Decision ID: 20d598b6-9d4f-5856-9aae-dee66c2108a2
Year: 2021
Language: it
Court: CH_BVGE
Chamber: CH_BVGE_001
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: 

Visto:
la domanda di asilo che l’interessato ha presentato in Svizzera il 10 giugno
2021,
i verbali relativi al rilevamento delle generalità del 16 giugno 2021 (cfr. atto
SEM 15/10) ed al colloquio personale Dublino del 21 giugno 2021 (cfr. atto
SEM 21/2),
la documentazione medica agli atti (cfr. atti SEM 12/2, 32/2, 37/2, 39/2,
49/2, 51/2),
la decisione della Segreteria di Stato della migrazione (di seguito: SEM)
dell’8 settembre 2021, notificata il giorno seguente (cfr. atto SEM 55/1),
mediante la quale l’autorità inferiore non è entrata nel merito della do-
manda d’asilo ai sensi dell’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi (RS 142.31) ed ha
pronunciato il trasferimento dell’interessato verso la Spagna,
il ricorso inoltrato dinanzi al Tribunale amministrativo federale (di seguito: il
Tribunale) il 16 settembre 2021 (timbro postale) e con cui l’insorgente ha
postulato in limine la sospensione dell’allontanamento in via supercaute-
lare e la restituzione dell’effetto sospensivo; nel merito l’annullamento della
precitata decisione e la retrocessione degli atti alla SEM per il completa-
mento dell’istruttoria; contestualmente di essere esentato dal versamento
di un anticipo a copertura delle presunte spese processuali,
i fatti del caso di specie che, se necessari, verranno ripresi nei considerandi
che seguono,

e considerato:
che le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla
LTF, in quanto la LAsi non preveda altrimenti (art. 6 LAsi),
che presentato tempestivamente (art. 108 cpv. 3 LAsi) contro una deci-
sione in materia di asilo della SEM (art. 6 e 105 LAsi; art. 31‒33 LTAF), il
ricorso è di principio ammissibile sotto il profilo degli art. 5, 48 cpv. 1 lett. a‒
c e art. 52 PA,
che occorre pertanto entrare nel merito del ricorso,
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che i ricorsi manifestamente infondati, ai sensi dei motivi che seguono,
sono decisi in procedura semplificata (art. 111a LAsi) dal giudice unico, con
l’approvazione di un secondo giudice (art. 111 lett. e LAsi) e la decisione è
motivata soltanto sommariamente (art. 111a cpv. 2 LAsi),
che giusta l’art. 111a cpv. 1 LAsi, il Tribunale rinuncia allo scambio di scritti,
che di norma non si entra nel merito di una domanda di asilo se il richie-
dente può partire alla volta di uno Stato terzo cui compete, in virtù di un
trattato internazionale, l’esecuzione della procedura di asilo e allontana-
mento (art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi),
che nel colloquio Dublino l’insorgente, posto di fronte alla possibile compe-
tenza della Spagna, non la ha esplicitamente contestata, pur precisando di
non aver chiesto asilo in detto Paese e di essere stato trattato con poco
riguardo dalle autorità del medesimo,
che nella querelata decisione l’autorità inferiore, dopo aver constatato la
tacita ammissione di competenza da parte della Spagna, ha escluso che
in tale Stato sussistano carenze sistemiche ai sensi dell’art. 3 par. 2 del
regolamento (UE) n. 604/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio del
26 giugno 2013 che stabilisce i criteri e i meccanismi di determinazione
dello Stato membro competente per l’esame di una domanda di protezione
internazionale presentata in uno degli Stati membri da un cittadino di un
paese terzo o da un apolide (rifusione) (Gazzetta ufficiale dell’Unione eu-
ropea [GU] L 180/31 del 29.6.2013; di seguito: Regolamento Dublino III) o
un rischio di trattamenti contrari all’art. 3 CEDU o di violazione del principio
del divieto di respingimento; che proseguendo nella propria analisi, la SEM
ha escluso l’esistenza di motivi che impongano l’applicazione delle clau-
sole discrezionali di cui agli art. 16 par. 1 e 17 par. 1 Regolamento Dublino
III; che in particolare, le problematiche mediche di cui soffrirebbe l’interes-
sato, completamente acclarate e non meritevoli di ulteriori accertamenti,
sarebbero trattabili in Spagna alla luce della sufficiente infrastruttura me-
dica e della sua facoltà di richiedere una presa a carico in base al diritto
