Decision ID: c33f36c5-481a-500b-8fa4-a135e2540cc1
Year: 2020
Language: it
Court: CH_BVGE
Chamber: CH_BVGE_001
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: 

Visto:
le domande d’asilo che le interessate hanno presentato in Svizzera il 26
novembre 2019,
il verbale relativo all’audizione di A._ del 13 dicembre 2019 (di
seguito: verbale 1[...]) nel corso del quale la richiedente è stata sentita in
qualità di minore non accompagnata,
il verbale relativo all’audizione di B._ del 13 dicembre 2019 (di
seguito: verbale 1[...]) nel corso del quale la richiedente è stata sentita in
qualità di minore non accompagnata,
le perizie mediche volte alla determinazione dell’età ordinate dalla
Segreteria di Stato della migrazione (di seguito: SEM) e le cui risultanze
sono pervenute a detta autorità il 27 gennaio 2020,
il verbale relativo all’audizione del 2 marzo 2020 di A._ (di seguito:
verbale 2[...]), espletata senza le formalità previste per i minori non
accompagnati,
il verbale relativo all’audizione del 3 marzo 2020 di B._ (di seguito:
verbale 2[...]), espletata senza le formalità previste per i minori non
accompagnati,
i rispettivi progetti di decisione negativi notificati alla rappresentanza legale
il 10 marzo 2020 e le contestuali prese di posizione al riguardo dell’11
marzo 2020,
le separate decisioni del 12 marzo 2020, notificate il giorno medesimo, (cfr.
avviso di ricevuta) con cui la predetta autorità ha respinto le succitate
domande d’asilo e pronunciato l’allontanamento delle richiedenti dalla
Svizzera nonché l’esecuzione dello stesso in quanto ammissibile, esigibile
e possibile,
i ricorsi del 24 marzo 2020 (cfr. timbri del plico raccomandato; data
d’entrata: 25 marzo 2020), per mezzo dei quali le ricorrenti hanno in
separata sede concluso all’annullamento delle decisioni impugnate, al
riconoscimento della qualità di rifugiato ed alla concessione dell’asilo in
Svizzera; in subordine alla restituzione degli atti all’autorità di prima istanza
per il completamento dell’istruzione e un nuovo esame delle allegazioni; in
via ancor più subordinata alla concessione dell’ammissione provvisoria per
causa d’inammissibilità ed inesigibilità; altresì hanno presentato delle
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domande di concessione dell’assistenza giudiziaria, nel senso
dell’esenzione dal versamento delle spese processuali e del relativo
anticipo con protestate tasse, spese e ripetibili,
le conferme di ricevimento dei gravami indirizzate il 25 marzo 2020 alle
ricorrenti dal Tribunale amministrativo federale (di seguito: il Tribunale),
lo scritto delle interessate del 25 marzo 2020, con cui veniva prodotta una
comunicazione del Centro Ascolto Razzismo e Discriminazione attestante
l’esistenza di un colloquio nel corso del quale sarebbe stata esposta una
non meglio precisata situazione discriminatoria determinata
dall’orientamento sessuale delle insorgenti,
i fatti del caso di specie che, se necessari, verranno ripresi nei considerandi
che seguono,

e considerato:
che le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla
LTF, in quanto la legge sull’asilo (LAsi, RS 142.31) non preveda altrimenti
(art. 6 LAsi),
che fatta eccezione per le decisioni previste all’art. 32 LTAF, il Tribunale, in
virtù dell’art. 31 LTAF, giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi dell’art. 5
PA prese dalle autorità menzionate all’art. 33 LTAF,
che la SEM rientra tra dette autorità (art. 105 LAsi) e gli atti impugnati
costituiscono delle decisioni ai sensi dell’art. 5 PA,
che le ricorrenti sono toccate dalle decisioni avversate e vantano un
interesse degno di protezione all’annullamento o alla modificazione delle
stesse (art. 48 cpv. 1 lett. a-c PA), per il che sono legittimate ad aggravarsi
contro di esse,
che i requisiti relativi ai termini di ricorso (art. 108 cpv. 1 LAsi), alla forma e
al contenuto dell’atto di ricorso (art. 52 cpv. 1 PA) sono soddisfatti,
che occorre pertanto entrare nel merito dei gravami,
che le impugnative che fanno riferimento alla medesima fattispecie,
quand’anche presentate separatamente, possono essere congiunte in una
