Decision ID: d90ff7a1-43f6-5ec9-abb2-029ad0c7b1db
Year: 2013
Language: it
Court: CH_BVGE
Chamber: CH_BVGE_001
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: 

Fatti:
A.
A._, cittadino della Mongolia, nato il ..., e sua moglie, B._,
anch'essa cittadina mongola, nata il ..., sono entrati in Svizzera il ... ed
hanno inoltrato il medesimo giorno una domanda di asilo. Dall'unione dei
coniugi sono nati due figli: C._, nata il ..., giunta in Svizzera il 18
aprile 2007, e D._, nato in Svizzera il ....
B.
B._ interessava una prima volta le autorità di polizia del Cantone
Ticino il 14 marzo 2007, sottraendo della merce da un grande magazzino
di Lugano per un importo complessivo di fr. 169.85. Posta in stato di fer-
mo, l'interessata versava fr. 100.- a titolo di indennità amministrativa.
C.
Con decisione del 23 luglio 2007 l'Ufficio federale della migrazione (in se-
guito UFM) respingeva la domanda di asilo presentata dai coniugi, a cui
si erano aggiunti anche i figli minorenni, e pronunciava l'allontanamento
dalla Svizzera entro il 17 settembre 2007. Il 21 agosto successivo gli inte-
ressati presentavano ricorso al Tribunale amministrativo federale (in se-
guito TAF o il Tribunale).
D.
Con decreto di accusa del 30 giugno 2009, cresciuto in giudicato, il Mini-
stero pubblico del Cantone Ticino ha ritenuto A._ colpevole di fur-
to, commesso in correità con la moglie il 19 gennaio 2008, condannando-
lo alla pena pecuniaria di fr. 150.-, sospesa condizionalmente per un peri-
odo di prova di 2 anni e alla multa di fr. 150.-.
Con un distinto decreto di accusa - del medesimo giorno e anch'esso cre-
sciuto in giudicato - il Ministero pubblico del Cantone Ticino ha condanna-
to B._ per il furto commesso in correità con il marito, e per un furto
"di poca entità" avvenuto l'11 giugno 2008, alla pena pecuniaria di fr.
210.-, sospesa condizionalmente per un periodo di prova di 2 anni e alla
multa di fr. 200.-.
E.
Nell'agosto del 2009 A._ entrava alle dipendenze della
E._, quale "montatore di strutture per spettacoli", con un "contratto
di lavoro a chiamata".
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Pagina 3
F.
Con sentenza del 22 luglio 2010, il TAF ha respinto il ricorso inoltrato da-
gli interessati inerente il riconoscimento dello statuto di asilanti. Conse-
guentemente il 27 luglio seguente l'UFM ha comunicato ai ricorrenti l'ob-
bligo di lasciare il territorio svizzero entro e non oltre il 23 agosto 2010.
Nonostante l'esito della procedura di asilo e contestualmente alla ricerca
dei documenti di viaggio necessari per il rimpatrio, le autorità cantonali
hanno rinnovato ripetutamente il permesso N agli interessati (cfr. autoriz-
zazioni di corta durata depositate agli atti). Ciò anche in considerazione
del fatto che A._ continuava ad esercitare la propria attività lucra-
tiva quale montatore di strutture per spettacoli.
G.
Il 19 ottobre 2011 la Sezione della popolazione (in seguito SPOP) ha pre-
avvisato favorevolmente la concessione di un permesso di dimora annua-
le giusta l'art. 14 cpv. 2 Legge sull'asilo (LAsi, RS 142.31), trasmettendo
per competenza l'incarto in oggetto all'UFM. L'autorità federale ha quindi
informato questi ultimi di non ritenere adempiute le condizioni per il rila-
scio del permesso di dimora ex art. 14 cpv. 2 LAsi. In ottemperanza del
proprio diritto di essere sentiti, gli interessati hanno ribadito le proprie ra-
gioni con scritto del 15 dicembre 2011.
