Decision ID: 499e7b4c-675f-5471-9fa1-574bbb609d06
Year: 2020
Language: it
Court: CH_BVGE
Chamber: CH_BVGE_001
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: 

Fatti:
A.
A.a L’interessato, cittadino dello Sri Lanka di etnia Tamil, ha depositato una
domanda d’asilo in Svizzera il 9 dicembre 2015. Egli, originario di
B._ (Chavakachcheri, Distretto di Jaffna, Provincia del Nord),
avrebbe risieduto in varie località della regione, salvo farvi ritorno prima di
lasciare il paese nel luglio del 2013 (cfr. atto A3).
A.b Sentito approfonditamente sui motivi d’asilo il 15 dicembre 2017,
l’interessato ha dichiarato, in sostanza e per quanto qui di rilievo, di
essere figlio di un ex membro assassinato delle Tigri per la liberazione
della patria Tamil (LTTE) nonché di aver a sua volta aiutato
marginalmente tale gruppo paramilitare nel corso del 2005-2006,
procurando del cibo dietro remunerazione. Ciò avrebbe condotto le
autorità dello Stato centrale ad importunare regolarmente la sua famiglia,
tanto che la madre, nel 2007, si sarebbe immolata dandosi fuoco. Egli
sarebbe a sua volta stato oggetto di visite. Nonostante il suo
trasferimento in altre località, i problemi con le autorità non si sarebbero
fermati. Tornato a Jaffna, nel novembre del 2012 sarebbe stato oggetto di
un fermo da parte dei militari. In tale contesto le autorità lo avrebbero
interrogato e gli sarebbe stato chiesto di effettuare alcuni acquisti per loro
conto. I militari gli avrebbero fatto visita anche in seguito. Nel 2013, dopo
la morte della nonna, il richiedente asilo avrebbe lasciato il paese con il
fratello (cfr. atto A15).
A.c Nel corso della procedura di prima istanza, egli ha versato agli atti la
sua carta d’identità in originale, il certificato di morte della madre, il
certificato di morte del padre ed il suo certificato di nascita, oltre ad alcune
foto riguardanti il viaggio (cfr. atto A13-14).
B.
Con decisione del 17 gennaio 2018, notificata al ricorrente il 22 gennaio
2018 (cfr. tracciamento degli invii) la Segreteria di Stato della migrazione
(SEM) ha respinto la succitata domanda d’asilo e pronunciato
l’allontanamento del ricorrente dalla Svizzera. Nel contempo ha ritenuto
ammissibile, ragionevolmente esigibile e possibile l’esecuzione
dell’allontanamento.
C.
In data il 21 febbraio 2018 (recte: 22 febbraio 2018, cfr. timbro del plico
raccomandato), il ricorrente è insorto contro la summenzionata decisione
con ricorso dinanzi al Tribunale amministrativo federale (di seguito: il
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Tribunale), chiedendo, in via principale, l'annullamento della decisione
impugnata, nonché la concessione dell'asilo e, in via sussidiaria, che il
gravame fosse demandato alla SEM per una nuova decisione. In via ancor
più subordinata di essere ammesso provvisoriamente in Svizzera.
Contestualmente di essere esentato dal versamento di un anticipo a
copertura delle presunte spese processuali.
D.
Con sentenza del 27 febbraio 2018, il Tribunale ha dichiarato inammissibile
il suddetto ricorso in quanto tardivo (numero di ruolo D-1101/2018).
E.
Il 1° marzo 2018 l’interessato ha presentato una domanda di revisione sulla
scorta di un rapporto di trasmissione proveniente dall’apparecchio del suo
patrocinatore, secondo il quale l’allegato ricorsuale sarebbe stato
trasmesso al Tribunale per telefax il 21 febbraio, ossia tempestivamente.
F.
Il 18 aprile 2018 il Tribunale ha accolto la predetta istanza di revisione
riaprendo la procedura ricorsuale (numero di ruolo D-1256/2018).
G.
Con ordinanza del 21 giugno 2018, il Tribunale ha quindi esentato il
ricorrente dal versamento di anticipo a copertura delle presunte spese
processuali invitando nel contempo l’autorità inferiore a presentare una
risposta al gravame.
H.
Il 5 luglio 2018 la SEM si è riconfermata nelle proprie posizioni proponendo
la reiezione del gravame.
I.
La replica dell’insorgente del 24 luglio 2018 è pervenuta al Tribunale il 25
luglio 2018 congiuntamente ad un certificato medico datato 27 aprile 2018
ed attestante l’esistenza di una sindrome post traumatica da stress e ad
una dichiarazione in lingua straniera della zia.
J.
