Decision ID: f6e875fb-fb7c-5bef-860b-ebdaea9c53bc
Year: 2021
Language: it
Court: CH_BVGE
Chamber: CH_BVGE_001
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: 

Visto
la domanda d’asilo che l’interessato ha presentato in Svizzera il 14 dicem-
bre 2020 (cfr. atto SEM [...]-2/2),
il verbale relativo al rilevamento dei dati personali (cfr. atto 12/10) e quello
concernente il colloquio personale Dublino tenutosi il 24 dicembre 2020
(cfr. atto 14/2),
la nutrita documentazione medica agli atti (cfr. atti 16/2, 24/2, 26/2, 27/4),
la decisione della Segreteria di Stato della migrazione (di seguito: SEM)
dell’11 febbraio 2021, notificata il 12 febbraio 2021 (cfr. atto SEM 31/11),
mediante la quale detta autorità non è entrata nel merito della domanda
d’asilo ai sensi dell’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi (RS 142.31) ed ha pronun-
ciato il trasferimento dell’interessato verso la Romania,
il ricorso inoltrato dinanzi al Tribunale amministrativo federale (di seguito: il
Tribunale) il 19 febbraio 2021 (cfr. tracciamento degli invii; data d’entrata:
22 febbraio 2021) e per mezzo del quale l’insorgente ha postulato in limine
la sospensione dell’esecuzione dell’allontanamento in via supercautelare e
la restituzione dell’effetto sospensivo al gravame; a titolo principale egli ha
domandato l’annullamento della querelata decisione e la trasmissione degli
atti alla SEM per un nuovo esame delle allegazioni affinché effettui un
esame nazionale della domanda d’asilo; contestualmente ha proposto
istanza di concessione dell’assistenza giudiziaria, nel senso dell’esenzione
dal pagamento anticipato delle spese di giudizio, con protesta di tasse e
spese,
la documentazione allegata all’impugnativa in parola e composta da quat-
tro atti medici,
i fatti del caso di specie che, se necessari, verranno ripresi nei considerandi
che seguono,

e considerato
che le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla
LTF, in quanto la LAsi non preveda altrimenti (art. 6 LAsi),
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che presentato tempestivamente (art. 108 cpv. 3 LAsi) contro una deci-
sione in materia di asilo della SEM (art. 6 e 105 LAsi; art. 31‒33 LTAF), il
ricorso è di principio ammissibile sotto il profilo degli art. 5, 48 cpv. 1 lett. a‒
c e art. 52 PA,
che occorre pertanto entrare nel merito del gravame,
che i ricorsi manifestamente infondati, ai sensi dei motivi che seguono,
sono decisi in procedura semplificata (art. 111a LAsi) dal giudice unico, con
l’approvazione di una seconda giudice (art. 111 lett. e LAsi) e la decisione
è motivata soltanto sommariamente (art. 111a cpv. 2 LAsi),
che giusta l’art. 111a cpv. 1 LAsi, il Tribunale rinuncia allo scambio di scritti,
che di norma non si entra nel merito di una domanda di asilo se il richie-
dente può partire alla volta di uno Stato terzo cui compete, in virtù di un
trattato internazionale, l’esecuzione della procedura di asilo e allontana-
mento (art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi),
che durante il colloquio Dublino l’insorgente, posto di fronte alla possibile
competenza della Romania, ha riferito di non volervi fare ritorno poiché sa-
rebbe stato percosso dalle autorità di polizia rumene, violenze delle quali
porterebbe ancora i segni; che vieppiù, egli sarebbe stato costretto a sor-
birsi l’odore della Marijuana fumata da altri richiedenti l’asilo soggiornati
presso il Centro in cui egli era alloggiato in Romania,
che nella querelata decisione, l’autorità inferiore, dopo aver constatato
l’esplicita accettazione della competenza da parte della Romania – rimasta
inconfutata dal ricorrente durante il colloquio Dublino − ha escluso che
nello Stato di destinazione sussistano carenze sistemiche ai sensi
dell’art. 3 par. 2 del regolamento (UE) n. 604/2013 del Parlamento europeo
