Decision ID: 5436632e-2715-54c9-8d3f-6bb511e683aa
Year: 2007
Language: it
Court: TI_TCAS
Chamber: TI_TCAS_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: social_law

ritenuto, in fatto
1.1. In data 28 gennaio 2005, la _ di _ ha comunicato all’CO 1 che il proprio dipendente, RI 1, il 24 gennaio 2005, aveva battuto la testa e il collo mentre stava lavorando a bordo di un “Bobcat” (doc. 1).
A causa di questo sinistro, egli ha riportato, secondo il certificato 22 febbraio 2005 del Servizio di PS dell’Ospedale _ di _ (_), una contusione cranio-cervicale con lieve commotio cerebri (doc. 7).
L’Istituto assicuratore ha assunto il caso e ha regolarmente corrisposto le prestazioni di legge.
1.2. Esperiti gli accertamenti medico-amministrativi del caso, l’assicuratore LAINF, con decisione formale del 7 luglio 2006, ha dichiarato estinto il diritto a prestazioni, ritenendo che i disturbi lamentati apparivano privi di sostrato organico e, d’altra parte, che le turbe psichiche non costituivano una conseguenza adeguata dell’evento infortunistico del gennaio 2005 (doc. 102).
A seguito dell’opposizione interposta dal lic. iur. _ per conto dell’assicurato (doc. 118), l’CO 1, in data 12 settembre 2006, ha confermato il contenuto della sua prima decisione (doc. 121).
1.3. Con tempestivo ricorso del 13 dicembre 2006, RI 1, sempre patrocinato dal lic. iur. _, ha chiesto che l’Istituto assicuratore venga condannato a corrispondergli ulteriori prestazioni, argomentando in particolare che:
" In primo luogo, pur vertendo il presente ricorso principalmente sull'esistenza di un nesso causale adeguato tra l'evento infortunistico di data 24 gennaio 2005 e i problemi psichici lamentati da RI 1 a far tempo da tale episodio, si sottolinea come non sia assolutamente possibile concludere a priori all'inesistenza certa di problemi organici di tipo neurologico.
Infatti, pur non avendo i medici riscontrato nello stato di salute attuale dell'assicurato, evidenti lesioni organiche, la possibilità di persistenti turbe di tipo neurologico compatibili con una sindrome post-commozionale sono state confermate da tutti i medici che hanno avuto modo di visitare il signor RI 1, segnatamente i medici del _ di _, il Dr. _, il Dr. _ ed i medici dell'EOC (cfr. doc. C, D, E, F, G e H).
Per questo motivo - e alla luce delle numerose incongruenze riscontrabili, in particolare, fra la perizia esperita dal _ di _ e quella esperita dalla Clinica Romanda di riabilitazione della CO 1 a _ - si chiede già sin d'ora che venga ordinato l'espletamento di una nuova perizia medica, che possa finalmente - e definitivamente - stabilire l'eventuale presenza di affezioni organiche post-infortunistiche, in particolare di tipo neurologico, oltre ad affezioni psicologiche di chiara natura post-infortunistica.
2. La CO 1 ha considerato l'infortunio occorso a RI 1 di media intensità. Tale giudizio può essere ritenuto corretto, riservata tuttavia la possibilità che la nuova perizia (alla quale il ricorrente dovrà essere sottoposto) sortisca esito diverso.
Nella fattispecie risulta chiaramente come il quadro clinico del ricorrente durante il periodo successivo all'infortunio (si vedano al proposito i numerosi referti medici di cui ai doc. C, D, E, F, G e H) coincida perfettamente con quello riscontrabile presso una persona che è stata vittima di un infortunio del tipo "colpo di frusta" (si confronti in questo senso il quadro clinico tipico del "colpo di frusta", menzionato nella DTF 117 V 359, caratterizzato segnatamente "da disturbi multipli, da diffusi mal di testa, vomito, vertigini, disturbi della concentrazione e di memoria, facile stanchevolezza, disturbi visivi, irritabilità, labilità affettiva, depressione, cambiamento della personalità, ecc.').
