Decision ID: 2f96bc10-20ca-48ee-ac26-9b3bcfbcf2ed
Year: 2022
Language: it
Court: CH_BVGE
Chamber: CH_BVGE_001
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: 

Visto
la domanda d’asilo che A._ (di seguito: la ricorrente), congiunta-
mente al figlio B._ e alla nuora C._, ha presentato in Sviz-
zera il 27 maggio 2022,
il confronto con la banca dati dattiloscopica «EURODAC» del 30 mag-
gio 2022, dal quale è risultato che l’interessata è stata interpellata a
D._ (Italia) l’11 maggio 2022,
la richiesta di presa in carico fondata sull’art. 13 par. 1 del Regolamento
(UE) n. 604/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno
2013 che stabilisce i criteri e i meccanismi di determinazione dello Stato
membro competente per l’esame di una domanda di protezione internazio-
nale presentata in uno degli Stati membri da un cittadino di un paese terzo
o da un apolide (rifusione; Gazzetta ufficiale dell’Unione europea [GU]
L 180/31 del 29 giugno 2013; di seguito: Regolamento Dublino III) presen-
tata dalla Segreteria di Stato della migrazione (di seguito: SEM) e tras-
messa alle competenti autorità italiane il 1° giugno 2022,
la procura conferita in stessa data dall’interessata alla rappresentanza le-
gale assegnatagli,
il verbale di rilevamento dei dati personali del 3 giugno 2022,
il verbale del colloquio Dublino del 21 giugno 2022, con copia della tazkira
della ricorrente con traduzione in italiano,
l’assenza di risposta da parte delle autorità italiane alla richiesta di presa
in carico,
la decisione della SEM del 24 agosto 2022, notificata il giorno seguente,
mediante la quale detta autorità non è entrata nel merito della domanda
d’asilo ai sensi dell’art. 31a cpv. 1 lett. b della legge sull’asilo del 26 giugno
1998 (LAsi, RS 142.31) ed ha pronunciato il trasferimento dell’interessata
verso l’Italia,
il ricorso del 1° settembre 2022 (cfr. timbro del plico raccomandato; data
d’entrata: 2 settembre 2022), inoltrato dinanzi al Tribunale amministrativo
federale (di seguito: il Tribunale) contro la menzionata decisione della SEM
con il quale la ricorrente ha postulato in via supercautelare la sospensione
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dell’allontanamento e in via cautelare la concessione dell’effetto sospen-
sivo; nel merito, in via principale, l’accoglimento del ricorso e l’annulla-
mento della decisione impugnata, la restituzione degli atti alla SEM per
l’esame nazionale della domanda d’asilo e in via subordinatala restituzione
degli atti all’autorità inferiore per il completamento d’istruttoria; altresì l’in-
teressata ha presentato una domanda di assistenza giudiziaria, nel senso
della dispensa dal pagamento delle spese processuali e del relativo anti-
cipo con protestate tasse e spese, nonché, secondo il senso, la congiun-
zione della presente causa con quella del figlio B._ (N [...]),
la documentazione versata agli atti in sede ricorsuale, in particolare il de-
creto di respingimento del Questore della Provincia di E._ del 17
maggio 2022 nei confronti della ricorrente,
le misure supercautelari del 2 settembre 2022 tramite le quali il Tribunale
ha provvisoriamente sospeso l’esecuzione dell’allontanamento,
la documentazione medica agli atti,

e considerato
che le procedure in materia d’asilo sono rette dalla legge federale sulla
procedura amministrativa del 20 dicembre 1968 (PA, RS 172.021), dalla
legge sul Tribunale amministrativo federale del 17 giugno 2005 (LTAF,
RS 173.32) e dalla legge sul Tribunale federale del 17 giugno 2005 (LTF,
RS 173.110), in quanto la LAsi non preveda altrimenti (art. 6 LAsi),
che presentato tempestivamente (art. 108 cpv. 3 LAsi) contro una deci-
sione in materia di asilo della SEM (art. 6 e 105 LAsi; art. 31‒33 LTAF), il
ricorso è di principio ammissibile sotto il profilo degli art. 5, 48 cpv. 1 lett. a‒
c e art. 52 PA,
che occorre pertanto entrare nel merito del ricorso,
che i ricorsi manifestamente infondati, ai sensi dei motivi che seguono,
sono decisi in procedura semplificata (art. 111a LAsi) dalla giudice unica,
con l’approvazione di un secondo giudice (art. 111 lett. e LAsi) e la deci-
sione è motivata soltanto sommariamente (art. 111a cpv. 2 LAsi),
che giusta l’art. 111a cpv. 1 LAsi, il Tribunale rinuncia allo scambio di scritti,
