Decision ID: 39ad78f6-f8f9-53ce-b179-8a19b1d83dca
Year: 2002
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_006
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: civil_law

in fatto:
A.
Con istanza del 13 novembre 2001, _ ha chiesto nei confronti di _ a concorrenza di fr. 43'734.30 il sequestro ex art. 271 cpv.1 n. 5 LEF della particella no. _ RFD di _. L’istante si fonda su due attestati di carenza di beni (n. 98’432 e 228’351) dell’UE di Lugano del 22 gennaio 1993 per un importo di fr. 39'896.10, risp. del 20 giugno 1994 per fr. 3'838.20.
B
. Il 14 novembre 2001, la Pretore del Distretto di Lugano, Sezione 5, ha ordinato il sequestro come richiesto.
C.
Il 23 novembre 2001, _ ha interposto opposizione al sequestro, facendo valere l’assenza di legittimazione attiva della sequestrante. La cessione del credito posto a fondamento del sequestro dai coniugi _ e _ a _ non sarebbe valida, poiché sottoscritto da una persona – avv. _, asseritamente patrocinatore dei cessionari – per la quale non figura agli atti una valida procura da parte dei mandanti. Di conseguenza, la successiva cessione _ alla sequestrante _ sarebbe nulla e il sequestro di quest’ultima infondato. All’udienza di discussione, la parte sequestrata ha inoltre opposto in compensazione un credito di fr. 52'000.-- diretto contro _ acquistato da _.
D.
Con sentenza 6 maggio 2002, la Pretore di Lugano, Sezione 5, ha respinto l’opposizione di _
In sintesi, la prima giudice ha anzitutto ritenuto che non vi era alcun motivo di dubitare della legittimazione del_. _ al patrocinio dei coniugi _, che risulta pacifica sulla scorta di diversi documenti versati agli atti.
La prima giudice ha poi considerato inverosimile il credito opposto in compensazione. A mente sua, è sorprendente ed inusuale che un credito di fr. 52'000.-- esistente già nel gennaio 1998 non sia a tutt’oggi stato fatto valere in giudizio e sia stato ceduto alla parte sequestrata solo nel marzo 2002.
E.
Con appello 17 maggio 2002, _ chiede l’accoglimento della sua opposizione e la revoca del sequestro.
L’appellante, in un primo tempo, espone in modo dettagliato i motivi per i quali il credito posto in compensazione è da ritenere verosimile. Essa evidenzia come tale credito sia fondato su un contratto di locazione, che per le pigioni rimaste impagate costituisce un titolo di rigetto provvisorio. Per quanto concerne il credito di fr. 35'000.-- derivante da una pretesa di risarcimento per il danno arrecato all’ente locato, esso sarebbe stato reso sufficientemente verosimile con la produzione della constatazione del perito comunale, _, che pur avendo espletato il proprio mandato su richiesta del creditore, è persona qualificata ed imparziale.
In un secondo tempo, l’appellante ripropone l’eccezione di carenza di legittimazione attiva.
Infine, l’appellante, quale novum, pone in compensazione un ulteriore credito di DM 45'668.04 vantato dalla ditta _ contro _ e _ e ceduto a _
F.
Nelle sue osservazioni, _ prende atto che l’appellante non contesta l’esistenza del credito, la causa del sequestro né l’appartenenza dei beni sequestrati. La parte appellata evidenzia come l’istanza di conciliazione introdotta in relazione ai crediti di locazione posti in compensazione non mirava ad ottenere un pagamento ed eccepisce la prescrizione delle pretese extracontrattuali. Essa contesta inoltre il diritto alla compensazione, le pretese poste in compensazione essendo scadute dopo il credito ceduto. Sulla questione della propria legittimazione attiva, _ riafferma la validità della cessione intervenuta tra i coniugi _ e _ e _. Infine, per quanto concerne il secondo credito posto in compensazione, l’appellata ne contesta l’esistenza, come pure la possibilità di porlo in compensazione e l’ammissibilità dei nova in senso improprio (“unechte Nova”) in sede di appello.

Considerando
in diritto: 1.
Questioni procedurali
1.1.
