Decision ID: c23258ee-84b5-586f-8538-36557ea3e6c3
Year: 2018
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: civil_law

in fatto: A.
Il 19 gennaio 2017 la AP 1
ha diffuso nel corso della trasmissione
“_”, che va in onda ogni _ in prima serata sul canale _,
un ser
›).
L'inchiesta riferiva
delle vicende in cui era incorsa la filiale di S_ della B_ _, implicata nello scandalo del fondo _. Essa prendeva spunto da un comunicato stampa diramato il _ 2016 dalla FINMA, autorità federale di vigilanza sui mercati finanziari, la quale rendeva noto che la B_ aveva violato gravemente le disposizioni in materia di riciclaggio di denaro, eseguendo per anni molteplici transazioni con scopi non trasparenti senza accertarne i retroscena, nonostante sospetti manifesti e un richiamo della stessa autorità di vigilanza risalente alla fine del 2013. Secondo la FINMA il comportamento della B_ appariva “particolarmente grave” anche perché le relazioni d'affari correlate al fondo _ erano state ripetutamente discusse dai vertici dirigenziali, i quali avevano consapevolmente e reiteratamente deciso di continuare a intrattenere simili relazioni, molto attrattive dal punto di vista economico. Così l'istituto bancario aveva eseguito in favore di fondi sovrani esteri transazioni di centinaia di milioni di franchi riscuotendo commissioni molto elevate rispetto alla media e non usuali sul mercato (‹_›).
B.
Nel servizio mandato in onda appariva due volte, per pochi secondi (al minuto 16:26 e al minuto 51:26), una fotografia con il ritratto di AP 1, ex CEO (
Chief Executive Officer
) della B_ a S_, sotto cui stava la didascalia:
AP 1
‟The Sharkˮ
ex CEO B_ S_.
In un'intervista presentata nel servizio giornalistico, inoltre, l'avv. E_ S_, capo del servizio giuridico della B_ a L_, si è espresso come segue (dal minuto 00:54 al minuto 01:24):
La cosa straordinaria in questo caso è il fatto che tutti i soggetti, siano banche, siano persone fisiche che hanno partecipato a questo riciclaggio, tutti abbiano ricevuto somme astronomiche. È stato il denaro, è stato il denaro che ha fatto sì che il sistema bancario internazionale abbia completamente fallito nella lotta antiriciclaggio riferito a questo caso specifico.
E ancora (dal minuto 32:57 al minuto 33:21):
La cosa straordinaria in questo caso, direi che gli elementi straordinari sono gli importi in gioco e il fatto che tutti i soggetti, siano banche, siano persone fisiche che hanno partecipato a questo riciclaggio, tutti abbiano ricevuto somme di denaro astronomiche.
C.
Venuto a conoscenza della trasmissione, il 6 febbraio 2017 AP 1 si è rivolto alla RA 1
chiedendole di cancellare dal filmato le sequenze in cui compare la sua fotografia, come pure
le parti
del servizio
in cui si allude all'accettazione di ingenti somme di denaro da parte delle persone coinvolte nella vicenda, e di leggere una sua breve risposta nel corso della successiva puntata di “_”.
Il 6 marzo 2017
la
RA 1
ha respinto la richiesta
.
D.
Il 16 marzo 2017 AP 1 ha adito il Pretore del Distretto di Lugano, sezione 1, perché ordinasse in via cautelare alla AO 1
di cancellare dal noto filmato le sequenze in cui compare la propria fotografia, come pure
le parti
del servizio giornalistico
in cui si allude all'accettazione di ingenti somme di denaro da parte delle persone coinvolte nella vicenda, e di leggere nel corso della successiva puntata di “_” la risposta che segue:
La redazione di “_” ha ricevuto dal signor AP 1 una richiesta di presa di posizione riguardo al servizio mandato in onda in data 19 gennaio 2017 dal titolo
B_, f_
. La redazione ha preso atto di una lesione della sua personalità nel mostrare le fotografie dello stesso con l'indicazione “The Shark” (ovvero squalo in inglese). Per tale motivo la redazione ha cancellato dal servizio, che è ancora accessibile sul sito Internet, tale rappresentazione lesiva della personalità del signor AP 1.