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che le impugnative che fanno riferimento alla medesima fattispecie, quan-
danche presentate separatamente, possono essere congiunte in una sola
procedura a qualsiasi stadio della causa (cfr. ANDRÉ MOSER/MICHAEL BEU-
SCH/LORENZ KNEUBÜHLER/MARTIN KAYSER, Prozessieren vor dem Bundes-
verwaltungsgericht, 3a ed. 2022, n° 3.17),
che il Tribunale respinge nella fattispecie la domanda di congiunzione pre-
sentata dalla ricorrente, che tuttavia coordina il presente procedimento con
il ricorso presentato dal figlio B._ (cfr. incarto D-3812/2022); che
entrambi i ricorsi sono valutati nello stesso momento; che gli incarti di en-
trambe le procedure d’asilo sono presi in considerazione per la connes-
sione delle cause; che inoltre, entrambi i casi sono valutati dallo stesso
collegio giudicante e decisi nello stesso momento,
che nel colloquio Dublino l’interessata, posta di fronte alla possibile com-
petenza dell’Italia per l’analisi della sua domanda d’asilo, ha dichiarato di
non voler essere rinviata in Italia perché sarebbe sola; che durante la sua
vita e durante il viaggio avrebbe sofferto molto; che adesso desidererebbe
vivere gli ultimi anni della sua vita assieme ai suoi figli; che F._ e
G._ si troverebbero già in Svizzera; che quest’ultimo sarebbe il ma-
rito di C._, la quale avrebbe viaggiato assieme a lei e all’altro figlio
B._,
che nella querelata decisione l’autorità inferiore, dopo aver constatato la
tacita ammissione di competenza da parte dell’Italia – ritenuto pure che i
figli maggiorenni non corrispondono alla nozione di membri della famiglia
ai sensi dell’art. 2 lett. g Regolamento Dublino III – ha escluso che nello
Stato di destinazione sussistano carenze sistemiche ai sensi dell’art. 3
par. 2 Regolamento Dublino III o un rischio di trattamenti contrari all’art. 3
della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà
fondamentali del 4 novembre 1950 (CEDU, RS 0.101) o di violazione del
principio del divieto di respingimento; che proseguendo nella propria ana-
lisi, visto quanto dichiarato nel colloquio Dublino dalla richiedente, la SEM
ha osservato che non risulterebbe esservi un legame di dipendenza tra la
stessa e i figli maggiorenni che si trovano già in Svizzera dal 2015; che
invece, l’altro figlio sarebbe soggetto anche lui ad una procedura di allon-
tanamento in Italia; che pertanto, l’autorità di prima istanza non ha ricono-
sciuto l'esistenza di motivi che impongano l'esame della domanda da parte
della Svizzera ai sensi dell'art. 16 par. 1 Regolamento Dublino III; che al-
tresì, l’autorità inferiore ha negato l'esistenza di motivi che giustifichereb-
bero l'applicazione della clausola di sovranità ai sensi dell'art. 17 par. 1 Re-
golamento Dublino III; che in particolare, non ci sarebbe una violazione
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dell’art. 8 CEDU in quanto tale norma si rivolgerebbe alle relazioni all’in-
terno della famiglia in senso stretto che vivono nello stesso nucleo fami-
gliare; che le relazioni tra parenti e figli adulti non beneficiano di questa
protezione a meno che non via siano elementi di dipendenza; che ciò non
si riscontra nella fattispecie; che infine nemmeno le condizioni di salute
dell’insorgente, sufficientemente acclarate, risulterebbero di una gravità
tale da rende inesigibile il suo trasferimento in Italia,
che nel suo memoriale ricorsuale, l’insorgente ritiene innanzitutto che l’au-
torità inferiore avrebbe accertato in modo incompleto ed inesatto i fatti giu-
ridicamente rilevanti; che in particolare non avrebbe considerato accurata-
mente le allegazioni della ricorrente riguardo alla presenza di vari membri
della famiglia in Svizzera e alla necessità di vivere insieme; che oltretutto,
avrebbe omesso di trasmettere alle autorità italiane tutte le informazioni
determinanti sia in merito alla presenza di famigliari che hanno domandato
l’asilo che di quelli che beneficiano già di un permesso di soggiorno ed il
loro stato di salute; che pertanto, la SEM avrebbe violato il dovere di tra-
sparenza e collaborazione tra Stati oltre al diritto di essere sentito della
ricorrente; che inoltre, alla luce del decreto di respingimento emesso da
parte delle autorità italiane parrebbe a dire della ricorrente trattarsi in casu
di una fattispecie più simile a quella di una richiesta di take back prevista
