Decision ID: 983c1d20-d276-5078-8994-6f6eac369b99
Year: 2019
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_002
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: civil_law

ritenuto
In fatto:
A.
Nel maggio 2007, AO 1, dopo aver manifestato il proprio interesse in merito a una promozione immobiliare pubblicizzata in internet avente per oggetto un grattacielo in costruzione a Dubai chiamato "_", è stato contattato da una venditrice di Ve_ (in seguito: Ve_), società di intermediazione immobiliare che aveva ricevuto l’incarico di vendere gli appartamenti per conto di AP 1 (cfr. audizioni testimoniali del 23 gennaio 2017 di Ro_, pag. 8 seg. e di Iv_, pag. 1).
In data 29 maggio 2007 AO 1 ha quindi sottoscritto per il tramite di Ve_, una proposta d'acquisto immobiliare relativa all’impegno di acquistare un appartamento (identificato con la sigla S_2) situato nel predetto edificio, per l'importo di EUR 338'000.-.
La pattuizione prevedeva il pagamento di una caparra di Euro 7'000.- alla firma del contratto e poi di diversi acconti successivi secondo le modalità indicate al punto 2 dell’accordo (doc. 4). La consegna dell'appartamento era prevista per il 31 luglio 2009, ma come si dirà meglio in seguito non si è mai perfezionata.
B.
In data 4 gennaio 2008 AO 1 ha provveduto a versare un primo acconto di USD 64'137 sul conto AP 1 presso la banca _ SA di Lugano, conformemente alle indicazioni ricevute da Ve_ (cfr. audizione testimoniale di Ro_, pagg. 8 in fine e 9).
In seguito egli ha effettuato ulteriori versamenti, in particolare uno in data 11 giugno 2008 di EUR 19'355.20 e uno di EUR 18'708.27 in data 27 agosto 2008 sul conto della società Fo_ LLC (in seguito: Fo_) presso la banca _ (Svizzera) (doc. I), società poi subentrata a Ve_ e anch’essa incaricata da AP 1 della vendita degli appartamenti situati nel grattacielo “_” (cfr. audizione testimoniale del 23 gennaio 2017 di Iv_, pag. 2). I versamenti complessivi effettuati da AO 1 assommavano a USD 150'000.- (cfr. anche conclusioni del 15 maggio 2017, pag. 4); importo questo poi pervenuto - come si dirà meglio in seguito - a AP 1 (cfr. audizione testimoniale di Iv_ cit., pag. 2 e di Pa_ del 23 gennaio 2017, pag. 7 in fine).
C.
Nell’incarto figura inoltre che la società Fo_, sempre tramite V_, ha sottoscritto, in data imprecisata ma verosimilmente prima del 30 settembre 2009 (doc. 5, paragrafo 4), una proposta d'acquisto riferita all'impegno di acquistare da AP 1 lo stesso appartamento numero S_2 presso l’immobile “_” per l'importo di USD 300'000.-. L’accordo non è però stato sottoscritto dalla venditrice (doc. 5).
Fo_ ha, inoltre, firmato, in data non meglio precisata ma verosimilmente prima del 30 settembre 2009 (doc. 6, paragrafo 4), un documento denominato “
contratto preliminare di compravendita
” nel quale la stessa veniva indicata quale “
promittente venditore
” e AO 1 quale “
promissario acquirente
” avente per oggetto sempre il precitato appartamento, per la somma di EUR 187'082.75 da pagarsi, secondo le modalità indicate al punto 6, tramite bonifico sul conto della società presso la banca _ (Svizzera) SA di Lugano. Questo documento non è però stato sottoscritto da AO 1. Nello stesso veniva precisata quale data di consegna dell'appartamento il 30 settembre 2009; consegna che non è però mai avvenuta (doc. 6).
D.
