Decision ID: 7d2290e1-1be6-54c1-9adb-f7a7dfbcd30e
Year: 2021
Language: it
Court: CH_BVGE
Chamber: CH_BVGE_001
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: 

Fatti:
A.
Il (...) marzo 2021, l’interessato, asserito cittadino somalo, ha presentato
una domanda d’asilo in Svizzera (cfr. atto della SEM n. [{...}]-2/2).
B.
Dalle investigazioni successive intraprese dall’autorità inferiore il (...), tra-
mite la banca dati europea «EURODAC» è risultato che l’insorgente
avesse già depositato una pregressa domanda d’asilo in
Germania l’(...) (cfr. atti SEM n. 7/1, n. 8/1 e n. 12/1).
C.
Il 13 aprile 2021, il richiedente è stato sottoposto ad una visita medica (cfr.
atti SEM n. 16/2, n. 23/1, n. 24/1 e n. 32/4), dalla quale è stato escluso che
il medesimo possa essere affetto da tubercolosi (TBC), timore che egli
aveva manifestato, ma con diagnosi di dispnea allo sforzo di origine non
chiara, ostruzione nasale cronica ed insonnia. Per tali diagnosi gli è stata
prescritta una terapia medicamentosa, nonché sono stati eseguiti degli
esami di laboratorio, il cui esito sarebbe giunto i giorni successivi. L’inte-
ressato ha inoltre indicato di non avere degli antecedenti di rilievo o terapie
in atto e di soffrire da (...) mesi di dispnea allo sforzo senza dolori toracici.
D.
Nel corso del verbale d’audizione sul rilevamento dei dati personali tenutosi
il (...) aprile 2021 (cfr. atto SEM n. 11/7), l’interessato ha segnatamente di-
chiarato di essere partito dal suo Paese d’origine il (...) e di essere giunto
in Europa, via la B._, il (...) (cfr. atto SEM n. 11/7, p.to 5.01 seg.,
pag. 5). Successivamente, il (...) aprile 2021, il suddetto è stato interrogato
nell’ambito di un colloquio Dublino ai sensi dell’art. 5 del regolamento (UE)
n. 604/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013
che stabilisce i criteri e i meccanismi di determinazione dello Stato membro
competente per l’esame di una domanda di protezione internazionale pre-
sentata in uno degli Stati membri da un cittadino di un paese terzo o da un
apolide (rifusione) (Gazzetta ufficiale dell’Unione europea [GU] L 180/31
del 29.6.2013; di seguito: Regolamento Dublino III).
Durante quest’ultimo, riguardo al suo stato di salute, egli ha allegato di sof-
frire di dolori all’addome, per i quali avrebbe già eseguito delle visite medi-
che; nonché di essere stato già operato in Germania alla pancia e di avere
ancora dei dolori. Ha inoltre affermato di avere mal di testa e dolori alle
orecchie di tanto in tanto.
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In merito al viaggio intrapreso per giungere in Svizzera, l’interessato ha in
sostanza sostenuto di aver lasciato la Somalia molto tempo fa, circa il (...)
del (...), confermando inoltre di aver richiesto asilo in Germania l’(...). In
quest’ultimo Paese, avrebbe sostenuto un’audizione sui motivi d’asilo e ri-
cevuto un permesso di tre mesi, in seguito al quale sarebbe stato trasferito
in un altro campo, ed il permesso gli sarebbe stato rinnovato ogni mese.
Sarebbe rimasto su suolo tedesco sino al (...) allorché avrebbe lasciato
l’abitazione presso la quale risiedeva, per giungere in Svizzera il (...). Ha
inoltre allegato di non avere dei membri famigliari in Europa, salvo la moglie
che vivrebbe in Germania e con la quale si sarebbe sposato il (...) dell’anno
(...). Pure lei sarebbe di nazionalità somala e sarebbe in possesso di un
permesso di soggiorno valido fino al (...). Questionato anche in merito ad
un’eventuale competenza della Germania per la trattazione della sua do-
manda d’asilo, il richiedente asilo ha asserito di non voler fare ritorno nel
predetto Paese, poiché ivi, dal (...), avrebbe condotto una vita difficile ed
ora cercherebbe pace. Invero, ha spiegato che, a causa del permesso di
soggiorno valido solo per un mese, non sarebbe riuscito a trovare un la-
voro, poiché nessuno lo avrebbe assunto senza un permesso di validità più
lunga. Tuttavia, per due anni sarebbe riuscito a trovare un’attività lavora-
tiva, venendo però pagato al mese soltanto (...) a fronte di un montante di
otto ore al giorno. In riferimento ai suoi problemi all’addome, egli ha riferito
che in Germania non sarebbe stato curato bene. Inoltre, in caso di rientro
sul suolo del predetto Stato, egli teme che le autorità tedesche lo rinviereb-
bero in Somalia, evenienza che sarebbe toccata già a due suoi amici e che,
una volta a C._, sarebbero deceduti come (...).
E.
Basandosi sulle circostanze sopra rilevate, il (...), l’autorità competente el-
vetica ha chiesto alla sua omologa tedesca, di riprendere in carico l’inte-
ressato in virtù dell’art. 18 par. 1 lett. b Regolamento Dublino III (cfr. atti
SEM n. 17/5, 18/2 e 19/1). Il (...), la Germania ha accettato la ripresa in
carico del medesimo, fondandosi sull’art. 18 par. 1 lett. d Regolamento Du-
blino III (cfr. atto SEM n. 22/2), e segnatamente indicando che il richiedente
sarebbe conosciuto in Germania con le generalità di
“D._”, nato il (...), a C._ (Somalia).
F.
Su richiesta dell’autorità inferiore, il competente (...), ha confermato con
messaggio elettronico datato (...) il ricevimento dei risultati dell’esame di
laboratorio (cfr. in proposito anche atto SEM n. 32/4) al quale il richiedente
era stato sottoposto in data (...). Ai medesimi non vi sarebbe stata apposta
alcuna annotazione particolare da parte del medico, salvo che egli avrebbe
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genericamente indicato che non vi fossero problemi tali da dover prose-
guire con le indagini (cfr. atti SEM n. 25/2 e n. 26/2).
G.
Con scritto del 23 aprile 2021, la rappresentante legale dell’interessato, ha
trasmesso alla SEM copia della licenza di condurre tedesca del richie-
dente, precisando che le sue generalità corrette sarebbero quelle indicate
nella medesima (ovvero D._, nato il [...]). Inoltre ha indicato che a
disposizione dell’autorità inferiore, se ritenuto necessario, vi sarebbero
stati i seguenti documenti dell’interessato: la sospensione dell’esecuzione
(“Aussetzung der Abschiebung”), un patentino per il (...), una tessera sani-
taria ed una carta bancaria (cfr. atti SEM n. 28/1 e n. 29/-, mezzo di prova
n. 1).
