Decision ID: 19961b7e-d24b-58e6-bab0-2e03fabc2671
Year: 2003
Language: it
Court: TI_TCAS
Chamber: TI_TCAS_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: social_law

ritenuto,
in fatto
1.1. _, classe 1968, cameriera, presenta una sindrome lombovertebrale per scompenso muscolare e spondilolistesi L5/S1.
In data 12 agosto 1998 l'assicurata ha presentato una domanda di prestazioni AI per adulti avanzando una richiesta di avviamento professionale (cfr. doc. _).
Preso atto delle risultanze mediche (cfr. doc. _) la consulente in integrazione ha proposto una riformazione professionale quale impiegata (cfr. doc. _) ed in seguito quale venditrice (cfr. doc. _), entrambe fallite.
1.2. Dopo aver esperito degli accertamenti medici ed economici, con progetto di decisione 9 novembre 2002 l’Ufficio assicurazione invalidità (UAI) ha respinto la domanda di prestazioni in quanto:
"
(...)
Dalla documentazione raccolta agli atti risulta che lei era attiva quale cameriera. Tale attività é però controindicata dal lato medico.
Risultano per contro esigibili in misura completa attività leggere che rispecchiano le controindicazioni mediche. Tali attività permetterebbero di conseguire
fr.
29'491.-- annui, i quali, confrontati con quanto esigibile attualmente se non fosse insorto il danno alla salute
(fr.
43'200.--) determinano un grado Al del 32% circa.
Le condizioni per l'attribuzione di una rendita Al non sono pertanto assolte.
Provvedimenti professionali non entrano più in linea di conto in quanto sono già stati fatti 2 tentativi purtroppo senza esito positivo.
Pertanto, la sua domanda di prestazioni è respinta." (cfr. doc. _)
In sede di osservazioni,
_
, per il tramite del proprio medico curante Dr. Med. _, ha osservato che:
"
ho preso visione del progetto di decisione del 03.09.2002. Mi rifaccio
alla mia domanda del 14.11.2000 ed alla lettera del 05.05.2002, percui la vostra decisione mi risulta incomprensibile.
Ricordo che si tratta di una lomboischialgia su spondiloliasi e spondilolistesi, una operazione di stabilizzazione è stata discussa a lungo e per il momento scartata. Anche nel rapporto del PD Dr. _ la paziente non può più lavorare come cameriera, ammetteva però una abilità al 100% in lavori leggeri e adeguati, potendo cambiare posizione ed evitando di camminare su terreni non piatti o di alzare pesi superiori a 10 kg.
Da un punto di vista terapeutico la paziente ha seguito numerose sedute di fisioterapia, una ospedalizzazione presso la Clinica _ nel dicembre 2000, sono state fatte infiltrazioni delle faccette articolari dal PD Dr. _ senza risultati duraturi.
Come già fatto notare la esigibilità in misura completa d'attività leggere si scontra con la realtà, la paziente non è stata in grado né di eseguire una riformazione professionale né di lavorare quale commessa né come aiuto ufficio. Alle condizioni dette dal PD
Dr. _ la paziente non è neppur stata ammessa a un distributore di benzina.
La paziente non è quindi in grado di conseguire i
CHF
20'400 annui ipotizzati, il fatto quindi di non potere conseguire un guadagno decoroso né di potere disporre di una rendita determinano nella famiglia della signora _ una situazione non solo di ristrettezza ma di povertà inammissibile (come portiere d'albergo il marito guadagna
CHF
3'100 lordi al mese!).
Date le premesse mediche e la realtà lavorativa, insisto perché alla paziente venga riconosciuta un'inabilità lavorativa del 60% almeno."
(cfr. doc. _)
Ritenute le osservazioni del Dr. Med. _ ininfluenti per modificare il progetto di decisione, con provvedimento formale 26 settembre 2002 l’UAI ha confermato il rifiuto di erogare delle prestazioni assicurative (cfr. doc. _).
1.3. Contro la succitata decisione amministrativa _, rappresentata dall'avv. _, è tempestivamente insorta al TCA con un ricorso cautelare chiedendo l’erogazione di almeno una mezza rendita d'invalidità, subordinatamente il rinvio dell'incarto per ulteriori accertamenti (cfr. doc. _)
A seguito del decreto con cui il giudice delegato ha invitato l'avv. _ a completare il proprio ricorso (cfr. doc. _), in data 11 novembre 2002, l'insorgente, ha precisato:
"
1. AI momento in cui ha avanzato la domanda di prestazioni da
parte dell'AI, l'assicurata svolgeva la propria attività lavorativa quale cameriera presso il Ristorante "_" di _.
Ha dovuto smettere l'attività a causa dei forti dolori alla schiena. Dopo di che non ha mai più ripreso. Per la fine di dicembre 2000 é stata licenziata.
Successivamente é stata per un periodo in osservazione presso il centro di _, a seguito del quale é maturata l'ipotesi di provare con uno stage quale venditrice presso un negozio di abbigliamento.
