Decision ID: 554d69c6-6145-5d56-b7d8-4585fe156447
Year: 2006
Language: it
Court: TI_TCAS
Chamber: TI_TCAS_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: social_law

ritenuto,
in fatto
1.1. RI 1, nato nel _, nell’agosto
2000 ha
presentato una domanda di prestazioni AI per adulti, lamentando in particolar modo un’incapacità al lavoro dovuta ad un infortunio alla mano destra occorso nel 1992 (doc. AI 3).
Esperiti gli accertamenti del caso, tra cui una perizia svolta dalla dr.ssa _, specialista in chirurgia della mano, con decisione 18 aprile 2002 l’Ufficio AI ha respinto la domanda di prestazioni (doc. AI 42). Tale decisione è stata poi confermata dal TCA con sentenza 5 febbraio 2003, nella quale questo Tribunale ha confermato il rifiuto della rendita, invitando tuttavia l’amministrazione, per quanto riguarda il periodo successivo all’aprile 2002, ad approfondire la valutazione medica del caso, tenendo conto del rapporto medico 18 novembre 2002 redatto, su richiesta dell'assicurato, dal dr. _, spec. FMH in psichiatria e psicoterapia e curante dell’assicurato dal 15 maggio 2002, il quale ha attestato un’inabilità lavorativa del 100% a partire da settembre 2002.
1.2. L’amministrazione ha dunque sottoposto l’assicurato ad una perizia psichiatrica, affidata al dr. _, dalla quale è emerso che i disturbi psichici che affliggono l’assicurato compromettono la sua capacità lavorativa nella misura del 50% in qualsiasi attività (doc. AI 78).
Con decisione 13 ottobre 2004 l’Ufficio AI, dopo aver calcolato la media retrospettiva, ha attribuito all’assicurato un quarto di rendita dal 1° dicembre 2002 al 28 febbraio 2003 e una mezza rendita a contare dal 1° marzo 2003 (doc. AI 93-95).
1.3. A seguito dell’opposizione presentata dall’assicurato, rappresentato dall’avv. RA 1 - con la quale ha chiesto all’amministrazione di rivedere la propria decisione sostenendo di essere inabile al lavoro al 100%, come attestato dal suo medico curante, dr. _ (doc. AI 103) - con decisione su opposizione 9 settembre 2005 l’amministrazione ha confermato la precedente decisione.
1.4. Avverso la succitata decisione amministrativa l’assicurato, sempre rappresentato dall’avv. RA 1, ha presentato ricorso al TCA postulando il riconoscimento di una rendita intera. Egli ha in particolare criticato la perizia del dr. _, a suo avviso non sufficientemente motivata, nonché la mancata presa in considerazione del rapporto medico del dr. _, rilevando:
"
(...)
In primo luogo va detto come non sia assolutamente vero che il dottor _ abbia "chiesto" che l'inabilità fisica e quella psichica non vengano cumulate. Al contrario il dottor _, a prescindere dal fatto che ha valutato il paziente inabile al lavoro in misura totale dal profilo psichiatrico, ha specificato che, secondo il suo parere di medico psichiatra (e quindi di specialista), la problematica psichiatrica
non
può essere sovrapposta a quella conseguente all'infortunio alla mano destra del 1992 (e non è quindi una semplice richiesta, ma una diagnosi ed una valutazione).
Del resto il dottor _ ha motivato questa sua valutazione, nella misura in cui ha ribadito che la problematica psichiatrica, seppur in parte favorita dalla problematica fisica, ha oramai assunto, come segnalato dalla perizia del dottor _, una dimensione autonoma auto alimentatasi.
Il dottor _ quindi, a prescindere dal fatto che ha valutato il paziente inabile al lavoro in misura totale dal profilo psichiatrico, ha comunque confermato che la problematica psichiatrica
non
può essere sovrapposta a quella conseguente all'infortunio alla mano destra del 1992.
Del resto è assai strano che, a fronte di una inabilità fisica del 25% ed a fronte di una inabilità psichica (valutata dal dottor _) del 50%, l'Ufficio AI abbia semplicemente ripreso il valore più alto e, sulla base dello stesso, determinato il grado di inabilità.
Va peraltro precisato che il dottor _, oltre ad essere uno specialista del ramo, conosce il paziente da circa 3 anni e mezzo, ed è quindi perfettamente idoneo a valutarne compiutamente il grado di abilità lavorativa dal punto di vista medico-psichiatrico.
È quindi del tutto fuori luogo procedere, come invece ha fatto l'Ufficio AI, a scartare semplicemente il rapporto del dottor _, sostenendo, in modo peraltro errato, che lo stesso non porterebbe nuovi elementi rispetto alla perizia del dottor _, la sola che per l'Ufficio AI sia importante (a torto). Del resto nella fattispecie non siamo certo di fronte ad un "certificatino" del medico curante senza alcuna indicazione: il ricorrente ha invece prodotto dei rapporti redatti in modo serio ed approfondito da un professionista noto per la sua esperienza nel ramo della psichiatria.
Come minimo quindi, l'Ufficio AI avrebbe dovuto incaricare altro perito affinché avesse a valutare le conclusioni cui sono giunti da un lato il dottor _, dall'altro il dottor _, e poi emanare una nuova decisione formale. Fra l'altro, benché l'Ufficio AI abbia affermato di avere adeguatamente valutato il certificato del dottor _ del 16 novembre 2004, agli atti non vi è alcuna prova in questo senso.
Va pure precisato che il dottor _, nell'ambito della valutazione e prognosi di cui a pagina 5 del referto del 21 aprile 2004, si limita a sostenere che, a suo avviso, il signor RI 1 è abile al lavoro al 50%, non motivando comunque la risposta.
Nemmeno spiega, il dottor _, il motivo per il quale il grado di inabilità non sarebbe cumulabile con quella decretata da altri specialisti (ritenuto quindi che, di fatto, il problema della mano diviene, per il dottor _, ininfluente).
Non è quindi assolutamente vero che tale valutazione, come sostiene l'Ufficio AI, è completa, motivata, coerente e non offre alcuno spunto di critica
.
Oltretutto, dalla stessa perizia del dottor _, emerge un quadro clinico più che preoccupante, e tale già da giustificare, come del resto valutato dal dottor _, una totale inabilità lavorativa dal 1 dicembre
2002 in
poi.
Fra l'altro il dottor _, a mezzo del rapporto del 7 ottobre 2005 qui annesso quale doc. C (e che fa seguito alle domande poste dallo scrivente legale con lettera del 20 settembre 2005, doc. D), ha precisato quanto segue:
a) che il signor RI 1 soffre di una diminuzione del tono dell'umore, di disturbi quali insonnia, ansia, preoccupazione per il futuro, di una ridotta capacità di pianificare e di organizzare il futuro;
b) che, soggettivamente, appare globalmente rallentato, particolarmente per quanto riguarda l'aspetto psico-motorico;
c) che la diagnosi è quella di un disturbo depressivo ricorrente con sintomi biologici (F32 11) oltre che, secondariamente, di personalità ansiosa (ICD 10 F60.6); precisa che in passato vi sono stati disturbi psichici e comportamentali dovuti all'abuso di alcol attualmente in astinenza (ICD 10 F10.20);
d) che, dal momento della presa a carico del caso (maggio 2002, NdA), l'assicurato ha manifestato un peggioramento progressivo, divenuto duraturo limitando la competenza e la funzionalità sociale e lavorativa;
e) che oramai da anni il signor RI 1 è inabile al lavoro al 100%, condizione irreversibile e duratura (cfr. punti 4 e 5 del rapporto).
Quale ulteriore prova, oltre alla perizia giudiziaria (che appare imprescindibile), si richiede quindi l'audizione del dottor _ e del dottor _ (che lavora con il dottor _ e che ha pure seguito, da tempo, il signor RI 1).
