Decision ID: 973531d0-7a0b-55e4-a8eb-4bab4ff574ae
Year: 2019
Language: it
Court: TI_TCAS
Chamber: TI_TCAS_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: social_law

ritenuto in fatto
1.1. Nel marzo 2014 (doc. 1) RI 1, 1971, ha chiesto all’Ufficio assicurazione invalidità delle prestazioni a causa degli stati di ansia, di depressione e della rigidità muscolare in tutto il corpo, che dal 30 gennaio 2013 l’avevano reso inabile al lavoro in ragione del 100% nell’attività di custode.
1.2. Raccolta la documentazione medica ed economica riguardante l’assicurato, il 26 marzo 2015 (doc. 35) il Servizio Medico Regionale ha ritenuto necessario valutare l’evoluzione del suo stato di salute dal 2013 fino a quel momento rispettivamente la capacità lavorativa per l’abituale attività e in attività adeguate, perciò ha fatto esperire una perizia psichiatrica che è stata affidata alla dr.ssa med. _ (doc. 37), la quale ha reso la propria valutazione il 13 maggio 2015 (doc. 38) ritenendolo inabile al 100% nella sua attività di custode e abile al 15% in attività semplici e manuali.
Preso atto del rapporto finale del 27 maggio 2015 (doc. 40) del dr. med. _ dell’SMR e delle conclusioni del consulente in integrazione professionale (doc. 39), con progetto di decisione del 9 giugno 2015 (doc. 43) l’Ufficio assicurazione invalidità ha attribuito all’assicurato una rendita intera di invalidità (grado AI 100%) dal 1° gennaio 2014 con versamento dal 1° settembre 2014 (sei mesi dalla richiesta della prestazione ex art. 29 LAI), mentre dal 1° settembre 2015, visto il miglioramento della capacità di guadagno, il diritto era sempre a una rendita intera, ma con grado AI dell’83%.
1.3. Alla luce dei nuovi elementi emersi con la raccolta di più recenti atti medici resasi necessaria dalla modifica della giurisprudenza sulle sindromi depressive, il 6 luglio 2016 (doc. 76) il dr. med. _ dell’SMR ha disposto una nuova perizia psichiatrica che si determinasse sul quadro complessivo, integrando le nuove informazioni. Il dr. med. _ ha esteso il 6 ottobre 2016 (doc. 81) questa necessità a una perizia pluridisciplinare, che è stata redatta il 19 luglio 2017 (doc. 93).
Sulla base del rapporto finale del 21 ottobre 2017 (doc. 95) del Servizio Medico Regionale (dr. med. _) e del parere del consulente in integrazione professionale (doc. 107), con progetto di decisione del 30 ottobre 2017 (doc. 109), che annullava e sostituiva il precedente del 9 giugno 2015, l’Ufficio assicurazione invalidità ha attribuito all’assicurato una rendita di invalidità temporanea, e meglio intera dal 1° gennaio 2014 fino al 31 luglio 2017, stante un grado AI del 22% dal 24 aprile 2017 in poi.
Le osservazioni del 30 novembre 2017 (doc. 114) e del 15 dicembre 2017 (doc. 116) dell’assicurato sono state sottoposte al dr. med. _ e, sulla scorta delle sue considerazioni (doc. 117), l’amministrazione ha emanato il 25 gennaio 2018 (doc. A) la decisione di conferma dell’attribuzione di una rendita intera di invalidità temporanea con grado AI del 100% dal 1° gennaio 2014 al 31 agosto 2015 e grado AI dell’82% dal 1° settembre 2015 al 31 luglio 2017.
1.4. Con ricorso del 26 febbraio 2018 (doc. I) RI 1, sempre patrocinato dall’avv. RA 1, ha contestato la decisione dell’amministrazione nella misura in cui dal 1° agosto 2017 non gli verrebbe più versata una rendita. A suo dire, il grado di invalidità sarebbe invece di gran lunga superiore al 50% non essendo intervenuto alcun miglioramento del suo stato di salute tale da consentirgli l’esercizio di un’attività lavorativa adeguata nella misura del 50%, soffrendo infatti di una patologia accertata da tutti i medici intervenuti. Ritenendo quindi di essere invalido al 100% a causa della sua inabilità lavorativa totale, il ricorrente ha preteso il riconoscimento di una rendita intera.
In particolare, l’assicurato ha contestato che l’Ufficio AI l’abbia ritenuto abile ad esercitare un’attività adeguata al 65% quando la perizia del Servizio Accertamento Medico l’ha invece ritenuto abile al 50% dopo il 24 aprile 2017. Anche la questione della esigibilità di terapie adeguate, che consentirebbe un miglioramento del 15% della capacità lavorativa, è solo teorica e comunque non gli sono state imposte terapie tali da potere migliorare la sua capacità lavorativa nella misura indicata dall’SMR e ripresa dall’Ufficio AI. È pertanto inammissibile ritenere che egli abbia una capacità lavorativa residua del 65%, allorquando è stata accertata dal SAM al 50% al massimo.