H.
Per il tramite della decisione del 26 aprile 2021 – notificata il giorno se-
guente (cfr. atto SEM n. 31/1), la SEM, in applicazione dell’art. 31a cpv. 1
lett. b LAsi, non è entrata nel merito della domanda d’asilo dell’interessato,
pronunciando il suo allontanamento (recte: trasferimento) verso la
Germania, nonché l’esecuzione della precitata misura, e statuendo che un
eventuale ricorso contro la decisione non ha effetto sospensivo.
I.
Contro il precitato provvedimento, l’insorgente si è aggravato con ricorso
del 4 maggio 2021 (cfr. risultanze processuali), al Tribunale amministrativo
federale (di seguito: il Tribunale). Nel suo memoriale ricorsuale, egli ha po-
stulato ai fini processuali, alla sospensione dell’esecuzione dell’allontana-
mento in via supercautelare, nonché alla restituzione dell’effetto sospen-
sivo al ricorso. Nel merito, a titolo principale ha chiesto l’annullamento della
decisione impugnata e la restituzione degli atti all’autorità inferiore per un
nuovo esame delle allegazioni dell’insorgente e per complemento istrutto-
rio. A titolo subordinato, ha invece concluso alla concessione dell’ammis-
sione provvisoria in Svizzera. Contestualmente, ha presentato istanza di
assistenza giudiziaria, nel senso dell’esenzione dal versamento delle
spese processuali e del relativo anticipo.
Al ricorso, quale nuova documentazione, il ricorrente ha presentato vari
documenti medici tedeschi, per il periodo dal (...) al (...) (cfr. documenti
rubricati sub doc. 3, 3a, 3b e 4). Della medesima si dirà, per quanto neces-
sario, dappresso.
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Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti verranno ripresi nei conside-
randi qualora risultino decisivi per l’esito della vertenza.

Diritto:
1.
Le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla LTF,
in quanto la legge sull’asilo (LAsi, RS 142.31) non preveda altrimenti (art. 6
LAsi).
Il ricorso, presentato tempestivamente (art. 108 cpv. 3 LAsi) contro una de-
cisione in materia di asilo della SEM (art. 6 e 105 LAsi; art. 31–33 LTAF), è
di principio ammissibile sotto il profilo degli art. 5, 48 cpv. 1 lett. a–c e
art. 52 cpv. 1 PA. Occorre pertanto entrare nel merito del ricorso.
2.
Ai sensi dell’art. 111a cpv. 1 LAsi, il Tribunale rinuncia allo scambio di
scritti.
3.
Con ricorso al Tribunale, possono essere invocati la violazione del diritto
federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti giuridicamente rile-
vanti (art. 106 cpv. 1 LAsi). Il Tribunale non è vincolato né dai motivi addotti
(art. 62 cpv. 4 PA), né dalle considerazioni giuridiche della decisione impu-
gnata, né dalle argomentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2). Al-
tresì, si osserva come il Tribunale, adito con un ricorso contro una deci-
sione di non entrata nel merito di una domanda d’asilo, si limita ad esami-
nare la fondatezza di una tale decisione (cfr. DTAF 2012/4 consid. 2.2;
2009/54 consid. 1.3.3; 2007/8 consid. 5).
4.
4.1 Nella propria decisione, l’autorità inferiore, ha dapprima rimarcato
come, in riferimento allo scritto dell’interessato del 23 aprile 2021, l’identità
riportata nella sua patente di guida presentata in fotocopia, non trattandosi
di un documento emesso dal suo paese d’origine, sarebbe stata registrata
dalla SEM quale identità secondaria. Inoltre, l’autorità inferiore non ha rite-
nuto necessario, ai fini processuali, consultare gli altri documenti menzio-
nati nel predetto scritto e che l’interessato avrebbe consegnato alla sua
rappresentante legale. Successivamente, la SEM ha constatato che la
Germania sarebbe competente per condurre il seguito della sua procedura.
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In tale contesto, le ragioni personali addotte nel colloquio Dublino dall’inte-
ressato, non sarebbero atte a confutarne la competenza, non essendo rien-
tranti nei criteri per la determinazione dello Stato membro competente. Inol-
tre, l’esito negativo di una procedura d’asilo in Germania, non farebbe ces-
sare la competenza di tale Stato membro ai sensi dell’art. 18 cpv. 1 lett. d
Regolamento Dublino III, il quale avrebbe il compito di proseguire la sua
procedura d’asilo fino all’esecuzione del rinvio rispettivamente alla regola-
rizzazione del suo soggiorno. Egli non avrebbe dipoi fornito alcun elemento
concreto a riprova del fatto che la Germania avrebbe violato i suoi impegni
di diritto internazionale, o che la sua domanda d’asilo non sarebbe stata
oggetto di una procedura regolare. Proseguendo nell’analisi, la SEM ha
escluso che in Germania sussistano carenze sistemiche in virtù dell’art. 3
par. 2 Regolamento Dublino III, o un rischio di trattamenti contrari all’art. 3
CEDU (RS 0.101) o all’art. 4 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione
europea (GU C 364/1 del 18.12.2000, di seguito: CartaUE), o ancora di
violazione del principio del divieto di respingimento. Riguardo quest’ultimo
punto, l’autorità inferiore ha in particolare osservato, come non sussiste-
rebbero elementi concreti e probanti, che indichino che le autorità tedesche
non svolgerebbero correttamente la procedura d’asilo e d’allontanamento
e che non gli fornirebbero, segnatamente, una protezione efficace infran-
gendo il principio di non-respingimento. Proseguendo, la SEM ha negato
la sussistenza di motivi che imporrebbero alla Svizzera l’applicazione delle
clausole discrezionali di cui agli art. 16 par. 1 e 17 par. 1 Regolamento Du-
blino III. Infine non si ravviserebbero neppure degli elementi che giustifi-
cherebbero l’applicazione della clausola di sovranità per dei motivi umani-
tari ex art. 29a cpv. 3 dell’Ordinanza 1 sull’asilo relativa a questioni proce-
durali dell’11 agosto 1999 (OAsi 1, RS 142.311). In relazione a quest’ultima
disposizione, l’autorità di prime cure ha segnatamente osservato come la
situazione di salute dell’interessato sarebbe chiara, con delle patologie già
riscontrate ed in trattamento, e che i suoi problemi valetudinari non sareb-
bero di una gravità tale da necessitare ulteriori indagini mediche. Concer-
nente gli asseriti dolori all’addome, la SEM ha denotato come in occasione
della visita medica del (...), non apparirebbe che egli li abbia evocati. Anzi,
dal referto medico di tale consulto, non risulterebbero degli antecedenti di
rilievo o delle terapie in atto a tal proposito. Un ulteriore approfondimento
medico nel suo caso non risulterebbe quindi necessario, ciò che sarebbe
confermato anche dall’assenza di ulteriori appuntamenti medici all’inserto,
successivi a quello del (...). Per di più, la Germania disporrebbe di un’in-
frastruttura medica sufficiente, e nella fattispecie non vi sarebbero degli in-
dizi che conducano a ritenere che quest’ultimo Stato lo avrebbe privato di
cure mediche adeguate o che lo farebbe in futuro, non avendo segnata-
mente il ricorrente apportato elementi a riprova del fatto che nel suddetto
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Stato membro non sarebbe stato curato. Infine, anche in merito alle sue
dichiarazioni circa le difficoltà di trovare un lavoro a causa del permesso di
soggiorno di durata limitata, l’autorità inferiore ha ritenuto non essere un
motivo valido ostativo all’esigibilità di un suo rinvio verso la Germania.
