Decision ID: 7d39a448-9362-5876-b40e-ae1190807f57
Year: 2006
Language: it
Court: TI_TPC
Chamber: TI_TPC_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: penal_law

in fatto
1.
AC 1 è incensurata. È nata a _ in provincia di Salerno il _, dove ha frequentato le scuole elementari. Dopo aver conseguito il diploma di quinta elementare, ha iniziato quasi subito a lavorare come babysitter. Rimase nel suo paese fino al 1964, anno in cui convolò a nozze con _, suo compaesano, e con il quale si trasferì in Svizzera. I coniugi _, arrivati in Svizzera andarono ad abitare a _. Dal loro matrimonio nacquero due figli, _, nel _, e _, nel _ AC1era a quel tempo impiegata presso una fabbrica di orologi. Il suo matrimonio ebbe vita breve poiché già nel 1970 _ abbandonò il tetto coniugale dall'oggi all'indomani senza dare più sue notizie. Il divorzio venne pronunciato nel 19_. AC 1 iniziò quindi a lavorare presso dei privati come donna di servizio. Nel 19_ conobbe _, con il quale ha convissuto fino al mese di agosto/settembre del 1999 e dal quale ebbe una figlia, _, nel _. AC 1 e _ abitarono insieme a _, a _ e poi, dal 1982, a _. Dopo la separazione l'imputata è tornata ad abitare a _. Tra il mese di dicembre 2003 ed il mese di aprile 2004 la AC 1 ha perso entrambi i suoi genitori.
La salute dell'accusata si è deteriorata nel tempo ed è oggi in invalidità al 50%. Percepisce dall'AI una rendita di circa fr. 950.--. In aula AC 1 ha precisato di beneficiare anche di una rendita complementare e di non avere debiti.
Sulla scorta delle dichiarazioni di _ - in assenza di altri accertamenti - si ha che _ vive a _ dove ha fondato la sua famiglia (cfr. VI PP _ 18.8.2004 AI A.7). _, impiegata d'ufficio, si è invece sposata con _ nel 1994. La coppia abita a _ in una casa donata da _ alla figliastra per le sue nozze.
2.
PL 1, cittadina svizzera, è nata a _ il _ ed è deceduta il _. Era figlia di un saldatore proprietario di una piccola fattoria, deceduto due anni dopo la sua nascita, e di una casalinga. Era cresciuta con la mamma e la nonna materna. Aveva frequentato a _ le scuole
primarie e due anni di scuole secondarie conseguendo il diploma di sarta. Aveva quindi svolto tale attività a _ fino ai 24 anni quando si trasferì a _. Qui insegnò presso una scuola di sartoria ed aprì un negozio. Nel corso di 20 anni di attività arrivò ad impiegare 6 dipendenti. Nel 19_ la signora PL 1 si sposò con un alto funzionario federale, deceduto nel 1983 e dal qual non ebbe figli. Poco dopo la morte del marito la signora PL 1 si trasferì a _ (cfr. dati anamnestici esposti nella lettera 9.10.1997 della dr.ssa _ e del Dr. _ alla dr.ssa _ dell'ospedale distrettuale di Valle Maggia, allegata alla cartella medica relativa alla degenza 28.8.1998 - 8.9.1998).
3
. L'imputata conobbe la signora PL 1 nei primi anni '90 poiché le fu presentata dall'allora fidanzato di sua figlia _, _
_ - consulente finanziario e gestore di patrimoni presso la sede di _ della _ di cui era vicedirettore al momento dei fatti oggetto del presente giudizio - fece la conoscenza della signora _ attorno alla metà degli anni '80 nella sua veste di consulente alla clientela privata presso _ di _.
La signora _ era da poco diventata vedova_, già fiduciario commercialista dei signori PL 1 e poi della vedova PL 1, ha dichiarato che quest'ultima incominciò a parlarle del signor _ dopo la morte del signor PL 1.
"
La signora PL 1 ha iniziato a parlarmi di un tale signor _ quando era già vedova, credo verso la fine degli anni '80. So che il signor _ lavorava ancora presso l'_, prima che passasse alla _ di Lugano. La signora PL 1 mi dava l'impressione di essere contenta e si fidava di questo signor _."
(VI PP _ 9.5.2001 AI A.2)
In _ la signora PL 1 era, a quel tempo, intestataria e beneficiaria economica del conto no. _. Più tardi, la signora PL 1, aprirà, sempre in _, una seconda relazione bancaria: il conto cauzione affitto no. _ (AI 2.2.).
Dall'esame della documentazione bancaria del conto no. _ emerge che la signora PL 1 aveva conferito al signor _ una procura individuale sul conto no _ il 20.3.1992 (allegato all'AI 2.2.). Tale procura non gli venne mai tolta, neppure a seguito della revoca del mandato di fiduciario commercialista, di cui si dirà qui sotto.
4
. Il rapporto di fiducia tra la signora PL 1 ed il suo consulente finanziario si consolidò a tal punto che, nel 1989, quando _ lasciò _ di _ per andare a lavorare presso la _ di _, la signora PL 1 trasferì parte del suo patrimonio presso l'istituto bancario luganese.
a) _ testimoniò tale trasferimento di fondi.
"
Se non vado errato si tratta di conti che _ sono poi passati alla _. Credo nel 1992, in ogni caso penso poco prima che non mi venisse più confermato il mandato io ho chiesto alla signora _di controllare il corretto trasferimento dei conti, rispettivamente deposito titoli dalla _ alla _, cosa che poi effettivamente abbiamo fatto insieme. Tutto mi sembrava in ordine."
(VI PP _ 9.5.2001 AI A.2)
A seguito del consolidamento del rapporto di fiducia tra la signora PL 1 e _, _ si vide revocato, per atti concludenti, il mandato di fiduciario commercialista. L'incombenza di allestire le dichiarazioni fiscali della signora PL 1 venne assunta da _, così come da quest'ultimo dichiarato in inchiesta.
A tal proposito _ ha dichiarato che, dopo essersi occupato per diversi anni dei signori PL 1, "un bel giorno" la signora PL 1 non si fece più viva.
"
Suppongo che ad un certo momento _ si sia offerto per farle la dichiarazione dell'imposta gratuitamente e da lì quindi il venir meno del mandato del sottoscritto."
(VI PP _ 9.5.2001 AI A.2)
b) A seguito del decesso della signora PL 1 è stato possibile accertare - sulla base dei testamenti che ella redasse e consegnò al signor _ ed al signor _, suo vicino di casa - che nel mese di maggio del 1992 e più precisamente il 1 maggio, il 2 maggio ed il 4 maggio, la signora _ aveva disposto delle sue volontà in tre testamenti olografi.
In questi testamenti la signora PL 1 aveva istituito eredi il signor _, il signor _, il signor PL 1, suo cognato, la signora _ di Zurigo, la signora _, portinaia dello stabile dove abitava a Muralto, il dottor _, presidente della _ facendoli beneficiare di somme che oscillavano fra i fr. 3'000.-- ed i fr. 30'000.--, il resto del proprio patrimonio dovendo essere destinato ad enti di beneficenza.
c) Come detto quindi, tornando alla cronologia dei fatti, la signora PL 1, seguì il suo consulente finanziario e trasferì parte del suo patrimonio presso la Banca _ aprendo, in un primo momento il conto no_ in data 21.10.1988. Questa relazione venne chiusa il 30.1.1990. Nel 1992 aprì un secondo conto corrente e più precisamente il conto no. _n data 17.2.1992. Su quest'ultimo conto corrente, la signora PL 1 conferì procura generale ed individuale con effetto "post mortem" al signor _ di Langnau (cfr. AI 7.2.)
Il signor _, sentito in esecuzione della domanda di assistenza giudiziaria intercantonale, ha dichiarato, in data 24 ottobre 2001 (allegato all'AI 10.1), di avere conosciuto la signora PL 1 all'inizio degli anni '90 tramite sua moglie in occasione di un soggiorno di cura in _ e di avere allacciato con l'anziana signora un buon rapporto che, per lo meno fino al 1997, non contemplava questioni di natura finanziaria. _ ha confermato di avere avuto la procura sui conti della signora PL 1, ma non ne ha indicato lo scopo né la ragione. La coppia AC1 e la signora PL 1 - sempre sulla scorta delle dichiarazioni di _ - si frequentavano amichevolmente: i signori _ la accompagnavano nei suoi soggiorni di cura, la signora _ invitava per le ferie i signori _ a casa sua.
d) Sulla scorta delle dichiarazioni di _, in parte sostanziate da documentazione prodotta in occasione del suo interrogatorio del 24.10.2001, la PL 1, nel periodo della loro frequentazione, aveva disposto dei lasciti a favore dei coniugi _ per le cure che le avevano prestato. In data 30 settembre 1993, l'anziana signora aveva disposto a favore del signor _ una cessione del credito di fr. 200'000.-- che vantava nei confronti di _ e più tardi, in data 5 ottobre 1995, aveva disposto che alla sua morte il signor AC1 e sua moglie beneficiassero ciascuno di fr. 10'000.--.
5.
Nel 1993 _ lasciò l'istituto bancario luganese per trasferirsi a Bellinzona presso la Banca _.
La signora PL 1, seguì nuovamente il suo consulente e chiuse in data
31.1.1994 il suo conto corrente presso la _
e aprì in data 29.11.1993, presso la sede di Bellinzona della Banca _ un conto corrente creditore no. _ ed un deposito titoli no._.
Risultano inoltre, sempre presso la Banca _, altri due conti correnti intestati alla signora PL 1 e meglio il conto corrente no _ "marchi tedeschi" ed il conto corrente no _ "dollari".
Gli averi depositati dalla signora PL 1 presso la Banca _ non vennero mai dichiarati alle autorità fiscali.
Chiamato a descrivere i suoi rapporti con la signora PL1, _ ha dichiarato quanto segue:
"
Ricordo che la signora _ era abbastanza sola e che doveva stare attenta alle persone che cercavano di approfittarsi di lei; subì anche delle perdite cui io attraverso la mia consulenza ed il mio intervento riuscii in parte a rimediare. In particolare aveva fatto dei prestiti a terze persone che non riuscì più a recuperare."
(
VI PP _ 20.9.2001 AI B.2.)
"
La signora _ era molto attenta a quello che succedeva con i suoi soldi e questo fino in ultimo. Voleva dei resoconti precisi e chiari di quello che avveniva con i suoi soldi."
(
VI PP _ 20.9.2001 AI B.2.)
"
Le transazioni che io effettuavo sui conti della signora _ avvenivano dietro sua istruzione o sua autorizzazione. È chiaro che lei agiva su mio consiglio. Negli ultimi anni lei mi dava gli ordini telefonici verbalmente, io eseguivo l'operazione di cui lei successivamente mi dava scarico controfirmando il ritiro della corrispondenza e, ogni tanto, anche la dichiarazione di scarico. Quest'ultima cosa succedeva più o meno una volta all'anno. Si tratta di una prassi usuale della nostra banca, segnatamente quando esiste un rapporto di fiducia con il cliente."
(
VI PP _ 20.9.2001 AI B.2.)
"
A
DR per quanto riguarda i rapporti con la signora _, devo dire che la stessa era, specialmente all'inizio, assai pignola di modo che voleva essere sempre informata preventivamente degli investimenti che si intendevano fare e dava solo in seguito il suo benestare. Più tardi, essendosi instaurato un rapporto di fiducia, era sufficiente che le mostrassi l'estratto patrimoniale e lei, conseguentemente, firmava lo scarico. Poteva capitare che la signora desse degli ordini telefonici."
(
VI PP _ 14.6.2004 AI B.7.)
6
. Il signor AC1 ha  in occasione della sua audizione del 24 ottobre 2001 - che la signora _, nel corso del 1997, gli avrebbe confidato che il suo consulente, il signor _, la ingannava. AC1 si sarebbe quindi dichiarato disposto a gestire il suo patrimonio.
In data 21.4.1997 venne accreditato l'importo di fr. 30'000.-- su di un conto intestato alla signora
_
presso l'istituto di credito
_
di Langnau sul quale AC1 beneficiava di una procura.
L'importo in questione proveniva, con tutta verosimiglianza, dal conto corrente in Banca _, ritenuto come qualche giorno prima, e meglio in data 18.4.1997, su tale conto si registra un prelevamento di fr. 40'000.--.
AC1 non ebbe però il tempo di cominciare a gestire tale somma poiché la signora _ dispose in data 29 agosto 1997 che la stessa le venisse stornata sul suo conto in _ di Locarno.
Lo storno avvenne in data 4.9.1997.
Interrogato sui motivi di tale ordine, AC1 ha dichiarato di essere stato sorpreso dall'agire della signora _aggiungendo che a suo parere fu _ a consigliarla in tal senso.
_, dal canto suo, ha fornito un'altra chiave di lettura, dichiarando che:
"
Mi risulta tuttavia che negli anni '96-'97 fece alcuni importanti prelevamenti per ca. 20'000-30'000.-- CHF alla volta e che consegnò ad un tale signor AC1 di Berna. Con questa persona si offese poi a morte perché avendola invitata a raggiungerlo nel canton Berna la fece collocare in una sorta di ricovero per casi difficili. Mi sembra fu poi la signora AC1a recarsi nel canton Berna a riprendere la signora _ e riportarla in Ticino."
(
VI PP _ 20.9.2001 AI B.2.)
AC1 non fa riferimento all'episodio nei termini esposti da _. Ha però affermato - sostanziando in parte il dire di _ - che alla fine del mese di agosto del 1997 andò a prendere la signora _a _ e la portò a Leissigen per le ferie.
Qualunque sia stata la ragione che indusse la signora _ ad aprire il conto presso la _ nel mese di aprile del 1997 ed a chiuderlo nel mese di agosto, si può per lo meno dare per accertato che AC1 -così come da lui dichiarato - non ebbe più contatti con la signora _ a partire dal mese di settembre del 1997.
7
. Nel 1998 _ si trasferì presso la sede di Locarno della Banca _, ma rimase consulente dei conti _ presso la sede di Bellinzona.
8.
Sulla defunta signora _ sono state rese, dalle persone che la conobbero e che non hanno avuto alcun ruolo nei fatti oggetto del presente giudizio, le seguenti dichiarazioni:
a) Il signor _, in una lettera indirizzata all'avv. _, ha ricordato la signora _come una persona che "cambiava spesso la sua opinione". (allegato D al VI PP _ 9.5.2001 AI A.2).
b) AC1 afferma che la signora _ era una persona molto diffidente e molto volubile. (verbale AC1 24.10.2001 pag. 4, allegato all'AI 10.1.)
c)
_
ha affermato che la signora _era molto attaccata ai soldi e che difficilmente faceva regali. Aggiungendo che
"
A noi, per esempio, dava ogni tanto, forse una volta all'anno CHF 10.-- da spartire tra i 10 nipoti. Capitava che chiedesse a qualcuno se volesse qualche cosa di suo, per esempio un tappeto, ma allora pretendeva che fosse pagato. Al limite poteva regalare un paio di scarpe vecchie o qualche capo di abbigliamento vecchio o usato. (...). Posso ancora aggiungere che due o tre dei traslochi fatti dalla signora _ negli ultimi tempi erano collegati a questioni di soldi nel senso che le era stato chiesto di pagare delle spese extra. Noi le avevamo detto che costavano più traslochi di quello che ci avrebbe guadagnato, ma lei era abbastanza testarda in qual ramo e non sentiva ragione. Mi ricordo ancora che ai tempi aveva fatto un prestito che poi non le venne restituito e non fu per nulla contenta"
(cfr. VI PP
_
18.5.2001 AI A.4)
d) Dichiarazioni più o meno concordanti che vanno a dare credito alle dichiarazioni rese dall'imputata, dal genero e dal suo convivente.
AC1 ha dichiarato che
la signora _ "
aveva un carattere molto difficile: non le andava mai bene niente; quando le facevo anche solo una piccola osservazione mi diceva "tu non mi comandi". Era un atteggiamento che aveva con tutti. La signora _ ordinava ed io eseguivo
"
(
VI PP AC1 20.9.2001 AI B.1)
_ ha dichiarato che la signora _ "
Era decisamente tirchia
." (
VI PP _ 20.9.2001 AI B.2.)
_ ha dichiarato che la signora _era
"molto tirchia ed egoista. Dico che era egoista perché quando le cose andavano bene per lei, se ne fregava degli altri e se ne fregava della mia famiglia (...) Quando si sposò la figlia di AC1, _, con il signor _, salvo errore la _le versò quale regalo di matrimonio la somma di fr. 100.--. Non ricordo se questa era la cifra esatta, comunque l'importo si aggirava attorno a questa somma. Mi ricordo comunque che fra noi famigliari si commentò l'episodio."
(VI PP _ 18.8.2004 AI A.7.)
9.
Venendo quindi alle circostanze in cui AC1 conobbe la signora _ la Corte ha accertato quanto segue:
AC1ha dichiarato di avere conosciuto la signora _ siccome _ le disse che l'anziana signora stava cercando una donna di servizio.
"
La signora _ l'ho conosciuta alla fine degli anni '80 inizio anni '90. L'avevo conosciuta tramite il marito di mia figlia. Essa conosceva mio genero poiché era cliente dell'_ quando lui lavorava ancora presso quell'istituto di credito. Da lui venni a sapere che la signora _ cercava qualcuno che si occupasse di assisterla in casa con pulizie, la spesa, trasporti, compagnia, ecc. Ricordo che abbiamo fatto tre traslochi assieme: da ultimo ha abitato in un appartamento nello stabile "
_
" a Locarno.
(VI PP AC1 20.9.2001 AI B.1)
"
Convenimmo che mi avrebbe versato fr. 500/600.-- al mese per coprire le spese, tipo quelle del costo della benzina per le passeggiate che facevamo insieme. In questi fr. 500/600.-- era compreso anche qualcosa per la mia remunerazione. Io percepii questa indennità fino alla morte della signora _. Poteva capitare che alle volte mi desse solo fr. 400.--. (...) Aggiungo ancora che io in tutto questo tempo non ho mai chiesto aumenti alla _."
