Decision ID: 38218150-365a-5810-88dd-2bdc3f8e0e68
Year: 2021
Language: it
Court: CH_BVGE
Chamber: CH_BVGE_001
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: 

Fatti:
A.
A.a
In data 23 e 24 gennaio 2019 la SECO (di seguito: SECO, autorità inferiore)
ha eseguito presso la ditta X._ Sagl (di seguito: ricorrente) un con-
trollo per verificare la legittimità del diritto alle indennità per intemperie ver-
sate per gennaio e dicembre 2017, nonché per maggio e novembre 2018,
per un importo complessivo di fr. 113'479.75 (controllo [...] ).
A.b A seguito del controllo effettuato in base all'analisi dei documenti messi
a disposizione dall'azienda, con decisione su revisione [...] del 30 aprile
2019, la SECO ha ordinato alla ricorrente il rimborso delle prestazioni, a
suo dire, indebitamente versate per il periodo in questione per un totale di
fr. 113'479.75 in favore della Cassa di disoccupazione [...] (di seguito:
cassa). In primo luogo, la SECO non ha riconosciuto il diritto all'indennità
rivendicato per otto differenti lavoratori la cui assenza dal lavoro, secondo
i suoi accertamenti, non era dovuta alle intemperie, bensì ad altri motivi
(malattia, infortunio, servizio militare). In secondo luogo, la SECO ha rite-
nuto impossibile verificare l'esistenza e l'ampiezza delle ore perse dovute
ad intemperie dopo aver constatato una serie di incoerenze tra i giorni in
cui l'attività era stata dichiarata interrotta a causa di intemperie e quelli in-
dicati nei rapporti orari. Confrontando i diversi giustificativi (rifornimenti di
carburante, multe, fatture clienti e acconti da loro versati) con i rapporti
sulle ore perse dovute ad intemperie, la SECO ha dedotto che la ricorrente
avrebbe rivendicato perdite di lavoro, mentre invece avrebbe lavorato. In
più, la ricorrente avrebbe trasmesso alla cassa conteggi di salario indicanti
il numero di ore perse pagate all'80%, mentre, in realtà, tutte le ore sareb-
bero state pagate al 100%. In definitiva, in base a tutte le contraddittorietà
da lei accertate, la SECO è giunta alla conclusione che il controllo del

tempo di lavoro non poteva essere considerato affidabile.
B.
B.a In data 5 giugno 2019 la ricorrente ha presentato opposizione contro
la decisione della SECO del 30 aprile 2019, chiedendo l'annullamento par-
ziale della stessa e di conseguenza la condanna della ricorrente a rimbor-
sare fr. 9'921.– alla cassa, nonché il condono del rimborso, in via subordi-
nata la possibilità di rimborso dell'importo di fr. 9'921.– in rate mensili di
fr. 1'000.– a partire da 90 giorni dalla crescita in giudicato della decisione
impugnata fino all'estinzione dell'importo complessivo.
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B.b Dapprima la ricorrente ha contestato l'assunto della SECO riguardo
all'oggettiva mancanza di documentazione, insistendo sul fatto di aver
messo a disposizione della SECO tutta la documentazione aziendale com-
pleta, presa in consegna dal funzionario incaricato del controllo e rispedita
poi al datore di lavoro. La ricorrente rimprovera alla SECO di non aver re-
datto alcuna lista dei documenti consegnati e restituiti, desumendo da ciò
la probabilità che alcuni documenti necessari siano andati dispersi nel pre-
lievo e/o nel trasporto e/o nella restituzione.
B.c La ricorrente ha in seguito riconosciuto un importo totale a titolo di rim-
borso pari a fr. 9'921.– (fr. 2'692.40 per A._ per il mese di gennaio
2017, fr. 1'537.10 per B._ per il periodo dal 16 al 27 gennaio 2017,
fr. 2'249.70 per C._ per il mese di dicembre 2017, fr. 357.65 per
D._ per il periodo dal 17 al 27 maggio 2017, fr. 1'534.– per
E._ per il mese di maggio 2018 e fr. 1'550.15 per F._ per il
mese di dicembre 2017 e novembre 2018).
B.d Inoltre, la ricorrente ha contestato le insinuazioni della SECO secondo
cui ella avrebbe rivendicato le indennità pur avendo effettivamente lavo-
rato. A suo dire, i rifornimenti di benzina, le multe di posteggio inflitte, gli
acconti e le fatture esaminati dalla SECO non comportano una prova certa
dell'avvenuta attività lavorativa. Al fine di dimostrare l'insussistenza di al-
cuna attività lavorativa nel periodo per cui era stata rivendicata l'indennità,
la ricorrente ha prodotto, tra le altre cose, diverse dichiarazioni dei dipen-
denti o clienti.
B.e Infine, la ricorrente ha confermato di aver effettuato il versamento del
salario al 100% da un lato per premiare la fedeltà dei lavoratori e dall'altro
per evitare un inutile lavoro amministrativo.
C.
C.a Con decisione su opposizione del 26 agosto 2019 la SECO ha respinto
l'opposizione del 5 giugno 2019, riconfermando che le prestazioni indebite
versate ammontano a fr. 113'479.75 e che detto importo va rimborsato alla
cassa.
C.b In essenza, la SECO ha ritenuto che gli argomenti addotti non mutano
nulla all'esito della decisione impugnata e che le nuove pezze giustificative,
per prassi costante, non possono sostituire la mancanza di documenti utili
a determinare l'orario di lavoro. Rinviando all'accertamento della mancata
affidabilità del controllo del tempo di lavoro, nonché dell'impossibilità di
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controllare l'esistenza e l'ampiezza della perdita di lavoro, la SECO ha ri-
badito il mancato riconoscimento del diritto alle indennità per intemperie
per tutti i lavoratori interessati.
C.c In riferimento alla documentazione messa a disposizione dalla ricor-
rente, la SECO ha ritenuto assai improbabile che una parte di essi sia stata
smarrita. Ha poi criticato che nel caso dei rapporti orari non si tratti di do-
cumenti originali, ma unicamente di copie su cui le giornate indicate quali
giorni di intemperie sarebbero state contrassegnate con un evidenziatore
prima di effettuare la copia. Questo modo di procedere avrebbe reso im-
possibile, a detta della SECO, una verifica ulteriore della presenza di un
eventuale testo nascosto sotto la traccia dell'evidenziatore.
D.
Contro la predetta decisione su opposizione della SECO del 26 agosto
2019 la ricorrente è insorta con ricorso del 25 settembre 2019, chieden-
done l'annullamento parziale e rinnovando per il rimanente le conclusioni
e le motivazioni articolate nell'atto di opposizione.
D.a Quo alla documentazione fornita alla SECO, la ricorrente riconosce di
aver attestato, mediante dichiarazione scritta del 23 gennaio 2019, di aver
consegnato alla SECO tutti i classificatori, lamentando tuttavia che la
stessa SECO avrebbe ammesso di non aver eseguito una lista dettagliata
dei singoli documenti consegnati al datore di lavoro. Da ciò la ricorrente
deriva non solo la probabilità che alcuni documenti consegnati siano stati
smarriti durante la consegna, rispettivamente la restituzione dei classifica-
tori, ma anche l'ammissione di un accertamento manifestamente errato dei
fatti da parte della SECO. A suo modo di vedere, la documentazione da lei
fornita è molto precisa, essendo ogni classificatore suddiviso in sezioni se-
parate per ogni dipendente ed essendo indicati mediante evidenziatore i
giorni in cui sono state rivendicate le indennità per intemperie. La ricorrente
respinge infine le affermazioni della SECO secondo cui tale modo di pro-
cedere avrebbe impedito di verificare un ulteriore testo nascosto sotto le
parti evidenziate.
D.b In sostanza, la ricorrente riconosce parzialmente un importo comples-
sivo di fr. 9'921.– a titolo di rimborso, come già portato in sede di opposi-
zione. Per il resto, la ricorrente insiste sulla legittimità delle indennità per
intemperie rivendicate.
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D.c La ricorrente contesta le asserzioni della SECO riguardo ai rifornimenti
di carburante effettuati e alle multe inflitte, nonché alla presunta mancanza
di prove in tale contesto.
D.d La ricorrente si oppone pure all'apprezzamento della SECO secondo
cui la documentazione inerente alla fatturazione dei lavori ad opera della
ricorrente ed ai rapporti giornalieri sia incoerente, rimproverando l'assoluta
assenza di una qualsivoglia motivazione.
D.e La ricorrente non accetta nemmeno le asserzioni della SECO, secondo
lei prive di motivazioni sostanziate, circa una presunta incoerenza dei salari
versati ai dipendenti.