1.5. Viste le contestazioni del ricorrente, l’incarto è stato sottoposto al dr. med. _ il quale, ritenuto come la giurisprudenza in materia di depressioni leggere/medie che è stata alla base della rettifica del rapporto del 7 agosto 2017 con quello del 21 ottobre 2017 era stata ulteriormente modificata, il 27 aprile 2018 (doc. VI/1) ha redatto un nuovo rapporto fondato sulle conclusioni del SAM del 19 luglio 2017. Nella risposta del 30 aprile 2018 (doc. VI) l’Ufficio AI ha evidenziato come detta perizia pluridisciplinare sia dettagliata, completa e approfondita.
Per quanto concerne l’aspetto economico, l’amministrazione ha proceduto a un nuovo calcolo della capacità di guadagno residua sulla base di una capacità lavorativa del 50% in attività adeguate e considerando una riduzione del 10% per la possibilità di svolgere un lavoro a tempo parziale e unicamente leggero. In virtù di un grado di invalidità del 42%, l’Ufficio AI ha chiesto al TCA di accogliere parzialmente il ricorso riconoscendo il diritto a un quarto di rendita dal 1° agosto 2017.
1.6. Chiesta (doc. VIII) e ottenuta una proroga (doc. IX), il 24 maggio 2018 (doc. X) il ricorrente ha contestato il grado di invalidità del 42%, ritenendo di essere sempre stato incapace al lavoro in misura totale anche dopo il 24 aprile 2017.
L’insorgente ha indicato che avrebbe prodotto, non appena disponibili, i referti aggiornati dei curanti dr. _ e _.
Egli ha altresì contestato il calcolo economico, ritenendo che la riduzione del 10% del reddito statistico da invalido sia insufficiente, non avendo considerato la possibilità di lavorare solo a tempo parziale, la sua età e il grado di formazione.
Ad ogni modo, l’assicurato non si riteneva a quel momento abile in nessun tipo di lavoro, perciò ha postulato la rendita intera.
1.7. L’11 giugno 2018 (doc. XII) l’amministrazione ha precisato che i nomi dei medici indicati dall’assicurato non sono quelli dei suoi curanti, ma di altri intervenuti per conto di terzi. Inoltre, ha ritenuta adeguata la riduzione del 10% dal reddito da invalido, visto che né l’età (47 anni) né il grado di formazione rientrano nei fattori di riduzione. Dell’attività a tempo parziale è invece stato tenuto conto, avendo aumentato la riduzione dal 5 al 10%.
L’insorgente non ha prodotto ulteriori mezzi di prova (doc. XIII).

considerato in diritto
2.1. Oggetto del contendere è sapere se, correttamente, l’Ufficio assicurazione invalidità ha attribuito all’assicurato una rendita (intera) di invalidità temporanea solo per il periodo intercorrente dal 1° gennaio 2014 al 31 luglio 2017, visto che dal 24 aprile 2017 egli sarebbe inabile al lavoro al 35% in qualsiasi attività e dal calcolo della perdita di guadagno risulterebbe un grado AI del 22%, perciò tre mesi dopo il miglioramento la rendita di invalidità decadrebbe in virtù dell’art. 88a cpv. 2 OAI.
2.2. Secondo l'art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con gli artt. 7 e 8 LPGA, con invalidità s'intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata, cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio.
Gli elementi fondamentali dell'invalidità, secondo la surriferita definizione, sono dunque un danno alla salute fisica o psichica conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio, e la conseguente incapacità di guadagno.
Occorre quindi che il danno alla salute abbia cagionato una diminuzione della capacità di guadagno, perché il caso possa essere sottoposto all'assicurazione per l'invalidità (Scartazzini, Les rapports de causalité dans le droit suisse de la sécurité sociale, Basilea e Francoforte sul Meno 1991, pag. 216 segg.).
Per incapacità al lavoro s'intende qualsiasi incapacità, totale o parziale, derivante da un danno alla salute fisica, mentale o psichica di compiere un lavoro ragionevolmente esigibile nella professione o nel campo di attività abituale. In caso d'incapacità al lavoro di lunga durata possono essere prese in considerazione anche le mansioni esigibili in un'altra professione o campo d'attività (art. 6 LPGA).
L'incapacità al guadagno è definita all'art. 7 LPGA e consiste nella perdita, totale o parziale, della possibilità di guadagno sul mercato del lavoro equilibrato che entra in considerazione, provocata da un danno alla salute fisica, mentale o psichica e che perdura dopo aver sottoposto l'assicurato alle cure ed alle misure d'integrazione ragionevolmente esigibili.
Secondo l’art. 8 cpv. 1 LPGA, è considerata invalidità l’incapacità al guadagno totale o parziale presumibilmente permanente o di lunga durata.