e del Consiglio del 26 giugno 2013 che stabilisce i criteri e i meccanismi di
determinazione dello Stato membro competente per l’esame di una do-
manda di protezione internazionale presentata in uno degli Stati membri
da un cittadino di un paese terzo o da un apolide (rifusione) (Gazzetta uffi-
ciale dell’Unione europea [GU] L 180/31 del 29.6.2013; di seguito: Regola-
mento Dublino III) o un rischio di trattamenti contrari all’art. 4 della Carta
dei diritti fondamentali dell’Unione europea (GU C 364/1 del 18.12.2000, di
seguito: CartaUE) e all’art. 3 CEDU; che proseguendo nella propria analisi,
la SEM ha negato l’esistenza di motivi che impongano l’applicazione delle
clausole discrezionali di cui agli art. 16 par. 1 e 17 par. 1 Regolamento Du-
blino III; che infine, in specie non emergerebbero motivi umanitari atti a
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giustificare l’applicazione della clausola di sovranità ex art. 29a cpv. 3
dell’Ordinanza 1 sull’asilo (OAsi 1; RS 142.311); che a tal proposito, la si-
tuazione di salute del ricorrente risulterebbe essere acclarata ritenuto che
sia le diagnosi che le terapie prescritte sarebbero chiare; che d’altro canto
la Romania disporrebbe di un’infrastruttura medica sufficiente accessibile
al richiedente in base al diritto comunitario; che ad ogni modo, solo la ca-
pacità di trasferimento risulterebbe decisiva; che oltretutto, nemmeno le
asserite violenze subite per mano delle autorità di polizia rumene – ricon-
ducibili a persecuzioni di terzi piuttosto che ad abusi da parte di organi sta-
tali ufficiali − giustificherebbero l’applicazione della clausola di sovranità
secondo i dettami dell’art. 29a cpv. 3 OAsi 1, atteso non vi sarebbero indizi
suscettibili di ritenere che le autorità di polizia rumene non offrirebbero una
protezione adeguata contro simili aggressioni; che spetterebbe all’insor-
gente di adire le competenti autorità di tale Paese qualora ritenesse di es-
sere trattato in modo iniquo o illegale; che per il resto, circa la presenza di
individui facenti uso di sostanze stupefacenti presso l’alloggio ove sarebbe
stato accolto in Romania, l’autorità inferiore ha rilevato che spetterebbe
all’interessato di far capo alle preposte autorità rumene per essere trasfe-
rito, aggiungendo che, comunque, quanto fatto valere circa la condizione
di alloggio non permetterebbe di presumere ch’egli sarebbe confrontato
con una situazione esistenziale critica qualora facesse ritorno in Romania,
che con il gravame l’insorgente avversa su vari aspetti l’argomentazione di
cui al sindacato provvedimento; che in buona sostanza, l’autorità inferiore
avrebbe innanzitutto accertato in modo incompleto il quadro clinico, psico-
logico e fisico, del ricorrente (cfr. infra); che inoltre, qualora egli venisse
trasferimento in Romania, rischierebbe di non avere accesso ad un allog-
gio, ad un’assistenza materiale così come neppure ad un’adeguata presa
in carico sanitaria; che d’altro canto, dalle dichiarazioni rilasciate nel corso
del procedimento di prima istanza emergerebbe anche che in tale Paese
egli avrebbe patito la fame; che da ultimo, la SEM non avrebbe confacen-
temente ponderato l’asserzione secondo la quale egli sarebbe stato vittima
di violenze perpetrate dalle autorità di polizia rumene, episodi del quale lo
scrivente Tribunale sarebbe peraltro già stato messo in guardia nell’ambito
di altri procedimenti,
che la SEM esamina la competenza relativa al trattamento di una domanda
di asilo secondo i criteri previsti dal Regolamento Dublino III,
che, se in base a questo esame è individuato un altro Stato quale respon-
sabile per l’esame della domanda di asilo, la SEM pronuncia la non entrata
nel merito previa accettazione, espressa o tacita, di ripresa a carico del