all’art. 18 par. 1 lett. d Regolamento Dublino III; che altresì, la richiedente
osserva come l’autorità di prima istanza avrebbe violato il principio di unità
famigliare, non considerando il legame di dipendenza intercorrente tra la
richiedente ed il resto dei famigliari in Svizzera, anche a ragione del suo
stato di salute precario,
che, giusta l'art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi, di norma non si entra nel merito di
una domanda di asilo se il richiedente può partire alla volta di uno Stato
terzo cui compete, in virtù di un trattato internazionale, l'esecuzione della
procedura di asilo e allontanamento,
che la SEM esamina la competenza relativa al trattamento di una domanda
di asilo secondo i criteri previsti dal Regolamento Dublino III,
che se in base a questo esame è individuato un altro Stato quale respon-
sabile per l’esame della domanda di asilo, la SEM pronuncia la non entrata
nel merito previa accettazione, espressa o tacita, di presa a carico del ri-
chiedente l’asilo da parte dello Stato in questione (cfr. DTAF 2017 VI/5 con-
sid. 6.2),
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che ai sensi dell’art. 3 par. 1 Regolamento Dublino III, la domanda di pro-
tezione internazionale è esaminata da un solo Stato membro, ossia quello
individuato in base ai criteri enunciati al capo III (art. 7–15),
che nel caso di una procedura di presa in carico (inglese: take charge) ogni
criterio per la determinazione dello Stato membro competente – enumerato
al capo III – è applicabile solo se, nella gerarchia dei criteri elencati all’art. 7
par. 1 Regolamento Dublino III, quello precedente previsto dal Regola-
mento non trova applicazione nella fattispecie (principio della gerarchia dei
criteri),
che la determinazione dello Stato membro competente avviene sulla base
della situazione esistente al momento in cui il richiedente ha presentato
domanda di protezione internazionale (art. 7 par. 2 Regolamento Du-
blino III),
che, contrariamente, nel caso di una procedura di ripresa in carico (inglese:
take back), di principio non viene effettuato un nuovo esame di determina-
zione dello stato membro competente secondo il capo III (cfr. DTAF
2017 VI/5 consid. 6.2 e 8.2.1),
che giusta l’art. 3 par. 2 Regolamento Dublino III, qualora sia impossibile
trasferire un richiedente verso lo Stato membro inizialmente designato
come competente in quanto si hanno fondati motivi di ritenere che sussi-
stono delle carenze sistemiche nella procedura di asilo e nelle condizioni
di accoglienza dei richiedenti, che implichino il rischio di un trattamento
inumano o degradante ai sensi dell’art. 4 della Carta dei diritti fondamentali
dell’Unione europea (di seguito: CartaUE), lo Stato membro che ha avviato
la procedura di determinazione dello Stato membro competente prosegue
l’esame dei criteri di cui al capo III per verificare se un altro Stato membro
possa essere designato come competente,
che lo Stato membro competente è tenuto a prendere in carico – in osse-
quio alle condizioni poste agli art. 21, 22 e 29 – il richiedente che ha pre-
sentato la domanda in un altro Stato membro (art. 18 par. 1 lett. a Regola-
mento Dublino III),
che giusta l’art. 17 par. 1 Regolamento Dublino III («clausola di sovranità»),
in deroga ai criteri di competenza sopra definiti, ciascuno Stato membro
può decidere di esaminare una domanda di protezione internazionale pre-
sentata da un cittadino di un paese terzo o da un apolide, anche se tale
esame non gli compete,
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che un confronto dell’unità centrale del sistema europeo «EURODAC» ha
permesso di appurare che l’insorgente è stata interpellata a D._
(Italia) l’11 maggio 2022, riscontro fra l’altro confermato dalla ricorrente du-
rante il colloquio Dublino,
che su questi presupposti, il 1° giugno 2022, la SEM ha presentato alle
autorità italiane competenti, nei termini fissati all’art. 21 par. 1 Regola-
mento Dublino III, una richiesta di ammissione fondata sull’art. 13 par. 1
Regolamento Dublino III,
che l’Italia, non avendo risposto alla domanda di presa in carico entro il
termine previsto all’art. 22 par. 1 Regolamento di Dublino III, ha tacitamente
riconosciuto la propria competenza per la trattazione della domanda d’asilo
