Decision ID: aabb765f-d57e-5f97-bdf9-dd36ca56242b
Year: 2020
Language: it
Court: CH_BVGE
Chamber: CH_BVGE_001
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: 

Fatti:
A.
C._, cittadina della Repubblica dominicana (RD) nata il ... 1980,
sposatasi nel ... 2010 con il cittadino svizzero D._, e nel frattempo
divorziata, risiedente in Ticino e titolare di un permesso di domicilio C dal
2015, attiva come assistente di cura, è madre di tre figli avuti dallo stesso
padre d’origine dominicana, emigrato negli Stati Uniti, che vivevano o
vivono nella RD con la loro nonna paterna, tra cui A._ e B._
(la/il ricorrente, i ricorrenti), nati rispettivamente il ... 1997 e il ... 2005.
B.
Il 19 luglio 2018, la ricorrente ha presentato all’Ambasciata di Svizzera
nella RD (ASRD) una richiesta di visto Schengen di breve durata (90
giorni), corredata dei documenti necessari, compresi un biglietto d’aereo
andata – ritorno e una lettera d’invito di sua madre, e ciò allo scopo di
rendere visita alla medesima durante il periodo estivo dal 6 al 30 agosto
2018. Nel corso del colloquio all’ASRD la ricorrente ha dichiarato, in sintesi,
di frequentare il sesto semestre di “Negocios Internacionales” all’università
di E._ e di essere finanziata dai suoi genitori.
C.
Il 23 ottobre 2018, il ricorrente, rappresentato da sua sorella, ha depositato
a sua volta presso l’ASRD una domanda di visto Schengen di breve durata
(90 giorni), munita dei documenti richiesti, in particolare di un biglietto
d’aereo andata – ritorno e di una lettera d’invito di sua madre, per visitare
quest’ultima durante il periodo natalizio dal 12 dicembre 2018 al 12 gennaio
2019. Nel corso del colloquio all’ASRD, accompagnato da sua sorella, il
ricorrente ha affermato, in sostanza, di frequentare la scuola dell’obbligo a
F._ (RD) e di essersi già recato due volte da sua madre in Svizzera,
nel 2014 e 2016, in base ad un visto Schengen. Dal canto suo, la ricorrente
ha precisato che il loro padre ha ormai ottenuto il passaporto statunitense,
che il loro comune fratello vive presentemente negli Stati Uniti, che lei
stessa dispone di un permesso di soggiorno per questo Paese e che la loro
madre avrebbe manifestato l’intenzione di chiedere, in futuro, il
ricongiungimento familiare con il ricorrente.
D.
Il 31 ottobre 2018, tramite moduli standard Schengen, l’ASRD si è rifiutata
di emettere i visti richiesti per la ragione che le informazioni fornite dai
ricorrenti non sarebbero affidabili e che la loro intenzione di lasciare il
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territorio degli Stati membri dello spazio Schengen non avrebbe potuto
essere stabilita.
Il 9 novembre 2018, l’ASRD ha notificato le due decisioni negative alla
ricorrente.
E.
Il 16 novembre 2018, patrocinati dalla loro legale, i ricorrenti hanno
formulato opposizione alla Segreteria di Stato della migrazione (SEM)
contro le rispettive decisioni di rifiuto dei visti prese dall’ASRD (N.B.: il
ricorrente minorenne è rappresentato da sua madre).
Il 6 dicembre 2018, constatata la tempestività delle opposizioni e del
versamento degli anticipi spese di fr. 200.– ognuno, la SEM le ha respinte,
adducendo come ragione principale che “dalla situazione personale [dei
ricorrenti] (giovane, nubile, studentessa, mantenuta dai genitori, il padre
abiterebbe negli Stati Uniti d’America, legami familiari in patria non
sufficienti a garantirne il ritorno, non ha mai viaggiato nello spazio
Schengen [rispettivamente] minorenne, scolaro, il padre abiterebbe negli
Stati Uniti d’America, legami familiari non sufficienti a garantirne il ritorno),
nonché dalla situazione socioeconomica prevalente nel [loro] Paese
d’origine, la [loro] partenza dallo spazio Schengen alla fine del soggiorno
previsto non può essere considerata sufficientemente garantita. La SEM
non può infatti escludere che, una volta giunt[i] nello spazio Schengen, [i
ricorrenti] desideri[no] protrarvi il [loro] soggiorno nella speranza di trovarvi
condizioni di vita migliori di quelle che conosce in patria”. In relazione al
ricorrente, la SEM ha inoltre rilevato, come elemento a sfavore del rilascio
di un visto Schengen, che sua madre “avrebbe l’intenzione di richiedere il
congiungimento familiare”.
