Decision ID: 4474cb6f-83aa-5379-a65f-465c0b1d6fa4
Year: 2011
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_002
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: civil_law

ritenuto
in fatto: A. Con contratto del 10 maggio 2004 AP 1 ha assunto AO 1 in veste di aiuto commessa presso il negozio di abbigliamento “_” situato nel _ a _. Il contratto di lavoro è stato concluso a tempo indeterminato e prevedeva - fra l'altro - un salario di fr. 2'500.– lordi mensili poi aumentati fino al corrispondente importo, nel 2009, di fr. 2'522.50 netti mensili, oltre a 20 giorni di vacanza l'anno da fissare, in accordo con la gerente del negozio ed esclusi i mesi di luglio e agosto, entro il 31 marzo (doc. 1).
AO 1 ha effettuato vacanze dal 28 giugno al 12 luglio 2009 e, il giorno 13 luglio previsto per il suo rientro, non si è presentata sul posto di lavoro. Il 15 luglio 2009, e con effetto dal successivo 31 luglio, AP 1 ha disdetto il citato contratto sostenendo di non poter accettare la sua assenza ingiustificata, che oltretutto aveva influito sull'organizzazione delle vacanze già pianificate del personale, e ingiungendo all'interessata di non più ripresentarsi in negozio e di voler contattare la gerente per la tempestiva restituzione delle chiavi (doc. C). AO 1 ha contestato il licenziamento con scritto 20 luglio 2009, spiegando di soffrire di problemi di salute dal giugno 2009 e che, come comprovato dal certificato medico, le era stata accertata un'incapacità lavorativa completa a partire dal 13 luglio, di cui la gerente del negozio era stata informata telefonicamente, motivo per cui la disdetta era nulla giusta l'art. 336c CO (doc. D). La dipendente ha ribadito il suo punto di vista il successivo 3 agosto 2009, invitando la datrice di lavoro a versare il salario dovutole (doc. F, pag. 1). Un'ulteriore diffida è poi seguita il 1° settembre 2009 (doc. F, pag. 3), con richiesta di poter riprendere la propria attività lavorativa. Vano il tentativo di soluzione bonale della vertenza, il 19 novembre 2009 AO 1 ha così trasmesso un conteggio delle pretese salariali da giugno (saldo) a ottobre 2009 ancora insolute per l'importo complessivo di fr. 10'236.53 netti (doc. H), cui AP 1 si è opposta con lettera del 1° dicembre 2009 (doc. L).
B. Con istanza 5 agosto 2010, AO 1 si è rivolta alla Pretura _ chiedendo la condanna di AP 1 a versarle fr. 10'263.53 [recte: fr. 10'236.53] netti per salario e indennità non riconosciute. L’istante ha addotto che tra il 23 maggio 2009 e l'8 giugno 2009 le era stata riconosciuta una prima incapacità al lavoro dal dott. med. V_, seguita poi da una ricaduta dal 14 giugno al 27 giugno 2009. Trascorse le vacanze - dal 28 giugno al 12 luglio 2009 - il dott. med. M_ le aveva attestato un'ulteriore incapacità lavorativa tra il 13 luglio e il 1° agosto 2009, che si era altresì protratta dal 3 al 31 agosto 2009 come certificato dal dott. med. V_. Tra il 13 e il 14 luglio 2009 ella si era inoltre rivolta al Pronto soccorso dell'Ospedale _ per accertamenti. La lettera 15 luglio 2009, a detta dell’istante, non costituiva una disdetta per motivi gravi ex art. 337 CO in quanto priva di effetto immediato e non fondata su una causa grave, giustificata e chiara. Ciò posto, per l'art. 335c cpv. 1 CO, considerati gli anni di servizio dell'istante e quindi i due mesi di preavviso, il termine di disdetta ordinario cadeva il più presto a fine settembre 2009, non certo al 31 luglio. Tenuto conto dell'incapacità lavorativa però il termine era sospeso per l'art. 336c CO, e andava quindi conseguentemente prorogato.