4.2 Nel suo gravame, il ricorrente censura dapprima la violazione
dell’art. 106 cpv. 1 LAsi da parte dell’autorità pregressa, in quanto la deci-
sione avversata conseguirebbe da un accertamento inesatto ed incompleto
dei fatti medici determinanti. Invero, contrariamente a quanto concluso
dall’autorità resistente nel provvedimento impugnato, l’interessato soffri-
rebbe effettivamente di problematiche mediche, anche all’addome, con do-
lori susseguenti all’intervento che avrebbe subito in Germania. Dalla docu-
mentazione medica presentata con il ricorso, emergerebbe che i precitati
dolori all’addome lamentati dall’insorgente, sarebbero tutt’ora presenti e ad
oggi rimasti irrisolti. In tale contesto, il richiedente avrebbe fatto presente
tali problematiche e si sarebbe rivolto al (...) per una valutazione sul suo
stato di salute, che però non sarebbe, a mente del ricorrente, stato ade-
guatamente sondato. Ha poi rammentato che la rappresentante legale non
è autorizzata a prendere contatto con il servizio infermieristico competente
alfine di segnalare e verificare la presa in carico di ogni problematica me-
dica e quindi, di conseguenza, pure di esigere la produzione della docu-
mentazione medica afferente. Malgrado la piena collaborazione del ricor-
rente, ed un quadro clinico che da subito sarebbe apparso complesso, la
SEM non avrebbe proceduto all’assunzione della pertinente documenta-
zione medica, prima di emanare una decisione in casu, violando di con-
vesso il principio inquisitorio, ciò che sarebbe pure contrario alla giurispru-
denza emanata dal Tribunale al soggetto. In secondo luogo, egli lamenta
una mancata assunzione di informazioni da parte della SEM, prima di un
suo eventuale rinvio in Germania, sugli eventuali rischi ex art. 3 CEDU che
egli incorrerebbe se venisse allontanato verso tale Paese. Invero, egli ri-
schierebbe che la Germania lo rinvii in Somalia, dato che avrebbe ricevuto
una decisione negativa da parte delle autorità tedesche. Queste ultime,
difatti, secondo le informazioni a disposizione della rappresentante legale,
ed al contrario della consolidata prassi e giurisprudenza svizzere, ammet-
terebbero il respingimento di richiedenti l’asilo in Somalia – Paese che
avrebbe una situazione securitaria e dei diritti dell’uomo preoccupante –
come sarebbe evincibile da una sentenza tedesca, da fonti giornalistiche e
di organismi non governativi internazionali che egli cita nel gravame. Il ri-
schio concreto di allontanamento verso la Somalia da parte della Germa-
nia, assumerebbe a mente dell’insorgente rilevanza in rapporto al principio
del divieto di respingimento ed ai conseguenti rischi di violazione dell’art. 3
CEDU nel suo caso, il quale non disporrebbe più, nel suo Paese d’origine,
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di alcuna rete famigliare e/o sociale. Per le summenzionate ragioni, il ricor-
rente ha inoltre chiesto che l’autorità inferiore valuti pure nuovamente la
possibilità di applicazione delle clausole discrezionali al suo caso specifico,
rinunciando ad un suo trasferimento verso la Germania.
5.
Nel ricorso vengono sollevate delle censure formali, ovvero che l’autorità
inferiore avrebbe stabilito i fatti rilevanti per la causa in modo incompleto
sia dal profilo dello stato di salute dell’insorgente che da quello inerente il
rischio di una riammissione in Germania in relazione al principio di non-
respingimento, che appare d’uopo necessario esaminare.
5.1
5.1.1 Nelle procedure d’asilo ‒ così come nelle altre procedure di natura
amministrativa ‒ si applica il principio inquisitorio. Ciò significa che l’autorità
competente deve procedere d’ufficio all’accertamento esatto e completo
dei fatti giuridicamente rilevanti (art. 6 LAsi; art. 12 PA). In concreto, essa
deve procurarsi la documentazione necessaria alla trattazione del caso,
chiarire le circostanze giuridiche ed amministrare a tal fine le opportune
prove a riguardo. Il principio inquisitorio non dispensa comunque le parti
dal dovere di collaborare all’accertamento dei fatti ed in modo particolare
dall’onere di provare quanto sia in loro facoltà e quanto l’amministrazione
o il giudice non siano in grado di delucidare con mezzi propri (art. 13 PA ed
art. 8 LAsi; DTAF 2019 I/6 consid. 5.1).