Con questi presupposti non si può accettare l'argomentazione della decisione su opposizione della CO 1, con la quale (in modo peraltro manifestamente stringato ed assolutamente insoddisfacente) si nega l'applicazione della sopraindicata giurisprudenza adducendo dei motivi che paiono quantomeno discutibili e, comunque, non pertinenti e rilevanti nella fattispecie in narrativa (cfr. doc. A, pag. 6, consid. 5).
Innanzitutto, costituisce mera affermazione di parte priva del benché minimo valore probatorio - e del benché minimo fondamento - la dichiarazione secondo cui RI 1 sia stato vittima di una semplice commozione cerebrale. Non è dato a sapere, stando all'incompleta ricostruzione dei fatti e, soprattutto, riallacciandosi alla documentazione agli atti, quale sia stata esattamente la dinamica dei fatti e, dunque, il tipo e l'intensità del trauma cranico subito dal qui ricorrente in occasione dell'incidente occorsogli.
Solo una nuova perizia, alla quale il ricorrente chiede esplicitamente di essere sottoposto, potrà chiarire ulteriormente la dinamica dell'infortunio, ritenuto che alla luce dei sintomi manifestatisi sulla sua persona (che sono, come detto, in tutto e per tutto identici a quelli tipicamente lamentati da persone vittime del "colpo di frusta") una commotio cerebri di grave intensità o addirittura una contusio cerebri non possono essere negate a priori.
Di transenna si farà pure notare come al medesimo citato considerando, l'assicuratore infortuni - del tutto arbitrariamente - consideri che in ispecie siano presenti in primo piano dei disturbi psichici (cfr. doc. A, pag. 6, consid. 5).
Pure del tutto lacunosa appare la valutazione effettuata dalla CO 1 in relazione al contenuto della DTF 123 V 98.
Il senso di questa sentenza è evidentemente quello che è stato perfettamente riassunto nel regesto della medesima, dal quale si evince chiaramente come la giurisprudenza sviluppata sul "colpo di frusta" non si applichi in caso di marcati problemi psichici preesistenti (e non semplicemente, come vorrebbe fare intendere la CO 1, quando esistano disturbi psichici preesistenti di una qualsiasi - anche lieve - entità, come nel caso concreto).
8. Va altresì sottolineato come il ricorrente, prima dell'incidente occorsogli sul cantiere, fosse in perfetta salute e forma fisica e psichica.
In occasione di un esame clinico approfondito eseguito in data 1. dicembre 2004 dal Dr. _ (cfr. doc. N) nell'ambito della sottoscrizione di una polizza assicurativa sulla vita, è stata infatti constatata l'assenza di qualsiasi problema fisico neurologico o d'altra natura.
Nel suo rapporto 20 giugno 2005 (doc. G), il Dr. _, psichiatra, sottolinea come il paziente sia stato in cura presso di lui una prima volta nel corso del 2002, ma - come già anticipato - per problemi legati ad un disturbo di personalità e assolutamente non per i medesimi disturbi psichici riscontrati durante le consultazioni mediche successive all'infortunio. A detta dello specialista - che conosce meglio di chiunque la situazione clinica del paziente, e della cui affidabilità non si può certo dubitare (considerate le numerose visite e gli approfonditi accertamenti esperiti) - la situazione attuale, dal punto di vista psichiatrico, non può essere spiegata solo con i preesistenti problemi di instabilità della personalità.
Con lo scritto 16 agosto 2006 indirizzato alla CO 1 (cfr. doc. H), lo stesso psichiatra riconferma quanto precedentemente affermato, osservando addirittura un ulteriore peggioramento del quadro clinico del ricorrente.
9. Alla autorità giudicante si chiede pertanto di riconoscere, alla luce di quanto sopra esposto, la perfetta coincidenza esistente fra la fattispecie in esame e la giurisprudenza sviluppata dal Tribunale federale sugli infortuni del tipo "colpo di frusta". In particolare, ritenuta la mancanza di marcati problemi psichici preesistenti e la natura dei sintomi manifestatisi nella persona del ricorrente (in tutto e per tutto parificabili a quelli di vittime del "colpo di frusta") si chiede che - pur non essendo (ancora) stata accertata con un grado di verosimiglianza sufficiente l'esistenza di un'affezione organica - il trauma cranio-cerebrale subito in occasione dell'incidente occorso sul luogo di lavoro al signor RI 1 sia da considerare come la causa naturale ed adeguata del danno alla salute esistente ad oggi, alla base della sua - continua - inabilità lavorativa.
