Decision ID: 00dc0591-df65-513a-96b9-b52b3913c956
Year: 2021
Language: it
Court: CH_BVGE
Chamber: CH_BVGE_001
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: 

Fatti:
A.
Il 10 settembre 2019 l’Agenzia delle Entrate – autorità dello Stato richie-
dente italiano (in seguito: autorità richiedente italiana) – ha presentato
all’Amministrazione federale delle contribuzioni (AFC) una domanda di as-
sistenza amministrativa in materia fiscale concernente A._, citta-
dino italiano, nato il (...), residente a B._ (IT), per il periodo fiscale
dal 23 febbraio 2015 al 31 dicembre 2016. L’autorità richiedente italiana ha
fondato la propria richiesta sull’art. 27 della Convenzione del 9 marzo 1976
conclusa tra la Confederazione Svizzera e la Repubblica Italiana per evi-
tare le doppie imposizioni e per regolare talune altre questioni in materia di
imposte sul reddito e sul patrimonio (RS 0.672.945.41; di seguito: CDI CH-
IT), in combinazione con la lett. ebis del relativo Protocollo aggiuntivo, in
vigore dal 13 luglio 2016 (in seguito: Protocollo aggiuntivo; anch’esso pub-
blicato nella RS 0.672.945.41; RU 2016 2769, 2771).
B.
B.a Nel dettaglio, nella predetta istanza di assistenza amministrativa l’au-
torità richiedente italiana ha esposto quanto segue:
“nel corso di una verifica fiscale effettuata nei confronti della società
C._, codice fiscale: (...), con rappresentante legale ed amministra-
tore unico A._, il nostro Ufficio locale ha rinvenuto un service agree-
ment (vedere allegato) stipulato in data 29/08/2014 tra la società
D._ (con sede presso E._ (...) -Malta) e la società svizzera
F._, avente ad oggetto servizi di intermediazione commerciale.
Tale documento prevede che i servizi di intermediazione prestati dalla so-
cietà elvetica vengano forniti dal sig. A._, che, nello stesso tempo,
risulta anche il firmatario del documento in nome della controparte
D._.
Tenuto conto che il controllo riguarda anche il sig. A._ che ha di-
chiarato esclusivamente redditi riguardanti la carica di amministratore in
società residenti in Italia e che il sopracitato contratto sembrerebbe far
emergere redditi di fonte estera, si ritiene necessario appurare l'esistenza
di ulteriori redditi percepiti dallo stesso A._ tramite lo scambio di
informazioni con la Svizzera.
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In considerazione degli elementi a sua disposizione l’autorità richiedente
italiana ha richiesto all’AFC le seguenti informazioni per il periodo dal 23
febbraio 2015 al 31 dicembre 2016:
 A._ è conosciuto all'Amministrazione fiscale svizzera? Presso
quale indirizzo è registrato?
 Il contribuente svolge un'attività economica? Quale è l'attività svolta?
 Che tipo di rapporto giuridico c'è tra A._ ed F._? Al ri-
guardo, si chiede di produrre:
o copia di tutti i contratti in essere negli anni sopra indicati tra
A._ e la società F._;
o la documentazione relativa ai contratti indicati al punto precedente
(ad es. buste paga, fatture, parcelle, ecc.);
o la documentazione bancaria inerente agli eventuali pagamenti ef-
fettuati da F._ nei confronti di A._;
o le eventuali certificazioni dei redditi e delle ritenute fiscali applicate
da F._ sui compensi corrisposti a A._.
 Se il contribuente ha svolto un'attività di lavoro dipendente presso la
F._:
o dove è stata prestata la stessa attività?
o per quale periodo è stata svolta l'attività e quale è stato il reddito
percepito per ciascun anno?
o quali imposte sono state pagate?
 Sono state corrisposte altre forme di reddito al contribuente da parte
della citata società svizzera o da altri soggetti svizzeri?
B.b Con messaggio di posta elettronica del 27 settembre 2019 la Segrete-
ria di Stato della migrazione (SEM), in risposta alla richiesta dell’AFC del
giorno precedente ha comunicato che A._ non risulta risiedere o
aver risieduto in Svizzera.
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B.c Con decreto di edizione del 30 settembre 2019 l’AFC ha esortato la
società F._ di G._ a trasmettere entro dieci giorni dalla data
di ricezione dello stesso le informazioni richieste.
La suddetta società è stata inoltre pregata di informare la persona interes-
sata, residente all’estero, dell’apertura del procedimento di assistenza am-
ministrativa e di invitarla a designare, entro il termine di dieci giorni, un
rappresentante autorizzato a ricevere le notificazioni in Svizzera.
B.c.a Con scritto dell’8 ottobre 2019 F._ ha riferito di non aver mai
assunto A._ alle proprie dipendenze, ma di aver concluso con lui
un contratto di consulenza per il periodo compreso fra il 1° settembre 2014
e il 31 agosto 2015. Per i servizi resi da quest’ultimo il 31 dicembre 2014
la società ha emesso un’unica fattura per un importo di EUR 35'658.42,
saldata da F._ il 24 febbraio 2015, in favore della società H._
di Hong Kong di cui A._ era direttore unico.
A comprova di quanto sopra indicato, F._ ha trasmesso una serie
di documenti giustificativi, segnatamente:
 copia del contratto di consulenza del 29 agosto 2014 tra F._
e A._;
 copia dell’estratto del registro delle imprese Cinese relativo alla
società H._ di Hong Kong;
 copia della fattura del 31 dicembre 2014 per i servizi di consulenza
resi alla società D._;
 copia della documentazione bancaria inerente al pagamento effet-
tuato il 24 febbraio 2015 da F._ a H._ di Hong Kong;
B.c.b Con scritto del 10 ottobre 2019, notificato all’indirizzo italiano di
A._, F._ lo ha informato dell’apertura del procedimento di
assistenza giudiziaria e della documentazione trasmessa all’AFC l’8 otto-
bre 2019.
B.d Tramite comunicazione del 14 ottobre 2019, dando seguito al decreto
di edizione del 30 settembre 2019, l'Amministrazione delle contribuzioni del
Cantone di G._ ha informato l'AFC di non annoverare A._
fra i suoi contribuenti.
B.e Mediante scritto del 9 dicembre 2019 l'AFC ha comunicato a
F._ le informazioni che era sua intenzione trasmettere all'autorità
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richiedente italiana, impartendole un termine di dieci giorni per acconsen-
tire alla trasmissione delle informazioni o per prendere eventualmente po-
sizione per iscritto. F._ non ha preso posizione.
B.f Con messaggio di posta elettronica del 10 dicembre 2019 – dando se-
guito alla richiesta formulata in tal senso dall’AFC con messaggio di posta
elettronica del 9 dicembre 2019 – F._ ha segnalato all’amministra-
zione di aver trasmesso a A._ copia dello scritto d'informazione al-
legato al decreto di edizione 30 settembre 2019 in Italia. Detto scritto è
stato notificato all'indirizzo italiano della persona interessata in data 17 di-
cembre 2019.
B.g Con messaggio di posta elettronica del 24 dicembre 2019 l'avv. Garufi
Giuliani ha annunciato che lo studio legale Altenburger Ltd legal + tax, rap-
presenta A._ nell’ambito della procedura di assistenza amministra-
tiva, chiedendo l'acceso agli atti.
B.h Il 10 gennaio 2020 l'AFC ha concesso all'avv. Garufi Giuliani l'accesso
agli atti, impartendogli un termine di dieci giorni – poi prorogato fino al 31
gennaio 2020 – per prendere eventualmente posizione per iscritto o per
acconsentire alla trasmissione delle informazioni richieste.
B.i Con scritto del 31 gennaio 2020, A._, per il tramite del proprio
rappresentante, ha preso posizione riguardo al procedimento in parola, op-
ponendosi alla trasmissione all’autorità richiedente italiana delle informa-
zioni raccolte dall’AFC.
B.j Con decisione finale dell’11 febbraio 2020 l’AFC ha accolto la domanda
di assistenza amministrativa in materia fiscale del 10 settembre 2019 rela-
tiva a A._, statuendo di trasmettere all’autorità richiedente italiana
le informazioni richieste relative al periodo compreso fra il 23 febbraio 2015
e il 31 dicembre 2016, unitamente a parte della documentazione raccolta,
e meglio copia del contratto di consulenza del 29 agosto 2014 tra
F._ e A._, copia della fattura del 31 dicembre 2014 e della
documentazione bancaria inerente al pagamento effettuato il 24 febbraio
2015 da F._ a H._ di Hong Kong.
C.
C.a Avverso la predetta decisione il 12 marzo 2020 A._ (di seguito:
ricorrente), tramite il proprio rappresentante, ha inoltrato ricorso dinanzi al
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Tribunale amministrativo federale, chiedendo – in via principale –l’annulla-
mento della decisione dell’AFC dell’11 febbraio 2020 e il rifiuto di entrare
nel merito della richiesta dell’autorità richiedente italiana – in via subordi-
nata – la constatazione che la decisione impugnata viola il diritto federale
e il conseguente rifiuto di concedere l’assistenza amministrativa all’autorità
richiedente italiana e – in via ulteriormente subordinata – il rifiuto di tra-
smettere le informazioni raccolte dall’AFC all’autorità richiedente italiana,
con protesta di tasse, spese e ripetibili.