H.
Con decisione del 10 gennaio 2012, l'UFM ha rifiutato formalmente l'ap-
provazione del rilascio di un permesso di dimora. L'autorità di prime cure
ha indicato che "A._ e i suoi famigliari non possono avvalersi di
un'integrazione professionale e sociale talmente sviluppata da fare consi-
derare un ritorno in patria eccessivamente rigoroso". Inoltre è stato evi-
denziato che il comportamento degli interessati non è stato irreprensibile
avendo gli stessi interessato le autorità giudiziarie e di polizia. Inoltre
l'UFM ha considerato che la durata del soggiorno non può essere ritenuta
considerevole se paragonata al periodo trascorso in patria. Quanto alla
presenza di figli minorenni l'autorità federale ha rilevato che essi non do-
vrebbero incontrare difficoltà insuperabili nel rientro in Mongolia con i ge-
nitori, soprattutto in considerazione della loro giovane età. Infine è stato
rilevato che l'allontanamento verso il proprio paese d'origine sarebbe già
stato ritenuto possibile, ammissibile e esigibile nel procedimento inerente
il riconoscimento dello statuto di asilanti.
I.
Il 13 febbraio 2012 gli interessati hanno interposto ricorso contro la deci-
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sione dell'autorità di prime cure chiedendone l'annullamento e il ricono-
scimento della propria situazione quale grave caso di rigore ai sensi
dell'art. 14 cpv. 2 LAsi, con conseguente approvazione al rilascio del
permesso di dimora annuale.
A sostegno delle proprie allegazioni essi hanno sottolineato che
A._, benché non possa avvalersi di una situazione professionale
importante o particolarmente specifica, godrebbe di un buon grado di in-
tegrazione in Svizzera; essi hanno altresì rilevato che colui che svolge
un'attività lavorativa senza grandi qualifiche professionali, farà più fatica a
reinserirsi nel mercato del lavoro al rientro in Patria. Inoltre i furti di lieve
entità non potrebbero inficiare il grado di integrazione della famiglia. Infine
gli interessati hanno evidenziato che la figlia maggiore ha iniziato la sco-
larizzazione in Svizzera con la conseguenza che un reinserimento scola-
stico nel Paese d'origine comporterebbe sicuramente delle difficoltà.
J.
Con osservazioni del 23 marzo 2012, l'UFM ha ribadito quanto esposto
con la decisione impugnata, rilevando genericamente che le argomenta-
zioni dei ricorrenti non permettono all'UFM di considerare la fattispecie
quale casi di rigore ex art. 14 cpv. 2 LAsi. Con riferimento alla situazione
dei figli, l'autorità di prime cure ha ribadito gli stessi sono in un'età che li
fa dipendere ancora dai genitori.
K.
Con scritto del 25 aprile 2012 i ricorrenti, ribadendo le proprie conclusioni,
si sono riconfermati nelle proprie allegazioni di fatto e di diritto.
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Pagina 5

Diritto:
1.
1.1 Riservate le eccezioni previste all'art. 32 della legge del 17 giugno
2005 sul Tribunale amministrativo federale (LTAF, RS 173.32), giusta l'art.
31 LTAF il Tribunale giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi dell'art. 5
della legge federale del 20 dicembre 1968 sulla procedura amministrativa
(PA, RS 172.021) prese dalle autorità menzionate all'art. 33 LTAF.
In particolare, le decisioni relative al rilascio del permesso di dimora ai
sensi dell'art. 14 cpv. 2 LAsi rese dall'UFM - il quale costituisce un'unità
dell'amministrazione federale come definita all'art. 33 lett. d LTAF - pos-
sono essere impugnate dinanzi al TAF che nella presente fattispecie sta-
tuisce in via definitiva (cfr. art. 1 cpv. 2 LTAF in relazione con l'art. 83 lett.
c cifra 2 della legge del 17 giugno 2005 sul Tribunale federale [LTF, RS
173.110]).
