Decision ID: 9b633c2a-a8d6-4c61-b45a-6e00f66f4301
Year: 2022
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_006
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: civil_law

ritenuto
in fatto: A.
Con ordinanza del 27 novembre 2019, il Tribunale ordinario di T_ ha accolto il
“ricorso ex art. 702bis C.P.C.”
presentato da RE 1 il 2 aprile 2019 stabilendo il giorno 13 luglio 2011 quale termine entro il quale il resistente contumace CO 1 avrebbe dovuto restituire il mutuo
di € 70'000.–
concessogli dal ricorrente
con scrittura privata del 13 luglio 2011
.
B.
Con decreto ingiuntivo telematico provvisoriamente esecutivo del 10 febbraio 2020 (n. _), il Tribunale ordinario di T_ ha ingiunto a CO 1 di pagare a RE 1:
“1. la somma di
€ 70'000.–;
2. gli interessi al saggio legale dal 13.07.2011 al 05.02.2020 e gli interessi di mora ex art. 1284 comma 4 c.c. dal 6.2.2020 al saldo effettivo;
3. le spese della procedura d’ingiunzione, liquidate in € 2.135.– per compensi e € 406.50 per esposti, oltre al 15% a titolo di rimborso forfettario ex art. 2 secondo comma del D.M. n. 55/14, i.v.a. e c.p.a. se dovute per legge”,
avvertendo la parte ingiunta del diritto di proporre opposizione nel termine perentorio di quaranta giorni dalla notifica e che in caso contrario il decreto sarebbe diventato definitivo.
C.
Con precetto esecutivo n. _ emesso il 20 ottobre 2020 dall’Ufficio d’esecuzione di Lugano, RE 1 ha escusso CO 1 per l’incasso di fr. 74'900.–, indicando quale
causa del credito il
“Prestito accertato giudizialmente (decreto ingiuntivo esecutivo del 10.2.2020), Euro 70'000.–”
, di fr. 6'452.67 (per
“interessi al saggio legale dal 13.7.2011 al 5.2.2020, euro 6'030.54”
), fr. 4'169.77 (per
“interessi di mora dal 6.2.2020 al 16.10.2020, Euro 3'869.99”
), fr. 3'179.83 (per
“Spese procedure ingiunzione italiana Euro 2.135 + 350+372.35+114.31+406.50”
) e fr. 5'412.04 (per
“spese procedimento Tribunale T_ r.g.n. _, Euro 3'972.00+ 595.8+182.71+307.48”
).
D.
Nel frattempo,
il suddetto decreto è stato dichiarato “
definitivamente esecutivo
” dal Tribunale di T_ il 18 novembre 2020.
E.
Avendo CO 1 interposto opposizione al precetto esecutivo, con istanza del 7 dicembre 2020 RE 1 ne ha chiesto il rigetto definitivo alla Pretura del Distretto di Lugano, sezione 5, previo esame unicamente pregiudiziale del carattere esecutivo in Svizzera della decisione estera invocata. Nel termine impartito, il convenuto si è opposto all’istanza con osservazioni scritte del 5 febbraio e con un complemento dell’8 febbraio 2021. Mediante replica e duplica inoltrate spontaneamente il 19 e il 26 febbraio 2021, le parti hanno ribadito le loro rispettive e contrastanti posizioni.
F.
Statuendo con decisione del 30 settembre 2021, il Pretore ha respinto l’istanza, ponendo a carico dell’istante le spese processuali di fr. 300.– e un’indennità di fr. 1'500.– a favore del convenuto.
G.
Contro la sentenza appena citata RE 1 è insorto
a questa Camera
con un reclamo del 14 ottobre 2021
per ottenerne l’annullamento e l’accoglimento dell’istanza, protestate spese e ripetibili. Nelle sue osservazioni del 12 novembre 2021, CO 1 ha concluso per la reiezione del reclamo, cui l’istante ha replicato spontaneamente il 24 novembre 2021, confermando le sue richieste.

Considerando
in diritto: 1.
