Decision ID: 79757f0c-f992-5d69-bcf2-cc45f65d3ee2
Year: 2021
Language: it
Court: CH_BVGE
Chamber: CH_BVGE_001
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: 

Fatti:
A.
La società A._ è una società anonima, avente la sua sede a
X._ ed iscritta a Registro di commercio dal (...). Essa ha quale
scopo statutario:
« [...] ».
La casa madre è denominata C._ ed è ubicata negli Stati Uniti (di
seguito: casa madre).
B.
B.a Il 24 gennaio 2013, la casa madre ha effettuato un versamento
suppletivo di 5'500'000 franchi a favore della A._, che quest’ultima
ha contabilizzato quale « Income from restructuring » nei suoi bilanci.
B.b Il 22 febbraio 2013, la A._ (di seguito: la società contribuente)
– per il tramite della sua rappresentante – ha trasmesso all’Amministrazio-
ne federale delle contribuzioni (AFC) il modulo 4 concernente il versamento
suppletivo di 5'500'000 franchi. Con lettera accompagnatoria, la società ha
indicato di aver dedotto dal versamento suppletivo di 5'500'000 franchi la
parte coperta dalla franchigia esente di 1'920'000 franchi, chiedendo la
concessione del condono della tassa di bollo di emissione per la parte
restante di 3'580'000 franchi. In detto scritto, essa ha precisato quanto
segue:
« [...] Il versamento di fr. 5'500'550 si è reso necessario in seguito alle risultanze provvisorie del Swiss Solvency Test (SST) che non è altro che uno strumento per verificare la solvibilità delle imprese di assicurazione sottoposte alla vigilanza FINMA. Più precisamente, si tratta di uno strumento basato su principi e su rischio che si fonda sul bilancio totale di un’impresa e su valutazioni coerenti col mercato [...] ».
B.c Nell’ambito di vari scambi di corrispondenza, l’AFC ha comunicato
oralmente alla società contribuente che poiché essa non deteneva un capi-
tale azionario adeguato in funzione degli investimenti, come invece richie-
sto dalla Circolare n. 6 dell’AFC del 6 giugno 1997 dell’imposta federale
diretta « Capitale proprio occulto delle società di capitali e delle società
cooperative (art. 65 e 75 LIFD) » [di seguito: Circolare n. 6 dell’AFC], ciò
costituiva un motivo per respingere la sua domanda di condono. Quanto a
lei, la società contribuente ha indicato di sottostare alla vigilanza in materia
assicurativa dell’Autorità federale di vigilanza sui mercati finanziari
(FINMA), secondo cui essa sarebbe correttamente capitalizzata.
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B.d Con messaggio di posta elettronica del 1° marzo 2013, l’AFC ha quindi
chiesto alla società contribuente di presentare un’attestazione della FINMA
secondo cui i suoi fondi propri sarebbero sufficienti.
B.e In data 8 marzo 2013, la società contribuente ha versato la tassa di
bollo di emissione.
B.f Con messaggio di posta elettronica dell’8 aprile 2013, la società
contribuente ha comunicato all’AFC che la FINMA le aveva risposto di non
poterle rilasciare una dichiarazione di corretta capitalizzazione, vista
l’inapplicabilità dell’ordinanza pertinente.
B.g Con scritto 16 dicembre 2013, l’AFC ha indicato alla società
contribuente che in relazione al versamento suppletivo di 5'500'000 franchi
effettuato nel corso dell’esercizio 2013 quale operazione di risanamento
nei suoi conti e da lei dichiarato con modulo 4 del 22 febbraio 2013, valeva
quanto segue. Da un lato, solo per la parte di versamento suppletivo di
1'920'000 franchi la società può beneficiare della franchigia esente dalla
tassa di bollo di emissione, in quanto quest’ultima ha così raggiunto il limite
di 10 milioni di franchi computabile quale franchigia a sua disposizione.
D’altro lato, per la restante parte del versamento suppletivo di
3'580'000 franchi (= fr. 5'500’000 – fr. 1'920'000 [franchigia]), non potrebbe
esserle concesso il condono della tassa di bollo di emissione poiché la
società contribuente sarebbe sottocapitalizzata. Questo poiché, secondo
quanto previsto dalla Circolare n. 6 dell’AFC, il suo capitale proprio al
momento del risanamento avrebbe dovuto essere di circa 32'000'000 fran-
chi, mentre sarebbe ammontato a soli 15'000'000 franchi, risultando dun-
que insufficiente. Per tale motivo, ha assoggettato la società al pagamento
di una tassa di bollo di emissione pari a 35'800 franchi.
B.h Con scritto 24 dicembre 2013, la società contribuente – per il tramite
della sua rappresentante – ha postulato l’emanazione da parte dell’AFC di
una decisione formale.
C.
C.a Con decisione 8 giugno 2016, l’AFC ha dunque respinto formalmente
la richiesta di condono della tassa di bollo di emissione avanzata dalla so-
cietà contribuente sulla parte di versamento suppletivo di 3'580'000 franchi
non coperta da franchigia, per gli stessi motivi sanciti con scritto
16 dicembre 2013.
C.b Avverso la predetta decisione, la società contribuente ha interposto
reclamo 8 luglio 2016, a motivo che a suo avviso vi sarebbero i presupposti
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per la concessione del condono. Essa ha indicato di trovarsi in uno stato di
« run off », assimilabile ad una procedura di liquidazione, sicché il paga-
mento della tassa di bollo d’emissione di 35'800 franchi avrebbe effetti
estremamente gravosi sulla liquidità societaria. Essa ha poi sollevato la
disparità di trattamento rispetto al condono della tassa di bollo di emissione
concessole in passato a seguito dei versamenti effettuati in suo favore per
complessivi 41 milioni di franchi, dal 1998 al 2003. Essa ha altresì conte-
stato l’applicazione rigida e aritmetica della Circolare n. 6 dell’AFC, sottoli-
neando che se si computassero le riserve tecniche sugli attivi aziendali, la
sua capitalizzazione sarebbe sufficiente. Infine, essa ha indicato che
l’Ufficio di tassazione del Cantone Ticino non avrebbe mai attestato la
presenza di un capitale occulto.
D.
D.a Con decisione su reclamo del 17 gennaio 2020, l’AFC ha respinto il
suddetto reclamo, prendendo puntualmente posizione sulle censure
sollevate dalla società contribuente.
D.b Avverso la predetta decisione su reclamo, la società contribuente (di
seguito: società ricorrente o ricorrente) – per il tramite della sua rappresen-
tante – ha interposto ricorso 18 febbraio 2020 dinanzi al Tribunale ammini-
strativo federale. Postulando l’annullamento della decisione impugnata,
essa chiede che le venga concesso integralmente il condono della tassa di
bollo di emissione con conseguente rimborso dell’importo da essa già
versato a tale titolo, nonché che le spese vengano integralmente poste a
carico dell’AFC. In sostanza, essa solleva le medesime censure avanzate
dinanzi all’AFC mediante reclamo, precisandole ulteriormente.
