifra I n. 3), onere dell'alloggio fr. 1000.– (verbale del 3 aprile 2006 in: DI.2005.124); assicurazione malattia fr. 830.10 (fr. 441.80 per la moglie [doc. E], fr. 388.30 per il marito [doc. F]), assicurazione complementare fr. 309.30 (v. doc. 16),
leasing
auto fr. 814.– (doc. G); assicurazione auto fr. 200.– (stima), imposta di circolazione fr. 40.– (stima), vacanze fr. 500.– (interrogatorio formale di AP 1 del 29 aprile 2009 in: verbali, act. XII, pag.1 ad domanda 1), assicurazione stabili fr. 58.50 (doc. 5), assicurazione responsabilità civile ed economia domestica fr. 63.75 (doc. 6), terzo pilastro di AP 1 fr. 300.– (doc. 20), imposte fr. 540.40 (doc. 21 e
http://www.ti.ch/fisco
). Il figlio D_, pur essendo maggiorenne, era ancora agli studi e viveva in casa con i genitori. Al momento della separazione egli percepiva un' “indennità di fr. 1500.–” per uno stage pratico (istanza di misure a protezione dell'unione coniugale del 21 giugno 2005 pag. 4 in: DI.2005.124). Sia come sia, vivendo allora in comunione domestica con i genitori si giustifica di inserirlo nel bilancio familiare in ragione di prudenziali fr. 1000.– mensili. Onde un fabbisogno familiare “esteso” di fr. 7206.05.
e)
In ultima analisi, con un reddito complessivo di fr. 8392.– mensili i coniugi, dopo
avere sopperito al loro fabbisogno minimo di fr. 7206.05
mensili, disponevano ancora di circa fr. 590.– mensili ciascuno. Per conservare il tenore di vita raggiunto durante la comunione domestica i coniugi dovrebbero continuare a beneficiare pertanto di tale margine oltre il proprio fabbisogno minimo.
4.
Accertato (per quanto possibile) il tenore di vita raggiunto dalle parti durante la comunione domestica, la questione è di sapere se l'appellante pretenda a ragione una riduzione del contributo alimentare. Occorre esaminare perciò la situazione dei coniugi dopo il divorzio. Al riguardo il Pretore ha accertato, per il marito, un'entrata mensile di fr. 9163.– con cui fare fronte a un “fabbisogno” di fr. 5405.70 mensili (minimo esistenziale del diritto esecutivo fr. 1200.–, costo dell'alloggio fr. 1200.–, assicurazione malattia fr. 415.20, partecipazione a spese mediche e franchigia fr. 80.–, assicurazione responsabilità civile ed economia domestica fr. 122.25, spese di automobile fr. 808.20, pasti fuori casa fr. 780.–, vacanze fr. 300.– e onere fiscale fr. 500.–).
Quanto alla moglie, il Pretore le ha conteggiato entrate mensili per fr. 208.–. Essa ha diritto – secondo il primo giudice – a conservare il “tenore di vita” da lui stimato in fr. 4050.– (minimo esistenziale fr. 1200.–, costo dell'alloggio fr. 1260.–, assicurazione malattia fr. 440.–, partecipazione alle spese mediche e franchigia fr. 100.–, assicurazione responsabilità civile ed economia domestica fr. 50.–, spese di trasporto fr. 400.–, vacanze fr. 300.–, onere fiscale fr. 300.–). Dedotto da ciò il proprio reddito, AO 1 necessita dunque di un contributo di fr. 3850.– “per poter continuare a godere del tenore di vita vissuto in costanza di matrimonio” (sentenza impugnata, consid. 8e, pag. 16). Ciò premesso, il Pretore ha accertato un “leggero ammanco sul tenore di vita dei coniugi”, facendolo sopportare “nella medesima proporzione” ai coniugi, sicché alla moglie ha riconosciuto fr. 3800.– fino al 31 maggio 2019, pensionamento del marito. AP 1 contesta il calcolo del Pretore in vari punti. Essi vanno esaminati singolarmente.
a)
Il marito afferma che il proprio reddito non è di fr. 9163.– netti mensili (come accertato dal Pretore), ma di fr. 8769.–, poiché l'eventuale “premio variabile” da lui percepito dipende dal “raggiungimento di determinati obiettivi aziendali”.