Nel breve volgere di un mese ha dovuto sospendere tale attività. Già dopo pochi giorni aveva dovuto proseguirla a tempo parziale.
2. Tralasciamo un esame di dettaglio dei diversi accertamenti medici agli atti.
A guisa di riepilogo - in occasione dell'ultimo referto fiduciario dell'AI, redatto dal dott. _, presso la Clinica _ in data 24.4.2001 / 4.5.2001 - si evidenzia che l'assicurata avrebbe bisogno di reperire un'attività lavorativa ove le sia data la possibilità di cambiare la posizione (seduta, in piedi e camminare). Che deve evitare di percorrere superfici irregolari, deve evitare di sollevare pesi superiori ai kg 10.
La diagnosi rivela una lomboischialgia su spondilodesi e spondilolistesi.
3. La consulente all'integrazione professionale ritiene che la persona non sia in concreto collocabile. Qualsiasi attività dovesse esserle proposta non si rivelerebbe possibile e costituirebbe un'occasione sporadica, senza possibilità che questa abbia ad essere mantenuta nei fatti a lungo (cfr. rapporto del 23.1.2002).
4. Si ravvisi come i medici consultati abbiano avuto modo di accertare lungo gli anni che le dolenzie di natura soggettiva, che non potevano essere accertate oggettivamente, devono comunque essere ritenute assolutamente credibili. Ciò é riferito in particolare dal curante, dott. _, il quale non si era manifestato in alcun modo accondiscendente nei confronti della propria paziente. In un secondo tempo ha però dovuto ammettere la credibilità delle dolenzie fatte proprie dall'assicurata.
Peraltro questa si é sempre mostrata perfettamente in buona fede, volonterosa e ben disposta a qualsivoglia tentativo di reinserimento professionale.
5. Da parte sua l'UAI
nella propria decisione ritiene l'assicurata collocabile.
Viene proposta l'applicazione dei salari concreti di cui alle DAP, ove si registrerebbe un salario annuo residuo esigibile di
fr.
32'825.00. I DAP che dovrebbe in concreto essere applicati non risultano in alcun modo da alcuna parte, nè sono in alcun modo enumerati.
Si ritengono invece i dati di cui alle statistiche sui salari, partendo da un reddito salariale di
fr.
43'200.00.
Ma quale sia in realtà la capacità al lavoro della signora _, ancora una volta non figura. Né appaiono sufficienti a tale proposito le indicazioni del medico fiduciario, dinanzi all'accertamento di un organo ispettivo che riconosce l'imprescindibilità di una rendita, configurando qualsiasi attività lavorativa improponibile in maniera continuata.
Peraltro neppure si comprende quali siano le mansioni ritenute esigibili sulla scorta della raccolta sulle statistiche sui salari, dell'UAI."
(cfr. doc. _)
1.4. Mediante risposta di causa 18 novembre 2002 l’UAI ha proposto la reiezione del gravame, osservando in particolare:
"
causa problemi dorsali, nel mese di agosto del 1998 l'assicurata,
allora attiva in qualità di cameriera, ha avanzato richiesta di avviamento professionale.
Nell'ambito di una perizia reumatologica effettuata dal dottor _ nel mese di agosto del 1999, è stata evidenziata una capacità lavorativa normale, riferita ad attività adeguata, nella quale l'assicurata non sia segnatamente costretta a mantenere per lunghi periodi la medesima posizione, e non debba sollevare pesi superiori ai 10 kg. L'attività di cameriera è quindi risultata controindicata.
Preso atto delle risultanze mediche la consulente in integrazione professionale, seguendo le inclinazioni dell'assicurata, le ha proposto una riformazione professionale quale impiegata.
Un breve soggiorno presso il Centro di formazione di _ (_) ha però evidenziato limiti cognitivi tali da rendere di fatto improponibile questo tipo di riformazione (cf. doc. n. _ inc. AI).
Si è quindi tentato di reinserire l'interessata in qualità di venditrice. Considerata la necessità di trascorrere la totalità del tempo in posizione eretta, il tentativo è però comprensibilmente fallito.
In conclusione si è quindi proceduto a determinare l'invalidità sulla base dei dati statistici. Ne è risultato un grado pari al 32%, con conseguente rifiuto del diritto a rendita.
Prontamente insorta, l'assicurata postula l'assegnazione di una mezza rendita di invalidità. In particolare si sostiene l'improponibilità di un'attività lavorativa a tempo pieno, foss'anche adeguata.
Contestata risulta altresì la valutazione economica, a detta dell'assicurata lacunosa.
Dal punto di vista medico, come già accennato, il perito ha evidenziato una capacità lavorativa totale in attività rispettose delle controindicazioni elencate.
II giudizio in parola è del resto stato confermato dagli specialisti della clinica di _ (doc. n. _ inc. AI).
In merito all'aspetto economico si rileva quanto segue.
II reddito ipotetico senza invalidità non è stato oggetto di discussione.