D.f La ricorrente fatica infine a comprendere come mai la SECO non vo-
glia tener conto delle dichiarazioni scritte dei dipendenti accertanti la veri-
dicità delle dichiarazioni della ricorrente.
E.
Con risposta al ricorso del 13 dicembre 2019, inoltrata entro il termine pro-
rogato mediante l'ordinanza del 31 ottobre 2019, l'autorità inferiore propone
il rigetto del ricorso, riconfermando integralmente la motivazione addotta
nella decisione su revisione e nella decisione su opposizione.
F.
Con replica del 30 gennaio 2020 la ricorrente rinnova in sostanza le con-
clusioni e le contestazioni avanzate in fase di ricorso.
G.
Con duplica del 17 giugno 2020, inoltrata dopo due richieste di proroga, la
SECO mantiene integralmente le motivazioni e conclusioni formulate in
sede di risposta, come pure quanto riportato nella decisione in seguito al
controllo e nella decisione impugnata. Tiene a precisare di contestare pie-
namente tutte le argomentazioni e affermazioni della ricorrente, a meno di
non averle esplicitamente riconosciute.
H.
In data 28 maggio 2021, la ricorrente ha completato le proprie tesi dopo
aver preso in visione, conformemente alla sua richiesta, l'intero incarto
della SECO e della cassa, rimettendosi in sostanza ai suoi allegati di
causa.
I.
Con osservazioni finali del 15 giugno 2021, la SECO riconferma i propri
punti di vista sviluppati finora.
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Pagina 6
J.
Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti negli scritti verranno ripresi nei
considerandi qualora risultino decisivi per l'esito della presente vertenza.
Diritto:
1.
Il Tribunale amministrativo federale esamina d'ufficio e liberamente la rice-
vibilità dei ricorsi che gli vengono sottoposti (cfr. DTAF 2007/6 consid. 1).
1.1 Il Tribunale è competente a statuire nella presente vertenza (art. 101
della legge federale del 25 giugno 1982 sull'assicurazione obbligatoria con-
tro la disoccupazione e l'indennità per insolvenza [legge sull'assicurazione
obbligatoria contro la disoccupazione, LADI, RS 837.0]) in combinato di-
sposto con gli artt. 31 seg. e 33 lett. d della legge sul Tribunale amministra-
tivo federale del 17 giugno 2005 (LTAF, RS 172.32), trattandosi nel caso in
esame di una decisione su opposizione ai sensi dell'art. 5 cpv. 2 della legge
federale del 20 dicembre 1968 sulla procedura amministrativa (PA,
RS 172.021) e non sussistendo alcuna eccezione ai sensi dell'art. 32 LTAF.
1.2 La procedura è retta in principio dalla PA, fintanto che la LTAF non di-
sponga altrimenti (art. 37 LTAF). Rimangono riservate, secondo l'art. 3
lett. dbis PA, le disposizioni particolari della procedura in materia di assicu-
razioni sociali, sempre che la legge federale del 6 ottobre 2000 sulla parte
generale del diritto delle assicurazioni sociali sia applicabile (LPGA,
RS 830.1). Giusta l'art. 1 LADI le disposizioni della LPGA sono applicabili
all'assicurazione obbligatoria contro la disoccupazione e all'indennità per
insolvenza, sempre che la LADI non preveda espressamente una deroga
alla LPGA.
1.3 La ricorrente è particolarmente toccata dalla decisione impugnata ed
ha un interesse degno di protezione all'annullamento o alla modificazione
della stessa (art. 48 cpv. 1 lett. a-c PA in combinato disposto con l'art. 59
LPGA). I disposti relativi ai poteri di rappresentanza, al termine, alla forma
ed al contenuto dell'atto di ricorso (artt. 11, 50 e 52 cpv. 1 PA; art. 60 LPGA)
sono parimenti adempiuti. Allo stesso modo sono ossequiate le altre con-
dizioni di ricevibilità (art. 46 segg. PA).
1.4 Ne segue che il presente ricorso è in linea di massima ammissibile (cfr.
infra consid. 3.10).
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2.
2.1 La LADI si prefigge come scopo di garantire agli assicurati un'adeguata
compensazione della perdita di guadagno a causa di disoccupazione, la-
voro ridotto, intemperie ed insolvenza del datore di lavoro (art. 1a cpv. 1
LADI).
2.2 La concessione delle indennità si svolge in fasi diverse. Il tutto ha inizio
con la procedura d'annuncio in cui il servizio cantonale esamina se sono
riunite le condizioni di diritto all'indennità in caso di intemperie, segnata-
mente le condizioni metereologiche durante i giorni per i quali è stata an-
nunciata la perdita di lavoro, l'esistenza dei cantieri, nonché la durata dei
lavori (cfr. art. 45 LADI; BORIS RUBIN, Commentaire de la loi sur l'assu-
rance-chômage, 2014 [di seguito: commentario] n. 1 ad art. 45 LADI). Il
servizio emana una decisione formale (cfr. art. 100 cpv. 1 LADI) e informa,
in ogni caso, il datore di lavoro e la cassa da questo designata (cfr. art. 45
cpv. 4 ultimo periodo LADI). Entro tre mesi dalla scadenza di ogni periodo
di conteggio, il datore di lavoro fa valere, complessivamente per l'azienda
o per il posto di lavoro, il diritto all'indennità dei suoi lavoratori presso la
cassa (cfr. art. 47 LADI). Se sono adempiuti tutti i presupposti per il paga-
mento dell'indennità per intemperie (art. 42 e 43) e non vi è opposizione
del servizio cantonale, la cassa rifonde al datore di lavoro, di regola entro
un mese, l'indennità per intemperie legalmente pagata previa deduzione
del termine d'attesa (cfr. art. 48 cpv. 1 e 2 LADI).
2.3 Secondo l'art. 42 cpv. 1 LADI, i lavoratori occupati in rami in cui sono
usuali perdite di lavoro dovute ad intemperie hanno diritto all'indennità per
intemperie se: (a.) sono soggetti all'obbligo di contribuzione all'assicura-
zione contro la disoccupazione o non hanno ancora raggiunto l'età minima
per l'obbligo di contribuzione nell'AVS e (b.) subiscono una perdita di lavoro
computabile (art. 43 LADI). Non hanno diritto all'indennità per intemperie:
(a.) i lavoratori, la cui perdita di lavoro non è determinabile o il cui tempo di
lavoro non è sufficientemente controllabile; (b.) il coniuge del datore di la-
voro occupato nell'azienda di quest'ultimo; (c.) le persone che, come soci,
compartecipi finanziari o membri di un organo decisionale supremo dell'a-
zienda, determinano o possono influenzare risolutivamente le decisioni del
datore di lavoro, come anche i loro coniugi occupati nell'azienda (art. 42
cpv. 3 LADI in combinato disposto con l'art. 31 cpv. 3 LADI). La perdita di
lavoro è computabile se: (a.) è causata esclusivamente da condizioni me-
teorologiche; (b.) la continuazione dei lavori, pur con misure protettive suf-
ficienti, è tecnicamente impossibile o economicamente insostenibile o non
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Pagina 8
si può ragionevolmente esigerla dai lavoratori e (c.) è annunciata regolar-
mente dal datore di lavoro (art. 43 cpv. 1 LADI).
2.4 L'ufficio di compensazione, diretto dalla SECO (art. 83 cpv. 3 LADI),
verifica i pagamenti delle casse o ne affida la revisione, in tutto o in parte,
ai Cantoni o a un altro ente (art. 83 cpv. 1 lett. d LADI). Se accerta che le
prescrizioni legali non sono state applicate o non sono state applicate cor-
rettamente, l'ufficio di compensazione impartisce alla cassa o al servizio
cantonale competente le istruzioni necessarie. In materia di controllo dei
datori di lavoro decide l'ufficio di compensazione. La cassa si occupa
dell'incasso (art. 83a cpv. 1 e 3 LADI).
Giusta l'art. 110 cpv. 1 e 4 dell'ordinanza del 31 agosto 1983 sull'assicura-
zione obbligatoria contro la disoccupazione e l'indennità per insolvenza
(Ordinanza sull'assicurazione contro la disoccupazione [OADI, RS
837.02]), compete alla SECO in qualità di ufficio di compensazione di veri-
ficare ad intervalli regolari, sia in modo approfondito che per sondaggio
presso i datori di lavoro le indennità pagate per lavoro ridotto e per intem-
perie. Secondo l'art. 111 cpv. 2 OADI, l'ufficio di compensazione comunica
al datore di lavoro, mediante decisione formale, il risultato del controllo ef-
fettuato presso quest'ultimo, mentre la cassa si occupa della riscossione
degli eventuali importi da rimborsare basandosi sulla decisione dell'ufficio
di compensazione (cfr. sentenza del TAF B-269/2019 del 31 marzo 2020
intero consid. 2.1-2.4 con ulteriori rinvii).