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sola procedura a qualsiasi stadio della causa (cfr. MOSER/BEUSCH
/KNEUBÜHLER, Prozessieren vor dem Bundesverwaltungsgericht, 2.ed.,
2013, n° 3.17),
che in specie, posto l’adempimento del summenzionato presupposto,
risulta giudizioso congiungere le procedure,
che con ricorso al Tribunale possono essere invocati, in materia d’asilo, la
violazione del diritto federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti
giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi) e, in materia di diritto degli
stranieri, pure l’inadeguatezza ai sensi dell’art. 49 PA (cfr. DTAF 2014/26
consid. 5),
che il Tribunale non è vincolato né dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4 PA), né
dalle considerazioni giuridiche della decisione impugnata, né dalle
argomentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2),
che ai sensi dell’art. 111a cpv. 1 LAsi, si rinuncia allo scambio degli scritti,
che le richiedenti asilo, cittadine etiopi con ultimo domicilio ad Addis Abeba,
avrebbero lasciato assieme il loro paese d’origine nell’autunno del 2019;
che hanno ricondotto tale fuga proprio ad una loro presunta relazione
omossessuale; che la predetta avrebbe causato alle interessate dei
problemi con le rispettive famiglie; che dipoi, essendosi incontrate in un
parco in cui erano presenti altre persone con il medesimo orientamento
sessuale, avrebbero subito un fermo da parte delle autorità venendo
trattenute per una notte e rilasciate previa convocazione dei genitori; che
ciò avrebbe incentivato l’adozione di ulteriori misure da parte delle
rispettive famiglie; che entrambe le ricorrenti sarebbero state sottoposte a
fumigazione rituale e mandate in un santuario ove avrebbero dovuto
intraprendere un percorso terapeutico; che i genitori di B._, nella
speranza di risolvere il problema, la avrebbero promessa in sposa ad un
conoscente; che una volta che i preparativi del matrimonio avrebbero
raggiunto uno stadio avanzato, e meglio, a seguito della consuetudinaria
visita degli anziani presso il domicilio della precitata, le interessate si
sarebbero decise per la fuga; che esse ritengono che il loro rientro in patria
implicherebbe l’impossibilità di vivere liberamente la loro sessualità e la
loro relazione a causa del rischio di stigmatizzazione sociale e di
conseguenze penali gravi (cfr. verbale 2 [...] e verbale 2 [...],
che nelle decisioni contestate l’autorità inferiore ha considerato
integralmente inverosimile l’esposto delle insorgenti; che il fatto di essersi
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ritrovate con altre persone per discutere dei diritti LGBT sarebbe contrario
alla logica dell’agire; che l’evenienza secondo la quale le ricorrenti
sarebbero state viste da una vicina di casa di B._ sarebbe stata
esposta in maniera insufficientemente sostanziata; che A._
sarebbe inoltre incappata in una contraddizione sul soggetto avendo
dapprima dichiarato che la vicina le avrebbe viste senza dire nulla e dipoi
di fare tutto quanto di nascosto; che per lo stesso motivo sarebbe poco
concepibile che le interessate si siano baciate in pubblico; che entrambe
avrebbero reso pure dichiarazioni scarne di dettagli ed in parte
contraddittorie in merito alle circostanze nelle quali i rispettivi genitori
sarebbero venuti a conoscenza del loro orientamento sessuale; che la
valutazione non differirebbe nemmeno per quanto concerne il presunto
arresto susseguente l’incontro nel parco; che nemmeno le asserzioni di
A._ quanto all’asserito pestaggio da parte del fratellastro ed al
percorso medico e religioso ch’ella avrebbe dovuto intraprendere
sarebbero convincenti; che il matrimonio organizzato cui avrebbe dovuto
sottoporsi B._ risulterebbe inverosimile; che ciò posto, nemmeno il
vissuto omossessuale delle ricorrenti sarebbe da considerarsi verosimile,
che nei rispettivi gravami, viene posta una premessa relativa all’età delle
interessate; che queste, al momento del deposito della domanda d’asilo,
avrebbero dichiarato di essere nate il 21 gennaio 2003 (A._)
rispettivamente il 6 febbraio 2003 (B._); che successivamente, in
sede di audizione RMNA entrambe avrebbero rettificato la data di nascita,