L’autorità inferiore ha inoltrato la propria duplica il 20 agosto 2018. La
stessa è poi stata trasmessa per conoscenza all’insorgente il 22 agosto
2018.
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Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti negli scritti verranno ripresi nei
considerandi qualora risultino decisivi per l’esito della vertenza.

Diritto:
1.
Le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla LTF,
in quanto la legge sull’asilo (LAsi, RS 142.31) non preveda altrimenti (art. 6
LAsi).
La presente procedura è retta dal diritto anteriore (cfr. Disposizioni
transitorie della modifica del 25 settembre 2015 cpv. 1).
Fatta eccezione per le decisioni previste all’art. 32 LTAF, il Tribunale, in virtù
dell’art. 31 LTAF, giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi dell’art. 5 PA
prese dalle autorità menzionate all’art. 33 LTAF. La SEM rientra tra dette
autorità (art. 105 LAsi). L’atto impugnato costituisce una decisione ai sensi
dell’art. 5 PA.
Il ricorrente ha partecipato al procedimento dinanzi all’autorità inferiore, è
particolarmente toccato dalla decisione impugnata e vanta un interesse
degno di protezione all’annullamento o alla modificazione della stessa
(art. 48 cpv. 1 PA). Pertanto è legittimato ad aggravarsi contro di essa.
I requisiti relativi ai termini di ricorso (vecchio art. 108 cpv. 1 LAsi),
considerata la riapertura della procedura sancita dalla sentenza su
revisione del Tribunale D-1256/2018 del 18 aprile 2018, alla forma e al
contenuto dell’atto di ricorso (art. 52 PA) sono soddisfatti.
Occorre pertanto entrare nel merito del ricorso.
2.
Con ricorso al Tribunale, possono essere invocati la violazione del diritto
federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti giuridicamente
rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi) e, in materia di diritto degli stranieri, pure
l’inadeguatezza ai sensi dell’art. 49 PA (cfr. DTAF 2014/26 consid. 5). Il
Tribunale non è vincolato né dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4 PA), né dalle
considerazioni giuridiche della decisione impugnata, né dalle
argomentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2).
3.
3.1 Nella decisione impugnata, la SEM ha considerato insufficientemente
motivate le allegazioni di A._ a proposito del fermo subito nel 2012.
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L’incoerenza, la vaghezza e la superficialità della sua descrizione di tale
episodio ne avrebbero inficiato la verosimiglianza. Dipoi, ha proseguito
l’autorità inferiore, la versione dell’insorgente sarebbe incongruente sin
dalle indicazioni biografiche. Le macroscopiche contraddizioni a riguardo
dei luoghi di residenza e delle scuole frequentate manifesterebbero
l’assenza di credibilità dell’intero complesso allegatorio avanzato. Su tali
presupposti e conto tenuto della giurisprudenza, in capo al ricorrente non
sussisterebbero fattori di rischio tali da esporlo a seri pregiudizi ai sensi
dell’art. 3 LAsi.
3.2 Nel proprio gravame, il ricorrente censura la valutazione dell’autorità
inferiore. Sebbene l’interessato ammetta essersi espresso laconicamente
circa il fermo del 2012, egli ritiene quantomeno di essere stato in grado di
riferire gli aspetti principali relativi a tale evento, che andrebbe ad ogni
modo inserito in un contesto più ampio legato alle attività del padre per
conto delle LTTE, alla sua uccisione ed al suicidio della madre. Eventi
questi, di cui non v’è traccia nella decisione avversata – risultando quindi
verosimili – e che gli avrebbero comportato dei traumi di una certa
consistenza. D’altro canto, prosegue l’insorgente, le contraddizioni
recensite dalla SEM non riguarderebbero aspetti rilevanti per la procedura
d’asilo e sarebbero con ogni probabilità da ricondurre ad un malinteso
intercorso nell’ambito dell’audizione sulle generalità, essendo stato fatto
riferimento ad un tipo di istituto scolastico (...) e non ad un luogo. Su tali
presupposti, la decisione apparrebbe essere stata presa sulla base di un
accertamento inesatto ed incompleto dei fatti rilevanti. Occorrerebbe poi
considerare come il ricorrente presenti ad ogni modo un profilo di rischio
per via dell’appartenenza ad una famiglia da tempo sospettata di vicinanza
alle LTTE e della domanda d’asilo presentata in Svizzera.
4.
4.1 La Svizzera, su domanda, accorda asilo ai rifugiati secondo le
disposizioni della LAsi (art. 2 LAsi). L’asilo comprende la protezione e lo
statuto accordati a persone in Svizzera in ragione della loro qualità di
rifugiato. Esso include il diritto di risiedere in Svizzera.