Non andrebbe incluso, dunque, nello stipendio mensile (memoriale, punto 5, pag. 5 poco sopra il centro). L'argomento è infondato. Ora, il “premio annuo” in esame – come dichiarato dal datore di lavoro dell'attore – è incluso nel “salario lordo” del certificato di salario. Esaminando quelli agli atti – come per altro richiesto dall'appellante – emerge che il suo stipendio lordo è evoluto tra il 2004 e il 2007 come segue: fr. 116 200.– nel 2004, fr. 122 850.– nel 2005, fr. 121 478.– nel 2006 e
fr. 127 432.– nel 2007 (doc. 2). Invero questa Camera aveva considerato che, non essendoci variazioni apprezzabili tra gli importi annui, una “quota di successo” era da includere nello stipendio al suo stato al momento del giudizio (RtiD I-2007 pag. 735 n. 19c consid. 5: differenza di fr. 90.– mensili circa).
In concreto il divario tra l' “obiettivo 2006” di fr. 16 200.– e quello del 2007 di fr. 11 500.– è di circa fr. 400.– mensili. Tuttavia, nulla si sa degli “obiettivi” precedenti né dello stipendio del 2008.
Né, inoltre, agli atti figura il contratto di lavoro del marito che ne possa indicare lo stipendio fisso. Tutto ciò posto, dandosi una variazione rilevante degli importi percepiti quali “premio annuo”, che influirebbe apprezzabilmente sul giudizio, si giustifica – in via del tutto eccezionale – di stabilire lo stipendio del marito in fr. 8769.– il mese, pari alla media degli stipendi netti tra il 2004 e il 2007 (cfr. anche: I CCA, sentenza inc. 11.2009.93 del 23 dicembre 2011, consid. 4c; I CCA, sentenza inc. 11.2011.59 del 22 agosto 2012, consid. 3b).
b)
L'appellante vorrebbe che fosse imputata a AO 1 una capacità lucrativa nell'ordine del 30% o 50%, sicché la ex moglie potrebbe guadagnare tra i fr. 1000.– e i fr. 1500.– il mese. Il Pretore è stato di altro avviso, considerando che “nel 2008” essa “aveva già superato la soglia dei cinquant'anni”, onde l'impossibilità – sulla scorta della giurisprudenza del Tribunale federale – di imporre un reddito ipotetico (sentenza impugnata, consid. 8c pag. 13).
Il carteggio processuale contiene solo un
certificato medico del 5 marzo 2008 in cui la dott. _
, specialista in medicina interna a _, attesta (in quattro righe) che “la signora AO 1 dal 2002 è affetta da una importante patologia renale (sindrome nefrosica su glomerulonefrite) che la costringe all'assunzione quotidiana di medicamenti e a frequenti controlli medici. Tale patologia esclude a priori attualmente una regolare attività lavorativa” (doc. T).
Ora l'accertamento di patologie che comportino un'inabilità lucrativa permanente presuppone, per principio, una perizia specialistica (I CCA, sentenza inc. 11.2007.193 dell'8 febbraio 2010, consid. 10 con richiamo), in difetto di che non è ragionevolmente possibile formulare con qualche attendibilità una prognosi seria, tanto meno a medio termine (
Gloor/Spycher
in: Basler Kommentar, ZGB I, 3a edizione, n. 22 ad art. 125 CC). Spettava alla ex moglie comprovare gli estremi di una sua ridotta capacità di guadagno (RtiD I-2005 pag. 757 n. 40c consid. 7).