(VI PP AC1 9.4.2002 AI B.6)
_ ha confermato tali dichiarazioni:
"
Fin dall'inizio la signora AC1si è impegnata molto per la _ sebbene questa inizialmente fosse ancora autonoma. Inizialmente si occupava della pulizia di casa, l'accompagnava dai medici qualche volta cucinava, lavava i vestiti. Con il tempo questo impegno si è pure intensificato. Mi risulta che in ogni caso la signora AC1percepiva uno stipendio su base oraria dalla signora _. So che veniva pagata a contanti. Non saprei dirlo con precisione ma credo che percepisse qualcosa come 400-500 CHF mensili. Assomigliava ad un rimborso spese."
(
VI PP _ 20.9.2001 AI B.2.)
Sempre _ chiamato a descrivere la natura del rapporto tra le due donne ha dichiarato che:
"
Tra la signora _ e la signora AC1 vi era sicuramente un rapporto di fiducia e di amicizia quantunque, devo sottolineare che la signora _ era anche dura nei suoi confronti e approfittava anche un po’ della bontà della AC1. Indubbiamente il rapporto era tale per cui la signora _ ordinava e la signora AC1 eseguiva quanto richiestole."
(VI PP _ 20.9.2001 AI B.2.)
10.
In data 14.12.1995, la signora
_
conferì procura a AC1 sul conto
_
presso il
_
con effetto "post mortem"
. Più tardi, in data 20.9.1996,
_ conferì procura alla AC1 anche sul conto
_
in _. L'imputata ha affermato di avere ottenuto procura pure sul conto corrente postale della signora _, anche se tale circostanza non è stata appurata in fase d'istruttoria.
Sul conferimento delle suddette procure ed in particolare di quelle sui conti bancari, AC1, durante l'inchiesta, ha dichiarato quanto segue:
"
Posso dire che la signora _ si fidava molto di me. Ad un certo punto mi fece una procura sui suoi conti, prima all'_ e poi alla Banca _. Successivamente estese anche questa procura alla Posta."
(VI PP AC1 20.9.2001 AI B.1)
"
Ricordo ancora che una sera, a casa della _, giunse mio genero e insieme a loro due mi chiesero di sottoscrivere un documento che mi spiegarono essere una procura a mio nome sul conto della signora _ c/o Banca _. Quando chiesi spiegazioni, entrambi mi dissero di non preoccuparmi, di stare tranquilla che non vi erano problemi per me."
(VI PP AC1 9.4.2002 AI B.6)
Sebbene AC1 abbia dichiarato che la signora _ si fidasse molto di lei, _ ha precisato che la signora _ non voleva che la signora AC1 fosse a conoscenza dell'ammontare del suo patrimonio.
"
Non mi risulta che la signora AC1fosse al corrente delle disponibilità finanziarie della signora _. Del resto la signora _ non voleva che la signora AC1 fosse presente quando io mi recavo a casa sua ad illustrare la sua situazione patrimoniale
". (
VI PP _ 20.9.2001 AI B.2.)
In aula AC1ha precisato che la procura, in particolare di quella sui conti presso la Banca _, le venne conferita unicamente per ragioni di praticità.
"
Il senso della procura era che se un giorno lei non poteva andare in banca per praticità ci potevo andare io. Questo per desiderio della signora _. A precisa domanda a sapere se ci sono altri motivi per i quali fu allestita la procura del 14.12.1995 rispondo che a mia conoscenza no. Era quindi solo per facilitare le pratiche se doveva andare in banca. È capitato solo due volte, non di più, che io sono andata in banca a fare delle operazioni. In quelle circostanze la signora _mi ha aspettato in macchina oppure nella hall della banca. Ribadisco che altre finalità questa procura non ne aveva."
(verb dib. pag. 2)
In realtà AC1 non andò mai a prelevare sul conto della Banca _, prima del 1.10.1998, mentre si recò diverse volte in _ e meglio come emerge dalla documentazione bancaria in atti qui riassunta in una griglia che indica la data del prelevamento, il conto addebitato, la somma prelevata e l'identità dell'autore materiale del prelevamento desumibile dalle fiches di prelevamento agli atti.
In _:
18.08.1997
_ 533.742.J1 P
50'000.--
_
22.01.1998
_ 533.742.J1 P
5'000.--
_
23.01.1998
_ 533.742.J1 P
5'000.--
AC1
02.02.1998
_ 533.742.J1 P
2'000.--
_
16.02.1998
_ 533.742.J1 P
4'000.--
AC1
23.02.1998
_ 533.742.J1 P
5'000.--
_
13.03.1998
_ 533.742.J1 P
2'000.--
_
30.03.1998
_ 533.742.J1 P
2'000.--
AC1
09.04.1998
_ 533.742.J1 P
3'000.--
AC1
04.05.1998
_ 533.742.J1 P
3'000.--
_
07.05.1998
_ 533.742.J1 P
1'000.--
AC1
07.05.1998
_ 533.742.J1 P
5'000.--
_
19.05.1998
_ 533.742.J1 P
3'000.--
_
20.05.1998
_ 533.742.J1 P
800.--
AC1
17.06.1998
_ 533.742.J1 P
4'000.--
_
19.06.1998
_ 533.742.J1 P
1'000.--
AC1
02.07.1998
_ 533.742.J1 P
4'000.--
AC1
10.07.1998
_ 533.742.J1 P
4'000.--
AC1
17.07.1998
_ 533.742.J1 P
600.--
AC1
24.08.1998
_ 533.742.J1 P
6'000.--
AC1
16.09.1998
_ 533.742.J1 P
35'000.--
_
In Banca _:
18.08.1997
BdS _
45'000.--
_
30.01.1998
BdS _
3'000.--
_
10.02.1998
BdS _
13'000.--
_
23.03.1998
BdS _
2'000.--
_
06.04.1998
BdS _
3'000.--
_
09.04.1998
BdS _
2'000.--
_
07.05.1998
BdS _
406,25.--
_
22.05.1998
BdS _
2'000.--
_
05.06.1998
BdS _
3'000.--
_
28.07.1998
BdS _
30'000.--
_
11.
Le condizioni di salute della signora _ peggiorarono gradualmente, ma progressivamente. La signora _venne ricoverata presso l'ospedale Valmaggese di Cevio nel 1997 e nel 1998 per un totale di 10 degenze (cfr. AI 4.17)
AC1 ha dichiarato che la sua assistenza all'anziana signora si fece più intensa negli ultimi tre anni.
"
Nel corso degli ultimi 3 anni il mio intervento si era molto intensificato nel senso che la signora _ richiedeva che io rimanessi per 12 ore di fila; capitava così che io rimanessi a dormire con lei quando si trovava al ricovero. Quando era a casa io dormivo da lei 3 notti la settimana ed inoltre le preparavo i pasti. Sempre gli ultimi 3 anni io tutte le mattine mi recavo da lei alle ore 9.00, le facevo fare il bagno, la vestivo, le preparavo la colazione e le davo le medicine. Le medicine non le voleva da nessun altro, tant'è vero che ha mandato via degli operatori del servizio di aiuto domiciliare. In seguito nel corso della mattina uscivamo magari a fare una passeggiata ed a mezzogiorno mangiavamo qualcosa insieme. Si trattava in definitiva di una frequentazione molto intensa. Ricordo che l'accompagnavo per esempio anche a fare le cure termali a Stabio ed a Abano: ciò succedeva al minimo due volte all'anno ed io rimanevo con lei: ovviamente mi pagava tutto il soggiorno. (...).Personalmente avevo investito tutta me stessa su di lei. (...)"
(VI PP AC1 20.9.2001 AI B.1)
Dichiarazioni confermate da quelle rese da _ _ (cfr. VI PP 20.9.2001 AI A.6), da _ (VI PP 18.8.2004 AI A.7) e da _ (VI PP 2.10.2001 AI B.5.).
Per quanto concerne il periodo in cui l'assistenza della signora AC1si sarebbe intensificata, si noti che all'avv. _ questo venne fatto risalire dall'imputata agli ultimi due anni (cfr. dichiarazione 30.3.1999 della signora AC1, allegato E alla segnalazione della delegazione tutoria del 21.7.2000) e non agli ultimi tre come dichiarato in istruttoria.
Va inoltre specificato che, come vedremo qui di seguito, la signora _ venne più volte ricoverata presso l'ospedale Valmaggese nel 1997 e nel 1998 e che a partire dall'8 settembre 1998 la stessa fu collocata nella casa anziani
_
.
In aula AC1 ha dichiarato che il suo impegno per la signora _ si era talmente intensificato che doveva seguirla anche quando l'anziana signora veniva ricoverata in ospedale.
Dalle cartelle cliniche agli atti non emerge una costante presenza della signora AC1 presso il nosocomio. Emerge per contro che la signora AC1 non fosse costantemente presente in ospedale al cospetto della signora _.
12.
Per quanto attiene alle disposizioni di ultima volontà formulate dalla signora _ - sulla scorta della documentazione assunta agli atti in occasione dell'audizione dell'avv. _ - si ha che nel mese di aprile del 1998 la signora _formulò un ultimo testamento in cui specificava di non avere eredi e di lasciare alla famiglia _ di Locarno la somma di fr. 15'000.-- (allegato H al doc. dib 4).
In precedenza e meglio in data 2.1.1995, l'anziana signora formulò, in un altro testamento olografo, le sue ultime volontà a favore dei signori
_
di
_
, lasciando loro il suo appartamento ammobiliato (allegato G al doc. dib 4)
Non vi è quindi traccia di un testamento a favore dell'imputata.
13.
Nel mese di settembre del 1998, le competenti autorità diedero inizio alla procedura di nomina di un curatore per la signora _.
a) La signora
_
, segretaria della delegazione tutoria di Locarno, ha illustrato le circostanze che dettarono l'avvio di detta procedura.
"
Se ricordo bene il caso di _ ci era stato segnalato dall'ospedale di Cevio. Ci era stata inviata una lettera in cui si indicava che l'interessata non era più in grado di provvedere alla gestione dei propri interessi e che quindi si chiedeva un intervento dell'autorità tutoria. Mi ricordo che vi era un problema pratico abbastanza importante nel senso che la signora _ non risultava più in grado di rientrare al proprio domicilio non essendo sufficientemente autonoma. Mi ricordo che mi venne detto dagli operatori dell'ospedale che l'interessata non era neppure in grado di avere un colloquio, rispettivamente che aveva dei momenti di lucidità in cui non era in grado di riconoscere le persone."
(VI PP
_
15.5.2001 AI A.3)
Nel corso della penultima degenza della signora _ presso l'ospedale Valmaggese i medici assistenti ritennero di interpellare la delegazione tutoria in considerazione delle nuove condizioni della paziente dovute al decorso della sua malattia:
"
La signora indicata a margine è degente presso il nostro istituto dall'8.7.1998 per una malattia (vedi certificato medico) che non le permette più di occuparsi dei propri interessi economici. Per la nuova situazione venutasi a creare ritengo opportuno l'istituzione di una misura cautelare"
(allegato B alla segnalazione della delegazione tutoria del 21.7.2000, AI 1.1)
Dal certificato medico allegato alla segnalazione si legge
che "la paziente menzionata si trova in condizioni psico fisiche tali da non essere in grado di gestire i suoi interessi economici." (allegato B alla segnalazione della delegazione tutoria del 21.7.2000, AI 1.1)
Dalla disamina delle cartelle mediche trasmesse dall'ospedale di Cevio, ed acquisite agli atti, ed in particolare di quelle delle due ultime degenze della signora _ avvenute rispettivamente dal 8.7.1998 al 21.8.1998 e dal 28.8.1998 all'8.9.1998, emerge il seguente stato di salute dalla paziente riassunto dal medico Primario dell'ospedale Valmaggese, Dott.ssa
_
e dal Medico Assistente, Dott.
_
in uno scritto datato 28.9.1998 all'attenzione del dott.
_
di Locarno:
"
Si tratta di una paziente 88.enne, nota per numerosi ricoveri all'ORL e presso il nostro Istituto negli ultimi anni, che ora ci viene trasferita dall'ORL - Medicina, dopo un episodio di angor prolungato senza movimento enzimatico /alterazioni ECG. Come problema principale attualmente impone un'importante sindrome psico-organica con episodi confusionali, ideazioni paranoici alternate ad episodi depressivi con suicidalità
(sottolineatura ad opera del redattore),
motivo per il quale iniziamo una terapia neurolettica con Haldol e antidepressiva con Tolvon oltre a Distraneurin per la notte. La paziente in seguito piuttosto tranquilla e gestibile, dal lato cardiocircolatorio asintomatica sotto la terapia stabilita all'ORL (Tenormin subite, Aspirina Cardio, Nitroderm TTS). Dopo circa una settimana di degenza è improvvisamente entrata in uno stato saporoso con ipotensione arteriosa prolungata, senza deficit neurologici focali. Dopo la somministrazione di infusioni con Glucosaline e Plasmasteril la pressione si è poi normalizzata mentre lo stato di coscienza rimane alterato fino al giorno seguente. Attribuiamo questo episodio all'effetto della terapia neurolettica con Haldol che viene quindi sospesa e più tardi sostituita con piccole dosi di Melleretten. La paziente è in seguito piuttosto gestibile e stabile dal lato psichico (non più idee suicidali), ma comunque si evidenziano episodi di stato confusionale notturni e incontinenza uro-fecale. Abbiamo approfittato della degenza per eseguire la fisioterapia di mobilizzazione e antalgica per una sindrome lombovertebrale esacerbata. Viene poi dimessa a casa in condizioni discrete, ma dopo solo una settimana rientra in Ospedale in seguito ad una caduta con contusione del ginocchio destro e del ramo schio-pubico. La paziente appare questa volta molto deperita, disidratata, in uno stato confusionale con sonnolenza (sottolineatura ad opera del redattore). Si è ripresa poi dopo pochi giorni con la terapia del caso, ma la mobilizzazione rimane comunque difficile a causa della grave poliartrosi. Resta sempre asintomatica dal lato cardio-circolatorio (non angor né crisi di dispnea) ma per una tendenza all'ipotensione arteriosa viene ulteriormente ridotta la terapia diuretica. Vista l'evidente impossibilità di ritornare a domicilio, dove vive da sola, (indice di Barthel 60/100), la paziente ha accettato una sistemazione definitiva presso la casa Anziani Canfora, dove è entrata il giorno 8 settembre1998.
(sottolineatura ad opera del redattore
)"
In aula la AC1, a domanda del Presidente, ha dichiarato che la signora _ stava bene di salute sino agli ultimi suoi giorni.
Tale affermazione non solo è in contraddizione con quanto osservato dai medici, con la conseguente necessità di ricoverare la signora _ in una casa per anziani, e con quanto dichiarato dalla signora
_
, riferendosi al colloquio avuto con la signora AC1ed in particolare alle ragioni che dettavano la necessità di nominare all'anziana signora un curatore:
"
Io le spiegai la situazione, che io potei constatare che lei conosceva meglio di me."
(VI PP _15.5.2001 AI A.3.)
Ma è addirittura smentito da _, il quale dichiara che la signora _ era talmente malata che non ce la faceva più ad andare in banca a fare i prelevamenti:
"
AD del difensore risponde: per un periodo di tempo so che la _andava con la AC1a fare dei prelevamenti in banca, successivamente diede l'incarico alla AC1e lei non ci andò più. Questo perché la _era talmente malata che non ce la faceva più."
(VI PP _ 18.8.2004 AI A.7.)
Come visto in precedenza l'ultimo prelevamento effettuato dalla signora _ risale al 16.9.1998.
b) La signora _ prese informazioni presso l'Ospedale di Cevio e convocò la signora AC1:
"
Io mi informai presso l'assistente sociale dell'ospedale se vi era qualcuno che si prendeva cura della signora rispettivamente che aveva contatti con lei. Mi venne risposto che vi era una signora AC1che andava a trovarla regolarmente e che le portava anche gli effetti personali quando ne aveva bisogno. Non erano conosciuti famigliari con i quali la _ avesse dei contatti. Io chiesi se vi erano altre persone che avevano contatto con la _ ma l'assistente sociale mi disse che a lui non risultava nessuno. Fu poi lui a darmi il recapito telefonico della signora AC1con la quale poi io presi contatto, invitandola a passare negli uffici della Delegazione tutoria: cosa che fece forse una settimana dopo."
(VI PP _15.5.2001 AI A.3.)
La signora AC1si presentò quindi presso gli uffici della Delegazione tutoria. La signora _ ha riferito, in inchiesta, del contenuto di quell'incontro.
"
Io le spiegai (...) cos'era la Delegazione tutoria e in cosa consisteva l'istituzione di una misura quale la curatela. Io poi le chiesi se era disposta ad assumere l'incarico di curatrice cosa che lei accettò subito. Io naturalmente le spiegai anche che doveva allestire un inventario e come lo doveva fare, dichiarando d'altra parte la disponibilità della Delegazione tutoria ad aiutarla dove avesse incontrato dei problemi. (...). Non mi ricordo se la signora AC1mi parlò di eventuali conti non dichiarati fiscalmente appartenenti alla curatelata. È comunque pacifico che se lo avesse fatto io le avrei detto che, conformemente anche alla prassi invalsa presso la nostra Delegazione tutoria, avrebbe dovuto registrarli nell'inventario della curatela. Posso escludere nel modo più assoluto che la sottoscritta o altri membri della Delegazione tutoria abbiano detto alla signora AC1che poteva anche non registrare ad inventario eventuali conti in nero non dichiarati fiscalmente. Devo ancora aggiungere che io a titolo precauzionale spiegavo sempre ai curatori o tutori che qualora successivamente all'allestimento dell'inventario fossero emersi beni prima sconosciuti questi avrebbero dovuto in ogni caso essere registrati nel primo rendiconto successivo alla scoperta."
(VI PP _15.5.2001 AI A.3.)
AC1ha confermato le dichiarazioni della signora _:
"
Confermo che io ad un certo punto venni convocata dalla segreteria della Delegazione tutoria, la quale mi disse che dovevo allestire un inventario: a me pareva che tutto fosse semplice anche perché la segretaria mi disse che non vi erano problemi. Mi disse anche che se avessi incontrato problemi mi avrebbero aiutata. (...) Io ricordo che chiesi alla Delegazione tutoria cosa dovevo inserire nell'inventario: loro mi dissero di mettere tutto quello che aveva la signora _ e di tralasciare le cose inutili, cioè quello che era da buttar via. Non mi hanno informata tutta via delle conseguenze di un'eventuale omissione di una qualche posta nell'inventario."