dichiarando di aver sbagliato la conversione dal calendario etiope a quello
gregoriano, nel senso che l’anno di nascita sarebbe il 2002 e non il 2003;
che ciò nondimeno, in data 10 gennaio 2020 le interessate sarebbero poi
state sottoposte a delle perizie medico-legali volte alla determinazione
dell’età, le quali avrebbero escluso la minore età; che nelle decisioni
censurate la SEM avrebbe comunque dato per assodate le date di nascita
fornite dalle ricorrenti nelle audizioni succitate; che verosimilmente per
questi motivi alle ricorrenti non sarebbe stato accordato il diritto di
esprimersi quanto alla loro età anagrafica come da prassi né poste
domande specifiche nell’ambito delle audizioni del 2 e 3 marzo 2020; che
le rispettive patrocinatrici ritengono pertanto che le fattispecie in esame
possano essere valutate considerando come data la minore età delle
ricorrenti al momento del deposito delle domande d’asilo,
che dal punto di vista formale la questione risulta priva di influsso sull’esito
della vertenza,
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che gli atti procedurali sono infatti stati espletati nel rispetto delle
prescrizioni vigenti; che facendo fede alle date di nascita più volte ribadite
dalle insorgenti e di fatto non rimesse in discussione dall’autorità resistente,
solo nell’ambito delle audizioni del 13 dicembre 2019 esse risultavano
minorenni e pertanto da sentire secondo le esigenze particolari d’istruzione
relative ai richiedenti asilo minori non accompagnati (cfr. sulle medesime
la DTAF 2014/30 consid. 2 e la sentenza del Tribunale D-845/2017 del 5
luglio 2017 consid. 4); che non vi era inoltre necessità di concedere d’ufficio
già in corso di procedura le perizie in compulsazione; che quand’anche non
sia decisivo sapere se detti mezzi di prova fossero o meno rilevanti per il
giudizio, dovendosi dare la possibilità al diretto interessato di valutarne la
portata (cfr. sentenza del Tribunale A-7021/2007 del 21 aprile 2008, consid.
6.6; WALDMANN/OESCHGER in: Waldmann/Weissenberger (ed.),
Praxiskommentar VwVG, 2a ed. 2016, 60 ad art. 26), resta il fatto che non
risulta dagli atti che le insorgenti ne abbiano fatto richiesta in corso di
procedura né che si siano dogliate della mancata trasmissione nell’ambito
dei pareri relativi alla bozza di decisione negativa sull’asilo, già esercizio
del loro diritto di essere sentito (cfr. MICHELE ALBERTINI, Der
verfassungsmässige Anspruch auf rechtliches Gehör im
Verwaltungsverfahren des modernen Staates, 2000, pag. 248); che
godendo questo Tribunale di pieno potere di cognizione sulla questione e
conto tenuto inoltre dell’esito della procedura, un eventuale violazione del
diritto di essere sentito sarebbe ad ogni modo da considerarsi sanata (cfr.
DTF 124 II 132 consid. 2d, sentenza del Tribunale D-1079/2018 del 17
dicembre 2019 consid. 6); che le audizioni del 2 e del 3 marzo 2020,
riguardanti richiedenti asilo maggiorenni la cui data di nascita non è stata
oggetto di contestazioni, non presentano sotto questo aspetto alcuna
criticità,
che per quanto concerne l’apprezzamento di merito delle allegazioni
rilasciate dalle interessate si rinvia a quanto segue,
che nei gravami viene avversata la lettura delle allegazioni proposta
dall’autorità inferiore; che entrambe le ricorrenti ritengono di non aver
affatto affermato di essersi recate di proposito in dei luoghi onde discutere
della causa omossessuale, avendo piuttosto scelto il parco in questione in
quanto discosto; che il fatto di incontrarsi in tale luogo non aveva la finalità
di prendere parte a gruppi di discussione LGBT, bensì di nascondersi in un
luogo dove poter esprimere la propria affettività ed identità in un contesto
clandestino; che il fatto che vi fossero altre persone omossessuali in un
luogo isolato sarebbe stata invece circostanza prevedibile data l’imperativa
necessità di vivere in nascosti per tale categoria di persone; che del resto,
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anche la pretesa illogicità del bacio di commiato scambiato fugacemente
in pubblico sarebbe da ricondurre all’ingenua inconsapevolezza derivante
