Decision ID: 6b07dd15-fde3-50a1-ad6e-ebb41d1de027
Year: 2011
Language: it
Court: TI_TCAS
Chamber: TI_TCAS_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: social_law

ritenuto,
in fatto
1.1. RI 1, nato nel 1953, da ultimo attivo quale capo minatore presso la _, in data 5 ottobre 2007, ha presentato una domanda volta all’ottenimento di prestazioni AI per adulti (rendita) per
infarto ed enfisema polmonare (doc. AI 1-1/5).
1.2. Esperiti gli accertamenti medici ed economici del caso, in particolare una valutazione cardiologica da parte del medico SMR, Dr. _, l’UAI con il progetto di decisione del 31 luglio 2009 (doc. AI 39-1) ha attribuito all’assicurato una rendita intera d’invalidità (grado 100%) limitatamente al periodo dal 1° maggio 2008 al 30 giugno 2009 e un quarto di rendita (grado 43%) dal 1° luglio 2009.
1.3. In sede di osservazioni al progetto di decisione dell’UAI l’assicurato ha lamentato un peggioramento della patologia polmonare che ha richiesto un suo ricovero presso il Presidio ospedaliero di _ (doc. AI 42-1; 49-1; 51-9).
1.4. Esperiti nuovi accertamenti medici ed economici, in particolare una perizia pneumologica da parte del Dr. _ (doc. AI 57-1), l’UAI con la decisione del 12 novembre 2010 (doc. AI 63-1) ha attribuito all’assicurato una rendita intera d’invalidità (grado 100%) limitatamente al periodo dal 1° maggio 2008 al 30 giugno 2009 e un quarto di rendita (grado 47%) dal 1° luglio 2009.
1.5. Contro questa decisione l’assicurato, rappresentato dall’avv. RA 1, ha inoltrato un tempestivo ricorso al TCA postulando in via principale l’annullamento del provvedimento dell’amministrazione e il riconoscimento di una rendita intera a far tempo dal 1° luglio 2009. In via subordinata il legale ha chiesto che venga esperito un accertamento medico volto a determinare lo stato generale di salute dell’assicurato, rispettivamente le sue capacità funzionali (doc. I).
L’insorgente ha contestato la valutazione medica svolta dall’amministrazione, in particolare la perizia del Dr. _.
A sostegno delle proprie argomentazioni egli ha prodotto i referti del Dr. _ dell’Ospedale di _ (doc. H).
Secondo l’avv. RA 1 l’amministrazione avrebbe tralasciato le altre patologie lamentate dal ricorrente quali: “
la grave cardiopatia ischemica, l’arteriopatia obliterante cronica, l’ateromasia delle arterie carotiti ecc...
” e valutato in modo ingiustificatamente ottimista l’insufficienza respiratoria. Ciò che condurrebbe ad un’inabilità lavorativa completa dell’assicurato in qualsiasi attività lavorativa (doc. I).
Per quanto riguarda la valutazione economica, il legale ha contestato la riduzione dal reddito da invalido applicata dalla consulente in integrazione, ritenendo che vi siano altri elementi da prendere in considerazione quali: la scarsa scolarità, l’impossibilità di ipotizzare una riformazione, il peso che gli preclude determinate attività. L’insorgente ha, altresì, contestato le attività esigibili menzionate nel rapporto (doc. I).
1.6. L’UAI, in risposta, sulla base della perizia cardiologica del Dr. _ del SMR e quella pneumologica del Dr. _ nonché sul rapporto della consulente in integrazione professionale ha confermato il proprio provvedimento e postulato la reiezione integrale del gravame (doc. IV+bis).
1.7. Il 7 febbraio 2011 l’avv. RA 1 ha prodotto la presa di posizione del Dr. _ (doc. I), del Dr. _ (doc. L) e la decisione dell’Azienda sanitaria locale (doc. M).
Il doc. VI e gli allegati sono stati trasmessi all’UAI per osservazioni (doc. VII).
1.8. Nelle osservazioni del 18 febbraio 2011 l’UAI, dopo aver sottoposto la nuova documentazione medica al vaglio del SMR, ha confermato la propria decisione (doc. VIII+bis).
I doc. VII, VIII+bis sono stati inviati al legale dell’assicurato per conoscenza (doc. IX).
1.9. Il 25 febbraio 2011 il patrocinatore di RI 1 ha prodotto la dichiarazione di ricovero datata 23 febbraio 2011 dell’Azienda Ospedaliera della _ (doc. X+bis).
I doc. X+bis sono stati trasmessi all’UAI per osservazioni (doc. XIII).
1.10. Il 14 marzo 2011 l’avv. RA 1 ha prodotto nuova documentazione medica attestante il ricovero ospedaliero dell’assicurato (doc. XII+O 1-5).
I doc. XII, O 1-5 sono stati inviati all’UAI per osservazioni (doc. XIII).
1.11. In data 16 giugno 2011 il legale dell’assicurato ha inviato al TCA l’attestazione di controllo post ricovero del 14 giugno 2011 dell’Azienda Ospedaliera della _ (doc. XV+bis)
Anche il doc. XV+bis è stato inviato all’UAI per osservazioni (doc. XVI).
1.12. Con le osservazioni del 24 giugno 2011 l’UAI ha preso posizione sui doc. X+bis e XII+O 1-5 riconfermandosi nella propria decisione dopo aver interpellato il SMR (doc. XVII+bis).
Il doc. XVII+bis è stato inviato all’avv. _ per conoscenza (doc. XIX).
1.13. Il patrocinatore dell’assicurato ha inviato a questa Corte, il 1° luglio 2011, il rapporto relativo alla dimissione di RI 1 dall’Azienda Ospedaliera della _ (doc. XVIII+P)
Il doc. XVIII+P è stato trasmesso all’UAI per osservazioni (doc. XX).
1.14. L’UAI, in data 4 luglio 2011, dopo aver sottoposto la nuova documentazione medica all’esame del SMR, ha confermato il proprio provvedimento (doc. XX+bis).
I doc. XX, XXI+bis sono stati inviati all’assicurato per conoscenza (doc. XXII).
1.15. Nelle osservazioni del 15 luglio 2011 l’UAI ha trasmesso la presa di posizione del SMR sulla degenza ospedaliera dell’assicurato. L’amministrazione ha quindi nuovamente confermato il proprio provvedimento (doc. XXIII+bis).
I doc. XXIII+bis sono stati inviati all’assicurato per conoscenza (doc. XXIV).

in diritto
In ordine
2.1. La presente vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico ai sensi dell'articolo 49 cpv. 2 della Legge sull’organizzazione giudiziaria (cfr. STF 9C_211/ 2010 del 18 febbraio 2011 ; STF 9C_792/2007 del 7 novembre 2008; STF H 180/06 e H 183/06 del 21 dicembre 2007; STFA I 707/00 del 21 luglio 2003; STFA H 335/00 del 18 febbraio 2002; STFA H 212/00 del 4 febbraio 2002; STFA H 220/00 del 29 gennaio 2002; STFA U 347/98 del 10 ottobre 2001, pubblicata in RDAT I-2002 pag. 190 seg.; STFA H 304/99 del 22 dicembre 2000; STFA I 623/98 del 26 ottobre 1999).