L'istante ha chiesto inoltre che gli ordini fossero impartiti alla AO 1 sotto comminatoria dell'art. 292 CP e di una multa disciplinare di fr. 5000.–.
Nel merito AP 1 ha formulato conclusioni analoghe, salvo sostituire la domanda intesa alla lettura di una sua risposta durante la successiva puntata di “_” con l'accertamento giudiziale che la sua personalità è stata lesa dalla divulgazione del servizio giornalistico e con una (non meglio precisata) richiesta tendente alla pubblicazione della sentenza, non appena questa fosse passata in giudicato.
E.
Con decreto cautelare emesso quello stesso 16 marzo 2017 senza contraddittorio il Pretore ha respinto la richiesta e ha
fissato alla AO 1
un termine di dieci gior
ni per formulare osservazioni scritte
(inc. CA.2017.77).
Nelle sue osservazioni del
30 maggio 2016 la convenuta ha proposto di respingere l'istanza
. Statuendo con decreto cautelare del 25 luglio 2017, il Pretore ha respinto l'istanza. Le spese processuali di fr. 1000.– sono state poste a carico di AP 1,
tenuto a rifondere alla AO 1
fr. 3000.–
per ripetibili (inc. CA.2017.76).
F.
Contro il decreto cautelare appena citato AP 1
è insorto a questa Camera con un appello del 7 agosto 2017 nel quale chiede di riformare la decisione impugnata accogliendo la propria istanza. Nelle sue osservazioni del 1° settembre 2017
la AO 1
propone di respingere l'appello.

Considerando
in diritto: 1.
I provvedimenti cautelari sono emanati con la procedura sommaria (art. 261 segg. CPC). Se sono stati adottati senza sentire la controparte (art. 265 cpv. 1 CPC), essi non sono impugnabili (DTF 137 III 417, confermata in DTF 139 III 88 consid. 1.1.1). Se sono stati adottati invece dopo che la controparte ha avuto occasione di esprimersi
, anche solo per
scritto (art. 265 cpv. 2 CPC), essi sono appellabili (art. 308 cpv. 1 lett. b CPC)
entro 10 giorni dalla notificazione (art. 314 cpv. 1 CPC), sempre che il valore litigioso raggiungesse almeno fr. 10
000.– “secondo l'ultima conclusione riconosciuta nella decisione impugnata” (art. 308 cpv. 2 CPC). In concreto simile presupposto non si pone, un'azione
volta alla protezione della
personalità
non avendo
– salvo casi estra
nei alla fattispecie – natura patrimoniale (RtiD II-2015 pag. 785 consid. 1 con rinvii). Quanto alla tempestività del ricorso, nella fattispecie il
decreto cautelare è pervenuto al patrocinatore dell'istante il 26 lu
glio 2017,
di modo che il termine di ricorso,
cominciato a decorrere l'indomani, sarebbe scaduto sabato 5 agosto 2017, tranne
protrarsi
al lunedì successivo in virtù dell'art. 142 cpv. 3
CPC.
Introdotto il 7 agosto 2017, ultimo giorno utile, l'appello in esame è pertanto ricevibile.
2.
Nel decreto impugnato il Pretore ha rilevato anzitutto che sussisteva un interesse pubblico evidente da parte degli organi d'informazione a riferire fatti e nomi di una vicenda nell'ambito della quale la B_ di S_, diretta da AP 1, si trovava inquisita dall'autorità di vigilanza sui mercati di S_, al punto che quattro collaboratori dell'istituto su sei (seppure non AP 1) sono stati incriminati penalmente. A maggior ragione ove si pensi che lo scandalo è risultato tanto grave da ripercuotersi fin sulla casa madre in Svizzera, la quale il _ 2016 si è vista addirittura ritirare la licenza bancaria dalla FINMA.