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richiedente l’asilo da parte dello Stato in questione (cfr. DTAF 2017 VI/5
consid. 6.2),
che, ai sensi dell’art. 3 par. 1 Regolamento Dublino III, la domanda di pro-
tezione internazionale è esaminata da un solo Stato membro, ossia quello
individuato in base ai criteri enunciati al capo III (art. 7–15),
che nel caso di una procedura di presa in carico (inglese: take charge),
anche detta di ammissione, ogni criterio per la determinazione dello Stato
membro competente – enumerato al capo III – è applicabile solo se, nella
gerarchia dei criteri elencati all’art. 7 par. 1 Regolamento Dublino III, quello
precedente previsto dal Regolamento non trova applicazione nella fattispe-
cie (principio della gerarchia dei criteri),
che la determinazione dello Stato membro competente avviene sulla base
della situazione esistente al momento in cui il richiedente ha presentato
domanda di protezione internazionale (art. 7 par. 2 Regolamento Dublino
III),
che, contrariamente, nel caso di una procedura di ripresa in carico (inglese:
take back), di principio non viene effettuato un nuovo esame di determina-
zione dello stato membro competente secondo il capo III (cfr. DTAF
2017 VI/5 consid. 6.2 e 8.2.1),
che giusta l’art. 3 par. 2 Regolamento Dublino III, qualora sia impossibile
trasferire un richiedente verso lo Stato membro inizialmente designato
come competente in quanto si hanno fondati motivi di ritenere che sussi-
stono delle carenze sistemiche nella procedura di asilo e nelle condizioni
di accoglienza dei richiedenti, che implichino il rischio di un trattamento
inumano o degradante ai sensi dell’art. 4 della Carta dei diritti fondamentali
dell’Unione europea (GU C 364/1 del 18.12.2000, di seguito: CartaUE), lo
Stato membro che ha avviato la procedura di determinazione dello Stato
membro competente prosegue l’esame dei criteri di cui al capo III per veri-
ficare se un altro Stato membro possa essere designato come competente,
che lo Stato membro competente in forza del presente regolamento è te-
nuto a riprendere in carico – in ossequio alle condizioni poste agli art. 23,
24, 25 e 29 – il richiedente la cui domanda è in corso d’esame e che ha
presentato domanda in un altro Stato membro oppure si trova nel territorio
di un altro Stato membro senza un titolo di soggiorno, così come un citta-
dino di un paese terzo o un apolide che ha ritirato la sua domanda in corso
d’esame e che ha presentato una domanda in un altro Stato membro o che
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si trova nel territorio di un altro Stato membro senza un titolo di soggiorno
(art. 18 par. 1 lett. b e lett. c Regolamento Dublino III),
che un confronto dell’unità centrale del sistema europeo “EURODAC” ha
permesso di appurare che l’insorgente ha depositato una domanda d’asilo
a Tulcea (Romania) il 13 novembre 2020 (cfr. atto 9/1),
che il ricorrente non ha negato di avervi depositato una domanda d’asilo,
spiegando nel contempo che le autorità rumene avrebbero rilevato le sue
impronte digitali contro la sua volontà (cfr. atto 14/2),
che il 28 dicembre 2020, la SEM ha presentato alle omologhe autorità ru-
mene, nei termini fissati all’art. 23 par. 2 Regolamento Dublino III, una ri-
chiesta di ripresa in carico fondata sull’art. 13 par. 1 lett. b Regolamento
Dublino III,
che il 6 gennaio 2021 tali autorità hanno espressamente accettato di ri-
prendere in carico il ricorrente in applicazione dell'art. 18 par. 1 lett. c Re-
golamento Dublino III (cfr. atto 23/1),
che di conseguenza, la competenza della Romania risulta di principio es-
sere data,
che la Romania è legata alla CartaUE e firmataria, della CEDU, della Con-
venzione del 10 dicembre 1984 contro la tortura ed altre pene o trattamenti
crudeli, inumani o degradanti (Conv. tortura, RS 0.105), della Convenzione
