Decision ID: eb0817b6-8a8c-5ff6-9652-94b70e2da6e5
Year: 2021
Language: it
Court: CH_BVGE
Chamber: CH_BVGE_001
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: 

Visto:
la domanda di asilo che l'interessato ha presentato in Svizzera il 6 dicem-
bre 2020 (cfr. 1083216-2/2),
i verbali relativi al rilevamento delle generalità del 14 dicembre 2020 (cfr.
atto 12/9) ed al colloquio personale Dublino del 17 dicembre 2020 (cfr. atto
15/2),
la nutrita documentazione medica agli atti (cfr. atti SEM 24/2, 26/2, 27/2,
28/2,30/3, 31/2, 32/2, 36/2),
la decisione della Segreteria di Stato della migrazione (di seguito: SEM)
del 2 marzo 2021, notificata il giorno seguente (cfr. atto 41/1), mediante la
quale l'autorità inferiore non è entrata nel merito della domanda d'asilo ai
sensi dell'art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi (RS 142.31) ed ha pronunciato il tra-
sferimento dell'interessato verso l'Italia,
il ricorso inoltrato dinanzi al Tribunale amministrativo federale (di seguito: il
Tribunale) il 10 marzo 2021 (cfr. timbro del plico raccomandato; data d'en-
trata: 11 marzo 2021), con cui l'insorgente ha postulato il limine la sospen-
sione dell'allontanamento in via supercautelare e la restituzione (recte:
concessione dell'effetto sospensivo); nel merito l'annullamento della que-
relata decisione e la trasmissione degli atti alla SEM per la trattazione na-
zionale della domanda d'asilo. In subordine, l'insorgente ha concluso alla
restituzione degli atti all'autorità inferiore per il completamento dell'istrutto-
ria; contestualmente di essere ammesso al beneficio dell'assistenza giudi-
ziaria, nel senso dell'esenzione dal versamento delle spese processuali
compreso il relativo anticipo,
i fatti del caso di specie che, se necessari, verranno ripresi nei considerandi
che seguono,

e considerato:
che le procedure in materia d'asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla
LTF, in quanto la LAsi non preveda altrimenti (art. 6 LAsi),
D-1063/2021
Pagina 3
che presentato tempestivamente (art. 108 cpv. 3 LAsi) contro una deci-
sione in materia di asilo della SEM (art. 6 e 105 LAsi; art. 31‒33 LTAF), il
ricorso è di principio ammissibile sotto il profilo degli art. 5, 48 cpv. 1 lett. a‒
c e art. 52 PA,
che occorre pertanto entrare nel merito del ricorso,
che i ricorsi manifestamente infondati, ai sensi dei motivi che seguono,
sono decisi in procedura semplificata (art. 111a LAsi) dal giudice unico, con
l'approvazione di un secondo giudice (art. 111 lett. e LAsi) e la decisione è
motivata soltanto sommariamente (art. 111a cpv. 2 LAsi),
che giusta l'art. 111a cpv. 1 LAsi, il Tribunale rinuncia allo scambio di scritti,
che di norma non si entra nel merito di una domanda di asilo se il richie-
dente può partire alla volta di uno Stato terzo cui compete, in virtù di un
trattato internazionale, l'esecuzione della procedura di asilo e allontana-
mento (art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi),
che nel colloquio Dublino del 17 dicembre 2020 l'interessato ha asserito di
non voler tornare in Italia in quanto la Svizzera sarebbe stata il suo Paese
di destinazione ed in Italia sarebbe stato costretto a farsi rilevare le im-
pronte digitali contro la sua volontà; che in Italia sarebbe stato messo su
una nave con altri rifugiati per undici giorni e non vorrebbe farvi ritorno per-
ché le condizioni di accoglienza non sarebbero buone (cfr. atto 15/2),
che nella querelata decisione l'autorità inferiore, dopo aver constatato la
tacita ammissione di competenza da parte dell'Italia, ha escluso che in tale
Stato sussistano carenze sistemiche ai sensi dell'art. 3 par. 2 del regola-
