Decision ID: 75066012-77ee-5d18-9b55-5e90385b5a9c
Year: 2007
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: civil_law

in fatto: A.
Sul periodico _ pubblicato dalla AO 1 è apparsa nell
'
edizione di aprile 2004 (n. 1, anno III, pag. 5 segg.) un
'
intervista
all'avv. AO 2, il quale lasciava la presidenza dell'AO 1 dopo cinque anni. Nell'articolo, intitolato “
E
ora farò il cliente della _
”,
figurava – tra l
'
altro – quanto segue (doc. B):
Chi l
'
ha aiutata a superare i momenti difficili?
Prima di tutto l
'
ottimo clima all
'
interno del Consiglio di amministrazione, che è rimasto fermo sulle riforme. I rapporti di fiducia tra la Commissione del Consiglio di amministrazione e la Direzione generale e le relazioni personali con il direttore generale _.
Infine, la fiducia dimostrata dal nostro
“
azionista
”
, il Consiglio di Stato e il Gran Consiglio. E poi la coscienza che la riforma della _ andava portata avanti a tutti i costi.
Credo che mi abbia anche aiutato il mio carattere, che è riflessivo e non si lascia impressionare dagli attacchi, quando sento che sono strumentali e privi di
sostanza. Sono convinto della veridicità del proverbio
“
il tempo è galantuomo
”
.
Qual è il suo giudizio sull
'
affare _?
A livello personale è una vicenda che mi ha molto rattristato. Non era solo un collega, il mio vice, era un amico.
Mi ha poi fatto male la sua linea di difesa, quando ha cominciato a lanciare accuse contro la _, la Direzione e anche contro di me. Ma è un suo diritto: ognuno può difendersi come meglio crede. Sulle sue responsabilità, eventualmente di tipo penale, si pronuncerà la giustizia.
B.
Il 27 aprile 2004 l
'AP 1
, allora vicepresidente del consiglio di amministrazione dell'AO 1, ha scritto al
l
'AO 2
, invitandolo a pubblicare su _
la risposta in appresso (doc. A):
La strategia della bugia
L
'
avv. AO 2 su _ dell
'
aprile 2004 interviene su quello
che lui chiama l
'“
affare _
”
e afferma che il suo vice lo ha “molto rattristato
” quando ha lanciato accuse contro la _, la Direzione e contro di lui.
Le affermazioni di AO 2 sono false e gravemente lesive della persona di AP 1.
AP 1 non ha mai lanciato accuse contro la AO 1.
Ha soltanto esposto il risultato di perizie oggettive che unanimemente concludono che AP 1 è vittima degli errori della Direzione generale.
La _ di _, definita dallo stesso AO 2 (sul giornale del settembre 2002) come “una delle quattro principali società di revisione a livello mondiale”, ha scritto che “la responsabilità delle lacune evidenziate nei sistemi di controllo interno e nella gestione dei rischi va ricondotta all
'
operato della Direzione generale” e che “AP 1 è stato danneggiato nella sua veste di cliente, perdendo il suo intero patrimonio”.
Alla stessa conclusione è giunto l
'
ex presidente del Tribunale d
'
appello avv. _, uno dei giuristi più prestigiosi del Cantone Ticino, il quale in un parere giuridico del 30 ottobre 2002 ha concluso che “l
'
avv. AP 1 al pari degli altri amministratori, poteva ritenere efficaci ed operanti i sistemi di controllo messi in atto dalla banca, specie nel settore dei derivati dove il dir. _ vantava una notevole esperienza e professionalità” e che “l
'
avv. AP 1 appare come una vittima degli errori della Direzione della _”.
Le colpe della Direzione sono state evidenziate persino dalla Revisione interna della _ e la Direzione non ha potuto far altro che ammettere che “fino ad oggi, malgrado quanto previsto dalla circolare 2517/4.1, di fatto la Direzione
generale non era mai intervenuta a designare quali fossero i consulenti abilit
ati ad operare con strumenti derivati”.
Invece di affrontare queste verità, AO 2 ha reagito incolpando i vecchi dirigenti. Poi ha adottato la strategia della bugia.