F.
Il 2 gennaio 2019, i ricorrenti hanno adito il Tribunale amministrativo
federale (TAF), chiedendo, previa visione degli atti, congiunzione delle due
procedure nonché concessione dell’assistenza giudiziaria con il gratuito
patrocinio, che i loro ricorsi siano accolti e “le decisioni impugnate [...]
annullate” (N.B.: il ricorrente minorenne è rappresentato da sua madre).
In compendio, i ricorrenti fanno valere che “le ragioni alla base del rifiuto
sono [...] troppo generiche e prive di una relazione con i dati oggettivi”, e
che, rispetto alla questione dell’eventuale ricongiungimento familiare, “[...]
l’autorità preposta all’accoglimento o meno di una [tale] domanda non sono
né le rappresentanze svizzere all’estero né la SEM”, sottolineando che,
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vista l’età del ricorrente, la medesima “sarebbe tardiva [...] per cui ci
sarebbe la via convenzionale per rifiutare un ricongiungimento familiare
senza ricorrere al diniego preventivo di un visto d’entrata”. Dal canto suo,
la ricorrente adduce che, siccome “è in possesso di un permesso di
domicilio negli Stati Uniti, dove le condizioni socioeconomiche sono pari a
quelle che [...] troverebbe in Svizzera”, se intendesse migliorare la sua
situazione di vita, potrebbe semplicemente trasferirsi negli Stati Uniti, per
cui “i timori della SEM risultano oltremodo infondati e senza alcun oggettivo
legame con la causa in oggetto”.
G.
Il 16 gennaio 2019, mediante decisione incidentale, questo Tribunale ha
congiunto le procedure F-25/2019 e F-28/2019 e invitato i ricorrenti a
saldare, entro il 14 febbraio 2019, un anticipo equivalente alle presunte
spese processuali di fr. 700.–, comunicando loro, nel contempo, che la
questione dell’assistenza giudiziaria e del gratuito patrocinio sarebbe stata
trattata nel prosieguo.
H.
Il 17 gennaio 2019, i ricorrenti hanno informato questo Tribunale che la
richiesta vertente sull’assistenza giudiziaria “era stata formulata
principalmente per ottenere la dispensa dal versamento dell’anticipo sulle
spese di giustizia”.
Il 29 gennaio 2019, i ricorrenti hanno nondimeno pagato l’anticipo spese di
fr. 700.–.
I.
Il 13 febbraio 2019, questo Tribunale ha invitato la SEM ad inoltrare una
risposta al ricorso entro il 14 marzo successivo, ed ha trasmesso ai
ricorrenti, come da essi richiesto con i loro gravami, copie dei loro rispettivi
incarti.
Il 22 febbraio 2019, la SEM ha osservato di non intravedere nuovi elementi
per cambiare il proprio apprezzamento delle fattispecie, affermando così la
necessità di respingere i ricorsi e confermare le decisioni su opposizione
impugnate.
J.
Il 28 marzo 2019, questo Tribunale ha concesso ai ricorrenti un termine
fino al 13 maggio seguente per replicare, ma essi non si sono più
manifestati.
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Diritto:
1.
1.1 Secondo l’art. 31 della legge sul Tribunale amministrativo federale
(TAF) del 17 giugno 2005 (LTAF, RS 173.32), questo Tribunale giudica i
ricorsi contro le decisioni ai sensi dell’art. 5 della legge federale del 20
dicembre 1968 sulla procedura amministrativa (PA, RS 172.021), salvo nei
casi previsti all’art. 32 LTAF, emanate dalle autorità menzionate all'art. 33
LTAF.
