Decision ID: 410a604a-3fde-5303-843e-3831fb0ce315
Year: 2021
Language: it
Court: CH_BVGE
Chamber: CH_BVGE_001
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: 

Fatti:
A.
L’interessato, cittadino dello Sri Lanka di etnia Tamil, ha lasciato il proprio
paese nella primavera del 2015. Giunto in Svizzera, egli ha depositato una
domanda d’asilo il 9 aprile del medesimo anno (cfr. atto A3). Il 15 aprile
2015 sono state rilevate le sue generalità ed il 3 agosto 2016 è stata svolta
un’audizione sui suoi motivi d’asilo.
B.
B.a A sostegno della sua richiesta egli ha dichiarato, in sostanza e per
quanto qui di rilievo, di provenire da una famiglia di simpatizzanti delle Tigri
per la liberazione della patria Tamil (comunemente conosciute come Tigri
Tamil o LTTE; di seguito: LTTE). Il padre, attivo in una cooperativa agricola,
durante la guerra civile avrebbe offerto rifugio a dei miliziani, venendo per
tale motivo maltrattato dalle autorità dopo essere stato denunciato al
Criminal Investigation Department (di seguito: CID) da una famiglia
residente in un villaggio limitrofo. Venute a conoscenza di ciò, le LTTE, nel
1988, avrebbero assassinato il figlio maggiore della progenie,
determinando la fuga di tutti i componenti dalla regione. Dal canto suo,
l’interessato avrebbe a sua volta integrato le LTTE tra il 2007 ed il 2009,
senza però essere inviato al fronte grazie all’intercessione del padre ed al
fatto che il fratello avrebbe già ricoperto un ruolo militare. Nel 2009, a
conflitto risolto, il richiedente l’asilo avrebbe passato un anno nel campo
profughi di Ramanathan ricevendo un documento per sfollati interni. Nel
medesimo periodo la predetta famiglia già oggetto delle rappresaglie delle
LTTE avrebbe fatto ritorno nella provincia. Il fratello della vittima, tale
B._, avrebbe così segnalato il richiedente l’asilo medesimo presso
il CID. Nel corso degli anni successivi questi sarebbe conseguentemente
stato interrogato a più riprese dal servizio in parola, che gli avrebbe
contestato la sua militanza nelle LTTE. Inoltre, il 24 gennaio 2015 avrebbe
avuto luogo un’esplosione presso la sua abitazione. Il cane sarebbe
rimasto ucciso e le persone illese. Il ricorrente ipotizza che a monte dell’atto
vi sarebbero B._ ed il CID. Pochi giorni dopo, e meglio, il 30 gennaio
2015, egli sarebbe stato prelevato per un ultimo interrogatorio durante il
quale le forze di sicurezza lo avrebbero minacciato di inviarlo nella loro
sede di Colombo. Anche tale fermo si sarebbe risolto con il suo immediato
rilascio. Ciò nonostante, in seguito il CID avrebbe nuovamente tentato di
arrestarlo, a suo dire proprio nell’ottica di trasferirlo nella capitale. Egli
sarebbe scampato a tale sorte solo grazie all’intervento dello staff
dell’UNICEF, presso la di cui sede si stava recando per sostenere un
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esame. Si sarebbe quindi nascosto sino all’espatrio, organizzato grazie
all’aiuto del padre (cfr. atto A25).
B.b In corso di procedura il richiedente l’asilo ha versato agli atti tre
fotografie scattate nel 2005 e che ritrarrebbero dei responsabili delle LTTE
con dei membri della sua famiglia, una carta per sfollati interni rilasciatagli
nel giugno 2009, uno scritto del reverendo (...) risalente al 18 luglio 2016
ed uno del parlamentare (...) del 30 giugno 2016, un certificato
dell’ospedale di Kilinochchi inerente il fratello, un rapporto sullo Sri Lanka
redatto dal suo patrocinatore ed attualizzato al 27 luglio 2016, una presa di
posizione del medesimo a soggetto del quadro situazionale della SEM ed
un certificato medico emesso il 12 settembre 2016.
C.
C.a Con decisione del 4 aprile 2018, notificata al ricorrente il 12 aprile 2018
(cfr. atto A32), la Segreteria di Stato della migrazione (SEM) ha respinto la
succitata domanda d’asilo e pronunciato l’allontanamento del ricorrente
dalla Svizzera. Nel contempo ha ritenuto ammissibile, ragionevolmente
esigibile e possibile l’esecuzione dell’allontanamento.
C.b L’autorità di prima istanza ha in particolare ritenuto inverosimile la
situazione di persecuzione antecedente l’espatrio. Sorprenderebbe in
particolare il comportamento tenuto dagli agenti del CID dal 2010 al 2015,
non giustificherebbe un interesse delle autorità per un arco di tempo così
lungo né tantomeno il fatto che se la siano presa con lui e non con il padre,
ben più profilato. Inoltre, non sarebbe plausibile ch’egli sia stato
sistematicamente rilasciato senza l’adozione di alcuna misura concreta nei
suoi confronti, salvo poi venir prelevato di nuovo a distanza di poco tempo.
D’altro canto, la presunta denuncia presentata nei suoi confronti da tale
B._ e l’episodio dell’ordigno esploso presso la sua abitazione –
rispetto al quale egli avrebbe inizialmente affermato di non sapere chi vi
fosse a monte – non sarebbero corroborati da alcun elemento concreto.
Inoltre salterebbe agli occhi l’assenza di informazioni chiave quali la
minaccia di trasferimento a Colombo ed il tentavo d’arresto del marzo 2015
nell’ambito del verbale relativo alla prima audizione. La SEM ha dipoi
rimesso in discussione pure gli stessi legami dell’interessato con le LTTE.
Non sarebbe infatti plausibile che tale formazione avrebbe rinunciato ad
inviarlo al fronte nonostante la disperata situazione militare. Altresì, qualora
il richiedente asilo fosse effettivamente finito nel collimatore delle autorità,
difficilmente avrebbe potuto viaggiare indisturbatamente in India nel 2012.
D’altro canto, ha precisato l’autorità di prima istanza, sarebbe pacifico che
le autorità srilankesi non attribuirebbero al padre ed al fratello un legame
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con le LTTE tale da generare misure persecutorie. Se così fosse, essi non
vivrebbero tutt’ora in Sri Lanka. In questo senso, i documenti prodotti si
esaurirebbero in degli scritti di compiacenza e non sarebbero suscettibili di
indurre ad una diversa valutazione del caso. Per quanto riguarda i fattori di
rischio, l’autorità resistente ha fatto presente che il ricorrente avrebbe
vissuto in patria per quasi sei anni dalla fine della guerra civile. Dagli atti
non emergerebbero dipoi elementi dai quali poter desumere che in caso di
rinvio egli possa subire persecuzioni. Da ultimo, non vi sarebbero
nemmeno impedimenti all’esecuzione del rinvio, segnatamente alla luce di
quanto precede e del fatto che l’interessato proverrebbe dalla regione di
Pallai, disponendo di famigliari in loco e di formazione scolastica. Neppure
la situazione medica sarebbe problematica, visto in particolare che egli
avrebbe già beneficiato di trattamenti in patria.
D.
In data 14 maggio 2018 (cfr. timbro del plico raccomandato), il ricorrente è
insorto contro la summenzionata decisione con ricorso dinanzi al Tribunale
amministrativo federale (di seguito: il Tribunale). In tale sede, il di lui
patrocinatore ha formulato le seguenti conclusioni, protestando altresì
spese e ripetibili:
1. Das Bundesverwaltungsgericht habe nach dem Eingang der vorliegenden
Verwaltungsbeschwerde unverzüglich darzulegen, welche Gerichtspersonen mit der
Behandlung der vorliegenden Sache betraut werden. Gleichzeitig hat das BVGer zu
bestätigen, dass diese Gerichtspersonen tatsächlich zufällig ausgewählt wurden.
2. Dem Beschwerdeführer sei vollständige Einsicht in die gesamten Akten des SEM zu
gewähren. Insbesondere sei ihm Einsicht in das Aktenstück A26
(Beweismittelverzeichnis und Beweismittel) zu gewähren. Nach Gewährung der
vollständigen Akteneinsicht sei dem Beschwerdeführer eine angemessene Frist zur
Einreichung einer Beschwerdeergänzung anzusetzen.
3. Das SEM sei anzuweisen, sämtliche nicht öffentlich zugänglichen Quellen des
Lagebildes des SEM vom 16. August 2016 zu Sri Lanka dem unterzeichneten Anwalt
offen zu legen. Es handelt sich um Quellen welche in den Fussnoten 42, 43, 47, 48,
50, 51, 53, 57, 74, 75, 76, 82, 87, 91, 92, 108, 110, 111, 112, 114, 115, 119, 120, 122,
123, 125, 150, 151, 160, 170, 173, 174, 175, 183, 187, 213, 214, 215,225, 226, 227,
229, 237, 238, 239, 240, 241, 243, 245, 248, 249, 252, 254, 255, 259, 260, 261, 262,
266, 267, 268, 269, 270,275, 278, 279, 282, 283, 284, 285, 286, 287, 288, 290, 291,
293, 294 und 298 erwähnt werden. Nachdem Einsicht in die in diesen Fussnoten
referenzierten, nicht öffentlich zugänglichen, Quellen gewährt wurde, muss eine
angemessene Frist zur Einreichung einer Beschwerdeergänzung angesetzt werden.
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4. Die Verfügung des SEM vom 4. April 2018 sei wegen der Verletzung des
Willkürverbotes aufzuheben und die Sache sei an die Vorinstanz zurückzuweisen.
5. Eventuell sei die Verfügung des SEM vom 4. April 2018 wegen der Verletzung des
Anspruches auf das rechtliche Gehör aufzuheben und die Sache sei an die Vorinstanz
zurückzuweisen.
6. Eventuell sei die Verfügung des SEM vom 4. April 2018 wegen der Verletzung der
Begründungspflicht aufzuheben und die Sache sei an die Vorinstanz zurückzuweisen.
7. Eventuell sei die Verfügung des SEM vom 4. April 2018 aufzuheben und die Sache sei
zur Feststellung des vollständigen und richtigen rechtserheblichen Sachverhaltes und
zur Neubeurteilung an das SEM zurückzuweisen.
8. Eventuell sei die Verfügung des SEM vom 4. April 2018 aufzuheben und es sei die
Flüchtlingseigenschaft des Beschwerdeführers festzustellen. Es sei ihm in der Schweiz
Asyl zu gewähren.
9. Eventuell sei die Verfügung des SEM vom 4. April 2018 betreffend die Ziffern 4 und 5
aufzuheben und es sei die Unzulässigkeit oder zumindest die Unzumutbarkeit des
Wegweisungsvollzuges festzustellen.
I numerosi allegati all’atto ricorsuale, di cui il Tribunale ha preso
conoscenza, saranno trattati nei considerandi solo nella misura in cui
risultino pertinenti per la presente decisione.
E.
Con decisione incidentale del 6 giugno 2018, il Tribunale, dopo aver
trasmesso in originale le fotografie di cui all’atto A26 e una copia della lista
dei mezzi di prova, ha invitato l’insorgente a versare un anticipo di CHF
1’500.– a copertura delle presunte spese processuali, somma poi
tempestivamente corrisposta da quest’ultimo. Nel medesimo atto istruttorio
ha comunicato al patrocinatore la composizione del probabile collegio
giudicante (poi aggiornata con scritto del 25 giugno 2018) e precisato che
la procedura si sarebbe svolta in Italiano.
F.
Il 21 giugno 2018, il ricorrente, dopo aver svolto alcune considerazioni circa
l’ammontare della somma richiesta a titolo di anticipo spese, ha proposto
alcune argomentazioni complementari e delle precisazioni circa le
fotografie precitate. Egli ha pure adattato la predetta richiesta di conferma
della formazione del collegio, chiedendo che venisse esplicitato se le
persone assegnate alla pratica fossero sono state scelte a caso o meno. A
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tal soggetto, il rappresentante legale ha pure avanzato una tesi circa una
presunta deliberata manipolazione della composizione del collegio
giudicante.
