Decision ID: 7eff47ae-ad18-49c2-af58-8218045efe41
Year: 2013
Language: it
Court: CH_BSTG
Chamber: CH_BSTG_001
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: penal_law

Fatti:
A. Il 13 marzo 2013 la Corte d'Assise d'Appello di Torino ha condannato A.,
nata il 12 dicembre 1961, alla pena di 17 anni e 6 mesi di carcere, dei quali
15 anni, 7 mesi e 20 giorni ancora da scontare, per omicidio intenzionale e
possesso illegale di arma da fuoco.
B. Mediante segnalazione del 13 novembre 2013, SIRENE Italia ha richiesto
l'arresto provvisorio in vista di estradizione della predetta.
C. Il 14 novembre 2013 l'Ufficio federale di giustizia (in seguito: UFG) ha
emesso un ordine di arresto provvisorio trasmesso alla polizia cantonale ti-
cinese, sfociato nel fermo dell'estradanda di medesima data. Nel suo inter-
rogatorio davanti al Procuratore pubblico ticinese, A. ha confermato di es-
sere la persona ricercata dalle autorità italiane, opponendosi tuttavia alla
sua estradizione in via semplificata. Il 15 novembre 2013 l'UFG ha emesso
nei suoi confronti un ordine di arresto ai fini di estradizione.
D. Con fax del 19 novembre 2013 il Ministero della giustizia italiano ha chiesto
una proroga di 40 giorni per la presentazione della formale domanda di
estradizione, accordata dall'UFG il 26 novembre seguente.
E. Con reclamo del 27 novembre 2013 alla Corte dei reclami penali del Tribu-
nale penale federale, A. ha postulato, in via principale, la revoca dell'ordine
d'arresto nonché la sua immediata scarcerazione e, in via subordinata, la
revoca dell'ordine in questione e l'adozione di misure cautelari sostitutive
alla carcerazione.
F. Con osservazioni del 4 dicembre 2013 l’UFG ha proposto di respingere il
gravame. Mediante replica del 9 dicembre seguente, la reclamante ha con-
fermato le sue conclusioni ricorsuali, allegando altresì un certificato medico
di medesima data rilasciato dal Dr. med. B.
G. Con fax 9 dicembre 2013, viste le particolarità del caso, il giudice relatore
ha chiesto al Dr. med. C. (Servizio di psichiatria delle strutture carcerarie ti-
cinesi) un aggiornamento sullo stato di salute dell'estradanda, il cui conte-
nuto è stato pedissequamente trasmesso alle parti (v. act. 4, 5 e 6).

Diritto:
1. In virtù degli art. 37 cpv. 2 lett. a n. 1 della legge federale sull'organizzazio-
ne delle autorità penali della Confederazione (LOAP; RS 173.71), in rela-
zione con l'art. 48 cpv. 2 della legge federale sull'assistenza internazionale
in materia penale del 20 marzo 1981 (AIMP; RS 351.1), e dell'art. 19 cpv. 1
del regolamento sull'organizzazione del Tribunale penale federale (ROTPF;
RS 173.713.161), la Corte dei reclami penali è competente per statuire sui
reclami contro gli ordini di arresto in vista d'estradizione. Interposto entro
dieci giorni dalla notificazione scritta dell'ordine di arresto (v. art. 48 cpv. 2
AIMP), il gravame è tempestivo. La legittimazione ricorsuale dell'estradan-
da è pacifica.
1.1 L'estradizione fra la Repubblica italiana e la Confederazione Svizzera è an-
zitutto retta dalla Convenzione europea d'estradizione del 13 dicembre 1957
(CEEstr; RS 0.353.1), entrata in vigore il 4 novembre 1963 per la Repubbli-
ca italiana e il 20 marzo 1967 per il nostro Paese, dal Secondo Protocollo
addizionale alla CEEstr del 17 marzo 1978, entrato in vigore per la Repub-
blica italiana il 23 aprile 1985 e per la Svizzera il 9 giugno 1985, nonché, a
partire dal 12 dicembre 2008 (Gazzetta ufficiale dell’Unione europea,
L 327/15-17, del 5 dicembre 2008), dagli art. 59 e segg. dalla Convenzione
di applicazione dell'Accordo di Schengen del 14 giugno 1985 (CAS).