Nel merito
2.2. Secondo l’art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con gli art. 7 e 8 della LPGA, con invalidità s’intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata, cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio. Gli elementi fondamentali dell'invalidità, secondo la surriferita definizione, sono quindi un danno alla salute fisica o psichica conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio, e la conseguente incapacità di guadagno.
Occorre quindi che il danno alla salute abbia cagionato una diminuzione della capacità di guadagno, perché il caso possa essere sottoposto all'assicurazione per l'invalidità (Scartazzini, Les rapports de causalité dans le droit suisse de la sécurité sociale, tesi Ginevra 1991, pp. 216ss).
L’art. 28 cpv. 2 LAI, in vigore dal 1° gennaio 2008, prescrive che gli assicurati hanno diritto ad una rendita intera se sono invalidi almeno al 70%, a tre quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono invalidi almeno al 40%.
Ai sensi dell'art. 16 LPGA il grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto fra il reddito del lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo l'insorgenza dell'invalidità e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione, nell'esercizio di un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in condizioni normali di mercato del lavoro (reddito da invalido) e il reddito del lavoro che egli avrebbe potuto conseguire se non fosse diventato invalido (reddito da valido). Il grado d'invalidità dell'assicurato deve quindi essere determinato dal raffronto del reddito ch'egli ancora può conseguire nonostante la sua invalidità con quello che avrebbe potuto guadagnare in assenza delle affezioni di cui è portatore (RCC 1992 p. 182, 1990 p. 543; Valterio, Droit et pratique de l'assurance invalidité, Les prestations, 1985, pp. 200ss.). Si confronta perciò il reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non fosse divenuto invalido con quello ch'egli può tuttora realizzare, benché invalido, sfruttando la residua capacità lavorativa in attività da lui ragionevolmente esigibili in condizioni normali del mercato del lavoro, previa adozione di eventuali provvedimenti integrativi (metodo generale del raffronto dei redditi; DTF 128 V 30, 104 V 136; Pratique VSI 2000 p. 84). Nel confronto dei redditi la giurisprudenza - di regola - non tiene conto di fattori estranei all'invalidità, come ad esempio la formazione professionale, le attitudini fisiche e psichiche e l'età dello assicurato (RCC 1989 p. 325; DTF 107 V 21; Scartazzini, op. cit, p. 232). La misura dell'attività ragionevolmente esigibile dipende d'altra parte dalla situazione personale dell'assicurato e dalla possibilità di applicazione di misure reintegrative. La situazione personale dell'assicurato è essenziale per la valutazione della residua capacità al guadagno. Secondo il TFA i due redditi, dalla cui differenza emerge il grado dell'incapacità di guadagno, vanno stabiliti in maniera precisa. Se ciò non è possibile, devono essere calcolati sulla base di una valutazione fondata sulle circostanze concrete (SVR 1996 IV Nr. 74; DTF 114 V 313).
Al proposito va infine ancora rilevato che,
secondo la giurisprudenza del TFA, per il raffronto dei redditi sono determinanti le circostanze esistenti al momento dell'(eventuale) inizio del diritto alla rendita ed i redditi da valido e da invalido devono però essere rilevati sulla medesima base temporale e la valutazione deve tenere conto di eventuali modifiche dei redditi di paragone intervenute fino alla resa della decisione (rispettivamente, in regime di LPGA, decisione su opposizione) e suscettibili di incidere sul diritto alla rendita (DTF 129 V 222, cfr. anche
cfr. STFA inedite 26 giugno 2003 nella causa R consid. 3.1, I 600/01; 3 febbraio 2003 nella causa R, I 670/01 pubblicata in SVR 2002 IV Nr. 24; 18 ottobre 2002 nella causa L consid. 3.1, I 761/01 pubblicata in SVR 2003 IV Nr. 11 e 9 agosto 2002 nella causa S. consid. 3.1, I 26/02 e cfr. anche STFA inedita 13 giugno 2003 nella causa G. consid. 4.2, I 475/01).
2.3.
Per costante giurisprudenza quando l’amministrazione con un’unica decisione attribuisce una rendita per un certo periodo e, contemporaneamente, la riduce o la sopprime per un periodo successivo, devono essere applicate per analogia le regole sulla revisione di decisioni amministrative (cfr. DTF 131 V 164; DTF 131 V 120; DTF 125 V 143; SVR 2006 IV Nr. 13; STFA del 10 gennaio 2006 nella causa K., I 597/04; STFA del 27 dicembre 2005 nella causa A., I 689/04; STFA del 19 ottobre 2005 nella causa F., I 38/05; STFA del 14 aprile 2005 nella causa K., 12/04; STFA del 24 febbraio 2005 nella causa K., I 528/04; STFA del 29 giugno 2004 nella causa T., I 299/03).
Al riguardo cfr. STCA 32.2005.83 del 20 febbraio 2006, massimata in RtiD II-2006 N. 39 pag. 182.
2.4. L’art. 17 cpv. 1 LPGA stabilisce che:
"
Se il grado d’invalidità del beneficiario della rendita subisce una notevole modificazione, per il futuro la rendita è aumentata o ridotta proporzionalmente o soppressa, d’ufficio o su richiesta."
I principi giurisprudenziali sviluppati in materia di revisione di rendite sotto il regime del vecchio art. 41 LAI sono applicabili anche a proposito dell’art. 17 LPGA (DTF 130 V 349 seg. consid. 3.5).
2.5. In una sentenza del 12 ottobre 2005 nella causa R., I 8/04, pubblicata in plaidoyer 1/06, pag. 64-65, il TFA ha ricordato i principi che sono alla base della revisione e della riconsiderazione di decisioni amministrative e si è così espresso:
"
(...)
2.
2.1
En l'espèce, il s'agit tout d'abord de savoir si l'on est en présence d'un motif de révision, ce qui suppose une modification notable du taux d'invalidité (art. 17 LPGA). Il n'y a pas matière à révision lorsque les circonstances sont demeurées inchangées et que le motif de la suppression ou de la diminution de la rente réside uniquement dans une nouvelle appréciation du cas. Un motif de révision au sens de l'art. 17 LPGA (ou de l'ancien art. 41 LAI) doit clairement ressortir du dossier (p. ex. arrêt P. du 31 janvier 2003
[I 559/02], consid. 3.2 et les arrêts cités; sur les motifs de révision en particulier: URSS Müller, Die materiellen Voraussetzungen der Rentenrevision in der Invalidenversicherung, thèse, Fribourg 2002, p. 133 ss). La réglementation sur la révision ne saurait en effet constituer un fondement juridique à un réexamen sans condition du droit à la rente (Rudolf Ruedi, Die Verfügungsanpassung als verfahrensrechtliche Grundfigur namentlich von Invalidenrentenrevisionen, in: Schaffauser/ Schlauri [Hrsg], Die Revision von Dauerleistungen in der Sozialversicherung, Saint-Gall, 1999, p. 15).