4.2 Sono rifugiati le persone che, nel Paese d’origine o d’ultima residenza,
sono esposte a seri pregiudizi a causa della loro razza, religione,
nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo sociale o per le loro
opinioni politiche, ovvero hanno fondato timore d’essere esposte a tali
pregiudizi. Sono pregiudizi seri segnatamente l’esposizione a pericolo della
vita, dell’integrità fisica o della libertà, nonché le misure che comportano
una pressione psichica insopportabile (art. 3 cpv. 2 LAsi). Inoltre, occorre
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tenere conto dei motivi di fuga specifici della condizione femminile (art. 3
cpv. 2 in fine LAsi).
4.3 A tenore dell’art. 7 cpv. 1 LAsi, chiunque domanda asilo deve provare
o per lo meno rendere verosimile la sua qualità di rifugiato. La qualità di
rifugiato è resa verosimile se l’autorità la ritiene data con una probabilità
preponderante (art. 7 cpv. 2 LAsi). Sono inverosimili in particolare le
allegazioni che su punti importanti sono troppo poco fondate o
contraddittorie, non corrispondono ai fatti o si basano in modo
determinante su mezzi di prova falsi o falsificati (art. 7 cpv. 3 LAsi).
4.4 È pertanto necessario che i fatti allegati dal richiedente l’asilo siano
sufficientemente sostanziati, plausibili e coerenti fra loro; in questo senso
dichiarazioni vaghe, quindi suscettibili di molteplici interpretazioni,
contraddittorie in punti essenziali, sprovviste di una logica interna,
incongrue ai fatti o all’esperienza generale di vita, non possono essere
considerate verosimili ai sensi dell’art. 7 LAsi. È altresì necessario che il
richiedente stesso appaia come una persona attendibile, ossia degna di
essere creduta. Questa qualità non è data, in particolare, quando egli fonda
le sue allegazioni su mezzi di prova falsi o falsificati (art. 7 cpv. 3 LAsi),
omette fatti importanti o li espone consapevolmente in maniera falsata, in
corso di procedura ritratta dichiarazioni rilasciate in precedenza o, senza
motivo, ne introduce tardivamente di nuove, dimostra scarso interesse
nella procedura oppure nega la necessaria collaborazione. Infine, non è
indispensabile che le allegazioni del richiedente l’asilo siano sostenute da
prove rigorose; al contrario, è sufficiente che l’autorità giudicante, pur
nutrendo degli eventuali dubbi circa alcune affermazioni, sia persuasa che,
complessivamente, tale versione dei fatti sia in preponderanza veritiera. Il
giudizio sulla verosimiglianza non deve, infatti, ridursi a una mera verifica
della plausibilità del contenuto di ogni singola allegazione, bensì
dev’essere il frutto di una ponderazione tra gli elementi essenziali a favore
e contrari ad essa; decisivo sarà dunque determinare, da un punto di vista
oggettivo, quali fra questi risultino preponderanti nella fattispecie (cfr.
DTAF 2013/11 consid. 5.1 e relativi riferimenti).
5.
5.1 Con riferimento alla presente disamina, il Tribunale constata come le
allegazioni dell’insorgente contengano effettivamente diversi indicatori di
inverosimiglianza. In primo luogo, l’esposizione biografica contraddittoria
mette in discussione la credibilità generale del ricorrente. A prescindere dal
fatto di sapere se l’acronimo “(...)” si riferisca ad una tipologia di istituto
scolastico – cosa che pare essere effettivamente il
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caso – o ad una località, va constatato come egli abbia inizialmente
affermato di aver frequentato dodici anni di formazione integralmente a
B._ (cfr. atto A3, D 1.17.04) salvo contraddirsi in seguito indicando
una serie di ulteriori scuole situate in altre località quali (...), (...), (....) e
(...) (cfr. atto A15, D68 – D69). Confrontato in merito non ha saputo fornire
spiegazioni valide (cfr. atto A15, D70). La situazione non differisce quanto
all’illustrazione dei luoghi di residenza, avendo egli nell’audizione giusta
l’art. 29 LAsi menzionato (...) (1995-1998; 1999-2002), (....) (2002-2007),
(...) (2008-2009), (...) (2009-2010) e (...) (2010-2013) ossia fornendo
indicazioni in parte contrastanti rispetto a quanto addotto in precedenza, e
meglio, di aver soggiornato, oltre che a (...), a (...) (2000-2002), (...) (2007-
2010; località presso [...]) e (...) (2010-2011, presso [...]). Per quanto
riguarda poi i motivi d’asilo in senso stretto, e meglio, l’episodio cardine del
fermo del 2012, è a giusto titolo che l’autorità resistente lo ha giudicato
insufficientemente sostanziato. Il racconto spontaneo reso dall’insorgente
è a tal punto succinto da lasciare seri dubbi quanto ad un reale vissuto.
