Decision ID: afc11bfa-8121-44e3-ae70-5ecf3f916499
Year: 2022
Language: it
Court: CH_BVGE
Chamber: CH_BVGE_001
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: 

Visto:
la domanda d'asilo che l'interessato ha presentato in Svizzera il (...) dicem-
bre 2020,
il verbale concernente il rilevamento dei dati personali del 28 dicembre
2020 (cfr. atto SEM [...]-11/9 [di seguito: verbale 1]), quello inerente al col-
loquio Dublino del 31 dicembre 2020 (cfr. atto SEM 14/2), quello relativo
all’audizione sui motivi d’asilo tenutasi il 26 gennaio 2021 (cfr. atto SEM
21/12 [di seguito: verbale 2]) e quello confezionato nel corso di un’ulteriore
audizione indetta l’8 giugno 2021 (cfr. atto SEM 48/16 [di seguito: ver-
bale 3]),
i mezzi di prova versati agli atti dal ricorrente nel corso del procedimento di
prima istanza (cfr. atti SEM 1084109-38/2, 44/12, 46/4, 47/5, 50/6, 52/2,
53/3, 54/2, 55/2, 56/3, 57/3, 58/2 e 59/4),
la certificazione medica F2 di cui all’incarto dell’istanza inferiore (cfr. atti
SEM 17/2, 18/2 e 20/2),
la decisione della Segreteria di Stato della migrazione (di seguito: SEM)
del 30 giugno 2021, notificata il 1° luglio 2021 (cfr. atto SEM 65/1), che
respingeva la domanda d’asilo dell’interessato e pronunciava il suo allon-
tanamento dalla Svizzera, nonché l’esecuzione del provvedimento mede-
simo siccome lecita, esigibile e possibile,
lo scritto del 7 luglio 2021, con il quale la Protezione giuridica ha comuni-
cato all’autorità inferiore la rescissione del mandato di rappresentanza
(cfr. atto SEM 66/3),
il ricorso del 28 luglio 2021 (cfr. timbro sul plico raccomandato; data d’en-
trata: 29 luglio 2021), per il cui tramite il ricorrente ha postulato l’annulla-
mento della decisione avversata, il riconoscimento della qualità di rifugiato
e la concessione dell’asilo in Svizzera; l’aggiuntiva conclusione ricorsuale,
con la quale egli ha chiesto di essere ammesso provvisoriamente in Sviz-
zera per causa d’inammissibilità, d’inesigibilità e d’impossibilità dell’esecu-
zione dell’allontanamento; in subordine, l’interessato ha concluso alla re-
stituzione dell’effetto sospensivo; contestualmente – e con protesta di
spese e ripetibili − egli ha presentato istanza di concessione dell’assistenza
giudiziaria, nel senso della dispensa dal versamento delle spese di giudizio
e del relativo anticipo, e di attribuzione di un patrocinatore gratuito,
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la documentazione acclusa all’allegato ricorsuale, composta da mezzi di
prova già prodotti nel corso del procedimento di prima istanza e da nuovi
atti in lingua straniera,
la decisione incidentale del Tribunale del 18 gennaio 2022, che – oltre a
determinare lo svolgimento della procedura ricorsuale in lingua italiana –
respingeva la summenzionata istanza ed invitava l’insorgente a versare,
entro il 3 febbraio 2022, un anticipo a copertura delle presunte spese pro-
cessuali,
il tempestivo versamento della somma richiesta,
i fatti del caso di specie che, se necessari, verranno ripresi nei considerandi
che seguono,

e considerato
che le procedure in materia d'asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla
LTF, in quanto la legge sull'asilo (LAsi, RS 142.31) non preveda altrimenti
(art. 6 LAsi),
che fatta eccezione per le decisioni previste all'art. 32 LTAF, il Tribunale, in
virtù dell'art. 31 LTAF, giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi dell'art. 5
PA prese dalle autorità menzionate all'art. 33 LTAF,
che la SEM rientra tra dette autorità (art. 105 LAsi) e l'atto impugnato co-
stituisce una decisione ai sensi dell'art. 5 PA,
che il ricorrente è toccato dalla decisione impugnata e vanta un interesse
degno di protezione all'annullamento o alla modificazione della stessa
(art. 48 cpv. 1 lett. a-c PA), per il che è legittimato ad aggravarsi contro di
essa,