A sostegno delle proprie richieste il ricorrente ha addotto che l’istanza di
assistenza amministrativa era contraria alle disposizioni di diritto federale
e internazionale, in quanto fondata su un accertamento inesatto e incom-
pleto della fattispecie da parte dell’autorità estera e che di conseguenza
andava intesa quale ricerca indiscriminata di informazioni e prove (“fishing
expedition”). Secondo l’insorgente la richiesta sarebbe inoltre contraria al
principio della sussidiarietà – non ritenendo che l’autorità richiedente ita-
liana avesse esaurito le fonti di informazione usuali secondo la sua proce-
dura fiscale interna – e della buona fede, nella misura in cui l’AFC si è
erroneamente fidata delle indicazioni fornitegli dall’autorità richiedente ita-
liana. Oltre a ciò, il ricorrente ha contestato all’AFC di aver raccolto più
informazioni del necessario, dal momento che i documenti assunti agli atti
riguardano un periodo temporale non soltanto precedente a quello oggetto
della domanda, ma pure precedente all’entrata in vigore del Protocollo ag-
giuntivo (cfr. consid. A), violando così la sua sfera privata tutelata dell’art.
13 della Costituzione federale della Confederazione Svizzera del 18 aprile
1999 (Cost., RS 101) e dell’art. 8 della Convenzione per la salvaguardia
dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali del 4 novembre 1950
(CEDU, 0.101). Il ricorrente lamenta infine che parte delle informazioni che
l’AFC prospetta di trasmettere dell’autorità estera riguardino terzi non toc-
cati dalle verifiche in Italia (in particolare quelle riguardanti la società
H._ di Hong Kong) e non siano per giunta corrette e attuali.
C.b Con risposta del 7 aprile 2020 l’AFC (di seguito: autorità inferiore) ha
postulato il rigetto del ricorso presentato il 12 marzo 2020, prendendo po-
sizione in merito alle censure dei ricorrenti.
D.
Fatti e argomentazioni non ancora menzionati verranno ripresi, per quanto
necessario, nei considerandi in diritto del presente giudizio.
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Pagina 7

Diritto:
1.
1.1 Giusta l’art. 31 LTAF il Tribunale amministrativo federale giudica i ricorsi
contro le decisioni ai sensi dell’art. 5 PA. In particolare, le decisioni pronun-
ciate dall’AFC nell’ambito dell’assistenza amministrativa internazionale in
materia fiscale ai sensi delle convenzioni di doppia imposizione – in casu
la CDI CH-IT – possono essere impugnate dinanzi al Tribunale amministra-
tivo federale (cfr. art. 33 lett. d LTAF; art. 5 cpv. 1 della legge federale del
28 settembre 2012 sull’assistenza amministrativa internazionale in materia
fiscale [LAAF, RS 651.1] e art. 17 cpv. 3 LAAF).
Per quanto concerne il diritto interno l’assistenza amministrativa interna-
zionale in materia fiscale è attualmente retta dalla LAAF, in vigore dal
1° febbraio 2013 (RU 2013 231). Sono fatte salve le disposizioni derogato-
rie della convenzione applicabile nel singolo caso (cfr. art. 1 cpv. 2 LAAF),
in concreto della CDI CH-IT.
1.2 Presentata il 10 settembre 2019 la domanda di assistenza litigiosa rien-
tra nel campo di applicazione di detta legge (cfr. art. 24 LAAF a contrario).
Per il resto la procedura di ricorso è retta dalle disposizioni generali della
procedura federale (PA), su riserva di disposizioni specifiche della LAAF
(cfr. art. 19 cpv. 5 LAAF; art. 37 LTAF).
1.3 Ciò precisato il ricorso dell’12 marzo 2020 è stato interposto tempesti-
vamente (cfr. art. 20 segg., art. 50 PA), nel rispetto delle esigenze di con-
tenuto e di forma previste dalla legge (cfr. art. 52 PA). Pacifica è la legitti-
mazione ricorsuale del ricorrente, nella misura in cui lo stesso ha parteci-
pato alla procedura dinanzi all’autorità inferiore, è destinatario della deci-
sione impugnata ed ha chiaramente un interesse al suo annullamento
(cfr. art. 48 PA; art. 19 cpv. 2 LAAF).
2.
2.1 Con ricorso al Tribunale amministrativo federale possono essere invo-
cati la violazione del diritto federale, compreso l’eccesso o l’abuso del po-
tere di apprezzamento (cfr. art. 49 lett. a PA), l’accertamento inesatto o in-
completo di fatti giuridicamente rilevanti (cfr. art. 49 lett. b PA) nonché l’ina-
deguatezza (cfr. art. 49 lett. c PA; cfr. MOSER/BEUSCH/KNEUBÜHLER,
Prozessieren vor dem Bundesverwaltungsgericht, 2a ed. 2013, n. 2.149).
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Pagina 8
2.2 Il Tribunale amministrativo federale non è vincolato né dai motivi del
ricorso (cfr. art. 62 cpv. 4 PA), né dalle considerazioni giuridiche della deci-
sione impugnata, né dalle argomentazioni delle parti (cfr. DTF 142 V 551
consid. 5; 141 V 234 consid. 1; DTAF 2007/41 consid. 2; MOOR/POLTIER,
Droit administratif, vol. II, 3a ed. 2011, no. 2.2.6.5, pag. 300). I principi della
massima inquisitoria e dell’applicazione d’ufficio del diritto sono tuttavia li-
mitati: l’autorità competente procede difatti spontaneamente a constata-
zioni complementari o esamina altri punti di diritto solo se dalle censure
sollevate o dagli atti risultino indizi in tal senso (cfr. DTF 141 V 234 con-
sid. 1 con rinvii; 122 V 157 consid. 1a; 121 V 204 consid. 6c; DTAF 2007/27
consid. 3.3). Secondo il principio di articolazione delle censure (“Rügeprin-
zip”) l’autorità di ricorso non è tenuta a esaminare le censure che non ap-
paiono evidenti o non possono dedursi facilmente dalla constatazione e
presentazione dei fatti, non essendo sostanziate a sufficienza (cfr. DTF 141
V 234 consid. 1; MOSER/BEUSCH/KNEUBÜHLER, op. cit., n. 1.55). Il principio
inquisitorio non è quindi assoluto, atteso che la sua portata è limitata dal
dovere delle parti di collaborare all’istruzione della causa (cfr. DTF 143 II
425 consid. 5.1; 140 I 285 consid. 6.3.1; 128 II 139 consid. 2b). Il dovere
processuale di collaborazione concernente in particolare il ricorrente che
interpone un ricorso al Tribunale nel proprio interesse, comprende, in par-
ticolare, l’obbligo di trasmettere le prove necessarie, d’informare il giudice
sulla fattispecie e di motivare la propria richiesta, ritenuto che in caso con-
trario rischierebbe di dover sopportare le conseguenze della carenza di
prove (cfr. art. 52 PA; cfr. DTF 140 I 285 consid. 6.3.1; 119 III 70 consid. 1;
MOOR/POLTIER, op. cit., no. 2.2.6.3, pag. 293 e segg.).
3.
3.1 Nel caso in disamina oggetto del litigio è il provvedimento formale finale
dell’autorità inferiore dell’11 febbraio 2020, con cui quest’ultima ha sostan-
zialmente accolto la domanda del 10 settembre 2019 di assistenza ammi-
nistrativa in materia fiscale inoltrata dall’autorità richiedente italiana sulla
base dell’art. 27 CDI CH-IT nei confronti di A._, decidendo di tra-
smettere le informazioni richieste in relazione a A._, alla sua situa-
zione in Svizzera e ai rapporti di quest’ultimo con la società svizzera
F._. In tale contesto, per il Tribunale adito si tratta essenzialmente
di esaminare l’ammissibilità della predetta domanda di assistenza ammini-
strativa italiana, sia dal punto di vista meramente formale che da quello
materiale, alla luce delle censure puntuali sollevate dal ricorrente.
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Pagina 9
A tal fine, di seguito, il Tribunale richiamerà preliminarmente i principi ap-
plicabili alla presente fattispecie (cfr. consid. 3.2 segg. del presente giudi-
zio).