2.2
Si l'on compare les expertises du COMAI du 9 mai 1995 et de la Clinique X. du 10 mai 2002, les principaux diagnostics posés sont pratiquement superposables (syndrome somatoforme douloureux persistant et personnalité fruste et dépendante en 1995; syndrome douloureux somatoforme persistant [F45.4] et personnalité aux traits dépendants [F60.7] en 2002). Les conclusions des expertises sont divergentes, en revanche, en ce qui concerne les répercussions des atteintes à la santé sur la capacité de travail. Les experts du COMAI avaient estimé que le syndrome somatoforme douloureux prenait place dans le contexte d'un trouble de la personnalité. On était en présence d'une atteinte à la santé mentale importante, entraînant une incapacité totale de travail, sans perspective de reclassement ni d'amélioration, vu l'importance de la régression et de la fixation somatique.
Les experts de la Clinique X. concluent, pour leur part, à l'absence d'atteinte somatique ou psychique susceptible de limiter la capacité de travail. Les mêmes experts déclarent s'écarter des conclusions du COMAI, au motif que l'association d'un trouble somatoforme douloureux à une personnalité aux traits dépendants ne constitue pas, à leur avis, une atteinte à la santé mentale importante.
2.3
Sur la base de ces éléments, il y a lieu de constater que les experts de la Clinique X. ne font pas état d'une modification de l'état de santé du recourant, mais remettent en cause l'appréciation précédente - et fondée sur un même état de fait - des experts du COMAI. Ni l'administration ni les premiers juges n'ont cherché du reste à démontrer l'existence d'un changement de circonstances. Ils insistent plutôt sur le caractère probant de l'expertise dé la Clinique X., en faisant totalement abstraction des règles sur la révision et comme s'il s'agissait en l'occurrence de se prononcer pour la première fois sur le droit à la rente. Mais cela ne suffit pas, on l'a vu, pour justifier une révision du droit à la rente (cf. aussi Urs Müller, op. cit., p. 135, ch. 490).
3.
3.1.
Le principe selon lequel l'administration peut en tout temps revenir d'office sur une décision formellement passée en force qui n'a pas donné lieu à un jugement sur le fond, lorsque celle-ci est certainement erronée et que sa rectification revêt une importance appréciable, l'emporte sur la procédure de révision. Ainsi, l'administration peut aussi modifier une décision de rente lorsque les conditions de la révision selon l'art. 17 LPGA ne sont pas remplies. Si le juge est le premier à constater que la décision initiale était certainement erronée, il peut confirmer, en invoquant ce motif, la décision de révision prise par l'administration (ATF 125 V 369 consid. 2 et les arrêts cités; cf. aussi ATF 112 V 373 consid. 2c et 390 consid. 1b). Il est à relever que la reconsidération est désormais expressément prévue à l'art. 53 LPGA.
3.2
Pour juger s'il est admissible de reconsidérer une décision pour le motif qu'elle est sans nul doute erronée, il faut se fonder sur la situation juridique existant au moment où cette décision a été rendue, compte tenu de la pratique en vigueur à l'époque (ATF 119 V 479 consid. 1b/cc et les références). Par le biais de la reconsidération, on corrigera une application initiale erronée du droit, de même qu'une constatation erronée résultant de l'appréciation des faits. Un changement de pratique ou de jurisprudence ne saurait en principe justifier une reconsidération (ATF 117 V 17 consid. 2c, 115 V 314 consid. 4a/cc). Une décision est sans nul doute erronée non seulement lorsqu'elle a été prise sur la base de règles de droit non correctes ou inappropriées, mais aussi lorsque des dispositions importantes n'ont pas été appliquées ou l'ont été de manière inappropriée (DTA 1996/97 n° 28 p. 158 consid. 3c). Tel est notamment le cas lorsque l'administration a accordé une rente d'invalidité au mépris du principe de la priorité de la réadaptation sur la rente (voir l'arrêt P. du 31 janvier 2003, déjà cité). A l'inverse, une inexactitude manifeste ne saurait être admise lorsque l'octroi de la prestation dépend de conditions matérielles dont l'examen suppose un pouvoir d'appréciation, quant à certains de leurs aspects ou de leurs éléments, et que la décision paraît admissible compte tenu de la situation de fait et de droit (arrêt P. du 13 août 2003 [1790/01], consid. 3).
3.3
En l'espèce, c'est en vue d'élucider les divergences issues d'avis médicaux contradictoires se trouvant au dossier que l'administration a recueilli l'expertise du COMAI, du 9 mai 1995, et qu'elle s'est fondée sur cette dernière pour allouer une rente entière au recourant, le 1
er
décembre 1995. En présence d'un tableau clinique complexe, par ailleurs difficile à appréhender en raison de ses aspects subjectifs, la prise de position sur une incapacité de travail implique toujours un jugement d'appréciation. Or, un tel jugement ne saurait être qualifié de manifestement erroné que si les investigations médicales dans les différents domaines concernés n'ont pas été entreprises ou qu'elles ne l'ont pas été avec le soin nécessaire (cf. arrêt P. du 31 janvier 2003, déjà cité). Tel n'est pas le cas en ce qui concerne l'expertise du COMAI dans la mesure où cette expertise pluridisciplinaire répond aux critères jurisprudentiels permettant de lui attribuer une pleine valeur probante. En tout cas, les critiques émises à l'encontre des conclusions du COMAI par les médecins de la Clinique X. ne suffisent pas pour admettre que ces conclusions sont dépourvues de crédibilité. Comme on l'a vu, on est en présence d'appréciations divergentes d'experts en ce sens que les uns, à la différence des autres, considèrent que l'association d'un trouble somatoforme douloureux à une personnalité aux traits dépendants n'a pas d'incidence sur la capacité de travail. Seule une surexpertise serait de nature à les départager.
Mais, ici également, on ne peut faire abstraction des éléments qui ont conduit l'administration à allouer une rente entière au recourant comme si l'on devait statuer pour la première fois sur les droits de l'assuré et modifier sa situation juridique à la lumière exclusivement des données médicales recueillies à l'occasion de la procédure de révision. Une appréciation médicale différente ultérieure ne suffit pas pour faire apparaître comme manifestement erronée la décision initiale ou pour ordonner une expertise.
On ne peut pas non plus affirmer que l'administration a commis à l'origine une erreur de droit, notamment en méconnaissant le principe de la priorité de la réadaptation sur la rente: l’expertise du COMAI excluait toute possibilité de reclassement professionnel et ne laissait pas entrevoir, à brève échéance, une amélioration de l'état de santé qui eût permis la mise en oeuvre de mesures de réadaptation professionnelle."