Alla televisione AO 2 e _ hanno affermato che la _ disponeva di un sistema di controllo interno “molto sofisticato” e hanno negato l
'
esistenza di perdite sui derivati all
'
infuori del caso _.
Si tratta di una doppia frottola. Infatti AO 2 e _ sapevano che il sistema di controllo interno non era per nulla sofisticato, e che la _ aveva subìto perdite in tutte le principali sedi.
Le stesse falsità sono poi state profferite davanti al Gran Consiglio e alla Commissione della gestione, dove AO 2 ha verbalizzato che tutti i funzionari che avevano speculato con derivati erano stati licenziati, mentre un importante dirigente di _ è stato protetto e addirittura promosso.
Dopo aver detto a più riprese che le perdite con derivati riscontrate sui conti riconducibili a AP 1 erano le uniche che presentavano risvolti penali, è saltato fuori che AO 2 era informato e ha taciuto di fronte a malversazioni di carattere penale capitate nella sede di _.
Infine certi dirigenti hanno esercitato insistenze sui responsabili della stampa scritta e parlata. Quando il _ ha richiesto le dimissioni del direttore _, sono stati subito stanziati crediti milionari a favore dei fratelli _, malgrado una decisione della banca di non più dare loro soldi. Da allora al _ vige il silenzio.
Il Granconsigliere _, che è un economista, ha presentato un
'
interrogazione al Consiglio di Stato sulle fandonie di AO 2 davanti alla Commissione della gestione, ma è stato indotto a fare marcia indietro con un umiliante comunicato stampa.
Per avere rivelato questi fatti, AP 1 è stato minacciato pubblicamente di denuncia penale da AO 2, ma la denuncia non è mai stata inoltrata.
Alcuni giornali hanno evocato apertamente “le pesantissime accuse di corruzione” a carico di certi dirigenti di AO 1, sorprendendosi del fatto che nessuno ha reagito o le ha smentite.
AO 2 non era solo un collega, era un amico al quale sono stato particolarmente vicino durante un periodo difficile della sua vita. Vederlo ora fare tutte queste cose con potentissimi mezzi finanziari per evitare che la verità delle perizie venga a galla e per soddisfare le sue ambizioni, mi ha molto rattristato.
C.
AO 2 non avendo reagito alla richiesta, il 14 giugno 2004 l
'AP 1
si è rivolto al Pretore del Distretto di Bellinzona perché la AO 1 e l'AO 2 fossero condannati a pubblicare sul numero seguente di _
(
“
oppure sul suo successore o sulla corrispondenza circolare ai clienti della AO 1
”
) la risposta appena citata, riproducendo in grassetto la frase
“fino ad oggi, malgrado quanto previsto dalla circolare 2517/4.1, di fatto la Direzione generale non era mai intervenuta a designare quali fossero i consulenti abilitati ad operare con strumenti derivati” e menzionando il fatto che la pubblicazione avveniva per ordine del
tribunale. All
a discussione in Pretura
del 21 giugno 2004 i convenuti hanno proposto di respingere la domanda, AO 2 contestando anche la propria legittimazione passiva. Con sentenza del 2 agosto 2004 il Pretore ha rigettato l'istanza. La tassa di giustizia di fr. 300.– e
le spese di fr. 500.– sono state poste a carico dell'istante,
tenuto a rifondere ai convenuti fr. 1500.– ciascuno per ripetibili.
D.
Contro la sentenza appena citata AP 1 è insorto con un appello del 13 agosto 2004 per ottenere che il giudizio del Pretore sia riformato nel senso di accogliere la sua istanza verso la AO 1. In subordine egli postula la pubblicazione della seguente risposta:

Diritto di risposta dell
'AP 1
in conformità degli art. 28
g
e segg. del Codice civile
AO 2
su _ dell
'
aprile 2004 interviene su quel
lo che lui chiama l
'“
affare _” e afferma che il suo vice lo ha “molto rattristato” quando ha lanciato accuse contro la AO 1, la Direzione e contro di lui.
Le affermazioni di AO 2 sono lesive della persona di AP 1.
AP 1 non ha mai lanciato accuse contro la AO 1.
