Decision ID: 2a75dac8-ea14-5b82-b0a8-819963181000
Year: 2019
Language: it
Court: TI_TCAS
Chamber: TI_TCAS_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: social_law

ritenuto,
in fatto
1.1. Con decisione del 13 dicembre 2018 la Cassa CO 1 (in seguito: la Cassa) ha confermato la precedente decisione del 10 agosto 2018 (cfr. doc. 78-80) ed ha negato a RI 1, iscrittosi in disoccupazione dal 1° giugno 2018, il diritto alle indennità, argomentando:
"
(...) Nell’evenienza concreta emerge che l’opponente, nel corso del termine quadro per il periodo di contribuzione (1° giugno 2016 – 31 maggio 2018), nel periodo dal 1° dicembre 2017 al 31 maggio 2018 ha svolto la sua attività lavorativa per la spettabile _, società della quale risultava essere membro del consiglio d’amministrazione con firma collettiva a due e presso la quale deteneva il 2.5% delle azioni.
Dalla documentazione prodotta in sede di opposizione e dalle dichiarazioni inoltrate, si è potuto evincere come l’opponente possegga il 2.5% delle azioni della società per ragioni che, a suo dire, risultano essere di prestigio e di responsabilità verso i clienti; una dichiarazione redatta da parte della società indica che lo stesso non ha mai detenuto, nonostante il possesso delle quote, potere decisionale all’interno della società.
L’opponente dichiara inoltre di essere ancora in possesso di tali quote non per sua volontà ma per il fatto che nessuna desidera acquistarle, sarà dunque costretto, a suo dire, a venderle ad un prezzo puramente simbolico.
Stante a quanto precede la Cassa rileva come, le varie dichiarazioni rilasciate in sede d’opposizione, non escludano il rischio di abuso sancito dalla legge, infatti, la giurisprudenza ha escluso i membri del consiglio d’amministrazione che collaborano nell’azienda, per il motivo che la legge conferisce a tale organo esecutivo attribuzioni, in parte inalienabili, che per definizione comportano la facoltà di influire in modo diretto sulle decisioni del datore di lavoro.” (Doc. B)
1.2. Contro la decisione su opposizione l’assicurato ha fatto inoltrare un tempestivo ricorso al TCA. Il suo patrocinatore chiede che il diritto alle indennità di disoccupazione sia riconosciuto dal 1° giugno 2018.
Egli ha così innanzitutto descritto le modalità in cui sono avvenute l’assunzione da parte della ditta e la cessazione del rapporto di lavoro:
"
(...)
2) RI 1, coniugato con due figli, ha lavorato per molti anni al _.
Dal 1. dicembre 2017 è stato assunto quale dipendente con contratto scritto di lavoro al 100% dalla _ di _ (una start-up).
Prove: richiamo incarto.
3) Per permettersi di meglio presentarsi ai clienti (cioè con un ruolo formale più importante e credibile, oltre che per fidelizzarlo alla società), gli stato chiesto di essere azionista con partecipazione del 2.5% del capitale, e di essere membro del CdA con potere di firma collettiva a due.
Come attestatogli il 28 agosto 2018 dal proprio datore di lavoro egli, quale amministratore, non ha mai avuto potere di influenzare qualsivoglia decisione della società.
Prove: richiamo inc.
4) Egli si è visto disdire (unilateralmente) dal datore di lavoro il contratto d'impiego: le conseguenze di detta disdetta sono state regolate nell'accordo firmato dalle parti il 27 aprile 2018.
RI 1 ha impiegato del tempo per ottenere la propria cancellazione dal Registro di Commercio, mentre non è ancora riuscito a convincere gli azionisti della società ad acquistargli le proprie (poche) azioni. (...)” (Doc. I pag. 2-3)
Il rappresentante dell’assicurato ritiene poi del tutto ininfluente la quota del 2.5% di partecipazione azionaria in quanto si tratta di un “sempre più usuale coinvolgimento da parte del datore di lavoro nel sentimento di appartenenza aziendale” (cfr. doc. I pag. 6).
Inoltre, secondo il rappresentante dell’assicurato, l’appartenenza ad un Consiglio d’amministrazione non è sufficiente per “escludere globalmente dal diritto all’indennità di disoccupazione un assicurato” (cfr. doc. I pag. 7).