2.5 Le indennità indebitamente riscosse debbono essere restituite (art. 95
cpv. 1 LADI in combinato disposto con l'art. 25 cpv. 1 LPGA). Per presta-
zioni indebitamente riscosse si intendono le prestazioni percepite allorché
le condizioni previste per il loro versamento non erano adempiute. Secondo
un principio generale del diritto delle assicurazioni sociali, l'amministra-
zione può riesaminare una decisione formalmente passata in giudicato e
che non è stata oggetto di controllo da parte di un'autorità giudiziaria. L'ob-
bligo di restituzione è di regola subordinato all'adempimento dei presuppo-
sti per la riconsiderazione (erroneità manifesta della decisione e impor-
tanza notevole della rettifica [art. 53 cpv. 2 LPGA]) o per la revisione pro-
cessuale (art. 53 cpv. 1 LPGA) della decisione all'origine delle prestazioni
in causa (cfr. DTF 130 V 318 consid. 5.2 pag. 319; 129 V 110 seg. con-
sid. 1; anche sentenza del TF 8C_512/2008 del 14 gennaio 2009 con-
sid. 4.1).
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Pagina 9
2.6 Il Tribunale federale ha rilevato che la portata dell'obbligo della cassa
di disoccupazione di verificare il diritto ai contributi ogni volta prima di ef-
fettuare un versamento non può essere inteso in maniera estensiva ed
esaustiva, specialmente quando si tratta di esaminare l'orario di lavoro con-
trollabile, poiché in questi casi la legittimità delle indennità percepite si la-
scia constatare in principio soltanto sulla base di una documentazione det-
tagliata dell'azienda, segnatamente di un sistema sufficiente di rilevamento
dell'orario di lavoro (sentenza del TF 8C_469/2011 del 29 dicembre 2011
consid. 6.2.1.2), ciò che necessita di ulteriori approfondimenti (cfr. DTF 124
V 380 consid. 2 c). L'amministrazione non è tenuta, per legge, a procedere
a dei controlli preventivi regolari e sistematici per ogni singola impresa in-
teressata, tanto più che simili controlli potrebbero generalmente non solo
rivelarsi complicati e sproporzionati, ma anche rischiare di ritardare il pro-
cesso di versamento delle prestazioni e quindi di aggravare le difficoltà
delle aziende che vorrebbero essere poste al beneficio del diritto all'inden-
nità (cfr. DTF 124 V 380 consid. 2b e 2c). Per questo motivo, il Tribunale
federale conclude che non ci si può attendere dal servizio cantonale e dalla
cassa di disoccupazione che verifichino metodicamente il sistema di con-
trollo del tempo di lavoro prima di autorizzare la riduzione del tempo di la-
voro, rispettivamente di erogare l'indennità per lavoro ridotto, ma che in
simili circostanze deve bastare che la SECO esegua un simile controllo in
un secondo tempo nell'ambito della revisione o per sondaggio (cfr. sen-
tenza del TF 8C_469/2011 consid. 6.2.1.2).
3.
Nella decisione impugnata l'autorità inferiore ha rigettato l'opposizione for-
mulata dalla ricorrente e condannato quest'ultima a versare alla cassa di
disoccupazione fr. 113'479.75 corrispondenti alle indennità per intemperie
versate indebitamente per il periodo da gennaio 2017 a novembre 2018. A
sostegno del mancato riconoscimento del diritto all'indennità per intempe-
rie, la SECO ha addotto in sintesi che l'inaffidabilità del controllo del tempo
di lavoro in base ai rapporti orari rende impossibile verificare l'esistenza e
l'ampiezza della perdita di lavoro.
3.1
3.1.1 L'art. 43 cpv. 3 LADI rinvia in modo esplicito all'art. 31 cpv. 3 lett. a
LADI secondo cui non hanno diritto all'indennità i lavoratori, la cui perdita
di lavoro non è determinabile o il cui tempo di lavoro non è sufficientemente
controllabile. L'art. 46b cpv. 1 OADI statuisce che la perdita di lavoro può
essere sufficientemente controllabile solo se le ore di lavoro sono control-
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Pagina 10
late dall'azienda. Secondo l'art. 46b cpv. 2 OADI, il datore di lavoro con-
serva durante cinque anni i documenti relativi al controllo delle ore di la-
voro. La giurisprudenza relativa al diritto all'indennità per lavoro ridotto si
applica ugualmente a quella inerente al diritto all'indennità per intemperie.
In entrambi i casi incombe in principio al datore di lavoro l'obbligo di dimo-
strare la perdita di lavoro (sentenza del TAF B-4226/2019 del 25 maggio
2021 consid. 3.1 con ulteriori riferimenti alla prassi del TF e del TAF).
3.1.2 La nozione della sufficiente controllabilità della perdita di lavoro giu-
sta l'art. 31 cpv. 3 lett. a LADI e l'art. 46b cpv. 1 OADI è stata ulteriormente
sviluppata dalla giurisprudenza. Per prassi costante la controllabilità della
perdita di lavoro è un requisito fondamentale del diritto all'indennità che è
dato oppure manca (sentenze del TF 8C_26/2015 del 5 gennaio 2016 con-
sid. 2.3 in fine, 8C_334/2013 del 15 novembre 2013 consid. 2 in fine,
C 191/02 del 15 luglio 2003 consid. 1.3, cfr. sentenze del TAF B-4226/2019
del 25 maggio 2021 consid. 4.1, B-5208/2017 del 14 gennaio 2019 con-
sid. 3.1 e B-2601/2017 del 22 agosto 2018 consid. 3.1.2 con ulteriori rinvii).
Se la sufficiente controllabilità del tempo di lavoro non può essere stabilita,
la concessione di prestazioni appare errata e si giustifica la restituzione:
voler sollevare dei dubbi a tale proposito equivarrebbe ad invertire l'onere
della prova che in questo punto ben preciso incombe chiaramente al datore
di lavoro (sentenze del TF 8C_276/2019 del 23 agosto 2019 consid. 3.1,
8C_26/2015 del 5 gennaio 2016 consid. 2.3 i.f. con ulteriori riferimenti; sen-
tenze del TAF B-4226/2019 consid. 4.1, B-5208/2017 consid. 3.1 con ulte-
riori riferimenti; BORIS RUBIN, Assurance-chômage: Droit fédéral, survol des
mesures cantonales, procédure, 2a ed., pag. 490). Il datore di lavoro deve
perciò essere in grado di stabilire in modo preciso e se possibile indiscuti-
bile, pressoché esatto, l'entità della riduzione che ha dato luogo ad inden-
nizzare ciascun dipendente beneficiario dell'indennità (sentenze del TF
8C_26/2015 del 5 gennaio 2016 consid. 2.3 con ulteriori riferimenti; sen-
tenze del TAF B-4226/2019 consid. 4.1, B-5208/2017 del 14 gennaio 2019
consid. 3.1 e B-2601/2017 del 22 agosto 2018 consid. 3.1.2 con ulteriori
rinvii).
3.1.3 Salvo circostanze del tutto straordinarie che non dipendono dal da-
tore di lavoro (art. 32 cpv. 3 LADI in combinato disposto con l'art. 51 cpv. 1
OADI), il requisito della controllabilità del tempo di lavoro è unicamente
soddisfatto se sussiste un rilevamento quotidiano ed ininterrotto delle ore
di lavoro effettivamente prestate dai dipendenti toccati dalla riduzione
dell'orario di lavoro (cfr. sentenza del TF C 269/03 del 25 maggio 2004 con-
sid. 3.1). Il rilevamento dell'orario di lavoro richiesto non può essere sosti-
tuito con dei documenti presentati soltanto a posteriori (per esempio dei
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Pagina 11
rapporti di lavoro settimanali oppure delle informazioni date dai dipendenti
interessati; sentenza del TF C 269/03 del 25 maggio 2004 consid. 3.1; sen-
tenze del TAF B-5208/2017 del 14 gennaio 2019 consid. 3.1 e B-2601/2017
del 22 agosto 2018 consid. 3.1.3 con ulteriori rinvii). Lo stesso vale nel caso
di quei dipendenti che percepiscono un salario mensile (sentenza del TF
C 140/02 dell'8 ottobre 2002 consid. 3.3). L'orario di lavoro può essere ve-
rificato per mezzo di cartellini di timbratura, dei rapporti sulle ore o sugli
spostamenti effettuati, nonché mediante altri giustificativi che attestino l'o-
rario di lavoro (cfr. sentenza del TF C 295/02 del 12 giugno 2003 consid.
