Decision ID: a4f99899-771d-589b-ac6e-cf528f0a412c
Year: 2021
Language: it
Court: CH_BVGE
Chamber: CH_BVGE_001
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: 

Fatti:
A.
L’interessato, cittadino somalo proveniente da Mogadiscio, ha depositato
una domanda d’asilo in Svizzera il 25 giungo 2021.
B.
In data 16 luglio 2021 il richiedente l’asilo è sto sottoposto ad
un’interrogazione sommaria sulla sua persona (cfr. atto SEM 24/13) e il 27
agosto 2021 ad un’audizione approfondita sui motivi d’asilo (cfr. atto SEM
35/11).
C.
Egli ha sostanzialmente ricondotto la sua fuga al timore di subire atti
pregiudizievoli da parte del gruppo terroristico denominato “Al-Shabaab”.
In particolare, l’interessato ha riferito di un episodio che sarebbe costato la
vita a suo fratello. Quest’ultimo, autista di minibus, avrebbe infatti
denunciato un uomo che trasportava esplosivi per conto dei jihadisti in
parola ad un posto di blocco. Al-Shabaab avrebbe così minacciato di morte
il fratello e la sua famiglia, compreso l’interessato, che in quel periodo lo
aiutava sul lavoro fungendo da bigliettaio. Non dando peso alle
intimidazioni, il giorno seguente il fratello si sarebbe recato al lavoro mentre
che il richiedente avrebbe preferito rimanere a casa per paura di subire
ritorsioni. Questi sarebbe poi stato assassinato con un’arma da fuoco. Il
richiedente l’asilo avrebbe quindi abbandonato l’abitazione famigliare
auspicando che il gruppo terroristico non fosse al corrente dell’identità della
madre e del nonno. Qualche giorno dopo egli sarebbe espatriato. Nel corso
del viaggio avrebbe dipoi appreso che anche il nonno e la madre avrebbero
trovato la morte al mercato dove lavoravano. L’interessato ritiene che
anche tale atto sia da ricondurre ad Al-Shabaab. Chiamato ad esternare
eventuali ulteriori motivi alla base dell’abbandono della Somalia, egli ha
espresso la sua volontà di poter studiare e di crearsi un futuro migliore.
D.
Il 6 settembre 2021, la protezione giuridica ha trasmesso alla Segreteria di
Stato della migrazione (di seguito: SEM) il proprio parere in merito alla
bozza di decisione del 3 settembre 2021.
E.
Con decisione del 7 settembre 2021, notificata al ricorrente il 9 settembre
2021 (cfr. atto SEM 46/1), la Segreteria di Stato della migrazione (SEM) ha
respinto la succitata domanda d’asilo e pronunciato l’allontanamento
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dell’interessato dalla Svizzera. Non di meno, ha constatato l’inesigibilità
dell’esecuzione dello stesso, con contestuale ammissione provvisoria.
F.
In data 8 ottobre 2021 (cfr. timbro del plico raccomandato), il richiedente
l’asilo è insorto contro la summenzionata decisione con ricorso dinanzi al
Tribunale amministrativo federale (di seguito: il Tribunale), chiedendone
l’annullamento, il riconoscimento dello statuto di rifugiato e la concessione
dell’asilo; in subordine la restituzione degli atti alla SEM per complemento
istruttorio; contestualmente di essere esentato dal versamento delle spese
processuali e del relativo anticipo.
G.
Il giorno medesimo questo Tribunale ha accusato ricezione del gravame.
Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti negli scritti verranno ripresi nei
considerandi qualora risultino decisivi per l’esito della vertenza.

Diritto:
1.
Le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla LTF,
in quanto la legge sull’asilo (LAsi, RS 142.31) non preveda altrimenti (art. 6
LAsi).
Fatta eccezione per le decisioni previste all’art. 32 LTAF, il Tribunale, in virtù
dell’art. 31 LTAF, giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi dell’art. 5 PA
prese dalle autorità menzionate all’art. 33 LTAF. La SEM rientra tra dette
autorità (art. 105 LAsi). L’atto impugnato costituisce una decisione ai sensi
dell’art. 5 PA.