che i requisiti relativi ai termini di ricorso (art. 108 cpv. 2 LAsi), alla forma e
al contenuto dell'atto di ricorso (art. 52 cpv. 1 PA) sono soddisfatti,
che occorre pertanto entrare nel merito del gravame,
che con ricorso al Tribunale possono essere invocati, in materia d'asilo, la
violazione del diritto federale e l'accertamento inesatto o incompleto di fatti
giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi),
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che il Tribunale non è vincolato né dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4 PA), né
dalle considerazioni giuridiche della decisione impugnata, né dalle argo-
mentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2),
che i ricorsi manifestamente infondati, ai sensi dei motivi che seguono,
sono decisi dal giudice in qualità di giudice unico, con l'approvazione di una
seconda giudice (art. 111 lett. e LAsi) e la decisione è motivata soltanto
sommariamente (art. 111a cpv. 2 LAsi),
che ai sensi dell’art. 111a cpv. 1 LAsi, si rinuncia allo scambio degli scritti,
che la Svizzera, su domanda, accorda asilo ai rifugiati secondo le disposi-
zioni della LAsi (art. 2 LAsi); che l'asilo comprende la protezione e lo statuto
accordati a persone in Svizzera in ragione della loro qualità di rifugiato; che
esso include il diritto di risiedere in Svizzera,
che, giusta l'art. 3 cpv. 1 LAsi, sono rifugiati le persone che, nel Paese di
origine o di ultima residenza, sono esposte a seri pregiudizi a causa della
loro razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo
sociale o per le loro opinioni politiche ovvero hanno fondato timore di es-
sere esposte a tali pregiudizi; che sono pregiudizi seri segnatamente l'e-
sposizione a pericolo della vita, dell'integrità fisica o della libertà, nonché le
misure che comportano una pressione psichica insopportabile (art. 3 cpv. 2
LAsi),
che il fondato timore di esposizione a seri pregiudizi, come stabilito all'art. 3
LAsi, comprende nella sua definizione un elemento oggettivo, in rapporto
con la situazione reale, e un elemento soggettivo; che sarà quindi ricono-
sciuto come rifugiato colui che ha dei motivi oggettivamente riconoscibili
da terzi (elemento oggettivo) di temere (elemento soggettivo) d'essere
esposto, in tutta verosimiglianza e in un futuro prossimo, ad una persecu-
zione (cfr. DTAF 2011/51 consid. 6.2 e 2010/57 consid. 2.5): che, sul piano
soggettivo, deve essere tenuto conto degli antecedenti dell'interessato, se-
gnatamente dell'esistenza di persecuzioni anteriori nonché della sua ap-
partenenza ad una razza, ad un gruppo religioso, sociale o politico, che lo
espongono maggiormente ad un fondato timore di future persecuzioni; che,
infatti, colui che è già stato vittima di persecuzione ha dei motivi oggettivi
di avere un timore (soggettivo) di nuove persecuzioni più fondato di colui
che ne è l'oggetto per la prima volta (DTAF 2010/57 consid. 2.5 e relativi
riferimenti); che, sul piano oggettivo, tale timore deve essere fondato su
indizi concreti e sufficienti che facciano apparire, in un futuro prossimo e
secondo un'alta probabilità, l'avvento di seri pregiudizi ai sensi dell'art. 3
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LAsi; che non sono sufficienti, quindi, indizi che indicano minacce di perse-
cuzioni ipotetiche che potrebbero prodursi in un futuro più o meno lontano
(cfr. DTAF 2010/57 consid. 2.5 e relativi riferimenti),
che a tenore dell'art. 7 cpv. 1 LAsi, chiunque domanda asilo deve provare
o per lo meno rendere verosimile la sua qualità di rifugiato; che la qualità
di rifugiato è resa verosimile se l'autorità la ritiene data con una probabilità
preponderante (art. 7 cpv. 2 LAsi),
che è pertanto necessario che i fatti allegati dal richiedente siano sufficien-
temente sostanziati, plausibili e coerenti fra loro (art. 7 cpv. 3 LAsi); che in
questo senso dichiarazioni vaghe, quindi suscettibili di molteplici interpre-