Quello da invalido è stato stabilito su base teorica. Attualmente l'assicurata non risulta infatti impiegata. Una riqualifica professionale è del resto stata scartata a priori in considerazione delle difficoltà che l'interessata avrebbe riscontrato nell'affrontare una formazione di tipo scolastico.
Ad ogni buon conto si rileva che l'interessata nemmeno esige d'esser posta a beneficio d'ulteriori misure professionali, chiedendo esclusivamente una rendita.
Per quanto attiene ai dati, il consulente ha preso quale reddito di riferimento quello basato sulle schede DAP (doc. n. _ a inc. AI), pari a
fr.
29'491.- (2001), che risulta oltre a tutto più favorevole all'assicurata rispetto a quello ricavato dalle tabelle
ISS (fr.
33'512.-) (cf. doc. n. _ inc. AI), normalmente adottato da codesta lodevole Corte.
Ad ogni modo, l'adozione dell'uno o dell'altro criterio di valutazione nulla muta in concreto, in quanto il grado di invalidità minimo per aprire il diritto alla rendita non viene comunque raggiunto.
Anche in merito alla valutazione economica lo scrivente Ufficio ritiene quindi d'aver correttamente operato." (cfr. doc. _)
1.5. In data 2 gennaio 2003 l'UAI ha trasmesso al TCA una copia del rapporto medico del Dr. Med. _ (cfr. doc. _ e allegato).
Con osservazioni 13 gennaio 2003 l'UAI si è riconfermato nelle proprie allegazioni, trasmettendo copia della nota del Dr. Med. _ (cfr. doc. _ e allegato).

in diritto
In ordine
2.1. La presente vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico ai sensi degli articoli 26 c cpv. 2 della Legge organica giudiziaria civile e penale e 2 cpv. 1 della Legge di procedura per le cause davanti al Tribunale delle assicurazioni (cfr. STFA del 18 febbraio 2002 nella causa H., H 335/00; STFA del 4 febbraio 2002 nella causa B., H 212/00; STFA del 29 gennaio 2002 nella causa R. e R., H 220/00; STFA del 10 ottobre 2001 nella causa F., U 347/98 pubblicata in RDAT I-2002 pag. 190 seg.; STFA del 22 dicembre 2000 nella causa H., H 304/99; STFA del 26 ottobre 1999 nella causa C., I 623/98).
Nel merito
2.2. Oggetto del contendere è il riconoscimento a _ di una mezza rendita AI.
2.3. Con il 1° gennaio 2003 è entrata in vigore la Legge federale sulla parte generale del diritto delle assicurazioni sociali (LPGA; RS 830.1), la quale ha portato alcune modifiche legislative anche in ambito dell’assicurazione per l’invalidità.
Tale legge non è tuttavia applicabile alla fattispecie concreta, poiché, secondo la giurisprudenza del TFA, il giudice delle assicurazioni sociali non tiene conto di modifiche legislative e di fatto verificatesi dopo il momento determinante della resa del provvedimento amministrativo impugnato (STFA non pubblicata del 9 gennaio 2003 nella causa A.A., P76/01; DTF 127 V 467 consid. 1, 121 V 366 consid. 1b).
Ne consegue che, il provvedimento qui impugnato essendo stato reso il 26 settembre 2002, gli articoli di seguito citatati della LAI e dell’OAI corrispondono al tenore in vigore sino al 31 dicembre 2002.
2.4. Secondo l'art. 4 cpv. 1 LAI l'invalidità, nel senso della legge, come l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata, cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio. Gli elementi fondamentali dell'invalidità, secondo la surriferita definizione, sono quindi:
- un danno alla salute fisica o psichica conseguente a infermità
congenita, malattia o infortunio, e
- la conseguente incapacità di guadagno.
Affinché il caso possa essere sottoposto all’AI, occorre quindi che il danno alla salute abbia cagionato una diminuzione della capacità di guadagno (G. Scartazzini, Les rapports de causalité dans le droit suisse de la sécurité sociale, pag. 216ss).
Va inoltre precisato che, secondo l'art. 28 cpv. 1 LAI, gli assicurati hanno diritto a una rendita intera se sono invalidi almeno al 66 2/3 %, a una mezza rendita se sono invalidi almeno al 50 % o a un quarto di rendita se sono invalidi almeno al 40 %.
Tuttavia prescrive l’art. 28 cpv. 1bis LAI che, nei casi di rigore, il diritto alla mezza rendita nasce con un grado d’invalidità del 40 per cento almeno. Il Consiglio federale definisce tali casi di rigore.
2.5. Secondo l'art. 28 cpv. 2 LAI l'invalidità è determinata stabilendo il rapporto fra il reddito del lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo l'insorgenza dell'invalidità e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione, nell'esercizio di un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in condizioni normali di mercato del lavoro e il reddito del lavoro che egli avrebbe potuto conseguire se non fosse diventato invalido.