D.c Con risposta 8 aprile 2020, l’AFC (di seguito: autorità inferiore) ha
postulato il rigetto del predetto ricorso, prendendo posizione sulle censure
della ricorrente e riconfermandosi nella propria decisione su reclamo.
D.d Con osservazioni 29 maggio 2020, la società ricorrente – per il tramite
della sua rappresentante – si è riconfermata nel suo ricorso, prendendo
posizione sulla predetta risposta dell’autorità inferiore.
E.
Ulteriori fatti e argomentazioni verranno ripresi, per quanto necessario, nei
considerandi in diritto del presente giudizio.
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Diritto:
1.
1.1 Il Tribunale amministrativo federale giudica i ricorsi contro le decisioni
ai sensi dell’art. 5 PA, emanate dalle autorità menzionate all’art. 33 LTAF,
riservate le eccezioni di cui all’art. 32 LTAF (cfr. art. 31 LTAF). In partico-
lare, le decisioni emanate dall’AFC su reclamo in materia di riscossione
delle tasse di bollo – come nel caso concreto – sono impugnabili dinanzi al
Tribunale amministrativo federale (cfr. art. 39 della legge federale del
27 giugno 1973 sulle tasse di bollo [LTB, RS 641.10], in combinato dispo-
sto con l’art. 32 LTAF). La procedura dinanzi al Tribunale amministrativo
federale è retta dalla PA, in quanto la LTAF non disponga altrimenti
(cfr. art. 37 LTAF).
1.2 Pacifica è la legittimazione a ricorrere della ricorrente, essendo la
stessa destinataria della decisione qui impugnata (art. 48 PA). Il ricorso è
poi stato interposto tempestivamente (art. 20 segg., art. 50 PA), nel rispetto
delle esigenze di forma e di contenuto previste dalla legge (art. 52 PA). Il
ricorso è ricevibile in ordine e deve essere quindi esaminato nel merito.
2.
2.1 Con ricorso al Tribunale amministrativo federale possono essere
invocati la violazione del diritto federale, compreso l’eccesso o l’abuso del
potere di apprezzamento (cfr. art. 49 lett. a PA), l’accertamento inesatto o
incompleto di fatti giuridicamente rilevanti (cfr. art. 49 lett. b PA) nonché
l’inadeguatezza (cfr. art. 49 lett. c PA; cfr. MOSER/BEUSCH/KNEUBÜHLER,
Prozessieren vor dem Bundesverwaltungsgericht, 2a ed. 2013, n. 2.149).
2.2 Il Tribunale amministrativo federale non è vincolato né dai motivi addotti
(cfr. art. 62 cpv. 4 PA), né dalle considerazioni giuridiche della decisione
impugnata, né dalle argomentazioni delle parti (cfr. DTF 142 V 551 con-
sid. 5; 141 V 234 consid. 1; DTAF 2007/41 consid. 2; MOOR/POLTIER, Droit
administratif, vol. II, 3a ed. 2011, no. 2.2.6.5, pag. 300). I principi della
massima inquisitoria e dell’applicazione d’ufficio del diritto sono tuttavia
limitati: l’autorità competente procede difatti spontaneamente a constata-
zioni complementari o esamina altri punti di diritto solo se dalle censure
sollevate o dagli atti risultino indizi in tal senso (cfr. DTF 141 V 234 con-
sid. 1 con rinvii; 122 V 157 consid. 1a; 121 V 204 consid. 6c; DTAF 2007/27
consid. 3.3). Secondo il principio di articolazione delle censure (« Rüge-
prinzip ») l’autorità di ricorso non è tenuta a esaminare le censure che non
appaiono evidenti o non possono dedursi facilmente dalla constatazione e
presentazione dei fatti, non essendo a sufficienza sostanziate (cfr. DTF 141
V 234 consid. 1; MOSER/BEUSCH/KNEUBÜHLER, op. cit., n. 1.55). Il principio
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inquisitorio non è quindi assoluto, atteso che la sua portata è limitata dal
dovere delle parti di collaborare all’istruzione della causa (cfr. DTF 143 II
425 consid. 5.1; 140 I 285 consid. 6.3.1; 128 II 139 consid. 2b). Il dovere
processuale di collaborazione concernente in particolare il ricorrente che
interpone un ricorso al Tribunale nel proprio interesse, comprende, in
particolare, l’obbligo di portare le prove necessarie, d’informare il giudice
sulla fattispecie e di motivare la propria richiesta, ritenuto che in caso
contrario arrischierebbe di dover sopportare le conseguenze della carenza
di prove (cfr. art. 52 PA; cfr. DTF 140 I 285 consid. 6.3.1; 119 III 70 con-
sid. 1; MOOR/POLTIER, op. cit., no. 2.2.6.3, pag. 293 e segg.).
2.3 Le istruzioni dell’Amministrazione federale (come le informazioni gene-
rali, le direttive, le circolari, i regolamenti doganali, ecc.) non sono vincolanti
per le autorità giudiziarie (cfr. MOSER/BEUSCH/KNEUBÜHLER, op. cit.,
n. 2.173 seg.). I Tribunali devono tuttavia tenerne conto nell’ambito dei loro
giudizi, allorquando le predette istruzioni consentono l’interpretazione
corretta e adeguata delle disposizioni di legge applicabili nel caso specifico
(cfr. DTF 141 III 401 consid. 4.2.2; 123 II 16 consid. 7; [tra le tante]
sentenze del TAF A-5372/2018 del 16 dicembre 2019 consid. 2.3 con rinvii;
A-4625/2018 del 25 luglio 2019 consid. 3.2; A-714/2018 del 23 gennaio
2019 consid. 2.2; A-2675/2016 del 25 ottobre 2016 consid. 1.4).
3.
Nel caso in disamina, si pone la questione a sapere se è a giusta ragione
che l’autorità inferiore non ha riconosciuto alla società ricorrente il condono
della tassa di bollo di emissione ai sensi dell’art. 12 LTB per un versamento
suppletivo di 5'500'000 franchi effettuato dalla casa madre a suo favore il
24 gennaio 2013 (cfr. consid. 4 del presente giudizio).
A tal fine, qui di seguito verranno dapprima richiamati i principi applicabili
alla presente fattispecie (cfr. considd. 3.1-3.5 del presente giudizio).
3.1 La Confederazione può riscuotere una tassa di bollo sui titoli, sulle
quietanze di premi d’assicurazione e su altri documenti delle operazioni
commerciali; ne sono eccettuati i documenti delle operazioni fondiarie e
ipotecarie (cfr. art. 132 cpv. 1 Cost. e art. 1 cpv. 1 LTB). Stante l’art. 5 cpv. 2
lett. a LTB soggiacciono alla tassa di bollo d’emissione – poiché equiparati
alla costituzione di diritti di partecipazione giusta l’art. 5 cpv. 1 LTB – i
versamenti suppletivi che i soci fanno alla società, senza una corrispon-
dente controprestazione e senza aumento del capitale sociale iscritto nel
registro di commercio o dell’ammontare versato sulle quote sociali della
società cooperativa (cfr. sentenza del TF 2C_621/2018 del 10 agosto 2018
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consid. 2.1; sentenze del TAF A-3735/2017 del 12 giugno 2018 consid. 2.1;
A-1449/2015 del 2 novembre 2015 consid. 4.1).