5. Appare quindi evidente il fatto che l'assicurato, in ogni professione, debba essere ritenuto inabile al lavoro in misura totale, e ciò a far tempo dal 1 dicembre 2002, con diritto quindi ad una rendita intera. La decisione su opposizione dell'Ufficio AI non è quindi giustificata, e la stessa deve essere annullata." (Doc. I)
1.5. Con risposta di causa 16 novembre
2005 l
'Ufficio AI ha postulato la reiezione del ricorso, confermando l’esattezza della decisione su opposizione impugnata, trasmettendo al riguardo l’annotazione medica del SMR secondo la quale gli elementi clinici atti a valutare la situazione medica dell’assicurato sono stati attentamenti vagliati dall’amministrazione.
1.6. In data 24 novembre 2005 il legale dell’assicurato ha osservato:
"
(...)
Da parte mia, e dopo avere preso atto del rapporto del dottor _ del 14 novembre 2005, ribadisco quanto già affermato in sede di ricorso.
Quali (nuovi) mezzi di prova, ribadisco la richiesta di una perizia medica giudiziaria sia sulla malattia di cui soffre l'assicurato, sia sulla capacità lavorativa, sia sul grado di invalidità, sia sul peggioramento intervenuto. Del resto, la risposta di parte avversa si limita a sostenere, senza motivazione, che non vi sarebbe stato alcun peggioramento dello stato di salute del signor RI 1, producendo un rapporto del dottor _ del 14.11.2005, sostanzialmente immotivato, che si limita a confutare genericamente il rapporto del dottor _. Oltretutto, va detto che il dottor _, sicuramente un ottimo medico, non è comunque uno psichiatra (almeno a mia conoscenza). Del resto, non si comprende su quale base il dottor _, pur prendendo atto che fra il dottor _ ed il dottor _ vi è una divergenza nella diagnosi (e non si pronuncia su quale sia quella giusta, ritenuto anche che da parte dell'AI non si era tenuto conto dei disturbi psichici e comportamentali dovuto all'abuso di alcol), afferma che non vi sarebbe alcuna influenza sulla valutazione della funzionalità (ciò che è contestato). Una perizia giudiziaria appare quindi imprescindibile.
Del resto, va detto che i disturbi di cui soffre l'assicurato sono stati ben descritti dal dottor _, cfr. rapporti del 16 e 22 novembre 2004, come pure punto 2 del rapporto del 7 ottobre 2005, come pure è stato ben descritto il peggioramento (punto 3) e la valutazione della capacità lavorativa (punto 5), che contrasta chiaramente con quella valutata dal dottor _.
Chiedo del resto di potere sentire, quali testi, sia il dottor _ (che ha in cura il paziente da alcuni anni), come pure il dottor _. Essi potranno in particolare esprimersi sulla malattia del paziente, sui suoi problemi, sul peggioramento intervenuto e sulla capacità al lavoro.
Fra l'altro il dottor _, a prescindere dal fatto che ha valutato il paziente inabile al lavoro in misura totale dal profilo psichiatrico, ha specificato che, secondo il suo parere di medico psichiatra (e quindi di specialista), la problematica psichiatrica
non
può essere sovrapposta a quella conseguente all'infortunio alla mano destra del 1992 (e non è quindi una semplice richiesta, ma una diagnosi ed una valutazione). Del resto il dottor _ ha motivato questa sua valutazione, nella misura in cui ha ribadito che la problematica psichiatrica, seppur in parte favorita dalla problematica fisica, ha oramai assunto, come segnalato dalla perizia del dottor _, una dimensione autonoma auto alimentatasi. Il dottor _ quindi, a prescindere dal fatto che ha valutato il paziente inabile al lavoro in misura totale dal profilo psichiatrico, ha comunque confermato che la problematica psichiatrica
non
può essere sovrapposta a quella conseguente all'infortunio alla mano destra del 1992.
È comunque del tutto fuori luogo procedere, come invece ha fatto l'Ufficio AI, a scartare semplicemente il rapporto del dottor _, sostenendo, in modo peraltro errato, che lo stesso non porterebbe nuovi elementi rispetto alla perizia del dottor _, la sola che per l'Ufficio AI sia importante (a torto). Del resto nella fattispecie non siamo certo di fronte ad un "certificatino" del medico curante senza alcuna indicazione: il ricorrente ha invece prodotto dei rapporti redatti in modo serio ed approfondito da un professionista noto per la sua esperienza nel ramo della psichiatria.
Va pure precisato che il dottor _, nell'ambito della valutazione e prognosi di cui a pagina 5 del referto del 21 aprile 2004, si limita a sostenere che, a suo avviso, il signor RI 1 è abile al lavoro al 50%, non motivando comunque la risposta. Nemmeno spiega, il dottor _, il motivo per il quale il grado di inabilità non sarebbe cumulabile con quella decretata da altri specialisti (ritenuto quindi che, di fatto, il problema della mano diviene, per il dottor _, ininfluente). La risposta dell'Ufficio AI non porta del resto nessun argomento suscettibile di confutare quanto sopra.
Non è quindi assolutamente vero che tale valutazione, come sostiene l'Ufficio AI, è completa, motivata, coerente e non offre alcuno spunto di critica.
Chiedo quindi l'assunzione delle prove richieste." (Doc. VII)
Il doc. VII è stato trasmesso all'amministrazione (doc. VIII), con la facoltà di presentare osservazioni scritte.

in diritto
In ordine
2.1. La presente vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico ai sensi degli articoli 49 cpv. 2 della Legge organica giudiziaria e 2 cpv. 1 della Legge di procedura per le cause davanti al Tribunale delle assicurazioni (STFA del 21 luglio 2003 nella causa N., I 707/00; STFA del 18 febbraio 2002 nella causa H., H 335/00; STFA del 4 febbraio 2002 nella causa B., H 212/00; STFA del 29 gennaio 2002 nella causa R. e R., H 220/00; STFA del 10 ottobre 2001 nella causa F., U 347/98 pubblicata in RDAT I-2002 pag. 190 seg.; STFA del 22 dicembre 2000 nella causa H., H 304/99; STFA del 26 ottobre 1999 nella causa C., I 623/98).
Nel merito
2.2. Il 1° gennaio 2003 è entrata in vigore
la Legge
federale sulla parte generale del diritto delle assicurazioni sociali (LPGA; RS 830.1), la quale ha portato alcune modifiche legislative anche in ambito AI.
Dal profilo temporale il giudice delle assicurazioni deve applicare le norme in vigore al momento della realizzazione dello stato di fatto che deve essere valutato giuridicamente o che produce conseguenze giuridiche (DTF 130 V 332 consid. 2.2 e 333 consid. 2.3, 129 V 1, 127 V 467 consid. 1, 121 V 366 consid. 1b; SVR 2003 IV nr. 25 consid. 1.2).
Il Tribunale delle assicurazioni, ai fini dell’esame della vertenza, si basa di regola sui fatti che si sono realizzati fino al momento della decisione contestata (SVR 2003 IV nr. 25 consid. 1.2; DTF 121 V 366 consid. 1b).
L’introduzione della LPGA non ha portato alcuna modifica sostanziale per quel che concerne, in ambito dell’assicurazione per l’invalidità, i concetti di incapacità al lavoro, d'incapacità al guadagno, d'invalidità, di raffronto dei redditi e di revisione (della rendita d'invalidità e di altre prestazioni durevoli), motivo per cui le succitate nozioni precedentemente sviluppate dalla giurisprudenza rimangono tuttora valide (DTF 130 V 343).