La nozione d'invalidità di cui all'art. 4 cpv. 1 LAI e 8 cpv. 1 LPGA è di carattere giuridico economico, non medico (DTF 116 V 249 consid. 1b).
L'art. 28 cpv. 1 LAI prevede che l'assicurato ha diritto ad una rendita se: a. la sua capacità al guadagno o la sua capacità di svolgere le mansioni consuete non può essere ristabilita, mantenuta o migliorata mediante provvedimenti d'integrazione ragionevolmente esigibili; b. ha avuto un'incapacità al lavoro (art. 6 LPGA) almeno del 40% in media durante un anno senza notevole interruzione; e c. al termine di questo anno è invalido (art. 8 LPGA) almeno al 40%.
L'art. 28 cpv. 2 LAI prescrive che gli assicurati hanno diritto ad una rendita intera se sono invalidi almeno al 70%, a tre quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono invalidi almeno al 40%.
Tuttavia, il diritto alla rendita nasce al più presto dopo 6 mesi dalla data in cui l'assicurato ha rivendicato il diritto alle prestazioni conformemente all'art. 29 cpv. 1 LPGA, ma al più presto a partire dal mese seguente il compimento dei 18 anni (art. 29 cpv. 1 LAI).
In virtù dell'art. 28a cpv. 1 LAI, per valutare l'invalidità di un assicurato che esercita un'attività lucrativa si applica l'articolo 16 LPGA. Il Consiglio federale definisce il reddito lavorativo determinante per la valutazione dell'invalidità.
Ai sensi dell'art. 16 LPGA, il grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto fra il reddito del lavoro che l'assicurato conseguirebbe dopo l'insorgenza dell'invalidità e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione, nell'esercizio di un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in condizioni normali di mercato del lavoro (reddito da invalido) ed il reddito del lavoro che egli avrebbe potuto conseguire se non fosse diventato invalido (reddito da valido).
Si confronta perciò il reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non fosse divenuto invalido con quello che egli può tuttora realizzare, benché invalido, sfruttando la residua capacità lavorativa in attività da lui ragionevolmente esigibili in condizioni normali del mercato del lavoro, previa adozione di eventuali provvedimenti integrativi (metodo generale del raffronto dei redditi; DTF 128 V 30 consid. 1, 104 V 136 consid. 2a e 2b; Pratique VSI 2000 pag. 84 consid. 1b).
Nel confronto dei redditi la giurisprudenza - di regola - non tiene conto di fattori estranei all'invalidità, come ad esempio la formazione professionale, le attitudini fisiche e psichiche e l'età dell'assicurato (RCC 1989 p. 325; DTF 107 V 21; Scartazzini, op. cit., pag. 232). La misura dell'attività ragionevolmente esigibile dipende, d'altra parte, dalla situazione personale dell'assicurato e dalla possibilità di applicazione di misure reintegrative. La situazione personale dell'assicurato è essenziale per la valutazione della residua capacità al guadagno. Secondo il TFA i due redditi, dalla cui differenza emerge il grado dell'incapacità di guadagno, vanno stabiliti in maniera precisa. Se ciò non è possibile, devono essere calcolati sulla base di una valutazione fondata sulle circostanze concrete (SVR 1996 IV Nr. 74 consid. 2a, DTF 114 V 313 consid. 3a).
Nella DTF 107 V 21 consid. 2c, la Corte federale ha stabilito che l'assicurazione per l'invalidità non è tenuta a rispondere qualora l'assicurato, in ragione della sua età, di una carente formazione oppure a causa di difficoltà di apprendimento o linguistiche, non riesce a trovare concretamente un'occupazione (giurisprudenza confermata dall'allora TFA [dal 1° gennaio 2007: TF] con sentenza U 156/05 del 14 luglio 2006, consid. 5).
2.3. Trattandosi in concreto dell’attribuzione di una rendita limitata nel tempo, per costante giurisprudenza, quando l’amministrazione con un’unica decisione attribuisce una rendita per un certo periodo e, contemporaneamente, la riduce o la sopprime per un periodo successivo, devono essere applicate per analogia le regole sulla revisione di decisioni amministrative ex art. 17 LPGA (DTF 131 V 164, 131 V 120, 125 V 143; SVR 2006 IV Nr. 13; STFA I 597/04 del 10 gennaio 2006; I 689/04 del 27 dicembre 2005; I 38/05 del 19 ottobre 2005; I 12/04 del 14 aprile 2005; I 528/04 del 24 febbraio 2005 e I 299/03 del 29 giugno 2004).
L’art. 17 cpv. 1 LPGA stabilisce che se il grado d’invalidità del beneficiario della rendita subisce una notevole modificazione, per il futuro la rendita è aumentata o ridotta proporzionalmente o soppressa, d’ufficio o su richiesta.
I principi giurisprudenziali sviluppati in materia di revisione di rendite sotto il regime del vecchio art. 41 LAI sono applicabili anche a proposito dell’art. 17 LPGA (DTF 130 V 343 consid. 3.5).