Ciò posto, il Pretore ha ricordato che nei confronti dei mass media periodici il giudice può ordinare provvedimenti cautelari soltanto se l'incombente lesione dei diritti dell'istante “è tale da potergli causare un pregiudizio particolarmente grave” (art. 266 lett. a CPC), se manifestamente non vi è alcun motivo che giustifichi la lesione (art. 266 lett. b CPC) e se il provvedimento non appare sproporzionato (art. 266 lett. c CPC). Nella fattispecie – egli ha proseguito – la convenuta ha riportato fatti oggettivi, di considerevole importanza per il telespettatore medio, mentre l'avv. E_ _ si è limitato a rilasciare dichiarazioni su una vicenda già di dominio pubblico, senza ascrivere colpe o muovere rimproveri all'istante. Questi non può lamentare pertanto una lesione della propria personalità per censurare l'operato di un organo d'informazione.
Quanto alla dicitura “The Shark” sulla fotografia che ritrae l'istante mostrata nel servizio, il Pretore ha ritenuto che il termine “shark” connoti una persona temibile, determinata, “trovantesi in una posizione dominante della catena professionale (come lo squalo lo è di quella alimentare marina, dopo le orche)”. Non si capisce – egli ha continuato – “perché il pubblico medio (che, per definizione, è munito di un'intelligenza ed esperienza normotipo) dovrebbe associarlo a delle irregolarità o – peggio ancora – a dei reati penali”. Tanto meno ove si consideri che il servizio descrive l'istante “non come un lestofante o peggio, bensì come una persona abile, carismatica e con un curricolo di successo”.
A torto infine – ha epilogato il Pretore – l'istante si doleva che il telespettatore medio potesse confondere l'inchiesta giornalistica con un'inchiesta giudiziaria, dal momento che il servizio è chiaramente riconoscibile come opera della AO 1, non di un'autorità penale o amministrativa. E in ogni caso – egli ha concluso – in concreto difetta il requisito dell'art. 266 lett. b CPC perché è nell'interesse dalla collettività “essere informata nel dettaglio in merito all'episodio in questione, che è stato di altissima risonanza mediatica, avendo contribuito in modo finanche importante al destino di B_, dando un ruolo e un nome ai suoi protagonisti”, fra cui l'istante. Onde l'inutilità di esaminare, nelle condizioni descritte, se l'istanza cautelare andasse respinta anche – come eccepiva la convenuta – per difetto di urgenza.
3.
I presupposti per l'adozione di provvedimenti cautelari nei confronti dei mezzi di comunicazione a carattere periodico sono già stati richiamati dal Pretore. Al riguardo basti ricordare che giusta l'art. 266 CPC il giudice può ordinare un provvedimento siffatto soltanto se l'incombente lesione dei diritti dell'istante è tale da poter causare a quest'ultimo un pregiudizio particolarmente grave (lett. a), se manifestamente non vi è alcun motivo che giustifichi la lesione (lett. b) e se il provvedimento non appare sproporzionato (lett. c). Le tre esigenze sono cumulative. La norma riprende la disciplina dell'abrogato art. 28
c
CC e ha lo scopo di evitare che misure cautelari, come il divieto di pubblicare o l'ordine di rimuovere un articolo o un servizio contenente – o che si presuma contenere – affermazioni lesive della personalità, si traducano in provvedimenti censori, incompatibili con la libertà di stampa. Provvedimenti cautelari nei confronti di mass media periodici vanno presi perciò con grande riserbo e, dandosene i presupposti, emanati con una procedura rapida, sommaria e
provvisoria che non deve anticipare il giudizio di merito (I CCA, sentenze
inc. 11.2017.35 del 29 dicembre 2017, consid. 4; inc. 11.2014.14 del 25 luglio 2016, consid. 5; inc. 11.2014.34 del 2 maggio 2016, consid. 5 con rimandi).
4.
Nell'appello l'istante si duole in primo luogo che il servizio giornalistico, presentando le dichiarazioni rilasciate dal capo del servizio giuridico della B_, lasci credere al telespettatore un fatto non vero, ossia che a lui si imputino “colpe di carattere penale”, mentre egli non è oggetto di alcun procedimento per
riciclaggio di denaro. Ora, non fa dubbio che la diffusione di fatti inveritieri sul conto di una persona leda la sfera protetta di quest'ultima
(DTF 138 III 656 consid. 4.4.3).