in questione (art. 22 par. 7 Regolamento Dublino III),
che in sede di colloquio Dublino l’insorgente ha dichiarato di essere entrata
in Italia illegalmente l’11 maggio 2022; che sarebbe rimasta per cinque
giorni in un Centro per effettuare un test COVID-19 e che il sesto giorno
sarebbe venuta in Svizzera in treno; che ella non avrebbe chiesto l’asilo in
altri Paesi in Europa eccetto in Svizzera; che inoltre ella non avrebbe mai
ottenuto alcun permesso di soggiorno in Europa (cfr. atto SEM 21/2),
che tuttavia, si rileva che il Regolamento Dublino III non offre il diritto al
richiedente l'asilo, di scegliere autonomamente lo Stato nel quale la sua
domanda d'asilo verrà esaminata (cfr. DTAF 2010/45 consid. 8.3),
che altresì, come giustamente ritenuto dalla SEM nella decisione impu-
gnata, i figli maggiorenni dell'insorgente presenti in Svizzera non rientrano
nella nozione di membri della famiglia ai sensi dell'art. 2 lett. g Regola-
mento Dublino III,
che il fatto che nella richiesta di presa in carico indirizzata alle autorità ita-
liano sarebbe stata indicata la presenza in Svizzera di un solo figlio non
comporta nessun tipo di conseguenza; che la ricorrente non ha fatto valere
un rapporto di dipendenza particolare con un figlio piuttosto che con un
altro; che la SEM abbia omesso di indicare che ella viaggiava anche as-
sieme alla nuora, oltre al figlio (entrambi maggiorenni), non è rilevante,
che l’Italia ha potuto verificare la sua competenza; che in particolare con la
trasmissione delle modalità di trasferimento è stata indicata la presenza di
altri famigliari, tra cui la nuora (cfr. atto SEM 36/1); che ad ogni modo non
si riscontra una violazione del dovere di trasparenza e collaborazione tra
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Stati come nemmeno del diritto di essere sentito della ricorrente, censura,
tra l’altro, non motivata nel gravame,
che neppure l’osservazione della ricorrente che, alla luce del decreto di
respingimento emesso dalle autorità italiane, in casu parrebbe configurarsi
una fattispecie più simile a quella di una richiesta di take back prevista
all’art. 18 par. 1 lett. d Regolamento Dublino III può essere accolta,
che la richiedente, in provenienza da un paese terzo, ha varcato illegal-
mente la frontiera dell’Italia; che pertanto l’Italia è competente per l’esame
della trattazione della domanda di protezione internazionale (art. 13 par. 1
Regolamento Dublino III); che il decreto di respingimento è stato emesso
in quanto ella non ha voluto depositare domanda d’asilo in Italia,
che pertanto la competenza dell’Italia risulta di principio essere data,
che in Italia non vi sono fondati motivi per ritenere che sussistano carenze
sistemiche che implichino il rischio di un trattamento inumano o degradante
ai sensi dell'art. 4 CartaUE (cfr. fra le tante, sentenze del Tribunale F-
959/2022 del 14 marzo 2022 e D-4235/2021 del 19 aprile 2022 [pubblicata
quale sentenza di riferimento] consid. 10.2),
che inoltre, l'entrata in vigore del decreto n. 130/2020 del 21 ottobre 2020
convertito in legge il 20 dicembre 2020 (legge del 18 dicembre 2020
n. 173/2020), ha contribuito ad un importante miglioramento delle condi-
zioni di accoglienza dei richiedenti l'asilo in Italia, anche ed in particolare
per i casi di persone che vi vengono trasferite in applicazione del Regola-
mento Dublino III (cfr. sentenza di riferimento del Tribunale D-4235/2021
del 19 aprile 2022 consid. 10.4.3.2),
che in ogni caso, l'Italia è legata alla CartaUE e firmataria, della CEDU,
della Convenzione del 10 dicembre 1984 contro la tortura ed altre pene o
trattamenti crudeli, inumani o degradanti (Conv. tortura, RS 0.105), della
Convenzione del 28 luglio 1951 sullo statuto dei rifugiati (Conv. rifugiati, RS
0.142.30), oltre che del relativo Protocollo aggiuntivo del 31 gennaio 1967
(RS 0.142.301) e ne applica le disposizioni,
che di conseguenza, il rispetto della sicurezza dei richiedenti l'asilo, in par-
ticolare il diritto alla trattazione della propria domanda secondo una proce-
dura giusta ed equa ed una protezione conforme al diritto internazionale
ed europeo, è presunto da parte dello Stato in questione (cfr. direttiva
2013/32/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013