Per crediti non garantiti da pegno il creditore può chiedere il sequestro di beni del debitore, quando sia data una causa di sequestro (cfr. art. 271 cpv. 1 n. 1 a 5 LEF). Nel Cantone Ticino per valori superiori a Fr. 2’000.-- competente per la concessione del sequestro è il Pretore del luogo in cui si trovano i beni da sequestrare indicati dal creditore (art. 14 cpv. 1 e 16 cpv. 3 LALEF, art. 5 cpv. 1 LOG). La procedura, di natura sommaria (art. 25 n. 2 lett. a LEF), è retta dall’art. 19 LALEF che non prevede il contraddittorio.
1.2.
Prima di concedere il sequestro il giudice esamina, sulla base dei soli elementi addotti dal creditore, se è stata resa sufficientemente verosimile l’esistenza del credito, di una causa di sequestro nonché di beni appartenenti al debitore (art. 272 LEF). Il grado di verosimiglianza ex art. 271-272 LEF richiesto per valutare se vi è un credito, se nel circondario di sua competenza vi sono beni appartenenti al debitore e se si realizza almeno una delle cause di sequestro fatte valere dal creditore è in linea di principio nel senso che la tesi del creditore deve risultare plausibile e l’esame puntuale delle allegazioni e della documentazione prodotta dal creditore deve permettere al giudice di convincersi – sulla base di elementi oggettivi, non bastando di regola fatture o altri elementi allestiti unilateralmente dal creditore sequestrante o da suoi organi o persone ausiliarie – che in concreto le circostanze di fatto rilevanti si sono realizzate, senza per questo poter già escludere il contrario (cfr.
W
alter
Stoffel
,
Le séquestre, in: La LP révisée, collana CEDIDAC, vol. 35, Losanna 1997, p. 280 s.;
Pierre-Robert
Gilliéron
,
Le séquestre dans la LP révisée, in: BlSchK 1995, p. 132 e rif.;
B
ertrand
Reeb
, Les mesures provisoires dans la procédure de poursuite, in: ZSR 1997/II, p. 466;
Amonn/Gasser
,
Grundriss des Schuldbetreibungs- und Konkursrechts, 6. ed., Berna 1997, n. 2 ad § 51;
Rudolf
Ottomann
, Der Arrest, in: ZSR 1996/I, p. 253, n. 32).
1.3.
Concesso il sequestro, chi è toccato nei suoi diritti, tranne il sequestrante, può fare opposizione al giudice del sequestro entro dieci giorni da quando ne ha avuto conoscenza (art. 278 cpv.1 LEF. In tal caso il giudice, in una procedura pure sommaria retta dagli art. 20 ss. LALEF, sottopone il sequestro a nuovo esame, dando agli interessati la possibilità di esprimersi (cfr. art. 278 cpv. 2 LEF), rispettivamente di addurre fatti nuovi. In caso di tempestiva opposizione al sequestro, il giudice che lo ha concesso deve chinarsi dunque nuovamente sulla domanda di sequestro e verificare – pur con il medesimo potere di cognizione esercitato in precedenza (cfr.
Reeb
,
op. cit., p. 478;
Gilliéron
, op. cit., p. 135) – se alla luce di quanto emerso dal contraddittorio tutte le condizioni del sequestro – contestate dall’opponente – risultano ancora sufficientemente verosimili, se cioè in relazione alle stesse è ancora soddisfatto quel grado di verosimiglianza necessario per la sua concessione (cfr.
Amonn/Gasser
,
op. cit., n. 71 ad § 51), atteso che resta onere del creditore sequestrante fornire al giudice gli elementi sufficienti (cfr.
H
ans
Reiser
, Basler Kommentar zum SchKG, Basilea/Ginevra/Monaco 1998, Vol.
III, n. 38 ad art. 278).
1.4.
La nuova decisione (sull’opposizione) – sia essa di annullamento o di conferma del sequestro (cfr.