1.2 Salvo i casi in cui la LAsi non disponga altrimenti, la procedura davan-
ti al Tribunale è retta dalla PA, dalla LTAF e dalla LTF (cfr. art. 6 LAsi).
1.3 A._, B._ e i figli minorenni sono i destinatari della deci-
sione impugnata ed hanno dunque il diritto di ricorrere (art. 48 PA) e il loro
ricorso, presentato nella forma e nei termini prescritti dalla legge, è ricevi-
bile (cfr. art. 50 e 52 PA).
2.
Ai sensi dell'art. 49 PA, i ricorrenti possono invocare la violazione del dirit-
to federale, compreso l'eccesso o l'abuso del potere di apprezzamento,
l'accertamento inesatto o incompleto dei fatti giuridicamente rilevanti e
l'inadeguatezza. Il Tribunale applica d'ufficio il diritto federale nella proce-
dura ricorsuale e non è vincolato in nessun caso dai motivi del ricorso
(cfr. art. 62 cpv. 4 PA). Rilevante è in primo luogo la situazione di fatto al
momento del giudizio (cfr. DTAF 2011/1 consid. 2 e giurisprudenza ivi ci-
tata; DTAF 2011/43 consid. 6.1; DTAF 2012/21 consid. 5.1).
3.
3.1 Secondo il tenore dell'art. 14 cpv. 2 LAsi, il Cantone può, con il bene-
stare dell'UFM, rilasciare un permesso di dimora alle persone attribuitegli
conformemente alle disposizioni in vigore in materia d'asilo. A tale scopo i
seguenti criteri devono essere ossequiati:
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a) l'interessato si trova in Svizzera da almeno cinque anni dalla presenta-
zione della domanda;
b) il luogo di soggiorno dell'interessato era sempre noto alle autorità; e
c) si è in presenza di un grave caso di rigore personale in considerazione
del grado di integrazione dell'interessato.
Questa disposizione, entrata in vigore il 1° gennaio 2007, ha sostituito i
capoversi 3 a 5 dell'art. 44 LAsi (RU 2006 4745, pag. 4767). Essi preve-
devano in sostanza la possibilità di pronunciare l'ammissione provvisoria
a favore di richiedenti l'asilo in una situazione di rigore personale grave.
Raffrontato alla previgente legge, il nuovo art. 14 cpv. 2 LAsi ha esteso il
campo di applicazione: esso include anche i richiedenti l'asilo respinti mi-
gliorando così il loro statuto giuridico, considerato che hanno la possibili-
tà, a certe condizioni, di ottenere un permesso di dimora (cfr. DTAF
2009/40 consid. 3.1).
3.2 La procedura di rilascio di un permesso di dimora secondo l'art. 14
cpv. 2 LAsi deve essere avviata dai cantoni che intendono fare uso di tale
possibilità (cfr. 14 cpv. 3 LAsi). In questo contesto la competenza decisio-
nale spetta all'UFM che può rifiutare la sua approvazione o limitare la por-
tata della decisione cantonale (cfr. art. 14 cpv. 2 LAsi e art. 86 OASA in
relazione con l'art. 99 della legge federale del 16 dicembre 2005 sugli
stranieri [LStr, RS 142.20]). Contrariamente alle altre procedure in mate-
ria di diritto sugli stranieri la persona interessata ha qualità di parte uni-
camente nella procedura di approvazione dinanzi all'UFM (art. 14 cpv. 4
LAsi), ovvero a decorrere dalla richiesta presentata dal Cantone, confor-
memente al principio d'esclusività della procedura di asilo contenuto
all'art. 14 cpv. 1 LAsi. Nella misura in cui l'approvazione è espressamente
riservata dal'art. 14 cpv. 2 LAsi, né il TAF né l'UFM hanno l'obbligo di con-
formarsi alla considerazioni dell'autorità cantonale, nello specifico il Servi-
zio della popolazione del Cantone Ticino, e hanno la facoltà di distanziarsi
da essa (cfr. fra gli altri sentenze del TAF C-2868/2010 del 29 novembre
consid. 3.3 e C-5251/2009 del 16 aprile consid. 5.2).