Una diversa valutazione di uno stato di fatto rimasto invariato ed inizialmente approfonditamente esaminato non costituisce dunque né un caso di revisione, né un caso di riconsiderazione
2.6. Nella presente fattispecie l’UAI, con la decisione del 12 novembre 2010, ha attribuito una rendita intera d’invalidità limitatamente al periodo dal 1° maggio 2008 al 30 giugno 2009 fondandosi sulla documentazione medica agli atti (certificati Dr. _ / Dr. _; Dr. _).
Si tratta ora di stabilire se l’amministrazione era legittimata oppure no a ridurre ad un quarto la rendita dell’assicurato, a far tempo dal 1° luglio 2009.
Con lo scopo di accertare in maniera approfondita lo stato di salute di RI 1, l’Ufficio AI ha affidato al Servizio medico regionale (SMR) il compito di svolgere una valutazione specialistica (cardiologica).
Il Dr. _ del SMR, nel rapporto medico del 4 marzo 2009, dopo aver illustrato l’anamnesi del paziente, lo status e il risultato degli esami supplementari paraclinici ha posto la seguente diagnosi e conclusione:
"
(...)
Diagnosi:
Stato da infarto miocardico infero‐posteriore il 16,11,2006 e stato da dilatazione coronarica e posa di stent nell'arteria coronaria destra e nel ramo interventricolare anteriore.
Attualmente riserva coronarica e funzione dei ventricolo sinistro normali. Bronchite cronica e enfisema da pregresso tabagismo, eventualmente da inalazioni di polveri nell'attività di minatore.
Placca aterosclerotica nell'arteria femorale superficiale sinistra, senza al momento sintomatologia di claudicazione intermittente.
Importante soprappeso.
iperlipidemia e ipertensione arteriosa in trattamento.
Valutazione/conclusione:
L'A. presenta una cardiopatia ischemica con stato da infarto miocardio inferoposteriore e stato da dilatazione e posa di stent nell'arteria coronarica destra e nel ramo interventricolare anteriore. Attualmente la funzione delle coronarie e del ventricolo sinistro è normale. La bronchite cronica è attualmente compensata, con presenza di pochi ronchi basali bilaterali. Non vi è cianosi e si nota solo una lieve dispnea da sforzo, in parte attribuibile al soprappeso. L'aterosclerosi all'arteria femorale superficiale sinistra non manifesta attualmente episodi di claudicazione intermittente.
Le patologie descritte non permettono più la ripresa dell'attività precedente di minatore.
È possibile il reinserimento in un'attività lavorativa con impegno fisico lieve‐moderato, secondo l'allegato Esame della funzionalità fisica e tenendo conto della bassa scolarità dell'A.” (doc. AI 30-5/6).
In sede di osservazioni al progetto di decisione del 31 luglio 2009 l’UAI ha predisposto un accertamento pneumologico (doc. AI 53-1).
Il Dr. _, spec. FMH in malattie polmonari e Capo-Servizio di Pneumologia dell’Ospedale Regionale di _ _, nel referto del 12 agosto 2010 ha così risposto alle domande dell’UAI:
"
(...)
Diagnosi
·
BPCO con componente di reversibilità di grado moderato (GOLD II)
·
Possibile incipiente leggero disturbo ventilatorio di tipo restrittivo di origine mista (obesità corporea, possibile incpiente processo cicatriziale)
·
Obesità corporea BIVII 35
·
Pregresse sequele specifiche
·
Pregresso tabagismo
Conseguenze dei disturbi sull'attività attuale e come si ripercuotono di disturbi sull'attività L'assicurato é da considerarsi inabile al lavoro quale minatore al 100%.
Da quanto sussiste la diminuzione della capacità lavorativa
Sulla base dei dati risulta difficile esprimersi con certezza. Tuttavia già in occasione dell'esame da noi eseguito nel 2007 si constatava un disturbo ventilatorio ostruttivo di grado moderato che rendeva già allora l'assicurato inabile al lavoro per lavori fisici pesanti quali quello di minatore al 100%.
E' possibile effettuare provvedimenti di integrazione
No, teoricamente l'assicurato dovrebbe tuttavia diminuire adeguatamente il peso corporeo e farsi sottoporre come é già il caso a misure di riabilitazione respiratoria. E' tuttavia dubbio che ciò possa portare alla ripresa completa della capacità lavorativa quale minatore.
E' possibile migliorare la capacità lavorativa sul posto dì lavoro attuale.
No.
L'assicurato é in grado di svolgere altre attività
Lavori fisici moderati al massimo al 50%, lavori sedentari fisici leggeri al 100%. (doc. AI 57-5).
2.7 Quanto alla valenza probante di un rapporto medico, determinante è che i punti litigiosi importanti siano stati oggetto di uno studio approfondito, che il rapporto si fondi su esami completi, che consideri parimenti le censure espresse dal paziente, che sia stato approntato in piena conoscenza dell'incarto (anamnesi), che la descrizione del contesto medico sia chiara e che le conclusioni del perito siano ben motivate. Determinante quindi per stabilire se un rapporto medico ha valore di prova non è né l'origine del mezzo di prova, né la denominazione, ad esempio quale perizia o rapporto (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; STFA I 462/05 del 25 aprile 2007; STFA U 329/01 e U 330/01 del 25 febbraio 2003; DTF 125 V 352 consid. 3a; DTF 122 V 160 consid. 1c;
Meyer-Blaser
, Die Rechtspflege in der Sozialversicherung, BJM 1989 pag. 31; Pratique VSI 3/1997 pag. 123)
, bensì il suo contenuto (DTF 122 V 160 in fine con rinvii).
A proposito delle perizie mediche eseguite nell'ambito della procedura amministrativa, il TFA ha stabilito che, nell'ipotesi in cui sono state eseguite da medici specializzati riconosciuti, hanno forza probatoria piena se giungono a conclusioni logiche e sono state realizzate sulla base di accertamenti approfonditi, fintanto che indizi concreti non inducono a ritenerle inaffidabili (DTF 123 V 176; DTF 122 V 161, DTF 104 V 212; SVR 1998 IV Nr. 1 pag. 2; SZS 1988 pagg. 329 e 332; ZAK 1986 pag. 189;
Locher
, Grundriss des Sozialversicherungsrechts, Berna 1994, pag. 332).
In una sentenza pubblicata nella Pratique VSI 2001 pag. 106 segg., il TFA ha però ritenuto conforme al principio del libero apprezzamento delle prove definire delle direttive per la valutazione di determinate forme di rapporti e perizie. In particolare per quanto concerne le perizie giudiziarie, la giurisprudenza ha statuito che il giudice non si scosta senza motivi imperativi dalla valutazione degli esperti, il cui compito è quello di mettere a disposizione del tribunale le loro conoscenze specifiche e di valutare da un punto di vista medico una certa fattispecie. Ragioni che possono indurre a non fondarsi su un tale referto sono ad esempio la presenza di affermazioni contraddittorie, il contenuto di una superperizia, altri rapporti contenenti validi motivi per farlo (Pratique VSI 2001 pag. 108 consid. 3b)aa e riferimenti citati;
STFA I 462/05 del 25 aprile 2007;
STFA
U 329/01 ed U 330/01 del 25 febbraio 2003).
