Decision ID: 202488bd-488a-5dc8-8c8b-889a9976aca9
Year: 2003
Language: it
Court: TI_PP
Chamber: TI_PP_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: penal_law

in fatto:
A.
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, coniugata e madre di
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, abita in una casa di
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, in via
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, in cui dal mese di dicembre 2000 al 27 aprile 2001 ha soggiornato anche
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, cittadina ungherese, senza permesso di lavoro. In esito a un'indagine esperita dalla polizia cantonale alla fine di aprile del 2001, è emersa una possibile violazione della legge sulla dimora e il domicilio degli stranieri, per avere
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"impiegato in qualità di bambinaia, dal mese di dicembre 2000 al 27 aprile 2001, la cittadina straniera
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, 1970, sprovvista del permesso della sezione dei permessi e dell'immigrazione che le consentisse di svolgere detta attività" (rapporto di contravvenzione del 5 dicembre 2001, nel mezzo).
B.
Invitata a esprimersi in merito a tali risultanze istruttorie, in una lettera del 6 dicembre 2001
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ha negato ogni addebito e ha concluso in sostanza per l'abbandono del procedimento contravvenzionale. Con decisione del 19 aprile 2002 la Sezione dei permessi e dell'immigrazione ha nondimeno inflitto all'interessata una multa di fr. 2000.–, addebitandole inoltre una tassa di giustizia di fr. 200.–.
C.
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è insorta contro la predetta decisione con un ricorso del 1° maggio 2002 nel quale postula l'annullamento del querelato giudizio. Nelle sue osservazioni del 10 maggio 2002 la Sezione dei permessi e dell'immigrazione propone di respingere il ricorso e di confermare la risoluzione impugnata.

Considerato
in diritto:
1.
La competenza di questo giudice, la legittimazione attiva dell'insorgente e la tempestività dell'impugnativa sono date dall'art. 4 LPContr. Il ricorso è pertanto ricevibile in ordine e può essere giudicato sulla base degli atti a norma dell'art. 12 LPContr.
2.
L'autorità di primo grado, a sostegno della sua decisione, ha addotto che dai verbali d'interrogatorio allegati al rapporto di polizia emerge la prova dell'infrazione perpetrata dalla ricorrente, per avere essa impiegato come bambinaia una straniera sprovvista di regolare permesso di lavoro (cfr. risoluzione impugnata, a metà). La decisione è stata resa in applicazione degli art. 3 cpv. 3 LDDS, 6 e 10 cpv. 1 OLS e 44 Rast.
3.
La ricorrente nega dal canto suo di aver commesso l'infrazione rimproveratale,
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essendosi limitata a tenerle "il figlio qualche volta quando non c'era mio padre e mio marito", per di più senza retribuzione. L'interessata lamenta poi di aver "dato fiducia alla sig.ra
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in quanto ha sempre dichiarato di essere in regola con il permesso", postula un riesame della pratica "in quanto anche mio padre ha già ricevuto una condanna con relativa multa" e conclude auspicando "comprensione in quanto avendo già dei problemi finanziari non sappiamo come pagare la multa in una sola volta".
4.
Per l'art. 3 cpv. 3 LDDS lo straniero non domiciliato potrà assumere un impiego e un datore di lavoro potrà occuparlo soltanto se il permesso di dimora lo autorizzi a ciò. È considerata attività lucrativa qualsiasi attività dipendente o indipendente che normalmente dà un guadagno, anche se è esercitata a titolo gratuito, e segnatamente qualsiasi attività svolta per un datore di lavoro domiciliato in Svizzera o all'estero, indipendentemente dal fatto che il salario sia pagato in Svizzera o all'estero (art. 6 cpv. 1 e 2 lett. a OLS). Il datore di lavoro non deve lasciar assumere un impiego a uno straniero senza essersi preventivamente assicurato, consultando il libretto per stranieri oppure informandosi presso l'autorità di polizia degli stranieri, che il lavoratore è autorizzato ad assumere questo impiego (art. 10 cpv. 1 OLS). Le contravvenzioni alle disposizioni di polizia degli stranieri sono punite con la multa fino a fr. 2000.–; nei casi di minima gravità si potrà prescindere da ogni pena (art. 23 cpv. 6 LDDS). Tali reati sono punibili anche qualora siano dovuti a negligenza (art. 333 cpv. 3 CP). L'entrata in vigore, il 1° giugno 2002, dell'accordo bilaterale tra Svizzera e CE/AELS sulla libera circolazione delle persone nulla ha mutato riguardo alle predette disposizioni.
5.
In concreto, dall'interrogatorio di
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davanti alla polizia cantonale si evince quanto segue:
"Questa mattina è stata fatta una perquisizione presso il domicilio di mio padre
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e del mio che in pratica si trovano nella stessa casa. Durante questa perquisizione è stata trovata la cittadina ungherese
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, sua figlia
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e mio figlio
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.
Circa questa situazione posso dire che
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vive presso l'appartamento di mio padre dal mese di dicembre del 2000. Siccome questa donna non fa nulla
le ho chiesto di tenermi il figlio quando io vado a lavorare
. Per questo suo compito di baby-sitter
gli do vitto ed alloggio
.
[...]
D4: Come fa a vivere
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, se in pratica non lavora?
R4: Non lo so, io ogni tanto
gli ho dato dei soldi
ma molto poco."
(verbale del 27 aprile 2001, pag. 1 e 2, allegato al rapporto di polizia del 9 maggio 2001).
6.
Le dichiarazioni di
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sono state sostanzialmente confermate dalla stessa
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che, interrogata dalla polizia cantonale, ha ammesso di lavorare per la ricorrente in qualità di baby sitter, percependo finanche un salario di fr. 30.– il giorno (verbale del 30 aprile 2001, pag. 1, allegato al rapporto di polizia citato). Ciò posto, l'occupazione descritta da entrambe le interessate rientra senz'altro nella nozione di "attività dipendente o indipendente che normalmente dà un guadagno" enunciata dall'art. 6 OLS. Questo, a prescindere dal fatto che il lavoro fosse remunerato con il solo vitto e alloggio o anche in denaro. Né giova all'insorgente prevalersi di eventuali garanzie fornite dalla lavoratrice circa il permesso di lavoro, ove appena si consideri che, come si è detto poc'anzi, il datore di lavoro è obbligato a verificare se il lavoratore straniero sia autorizzato ad assumere l'impiego (art. 10 cpv. 1 OLS).
7.
In simili circostanze questo giudice perviene al convincimento che la ricorrente abbia effettivamente infranto gli art. 3 cpv. 3 LDDS, 6 e 10 cpv. 1 OLS, il che giustifica la condanna inflittale dalla Sezione dei permessi e dell'immigrazione. Quanto all'entità della multa, essa risulta proporzionata alla gravità dell'infrazione commessa, rettamente commisurata al grado di colpa e contenuta nei limiti fissati dalla legge. Il ricorso deve pertanto essere respinto, seguito da tassa di giustizia e spese (art. 15 LPContr).