Decision ID: a0e8c2c0-332f-5278-87d4-6b285174ef9d
Year: 2018
Language: it
Court: TI_TCA
Chamber: TI_TCA_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: public_law

ritenuto,
in fatto
A. a. Il 30 novembre 2009 la cittadina italiana _ (1959) e la figlia RI 1 (1994) hanno chiesto il rilascio di un permesso di dimora UE/AELS per soggiornare in Svizzera senza attività lucrativa, precisando che _ (1962), marito della prima e padre della seconda, sarebbe rimasto a
vivere in Italia. Esse hanno indicato che avrebbero risieduto nell'abitazione situata in via _ a _, già appartenente alla famiglia _ dal 1975 e la cui proprietaria
era RI 1 dal 1997. _ avrebbe continuato la propria attività quale dottore commercialista e revisore dei conti - professione che la impegnava per un numero limitato di giornate - in Italia, ove la figlia continuava a studiare.
Raccolta l'autorizzazione d'espatrio rilasciata da _, il 16 marzo 2010 RI 1 ha quindi ottenuto un permesso di dimora UE/AELS valido sino al 19 novembre 2014 nell'ambito del ricongiungimento familiare con la madre, la quale aveva ottenuto a sua volta un permesso di dimora UE/AELS.
b. Entrato in Svizzera il 20 settembre 2012, cinque giorni più tardi anche _ ha richiesto un permesso di dimora
UE/AELS senza attività lucrativa, che ha ottenuto il 17 gennaio 2013 con scadenza 19 settembre 2017, dopo avere precisato che avrebbe continuato a svolgere il proprio lavoro di avvocato indipendente in Italia.
B. a. Il 29 settembre 2014, RI 1 ha chiesto il rilascio di un permesso di domicilio UE/AELS.
L'11 dicembre 2014, la Polizia cantonale ha allestito un rapporto informativo concernente l'interessata, la quale era stata sentita alla presenza del suo legale. RI 1 ha riferito - tra l'altro - di essere proprietaria a _ dell'abitazione in cui abitava, di non possedere alcun veicolo a motore utilizzando per gli spostamenti i mezzi pubblici o facendo capo ai genitori, di essere titolare di un conto corrente presso la _ (prov. di _), di aver conseguito nel 2013 la maturità liceale a _ e di frequentare a quel momento l'Università di _ senza obbligo di frequenza. Essa ha soggiunto di vivere regolarmente a _, assentandosi da casa soltanto per sostenere gli esami e trascorrere due settimane di vacanza all'anno.
Dai 59 controlli effettuati in varie fasce orarie tra il 13 novembre 2014 e il 23 maggio 2015, la Polizia cantonale ha potuto notare la presenza di qualcuno nell'abitazione di _ in periodi molto limitati, che coincidevano con le feste natalizie e pasquali e con il 26/27 febbraio 2015, come risulta dal rapporto di esecuzione allestito il 23 maggio 2015.
b. Fondandosi su tali riscontri, il 13 luglio 2015 la Sezione della
popolazione del Dipartimento delle istituzioni ha comunicato a
RI 1
di voler rivalutare la continuazione del suo soggiorno nel nostro Paese e, dopo averle dato la possibilità di
esprimersi in merito, il
19 agosto 2015 le ha negato il rilascio del
permesso di domicilio, revocandole (recte: non rinnovandole) nel contempo quello di dimora UE/AELS.
L'autorità ha ritenuto che il centro della sua vita e dei suoi interessi (come pure quello dei suoi genitori) fosse all'estero, dove si era iscritta all'Università di _ dopo avere frequentato le scuole in tale provincia. Le ha quindi fissato un termine fino al 19
ottobre successivo per lasciare il territorio svizzero. Il p
rovvedimento è stato reso sulla base dell'Accordo tra la Confederazione Svizzera e la
Comunità
europea nonché i suoi Stati membri sulla libera circolazione delle
persone del 21 giugno 1999 (ALC; RS 0.142. 112.681), come pure degli art. 23 dell'ordinanza sull'introduzione della libera circolazione delle persone del 22 maggio 2002 (OLCP; RS 142.203), 34
e 96 della legge federale sugli stranieri del 16
dicembre 2005 (LStr; RS 142.20), 60 dell'ordinanza sull'ammissione, il soggiorno e l'attività lucrativa del 24 ottobre 2007
(OASA; RS 142.201)
.
C. Con giudizio 12 luglio 2016 il Consiglio di Stato ha confermato la
suddetta risoluzione, respingendo l'impugnativa contro di essa interposta da RI 1.
Dopo avere respinto una censura di carenza di motivazione della decisione impugnata ed esperito un'istruttoria, il Governo ha sostanzialmente ribadito
i motivi addotti dal Dipartimento.
D. Contro la predetta pronunzia governativa, la soccombente si
aggrava ora davanti al Tribunale cantonale amministrativo chiedendone
l'annullamento e postulando, in via principale, il rilascio di un permesso di domicilio UE/AELS. In via del tutto subordinata, chiede
che le venga quanto meno rinnovato il permesso di dimora
UE/AELS.
La ricorrente, la
quale ribadisce anche in questa sede la
censura di carenza di motivazione della decisione dipartimentale, evidenzia che l'autorità era a conoscenza sin dall'inizio che frequentava
le scuole in Italia e che per tale motivo non aveva l'obbligo di rimanere ogni giorno in Svizzera. Asserisce inoltre che la sua presenza nel nostro Paese, come pure quella della sua famiglia, è confermata dalla loro sostanza mobiliare e immobiliare, dalle fatture per i consumi dell'immobile (bollette per l'elettricità, il gasolio e l'acqua potabile), dagli acquisti sul nostro territorio di prodotti di abbigliamento e farmaceutici nonché di generi alimentari, come pure dai pagamenti effettuati alla Posta, dall'estratto conto bancario prodotto in questa sede e dalla registrazione, a favore della madre, del marchio _ presso l'Istituto Federale della
Proprietà Intellettuale a Berna per poter collaborare con la
SUPSI.