10. Anche nella denegata ipotesi in cui codesto lodevole Tribunale non dovesse ritenere rilevante nella fattispecie la giurisprudenza sviluppata sui casi di "colpo di frusta", andranno comunque prese in considerazione tutte quelle circostanze che sono strettamente connesse con l'infortunio, ritenuto che le stesse, come già rimarcato, devono servire - ai sensi della giurisprudenza precedentemente citata - da criterio di apprezzamento nella misura in cui sono tali da provocare o aggravare, assieme all'infortunio, un'incapacità lavorativa o di guadagno di origine psichica.
In particolare, va fatto notare che l'opponente ha sofferto parecchio, nel periodo immediatamente successivo all'incidente, per l'immagine, sempre viva nella sua mente, della morte di due colleghi - peraltro amici d'infanzia - avvenuta sul cantiere _ pochissimo tempo prima dell'evento in questione.
A ciò va ad aggiungersi la grave circostanza secondo cui nessuno si è preso la briga di prestare adeguatamente soccorso al signor RI 1 in occasione del suo infortunio (basti ricordare come egli abbia addirittura dovuto recarsi con la propria autovettura fino al Pronto Soccorso!) facendolo sentire abbandonato a se stesso (in
uno stato già particolare successivamente al trauma cranico appena subito e, oltretutto, da parte di quelle persone - i suoi superiori - da cui era lecito aspettarsi, in quella circostanza, il maggiore sostegno).
Tutte queste circostanze (che dovranno essere considerate concomitanti all'incidente) hanno non poco aggravato le conseguenze dell'infortunio occorsogli.
Occorre quindi concludere che l'infortunio subito ha chiaramente avuto, secondo il corso ordinario delle cose e l'esperienza della vita, un significato decisivo e preponderante per l'instaurazione dei disturbi psichici di cui soffre ad oggi il signor RI 1 (cui vanno ad aggiungersi, oltretutto, le conseguenze fisiche e neurologiche riscontrate, risp. che verranno certamente confermate ed evidenziate per il mezzo della nuova perizia di cui viene chiesto l'espletamento) : l'adeguatezza del nesso causale appare pertanto assolutamente evidente.
Al ricorrente va quindi chiaramente riconosciuto il diritto alle prestazioni dell'assicuratore infortuni.
11. Come già anticipato in entrata, corre infine l'obbligo di rilevare come siano numerose ed evidenti le incongruenze emergenti dal confronto fra le risultanze degli esami esperiti dai neurologi del _ di _ (simili peraltro alle valutazioni dei vari medici che hanno avuto in cura il signor RI 1) e quelle della Clinica Romanda di riabilitazione di _.
Per quanto riguarda l'onere probatorio, si osserva come l'Ospedale _ di _, in particolare, vada considerato assolutamente imparziale. L'esame ivi svolto in data 22 agosto 2005, va altresì considerato sufficientemente approfondito ai sensi della severa giurisprudenza in vigore, e non esistono motivi per dubitare della sua credibilità.
Considerato tuttavia che i medici dello stesso istituto non sono stati in grado di fornire una risposta definitiva circa la natura dell'insieme dei problemi del signor RI 1 e viste le già citate discrepanze esistenti con le valutazioni della Clinica di _, a fronte di due referti medici redatti da cliniche altamente specializzate che
concludono a risultati parzialmente discordanti fra loro, l'assicurato non si oppone ad una nuova - ed ancora più approfondita - consultazione specialistica da parte del medesimo Centro ospedaliero vodese, o da parte di un altro istituto specializzato.
Il ricorrente, al contrario, caldeggia un tale soluzione, onde poter chiarire definitivamente la sua situazione clinica, e ciò anche in ragione del disagio che gli sta provocando la lunga definizione di tutte le questioni pendenti derivanti dall'incidente (cfr. doc. O e P).
