Decision ID: 720d54aa-4469-5594-8261-ce4ddac98d20
Year: 2012
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_002
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: civil_law

ritenuto
in fatto:
A.
AP 1 ha acquistato con atto pubblico del 20 novembre 2006 del notaio _, i fondi n. _ e _ RFD _ (doc. 3). Le trattative di vendita hanno visto AP 1 entrare in contatto con M_ che era venuto a conoscenza dell'offerta di vendita dei due fondi allorquando ancora lavorava per S_, ma che nel frattempo aveva lasciato dando avvio a una collaborazione con _ SA. Il 14 maggio 2010 in relazione alla compravendita dei due fondi, _ SA ha emesso a carico di AP 1 una fattura per un importo pari a fr. 10'000.– (doc. C), pretesa questa che con accordo del giorno successivo è poi stata ceduta a AO 1 (doc. A). AP 1 non ha dato seguito ad alcun pagamento. Il 22 giugno 2010 AO 1 ha così fatto spiccare dall'UE _ nei suoi confronti il precetto esecutivo n° _, a cui l'escussa il 23 giugno 2010 ha interposto opposizione (doc. D).
B.
Con petizione 28 settembre 2010, AO 1 ha chiesto la condanna di AP 1 al pagamento di fr. 10'000.– oltre interessi al 5% dal 10 maggio 2010, postulando altresì il rigetto definitivo dell'opposizione al precetto esecutivo. L'interessata, in veste di cessionaria, si considerava titolare del corrispondente importo che nel contesto delle trattative di acquisto dei fondi n. _ e _ RFD _, AP 1 avrebbe riconosciuto a _ SA quale provvigione. Con risposta 2 dicembre 2010 la convenuta vi si è opposta, contestando di avere mai riconosciuto alla società cedente _ SA una provvigione ex art. 412 segg. CO di fr. 10'000.– per essersi occupata su sua richiesta e volontà della compravendita di quegli immobili, ritenuto come offerta d'acquisto e relativi documenti fotografici fossero in realtà proposti da S_ e comunque accessibili via internet. Ciò detto, oltretutto, era ad ogni modo evidente che un'eventuale provvigione per la mediazione sarebbe stata regolata da chi vendeva i fondi. Ritenuto che _ SA agiva per conto di questi ultimi, il tentativo di guadagno posto ora in atto a danno dell'acquirente costituiva finanche una lesione ai sensi dell'art. 415 CO. Di modo che, in ogni caso il preteso compenso avrebbe dovuto considerarsi decaduto. La relativa fattura infine, le era stata inviata a distanza di molti anni rispetto all'effettivo acquisto dei fondi.
Esperita l'istruttoria, le parti hanno ribadito le rispettive domande di giudizio con memoriali conclusivi datati 19 settembre 2011.
C.
Con sentenza del 3 novembre 2011, il Pretore _, ha accolto la petizione e condannato AP 1 a versare fr. 10'000.– oltre gli interessi richiesti. Parimenti, egli ha rigettato in via definitiva l'opposizione al precetto esecutivo. Per il primo giudice era stato M_, agente quale collaboratore esterno di _ SA, a segnalare alla convenuta i fondi che aveva poi acquistato. In sostanza, pur non avendone trattato direttamente la vendita - ruolo questo che spettava a S_ - egli si era nondimeno adoperato, previo compenso di fr. 10'000.–, a favore della convenuta per una riduzione del prezzo e la risoluzione di questioni di diritto di passo. E, in definitiva l'interessata aveva appunto acquistato i fondi n. _ e _ per fr. 900'000.–, come da lei auspicato. A prescindere da eventuali provvigioni spettanti a terzi estranei al rapporto contrattuale in essere fra le parti dunque, _ SA aveva senz'altro adempiuto all'incarico ricevuto. Ciò detto, stante la fattura che aveva per finire emesso e la cessione di credito disposta a favore dell'attrice, quest'ultima era senz'altro titolare del credito - esigibile - di fr. 10'000.–.
D.
Con atto d'appello del 24 novembre 2011 AP 1 chiede la riforma della sentenza impugnata, ossia di respingere la petizione confermando l'opposizione interposta al precetto esecutivo n° _ fatto spiccare a suo carico dall'UE _. L'interessata rimprovera in sostanza al Pretore un accertamento unilaterale dei fatti e delle prove, prescindendo senza motivo dagli opposti riscontri di causa, e un'errata applicazione del diritto.
Con risposta all'appello del 18 gennaio 2012 l'attrice postula la reiezione dell'appello.
e considerando

in diritto: 1.
Il 1° gennaio 2011 è entrato in vigore il Codice di diritto processuale civile svizzero del 19 dicembre 2008 (CPC: RS 272; RU 2010 1739,1834). Per l'art. 404 cpv. 1 CPC, fino alla loro conclusione davanti alla giurisdizione adita, ai procedimenti già pendenti al momento della sua entrata in vigore, si applica il diritto procedurale previgente. Pertanto, avviata il 28 settembre 2010, davanti al Pretore la vertenza resta sorretta dal Codice di procedura civile cantonale (CPC/TI: Codice di procedura civile del 17 febbraio 1971 [RL 3.3.2.1]) valido fino al 31 dicembre 2010.