La tassa d’emissione è dell’1% e va calcolata, quanto ai versamenti
suppletivi, sul loro ammontare (cfr. art. 8 cpv. 1 lett. b LTB). Il credito fiscale
in rapporto a dei versamenti suppletivi nasce all’atto del versamento
(cfr. art. 7 cpv. 1 lett. e LTB) ed è esigibile 30 giorni dopo ch’esso è sorto
(cfr. art. 11 lett. c LTB).
3.2 Tutti i versamenti suppletivi soggiacciono alla tassa d’emissione, fatti
salvi i versamenti suppletivi effettuati nel quadro della liquidazione formale
(cfr. consid. 3.3 del presente giudizio) e della franchigia in virtù dell’art. 6
cpv. 1 lett. k LTB (cfr. consid. 3.4 del presente giudizio). Un eventuale
condono della tassa d’emissione resta possibile alle condizioni dell’art. 12
LTB (cfr. consid. 3.5 del presente giudizio).
3.3 Se i soci effettuano dei versamenti suppletivi (ad es. rinunce di credito,
apporti di capitale) nel quadro della liquidazione formale della società di
capitali o di una società cooperativa beneficiaria, l’AFC rinuncia al prelievo
della tassa d’emissione (cfr. sentenze del TAF A-1449/2015 del 2 novem-
bre 2015 consid. 4.2.1; A-4188/2019 del 1° settembre 2011 consid. 3.3;
Circolare n. 32 dell’AFC del 23 dicembre 2010 denominata «Risanamento
di società di capitali e di società cooperative», punto n. 3.3.4 [di seguito:
Circolare n. 32 dell’AFC]).
3.4 Giusta l’art. 6 cpv. 1 lett. k LTB (in vigore dal 1° gennaio 2009), i paga-
menti suppletivi dei soci in caso di risanamento tacito sono esenti dalla
tassa d’emissione, allorquando (a) le perdite esistenti sono eliminate e (b)
le prestazioni dei soci non superano complessivamente 10 milioni di franchi
(cfr. sentenza del TF 2C_621/2018 del 10 agosto 2018 consid. 2.2; senten-
ze del TAF A-3735/2017 del 12 giugno 2018 consid. 2.2; A-1449/2015 del
2 novembre 2015 consid. 4.2.2; A-577/2013 del 20 novembre 2013 con-
sid. 2.3; A-4188/20109 del 1° settembre 2011 consid. 3.4).
3.5
3.5.1 Giusta l’art. 12 LTB, la riscossione della tassa di bollo d’emissione
deve essere prorogata o la tassa deve essere condonata se, in occasione
del risanamento aperto o tacito di una società anonima, di una società in
accomandita per azioni, di una società a responsabilità limitata o di una
società cooperativa, la riscossione della tassa d’emissione dovesse avere
conseguenze particolarmente gravose (cfr. sentenze del TAF A-3735/2017
del 12 giugno 2013 consid. 2.3.2; A-577/2013 del 20 novembre 2013 con-
sid. 2.4; A-4188/2019 del 1° settembre 2011 consid. 3.5). Tale norma
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enumera esaustivamente a quali condizioni la riscossione può essere
prorogata o la tassa condonata (cfr. sentenza del TAF A-1449/2015 del
2 novembre 2015 consid. 4.2.3; Messaggio del 25 ottobre 1972 concer-
nente una nuova legge federale sulle tasse di bollo, FF 1972 II 1068, 1087
seg. [di seguito: Messaggio LTB]; Messaggio del 22 giugno 2005 concer-
nente la legge federale sul miglioramento delle condizioni quadro fiscali per
le attività e gli investimenti imprenditoriali, [Legge sulla riforma II dell’impo-
sizione delle imprese] FF 2005 4241, 4345 [di seguito: Messaggio
riforma II]; Ivo P. BAUMGARTNER, in: Zweifel/Beusch/Bauer-Balmelli [ed.],
Kommentar zum Schweizerischen Steuerrecht, Bundesgesetz über die
Stempelabgaben [StG], 2a ed. 2016 [di seguito: Kommentar StG], n. 15
e 31 ad art. 12 LTB).
3.5.2 Vi è risanamento ai sensi dell’art. 12 LTB, allorquando le perdite
accumulate ed iscritte nel bilancio di una società o di una cooperativa sono
totalmente o parzialmente eliminate, grazie alle misure ordinate. In altri
termini, il risanamento deve permettere di garantire l’esistenza di una
società in difficoltà e, di conseguenza, il mantenimento della propria attività
tramite l’adozione di misure atte ad eliminare le perdite riportate (cfr. sen-
tenze TAF A-3735/2017 del 12 giugno 2018 consid. 2.4.1.1 con rinvii; A-
577/2013 del 20 novembre 2013 consid. 2.4.1 con rinvii; STOCKAR/FAGET-
TI/FONTANA, Le tasse di bollo e l’imposta preventiva, 2a ed. 1995, n. 3.19;
MAURUS WINZAP, in: Oberson/Hinny [ed.], Commentaire droits de timbre,
2006, n. 9 e 22 ad art. 12 LTB; BEUSCH, Der Untergang der Steuerfor-
derung, 2012, pag. 225 seg.). Per tale motivo, l’art. 17 cpv. 1 dell’ordinanza
del 3 dicembre 1973 concernente le tasse di bollo (OTB, RS 641.101)
sancisce che nella richiesta di condono si devono indicare le cause delle
perdite e i provvedimenti presi e previsti per porvi rimedio, alla quale vanno
allegati i documenti relativi al risanamento, come le circolari, i rapporti di
gestione, i processi verbali dell’assemblea generale, nonché le relazioni
sulla gestione o i conti annuali degli ultimi anni e una distinta delle
registrazioni contabili concernenti il risanamento. Tale norma precisa altresì
che le perdite subite dagli azionisti o dai soci, nonché i loro crediti convertiti
in diritti di partecipazione sono da dichiarare per mezzo di un modulo
ufficiale speciale (cfr. WINZAP, op. cit., n. 9 ad art. 12 LTB). In definitiva, il
condono è accordato soltanto se la società soggetta alla tassa ne risulta
effettivamente risanata (cfr. sentenza del TAF A-1449/2015 del 2 novembre
2015 consid. 4.2.3.1; Messaggio riforma II, FF 2005 4241, 4345).
Ai sensi dell’art. 17 cpv. 2 OTB, l’AFC può peraltro esigere dal richiedente
le informazioni e i giustificativi necessari concernenti tutti i fatti che possono
essere importanti ai fini della dilazione o del condono; se il richiedente non
adempie a questo obbligo, la richiesta è respinta.