La SEM fa parte delle dette autorità (art. 33 lett. d LTAF) e i provvedimenti
del 6 dicembre 2019 (conferme dei rifiuti dei visti), che non rientrano
peraltro nell'elenco dell'art. 32 LTAF, costituiscono delle decisioni ai sensi
dell’art. 5 cpv. 2 PA, dimodoché questo Tribunale è competente a giudicare
i presenti ricorsi. Dato che le procedure vertono su decisioni in materia di
diritto degli stranieri concernenti l’entrata in Svizzera di persone che non
sono cittadine di uno Stato membro dell’Unione europea, la presente
sentenza non può essere impugnata davanti al Tribunale federale ed è
quindi definitiva (cfr. art. 83 lett. c cifra 1 della legge sul Tribunale federale
del 17 giugno 2005 [LTF, RS 173.110]).
1.2 Ha diritto di ricorrere chi ha partecipato al procedimento dinanzi
all’autorità inferiore, è particolarmente toccato dalla decisione impugnata e
ha un interesse degno di protezione all’annullamento o alla modificazione
della stessa (art. 48 cpv. 1 PA). Il ricorso deve essere depositato entro
trenta giorni dalla notificazione della decisione (art. 50 cpv. 1 PA) e
contenere le conclusioni, i motivi, l'indicazione dei mezzi di prova e la firma
del ricorrente o del suo rappresentante, con allegati, se disponibili, la
decisione impugnata e i documenti indicati come mezzi di prova (art. 52
cpv. 1 PA). L’anticipo equivalente alle presunte spese processuali deve
essere saldato entro il termine impartito (art. 63 cpv. 4 PA).
In concreto, i ricorrenti sono i destinatari delle decisioni su opposizione
impugnate, precisato che il ricorrente minorenne è rappresentato da sua
madre. Essi hanno inoltrato tempestivamente, nel rispetto dei requisiti
previsti dalla legge, i loro gravami, ed hanno peraltro versato nel termine
impartito l'anticipo di fr. 700.– relativo alle presunte spese processuali. Ne
discende che i ricorsi sono ammissibili e nulla osta quindi all’esame del
merito dei litigi.
2.
Con il deposito del ricorso, la trattazione della causa, oggetto della
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Pagina 6
decisone impugnata, passa a questo Tribunale (effetto devolutivo), il quale
ha un pieno potere d’esame riguardo all'applicazione del diritto, compreso
l'eccesso o l'abuso del potere di apprezzamento, all'accertamento inesatto
o incompleto dei fatti giuridicamente rilevanti, come pure, in linea di
principio, all'inadeguatezza (art. 49 e 54 PA). È determinante, in primo
luogo, la situazione fattuale al momento del giudizio (cfr. DTAF 2014/1
consid. 2 con i riferimenti giurisprudenziali).
3.
Le presenti cause vertono sul rifiuto della SEM di rilasciare ai ricorrenti i
visti Schengen di breve durata (90 giorni) da essi richiesti allo scopo di
rendere visita alla loro madre in Svizzera.
Si tratta dunque di verificare, nel prosieguo, se le condizioni per l’emissione
di tali visti, secondo la normativa Schengen, siano o non siano soddisfatte.
4.
4.1 È utile ricordare, in primo luogo, che “la politica in materia di visti riveste
un ruolo importante nel contesto della prevenzione dell’immigrazione
illegale. Essa può tuttavia esplicare tutta la sua efficacia unicamente nel
contesto di un coordinamento internazionale [...] Come tutti gli altri Stati, la
Svizzera non è di principio tenuta a consentire l’entrata sul suo territorio a
persone straniere. Fatti salvi gli impegni di diritto internazionale pubblico,
le pertinenti decisioni sono prese autonomamente” (Messaggio del
Consiglio federale relativo alla legge federale sugli stranieri dell’8 marzo
2002 [Messaggio LStr], Foglio federale 2002 3327, pagg. 3351, 3390 e
3391).
In questo senso, né la legislazione svizzera sugli stranieri, né la normativa
Schengen non garantiscono un diritto all’ottenimento di un visto d’entrata
per la Svizzera, rispettivamente per lo spazio Schengen. Peraltro, nel
valutare se le condizioni per il rilascio di un visto siano adempiute, le
autorità competenti godono di un ampio margine d’apprezzamento, che
devono tuttavia esercitare nel rispetto dei principi dello Stato di diritto, tra i
quali spiccano l’uguaglianza giuridica e la protezione dall’arbitrio (cfr. DTF
135 I 143 consid. 2.2 e 135 II 1 consid. 1.1, nonché DTAF 2014/1 consid.
4.1.1 e 4.1.5 e 2009/27 consid. 3).
