Decision ID: a8c995ed-d959-5f00-8aec-de2f91ed7d46
Year: 2021
Language: it
Court: CH_BVGE
Chamber: CH_BVGE_001
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: 

Fatti:
A.
Il (...) dicembre 2020, l’interessato, dichiaratosi cittadino somalo, di etnia
somala e religione musulmana, nonché minorenne, ha presentato una do-
manda d’asilo in Svizzera (cfr. atto SEM n. [{...}]-4/2). Secondo le ricerche
intraprese dall’autorità inferiore nella banca dati europea «EURODAC», il
successivo 30 dicembre 2020, è risultato che al medesimo erano state
prese le impronte dattiloscopiche e registrato in B._ il (...) (cfr. atti
SEM n. 10/1, n. 11/1 e n. 12/2).
B.
Il succitato è stato sentito nell’ambito di una prima audizione quale richie-
dente minorenne non accompagnato (di seguito: RMNA) il (...) gen-
naio 2021, in presenza del suo rappresentante legale e persona di fiducia
(cfr. atto SEM n. 21/11). Quest’ultimo, nel corso del medesimo colloquio,
ha consegnato un rapporto stilato dal (...) del (...), che arriva alla conclu-
sione che per l’interessato vi sarebbero degli indizi di tratta di esseri umani
(di seguito: TEU; cfr. atti SEM n. 21/11, lett. f, pag. 2 e n. 24/3).
Durante la summenzionata audizione, il richiedente ha in sunto, e per
quanto qui di rilievo, riferito di appartenere al clan C._, sotto clan
D._, sotto sotto clan E._, e di aver vissuto sin dalla nascita,
sempre nel quartiere F._, nella (...) di G._ (situata nella re-
gione H._, nel [...] della Somalia). Egli avrebbe frequentato una
scuola gestita da un’organizzazione internazionale per (...) o (...) anni, e
fino al mese di (...), oltreché una scuola serale privata sita nel suo quartiere
e gestita da un suo cugino. Suo padre sarebbe stato capo tradizionale del
suo clan e quando il richiedente avrebbe avuto (...) anni, il genitore sa-
rebbe stato contattato da parte di membri di Al-Shabaab, che gli avrebbero
intimato di arruolare uno dei suoi figli maschi nel loro gruppo, minaccian-
dolo altrimenti di morte. Il fratellastro si sarebbe così dato alla fuga in
I._. Successivamente, il padre sarebbe nuovamente stato contat-
tato da affiliati di Al-Shabaab, i quali avrebbero fatto esplicito riferimento
all’interessato, dicendo che allorché avesse compiuto (...) anni, il padre
glielo avrebbe dovuto consegnare. L’unico contatto diretto con Al-Shabaab
da parte dell’interessato, risalirebbe ad una sera, allorché egli stava rinca-
sando con il fratello, quando sarebbero stati fermati e perquisiti da membri
di Al-Shabaab ed in seguito picchiati, poiché il padre non avrebbe ottem-
perato alle loro richieste, ed infine lasciati partire. Il genitore avrebbe nar-
rato al figlio delle succitate telefonate e, non volendo adempiere alle richie-
ste di Al-Shabaab, gli avrebbe riferito che avrebbe contattato un suo fratello
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in J._, per poterlo far partire dalla Somalia. Nel frattempo però l’in-
teressato avrebbe conosciuto un ragazzo suo vicino di casa, il quale, pro-
mettendogli di condurlo in Europa a suo carico, lo avrebbe determinato a
partire con lui. Tale suo convincimento, sarebbe scaturito dalle problemati-
che succitate con Al-Shabaab, nonché poiché nel suo Paese non vi sa-
rebbe la possibilità di studiare ed andare avanti. Nel (...) del (...), sarebbe
quindi espatriato con il conoscente dapprima verso l’K._ poi in
L._. Tuttavia, quivi sarebbe stato abbandonato dal compagno di
viaggio, ed avrebbe in seguito appreso che in realtà quest’ultimo era un
passatore che collaborava con il passatore del posto. Il primo lo avrebbe
venduto al secondo e quest’ultimo a sua volta lo avrebbe in seguito ceduto
ad altri passatori che lo avrebbero in seguito condotto in M._. In tale
Paese egli sarebbe stato rinchiuso dapprima in un campo a N._ ed
in seguito a O._, maltrattato, picchiato diverse volte ed anche tor-
turato con la corrente elettrica, in quanto non avrebbe avuto i soldi per pa-
gare i precitati. Anche la madre, contattata svariate volte dai passatori, sa-
rebbe stata impossibilitata di mandargli il denaro richiesto. Lo stesso il pa-
dre, in quanto egli sarebbe stato nel frattempo arrestato da Al-Shaabab.
Un giorno, tuttavia, impietositisi per la sua giovane età e poiché malato, lo
avrebbero fatto partire con un gruppo di altre (...) persone verso l’Europa.
Giunto in B._, sarebbe riuscito a fuggire dal centro ove lo avevano
sistemato prima di dover sottoporsi ad un’audizione. In tale Paese non
avrebbe peraltro né presentato una domanda d’asilo, né ricevuto alcun per-
messo.
C.
C.a A fronte delle allegazioni di tratta di esseri umani del richiedente, con
quest’ultimo si è tenuto, in data (...) febbraio 2021, un colloquio apposito
(cfr. atto SEM n. 31/13). Nel corso del medesimo, egli ha in particolare as-
serito di non aver più avuto alcun contatto con il ragazzo che lo avrebbe
condotto con lui, di nome “(...)”, a partire dal L._. L’interessato sa-
rebbe stato convinto da quest’ultimo a partire, in quanto egli sapeva che,
una volta raggiunta la maggiore età, avrebbe dovuto collaborare con il
gruppo Al-Shaabab, quindi o uccidere qualcuno o venire ucciso. Alla fine
del verbale, il funzionario incaricato della SEM, gli ha comunicato che, poi-
ché le sue dichiarazioni conterrebbero alcuni indizi a dimostrazione che
egli potrebbe essere stato vittima di un reato connesso alla TEU durante il
viaggio dalla Somalia alla M._, l’autorità inferiore sarebbe stata ob-
bligata per legge a fornire le informazioni afferenti alle autorità di persegui-
mento preposte (cfr. atto SEM n. 31/13, D59, pag. 11). Reso edotto ed in-
terpellato circa il suo diritto di prevalersi di un periodo di trenta giorni di
recupero e di riflessione ai sensi dell’art. 13 della Convenzione sulla lotta
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contro la tratta di esseri umani del 16 maggio 2005 (RS 0.311.543), in par-
ticolare riguardo ad una sua collaborazione con le autorità competenti, in
quanto sussisterebbero dei ragionevoli motivi per credere che egli sia vit-
tima di tratta; il richiedente ha espresso la sua volontà di rinunciarvi (cfr.
atto SEM n. 31/13, D64 segg., pag. 11 seg.).
C.b Sulla scorta di quanto sopra, la SEM ha segnalato all’organo di polizia
preposto il caso dell’interessato quale vittima di tratta (cfr. atti SEM n. 34/3,
n. 35/1, n. 36/29 e n. 37/2), il quale, sulla base degli elementi forniti dall’in-
teressato, ha deciso di non svolgere ulteriori accertamenti; tuttavia riser-
vando la possibilità per il richiedente di indirizzarsi alla polizia cantonale
competente quale vittima di tratta (cfr. atto SEM n. 40/4).
D.