del 28 luglio 1951 sullo statuto dei rifugiati (Conv. rifugiati, RS 0.142.30),
oltre che del relativo Protocollo aggiuntivo del 31 gennaio 1967
(RS 0.142.301) e ne applica le disposizioni,
che pertanto il rispetto della sicurezza dei richiedenti l’asilo, in particolare il
diritto alla trattazione della propria domanda secondo una procedura giusta
ed equa ed una protezione conforme al diritto internazionale ed europeo,
è presunto da parte dello Stato in questione (cfr. direttiva 2013/32/UE del
Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 recante procedure
comuni ai fini del riconoscimento e della revoca dello status di protezione
internazionale [di seguito: direttiva procedura]; direttiva 2013/33/UE del
Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 recante norme re-
lative all’accoglienza dei richiedenti protezione internazionale [di seguito:
direttiva accoglienza]),
che tale presunzione non è tuttavia assoluta e può essere confutata in pre-
senza di violazioni sistemiche delle garanzie minime previste dall’Unione
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europea o dal diritto internazionale (cfr. DTAF 2011/9 consid. 6; sentenza
della CorteEDU M.S.S. contro Belgio e Grecia del 21 gennaio 2011,
30696/09) o di indizi seri che, nel caso concreto, le autorità di tale Stato
non rispetterebbero il diritto internazionale (cfr. DTAF 2010/45 consid. 7.4
e 7.5),
che all’occorrenza, anche alla luce di quanto sostenuto dal ricorrente, non
vi sono fondati motivi di ritenere che in Romania sussistano carenze siste-
miche nella procedura di asilo e nelle condizioni di accoglienza dei richie-
denti, che implichino il rischio di un trattamento inumano o degradante ai
sensi dell’art. 4 della CartaUE (cfr. art. 3 par. 2 2a frase Regolamento Du-
blino III) (cfr. fra le tante, sentenza del Tribunale D-6557/2020 del 7 gennaio
2021 consid. 9.3 con riferimenti ivi citati),
che a tal proposito, v’è altresì da osservare circa le asserite violenze subite
per mano della polizia rumena, che indipendentemente dalla veridicità di
quanto narrato − la cui questione può rimanere inevasa – non è possibile
desumere dal caso in rassegna che la Romania priverebbe sistematica-
mente i richiedenti asilo delle condizioni minime di vita a cui hanno diritto
secondo la direttiva accoglienza (cfr. nello stesso senso le sentenze del
Tribunale menzionate con il ricorso E-5656/2020 del 22 gennaio 2021 con-
sid. 6.2.2 e E-300/2021 del 27 gennaio 2021 consid. 3.5.2),
che, conseguentemente, l’applicazione dell’art. 3 par. 2 2a frase Regola-
mento Dublino III non si giustifica nel caso di specie,
che resta da valutare se nel caso concreto sussistano indizi seri e sufficienti
per ammettere che le autorità dello stato di destinazione non rispettino il
diritto internazionale (cfr. DTAF 2010/45 consid. 7.4 e 7.5),
che ai sensi dell’art. 29a cpv. 3 OAsi 1, disposizione che concretizza in di-
ritto interno svizzero la clausola di sovranità (art. 17 par. 1 Regolamento
Dublino III), se “motivi umanitari” lo giustificano la SEM può entrare nel
merito della domanda anche qualora giusta il Regolamento Dublino III un
altro Stato sarebbe competente per il trattamento della domanda,
che la SEM, nell’applicazione dell’art. 29a cpv. 3 OAsi 1, dispone di potere
di apprezzamento (cfr. DTAF 2015/9 consid. 7 seg.); che al contrario, se il
trasferimento del richiedente nel paese di destinazione contravviene ad
una norma imperativa del diritto internazionale, tra cui quelle della CEDU,
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l’autorità inferiore è obbligata ad applicare la clausola di sovranità e ad en-
trare nel merito della domanda d’asilo ed il Tribunale dispone di potere di
controllo al riguardo (cfr. DTAF 2015/9 consid. 8.2.1),
che in primo luogo, nel caso in esame il ricorrente non ha dimostrato, né
