Decision ID: 3434c1a3-bb99-56b5-8004-4a60bdd2a88e
Year: 2018
Language: it
Court: TI_CARP
Chamber: TI_CARP_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: penal_law

in fatto:
A.
Con decreto d’accusa (in seguito: DA) n. _ del 26 aprile 2017, la Polizia Cantonale, Sezione Polizia amministrativa, Bellinzona, ha ritenuto AP1 autore colpevole di infrazione alla Legge sulla coltivazione della canapa e sulla vendita al dettaglio dei suoi prodotti (in seguito: Lcan)
per avere,
venduto al dettaglio prodotti a base di canapa senza essere in possesso della necessaria autorizzazione,
e meglio per avere, a _ e in varie altre località del Ticino, tra il 1° dicembre 2016 ed il 25 gennaio 2017, in qualità di amministratore unico della _, _, senza detenere la necessaria autorizzazione, venduto, in confezioni da 2.5, 5 e 10 grammi, una quantità di poco inferiore ai 1'500.00 grammi di canapa a singoli acquirenti non meglio indentificati e a commerci vari del Canton Ticino.
L’autorità amministrativa ha, quindi, proposto la condanna del qui appellante ad una multa di fr. 2'000.-, oltre che al pagamento della tassa di giustizia per complessivi fr. 350.- e delle spese di fr. 1'584.60.
Contestualmente, era altresì stato prospettato il dissequestro a favore dell’appellante di tutto quanto in sequestro a far tempo dal 25 gennaio 2017.
Contro il decreto d’accusa AP 1 ha interposto tempestiva opposizione.
B.
Statuendo, dopo aver tenuto il dibattimento, con sentenza 22 novembre 2017 (motivazione scritta intimata il 24 gennaio 2018), il presidente della Pretura penale ha confermato l’imputazione e la condanna contenute nel DA, fatta eccezione per quanto attiene ai fr. 1'584.60 di spese che ha posto a carico dello Stato. Ha, infine, posto a carico di AP 1 tassa e spese di giustizia per complessivi fr. 1'200.-.
C.
AP 1 ha annunciato la propria volontà di impugnare la sentenza di prima grado già al termine della lettura del dispositivo ed ha tempestivamente confermato tale volontà con dichiarazione d’appello 12 febbraio 2018, in cui ha precisato di impugnare i punti 1., 2.1. e 2.2 della pronuncia pretorile, postulando, oltre al proprio proscioglimento e al conseguente accollo allo Stato di tasse e spese di giustizia di primo e secondo grado, anche la condanna dello Stato, ex art. 429 CPP; a rifondergli fr. 6'624.47 (fr 5'624.47 per spese di patrocinio e fr. 1'000.- per torto morale; III).
Nella motivazione scritta del suo appello (VII), egli ha esteso le proprie richieste di giudizio aumentando l’importo dell’indennizzo richiesto ex art. 429 CPP a fr. 21'122.42. Importo composto da:
- fr. 5'624.47 per spese di patrocinio;
- fr. 1'000.- per torto morale;
- fr. 14'497.95 corrispondenti al valore dei prodotti sequestrati e non più vendibili poiché non più utilizzabili.
Delle argomentazioni sviluppate dall’appellante si dirà, per quanto necessario, in seguito.
D.
Altrettanto si farà del contenuto delle osservazioni 30 aprile 2018 con cui la polizia cantonale ha chiesto la reiezione integrale dell’appello (XII), del contenuto della replica 22 maggio 2018 di AP 1 (XV) e, infine, del contenuto della duplica presentata il 12 giugno 2018 dalla polizia cantonale (XVIII).

Considerando
in diritto: 1.
Giusta l’art. 398 cpv. 4 CPP se - come nel caso in esame - la procedura dibattimentale di primo grado concerneva esclusivamente contravvenzioni, mediante l’appello si può far valere unicamente che la sentenza è giuridicamente viziata o che l’accertamento dei fatti è manifestamente inesatto o si fonda su una violazione del diritto. Non possono essere addotte nuove allegazioni o nuove prove.
