Decision ID: 2edcf1e4-ba5b-523b-89cc-632709bbda72
Year: 2016
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_006
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: civil_law

ritenuto
in fatto: A.
Con decisione del 4 febbraio 2015 il Consiglio di Stato ha dichiarato irricevibile un ricorso presentato dall’Associazione _
(in seguito: Associazione) – per il tramite della presidente RE 1 – contro la decisione 9 ottobre 2014 del Municipio di _ inerente a una richiesta di riconsegna di locali appartenenti al Comune. Le spese e la tassa di giustizia sono state fissate in fr. 400.–. La relativa fattura, emessa il 7 aprile 2015 dal Servizio dei ricorsi del Consiglio di Stato con il n. _, è stata intestata all’Associazione e indirizzata a RE 1 al suo domicilio di _. Un primo richiamo di pagamento del 27 maggio 2015 e la successiva diffida dell’8 luglio 2015 sono stati intestati all’Associazione.
B.
Con precetto esecutivo n. _ emesso il 12 ottobre 2015 dall’Ufficio di esecuzione di Mendrisio, lo Stato del Canton Ticino ha escusso RE 1 per l’incasso di fr. 400.– oltre agli interessi del 5% dal 6 luglio 2015, indicando quale titolo di credito la
“Fattura no. 2015 _ del 07.04.2015 – Tassa di giustizia”
.
C.
Avendo RE 1 interposto opposizione al precetto esecutivo, con istanza 23 marzo 2016 lo Stato del Canton Ticino, rappresentato dalla Sezione delle Finanza, ne ha chiesto il rigetto definitivo alla Giudicatura di pace del Circolo del Ceresio. Nel termine impartito,
la convenuta non ha presentato osservazioni né documentazione.
D.
Statuendo con decisione 6 maggio 2016, il Giudice di pace ha accolto l’istanza e rigettato in via definitiva l’opposizione interposta dalla parte convenuta, ponendo a suo carico le spese processuali di fr. 80.
–
e un’indennità di fr. 40.
–
a favore dell’istante.
E.
Contro la sentenza appena citata RE 1 è insorta
a questa Camera
con un reclamo del 13 maggio 2016
per ottenerne la reiezione dell’istanza
oltre alla concessione dell’
assistenza giudiziaria. CO 1 non ha presentato osservazioni al reclamo.

Considerando
in diritto: 1.
La sentenza impugnata – emanata in materia di rigetto dell’opposizione – è una decisione di prima istanza finale e inappellabile (art. 309 lett. b n. 3 CPC), contro cui è dato il rimedio del reclamo (art. 319 lett. a CPC) alla
Camera di esecuzione e fallimenti (CEF) del Tribunale d’appello (art. 48 lett. e n. 1 LOG) senza riguardo al valore litigioso
.
1.1
Pronunciata in procedura sommaria (art. 251 lett. a CPC), la decisione è impugnabile con reclamo entro dieci giorni dalla notificazione (art. 321 cpv. 2 CPC). Presentato il 13 maggio 2016 contro la sentenza notificata a RE 1 al più presto il 7 maggio, in concreto il reclamo è senz’altro tempestivo.
1.2
Il reclamo dev’essere “motivato”
(art. 321 cpv. 1 CPC), ciò che la Camera verifica d’ufficio. Il reclamante è così tenuto a formulare delle conclusioni chiare, a designare dettagliatamente sia i punti contestati della sentenza impugnata sia i documenti sui quali fonda la sua critica e a spiegare perché la motivazione della decisione sarebbe erronea, e non (solo) perché le sue opinioni sarebbero pertinenti
(DTF 138 III 375, consid. 4.3.1 e sentenza del Tribunale federale 5A_247/2013 del 15 ottobre 2013, consid. 3.3).
Doglianze generiche e recriminazioni di carattere generale non sono sufficienti, come non basta ripetere nel reclamo le argomentazioni esposte in prima sede. Solo a tali condizioni è possibile entrare nel merito del ricorso, poiché giudicare un reclamo non significa rifare il processo di primo grado, ma verificare se la sentenza impugnata resista alla critica.
La Camera decide in linea di principio in base agli atti di causa della giurisdizione inferiore (art. 327 cpv. 1 e 2 CPC).
Secondo l’art. 320 CPC con il reclamo possono essere censurati sia l’applicazione errata del diritto sia l’accertamento manifestamente errato dei fatti, fermo restando che sono inammissibili conclusioni, allegazioni di fatti e mezzi di prova nuovi (art. 326 cpv. 1 CPC).