Sia come sia, non bisogna trascurare che – indipendentemente da qualsivoglia inabilità di guadagno – dopo un matrimonio di lunga durata non si pretende da un coniuge, il quale non abbia più esercitato un'attività lucrativa durante l'unione coniugale e abbia raggiunto 45 anni d'età, la ripresa di un lavoro rimunerato. Inoltre se nel 2009 era ancora determinante l'età del coniuge “al momento del divorzio” (sentenza del Tribunale federale 5A_76/2009 del 4 maggio 2009, consid. 6.2.3 in fine con richiamo a DTF 115 II 11 consid. 5a), per la giurisprudenza più recente fa stato l'età “al momento della separazione” (DTF 137 III 109 in alto), intendendosi con ciò l'avvio della causa di divorzio (DTF 137 III 110 consid. 4.2.2.4 in fine). D'altro lato è vero che la presunzione dei 45 anni non è assoluta e può essere sovvertita dall'altro coniuge con elementi che depongano in favore di una ripresa o di un aumento dell'attività lucrativa anche dopo quel limite d'età (DTF 137 III 109 in alto con riferimenti). Per di più, la soglia dei 45 anni tende, secondo le circostanze, a essere portata a 50 anni (DTF 137 III 109 in alto con rinvio).
In concreto, AO 1 aveva, al momento in cui insieme con il marito ha promosso la causa di divorzio (10 giugno 2008), quasi 51 anni. Per principio non si presumeva dunque che dovesse riprendere un'attività remunerata. La ex moglie, di formazione “venditrice”, ha esercitato un'attività lavorativa “durante gli anni 1980-1982” (istanza di misure a protezione dell'unione coniugale, n. 4 in: DI.2005.124). Dopo la nascita di D_ l'interessata non ha più svolto alcuna attività lucrativa, salvo l'accompagnamento dei bambini di _ a scuola. Non si può presumere dunque che nel 2008, dopo 26 anni di assenza dal mondo del lavoro, essa ritrovasse un'occupazione nel settore della vendita. Spettava al marito, in simili condizioni, rendere verosimile che la moglie avrebbe ancora potuto inserirsi nel mercato dell'impiego, fosse pure dopo un periodo di aggiornamento o di riqualificazione professionale. In realtà egli non ha addotto alcun indizio concreto. Ancora nell'appello egli si limita a un enunciato teorico, asserendo che con una capacità lucrativa del 30-50% AO 1 potrebbe guadagnare fr. 1000.–/1500.– mensili quale “ausiliaria venditrice, ausiliaria delle pulizie ecc.” (memoriale, n. 6 pag. 6), ma non indica un solo datore di lavoro disposto ad assumere una persona di 51 anni in circostanze analoghe. E un reddito ipotetico non può fondarsi su mere considerazioni astratte; deve tenere conto anche della situazione in cui versa il mercato del lavoro (cfr. DTF 128 III 5 in fondo).
c)
L'appellante si duole dell'inserimento di fr. 400.– nel fabbisogno della moglie per “spese connesse con l'uso della vettura” (memoriale, n. 7 pag. 6) che il Pretore ha ammesso siccome “da un lato il marito non ha indicato i motivi per i quali non la riconosceva” e “[d]all'altro lato” vivendo “nella piccola e discosta località di _, necessita di una vettura, sia per recarsi dal dottore, sia per andare a fare acquisti”. Il Pretore ha poi soggiunto che avendo il marito un'auto per rendersi a _, sul luogo di lavoro, egli “implicitamente [...] riconosce dunque che il Comune non è servito convenientemente da mezzi pubblici” (sentenza impugnata, consid. 8e pag. 14 e 15). Ora, indicare le spese che rientravano nel tenore di vita precedente la separazione e renderle quantomeno verosimili incombe al coniuge creditore (DTF 115 III 425). In concreto nulla è stato reso verosimile dalla moglie, limitandosi ad affermare di avere, in costanza di matrimonio,“sempre potuto disporre di un mezzo di trasporto”. Se non che, a _ circolano tre linee di mezzi pubblici, oltre al servizio di navigazione sul lago _ (cfr. http://www4.ti.ch/dt/dstm/sm/temi/trasporti-pubblici/ricerca-orari/ricerca-testuale), offrendo almeno un collegamento orario. Tale proposta non può però dirsi comoda per una persona che si deve sottoporre a “frequenti controlli medici” (doc. 11). La spesa esposta dalla moglie, nondimeno, va corretta togliendo il costo del carburante, che rientra nel fabbisogno minimo come pure un ipotetico
leasing
, destinato a finanziare l'acquisto della vettura e ad aumentare così la sostanza dell'interessata. Inserire quest'ultimo onere nel fabbisogno modificherebbe la liquidazione del regime matrimoniale, già passata in giudicato. A titolo equitativo può essere riconosciuta alla moglie una spesa di fr. 200.– per trasporto.