1.2 Alle questioni che il prevalente diritto internazionale contenuto in detti trattati
non regola espressamente o implicitamente, come pure quando il diritto na-
zionale sia più favorevole all'estradizione rispetto a quello convenzionale
(cosiddetto principio di favore), si applica l'AIMP, unitamente alla relativa
ordinanza (OAIMP; RS 351.11; v. art. 1 cpv. 1 AIMP; DTF 137 IV 33 consid.
2.2.2; 136 IV 82 consid. 3.1; 130 II 337 consid. 1; 128 II 355 consid. 1; 124
II 180 consid. 1a; 123 II 134 consid. 1a; 122 II 140 consid. 2, 373 consid.
1a). Il principio di favore vale anche nell'applicazione delle pertinenti norme
internazionali (v. art. 59 n. 2 CAS). È fatto salvo il rispetto dei diritti fonda-
mentali (DTF 135 IV 212 consid. 2.3; 123 II 595 consid. 7c; TPF 2008 24
consid. 1.1).
2.
2.1 Secondo l'art. 16 n. 1 CEEstr, in caso d'urgenza, le autorità competenti del-
la Parte richiedente potranno domandare l'arresto provvisorio dell'individuo
ricercato; le autorità competenti della Parte richiesta statuiranno sulla do-
manda conformemente alla loro legge. Adita mediante un reclamo fondato
sull'art. 48 cpv. 2 AIMP, la Corte dei reclami penali non deve pronunciarsi,
a questo stadio della procedura, in merito all'estradizione in quanto tale, ma
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solamente sulla legittimità dell'arresto e della carcerazione in vista d'estra-
dizione (DTF 130 II 306 consid. 2.3; 117 IV 359 consid. 1a e b; 111 IV 108
consid. 3; LAURENT MOREILLON, Entraide internationale en matière pénale,
Basilea/Ginevra/Monaco 2004, n. 19 ad art. 47 AIMP). Le censure relative
a pretese irregolarità formali o sostanziali della domanda di estradizione,
come pure alla sua fondatezza, devono essere fatte valere esclusivamente
nell'ambito della procedura di estradizione vera e propria (DTF 130 II 306
consid. 2.3; 119 Ib 193 consid. 1c), per la quale è competente l'UFG in pri-
ma istanza e, in sede di ricorso, dapprima il Tribunale penale federale ed in
seguito, in ultima istanza e alle restrittive condizioni poste dall'art. 84 LTF, il
Tribunale federale (v. DTF 133 IV 125, 131, 132, 134). Per costante giuri-
sprudenza, durante tutta la procedura di estradizione la carcerazione della
persona perseguita costituisce la regola mentre la scarcerazione rimane
l’eccezione (DTF 130 II 306 consid. 2.2; 117 IV 359 consid. 2a; 111 IV 108
consid. 2; 109 IV 159; 109 Ib 58 consid. 2, 223 consid. 2c; ROBERT
ZIMMERMANN, La coopération judiciaire internationale en matière pénale, 3a
ediz., Berna 2009, n. 348 pag. 324 e seg. nonché n. 350 pag. 326 e seg.;
STEFAN HEIMGARTNER, Auslieferungsrecht, tesi Zurigo 2002, pag. 57).