4.
4.1 Per quanto attiene invece i criteri materiali per l'apprezzamento di un
"caso di rigore personale" giusta l'art. 14 cpv. 2 LAsi, essi erano elencati
sino al 1° gennaio 2007 nell'art. 33 dell'ordinanza 1 sull'asilo relativa a
questioni procedurali dell'11 agosto 1999 (Ordinanza 1 sull'asilo, OAsi 1;
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RS 142.311) nel suo tenore in vigore fino al 31 dicembre 2007. A decorre-
re dall'entrata in vigore della LStr e delle relative ordinanze d'esecuzione,
in particolare dell'OASA, il previgente art. 33 OAsi 1 è stato abrogato e
sostituito dall'art. 31 OASA, il quale comprende una lista non esaustiva di
criteri da esaminare. In particolare, nella valutazione occorre considerare
l'integrazione del richiedente (let. a), il rispetto dei principi dello Stato di
diritto da parte del richiedente (let. b), la situazione familiare in particolare
il momento e la durata della scolarizzazione dei figli (let. c), la situazione
finanziaria nonché la volontà di partecipare alla vita economica e di ac-
quisire una formazione (let. d), la durata della presenza in Svizzera (let.
e), lo stato di salute (let. f), nonché la possibilità di un reinserimento nel
Paese d'origine (let. g). Va rilevato parimenti che ai sensi dell'art. 31 cpv.
2 OASA il richiedente deve aver rivelato la propria identità: questa norma
è stata emanata nel rispetto dei principi della delega legislativa, in quanto
essa non esce dal quadro legislativo ed è in rapporto con lo scopo perse-
guito giacché, per definizione, un titolo di soggiorno può essere rilasciato
unicamente se l'identità della persona interessata è conosciuta. Senza
conoscere l'identità non è pertanto possibile rilasciare un qualsivoglia
permesso di soggiorno. Infine va osservato che anche la legge stessa,
segnatamente l'art. 8 LAsi, disciplina l'obbligo di collaborare della persona
interessata, dovendo fra l'altro quest'ultima dichiarare le sue generalità
(cfr. sentenza del Tribunale amministrativo federale C-3811/2007 del 6
gennaio 2010 consid. 6.2 e riferimenti ivi citati).
Con riferimento al tenore dell'art. 31 cpv. 1 OASA come pure alla giuri-
sprudenza sviluppata in merito va indicato però che nell'apprezzamento
del "caso di rigore" occorre tener conto delle circostanze della fattispecie,
di modo che i criteri enunciati dalla disposizione legale non costituiscono
un catalogo esaustivo e non devono essere adempiuti cumulativamente
(cfr. DTAF 2009/40 consid. 6.2; VUILLE/SCHENK, L'article 14 alinéa 2 de la
loi sur l'asile et la notion d'intégration, in L'intégration des étrangers à
l'épreuve du droit suisse, pag. 105 e segg).
4.2 Il Tribunale ha inoltre avuto l'occasione di pronunciarsi in merito all'in-
terpretazione dell'art. 14 cpv. 2 LAsi (cfr. DTAF precitato consid. 5.2 e 5.3)
ed è giunto alla conclusione che la nozione di un caso di rigore grave
prevista da questa disposizione, corrisponde a quella di caso personale
particolarmente grave prevista all'art. 30 cpv. 1 lett. b LStr come anche al
previgente art. 13 lett. f dell'ordinanza che limita l'effettivo degli stranieri
del 6 ottobre 1986 (OLS, RU 1986 1791). Orbene secondo la prassi e la
giurisprudenza relative ai casi personali di estrema gravità, sviluppate in
relazione a l'art. 13 lett. f OLS, è necessario che la persona interessata si
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trovi in una situazione di bisogno personale. Ciò significa che le sue con-
dizioni di vita e d'esistenza in caso di rinvio dalla Svizzera, paragonate al-
le condizioni medie degli stranieri nella stessa situazione, comporterebbe-
ro delle gravi conseguenze. In altre parole, il rifiuto dell'ammissione della
propria domanda, deve comportare per il richiedente delle gravi conse-
guenze.
