Decision ID: 0ea271b0-5762-430e-b2fd-35905afd867d
Year: 2022
Language: it
Court: CH_BSTG
Chamber: CH_BSTG_001
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: penal_law

Fatti:
A. Il 19 marzo 2013 la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Arezzo
(Italia) ha presentato alla Svizzera una domanda d’assistenza giudiziaria,
completata il 3 ottobre 2013 nonché il 28 ottobre 2019, nell’ambito di un pro-
cedimento penale avviato nei confronti di A. e altri per i reati di associazione
per delinquere (art. 416 CP italiano), riciclaggio (art. 648-bis CP italiano),
impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita (art. 648-ter CP ita-
liano) e dichiarazione infedele (art. 4 Decreto legislativo 74/2000), il tutto in
relazione ad un contrabbando internazionale di oro (art. 4 Legge 16 marzo
2006 n. 146; art. 1 e 4 Legge 7/2000). Secondo l'attività investigativa svolta
in Italia, A., cittadino svizzero, per il tramite di una fitta rete di rapporti con
soggetti italiani e di altri paesi europei, sarebbe riuscito ad introdurre sul ter-
ritorio elvetico ingenti quantitativi di oro utilizzando autovetture dotate di
doppi fondi, e regolando le transazioni previo pagamento in contanti in as-
senza di qualsivoglia documentazione (v. sentenza del Tribunale penale fe-
derale RR.2020.319 del 3 marzo 2021 Fatti lett. A). Tale rogatoria, la cui
esecuzione è stata delegata dall’Ufficio federale di giustizia (in seguito: UFG)
all’Amministrazione federale delle dogane, dal 1° gennaio 2022 Ufficio fede-
rale della dogana e della sicurezza dei confini (in seguito: UDSC), ha portato,
tra l’altro, al sequestro delle relazioni bancarie n. 1 e 2 presso la banca B.,
Chiasso, intestate ad A., nonché del fondo part. n. 3 del Comune di
Champfèr di proprietà del predetto (v. act. 6.1).
Con il complemento rogatoriale del 28 ottobre 2019, l’autorità estera, basan-
dosi su una sentenza del Tribunale di Arezzo del 9 novembre 2017, ha chie-
sto, tra l’altro, la confisca dei beni di cui sopra (v. act. 6.5).
B. Con decisione di consegna di valori patrimoniali del 22 marzo 2022, l’USDC
ha accolto la rogatoria aretina, statuendo segnatamente che “2. Dopo la cre-
scita in giudicato della presente decisione, l’UDSC si rivolgerà alla banca B.
di Lugano al fine di saldare la relazione cifrata n° 2 di cui l’attuale ammontare
è di CHF 1'610'830.00 (valutazione al 19 ottobre 2021). Il saldo attivo verrà
trasferito, dopo deduzione delle spese di gestione e di chiusura, a favore
dell’autorità richiedente, previa procedura di ripartizione sharing, giusta gli
artt. 11 segg. della LRVC. 3. Dopo la crescita in giudicato della presente
decisione, l’UDSC ordinerà al registro fondiario Oberengadin/Bregaglia di
procedere alla vendita, tramite pubblico incanto, del fondo part. n° 3 PPP. 4.
Ordina la consegna alle autorità italiane del ricavato della vendita del fondo
part. n° 3 PPP, particella n° 5 nel comune di Champfèr/St. Moritz, previo rim-
borso dell’ipoteca presso la banca B. di Lugano e previa procedura di ripar-
tizione (sharing) giusta gli artt. 11 segg. della LRVC” (act. 6.8, pag. 5).
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C. Il 25 aprile 2022, A. ha interposto ricorso dinanzi alla Corte dei reclami penali
del Tribunale penale federale contro la summenzionata decisione, postu-
lando la reiezione della rogatoria e il dissequestro sia del fondo a Champfèr
che dei conti bancari n. 1 e 2 presso la banca B., unitamente a tutti gli altri
conti e cassette di sicurezza a lui intestati.
D. Con risposte del 16 maggio 2022, l’UDSC e l’UFG hanno chiesto che il gra-
vame venga respinto, nella misura della sua ammissibilità (v. act. 6 e 7).
E. Con replica del 30 maggio 2022, trasmessa all’UDSC e all’UFG per cono-
scenza (v. act. 10), il ricorrente si è riconfermato nelle proprie conclusioni
ricorsuali (v. act. 9).