1.3
I documenti allegati al reclamo sono quindi inammissibili. Si tratta in ogni caso di mezzi di prova che si trovano già agli atti.
2.
In virtù degli art. 80 e 81 LEF, il giudice pronuncia il rigetto definitivo dell’opposizione ove il credito posto in esecuzione sia fondato su una decisione giudiziaria esecutiva o un titolo parificato, a meno che l’escusso provi con documenti che dopo l’emanazione della decisione il debito è stato estinto, il termine per il pagamento è stato prorogato o che è intervenuta la prescrizione. La procedura di rigetto è una procedura documentale
(Aktenprozess)
, il cui scopo non è di accertare l’esistenza del credito posto in esecuzione bensì l’esistenza di un titolo esecutivo. Il giudice verifica solo la forza probatoria del titolo prodotto dal creditore – la sua natura formale – e vi conferisce forza esecutiva ove l’escusso non renda immediatamente verosimili eccezioni liberatorie (DTF 132 III 142, consid. 4.1.1).
3.
Nella decisione impugnata, il Giudice di pace, considerati i mezzi di prova agli atti e segnatamente la decisione del Consiglio di Stato del 4 febbraio 2015, ha accolto l’istanza senza ulteriore motivazione.
4.
Nel reclamo RE 1 si duole di essere stata indicata lei come debitrice nel precetto esecutivo e non l’Associazione. La reclamante precisa di essere soltanto la rappresentante della debitrice e di non doversene quindi assumere i debiti, nulla cambiando al riguardo il fatto che l’indirizzo dell’Associazione si trova presso il suo domicilio privato.
5.
In ogni stadio di causa (quindi anche in sede di reclamo), il giudice esamina d’ufficio (DTF 103 Ia 52 consid. 2/e), a prescindere dalle allegazioni delle parti, se la documentazione prodotta costituisce valido titolo di rigetto dell’opposizione e se vi è identità tra l’escutente indicato sul precetto esecutivo (come nell’istanza) e il creditore designato nel titolo, tra l’escusso e il debitore menzionato nel titolo e tra la pretesa posta in esecuzione e il debito accertato o riconosciuto (DTF 139 III 447 consid. 4.1.1).
La contestazione dell’identità tra l’escussa e la debitrice menzionata nel titolo è nuova, ma, come visto, deve ogni caso essere esaminata d’ufficio da questa Camera. Nella fattispecie l’istante fonda la propria pretesa nei confronti di RE 1 sulla fattura del 7 aprile 2015 (doc. G) relativa alla tassa di giustizia posta a carico dell’Associazione nella decisione 4 febbraio 2015 del Consiglio di Stato (doc. B). Da quest’ultimo documento risulta che le spese e la tassa di giudizio sono state poste a carico
“della ricorrente”
(dispositivo n. 2) e che la ricorrente è l’Associazione (pag. 1 in alto), ancorché
“per il tramite della Presidente”
RE 1. Non vi è quindi alcun dubbio che la debitrice menzionata nel titolo di rigetto è l’Associazione, cui il Consiglio di Stato evidenzia del resto la personalità giuridica propria (punto 5 pag. 3). Ciò risulta d’altronde da altri documenti agli atti (fattura, richiamo e diffida di pagamento). In difetto d’identità tra debitrice – l’Associazione – ed escussa – la sua presidente – il reclamo va accolto e la decisione impugnata riformata nel senso della reiezione dell’istanza.
6.
In entrambe le sedi
la tassa, stabilita in applicazione degli art. 48 e 61 cpv. 1 OTLEF (RS 281.35),
segue la soccombenza (art. 106 cpv. 1 CPC). La richiesta di concessione dell’assistenza giudiziaria è senza oggetto, da una parte perché la reclamante ha comunque pagato l’anticipo di fr. 60.– richiestole e dall’altra perché la tassa di giustizia va posta a carico della controparte, la cui solvibilità è indubbia. Non si assegna alcuna indennità d’inconvenienza alla reclamante, poiché non ha formulato alcuna domanda motivata al riguardo, né in prima né in seconda istanza
(v. art. 95 cpv. 3 lett. c CPC).
7.
Circa i rimedi esperibili sul piano federale (art. 112 cpv. 1 lett. d LTF), il valore litigioso, di fr. 400.–, non raggiunge la soglia di
fr. 30'000.– ai fini dell’art. 74 cpv. 1 lett. b LTF.