comunitario; che pertanto, nemmeno si ravviserebbe, per tali motivi, il rag-
giungimento della soglia di gravità prevista nell’ambito dell’art. 3 CEDU,
che nel proprio gravame il ricorrente avversa su vari aspetti l’argomenta-
zione di cui al provvedimento sindacato; che in primo luogo, egli fa pre-
sente che alla luce della risposta alla richiesta di presa in carico, nel cui
contesto le autorità spagnole avrebbero informato gli omologhi svizzeri
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circa il fatto che avrebbero accolto la domanda tacitamente senza ammet-
tere esplicitamente la competenza, l’accertamento della medesima sa-
rebbe rimasto aperto; che peraltro la SEM avrebbe a torto menzionato una
competenza italiana nella successiva comunicazione indirizzata alla Spa-
gna a seguito del decorrere del termine di cui all’art. 22 par. 7 Regolamento
Dublino III; che dipoi, vengono censurate alcune criticità nel sistema di ac-
coglienza spagnolo di cui la SEM non avrebbe tenuto debitamente conto
alla luce dell’esperienza personale del ricorrente e dei problemi di salute
da lui addotti, cosa che configurerebbe un accertamento incompleto dei
fatti giuridicamente rilevanti; che peraltro, il ricorrente si troverebbe in una
situazione di eccezionale vulnerabilità dovuta ad una situazione psichica
degradata inizialmente ricondotta all’abuso di sostanze ma che in seguito
ad approfondimento avrebbe rivelato dei traumi infantili; che ciò nonostante
la SEM non avrebbe dato seguito alla richiesta tesa ad allestire una perizia
medica dettagliata; che anche a tal soggetto e conto tenuto che l’insor-
gente, nonostante gli innegabili disturbi comportamentali, avrebbe piena-
mente assolto ai suoi obblighi procedurali rivolgendosi alla permanenza
medica, i fatti non sarebbero stati sufficientemente acclarati dalla SEM; che
peraltro, l’autorità inferiore non avrebbe effettuato alcun tipo di comunica-
zione alle autorità spagnole rispetto alla gravità del quadro clinico né
avrebbe chiesto garanzie rispetto all’alloggio ed alla continuazione dell’ac-
compagnamento terapeutico; che su questi presupposti, l’esame circa la
necessità di applicare la clausola di sovranità sarebbe incompleto ed ina-
deguato,
che la SEM esamina la competenza relativa al trattamento di una domanda
di asilo secondo i criteri previsti dal Regolamento Dublino III,
che, se in base a questo esame è individuato un altro Stato quale respon-
sabile per l’esame della domanda di asilo, la SEM pronuncia la non entrata
nel merito previa accettazione, espressa o tacita, di presa a carico del ri-
chiedente l’asilo da parte dello Stato in questione (cfr. DTAF 2017 VI/5 con-
sid. 6.2),
che, ai sensi dell’art. 3 par. 1 Regolamento Dublino III, la domanda di pro-
tezione internazionale è esaminata da un solo Stato membro, ossia quello
individuato in base ai criteri enunciati al capo III (art. 7–15),
che nel caso di una procedura di presa in carico (inglese: take charge),
anche detta di ammissione, ogni criterio per la determinazione dello Stato
membro competente – enumerato al capo III – è applicabile solo se, nella
gerarchia dei criteri elencati all’art. 7 par. 1 Regolamento Dublino III, quello
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precedente previsto dal Regolamento non trova applicazione nella fattispe-
cie (principio della gerarchia dei criteri),
che la determinazione dello Stato membro competente avviene sulla base
della situazione esistente al momento in cui il richiedente ha presentato
domanda di protezione internazionale (art. 7 par. 2 Regolamento Dublino
III),
che, contrariamente, nel caso di una procedura di ripresa in carico (inglese:
take back), di principio non viene effettuato un nuovo esame di determina-
zione dello stato membro competente secondo il capo III (cfr. DTAF
2017 VI/5 consid. 6.2 e 8.2.1),
che giusta l’art. 3 par. 2 Regolamento Dublino III, qualora sia impossibile
trasferire un richiedente verso lo Stato membro inizialmente designato
come competente in quanto si hanno fondati motivi di ritenere che sussi-
stono delle carenze sistemiche nella procedura di asilo e nelle condizioni
di accoglienza dei richiedenti, che implichino il rischio di un trattamento