tazioni, contraddittorie in punti essenziali, sprovviste di una logica interna,
incongrue ai fatti o all'esperienza generale di vita, non possono essere con-
siderate verosimili ai sensi dell'art. 7 LAsi; che è altresì necessario che il
richiedente stesso appaia come una persona attendibile, ossia degna di
essere creduta; che questa qualità non è data, in particolare, quando egli
fonda le sue allegazioni su mezzi di prova falsi o falsificati (art. 7 cpv. 3
LAsi), omette fatti importanti o li espone consapevolmente in maniera fal-
sata, in corso di procedura ritratta dichiarazioni rilasciate in precedenza o,
senza motivo, ne introduce tardivamente di nuove, dimostra scarso inte-
resse nella procedura oppure nega la necessaria collaborazione; che in-
fine, non è indispensabile che le allegazioni del richiedente l'asilo siano
sostenute da prove rigorose; che al contrario, è sufficiente che l'autorità
giudicante, pur nutrendo degli eventuali dubbi circa alcune affermazioni,
sia persuasa che, complessivamente, tale versione dei fatti sia in prepon-
deranza veritiera; che il giudizio sulla verosimiglianza non deve, infatti, ri-
dursi a una mera verifica della plausibilità del contenuto di ogni singola
allegazione, bensì dev'essere il frutto di una ponderazione tra gli elementi
essenziali a favore e contrari ad essa; che decisivo sarà dunque determi-
nare, da un punto di vista oggettivo, quali fra questi risultino preponderanti
nella fattispecie (cfr. DTAF 2013/11 consid. 5.1 e giurisprudenza ivi citata),
che il richiedente, cittadino algerino di etnia araba ha riferito – in sostanza
e per quanto qui di rilievo – di aver aderito in patria ad un’associazione
studentesca, per conto della quale egli avrebbe avuto il compito di organiz-
zare manifestazioni e scioperi; che nondimeno, tale mansione l’avrebbe
posto nel mirino delle autorità algerine, le quali avrebbero incominciato a
trattenerlo ripetutamente in stato di fermo; che in ultimo, le autorità statali
avrebbero finanche accusato l’interessato di istigazione alla violenza, reato
per il quale lo avrebbero condannato a sette anni di carcere oltre al paga-
mento di una multa di cinquanta milioni di Dinari algerini,
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che nel corso dell’espiazione della pena detentiva, egli sarebbe però riu-
scito ad evadere, fuggendo poi dall’Algeria e trovando riparo in Svizzera;
che infine, egli ha riferito di temere una nuova incarcerazione e una con-
danna ad una pena più pesante per il caso in cui facesse ritorno nel Paese
d’origine,
che nella decisione impugnata, l’autorità inferiore ha considerato anzitutto
inverosimili le allegazioni dell'interessato; che il narrato del richiedente sa-
rebbe contraddistinto da numerose contraddizioni oltre ad essere insuffi-
cientemente sostanziato; che in tal senso, il richiedente non avrebbe reso
verosimile né le supposte violenze subite per mano della polizia nel corso
delle manifestazioni, così come neppure gli interrogatori e l’evasione dal
carcere; che in tale contesto, i mezzi di prova versati agli atti dal richiedente
non soccorrerebbero la sua versione dei fatti; che quest’ultima documen-
tazione non presenterebbe in effetti segni inequivocabili di autenticità su-
scettibili di comprovarne l’effettiva provenienza; che inoltre, il contenuto di
tali mezzi di prova entrerebbero palesemente in contraddizione con quanto
da lui addotto in sede d’audizione,
che per il resto, gli asseriti fermi operati nei suoi confronti dalle autorità
algerine, non raggiungerebbero un’intensità sufficiente ex art. 3 LAsi,
che con il ricorso, l'insorgente avversa la valutazione di cui al sindacato
provvedimento; che a suo dire, i documenti da lui prodotti − corretti ed au-
tentici − non sarebbero stati confacentemente intesi dall’autorità inferiore;