La sentenza impugnata – emanata in materia di rigetto dell’opposizione – è una decisione di prima istanza finale e inappellabile (art. 309 lett. b n. 3 CPC), contro cui è dato il rimedio del reclamo (art. 319 lett. a CPC) alla Camera di esecuzione e fallimenti (CEF) del Tribunale d’appello (art. 48 lett. e n. 1 LOG) senza riguardo al valore litigioso.
1.1
Pronunciata in procedura sommaria (art. 251 lett. a CPC), la decisione è impugnabile entro dieci giorni dalla notificazione (art. 321 cpv. 2 CPC). Visto che la notifica è avvenuta in concreto al patrocinatore di RE 1 il 4 ottobre 2021, il termine d’impugnazione è scaduto giovedì 14 ottobre. Presentato quello stesso giorno (data del timbro postale), il reclamo è dunque tempestivo.
1.2
La Camera decide in linea di principio in base agli atti di causa della giurisdizione inferiore (art. 327 cpv. 1 e 2 CPC), limitando il suo esame, fatte salve carenze manifeste, alle censure motivate
(art. 321 cpv. 1 CPC) contenute nel reclamo (DTF 142 III 417 consid. 2.2.4).
Secondo l’art. 320 CPC con il reclamo possono essere censurati sia l’applicazione errata del diritto sia l’accertamento manifestamente errato dei fatti, fermo restando che sono inammissibili conclusioni, allegazioni di fatti e mezzi di prova nuovi (art. 326 cpv. 1 CPC).
2.
In virtù degli art. 80 e 81 LEF, il giudice pronuncia il rigetto definitivo dell’opposizione ove il credito posto in esecuzione sia fondato su una decisione giudiziaria esecutiva o un titolo parificato, a meno che l’escusso provi con documenti che dopo l’emanazione della decisione il debito è stato estinto, il termine per il pagamento è stato prorogato o che è intervenuta la prescrizione. La procedura di rigetto è una procedura sommaria documentale
(Aktenprozess)
, il cui scopo non è di accertare l’esistenza del credito posto in esecuzione bensì l’esistenza di un titolo esecutivo. Il giudice verifica solo la forza probatoria del titolo prodotto dal creditore – la sua natura formale – e vi conferisce forza esecutiva senza indugio (art. 84 cpv. 2 LEF) ove l’escusso non dimostri immediatamente una delle eccezioni liberatorie enumerate all’art. 81 LEF (DTF 139 III 446, consid. 4.1.1).
Il riconoscimento e l’esecuzione delle decisioni e titoli assimilati esteri è regolato dalle convenzioni bilaterali o multilaterali
concluse dalla Svizzera o, per difetto, dalla LDIP (art. 25 segg. e 28 LDIP,
art. 81 cpv. 3 LEF;
Staehelin
in: Basler Kommentar, SchKG I, 3
a
ed. 2021, n. 59 ad art. 80 LEF
)
. Trattandosi in particolare di una decisione estera di condanna al pagamento di una somma di denaro o alla fornitura di garanzie, l’eventuale pronuncia del rigetto
definitivo dell’opposizione presuppone, in via pregiudiziale, un esame dell’esecutività della decisione in Svizzera (cosiddetto
“exequatur
”
;
Staehelin
, op. cit., n. 59 e 67 segg. ad art. 80), che per quelle emesse in Italia è disciplinata dalla
Convenzione di Lugano del 30 ottobre 2007 concernente la competenza giurisdizionale, il riconoscimento e l’esecuzione delle decisioni in materia civile e commerciale (CLug, RS 0275.12).
3.
Nella decisione impugnata, il Pretore ha anzitutto considerato che il decreto ingiuntivo telematico provvisoriamente esecutivo prodotto dall’istante, in quanto successivamente dichiarato definitivamente esecutivo con decreto del medesimo Tribunale di T_ che l’ha emesso, può essere riconosciuto ed eseguito in Svizzera. Egli ha tuttavia ritenuto fondata l’eccezione sollevata dal convenuto in base all’art. 34 n. 1 LEF (
recte
: art. 34 n. 2 CLug), secondo cui il decreto ingiuntivo non gli sarebbe mai stato notificato al proprio domicilio in Svizzera, dove risulta effettivamente risiedere dal 1° settembre 2014. Il primo giudice si è convinto della tesi del convenuto soprattutto sulla scorta di quanto riportato dall’ufficiale italiano addetto alle notifiche in calce alla relata di notifica del 6 maggio 2019, ossia che non era stato possibile notificare a CO 1 il
“ricorso ex art. 702bis C.P.C.”