mento (UE) n. 604/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giu-
gno 2013 che stabilisce i criteri e i meccanismi di determinazione dello
Stato membro competente per l'esame di una domanda di protezione in-
ternazionale presentata in uno degli Stati membri da un cittadino di un
paese terzo o da un apolide (rifusione) (Gazzetta ufficiale dell'Unione eu-
ropea [GU] L 180/31 del 29.6.2013; di seguito: Regolamento Dublino III) o
un rischio di trattamenti contrari all'art. 3 CEDU o di violazione del principio
del divieto di respingimento; che proseguendo nella propria analisi, la SEM
ha escluso l'esistenza di motivi che impongano l'applicazione delle clausole
discrezionali di cui agli art. 16 par. 1 e 17 par. 1 Regolamento Dublino III,
D-1063/2021
Pagina 4
che in particolare, le problematiche mediche di cui soffrirebbe l'interessato,
completamente acclarate e non meritevoli di ulteriori accertamenti, sareb-
bero trattabili in Italia alla luce della sufficiente infrastruttura medica e della
sua facoltà di richiedere una presa a carico in base al diritto comunitario,
che pertanto, nemmeno si ravviserebbe, per tali motivi, il raggiungimento
della soglia di gravità prevista nell'ambito dell'art. 3 CEDU; che dipoi, seb-
bene il decreto n. 113/2018 non abbia rimesso in discussione l'accesso
alle cure mediche per i richiedenti l'asilo; che in specie non sussisterebbe
d'altro canto nemmeno la necessità di richiedere garanzie individuali, at-
teso che lo stato di salute dell'insorgente non sarebbe particolarmente
compromesso; che in altre parole, solo la capacità di trasferimento risulte-
rebbe decisiva; che così, nessun elemento permetterebbe di giungere alla
conclusione che le condizioni di vita del ricorrente sarebbero messe in pe-
ricolo in caso di rinvio nel Paese confinante; che nemmeno un'applicazione
discrezionale della clausola sarebbe giustificata in specie,
che nel proprio gravame il ricorrente avversa su vari aspetti l'argomenta-
zione di cui al provvedimento sindacato; che in primo luogo, l'accertamento
dei fatti medici rilevanti è ritenuto incompleto in quanto egli sarebbe ancora
sotto osservazione in merito al non giustificato calo ponderale; che per ciò
che riguarderebbe lo stato di salute psicologica l'autorità di prime cure
avrebbe erroneamente considerato i tre previsti ulteriori appuntamenti me-
dici come mere visite psichiatriche e di continuità, omettendo di conside-
rare che si tratterebbe di tre visite differenti e il cui riscontro potrebbe invece
essere rilevante ai fini del corretto accertamento della salute medica; che
il fatto che oltre alle visite psichiatriche e psicoterapeutiche per il giovane
sia stata ritenuta recentemente necessaria anche l'impostazione di un pro-
gramma individualizzato presso il Centro diurno (struttura intermedia tra il
ricovero ospedaliero e il trattamento ambulatoriale) sarebbe importante in-
dice di un accertamento medico psichiatrico/psicologico tutt'ora in corso,
che meriterebbe di essere valutato in maniera approfondita; che per quanto
riguarda invece il trasferimento in Italia l'autorità inferiore da una parte non
avrebbe informato le autorità italiane della particolare situazione di vulne-
rabilità del ricorrente e dall'altra avrebbe omesso di richiedere una garanzia
di un alloggio adeguato; che in seguito, la SEM nella decisione avversata
non avrebbe valutato correttamente le condizioni di salute del ricorrente in
caso di rinvio in Italia; che le modifiche apportate dall'art. 121 n.132/2018
non contemplerebbero più l'inserimento dei richiedenti all'interno del si-
stema degli SPRAR, nell'ambito dei quali era prevista l'attivazione di servizi
