Decision ID: fb816af3-3ab3-5cd1-95d1-0395276e9781
Year: 1997
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: civil_law

in fatto: A.
_ _ è proprietaria della particella n. _RFD di _, che confina con la particella n. _ appartenente ai coniugi _ e _ _. Nel 1983 questi ultimi, per formare un posteggio, hanno innalzato il loro terreno in prossimità dell’edificio situato sul fondo contiguo. Nel 1990 _ _, constatate tracce di umidità sulla parete del locale a contatto con il citato innalzamento, ha interpellato l’arch. _ _, perito comunale di _, il quale in un referto del 20 novembre 1992 ha individuato nella formazione del posteggio la causa di tali inconvenienti.
Intanto, nell’ambito di una prova a futura memoria richiesta dal proprietario di un fondo limitrofo, l’ing. _ _ ha allestito nel maggio del 1988 una perizia sullo stato degli immobili _ e _ (inc. _/_ richiamato).
B.
Il 3 febbraio 1993 _ _ ha convenuto _ e _ _ dinanzi al Pretore della giurisdizione di _ -_, chiedendo che fosse accertata la molestia arrecata dal manufatto da loro costruito a confine con il suo fondo, che fosse ordinato ai convenuti di cessare tale molestia provvedendo a loro spese ad asportare il materiale appoggiato alle fondamenta della facciata, a formare un’intercapedine provvista di canale di fondo, oltre a ulteriori interventi che sarebbero stati indicati dal perito. In via subordinata essa ha chiesto la rifusione di fr. 15’000.– a titolo di risarcimento danni. Nella loro risposta del 2 aprile 1993 _ e _ _ si sono opposti alla petizione. Nei successivi atti scritti le parti si sono riconfermate nelle rispettive argomentazioni e domande.
C.
Esperita l’istruttoria, le parti hanno rinunciato al dibattimento finale e hanno presentato un memoriale nel quale si sono riconfermate nelle proprie domande di giudizio.
D.
Statuendo il 2 settembre 1995, il Pretore ha respinto la petizione. Le spese, con una tassa di giustizia di fr. 700.–, sono state poste a carico dell’attrice, tenuta a rifondere ai convenuti fr. 1’500.– per ripetibili.
E.
Insorta contro la sentenza del Pretore con un appello del 25 settembre 1995, _ _ insta per la riforma del querelato giudizio nel senso di accogliere la petizione. Nelle loro osservazioni del 26 ottobre 1995 _ e _ _ propongono di respingere l’appello e di confermare la sentenza impugnata.

Considerando
In diritto: 1.
Il Pretore, premesso che il referto del perito comunale _ _ costituiva una semplice allegazione di parte, ha respinto la petizione, non reputando provata né la causa delle infiltrazioni né – tanto meno – una relazione di causalità tra l’ecces-so dei convenuti e il pregiudizio riscontrato. L’appellante contesta tale opinione e sostiene che già il fatto di costruire un’opera appoggiata al muro del vicino costituisce un’usurpazione del diritto di proprietà, così come trascende in un eccesso del diritto di proprietà accumulare terra contro la parete di uno stabile altrui e prevalersi addirittura di una costruzione difforme dal permesso edilizio ricevuto. Essa ritiene inoltre che in concreto il nesso di causalità è dato poiché l’umidità proviene dalla terra depositata dai vicini contro il muro di casa sua. Infine l’appellante si duole del fatto che il primo giudice ha considerato “di parte” il referto _, rimproverandole di non aver fatto allestire una seconda perizia.
2.
Per l’art. 679 CC chiunque è danneggiato o minacciato di un danno perché un proprietario trascende nell’esercizio del suo diritto di proprietà, può chiedere la cessazione della molestia o un provvedimento contro il danno temuto e il risarcimento del danno stesso. La violazione dei diritti di vicinato implica l’esistenza di un eccesso nell’esercizio del diritto di proprietà, un effetto dannoso attuale o altamente verosimile (
Meier-Hayoz
in: Berner Kommentar, n. 111 ad art. 679 CC) e l’esistenza di un nesso di causalità tra l’eccesso e il pregiudizio (
Steinauer
, Les droits réels, vol. II, 2a edizione, pag. 180 n. 1909 segg.). A norma dell’art. 684 cpv. 1 CC l’eccesso dell’esercizio della proprietà deve essere pregiudizievole; l’immissione è eccessiva se comporta un effetto dannoso per il vicino e supera i limiti di tolleranza che si devono i vicini secondo l’uso locale, la situazione e la destinazione degli immobili. Per effetto dannoso non si intende necessariamente un danno in senso stretto; è sufficiente che per il vicino vi siano incomodi che superino i limiti della tolleranza (
Steinauer
, op. cit., n. 1813 segg., pag. 143), senza che il fondo sia leso per forza nella sua integrità
(Steinauer
, op. cit. n. 1918, pag. 182;
Meier-Hayoz
, op. cit., n. 95 ad art. 679). L’art. 685 cpv. 1 CC prescrive inoltre che il proprietario che intraprende scavi o costruzioni deve fare in modo di non danneggiare i fondi dei vicini, provocando scoscendimenti del loro terreno, o mettendolo in pericolo, o recando pregiudizio agli impianti che vi si trovano.
3.