Chiamato a rendere conto dei suoi motivi di fuga, egli si è infatti limitato ad
affermare “Ho richiesto asilo qui perché nel mio paese ci sono problemi con
i militari del governo. Principalmente il problema era con i militari del
governo. Anche mio padre è stato ucciso da loro. Sono stato anche
arrestato. Ho studiato in diversi posti a causa di questo. Sono partito dal
paese nel 2013” (cfr. atto A15, D7). Dipoi, chiestogli di riferire
dettagliatamente circa il fermo, egli non è stato in misura di addurre
elementi concreti caratterizzanti il vissuto. Dall’insieme delle sue
allegazioni e nonostante le innumerevoli richieste dell’auditore, si riesce
infatti unicamente a evincere che l’insorgente sarebbe stato prelevato dal
domicilio verso le 12.00 con la giustificazione di essere sottoposto ad alcuni
accertamenti e trattenuto sino al pomeriggio previa richiesta di effettuare
delle commissioni (cfr. atto A15, D98 e seg.). Sennonché, spontaneamente
l’insorgente nemmeno è riuscito a specificare quale fosse il soggetto delle
domande postegli, domande che ha del resto quantificato in modo del tutto
impreciso come “due o tre” (cfr. atto A15, D100). Di fronte all’insistenza
dell’autorità inferiore, questi ha quindi accennato al fatto che i militari gli
avrebbero chiesto quando sarebbe rientrato, dove fosse prima e cosa
facesse (cfr. atto A15, D103), quesiti alquanto generici. Anche di fronte al
tentativo di comprendere il motivo per il quale il ricorrente avesse definito
arresto tale episodio la risposta di quest’ultimo è stata evasiva ed
inconcludente (cfr. atto A15, D105: “dato che ero rientrato a casa dopo
quasi quattro o cinque anni, mi hanno arrestato”). Per non dire della
descrizione del luogo dell’interrogatorio identificato con la generica formula
della “stanza con un tavolo e delle sedie” (cfr. atto A15, D112) nonostante
poco prima il richiedente asilo avesse parlato di un “campo in cui c’era un
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campo più piccolo” (cfr. atto A15, D111). D’altronde, chiamato a dettagliare
maggiormente il predetto locale, egli non ha saputo recare a sostegno
validi elementi, comparandola laconicamente all’ufficio in cui era in corso
la sua audizione ed aggiungendo unicamente un dettaglio circa la presenza
di due finestre.
5.2 Viene inoltre da sé che la dichiarazione rilasciata dalla zia e prodotta in
sede ricorsuale abbia un valore probatorio pressoché nullo, rientrando la
medesima nel novero delle attestazioni di compiacenza. Si denoti
quantomeno come le informazioni in essa presentate, laddove indicano
che il padre sarebbe deceduto nel 1997, non collimino affatto con quanto
dichiarato in corso di procedura dall’insorgente, il quale ha collocato tale
evento nel 1999 (cfr. atto A15, D8).
5.3 Su tali presupposti, si può ritenere che l’autorità inferiore abbia a giusto
titolo rimesso in discussione la credibilità dell’intero complesso di
allegazioni dell’insorgente. Con ciò, non si necessitava di esaminare se gli
ulteriori motivi addotti, più distanziati temporalmente, ossequiassero o
meno singolarmente i criteri suesposti. Si rilevi quantomeno come gli
avvenimenti precedenti, quand’anche verosimili, e segnatamente la morte
del padre, paiano d’acchito troppo distanziati nel tempo per poter
giustificare il riconoscimento della qualità di rifugiato (cfr. DTAF 2011/50
consid. 3.1.2.1; DTAF 2009/51 consid. 4.2.5).
6.
6.1 Del resto, la sola appartenenza all’etnia Tamil e il deposito di una
domanda d’asilo all’estero non sono elementi di rischio sufficienti per
comprovare un timore fondato di esposizione a seri pregiudizi ai sensi
dell’art. 3 LAsi (cfr. sentenza del Tribunale E-1866/2015 [pubblicata come
sentenza di riferimento] del 15 luglio 2016 consid. 8.4.6). Inoltre,
nonostante quanto censurato nel gravame, non si può partire dall’assunto
che in specie esistano legami presunti o effettivi con le LTTE, attuali o
passati, che dal punto di vista delle autorità srilankesi, possano essere
interpretati quali volontà di voler riaccendere il conflitto etnico nel paese
(cfr. ibidem, consid. 8.4.1 e 8.5.3; sentenza E-350/2017 del 3 ottobre 2017
consid. 4.3.1). Nemmeno sono recensibili in casu un impegno politico
particolare contro il regime durante l’esilio, con lo scopo di voler rianimare
il movimento separatista tamil (cfr. ibidem, consid. 8.4.2 e 8.5.4; sentenza
E-350/2017 consid. 4.3.1) né si deduce dagli atti che l’interessato sia stato
iscritto in una lista di controllo ad uso delle autorità (cfr. ibidem, consid.
