Decision ID: 99544954-5f6a-582c-8b38-ea29f5fa13e4
Year: 2010
Language: it
Court: TI_TCAS
Chamber: TI_TCAS_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: social_law

ritenuto
in fatto
1.1. RI 1, classe 1953, nel mese di dicembre 2007 ha presentato una domanda di prestazioni AI per adulti indicando, quale danno alla salute, una problematica depressiva (doc. AI 2).
Esperiti gli accertamenti medici ed economici del caso, tra cui una perizia psichiatrica ed un’inchiesta economica per persone che si occupano dell’economia domestica, con decisione 18 febbraio 2001 (preavvisata il 10 dicembre 2009) l’Ufficio AI ha erogato tre quarti di rendita dal 1° dicembre 2006 sulla base della seguente motivazione:
"
(...)
Dal marzo 2005 (inizio dell'anno di attesa) la sua capacità lavorativa nell'ambito della sua economia domestica è limitata in modo rilevante.
Dalla documentazione acquisita all'incarto, con particolare riferimento all'inchiesta esperita a domicilio, risulta un impedimento del 62% nello svolgimento delle abituali mansioni richieste nella conduzione dell'economia domestica (cfr. il rapporto dell'inchiesta casalinga del 04.12.2009).
Trattandosi di una richiesta tardiva la prestazione sarà versata unicamente a decorrere dal 01.12.2006 (retroattività massima di un anno dalla data della presentazione della richiesta)." (Doc. AI 30-1)
1.2. Contro la succitata decisione l’assicurata, per il tramite dell’avv. RA 1 è insorta al TCA, postulando l’assegnazione di una rendita intera. Per quanto riguarda il metodo di determinazione dell’invalidità, essa contesta di essere casalinga sostenendo di essere invece salariata a tempo pieno. Inoltre, fondandosi sulle certificazioni mediche rileva come l’esito dell’inchiesta economica sia da ritenere errato. Degli ulteriori motivi verrà detto, per quanto necessario, nel prosieguo.
Contestualmente l’insorgente chiede di essere posta al beneficio dell’assistenza giudiziaria con gratuito patrocinio.
1.3. Con la risposta di causa l’Ufficio AI evidenzia la tardività del ricorso. Nel merito, conferma lo statuto di casalinga al 100% e la fedefacenza dell’inchiesta economica.
1.4. Interpellata dal TCA, con scritto 28 aprile 2010 la ricorrente ha preso posizione sulla tardività del ricorso (XI); il 7 maggio 2010 l’Ufficio AI ha confermato la propria posizione (XIII).
In data 10 maggio 2010 l’insorgente ha inoltrato ulteriori osservazioni e notificato mezzi di prova da assumere (XIV).
Questa Corte ha infine chiesto all’assicurata di produrre la documentazione necessaria alla valutazione dell’eventuale diritto dell’interessata al gratuito patrocinio, ricevendo riscontro il 9 e 14 giugno 2010 (XVI-XVIII).
considerato

in diritto
In ordine
2.1. La presente vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico ai sensi dell'art. 49 cpv. 2 LOG (STF H 180/06 e H 183/06 del 21 dicembre 2007; STFA I 707/00 del 21 luglio 2003).
2.2. Per quel che concerne la tempestività del ricorso, secondo l'art. 69 cpv. 1 LAI, in deroga agli art. 52 e 58 LPGA, le decisione degli uffici AI cantonali sono impugnabili direttamente al tribunale delle assicurazioni del luogo dell’ufficio AI. In virtù dell’art. 60 cpv. 1 LPGA il ricorso deve essere interposto entro 30 giorni dalla notificazione della decisione o della decisione contro cui l'opposizione è esclusa.
L'art. 38 LPGA, cui rinvia l'art. 60 cpv. 2 LPGA, prescrive che se il termine è computato in giorni o in mesi e deve essere notificato alle parti, inizia a decorrere il giorno dopo la notifica-zione. Se l'ultimo giorno del termine è un sabato, una domenica o un giorno festivo del Cantone in cui ha domicilio o sede la parte o il suo rappresentante, il termine scade il primo giorno feriale seguente (DTF 119 V p. 8 = Pratique VSI 1993 p. 117 consid. 3a). I termini stabiliti dalla legge o dall'autorità in giorni o in mesi non decorrono dal settimo giorno precedente la Pasqua al settimo giorno successivo alla Pasqua incluso, dal 15 luglio al 15 agosto incluso, dal 18 dicembre al 2 gennaio incluso (art. 38 cpv. 4 LPGA).
