Decision ID: ceac05f4-99d0-5671-8bde-74c3224c6fe4
Year: 1997
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: civil_law

in fatto:
che con sentenza 24 giugno 1991 il Tribunale distrettuale di Zurigo ha sciolto per divorzio il matrimonio contratto il 3 agosto 1981 da _ _ (1956) e _ _ (1960), ha affidato i figli _ (1982) e _ (1985) al padre e ha imposto alla madre di versare per ogni figlio un contributo alimentare mensile di fr. 150.– oltre gli assegni familiari;
che in seguito le parti, entrambe di nazionalità _a, si sono trasferite in _;
che, dopo una traumatica esperienza dovuta alla mancata riconsegna dei figli da parte della madre nell’esercizio del diritto di visita, _ _ è rientrato in Svizzera con i bambini;
che con sentenza del 15 febbraio 1994 il Pretore del Distretto di Lugano, sezione 6, ha soppresso il diritto di vista di _ _;
che con petizione dell’11 luglio 1994 _ _ ha convenuto l’ex moglie davanti al Pretore del Distretto di Lugano, sezione 6, per ottenere l’aumento del contributo alimentare mensile dovuto ai figli, postulando un importo di fr. 795.– fino al 12° anno di età, di fr. 845.– dal 13° al 16° anno e di fr. 1’045.– dal 17° anno fino alla maggiore età, oltre gli assegni familiari;
che _ _ si è opposta alla petizione, sostenendo di non poter versare quanto chiesto dall’attore;
che, conclusa l’istruttoria, le parti hanno ribadito le rispettive domande al dibattimento finale del 19 febbraio 1997;
che il Pretore, statuendo il 30 luglio 1997, ha parzialmente accolto la petizione e ha fissato il contributo alimentare mensile dovuto dalla madre per ogni figlio a fr. 300.– fino ai 12 anni, a fr. 350.– dai 13 ai 16 anni e a fr. 450.– dai 17 anni in poi, oltre l’assegno familiare percepito direttamente dal padre;
che _ _ è insorto contro tale sentenza con un appello del 22 settembre 1997 in cui chiede che il contributo alimentare mensile per ogni figlio sia aumentato a fr. 795.– fino al compimento dei 12 anni, a fr. 845.– dai 13 ai 16 anni e a fr. 1045.– dal 17° anno alla maggiore età, oltre l’assegno familiare, che le tasse e spese siano a carico della convenuta e che egli sia ammesso al beneficio dell’assistenza giudiziaria;
che il gravame non è stato notificato alla controparte;

Considerando
in diritto:
che il primo giudice, constatato come la convenuta non avesse fornito informazioni sulla sua attività lucrativa e sulla sua situazione economica, ha giudicato equo, tenuto conto del minor costo della vita e del minor reddito potenziale conseguibile in _, porre a carico della madre un contributo alimentare mensile per ogni figlio di fr. 300.– fino ai 12 anni, di fr. 350.– dai 13 ai 16 anni e di fr. 450.– dai 17 anni alla maggiore età;
che secondo l’appellante il rifiuto della convenuta di fornire le informazioni sulla sua condizione economica dovrebbe essere sanzionato con la presunzione dell’art. 276 cpv. 2 CPC, ritenendo veri i fatti che con le domande dell’ordinanza si volevano provare;
che, volendo anche ammettere la possibilità di sostituire l’inter-rogatorio delle parti con un questionario sui redditi e sulle spese, in concreto le domande poste dal giudice non contenevano fatti da provare, ma vertevano proprio sull’ammontare dei redditi e delle spese domestiche (cfr. doc. L), di modo che la mancata risposta dell’interrogata non consente di ritenere provata l’una o l’altra cifra;
che del resto il contributo alimentare deve essere commisurato, oltre che ai bisogni del figlio, anche alla situazione sociale e alle possibilità dei genitori (art. 285 cpv. 1 CC);
che, contrariamente a quanto sembra sostenere l’appellante, alla convenuta non può essere imputato il reddito potenziale conseguibile in Svizzera, dal momento che entrambi le parti, dopo il divorzio, si sono trasferite in _ (doc. H; deposizione testimoniale _, del 24 ottobre 1996), di cui sono cittadini, motivo per cui è determinante il reddito conseguibile in quello Stato;
che nel 1991, quando le parti si sono trasferite in _, il reddito mensile medio di quel Paese era di circa US$ 100 (deposizione _ del 24 ottobre 1996, pag. 4), importo che non raggiunge nemmeno una frazione del contributo mensile richiesto dall’appellante per un figlio, pur tenendo conto della notoria inflazione sudamericana e del verosimile aumento dei salari (e dei relativi costi della vita);
che gli immobili di cui l’appellata sarebbe proprietaria in _ consistono in due case monofamiliari (deposizione _ del 24 ottobre 1996), di cui tutto si ignora;
che a giusta ragione pertanto il Pretore, ponderate le circostanze del caso concreto, in particolare le difficoltà probatorie e l’assoluta genericità delle affermazioni della parte attrice sulle disponibilità della controparte, ha ritenuto che alla madre doveva essere computato un reddito potenziale dal lavoro e dalla sostanza immobiliare da lui prudentemente stimato sulla base dei pochi dati disponibili sul livello dei salari in _;
che il documento prodotto per la prima volta in appello (dal quale risulterebbe che la convenuta lavora come assistente sociale) non giova all’appellante, già per il fatto che il primo giudice ha considerato sia un’attività lucrativa della convenuta sia la sua sostanza per stabilire il contributo alimentare dovuto ai figli;
che in definitiva l’appellante non ha portato alcun elemento atto a dimostrare che la stima del Pretore sulle disponibilità finanziarie della convenuta sarebbe errata;
che di conseguenza l’appello si rivela manifestamente infondato e può essere trattato con la procedura semplificata prevista dall’art. 313
bis
CPC;
che, nonostante la verosimile indigenza dell’appellante, la domanda di assistenza giudiziaria in appello deve essere respinta, mancando al gravame, fin dall’inizio, ogni probabilità di esito favorevole (art. 157 CPC);
che gli oneri processuali sono a carico dell’appellante (art. 148 cpv. 1 CPC), mentre non si giustifica attribuire ripetibili alla convenuta, cui il gravame non è nemmeno stato intimato;