Decision ID: 4336f65a-e318-5e29-9c6d-7f15bafb26b2
Year: 2015
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_002
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: civil_law

ritenuto
in fatto:
A.
In data 25 aprile 2009 _ ha concesso a AP 2 un diritto di compera sul mappale _ RFD di _ (doc. 10). La stessa è stata autorizzata “
ad elaborare i piani e progetti relativi alla edificazione di al massimo tre case di abitazione monofamigliari (...), e a firmare i documenti necessari richiesti dall’autorità amministrativa per l’ottenimento della licenza di costruzione”
(clausola 13.1), come pure
“a dare incarico al geometra per la eventuale formazione di tre particelle sulla quale edificare le abitazioni
” (clausola 13.2). Il rogito prevedeva inoltre che “
tutte le spese sia per la progettazione che per l’intervento del geometra sono assunte dalla attuale beneficiaria o suoi successori con l’esclusione di ogni responsabilità da parte del signor _
” (clausola 13.3) e che “
in caso di mancato esercizio del diritto (...) tutti gli investimenti effettuati sulla proprietà, compresi i piani architettonici approvati decadranno, senza indennità alcuna a favore del concedente, mentre le spese effettuate per tali operazioni e investimenti rimarranno ad esclusivo carico di chi li avrà anticipati
” (clausola 18). Dopo due proroghe la scadenza di detto diritto è stata fissata in maniera inderogabile per il 30 settembre 2010 (doc. 4, 10 e 11). Con atto notarile del 21 giugno 2010 gli eredi di _, nel frattempo deceduto, hanno proceduto al frazionamento del fondo in tre particelle (doc. 4).
B.
La società AP 1 (in seguito: AP 1), di cui AP 2 è socia unica e gerente (doc. A), si è attivata per trovare degli interessati a comperare le particelle e ad edificare delle abitazioni del cui iter formale ed esecutivo la società immobiliare si sarebbe occupata.
A questo fine AP 1 ha incaricato la società AO 1 (in seguito: AO 1) di realizzare i progetti per l’edificazione di tre case unifamiliari e di allestire la domanda di costruzione; domanda che è stata presentata in data 13 novembre 2009 e approvata in data 9 luglio 2010 (doc. F e G e inc. rich. dal comune di _). Per tali prestazioni le parti hanno pattuito un onorario di fr. 12'000.- (doc. H e cfr. petizione pag. 4 e risposta pag. 3). AP 1 ha proceduto al pagamento di un acconto di fr. 2’000.-.
Al termine del proprio incarico AO 1 ha quindi preteso il pagamento delle prestazioni fornite assommanti a complessivi fr. 12'000.- e corrispondenti al saldo dell’onorario non ancora pagato (fr. 12'000 - fr. 2'000.- = fr. 10'000.-) a cui andavano aggiunti ulteriori fr. 2’000.- per l’allestimento di due varianti elaborate per i signori L_, potenziali acquirenti di una delle particelle (doc. I).
C.
AP 1 ha contestato la pretesa, ragion per cui AO 1 ha avviato la procedura esecutiva nei suoi confronti (doc. M).
Previo tentativo di conciliazione (CM.2011.92) il 13 luglio 2011 AO 1 ha quindi inoltrato una petizione con cui ha chiesto la condanna della società AP 1 e di AP 2 al pagamento di fr. 12'000.- oltre interessi, e delle spese esecutive nonché il rigetto in via definiva dell’opposizione interposta al PE n. _. In breve, l’attrice ha sostenuto di aver ricevuto dalle convenute l’incarico di elaborare i piani per la realizzazione di tre case unifamiliari e di allestire tutta la documentazione necessaria per ottenere la licenza edilizia. Questa ha affermato di aver portato a termine il proprio compito secondo le istruzioni ricevute e di aver allestito le due varianti per i signori L_ su indicazione delle controparti. Queste ultime sono pertanto tenute al pagamento dell’onorario.
Le convenute si sono opposte alla petizione e hanno contestato le pretese creditorie dell’attrice. In sintesi, esse hanno affermato che, scaduto il diritto di compera di cui AP 2 era beneficiaria, AO 1 avrebbe ripreso il rapporto con i potenziali acquirenti reperiti dalla società immobiliare e avrebbe fatturato le prestazioni in parola direttamente a questi, ragion per cui l’onorario pattuito inizialmente con la società immobiliare non sarebbe più dovuto, pena un indebito arricchimento. Nel contempo le convenute hanno sostenuto che l’allestimento delle varianti elaborate per i signori L_ esulava dal mandato conferito e andava fatturato direttamente ai clienti. Esse hanno inoltre dichiarato di aver concordato con AO 1 la cessione dei tre acquirenti contro rimborso delle spese anticipate e hanno affermato di aver concluso con lo studio di architettura una società semplice per la promozione del progetto e successiva edificazione e vendita, società che andrebbe ora sciolta. In questo ambito le convenute fanno valere in un primo tempo in compensazione e poi in via riconvenzionale, l’importo di fr. 5'125.60, pari alle spese sostenute.