Le ulteriori argomentazioni delle parti saranno riprese, per quanto necessa-
rio, nei considerandi di diritto.

Diritto:
1.
1.1 La Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale giudica i ricorsi contro
le decisioni di prima istanza delle autorità cantonali o federali in materia di assi-
stenza giudiziaria internazionale, salvo che la legge disponga altrimenti (art. 25
cpv. 1 legge federale sull’assistenza internazionale in materia penale [AIMP;
RS 351.1] del 20 marzo 1981, unitamente ad art. 37 cpv. 2 lett. a legge federale
sull’organizzazione delle autorità penali della Confederazione [LOAP;
RS 173.71] del 19 marzo 2010).
1.2 I rapporti di assistenza giudiziaria in materia penale fra la Repubblica Italiana e
la Confederazione Svizzera sono anzitutto retti dalla Convenzione europea di
assistenza giudiziaria in materia penale del 20 aprile 1959, entrata in vigore il
12 giugno 1962 per l’Italia ed il 20 marzo 1967 per la Svizzera (CEAG;
RS 0.351.1), dall'Accordo italo-svizzero del 10 settembre 1998 che completa e
agevola l'applicazione della CEAG (RS 0.351.945.41), entrato in vigore me-
diante scambio di note il 1° giugno 2003 (in seguito: l'Accordo italo-svizzero),
nonché, a partire dal 12 dicembre 2008 (Gazzetta ufficiale dell’Unione europea,
L 327/15-17, del 5 dicembre 2008), dagli art. 48 e segg. della Convenzione di
applicazione dell'Accordo di Schengen del 14 giugno 1985 (CAS; non pubbli-
cato nella RS ma consultabile sulla piattaforma di pubblicazione Internet della
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Confederazione alla voce “Raccolta dei testi giuridici riguardanti gli accordi bi-
laterali”, 8.1 Allegato A). Di rilievo nella fattispecie è anche la Convenzione sul
riciclaggio, la ricerca, il sequestro e la confisca dei proventi di reato, conclusa a
Strasburgo l’8 novembre 1990, entrata in vigore il 1° settembre 1993 per la
Svizzera ed il 1° maggio 1994 per l’Italia (CRic; RS 0.311.53). Alle questioni che
il prevalente diritto internazionale contenuto in detti trattati non regola espres-
samente o implicitamente, come pure quando il diritto nazionale sia più favore-
vole all'assistenza rispetto a quello pattizio (cosiddetto principio di favore), si
applica la legge sull'assistenza in materia penale, unitamente alla relativa ordi-
nanza (OAIMP; RS 351.11; v. art. 1 cpv. 1 AIMP, art. I n. 2 Accordo italo-sviz-
zero; DTF 145 IV 294 consid. 2.1; 142 IV 250 consid. 3; 140 IV 123 consid. 2;
137 IV 33 consid. 2.2.2; 136 IV 82 consid. 3.1). Il principio di favore vale anche
nell'applicazione delle pertinenti norme di diritto internazionale (v. art. 48 n. 2
CAS, art. 39 n. 3 CRic e art. I n. 2 Accordo italo-svizzero). È fatto salvo il rispetto
dei diritti fondamentali (DTF 145 IV 294 consid. 2.1; 135 IV 212 consid. 2.3; 123
II 595 consid. 7c).
1.3 La procedura di ricorso è retta dalla legge federale sulla procedura amministra-
tiva del 20 dicembre 1968 (PA; RS 172.021) e dalle disposizioni dei pertinenti
atti normativi in materia di assistenza giudiziaria (art. 39 cpv. 2 lett. b LOAP e
12 cpv. 1 AIMP; v. DANGUBIC/KESHELAVA, Commentario basilese, Internationa-
les Strafrecht, 2015, n. 1 e segg. ad art. 12 AIMP), di cui al precedente consi-
derando.
1.4 Interposto tempestivamente contro la decisione di consegna di valori patrimo-
niali del 22 marzo 2022, il ricorso è ricevibile sotto il profilo degli art. 25 cpv. 1,
80e cpv. 1 e 80k AIMP. Titolare della relazione nonché proprietario del fondo
oggetto della decisione impugnata, il ricorrente è legittimato a ricorrere (v. art.
80h lett. b AIMP e art. 9a lett. a e b OAIMP nonché DTF 137 IV 134 consid.