(VI PP AC1 20.9.2001 AI B.1.)
Per quanto concerne poi le istruzioni ricevute circa eventuali beni non dichiarati fiscalmente, AC1, in aula, per la prima volta, ha dichiarato che: "la segretaria della delegazione tutoria mi aveva spiegato che nell'inventario andavano iscritti anche conti
eventualmente non dichiarati." (verb dib. pag. 2)
c) AC1 venne quindi designata curatrice della signora _ dalla Delegazione Tutoria della città di Locarno in occasione della seduta del 18 settembre 1998. I suoi compiti erano quelli di amministrare la rendita e la sostanza della curatelata e assisterla in ogni suo bisogno amministrativo e di presentare alla Delegazione tutoria i rendiconti finanziari e morali annui. Le venne inoltre impartito un termine di 30 giorni per presentare l'inventario dei beni della curatelata. (decisione di nomina del curatore del 18/21 settembre 1998, allegato A alla segnalazione della Delegazione Tutoria della città di Locarno del 21.7.2000 AI 1.1)
AC1si rivolse a _ per l'allestimento dell'inventario poiché - suo dire - ella non era in grado di farlo da sola. _ ha dichiarato di avere accettato tale incombenza poiché aveva sempre allestito la dichiarazione delle imposte dell'anziana signora. Il documento venne allestito dalla AC1insieme al signor _, ma senza la partecipazione della signora _, così come dichiarato in aula dall'imputata (contra art. 367 e 419 CC).
In fase di allestimento dell'inventario, AC1si rivolse alla Delegazione tutoria per ottenere dei chiarimenti limitatamente alla modalità d'iscrizione ad inventario del mobilio di proprietà della signora _, così come riferito dalla signora
_
"
Mi ricordo che qualche tempo dopo la designazione della curatrice la stessa si presentò presso la Delegazione tutoria chiedendo un'informazione circa il modo in cui doveva presentare la distinta dei mobili della casa. Mi pare comunque che era arrivata con il modulo dell'inventario già parzialmente compilato. "
(VI PP _15.5.2001 AI A.3.)
Circostanza, quella della registrazione dei mobili ad inventario, confermata anche da _.
"
Mi ricordo di essermi recato con la signora AC1nell'appartamento della signora _ dove abbiamo verificato la presenza di mobili o altri oggetti da iscrivere eventualmente nell'inventario"
(
VI PP _ 20.9.2001 AI B.2.)
d) L'inventario della sostanza mobile e immobile spettante a _ venne quindi presentato in data 30.9.1998 ed approvato dalla Delegazione tutoria in data 6.11.1998.
Ad inventario, non figuravano passivi, mentre vennero iscritti i seguenti attivi:
diversi beni mobili come da lista d'inventario allegata dell'appartamento 2 1⁄2 locali nel Palazzo _, via _. _ (valore assicurativo fr. 101'800). Valore commerciale (come da tassazione al 1.1.1997): Valore: fr. 0.--;
alcuni effetti personali in possesso della curatelata (orologio da polso, anello, catenina) Valore commerciale. Valore: fr. 0.--;
1 conto risparmio terza età no. 593.742.J1 P c/o _ Locarno, per l'accredito di AVS, pensione, interessi attivi e pagamento delle fatture. Saldo al 25.0.1998. Valore: fr. 5'761,59;
fr. 200'000.-- 5% prestito privato 1.7.1994 (int. annuo, pagabile in rate semestrali al 30.6. e 31.12., disdetta con preavviso di 6 mesi) a favore di _, 6646 Contra (come da tassazione). Valore. Fr. 200'000.--
Per un totale di fr. 205'761,59
e) AC1, in qualità di curatrice della signora _, partecipò all'allestimento e presentò un inventario nel quale omise consapevolmente di indicare i conti della signora _ presso la Banca _, della cui esistenza era a conoscenza, visto che le venne conferita procura e che le venne pure detto che si trattava di conti non dichiarati al fisco. Ed agì in questo modo malgrado la segretaria della Delegazione Tutoria le disse che avrebbe dovuto indicare anche eventuali conti in nero.
Ella ha pure omesso consapevolmente di indicare l'esistenza del conto cauzione affitto presso l'_ in quanto era stata informata dalla signora _ della sua esistenza ed era a conoscenza, così come accertato in aula, del fatto che la cauzione è di proprietà dell'inquilino.
"
A proposito della cauzione affitto ricordo che la signora _mi aveva detto che aveva un deposito ma non so di quanto. E meglio, mi disse che quando aveva dei problemi con l'appartamento, che se se ne fosse andata non avrebbe pagato l'affitto perché aveva in deposito l'affitto, io non so di quanto. So però che i soldi depositati in garanzia sono dell'inquilino."
(verb. dib. pag. 2)
Più precisamente AC1non indicò ad inventario i seguenti attivi:
In Banca _:
il conto corrente creditore no. _ che al 29.9.1998 presentava un saldo creditore di fr. 47'159.-- (cfr. estratto conto);
il conto corrente marchi tedeschi no. _;
il conto corrente dollari no. _;
il conto deposito titoli no. _ consistente prevalentemente in azioni che al 30.9.1998 avevano un valore di fr. 184'865,55 (cfr. AI 3.5)
In _:
il conto cauzione affitto no. _ che al 31.12.1998 presentava un saldo di fr. 3'218,75 (cfr. AI.2.3)
Per quanto riguarda l'omissione dell'iscrizione del conto cauzione affitto, AC1non ha saputo fornire una motivazione. Ha comunque affermato di non averlo fatto per appropriarsi dei soldi in quanto tale conto non venne da lei mai toccato, tant'è che fu estinto nel 2000 a favore della comunione ereditaria.
Per quanto attiene, per contro, all'omissione dell'iscrizione ad inventario dei conti presso la Banca _,
AC1 ha, in un primo tempo, dichiarato di avere agito in tal senso poiché a suo tempo la signora _ le avrebbe detto che non doveva parlare con nessuno di questi conti che rappresentavano i risparmi di una vita. Aggiungendo che fu lei a dissuadere _ dall'inserire tali averi nell'inventario.
"
Non ho inserito il conto che lei disponeva presso la Banca _ perché a suo tempo la signora _ mi aveva detto che di questa cosa non dovevo parlare con nessuno, che era un segreto e che erano i risparmi di una vita. Penso che _ avrebbe dichiarato nell'inventario il conto segreto presso la BdS: fui tuttavia io a dirgli di non inserirlo perché così voleva la signora _."
(VI PP AC1 20.9.2001 AI B.1)
In seguito ha dichiarato che fu _ a dirle che dei soldi in nero non doveva parlarne con nessuno, nemmeno con la delegazione tutoria e che lei, non avendo studiato, si fidò del genero.
"
Ribadisco ancora una volta che l'inventario iniziale della curatela _ è stato materialmente compilato da mio genero: io mi sono limitato a firmarlo. Io mi sono fidata di lui e non ho posto domande particolari. Mio genero mi diceva sempre che lui aveva studiato e che quindi sapeva come si facevano le cose, che io non avevo studiato e che, quindi, dovevo fidarmi di lui, mi disse anche che dei soldi "in nero" non dovevo dire assolutamente nulla neppure alla delegazione tutoria."
(VI PP AC1 9.4.2002 AI B.6)
In aula AC1 ha nuovamente cambiato versione affermando che lei fu d'accordo a non inserire i conti presso la Banca _, riconducendo tale agire alle volontà della signora _.
"
Credo che l'inventario doveva allestirlo mio genero comunque anche io ero d'accordo di non inserire il conto non dichiarato nello stesso perché così voleva la signora _."
(verb. dib. pag. 3
)
E ciò in spregio ai suoi obblighi di curatrice che le vennero esplicitamente chiariti dalla signora _, così come dichiarato dall'imputata stessa in aula.
Bertschart, dal canto suo, in inchiesta, ha ricondotto l'omissione in questione alle volontà dell'anziana signora (cfr.
VI PP _ 20.9.2001 AI B.2.)
14.
Sennonché il giorno precedente la consegna dell'inventario alla Delegazione tutoria,
e più precisamente in data 29.9.1998,
AC1 aprì in Banca _ un conto cifrato
(_ 491) (cfr. AI 3.8).
a) Su questo conto vennero fatti confluire gli importi di fr. 100'000.-- e di fr. 20'000.-- rispettivamente in data 1.10.1998 e 27.10.1998. L'accredito avvenne tramite versamento. Le suddette somme provenivano dal conto corrente creditore no. _ in Banca _ intestato alla signora _.
In sostanza venne addebitato quello stesso conto di cui venne sottaciuta l'esistenza alla Delegazione tutoria poiché a detta della signora AC1, la _voleva che nessuno ne venisse a conoscenza poiché erano i risparmi di una vita.
Dichiarazioni che di tutta evidenza si scontrano con l'ovvietà dei fatti e su cui si ritornerà in seguito.
L'addebito dal conto corrente creditore no. _ in Banca _ intestato alla signora _ avvenne tramite prelevamento. Entrambe le fiches di prelevamento riportano la firma della signora AC1.
L'operazione era così stata fatta per non rendere possibile risalire alla provenienza delle somme versate sul conto _. Lo stesso dicasi per la destinazione finale dei prelievi effettuati sul conto della signora _.
b) Il 13.11.1998 la signora _ muore.
Sul conto corrente creditore no. _ in Banca _ intestato alla signora _ si registrano altri due prelevamenti di fr. 55'000.-- e di fr. 20'000.-- rispettivamente in data 19.11.1998 e 28.12.1999. Sul conto corrente dollari no. _ si registra un addebito di USD 19'737,98 US$.--. Anche in questo caso gli addebiti avvengono per prelevamento ad opera della signora AC1.
Ad eccezione della somma di fr. 55'000.-- che venne utilizzata per l'acquisto di una autovettura per il signor _, le altre due somme trovano riscontro con due versamenti registrati sul conto _.
c) Il 25 febbraio 1999 la Delegazione tutoria presentò un'istanza per la nomina di un amministratore alla competente autorità giudiziaria, proponendo quale amministratore l'avv. _. (allegato D alla segnalazione della Delegazione Tutoria del 21.7.2000 AI 1.1.)
L'avv. _, in aula, ha dichiarato di avere contattato la Delegazione tutoria, verosimilmente all'inizio del 1999, poiché era in possesso di alcuni testamenti olografi della defunta signora _ che sapeva, poiché informato in tal senso da terze persone, essere sotto curatela. Fu in quell'occasione che la Delegazione tutoria chiese all'avv. _ se fosse disponibile ad assumere l'amministrazione della successione. (cfr. verb. dib. pag. 4)
Il 2 marzo 1999, il Pretore della Giurisdizione di Locarno città, accolse l'istanza della Delegazione tutoria e designò l'avv. _ amministratore dell'eredità della defunta signora _. (allegato D alla segnalazione della Delegazione Tutoria del 21.7.2000 AI 1.1.)
Il 30 marzo 1999 la signora AC1sottoscrisse una dichiarazione a richiesta dell'avv. _ in cui, tra l'altro, affermava di vantare un credito di fr. 48'000.-- per le cure prestate alla signora _ nel corso degli ultimi due anni ed in cui prendeva atto che l'avv. _ era stato nominato amministratore della successione per cui ogni disposizione sui beni di spettanza della defunta signora _erano di sua esclusiva competenza. AC1si impegnò nel contempo ad allestire i conteggi delle entrate e delle uscite del conto bancario presso l'_ di Locarno. (cfr. dichiarazione del 30.3.1999 allegato E alla segnalazione della Delegazione Tutoria del 21.7.2000 AI 1.1.)
In aula l'avv. _ ha precisato le circostanze che precedettero la sottoscrizione della suddetta dichiarazione:
"
Per quanto concerne l'incontro del 30.3.1999, non ricordo se fu il primo o se la signora AC1era già venuta da me, così come è possibile che il 30 marzo 1999 era accompagnata dalla figlia, fatto sta che la dichiarazione agli atti di tale data è il frutto delle discussioni avute con la signora AC1alla quale ho ben spiegato che non poteva disporre del patrimonio della defunta, anche perché io avevo avuto l'impressione che ella si ritenesse libera di poterne disporre poiché diceva di vantare un credito per prestazioni assistenziali fatte a favore della signora _. Io le ho spiegato che queste spese potevano essere onorate solo se giustificate. È così che è poi nato l'importo che le è poi stato riconosciuto. A quanto diceva la signora AC1la signora _sarebbe stata d'accordo con queste sue pretese. Siccome la situazione non era chiara, ho proceduto ad una grida affinché potesse essere accertata l'entità del patrimonio e questo nell'aprile del 1999. Questo anche perché da un lato i signori _ e _ in particolare mi avevano detto che nutrivano qualche perplessità sul fatto che negli ultimi anni la signora non li avrebbe più coinvolti e quindi ipotizzavano che questo ruolo sarebbe stato assunto da _. A loro pareva strano che nell'inventario non fosse indicato alcun contro presso la Banca _."
(verb.dib. pag. 4)
Quindi nel mese di aprile vennero fatte le grida alle quali poi la Banca _ rispose evidenziando la presenza di conti intestati alla signora _.
d) Nel frattempo e più precisamente in data 13.8.1999 _, di comune accordo con la AC1, provvedeva ad estinguere il conto _. In data 3.8.1999 veniva aperto, sempre in Banca _ il conto cifrato _. Dalla documentazione bancaria emerge che il titolare del conto si firmava "_" e nessuna altra indicazione portava alla sua identificazione. Il conto corrente beneficiava di una linea di credito di fr. 100'000.--. La prima operazione contabile è registrata in data 13.8.1999 ed è un prelevamento di fr. 26'863.---. A garanzia della linea di credito il conto _ beneficiava di un conto deposito pegno composto da titoli che al 31.12.1999 erano valutati in fr. 240'949.-- (cfr. estratto di deposito pegno intestato a _ al 31.12.1999)
Beneficiario economico del conto non desumibile dalla documentazione bancaria agli atti, bensì dalle dichiarazioni dell'accusata nel corso dell'inchiesta, era la figlia _.
e) Il 18.8.1999 il conto corrente creditore no. _ in Banca _ intestato alla signora _ registra un ultimo prelevamento di fr. 20'000.-- ad opera di AC1.
Come detto, a seguito delle grida, l'avv. _ venne a conoscenza da parte del BdS dell'esistenza di conti a nome della defunta signora _ed in particolare dell'ultimo prelevamento di fr. 20'000.-- effettuato dalla signora AC1. Ne informò la Delegazione tutoria con scritto datato 14.9.1999 (allegato F alla segnalazione della Delegazione Tutoria del 21.7.2000 AI 1.1.).
Sempre dalla documentazione allegata alla segnalazione si evince che in data 30.9.1999 la signora AC1, accompagnata dalla figlia, ebbe un colloquio con la segretaria della Delegazione Tutoria e in occasione di tale incontro la AC1- rifiutandosi di firmare il verbale - aveva dichiarato di avere scoperto dell'esistenza del conto in BdS solo dopo la morte della signora _e che aveva prelevato fr. 20'000.-- quale parte del compenso che le era dovuto e che lei aveva stimato in fr. 48'000.-- per le cure prestate alla defunta signora _(cfr. allegato H alla segnalazione della Delegazione Tutoria del 21.7.2000 AI 1.1.).
L'avv. _ ebbe a sua volta un secondo ed ultimo colloquio con la signora AC1il 4.10.1999. In quell'occasione le contestò il prelievo di fr. 20'000.-- del quale ebbe notizia da parte della Banca _.
Chiamato a riferire di quell'incontro, l'avv. _ ha dichiarato che:
"
Ricordo che io rimproveravo alla signora AC1di aver prelevato fr. 20'000.-- nonostante le avessi detto chiaramente che non poteva farlo poiché io ero stato designato amministratore. Ricordo che in una occasione mi fu presentata sua figlia, non so quale, e con la stessa sosteneva di essere titolare di una procura e quindi la legittimità di quell'operazione. Io ribadii che da quando ero stato designato amministratore solo io potevo disporre. Si giunse così all'accordo verbale che io ho poi messo per iscritto nella dichiarazione 4.10.1999 che poi la signora AC1non volle più firmare. Ricordo che la chiamai diverse volte ma non è mai più venuta nel mio studio."
La dichiarazione che AC1si rifiutò di firmare aveva il seguente tenore:
"
1. confermo di aver prelevato in data 18 agosto 1999 l'importo di fr. 20'000.-- dal conto della signora _presso la Banca _ di Locarno. L'importo è stato speso per necessità mie e non è più a mia disposizione. 2. il prelevamento è avvenuto in base ad una procura rilasciatami dalla signora _qualche anno fa. 3. prima del prelevamento dei fr. 20'000.-- del 18.8.99 non avevo mai effettuato alcun prelievo dal conto presso la Banca _. 4. non ho dichiarato l'esistenza del conto c/o la Banca _ nell'inventario che ho consegnato alla Delegazione tutoria di Locarno perché la signora _mi aveva detto che il conto doveva rimanere segreto e che quando sarebbe morta io avrei avuto la facoltà di ritirare tutto l'importo come compenso (salario) per le mie prestazioni a suo favore."
(dichiarazione non firmata del 4.10.1999 allegata al VI PP _ 2.2.2001 AI A.1.)
f) Al più tardi in data 9 novembre 1999 l'avv. _ riuscì ad ottenere dalla Banca _ gli estratti conto corrente creditore no. _ rubrica Franchi Svizzeri presso la Banca _ intestato alla signora _, aggiornati rispettivamente al 31.12.1998, al 31.3.1999, al 30.6.1999 e al 13.9.1999, nonché un estratto dell'elenco titoli aggiornato al 13.11.1998. Tale documentazione venne quindi trasmessa alla Delegazione tutoria (cfr. lettera avv. _ alla Delegazione tutoria del 9.11.1999 allegato I alla segnalazione della Delegazione Tutoria del 21.7.2000 AI 1.1.).