2.2; cfr. sentenze del TAF B-5208/2017 del 14 gennaio 2019 consid. 3.1 e
B-2601/2017 del 22 agosto 2018 consid. 3.1.3 con ulteriori rinvii; THOMAS
NUSSBAUMER, in: Ulrich Meyer [ed.], Schweizerisches Bundesverwaltungs-
recht, Tomo XIV, Soziale Sicherheit, 3a ed. 2016, p. 2404; RUBIN, op. cit.,
p. 486). Le ore di lavoro effettuate non devono necessariamente essere
stabilite in modo elettronico o meccanico (sentenza del TF C 269/03 del
25 maggio 2004 consid. 3.1; cfr. sentenze del TAF B-5208/2017 del
14 gennaio 2019 consid. 3.1 e B-2601/2017 del 22 agosto 2018 consid.
3.1.3 con ulteriori rinvii).
3.1.4 La perdita di lavoro è reputata sufficientemente controllabile unica-
mente a condizione che le ore di lavoro effettivamente prestate siano con-
trollabili per ogni giorno di lavoro (cfr. sentenze del TAF B-4226/2019 con-
sid. 4.1, B-5208/2017 del 14 gennaio 2019 consid. 3.1 e B-2601/2017 del
22 agosto 2018 consid. 3.1.3 seg. con ulteriori rinvii). Questo è l'unico
modo di garantire che le ore supplementari, che devono essere compen-
sate durante il periodo di conteggio, siano prese in considerazione nel cal-
colo della perdita di lavoro mensile (cfr. sentenza del TF C 86/01 del 12 giu-
gno 2001 consid. 1; RUBIN, Assurance-chômage, op. cit., p. 490 e i riferi-
menti citati). Un totale di ore perse alla fine del mese non permette di ren-
dere la perdita di lavoro sufficientemente controllabile (cfr. MURER/STAUF-
FER, Rechtsprechung des Bundesgerichts zum Sozialversicherungsrecht,
4a ed. 2013, p. 205) e nemmeno il fatto di controllare le presenze e le as-
senze (cfr. sentenza del TAF B-3939/2011 del 29 novembre 2011 consid.
4.1 e i riferimenti citati) anche nel caso di un orario di lavoro fisso in una
piccola impresa (cfr. sentenze del TAF B-5208/2017 del 14 gennaio 2019
consid. 3.1 e B-2601/2017 del 22 agosto 2018 consid. 3.1.4 con ulteriori
rinvii).
3.1.5 Le ore lavorate devono essere rilevate – che sia su carta o in via
meccanica o elettronica – almeno quotidianamente dall'impiegato stesso o
B-4950/2019
Pagina 12
dal suo superiore. Detti rilevamenti non possono essere modificati ulterior-
mente senza che la modifica non sia menzionata nel sistema (cfr. sentenze
del TAF B-4226/2019 consid. 4.1 con ulteriori rinvii).
3.1.6 Come si è visto, il requisito della sufficiente controllabilità e verifica-
bilità del tempo di lavoro risulta dagli artt. 31 cpv. 3 lett. a LADI e 46b cpv. 1
OADI, per cui si può ragionevolmente presumere che sia conosciuto. Oltre
a ciò, i datori di lavoro vengono resi attenti a diverse riprese sulla necessità
di disporre di un sufficiente sistema di controllo del tempo di lavoro.
In concreto, il datore di lavoro è tenuto ad annunciare all'ente cantonale,
tramite l'apposito formulario, la perdita di lavoro dovuta ad intemperie. Nel
predetto formulario si prega il richiedente espressamente di leggere l'Info-
service "Indennità per intemperie" prima di compilarlo. Per prassi costante,
l'opuscolo dell'autorità inferiore dal titolo "Info-Service, Informazione per i
datori di lavoro, Indennità per intemperie" soddisfa l'obbligo di informare di
cui all'art. 27 cpv. 1 LPGA (cfr. sentenza del TF 8C_375/2006 del 28 set-
tembre 2007 consid. 2.2; sentenze del TAF B-2601/2017 del 22 agosto
2018 consid. 4.2, B-3996/2013 del 27 maggio 2014 consid. 9.4 segg.,
B-325/2013 del 20 maggio 2014 consid. 6.2 e B-2880/2011 del 24 luglio
2012 consid. 7.3). Detto opuscolo è pubblicato sui rispettivi siti web
dell'ente cantonale (www4.ti.ch/dfe/de/sdl/servizi/indennita-per-intempe-
rie/), della cassa interessata (www.cd-ocst.ch/info_service/2019/lavoro_ri-
dotto.pdfe), nonché dell'autorità inferiore (www.seco.admin.ch, SECO - Se-
greteria di Stato dell'economia > Lavoro > Assicurazione contro la disoccu-
pazione > Prestazioni Indennità per intemperie). Al punto 8 dell'"Info-Ser-
vice, Informazione per i datori di lavoro, Indennità per intemperie" sono
elencati i requisiti a cui deve adempiere il controllo aziendale delle ore di
lavoro.
È infine utile ricordare che per un principio generale, valevole ugualmente
nel diritto in materia di assicurazioni sociali, nessuno può trarre vantaggio
dalla propria ignoranza del diritto (sentenze del TF C.273/2005 del 13 luglio
2005 consid. 5 e C.5/04 del 27 maggio 2004 consid. 5.1). Spetta quindi ad
ogni datore di lavoro che desidera domandare l'indennità per intemperie di
informarsi sulle disposizioni di legge e di informarsi in caso di dubbio
presso le autorità competenti.
3.2 Dapprima vale la pena chinarsi sulle critiche mosse dalla ricorrente nei
confronti della documentazione messa a disposizione della SECO e da lei
consultata a suffragio della motivazione della decisione su opposizione im-
pugnata.
http://www.cd-ocst.ch/info_service/2019/lavoro_ridotto.pdfe http://www.cd-ocst.ch/info_service/2019/lavoro_ridotto.pdfe
B-4950/2019
Pagina 13
3.2.1 Nel rapporto intitolato "Controllo presso i datori di lavoro concernente
le indennità per lavoro ridotto e per intemperie corrisposte / Documenti ve-
rificati", sottoscritto dal responsabile della ricorrente, emerge che il giorno
del controllo la SECO ha avuto modo di verificare i classificatori "dipendenti
contratti, stipendi, 2017 e 2018", "banca 2017 e 2018", nonché "fatture pa-
gate 2018". Per quanto riguarda un sistema di registrazione adeguato delle
ore di lavoro, si evince che la SECO ha constatato che la ditta non dispone
più degli originali ma solo di fotocopie. Infine, risulta dal rapporto che il
24 gennaio 2019 la ricorrente si sarebbe impegnata a mettere a disposi-
zione i classificatori "dipendenti 2016" e "cassa 2017" e che la SECO
avrebbe portato con sé i classificatori "dipendenti 2016 – 2018" e li avrebbe
restituiti la settimana successiva per raccomandata. La restituzione dei
classificatori dipendenti (contratti e stipendi) 2016, 2017 e 2018 è avvenuta
con scritto raccomandato del 30 gennaio 2019 (Incarto SECO, Dossier 17).
La ricorrente si duole che la SECO non abbia eseguito una lista dettagliata
dei singoli documenti consegnati dal datore di lavoro, ritenendo di conse-
guenza probabile che alcuni documenti siano stati smarriti durante la con-
segna rispettivamente la restituzione dei classificatori. Tuttavia, la ricor-
rente non menziona quali documenti a suo avviso siano andati persi. Il Tri-
bunale è dell'avviso che la probabilità di smarrimento di documenti non
meglio identificati dalla ricorrente sia assai minima. A tale proposito giova
ricordare che in questa sede la ricorrente ha potuto visionare, conforme-
mente alla sua richiesta, l'incarto della SECO e della Cassa e fatto uso
della facoltà di esprimersi al riguardo. Nelle sue osservazioni del 28 maggio
2021 la stessa ricorrente definisce completo sia l'incarto della SECO sia
quello della Cassa. Ulteriori riflessioni sulla completezza della documenta-
zione si rivelano pertanto superflue.