d)
Dal fabbisogno di entrambi i coniugi vanno tolti i costi per le vacanze, di fr. 300.–, rientrando questi ultimi nel tenore di vita avuto durante il matrimonio, quantificato qui sopra (consid. 3e) in fr. 590.– per ciascun coniuge. Di conseguenza, il fabbisogno minimo di AP 1 assomma a fr. 5105.70 e il suo “debito mantenimento” a fr. 5965.70. Quanto a AO 1, il suo fabbisogno minimo va accertato in fr. 3550.– e il suo “debito mantenimento” in fr. 4140.–. Con le sue entrate, AO 1 non riesce a fare fronte né al suo fabbisogno minimo (mancandole fr. 3342.–) né al proprio debito “mantenimento” (mancandole fr. 3932.–). AP 1, invece, con il suo stipendio riesce a coprire il proprio fabbisogno minimo, mantenendo un agio di fr. 3663.30, da destinare in ragione di fr. 3342.– alla moglie per sopperire alla quota scoperta del fabbisogno minimo. L'importo residuo, di fr. 321.–, va suddiviso proporzionalmente fra i coniugi, affinché abbiano un livello di vita analogo. Ciò premesso, AP 1 verserà a AO 1 un contributo alimentare di fr. 3473.– mensili.
5.
Il Pretore ha poi vagliato la situazione dei coniugi dopo il rispettivo pensionamento e ha accertato entrate complessive del marito per fr. 4780.– a fronte di un “fabbisogno” di arrotondati fr. 3720.– (minimo esistenziale del diritto esecutivo fr. 1200.–, costo dell'alloggio fr. 1200.–, assicurazione malattia fr. 415.20, partecipazione a spese mediche e franchigia fr. 80.–, assicurazione responsabilità civile ed economia domestica fr. 122.25, spese di automobile fr. 400.– e onere fiscale fr. 300.–). Onorate le “proprie esigenze” AP 1 potrà ancora contare su fr. 1060.– il mese.
Quanto alla moglie, per il Pretore essa dovrà fare capo, dal pensionamento del marito, oltre al proprio reddito di fr. 200.– mensili, anche al capitale ottenuto in liquidazione del regime dei beni (di fr. 34 725.–), dal quale percepirà fr. 1335.– il mese con cui fare fronte a un fabbisogno minimo di fr. 3750.– (minimo esistenziale fr. 1200.–, costo dell'alloggio fr. 1260.–, assicurazione malattia fr.
440.–, partecipazione alle spese mediche
e
franchigia fr.