In data 16 ottobre 2009 AP 1 ha trasmesso a AO 1 un contratto di "transfer agreement" sempre riferito al predetto appartamento che non è però mai stato sottoscritto dalle parti. Nello stesso erano previsti il pagamento di un importo complessivo di 1'101’000.30 Dirham degli Emirati Arabi (AED) tramite il versamento di una caparra e di altri acconti successivi da bonificare sul conto dalla convenuta presso la banca _ SA di Lugano, somma che veniva indicata come già saldata in ragione di AED 550'500, tramite il pagamento di 4 acconti effettuati nel corso del 2008 (doc. E), importo corrispondente a circa USD 150'000.- secondo il tasso di cambio storico.
In data 27 luglio 2010, AO 1 ha sottoscritto con la società F_ LTD un mandato di gestione affinché la stessa si occupasse della locazione dell'appartamento in questione (doc. H).
E.
Non avendo ottenuto la consegna dell’appartamento, con scritto del 2 febbraio 2015 AO 1,per il tramite del suo legale, ha quindi rescisso la proposta d'acquisto immobiliare per inadempimento della controparte, chiedendo la restituzione degli acconti versati (doc. F).
Con lettera 18 febbraio 2018, AP 1 ha respinto la richiesta sostenendo di non aver concluso alcun accordo con AO 1 concernente la vendita dell'appartamento S_2. Essa ha affermato che l'unico contratto riferito a tale unità era stato da lei concluso con la società Fo_ (doc. G).
Il 18 dicembre 2015 AO 1, vantando il suddetto credito, ha dapprima ottenuto il sequestro del conto intestato a AP 1 presso la banca _ SA di Lugano (doc. A) e, a titolo di convalida, ha fatto spiccare il PE n. _ dell'UE di Lugano, contro cui l’escussa ha interposto opposizione (doc. B).
F.
Con petizione dell’11 febbraio 2016 AO 1 ha avviato il presente procedimento chiedendo l'accertamento di un credito verso AP 1 di USD 150'000.- oltre interessi al 5% dal 4 gennaio 2008, con conseguente condanna della stessa al pagamento del medesimo importo, nonché il rigetto in via definitiva dell'opposizione interposta dall’escussa al citato PE a convalida del sequestro. In sintesi, l’attore ha sostenuto di aver sottoscritto per il tramite della società Ve_, intermediatrice per conto di AP 1, una proposta di acquisto immobiliare riferita a un appartamento sito nella “_” di _ e di aver versato - sia direttamente che per il tramite della società Fo_ - l’equivalente di USD 150'000.- a favore della qui convenuta in vista della sottoscrizione di un contratto di compravendita definitivo, ciò che non è però mai avvenuto. Venuto a conoscenza dei problemi di edificazione dell’opera e degli importanti ritardi di costruzione accumulati egli ha quindi rescisso l’accordo per inadempimento e chiesto la restituzione di quanto versato.
Con risposta del 23 maggio 2016 AP 1 si è opposta alla petizione chiedendone l'integrale reiezione e sollevando nel contempo le eccezioni di carenza di legittimazione passiva e di prescrizione. In breve, essa ha negato l’esistenza di un rapporto contrattuale con l’attore e ha pertanto contestato la propria legittimazione passiva. Essa ha sostenuto di aver proposto tale appartamento in vendita a Fortune Finder e che l’acconto di USD 64'137 versatole da AO 1 sarebbe stato pagato per conto di questa società. Solo in un secondo tempo Fo_ le avrebbe comunicato di voler cedere la propria unità immobiliare al qui attore dal che la redazione del documento denominato “transfer agreement.” A titolo prudenziale essa ha sollevato, inoltre, l’eccezione di prescrizione qualora si fosse ritenuto che l’asserito bonifico di USD 150'000.- fosse da ricondurre a un indebito arricchimento.
In sede di replica e duplica le parti si sono sostanzialmente confermate nelle loro antitetiche allegazioni e richieste precisandone alcuni aspetti. Per sua parte l’attore ha sostenuto la tesi dell’indebito arricchimento da parte della convenuta ed ha affermato di esserne venuto a conoscenza solo in data 9 giugno 2015 quando il suo legale è stato informato che l’appartamento era ormai stato venduto a terzi.
Esperita l'istruttoria, le parti hanno rinunciato a effettuare le arringhe finali, depositando le rispettive conclusioni scritte in data 12 rispettivamente 15 maggio 2017.