Ha soltanto esposto il risultato di perizie oggettive che unanimemente concludono che AP 1 è vittima degli errori della Direzione generale.
La _ di _, definita dallo stesso AO 2 (sul giornale del settembre 2002) come “una delle quattro principali società di revisione a livello mondiale”, ha scritto che “la responsabilità delle lacune evidenziate nei sistemi di controllo interno e nella gestione dei rischi va ricondotta all
'
operato della Direzione generale” e che “AP 1 è stato danneggiato nella sua veste di cliente, perdendo il suo intero patrimonio”.
Alla stessa conclusione è giunto l
'
ex presidente del Tribunale d
'
appello _, uno dei giuristi più prestigiosi del Cantone Ticino, il quale in un parere giuridico del 30 ottobre 2002 ha concluso che “l
'AP 1
al pari degli altri amministratori, poteva ritenere efficaci ed operanti i sistemi di controllo messi in atto dalla AO 1, specie nel settore dei derivati dove il dir. _ vantava una notevole esperienza e professionalità” e che “AP 1 appare come una vittima degli errori della Direzione della AO 1”.
In via ancor più subordinata l
'
appellante chiede la pubblicazione del seguente testo:
L
'AO 2
su _ dell
'
aprile 2004 interviene su quel
lo che lui chiama l
'
”affare _” e afferma che il suo vice lo ha “molto rattristato” quando ha lanciato accuse contro la AO 1, la Direzione e contro di lui.
Le affermazioni di AO 2 sono lesive della persona di AP 1.
AP 1 non ha mai lanciato accuse contro la AO 1.
Ha soltanto esposto il risultato di perizie oggettive che unanimemente concludono che AP 1 è vittima degli errori della Direzione generale.
La _ di _, definita dallo stesso AO 2 (sul giornale del settembre 2002) come “una delle quattro principali società di revisione a livello mondiale”, ha scritto che “la responsabilità delle lacune evidenziate nei sistemi di controllo interno e nella gestione dei rischi va ricondotta all
'
operato della Direzione generale” e che “AP 1 è stato danneggiato nella sua veste di cliente, perdendo il suo intero patrimonio”.
Alla stessa conclusione è giunto l
'
ex presidente del Tribunale d
'
appello _, uno dei giuristi più prestigiosi del Cantone Ticino secondo il
quale AP 1 appare come una vittima degli errori della Direzione della AO 1”.
Con osservazioni del 17 settembre 2004 la AO 1 propone di respingere l
'
appello e di confermare la sentenza impugnata.
Considerando
in diritto:
1.
Chi è direttamente toccato nella sua personalità dall'esposizione di fatti ad opera di mezzi di comunicazione sociale di carattere periodico, quali la stampa, la radio e la televisione, ha il diritto di rispondere con la propria esposizione dei fatti (art. 28
g
cpv. 1 CC). Non occorre che la personalità sia lesa in modo illecito; basta che siano “toccati” l'onore, la sfera privata, la vita familiare, il credo politico, la fede religiosa, i trascorsi personali e così via. D'altro lato un'asserzione non pertinente per opera di mezzi di comunicazione sociale a carattere periodico non dà diritto per ciò solo a una risposta; la pubblicazione deve recare alla persona un danno d'immagine, mettendone in dubbia luce la reputazione sociale o professionale. Quanto all'esposizione dei fatti, essa deve riferirsi a circostanze oggettive e dimostrabili, affermate, suggerite o raffigurate, ma non a giudizi di valore, opinioni o commenti (
Schwaibold
in: Basler Kommentar, ZGB I, 3
a
edizione, n. 2 e 4 ad art. 28
g
CC con richiami;
Deschenaux/Steinauer
, Personnes physiques et tutelle, 4a edizione, pag. 239 n. 685 segg. con numerosi rinvii). Alla stessa stregua, l
a risposta non è destinata a esprimere giudizi di valore, opinioni o commenti (DTF 130 III 5 consid. 2.2). Inoltre deve limitarsi concisamente all'oggetto dell'esposizione contestata (art. 28
h
cpv. 1 CC), in ossequio al principio “fatto contro fatto” (DTF 130 III 5 consid. 2.2). Allegando la propria versione degli eventi, l'interessato può anche recare elementi nuovi, purché in rapporto diretto con quelli controversi.