Egli sostiene pure che determinante è la data della partenza effettiva dal Consiglio di amministrazione (in casu: al 31 maggio 2018) e non quella della cancellazione dal Registro di commercio.
Il patrocinatore del ricorrente sviluppa in conclusione le seguenti considerazioni:
"
(...)
17) In definitiva, scopo della giurisprudenza relativa alle eventuali indennità da percepirsi da persone che occupano una posizione che potrebbe essere assimilata a quella di un datore di lavoro è quella di evitare il rischio di abuso inerente il versamento di indennità a tali persone (DTF 123 V 234).
Nella fattispecie però non v'è rischio di abuso. D'altronde, il ricorrente, per anni dipendente con ottimo salario di _ (ed ancora attivo in tale funzione nella prima parte del periodo-quadro) non avrebbe mai avuto ragionevolmente motivo di attivarsi (lui, coniugato con moglie casalinga e due figli in tenera età) in un'attività (nuova, oltretutto: la società datrice di lavoro è una start-up) indipendente, con i rischi (economici) che ciò avrebbe comportato per lui.
18) Esaurito il periodo di attesa di 5 giorni (art. 18 cpv. 2 LADI), il ricorrente ha quindi diritto alle indennità previste all'art. 8 LADI, a decorrere dal 6 giugno 2018. (...)” (Doc. I pag. 8)
1.3. Nella sua risposta del 5 febbraio 2019 la Cassa propone di respingere il ricorso e osserva:
"
(...)
3. La Cassa, rileva pure come il ricorrente, a decorrere dal 16 novembre 2018, risulti amministratore unico con firma individuale della società _ di _ (cfr. doc. 2).
Il Sig. RI 1, contrariamente ai suoi doveri, non ha mai informato la Cassa di questo fatto, che è emerso soltanto a seguito di un ulteriore accertamento.
Trattasi di un fatto rilevante poiché, secondo prassi LADI 01.2018 della SECO, se durante il termine quadro per la riscossione della prestazione un assicurato assume un impiego di cui occupa una posizione analoga a quella di un datore di lavoro, il suo diritto all'indennità non può essere negato in applicazione per analogia dell'art. 31 cpv. 3 lett. c LADI. La sua idoneità al collocamento deve per contro essere esaminata. Lo stesso vale in occasione di un termine quadro successivo (DIE 8C_635/2009 dell'1.12.2009).
4. Visto quanto precede, anche in sede ricorsuale, la Cassa ribadisce che il ricorrente ha mantenuto almeno sino al 15 novembre 2018 una posizione analoga a quella di un datore di lavoro. Questo sia perché egli faceva parte del consiglio d'amministrazione della _ sia perché ne deteneva e ne detiene tuttora il 2.5 % delle azioni. Si dirà di più. Sino al suo licenziamento il ricorrente ne è stato Chief Executive Officer (CEO) con potere decisionale (così come risulta dalle dichiarazioni della signora _, Chairwoman, cfr. doc. 104-105 e dal Board of Directors Meeting della società, cfr. doc. 52-54) e la sua quota azionaria ammontava al 40% (cfr. doc. 85-87).
Per il periodo successivo la Cassa deve invece procedere ad ulteriori accertamenti onde verificare se l'assicurato è idoneo al collocamento e di conseguenza se abbia diritto all'indennità di disoccupazione.
Contestualmente all'invio dell'incarto alla Cassa, si chiede a codesto lodevole Tribunale di respingere la richiesta di assegnazione di ripetibili formulata dal ricorrente per i motivi di cui sopra, segnatamente di aver sottaciuto una circostanza rilevante per il suo diritto alle indennità di disoccupazione.” (Doc. III)
1.4. Il 6 febbraio 2019 il TCA ha assegnato alle parti un termine di 10 giorni per presentare eventuali ulteriori mezzi di prova (cfr. doc. IV). Le parti sono rimaste silenti.

in diritto
2.1.
Fondamentale presupposto per il riconoscimento del diritto alle indennità di disoccupazione è, tra l’altro, che l’assicurato sia disoccupato totalmente o parzialmente (cfr. art. 8 cpv. 1 lett. a e art. 10 LADI).