L’ordine di arresto in vista di estradizione può tuttavia essere annullato, ri-
spettivamente la liberazione ordinata, segnatamente se è verosimile che la
persona perseguita non si sottrarrà all’estradizione né comprometterà
l’istruzione penale (art. 47 cpv. 1 lett. a AIMP; DTF 109 IV 159), se essa
può produrre immediatamente il suo alibi (art. 47 cpv. 1 lett. b AIMP), se le
sue condizioni non le permettono di essere incarcerata o se altri motivi lo
giustificano (art. 47 cpv. 2 AIMP), se la domanda di estradizione e i docu-
menti a suo sostegno non pervengono tempestivamente (art. 50 cpv. 1
AIMP) o ancora se l’estradizione appare manifestamente inammissibile
(art. 51 cpv. 1 AIMP). La sussistenza dei presupposti che giustificano
l’annullamento dell’ordine di arresto, rispettivamente la scarcerazione, deve
essere valutata secondo criteri rigorosi, tali da non rendere illusorio
l’impegno assunto dalla Svizzera di consegnare – ove la domanda di estra-
dizione sia accolta e cresciuta in giudicato – le persone perseguite dallo
Stato che ne ha fatto la richiesta (art. 1 CEEstr). In questo senso, la libera-
zione provvisoria dalla carcerazione ai fini estradizionali soggiace a condi-
zioni più rigorose di quelle applicabili in materia di carcere preventivo (DTF
130 II 306 consid. 2.2; 111 IV 108 consid. 2 e 3; 109 Ib 223 consid. 2c).
2.2 La CEEstr fornisce in materia di arresto provvisorio solo un quadro norma-
tivo generale. Essa si limita a consacrare il diritto della Parte richiedente di
domandarlo e a sancire l'obbligo della Parte richiesta di decidere su tale
domanda, avvertendo la Parte richiedente dell'esito (art. 16 n. 1 e 3). Appli-
cabile è esclusivamente il diritto della Parte richiesta (art. 16 n. 1 e art. 22).
Dopo aver stabilito i termini trascorsi i quali l'arresto provvisorio potrà e, ri-
spettivamente, dovrà cessare se la domanda d'estradizione non è presen-
tata col prescritto corredo (art. 16 n. 4, prima frase), la Convenzione preci-
sa (ibidem, seconda frase) che, tuttavia, la liberazione provvisoria è sempre
possibile "in quanto la Parte richiesta prenda tutte le misure da essa ritenu-
te necessarie per evitare la fuga dell'individuo richiesto". Nessuna disposi-
zione contiene invece la CEEstr circa la carcerazione estradizionale tra il
momento della presentazione della domanda e la decisione. Applicabile è
quindi unicamente il diritto dello Stato richiesto, compatibilmente col rispet-
to degli obblighi di consegna del ricercato che derivano dalla Convenzione
(DTF 109 Ib 223 consid. 2a, con rinvii; MOREILLON, op. cit., n. 7 e 9 ad
art. 47 AIMP).
3. Nel suo gravame, l'insorgente sostiene innanzitutto che la sua scarcerazio-
ne debba avvenire in quanto non sarebbero stati ossequiati i termini di cui
all'art. 46 AIMP.
3.1 Giusta l'art. 46 AIMP, il fermo e il sequestro conservativo devono essere
comunicati all'Ufficio federale (cpv. 1). Essi sono mantenuti sino alla deci-
sione circa il carcere in vista d'estradizione il più tardi però al terzo giorno
feriale successivo al fermo. Secondo l'art. 1 della legge federale sulla decor-
renza dei termini nei giorni di sabato (RS 173.110.3), nei termini legali di di-
ritto federale e in quelli stabiliti in virtù dello stesso, il sabato è parificato a
un giorno festivo riconosciuto ufficialmente.
3.2 In concreto, l'arresto provvisorio della reclamante è intervenuto giovedì
14 novembre 2013 (v. act. 1.4). Essendo l'ordine di arresto ai fini di estradi-
zione stato notificato alla predetta martedì 19 novembre 2013, il termine di
cui all'art. 46 AIMP è stato rispettato (v. act. 1.1). Va del resto aggiunto che
lo scadere del termine in questione non impedisce il mantenimento della de-
tenzione provvisoria se le condizioni della detenzione estradizionale sono
comunque adempiute (v. ZIMMERMANN, op. cit., n. 347 pag. 324 nota 823,
con la giurisprudenza citata). La censura va dunque respinta.
4. La reclamante chiede che si prescinda dalla sua carcerazione, vista la sua
intenzione di non sottrarsi alla procedura di estradizione. Con il suo compor-
tamento ella avrebbe dimostrato, a suo dire, di non volersi rendere irreperi-
bile. Nel 2011, appena trasferitasi in Svizzera, si sarebbe annunciata alle
autorità consolari del proprio Paese di origine, inscrivendosi all'albo degli
italiani residenti all'estero, avvisando altresì l'Ufficio degli stranieri. Inoltre,
non appena è stata informata delle sentenza definitiva pronunciata dalla
Corte di cassazione italiana, la reclamante non si è resa irreperibile, ma si è
rivolta al suo legale in Svizzera, al fine di essere tutelata nella procedura
d'estradizione che si sarebbe profilata. Ella vivrebbe anche una relazione
sentimentale stabile con una persona residente in Ticino, con la quale con-
vivrebbe e che rappresenterebbe per lei un punto di riferimento. Il fatto di
disporre poi della sola carta d'identità sarebbe un ostacolo evidente ai suoi
spostamenti.
