Decision ID: 3d458c06-f251-5a37-9d26-0de4fecbbff6
Year: 2009
Language: it
Court: TI_TCA
Chamber: TI_TCA_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: public_law

ritenuto,
in fatto
A. Il cittadino italiano RI 1 (1962) è entrato in Svizzera il 23 febbraio 2005, ottenendo un permesso di dimora CE/AELS senza attività lucrativa valido fino al 22 febbraio 2010. Il ricorrente, che ha lavorato nel nostro Paese come frontaliero negli anni '80 e '90, svolge attualmente un'attività lucrativa presso il _ di _.
B. a. Con sentenza 28 novembre 2008, il presidente della Corte delle assise correzionali di _ ha condannato RI 1 alla pena detentiva di 13 mesi, sospesa condizionalmente con un periodo di prova di 2 anni, e al versamento alla parte civile di un'indennità di fr. 2'000.– a titolo di riparazione morale, per ripetuti atti sessuali con fanciulli verificatisi tra il mese di ottobre 2003 e il 27 giugno 2005.
b. A seguito di tale condanna penale, il 30 dicembre 2008 la Sezione dei permessi e dell'immigrazione del Dipartimento delle istituzioni ha revocato il permesso di dimora CE/AELS a RI 1 per motivi di ordine pubblico, fissandogli un termine con scadenza il 31 gennaio 2009 per lasciare il territorio elvetico.
La decisione è stata resa sulla base della
legge federale sugli stranieri del 16 dicembre 2005 (LStr; RS 142.20),
dell'o
rdinanza sull’ammissione il soggiorno e l'attività lucrativa del 24 ottobre 2007 (OASA; RS 142.201), e degli
art. 5 dell'Allegato I dell'accordo tra la Confederazione Svizzera e la Comunità europea, nonché i suoi Stati membri, sulla libera circolazione delle persone (ALC; RS 0.142.112.681) e 24 dell'ordinanza del 22 maggio 2002 sull’introduzione della libera circolazione delle persone (OLCP; RS 142.203).
C. Con giudizio 1° aprile 2009, il Consiglio di Stato ha confermato la suddetta risoluzione dipartimentale, respingendo l'impugnativa contro di essa interposta da RI 1.
Il Governo ha ritenuto che vi fossero gli estremi per revocargli il permesso di dimora CE/AELS in virtù dei motivi addotti dal dipartimento e considerato la decisione impugnata conforme al principio della proporzionalità.
D. Contro la predetta pronunzia governativa, RI 1 si aggrava ora davanti al Tribunale cantonale amministrativo chiedendone l'annullamento.
Il ricorrente lamenta la violazione del suo diritto di essere sentito, in quanto l'autorità di prime cure non lo ha interpellato prima di revocargli il permesso e il Consiglio di Stato non gli ha trasmesso l'incarto, nonostante un'esplicita richiesta in tal senso.
Nel merito, sostiene che il reato per cui è stato condannato non è di una gravità tale da imporre la revoca del permesso di dimora per motivi di ordine pubblico, ritenuto pure che non vi sarebbe il rischio di recidiva. Ritiene la decisione impugnata in ogni caso contraria al principio della proporzionalità, della buona fede e della parità di trattamento.
E. All'accoglimento del gravame si oppongono sia il dipartimento che il Consiglio di Stato.
F. Pendente il ricorso l'insorgente ha consultato l'incarto e versato agli atti diverse dichiarazioni, di cui si dirà in seguito.
Considerato,

in diritto
1. La competenza del Tribunale cantonale amministrativo a statuire nel merito della presente vertenza è data dall'art. 10 lett. a della legge di applicazione alla legislazione federale in materia di persone straniere dell'8 giugno 1998 (LALPS; RL 1.2.2.1). Il gravame in oggetto, tempestivo giusta l'art. 46 cpv. 1 della legge di procedura per le cause amministrative del 19 aprile 1966 (LPamm; RL 3.3.1.1) e presentato da una persona senz'altro legittimata a ricorrere (art. 43 LPamm), è pertanto ricevibile in ordine e può essere deciso sulla base degli atti, senza istruttoria (art. 18 cpv. 1 LPamm).