L’art. 31 cpv. 3 LADI prevede che non hanno diritto all’indennità per lavoro ridotto:
a.
i lavoratori, la cui perdita di lavoro non è determinabile o il cui tempo di lavoro non è sufficientemente controllabile;
b.
il coniuge del datore di lavoro occupato nell’azienda di quest’ultimo;
c.
le persone che, come soci, compartecipi finanziari o membri di un organo decisionale supremo dell’azienda, determinano o possono influenzare risolutivamente le decisioni del datore di lavoro, come anche i loro coniugi occupati nell’azienda.
I disposti relativi all’indennità di disoccupazione (art. 8 segg. LADI) non contemplano una norma corrispondente.
Ciò non comporta, tuttavia, in caso di disoccupazione, il riconoscimento automatico del diritto alle relative indennità al coniuge del datore di lavoro, alle persone che hanno una posizione analoga a quella di un datore di lavoro e ai loro coniugi.
Con decisione pubblicata in DTF 123 V 234 il Tribunale federale delle assicurazioni (TFA) ha infatti esteso l’applicabilità dell’art. 31 cpv. 3 lett. c LADI all’assegnazione dell’indennità di disoccupazione (cfr. STF C 292/05 del 16 febbraio 2007 consid. 3) e ha stabilito, in particolare, che il lavoratore in posizione professionale analoga a quella di un datore di lavoro non ha diritto all'indennità di disoccupazione se, dopo essere stato licenziato dalla società anonima, continua ad essere l'azionista unico ed il solo amministratore della ditta.
Nelle sentenze pubblicate in SVR 1997 ALV Nr. 82, DTF 122 V 270 e DLA 1996/1997, Nr. 23, pag. 130, e in SVR 1997 ALV Nr. 101, il TFA ha, inoltre, deciso che un dipendente membro del consiglio di amministrazione di un’azienda gode ex lege (cfr. art. 716a-716b del Codice delle obbligazioni) di un notevole potere decisionale ai sensi dell’art. 31 cpv. 3 lett. c LADI.
Per un membro del consiglio di amministrazione il diritto alle prestazioni è escluso senza che sia necessario determinare più concretamente le responsabilità da lui esercitate all'interno della società (cfr. STF 8C_163/2016 del 17 ottobre 2016; STF 8C_172/2013 del 23 gennaio 2014; STFA C 160/05 del 24 gennaio 2006; STFA C 102/04 del 15 giugno 2005).
In una sentenza 8C_279/2010 del 8 giugno 2010 il Tribunale federale ha sviluppato su questi temi le seguenti considerazioni:
"
(...) Il primo giudice ha infine correttamente precisato che per stabilire se un impiegato possa esercitare un influsso considerevole ai sensi dell'art. 31 cpv. 3 lett. c LADI (e, quindi, dell'art. 51 cpv. 2 LADI), deve essere esaminato di quali poteri decisionali egli disponga concretamente sulla base della struttura aziendale interna, non essendo per contro determinanti i soli criteri formali. Segnatamente, non è ammissibile negare, in modo generico, il diritto alle indennità a lavoratori esercitanti mansioni dirigenziali per il solo fatto che essi detengono una procura o un altro mandato commerciale e sono iscritti nel registro di commercio. D'altro canto però, possono di principio vedersi rifiutare le prestazioni anche salariati che non fruiscono formalmente di un diritto di firma e non figurano a registro di commercio, ma che in realtà partecipano in modo decisivo alla formazione della volontà sociale (
DTF 120 V 525
consid. 3b e riferimenti).
Da questa regola la giurisprudenza ha escluso solo i membri del consiglio d'amministrazione che collaborano nell'azienda, per il motivo che la legge conferisce a tale organo esecutivo attribuzioni, in parte inalienabili, che per definizione comportano la facoltà di influire in modo diretto sulle decisioni del datore di lavoro, foss'anche solo nella forma della suprema direzione o dell'alta vigilanza sugli incaricati della gestione (art. 716-716b CO). Di conseguenza, l'appartenenza di un salariato al consiglio d'amministrazione è una circostanza che lo esclude automaticamente, giusta l'art. 31 cpv. 3 lett. c LADI, dal diritto all'indennità per lavoro ridotto (e, quindi, anche d'insolvenza), senza che nemmeno occorra esperire ulteriori accertamenti ai sensi della dianzi citata giurisprudenza in
DTF 120 V 525
con riferimento alla concreta posizione dell'interessato in seno all'azienda (
DTF 122 V 273
consid. 3; DLA 2004 no. 21 pag. 198 consid. 3.2 [C 113/03]).