che inoltre, quest’ultimi si troverebbero in Algeria e, poiché gli invii postali
sarebbero sorvegliati, vi sarebbe da attendere il ritorno di un suo cono-
scente in Francia per ottenerne gli originali,
che oltracciò, il ricorrente afferma confusamente che “Quant au jugement
pénal qui a été rendu contre moi. C’est la date du prononcé de décision et
il reste fixe car ce jour est la date de l’audience 17.11.05. C’est la date du
I Tribunal”,
che proseguendo nella sua disamina, l’interessato ribadisce poi di essere
stato arrestato nel corso di una manifestazione tenutasi a Chlef; che diver-
samente da quanto rimproveratogli dalla SEM, egli non si sarebbe contrad-
detto in proposito, atteso che il fermo avvenuto presso la centrale di polizia
concernerebbe un episodio antecedente,
che altresì – e non prima d’aver nuovamente descritto le modalità d’eva-
sione dal carcere – l’interessato sostiene di non avere mostrato particolari
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sentimenti nel corso dell’audizione dal momento che si troverebbe in Sviz-
zera, Paese sicuro che non lo consegnerebbe all’Algeria,
che concludendo, egli reitera i timori già esposti nel corso del procedimento
di prima istanza per il caso in cui facesse ritorno in Algeria, sottolineando
nel contempo che in virtù del regolamento (UE) n. 604/2013 del Parla-
mento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 che stabilisce i criteri e
i meccanismi di determinazione dello Stato membro competente per
l’esame di una domanda di protezione internazionale presentata in uno de-
gli Stati membri da un cittadino di un paese terzo o da un apolide (rifusione;
Gazzetta ufficiale dell’Unione europea [GU] L 180/31 del 29.6.2013; di se-
guito: Regolamento Dublino III), egli non potrebbe chiedere asilo in altri
Paesi europei,
che le tesi ricorsuali non possono però essere seguite,
che in effetti, come rettamente osservato dall’autorità di prima istanza, le
allegazioni dell’insorgente non ossequiano le condizioni di cui all’art. 7
LAsi,
che innanzitutto, la descrizione circa le modalità del suo arresto definitivo
– avvenuto il 16 novembre 2016 (cfr. verbale 2, pag. 9, D57) – differisce
incontrovertibilmente fra le varie audizioni; che in tal senso, il richiedente
ha riferito in un primo momento di essere stato attirato con un pretesto
presso gli uffici della polizia, dove sarebbe stato posto in detenzione
(cfr. verbale 2, pag. 9, D58); che in seguito, egli ha tuttavia spiegato di es-
sere stato arrestato mentre partecipava ad una manifestazione tenutasi a
Chlef (cfr. verbale 3, pag. 4, D29),
che confrontato con tale dissonanza, il richiedente ha ribadito che l’arresto
del (...) 2016 sarebbe occorso nell’ambito della summenzionata protesta e
che invece, l’episodio che lo avrebbe visto recarsi presso la centrale di po-
lizia concernerebbe uno dei numerosi fermi dei quali egli sarebbe stato vit-
tima prima dell’arresto risolutivo (cfr. verbale 3, pag. 5, D32-D33),
che tale giustificazione non spiega però minimamente l’incongruenza fra le
versioni fornite; che in effetti, entrambe sono state espressamente esposte
dal richiedente onde chiarire le modalità con cui è avvenuto l’arresto che
ha dato inizio alla lunga pena detentiva (cfr. verbale 2, pag. 9, D57 e ver-
bale 3, pag. 4, D29),
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che alla luce della centralità che l’episodio in questione riveste nel narrato
dell’interessato, tale importante contraddizione mina irrimediabilmente la
verosimiglianza dei suoi asserti,
che perdipiù, anziché dissipare i dubbi, il carteggio prodotto nel corso del
procedimento di prima istanza desta ulteriori interrogativi; che in tal senso,
l’insorgente ha dichiarato di essere stato arrestato nel novembre del 2016
(cfr. verbale 2, pag. 9, D57) e di essere evaso dopo aver trascorso circa
diciotto mesi in detenzione (cfr. verbale 2, pag. 3-4, D21); che nondimeno,
