Decision ID: 39f0f17c-22ee-5278-9c4e-bb7e95637e20
Year: 2016
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_006
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: civil_law

ritenuto
in fatto: A. Nell’esecuzione n. _ promossa il 21 dicembre 2015 dalla CO 1 nei confronti di _ P_ per l’incasso di un attestato di carenza di beni di fr. 2'096.75 rilasciato il 3 settembre 2015, il 29 dicembre 2015 l’Ufficio d’esecuzione (UE) di Mendrisio ha fatto pignorare presso la bancarella del Mercatino di Natale di Lugano “una partita di assi d’ulivo ca. 50/60 pezzi”, attribuendole un valore di stima di fr. 2'000.–. L’escusso ha dichiarato che tutto il materiale è proprietà della moglie, RE 1, cui è anche intestata la bancarella. Con scritto 7 gennaio 2016, l’escusso ha ribadito che gli “assi” (meglio detto taglieri) pignorati, da lui creati artigianalmente con la moglie, appartengono a quest’ultima, e ha pure contestato la stima, ritenuta inferiore ai prezzi da lui da anni esposti.
B. L’8 gennaio 2016, la CO 1 ha contestato la rivendicazione della moglie dell’escusso. Il 12 gennaio 2016, l’UE ha quindi impartito a RE 1 un termine di venti giorni per promuovere un’azione di accertamento del suo diritto sugli oggetti pignorati nei confronti della CO 1, avvertendola che se non l’avesse fatto la sua pretesa non sarebbe stata presa in considerazione nell’esecuzione in corso.
C. Il 29 gennaio 2016, RE 1 ha inoltrato alla Giudicatura di pace del circolo del Ceresio una richiesta (recte: petizione) di accertamento della sua proprietà sui taglieri pignorati. In risposta all’ordinanza 26 febbraio 2016 con cui il Giudice di pace l’aveva invitata a produrre la “copia dell’acquisto del materiale per realizzare gli assi, [la] fattura riguardante l’acquisto con relativa giustificazione del pagamento, [la] testimonianza fotografica del laboratorio (o degli attrezzi) dove vengono realizzati gli assi [e] ogni altra pezza giustificativa che dimostra il reale possesso della partita di assi d’ulivo”, il 18 marzo 2016 l’attrice ha prodotto ulteriori documenti (foto di macchinari utilizzati per la lavorazione dei taglieri, foglio di calcolo di prestazioni complementari, modulo d’iscrizione per i mercati di Lugano del 2015) a dimostrazione della propria pretesa.
D. Il 1° aprile 2016, il Giudice ha impartito all’UE un termine per “replicare alle osservazioni della parte attrice”. Il 5 aprile 2016, l’UE ha osservato come la controparte nell’azione di rivendicazione fosse la CO 1, invitando il magistrato ad assegnare alla società escutente un termine per presentare la risposta di causa. Non risulta dagli atti che ciò sia avvenuto.
E. Statuendo con decisione 4 maggio 2016, il Giudice di pace ha (implicitamente) respinto la petizione, confermando che gli assi contestati possono essere sottoposti a pignoramento, ponendo a carico dell’attrice la tassa di giustizia di fr. 100.–.
F. Contro la sentenza appena citata RE 1 è insorta a questa Camera con un reclamo del 13 maggio 2016 per ottenerne l’annullamento e, previa concessione dell’assistenza giudiziaria, l’accertamento del suo diritto di proprietà sui beni pignorati e del loro carattere impignorabile. Visto l’esito del giudizio odierno, il reclamo non è stato notificato alla controparte per osservazioni.

Considerando
in diritto: 1. La sentenza impugnata – emanata in materia di rivendicazione (art. 109 LEF) – è una decisione finale di prima istanza, contro cui è dato il rimedio del reclamo alla Camera di esecuzione e fallimenti (CEF) del Tribunale d’appello (art. 48 lett. e n. 1 LOG) – e non alla Camera civile dei reclami, come erroneamente indicato nella sentenza impugnata –, ove il valore litigioso secondo l’ultima conclusione riconosciuta nella decisione sia inferiore a fr. 10'000.– (art. 308 cpv. 2 e 319 lett. a CPC; RtiD II-2012 893 seg. n. 53c [massima]). Nella fattispecie, il valore dei taglieri rivendicati è stato stimato dall’UE in fr. 2'000.– e non è specificamente contestato dalla rivendicante, la quale non ne quantifica il valore di “lavorazione”. Ad ogni modo il valore dei taglieri non raggiunge manifestamente fr. 10'000.–. Il ricorso in esame è quindi ammissibile quale reclamo nel senso dell’art. 319 lett. a CPC.
