Decision ID: 29a69e9b-4db9-5c60-8c80-72b3c7c2853d
Year: 2010
Language: it
Court: TI_PP
Chamber: TI_PP_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: penal_law

ritenuto in fatto
A.
CRTE 1 con decisione 26 giugno 2009 ha inflitto alla ditta RI 1 una multa di fr. 5'000.-, oltre a tasse e spese di giustizia di complessivi
fr. 200.-, per aver eseguito un’utilizzazione dannosa di un’area boschiva sul mappale n. 36, di sua proprietà, in zona “_”, nel Comune di _.
Fatti accertati l’11 aprile 2008 in territorio di Rivera.
La risoluzione è stata resa in applicazione degli art. 14 cpv. 1 e 38 LCFo.
B.
Contro predetta pronuncia dipartimentale RI 1 si aggrava ora davanti a questo giudice chiedendone in via principale l'annullamento e in via subordinata la modifica nel senso di una riduzione della multa.
C.
La CRTE 1 propone, per contro, che il gravame sia respinto e che la decisione impugnata sia confermata.

considerato in diritto
1.
La competenza di questo giudice, la legittimazione attiva dell'insorgente e la tempestività dell'impugnativa sono date dall'art. 4 LPContr. Il ricorso è pertanto ricevibile in ordine e può essere giudicato sulla base degli atti a norma dell'art. 12 LPContr.
Nell’atto ricorsuale l’insorgente chiede un sopralluogo ed un’ispezione dei piani originali delle zone di PR presso il comune di _, al fine di dimostrare che l’intervento eseguito non risulta in corrispondenza con la superficie boschiva della particella e che non era stato minimamente eseguito per ottenere un’area di magazzino più ampia o da utilizzare diversamente.
Sebbene le prove offerte non appaiano d’acchito rilevanti, la questione può rimanere aperta, il ricorso dovendo comunque sia essere accolto per altri motivi.
2.
Giusta l’art 14 cpv. 1 LCFo sono vietate le utilizzazioni dannose che comportano uno sfruttamento inadeguato del bosco e del sottobosco.
Chiunque, intenzionalmente e senza autorizzazione, danneggia il bosco o in altro modo contravviene alla legislazione forestale è punibile con la multa fino a fr. 20'000.-. Se l’autore agisce per negligenza, esso è punibile con una multa fino a fr. 10'000.- (art. 38 LCFo).
Se l’infrazione è commessa nella gestione degli affari di una persona giuridica, di una società in nome collettivo o in accomandita, di una ditta individuale o di una comunità di persone senza personalità giuridica, o altrimenti nell’esercizio di incombenze d’affari o di servizio per terze persone, le disposizioni penali si applicano alle persone fisiche che l’hanno commessa
(art. 6 cpv. 1 DPA).
Il padrone d’azienda, il datore di lavoro, il mandante o la persona rappresentata che, intenzionalmente o per negligenza, in violazione di un obbligo giuridico, omette di impedire un’infrazione del subordinato, mandatario o rappresentante ovvero di paralizzarne gli effetti, soggiace alle disposizioni penali che valgono per l’autore che agisce intenzionalmente o per negligenza (cpv. 2). Se il padrone d’azienda, il datore di lavoro, il mandante o la persona rappresentata è una persona giuridica, una società in nome collettivo o in accomandita, una ditta individuale o una comunità di persone senza personalità giuridica, il capoverso 2 si applica agli organi, ai membri degli organi, ai soci preposti alla gestione, alle persone effettivamente dirigenti o ai liquidatori colpevoli (cpv. 3).
Se la multa applicabile non supera i 5'000.- franchi e se la determinazione delle persone punibili secondo l’articolo 6 esige provvedimenti d’inchiesta sproporzionati all’entità della pena, si può prescindere da un procedimento contro dette persone e, in loro vece, condannare al pagamento della multa la persona giuridica, la società in nome collettivo o in accomandita o la ditta individuale (art. 7 cpv. 1 DPA).
3.
Nel presente caso, la CRTE 1 – in applicazione delle predette disposizioni – ha multato l’insorgente in relazione a un intervento di pulizia compiuto sul sedime di sua proprietà e finanche ammesso, seppur non nell’estensione contestatagli dall’autorità, dall’amministratore unico.
4.
La multata contesta il provvedimento adottato nei suoi confronti. Innanzitutto, sostiene che l’intervento eseguito non risulta in corrispondenza con la superficie boschiva, invero senza spiegare dove sarebbe altrimenti avvenuto; nondimeno, in sede di osservazioni questo aspetto non è stato minimamente confutato dall’amministratore unico, il quale ha precisato che l’intervento ha interessato la striscia di terreno adiacente alla zona industriale ed è stato frutto di una parziale incomprensione tra lui e gli operai che hanno eseguito la pulizia del sedime (cfr. scritto 27 marzo 2009).
La ricorrente sottolinea che l’intervento non è stato eseguito per ottenere un’area magazzino più ampia da affittare o da utilizzare diversamente, ragion per cui non configurerebbe alcuna utilizzazione dannosa, e non ha creato danno oggettivo al bosco, atteso che la vegetazione è nel frattempo ricresciuta, come attestato dalla documentazione fotografica prodotta.
