Decision ID: c45e17b4-701b-52eb-8b36-f4773134b5dd
Year: 2014
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_006
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: civil_law

ritenuto
in fatto:
A.
Con precetto esecutivo n. _ del 22 aprile 2013 dell’Ufficio esecuzione e fallimenti (UEF) di Locarno, CO 1 ha escusso RE 1 per l’incasso di fr. 31'434.60 e di fr. 1'865.–, indicando quali titoli di credito quanto segue:
“1) Attestato carenza beni n. _ di fr. 31'434.60 emesso il 30.05.1994 dall’Ufficio esecuzione e fallimenti di Locarno. Riconoscimento di debito del 05.11.1990; 2) Riconoscimento a titolo di mora (sec. Art. 106 CO)”
.
B.
Avendo l’escusso interposto tempestiva opposizione, il 5 settembre 2013 la banca procedente ne ha chiesto il rigetto provvisorio al Pretore sulla base di
un attestato di carenza di beni emesso
in seguito a pignoramento a carico di RE 1 il 30 maggio 1994 per fr. 31'434.60, cedutole dalla Banca R_ il 6 giugno 1994 (doc. 1). Con osservazioni scritte del 23 settembre 2013 il convenuto si è opposto all’istanza e ha richiamato l’incarto della stessa Pretura della Giurisdizione di Locarno-Città relativo all’omologazione del proprio concordato (EF.2002.308). Egli ha poi chiesto di essere ammesso al beneficio dell’assistenza giudiziaria e del gratuito patrocinio.
C.
Con sentenza del 25 ottobre 2013, dopo aver richiamato il menzionato incarto il Pretore aggiunto della Giurisdizione di Locarno-Città ha accolto parzialmente l’istanza, rigettando l’opposizione in via provvisoria limitatamente a fr. 4'023.60, pari al dividendo concordatario (del 12.8%) spettante all’istante per il suo credito originario di fr. 31'434.60. Le spese processuali di fr. 360.– sono state poste per 9/10 a carico dell’istante e per il resto a carico del convenuto, a cui la parte istante è stata condannata a rifondere fr. 585.– a titolo di spese ripetibili ridotte. Con successiva decisione del 7 novembre 2013 il convenuto è poi stato ammesso al beneficio del gratuito patrocinio nella forma integrale.
D.
Contro la sentenza appena citata, il convenuto è insorto a questa Camera con un reclamo del 5 novembre 2013 per ottenere, previa concessione del beneficio dell’assistenza giudiziaria e del gratuito patrocinio, l’integrale reiezione dell’istanza e la conferma dell’opposizione. Invitata il 5 marzo 2014 a presentare osservazioni sul reclamo l’istante è rimasta silente.

Considerando
in diritto: 1.
La sentenza impugnata – emanata in materia di rigetto dell’opposizione – è una decisione di prima istanza finale e inappellabile (art. 309 lett. b n. 3 CPC), contro cui è dato il rimedio del reclamo (art. 319 lett. a CPC) alla Camera di esecuzione e fallimenti (CEF) del Tribunale d’appello (art. 48 lett. e n.1 LOG).
1.1
Trattandosi di una decisione pronunciata in procedura sommaria (art. 251 lett. a CPC), il termine per l’inoltro del reclamo è di dieci giorni dalla notificazione (art. 321 cpv. 2 CPC). Presentato il 5 novembre 2013 avverso la decisione notificata al convenuto il 28 ottobre, il reclamo è senz’altro tempestivo.
1.2
La Camera esamina solo le censure esplicitamente formulate e motivate in modo sufficiente, i requisiti al riguardo, che discendono dall’art. 321 cpv. 1 CPC, imponendo al reclamante di formulare conclusioni chiare e di spiegare perché la sentenza impugnata sarebbe erronea, e non (solo) perché le sue opinioni sarebbero pertinenti (DTF 138 III 375, consid. 4.3.1 e sentenza del Tribunale federale 5A_247/2013 del 15 ottobre 2013, consid. 3.3). La Camera decide in linea di principio in base agli atti di causa della giurisdizione inferiore (art. 327 cpv. 1 e 2 CPC). Secondo l’art. 320 CPC con il reclamo possono essere censurati sia l’applicazione errata del diritto sia l’accertamento manifestamente errato dei fatti, fermo restando che sono inammissibili conclusioni, allegazioni di fatti e mezzi di prove nuovi (art. 326 cpv. 1 CPC).