C. All'udienza di discussione 6 ottobre 2010, l'istante ha ribadito la sua richiesta, alla quale si è opposta la convenuta, eccependo dal punto di vista formale carenze della procura e dell’elenco dei documenti agli atti. Nel merito essa ha poi contestato le incapacità lavorative dal 23 maggio all'8 giugno 2009 e dal 14 al 27 giugno 2009, poiché prive di certificati medici. Inattendibili poi, a detta della convenuta, quelli relativi all'incapacità lavorativa dal 3 al 31 agosto 2009 e dal 13 luglio al 1° agosto 2009, poiché entrambi rilasciati da medici chirurghi cui non competeva certo di accertare una “sindrome ansioso depressiva”. L'istante medesima affermava di essere guarita il 27 giugno 2009 e di essere partita in vacanza ad _ dal 28 giugno al 12 luglio 2009, contravvenendo quindi alle pattuizioni contrattuali. L'interessata, senza informare la datrice di lavoro, non si era inoltre presentata in negozio il 13 luglio 2009 ed erano stati vani i tentativi della gerente di contattare l'istante tra il 13 e il 15 luglio 2009. Di modo che, data la noncuranza di quest'ultima che sapeva della partenza per vacanze della gerente il 16 luglio 2009 e che del negozio si sarebbe dovuta occupare una commessa non ancora formata, si era giunti alla disdetta 15 luglio 2009. L'istante era passata in negozio il giorno 17 chiedendo della gerente che sapeva però assente fino al 1° settembre 2009, omettendo perfino a quel momento di lasciare un certificato medico: questo ledeva l'obbligo di diligenza del lavoratore (art. 321a CO). Solo il 20 luglio 2009, ben sette giorni dopo la pretesa incapacità, l'interessata aveva tentato di inviare il certificato medico datato 13 luglio 2009. Ma, mancando la gerente, l'invio non era stato ritirato. Era poi curioso, a detta della convenuta, che l'istante fosse guarita per le vacanze, e che la malattia fosse invece riemersa solo alla loro fine. Inoltre, una “sindrome depressiva” non è sintomatica di un'“impossibilità ad inviare un certificato medico”, ritenuto che nessuno dei certificati agli atti imponeva la permanenza a letto. I documenti ospedalieri riferivano di un problema dermatologico alla bocca, ma non di un'incapacità al lavoro dell'istante né di un suo ricovero, e accennavano alla terapia antidepressiva solo perché così segnalata da quest'ultima. Secondo la convenuta l’istante aveva accettato la disdetta poiché non si era presentata al lavoro neppure il 3 agosto 2009 e in taluni scritti accennava a un riacquisto della capacità lavorativa dal 2 agosto 2009. Il 1° settembre 2009 la datrice di lavoro ancora non era in possesso dei certificati medici, e quelli poi trasmessi erano privi di forza probatoria e inattendibili. Donde la convinzione della convenuta nell’infondatezza delle pretese dell'istante, per altro compensate a ogni modo con i disagi causati da quest’ultima.
Prodotta la nuova procura, l'istante ha obiettato in replica che i certificati medici, mai ritirati, erano stati trasmessi con invio raccomandato. E, visto che l'incapacità al lavoro era stata comunicata, la sua assenza dal 13 luglio 2009 non era ingiustificata. Ha infine contestato tutti gli altri argomenti della società convenuta. Per quest'ultima, in duplica, tali censure erano insufficienti in quanto generiche. Nulla indicava poi che il 13 luglio 2009 il dott. med. M_ avesse in effetti visitato l'istante e che, pertanto, da quel giorno costei fosse malata. In caso contrario, pure la documentazione ospedaliera avrebbe attestato tale suo impedimento. Di modo che la convenuta contestava non solo l'invio dei certificati medici, ma anche la pretesa incapacità a lavorare dell'istante, cui andava imputata una grave negligenza.
D. Esperita l'istruttoria, le parti hanno trasmesso le conclusioni in data 20, rispettivamente 22 dicembre 2010. L'istante ha rilevato che i certificati relativi alla sua incapacità lavorativa erano ancora in fase di completamento il 13 luglio, che i suoi problemi di salute erano già noti alla datrice di lavoro e comprovati da precedenti assenze pagate e che la disdetta 15 luglio 2009 non specificava motivi gravi, confermando per il resto le richieste salariali. La convenuta, evidenziate lacune nell'esposizione delle allegazioni dell'istante e l’inattendibilità nei certificati medici, ha confermato i suoi argomenti.
E. Con sentenza del 7 febbraio 2011, il Pretore aggiunto _ ha accolto l'istanza obbligando la società convenuta a versare complessivi fr. 10'236.53. Egli ha considerato la lettera 15 luglio 2009 con cui la società convenuta aveva rescisso il contratto di lavoro in corso con l'istante alla stregua di una disdetta ordinaria. Questo perché nulla indicava in modo inequivocabile che l'interruzione aveva effetto immediato, consentendo all'istante di considerarsi licenziata in tronco. A fronte dei cinque anni di servizio, il termine ordinario di preavviso per la disdetta era di due mesi (art. 335c CO). Per l'art. 336c cpv. 1 CO nondimeno, la disdetta era nulla se data nei 90 giorni seguenti l'impedimento dovuto a malattia o infortunio non imputabili al lavoratore. Agli atti vi erano i certificati medici del dott. M_ e del dott. V_ attestanti l'incapacità lavorativa dal 13 luglio al 1° agosto 2009 rispettivamente dal 3 al 31 agosto 2009. La sindrome ansioso depressiva di cui davano atto quei due certificati trovava riscontro, prosegue il primo giudice, nel materiale ospedaliero contenente fra l'altro una valutazione esperita dallo psichiatra dott. S_, ed erano pertanto plausibili. Inoltre, pur succinto, quello del 13 luglio indicava la diagnosi e non faceva risalire a un periodo retroattivo l'inabilità lavorativa dell'interessata. Mentre che, senza altri riscontri oggettivi, le vacanze precedentemente godute non erano tali da far dubitare che l'incapacità fosse subentrata il 13. La disdetta 15 luglio 2009 risultava così notificata in un periodo protetto ed era pertanto nulla. Il Pretore aggiunto ha pure osservato che la protezione legale sancita dall’art. 336c CO era assoluta e indipendente dal tempestivo avvertimento della datrice di lavoro: in ogni caso, una collega dell'istante aveva confermato che la gerente del negozio era stata informata dall'istante circa la sua assenza al lavoro. Pertanto, anche sotto questo profilo, era data la nullità della disdetta.