Non è infatti necessario richiamare dal Tribunale penale l'incarto (n. 72.2007._) relativo al procedimento sfociato nella condanna del ricorrente e raccogliere in tale ambito le testimonianze del presidente della Corte delle assise correzionali di _ (_) e della Procuratrice pubblica (_), volte a riferire sui motivi posti a fondamento della sentenza penale. A prescindere dal fatto che, pendente il ricorso, l'insorgente ha versato agli atti una dichiarazione del Giudice _ relativa al citato procedimento penale, i mezzi di prova offerti non apporterebbero al Tribunale cantonale amministrativo ulteriori elementi determinanti per il giudizio che è chiamato a rendere. Come verrà illustrato al considerando 4.2, si rinuncia pure a commissionare una perizia giudiziaria che l'insorgente chiede di allestire per dimostrare che egli non corre il rischio di una recidiva.
2. Il ricorrente lamenta innanzitutto la violazione del suo diritto di essere sentito sotto diversi aspetti.
2.1. Tale rimprovero va esaminato preliminarmente, poiché il diritto di essere sentito costituisce una garanzia di natura formale, la cui disattenzione comporta l'annullamento della decisione impugnata indipendentemente dalle possibilità di successo del ricorso nel merito (DTF 124 V 123 consid. 4 a, 122 I 464 consid. 4a, 120 Ib 379 consid. 3b).
La natura ed i limiti del diritto di essere sentito sono determinati, innanzitutto, dalla normativa procedurale cantonale. Se tuttavia questa risulta insufficiente, valgono le garanzie minime dedotte dall'art. 29 della costituzione federale della Confederazione svizzera del 18 aprile 1999 (Cost.; RS 101), norma che assicura all'interessato il diritto di esprimersi su tutti i punti essenziali di un procedimento prima che sia emanata una decisione e che gli garantisce anche il diritto di partecipare all'assunzione delle prove, di conoscere i risultati delle stesse, di determinarsi a riguardo e di avanzare offerte di prova (DTF 120 Ib 379, 118 Ia 17).
2.2. Il ricorrente sostiene che l'autorità di prime cure avrebbe dovuto interpellarlo prima di adottare nei suoi confronti il provvedimento di revoca contestato.
Tale argomento non può essere condiviso. Innanzitutto, va osservato che non vi è alcuna norma in materia di diritto degli stranieri che impone all'autorità di avvertire lo straniero della possibilità che il permesso possa essergli revocato e che gli conceda la facoltà di determinarsi al riguardo. Inoltre l'insorgente ha potuto diffusamente prendere posizione sugli argomenti posti a fondamento della decisione nell'ambito dei suoi ricorsi al Consiglio di Stato prima, dove ha pure inoltrato un allegato di replica, e al Tribunale cantonale amministrativo in seguito, ragione per cui un'eventuale violazione dei suoi diritti di parte sarebbe stata in ogni caso sanata in corso di procedura.
2.3. In seguito l'insorgente critica il Servizio dei ricorsi del Consiglio di Stato per non avergli trasmesso, nonostante la sua esplicita richiesta, gli atti dell'incarto relativo al provvedimento di revoca per consultazione.
Il diritto di essere sentito comprende, tra le altre cose, anche quello di esaminare gli atti (cfr. art. 20 LPamm). Il diritto di consultare l'incarto è rispettato quando la parte interessata può prendere conoscenza dei documenti che costituiscono l'inserto di causa, esaminandoli presso la sede dell'autorità giudicante, prendendo, ove occorre, i necessari appunti e facendo allestire copie a proprie spese, se ciò non cagiona un aggravio eccessivo per l'autorità. Questo diritto non comprende tuttavia quello di farsi inviare gli atti al fine di consultarli al proprio domicilio (STF 2P.120 /2003 del 20 maggio 2003; DTF 112 Ia 380 consid. 2a;
Marco Borghi
/
Guidi Corti
, Compendio di procedura amministrativa ticinese, Lugano 1997, n. 3 ad art. 20 LPamm).