Il signor RI 1 si dichiara quindi, se necessario, disposto ad assumersi/anticipare le spese necessarie ad una nuova perizia medica." (I)
1.4. In data 22 gennaio 2007, l’avv. _ ha informato questa Corte di non più rappresentare l’insorgente (III).
1.5. L’assicuratore infortuni, in risposta, ha postulato un’integrale reiezione dell’impugnativa con argomenti di cui si dirà, per quanto occorra, nei considerandi di diritto (VI).

in diritto
2.1. Oggetto della lite è la questione di sapere se l’CO 1 era legittimato a porre fine alle proprie prestazioni a far tempo dal luglio 2006, oppure no.
2.2. Giusta l'art. 10 LAINF, l'assicurato ha diritto alla cura appropriata dei postumi d'infortunio (cfr. DTF 109 V 43 consid. 2a; art. 54 LAINF) e, in applicazione dell'art. 16 LAINF, l'assicurato totalmente o parzialmente incapace di lavorare (art. 6 LPGA) a seguito d'infortunio, ha diritto all'indennità giornaliera.
Il diritto all'indennità giornaliera nasce il terzo giorno successivo a quello dell'infortunio. Esso si estingue con il ripristino della piena capacità lavorativa, con l'assegnazione di una rendita o con la morte dell'assicurato.
Parimenti, il diritto alle cure cessa qualora dalla loro continuazione non sia da attendersi un sensibile miglioramento della salute dell'assicurato: nemmeno persistenti dolori bastano a conferire il diritto alla continuazione del trattamento se da questo non si può sperare un miglioramento sensibile dello stato di salute (cfr. Ghélew, Ramelet, Ritter, Commentaire de la loi sur l'assurance-accidents (LAA), Losanna 1992, p. 41ss.).
Se, al momento dell'estinzione del diritto alle cure mediche, sussiste un'incapacità lucrativa, viene corrisposta una rendita d'invalidità o un'indennità unica in capitale: l'erogazione di indennità giornaliere cessa con il diritto alle prestazioni sanitarie.
D'altro canto, nella misura in cui l'assicurato è portatore di una menomazione importante e durevole all'integrità fisica o mentale, egli ha diritto ad un'indennità per menomazione all'integrità giusta gli artt. 24s. LAINF.
2.3. Presupposto essenziale per l'erogazione di prestazioni da parte dell'assicurazione contro gli infortuni è però l'esistenza di un nesso di causalità naturale fra l'evento e le sue conseguenze (danno alla salute, invalidità, morte).
Questo presupposto è da considerarsi adempiuto qualora si possa ammettere che, senza l'evento infortunistico, il danno alla salute non si sarebbe potuto verificare o non si sarebbe verificato nello stesso modo. Non occorre, invece, che l'infortunio sia stato la sola o immediata causa del danno alla salute; è sufficiente che l'evento, se del caso unitamente ad altri fattori, abbia comunque provocato un danno all'integrità corporale o psichica dell'assicurato, vale a dire che l'evento appaia come una condizione sine qua non del danno.
È questione di fatto lo stabilire se tra evento infortunistico e danno alla salute esista un nesso di causalità naturale; su detta questione amministrazione e giudice si determinano secondo il principio della probabilità preponderante - insufficiente essendo l'esistenza di pura possibilità - applicabile generalmente nell'ambito dell'apprezzamento delle prove in materia di assicurazioni sociali (cfr. RDAT II-2001 N. 91 p. 378; SVR 2001 KV Nr. 50 p. 145; DTF 126 V 360 consid. 5b; DTF 125 V 195; STFA del 4 luglio 2003 nella causa M., U 133/02; STFA del 29 gennaio 2001 nella causa P., U 162/02; DTF 121 V 6; STFA del 28 novembre 2000 nella causa P. S., H 407/99; STFA del 22 agosto 2000 nella causa K. B., C 116/00; STFA del 23 dicembre 1999 in re A. F., C 341/98, consid. 3, p., 6; STFA 6 aprile 1994 nella causa E. P.; SZS 1993 p. 106 consid. 3a; RCC 1986 p. 202 consid. 2c, RCC 1984 p. 468 consid. 3b, RCC 1983 p. 250 consid. 2b; DTF 115 V 142 consid. 8b, DTF 113 V 323 consid. 2a, DTF 112 V 32 consid. 1c, DTF 111 V 188 consid. 2b; Meyer, Die Rechtspflege in der Sozialversicherung, in Basler Juristische Mitteilungen (BJM) 1989, p. 31-32; G. Scartazzini, Les rapports de causalité dans le droit suisse de la sécurité sociale, Basilea 1991, p. 63). Al riguardo essi si attengono, di regola, alle attestazioni mediche, quando non ricorrano elementi idonei a giustificarne la disattenzione (cfr. DTF 119 V 31; DTF 118 V 110; DTF 118 V 53; DTF 115 V 134; DTF 114 V 156; DTF 114 V 164; DTF 113 V 46).