speciali di accoglienza che tenevano conto delle misure assistenziali da
D-1063/2021
Pagina 5
garantire alla persona; che gli effetti del decreto legge n. 132/2018 sul si-
stema d'asilo sarebbero stati di recente evidenziati in studi e valutazioni di
organismi internazionali; che richiamata diversa giurisprudenza del Tribu-
nale il ricorrente rileva la necessità di dover ottenere delle garanzie per il
trasferimento di persone vulnerabili in Italia; che il decreto Salvini (D. LGS
286/1998) presenterebbe delle gravi implicazioni sul diritto della salute del
richiedente l'asilo; che nel caso di specie l'insorgente rischierebbe di non
poter accedere alle cure mediche, non potendosi iscrivere al Servizio Sa-
nitario Nazionale e di doversi prendere a carico il costo delle spese medi-
che; che pertanto la SEM avrebbe dovuto considerare il ricorrente caso
vulnerabile, in virtù delle diagnosi finora emesse e richiedere alle autorità
italiane determinate garanzie di alloggio; che in conclusione, sarebbero ne-
cessarie ulteriori misure d'istruzione al fine di valutare compiutamente sia
il rischio che una riammissione in Italia si ponga in contrasto con 1'art. 3
CEDU, sia la necessità di rinunciare al trasferimento per motivi umanitari
ai sensi dell'art. 17 del Regolamento Dublino; che in particolare, si ritiene
che l'autorità di prime cure avrebbe dovuto informare le autorità italiane
rispetto alle condizioni di eccezionale vulnerabilità del ricorrente e acquisire
informazioni e garanzie specifiche sull'adeguatezza di una presa a carico
efficace e senza interruzioni,
che la SEM esamina la competenza relativa al trattamento di una domanda
di asilo secondo i criteri previsti dal Regolamento Dublino III,
che, se in base a questo esame è individuato un altro Stato quale respon-
sabile per l'esame della domanda di asilo, la SEM pronuncia la non entrata
nel merito previa accettazione, espressa o tacita, di presa a carico del ri-
chiedente l'asilo da parte dello Stato in questione (cfr. DTAF 2017 VI/5 con-
sid. 6.2),
che, ai sensi dell'art. 3 par. 1 Regolamento Dublino III, la domanda di pro-
tezione internazionale è esaminata da un solo Stato membro, ossia quello
individuato in base ai criteri enunciati al capo III (art. 7–15),
che nel caso di una procedura di presa in carico (inglese: take charge),
anche detta di ammissione, ogni criterio per la determinazione dello Stato
membro competente – enumerato al capo III – è applicabile solo se, nella
gerarchia dei criteri elencati all'art. 7 par. 1 Regolamento Dublino III, quello
precedente previsto dal Regolamento non trova applicazione nella fattispe-
cie (principio della gerarchia dei criteri),
D-1063/2021
Pagina 6
che la determinazione dello Stato membro competente avviene sulla base
della situazione esistente al momento in cui il richiedente ha presentato
domanda di protezione internazionale (art. 7 par. 2 Regolamento Dublino
III),
che, giusta l'art. 3 par. 2 Regolamento Dublino III, qualora sia impossibile
trasferire un richiedente verso lo Stato membro inizialmente designato
come competente in quanto si hanno fondati motivi di ritenere che sussi-
stono delle carenze sistemiche nella procedura di asilo e nelle condizioni
di accoglienza dei richiedenti, che implichino il rischio di un trattamento
inumano o degradante ai sensi dell'art. 4 della Carta dei diritti fondamentali
dell'Unione europea (GU C 364/1 del 18.12.2000, di seguito: CartaUE), lo
Stato membro che ha avviato la procedura di determinazione dello Stato
membro competente prosegue l'esame dei criteri di cui al capo III per veri-
ficare se un altro Stato membro possa essere designato come competente,