invero ha censurato, che lo Stato di destinazione non sia intenzionato a
riprenderlo in carico e a portare a termine la procedura relativa alla sua
domanda di protezione in violazione della direttiva procedura,
ch’egli neppure ha apportato indizi seri e concreti suscettibili di dimostrare
che lo Stato di destinazione non rispetterebbe il principio del divieto di re-
spingimento e, dunque, verrebbe meno ai suoi obblighi internazionali
rinviandolo in un Paese dove la sua vita, integrità corporale o libertà sareb-
bero seriamente minacciate o da dove rischierebbe di essere respinto in
un tale Paese,
che con la sua impugnativa, l’insorgente allega tuttavia un quadro clinico
contraddistinto da un disturbo da stress post-traumatico, con difficoltà di
concentrazione e paramnesia, associate a depressione, senso di inquietu-
dine, mancanza di appetito, disturbi del sonno con incubi e risvegli notturni,
nonché isolamento sociale (cfr. memoriale ricorsuale, pag. 7, punto IV. 1);
che tali patologie lo avrebbero finanche spinto a tentare il suicidio il (...)
2021; che invero, le sofferenze psicologiche lamentate da A._ sa-
rebbero da ricondurre agli avvenimenti accaduti in Patria, così come alle
difficili condizioni di vita ed alla situazione di abbandono terapeutico con il
quale sarebbe stato confrontato in Romania; che oltretutto, gli sarebbero
state diagnosticate delle cicatrici corneali periferiche, una midriasi trauma-
tica con difetto dell’iride e di afachia, con lesioni anche alla retina (cfr. me-
moriale ricorsuale, pag. 6, punto IV.2); che in proposito, al fine di valutare
il possibile impianto di una lente intraoculare, il medico curante avrebbe
raccomandato ulteriori approfondimenti medici (cfr. ibidem),
che in assenza di un rapporto medico esaustivo e dettagliato, in specie non
si disporrebbe di un quadro clinico sufficientemente chiaro, ciò che deter-
minerebbe un accertamento incompleto dei fatti determinanti da parte
dell’autorità inferiore,
che orbene, quo alle succitate doglianze ricorsuali, v’è anzitutto da osser-
vare che il respingimento forzato di persone che soffrono di problematiche
valetudinarie, costituisce una violazione dell’art. 3 CEDU unicamente in
casi eccezionali; che ciò risulta essere il caso segnatamente laddove la
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malattia dell’interessato si trovi in uno stadio a tal punto avanzato o termi-
nale da lasciar presupporre che, a seguito del trasferimento, la sua morte
appaia come una prospettiva prossima (cfr. sentenza della CorteEDU
N. contro Regno Unito del 27 maggio 2008, 26565/05; DTAF 2011/9 con-
sid. 7.1),
che una violazione dell’art. 3 CEDU può però anche sussistere qualora vi
siano dei seri motivi di ritenere che la persona, in assenza di trattamenti
medici adeguati nello Stato di destinazione, sarà confrontata ad un reale
rischio di un grave, rapido ed irreversibile peggioramento delle condizioni
di salute comportante delle intense sofferenze o una significativa riduzione
della speranza di vita (cfr. sentenza della CorteEDU Paposhvili contro Bel-
gio del 13 dicembre 2016, 41738/10, §181 segg.),
che essendo decisivo e vista la doglianza in tal senso, occorre a questo
punto chiedersi, da una parte se l’accertamento dei fatti operato dall’auto-
rità inferiore quanto alle affezioni di cui soffre l’insorgente sia stato o meno
esaustivo e corretto, e dall’altra se quest’ultimo rientri o meno nelle casisti-
che testé enucleate,
che alla luce dell’applicazione del principio inquisitorio l’autorità compe-
tente deve infatti procedere d’ufficio all’accertamento esatto e completo dei
fatti giuridicamente rilevanti (cfr. DTAF 2019 I/6 consid. 5.1),
che nel caso in narrativa non appare però che la SEM sia venuta meno agli
obblighi che le si impongono in virtù di tale massima,