3.3
3.3.1 Come già accennato, per prassi costante è determinante che il tempo
di lavoro dell'azienda sia controllabile in ogni momento. Lo specialista
dell'ufficio di compensazione deve, entro un termine adeguato, poter farsi
un'immagine sufficientemente chiara della perdita di lavoro. I documenti
messi a disposizione devono permettere di accertare nel modo più atten-
dibile possibile la perdita di lavoro esatta per ogni dipendente (cfr. sentenza
del TAF B-664/2017 del 7 marzo 2019 consid. 2.3 e gli ulteriori riferimenti
citati).
3.3.2 Nel caso del controllo dell'orario di lavoro la situazione è analoga a
quella che si presenta nell'ambito della contabilità commerciale (cfr.
B-4950/2019
Pagina 14
art. 957 CO). Chi ha l'obbligo di tenere la contabilità, deve gestire la conta-
bilità secondo i principi della tenuta regolare dei conti e conservare i docu-
menti giustificativi necessari, a seconda della natura e alle dimensioni
dell'impresa, per accertare i risultati dei singoli esercizi (cfr. art. 957 cpv. 1
CO). La contabilità deve essere precisa e completa, altrimenti non può sod-
disfare l'obiettivo di riflettere e trasmettere la situazione economica effettiva
dell'impresa (sentenza del TF 8C_1026/2008 del 30 luglio 2009 con-
sid. 4.2.2 con ulteriori rinvii). In senso figurato, un sistema di controllo del
tempo di lavoro può essere ritenuto idoneo a servire da prova soltanto se,
eccetto per qualche singolo errore che può sempre capitare ed essere ri-
tenuto scusabile, non presenta alcuna incoerenza con le effettive circo-
stanze della fattispecie (cfr. sentenza del TF 8C_1026/2008 del 30 luglio
2009 consid. 4.4.2, sentenze del TAF B-664/2017 già citata consid. 2.3 e
B-6609/2016 del 7 marzo 2018 consid. 4.3). L'ufficio di compensazione non
deve dimostrare l'inesattezza del sistema di controllo dell'orario di lavoro
per ogni dipendente quotidianamente, ciò che configurerebbe un'inver-
sione dell'onere della prova. Nel caso di dubbi fondati circa l'impiego cor-
retto di un sistema di controllo del tempo di lavoro a cui di principio può
essere attribuito valore probatorio, l'ufficio di compensazione deve dare fa-
coltà al datore di lavoro di chiarire le incertezze (sentenza del TAF
B-664/2017 consid. 2.3 con ulteriori riferimenti). Secondo la giurispru-
denza, anche nell'ambito delle assicurazioni sociali, segnatamente in ma-
teria di restituzione delle indennità per intemperie, va applicato il grado
della verosimiglianza preponderante (DTF 126 V 360 consid. 5b, sentenza
del TF C 66/04 del 18 agosto 2004 consid. 3.2 e sentenza del TAF
B-664/2017 consid. 2.3 con ulteriori rinvii). Il Tribunale deve dunque se-
guire l'esposizione dei fatti che ritiene il più verosimile possibile (sentenza
del TAF B-664/2017 consid. 2.4 con ulteriori riferimenti). Sia lo scrivente
Tribunale come pure il Tribunale federale sono d'avviso che incoerenze
notevoli riscontrate tra i rapporti di lavoro, che di per sé sono idonei ad
assumere un valore probatorio, e le circostanze di fatto del singolo caso
possono lasciar concludere che il controllo del tempo di lavoro non possa
risultare affidabile nel suo complesso (sentenza del TAF B-664/2017 con-
sid. 5 e 6 confermata dal TF con sentenza 8C_276/2019 del 23 agosto
2019 intero consid. 5, in particolare consid. 5.4). L'assenza, rispettiva-
mente l'insufficienza, nonché l'inattendibilità di un sistema di controllo del
tempo di lavoro comportano dunque la stessa conseguenza giuridica, os-
sia il non riconoscimento del diritto all'indennità.
3.3.3 In considerazione dell'obbligo di tenere una contabilità precisa e com-
pleta, va di seguito esaminato, in applicazione del criterio della probabilità
B-4950/2019
Pagina 15
preponderante, se i rilevamenti della SECO, messi in relazione con l'accer-
tamento di incongruenze concrete con le circostanze di fatto, siano suscet-
tibili di lasciar concludere all'inaffidabilità del rapporto orario e se la ricor-
rente sia riuscita a dissipare i dubbi corrispondenti.
3.4 La ricorrente ha messo a disposizione della SECO, tra le altre cose, i
singoli rapporti orari della maggior parte dei dipendenti per i quali ha chie-
sto le indennità per intemperie (cfr. incarto SECO, dossier 6), che le sono
state corrisposte dalla cassa per i mesi gennaio e dicembre 2017, nonché
per maggio e novembre 2018.
Di principio, a questi rapporti può essere attribuito un valore probatorio per
accertare nel modo più esatto possibile l'entità della perdita di lavoro. Come
rilevato nel rapporto "Documenti verificati" corrisponde al vero che i rapporti
orari dei lavoratori interessati non sono stati messi a disposizione nella
forma originale, ma in copia. Questo malgrado il datore di lavoro abbia l'ob-
bligo di conservare durante cinque anni i documenti relativi al controllo
delle ore di lavoro (art. 46b cpv. 2 OADI). Bisogna convenire con la SECO
che la qualità delle copie dei rapporti orari è effettivamente scarsa. In con-
formità con le spiegazioni della SECO, le giornate per le quali è stata riven-
dicata la perdita di lavoro per intemperie sono state contrassegnate con un
evidenziatore e sulla copia in bianco e nero non è perciò possibile verificare
eventuali alteramenti di un testo originale preesistente sotto l'evidenzia-
zione. Già questa situazione di partenza fa sollevare dubbi circa l'attendi-
bilità del rapporto orario corrispondente.
3.5 La SECO non ha riconosciuto il diritto all'indennità per intemperie per
otto dipendenti della ricorrente in quanto la perdita di lavoro non era stata
causata da condizioni metereologiche, ma da assenze per altri motivi, se-
gnatamente infortunio, malattia o servizio militare.
3.5.1 Come già segnalato, la perdita di lavoro è computabile se è causata
esclusivamente da condizioni meteorologiche (art. 43 cpv. 1 lett. a LADI in
combinato disposto con l'art. 42 cpv. 1 lett. b LADI). Ne va da sé che il
requisito della perdita di lavoro computabile non può risultare soddisfatto
se il dipendente non può svolgere il proprio lavoro per motivi estranei alle
condizioni metereologiche.
3.5.2 Quanto al dipendente A._, emerge dall'incarto che nel periodo
per il quale era stata rivendicata l'indennità per intemperie (gennaio 2017),
costui si trovava in infortunio. Secondo i conteggi della SUVA versati agli
atti dalla SECO (Incarto SECO, Dossier 7), il dipendente è stato posto al
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Pagina 16
beneficio delle indennità LAINF dal 3 dicembre 2016 al 17 marzo 2017. Il
rapporto orario non si trova nel relativo dossier. Pertanto, non essendo pos-
sibile valutare la sussistenza e l'ampiezza della perdita di lavoro, la SECO
ha negato a giusto titolo il diritto alle indennità per intemperie relativo a
questo dipendente. Ciò è ammesso anche dalla ricorrente nelle sue com-
parse.
3.5.3 Quanto al dipendente B._, malgrado il rapporto orario per il
mese di gennaio 2017 indichi perdite di lavoro dovute ad intemperie tra il
16 e il 27 gennaio 2017, risulta dall'incarto che nello stesso periodo egli era
inabile al lavoro e che gli sono state corrisposte indennità giornaliere per
malattia secondo la LAMAL (Dossier 8). Il corretto mancato riconoscimento
della perdita di lavoro e la restituzione dell'indennità versata vengono del
resto approvati anche dalla ricorrente.
3.5.4 Quanto al dipendente C._, la ricorrente aveva rivendicato l'in-
dennità per intemperie per 14 giorni del mese di dicembre 2017, nono-
stante egli fosse in infortunio dal 3 novembre 2017 fino al 6 marzo 2018
(Dossier 9). Il relativo rapporto orario non si trova nell'incarto, dimodoché
una valutazione dell'esistenza e dell'ampiezza della perdita di lavoro non
può essere effettuata. Il rifiuto al riconoscimento dell'indennità per intem-
perie risulta giustificato e viene del resto condiviso dalla ricorrente.
3.5.5 Quanto al dipendente E._, la ricorrente aderisce all'apprezza-
mento della SECO in quanto egli era in infortunio dal 17 aprile al 19 giugno
2018, quindi anche nel periodo per il quale era stata richiesta l'indennità
per intemperie (maggio 2018). Anche in questo caso manca un rapporto
orario. Pertanto, non occorre più dilungarsi sulla questione.