poiché
“da informazioni assunte in loco
[egli] risulta trasferito in Svizzera”
. A mente sua, al momento della notifica del ricorso e del decreto ingiuntivo tale circostanza doveva essere nota all’istante, il quale
non sembra
aver
riscontrato particolari difficoltà a reperire l’indirizzo dell’escusso per avviare l’esecuzione e la successiva procedura di rigetto in esame. Non essendovi agli atti alcuna
traccia che il decreto sia stato notificato al domicilio del convenuto in tempo utile e in modo tale da permettergli di difendersi, il Pretore ha respinto l’istanza.
4.
Nel reclamo RE 1 rimprovera al Pretore di essersi fondato su semplici ipotesi prive di riscontro oggettivo, in particolare su un documento agli atti che accenna – in modo del tutto generico e privo d’indicazioni precise – a un possibile trasferimento in Svizzera del convenuto. Contesta di essere venuto a conoscenza del nuovo domicilio di CO 1 a M_ prima di avviare la procedura esecutiva in oggetto, giacché gli accertamenti e le verifiche da lui regolarmente effettuati tra marzo del 2019 e luglio del 2020 hanno sempre confermato quale ultimo indirizzo del convenuto quello in via _ a T_, l’unico noto a lui e alle competenti autorità giudiziarie durante la procedura in Italia. Il reclamante ribadisce la correttezza della notifica degli atti giudiziari italiani e in particolare del decreto ingiuntivo, depositati conformemente a quanto previsto dall’art. 143
CPCit. presso la Casa comunale dell’ultima residenza dell’escusso resosi irreperibile, sicché a suo dire è esclusa l’applicabilità dell’art. 34 n. 2 CLug invocato dal Pretore. Non si capacita poi su che basi il primo giudice possa affermare ch’egli non avrebbe avuto difficoltà a rintracciare il domicilio in Svizzera del convenuto, dal momento che i documenti prodotti con l’istanza attestano il contrario.
5.
In ogni stadio di causa, il giudice esamina d’ufficio (art. 57 CPC), a prescindere dalle allegazioni delle parti, se la documentazione prodotta costituisce valido titolo di rigetto dell’opposizione (DTF 140 III 377 consid. 3.3.3), fermo restando che in sede di reclamo l’esame d’ufficio è limitato alle
carenze manifeste (
DTF 147 III 178
consid. 4.2.1)
.
5.1
Nella fattispecie, a sostegno della propria pretesa RE 1 ha prodotto il decreto ingiuntivo telematico provvisoriamente esecutivo emesso il 10 febbraio 2020 dal Tribunale ordinario di T_ (doc. E accluso all’istanza). Poiché dichiarato definitivamente esecutivo giusta l’art. 647 CPCit. dalla medesima autorità il successivo 18 novembre 2020 (doc. F, quarto foglio), lo stesso
costituisce di principio una decisione ai sensi dell’art. 32 CLug ed è con ciò passibile di essere (seppur in via pregiudiziale) riconosciuto ed eseguito in Svizzera e di
costituire un valido titolo di
rigetto definitivo dell’opposizione (sentenza della CEF 14.2019.125
del 20 novembre 2019, RtiD 2020 II 928 n. 37c, consid. 5.1/c).
5.2
Il Pretore ha tuttavia ritenuto adempiuta l’eccezione sollevata dal convenuto in base all’art. 34 n. 2 CLug, accertando che il ricorso e il decreto ingiuntivo non gli sono stati notificati al proprio domicilio di M_, dove risulta effettivamente risiedere dal 1° settembre 2014, e che il trasferimento in Svizzera era, o comunque doveva essere noto all’istante, dal momento che è indicato sulla relata di notifica del 6 maggio 2019 e che l’istante non ha osservato particolari difficoltà a reperire l’indirizzo del convenuto prima di avviare l’esecuzione e la causa di rigetto dell’opposizione.