Grazie alla documentazione trasmessa dalla Banca _, l'avv. _ venne a conoscenza di tutti i prelevamenti effettuati prima e dopo la morte della signora _.
"
Quando ebbi gli estratti conto dalla BdS, non senza qualche difficoltà, constatai che dopo il decesso della signora _ la signora AC1aveva prelevato 55'000.-- CHF il 19.11.1998 e 20'000 CHF il 28.12.1998. (...). Dagli estratti conto BdS rilevai pure due importanti prelevamenti nel corso del 1998 e meglio prima del decesso della signora _. Si tratta di un prelevamento di 100'000.-- CHF l'1.10.1998 e di 20'000.-- CHF il 27.10.1998. Ricordo che la signora _ è deceduta il 13.11.1998 e la signora AC1era stata nominata curatrice il 18.9.1998. Io cercai di accertare il destino di questi importi anche perché la questione aveva rilevanza dal profilo fiscale. La signora AC1disse in sostanza che gli importi erano stati consegnati alla signora _ la quale ne aveva disposto ma senza essere in grado di precisarne la successiva destinazione se non dicendo che le sembrava fossero stati dati a qualcuno che parlava tedesco. La signora AC1disse anche che era eventualmente disposta a sobbarcarsi l'eventuale carico fiscale di questi importi. Tengo a precisare che queste trattative e queste richieste di chiarimento non vennero più direttamente con la signora AC1ma con l'avv. _ a cui la signora AC1si era rivolta dopo che io le avevo contestato in particolare il prelevamento dell'agosto 1999 cioè con l'amministrazione della successione in corso."
(VI PP _ 2.2.2001 AI A.1.)
Solo in data 26.4.2000 l'avv. _, d'accordo il signor _ sulla cui posizione si tornerà in seguito, siglò un accordo con la signora AC1ed il signor _, illustrato nella lettera di pari data trasmessa all'avv. _ ed in punto alla quale in aula ha precisato quanto segue:
"
Mi viene chiesto di spiegare i termini dell'accordo riassunti nel mio scritto 26.4.2000 all'avv. _. Rispondo che per quanto riguarda _ la successione vantava un credito di fr. 200'000.--. Come si evince dal mio scritto 17.4.2001 al MP, a quel momento _ aveva già restituito complessivi fr. 95'000.--. Ne rimanevano ancora fr. 105'000.--. Come da accordo gli vennero riconosciuti per onorari e spese fr. 20'000.-- da qui il saldo di fr. 85'000.-- indicato al punto 3 dello scritto 26.4.2000. Per quanto riguarda la signora AC1, le vennero riconosciuti come al punto 2 dello scritto citato, fr. 80'000.--. Questo importo è stato dedotto dall'importo di fr. 120'000.-- e quindi a favore della successione è rimasto un credito di fr. 40'000.--. Questi due importi (fr. 85'000.-- + fr. 40'000.--) per complessivi fr. 125'000.-- sono stati versati conformemente all'accordo il 4.5.2000, come da me indicato nello scritto 17.4.2001 al MP. Io, al momento dell'accordo, non sapevo quanto esattamente la signora AC1aveva prelevato. L'accordo è stato fatto sulla base della cifra di fr. 120'000.-- indicata dall'avv. _. Prendo atto che non è logico che si trattasse dei primi fr. 120'000 che sarebbero finiti, per le conoscenze che avevo a quel momento, in base alle informazioni fornitemi dalla signora AC1e dall'allora suo patrocinatore, nelle mani della signora _e poi da questa ad anonimi donatari, su cui la signora AC1si era pure impegnata a pagare fr. 28'050.-- quale tassa di donazione."
(verb. dib. pag. 4 e 5)
Il versamento dell'importo concordato avvenne a debito del conto di _ presso la Banca _:
"
I soldi che ho versato all'avv. _ per l'accordo stipulato con la successione _ sono stati da me prelevati dal mio conto presso la BdS. Ho effettuato i versamenti ad _ a cash perché vi era un problema di tempi e volevo rispettare questi termini."
(
VI PP _ 21.9.2001 AI B.3.)
AC1ha confermato che fu sua figlia _ a prestarle l'importo che si era assunta di pagare alle autorità di tassazione per i fr. 120'000.-- prelevati prima della morte della signora _.
"
Osservo che poi i soldi prelevati sul conto della _ li ho donati a mia figlia _ di Muralto. L'altra figlia _ mi ha poi prestato fr. 45'000.-- che ho utilizzato per pagare le imposte dovute (personali e quelle di successione e donazione, limitatamente a fr. 120'000.-- che mi sono assunta in qualità di curatrice)".
(VI PP AC1 20.9.2001 AI B.1)
A seguito del versamento di fr. 125'000.--, in data 10 maggio 2000 si tenne un ulteriore incontro alla presenza della signora AC1, dell'avvocato _ altro suo patrocinatore e dell'avv. _, i cui contenuti sono riassunti nel verbale agli atti (allegato S alla segnalazione della Delegazione Tutoria del 21.7.2000 AI 1.1.) ed in particolare in cui venne dato atto che l'accordo era stato ossequiato.
In occasione di questo incontro AC1ribadì nuovamente di non sapere a chi fossero stati consegnati i fr. 120'000.-- prelevati prima del decesso della signora _.
Dallo stesso verbale si legge: "
l'avv. _ propone di sentire il signor _ per chiedergli se la signora _l'aveva preventivamente avvisato che la signora _aveva chiesto alla AC1 di prelevare fr. 100'000.--"
(allegato S alla segnalazione della Delegazione Tutoria del 21.7.2000 AI 1.1.
Venne quindi sentito _ il 16 maggio 2000 presso gli uffici della Delegazione Tutoria. Dal verbale, che ne riassume i contenuti, si legge che: "
il signor _ è il genero della signora AC1. Egli si ricorda che la signora _l'aveva chiamato chiedendogli se i fr. 100'000.-- e fr. 20'000.-- erano a disposizione e se avrebbe potuto mandare la signora AC1a ritirarli. Non ricorda più con esattezza gli importi ma ricorda di essere stato contattato diverse volte dalla signora _sia prima della nomina quale curatrice della signora AC1che dopo. La signora _amava/usava regalare anche delle somme consistenti a varie persone, ma non rivelava mai il destinatario. Spesso la signora _faceva prelevamenti consistenti"
(allegato U alla segnalazione della Delegazione Tutoria del 21.7.2000 AI 1.1.)
g) La Delegazione tutoria segnalò, in data 31.5.2000, all'ufficio delle imposte di successione e donazione la fattispecie relativa alla consegna a terzi dell'importo di fr. 120'000.-- per aver chiarimenti in merito alle conseguenze fiscali di tale operazione.
In data 21.7.2000 la Delegazione tutoria segnalò il caso _ - AC1/_ anche al Ministero pubblico.
L'inchiesta prese avvio, ma il primo interrogatorio dell'accusata e del signor _ da parte del Procuratore pubblico avvenne solo in data 20.9.2001.
Prima di essere sentiti dal magistrato inquirente, nel contesto della procedura speciale presso la divisione delle contribuzioni (AI 6.1), AC1e _ continuarono a tenere nascosta la destinazione della somma di fr. 120'000.-- prelevata dai conti della signora _ prima del suo decesso.
"
L'avv. _ (...). Precisa che l'importo di fr. 120'000.-- prelevato alcuni tempi prima del decesso della curatelata, sono stati effettivamente versati a terza persona della quale la sua cliente non conosce l'identità. Considerata come al momento di quest'operazione la signora AC1era stata nominata curatrice della signora _, l'avv. _ ammette la responsabilità della sua cliente quale debitrice dell'importa di donazione che dovrà essere prelevata. Per quanto riguarda gli importi rivendicati dalla signora AC1e dal signor _ per prestazioni fornite i comparenti richiamano gli accordi pattuiti con le liquidazioni già avvenute. La signora AC1ha percepito un importo lordo per onorari, spese e prestazioni di fr 80'000.-- mentre il genero _ un importo di fr. 20'000.--. Questi importi non sono stati dichiarati....".
La prima volta in cui AC1e poi _ ammisero di essere stati a conoscenza del destino dei fr. 120'000.-- prelevati prima della morte della signora _fu in occasione del secondo verbale davanti al PP.
15
. In sostanza le dichiarazioni di AC1 davanti al PP in punto ai suoi prelevamenti sono le seguenti:
15.1.
Prelevamenti del 1.10.1998 e del 27.10.1998 rispettivamente di fr. 100'000.-- e di fr. 20'000.--, entrambi riversati sul conto cifrato _
.
a) In occasione del suo primo interrogatorio davanti al Procuratore pubblico, AC1 ripropose la versione già illustrata all'avv. _ (cfr. allegati S, U, R alla segnalazione 21.7.2000 AI 1.1. della Delegazione tutoria), alla Delegazione Tutoria (allegato R alla segnalazione 21.7.2000 AI 1.1. della Delegazione tutoria) ed alle autorità fiscali (verbale 7.11.2000 AI 6.1), secondo cui i primi due prelevamenti furono eseguiti su ordine della signora _, la quale avrebbe consegnato l'importo di fr. 120'000.- ad una terza persona, della quale l'accusata non conosceva l'identità.
"
La prima volta che ho fatto dei prelevamenti è stato nel 1998 quando mi chiese di prelevare una prima volta fr. 100'000.-- ed una seconda volta fr. 20'000.--. (...). Riguardo ai prelevamenti effettuati l'1.10.98 (fr. 100'000.--) e il 27.10.98 (fr. 20'000.--) gli stessi furono preceduti da una telefonata della signora _ a mio genero. Lei gli disse di mettermi a disposizione questi soldi. Io quindi mi recai in banca e per la prima volta effettuai un prelevamento sul conto della _. Presi i soldi e glieli consegnai personalmente. Non mi feci fare alcuna ricevuta, né il signor _ mi consigliò in questo senso. Non so cosa la signora fece di questi soldi. In ogni caso non li ha consegnati a me, non li ha consegnati a mia figlia, né tanto meno al signor _. Con il signor _ non ho mai discusso di questi improvvisi prelevamenti della signora _. Non mi è venuto in mente che come curatrice avrei dovuto interessarmi meglio di quello che stava succedendo."
(VI PP AC1 20.9.2001 AI B.1)
Stessa versione dei fatti fu resa da _ al Magistrato inquirente:
"
Quando la signora AC1passò a prelevare i due importi di CHF 100'000.-- e CHF 20'000.--, io venni preavvisato dalla sig.a _ che mi avvertì che la AC1avrebbe effettuato questa operazione. La signora _ non mi disse lo scopo di questi prelevamenti ma io pensai che si trattasse per dei regali poiché già in precedenza aveva fatto dei prelevamenti che erano poi stati destinati a dei doni. Sinceramente non saprei dire a chi avrebbe potuto regalare quelle cifre. In ogni caso non li ha regalati né al sottoscritto né, mi risulta alla signora AC1né tanto meno a mia moglie. (...). Non so invece cosa la signora AC1abbia fatto dei CHF 120'000.-- prima del decesso _ anche se ritengo li abbia consegnati a quest'ultima. Dal momento che mi aveva preavvisato il prelevamento la signora _ si sarebbe sicuramente fatta sentire se non li avesse ricevuti."
(VI PP _ 20.9.2001)
Finalmente, in occasione del secondo verbale di interrogatorio davanti al Procuratore pubblico, AC1ha ritrattato tale versione ammettendo di avere accreditato la somma di fr. 120'000.-- su di un suo conto aperto presso la Banca _.
"
Ho chiesto di essere nuovamente interrogata dal Magistrato perché volevo correggere alcune mie dichiarazioni fatte ieri. Volevo cioè precisare che i fr. 120'000.-- prelevati poco prima del decesso della signora _ li ho collocati su un mio nuovo conto aperto presso la BdS. Ho effettuato questa operazione su istruzione della signora _. Lei mi diceva che questo importo andava tenuto segreto altrimenti avrei dovuto dichiarali al fisco, lei in particolare parlava della Città. Io di mia iniziativa ho deciso di aprire un conto nuovo presso la BdS dove ho poi versato i fr. 120'000.-- in questione. Ho lasciato questi soldi su quel conto per ca. un anno quando, poi, li ho prelevati e versati su un conto a nome della figlia presso la BdS di Locarno. È possibile che mia figlia abbia dovuto aprire un conto nuovo. L'idea di aprire un nuovo conto presso la BdS è venuta a me unitamente ad _. Penso che mia figlia abbia chiesto delle spiegazioni anche a _. Io a mia volta avevo spiegato a mia figlia da dove questi soldi provenivano: in particolare le spiegai che era stata la signora _ a chiedermi di prendere questi soldi prima che morisse e prima che fosse troppo tardi. Mia figlia era al corrente per i lavori che ho svolto per la signora _ e devo dire che non la sopportava. Mi accusava di dedicarmi troppo a lei e di non essere presente per la famiglia. Lei considerava questi soldi come provento del mio lavoro. Sapeva comunque che erano depositati su un conto intestato alla _."
(VI PP AC1 21.9.2001 AI B.4)
L'imputata, dovendo dare una spiegazione al PP del perché si era decisa a confessare il reale destino della somma di fr. 120'000.--, prelevati prima della morte della signora _, ha dichiarato di essersi resa conto di avere commesso uno sbaglio.
"
Non so perché ieri non ho raccontato la verità, devo dire che quando sono uscita dall'ufficio ho subito pensato di aver commesso uno sbaglio ed è questa la ragione per cui ne ho parlato con l'avvocato."
(VI PP AC1 21.9.2001 AI B.4)
Questa spiegazione non ha convinto questo Presidente. Si noti che fino al 20 settembre 2001 nessuno era a conoscenza dell'esistenza di un conto presso la Banca _ di cui AC1 era la beneficiaria economica. Furono proprio AC1e _ che in quella data - dopo aver ribadito di non sapere a chi fossero stati consegnati i fr. 120'000.-- prelevati ante mortem -, chiamati, per la prima volta, a dare spiegazioni del destino dei prelevamenti eseguiti post mortem, hanno entrambi dichiarato al PP che erano stati versati su un conto in Banca _ di spettanza della signora AC1:
"
Ho comunque prelevato prima fr. 55'000.-- e poi fr. 20'000.-- depositandoli su un conto che io nel frattempo ho aperto a mio nome. Questo conto l'ho aperto a mio nome. Questo conto l'ho aperto presso la BdS a Locarno. Anche il successivo prelevamento effettuato sul conto _ l'ho riversato su quello nuovo che avevo aperto presso la BdS."
(VI PP 20.9.2001 G.AC1)
"
Mi risulta che i soldi prelevati dalla AC1successivamente il decesso della _ sono stati collocati su un suo conto che ha aperto presso la BSCT. Fui io a consigliarla in questo senso."
(VI PP _ 20.9.2001)
Il giorno seguente a queste dichiarazioni, entrambi chiesero di essere sentiti dal PP poiché avevano delle correzioni da fare.
È apparso evidente a questo Presidente che le ammissioni rese il 21 settembre 2001 siano state frutto di una repentina presa di coscienza che dalla documentazione che il Magistrato inquirente avrebbe richiamato dalla Banca _ relativa al conto di spettanza della signora AC1, sarebbero emersi pure gli accrediti della somma di fr. 120'000.--, prelevata dal conto della signora _ nel mese di ottobre del 1998.
b) AC1, ammessa la circostanza relativa all'accredito della somma di fr. 120'000.-- a suo favore, ha comunque persistito nell'affermare che fosse stata la signora _ ad autorizzarla ad effettuare tale prelevamento.
In un primo tempo afferma genericamente che
"l'operazione
" fu autorizzata dalla signora _, la quale si sarebbe preoccupata pure degli oneri fiscali che la AC1avrebbe dovuto assumersi.
"
Ho effettuato questa operazione su istruzione della signora _. Lei mi diceva che questo importo andava tenuto segreto altrimenti avrei dovuto dichiarali al fisco, lei in particolare parlava della Città."
(VI PP AC1 21.9.2001 AI B.4)
In seguito precisa che la signora _l'autorizzò a due riprese ad eseguire i prelevamenti in questione: la prima volta il 1.10.1998 per la somma di fr. 100'000.-- e la seconda volta il 27.10.1998 per la somma di fr. 20'000.--.
"
Prelevai i soldi dal suo conto nel mese di ottobre perché così mi disse di fare la signora _. Fu lei a dirmi di prelevare fr. 100'000.-- e, in un secondo momento, mi disse di prelevarne altri 20'000.--. Lei mi disse di andarci subito per cui penso che eseguii i prelevamenti il giorno stesso che mi disse di farlo. Penso che, perché fu lui a riferirmelo, mio genero, _, telefonò alla signora _ per verificare se effettivamente mi aveva dato questa autorizzazione."
(VI PP AC1 9.4.2002 AI B.6)
_, in un primo momento, sia davanti al PP, sia davanti ai rappresentanti della Delegazione tutoria, aveva dichiarato espressamente di essere stato informato da parte della signora _ del prelevamento che la AC1avrebbe eseguito:
"
La signora _ mi aveva in ogni caso autorizzato a mettere a disposizione della signora AC1CHF 120'000.--."
(
VI PP _ 21.9.2001 AI B.3)
"
il signor _ è il genero della signora AC1. Egli si ricorda che la signora _l'aveva chiamato chiedendogli se i fr. 100'000.-- e fr. 20'000.-- erano a disposizione e se avrebbe potuto mandare la signora AC1a ritirarli. Non ricorda più con esattezza gli importi ma ricorda di essere stato contattato diverse volte dalla signora _sa prima della nomina quale curatrice della signora AC1che dopo."
(allegato U alla segnalazione della Delegazione Tutoria del 21.7.2000 AI 1.1.)
In un secondo momento, _ ritratta tale versione dichiarando che la signora _ non lo aveva preavvisato espressamente. Aggiunge però che lui eseguì le operazioni di addebito del conto della signora _, poiché la signora gli aveva sempre detto che alla sua morte gli attivi dei conti in Banca _ sarebbero stati devoluti alla signora AC1.
