Decision ID: 5a0f6f5d-063c-52b8-a373-a68c70147ce6
Year: 2020
Language: it
Court: TI_TCAS
Chamber: TI_TCAS_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: social_law

ritenuto in fatto
1.1. RI 1, 1960, beneficia di una rendita intera di invalidità (grado AI 100%) dal 1° febbraio 2016 (docc. 59 e 61) a causa di una sindrome lombare con irradiazione radicolare S1 a sinistra secondaria a ernia discale L5/S1 con instabilità segmentaria S5/S1 e sindrome di mielopatia cervicale su canale stretto cervicale degenerativo e stato dopo laminoplastica C3-C7. La decisione del 12 giugno 2017 è stata confermata il 23 febbraio 2018 (doc. 86) dopo una revisione d'ufficio.
1.2. Con decisione del 28 marzo 2019 (doc. A), anticipata dal progetto del 4 febbraio 2019 (doc. 92), l'Ufficio assicurazione invalidità, dopo aver fatto sia eseguire da un'assistente sociale l'esame della richiesta dell'AGI mediante un'inchiesta domiciliare che ha avuto luogo il 20 dicembre 2018 e che è sfociata nel rapporto dell'11 gennaio 2019 (doc. 88) sia avere raccolto le annotazioni del 31 gennaio 2019 (doc. 90) del medico del Servizio Medico Regionale, ha respinto la richiesta per adulti di un assegno per grandi invalidi dell'AI formulata nel gennaio 2018 (doc. 79), poiché l'interessato necessitava dell'aiuto di terzi per compiere un solo atto ordinario della vita, ossia lavarsi.
1.3. RI 1, rappresentato da RA 1, è insorto al TCA contro la predetta decisione chiedendo la concessione di un assegno per grandi invalidi di grado esiguo stante la necessità di aiuto per lo svolgimento di due atti ordinari della vita, quali l'igiene personale e l'andare al gabinetto.
Il ricorrente ha osservato che l'SMR ha sostenuto come egli potesse raggiungere una sufficiente autonomia nell'azione dell'andare al gabinetto installando un Closomat, ossia un wc munito di doccetta. Tuttavia, questo mezzo ausiliario sarebbe limitato all'uso domestico, non potendolo evidentemente usare al di fuori del suo domicilio come per contro altri mezzi ausiliari (posate, calzascarpe, ecc.), ma occorre considerare che, a differenza degli altri atti ordinari della vita, l'esigenza di andare al gabinetto non è programmabile. Pertanto, non riconoscergli la necessità di fare capo a terzi per potere andare al gabinetto equivale a limitarlo nella possibilità di uscire di casa per fare una passeggiata, visitare amici o andare a un concerto, poiché in questi luoghi non troverebbe un Closomat e quindi sarebbe dipendente da terzi qualora si rivelasse necessario andare al gabinetto, sostegno che ora gli viene prestato dalla moglie.
L'assicurato ha contestato l'osservazione dell'assistente sociale, secondo cui il fatto che egli sia in grado di guidare sarebbe un indizio per ritenerlo autonomo nell'igiene intima. Il suo bisogno di un aiuto per lavarsi deriva dal non essere in grado di portare le braccia dietro la schiena e quindi ciò dimostra di non essere in grado di pulirsi da solo dopo essere andato al gabinetto.
1.4. Interpellato il dr. med. _ dell'SMR (doc. IV/1), il 29 maggio 2019 (doc. IV) l'Ufficio assicurazione invalidità ha chiesto al TCA di respingere il ricorso, osservando che l'assicurato non ha contestato che, per espletare i propri bisogni, un mezzo ausiliario adeguato, come il Closomat, gli garantisce l'autonomia. Il problema, per il ricorrente, si porrebbe quando è fuori casa.
L'amministrazione ha evidenziato che questa situazione è ipotetica, ossia andare di corpo al di fuori del proprio domicilio è una semplice possibilità che, quand'anche si concretizzasse, non adempirebbe comunque al criterio di regolarità, presupposto per potere riconoscere la necessità di un aiuto per gli atti ordinari. Questa circostanza non va comunque ulteriormente esaminata, visto che in specie non si può riconoscere che l'assicurato necessiti di aiuto per andare al gabinetto. A tale riguardo, l'assistente sociale aveva sollevato dei dubbi in merito alle difficoltà espresse dal ricorrente e ciò sulla base degli atti medici. Inoltre, il Servizio Medico Regionale aveva osservato che l'uso di un Closomat ovviava alla difficoltà di pulirsi dopo la defecazione e quindi che, seppur non agevolmente, tale atto poteva essere compiuto autonomamente. Pertanto, nessuna delle due persone interpellate ha riconosciuto delle notevoli difficoltà nel compiere da solo l'atto di espletare i propri bisogni corporali e, ad ogni modo, il compimento difficoltoso o rallentato non giustifica, per giurisprudenza, la grande invalidità.