G.
Il 19 luglio 2018 la SEM ha inoltrato la propria risposta al ricorso come da
invito del Tribunale. L’autorità inferiore si è sostanzialmente riconfermata
nella propria posizione suggerendo la reiezione del gravame.
H.
L’insorgente ha replicato il 30 agosto 2018 presentando un esteso
memoriale integrativo ed ulteriore documentazione che verrà menzionata
di seguito solo laddove rilevante per il giudizio.
I.
Con duplica del 20 settembre 2018, l’autorità resistente ha preso
nuovamente posizione sulle tesi dell’insorgente.
J.
Il 15 ottobre 2018 il ricorrente ha fatto uso dell’ulteriore facoltà di esprimersi
concessagli da questo Tribunale.
K.
Il 15 maggio 2020 l’insorgente ha inoltrato un altro allegato integrativo.
L.
Il 29 maggio 2020 il ricorrente ha fornito al Tribunale un esaustivo certificato
medico redatto il 23 maggio 2020 dal suo psichiatra.
Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti negli scritti verranno ripresi nei
considerandi qualora risultino decisivi per l’esito della vertenza.

Diritto:
1.
Le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla LTF,
in quanto la legge sull’asilo (LAsi, RS 142.31) non preveda altrimenti (art. 6
LAsi).
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La presente procedura è retta dal diritto anteriore (cfr. Disposizioni
transitorie della modifica del 25 settembre 2015 cpv. 1).
Fatta eccezione per le decisioni previste all’art. 32 LTAF, il Tribunale, in virtù
dell’art. 31 LTAF, giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi dell’art. 5 PA
prese dalle autorità menzionate all’art. 33 LTAF. La SEM rientra tra dette
autorità (art. 105 LAsi). L’atto impugnato costituisce una decisione ai sensi
dell’art. 5 PA.
Il ricorrente ha partecipato al procedimento dinanzi all’autorità inferiore, è
particolarmente toccato dalla decisione impugnata e vanta un interesse
degno di protezione all’annullamento o alla modificazione della stessa
(art. 48 cpv. 1 PA). Pertanto è legittimato ad aggravarsi contro di essa.
I requisiti relativi ai termini di ricorso (vecchio art. 108 cpv. 1 LAsi), alla
forma e al contenuto dell’atto di ricorso (art. 52 PA) sono soddisfatti.
Occorre pertanto entrare nel merito del ricorso.
2.
Con ricorso al Tribunale, possono essere invocati la violazione del diritto
federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti giuridicamente
rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi) e, in materia di diritto degli stranieri, pure
l’inadeguatezza ai sensi dell’art. 49 PA (cfr. DTAF 2014/26 consid. 5). Il
Tribunale non è vincolato né dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4 PA), né dalle
considerazioni giuridiche della decisione impugnata, né dalle
argomentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2). Può modificare una
decisione errata a favore di una parte (art. 62 cpv. 1 PA) anche se nel
gravame non viene formulata una richiesta in tal senso. L’autorità di ricorso
non è invece tenuta ad effettuare un riesame completo della fattispecie né
a ricercare tutti i possibili errori di diritto che non appaiono evidenti o che si
deducono facilmente dalla contestazione o dagli atti di causa (cfr. DTF 119
V 349 consid. 1a; MOSER/BEUSCH/KNEUBÜHLER, Prozessieren vor dem
Bundesverwaltungsgericht, 2a ed., 2013, n. m. 1.55).
3.
L’istanza tesa alla comunicazione delle fonti confidenziali cui fa riferimento
il rapporto dell’autorità inferiore intitolato “Lagebild des SEM vom 16.
August 2016 zu Sri Lanka” è respinta (cfr. tra le tante le sentenze del
Tribunale D-4191/2018 dell’8 agosto 2018, E-626/2018 del 9 luglio 2018
consid. 5, D-109/2018 del 16 maggio 2018 consid. 6.2). La richiesta volta
alla comunicazione dei membri del collegio giudicante è già stata evasa in
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corso di procedura. È altresì stato fatto presente che andavano riservate
eventuali modifiche dovute ad assenze. Si può inoltre precisare che il
collegio giudicante è stato generato sulla base di criteri casuali per conto
della Presidenza di Corte ai sensi dell’art. 31 cpv. 3 e dell’art. 32 cpv. 1 del
Regolamento del Tribunale amministrativo federale (RTAF; 173.320.1). Le
fotografie di cui all’atto A26 sono già state trasmesse all’insorgente nel
corso dell’istruzione. Le ulteriori istanze probatorie saranno trattate più
avanti (cfr. infra consid. 7).
4.
Nei vari memoriali trasmessi al Tribunale il ricorrente propone una serie di
doglianze che se accolte sarebbero suscettibili di giustificare il rinvio degli
atti all’autorità inferiore. È quindi giudizioso evadere preliminarmente tali
contestazioni previa definizione dei quadri giuridici di riferimento.
4.1
4.1.1 Il diritto di essere sentito, garanzia procedurale di rango
fondamentale disciplinata dall’art. 29 cpv. 2 della Costituzione federale
della Confederazione Svizzera del 18 aprile 1999 (Cost., RS 101),
comprende il diritto per l’interessato di consultare l’incarto, di offrire mezzi
di prova su punti rilevanti e di esigerne l’assunzione, di partecipare alla
stessa e di potersi esprimere sulle relative risultanze nella misura in cui
possano influire sulla decisione (DTF 135 II 286 consid. 5.1; 135 I 279
consid. 2.3; art. 26 e seg. PA).
4.1.2 Ulteriore corollario del diritto di essere sentito è l’obbligo per l’autorità
di motivare la sua decisione. Detta prerogativa è finalizzata a permettere
ai destinatari e a tutte le persone interessate, di comprenderla,
eventualmente di impugnarla, in modo da rendere possibile all’autorità di
ricorso, se adita, di esercitare convenientemente il suo controllo (DTF 139
V 496 consid. 5.1, 136 I 184 consid. 2.2; sentenze del Tribunale D-
291/2021 del 9 marzo 2021 consid. 6.2 e F-5363/2019 del 20 maggio 2020
consid. 7.1). Ciò non significa che l’autorità sia tenuta a pronunciarsi in
modo esplicito ed esaustivo su tutte le argomentazioni addotte; essa può
occuparsi delle sole circostanze rilevanti per il giudizio (cfr. DTF 133 III 439
consid. 3.3). Per adempiere a queste esigenze è necessario che menzioni,
almeno brevemente, i motivi sui quali ha fondato la sua decisione, in modo
da consentire agli interessati di apprezzarne la portata impugnandola in
piena conoscenza di causa (DTF 136 I 229 consid. 5.2; 136 V 351; 129 I
232 consid. 3.2; DTAF 2011/37 consid. 5.4.1; sentenza del Tribunale
federale 2C_1020/2019 del 31 marzo 2020 consid. 3.4.2).
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Pagina 9
4.1.3 Nelle procedure d’asilo ‒ così come nelle altre procedure di natura
amministrativa ‒ si applica il principio inquisitorio. Ciò significa che l’autorità
competente deve procedere d’ufficio all’accertamento esatto e completo
dei fatti giuridicamente rilevanti (art. 6 LAsi; art. 12 PA). In concreto, essa
deve procurarsi la documentazione necessaria alla trattazione del caso,
chiarire le circostanze giuridiche ed amministrare a tal fine le opportune
prove a riguardo. Il principio inquisitorio non dispensa comunque le parti
dal dovere di collaborare all’accertamento dei fatti ed in modo particolare
dall’onere di provare quanto sia in loro facoltà e quanto l’amministrazione
o il giudice non siano in grado di delucidare con mezzi propri (art. 13 PA ed
art. 8 LAsi; DTAF 2019 I/6 consid. 5.1). Quando in sede ricorsuale vengono
identificate delle carenze nell’accertamento dei fatti il caso va di principio
retrocesso all’autorità di prima istanza, di modo che questa possa
procedere ad un nuovo e completo accertamento dei fatti (cfr.
MOSER/BEUSCH/KNEUBÜHLER, op.cit., 2° ed. 2013, n. 2.191, sentenze del
Tribunale D-3567/2019 del 29 novembre 2019 consid. 5.2 e D-1443/2016
del 22 febbraio 2017 consid. 4.2). Una violazione del principio inquisitorio
non implica in ogni caso l’automatica retrocessione degli atti all’autorità
inferiore, dal momento che il Tribunale resta libero di raccogliere gli
elementi necessari al giudizio se una tale soluzione appare giudiziosa per
ragioni di economia procedurale (cfr. DTAF 2019 I/6 consid. 5.2; 2012/21
consid. 5.1).
4.1.4 La determinazione dei fatti e l’applicazione della legge non sono
aspetti disgiunti; senza considerare il diritto applicabile non vi è modo di
delimitare quali fatti siano giuridicamente rilevanti (cfr. ISABELLE HÄNER, in:
Häner/Waldmann, Das erstinstanzliche Verwaltungsverfahren, 2008, n.
34). Significativo è innanzitutto il substrato fattuale per le condizioni di
applicazione della norma giuridica (cfr. sentenza D-291/2021 consid. 7.2.1;
KRAUSKOPF/EMMENEGGER/BABEY in: Waldmann/Weissenberger [ed.],
Praxiskommentar VwVG, 2a ed. 2016, n. 17 ad art. 12 PA). Fatti che non
sono rilevanti per la decisione; che l’autorità è convinta siano già stati
provati o che si presumono veri a favore delle parti interessate non
impongono lo svolgimento di indagini supplementari (cfr.
KRAUSKOPF/EMMENEGGER/BABEY in: op. cit., n. 29 ad art. 12 PA). Onde
circoscrivere l’ampiezza dell’accertamento d’ufficio nel corso del
procedimento occorre effettuare una ripetuta valutazione delle risultanze
probatorie raccolte (cfr. DTF 140 I 285 consid. 6.3.1; DTAF 2008/24 consid.
7.2). Allorquando l’autorità reputa chiare le circostanze di fatto e che le
prove assunte le abbiano permesso di formarsi una propria convinzione,
essa emana la propria decisione (cfr. sentenza del Tribunale
amministrativo federale A-3056/2015 del 22 dicembre 2016 consid. 3.1.4;
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Pagina 10
MOSER/BEUSCH/KNEUBÜHLER, op. cit., n. 3.144). I principi esposti
delimitano sia l’attività istruttoria dell’amministrazione che quella del
Tribunale (cfr. DTAF 2019 I/6 consid. 5; sentenza del Tribunale F-
5065/2019 del 21 gennaio 2021 consid. 5.3; MOSER/BEUSCH/KNEUBÜHLER,
op. cit., pag. 19 n. marg. 1.49; 3.117 e seg., in particolare 3.144) e tornano
applicabili anche nel contesto del chiarimento delle questioni di natura
medica (sentenza D-291/2021 consid. 7.2.4).
4.2
4.2.1 Il patrocinatore dell’insorgente sostiene innanzitutto che il lungo lasso
di tempo intercorso tra il rilevamento delle generalità e la data di
svolgimento dell’audizione sui motivi d’asilo configuri una violazione del
diritto di essere sentito. Il decorrere di 16 mesi avrebbe invero cagionato
un serio pregiudizio all’interessato, il quale, durante la permanenza nel
centro della Protezione civile ove era alloggiato avrebbe subito ulteriori
traumatismi con contestuale aggravio delle sue problematiche psichiche.
Del resto, nel corso dell’audizione del 3 agosto 2016 egli sarebbe stato
massicciamente influenzato dalla somministrazione di psicofarmaci. Il
ricorrente, nonostante abbia risposto a tutte le domande, si sarebbe
espresso in maniera contratta ed avrebbe avuto indiscusse difficoltà
nell’illustrare scenari complessi. Su tali presupposti, il fatto che la SEM
abbia rimproverato all’insorgente un’insufficiente motivazione delle
allegazioni configurerebbe un danno importante. Oltremodo, lo stesso Prof.