3.5.6 Riguardo al dipendente G._, il certificato medico deposto agli
atti (doc. C, ricorso) dimostra che egli si trovava in infortunio dal 21 novem-
bre 2017 fino al 3 dicembre 2017. Per quanto attiene alle indennità richieste
dal 5 al 22 dicembre 2017 va rilevato, come giustamente fa osservare la
SECO, che non si trova agli atti preliminari il rapporto orario del dipendente
menzionato. Di conseguenza, come ritenuto giustamente dalla SECO, non
è possibile verificare la realtà e l'ampiezza delle ore perse dovute ad in-
temperie indicate nei rapporti delle ore perse e nei conteggi per il mese di
dicembre 2017 e, contrariamente a quanto fatto valere dalla ricorrente, il
diritto all'indennità non può essere riconosciuto.
3.5.7 Riguardo al dipendente H._ per il quale era stata richiesta
un'indennità per intemperie tra il 21 e 31 maggio 2018, dagli atti preliminari
B-4950/2019
Pagina 17
(Incarto SECO, Dossier 10) è ravvisabile che la persona interessata non
poteva svolgere alcuna attività lavorativa a partire dal 21 maggio 2018. Se-
condo la conferma dell'istituto medico responsabile, le cure previste avreb-
bero avuto una durata indicativa dai 4 ai 6 mesi. Lo stesso lavoratore aveva
dichiarato l'impossibilità al lavoro nel formulario "Indicazioni della persona
assicurata per il mese di maggio 2018" dal 21 al 31 maggio 2018. Oltretutto
risulta dall'incarto della SECO (Dossier 10) che la sorella dell'interessato,
munita di procura, aveva autorizzato l'Ufficio regionale di collocamento ad
annullare il dossier corrispondente a partire dal 21 maggio 2018 a causa di
malattia di lunga durata. Contrariamente alle affermazioni della ricorrente,
nel dossier relativo al lavoratore in questione manca il rapporto orario per
il mese di maggio 2018, dimodoché non è possibile controllare la realtà e
l'ampiezza delle ore perse. La dichiarazione di presenza del dipendente,
depositata dalla ricorrente contestualmente al proprio gravame (doc. G),
oltre ad essere in completa contraddizione con i giustificativi contenuti nel
Dossier 10, non può essere considerata, dal momento che, come fa osser-
vare giustamente la SECO, il rilevamento dell'orario di lavoro non può, per
prassi costante, essere sostituito con documenti esibiti soltanto a posteriori
(cfr. consid. 3.1.3). Il mancato riconoscimento al diritto all'indennità risulta
pertanto difendibile.
3.5.8 Riguardo al dipendente D._, la ricorrente ha chiesto l'inden-
nità per intemperie nei giorni 2, 3, 7, 8 11, 14, 22, nonché 28 e 29 maggio
2018. I certificati medici di cui all'incarto SECO (Dossier 12) attestano l'i-
nabilità al lavoro del lavoratore dal 15 al 27 maggio 2018. A fronte di ciò, la
ricorrente ammette il rimborso delle indennità percepite il 22 maggio 2018,
ma non delle rimanenti indennità versate. Tuttavia, il rapporto orario del
lavoratore in questione, oltre ad essere difficilmente leggibile ed impedire
in questo modo la verifica di eventuali modifiche del testo preesistente (cfr.
supra intero consid. 3.4), lascia supporre che il 2 e il 3 maggio 2018 egli
abbia svolto la sua attività lavorativa poiché nelle caselle riferite a queste
date manca l'evidenziazione "intemperie". Va pure rilevato che gli annunci
della perdita di lavoro dovuta ad intemperie per il mese di maggio 2018,
conformemente ai rispettivi formulari, concernevano i cantieri di (...) e (...),
mentre nel rapporto orario del dipendente per i giorni 28 e 29 maggio 2018
è riportato "..." (Dossier 19: incarto cassa). Il ragionamento della ricorrente
di insistere ad ammettere il rimborso dell'indennità per le date all'infuori del
22 maggio 2018 non può dunque essere seguito perché si trova in contra-
sto con l'obbligo del datore di lavoro, in conformità con la giurisprudenza,
di stabilire in modo preciso e se possibile indiscutibile, pressoché esatto,
l'entità della riduzione che ha dato luogo ad indennizzare ciascun dipen-
dente beneficiario dell'indennità (cfr. consid. 3.1.2). È perciò sostenibile che
B-4950/2019
Pagina 18
la SECO, alla luce delle contraddizioni tra i giorni per cui era stata chiesta
l'indennità e il rapporto orario del dipendente, abbia negato il diritto anche
a tutte le altre indennità rivendicate per lo stesso periodo.
3.5.9 Quanto infine al dipendente F._, emerge dall'incarto che costui
ha prestato servizio militare dal 13 novembre 2017 all'8 dicembre 2017 e
dal 12 al 30 novembre 2018 (cfr. Dossier 13). Se sul rapporto orario del
mese di novembre 2017 l'assenza per servizio militare è indicata in modo
evidente, nei rapporti orari relativi ai mesi di dicembre 2017 e novembre
2018 vengono invece dichiarate, mediante marcatura, perdite di lavoro do-
vute ad intemperie. Alla luce di queste ovvie incongruenze non è criticabile
che la SECO non abbia riconosciuto il diritto alle indennità per questo di-
pendente. L'inaffidabilità del controllo del tempo di lavoro è tale che non
possono essere ammesse le perdite di lavoro fatte valere nei periodi suc-
cessivi o precedenti la prestazione del servizio militare.
3.6 In secondo luogo, la SECO ha dedotto da tutta una serie di ulteriori
incoerenze, da lei accertate, tra i giorni in cui era stata annunciata l'interru-
zione dell'attività a causa delle intemperie e i rapporti orari, che il controllo
del tempo di lavoro non era affidabile, apparendo impossibile controllare
l'esistenza e l'ampiezza della perdita di lavoro dovuta ad intemperie.
3.6.1
3.6.1.1 Per quanto riguarda i pieni di carburante effettuati nei giorni in cui
era stata annunciata la perdita di lavoro per intemperie (maggio e novem-
bre 2018), la SECO sostiene non solo che il rifornimento di carburante di
un veicolo sia da considerare attività lavorativa soggetta a retribuzione, ma
anche che questa attività non figura nel sistema di controllo del tempo di
lavoro dell'azienda. Inoltre, la ricorrente non avrebbe dimostrato in quale
orario sarebbero avvenuti i rifornimenti di carburante.
3.6.1.2 La ricorrente chiarisce che i rifornimenti di carburante sarebbero
stati effettuati dal datore di lavoro e anche dai suoi dipendenti, allegando
dichiarazioni sottoscritte proprio da questi ultimi, da cui si evince che essi
si sono presentati sul posto di lavoro nel periodo critico, ma che non hanno
prestato alcuna attività lavorativa una volta essersi resi conto delle condi-
zioni metereologiche avverse (ricorso, allegato Doc. D). A detta della ricor-
rente, il datore di lavoro e i dipendenti avrebbero effettuato i rifornimenti di
carburante nelle prime ore del mattino e poi si sarebbero recati a bere il
consueto caffè prima di constatare l'impossibilità di lavorare.
B-4950/2019
Pagina 19
3.6.1.3 Secondo le fatture emesse dalla società che rifornisce di carbu-
rante la ditta ricorrente, in data 2, 7, 8, 11, 22 e 29 maggio 2018, nonché
8, 12, 13, 20 e 22 novembre 2018 hanno avuto luogo diversi pieni di car-
burante (Dossier 15). Le date menzionate corrispondono ampiamente a
quelle per le quali la ricorrente ha rivendicato perdite di lavoro dovute ad
intemperie nei mesi di maggio e novembre 2018 (Dossier 15) e successi-
vamente percepito le relative indennità. Dette perdite di lavoro sono state
annunciate ed indennizzate per 15 dipendenti nel mese di maggio 2018 e
per 16 dipendenti nel mese di novembre 2018 (Dossier cassa). Tuttavia,
come rilevato giustamente dalla SECO, i rifornimenti di carburante non
sono evincibili dai rispettivi rapporti orari. Le domande sollevate dalla ricor-
rente se i dipendenti, una volta saliti sui vari veicoli e constatato la neces-
sità di un rifornimento di carburante, non avrebbero dovuto utilizzarli o
avrebbero dovuto invece recarsi al lavoro ed avvedersi se fosse o meno
possibile svolgere l'attività lavorativa, non convincono e non fanno altro che
distrarre dal vero nocciolo del problema. Per giunta, la ricorrente non men-
ziona se i 15 rispettivamente 16 lavoratori interessati formano la totalità dei
dipendenti oppure se ve ne erano altri per i quali non era stata rivendicata
l'indennità per intemperie, non riuscendo quindi a ridimensionare la portata
della contraddizione constatata dalla SECO. Come già detto, per prassi
costante, le dichiarazioni a posteriori formulate dai dipendenti (ricorso, al-
legato Doc. D) secondo cui essi non avrebbero prestato alcuna attività la-
vorativa (cfr. supra consid.3.6.1.2), non possono essere considerate poi-
ché sono insufficienti per colmare le lacune risultanti da un sistema di con-
trollo del tempo di lavoro impreciso ed inattendibile. Resta pertanto fermo
che la ricorrente fino ad oggi non è riuscita a dissipare i dubbi sulle incon-
gruenze tra i rapporti orari dei collaboratori interessati e la situazione di
fatto riscontrata dall'autorità inferiore. Sommate alle irregolarità già tema-
tizzate e a quelle a venire (cfr. consid. 3.6.2 e seguenti), non è criticabile
che la SECO abbia concluso alla mancata affidabilità del controllo del
tempo di lavoro.