Non
ogni scorrettezza, approssimazione, generalizzazione o omissione rende però un'informazione falsa nel suo insieme (v.
Meier
/ de Luze,
Droit des personnes, articles 11–89
a
CC,
Ginevra/Zurigo/Basilea 2014, pag. 322 n. 689;
Steinauer/Fountulakis,
Droit des personnes physiques et de la protection de l'adulte, Berna 2014, n. 626 pag. 246 con rinvii). A parte ciò, contrariamente a quanto l'istante sostiene, in concreto il servizio giornalistico non lascia credere ch'egli sia perseguito penalmente. Il capo del servizio giuridico della B_ ha dichiarato sì che “tutti i soggetti, siano banche, siano persone fisiche che hanno partecipato a questo riciclaggio, tutti [hanno] ricevuto somme astronomiche”, ma non ha fatto nomi né ha accennato a perseguimenti penali. E nel servizio si adduce unicamente (minuto 50:30) che AP 1 è inquisito dalla _ (l'autorità monetaria di S_, che è la banca centrale) e dalla FINMA (l'autorità federale di vigilanza sui mercati finanziari), organi amministrativi, ciò che l'istante non nega. Che poi un normale telespettatore non sappia distinguere fra inchiesta penale e inchiesta amministrativa l'interessato non pretende. Nel caso specifico non si può accertare quindi, già a un sommario esame, che il servizio giornalistico in esame leda la personalità dell'istante (nel senso dell'art. 266 lett. a CPC) perché divulga fatti inveritieri. Su questo primo punto l'appello è destinato all'insuccesso.
5.
Afferma l'appellante che l'epiteto “The Shark” apposto sulla fotografia che lo ritrae, mostrata ai telespettatori, evoca l'impressione di una figura professionale disonesta. Egli fa valere che il termine “squalo” identifica – soprattutto in inglese – un soggetto spregevole e avido di guadagno, un avventuriero ingannatore e profittatore, pronto anche a infrangere la legge. La sua fotografia affissa a una lavagna segnaletica come quella in uso nelle inchieste penali della polizia giudiziaria associata alla reiterata affermazione secondo cui “tutti i soggetti, siano banche, siano persone fisiche che hanno partecipato a questo riciclaggio, tutti [hanno] ricevuto somme astronomiche”, accentua la percezione di un individuo pericoloso e senza scrupoli, dedito a comportamenti illeciti. Il che trascende, già a un sommario esame, in una palese lesione della personalità.
a)
È vero che in senso figurato il termine “squalo” denota, anche in italiano, una persona molto avida, la quale si è arricchita o ha conquistato posizioni di prestigio in modo spregiudicato e privo di scrupoli (
Battaglia
, Grande dizionario della lingua italiana, vol. XIX, pag. 1090; analogamente: Grande Dizionario Hoepli di Aldo Gabrielli, in: ‹http://www.grandidizionari.it/Dizionario_Italiano/parola/S/squalo.aspx?query= squalo›; Treccani.it, L'enciclopedia italiana, in: ‹http://www. treccani.it/vocabolario/squalo›; Garzanti Linguistica, in: ‹www.garzantilinguistica.it/ricerca›). Contrariamente a quanto reputano il Pretore e la convenuta (osservazioni all'appello, n. 27, 28, 31 e 34), l'appellativo non connota quindi una persona abile, carismatica e con una carriera di successo, né – tanto meno – la elogia (loc. cit., n. 31) o contraddistingue in modo metaforico dirigenti che ricoprono ruoli di spicco in un ambiente bancario (loc. cit., n. 36). È necessario appurare quindi, in simili circostanze, se ai fini dell'art. 266 lett. a CPC l'appellativo appaia ledere già a un sommario esame la personalità dell'istante.
b)
Gli organi di informazione possono recare offesa ai diritti della persona tanto per i fatti che pubblicano quanto per gli apprezzamenti che ne traggono. In linea di principio la diffusione di fatti veri è garantita dalla missione che compete alla stampa, tranne che i fatti riportati siano coperti dalla sfera segreta o privata oppure servano solo a denigrare qualcuno in maniera inammissibile con forme e modi inutilmente lesivi. La missione informativa della stampa non è un motivo assoluto di giustificazione e una ponderazione degli interessi si impone in ogni singolo caso. Di regola, una giustificazione è data quando il fatto riferito è vero ed è in relazione con l'attività o con la funzione pubblica esercitata dalla persona. Per contro, la pubblicazione di fatti inveritieri, illecita già di per sé, è sorretta da ragioni sufficienti solo in circostanze rare, particolari ed eccezionali.