Trattandosi nel caso in esame di eventuali prestazioni durevoli riferite sia ad un periodo antecedente che posteriore al 1° gennaio 2003, le disposizioni di legge applicabili al caso di specie verranno riferite ad entrambi gli ordinamenti in vigore prima e dopo il 1° gennaio 2003, ritenuto comunque che – come detto - la nuova normativa non ha apportato dal punto di vista materiale alcuna sostanziale modifica riguardo ai succitati concetti dell’AI.
Dal 1° gennaio 2004 sono inoltre in vigore le norme introdotte dalla 4a revisione della LAI.
2.3.
Oggetto del contendere è sapere se la modifica delle condizioni invalidanti dell’assicurato giustifica il riconoscimento di un quarto di rendita dal 1° dicembre 2002 al 28 febbraio 2003 e di mezza rendita dal 1° marzo
2003 in
avanti, come stabilito nella decisione contestata, oppure di una rendita intera dal 1° dicembre 2002 così come sostenuto dal ricorrente.
2.4. S
econdo l’art. 4 cpv. 1 LAI - sia nella sua versione in vigore sino al 31 dicembre 2002 che in quella valida dal 1° gennaio
2003 in
relazione con gli artt. 7 e 8 cpv. 1 LPGA - con invalidità s’intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata, cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio. Gli elementi fondamentali dell'invalidità, secondo la surriferita definizione, sono quindi:
un danno alla salute fisica o psichica conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio, e la conseguente incapacità di guadagno. Occorre quindi che il danno alla salute abbia cagionato una diminuzione della capacità di guadagno, perché il caso possa essere sottoposto all'assicurazione per l'invalidità (Scartazzini, Les rapports de causalité dans le droit suisse de la sécurité sociale, pp. 216ss).
Secondo l'art. 28 cpv. 1 LAI, in vigore sino al 31 dicembre 2003, gli assicurati hanno diritto a una rendita intera se sono invalidi almeno al 66 2/3 %, a una mezza rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono invalidi almeno al 40%. Rilevasi che nel suo nuovo tenore in vigore dal 1° gennaio
2004, l
'art. 28 cpv. 1 LAI prescrive che gli assicurati hanno diritto ad una rendita intera se sono invalidi almeno al 70%, a tre quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono invalidi almeno al 40%.
Ai sensi dell'art. 16 LPGA (rispettivamente dell’art. 28 cpv. 2 vLAI) il grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto fra il reddito del lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo l'insorgenza dell'invalidità e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione, nell'esercizio di un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in condizioni normali di mercato del lavoro (reddito da invalido) e il reddito del lavoro che egli avrebbe potuto conseguire se non fosse diventato invalido (reddito da valido). Il grado d'invalidità dell'assicurato deve quindi essere determinato dal raffronto del reddito ch'egli ancora può conseguire nonostante la sua invalidità con quello che avrebbe potuto guadagnare in assenza delle affezioni di cui è portatore (RCC 1992 p. 182 consid.
3, 1990 p. 543 consid. 2; Valterio, Droit et pratique de l'assurance invalidité, Les prestations, Lausanne 1985, pp. 200ss.).
Si confronta perciò il reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non fosse divenuto invalido con quello ch'egli può tuttora realizzare, benché invalido, sfruttando la residua capacità lavorativa in attività da lui ragionevolmente esigibili in condizioni normali del mercato del lavoro, previa adozione di eventuali provvedimenti integrativi (metodo generale del raffronto dei redditi; DTF 128 V 30 consid. 1, 104 V 136 consid. 2a e 2b; VSI 2000 p. 84 consid. 1b).
Al proposito va precisato che, secondo una sentenza del TFA pubblicata in DTF 128 V 174 seg. e resa in ambito LAINF, per il raffronto dei redditi ipotetici fa stato il momento dell’inizio dell’eventuale diritto alla rendita (e non quello della decisione su opposizione). L’Alta Corte ha anche precisato che l’amministrazione è comunque tenuta, prima di pronunciarsi sul diritto ad una prestazione, a esaminare se nel periodo successivo all’inizio di tale diritto non sia eventualmente subentrata una modifica di rilievo dei dati ipotetici di riferimento. In questa eventualità essa dovrà pertanto procedere ad un ulteriore raffronto dei redditi prima di decidere.
Tale principio è stato poi esteso anche all’assicurazione per l’invalidità
(DTF 129 V 222; cfr. anche
STFA inedite 26 giugno 2003 nella causa R. consid. 3.1, I 600/01; 3 febbraio 2003 nella causa R., I 670/01 pubblicata in SVR 2002 IV Nr. 24; 18 ottobre 2002 nella causa L. consid. 3.1, I 761/01 pubblicata in SVR 2003 IV Nr. 11 e 9 agosto 2002 nella causa S. consid. 3.1, I 26/02; cfr. anche STFA inedita 13 giugno 2003 nella causa G. consid. 4.2, I 475/01).
2.5. Qualora una prima richiesta di rendita sia stata negata perché il grado di invalidità era insufficiente o perché l'invalido poteva provvedere a se stesso, una nuova domanda è riesaminata soltanto se l'assicurato rende verosimile che il grado di invalidità si è modificato in misura rilevante per il diritto alle prestazioni (art. 87 cpv. 2 e 3 OAI). Se non è il caso, l'amministrazione non entra nel merito della richiesta (DTF 109 V 114 consid. 2a).
Se l'amministrazione entra nel merito della nuova domanda deve esaminare la fattispecie da un punto di vista materiale e in particolare verificare se la modifica del grado di invalidità resa verosimile dall'assicurato si è effettivamente realizzata (DTF 109 V 115). In tal caso applicherà, per analogia, le disposizioni sulla revisione di rendite in corso (art. 17 cpv. 1 LPGA, 41 vLAI, art. 87ss.
OAI; VSI 1999 pag. 8; Rüedi, Die Verfügungsanpassung als Grundfigur von Invalidenrentenrevisionen, in Schaffauer/Schlauri, Die Revision von Dauerleistungen, Veröffentlichungen des Schweizerischen Instituts für Verwaltungskurse an der Uni St. Gallen, 1999, pag. 15; DTF 117 V 198).
La costante giurisprudenza ha stabilito che le rendite AI sono soggette a revisione non solo in caso di modifica rilevante dello stato di salute che ha un influsso sull'attività lucrativa, ma anche quando lo stato di salute è rimasto invariato, se le sue conseguenze sulla capacità di guadagno hanno subito un cambiamento importante (STFA non pubbl. del 28 giugno
1994 in
re P. P. pag. 4; RCC 1989 pag. 323, consid. 2a; DTF 113 V 275, consid. 1a, 109 V 116 consid. 3 b, 105 V 30).
Affinché sia possibile la revisione di una rendita AI è dunque necessario che le condizioni cliniche e/o economiche dell'assicurato abbiano subito una modifica, tale da influire sulla perdita di guadagno.
D'altra parte la modifica deve essere notevole, non tanto da un punto di vista astratto, ma piuttosto in relazione con l'art. 28 cpv. 1 LAI.
In ogni caso la revisione della rendita è possibile unicamente se, posteriormente alla pronuncia della decisione iniziale, la situazione invalidante è effettivamente mutata. Non basta invece che una situazione, rimasta sostanzialmente invariata, sia giudicata in modo diverso (RCC 1987 pag. 38 consid. 1a, 1985 pag. 336; STFA del 29 aprile 1991 nella causa G.C., consid. 4).
2.6. Conformemente ad un principio generale applicabile anche nel diritto delle assicurazioni sociali, all'assicurato incombe l'obbligo di ridurre il danno (DTF 123 V 233 consid.
3c, 117 V 278 consid. 2b, 400 e riferimenti ivi citati; Riemer-Kafka, Die Pflicht zur Selbstverantwortung, Friborgo 1999, pag. 57, 551 e 572).