5.2.1
Come sostenuto dal reclamante, gli accertamenti del Pretore sono manifestamente errati, perlomeno in parte, laddove ritiene che il trasferimento del convenuto in Svizzera doveva essere noto
all’istante, mentre dall’indeterminatezza dell’accertamento dell’ufficia-le
giudiziario, secondo cui
“
da informazioni assunte in loco risulta trasferito in Svizzera
”
(doc. B, 3° foglio), poteva tutt’al più ipotizzare
un simile trasferimento, tanto più che le autorità italiane hanno apparentemente
reputato che CO 1 fosse del tutto irreperibile, visto che hanno considerato efficace la notifica presso la Casa comunale del suo ultimo domicilio noto in conformità all’art.
143 CPCit., che prescrive appunto tale modo di notifica in caso d’irreperibilità del destinatario. D’altronde non si evince dagli atti che l’istante avrebbe potuto reperire agevolmente l’indirizzo del convenuto in Svizzera già nel 2019-2020 in occasione della procedura svoltasi in Italia, ancorché RE 1 sia rimasto del tutto vago sulle
“voci e successivi accertamenti”
in base alle quali avrebbe scoperto casualmente l’indirizzo di M_ (reclamo, ad n. 45).
5.2.2
Ciò posto, siccome il reclamante chiede unicamente la riforma della sentenza impugnata e la causa è matura per il giudizio, la Camera può statuire essa stessa senza rinviarla al primo giudice per nuovo giudizio, conformemente al principio di economia processuale (art. 327 cpv. 3 lett. b CPC).
6.
Secondo l’art. 34 n. 2 CLug la decisione non è riconosciuta
“se la domanda giudiziale o atto equivalente non è stato notificato o comunicato al convenuto contumace in tempo utile e in modo tale da poter presentare le proprie difese eccetto qualora, pur avendone avuto la possibilità, egli non abbia impugnato la decisione”
.
La Svizzera ha espresso una riserva sull’eccezione
(“eccetto qualora [...]”)
prevista nella parte finale della norma (art. III n. 1 del Protocollo n. 1).
6.1
A differenza del precedente art. 27 n. 2 vCL, l’art. 34 n. 2 della nuova Convenzione di Lugano
del 30 ottobre 2007,
in vigore dal 1° gennaio 2011, non esige più che la notifica della domanda giu
diziale sia avvenuta
“regolarmente” (“ordnungsgemäss”)
, ossia conformemente
alle regole del diritto procedurale determinante. Con l’attuale regime una notifica formalmente viziata impedisce l’esecuzione ai sensi dell’art. 38 cpv. 1 CLug solo nel caso in cui il
convenuto contumace è stato effettivamente impossibilitato a prendere
parte al procedimento e a far valere i propri diritti (sentenze del Tribunale federale 5A_230/2012 del 23 ottobre 2012 consid. 4.1 e 5A_711/2018 del 9 gennaio 2019 consid. 6.3.1;
Staehelin
, op. cit., n. 71b ad art. 80;
Bucher
in: Commentaire romand, LDIP, 2011, n. 35 ad art. 34 CLug). Lo scopo della revisione era in particolare di eliminare il potenziale abuso dei diritti di difesa che permetteva la precedente norma al convenuto, il quale, pur effettivamente a conoscenza dell’atto introduttivo d’istanza, poteva eccepire una mera informalità per ostacolare l’
exequatur
(
Walther
in:
Dasser/Oberhammer [curatori], Handkommentar LugÜ, 3
a
ed. 2021,
n. 49 ad art. 34 CLug). L’esigenza della regolarità della notifica non è però stata del tutto eliminata. Se l’atto introduttivo d’istanza è stato regolarmente notificato al convenuto, si presume che i suoi diritti di difesa siano stati garantiti, mentre
viceversa gravi carenze in materia di notifica devono essere considerate come un forte indizio del fatto che in fase di avvio della procedura non è stato garantito al debitore un adeguato diritto di essere sentito (
Walther,
op. cit.,
n. 50-52 ad art. 34; Messaggio del 18 febbraio 2009
concernente la revisione della Convenzione di Lugano, FF 2009 1464).