Per mezzo dell’audizione tenutasi il (...) marzo 2021, l’interessato è stato
questionato in particolare riguardo ai suoi motivi d’asilo. Rispetto a quanto
riferito nel corso della prima audizione RMNA, egli ha addotto che dopo la
partenza del fratello in I._, nel (...) mese del (...), le telefonate dei
membri di Al-Shabaab al padre, si sarebbero intensificate, con una ca-
denza di (...) o (...) volte al giorno. In tali telefonate, essi avrebbero ram-
mentato al padre che, allorché il figlio avrebbe avuto (...) anni, sarebbe
dovuto andare a lavorare per loro. Il richiedente ha inoltre addotto che con
il padre non avrebbe concordato nulla perché potesse lasciare la Somalia
(cfr. atto SEM n. 42/11, D63, pag. 8), e che avrebbe appreso durante il suo
viaggio che il genitore sarebbe stato arrestato da uomini di Al-Shabaab,
poiché i suoi due figli non avrebbero voluto lavorare e collaborare con loro.
Il genitore sarebbe rimasto loro prigioniero dal (...) mese del (...) sino al
(...) mese del (...) e sarebbe stato liberato grazie all’intervento degli anziani
del villaggio. Prima del suo rilascio tuttavia lo avrebbero minacciato che, in
caso suo figlio sarebbe rientrato in Somalia, avrebbe dovuto fare quello
che a loro aggradava (cfr. atto SEM n. 42/11, D69, pag. 8). Pertanto, nel
caso di un suo ritorno nel Paese d’origine, egli teme di essere sequestrato
da parte di Al-Shabaab (cfr. atto SEM n. 42/11, D68, pag. 8).
A supporto della sua domanda d’asilo, l’interessato ha depositato agli atti
gli originali del suo certificato di nascita, nonché di un certificato relativo la
conferma della sua identità (“Certificate of identity confirmation”) (cfr. atti
SEM n. 45/1 e n. 46/2).
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E.
Il 25 marzo 2021, il rappresentante legale e persona di fiducia del richie-
dente, ha presentato il suo parere al progetto di circolazione dell’autorità
inferiore del 24 marzo 2021 (cfr. atti SEM n. 44/6 e n. 47/3).
F.
Con decisione datata 26 marzo 2021 – notificata il medesimo giorno (cfr.
atto SEM n. 52/1) – la SEM non ha riconosciuto la qualità di rifugiato all’in-
teressato, ha respinto la sua domanda d’asilo, pronunciandone nel con-
tempo il suo allontanamento, ma ponendolo al beneficio dell’ammissione
provvisoria, per inesigibilità dell’esecuzione del suo allontanamento.
G.
Con plico raccomandato del 16 aprile 2021 (cfr. risultanze processuali),
l’insorgente si è aggravato al Tribunale amministrativo federale (di seguito:
il Tribunale) contro la decisione dell’autorità di prime cure summenzionata,
postulando a titolo principale l’annullamento della decisione impugnata, il
riconoscimento della qualità di rifugiato e la concessione dell’asilo in Sviz-
zera ed a titolo subordinato la restituzione degli atti all’autorità inferiore per
un nuovo esame delle allegazioni e per completamento istruttorio. Conte-
stualmente, ha presentato istanza di assistenza giudiziaria, nel senso
dell’esenzione dal versamento delle spese di giustizia e del relativo anti-
cipo.
Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti negli scritti, verranno ripresi
nei considerandi, qualora risultino decisivi per l’esito della vertenza.

Diritto:
1.
Le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla LTF,
in quanto la legge sull’asilo (LAsi, RS 142.31) non preveda altrimenti (art. 6
LAsi). Fatta eccezione per le decisioni previste all’art. 32 LTAF, il Tribunale,
in virtù dell’art. 31 LTAF, giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi
dell’art. 5 PA rese dalle autorità menzionate all’art. 33 LTAF. La SEM rientra
tra dette autorità (art. 105 LAsi) e l’atto impugnato costituisce una decisione
ai sensi dell’art. 5 PA.
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Il ricorrente ha partecipato al procedimento dinanzi l’autorità inferiore, è
particolarmente toccato dalla decisione impugnata e vanta un interesse de-
gno di protezione all’annullamento o alla modificazione della stessa (art. 48
cpv. 1 lett. a–c PA). Pertanto è legittimato ad aggravarsi contro di essa.
I requisiti relativi ai termini di ricorso (art. 108 cpv. 1 LAsi e art. 10 dell’Or-
dinanza sui provvedimenti nel settore dell’asilo in relazione al coronavirus
del 1° aprile 2020 [Ordinanza Covid-19 asilo, RS 142.318]; sentenza del
Tribunale D-4820/2020 del 10 novembre 2020 consid. 7 [prevista per la
pubblicazione come DTAF]), alla forma e al contenuto dell’atto di ricorso
(art. 52 cpv. 1 PA), sono soddisfatti.
Occorre pertanto entrare nel merito del ricorso.
2.
Il Tribunale rinuncia allo scambio di scritti ai sensi dell’art. 111a cpv. 1 LAsi.
3.
Preliminarmente il Tribunale osserva che, essendo stato il ricorrente posto
al beneficio dell’ammissione provvisoria per inesigibilità dell’esecuzione
dell’allontanamento, e non avendo egli censurato la pronuncia dell’allonta-
namento, oggetto del litigio in questa sede risulta essere esclusivamente
la questione del riconoscimento dello statuto di rifugiato e della conces-
sione dell’asilo (cfr. DTF 142 I 155 consid. 4.4.2; MOOR/POLTIER, Droit ad-
ministratif, vol. II, 3a ed., 2011, pag. 291-292).
4.
Con ricorso al Tribunale, possono essere invocati la violazione del diritto
federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti giuridicamente rile-
vanti (art. 106 cpv. 1 LAsi). Il Tribunale non è vincolato né dai motivi addotti
(art. 62 cpv. 4 PA), né dalle considerazioni giuridiche della decisione impu-
gnata, né dalle argomentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2).
5.
5.1 Secondo l’autorità di prime cure, in primo luogo le dichiarazioni rese
dall’insorgente in relazione al fatto che egli sarebbe espatriato dalla
Somalia per evitare che membri di Al-Shabaab, che avrebbero minacciato
direttamente il padre in merito, lo obbligassero a lavorare per loro, sareb-
bero inverosimili. Ciò poiché i suoi asserti, circa gli eventi proposti, non
sarebbero sufficientemente circostanziati ed attendibili. Tanto più, conside-
rando che egli non avrebbe avuto altre problematiche con Al-Shabaab
dopo l’episodio della perquisizione e sino al suo espatrio, non vi sarebbe
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stato alcun tentativo di tali individui di concretizzare le minacce profferite
telefonicamente nei confronti del padre, almeno nel periodo dal (...) al (...).