5.2.1; 130 II 162 consid. 1.1; 128 II 211 consid. 2.3; TPF 2007 79 consid. 1.6
pag. 82).
2. L’art. 74a cpv. 1 AIMP prevede che gli oggetti o i beni sequestrati a scopo con-
servativo possono essere consegnati su richiesta all’autorità estera competente
a scopo di confisca o di restituzione agli aventi diritto dopo la chiusura della
procedura d’assistenza giudiziaria. Secondo il cpv. 2 di tale disposizione, gli
oggetti o i beni giusta il capoverso 1 comprendono: oggetti con i quali è stato
commesso un reato (lett. a); il prodotto o il ricavo di un reato, il valore di rim-
piazzo e l’indebito profitto (lett. b); i doni o altre liberalità che sono serviti o erano
destinati a determinare o a ricompensare l’autore di un reato e il valore di rim-
piazzo (lett. c). La consegna può avvenire in ogni stadio del procedimento
estero, di regola su decisione passata in giudicato ed esecutiva dello Stato ri-
chiedente (art. 74a cpv. 3 AIMP). Giusta l'art. 74a cpv. 4 AIMP, gli oggetti o i
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beni possono essere trattenuti in Svizzera se: il danneggiato cui devono essere
restituiti dimora abitualmente in Svizzera (lett. a); un'autorità fa valere diritti su
di essi (lett. b); una persona estranea al reato, le cui pretese non sono garantite
dallo Stato richiedente, rende verosimile di aver acquisito in buona fede diritti
su tali oggetti o beni in Svizzera o, in quanto dimorante abitualmente in Sviz-
zera, all'estero (lett. c); gli oggetti o i beni sono necessari per un procedimento
penale pendente in Svizzera o sono suscettibili di essere confiscati in Svizzera
(lett. d). L’art. 74a cpv. 5 AIMP prevede che se un avente diritto fa valere pretese
su oggetti o beni giusta il capoverso 4, la loro consegna allo Stato richiedente
viene rimandata fino a quando la situazione giuridica sia chiarita. Gli oggetti o i
beni litigiosi possono essere consegnati all’avente diritto solo se: lo Stato richie-
dente vi acconsente (lett. a); nel caso del capoverso 4 lettera b, l’autorità dà il
suo consenso (lett. b), o la fondatezza della pretesa è stata riconosciuta da
un’autorità giudiziaria svizzera (lett. c). Secondo il cpv. 7 di tale norma, non
vengono consegnati gli oggetti e i beni di cui al capoverso 1 che spettano alla
Svizzera in esecuzione di un accordo di ripartizione in applicazione della legge
federale del 19 marzo 2004 sulla ripartizione dei valori patrimoniali confiscati
(LRVC; RS 312.4). Nel caso specifico occorre inoltre integrare la normativa na-
zionale con l’art. VIII dell’Accordo italo-svizzero di analogo contenuto dell’art.
74a AIMP il quale riserva qualsiasi pretesa, che non sia stata soddisfatta o ga-
rantita, avanzata sui beni richiesti da una persona estranea al reato (art. VIII n.
2 Accordo italo-svizzero).
3. Il ricorrente sostiene che la sentenza del Tribunale di Arezzo del 9 novembre
2017, emanata nell’ambito di una procedura di patteggiamento, violerebbe il
principio nulla poena sine lege espressamente garantito dall’art. 7 CEDU, visto
che l’autorità non gli avrebbe prospettato la confisca del fondo e dei conti liti-
giosi. La rogatoria sarebbe inoltre lesiva dell’art. 2 AIMP e più specificatamente
del suo diritto di essere sentito, “dato che, nonostante egli abbia patteggiato
determinate condizioni, l’autorità richiedente ne ha imposte altre, aggiungendo
inattesi indesiderati effetti patrimoniali alla richiesta di pena accolta” (act. 1, pag.
9).