8.4.3 e 8.5.2; cfr. anche: sentenza del Tribunale E-350/2017 del 3 ottobre
2018 consid. 4.3.1). In buona sostanza, non appare che l’insorgente possa
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essere visto come una minaccia per l’unità e la coesione nazionale (cfr. in
merito anche: sentenza E-350/2017 consid. 4.4).
6.2 Certo, il fatto che egli sia di etnia tamil ed originario della provincia del
Nord come pure la durata del suo soggiorno in Svizzera ed il suo rimpatrio
senza il possesso di un passaporto non permettono di escludere ch’egli
possa attirare su di sé l’attenzione delle autorità al suo ritorno ed essere
interrogato (cfr. sentenza di riferimento E-1866/2015 consid. 8.4.4, 9.2.4 e
9.2.5; sentenze del Tribunale E-4703/2017 e E-4705/2017 del 25 ottobre
2017 consid. 4.4 e 4.5 [sentenza in parte pubblicata in DTAF 2017 VI/6]).
Il rientro del ricorrente in Sri Lanka senza il possesso di un passaporto,
potrebbe inoltre esporlo a dover versare una multa da 50’000 a 100’000
rupie (cfr. sentenza di riferimento E-1866/2015 consid. 8.4.4). Ciò non
permette però di riconoscere il rischio di trattamenti rilevanti nel contesto
dell’art. 3 LAsi.
6.3 Pertanto il ricorrente non può prevalersi, nelle circostanze particolari
del caso di specie, nemmeno di un timore fondato di persecuzione futura,
in un prossimo avvenire e secondo un’alta probabilità, per dei motivi
posteriori alla sua fuga (art. 54 LAsi). Questa valutazione è tanto più
giustificata in quanto il ricorrente ha lasciato lo Sri Lanka nel maggio 2013,
ossia successivamente alla fine delle ostilità tra le LTTE e l’esercito
regolare.
7.
In virtù di quanto sopra, il ricorso in materia di riconoscimento della qualità
di rifugiato e di concessione dell’asilo non merita tutela e la decisione
impugnata va confermata.
8.
8.1 Nella propria decisione la SEM, dopo aver pronunciato
l’allontanamento del richiedente, ha considerato l’esecuzione dello stesso
ammissibile, ragionevolmente esigibile e possibile.
8.2 Nel gravame, l’insorgente avversa anche tale assunto. Atteso ch’egli
avrebbe la qualità di rifugiato, si applicherebbe il principio del non
respingimento. In specie pure l’art. 3 CEDU sarebbe ostativo
all’esecuzione dell’allontanamento, giacché rimpatriando l’insorgente lo si
esporrebbe ad un trattamento inumano e degradante. Visto il suo carattere
assoluto, l’art. 3 CEDU sarebbe applicabile anche laddove le persecuzioni
non traggano origine da entità statali. In tal senso, gioverebbe richiamare
anche l’avviso contrario al rinvio in Sri Lanka di molte organizzazioni
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umanitarie. Nella replica viene poi fatto riferimento, sulla scorta di un
certificato medico, ad un trauma subito dall’insorgente in giovane età, e
meglio, all’impiccagione del padre.
9.
Se respinge la domanda d’asilo o non entra nel merito, la SEM pronuncia,
di norma, l’allontanamento dalla Svizzera e ne ordina l’esecuzione; tiene
però conto del principio dell’unità della famiglia (art. 44 LAsi).
Il ricorrente non adempie le condizioni in virtù delle quali la SEM avrebbe
dovuto astenersi dal pronunciare l’allontanamento dalla Svizzera (art. 14
cpv. 1 e 2 nonché art. 44 LAsi come pure art. 32 dell’ordinanza 1 sull’asilo
relativa a questioni procedurali dell’11 agosto 1999 [OAsi 1, RS 142.311];
DTAF 2013/37 consid. 4.4).
Pertanto, anche la pronuncia dell’allontanamento va confermata.
10.