Walter Kälin, già nel 2014 avrebbe consigliato di rispettare una congrua
distanza temporale tra le varie audizioni, raccomandazione che l’autorità
inferiore sembrerebbe a suo tempo aver recepito mediante comunicato
stampa.
4.2.2 Il Tribunale è già stato confrontato a più riprese con la precitata
doglianza. A tal proposito, si è già avuto modo di ritenere che il solo fatto
che tra le due audizioni sia intercorso un periodo di tempo pari a due
anni – ossia ben maggiore al caso de quo – non configuri una violazione
del diritto di essere sentito (cfr. sentenza del Tribunale
D-4191/2018 dell’8 agosto 2018 consid. 8.3). Al di là di ciò che sia
auspicabile nell’ideale, il diritto in concreto applicabile non prevede alcuna
obbligazione legale deducibile in giustizia quanto alla conduzione
dell’audizione sui motivi d’asilo entro un certo lasso di tempo a far data dal
rilevamento sulle generalità (cfr. sentenza del Tribunale D-2157/2017 del
21 dicembre 2017 consid. 6.3.5). Inoltre, l’insorgente non può trarre alcuna
pretesa dalla raccomandazione e dal comunicato stampa citati, che non
vincolano peraltro in alcun modo il Tribunale (cfr. sentenza del Tribunale E-
2344/2017 25 settembre 2017 consid. 2.8). Per il resto, quanto alla sua
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Pagina 11
situazione psicofisica al momento di essere sentito sui motivi d’asilo,
occorre segnalare che l’interessato, regolarmente rappresentato nel corso
dell’audizione da un collaboratore dell’avv. Gabriel Püntener, è stato
direttamente questionato sulla sua facoltà di rispondere alle domande
postegli. Ebbene, questi, seppur abbia indicato di essere teso ed avere
delle difficoltà a ricordare le date – limitazione che, se decisiva, il Tribunale
avrà premura di considerare nella valutazione di merito – ha risposto
affermativamente (cfr. atto A25, D171). Inoltre, anche la lettura del verbale
non lascia presupporre che il ricorrente si trovasse in una condizione tale
da pregiudicare lo svolgimento dell’intervista. Ciò a maggior ragione visto
che il suo accompagnatore non risulta aver formulato riserve al soggetto e
che il rappresentante dell’istituzione di soccorso ai sensi dell’art. 30 vLasi,
anch’esso presente, pur annotando la necessità di recepire un certificato
medico in un’ottica di accertamento dei fatti, non ha posto direttamente in
questione il raziocinio dell’interessato. In definitiva, si può dunque partire
dall’assunto che l’audizione sia stata svolta regolarmente.
4.3
4.3.1 A mente del ricorrente, anche il lasso di tempo trascorso tra
l’audizione e la decisione di prima istanza sarebbe problematico. Dagli atti
non si evincerebbe invero il motivo per il quale la SEM abbia lasciato in
sospeso la procedura senza svolgere ulteriori attività istruttorie per un
periodo così lungo. Oltremodo, non sarebbe chiaro il motivo per il quale
l’elaborazione della decisione sia stata assegnata ad una persona mai
entrata in contatto prima con il ricorrente né le ragioni per le quali non sia
stato richiesto un certificato medico aggiornato ed effettuata un’ulteriore
audizione. L’assegnazione del caso ad un collaboratore non presente
all’audizione avrebbe del resto già causato situazioni problematiche in
precedenza, come ammesso dalla stessa SEM nell’ambito del comunicato
stampa citato sub. 4.2.1.
4.3.2 Quand’anche una decisione tempestiva possa certamente ritenersi
auspicabile, non sussiste alcun obbligo giuridico di condurre
automaticamente un colloquio supplementare per l’autorità di prima istanza
dopo che è trascorso un certo periodo di tempo né tantomeno di assegnare
l’elaborazione della decisione al medesimo collaboratore presente in sede
di audizione (cfr. sentenza del Tribunale D-763/2017 del 6 settembre 2017
consid. 5.4.). Inoltre, va rilevato che in corso di procedura l’interessato è
stato reso edotto circa il suo obbligo di collaborare (art. 8 LAsi) il quale
comprende anche l’onere di informare l’autorità inferiore du eventuali
evoluzioni della situazione (cfr. sentenza del Tribunale E-1117/2017 del 18
maggio 2017 consid. 5.2), se del caso anche dal punto di vista medico (cfr.
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sentenza del Tribunale E-2022/2015 del 28 aprile 2017 consid. 3.5). Ciò
detto, dal momento che l’insorgente, regolarmente patrocinato, non ha
riferito alla SEM alcun ulteriore elemento determinante, non sussisteva
alcun diritto per quest’ultimo, di potersi esprimere ulteriormente (cfr.
sentenza del Tribunale E-2945/2011 del 26 giugno 2013 consid. 4.5.4).
4.4
4.4.1 Nel suo memoriale integrativo del 15 maggio 2020, il ricorrente
imputa alla SEM un’errata considerazione delle dichiarazioni rilasciate
nell’ambito dell’audizione sui motivi d’asilo e, di riflesso, una violazione del
suo diritto di essere sentito. L’autorità di prima istanza avrebbe innanzitutto
preso in considerazione una data errata quo all’episodio presso il centro di
formazione dell’UNICEF. Inoltre, avrebbe menzionato in modo impreciso
alcune circostanze ad esso inerenti e meglio, il fatto di essere stato
pedinato da un veicolo o di averlo solo intravisto e di essersi recato in loco
per sostenere un esame e non per partecipare un corso. Più avanti, la SEM
si sarebbe erroneamente riferita al termine di bomba allorché il ricorrente
avrebbe evocato una granata.
4.4.2 Ora, il Tribunale constata come il riassunto dei fatti di cui alla pagina
2 del provvedimento avversato contenga effettivamente un’imprecisione
quanto alla questione del pedinamento con un veicolo. Ciò si apparenta
semmai ad un’errata considerazione dei fatti e non ad una violazione del
diritto di essere sentito. Non di meno, tale aspetto non ha carattere
giuridicamente rilevante atteso che la SEM non vi ha sussunto alcunché
sul piano della verosimiglianza. Per il resto, da un confronto tra il verbale
ed il testo della decisione avversata si evince chiaramente che la
correzione della data di cui alla D46 (da marzo 2015 al 30 gennaio 2015)
si riferisce all’interrogatorio e non alle successive ricerche, ricerche che il
ricorrente ha in un secondo momento peraltro lasciato effettivamente
intendere avrebbero avuto luogo nel mese di marzo (cfr. atto A25, D135).
In ogni caso, a ben vedere, nemmeno la precisa collocazione temporale di
quest’ultimo avvenimento è decisiva nel contesto della valutazione della
veridicità della sua versione dei fatti, dal momento che l’autorità inferiore
nella propria sussunzione ha posto enfasi sul fatto che il ricorrente sia stato
rilasciato e poi ricercato «poco tempo dopo» (cfr. decisione impugnata II.1)
e non sull’intervallo di tempo tra le due evenienze. Il fatto che l’autorità
inferiore abbia utilizzato un sinonimo quale bomba per definire una granata
e parlato di un corso invece che di un esame è peraltro ovviamente
ininfluente.
D-2806/2018
Pagina 13
4.5
4.5.1 Il ricorrente ritiene altresì che l’autorità inferiore abbia violato il proprio
obbligo di motivazione. Nella decisione sindacata la SEM avrebbe dovuto
confrontarsi obbligatoriamente con il suo stato di salute e considerare tale
aspetto anche dal punto di vista della concessione dell’asilo, visto il suo
statuto di persona già traumatizzata dalla persecuzione e dalla guerra. La
documentata provenienza da una famiglia vicina alle LTTE ed i notori
controlli del CID in caso di rimpatrio, quand’anche non si dovessero rivelare
particolarmente penetranti nel caso de quo, avrebbero in ogni caso dovuto
essere esaminati quale potenziale persecuzione a bassa soglia alla luce
della sentenza di principio D-4543/2013 del 22 novembre 2017 e dei
problemi psichici in capo all’insorgente.
4.5.2 La SEM ha illustrato in maniera comprensibile e sufficientemente
differenziata le considerazioni da cui è stata guidata. Dapprima ha
analizzato la verosimiglianza delle allegazioni dell’insorgente ed in seguito
ha pure vagliato i fattori di rischio in presenza, il tutto confrontandosi con le
principali argomentazioni avanzate dal richiedente l’asilo. Come si avrà
modo di precisare, la presente fattispecie nemmeno si apparenta a quella
di cui al riferimento giurisprudenziale citato (cfr. infra consid. 12). Con ciò,
si può partire dall’assunto che il ricorrente abbia potuto impugnare il
provvedimento avversato in piena cognizione di causa,
come del resto dimostrato dallo strutturato allegato ricorsuale giunto a
questo Tribunale ed in cui sono peraltro stati affrontati anche i principi di
cui alla sentenza in parola. Si rammenti dipoi che il semplice fatto che il
ricorrente non condivida il punto di vista del SEM non implica alcuna
violazione dell’obbligo di motivazione (cfr. supra consid. 4.1.4, sentenza del
Tribunale D-2659/2016 consid. 6.5).
4.6
4.6.1 Nel prosieguo della sua impugnativa il patrocinatore del ricorrente
adduce una serie di argomentazioni a sostegno di una pretesa violazione
del principio inquisitorio. A suo dire, l’autorità inferiore avrebbe omesso di
chiarire in modo completo e corretto i fatti giuridicamente rilevanti su diversi
aspetti.
4.6.1.1
4.6.1.1.1 In primo luogo, il rappresentante legale del ricorrente è
dell’opinione che la SEM non abbia accertato in modo sufficiente lo stato
di salute del suo assistito e le prove della persecuzione rilevante in materia
d’asilo. Vista la documentata grave situazione valetudinaria nonché in
considerazione del fatto che l’audizione risaliva a diverso tempo addietro e
D-2806/2018
Pagina 14
che un certificato medico aggiornato non era agli atti, sarebbe stato
obbligatorio svolgere chiarimenti supplementari al riguardo. Alla pagina 6
della decisione impugnata, l’autorità avrebbe rinviato ad un certificato
medico facente data al 12 settembre 2018, mezzo di prova che però non
sarebbe presente nell’inserto. Il ricorrente avanza quindi la tesi secondo la
quale la data di emissione del predetto sarebbe stata aggiornata
(«umdatiert») quale ammissione di questa carenza. Ciò implicherebbe una
grave violazione del principio inquisitorio. Dipoi, l’autorità inferiore non
avrebbe riconosciuto la qualità di mezzi prova alle fotografie prodotte né
tantomeno il fatto che la sorella residente in Svizzera sarebbe stata
testimone delle attività dell’insorgente. Tale caratteristica non sarebbe stata
ammessa nemmeno con riguardo ai redattori delle referenze citate sub.
lett. B.b. Il ricorrente ritiene che la SEM avrebbe dovuto audizionarlo
nuovamente sul contenuto delle fotografie, sentire la sorella quale
testimone e, nel caso in cui vi fossero stati dubbi quanto alla vicinanza
dell’interessato alle LTTE, predisporre una domanda d’ambasciata volta a
contattare le persone di cui sopra. Anche in tale contesto, egli rinvia alla
predetta sentenza D-4543/2013, sulla cui base e per le ragioni già esposte
poc’anzi, pretende vi sia da constatare anche un accertamento incompleto
ed inesatto dei fatti giuridicamente rilevanti.