Ne discende che ove l'esistenza di un nesso causalità tra infortunio e danno sia possibile ma non possa essere reputata probabile, il diritto a prestazioni derivato dall'infortunio assicurato dev'essere negato (DTF 129 V 181 consid. 3.1 e 406 consid. 4.3.1, DTF 117 V 360 consid. 4a e sentenze ivi citate).
L'assicuratore contro gli infortuni è tenuto a corrispondere le proprie prestazioni fino a che le sequele dell'infortunio giocano un ruolo causale. Pertanto, la cessazione delle prestazioni entra in considerazione soltanto in due casi:
- quando lo stato di salute dell'interessato è simile a quello che esisteva immediatamente prima dell'infortunio (status quo ante);
- quando lo stato di salute dell'interessato è quello che, secondo l'evoluzione ordinaria, sarebbe prima o poi subentrato anche senza l'infortunio (status quo sine)
(cfr. RAMI 1992 U 142, p. 75 s. consid. 4b; A. Maurer, Schweizerisches Unfallversicherungsrecht, p. 469; U. Meyer-Blaser, Die Zusammenarbeit von Richter und Arzt in der Sozialversicherung, in Bollettino dei medici svizzeri 71/1990, p. 1093).
Secondo la giurisprudenza, qualora il nesso di causalità con l'infortunio sia dimostrato con un sufficiente grado di verosimiglianza, l'assicuratore è liberato dal proprio obbligo prestativo soltanto se l'infortunio non costituisce più la causa naturale ed adeguata del danno alla salute. Analogamente alla determinazione del nesso di causalità naturale che fonda il diritto alle prestazioni, l'estinzione del carattere causale dell'infortunio deve essere provata secondo l'abituale grado della verosimiglianza preponderante. La semplice possibilità che l'infortunio non giochi più un effetto causale non è sufficiente.
Trattandosi della soppressione del diritto alle prestazioni, l'onere della prova incombe, non già all'assicurato, ma all'assicuratore (cfr. RAMI 2000 U 363, p. 46 consid. 2 e riferimenti ivi citati).
2.4. Occorre inoltre rilevare che il diritto a prestazioni assicurative presuppone pure l'esistenza di un nesso di causalità adeguata tra gli elementi summenzionati.
Un evento è da ritenere causa adeguata di un determinato effetto quando secondo il corso ordinario delle cose e l'esperienza della vita il fatto assicurato è idoneo a provocare un effetto come quello che si è prodotto, sicché il suo verificarsi appaia in linea generale propiziato dall'evento in questione (DTF 129 V 181 consid. 3.2 e 405 consid. 2.2, 125 V 461 consid. 5a, DTF 117 V 361 consid. 5a e 382 consid. 4a e sentenze ivi citate).
Comunque, qualora sia carente il nesso di causalità naturale, l'assicuratore può rifiutare di erogare le prestazioni senza dover esaminare il requisito della causalità adeguata (cfr. DTF 117 V 361 consid. 5a e 382 consid. 4a; su queste questioni vedi pure: Ghélew, Ramelet, Ritter, op. cit., p. 51-53).
La giurisprudenza ha inoltre stabilito che la causalità adeguata, quale fattore restrittivo della responsabilità dell’assicurazione contro gli infortuni allorché esiste un rapporto di causalità naturale, non gioca un ruolo in presenza di disturbi fisici consecutivi ad un infortunio, dal momento che l'assicurazione risponde anche per le complicazioni più singolari e gravi che solitamente non si presentano secondo l'esperienza medica (cfr. DTF 127 V 102 consid. 5 b/bb, 118 V 286 e 117 V 365 in fine; cfr., pure, U. Meyer-Blaser, Kausalitätsfragen aus dem Gebiet des Sozialversicherungsrechts, in SZS 2/1994, p. 104s. e M. Frésard, L'assurance-accidents obligatoire, in Schweizerisches Bundesverwaltungsrecht [SBVR], n. 39).
