Decision ID: 91ee50ed-79a0-5feb-804f-c9e446d46d9c
Year: 2008
Language: it
Court: TI_CATI
Chamber: TI_CATI_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: public_law

{Fatti,"A. RI 1, vedova, è insegnante di educazione visiva presso l’_ di _.","La contribuente, formatasi all’_ di _ (_) ed all’_ di _, “nel tempo che le rimane a disposizione” svolge anche un’attività artistica indipendente. Dapprima orientata verso la scultura, dal 2000 realizza lavori audio e video, modalità espressive tipiche dell’arte contemporanea. Oltre allo sviluppo della video arte, dal 2003 al 2006 è stata incaricata come “artista invitata” alla _ (_) di _ quale tutrice.","B. Nella dichiarazione fiscale 2005 RI 1, accanto al reddito da attività dipendente di fr. 70'361.– ed alla rendita AVS di fr. 10'450.–, faceva valere una perdita di fr. 19'253.– proveniente dall’attività indipendente.","Alla dichiarazione allegava uno scritto, nel quale evidenziava di aver pagato le imposte per gli utili conseguiti dalla sua attività artistica in altri periodi fiscali, auspicando che la sua attività non fosse retrocessa a mero hobby solo perché aveva subito delle perdite. Spiegava inoltre che l’arte contemporanea, ed in particolare i lavori audio e video, sono difficilmente vendibili, sottolineando nondimeno che la professionalità di un artista non va valutata in base al numero dei lavori venduti.","C. Notificandole la tassazione IC/IFD 2005, con decisione del 28 marzo 2007, l’Ufficio di tassazione accertava in fr. 64'498.– il reddito da attività dipendente ed in fr. 10'719.– la rendita AVS. Negava invece la deduzione della perdita fatta valere in relazione alla sua attività artistica, argomentando in sostanza che il perseverare in un’attività non redditizia, ma anzi costosa, ne dimostra la natura voluttuaria.","Pur riconoscendone la professionalità, con decisione del 7 giugno 2007, l’autorità di tassazione respingeva il reclamo introdotto dalla contribuente il 24 aprile 2007, argomentando in sostanza che l’attività artistica, a partire dal 1995, era sempre stata deficitaria, mentre dal 2004 non erano neppure più dichiarate entrate. Precisava infine che eventuali futuri utili potranno essere imposti solo qualora l’attività dovesse essere radicalmente ristrutturata, ovvero esercitata secondo criteri commerciali.","D. Con tempestivo ricorso alla Camera di diritto tributario, RI 1, rappresentata dalla fiduciaria RA 1, postula nuovamente la deduzione delle perdite derivanti dall’attività artistica. In alternativa o cumulativamente chiede di riconoscere il reddito conseguito alla scuola d’arte di _ (_) quale reddito da attività indipendente e, in via subordinata, l’attivazione, nel bilancio 2005 e seguenti, dei costi sostenuti per la creazione e promozione delle opere d’arte sulla base dell’art. 960 CO. Nelle motivazioni, la contribuente sottolinea in particolare come la sua attività si manifesti verso l’esterno, non solo tramite il proprio sito internet, ma anche attraverso le decine di pubblicazioni.","E. In occasione dell’udienza del 9 novembre 2007, le parti si sono confermate nelle rispettive posizioni. La contribuente ha inoltre aggiunto di avere recentemente venduto una scultura al museo d’arte di _ e di avere ricevuto importanti riconoscimenti per le sue opere di video arte, sottolineando infine come l’attività di docente, da un lato, e di artista, dall’altro, costituiscano sostanzialmente una sola cosa."}