gli atti all’inserto indicano chiaramente come nel corso del 2017 egli fosse
già ricercato a seguito della sua evasione (cfr. atto SEM 57/3),
che ad ogni modo, essendo stati rimessi in copia, i documenti in parola
hanno un valore probatorio ridotto,
che su tali presupposti, ed indipendentemente dagli ulteriori indicatori d’in-
verosimiglianza scandagliati dalla SEM e contestati dal richiedente, il rac-
conto di quest’ultimo non può quindi essere qualificato come verosimile,
che i nuovi mezzi di prova acclusi al ricorso non permettono poi diversa
valutazione nella misura in cui – anche laddove se ne ammettesse la fede-
facenza – non comprovano in alcun modo le persecuzioni delle quali egli
sarebbe stato vittima in patria,
che proseguendo nella disamina, non è inopportuno rilevare che quandan-
che effettivamente concretizzatisi, gli asseriti fermi subiti per mano delle
autorità algerine risultano in casu irrilevanti in materia d’asilo,
che in effetti, gli stessi non raggiungono palesemente un’intensità tale da
giustificare il riconoscimento dell’asilo in Svizzera (cfr. DTAF 2010/28 con-
sid. 3.3.1.1), ritenuto anche che ad ogni occasione egli è stato rilasciato
quasi immediatamente,
che per sovrabbondanza, e conto tenuto delle considerazioni circa l’inve-
rosimiglianza dei suoi asserti, vi sarebbe finanche da chiedersi se fra i fermi
in parola e l’espatrio, corra un nesso causale temporale dal momento
ch’egli ha atteso diversi anni prima di lasciare il Paese (cfr. verbale 3,
pag. 13, D95); che tuttavia, essendo siffatti episodi comunque irrilevanti, la
questione può rimanere inevasa,
che da ultimo, l’asserzione secondo la quale egli non potrebbe deporre ul-
teriori domande d’asilo in altri Paesi europei in virtù del Regolamento Du-
blino III, risulta del tutto ininfluente,
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che per quanto concerne il riconoscimento della qualità di rifugiato e la
concessione dell’asilo, la decisione impugnata va pertanto confermata,
che se respinge la domanda d’asilo o non entra nel merito, la SEM
pronuncia, di norma, l’allontanamento dalla Svizzera e ne ordina
l’esecuzione; che tiene però conto del principio dell’unità della famiglia
(art. 44 LAsi),
che l’insorgente non adempie le condizioni in virtù delle quali la SEM
avrebbe dovuto astenersi dal pronunciare l’allontanamento dalla Svizzera
(art. 14 cpv. 1 seg., art. 44 LAsi nonché art. 32 dell’ordinanza 1 sull’asilo
relativa a questioni procedurali dell’11 agosto 1999 [OAsi 1, RS 142.311];
cfr. DTAF 2013/37 consid. 4.4),
che questo Tribunale è pertanto tenuto a confermare la pronuncia
dell’allontanamento,
che l’esecuzione dell’allontanamento è regolamentata, per rinvio
dell’art. 44 LAsi, dall’art. 83 LStrI (RS 142.20), giusta il quale la stessa
dev’essere possibile (art. 83 cpv. 2 LStrI), ammissibile (art. 83 cpv. 3 LStrI)
e ragionevolmente esigibile (art. 83 cpv. 4 LStrI),
che nella decisione impugnata, la SEM ha ritenuto l’esecuzione
dell’allontanamento ammissibile, ragionevolmente esigibile e possibile,
che secondo il senso, con il ricorso l’insorgente avversa anche tale as-
sunto; ch’egli domanda in effetti di essere ammesso provvisoriamente in
Svizzera, minacciando altresì di sottoporsi ad uno sciopero della fame per
il caso in cui venisse confermata la decisione impugnata,
che cionondimeno, anche il Tribunale è dell’opinione che nel caso in ras-
segna non vi siano elementi ostativi all’esecuzione dell’allontanamento del
ricorrente verso l’Algeria,
che anzitutto il ricorrente non può, per i motivi già enucleati, prevalersi del
principio del divieto di respingimento (art. 5 cpv. 1 LAsi); che altresì, non vi
sono indizi – non avendo reso verosimile di essere effettivamente in peri-
colo nel suo Paese – per ritenere che l’interessato possa essere esposto
ad un rischio personale, concreto e serio di trattamenti proibiti in relazione