2.5. Per accertare l'esistenza di un nesso di causalità adeguata tra disturbi psichici e infortunio, la giurisprudenza ha sviluppato dei criteri oggettivi (DTF 123 V 104 consid. 3e, 115 V 138ss. consid. 6-7, 405ss. consid. 4-6). Il TFA ha in particolare classificato gli infortuni, a seconda della dinamica, nella categoria degli eventi insignificanti o leggeri, in quella degli eventi gravi e in quella di grado medio.
2.5.1. Nei casi di infortunio insignificante (l'assicurato per esempio ha leggermente battuto la testa o si è slogato il piede) o leggero (egli ha fatto una caduta o scivolata banale) l'esistenza di un nesso di causalità adeguata può di regola essere negata a priori. Secondo l'esperienza della vita e ritenute le cognizioni acquisite in materia di medicina degli infortuni, può in effetti essere ammesso, senza dover procedere ad accertamenti psichici particolari, che un infortunio insignificante o leggero non sia di natura tale da provocare un'incapacità lavorativa e di guadagno di origine psichica.
2.5.2. Se l'assicurato è rimasto vittima di un infortunio grave, l'esistenza del nesso di causalità adeguata fra l'evento e successiva incapacità lucrativa dovuta a disturbi psichici deve di regola essere riconosciuta. Secondo il corso ordinario delle cose e l'esperienza della vita, gli infortuni gravi sono in effetti idonei a provocare danni invalidanti alla salute psichica.
2.5.3. Sono considerati infortuni di grado medio tutti gli eventi che non possono essere classificati nelle due predette categorie.
La questione a sapere se tra simile infortunio e incapacità lavorativa e di guadagno di origine psichica esista un rapporto di causalità adeguata non può essere risolta con solo riferimento all'evento stesso. Occorre piuttosto tener conto, da un profilo oggettivo, di tutte le circostanze che sono strettamente connesse con l'infortunio o che risultano essere un effetto diretto o indiretto dell'evento assicurato. Esse possono servire da criterio di apprezzamento nella misura in cui secondo il corso ordinario delle cose e l'esperienza della vita sono tali da provocare o aggravare, assieme all'infortunio, un'incapacità lavorativa e di guadagno di origine psichica. I criteri di maggior rilievo sono:
- le circostanze concomitanti particolarmente drammatiche o la particolare spettacolarità dell'infortunio;
- la gravità o particolare caratteristica delle lesioni lamentate, segnatamente la loro idoneità, secondo l'esperienza, a determinare disturbi psichici;
- la durata eccezionalmente lunga della cura medica;
- i disturbi somatici persistenti;
- la cura medica errata che aggrava notevolmente gli esiti dell'infortunio;
- il decorso sfavorevole della cura e le complicazioni rilevanti intervenute;
- il grado e la durata dell'incapacità lavorativa dovuta alle lesioni fisiche.
2.5.4. Non in ogni caso è necessario che tutti i criteri appena menzionati siano presenti.
La presenza di un unico criterio può bastare per ammettere l'adeguatezza del nesso di causalità quando l'infortunio va classificato fra quelli al limite della categoria degli eventi gravi. Inoltre un solo criterio può, in tutta la categoria degli infortuni di grado medio, essere sufficiente se riveste un'importanza particolare o decisiva.
Nel caso in cui nessuno dei criteri di rilievo riveste un'importanza particolare o decisiva, occorrerà invece riferirsi a più criteri. Ciò vale tanto più quanto meno grave sia l'infortunio in questione (cfr. DTF 115 V 140s., consid. 6c/aa e bb e 409s., consid. 5c/aa e bb, 117 V 384, consid. 4c; RAMI 2002 U 449, p. 53ss.
consid. 4a).