Non che
ogni scorrettezza, approssimazione, generalizzazione o omissione renda – come detto – un'informazione falsa nel suo insieme. Un articolo o un servizio giornalistico inesatto non è globalmente inveritiero e lede i diritti della personalità soltanto se non risponde alla realtà su punti essenziali e presenta la persona in una prospettiva tanto erronea o ne dà un'immagine tanto falsata da screditare sensibilmente tale persona agli occhi del pubblico (sentenza del Tribunale federale 5A_267/2017 del 14 dicembre 2017, consid. 4.2.1 con numerosi rimandi, in particolare a DTF 138 III 641, in: SJ 2018 I 290; analogamente: I CCA, sentenza inc. 11.2012.95 del 29 dicembre 2014, consid. 8).
c)
Ove si tratti di opinioni, commenti e giudizi di valore, essi non sono soggetti alla prova della verità e sono ammissibili se appaiono sostenibili alla luce dello stato di fatto cui si riferiscono. Nella misura in cui contengano anche affermazioni di fatto, come nel caso di giudizi di valore misti, il loro fulcro soggiace nondimeno agli stessi principi cui sono sottoposte le affermazioni di fatto. Quand'anche poggino su fatti veri, quindi, giudizi di valore e opinioni personali possono ledere la personalità se sviliscono inutilmente, per la forma o il modo in cui sono espressi, la persona dell'interessato. Siccome la pubblicazione di giudizi di valore beneficia della libertà
d'espressione, tuttavia, occorre dar prova di un certo riserbo qualora il pubblico sia in grado di riconoscere i fatti su cui si fonda il giudizio. Opinioni caustiche, compresa la satira, la caricatura, l'irriverenza, lo sberleffo o la derisione, sono di per sé lecite. Un giudizio di valore offende la personalità solo quando lascia intendere uno stato di fatto che non corrisponde alla realtà o nega alla persona ogni onorabilità umana o personale (sentenza del Tribunale federale 5A_267/2017 del 14 dicembre 2017, consid. 4.2.1 con numerosi rimandi, segnatamente a DTF 138 III 641, in: SJ 2018 I 290).
d)
La giurisprudenza ha già avuto modo di stabilire, per esempio,
che la qualifica di
escroc
(imbroglione, truffatore),
arnaqueur
(truffatore),
filou
(truffatore, furfante, imbroglione, lestofante, baro) o di
aigrefin
(imbroglione, truffatore) messa in relazione con il determinato operato di un soggetto in seno a una società anonima o a un'associazione costituiscono giudizi di valore misti. In tal caso il fulcro del giudizio di valore si analizza in funzione degli stessi criteri che governano le allegazioni di fatto. Se il fatto su cui si fonda il giudizio di valore è inveritiero, il giudizio stesso è per principio illecito. Se il fatto su cui si fonda il giudizio di valore è vero, invece, il giudizio in questione lede la personalità del soggetto solo se è inutilmente offensivo (sopra, consid. c). Di conseguenza, i termini
escroc
,
arnaqueur
,
filou
o
aigrefin
sono stati ritenuti ammissibili nella misura in cui appaiono plausibili in relazione ai fatti cui si riferiscono. Non sarebbero ammissibili, invece, se fossero usati al solo scopo di esercitare pressioni sulle persone interessate, poiché in tal caso risultano
inutilmente offensivi (sentenza del Tribunale federale 5A_267/2017
del 14 dicembre 2017, consid. 4.3 con rinvii, segnatamente a DTF 138 III 641, in: SJ 2018 I 291).