4.3 Infine il presente Tribunale sottolinea che il tenore del testo dell'art. 14
cpv. 2 LAsi indica in modo chiaro che le condizioni d'applicazione di que-
sta disposizione devono essere restrittive come lo sono quelle inerenti ai
casi di rigore del diritto degli stranieri (cfr. DTAF precitato consid. 6.1;
DTAF 2007/45 consid. 4.2; DTF 130 II 39 consid. 3; cfr. VUILLE/SCHENK,
op. cit., pag. 105 e segg.).
4.4
Per determinare l'esistenza o meno di un caso di rigore riferito ad un nu-
cleo famigliare, non si deve analizzare la situazione concreta di ogni sin-
golo membro della stessa, bensì occorre considerare il contesto familiare
nel suo insieme. Inoltre, sebbene l'aspetto di figli minorenni rappresenti
una circostanza particolare, essa non è il solo aspetto da considerare. Si
tratta infatti di effettuare un apprezzamento generale, considerando la si-
tuazione di tutti i membri della famiglia (segnatamente la durata del sog-
giorno, l'integrazione dei genitori e il livello di scolarizzazione raggiunto
dai figli minorenni [cfr. decisioni TAF C-4960/2008 del 18 novembre 2010
consid. 5.2.2, C-5785/2008 dell'8 aprile 2010 consid. 6, e DTAF 2007/16
consid. 5.4 come pure la giurisprudenza ivi citata]).
Ciò detto va comunque prestata un'attenzione particolare alla situazione
in cui versano i figli minorenni; infatti giusta l'art. 3 della Convenzione sui
diritti del fanciullo (RS 0.107) in tutte le decisioni relative ai fanciulli, di
competenza sia delle istituzioni pubbliche o private di assistenza sociale,
dei tribunali, delle autorità amministrative o degli organi legislativi,
l’interesse superiore del fanciullo deve essere una preoccupazione per-
manente. Nonostante la controversa questione inerente l'applicazione di-
retta e immediata di questa disposizione, l'interesse del bambino - alme-
no nel contesto di un'interpretazione del diritto nazionale conforme al dirit-
to internazionale – deve essere preso in considerazione (cfr. DTF 135 I
153 consid. 2.2.2 con citazioni).
Qualora un bambino abbia vissuto i suoi primi anni di vita in Svizzera o
abbia appena iniziato la scolarizzazione in questo Paese, la giurispruden-
za ammette che egli resta ancora legato al proprio Paese d'origine attra-
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verso i genitori; la sua integrazione nel tessuto socioculturale svizzero
non risulta dunque così profonda e irreversibile, tale da considerare il ri-
torno in patria uno sradicamento completo (cfr. sentenza del TF
2A.578/2005 del 3 febbraio 2006, e sentenze del TAF C-4960/2008 con-
sid. 5.2.2, C-5785/2008 del 10 aprile 2008 consid. 6.4). Se è pur vero che
l'integrazione si accentua con la scolarizzazione, occorre comunque con-
siderare l'età del bambino all'arrivo in Svizzera e - al momento in cui si
pone la questione del rimpatrio – gli sforzi intrapresi, la durata e il grado
di successo della scolarizzazione, come pure la possibilità di proseguire o
poter utilizzare, nel paese d'origine, la scolarizzazione o la formazione
professionale iniziata in Svizzera. Un ritorno in Patria può in effetti rap-
presentare un grave caso di rigore per l'adolescente che ha frequentato
numerosi anni di scolarizzazione in Svizzera conseguendo buoni risultati.