3.2 L’assistenza amministrativa con l’Italia è retta dall’art. 27 CDI CH-IT.
Tale disposizione, insieme a quelle del Protocollo aggiuntivo, si fonda, sul
piano formale e materiale, sul Modello di convenzione dell’Organizzazione
per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE) e sulla politica sviz-
zera in materia di convenzioni in questo ambito (cfr. Messaggio del 12 ago-
sto 2015 concernente l’approvazione di un Protocollo che modifica la Con-
venzione tra la Svizzera e l’Italia per evitare le doppie imposizioni, FF 2015
5631, 5635 e 5637 [di seguito: Messaggio CDI CH-IT]). Nella loro versione
in vigore dal 13 luglio 2016, modificata dagli artt. I e II del Protocollo di mo-
difica del 23 febbraio 2015, l’art. 27 CDI CH-IT e le disposizioni del Proto-
collo aggiuntivo si applicano a quelle domande di informazioni presentate
al 13 luglio 2016 o dopo tale data, che si riferiscono a fatti e, o, circostanze
esistenti o realizzate il 23 febbraio 2015 o dopo questa data (cfr. art. III
par. 2 del Protocollo di modifica del 23 febbraio 2015; RU 2016 2769, 2771;
Messaggio CDI CH-IT, FF 2015 5631, 5637). Tale è segnatamente il caso
della domanda di assistenza amministrativa in oggetto, presentata il 10
settembre 2019 e riguardante il periodo fiscale dal 23 febbraio 2015 al 31
dicembre 2016.
3.3 Le disposizioni dell’art. 27 CDI CH-IT sono precisate alla lett. ebis del
Protocollo aggiuntivo. Detta norma disciplina in particolare le esigenze for-
mali a cui deve sottostare la domanda di informazioni (cfr. Messaggio CDI
CH-IT, FF 2015 5631, 5636), prevedendo al n. 2 che le autorità fiscali dello
Stato richiedente forniscono le seguenti informazioni alle autorità fiscali
dello Stato richiesto quando presentano una richiesta di informazioni se-
condo l’art. 27 CDI CH-IT:
(i) l’identità della persona oggetto del controllo o dell’inchiesta;
(ii) il periodo di tempo oggetto della domanda;
(iii) la descrizione delle informazioni richieste, nonché indicazioni
sulla forma nella quale lo Stato richiedente desidera ricevere tali
informazioni dallo Stato richiesto;
(iv) lo scopo fiscale per cui le informazioni sono richieste;
(v) se sono noti, il nome e l’indirizzo del detentore presunto delle
informazioni richieste.
Il Protocollo aggiuntivo precisa inoltre che queste esigenze (lett. i-v) non
devono essere interpretate in modo da ostacolare uno scambio effettivo di
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Pagina 10
informazioni (cfr. lett. ebis n. 3 del Protocollo aggiuntivo; Messaggio CDI
CH-IT, FF 2015 5631, 5636). In merito alla lista d’indicazioni circa il conte-
nuto di una domanda di assistenza che lo Stato richiedente è tenuto a for-
nire nel contesto delle CDI (cfr. art. 6 cpv. 2 LAAF applicabile a titolo sus-
sidiario), la giurisprudenza del Tribunale federale considera che detta lista
è concepita in modo tale che se lo Stato richiedente vi si conforma scrupo-
losamente, lo stesso è di principio reputato fornire le informazioni sufficienti
a dimostrare la « rilevanza verosimile » della sua domanda (cfr. DTF 142 II
161 consid. 2.1.4; sentenza del TAF A-2618/2019 del 30 luglio 2019 con-
sid. 3.2 con rinvii).
3.4
3.4.1 Giusta l’art. 27 par. 1 CDI CH-IT le autorità competenti degli Stati
contraenti si scambiano le informazioni verosimilmente rilevanti per appli-
care le disposizioni della Convenzione oppure per l’amministrazione o l’ap-
plicazione del diritto interno relativo alle imposte di qualsiasi natura o de-
nominazione riscosse per conto degli Stati contraenti, delle loro suddivi-
sioni politiche o enti locali nella misura in cui l’imposizione prevista non sia
contraria alla Convenzione. Il requisito della rilevanza verosimile – ovvero,
la condizione “verosimilmente rilevante” (cfr. lett. ebis n. 3 del Protocollo ag-
giuntivo) – è dunque la chiave di volta del sistema di scambio d’informa-
zioni (cfr. sentenze del TF 2C_695/2017 del 29 ottobre 2018 consid. 2.6;
2C_1162/2016 del 4 ottobre 2017 consid. 6.3; [tra le tante] sentenze del
TAF A-5893/2017 dell’8 ottobre 2019 consid. 2.3.1 con rinvii; A-6226/2017
del 21 marzo 2019 consid. 4.2.2).
3.4.2 Il ruolo dello Stato richiesto si limita ad un controllo della plausibilità;
esso deve cioè limitarsi a verificare l’esistenza di un rapporto tra la fattispe-
cie illustrata e i documenti richiesti, tenendo presente la presunzione della
buona fede dello Stato richiedente (cfr. DTF 143 II 185 consid. 3.3.2; 142
II 161 considd. 2.1.1, 2.1.4 e 2.4; 141 II 436 consid. 4.4.3; [tra le tante]
sentenze del TAF A-5893/2017 dell’8 ottobre 2019 consid. 2.3.2 con rinvii;
A-6226/2017 del 21 marzo 2019 consid. 4.2.1). L’apprezzamento del re-
quisito della rilevanza verosimile delle informazioni richieste è in primo
luogo di competenza dello Stato richiedente. Non spetta pertanto allo Stato
richiesto rifiutare una domanda di assistenza o la trasmissione d’informa-
zioni, solo perché da lui considerate prive di pertinenza per l’inchiesta o il
controllo sottostante (cfr. art. 27 par. 4 CDI CH-IT; DTF 142 II 161 con-
sidd. 2.1.1, 2.1.4 e 2.4 [che evoca in particolare una “ripartizione dei ruoli”
tra Stato richiedente e Stato richiesto]; [tra le tante] sentenze del TAF A-
5893/2017 dell’8 ottobre 2019 consid. 2.3.2 con rinvii; A-6226/2017 del
A-1470/2020
Pagina 11
21 marzo 2019 consid. 4.2.2 con rinvii). La condizione “della rilevanza ve-
rosimile” può essere soddisfatta sia in casi relativi ad un singolo contri-
buente (identificato con il nome oppure altrimenti) sia in casi relativi ad una
pluralità di contribuenti (identificati con il nome oppure altrimenti;
cfr. lett. ebis n. 3 del Protocollo aggiuntivo).
3.4.3 Il requisito della rilevanza verosimile è adempiuto allorquando, al mo-
mento della formulazione della domanda, esiste una ragionevole probabi-
lità che le informazioni richieste abbiano un nesso con le circostanze illu-
strate e quindi si rilevino pertinenti al fine dell’inchiesta o del controllo nello
Stato richiedente. Ne consegue quindi che di principio lo Stato richiesto
non può respingere una domanda di assistenza amministrativa poiché è
giunto ad una diversa conclusione (cfr. DTF 143 II 185 consid. 3.3.2; 142 II
161 considd. 2.1.1, 2.1.4 e 2.4; 141 II 436 consid. 4.4.3; [tra le tante] sen-
tenze del TAF A-5324/2018 del 9 dicembre 2019 consid. 3.3.2.3;
A-6226/2017 del 21 marzo 2019 consid. 4.2.1 con rinvii; A-2325/2017 del
14 novembre 2018 consid. 4.3.1 con rinvii).
3.5
3.5.1 Il riferimento a informazioni “verosimilmente rilevanti” ha lo scopo di
garantire uno scambio di informazioni in ambito fiscale il più ampio possi-
bile, senza tuttavia consentire agli Stati contraenti di intraprendere una ri-
cerca generalizzata e indiscriminata di informazioni (“fishing expedition”) o
di domandare informazioni la cui rilevanza in merito agli affari fiscali di un
determinato contribuente non è verosimile (cfr. lett. ebis n. 3 del Protocollo
aggiuntivo; art. 7 lett. a LAAF; DTF 144 II 206 consid. 4.2; 143 II 136 con-
sid. 6; sentenza del TF 2C_1162/2016 del 4 ottobre 2017 consid. 9.1; [tra
le tante] sentenza del TAF A-5893/2017 dell’8 ottobre 2019 consid. 2.4 con
rinvii). Il divieto delle “fishing expeditions” corrisponde al principio della pro-
porzionalità (cfr. art. 5 cpv. 2 Cost.), al quale deve conformarsi ogni do-
manda di assistenza amministrativa (cfr. DTF 139 II 404 consid. 7.2.3; [tra
le tante] sentenze del TAF A-506/2018 del 15 novembre 2019 consid. 3.3
con rinvii; A-5893/2017 dell’8 ottobre 2019 consid. 2.4 con rinvii;
A-846/2018 del 30 agosto 2018 consid. 2.1.6). Ciò premesso non ci si at-
tende dallo Stato richiedente che ognuna delle sue richieste conduca ne-
cessariamente ad una ricerca fruttuosa corrispondente (cfr. [tra le tante]
sentenza del TAF A-5893/2017 dell’8 ottobre 2019 consid. 2.4 con rinvii).