3.6.2
3.6.2.1 La SECO ha constatato che alla ricorrente erano state inflitte due
multe per parcheggio illecito il 12 e 22 novembre 2018 nei pressi di un
cantiere per il quale la ricorrente aveva annunciato una perdita di lavoro
per intemperie. A mente della SECO, l'orario di impartizione delle multe
(09:30 e 11:15) si troverebbe ben oltre il consueto inizio del lavoro nel set-
tore ed entrerebbe in contraddizione con la dichiarazione della mancata
attività a causa di intemperie.
B-4950/2019
Pagina 20
3.6.2.2 La ricorrente ribatte che la SECO non abbia fornito alcuna prova
per l'orario di inflizione delle multe e che nella denegata ipotesi in cui siffatto
orario sia esatto, nulla cambierebbe alla tesi della ricorrente secondo cui i
collaboratori si erano recati sui vari cantieri al fine di constatare le condi-
zioni metereologiche e dopo la loro constatazione non avrebbero svolto
alcuna attività lavorativa.
3.6.2.3 Il Tribunale stabilisce che l'accertamento dei fatti eseguito dalla
SECO riguardo all'orario in cui sono state date le multe non presta il fianco
ad alcuna critica e corrisponde del resto ai documenti inseriti negli atti pre-
liminari (Dossier 16). Le date delle multe coincidono anche con quelle per
le quali la ricorrente ha fatto valere ore perse dovute ad intemperie per
16 collaboratori, conformemente all'annuncio da lei effettuato, percependo
poi le rispettive indennità (Dossier 16 e Dossier cassa). Le multe sono state
inflitte nello stesso comune in cui sorgeva un cantiere della ricorrente per
il quale la medesima aveva annunciato una perdita di lavoro (Dossier
cassa). La ricorrente non dice se i 16 lavoratori interessati formano la tota-
lità dei dipendenti oppure se ve ne erano altri per i quali non era stata ri-
vendicata l'indennità per intemperie e non riesce perciò a limitare la portata
degli accertamenti della SECO in relazione alle multe. Anche in questo
caso, alla luce delle incoerenze già trattate e di quelle successive, gli argo-
menti della ricorrente non sono in grado di fugare i dubbi circa la contrad-
dittorietà constatata dalla SECO e l'affidabilità del sistema di controllo del
tempo di lavoro.
3.6.3
3.6.3.1 La SECO ha ravvisato ulteriori indizi per la mancata attendibilità del
sistema di controllo del tempo di lavoro nell'emissione di due fatture. In
concreto si tratta della fattura (...) per l'azienda (...) concernente interventi
del 2 maggio 2018 e della fattura (...) per l'azienda (...) riguardo ad inter-
venti svolti il 25 maggio 2018 (2 operai) e il 28 maggio 2018 (1 operaio). In
entrambi i casi la SECO ha indicato che i rapporti orari messi a disposizione
per il mese di maggio riguardano 13 su 15 dipendenti per i quali era stata
annunciata una perdita di lavoro dovute ad intemperie. Dopo aver consta-
tato che i collaboratori D. e H. non dispongono di un rapporto orario per
quel periodo, la SECO ha concluso come non fosse possibile stabilire quali
collaboratori avrebbero effettuato quelle ore di lavoro.
3.6.3.2 In relazione alle due fatture menzionate, la ricorrente, che ne con-
ferma l'esistenza, non esclude di essere incorsa in qualche errore di data
per l'emissione, segnalando che in entrambi i casi il giorno di fatturazione
B-4950/2019
Pagina 21
non coincide con quello di fine lavori. Tuttavia, ella fornisce le dichiarazioni
delle aziende interessate secondo cui nessun dipendente avrebbe lavorato
nelle date indicate a causa fermo cantiere (ricorso, Doc. E e F), nonché le
dichiarazioni dei dipendenti D. e H. con cui confermano di non aver lavorato
nei giorni menzionati (ricorso, Doc. G).
3.6.3.3 Dall'incarto emerge che le date degli interventi fatturati dalla ricor-
rente corrispondono ampiamente a quelle per le quali la ricorrente ha fatto
valere e le è stata riconosciuta dalla cassa una perdita di lavoro per un
totale di 15 dipendenti. Come già accennato, le dichiarazioni presentate a
posteriori, sia da parte dei committenti, sia da parte dei dipendenti, non
sono sufficienti, per prassi costante, a compensare la mancanza, rispetti-
vamente l'inaffidabilità di un sistema di controllo di lavoro. È perciò invano
che la ricorrente si prevale di questi documenti che non possono evidente-
mente essere qualificati ai sensi di un sistema di controllo del tempo di
lavoro adeguato che permetterebbe di verificare le indicazioni date ri-
guardo alla perdita di lavoro annunciata a causa di intemperie. Con il pro-
prio assunto la ricorrente non riesce a risolvere le contraddizioni tra le date
per le quali era stata rivendicata la perdita di lavoro per intemperie e l'atti-
vità reale presumibilmente svolta risultante dalle date delle fatture. In con-
siderazione di tutte le incongruenze accertate, la SECO poteva concludere
all'inaffidabilità del controllo del tempo di lavoro.
3.6.4
3.6.4.1 Per quanto attiene alle indennità per intemperie rivendicate e ver-
sate per il mese di gennaio 2017 e novembre 2018, la SECO ha riscontrato
incoerenze tra gli acconti ricevuti dalla ricorrente dai rispettivi committenti
per i cantieri a (...) (fr. [...] il 12 dicembre 2016 e fr. [...] il 31 gennaio 2017),
(...) (fr. [...] il 16 gennaio 2017 e fr. [...] il 31 gennaio 2017) e (...) (fr. [...] il
26 ottobre 2018 e fr. [...] il 21 novembre 2018) e il numero delle ore lavorate
risultante dai rapporti orari (24 ore lavorate sul cantiere di [...] tra dicembre
2016 e gennaio 2017, 56 ore lavorate sul cantiere di [...] tra il 17 e il 31
gennaio 2017, 16 ore lavorate sul cantiere di [...] tra il 17 e il 31 gennaio
2017). A mente della SECO le ore di lavoro dichiarate sui rapporti orari
sarebbero troppo esigue per spiegare l'ammontare degli importi relativi agli
acconti trasmessi.
3.6.4.2 Alla luce dell'accertamento dei fatti svolto dalla SECO, quest'ultima
poteva desumere in modo sostenibile che le incongruenze tra gli acconti
ricevuti dalla ricorrente e le ore di lavoro nei rapporti orari fossero indizi
suscettibili per nuovamente confermare la mancata affidabilità del sistema
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di controllo del tempo di lavoro. La dichiarazione dell'arch. [...] del 29 mag-
gio 2019 con cui veniva confermato il fermo cantiere per i giorni 9 e 27
gennaio 2017 (ricorso, Doc. H) non può essere considerata in quanto,
come segnalato a diverse riprese, simili dichiarazioni rilasciate a posteriori
non possono, per prassi, sostituire la mancanza o l'inaffidabilità di un si-
stema di controllo del tempo di lavoro. La ricorrente attira l'attenzione sulla
possibilità che il datore di lavoro abbia incassato acconti mensili dal com-
mittente senza allo stesso tempo aver effettuato tutto il lavoro richiesto per
ritardi sul cantiere e/o per impedimenti metereologici, concludendo che la
fatturazione riguardo agli acconti non sia una prova dell'avvenuto lavoro.