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3.5.3 Si parla di risanamento aperto quando il capitale azionario o il
capitale sociale di una società di capitali o di una società cooperativa viene
ridotto e successivamente (di regola simultaneamente) riaumentato (oppu-
re quando viene aumentato con simultanea riduzione) fino a concorrenza
del capitale iniziale (cfr. sentenze del TAF A-3735/2017 del 12 giugno 2018
consid. 2.4.1.3; A-577/2013 del 20 novembre 2013 consid. 2.4.2 con rinvii;
Circolare n. 32 dell’AFC, punto n. 3.3.2 lett. a; STOCKAR/FAGETTI/FONTANA,
op. cit., n. 3.19; BAUMGARTNER, Kommentar StG, n. 32 ad art. 12 LTB). Si
considera invece che vi è risanamento tacito, quando i soci effettuano dei
versamenti suppletivi al fine di colmare delle perdite delle società, per
esempio sotto forma di una rinuncia a crediti vantati nei confronti della
società, ai sensi dell’art. 5 cpv. 2 lett. a LTB (cfr. sentenza del TAF A-
1449/2015 del 2 novembre 2015 consid. 4.2.3.2; STOCKAR/FAGETTI/FON-
TANA, op. cit., n. 3.19; WINZAP, op. cit., n. 16 ad art. 12 LTB; BAUMGARTNER,
Kommentar StG, n. 33 ad art. 12 LTB).
3.5.4 Secondo la prassi costante dell’AFC, del Dipartimento federale delle
finanze e del Consiglio federale, non vi è risanamento allorquando nono-
stante le misure prese per risanare la società la stessa rimane sovra inde-
bitata. Se dopo gli sforzi intrapresi per risanare la società, il saldo restante
dei debiti supera ancora il suo capitale sociale, la richiesta di condono della
tassa d’emissione viene integralmente respinta. Per riconoscere un risana-
mento, non è invece richiesta l’eliminazione totale delle perdite figuranti nel
bilancio. È sufficiente che le perdite reali vengano eliminate (cfr. sentenza
del TAF A-1449/2015 del 2 novembre 2015 consid. 3.2.3.3; WINZAP,
op. cit., n. 19 ad art. 12 LTB con rinvii).
3.5.5 La Circolare n. 32 dell’AFC al punto n. 3.3.3 precisa quanto segue in
merito alle condizioni d’applicazione dell’art. 12 LTB:
« [...] Secondo la giurisprudenza attuale e la prassi dell’AFC, i presupposti per il condono sono soddisfatti quanto:
 in occasione del risanamento sono eliminate delle perdite (un normale aumento di capitale non costituisce una misura di risanamento ai sensi dell’art. 6 cpv. 1 lett. k LTB; è fatta salva una restante franchigia secondo l’art. 6 cpv. 1 lett. h LTB);
 si tratta di un risanamento durevole, ossia la perdita residua non può più superare il capitale azionario o sociale;
 non vi sono più riserve (palesi o occulte);
 la società disponeva di sufficiente capitale proprio prima del risanamento. Di regola il capitale minimo necessario deve essere calcolato in base alle aliquote (differenza tra il 100% e la quota massima ammessa per i fondi di terzi) indicate nella circolare dell’AFC n. 6 del 6 giungo 1997 dell’imposta federale diretta “Capitale proprio occulto delle società di capitali e delle società cooperative (art. 65 e 75 LIFD)”. Normalmente servono da base i rendiconti degli ultimi tre esercizi prima del risanamento. La media risultante va messa in linea di principio in relazione al capitale proprio
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soggetto alla tassa di bollo di emissione (pagata o condonata in seguito a ristrutturazione) per il periodo in questione. La prova spetta alla società di capitali o alla società cooperativa assoggettata alla tassa di bollo;
 la società non procede a un risanamento eccessivo (creazione di riserve palesi e/o occulte che non superano la perdita riportata contabilizzata);
 le perdite contabilizzate, vale a dire il bisogno di risanamento, non sono riconducibili ad una distribuzione dissimulata di utili;
 al momento del risanamento la società era attiva, vale a dire che non era economicamente liquidata;
 la società prosegue la sua attività dopo il risanamento;
 la società non si trova in liquidazione concordataria o in fallimento [...] ».
3.5.6 Quando è soddisfatta la condizione del risanamento – e ciò pre-
suppone fra l’altro che la società non disponga di riserve che le permettano
di colmare le perdite da sola (cfr. per i dettagli, sentenza del TAF A-
3735/2017 del 12 giugno 2018 considd. 2.4.1.2 e 4.3.2 con rinvii [riserve
palesi e occulte]) – il condono viene di regola concesso. In tal caso,
l’esistenza di conseguenze gravose è infatti presunta (cfr. WINZAP, op. cit.,
n. 27 ad art. 12 LTB con rinvii). Ciò indicato, l’esistenza di conseguenze
particolarmente gravose non viene tuttavia accettata quando le perdite,
che hanno reso necessario il risanamento, sono il risultato di una distribu-
zione dissimulata di utili o quando la necessità del risanamento è da
ricondurre all’insufficienza di fondi propri (in caso di sottocapitalizzazione;
cfr. in particolare, sentenze del TAF A-3735/2017 del 12 giugno 2018 con-
sid. 2.4.2 con rinvii; A-1449/2015 del 2 novembre 2015 consid. 4.2.3.4; A-
577/2013 del 20 novembre 2013 consid. 2.4.3 con rinvii; STOCKAR/FAGET-
TI/FONTANA, op. cit., n. 3.19; WINZAP, op. cit., n. 27 segg. ad art. 12 LTB
con rinvii; BAUMGARTNER, Kommentar StG, n. 46 segg. ad art. 12 LTB;
BEUSCH, Der Untergang der Steuerforderung, op. cit., pag. 217). L’esigen-
za del capitale proprio sufficiente prima del risanamento mira ad evitare
che il condono della tassa di emissione di bollo permetta alle società
sottocapitalizzate la costituzione di capitale, aggirando la predetta tassa
(cfr. sentenze del TAF A-3735/2017 del 12 giugno 2018 consid. 2.4.2 con
rinvii; A-577/2013 del 20 novembre 2013 consid. 2.4.3; decisione del
Consiglio federale del 17 novembre 2004, in: Giurisprudenza delle autorità
amministrative della Confederazione [GAAC] 69.36 consid. 5.2).