Con sentenza del
27 ottobre 2017 il Pretore ha respinto le eccezioni di carente legittimazione e di prescrizione ed ha accolto la petizione riconoscendo il credito di USD 150'000.-, oltre interessi, di AO 1 nei confronti di AP 1 ed ha condannato quest’ultima al pagamento di tale importo.
Nel contempo il primo giudice ha pronunciato il rigetto definitivo dell'opposizione interposta dalla convenuta al PE n_ dell'UE di Lugano.
G.
Con atto di appello del 28 novembre 2017 AP 1 chiede di respingere la petizione, con protesta di tasse, spese e ripetibili, mentre l’attore con risposta del 26 gennaio 2018 postula la reiezione del gravame pure con protesta di tasse, spese e ripetibili, e chiede, nel contempo, che sia fatto ordine all’appellante di versare una cauzione per spese ripetibili, richiesta quest’ultima che il presidente di questa Camera ha parzialmente accolto con ordinanza del 31 gennaio 2018.
Considerato,

in diritto:
1.
Il 1° gennaio 2011 è entrato in vigore il nuovo Codice di diritto processuale civile svizzero (CPC) che trova applicazione in entrambe le sedi siccome la procedura innanzi al Pretore è stata avviata dopo tale data (art. 404 seg. CPC).
2.
È pacifico che la vertenza riveste carattere internazionale ai sensi dell’art. 1 LDIP in quanto vede opposti un cittadino italiano residente in Italia e una società avente la sua sede alle S_ ma uffici di rappresentanza a _ ed ha per oggetto una pretesa connessa all’acquisto di un appartamento sito in un immobile in costruzione a _ Pure incontestata è l’applicabilità al caso di specie della LDIP, come pure la competenza territoriale del giudice adito in virtù dell’art. 113 LDIP (quale luogo di esecuzione della prestazione litigiosa) e, subordinatamente, dell'art. 4 LDIP (quale luogo del sequestro).
Pure incontestata è l’applicabilità alla presente fattispecie del diritto svizzero a cui le parti hanno sempre fatto riferimento nei loro allegati.
3.
Nel proprio giudizio il Pretore, dopo aver ripercorso nel dettaglio le risultanze istruttorie, ha ritenuto assodato che l’importo di USD 150'000.- versato in varie tranches da AO 1 a titolo di acconto per l’appartamento fosse effettivamente pervenuto a AP 1 e questo con riferimento a un pre-contratto di compravendita che però non è stato adempiuto e che doveva, inoltre, essere ritenuto nullo per vizio di forma. Il primo giudice si è quindi chinato sulla questione a sapere se AO 1 potesse richiedere la restituzione di questo importo sulla base delle norme dell’indebito arricchimento, rispondendo per l’affermativa. In particolare, egli ha ritenuto che l’eccezione di prescrizione sollevata dalla controparte andasse disattesa in quanto il termine annuale ha iniziato a decorrere unicamente in data 2 febbraio 2015 quando AO 1 ha disdetto l’accordo; detto termine è poi stato validamente interrotto con la richiesta di sequestro del 17 dicembre 2015 poi seguita dalla petizione dell’11 novembre 2016 (corretto: 11 febbraio 2016) .
4.
Con l’appello AP 1 lamenta un “
erroneo apprezzamento dei fatti e delle prove operato dal Giudice di prima istanza, come pure, applicazione erronea del diritto
” (cfr. appello, pag. 6 in fine). Riproponendo sostanzialmente quanto addotto in prima sede essa contesta la propria legittimazione passiva, negando l’esistenza di qualsiasi rapporto contrattuale con AO 1 e affermando che le relazioni contrattuali alla base del versamento degli acconti sussistevano tra l’attore e le due società di intermediazione immobiliare facenti capo a Lu_. L’appellante contesta inoltre la realizzazione delle premesse per richiedere la restituzione dei soldi sulla base delle norme dell’indebito arricchimento sostenendo di aver ricevuto i soldi in buona fede da Fo_ e pertanto non vi sarebbe stato un arricchimento diretto senza valida causa. In merito al versamento effettuato direttamente sul suo conto, AP 1 asserisce che ciò sarebbe avvenuto nell’ambito di un rapporto di assegno ai sensi dell’art. 466 segg. CO.