Reiser
, op. cit., n. 44-45 ad art. 278) – può essere a sua volta impugnata entro dieci giorni davanti all’autorità giudiziaria superiore (art. 278 cpv. 3 primo periodo LEF), nel Cantone Ticino la Camera di esecuzione e fallimenti con il rimedio dell’appello (art. 22 LALEF nonché 14 e 22 lett. c LOG), rispettivamente, in caso di valore inferiore agli fr. 8’000.--, la Camera di cassazione civile con ricorso per cassazione (art. 22 LALEF nonché 5, 13 e 22 lett. b LOG). L’autorità superiore deve verificare – sulla base delle allegazioni e dei documenti prodotti dalle parti ed eventualmente anche dei fatti nuovi di cui le stesse si possono avvalere (art. 278 cpv. 3 secondo periodo LEF) – se nel caso concreto in relazione al realizzarsi delle condizioni del sequestro addotte dal creditore – e contestate dalle controparti – è raggiunto il grado di verosimiglianza necessario per il mantenimento del provvedimento conservativo, atteso che in caso negativo annullerà la decisione del giudice di prime cure che ha confermato il sequestro rispettivamente confermerà la decisione che lo ha annullato, riservate soluzioni intermedie (cfr.
Amonn/ Gasser
,
op. cit., n. 74 ad § 51;
Reeb
,
op. cit., p. 482).
1.5.
a)
Tutte le decisioni in materia di sequestro, in tutte le istanze, vanno pronunciate in procedura sommaria (art. 25 n. 2 lett. a LEF). Le norme cantonali che reggono tale tipo di procedura devono rispettare la massime dispositiva ("Dispositionsmaxime"), il principio attitatorio ("Verhandlungsmaxime"), nonché le massime di celerità e di concentrazione (cfr.
Jérôme
Piégai
, La protection du débiteur et des tiers dans le nouveau droit du séquestre, tesi Losanna 1997, p. 213 ss. con rif.;
Yvonne
Artho von Gunten
, Die Arresteinsprache, tesi Zurigo 2001, p. 73 ss.). Detto altrimenti, il giudice non agisce d'ufficio, egli esamina solo ciò che è stato allegato e decide unicamente in base alle prove addotte dalle parti ("quod non est in actis, non est in mundo") e che possono essere assunte seduta stante ("Beweismittelbeschränkung"), salvo che il fatto allegato sia stato ammesso o non contestato dalla controparte non contumace (
Vogel/Spühler
, Grundriss des Zivilprozessrechts, 7a ed., Berna 2001, n. 24 ad cap. 6 e n. 12 ad cap. 10; di diverso parere:
Artho von Gunten
, op. cit., p. 79 s., che però non convince, cfr.
CEF
15 maggio
[14.2002.6], cons. 1.5a).
Il giudice può accontentarsi della semplice verosimiglianza dei fatti ("Beweisstrengebeschränkung") ed esaminare sommariamente i punti di diritto ("prima facie cognitio"), nella misura compatibile con l'esigenza di celerità (cfr.
Fabienne
Hohl
, La réalisation du droit et les procédures rapides, tesi Friborgo 1997, n. 453;
Gilliéron
, op. cit., p. 138, B;
Piégai
, op. cit., p. 212;
Artho von Gunten
, op. cit., p. 85 ss.). Il giudice apprezza liberamente le prove (art. 20 cpv. 5 LALEF).
b)
I principi di celerità e di concentrazione impongono in particolare alle parti alte esigenze di motivazione per poter giungere ad un giudizio sollecito. Il giudice del sequestro non deve ricercare tra tutti i documenti prodotti quelli che potrebbero essere determinanti a sostegno delle allegazioni della parte. Quest'ultima non può limitarsi ad indicare tesi descrittive – sia fattuali che in diritto – ma deve sostanziarle con riferimenti puntuali e d'immediato riscontro ai documenti topici a sostegno. In caso di omissione, le allegazioni non debitamente motivate saranno ignorate per carenza di forma del gravame.
c)
Quando una parte allega l'applicazione del diritto straniero, essa dovrà spontaneamente, in deroga parziale all'art. 16 cpv. 1 LDIP, che, in procedura sommaria, si applica solo per analogia (cfr.
Pierre-Robert
Gilliéron
, Commentaire de la LP, vol. I, Losanna 1999, n. 67 ad art. 84), stabilirne il contenuto, in base ad elementi affidabili, non bastando dichiarazioni di liberi professionisti, ma dovendo far capo, se del caso, a pareri oggettivi di istituti – ad esempio l'Istituto svizzero di diritto comparato di Losanna – o autori neutri. In caso di omissione, il giudice applicherà il diritto svizzero (art. 16 cpv. 2 LDIP).
d)
Vi è verosimiglianza quando esiste una certa probabilità che i fatti allegati corrispondano al vero (
Piégai
, op. cit., n. 792, p. 173). Il grado di verosimiglianza richiesto è oggetto di apprezzamenti divergenti. Secondo questa Camera, la verosimiglianza è data a due condizioni cumulative (cfr.