2.
Nella sentenza impugnata il Pretore aggiunto ha anzitutto stabilito che l’attestato di carenza di beni fatto valere dall’istante costituiva, di principio, un valido titolo di rigetto provvisorio dell’opposizione, mentre per l’importo di fr. 1'865.– rivendicato quale danno di mora (giusta l’art. 106 CO) difettava ogni riconoscimento di debito. Appurato, sulla scorta dell’incarto richiamato, che il credito posto in esecuzione e incorporato nell’attestato di carenza di beni del 30 maggio 1994, ceduto il successivo 6 giugno dalla Banca R_ alla procedente CO 1, era sorto prima della pubblicazione della moratoria concordataria concessa al convenuto il 27 gennaio 2003, il primo giudice ha considerato che il concordato, omologato il 22 maggio 2003, era obbligatorio anche per quel credito, ancorché non fosse stato insinuato nella procedura concordataria né inserito d’ufficio tra i crediti di terza classe, quand’anche figurasse nell’estratto dell’UEF di Locarno del 12 settembre 2002 (pag. 10).
Ciò premesso – ha soggiunto il Pretore aggiunto – non solo all’istante non era stato versato alcun dividendo ma inoltre, probabilmente per una svista, il commissario concordataria aveva ottenuto dalla cedente Banca R_ l’autorizzazione a far cancellare l’attestato di carenza di beni, tanto che nell’estratto dell’UEF di Locarno rilasciato il 7 aprile 2004 al termine della procedura concordataria, non risultava più alcuna esecuzione né attestati di carenza di beni a carico del convenuto. Il Pretore aggiunto ha tuttavia concluso che l’istante vantava ancora nei confronti del convenuto una pretesa di fr. 4'023.60 (12.8% del suo credito originario di fr. 31'434.60),
pari al dividendo a cui avrebbe avuto diritto nella procedura concordataria, per cui limitatamente al predetto importo ha rigettato l’opposizione in via provvisoria.
3.
Nel reclamo il convenuto sostiene che l’omologazione del concordato ha determinato l’estinzione di tutte le esecuzioni promosse prima della moratoria, compresa quella fatta valere dall’istante, come si evince dall’estratto dell’UEF di Locarno del 7 aprile 2004
. Ne deduce che, non esistendo più il titolo di rigetto, l’istanza non poteva essere accolta parzialmente. Del resto, soggiunge il reclamante, se il credito in esame fosse stato considerato nella procedura concordataria, il dividendo sarebbe risultato inferiore al 12,8%. Ad ogni modo – egli conclude – rimettere in discussione la decisione di omologazione del concordato a oltre 10 anni di distanza disattende il principio della sicurezza del diritto.
4.
In virtù dell’art. 82 LEF, il creditore la cui esecuzione è fondata su un riconoscimento di debito constatato mediante atto pubblico o scrittura privata può chiedere il rigetto provvisorio dell’opposizione (cpv. 1), che il giudice pronuncia, a meno che il debitore sollevi e giustifichi immediatamente eccezioni tali da infirmare il riconoscimento di debito (cpv. 2). La procedura di rigetto è una procedura fondata su prove documentali
(Aktenprozess)
, il cui scopo non è di accertare l’esistenza del credito posto in esecuzione bensì l’esistenza di un titolo esecutivo. Il giudice verifica solo la forza probatoria del titolo prodotto dal creditore – la sua natura formale – e vi conferisce forza esecutiva ove l’escusso non renda immediatamente verosimili eccezioni liberatorie (DTF 132 III 142, consid. 4.1.1).
4.1
Nel caso di specie, non è contestato che, in sé, l’attestato di carenza di beni emesso dall’UEF di Locarno il 30 maggio 1994 nell’esecuzione n. _ (per l’importo di fr. 31'434.60) vale come riconoscimento di debito nel senso dell’art. 82 cpv. 1 LEF, ciò che d’altronde risulta esplicitamente dall’art. 149 cpv. 2 LEF. La questione da risolvere è piuttosto quella di sapere se questo atto, come sostiene il reclamante, sia stato nel frattempo cancellato, privando la creditrice di ogni titolo di rigetto dell’opposizione.