5.1.2 Sebbene nel diritto amministrativo la parte abbia di principio il diritto
di richiedere l’assunzione di prove all’autorità (art. 33 cpv. 1 PA), una tale
richiesta deve vertere su fatti suscettibili d’influenzare l’esito della proce-
dura e che non si evincono già dall’incarto (cfr. DTF 131 I 153, consid. 3;
sentenza del Tribunale amministrativo federale A-3056/2015 del 22 dicem-
bre 2016 consid. 3.1.3). Il principio inquisitorio non impedisce d’altro canto
all’autorità di procedere ad un apprezzamento anticipato delle prove offerte
(« antizipierte Beweiswürdigung »), e di negarne l’assunzione ove le
stesse appaiano chiaramente ininfluenti ai fini del giudizio, non potendo in
altri termini condurla a modificare la propria opinione (cfr. DTF 134 I 140
consid. 5.3; sentenza del Tribunale federale 1C_179/2014 del 2 settem-
bre 2014 consid. 3.2; sentenza del Tribunale amministrativo federale
A-6515/2010 del 19 maggio 2011 consid. 4.3; TANQUEREL, Manuel de droit
administratif, 2011, n. 1552 con rinvii). In altre parole, allorquando l’autorità
reputa chiare le circostanze di fatto e che le prove assunte le abbiano per-
messo di formarsi una propria convinzione, essa emana la propria deci-
sione (cfr. sentenza del Tribunale amministrativo federale A-3056/2015 del
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22 dicembre 2016 consid. 3.1.4; MOSER/BEUSCH/KNEUBÜHLER, op. cit.,
n. 3.144). Procedendo in tal senso in modo non arbitrario, l’autorità può
porre un termine all’istruzione (cfr. DTF 133 II 384 consid. 4.2.3 con rinvii;
sentenza del Tribunale federale 2C_720/2010 del 21 gennaio 2011
consid. 3.2.1; sentenze del Tribunale D-6763/2018 dell’11 giugno 2020
consid. 9 e A-7392/2014 dell’8 agosto 2016 consid. 3.4.2.2). Per il resto,
v’è da rammentare che di principio le autorità svizzere non sono tenute a
prendere in considerazione il potenziale insorgere di ulteriori affezioni non
ancora diagnosticate o sospettate, essendo determinante lo stato di fatto
presente al momento della decisione (cfr. DTAF 2012/21 consid. 5.1;
2010/44 consid. 3.6).
5.1.3 I principi sopra esposti delimitano sia l’attività istruttoria dell’ammini-
strazione che quella del Tribunale (cfr. DTAF 2019 I/6 consid. 5; sentenza
del Tribunale F-5065/2019 del 21 gennaio 2021 consid. 5.3; MOSER/
BEUSCH/KNEUBÜHLER, op. cit., pag. 19 n. marg. 1.49; 3.117 e seg., in par-
ticolare 3.144) e tornano applicabili anche nel contesto del chiarimento
delle questioni di natura medica (cfr. sentenze del Tribunale D-1665/2018
del 27 gennaio 2021 consid. 8.3.5 e D-291/2021 del 9 marzo 2021
consid. 7.3.3). Con particolare riferimento a quest’ultimo aspetto, la legisla-
zione in materia d’asilo prevede, all’art. 26a LAsi alcune disposizioni parti-
colari. In sostanza, viene sancito che i problemi medici noti e rilevanti de-
vono di principio essere fatti valere immediatamente dopo il deposito della
domanda d’asilo ed al più tardi durante l’audizione sui motivi. In caso con-
trario possono risultarne svantaggi procedurali nella forma di un accre-
sciuto onere della prova a carico dei richiedenti. La portata pratica della
norma è contestata in dottrina (cfr. CONSTANTIN HRUSCHKA , Migrationsre-
cht Kommentar, 5a ed. 2019, art. 26a n. 1 e seg., cfr. anche la sentenza del
Tribunale D-434/2021 del 16 aprile 2021 consid. 4.1.4).
5.2 Tornando al caso in disamina, gli aspetti giuridicamente rilevanti ri-
spetto ai quali lo stato valetudinario dell’insorgente funge da discriminante,
si esauriscono nella questione a sapere se il suo trasferimento possa o
meno configurare una violazione dell’art. 3 CEDU, imponendo l’applica-
zione della clausola di sovranità.
5.2.1 In proposito, vi è da rilevare che la Corte europea dei diritti dell’uomo
(di seguito: CorteEDU) ha stabilito che il respingimento forzato di persone
che soffrono di problemi medici non è suscettibile di costituire una viola-
zione dell’art. 3 CEDU, a meno che la malattia dell’interessato si trovi ad
uno stadio avanzato e terminale, al punto che la sua morte appaia come
una prospettiva prossima (cfr. sentenza della CorteEDU N. contro Regno
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Unito del 27 maggio 2008, 26565/05; DTAF 2011/9 consid. 7.1). Una viola-
zione dell’art. 3 CEDU può però anche sussistere qualora vi siano dei seri
motivi per ritenere che la persona, in assenza di trattamenti medici ade-
guati nello Stato di destinazione, sarà confrontata ad un reale rischio di un
grave, rapido ed irreversibile peggioramento delle condizioni di salute com-
portante delle intense sofferenze o una significativa riduzione della spe-
ranza di vita (cfr. sentenza della CorteEDU Paposhvili contro Belgio del
13 dicembre 2016, 41738/10, §181 segg.).
5.2.2 In una siffatta valutazione non è certo privo di rilievo il diritto sovra-
nazionale che lega lo Stato di destinazione. Gli Stati membri sono difatti
vincolati alla CartaUE e alla CEDU e tenuti ad applicare la direttiva
2013/33/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013
recante norme relative all’accoglienza dei richiedenti protezione internazio-
nale [di seguito: direttiva accoglienza]) la quale prevede, all’art. 19 par. 1,
che si debba provvedere affinché i richiedenti ricevano la necessaria assi-
stenza sanitaria che comprende quantomeno le prestazioni di pronto soc-
corso e il trattamento essenziale delle malattie e di gravi disturbi mentali.
Pure da considerare è l’infrastruttura sanitaria in essere nel Paese di de-
stinazione e le conseguenti possibilità di trattamento.
5.2.3 Sulla base di tali premesse, occorre ora valutare se l’accertamento
dei fatti svolto dall’autorità inferiore nel caso di specie sia conforme ai prin-
cipi sopra illustrati.
