Decision ID: b468f846-7069-581d-8238-25219029fdde
Year: 2008
Language: it
Court: TI_TCAS
Chamber: TI_TCAS_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: social_law

ritenuto,
in fatto
1.1. RI 1, nata nel _, precedentemente attiva quale cameriera, in data 4 luglio
2005 ha
presentato domanda volta all’ottenimento di prestazioni AI per adulti in quanto affetta da disturbi conseguenti all’”
intervento alla spalla sinistra, depressione, nervi
” (doc. AI 1/1-5).
1.2. Esperiti gli accertamenti medici ed economici, in particolare una perizia pluridisciplinare a cura del SAM, con decisione del 12 luglio 2007 (doc. AI 54-1), preavvisata con progetto 26 febbraio 2007 (doc. AI 44-1), l’Ufficio AI ha assegnato una rendita intera d’invalidità limitatamente al periodo compreso fra il 1° novembre 2004 e il 31 maggio 2005, negando in seguito il diritto a prestazioni, dato che l’assicurata anche in attività rispettose delle limitazioni della capacità funzionale conserva una capacità lavorativa del 100%.
1.3. Contro la succitata decisione amministrativa l’assicurata, rappresentata dall’RA 1, ha inoltrato tempestivo ricorso al TCA contestando la soppressione del diritto a prestazioni d’invalidità a decorrere dal 1° giugno 2005 e chiedendo l’erogazione di una rendita al 50% a decorrere dalla medesima data unitamente a misure di riqualifica professionale (doc. I).
1.4. Nella sua risposta del 23 agosto 2007 l’UAI, fondandosi sulla perizia pluridisciplinare del Servizio di Accertamento Medico dell’AI (SAM) ha proposto di confermare la decisione impugnata (doc. IV).
1.5. A complemento del ricorso dell’11 agosto 2007 l’RA 1 ha successivamente prodotto il certificato del Dr. Med. _ che certifica un’incapacità lavorativa dell’assicurata per soli motivi psichiatrici del 10 fino al 20% (doc. VI +1).
1.6. In data 21 settembre 2007 l’UAI ha ribadito come le patologie di cui soffre l’assicurata siano già state attentamente valutate dal SAM e dall’SMR e pertanto postula nuovamente la reiezione del ricorso (doc. VIII).

in diritto
In ordine
2.1. La presente vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico ai sensi degli articoli 49 cpv. 2 della Legge organica giudiziaria e 2 cpv. 1 della Legge di procedura per le cause davanti al Tribunale delle assicurazioni (cfr. STF H 180/06 e H 183/06 del 21 dicembre 2007; STFA I 707/00 del 21 luglio 2003; STFA H 335/00 del 18 febbraio 2002; STFA H 212/00 del 4 febbraio 2002; STFA H 220/00 del 29 gennaio 2002; STFA U 347/98 del 10 ottobre 2001, pubblicata in RDAT I-2002 pag. 190 seg.; STFA H 304/99 del 22 dicembre 2000; STFA I 623/98 del 26 ottobre 1999).
Nel merito
2.2. Il 1° gennaio 2008 è entrata in vigore la 5a revisione della LAI (RU 2007 5148).
Occorre qui rilevare che per quanto concerne le norme di diritto materiale, in assenza di disposizioni transitorie, nel diritto delle assicurazioni sociali sono determinanti quei disposti in vigore al momento in cui si è realizzata la fattispecie che esplica degli effetti (DTF 129 V 4 consid. 1.2.; 127 V 466 consid. 1).
Dal momento che nel caso in esame lo stato di fatto giuridicamente determinante è realizzato antecedentemente al 1° gennaio 2008, le modifiche della 5a revisione della LAI non sono applicabili. Ne consegue che gli articoli della LAI citati in seguito fanno riferimento al tenore valido sino al 31 dicembre 2007.
2.3. Secondo l’art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con gli art. 7 e 8 della LPGA, con invalidità s’intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata, cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio. Gli elementi fondamentali dell'invalidità, secondo la surriferita definizione, sono quindi un danno alla salute fisica o psichica conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio, e la conseguente incapacità di guadagno. Occorre quindi che il danno alla salute abbia cagionato una diminuzione della capacità di guadagno, perché il caso possa essere sottoposto all'assicurazione per l'invalidità (Scartazzini, Les rapports de causalité dans le droit suisse de la sécurité sociale, tesi Ginevra 1991, pp. 216ss).
Secondo l'art. 28 cpv. 1 LAI, in vigore sino al 31 dicembre 2003, gli assicurati hanno diritto a una rendita intera se sono invalidi almeno al 66 2/3 %, a una mezza rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono invalidi almeno al 40%. Nel suo nuovo tenore in vigore dal 1° gennaio
2004, l
'art. 28 cpv. 1 LAI prescrive che gli assicurati hanno diritto ad una rendita intera se sono invalidi almeno al 70%, a tre quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono invalidi almeno al 40%.