3.
Come già rilevato dal primo giudice, nella fattispecie in esame è pacifico che la ricorrente ha ricoperto, dal 3 dicembre 2007 al 6 maggio 2008, la carica di membro del consiglio di amministrazione della A._ SA. Ne discende che deve essere esclusa, giusta l'art. 51 cpv. 2 LADI e la giurisprudenza menzionata, dalle chieste prestazioni, di modo che a ragione la precedente istanza ha confermato il provvedimento amministrativo di diniego. (...)"
Questo Tribunale sottolinea che lo scopo della giurisprudenza sviluppata in DTF 123 V 234 non è unicamente quello di sanzionare il caso di abuso effettivo, ma anche quello di prevenire il rischio di un simile abuso che è insito nel pagamento di indennità di disoccupazione in favore di persone che rivestono una posizione professionale paragonabile a quella di un datore di lavoro o in favore dei loro coniugi (cfr. STF 8C_150/2007 del 3 gennaio 2008 consid. 4.3.; STF C 292/05 del 16 febbraio 2007 consid. 3; DLA 2003 N. 22 pag. 240).
Questo principio è stato riconfermato in una sentenza 8C_163/2016 del 17 ottobre 2016, nella quale il Tribunale federale ha sviluppato le seguenti considerazioni:
"
(...)
4.2.
Dans plusieurs arrêts (en dernier lieu l'arrêt 8C_295/2014 du 7 avril 2015 consid. 4), le Tribunal fédéral a rappelé les motifs qui ont présidé au développement de cette jurisprudence. Pour des raisons de conflits d'intérêts évidents, la loi exclut du cercle des bénéficiaires de l'indemnité en cas de réduction de travail les personnes qui occupent dans l'entreprise une position dirigeante leur permettant de déterminer elles-mêmes l'ampleur de la diminution de leur activité (cf. art. 31 al. 3 let. c LACI [RS 837.0]). Il en va de même des conjoints de ces personnes qui travaillent dans l'entreprise. Dans l'arrêt
ATF 123 V 234
, le Tribunal fédéral a identifié un risque de contournement de cette clause d'exclusion lorsque dans un contexte économique difficile, ces mêmes personnes procèdent à leur propre licenciement et revendiquent l'indemnité de chômage tout en conservant leurs liens avec l'entreprise. Dans une telle configuration, en effet, il est toujours possible pour elles de se faire réengager dans l'entreprise ultérieurement et d'en reprendre les activités dans le cadre de son but social. La même chose vaut pour le conjoint de la personne qui se trouve dans une position assimilable à un employeur lorsque, bien que licencié par ladite entreprise, il conserve des liens avec celle-ci au travers de sa situation de conjoint d'un dirigeant d'entreprise. Cette possibilité d'un réengagement dans l'entreprise - même si elle est seulement hypothétique et qu'elle découle d'une pure situation de fait - justifie la négation du droit à l'indemnité de chômage. Ce droit peut toutefois être reconnu lorsque le dirigeant démontre qu'il a coupé tous les liens qu'il entretenait avec l'entreprise (en raison de la fermeture de celle-ci ou en cas de démission de la fonction dirigeante) ou, s'agissant du conjoint licencié, lorsque celui-ci a travaillé dans une autre entreprise que celle dans laquelle son mari ou sa femme occupe une position assimilable à un employeur. Bien que cette jurisprudence puisse paraître très sévère, il y a lieu de garder à l'esprit que l'assurance-chômage n'a pas pour vocation à indemniser la perte ou les fluctuations de gain liées à une activité indépendante mais uniquement la perte de travail, déterminable et contrôlable, du travailleur ayant un simple statut de salarié qui, à la différence de celui occupant une position décisionnelle, n'a pas le pouvoir d'influencer la perte de travail qu'il subit et pour laquelle il demande l'indemnité de chômage (sur l'ensemble de cette problématique, voir BORIS RUBIN, Commentaire de la loi sur l'assurance-chômage, 2014, ad art. 10 n° 18 ss; également du même auteur, Droit à l'indemnité de chômage des personnes occupant une position assimilable à celle d'un employeur, in DTA 2013 n° 1, p. 1-12).