Il grado d'invalidità dell'assicurato deve quindi essere determinato dal raffronto del reddito ch'egli ancora può conseguire nonostante la sua invalidità con quello che avrebbe potuto guadagnare in assenza delle affezioni di cui è portatore (RCC 1992, pag. 182 consid. 3; RCC 1990, pag. 543 consid. 2; M. Valterio, Droit et pratique de l’assurance invalidité, Les prestations, Lausanne 1985, pagg. 200 e ss.).
Si confronta perciò il reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non fosse divenuto invalido con quello ch'egli può tuttora realizzare, benché invalido, sfruttando la residua capacità lavorativa in attività da lui ragionevolmente esigibili in condizioni normali del mercato del lavoro, previa adozione di eventuali provvedimenti integrativi (art. 28 cpv. 2 LAI).
Nel confronto dei redditi la giurisprudenza - di regola - non tiene conto di fattori estranei all'invalidità, come ad esempio la formazione professionale, le attitudini fisiche e psichiche e l'età dello assicurato (RCC 1989, pag. 325 consid. 2b; DTF 107 V 21 consid. 2c; G. Scartazzini, op. cit, pag. 232; D. Cattaneo, Les mésures préventives et de réadaptation de l'assurance-chômage, pagg. 316 e s. nn. 1158 e 1159 e la giurisprudenza citata).
La misura dell'attività ragionevolmente esigibile dipende d'altra parte dalla situazione personale dell'assicurato e dalla possibilità di applicazione di misure reintegrative.
La situazione personale dell'assicurato è essenziale per la valutazione della residua capacità al guadagno.
Secondo il TFA i due redditi, dalla cui differenza emerge il grado dell'incapacità di guadagno, vanno stabiliti in maniera precisa. Se ciò non è possibile, devono essere calcolati sulla base di una valutazione fondata sulle circostanze concrete (SVR 1996 IV Nr. 74 consid. 2a, DTF 114 V 313 consid. 3a).
2.6. Nel caso in esame, l’amministrazione ha ordinato una perizia reumatologica, affidata al Dr. _, specialista FMH in fisiatria e reumatologia, al fine di accertare l’effettivo stato di salute dell’assicurata e le eventuali ripercussioni sulla capacità lavorativa.
Nel rapporto 5 agosto 1999 lo specialista, dopo aver proceduto ad una dettagliata anamnesi ed alla visita della ricorrente, ha posto la seguente diagnosi, con ripercussioni sulla capacità di lavoro: sindrome lombosacrale cronica, spondilolistesi L5, stabile, con spondilolisi L5 bilaterale; recidivanti sciatalgie a destra senza segni radicolari oggettivabili.
Dopo aver proceduto ad una dettagliata discussione medica, in merito alla capacità lavorativa dell’assicurata il Dr. _ è giunto alle seguenti conclusioni (sottolineature del redattore):
"
(...)
GRADO DELLA CAPACITA' DI LAVORO:
L'attività di cameriera di ristorante non è certamente da ritenere adatta in questa situazione: in particolare la posizione eretta prolungata spesso per oltre dieci ore, il sollevamento e il trasporto di pesi anche considerevoli, spesso in posizioni non ergonomiche (sollevare fusti di birra e cassette di acqua minerale, portare plateau di vivande e servirle al tavolo dei clienti) sono attività che possono comprensibilmente far insorgere disturbi e dolore in questa paziente portatrice di una spondilolistesi lombosacrale e i cui disturbi
sono dunque credibili.
E' ben vero che la paziente attualmente lavora normalmente, comunque, pare, a condizioni di favore (orari un
po'
particolari, possibilità di riposare e di sedersi quando necessario), e questo, data la sua esperienza sull'attuale posto di lavoro e dato che i datori di lavoro ci tengono a tenerla al loro servizio, essendo la cameriera più esperta alle loro dipendenze.
Visto quanto sopra esposto è comunque ragionevole ritenere che la attuale situazione non possa essere mantenuta a lungo termine, essendo sempre possibile l'insorgenza di sintomatologie lombosacrali acute favorite dal lavoro pesante, con conseguente inabilità lavorativa totale per periodi più o meno lunghi.
In questo senso ritengo adeguati i suggerimenti già dati dal Dr. _ e dal Dr. _, suggerimenti intesi a avviare questa giovane e per altro sana assicurata verso un'attività più adeguata.
Per tale attività andrà tenuto conto delle controindicazioni: posizione eretta prolungata senza possibilità di movimento o seduta prolungata senza possibilità di movimento, sollevamento di pesi oltre i dieci chilogrammi, oltre i cinque chilogrammi se in posizione non ergonomica (tronco chino in avanti con gambe tese).
Per attività che tengano conto delle limitazioni sopra esposte la paziente è da considerare normalmente abile al lavoro.
POSSIBILITA' DI MIGLIORARE:
Dagli atti risulta che le proposte terapeutiche di tipo chirurgico sono state discordanti: da una parte si proponeva la fissazione della spondilolistesi, dall'altra un atteggiamento conservativo volto piuttosto alla ricerca di una attività più adeguata. La soluzione scelta dalla paziente e suffragata dal medico curante mi sembra ragionevole, considerato anche che comunque un intervento operatorio di spondilodesi non potrebbe dare garanzie assolute di successo.