3.5.2 Fintantoché uno Stato si accontenta di accertare che una data per-
sona, a titolo individuale, ha pienamente soddisfatto i suoi obblighi fiscali,
in quanto nutre un dubbio al suo riguardo, non si può parlare di “fishing
A-1470/2020
Pagina 12
expedition”. L’accertamento della percezione corretta delle imposte è di per
sé uno scopo sufficiente per giustificare una domanda di assistenza ammi-
nistrativa, per lo meno quando su tratta di un’istanza di assistenza indivi-
duale in relazione ad un caso concreto (cfr. sentenze del TAF A-1015/2015
del 18 agosto 2016 consid. 9; A-2872/2015 del 4 marzo 2016 consid. 8).
3.6
3.6.1 Il principio della buona fede (cfr. art. 26 della Convenzione di Vienna
del 23 maggio 1969 sul diritto dei trattati [CV, RS 0.111]) si applica, quale
principio d’interpretazione e d’esecuzione dei trattati, nell’ambito dello
scambio d’informazioni ai sensi delle Convenzioni di doppia imposizione
(cfr. DTF 143 II 202 consid. 8.3; [tra le tante] sentenze del TAF A-506/2018
del 15 novembre 2019 consid. 3.1.4 con rinvii; A-2325/2017 del 14 novem-
bre 2018 consid. 4.3.4 con rinvii), quali la CDI CH-IT. La buona fede di uno
Stato è presunta nelle relazioni internazionali (principio dell’affidamento).
Nel contesto dell’assistenza amministrativa in materia fiscale, detta pre-
sunzione implica che lo Stato richiesto non può, di principio, mettere in
dubbio le allegazioni dello Stato richiedente, a meno che sussistano dei
seri dubbi. Detto in altri termini le dichiarazioni dello Stato richiedente
vanno considerate corrette, fintanto che una contraddizione manifesta non
risulta dalle circostanze (cfr. DTF 143 II 224 consid. 6.4; 143 II 202 con-
sidd. 8.7.1 e 8.7.4). In caso contrario, il principio dell’affidamento non si
oppone ad una domanda di chiarimento allo Stato richiesto, tuttavia il ro-
vesciamento la presunzione della buona fede di uno Stato si deve in ogni
caso fondare su fatti constatati e concreti (cfr. DTF 144 II 206 consid. 4.4;
143 II 202 considd. 8.7.1 e 8.7.4; 142 II 161 consid. 2.1.3; [tra le tante]
sentenza del TAF A-2325/2017 del 14 novembre 2018 consid. 4.3.4 con
rinvii). In virtù del principio dell’affidamento lo Stato richiesto è vincolato
alla fattispecie e alle dichiarazioni presentate nella domanda di assistenza,
nella misura in cui quest’ultime non possono essere immediatamente con-
futate (“sofort entkräftet”) in ragione di errori, lacune o contradizioni mani-
feste (cfr. DTF 142 II 218 consid. 3.1; [tra le tante] sentenze del TAF
A-5324/2018 del 9 dicembre 2019 consid. 3.1.2 con rinvii; A-506/2018 del
15 novembre 2019 consid. 3.1.4 con rinvii; A-2618/2019 del 30 luglio 2019
consid. 3.4; A-2325/2017 del 14 novembre 2018 consid. 4.3.4 con rinvii).
In tale contesto, non si può esigere dallo Stato richiedente che, oltre a do-
ver menzionare nella domanda la fattispecie rilevante, l’esposizione fornita
sia priva di lacune o totalmente priva di contraddizioni. Ciò non sarebbe
infatti compatibile con lo scopo dell’assistenza amministrativa, poiché pro-
prio con le informazioni ed i documenti richiesti allo Stato richiesto, lo Stato
A-1470/2020
Pagina 13
richiedente cerca di chiarire i punti rimasti all’oscuro (cfr. DTF 142 II 161
consid. 2.1.1; 139 II 404 consid. 7.2.2).
3.6.2 Ora, salvo nel caso in cui la presa in considerazione di un fatto notorio
lasci trasparire immediatamente che le indicazioni fornite dall’autorità ri-
chiedente nella propria domanda di assistenza amministrativa sono mani-
festamente erronee o che lo Stato richiesto sospetti l’esistenza di una si-
tuazione descritta all’art. 7 LAAF, rispettivamente nel caso in cui vi sia un
palese abuso di diritto o emergano domande legittime circa la tutela dell’or-
dine pubblico svizzero o internazionale, le regole di procedura previste
dalla LAAF non impongono allo Stato richiesto né di procedere lui stesso a
delle verifiche né di rimettere in discussione la fondatezza delle informa-
zioni fornite dallo Stato richiedente (cfr. DTF 144 II 206 consid. 4.4, 142 II
218 consid. 3.3; 142 II 161 consid. 2.1.4; [tra le tante] sentenze del TAF
A-6205/2018 del 23 settembre 2019 consid. 2.8 con rinvii; A-3773/2018
dell’8 febbraio 2019 consid. 2.6; A-4044/2015 del 16 febbraio 2016
con¬sid. 2.6 con rinvii).
3.7 La domanda di assistenza soggiace altresì al rispetto del principio della
sussidiarietà, secondo cui lo Stato richiedente deve sfruttare tutte le fonti
d’informazioni abituali previste dalla sua procedura fiscale interna prima di
richiedere le informazioni (cfr. lett. ebis n. 1 del Protocollo aggiuntivo; [tra le
tante] sentenze del TAF A-5893/2017 dell’8 ottobre 2019 consid. 2.6 con
rinvii; A-4434/2016 del 18 gennaio 2018 consid. 3.5; A-2321/2017 del
20 dicembre 2017 consid. 3.5). In assenza di elementi concreti, rispettiva-
mente di seri dubbi al riguardo, non vi è alcuna ragione per rimettere in
discussione l’adempimento del principio della sussidiarietà, allorquando
uno Stato presenta una domanda di assistenza amministrativa, in ogni
caso quando lo stesso dichiara di aver sfruttato tutte le fonti d’informazione
abituali previste dalla sua procedura fiscale interna prima di richiedere
informazioni o di aver agito conformemente alla Convenzione (cfr. DTF 144
II 206 consid. 3.3.2; sentenza del TF 2C_904/2015 dell’8 dicembre 2016
consid. 7.2; [tra le tante] sentenze del TAF A-5893/2017 dell’8 ottobre 2019
consid. 2.6 con rinvii; A-6266/2017 del 24 agosto 2018 consid. 2.7;
A-5066/2016 del 17 maggio 2018 consid. 2.7).
3.8 Il principio della specialità esige che lo Stato richiedente utilizzi le infor-
mazioni ricevute dallo Stato richiesto unicamente per i fini descritti
all’art. 27 par. 1 CDI CH-IT, ovvero nei confronti delle persone e dei com-
portamenti per i quali esso ha richiesto ed ottenuto dette informazioni
(cfr. [tra le tante] sentenze del TAF A-5893/2017 dell’8 ottobre 2019 con-
sid. 2.5 con rinvii; A-4434/2016 del 18 gennaio 2018 consid. 3.9.1;
A-1470/2020
Pagina 14
A-6391/2016 del 17 gennaio 2018 consid. 4.3.5; A-2321/2017 del 20 di-
cembre 2017 consid. 3.9.1; A-778/2017 del 5 luglio 2017 consid. 4.3.1).
Pertanto, lo Stato richiedente non può utilizzare, nei confronti di terzi, le
informazioni ricevute tramite assistenza amministrativa, a meno che ciò
non sia possibile in base al diritto di entrambi gli Stati e che l'autorità com-
petente dello Stato richiesto non autorizzi tale utilizzo (cfr. DTF 146 I 172
consid. 7.1.3; DTF 147 II 13 consid. 3.4). Si tratta di una concretizzazione
della dimensione personale del principio di specialità (DTF 147 II 13 consid.
3.5 e sentenza del TF 2C_545/2019 del 13 luglio 2020 consid. 4.7). A tal
proposito, la giurisprudenza ha evidenziato che esistono diverse conce-
zioni, sia a livello nazionale che internazionale, della portata del principio
di specialità. In considerazione di tale incertezza, l'AFC deve pertanto in-
formare espressamente l'autorità richiedente della portata della restrizione
dell'uso delle informazioni trasmesse (cfr. DTF 147 II 13 consid. 3.7 e sen-
tenza del TF 2C_545/2019 del 13 luglio 2020 consid. 4.7).
3.9
3.9.1 La domanda di assistenza, di regola, persegue lo scopo di ottenere
informazioni relative ad una persona identificata quale contribuente dallo
Stato richiedente. Tuttavia, in determinate circostanze ben definite, pos-
sono essere trasmesse pure informazioni relative ad individui il cui assog-
gettamento fiscale non è invocato dallo Stato richiedente (cfr. sentenze del
TAF A-6266/2017 del 24 agosto 2018 consid. 2.3.3, A-4545/2016 del 8 feb-
braio 2018 consid. 4.3.1 e A-4025/2016 del 2 maggio 2017 consid. 3.4). La
trasmissione di informazioni è quindi in linea di principio possibile, a condi-
zione che sia soddisfatto il requisito della rilevanza verosimile (cfr. DTF 144
II 29 consid. 4.2.3 e DTF 142 II 161 consid. 4.6.1; così come la sentenza
del TAF A-4819/2016 del 4 aprile 2018 consid. 3).