2.
Nella fattispecie il Pretore ha ritenuto che l
'
unico passaggio dell
'
articolo apparso su _ suscettibile di costituire un
“
fatto
”
era quello in cui AO 2 affermava che
con la sua linea di difesa
l
'istante aveva cominciato a muovere accuse contro la AO 1, la direzione e contro di lui.
Ciò posto, egli ha reputato la risposta dell'istante non conforme al principio “fatto contro fatto
”, oltre che foriera di
polemica nel titolo (
“
La strategia della bugia
”
) e nel contenuto. Al presidente del consiglio di amministrazione e al direttore generale della AO 1 l'istante rimproverava in effetti di avere dichiarato il falso in vari ambiti, di avere esercitato pressioni sui responsabili della stampa scritta e parlata per indurli al silenzio e di avere indotto un Granconsigliere a recedere da un
'
interrogazione con un umiliante comunicato. Il primo giudice si è poi domandato se l
'
espressione “affare _
”
usata nell'articolo – anziché “affare _
”
o “caso _
”
– avesse davvero ingenerato nel lettore medio un
'
opinione peggiore, sul conto dell
'
istante, rispetto a quella che quel lettore potesse già essersi formato scorrendo i numerosi servizi apparsi sui vari organi d'informazione. Comunque fosse, l
'
istanza dovendo già essere respinta per i motivi testé illustrati, egli ha lasciato la questione indecisa.
3.
L
'
appellante sostiene anzitutto che l
'
articolo diffuso da _ è risultato particolarmente violento nei suoi confronti poiché apparso nella forma di una “falsa intervista
”
all
'AO 2
, il quale è in realtà l
'
editore della rivista e decide che cosa e come pubblicare (memoriale, pag. 7 a metà). Così argomentando, tuttavia, egli non si confronta minimamente con la motivazione del Pretore
, ciò che basterebbe per dichiarare la doglianza inammissibile (art. 309 cpv. 2 lett. f CPC combinato con il cpv. 5). Sia come sia, l'editore
di _
non è AO 2, bensì la AO 1 (come conferma l'
impressum
a pag. 2 dell'esemplare agli atti, doc. B). Quanto poi alla spontaneità e alla genuinità di un articolo in
cui una _ intervista su un proprio periodico il presidente del suo stesso consiglio di amministrazione, ogni lettore poteva agevolmente apprezzare.
Anche a una persona sprovvista di perspicacia non poteva sfuggire in effetti che la rivista non emanava da un ente estraneo al contenzioso con AP 1, che il servizio era redatto dalla AO 1 medesima e che l'avvocato AO 2 non poteva essere un osservatore neutro né imparziale della contesa già per il fatto che presiedeva il consiglio d'amministrazione dell'AO 1. E il senso da attribuire a una pubblicazione dipende, appunto, dal modo in cui un lettore medio, non prevenuto, avrebbe interpretato il contesto (
Schwaibold,
op. cit., n. 4 in fine ad art. 28
g
CC; v. anche DTF 130 III 6 consid. 2.2.1 in fine e 2.2.2 in principio).
4.
L
'
istante soggiu
nge che prima dell
'
articolo in questione né organi di stampa né organi di revisione interna o esterna della _ avevano mai usato l
'
espressione “affare _
”
, limitandosi a richiamare un “caso _
”
oppure un “caso _
”
(memoriale, pag. 7 in fondo). Se non che, l
'
appellante omette una volta ancora di spiegare perché l'espressione predetta sia tale da ledere la sua personalità e sorvola sull'opinione del Pretore, il quale ha espresso dubbi sul fatto che il termine
“
affare _
”
potesse destare nel lettore medio un
'immagine
di lui
ancora
più sfavorevole di quella che si poteva evincere dai numerosi articoli diffusi dai vari organi di stampa (sentenza impugnata, pag. 4 in alto). Ad ogni buon conto, quand'anche si volesse intravedere nella locuzione “affare _
”
un'allusione sostanzialmente negativa alla figura dell'istante, giova ricordare che il diritto di risposta non è destinato a controbattere evocazioni o sensazioni,
bensì a smentire fatti con fatti (DTF 130 III 5 consid. 2.2). Su que
sto punto l'appello si rivela, una volta di più, privo di consistenza.