4.1 La giurisprudenza concernente il pericolo di fuga in ambito di detenzione
estradizionale è oltremodo restrittiva (v. la casistica illustrata in DTF 130 II
306 consid. 2.4-2.5). Il Tribunale federale ha in particolare già avuto modo
di negare la scarcerazione di una persona i cui legami con la Svizzera era-
no indiscussi (titolare di un permesso di soggiorno residente in Svizzera da
diciotto anni, sposato con una cittadina svizzera e padre di due figli di tre e
otto anni, entrambi di nazionalità svizzera e scolarizzati nel Cantone Ticino),
essendo stata ritenuta motivo sufficiente la possibilità di una condanna a
una pena privativa di libertà di lunga durata. Neppure le difficoltà finanziarie
in cui l'interessato lasciava la moglie e i figli permettevano di considerare
che il rischio di fuga fosse a tal punto inverosimile da poter essere scongiu-
rato tramite l'adozione di misure sostitutive (sentenza 8G.45/2001 del
15 agosto 2001, consid. 3a). Tenuto conto di questa giurisprudenza, il Tri-
bunale penale federale ha quindi confermato l'esistenza del pericolo di fuga
nel caso di una persona perseguita con moglie, due bambini (di sette anni e
mezzo e due anni e mezzo) e altri parenti in Svizzera (sentenza BH.2005.45
del 20 dicembre 2005, consid. 2.2.2). Medesimo esito nel caso di una per-
sona ininterrottamente residente in Svizzera per dieci anni, con moglie e
quattro bambini, di un anno e mezzo, tre, otto e diciotto anni (sentenza
BH.2005.8 del 7 aprile 2005, consid. 2.3) e in quello di una persona ininter-
rottamente in Svizzera da dieci anni, con la sua partner e gli amici più stretti
(sentenza BH.2006.4 del 21 marzo 2006, consid. 2.2.1).
4.2 In concreto, la reclamante è giunta in Svizzera nel 2011, installandosi ini-
zialmente presso la sorella a Z., nel Canton Grigioni. Dopo aver scoperto la
sua malattia allo stomaco, ella si è spostata in Ticino, dove è stata operata.
Al momento dell'arresto, l'estradanda, in possesso di un permesso di dimo-
ra (B), ha dichiarato di convivere a Y. con il suo compagno. Le due figlie vi-
vono in Italia. Il 23 settembre 2013 il dottor B. ne ha attestato un'inabilità al
lavoro al 100%. Orbene, quanto precede non è sufficiente per dimostrare i
suoi forti legami con la Svizzera. L'assenza di quest'ultimi, gli scarsi argo-
menti presentati dalla reclamante relativamente alla sua volontà di non sot-
trarsi alla procedura estradizionale, nonché il fatto che la reclamante è stata
condannata in Italia ad una pena detentiva di 17 anni e 6 mesi di carcere,
dei quali 15 anni, 7 mesi e 20 giorni ancora da scontare, sanzione quindi
assai pesante, rendono il pericolo di fuga molto elevato, incontrastabile me-
diante misure alternative meno incisive.
5. La reclamante sostiene infine che il regime carcerario sarebbe incompatibile
con il suo stato di salute psico-fisico, come si evincerebbe dai certificati me-
dici da lei prodotti. In sostanza, nel marzo 2013, ella si sarebbe sottoposta
ad una gastrectomia subtotale per un adenocarcinoma gastrico. A seguito di
ciò, avrebbe inoltre sviluppato una sindrome depressiva marcata, per la
quale sarebbe in cura psichiatrica. A fronte della marcata perdita di peso, el-
la dovrebbe seguire una dieta particolare per evitare di dimagrire ulterior-
mente. In definitiva, le cure di cui necessiterebbe non potrebbero essere
fornite in carcere.