In replica e risposta riconvenzionale AO 1 ha ribadito la propria posizione e ha negato che vi sia stata una cessione dei potenziali acquirenti come pure un accordo sulla ripresa delle spese anticipate. Nel contempo l’attrice ha contestato pure la tesi dell’esistenza di una società semplice tra le parti. Pure contestata la pretesa riconvenzionale.
In duplica le convenute hanno sostanzialmente ribadito la propria posizione.
Esperita l’istruttoria le parti hanno rinunciato a comparire al dibattimento finale. Nei rispettivi allegati conclusivi esse hanno riconfermato le proprie antitetiche posizioni. Nel proprio memoriale conclusivo le convenute hanno aumentato la domanda riconvenzionale a fr. 6'504.60.
D.
Con sentenza del 7 aprile 2015 il Pretore ha accolto integralmente la petizione condannando le convenute al pagamento di fr. 12'000.- e ordinando il rigetto in via definitiva dell’opposizione al PE n. _ dell’UE di Lugano. La domanda riconvenzionale è stata respinta.
E.
Con atto di appello del 13 maggio 2015 le convenute chiedono la riforma del querelato giudizio nel senso di respingere integralmente la petizione, protestando tasse, spese e ripetibili di entrambe le sedi. Con risposta del 25 giugno 2015 l’attrice postula la reiezione del gravame pure con protesta di tasse, spese e ripetibili.
e considerato,

in diritto: 1.
I
l 1° gennaio 2011 è entrato in vigore il nuovo Codice di diritto processuale civile svizzero, che trova applicazione in entrambe le sedi siccome la procedura innanzi al Pretore è stata avviata dopo tale data (art. 404 e 405 CPC). L’appello, presentato nel termine di 30 giorni dalla notifica della decisione di prima istanza, è tempestivo, così come lo è la risposta,
inoltrata nel termine di 30 giorni impartito da questa Camera il 2 giugno 2015. Ciò posto, nulla osta alla trattazione del gravame.
2.
Per quanto ancora dibattuto in appello, il Pretore, dopo aver ripercorso i fatti, ha accertato la corretta esecuzione del mandato di progettazione da parte di AO 1. Nella propria sentenza il primo giudice ha ritenuto che le convenute non avessero provato l’estinzione del loro debito costituito dalla mercede pattuita. In particolare, il magistrato ha giudicato che non vi fossero prove a sostegno della tesi delle convenute secondo cui esse avrebbero ceduto a AO 1 la relazione con gli interessati al progetto immobiliare contro assunzione da parte dell’attrice delle spese da esse sostenute e liberazione dall’obbligo di pagare l’onorario. La società AP 1 e AP 2 sono pertanto tenute al versamento del saldo della mercede. Il primo giudice ha pure accertato che le varianti allestite per i signori L_ sono state elaborate dall’attrice su incarico di AP 2 mentre questa era in trattativa precontrattuale coi potenziali acquirenti, ragion per cui l’onorario supplementare che ne è derivato deve anch’esso essere sopportato dalla stessa.
Da ultimo, il magistrato ha respinto la richiesta riconvenzionale ritenendola infondata.
3.
Per sua natura l’atto di appello deve contenere i motivi di fatto e di diritto sui quali si fonda ed essere motivato (art. 310 e 311 cpv. 1 CPC). L‘appellante deve pertanto confrontarsi criticamente con la decisione impugnata spiegando per quali motivi di fatto e di diritto la stessa sarebbe errata e con ciò da riformare (v.
Reetz/Theiler
in: Sutter-Somm/Hasenböhler/ Leuenberger, ZPO Kommentar, 2
a
ed., n. 36 ad art. 311; ZPO-Rechtsmittel,
Kunz
, n. 92 ad art. 311; sentenza TF del 7 dicembre 2011, inc. n. 4A_659/2011, consid. 4; sentenza II CCA del 18 aprile 2013, inc. n. 12.2011.119 e riferimenti). L’appello qui in esame in più passaggi non contiene una critica puntuale al giudizio di prima istanza ma ripropone le motivazioni addotte in prima sede limitandosi nel contempo a fornire una propria tesi e una propria lettura dei fatti. Il gravame viene quindi esaminato solo nei punti in cui espone critiche circostanziate al giudizio pretorile, mentre sono invece irricevibili e non possono essere esaminati quei passaggi che non contengono alcuna critica al giudizio impugnato.