Pendente causa il medico SMR ha ribadito che non essendoci problemi riconosciuti alle spalle e deficit motori, l'assicurato non era impedito di pulirsi dopo essere andato di corpo.
1.5. Il 17 giugno 2019 (doc. VI) e l'8 luglio 2019 (doc. VIII) il ricorrente ha chiesto e ottenuto (docc. VII e IX) dal TCA una proroga dei termini per potere interpellare i suoi medici curanti.
Con scritto del 28 agosto 2019 (doc. X) il ricorrente ha prodotto il referto del 17 luglio 2019 (doc. X/1) del dr. med. _, FMH in reumatologia, il quale ha concluso che a causa delle limitazioni funzionali delle spalle egli non era in grado d'effettuare l'igiene intima in modo autonomo, perciò le conclusioni del dr. med. _, peraltro non specialista in materia, non erano pertinenti.
L'insorgente ha altresì contestato l'affermazione del medico SMR laddove ha menzionato un'assoluta impossibilità di pulirsi, visto che, di regola, per riconoscere tale atto non occorre che un assicurato sia assolutamente impossibilitato a svolgerlo, ma è sufficiente che da solo non possa effettuarlo in modo corretto. Dovendo fare capo all'aiuto di terzi, tale necessità giustifica il riconoscimento dell'atto.
Inoltre, l'assicurato ha evidenziato che in un primo momento il dr. med. _ aveva riconosciuto che l'atto di pulirsi poteva essere difficoltoso, ma aveva affermato che l'aiuto di terzi poteva essere sostituito dall'utilizzare il Closomat. Ora, invece, il medico del Servizio Medico Regionale ha ritenuto che non vi sia necessità di un aiuto per andare al gabinetto.
In merito all'affermazione dell'Ufficio AI secondo cui la necessità di avere bisogno dell'aiuto di terzi per pulirsi quando è fuori casa sia meramente ipotetica e quindi non si tratterebbe di un atto regolare, il ricorrente ha risposto che, secondo il Tribunale federale, l'aiuto è regolare se l'assicurato lo necessita o potrebbe necessitare quotidianamente, come nel suo caso, laddove si tratta di una necessità che l'interessato non può programmare.
Pertanto, non riconoscergli tale necessità per il fatto di potere utilizzare un mezzo ausiliario a domicilio comporta però che egli non possa lasciare la sua abitazione fintanto che non è andato al gabinetto trattandosi di un'attività che è imprevedibile o, se invece esce comunque di casa, egli si trova poi in difficoltà.
1.6. Sottoposto il certificato del reumatologo curante al vaglio del Servizio Medico Regionale (doc. XII/1), l'11 settembre 2019 (doc. XII) l'Ufficio AI ha rilevato che i limiti indicati dal dr. med. _ non impedivano all'assicurato di effettuare la propria igiene personale. Inoltre, l'amministrazione ha ribadito che l'ipotetica possibilità di andare di corpo quando è fuori casa, proprio perché si tratta di un'eventualità, non può essere considerata nella valutazione per l'attribuzione di un assegno per grandi invalidi. In merito all'atto di effettuare i propri bisogni l'Ufficio AI ha citato la giurisprudenza secondo cui, in virtù dell'obbligo di ridurre il danno, era ragionevole che l'assicurato riacquistasse la propria indipendenza installando una maniglia rispettivamente delle aste di supporto e un Closomat (STFA I 568/02 del 6 maggio 2003).
1.7. L'assicurato ha preso posizione il 23 settembre 2019 (doc. XIV), contestando che il mezzo ausiliario indicato, che gli permette di essere autonomo al domicilio, sia sufficiente per concludere che la necessità di aiuto non sia data per andare al gabinetto. Infatti, tale atto non è programmabile e il Closomat non può essere trasportato. Pertanto, egli dipende dalla presenza e dall'aiuto di terzi ogni qualvolta si trova fuori casa e deve andare al gabinetto.