Se la capacità al guadagno dell'assicurato migliora, v'è motivo di ammettere che il cambiamento determinante sopprime, all'occorrenza, tutto o parte del diritto a prestazioni dal momento in cui si può supporre che il miglioramento costatato perduri. Lo si deve in ogni caso tenere in considerazione allorché è durato tre mesi, senza interruzione notevole, e che presumibilmente continuerà a durare (art. 88a cpv. 1 OAI). Analogamente, in caso di aggravamento dell'incapacità al guadagno, occorre tener conto del cambiamento determinante il diritto a prestazioni, non appena esso perdura da tre mesi senza interruzione notevole. L’art. 29bis è applicabile per analogia (art. 88a cpv. 2 OAI).
Queste norme sono applicabili non soltanto in caso di revisione della rendita, ma anche di assegnazione con effetto retroattivo di una prestazione limitata nel tempo (STF 8C_94/2013 dell’8 luglio 2013 consid. 4.1 e STFA 29 maggio 1991 nella causa St.; RCC 1984 pag. 137). L’art. 88a cpv. 2 OAI è applicabile nei casi in cui al momento del cambiamento determinante il diritto a prestazioni esisteva già un’invalidità che dava diritto ad una rendita (STF 8C_303/2012 e 8C_340/2012 del 6 dicembre 2012, consid. 5.3).
Giusta l’art. 29bis OAI, se la rendita è stata soppressa a causa dell’abbassamento del grado di invalidità e l’assicurato, nel susseguente periodo di tre anni, presenta di nuovo un grado di invalidità suscettibile di far nascere il diritto alla rendita per incapacità al lavoro della stessa origine, il periodo precedente la prima erogazione verrà dedotto dal periodo d’attesa impostogli dall’art. 28 cpv. 1 lett. b LAI.
Infine, una diversa valutazione di uno stato di fatto rimasto invariato ed inizialmente approfonditamente esaminato non costituisce né un caso di revisione né di riconsiderazione (STFA I 8/04 del 12 ottobre 2005 pubblicata in Plaidoyer 1/06, pag. 64).
2.4. Nel caso di specie, a seguito della domanda di prestazioni del 2014, dopo avere richiamato gli atti medici ritenuti determinanti, sentito il parere del Servizio Medico Regionale che il 26 marzo 2015 (doc. 35) ha ritenuto necessario sottoporlo a una perizia psichiatrica, l’8 maggio 2015 la dr.ssa med. _, FMH psichiatria e psicoterapia, ha valutato l’assicurato durante un colloquio di 130 minuti e sulla base della documentazione medica messale a disposizione dall’Ufficio AI. Nel suo rapporto del 13 maggio 2015 (doc. 38) la specialista del Centro peritale per le assicurazioni sociali ha esposto l’anamnesi, la descrizione della giornata, le attività e le abitudini, l’esito dell’esame clinico e la descrizione soggettiva dei disturbi secondo il vocabolario AMDP-System, il trattamento psichiatrico in essere e ha inoltre indicato di avere sentito telefonicamente lo psichiatra curante.
La diagnosi posta era di sindrome di somatizzazione (ICD-10: F45.0) e di episodio depressivo di media gravità (ICD-10: F32.1).
La psichiatra ha discusso i criteri di Foerster e ha valutato le conseguenze sulla capacità di lavoro basandosi sulla descrizione di risorse e deficit secondo lo schema MINI-ICF-APP e ha concluso che la capacità lavorativa dell’assicurato in qualsiasi attività confacente fosse a quel momento del 15% rispetto a una giornata lavorativa piena (orario ridotto, rendimento ridotto) dal punto di vista strettamente psichiatrico. Un’attività confacente avrebbe dovuto essere semplice, manuale, esecutiva, con scarsa presa di responsabilità, da svolgersi in un ambiente tollerante, senza grandi necessità di produttività e di performance. Nell’ultima attività svolta l’assicurato era invece da ritenere totalmente inabile al lavoro dal gennaio 2013. Come casalingo, la sua abilità era del 40%.
Il dr. med. _ del Servizio Medico Regionale ha ripreso nel suo rapporto finale del 27 maggio 2015 (doc. 40) le diagnosi e i gradi di incapacità lavorativa del 100% dal 30 gennaio 2013 in qualsiasi attività e dell’85% dal 13 maggio 2015 in attività adeguate, sulla cui base è stato emesso il progetto di decisione del 9 giugno 2015 (doc. 43) di attribuzione di una rendita intera, dapprima con grado di invalidità del 100%, poi dell’83%.
Alla luce della nuova giurisprudenza in ambito psichico, è stata ritenuta necessaria una nuova perizia psichiatrica (doc. 76).
Emersi poi anche dei disturbi somatici, il mandato per erigere una perizia pluridisciplinare è stato aleatoriamente affidato il 17 febbraio 2017 (doc. 85) al Servizio Accertamento Medico.