Inoltre, le sue allegazioni in merito alle telefonate ricevute dal padre, oltre-
ché stereotipate, non soddisferebbero neppure i requisiti perché sia stabi-
lita l’esistenza di una persecuzione in materia d’asilo, come sancito anche
nella sua giurisprudenza dal Tribunale. Ci si poteva del resto attendere
dall’interessato delle dichiarazioni maggiormente dettagliate e precise,
come da lui fatto nel corso dell’audizione TEU, ciò che al contrario non
sarebbe avvenuto per la narrazione dei suoi motivi d’asilo. In secondo
luogo, non sarebbero evincibili dalle asserzioni rese dall’insorgente, ulte-
riori misure persecutorie rilevanti messe in atto contro di lui. Anche per
quanto attiene le sue dichiarazioni in merito alla mancanza di istruzione in
Somalia ed alle modalità con le quali avrebbe lasciato il suo Paese e viag-
giato sino in M._, le stesse non potrebbero essere considerate per-
tinenti ai fini dell’asilo. Questo in quanto le prime andrebbero ricondotte alle
difficili condizioni socio-economiche somale e le seconde, poiché afferenti
una TEU, non sarebbero previste quali motivi d’asilo ai sensi dell’art. 3
LAsi. Neppure le considerazioni espresse dal suo rappresentante nel pa-
rere al progetto di decisione della SEM, sarebbero atte a mutare tali con-
clusioni. In proposito l’autorità inferiore ha segnatamente osservato come,
in aggiunta alle sue motivazioni espresse circa l’inverosimiglianza delle al-
legazioni dell’insorgente, l’episodio della perquisizione subita assieme al
fratello da uomini di Al-Shabaab, sarebbe stata da lui narrata soltanto su
preciso quesito nel corso della prima audizione. Non ne avrebbe invece
accennato spontaneamente nel suo racconto sommario esposto nella me-
desima audizione. Nel corso del secondo colloquio, egli non avrebbe pe-
raltro saputo apportare ulteriori elementi concreti a supporto della verosi-
miglianza di tale avvenimento. Anzi, si sarebbe parzialmente contraddetto,
in quanto in tale occasione egli si sarebbe limitato ad asserire che li avreb-
bero perquisiti, senza tuttavia menzionare alcun pestaggio come invece
addotto nella prima audizione; ed invece sostenendo vi fossero state delle
minacce nei loro confronti e soprattutto in quelli del padre, ciò che non sa-
rebbe invece stato da lui menzionato la prima volta. Anche circa le sue
allegazioni in merito alle telefonate ricevute dal padre ed all’arresto di
quest’ultimo, non si potrebbe concludere ad una loro verosimiglianza. Ciò
a causa della loro eccessiva vaghezza e poiché poco sostanziate, sia in
riferimento al periodo in cui le stesse sarebbero avvenute, che in relazione
alla loro frequenza ed al loro contenuto. In rapporto a quest’ultimo, le sue
dichiarazioni si sarebbero limitate ad indicare quanto riportatogli dal geni-
tore, senza che egli abbia mai provato a venire personalmente a cono-
scenza di ulteriori elementi in merito. Anche circa l’arresto del padre, egli si
sarebbe attenuto soltanto a riportare la scarna informazione fornitagli dalla
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madre in proposito, senza aggiungere alcun ulteriore dettaglio e senza che
egli provasse a ragguagliarsi maggiormente in ordine allo stesso.
5.2 Dal canto suo, il ricorrente dapprima solleva nel gravame come in ra-
gione della complessità del caso di specie come pure della sua giovanis-
sima età, la SEM avrebbe dovuto applicare alla fattispecie la procedura
ampliata e non invece quella celere come in casu fatto. A mente dell’insor-
gente, la trattazione in procedura celere della sua domanda d’asilo,
avrebbe concorso all’accertamento incompleto ed inesatto dei fatti giuridi-
camente determinanti da parte dell’autorità inferiore, nonché alla violazione
del suo diritto di essere sentito. In merito a quest’ultimo punto difatti, la
sommarietà dell’argomentazione sviluppata dalla SEM nel provvedimento
avversato, sarebbe incompatibile con l’obbligo di motivazione imposto
dall’art. 35 PA, rispettivamente violerebbe il diritto di essere sentito del ri-
corrente sancito dall’art. 29 cpv. 2 Cost. (RS 101). Proseguendo nell’ana-
lisi, dopo avere ricordato alcuni passi del progetto di decisione e le argo-
mentazioni opposte agli stessi nel suo parere, il ricorrente ritiene che l’ar-
gomentazione della SEM, che dedurrebbe quale motivo d’inverosimi-
glianza dei suoi asserti il fatto che egli sarebbe stato meno dettagliato nella
prima audizione che durante la seconda, sarebbe insostenibile. Ciò proprio
perché, come del resto definito dalla stessa autorità inferiore nel suo Ma-
nuale per richiedenti l’asilo minorenni non accompagnati, le allegazioni sui
motivi d’asilo presentate nel corso della prima audizione, a causa dello
stesso scopo di quest’ultima, risultano essere soltanto sommarie. Non sa-
rebbe peraltro ravvisabile alcuna contraddizione, tra le due audizioni, circa
il pestaggio e le minacce profferite da membri di Al-Shabaab, in quanto si
tratterebbe invero unicamente dell’aggiunta di maggiori circostanze e det-
tagli in una piuttosto che nell’altra. Peraltro la SEM non avrebbe posto il
ricorrente dinanzi ad alcuna incongruenza circa le affermazioni da lui rese
in merito al pestaggio subito nel corso della seconda audizione, ciò che
sarebbe un’altra volta lesivo dell’obbligo istruttorio che si imponeva all’au-
torità inferiore. L’insorgente sottolinea poi l’inconcludenza e lacunosità de-
gli argomenti presentati dall’autorità di prima istanza nella decisione impu-
gnata rispetto al suo parere. Il fatto poi che egli sia figlio del capo di un
clan, non sarebbe evenienza secondaria, bensì lo qualificherebbe come
una personalità rilevante nel suo luogo di provenienza, ciò che sarebbe
peraltro da mettere in relazione anche con l’interessamento degli anziani
per la liberazione di suo padre. In conclusione, l’insorgente ritiene che la
SEM avrebbe dovuto esaminare i suoi motivi d’asilo anche dal profilo della
rilevanza, valutando se egli, considerando il suo profilo personale ed il
complesso delle sue allegazioni pertinenti – le quali sarebbero dimostrative
di una generale plausibilità – sia tutt’ora esposto ad un rischio attuale e
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concreto di subire delle persecuzioni ex art. 3 LAsi in caso di un suo rientro
in Somalia. Secondo il rappresentante legale dell’insorgente, tale esame
dovrebbe tenere conto di tutte le circostanze di specie, includendo il profilo
del padre, quanto occorso al fratello del ricorrente, la specificità della situa-
zione degli adolescenti in Somalia, allorché sono presi di mira dal gruppo
Al-Shabaab, e delle possibili interconnessioni ed influenze tra tutti i fattori
di rischio e la minore età del ricorrente.
6.
Innanzitutto il Tribunale rileva che, alla stessa stregua dell’autorità inferiore,
ritiene la minore età del ricorrente assodata, ragione per cui non vi è modo
di scostarsi dalle conclusioni dell’autorità inferiore in merito, che ha appli-
cato al richiedente, lungo tutto il corso della procedura, ove il caso, le di-
sposizioni applicabili agli RMNA.
7.
Preliminarmente occorre chinarsi sulle censure formali sollevate dal ricor-
rente.
7.1
7.1.1 In primo luogo, egli censura l’applicazione della procedura celere al
suo caso, invece che il suo smistamento in procedura ampliata, che
avrebbe comportato anche un accertamento incompleto ed inesatto dei
fatti giuridicamente rilevanti da parte dell’autorità inferiore, nonché la viola-
zione del suo diritto di essere sentito.
7.1.2 Nelle procedure d’asilo ‒ così come nelle altre procedure di natura
amministrativa ‒ si applica il principio inquisitorio. Ciò significa che l’autorità
competente deve procedere d’ufficio all’accertamento esatto e completo
dei fatti giuridicamente rilevanti (art. 6 LAsi; art. 12 PA). In concreto, essa
deve procurarsi la documentazione necessaria alla trattazione del caso,
chiarire le circostanze giuridiche ed amministrare a tal fine le opportune
prove a riguardo. Il principio inquisitorio non dispensa comunque le parti
dal dovere di collaborare all’accertamento dei fatti ed in modo particolare
dall’onere di provare quanto sia in loro facoltà e quanto l’amministrazione
o il giudice non siano in grado di delucidare con mezzi propri (art. 13 PA
ed art. 8 LAsi; DTAF 2019 I/6 consid. 5.1).