2.6. Anche in materia d’infortunio del tipo “colpo di frusta” alla colonna cervicale, vige una particolare giurisprudenza relativa alla questione della causalità.
Nella giurisprudenza applicabile sino all’emanazione della sentenza di principio 4 febbraio 1991 in re S., pubblicata in DTF 117 V 359ss. e RAMI 1991 U 121, p. 95ss., il TFA (pur ammettendo la causalità naturale, ad esempio per la presenza di disturbi psichici cfr. SZS 1986 pag. 84 seg.) considerava che in assenza di deficit neurologici e d’alterazioni visibili attraverso radiografie, delle lesioni neuropsichiche non erano, in generale, atte a provocare dei disturbi evolutivi di natura patologica, di modo che - trattandosi d’infortuni del tipo “colpo di frusta” alla colonna cervicale - senza prova di deficit funzionale organico e senza alterazioni radiologicamente oggettivabili, l’esistenza di una relazione di causalità adeguata veniva negata, facendo difetto dei postumi durevoli derivanti da un infortunio di quel tipo (DTF 117 V 359 consid. 5c).
Con la DTF 117 V 359, il TFA ha definito il quadro clinico tipico di una lesione del tipo “colpo di frusta”. In presenza di un tale quadro, si può, di regola, ammettere l’esistenza di una relazione di causalità naturale fra l’infortunio e la susseguente incapacità lavorativa, rispettivamente lucrativa. Questo quadro clinico é caratterizzato da disturbi multipli, quali diffusi mal di testa, vomito, vertigini, disturbi della concentrazione e della memoria, facile stanchevolezza, disturbi visivi, irritabilità, labilità affettiva, depressione, cambiamento della personalità, ecc..
Tale giurisprudenza é stata ulteriormente confermata (DTF 119 V 334; DTF 122 V 415 = SVR 1997 UV 85, p. 309ss.; DTF 123 V 98 = SVR 1997 UV 96, p. 349ss.; cfr., inoltre, gli estratti pubblicati in RAMI 1995 U 221, p. 109ss.).
Nella sentenza citata l'Alta Corte ha ricordato che, secondo le ultime pubblicazioni scientifiche, in caso di “colpo di frusta” alla colonna cervicale, dei deficit funzionali molto diversi possono apparire a distanza di anni, anche senza uno stato patologico oggettivabile. Il fatto che in molti casi i disturbi tipici del "colpo di frusta" non siano oggettivabili con gli attuali mezzi tecnici (RX, TAC, EEG) non deve indurre a qualificarli di puri disturbi soggettivi e, pertanto, a negare ogni rilevanza nell’ambito dell’assicurazione contro gli infortuni.
Il TFA ha considerato - modificando così la sua giurisprudenza anteriore - che un infortunio del tipo "colpo di frusta" alla colonna cervicale é, secondo il corso ordinario delle cose e l’esperienza della vita, suscettibile di provocare un’incapacità lavorativa o di guadagno, anche se la natura organica dei deficit funzionali non é stata dimostrata. Ne ha pure dedotto che, per decidere circa l’adeguatezza della relazione di causalità, non é determinante sapere se, da un profilo medico, i disturbi consecutivi al "colpo di frusta" devono essere qualificati piuttosto di natura fisica che psichica, nella misura in cui una tale distinzione, in certi casi, potrebbe essere la causa di notevoli difficoltà d’apprezzamento, vista la complessità e la varietà del quadro clinico.
L'Alta Corte ha, peraltro, stabilito che la sua vecchia prassi non avrebbe più potuto essere mantenuta, in quanto, per valutare il carattere adeguato del nesso causale, essa si basava esclusivamente sulle lesioni riportate a seguito dell’infortunio, quando, in ossequio alla giurisprudenza elaborata in materia di turbe psichiche, la medesima questione dev’essere apprezzata riferendosi all’evento infortunistico ed alle circostanze concomitanti ad esso. La particolare natura delle lesioni subite costituisce, in questo ambito, soltanto uno dei criteri che devono essere presi in considerazione.