Il ricorrente ha rilevato che, ad oggi, il Tribunale federale non si è ancora espresso sulla questione se una tale limitazione della possibilità di vivere una vita autonoma e il più possibile normale rientri nel suo obbligo di ridurre il danno. Contrariamente a quanto sostenuto dall'amministrazione, a suo dire la necessità di aiuto può considerarsi regolare e anche se, quando si trova fuori casa, può capitare che non debba andare al gabinetto, egli non può comunque lasciare il domicilio senza essere accompagnato.
In merito alla valutazione medica delle sue condizioni di salute, l'insorgente ha evidenziato come i pareri agli atti divergano.
In particolare, l'assicurato ha osservato come il medico SMR intervenuto non disponga delle necessarie competenze professionali essendo specialista in medicina interna generale, mentre il dr. med. _ è specialista in reumatologia. Inoltre, il dr. med. _ dapprima ha riconosciuto le sue difficoltà a pulirsi, poi ha sostenuto che dai referti medici non era possibile giungere alla necessità dell'aiuto di terzi nell'atto di espletare i propri bisogni. Infine, egli non l'ha visitato di persona e le sue considerazioni si basano unicamente sugli atti. Pertanto, alle conclusioni dell'SMR non può essere riconosciuto valore probatorio, perciò gli atti vanno ritornati all'amministrazione per un complemento istruttorio.
1.8. L'Ufficio AI non ha formulato ulteriori osservazioni (doc. XV).

considerato in diritto
2.1. Oggetto del contendere è sapere se è a giusta ragione che l'Ufficio assicurazione invalidità ha negato al ricorrente un assegno per grandi invalidi di grado esiguo a motivo che è stata riconosciuta la dipendenza da terze persone per compiere un unico atto ordinario della vita, mentre l'assicurato sostiene che, oltre che per l'atto di lavarsi, debba essere riconosciuto l'aiuto di terzi anche per l'atto ordinario di andare al gabinetto.
2.2. Secondo l'art. 9 LPGA - che ha ripreso la definizione contenuta nell'art. 42 vLAI (DTF 133 V 450) - è considerato grande invalido colui che, a causa di un danno alla salute, ha bisogno in modo permanente dell'aiuto di terzi o di una sorveglianza personale per compiere gli atti ordinari della vita.
La giurisprudenza ha precisato che l'aiuto di cui abbisogna l'assicurato può essere inteso sia come aiuto diretto di terzi che come sorveglianza dell'assicurato durante il compimento degli atti ordinari rilevanti della vita, per esempio quando la persona che lo sorveglia lo esorta a compiere un atto che rimarrebbe incompiuto senza l'espresso incitamento di un terzo a causa dello stato psichico dell'assicurato (cosiddetto aiuto indiretto; DTF 133 V 463; STF 8C_479/2007 del 4 gennaio 2008; DTF 121 V 91; 107 V 149).
Gli atti ordinari della vita sono i seguenti (DTF 127 V 97; DTF 125 V 303; DTF 117 V 146 consid. 2; N. 8010 della Circolare sull'invalidità e la grande invalidità nell'assicurazione per l'invalidità (CIGI), valida dall'01.01.2015, stato all'01.01.2018):
- vestirsi/svestirsi
- alzarsi/sedersi/coricarsi
- mangiare
- provvedere all'igiene personale (cura del corpo)
- andare al gabinetto (espletare i propri bisogni corporali)
- spostarsi (in casa e all'esterno) e stabilire contatti sociali.
Per atti che permettono di stabilire dei contatti sociali con l'ambiente la giurisprudenza ha precisato che bisogna intendere il comportamento normale all'interno della società così come richiesto dall'esistenza quotidiana (DTF 117 V 27 e 146, 105 V 52, 104 V 127).
2.3. L'art. 42 cpv. 1 LAI prevede che l'assicurato grande invalido (art. 9 LPGA) con domicilio e dimora abituale (art. 13 LPGA) in Svizzera ha diritto a un assegno per grandi invalidi.
La grande invalidità può essere di grado elevato, medio o lieve (art. 42 cpv. 2 LAI).
Giusta l'art. 42 cpv. 3 LAI, è considerato grande invalido anche chi a causa di un danno alla salute vive a casa e necessita in modo permanente di essere accompagnato nell'organizzazione della realtà quotidiana. Chi soffre unicamente di un danno alla salute psichica ha diritto almeno a un quarto di rendita. Chi ha bisogno unicamente di essere accompagnato in modo permanente nell'organizzazione della realtà quotidiana è considerato grande invalido di grado lieve.