7.1.3 Dal canto suo, il diritto di essere sentito, disciplinato dall’art. 29 cpv. 2
Cost. comprende segnatamente il diritto per l’interessato di consultare l’in-
carto, di offrire mezzi di prova su punti rilevanti e di esigerne l’assunzione,
di partecipare alla stessa e di potersi esprimere sulle relative risultanze
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nella misura in cui possano influire sulla decisione (cfr. DTF 135 II 286
consid. 5.1; 135 I 279 consid. 2.3).
L’obbligo per l’autorità di motivare la sua decisione è corollario fondamen-
tale del diritto di essere sentito (art. 29 cpv. 2 Cost.; art. 26 – 35 PA). Detta
prerogativa è finalizzata a permettere ai destinatari e a tutte le persone
interessate, di comprenderla, eventualmente di impugnarla, in modo da
rendere possibile all’autorità di ricorso, se adita, di esercitare conveniente-
mente il suo controllo (cfr. DTF 139 V 496 consid. 5.1, 136 I 184
consid. 2.2; sentenza del Tribunale F-5363/2019 del 20 maggio 2020
consid. 7.1). Ciò non significa che l’autorità sia tenuta a pronunciarsi in
modo esplicito ed esaustivo su tutte le argomentazioni addotte; essa può
occuparsi delle sole circostanze rilevanti per il giudizio (cfr. DTF 133 III 439
consid. 3.3). Per adempiere a queste esigenze è necessario che menzioni,
almeno brevemente, i motivi sui quali ha fondato la sua decisione, in modo
da consentire agli interessati di apprezzarne la portata impugnandola in
piena conoscenza di causa (cfr. DTF 136 I 229 consid. 5.2; 136 V 351;
129 I 232 consid. 3.2; DTAF 2011/37 consid. 5.4.1; sentenza del Tribunale
federale 2C.1020/2019 del 31 marzo 2020 consid. 3.4.2). Al contrario, l’au-
torità commette una denegata giustizia formale proibita dall’art. 29 cpv. 2
Cost., se omette di pronunciarsi in relazione a delle censure che presen-
tano una certa pertinenza, o di prendere in considerazione delle allegazioni
e argomenti importanti per la decisione da rendere (cfr. DTF 141 I 557 con-
sid. 3.2.1, 138 I 232 consid. 5.1,134 I 83 consid. 4.1, 133 III 235 consid. 5.2
e giurisprudenza ivi citata; DTAF 2013/23 consid. 6.1.1).
7.1.4 Ora, venendo al caso in parola, il Tribunale rileva d’ingresso come la
questione circa lo smistamento tra la procedura celere (art. 26c LAsi) e la
procedura ampliata (art. 26d LAsi), è già stata trattata dalla precitata auto-
rità ricorsuale nella sua sentenza di principio E-6713/2019 del
9 giugno 2020 (prevista per la pubblicazione quale DTAF). Alla stessa si
può pertanto senz’altro rinviare per ulteriori dettagli (cfr. anche tra le altre
la sentenza del Tribunale D-1909/2020 del 12 gennaio 2021 consid. 4). Nel
caso in rassegna, poiché la domanda d’asilo era stata presentata dal ri-
chiedente l’asilo già in data (...) dicembre 2020 (cfr. atto SEM n. 4/2), sino
all’inizio della procedura celere – ovvero con l’audizione sui motivi d’asilo
tenutasi il (...) marzo 2021 (cfr. atto SEM n. 42/11) – l’autorità inferiore ha
pacificamente superato il termine ordinatorio e massimale, di 21 giorni con-
cernente la fase preparatoria (cfr. sentenza del Tribunale E-6713/2019
consid. 8.3 con ulteriore riferimento citato). Tale termine risulta essersi pro-
tratto segnatamente a causa dello stato di salute del medesimo e degli
accertamenti medici in tal senso che la SEM ha dovuto eseguire come pure
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in ragione agli elementi di TEU emersi nel corso della prima audizione
RMNA, nel rapporto (...) e nell’audizione TEU del (...) febbraio 2021. La
fase successiva, ha invece rispettato il termine previsto di otto giorni lavo-
rativi disposti dalla procedura celere, essendo che la decisione è stata
emanata il 26 marzo 2021, come pure il giorno stesso il ricorrente è stato
attribuito al P._ (cfr. atto SEM n. 48/4), ciò che rispetta ampiamente
la finalità della procedura celere che è quella di giungere ad una decisione
definitiva nei casi non complessi entro 140 giorni, compresa la durata
dell’eventuale litispendenza ricorsuale (cfr. art. 24 cpv. 4 LAsi; BRUNNER
ARTHUR, Beschleunigung des Asylverfahrens in der Schweiz: Verfah-
rensökonomie im Dienste eines fairen Verfahrens?, in: Zeitschrift für das
gesamte Verfahrensrecht [GVRZ] 2020, pag. 8 e seg.). A fronte di tali ele-
menti, il Tribunale concorda con il ricorrente con il fatto che, vista la preve-
dibilità che i tempi d’evasione nella procedura preparatoria, sarebbero stati
difficilmente rispettati, la SEM avrebbe dovuto optare per la procedura am-
pliata, in quanto l’autorità inferiore ha ampiamente superato il termine di
cui all’art. 26 cpv. 1 LAsi. Tuttavia, nel caso in parola la decisione dell’au-
torità inferiore è intervenuta nei tempi normativamente previsti per quanto
attinente la fase in procedura celere (art. 26c LAsi in relazione con l’art. 37
cpv. 2 LAsi), e la scelta di quest’ultima piuttosto che quella ampliata, non
ha comportato per l’insorgente, a differenza di quanto da egli sostenuto nel
gravame, alcuna violazione del suo diritto di essere sentito. Il ricorrente è
stato difatti rappresentato legalmente durante il corso dell’intero iter proce-
durale; rappresentante che ha funto anche da persona di fiducia dell’inte-
ressato. Il medesimo ha potuto sempre presentare, lungo tutto il corso della
procedura i mezzi probatori che riteneva rilevanti, come pure esprimersi
circa le risultanze determinanti dell’autorità inferiore (in particolare con la
presentazione del suo parere del 25 marzo 2021 al progetto di decisione
della SEM). Inoltre il ricorrente, anche se in applicazione dell’art. 10 dell’Or-
dinanza Covid-19 asilo, ha potuto interporre un ricorso entro il termine di
30 giorni, stesso termine previsto per la procedura ampliata, sufficiente-
mente motivato e corposo. Per l’insorgente non è pertanto ravvisabile al-
cun pregiudizio arrecatogli dalla trattazione del suo caso in procedura ce-
lere piuttosto che in quella ampliata, avendo segnatamente potuto presen-
tare tutte le sue argomentazioni con il parere al progetto di decisione della
SEM, come pure successivamente con il ricorso. Visto quanto precede, un
rinvio all’autorità inferiore per il superamento del termine di 21 giorni per la
fase preparatoria, anche ai fini d’economia processuale, non risulta essere
opportuno, dato che il ricorrente non è incorso in alcun pregiudizio dalla
scelta della SEM. Il provvedimento impugnato, per quanto abbia superato
il termine di 21 giorni legalmente previsto per la fase preparatoria (cfr.
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art. 26 cpv. 1 LAsi), non è quindi di per sé solo un elemento sufficiente che
possa condurre il Tribunale ad annullare lo stesso.