dalla giovane età delle insorgenti; che in altri termini, logicità e plausibilità
di un tale comportamento andrebbero valutate tenendo conto del fatto che
le interessate al momento dei fatti avrebbero avuto solamente quattordici
anni; che quanto alla misure appropriate che le ricorrenti avrebbero dovuto
prendere per evitare che altre persone venissero a conoscenza del loro
orientamento sessuale, le interessate rimandano ad una sentenza della
Corte di giustizia dell’Unione europea (CGUE) secondo la quale le autorità
non potrebbero ragionevolmente attendersi che, per evitare il rischio di
persecuzione, il richiedente asilo nasconda la propria omosessualità; che
mal si comprenderebbe del resto come l’autorità inferiore abbia potuto
considerare il medesimo episodio del bacio come sintomo di
comportamento illogico e pertanto assodato e nel contempo di contestarne
la verosimiglianza; che oltremodo, le risposte di B._ sulla
questione, seppur apparentemente contraddittorie, dimostrerebbero
ch’ella non avrebbe compreso lo scopo delle domande postele; che d’altro
canto, le affermazioni delle interessate sull’evento collimerebbero
integralmente; che pretendere dovizia di particolari quanto ad un episodio
durato una manciata di secondi sarebbe impossibile; che dato il susseguirsi
logico della vicenda, sarebbe pertanto ragionevole che A._ abbia
imputato la scoperta da parte dei genitori all’avvistamento precitato; che
pure le sue spiegazioni circa il fatto che fosse stata percossa dapprima
dalla madre e poi dal padre e quanto alla modalità in cui i genitori della
medesima sarebbero stati informati risulterebbero concludenti; che la
presunta incongruenza imputata ad B._ a riguardo della presenza
del padre al momento della scoperta sarebbe irrilevante; che nemmeno le
valutazioni della SEM relativamente alla verosimiglianza dell’arresto
presso il parco sarebbero condivisibili; che sarebbe ovvio che l’irrompere
delle forze dell’ordine possa aver allarmato i presenti; che andrebbe inoltre
rilevata l’iniziale reticenza di A._ a riferire dell’episodio; che
quest’ultima avrebbe de facto specificato trattarsi di un fermo susseguente
al fatto di essere stata interpellata assieme ad altre persone, tra quali degli
omossessuali, e non ad un arresto causato dall’orientamento sessuale, per
il quale sarebbero previste pene severe; che il discorso non muterebbe
nemmeno per quanto concerne il pestaggio da parte del fratellastro, messo
in luce solo in riscontro ad una domanda riguardante aspetti famigliari ed il
percorso medico e religioso ch’ella avrebbe dovuto intraprendere, di cui
l’interessata avrebbe già riferito nel corso della prima audizione e
successivamente spiegato nel dettaglio; che anche l’episodio del
matrimonio forzato riguardante B._ sarebbe stato esaminato in
maniera troppo sommaria; che non si comprenderebbe del resto per quale
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motivo la visita degli anziani – che in Etiopia equivarrebbe alla conclusione
dell’accordo di matrimonio – non possa essere stata la causa scaturente la
fuga; che infatti, avendo ella assistito a detta circostanza, non avrebbe
avuto altra soluzione se non l’espatrio,
che le rispettive patrocinatrici sottolineano inoltre che, a prescindere
dall’assegnazione di team integralmente femminile in sede di audizione, si
trattava in casu di argomenti delicati conto tenuto in particolare il contesto
socio culturale di provenienza; che pertanto non si poteva escludere
permanessero difficoltà espressive in capo alle giovani; che le domande
poste avrebbero contenuto l’espressione “diversa”; che l’autorità resistente
si sarebbe focalizzata su incongruenze ed aspetti secondari, omettendo di
esaminare la pressione sociale e psichica dettata dalla necessità di
nascondere il vissuto omossessuale, aspetti posti in luce dal loro stesso
narrato,
che nelle procedure d’asilo – così come nelle altre procedure di natura
amministrativa – si applica il principio inquisitorio; che ciò significa che
l’autorità competente deve procedere d’ufficio all’accertamento esatto e
completo dei fatti giuridicamente rilevanti (art. 6 LAsi in relazione con l’art.