"
D: con riferimento ai due prelevamenti di fr. 100'000.-- (del 1.10.1998) e di fr. 20'000.-- (del 27.10.1998), lei si ricorda di avere ricevuto una telefonata o una comunicazione esplicita da parte della signora _ di mettere a disposizione queste somme della signora AC1? R: no, non mi ricordo. Devo tuttavia aggiungere che per me era chiaro che queste somme erano destinate alla signora AC1e che quindi lei poteva disporne. La signora _mi aveva sempre detto che alla sua morte i soldi di quel suo conto presso la Banca _ sarebbero stati destinati alla signora AC1."
(
VI PP _ 14.6.2004 AI B.7.)
A fronte di tali dichiarazioni, si sottolinea che la signora _, non solo non ha preavvisato il suo consulente dei prelevamenti che AC1si apprestava a fare, ma soprattutto era ancora in vita.
A ciò si aggiunge che nel corso dell'inchiesta AC1ha precisato che tutti i prelevamenti da lei effettuati avvenivano su indicazione di _.
"
Effettuavo i prelevamenti quando me lo diceva mio genero; egli mi spiegava che il denaro era investito in titoli e che quindi non si poteva prelevare tutto in una volta sola. Egli non mi ha peraltro mai spiegato nulla di come funzionavano queste cose, io mi limitavo ad eseguire quello che lui mi diceva di fare. (...)."
(VI PP AC1 9.4.2002 AI B.6)
_ conferma tale affermazione dichiarando che:
"
Al riguardo osservo che effettivamente ero io a spiegare alla signora AC1quando poteva disporre del denaro sul conto _ segnatamente per quello che riguardava gli investimenti in titoli che dovevano giungere a scadenza per poter essere utilizzati. Vi era cioè il problema della creazione di liquidità
." (
VI PP _ 14.6.2004 AI B.7.)
Ne consegue che l'indicazione di recarsi una prima volta il 1.10.1998 a prelevare la somma di fr. 100'000.-- ed una seconda volta il 27.10.1998 a prelevare la somma di fr. 20'000.-- non può essere stata data dalla signora _ poiché, da un lato, _ ha confermato di non aver ricevuto precise istruzioni telefoniche a tal riguardo dalla signora _. E dall'altro lato era _ a comunicare alla signora AC1quando poteva andare a prelevare le somme in funzione delle scadenze dei titoli.
Quindi l'ordine che AC1sostiene le sia stato dato dalla signora _ di recarsi una prima volta a prelevare fr. 100'000.-- ed una seconda volta a prelevare fr. 20'000.-- non regge.
c) Sulla circostanza che la signora _in vita avrebbe detto alla signora AC1che alla sua morte le avrebbe donato i suoi averi, la Corte ha accertato quanto segue:
In occasione del primo interrogatorio, a giustificazione dei prelevamenti effettuati a seguito della morte della signora _, AC1ha dichiarato che fu la signora _ a dirle che alla sua morte sarebbero stati suoi.
"
Del resto la signora _ mi aveva detto che quando sarebbe morta quei soldi sarebbero stati per me."
(VI PP AC1 20.9.2001 AI B.1)
Anche _, chiamato a dare spiegazioni del perché permise alla AC1di effettuare i prelevamenti dopo la sua morte dichiarò:
"
Devo aggiungere che personalmente e direttamente la signora _ ebbe a più riprese a dirmi che alla sua morte il denaro collocato sul conto che io gestivo sarebbe andato alla signora AC1
."
(VI PP _ 20.9.2001 AI B.2.)
In occasione del secondo interrogatorio AC1dichiara di non avere parlato dei fr. 120'000.-- poiché la signora _le disse che l'importo doveva rimanere segreto altrimenti la AC1avrebbe dovuto dichiarali al fisco.
In occasione del suo terzo verbale l'accusata dichiara, nel contesto della descrizione della sua remunerazione per i servizi resi all'anziana signora, che:
"
Ricordo comunque che mi diceva sempre che quando sarebbe morta avrei preso io i soldi che lei aveva risparmiato a valere quale ricompensa del mio impegno. Insisteva con me affinché non dicessi niente di questi suoi risparmi che non erano dichiarati al fisco." VI (PP AC1 9.4.2002 AI B.6)
_ ha dichiarato - dovendo spiegare la ragione per la quale aveva permesso il prelevamento della somma di fr. 120'000.-- prima della morte della signora _- che:
"
La signora _mi aveva sempre detto che alla sua morte i soldi di quel suo conto presso Banca Stato sarebbero stati destinati alla signora AC1."
(VI PP 14.6.2004)
Ancora la AC1in occasione del suo quarto verbale ha dichiarato che:
"
AD del difensore rispondo: che la signora _diceva sempre a me ma anche a _ di portare pazienza per la sua presenza un po’ invadente, che quando sarebbe morta avrebbe lasciato a me i suoi soldi. Ripeteva in continuazione questa cosa, era diventata come un disco rotto."
(VI PP AC1 23.6.2004 AI B.8)
A tal proposito _ha confermato che:
"
la signora _mi disse che poi, quando sarebbe morta, la signora AC1sarebbe stata bene e anzi mi disse esplicitamente che le avrebbe lasciato tutto quello che aveva. Mi ricordo che la signora _disse di avere dei conti bancari sui quali aveva fatto una procura a favore di AC1
." (VI PP _ 18.8.2004 AI A.7.)
Dichiarazione quest'ultima, in aperta contraddizione con la preoccupazione dimostrata da _e riferita dall'imputata, chiamata ad illustrare la destinazione dei fr. 55'000.-- prelevati in data 19.11.1998:
"
Al signor _avevo spiegato che avevo una procura sui conti della signora _ e che ero autorizzata a utilizzare questi soldi. Egli si raccomandò con me di non creare pasticci nei suoi confronti."
(VI PP AC1 23.6.2004 AI B.8)
In aula poi AC1ha dichiarato che:
"
A domanda del difensore dichiaro che la signora _mi ha detto che mi avrebbe lasciato i suoi denari già quando mi diede la procura sul conto Banca Stato. Prendo atto che queste affermazioni sono un novum e dico che non posso ricordarmi sempre tutto e che da questo procedimento ho già sofferto molto e per me è più importante la salute del processo."
(verb. dib. pag. 7)
_, dal canto suo, ha dichiarato:
"
Ho sentito spesso la signora _ pronunciare frasi nel senso che alla sua morte avrebbe lasciato in eredità a mia madre il suo patrimonio."
(VI PP 2.10.2001 AI B.5)
Pur avendo poco prima affermato:
"
Io la signora _ non la vedevo spesso, forse una volta ogni due mesi, anche meno. Ci dicevamo "buongiorno, arrivederci, come sta", tra noi non vi era un rapporto stretto."
(VI PP 2.10.2001 AI B.5)
Non vi sono quindi altri riscontri sulle volontà della signora _, nei termini descritti da AC1, al di là delle dichiarazioni, per altro poco lineari, dell'accusata e delle persone a lei vicine che, per un verso o per l'altro, beneficiarono di parte degli averi dell'anziana signora.
A ciò si aggiunge la spiegazione, del tutto inverosimile, che AC1 ha fornito agli inquirenti dovendo rispondere dell'assenza di un testamento della signora _ a suo favore:
"
Lei non ha lasciato tracce di queste sue volontà perché trattandosi di soldi in nero non voleva che venissero scoperti."
(VI PP AC1 20.9.2001 AI B.1)
d) La signora AC1poi ha affermato di avere aperto il conto cifrato _ contestualmente al prelievo della somma di fr. 120'000.--.
Abbiamo già visto che ciò avvenne in precedenza e meglio il 29.9.1998.
Ma soprattutto AC1ha dichiarato che al momento della sottoscrizione dei documenti di apertura del conto - di cui inizialmente non si ricordava - le tremavano le mani.
"
Quando prelevai i fr. 120'000.-- (100'000.-- + 20'000.--) nel mese di ottobre 1998 non li ebbi in mano fisicamente; di fatto mi recai in banca e mi incontrai con _; fu lui a dirmi che dovevo aprire un nuovo conto cifrato che venne poi denominato _ e dove avrei dovuto versare questi soldi. Egli mi disse che dalla banca non doveva uscire nulla. A me non rimase in mano nulla neppure un documento; tutto venne lasciato in banca. Preciso ancora che non mi ricordo di avere firmato documenti di apertura del conto in questione. Mi viene ora esteso il cartoncino firme relativo al conto "_": la scrittura a mano figurante sullo stesso è la mia. Anche in questo caso fu _ a dirmi che dovevo fare così, io manca me lo sognavo e mi ricordo che mi tremava la mano perché sentivo che c'era qualcosa di poco chiaro e non mi sentivo sicura. Aggiungo ancora che io non ho mai visto fisicamente il denaro depositato sul conto intestato alla signora _ presso la Banca _."
(VI PP AC1 9.4.2002 AI B.6)
In aula, a domanda del Presidente, AC1ha affermato che la ragione per cui le tremavano le mani era legata al fatto che stava evadendo il fisco. Tale affermazione non ha convinto questo Presidente e meglio come si dirà in seguito.
15.2.
Prelevamenti del 19.11.1998 e del 28.12.1998 rispettivamente di fr. 55'000.-- e di fr. 20'000.--, di cui solo il secondo riversato sul conto cifrato _
.
a) Interrogata sulla ragione dei prelevamenti in BdS effettuati dopo la morte della _, l'accusata ha dichiarato - in occasione del primo verbale di interrogatorio - che furono eseguiti per compensare le prestazioni da lei effettuate a favore della signora _ nel corso degli ultimi anni.
"
I prelevamenti che effettuai dopo il decesso della _ furono per compensare le prestazioni da me effettuate nel corso degli ultimi tre anni. Del resto la signora _ mi aveva detto che quando sarebbe morta quei soldi sarebbero stati per me."
(VI PP AC1 20.9.2001 AI B.1)
La pretesa che l'imputata avrebbe vantato nei confronti della signora _ non era certo né liquida né esigibile al momento del prelievo, tant'è che non è mai stata quantificata con precisione e ciò neppure nel corso delle trattative con l'avv. _. AC1infatti inizialmente fa valere una pretesa di fr. 48'000.-- che poi aumenta a fr. 80'000.--. Ciò che invece è evidente è che tale pretesa e stata costantemente confusa con il fatto, asserito dall'accusata, che la _ le avrebbe donato i beni presenti sui conti presso la Banca _ alla sua morte.
_, dal canto suo, sempre in occasione del primo interrogatorio davanti al PP, fornisce le motivazioni che lo spinsero ad autorizzare i prelevamenti effettuati dalla signora AC1dopo il decesso della signora _. Egli confonde non solo l'asserita pretesa nei confronti della signora _ con le pretese sue volontà post mortem, ma vi aggiunge pure la validità della procura e la funzione di curatrice della AC1.
"
Chiaramente secondo la prassi usuale, io come funzionario di banca, essendo a conoscenza del decesso della signora _ non avrei dovuto permettere i prelevamenti effettuati dalla AC1dopo la morte della titolare del conto. Tuttavia la signora AC1era al beneficio di una procura valida, era inoltre stata nominata curatrice per cui ritenni che potesse prelevare quei soldi ed inoltre sapevo che vantava un credito nei confronti della signora _. (...). Devo aggiungere che personalmente e direttamente la signora _ ebbe a più riprese a dirmi che alla sua morte il denaro collocato sul conto che io gestivo sarebbe andato alla signora AC1. Voglio ancora aggiungere che prima del mese di ottobre 1998 la signora AC1non mi ha mai fatto uso della procura che gli era stata rilasciata sul conto BSCT dalla signora _ né probabilmente si rendeva conto dei poteri che le erano stati conferiti.
" (
VI PP _ 20.9.2001 AI B.2.)
b) Chiamata a spiegare il motivo per il quale non procedette ad un unico prelevamento a seguito della morte della signora _, la AC1, sempre in occasione del primo interrogatorio davanti al PP, ha dichiarato che:
"
Non ho prelevato tutti i soldi in un colpo solo perché consideravo di averne comunque il controllo ed il diritto. Ho comunque prelevato prima fr. 55'000.-- e poi fr. 20'000.-- depositandoli su un conto che io nel frattempo ho aperto a mio nome. Questo conto l'ho aperto a mio nome. Questo conto l'ho aperto presso la BdS a Locarno. Anche il successivo prelevamento effettuato sul conto _ l'ho riversato su quello nuovo che avevo aperto presso la BdS."
(VI PP AC1 20.9.2001 AI B.1)
In seguito precisò che era _ che le diceva quando doveva ritirare i soldi in funzione degli investimenti in atto.
"
Alla morte della signora _ effettuai i prelevamenti dal suo conto a diverse riprese. Effettuavo i prelevamenti quando me lo diceva mio genero; egli mi spiegava che il denaro era investito in titoli e che quindi non si poteva prelevare tutto in una volta sola. Egli non mi ha peraltro mai spiegato nulla di come funzionavano queste cose, io mi limitavo ad eseguire quello che lui mi diceva di fare. (...)"
(VI PP AC1 9.4.2002 AI B.6)
c) Chiamata ancora a dare spiegazioni circa la mancata indicazione dell'esistenza di questo conto all'avv. _, AC1ha dichiarato che li riteneva soldi suoi.
"
Non ritenni di informare dell'esistenza di questo conto l'avv. _ sempre per il motivo che ritenevo trattarsi di soldi miei."
(VI PP AC1 20.9.2001 AI B.1)
La mancata indicazione dei conti ad inventario era stata motivata in altro modo e principalmente fatta risalire ad una esplicita volontà della signora _.
AC1cerca di sostanziare il fatto che questi soldi le spettassero con il fatto di non essersi per contro appropriata di altri valori di spettanza della signora _:
"
Rammento inoltre che ad un certo punto tornarono dall'ufficio di tassazione due importi di denaro per alcune migliaia di franchi che io prelevai direttamente alla posta e versai sul conto _ della signora _. Penso che a quel tempo lei era già defunta. Feci questo perché ritenevo che questi soldi, a differenza degli altri, non fossero destinati a me."
(VI PP AC1 9.4.2002 AI B.6)
In aula è stato prodotto il giustificativo relativo a tale versamento. Trattasi della restituzione dell'eccedenza dell'imposta comunale del 1997 per un ammontare di fr. 1'856, 25. (doc. dib. 1)
d) Tornando alla destinazione data alle somme prelevate dopo la morte della signora _ e meglio dell'importo di fr. 55'000.--, di cui non vi era traccia - contrariamente a quello di fr. 20'000.-- - sul conto _, AC1ha dichiarato di avere utilizzato tale somma per l'acquisto di un'autovettura per il signor _:
"
(...) con i fr. 55'000.-- di cui al primo prelevamento del 19.11.1998 avevo acquistato un'automobile di grossa cilindrata per il signor _ con cui all'epoca convivevo. Ricordo che era mio compagno di una vita, avendo con lui convissuto per 25 anni. Rammento che avevamo acquistato una Mercedes d'occasione: si trattava di un veicolo costoso e di grossa cilindrata. Avevamo acquistato questo veicolo presso il garage
_
di Minusio. L'automobile era stata poi intestata al mio compagno signor _. Non mi ricordo esattamente quanto così [n.d.r.: recte: costò] questa mercedes, anche perché _ diede dentro il suo precedente veicolo. Ricordo comunque che fu un'automobile costosa quella che acquistammo. Al signor _avevo spiegato che avevo una procura sui conti della signora _ e che ero autorizzata a utilizzare questi soldi. Egli si raccomandò con me di non creare pasticci nei suoi confronti. (...) Quando ci siamo lasciati _ ha venduto la mercedes di cui dicevo prima ed ha acquistato un Golf. Dalla vendita di questa mercedes io ho ricevuto ancora fr. 10'000.--, mentre _ si è tenuto la Golf. (...). D: _ ha dichiarato che il Golf acquistato con il denaro ricavato dalla vendita del Mercedes sarebbe poi stato intestato a lei: cosa risponde? R: Ribadisco che il veicolo in questione è poi stato intestato a _. Io horicevuto semplicemente fr. 10'000.--. È senz'altro possibile che _ non conosce i dettagli di questa operazione."
(VI PP AC1 23.6.2004 AI B.8)
In aula AC1ha poi dichiarato che la macchina nuova era dovuta al suo convivente ritenuto come egli avesse distrutto le sue autovetture precedenti a causa delle trasferte effettuate a causa della signora _.
_ in inchiesta aveva infatti dichiarato che:
"
per portare in giro la _avevo praticamente fatto fuori due veicoli, avendo percorso una infinità di chilometri. Benché i veicoli fossero i miei e pagassi la benzina non aveva mai ricevuto un compenso."
(VI PP _ 18.8.2004 AI A.7)
_ era al corrente della destinazione dell'importo di fr. 55'000.--:
"
se non ricordo male ad un certo momento la signora AC1aveva acquistato a contanti un autoveicolo piuttosto costoso presso il garage Rivapiana. Si trattava di una Mercedes SL 500 d'occasione. Che costava più o meno fr. 60'000.--. Salvo errore il veicolo venne intestato a nome del signor
_
, che all'epoca era il convivente della signora AC1, rispettivamente padre di _."
e) Sul destino della macchina si che:
"
quando la signora AC1ha lasciato il signor _, il veicolo è stato venduto. Mi risulta che il ricavato è andato alla signora AC1la quale, con i soldi così ottenuti, ha comperato una Golf presso il garage Alramone di Bellinzona. Inoltre ha tenuto per se la differenza tra il prezzo di vendita del Mercedes e il prezzo d'acquisto del Golf. Non si trattava comunque di una grossa differenza: si trattava di fr. 5'000/6'000.--, salvo errore. _ non c'entrava nulla con questa operazione."
(
VI PP _ 14.6.2004 AI B.7.)