4.
L’azione riconvenzionale non è più stata riproposta con l’appello e non è pertanto oggetto del presente giudizio.
La natura del contratto stipulato tra le parti, in concreto un contratto di progettazione, non è contestata. Pure pacifico è il conferimento del mandato da parte delle convenute all’attrice come l’ammontare della mercede. Controversa resta invece l’effettiva estinzione del credito vantato da AO 1.
5.
Con l’appello le convenute contestano, in verità in maniera piuttosto confusa, gli accertamenti pretorili in base ai quali la conclusione di un accordo tra le parti avente per oggetto la cessione del progetto immobiliare in cambio del pagamento delle spese vive sostenute e della rinuncia all’onorario non sarebbe provata. A detta delle appellanti, la prova di detto accordo risulterebbe in maniera chiara dall’incarto. A questo proposito esse fanno riferimento alle dichiarazioni del teste A_ il quale avrebbe riferito di trattative in tal senso. Esse affermano inoltre che AO 1 avrebbe fatturato i costi per la realizzazione del progetto immobiliare così come quelli per la licenza edilizia oltre che a loro stesse anche agli acquirenti. A detta delle appellanti l’importo pattuito con gli acquirenti, pari a fr. 15'000.-, sarebbe infatti manifestamente sproporzionato per rapporto alle prestazioni effettuate dagli architetti dopo lo scadere del diritto di compera e coprirebbe anche quanto da essi fatto in precedenza su mandato delle convenute e le spese anticipate dalla società immobiliare per l’ottenimento della licenza edilizia. Questa circostanza confermerebbe pertanto ulteriormente l’avvenuto accordo tra le parti. Sempre secondo la tesi delle appellanti, essendosi AO 1 rivalsa direttamente sugli acquirenti per queste prestazioni il credito nei loro confronti si sarebbe estinto.
6.
L’art. 8 CC regola, per tutti i rapporti giuridici retti dal diritto federale (DTF 115 II 300 consid. 3), la ripartizione dell’onere probatorio e, pertanto le conseguenze dell’assenza di ogni prova. Esso stabilisce che, ove la legge non dispone altrimenti, chi vuole dedurre un diritto da una circostanza di fatto da lui asserita deve fornire la prova, pena la soccombenza in causa. Riferito alla fattispecie in esame ciò comporta che le convenute devono provare l’avvenuta estinzione del credito della qui attrice nei loro confronti, rispettivamente il cambiamento di debitore.
7.
Come accennato più sopra, a sostegno della propria tesi le convenute rinviano alle affermazioni del teste A_ il quale avrebbe riferito di un accordo tra le parti in causa volte alla cessione del progetto immobiliare. In realtà il teste si è così espresso: “
(...) Ricordo che in quel frangente la signora AP 2 si era espressa come se volesse cedere, rispettivamente avesse già ceduto, allo studio AO 1 la promozione del progetto immobiliare. Ricordo che aveva anche accennato al fatto che per questo progetto lei aveva anticipato delle spese che si sarebbero poi messi d’accordo al riguardo in un secondo momento. La discussione non è poi proseguita su questa tema (...) nemmeno sapevo quali erano gli accordi tra lo studio AO 1 e AP 2
”(cfr. verbale audizione testimoniale del 9 marzo 2012 pag. 1 in fine e 2).
Diversamente da quanto sembrano credere le appellanti queste dichiarazioni sono ben lungi dal provare la conclusione dell’accordo. Il teste si è limitato infatti a riportare le intenzioni di AP 2, egli però nulla sa sull’effettiva concretizzazione di questo proposito non avendo assistito alla conclusione del (presunto) accordo. Non risulta - e il teste neppure lo asserisce - che AO 1 abbia manifestato assenso o condivisione dell’intenzione manifestata da AP 2 in quel frangente.
8.
Nel loro ricorso, le appellanti sostengono inoltre, sulla base dei doc. O, P e H, che la parte attrice avrebbe fatturato agli acquirenti i costi per la realizzazione di tutto il progetto immobiliare, e pertanto non unicamente quelli per le varianti allestite dopo la scadenza del diritto di compera, come pure quelli per ottenere la licenza edilizia. A dire delle stesse, infatti, un compenso di fr. 15'000.- sarebbe manifestamente sproporzionato se riferito alle sole prestazioni effettuate in relazione alle procedura di variante; questa circostanza proverebbe l’avvenuta cessione del progetto e la rinuncia di AO 1 alla riscossione del credito nei loro confronti.