Dal profilo conservativo saranno consigliabili esecuzione regolare di esercizi di rafforzo e stabilizzazione lombosacrale e della fascia addominale, durante la posizione eretta e durante il lavoro potrebbe anche essere di giovamento l'uso di un leggero corsetto lombare, sempre a condizione di continuare con regolarità la ginnastica sopaccitata." (cfr. doc. _)
La valutazione del 18 novembre 1999 affidata al consulente in integrazione professionale, ha il seguente tenore:
"
dagli atti medici presenti all'incarto risulta che l'assicurata è inabile in
misura alternativamente del 50% e del 100% nella sua professione di cameriera a causa del danno alla salute.
Quali attività esigibili in misura totale il perito dr. _ indica professioni che permettano il movimento e l'alternarsi della posizione seduta/eretta, e che evitino il porto di pesi superiori ai 10 chili (5 chili in posizione inergonomica).
Dai vari incontri avuti con l'assicurata, nonché dai test scolastici ed attitudinali passati, risulta quanto segue:
- l'assicurata è una persona molto estroversa, portata all'esercizio di professioni a contatto diretto o indiretto con la gente, se possibile in situazioni di aiuto a terzi; non è portata a lavori estremamente manuali e molto responsabilizzanti.
Attività indicate: commercio o vendita.
- dal punto di vista scolastico, la sig.ra _ dovrebbe essere in grado di effettuare un apprendistato di tipo semplice; in questo caso, un apprendistato nella vendita o di impiegata di ufficio.
Durante i colloqui di valutazione inoltre, l'assicurata ha espresso il desiderio di tentare innanzitutto la formazione di impiegata di ufficio (probabilmente perchè socialmente più riconosciuto che non quello di venditrice, esercitato anche senza qualifica da molte sue connazionali).
Sebbene io sia più propensa a seguire la via della vendita in quanto fisicamente più variata (Ossola parla di posizione eretta che permetta di muoversi abbastanza liberamente), più facile dal punto di vista scolastico, e più sicura a livello di sbocchi lavorativi, la formazione di impiegata di ufficio teoricamente le sarebbe accessibile.
Presenta però alcuni punti che vanno attentamente valutati, e cioè:
- il problema del danno alla salute: malgrado l'assicurata affermi che sta meglio seduta che in piedi, le indicazioni mediche vanno nel senso di un lavoro "movimentato", e non sempre si riesce, in questa professione, a variare a proprio piacimento le posizioni del corpo (si sta comunque molto seduti).
- il problema linguistico: l'assicurata, pur esprimendosi abbastanza fluentemente in italiano, presenta i classici errori di chi questa lingua l'ha imparata da autodidatta (articoli tralasciati, aggettivi a volte mal coniugati...). Durante il test scolastico, se da un punto di vista grammaticale i risultati erano soddisfacenti, dal punto di vista lessicale (cioè del vocabolario) era carente.
Una formazione quale impiegata di ufficio presuppone buone basi linguistiche, soprattutto di italiano (anche se lo stesso problema si pone, sebbene in misura minore, in una riqualifica nel settore della vendita), e conoscenze di base di una lingua straniera (solitamente francese o tedesco).
Si dovrà comunque provvedere, non appena possibile, ad attribuire due ore settimanali di apprendimento e ripasso della lingua italiana, per permetterle
di
essere valutata il più correttamente possibile (al di là cioè delle barriere linguistiche) durante gli
stages
di valutazione, in particolar modo nello stage di osservazione quale impiegata di ufficio.
Stage quest'ultima che effettuerà presso il _, e che sarà della durata di un mese a partire dalla data di ammissione.
Vi propongo pertanto l'assunzione delle relative spese di vitto, trasporto, i.g. e di tariffa determinata dalla convenzione per un periodo di osservazione di un mese nell'ambito dell'ufficio presso il _S.
Per quanto concerne le lezioni di italiano, seguiranno al più presto indicazioni più precise." (cfr. doc. _)
In data 20 aprile 2000, sulla scorta del rapporto del Centro per la riformazione professionale e sociale presso cui l'assicurata è stata sottoposta ad un periodo d'accertamento (cfr. doc. _), il consulente in integrazione professionale ha rilevato:
"
come potete leggere dal rapporto del _ l'assicurata ha lavorato
con molto impegno e ha dimostrato motivazione verso la riformazione professionale.
Purtroppo, dal profilo attitudinale e delle possibilità di svolgere una formazione nel settore commerciale, si sono evidenziati limiti e difficoltà.
Sono però stati rilevati alcuni aspetti interessanti nella signora _, quali buona capacità di contatto con le persone, resistenza fisica e buona velocità nell'esecuzione dei lavori e nella collaborazione. Queste caratteristiche portano a pensare che verosimilmente l'assicurata è integrabile nel ciclo produttivo.