Va infine rilevato che l'adolescenza è un periodo essenziale per lo svilup-
po personale, scolastico e professionale, che comporta un'integrazione
accresciuta in un determinato luogo (cfr. sentenze del TF 2A.578/2005
consid. 3.1, DTF 123 II 125 consid. 4 e citazioni).
5.
5.1 Con riferimento alla prima condizione posta dall'art. 14 cpv. 2 LAsi,
ovvero la presenza degli interessati in Svizzera da almeno cinque anni
dalla presentazione della domanda di asilo, il Tribunale ricorda che i di-
battiti parlamentari (cfr. Bollettino ufficiale dell'Assemblea federale [BU]
2005 pag. 342 [intervento Sommaruga] e 2005 pag. 1164 [intervento
Vermot Mangold]) hanno chiaramente indicato che il riconoscimento di un
caso di rigore ai sensi dell'art. 14 cpv. 2 LAsi si applica unicamente a co-
loro che sono restati in Svizzera, dopo il rifiuto della propria domanda di
asilo, per ragioni che non sono riconducibili a propria colpa (cfr. decisioni
del Tribunale amministrativo federale C-6584/2008 del 26 luglio 2011
consid. 7.1 e C-2868/2010 del 29 novembre 2010 consid. 5.1). In proposi-
to A._ e la propria famiglia, dopo la decisione della TAF del 22 lu-
glio 2010, che respingeva il ricorso contro il rifiuto della domanda di asilo,
è rimasta in Svizzera a seguito del permesso delle autorità cantonali (cfr.
scritto della SPOP del 27 agosto 2010 e autorizzazioni di corta durata de-
positate agli atti).
Inoltre dagli atti di causa emerge che i ricorrenti hanno sempre dichiarato
la loro vera identità ed il loro luogo di soggiorno è sempre stato noto alle
autorità (cfr. preavviso positivo della SP del 19 ottobre 2011).
C-817/2012
Pagina 10
5.2
5.2.1 Con riferimento alla condizione di presenza di un "caso particolar-
mente grave", dagli atti di causa emerge che l'integrazione sociale dei
genitori non é particolarmente forte. Infatti essi non hanno allegato alcuna
documentazione che comprovi un'integrazione sociale nella società civile
rispettivamente nella comunità ticinese, in particolare si rileva l'assenza di
lettere di conoscenti o amici. Nemmeno sono sostanziate attività o parte-
cipazioni alla vita comunitaria quali l'appartenenza a società o associa-
zioni sportive o culturali. Inoltre i ricorrenti non hanno indicato il loro livello
di conoscenza della lingua italiana, e tanto meno hanno allegato docu-
mentazione a comprova del conseguimento di diplomi o certificati in que-
sto senso.
5.2.2 Per quanto attiene all'integrazione professionale nel tessuto eco-
nomico, dall'istruttoria emerge che B._ non esercita alcuna attività
lavorativa, mentre A._ ha svolto e svolge l'attività di montatore per
impianti di spettacoli, dapprima presso la E._, ed ora presso la
F._. In proposito agli atti sono versati due scritti di altrettanti ex da-
tori di lavoro dell'interessato. Egli viene indicato come lavoratore efficien-
te, gentile e affidabile, tanto da essere definito "indispensabile per la [...]
ditta" e aver ottenuto "un ruolo di capogruppo" (cfr. scritto del 10 agosto
2010 di G._ per E._). Parimenti ritenuto abile, affidabile e
preciso nel portare a termine i compiti assegnategli dalla ditta H._
(cfr. scritto del 25 novembre 2011). Sennonché, il Tribunale rileva che l'at-
tuale datore di lavoro risulta essere la ditta F._, della quale - seb-
bene attiva nel medesimo ramo della E._ – non risulta alcunché
agli atti di causa. Inoltre il Tribunale sottolinea l'assenza atti, attestati o di-
plomi a comprova di un percorso formativo quale montatore di impianti
per spettacoli, ad eccezione della sola testimonianza dell'ex datore di la-
voro, che ha indicato di aver investito tempo nel formare personalmente il
ricorrente. Ne consegue che A._ non può avvalersi di un percorso
professionale importante in Svizzera nella misura in cui egli non ha segui-
to alcuna formazione specifica e non risulta essere progredito in maniera
importante nel proprio settore. Oltre a ciò va aggiunto che non risulta
chiaro quale siano le sue mansioni attuali presso il nuovo datore di lavo-
ro, la F._.