3.5.7 Per la valutazione del capitale proprio necessario prima del risana-
mento, si impone un’analisi schematica. A tal fine, la Circolare n. 32
dell’AFC precisa che di regola il capitale minimo necessario deve essere
calcolato secondo le aliquote indicate nella Circolare n. 6 dell’AFC che
fissa dei valori empirici riconosciuti per la capitalizzazione necessaria al
proseguo dell’attività (prassi confermata dal Consiglio federale con decisio-
ne del 17 novembre 2004, in: GAAC 69.36 considd. 4.2 e 5.2; cfr. parimenti
A-944/2020
Pagina 11
sentenza del TAF A-3735/2017 del 12 giugno 2018 consid 2.4.2; WINZAP,
op. cit., n. 29 ad art. 12 LTB). Al punto n. 2.1, la Circolare n. 6 dell’AFC con-
tiene infatti una tabella che prevede le percentuali, da applicare al valore
venale dei differenti attivi della società, che servono a stabilire il capitale di
terzi massimo che essa può ottenere con i propri mezzi. Il capitale proprio
minimo necessario corrisponde dunque alla differenza tra il 100% e la
quota massima ammessa per i fondi di terzi (cfr. per analogia, sentenza
2C_419/2015 del 3 giugno 2016 consid. 4.2.2 non pubblicato nella DTF
142 II 355 ma in: RDAF 2016 II 449 [imposte dirette federali]; sentenza del
TAF A-3735/2017 del 12 giugno 2018 consid. 2.4.2 con rinvii; BAUM-
GARTNER, Kommentar StG, n. 48 ad art. 12 LTB). Essa indica tuttavia che
rimane riservata la prova che nel caso concreto il rapporto d’indebitamento
è conforme alle condizioni di mercato. Tale prova rimane riservata pure
nell’ambito della tassa di bollo d’emissione (cfr. WINZAP, op. cit., n. 30 ad
art. 12 LTB; BAUMGARTNER, Kommentar StG, n. 46 ad art. 12 LTB). In ogni
caso, è determinante il momento della nascita del credito fiscale, motivo
per cui le circostanze posteriori al risanamento non devono essere prese
in considerazione quando si esamina una richiesta di condono
(cfr. WINZAP, op. cit., n. 32 ad art. 12 LTB; BAUMGARTNER, Kommentar StG,
n. 16 e 42 e ad art. 12 LTB).
4.
4.1 Stabiliti i principi applicabili, il Tribunale rileva preliminarmente come
sia qui incontestato che il versamento di 5'500'000 franchi effettuato il
24 gennaio 2013 dalla casa madre alla società ricorrente configuri un
versamento suppletivo nell’ambito del risanamento di quest’ultima ai sensi
dell’art. 5 cpv. 2 lett. a LTB (cfr. consid. 3.1 del presente giudizio).
Parimenti è altresì incontestato che una parte di detto versamento
suppletivo pari a 1'920'000 franchi sia coperta dalla franchigia annua
esente dalla tassa di bollo di emissione ai sensi dell’art. 6 cpv. 1 lett. k LTB
(cfr. consid. 3.4 del presente giudizio), ancora a disposizione della società
ricorrente (ovvero, la parte restante dei 10 milioni di franchigia già utilizzati
da quest’ultima). Di fatto, risulta qui litigioso unicamente l’assoggettamento
della parte restante del versamento suppletivo di 3'580'000 franchi
(= fr. 5'500'000 – fr. 1'920'000) non coperto dalla franchigia, nella misura in
cui l’autorità inferiore non ha concesso alla ricorrente il condono della tassa
di bollo di emissione, considerando come non adempiute le condizioni
dell’art. 12 LTB (cfr. decisione impugnata, considd. 3.3 e 4.8).
In tale contesto, per il Tribunale si tratta pertanto essenzialmente di
verificare se nel caso della società ricorrente vi sono o meno i presupposti
per il condono della tassa di bollo di emissione ai sensi dell’art. 12 LTB per
la parte del versamento suppletivo di 3'580'000 franchi.
A-944/2020
Pagina 12
4.2 In tale ottica, è qui doveroso innanzitutto esaminare quanto ritenuto
dall’autorità inferiore nella decisione impugnata.
4.2.1 Da un esame della decisione impugnata risulta che l’autorità inferiore
ha respinto la domanda di condono della tassa di bollo di emissione della
ricorrente, non essendo date le condizioni per il condono ex art. 12 LTB.
Più precisamente, l’autorità inferiore ha essenzialmente ritenuto che prima
del suo risanamento la società ricorrente sarebbe stata sottocapitalizzata,
la stessa non disponendo del capitale proprio sufficiente al momento
dell’operazione di risanamento. Di fatto, fondandosi sul punto n. 3.3.3 della
Circolare n. 32 dell’AFC nonché sulla tabella di cui al punto n. 2.1 della
Circolare n. 6 dell’AFC, l’autorità inferiore ha infatti calcolato che la società
ricorrente avrebbe dovuto disporre di un capitale proprio pari a
32'000'000 franchi, mentre in realtà esso sarebbe stato di soli
15'000'000 franchi. L’autorità inferiore ha poi ritenuto che la ricorrente non
sarebbe riuscita a dimostrare che la sua capitalizzazione prima del risana-
mento fosse conforme alle condizioni di mercato. Peraltro, prima del suo
risanamento, essa avrebbe disposto anche di riserve non utilizzate (cfr. de-
cisione impugnata, consid. 4.6; parimenti risposta 8 aprile 2020, pag. 2).
4.2.2 Al riguardo, il Tribunale rileva come l’analisi dell’autorità inferiore
risulti qui corretta. La prassi amministrativa, confermata dalla giurispruden-
za, prevede infatti che in linea di principio non viene concesso il condono
della tassa di bollo di emissione ai sensi dell’art. 12 LTB a quelle società
che risultano sottocapitalizzate prima del risanamento (cfr. consid. 3.5.6
del presente giudizio). Detto in altri termini, prima del risanamento la socie-
tà deve disporre di un capitale proprio sufficiente che viene calcolato in
maniera schematica secondo le percentuali indicate nella tabella contenuta
al punto n. 2.1 nella Circolare n. 6 dell’AFC, così come prescritto al punto
n. 3.3.3 della Circolare n. 32 dell’AFC (cfr. considd. 3.5.5 e 3.5.7 del pre-
sente giudizio). Come indicato dall’autorità inferiore (cfr. risposta 8 aprile
2020, pag. 2), nel calcolo del capitale proprio minimo necessario vengono
presi in considerazione unicamente gli attivi indicati in detta tabella.
Ciò premesso, da un esame degli atti dell’incarto e dei calcoli effettuati
dall’autorità inferiore (cfr. atto n. 9 dell’incarto dell’autorità inferiore [di
seguito: inc. AFC]) risulta che, prima del risanamento intervenuto in data
24 gennaio 2013 con il versamento suppletivo della casa madre di
5'500'000 franchi, la società ricorrente avrebbe dovuto disporre di un
capitale proprio minimo di 32'000'000 franchi, così come richiesto secondo
la tabella di cui al punto n. 2.1 della Circolare n. 6 dell’AFC (cfr. atto n. 10
dell’inc. AFC). Ora però essa, prima del predetto risanamento, disponeva
solo di un capitale proprio pari a 15'000'000 franchi (cfr. bilanci 2012-2013
A-944/2020
Pagina 13
della ricorrente di cui all’allegato n. 9 all’atto n. 3 dell’inc. AFC; atto n. 9
dell’inc. AFC), con un deficit dunque di 17'000'000 franchi rispetto a quanto
richiesto secondo la Circolare n. 6 dell’AFC. Di fatto, al momento del suo
risanamento la società ricorrente risultava dunque sottocapitalizzata. In tali
circostanze, si deve ritenere che in linea di principio essa non poteva
beneficiare del condono della tassa di bollo di emissione ex art. 12 LTB.