CEF
15 maggio 2002 [14.2002.6], cons. 1.5d):
1) vi è un “inizio di prova” (“commencement de preuve”,
DTF
107 III 36, 39 e 40, cons. 3 e 5;
Walter A.
Stoffel
, Basler Kommentar zum SchKG, vol. III, Basilea/Ginevra/Monaco 1998, n. 3 ad art. 272), ossia indizi oggettivi e concreti a conforto della tesi del sequestrante;
2) dall’esame degli allegati e mezzi di prova si ricava l’impressione che i fatti rilevanti per il giudizio si siano comunque realizzati, pur senza poter escludere la probabilità nello stesso ordine di grandezza di una realtà di segno opposto; detto altrimenti, si ha verosimiglianza (semplice) quando sono possibili anche altre soluzioni altrettanto probabili; viceversa, un fatto è da ritenere inverosimile, quando si ha la netta impressione che i fatti si siano svolti diversamente da quanto affermato dal sequestrante.
Per garantire i diritti del sequestrato, il giudice dovrà tuttavia esigere dal sequestrante – dandosene gli ulteriori presupposti, ovviamente diversi dal profilo fattuale in funzione dello stato degli atti e dello stadio processuale raggiunto – una garanzia ai sensi dell'art. 273 cpv. 1 LEF tanto più elevata quanto più bassa si rivela la verosimiglianza della realizzazione delle condizioni del sequestro (cfr.
Gilliéron
, BlSchK 1995, p. 132;
Piégai
, op. cit., p. 306), nei limiti dell’entità del danno di cui il sequestrato potrebbe verosimilmente patire in caso di sequestro ingiustificato e senza che l'imposizione di una garanzia possa supplire l'assenza di un presupposto del sequestro (cfr.
M
ichel
Criblet
, La problématique des sûretés et de la responsabilité de l'Etat, in: Le séquestre selon la nouvelle LP, Zurigo 1997, p. 80;
Reeb
, op. cit., p. 467 s.).
e)
Secondo l'art. 278 cpv. 3, 2. periodo LEF, le parti possono, nell'ambito del ricorso contro la decisione su opposizione, avvalersi di fatti nuovi. Il testo legale non precisa se sono ammessi solo veri nova (ossia fatti che si sono prodotti dopo la sentenza di prima istanza) oppure anche pseudonova (cioè fatti che sono avvenuti prima della sentenza sull'opposizione ma che la parte che se ne prevale non aveva allora allegato per negligenza o ignoranza; sui due tipi di nova, v. p. es.
Vogel/Spühler
,
op. cit., n.
43
ad
cap.
13).
Questa Camera ha già avuto modo di pronunciarsi sulla questione, in un senso positivo (cfr.
CEF
10 aprile 2000 [14.1999.82], cons. 1.5e; 30 ottobre 2001 [14.2001.75], cons. 1.5e)
.
Con riferimento all’art. 174 nLEF – pure esso modificato dalla revisione del 16 dicembre 1994 – che distingue espressamente i pseudo dai veri nova sottoponendoli a regimi giuridici diversi, si può sostenere a contrario che l’art. 278 cpv. 3 secondo periodo LEF, con l'espressione generica "fatti nuovi", autorizza entrambi i tipi di nova. Tale interpretazione pare confermata dal messaggio del Consiglio federale relativo a tale norma (
FF
1991 III 124), secondo il quale “anche i cosiddetti nova in senso proprio" (“Auch sogenannte echte Nova ...”; “Il est également possible de faire valoir auprès de l’instance supérieure des faits nouveaux proprement dits ...”; sottolineatura del redattore) vanno ammessi. L’interpretazione teleologica giunge allo stesso risultato delle interpretazioni letterale e storica: vale in effetti altresì per gli pseudonova la ratio invocata dal Consiglio federale per l'ammissione dei veri nova, ossia il fatto che il sequestro costituisce una misura di garanzia molto incisiva che va revocata appena le sue condizioni non sono più adempiute, ad esempio in caso di pagamento del debito. Apparirebbe difatti urtante che il pagamento effettuato un giorno prima della sentenza su opposizione (o prima del termine dello scambio degli allegati) non possa essere invocato in sede di appello, mentre se fosse avvenuto un giorno dopo sarebbe ricevibile quale vero novum; per il principio di parità delle armi, pure il sequestrante deve essere ammesso ad invocare pseudonova.