5.2.3.1 Dagli atti all’inserto, risulta che al momento dell’emissione della de-
cisione impugnata, il ricorrente aveva beneficiato di un consulto medico il
(...), poiché avrebbe riferito di temere di essere affetto da TBC (cfr. atto
SEM n. 16/2). Nello stesso, però il medico curante ha escluso tale patolo-
gia, diagnosticando tuttavia all’insorgente una dispnea allo sforzo di origine
non chiara (con prescrizione di [...]), ostruzione nasale cronica (con pre-
scrizione di [...], 1 spruzzo mattino e sera), ed insonnia (con terapia a base
di [...]). La prescrizione per il medicamento (...), per l’insonnia, sarebbe in
seguito stata ripetuta (cfr. atto SEM n. 36/1). All’esame labor, il medico ha
inoltre rilevato un’assenza di sindrome infiammatoria, ma ha richiesto un
esame di laboratorio più esteso i cui risultati sarebbero giunti nei giorni
successivi, senza alcuna nota di rilievo (cfr. atti SEM n. 16/2, n. 32/4 e
n. 36/1). In proposito a questi ultimi, anche il (...) ha confermato all’autorità
inferiore, in data (...), che non vi sarebbe stata alcuna indicazione da parte
del medico, che generalmente avrebbe annotato che non ci sarebbero pro-
blemi tali da dover proseguire con le indagini (cfr. atti SEM n. 25/2 e
n. 26/2). Dal carteggio non risulta invece, a parte le allegazioni proposte
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nell’ambito del colloquio Dublino (cfr. atto SEM n. 14/3), che l’insorgente
abbia fatto valere presso il medico o l’infermeria del Centro federale presso
il quale è alloggiato, qualsivoglia dolore a livello dell’addome. Anzi, se-
condo l’anamnesi stesa dal medico il (...) – con un interprete telefonico –
l’interessato sarebbe sano, senza antecedenti di rilievo o terapie in atto, e
quest’ultimo avrebbe unicamente asserito di avere da (...) mesi dispnea
allo sforzo senza dolori toracici (cfr. atto SEM n. 16/2). Da tali insorgenze,
non si vede quindi come la SEM, avrebbe dovuto desumere che il ricor-
rente potesse aver subito in Germania delle operazioni chirurgiche a livello
(...) a causa di una (...) nonché di (...), come rilevabile dagli atti presentati
dal ricorrente soltanto con il ricorso, e che egli si sia, nel corso della terapia
e cura delle stesse patologie, di tanto in tanto pure lamentato di dolori
all’addome (cfr. sub doc. 3, 3a, 3b e 4). A tale proposito si rileva come il
ricorrente, non soltanto non ha presentato tale documentazione medica, se
ritenuta rilevante, già nell’ambito del suo colloquio Dublino, allegando sol-
tanto nello stesso di aver subito un’operazione alla pancia in Germania, ma
neppure con il suo scritto del 23 aprile 2021, tra gli altri documenti a sua
disposizione, l’ha citata in alcun modo o si è prevalso di qualsivoglia asser-
zione in merito. Pertanto la SEM, alla luce di tali evenienze, poteva ben
partire dal presupposto, e come d’altronde ha motivato nella decisione im-
pugnata, che gli asseriti dolori all’addome nell’ambito del colloquio Dublino,
non fossero per lo meno più di alcuna attualità e che non andassero ese-
guiti ulteriori accertamenti in tal senso, nonché che le diagnosi di cui soffri-
rebbe attualmente il ricorrente fossero state sufficientemente accertate e
con le terapie impostate. Altresì, le problematiche mediche in capo al ricor-
rente riscontrate in Svizzera (cfr. atto SEM n. 16/2), non giustificavano,
come d’altronde pure confermato dal medico consultato, di ulteriori e mag-
giori approfondimenti diagnostici, essendo peraltro una relativa terapia far-
macologica stata impostata senza alcuna modifica segnalata, neanche in
fase ricorsuale da parte dell’insorgente. Per il che, la SEM non aveva mo-
tivo di sospettare la presenza di affezioni gravi a tal punto da iscriversi nella
giurisprudenza menzionata poc’anzi. Non soccorrono in tale frangente, le
sentenze dello scrivente Tribunale citate nel ricorso (cfr. sentenze F-
3791/2019 del 31 luglio 2019 e D-1861/2019 del 26 aprile 2019), in quanto
all’evidenza risultano essere dei casi con una fattispecie ben diversa da
quella in parola. Tenuto conto delle questioni giuridiche che si ponevano, il
complesso fattuale era dunque sufficientemente delineato per giudicare del
trasferimento dell’interessato in Germania nel contesto di un procedimento
Dublino, sicché nulla può essere rimproverato all’autorità inferiore, che non
ha quindi violato il principio inquisitorio. Al contrario, nel comportamento
dell’insorgente, che ha presentato soltanto con il ricorso della documenta-
zione medica inerente le operazioni ed i trattamenti che avrebbe subito in
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Pagina 12
Germania senza spiegare neppure perché non l’avrebbe già prodotta ed
allegata dinnanzi l’autorità inferiore, anzi addossando a quest’ultima un
inaccurato accertamento del suo stato di salute – e di convesso anche della
violazione del principio inquisitorio – a differenza di quanto egli argomenta
nel suo gravame, il Tribunale ravvisa una violazione lampante e crassa del
suo obbligo di collaborare, anche in ambito medico, secondo i principi so-
pra esposti (cfr. supra consid. 5.1.3). Per di più, dalla medesima non si
evince in alcun modo come egli soffra tutt’ora di dolori all’addome, in
quanto l’ultimo certificato medico presente agli atti in proposito risale al (...)
(cfr. doc. 4 prodotto con il ricorso), nonché anche da quest’ultimo certificato
medico a livello clinico all’addome non è stato rilevato nulla di rilevante.
Visto il quadro medico sopra descritto, risulta peraltro indubbio che nel
caso in narrativa il substrato fattuale non contenga indicatori quanto all’esi-
stenza, finanche potenziale, di affezioni terminali ai sensi della giurispru-
denza convenzionale succitata (cfr. supra consid. 5.2.1). Allo stesso modo,
non vi sono elementi per sospettare che le patologie diagnosticate, anche
prendendo in considerazione la documentazione medica presentata sol-
tanto in fase ricorsuale, possano raggiugere un tale livello di gravità da
configurare un rischio reale di peggioramento rapido ed irreversibile dello
stato di salute del ricorrente, comportante delle intense sofferenze o una
significativa riduzione della speranza di vita nel caso di un suo trasferi-
mento. In proposito, si denota innanzitutto, come rettamente segnalato an-
che dall’autorità inferiore, che la Germania dispone notoriamente di un’in-
frastruttura sanitaria funzionante ed equiparabile a quella elvetica, alla
quale il ricorrente può avere libero accesso come previsto dal diritto comu-
nitario (cfr. art. 19 par. 1 direttiva accoglienza), e come d’altronde evincibile
dalla copiosa documentazione prodotta con il ricorso, il ricorrente ha già
avuto ampio accesso in passato, ricevendo delle cure e dei trattamenti ade-
guati.