La perizia è stata allestita il 19 luglio 2017 (doc. 93), dopo che il Servizio Accertamento Medico ha avuto modo di visitare l’assicurato i giorni 3, 18, 24 e 27 aprile, nonché 2 e 15 maggio 2017 per accertamenti pluridisciplinari ambulatoriali.
Riassunti i certificati medici messi a sua disposizione dal 2010 al 2017, il SAM ha esposto l’anamnesi familiare, personale-sociale, professionale, patologica, sistemica, le affezioni attuali, la descrizione della giornata e la terapia.
Nelle constatazioni obiettive il perito ha descritto lo status, gli esiti degli esami di laboratorio e radiologici effettuati il 3 aprile 2017, come pure dell’esame psicologico del 18 aprile 2017.
Sono poi stati riassunti i consulti specialistici, esposti di seguito.
L’assicurato è stato esaminato il 24 aprile 2017 dal dr. med. _, specialista FMH in neurologia, il quale nel rapporto reso il giorno dopo ha posto l’anamnesi, lo stato neurologico e le sue valutazioni, rilevando in conclusione che l’esame neurologico dettagliato era assolutamente normale e che al braccio destro non sono stati trovati elementi in favore di lesioni residue neurologiche. I sintomi dell’assicurato non erano riferibili a una patologia neurologica, perciò era abile al 100%.
La diagnosi posta senza influsso sulla capacità lavorativa era di sintomatologia soggettiva di tensione muscolare, senza patologie neurologiche oggettivabili associate e di possibile pregressa lesione transitoria del plesso brachiale destro attualmente senza deficit residui.
Il perito ha infine risposto ai quesiti sulla capacità lavorativa e a delle domande specifiche sottopostegli dall’Ufficio AI.
Il 2 maggio 2017 il dr. med. _, specialista FMH in reumatologia, ha sottoposto l’assicurato a una valutazione e nel suo rapporto del giorno seguente ha esposto l’anamnesi reumatologica da terzi e gli esiti degli esami di laboratorio e radiologici alla spalla destra del 3 aprile 2017.
La diagnosi con ripercussione sulla capacità lavorativa era di periartropatia omeroscapolare a destra in lesione del tendine muscolo sovraspinato alla spalla destra, mentre la diagnosi senza influsso era di tendenza ad iperlassità legamentare e di decondizionamento e sbilancio muscolare.
Nella sua valutazione il reumatologo ha esposto i dati oggettivi con lo stato generale e ha rilevato che i sintomi accusati dall’assicurato e i deficit funzionali fatti valere erano soltanto parzialmente spiegabili con le alterazioni strutturali evidenziate. Inoltre, l’assicurato non assumeva farmaci analgesici e non si sottoponeva a quel momento a un trattamento fisioterapico del quale aveva beneficiato alcuni mesi prima per la spalla destra.
Il perito ha consigliato all’assicurato di sottoporsi a un riequilibrio e ricondizionamento progressivo della muscolatura assiale e periferica e ha giudicato come lavoro adatto allo stato di salute attuale un’attività che tenesse conto di determinati limiti funzionali e di carico, applicabili sia durante le ore lavorative sia il tempo libero. V’erano dunque risorse fisiche che permettevano una reintegrazione professionale.
Sulla scorta di questi limiti, l’esperto ha ritenuto l’assicurato, nel lavoro precedentemente esercitato di custode, abile sull’arco di una giornata lavorativa normale di 8-9 ore, ma con una diminuzione del rendimento del 10% dal 30 gennaio 2013. In una attività adatta allo stato di salute, che quindi doveva tenere conto di tutti i limiti funzionali e di carico stabiliti, il reumatologo l’ha giudicato abile al lavoro con rendimento massimo del 100% e ciò sempre dal 30 gennaio 2013, così come nell’attività di casalingo.
Il 24 aprile 2017 e il 15 maggio 2017 ha avuto infine luogo la valutazione psichiatrica da parte del dr. med. _, psichiatra e psicoterapeuta FMH, che nel suo referto del 23 giugno 2017 ha precisato di avere avuto due colloqui con l’assicurato di 115 rispettivamente di 100 minuti, oltre a un colloquio telefonico di 20 minuti con lo psichiatra curante.
Lo specialista ha riassunto l’anamnesi (familiare, personale e professionale, patologica), la farmacoterapia in atto (nessuna), i dati soggettivi e lo stato psichico basato sul sistema ADMP 8.
Nella sua valutazione egli ha ripercorso le precedenti perizie psichiatriche a cui l’assicurato è stato sottoposto, confermando la presenza di una sindrome somatoforme da dolore persistente. Per quanto riguarda le altre patologie psichiatriche evidenziate in passato (il disturbo dell’adattamento, l’episodio depressivo di media gravità e l’eventuale disturbo di personalità), la situazione era più difficile da identificare. L’esperto le ha accuratamente analizzate partendo dalla sua valutazione clinica personale e l’ha confrontata con le risultanze delle valutazioni dei colleghi che l’hanno preceduto, a volte trovando delle discordanze (con la dr.ssa _) e a volte delle congruenze (con il dr. _ e il dr. _, così come con lo psicologo che l’ha esaminato e l’ha sottoposto a dei test nell’ambito del mandato peritale).