5.1 Secondo l'art. 47 cpv. 2 AIMP, se la persona perseguitata non è in condi-
zione d'essere incarcerata o se altri motivi lo giustificano, l'Ufficio federale
può, in luogo della carcerazione, decidere altri provvedimenti cautelari. Il
Tribunale federale ha già implicitamente ammesso che le precarie condizio-
ni di salute del detenuto in vista di estradizione possono teoricamente costi-
tuire un motivo valido per interrompere la prosecuzione della detenzione e
ordinare altri provvedimenti cautelari ai sensi dell'art. 47 cpv. 2 AIMP
(v. sentenze 8G.11/2003 del 21 febbraio 2003, consid. 4, e 1A.283/2000 del
20 novembre 2000, consid. 3d). Nel primo caso, l'Alta Corte, considerate
l'assenza di una qualsiasi perizia medica relativa allo stato di salute del de-
tenuto nonché l'esistenza di una dichiarazione di quest'ultimo, effettuata so-
lo due settimane prima di interporre ricorso al Tribunale federale, mediante
la quale egli affermava di sentirsi sano e di non necessitare di alcun medi-
camento, ha confermato la detenzione del ricorrente. Tale decisione è stata
adottata anche alla luce delle assicurazioni fornite dall'UFG, il quale garan-
tiva che le condizioni psico-fisiche del detenuto sarebbero state analizzate
da un medico. In caso di necessità, esso avrebbe provveduto allo sposta-
mento dello stesso in "eine geeignete Abteilung eines Gefängnisspitals".
Nel secondo caso, il detenuto lamentava problemi di varia natura. A livello
fisico, egli dichiarava di soffrire di gonfiori alle articolazioni, di forte diarrea
nonché di aver subito una grossa perdita di peso. A livello psichico, vi sa-
rebbero state le prime avvisaglie di seri problemi mentali. Il detenuto ag-
giungeva inoltre di aver contratto, nella prigione dell'aeroporto dove aveva
soggiornato, una malattia virale o un'infezione batterica, e che il suo sangue
presentava valori critici. Un'esatta valutazione della sua carcerabilità sareb-
be dunque dipesa da analisi mediche in corso. Alla luce di quanto precede,
il Tribunale federale ha avuto modo di affermare che ogni privazione della
libertà ha un'incidenza negativa sulla psiche di chi ne è oggetto. Nel caso
specifico, il detenuto non ha dimostrato né che i problemi di cui era vittima
non potevano essere risolti mantenendo la detenzione estradizionale né che
esistevano altri motivi per concludere alla sua non carcerabilità. Non rima-
neva dunque che confermare la detenzione estradizionale e attendere
semmai i risultati delle analisi mediche allora in corso.
5.2 Nella fattispecie, diversi medici si sono chinati sulle condizioni di salute della
reclamante.
5.2.1 Nel suo parere medico del 18 novembre 2013, il Dr. med. B., psichiatra e
psicologo curante della reclamante, ha affermato che la paziente ha svilup-
pato un quadro depressivo conseguente ad un cancro gastrico operato chi-
rurgicamente, di fronte al quale ella ha sviluppato un umore depresso, con
sintomi ansiosi, angosce e paure di morte e di ricaduta oncologica, ciò che
ha generato una fragilità emotiva con una tendenza al pianto, motivo per cui
sono stati necessari dei colloqui psiconcologici di sostegno nonché un trat-
tamento ansiolitico ed ipnoinducente a base di Sanalepsi. Nel contempo, a
partire da settembre/ottobre 2013, la paziente, nel contesto di una buona al-
leanza terapeutica, ha presentato e mostrato un ulteriore aggravamento de-
pressivo di fronte ad incomprensioni nell'ambito del rapporto con il proprio
partner, ma soprattutto di fronte ad una condanna penale in Italia percepita
come ingiusta. Questa ha creato nella reclamante uno stato di profonda an-
goscia, con vissuti gravemente depressivi e un rischio di agiti autolesionisti-
ci di tipo suicidale. In tale contesto, si è reso necessario istituire un tratta-
mento farmacologico antidepressivo ed antiangoscia. Dal suo punto di vista
medico-psichiatrico, il dottor B. ritiene indicato per la paziente un regime
carcerario in ambito ospedaliero, allo scopo di mantenere le citate cure on-
cologiche e psichiatriche, che preservino l'incolumità della vita della recla-
mante, gravemente a rischio di un agito depressivo suicidale (v. act. 1.6).
Conclusioni sostanzialmente ribadite anche in replica al parere del dottor C.
di cui infra al consid. 5.2.3 (v. act. 7.2).