Il fatto inoltre che durante alcuni sopralluoghi non sia stata trovata l'automobile di famiglia non sarebbe un elemento che dimostri la loro assenza da _, gli stessi potendo raggiungere l'abitazione anche in altro modo.
E. All'accoglimento de
ll'impugnativa
si oppongono sia il Dipartimento
che il Consiglio di Stato, senza formulare particolari osservazioni al riguardo.
Considerato,

in diritto
1.
La competenza del Tribunale cantonale amministrativo a
statuire nel merito della presente vertenza è data dall'art. 9 cpv. 2 della legge di applicazione alla legislazione federale in materia di persone straniere dell'8 giugno 1998 (LALPS; RL 1.2.2.1). Il gravame in oggetto, tempestivo giusta l'art. 68 cpv. 1 della legge sulla procedura amministrativa del 24 settembre 2013 (LPAmm;
RL 3.3.1.1
) e presentato da una persona senz'altro legittimata a
ricorrere (art. 65 cpv. 1 LPAmm), è pertanto ricevibile in ordine e può
essere deciso sulla base degli atti, senza istruttoria (art. 25 cpv. 1 LPAmm).
2. La ricorrente lamenta innanzitutto un
a violazione del suo diritto di essere sentita.
Tale rimprovero va esaminato
preliminarmente, poiché quanto da essa invocato costituisce una garanzia di natura formale, la cui
disattenzione comporta di principio l'annullamento della decisione impugnata, indipendentemente dalle possibilità di successo del ricorso nel merito (DTF 124 V 123 consid. 4 a, 122 I 464
consid. 4a, 120 Ib 379 consid. 3b).
2.1. La natura ed i limiti del diritto di essere sentito sono determinati, innanzitutto, dalla normativa procedurale cantonale. Se tuttavia questa risulta insufficiente, valgono le garanzie minime dedotte dall'art. 29 della Costituzione federale della Confederazione svizzera del 18 aprile 1999 (Cost.; RS 101). Tale norma, applicabile anche ai procedimenti in materia di diritto degli stranieri, assicura alla parte interessata il diritto di esprimersi su tutti i punti essenziali di un procedimento prima che sia emanata una decisione e le garantisce anche il diritto di partecipare all'assunzione delle prove, di conoscere i risultati delle stesse e di determinarsi
al riguardo (DTF 135 II 286 consid. 5.1, 133 I 270 consid.
3.1,
120 Ib 379, 118 Ia 17;
Ulrich Häfelin/Georg Müller
, Grundriss
des Allgemeinen Verwaltungsrechts, 6a ed., Zurigo 2010, pag.
374 n. 1615, pag. 384 n. 1672 segg., segnatamente n. 1680;
Ben
jamin Schindler
in: Martina Caroni/Thomas Gächter/Daniela
Thurnherr, Bundesgesetz über Ausländerinnen und Ausländer AuG, Berna 2010, n. 17 ad art. 96 e nota a piè di pagina n. 64).
Il diritto di essere sentito garantito dall'art. 29 Cost. comprende anche il dovere per le autorità amministrative e giudiziarie di
motivare le proprie decisioni (art. 46 cpv. 1 LPAmm; DTF 117 Ib 64
consid. 4). Per prassi, una motivazione può essere ritenuta
sufficiente quando l'autorità menziona brevemente le ragioni che l'hanno spinta a decidere in un senso piuttosto che in un altro,
ponendo in questo modo le parti nella situazione di rendersi conto della portata del giudizio e delle eventuali possibilità di impugnazione dello stesso (DTF 134 I 83 consid. 4.1; 129 I 232 consid. 3.2; 126 I 97 consid. 2b; 121 I 54 consid. 2c; 117 Ib 64 consid. 4), oppure quando risulta implicitamente dai diversi considerandi componenti la decisione (STF 2C_505/2009 del 29 marzo 2010 consid. 3.1) o da rinvii ad altri atti (cfr. STF 2A.199/2003 del 10 ottobre 2003 consid. 2.2.2 e 1P.708/1999 del 2 febbraio 2000 consid. 2).
2.2. In concreto, la Sezione della popolazione ha emanato il provvedimento concernente RI 1 con la seguente motivazione:
"Gentile signora RI 1,
in relazione alla citata istanza intesa ad ottenere il rilascio del permesso di domicilio, le comunichiamo che l'Accordo sulla libera circolazione delle persone (ALC) non contiene alcuna disposizione in merito al citato permesso il quale continua ad essere regolato dalla legge federale sugli stranieri (LStr), nonché dai pertinenti trattati con l'estero. Attualmente il suo permesso di dimora "B" UE/AELS è scaduto il 19 novembre 2014 ed ha in corso la richiesta di rilascio del permesso di domicilio. Dalla documentazione in nostro possesso, in particolare dal rapporto informativo dell'11 dicembre 2014 e dal rapporto d'esecuzione del 23 maggio 2015, redatti dalla Polizia Cantonale di _, risulta che il suo centro di vita e interessi e quello dei suoi famigliari è situato all'estero. Inoltre rileviamo che ha frequentato le scuole all'estero e tuttora è iscritta all'Università di _.