che lo Stato membro competente in forza del presente regolamento è te-
nuto a prendere in carico – in ossequio alle condizioni poste agli art. 21, 22
e 29 – il richiedente che ha presentato la domanda in un altro Stato mem-
bro (art. 18 par. 1 lett. a Regolamento Dublino III),
che, giusta l'art. 17 par. 1 Regolamento Dublino III («clausola di sovra-
nità»), in deroga ai criteri di competenza sopra definiti, ciascuno Stato
membro può decidere di esaminare una domanda di protezione internazio-
nale presentata da un cittadino di un paese terzo o da un apolide, anche
se tale esame non gli compete,
che, nel caso di specie, le investigazioni effettuate dalla SEM hanno rive-
lato, dopo consultazione dell'unità centrale del sistema europeo «EURO-
DAC», che l'interessato è stato interpellato a B._ (Italia) il 19 no-
vembre 2020 (cfr. atto 10/1),
che il ricorrente ha confermato tale riscontro, precisando di essere entrato
nello spazio Schengen dall'Italia, ove gli sarebbero state rilevate le im-
pronte digitali, per poi dirigersi verso la Svizzera (cfr. atto 15/2),
che su questi presupposti il 18 dicembre 2020, nei termini fissati all'art. 21
par. 1 Regolamento Dublino III, la SEM ha presentato alle autorità italiane
competenti una richiesta di presa in carico fondata sull'art. 13 par. 1 Rego-
lamento Dublino III (cfr. atto 18/7),
D-1063/2021
Pagina 7
che non avendo risposto alla domanda di presa in carico entro il termine
previsto all'art. 22 par. 1 e 6 Regolamento Dublino III, l'Italia ha tacitamente
riconosciuto la propria competenza nella trattazione della domanda di asilo
in questione (art. 22 par. 7 Regolamento Dublino III),
che, di conseguenza, la competenza dell'Italia risulta di principio essere
data,
che l'Italia è legata alla CartaUE e firmataria, della CEDU, della Conven-
zione del 10 dicembre 1984 contro la tortura ed altre pene o trattamenti
crudeli, inumani o degradanti (Conv. tortura, RS 0.105), della Convenzione
del 28 luglio 1951 sullo statuto dei rifugiati (Conv. rifugiati, RS 0.142.30),
oltre che del relativo Protocollo aggiuntivo del 31 gennaio 1967 (RS
0.142.301) e ne applica le disposizioni,
che pertanto il rispetto della sicurezza dei richiedenti l'asilo, in particolare il
diritto alla trattazione della propria domanda secondo una procedura giusta
ed equa ed una protezione conforme al diritto internazionale ed europeo,
è presunto da parte dello Stato in questione (cfr. direttiva 2013/32/UE del
Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 recante procedure
comuni ai fini del riconoscimento e della revoca dello status di protezione
internazionale [di seguito: direttiva procedura]; direttiva 2013/33/UE del
Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 recante norme re-
lative all'accoglienza dei richiedenti protezione internazionale [di seguito:
direttiva accoglienza]),
che tale presunzione non è tuttavia assoluta e può essere confutata in pre-
senza di violazioni sistemiche delle garanzie minime previste dall'Unione
europea o dal diritto internazionale (cfr. DTAF 2011/9 consid. 6; sentenza
della CorteEDU M.S.S. contro Belgio e Grecia del 21 gennaio 2011,
30696/09) o di indizi seri che, nel caso concreto, le autorità di tale Stato
non rispetterebbero il diritto internazionale (cfr. DTAF 2010/45 consid. 7.4
e 7.5),
che all'occorrenza non vi sono innanzitutto fondati motivi di ritenere che
sussistano carenze sistemiche nella procedura di asilo e nelle condizioni
di accoglienza dei richiedenti, che implichino il rischio di un trattamento
inumano o degradante ai sensi dell'art. 4 della CartaUE (cfr. art. 3 par. 2
2a frase Regolamento Dublino III),
D-1063/2021
Pagina 8