inumano o degradante ai sensi dell’art. 4 della Carta dei diritti fondamentali
dell’Unione europea (GU C 364/1 del 18.12.2000, di seguito: CartaUE), lo
Stato membro che ha avviato la procedura di determinazione dello Stato
membro competente prosegue l’esame dei criteri di cui al capo III per veri-
ficare se un altro Stato membro possa essere designato come competente,
che lo Stato membro competente in forza del presente regolamento è te-
nuto a prendere in carico – in ossequio alle condizioni poste agli art. 21, 22
e 29 – il richiedente che ha presentato la domanda in un altro Stato mem-
bro (art. 18 par. 1 lett. a Regolamento Dublino III),
che un confronto dell’unità centrale del sistema europeo «EURODAC» ha
permesso di appurare che l’insorgente è stato interpellato in Spagna il 12
maggio 2021 (cfr. atto SEM 10/2),
che il ricorrente ha confermato tale riscontro (cfr. atto SEM 21/2),
che su questi presupposti, il 21 giugno 2021, la SEM ha presentato alle
autorità spagnole competenti, nei termini fissati all’art. 21 par. 1 Regola-
mento Dublino III una richiesta di ammissione fondata sull’art. 13 par. 1 Re-
golamento Dublino III (cfr. atto SEM 23/7),
che non avendo espressamente risposto alla domanda di presa in carico
entro il termine previsto all’art. 22 par. 1 Regolamento di Dublino III, la Spa-
gna ha tacitamente riconosciuto la propria competenza nella trattazione
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della domanda di asilo in questione (art. 22 par. 7 Regolamento Dublino
III),
che nell’ambito della determinazione della competenza ai sensi dei preci-
tati disposti, è pertanto inconferente la circostanza che le autorità spagnole
abbiano informato gli omologhi svizzeri circa il fatto che avrebbero lasciato
decorrere il termine di cui all’art. 22 par. 1 Regolamento di Dublino III, come
pure l’errore nella successiva comunicazione della SEM che fa riferimento
all’Italia quale Stato di destinazione,
che peraltro, le informazioni fornite dalla SEM alle autorità spagnole nel
contesto della domanda di ammissione ossequiano i criteri prescritti dalla
giurisprudenza (cfr. sentenza del Tribunale E‐2532/2016 del 28 aprile
2016, con riferimenti),
che di conseguenza, la competenza della Spagna risulta di principio essere
data,
che la Spagna è legata alla CartaUE e firmataria, della CEDU, della Con-
venzione del 10 dicembre 1984 contro la tortura ed altre pene o trattamenti
crudeli, inumani o degradanti (Conv. tortura, RS 0.105), della Convenzione
del 28 luglio 1951 sullo statuto dei rifugiati (Conv. rifugiati, RS 0.142.30),
oltre che del relativo Protocollo aggiuntivo del 31 gennaio 1967 (RS
0.142.301) e ne applica le disposizioni,
che pertanto il rispetto della sicurezza dei richiedenti l’asilo, in particolare il
diritto alla trattazione della propria domanda secondo una procedura giusta
ed equa ed una protezione conforme al diritto internazionale ed europeo,
è presunto da parte dello Stato in questione (cfr. direttiva 2013/32/UE del
Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 recante procedure
comuni ai fini del riconoscimento e della revoca dello status di protezione
internazionale [di seguito: direttiva procedura]; direttiva 2013/33/UE del
Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 recante norme re-
lative all’accoglienza dei richiedenti protezione internazionale [di seguito:
direttiva accoglienza]),
che tale presunzione non è assoluta e può essere confutata in presenza di
violazioni sistemiche delle garanzie minime previste dall’Unione europea o
dal diritto internazionale (cfr. DTAF 2011/9 consid. 6; sentenza della Cor-
teEDU M.S.S. contro Belgio e Grecia del 21 gennaio 2011, 30696/09),
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che nel contesto spagnolo ciò non è manifestamente il caso (cfr. sentenza
del Tribunale F-3110/2021 del 12 luglio 2021), di modo che, non si giustifica
l’applicazione dell’art. 3 par. 2 2a frase Regolamento Dublino III,
che resta da valutare se nel caso concreto sussistano indizi seri e sufficienti
per ammettere che le autorità dello stato di destinazione non rispettino il
diritto internazionale (cfr. DTAF 2010/45 consid. 7.4 e 7.5),