Per quanto concerne l’esecuzione dell’allontanamento, per rinvio
dell’art. 44 LAsi, l’art. 83 LStrI (RS 142.20) prevede che la stessa sia
ammissibile (cpv. 3), esigibile (cpv. 4) e possibile (cpv. 2). In caso di non
adempimento di una di queste condizioni, la SEM dispone l’ammissione
provvisoria (art. 44 LAsi e art. 83 cpv. 1 LStrI).
Secondo prassi costante del Tribunale, circa la valutazione degli ostacoli
all’esecuzione dell’allontanamento, vale lo stesso apprezzamento della
prova consacrato al riconoscimento della qualità di rifugiato, ovvero il
ricorrente deve provare o per lo meno rendere verosimile l’esistenza di un
ostacolo all’esecuzione dell’allontanamento (cfr. DTAF 2011/24
consid. 10.2). Inoltre, lo stato di fatto determinante in materia di esecuzione
dell’allontanamento è quello che esiste al momento in cui si statuisce (cfr.
DTAF 2009/51 consid. 5.4).
11.
11.1 A norma dell’art. 83 cpv. 3 LStrI l’esecuzione dell’allontanamento non
è ammissibile quando comporterebbe una violazione degli impegni di diritto
internazionale pubblico della Svizzera. Detta norma non si esaurisce nella
massima del divieto di respingimento. Anche altri impegni di diritto
internazionale possono essere ostativi all’esecuzione del rimpatrio, in
particolare l’art. 3 CEDU o l’art. 3 della Convenzione contro la tortura ed
altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti del 10 dicembre 1984
(Conv. tortura, RS 0.105). L’applicazione di tali disposizioni presuppone,
https://www.swisslex.ch/DOC/ShowLawViewByGuid/eddc4ea5-1065-4aad-aa7b-5ff005425730/fc6cfec2-3fa0-431b-8b5f-c337b1753da9?source=document-link&SP=5%7Czpixhk
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peraltro, l’esistenza di serie e concrete ragioni per ritenere che lo straniero
possa essere esposto, nel Paese verso il quale sarà allontanato, a dei
trattamenti contrari a detti articoli; serie e concrete ragioni la cui esistenza
deve essere resa plausibile dall’interessato (cfr. DTAF 2008/34 consid. 10;
GICRA 2005 n. 4 consid. 6.2 e GICRA 1996 n. 18 consid. 14b lett. ee).
11.2 Nel caso in esame, il Tribunale rileva che il ricorrente non ha stabilito
di avere un profilo di una persona che possa interessare le autorità
srilankesi in modo particolare al suo ritorno, né l’esistenza di motivi seri ed
avverati di fondare un rischio reale di essere sottoposto ad un trattamento
vietato dalle disposizioni succitate al suo ritorno nel paese d’origine.
11.3 Del resto, la situazione generale dei diritti umani nello Sri Lanka non
è ad essa sola a tal punto compromessa da rendere inammissibile
l’esecuzione dell’allontanamento. La stessa Corte Edu ha affrontato
ripetutamente la questione, giungendo a conclusione che non si possa
presumere che i tamil che ritornano da un paese europeo siano minacciati
da un trattamento contrario all’art. 3 CEDU (cfr. Corte Edu, R.J. contro
Francia, del 19 settembre 2013, n. 10466/11; E.G. contro Gran Bretagna,
del 31 maggio 2011, n. 41178/08; T.N. contro Danimarca, del 20 gennaio
2011, n. 20594/08; P.K. contro Danimarca, del 20 gennaio 2011, n.
54705/08). La recente evoluzione congiunturale susseguente all’elezione
alla presidenza di Gotabaya Rajapaksa – nonostante possa di principio
implicare una possibile accentuazione della situazione di rischio per le
persone che possono avvalersi di un determinato profilo – non permette di
ritenere che interi gruppi di popolazione siano esposti al rischio di
persecuzioni. Su tali presupposti è invece necessario determinare se
sussistano legami personali del richiedente con le elezioni presidenziali del
16 novembre 2019 o con le conseguenze delle stesse, evenienza che non
ricorre nel caso in esame (cfr. sentenza del Tribunale D-2274/2018 del 18
giugno 2020 consid. 6.1).
11.4 Le questioni mediche (cfr. infra consid. 10.6) non sono inoltre tali da
influire sull’ammissibilità dell’esecuzione dell’allontanamento, posto che
risultano pertinenti solo in casi straordinari e di estrema gravità (cfr. tra le
altre DTAF 2009/2 consid. 9.1.2-9.1.6).
11.5 L’esecuzione dell’allontanamento dell’insorgente è pertanto
ammissibile.