Nella DTF 125 V 351 (= SVR 2000 UV Nr. 10 pag. 33 segg.), la Corte federale ha ribadito che ai rapporti allestiti da medici alle dipendenze di un'assicurazione deve essere riconosciuto pieno valore probante, a condizione che essi si rivelino essere concludenti, compiutamente motivati, di per sé scevri di contraddizioni e, infine, non devono sussistere degli indizi che facciano dubitare della loro attendibilità. Il solo fatto che il medico consultato si trovi in un rapporto di dipendenza con l'assicuratore
non
permette già di metterne in dubbio l'oggettività e l'imparzialità. Devono piuttosto esistere delle particolari circostanze che permettano di ritenere come oggettivamente fondati i sospetti circa la parzialità dell'apprezzamento.
Lo stesso vale per le perizie fatte esperire da medici esterni (DTF 104 V 31; RAMI 1993 pag. 95).
Le perizie affidate dagli organi dell'AI o dagli assicuratori privati, in sede di istruttoria amministrativa, a medici esterni o a servizi specializzati indipendenti, i quali fondano le proprie conclusioni su indagini approfondite e giungono a risultati concludenti, dispongono di forza probatoria piena, a meno che non sussistano indizi concreti a mettere in causa la loro credibilità (Pratique VSI 2001 pag. 109 consid. 3b)bb; STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008;
STFA I 462/05 del 25 aprile 2007
).
Il TFA, in una decisione I 938/05 del 24 agosto 2006
concernente un caso di assicurazione per l
'
invalidità
, ha evidenziato il valore probatorio delle opinioni espresse dai medici SMR nell
'
ambito dell
'
assicurazione per l
'
invalidità, sottolineando che in caso di divergenza tra il medico curante ed il medico SMR non è per principio necessario procedere ad una nuova perizia.
In quell’occasione l’Alta Corte ha sviluppato la seguente considerazione:
"
(...)
La valeur probante des rapports médicaux des uns et des autres doit bien plutôt s'apprécier au regard des critères jurisprudentiels précédemment énumérés (cf. consid. 3.1 supra). Il n'y a dès lors aucune raison d'écarter le rapport du SMR ici en cause ou de lui préférer celui du médecin traitant, pour le seul motif que c'est le service médical régional de l'AI qui l'a établi. Au regard du déroulement de l'examen clinique pratiqué par les médecins du SMR et du contenu de leur rapport, on ne relève, du reste, aucune circonstance particulière propre à faire naître un doute sur l'impartialité de ceux-ci.
La recourante ne fait d'ailleurs rien valoir de tel." (...)
A questo proposito va ricordato che l'art. 49 OAI così enumera i compiti dei servizi regionali:
"
1
I servizi medici regionali esaminano le condizioni mediche del diritto alle prestazioni. Nel quadro della loro competenza medica specifica e delle istruzioni specializzate di portata generale, essi sono liberi di scegliere i metodi d'esame idonei.
2
Se occorre, i servizi medici regionali possono eseguire direttamente esami medici sugli assicurati. Mettono per scritto i risultati degli esami. Una copia dei risultati degli esame deve essere fornita agli assicurati. È fatto salvo l'articolo 47 capoverso 2 LPGA.
3
Per ogni caso esaminato, i servizi medici regionali forniscono agli atti AI un rapporto scritto con i necessari dati. Esso contiene i risultati dell'esame medico e una raccomandazione sul seguito da dare, dal profilo medico, alla domanda di prestazioni.
4
I servizi medici regionali sono disponibili a fornire consulenza agli uffici AI della regione."
Per quel che riguarda i rapporti del medico curante, secondo la generale esperienza della vita, il giudice deve tenere conto del fatto che, alla luce del rapporto di fiducia esistente con il paziente, il medico curante attesterà, in caso di dubbio, in favore del suo paziente (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; DTF 125 V 353 consid.
3a)cc); Pratique VSI 2001 pag. 109 consid. 3a)cc;
Meyer-Blaser
, Rechtsprechung des Bundesgericht im Sozialversicherungsrecht, Zurigo 1997, pag. 230).
L’Alta Corte in una sentenza 9C_142/2008 del 16 ottobre 2008 per quanto riguarda le divergenze d’opinioni tra medici curanti e periti interpellati dall’amministrazione o dal giudice ha precisato quanto segue:
"
(...)
On ajoutera qu'en cas de divergence d'opinion entre experts et médecins traitants, il n'est pas, de manière générale, nécessaire de mettre en oeuvre une nouvelle expertise.
La valeur probante des rapports médicaux des uns et des autres doit bien plutôt s'apprécier au regard des critères jurisprudentiels (
ATF 125 V 351
consid.
3a p. 352) qui permettent de leur reconnaître pleine valeur probante. A cet égard, il convient de rappeler qu'au vu de la divergence consacrée par la jurisprudence entre un mandat thérapeutique et un mandat d'expertise (
ATF 124 I 170
consid. 4 p. 175; SVR 2008 IV Nr. 15 p. 43 consid. 2.2.1 et les références [arrêt I 514/06 du 25 mai 2007]), on ne saurait remettre en cause une expertise ordonnée par l'administration ou le juge et procéder à de nouvelles investigations du seul fait qu'un ou plusieurs médecins traitants ont une opinion contradictoire. Il n'en va différemment que si ces médecins traitants font état d'éléments objectivement vérifiables ayant été ignorés dans le cadre de l'expertise et qui sont suffisamment pertinents pour remettre en cause les conclusions de l'expert.(...)
Infine, va ricordato che se vi sono dei rapporti medici contraddittori, il giudice non può evadere la procedura senza valutare l'intero materiale ed indicare i motivi per cui egli si fonda su un rapporto piuttosto che su un altro (STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008,
STFA I 462/05 del 25 aprile 2007).
Va ancora rilevato che, affinché
un esame medico in ambito psichiatrico sia ritenuto affidabile, esso deve adempiere diverse condizioni (D. Cattaneo, “La promozione dell'autonomia del disabile: esempi scelti dalle assicurazioni sociali”, in RDAT II-2003, pag. 571 seg., in particolare la nota 158, pag. 628-629, nella quale vengono citate alcune sentenze federali e cantonali, in particolare la DTF 127 V 294; cfr. D. Cattaneo, “Le perizie nelle assicurazioni sociali” in Le perizie giudiziarie Ed. CFPG, Lugano e Helbing & Lichtenhahn, Basilea 2008 pag, 203 e segg. (249-254).
In quest’ultima sentenza l'Alta Corte ha fatto proprie le considerazioni di Mosimann. In particolare, secondo questo autore (Somatoforme Störungen: Gerichte und [psychiatrische] Gutachten, in: SZS 1999 pag. 105 ss), in ambito psichiatrico l’esperto deve innanzitutto porre una diagnosi secondo una classificazione riconosciuta e pronunciarsi sulla gravità dell'affezione.