che ai sensi dell’art. 29a cpv. 3 OAsi 1, disposizione che concretizza in di-
ritto interno svizzero la clausola di sovranità (art. 17 par. 1 Regolamento
Dublino III), se "motivi umanitari" lo giustificano la SEM può entrare nel
merito della domanda anche qualora giusta il Regolamento Dublino III un
altro Stato sarebbe competente per il trattamento della domanda,
che la SEM, nell’applicazione dell’art. 29a cpv. 3 OAsi 1, dispone di potere
di apprezzamento (cfr. DTAF 2015/9 consid. 7 seg.); che al contrario, qua-
lora il trasferimento del richiedente nel Paese di destinazione contravvenga
all’art. 4 Carta UE, all’art. 3 CEDU o all’art. 3 Conv. tortura, l’autorità infe-
riore è invece obbligata ad applicare la clausola di sovranità e ad entrare
nel merito della domanda d’asilo (cfr. DTAF 2015/9 consid. 8.2.1),
che in primo luogo, nel caso in esame il ricorrente non ha dimostrato che
lo Stato di destinazione non sia intenzionato a prenderlo in carico e a por-
tare a termine la procedura relativa alla sua domanda di protezione in vio-
lazione della direttiva procedura,
che egli neppure ha apportato indizi seri e concreti suscettibili di dimostrare
che lo Stato di destinazione non rispetti il principio del divieto di respingi-
mento e, dunque, verrebbe meno ai suoi obblighi internazionali rinviandolo
in un Paese dove la sua vita, integrità corporale o libertà sarebbero seria-
mente minacciate o da dove rischierebbe di essere respinto in un tale
Paese,
che per il resto, il respingimento forzato di persone che soffrono di proble-
matiche valetudinarie costituisce una violazione dell’art. 3 CEDU unica-
mente in circostanze eccezionali; che ciò risulta essere il caso segnata-
mente laddove la malattia dell’interessato si trovi in uno stadio a tal punto
avanzato o terminale da lasciar presupporre che, a seguito del trasferi-
mento, la sua morte appaia come una prospettiva prossima (cfr. sentenza
della CorteEDU N. contro Regno Unito del 27 maggio 2008, 26565/05;
DTAF 2011/9 consid. 7.1),
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che una violazione dell’art. 3 CEDU può però anche sussistere qualora vi
siano dei seri motivi di ritenere che la persona, in assenza di trattamenti
medici adeguati nello Stato di destinazione, sarà confrontata ad un reale
rischio di un grave, rapido ed irreversibile peggioramento delle condizioni
di salute comportante delle intense sofferenze o una significativa riduzione
della speranza di vita (cfr. sentenza della CorteEDU Paposhvili contro Bel-
gio del 13 dicembre 2016, 41738/10, §181 segg.),
che essendo decisivo e viste le doglianze in tal senso, occorre a questo
punto chiedersi, da una parte se l’accertamento dei fatti operato dall’auto-
rità inferiore quanto alle affezioni di cui soffre l’insorgente sia stato o meno
esaustivo e corretto, e dall’altra, se le stesse rientrino o meno nelle casisti-
che testé enucleate,
che alla luce dell’applicazione del principio inquisitorio l’autorità compe-
tente deve infatti procedere d’ufficio all’accertamento esatto e completo dei
fatti giuridicamente rilevanti (DTAF 2019 I/6 consid. 5.1),
che sulla base della documentazione medica agli atti al momento dell’emis-
sione della decisione sindacata, risultava nondimeno chiaro che la situa-
zione medica dell’insorgente, che palesava una sindrome da dipendenza
da sostanze psicoattive trattata con Valium, Truxal e Lyrica ed un disturbo
post traumatico da stress complesso con stati di tensione e di aggressività
nonché episodi di autolesionismo preso a carico con Pregabalin e Truxal
(messo in riserva in un secondo momento), poi integrati con Mirtazapin,
non si iscrivesse nella restrittiva giurisprudenza convenzionale,
che l’eventualità di svolgere ulteriori consulti psichiatrici è dipoi da relazio-
narsi ai trattamenti prescritti per le suddette problematiche e non alla ne-
cessità di individuare ulteriori patologie, di modo che, non ne deriva alcun
accertamento incompleto della fattispecie (cfr. sentenza del Tribunale D-
291/2021 del 9 marzo 2021 consid. 7.3),
che le autorità svizzere non sono d’altro canto tenute a prendere in consi-
derazione l’eventuale insorgere di ulteriori affezioni non ancora indagate,