4.2 In generale, la procedura relativa ai visti nonché all’entrata in Svizzera
e alla partenza dalla Svizzera è retta dalla legge federale sugli stranieri del
16 dicembre 2005 (LStr; dal 1° gennaio 2019, in seguito a modifiche
materiali che non influiscono tuttavia sulla trattazione del presente ricorso,
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la LStr [RU 2018 3171] è denominata legge federale sugli stranieri e la loro
integrazione [LStrI, RS 142.20], designazione adottata qui di seguito).
4.3 Si applica invece l’Accordo del 26 ottobre 2004, in vigore dal 1° marzo
2008, tra la Confederazione Svizzera, l'Unione europea e la Comunità
europea, riguardante l'associazione della Svizzera all'attuazione,
all'applicazione e allo sviluppo dell'acquis di Schengen (AAS), nella misura
in cui esso contempli disposizioni divergenti rispetto alla LStrl (cfr. art. 2
cpv. 4 LStrl e art. 2 AAS; cfr. anche la sentenza TAF F-190/2017 del 9
ottobre 2018 consid. 3).
Gli atti normativi dell’acquis di Schengen sono, fondamentalmente, i
seguenti:
- il regolamento (UE) 399/2016 del Parlamento europeo e del Consiglio del
9 marzo 2016, che istituisce un codice comunitario relativo al regime di
attraversamento delle frontiere da parte delle persone (codice frontiere
Schengen, Gazzetta ufficiale [GU] L 77 del 23 marzo 2016, pagg. 1-52),
modificato dal regolamento (UE) 2017/458 del Parlamento europeo e del
Consiglio del 15 marzo 2017 (GU L 74 del 18 marzo 2017);
- il regolamento (CE) n. 810/2009 del Parlamento europeo e del Consiglio
del 13 luglio 2009, che istituisce un codice comunitario dei visti (codice dei
visti, GU L 243/1 del 15 novembre 2009);
- il regolamento (CE) n. 539/2001 del Consiglio del 15 marzo 2001, più
volte emendato, che adotta l’elenco dei paesi terzi i cui cittadini devono
essere in possesso del visto all’atto dell’attraversamento delle frontiere
esterne e l’elenco dei paesi terzi i cui cittadini sono esenti da tale obbligo
(GU L 81/1 del 21 marzo 2001), in vigore fino al 17 dicembre 2018,
abrogato dal regolamento (UE) 2018/1806 del Parlamento europeo e del
Consiglio del 14 novembre 2018 (GU L 303/39 del 28 novembre 2018).
4.4 Dal canto suo, l’ordinanza concernente l’entrata e il rilascio del visto del
15 agosto 2018 (OEV, RS 142.204), applicabile ratione temporis alla
presente procedura (cfr. art. 70 OEV), specifica che le condizioni d’entrata
per soggiorni di breve durata (fino a 90 giorni) sono rette dall’art. 6 del
codice frontiere Schengen, mentre le procedure e le condizioni per il
rilascio dei visti per i detti soggiorni sono disciplinate dagli art. 4 a 36 del
codice dei visti (artt. 3 cpv. 1 e 12 cpv. 1 OEV).
4.5 Le condizioni d’ingresso per i cittadini di paesi terzi secondo l’art. 6 del
codice frontiere Schengen sono, essenzialmente, le seguenti: (a) disporre
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di un documento di viaggio valido; (b) disporre di un visto valido; (c)
giustificare lo scopo e le condizioni del soggiorno e disporre dei mezzi di
sussistenza sufficienti (anche per il ritorno nel paese d’origine) ovvero
essere in grado di ottenere legalmente detti mezzi; (d) non essere segnalati
nel Sistema d’informazione Schengen (SIS) ai fini della non ammissione;
(e) non essere considerati come una minaccia per l’ordine pubblico, la
sicurezza interna, la salute pubblica o le relazioni internazionali di uno degli
Stati membri.
Si osservi che queste condizioni corrispondono, sostanzialmente, a quelle
previste all’art. 5 cpv. 1 LStrI.