Il perito deve anche valutare l'esigibilità della ripresa di un'attività lucrativa da parte dell'assicurato. Tale prognosi deve tener conto di diversi criteri, quali il carattere premorboso, l'affezione psichica e quelle organiche croniche, la perdita d'integrazione sociale, un eventuale profitto tratto dalla malattia, il carattere cronico della malattia, la durata pluriennale della stessa con sintomi stabili o in evoluzione e l'impossibilità di ricorrere a trattamenti medici secondo la regola d'arte. La prognosi sfavorevole deve essere fatta in base all’insieme dei succitati criteri.
Inoltre, l'esperto deve esprimersi sull'aspetto psicosociale della persona esaminata.
Del resto, un rifiuto di una rendita deve ugualmente basarsi su diversi criteri, tra i quali le divergenze tra i dolori descritti e quelli osservati, le allegazioni sull'intensità dei dolori la cui descrizione rimane sul vago, l'assenza di una richiesta di cura, le evidenti divergenze tra le informazioni fornite dal paziente e quelle risultanti dall'anamnesi, il fatto che le lamentele molto dimostrative lascino l'esperto insensibile, come pure le allegazioni di grandi handicap nonostante un ambiente psico-sociale intatto (STCA inedita 27 settembre 2001, inc. 32.1999.124).
2.8. Nella concreta fattispecie, chiamato a verificare innanzitutto se lo stato di salute de ricorrente è stato accuratamente vagliato dall’UAI prima dell’emissione della decisione qui impugnata, questo TCA, dopo attenta analisi della documentazione medica agli atti, non può confermare l’operato dell’amministrazione, in quanto la problematica pneumologica non è stata chiarita in modo soddisfacente.
Se da una parte, infatti, il TCA non ha motivo per distanziarsi dalla valutazione della patologia cardiologica, approfonditamente vagliata dai medici del SMR (Dr. _), analogo discorso non può invece valere con riferimento ai disturbi di natura pneumologica dell’assicurato, che necessitano, per contro, di essere ulteriormente indagati.
2.9.
Per quanto riguarda la patologia cardiologica
, l’assicurato è stato sottoposto ad un accurato esame da parte del Dr. _ del SMR, il quale ha diagnosticato una “
Cardiopatia ischemica con stato da infarto miocardico inferiore e stato da dilatazione coronarica (PTCA), con posa di stent nell'arteria coronarica destra e nel ramo interventricolare anteriore il 16 novembre e rispettivamente il 23 novembre 2006. Bronchite cronica. Enfisema
” (doc. AI 30-1).
Secondo lo specialista le patologie descritte non permettono più la ripresa dell'attività precedente di minatore, mentre è possibile il reinserimento in un'attività lavorativa con impegno fisico lieve‐moderato (doc. AI 30-2).
Il TCA non ha motivo per distanziarsi da tale valutazione peritale, che non è del resto stata smentita da certificati medico-specialistici attestanti delle patologie maggiormente invalidanti, in grado di influire sulla capacità lavorativa residua dell’interessato.
Il ricorrente ha prodotto l’elettrocardiogramma del 29 novembre 2009 (doc. G) e il rapporto datato 9 dicembre 2010 del Dr_, spec. in Cardiologia e in Pneumologia, Primario della riabilitazione Cardiologica dell’Ospedale di _, nel quale il medico curante ha affermato che la perizia del Dr. _ avrebbe trascurato le altre gravi patologie di RI 1, ovvero la grave cardiopatia ischemica, l’arteriopatia obliterante cronica e l’ateromasia delle arterie carotidi. Inoltre l’insufficienza respiratoria e la sindrome delle apnee notturne sarebbero state valutate in maniera troppo ottimistica (doc. H).
Il Dr. _ ha quindi ritenuto il paziente inabile totalmente in ogni attività lavorativa (doc. H).
Questa documentazione medica non permette tuttavia una diversa valutazione della fattispecie.
I medici del SMR, ai quali è stato sottoposto il referto medico, hanno precisato che dal lato cardiologico l’assicurato è stato valutato dallo specialista Dr. _, il quale ha debitamente tenuto conto della problematica cardiaca.
I medici del SMR, Dr. _ e Dr. _, hanno quindi precisato quanto segue:
"
(...)
-
la presenza di un’arteriosclerosi è di regola una problematica diffusa a tutto il corpo, primaria manifestazione presso l’assicurato risulta essere la problematica cardiaca. La presenza di una arteriosclerosi a livello delle carotidi può essere un fattore rischio ma nel specifico caso non produce sintomi e quindi non è da ritenersi limitante.
-
per quanto concerne la possibile problematica di apnee notturne si rimanda alla pagina 4 della perizia pneumologica
-
l’arteriopatia periferica con sintomi di claudicatio a 250 non è limitante per un’attività prevalentemente sedentaria. Da notare che la primaria terapia in questa problematica risulta l’allenamento alla marcia. Si fa inoltre notare che la presenza di calcificazioni a livello delle arterie periferiche non è diagnostico per una problematica limitante ma è unicamente indicatore di una arteriopatia periferica, problematica ben nota” (doc. IV bis).
Nello scritto del 1° febbraio 2011 il Dr. _ ha evidenziato nel paziente un ventricolo sinistro molto dilatato con una notevole compromissione della funzione contrattile globale. Secondo lo specialista il quadro è evoluto in una grave forma di cardiomiopatia dilatativa post-infartuale che rende problematica anche un’attività con sforzi lievi-moderati.
Nel medesimo referto il medico ha aggiunto che “
l’aumento fisiologico della pressione sistolica durante l’esercizio fisico coincide con una maggiore turbolenza del flusso – specie in presenza di placche – con disturbo dello shear stress, ritenuto di fondamentale importanza nella produzione di ossido nitrico
”
Per quanto concerne l’arteriopatia periferica il Dr. _ ha poi ritenuto contraddittoria la conclusione peritale secondo cui il paziente può svolgere attività leggere e sedentarie, ma nel contempo può trarre vantaggio con l’allenamento alla marcia.
Infine, il medico curante ha concluso indicando che la sindrome delle apnee notturne si accompagna non solo a disturbi del sonno ma anche a disturbi cognitivi e dell’attenzione e spesso a disturbi della personalità (doc. i).
A mente del Dr. _ l’assicurato è da ritenere inabile al 100% in ogni attività (doc. i).
Secondo il Dr. _ del SMR lo scritto del Dr. _ non contiene nuovi elementi clinici pratici, ma piuttosto “
elementi di tipo teorico in parte molto teorici e discutibili ma non pertinenti per quanto concerne la funzionalità e l’esigibilità lavorativa
” (doc. VIIIbis).
2.10. Quanto all’aspetto pneumologico, per contro, il TCA non può, in mancanza di ulteriori approfondimenti, confermare la valutazione svolta dall’amministrazione, per le ragioni che seguono.