_ ha fornito un'altra versione:
"
AD del difensore risponde: è vero che a un certo momento acquistai una mercedes che in realtà voleva la AC1. Il veicolo venne acquistato dopo la morte della signora _presso il garage _ di Minusio. A quel tempo volevamo, io e la AC1 provare a rimanere insieme. Il veicolo venne intestato al sottoscritto e fui io a pagarlo. La comperai costituendo un'ipoteca sulla casa delle nostre figlie. Fu il signor _ ad occuparsi dell'ipoteca. È giusto dire che l'ipoteca venne poi sottoscritta da mia figlia _. D: Come mai decise di costituire un'ipoteca per acquistare un'automobile, non si trattava di un'operazione un po’ insolita? R: Devo dire che i due appartamenti delle nostre valevano e valgono circa un milione di franchi, per cui la costituzione di un'ipoteca di fr. 70'000.-- non incideva molto. ADR non so dire se dopo la morte della signora _, AC1 ha prelevato dei soldi da suoi conti. Ripeto ancora una volta che io delle vicende collegate alla _non volevo sapere nulla. ADR circa 2 anni fa il mercedes è poi stato venduto ad un prezzo considerevolmente inferiore a quello dell'acquisto e io comperai allora una Golf. Non so dire se la signora AC1abbia preso ancora dei soldi dalla vendita della Mercedes. D: la signora AC1sostiene di avere incamerato la differenza tra il prezzo della Merceds e quello del Golf, ovvero fr. 10'000.-- cosa dice? R: è una cosa a me non nota. Rammento nuovamente che a quel punto io e AC1 eravamo in fase di rottura avanzata. AD del difensore risponde: sebbene il mercedes fosse stato intestato a me, per non avere più storie con AC1 le dissi di pur occuparsi lei della vendita del veicolo; poi lei comunque aveva sempre ragione. AD del difensore risponde: _non ha mai parlato di parenti o possibili eredi, anzi diceva che era sola. So che faceva anche della beneficenza. Questo per la verità non lo so direttamente ma era lei ad affermarlo. ADR riguardo la questione dell'acquisto del Mercedes ribadisco ancora una volta che io so di aver dovuto costituire un'ipoteca per via di questa operazione Non so poi cosa abbiano fatto il _ e la AC1. Salvo errore ho pagato io a contanti il veicolo." VI PP _ 18.8.2004 AI A.7.)
_ fornisce la chiave di lettura del verbale del signor _affermando che la costituzione dell'ipoteca fu una sua idea per giustificare a livello fiscale un tale acquisto:
"
Successivamente realizzai che la cosa non stava in piedi sul piano fiscale nel senso che prima di allora AC1 non aveva avuto disponibilità finanziarie tali da consentirle un acquisto di questa entità. Per questa ragione consigliai alla signora AC1di aprire una ipoteca sulla sua casa che fino a quel momento non risultava gravata o solo poco gravata da altri oneri. ADR _ era marginalmente a conoscenza di questa operazione dal momento che dovette sottoscrivere i documenti per la costituzione dell'ipoteca avuto riguardo al fatto che l'appartamento risultava essere di sua proprietà. Salvo errore comunque il veicolo era intestato a _ e non a _. Il conto in questione era denominato "_" ovviamente aperto presso la Banca Stato
." (
VI PP _ 14.6.2004 AI B.7.)
15.3.
Prelevamento del 28.12.1998 di 19'737,98 US$.--riversato sul conto cifrato _
.
L'imputazione non contemplata nell'atto di accusa è stata prospettata in aula dal Presidente con l'accordo delle parti.
AC1, chiamata a dare spiegazione di tale operazione ha dichiarato di non essere in grado di rispondere:
"
Mi viene chiesto di spiegare la causale del prelevamento 28.12.1998 di USD 19'737,98 e dichiaro che non so rispondere. Mi viene fatto notare che ho firmato io il giustificativo di prelevamento in banca."
(verb dib. pag.3)
15.4.
Prelevamento in contanti del 18.8.1999 di fr. 20'000.--.
In merito a quest'ultimo prelevamento, ed in particolare in merito al suo destino, l'accusata ha dichiarato quanto segue:
"
D: Cosa ha fatto dei fr. 20'000.-- prelevati il 18.8.1999. R: questi soldi li ho tenuti io. Ne avevo infatti bisogno dal momento che mi stavo lasciando con il signor _e dovevo cercarmi una nuova abitazione per la quale ho dovuto versare un deposito di garanzia di fr. 2'500.-- e , naturalmente ho dovuto effettuare un trasloco."
(VI PP AC1 23.6.2004 AI B.8)
_ ne ha confermato la destinazione, affermando che l'importo fu utilizzato dalla signora AC1per sue necessità personali:
"
Ricordo comunque che la signora AC1ha effettuato anche almeno un prelevamento sul conto _ per suoi bisogni personali. Ritengo che possa trattarsi dei fr. 20'000.-- in discussione."
(
VI PP _ 14.6.2004 AI B.7.)
15.5
.
L'apertura del conto _
In punto al conto _ ed alle ragioni che ne dettarono l'apertura, si rileva che lo stesso non fu aperto con lo scopo di donare alla figlia
_
gli importi che vi erano depositati, bensì quello di sottrarre gli stessi alla comunione ereditaria fu _ e ciò a seguito delle grida eseguite nel mese di aprile 1999 da parte dell'avv. _ di cui si è già detto.
Il regista di tale operazione fu _.
"
ADR anche il conto cifrato _, intestato alla signora _, venne aperto su mia indicazione e mio consiglio. Il conto _ venne aperto in conseguenza del problema che era sorto con l'avv. _ il quale ci aveva minacciato di denuncia in relazione alla mancata dichiarazione dei fondi all'intenzione della comunione ereditaria che lui rappresentava. Decidemmo quindi di spostare i soldi su un conto terzo dove non poteva essere stabilita una relazione diretta con la signora AC1."
(
VI PP _ 14.6.2004 AI B.7.)
In aula l'avv. _ ha negato di avere mai minacciato _ e AC1di denuncia in merito alla mancata dichiarazione del conto in Banca _.
Va qui evidenziata la circostanza, accertata sulla scorta della documentazione agli atti, che l'avv. _ venne a conoscenza dei conti intestati alla signora _ presso al Banca _ solo nel mese di settembre del 1999. Il conto _ non venne quindi aperto a seguito, bensì prima che l'amministratore giudiziario della successione venisse a conoscenza dei conti non dichiarati ad inventario.
_ ha poi dichiarato che _non era al corrente dei retroscena dell'apertura del conto _:
"
D: cosa sapeva la signora _ dello spostamento di fondi dal conto _ al suo denominato _? R: di fatto la signora _non sapeva nulla o meglio sapeva che si trattava di soldi che la signora _ aveva destinato alla signora AC1e verosimilmente sapeva anche che era sorto un problema con la Comunione ereditaria rappresentata dall'avv. _. Evidentemente non so cosa si sono dette poi la signora AC1e la signora _. Ribadisco comunque che a mio modo di vedere la signora _non conosceva i dettagli della questione."
(
VI PP _ 14.6.2004 AI B.7.)
_, interrogata dal PP ha dichiarato in sostanza di avere ricevuto i soldi che la madre aveva ricevuto dalla signora _per non farli trovare al fisco. Ai suoi occhi il conto _ "era suo, ma non era suo":
"
Ad un certo momento, circa 2 anni fa, mia madre mi disse che voleva darmi dei soldi che lei aveva ricevuto dalla signora _. Mi spiegò che non voleva che fossero trovati dal fisco. Io chiesi se ci sarebbero stati dei problemi e lei mi rispose di no. Benché versati su un conto a me intestato, di fatto io tenevo questi soldi in custodia per conto di mia madre. Ho effettuato tre o quattro prelevamenti su richiesta sempre di mia madre la quale utilizzava poi il denaro che io le rimettevo. Il conto in questione venne aperto presso la Banca _ del Canton Ticino, sede Locarno, dal signor _. Il conto recava denominazione "_". Io questi soldi non li ho mai utilizzati e non ho mai effettuato dei prelevamenti per mio conto, sebbene avessi la procura. Del conto _ si occupava _. Non so però cosa _ facesse con quel conto e non mi interessava. Questo conto è mio ma non è mio. Riguardo ai prelevamenti da me effettuati sul conto _, ribadisco che furono 3 o 4: uno di CHF 50'000.--, uno CHF 7'000.--- e uno di CHF 3'000.--; tutte le volte consegnai i soldi a mia madre."
(VI PP _ 2.10.2001 AI B.5.)
15.6
.
Le ragioni dell'agire di _
a)
Circa l'interesse di _ nell'operazioni addebitate alla signora AC1, si osserva che quest'ultimo ha sempre sostenuto di avere agito senza alcun interesse economico.
"
Io non ho in alcun modo beneficiato di questa somma o di parte di questa somma. La signora AC1mi ha in ogni caso dato poi incarico di gestirle questi soldi a partire dal suo conto. Ripeto che ne io ne mia moglie ne abbiamo beneficiato economicamente né direttamente né indirettamente."
(
VI PP _ 21.9.2001 AI B.3.)
Facendo riferimento poi all'ultimo dei prelevamenti effettuati dalla signora AC1sul conto della signora _, _ ha dichiarato che gli affari gli andavano bene e non aveva certo bisogno dei soldi della _ o della signora AC1.
"
Tengo a sottolineare che nel 1999 gli affari andavano bene in generale e anch'io non avevo alcun problema di ordine finanziario. Non avevo certo bisogno dei fr. 20'000.-- della signora _ o della signora AC1. Rammento una volta di più che i problemi sono sorti solo nel 2001 in seguito al tracollo dei mercati finanziari conseguente all'attacco alle torri gemelle a New York."
(
VI PP _ 14.6.2004 AI B.7.)
Pure l'accusata ha confermato di non aver mai dato dei soldi al signor _
:
"
A domanda del difensore l'imputata risponde di non avere mai dato soldi al signor _ provenienti dalla signora _e che nemmeno il signor _ gliene ha fatto richiesta."
(verb. dib. pag. 7)
b) Ciò posto la Corte ha accertato che, indipendentemente dalla ragione resa da _, non solo fu lui a consigliare alla AC1di aprire un conto cifrato:
"
Fui io a consigliare alla signora AC1di aprire un conto cifrato e questo principalmente perché si trattava di soldi in "nero".
(
VI PP _ 14.6.2004 AI B.7.)
"
Preciso ancora che fui io a suggerire alla signora AC1di aprire un altro conto presso la BdS e di versare i 120'000 CHF prelevati dal conto _. "
(
VI PP _ 21.9.2001 AI B.3
)
Ma soprattutto fu lui ad imporre alla suocera che le somme provenienti dal conto corrente della signora _ non dovevano uscire dalla Banca _.
"
Quando prelevai i fr. 120'000.-- (100'000.-- + 20'000.--) nel mese di ottobre 1998 non li ebbi in mano fisicamente; di fatto mi recai in banca e mi incontrai con _; fu lui a dirmi che dovevo aprire un nuovo conto cifrato che venne poi denominato _ e dove avrei dovuto versare questi soldi. Egli mi disse che dalla banca non doveva uscire nulla."
(VI PP AC1 9.4.2002 AI B.6)
Quindi non si è limitato a suggerire l'apertura di un conto presso la Banca _, ma ne ha imposto l'apertura. Il conto _ rientrava nei conti di gestione di _.
Fu poi ancora _ a decidere di estinguere il conto _ e far confluire gli attivi sul conto _ al fine di sottrarre alla comunione ereditaria gli attivi confluiti sul conto _.
"
Non abbiamo detto prima che questi soldi erano stati collocati su un conto intestato alla signora AC1perché temevamo che sarebbero stati rivendicati dalla successione."
(
VI PP _ 21.9.2001 AI B.3
)
Anche il conto _ faceva parte dei conti che _ aveva in gestione.
"
Il conto della signora AC1è quindi stato estinto e quindi tutti gli averi sono stati trasferiti alla figlia. Io gestisco pure il conto di questa figlia. Lei è l'avente diritto economico di quel conto. Attualmente il denaro è stato investito in azioni: il valore attuale si aggira attorno ai 150-200'000 CHF. La figlia _era evidentemente al corrente del fatto che i soldi provenivano da un conto AC1e, prima, dal conto _. Si tratta di un conto cifrato a nome _."
(
VI PP _ 21.9.2001 AI B.3)
In realtà il denaro non era solo investito in azioni ma anche in derivati e proprio a causa di questo genere di investimenti il conto _ registrò delle perdite.
Lo stesso _ ha affermato che il conto _ registrò delle perdite dovute alle operazioni con derivati.
"
Io effettuai operazioni con derivati sul conto _, il quale registrò poi anche delle perdite di queste stesse operazioni."
(
VI PP _ 14.6.2004 AI B.7.)
AC1in aula ha confermato non solo le perdite ma ha dichiarato che tutti gli attivi esistenti sul conto _ andarono in fumo a seguito della politica di investimenti operata dal genero.
A tal proposito è doveroso stigmatizzare che nel mese di settembre del 2001, ovvero contestualmente alle dichiarazioni rese da _ davanti al Procuratore pubblico secondo cui:
"
Attualmente il denaro è stato investito in azioni: il valore attuale si aggira attorno ai 150-200'000 CHF"
,
il conto in franchi svizzeri _ (limite di credito fr. 100'000.--) registrava una posizione debitoria di fr. 1'266'627,08.
Il valore dei titoli a garanzia di tale conto era valutato al 31.12.2000 in fr. 124'510.--
(cfr. estratto di deposito pegno intestato a _ cinquecentoventiquattro al 31.12.2000). Non vi è per contro agli atti l'estratto relativo al 31.12.2001.
Considerato,

in diritto:
1.
Secondo l’art. 138 n. 1 cpv. 2 CP, chiunque indebitamente impiega a profitto proprio o di un terzo valori patrimoniali affidatigli è punito con la reclusione sino a cinque anni o con la detenzione.
Se ha commesso il fatto in qualità di curatore, il
colpevole è punito con la reclusione sino a dieci anni o con la detenzione (art. 138 n. 2 CP)
L’impiego indebito deve essere ammesso unicamente quando “le azioni dell’autore riflettano la volontà di non adempiere ai propri obblighi nei confronti del mandante” (Stratenwerth, BT I, §13 n. 58; Rehberg, Z 92, 39; così come Schultz, ZBJV 109 [1973] 417 e ss.; nel risultato anche DTF 98 IV 33 collegato a Noll, Z 71 [1956] 164 e ss., DTF 121 IV 25; 119 IV 128, Corboz, Les infractions principales, I, ad art. 138, n. 22).
Da un punto di vista soggettivo l'autore deve avere agito intenzionalmente con lo scopo di procurare a sé o a terzi un indebito profitto.
Quest'ultima condizione è realizzata quando la persona che aveva l'incombenza di tenere a disposizione dell'avente diritto il bene affidato, ne fa uso a proprio profitto o a profitto di un terzo senza avere la volontà e la disponibilità - nel senso della possibilità - di restituire immediatamente la somma (6S.66/2005 del 14.4.2005; DTF 118 IV 27). Se doveva tenere il bene affidato a disposizione dell'avente diritto per una data determinata oppure entro un termine prestabilito, egli deve avere la volontà e la possibilità di restituirlo alla data prestabilita o alla scadenza prevista a questo scopo (6S.66/2005 del 14.4.2005; DTF 118 IV 27).
Il presupposto soggettivo dell'agire con lo scopo di procurare a sé o ad altri un indebito profitto viene a cadere se, al momento dell'impiego illecito del bene affidato, l'autore ne paga il controvalore (6S.66/2005 del 14.4.2005; DTF 107 IV 166). Lo stesso vale se egli aveva in ogni momento oppure alla data prestabilita, la volontà e la possibilità di farlo (6S.66/2005 del 14.4.2005; DTF 118 IV 32). Lo stesso vale anche nel caso in cui l'autore metta in compensazione una sua pretesa nei confronti dell'avente diritto dei beni affidati (6S.66/2005 del 14.4.2005; DTF 105 IV 29)
Non v'è intento di conseguire un indebito profitto nel caso di chi si appropria di una cosa esclusivamente per soddisfare, o tentare di soddisfare, un proprio credito d'importo almeno pari al valore della cosa di cui si appropria. Se l'agente ritiene fermamente, ma erroneamente, che tale condizione sia adempiuta può essere applicato nei suoi confronti l'art. 19 CP (DTF 105 IV 29)
L'assenza rispettivamente il ritardo di una dichiarazione di mettere in compensazione, benché possa costituire un indizio importante di assenza di una vera volontà di compensare, non è per contro determinante (6S.66/2005 del 14.4.2005; DTF 105 IV 29). L'onere della prova della volontà di compensare spetta all'autore che nega di avere avuto al momento dell'appropriazione l'intento di conseguire un indebito profitto (SJ 1996 p. 482)
L'intento di indebito profitto può essere realizzato per dolo eventuale (6S.66/2005 del 14.4.2005; DTF 118 IV 32) ovvero quando il profitto appare all'autore come possibile e, benché non lo desideri espressamente, egli accetta il caso in cui ciò si produca (6S.66/2005 del 14.4.2005; DTF 105 IV 29; 123 IV 155; 121 IV 249)
2.
Secondo l’art. 251 CP è autore colpevole di falsità in documenti, ed è punibile con la reclusione sino a cinque anni o con la detenzione, colui che al fine di nuocere al patrimonio o ad altri diritti di una persona o di procacciare a sé o ad altri un indebito profitto, forma un documento falso od altera un documento vero, oppure abusa dell’altrui firma autentica o dell’altrui segno a mano autentico per formare un documento suppostizio, oppure attesta o fa attestare in un documento contrariamente alla verità un fatto di importanza giuridica o fa uso a scopo d’inganno di un tale documento.
Secondo l'art. 317 CP è autore colpevole di falsità in atti formati da pubblici ufficiali o funzionari, ed è punibile con la reclusione sino a cinque anni o con la detenzione, i funzionari o i pubblici ufficiali che intenzionalmente formano un atto falso od alterano un atto vero (cpv. 1). Lo stesso vale per i funzionari o i pubblici ufficiali che intenzionalmente, in un documento attestano in modo contrario alla verità un fatto di importanza giuridica.
Il tutore ufficiale, ma anche il curatore, che redige un inventario e presenta i conti nonché le relazioni previsti dal diritto tutorio, agisce in qualità di funzionario. È quindi reo di falsità in atti formati da pubblici ufficiali o funzionari qualora ometta di indicare nell'inventario destinato alle autorità di tutela l'esistenza di beni appartenenti al proprio pupillo (DTF 121 IV 216, JdT 1997 IV 70, NZZ 1995 I N 215).