12.
https://www.swisslex.ch/Doc/ShowDocComingFromCitation/9dcf644c-8e05-49f0-80ec-96058ef72196?citationId=8fc92d9b-d745-4328-8362-0f6c8d48a370&source=document-link&SP=5%7Czpixhk
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12.1 Giusta l’art. 83 cpv. 4 LStrI, l’esecuzione dell’allontanamento non è
ragionevolmente esigibile qualora, nello Stato d’origine o di provenienza,
lo straniero venisse a trovarsi concretamente in pericolo in seguito a
situazioni quali guerra, guerra civile, violenza generalizzata o emergenza
medica. Entrano altresì in linea di conto i motivi personali, segnatamente
medici, che possono esporre a pericolo concreto il richiedente l’asilo (cfr.
DTAF 2014/26 consid. 7).
12.2 Tale disposizione si applica principalmente ai “réfugiés de la violence”,
ovvero agli stranieri che non adempiono le condizioni della qualità di
rifugiato, poiché non sono personalmente perseguiti, ma che fuggono da
situazioni di guerra, di guerra civile o di violenza generalizzata. Essa vale
anche nei confronti delle persone per le quali l’allontanamento
comporterebbe un pericolo concreto, in particolare perché esse non
potrebbero più ricevere le cure delle quali esse hanno bisogno o che
sarebbero, con ogni probabilità, condannate a dover vivere durevolmente
e irrimediabilmente in stato di totale indigenza e pertanto esposte alla fame,
ad una degradazione grave del loro stato di salute, all’invalidità o persino
alla morte. Per contro, le difficoltà socio-economiche che costituiscono
l’ordinaria quotidianità d’una regione, in particolare la penuria di cure, di
alloggi, di impieghi e di mezzi di formazione, non sono sufficienti, in sé, a
concretizzare una tale esposizione al pericolo. L’autorità alla quale
incombe la decisione deve dunque, in ogni singolo caso, stabilire se gli
aspetti umanitari legati alla situazione nella quale si troverebbe lo straniero
in questione nel suo Paese siano tali da esporlo ad un pericolo concreto
(cfr. DTAF 2014/26 consid. 7.6-7.7 con rinvii).
12.3 E’ notorio che, dopo la cessazione delle ostilità tra i separatisti tamil
ed il governo di Colombo nel maggio 2009, in Sri Lanka non viga
attualmente una situazione di guerra, guerra civile o violenza generalizzata
che coinvolga l’insieme della popolazione nella totalità del territorio
nazionale (cfr. sentenza E-1866/2015). In tale contesto il Tribunale ha
altresì proceduto all’attualizzazione della giurisprudenza pubblicata nella
DTAF 2011/24 ed ha confermato che l’esecuzione dell’allontanamento è
ragionevolmente esigibile in tutta la provincia Settentrionale ad eccezione
della regione di Vanni (per la regione di Vanni cfr. la sentenza di riferimento
D-3619/2016 del 16 ottobre 2017) qualora i criteri individuali dell’esigibilità
siano dati (in particolare l’esistenza di una solida rete familiare o sociale,
così come la possibilità di accedere ad un alloggio e di prospettive
favorevoli quanto alla copertura dei bisogni elementari [sentenza E-
1866/2015 consid. 13.3.3]). Da notare che già la precedente DTAF 2011/24
considerava di principio esigibile l’esecuzione dell’allontanamento verso la
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provincia settentrionale. Tale sentenza operava inoltre una distinzione a
seconda del momento nel quale il richiedente asilo aveva lasciato la
regione. Se ciò era avvenuto susseguentemente alla fine della guerra civile
avvenuta nel maggio 2009, l’esecuzione dell’allontanamento era da
ritenersi di principio ragionevolmente esigibile. In presenza di un espatrio
antecedente, si necessitava di vagliare l’esistenza di una prognosi
favorevole di reinserimento in base agli usuali indicatori personali.
12.4 Nel caso specifico, il ricorrente proviene dalla provincia del Nord e
meglio, dal Distretto di Jaffna. Pertanto, in riscontro alla giurisprudenza
succitata, il suo ritorno in tale regione d’origine risulta da un punto di vista
generale ragionevolmente esigibile.
12.5 Per quanto concerne le persone in trattamento medico in Svizzera, in
caso di ritorno nel paese d’origine, l’esecuzione dell’allontanamento
diviene inesigibile se queste ultime potrebbero essere private delle cure
mediche essenziali. Sono considerate come essenziali le cure di medicina
generale ed acuta assolutamente necessarie ad un’esistenza conforme
alla dignità umana. Lo straniero non può tuttavia prevalersi dell’art. 83 cpv.