Dall'inserto di causa risulta che il giorno successivo alla richiesta, il Servizio dei ricorsi del Consiglio di Stato ha comunicato al patrocinatore del ricorrente che poteva visionare gli atti dell'incarto presso la sede di quest'ultima autorità fino al 10 febbraio 2009 e presentare eventuali osservazioni entro il 19 dello stesso mese. Tale facoltà è stato poi ribadita l'11 febbraio 2009 al legale, sia per iscritto che telefonicamente, prorogando il termine fino a fine mese, dopo che egli si era lamentato di essere impedito ad inoltrare un allegato di replica. Agendo in questo modo, l'Esecutivo cantonale non ha violato il diritto di essere sentito dell'insorgente. Difatti, non gli è stata preclusa in alcuna maniera la possibilità di prendere visione della documentazione componente l'incarto. Del resto, come rileva il Governo nella risposta al gravame, ciò non gli ha impedito di inoltrare il 27 febbraio
2009 l
'allegato di replica, senza più nulla eccepire in merito. Bisogna anche tenere conto che, dopo avere impugnato la decisione del Consiglio di Stato, il ricorrente ha avuto modo di consultare l'incarto dinnanzi al Tribunale.
In siffatte circostanze, non è dato di vedere come il suo diritto di essere sentito sia stato su questo punto violato.
3. 3.1. L'accordo tra la Confederazione Svizzera e la Comunità europea, nonché i suoi Stati membri, sulla libera circolazione delle persone, entrato in vigore il 1° giugno 2002 e direttamente applicabile, si rivolge ai cittadini elvetici e a quelli degli Stati facenti parte della Comunità europea e disciplina il loro diritto di entrare, soggiornare, accedere a delle attività economiche e offrire la prestazione di servizi negli Stati contraenti (art. 1 ALC), stabilendo norme che, in linea di principio, derogano alle disposizioni di diritto interno. In concreto, in quanto cittadino italiano e titolare di un documento di legittimazione valido, l'insorgente può prevalersi del menzionato accordo bilaterale.
Ora, l'art. 5 cpv. 1 Allegato I ALC prevede, quale regola generale, che i diritti conferiti dalle disposizioni dell'Accordo in parola possono essere limitati soltanto da misure giustificate da motivi di ordine pubblico, di pubblica sicurezza e di pubblica sanità. La direttiva 64/221/CEE, nonché la prassi elaborata in materia dalla Corte di giustizia delle Comunità europee (CGCE) antecedentemente alla data della firma dell'accordo contribuiscono poi a definire la portata di questa disposizione (cfr. art. 16 cpv. 2 ALC e art. 5 cpv. 2 Allegato I ALC). Secondo la giurisprudenza della CGCE, le deroghe alla libera circolazione devono essere comunque interpretate in modo restrittivo. In questo senso, il ricorso da parte di un'autorità nazionale alla nozione di ordine pubblico per restringere questa libertà presuppone una minaccia effettiva e abbastanza grave a uno degli interessi fondamentali della società (DTF 130 II 176 consid. 3.4.1; 129 II 215 consid. 7.3; sentenze CGCE del 27 ottobre 1977 nella causa 30-77, Bouchereau, Racc. 1977, 1999, n. 33-35, e del 19 gennaio 1999 nella causa C-348/96, Calfa, Racc. 1999, I-11, n. 23 e 25). La sola esistenza di condanne penali non può automaticamente legittimare l'adozione di provvedimenti che limitano la libera circolazione (art. 3 cpv. 2 della direttiva 64/221/CEE). Una tale condanna può essere presa in considerazione soltanto nella misura in cui, dalle circostanze che l'hanno determinata, emerga un comportamento personale costituente una minaccia attuale per l'ordine pubblico (sentenze CGCE cit. in re Bouchereau, n. 27-29, e in re Calfa, n. 24). Non è tuttavia necessario stabilire con certezza che lo straniero commetterà altre infrazioni in futuro per poter adottare misure per ragioni di ordine pubblico. Inoltre, come nel caso di qualsiasi altro cittadino straniero, l'esame deve essere effettuato tenuto conto delle garanzie derivanti dalla convenzione del 4 novembre 1950 per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali (CEDU; RS 0.101) e del rispetto del principio di proporzionalità (DTF 131 II 352 consid. 3.3; 130 II 493 consid. 3.3., 176 consid. 3.4.2; 129 II 215 consid. 6.2).
Il permesso di dimora CE/AELS può quindi essere revocato o non essere prorogato se non sono più adempite le condizioni per il suo rilascio (art. 23 cpv. 1 OLCP).