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recante procedure comuni ai fini del riconoscimento e della revoca dello
status di protezione internazionale; direttiva 2013/33/UE del Parlamento
europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 recante norme relative all'ac-
coglienza dei richiedenti protezione internazionale [di seguito: direttiva ac-
coglienza]),
che conseguentemente, l'applicazione dell'art. 3 par. 2 2a frase Regola-
mento Dublino III non si giustifica nel caso di specie,
che giusta l'art. 16 par. 1 Regolamento Dublino III laddove a motivo di una
gravidanza, maternità recente, malattia grave, grave disabilità o età avan-
zata un richiedente sia dipendente dall’assistenza del figlio, del fratello o
del genitore legalmente residente in uno degli Stati membri o laddove un
figlio, un fratello o un genitore legalmente residente in uno degli Stati mem-
bri sia dipendente dall’assistenza del richiedente, gli Stati membri lasciano
insieme o ricongiungono il richiedente con tale figlio, fratello o genitore, a
condizione che i legami familiari esistessero nel paese d’origine, che il fi-
glio, il fratello, il genitore o il richiedente siano in grado di fornire assistenza
alla persona a carico e che gli interessati abbiano espresso tale desiderio
per iscritto,
che suddetta disposizione è direttamente applicabile e quindi impugnabile
dinanzi al Tribunale (cfr. DTAF 2017 VI/5 consid. 8.3.2, e relativi riferimenti),
che dalla formulazione dell'art. 16 par. 1 Regolamento Dublino III si evince
che la situazione di dipendenza per motivi medici presuppone l'esistenza
di problemi di salute di natura grave che richiedono un'assistenza sostan-
ziale nella vita quotidiana, nel senso di una presenza, una supervisione o
addirittura una cura e un'attenzione permanente che solo un parente stretto
è in grado di fornire (cfr. DTAF 2017 VI/5 consid. 8.3.3 e 8.3.5; sentenza
del Tribunale F-530/2021 dell'11 giugno 2021 consid. 5.2 e relativi riferi-
menti),
che pertanto, il semplice bisogno di sostegno emotivo, o anche psicologico,
non è tale da stabilire la relazione di dipendenza richiesta dall'art. 16 par. 1
Regolamento Dublino III (cfr. DTAF 2017 VI/5 consid. 8.3.5),
che come a giusto titolo ritenuto dalla SEM, non risulta esservi nella fatti-
specie un legame di dipendenza ai sensi dell'art. 16 par. 1 Regolamento
Dublino III; che infatti, dagli atti non risulta in nessun modo che l’insorgente
sia «dipendente» da un'assistenza giornaliera permanente e sia quindi a
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carico dei figli maggiorenni che vivono in Svizzera conformemente alla sud-
detta disposizione ed alla giurisprudenza restrittiva applicabile in materia,
che, pertanto, non vi è motivo di applicare l'art. 16 par. 1 Regolamento Du-
blino III,
che ai sensi dell'art. 29a cpv. 3 dell'Ordinanza 1 sull'asilo relativa a que-
stioni procedurali dell'11 agosto 1999 (OAsi 1, RS 142.311), disposizione
che concretizza in diritto interno svizzero la clausola di sovranità (art. 17
par. 1 Regolamento Dublino III), se «motivi umanitari» lo giustificano la
SEM può entrare nel merito della domanda anche qualora giusta il Rego-
lamento Dublino III un altro Stato sarebbe competente per il trattamento
della stessa,
che la SEM, nell'applicazione dell'art. 29a cpv. 3 OAsi 1, dispone di potere
di apprezzamento (cfr. DTAF 2015/9 consid. 7 seg.); che al contrario, se il
trasferimento del richiedente nel paese di destinazione contravviene ad
una norma imperativa del diritto internazionale, tra cui quelle della CEDU,
l'autorità inferiore è obbligata ad applicare la clausola di sovranità e ad en-
trare nel merito della domanda d'asilo ed il Tribunale dispone di potere di
controllo al riguardo (cfr. DTAF 2015/9 consid. 8.2.1),
che a questo proposito, va in primo luogo osservato come spetti innanzi-
tutto alla ricorrente presentare al più presto una domanda d’asilo alle auto-
rità italiane competenti e rispettare le loro istruzioni, ciò che gli permetterà
di beneficiare dei diritti previsti dalla direttiva accoglienza (cfr. sentenza del
Tribunale F-5109/2020 del 2 dicembre 2021); che il fatto che l’Italia ha rila-
sciato un decreto di respingimento non le impedisce di chiedere l’asilo in
questo Paese,
che inoltre, le relazioni tra parenti e figli adulti non beneficiano della prote-