La dottrina maggioritaria si pronuncia del resto pure a favore della ricevibilità degli pseudonova in virtù del diritto federale (
Dominik
Gasser
, Das Abwehrdispositiv der Arrestbetroffenen nach revidiertem SchKG, ZBJV 1994, p. 616, let. d;
Jürgen
Brönnimann
,
Festellung des neuen Vermögens, Arrest, Anfechtung in: Das revidierte SchKG, Berna 1995, p. 134 let g;
Ottomann
, op. cit., p. 259,
Jaeger/Walder/Kull/Kottmann
, Bundesgesetz über Schuldbetreibung und Konkurs, vol. II, Zurigo 1997/1999, n. 28 ad art. 278). Solo
Stoffel
(op. cit. [CEDIDAC], p. 290) – e apparentemente
Reiser
(
op. cit., n. 47 ad art. 278; cfr. però n. 49, in cui cita l’opinione di
O
ttomann
quale riserva al principio posto da Stoffel) – scrive che tale questione dipende dal diritto cantonale. Gli autori che sostengono la ricevibilità degli pseudonova in base al diritto federale ne limitano la portata, senza motivazione (probabilmente per analogia con la soluzione comunemente praticata in materia di ricorso ordinario di diritto cantonale, v.
Vogel/Spühler
, op. cit., n. 47 ad cap. 13), ai nova che la parte non ha allegato in prima istanza senza colpa. Con (reiterato) riferimento all’art. 174 cpv. 1 nLEF va al contrario ritenuto che gli pseudonova possono essere addotti senza restrizione (cfr.
Amonn/Gasser
, op. cit., n. 57 ad
§ 36;
Roger Giroud
, Basler Kommentar zum SchKG, Basilea/Ginevra/Monaco 1998, vol. I, n. 19 ad art. 174
)
. La possibilità di addurre fatti nuovi comprende quella di produrre nuovi mezzi di prova (
Vogel/Spühler
, op. cit., n. 42 ad cap. 13).
Per evidenti ragioni pratiche, riconducibili al principio di celerità, i nova di ogni tipo possono essere addotti solo fino alla fase dello scambio degli allegati (
CEF
5 luglio 1999 [14.1999.3], cons. 3).
2.
Condizioni materiali per la concessione del sequestro
Giusta l’art. 272 cpv. 1 LEF,
il sequestro viene concesso dal
giudice
del luogo in cui si trovano i beni, purché il creditore renda verosimile l'esistenza:
1. del credito;
2. di una causa di sequestro;
3. di beni appartenenti al debitore.
In casu è litigiosa solo le questioni di legittimazione attiva della sequestrante e di estinzione del credito posto a fondamento del sequestro.
3. Legittimazione attiva della sequestrante
Le parti e la prima giudice concordano nel ritenere che la validità della cessione del credito da parte dei coniugi _ e _ a favore di _ – e quindi la legittimazione attiva della sequestrante – dipenda della prova (completa) del potere di rappresentanza del_, il riferimento all’art. 97 cpv. 1 n. 4 CPC, che impone al giudice di esaminare d’ufficio il presupposto processuale della capacità delle parti e della legittimazione dei loro rappresentanti, è inconferente. Non si tratta nella fattispecie di decidere se il patrocinatore _ in questa procedura (_) sia o no abilitato a rappresentarla, bensì se _, nell’ambito (privato) della conclusione del contratto di cessione 30 luglio/5 agosto 1998 (doc. D), ha validamente firmato il contratto a nome e per conto dei coniugi _. Si tratta quindi di una questione non di procedura ma di merito – le questioni di legittimazione attiva o passiva sono sempre di merito (cfr.