3.2. L'art. 62 LStr lett. c dispone che l'autorità competente può revocare i permessi, eccetto quelli di domicilio, se lo
straniero
ha violato in modo rilevante o ripetutamente o espone a pericolo l’ordine e la sicurezza pubblici in Svizzera o all’estero o costituisce una minaccia per la sicurezza interna o esterna della Svizzera. L'
art. 80 cpv. 1
OASA precisa che
v
i è violazione della sicurezza e dell’ordine pubblici - tra l'altro - in caso di mancato rispetto di prescrizioni di legge e di decisioni delle autorità
(a) oppure
in caso di mancato adempimento temerario di doveri di diritto pubblico o privato
(b)
.
Secondo il capoverso 2 della medesima norma, v
i è esposizione della sicurezza e dell’ordine pubblici a pericolo
se sussistono indizi concreti che il soggiorno in Svizzera dello straniero in questione porti con notevole probabilità a una violazione della sicurezza e dell’ordine pubblici.
3.3. La legge federale sugli stranieri si applica ai cittadini comunitari soltanto se il menzionato accordo bilaterale non contiene disposizioni derogatorie o se non prevede disposizioni più favorevoli (art. 2 cpv. 2 LStr). Ritenuto che l'art. 5 cpv. 1 dell'Allegato I ALC non può legittimare misure più incisive di quelle previste dal diritto svizzero (cfr. art. 2 ALC), occorre di principio di verificare che la revoca del permesso di dimora si giustifichi tanto dal profilo del diritto interno che nell'ottica del trattato bilaterale (DTF 130 II 176 consid. 3.2). In pratica, però, la riserva dell'ordine pubblico e della sicurezza pubblica di cui all'art. 5 cpv. 1 dell'Allegato I ALC soggiace a criteri meno restrittivi, ragione per cui la legislazione interna non prevede disposizioni più favorevoli di quelle del menzionato accordo.
4. 4.1. Come accennato in narrativa, il 28 novembre 2008 RI 1 è stato condannato a una pena detentiva di 13 mesi, sospesa condizionalmente con un periodo di prova di 2 anni, per ripetuti atti sessuali con fanciulli (art. 187 CP).
Nel periodo tra l'ottobre 2003 e il 27 giugno 2005, in un numero imprecisato di occasioni e dietro pagamento di importi in denaro varianti da fr. 200.– a fr. 2'500.–, egli aveva ripetutamente compiuto atti sessuali con un minorenne nato il 27 giugno 1989, segnatamente con reciproci palpeggiamenti alle parti intime, masturbazioni manuali, coiti orali e penetrazioni anali.
4.2. Ora, tale reato ha un sicuro peso nell'ambito del presente giudizio in quanto tocca dei beni giuridici (la protezione del fanciullo e della sua integrità sessuale) molto importanti per la società. Come ha ricordato il Consiglio di Stato, l'art. 187 CP ha quale scopo di permettere ai fanciulli uno sviluppo sessuale non perturbato. Dal momento che protegge il giovane in ragione della sua età, è irrilevante il fatto che la vittima abbia acconsentito all'atto (
Bernard Corboz
, Les infractions en droit suisse, vol. I, Berna 2002, n. 1 e 4 ad art. 187). Ne discende che un simile reato può rappresentare una minaccia sufficientemente grave ad un interesse fondamentale della società, tale da legittimare una misura per motivi di ordine pubblico nei confronti di chi l'ha commesso. L'infrazione, nel caso concreto, è grave se si considera anche la grande differenza d'età con la vittima (oltre 25 anni) e il fatto che l'agire del ricorrente, per di più dietro pagamento, si è protratto per oltre un anno e mezzo.
Eloquente è il rapporto medico 25 novembre 2008, prodotto dall'insorgente dinnanzi al Consiglio di Stato. La dr.ssa _, psichiatra e psicoterapeuta, che ha in cura l'insorgente dal 9 ottobre 2007, ha riferito quanto segue:
"Dal punto di vista diagnostico presenta un disturbo misto di personalità con tratti di importante immaturità e di dipendenza e un disturbo dell'adattamento con reazione ansioso depressiva".