Ai sensi dell'art. 16 LPGA il grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto fra il reddito del lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo l'insorgenza dell'invalidità e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione, nell'esercizio di un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in condizioni normali di mercato del lavoro (reddito da invalido) e il reddito del lavoro che egli avrebbe potuto conseguire se non fosse diventato invalido (reddito da valido). Il grado d'invalidità dell'assicurato deve quindi essere determinato dal raffronto del reddito ch'egli ancora può conseguire nonostante la sua invalidità con quello che avrebbe potuto guadagnare in assenza delle affezioni di cui è portatore (RCC 1992 p. 182, 1990 p. 543; Valterio, Droit et pratique de l'assurance invalidité, Les prestations, 1985, pp. 200ss.). Si confronta perciò il reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non fosse divenuto invalido con quello ch'egli può tuttora realizzare, benché invalido, sfruttando la residua capacità lavorativa in attività da lui ragionevolmente esigibili in condizioni normali del mercato del lavoro, previa adozione di eventuali provvedimenti integrativi (metodo generale del raffronto dei redditi; DTF 128 V 30, 104 V 136; Pratique VSI 2000 p. 84). Nel confronto dei redditi la giurisprudenza - di regola - non tiene conto di fattori estranei all'invalidità, come ad esempio la formazione professionale, le attitudini fisiche e psichiche e l'età dello assicurato (RCC 1989 p. 325; DTF 107 V 21; Scartazzini, op. cit, p. 232). La misura dell'attività ragionevolmente esigibile dipende d'altra parte dalla situazione personale dell'assicurato e dalla possibilità di applicazione di misure reintegrative. La situazione personale dell'assicurato è essenziale per la valutazione della residua capacità al guadagno. Secondo il TFA i due redditi, dalla cui differenza emerge il grado dell'incapacità di guadagno, vanno stabiliti in maniera precisa. Se ciò non è possibile, devono essere calcolati sulla base di una valutazione fondata sulle circostanze concrete (SVR 1996 IV Nr. 74; DTF 114 V 313).
Al proposito va infine ancora rilevato che,
secondo la giurisprudenza del TFA, per il raffronto dei redditi sono determinanti le circostanze esistenti al momento dell'(eventuale) inizio del diritto alla rendita ed i redditi da valido e da invalido devono però essere rilevati sulla medesima base temporale e la valutazione deve tenere conto di eventuali modifiche dei redditi di paragone intervenute fino alla resa della decisione (rispettivamente, in regime di LPGA, decisione su opposizione) e suscettibili di incidere sul diritto alla rendita (DTF 129 V 222, cfr. anche
cfr. STFA inedite 26 giugno 2003 nella causa R consid. 3.1, I 600/01; 3 febbraio 2003 nella causa R, I 670/01 pubblicata in SVR 2002 IV Nr. 24; 18 ottobre 2002 nella causa L consid. 3.1, I 761/01 pubblicata in SVR 2003 IV Nr. 11 e 9 agosto 2002 nella causa S. consid. 3.1, I 26/02 e cfr. anche STFA inedita 13 giugno 2003 nella causa G. consid. 4.2, I 475/01).
2.4.
Per costante giurisprudenza quando l’amministrazione con un’unica decisione attribuisce una rendita per un certo periodo e, contemporaneamente, la riduce o la sopprime per un periodo successivo, devono essere applicate per analogia le regole sulla revisione di decisioni amministrative (cfr. DTF 131 V 164; DTF 131 V 120; DTF 125 V 143; SVR 2006 IV Nr. 13; STFA del 10 gennaio 2006 nella causa K., I 597/04; STFA del 27 dicembre 2005 nella causa A., I 689/04; STFA del 19 ottobre 2005 nella causa F., I 38/05; STFA del 14 aprile 2005 nella causa K., 12/04; STFA del 24 febbraio 2005 nella causa K., I 528/04; STFA del 29 giugno 2004 nella causa T., I 299/03).
Al riguardo cfr. STCA 32.2005.83 del 20 febbraio 2006, massimata in RtiD II-2006 N. 39 pag. 182.
2.5. L’art. 17 cpv. 1 LPGA stabilisce che:
"
Se il grado d’invalidità del beneficiario della rendita subisce una notevole modificazione, per il futuro la rendita è aumentata o ridotta proporzionalmente o soppressa, d’ufficio o su richiesta."
I principi giurisprudenziali sviluppati in materia di revisione di rendite sotto il regime del vecchio art. 41 LAI sono applicabili anche a proposito dell’art. 17 LPGA (DTF 130 V 349 seg. consid. 3.5).
2.6. In una sentenza del 12 ottobre 2005 nella causa R., I 8/04, pubblicata in plaidoyer 1/06, pag. 64-65, il TFA ha ricordato i principi che sono alla base della revisione e della riconsiderazione di decisioni amministrative e si è così espresso:
"
(...)
2.
2.1
En l'espèce, il s'agit tout d'abord de savoir si l'on est en présence d'un motif de révision, ce qui suppose une modification notable du taux d'invalidité (art. 17 LPGA). Il n'y a pas matière à révision lorsque les circonstances sont demeurées inchangées et que le motif de la suppression ou de la diminution de la rente réside uniquement dans une nouvelle appréciation du cas. Un motif de révision au sens de l'art. 17 LPGA (ou de l'ancien art. 41 LAI) doit clairement ressortir du dossier (p. ex. arrêt P. du 31 janvier 2003
[I 559/02], consid. 3.2 et les arrêts cités; sur les motifs de révision en particulier: Urs Müller, Die materiellen Voraussetzungen der Rentenrevision in der Invalidenversicherung, thèse, Fribourg 2002, p. 133 ss). La réglementation sur la révision ne saurait en effet constituer un fondement juridique à un réexamen sans condition du droit à la rente (Rudolf Ruedi, Die Verfügungsanpassung als verfahrensrechtliche Grundfigur namentlich von Invalidenrentenrevisionen, in: Schaffauser/ Schlauri [Hrsg], Die Revision von Dauerleistungen in der Sozialversicherung, Saint-Gall, 1999, p. 15).
2.2
Si l'on compare les expertises du COMAI du 9 mai 1995 et de
la Clinique X.
du 10 mai 2002, les principaux diagnostics posés sont pratiquement superposables (syndrome somatoforme douloureux persistant et personnalité fruste et dépendante en 1995; syndrome douloureux somatoforme persistant [F45.4] et personnalité aux traits dépendants [F60.7] en 2002). Les conclusions des expertises sont divergentes, en revanche, en ce qui concerne les répercussions des atteintes à la santé sur la capacité de travail. Les experts du COMAI avaient estimé que le syndrome somatoforme douloureux prenait place dans le contexte d'un trouble de
la personnalité. On
était en présence d'une atteinte à la santé mentale importante, entraînant une incapacité totale de travail, sans perspective de reclassement ni d'amélioration, vu l'importance de la régression et de la fixation somatique.