Il ricorrente ha partecipato al procedimento dinanzi all’autorità inferiore, è
particolarmente toccato dalla decisione impugnata e vanta un interesse
degno di protezione all’annullamento o alla modificazione della stessa
(art. 48 cpv. 1 PA). Pertanto è legittimato ad aggravarsi contro di essa.
I requisiti relativi ai termini di ricorso (cfr. DTAF 2020 I/1, consid. 7), alla
forma e al contenuto dell’atto di ricorso (art. 52 PA) sono soddisfatti.
Occorre pertanto entrare nel merito del gravame.
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2.
Con ricorso al Tribunale, possono essere invocati la violazione del diritto
federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti giuridicamente
rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi) e, in materia di diritto degli stranieri, pure
l’inadeguatezza ai sensi dell’art. 49 PA (cfr. DTAF 2014/26 consid. 5). Il
Tribunale non è vincolato né dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4 PA), né dalle
considerazioni giuridiche della decisione impugnata, né dalle
argomentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2).
3.
Preliminarmente, il Tribunale osserva che, essendo stato il ricorrente posto
al beneficio dell’ammissione provvisoria per inesigibilità dell’esecuzione
dell’allontanamento e non avendo egli censurato la pronuncia
dell’allontanamento, oggetto del litigio in questa sede risulta essere
esclusivamente la mancata concessione dell’asilo ed il non riconoscimento
della qualità di rifugiato.
4.
Ai sensi dell’art. 111a cpv. 1 LAsi si rinuncia allo scambio degli scritti.
5.
5.1 Nella decisione impugnata, la SEM ha considerato irrilevanti i motivi
d’asilo addotti dall’insorgente. Lui ed i famigliari sarebbero invero stati
coinvolti nelle minacce di al Al-Shabaab a causa del comportamento del
fratello. Gli atti in questione non risulterebbero pertanto in alcun modo
riconducibili ad uno dei motivi di cui all’art. 3 LAsi. In altre parole, le
ritorsioni sarebbero da imputarsi alla situazione di violenza generalizzata
in essere nella regione, e ciò a maggior ragione dal momento che esse
avrebbero fatto seguito alla denuncia del passeggero trasportante armi
presso le autorità. Peraltro, non si potrebbe a giusto titolo parlare di
un’opposizione politica all’ideologia del gruppo come proposto nel parere
dalla protezione giuridica, atteso che ciò che si configurerebbe in specie
sarebbe un contesto criminale non parificabile a persecuzione.
5.2 Con ricorso, l’interessato reitera la sua tesi circa la rilevanza degli atti
pregiudizievoli in esame. Trattandosi di un gruppo ad ideologia politica-
religiosa, un’opposizione configurerebbe giocoforza un motivo d’asilo ai
sensi dell’art. 3 LAsi. Dalle dichiarazioni dell’insorgente si evincerebbe
peraltro chiaramente che le azioni del fratello sarebbero state in netto
contrasto rispetto con il modo di agire di Al-Shabaab. La denuncia di
quest’ultimo sarebbe stata finalizzata ad evitare che delle persone
innocenti perdessero la vita, tanto che, anche le forze di sicurezza lo
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avrebbero ringraziato per il suo contributo. Il fratello avrebbe oltremodo
esplicitamente espresso la propria contrarietà anche nell’ambito del
successivo contatto telefonico, cosa che per tutta risposta avrebbe dato
luogo alle minacce. D’altro canto, per costante prassi giurisprudenziale i
motivi di persecuzione non andrebbero categorizzati in maniera rigida.
Inoltre, questo Tribunale avrebbe già elevato le minacce e le persecuzioni
perpetrate dal Al-Shabaab nei confronti di coloro che si negano di
collaborare al rango di motivi d’asilo. La patrocinatrice torna quindi sulla
situazione fattuale inerente al caso de quo, e, dopo aver nuovamente
contestualizzato gli avvenimenti a monte della fuga, ribadisce che le
circostanze in presenza esulerebbero dai fenomeni puramente criminali. A
suo modo di vedere, si tratterebbe di un fatto giuridico scaturente da un
aspetto intrinseco indissociabile dalla persona dell’insorgente, di modo
che, non vi sarebbero azioni od omissioni a lui imputabili che gli avrebbero
permesso di sottrarvisi. La fattispecie differirebbe così in modo sostanziale
rispetto ad esempio ad un’aggressione casuale per strada per finalità di
rapina. Il giovane e la sua famiglia sarebbero invero stati specificatamente
identificati e presi di mira da Al-Shabaab. Omettendo di espatriare, il
ricorrente sarebbe stato assassinato, così come accaduto agli altri
famigliari. La persecuzione risulterebbe mirata ed intensa.