Rimane da scegliere il settore più idoneo che si può comunque già sin d'ora ipotizzare quello della vendita, settore peraltro indicato anche secondo il rapporto di fine osservazione presso il _.
Visto quanto sopra, propongo l'attribuzione delle indennità d'attesa dal 27.03.00 (cioè dal momento in cui ha terminato al _) fino a quando troveremo un datore di lavoro disposto ad assumerla per un periodo di osservazione, verosimilmente nel settore della vendita."
(cfr. doc. _)
In data 31 ottobre 2000, il consulente in integrazione professionale ha osservato:
"
come potete verificare dai dati presenti all'incarto, abbiamo effettuato
diverse ricerche in vari settori per trovare un'occupazione all'assicurata.
Purtroppo, sia nel ramo delle poste, sia nel ramo della sartoria sia nel ramo del fiorista non siamo riusciti a trovare nulla e abbiamo costato che, per esempio come fiorista, la professione è inadatta dal punto di vista della salute.
Anche il settore della vendita sembrava senza speranza finchè non mi sono rivolta alla signora _, ispettrice del settore, che ci ha aiutate a trovare un posto dove l'assicurata, in seguito ad una prova di una settimana, avrebbe potuto iniziare subito il tirocinio.
L'assicurata ha così lavorato presso il negozio d'abbigliamento _, dal 9 ottobre '00 al 13 ottobre '00.
L'opinione dell'ispettrice e della responsabile del negozio è stata molto positiva. La signora _ si è data molto da fare, seguiva senza difficoltà d'apprendimento le venditrici, ed è sicuramente competente e capace per iniziare e portare a termine un tirocinio nella vendita.
Il discorso si complica per ciò che concerne l'adeguatezza dal punto di vista della salute. In effetti, dopo circa tre giorni dall'inizio del lavoro, ho ricevuto una telefonata dell'assicurata che mi informava di grossi dolori alla schiena. Aveva decisamente poche possibilità di sedersi durante le ore lavorative ma dichiarava che sia il negozio che il lavoro le piacevano molto.
Mi sono rivolta alla signora _ che mi ha confermato quanto esposto dall'assicurata. Lo stato di salute pone dei problemi, la venditrice lavora prevalentemente in piedi. La signora _ mi ha riferito che a tempo pieno non è pensabile inserire l'assicurata in un settore come quello della vendita. II discorso muta se si pensa ad un inserimento a tempo parziale, di mezza giornata. Sempre secondo l'ispettrice, vi sono ottime competenze che andrebbero sfruttate ma solo mezza giornata, oltre tale tempo la salute ne risentirebbe."
(cfr. doc. _)
Nuovamente interpellato, il Dr. Med. _, in data 16 novembre 2000, ha ribadito quanto precedentemente constatato, precisando che a suo parere l'assicurata potrebbe lavorare ancora nella misura del 50% quale venditrice (cfr. doc. _).
Il 17 novembre ha precisato inoltre che:
"
1. dal maggio 1999 non è subentrato un peggioramento clinico
(vedi rapporto Dr. _)
2. come già nel mio rapporto del 18.05.1999, la paziente non può stare tutto il giorno né seduta né eretta, deve potere cambiare frequentemente posizione, ciò che é compatibile con la diagnosi nota. Pertanto non può lavorare a tempo pieno come venditrice se non con le limitazioni dette, che però non sono compatibili con le richieste del datore di lavoro.
3. Qualsiasi lavoro che permette di cambiare frequentemente posizione e che non comporti il sollevare pesi oltre i 10 Kg, ad esempio lavori di sartoria, fioraia intesa come semplice venditrice di fiori. Il dovere cambiare frequentemente posizione suppongo comporti una perdita di redditività del 20-30%, percui bisogna pensare ad una capacità di guadagno del 70-80%.
4. Sì, non tanto per valutare lo stato di salute quanto (chiaramente descritto nei miei rapporti e nel rapporto del 24.1.2000 del Dr. _) per rivalutare in modo realmente completo e
definitivo la sua capacità lavorativa ed il tipo di professione che le può essere assegnato.
Osservazioni: si tratta di un caso difficile, dove alla descrizione oggettiva di una patologia si sovrappongono sintomi soggettivi (dolori, limitazione funzionale) di difficile valutazione ma che dopo tanti anni, per la loro persistenza e sovrapposizione sembrano realmente credibili. Penso che non otterremo mai una capacità lavorativa del 100% ma che, anche con una stabilizzazione chirurgica, bisognerà calcolare una diminuita redditività permanente di almeno un 30%."
(cfr. doc. _)
Il Dr. Med. _ della _, in data 24 aprile 2001 ha precisato:
"
(...)