Les experts de
la Clinique X.
concluent, pour leur part, à l'absence d'atteinte somatique ou psychique susceptible de limiter la capacité de travail. Les mêmes experts déclarent s'écarter des conclusions du COMAI, au motif que l'association d'un trouble somatoforme douloureux à une personnalité aux traits dépendants ne constitue pas, à leur avis, une atteinte à la santé mentale importante.
2.3
Sur la base de ces éléments, il y a lieu de constater que les experts de
la Clinique X.
ne font pas état d'une modification de l'état de santé du recourant, mais remettent en cause l'appréciation précédente - et fondée sur un même état de fait - des experts du COMAI. Ni l'administration ni les premiers juges n'ont cherché du reste à démontrer l'existence d'un changement de circonstances. Ils insistent plutôt sur le caractère probant de l'expertise dé
la Clinique X.,
en faisant totalement abstraction des règles sur la révision et comme s'il s'agissait en l'occurrence de se prononcer pour la première fois sur le droit à
la rente. Mais
cela ne suffit pas, on l'a vu, pour justifier une révision du droit à la rente (cf. aussi Urs Müller, op. cit., p. 135, ch. 490).
3.
3.1.
Le principe selon lequel l'administration peut en tout temps revenir d'office sur une décision formellement passée en force qui n'a pas donné lieu à un jugement sur le fond, lorsque celle-ci est certainement erronée et que sa rectification revêt une importance appréciable, l'emporte sur la procédure de révision. Ainsi, l'administration peut aussi modifier une décision de rente lorsque les conditions de la révision selon l'art. 17 LPGA ne sont pas remplies. Si le juge est le premier à constater que la décision initiale était certainement erronée, il peut confirmer, en invoquant ce motif, la décision de révision prise par l'administration (ATF 125 V 369 consid. 2 et les arrêts cités; cf. aussi ATF 112 V 373 consid. 2c et 390 consid. 1b). Il est à relever que la reconsidération est désormais expressément prévue à l'art. 53 LPGA.
3.2
Pour juger s'il est admissible de reconsidérer une décision pour le motif qu'elle est sans nul doute erronée, il faut se fonder sur la situation juridique existant au moment où cette décision a été rendue, compte tenu de la pratique en vigueur à l'époque (ATF 119 V 479 consid. 1b/cc et les références). Par le biais de la reconsidération, on corrigera une application initiale erronée du droit, de même qu'une constatation erronée résultant de l'appréciation des faits. Un changement de pratique ou de jurisprudence ne saurait en principe justifier une reconsidération (ATF 117 V 17 consid. 2c, 115 V 314 consid. 4a/cc). Une décision est sans nul doute erronée non seulement lorsqu'elle a été prise sur la base de règles de droit non correctes ou inappropriées, mais aussi lorsque des dispositions importantes n'ont pas été appliquées ou l'ont été de manière inappropriée (DTA 1996/97 n° 28 p. 158 consid. 3c). Tel est notamment le cas lorsque l'administration a accordé une rente d'invalidité au mépris du principe de la priorité de la réadaptation sur la rente (voir l'arrêt P. du 31 janvier 2003, déjà cité). A l'inverse, une inexactitude manifeste ne saurait être admise lorsque l'octroi de la prestation dépend de conditions matérielles dont l'examen suppose un pouvoir d'appréciation, quant à certains de leurs aspects ou de leurs éléments, et que la décision paraît admissible compte tenu de la situation de fait et de droit (arrêt P. du 13 août 2003 [1790/01], consid. 3).
3.3
En l'espèce, c'est en vue d'élucider les divergences issues d'avis médicaux contradictoires se trouvant au dossier que l'administration a recueilli l'expertise du COMAI, du 9 mai 1995, et qu'elle s'est fondée sur cette dernière pour allouer une rente entière au recourant, le 1
er
décembre 1995. En présence d'un tableau clinique complexe, par ailleurs difficile à appréhender en raison de ses aspects subjectifs, la prise de position sur une incapacité de travail implique toujours un jugement d'appréciation. Or, un tel jugement ne saurait être qualifié de manifestement erroné que si les investigations médicales dans les différents domaines concernés n'ont pas été entreprises ou qu'elles ne l'ont pas été avec le soin nécessaire (cf. arrêt P. du 31 janvier 2003, déjà cité). Tel n'est pas le cas en ce qui concerne l'expertise du COMAI dans la mesure où cette expertise pluridisciplinaire répond aux critères jurisprudentiels permettant de lui attribuer une pleine valeur probante. En tout cas, les critiques émises à l'encontre des conclusions du COMAI par les médecins de
la Clinique X.
ne suffisent pas pour admettre que ces conclusions sont dépourvues de crédibilité. Comme on l'a vu, on est en présence d'appréciations divergentes d'experts en ce sens que les uns, à la différence des autres, considèrent que l'association d'un trouble somatoforme douloureux à une personnalité aux traits dépendants n'a pas d'incidence sur la capacité de travail. Seule une surexpertise serait de nature à les départager.
Mais, ici également, on ne peut faire abstraction des éléments qui ont conduit l'administration à allouer une rente entière au recourant comme si l'on devait statuer pour la première fois sur les droits de l'assuré et modifier sa situation juridique à la lumière exclusivement des données médicales recueillies à l'occasion de la procédure de révision. Une appréciation médicale différente ultérieure ne suffit pas pour faire apparaître comme manifestement erronée la décision initiale ou pour ordonner une expertise.
On ne peut pas non plus affirmer que l'administration a commis à l'origine une erreur de droit, notamment en méconnaissant le principe de la priorité de la réadaptation sur la rente: l’expertise du COMAI excluait toute possibilité de reclassement professionnel et ne laissait pas entrevoir, à brève échéance, une amélioration de l'état de santé qui eût permis la mise en oeuvre de mesures de réadaptation professionnelle."