3.9.2 Per quanto concerne in particolare i terzi non coinvolti, la trasmis-
sione dei loro nominativi è ammissibile ai sensi dell'articolo 4 cpv. 3 LAAF
solo se tale informazione è presumibilmente pertinente per la valutazione
della situazione fiscale della persona interessata, ossia rilevante per l'o-
biettivo fiscale perseguito dallo Stato richiedente nei suoi confronti, e se la
stessa è proporzionata. La trasmissione risulta dunque ammissibile lad-
dove la rimozione dei nominativi di terzi renderebbe la richiesta di assi-
stenza amministrativa priva di senso perché impedirebbe o renderebbe ol-
tremodo difficoltosa l’inchiesta fiscale nello Stato richiedente. In altre parole
ciò significa che l'art. 4 cpv. 3 LAAF non impedisce la trasmissione di infor-
mazioni relative a terzi non coinvolti – così come il loro nominativo – se la
stessa è necessaria, ossia se la loro soppressione vanificherebbe lo scopo
A-1470/2020
Pagina 15
dell'assistenza fiscale internazionale (cfr. DTF 144 II 29 consid. 4.2.3 con i
riferimenti citati; cfr. anche DTF 146 I 172 consid. 7.1.3; e anche le sen-
tenze del TF 2C_616/2018 del 9 luglio 2019 consid. 3.1 e 2C_387/2016 del
5 marzo 2018 consid. 5.1). Unicamente qualora le informazioni relative a
terzi non siano presumibilmente pertinenti, esse non vanno trasmesse. Tut-
tavia, anche in caso di trasmissione del nominativo di terzi, quest’ultimi ri-
sultano protetti perché al termine della procedura, l'autorità richiesta deve
ricordare all'autorità richiedente le restrizioni dell'uso delle informazioni tra-
smesse e l'obbligo di mantenere il segreto (cfr. art. 20 cpv. 2, LAAF;
cfr. DTF 146 I 172 consid. 7.1.3 e DTF 142 II 161 consid. 4.6.1).
4. Esigenze formali
Stabiliti i principi applicabili in concreto, il Tribunale adito osserva innanzi-
tutto che dal punto di vista strettamente formale la domanda di assistenza
amministrativa del 10 settembre 2019 inoltrata dall’autorità richiedente ita-
liana (cfr. atto n. 1 dell’incarto prodotto dall’autorità inferiore [di seguito:
inc. AFC]) adempie i requisiti formali alla base della sua ammissibilità, in
quanto riassume sufficientemente tutte le informazioni richieste dall’art. 27
par. 1 CDI CH-IT nonché dalla lett. ebis n. 2 del Protocollo aggiuntivo. In
particolare precisa l’identità del contribuente oggetto dell’inchiesta fiscale
in Italia, il periodo oggetto della domanda (23 febbraio 2015 – 31 dicembre
2016), la fattispecie alla sua base, lo scopo fiscale e l’identità dei detentori
d’informazione (cfr. consid. 3.3 e 3.4.1 del presente giudizio).
Tali aspetti non vengono peraltro neppure espressamente censurati dal ri-
corrente. Di fatto, l’autorità estera ha trasmesso una domanda di assi-
stenza amministrativa circoscritta ad uno specifico soggetto fiscale italiano,
ossia A._. Si tratta dunque di una domanda individuale volta all’ac-
certamento della corretta imposizione del reddito di quest’ultimo, mediante
la raccolta di informazioni concernenti eventuali attività finanziarie in Sviz-
zera a lui riconducibili come pure ai rapporti che lo legano alla società sviz-
zera F._.
5. Censure materiali
5.1 Ciò constatato il Tribunale adito deve esaminare se dal punto di vista
materiale l’autorità inferiore era autorizzata, da un lato, a dare seguito alla
domanda di assistenza. A mente del ricorrente essa violerebbe infatti il di-
vieto di avvalersi di una ricerca indiscriminata di informazioni (“fishing ex-
pedition”), sarebbe contraria al principio di sussidiarietà e della buona fede,
A-1470/2020
Pagina 16
nonché lesiva della sfera privata. Dall’altro, va esaminato se era autoriz-
zata a farlo nel modo e nella misura prospettata, eccedendo secondo il
ricorrente le informazioni raccolte il periodo temporale oggetto della do-
manda di assistenza, riguardando in parte terzi non toccati dalle verifiche
fiscali in Italia ed essendo su alcuni aspetti inesatte o quantomeno non
attuali.
5.2 “Fishing expedition”
Il ricorrente contesta innanzitutto la fondatezza della domanda di assi-
stenza amministrativa del 10 settembre 2019 trattandosi di una “fishing ex-
pedition”. Al riguardo fa valere che, siccome la menzionata richiesta si
fonda su un contratto (“service agreement”) fra una società maltese e una
società svizzera, emerso nel contesto di una verifica fiscale di una società
italiana, in ossequio all’art. 7 cpv. 1 let. a LAAF l’AFC avrebbe dovuto aste-
nersi dall’entrare nel merito.
Dal profilo soggettivo, infatti, un tale negozio giuridico riguarda dei soggetti
terzi rispetto al ricorrente, mentre dal profilo del contenuto non emerge dal
contratto alcun elemento di valutazione circa la percezione di redditi impo-
nibili in Italia da parte del ricorrente stesso. A mente del ricorrente, tale do-
cumento non è pertanto idoneo a fondare la richiesta di assistenza giudi-
ziaria, come d’altra parte non lo sono le argomentazioni incerte e appros-
simative volte a ottenere informazioni generali e non pertinenti con l’accer-
tamento fiscale relativo all’interessato. Egli ritiene inoltre che l'autorità ri-
chiedente italiana sarebbe stata completamente carente nell'indicare con
precisione la fattispecie e lo scopo fiscale per la quale la stessa avrebbe
avviato un'indagine nei confronti di A._ (soggetto fiscale italiano in-
teressato), nonché nel fornire le basi legali di diritto italiano che l'avrebbero
autorizzata ad ottenere le informazioni ai sensi dell'art. 27 par. 1 CDI CH-
IT.
5.2.1 Dal canto suo l’AFC non condivide la posizione dei ricorrenti, in
quanto l’autorità estera avrebbe reso plausibile l’esistenza di un nesso tra
i fatti descritti nella domanda di assistenza amministrativa e le informazioni
richieste, che sarebbero dunque adatte ad essere utilizzate nell’ambito
della verifica fiscale italiana nei confronti di A._. Di conseguenza –
tenuto in particolare anche conto del principio dell’affidamento – le infor-
mazioni richieste vanno considerate verosimilmente rilevanti per gli accer-
tamenti fiscali in corso.
A-1470/2020
Pagina 17
5.2.2
5.2.2.1 La Corte adita ribadisce in primo luogo come le censure sollevate
dai ricorrenti non sono tali da rimettere in discussione l’adempimento dei
requisiti formali relativi all’ammissibilità della domanda di assistenza ammi-
nistrativa in oggetto, così come già accertato in questa sede (cfr. consid. 4
del presente giudizio).
5.2.2.2 La Corte adita osserva inoltre che nulla agli atti permette di ritenere
che la domanda di assistenza amministrativa in oggetto costituirebbe una
“fishing expedition”, ovvero una ricerca indiscriminata di informazioni volta
ad acquisire documentazione di ogni genere relativa alle attività economi-
che di una data persona, verso la quale l’autorità richiedente estera nutre
dei dubbi circa l’adempimento dei suoi obblighi fiscali (cfr. consid. 3.5 del
presente giudizio).
5.2.2.3 Si ribadisce che l’autorità richiedente italiana ha inoltrato una do-
manda di assistenza amministrativa allo scopo di accertare la corretta im-
posizione del reddito di un preciso soggetto fiscale italiano, ovvero il signor
A._ (cfr. atto n. 1 dell’inc. AFC, ove viene chiaramente specificato:
“Accertamento e determinazione delle imposte sul reddito”) scopo fiscale
chiaramente coperto dalla CDI CH-IT. La precisazione menzionata è di per
sé sufficiente per ritenere adempiuto il requisito dell’indicazione dello scopo
fiscale nell’ambito di una domanda di assistenza individuale in un caso
concreto. La richiesta di assistenza amministrativa in questione non costi-
tuisce pertanto una “fishing expedition” (cfr. consid. 3.5.2 del presente giu-
dizio).
Circa l'assenza dell'indicazione specifica delle basi legali italiane su cui si
fonda l'inchiesta fiscale in Italia, il Tribunale osserva come tale elemento
non sia idoneo ad inficiarne la validità, tale requisito non essendo richiesto
né dall'art. 27 par. 1 CDI CH-IT, né dalla lett. ebis del Protocollo aggiuntivo
(cfr. considd. 3.2 e 3.4.1 del presente giudizio). Peraltro, ai fini dell'assi-
stenza amministrativa, sempre conformemente al principio dell'affida-
mento, è sufficiente la garanzia fornita dallo Stato richiedente, secondo cui
« [...] la richiesta è conforme alla legge e alla prassi amministrativa italiana
ed è altresì conforme all'accordo sul quale la richiesta si basa [...] » e « [...]
l'informazione richiesta potrebbe essere ottenuta in base alle norme ita-
liane e nel corso della normale prassi amministrativa in circostanze similari
[...] » (cfr. atto n. 1 dell'inc. AFC). In tale contesto, il Tribunale non intrav-
vede alcun valido motivo per dubitare del suo buon fondamento giuridico,
sicché la censura del ricorrente non può che essere respinta.