Beurteilung und Procedere (vidit
Dr. _
)
Bei der Patientin liegen beidseitige Spondylolysen L4 und L5 vor, welche eine Instabilität zur Folge haben die gleichzeitig mit einer radikulären Symptomatik L5 und S1 links einhergehen. Wir haben mit der Patientin besprochen ob eine Operation für sie in Frage käme. Diesbezüglich wurde der Patientin erläutert, dass nicht die ganzen Beschwerden genommen werden können sondern v.a. die Beinschmerzen gestoppt und allenfalls die lumbalen Rückenbeschwerden gelindert werden können. Eine solche Operation würde nur dann in Frage kommen wenn der Leidensdruck der Patientin sehr stark wäre. Andernfalls würden wir eher konservative Massnahmen vorschlagen. Die Patientin sprach während der Konsultation immer wieder die Problematik der Arbeitsfähigkeit und die Thematik der Umschulung an. Diesbezüglich wollen wir noch keine näheren Angaben machen. Im Vordergrund dürfte jetzt wohl die folgende MRI-Abklärung mit Untersuchung der LWS sein. Anschliessend Wiedervorstellung der Patientin in unserer Sprechstunde und Weiterbesprechung des Procederes. Dann auch Festlegung der Arbeitsfähigkeit, respektive des möglichen Einsatzes der Patientin in einem Arbeitsfeld. Dies ist für die Patientin deshalb wichtig weil das Einkommen des Mannes alleine nicht ausreichend genug ist für die Familie (die Patientin hat 2 Kinder)." (cfr .doc. _)
In data 4 maggio 2001 ha ancora aggiunto:
"
Beurteilung und Procedere
Ein operatives Vorgehen kommt zur Zeit nicht In Frage. Konservativ Therapieversuchen mit Physiotherapie und MTT zur Kräftigung der Rückenmuskulatur und Rückenhygiene Zusätzlich würden wir eine Infiltration der Facettengelenke durchführen lassen. Bezüglich der Arbeitssituation: Wir denken, dass die Patientin trotz ihres Rückenleiden in einer angepassten Tätigkeit zu 100% arbeitsfähig werden kann.
Die Arbeitsfähigkeit ist schrittweise zu steigern, ein Arbeitsplatz mit wechselnder Tätigkeit, vorallem mit der Möglichkeit des Positionswechsels (Sitzen, Stehen und zwischenzeitlich Gehen) wäre günstig. Das Gehen auf unebener Fläche sollte vermieden werden. Das Heben von Lasten von mehr als 10 kg sollte nicht erforderlich sein. Wir haben heute der Patientin keine Arbeitsunfähigkeit attestiert. Vorderhand sind keine weiteren Kontrollen in unserer Sprechstunde vorgesehen, jedoch bei Schmerzzunahme sowie bei Schmerzen im Sinne einer Diskopathie (Rückenschmerzen mit Ausstrahlung ins Gesäss bis zum Knie mit vorallem Schmerzen beim
Aufrichten aus gebückter Stellung) sind wir gerne bereit, die Patientin wieder zu sehen." (cfr. doc. _)
In data 5 settembre 2001, il Dr. Med. _, ha precisato che l'assicurata è abile in misura totale in attività dove non debba sollevare pesi oltre 10 kg e svolgere attività ripetitive, e abbia la possibilità di alternare la posizione seduta/in piedi, potendosi quindi muovere (cfr. allegato doc. _).
Il rapporto finale 23 gennaio 2002 del consulente IP ha il seguente tenore:
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dall'ultimo rapporto medico della clinica _, risulta che
l'assicurata è abile in misura totale in attività dove non debba sollevare pesi oltre i 10 kg, non debba svolgere attività ripetitive e abbia la possibilità di alternare la posizione seduta/in piedi potendosi dunque muovere.
Ho incontrato la signora _in data 21 gennaio '02, per rivalutare la situazione.
La signora, che è sempre stata una donna dinamica e dal temperamento forte, appare scoraggiata, mi comunica che non sta bene perché la schiena continua a infastidirla, che il medico le ha detto che sta entrando in depressione. E' sull'orlo del pianto. Dopo circa 15 minuti che è seduta noto i primi segni di insofferenza. Mi conferma che la posizione che riesce a tenere per più tempo è quella sdraiata, anche la visione di un film le risulta difficile se non ha l'opportunità di sdraiarsi.
Con l'assicurata sono già stati fatti dei tentativi reintegrativi, che però altro non hanno fatto che evidenziare limiti e difficoltà di salute.
Considerato il carattere gioviale della signora e la sua ottima predisposizione al contatto con gli altri, presso il _ di _ l'assicurata ha lavorato nel settore del commercio. Purtroppo sono state evidenziate delle limitazioni che non permettevano di pensare ad una reintegrazione in tal senso (per esempio grosse difficoltà con il computer). Era però emerso subito questo "buon" carattere e la disponibilità alla collaborazione. Abbiamo pensato allora di spostare le nostre ricerche verso settori quali quello della vendita (con alcune riserve dal punto di vista del danno alla salute), della sartoria, spaziando fino alla Posta (buralista) e al reparto dei fiori.