5.2.3.2 A fronte degli elementi succitati, si può quindi partire dal presuppo-
sto che la documentazione medica agli atti fosse completa ed esatta, an-
che dal profilo delle patologie e della gravità delle stesse, al momento
dell’emanazione della decisione avversata, come dai principi sopra esposti
(cfr. consid. 5.1) e che l’autorità inferiore non sia incorsa in alcun accerta-
mento inesatto ed incompleto dei fatti rilevanti per la causa dal profilo me-
dico, non violando quindi – di convesso – il principio inquisitorio. La censura
formulata in tal senso dal ricorrente, infondata, deve essere quindi integral-
mente respinta.
5.2.4 Nella sua impugnativa, l’insorgente sostiene inoltre che la SEM non
avrebbe appurato sufficientemente i rischi di violazione ex art. 3 CEDU,
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Pagina 13
conseguenti ad uno suo eventuale rimpatrio, da parte della Germania, in
Somalia. In proposito, occorre rilevare che in specie la SEM, dopo regolare
richiesta di ripresa in carico dell’insorgente (cfr. atti SEM da n. 17/5 a
n. 19/1), ha ricevuto da parte tedesca una risposta positiva di ripresa in
carico (cfr. atto SEM n. 22/2), anche se fondata sulla disposizione di cui
all’art. 18 par. 1 lett. d Regolamento Dublino III. Alla luce di tali elementi, e
di quanto si vedrà dappresso (cfr. infra consid. 6.6.5), non occorreva che
l’autorità inferiore intraprendesse ulteriori accertamenti in proposito ad
un’ammissione del ricorrente in Germania. Del resto, le argomentazioni
esposte nel ricorso, tendono in realtà ad ottenere un apprezzamento diffe-
rente nel merito rispetto a quello di cui all’impugnata decisione riguardo sia
alla competenza della Germania nella trattazione del seguito della proce-
dura d’asilo del ricorrente sia riguardo all’applicazione della clausola di so-
vranità, e verranno pertanto trattate dappresso (cfr. infra consid. 6 e 7).
Pertanto, anche tale censura, dal profilo formale, è quindi da respingere.
6.
Chiariti tali aspetti, occorre ora determinare se la SEM poteva fare applica-
zione dell’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi, disposizione che prevede che di
norma non si entra nel merito di una domanda di asilo se il richiedente può
partire alla volta di uno Stato terzo cui compete, in virtù di un trattato inter-
nazionale, l’esecuzione della procedura d’asilo e d’allontanamento.
6.1 Prima di applicare la precitata disposizione, la SEM esamina la com-
petenza relativa al trattamento di una domanda di asilo secondo i criteri
previsti dal Regolamento Dublino III. Se in base a questo esame è indivi-
duato un altro Stato quale responsabile, per l’esame della domanda di
asilo, la SEM pronuncia la non entrata nel merito previa accettazione,
espressa o tacita, di ripresa in carico del richiedente l’asilo da parte dello
Stato in questione (cfr. DTAF 2017 VI/5 consid. 6.2).
6.2 Ai sensi dell’art. 3 par. 1 Regolamento Dublino III, la domanda di pro-
tezione internazionale è esaminata da un solo Stato membro, ossia quello
individuato in base ai criteri enunciati al capo III (art. 7–15). La procedura
di determinazione dello Stato membro competente è avviata non appena
una domanda di protezione internazionale è presentata per la prima volta
in uno Stato membro. Nel caso di una procedura di ripresa in carico (in-
glese: take back) – come nel caso in parola – di principio non viene effet-
tuato un nuovo esame di determinazione dello Stato membro competente
secondo il capo III (cfr. DTAF 2017 VI/5 consid. 6.2 e 8.2.1; sentenza della
Corte di Giustizia dell’Unione europea [CGUE] nelle cause riunite C-582/17
e C-583/17 [Grande Sezione] del 2 aprile 2019, par. 67 e 68).
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6.3 Giusta l’art. 3 par. 2 Regolamento Dublino III, qualora sia impossibile
trasferire un richiedente verso lo Stato membro inizialmente designato
come competente in quanto si hanno fondati motivi di ritenere che sussi-
stono delle carenze sistemiche nella procedura di asilo e nelle condizioni
di accoglienza dei richiedenti, che implichino il rischio di un trattamento
inumano o degradante ai sensi dell’art. 4 della Carta dei diritti fondamentali
dell’Unione europea (GU C 364/1 del 18.12.2000, di seguito: CartaUE), lo
Stato membro che ha avviato la procedura di determinazione dello Stato
membro competente prosegue l’esame dei criteri di cui al capo III per veri-
ficare se un altro Stato membro possa essere designato come competente.
6.4 Lo Stato membro competente in forza del presente regolamento è te-
nuto a riprendere in carico – in ossequio alle condizioni poste agli art. 23,
24, 25 e 29 – un cittadino di un paese terzo o un apolide del quale è stata
respinta la domanda e che ha presentato domanda in un altro Stato mem-
bro oppure si trova nel territorio di un altro Stato membro senza un titolo di
soggiorno (art. 18 par. 1 lett. d Regolamento Dublino III).
6.5 Nella presente disamina, un confronto con la banca dati dell’unità cen-
trale del sistema europeo «EURODAC», ha permesso di appurare che il
ricorrente ha presentato una domanda d’asilo in Germania l’(...) (cfr. atti
SEM n. 7/1, n. 8/1 e n. 12/1). Tale riscontro, è stato in seguito pure confer-
mato dall’insorgente medesimo, che ha altresì dichiarato di aver ricevuto
in Germania un permesso di soggiorno rinnovato ogni mese (cfr. atto SEM
n. 14/3). Sulla scorta di tali evenienze, il (...), la SEM ha presentato alle
autorità tedesche competenti, nei termini prescritti all’art. 23 par. 2 Rego-
lamento Dublino III, una domanda di ripresa in carico, basata sull’art. 18
par. 1 lett. b del predetto Regolamento (cfr. atti SEM da n. 17/5 a n. 19/1).
Il (...), quindi entro i termini fissati all’art. 25 par. 1 Regolamento Dublino
III, le autorità tedesche preposte hanno espressamente accettato la succi-
tata domanda di ripresa in carico (cfr. atto SEM n. 22/2). La competenza
della Germania è quindi di principio data.
In relazione all’eventualità che il ricorrente abbia ricevuto in Germania una
decisione negativa circa la sua domanda d’asilo, come sollevato nel ri-
corso, occorre rilevare che nell’ambito di una domanda di ripresa in carico,
la possibilità secondo la quale la domanda d’asilo sia effettivamente stata
respinta in Germania, non mette in dubbio la competenza delle autorità di
tale Paese per l’eventuale esecuzione del trasferimento dell’interessato,
rispettivamente per un eventuale regolamento delle condizioni di sog-
giorno, se un rinvio non fosse eseguibile nel suo Paese d’origine (cfr. sen-
tenza del Tribunale D-5996/2019 del 21 novembre 2019 e riferimento ivi
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Pagina 15
citato). Tale argomentazione risulta pertanto, sotto tale profilo, essere in-
fondata o comunque ininfluente per la determinazione dello Stato membro
competente.