4.6.1.2 Anche tale censura non è destinata a miglior esito. Come lo si è già
detto in precedenza, il richiedente l’asilo, rappresentato nel corso della
procedura di prima istanza e pertanto pienamente cognito delle
implicazioni giuridiche della sua condotta, ha avuto tutto il tempo
necessario per produrre eventuale ulteriore documentazione medica in
ossequio al suo obbligo di collaborare (cfr. supra consid. 4.5.2., sentenze
del Tribunale D-8014/16 consid. 3.5, E-2022/2015 consid. 3.5). Così,
partendo dall’assunto, che, in assenza di aggiornamenti da parte
dell’interessato, il suo stato di salute, comportante un disturbo post
traumatico da stress non abbia subito evoluzioni significative, l’autorità
intimata non ha violato l’art. 12 PA. Il principio in parola, non prevede del
resto alcuna obbligazione, per l’autorità, di far capo ad ogni tipo di
accertamento disponibile. L’onere di accertare d’ufficio i fatti si limita a
quanto giuridicamente rilevante ed è del resto circoscritto anche
dall’obbligo di collaborare delle parti (cfr. supra consid. 4.1.2.). Inoltre,
sebbene nel diritto amministrativo la parte abbia di principio il diritto di
richiedere l’assunzione di prove all’autorità (art. 33 cpv. 1 PA), una tale
richiesta deve vertere su fatti suscettibili d’influenzare l’esito della
procedura e che non si evincono già dall’incarto (cfr. DTF 131 I 153, consid.
3; sentenza del Tribunale amministrativo federale D-291/2021 consid.
7.2.3). Nel caso in narrativa è indubbio che il substrato fattuale non
D-2806/2018
Pagina 15
contenesse indicatori quanto all’esistenza, finanche potenziale, di affezioni
terminali ai sensi della giurisprudenza convenzionale (cfr. infra consid.
17.4). Allo stesso modo, non vi erano elementi per sospettare che le
patologie diagnosticate potessero raggiungere un tale livello di gravità da
configurare un rischio reale di peggioramento rapido ed irreversibile dello
stato valetudinario comportante delle intense sofferenze o una significativa
riduzione della speranza di vita in caso di trasferimento (cfr. infra consid.
18.6). Così, sebbene ci si potesse attendere maggior attenzione nella
redazione del provvedimento impugnato da parte dell’autorità inferiore (cfr.
anche le imprecisioni referenziate sub. consid. 4.4.2), non vi è modo di
ritenere che l’erronea datazione del certificato medico di cui alla pag. 6,
rispetto alla quale la stessa SEM ha già avuto modo di illustrare essersi
trattato di una svista (cfr. risposta SEM, pag. 2), abbia qualsivoglia
rilevanza in un tale contesto. La temeraria tesi della volontaria ridatazione
non trova peraltro alcun riscontro concreto. Dipoi, il solo fatto che l’autorità
di prima istanza non abbia conferito il valore probatorio auspicato dal
ricorrente ai mezzi di prova prodotti, mezzi di prova in ogni caso
debitamente vagliati nella decisione avversata, è nuovamente una
questione attinente al merito e non configura alcuna violazione dell’obbligo
di istruire d’ufficio, atteso inoltre che la procedura amministrativa federale
è retta dal principio del libero apprezzamento delle prove (art. 40 PC [RS
273] applicabile su rinvio dell’art. 19 PA; DTAF 2019 I/6 consid. 5.7; sul
concetto cfr. DTF 130 II 485 consid. 3.2; tra le tante le sentenze del
Tribunale F-6861/2018 del 6 maggio 2020 e B-3708/2007 del 4 marzo 2008
consid. 4.1). Nulla muta a questo titolo il fatto che la SEM non abbia ritenuto
necessario raccogliere la testimonianza della sorella dell’insorgente.
L’autorità è infatti libera di procedere ad un apprezzamento anticipato delle
prove («antizipierte Beweiswürdigung) e di negarne l’assunzione ove le
stesse appaiano ininfluenti ai fini del giudizio, non potendo in altri termini
condurla a modificare la propria opinione (cfr. DTF 134 I 140 consid. 5.3;
sentenza del Tribunale federale 1C_179/2014 del 2 settembre 2014
consid. 3.2; sentenze del Tribunale amministrativo federale A-6515/2010
del 19 maggio 2011 consid. 4.3; TANQUEREL, Manuel de droit administratif,
2011, n. 1552 con rinvii).
4.6.2
4.6.2.1 Ancora con riferimento al principio inquisitorio, il ricorrente si duole
di un’incompleta ed incorretta considerazione della situazione in Sri Lanka.
Dopo aver ampiamente illustrato l’importanza di tale aspetto, egli pretende
segnatamente che l’autorità intimata – sebbene si sia apparentemente
fondata sulla giurisprudenza di riferimento del Tribunale circa i fattori di
rischio – non avrebbe esaminato in concreto i medesimi nella propria
D-2806/2018
Pagina 16
sussunzione. Al contrario, la SEM si sarebbe basata su di una
giurisprudenza obsoleta e su di un errato quadro situazionale risalente al
16 agosto 2016, la cui imprecisione sarebbe inequivocabilmente
dimostrata dalle prese di posizione del 30 luglio 2016 e del 18 ottobre 2016
di codesto patrocinatore, prodotte contestualmente all’allegato ricorsuale.
Dal momento che la questione avrebbe un impatto diretto sull’esito della
domanda, tutte le informazioni relative al paese d’origine sarebbero
giuridicamente rilevanti e ciò anche in relazione al caso specifico. In tale
contesto, il rappresentante fa quindi presente di aver allegato un rapporto
da lui redatto e riguardante la situazione attuale in Sri Lanka e illustra ciò
che a suo modo di vedere dimostrerebbe il fatto che l’autorità resistente si
sia fondata su informazioni sbagliate sul paese. Con la sua tesi
dell’illogicità della mancata persecuzione dei famigliari attivi in ruoli militari,
la SEM avrebbe invero ignorato il processo di screening e la nuova
struttura persecutoria in essere nel paese. La Segretaria di Stato non
avrebbe inoltre riconosciuto il fatto che il fratello dell’insorgente, che
avrebbe evitato ogni ulteriore contatto con la famiglia a seguito delle
problematiche intercorse, sarebbe potuto finire nel mirino delle autorità
sulla base di qualsiasi minimo indizio. Sarebbe del resto notoria l’esistenza
di numerosi combattenti non identificati dal governo. Non essendo inoltre
un’incriminazione per sostegno alle LTTE prescrivibile, tale categoria di
persone permarrebbe minacciata, da che la probabile ragione per la quale
l’odierno ricorrente non abbia somministrato indicazioni sull’appartenenza
dei suoi famigliari al gruppo separatista. Oltremodo, l’autorità inferiore
avrebbe ignorato il fatto che la scelta di svolgere studi in relazione con la
politica da parte di un ex attivista delle LTTE possa a sua volta condurre
ad atti persecutori. Ancora, il preteso miglioramento della situazione dal
punto di vista dei diritti umani non corrisponderebbe alla realtà. Le riforme
promesse da Maithripala Sirisena non avrebbero avuto luogo. Il
«Prevention of Terrorism Act» risulterebbe tuttora in vigore. La tendenza
sarebbe dunque tutt’altro che positiva, segnatamente per quanto concerne
il trattamento delle persone di etnia Tamil, come confermato da diversi
rapporti di organismi internazionali. Più avanti il patrocinatore censura le a
suo dire generalizzate valutazioni contenute nelle decisioni della SEM e del
Tribunale sullo Sri Lanka ed aventi per oggetto l’assenza di legame causale
tra le attività in favore delle LTTE e la fuga o l’insufficiente intensità delle
misure di sorveglianza messe in atto dall’apparato statale. Egli fornisce
quindi un esempio concreto riguardante il caso di una persona attiva nel
reparto delle LTTE adibito alla propaganda che, nel 2017, sarebbe stato
condannato all’ergastolo per fatti risalenti al 2008, circostanza che
smentirebbe in modo lampante le conclusioni cui giungerebbero
ricorrentemente le autorità elvetiche. Egli fa altresì presente che per ragioni
D-2806/2018
Pagina 17
storiche l’ordinamento giudiziario srilankese non conoscerebbe la
prescrizione. Sarebbe del resto noto che anche le querele di parte nei
confronti di presunti sostenitori del gruppo separatista in questione
potrebbero sfociare in procedimenti penali. Oltre alle prove riguardanti la
sentenza dell’Alta Corte di Vavuniya del 25 luglio 2017 anche le risultanze
riconducibili ad un altro procedimento svoltosi presso l’Alta Corte di
Colombo (HC/5186/2010) andrebbero intese in tal senso. Si evincerebbe
del resto in modo chiaro che la riabilitazione non rientrerebbe
nell’espiazione della pena. Inoltre, gli interessi politici in Svizzera
ostacolerebbero una visione obiettiva e neutrale della situazione in Sri
Lanka.
4.6.2.2 Ora, v’è da rilevare che l’autorità inferiore ha considerato
inverosimile il ruolo dell’insorgente nelle LTTE, giudizio su cui questo
Tribunale si esprimerà di seguito. Su tali presupposti, l’assenza di
chiarimenti rispetto al rischio di persecuzioni dettato dalla frequentazione
di studi relazionati con la politica, aspetto a sua volta recensito e non
omesso nella decisione avversata (pag. 2) non costituisce in alcun modo
una violazione dell’art. 12 PA. Nella decisione avversata non vi sono inoltre
passaggi che parlino di un recente miglioramento nella situazione dal punto
di vista dei diritti umani, cosa che rende poco comprensibile la
corrispondente doglianza del ricorrente. Per il resto, anche
l’argomentazione di cui sopra può essere implicitamente ricondotta alla
volontà di ottenere una diversa valutazione della verosimiglianza delle
allegazioni dell’interessato, aspetto attinente al merito della questione e di
cui si dirà di seguito. Si rammenti in ogni caso che il semplice fatto che
l’autorità segua un’altra prassi per lo Sri Lanka rispetto a quella sostenuta
dal ricorrente, giungendo ad una diversa valutazione delle motivazioni
addotte, non indica che i fatti siano stati insufficientemente acclarati (cfr.
sentenze del Tribunale D-4909/2017 consid. 2.2 e D-8014/2016 del 2
ottobre 2017 consid. 3.8). In buona sostanza, il ricorrente confonde gli
aspetti formali con la valutazione sostanziale delle allegazioni addotte nel
corso della procedura d’asilo. Al contrario, nella decisione avversata la
SEM ha esposto tutti gli elementi essenziali ed ha valutato le sue
affermazioni alla luce della situazione attuale in Sri Lanka. Per di più, nella
misura questo mandatario critica in modo generalizzato le decisioni
dell’istanza inferiore così come le sentenze del Tribunale in altri
procedimenti, non è necessario approfondire ulteriormente la censura (cfr.
sentenza del Tribunale E-6649/2018 del 24 novembre 2020 consid. 8.2).
Gli argomenti saranno nondimeno ripresi di seguito se pertinenti per il
merito della questione e per quanto non già trattati in supra.
D-2806/2018
Pagina 18
4.6.3
4.6.3.1 Secondo il senso e la struttura dell’allegato ricorsuale, l’insorgente
pare ricondurre anche l’assenza di tematizzazione della questione della
necessità di rivolgersi al Consolato generale dello Sri Lanka per ottenere i
documenti di viaggio ad un accertamento incompleto dei fatti
giuridicamente rilevanti.
4.6.4 Non di meno, questo Tribunale ha già avuto modo di sottolineare che
l’iter previsto per l’ottenimento di documenti di viaggio non costituisce un
motivo rilevante in materia d’asilo (cfr. DTAF 2017 VI/6 consid. 4.3.3; anche
infra consid. 11). Non rientrando detto aspetto negli elementi determinanti
per la decisione, nemmeno sussisteva la necessità di esperire misure
d’istruzione o di approfondire altrimenti la questione.
5.
Alla luce di tutto quanto sopra, non v’è motivo di annullare il provvedimento
impugnato e di rinviare la causa all’autorità inferiore.