A-1470/2020
Pagina 18
5.2.2.4 Inoltre, per quel che concerne la censura di “fishing expedition” in
relazione alla richiesta di informazioni riguardo al tipo di rapporto giuridico
intercorrente fra A._ ed F._, società terza con sede in Sviz-
zera (consid. B.a), questo Tribunale rileva che la richiesta del 10 settembre
2019 è una domanda individuale circoscritta al suddetto soggetto fiscale
italiano (cfr. consid. 4 del presente giudizio). Benché sommaria, la fattispe-
cie e lo scopo indicato dall’autorità richiedente risultano chiari e motivati in
maniera concludente. Le domande ivi formulate al riguardo sono precise,
specifiche e delimitano in maniera sufficiente le informazioni che l’autorità
estera intende ottenere. In sostanza, a seguito di una verifica fiscale effet-
tuata nei confronti della società italiana C._, avente per rappresen-
tante legale ed amministratore unico lo stesso A._, la competente
autorità di accertamento fiscale italiana è venuta a conoscenza di un con-
tratto avente quale oggetto servizi di intermediazione commerciale (“ser-
vice agreement”) stipulato in data 29 agosto 2014 tra la società D._.
(con sede a Malta) e la società svizzera F._. Il suddetto contratto,
allegato alla domanda di assistenza (cfr. atto n. 1 dell’inc. AFC) stabilisce
che i servizi di intermediazione prestati da F._ vengano forniti da
A._, che al contempo, risulta anche il firmatario del documento in
nome della controparte D._. Riguardo a tale circostanza, contestata
dal ricorrente, questo Tribunale rileva che comparando la firma apposta per
conto della società maltese sul “service agreement” con le firme presenti
su altri documenti figuranti agli atti, di cui è incontestato che l’autore sia
A._ (procura del 21 dicembre 2019 [doc. 1 allegato al doc. TAF 1],
“consultancy agreement” [allegato all’atto n. 7 dell'inc. AFC]), ne risulta una
somiglianza tale da rendere fortemente plausibile, se non addirittura alta-
mente verosimile, l’identità dell’estensore. In assenza di indizi concreti for-
niti a supporto della censura mossa dal ricorrente, questo Tribunale rico-
nosce pertanto che a giusto titolo l’AFC non abbia richiesto ulteriori prove
per verificare ulteriormente la bontà della tesi esposta nella domanda di
assistenza amministrativa. In tale contesto il Tribunale ritiene che l’autorità
richiedente italiana abbia reso plausibile un nesso tra le informazioni richie-
ste e l’inchiesta fiscale in corso. Si tratta difatti di indizi sufficienti da un
punto di vista fiscale per ritenere che la domanda non sia aleatoria o spe-
culativa. L’autorità richiedente italiana ha inoltre precisato che il controllo
fiscale svolto in Italia non riguardava solo C._, ma pure personal-
mente A._, ragione per cui non vi è motivo di ritenere che i docu-
menti e le informazioni raccolte nell’ambito della verifica dell’attività della
suddetta società italiana, siano state utilizzate indebitamente nel contesto
della richiesta di assistenza amministrativa. In particolare, questo Tribunale
non intravvede come la domanda di assistenza in oggetto potrebbe per-
mettere all’autorità richiedente italiana di ottenere delle informazioni di ogni
A-1470/2020
Pagina 19
genere in merito al ricorrente o ad altri soggetti fiscali ignoti e che non pre-
sentano alcun rapporto con A._. Inoltre, come rettamente segnalato
anche dall’AFC, la trasmissione delle informazioni relative alla relazione
contrattuale con la F._ e in particolare del bonifico bancario dispo-
sto da quest’ultima a favore di una persona giuridica avente una relazione
bancaria ad Hong Kong (la società H._), risultano verosimilmente
rilevanti per determinare l'implicazione del ricorrente nello “schema fraudo-
lento” esposto e sospettato dalle autorità italiane e quindi per soddisfare la
finalità della richiesta. Di conseguenza nulla permettendo – in assenza di
fatti concreti che documentano una contraddizione manifesta – di dubitare
della veridicità dello scopo fiscale perseguito dell’autorità richiedente ita-
liana, la buona fede dello Stato richiedente è presunta (consid. 3.6.1).
5.2.3 Alla luce di quanto sopra esposto nulla permette di escludere la
rilevanza verosimile delle informazioni e dei documenti richiesti dall’autorità
richiedente italiana, pertanto le varie censure sollevate dal ricorrente al
riguardo vanno respinte.
5.3 Principio di sussidiarietà
5.3.1 Il ricorrente contesta altresì il rispetto del presupposto materiale
dell'art. 6 cpv. 2 let. g LAAF e dell’art. 3 lett. k dell’Ordinanza sull’assistenza
amministrativa internazionale in materia fiscale (OAAF; RS 651.11), e me-
glio del principio della sussidiarietà, in quanto le dichiarazioni dell'autorità
richiedente italiana secondo cui «[...] sono stati esauriti tutti i mezzi interni
di indagine fatta eccezione per quelli che avrebbero dato luogo a difficoltà
sproporzionate [...]», non proverebbero di certo gli sforzi mossi dalle auto-
rità italiane prima di rivolgersi all’AFC tramite la presente procedura. A
mente del ricorrente, l’autorità richiedente non ha fatto uso di tutte le misure
che il diritto italiano mette a sua disposizione per appurare la fattispecie di
pertinenza fiscale, reperendo in prima battuta le informazioni presso la per-
sona interessata. Tale circostanza fatta notare all’autorità inferiore già in
sede di osservazioni del 31 gennaio 2020 con la menzione delle disposi-
zioni pertinenti del diritto italiano (cfr. atto n. 22 dell'inc. AFC), avrebbe do-
vuto destare in quest’ultima il sospetto circa la possibile violazione del prin-
cipio della sussidiarietà e indurla a chiedere maggiori chiarimenti all’auto-
rità richiedente italiana (cfr. ricorso del 12 marzo, punti 62-67 [doc. TAF 1]).
5.3.2 Dal canto suo l’AFC – ribadendo che la suddetta dichiarazione
dell’autorità richiedente italiana è di per sé sufficiente, secondo la prassi
consolidata, a comprovare il rispetto del principio di sussidiarietà – ha pre-
cisato che in assenza di contraddizioni manifeste, in grado di far dubitare
A-1470/2020
Pagina 20
della buona fede dell'autorità italiana, non è possibile rifiutare di entrare nel
merito della domanda estera. Contrariamente all’opinione del ricorrente,
secondo il quale l’AFC avrebbe dovuto prendere in considerazione le
norme di diritto italiano, l’AFC ha rammentato che lo svolgimento di un’in-
chiesta fiscale è una questione inerente al diritto interno dello Stato richie-
dente che sfugge dunque al controllo da parte dell’autorità dello Stato ri-
chiesto (risposta di causa del 19 maggio 2020, pp. 5-6 [doc. TAF 6]).
5.3.3 Al riguardo questo Tribunale rinvia a quanto già esposto in merito al
principio dell’affidamento, ricordando che la buona fede dello Stato
richiedente è presunta (cfr. consid. 3.6 del presente giudizio) e che di
principio non vi è motivo di procedere ad ulteriori approfondimenti in merito
alla fattispecie allegata da quest’ultimo. Non ci si attende dall’autorità
richiedente che produca i mezzi di prova a sostegno della propria
domanda, essendo unicamente tenuta a rendere verosimile lo scopo
fiscale e i motivi per cui richiede determinate informazioni. Come detto, lo
scopo fiscale e la fattispecie alla base della domanda di assistenza italiana
appaiono conformi a quanto preteso dall’art. 27 par. 1 CDI CH-IT, nonché
alla lett. ebis n. 2 del Protocollo aggiuntivo (cfr. consid. 4 e 5.2 del presente
giudizio). E ciò vale a maggior ragione se il ricorrente, come nel caso
concreto, non apporta alcun elemento concreto atto a mettere in dubbio la
buona fede dello Stato richiedente o a far ritenere arbitraria la domanda
presentata dallo Stato estero. D’altro canto, essendo oggetto della richiesta
di informazioni l’attività svolta da A._ in Svizzera e nello specifico la
relazione contrattuale che lega quest’ultimo alla società svizzera
F._, non si vede come l’autorità richiedente italiana avrebbe potuto
ottenere le suddette informazioni in Italia mediante i mezzi elencati dal
ricorrente. È pertanto altamente plausibile, che il ricorso all’assistenza
amministrativa fosse l’unico modo per raccogliere le informazioni ricercate,
non essendovi ragionevolmente la possibilità di farlo per il tramite delle vie
interne previste dal diritto italiano. Giova in ogni caso rilevare che anche
qualora l’interessato avesse già trasmesso alle autorità italiane le
informazioni richieste – ciò che non risulta essere il caso, né tantomeno è
mai stato sostenuto dal ricorrente – nulla vieta a quest’ultime di domandare
ulteriore conferma mediante una richiesta di assistenza amministrativa.