Rispetto agli atti per cui è stato accusato, il medico ha indicato che l'insorgente era cosciente del proprio modo d'agire:
"Nel paziente l'intelligenza e la percezione sono ed erano integre al momento degli agiti. Ha ed aveva la capacità di oggettivare se stesso nell'autoriflessione concettuale ed operativa. Al momento dei fatti era consapevole di ciò che accadeva, aveva coscienza di sé e della realtà: aveva la capacità di acquisire i dati dell'esperienza. Possiede e possedeva al momento degli agiti la capacità di introiettare il mondo esterno e di distinguere le sensazioni esterne da quelle che provenivano da lui (distingue la realtà esterna da quella interna), Si rende e si rendeva conto della propria possibilità di rapportarsi con il mondo esterno quindi della sua capacità di modificare la realtà esteriore agendo su di essa.
È
ed era capace di cogliere legami e rapporti di causalità tra le proprie azioni e quelle altrui (consapevolezza comportamentale).
In merito ad eventuali ricadute, il medico ha indicato:
"Nella valutazione dei motivi dei contro-motivi che lo spingono all'azione è capace di valutare criticamente e di scegliere il comportamento da tenere, tuttavia non riesce a modulare sempre i propri impulsi ed il proprio eccitamento sensoriale. I suoi freni inibitori rimangono fragili. Era sì in grado di valutare l'inadeguatezza del suo comportamento ma non era riuscito a stabilire un metodo per poter evitare di ricadervi vista la spinta pulsionale legata al desiderio e la dipendenza legate alla paura della separazione. Rispetto alla possibilità di ripetere tali atti il paziente esprime una chiara volontà di continuare un lavoro psicoterapeutico su di sé volto alla rielaborazione dei conflitti interpsichici e ad un miglioramento delle relazioni interpersonali. Si rende conto del danno causato alla persona da cui è stato accusato e soprattutto del fatto di aver intrecciato con lo stesso una relazione di dipendenza. Racconta infatti di essersi lasciato sfruttare economicamente per paura di essere condannato una volta scoperta la reale età del ragazzo".
Certo, nella dichiarazione 18 giugno 2009 versata gli atti dinnanzi al Tribunale la dr.ssa _ ha voluto precisare di non avere mai affermato che RI 1 sia pericoloso a livello sociale e che, in realtà, il suo paziente possiede dei freni inibitori sufficientemente forti. Essa non è stata comunque in grado di escludere totalmente una ricaduta, in quanto
"nessuno è in grado di valutare con una certezza del 100% la recidiva o meno di un paziente"
. Ritenuto inoltre che l'insorgente continua a essere seguito a livello psichiatrico-ambulatoriale e che egli
"pone in atto tutto quello a lui è possibile per evitare una ricaduta nel comportamento precedente"
, non si può ancora escludere, quanto meno attualmente, che egli possa nuovamente incorrere anche in futuro in simili atteggiamenti.
Bisogna anche considerare che il reato non è lontano nel tempo, i fatti di rilevanza penale essendosi verificati tra l'ottobre 2003 e il 27 giugno 2005. Del resto, non è la prima volta che egli interessa le nostre autorità giudiziarie penali con reati che toccano la sfera sessuale. Con decreto d'accusa 13 aprile 1992 (DAP 821/92), egli era stato condannato dal Procuratore pubblico a 10 giorni di detenzione, sospesi condizionalmente con un periodo di prova di 2 anni, per ripetuto oltraggio pubblico al pudore per essersi masturbato il 31 gennaio e 1° febbraio 1991, all'interno della propria automobile, mentre transitavano due minori.
Giova inoltre ricordare che non si deve esigere che il rischio di commettere reati sia nullo per rinunciare a un provvedimento di revoca di un permesso di soggiorno. Questo dipende infatti dalla gravità della potenziale infrazione: tanto più questa appare importante (in caso di violenza, di
traffico di stupefacenti oppure in materia sessuale come nella presente fattispecie)
, quanto minori sono le esigenze in merito al rischio di recidiva (cfr. DTF 130 II 176, consid. 4.3;
122 II 433, consid. 2 e 3
). Appare quindi superfluo allestire una perizia volta a determinare se l'interessato possa recidivare.