Una diversa valutazione di uno stato di fatto rimasto invariato ed inizialmente approfonditamente esaminato non costituisce dunque né un caso di revisione, né un caso di riconsiderazione.
2.7.
Per quanto riguarda in particolare l'invalidità cagionata da un danno alla salute psichica, il TFA ha stabilito che è decisivo al proposito che il danno sia di gravità tale da non poter praticamente esigere dall'assicurato di valersi della sua capacità lavorativa sul mercato del lavoro, o che ciò sia persino intollerabile per la società (DTF 127 V 298 consid. 4c, 102 V 165= RCC 1977 pag. 169; Pratique VSI 1996 pag. 318, 321, 324; RCC
1992 pag. 180; ZAK 1984 pag. 342, 607; STFA del 29 settembre 1998 nella causa S. F., I 148/98, pag. 10 consid. 3b; Locher, Grundriss des Sozialversicherungsrecht, Berna 2003, pag. 128).
L'Alta Corte ha inoltre avuto modo di precisare che:
"
(...)
Tra i danni alla salute psichica, i quali come i danni fisici, possono determinare un'invalidità ai sensi dell'art. 4 cpv. 1 LAI, devono essere annoverati - oltre alle malattie mentali propriamente dette - le anomalie psichiche parificabili a malattia. Non sono considerati effetti di uno stato psichico morboso, e dunque non costituiscono turbe a carico dell'assicurazione per l'invalidità le limitazioni della capacità di guadagno cui l'assicurato potrebbe ovviare dando prova di buona volontà; la misura di quanto è ragionevolmente esigibile dev'essere apprezzata nel modo più oggettivo possibile. Bisogna dunque stabilire se, e in quale misura al caso, un assicurato può, nonostante il danno alla salute mentale, esercitare un'attività lucrativa che il mercato del lavoro gli offre, tenuto conto delle sue attitudini. In quest'ambito il punto è quello di sapere quale attività si può da lui ragionevolmente esigere. Ai fini di stabilire l'esistenza di un'incapacità di guadagno causata da un danno alla salute psichica non è quindi decisivo accertare se l'assicurato eserciti o meno un'attività lucrativa insufficiente; di maggior rilievo è piuttosto domandarsi se si debba ammettere che l'utilizzazione della capacità lavorativa non può in pratica più essere da lui pretesa oppure che essa sarebbe persino insopportabile per la società (DTF 102 V 166; VSI 1996 pag. 318 consid. 2a, pag. 321 consid. 1a, pag. 324 consid. 1a; RCC 1992 pag. 182 consid. 2a e sentenze ivi citate)" (STFA del 29 settembre 1998 nella causa S. F. [I 148/98], pag. 10 consid. 3b)."
Secondo la giurisprudenza del TFA siffatti principi valgono fra l'altro per le psicopatie, le alterazioni dello sviluppo psichico (psychische Fehlentwicklungen), l'alcolismo, la farmacomania, la tossicomania e le nevrosi (STFA del 18 ottobre 1999 nella causa B., I 441/99; STFA del 29 settembre 1998 nella causa S. F., I 148/98, pag. 10 consid. 3b; RCC 1992 pag. 182 consid. 2a con riferimenti).
In una sentenza pubblicata in DTF 130 V 352 l’Alta Corte ha precisato i criteri per poter concludere che un disturbo da dolore somatoforme provoca un’incapacità di guadagno duratura.
Tali criteri sono stati così riassunti dal TFA in un’altra sentenza I 404/03 del 23 aprile 2004, in lingua italiana, nella quale il TFA si è così espresso:
"
6.2. A determinate condizioni, anche un disturbo da dolore somatoforme - rientrante nella categoria delle affezioni psichiche, per le quali l'allestimento di una perizia psichiatrica si rende normalmente necessario alfine di stabilirne le ripercussioni economiche - può causare una incapacità lavorativa (cfr. sentenza del 12 marzo
2004 in
re N., I 683/03, consid. 2.2.2, destinata alla pubblicazione nella Raccolta ufficiale [ndr.: pubblicata in DTF 130 V 352]). Secondo giurisprudenza, ancora recentemente confermata, un disturbo somatoforme da dolore persistente non è tuttavia, di regola, atto a determinare, in quanto tale, una limitazione duratura della capacità lavorativa suscettiva di dare luogo a un'invalidità ai sensi dell'
art. 4 cpv. 1 LAI
(sentenza citata del 12 marzo
2004 in
re N., consid.
2.2.3; Ulrich Meyer-Blaser, Der Rechtsbegriff der Arbeitsunfähigkeit und seine Bedeutung in der Sozialversicherung, namentlich für den Einkommensvergleich in der Invaliditätsbemessung, in: René Schaffhauser/Franz Schlauri [editori], Schmerz und Arbeitsunfähigkeit, San Gallo 2003, pag. 76 segg., in particolare pag. 81 seg.).
Un'eccezione a questo principio entra in linea di conto soltanto in quei casi in cui il disturbo da dolore somatoforme presenta secondo gli accertamenti medici una gravità tale da rendere in pratica oggettivamente non più esigibile dalla persona assicurata lo sfruttamento della sua capacità lavorativa residua sul mercato del lavoro oppure dove ciò risultasse insostenibile per la società (DTF 102 V 165; VSI 2001 pag. 225 consid. 2b con riferimenti; cfr. pure DTF 127 V 298 consid. 4c in fine). Una simile inesigibilità, da ammettersi soltanto in casi eccezionali, presuppone tuttavia l'esistenza concomitante di una comorbidità psichica di notevole gravità, intensità e durata oppure la presenza qualificata di altri criteri, quali ad es. l'esistenza di concomitanti affezioni organiche croniche accompagnate da un decorso patologico pluriennale con sintomi stabili o in evoluzione senza remissione duratura, l'accertamento di un ritiro totale dalla vita sociale, un eventuale profitto tratto dalla malattia (cosiddetto "Krankheitsgewinn") come pure un insuccesso, nonostante gli sforzi profusi, di trattamenti e di provvedimenti riabilitativi. A volte, la presenza di tali fattori permette di ritenere insormontabile il disturbo da dolore somatoforme (sentenza citata del 12 marzo
2004 in
re N., consid. 2.2.3 e i riferimenti ivi citati; cfr. pure VSI 2000 pag. 155 consid. 2c). Da notare ancora che i fattori psicosociali o socioculturali non figurano nel novero delle affezioni alla salute suscettibili di originare un'incapacità di guadagno ai sensi dell'
art. 4 cpv. 1 LAI
(cfr. sentenza del 29 gennaio
2003 in
re P., I 129/02, consid. 3.2, con riferimento ai principi sanciti in DTF 127 V 294).