zione della vita famigliare prevista all’art. 8 CEDU a meno che non via siano
elementi di dipendenza; che come già stabilito in precedenza non sussiste
un rapporto di dipendenza tra la ricorrente e i suoi figli maggiorenni; che
altresì si rammenta che il figlio con il quale è espatriata verrà allontanato in
Italia assieme a lei,
che oltre a ciò, l’insorgente non ha apportato indizi seri e concreti suscetti-
bili di dimostrare che lo Stato di destinazione non rispetterebbe il principio
del divieto di respingimento e, dunque, verrebbe meno ai suoi obblighi in-
ternazionali rinviandola in un Paese dove la sua vita, integrità corporale o
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libertà sarebbe seriamente minacciate o da dove rischierebbe di essere
respinta in un tale Paese,
che ella nemmeno ha fornito indizi seri suscettibili di comprovare che le
sue condizioni di vita o la sua situazione personale sarebbe tale da con-
travvenire all’art. 4 della CartaUE, all’art. 3 CEDU o all’art. 3 Conv. tortura
in caso di esecuzione del trasferimento in Italia,
che per il resto, il respingimento forzato di persone che soffrono di proble-
matiche mediche, costituisce una violazione dell’art. 3 CEDU unicamente
in circostanze eccezionali; che ciò risulta essere il caso segnatamente lad-
dove la malattia dell’interessato si trovi in uno stadio a tal punto avanzato
o terminale da lasciar presupporre che, a seguito del trasferimento, la sua
morte appaia come una prospettiva prossima (cfr. sentenza della Cor-
teEDU N. contro Regno Unito del 27 maggio 2008, 26565/05; DTAF 2011/9
consid. 7.1),
che una violazione dell’art. 3 CEDU può però anche sussistere qualora vi
siano dei seri motivi di ritenere che la persona, in assenza di trattamenti
medici adeguati nello Stato di destinazione, sarà confrontata ad un reale
rischio di un grave, rapido ed irreversibile peggioramento delle condizioni
di salute comportante delle intense sofferenze o una significativa riduzione
della speranza di vita (cfr. sentenza della CorteEDU Paposhvili contro Bel-
gio del 13 dicembre 2016, 41738/10, § 181 segg.),
che sempre in questo contesto, nelle procedure di ripresa in carico, le au-
torità svizzere devono richiedere a titolo preventivo agli omologhi italiani
delle garanzie scritte individuali di presa a carico immediata per i richiedenti
asilo affetti da problematiche mediche (somatiche o psichiche) gravi
(cfr. sentenze del Tribunale E-962/2019 del 17 dicembre 2019 consid. 7.4.3
e D-2926/2021 del 19 luglio 2021 consid. 11),
che tali garanzie non sono però necessarie nel caso in cui si tratti di proce-
dure di presa in carico come nella fattispecie; che in un siffatto contesto si
deve infatti partire dall’assunto che i richiedenti l’asilo possano in linea di
principio accedere alle prestazioni assistenziali, comprensive anche delle
cure e dei trattamenti necessari ed urgenti, sin dal loro arrivo in Italia (cfr.
sentenza del Tribunale D-4235/2021 consid. 10.4.3.3),
che essendo decisivo e vista la doglianza in tal senso, occorre a questo
punto chiedersi, da una parte se l’accertamento dei fatti svolto dall’autorità
inferiore quanto alle affezioni di cui soffre l’insorgente sia stato o meno
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esaustivo, e dall’altra se quest’ultime rientrino o meno nelle casistiche testé
enucleate (cfr. sentenza del Tribunale D-546/2022 dell’11 marzo 2022 con-
sid. 4),
che in virtù dell’applicazione del principio inquisitorio l’autorità deve infatti
procedere d’ufficio all’accertamento esatto e completo dei fatti giuridica-
mente rilevanti (DTAF 2019 I/6 consid. 5.1),
che nel caso in narrativa non appare però che la SEM sia venuta meno agli
obblighi che le si imponevano in virtù di tale massima,
che al momento dell’emissione della decisione impugnata, l’incarto della
SEM conteneva già diversi mezzi di prova riguardanti la situazione medica
dell’insorgente,
che la ricorrente in sede di colloquio Dublino ha dichiarato di avere pro-
blemi alla gamba sinistra; che le sarebbe stata diagnosticata (...); che a
suo dire, i dolori proverrebbero dal viaggio intrapreso per arrivare in Sviz-
zera; che in aggiunta ha sostenuto che ella avrebbe anche problemi di (...),
che dall’esame dell’incarto della richiedente, la SEM ha costatato che in