In questi casi, dunque, la Corte d’appello dispone di piena cognizione soltanto per quanto attiene alle questioni di diritto (Schmid, Schweizerische Strafprozessordnung, Praxiskommentar, Zurigo 2013, ad art. 398, n. 12, pag. 778 e seg Kistler Vianin, in Commentaire romand, Code de procédure pénale suisse, Basilea 2011, ad art. 398, n. 27, pag. 1777). L’esame dei fatti è, per contro, limitato all’arbitrio (Schmid, Praxiskommentar, op. cit., ad art. 398 n. 13, pag. 779Kistler Vianin, in op. cit., ad art. 398, n. 28, pag. 1777) che si verifica quando, nel suo accertamento dei fatti, il primo giudice ha misconosciuto manifestamente il senso e la portata di un mezzo di prova, ha omesso senza valido motivo di tener conto di un elemento di prova importante, suscettibile di modificare l’esito della vertenza, oppure ha ammesso o ha negato un fatto ponendosi in aperto contrasto con gli atti di causa o interpretandoli in modo insostenibile (DTF 138 III 378 consid. 6.1; 137 I 1 consid. 2.4 pag. 5; 136 III 552 consid. 4.2 pag. 560; 135 V 2 consid. 1.3 pag. 4/5; 134 I 140 consid. 5.4 pag. 148; 133 I 149 consid. 3.1 pag. 153 e sentenze ivi citate; STF 6B_216/2014 del 5 giugno 2014; 6B_527/2011 del 22 dicembre 2011; 6B_312/2011 dell’8 agosto 2011).
Il giudice - che deve sempre apprezzare le prove in modo globale e non puntuale - non incorre, invece, in arbitrio né quando accerta i fatti deducendoli, in modo sostenibile, da elementi e indizi convergenti che, se presi singolarmente, risultano tutti o in parte insufficienti, né quando li accerta fondandosi su argomenti che, pur essendo in parte fragili, giustificano in modo sostenibile la convinzione a cui è giunto (STF del 22.06.2016, inc. 6B_275/2015, consid. 2.1.; STF del 10.07.2015, inc. 6B_563/2014, consid. 1.1).
Per essere arbitraria la decisione del primo giudice non deve essere solo discutibile o criticabile, ma è necessario che sia insostenibile nel risultato (DTF 133 I 149 consid. 3.1 pag. 153; 132 III 209 consid. 2.1 pag. 211, 131 I 57 consid. 2 pag. 61, 129 I 8 consid. 2.1 pag. 9, 129 I 173 consid. 3.1 pag. 178 e sentenze citate).
2.
Gli allegati alle osservazioni 30 aprile 2018 della Polizia cantonale, Servizi Generali (XII e XIV), e dell’appellante di data 22 maggio 2018 (XV), nella misura in cui costituiscono nuove prove, non possono che essere estromessi dagli atti, non essendo possibile, in procedura d’appello contravvenzionale, produrre nuove prove (art. 398 cpv. 4 CPP).
3.
Sulla vita dell’imputato, sulla sua qualifica di amministratore unico in seno alla _, _, e sui fatti antecedenti all’emissione del DA n. _ del 26 aprile 2017, questa Corte, in applicazione dell’art. 82 cpv. 4 CPP, rinvia ai considerandi da 1 a 4c della sentenza appellata.
l’appello
4.
In fatto, AP 1 contesta l’accertamento del Pretore secondo cui egli ha venduto canapa al dettaglio.
a.
Va, dapprima, rilevato che l’allegato ricorsuale appare contraddittorio nella misura in cui, dapprima, contesta che i 1'500 grammi circa di canapa di cui al DA siano stati venduti al dettaglio e, poi (nella seconda censura mossa al giudizio pretorile che non è indicata come ipotesi subordinata alla precedente), afferma che parte di tale quantità (vale a dire 132.5 grammi) è stata, invece, alienata proprio al dettaglio. Delle due l’una.
b.
Ritenuto come l’appello giusta l’art. 398 cpv. 4 CPP si apparenti al ricorso per cassazione previsto da molti precedenti diritti processuali cantonali e al ricorso in materia penale al Tribunale federale (Schmid, op. cit., n. 10 ad art. 398 CPP; Kistler Vianin, op. cit., n. 25 ad art. 398CPP; Hug/Scheidegger, in Donatsch/Hansjakob/Lieber, Kommentar zur schweizerischen StPO, 2a ed. 2014, n. 24 ad art. 398 CPP; Mini, op. cit., n. 18 ad art. 398 CPP), la censura di accertamento dei fatti manifestamente inesatto - ossia dell’arbitrio viziante tale accertamento - va sollevata (cfr. anche il testo dell’art. 398 cpv. 4 CPP: “[...] si può far valere che [...] l’accertamento dei fatti è manifestamente inesatto [...]”) e va motivata in modo preciso (STF del 29.06.2016, inc. 6B_1271/2015, consid. 2.1.).