6.
6.1 La Svizzera, su domanda, accorda asilo ai rifugiati secondo le
disposizioni della LAsi (art. 2 LAsi). L’asilo comprende la protezione e lo
statuto accordati a persone in Svizzera in ragione della loro qualità di
rifugiato. Esso include il diritto di risiedere in Svizzera.
6.2 Sono rifugiati le persone che, nel Paese d’origine o d’ultima residenza,
sono esposte a seri pregiudizi a causa della loro razza, religione,
nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo sociale o per le loro
opinioni politiche, ovvero hanno fondato timore d’essere esposte a tali
pregiudizi. Sono pregiudizi seri segnatamente l’esposizione a pericolo della
vita, dell’integrità fisica o della libertà, nonché le misure che comportano
una pressione psichica insopportabile (art. 3 cpv. 2 LAsi). La definizione
dello statuto di rifugiato, così come stabilita all’art. 3 cpv. 1 LAsi, è
esaustiva, nel senso che esclude tutti gli altri motivi, suscettibili di condurre
una persona a lasciare il proprio paese di origine o di residenza.
6.3 Il fondato timore di esposizione a seri pregiudizi, come stabilito all’art. 3
LAsi, comprende nella sua definizione un elemento oggettivo, in rapporto
con la situazione reale, e un elemento soggettivo. Sarà quindi riconosciuto
come rifugiato colui che ha dei motivi oggettivamente riconoscibili da terzi
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(elemento oggettivo) di temere (elemento soggettivo) d’essere esposto, in
tutta verosimiglianza e in un futuro prossimo, ad una persecuzione (cfr.
DTAF 2011/51 consid. 6.2 e 2010/57 consid. 2.5).
6.4 Perché vi sia luogo di riconoscere l’esistenza di una persecuzione
riflessa si necessita che i famigliari di una persona perseguitata siano
esposti a delle rappresaglie tese all’ottenimento di informazioni, espletate
in ottica punitiva o, ancora, messe in atto con l’obbiettivo di imporre una
cessazione delle attività svolte dalla persona presa di mira (cfr. per le
condizioni DTAF 2010/57 consid. 4.1.3 e sentenza del Tribunale D-
2265/2017 del 2 luglio 2019 consid. 10.2).
7.
7.1 Nel caso in esame, questo Tribunale deve determinarsi sulla rilevanza
in materia d’asilo delle circostanze addotte dall’insorgente. Decisiva è
innanzitutto la questione a sapere se il rischio di subire atti pregiudizievoli
da parte del gruppo terroristico Al-Shabaab sia o meno da relazionarsi ad
uno dei motivi esaustivamente enumerati all’art. 3 LAsi. Ora, di primo
acchito la lettura dell’autorità inferiore pare sostenibile. In effetti, anche
laddove si voglia credere alla sua versione dei fatti, appare indubbio che il
fratello del ricorrente sia finito vittima degli islamisti a causa di una
concatenazione di eventi repentina e non riconducibile ad una qualsivoglia
pregressa attività politica o religiosa. A ben vedere, quest’ultimo ha
effettivamente tentato di ostacolare un piano di tale gruppo, ma solo
nell’ambito di uno stato di necessità teso ad evitare che degli innocenti
finissero vittima di un attentato. Per quanto concerne il fratello, il fatto di
essersi trovato in detta situazione può pertanto essere considerata
circostanza fortuita riconducibile alla sua attività professionale e non alla
sua razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo
sociale o alle sue opinioni politiche. Su questi nitidi presupposti, anche
laddove si voglia riconoscere, di riverbero, l’esistenza di un pericolo in capo
all’odierno ricorrente, lo stesso non sarebbe riconducibile ad una delle
costellazioni previste dal diritto convenzionale. In effetti, sebbene anche
l’appartenenza famigliare sia una caratteristica intrinseca e possa di
principio rientrare nella nozione di gruppo sociale (cfr. HCR, Principes
directeurs sur la protection internationale, «L’appartenance à un certain
groupe social», HCR/GIP/02/02 Rev.1, 2008, pag. 3), ammettere che