In concreto risulta dal fascicolo processuale che nel 1983 i convenuti hanno provveduto a rialzare fino al livello stradale la porzione di terreno contro lo stabile in proprietà dell’attrice, e ciò per formare un posteggio. Il progetto iniziale prevedeva l’innal-zamento del terreno di 1–1.20 m con materiale alluvionale, l’asfaltatura in ”duro” del posteggio e la formazione di un pozzetto per l’evacuazione dell’acqua (doc. C). Durante l’esecuzione dei lavori i proprietari hanno deciso inoltre di creare un’area verde di 2.40 x 5.90 m (deposizione _), che per tutta la larghezza è a ridosso del muro dello stabile appartenente all’attrice (si vedano le fotografie del sopralluogo). Contrariamente all’opinione dell’appellante, simile intervento non costituisce però un’opera appoggiata al muro comune, bensì una semplice ripiena, che non può essere considerata una fabbrica. Analogo principio vale del resto per il terrapieno (
Jacomella/ Lucchini
, I rapporti di vicinato nel Cantone Ticino, 5
a
edizione, pag. 30 seg.). Ciò non toglie che, nel caso in cui un terrapieno sia di pregiudizio al fondo del vicino, quest’ultimo può invocare gli art. 684, 685 e 689 CC (
Jacomella/Lucchini
, op. cit., pag. 31;
Denis Piotet,
Le droit privé vaudois de la propriété foncière, Losanna 1991, pag. 746 n. 1785).
4.
L’appellante sostiene che il vicino, rialzando la parte del proprio terreno a confine con il suo stabile e ignorando i limiti della licenza edilizia per la formazione del posteggio, avrebbe trasceso nell’esercizio del suo diritto di proprietà. Assevera inoltre che un deposito di terra a ridosso di un muro ingenera umidità già secondo l’andamento ordinario delle cose e la comune esperienza.
a)
Nella fattispecie non è contestato che il muro dello stabile in proprietà dell’appellante presenta tracce di umidità (cfr. fotografie del sopralluogo). Il problema è di sapere se tale inconveniente, senza dubbio fastidioso, sia dovuto direttamente o indirettamente a un eccesso da parte degli appellati.
b)
Il referto dell’arch. _, pur emanando da un perito comunale, non può che essere considerato alla stregua di una perizia privata già per il fatto che i convenuti non hanno avuto modo di partecipare all’assunzione della prova. Ora, una perizia privata non ha, giuridicamente, portata diversa di un affermazione di parte
(Cocchi/Trezzini,
Codice di procedura civile annotato, n. 11 e 15 ad art. 90). Essa è suscettibile di costituire un indizio, invero, se le si aggiungono altri concordanti elementi, sicché il giudice si trovi di fronte a una coerente unità probatoria atta a fondare il suo libero convincimento (II CCA, sentenza del 21 aprile 1989 in re C.). La questione è di sapere, pertanto, se altri indizi rilevabili dagli atti corroborino la tesi dell’appellante.
5.
Nella fattispecie l’istruttoria non ha permesso di accertare con certezza la causa delle tracce di umidità. È vero che secondo l’arch. _ le cause dell’inconveniente possono essere in relazione diretta con il fatto che al momento di costruire il posteggio non sono state eseguite “le necessarie opere di isolazione e salvaguardia” verso la costruzione dell’appellante (doc. D, pag. 2), ma tale eventualità non trova altri riscontri oggettivi. Intanto, contrariamente a quanto sostenuto dall’appellante, l’umidità non è visibile unicamente alla base del muro, ma è riscontrabile anche attorno alle finestre in vetroceramica che non sono a contatto con il terreno (fotografie del sopralluogo). Inoltre, come risulta dalla perizia a futura memoria allestita a suo tempo dall’ing. _, già nel 1988 alcuni locali del piano cantina e dell’atrio presentavano macchie di umidità (inc. _/_ richiamato, pag. 20 e 22); tali pareti non sono a confine con il fondo dei convenuti, di modo che non possono essere messe in relazione con l’intervento di costoro.
Neppure le testimonianze assunte permettono di concludere nel senso voluto dall’appellante. L’arch. _ ha invero sostenuto che le infiltrazioni di umidità derivavano da un muro di confine tra le proprietà _ e _, ma tale conclusione, dettata solo dalla sua esperienza, non è corroborata da altri elementi e non costituisce ancora una prova. L’ing. _ ha riferito che sull’origine delle infiltrazioni di umidità vennero fatte alcune ipotesi, tuttavia egli non ha indicato quella sostenuta dall’appel-lante; inoltre, al momento della prova a futura memoria, egli ha rilevato un’unica traccia di umidità nel locale, di cui però non ha indicato la causa. Infine l’arch. _, pur confermando il proprio referto, ha affermato di non aver indagato oltre per accertare eventuali concause, ciò che invece, alla luce dell’indica-zione del perito giudiziario (lettera dell’11 luglio 1994 negli atti accessori), sarebbe stato necessario. Certo, nel 1992 si è intervenuti per isolare il muro dell’appellante (deposizione _), ma tale circostanza non basta ancora per ravvisare nella formazione del posteggio vicino la causa dell’inconveniente. In mancanza di una prova convincente sul rapporto di causalità tra l’eccesso e il pregiudizio, che incombeva all’attrice addurre (DTF 109 II 310;
Steinauer
, op. cit., n. 1919, pag. 182), e difettando altri concordanti mezzi di prova a sostegno della perizia dell’arch. _, a ragione il Pretore ha respinto la petizione. L’appello, destituito di buon diritto, è pertanto destinato all’insuccesso.
6.
Gli oneri processuali seguono la soccombenza (art. 148 cpv. 1 CPC) e sono posti a carico dell’appellante, che rifonderà alla controparte un’adeguata indennità per ripetibili di appello.