5.
Secondo l'appellante il periodico _ è una pubblicazione di propaganda commerciale, che “non gode della garanzia costituzionale della libertà di stampa riconosciuta ai media indipendenti
”
. Trattandosi di violazioni della personalità, nella ponderazione degli interessi in gioco occorrerebbe quindi – a parere di lui – spostare “il baricentro a favore della vittima dell
'
attacco
”,
conferendo a quest'ultima
“
un largo potere di ottenere la pubblicazione della sua risposta
”
(memoriale, pag. 7 in basso seg., pag. 17 punti 27 a 29). A parte il fatto però che l'appellante non illustra quali criteri regolerebbero il diritto di risposta nelle circostanze descritte, un orientamento del genere non trova conforto in dottrina né in giurisprudenza. Anzi, mancando un mezzo di comunicazione sociale a norma dell'art. 28
g
cpv. 1 CC, viene meno anche il diritto di risposta (DTF 113 II 369).
L'appellante invoca l'opinione di
Tercier
(Le nouveau droit de la personnalité, Friburgo 1984, pag. 154 n. 1147), ma a sproposito, giacché il passaggio invocato riguarda
l'adozione di provvedimenti cautelari secondo l'art. 28
c
cpv. 3 CC, non il diritto di risposta disciplinato dall'art. 28
g
CC. Lo stesso
Tercier
precisa poi che il diritto di risposta può essere esercitato anche in caso di comunicazioni
private accessibili al pubblico
(op. cit., pag. 179 n. 1328)
,
ma non sostiene che ciò possa avvenire a condizioni agevolate per rapporto a quelle dell'art. 28
g
CC.
D
i nuovo l'appello cade dunque nel vuoto.
6.
Afferma l'appellante che i fatti contenuti nella sua risposta sono veri, tant'è che la controparte non li ha contestati (memoriale, pag. 8 a metà, pag. 9 in fondo segg. punti 11 a 11.11). Egli dimentica tuttavia che l'art. 28
g
cpv. 1 CC garantisce il diritto di far pubblicare la propria versione dei fatti (DTF 115 II 116 consid. 4b), non quello di promuovere una ricerca “storica” della verità. E tale versione dei fatti deve – come ha sottolineato dal Pretore (sentenza impugnata, pag. 4 nel mezzo) – limitarsi concisamente all'oggetto dell'esposizione controversa (art. 28
h
cpv. 1 CC), in ossequio al principio “fatto contro fatto” (DTF 130 III 5 consid. 2.2). Ora, n
ell'articolo in questione l'AO 2 esprimeva apprezzamenti suoi (tristezza per la vicenda personale, dolore per la “linea di difesa” dell'istante), che
non davano diritto a risposta (DTF 130 III 5 consid. 2.2). L'uni
co
fatto
cui egli si riferiva era – come rileva il Pretore – quello per cui l'istante aveva “cominciato a lanciare accuse contro la _, la Direzione generale e anche contro di me”. L'appellante censura tale affermazione di falso (memoriale, pag. 8 punto 11.1), asseverando di non avere “
mai lanciato accuse contro la AO 1
”
e di avere
“
soltanto esposto il risultato di perizie oggettive che unanimemente concludono che AP 1 è vittima degli errori della Direzione generale
”
. Se non che, si trattasse di accuse, addebiti, critiche, rimproveri o biasimi fondati su argomentazioni proprie o su referti commissionati dallo stesso istante (e da lui ritenuti oggettivi) poco o nulla ciò mutava ormai all'interpretazione dei fatti da parte del lettore medio. Ai tempi della pubblicazione (aprile del 2004) erano già
apparsi articoli in cui l'istante si era espresso nei termini seguenti:
– _ del 12 dicembre 2001, pag. 3:
“AP 1
non ci sta a diventare il
‹capro espiatorio› (...) di una linea ‹di difesa istituzionale›, la definisce lui, cominciata ‹con la comunicazione di mezze verità› da parte della AO 1, il 16 ottobre, alla Commissione della gestione” (doc. 8).