data 2, 3, 7, 9, 15 e 28 giugno (cfr. atti SEM 14/3; 17/2; 18/2; 19/2; 25/1 e
26/3), 7, 12 e 21 luglio (cfr. atti SEM 27/2; 29/3; 30/3) nonché 4, 9 e 17
agosto 2022 (cfr. atti SEM 31/2; 32/3; 33/2) ella è stata sottoposta a mol-
teplici visite mediche; che dalle diagnosi sarebbero emerse: (...); (...) da
trattare (secondo gli ultimi rapporti) con (...), (...), (...), (...), (...), (...) e (...);
che altresì sarebbero stati rilevati: (...), (...), (...) da trattare con (...) ed un
disturbo da stress post-traumatico da trattare con psicoterapia e (...) in
caso di insonnia,
che pertanto, al momento dell’emissione del provvedimento sindacato, lo
stato di salute della ricorrente risultava dunque essere stato sufficiente-
mente acclarato (cfr. sentenza del Tribunale D-546/2022 dell’11 marzo
2022 consid. 4) e non risultava ostativo all’esecuzione del trasferimento,
né implica la necessità di ottenere delle garanzie dalle autorità italiane,
trattandosi altresì di un caso di presa in carico (cfr. sentenze della Cor-
teEDU N. contro Regno Unito del 27 maggio 2008, 26565/05; Paposhvili
contro Belgio del 13 dicembre 2016, 41738/10, § 181 segg; DTAF 2011/9
consid. 7.1; sentenza del Tribunale D-2926/2021 del 19 luglio 2021 con-
sid. 11),
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che per quanto riguarda invece la situazione valetudinaria attuale dell’in-
sorgente (cfr. DTAF 2010/44 consid. 3.6) non risultano esservi state evolu-
zioni significative,
che la ricorrente in data 25 agosto 2022 (cfr. atto SEM 40/3) è stata portata
al pronto soccorso a causa di malessere/attacco di panico susseguente
alla notizia dell’imminente trasferimento; che è stata dimessa lo stesso
giorno in condizioni generali buone e le è stato prescritto in caso di dolori
(...) e (...); che il 30 agosto 2022 (cfr. atto SEM 41/3) è stata visitata nuo-
vamente in quanto presentava malessere generale con forte nausea; che
inoltre si riscontrava che la richiedente stava effettuando lo sciopero della
fame e sete; che le è stato somministrato 1 mg di (...),
che il solo fatto che la ricorrente soffrirebbe di problemi psicologici anche
legati alla preoccupazione di un suo trasferimento in Italia, come addotto
nel gravame, non risulta essere determinante in tale contesto, essendo
rammentato come il peggioramento dello stato psichico di un richiedente
l’asilo a seguito di una decisione negativa è casistica osservabile di fre-
quente e non preclude di principio un trasferimento,
che ad ogni modo le turbe psichiche di cui soffre l’interessata non risultano
essere di particolare gravità ed il trattamento che sta seguendo non pre-
senta eccezionali specificità,
che l’Italia dispone del resto di infrastrutture mediche sufficienti ed in
quanto Stato firmatario della direttiva accoglienza, deve provvedere affin-
ché i richiedenti ricevano la necessaria assistenza sanitaria comprendente
quanto meno le prestazioni di pronto soccorso e il trattamento essenziale
di malattie e di gravi disturbi mentali e fornire la necessaria assistenza me-
dica o di altro tipo, ai richiedenti con esigenze di accoglienza particolari,
comprese, se necessarie, appropriate misure di assistenza psichica
(cfr. art. 19 par. 1 e 2 direttiva accoglienza),
che le prestazioni di pronto soccorso sono garantite (cfr. sentenza del Tri-
bunale D-2926/2021 del 19 luglio 2021 consid. 12.1),
che peraltro, un’eventuale iniziale difficoltà ad accedere a prestazioni di
psicoterapia può essere messa in conto senza che ci si debba attendere
delle conseguenze drastiche sulla salute della ricorrente,
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che dipoi, ella potrà ovviare a possibili complicazioni nell’ottenimento dei
farmaci che gli sono stati prescritti venendo trasferita con una riserva suf-
ficiente,
che altresì, prima del trasferimento, sarà premura delle autorità competenti
per l’esecuzione dell’allontanamento informare in maniera precisa e com-
pleta le autorità italiane dell’arrivo e dei problemi di salute dell’interessata
(cfr. art. 31 Regolamento Dublino III); ciò che peraltro è già stato fatto me-
diante il documento «modalità di trasferimento» (cfr. atto SEM 36/1),
che agli atti non figurano del resto elementi tali da indurre a concludere che
un trasferimento nello Stato in questione esporrebbe la ricorrente al rischio