che la CorteEDU, nei casi di trasferimenti di persone verso l'Italia, ha a più
riprese ribadito che la situazione non può essere comparata a quella rela-
tiva alla Grecia e constatata nella sentenza M.S.S. contro Belgio e Grecia
del 21 gennaio 2011,30696/09 ed ha finora sempre negato l'esistenza di
carenze sistemiche in Italia (cfr. sentenze CorteEDU Tarakhel contro Sviz-
zera del 4 novembre 2014, 29217/12; A.S. contro Svizzera del 30 giugno
2015, 39350/13, par. 36; A.M.E. contro Paesi Bassi del 13 gennaio 2015,
51428/10; decisione CorteEDU Jihana Ali e altri contro Svizzera e Italia del
27 ottobre 2016, 30474/14, par. 33),
che nemmeno le recenti evoluzioni nel sistema italiano, che pure preve-
dono un certo numero di ostacoli suscettibili di impedire l'accesso imme-
diato dei richiedenti alla procedura d'asilo ed al sistema di accoglienza,
permettono di rimettere in discussione in modo generalizzato tale assunto
(cfr. sentenza del Tribunale E-962/2019 del 17 dicembre 2019 consid. 6,
recentemente anche la sentenza del Tribunale F-4872/2020 del 5 novem-
bre 2020 consid. 4.2),
che la giurisprudenza precitata, si applica a fortiori all'ora attuale, vista l'en-
trata in vigore, il 20 dicembre 2020, del decreto-legge n. 130/2020 del
21 ottobre 2020 (convertito in legge il 18 dicembre 2020, cfr. Gazzetta Uf-
ficiale della Repubblica Italiana, Serie generale, n. 261 del 21.10.2020), il
quale ha come obiettivo segnatamente di migliorare le condizioni generali
d'accoglienza dei richiedenti l'asilo e la situazione di persone vulnerabili
trasferite verso l'Italia (cfr. nello stesso senso le sentenze del Tribunale
F-542/2021 dell'11 febbraio 2021 consid. 3.2, F-316/2021 del 29 gen-
naio 2021 consid. 4.2) ed apporterebbe in particolare anche delle modifi-
che al decreto-legge n. 113/2018 del 4 ottobre 2018 sulla sicurezza e im-
migrazione (comunemente conosciuto come “decreto Salvini”); che in tale
contesto, non possono pertanto essere seguite le critiche del tutto generi-
che mosse al sistema d'accoglienza italiano proposte nel ricorso, peraltro
per quanto concerne il “decreto Salvini” pure risultanti superate come sopra
enucleato (cfr. sentenza del Tribunale D-871/2021 del 8 marzo 2021 con-
sid. 5.4.8),
che, conseguentemente, l'applicazione dell'art. 3 par. 2 2a frase Regola-
mento Dublino III non si giustifica nel caso di specie,
che resta da valutare se nel caso concreto sussistano indizi seri e sufficienti
per ammettere che le autorità dello stato di destinazione non rispettino il
diritto internazionale (cfr. DTAF 2010/45 consid. 7.4 e 7.5),
D-1063/2021
Pagina 9
che ai sensi dell'art. 29a cpv. 3 OAsi 1, disposizione che concretizza in di-
ritto interno svizzero la clausola di sovranità (art. 17 par. 1 Regolamento
Dublino III), se "motivi umanitari" lo giustificano la SEM può entrare nel
merito della domanda anche qualora giusta il Regolamento Dublino III un
altro Stato sarebbe competente per il trattamento della domanda,
che la SEM, nell'applicazione dell'art. 29a cpv. 3 OAsi 1, dispone di potere
di apprezzamento (cfr. DTAF 2015/9 consid. 7 seg.); che al contrario, qua-
lora invece il trasferimento del richiedente nel Paese di destinazione con-
travvenga all'art. 4 Carta UE, all'art. 3 CEDU o all'art. 3 Conv. tortura, l'au-
torità inferiore è invece obbligata ad applicare la clausola di sovranità e ad
entrare nel merito della domanda d'asilo (cfr. DTAF 2015/9 consid. 8.2.1),
che in primo luogo, nel caso in esame il ricorrente non ha dimostrato che
lo Stato di destinazione non sia intenzionato a prenderlo in carico e a por-
tare a termine la procedura relativa alla sua domanda di protezione in vio-