e)
Nella fattispecie il termine “squalo” si rivela, dopo quanto precede, un giudizio di valore misto. Se i fatti su cui si fonda sono veri, pertanto, esso lede la personalità dell'istante solo se si rivela inutilmente offensivo. E i fatti su cui esso si fonda in concreto non sono inveritieri. Come si desume dal comunicato stampa diramato dalla FINMA (sopra, lett. A), cui si rifà il servizio giornalistico, la filiale B_ di S_ ha violato gravemente le disposizioni contro il riciclaggio di denaro, eseguendo per anni molteplici transazioni finanziarie nonostante sospetti manifesti e un richiamo della stessa FINMA alla sede centrale intervenuto già alla fine del 2013. Inoltre le relazioni d'affari correlate al fondo _ erano state ripetutamente discusse dai vertici dirigenziali, i quali avevano consapevolmente e reiteratamente deciso di continuare a intrattenere simili relazioni, molto attrattive dal punto di vista economico. Così la banca aveva eseguito in favore di fondi sovrani esteri transazioni di centinaia di milioni di franchi riscuotendo commissioni molto elevate rispetto alla media e non usuali sul mercato. Qualificare di “squalo” l'ex CEO della B_ a S_ per essersi, dopo quanto si è visto, comportato avidamente per sete di denaro e per conquistare posizioni di prestigio in modo spregiudicato e privo di scrupoli non può quindi ritenersi, a un sommario esame, un giudizio di valore misto lesivo della personalità, che svilisce inutilmente la figura dell'istante giusta l'art. 266 lett. a CPC. Anche al proposito l'appello manca di consistenza.
f)
Si aggiunga che nel caso specifico l'istante non appare essere stato trattato di “squalo” in modo denigratorio o inutilmente lesivo nemmeno per la forma. Intanto egli è stato descritto nel servizio giornalistico come “top manager”, considerato il meglio nella ricerca di clientela asiatica nel settore bancario (dal minuto 16.00), tant'è che sotto la sua guida la B_ di S_ ha ottenuto ottimi risultati grazie a una strategia di mercato aggressiva (minuto 49:45). Inoltre la dicitura sotto la fotografia che lo ritrae è mostrata per pochi secondi (minuti 16:26 e 51:26) ed è subito sfocata. Infine il narratore del servizio non ha mai parlato di “shark” né di “squalo”, né ha pronunciato quel termine. Può darsi che la trasmissione si sia rivelata d'impatto sulla pubblica opinione, ma a prescindere dalla circostanza che tale è la finalità di ogni servizio giornalistico, a un sommario esame AP 1 non può dirsi gratuitamente screditato dalla dicitura “The Shark” che si intravede di sfuggita sotto l'istantanea del suo ritratto. Se egli si ritiene oggetto di una “sentenza finale di condanna” per la sua attività in campo bancario, ciò si deve non al servizio giornalistico diffuso dal canale _, bensì ai suoi stessi trascorsi nella filiale B_ di S_.
6.
Non ravvisandosi nella fattispecie, per lo meno a un sommario esame, una lesione dei diritti dell'istante, è superfluo interrogarsi se la violazione prospettata da AP 1 appaia “particolarmente grave” nell'accezione dell'art. 266 lett. a CPC, come non giova passare in rassegna gli altri requisiti cumulativi consistenti nella mancanza di ogni giustificativo atto a legittimare la lesione (art. 266 lett. b CPC) e nella proporzionalità del provvedimento cautelare richiesto (art. 266 lett. c CPC). Altrettanto inutile è vagliare la pertinenza della risposta che l'istante chiede alla convenuta di leggere nel corso di una successiva puntata di “_”.
7.
Le spese del giudizio odierno seguono la soccombenza (art. 106 cpv. 1 CPC). L'istante rifonderà inoltre alla controparte, che ha presentato osservazioni all'appello tramite un patrocinatore, un'adeguata indennità per ripetibili.
8.
Quanto ai rimedi giuridici esperibili contro la presente sentenza sul piano federale (art. 112 cpv. 1 lett. d LTF), un eventuale ricorso in materia civile è ammissibile senza riguardo a questioni di valore (sopra, consid. 1), fermo restando che contro decisioni in materia di provvedimenti cautelari può essere fatta valere soltanto la violazione di diritti costituzionali (art. 98 LTF).