4.6 Secondo il codice dei visti, il richiedente deve presentare un documento
di viaggio valido, indicare la finalità del suo viaggio, provare che dispone
dei mezzi di sussistenza sufficienti o che è in grado di ottenerli legalmente,
fornire informazioni che consentano di valutare la sua intenzione di lasciare
il territorio degli Stati membri prima della scadenza del visto richiesto, avere
un’assicurazione sanitaria di viaggio valida (artt. 12, 13, 14, 15 e 21 del
codice dei visti). Nell’esaminare una domanda di visto uniforme è
accordata particolare attenzione alla valutazione se il richiedente presenti
un rischio di immigrazione illegale o un rischio per la sicurezza degli Stati
membri e se il richiedente intenda lasciare il territorio degli Stati membri
prima della scadenza del visto richiesto (art. 21 cpv. 1 del codice dei visti).
Si noti che queste condizioni coincidono, fondamentalmente, con quelle
previste all’art. 5 cpv. 1 e 2 LStrI.
4.7 Se le condizioni per emettere un visto Schengen non sono adempiute,
in casi eccezionali è possibile concedere un visto con validità territoriale
limitata (VTL). Lo Stato membro interessato può fare uso di questa
possibilità per motivi umanitari, di interesse nazionale o in virtù di obblighi
internazionali (art. 6 cpv. 5 lett. c del codice frontiere Schengen e art. 25
cpv. 1 lett. a del codice dei visti).
5.
In concreto, essendo di nazionalità dominicana, i ricorrenti hanno l’obbligo
di ottenere un visto per poter entrare in Svizzera, indipendentemente dalla
durata (breve o lunga) del soggiorno che intendono intraprendere (cfr. artt.
3 cpv. 1, 4 cpv. 1 e 2, 8 cpv. 1, 9 cpv. 1 e 21 cpv. 1 lett. c OEV, nonché l’art.
1 §§ 1 e 2 del regolamento CE 539/2001 e l’allegato I del regolamento UE
2018/1806).
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Ciò posto, nelle sue decisioni di rigetto delle opposizioni e di contestuale
diniego delle autorizzazioni d’entrata nello spazio Schengen, la SEM
ricorda, da un lato, la “situazione personale” dei ricorrenti, riferendone,
senza propriamente analizzarle, diverse caratteristiche, come pure la
“situazione socioeconomica”, senza ulteriori precisazioni, della RD;
dall’altro lato, la SEM esprime il timore, rispetto al ricorrente, che sua
madre richieda il ricongiungimento familiare. In base a questi elementi, la
SEM conclude di non poter “escludere che, una volta giunt[i] nello spazio
Schengen, [i ricorrenti] desideri[no] protrarvi il [loro] soggiorno nella
speranza di trovarvi condizioni di vita migliori di quelle che conosce in
patria” (cfr. consid. E).
6.
Per valutare se l’uscita di uno straniero dallo spazio Schengen nel rispetto
del termine di validità del visto richiesto risulti sufficientemente assicurata,
bisogna riferirsi ai dati disponibili sulla sua situazione personale, familiare
e professionale, nonché sul suo comportamento prevedibile, in funzione di
questi dati, una volta giunto nello spazio Schengen. Questa valutazione
deve essere effettuata in relazione alla situazione generale del paese di
residenza dello straniero, nella misura in cui non si può escludere che una
situazione politicamente, socialmente o economicamente meno favorevole
di quella vigente negli Stati Schengen, e in particolare in Svizzera, possa
influire sul comportamento dello straniero. Si noti che, in caso di stranieri
provenienti da paesi o da regioni dove la situazione socioeconomica o
politica è difficile, s’impone una verifica critica dell’insieme degli elementi
disponibili in accordo con una prassi restrittiva nel concedere i visti richiesti,
tenuto conto del fatto che gli interessi privati delle persone in questione si
rivelano essere, sovente, incompatibili con l’obiettivo e lo scopo di
un’autorizzazione d’entrata nello spazio Schengen limitata nel tempo (cfr.,
ad esempio, la sentenza TAF F-6572/2015 del 9 agosto 2016 consid. 5.1,
con i relativi riferimenti giurisprudenziali).
7.