essendo determinante lo stato di fatto presente al momento della decisione
(cfr. DTAF 2010/44 consid. 3.6),
che in siffatta disamina non si deve dipoi tralasciare il fatto che la Spagna
dispone notoriamente di infrastrutture mediche equiparabili a quelle elveti-
che ed in quanto Stato firmatario della direttiva accoglienza, deve provve-
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dere affinché i richiedenti ricevano la necessaria assistenza sanitaria com-
prendente quanto meno le prestazioni di pronto soccorso e il trattamento
essenziale di malattie e di gravi disturbi mentali e fornire la necessaria as-
sistenza medica o di altro tipo, ai richiedenti con esigenze di accoglienza
particolari, comprese, se necessarie, appropriate misure di assistenza psi-
chica (cfr. art. 19 par. 1 e 2 della citata direttiva),
che pertanto la situazione medica dell’insorgente, sufficientemente chiara
conto tenuto della situazione nel Paese di destinazione e dei presupposti
giurisprudenziali al trasferimento, non implica la necessità di un’entrata nel
merito discrezionale da parte delle autorità elvetiche,
che va oltremodo precisato che nell’ambito dei trasferimenti verso la Spa-
gna non si necessita l’ottenimento di garanzie individuali (cfr. sentenza del
Tribunale F-4215/2017 dell’11 settembre 2017 e rif. citati),
che oltracciò, il ricorrente non ha fornito ulteriori indizi seri suscettibili di
comprovare che le sue condizioni di vita o la sua situazione personale sa-
rebbero tali da contravvenire all’art. 4 della CartaUE, all’art. 3 CEDU, all’art.
3 Conv. tortura in caso di esecuzione del trasferimento in Spagna,
che i pretesi maltrattamenti addotti, non giustificano il riconoscimento di un
rischio ai sensi dei precitati disposti,
che ad ogni modo, appartiene al ricorrente sollevare l’eventuale violazione
dei suoi diritti fondamentali, utilizzando le adeguate vie di diritto dinanzi alle
autorità dello Stato in questione,
che nella fattispecie, dagli atti non appaiono nemmeno elementi per rite-
nere che l’autorità inferiore abbia esercitato in maniera arbitraria il suo po-
tere di apprezzamento,
che, pertanto, non vi è motivo di applicare la clausola discrezionale di cui
all’art. 17 par. 1 (clausola di sovranità) Regolamento Dublino III,
che, di conseguenza, in mancanza dell’applicazione di tale norma da parte
della Svizzera, la Spagna è competente dell’esame della domanda di asilo
del ricorrente ed è tenuta a prenderlo in carico in ossequio alle condizioni
poste nel Regolamento Dublino III,
che, quindi, è a giusto titolo che la SEM non è entrata nel merito della do-
manda di asilo del ricorrente, in applicazione dell’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi
ed ha pronunciato il suo trasferimento verso la Spagna conformemente
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all’art. 44 LAsi, posto che il ricorrente non possiede un’autorizzazione di
soggiorno in Svizzera (cfr. art. 32 lett. a OAsi 1),
che, visto quanto precede, ne discende che la SEM con il provvedimento
impugnato non ha violato il diritto federale né abusato del suo potere d’ap-
prezzamento ed inoltre non ha accertato in modo inesatto o incompleto i
fatti giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi),
che pertanto, il ricorso deve essere respinto e la decisione della SEM, che
rifiuta l’entrata nel merito della domanda di asilo e pronuncia il trasferi-
mento dalla Svizzera verso la Spagna, confermata,
che, avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, la domanda di con-
cessione dell’effetto sospensivo e dell’esenzione dell’anticipo spese è
senza oggetto,
che, visto l’esito della procedura, le spese processuali di CHF 750.– che
seguono la soccombenza sono poste a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1
e 5 PA nonché art. 3 lett. a del regolamento sulle tasse e sulle spese ripe-
tibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 feb-
braio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]),
che la decisione è definitiva e non può, in principio, essere impugnata con
ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83
lett. d cifra 1 LTF).
(dispositivo alla pagina seguente)
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