all’art. 3 CEDU o all’art. 3 della Convenzione contro la tortura ed altre pene
o trattamenti crudeli, inumani o degradanti del 10 dicembre 1984
(Conv. tortura, RS 0.105),
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che pertanto l’esecuzione dell’allontanamento è ammissibile (art. 83 cpv. 3
LStrI in relazione all’art. 44 LAsi),
che ai sensi dell’art. 83 cpv. 4 LStrI, l’esecuzione non può essere ragione-
volmente esigibile qualora, nel Paese d’origine o di provenienza, lo stra-
niero venisse a trovarsi concretamente in pericolo in seguito a situazioni
quali guerra, guerra civile, violenza generalizzata o emergenza medica,
che in primo luogo, in Algeria non vige attualmente una situazione di
guerra, guerra civile o di violenza generalizzata che coinvolga l’insieme
della popolazione sull’integralità del territorio nazionale,
che dagli atti non traspaiono neppure motivi personali che si opporrebbero
all’esecuzione dell’allontanamento del ricorrente in Algeria,
ch’egli è giovane, dispone di una rete famigliare in patria, ha beneficiato di
una scolarizzazione superiore ed ha edificato una buona esperienza lavo-
rativa (cfr. verbale 3, pag. 14, D101-D104),
ch’egli non ha inoltre preteso nel corso del procedimento di soffrire di gravi
problemi di salute che possano giustificare la sua ammissione provvisoria
(cfr. DTAF 2011/50 consid. 8.1-8.3; 2009/2 consid. 9.3.2); che d’altronde,
gli atti medici di cui all’inserto riferiscono unicamente di una problematica
odontoiatrica – nel frattempo risolta con l’estrazione dei denti interessati
(cfr. atti SEM 18/2 e 20/2) – e della necessità di vedersi prescrivere degli
occhiali; che per il resto, l’insorgente stesso ha riferito di godere di una
buona salute (cfr. verbale 3, pag. 2, D3),
che l’esecuzione dell’allontanamento del ricorrente è quindi ragionevol-
mente esigibile (art. 83 cpv. 4 LStrI in relazione all’art. 44 LAsi),
che la minaccia formulata da A._ nell’allegato ricorsuale, ai sensi
della quale egli indirebbe uno sciopero della fame per il caso fosse respinta
la sua impugnativa, appare del tutto ininfluente e non permette manifesta-
mente una diversa ponderazione rispetto alla quella di cui alla decisione
avversata,
che infine, nemmeno risultano impedimenti sotto il profilo della possibilità
dell’esecuzione del provvedimento (art. 83 cpv. 2 LStrI in relazione
all’art. 44 LAsi),
che di conseguenza, anche in materia di esecuzione dell’allontanamento
la decisione dell’autorità inferiore va confermata,
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che pertanto, con la decisione impugnata la SEM non ha violato il diritto
federale né ha abusato del suo potere d’apprezzamento ed inoltre non ha
accertato in modo inesatto o incompleto i fatti giuridicamente rilevanti
(art. 106 cpv. 1 LAsi),
che visto l’esito della procedura le spese processuali di CHF 750.– che se-
guono la soccombenza sono poste a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1 e
5 PA nonché art. 3 lett. a del del regolamento sulle tasse e sulle spese ri-
petibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 feb-
braio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]) e sono prelevate sull’anticipo spese
versato il 3 febbraio 2022,
che la decisione è definitiva e non può, in principio, essere impugnata con
ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83
lett. d cifra 1 LTF),
(dispositivo alla pagina seguente)
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il Tribunale amministrativo federale pronuncia:
1.
Il ricorso è respinto.
2.
Le spese processuali di CHF 750.– sono poste a carico del ricorrente. Esse
sono prelevate sull’anticipo spese versato il 3 febbraio 2022.
3.
Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all'autorità canto-
nale competente.
Il giudice unico: Il cancelliere:
Daniele Cattaneo Jesse Joseph Erard