5.2.2 Sulla salute della reclamante si è altresì espresso, con scritto del 26 no-
vembre 2013, il Dr. med. D., medico di famiglia della predetta, il quale, dopo
aver rammentato l'intervento chirurgico di cui sopra, con la sindrome de-
pressiva che ne è conseguita, ha dichiarato che, dal punto di vista internisti-
co il problema principale è quello alimentare. Secondo il medico in questio-
ne, dopo l'operazione allo stomaco sono sorti problemi di assorbimento de-
gli alimenti. La reclamante deve seguire una dieta accurata, con fraziona-
mento dei pasti e scelta adeguata degli alimenti, per evitare di dimagrire ul-
teriormente. Se l'insufficienza ponderale si accentuasse, si vedrebbero sor-
gere tutta una serie di altre problematiche internistiche, e probabilmente an-
che psichiatriche (anoressia). Il dottor D. conclude affermando di non sape-
re se un istituto carcerario sia in grado di assumersi queste problematiche
(v. act. 1.5).
5.2.3 Per quanto attiene al parere del medico attivo presso il Servizio di psichia-
tria delle strutture carcerarie ticinesi, Dr. med. C., con scritto del 28 novem-
bre 2013 egli ha rilevato che già nei primi giorni della carcerazione (ritenuta
ingiusta dalla reclamante) si è osservata una chiusura, segnatamente attra-
verso il rifiuto di usufruire dell'ora d'aria e del cibo, con susseguente perdita
ponderale pericolosa per la salute, poiché non molto lontano dalla caches-
sia. Secondo il medico, il rifiuto del cibo è evidentemente una risposta op-
positiva alla carcerazione e non sembra possa essere la conseguenza della
malattia di base. In un colloquio avuto il giorno precedente con la paziente,
il dottor C. ha discusso con lei dell'alternativa di un ricovero ospedaliero, e
di fronte a tale proposta la reclamante è apparsa altrettanto oppositiva af-
fermando "...lasciatemi a casa, so curarmi meglio da sola...". Egli ha ag-
giunto che, oggettivamente, il trattamento instaurato e le cure di base pos-
sono essere applicate anche nell'ambiente carcerario, ma la paziente insi-
sterà certamente con la sua "protesta" rifiutando l'alimentazione corretta allo
scopo di sottrarsi alla procedura d'estradizione. Egli non esclude che con
questo comportamento la paziente metta in pericolo la propria salute. Le al-
ternative al collocamento attuale che permetterebbero il mantenimento dello
stato di detenzione sono il ricovero ospedaliero presso le celle dell'Ospeda-
le regionale di X. o il trasferimento in un carcere femminile, mantenendo il
trattamento instaurato. Un ricovero in un ambiente psichiatrico, ad esempio
presso la Clinica psichiatrica cantonale di Y., non è indicato poiché la pa-
ziente non presenta criteri diagnostici sufficienti per procedere a un ricovero
coatto o/e urgente (v. act. 3.8).
5.3 Sulla carcerazione della reclamante ha ugualmente preso posizione, il 2 di-
cembre 2013, il signor E., capo servizio operativo presso le strutture carce-
rarie cantonali. Egli ritiene che dagli atti emerge un quadro decisamente
preoccupante quanto allo stato di salute e detentivo della reclamante, la
quale, sin dall'inizio, si è posta in uno stato di chiusura verso la carcerazio-
ne, rifiutando regolarmente i pasti proposti, unitamente all'ora di passeggio.
Circostanze che, se perpetuate, potrebbero porre in pericolo la salute
dell'interessata. Egli afferma che il carcere in cui si trova attualmente pare
difficilmente compatibile con la prolungata carcerazione di una persona ma-
lata e che adotta i comportamenti sopraelencati. Se la situazione dovesse
protrarsi, è probabile un ricovero ospedaliero di durata non determinabile al-
lo stadio attuale. Il funzionario conclude evidenziando che, contrariamente
ad altri cantoni, il Ticino non dispone di un istituto di esecuzione per donne,
tantomeno con comparto medicalizzato. Considerata la situazione, egli
chiede all'UFG di prendere in considerazione il trasferimento della recla-
mante presso un'altra struttura più adatta.