Oltretutto, non si comprende quali aspetti l’autorità inferiore avrebbe erro-
neamente considerato rispettivamente insufficientemente accertato in vio-
lazione del principio inquisitorio. In tale contesto si osserva come l’autorità
inferiore ha segnatamente effettuato con il richiedente sia un’audizione
TEU articolata, onde interrogare ed individuare se costui fosse una poten-
ziale vittima di tratta (cfr. atto SEM n. 31/13), nonché ha accertato in modo
completo e sufficiente lo stato di salute del medesimo, il quale nel frattempo
risulta essere tornato in buona salute (cfr. atti SEM n. 14/1, n. 15/2, n. 17/2,
n. 18/2, n. 20/2, n. 26/2, n. 27/2, n. 28/2, n. 30/2, n. 42/11, D3, pag. 2 e D8,
pag. 2). La SEM ha inoltre puntualmente informato (...), del fatto che l’in-
teressato potesse essere una vittima potenziale di tratta, che dopo ulteriori
accertamenti ha deciso di non aprire alcuna inchiesta (cfr. atto SEM
n. 34/3, n 35/1, n 36/29, n. 37/2 e n. 40/4). Per il resto, le motivazioni ge-
neriche espresse su questo punto dal ricorrente (cfr. p.to 3, pag. 5 segg.
del ricorso), appaiono in realtà atte ad ottenere una valutazione differente
delle sue allegazioni rispetto a quanto deciso dall’autorità resistente, che
però riguarda una valutazione del merito della questione, che verrà per-
tanto analizzata dappresso (cfr. infra consid. 8). L’unico argomento che nel
gravame appare essere circostanziato in proposito, risulta essere l’asserto
che il ricorrente non sarebbe stato posto dall’autorità inferiore, nel corso
dell’audizione sui motivi, dinnanzi ad alcuna contraddizione di sorta in me-
rito al pestaggio subito da membri di Al-Shabaab. Per quanto dai verbali
non risulti effettivamente che all’interessato sia stata data la facoltà di pren-
dere posizione circa tale incoerenza tra le sue dichiarazioni; tuttavia dal
punto di vista delle incongruità tra le asserzioni della medesima persona,
ciò non pone alcun problema particolare, trattandosi di una questione atti-
nente all’apprezzamento delle prove, e non vi è quindi spazio in tale con-
testo di constatare la violazione di alcun diritto processuale. Posto che l’au-
torità di prime cure disponeva di sufficienti elementi al riguardo, non è
quindi riscontrabile alcuna violazione del suo dovere di accertare i fatti (cfr.
Giurisprudenza e informazioni della Commissione svizzera di ricorso in ma-
teria d’asilo [GICRA] 1994 n. 13 consid. 3b; sentenza del Tribunale
D-3240/2017 del 25 settembre 2017 consid. 6.6.1).
7.1.5 Alla luce di quanto sopra enucleato, il Tribunale ritiene che l’autorità
resistente, abbia istruito correttamente la causa, in particolare adempiendo
ai suoi obblighi di cui alla giurisprudenza inerente la tratta di esseri umani,
esposta nella DTAF 2016/27 (cfr. in particolare consid. 5) alla quale si può
per il resto rinviare. Inoltre, in relazione all’attribuzione del ricorrente alla
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procedura celere piuttosto che a quella ampliata, per i motivi sopra addotti,
gli atti di causa non devono essere rinviati alla SEM, a causa del supera-
mento del termine di cui all’art. 26 cpv. 1 LAsi da parte dell’autorità pre-
detta. Ne consegue che, né la censura relativa all’accertamento inesatto
ed incompleto dei fatti determinanti da parte dell’autorità inferiore – e di
convesso quindi alla violazione del principio inquisitorio – né quella ine-
rente la violazione del suo diritto di essere sentito, sono destinate ad esito
favorevole.
7.2
7.2.1 In secondo luogo, l’insorgente ritiene che la sommarietà dell’argo-
mentazione sviluppata dalla SEM nel provvedimento sindacato, in partico-
lare non avendo dato riscontro nella medesima ad alcuni punti segnalati
dal rappresentante legale nel suo parere, risulterebbe incompatibile con
l’obbligo di motivazione ex art. 35 PA, rispettivamente con il diritto di essere
sentito dell’insorgente ai sensi dell’art. 29 cpv. 2 Cost.
7.2.2 Ebbene, nella presente disamina mal si comprende quali siano gli
aspetti essenziali, secondo la giurisprudenza sopra evidenziata (cfr.
consid. 7.1.3), che l’autorità inferiore avrebbe tralasciato nella sua deci-
sione. La SEM ha difatti sufficientemente motivato la sua decisione espri-
mendosi sugli elementi che avrebbe ritenuto determinanti per pronunciarsi
sulla verosimiglianza degli asserti dell’insorgente. In particolare, contraria-
mente a ciò che afferma il ricorrente, essa ha apprezzato le spiegazioni
fornite nel suo parere dal rappresentante legale, non soltanto giungendo
alla conclusione che tali considerazioni non mutassero il parere della SEM
concernente l’inverosimiglianza delle dichiarazioni dell’insorgente, ma ha
fornito nel provvedimento impugnato maggiori elementi valutativi a soste-
gno delle sue tesi rispetto al progetto di decisione (cfr. p.to II/2, pag. 6 seg.).
Segnatamente si è espressa circa i motivi d’inverosimiglianza del pestag-
gio da parte di membri di Al-Shabaab, dell’incoerenza nell’esposizione
dello stesso episodio da parte dell’insorgente nelle due audizioni; come
pure circa la vaghezza della sua narrazione in rapporto alle telefonate ed
all’arresto del padre. Ciò andando incontro sufficientemente ai punti solle-
vati dall’insorgente nel suo parere, il quale ha manifestamente potuto com-
prendere, per il tramite del suo rappresentante legale, i motivi della deci-
sione sindacata, come attestano anche gli argomenti espressi nel merito
nel suo ricorso, impugnandola in piena conoscenza di causa.
7.2.3 Ne discende che i motivi che hanno condotto l’autorità intimata a pro-
nunciarsi in merito all’inverosimiglianza dei suoi asserti e quindi a non rico-
noscergli la qualità di rifugiato ed a respingere la sua domanda d’asilo,
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emergono in modo soddisfacente, ai sensi normativi, dalla decisione impu-
gnata. Per il che, la censura formale in tal senso risulta essere infondata e
deve conseguentemente essere respinta.
7.3 Visto tutto quanto sopra, sotto il piano formale, il provvedimento impu-
gnato merita piena tutela.
8.
Ciò posto, occorre ora analizzare se le allegazioni presentate dall’insor-
gente, adempiano o meno alle condizioni di verosimiglianza di cui all’art. 7
LAsi.
8.1 Giusta l’art. 2 cpv. 1 LAsi, la Svizzera, su domanda, accorda asilo ai
rifugiati secondo le disposizioni della LAsi. L’asilo comprende la protezione
e lo statuto accordati a persone in Svizzera in ragione della loro qualità di
rifugiati. Esso comprende il diritto di risiedere in Svizzera (art. 2 cpv. 2
LAsi).
8.2 Secondo l’art. 3 cpv. 1 LAsi, sono rifugiati le persone che, nel Paese di
origine o di ultima residenza, sono esposte a seri pregiudizi a causa della
loro razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo
sociale o per le loro opinioni politiche, ovvero hanno fondato timore di es-
sere esposte a tali pregiudizi. Costituiscono pregiudizi seri segnatamente
l’esposizione a pericolo della vita, dell’integrità fisica o della libertà, nonché
le misure che comportano una pressione psichica insopportabile (art. 3
cpv. 2 LAsi).