4.3 Ciò sancito, occorre ora esaminare le varie censure sollevate dalla
società ricorrente nel suo ricorso, stabilendo in particolare se quest’ultima
è nondimeno riuscita a dimostrare in altro modo di essere comunque
correttamente capitalizzata al momento del risanamento in questione,
rispettivamente che il suo indebitamento era conforme alle condizioni di
mercato (cfr. consid. 3.5.7 del presente giudizio).
4.3.1
4.3.1.1 Nel suo ricorso, la società ricorrente descrive innanzitutto la sua
situazione, sottolineando di essere stata attiva sul mercato assicurativo
(ramo vita) fino al 2002 e di aver in seguito deciso di interrompere le
vendite. Da allora essa si troverebbe in uno stato di « run off » e si sarebbe
limitata a gestire le polizze assicurative in essere, senza più vendere nuovi
prodotti ad eccezione di contratti assicurativi nell’ambito delle carte di
credito, coprendo la parte rischio-morte. Questa attività si sarebbe conclu-
sa il 31 dicembre 2018. Essa avrebbe riconsegnato il 31 luglio 2019 le
proprie licenze per le attività assicurative alla FINMA, presentandole altresì
il suo piano di liquidazione ai sensi dell’art. 60 della legge federale del
17 dicembre 2004 sulla sorveglianza delle imprese di assicurazione (LSA,
RS 961.01; cfr. ricorso 18 febbraio 2020, pagg. 1 segg. e punti n. 1.2-1.11).
In tale contesto, la società ricorrente sottolinea di essere costretta a subire
le condizioni del mercato, così come le direttive della FINMA che impon-
gono alle imprese d’assicurazione di diversificare i propri investimenti per
diminuire il rischio e per proteggere e tutelare maggiormente gli assicurati.
Vista la sua attività limitata e l’assenza di attività di sostanza, essa sottoli-
nea che il costo del pacchetto di polizze in essere, stipulate in passato
allorquando i tassi remunerativi erano ben più altri di quelli correnti, non
risulta più coperto dalla resa dei capitali odierna. Per tale motivo la FINMA
le avrebbe imposto una ricapitalizzazione, ragione per cui la casa madre
avrebbe dunque provveduto ad effettuare a suo favore un versamento
suppletivo di 5'500'000 franchi in data 24 gennaio 2013 al fine di riallineare
l’ammontare della copertura del suo capitale a rischio (cfr. ricorso 18 feb-
braio 2020, punti n. 1.12-1.15). La ricorrente sottolinea poi che il dover
pagare la tassa di bollo di emissione in oggetto risulterebbe per lei partico-
larmente gravoso. Tale tassa graverebbe infatti direttamente sulla liquidità
A-944/2020
Pagina 14
che alla società serve per pagare le spese correnti nonché per rimborsare
i beneficiari delle polizze (cfr. ricorso 18 febbraio 2020, punto n. 1.24).
4.3.1.2 A tal proposito, il Tribunale non può che prendere atto di quanto
precisato dalla società ricorrente. Quanto da lei indicato non ha tuttavia
alcuna influenza sul presente giudizio, dal momento che il motivo per cui
la società ricorrente ha dovuto ricorrere ad un versamento suppletivo della
casa madre – e meglio se ciò sia stato o meno ordinato dalla FINMA – non
è qui decisivo. Detta spiegazione non permette infatti di ritenere che la
stessa era correttamente capitalizzata al momento del risanamento, diver-
samente da quanto constatato dall’autorità inferiore. Pur comprendendo
che il pagamento della tassa di bollo di emissione possa risultare per lei
soggettivamente gravoso, un condono non viene tuttavia automaticamente
concesso, lo stesso sottostando alle rigide condizioni legali dell’art. 12 LTB
(cfr. consid. 3.5 del presente giudizio). Secondo la giurisprudenza, il carat-
tere gravoso non viene di fatto riconosciuto, se il risanamento della società
è riconducibile all’insufficienza di capitale proprio, ciò a prescindere dal mo-
tivo per cui essa si trovi in una situazione di sottocapitalizzazione (cfr. con-
sid. 3.5.6 del presente giudizio). Come visto (cfr. consid. 4.2 del presente
giudizio), nel caso della ricorrente un’insufficienza di capitale proprio è sta-
ta rilevata, sicché il carattere gravoso non può essere qui ritenuto. Peraltro,
la ricorrente ha già effettuato il versamento della tassa di bollo di emissione.
4.3.2
4.3.2.1 Nel suo ricorso, la società ricorrente contesta poi recisamente
l’applicazione rigida dei disposti della Circolare n. 32 dell’AFC e della
Circolare n. 6 dell’AFC da parte dell’autorità inferiore alla sua situazione
particolare, e meglio, l’esigenza di capitale proprio sufficiente prima del
risanamento. Essa è infatti dell’opinione che in campo assicurativo il
modello indicato dalla Circolare n. 32 dell’AFC non potrebbe essere appli-
cato. Le compagnie assicurative dovrebbero (in quanto obbligate) contabi-
lizzare fra i loro passivi le riserve cosiddette tecniche che sono in relazione
con il pacchetto di polizze stipulato. L’autorità inferiore, applicando in modo
aritmetico, esteso ed indiscriminato, quindi a tutte le società attive in Sviz-
zera, i disposti relativi la quota massima di debiti indicata nella Circolare
n. 6 dell’AFC, incorrerebbe in valutazioni e risultati arbitrari. Essa indica
che casi simili sarebbero molto rari. A suo parere, nella determinazione del
capitale minimo, gli attivi investiti con i criteri delineati dalla FINMA andreb-
bero « compensati » con le riserve tecniche per le quali una compagnia
assicurativa non può decidere come « indebitarsi ». Così facendo la
capitalizzazione della società ricorrente ritornerebbe ad essere consona in
quanto rientrerebbe nei disposti della Circolare n. 6 dell’AFC. Computando
le riserve tecniche sugli attivi aziendali, come da lei indicato nel calcolo
A-944/2020
Pagina 15
esemplificativo, la sua capitalizzazione risulterebbe essere più che allinea-
ta con i disposti normativi (cfr. ricorso 18 febbraio 2020, punti n. 2.4 e 2.12).