lazione della direttiva procedura,
che al di là di generiche argomentazioni, egli neppure ha apportato indizi
seri e concreti suscettibili di dimostrare che lo Stato di destinazione non
rispetterebbe il principio del divieto di respingimento e, dunque, verrebbe
meno ai suoi obblighi internazionali rinviandolo in un Paese dove la sua
vita, integrità corporale o libertà sarebbero seriamente minacciate o da
dove rischierebbe di essere respinto in un tale Paese,
che per il resto, il respingimento forzato di persone che soffrono di proble-
matiche valetudinarie, costituisce una violazione dell'art. 3 CEDU unica-
mente in circostanze eccezionali; che ciò risulta essere il caso segnata-
mente laddove la malattia dell'interessato si trovi in uno stadio a tal punto
avanzato o terminale da lasciar presupporre che, a seguito del trasferi-
mento, la sua morte appaia come una prospettiva prossima (cfr. sentenza
della CorteEDU N. contro Regno Unito del 27 maggio 2008, 26565/05;
DTAF 2011/9 consid. 7.1),
che una violazione dell'art. 3 CEDU può però anche sussistere qualora vi
siano dei seri motivi di ritenere che la persona, in assenza di trattamenti
medici adeguati nello Stato di destinazione, sarà confrontata ad un reale
rischio di un grave, rapido ed irreversibile peggioramento delle condizioni
di salute comportante delle intense sofferenze o una significativa riduzione
della speranza di vita (cfr. sentenza della CorteEDU Paposhvili contro Bel-
gio del 13 dicembre 2016, 41738/10, §181 segg.),
D-1063/2021
Pagina 10
che sempre in questo contesto, come rettamente segnalato dall'insorgente,
l'attuale giurisprudenza del Tribunale impone alle autorità svizzere che non
vogliono rinunciare all'esecuzione del trasferimento, di richiedere a titolo
preventivo agli omologhi italiani delle garanzie scritte individuali di presa a
carico immediata per i richiedenti asilo affetti da problematiche mediche
(somatiche o psichiche) gravi (cfr. sentenze del Tribunale
E-962/2019 consid. 7.4.3 e D-6060/2020 del 14 dicembre 2020 consid.
4.4.4),
che essendo decisivo e vista la doglianza in tal senso, occorre a questo
punto chiedersi, da una parte se l'accertamento dei fatti operato dall'auto-
rità inferiore quanto alle affezioni di cui soffre l'insorgente sia stato o meno
esaustivo, e dall'altra se quest'ultimo rientri o meno nelle casistiche testé
enucleate,
che alla luce dell'applicazione del principio inquisitorio l'autorità compe-
tente deve infatti procedere d'ufficio all'accertamento esatto e completo dei
fatti giuridicamente rilevanti (DTAF 2019 I/6 consid. 5.1),
che nel caso in narrativa non appare però che la SEM sia venuta meno agli
obblighi che le si impongono in virtù di tale massima,
che al momento dell'emissione della decisione impugnata l'incarto della
SEM conteneva già diversi mezzi di prova riguardanti la situazione medica
dell'insorgente; che dagli stessi risultava in maniera chiara che lo stato di
salute dell'insorgente, comportante un episodio depressivo di media gra-
vità – trattabile con un farmaco a facile reperibilità ed una terapia psicote-
rapeutica ambulante a cadenza regolare – alcune problematiche legate ad
un lieve deficit di acido folico, lieve ipocalcemia – trattati con degli integra-
tori – e ipotiroidismo latente non si iscrivessero nella restrittiva giurispru-
denza convenzionale né tantomeno che rientrasse nelle casistiche per cui,
a causa di un rischio di peggioramento serio ed immediato delle affezioni,
occorreva richiedere garanzie individualizzate,
che dal profilo psichico le condizioni del richiedente asilo sono peraltro da
considerarsi stabili, non essendovi stata alcuna variazione rispetto alla dia-