8.3 A tenore dell’art. 7 cpv. 1 LAsi, chiunque domanda asilo deve provare,
o per lo meno rendere verosimile, la sua qualità di rifugiato. La qualità di
rifugiato è resa verosimile se l’autorità la ritiene data con una probabilità
preponderante (art. 7 cpv. 2 LAsi). Sono inverosimili in particolare le alle-
gazioni che su punti importanti sono troppo poco fondate o contraddittorie,
non corrispondono ai fatti o si basano in modo determinante su mezzi di
prova falsi o falsificati (art. 7 cpv. 3 LAsi).
È pertanto necessario che i fatti allegati dal richiedente l’asilo siano suffi-
cientemente sostanziati, plausibili e coerenti fra loro; in questo senso di-
chiarazioni vaghe, quindi suscettibili di molteplici interpretazioni, contrad-
dittorie in punti essenziali, sprovviste di una logica interna, incongrue ai fatti
o all’esperienza generale di vita, non possono essere considerate verosi-
mili ai sensi dell’art. 7 LAsi. È altresì necessario che il richiedente stesso
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appaia come una persona attendibile, ossia degna di essere creduta. Que-
sta qualità non è data, in particolare, quando egli fonda le sue allegazioni
su mezzi di prova falsi o falsificati (art. 7 cpv. 3 LAsi), omette fatti importanti
o li espone consapevolmente in maniera falsata, in corso di procedura ri-
tratta dichiarazioni rilasciate in precedenza o, senza motivo, ne introduce
tardivamente di nuove, dimostra scarso interesse nella procedura oppure
nega la necessaria collaborazione. Infine, non è indispensabile che le alle-
gazioni del richiedente l’asilo siano sostenute da prove rigorose; al contra-
rio, è sufficiente che l’autorità giudicante, pur nutrendo degli eventuali dubbi
circa alcune affermazioni, sia persuasa che, complessivamente, tale ver-
sione dei fatti sia in preponderanza veritiera. Il giudizio sulla verosimi-
glianza non deve, infatti, ridursi a una mera verifica della plausibilità del
contenuto di ogni singola allegazione, bensì dev’essere il frutto di una pon-
derazione tra gli elementi essenziali a favore e contrari ad essa; decisivo
sarà dunque determinare, da un punto di vista oggettivo, quali fra questi
risultino preponderanti nella fattispecie (cfr. DTAF 2013/11 consid. 5.1 e
giurisprudenza ivi citata).
8.4 Nel caso in parola, le allegazioni del ricorrente circa il motivo principale
che lo avrebbe condotto all’espatrio, ovvero la volontà di membri di
Al-Shabaab di arruolarlo nel loro gruppo all’età di (...) anni, alla stessa stre-
gua della conclusione a cui è giunta la SEM nella decisione impugnata, non
convincono il Tribunale.
8.4.1 In primo luogo, non stupisce che l’autorità inferiore abbia considerato
insufficientemente sostanziate le dichiarazioni del richiedente asilo circa
tale evenienza. Invero, anche considerando la giovane età dell’insorgente
al momento dei fatti incorsi – ovvero (...) anni – e della sua esposizione in
Svizzera allorché aveva (...) anni compiuti, dapprima si osserva come in
entrambe le audizioni egli non abbia fornito alcun dettaglio particolare ri-
guardo all’incontro che lui ed il fratellastro avrebbero avuto con uomini di
Al-Shabaab, riferendo in modo generico soltanto il numero di persone che
li avrebbero fermati, di essere stati perquisiti nonché lasciati andare, e che
tale avvenimento sarebbe avvenuto circa (...) o (...) mesi prima il suo espa-
trio dalla Somalia (cfr. atti SEM n. 21/11, p.to 7.02, pag. 9; 42/11, D19,
pag. 3 seg.; D27 segg., pag. 5). Egli non ha tuttavia, saputo meglio conte-
stualizzare e caratterizzare tale episodio, né rispetto alle persone coinvolte
ed a come essi sarebbero stati fermati, né in relazione al luogo esatto ove
sarebbe avvenuto il fermo, come neppure circa le emozioni che egli
avrebbe provato in quel momento ed a ciò che avrebbe fatto in seguito allo
stesso. Anche per quanto concerne le telefonate ricevute dal padre, oltre-
ché riportare in modo per lo più stereotipato e vago il contenuto delle stesse
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Pagina 16
rispetto a quanto riferitogli dal genitore in merito, la narrazione dell’insor-
gente nelle due audizioni, risulta essere priva di elementi sostanziati, con-
creti e circostanziati, che possano dare l’impressione che l’interessato ab-
bia realmente vissuto gli episodi narrati. Invero, a parte reiterare più volte
che gli Al-Shabaab avrebbero riferito al padre che allorché il figlio avrebbe
avuto (...) anni sarebbe dovuto andare a lavorare per loro, come pure che
le telefonate dopo la partenza del fratello si sarebbero intensificate, con
una cadenza di circa (...) o (...) volte al giorno (cfr. atti SEM n. 21/11, p.to
7.01, pag. 9; 42/11, D19 segg., pag. 3 segg.), maggiori delucidazioni da
parte sua in merito non ve ne sono state. Peraltro stupisce che, malgrado
egli fosse rimasto in contatto con il padre anche una volta giunto in
Svizzera (cfr. atti SEM n. 21/11, p.to 4.04, pag. 7; n. 42/11, D13, pag. 3),
quest’ultimo non gli abbia più detto nulla circa eventuali contatti avuti con
Al-Shabaab dopo il suo rilascio dall’arresto, né che egli abbia posto alcun
quesito in tal senso al genitore, essendo il timore di essere arruolato dal
medesimo gruppo il motivo essenziale che egli ha fatto valere per la sua
domanda d’asilo (cfr. atto SEM n. 42/11, D19, pag. 4; D69 seg., pag. 8
seg.). Come a ragione sottolineato dalla SEM nel provvedimento avver-
sato, i pochi elementi forniti dall’insorgente circa i suoi motivi d’asilo, risul-
tano maggiormente stridere se raffrontati con il racconto, dettagliato, con-
creto e ricco di indizi di vissuto, circa il viaggio che egli avrebbe intrapreso
dal suo Paese d’origine sino a lasciare la M._ in mano ai diversi
passatori (cfr. atto SEM n. 21/11, p.to 5.01 seg., pag. 7 seg.; atto n. 31/13,
D6 segg., pag. 3 segg.). Per il resto, non possono in merito essere seguite
le considerazioni esposte dal rappresentante nel ricorso, atte a scusare la
carenza di dettagli nella narrazione dei motivi d’asilo da parte dell’insor-
gente. Il fatto invero che egli abbia subito degli eventi traumatici durante il
viaggio d’espatrio e sia stato minacciato soltanto una volta da parte di
membri di Al-Shabaab, come pure che le restanti evenienze le avrebbe
apprese dal padre che non viveva con lui, non sono in alcun modo esplica-
tive della pochezza e laconicità degli elementi da lui forniti, e che, una volta
di più si ricorda, lo avrebbero determinato all’espatrio. Inoltre il ricorrente
ha avuto modo, come per quanto esposto in rapporto alla tratta di esseri
umani di cui sarebbe stato vittima, visto il lungo periodo trascorso, di ripen-
sare senz’altro agli stessi, nonché avrebbe avuto più di un’occasione an-
che di riparlarne con i genitori. In tal senso, non può assurgere a scusante
neppure la circostanza addotta dal rappresentante legale che il ricorrente
non sarebbe potuto essere stato preparato in modo così adeguato all’au-
dizione sui motivi d’asilo come invece fatto per l’audizione TEU, e quindi
che ne sarebbe derivato un racconto più breve della prima rispetto alla se-
conda.