12 PA, Art. 106 cpv. 1 lett. b LAsi); che in concreto, l’autorità deve occuparsi
del corretto e completo accertamento della fattispecie, procurarsi la
documentazione necessaria alla trattazione del caso, accertare le
circostanze giuridiche ed amministrare in tal senso le opportune prove a
riguardo (cfr. DTAF 2012/21 consid. 5); che v’è un accertamento inesatto
quando la decisione si fonda su fatti incorretti e non conformi agli atti, e un
accertamento incompleto quando non è tenuto conto di tutte le circostanze
giuridicamente rilevanti (cfr. DTAF 2015/10 consid. 3.2
con rinvii; KÖLZ/HÄNER/BERTSCHI, Verwaltungsverfahren und
Verwaltungsrechtspflege des Bundes, 3a ed. 2013, n. 1043, pag. 369
segg.),
che la Svizzera, su domanda, accorda asilo ai rifugiati secondo le
disposizioni della LAsi (art. 2 LAsi); che l’asilo comprende la protezione e
lo statuto accordati a persone in Svizzera in ragione della loro qualità di
rifugiato; che esso include il diritto di risiedere in Svizzera,
che giusta l’art. 3 cpv. 1 LAsi, sono rifugiati le persone che, nel Paese di
origine o di ultima residenza, sono esposte a seri pregiudizi a causa della
loro razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo
sociale o per le loro opinioni politiche, ovvero hanno fondato timore di
essere esposte a tali pregiudizi; che sono pregiudizi seri segnatamente
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l’esposizione a pericolo della vita, dell’integrità fisica o della libertà, nonché
le misure che comportano una pressione psichica insopportabile (art. 3
cpv. 2 LAsi),
che a tenore dell’art. 7 cpv. 1 LAsi, chiunque domanda asilo deve provare
o per lo meno rendere verosimile la sua qualità di rifugiato; che la qualità
di rifugiato è resa verosimile se l’autorità la ritiene data con una probabilità
preponderante (art. 7 cpv. 2 LAsi);
che è pertanto necessario che i fatti allegati dal richiedente siano
sufficientemente sostanziati, plausibili e coerenti fra loro (art. 7 cpv. 3 LAsi);
che in questo senso dichiarazioni vaghe, quindi suscettibili di molteplici
interpretazioni, contraddittorie in punti essenziali, sprovviste di una logica
interna, incongrue ai fatti o all’esperienza generale di vita, non possono
essere considerate verosimili ai sensi dell’art. 7 LAsi; che è altresì
necessario che il richiedente stesso appaia come una persona attendibile,
ossia degna di essere creduta; che questa qualità non è data, in
particolare, quando egli fonda le sue allegazioni su mezzi di prova falsi o
falsificati (art. 7 cpv. 3 LAsi), omette fatti importanti o li espone
consapevolmente in maniera falsata, in corso di procedura ritratta
dichiarazioni rilasciate in precedenza o, senza motivo, ne introduce
tardivamente di nuove, dimostra scarso interesse nella procedura oppure
nega la necessaria collaborazione; che infine, non è indispensabile che le
allegazioni del richiedente l’asilo siano sostenute da prove rigorose; che al
contrario, è sufficiente che l’autorità giudicante, pur nutrendo degli
eventuali dubbi circa alcune affermazioni, sia persuasa che,
complessivamente, tale versione dei fatti sia in preponderanza veritiera;
che il giudizio sulla verosimiglianza non deve, infatti, ridursi a una mera
verifica della plausibilità del contenuto di ogni singola allegazione, bensì
dev’essere il frutto di una ponderazione tra gli elementi essenziali a favore
e contrari ad essa; che decisivo sarà dunque determinare, da un punto di
vista oggettivo, quali fra questi risultino preponderanti nella fattispecie (cfr.
DTAF 2013/11 consid. 5.1 e giurisprudenza ivi citata),
che nel caso in esame, è indubbio che nelle asserzioni delle insorgenti
relativamente ad alcuni degli episodi addotti siano riscontrabili degli
indicatori di inverosimiglianza; che saltano in particolare agli occhi le
apparenti contraddizioni tra quanto esposto da B._ e A._ a
proposito di quale dei genitori di quest’ultima la abbia presa in consegna
dopo il fermo (cfr. verbale 2 [...], D95 e verbale 2 [...], D96) così come una
generalizzata scarsa caratterizzazione degli eventi in entrambi gli esposti
delle richiedenti l’asilo,
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che altre argomentazioni dell’autorità inferiore – quali l’incompatibilità con
l’esperienza di vita del fatto di recarsi al parco e di essersi date un bacio di
commiato in pubblico – risultano invece meno convincenti ed in parte
spiegabili sulla base delle letture proposte in sede ricorsuale, conto anche
tenuto della giovane età delle interessate,
che è inoltre in ogni caso problematico affermare che per evitare pregiudizi
un richiedente l’asilo debba conformarsi all’ordine sociale in vigore (cfr. al
riguardo HATHAWAY/FOSTER, the Law of Refugee Status, 2014, pag. 393;
OSAR [ed.], Manuel de la procédure d’asile e de renvoi, 2a ed., 2016, pag.