Per contro, giusta l'art. 405 cpv. 1 CPC, alle impugnazioni si applica il diritto in vigore al momento della comunicazione della decisione. In concreto, la decisione è stata pronunciata il 3 novembre 2011 e notificata il medesimo giorno, di modo che la procedura di ricorso è senz'altro retta dal CPC. Ora, le decisioni finali di prima istanza attinenti controversie patrimoniali sono impugnabili mediante appello unicamente se il valore litigioso secondo l'ultima conclusione riconosciuta nella decisione è di almeno fr. 10'000.– (art. 308 cpv. 2 CPC). Nella fattispecie in esame il valore appellabile di fr. 10'000.– è pacifico (sopra, consid. B). Nulla osta dunque all'esame dell'appello inoltrato tempestivamente (art. 311 cpv. 1 CPC). La risposta dell'attrice è altresì tempestiva (art. 312 cpv. 2 combinato con l'art. 145 cpv. 1 lett. c CPC) e, pertanto, senz'altro ammissibile.
2.
L'appellante rileva anzitutto una violazione dell'art. 78 CPC/TI per non avere l'attrice specificato già in sede di petizione in cosa consistevano le supposte prestazioni svolte da _ SA per conto della convenuta, giustificanti la provvigione di fr. 10'000.– riconosciutale dal Pretore. Limitatasi a parlare di mediazione ex art. 412 segg. CO alla vendita dei fondi n. _ e _, l'attrice non aveva segnatamente menzionato l'intervento di tale M_, né aveva spiegato che quest'ultimo agiva quale suo dipendente e, men che meno aveva precisato che il suo ruolo era finalizzato ad ottenere una riduzione del prezzo di vendita oltre che a risolvere problematiche attinenti il diritto di passo (appello, pag. 3 n. 3). La censura è nondimeno pretestuosa. La petizione qualifica in effetti la pretesa di fr. 10'000.– quale compenso promesso e riconosciuto alla società _ SA dalla convenuta in riferimento all'acquisto da parte di quest'ultima dei fondi n. _ e _ (petizione 28 settembre 2010, pag. 2). Di modo che, seppur in forma concisa, la convenuta disponeva nel complesso di elementi sufficienti per circoscrivere i termini del credito che quella stessa società aveva poi ceduto all'attrice (
Cocchi/Trezzini,
CPC-TI, Appendice 2000/2004, Lugano 2005, nota 121 ad art. 78). L'interessata, del resto, ha appunto proposto le sue contestazioni escludendo a priori di avere riconosciuto alcunché a quella società per l'acquisto in questione (risposta 2 dicembre 2010, pag. 3). Ciò detto, in sede di udienza preliminare, a comprova delle sue asserzioni, l'attrice ha postulato l'audizione di tre testi - prova questa preannunciata già con il memoriale della petizione - poiché sostanzialmente erano
“a conoscenza di circostanze rilevanti ai fini di causa, in particolare degli accordi tra le parti”
(verbale 22 marzo 2011, pag. 1). E, proprio perché improntata a dare chiarimenti circa la supposta pattuizione in essere fra la convenuta e _ SA e il contenuto della medesima, le risultanze emerse dall'istruttoria che ne è così seguita non possono seriamente considerarsi alla stregua di una carente allegazione dell'attrice (
Cocchi/Trezzini,
op. cit., ibidem). Nel caso specifico, non può quindi esservi dubbio circa il fatto che l'attrice aveva compiutamente adempiuto all'onere allegatorio che le incombeva.
Invero, a differenza di quanto lascia altresì intendere l'appellante, non lede nemmeno i principi sanciti dall'art. 165 CPC/TI (
Cocchi/ Trezzini,
CPC-TI massimato e commentato, Lugano 2000, m. 9 ad art. 165) il solo fatto che in sede di petizione l'attrice non abbia già indicato il nominativo del teste M_ (appello, pag. 3 n. 3 verso il basso e pag. 4 n. 3 in basso), fermo restando il principio secondo cui, qualora a fronte delle prove richieste la tesi dell'esistenza di un accordo circa il compenso di fr. 10'000.– a favore di _ SA riconducibile all'acquisto da parte della convenuta dei citati fondi immobili non trovasse riscontro, al giudice non resterà che accertare il mancato ossequio dell'attrice al suo onere probatorio. Può men che meno ravvisarsi una lacuna nell'onere di allegazione spettante all'attrice l'eventuale errato rinvio a norme legali (appello, pag. 4 n. 3 verso l'alto), visto che di per sé la motivazione giuridica non vincola il giudice chiamato d'ufficio ad applicare il diritto (art. 87 CPC/TI;
Cocchi/ Trezzini,
op. cit., m. 1 ad art. 87 e m. 10 seg. ad art 165) e che, in concreto, la pertinenza di quanto lei rivendica dipende più dal contenuto del supposto contratto che non dalla qualifica giuridica dello stesso (
Cocchi/Trezzini,