– _ di quello stesso 12 dicembre 2001: “È falso come la risposta del direttore _ al presidente della Commissione della gestione _ (...) che non c'erano altri casi di operazioni senza copertura (...). A quel momento, ma anche prima, ‹la _ era a conoscenza di altri casi› (...). Poi AP 1 ha parlato anche della ‹lista degli scoperti› che veniva approvata senza troppi approfondimenti e nella quale non sembrerebbe fossero indicati gli scoperti dei suoi conti. E poi le carenze organizzative dell'AO 1 con l'ispettorato interno che doveva monitorare ‹i conti dei dipendenti e degli amministratori. Perché non ha controllato i miei?›” (doc. 9).
– _ del 15 gennaio 2003 (pag. 3)
: “
‹
Nessun cenno è per contro sintomaticamente fatto al proposito delle già documentate gravi responsabilità della Direzione generale, segnatamente del direttor _ esperto di prodotti derivati
›
(...). Ed altra accusa: i periti non si soffermano sulle carenze evidenziate dall
'
audit della _
(...). Da noi interpellato il legale di AO 1 _ conferma la propria posizione già espressa in occasione di precedenti attacchi di AP 1 e della sua difesa” (doc. 10).
– _ del 21 gennaio 2003 (pag. 7): “
‹
Molte informazioni possono fare presagire che anche attualmente, i vertici di AO 1 vi informino in modo lacunoso (...)
›.
L'AP 1 si pone alcuni interrogativi sul comportamento di AO 1 i cui vertici nella primavera scorsa
‹
pur avendo gli esperti della _ in casa, non hanno preteso anche un rapporto sui responsabili di queste perdite
›
. (...) AP 1 si chiede anche come mai al contrario hanno esplicitamente chiesto alla _ di non occuparsi del caso? (...)
‹
Nella scomposta reazione dell
'
attuale presidente e dell
'
attuale direzione generale di AO 1, peraltro sedata immediatamente dalla _, non una sola riga ha potuto essere redatta a contestazione della accuse mosse da _
›
(...).
‹
Troppo facilmente l
'
attuale Direzione generale e l
'
attuale presidenza si trincerano dietro al buon nome di AO 1
›”
(doc. BB).
– _ del 15 febbraio 2003: “L'ex vicepresidente di AO 1 spara ancora una volta sui vertici dell'AO 1. Con un esordio perlomeno sconcertante:
‹Non è il momento di fare polemica›, cui seguono due bordate: ‹Bisogna scindere con cura gli interessi di AO 1 dagli interessi› del vertice contestato, cioè direttore e presidente. ‹La regola ‛soldi agli editori in cambio di silenzio stampa’ e l'odierno intervento nella campagna elettorale per eliminare un candidato e influenzare il gioco democratico, costituiscono un fatto grave, che non ha precedenti nella tradizione di AO 1. Il tempismo e il modo adottato› dai vertici ‹per erogare certi crediti è suscettibile di ingenerare nel pubblico illazioni che i vertici della AO 1 applichino la corruzione privata, e di suscitare sentimenti di ingiustizia da parte del cittadino normale, la cui casa viene mandata all'asta non appena la sua situazione economica peggiora. ciò giova forse agli attuali dirigenti, meno all'immagine di AO 1›” (doc. 11).
– _ dello stesso giorno: “AP 1 attacca ed è denunciato” con il sottotitolo “L'ex vice-presidente dell'AO 1 parla di corruzione” (doc. 12).
– _ dell
'
11 settembre 2003: “In un comunicato stampa del 14 febbraio 2003 l
'AP 1
accusava apertamente gli attuali vertici della AO 1 di immischiarsi nella politica e nel gioco elettorale e di fare opera di corruzione passiva
”
(doc. M).
Al lettore medio era chiaro pertanto, nell'aprile del 2004, che un contenzioso personale opponeva l'istante alla AO 1 e che ai dirigenti dell'AO 1 l'AP 1 imputava pesanti responsabilità. Fatto notorio e risaputo, ciò non meritava altre pubblicazioni. Quanto al merito della disputa, _
non accennava alla posizione concretamente assunta dai vertici dell'AO 1. Non poteva quindi pretendere, l'istante, di contrapporre la propria.