che sulla base dei numerosi atti medici di cui all’inserto, al momento
dell’emissione della sindacata decisione risultava infatti chiaro che la situa-
zione medica dell’insorgente non si iscrivesse nella restrittiva giurispru-
denza convenzionale,
che al ricorrente è infatti stata diagnosticata una sospetta scabbia, la cecità
dall’occhio sinistro risalente alla sua infanzia, delle lesioni cutanee, pro-
blemi del sonno persistenti con pensieri e un patereccio sottocutaneo al
dito medio; che onde curare tali patologie, al ricorrente sono stati prescritti
dei trattamenti medicamentosi (cfr. atti 16/2, 24/2, 26/2, 27/4),
che allo stato attuale, nulla permette quindi di ritenere che tali problemati-
che non siano state confacentemente risolte o che versino in condizioni
stabili,
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che oltremodo, tale valutazione non è inficiata dal precario stato psicolo-
gico allegato in sede ricorsuale; che anzitutto, vi è da rilevare che il mede-
simo si è stabilizzato, tanto da permettere una presa in carico ambulatoriale
(cfr. memoriale ricorsuale, pag. 7, punto IV. 1, e doc. 4 allegato al ricorso);
che ad ogni modo, nella misura in cui è emerso unicamente con l’episodio
anticonservativo del (...) 2021, lo stato psicologico in parola parrebbe piut-
tosto cagionato da una reazione alla comunicazione della decisione nega-
tiva della SEM,
che in proposito, giova quindi rammentare che per quanto riguarda il rischio
della messa in atto di tentativi suicidali, il Tribunale federale ha stabilito che
il rischio di suicido non costituisce un ostacolo all'esecuzione dell'allonta-
namento (cfr. sentenza del TF 2C_856/2015 del 10 ottobre 2015 con-
sid. 3.2.1); che ciò corrisponde anche alla prassi dello scrivente Tribunale
(cfr. fra le tante, sentenze del Tribunale D-505/2020 del 4 febbraio 2020,
F-5933/2019 del 23 gennaio 2020 consid. 7.6, F-5900/2019 del 18 novem-
bre 2019, E-1997/2019 del 2 maggio 2019, F-4514/2018 del 20 agosto
2018),
che tuttavia, questa situazione particolare, segnatamente la fragilità dello
stato di stato di salute psichico dell'insorgente, dovrà essere debitamente
presa in considerazione per le modalità d'organizzazione del trasferimento;
che prima di procedere con tale provvedimento, sarà inoltre premura delle
autorità competenti – con eventualmente l'aiuto della SEM in applicazione
dell'Ordinanza concernente l'esecuzione dell'allontanamento e dell'espul-
sione di stranieri (OEAE, RS 142.281) – informare in maniera precisa e
completa le autorità rumene dell'arrivo, dei problemi di salute e del bisogno
di protezione dell'insorgente, così da permettere a tali autorità di indirizzare
il ricorrente alle strutture terapeutiche adatte per un’eventuale continua-
zione del trattamento (cfr. art. 31 e 32 Regolamento Dublino III),
che su tali presupposti, nel caso in disamina non v’è ragione di chiarire
ulteriormente lo stato psicologico del ricorrente,
che per il resto va evidenziato che la Romania dispone di infrastrutture me-
diche sufficienti (cfr. fra le tante, sentenza del Tribunale E-5656/2020 del
22 gennaio 2021 consid. 6.3.2) ed in quanto Stato firmatario della direttiva
accoglienza, deve provvedere affinché i richiedenti ricevano la necessaria
assistenza sanitaria comprendente quanto meno le prestazioni di pronto
soccorso e il trattamento essenziale di malattie e di gravi disturbi mentali e
fornire la necessaria assistenza medica o di altro tipo, ai richiedenti con
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esigenze di accoglienza particolari, comprese, se necessarie, appropriate
misure di assistenza psichica (cfr. art. 19 par. 1 e 2 della citata direttiva),
che non vi sono dunque motivi per ritenere che il ricorrente non potrà pro-