Se ne deduce che, trattandosi di un infortunio del tipo “colpo di frusta” alla colonna cervicale, senza prova di un deficit funzionale oggettivo, la questione della causalità adeguata deve essere valutata basandosi sull’evento infortunistico nonché sull’insieme delle circostanze che, da un punto di vista oggettivo, sono strettamente connesse con lo stesso o che risultano essere un effetto diretto o indiretto dell'evento assicurato, di modo che, secondo il corso ordinario delle cose e l'esperienza della vita, sono atte a provocare o aggravare, assieme all'infortunio, un'incapacità lavorativa o di guadagno.
Posto che, tanto in caso di turbe psichiche consecutive ad infortunio quanto in caso di disturbi provocati da un “colpo di frusta” alla colonna cervicale, ci si trova confrontati a deficit che non é possibile oggettivare da un profilo organico, il TFA ha precisato che, per valutare l’adeguatezza del nesso di causalità fra un infortunio ed un’incapacità al lavoro o lucrativa consecutiva ad un "colpo di frusta" alla colonna cervicale, conviene applicare, per analogia, il metodo elaborato per le turbe psichiche. La Corte federale ha, in effetti, statuito che, dal momento in cui la causalità adeguata é stata ammessa in caso d’incapacità al lavoro o di guadagno d’origine psichica anche in assenza di lesione organica oggettivabile, sarebbe contrario al principio dell’uguaglianza di trattamento fra gli assicurati esigere la prova di una tale lesione in caso d’infortunio del tipo "colpo di frusta" alla colonna cervicale (DTF 117 V 359, consid. 5d/bb).
Un discorso analogo, è stato sviluppato in relazione ai traumi cranio-cerebrali, allorquando le lesioni non possono essere sufficientemente dimostrate da un profilo organico (cfr. DTF 117 V 382s. consid. 4b; cfr., pure, S. Leuzinger, Versicherungsrechtliche Kriterien bei psychischen Unfallfolgen - zur Leistungspflicht im Rahmen der obligatorischen Unfallversicherung, in P. Zangger/ D. Erb Egli (Hrsg.), Die verunfallte Psyche, Zurigo 1999, p. 90).
2.7. Alla luce dei principi evocati al precedente considerando - qualora ci si trovi confrontati a dei sintomi sprovvisti di sostrato organico oggettivabile - è necessario, dapprima, chiedersi se, tenuto conto della dinamica dell’infortunio e dei disturbi diagnosticati, si è o meno in presenza di un infortunio del tipo "colpo di frusta" alla colonna cervicale:
" Das Vorliegen eines Schleudertraumas wie seine Folgen müssen somit durch zuverlässige ärztliche Angaben gesichert sein. Trifft dies zu und ist die natürliche Kausalität - aufgrund fachärztlicher Feststellungen in einem konkreten Fall - unbestritten, so kann der natürliche Kausalzusammenhang ebenso aus rechtlicher Sicht als erstellt gelten, ohne dass ausführliche Darlegungen zur Beweiswürdigung nötig wären (BGE 119 V 340 E. 2b/aa)"
(DTF 122 V 415 = SVR 1997 UV 85, p. 309ss.).
L’esistenza di un infortunio del tipo “colpo di frusta” così come delle sue conseguenze, presuppone, dunque, delle attendibili certificazioni medico-specialistiche (cfr. RAMI 2000 U 395, p. 316ss. consid. 3 = SVR 2001 UV 1, p. 1ss.; DTF 122 V 415 = SVR 1997 UV 85, p. 309ss.; DTF 119 V 340 consid. 2b/aa; STFA del 12 maggio 2000 nella causa B., consid. 4b/bb, U 404/99; cfr., pure, U. Meyer-Blaser, art. cit., p. 104).
Per costante giurisprudenza, decisivo dev’essere ritenuto l’apprezzamento diagnostico espresso da uno specialista in neurologia, oltre, beninteso, la presenza del quadro tipico dei disturbi, contraddistinto da un’accumulazione di disturbi (P. Gomm, Kausalität in der Unfallversicherung, Plädoyer 3/97, p. 29; J. Senn, Das “Schleudertrauma” der Halswirbelsäule - Bemerkungen zum Stand der Diskussion, SZS 4/1996, p. 322; cfr., pure, sentenza 10.8.1998 del TA del Canton Lucerna, pubblicata in Plädoyer 5/98, p. 80ss.).