In questa sede AP 1 non solleva più l’eccezione di prescrizione dell’azione d’indebito arricchimento.
5.
Per sua natura l’atto di appello deve contenere i motivi di fatto e di diritto sui quali si fonda ed essere motivato (art. 310 e 311 cpv. 1 CPC). L‘appellante deve pertanto confrontarsi criticamente con la decisione impugnata spiegando per quali motivi di fatto e di diritto la stessa sarebbe errata e con ciò da riformare (v.
Verda Chiocchetti, C
ommentario pratico al CPC, vol. 2, n. 21 seg. ad art. 311;
Reetz/Theiler
in: Sutter-Somm/Hasenböhler/ Leuenberger, ZPO Kommentar, 3
a
ed., n. 36 ad art. 311; ZPO-Rechtsmittel,
Kunz
, n. 92 ad art. 311; sentenza TF del 7 dicembre 2011, inc. n. 4A_659/2011, consid. 4). L’appello qui in esame in vari punti non contiene una critica puntuale al giudizio di prima istanza ma si limita a fornire una propria tesi e una propria lettura dei fatti, senza peraltro approfondire, in alcuni casi, le tematiche sollevate.
Problematica che concerne, in particolare, i rapporti intercorsi tra AP 1 e le due società d’intermediazione immobiliare ovvero Ve_ e Fo_ e l’asserito accordo tra Fo_ e AO 1 in base al quale questi avrebbe pagato gli acconti a nome e per conto della società invece che per sé stesso.
L’appello in esame viene quindi esaminato nella misura in cui rispetta i principi sopraindicati ed espone critiche circostanziate al giudizio pretorile, mentre non verranno analizzati e sono irricevibili quei passaggi che non contengono alcuna critica al giudizio impugnato.
6.
Come accennato poc’anzi,AP 1 contesta la propria legittimazione passiva asserendo, da un canto, di non essere legata a AO 1 da alcun rapporto contrattuale e, d’altro canto, di non essere stata arricchita direttamente e senza giusta causa a danno del patrimonio di quest’ultimo. In questa sede la società sostiene nuovamente di aver acquistato l’appartamento oggetto della presente causa dal “developer” ufficiale del governo, secondo gli iter in uso nell’_, e di averlo poi venduto alla società Fo_ che a sua volta lo avrebbe ceduto a AO 1. A detta della stessa, i versamenti effettuati dall’attore costituivano una prestazione nell’ambito della relazione contrattuale che questi aveva con Ve_ a cui è poi subentrata Fo_. Secondo AP 1 solo quest’ultima potrebbe essere oggetto di un’azione per indebito arricchimento in quanto arricchita direttamente.
6.1.
La legittimazione delle parti al processo deve essere esaminata d’ufficio dal giudice (DTF 108 II 216 consid. 1, 114 II 345 consid. 3d, 126 III 59 consid. 1). Questo principio vale tuttavia soltanto per l’applicazione del diritto e non per le circostanze di fatto. La legittimazione passiva, ossia la posizione della parte convenuta per rapporto al diritto fatto valere in causa nei suoi confronti, non rappresenta un presupposto processuale ma è invece un elemento del diritto sostanziale, che impone un giudizio di merito emanato dal giudice sulla base dei fatti allegati dalle parti ed accertati (
v.
Trezzini,
op.cit., vol. 1, n. 21 seg. ad art. 66)
. Determinare la legittimazione passiva di una parte significa stabilire contro chi si deve far valere in giudizio, in proprio nome, una determinata pretesa in qualità di suo titolare (DTF 125 II 82 consid. 1a). In tema di azioni contrattuali, ossia di pretese derivanti dall’esistenza di un determinato contratto, si ritiene che la legittimazione passiva sia data qualora la parte convenuta sia parte del contratto in base al quale l’attore procede (tra le tante sentenza II CCA del 4 giugno 2014 inc. n. 12.2012.165) mentre che in caso di indebito arricchimento, come nella fattispecie in esame, la legittimazione ricade su colui che si ritiene si trovi arricchito senza causa legittima a danno dell’altrui patrimonio.