Un invio raccomandato è reputato notificato al momento in cui il destinatario l’ha ricevuto. Generalmente un secondo invio e la susseguente ricezione non modificano tale risultato; essi sono giuridicamente irrilevanti (DTF 119 V 94 consid. 4b/aa con riferimenti).
Infine, secondo la giurisprudenza, l’onere della prova dell’av-venuta notifica di una decisione incombe all’autorità amministrativa (DTF 115 V 113 con riferimenti). Qualora la notifica o la relativa data sono contestate, in caso di dubbio fa stato la versione fornita dal destinatario (DTF 103 V 66 consid. 2a).
L’andamento organizzativo di una spedizione da parte dell’autorità amministrativa non è sufficiente per provare la notifica di una decisione, in particolare quando si tratta di un invio per posta A. Questa prova può essere tuttavia portata per il tramite di indizi (per esempio: corrispondenza con l’autorità amministrativa, RCC 1984 p. 123 consid. 1b), tenuto conto che, secondo la giurisprudenza, è sufficiente che la prova sia stata fornita secondo il principio della verosimiglianza preponderante (DTF 121 V 6 consid.
3b; RCC 1992 p. 395 consid. 3c; Müller, Das Verwaltungsverfahren in der Invalidenversicherung, 2010, § 25 n. 1556, p. 297 e giuri- sprudenza ivi citata).
2.3. Nel caso in esame, la ricorrente ha sostenuto che la decisione contestata del 18 febbraio 2010 è stata inviata per posta ordinaria B e che “
è verosimile che sia stata spedita al più presto in data 19 febbraio 2010 che cadeva di venerdì oppure nei giorni successivi
” e che
“come confermato dal certificato medico rilasciato dal _ l’assicurata si trovava nel proprio paese natale per questioni familiari a far da tempo dal 23 febbraio 2010. Di conseguenza ha ricevuto la decisione solo in data 22 marzo 2010. Pertanto, anche nel rispetto del diritto di essere sentita, il presente ricorso (datato 28 marzo 2010 n.d.r) è tempestivo”
(sottolineatura del redattore).
L’Ufficio AI evidenzia che l’assicurata stessa ha sostenuto come la decisione sia stata spedita il 19 febbraio 2010, motivo per cui il ricorso è tardivo. Tale conclusione non è corretta: determinante è che avendo inviato la decisione per posta B -affermazione fatta dalla ricorrente e rimasta incontestata -l’amministrazione non ha saputo dimostrare né ha reso verosimile quando è avvenuta la notifica della decisione. Inoltre, la versione fornita dalla ricorrente appare plausibile. Recando la decisione contestata la data del 18 febbraio 2010 (che era giovedì) e volendo ammettere che la spedizione sia avvenuta il 19 febbraio 20010 (venerdì), è probabile che l’invio per posta B non sia giunto a destinazione prima della partenza, il 23 febbraio 2010 (martedì), per l’estero dell’assicurata.
L’insorgente ha sostenuto di essere rientrata in Svizzera il 22 marzo 2010, motivo per cui il ricorso datato 30 marzo 2010, inoltrato entro 30 giorni dalla presa di conoscenza della decisione impugnata, è da ritenere tempestivo.
Nel merito
2.4. Oggetto del contendere è sapere se l’assicurata ha diritto a tre quarti di rendita, come stabilito nella decisione impugnata, o ad una rendita intera come postulato nel ricorso.