7.
L
'
appellante fa valere che su _ sono già state diramate due volte, in precedenti edizioni (n. 3 e 4, anno I), “falsità
”
destinate a tutelare la gestione dell
'AO 2
e ad “attaccare gratuitamente il ricorrente
”,
compresa “una falsa-intervista all
'
ex direttore _
”
. Tant
'
è che il _ ha riportato l'intervista credendola vera, salvo dover pubblicare poi una sua risposta (memoriale, pag. 13 punti 12 a 14, pag. 18 punto 34). In realtà l'assunto nulla sussidia, il diritto di risposta chiesto dall
'
istante non potendo trovare giustificazione in precedenti articoli pubblicati da _ Basti pensare che, si ammettesse ciò, i termini per agire stabiliti dall'art. 28
i
cpv. 1 CC risulterebbero del tutto vanificati.
8.
Nel suo esposto l'appellante sottolinea altresì che la _ “non ha mai messo in causa negativamente
”
il suo operato (memoriale, pag. 13 punto 15). A parte il fatto però che nessuno risulta affacciare il contrario, mal si comprende in che modo tale affermazione possa legittimare una risposta in virtù dell
'
art. 28
g
cpv. 1 CC all'affermazione proferita dall'AO 2.
9.
L'istante torna sul principio della ponderazione d'interessi tra la libertà di stampa e il diritto del cittadino a vedersi diffondere la propria versione dei fatti, asserendo che in concreto la pubblicazione della risposta costerebbe poco alla AO 1 e non ne intralcerebbe minimamente l'attività. Egli ribadisce che _ non gode della libertà di stampa e che l'AO 2 determinava il contenuto della rivista con “poteri assoluti”, tanto da far redigere l'articolo alla stregua di un'intervista per conferire al servizio “un alone di spontaneità e di maggiore credibilità”. L'appellante soggiunge che nella ponderazione degli interessi occorre tenere conto anche della “reiterata perversità del ripetuto uso spregiudicato” del periodico non per commerciare prodotti della AO 1, bensì per attaccare la sua persona, la quale “non dispone di mezzi per replicare alle calunnie dell'ex presidente” (memoriale, pag. 14 segg., punti 19 a 25). Tali esternazioni possono senz'altro essere capite come uno sfogo, ma non si vede quale nesso abbiano con l'unico
fatto
su cui poteva vertere il diritto di risposta, ovvero quello secondo cui a un certo momento l'appellante aveva “cominciato a lanciare accuse” contro la AO 1, la Direzione generale e l'AO 2. Affermare che qualcuno “lancia accuse” contro un terzo non è di per sé lesivo della personalità, men che meno ove l'esistenza dei rimproveri – per altro pesanti – sia notoria. Un'altra questione è sapere se le “accuse” (lanciate, mosse, rivolte o formulate poco importa) fossero legittime e provviste di buon fondamento. Al proposito però l'articolo era del tutto silente. Non giustificava dunque una risposta di merito. Che poi il testo fosse o non fosse conciso, come prescrive l'art. 28
h
cpv. 1 CC (memoriale, pag. 17 seg. punto 30 seg.), nulla muta sotto questo profilo.
10.
L'appellante si duole che il Pretore abbia respinto la risposta, definendola “polemica già nel titolo” (”La strategia della bugia”). A mente sua, “non può essere polemico ciò che risponde in modo vero all'attacco e si riferisce al suo contesto”, sicché in concreto ci si troverebbe di fronte all'affermazione di un fatto autentico (memoriale, pag. 19 seg. punti 35 a 38). L'asserto è una volta ancora inconferente. Come si è appena visto, la dichiarazione circa il lancio di
“accuse” non può ritenersi – per lo meno nelle contingenze descritte – un attacco alla personalità dell'istante. Non giova analizzare oltre, perciò, l'indole del titolo
.
11.