Al riguardo è utile ricordare che giusta l’art. 62 CO chi senza causa legittima si trovi arricchito a danno dell'altrui patrimonio è tenuto a restituire l'arricchimento. Si fa luogo alla restituzione specialmente di ciò che fu dato o prestato senza valida causa, o per una causa non avveratasi o che ha cessato di sussistere.
6.2.
In relazione a questa contestazione è necessario ricordare che, come correttamente rilevato dal Pretore, l’istruttoria ha permesso di accertare che AP 1
aveva conferito un mandato esclusivo di vendita degli appartamenti siti nel grattacielo "_" alla società Ve_, a cui è poi subentrata la società Fo_, entrambe facenti capo a Lu_ (cfr. audizioni cit. di Iv_, pag. 1 seg. e di Ro_, pag. 8). Inoltre, è stato possibile stabilire che la promessa di compravendita avente per oggetto l'appartamento SF2102 nel grattacielo di _ sottoscritta da AO 1 (doc. 4) è stata proposta allo stesso proprio dalla società d’intermediazione immobiliare a cui AP 1 aveva conferito il mandato di vendita (ovvero la società Ve_ a cui, come visto, è poi subentrata Fo_), vendita che, stando a quanto appurato, doveva essere successivamente perfezionata con un contratto d'acquisto tra la stessa AP 1 e AO 1 (cfr. audizione di Ro_ cit., pag. 8). L’istruttoria ha inoltre permesso di accertare che AO 1, conformemente alle indicazioni ricevute da Ve_, per l’appartamento in parola ha pagato il primo acconto direttamente sul conto intestato a AP 1 (cfr. audizione di Ro_ cit., pag. 8), mentre i successivi sul conto intestato a Fo_ (cfr. interrogatorio di AO 1 del 24 marzo 2017, pag. 4; doc. I). E’ stato altresì appurato che gli acconti versati dall'attore - pari, come detto, a complessivi USD 150'000.- sono stati effettivamente incassati da AP 1 che li ha utilizzati per pagare il costruttore (ossia il "developer") di Dubai (cfr. audizioni di Iv_, pag. 3 e di Pa_, pag. 7).
In fase istruttoria AO 1 ha inoltre chiarito di non aver sottoscritto il contratto di "transfer agreement" (doc. E) sottopostogli dal rappresentante di AP 1 nell'ottobre del 2009, in quanto quest’ultima lo subordinava al pagamento di tutte le rate mancanti allorquando la costruzione era ancora al livello delle fondamenta (cfr. interrogatorio di AO 1 cit., pag. 5), atteggiamento quello dell’attore che, tenuto conto degli importanti ritardi edificatori, pare più che giustificato.
Alla luce di questi accertamenti la tesi dell’appellante, esposta poc’anzi, secondo cui AP 1 non avrebbe intrattenuto alcun rapporto con AO 1 ma unicamente con Fo_, a cui avrebbe venduto l’appartamento in questione, i cui acconti sarebbero però stati pagati da AO 1 in nome e per conto di predetta società, la quale a sua volta gli avrebbe poi rivenduto l’immobile, è non solo poco credibile ma manifestamente infondata in quanto smentita dalle testimonianze agli atti. In particolare, da quella di Ro_ la quale ha spiegato in maniera chiara e lineare di aver sottoposto a AO 1 la proposta di acquisto immobiliare (doc. 4) nella sua veste di venditrice di Ve_, società che fungeva da intermediaria per conto di AP 1, con cui sarebbe poi stato sottoscritto il contratto di compravendita (cfr. testimonianza cit. pag. 8, qui data per trascritta). Essa ha inoltre aggiunto di aver dato indicazioni a AO 1 affinché effettuasse il bonifico a favore di AP 1 in quanto così istruita dai responsabili di Ve_. Dichiarazioni queste la cui attendibilità e veridicità non è mai stata messa in dubbio dai contendenti. Per sua parte, Iv_, direttore di AP 1 ha indicato di aver conferito sia a Ve_ che a Fo_ un mandato esclusivo di vendita di tutti gli appartamenti siti nella “_” (cfr. verbale cit. pag. 1 seg.); le due società operavano pertanto in veste di intermediarie immobiliari per conto AP 1. Come emerso in istruttoria, Fo_ è poi subentrata a Ve_, ciò di cui, di fatto, da atto pure l’appellante (cfr. anche appello pag. 10).