2.5. Secondo l’art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con gli art. 7 e 8 della LPGA, con invalidità s’intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata, cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio. Gli elementi fondamentali dell'invalidità, secondo la surriferita definizione, sono quindi un dan-no alla salute fisica o psichica conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio, e la conseguente incapacità di guadagno. Occorre quindi che il danno alla salute abbia cagionato una diminuzione della capacità di guadagno, perché il caso possa essere sottoposto all'assicurazione per l'invalidità (
Duc, L’assurance invalidité, in: Meyer (Hrsg.), Schweizerisches Bundesverwaltungsrecht, Band XIV, Soziale Sicherheit, 2a ed., Basilea/Ginevra/Monaco di Baviera 2007, p. 1411, n. 46
). Secondo l'art. 28 cpv. 2 LAI gli assicurati hanno diritto ad una rendita intera se sono invalidi almeno al 70%, a tre quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono invalidi almeno al 40%. Ai sensi dell'art. 16 LPGA il grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto fra il reddito del lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo l'insorgenza dell'invalidità e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione, nell'esercizio di un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in condizioni normali di mercato del lavoro (reddito da invalido) e il reddito del lavoro che egli avrebbe potuto conseguire se non fosse diventato invalido (reddito da valido). Il grado d'invalidità dell'assicurato deve quindi essere determinato dal raffronto del reddito che egli ancora può conseguire nonostante la sua invalidità con quello che avrebbe potuto guadagnare in assenza delle affezioni di cui è portatore (Duc, op. cit., p. 1476, n. 213 e la giurisprudenza citata alla nota a pié pagina n. 264). Si confronta perciò il reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non fosse divenuto invalido con quello ch'egli può tuttora realizzare, benché invalido, sfruttando la residua capacità lavorativa in attività da lui ragionevolmente esigibili in condizioni normali del mercato del lavoro, previa adozione di eventuali provvedimenti integrativi (metodo generale del raffronto dei redditi; DTF 128 V 30, 104 V 136; Pratique VSI 2000 p. 84).
2.6. Se, però, un assicurato maggiorenne non esercitava un'attività lucrativa prima di essere invalido, l'applicazione nei suoi confronti del concetto dell'incapacità di guadagno non è possibile poiché - in simili condizioni - l'invalidità non può cagionare una vera e propria perdita di guadagno. Ciò, in special modo, se non si può esigere da questi l'esercizio di una attività lucrativa.
Per questo motivo l'art. 8 cpv. 3 LPGA parifica l'impedimento di svolgere le proprie mansioni consuete all'incapacità al guadagno (metodo specifico di calcolo dell'invalidità, SVR 1996 IV Nr. 76 p. 221 consid. 1; RCC 1986 p. 246 consid. 2b; DTF 104 V 136). In questo senso l’art. 28 a cpv. 2 LAI prevede che linvalidità dell’assicurato che non esercita un’attività lucrativa ma svolge le mansioni consuete e dal quale non si può ragionevolmente esigere che intraprenda un’attività lucrativa è valutata, in deroga all’articolo 16 LPGA, in funzione dell’incapacità di svolgere le mansioni consuete. A sua volta, l'art. 27 cpv. 1 OAI precisa che per mansioni consuete di una persona senza attività lucrativa occupata nell’economia domestica s’intendono in particolare gli usuali lavori domestici, l’educazione dei figli nonché le attività artistiche e di pubblica utilità e che per mansioni consuete dei religiosi s’intende ogni attività svolta dalla comunità.
L’invalidità viene così valutata sulla base di un confronto delle attività domestiche, da effettuare mediante un’inchiesta domiciliare (DTF 130 V 97; Pratique VSI 2001 p. 158 consid. 3c). Si paragona quindi l'attività svolta dall'assicurato prima della sopravvenienza del danno alla salute con quella che può svolgere posteriormente, applicando l'impegno che si può esigere da lui (RCC 1984 p. 139; J. L. Duc, Les assurances sociales en Suisse, Lausanne 1995, p. 458; A. Maurer, Bundessozialversicherungsrecht, Basilea e Francoforte, 1994, p. 145). Di regola si presume che non vi è impedimento dovuto all'invalidità se l'assicurato è ancora attivo nella sua economia domestica e segue, almeno parzialmente, le incombenze che lo concernono. Questa presunzione può tuttavia essere rovesciata se è stabilito che la persona lavora più di quanto è ragionevolmente esigibile oppure fa eseguire da altri la maggior parte dei lavori che non può eseguire personalmente (RCC 1984 p. 139). L'importanza dell'attività della persona che si occupa dell'economia domestica dipende dalla struttura familiare, dalla situazione professionale del congiunto e dalle circostanze locali. Si distinguono quindi tre tipi di famiglia, quella senza figli, quella con figli o altri membri della famiglia che richiedono cure o quella in cui un coniuge collabora nell'impresa dell'altro.
2.7.