4.2
Ora, si evince chiaramente dall’estratto dell’UEF di Locarno del 7 aprile 2004, rilasciato al termine della procedura concordataria, che in tale data a carico di RE 1 non vi erano più esecuzioni né attestati di carenza di beni. Non essendo l’attestato di carenza di beni una carta valore (ad es.
Huber,
in: Basler Kommentar, SchKG I, 2
a
ed. 2010, n. 19 ad art. 149 LEF), ove sia stato, come in concreto, cancellato esso non costituisce più un valido titolo di rigetto provvisorio dell’opposizione. Certo, l’autorizzazione a cancellare l’attestato in questione – che l’omologazione del concordato in sé non ha estinto, limitandone solo l’importo a concorrenza del dividendo previsto (cfr. art. 310 cpv. 1 LEF e sentenza della CEF del 12 gennaio 2000, in Rep. 2000, pag. 246 consid. 5) – è stata apparentemente concessa dalla cedente e non dalla cessionaria del credito, ma quest’ultima, saputo dell’estinzione al più tardi a ricezione della sentenza impugnata, non ha contestato la cancellazione e nemmeno si è opposta al reclamo. In queste circostanze, l’estinzione del titolo di rigetto invocato dall’istante risulta dimostrata.
4.3
Il Pretore aggiunto ha nondimeno rigettato l’opposizione in via provvisoria limitatamente al dividendo concordatario, considerando apparentemente come titolo di rigetto il concordato stesso.
a)
Costituisce un riconoscimento di debito nel senso dell’art. 82 cpv. 1 LEF la scrittura privata, firmata dall’escusso – o dal suo rappresentante –, da cui si evince la sua volontà di pagare (o perlomeno di riconoscere) all’escutente, senza riserve né condizioni, una somma di denaro determinata o facilmente determinabile ed esigibile (DTF 139 III 301 consid. 2.3.1 con rimandi).
Per atto pubblico s’intende l’atto allestito da un pubblico ufficiale (giusta l’art. 55 del Titolo finale del Codice civile), l’estratto di un registro pubblico a norma dell’art. 9 CC, un atto esecutivo o un atto giudiziario (controverso), purché attesti che il debitore ha riconosciuto un credito debitamente identificato (cfr.
Staehelin
,
in: Basler Kommentar, SchKG I, 2
a
ed. 2010,
n. 5-9 ad art. 82; sentenza della CEF 14.2011.190 dell’11 gennaio 2012, RtiD 2012 II 895 seg. n. 56c, consid. 4.3).
b)
Sotto questo profilo, il concordato, quand’anche non firmato dal debitore, potrebbe essere equiparato a un titolo di rigetto provvisorio tutt’al più per i crediti insinuati da lui riconosciuti (cfr. art. 300 cpv. 2 e 265
a
cpv. 1 LEF per analogia; S
taehelin
, op. cit., n. 8 ad art. 82). Un’assimilazione siffatta è in invece esclusa nel caso specifico, giacché il credito posto in esecuzione nemmeno è stato insinuato. Il reclamo va dunque accolto e l’istanza integralmente respinta.
5.
Gli oneri processuali relativi al presente giudizio e le indennità seguono la soccombenza (art. 48, 61 cpv. 1 OTLEF e 106 cpv. 1 CPC). La richiesta di ammissione al gratuito patrocinio presentata dal convenuto in questa sede diventa così senza oggetto. Il richiedente risulta infatti vincente e le ripetibili attribuitegli possono presumibilmente essere riscosse presso la parte soccombente, della cui solvibilità non si ha motivo di dubitare (cfr. art. 122 cpv. 2 CPC
a contrario
; cfr.
Tappy
, in: CPC commenté, 2011, n. 14 e 15 ad art. 122 CPC).
6.
Circa i rimedi esperibili contro la presente sentenza sul piano federale (art. 112 cpv. 1 lett. d LTF), il valore litigioso (art. 51 LTF), di fr. 4'023.60, non raggiunge la soglia di fr. 30'000.– ai fini dell’art. 74 cpv. 1 lett. b LTF.