In tale contesto, l'esperto chiamato ad esprimersi deve, sul piano psichiatrico, porre una diagnosi nell'ambito di una classificazione riconosciuta e pronunciarsi sulla gravità dell'affezione. Tenendo conto dei criteri esposti, egli deve così valutare l'esigibilità della ripresa, rispettivamente dell'estensione lavorativa da parte dell'assicurato (VSI 2000 pag. 155 consid. 2c)."
Questa giurisprudenza è stata recentemente confermata dall’Alta Corte nella sentenza 9C_830/2007 del 27 luglio 2008, vedi anche la sentenza 9C_382/2008 del 22 luglio 2008.
Anche in un'altra
sentenza I 702/03 del 28 maggio 2004, il TFA ha evidenziato che:
"
5.2 In
una recente sentenza, questa Corte ha avuto modo di precisare che una tale inesigibilità presuppone in ogni caso la presenza manifesta di una comorbidità psichiatrica di notevole gravità, intensità e durata oppure la presenza costante e intensa di altri criteri qualificati quali (1) l'esistenza di concomitanti affezioni organiche croniche accompagnate da un decorso patologico pluriennale con sintomi stabili o in evoluzione senza remissione duratura, (2) la perdita d'integrazione sociale in tutti gli ambiti della vita, (3) uno stato psichico consolidato, senza possibilità di evoluzione sul piano terapeutico, ad indicare allo stesso tempo l'insuccesso e la liberazione dal processo risolutivo del conflitto psichico (profitto primario tratto dalla malattia; "primärer Krankheitsgewinn") oppure (4) l'insuccesso di trattamenti ambulatoriali o stazionari conformi alle regole dell'arte nonché di provvedimenti riabilitativi a dispetto degli sforzi profusi dalla persona assicurata (sentenza citata del 12 marzo
2004 in
re N., consid. 2.2.3 e sentenza del 21 aprile
2004 in
re P., I 870/02, consid.
3.3.2; VSI 2000 pag. 155 consid.
2c; Ulrich Meyer-Blaser, Der Rechtsbegriff der Arbeitsunfähigkeit und seine Bedeutung in der Sozialversicherung, namentlich für den Einkommensvergleich in der Invaliditätsbemessung, in: René Schaffhauser/Franz Schlauri [editori], Schmerz und Arbeitsunfähigkeit, San Gallo 2003, pag. 76 segg. e 80 segg.)."
In una sentenza I 770/03 del 16 dicembre 2004 pubblicata in DTF 131 V 49 l'Alta Corte, dopo avere confermato che l'esame dell'effetto invalidante di un disturbo da dolore somatoforme richiede una verifica completa della situazione sulla base dei criteri summenzionati, ha aggiunto che si devono considerare anche gli elementi a sostegno della non sussistenza dell'obbligo di prestazione sull'assicurazione per l'invalidità.
Pertanto, se le limitazioni nell'esercizio di un'attività risultano da un'esagerazione dei sintomi o simili, di regola non sussiste un danno alla salute che dà diritto a prestazioni dell'assicurazione. Questa situazione è data quando: vi è una notevole discrepanza tra i dolori descritti e il comportamento osservato/l'anamnesi; l'assicurato afferma di essere afflitto da dolori intensi, ma li caratterizza in modo vago; l'assicurato non fa richiesta di cure mediche o terapie; i lamenti dell'assicurato sembrano ostentati e quindi poco credibili al perito; l'assicurato sostiene di subire gravi limitazioni nella vita quotidiana, nonostante il contesto psicosociale sia pressoché intatto (v. Kopp/Willi/Klipstein, Im Graubereich zwischen Körper, Psyche und sozialen Schwierigkeiten, in: Schweizerische Medizinische Wochenschrift 1997, p. 1434, con riferimento ad uno studio approfondito di Winchkler e Foerster).
La nostra Massima Istanza in una sentenza I 873/05 del 19 maggio 2006, si è confermata nella propria giurisprudenza e l'ha estesa anche al caso della fibromialgia, rilevando:
"
(...)
Ora, il Tribunale federale delle assicurazioni, in una recente sentenza 8 febbraio 2006 in re S. (I 336/04), destinata alla pubblicazione nella raccolta ufficiale (ndr.: pubblicata in DTF 132 V 65), ha stabilito che non vi è motivo per l'amministrazione e il giudice di rimettere in discussione la diagnosi di fibromialgia quand'anche essa sia tema di controversie negli ambienti medici. Ha poi precisato che la fibromialgia presenta numerose similitudini con i disturbi da dolore somatoforme, per cui si giustifica, dal profilo giuridico, e allo stato attuale delle conoscenze, di applicare per analogia i principi sviluppati dalla giurisprudenza in materia di disturbi da dolore somatoforme qualora si tratti di valutare il carattere invalidante di una fibromialgia.