In virtù di tale obbligo, l'assicurato deve intraprendere tutto quanto è ragionevolmente esigibile per ovviare nel miglior modo possibile alle conseguenze della sua "invalidità", segnatamente mettendo a profitto la sua residua capacità lavorativa, se necessario, in una nuova professione (DTF 113 V 28 consid.
4a e sentenze ivi citate; Landolt, Das Zumutbarkeitsprinzip im schweizerischen Sozialversicherungs-recht, tesi Zurigo 1995, pag. 296 segg).
Non è quindi dato alcun diritto ad una rendita se la persona interessata dovesse essere in grado di percepire un reddito tale da escluderne l'erogazione (DTF 113 V 28 consid. 4a; RCC 1968 pag. 434).
Dalla persona assicurata possono tuttavia essere pretesi unicamente provvedimenti esigibili che tengano conto delle circostanze oggettive e soggettive del caso concreto, quali la sua capacità lavorativa residua, le sue ulteriori circostanze personali, l'età, la situazione professionale, i legami presso il luogo di domicilio, il mercato del lavoro equilibrato e la presumibile durata dell'attività lavorativa (DTF 113 V 28 consid. 4a; cfr. pure VSI 2001 pag. 279 consid. 5a/aa e 5a/bb).
2.7. Per quanto riguarda in particolare l'invalidità cagionata da un danno alla salute psichica, il TFA ha stabilito che é decisivo al proposito che il danno sia di gravità tale da non poter praticamente esigere dall'assicurato di valersi della sua capacità lavorativa sul mercato del lavoro, o che ciò sia persino intollerabile per la società (DTF 127 V 298 consid. 4c, 102 V 165= RCC 1977 pag. 169; Pratique VSI 1996 pag. 318, 321, 324; RCC
1992 pag. 180; ZAK 1984 pag. 342, 607; STFA del 29 settembre 1998 nella causa S. F., I 148/98, pag. 10 consid. 3b; Locher, Grundriss des Sozialversicherungs-rechts, Berna 2003, pag. 128).
L'Alta Corte ha inoltre avuto modo di precisare che:
"
(...)
Tra i danni alla salute psichica, i quali come i danni fisici, possono determinare un'invalidità ai sensi dell'art. 4 cpv. 1 LAI, devono essere annoverati - oltre alle malattie mentali propriamente dette - le anomalie psichiche parificabili a malattia. Non sono considerati effetti di uno stato psichico morboso, e dunque non costituiscono turbe a carico dell'assicurazione per l'invalidità le limitazioni della capacità di guadagno cui l'assicurato potrebbe ovviare dando prova di buona volontà; la misura di quanto è ragionevolmente esigibile dev'essere apprezzata nel modo più oggettivo possibile. Bisogna dunque stabilire se, e in quale misura al caso, un assicurato può, nonostante il danno alla salute mentale, esercitare un'attività lucrativa che il mercato del lavoro gli offre, tenuto conto delle sue attitudini. In quest'ambito il punto è quello di sapere quale attività si può da lui ragionevolmente esigere. Ai fini di stabilire l'esistenza di un'incapacità di guadagno causata da un danno alla salute psichica non è quindi decisivo accertare se l'assicurato eserciti o meno un'attività lucrativa insufficiente; di maggior rilievo è piuttosto domandarsi se si debba ammettere che l'utilizzazione della capacità lavorativa non può in pratica più essere da lui pretesa oppure che essa sarebbe persino insopportabile per la società (DTF 102 V 166; VSI 1996 pag. 318 consid. 2a, pag. 321 consid. 1a, pag. 324 consid. 1a; RCC 1992 pag. 182 consid. 2a e sentenze ivi citate)" (STFA del 29 settembre 1998 nella causa S. F. [I 148/98], pag. 10 consid. 3b)."
Secondo la giurisprudenza del TFA siffatti principi valgono fra l'altro per le psicopatie, le alterazioni dello sviluppo psichico (psychische Fehlentwicklungen), l'alcolismo, la farmacoma-nia, la tossicomania e le nevrosi (STFA del 18 ottobre 1999 nella causa B., I 441/99; STFA del 29 settembre 1998 nella causa S. F., I 148/98, pag. 10 consid. 3b; RCC 1992 pag. 182 consid. 2a con riferimenti).
2.8. Per quanto attiene allo stato di salute, l'assicurato rimprovera all’Ufficio AI di avere tenuto conto unicamente della perizia del dr. _, ignorando quanto attestato dal suo medico curante, dr. _ (doc. I).
Con rapporto medico 18 novembre 2002 il dr. _, spec. FMH in psichiatria e psicoterapia, che ha in cura l'assicurato dal 15 maggio 2002, aveva diagnosticato, oltre ai problemi fisici al polso, un'importante depressione nel quadro di una sindrome da disadattamento, unita ad un probabile disturbo della personalità, attestando un’inabilità lavorativa del 100% a partire da settembre 2002, mentre in precedenza tale inabilità era del 50%:
"
(...)
Dopo questa premessa posso quindi formulare la mia diagnosi e cioè che il paziente soffre per una depressione importante nel quadro di una sindrome da disadattamento (F43.1 ICD10).
Su questa condizione si è inserito anche un disturbo psichico e comportamentale dovuto all'uso di alcol (F10.2 ICD10).
Dalla valutazione psicologica testistica è emerso inoltre che il signor RI 1 presenta un probabile disturbo della personalità (F60.6 ICD10).
In virtù di queste osservazioni e di queste considerazioni il paziente è già stato messo al beneficio di una terapia farmacologica antidepressiva, ansiolitica ed ipnotica. Inoltre è stata sottolineata l'importanza dell'aspetto comportamentale dell'astenersi dall'uso di alcol.
Per quanto riguarda la valutazione dell'attuale capacità lavorativa, ho certificato il paziente per un'incapacità lavorativa totale dal mese di settembre, essendo in precedenza già in incapacità lavorativa al 50%, certificato dal suo medico curante e anche dal sottoscritto.
Per quanto riguarda la prognosi futura dell'attività lavorativa, ritengo che sia assolutamente infausta, nel senso che non ritengo il signor RI 1 in grado di poter riprendere un'attività lavorativa seppur parziale. Ritengo infatti che il quadro complesso dei disturbi psicologici e caratterologici lamentati dall'assicurato pregiudichi la possibilità di un ritorno in un'attività lavorativa qualsiasi.
Per quanto riguarda la domanda se siamo in presenza di un danno permanente, le rispondo che non si tratta di un danno ma di una malattia ad evoluzione cronica e quindi di lunga durata. Sulla base di queste considerazioni e dell'osservazione clinica degli ultimi mesi del paziente, ritengo, per concludere, che il signor RI 1 sia da annunciare all'assicurazione invalidità nel senso di una richiesta di pensionamento anticipato totale per motivi di salute psicologica e somatica." (Doc. AI 55 4-5)
Sulla base di tale certificato medico, il TCA, nella sentenza
5 febbraio 2003, aveva
invitato l’amministrazione ad approfondire la valutazione medica del caso, tenendo conto di quanto attestato dal dr. _.
Il 3 luglio 2003 il dr. _, FMH in medicina generale, alla richiesta dell’Ufficio AI di indicare l’evoluzione dello stato di salute dell’assicurato dopo l’aprile
2002, ha
comunicato che vi è stato un peggioramento dello stato depressivo, con comparsa di nevrosi d’ansia, patologie per le quali l’assicurato è in cura presso il dr. _ (doc. AI 67-2). Il dr. _ ha poi osservato che a causa delle sue patologie l’assicurato non è in grado di svolgere nessuna attività (doc. AI 67-3).