{Diritto,"1. 1.1.","In caso di attività lucrativa indipendente sono deducibili le spese aziendali e professionali giustificate. Secondo l’art. 26 cpv. 2 lett. b LT, vi rientrano in particolare le perdite effettive sul patrimonio aziendale, se sono state allibrate. Un’analoga previsione è contenuta nell’art. 27 LIFD. Occorre dunque, perché entri in considerazione una deduzione delle perdite, che le stesse si riferiscano al patrimonio aziendale, cosa che presuppone che si sia in presenza di un’attività lucrativa.","Dottrina e prassi parlano di “attività lucrativa indipendente” (selbständige Erwerbstätigkeit) quando essa si svolge in base ad una organizzazione propria, liberamente scelta, che si manifesta all’esterno e si esercita per conto ed a rischio proprio del contribuente. Per lo più si richiede l’impiego sia di lavoro sia di capitale (cfr. Reich, Der Begriff der selbständigen Erwerbstätigkeit im Bundesgesetz über die direkte Bundessteuer, in: Knapp [a cura di], Problèmes actuels de droit fiscal – Mélanges en l’honneur du Professeur Raoul Oberson, Basilea/Francoforte 1995, p. 121; Cagianut/Höhn, Unternehmungssteuerrecht, Berna 1986, p. 53; Reimann/Zuppinger/Schärrer, Kommentar zum Zürcher Steuergesetz, Vol. II, Berna 1971, p. 44).",1.2.,"In pratica, è però spesso difficile stabilire se una certa attività sia esercitata a fini di lucro o per mero “hobby” (cfr. Cagianut/Höhn, op. cit., p. 59). Il tema è stato affrontato dalla giurisprudenza di diversi cantoni ed è stato risolto con decisioni che sono persino letteralmente uguali; è il caso, almeno delle sentenze delle commissioni cantonali di ricorso di Berna (cfr. sentenza del 29 dicembre 1966 e dell’8 marzo 1967, in MBVR 1967, p. 233 ss.), di Svitto (cfr. sentenza del 28 ottobre 1983, in StE 1984 B 23.1 n. 1), di Friburgo (cfr. sentenza del 28 gennaio 1983, in RF 1986, p. 441 ss.) e di Soletta (cfr. sentenza del 13 gennaio 1986, in StE 1986 B 23.1 nr. 7). Il discrimine fra attività lucrativa e “hobby” è identificato nel movente dell’attività stessa, cioè nella circostanza che l’attività sia esercitata esclusivamente od almeno prioritariamente per il piacere che si trae dalla stessa, oppure invece esclusivamente o prioritariamente nella prospettiva del conseguimento di un reddito. Il problema pratico che discende da tale principio è evidentemente dato dal fatto che il criterio distintivo attiene alla sfera interiore della persona del contribuente, e si tratta dunque di una circostanza difficile da accertare; un ulteriore ostacolo risiede nel fatto che vi sono molteplici casi in cui hobby e professione si conciliano e la prevalenza è ora da una parte ora dall’altra o manca del tutto.",1.3.,"Si impone allora di ricorrere ad un secondo criterio distintivo, di carattere estrinseco. Poiché infatti è proprio della nozione di attività lucrativa che con la stessa si persegua un reddito, ne consegue che chi eserciti un’attività che, col trascorrere del tempo, non solo non è proficua, ma richiede anche un dispendio, evidentemente lo farà per hobby. Il perseverare in un’attività non redditizia, ma anzi costosa, ne dimostra la natura voluttuaria. Chi infatti esercita un’attività con effettivi fini di lucro, normalmente, accorgendosi che la stessa continua a non dare alcun profitto, si convincerà dell’inutilità di quanto intrapreso e vi rinuncerà. Naturalmente, non ogni singolo anno che si concluda con una perdita giustifica la conclusione che si tratta di un hobby; tale conclusione è giustificata solo quando, dopo un certo perdurare delle perdite, si deve presumere che un contribuente, che si prefiggeva il conseguimento di un profitto, avrebbe dovuto lasciarsi dissuadere dal prosieguo dell’attività, a causa dell’insuccesso finanziario (decisione TF 2A.46/2005 del 31.8.2005, in: StE 2005 B 23.1 n. 59; v. anche StE 2001 B 23.1 n. 47, StE 1995 B 23.1 n. 30 = RF 50/1995 p. 382).","È invece proprio della nozione di hobby che con tale attività non si persegue alcun reddito e normalmente di fatto non lo si consegue neppure. L’esistenza di un reddito rilevante, nel caso di un’attività designata come hobby, è per lo più indizio che non si tratta di un mero hobby bensì di una, frequentemente riscontrabile, mescolanza di hobby e attività lucrativa (cfr. Reich, op. cit., pp. 129-130).",1.4.}