7.1 Rispetto alla situazione socioeconomica della RD, menzionata dalla
SEM nella decisione impugnata, importa rilevare che il paese, secondo le
proiezioni del Fondo monetario internazionale (FMI) e i dati della Banca
centrale dominicana (BCD) per il 2019, ha registrato un prodotto interno
lordo (PIL) di 89.5 miliardi di USD, un PIL per abitante pari a USD 8'630.–,
una crescita economica del 5%, una disoccupazione del 6.4% ed
un’inflazione del 3.7%. I settori principali che contribuiscono al volume del
PIL sono, in ordine crescente, l’agricoltura (5.4%), l’industria (30.10%) e i
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Pagina 10
servizi (64.5%), in particolare il turismo. Giocano un ruolo importante
nell’economia i trasferimenti di fondi operati dalla diaspora, principalmente
dagli Stati-Uniti, che hanno rappresentato nel 2018 circa 6.52 miliardi di
USD, ossia il 7% del PIL. In proposito, su una popolazione di quasi 11
milioni di abitanti, 2 milioni vivono all’estero, di cui 1.3 milioni negli Stati-
Uniti (cfr. https://www.diplomatie.gouv.fr, alla rubrica “dossiers-pays”,
consultato il 27 maggio 2020). È ancora utile rilevare che, nella classifica
di 189 paesi, stilata in funzione dell’indice di sviluppo umano (“Human
Development Index – HDI”) nel 2019, e pubblicata dal Programma delle
Nazioni Unite per lo sviluppo (PNUS), la RD occupa l’89esimo rango (cfr.
http://hdr.undp.org/en/countries/profiles/DOM, richiamato il 27 maggio
2020).
7.2 Alla luce di questo quadro socioeconomico generale, da rapportare alla
situazione vigente negli Stati della zona Schengen, e segnatamente in
Svizzera (PIL per abitante nel 2019: USD 82'294.–; classifica HDI: 2° rango
[cfr. https://fr.countryeconomy.com/gouvernement/pib/suisse nonché
http://hdr.undp.org/en/countries/profiles/DOM, consultati il 27 maggio
2020]), va da sé che il rischio che i ricorrenti possano essere tentati di non
lasciare la zona in questione entro il termine di scadenza dei visti richiesti,
non può essere minimizzato. In questo senso, la valutazione della SEM,
secondo cui, date le condizioni socioeconomiche della RD, “la partenza
[dei ricorrenti] dallo spazio Schengen alla fine del soggiorno previsto non
può essere considerata sufficientemente garantita”, è condivisibile.
Tuttavia, bisogna sottolineare che, se si traessero delle conclusioni
soltanto in base alla situazione socioeconomica generale del paese
d’origine, la valutazione della fattispecie risulterebbe oltremodo astratta.
Per questa ragione è necessario esaminare l’insieme delle circostanze del
caso concreto: in particolare, la situazione familiare, sociale e
professionale dei ricorrenti può fornire elementi o indizi utili a formulare una
previsione favorevole riguardo alla partenza regolare dallo spazio
Schengen; in assenza di tali elementi o indizi, il rischio che i ricorrenti non
intendano lasciare lo spazio Schengen, secondo i termini dei visti, può
essere considerato elevato (cfr. sentenza TAF F-557/2018 del 20 agosto
2018 consid. 8.3).
8.
Riguardo alla situazione personale e familiare dei ricorrenti, menzionata
dalla SEM, nelle decisioni su opposizione impugnate, in modo piuttosto
generale, senza propriamente rapportare i dati concreti disponibili alle
condizioni d’entrata nello spazio Schengen e alle condizioni per il rilascio
del relativo visto di breve durata, si deve osservare quanto segue.
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Pagina 11
8.1 Per quanto la concerne, la ricorrente è ventitreenne, nubile, senza figli
e sta compiendo i suoi studi universitari a E._. In questo senso, da
un alto, non può far valere un nucleo familiare compatto, come potrebbe
essere un partner o un marito con dei bambini in tenera età, che la integri
solidamente nella RD, senza contare che suo padre e sua madre vivono
all’estero, il primo negli Stati Uniti e la seconda in Svizzera. Dall’altro lato,
la ricorrente non può nemmeno rivendicare, per il momento, di avere
un’attività professionale redditizia che, dal punto di vista finanziario, l’ancori
fortemente nel suo Paese d’origine o in un altro paese, come per esempio
gli Stati Uniti. Si noti ancora che il fatto che la ricorrente disponga di un
permesso di soggiorno negli Stati Uniti, non ha alcuna valenza particolare
nell’ottica della richiesta del visto Schengen di breve durata.
Di conseguenza, sotto il profilo dell’attuale situazione familiare e personale
della ricorrente, si deve ammettere, con la SEM, che il rischio di non ritorno
nella RD, prima della scadenza del visto richiesto, non è sottovalutabile
(cfr. art. 21 cpv. 1 del codice dei visti [consid. 4.6]).