Ciò significa che anche in presenza di fibromialgia si deve presumere che tale affezione o gli effetti della stessa possano essere sormontati facendo gli sforzi personali ragionevolmente esigibili (cfr. DTF 131 V 50 (recte: 49)). Come in tema di disturbi da dolore somatoforme si deve comunque prendere in considerazione la possibile sussistenza di determinati fattori che, per la loro intensità e costanza, rendono la persona incapace di fare simili sforzi. I criteri suscettibili di giustificare una prognosi negativa sono i seguenti: la presenza di una componente psichiatrica importante per la sua gravità, la sua intensità e la sua durata, il perdurare di un processo morboso per più anni senza remissione durevole, l'esistenza di turbe croniche, il verificarsi di una perdita di integrazione sociale in tutte le manifestazioni della vita e la constatazione dell'insuccesso delle cure ambulatorie o stazionarie praticate secondo le regole dell'arte, questo nonostante l'attitudine cooperativa della persona assicurata. In presenza di una componente psichiatrica, si deve tener conto dell'esistenza di uno stato psichico cristallizzato risultante da un processo difettoso di risoluzione di un conflitto conferente comunque un sollievo dal profilo psichico (profitto tratto dalla malattia, fuga nella malattia). Infine, sempre come nel caso di disturbi da dolore somatoforme si deve concludere per l'assenza di un danno alla salute giustificante il diritto a prestazioni qualora le limitazioni legate all'esercizio di un'attività risultino da un’esagerazione dei sintomi. (...)” (STFA del 19 maggio 2006 nella causa O., I 873/05)
In una sentenza 9C_35/2007 del 4 aprile 2008, l'Alta Corte ha sottolineato:
"
(...)
Quanto agli effetti invalidanti della fibromialgia, invocati con il ricorso e negati nel caso di specie dal primo giudice sulla scorta della valutazione del Servizio X._, basta il rilievo che, in analogia a quanto stabilito in materia di disturbo somatoforme da dolore persistente, la malattia non è di regola atta a determinare una limitazione di lunga durata della capacità lavorativa suscettiva di cagionare un'invalidità ai sensi dell'art. 4 cpv. 1 LAI e che comunque le condizioni per eccezionalmente ammettere una siffatta ipotesi non sono certamente date in concreto in assenza di una comorbidità psichiatrica importante (in casu: sintomatologia depressiva descritta in totale regressione) e in presenza di una (chiara) tendenza all'esagerazione riscontrata dal dott. J._ (DTF 132 V 65 consid. 4.2.1 e 4.2.2 pag. 70 seg.; 131 V 49 consid. 1.2 pag. 50; 130 V 352 consid. 2.2.3 pag. 353 seg. e consid. 3.3.1 pag. 358). (...)"
In una sentenza I 384/06 del 4 luglio 2007 il Tribunale federale (TF) ha ribadito che “(...) il riconoscimento di un danno alla salute psichica presuppone in particolare la diagnosi espressa da uno specialista in psichiatria, poggiata sui criteri posti da un sistema di classificazione riconosciuto scientificamente (cfr. DTF 130 V 396 segg.; cfr. pure la recente sentenza del Tribunale federale delle assicurazioni I 621/05 del 13 luglio 2006, consid. 4). (...)” (STF del 4 luglio 2007, I 384/06).
2.8. Nella decisione 12 luglio 2007 l’UAI, fondandosi sulla perizia medica del SAM del 27 luglio 2006, ha riconosciuto all’assicurata una rendita intera d’invalidità (grado 100%) limitatamente al periodo compreso tra il 1° novembre 2004 e il 31 maggio 2005, mentre le ha negato una rendita a far tempo dal 1° giugno 2005 in quanto il grado d’invalidità è dello 0%.
La limitazione della capacità lavorativa è iniziata nel novembre 2003, con esacerbazione di dolori alla spalla sinistra presenti da circa sei mesi, che hanno inizialmente giustificato un grado d’incapacità lavorativa del 100%. L’insorgente è poi stata sottoposta, in data 3 novembre 2004, ad un intervento artroscopico di pulizia della cuffia della spalla sinistra. L’UAI sulla base della perizia SAM (doc. AI 31-1) ha ritenuto che la totale incapacità lavorativa non si giustificava più a distanza di tre mesi dall’intervento ortopedico.
A partire da mese di febbraio 2005 la limitazione della capacità di lavoro dell’assicurata nell'attività svolta di cameriera, viene valutata al massimo nella misura del 20‐30%, mentre in attività rispettose delle limitazioni della capacità funzionale residua, il grado di capacità lavorativa medico‐teorica globale viene considerato nella misura del 100%.
Di conseguenza la rendita intera d’invalidità è stata versata solo fino al 31 maggio 2005 e negata successivamente.
Il TCA è, quindi, ora chiamato a stabilire, alla luce di quanto esposto ai considerandi 2.4.; 2.5.; e 2.6., se l’UAI ha correttamente o meno soppresso la rendita spettante a RI 1 a far tempo dal 1° giugno 2005.
2.9. Dal profilo medico il Dr. _ dell’SMR, il 17 febbraio 2006 ha così descritto le patologie dell’assicurata: una limitazione funzionale della spalla sinistra, stato dopo l’intervento artroscopico del 3 novembre 2004 per asportazione di una calcificazione con débridement della cuffia e decompressione sottoacromiale, una sindrome ansiosa-depressiva e sospetto disturbo somatoforme (doc. AI 21-1).
L’UAI, con lo scopo di accertare in maniera approfondita lo stato di salute dell’assicurata, ha dapprima predisposto l’esecuzione di una perizia pluridisciplinare ad opera del Servizio Accertamento Medico (SAM), allestita il 27 luglio 2006.
I periti, dopo aver riassunto gli atti medici messi a disposizione dall’UAI, ed aver descritto l’anamnesi famigliare, personale – sociale, professoniale, patologica e sistematica e le affezioni attuali hanno posto la seguente diagnosi con influsso sulla capacità lavorativa (doc. AI 31-10):
"
Periartropatia omeroscapolare cronica a sinistra su:
‐ stato dopo intervento artoscopico con borsoscopia, asportazione della calcificazione, debridement della cuffia e decompressione sotto acromiale nel novembre 2004.