CEF
31 maggio 2002 [14.02.16], cons. 3.1;
Bernard
Corboz
,
Le recours en réforme au Tribunal fédéral, in SJ 2000 II 31 ad 5, con rif.;
Fabienne
Hohl
, Procédure civile, vol. I, Berna 2001, n. 388) – legata al problema dell’esistenza del credito posto a fondamento del sequestro. Per giustificare il sequestro è pertanto sufficiente che il sequestrante renda verosimile la propria legittimazione. Nel caso di specie, appare verosimile, sulla scorta dei documenti prodotti dalla sequestrante (doc. C, D, E e G), che _ ch fosse abilitato a rappresentare i coniugi _ nell’ambito della conclusione del contratto di cessione 30 luglio/5 agosto 1998 (doc. D). Questi ultimi hanno inoltre confermato tale circostanza con lo scritto 4 maggio 2002 (doc. I), che contrariamente a quanto affermato dall’appellante non va considerato quale ratifica bensì quale dichiarazione scritta, ammissibile ai sensi dell’art. 20 cpv. 3 LALEF.
4.
Prima eccezione di compensazione
_ oppone in compensazione il credito di fr. 52'500.-- acquistato il 15 marzo 2002 da _ (cfr. doc. 2), per pretese risultanti dal contratto di locazione 8 agosto 1996 (doc. 3).
4.1.
Per quanto riguarda il credito di fr. 17'500.--, vantato a titolo di canoni di locazione per i mesi da luglio a novembre 1997 (cfr. doc. 4, punto 2), il contratto di locazione, in quanto concluso per una durata indeterminata ma con una prima data di scadenza fissata al 31 agosto 1998, costituisce un titolo di rigetto provvisorio ai sensi dell’art. 82 LEF. Non avendo la sequestrante preteso di aver pagato le pigioni richieste né sollevato altre eccezioni, occorre considerare verosimile l’eccezione di compensazione sollevata da _ a concorrenza dell’importo di fr. 17'500.-- (pari a cinque mesi di locazione a fr. 3'500.--, ammontando la pigione semestrale a fr. 21'000.--, cfr. doc. 3, n. 24 p. 5).
4.2.
La pretesa per danni arrecati all’oggetto locato, quantificata da _ in fr. 35'000.--, non appare di tipo extracontrattuale, contrariamente a quanto sostenuto dalla sequestrante, poiché l’inquilino essendo tenuto alla diligenza nell’uso della cosa locata (art. 257f cpv. 1 CO), il deterioramento di quest’ultima è da qualificare come violazione del contratto di locazione; il termine di prescrizione del diritto al risarcimento è quindi decennale (art. 127 CO, non trattandosi di pretesa periodica ai sensi dell’art. 128 n. 1 CO).
Il rapporto del perito comunale _ del 20 novembre 1997 (doc. 5), anche se allestito su mandato del patrocinatore della locatrice _, va comunque considerato, in assenza di contestazioni puntuali della controparte in merito, quale relazione oggettiva da parte del perito comunale agente in tale funzione dello stato dell’oggetto locato dopo la partenza dei coniugi _ (cfr. art. 20 cpv. 3 LALEF). La valutazione delle cause e dell’entità del danno che risulta dallo scritto 21 novembre 1997 indirizzato a_ _i da_ _ non nella sua funzione di perito comunale non appare invece attendibile, a difetto di un’esposizione dettagliata delle diverse poste di danno. Del resto, _ ammette esplicitamente di non disporre delle necessarie qualifiche per determinare la causa dei danni arrecati alle piante del giardino o per valutare il danno riferito ai pavimenti (“Clinker”-Böden). Le sue dichiarazioni relative all’appartenenza di diversi oggetti rinvenuti nella casa (lampade “spot”) e il garage vanno inoltre considerate quali affermazioni di parte. Malgrado tutto, si evince dal referto del_. _ che la casa locata è stata lasciata in uno stato non conforme agli obblighi di ordinaria manutenzione spettante al conduttore (cfr. art. 259 CO), almeno per quanto concerne i lavori di pulitura (giardino, cucina, pavimenti). Prima facie, il danno può essere stimato in fr. 2'000.--.
4.3.