199 e riferimenti citati),
che le modalità organizzative del matrimonio così come descritte da
B._ paiono potersi iscrivere in un contesto di plausibilità (cfr. The
Reporter, The role of the elderly in contemporary marriage, 11.02.2017,
consultato il 07.04.2020 all’indirizzo < https://www.thereporterethiopi
a.com/content/role-elderly-contemporary-marriage),
che vi è infine da chiedersi se non vi fosse la necessità di operare una
valutazione dell’orientamento sessuale delle insorgenti in quanto tale
indipendentemente dagli eventi addotti,
che secondo le fonti disponibili nel contesto etiope l’omosessualità è invero
tutt’oggi pratica vietata e passibile di pene detentive di lunga durata; che vi
sarebbero pure attivisti che vedrebbero di buon grado la reintroduzione
della pena di morte; che non esistono leggi vietanti la discriminazione delle
persone omossessuali; che la stigmatizzazione sociale ed il rigetto in
ambito famigliare risulta elevato (cfr. Austrian Centre for Country of Origin
& Asylum Research and Documentation, Ethiopia: COI Compilation,
11.2019, pag. 79, consultato il 07.04.2020 all’indirizzo
< https://www.ecoi.net/en/file/local/2021013/ACCORD_Ethiopia_COI_Co
mpilation_November_2019.pdf >; UK Home Office, Country Background
Note Ethiopia, 11.2019, pag. 36 e seg., consultato il 07.04.2020 all’indirizzo
< https://www.gov.uk/government/publications/ethiopia-country-policy-and
-information-notes>; Australian DFAF, Country information Report Ethiopia,
09.2017, pag. 21; consultato il 07.04.2020 all’indirizzo
< https://www.dfat.gov.au/about-us/publications/Pages/country-informatio
n-reports),
che visto quanto precede, il Tribunale ritiene che le allegazioni delle
insorgenti siano in specie meritevoli di ulteriori chiarimenti,
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che pertanto, appare giudizioso retrocedere gli atti di causa alla SEM per il
completamento delle istruttorie e l’emanazione di delle nuove decisioni che
tengano in debita considerazione quanto precede,
che la SEM è innanzitutto chiamata ad investigare in maniera più
dettagliata le allegazioni delle interessate onde determinarne la
verosimiglianza a fronte di un accertamento completo e corretto dei fatti
giuridicamente rilevanti; che in tale contesto l’autorità inferiore terrà in
debita considerazione la giovane età delle richiedenti al momento dei fatti
e la possibilità che la delicatezza della tematica influisca sulla loro
esposizione dei fatti; che dipoi, chiarirà nel limite del possibile l’effettivo
orientamento sessuale delle interessate sulla base di una valutazione
completa del loro vissuto e facendo se del caso capo ad ulteriori misure
istruttorie; che nel caso in cui non dovesse escludere la verosimiglianza
dell’omosessualità in quanto tale, apprezzerà approfonditamente ed in
concreto la situazione nel paese d’origine sotto l’aspetto della situazione
delle persone ad orientamento omosessuale,
che pertanto, i ricorsi sono accolti, le decisioni della SEM del 12 marzo
2020 sono annullate e gli atti di causa le sono ritrasmessi (art. 61 cpv. 1
PA) ai sensi di quanto precede,
che visto l’esito della procedura non si prelevano spese processuali (art. 63
cpv. 1 seg. PA) e le domande di assistenza giudiziaria da considerarsi prive
d’oggetto,
che a norma dell’art. 111ater LAsi non sono attribuite indennità ripetibili
quanto il ricorrente è assistito dal rappresentante legale designato dalla
SEM a norma dell’art. 102h LAsi,
che la pronuncia è definitiva,
(dispositivo alla pagina seguente)
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il Tribunale amministrativo federale pronuncia:
1.
I ricorsi sono accolti. Le decisioni della SEM del 12 marzo 2020 sono
annullate gli atti di causa sono ritrasmessi all’autorità inferiore per il
completamento delle istruttorie e la pronuncia di delle nuove decisione ai
sensi dei considerandi.
2.
Non si prelevano spese processuali.
3.
Non sono accordate spese ripetibili.
4.
Questa sentenza è comunicata alle ricorrenti, alla SEM e all’autorità
cantonale.