6.2
Di principio, l’onere della prova del motivo di rifiuto dell’
exequatur
grava sulla parte opponente (DTF 138 III 88 consid. 3.5.3;
Walther
, op. cit., n. 2 ad art. 34;
Schuler/
Marugg
in: Basler Kommentar, Lugano-Übereinkommen, 2
a
ed. 2016,
n. 3 ad art. 34 CLug). La regola è però discutibile quanto al motivo dell’art. 34 n. 2 CLug, visto il suo scopo, ossia la garanzia dei diritti di difesa del convenuto contumace (la questione è stata lasciata aperta nella sentenza del Tribunale federale 5A_663/2016 del 31 maggio 2017 consid. 3). In ogni caso, vertendo la prova su un fatto negativo dal punto di vista del convenuto – l’assenza di notifica in tempo utile – le regole della buona fede processuale impongono al minimo all’istante di collaborare alla procedura probatoria, segnatamente offrendo la prova del contrario (cfr. DTF 119 II 306 consid. 1/b/aa; sentenze del Tribunale federale 4A_364/2013 del 5 marzo 2014 consid. 6.6.4 e 4A_225/2008 del 12.8.2008 consid. 4.2).
6.3
L’esigenza di effettività della notifica parrebbe logicamente escludere la validità delle notifiche “fittizie” o “sostitutive” come le notifiche edittali o per interposta persona (Jolanta
Kren Kostkiewicz
/
Rodrigo
Rodriguez
, Internationale Rechtshilfe in Zivilsachen, 2013,
n. 168; dubitativi:
Rodriguez/Weingart
in: Zürcher Kommentar zum IPRG I, 3
a
ed. 2018, n. 74 ad
Vorbem.
art. 11-11c LDIP; per quanto riguarda l’
exequatur
secondo la LDIP: Alexander R.
Markus
, Internationales Zivilprozessrecht, n. 1545 ad § 10). Numerosi Stati, tra cui la Svizzera (art. 11 PCF, 141 CPC o 66 cpv. 4 n. 1 e 2 LEF), prevedono però vie di notifica fittizia, in particolare
quando il domicilio del destinatario non può essere identificato malgrado le ricerche ragionevolmente esigibili, oppure perché questi
si sottrae alla notificazione (
Markus
, op. cit., n. 169 segg.) o non segnala di aver cambiato residenza benché la causa fosse già pendente o egli dovesse aspettarsi un procedimento
giudiziario imminente (
Domej/Oberhammer
in: Anton K. Schnyder (ed.), Lugano-Übereinkommen zum internationalen Zivilverfahrensrecht,
2011, n. 40 ad art. 34 CLug).
6.3.1
Occorre infatti ponderare tra la protezione dei legittimi diritti di di-fesa del convenuto e la pretesa non meno legittima dell’attore all’esecuzione della sentenza estera definitiva entro un termine ragionevole (
Rodriguez/Weingart
, op. cit., n. 74;
Kren Kostkiewicz
/
Rodriguez
, op. cit., n. 170). Del resto l’art. 1 cpv. 2 della
Convenzione dell’Aia del 15 novembre 1965 relativa alla notificazione e alla comunicazione all’estero degli atti giudiziari e extragiudiziari in materia civile o commerciale (CLA65; RS 0.274.131), applicabile a tutte le notifiche all’estero tra Stati (tranne l’Austria) che sono parte della Convenzione di Lugano, esclude la sua applicazione quando l’indirizzo del destinatario non è conosciuto. In tal caso decade quindi l’obbligo di notifica effettiva anche per gli Stati che, come la Svizzera, non hanno fatto uso della riserva del
l’art. 15 cpv. 2 CLA65 (
contra:
Rodriguez/Weingart
, op. cit., n. 72).
Ciò vale anche per la Convenzione dell’Aia del 1954 (CLA54, RS 0.274.12: (
Danielle,
Gauthey
/Alexander R.
Markus
, L’entraide judiciaire internationale en matière civile, 2014,
n. 485).