5.2.3 Dagli atti di causa emerge inoltre che, durante la permanenza in Ti-
cino, i ricorrenti non hanno sempre mantenuto un buon comportamento.
Infatti, in data 14 marzo 2007, B._ interessava una prima volta le
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Pagina 11
autorità di polizia cantonali, sottraendo della merce da un grande magaz-
zino di Lugano per un importo complessivo di fr. 169,85.
Inoltre, con decreto di accusa del 30 giugno 2009, il Ministero pubblico
del Cantone Ticino ha condannato A._ alla pena pecuniaria di fr.
150.-, sospesa condizionalmente per un periodo di prova di 2 anni e alla
multa di fr. 150.-, per furto, commesso in correità con la moglie il 19 gen-
naio 2008. Con decreto di accusa del medesimo giorno, il Ministero pub-
blico del Cantone Ticino ha condannato anche B._ per il furto
commesso in correità con il marito, come pure per un furto "di poca enti-
tà" avvenuto l'11 giugno 2008, condannandola alla pena pecuniaria di fr.
210.-, sospesa condizionalmente per un periodo di prova di 2 anni e alla
multa di fr. 200.-. Ne consegue che gli interessati non hanno mantenuto
un comportamento irreprensibile durante la loro permanenza sul territorio
svizzero.
5.2.4
Per quanto attiene ad una reintegrazione in Mongolia, il Tribunale rileva
che A._ ha vissuto in Mongolia sino all'età di 25 anni, mentre
B._ sino all'età di 23 anni, trascorrendovi dunque l'infanzia e l'ado-
lescenza, ed apprendendo gli usi e i costumi del Paese d'origine. Inoltre il
ricorrente ha dichiarato che in Mongolia risiederebbe ancora la propria
sorella (cfr. verbale di interrogatorio del 28 novembre 2006, pag. 4), men-
tre B._ ha ancora la madre, la sorella e i fratellastri (cfr. sentenza
TAF D-5570/2007 del 22 luglio 2010, consid. 10.3.2). Dall'istruttoria è pu-
re emerso che, in Mongolia, A._ ha dapprima svolto la funzione di
agente di polizia ed in seguito conseguito la laurea in giurisprudenza (cfr.
verbale di interrogatorio del 28 settembre 2006, pag. 5 e diplomi versati
agli atti).
5.2.5
Per quanto riguarda la situazione in cui versano i figli minorenni,
dall'istruttoria è emerso che C._, è giunta in Svizzera nel 2007
all'età di 2 anni e mezzo, ed avrebbe iniziato la scolarizzazione in Ticino
(cfr. ricorso, pag. 4 e preavviso della SPOP del 19 ottobre 2011); il figlio
minore, D._, è invece nato in Svizzera il 24 maggio 2007, e non
ha quindi ancora iniziato alcuna scolarizzazione di primo ciclo elementa-
re.