Anzi, se del caso, tale elemento non fa che dimostrare la rilevanza
verosimile delle informazioni richieste. L’esame del Tribunale e dell’autorità
inferiore dovendosi limitare alla plausibilità, ad ogni modo non spetta loro
valutare la rilevanza verosimile o meno delle informazioni richieste
dall’autorità richiedente italiana (cfr. consid. 3.4.2). Di conseguenza il
ricorso del 12 marzo 2020 risulta infondato anche sotto questo profilo.
A-1470/2020
Pagina 21
5.4 Periodo temporale ed eccesso o abuso del potere di apprezza-
mento dell'AFC
5.4.1 Nel proprio gravame il ricorrente critica il fatto che l’AFC intenda tra-
smettere all'autorità richiedente informazioni relative a eventi occorsi e a
documenti creati prima del 23 febbraio 2015, nonostante la domanda ita-
liana del 10 settembre 2019 indichi espressamente quale "periodo di riferi-
mento" l'arco temporale compreso tra il 23 febbraio 2015 e il 31 dicembre
2016. A mente del ricorrente l'AFC violerebbe pertanto il Protocollo CDI
CH-IT e commetterebbe un eccesso o abuso del suo potere di apprezza-
mento, atteso che l'autorità richiedente domanderebbe informazioni riferite
a un arco temporale più limitato.
Il ricorrente ritiene inoltre che l'AFC, prospettando la trasmissione all'auto-
rità richiedente italiana di informazioni inerenti alla società H._ di
Hong Kong, avrebbe ecceduto l'ambito soggettivo, oggettivo e cronologico
dell'assistenza amministrativa in materia fiscale.
5.4.2 L’autorità inferiore, dal canto suo, sostiene di essere rimasta nei limiti
del proprio potere d'apprezzamento, non essendosi fondata su delle con-
siderazioni prive di pertinenza ed estranee allo scopo perseguito dalle di-
sposizioni legali in concreto applicabili, né avendo violato i principi generali
del diritto. Essa ritiene inoltre di non aver ecceduto arbitrariamente il pro-
prio potere di apprezzamento, dal momento che la decisione impugnata
non si fonda su valutazioni insostenibili delle circostanze, né è manifesta-
mente inconciliabile con le regole di diritto e con l'equità, né tanto meno si
basa su elementi sprovvisti di pertinenza o trascura fattori decisivi.
5.4.3 Come già menzionato sopra (consid. 3.2), per quanto concerne lo
scambio di informazioni, la CDI CH-IT si applica alle domande di informa-
zioni presentate alla data di entrata in vigore del Protocollo di modifica (13
luglio 2016) o dopo tale data, che si riferiscono a fatti e, o, circostanze esi-
stenti o realizzate il giorno della firma del Protocollo di modifica (23 febbraio
2015) o dopo questa data.
Questo Tribunale si è già espresso in più occasioni riguardo ai criteri che
permettono di attribuire un’informazione a un periodo precedente o poste-
riore a quello oggetto della domanda di assistenza amministrativa, rispetti-
vamente della modifica della CDI pertinente, ritenendo che in presenza di
contratti di durata, determinante non fosse tanto la data di perfezionamento
dell’atto giuridico, ma il momento (o meglio il periodo di tempo) in cui tale
A-1470/2020
Pagina 22
atto esplica i suoi effetti (cfr. sentenza del TAF A-778/2017 del 5 luglio 2017
consid. 9.2).
5.4.4 Orbene, come giustamente rilevato dall’autorità di prima istanza (cfr.
risposta di causa del 19 maggio 2019 pp. 6-7), appare evidente che la do-
cumentazione raccolta, che essa intende trasmettere all’autorità richie-
dente italiana, poggi su di un complesso fattuale che continua a produrre
effetti giuridici anche dopo il 23 febbraio 2015. Benché il contratto denomi-
nato "consultancy agreement" concluso fra A._ ed F._ sia
datato 29 agosto 2014, secondo le indicazioni fornite dalla società
G._, il ricorrente avrebbe fornito i propri servizi di consulenza dal 1°
settembre 2014 al 31 agosto 2015. Non vi è quindi alcun dubbio sul fatto
che tale negozio giuridico debba qualificarsi quale contratto di durata, né
tantomeno sul fatto che lo stesso esplichi i propri effetti nel corso del pe-
riodo fiscale interessato dalla domanda di assistenza amministrativa. Per
quanto concerne l’onorario per le prestazioni fornite da A._ in rela-
zione al suddetto "consultancy agreement", F._ ha riferito di aver
eseguito un solo versamento nel corso del periodo compreso fra il 23 feb-
braio 2015 e il 31 dicembre 2016 a saldo della fattura datata 31 dicembre
2014. Sebbene la fattura in parola sia precedente al periodo di riferimento,
è pur vero che il pagamento, in favore della società H._ di Hong
Kong, è stato eseguito il 24 febbraio 2015 rientrando senz’altro in tal modo
nel campo d’applicazione temporale della domanda di assistenza giudizia-
ria. È pertanto a giusto titolo che l’AFC intende trasmettere l’informazione
relativa al pagamento (avviso di addebito del 24 febbraio 2015, allegato
all’atto n. 7 dell’inc. AFC) all’autorità richiedente italiana. Allo stesso modo,
essendo la causale del suddetto pagamento e esplicando il contratto effetti
dopo il 23 febbraio 2015, pure è corretta la trasmissione della fattura del
31 dicembre 2014.
5.4.5 Come già rilevato nei considerandi che precedono, nella misura in
cui può essere attestata una plausibilità fra le informazioni raccolte e la
fattispecie illustrata dall’autorità richiedente, l’AFC non è tenuta a esami-
nare nel dettaglio la pertinenza sotto il profilo fiscale delle informazioni che
intende trasmettere all’autorità estera, né tantomeno un controllo più ap-
profondito circa la correttezza, l’attendibilità, l’esaustività e l’attualità delle
stesse, con particolare riferimento nel caso concreto alle indicazioni e alla
documentazione fornita da F._ (cfr. atto n. 7 dell’inc. AFC). D’altro
canto, l’estratto del registro delle imprese cinese riguardante la società
H._, di cui il ricorrente contesta la correttezza e l’attualità, non figura
neppure tra la documentazione oggetto di trasmissione all’autorità richie-
dente italiana (cfr. atto n. 23 p. 7 dell’inc. AFC). Come rettamente rilevato
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dall’autorità inferiore, le informazioni richieste e che essa intende trasmet-
tere all’Italia, quali, in particolare, la fattura e la documentazione bancaria
inerente il pagamento effettuato dalla società F._ alla società
H._ di Hong Kong e della quale il ricorrente, conformemente agli
atti, risultava esserne il direttore unico, non sono prive di rilevanza per le
autorità italiane al fine di determinare la portata degli obblighi fiscali del
ricorrente in Italia. L’autorità inferiore ha inoltre ragione a credere che una
mancata menzione nelle risposte di dette informazioni non sarebbe propor-
zionale, poiché priverebbe di senso la domanda di assistenza amministra-
tiva essendo di meridiana evidenza che la società H._ si trovi no-
minata tra la documentazione commerciale e bancaria in oggetto, non per
una semplice casualità. In definitiva, sulla scorta delle informazioni fornite
da F._, l’AFC era inoltre legittimata a trasmettere le informazioni di
cui sopra e procedere a una comunicazione all’autorità estera nella forma
contestata dal ricorrente (cfr. pt. 81 del ricorso del 12 marzo 2020, p. 26).
5.4.6 Visto quanto sopra, non vi è pertanto motivo di dubitare che l’autorità
inferiore abbia ecceduto nel suo potere di apprezzamento assumendo agli
atti e intendendo trasmettere informazioni al di fuori del periodo fiscale in-
dicato dall’autorità richiedente italiana. Anche su questo punto le argomen-
tazioni del ricorrente non sono pertanto condivisibili e il ricorso non può
pertanto trovare accoglimento.
Quanto al presunto abuso di apprezzamento o accertamento inesatto dei
fatti, alla luce delle considerazioni che precedono e del fatto che le infor-
mazioni fornite dall’AFC – riguardo al legame del ricorrente con la società
H._ – non risultano unicamente dall’estratto del registro di commer-
cio cinese, bensì dalle indicazioni fornite da F._ (cfr. atto n. 7
dell’inc. AFC) – che si rammenta l’AFC non è tenuta a verificare nel detta-
glio – il Tribunale non ritiene sussistano elementi tali da entrare nel merito
della censura.