5.4 Quanto precede permette di concludere che i problemi di salute della re-
clamante sono seri e giustificano un continuo monitoraggio, ciò che ha non
da ultimo indotto questa autorità a domandare pendente litis un aggiorna-
mento preciso sul suo attuale stato di salute (v. supra Fatti lett. G). Ella ne-
cessita di cure sia psichiatriche che internistiche, soprattutto per evitare
problemi maggiori derivanti dalla perdita di peso, precisato comunque che il
pericolo di suicidio è stato evocato unicamente dal dottor B. A tal proposito
è d'uopo rilevare che quest'ultimo ha collegato i gravi problemi depressivi
dell'estradanda sia con i suoi problemi oncologici (cancro gastrico), sia con i
suoi problemi sentimentali con il partner, ma soprattutto con la sentenza
penale in Italia, vissuta come ingiusta, a prescindere però dalla sopravve-
niente detenzione estradizionale, di per sé al centro del presente esame
giudiziario. Il medico aggiunge che "in questo contesto è emerso più chia-
ramente un grave vissuto depressivo di perdita della propria identità familia-
re di madre, con l'allontanamento dalla sua vita sociale e professionale a
W., con una separazione dai propri figli, in particolare una figlia residente a
W. e soprattutto un'angoscia di perdita della propria vita presente, riparato-
ria da un punto di vista professionale ed affettivo in Svizzera. Nel contempo
la paziente ha presentato vissuti non solo di defuturizzazione, di fronte alla
comunicazione di una condanna di incarcerazione di 17 anni, ciò che ha
creato nella paziente uno stato di profonda angoscia, con vissuti gravemen-
te depressivi, con un rischio di agiti autolesionistici di tipo suicidale, come
soluzione finale alle proprie angosce depressive ed ai propri sentimenti di
impotenza e di ingiustizia subiti" (v. act. 1.6 pag. 1-2). Si tratta di problemi di
salute certo seri (v. Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders,
5a ediz., Washington, DC/Londra 2013, pag. 286 e segg.) e oggettivamente
aggravati dalla detenzione in quanto tale, ma non vi è tuttavia nessuna ra-
gione per ritenere che non vengano gestiti con la dovuta attenzione, sensi-
bilità e competenza medica dagli appositi servizi carcerari. In questo senso,
questa Corte ritiene la reclamante ancora carcerabile. I trattamenti psichia-
trici e internistici possono essere effettuati e seguiti in carcere, e l'episodio
verificatosi nella notte sul 7 dicembre 2013, contrariamente a quanto soste-
nuto in sede di replica (v. act. 7), dimostra la reattività e prontezza con cui i
responsabili del servizio carcerario ticinese seguono l'evoluzione della salu-
te della reclamante. Non vi è quindi necessità di ordinare i supplementi pro-
batori richiesti da quest'ultima. Ad ogni modo, dovessero le condizioni della
reclamante ulteriormente peggiorare, con messa in pericolo oggettiva della
sua vita, l'UFG dovrà rivalutare la situazione e ordinare, se del caso, il tra-
sferimento della stessa in una cella presso l'Ospedale regionale di X., solu-
zione del resto evocata dallo stesso Dr. med. C. nel suo parere del 28 no-
vembre u.s. (v. supra consid. 5.2.3). In alternativa a ciò, quest'ultimo ha an-
che ipotizzato il trasferimento in un carcere femminile, con mantenimento
del trattamento instaurato. Stante l'assenza di controindicazioni legate alla
procedura all'estero, comunque conclusa, si tratta di un'alternativa da pren-
dere in seria considerazione e che l'UFG valuterà in stretto contatto con il
Dr. med. C. e con il capo servizio operativo presso le strutture carcerarie ti-
cinesi.
6. Sulla base dell'incarto, non sono ravvisabili altri motivi che permetterebbero
di ordinare la scarcerazione dell'estradanda. In definitiva, sussistendo un
reale pericolo di fuga e in assenza di altra soluzione equivalente nei suoi ri-
sultati ma meno incisiva nei confronti dell’interessata, il provvedimento im-
pugnato va tutelato. Non vi è quindi ragione di scarcerare l'estradanda or-
dinando misure cautelari sostitutive.
7. In conclusione il ricorso è respinto. Le spese seguono la soccombenza
(v. art. 63 cpv. 1 della legge federale sulla procedura amministrativa del
20 dicembre 1968 [PA; RS 172.021] richiamato l'art. 39 cpv. 2 lett. b LOAP).
La tassa di giustizia è calcolata giusta gli art. 73 cpv. 2 LOAP, 63 cpv. 4 bis
PA, nonché 5 e 8 cpv. 3 del regolamento del 31 agosto 2010 sulle spese, gli
emolumenti, le ripetibili e le indennità della procedura penale federale
(RSPPF; RS 173.713.162) ed è fissata nella fattispecie a CHF 2'000.--.