6.
6.1 Prima di vagliare la verosimiglianza e la pertinenza dei motivi d’asilo
addotti dall’insorgente, è giudizioso affrontare in via preliminare un’altra
contestazione espressamente proposta dall’insorgente. Questi ritiene
invero che l’autorità intimata abbia violato il divieto d’arbitrio in quanto dalla
precitata sentenza D-4543/2013 si evincerebbe che anche solo in
presenza di una persecuzione a bassa soglia, colui che è stato oggetto di
traumatismi dovuti ad atti pregiudizievoli anteriori debba essere posto al
beneficio dello statuto di rifugiato in quanto sussisterebbe una maggiore
sensibilità alla persecuzione («Verfolgungsempfindlichkeit»). Visto che il
ricorrente avrebbe fatto a più riprese riferimento alle sue problematiche di
natura medica, la mancata richiesta di un certificato attuale costituirebbe
un errore di diritto qualificato. Del resto, la SEM avrebbe omesso di tenere
conto di alcuni mezzi di prova e di parte delle allegazioni dell’insorgente.
Egli avrebbe invero prodotto diverse foto che proverebbero i suoi legami
con le LTTE e due scritti di notabili del luogo. L’autorità inferiore avrebbe
però negato ogni valore probatorio a tali evidenze, cosa che
configurerebbe una crassa violazione dell’obbligo di considerare le prove.
Oltre a ciò, l’argomentazione di cui alle pagine 3 e 4 del provvedimento
avversato si esaurirebbe in un’insostenibile combinazione di
verosimiglianza e rilevanza.
6.2 Come si è già avuto modo di osservare, non risulta che la SEM abbia
tralasciato di considerare lo stato di salute dell’insorgente né tantomeno di
D-2806/2018
Pagina 19
esaminare la produzione probatoria. L’autorità resistente ha del resto
elencato espressamente le fotografie, gli scritti dei notabili e lo stesso
certificato medico alla pag. 2 e 3 del provvedimento, cosa che fuga ogni
dubbio quanto al fatto ch’essa possa aver ignorato dette risultanze. Per il
resto, quanto postulato dal ricorrente pare nuovamente una proposta di
diversa lettura della fattispecie e non certo l’indicazione di un risultato
gravemente lesivo di una norma o di un principio giuridico indiscusso.
D’altronde, la giurisprudenza da lui referenziata si apparenta solo in parte
alla fattispecie citata (cfr. infra consid. 11) e non può certo essere
equiparata all’espressione di un principio giuridico indiscutibile. Basti
rammentare che nessuna violazione del divieto di arbitrio ai sensi dell’art.
9 Cost. può essere riscontrata in presenza di un’applicazione corretta della
legge (cfr. tra le tante sentenze del Tribunale E-66/2020 dell’11 agosto
2020 consid. 5.2; E-6649/2018 consid. 17), per il che, anche un siffatto
esposto non è di soccorso al ricorrente. L’autorità resistente non ha violato
il principio inquisitorio né tantomeno le prerogative del diritto di essere
sentito. Di conseguenza, nulla può essere dedotto a tal soggetto dal divieto
di arbitrio.
7.
7.1 Nell’eventualità di una valutazione sostanziale del suo ricorso da parte
del Tribunale, il ricorrente presenta diverse richieste di assunzione di prove.
In primo luogo egli pretende che il suo stato di salute venga chiarito
d’ufficio, o, in subordine, che gli venga assegnato un termine per
documentare la sua situazione da un punto di vista psichiatrico. Egli
richiede inoltre di essere nuovamente sentito dal Tribunale a soggetto dei
nuovi mezzi di prova nonché di raccogliere la testimonianza della sorella
residente in Svizzera. I soggetti che hanno rilasciato gli scritti di
compiacenza nei suoi confronti sarebbero dipoi da interpellare per il tramite
di una domanda d’ambasciata.
7.2 Ora, come lo si è già avuto modo di sottolineare, al momento
dell’emissione del provvedimento sindacato la fattispecie risultava
sufficientemente acclarata per il giudizio (cfr. supra consid. 4.6). Nel
frattempo non si sono prodotte modifiche significative nel substrato fattuale
né il ricorrente ha fornito informazioni complementari e decisive che
impongono l’esperimento di ulteriori misure d’istruzione. Per quanto
riguarda in particolare la situazione dal punto di vista medico, nulla vieta
alla parte di produrre documentazione all’attenzione del Tribunale in
ossequio al suo obbligo di collaborare (cfr. sentenza del Tribunale E-
22/2019 del 26 marzo 2019 consid. 7.2). Ciò è del resto stato
D-2806/2018
Pagina 20
effettivamente il caso, atteso che il qui ricorrente ha addotto un certificato
medico circostanziato il 29 maggio 2020.
Le richieste devono essere respinte.
8.
Il ricorrente contesta anche la valutazione di merito di cui alla querelata
decisione. Nella strana miscela di considerazioni attinenti sia a questioni di
verosimiglianza che di rilevanza, la SEM avrebbe svolto varie supposizioni
che documenterebbero inequivocabilmente l’assenza di informazioni
sufficienti ed aggiornate sul Paese. Sulla base dei precedenti e della
situazione in essere in Sri Lanka, risulterebbe chiaro che l’interessato, a
causa del suo attivismo nelle LTTE, verrebbe considerato un sostenitore di
tale movimento dalla popolazione locale e pertanto un traditore. Una
denuncia da parte di terze persone sarebbe così quanto di più probabile.
Con particolare riferimento agli indicatori d’inverosimiglianza recensiti
dall’autorità inferiore, andrebbe tenuto conto del fatto che il padre
dell’insorgente sarebbe già anziano e che sarebbe notorio che le forze di
sicurezza prenderebbero regolarmente di mira la generazione dei figli.
Inoltre, poiché il fratello dell’insorgente, già attivo come combattente nel
gruppo separatista in parola, avrebbe smesso di fare visita a casa,
sussisterebbero migliori probabilità che tale suo ruolo sia rimasto
sconosciuto alle autorità. Sarebbe peraltro del tutto comprensibile che il
ricorrente abbia omesso di menzionare le attività sue e dei suoi familiari in
seno alle LTTE durante il rilevamento delle generalità, visto il timore che
proprio i suoi congiunti potessero finire vittima di persecuzione riflessa. Una
volta instauratosi un clima fiducia con le autorità di asilo, l’interessato
avrebbe corretto il tiro. Allo stesso modo, sarebbe stato dimostrato che
anche delle attività trascurabili e remote sarebbero passibili di causare una
persecuzione, cosa che renderebbe ancor più plausibile l’insorgere di
conseguenze serie a seguito di un impegno biennale nel quadro del
dipartimento politico delle LTTE. In questo senso, le dichiarazioni del
ricorrente non potrebbero essere giudicate inconsistenti, prive di dettagli e
superficiali, ma risulterebbero al contrario espressioni tipiche di una
persona toccata da disturbi mentali e sotto l’influsso di farmaci. Così, il
contenuto informativo totale della lunghissima audizione durata oltre sei
ore, per una persona psicologicamente traumatizzata sarebbe enorme. La
credibilità del richiedente l’asilo ed i problemi di salute di cui soffrirebbe
sarebbero del resto stati segnalati anche dal rappresentante delle opere
assistenziali. Sulla base di ciò e del comportamento testimoniale del
ricorrente, si dovrebbe concludere che la sua versione dei fatti risulti
pienamente verosimile. Non bisognerebbe inoltre misconoscere la
D-2806/2018
Pagina 21
necessità di tenere conto dell’impressione personale circa la credibilità
delle allegazioni avuta dal collaboratore incaricato dell’audizione. Poiché il
ricorrente proverrebbe da una famiglia di simpatizzati delle LTTE e avrebbe
vissuto nella zona controllata da tale gruppo separatista, svolgendovi a sua
volta mansioni nel dipartimento politico, egli sarebbe noto alle autorità.
Decidendosi per studi politici, l’interessato avrebbe riacutizzato l’attenzione
delle forze di sicurezza. Non prive di rilevanza sarebbero pure la denuncia
sporta dalla persona che avrebbe voluto vendicarsi del padre ed il fatto che
l’insorgente dovrebbe attendersi che venga aperto un procedimento penale
in ogni momento a causa delle sue attività pregresse nelle LTTE, come
pure il fatto che l’acquisizione di documenti prima del suo ritorno finirebbe
per esporlo all’accresciuto interesse delle autorità. In questo senso, la già
citata sentenza dell’Alta Corte di Vavuniya avrebbe apportato la prova
definitiva quanto alla scorrettezza del quadro situazionale considerato.
Inoltre, non si potrebbero ignorare le peculiarità del sistema giudiziario
srilankese ed in particolare il fatto che ogni giudice avrebbe il diritto di
richiedere l’intervento di un’istanza (Ufficio del Procuratore Generale) per
il chiarimento di questioni giuridiche fondamentali, la quale emetterebbe
preavvisi vincolanti. Nell’ambito degli ulteriori memoriali inoltrati nel corso
della procedura di ricorso, l’insorgente propone una lista di fattori di rischio
che lo riguarderebbero. Egli avrebbe legami con le LTTE, sarebbe stato
registrato quale sostenitore come confermato dai documenti d’identità
relativi al campo di internamento. Si troverebbe da cinque anni in Svizzera,
feudo del separatismo Tamil. Non disporrebbe di documenti di viaggio validi
e soffrirebbe di una sindrome post traumatica da stress che lo esporrebbe
ad una maggior sensibilità agli atti pregiudizievoli.
9.
9.1 La Svizzera, su domanda, accorda asilo ai rifugiati secondo le
disposizioni della LAsi (art. 2 LAsi). L’asilo comprende la protezione e lo
statuto accordati a persone in Svizzera in ragione della loro qualità di
rifugiato. Esso include il diritto di risiedere in Svizzera. Sono rifugiati le
persone che, nel Paese d’origine o d’ultima residenza, sono esposte a seri
pregiudizi a causa della loro razza, religione, nazionalità, appartenenza ad
un determinato gruppo sociale o per le loro opinioni politiche, ovvero hanno
fondato timore d’essere esposte a tali pregiudizi. Nei pregiudizi seri
rientrano segnatamente l’esposizione a pericolo della vita, dell’integrità
fisica o della libertà, nonché le misure che comportano una pressione
psichica insopportabile (art. 3 cpv. 2 LAsi).
9.2 A tenore dell’art. 7 cpv. 1 LAsi, chiunque domanda asilo deve provare
o per lo meno rendere verosimile la sua qualità di rifugiato. La qualità di
D-2806/2018
Pagina 22
rifugiato è resa verosimile se l’autorità la ritiene data con una probabilità
preponderante (art. 7 cpv. 2 LAsi). Sono inverosimili in particolare le
allegazioni che su punti importanti sono troppo poco fondate o
contraddittorie, non corrispondono ai fatti o si basano in modo
determinante su mezzi di prova falsi o falsificati (art. 7 cpv. 3 LAsi). È
pertanto necessario che i fatti allegati dal richiedente l’asilo siano
sufficientemente sostanziati, plausibili e coerenti fra loro; in questo senso
dichiarazioni vaghe, quindi suscettibili di molteplici interpretazioni,
contraddittorie in punti essenziali, sprovviste di una logica interna,
incongrue ai fatti o all’esperienza generale di vita, non possono essere
considerate verosimili ai sensi dell’art. 7 LAsi. È altresì necessario che il
richiedente stesso appaia come una persona attendibile, ossia degna di
essere creduta. Questa qualità non è data, in particolare, quando egli fonda
le sue allegazioni su mezzi di prova falsi o falsificati (art. 7 cpv. 3 LAsi),
omette fatti importanti o li espone consapevolmente in maniera falsata, in
corso di procedura ritratta dichiarazioni rilasciate in precedenza o, senza
motivo, ne introduce tardivamente di nuove, dimostra scarso interesse
nella procedura oppure nega la necessaria collaborazione. Non è in ogni
caso indispensabile che le allegazioni del richiedente l’asilo siano
sostenute da prove rigorose; al contrario, è sufficiente che l’autorità
giudicante, pur nutrendo degli eventuali dubbi circa alcune affermazioni,
sia persuasa che, complessivamente, tale versione dei fatti sia in
preponderanza veritiera. Il giudizio sulla verosimiglianza non deve, infatti,
ridursi a una mera verifica della plausibilità del contenuto di ogni singola
allegazione, bensì dev’essere il frutto di una ponderazione tra gli elementi
essenziali a favore e contrari ad essa; decisivo sarà dunque determinare,
da un punto di vista oggettivo, quali fra questi risultino preponderanti nella
fattispecie (cfr. DTAF 2013/11 consid. 5.1 e relativi riferimenti).
