Decision ID: af0cfe29-a981-5841-87ef-e41d4c1a382e
Year: 2011
Language: it
Court: TI_CATI
Chamber: TI_CATI_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: public_law

Fatti
A.
Nella dichiarazione fiscale 2009, i coniugi RI 1 e RI 2 chiedevano di essere ammessi alla deduzione per persona bisognosa a carico per il calcolo dell’IC.
Notificando loro la tassazione IC/IFD 2009, con decisione del 24 novembre 2010, l’Ufficio di tassazione di Bellinzona negava la deduzione richiesta, ritenendo che non ne fossero adempiuti i presupposti.
B.
Con reclamo del 20 dicembre 2010, i contribuenti impugnavano la suddetta decisione, contestando anche la mancata deduzione delle spese per attività accessoria del contribuente, delle spese di gestione e manutenzione immobili, delle deduzioni per figli a carico e della quota esente per beneficiari AVS/AI.
C.
Nell’audizione svoltasi il 22 febbraio 2011 presso la sede dell’Ufficio di tassazione di Bellinzona, RI 1 prendeva atto delle spiegazioni circa le ragioni del diniego delle deduzioni invocate e manteneva la contestazione solo in relazione alla deduzione per persona bisognosa a carico.
Con decisione del 9 marzo 2011, l’autorità fiscale respingeva il reclamo, argomentando che il figlio dei contribuenti, che con essi risiedeva, beneficiava di rendite dell’Assicurazione invalidità e di prestazioni complementari. Tali prestazioni risulterebbero essere sufficienti per far fronte alle sue necessità, secondo il fabbisogno usuale. L’Autorità fiscale constatava inoltre che i contribuenti non avevano dimostrato di prendersi a carico le spese per il mantenimento del figlio, nella misura della deduzione richiesta e nemmeno nella misura della deduzione minima prevista.
D.
Con tempestivo ricorso alla Camera di diritto tributario, i coniugi RI 1e RI 2 postulano nuovamente la concessione della deduzione sociale per “persona bisognosa a carico”, negata a loro dall’Ufficio di tassazione. Essi affermano che il figlio _, nato con handicap nel 1984, percepisce una rendita mensile di fr. 1’642.–. Domiciliato ad _, dove abita con i genitori, egli svolge attività diurna presso la _ di _, sostenendo personalmente i costi del trasporto e del pasto giornaliero.

Diritto
1
.
1.1.
Per l’art. 34 cpv. 1 lett.
b
LT, è ammessa una deduzione per sostentamento da 5'600.– a 10'900.– franchi al massimo, dal reddito netto del contribuente, per ogni persona residente in Svizzera, totalmente o parzialmente incapace di esercitare un’attività lucrativa al cui sostentamento il contribuente provvede, comprovatamente, per un importo di almeno 5'600.– franchi; questa deduzione non è ammessa per il coniuge e per i figli per i quali è già accordata la deduzione giusta la lett.
a
, cioè quella per figli a carico.
Di simile tenore l’art. 213 cpv. 1 lett.
b
LIFD, che ammette una deduzione massima di fr. 6'400.–, ma senza l’imposizione della residenza in Svizzera. Il costo a carico del contribuente per il sostentamento deve essere in ogni caso comprovato dai relativi giustificativi che sono da allegare alla dichiarazione d’imposta.
1.2.
Secondo la lettera sia della norma cantonale che di quella federale, non basta che la persona assistita sia bisognosa, ma occorre che sia totalmente o parzialmente incapace di esercitare attività lucrativa (
“erwerbsunfähige oder beschränkt erwerbsfähige Person”
). La nozione di incapacità lucrativa, totale o parziale allude alla definizione della nozione di invalidità mutuata dal diritto delle assicurazioni sociali e comune a diverse leggi: LAI, LAINF, LAM, LAMal, LPP. Essa sta sostanzialmente a significare che la persona bisognosa d’aiuto deve essere limitata nella sua capacità di guadagno a seguito di incapacità al lavoro dovuta a infortunio, malattia professionale, malattia o infermità congenita (cfr. ad es. art. 4 LAI) o comunque più in generale a impedimenti di ordine fisico o psichico.
La condizione che si tratti di
“erwerbsunfähige oder beschränkt erwerbsfähige Person”
è stata verosimilmente ripresa dalla legge tributaria zurighese, la quale prevede appunto la deduzione per persone bisognose “
für erwerbsunfähige oder beschränkt erwerbsfähige Persones”
, che vengono mantenute dal contribuente. Tale norma non viene quindi in nessun caso incontro a qualsivoglia diminuzione della capacità economica
(“wirtschaftliche Leistungfähigkeit”).
L’assenza di lavoro in quanto tale non giustifica da sola la necessità di aiuto. L’assenza di lavoro deve essere dovuta all’età avanzata, a infermità o a incapacità di guadagno per impedimenti fisici o psichici (
Richner/ Frei/Kaufmann
, Kommentar zum harmonisierten Zürcher Steuergesetz, Zurigo 1999, § 34, n. 25, p. 383; inoltre CDT n. 80.97.08 del 20 febbraio 1997, in RDAT II-1997 n. 8t).
1.3.