5.5 Violazione della sfera privata protetta dell’art. 13 Cost
In modo del tutto generico l'insorgente lamenta altresì la violazione
dall’art. 13 Cost. e dall’art. 8 CEDU, ritenendo che la raccolta e l’elabora-
zione di dati e informazioni relativi agli affari con F._, così come le
informazioni reddituale raccolte rientrino nell’ambito della sua sfera privata
nella quale un’interferenza è ammissibile unicamente alle condizioni restrit-
tive dell’art. 36 Cost. (segnatamente esistenza di una base legale, di un
interesse pubblico preponderante, rispetto della proporzionalità e salva-
guardia dell’essenza del diritto fondamentale).
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Orbene, come sopra esposto le informazioni oggetto di domanda di assi-
stenza amministrativa sono ritenute "verosimilmente rilevanti" per l'esecu-
zione del diritto fiscale italiano, ciò che quindi esclude le allegazioni circa
una presunta violazione delle normative a tutela della sfera privata sopra
descritte. Nella DTAF 2010/40 il Tribunale adito ha inoltre già avuto modo
di sancire che gli importanti interessi economici della Svizzera, come pure
l'interesse a rispettare gli impegni internazionali presi, prevalgono sull'inte-
resse individuale delle persone toccate dalla domanda di assistenza am-
ministrativa a tenere segreta la propria situazione patrimoniale (consid. 4.5
e 6 con riferimenti; cfr. anche sentenza del TAF 6920/2010 del 21 settem-
bre 2011 consid. 5.1.1). D’altro canto, l’art. 27 par. 2 CDI CH-IT, analoga-
mente a quanto previsto dall’art. 26 del Modello dell'OCSE disciplina la pro-
tezione dei dati e la confidenzialità delle informazioni, così come il principio
della specialità (cfr. per un approccio analogo la sentenza del TAF
A-7302/2018 del 26 maggio 2020 consid. 7.2). In questo contesto va pure
considerato che l'insorgente non ha sostanziato nemmeno a grandi linee
le violazioni allegate, ciò che a maggior ragione conduce questo Tribunale
a non (poter) trattare tali censure. Al riguardo si ricorda che siccome la
motivazione costituisce, insieme alle conclusioni, l'elemento centrale del
ricorso, questa dev'essere imprescindibilmente fornita con il rimedio giuri-
dico (sentenza del TAF A-6226/2017 del 21 marzo 2019 consid. 5).
5.6 Principio di specialità
5.6.1 Da ultimo, benché non espressamente contestato dal ricorrente,
giova rilevare che non emergono elementi che inducano a sospettare una
violazione del principio di specialità (cfr. consid. 3.8 del presente giudizio).
A tal proposito questo Tribunale evidenzia che l’autorità richiedente italiana
si è formalmente impegnata a trattare in maniera confidenziale tutte le in-
formazioni ricevute sulla base della sua domanda e ad utilizzarle unica-
mente per i fini previsti dalla CDI CH-IT (cfr. atto. n. 1 dell’inc. AFC). Nel
dispositivo della decisione da lei emanata l’11 febbraio 2020 l'autorità infe-
riore ha inoltre espressamente ricordato all'autorità fiscale italiana che le
informazioni trasmesse sono soggette, nello Stato richiedente, alle restri-
zioni d'uso e agli obblighi di riservatezza previsti dalla Convenzione all'ar-
ticolo 27 par. 2 CDI CH-IT (cfr. cifra 3 del dispositivo della decisione impu-
gnata, pag. 8). Inoltre, dalla giurisprudenza del Tribunale federale emanata
posteriormente alla decisione impugnata (DTF 146 I 172 consid. 7.1.3; DTF
147 II 13 consid. 3.4, 3.5, 3.7 e sentenza del TF 2C_545/2019 del 13 luglio
2020 consid. 4.7) risulta chiaramente che le informazioni trasmesse pos-
sono essere utilizzate unicamente nel procedimento avviato nei confronti
di A._ (cfr. consid. 3.8 del presente giudizio). Si tratta in effetti
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dell’unico soggetto direttamente interessato dagli accertamenti fiscali in Ita-
lia da parte dell'autorità estera (oltre naturalmente alla società italiana
C._ che non risulta tuttavia toccata dalle informazioni trasmesse).
5.6.2 Nella suddetta recente giurisprudenza il Tribunale federale ha in par-
ticolare addotto che le informazioni possono essere utilizzate solo nei con-
fronti delle persone verso cui la richiesta dell'autorità straniera è stata
espressamente indirizzata ("nur gegenüber denjenigen Personen, gegen
welche sich das Amtshilfegesuch ausdrücklich richtet" [sentenza del TF
2C_545/2019 del 13 luglio 2020 consid. 4.7], rispettivamente "Deshalb darf
der ersuchende Staat die [...] übermittelten Informationen nicht gegenüber
Personen verwenden, die von seinem Ersuchen nicht betroffen waren"
[DTF 147 II 13 consid. 3.5). Il fatto che, la società svizzera F._ sia
stata espressamente nominata nella richiesta – in qualità di soggetto inte-
ressato in Svizzera – e che la società maltese D._ sia stata margi-
nalmente citata, avendo le autorità italiane menzionato il rapporto contrat-
tuale sottoscritto per suo conto da A._ con la società svizzera, non
le rende persone formalmente interessate ai sensi della recente giurispru-
denza del Tribunale Federale. Sono quindi protette dal principio di specia-
lità nella sua dimensione personale. Lo stesso dicasi inoltre della società
H._ di Hong Kong, il cui nominativo viene trasmesso per il solo mo-
tivo di essere la beneficiaria del pagamento, eseguito da F._,
dell’onorario per le prestazioni eseguite da A._ nel periodo com-
preso fra il 23 febbraio 2015 e il 31 dicembre 2016 (cfr. a tal proposito la
sentenza del TAF A-5522/2019 del 18 agosto 2020 consid. 3.4.3).
5.6.3 Tenuto conto dell'esistenza di diverse concezioni riguardo alla portata
del principio di specialità sia sul piano nazionale che internazionale, in par-
ticolare sulla sua componente personale, è quindi opportuno che l'AFC in-
formi espressamente l'autorità richiedente italiana circa le restrizioni d'uso
delle informazioni trasmesse e le ricordi la citata dimensione personale del
principio di specialità (cfr. DTF 147 II 13 consid. 3.7; sentenza del
TF 2C_545/2019 del 13 luglio 2020 consid. 4; sentenze del TAF A-
5522/2019 del 18 agosto 2020 consid. 3.4.3; A-5309/2019 del 3 dicembre
2020 consid. 5.6 con rinvii). L'AFC dovrà dunque precisare e riferire all'au-
torità richiedente italiana quanto sancito al punto n. 2 del dispositivo del
presente giudizio.
6.
In conclusione il Tribunale constata che la domanda di assistenza ammini-
strativa italiana del 10 settembre 2019 adempie a tutti i requisiti formali.
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Essa non costituisce inoltre una “fishing expedition”, non è contraria al prin-
cipio della specialità, né al principio di sussidiarietà e neppure a quello della
buona fede. Nulla agli atti permette peraltro di dubitare della rilevanza ve-
rosimile delle informazioni richieste dall’autorità richiedente italiana. Di con-
seguenza, è a giusta ragione che l’autorità inferiore ha concesso l’assi-
stenza amministrativa in materia fiscale all’autorità richiedente. La deci-
sione impugnata dell’11 febbraio 2020 va pertanto confermata ed il gra-
vame integralmente respinto, fermo restando che l'autorità inferiore dovrà
precisare la portata del principio di specialità ai sensi di quanto esposto ai
considerandi 3.8 e 5.6 del presente giudizio.
7.
7.1 In considerazione dell’esito della lite, giusta l’art. 63 cpv. 1 PA, le spese
di procedura sono poste a carico del ricorrente, integralmente soccom-
bente (cfr. art. 1 segg. del regolamento del 21 febbraio 2008 sulle tasse e
sulle spese ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo fede-
rale [TS-TAF, RS 173.320.2]). Nella fattispecie l’importo complessivo è sta-
bilito in CHF 5'000.- (cfr. art. 4 TS-TAF), che verrà compensato con l’anti-
cipo spese di egual valore versato a suo tempo dal ricorrente.
7.2 Visto l’esito della procedura non sono dati i presupposti per l’assegna-
zione ai ricorrenti di indennità a titolo di spese ripetibili (cfr. 64 cpv. 1 PA a
contrario, rispettivamente art. 7 cpv. 1 TS-TAF a contrario).
8.
Contro la presente sentenza può essere interposto ricorso in materia di
diritto pubblico al Tribunale federale (cfr. art. 83 lett. h LTF). Il termine ricor-
suale è di 10 giorni dalla sua notificazione. Il ricorso inoltre è ammissibile
soltanto se concerne una questione di diritto di importanza fondamentale o
se si tratta per altri motivi di un caso particolarmente importante ai sensi
dell’art. 84 cpv. 2 LTF (cfr. art. 84a LTF). Il Tribunale federale è il solo com-
petente a determinare il rispetto di tali condizioni.