10.
10.1 In specie, il Tribunale constata come anche volendo considerare le
giustificazioni addotte nell’ambito della presente procedura ricorsuale, le
allegazioni dell’insorgente lascino effettivamente sorgere legittimi dubbi
quanto al suo preteso ruolo nelle LTTE ed alle consequenziali
problematiche con il CID. In primo luogo, sorprende alquanto che il
richiedente l’asilo non abbia inizialmente menzionato elementi centrali
quali le sue stesse attività in favore delle LTTE, la denuncia depositata da
B._ e l’implicazione di quest’ultimo nell’esplosione. È altrettanto
difficile spiegarsi il motivo per il quale nel rilevamento sulle generalità non
sia stata fatta alcun menzione quo alla minaccia di trasferimento a
Colombo, al tentativo di arresto sventato dai collaboratori dell’Unicef ed al
fatto di aver parlato degli interrogatori con altre persone oltre che con i
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genitori. Imputare l’iniziale silenzio al solo timore che venissero svolti
accertamenti nel Paese d’origine per il tramite dell’ambasciata e messa
conseguentemente in pericolo la sua famiglia non risulta una posizione
sostenibile (cfr. atto A25, pag. 19). Vi è infatti da osservare che già in
occasione della prima audizione l’interessato era stato reso edotto circa il
suo obbligo di collaborare e sull’estensione del segreto d’ufficio. Inoltre,
nonostante di norma il rilevamento delle generalità abbia carattere
sommario, nel caso de quo l’auditore risulta aver posto all’insorgente
domande specifiche a proposito degli interrogatori e del contenuto delle
discussioni con le forze di sicurezza. Così, è poco plausibile che sia stata
la peraltro non contestualizzata ulteriore istaurazione di un clima di fiducia
con le autorità d’asilo a sfociare nell’integrazione di elementi essenziali
inizialmente omessi. Ciò a maggior ragione visto che il ricorrente
medesimo nel proprio gravame ha espressamente richiesto venissero
effettuati chiarimenti per il tramite dell’ambasciata a Colombo, cosa che
seguendo la sua tesi avrebbe messo in pericolo i famigliari (cfr. supra
consid. 7.2). Si ravvisi del resto come le due versioni fornite risultino non
solo differentemente dettagliate ma a tratti pure incongruenti.
Nell’audizione sulle generalità l’interessato ha infatti affermato di non
essere stato reclutato dalle LTTE in quanto il padre sarebbe stato un
simpatizzante e che le uniche intimidazioni proferite nel corso degli
interrogatori del CID andrebbero relazionate alla necessità di non divulgare
a nessuno di esservi stato sottoposto. Nella stessa occasione egli ha inoltre
espressamente precisato di aver parlato di tali eventi unicamente con il
padre e la madre e non ha saputo affermare alcunché a soggetto di chi
avesse lanciato la granata contro la sua abitazione (cfr. atto A3, pag. 7-8).
Ebbene, viene da sé che siffatte allegazioni si pongono in palese contrasto
con le successive asserzioni secondo le quali egli era «membro del
movimento» ed il CID lo avrebbe minacciato di trasferimento al «quarto
piano» nella capitale, così come con il fatto che egli avrebbe parlato delle
sue vicissitudini con le forze di sicurezza sia con il reverendo (...) che con
il parlamentare (...) (cfr. atto A25, pag. 2, 7 e 14).
10.2 Indipendentemente da ciò, le allegazioni rilasciate dall’insorgente
paiono anche caratterizzate da riferimenti generici e poco persuasivi
proprio sui presunti contatti alla base del timore di subire persecuzioni.
Innanzitutto, nonostante le precise richieste di delucidazioni quo alle
modalità di affiliazione alle LTTE, il ricorrente si è limitato ad asserire
laconicamente di «essere andato con loro» (cfr. atto A25, pag. 10). Oltre
ad un elenco delle attività da lui svolte in seguito all’adesione – aspetti,
quest’ultimi, al limite del notorio – nel racconto nulla è specificato circa le
persone presenti nel campo ed eventuali formazioni da lui svolte. Anche i
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dettagli propinati a proposito dei numerosi interrogatori svoltisi con il CID
non sono convincenti. Nonostante egli abbia affermato di essere stato
condotto più di una ventina di volte nel medesimo luogo, l’insorgente ha
dapprima asserito di non conoscere la durata del tragitto, salvo poi
affermare che si sarebbe trattato di un’ora, un’ora e mezza. Il veicolo con
il quale avrebbero avuto luogo gli spostamenti – apparentemente sempre
lo stesso – sarebbe stato dotato di vetri oscurati che gli impedivano di
scorgere la tratta. Sennonché, anche la descrizione della stanza ove si
sarebbero svolti i fatti in parola risulta del tutto stereotipata siccome si limita
a elencare la presenza di un tavolo e di alcuni incarti e non contiene alcuna
differenziazione in relazione ai pur numerosi eventi. Per non tralasciare
l’epigrafica risposta alla richiesta di illustrare il percorso tra il veicolo e detto
locale che si esaurisce nell’indicazione quo alla presenza di un’antenna per
le telecomunicazioni e nell’ammissione di non ricordare nient’altro (cfr. atto
A25, pag. 12 e 20). Ora, anche volendo considerare con il massimo zelo la
situazione psichica dell’insorgente ed il tempo trascorso, era non di meno
lecito attendersi che alla luce del numero di episodi e della loro importanza
rispetto ai motivi di fuga, fosse possibile identificare un certo numero di
indicatori che caratterizzassero in modo personalizzato il suo vissuto. In
assenza, non si può che dubitare del resoconto fornito.
10.3 La versione dell’insorgente appare per certi versi anche contraria
all’esperienza generale di vita ed in parte priva di logica interna. Come lo
ha segnalato l’autorità inferiore, è difficile credere che un profilo politico
come quello descritto abbia potuto suscitare un interesse da parte delle
forze dell’ordine in oltre venti occasione e per un periodo di tempo così
prolungato. Del resto, la stessa modalità d’azione del CID pare
sorprendente atteso che nonostante l’altissimo numero di interrogatori, il
richiedente l’asilo non ha mai subito conseguenze concrete di alcun tipo.
Così, è poco verosimile che l’insorgente sia stato fermato in cotante
circostanze allorché per sua stessa ammissione le autorità non
disponevano di alcun elemento materiale nei suoi confronti per poi venir
subitamente rilasciato (cfr. atto A25, pag. 15). A questo proposito, salta in
particolare agli occhi l’asserzione secondo la quale egli sarebbe stato
subitamente liberato anche a margine dell’interrogatorio del 30 gennaio
2015 salvo venir successivamente ricercato nell’ottica di venir deportato a
Colombo (cfr. atto A25, pag. 7). Se le autorità avessero effettivamente
voluto condurlo nella capitale, vi era da attendersi che lo facessero senza
attendere ulteriormente inscenando un tentativo d’arresto infruttuoso in
pubblico. D’altro canto, è lo stesso patrocinatore del ricorrente ad aver
segnalato che anche delle attività marginali in favore delle LTTE possono
dar seguito a perseguimento penale ed a sanzioni anche a distanza di
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diversi anni. Or dunque, laddove le attenzioni del CID fossero
effettivamente state catalizzate da una denuncia da parte di un
collaborazionista, era quantomeno presumibile si verificasse un qualche
tipo di ripercussione tangibile. Al contrario, ad oggi non risulta che
l’interessato fosse formalmente imputato in qualsivoglia procedura né
tantomeno che i fermi si siano altrimenti materializzati in vicissitudini di
rilievo (cfr. atto A25, pag. 6).
10.4 Oltremodo, nemmeno i mezzi di prova prodotti asseverano la tesi del
richiedente l’asilo. Le dichiarazioni dei notabili (...) rientrano nel novero dei
documenti di compiacenza e sono pertanto prive di ogni valore probatorio
(cfr. sentenza del Tribunale D-2244/2018 del 26 giugno 2020 consid. 5.2).
Le foto versate agli atti nel corso della procedura di prima istanza non sono
inoltre atte a provare la versione dei fatti avanzata. Nonostante quanto
sostenuto dal patrocinatore del ricorrente nel memoriale integrativo e nella
replica, non è innanzitutto possibile determinare con certezza l’identità
delle persone indicate come i responsabili del movimento. L’insorgente non
è in ogni caso stato ritratto con tali persone e le immagini risalgono ad un
periodo antecedente la sua presunta adesione al gruppo e le
consequenziali allegate problematiche con le forze di polizia. Anche
volendo dare per assodato che i soggetti raffigurati fossero dei quadri delle
LTTE, la sola circostanza inferibile da tali mezzi di prova sarebbe la loro
partecipazione al matrimonio della sorella nel lontano 2005 (cfr. atto A25,
pag. 3), circostanza peraltro non inconsueta al tempo dal momento che la
regione era sotto il controllo dei separatisti. Il certificato medico relativo al
fratello è dipoi privo di ogni rilevanza quanto alla situazione personale
dell’insorgente, sola decisiva in questo contesto.
10.5 Alla luce di tutto quanto precede, si deve partire dall’assunto che le
dichiarazioni del ricorrente quo alle pretese vicissitudini con le forze di
sicurezza da un punto di vista complessivo non ossequino i criteri di
verosimiglianza ai sensi dell’art. 7 LAsi. Seppure non si possa escludere
che l’interessato provenga da una famiglia di simpatizzanti delle LTTE e
che abbia avuto un qualche tipo di contatto con il gruppo separatista che
controllava la regione in gioventù, nemmeno vi è modo di ritenere plausibile
un suo ruolo significativo o lo svolgimento di attività sensibili in favore dello
stesso.
11.
11.1 Il fondato timore di esposizione a seri pregiudizi, come stabilito
all’art. 3 LAsi, comprende nella sua definizione un elemento oggettivo, in
rapporto con la situazione reale, e un elemento soggettivo. Sarà quindi
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riconosciuto come rifugiato colui che ha dei motivi oggettivamente
riconoscibili da terzi (elemento oggettivo) di temere (elemento soggettivo)
d’essere esposto, in tutta verosimiglianza e in un futuro prossimo, ad una
persecuzione (cfr. DTAF 2011/51 consid. 6.2 e 2010/57 consid. 2.5). Sul
piano soggettivo, deve essere tenuto conto degli antecedenti
dell’interessato, segnatamente dell’esistenza di persecuzioni anteriori,
nonché della sua appartenenza ad una razza, ad un gruppo religioso,
sociale o politico, che lo espongono maggiormente ad un fondato timore di
future persecuzioni. Infatti, colui che è già stato vittima di persecuzione ha
dei motivi oggettivi di avere un timore (soggettivo) di nuove persecuzioni
più fondato di colui che ne è l’oggetto per la prima volta (DTAF 2010/57
consid. 2.5 e relativi riferimenti). Sul piano oggettivo, tale timore deve
essere fondato su indizi concreti e sufficienti che facciano apparire, in un
futuro prossimo e secondo un’alta probabilità, l’avvento di seri pregiudizi ai
sensi dell’art. 3 LAsi. Non sono sufficienti, quindi, indizi che indicano
minacce di persecuzioni ipotetiche che potrebbero prodursi in un futuro più
o meno lontano (cfr. DTAF 2010/57 consid. 2.5 e relativi riferimenti).