(...)"
Il rischio d’abuso non esiste dunque più quando l’assicurato in questione dimostra di avere rotto ogni legame con la ditta.
Sempre secondo la giurisprudenza federale la posizione di socio gerente di una Sagl (cfr. art. 809-818 CO) è equiparabile a quella di un membro del consiglio di amministrazione di una SA (cfr. STF 8C_776/2011 del 14 novembre 2012; STF 8C_729/2014 del 18 novembre 2014; STFA C 270/04 del 4 luglio 2005; STFA C 37/02 del 22 novembre 2002 e STFA C 71/01 del 30 agosto 2001; STF 8C_84/2008 del 3 marzo 2009, pubblicata in DLA 2009 N. 9 pag. 177; STCA 38.2013.51 del 23 gennaio 2014; in un altro contesto cfr. pure la STF 9C_424/2016 del 26 gennaio 2017).
In una sentenza 8C_191/2014 del 4 giugno 2014 la nostra Massima Istanza ha stabilito, nel caso di una piccola impresa Sagl creata principalmente per continuare a impiegare l’assicurato in progetti di un’altra società, che può non essere sufficiente cancellarsi dal registro di commercio come socio o dirigente della Sagl per eludere quanto espresso nell’articolo 31 cpv. 3 lett. c LADI. L’assicurato in quella fattispecie non aveva diritto alle indennità per lavoro ridotto poiché, malgrado non rivestisse più una posizione ufficiale in seno alla Sagl, era rimasto partecipe in modo determinante alle decisioni della Sagl nel senso di una persona esercitante un’attività analoga a quella di un datore di lavoro.
Il TF, con giudizio 8C_401/2015 del 5 aprile 2016, pubblicato in DLA 2016 N. 5 pag. 132, ha stabilito che a ragione era stata chiesta la restituzione d’indennità di disoccupazione percepite, in quanto il ricorrente, anche se non era più iscritto a RC quale socio e gerente della Sagl sua ex datrice di lavoro, continuava a disporre di un potere decisionale che escludeva il diritto a prestazioni LADI.
L’Alta Corte ha, in particolare, osservato che lo stretto legame di parentela tra l’interessato e la madre a cui aveva ceduto la sua parte sociale ed era diventata l’unica socia gerente costituiva un serio indizio che consentiva di ritenere che l’insorgente occupava, per il tramite della madre, una posizione di fatto analoga a quella di un datore di lavoro.
In una sentenza 8C_230/2016 del 25 agosto 2016 la nostra Massima Istanza ha confermato un giudizio di questa Corte con cui è stato negato il diritto a indennità di disoccupazione a un’assicurata che, benché non fosse più iscritta a RC avendo ritrasferito quote e gestione nelle mani del padre che avrebbe contribuito finanziariamente alla costituzione dell’azienda, aveva mantenuto in seno alla Sagl un ruolo dirigenziale e ne era la persona di riferimento.
Al proposito B. Rubin, in “Commentaire de la loi sur l’assurance-chômage”, Ed. Schulthess 2014 pag. 99, ha sviluppato le seguenti considerazioni:
"
Dans une Sàrl, les associés qui n’occupent pas la fonction de gérant ne sont pas d’emblée exclus du droit.
Une examen de leur pouvoir effectif d’influencer les décision de l’entreprise est nécessaire (arrêt du 19 décembre 2006
[C 267/05] consid. 4).
26
Pour les personnes licenciées qui ne font pas formellement partie d’un organe dirigeant mais qui disposent encore d’une part sociale, leur droit ne pourra être exclu que si leur part est importante (en principe d’au moins 30%) ou si la possibilité d’influencer les décisions est considérable pour d’autres motifs, par exemple en raison de liens de parenté avec d’autres personnes jouissant d’un pouvoir décisionnel important (arrêts du 13 février 2009 [8C_1044/2008] ; 10 avril 2006 [C 61/05] ; 27 janvier 2005 [C 45/04] ; 14 mars 2003 [C 120/02].