Epiloga l'appellante che, non avendo risposto alla sua domanda di pubblicazione, l'editore ha violato nella fattispecie l'art. 28
i
cpv. 2 CC, che obbliga “l'impresa” a comunicare “senza indugio all'interessato quando diffonderà la risposta o perché la rifiuta”. Avendo ignorato tale prescritto, la AO 1 non poteva più – secondo l'istante – opporsi alla pubblicazione (memoriale, pag. 20 seg. punti 39 a 41). L'argomento è infondato. Il silenzio di un'“
impresa” cui è diretta una domanda di pubblicazione va interpretato,
se mai, come rifiuto (
Schwaibold
in: Basler Kommentar, ZGB I,
3
a
edizione, n. 9 seg. ad art. 28
i
; v. anche
Deschenaux/Steinauer
,
op. cit., pag. 253 n.
705c;
Tercier,
op. cit., pag. 207 n. 1549 con rinvii). L'istante si vale di R
odondi (
Le droit de réponse dans les médias, Losanna 1991), ma quell'autore non gli è lontanamente di sussidio, nemmeno nel passaggio menzionato dall'appello (pag. 242 seg.). Anche al proposito il rimedio giuridico denota quindi la sua inconsistenza.
12.
Le alternative di risposta avanzate dall'appellante in subordine (memoriale, pag. 21 punti 42 a 44) non entrano in linea di conto per le ragioni già esposte. Sebbene l'istante li definisca
“
cortissimi
”
, quei testi continuano per vero a investire questioni di merito che non formavano oggetto dell'articolo apparso in _
. Trascendono di conseguenza i limiti dell'art. 28
g
cpv. 1 CC.
13.
Infine l
'
appellante contesta l
'
addebito degli oneri processuali e delle ripetibili deciso dal Pretore, rilevando che il silenzio dell
'
editore al testo di risposta da lui inviato e l'impossibilità di conoscere i motivi della mancata pubblicazione lo hanno costretto “a estendere gli argomenti di causa e a accrescere i costi
”
. La AO 1 deve quindi essere chiamata – egli conclude – a sopportare la tassa di giustizia, le spese e le ripetibili (appello, pag. 21 seg. punti 45 a 47). La tesi non è priva di pertinenza, nel senso che un tribunale chiamato a statuire su spese e ripetibili nel quadro di una sentenza in materia di diritto di risposta deve considerare non solo il grado di soccombenza, ma anche il comportamento tenuto dall
'“
impresa responsabile del mezzo di comunicazione
”
(
Schwaibold,
op. cit., n. 15 in fine ad art. 28
l
CC). Se que
sta ha complicato inutilmente la procedura, ad esempio omettendo di comunicare al richiedente le ragioni per cui rifiutava la pubblicazione della risposta, il giudice può addebitarle parte degli oneri processuali e delle ripetibili (
Tercier,
op. cit., pag. 225 n. 1707).
Nella fattispecie è pacifico che la AO 1 non ha comunicato all'istante perché la risposta non sarebbe stata pubblicata. E a torto la AO 1 rivendica la correttezza del proprio comportamento, prevalendosi – invero non senza sicumera – dei rapporti ormai “compromessi” con l'istante (verbale del 21 giugno 2004 davanti al Pretore, riassunto scritto, pag. 2 in alto). Sta di fatto però che l'istante non ha mai formalmente interpellato la AO 1. Ha chiesto la pubblicazione della risposta, il 27 aprile 2004, all'“AO 2, _”. Non consta tuttavia che costui fosse abilitato a decidere. Editore responsabile del periodico era ed è “AO 1, _”, come risultava dall'
impressum
(pag. 2 del numero di aprile 2004). All'AO 2 il Pretore ha denegato finanche la legittimazione passiva, senza che su tal punto l'istante abbia appellato la sentenza. Certo, il presidente del consiglio di amministrazione avrebbe potuto trasmette
re la richiesta ai responsabili di AO 1, ma tale atto di cor
tesia non è prescritto dalla legge. Avvocato di professione, l'istan
te avrebbe dovuto sapere a chi rivolgersi. Ne segue che, contrariamente all'opinione dell'appellante, in concreto non soccorrono gli estremi per derogare al principio della soccombenza.
14.
Gli oneri e le ripetibili del giudizio odierno seguono, a loro volta, il precetto dell'art. 148 cpv. 1 CPC.