100.–, assicurazione responsabilità civile ed economia domestica fr. 50.–, spese di trasporto fr. 400.– e onere fiscale fr. 300.–). Onde un ammanco di fr. 2215.– che il marito può colmare “unicamente in ragione di fr. 1060.–”. E ciò dal giugno del 2019 al luglio del 2021. Dopo di allora, quando essa andrà in pensione, potrà contare su complessivi fr. 2524.– (rendita AVS fr. 1674.– più rendita LPP fr. 850.–) a fronte di un fabbisogno minimo di fr. 3650.– (minimo esistenziale fr. 1200.–, costo dell'alloggio fr. 1260.–, assicurazione malattia fr. 440.–, partecipazione alle spese mediche e franchigia fr. 100.–, assicurazione responsabilità civile ed economia domestica fr. 50.–, spese di trasporto fr. 400.– e onere fiscale fr. 200.–). Onde uno scoperto di fr. 1126.– da coprire dal marito con i fr. 1060.– che gli restano. In sintesi, per il Pretore, il contributo di fr. 1060.– va concesso vita natural durante.
a)
Di regola un contributo di mantenimento è dovuto solo per il tempo necessario a che il coniuge beneficiario riesca a finanziare il proprio “debito mantenimento”, compresa un'adeguata previdenza professionale (art. 125 cpv. 1 CC). Nell'appello, AP 1 nulla dice sulla situazione tra il proprio pensionamento e quello della moglie. L'appello è al riguardo irricevibile per carente motivazione (art. 309 cpv. 2 lett. d CPC ticinese combinato con il cpv. 5). Si osservi comunque sia al riguardo che la somma proposta dal marito – fr. 1000.– mensili – è pressoché identica a quella ritenuta dal Pretore (fr. 1060.–). Non giova dunque diffondersi oltre.
b) AP 1
si duole, invece, degli accertamenti del primo giudice in merito alla situazione dopo il pensionamento della moglie. A suo parere sul capitale ottenuto dalla moglie andrebbero ancora calcolati interessi sul valore residuo. Egli stesso afferma che il “primo anno l'appellata avrebbe così a disposizione ulteriori fr. 450.– mensili circa”, ma ammette anche che “è pacifico che in seguito, ogni anno la somma mensile proveniente dagli interessi sul capitale diminuirebbe ulteriormente” (memoriale, n. 7 pag. 7 sotto il centro). Se non che, egli non quantifica quale sarebbe il contributo da erogare alla moglie nei vari periodi, limitandosi a sostenere che “[i]n considerazione di quanto esposto [...] [d]al mese successivo al raggiungimento dell'età del pensionamento da parte della moglie, qualsiasi obbligo alimentare a carico del signor AP 1 decadrà” (ibidem).
Ora, anche a volere seguire il marito nella sua tesi, mal si capisce come mai il contributo dovrebbe decadere se solo i proventi dagli interessi diminuiscono di anno in anno. Infatti, anche a volere aggiungere gli ipotetici fr. 450.– mensili ai
fr. 850.– accertati dal Pretore e alla rendita AVS di fr. 1674.–, la moglie avrebbe entrate per fr. 2974.– a fronte di un fabbisogno minimo – non contestato – di fr. 3650.–. Onde un ammanco di fr. 676.–, che il marito dovrebbe colmare. E questo ammanco andrebbe crescendo sempre di più, come ammette il marito medesimo. Egli, però, non fornisce alcun calcolo al riguardo e la materia è retta dalla massima dispositiva, sicché l'appello si rivela, anche su questo punto privo di consistenza.
6.
Gli oneri processuali seguono la rispettiva soccombenza (art. 148 cpv. 2 CPC ticinese). AP 1 aveva proposto un contributo alimentare di fr. 2500.– sino al 31 maggio 2019, di
fr. 1000.– dal 1° giugno 2019 al 31 luglio 2021 e nulla dopo di allora. Visto l'esito dell'odierno giudizio, egli esce vincente nella misura di un decimo, ottenendo la riduzione del contributo alimentare in favore dell'ex moglie a fr. 3768.– sino al 31 maggio 2019. Egli verserà alla ex moglie ripetibili ridotte. Il pronunciato odierno, nondimeno, non influisce in maniera apprezzabile sul giudizio di prima sede, il cui dispositivo sugli oneri processuali e le ripetibili può rimanere invariato.