4 LStrI, per dedurre un diritto incondizionato al soggiorno in Svizzera e un
accesso generale alle misure mediche suscettibili di ripristinare o
mantenere il suo stato di salute, per il semplice motivo che l’infrastruttura
ospedaliera o le regole dell’arte medica nel paese d’origine o di
destinazione dell’interessato, non raggiungono lo standard elvetico. In tal
senso, se le cure necessarie possono essere assicurate nel paese
d’origine del richiedente, all’occorrenza con altri trattamenti rispetto a quelli
prescritti in Svizzera, l’esecuzione dell’allontanamento in tale Paese sarà
ragionevolmente esigibile. Invece non lo sarà più, ai sensi della
disposizione precitata se, in ragione dell’assenza di possibilità di
trattamento adeguato, lo stato di salute dell’interessato si degradasse così
rapidamente al punto da condurlo in maniera certa alla messa in pericolo
concreta della sua vita o ad un pregiudizio serio, durevole e notevolmente
grave della sua integrità fisica (cfr. DTAF 2011/50 consid. 8.3 e relativi
riferimenti).
12.6 Ciò non è tuttavia il caso nella presente fattispecie. Secondo la
documentazione medica agli atti l’insorgente soffre di una sindrome post
traumatica da stress ed è in trattamento farmacologico con una terapia a
base di Quetiapina. Non avendo nel frattempo il patrocinatore
dell’insorgente prodotto certificati medici aggiornati, si parte dal
presupposto che la patologia non abbia subito evoluzioni significative (cfr.
cfr. sentenza del Tribunale E-2022/2015 del 28 aprile 2017 consid. 3.5).
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Ora, per costante giurisprudenza, si ritiene che in Sri Lanka vi siano
sufficienti possibilità di trattamento per il quadro clinico in questione (cfr.
sentenze del Tribunale D-1498/2018 del 7 maggio 2020; D-7355/2016
dell’11 febbraio 2019 consid. 11.5.2; D-5221/2018 del 24 giugno 2019
consid. 9.7). Pertanto, i problemi medici dell’insorgente non risultano
ostativi all’esecuzione del rinvio.
12.7 D’altro canto il ricorrente è giovane, ha frequentato ben 12 anni di
scuola beneficiando pure di aiuti per gli studi “scolarship”. Egli ha lasciato
il paese nel 2013, ossia successivamente al miglioramento della situazione
ingenerato dalla fine della guerra civile. Nonostante il ricorrente abbia
dichiarato di non aver più alcun contatto con i famigliari in patria, non è
inoltre escluso che possa riallacciarli una volta fatto ritorno in Sri Lanka. Si
può inoltre partire dal presupposto che grazie ai numerosi soggiorni per
studi nella regione egli disponga di un’ulteriore rete sociale alla quale possa
far capo in caso di bisogno nel contesto di un reinserimento. Non vi è
dunque da temere ch’egli sia esposto ad una situazione di minaccia
esistenziale in caso di rientro in patria a causa dell’impossibilità a
procacciarsi il minimo vitale.
In considerazione di quanto precede, l’esecuzione dell’allontanamento è
ragionevolmente esigibile nella fattispecie (art. 83 cpv. 4 LStrI).
13.
In ultima analisi, non risultano impedimenti neppure dal profilo della
possibilità dell’esecuzione dell’allontanamento (art. 44 LAsi ed art. 83
cpv. 2 LStrI). Infatti, il ricorrente, usando della necessaria diligenza, potrà
procurarsi ogni documento indispensabile al rimpatrio (cfr. art. 8 cpv. 4 LAsi
e DTAF 2008/34 consid. 12).
L’esecuzione dell’allontanamento è dunque pure possibile.
14.
Ne discende che la SEM con la decisione impugnata non ha violato il diritto
federale né abusato del suo potere d’apprezzamento ed inoltre non ha
accertato in modo inesatto o incompleto i fatti giuridicamente rilevanti
(art. 106 cpv. 1 LAsi), altresì, per quanto censurabile, la decisione non è
inadeguata (art. 49 PA), per il che il ricorso va respinto.
15.
Visto l’esito della procedura, le spese processuali di CHF 750.–, che
seguono la soccombenza, sono poste a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1
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e 5 PA; nonché art. 3 lett. b del regolamento sulle tasse e sulle spese
ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del
21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]).
16.
La presente decisione non concerne persone contro le quali è pendente
una domanda di estradizione presentata dallo Stato che hanno
abbandonato in cerca di protezione per il che non può essere impugnata
con ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale
(art. 83 lett. d cifra 1 LTF).
La pronuncia è quindi definitiva.
(dispositivo alla pagina seguente)
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