11.2 Nella sentenza di E-1866/2015 del 15 luglio 2016 il Tribunale ha
analizzato nel dettaglio la situazione dei cittadini srilankesi che fanno
ritorno in patria. In tale ambito è stato possibile rilevare che non esiste un
rischio serio e generalizzato di arresto e di tortura per le persone di etnia
tamil rinviate in Sri Lanka dalla Svizzera (consid. 8.3). Non di meno, vi sono
da recensire alcuni indicatori che presi singolarmente prefigurano
possibilità marcate di subire una futura persecuzione determinante in
materia d’asilo. Si tratta dell’iscrizione nella «Stop List», utilizzata dalle
autorità all’aeroporto di Colombo o nella «Watch List» (consid. 8.4.3 e
8.5.2); dell’esistenza di legami presunti o effettivi con le LTTE, purché la
persona sia sospettata, dal punto di vista delle forze di sicurezza, di voler
riaccendere il conflitto etnico nel paese (consid. 8.4.1 e 8.5.3) o di un
impegno politico particolare durante l’esilio (consid. 8.4.2 e 8.5.4). La
giurisprudenza identifica anche dei fattori di rischio più deboli, che pur non
risultando singolarmente determinanti, se cumulati fra loro possono
accrescere i rischi per i rimpatriati di essere sottoposti ad accertamenti
fondando, in casi determinati, un timore di persecuzione rilevante in
materia d’asilo (cfr. consid. 8.5.5). Rientrano in suddetta categoria, in
particolare il ritorno in Sri Lanka senza documenti d’identità validi (consid.
8.4.4) e la presenza di cicatrici ben visibili sul corpo (consid. 8.4.5).
11.3 Il Tribunale ha già avuto modo di confrontarsi a più riprese con le
censure di codesto patrocinatore a soggetto del preteso peggioramento
della situazione politica generale in Sri Lanka, senza che venissero
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intraviste ragioni che necessitassero un adeguamento dei principi di cui
alla precitata giurisprudenza (cfr. sentenza del Tribunale D-5461/2018 del
15 ottobre 2019 consid. 9.4 e D-12/2019 del 4 giugno 2019 consid. 8.4).
Certo, dal momento dell’inoltro del ricorso, vi sono stati diversi cambiamenti
sotto profilo politico e securitario, in particolare delle tensioni politiche, il
devastante attentato terroristico risalente alla Pasqua del 2019, come pure
l’elezione di Gotabaya Rajapaksa alla presidenza. In generale, gli
osservatori internazionali e le minoranze etniche e religiose, temono
maggiore repressione ed un aumento della sorveglianza nei confronti di
attivisti per i diritti umani, giornalisti e di persone contrarie o critiche verso
il governo. Sebbene non si possa escludere una possibile accentuazione
delle misure repressive adottate nei confronti di alcune categorie di
persone, non v’è all’ora attuale alcun motivo per ritenere che ciò comporti
il rischio di persecuzione collettiva di interi gruppi di persone (cfr. sentenze
del Tribunale E-4300/2018 del 29 giugno 2020 consid. 7.7.4, E-2915/2020
del 24 giugno 2020 consid. 6.3, D-1466/2020 del 23 marzo 2020 consid.
5.5).
12.
Nel caso in parola, l’insorgente non può avvalersi di un fondato timore di
essere esposto a seri pregiudizi nell’eventualità di un suo rientro in patria.
In primo luogo non vi sono motivi per ritenere che egli figuri su una lista di
sorveglianza. Il suo espatrio ed il successivo rientro risalente al 2012
conferma l’assenza di misure dirette nei suoi confronti quantomeno sino a
quel punto. Il ricorrente non è dipoi stato in misura di rendere verosimile
l’esistenza di atti pregiudizievoli antecedenti all’espatrio. Inoltre,
nonostante quanto censurato nel gravame, non si può partire dall’assunto
che in specie esistano legami presunti o effettivi con le LTTE, che dal punto
di vista delle autorità, possano essere interpretati quale volontà di voler
riaccendere il conflitto etnico nel paese. D’altra parte, le presunte relazioni
familiari con membri delle LTTE – quand’anche date per assunte – non
costituiscono un fattore di rischio rilevante (cfr. sentenza del Tribunale E-
5504/2019 del 25 febbraio 2021 consid. 7.7.1). Ancora, la sola
trasmissione di dati da parte delle autorità svizzere alle autorità srilankesi
e la menzione del motivo della partenza in occasione di un eventuale
udienza presso il consolato generale srilankese non costituiscono un
motivo sufficiente per far temere una persecuzione rilevante in materia
d’asilo in caso di rimpatrio in Sri Lanka (DTAF 2017 VI/6 consid. 4.3.3). In
concreto non sussiste del resto alcuna relazione tra la persona del
richiedente l’asilo e l’elezione presidenziale del 16 novembre 2019
rispettivamente con le sue conseguenze (cfr. sentenza del Tribunale D-
6158/2018 del 31 luglio 2020 consid. 6.3 e rif. citati). Diversamente da
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quanto sostenuto dall’insorgente, i restanti elementi da lui invocati non
configurano dei fattori di rischio ai sensi della giurisprudenza in esame. Il
fatto di essere stati provvisoriamente alloggiati presso un centro per sfollati
interni dopo la fine delle ostilità è circostanza comune che ha riguardato
centinaia di migliaia di persone e che non può pertanto essere direttamente
ricondotta ad una catalogazione quale oppositore (cfr. Swissinfo, Lo Sri
Lanka chiede al CICR di ridurre le attività, 9 luglio 2009, consultato il 25
marzo 2021 all’indirizzo < https://www.swissinfo.ch/ita/lo-sri-lanka-chiede-
al-cicr-di-ridurre-le-attivit%C3%A0/7501172 >; si veda anche la sentenza
del Tribunale D-5671/2018 del 4 dicembre 2020 consid. 5.3.2 che non
riconosce implicitamente alcuna rilevanza in materia d’asilo
all’internamento quand’anche in concomitanza con il fatto di aver rivelato
alle autorità lo svolgimento di attività in favore delle LTTE). Contrariamente
all’opinione del ricorrente, la fattispecie non è inoltre comparabile a quella
illustrata nella sentenza del Tribunale D-4543/2013 di modo che non v’è
motivo di relativizzare i requisiti quo all’esistenza di un timore
oggettivamente giustificato di persecuzione futura (cfr. a questo soggetto
la sentenza del Tribunale E-5788/2018 del 1° dicembre 2020 consid. 15.3).
13.
Pertanto, circa il riconoscimento della qualità di rifugiato e la concessione
dell’asilo la decisione della SEM va confermata.
14.
Se respinge la domanda d’asilo, la SEM pronuncia, di norma,
l’allontanamento dalla Svizzera e ne ordina l’esecuzione; tiene però conto
del principio dell’unità della famiglia (art. 44 LAsi).
L’insorgente non adempie le condizioni in virtù delle quali la SEM avrebbe
dovuto astenersi dal pronunciare il suo allontanamento dalla Svizzera
(art. 14 cpv. 1 e 2, art. 44 LAsi nonché art. 32 dell’ordinanza 1 sull’asilo
relativa a questioni procedurali dell’11 agosto 1999 [OAsi 1, RS 142.311];
cfr. DTAF 2013/37 consid. 4.4; 2011/24 consid. 10.1). Il Tribunale è
pertanto tenuto a confermare la pronuncia dell’allontanamento.
15.
Il ricorrente avversa anche la valutazione dell’autorità inferiore circa
l’insussistenza di ostacoli all’esecuzione dell’allontanamento. L’esecuzione
della misura sarebbe innanzitutto inammissibile. Sulla base della
giurisprudenza della CorteEdu, l’analisi dei rischi di trattamenti contrari
all’art. 3 CEDU andrebbe svolta in modo estremamente approfondito.
Sebbene in linea di principio il richiedente asilo dovrebbe provare e
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Pagina 29
giustificare il rischio di maltrattamenti, a causa della particolare situazione
di tale categoria di persone sarebbe spesso necessario concedere loro il
beneficio del dubbio. Infatti, sussisterebbe una probabilità schiacciante che
qualsiasi richiedente l’asilo tamil rimpatriato in Sri Lanka sia soggetto ad
interrogatori ed arresti in cui verrebbe fatto uso della tortura. Il fatto di
appartenere a un gruppo particolare sottoposto a persecuzioni
sistematiche sarebbe sufficiente per rientrare nel campo di applicazione
dell’art. 3 della CEDU. Quo all’esigibilità, occorrerebbe prendere atto che
anche se si dubitasse che il ricorrente sia specificamente e concretamente
perseguitato dalle autorità, vi sarebbero in ogni caso chiare indicazioni che
questi corra il rischio di diventare vittima di arresto, rapimento o uccisione
da parte delle forze di sicurezza o paramilitari. A causa delle sue
connessioni LTTE e della persecuzione che avrebbe già avuto luogo,
sussisterebbe un pericolo acuto per la sua vita e la sua incolumità. Inoltre,
andrebbe tenuto conto del suo stato di salute e della necessità di
prodigargli cure mediche. Un rinvio in Sri Lanka condurrebbe
inevitabilmente ad una ritraumatizzazione comportante la non esigibilità
dell’esecuzione dell’allontanamento.
16.
Per quanto concerne l’esecuzione dell’allontanamento, per rinvio
dell’art. 44 LAsi, l’art. 83 LStrI (RS 142.20) prevede che la stessa sia
ammissibile (cpv. 3), esigibile (cpv. 4) e possibile (cpv. 2). In caso di non
adempimento di una di queste condizioni, la SEM dispone l’ammissione
provvisoria (art. 44 LAsi e art. 83 cpv. 1 LStrI).
Secondo prassi costante del Tribunale, circa la valutazione degli ostacoli
all’esecuzione dell’allontanamento, vale lo stesso apprezzamento della
prova consacrato al riconoscimento della qualità di rifugiato, ovvero il
ricorrente deve provare o per lo meno rendere verosimile l’esistenza di un
ostacolo all’esecuzione dell’allontanamento (cfr. DTAF 2011/24
consid. 10.2). Lo stato di fatto determinante è quello che esiste al momento
in cui si statuisce (cfr. DTAF 2009/51 consid. 5.4).
17.
17.1 A norma dell’art. 83 cpv. 3 LStrI l’esecuzione dell’allontanamento non
è ammissibile quando comporterebbe una violazione degli impegni di diritto
internazionale pubblico della Svizzera. Detto disposto non si esaurisce
nella massima del divieto di respingimento. Anche altri impegni di diritto
internazionale possono essere ostativi all’esecuzione del rimpatrio, in
particolare l’art. 3 CEDU o l’art. 3 della Convenzione contro la tortura ed
altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti del 10 dicembre 1984
https://www.swisslex.ch/DOC/ShowLawViewByGuid/eddc4ea5-1065-4aad-aa7b-5ff005425730/fc6cfec2-3fa0-431b-8b5f-c337b1753da9?source=document-link&SP=5%7Czpixhk
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(Conv. tortura, RS 0.105). L’applicazione di tali disposizioni presuppone,
peraltro, l’esistenza di serie e concrete ragioni per ritenere che lo straniero
possa essere esposto, nel Paese verso il quale sarà allontanato, a dei
trattamenti contrari a detti articoli; serie e concrete ragioni la cui esistenza
deve essere resa plausibile dall’interessato (cfr. DTAF 2008/34 consid. 10;
GICRA 2005 n. 4 consid. 6.2 e GICRA 1996 n. 18 consid. 14b lett. ee).