l’insorgente – il cui timore di subire atti pregiudizievoli deriva
inequivocabilmente dalle circostanze che hanno toccato il fratello – possa
avvalersi di un motivo d’asilo allorché le stesse non risultano
originariamente pertinenti, equivarrebbe a privare di contenuto l'essenza
stessa del disposto. In questo senso, la giurisprudenza citata
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dall’insorgente non giunge in suo soccorso. In primo luogo, si tratta di un
singolo caso di applicazione e non di una decisione di principio. Altresì, la
situazione differisce in maniera importante da quella in esame, dal
momento che nella sentenza E-4809/2019 del 30 aprile 2021, il ricorrente
medesimo, peraltro appartenente ad un clan minoritario, era stato messo
sotto pressione per anni da Al-Shabaab. In tale contesto, nella motivazione
che ha condotto il Tribunale a riconoscergli lo statuto di rifugiato sono
altresì state considerate alcune serie problematiche con le autorità del suo
Paese, anch’esse ingenerate innanzitutto dall’afferenza clanica. Peraltro,
essendo nel caso in narrativa il rischio di subire atti pregiudizievoli da
ricondurre ad un’ipotetica persecuzione riflessa, v’è altresì da chiedersi se
alla luce della scomparsa dell’obbiettivo primario dei terroristi, ossia il
fratello, nonché di altri famigliari, il ricorrente possa tutt’ora avvalersi di un
fondato timore di persecuzioni future (cfr. in questo senso la sentenza del
Tribunale D-6615/2015 del 14 febbraio 2020 consid. 8.3).
7.2 In definitiva, gli avvenimenti addotti dall’insorgente, per quanto di
indubbia gravità ed ammesso che abbiano effettivamente avuto luogo nei
termini descritti, non ossequiano ai requisiti per il riconoscimento dello
statuto di rifugiato. Essi avrebbero semmai potuto assumere rilevanza
nell’ambito della valutazione circa una possibile violazione dell’art. 3
CEDU. Alla luce dell’alternatività delle condizioni per eseguire
l’allontanamento e dell’ammissione provvisoria dell’insorgente, nel caso di
specie non è tuttavia necessario chinarsi sulla questione (cfr. DTAF
2009/51 consid. 5.4).
8.
8.1 In virtù di quanto sopra esposto, il ricorso non merita tutela e la
decisione impugnata va confermata.
8.2 Ne discende che la SEM con la decisione impugnata non ha violato il
diritto federale né abusato del suo potere d’apprezzamento ed inoltre non
ha accertato in modo inesatto o incompleto i fatti giuridicamente rilevanti
(art. 106 cpv. 1 LAsi), altresì, per quanto censurabile, la decisione non è
inadeguata (art. 49 PA), per il che il ricorso va respinto.
9.
9.1 Avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, la domanda di
esenzione dal versamento di un anticipo equivalente alle presunte spese
processuali è divenuta senza oggetto.
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9.2 Visto l’esito della procedura, le spese processuali, che seguono la soc-
combenza, sarebbero da porre a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1 e 5 PA
nonché art. 3 lett. b del regolamento sulle tasse e sulle spese ripeti-bili
dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 febbraio 2008 [TS-TAF,
RS 173.320.2]). Tuttavia, non essendo state le allegazioni ricorsuali
sprovviste di probabilità di esito favorevole, la domanda di assistenza
giudiziaria, nel senso della dispensa dal pagamento delle spese
processuali, è accolta e non sono riscosse spese (art. 65 cpv. 1 PA).
10.
La presente decisione non concerne persone contro le quali è pendente
una domanda di estradizione presentata dallo Stato che hanno
abbandonato in cerca di protezione per il che non può essere impugnata
con ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale
(art. 83 lett. d cifra 1 LTF).
La pronuncia è quindi definitiva.
(dispositivo alla pagina seguente)
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