6.3.2
La notifica edittale dell’atto introduttivo d’istanza non è pertanto di per sé lesiva dell’art. 34 n. 2 CLug, ma la sua efficacia in ambito
internazionale è subordinata al criterio autonomo (secondo la CLug)
del rispetto effettivo dei diritti di difesa del convenuto a prescindere dal rispetto delle norme interne dello Stato in cui è avvenuta la pubblicazione (sentenza del Tribunale federale 5A_299/2020 dell’11 agosto 2021 consid. 3.5.2) e dagli (eventuali) accertamenti delle autorità dello Stato d’origine in merito, che possono essere riesaminati liberamente dal giudice dell’
exequatur
(Jan
Kropholler
/Jan
von Hein
, Europäisches Zivilprozessrecht, 9
a
ed. 2011, n. 45 ad art. 34 EuGVO;
Schuler/Marugg
, op. cit., n. 27 ad art. 34;
Bucher
, op. cit., n. 32 ad art. 34). Le circostanze determinanti al riguardo devono essere esaminate caso per caso (Danielle
Gauthey
/Alexander R.
Markus
, L’entraide judiciaire internationale en matière civile, 2014,
n. 500;
Walther,
op. cit.,
n. 61 ad art. 34), ponderando gli interessi in presenza. Il ricorso alla notifica edittale richiede di principio almeno un preventivo tentativo di notifica effettiva, se non un secondo ove non si possa escluderne il successo in un lasso di tempo ragionevole (
Rodriguez/ Weingart
, op. cit., n. 74;
Kostkiewicz
/
Rodriguez
, op. cit., n. 170). Non è necessario che il convenuto venga effettivamente a conoscenza dell’atto, basta che ne
abbia avuto la possibilità effettiva e tempestiva (
Schuler/Marugg,
op. cit.,
n. 27 seg. e 40a ad art. 34 CLug). La notifica deve ad ogni modo essere considerata efficace se tutto quello che era possibile è stato fatto per informare il convenuto della domanda (B
ucher
, op. cit., n. 33 ad art. 34). Salvo circostanze particolari, ciò presuppone
che siano effettuate le debite ricerche ragionevolmente esigibili (cfr. art. 141 cpv. 1 lett. a CPC) per rintracciare la nuova residenza.
6.4
Nel caso in esame è incontestato che il decreto ingiuntivo italiano in oggetto (doc. E) costituisca, unitamente al
“ricorso ex art. 633
C.P.C.”
(doc. D), una “
domanda giudiziale o atto equivalente
” ai sensi
dell’art. 34 n. 2 CLug (DTF 123 III 381-2 consid. 3/b;
Walther
, op. cit., n. 46 ad art. 34 CLug). Dalla documentazione agli atti, in particolare d
alla “
relazione di notificazione
” sottoscritta il 12 giugno 2020 dall’Ufficiale giudiziario della Corte d’appello di T_ (doc. F, primo foglio) risulta che sia il ricorso per la concessione del decreto ingiuntivo, sia il decreto ingiuntivo medesimo e il successivo atto di precetto sono stati notificati a CO 1 nella modalità prevista dall’art. 143 CPCit. in caso d’irreperibilità del destinatario, vale a dire mediante deposito presso la Casa comunale di T_, ossia della sua ultima residenza nota in Italia.
6.4.1
Contrariamente a quanto pare credere il reclamante, il fatto che le autorità italiane competenti abbiano considerato valida la notifica del decreto ingiuntivo e dell’atto di precetto presso la Casa comunale ai sensi dell’art. 143 CPCit. non è vincolante per il giudice dell’
exequatur
e non esclude l’applicazione dell’art. 34 n. 2 CLug, secondo cui non è determinante la regolarità formale della notifica, bensì il fatto che la notifica o la comunicazione
al convenuto contumace sia avvenuta
“in tempo utile e in modo tale da poter presentare le proprie difese”
. La valutazione autonoma di queste esigenze rientra nell’esclusiva competenza del giudice dell’
exequatur
(sopra consid. 6.3.2). Ciò posto, il Pretore era ovviamente tenuto a prendere in considerazione l’operato delle autorità italiane, ma era anche legittimato a tenere conto di altre circostanze e di valutare tutti gli elementi raccolti in modo autonomo.