Per motivare l’arbitrio, non è sufficiente criticare la decisione impugnata né è sufficiente contrapporvi una diversa versione dei fatti, per quanto sostenibile o addirittura preferibile essa appaia. Nè è sufficiente far valere nuovamente le proprie ragioni, contestare i fatti ammessi dal primo giudice o ridiscutere il modo in cui sono stati accertati come se si trattasse di motivare un appello destinato a un'autorità munita di libera cognizione (STF del 29.06.2016, inc. 6B_1271/2015, consid. 2.1.).
È, invece, necessario dimostrare, in modo dettagliato e documentato, il motivo per cui l’accertamento dei fatti svolto dal primo giudice è manifestamente insostenibile, si trova in chiaro contrasto con gli atti, si fonda su una svista manifesta, contraddice in modo urtante il sentimento di equità e di giustizia (DTF 138 V 74 consid. 7; 137 I 1 consid. 2.4; 135 V 2 consid. 1.3; 133 I 149 consid. 3.1; 132 I 217 consid. 2.1; 129 I 8 consid. 2.1; 129 I 173 consid. 3.1 con richiami) o si basa unilateralmente su talune prove ad esclusione di tutte le altre (DTF 118 Ia 28 consid. 2b; 112 Ia 369 consid. 3).
In assenza di censure e di motivazioni conformi alle esigenze poste dalla giurisprudenza, l’appello va dichiarato inammissibile.
c.
Nel suo allegato, l’appellante non cerca minimamente di sostanziare la tesi - sostenuta per la prima volta in questa sede - secondo cui non vi è stata vendita al dettaglio. Egli si limita ad una mera affermazione di principio che non basta ad integrare un’argomentazione cassatoria.
Ne deriva che, su questo punto, il gravame è inammissibile (
DTF 141 IV 249
consid. 1.3.1 p. 253).
5.
L’appellante ha, poi sostenuto, in estrema sintesi, che, al momento dei fatti, e meglio tra il 1° dicembre 2016 ed il 25 gennaio 2017, la vendita al dettaglio di canapa povera di THC (concentrazione < 1%) non soggiaceva ad alcun obbligo di autorizzazione giusta la Lcan.
a.
Dal 2011 la LStup precisa che - fatta eccezione per la resina di canapa - la canapa ed i suoi prodotti sono da considerarsi stupefacenti soltanto se hanno un tasso di THC pari almeno all’1%.
Gli articoli di canapa con una concentrazione di THC minore all’1% non ricadono, pertanto, sotto la LStup.
Per ciò solo, tuttavia, come giustamente rilevato dal primo giudice, la produzione o la commercializzazione di questi prodotti non può, di principio, considerarsi libera:
“
Anche se questi prodotti non sono soggetti alla legge sugli stupefacenti non possono essere commercializzati liberamente. A seconda della categoria cui appartengono, al loro sfruttamento industriale si applica la legge sugli agenti terapeutici, la legge sulle derrate alimentari o la legge federale sulla sicurezza dei prodotti. In crescita soprattutto vi sono i prodotti contenenti l’altro più importante cannabinoide presente nelle piante di canapa unitamente al THC, ossia il CBD (cannabidiolo) che, oltre a non essere uno stupefacente e quindi non soggetto alla legge sugli stupefacenti, riduce gli effetti psicotropi del THC (cfr. sito internet dell’Ufficio federale della sanità pubblica).” (sentenza impugnata, consid 10a, pag 10)
b.
Con una legge in vigore dal 1° febbraio 2004, il Ticino ha regolamentato la coltivazione e la vendita al dettaglio della canapa e dei suoi derivati, in particolare sottoponendo la vendita al dettaglio di questi prodotti ad autorizzazione (art. 3 cpv. 1 Lcan, cfr., per i dettagli, consid. 6 della sentenza impugnata, pag. 7 e 8).