Nel caso in cui invece l’interessato svolga (o comunque svolgerebbe in assenza dei fattori invalidanti) solo parzialmente un'attività lucrativa risulta applicabile l’art. 28a cpv. 3 LAI secondo cui:
“ se l’assicurato esercita un’attività lucrativa a tempo parziale o collabora gratuitamente nell’azienda del coniuge, l’invalidità per questa attività è valutata secondo l’articolo 16 LPGA. Se svolge anche le mansioni consuete, l’invalidità per questa attività è determinata secondo il capoverso 2. In tal caso, occorre determinare la parte dell’attività lucrativa o della collaborazione gratuita nell’azienda del coniuge e la parte dello svolgimento delle mansioni consuete e valutare il grado d’invalidità nei due ambiti."
Questo metodo di graduazione dell'invalidità (detto "metodo misto") è stato ancora una volta dichiarato conforme alla legge dal TFA in DTF 125 V 146.
Anche in altre occasioni l'Alta Corte ha confermato che il metodo misto, applicato ad assicurati che svolgono un'attività lucrativa unicamente a tempo parziale e consacrano il resto del loro tempo all’attività casalinga è conforme alla legge e alla volontà del legislatore. Nemmeno è stata ravvisata una violazione dell’art. 8 CEDU (cfr. STFA I 276/05 del 24 aprile 2006, parzialmente pubblicata in Plädoyer 5/06 p. 54 segg.; sentenza I 156/04 del 13 dicembre 2005, pubblicata in SVR 2006 IV Nr. 42 p. 151 segg.
Questa giurisprudenza è stata ribadita in una sentenza 9C 15/2007 del 25 luglio 2007 e in una STF I 126/07 del 6 agosto 2007, pubblicata in DTF 133 V 504.
In una sentenza pubblicata in DTF 134 V 9 l'Alta Corte ha precisato la propria giurisprudenza ed ha ammesso la possibilità di prendere in considerazione gli influssi reciprochi dell'attività lucrativa e dello svolgimento di mansioni consuete nell'ambito dell'applicazione del metodo misto.
Una eventuale ridotta capacità nell'ambito professionale o nell'ambito dell'adempimento delle mansioni consuete (secondo l'art. 27 OAI
[nella versione in vigore dal 1° gennaio 2004]) in seguito a maggiori sforzi compiuti nell'altro settore d'attività va tuttavia presa in considerazione solo a determinate condizioni.
2.8. Nella presente fattispecie, l’insorgente ritiene di non essere considerata casalinga ai fini dell’applicazione del metodo di calcolo del grado d’invalidità.
Va innanzitutto ricordato che al fine di determinare il metodo applicabile per stabilire l’eventuale invalidità, si deve anzitutto appurare se la persona esercitava o meno attività lucrativa immediatamente prima dell’insorgere dell’invalidità. Occorre in seguito verificare,
fondandosi sulla globalità delle circostanze (personali, familiari, professionali e sociali)
,
se, ipoteticamente, in assenza del danno alla salute, l'assicurato avrebbe o meno esercitato un'attività lavorativa.
In particolare sono da considerare (DTF
130 V 393 consid.
3.3; SVR 1996 AI Nr. 76; DTF 117 V 195; Meyer, Rechtssprechung des Bundesgerichts zum IVG, 2010, p. 288).
Nel rapporto 4 dicembre 2009 dell’inchiesta economica la responsabile ha osservato che “
l’assicurata ha interrotto l’attività lavorativa per occuparsi del nipotino. Nel corso del colloquio non esprime volontà di riprendere il lavoro; ritengo pertanto che debba essere valutata come casalinga a tempo pieno, attività che svolgeva appunto prima dell’insorgenza del danno “
(doc. AI 27-2). Anche nel rapporto 25 settembre 2008 della Clinica _ è indicato che l’insorgente
“in Svizzera ha lavorato come cameriera. Ha cessato l’attività lavorativa nel 2003 per curare la nipotina”
(doc. AI 13-3). Nella domanda di prestazioni essa ha indicato di essere casalinga dal novembre 2003 (doc. AI 2-5). Infine, nel rapporto 6 giugno 2008 del _ si legge che “
una volta giunta in Canton Ticino ha intrapreso l’attività di cameriera fino a poi dedicarsi solamente all’attività di casalinga”
(doc. AI 10-3).