Il perito ha evidenziato che si era di fronte a un vissuto depressivo, dovuto alla sua personalità, che a volte poteva sfociare in una “vera” depressione, che però non sarebbe stata costante. Questo fatto spiegava anche bene perché nessun farmaco antidepressivo aveva funzionato e un tentativo farmacologico era stato abbandonato definitivamente un anno prima. Il fatto che non si trattava di una depressione endogena o reattiva non voleva dire che l’assicurato non soffriva, perché la sofferenza si percepiva bene sotto l’oppositività, la diffidenza e la rabbia che ogni tanto appariva malgrado il controllo.
L’esperto ha altresì diagnosticato un episodio depressivo leggero-medio, anche perché non era facile discernere tra una depressione che era il sintomo di un malessere, cioè della sua impossibilità di vivere liberamente le sue emozioni, e una depressione che era la causa del malessere. Dal rapporto psicologico si poteva ben evincere che si trattava di uno stile disfunzionale di vita, di cui l’assicurato non si rendeva conto, ma si rendeva benissimo conto della sofferenza che questa “limitazione emotiva” gli causava. Si trattava di un disturbo di personalità che influenzava anche la sindrome somatoforme da dolore persistente. Erano inoltre presenti gli indicatori di comorbidità con depressione leggera, ma soprattutto un disturbo di personalità, scarsa capacità introspettiva, una marcata sofferenza, una consistente compromissione della quotidianità, il disturbo di personalità e l’insuccesso delle terapie psichiatriche da 4 anni. Si era dunque in presenza di un disturbo somatoforme da dolore persistente mediamente grave. Il perito ha osservato come l’assicurato presentava un pensiero molto concreto, poca immaginazione e una capacità introspettiva molto limitata. Questo significava che non poteva approfittare di colloqui psicoterapici o solo in misura limitata, motivo per cui, a suo dire, era più utile un approccio pratico con un nuovo tentativo di allenamento professionale, in modo parziale, non più del 50%. Un impegno parziale poteva essere terapeutico.
Per quanto concerne i tentativi farmacologici effettuati negli anni, a dire del perito era difficile parlare in modo definitivo di una prognosi infausta. Rimanevano dei dubbi sulla resistenza farmacologica che dovevano essere risolti, eventualmente con un ricovero in una clinica specializzata dove era possibile assicurare un’assunzione fedele della terapia farmacologica.
Lo psichiatra ha quindi posto la diagnosi di sindrome depressiva ricorrente, attuale episodio di lieve-media gravità (ICD-10:F33.0); sindrome somatoforme da dolore persistente (ICD-10: F45.4); disturbi di personalità misti, con aspetti schizoidi, paranoidi e di evitamento (ICD-10: F61.0).
Nel rispondere alle domande sottopostegli dall’Ufficio AI, lo psichiatra ha stabilito che la capacità lavorativa dell’assicurato nell’ultimo lavoro svolto come custode o manutentore era del 50% a causa delle “conseguenze” del disturbo di personalità, del disturbo somatoforme e dei sintomi depressivi, da intendere come riduzione del tempo di lavoro e del rendimento riferito a un’attività al 100%. Il perito ha rilevato che un’inabilità lavorativa totale esisteva, come dichiarato dallo psichiatra curante, dal gennaio 2013 fino a quel momento. L’incapacità dell’85% fissata dalla dr.ssa med. _ nel maggio 2015 non era mai stata accettata dal medico SMR. L’inabilità del 50% da lui stabilita era presente dal 24 aprile 2017, ovvero dalla sua prima visita, a causa dei sintomi della depressione, i dolori cronici e i sintomi del disturbo di personalità e valeva per altre attività lavorative.
Per lo psichiatra, trovandosi di fronte a una persona dotata di capacità d’introspezione molto limitata e con un disturbo di personalità, una presa a carico psicoterapica era praticamente impossibile, così come affermato dallo psichiatra curante. Era però possibile un tentativo farmacologico in ambiente stazionario specializzato. Erano possibili provvedimenti di integrazione e/o riformazione professionale nella misura del 50%.
Tenendo conto dell’incapacità lavorativa dell’85% stabilita nella perizia del 2015 dalla dr.ssa _, e quella attuale, l’incapacità lavorativa risultava solo marginalmente migliorata. La depressione rispetto al momento della perizia precedente, diagnosticata di media gravità, era migliorata ed era stata “sostituita” dal disturbo di personalità, che condizionava comunque la vita emotiva dell’assicurato. A suo dire, era presente un potenziale di integrazione professionale che poteva essere valorizzato attraverso misure di riallenamento progressivo al lavoro.