Sindrome panvertebrale cronica su:
‐ discrete alterazioni degenerative a livello cervicale e lombare,
‐ dolori di probabile origine funzionale”
.
I periti del SAM in merito alla patologia psichiatrica e reumatologica della signora RI 1 hanno fatto riferimento alle valutazioni della Dr. essa Med. _, specialista in psichiatria e al Dr. Med. _, spec. FMH in malattie reumatiche (doc. AI 31-11).
La Dr. ssa _ ha posto la diagnosi di sindrome mista ansioso-depressiva (ICD X, F 41.2) e sindrome da dolore persistente. Nelle proprie conclusioni evidenzia quanto segue:
"
La signora si presenta sofferente, parla poco e non consente di approfondire i temi proposti dall'interlocutore: in particolare nei tentativi di chiarire tipologia e modalità, espressiva dei sintomi ella si va vaga e impedisce l'approfondimento chiamando in causa la tristezza o il "non saprei”. Riferisce dolore, tristezza e ansia ma, soprattutto, preoccupazione per il futuro economico della sua famiglia.
Nonostante tale preoccupazione e la presenza di dolore, la signora è entrata in gravidanza.
Credo che tale elemento sia quanto meno contraddittorio rispetto alle lamentele da lei portate.
I primi dati sia sullo stato di sofferenza fisico che sulla presenza supposta di un disagio psichico, coincidono con la data di interruzione dell'attività lavorativa da parte del coniuge e della definizione dell'ufficio Al della percentuale di inabilità a lui concessa.
In merito alla sintomatologia espressa dal punto di vista psichiatrico non si ravvede un quadro tale da motivare una percentuale di inabilità lavorativa.
E' anche opportuno precisare che l'interruzione della terapia farmacologica assunta non ha prodotto alcun peggioramento clinico dove invece la perdita dei lavoro a suo dire avrebbe contribuito allo sviluppo della sintomatologia dì interessa psichiatrico."
Successivamente il perito, ha così risposto ai quesiti posti dall’UAI:
"
2 Influenza della diagnosi psichiatrica sulla capacità di lavoro nell'attività da ultimo svolta dall'assicurato/a
Nessuna inabilità per motivi di natura psichiatrica, abile lavorativamente al 100%
3 Evoluzione delIo stato di
salute dell’assicurata/o dal punto di vista psichiatrico e prognosi a
medio-lungo termine.
A mio avviso il quadro, che può aver presentato un momento di maggiore acuzie in coincidenza con la perdita del lavoro del partner, non ha mostrato evoluzioni negative. Oggi credo che la posizione del dr. med. _, di una sindrome ansioso‐depressiva in disturbo somatoforme da dolore persistente sia da condividere, come anche la posizione rispetto alla non presenza di percentuali di inabilità per motivi psichiatrici.
4 Come si giustifica la diminuzione della capacità lavorativa? Quali sono le limitazioni funzionali constatate?
Vedi punto 3.
5 Possibilità terapeutiche per migliorare la capacità lavorativa dell'assicurato? Che effetti avrebbero questi provvedimenti sulla capacità lavorativa?
Potrebbero essere indicati,oltre all'indicazione assoluta a mantenere la presa in carico psichiatrica e la ripresa della farmacoterapia al termine della gravidanza se necessario, provvedimenti volti alla riqualifica della signora in altre e più confacenti attività lavorative: reception alberghiera, venditrice, cassiera, telefonista. Attività queste che non pesando troppo sull’aspetto "dolore' sgravandola dallo sforzo fisico potrebbero giovare alla prognosi psichiatrica a lungo termine.
6 Ritiene possibile effettuare provvedimenti di integrazione professionale presso questo assicurato? Descrivere le risorse residue
Utili provvedimenti di riqualifica professionale come detto nel punto 5: discrete le risorse della signora per un programma di questo tipo che fungerebbe anche da "riattivatore" del rapporto con la realtà lavorativa ormai lasciata da tempo. Pur semplice di estrazione culturale ella appare idonea a progetti di riqualifica professionale per età e, non meno importante, per necessità.
7 Ritiene che l'assicurato sia capace di svolgere altre attività?
Se si, descrivere i limiti funzionali e la capacità lavorativa in tale attività (ore/die o riduzione del rendimento
)
Credo potrebbe svolgere altre attività semplici: commessa, cassiera, ecc. Per l'ultima ed altre attività teoricamente esigibili, nessuna limitazione della capacità lavorativa: 100% abile.
8 In
che misura può svolgere attività di casalinga?
Abile nell'attività di casalinga al 100%.”
(doc. AI 31-20/21)
In merito alla patologia reumatologica il Dr. Med. _ ha posto la seguente diagnosi con ripercussioni sulla capacità lavorativa (doc. AI 31-15):
"
4. Diagnosi.
4. 1. Diagnosi con ripercussioni sulla capacità lavorativa:
1 . Periartropatia omero‐scapolare cronica a sx.
‐Stato dopo intervento artroscopico con borsoscopia, asportazione della calcificazione, débridement della cuffia e decompressione sottoacromiale nel novembre 2004 (_).
2.Sindrome panvertebrale cronica su:
‐ Discrete alterazioni degenerative a livello cervicale e lombare.
‐ Dolori di probabile origine funzionale.
3.Sindrome ansio‐depressiva cronica con forte componente somatoforme”.