Nel rapporto medico 22 settembre 2003 all’attenzione dell’Ufficio AI il dr. _ ha indicato che l’assicurato è affetto da “
disturbo depressivo (F43.1 ICD 10); abuso di alcool (F10.2 ICD 10); probabile disturbo di personalità (F60.6 ICD 10)
”, osservando:
"
Il signor RI 1 continua un trattamento farmacologico regolare che ha permesso di limitare i danni particolarmente in relazione all'abuso alcolico e nicotinico. Nell'osservazione di quest'anno abbiamo constatato un grave ritiro sociale ed un impoverimento globale della personalità del paziente che appare sempre molto passivo ed incapace di strutturare in maniera adeguata e compiuta una strategia esistenziale.
Ritengo che nel corso di questi ultimi anni il paziente abbia manifestato sempre di più problemi di adeguamento alla realtà lavorativa che infine l'infortunio subìto abbia messo completamente allo scoperto, sulla base dei tratti caratterologici preesistenti dell'assicurato.
Ritengo che il signor RI 1 abbia a questo punto esaurito la propria capacità lavorativa." (Doc. AI 68-2)
Il curante ha poi indicato che l’assicurato “
ha subito una diminuzione della capacità al lavoro progressiva nel corso degli ultimi anni, in seguito alla perdita del posto di lavoro e all’impossibilità di trovare una nuova occupazione confacente a causa dell’infortunio subito e dei disturbi psichici d’adattamento comparsi
”. Il dr. _ ha quindi concluso che l’attività attuale non è più proponibile; che l’assicurato presenta una diminuzione del rendimento in misura completa; che la capacità di lavoro non può essere migliorata e che l’assicurato non è in grado di svolgere nessun’altra attività (doc. AI 68-3).
Nelle sue osservazioni 18 dicembre 2003 la dr.ssa _ del SMR, dopo aver riassunto la fattispecie, ha rilevato che “
il peggioramento dello stato di salute certificato dai curanti è essenzialmente legato ad una problematica psichica, mentre dal punto di vista somatico non vengono menzionate nuove diagnosi o un peggioramento delle patologie già note e precedentemente indagate in modo esauriente
”. Ella ha quindi indicato di ritenere opportuna una valutazione peritale psichiatrica (doc. AI 75).
Conformemente a quanto stabilito dal TCA nella sentenza 5 febbraio 2003 (inc. 32.2002.59) – in cui questo Tribunale ha respinto la richiesta dell’assicurato di attribuzione di una rendita, trasmettendo tuttavia gli atti all’amministrazione affinché valutasse, alla luce del certificato medico 18 novembre 2002 del dr. _, se ed in che misura successivamente all’emissione della decisione contestata (18 aprile 2002) sia intervenuto un peggioramento dello stato di salute giustificante l’eventuale riconoscimento di una rendita d’invalidità (doc. AI 61) - l
’amministrazione ha incaricato il dr. _, FMH in psichiatria e psicoterapia, di eseguire una perizia specialistica.
Nel dettagliato referto 21 aprile 2004 il perito, sulla base delle risultanze degli atti contenuti nell’incarto, delle dichiarazioni del paziente e delle constatazioni cliniche in occasione della visita 19 aprile
2004, ha
posto la diagnosi di “
episodio depressivo di media gravità, con sintomi “biologici” (ICD-10:F32.11); sindromi e disturbi psichici e comportamentali dovuti all’uso di alcool (ICD-10:F10.25); probabile disturbo di personalità ansioso (ICD-10:F60.6)”
(doc. AI 78-5). Il perito ha poi indicato che “
da un punto di vista psichiatrico l’attuale capacità lavorativa del periziando, a mio giudizio, è valutabile al 50%. La prognosi, date le diagnosi, è da considerarsi piuttosto sfavorevole
” (doc. AI 78-5).
In merito alle conseguenze sulla capacità lavorativa, il perito ha sottolineato quanto segue:
"
(...)
B) CONSEGUENZE SULLA CAPACITÀ DI LAVORO
1. Menomazioni (qualitative e quantitative) dovute ai disturbi constatati:
Nella psicopatologia globale del periziando, a mio avviso, ai fini dell'AI (perdita della capacità lavorativa) è preponderante il disturbo depressivo: questo disturbo, inizialmente inquadrabile in una reazione depressiva prolungata nell'ambito della sindrome da disadattamento (anno 2000-02), è divenuta, in seguito, un episodio depressivo vero e proprio limitando così, parzialmente e in maniera duratura, la funzionalità sociale e lavorativa del periziando.
2. Conseguenze dei disturbi sull'attività attuale:
I disturbi psichici del periziando, più sopra elencati, compromettono nella misura del 50% la sua capacità lavorativa in qualsivoglia attività (non cumulabile con quella decretata da altri specialisti).
3. L'ambiente di lavoro dell'assicurato è in grado di sopportarne i disturbi psichici?
Il periziando non ha più un ambiente di lavoro.
C) CONSEGUENZE SULLA CAPACITÀ D'INTEGRAZIONE:
1. È possibile effettuare provvedimenti d'integrazione? Ve ne sono in corso? Ne sono previsti?
Non sono da prendere in considerazione (non desiderati dal periziando).
2. È possibile migliorare la capacità di lavoro sul posto di lavoro attuale?
--------------------------------------
3. L'assicurato è in grado di svolgere altre attività?
Sì, al 50% per quanto concerne lato psichiatrico." (...)" (Doc. AI 78-5)
Nel rapporto medico 7 maggio 2004 la dr.ssa _ del SMR ha così riassunto il caso:
"
(...)
Prima domanda prestazioni AI dell’agosto 2000:
IL 25% come disegnatore edile dall’agosto 2000 dovuto a esiti postinfortunistici mano destra vedi perizia Dr.ssa _ del novembre 2001.
Le altre patologie internistiche presenti non determinano una incapacità lavorativa come disegnatore edile.
Decisione del 18.04.2002: domanda respinta in assenza di danno alla salute rilevante
.
Sentenza TCA del febbraio 2003: ricorso dell'A. respinto, conferma decisione UAI.
Trasmesso atti per accertamento evoluzione stato di salute successivamente alla decisione.
In quanto viene attestato un peggioramento dello stato di salute psichico dalla fine di aprile 2002 necessitante presa a carico psichiatrica dal maggio 2002.
Accertamento evoluzione stato di salute dopo la decisione 18.04.2002:
il curante Dr. _ certifica un peggioramento dello stato di salute per motivi psichici (depressione) a partire dal maggio 2002, in cura psichiatrica dal maggio 2002.
Lo psichiatra curante Dr. _ certifica presenza di disturbo psichico dal maggio 2002 determinando IL 50% ed in seguito IL 70% dal settembre 2002.
Perizia psichiatrica Dr. _ del 21.04.2004:
diagnosi v.s.: è preponderante il disturbo depressivo.
Il disturbo depressivo, inizialmente inquadrabile in una reazione depressiva prolungata nell'ambito della sindrome di disadattamento (anno 2000-2002), è divenuta, in seguito, un episodio depressivo vero e proprio limitando così, parzialmente e in maniera duratura, la capacità lavorativa nella misura del 50% (non cumulabile con la IL presente per motivi fisici).
Conclusione:
la perizia psichiatrica conferma quindi il peggioramento dello stato di salute per motivi psichici certificato dai curanti a partire dal maggio 2002.