Il 18 luglio 2017, alle ore 16.45, i periti del Servizio Accertamento Medico e i dr. med. _ e _ hanno avuto modo di discutere del caso in teleconferenza in modo esaustivo. Alla luce delle consultazioni dei tre specialisti, il SAM ha posto le diagnosi seguenti.
Diagnosi con influsso sulla capacità lavorativa:
Sindrome depressiva ricorrente, attuale episodio di lieve-media gravità (ICD-10: F33.0).
Sindrome somatoforme da dolore persistente (ICD-10: F45.4).
Disturbi di personalità misti, con aspetti schizoidi, paranoidi e di evitamento (ICD-10: F61.0).
Periartropatia omeroscapolare a destra, in:
- lesione del tendine sovraspinato alla spalla destra.
Diagnosi senza influsso sulla capacità lavorativa:
Tendenza ad iperlassità legamentare.
Decondizionamento e sbilancio muscolare.
Sintomatologia soggettiva di tensione muscolare, senza patologie neurologiche oggettivabili associate.
Possibile pregressa lesione transitoria del plesso brachiale destro, attualmente senza deficit residui.
Abuso nicotinico.
Dislipidemia non trattata.
Sovrappeso (BMI 26,90 kg/mq).
Nella valutazione medico-teorica globale dell’attuale capacità lavorativa nella precedente attività, gli esperti hanno ritenuto che l’assicurato presentava una capacità lavorativa del 45%. La riduzione era dovuta soprattutto a deficit funzionali di tipo psichiatrico (50%) e in minor misura di tipo reumatologico (10%). Complessivamente, dal 24 aprile 2017 la capacità come custode era del 45%, da intendere come combinazione di riduzione del rendimento e del tempo di lavoro. Dal 1° gennaio 2013 l’inabilità lavorativa era totale per il carattere più grave della patologia psichiatrica, mentre dall’8 maggio 2015 al 23 aprile 2017 la capacità lavorativa dell’interessato era del 15% come custode.
La sua capacità lavorativa d’integrazione in attività adeguate al suo stato di salute era del 50% dal lato psichico a decorrere dal 24 aprile 2017, mentre per il periodo precedente valevano le considerazioni descritte per l’attività di custode. Dal lato reumatologico e neurologico la capacità lavorativa era del 100%. Complessivamente, dal 24 aprile 2017 l’assicurato era abile al 50%, inteso come riduzione del tempo di lavoro e del rendimento in un lavoro a tempo pieno. Per il periodo precedente, dal 30 gennaio 2013 al 7 maggio 2015, la capacità lavorativa era nulla in qualsiasi attività adeguata, mentre dall’8 maggio 2015 al 23 aprile 2017 è stata giudicata del 15%.
Come casalingo l’assicurato presentava una capacità lavorativa globale del 90% dal 24 aprile 2017, solo per motivi psichici.
Infine, un impiego parziale era terapeutico visto il potenziale di integrazione professionale che poteva essere valorizzato.
Rispetto alla perizia del 2015 v’era stato un parziale miglioramento dello stato psichico che permetteva una integrazione professionale con misure di riallenamento al lavoro.
Sulla scorta di questa perizia pluridisciplinare, il 7 agosto 2017 (doc. 95) il dr. med. _, FMH medicina interna generale, e il dr. med. _, FMH psichiatria e psicoterapia, attivi presso il Servizio Medico Regionale, nel rapporto finale SMR hanno confermato le diagnosi stabilite dagli esperti del Servizio Accertamento Medico e hanno ritenuto un’inabilità lavorativa del 100% dal 30 gennaio 2013 e del 85% dall’8 maggio 2015 in qualsiasi attività lavorativa; dal 24 aprile 2017, come custode essa era del 55%, mentre in attività adeguate del 50%.
Stante la modifica giurisprudenziale sui disturbi depressivi, il 21 ottobre 2017 (doc. 105) il dr. med. _, FMH psichiatria e psicoterapia, ha riesaminato la perizia SAM e ha di conseguenza modificato il rapporto finale SMR, nel senso che ha stabilito nel 35% l’inabilità lavorativa dell’assicurato in qualsiasi attività dal 24 aprile 2017.
Il consulente in integrazione ha ricalcolato il 27 ottobre 2017 (doc. 108) il grado di invalidità, fissandolo all’82% per il secondo periodo e al 22% dal 24 aprile 2017. Il progetto di decisione del 30 ottobre 2017 (doc. 109), che annullava quello del 2015, ha così stabilito un diritto alla rendita intera dal 1° gennaio 2014 al 31 luglio 2017, dapprima con grado AI del 100% poi dell’82%.
Nelle osservazioni al progetto di attribuzione di rendita intera temporanea, l’avv. RA 1 ha contestato che vi sia stato un miglioramento dello stato di salute dell’assicurato dall’aprile 2017, perciò doveva avere diritto a una rendita intera (doc. 114).