3.1 Secondo l'art. 2 AIMP, la domanda di cooperazione in materia penale è irrice-
vibile se vi è motivo di credere che il procedimento all'estero non corrisponda ai
principi procedurali della CEDU o del Patto ONU II (lett. a) o presenti altre gravi
deficienze (lett. d). Tale disposizione ha quale scopo di evitare che la Svizzera
presti assistenza a procedure che non garantirebbero alla persona perseguita
uno standard di protezione minimo corrispondente a quello concesso dal diritto
degli Stati democratici, definito in particolare dalla CEDU e dal Patto ONU II, o
che sarebbero in contrasto con norme riconosciute come appartenenti all'ordine
pubblico internazionale (DTF 123 II 161 consid. 6a; 122 II 140 consid. 5a). Ciò
è di particolare importanza nelle procedure di estradizione, ma vale di principio
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ugualmente per le altre forme di assistenza (DTF 130 II 217 consid. 8.1; 129 II
268 consid. 6.1; TPF 2010 56 cosid. 6.3.2). L'esame delle condizioni poste dalla
disposizione in questione implica un giudizio di valore sugli affari interni dello
Stato richiedente, in particolare sul suo regime politico, sulle sue istituzioni, sulla
sua concezione dei diritti fondamentali e il loro rispetto effettivo, nonché sull'in-
dipendenza e l'imparzialità del potere giudiziario. Il giudice dell'assistenza deve
dar prova a tal proposito di una prudenza particolare (DTF 130 II 217 con-
sid. 8.1). Il rispetto delle garanzie procedurali vale per tutti gli aspetti legati ad
un processo equo, segnatamente la parità delle armi, il diritto di essere sentito
nonché la presunzione d'innocenza. Su tali punti, tuttavia, solo delle circostanze
chiare e appurate costituiscono motivo di rifiuto della cooperazione (v. sentenza
del Tribunale federale 1A.54/1994 del 27 aprile 1994 consid. 2a; ZIMMERMANN,
La coopération judiciaire internationale en matière pénale, 5a ediz. 2019, n. 683
e rinvii).
3.2 In concreto, con sentenza del 9 novembre 2017, il Tribunale di Arezzo, nell’am-
bito di una procedura di patteggiamento ai sensi degli art. 444 e segg. CPP/I,
ha condannato il ricorrente alla pena di due anni di reclusione, sospesa condi-
zionalmente, e a EUR 4'000.– di multa per i reati ascrittigli (v. act. 1.C, pag. 61
nonché 66 e seg.). L’autorità ha parimenti disposto la confisca a carico del pre-
detto di EUR 198'924'000.– in solido con altri coimputati, “da eseguire, per la
parte corrispondente al relativo ammontare, sugli importi in denaro, sui crediti e
sui beni già in sequestro a carico dei predetti imputati A., [...]” (ibidem, pag. 67
e segg.). Il ricorrente ha contestato la confisca dinanzi alla Corte suprema di
cassazione italiana, la quale ha confermato la sentenza aretina. Come riportato
dal Tribunale di Arezzo, la sentenza è infatti “passata in giudicato in data
27/2/19 per A. [...] anche relativamente alla confisca (sentenza già passata in
giudicato per la pena della reclusione e della multa)” (act. 6.6). Quanto precede
permette di concludere che il ricorrente ha avuto modo di presentare le sue
censure sulla confisca dinanzi alla massima istanza giudiziaria italiana, la quale
non ha tuttavia ravvisato nessuna violazione dei suoi diritti fondamentali
nell’ambito della procedura di patteggiamento sfociata nella sentenza del 9 no-
vembre 2017. Il richiamo della sentenza del Tribunale penale federale
RR.2021.159 del 17 gennaio 2022, al fine di ottenere una sospensione per chie-
dere chiarimenti all’autorità rogante, non è qui pertinente, nella misura in cui in
quel caso valori patrimoniali della ricorrente erano stati confiscati nell’ambito di
una procedura che non la concerneva, con il dubbio a sapere se la stessa
avesse avuto modo di esprimersi prima che la misura fosse pronunciata. Per il
resto non si vede come la procedura italiana possa essere lesiva del principio
nulla poena sine lege, dato che i reati e le fattispecie penali alla base della sen-
tenza del 9 novembre 2017 sono chiaramente indicati e ovviamente noti al ri-
corrente.
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4. In conclusione, il ricorso va respinto e la decisione impugnata confermata.
5. Le spese seguono la soccombenza (v. art. 63 cpv. 1 PA). La tassa di giustizia
è calcolata giusta gli art. 73 cpv. 2 LOAP, 63 cpv. 4bis lett. b PA, nonché 5 e 8
cpv. 3 lett. b del regolamento del 31 agosto 2010 sulle spese, gli emolumenti,
le ripetibili e le indennità della procedura penale federale (RSPPF; RS
173.713.162), ed è fissata nella fattispecie a fr. 8'000.–, a carico del ricorrente;
essa è coperta dall'anticipo delle spese del medesimo importo già versato.
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