Si sofferma quindi sull’ordine di ripristino impostogli dall’autorità forestale, ancorché inutilmente, giacché tale questione esula dal potere d’esame di questo giudice. Contesta in ogni caso l’ammontare della multa, ritenendolo del tutto sproporzionato per rapporto a quanto accaduto, anche tenuto conto che non vi è stata alcuna intenzionalità di qualsiasi tipo essa sia, ma semmai un agire negligente.
5.
Ora, sebbene le argomentazioni addotte dall’insorgente non appaiano di per sé liberatorie, ma pertengono semmai alla commisurazione della pena (si pensa in particolare alla quantificazione della superficie toccata dall’intervento, all’entità del danno e, soprattutto, all’aspetto soggettivo), il ricorso deve comunque sia essere accolto per i motivi che seguono.
In concreto, come detto, la decisione impugnata si fonda sugli articoli 14 e 38 LCFo. A norma dell’art. 14
cpv. 1 LCFo sono vietate le utilizzazioni dannose che comportano uno sfruttamento inadeguato del bosco e del sottobosco.
Tale disposizione richiama tra parentesi l’art. 16 LFo, il quale,
conformemente al mandato costituzionale di cui all’art. 77 cpv. 2 Cost., si limita a fissare un principio, lasciando ai Cantoni la competenza di legiferare in materia e di definire autonomamente la nozione giuridica indeterminata di “utilizzazione nociva”. Come risulta dalla decisione medesima, la violazione dell’art. 14 LCFo è punita solamente a livello cantonale sulla base dell’art. 38 LCFo, il quale – a differenza della normativa federale (art. 43 LFo) – sanziona in generale ogni violazione della legislazione forestale. Il predetto articolo, raccoglie la delega cantonale contenuta nell’art. 43 cpv. 4 LFo (di qui il richiamo tra parentesi della citata norma) e costituisce quindi una base legale autonoma per sanzionare violazioni della legislazione forestale cantonale.
L
a
violazione dell’art. 16 LFo in quanto tale non è per contro punibile, tant’è che l’art. 43 LFo, relativo alle contravvenzioni, elenca in modo esaustivo i singoli comportamenti che costituiscono contravvenzioni secondo la legge federale, tra i quali non figurano però le utilizzazioni nocive del bosco.
6.
Ciò posto, si osserva che
una società anonima – che come
qualsiasi altra persona giuridica non ha capacità delittuosa (
universitas delinquere non potest
: DTF 97 IV 203)
–
è punibile solo qualora una legge federale (p. es. l'art. 7 DPA o l’art. 102 CP) o il diritto cantonale lo preveda espressamente.
In specie, l’art
. 44 LFo,
che rinvia agli art. 6 e 7 DPA, entrerebbe in linea di conto solo in caso di violazione della legge federale. Di contro, una persona giuridica non può essere chiamata a rispondere delle multe per infrazioni al diritto cantonale, in quanto la legislazione cantonale sulle foreste non prevede alcuna norma analoga alle predette disposizioni, l’art. 43 cpv. 4 LFo conferendo una certa autonomia ai Cantoni per sanzionare i comportamenti lesivi delle loro legislazioni sulle foreste (cfr. Messaggio 3 giugno 1997 n. 4653 del Consiglio di Stato).
Di conseguenza, in mancanza di una disposizione espressa a livello cantonale, la RI 1 non può essere tenuta al pagamento della multa per le infrazioni alle norme cantonali imputategli.
7.
Aggiungasi, in via del tutto abbondanziale, che quand’anche fosse stato ammesso un rinvio agli art. 6 e 7 DPA, lo speciale ordinamento sancito dall’art. 7 DPA non avrebbe potuto trovare applicazione.
In effetti, in base all’art. 7 DPA la condanna di una persona giuridica, è ipotizzabile solo se la multa applicabile non supera i fr. 5'000.- e se la determinazione delle persone punibili esige provvedimenti d’inchiesta sproporzionati all’entità della pena (cfr. Kurt Hauri,
Verwaltungsstrafrecht
, Berna 1998, pag. 19 seg.), ciò che in concreto non si realizza, atteso che dal fascicolo processuale emerge senz’altro una responsabilità primaria – seppur dovuta a negligenza – dell’amministratore unico della ditta.
8.
S
eppur per altri motivi,
s’impone in definitiva di accogliere il ricorso e di annullare la decisione impugnata, riservata la facoltà della CRTE 1 di riprendere ex novo la procedura nei confronti
della o delle persone fisiche
responsabili.
Visto l’esito del gravame non si prelevano tasse e spese di giustizia (art. 15 LPContr).
Per quanto attiene alle ripetibili, la LPContr non contiene alcuna norma che imponga o semplicemente consenta all'autorità giudicante di attribuire indennità alla parte vincente, né un simile principio scaturisce dal diritto federale (cfr. DTF 105 Ia 128).