3.
Ciò che una persona sa e vuole è una questione di fatto. Ed è nei fatti accertati che il giudice deve ricercare la volontà dell’autore.
3.1.
Quo ai primi due prelevamenti.
a) Come visto è stato accertato che fino al 20 settembre 2001 e meglio fino al primo verbale d’interrogatorio davanti al PP, sia _ sia AC1 hanno sempre sostenuto che si trattava di soldi prelevati per conto della signora _, la quale li avrebbe poi a sua volta donati a terzi sconosciuti per beneficenza. Tesi evidentemente fallace, architettata con l’evidente scopo di nascondere le vere finalità di quel prelievo e meglio di impossessarsi del denaro della curatelata, sostenuta fino a costo di pagare, come è stato il caso, ben CHF 28'050.- a titolo di imposta di donazione. Come visto, consci del fatto che il Ministero pubblico avrebbe evidentemente scoperto, a mano della documentazione bancaria di _ relativa al conto di spettanza dell’accusata, pure l’accredito di CHF 120'000.-, la AC1ed il genero hanno repentinamente, il giorno dopo, cambiato versione affermando che si sarebbe trattato di una donazione in vita, da loro sottaciuta per ragioni fiscali. Sennonché di tale donazione non vi è traccia cartacea in atti. Al riguardo AC1, tra le tante menzogne raccontate, in aula ha pure preteso che la donazione sarebbe per lei intervenuta già con la sottoscrizione della procura post mortem del 14 dicembre 1995, salvo poi contraddirsi con la precisazione che quella procura non aveva quale fine la donazione bensì doveva costituire un documento che doveva servire a sbrigare affari correnti, in caso di necessità “
Il senso della procura era che se un giorno lei non poteva andare in banca per praticità ci potevo andare io. Questo per desiderio della signora _. A precisa domanda a sapere se ci sono altri motivi per i quali fu allestita la procura del 14.12.1995 rispondo che a mia conoscenza
.” (verb. dib. p. 2).
b) Per quel che è della rimunerazione per l’impegno profuso a favore dell’anziana, vi è da rilevare che da un lato l’imputata aveva, sia che sia, accettato di lavorare quale donna tutto fare con una remunerazione di fr. 400.-/600.- al mese senza che ne fosse evidentemente costretta e, dall’altro non è mai stata questione di compensazione di un presunto credito a tale titolo per i prelevamenti antecedenti la morte, per i quali l’accusata, dopo aver sostenuto che i soldi erano stati prelevati dietro indicazione della signora _che li avrebbe poi destinati a terzi sconosciuti, ha affermato che si sarebbe trattato di soldi già donatile dall’anziana.
Al riguardo AC1(e anche gli altri membri della famiglia sentiti in istruttoria) ha senz’altro esagerato nel riferire i termini dell’impegno svolto a favore dell’anziana, enfatizzandone le conseguenze, fino a sostenere, e con lei il _, che l’invadenza della _e la situazione creatasi a fronte dell’assillante presenza dell’anziana nella sua vita, sarebbe la causa della dissoluzione della loro relazione sentimentale. Circostanza smentita però nei fatti dalla stessa AC1allorquando ha precisato che il suo trasloco è avvenuto ben nove mesi dopo il decesso della _e meglio in corrispondenza dell’ultimo prelevamento di fr. 20'000.- destinati appunto alle spese di trasloco. Aggiungasi che, dalle cartelle sanitarie dell'ospedale Valmaggese nemmeno emerge che, contrariamente all'assunto dell'accusata, la stessa fosse quotidianamente al capezzale dell'anziana signora.
c) Quanto all’interesse di _ dapprima a raccontare del prelievo su ordine della _che avrebbe poi destinato il denaro a terzi e, successivamente, a narrare della donazione a AC1, è apparso fin troppo evidente. Come visto egli è stato il regista principale di tutta l’operazione. Poco importa che non ne abbia beneficiato personalmente, fermo restando che per lui la cosa principale era che i soldi non uscissero da _ (consid. 15.6), dove lui operava. E, sul conto _ 524, dove sono poi in definitiva confluiti gli averi provenienti dal conto della _, egli ha poi eseguito quelle operazioni speculative di cui dovrà rispondere. Del resto lo stesso _ ha, come visto, ammesso di non aver riferito del collocamento dei soldi di _su un conto della suocera, per timore che venissero rivendicati dalla successione (condis. 15.6, b).
d) E _ non è l’unico ad avere avuto interesse a non raccontare la verità. _ in definitiva, da tutta la vicenda, ha ricavato un’automobile di non poco valore, una Mercedes che ha finito poi per commutare con una Golf nuova oltre ad un saldo in danaro contante di fr. 10'000.- che ha dato alla AC1. La moglie di _ aveva anch’ella un interesse evidente a far apparire la _come ossessiva, onde giustificare l’asserito impegno del marito a suo favore. Quanto alla figlia _ é vero che ha riferito di avere sentito spesso la signora _dire che avrebbe lasciato in eredità alla madre il suo patrimonio, ma altrettanto vero che ha altresì dichiarato di non vederla spesso e di non intrattenere con lei un rapporto stretto. Decisiva é comunque la circostanza emersa dal suo stesso interrogatorio che le sue principali preoccupazioni sono quelle di non farsi coinvolgere nelle attività del cognato in relazione al conto _ di cui era beneficiaria.
e) Per contro tutte le altre persone sentite in istruttoria hanno dal canto loro riferito, a proposito della signora _, di una persona certo attenta, tirchia e a volte mutevole, senza tuttavia descriverla come ossessiva, al punto da richiedere quell’impegno e quelle energie che AC1vorrebbe far credere. Anzi, essi hanno pure precisato che era poco incline a fare donazioni (cfr. VI PP _ 9.5.2001, p. 3 ultimo capoverso), circostanza peraltro confermata, nei fatti, dalla stessa AC1allorquando ha riferito che, in occasione del matrimonio di sua figlia, le ha regalato fr. 100.-. Rilevasi al riguardo che anche il teste _ ha riferito di regali annuali di fr. 10.- (dieci!) da spartirsi fra 10 nipoti. Tutti i testi hanno riferito di non essere a conoscenza di donazioni a terzi di importi cospicui da parte della _che peraltro non era certo una donna solita effettuare questo genere di liberalità, contrariamente a quanto vuol far credere l'imputata, senza minimamente sostanziare la sua tesi. D’altra parte nulla in atti e dalle risultanze dibattimentali permette di affermare che ella abbia mai donato, peraltro senza nemmeno lasciare nulla di scritto, a terzi importi consistenti, nemmeno a favore di chi, come ad esempio i coniugi AC1, si era prodigato in suo favore. A favore degli stessi, per contro, aveva lasciato una disposizione di ultima volontà con la quale li beneficiava di un legato di CHF 10'000.- a testa.
f) Anche sulle circostanze del prelevamento di fr. 100'000.- il 1. ottobre 1998, nella misura in cui ha preteso che la _avrebbe chiamato in banca per preavvisare l’operazione, AC1ha mentito: è lo stesso _, nel suo verbale del 14 giugno 2004, a non confermare la circostanza relativa a quella telefonata, della quale non vi è nemmeno traccia nei documenti bancari nonostante si tratti di un importo consistente, per il cui prelevamento, un diligente funzionario di banca, al di là della procura, è solito cerziorarsi della reale volontà del titolare.
g) Tornando alla procura, secondo AC1già con la firma della stessa si sarebbe materializzata la volontà della _di donarle il denaro depositato. Sennonché, come visto, la stessa AC1ha precisato in aula che le finalità di quella procura erano altre: non di donare gli averi in conto ma di farne uso, nell’interesse della titolare, in caso di bisogno.
h) A mente della difesa la tesi della donazione troverebbe analogie e, quindi, indiretto riscontro con l’agire della signora _nei confronti dei coniugi AC1, nella misura in cui, fintanto che era vigente la procura post-mortem, per la signora _non sarebbe stato necessario allestire un testamento poiché i soldi già erano del beneficiario, tant’è che fino ad allora _non ha ritenuto di allestire disposizioni di ultima volontà a favore del titolare della procura. Falso. E' stato accertato che fino al 31 gennaio 1994 era titolare di un conto presso la _ di Lugano su cui AC1 disponeva della procura individuale post mortem. E’ inoltre stato accertato che l’anziana nell’aprile 1997 consegnò al sig. AC1 l’importo di fr. 30'000.- che questi versò, il 21 aprile di quell’anno, su un conto da lui aperto a nome della signora _presso la Bank in Langnau. Questi soldi erano stati dati dalla signora _ad AC1 affinché questi li gestisse. Poi, nel settembre dello stesso anno, senza che vi fossero state particolari movimentazioni sul conto, _fece trasferire la somma sul suo conto presso _ Locarno. Già il 30 settembre 1993, allorquando la relazione bancaria presso la Bank in Langnau ancora nemmeno era stata aperta e ancora non era chiusa la relazione presso la _ su cui, come visto, AC1 aveva la procura, la signora _aveva allestito una disposizione olografa secondo la quale, in caso di morte, il prestito fatto al _ di fr. 200'000.- sarebbe passato a AC1: “Im Todesfall wird das Darlehen zu Gunsten von Herrn AC1 in Langnau übertragen” (disposizione olografa 30.09.93 in calce al contratto di prestito 19.02.93). Successivamente, il 5 ottobre 1995, _aveva pure allestito un’altra disposizione olografa nella quale confermava che, essendo senza eredi, nel suo testamento aveva lasciato un legato di fr. 10'000.- a testa a favore dei coniugi AC1 “Bestätigung.
Unterzeichnete ist ohne Erben und hat im Testament je 10'000.- eingetragen 1. Frau AC1 2. AC1 im Langnau für stete Hilfe“.
Segno evidente che la signora sapeva perfettamente come agire in relazione al suo patrimonio in caso di morte, cosa significava una procura post mortem, che non andava confusa con una donazione e che, se intendeva esprimere un desiderio per causa di morte, allestiva un testamento olografo. Così ha fatto con i coniugi AC1, mentre così non ha fatto con AC1. E la disposizione di ultima volontà del 30 settembre 1993 (peraltro mai revocata) é stata allestita allorquando la procura post mortem sul conto in _ ancora era in vigore. Altro che analogie!
i) Quanto alle condizioni di salute di _si ha, come visto, che già il 17 luglio 1998 l’anziana, ricoverata presso l’ospedale di Cevio, era in condizioni psicofisiche tali da non essere in grado di gestire i suoi interessi economici (cf. certificato medico 17.07.98 dott. _; dichiarazione assistente sociale ospedale valmaggese e verbale MP _ 15.05.01), al punto da giustificare l’istituzione di una curatela. Segno evidente che non era più in grado di determinarsi autonomamente circa la destinazione del suo patrimonio. E’ ben vero che, successivamente, emergono due nuovi prelevamenti eseguiti dalla signora _il 28 luglio 1998 (fr. 30'000.- dal conto in _) e il 16 settembre 1998 (fr. 30'000.- dal conto _), di cui però non sono note le circostanze e meglio si sa solo che la donna è stata in banca a prelevare (accompagnata da chi? Per quali fini? Come sono stati impiegati quei soldi? Per pagare cosa?, ecc), ciò che ancora nulla dice circa le sue capacità di agire. Aggiungasi di poi che, successivamente, la donna non ha più eseguito operazioni sul conto e i prelevamenti successivi, gli unici che risultano dagli estratti conto, sono quelli oggetto del presente procedimento.
l) Come visto la curatela è stata istituita il 18 settembre 1998. Il 29 settembre successivo AC1ha aperto il conto _ a lei intestato in _. In quell’occasione, per sua stessa ammissione, le tremò la mano. Il 30 settembre ha consegnato l’inventario alla DT di Locarno senza fare menzione del conto _ già intestato alla curatelata. Il giorno dopo (dicasi: il giorno dopo!), e meglio il 1. ottobre 1998 viene effettuato il prelevamento dal conto _ in _ di fr. 100'000.- che vengono accreditati il giorno stesso sul conto _ di AC1in _. Questa consecutio temporis di straordinaria linearità la dice lunga sul disegno criminoso di AC1(e del suo complice): dapprima ha preparato il campo aprendo il conto a suo nome, poi ha presentato l’inventario della curatelata alla DT sottacendo l’esistenza degli averi dell’anziana ed il giorno dopo si è appropriata di parte di tali averi non dichiarati depositandoli sul suo conto aperto due giorni prima. Il tutto con un solo fine possibile e meglio quello di appropriarsi indebitamente dei soldi della curatelata. Al riguardo le argomentazioni della difesa circa l’illogicità di aver prelevato, nell’ipotesi accusatoria, soltanto una parte degli averi, sono inconferenti: certo è infatti che il conto della donna è rimasto segreto e quindi non si appalesa necessario vuotarlo completamente in una sola occasione.
m) Pretendere, come fa la difesa, che quei soldi le sarebbero stati destinati per causa di morte, è, ancora una volta, cercare di confondere le carte. Al riguardo basta infatti la constatazione che i prelievi in questione sono avvenuti allorquando _ancora era in vita!
n) A mente della difesa l’esistenza del conto _ di _in _ sarebbe stata sottaciuta per esigenze di natura fiscale. Ancora una volta AC1mente. A parte il fatto che AC1ha ammesso di aver prelevato ed incamerato i primi fr. 120'000.-, forza è constatare come l’accusata ha accettato, il 7 novembre 2000, ossia molto prima di raccontare la verità circa il destino dei due prelevamenti di complessivi fr. 120'000.-, una transazione con le autorità fiscali mediante la quale si è assunta il pagamento di ben fr. 28'050.- quale imposta di donazione in virtù del principio della responsabilità solidale "non essendo stato possibile risalire ai donatari". Questa assunzione di debito altrimenti non si spiega se non con la volontà dell’accusata di mascherare la vera destinazione dei soldi prelevati dal conto della _quando ancora viveva e non già per aggirare il fisco, giacché proprio al fisco è stato accettato di pagare la somma di quasi fr. 30'000.-.
Lo stesso dicasi relativamente alla circostanza che, in occasione della firma dei documenti di apertura del conto _ a AC1tremò la mano: non già perché sapeva di fare una cosa scorretta dal profilo fiscale, bensì perché sapeva che stava appropriandosi degli averi della sua curatelata. La semplice apertura del conto, da sola, non costituiva ancora un illecito fiscale, tale da giustificare il tremorio delle mani. Diverso sarebbe stato il caso in cui tale tremore fosse sopraggiunto al momento dell'allestimento della sua personale dichiarazione fiscale nella quale avrebbe omesso di dichiarare tali averi. Del resto, relativamente alle pratiche fiscali, non le tremò la mano allorquando accettò il citato accordo con l’ufficio imposte di donazione e successione.
o) Alla luce degli accertamenti fattuali di cui ai considerandi in fatto ed alle considerazioni testè esposte, ne va tratta l’unica conseguenza logica e possibile e meglio che l’anziana non ha mai espresso né fatto intendere di voler donare, né mai ha donato, a AC1gli importi oggetto dei due prelevamenti di complessivi fr. 120'000.- eseguiti allorquando ancora era vita: nulla in atti e dalle risultanze dibattimentali permette anche solo di dubitare che nell’anziana vi fosse il benché minimo animus donandi a favore della AC1.
3.2.
Quo ai (4) prelevamenti dopo il decesso.
a) E’ stato accertato che, con il prelevamento di 19'737,98 U$, l’importo complessivo dei quattro prelevamenti post-mortem si aggira attorno ad una cifra (fr. 120'000.-) analoga a quella relativa ai due prelevamenti illeciti effettuati prima del decesso della signora _.
b) Come visto _ha lasciato diverse disposizioni di ultima volontà. Nessuna di queste contiene anche solo una piccola clausola a favore di AC1. Ciò dimostra innanzi tutto come l’anziana, finché ne ha avuto la capacità, ha sempre inteso disporre del suo patrimonio in caso di decesso e, se non ha indicato la AC1tra i suoi beneficiari è semplicemente perché non voleva lasciarle dei suoi averi. Per il resto è emerso, come visto, che l’unico accordo passato con l’accusata, consisteva nell’assisterla per 400.-/600.- CHF al mese. Punto!
c) Quanto alla pretesa per il lavoro svolto a favore della signora _la Corte ha accertato che AC1ha certamente dedicato del tempo all’anziana, ma questo tempo era concordemente remunerato con il versamento di ca. fr 400/600.- al mese, a seconda dei mesi. AC1non ha mai manifestato, prima del decesso della signora _, alcuna pretesa riguardo a sue prestazioni fornite allorquando l’anziana era ancora in vita e mai onorate. Dall’inventario prodotto alla DT di Locarno, presentato come visto meno di un mese e mezzo prima della morte della signora _, nulla emerge al riguardo. Orbene, se davvero avesse vantato (o anche solo inteso vantare) un credito nei confronti della curatelata per il lavoro svolto a suo favore, qualsiasi persona dotata di un minimo di senno (e la AC1era assistita dal genero, vice-direttore di un importante istituto bancario) l’avrebbe inserito nell’inventario alla voce passivi, tanto più che, a suo dire l’assistenza prestata si estendeva su più anni ed aveva richiesto un impegno fuori dal comune tanto da diventare la causa dello scioglimento della sua relazione sentimentale con il _. Il non averlo fatto è segno evidente che AC1non solo non intendeva far valere alcun credito, ma anche che tale credito in realtà non esisteva e non è mai esistito.
d) Non tragga in inganno poi la transazione intervenuta con l’amministratore della successione avv. _, il quale ha riconosciuto alla AC1, in data l’importo, in via transattiva, di fr. 80'000.- a fronte di una pretesa finale di CHF 120'000.-. Dallo scambio di corrispondenza in atti fra l’amministratore della successione e l’avv. _ allora patrocinatore di AC1nonché dall’audizione in aula del primo, si ha che il 10 febbraio 2000 l’avv. _ ha avanzato una pretesa di fr. 120'000.- mentre in passato l’accusata ne aveva richiesti 48'000.- quale compenso per l’impegno profuso a favore della _(cf. dichiarazione AC130 marzo 1999 redatta su carta intestata dell’avv. _). Con scritto 29 marzo 2000 l’avv. _, nel frattempo accortosi dei primi due prelevamenti di complessivi fr. 120'000.- eseguiti da AC1sul conto della _ancora in vita, ha chiesto spiegazioni al patrocinatore dell’accusata. Ne discende che, a non averne dubbi, l’importo di fr. 120'000.- indicato dall’avv. _ nel suo scritto 10 febbraio 2000 faceva riferimento ai 120'000.- CHF prelevati dopo il decesso (cifra arrotondata per difetto) di quelli prelevati prima del decesso ancora non si sapeva. Le parti sono quindi giunte all’accordo 26 aprile 2000 che prevedeva la restituzione da parte di _ dell’intero prestito di fr. 200'000.- ed il contestuale riconoscimento di una pretesa per spese ed onorari di fr 20'000.- nonché la restituzione da parte di AC1dei 120'000.- CHF prelevati dopo il decesso, deduzion fatta di fr. 80'000.- riconosciutile in via bonale per le sue prestazioni a favore di _. La restituzione è poi avvenuta mediante versamento di data 2 maggio 2000 (cf scritto 17.04.01 avv. _ a Ministero Pubblico). Così l’avv. _ in aula:
"
Come si evince dal mio scritto 17.4.2001 al MP, a quel momento _ aveva già restituito complessivi fr. 95'000.--. Ne rimanevano ancora fr. 105'000.--. Come da accordo gli vennero riconosciuti per onorari e spese fr. 20'000.-- da qui il saldo di fr. 85'000.-- indicato al punto 3 dello scritto 26.4.2000.