1.1 Avendo la procedura carattere ordinario (art. 198 lett. e n. 3 e 251 CPC a contrario), la decisione è impugnabile entro trenta giorni dalla notificazione (art. 321 cpv. 1 CPC) – e non entro dieci giorni come erratamente menzionato nella decisione impugnata. Inoltrato il 13 maggio 2016 contro la sentenza emessa dal Giudice di pace il 4 maggio, in concreto il reclamo è senz’altro tempestivo.
1.2 La Camera esamina solo le censure esplicitamente formulate e motivate in modo sufficiente, i requisiti al riguardo, che discendono dall’art. 321 cpv. 1 CPC, imponendo al reclamante di formulare delle conclusioni chiare e di spiegare perché la sentenza impugnata sarebbe erronea, e non (solo) perché le sue opinioni sarebbero pertinenti (DTF 138 III 375, consid. 4.3.1 e sentenza del Tribunale federale 5A_247/2013 del 15 ottobre 2013, consid. 3.3). La Camera decide in linea di principio in base agli atti di causa della giurisdizione inferiore (art. 327 cpv. 1 e 2 CPC). Secondo l’art. 320 CPC con il reclamo possono essere censurati sia l’applicazione errata del diritto sia l’accertamento manifestamente errato dei fatti, fermo restando che sono inammissibili conclusioni, allegazioni di fatti e mezzi di prove nuovi (art. 326 cpv. 1 CPC).
2. Nella decisione impugnata, il Giudice di pace ha rilevato che l’attrice, nelle sue osservazioni, “ha fatto rimarcare le sue difficoltà ma non ha saputo dimostrare di essere la reale proprietaria degli assi di ulivo contestati”. Ne ha dedotto che “gli assi contestati non le appartengono o le appartengono in unione con il marito per cui possono essere sottoposti a pignoramento”.
3. Nel reclamo RE 1 ritiene che la decisione impugnata sia fondata su accertamenti manifestamente inesatti, nella misura in cui i taglieri sono stati realizzati a mano da lei o dal marito senza che l’autore sia indicato specificamente sui singoli pezzi, l’attività è integralmente intestata a suo nome e i coniugi vivono nel regime della separazione dei beni. Nel merito, la reclamante rimprovera al Giudice di pace di non avere considerato che gli oggetti rivendicati non sono legna da ardere bensì pezzi di artigianato di qualità, per cui nel determinare il loro valore va considerato il valore della lavorazione. Infine, la reclamante fa valere che gli oggetti in questione sono il frutto della propria attività lucrativa e in quanto tali sono impignorabili.
4. Se viene fatto valere che sul bene pignorato un terzo è titolare di un diritto di proprietà, di pegno o di un altro diritto incompatibile con il pignoramento o che dev’essere preso in considerazione in proseguimento di esecuzione, l’ufficio d’esecuzione ne fa menzione nel verbale di pignoramento o, se questo è già stato notificato, ne dà speciale avviso alle parti (art. 106 cpv. 1 LEF). Ciò dà avvio alla procedura di rivendicazione, che serve a chiarire i pretesi diritti di terzi sull’oggetto (formalmente) pignorato (Staehelin, Basler Kommentar zum SchKG, 2a ed. 2010, n. 1 ad art. 106 LEF). Secondo l’art. 107 cpv. 1 e 5 LEF il terzo ha la facoltà di promuovere l’azione di accertamento del suo diritto convenendo in causa colui che contesta la sua pretesa, sia esso il creditore o il debitore. Il criterio del possesso vale solo per definire il ruolo delle parti nella causa di rivendicazione, mentre l’onere della prova continua a gravare sulla parte rivendicante conformemente all’art. 8 CC (DTF 116 III 84 consid. 2; sentenza del Tribunale federale 5C.245/2002 del 24 dicembre 2002, consid. 2.3 con rinvii).