4.3.2.2 Sennonché quanto indicato dalla ricorrente non può essere qui
seguito dallo scrivente Tribunale. Come visto (cfr. consid. 3.5.7 del pre-
sente giudizio), il calcolo del capitale proprio minimo necessario prima del
risanamento viene effettuato per ogni società – indipendentemente dal tipo
di attività ch’essa svolge – sulla base della tabella di cui al punto n. 2.1
della Circolare n. 6 AFC, così come prescritto al punto n. 3.3.3 della Circo-
lare n. 32 dell’AFC. Più precisamente, come ancora precisato in questa
sede dall’autorità inferiore (cfr. risposta 8 aprile 2020, pag. 2), il calcolo del
capitale proprio minimo necessario viene effettuato prendendo in conto
unicamente gli attivi e non le riserve, tra cui le riserve tecniche a cui fa
riferimento la ricorrente (cfr. consid. 4.2.2 del presente giudizio). Come
giustamente indicato dall’autorità inferiore (cfr. risposta 8 aprile 2020,
pag. 3), quand’anche le riserve tecniche vengano richieste dalla FINMA,
queste fanno comunque parte del bilancio della società ricorrente e non vi
è dunque alcuna ragione per cui l’AFC debba nettare gli attivi della società.
Così, il fatto che una grande riserva tecnica debba essere iscritta al passivo
del bilancio non influenza direttamente la determinazione del capitale
proprio « necessario » per non essere considerati sottocapitalizzati. Una
compensazione con le riserve tecniche – così come auspicata dalla
ricorrente – non entra dunque qui in linea di conto. Determinante è il
capitale proprio e non il capitale occulto. Ciò precisato, pur comprendendo
la posizione della società ricorrente, il Tribunale non intravvede alcun valido
motivo per fare un’eccezione nel caso delle società attive in ambito
assicurativo e trattarle diversamente dalle altre società, rispettivamente per
mettere in discussione e/o discostarsi dalla prassi amministrativa dell’AFC
in merito al calcolo del capitale proprio minimo necessario ai fini del con-
dono della tassa di bollo di emissione ex art. 12 LTB.
Inoltre, nel suo calcolo dettagliato (cfr. allegato xxvi al suo ricorso), la
società ricorrente rielabora il suo bilancio eliminando non solo le riserve
tecniche, ma anche (per mantenere un bilancio equilibrato) le obbligazioni
estere in moneta estera e una parte delle liquidità. Così facendo, essa
riduce artificialmente il suo bilancio di 195'668’814 franchi, sostenendo di
dimostrare in tal modo di aver bisogno solo di 598'294.25 franchi di capitale
proprio per non essere sottocapitalizzata. Tuttavia, non è possibile proce-
dere in questo modo. Il metodo previsto dalla Circolare n. 6 dell’AFC (e
convalidato dal Tribunale federale nella citata DTF 142 II 355) consiste nel
determinare, sulla base degli attivi, quali possibilità di finanziamento sod-
disfano il criterio di mercato (arm’s lenght). Riducendo il suo calcolo di circa
l’88% dei suoi attivi senza toccare il capitale sociale, la ricorrente distorce
A-944/2020
Pagina 16
il metodo e non può dunque arrivare a un calcolo valido. Se il calcolo della
ricorrente fosse seguito fino in fondo, anche il capitale sociale dovrebbe
essere ridotto dell’88%, sicché il bilancio rimarrebbe conseguentemente
sottocapitalizzato (capitale netto secondo il bilancio fr. 16'695'336 ridotto
dell’88% a fr. 200'344, ciò che è inferiore al capitale minimo di
fr. 598'294.25 calcolato dalla ricorrente). Appare così in tutte le ipotesi che
la ricorrente aveva un bilancio significativamente sottocapitalizzato che
non soddisfaceva quindi la condizione topica per richiedere il condono della
tassa di bollo di emissione.
Peraltro, così come rettamente indicato dall’autorità inferiore (cfr. risposta
8 aprile 2020, pag. 3), qualora si tenesse conto di dette riserve tecniche,
bisognerebbe considerare che – di fatto e a prescindere che queste siano
state imposte dalla FINMA – la società ricorrente disponeva di riserve
palesi inutilizzate prima del risanamento, facendo venire meno un’altra
condizione alla base del condono della tassa di bollo di emissione, così
come precisato ai punti n. 3.3.3 e 4.3 della Circolare n. 32 dell’AFC
(cfr. considd. 3.5.6 e 3.5.7 del presente giudizio), sicché tale considerazio-
ne andrebbe a suo svantaggio. Per tale motivo, su questo punto il suo
ricorso va respinto.
4.3.3
4.3.3.1 Nel suo ricorso, la ricorrente fa poi valere che la tassa di bollo di
emissione sui risanamenti effettuati in precedenza in circostanze simili,
sarebbe stata regolarmente condonata dall’autorità inferiore (cfr. ricorso
18 febbraio 2020, punto n. 1.23). Essa fa altresì valere che, secondo la
notifica di tassazione per l’anno fiscale 2013 dell’Ufficio di Tassazione
Persone Giuridiche di Bellinzona, nel suo caso non sarebbe stata invero
constatata una situazione di sottocapitalizzazione (cfr. ricorso 18 febbraio
2020, punti n. 1.19-1.20 e n. 2.10-2.11).
4.3.3.2 Sennonché anche tali censure non le sono di alcun soccorso. Che
in passato le sia già stato riconosciuto il condono della tassa di bollo di
emissione per altri versamenti suppletivi, non implica infatti il condono auto-
matico delle tasse di bollo di emissione successive. Determinante ai fini del
presente giudizio è la situazione specifica del versamento suppletivo di
5'500'000 franchi effettuato dalla casa madre alla società ricorrente in data
24 gennaio 2013, qui oggetto della ripresa fiscale. Come indicato dall’auto-
rità inferiore (cfr. decisione impugnata, consid. 4.7.2; risposta 8 aprile
2020, pag. 3), quest’ultima non è peraltro legata alle sue precedenti deci-
sioni e può pertanto decidere di caso in caso se le condizioni alla base del
condono siano adempiute o meno. Nemmeno il fatto che un’altra autorità
A-944/2020
Pagina 17
abbia o meno constatato una situazione di sottocapitalizzazione, costitui-
sce una circostanza vincolante per l’autorità inferiore e lo scrivente Tribu-
nale, quest’ultimi non essendo legati alle decisioni di altre autorità. Anche
su questo punto il ricorso va pertanto respinto.
4.3.4
4.3.4.1 Nel suo ricorso, la ricorrente sostiene poi di essere attualmente
debitamente capitalizzata. Lo SST 2019 mostrerebbe un grado di copertura
del capitale proprio del 175.3%. Lo SST 2012 presentava un grado di co-
pertura del 46.8%. Essa indica che gran parte della differenza sarebbe
dovuta (i) ai risanamenti effettuati negli anni 2013, 2014 e 2015, (ii) a
situazioni contingenti ma, soprattutto, (iii) a modifiche del modello di
calcolo. Essa sottolineato infatti che nel corso del tempo, la FINMA avrebbe
modificato alcuni parametri sulla base dei quali è costruito lo SST. Queste
modifiche, da lei sopportate passivamente, avrebbero generato un miglio-
ramento sostanziale della sua capitalizzazione. Questo significherebbe
ch’essa non avrebbe potuto « gestire » la situazione, ma l’avrebbe solo
subita (cfr. ricorso 18 febbraio 2020, punti n. 1.21 e 1.22).