6.4.2
Non è contestato, e comunque risulta dagli atti, che il convenuto non era (più) domiciliato a T_ al momento in cui è stata tentata la notifica dei noti atti giudiziari, e men che meno presso la Casa comunale (in particolare doc. B, 4° foglio). La notifica di cui il Pretore doveva verificare la conformità con l’art. 34 n. 2 CLug è pertanto di tipo fittizio. La sua validità dal profilo convenzionale era subordinata all’effettuazione di almeno un tentativo di notifica effettiva e delle indagini ragionevolmente esigibili per rintracciare la nuova residenza (sopra consid. 6.3.2).
6.4.3
D
alla relata di notifica del 6 maggio 2019 (doc. B, terzo foglio), si evince che l’ufficiale giudiziario incaricato di notificare il
“ricorso ex art. 702bis C.P.C.”
(sopra ad A) si è presentato presso la residenza di CO 1 in via _ (scala C) a T_ senza reperirlo e ha attestato che
“da informazioni assunte in loco risulta trasferito in Svizzera”
. Non sono documentate altre indagini effettuate
secondo
“l’ordinaria diligenza”
, di cui si sarebbe dovuto dare conto nella relata stessa (ordinanza n. 8638/ 2017 del 3 aprile 2017 della Corte di cassazione, sez. 6 civile), tanto meno per il
“ricorso ex art. 633 C.P.C.”
e il decreto ingiuntivo (doc. F, primo foglio). Non si deduce null’altro dal
rubrum
dell’ordinanza 27 novembre 2019 del Tribunale di T_ (doc. C e sopra ad A), che indica CO 1 come
“già residente in T_ _, irreperibile all’indirizzo. RESISTENTE CONTUMACE”
, poiché menziona solo l’irreperibilità del convenuto all’ultimo indirizzo noto e non dà atto di ricerche volte a reperire il nuovo indirizzo, men che meno in Svizzera.
6.4.4
Il reclamante allega di aver operato preventivamente tutti gli accertamenti necessari al fine di compiutamente rintracciare il convenuto, provvedendo periodicamente al loro aggiornamento, e cita al riguardo i doc. J, K e L acclusi alla replica spontanea. Ci si potrebbe anzitutto interrogare sulla ricevibilità di questi documenti, rammentato che le allegazioni e i mezzi di prova nuovi sono ammessi dopo la fine dello scambio degli allegati ordinato dal giudice solo se non era possibile addurli prima nemmeno con la diligenza ragionevolmente esigibile nel senso dell’art. 229 cpv. 1 lett. b CPC (DTF 146 III 240 consid. 3.1; sentenza della CEF 14.2021.84 del 22 novembre 2021 consid. 5.1), ciò di cui si può dubitare nella fattispecie, giacché l’istante non poteva ignorare che il decreto ingiuntivo era stato emesso in contumacia. Sia come sia, i due certificati di residenza storica della Città di
T_ e l’estratto dell’anagrafe elettronico della medesima città confermano
solo quanto già noto da tempo, ovvero che CO 1 è irreperibile all’indirizzo di via _ almeno dal 4 giugno 2018, data della sua cancellazione dall’anagrafe per irreperibilità. Da parte sua, il rapporto d’informazioni commerciali della Cerved datato 7 settembre 2020 (doc. M) è posteriore al deposito del decreto ingiuntivo presso la Casa comunale di T_, il 3 marzo 2020 (doc. F, a tergo dell’atto di precetto). Il reclamante non ha fornito la controprova che gli spettava (sopra consid. 6.2). Non ha dimostrato di aver effettuato le
indagini ragionevolmente esigibili per rintracciare la nuova residenza del convenuto in Svizzera (consid. 6.3.2).