seguire – ove necessario − un trattamento farmacologico e di sostegno
psichiatrico e psicologico anche in tale Paese,
che pertanto, l’insorgente non ha fornito indizi seri suscettibili di compro-
vare che le sue condizioni di vita o la sua situazione personale sarebbero
tali da contravvenire all'art. 4 della CartaUE, all'art. 3 CEDU o all'art. 3
Conv. tortura in caso di esecuzione del trasferimento in Germania,
che comunque, appartiene a quest’ultimo sollevare l'eventuale violazione
dei suoi diritti fondamentali, utilizzando le adeguate vie di diritto dinanzi alle
autorità dello Stato in questione,
che infine, nella fattispecie, dagli atti non appaiono elementi per ritenere
che l'autorità inferiore abbia esercitato in maniera arbitraria il suo potere di
apprezzamento nell'applicazione della clausola di sovranità per motivi
umanitari,
che, pertanto, non vi è motivo di applicare la clausola discrezionale di cui
all'art. 17 par. 1 (clausola di sovranità) Regolamento Dublino III,
che, di conseguenza, la Romania rimane competente dell’esame della do-
manda di asilo del ricorrente ed è tenuta a riprenderlo in carico in ossequio
alle condizioni poste nel Regolamento Dublino III,
che, quindi, è a giusto titolo che la SEM non è entrata nel merito della do-
manda di asilo del ricorrente, in applicazione dell’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi
ed ha pronunciato il suo trasferimento verso l’Italia conformemente
all’art. 44 LAsi, posto che il ricorrente non possiede un’autorizzazione di
soggiorno in Svizzera (cfr. art. 32 lett. a OAsi 1),
che, in siffatte circostanze, non vi è più luogo di esaminare in maniera di-
stinta le questioni relative all’esistenza di un impedimento all’esecuzione
del trasferimento per i motivi giusta i cpv. 3 e 4 dell’art. 83 LStrI
(RS 142.20), dal momento che detti motivi sono indissociabili dal giudizio
di non entrata nel merito nel quadro di una procedura Dublino (cfr. DTAF
2015/18 che pertanto, il ricorso deve essere respinto e la decisione della
SEM, che rifiuta l’entrata nel merito della domanda di asilo e pronuncia il
trasferimento dalla Svizzera verso la Romania, confermata,
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che avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, la domanda di con-
cessione dell’effetto sospensivo risulta senza oggetto,
che altresì, per lo stesso motivo succitato, la domanda di esenzione dal
versamento di un anticipo equivalente alle presumibili spese processuali è
divenuta senza oggetto,
che ritenute le allegazioni ricorsuali sprovviste di probabilità di esito favo-
revole, la domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa dal
versamento delle spese processuali, è respinta,
che, visto l’esito della procedura, le spese processuali di CHF 750.–, che
seguono la soccombenza, sono poste a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1
e 5 PA nonché art. 3 lett. a del regolamento sulle tasse e sulle spese ripe-
tibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 feb-
braio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]),
che la decisione è definitiva e non può, in principio, essere impugnata con
ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83
lett. d cifra 1 LTF).
(dispositivo alla pagina seguente)
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il Tribunale amministrativo federale pronuncia:
1.
Il ricorso è respinto.
2.
La domanda di assistenza giudiziaria è respinta.
3.
Le spese processuali di CHF 750.– sono poste a carico del ricorrente. Tale
ammontare dev’essere versato alla cassa del Tribunale amministrativo fe-
derale entro un termine di 30 giorni dalla data di spedizione della presente
sentenza.
4.
Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all'autorità canto-
nale competente.
Il giudice unico: Il cancelliere:
Daniele Cattaneo Jesse Joseph Erard