Decision ID: dca384ce-b141-56a9-901d-90c02cc0ad8f
Year: 2003
Language: it
Court: TI_TCA
Chamber: TI_TCA_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: public_law

ritenuto,
in fatto
A. Il 4 settembre 2001 la _ ha chiesto al municipio di _ il permesso di ampliare l’abitazione di _ e _ (part. no. _ RFD, zona R2a), una casa monofamiliare dotata di un tetto a due falde asimmetriche. Il progetto prevedeva di prolungare di circa 2 m la falda N del tetto, accorciando nel contempo di circa 1.70 m quella S e innalzandola di circa m 2.10, parallelamente a quella esistente. Il colmo sarebbe quindi risultato più alto di circa 1 m e traslato verso S di m 1.80, permettendo l'ingrandimento della camera al piano mansardato e l'aggiunta di un nuovo bagno, così come la creazione di un balcone non sporgente rivolto a S.
Alla domanda di costruzione si sono opposti i vicini _ e _ (proprietari dei contermini mappali _ e _), il primo contestando l'altezza dell'edificio, superiore di un metro a quella massima consentita di m 7.50, il secondo l'estetica dell'intervento, che avrebbe alterato le caratteristiche architettoniche della casa interessata, contigua e identica alla sua.
In esito all'esperimento di una conciliazione, il 29 aprile 2002 la _ ha in parte modificato il progetto, contenendo in particolare la sopraelevazione della falda S del tetto in m 1.76. _ si è tuttavia opposto anche a questa variante, ribadendo le sue censure di natura estetica e criticando l'altezza della costruzione.
Raccolto il preavviso favorevole dell'autorità cantonale, l'11 luglio 2002 il municipio di _ ha rilasciato la licenza richiesta, respingendo l’opposizione di _.
B. Con giudizio 5 novembre 2002 il Consiglio di Stato ha annullato il permesso, accogliendo l’impugnativa contro di esso presentata dall’opponente.
In sostanza il Governo ha ritenuto che la variante non rispettasse l’altezza massima degli edifici (m 7.50) prescritta dalle NAPR di _, atteso che l’altezza della costruzione doveva essere calcolata “
dal terreno sistemato al livello superiore (punto più esterno) raggiunto dalla gronda (teorica) in corrispondenza del filo della facciata”.
Donde un'altezza dell'edificio di m 8.20 comportante l'annullamento della controversa licenza siccome lesiva dell’art. 39 NAPR.
C. Contro il predetto giudizio governativo la _ si aggrava ora davanti al Tribunale cantonale amministrativo, postulando l’annullamento.
L’insorgente contesta il calcolo dell’altezza adottato dal Governo. L’altezza dell’edificio andrebbe misurata dal terreno sistemato al punto più alto del cornicione di gronda o dal parapetto e nel caso concreto misurerebbe di conseguenza m. 7.25, risultando perfettamente entro i limiti sanciti dalle NAPR.
D. All’accoglimento del ricorso si oppongono il Consiglio di Stato, senza formulare particolari osservazioni, e _, il quale adduce motivazioni che verranno riprese ove necessario più avanti.
Il municipio di _ condivide invece l'impugnativa, richiamandosi al contenuto della risposta inoltrata al Consiglio di Stato.
Considerato,

in diritto
1. La competenza del Tribunale cantonale amministrativo è data dall’art. 21 LE. La legittimazione attiva dell’insorgente è certa. Il ricorso, tempestivo, è dunque ricevibile in ordine. Il giudizio può quindi essere reso sulla base degli atti, senza istruttoria (art. 18 PAmm).
2. L'altezza è uno dei parametri mediante i quali vengono definite le possibilità edificatorie di un fondo. I limiti d'altezza servono a contenere le ripercussioni che gli ingombri verticali delle costruzioni ingenerano sui fondi contermini e sul paesaggio.
Di principio, l'altezza delle costruzioni è limitata in funzione dell'altezza delle facciate. Lo si deduce chiaramente dall'art. 40 cpv. 1 LE, che impone di misurare l'altezza degli edifici dal terreno sistemato al punto più alto del filo superiore del cornicione di gronda o del parapetto. Criterio di misurazione, questo, che esclude dal computo gli ingombri costituiti dai tetti a falde, considerando che l'impatto esercitato sui fondi circostanti e sul quadro del paesaggio dagli ingombri verticali degli edifici è determinato anzitutto dallo sviluppo delle loro facciate verso l'alto.
Ciò non significa che gli ingombri costituiti dai tetti a falde sfuggano a qualsiasi limite d'altezza. Anche l'altezza dei tetti può essere limitata, sia direttamente, fissando l'altezza massima dei colmi e delle gronde, sia indirettamente, stabilendo pendenze massime delle falde.
3. 3.1. Il punto di misurazione superiore dell’altezza delle costruzioni è determinato dal chiaro tenore dell’art. 40 LE. Se il tetto è a falde fa stato il filo superiore del cornicione di gronda. Per principio, questo punto di misurazione si situa in corrispondenza del perimetro esterno delle costruzioni, riferimento quest’ultimo, al quale viene fatto capo anche per misurare le distanze (RDAT II-1996 n. 35).
Effettivamente, il punto superiore di misurazione può non corrispondere con gli ingombri verticali esistenti (gronde, colmi, corpi tecnici). In questi casi
le eventuali sporgenze sono prese in considerazione soltanto nel caso in cui una norma lo imponga. La legislazione cantonale prevede quest’eventualità limitatamente ai soli attici (cfr. l’art. 43 RLE), per il resto i comuni sono liberi di prevedere o meno dei parametri edilizi volti a contenere ulteriormente l’ingombro verticale.
3.2. Nell’evenienza concreta, le NAPR di _ indicano che nella zona R2a l'altezza massima degli edifici non può essere superiore a m 7.50 (cfr. art. 39 NAPR). Il comune non ha regolamentato in modo specifico né l’altezza dei colmi, né quella delle gronde, limitandosi a stabilire per i tetti una pendenza massima del 50% (art. 30 cifra 1 NAPR). Fatta eccezione per i corpi tecnici, che fruiscono di un disciplinamento particolare (vedi art. 21 NAPR), le costruzioni non soggiacciono a ulteriori restrizioni di altezza.
3.3. La pendenza del tetto in contestazione rispetta quella massima prescritta (fatto peraltro non contestato).
Quanto all'altezza dell'edificio, essa va calcolata giusta i parametri dei combinati art. 40 LE e 39 NAPR, pertanto dal terreno sistemato al filo superiore del cornicione di gronda del perimetro esterno dell’edificio. Dai piani allegati, in corrispondenza della facciata sud, l’altezza così misurata risulta chiaramente inferiore ai 7.50 m. previsti dall’art. 39 NAPR. Il progetto non comporta dunque alcuna contraddizione con le norme vigenti ed è conforme al piano regolatore.
4. Sulla scorta delle considerazioni che precedono, il ricorso va accolto e il giudizio del Consiglio di Stato annullato. La tassa di giustizia segue la soccombenza.