La prognosi in merito a eventuale miglioramento futuro della capacità lavorativa non è buona, quindi dal punto di vista medico ritengo indicato una revisione unicamente a lungo termine." (Doc. AI 80-2)
A seguito della decisione dell’amministrazione di accordare all’assicurato un quarto di rendita dal 1° dicembre 2002 al 28 febbraio 2003 e una mezza rendita a partire dal 1° marzo 2003, il patrocinatore dell’assicurato ha chiesto al dr. _ una presa di posizione. Con scritto 16 novembre 2004 il dr. _ ha rilevato quanto segue:
"
In riferimento alla sua richiesta le comunico di non essere d'accordo con le decisioni dell'ufficio AI.
Come già certificato il paziente è venuto alla mia osservazione fin dal 15 maggio 2002, presentando un'incapacità lavorativa che è progressivamente aumentata fino a raggiungere il 100%.
Il paziente presenta diversi problemi di carattere psichiatrico che sono stati confermati nella perizia del dottor _.
Ritengo che la problematica psichiatrica non possa essere sovrapposta a quella conseguente all'infortunio alla mano destra del 1992, per cui il paziente è stato anche sotto prestazione dalla _.
Faccio presente come già segnalato nei miei rapporti e nella stessa perizia del Collega Dottor _ che la prognosi per questo caso è cattiva per quanto riguarda la capacità valetudinaria.
Infatti se in passato si è espressa l'opinione di un'incapacità lavorativa al 70% attualmente ritengo che questa sia oramai completa nell'ordine al 100%.
Ribadisco che la problematica psichiatrica seppure in parte favorita dalla problematica fisica ha oramai assunto come segnalato nella perizia del Dottor _ una dimensione autonoma auto alimentatasi.
In conclusione ritengo che il paziente abbia globalmente per tutte le patologie sofferte una capacità lavorativa nulla." (Doc. AI 103-2)
Nelle sue annotazioni 14 febbraio 2005 il dr. _ del SMR ha osservato:
"
Vedi rapporto SMR del 7.5.2004 che riporta in modo dettagliato la problematica dell'assicurato ed i relativi limiti funzionali.
In sede di opposizione viene presentato un rapporto medico del Dr. _ che non aggiunge nuovi elementi clinici. Egli chiede in pratica che l'inabilità fisica e quella psichiatrica vengano cumulate.
Valutazione: in fase di opposizione non vengono presentati nuovi elementi clinici che potrebbero mettere in forse la valutazione conclusiva del 7.5.2004, valutazione che pondera a livello funzionale sia i limiti funzionali che quelli psichici in modo esaustivo." (Doc. AI 104-1)
A seguito dell’emissione della decisione su opposizione da parte dell’amministrazione, che conferma la precedente decisione, il patrocinatore ha inviato al dr. _ il seguente scritto 20 settembre 2005:
"
Le segnalo quindi che l'Ufficio AI ha respinto la mia opposizione a mezzo della decisione su opposizione del 9 settembre 2005 che qui allego. In sostanza l'Ufficio AI ha ritenuto che il signor RI 1 è inabile al lavoro solo nella misura del 50% (e ciò a livello globale, non solo a livello psichiatrico). Contro detta decisione è possibile presentare ricorso al TCA entro 30 giorni (scadenza: 8 ottobre 2005).
La prego quindi di farmi avere la Sua presa di posizione, stilando una breve anamnesi e rispondendo in pratica ai seguenti quesiti (che mi saranno utili nell'ambito del ricorso, che intendo presentare):
1. Con riferimento alla problematica che ci occupa, quali sono i disturbi attualmente lamentati dal signor RI 1? Reperto oggettivo e soggettivo.
2. Diagnosi.
3. Quale è stata l'evoluzione della situazione psichica (e della conseguente inabilità lavorativa, rispettivamente del tasso di invalidità) del signor RI 1 dal momento in cui Lei lo ha avuto in cura fino ad oggi?
4. Quale è la proiezione futura prevedibile?
5. Dica se ha ulteriori osservazioni da aggiungere?" (Doc. AI 107-19+20)
In data 7 ottobre 2005 il dr. _ ha così risposto:
"
Il paziente mi è stato inviato nel maggio 2002 dal medico curante Dottor _, a causa di un disturbo depressivo, che era anche legato alla perdita del posto di lavoro, dopo circa 30 anni di attività.
Il paziente all'inizio del trattamento è stato anche esaminato dal Dottor _, psicologo e psicoterapeuta clinico che lavora presso il mio studio.
L'anamnesi da lei già conosciuta è stata descritta nei rapporti precedenti inviati all'Assicurazione Invalidità, in particolar modo vedi la perizia del Dottor _.
Il paziente presenta un disturbo dell'umore con stigmate depressive che oramai appare cronicamente stabilizzato.
Quindi in riferimento al suo elenco di domande posso rispondere al punto:
1. I disturbi lamentati al momento attuale dal Signor RI 1 sono caratterizzati da una diminuzione del tono dell'umore, da disturbi quali insonnia, ansia, preoccupazione per il futuro, una ridotta capacità di pianificare e di organizzare il futuro, ed appare soggettivamente globalmente rallentato, particolarmente per quanto riguarda l'aspetto psicomotorico.
2. La diagnosi quindi è di un disturbo depressivo ricorrente con sintomi biologici (F32.11).
Come seconda diagnosi possiamo anche aggiungere che il paziente presenta un disturbo di personalità ansioso (ICD 10 F60.6) e che in passato ci sono stati disturbi psichici e comportamentali dovuti all'abuso di alcool attualmente in astinenza (ICD 10 F10.20).
3. Al punto tre posso risponderle che dal momento della presa di contatto e la presa a carico terapeutica il paziente ha manifestato un aggravamento progressivo nel tempo del disturbo dell'umore che è diventato duraturo limitando la competenza e funzionalità sociale e lavorativa dell'interessato.
4. Per quanto riguarda la domanda numero quattro, ritengo che oramai da molti anni il paziente non ha più avuto una capacità lavorativa e non ha più avuto un ambiente di lavoro e credo che questa condizione sia da considerarsi irreversibile e duratura.
5. In conclusione ritengo che l'evoluzione clinica manifestata da questo paziente è stata sfavorevole come già fu ampiamente segnalato nelle previsioni prognostiche a suo tempo.
Ritengo che oramai il paziente abbia esaurito la propria capacità lavorativa e di adattamento in una qualunque circostanza di tipo sociale ed ambientale e ritengo quindi giustificato richiedere un adeguamento del grado di invalidità, attualmente riconosciuto soltanto nella misura del 50%." (Doc. AI 107-17+18)
Nelle sue annotazioni 14 novembre 2005 il dr. _ ha rilevato:
"
Il problema di salute dell'Ass. è riassumibile in patologie somatiche, peraltro accertate e senza segni di evoluzione, e della sfera psichica.
A seguito dell'annuncio di patologia psichiatrica, non documentata in modo esaustivo, si è richiesta una valutazione specialistica al dr. _, le cui conclusioni non vengono riassunte.
In sede di opposizione era stato prodotto un rapporto dello psichiatra curante che non forniva alcun elemento atto a modificare la valutazione peritale.
A sostegno del ricorso lo psichiatra curante rilascia un ulteriore rapporto, con risposte a domande postegli, che possono essere riassunte nel seguente modo:
conferma della sintomatologia lamentata dall'assicurato, non diversa da quella descritta dal perito; divergenza diagnostica, che però non influisce sulla valutazione di funzionalità.
L'evoluzione è stata descritta dal perito ed è stata valutata.
Che da anni l'ass. abbia avuto un'incapacità lavorativa ma non completa è assodato. Anche dal lato AI non si è messa in dubbio la prognosi non favorevole. La mancanza di lavoro adeguato è una realtà, ma si deve vedere, come è stata descritta l'evoluzione.
Aggiungiamo che non è mai stato descritto, da parte del curante, lo stato psicopatologico, per cui ancora una volta ribadiamo che altri confronti non sono possibili e che gli elementi clinici atti a valutare la situazione sanitaria e non sociale sono accertati dall'UAI.