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8.4.2 A quanto sopra, si aggiungono diverse incoerenze nelle allegazioni
dell’insorgente, che non risultano essere compatibili con eventi che egli
avrebbe realmente vissuto. Se in un primo momento egli ha difatti asserito
che durante l’episodio in cui lui ed il fratello sarebbero stati fermati da affi-
liati di Al-Shabaab, essi sarebbero stati picchiati poiché il padre non
avrebbe ascoltato ciò che loro gli avrebbero detto (cfr. atto SEM n. 21/11,
p.to 7.02, pag. 9); di tali percosse non se ne trova traccia nel racconto dello
stesso evento offerto nell’audizione sui motivi d’asilo (cfr. atto SEM
n. 42/11, D19, pag. 3 seg.). In quest’ultima, invece, viene allegata una mi-
naccia rivolta a loro dagli uomini di Al-Shabaab, anche nei confronti del
padre (cfr. atto SEM n. 42/11, D19, pag. 3 seg.), che però risulta essere
totalmente assente nella prima versione resa dal medesimo (cfr. atto SEM
n. 21/11, p.to 7.02, pag. 9). Ora, tali versioni risultano fra loro chiaramente
discrepanti, e non può quindi essere seguita la tesi semplicistica del rap-
presentante legale dell’insorgente esposta nel gravame, che ritiene che in
realtà in una siano stati aggiunti maggiori dettagli rispetto all’altra. Ulteriore
incongruenza la si rimarca circa gli asserti dell’insorgente in merito al mo-
mento in cui il fratellastro si sarebbe dato alla fuga in I._. Se invero
in un primo tempo egli ha riferito che la stessa sia intervenuta dopo la prima
telefonata avuta con il padre da membri di Al-Shabaab (cfr. atti SEM
n. 21/11, p.to 7.01, pag. 9; n. 42/11, D19, pag. 3); invece in seguito ha ri-
condotto la stessa a subito dopo l’episodio della perquisizione da parte dei
medesimi (cfr. atto SEM n. 42/11, D19, pag. 3). Successivamente, durante
la stessa audizione, ha modificato nuovamente le sue allegazioni, addu-
cendo che sarebbero trascorsi circa un paio di mesi, ove sarebbero inter-
venute diverse telefonate di Al-Shabaab al padre, dall’episodio della per-
quisizione sino alla partenza del fratellastro in I._ (cfr. atto SEM
n. 42/11, D26 segg., pag. 4 seg.). Inoltre nel corso della seconda audizione
egli ha negato di aver concordato qualcosa con il padre in merito al suo
espatrio dalla Somalia (cfr. atto SEM n. 42/11, D63, pag. 8), allorché invece
nella prima audizione egli aveva esplicitamente riferito che il padre avrebbe
voluto contattare il fratello in J._ per farlo partire (cfr. atto SEM
n. 21/11, p.to 7.01, pag. 9), evenienza del resto del tutto assente nell’audi-
zione sui motivi d’asilo.
8.4.3 Appare inoltre del tutto illogico che Al-Shabaab d’un canto preten-
desse che uno dei figli gli venisse consegnato dal padre del ricorrente, e
d’altro canto che, allorché l’insorgente ed il fratello si sarebbero trovati in
mano loro, sarebbero potuti rientrare al loro domicilio senza subire partico-
lari conseguenze (cfr. atti SEM n. 21/11, p.to 7.02, pag. 9; 42/11, D19,
pag. 3 seg.). Inoltre, appare poco credibile che i medesimi si siano focaliz-
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zati unicamente su due figli del genitore (ovvero il ricorrente ed un fratella-
stro maggiore), allorché egli avrebbe avuto, sempre abitanti nello stesso
posto, diversi altri figli maschi (cfr. atto SEM n. 21/11, p.to 3.01, pag. 6).
8.4.4 Da ultimo, anche dal profilo della plausibilità, vi sono degli elementi
nel racconto dell’insorgente, che si scontrano con le informazioni a dispo-
sizione di questo Tribunale in merito al modus operandi del gruppo
Al-Shabaab nel contesto somalo, in particolare per il reclutamento di minori
tra le loro fila.
8.4.4.1 In primo luogo si osserva come il gruppo Al-Shabaab, non control-
lerebbe la (...) di G._, (...) della regione H._, la quale sa-
rebbe in mano al governo, come invece altre regioni della Somalia – anche
limitrofe alla precitata (cfr. Landinfo, Query response, Somalia: Al-Shabaab
areas in Southern Somalia, 21 maggio 2019, < https://landinfo.no/wp-con-
tent/uploads/2019/06/Query-response-Somalia-Al-Shabaab-areas-in-Sou-
thern-Somalia-21052019-final.pdf >, consultato da ultimo il 26 aprile 2021).
Sebbene non possa essere escluso il caso di reclutamento di minori da
parte di Al-Shabaab anche nella regione dell’H._ (nel [...], avreb-
bero interessato [...] minorenni); tuttavia le scomparse di questi ultimi come
pure il loro reclutamento – anche tramite minacce indirizzate ai loro fami-
gliari (casi che sarebbero avvenuti nelle regioni di Q._, R._
e S._, in quest’ultima regione nel [...] del [...] avrebbero forzato le
famiglie con più di un figlio, a cederne uno a Al-Shabaab) – avverrebbero
in larga parte nei territori occupati da tale gruppo. Inoltre, i minori vittime di
tali atti, avrebbero in generale tra i 13 ed i 17 anni d’età; anche se vi sareb-
bero stati casi di minorenni con età inferiori alle precedenti citate (cfr. U.S.
Departement of State [USDOS], 2020 Country Report on Human Rights
Practices: Somalia, 30 marzo 2021, < https://www.state.gov/reports/2020-
country-reports-on-human-rights-practices/somalia/ >; USDOS, 2020 Traf-
ficking in Persons Report: Somalia, 25 giugno 2020; <
https://www.state.gov/reports/2020-trafficking-in-persons-report/somalia/
>; USDOS, 2020 Country Report on Human Rights Practices: Somalia,
30 marzo 2021, < https://www.state.gov/reports/2020-country-reports-on-
human-rights-practices/somalia/ >; European Asylum Support Office
[EASO], COI Query, Information on forced recruitement by Al-Shabaab in
the government – controlled areas, methods of recruitement, recruitement
procedure, profiles of the recruited, consequences of refusal to join the
group, 25 ottobre 2019, < https://www.ecoi.net/en/file/local/2019114/
2019_10_25_EASO+COI+QUERY_SOMALIA_AL+SHABAAB_FORCED
_RECRUITEMENT_Q25.pdf >; Landinfo, ibidem; tutti consultati da ultimo
il 26 aprile 2021).
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8.4.4.2 Visto tale contesto, appare dapprima essere poco verosimile che il
ricorrente sarebbe stato fermato da uomini di Al-Shabaab in un contesto
(...) che loro non controllerebbero di fatto. Inoltre, sempre in merito a tale
evento, come già sopra osservato (cfr. consid. 8.4.3) non appare essere
credibile che l’insorgente – ed ancor meno il fratello che era maggiore di
lui – siano stati fatti rincasare da parte di membri di Al-Shabaab, allorché li
avrebbero avuti in loro possesso durante la perquisizione, e dopo aver già
preteso dal padre l’invio di uno dei suoi figli maschi (cfr. atti SEM n. 21/11,
p.to 7.02, pag. 9; n. 42/11, D19, pag. 3 seg.). Per di più, neppure il fatto
che essi avrebbero voluto attendere i (...) anni del ricorrente, prima di esi-
gere che venisse a loro inviato dal padre, visto che egli avrebbe secondo
la religione islamica raggiunto la (...) come da egli asserito (cfr. atto SEM
n. 42/11, D53, pag. 7), appare essere una circostanza credibile. Da quanto
sopra esposto, si evince difatti, come Al-Shabaab arruoli nei suoi ranghi
anche bambini ben minori di (...) anni e non si faccia in tal senso alcuno
scrupolo anche a rapire i medesimi.