Come già più sopra evidenziato resta quindi da stabilire, se i figli sono ri-
masti legati al proprio Paese d'origine, attraverso i genitori, oppure se es-
si hanno avuto un'integrazione nel tessuto socioculturale svizzero, così
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Pagina 12
forte e irreversibile, tale da non poter ammettere un ritorno in patria. In
concreto gli interessati non hanno allegato alcuna documentazione che
comprovi la situazione dei figli minorenni, in particolare le conoscenze
della lingua italiana o la partecipazione ad associazioni sportive, ma
nemmeno un'attestazione dell'istituto scolastico frequentato. Inoltre, in
condizioni analoghe, il Tribunale ha riconosciuto che una bambina di 6 sei
anni non ha ancora raggiunto una scolarizzazione così importante da co-
stituire un elemento determinate sulla base dell'art. 31 cpv. 1 let c OASA
(cfr. sentenza TAF C-4960/2006). In particolare in ragione della giovane
età, il TAF ha rilevato che a 6 anni si resta ancora fortemente legati ai
propri genitori, che ne influenzano il modo di vivere e la cultura (per una
casistica di ricorsi ammessi con la presenza di figli in fase adolescenziale,
cfr. VUILLE/SCHENK, op. cit., pag. 105 e segg.).
Questo Tribunale rileva infine che la questione del ritorno in patria della
famiglia è già stata esaminata, sebbene nel luglio del 2010, giungendo al-
la conclusione che vi è una "prognosi favorevole" ad un adeguato reinse-
rimento sociale dei ricorrenti e dei loro figli nel Paese d'origine (cfr. sen-
tenza del TAF D-5570/2007 del 22 luglio 2006, consid. 10.3.2).
6.
Ciò detto, il Tribunale non ignora il fatto che il ritorno in Patria dopo un
soggiorno di diversi anni in Svizzera possa comportare delle difficoltà. Ef-
fettivamente, una volta rientrati nel proprio Paese d'origine, i ricorrenti si
troveranno indubbiamente in una situazione meno favorevole di quella
vissuta in Svizzera. La loro situazione sarà tuttavia simile a quella di molti
altri loro connazionali rimasti in Mongolia. Tale circostanza non rappre-
senta tuttavia una ragione sufficiente per poter beneficiare di un permes-
so di soggiorno fondato sulla base di un caso di estrema gravità persona-
le in quanto lo scopo di questo permesso non è quello di sottrarre gli inte-
ressati alle condizioni di vita del loro Paese d'origine. Infatti essi devono
trovarsi in una situazione personale di estrema gravità che renda impos-
sibile esigere da loro il riadattamento alla loro esistenza passata. Come
già rilevato da questa Corte (cfr. DTAF 2007/16 consid. 10), non vengono
prese in considerazione le circostanze generali (economiche, sociali o
sanitari) a cui è confrontata l'insieme della popolazione rimasta in Patria e
a cui le persone interessate saranno confrontate al loro ritorno, salvo nel
caso in cui quest'ultime possano far valere delle difficoltà concrete e pro-
prie alla loro situazione particolare. Ciò non è il caso nella presente fatti-
specie.
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7.
A fronte di quanto menzionato, le circostanze in esame non sono tali da
poter ritenere che i ricorrenti si trovino in una situazione di grave caso di
rigore ai sensi dell'art. 14 cpv. 2 LAsi. Pertanto l'autorità inferiore ha rifiu-
tato a ragione l'approvazione al rilascio di un permesso di dimora.
8.
Ne discende che l'UFM, con la decisione del 10 gennaio 2012, non ha vi-
olato il diritto federale, né abusato del suo potere d'apprezzamento. L'au-
torità di prime cure non ha inoltre accertato in modo inesatto o incompleto
i fatti giuridicamente rilevanti ed inoltre la decisione non è inadeguata (art.
106 cpv. 1 LAsi e 49 PA). Per questi motivi il ricorso va respinto.
9.
Visto l'esito della procedura, le spese processuali vengono poste a carico
dei ricorrenti (art. 63 cpv. 1 PA in relazione con gli art. 1 a 3 del regola-
mento del 21 febbraio 2008 sulle tasse e sulle spese ripetibili nelle cause
dinanzi al Tribunale amministrativo federale [TS-TAF, RS 173.320.2]) Es-
se sono fissate a fr. 1'000.- e vengono compensate con l'anticipo versato.
(dispositivo sulla pagina seguente)
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