di essere privata del sostentamento minimo e di subire delle condizioni di
vita indegna in violazione della direttiva accoglienza,
che in ogni caso se, dopo il suo trasferimento in Italia, ella dovesse essere
costretta dalle circostanze a condurre un’esistenza non conforme alla di-
gnità umana o se dovesse ritenere che il paese in questione violi i suoi
obblighi di assistenza nei suoi confronti o in ogni altro modo leda i suoi
diritti fondamentali, apparterrà alla ricorrente stessa sollevare la questione
utilizzando le adeguate vie di diritto dinanzi alle autorità dello Stato in que-
stione (cfr. art. 26 direttiva accoglienza),
che infine, non risultano neppure esserci indizi che permettano di ritenere
che la SEM abbia esercitato in maniera arbitraria il potere di apprezza-
mento di cui dispone nell'applicazione dell'art. 29a cpv. 3 OAsi 1 (cfr. DTAF
2015/9 consid. 7 seg.),
che pertanto, non vi è motivo di applicare la clausola discrezionale di cui
all’art. 17 par. 1 («clausola di sovranità») Regolamento Dublino III,
che di conseguenza, in mancanza dell’applicazione di tale norma da parte
della Svizzera, l’Italia è competente dell’esame della domanda d’asilo della
ricorrente ai sensi del Regolamento Dublino III ed è tenuta a prenderla in
carico in ossequio alle condizioni poste agli art. 21, 22 e 29 Regolamento
Dublino III,
che quindi, è a giusto titolo che la SEM non è entrata nel merito della do-
manda d’asilo dell’insorgente, in applicazione dell’art. 31a cpv. 1 lett. b
LAsi ed ha pronunciato il suo trasferimento verso l’Italia conformemente
all’art. 44 LAsi, posto che la ricorrente non possiede un’autorizzazione di
soggiorno in Svizzera (cfr. art. 32 lett. a OAsi 1),
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che in siffatte circostanze, non vi è più luogo di esaminare in maniera di-
stinta le questioni relative all’esistenza di un impedimento all’esecuzione
del trasferimento per i motivi giusta i cpv. 3 e 4 dell’art. 83 della legge fe-
derale sugli stranieri e la loro integrazione del 16 dicembre 2005 (LStrl,
RS 142.20), dal momento che detti motivi sono indissociabili dal giudizio di
non entrata nel merito nel quadro di una procedura Dublino (cfr. DTAF
2015/18 consid. 5.2),
che ne discende che la SEM, con la decisione impugnata, non ha violato il
diritto federale né abusato del suo potere d’apprezzamento ed inoltre non
ha accertato in modo inesatto o incompleto i fatti giuridicamente rilevanti
(art. 106 cpv. 1 LAsi),
che visto quanto precede, il ricorso deve essere respinto e la decisione
della SEM, che rifiuta l’entrata nel merito della domanda di asilo e pronun-
cia il trasferimento dalla Svizzera verso l’Italia, confermata,
che, avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, la domanda di con-
cessione dell'effetto sospensivo è senza oggetto,
che le misure supercautelari del 2 settembre 2022 decadono,
che, avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, la domanda di esen-
zione dal versamento di un anticipo equivalente alle presumibili spese pro-
cessuali è divenuta senza oggetto,
che, infine, ritenute le allegazioni ricorsuali sprovviste di probabilità di esito
favorevole, la domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa
dal versamento delle spese processuali, è respinta,
che visto l’esito della procedura, le spese processuali di CHF 750.– che
seguono la soccombenza sono poste a carico della ricorrente (art. 63
cpv. 1 e 5 PA nonché art. 3 lett. a del regolamento sulle tasse e sulle spese
ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 feb-
braio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]),
che la decisione è definitiva e non può, in principio, essere impugnata con
ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83
lett. d cifra 1 LTF),
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il Tribunale amministrativo federale pronuncia:
1.
Il ricorso è respinto.
2.
Le spese processuali, di CHF 750.–, sono poste a carico della ricorrente.
Tale ammontare deve essere versato alla cassa del Tribunale amministra-
tivo federale, entro un termine di 30 giorni dalla spedizione della presente
sentenza.
3.
Questa sentenza è comunicata alla ricorrente, alla SEM e all'autorità can-
tonale competente.
La giudice unica: La cancelliera:
Chiara Piras Francesca Bertini