6.6
6.6.1 Per quanto attiene la Germania, detto Paese è legato alla CartaUE e
firmataria, della CEDU, della Convenzione del 10 dicembre 1984 contro la
tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti (Conv.
tortura, RS 0.105), della Convenzione del 28 luglio 1951 sullo statuto dei
rifugiati (Conv. rifugiati, RS 0.142.30), oltre che del relativo Protocollo ag-
giuntivo del 31 gennaio 1967 (RS 0.142.301) e ne applica, a tale titolo, le
disposizioni. Pertanto, il rispetto della sicurezza dei richiedenti l’asilo, in
particolare il diritto alla trattazione della propria domanda secondo una pro-
cedura giusta ed equa ed una protezione conforme al diritto internazionale
ed europeo, è presunto da parte dello Stato in questione (cfr. direttiva
2013/32/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013
recante procedure comuni ai fini del riconoscimento e della revoca dello
status di protezione internazionale [di seguito: direttiva procedura]; direttiva
accoglienza).
6.6.2 Tale presunzione non è tuttavia assoluta e può essere confutata in
presenza di violazioni sistemiche delle garanzie minime previste
dall’Unione europea o dal diritto internazionale (cfr. DTAF 2011/9 con-
sid. 6; sentenza della CorteEDU M.S.S. contro Belgio e Grecia del 21 gen-
naio 2011, 30696/09) o di indizi seri che, nel caso concreto, le autorità di
tale Stato non rispetterebbero il diritto internazionale (cfr. DTAF 2010/45
consid. 7.4 e 7.5).
6.6.3 All’occorrenza, e come da giurisprudenza costante dello scrivente
Tribunale (cfr. tra le tante le sentenze del Tribunale F-973/2021
dell’11 marzo 2021 consid. 4.2, D-796/2021 del 24 febbraio 2021 e
F-142/2021 del 18 gennaio 2021 consid. 5.1), non vi sono innanzitutto fon-
dati motivi per ritenere che sussistano carenze sistemiche nella procedura
di asilo e nelle condizioni di accoglienza dei richiedenti in Germania, che
implichino il rischio di un trattamento inumano o degradante ai sensi
dell’art. 4 CartaUE (cfr. art. 3 par. 2 2a frase Regolamento Dublino III). Ciò
che peraltro, neppure è posto in discussione nel suo principio dall’insor-
gente.
6.6.4 Tuttavia, il ricorrente esplicitamente chiede l’applicazione della clau-
sola di sovranità ex art. 17 par. 1 Regolamento Dublino III rispettivamente
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Pagina 16
dell’art. 29a cpv. 3 OAsi 1, che concretizza in diritto interno svizzero la clau-
sola di sovranità di cui alla prima disposizione citata, e dispone che, se
“motivi umanitari” lo giustificano, la SEM può entrare nel merito della do-
manda anche qualora giusta il Regolamento Dublino III un altro Stato sa-
rebbe competente per il trattamento della domanda. La SEM, nell’applica-
zione dell’art. 29a cpv. 3 OAsi 1 dispone di potere di apprezzamento (cfr.
DTAF 2015/9 consid. 7 seg.). Al contrario, se il trasferimento del richie-
dente nel paese di destinazione contravviene ad una norma imperativa del
diritto internazionale, tra cui quelle della CEDU, l’autorità inferiore è obbli-
gata ad applicare la clausola di sovranità e ad entrare nel merito della do-
manda d’asilo ed il Tribunale dispone di potere di controllo al riguardo (cfr.
DTAF 2015/9 consid. 8.2.1).
6.6.5 Nel caso in narrativa, i timori espressi dall’insorgente sia durante il
colloquio Dublino, che nel suo gravame, di essere rinviato in Somalia, ove
la sua vita potrebbe essere messa in pericolo in violazione dell’art. 3
CEDU, nel caso egli venisse trasferito in Germania, risultano essere delle
mere allegazioni di parte, non supportate dal benché minimo elemento con-
creto e fondato. Al contrario, appare dalle stesse dichiarazioni dell’insor-
gente, come egli abbia sempre beneficiato in Germania di un permesso
rinnovabile e rinnovato ogni mese, come pure di essersi sposato nella
stessa, la quale supposta moglie deterrebbe pure un permesso di sog-
giorno valido sino al (...) (cfr. atto SEM n. 14/3), indizi che escludono di
fatto, nel suo caso, una volontà delle autorità tedesche di rinviarlo in So-
malia. Non vi sono del resto elementi atti a ritenere che il predetto Stato
membro verrebbe meno ai suoi obblighi internazionali rinviandolo in Soma-
lia o in un altro Paese dove la sua vita, integrità corporale o libertà sareb-
bero seriamente minacciate in violazione dell’art. 3 CEDU o dell’art. 3 LAsi,
o da dove rischierebbe di essere respinto in un tale Paese, né tantomeno
l’esistenza di contravvenzione della direttiva procedura. In tal senso, le di-
verse fonti menzionate nel ricorso sulla situazione securitaria in Somalia e
che le autorità tedesche avrebbero, in alcuni casi, ammesso il respingi-
mento di richiedenti l’asilo in Somalia, non è atta a mutare, nella fattispecie,
la conclusione sopra esposta. Inoltre, apparterrà al ricorrente, se ritenuto
opportuno, una volta rientrato in Germania, sollevare gli eventuali ostacoli
all’esecuzione del suo allontanamento dinnanzi alle autorità tedesche pre-
poste, valendosi delle opportune vie di diritto. Per completezza, occorre
infine rimarcare come, la sola circostanza di una decisione definitiva circa
la domanda d’asilo e l’allontanamento nel Paese d’origine, non è, di per sé
sola, costitutiva di una violazione del principio del divieto di non-respingi-
mento (cfr. nello stesso senso le sentenze del Tribunale
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Pagina 17
F-973/2021 consid. 4.2 e F-142/2021 consid. 5.2). Al contrario, il meccani-
smo previsto dal Regolamento Dublino, che prevede la trattazione di una
domanda d’asilo da parte di un solo Stato membro, risulta essere pensato
proprio per ovviare alla presentazione di domande d’asilo multiple in più
Stati membri (cfr. DTAF 2017 VI/5 consid. 8.5.3.3).