Oltre al requisito della parziale o totale incapacità di esercitare un’attività lucrativa, la legge subordina, in sintonia con la precedente prassi, la concessione della deduzione all’ulteriore condizione che la persona assistita non disponga di un reddito e di una sostanza sufficienti a provvedere al proprio mantenimento e che abbisogni perciò di un aiuto economico che raggiunga almeno l’entità della deduzione (
Agner/Jung/Steinmann
, Kommentar zum Gesetz über die direkte Bundessteuer, Zurigo 1995, p. 149, inoltre CDT n. 80.95.122 del 15 settembre 1995, in RDAT I-1996 n. 11t; CDT n. 80.96.223 del 13 gennaio 1997).
Per stabilire se uno si trovi in tale stato, ovvero non sia più in grado di mantenersi occorre riferirsi, a giudizio di questa Camera, alla tabella del minimo d’esistenza stabilita dalla Camera esecuzioni e fallimenti del Tribunale d’appello (CDT n. 80.95.122 del 15 settembre 1995, in RDAT I-1996 n. 11t; CDT n. 363 dell’8 ottobre 1986; inoltre RF 1983, pag. 491).
2.
2.1.
Il figlio dei ricorrenti, _, nel 2009 ha beneficiato di una rendita AI di fr. 18'240.–, cui si aggiungeva la prestazione complementare di fr. 1'128.–. Come osservato in modo pertinente dall’Ufficio di tassazione, nelle motivazioni che hanno condotto alla decisione di tassazione ed a quella su reclamo, la circostanza che _ percepisca una rendita di invalidità sin dalla nascita induce a ritenere che egli sia una persona bisognosa, per il fatto che l’art. 4 cpv. 1 LAI definisce l’invalidità come
«l’incapacità al guadagno, presunta permanente o di rilevante durata, cagionata da un danno alla salute fisica o psichica conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio»
. Ma ciò non basta ancora a concludere che i genitori abbiano perciò diritto alla detrazione rivendicata. Infatti, proprio perché il giovane rientra nel campo di applicazione della LAI, spetta all’ assicurazione contro l’invalidità far sì che non cada nell’indigenza. Si tratta piuttosto di chiedersi se il figlio invalido sia ancora “bisognoso”, nonostante benefici della rendita d’invalidità ed anche della prestazione complementare, che è concessa proprio per coprire il fabbisogno vitale. Ora, si deve ritenere che un figlio che beneficia di una rendita di invalidità intorno ai 18’000 franchi annui più la prestazione complementare non sia più bisognoso, secondo i minimi di esistenza calcolati con le tabelle della Camera esecuzione e fallimenti del Tribunale d’appello, almeno fintantoché vive nella stessa comunione domestica dei genitori.
Certo, il suo fabbisogno è accresciuto dal fatto di lavorare a Lugano e di sostenere delle spese, ma a tal proposito risulta dagli atti che nell’anno fiscale di riferimento egli ha anche percepito un reddito di fr. 5'566.– dalla Fondazione _ di _, presso la quale svolge attività diurna.
2.2.
Oltre a ciò, è opportuno osservare come la deduzione per persone bisognose a carico può essere concessa solo nella misura in cui la capacità economica del contribuente che la fa valere sia effettivamente diminuita dalle spese sostenute (CDT N. 125 del 21 giugno 1993 in re O.M.).
La funzione delle deduzioni sociali è in effetti proprio di tener conto della situazione economica personale del contribuente, al fine di avvicinarsi il più possibile alla capacità contributiva soggettiva (
Blumenstein/Locher
, System des Steuerrechts, Zurigo 1992, p. 212; inoltre CDT n. 80.95.122 del 15 settembre 1995, in RDAT I-1996 n. 11t).
Perché la deduzione possa essere ammessa, occorre quindi che la prestazione assistenziale sia effettiva. Essa lo è comunque soltanto nella misura in cui serve a colmare la differenza tra reddito effettivo e minimo vitale, se inferiore all’importo legale della deduzione (CDT n. 80.2001.10 del 15 marzo 2001, in RDAT II-2001 n. 2t; CDT n. 80.95.122 del 15 settembre 1995, in RDAT I-1996 n. 11t; CDT n. 469 del 28 novembre 1984;
Känzig
, Direkte Bundessteuer, II ediz., vol. I, Basilea 1982, p. 712 ss).
Aldilà del singolo caso e pur rispettando l’attività di supporto a livello morale e materiale che i ricorrenti prestano quotidianamente a favore del figlio, perché sia ammessa la deduzione sociale è fondamentale che le spese sostenute a favore della persona bisognosa siano documentate dai rispettivi giustificativi. Circostanza quest’ultima che, dagli atti, non risulta essere adempiuta dai ricorrenti.
2.3.
Si deve quindi convenire, in linea di principio, con l’argomentazione addottata dall'Ufficio di tassazione, nel senso che il figlio dei ricorrenti dispone fino a prova contraria di redditi sufficienti per far fronte alle proprie necessità.
Dall’esame completo dell’incarto fiscale non è provato che _, con le proprie entrate, non sia in grado di sopperire al proprio fabbisogno, altrimenti detto, che le spese cui deve far fronte il figlio dei ricorrenti eccedano le sue entrate in misura tale da legittimare la deduzione per persone bisognose a carico.
Considerato che il figlio vive presso la casa dei genitori e che essi non hanno minimamente provato di contribuire alle spese sostenute dal figlio, la richiesta dei ricorrenti non può essere accolta.
3.
Il ricorso è conseguentemente respinto. Tassa di giustizia e spese processuali sono a carico dei ricorrenti, soccombenti.