Per quanto riguarda la signora AC1, le vennero riconosciuti come al punto 2 dello scritto citato, fr. 80'000.--. Questo importo è stato dedotto dall'importo di fr. 120'000.-- e quindi a favore della successione è rimasto un credito di fr. 40'000.--.
Questi due importi (fr. 85'000.-- + fr. 40'000.--) per complessivi fr. 125'000.-- sono stati versati conformamente all'accordo il 4.5.2000, come da me indicato nello scritto 17.4.2001 al MP. Io, al momento dell'accordo, non sapevo quanto esattamente la signora AC1aveva prelevato.” (verb. dib. p. 4-5).
Presupposto di quell’accordo era, ovviamente, l’ammissione da parte dell’amministratore che i primi CHF 120'000.- erano effettivamente stati dati a _e da questa donati a terzi, e non certo che li avesse incamerati proprio AC1. Del resto, come visto, fino al verbale del 21 settembre 2001 reso davanti al PP, AC1e _ avevano sempre sostenuto la tesi della donazione a terzi, tant’è che ancora il 7 novembre 2000 l’avv. _ aveva dichiarato, davanti alle autorità fiscali, l’accordo della sua cliente ad assumersi le relative imposte di donazione ammontanti a fr. 28'050.-. Al riguardo sempre l’avv. _ in aula:
"
L'accordo è stato fatto sulla base della cifra di fr. 120'000.-- indicata dall'avv. _. Prendo atto che non è logico che si trattasse dei primi fr. 120'000 che sarebbero finiti, per le conoscenze che avevo a quel momento, in base alle informazioni fornitemi dalla signora AC1e dall'allora suo patrocinatore, nelle mani della signora _e poi da questa ad anonimi donatari, su cui la signora AC1si era pure impegnata a pagar fr. 28'050.-- quale tassa di donazione.
” (verb. dib. p. 5)
Stanti tali accertamenti il disegno truffaldino emerge in modo evidente: AC1ha dapprima sottaciuto dei primi prelevamenti, una volta scoperti ha affermato che si trattava di soldi consegnati alla signora _da destinare a terzi cosicché, complice anche la confusione dettata dalla corrispondenza degli importi prelevati prima e dopo la morte (120'000 i primi e approssimativamente 120'000.- i secondi), ha potuto trovare un accordo soddisfacente con l’amministratore della successione nel quale da un lato faceva apparire la volontà di restituire parte del maltolto e dall’altra poteva conservare i primi 120'000.- grazie alla menzogna di averli dati alla _(cf anche scritto 2 maggio 2000 dell’avv. _ alla DT di Locarno), salvo poi, per evitare ulteriori disagi, assumersi il pagamento delle imposte di donazione. Il tutto, come detto, sottacendo di aver incamerato i primi 120'000.- franchi.
Ne discende che la transazione mediante la quale è stata riconosciuta una pretesa di fr. 80'000.- a favore di AC1altro non è stato che un accordo bonale senza che da parte dell’amministratore fossero stati esperiti ulteriori accertamenti, sulla fondatezza della stessa. La sua maggiore preoccupazione era infatti da un lato evitare che la successione dovesse poi accollarsi anche le imposte di donazione sui primi prelievi e dall’altro che si potesse giungere ad una rapida liquidazione di ogni pendenza. Non è questa la sede per sindacare sull’operato dell’amministratore e meglio se rientrasse nelle sue competenze allestire una transazione di questo tipo senza l’autorizzazione dell’autorità di sorveglianza e soprattutto se fosse legittimo ritenere il _ quale erede istituito senza la notifica di tutte le disposizioni di ultima volontà a tutti gli eredi legali (non solo quelli necessari) che il Pretore avrebbe eventualmente dovuto indicargli (art 559 CC e 83 LAC); certo è che, sia che sia, l’avv. _ ha ritenuto il sig. _ quale unico erede istituito ed è a lui che ha chiesto l’accordo di agire in tal senso. _, che nulla pretendeva dalla successione se non di poter poi destinare il saldo finale ad enti di beneficenza, come poi ha fatto, ha dato il suo accordo senza sindacare sulla destinazione dei primi 120'000.- franchi. In altri termini, non vantando pretese personali, egli ha di fatto manifestato un certo disinteresse, accontentandosi di raccogliere quanto rimaneva da destinare poi in beneficenza. Ecco spiegato perché, in fondo, non vennero esperiti ulteriori e più puntuali accertamenti, al momento della firma della transazione, in relazione alla vera destinazione dei soldi prelevati da AC1prima della morte di _. Così infatti l’avv. _ in aula:
"
ADR il signor _ ha rinunciato a fungere da esecutore testamentario. ADR che tutte le decisioni che prendevo, le sottoponevo al signor _ come erede istituito. Questo anche per quanto concerne gli accordi presi con la signora AC1e con il signor _. Alla fine il signor _ ha ricevuto l'importo di fr. 35'447.-- oltre al legato e li ha destinati tutti in beneficenza." (verb. dib. p. 5)
Tutto ciò considerato si deve concludere che, al momento dell’effettuazione dei prelevamenti eseguiti dopo la morte della _, AC1non ha agito in compensazione di una pretesa liquida e fondata o che riteneva tale, bensì per “spazzare il conto” appropriandosi degli averi ivi depositati.
3.3.
Dal profilo soggettivo non vi sono dubbi che AC1ha agito intenzionalmente. Lo dimostrano ancora una volta sia le modalità di prelevamento con la precedente apertura del suo conto _ su cui sono stati accreditati parte degli averi della curatelata e la straordinaria concordanza di date tra l’apertura del conto _ e l’accredito sullo stesso, nonché l’assenza di qualsiasi atto che dimostri l’animus donandi della _sia in vita che per causa di morte. Inoltre, per i prelevamenti eseguiti prima del decesso, evidente è risultato lo scopo del mancato inserimento nell’inventario alla DT di Locarno del conto _ in _ e meglio per sottacere che già aveva preparato il campo per impadronirsi degli averi della _con l’apertura del conto _. Per quelli dopo il decesso _sapeva, a partire almeno dall’incontro del 30 marzo 2000 con l’avv. _, che non era più autorizzata ad eseguire atti di disposizione sul patrimonio della defunta. Ciononostante ha prelevato ulteriori fr. 20'000.- il 18 agosto 1999! Per quel che è dei tre prelevamenti post mortem precedenti l’ultimo, stanti gli accertamenti fattuali di cui si è detto, non vi sono dubbi che AC1sapeva perfettamente che non aveva diritto di appropriarsi di quegli averi. Ne discende che l’accusa va integralmente confermata.
3.4.
La difesa ha contestato l’applicazione dell’aggravante di cui alla cifra 2 dell’art. 138 CP dell’aver agito in qualità di curatrice poiché era in realtà titolare di una procura post mortem di guisa che ha agito in qualità di procuratrice sia per i prelevamenti effettuati prima sia per quelli effettuati dopo il decesso di _. A torto.
Innanzi tutto va detto che, sia che sia, a prescindere dalla procura, AC1era stata designata curatrice. Il primo prelevamento lo ha persino eseguito due giorni dopo l’apertura del conto _ ed il giorno dopo la presentazione dell’inventario alla DT, segno evidente che voleva approfittare proprio della sua funzione di curatrice. Aggiungasi poi che AC1rivestiva entrambe le funzioni, ossia era sia curatrice che procuratrice ed una funzione non escludeva l’altra. Per ammettere l’aggravante infatti basta la costatazione che l’agente è il curatore e che egli ne ha la consapevolezza.
Per i prelevamenti eseguiti dopo il decesso va detto che la funzione di curatore non si estingue eo ipso con il decesso del curatelato, il curatore dovendo amministrare i beni in modo conservativo fino alla consegna agli eredi o ai loro rappresentanti, alla designazione di un amministratore o di un esecutore testamentario (per analogia cf. DTF 53 II 198).Ne discende che l’aggravante citata deve essere applicata anche agli atti eseguiti dopo il decesso di _.
4.
Per quel che è dell’omessa indicazione nell’inventario dei beni della curatelata presentato alla DT di Locarno, già si è detto come AC1abbia agito volontariamente in relazione all’esistenza del conto _ in _ nonostante fosse stata avvertita dalla funzionaria responsabile che avrebbe dovuto inserire anche beni eventualmente non dichiarati al fisco.
Per quel che del conto garanzia presso _ oltre alla constatazione che lo stesso non è stato inserito in inventario, al dibattimento è stato accertato che AC1ne conosceva l’esistenza e che sapeva che, giuridicamente, i soldi depositati in garanzia del pagamento delle pigioni appartengono all’inquilino e non al proprietario. Ciò basta per ammettere che si è trattato di un atto intenzionale.
Quanto alla qualifica giuridica di tali atti va detto, come evocato sopra, che l’unica differenza tra l’art. 251 CP e l’art. 317 CP, al di là dell’identità dell’autore e conseguentemente del bene giuridico protetto, è il fatto che il reato di falsità in atti formati da pubblici ufficiali o funzionari, contrariamente a quello di falsità in documenti, non necessita che l’autore abbia agito per indebito profitto.
Nella fattispecie vi è da ritenere che al curatore è riconosciuta, oltre all’obbligo di agire nell’interesse della persona beneficiaria della misura, una funzione di interesse generale (DTF 121 IV 216) a prescindere che si tratti di un tutore che svolge le sue mansioni in quanto dipendente dell’amministrazione o meno, determinante essendo la funzione stessa per la quale è stato designato. Ciò posto AC1va ritenuta colpevole di aver violato l’art. 317 CP e non l’art. 251 CP, non senza precisare la questione ha avuto nella fattispecie un peso puramente accademico, del tutto irrilevante nella commisurazione della pena. Sia che sia, è appena il caso di precisare che, volendo applicare l’art. 251 CP, l’indebito profitto è comunque stato accertato nella misura in cui AC1ha sottaciuto l’esistenza del conto in _ al solo scopo di appropriarsi del denaro ivi depositato (basterebbe al riguardo, per ammettere il reato, anche solo se avesse agito, ma non è il caso, per sottrarli al fisco in quanto beni non dichiarati), mentre per il deposito garanzia vi é da ritenere che l'omissione é avvenuta nell'ambito dell'intero disegno, nella misura in cui é convenuto all'accusata non indicare nessuno degli averi non dichiarati al fisco ("Besserstellung").
5.
Per l'art. 63 CP, il giudice commisura la pena, nei limiti della comminatoria edittale, alla colpa del reo, tenendo conto dei motivi a delinquere, della sua vita anteriore e delle sue condizioni personali.
La colpa dell'accusato va innanzi tutto valutata considerando la portata oggettiva del reato intenzionalmente commesso: considerando cioè quel che ha fatto volendolo fare, le motivazioni, il modo di esecuzione, le circostanze in cui ha agito e il risultato ottenuto (Corboz, La motivation de la peine, in ZbVJ, 1995 24). Occorre, inoltre, considerare la situazione familiare e professionale dell’autore, la sua educazione e la formazione seguita, l’integrazione sociale, gli eventuali precedenti penali e, in generale, la sua reputazione. In linea di conto entrano anche il comportamento dopo la perpetrazione del reato, la qualità della sua collaborazione con gli inquirenti, il pentimento e la sua volontà di emendamento (DTF 124 IV 47 consid. 2d con rinvio a DTF 117 IV 112 consid. 1; 116 IV 289 consid. 2a). Per contro, criteri ispirati alla parità di trattamento con casi analoghi hanno una portata relativa (DTF 124 IV 47 consid. 2c) e le esigenze di prevenzione generale rivestono un ruolo secondario (DTF 118 IV 350). L'art. 68 n. 1 CP dispone inoltre che quando il reo incorre in più pene privative della libertà, il giudice lo condanna alla pena prevista per il reato più grave aumentandola in misura adeguata, ma non più della metà della pena massima comminata e senza andar oltre al massimo legale della specie di pena. La gravità della colpa è il criterio fondamentale per la fissazione della pena.
a) Nella fattispecie ha da essere ritenuta una colpa assai importante già solo per la gravità oggettiva dei fatti riferita all’entità della somma maltolta. Inoltre va considerato che l’imputata ha tradito sia la fiducia dell’anziana sia, e soprattutto, quella della DT di Locarno, istituzione preposta all’adozione di misure a tutela delle persone allorquando queste non sono in grado di gestire autonomamente il loro patrimonio. Ed in definitiva è proprio di aver tradito, per meri fini di lucro personali, per arricchirsi in modo indebito, questa fiducia che AC1deve rispondere. A ciò aggiungasi un disegno truffaldino ben architettato, preparato a dovere con prelievi in contanti ed accrediti sul proprio conto cifrato, aperto due giorni prima. L’imputata ha pure sottaciuto alle autorità, al solo scopo, per finire, di nascondere l’appropriazione indebita, fatti importanti come l’esistenza del conto non dichiarato dalla defunta su cui proprio il giorno dopo ha eseguito la prima operazione illecita, ha mentito spudoratamente sulla reale destinazione dei primi prelievi inventandosi la storiella della donazione a terzi; ha ingannato sia l'amministratore della successione facendogli credere di aver incassato unicamente i 120'000.- franchi provenienti dai prelevamenti fatti dopo la morte, sia le autorità fiscali davanti alle quali si è assunta l’onere del pagamento delle imposte di donazione al solo fine di evitare che venissero esperiti ulteriori e migliori accertamenti, così come ha tergiversato nel presentare il proprio rapporto morale sull’attività di curatrice, conscia dell’attività illecita commessa: sono fatti che la dicono lunga sulla volontà di nascondere fino all’ultimo le proprie responsabilità. Per tacere del fatto che AC1ha avuto un atteggiamento processuale di continua negazione delle proprie responsabilità che non merita attenuanti e, di conseguenza, sconti di pena.
Nè va infine sottovalutato il concorso di reati nella misura in cui anche la mancata iscrizione, in particolare del conto _ della _, nell’inventario presentato alla DT di Locarno, a prescindere dalla qualifica giuridica di tale comportamento é un elemento importante dell'intensità delinquenziale e, quindi, della colpa, perché dimostra come l'accusata, sin dall'inizio, non solo ha inteso appropriarsi del patrimonio della sua curatelata, ma ha pure inteso nascondere le tracce del suo agire, nel caso in cui fosse stata chiamata a dare spiegazioni.
b) A favore dell’imputata sono state considerate la sua incensuratezza, la sua scarsa scolarità, la sua età ormai prossima alla vecchiaia, le sue condizioni di salute nonchè la constatazione che, molto probabilmente, ella non è stata la regista principale dell’operazione.
Non è stata ritenuta l’attenuante specifica del lungo tempo trascorso poiché, tecnicamente, i requisiti dell’art. 64 ultimo capoverso CP non sono dati non essendo ancora trascorsi i due terzi del periodo assoluto di prescrizione. Certo, anche il lasso di tempo trascorso e il fatto che, da allora, non risulta che AC1abbia mai più interessato le autorità penali, sono stati valutati attentamente dalla corte che ha quindi considerato tali fattori quali importanti ragioni di diminuzione della colpa e, quindi, della pena. Inoltre, a favore di AC1è pure stato considerato che, in definitiva, pur se con finalità non proprio corrette, una parte del maltolto è stata restituita.
Per finire non sono state considerate le due attenuanti invocate dalla difesa dell’essere stata indotta in grave tentazione dalla vittima poiché la signora _non ha avuto nella fattispecie alcun comportamento provocatorio (a meno che si voglia far passare per incitamento la semplice sottoscrizione di una procura sul conto) ma è stata vittima dell’eccessiva fiducia riposta in AC1(ed in _) e dell’aver agito ad incitamento di persona a cui deve obbedienza, poiché AC1era del tutto consapevole di ciò che faceva e _ in particolare, pur avendo giocato un ruolo non trascurabile, non ha esercitato quella pressione anche solo psicologica esatta dalla giurisprudenza per ammettere tale attenuante.
Con il che, la prognosi non potendosi dire del tutto sfavorevole malgrado il comportamento processuale dell’imputata, ben si giustifica di infliggerle una pena di quindici mesi di detenzione con il beneficio della sospensione condizionale per due anni.
Rispondendo affermativamente a tutti i quesiti, tranne al quesiti no. 3, 3.1., 3.2. e 3.3.;
visti gli art. 18, 19, 36, 41, 63, 64, 65, 68, 138 n. 1 e n. 2 e 251 n. 1, 317 CP;
9 segg. CPP e 39 TG sulle spese;