8.2 Lo stesso discorso vale pure, mutatis mutandis, per il ricorrente. Egli è
quindicenne, frequenta la scuola dell’obbligo e vive con la sua nonna
paterna. Se si considera che suo padre risiede negli Stati Uniti e sua madre
in Svizzera, è lecito presumere, alla luce del ruolo importante che svolgono,
sul piano psicologico e affettivo, i genitori, come persone di riferimento,
durante l’adolescenza dei figli, che il ricorrente sia ancora meno ancorato
saldamente nel suo Paese d’origine che sua sorella, tuttavia non tanto per
ragioni economiche, quanto per motivi psicoaffettivi. Il fatto che egli abbia
già ottenuto a due riprese un visto Schengen per visitare sua madre in
Svizzera non scardina, di per sé, questa conclusione, nella misura in cui
non si può pretendere, per induzione, che se egli ottenesse il visto
Schengen una terza volta, rientrerebbe senz’altro nella RD, come in
passato, allo scadere dello stesso.
In questo senso, dalla prospettiva dell’attuale situazione familiare e
personale del ricorrente, si deve riconoscere, con la SEM, che il rischio di
non ritorno nella RD, prima della scadenza del visto richiesto, non è
sottovalutabile (cfr. art. 21 cpv. 1 del codice dei visti).
Cionondimeno è ancora necessario aggiungere, a scanso di equivoci, che
l’eventuale intenzione della madre di richiedere il ricongiungimento
familiare con il ricorrente, paventata dalla SEM nelle sue decisioni su
opposizione, è senza pertinenza ai fini del trattamento delle richieste di visti
Schengen di breve durata, come giustamente esposto nelle impugnative
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(cfr. consid. F), dimodoché questa questione non ha nessun influsso
sull’esito delle presenti procedure.
8.3 Alla luce delle considerazioni sopraesposte, che tematizzano l’insieme
degli elementi risultanti dagli incarti, si deve riconoscere che non è
possibile stabilire con sufficiente certezza l’intenzione dei ricorrenti di
lasciare la Svizzera, e lo spazio Schengen, prima della scadenza dei visti
richiesti (cfr. art. 21 cpv. 1 del codice dei visti).
9.
In conclusione, respingendo le opposizioni dei ricorrenti contro le decisioni
di rifiuto dell’ASRD di rilasciare loro un visto Schengen di breve durata (90
giorni), la SEM non ha violato la normativa Schengen e il diritto federale
(cfr. art. 49 lett. a PA). Pertanto, i ricorsi devono essere respinti e le
decisioni su opposizione confermate.
10.
La domanda di assistenza giudiziaria rimasta aperta con la decisione
incidentale del 16 gennaio 2019, può restare inevasa ai sensi dello scritto
dei ricorrenti del 17 gennaio seguente, secondo il quale la richiesta tendeva
principalmente ad ottenere la dispensa dal versamento dell’anticipo sulle
spese di giustizia (cfr. consid. G e H).
11.
Le spese processuali sono di regola messe a carico della parte
soccombente e, in caso di soccombenza parziale, sono ridotte (art. 63 cpv.
1 PA). Esse comprendono la tassa di giustizia e i disborsi (art. 1 cpv. 1 del
regolamento del 21 febbraio 2008 sulle tasse e sulle spese ripetibili nelle
cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale [TS-TAF, RS
173.320.2]); la tassa di giustizia è calcolata in funzione dell'ampiezza e
della difficoltà della causa, del modo di condotta processuale e della
situazione finanziaria delle parti (art. 63 cpv. 4bis PA e 2 cpv. 1 TS-TAF).
In concreto, considerato l’esito negativo dei ricorsi, le spese processuali di
fr. 700.– sono poste a carico dei ricorrenti e prelevate sull’anticipo, dello
stesso importo, da loro già versato.
Ai ricorrenti non sono assegnate spese ripetibili (art. 64 cpv. 1 PA e art. 7
cpv. 1 e 2 TS-TAF). Si osservi ancora che la SEM, in quanto autorità
federale, non ha diritto a un'indennità a titolo di ripetibili (art. 7 cpv. 3 TS-
TAF).
F-25/2019, F-28/2019
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