6.6.6 D’altro canto, l’insorgente, neppure ha fornito elementi concreti atti a
comprovare che le sue condizioni di vita o la sua situazione personale sa-
rebbero tali da contravvenire all’art. 4 CartaUE, all’art. 3 CEDU o all’art. 3
Conv. tortura in caso di esecuzione del suo trasferimento in Germania, né
che ivi i suoi bisogni esistenziali minimi non verrebbero soddisfatti in viola-
zione della direttiva accoglienza. Difatti, se d’un canto egli ha allegato nel
corso del colloquio Dublino di aver condotto una vita difficile in Germania,
senza poter trovare un’attività lucrativa fissa, a causa del permesso di
breve durata rilasciatogli. D’altro canto, dalle sue asserzioni e dalla docu-
mentazione presentata anche con il ricorso è evincibile come egli benefi-
ciasse di un alloggio in Germania, di cure mediche, nonché avrebbe potuto
lavorare per (...) anni nello stesso, anche se percependo a suo dire un
salario infimo. Non ha d’altronde mai asserito di essersi indirizzato alle au-
torità tedesche o organizzazioni caritative presenti su suolo tedesco, per
eventualmente supplire alle sue esigenze fondamentali. Ad ogni modo se,
dopo il suo trasferimento nel precitato Paese, l’interessato dovesse essere
costretto dalle circostanze a condurre un’esistenza non conforme alla di-
gnità umana, o se dovesse ritenere che il Paese in questione viola i suoi
obblighi di assistenza nei suoi confronti, così come la direttiva procedura,
o in ogni altro modo leda i suoi diritti fondamentali, apparterrà al medesimo
sollevare l’eventuale violazione dei suoi diritti, utilizzando le adeguate vie
di diritto, dinanzi alle autorità dello Stato in questione (cfr. art. 26 direttiva
accoglienza). Per il resto, su tale punto, non avendo l’insorgente sollevato
alcuna censura specifica in proposito nel suo gravame, si rinvia alle moti-
vazioni della decisione impugnata, che risultano essere sufficientemente
chiare e complete (cfr. p.to II, pag. 5 seg. della decisione avversata).
6.6.7 All’occorrenza, neppure lo stato di salute dell’interessato risulta es-
sere ostativo ad un suo trasferimento in Germania, in quanto non si iscrive
nella restrittiva giurisprudenza convenzionale, come già sopra esaminato
ed alla quale si rinvia onde evitare inutili ridondanze (cfr. supra con-
sid. 5.2.1 – 5.2.3). Il trattamento delle patologie di cui è affetto potrà inoltre
essere proseguito in Germania, Stato membro ove egli già in passato ha
potuto beneficiare di cure appropriate per i problemi di salute lamentati, e
che è tenuto, in qualità di Stato firmatario della direttiva accoglienza, a
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Pagina 18
provvedere affinché i richiedenti ricevano la necessaria assistenza sanita-
ria comprendente quanto meno le prestazioni di pronto soccorso e il tratta-
mento essenziale di malattie e di gravi disturbi mentali e fornire la neces-
saria assistenza medica o di altro tipo, ai richiedenti con esigenze di acco-
glienza particolari, comprese, se necessarie, appropriate misure di assi-
stenza psichica (art. 19 par. 1 e 2 direttiva accoglienza).
7.
Alla luce di quanto sopra, non traspaiono pertanto neppure elementi per
ritenere che l’autorità inferiore abbia esercitato in maniera arbitraria il suo
potere di apprezzamento (cfr. DTAF 2015/9 consid. 7 seg.). Non vi è quindi
alcun motivo di applicare le clausole discrezionali previste all’art. 17 par. 1
(clausola di sovranità) Regolamento Dublino III, rispettivamente all’art. 29a
cpv. 3 OAsi 1.
Di conseguenza, in mancanza dell’applicazione di tale disposizione da
parte della Svizzera, la Germania è competente per la ripresa in carico
dell’insorgente in ossequio alle condizioni poste nel Regolamento Dublino
III.
8.
Ne discende che è quindi a giusto titolo che la SEM non è entrata nel merito
della domanda d’asilo del ricorrente, in applicazione dell’art. 31a cpv. 1
lett. b LAsi ed ha pronunciato il suo trasferimento verso la Germania con-
formemente all’art. 44 LAsi, posto che il succitato non possiede un’autoriz-
zazione di soggiorno in Svizzera (cfr. art. 32 lett. a OAsi 1).
9.
In siffatte circostanze, non v’è più luogo di esaminare in maniera distinta le
questioni relative all’esistenza di un impedimento all’esecuzione del trasfe-
rimento per i motivi giusta i cpv. 3 e 4 dell’art. 83 LStrI (RS 142.20), dal
momento che detti motivi sono indissociabili dal giudizio di non entrata nel
merito nel quadro di una procedura Dublino (cfr. DTAF 2015/18 consid. 5.2
e DTAF 2010/45 consid. 10.2).
10.
In conclusione, il ricorso deve essere respinto e la decisione dell’autorità
inferiore, che rifiuta l’entrata nel merito della domanda di asilo e pronuncia
il trasferimento del ricorrente dalla Svizzera verso la Germania, confer-
mata.
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Pagina 19
11.
Avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, le domande di conces-
sione dell’effetto sospensivo al medesimo, così come di sospensione
dell’esecuzione dell’allontanamento quale misura supercautelare, risultano
essere senza oggetto.
12.
Per il medesimo motivo esposto al considerando precedente, pure la do-
manda dell’insorgente tendente all’esenzione dal versamento di un anti-
cipo sulle spese processuali, risulta essere senza oggetto.
13.
Infine, visto l’esito della procedura, le spese processuali, che seguono la
soccombenza, sarebbero da porre a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1 e
5 PA nonché art. 3 lett. b del regolamento sulle tasse e sulle spese ripetibili
nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 feb-
braio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]). Tuttavia, non essendo state le con-
clusioni ricorsuali d’acchito sprovviste di possibilità di esito favorevole e
potendo partire dal presupposto che l’insorgente sia indigente, v’è luogo di
accogliere la domanda di assistenza giudiziaria nel senso della dispensa
dal pagamento delle spese di giustizia (art. 65 cpv. 1 PA).
14.
La presente decisione non concerne una persona contro la quale è pen-
dente una domanda d’estradizione presentata dallo Stato che ha abban-
donato in cerca di protezione, e pertanto non può essere impugnata con
ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale (art. 83 lett. d cifra
1 LTF). La pronuncia è quindi definitiva.
(dispositivo alla pagina seguente)
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