”
In una sentenza 38.2016.65 del 6 marzo 2017 il TCA ha escluso il diritto all’indennità per insolvenza nel caso di un assicurato che deteneva un terzo del capitale sociale di una Sagl, costituita da una società anonima, la quale aveva sottoscritto con il ricorrente e altri due soci a tale scopo un mandato fiduciario.
In quell’occasione il TCA si è così espresso:
"
(...)
Da questo documento risulta con evidenza, come sostenuto a ragione dall’amministrazione (cfr. doc. 62-63), che X. _, attraverso la Z. _, era di fatto compartecipe finanziario in ragione di un terzo della B. _ (cfr. doc. 45 – 47; le affermazioni del rappresentante del ricorrente nello scritto del 1° settembre 2014 inviato al datore di lavoro nel quale evidenzia “come grazie al fondamentale apporto – finanziario lavorativo – del mio mandante la B. _ ha potuto essere costituita e da dicembre 2013 a maggio 2014, su 38 fatture solo 2 non sono state frutto della sua intermediazione. Il tutto senza sinora essere stato retribuito come da contratto di lavoro 20 dicembre 2013.”, doc. 43 e le precisazioni dello stesso assicurato del 1° luglio 2016, “Di fatto come socio ho contribuito unicamente a versare 1/3 del capitale sociale (andato perso, visto che le quote sono detenute dalla Z. _), e ad apporre il mio avvallo presso la banca dove abbiamo aperto il conto.”, doc. 52).
Già solo per questa importante partecipazione finanziaria superiore al 30% (cfr. Rubin op.cit. al consid. 2.4 in fine), che oltretutto non risulta esplicitamente, X. _, anche se non era formalmente iscritto come socio gerente, non ha diritto all’indennità per insolvenza. (...)”
A proposito della partecipazione finanziaria importante come motivo per escludere il diritto alle prestazioni vedi pure STF 8C_1044/2008 del 13 febbraio 2009; STCA 38.2016.12 del 5 settembre 2016; STCA 38.2012.27 del 24 settembre 2012; STCA 38.2008.3 del 12 marzo 2008.
2.2. In una sentenza pubblicata in DTF 126 V 134, relativa all’indennità per insolvenza, l’Alta Corte ha stabilito che per determinare il momento dell’uscita dal consiglio di amministrazione di una società anonima decisiva è la data, per analogia con la giurisprudenza relativa all’art. 52 LAVS, delle effettive dimissioni dal consiglio di amministrazione (“Dies ist der Zeitpunkt des effektiven Rücktritts, welcher umittelbar wirksam ist”), e non quella della cancellazione dell’iscrizione nel registro di commercio o quella della pubblicazione nel Foglio ufficiale svizzero di commercio (consid. 5b). Questa giurisprudenza viene costantemente confermata dal Tribunale federale (cfr. STF 8C_478/2018 del 16 agosto 2018 pure relativa all’indennità per insolvenza).
Le dimissioni da una carica in seno a una società sono un atto unilaterale soggetto a ricezione e non sono sottoposte ad alcuna forma particolare, anche se un documento redatto in forma scritta permette meglio di stabilire le dimissioni effettive (cfr. STF 8C_140/2010 del 12 ottobre 2010 consid. 4.4.2.; e la sentenza della Corte delle assicurazioni sociali del Tribunale cantonale vodese ACH 1/09-96/2009 del 1° dicembre 2009 consid.
4b
"
encore faut-il toutefois que la démission effective soit dûment établie, par la production d’un document probant (lettre de démission ou procès-verbal d’assemblée générale ) adressé au RC avec la réquisition de radiation, de manière à exclure tout abus”).
In proposito cfr. pure STF 8C_820/2009 del 28 ottobre 2010; STFA C 358/01 del 17 settembre 2003; STCA 38.2005.70 del 30 novembre 2005; STCA 38.2012.27 del 24 settembre 2012. Per il cambiamento di cassa malati cfr. DTF 126 V 480.