Il 21 dicembre 2017 (doc. 117) il dr. med. _ ha ritenuto non esservi elementi tali da modificare il suo precedente rapporto finale SMR, perciò la decisione del 25 gennaio 2018 ha confermato il progetto del 30 ottobre 2017.
Le contestazioni mosse dall’assicurato con il suo ricorso del 26 febbraio 2018, sostanzialmente identiche a quelle espresse nelle sue osservazioni al progetto di decisione, sono state riesaminate dallo stesso dr. _ del Servizio Medico Regionale, il quale il 27 aprile 2018 (doc. VI/1), alla luce dell’evoluzione della giurisprudenza federale sulle sindromi depressive, ha modificato la sua precedente valutazione del 21 ottobre 2017. Sulla base delle nuove indicazioni giurisprudenziali, non appariva più giustificabile un miglioramento della capacità lavorativa stimato in considerazione di un’ipotetica adesione dell’assicurato a un trattamento adeguato alle sue condizioni di salute.
Pertanto, il medico SMR si è allineato agli esiti peritali per la determinazione della capacità lavorativa residua in attività abituale e adeguata allo stato di salute, stabilendo che dal 24 aprile 2017 l’assicurato era inabile al lavoro in ragione del 55% come custode e al 50% in altre attività adeguate; in entrambi i casi, l’assicurato poteva lavorare per 6 ore al giorno con ulteriore riduzione del rendimento come deciso dal SAM (nel precedente rapporto del 21 ottobre 2017 era stata indicata un’inabilità al lavoro del 35% in qualsiasi attività, mentre in quello redatto il 7 agosto 2017 era del 55% rispettivamente del 50%).
Lo stato di salute era migliorato stante un miglioramento della problematica depressiva riscontrata dal perito. La prognosi sull’evoluzione della capacità lavorativa rimaneva incerta, ma il dr. _ ha ribadito il parere del SAM secondo cui erano applicabili delle terapie atte a migliorare e mantenere la capacità lavorativa residua.
Sulla scorta di queste nuove considerazioni, pendente causa l’amministrazione ha proposto al TCA di accogliere parzialmente il ricorso, giacché il nuovo calcolo effettuato dal consulente in integrazione fissava nel 42% il grado di invalidità da aprile 2017.
2.5. Per costante giurisprudenza (STF 9C_13/2007 del 31 marzo 2008), al fine di poter graduare l'invalidità, all'amministrazione (o al giudice in caso di ricorso) è necessario disporre di documenti che devono essere rassegnati dal medico o eventualmente da altri specialisti, il compito del medico consistendo nel porre un giudizio sullo stato di salute, nell'indicare in quale misura e in quali attività l'assicurato è incapace al lavoro come pure nel fornire un importante elemento di giudizio per determinare quali lavori siano ancora ragionevolmente esigibili dall'assicurato (DTF 125 V 256 consid. 4 pag. 261; 115 V 133 consid. 2 pag. 134; 114 V 310 consid. 3c pag. 314; 105 V 156 consid. 1 pag. 158). Spetta in seguito al consulente professionale, avuto riguardo alle indicazioni sanitarie, valutare quali attività professionali siano concretamente ipotizzabili (Meyer-Blaser, Rechtsprechung des Bundesgerichts zum IVG, pag. 228 seg.).
Quanto alla valenza probante di un rapporto medico, determinante è che i punti litigiosi importanti siano stati oggetto di uno studio approfondito, che il rapporto si fondi su esami completi, che consideri parimenti le censure espresse dal paziente, che sia stato approntato in piena conoscenza dell'incarto (anamnesi), che la descrizione del contesto medico sia chiara e che le conclusioni del perito siano ben motivate. Determinante quindi per stabilire se un rapporto medico ha valore di prova non è né l'origine del mezzo di prova, né la denominazione, ad esempio quale perizia o rapporto (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; STFA I 462/05 del 25 aprile 2007; STFA U 329/01 e U 330/01 del 25 febbraio 2003; DTF 125 V 352 consid. 3a; DTF 122 V 160 consid. 1c; Meyer-Blaser, Die Rechtspflege in der Sozialversicherung, BJM 1989 pag. 31; Pratique VSI 3/1997 pag. 123), bensì il suo contenuto (DTF 122 V 160 in fine con rinvii).
A proposito delle perizie mediche eseguite nell'ambito della procedura amministrativa, il TF ha stabilito che, nell'ipotesi in cui sono state eseguite da medici specializzati riconosciuti, hanno forza probatoria piena se giungono a conclusioni logiche e sono state realizzate sulla base di accertamenti approfonditi, fintanto che indizi concreti non inducono a ritenerle inaffidabili (DTF 123 V 176; DTF 122 V 161, DTF 104 V 212; SVR 1998 IV Nr. 1 pag. 2; SZS 1988 pagg. 329 e 332; ZAK 1986 pag. 189; Locher, Grundriss des Sozialversicherungsrechts, 1994, pag. 332).