gnosi (cfr. atti 26/2, 27/2, 28/2, 31/2, 32/2, 36/2); che l'episodio depressivo
di cui soffre risulta essere di media gravità ed il trattamento che sta se-
guendo – assunzione di Citalopram e consultazioni psichiatriche con ca-
denza regolare – non presentano particolari specificità e sono disponibili
anche in Italia,
D-1063/2021
Pagina 11
che per quanto riguarda il caso ponderale, il medico non ha ritenuto neces-
sario effettuare ulteriori esami (cfr. atto 23/2),
che non si può dunque partire dall'assunto che il suo trasferimento com-
porti delle gravi sofferenze dal profilo medico, a tal punto che, dopo l'arrivo
in Italia, risulti necessaria una presa in carico medica immediata ed ininter-
rotta secondo la giurisprudenza succitata (cfr. anche nello stesso senso la
sentenza del Tribunale E-1026/2020 del 4 marzo 2020 consid. 5.4),
che l'Italia dispone del resto di infrastrutture mediche sufficienti ed in
quanto Stato firmatario della direttiva accoglienza, deve provvedere affin-
ché i richiedenti ricevano la necessaria assistenza sanitaria comprendente
quanto meno le prestazioni di pronto soccorso e il trattamento essenziale
di malattie e di gravi disturbi mentali e fornire la necessaria assistenza me-
dica o di altro tipo, ai richiedenti con esigenze di accoglienza particolari,
comprese, se necessarie, appropriate misure di assistenza psichica (cfr.
art. 19 par. 1 e 2 della citata direttiva),
che peraltro, un'eventuale iniziale difficoltà ad accedere a prestazioni di
psicoterapia può essere messa in conto senza che ci si debba attendere a
conseguenze drastiche sulla sua salute,
che egli potrà dipoi ovviare a possibili complicazioni nell'ottenimento del
farmaco che gli è stato prescritto venendo trasferito con una riserva suffi-
ciente,
che in ogni caso le prestazioni di pronto soccorso risultano sostanzialmente
garantite in Italia (cfr. sentenza del Tribunale E-1026/2020 consid. 5.5 che
giunge alla medesima conclusione della sentenza E-962/2019 con-
sid. 6.2.7),
che altresì, prima del trasferimento, sarà inoltre premura delle autorità com-
petenti per l'esecuzione dell'allontanamento informare in maniera precisa
e completa le autorità italiane dell'arrivo e dei problemi di salute dell'insor-
gente (cfr. art. 31 Regolamento Dublino III),
che anche le problematiche legate alla pandemia di Coronavirus non per-
mettono di giungere ad una diversa conclusione (cfr. sentenza del Tribu-
nale D-2947/2020 del 27 maggio 2020 consid. 10.4 e rif. citati),
che agli atti non figurano d'altro canto elementi tali da indurre a concludere
che un trasferimento nello Stato in questione esporrebbe il ricorrente al
D-1063/2021
Pagina 12
rischio di essere privato del sostentamento minimo e di subire delle condi-
zioni di vita indegna in violazione della direttiva accoglienza,
che, in altre parole, l'interessato non ha fornito indizi seri suscettibili di com-
provare che le sue condizioni di vita o la sua situazione personale sareb-
bero tali da contravvenire all'art. 4 della CartaUE, all'art. 3 CEDU o all'art. 3
Conv. tortura in caso di esecuzione del trasferimento in Italia,
che in ogni caso se, dopo il suo trasferimento in Italia, egli dovesse essere
costretto dalle circostanze a condurre un'esistenza non conforme alla di-
gnità umana, o se dovesse ritenere che il paese in questione violi i suoi
obblighi di assistenza nei suoi confronti o in ogni altro modo leda i suoi
diritti fondamentali, apparterrà al medesimo sollevare l'eventuale viola-
zione dei suoi diritti, utilizzando le adeguate vie di diritto, dinanzi alle auto-
rità dello Stato in questione (cfr. art. 26 della direttiva accoglienza),