4.3.4.2 In questo contesto, il Tribunale non può che rammentare come il
momento determinante per il calcolo del capitale proprio minimo neces-
sario sia quello antecedente al risanamento (cfr. consid. 3.5.7 del presente
giudizio). Nel caso della società ricorrente si tratta dunque della situazione
antecedente al versamento suppletivo di 5'500'000 franchi effettuato in suo
favore dalla casa madre in data 24 gennaio 2013. Che la società ricorrente
risulti attualmente adeguatamente capitalizzata o meno, secondo i nuovi
parametri della FINMA o per altri motivi, non ha pertanto alcuna influenza
sul caso concreto. Ora, da un esame degli atti prodotti dalla ricorrente,
risulta che quest’ultima avrebbe raggiunto l’obiettivo dato dalla FINMA del
grado di copertura del 100% soltanto nel gennaio 2016 (cfr. allegato n. 8
della ricorrente; parimenti risposta 8 aprile 2020, pag. 3). In tali circostanze,
rimane dunque il fatto che la ricorrente non è stata in grado di provare che
al momento di detto versamento suppletivo essa era sufficientemente
capitalizzata, sicché nel suo caso difetta un presupposto fondamentale per
la concessione del condono della tassa di bollo in oggetto. Anche tale
censura va dunque respinta.
4.3.5
4.3.5.1 Nel suo ricorso, la ricorrente fa infine valere di trovarsi in liquida-
zione formale. Essa sottolinea che il periodo di « run off » sarebbe da
considerare a tutti gli effetti un sostanziale percorso di liquidazione della
società. Se i soci (in questo caso la casa madre) effettuano dei versamenti
suppletivi nel quadro di una liquidazione formale di una società, l’autorità
A-944/2020
Pagina 18
inferiore rinuncia al prelievo della tassa di bollo di emissione. A suo avviso,
il concetto « formale » andrebbe interpretato con un’accezione ampia del
termine. Nel suo caso la procedura di liquidazione dovrebbe seguire
dettami ordinati dalla FINMA. Il concetto « Substance over Form » sarebbe
stato più volte confermato anche dallo scrivente Tribunale e dal Tribunale
federale (cfr. ricorso 18 febbraio 2020, punto n. 1.25).
4.3.5.2 A tal proposito, alla stregua dell’autorità inferiore (cfr. risposta
8 aprile 2020, pag. 4), lo scrivente Tribunale non può fare a meno di rile-
vare come con detta censura la società ricorrente risulti però contraddirsi.
In effetti, da un lato essa sostiene di non essere mai entrata in liquidazione
e di non trovarsi in liquidazione concordataria o in fallimento (cfr. ricorso
18 febbraio 2020, punto n. 2.9), rispettivamente che le condizioni di una
liquidazione di fatto non sono date (« [...] le condizioni per le quali si giudica
una società economicamente liquidata non sono date [...] », cfr. ricorso
18 febbraio 2020, punto n. 2.7), d’altro lato essa tenta ora di fare valere di
trovarsi in una liquidazione formale. Ora, se la ricorrente ritiene come non
date le condizioni della liquidazione di fatto come non realizzate, la stessa
non può di riflesso sostenere che le condizioni di una liquidazione formale
siano adempiute. Già per tale motivo, quanto indicato dalla ricorrente risul-
ta poco attendibile. Sia come sia, rimane comunque il fatto che non vi è
prova alcuna che al momento del versamento suppletivo di 5'500'000 fran-
chi effettuato dalla casa madre in data 24 gennaio 2013 la società ricorren-
te fosse in fase di liquidazione formale (cfr. consid. 3.3 del presente giudi-
zio). In effetti, come indicato dalla stessa ricorrente (cfr. consid. 4.3.1.1 del
presente giudizio), lo stato di « run off » non era annotato a Registro di
commercio e la ricorrente ha comunque continuato a gestire le polizze assi-
curative in essere (ramo vita) e a vendere contratti assicurativi nell’ambito
della carte di credito (rischio-morte). Essa ha poi sempre avuto una cifra
d’affari e dei dipendenti, sicché – come giustamente indicato dall’autorità
inferiore (cfr. risposta 8 aprile 2020, pag. 4) – non si può quindi considerare
che il versamento suppletivo in oggetto è stato effettuato durante il periodo
di liquidazione della società. Peraltro, la società ricorrente indica di avere
restituito alla FINMA le proprie licenze per le attività assicurative al più
presto il 31 luglio 2019, ovvero anni dopo l’avvenuto versamento suppletivo
qui in esame (cfr. consid. 4.3.1.1 del presente giudizio). In definitiva, ch’es-
sa sia o meno attualmente in liquidazione formale è una questione che può
in ogni caso rimanere qui aperta, non essendo influente sul presente
giudizio. Lo si ripete ancora (cfr. consid. 3.5.7 del presente giudizio),
determinante è infatti la situazione al momento del risanamento. In tali
circostanze, il Tribunale non ha alcun motivo di prendere in considerazione
tale elemento. Pure detta censura va pertanto qui respinta.
A-944/2020
Pagina 19
4.4 In definitiva, alla luce dei considerandi che precedono, il Tribunale
giunge alla conclusione che è a giusta ragione che l’autorità inferiore ha
considerato la società ricorrente come sottocapitalizzata al momento del
versamento suppletivo di 5'500'000 franchi effettuato dalla casa madre in
data 24 gennaio 2013 nell’ambito del suo risanamento, ai sensi dell’art. 5
cpv. 2 lett. a LTB. Di fatto, la società ricorrente non è riuscita a dimostrare
in altro modo di essere invero sufficientemente capitalizzata, sicché si deve
ritenere che nel suo caso non sono dati i presupposti per il condono della
tassa di bollo di emissione in oggetto ex art. 12 LTB, dell’importo di
35'800 franchi, corrispondente alla tassa dell’1% (cfr. consid. 3.1 del
presente giudizio) calcolata sull’importo di 3'580'000 franchi (= fr. 5'500'000
– fr. 1'920'000 [parte coperta dalla franchigia dell’art. 6 cpv. 1 lett. k LTB]).
Di conseguenza la decisione impugnata va qui confermata e il ricorso
13 febbraio 2020 integralmente respinto.
5.
In considerazione dell’esito della lite, giusta l’art. 63 cpv. 1 PA, le spese di
procedura sono poste a carico della società ricorrente qui soccombente
(cfr. art. 1 segg. del regolamento del 21 febbraio 2008 sulle tasse e sulle
spese ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale
[TS-TAF, RS 173.320.2]). Nella fattispecie esse sono stabilite in 3'000 fran-
chi (cfr. art. 4 TS-TAF), importo che verrà detratto interamente dall’anticipo
spese di 3'000 franchi versato a suo tempo dalla ricorrente. Non vi sono
poi i presupposti per l’assegnazione alla ricorrente di indennità a titolo di
spese ripetibili (cfr. 64 cpv. 1 PA a contrario, rispettivamente art. 7 cpv. 1
TS-TAF a contrario).
(Il dispositivo è menzionato alla pagina seguente)
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