A questo vada inoltre aggiunto che - come ripetutamente ribadito dall’appellante - benché AP 1 non risulti direttamente quale controparte della promessa di vendita sottoscritta da AO 1 e non vi sia alcun accordo firmato da entrambe le parti in causa, è incontestato che tutti gli acconti versati da AO 1 sono effettivamente pervenuti all’appellante. Gli stessi sono però stati effettuati in relazione a un pre-contratto che non solo non è stato adempiuto - come accertato, infatti, il previsto contratto di compravendita tra le parti non è mai stato perfezionato e, oltretutto, l’appartamento è stato venduto a un terzo - ma che è pure nullo per vizio di forma ai sensi dell’art. 216 CO (e non art. 261 CO come erroneamente indicato nella sentenza pretorile; sentenza cit., pag. 5 in fine).
A questo proposito è utile osservare che, diversamente da quanto sembra credere l’appellante (cfr. appello, pag. 11), la nullità evidenziata dal Pretore (cfr. sentenza cit., pag. 5 in fine) si riferisce al pre-contratto sottoscritto da Ve_, quale intermediaria per conto di AP 1, e da AO 1 e non a quello tra la stessa AP 1 e Fo_, accordo quest’ultimo oltretutto neppure firmato dalla società venditrice (doc. 5).
Gli accertamenti istruttori illustrati poc’anzi smentiscono, inoltre, la tesi appellatoria secondo cui AP 1 non si sarebbe arricchita direttamente del patrimonio di AO 1 in quanto la società avrebbe “
ricevuto una prestazione in buona fede da un terzo”,
vale a dire da Fo_, rispettivamente da AO 1 ma a nome e per conto di quest’ultima società ,
“sulla base di una valida causa
” ovvero l’asserito contratto di compravendita tra queste due società (cfr. appello, pag. 10). Dall’incarto risulta che Fo_ è subentrata a Ve_ nel ruolo d’intermediaria immobiliare per conto di AP 1, ciò che fornisce una spiegazione sulle ragioni per cui i soldi destinati alla stessa siano prima transitati sul conto di Fo_, mentre che non vi è alcun riscontro probatorio a sostegno dell’argomento appellatorio per cui AO 1 avrebbe versato i quattro acconti a nome e per conto di quest’ultima società.
Cosi stando le cose, l’eccezione di carente legittimazione passiva sollevata da AP 1 nei confronti dell’attore, che chiede la restituzione di quanto versato senza causa nell’ambito di un’azione per indebito arricchimento, si rivela ingiustificata e va respinta.
Alla luce di quanto esposto, l’azione sollevata da AO 1 risulta fondata nel merito e deve pertanto essere accolta. È infatti incontestato che AP 1 si sia trovata arricchita dai bonifici effettuati dall’attore, in ragione di USD 150'000.- e che, come accertato, ciò sia avvenuto senza una valida causa. La sentenza del Pretore merita pertanto integrale conferma.
7.
Da ultimo, la tesi appellatoria secondo cui il bonifico a favore del conto di AP 1 sarebbe avvenuto in virtù di “
un contratto triangolare
(...)
di assegno ai sensi dell’art. 466 e segg. CO”,
oltre ad essere priva di riscontro probatorio si scontra con quanto illustrato più sopra.
8.
In definitiva, l’appello deve essere respinto. Le spese processuali seguono la soccombenza dell’appellante la quale rifonderà alla controparte un’adeguata indennità per ripetibili. Il valore litigioso ai fini di un eventuale ricorso al Tribunale federale è superiore a fr. 30'000.-.
L’importo di fr. 3'150.- versato dall’appellante a titolo di cauzione per le ripetibili in base alla decisione 14 giugno 2018 del presidente della Camera sarà riversato a AO 1 ad avvenuta crescita in giudicato di questa sentenza.