2.3. Nell’evenienza concreta risulta dagli atti che l’assicurato nel periodo in cui ha lavorato per la _ dal 1° dicembre 2017 al 31 maggio 2018 (cfr. doc. 67-73) era membro del Consiglio di amministrazione e deteneva il 40% delle azioni della società (cfr. doc. 86).
Contrariamente a quanto sostenuto nel ricorso (cfr. consid. 1.1), dopo il 31 maggio l’assicurato è rimasto nel Consiglio di amministrazione della società e la sua quota azionaria è stata ridotta al 2.5% (cfr. doc. 86).
Il 25 luglio 2018 lo stesso assicurato ha infatti dichiarato alla Cassa quanto segue:
"
(...)
Nel
complesso,
non
ritengo necessario uscire
dal
Consiglio
di
Amministrazione
e
dall'azionariato
della
società _
(che da qualche settimana
ha
cambiato nome
in _
)
in
quanto il mio potere decisionale,
per
ragioni sia oggettive che soggettive (che vado
a
spiegare
di
seguito) è pressoché nullo. Tuttavia,
se
necessario
al fine di
facilitare l'accoglimento della mia domanda
di
indennità
di
disoccupazione presso
di
voi, farei stralciare il mio nominativo
dal
registro
di
commercio
in
qualità
di
membro
del
Consiglio
di
Amministrazione (CdA).
Di
seguito alcuni dettagli
del
perchè
non credo
sia necessaria
la
vendita delle quote e l'uscita
dal
CdA.
1.
Consiglio di Amministrazione.
a. Attualmente, vi sono 5 consiglieri di amministrazione in _. Come sapete, il voto nel CdA è
pro capite
. Di conseguenza, io rappresento il 20% dei voti. Il rimanente 80% dei voti (4 consiglieri) è sostanzialmente in mano ai due soci che hanno deciso per il mio licenziamento in qualità di Amministratore Delegato. Più in dettaglio, dei quattro consiglieri, 2 sono proprio i miei due ex soci fondatori (_ ed _), mentre gli altri due sono loro stretti contatti (_ ed _, entrambi molto vicini a _). Vista la situazione, i 2 consiglieri aggiunti dopo la costituzione della società (_ e _) votano in accordo con _ e _ in quanto non operativi nella società e legati da un legame di fiducia con _.
b. Potrei certamente chiedere lo stralcio del mio nominativo se da voi richiesto.
Tuttavia, credo che far parte del CdA di una società con consiglieri e azionisti di quel calibro possa giovare alla mia ricerca di lavoro. Di fatto, nei colloqui posso dire di essere ancora attivo (di fatto lo sono, anche se il 99% del mio tempo è occupato attivamente alla ricerca di un posto a tempo indeterminato) quale azionista e consigliere, piuttosto che in cerca di lavoro.
c. Ho ragione di credere che i miei ex-soci siano in procinto di assumere un altro consigliere, contatto ulteriore di _. In tal caso, la mia quota di influenza scenderebbe a 1/6 (17%). (...)” (Doc. 85-86)
D’altra parte dagli atti dell’incarto non risulta quando la società ha ricevuto le dimissioni dell’assicurato dalla sua carica di membro del consiglio di amministrazione.
Gli atti vanno quindi rinviati all’amministrazione affinché appuri questo fatto. A partire dal quel momento il presupposto dell’art. 8 cpv. 1 lett. a in relazione con l’art. 10 LADI (cfr. B. Rubin, “Commentaire de la loi sur l’assurance-chômage”, Ed. Schulthess 2014 pag. 97-102) è realizzato in quanto RI 1 non poteva più influenzare risolutivamente le decisioni del datore di lavoro (cfr. STCA 38.2018.46 del 20 settembre 2018).
Per il periodo successivo, la partecipazione finanziaria estremamente ridotta del 2,5% delle azioni esclude un rischio di abuso (cfr. STCA 38.2017.10 del 31 marzo 2017).
La Cassa esaminerà le ulteriori condizioni per il diritto all’indennità di disoccupazione, anche alla luce di quanto emerso in un secondo tempo per il periodo successivo al 15 novembre 2018.