17.2 Nella presente disamina, stante il fatto che l’insorgente non è riuscito
né a rendere verosimili le sue dichiarazioni ex art. 7 LAsi, né a dimostrare
l’esistenza di seri pregiudizi o il fondato timore di essere esposto a tali
pregiudizi ai sensi dell’art. 3 LAsi, il principio del divieto di respingimento
non trova applicazione e l’ammissibilità del rinvio del ricorrente verso lo Sri
Lanka sotto l’aspetto dell’art. 5 cpv. 1 LAsi risulta quindi pacifica. Per i
motivi già sopra enucleati non sono inoltre ravvisabili agli atti altri elementi
che possano far ritenere, con una probabilità preponderante, che
l’insorgente possa essere sottoposto ad una pena o ad un trattamento
vietati dall’art. 3 CEDU o dall’art. 3 Conv. tortura. In particolare, egli non ha
stabilito di avere un profilo di una persona che possa concretamente
interessare le autorità srilankesi, né a fortiori l’esistenza di un rischio
personale, concreto e serio di essere esposto in patria, ad un trattamento
contrario ai disposti succitati (cfr. sentenza della CorteEDU [Grande
Camera] Saadi contro Italia del 28 febbraio 2008, 37201/06, §§125 e 129
con relativi riferimenti).
17.3 Del resto, la situazione generale dei diritti umani nello Sri Lanka non
è ad essa sola a tal punto compromessa da rendere inammissibile
l’esecuzione dell’allontanamento. La stessa Corte Edu ha affrontato
ripetutamente la questione, giungendo a conclusione che non si possa
presumere che i tamil che ritornano da un paese europeo siano minacciati
da un trattamento contrario all’art. 3 CEDU (cfr. Corte Edu, R.J. contro
Francia, del 19 settembre 2013, n. 10466/11; E.G. contro Gran Bretagna,
del 31 maggio 2011, n. 41178/08; T.N. contro Danimarca, del 20 gennaio
2011, n. 20594/08; P.K. contro Danimarca, del 20 gennaio 2011, n.
54705/08). Come detto, la recente evoluzione congiunturale susseguente
all’elezione alla presidenza di Gotabaya Rajapaksa non permette di
ritenere che interi gruppi di popolazione siano esposti al rischio di patire
atti pregiudizievoli (cfr. sentenza del Tribunale D-2274/2018 del 18 giugno
2020 consid. 6.1).
17.4 Per quanto riguarda lo stato di salute dell’insorgente v’è da ravvisare
che la CorteEDU ha stabilito che il respingimento forzato di persone che
soffrono di problemi medici non è suscettibile di costituire una violazione
https://www.swisslex.ch/Doc/ShowDocComingFromCitation/9dcf644c-8e05-49f0-80ec-96058ef72196?citationId=8fc92d9b-d745-4328-8362-0f6c8d48a370&source=document-link&SP=5%7Czpixhk
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dell’art. 3 CEDU, a meno che la malattia dell’interessato si trovi ad uno
stadio avanzato e terminale, al punto che la sua morte appaia come una
prospettiva prossima (cfr. sentenza della CorteEDU N. contro Regno Unito
del 27 maggio 2008, 26565/05; DTAF 2011/9 consid. 7.1). Una violazione
dell’art. 3 CEDU può però anche sussistere qualora vi siano dei seri motivi
per ritenere che la persona, in assenza di trattamenti medici adeguati nello
Stato di destinazione, sarà confrontata ad un reale rischio di un grave,
rapido ed irreversibile peggioramento delle condizioni di salute
comportante delle intense sofferenze o una significativa riduzione della
speranza di vita (cfr. sentenza della CorteEDU Paposhvili contro Belgio del
13 dicembre 2016, 41738/10, §181 segg.). Non rientrando manifestamente
la situazione dell’insorgente in suddette casistiche, il disposto
convenzionale in questione non risulta ostativo all’esecuzione del rinvio
nemmeno sotto tale aspetto.
17.5 Ne consegue che, l’allontanamento del ricorrente verso lo Sri Lanka
sia da considerarsi ammissibile ai sensi dell’art. 83 cpv. 3 LStrI in relazione
con l’art. 44 LAsi.
18.
18.1 Giusta l’art. 83 cpv. 4 LStrI, l’esecuzione dell’allontanamento non è
ragionevolmente esigibile qualora, nello Stato d’origine o di provenienza,
lo straniero venisse a trovarsi concretamente in pericolo in seguito a
situazioni quali guerra, guerra civile, violenza generalizzata o emergenza
medica.
18.2 Tale disposizione si applica principalmente ai «réfugiés de la
violence», ovvero agli stranieri che non adempiono le condizioni della
qualità di rifugiato, poiché non sono personalmente perseguiti, ma che
fuggono da situazioni di guerra, di guerra civile o di violenza generalizzata.
Essa vale anche nei confronti delle persone per le quali l’allontanamento
comporterebbe un pericolo concreto, in particolare perché esse non
potrebbero più ricevere le cure delle quali esse hanno bisogno o che
sarebbero, con ogni probabilità, condannate a dover vivere durevolmente
e irrimediabilmente in stato di totale indigenza e pertanto esposte alla fame,
ad una degradazione grave del loro stato di salute, all’invalidità o persino
alla morte. Per contro, le difficoltà socio-economiche che costituiscono
l’ordinaria quotidianità d’una regione, in particolare la penuria di cure, di
alloggi, di impieghi e di mezzi di formazione, non sono sufficienti, in sé, a
concretizzare una tale esposizione al pericolo. L’autorità alla quale
incombe la decisione deve dunque, in ogni singolo caso, stabilire se gli
aspetti umanitari legati alla situazione nella quale si troverebbe lo straniero
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in questione nel suo Paese siano tali da esporlo ad un pericolo concreto
(cfr. DTAF 2014/26 consid. 7.6-7.7 con rinvii).
18.3 E’ notorio che, dopo la cessazione delle ostilità tra i separatisti tamil
ed il governo di Colombo nel maggio 2009, in Sri Lanka non viga una
situazione di guerra, guerra civile o violenza generalizzata che coinvolga
l’insieme della popolazione nella totalità del territorio nazionale (cfr.
sentenza E-1866/2015). Più nel dettaglio il Tribunale ha stabilito che
l’esecuzione dell’allontanamento verso la regione del Vanni (per la sua
delimitazione geografica cfr. DTAF 2011/24 consid. 13.2.2.1) è in generale
ragionevolmente esigibile se sono adempiuti i consueti criteri individuali.
Devono quindi sussistere una sufficiente rete familiare e sociale che possa
supportare il richiedente, così come prospettive che permettano di
assicurargli un minimo vitale ed un alloggio (cfr. sentenza D-3619/2016 del
16 ottobre 2017 consid. 9.4-9.5)
18.4 All’occorrenza il ricorrente proviene dalla provincia del Nord e meglio,
da (...). Tale luogo è parte integrante del distretto di Kilinochchi e, seppur
nei pressi del confine con il distretto di Jaffna, rientra nella regione del
Vanni (cfr. FAO Sri Lanka: Northern Recovery Program [NRP], consultato
il 19.03.2021 all’indirizzo < https://coin.fao.org/coin-
static/cms/media/14/13541736771210/map_coconut_seedling_distributio
n-kilinochchi-104_can.pdf >). Non di meno, egli dispone di formazione
scolastica e di una solida rete sociale in loco, laddove i genitori sono
peraltro proprietari dell’abitazione famigliare (cfr. atto A25, pag. 5-6). Di
conseguenza, non vi sono motivi per dubitare che l’interessato si
reintegrerà senza particolari difficoltà nel suo Paese d’origine.
18.5 Per quanto concerne le persone in trattamento medico in Svizzera, in
caso di ritorno nel paese d’origine, l’esecuzione dell’allontanamento
diviene inesigibile se queste ultime potrebbero essere private delle cure
mediche essenziali. Sono considerate come essenziali le cure di medicina
generale ed acuta assolutamente necessarie ad un’esistenza conforme
alla dignità umana. Al contrario, lo straniero non può prevalersi dell’art. 83
cpv. 4 LStrI, per dedurre un diritto incondizionato al soggiorno in Svizzera
e un accesso generale alle misure mediche suscettibili di ripristinare o
mantenere il suo stato di salute, per il semplice motivo che l’infrastruttura
ospedaliera o le regole dell’arte medica nel paese d’origine o di
destinazione dell’interessato, non raggiungono lo standard elvetico. In tal
senso, se le cure necessarie possono essere assicurate nel paese
d’origine del richiedente, all’occorrenza con altri trattamenti rispetto a quelli
prescritti in Svizzera, l’esecuzione dell’allontanamento in tale Paese sarà
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ragionevolmente esigibile. Invece non lo sarà più, ai sensi della
disposizione precitata se, in ragione dell’assenza di possibilità di
trattamento adeguato, lo stato di salute dell’interessato si degradasse così
rapidamente al punto da condurlo in maniera certa alla messa in pericolo
concreta della sua vita o ad un pregiudizio serio, durevole e notevolmente
grave della sua integrità fisica (cfr. DTAF 2011/50 consid. 8.3 e relativi
riferimenti).
18.6 Ciò non è tuttavia il caso nella presente fattispecie. Secondo la
documentazione medica agli atti l’insorgente soffre di una sindrome post
traumatica da stress ed è in trattamento farmacologico con una terapia a
base di Quetiapina. Non avendo il patrocinatore dell’insorgente prodotto
certificati medici successivi alla documentazione addotta il 29 maggio
2020, si parte dal presupposto che la patologia non abbia subito evoluzioni
significative (cfr. cfr. sentenza del Tribunale E-2022/2015 del 28 aprile
2017 consid. 3.5). Ora, per costante giurisprudenza, si ritiene che in Sri
Lanka vi siano sufficienti possibilità di trattamento per il quadro clinico in
questione (cfr. sentenze del Tribunale D-1498/2018 del 7 maggio 2020; D-
7355/2016 dell’11 febbraio 2019 consid. 11.5.2; D-5221/2018 del 24
giugno 2019 consid. 9.7). Il ricorrente ha peraltro a sua volta confermato
tale assunto asserendo di essere già stato preso in carico in patria (cfr. atto
A25, pag. 18). Pertanto, i problemi medici dell’insorgente non risultano
ostativi all’esecuzione del rinvio.
In considerazione di quanto precede, l’esecuzione dell’allontanamento
risulta ragionevolmente esigibile nella fattispecie (art. 83 cpv. 4 LStrI).
19.
In ultima analisi, non risultano impedimenti neppure dal profilo della
possibilità dell’esecuzione dell’allontanamento (art. 44 LAsi ed art. 83
cpv. 2 LStrI). Infatti, il ricorrente, usando della necessaria diligenza, potrà
procurarsi ogni documento indispensabile al rimpatrio (cfr. art. 8 cpv. 4 LAsi
e DTAF 2008/34 consid. 12).
L’esecuzione dell’allontanamento è dunque pure possibile.
20.
Ne discende che la SEM con la decisione impugnata non ha violato il diritto
federale né abusato del suo potere d’apprezzamento ed inoltre non ha
accertato in modo inesatto o incompleto i fatti giuridicamente rilevanti
(art. 106 cpv. 1 LAsi), altresì, per quanto censurabile, la decisione non è
inadeguata (art. 49 PA), per il che il ricorso va respinto.
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21.
Visto l’esito della procedura, le spese processuali di CHF 1500.–, che
seguono la soccombenza, sono poste a carico del ricorrente e prelevate
sull’anticipo spese versato il 21 giugno 2018 (art. 63 cpv. 1 e 5 PA; nonché
art. 3 lett. b del regolamento sulle tasse e sulle spese ripetibili nelle cause
dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 febbraio 2008 [TS-TAF,
RS 173.320.2]).
22.
La presente decisione non concerne persone contro le quali è pendente
una domanda di estradizione presentata dallo Stato che hanno
abbandonato in cerca di protezione per il che non può essere impugnata
con ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale
(art. 83 lett. d cifra 1 LTF).
La pronuncia è quindi definitiva.
(dispositivo alla pagina seguente)
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