Ciò posto, non risultava che la datrice di lavoro avesse inviato una nuova disdetta o che le parti avessero di comune accordo posto termine al loro contratto. Per l'art. 324a cpv. 1 CO, la dipendente aveva quindi diritto all'integralità del salario per i mesi da giugno 2009 a ottobre 2009 (fr. 2'522.50x5) dedotto quanto già versato per giugno (fr. 2'375.97), ossia fr. 10'236.53 come rivendicato.
F. Con appello del 10 marzo 2011 la società convenuta chiede la riforma del giudizio impugnato nel senso di respingere l'istanza e di accertare la validità della disdetta straordinaria con effetto al 15 luglio 2010 [recte: 2009]. Essa osserva che era palese il licenziamento in tronco desumibile da tale scritto, con cui l'istante era stata invitata ad astenersi da quel giorno dal presentarsi sul posto di lavoro e a riconsegnare tempestivamente le chiavi. L'istante aveva spedito il certificato medico 13 luglio 2009 del dott. M_ solo il 21 luglio 2009 e non era quindi escluso che fosse stato allestito retroattivamente. Il professionista si era rifiutato di rilasciare qualsiasi ulteriore dichiarazione riguardo la suddetta incapacità lavorativa, e l'istante non l'aveva neppure pretesa. Nulla indicava poi, prosegue l’appellante, che la dipendente fosse impossibilitata a letto e che non sarebbe senz'altro stata in grado di consegnarlo immediatamente. Analogo discorso valeva per il certificato medico 3 agosto 2009 del dott. V_. Visitata da due chirurghi, l'istante non soffriva di “sindrome ansioso depressiva”, patologia che lo psichiatra dott. S_ aveva ridimensionato in “reazione ansiosa di tipo ipocondriaco”. Di conseguenza, i due certificati medici non erano attendibili, in quanto allestiti da due professionisti compiacenti, senza una specifica specializzazione. Una sindrome ansioso depressiva non avrebbe costretto l'istante a letto e nemmeno l’avrebbe impedita dal far recapitare il certificato medico 13 luglio 2009 prima del 21 luglio. Ad ogni modo, l'invio non era stato ricevuto dalla datrice di lavoro. La disdetta 15 luglio 2009 non era stata inviata in un periodo di protezione riconducibile a incapacità lavorativa per malattia, ed era quindi legittima e straordinaria ai sensi dell’art. 337 CO. In effetti, il mancato rientro dell'istante sul posto di lavoro, le ferie effettuate in spregio alle clausole contrattuali e il mancato avvertimento alla datrice di lavoro, non consentivano più in buona fede di continuare il rapporto di lavoro. Eventuali pretese del luglio 2009, conclude l’appellante, erano bilanciate dai danni patiti dalla datrice di lavoro per l'ingiustificata assenza dell'istante dal posto di lavoro.
G. Nella sua risposta 7 aprile 2011, l'istante propone la reiezione dell'appello, protestate tasse, spese e ripetibili.
e considerando

in diritto: 1. Il 1° gennaio 2011 è entrato in vigore il Codice di diritto processuale civile svizzero del 19 dicembre 2008 (CPC: RS 272; RU 2010 1739, 1834). Per l'art. 404 cpv. 1 CPC, fino alla loro conclusione davanti alla giurisdizione adita, ai procedimenti già pendenti al momento della sua entrata in vigore, si applica il diritto procedurale previgente. Di modo che, datata 5 agosto 2010 l'istanza introdotta davanti al Pretore va esaminata in base al Codice di procedura civile cantonale (CPC/TI: Codice di procedura civile del 17 febbraio 1971 [RL 3.3.2.1]) valido fino al 31 dicembre 2010. Si pone poi la questione a sapere quale sia il diritto applicabile al ricorso in esame. Giusta l'art. 405 cpv. 1 CPC alle impugnazioni si applica il diritto in vigore al momento della comunicazione della decisione. In concreto, il giudizio pretorile del 7 febbraio 2011 e stato comunicato alle parti il giorno successivo. Di modo che, la procedura ricorsuale è così retta dal nuovo Codice di diritto processuale civile svizzero, in vigore dal 1° gennaio 2011.