L'art. 37 cpv. 1 OAI stabilisce che la grande invalidità è reputata di grado elevato se l'assicurato è totalmente grande invalido. Ciò è il caso quando necessita dell'aiuto regolare e notevole di terzi per compiere tutti gli atti ordinari della vita e il suo stato richiede inoltre cure permanenti o una sorveglianza personale.
Per il capoverso 2 dell'art. 37 OAI, la grande invalidità è di grado medio se l'assicurato, pur munito di mezzi ausiliari, necessita:
a. di aiuto regolare e notevole di terzi per compiere la maggior parte degli atti ordinari della vita,
b. di aiuto regolare e notevole di terzi per compiere almeno due atti ordinari della vita e abbisogna, inoltre, di una sorveglianza personale permanente,
c. di aiuto regolare e notevole di terzi per compiere almeno due atti ordinari della vita e abbisogna, inoltre, di un accompagnamento permanente nell'organizzazione della realtà quotidiana ai sensi dell'art. 38 OAI.
Infine, l'art. 37 cpv. 3 OAI stabilisce che la grande invalidità è di grado lieve se l'assicurato, pur munito di mezzi ausiliari:
a. è costretto a ricorrere in modo regolare e considerevole, all'aiuto di terzi per compiere almeno due atti ordinari della vita;
b. necessita di una sorveglianza personale permanente;
c. necessita, in modo durevole, di cure particolarmente impegnative, richieste dalla sua infermità;
d. a causa di un grave danno agli organi sensori o di una grave infermità fisica, può mantenere i contatti sociali con l'ambiente solamente grazie a servizi di terzi forniti in modo regolare e considerevole; oppure
e. è costretto a ricorrere a un accompagnamento costante nell'organizzazione della realtà quotidiana ai sensi dell'art. 38.
A norma dell'art. 38 cpv. 1 OAI, esiste un bisogno di accompagnamento nell'organizzazione della realtà quotidiana ai sensi dell'art. 42 cpv. 2 LAI quando un assicurato maggiorenne non vive in un'istituzione e a causa di un danno alla salute:
a. non può vivere autonomamente senza l'accompagnamento di una terza persona;
b. non può compiere le attività della vita quotidiana e intrattenere contatti fuori casa senza l'accompagnamento di una terza persona; oppure
c. rischia seriamente l'isolamento permanente dal mondo esterno.
Per l'art. 38 cpv. 3 OAI, è considerato unicamente l'accompagnamento nell'organizzazione della realtà quotidiana che è regolare e necessario in relazione a una delle situazioni di cui al capoverso 1.
Fra queste non rientrano in particolare le attività di rappresentanza e di amministrazione nel quadro delle misure di protezione degli adulti conformemente agli articoli 390-398 del Codice civile.
Secondo l'art. 42 cpv. 4 LAI, l'assegno per grandi invalidi è accordato al più presto dalla nascita e al più tardi fino alla fine del mese in cui l'assicurato ha fatto uso del diritto al godimento anticipato della rendita secondo l'articolo 40 capoverso 1 LAVS o in cui raggiunge l'età di pensionamento. L'inizio del diritto è retto, a partire dal compimento del primo anno di età, dall'articolo 29 capoverso 1.
Va qui rilevato che nella sentenza pubblicata in DTF 137 V 351 il Tribunale federale ha precisato che, contrariamente al rinvio dell'art. 42 cpv. 4 in fine LAI, l'inizio del diritto all'assegno per grandi invalidi non è disciplinato dall'art. 29 cpv. 1 LAI. Continua invece ad essere applicabile, per analogia, l'art. 28 cpv. 1 LAI sui presupposti del diritto alla rendita.
Giusta l'art. 42ter cpv. 1 LAI il grado personale di grande invalidità è determinante per stabilire l'importo dell'assegno per grandi invalidi: l'assegno mensile in caso di grande invalidità di grado elevato ammonta all'80%, in caso di grande invalidità di grado medio al 50% e in caso di grande invalidità di grado lieve al 20% dell'importo massimo della rendita di vecchiaia secondo l'articolo 34 capoversi 3 e 5 LAVS.
2.4. Ai sensi dell'art. 69 cpv. 2 OAI l'Ufficio AI esamina le condizioni assicurative, fra l'altro, mediante l'esecuzione di sopralluoghi.