2.10.1. Secondo la giurisprudenza, il giudice delle assicurazioni sociali è tenuto a vagliare oggettivamente tutti i mezzi di prova, a prescindere dalla loro provenienza, e a decidere se la documentazione a disposizione permette di rendere un giudizio corretto sull'oggetto della lite. Qualora i referti medici fossero contradditori fra loro, non gli è consentito di liquidare il caso senza valutare l'insieme delle prove e senza indicare le ragioni per le quali si fonda su un parere piuttosto che su un altro (DTF 125 V 352). Determinante è, del resto, che il rapporto sia completo sui temi sollevati, che sia fondato su esami approfonditi, che tenga conto delle censure sollevate dalla persona esaminata, che sia stato redatto in piena conoscenza dell'anamnesi, che sia chiaro nella presentazione del contesto medico e che le conclusioni dell'esperto siano motivate (cfr. DTF 125 V 352; RAMI 1991 U 133, p. 311 consid. 1, 1996 U 252, p. 191ss.; DTF 122 V 160ss, consid. 1c e riferimenti).
L'elemento rilevante per decidere circa il valore probante, non è né l'origine del mezzo di prova né la sua designazione quale rapporto oppure quale perizia, ma semplicemente il suo contenuto (cfr. DTF 125 V 352 consid. 3a e riferimenti).
Nella DTF 125 V 351 seg. (= SVR 2000 UV Nr. 10, p. 33ss. e RAMI 1999 U 356, p. 572)
, la nostra Corte federale ha stabilito che ai rapporti allestiti da
medici alle dipendenze di un'assicurazione
deve essere riconosciuto pieno valore probante, a condizione che essi si rivelino essere concludenti,
compiutamente motivati, di per sé scevri di contraddizioni e, infine, non devono sussistere degli indizi che facciano dubitare della loro attendibilità. Il solo fatto che il medico consultato si trovi in un rapporto di dipendenza con l'assicuratore, non permette già di metterne in dubbio l'oggettività e l'imparzialità. Devono piuttosto esistere delle particolari circostanze che permettano di ritenere come oggettivamente fondati i sospetti circa la parzialità dell'apprezzamento.
In una sentenza 8C_216/2009 del 28 ottobre 2009, pubblicata in DTF 135 V 465, il Tribunale federale ha precisato che il giudice delle assicurazioni sociali può fondare la propria sentenza su rapporti allestiti da medici che si trovano alle dipendenze dell’amministrazione,
a condizione che non sussista dubbio alcuno, nemmeno il più lieve
,
a proposito della correttezza delle conclusioni contenute in tali rapporti. Sempre secondo l’Alta Corte, dal principio della parità delle armi che la Corte europea dei diritti dell’uomo ha dedotto dall’art. 6 cpv. 1 CEDU, discende che gli assicurati sono legittimati a mettere in dubbio l’affidabilità dei rapporti dei medici interni all’amministrazione mediante dei mezzi di prova propri. Fra questi mezzi di prova entrano in linea di conto, in particolare, anche le certificazioni dei medici curanti.
2.10.2.
L
’assicurato è stato sottoposto ad un accurato esame da parte del Dr. _, spec. FMH in malattie polmonari e Capo-Servizio di Pneumologia dell’Ospedale Regionale di _ _, il quale ha diagnosticato “
BPCO con componente di reversibilità di grado moderato (GOLD II). Possibile incipiente leggero disturbo ventilatorio di tipo restrittivo di origine mista (obesità corporea, possibile incipiente processo cicatriziale). Obesità corporea BIVII 35. Pregresse sequele specifiche. Pregresso tabagismo
” (doc. AI 57-5).
Per quanto riguarda la capacità lavorativa residua il Dr. _ ha indicato che l'assicurato é da considerarsi inabile al lavoro quale minatore al 100%, mentre lavori fisici moderati possono essere esercitati al massimo al 50% e lavori sedentari fisici leggeri al 100%.
Il ricorrente, da parte sua, ha prodotto lo scritto del 3 febbraio 2011 del Dr. _ dell’Azienda Ospedaliera della _, nel quale viene indicato un “
ulteriore peggioramento”
rispetto al
2009 e 2007, del quadro clinico, con un deficit funzionale respiratorio ostruttivo di grado moderatamente severo. Gli esami di laboratorio hanno inoltre deposto per un peggioramento dell’emogasanalisi in aria ambiente, Test del cammino in aria ambiente “
con valori ai limiti per insufficienza respiratoria latente
” e un “
incremento significativo degli indici di citolisi epatica e colestasi
” (doc. L).
La nuova documentazione medica del Dr. _ non è stata tuttavia sottosta al perito specialista Dr. _, ma unicamente al medico del SMR, Dr. _, che ha evidenziato anch’egli un peggioramento della funzionalità polmonare, sebbene i dati di laboratorio siano identici a quelli emersi in occasione della perizia (doc. VIIIbis).
Il TCA rileva ancora che l’assicurato ha subìto un nuovo ricovero presso l’Azienda Ospedaliera della _, reparto di riabilitazione Pneumologica, dal 14 febbraio al 5 marzo 2011 (doc. Xbis).
Anche in questo caso la documentazione relativa alla degenza di RI 1 non è stata sottoposta a valutazione da parte di uno specialista FMH in pneumologia (doc. XVIIbis).
Infine, l’avv. RA 1 ha prodotto, in data 16 giugno 2011, un’attestazione
dell’Azienda Ospedaliera _
che attesta “
una riacutizzazione bronchitica
” e consiglia un ricovero in pneumologia per ulteriori accertamenti.
Ricovero che è quindi avvenuto dal 24 al 28 giugno 2011 presso
l’Azienda Ospedaliera della _ a seguito di una riacutizzazione bronchitica - nell’aprile 2011 - trattata con antibiotico. La diagnosi posta dal Dr. _ è di “
Sindrome bronchiectasica in paziente affetto da “interstizio-patia polmonare” a verosimile genesi pneumoconoitica e BPCO enfisematosa
”. Il medico ha quindi indicato le ragioni del ricovero, ovvero la tosse, la dispnea da sforzo ed episodi emoftoici recidivanti, anche se non presenti al momento del ricovero (doc. P).
Nelle annotazioni del SMR del 30 giugno 2011 e del 12 luglio 2011 il Dr. _ ha confermato una situazione polmonare stabile rispetto a quella riscontrata nella valutazione peritale del Dr. _ (doc. XXI+bis; XXIII+bis).
Chiamato a pronunciarsi, il TCA, in applicazione della giurisprudenza di cui alla STF 8C_216/2009 del 28 ottobre 2009, pubblicata in DTF 135 V 465 sopra esposta (cfr. consid. 2.5.3.1.), ritiene che, nel caso di specie non è possibile, in mancanza di ulteriori approfondimenti di natura pneumologica, concludere con la necessaria tranquillità che l’assicurato sia abile al 50% per lavori fisici moderati e al 100% per lavori sedentari fisici leggeri.
In particolare, questa Corte rileva che la documentazione medica relativa alla patologia pneumologica, prodotta dall’assicurato in via ricorsuale, non è mai stata sottoposta al perito dell’amministrazione Dr. _, spec. FMH in pneumologia, per una sua valutazione specialistica. Questo malgrado che l’insorgente abbia subìto numerosi ricoveri ospedalieri (ancora nel febbraio 2011 e nel giugno 2011) e il suo stato di salute si sia progressivamente aggravato.