Il fatto inoltre che la condanna penale a carico dell'insorgente sia stata sospesa condizionalmente con un periodo di prova di 2 anni e che non sia stato ordinato un trattamento ambulatoriale nei suoi confronti o che egli non sia stato internato, non permette di impedire la revoca del permesso, che è un provvedimento di natura amministrativa. L'autorità competente in materia di polizia degli stranieri persegue uno scopo differente: il giudice penale tiene conto, anzitutto, del reinserimento sociale dell'interessato, mentre che per l'autorità amministrativa è determinante il mantenimento dell'ordine e della sicurezza pubblici. Ne deriva che l'apprezzamento effettuato dall'autorità di polizia degli stranieri può avere, nei confronti dello straniero, ripercussioni più rigorose di quello dell'autorità penale (DTF 122 II 433 consid. 2b, 120 Ib 129 consid. 5, 114 Ib 1 consid. 3a). Queste considerazioni valgono anche per uno straniero condannato, le cui condizioni di soggiorno sono disciplinate dall'ALC (DTF 129 II 215, consid. 7.4.).
Non permette pertanto di giungere a conclusioni più favorevoli all'insorgente il fatto che il presidente della Corte delle assise correzionali di _ abbia formulato una prognosi favorevole riguardo al rischio che egli commetta nuovamente simili reati e gli abbia di conseguenza concesso la sospensione condizionale della pena (scritto 30 giugno 2009 del giudice _ al patrocinatore dell'insorgente). Come è stato spiegato in precedenza (consid. 3.1), non occorre stabilire con certezza che lo straniero commetterà altre infrazioni in futuro per poter adottare misure per ragioni di ordine pubblico.
4.3. Di conseguenza, non si può rimproverare all'autorità di avere abusato del proprio potere d'apprezzamento. Vista la gravità del reato commesso, si deve sostanzialmente convenire con le precedenti istanze di giudizio che attualmente l'insorgente rappresenta una minaccia effettiva e sufficientemente grave per la società, tale da legittimare un provvedimento di revoca del permesso di soggiorno per ragioni di ordine pubblico sulla base dell'art. 5 cpv. 1 Allegato I ALC.
5. A questo punto occorre verificare la proporzionalità della misura pronunciata dalla Sezione dei permessi e dell'immigrazione.
RI 1 risiede stabilmente in Svizzera soltanto da quattro anni. Il suo soggiorno non può quindi essere considerato ancora di lunga durata. Inoltre egli abita a _, ma lavora a _. Prima di giungere in Svizzera all'età di 42 anni, egli abitava a Como e in seguito nella suddetta _, dove lo stile di vita è del tutto identico al nostro. Nel nostro Paese, peraltro, non ha famigliari. La revoca del suo permesso di dimora non gli pone quindi problemi di riadattamento e non incide nemmeno sulla sua attività professionale.
6. Infine il ricorrente invoca la parità di trattamento, garantita dall'art. 29 Cost., con altri casi analoghi sfociati in un semplice ammonimento.
Giova ricordare che il principio di legalità dell’amministrazione prevale di regola su quello della parità di trattamento e che la parità di trattamento nell’illegalità può essere invocata con successo soltanto in casi del tutto particolari (
Max Imboden/René A.Rhinow
, Schweizerische Verwaltungsrechtsprechung,
Basel und Stuttgart 1976, V. ed., N. 71 B i segg.). Ora, a prescindere dal fatto che egli invoca tale violazione in maniera generica, il richiamo a tale principio non permette comunque di giungere a conclusioni a lui più favorevoli, in quanto non è in ogni caso dimostrata l’esistenza di una prassi contraria alla legge che l'autorità di prime cure non intende abbandonare.
Nemmeno il principio della buona fede tutelato dall'art. 9 Cost. appare violato. L'autorità dipartimentale non avrebbe sicuramente concesso un'autorizzazione di soggiorno all'insorgente, se fosse stata al corrente sin dall'inizio di fatti per cui egli è stato in seguito condannato.
7. La Sezione dei permessi e dell'immigrazione non ha pertanto disatteso le disposizioni legali invocate, revocando il permesso di dimora CE/AELS al ricorrente. Inoltre la decisione censurata non procede da un esercizio abusivo del potere di apprezzamento che la legge riserva all'autorità di polizia degli stranieri in ordine alla valutazione dell'adeguatezza della misura intrapresa, per cui la medesima dev'essere confermata. Un semplice ammonimento non può quindi trovare applicazione nella presente fattispecie.
8. Stante quanto precede, il ricorso va dunque respinto.
La tassa di giustizia e le spese seguono la soccombenza (art. 28 LPamm).