Il fatto che dopo l’udienza di conciliazione 17 febbraio 1998 avvenuta davanti all’Ufficio di conciliazione in materia di locazione di _ (cfr. doc. 6), non vi siano agli atti documenti che attestano l’esistenza di ulteriori provvedimenti destinati alla riscossione dei crediti ora posti in esecuzione non può necessariamente essere considerato quale indizio dell’inesistenza di siffatti crediti. Infatti, appare comprensibile da parte della locatrice di non aver inoltrato una pur sempre lunga e costosa (per le spese di patrocinio) procedura giudiziaria nei confronti di inquilini che non pagando le pigioni degli ultimi cinque mesi hanno dimostrato una scarsa propensione ad onorare i propri impegni.
4.4.
Sulla questione del diritto di compensare, la sequestrante fa valere che la pretesa eccepita in compensazione deve da un lato già esistere al momento della conoscenza della cessione e dall’altro non deve venire a scadenza dopo la pretesa ceduta (cfr. art. 169 cpv. 2 CO), ciò che non sarebbe il caso nella fattispecie.
Invero, come risulta dalla sistematica delle opere citate da _ (
Gauch/Schluep/Schmid/Rey
, Schweizerisches Obligationenrecht, Allg. Teil, vol. II, 7. ed., Zurigo 1998, n. 3608;
Eugen
Spirig
, Zürcher Kommentar V1k, 3. ed., Zurigo 1993, n. 94 ad art. 169; cfr. pure
Ingeborg
Schwenzer
, Schweizerisches Obligationenrecht, Allg. Teil, 2. ed., Berna 2000, n. 90.50, risp. 90.51 nonché l’esempio citato da
Pierre
Engel
, Traité des obligations en droit suisse, 2. ed., Berna 1997, p. 889 ad 3°), l’art. 169 cpv. 2 CO si riferisce alle eccezioni del debitore nei confronti del cedente che il debitore può far valere contro il cessionario e non le eccezioni personali del debitore contro il cessionario. Queste ultime sono infatti regolate secondo il regime ordinario (cfr.
Eugen
Bucher
, Schweizerisches Obligationenrecht, Allg. Teil, 2. ed., Zurigo 1988, p. 567 ad 4e;
Schwenzer
, op. cit., n. 90.51 i.f.). Orbene, l’appellante oppone la compensazione all’ultima cessionaria, _, e non all’ultimo cedente (_, cfr. doc. E). L’ammissibilità della compensazione è quindi regolata secondo le norme ordinarie, ossia gli art. 120 ss. CO. Poiché vi è identità delle parti (_g e _), i crediti, entrambi pecuniari, sono esigibili e _ ha esplicitamente dichiarato di voler compensare, la compensazione si rivela possibile (cfr. ad es.
Engel
, op. cit., p. 671 ss.).
5.
Seconda eccezione di compensazione
In sede di appello, _ ha opposto in compensazione per la prima volta un ulteriore credito di DM 45'668.04 vantato dalla ditta _ contro _ e _ e che gli era stato ceduto. La parte appellata contesta che si possano far valere in appello nova fondati su fatti già esistenti prima della sentenza impugnata (cosiddetti “unechte Nova” o nova in senso improprio). Orbene, secondo la giurisprudenza di questa Camera (cfr. cons. 1.5e) anche siffatti nova sono ammissibili. Una semplice fattura, contestata, non è tuttavia un riscontro sufficiente per rendere verosimile l’esistenza di un credito, peraltro espresso in una divisa estera il cui corso – che non è considerato quale fatto notorio (cfr.
CEF
24 febbraio 2000 [14.99.130], cons. 3) – non risulta dai documenti versati agli atti.
6.
Riassumendo, la sequestrante ha reso verosimile l’esistenza di un credito di fr. 43'734.30 in proprio favore, mentre l’appellante ha reso verosimile di potere opporre in compensazione un credito complessivo di fr. 19'500.-- (non stati chiesti interessi né indicato il dies a quo). Il sequestro va quindi mantenuto per l’importo di fr. 24'234,30.
7.
L’appello 17 maggio 2002 _ va quindi parzialmente accolto.
La tassa di giustizia e le indennità di appello seguono il grado di soccombenza, stabilito in metà per parte.
Richiamati gli art. 271 ss. LEF, 120, 127, 169 CO, 97 CPC, 48, 49, 61 e 62 OTLEF,