6.4.5
Appare d’altronde verosimile che l’istante sapesse della nuova residenza del convenuto in Svizzera già dal 2016, come risulta dalla dichiarazione scritta 7 febbraio 2021 di TE 1, il quale afferma di aver intrattenuto rapporti commerciali con entrambe le parti (doc. 5). RE 1 non si è espresso in merito nel reclamo, non ha ritenuto utile presentare una replica spontanea sulla questione ribadita da CO 1 nelle osservazioni, e in prima sede si era limitato a contestare
in toto
la dichiarazione di TE 1, senza motivazione, salvo indicare che l’attività e gli atti delle competenti autorità giudiziarie italiane avrebbero un’efficacia di gran lunga superiore (replica, ad 19). Se non che, come visto (sopra con-sid. 6.4.3), il reclamante non ha documentato le ricerche che avrebbero effettuato le autorità giudiziarie italiane. In queste circostanze, non vi sono particolari motivi di dubitare delle dichiarazioni scritte di TE 1, che sono in sé ammissibili nella procedura sommaria (sentenza 14 2016.113 del 22 novembre 2016 consid. 7.3 e il rinvio).
7.
Secondo il reclamante l’atteggiamento omissivo assunto da CO 1 renderebbe ancor più censurabili le conclusioni del Pretore. Sottolinea al proposito come la controparte non si sia premurata d’informare gli uffici competenti in merito al cambiamento di domicilio, lasciando come unica traccia quello di T_ – dove dagli atti prodotti in prima sede risultava peraltro ancora risiedere a febbraio 2021 – né di reagire, una volta venuto a conoscenza degli atti giudiziari, presentando un’eventuale opposizione tardiva nel termine di quaranta giorni e impendendo in tal modo al decreto ingiuntivo di diventare definitivamente esecutivo. Per l’istante la contumacia del convenuto è pertanto da ricondurre unicamente al comportamento di quest’ultimo.
7.1
Certo, è ammessa la validità della notifica edittale sotto l’angolo dell’art. 34 n. 2 CLug nei casi in cui il destinatario non segnala di aver cambiato residenza, benché la causa fosse già pendente o egli dovesse aspettarsi un procedimento giudiziario imminente (sopra consid. 6.3). Si può infatti considerare in simili ipotesi che il destinatario avrebbe avuto la possibilità effettiva di difendersi se non si fosse
volontariamente sottratto alla notificazione. Invece la semplice inosservanza
di un obbligo amministrativo di annuncio di cambio di domicilio non basta (
Domej/Oberhammer
, op. cit., n. 40 ad art. 34). Nel caso di specie, CO 1 risulta domiciliato a M_ già dal 2014 (doc. 2 e 6) e ad ogni modo è irreperibile a T_ già prima del giugno del 2018 (sopra 6.4.4). Ora, il reclamante ha iniziato la causa in Italia il 2 aprile 2019 (doc. B) e non ha menzionato circostanze dalle quali si possa inferire che il convenuto dovesse ritenere imminente la causa già nel 2018, motivo per cui l’omissione di segnalare il trasloco non può essere parificata a un tentativo di ostacolare la notifica degli atti giudiziari. Anche su questo punto il reclamo si rivela infondato.
7.2
Infine, il
fatto che CO 1, una volta venuto a conoscenza degli atti giudiziari, non ha presentato opposizione tardiva entro quaranta giorni non è di rilievo sotto il profilo dell’art. 34 n. 2 CLug. In effetti, la riserva della Svizzera impediva al Pretore di respingere il motivo di diniego dell’art. 34 n. 2 CLug opponendo al convenuto che,
“pur avendone avuto la possibilità, [non aveva] impugnato la decisione
(sopra consid. 6). L’opposizione tardiva va annoverata tra i mezzi d’impugnazione, il cui mancato uso non può essere invocato dal giudice dell’
exequatur
svizzero per negare una violazione dei diritti di difesa del convenuto contumace cui non è giunto l’atto introduttivo d’istanza prima dell’emissione della decisione. Ciò segna la sorte del reclamo.
8.
La tassa del presente giudizio
, stabilita in applicazione degli art. 48 e 61 cpv. 1 OTLEF (RS 281.35), come le ripetibili,
determinate in virtù dell’art. 11 cpv. 1-2 RTar (
RL 178.310
) per il rinvio del
l’art. 96 CPC,
seguono la soccombenza (art. 106 cpv. 1 CPC).
9.
Circa i rimedi esperibili sul piano federale (art. 112 cpv. 1 lett. d LTF), il valore litigioso, di fr. 94'114.31, raggiunge la soglia di
fr. 30'000.– ai fini dell’art. 74 cpv. 1 lett. b LTF.