A tal proposito il perito Dr. _, nella valutazione del 12 agoato 2010 aveva già constatato un quadro leggermente peggiorato rispetto al 2007 “
con un sospetto incipiente disturbo ventilatorio di tipo restrittivo che può essere addotto al marcato aumento ponderale
”. In considerazione delle alterazioni cicatriziali già constatate nella TAC precedente – secondo lo specialista – l’assicurato potrebbe presentare un processo restrittivo incipiente. Ragione per la quale il Dr. _ riteneva opportuno che RI 1 venisse sottoposto a regolari controlli radiografici rispettivamente funzionali (doc. AI 57-4).
2.11. Il rinvio degli atti all’UAI si giustifica anche per quanto riguarda l’aspetto economico.
La consulente in integrazione professionale nel rapporto del 4 giugno 2009 e del 30 settembre 2010 ha indicato: - compiti di controllo / manutenzione tipici delle organizzazioni comunali (letturista, ripristino dei cestini, pulizia fontane, servizi); - addetto alla logistica (magazziniere, con l’ausilio del muletto); - operaio generico (mansioni d’assemblaggio, stampa, rifinitura, lucidatura, controllo del funzionamento e della qualità, attività di controllo, di sorveglianza, riparazioni, imballaggio, etichettatura); - autista, fattorino addetto alla distribuzione e consegna a domicilio di merce non troppo pesante (es. fiori, prodotti farmaceutici) (doc. AI 35-3).
Il medico del SMR, Dr. _, aveva indicato che è possibile il reinserimento dell’assicurato in un'attività lavorativa con impegno fisico lieve‐moderato (doc. AI 30-2). Il Dr. _, da parte sua, ha successivamente precisato che lavori fisici moderati possono essere esercitati al massimo al 50% e lavori sedentari fisici leggeri al 100% (doc. AI 57-5).
Nel rapporto della consulente in integrazione non viene fatta una distinzione tra lavori fisici moderati e lavori sedentari leggeri, ma viene unicamente fatto riferimento al rapporto del 4 giugno 2009 e indicato che le attività esigibili rispettano il limite per mansioni leggere (>10 kg).
Questa Corte ritiene che le attività esigibili dall’assicurato, sulla base delle limitazioni medico-teoriche e della configurazione della realtà economica del Cantone Ticino, vadano precisate maggiormente in considerazione della parziale abilità (50%) dell’assicurato nei lavori fisici moderati e della piena abilità lavorativa in attività sedentarie leggere.
2.12. Secondo la giurisprudenza federale, il giudice cantonale che considera che i fatti non sono stati sufficientemente chiariti ha, di principio, la scelta fra due soluzioni: o rinviare la causa all'assicuratore per un complemento istruttorio o procedere personalmente a tale complemento. Un rinvio all'assicuratore non viola né il principio della semplicità e della rapidità della procedura né il principio inquisitorio. In una sentenza pubblicata in RAMI 1993 U 170, p. 136ss., il TFA ha comunque stabilito che un simile rinvio può costituire un diniego di giustizia, in particolare quando una semplice perizia giudiziaria o una misura di istruzione puntuale basterebbe a chiarire un fatto. Tale giurisprudenza è stata criticata dalla dottrina.
In particolare, da G. Aubert (cfr. la nota pubblicata in SJ 1993,
p. 560)
, il quale ha centrato la sua critica sull’art. 47 LAINF che pone il principio secondo cui è compito dell'assicuratore accertare d'ufficio i fatti, se necessario disponendo delle perizie mediche
. Ora, secondo Aubert, i
l risultato della giurisprudenza citata è quello di ribaltare tale onere sui tribunali e, visto il principio della gratuità della procedura, di porre a carico dello Stato - a meno che una parte abbia agito temerariamente o per leggerezza - costi che, invece, incombono agli assicuratori. Del resto, nemmeno l'argomento fondato sulla rapidità della procedura convince Aubert: da una parte, non occorre più tempo all'assicuratore che al giudice per ordinare una perizia e, d'altra parte, la stessa giurisprudenza federale rischia di diventare fonte di ritardi poiché, grazie ad essa, l'assicuratore può essere tentato di rifiutare di ordinare delle perizie lasciando tale onere ai Tribunali (e, quindi, allo Stato).
Lo scrivente TCA non può che condividere tali critiche (cfr. in questo senso STCA 35.2004.100 del 9 marzo 2005).
D’altra parte, in una sentenza C 206/00 del 17 novembre 2000, pubblicata
in
DLA 2001, p. 196s., la massima Corte federale ha ricordato - facendo riferimento a una sua pronunzia apparsa in RAMI 1986 K 665, p. 87 - che il rinvio all'amministrazione appare generalmente giustificato se essa ha constatato i fatti in maniera sommaria, ritenendo che, in caso di ricorso, il tribunale li avrebbe comunque puntualmente accertati.
Nella concreta evenienza, ci troviamo di fronte a un accertamento dei fatti che, come detto, si rivela lacunoso.
La decisione impugnata va quindi annullata e l'incarto retrocesso all'Ufficio AI, affinché la documentazione medica pneumologica venga sottoposta al vaglio del perito specialista Dr. _, il quale si esprimerà sia sull’aspetto diagnostico, sia sulle ripercussioni dei disturbi sulla capacità lavorativa dell’assicurato, in particolare indicando se vi è stato un peggioramento del quadro clinico nel periodo di tempo compreso tra la valutazione peritale del 12 agosto 2010 e la decisione impugnata del 12 novembre 2010.
L’amministrazione procederà quindi ad una nuova valutazione economica, in particolare chiarendo quali sono le attività esigibili dall’assicurato sulla base delle limitazioni medico-teoriche e del mercato del lavoro accessibile.
Quindi, in esito a tale complemento istruttorio, tenendo conto anche delle altre patologie, se del caso opportunamente aggiornate, l’amministrazione si determinerà nuovamente sul diritto alla rendita dell’assicurato.
2.13.
Secondo l'art. 29 cpv. 2 Lptca e 69 cpv. 1bis LAI, la procedura di ricorso in caso di controversie relative all'assegnazione o al rifiuto di prestazioni AI dinanzi al Tribunale cantonale delle assicurazioni è soggetta a spese. L'entità delle spese è determinata fra 200.-- e 1'000.-- franchi in funzione delle spese di procedura e senza riguardo al valore litigioso (DTF 133 V 402; STF 9C_156/2009 del 7 aprile 2009; STF 8C_393/2008 del 24 settembre 2008).
Visto l'esito della vertenza, le spese per complessivi fr. 500.-- sono poste a carico dell'Ufficio AI.
2.14. Vincente in causa, il ricorrente, patrocinato da un legale, ha diritto ad un'indennità per ripetibili (cfr. STF K 63/06 del 5 settembre 2007 e la citata DTF 126 V 11 seg. consid. 2).