Dopo non poche ricerche, grazie alla collaborazione dell'ispettrice della vendita signora _, abbiamo trovato un posto presso il negozio _. Gli altri settori hanno dato esito negativo. E' emersa subito l'inadeguatezza del posto rispetto al problema fisico: è inutile illudersi che nella vendita si possa lavorare alternando la posizione, la posizione da mantenere costantemente è quella in piedi e la schiena della signora non ha retto.
Considerate le limitazioni sopra esposte, i risultati delle due diverse prove lavorative e quanto soggettivamente esposto dall'assicurata, non sono in grado di configurare un'attività esigibile, che non rappresenti occasione sporadica nel mondo del lavoro ma sia sufficientemente presente, e che porti ad un sostanziale recupero della capacità lavorativa." (cfr. doc. _)
In data 6 maggio 2002 il Dr. med. _ ha concluso come segue:
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Inabilità lavorativa:
100 % dal 28.11.2000 al 20.05.2001
100 % dal 20.08.2001 al 03.09.2001
100 % dal 16.11.2001 al 20.11.2001
ho quindi cercato di ridurre l'inabilità lavorativa secondo le indicazioni del PD Dr.med. _, la paziente si e annunciata all'Ufficio della Disoccupazione, non riuscendo comunque a trovare un lavoro.
Valutazione sociale:
la paziente è ovviamente depressa, si sente una donna inutile in quanto non può contribuire in modo adeguato al sostentamento della famiglia. La situazione finanziaria è molto precaria, a parte i contributi della disoccupazione devono vivere con il salario del marito, che in _ aveva un impiego quale poliziotto, qui deve accontentarsi di fare il factotum e portiere dall'albergo a condizioni salariali molto ristrette.
Conclusione:
è una situazione veramente intricata. Si tratta di una giovane paziente, che ha lavorato in modo soddisfacente prima come cameriera ai piani poi come cameriera in un ristorante di _, lavoro che le piaceva, era in grado di fare e con cui guadagnava in modo decoroso. L'esame clinico e la RMI confermano una patologia intervertebrale e
discale
lombare, di tipo degenerativo, i pareri ortopedici sono discordi al 50 % sull'opportunità di una operazione di stabilizzazione intervertebrale. E' probabile che questa non porterebbe ad un cambiamento essenziale, in particolare per quanto riguarda la capacità lavorativa della paziente. Dall'altra parte è semplicemente improponibile proporre un lavoro alle condizioni dette dal PD Dr.med. _, in quanto nessuno assume del personale con tali limitazioni.
Da parte mia propongo:
1. che la paziente venga convocata presso la Commissione di valutazione della AI per una ulteriore e definitiva valutazione della operabilità.
2. che, nonostante la giovane età, le venga riconosciuta una rendita corrispondente ad una inabilità lavorativa di almeno 60 %. L'unico lavoro proponibile è che continui a fare la cameriera in un Garni per 2-3 ore al giorno. Una riformazione professione alle condizioni dette dal PD Dr.med. _ non vale la pena e non è proponibile, anche per la scarsa scolarità della paziente che non conosce lingue, non imparerà mai in modo adeguato il tedesco, non conosce l'informatica. E' piuttosto lontana dalla mentalità nostra perché possa essere impiegata quale venditrice di abiti o altro." (cfr. doc. _)
Con rapporto 31 luglio 2002 il capo servizio dell'UAI ha concluso:
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(...)
Siamo in presenza di un'assicurata che al momento della presentazione della richiesta di prestazioni (14.08.1998) lavorava ancora in modo regolare come cameriera. I brevi periodi di incapacità sono elencati nel questionario per il datore di lavoro.
È vero che un primo ritardo è stato causato dal mancato invio del rapporto medico da parte del curante (ben osservato dal Dr. _) e perciò arriviamo a distanza di un anno (agosto 99) ad avere la documentazione necessaria per permetterci l'apertura di un dossier integrazione. In quel momento tuttavia
l'A.
lavorava ancora come cameriera in misura del 100%.
La situazione medica è, in ogni modo, ancora attualmente invariata.
La consulente IP prospetta quindi una riformazione nel settore della vendita o dell'ufficio ed avvia un periodo di accertamento al _, prima nel settore dell'ufficio su espresso desiderio dell'A. Questo periodo permette di verificare l'impegno e la disponibilità dell'A. in questo settore, come pure il fatto che la causa invalidante
non
ha influito sul periodo di prova, sottolineando però il fatto che di tanto in tanto aveva la possibilità di alternare la posizione. A causa del profilo attitudinale (livello linguistico e bagaglio culturale) una riformazione in quel settore è abbandonata. Sono comunque sottolineati i suoi punti forti, ossia il contatto con le persone, la resistenza, la velocità d'esecuzione e la disponibilità.
Segue un tentativo di riformazione quale venditrice presso _ che ha comunque dovuto essere interrotto dopo breve tempo a causa dell'esacerbazione del problema al rachide e conseguentemente ritenuta come professione inadeguata. Del resto comprensibile a causa della posizione eretta per tutto il tempo di lavoro.
La consulente conclude, sulla base di questi due tentativi, di non essere in grado di configurare un'attività esigibile.