Una simile argomentazione non può essere ritenuta una spiegazione plau-
sibile in quanto è troppo debole per sciogliere il contrasto riscontrato dalla
SECO tra la situazione di fatto effettiva e le dichiarazioni nei rapporti orari.
Tenuto conto anche di tutte le incoerenze constatate finora e a quelle an-
cora a venire, l'accertamento della SECO circa l'inaffidabilità del controllo
del tempo di lavoro risulta dunque corretto.
3.6.5
3.6.5.1 La SECO ha accertato delle differenze tra i conteggi di salario tra-
smessi alla cassa comprendenti il numero di ore perse dichiarate e pagate
all'80% e i conteggi messi a disposizione nel corso del controllo riferiti agli
stipendi effettivamente pagati. In quest'ultimo caso tutte le ore sarebbero
state pagate al 100%, il numero delle ore prestate sarebbe differente e tal-
volta superiore in confronto ai conteggi consegnati alla cassa. Da tali cir-
costanze la SECO ha tratto un'ulteriore incoerenza tra i giorni in cui l'attività
era stata dichiarata interrotta a causa di intemperie e le indicazioni nei rap-
porti orari. Le diversità tra i due tipi di conteggio messe in evidenza dalla
SECO risultano dagli atti preliminari (Dossier 18 e 19) e sono suscettibili di
giustificare ulteriori indizi a scapito della mancata affidabilità del sistema di
controllo del tempo di lavoro. Da questo punto di vista, l'accertamento dei
fatti e l'apprezzamento effettuato dalla SECO non può dare adito a critiche.
La ricorrente afferma che il datore di lavoro ha sempre, "spontaneamente
e del tutto volontariamente, riconosciuto un salario pari al 100% (e non
dell'80%), anche nei casi in cui, per legge, avrebbe potuto riconoscere di
meno e ciò proprio con lo scopo di premiare la fedeltà dei propri collabora-
tori, evitando altresì un inutile lavoro amministrativo" e si dice stupita che
la SECO condanni un simile comportamento invece di accettarlo. Una tale
spiegazione è già di per sé insufficiente perché non si sofferma nemmeno
minimamente sugli aspetti critici suesposti e sollevati dalla SECO, dimodo-
ché, viste anche tutte le incoerenze riscontrate, permangono i dubbi sull'at-
tendibilità del sistema di controllo del tempo di lavoro.
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3.6.5.2 Visto quanto precede, bisogna convenire con l'autorità inferiore che
il controllo del tempo di lavoro sulla base dei rapporti orari non è affidabile
nel complesso, vuoi a causa della cattiva qualità dei rapporti orari messi a
disposizione (cfr. consid. 3.4), vuoi perché certi dipendenti, per i quali era
stata rivendicata la perdita di lavoro per intemperie, erano invece assenti
per altri motivi (cfr. consid. 3.5 segg.), vuoi perché il confronto delle diverse
fatture (rifornimenti di benzina, multe, acconti) con i rapporti di lavoro (cfr.
consid. 3.6.1-3.6.4) e le indicazioni differenti tra i conteggi di salario tra-
smessi alla cassa e quelli effettivamente versati (cfr. consid. 3.6.5) hanno
messo in risalto notevoli incoerenze e dubbi circa l'attendibilità del controllo
del tempo di lavoro. Dubbi, questi, che la ricorrente non è riuscita a fugare
né con le sue argomentazioni perlopiù pretestuose e nemmeno con i giu-
stificativi presentati a posteriori. Come già detto, questi ultimi non sono un
mezzo adeguato per il controllo dell'orario di lavoro in quanto non soddi-
sfano il requisito di un rilevamento quotidiano continuo e in tempo reale.
Ne discende che il diritto all'indennità non può essere riconosciuto.
3.7 In sunto, è accertato che i rapporti orari per rivendicare le indennità per
intemperie si trovano in molteplici contraddizioni con le circostanze fattuali
del caso di specie e che la somma di tutte le incoerenze riscontrate, che la
ricorrente non è stata in grado di invalidare, fa sì che il controllo del tempo
di lavoro non possa essere ritenuto affidabile ai sensi della prassi.
3.8 Nella misura in cui la SECO ha riconosciuto in sintesi che l'esistenza e
l'ampiezza della perdita di lavoro per intemperie non poteva essere suffi-
cientemente dimostrata in assenza di un controllo del tempo di lavoro affi-
dabile, ella non ha accertato i fatti in maniera scorretta e nemmeno violato
il diritto federale.
Ne discende che la concessione delle indennità per intemperie è avvenuta
manifestamente a torto. In considerazione della somma da restituire in que-
stione, sono parimenti adempiute le esigenze relative all'importanza note-
vole della rettifica (cfr. supra consid. 2.3 [recte 2.5]).
3.9 Giusta l'art. 25 cpv. 2 primo periodo LPGA, il diritto di esigere la resti-
tuzione si estingue dopo un anno a decorrere dal momento in cui l'istituto
d'assicurazione ha avuto conoscenza del fatto, ma al più tardi cinque anni
dopo il versamento della prestazione. Secondo costante giurisprudenza, i
termini enunciati all'art. 25 cpv. 2 primo periodo LPGA sono termini di pe-
renzione che non possono essere né interrotti né sospesi, ma devono es-
sere esaminati ed applicati d'ufficio (cfr. DTF 138 V 74 consid. 4.1 pag. 77,
133 V 579 consid. 4.1 pag. 582). Se il termine di perenzione è scaduto, ciò
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ha come conseguenza l'estinzione del diritto alla restituzione. Per prassi, i
termini di perenzione sono salvaguardati se prima della loro scadenza
viene emanata una decisione di restituzione (cfr. sentenza del TF
8C_469/2011 del 29 dicembre 2011 consid. 2.2). Secondo la giurispru-
denza il termine annuo di perenzione comincia a decorrere a partire dal
momento in cui la SECO viene a conoscenza, rispettivamente si rende
conto, nell'ambito di un controllo presso il datore di lavoro, che le indennità
sono state percepite a torto (cfr. DTF 124 V 380 consid. 2b e 2c; sentenza
del TF 8C_469/2011 del 29 dicembre 2011 consid. 6.2.1.2; sentenza del
TAF B-269/2019 consid. 5.2 con ulteriori rinvii). Nel presente caso la SECO
si è resa conto dello sbaglio in occasione del controllo effettuato in data
23 e 24 gennaio 2019. Pertanto, il termine annuo di perenzione è stato
osservato con la decisione del 30 aprile 2019.
3.10 La decisione impugnata non concerne altro che il carattere indebito
delle prestazioni come pure la restituzione della somma versata. Non
spetta dunque al Tribunale adito di trattare la questione di un eventuale
condono. Quest'ultima deve fare l'oggetto di una specifica procedura di-
stinta dinanzi all'autorità cantonale competente ed esula dall'oggetto del
presente litigio. Le relative conclusioni della ricorrente si rivelano perciò
inammissibili (cfr. sentenza del TAF B-5208/2017 del 14 gennaio 2019 con-
sid. 6.2). Lo stesso discorso vale per la conclusione subordinata circa la
possibilità di rimborso in rate mensili. Le convenzioni di rimborso in rela-
zione ai controlli di datore di lavoro in materia di indennità per lavoro ridotto
e intemperie competono esclusivamente alla SECO (cfr. Prassi LADI RCCI
[Restituzione, compensazione, condono e incasso] D8).
3.11 In sunto, dal punto di vista del diritto federale non è criticabile che
l'autorità inferiore ha respinto l'opposizione della ricorrente contro la deci-
sione su revisione concernente la restituzione delle prestazioni indebite
versate da gennaio 2017 a novembre 2018 a titolo di indennità per intem-
perie per un totale di fr. 113'479.75. Il ricorso si rivela dunque infondato e
va respinto, nella misura in cui sia ammissibile.
4.
Visto l'esito della lite, giusta l'art. 63 cpv. 1 PA, le spese di procedura sono
poste a carico della ricorrente qui parte integralmente soccombente (art. 1
segg. del regolamento del 21 febbraio 2008 sulle tasse e sulle spese ripe-
tibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale [TS-TAF, RS
173.320.2]). In concreto, esse sono stabilite in fr. 4'000.–, importo che verrà
computato con l'anticipo spese di pari importo versato a suo tempo dalla
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ricorrente dopo la crescita in giudicato della presente sentenza. Alla ricor-
rente non vengono assegnate indennità di ripetibili (art. 64 cpv. 1 PA a con-
trario, rispettivamente art. 7 cpv. 1 TS-TAF a contrario).
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