8.5
In definitiva, le dichiarazioni del ricorrente non possono essere qualificate
come in preponderanza verosimili. Visto tutto quanto sopra, ci si può del
resto esimere dal valutare se l’arresto del padre dell’insorgente da parte di
membri di Al-Shabaab sia verosimile o meno, in quanto anche se lo stesso
venisse riconosciuto tale, il motivo alla base del medesimo così come pre-
sentato dal ricorrente, è stato ritenuto inattendibile. Non si può pertanto
ritenere che quest’ultimo sia espatriato a causa delle problematiche che
avrebbe avuto in relazione al gruppo Al-Shabaab.
9.
9.1 A titolo meramente abbondanziale, il Tribunale rileva come, vista l’inve-
rosimiglianza delle dichiarazioni del ricorrente in ordine ad un suo recluta-
mento da parte di Al-Shabaab, non sussiste per lo stesso neppure un ti-
more fondato di subire delle future persecuzioni nel caso di un suo rientro
in patria. Invero, né dal profilo soggettivo, né da quello oggettivo – in parti-
colare visto il luogo di provenienza del medesimo e le considerazioni già
sopra addotte (cfr. consid. 8.4.4) – vi sono elementi per ritenere che, in un
futuro prossimo e secondo un’alta probabilità, egli sarà esposto a subire
dei pregiudizi ai sensi dell’art. 3 LAsi da parte del gruppo summenzionato.
Le uniche circostanze relative alla minore età dell’insorgente, al fatto che il
padre fosse il capo tradizionale del suo clan, come pure al contesto vigente
in Somalia nell’ambito del reclutamento di minori da parte di Al-Shabaab –
come indicato nel ricorso dall’insorgente (cfr. p.to 3, pag. 11) – possono
difatti essere unicamente indicativi di eventuali minacce di persecuzioni
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Pagina 20
ipotetiche che potrebbero prodursi in un futuro più o meno lontano, ma che
non risultano tuttavia, di per sé, essere pertinenti ai sensi dell’asilo (cfr.
DTAF 2010/57 consid. 2.5 e relativi riferimenti).
9.2 Per quanto concerne le altre dichiarazioni relative ai motivi d’asilo
dell’insorgente, ovvero il fatto che non vi fosse la possibilità di studiare e di
lavorare in Somalia (cfr. atti SEM n. 21/11, p.to 7.01, pag. 9; n. 42/11, D19,
pag. 4), a ragione la SEM le ha ritenute non pertinenti ai sensi dell’asilo.
Invero le stesse sono riconducibili alla situazione generale vigente in
Somalia, e si tratta di circostanze che non adempiono manifestamente le
condizioni dell’art. 3 LAsi, in quanto non riconducibili ad una delle cause
esposte esaustivamente al cpv. 1 della disposizione precitata, e non risul-
tano quindi rilevanti in materia d’asilo (cfr. tra le tante la sentenza del Tri-
bunale D-5519/2019 del 12 novembre 2019), ciò che del resto il ricorrente
non contesta nel suo gravame.
9.3
9.3.1 Altresì, la tratta di esseri umani della quale è stato vittima l’insorgente
dal suo Paese d’origine sino in M._, non risulta essere determinante
in specie per il riconoscimento della qualità di rifugiato e della concessione
dell’asilo. Difatti, senza voler minimizzare in alcun modo gli avvenimenti
traumatici che l’insorgente ha vissuto, risulta dalle sue dichiarazioni in me-
rito, che lo scopo dei diversi passatori era di sfruttarlo, in qualità di mi-
grante, per il loro arricchimento personale, attraverso delle vie criminali, ed
in nessun modo per uno dei motivi esaustivamente esposti all’art. 3 cpv. 1
LAsi (cfr. per analogia ad esempio la sentenza del Tribunale E-91/2021
dell’8 febbraio 2021 con ulteriori riferimenti citati).
9.3.2 Inoltre, dall’incarto non sono rilevabili degli indizi concreti che permet-
tano di ammettere che l’insorgente, in ragione del fatto che egli sia stato
vittima di tratta di esseri umani, rischi di essere socialmente escluso o di
trovarsi in una situazione assimilabile ad una persecuzione determinante
in materia d’asilo in caso di un suo rientro in Somalia (cfr. sentenze del
Tribunale E-4710/2020 del 9 febbraio 2021 consid. 3.4.2, E-7216/2018 del
29 aprile 2020 consid. 3.6). Per quanto attiene poi il rischio di un eventuale
“re-trafficking”, lo stesso dovrebbe essere esaminato nel quadro degli osta-
coli all’esecuzione dell’allontanamento, dal profilo dell’ammissibilità della
stessa misura, in rapporto con gli art. 3 e 4 CEDU (cfr. sentenze del Tribu-
nale E-4710/2020 consid. 3.4.2, E-91/2021 dell’8 febbraio 2021,
E-7216/2018 consid. 3.7). Tuttavia, essendo che l’interessato è stato già
posto al beneficio di un’ammissione provvisoria in ragione dell’inesigibilità
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del provvedimento, il Tribunale può esimersi dal suo esame, ferma consi-
derata l’alternatività delle condizioni di cui all’art. 83 della legge federale
sugli stranieri e la loro integrazione (LStrI, RS 142.20), siano esse da con-
siderare in ambito di ammissibilità o di possibilità della stessa (cfr. tra le
altre le sentenze del Tribunale E-2004/2020 del 29 maggio 2020 e
D-647/2017 del 29 aprile 2020 consid. 8.4).
9.4
Riassumendo, visto quanto precede, parte delle allegazioni del ricorrente
non soddisfa le condizioni di verosimiglianza poste dall’art. 7 LAsi e parte
quelle di rilevanza ai sensi dell’art. 3 LAsi. Pertanto, il ricorso in materia di
riconoscimento della qualità di rifugiato e di concessione dell’asilo non me-
rita tutela e la decisione impugnata va confermata.
10.
Ne discende che la SEM, con la decisione impugnata, non ha violato il
diritto federale, né abusato del suo potere d’apprezzamento ed inoltre non
ha accertato in modo inesatto o incompleto i fatti giuridicamente rilevanti
(art. 106 cpv. 1 LAsi), per il che il ricorso va respinto.
11.
Avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, la domanda d’esenzione
dal versamento di un anticipo equivalente alle presunte spese processuali,
è divenuta senza oggetto.
12.
Visto l’esito della procedura, le spese processuali che seguono la soccom-
benza, sarebbero da porre a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1 e 5 PA
nonché art. 3 lett. b del regolamento sulle tasse e sulle spese ripetibili nelle
cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 febbraio 2008
[TS-TAF, RS 173.320.2]). Tuttavia, visto che si può partire dal presupposto
che l’insorgente sia indigente e le conclusioni del ricorso, al momento del
suo deposito, non apparivano d’acchito prive di probabilità di successo, il
Tribunale accoglie la sua domanda di assistenza giudiziaria parziale, nel
senso dell’esenzione dal versamento delle spese processuali (art. 65
cpv. 1 PA).
13.
La presente decisione non concerne una persona contro la quale è pen-
dente una domanda di estradizione presentata dallo Stato che ha abban-
donato in cerca di protezione per il che non può essere impugnata con
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ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83
lett. d cifra 1 LTF).
La pronuncia è quindi definitiva.
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