Notiamo pure che della problematica del consumo di etile non si era tenuto conto." (Doc. V/bis)
2.9.
Perché un rapporto medico abbia valore probatorio è determinante che esso valuti ed esamini in maniera completa i punti litigiosi, si fondi su degli esami approfonditi, prenda conto di tutti i mali di cui si lamenta l'assicurato, sia stabilito in piena conoscenza dei suoi antecedenti (anamnesi) e sia chiaro nell'esposizione delle correlazioni mediche o nell'apprezzamento della situazione medica; le conclusioni dell'esperto devono inoltre essere motivate (
STFA 26 agosto 2004 nella causa G.S., I 355/03, consid. 5; STFA 25 febbraio 2003 nelle cause P.G., U 329/01 ed S., U 330/01; DTF 125 V 352, 122 V 160;
Meyer‐Blaser, Die Rechtspflege in der Sozialversicherung, BJM 1989, p. 31; DTF 125 V 352
; Pratique VSI 2001 p. 108, 1997 p. 123; STFA 18 marzo 2002 nella causa M., I 162/01). A proposito delle perizie mediche eseguite nell'ambito della procedura amministrativa il TFA ha già avuto modo di evidenziare che, nell'ipotesi in cui sono state eseguite da medici specializzati riconosciuti, hanno forza probatoria piena, se giungono a conclusioni logiche e sono state realizzate sulla base di accertamenti approfonditi, fintanto che indizi concreti non inducono a ritenerle inaffidabili (DTF 123 V 176, 122 V 161, 104 V 212; STFA 14 aprile 1998 nella causa O.B.; STFA 28 novembre 1996 nella causa G.F.; STFA del 24 dicembre 1993 nella causa S.H.; SVR 1998 IV Nr. 1 p. 2; SZS 1988 p. 329 e 332; ZAK 1986 p. 189).
In un'altra sentenza inedita il TFA ha inoltre considerato rilevante una perizia giudiziaria fatta esperire dal TCA al SAM. Secondo il l'Alta Corte questo servizio non può essere considerato parte in causa, nel senso che sussiste un vincolo per cui l'istituto sarebbe obbligato a tenere in particolare considerazione gli interessi specifici dell'assicurazione invalidità (STFA non pubbl. 22 maggio
1995 in
re A. C; cfr. anche DTF 123 V 178; Pratique VSI 2001 p. 110).
Nell'ambito del libero apprezzamento delle prove è in linea di principio consentito all'amministrazione e al giudice fondare la propria decisione su basi di giudizio interne all'istituto assicuratore. Per quanto riguarda l'imparzialità e l'attendibilità di simili prove, devono tuttavia essere poste delle esigenze severe (DTF 122 V 157).
In DTF 125 V 351 (= SVR 2000 UV 10, pp. 33ss.),
la nostra Corte
federale ha ribadito che ai rapporti allestiti da medici alle dipendenze di un'assicurazione deve essere riconosciuto pieno valore probante, a condizione che essi si rivelino essere concludenti, compiutamente motivati, di per sé scevri di contraddizioni e, infine, non devono sussistere degli indizi che facciano dubitare della loro attendibilità (DTF 125 V 352). Il solo fatto che il medico consultato si trovi in un rapporto di dipendenza con l'assicuratore, non permette già di metterne in dubbio l'oggettività e l'imparzialità. Devono piuttosto esistere delle particolari circostanze che permettano di ritenere come oggettivamente fondati i sospetti circa la parzialità dell'apprezzamento (DTF 125 V 354)
.
Lo stesso vale per le perizie fatte esperire da medici esterni (DTF 104 V 31; ZAK 1986 p. 188; RAMI 1993 p. 95).
Le perizie affidate dagli organi dell'AI o dagli assicuratori privati, in sede di istruttoria amministrativa, a medici esterni o a servizi specializzati indipendenti, i quali fondano le proprie conclusioni su indagini approfondite e giungono a risultati concludenti, dispongono di forza probatoria piena, a meno che non sussistano indizi concreti a mettere in causa la loro credibilità (Pratique VSI 2001 p. 109; STFA 26 agosto 2004 nella causa G.C., I 355/03).
Per quel che riguarda i rapporti concernenti il medico curante, secondo la generale esperienza della vita, il giudice deve tenere conto del fatto che, alla luce del rapporto di fiducia esistente con il paziente, il medico curante attesterà, in caso di dubbio, in favore del suo paziente (STFA 25 febbraio 2003 nelle cause P.G., U 329/01 e S., U 330/ 01; DTF 125 V 353; Pratique VSI 2001 p. 109; MEYER-BLASER, Rechtsprechung des Bundesgericht im Sozialversicherungs-recht, 1997, p. 230).
Infine, va ricordato che se vi sono dei rapporti medici contraddittori il giudice non può evadere la procedura senza valutare l'intero materiale ed indicare i motivi per cui egli si fonda su un rapporto piuttosto che su un altro (STFA 25 febbraio 2003 nelle cause P.G., U 329/01 e S., U 330/01).
Inoltre, va rilevato che, affinché
un esame medico in ambito psichiatrico sia ritenuto affidabile deve adempiere diverse condizioni (Cattaneo, “La promozione dell'autonomia del disabile: esempi scelti dalle assicurazioni sociali”, in RDAT 2003-II pag. 628-
629, in
particolare la nota 158, nella quale vengono citate alcune sentenze federali e
can
tonali, in particolare la DTF 127 V 294).
In quest’ultima sentenza l'Alta Corte ha fatto proprie le considerazioni di Mosimann. In particolare, secondo questo autore (Somatoforme Störungen: Gerichte und [psychiatrische] Gutachten, in: SZS 1999 pag. 105 ss), in ambito psichiatrico l’esperto deve innanzitutto porre una diagnosi secondo una classificazione riconosciuta e pronunciarsi sulla gravità dell'affezione.
Il perito deve anche valutare l'esigibilità della ripresa di un'attività lucrativa da parte dell'assicurato. Tale prognosi deve tener conto di diversi criteri, quali il carattere premorboso, l'affezione psichica e quelle organiche croniche, la perdita d'integrazione sociale, un eventuale profitto tratto dalla malattia, il carattere cronico della malattia, la durata pluriennale della stessa con sintomi stabili o in evoluzione e l'impossibilità di ricorrere a trattamenti medici secondo la regola d'arte. La prognosi sfavorevole deve essere fatta in base all’insieme dei succitati criteri.
Inoltre, l'esperto deve esprimersi sull'aspetto psicosociale della persona esaminata.
Del resto, un rifiuto di una rendita deve ugualmente basarsi su diversi criteri, tra i quali le divergenze tra i dolori descritti e quelli osservati, le allegazioni sull'intensità dei dolori la cui descrizione rimane sul vago, l'assenza di una richiesta di cura, le evidenti divergenze tra le informazioni fornite dal paziente e quelle risultanti dall'anamnesi, il fatto che le lamentele molto dimostrative lascino l'esperto insensibile, come pure le allegazioni di grandi handicap nonostante un ambiente psico-sociale intatto (STCA inedita 27 settembre 2001 nella causa A., inc. 32.1999.124
; STFA del 12 marzo 2004, I 683/03 pubblicata in DTF 130 V 352 e STFA inedita del 23 settembre 2004, I 384/04, consid. 1.2).
2.10. Nell'evenienza concreta, da u
n attento esame degli atti questa Corte deve concludere che la documentazione medica su cui si è fondata l’amministrazione difetta della necessaria forza probante e non può pertanto essere posta alla base di un giudizio senza che prima si proceda ad un complemento istruttorio.