Nella valutazione e prognosi il Dr. Med. _ afferma:
"
5. Valutazione e prognosi:
Si tratta di un'assicurata 31enne che lamenta già da alcuni anni dolori soprattutto alla spalla sx, dove nel dicembre 2003 il dr. _ aveva già diagnosticato una periartropatia omero‐scapolare calcarea. Le terapie conservative allora eseguite non avevano potuto portare ad alcun miglioramento dei dolori, tanto che si era poi giunti ad un intervento artroscopico di pulizia della cuffia nel novembre 2004. Anche dopo questo intervento e dopo l'esecuzione di svariati cicli di fisioterapia i dolori alla spalla non sono mai migliorati. Al contrario si sono sviluppati cronici dolori non solo alla spalla ma un po' all'intera colonna vertebrale, dolori poco reattivi sia alle terapie medicamentose che fisiatriche eseguite nel corso degli ultimi mesi.
Contemporaneamente l'assicurata ha sviluppato una sindrome ansio‐depressiva con tratti somatoformi, per la quale è in cura psichiatrica.
Clinicamente ho trovato un'assicurata in buone condizioni generali e nutrizionali, ben collaborante ma chiaramente depressa (si mette facilmente a piangere), non presenta una sindrome algica diffusa di carattere fibromialgico, si evocano però diffusi dolori alla palpazione della muscolatura paravertebraie, nonché forti dolori alla palpazione della spalla e del braccio sx; i movimenti attivi della spalla sx sono chiaramente limitati, mentre i movimenti passivi lo sono solo in minima parte; a causa dei dolori non è possibile eseguire in modo adeguato i tests di stress della spalla. I movimenti della colonna cervicale sono solo leggermente limitati all'estensione ed alle rotazioni in estensione, buona invece la mobilità dei movimenti della colonna toracolombare; non vi sono indizi per la presenza di una radicolopatia né a livello cervicale né tanto meno lombare (a questo proposito ricordo come
la MRI
della colonna cervicale e
la TAC
lombare non abbiano evidenziato alcuna compressione delle strutture neurali).
In considerazione della gravidanza in corso non ho potuto eseguire alcuna radiografia della spalla sx per controllare se vi è ancora la presenza di una calcificazione (la quale dovrebbe comunque essere stata completamente asportata dal dr. _ nel novembre 2004).
L'evoluzione dei dolori presentati dall'assicurata negli ultimi anni non può essere a mio parere spiegata con la semplice patologia meccanica alla spalla, tanto più che tutte le terapie eseguite non hanno mai portato ad alcun miglioramento dei dolori. A mio parere si è sviluppata una sindrome del dolore cronico, verosimilmente influenzata dallo sviluppo di un importante stato depressivo con tratti somatoformi, il quale ha influenzato negativamente la guarigione della patologia alla spalla ed ha inoltre favorito lo sviluppo di cronici dolori pure alla colonna vertebrale. Le adeguate terapie eseguite per la patologia alla spalla sx avrebbero dovuto portare ad una completa guarigione dei dolori, tanto da non dover più essere ad origine di una limitazione della capacità lavorativa. Per questo motivo ritengo che l'assicurata, per le problematiche ortopedicoreumatologiche sopra descritte, presenti un'incapacità lavorativa di non oltre il 20‐30% per qualsiasi tipo di attività, compresa quella precedentemente svolta di cameriera. Non vi sono infatti patologie significative alla colonna vertebrale che possano influenzare la sua capacità lavorativa in modo significativo, mentre i persistenti dolori alla spalla sono a mio parere da imputare ad una cronicizzazione di natura somatoforme.
Per questo motivo ritengo che la prognosi sia da considerare negativa. Non credo che misure medicamentose e/o fisiatriche potranno ulteriormente influenzare i suoi cronici dolori alla spalla ed
alla colonna vertebrale. Lo sviluppo depressivo gioca inoltre un ruolo estremamente negativo sull'evoluzione dei dolori. In considerazione delle già presenti difficoltà socio‐famigliari, l'attuale gravidanza potrebbe ulteriormente peggiorare la già delicata situazione. Ho il presentimento che sarà difficile poter reinserire l'assicurata a breve termine nel mondo lavorativo. Una riqualifica professionale non è verosimilmente praticabile, anche in considerazione della scarsa scolarità. L'assicurata potrebbe perciò svolgere unicamente lavori non qualificati. Come già precedentemente accennato ritengo comunque che sotto l'aspetto ortopedico‐reumatologico non vi sono patologie tali da giustificare un'incapacità lavorativa superiore al 20‐30% per qualsiasi tipo di lavoro, anche fisicamente più pesante." (doc. AI 31-17)
Su tali basi la perizia SAM ha valutato l’attuale grado di capacità lavorativa medico-teorica globale dell’assicurata nella sua professione di cameriera nella misura del 70-80%, nell’ambito delle limitazioni sul piano reumatologico. Per contro, in qualità di casalinga è da considerarsi totalmente abile al lavoro.
Al riguardo i periti del SAM si sono così espressi (doc. AI 31-12):
"
Si manifestano a livello delle menomazioni dovute ai disturbi constatati a livello reumatologico. Nell'attività da ultimo svolta dall'A. (cameriera), i disturbi che maggiormente si ripercuotono sono quelli relativi alla spalla sinistra mentre quelli a livello della colonna vertebrale non influenzano in modo significativo lo stato valetudinario.
Il nostro consulente in reumatologia precisa che a causa dei dolori soggettivi non è stato possibile eseguire in modo adeguato tutti i test di stress della spalla sinistra.
Sull'arco di un orario di lavoro giornaliero normale, in qualità di cameriera, riteniamo che la capacità funzionale residua è da considerare normale per il sollevamento e/o il trasporto di carichi fino ad un massimo di
25 kg
, lievemente ridotta per carichi superiori; pure lievemente ridotta per il sollevamento e/o il trasporto sopra il piano delle spalle (braccio sinistro dominante); normale per la manipolazione di oggetti, attrezzi da leggeri a medi, lievemente ridotta per oggetti pesanti. Per le posizioni di lavoro la capacità funzionale residua è pure lievemente ridotta per le dinamiche comportanti la frequente elevazione dei braccio sinistro. Normale la capacità di mantenere posizioni statiche e di spostarsi.