Le appellanti danno per accertato (“
è pacifico
”) che detto importo sia “
decisamente sproporzionato
” (cfr. appello pag. 8). Esse non suffragano però queste affermazioni con alcuna prova oggettiva e neppure forniscono delle tariffe di riferimento che permetterebbero di confortare in qualche modo la loro tesi. Trattasi in ogni caso di un’argomentazione sollevata per la prima volta in appello e pertanto in maniera irrituale e inammissibile. Stesso discorso vale per l’allegazione secondo cui le note d’onorario presentate agli acquirenti da AO 1 includerebbero pure le spese da esse sostenute per l’ottenimento della licenza di costruzione.
Diversamente da quanto sembrano credere le appellanti, quanto indicato nei due contratti di prestazione sottoscritti dall’attrice con i coniugi L_ (doc. O), rispettivamente coi coniugi V_ (doc. P), non permette di affermare che quest’ultima abbia fatturato le prestazioni effettuate su mandato di AP 2 e del suo studio immobiliare anche agli acquirenti finali. Anzi dalla documentazione agli atti si evince che dopo la concessione della licenza edilizia i progetti immobiliari hanno subito importanti modifiche ciò che ha comportato la richiesta di una variante per ciascuno dei tre progetti edificatori (cfr. inc. rich. Comune di _). Al riguardo il teste _ L_ ha riferito che ”
il progetto (...) venne ulteriormente rimaneggiato e da una struttura su base quadrata della casa giungemmo ad un parallelepipedo su base rettangolare. Venne inoltre modificato la progettazione del garage che ci permise anche di ottenere una camera in più
” (verbale di audizione testimoniale del 7 dicembre 2011, pag. 2). Analoghe le dichiarazioni rese dal teste _ V_: “
Su questi piani sono poi state fatte ulteriori modifiche sia consigliate dall’ufficio tecnico di _ che da una perizia fonica (...) per una maggiore sicurezza l’ufficio tecnico aveva suggerito di alzare il livello della platea per meglio isolarla rispetto al terreno (...). Ho poi chiesto qualche altra piccola modifica dettata dai miei desideri personali. (...) Al momento della sottoscrizione del contratto mi è stato chiarito dall’arch. S_ che il costo della progettazione riguardava unicamente le ultime modifiche per le quali era necessaria una richiesta di modifiche al Comune
” (verbale di audizione testimoniale del 7 dicembre 2011, pag. 5). Cosi stando le cose, non vi è motivo per non credere che l’importo pattuito quale mercede andasse a coprire proprio queste prestazioni.
Contrariamente a quando asserito dalle appellanti, dall’incarto non emergono elementi che provino la conclusione di un accordo verbale tra le parti in base al quale il saldo dell’onorario di AO 1 non sarebbe più dovuto.
Ne discende pertanto che le convenute, non essendo riuscite a provare l’estinzione del loro debito nei confronti dell’appellata, sono tenute al pagamento dell’importo ancora scoperto, pari a fr. 10'000.-, così come correttamente accertato dal Pretore nella sua sentenza, che deve qui essere confermata.
9.
Da ultimo, le appellanti negano di dovere alcunché per le varianti elaborate a favore dei signori L_ (doc. I), in quanto allestite dopo la conclusione dal mandato da loro conferito all’attrice. Anche questa censura non può essere accolta. L’istruttoria ha permesso di accertare in maniera inequivocabile che dette modifiche sono state elaborate su mandato delle appellanti mentre queste erano in trattativa precontrattuale coi potenziali acquirenti, prima che il diritto di compera di cui AP 2 era beneficiaria decadesse. A questo proposito si rinvia in particolare al contenuto delle email del mese di agosto 2010 agli atti quale doc. E. La tesi secondo cui AP 2 avrebbe funto unicamente da mediatrice tra AO 1 e i signori L_ è manifestamente fantasiosa oltre che priva di qualsiasi fondamento. Dagli atti si evince infatti in maniera chiara che la conduzione del progetto immobiliare era a quel momento in mano a AP 2 mentre che lo studio di architettura si limitava ad eseguire i mandati ricevuti dalla stessa. Ne discende pertanto l’obbligo per le convenute di saldare anche l’onorario supplementare di fr. 2’000.- per queste ulteriori prestazioni.
10.
In definitiva, l’appello, nella misura in cui ricevibile, deve essere respinto e la sentenza impugnata confermata. La tassa di giustizia, le spese e le ripetibili di appello, calcolate su un valore litigioso di fr. 12'500.- seguono la soccombenza delle appellanti, le quali rifonderanno alla controparte un’adeguata indennità per ripetibili.