In forza dell’art. 2 del Regolamento relativo a tale legge (Rcan), è, tuttavia, esclusa, dalla necessità di previa autorizzazione, la vendita al dettaglio dei prodotti e dei derivati a base di canapa conformi alla legislazione federale sulle derrate alimentari (così come la vendita al dettaglio di tutti quei prodotti che - per loro natura, concezione e composizione - non si prestano per ricavarne stupefacenti).
b.1.
La vLDerr - nella sua versione in vigore dal 1° ottobre 2013 al 1° maggio 2017 - prevedeva, all’art. 3 cpv. 1, che sono da considerarsi “
derrate alimentari”
gli alimenti o i generi voluttuari. Questi ultimi, così come precisa il cpv. 3 dello stesso disposto, sono le bevande alcoliche, gli articoli di tabacco e gli articoli per fumatori.
L’ordinanza federale sui prodotti del tabacco e sugli articoli per fumatori con succedanei del tabacco (OTab, in vigore dal 1.10.2012) - che si applica
“ai prodotti del tabacco e agli articoli per fumatori con succedanei del tabacco”
- precisa, al suo art. 2 lett. e, che per
succedanei del tabacco
si intendono tutte le sostanze destinate ad essere fumate, escluso, appunto, il tabacco.
Succedaneo del tabacco è, quindi, anche il prodotto di canapa povero di THC - cioè, quello con una concentrazione di tale elemento inferiore all’1% - destinato ad essere fumato.
L’art. 3 cpv. 1 OTab prevede, poi, che gli articoli per fumatori succedanei al tabacco:
a.
devono adempiere per analogia le esigenze stabilite per i prodotti del tabacco destinati ad essere fumati;
b.
non devono nuocere direttamente o in maniera inaspettata alla salute;
c.
non devono avere effetti psicotropi.
Il cpv. 2 dello stesso disposto precisa, poi, che, prima dell’immissione in commercio del prodotto, occorre trasmettere all’Ufficio federale della Sanità pubblica (UFSP) le seguenti informazioni:
a.
la composizione e l’impiego previsto del prodotto;
b.
il tenore di catrame e monossido di carbonio del prodotto;
c.
la prova che il prodotto non contiene nicotina;
d.
la prova che il prodotto non nuoce direttamente o in maniera inaspettata alla salute e non ha effetti psicotropi;
e.
il modello del pacchetto;
f.
un campione del prodotto.
b.2.
Da quanto precede deriva che, per quanto qui interessa, in considerazione dell’art. 2 del Regolamento relativo alla Legge cantonale sulla canapa (Rcan), la vendita dei prodotti a base di canapa che soggiacciono e che sono conformi alla LDerr e all’OTab - quindi, anche quelli destinati al fumo, a condizione, naturalmente, che abbiano una concentrazione di THC inferiore all’1% - non necessita di alcuna autorizzazione alla vendita ai sensi della Lcan (cfr., peraltro, il rapporto CdS sulla mozione 18 settembre 2017 presentata da _ “
per una regolamentazione più severa e uniforme della vendita e della coltivazione della canapa
”).
b.3.
Ritenuto che, così come commerciata dall’appellante, la canapa (a basso contenuto di THC) non poteva essere considerata altro che un succedaneo del tabacco
(cfr. motivazione scritta d’appello, pag. 6, punto 7; all. a VI PS AP 1 25.01.2017; all. 4 a Rapporto d’inchiesta di polizia giudiziaria), affinché essa possa essere considerata conforme alla LDerr è, dunque, necessario poter accertare che l’appellante abbia ossequiato l’art. 3 cpv. 2 OTab appena citato, e meglio che egli, prima della messa in commercio della canapa, abbia trasmesso all’UFSP la documentazione di cui alle lett. a - f di tale disposto.
b.4.
Così non é.
Gli scritti indirizzati all’UFSP il 20 settembre, il 10 ottobre e il 17 novembre 2016 dalla _, _ - oltre a non rispettare l’esigenza temporale posta dall’art 3 cpv. 2 OTab (la commercializzazione, lo si ricorda, ha avuto inizio il 1° dicembre 2016) - sono semplici richieste di informazioni (cfr. scritto 9 marzo 2017 dell’UFSP) e non possono, quindi, essere considerati una formale notifica ai sensi del citato disposto.