Come già stabilito dal TCA nella precedente sentenza 5 febbraio 2003 (doc. AI 61), l’assicurato, dal punto di vista fisico, a causa dei forti dolori alla mano destra, presentava un’incapacità lavorativa del 25% nella sua professione di disegnatore edile, così come valutato dalla
dr.ssa _, FMH in chirurgia plastica e ricostruttiva, specialista nella chirurgia della mano,
incaricata
dal
l’amministrazione
di allestire una perizia medica specialistica. Il perito, infatti, dopo aver preso in considerazione tutte le patologie di cui è affetto l'assicurato (problemi alla mano destra, problemi cardiocircolatori, depressione, epatopatia etilica, diabete mellito), ha valutato il ricorrente inabile al 25% nella sua precedente professione di disegnatore edile, escludendo l’esecuzione di provvedimenti integrativi volti ad aumentare la capacità lavorativa (doc. AI 27). Tali conclusioni sono state confermate del resto anche dal medico curante dell'assicurato, Dr. _ (doc. AI 40).
A fronte dell’indicazione da parte dell’assicurato dell’emergere di una patologia psichiatrica invalidante, certificata dal curante, dr. _, spec. FMH in psichiatria e psicoterapia, che lo ha in cura dal 15 maggio 2002 - il quale ha diagnosticato, oltre ai problemi fisici al polso, un'importante depressione nel quadro di una sindrome da disadattamento, unita ad un probabile disturbo della personalità, attestando un’inabilità lavorativa del 100% a partire da settembre 2002 (doc. AI 55-4) - l’amministrazione, conformemente a quanto deciso dal TCA nella sentenza del 5 febbraio
2003, ha
sottoposto l’assicurato ad una perizia presso il dr. _, specialista in psichiatria e psicoterapia, il quale, dopo esame approfondito del caso, è giunto alla conclusione che i disturbi psichici compromettono nella misura del 50% l’abilità lavorativa dell’assicurato in qualsiasi attività. Il perito ha precisato che tale percentuale d’incapacità lavorativa “
non è cumulabile con quella decretata da altri specialisti
”, senza ulteriori specificazioni (doc. AI 78-5).
Il dr. _ ha fortemente criticato gli esiti di tale perizia, ribadendo a più riprese che i problemi psichiatrici dell’assicurato (disturbo dell’umore con stigmate depressive oramai cronicizzate), con evoluzione sfavorevole, lo rendono totalmente inabile al lavoro in qualsiasi attività (doc. AI 103 e 107). Il dr. _ ha inoltre rilevato che la problematica psichiatrica, seppur favorita dalla problematica fisica, ha ormai assunto una dimensione autonoma, come confermato pure dal dr. _, motivo per il quale essa non può essere sovrapposta a quella conseguente all’infortunio alla mano destra del 1992. Il dr. _ ha quindi affermato che “
in conclusione, ritengo che il paziente abbia globalmente, per tutte le patologie sofferte, una capacità lavorativa nulla
” (doc. AI 103-2).
Nonostante le divergenze d’opinione tra il dr. _ e il dr. _ in merito all’eventuale capacità lavorativa residua dell’assicurato, nella decisione impugnata oggetto della presente vertenza l’amministrazione ha ritenuto l’assicurato inabile al lavoro al 50% in qualsiasi attività, basandosi sulle annotazioni del SMR, secondo il quale i problemi di salute dell’assicurato sono riassumibili in patologie somatiche, accertate e senza segni di evoluzione e patologie della sfera psichica, correttamente valutate in sede peritale (doc. V bis).
Tali conclusioni non possono essere fatte proprie da questo Tribunale: l’amministrazione, infatti, a fronte di patologie che concernono da una parte la sfera fisica (dolori alla mano destra) e, dall’altra, le condizioni psichiatriche dell’assicurato, avrebbe dovuto, tramite l’ausilio di un perito,
chiarire la questione circa la cumulabilità o meno dei gradi di inabilità lavorativa in ambito psichiatrico e in ambito somatico, e poi pronunciarsi nuovamente sul grado di invalidità del ricorrente.
Al proposito, va qui ricordato che in una sentenza del 19 agosto 2005 nella causa D. (I 606/03), il TFA ha rinviato gli atti a questo Tribunale perché, “(...)
con l’ausilio di un perito, sulla base dei rapporti medici all’inserto chiarisca la questione circa la cumulabilità o meno dei gradi di inabilità lavorativa in ambito psichiatrico e in ambito reumatologico, e si pronunci nuovamente sul grado di invalidità del ricorrente
(...)”.
In tale sentenza il TFA ha in particolare osservato:
"
(...)
Le due principali patologie (l'una fisica, l'altra di natura psichica) all'origine, nel caso concreto, dell'inabilità lavorativa del ricorrente differiscono sostanzialmente tra loro. Non appare pertanto per nulla scontata l'affermazione secondo cui i rispettivi gradi di inabilità lavorativa non sarebbero, almeno parzialmente, addizionabili. Di primo acchito appare al contrario ben più probabile la conclusione opposta, atteso che le conseguenze inabilitanti concernono due aspetti differenti tra loro. Così, si osserva da un lato che la patologia fisica è stata ritenuta inabilitante in quanto limiterebbe la possibilità di sollevare pesi e imporrebbe la possibilità di cambiare posizione. Dall'altro, invece, l'affezione psichica inciderebbe sulla concentrazione e la memoria nonché sul tono dell'umore. In simili condizioni, la malattia psichica sarebbe tale da limitare la capacità organizzativa e amministrativa dell'interessato, mentre la malattia fisica inciderebbe sulle facoltà manuali (quali il trasporto di casse, il servizio a tavola, i lavori di pulizia, ecc.).
Orbene, le (opposte) conclusioni del medico dell'UAI e dei dott. M._ e A._ non sono (sufficientemente) motivate e non spiegano il perché della mancata cumulabilità, almeno parziale, delle due inabilità lavorative accertate. In particolare, non supplisce a tale mancanza l'affermazione del dott. A._ secondo cui nella valutazione del grado di incapacità lavorativa psichiatrica egli avrebbe preso in considerazione «l'influsso che i fattori stressanti, tra i quali anche la presenza dell'affezione reumatologica, hanno avuto sullo sviluppo del disturbo psicopatologico » (dichiarazione del 20 maggio 2003 all'indirizzo del giudice delegato cantonale). Tale asserzione sta ad indicare che il perito ha considerato anche l'affezione reumatologica quale causa dell'insorgere dell'affezione psichiatrica, ma non tuttavia che ha tenuto conto delle conseguenze sulla capacità lavorativa della malattia reumatologica. Giudizio, quest'ultimo, che peraltro nemmeno sarebbe stato di sua competenza.
La fattispecie in esame, infine, differisce da quella di cui alla sentenza pubblicata in RDAT 2002 I no. 72 pag.
485. A
prescindere dal fatto che, in quell'occasione, le inabilità lavorative erano comunque state parzialmente sommate, va rilevato che il giudizio si fondava, in quella vertenza, su una perizia pluridisciplinare in cui la situazione valetudinaria era stata attentamente esaminata dai periti nel suo complesso, e non su due perizie indipendenti tra loro come nel caso ora in esame.
In simili condizioni le conclusioni tratte dal medico dell'Ufficio AI appaiono senz'altro bisognose di ulteriori chiarimenti e non sono atte, allo stadio attuale, a legittimare la valutazione dell’amministrazione.”
Ne consegue che la decisione su opposizione impugnata va annullata e gli atti rinviati all’Ufficio AI perché, con l’ausilio di un perito, stabilisca, tenuto conto sia delle problematiche legate ai dolori alla mano destra, sia delle patologie psichiatriche, la capacità lavorativa globale dell'assicurato e si pronunci nuovamente sulla sua domanda di prestazioni.