che infine, nella fattispecie, dagli atti non appaiono neppure elementi per
ritenere che l'autorità inferiore abbia esercitato in maniera arbitraria il suo
potere di apprezzamento (cfr. DTAF 2015/9 consid. 7 seg.),
che, pertanto, non vi è motivo di applicare la clausola discrezionale di cui
all'art. 17 par. 1 (clausola di sovranità) Regolamento Dublino III,
che, di conseguenza, in mancanza dell'applicazione di tale norma da parte
della Svizzera, l'Italia è competente dell'esame della domanda di asilo del
ricorrente ed è tenuto a prenderlo in carico in ossequio alle condizioni poste
agli art. 21, 22, 29 Regolamento Dublino III,
che, quindi, è a giusto titolo che la SEM non è entrata nel merito della do-
manda di asilo del ricorrente, in applicazione dell'art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi
ed ha pronunciato il suo trasferimento verso l'Italia conformemente
all'art. 44 LAsi, posto che il ricorrente non possiede un'autorizzazione di
soggiorno in Svizzera (cfr. art. 32 lett. a OAsi 1),
che, in siffatte circostanze, non vi è più luogo di esaminare in maniera di-
stinta le questioni relative all'esistenza di un impedimento all'esecuzione
del trasferimento per i motivi giusta i cpv. 3 e 4 dell'art. 83 LStrI, (RS
142.20), dal momento che detti motivi sono indissociabili dal giudizio di non
entrata nel merito nel quadro di una procedura Dublino (cfr. DTAF 2015/18
consid. 5.2),
D-1063/2021
Pagina 13
che, visto quanto precede, ne discende che la SEM con il provvedimento
impugnato non ha violato il diritto federale né abusato del suo potere d'ap-
prezzamento ed inoltre non ha accertato in modo inesatto o incompleto i
fatti giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi),
che pertanto, il ricorso deve essere respinto e la decisione della SEM, che
rifiuta l'entrata nel merito della domanda di asilo e pronuncia il trasferimento
dalla Svizzera verso l'Italia, confermata,
che, avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, la domanda di con-
cessione dell'effetto sospensivo è senza oggetto,
che le misure supercautelari dell'11 marzo 2021 sono revocate,
che, avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, la domanda di esen-
zione dal versamento di un anticipo equivalente alle presumibili spese pro-
cessuali è divenuta senza oggetto,
che, infine, ritenute le allegazioni ricorsuali sprovviste di probabilità di esito
favorevole, la domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa
dal versamento delle spese processuali, è respinta,
che, visto l'esito della procedura, le spese processuali di CHF 750.– che
seguono la soccombenza sono poste a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1
e 5 PA nonché art. 3 lett. b del regolamento sulle tasse e sulle spese ripe-
tibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 feb-
braio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]),
che la decisione è definitiva e non può, in principio, essere impugnata con
ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83
lett. d cifra 1 LTF).
(dispositivo alla pagina seguente)
D-1063/2021
Pagina 14
Il Tribunale amministrativo federale pronuncia:
1.
Il ricorso è respinto.
2.
La domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa dal versa-
mento delle spese processuali, è respinta.
3.
Le spese processuali, di CHF 750.–, sono poste a carico del ricorrente.
Tale ammontare deve essere versato alla cassa del Tribunale amministra-
tivo federale, entro un termine di 30 giorni dalla spedizione della presente
sentenza.
4.
Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all'autorità canto-
nale.
Il giudice unico: La cancelliera:
Daniele Cattaneo Sebastiana Bosshardt