Forza è, dunque, concludere che, non avendo la _ adempiuto l’obbligo previsto dall’art. 3 cpv. 2 OTab, la canapa venduta non rispettava né tale normativa né la LDerr e, di conseguenza, non poteva beneficiare dell’eccezione all’obbligo posto dall’art. 3 Lcan.
L’appello deve, pertanto, su questo punto, essere respinto.
6.
L’appellante ha, poi, invocato - verosimilmente, in subordine - un errore sui fatti ai sensi dell’art. 13 CP e, poi, un errore di diritto ai sensi dell’art. 21 CP sostenendo, in estrema sintesi, che egli nulla sapeva della legislazione cantonale che regola la materia.
Al di là dei distinguo giuridici sui due concetti, concretamente questa Corte condivide, fa proprie e richiama, in applicazione dell’art. 82 cpv. 4 CPP, le argomentazioni sviluppate dal primo giudice nei considerandi da 10b a 10l (pag. 10-16 della sentenza impugnata), gli accertamenti in essi contenuti - che sono lungi dall’essere arbitrari - e le conclusioni secondo cui, ancora in sintesi, la tesi dell’inconsapevolezza dell’appellante (che, peraltro, non era un neofita della canapa) non sta né in cielo né in terra
.
7.
L’appellante ha, ancora, sostenuto d’aver agito in buona fede poiché la moglie (che, all’epoca dei fatti non ricopriva, almeno formalmente, alcun ruolo in seno alla _), sentita come teste, ha dichiarato di avere contattato telefonicamente l’UFSP da cui avrebbe ricevuto l’assicurazione che “
la canapa light poteva essere liberamente commerciata in Svizzera
” (VI DIB _, pag. 1).
L’argomento non ha pregio già soltanto perché - come rilevato dal Pretore (consid. 10d e segg. della sentenza impugnata) - l’UFSP non é l'autorità preposta a dare informazioni sulla normativa in vigore nel Canton Ticino, limitandosi le indicazioni fornite da quell’ufficio a quanto vigente su base federale.
A titolo abbondanziale, si osserva che l’unica risposta dell’UFSP agli scritti della _ è del marzo 2017: quand’anche si volesse convenire con lui e ritenere che essa gli dava un via libera (ciò che non è scontato), non si potrebbe dimenticare che tale scritto è giunto ad oltre quattro mesi di distanza dal momento in cui AP 1 ha iniziato a vendere i prodotti di canapa a basso contenuto di THC (e a più di un mese dopo la fine degli atti che gli vengono addebitati) e che, dunque, nel periodo considerato dal DA, non vi era alcuna risposta dell’UFSP in cui l’appellante potesse confidare.
Nemmeno giova all’appellante sostenere di avere dato pieno credito alle informazioni fornitegli dal proprio legale di allora che mai gli avrebbe riferito di una normativa cantonale vigente
quo
alla vendita dei prodotti della canapa. Detto che l’argomentazione non regge già soltanto perché le dichiarazioni al riguardo di AP 1 sono contraddittorie (VI DIB AP 1, pag. 1; VI PS 25.01.2017, pag. 3, rr. 9-11) e, quindi, non credibili, si ricorda il costante principio secondo cui l’
“ignorantia legis non excusat”
(DTF 113 V 81; DTF 110 V 338; STF del 2.9.2009, inc. 2060/2008
).
8.
Respinta deve, pure, essere la censura di carente motivazione fatta alla sentenza pretorile nella misura in cui essa permette di comprendere appieno i motivi che hanno portato il primo giudice alle sue conclusioni sulle questioni decisive per l’esito della vertenza (DTF 137 II 266 consid. 3.2; 134 I 83 consid. 4.1; 133 III 439 consid. 3.3; STF 6B_970/2013 del 24 giugno 2014 consid. 3.1; STF 6B_970/2013 del 24 giugno 2014 consid. 3.1; STF 6B_1193 dell’11 febbraio 2014 consid. 1.2).
9.
Pena
La pena, peraltro non espressamente contestata dall’appellante nel
quantum
, appare adeguata e viene confermata.
10.
Visto l’esito dell’appello, non vi è, evidentemente, diritto ad un’indennità ex art 429 CPP.
Sempre per tale motivo, è confermata la messa a carico di AP 1 degli oneri processuali relativi al procedimento di prima sede. Del pari ne va degli oneri d’appello.