Decision ID: 58b785a7-344b-54c4-96f5-4935e01ab5fe
Year: 2016
Language: it
Court: TI_TCAS
Chamber: TI_TCAS_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: social_law

ritenuto,
in fatto
1.1. In data 31 gennaio 2012 RI 1, nato nel 1973, attivo in qualità di tuttofare presso il bar gestito da un suo cugino (dove peraltro continua a lavorare nella misura del 50%, cfr. doc. I pag. 6), è rimasto vittima di un infortunio non professionale occorsogli presso la propria abitazione. Finita la doccia, nell’uscire dalla vasca, è scivolato sul pavimento bagnato e, per evitare di cadere, si è aggrappato all’armadietto del bagno, la cui anta munita di specchio ha ceduto, frantumandosi e provocandogli una ferita al tendine della mano destra (cfr. annuncio di infortunio del 7 febbraio 2012, doc. 1).
A seguito di tale evento, avendo riportato una lesione tipo spaghetti wrist in FLC al terzo distale dell’avambraccio destro con lesione del nervo mediano, l’assicurato ha dovuto essere sottoposto ad un intervento chirurgico eseguito in data 31 gennaio 2012 dal dr. _, medico capo servizio del Servizio di chirurgia dell’Ospedale _ di _ (cfr. doc. 11).
L’Istituto assicuratore ha riconosciuto la propria responsabilità e ha corrisposto regolarmente le prestazioni di legge.
1.2. In data 22 agosto 2014, l’assicurato è stato sottoposto ad una visita peritale presso il dr. _, spec. FMH in chirurgia della mano (cfr. doc. 83).
A seguito di tale valutazione peritale, con decisione del 3 marzo 2015 l’assicuratore LAINF ha posto termine alle prestazioni di corta durata (indennità giornaliere e cure mediche) con il 28 febbraio 2015, attribuendo all’interessato, a partire dal 1° marzo 2015, una rendita di invalidità del 26% e un’indennità per menomazione dell’integrità (IMI) del 30% (cfr. doc. 102).
Contro la citata decisione amministrativa l’assicurato, a quel momento rappresentato dall’avv. _, ha tempestivamente presentato opposizione, contestando l’ammontare sia del reddito da valido utilizzato al fine del calcolo del diritto alla rendita, il quale non ha tenuto conto della tredicesima mensilità, sia del reddito da invalido, al quale non è stata applicata riduzione percentuale alcuna (cfr. doc. 106).
Dopo che RI 1 ha ritirato il mandato di patrocinio conferito all’avv. _ e l’ha assegnato all’avv. RA 1, in data 13 agosto 2015 la nuova patrocinatrice del ricorrente ha comunicato all’amministrazione la volontà di mantenere l’opposizione contro la decisione del 3 giugno 2015, chiedendo che nel calcolo del reddito da valido sia compresa la tredicesima mensilità versata dal datore di lavoro, mentre, per quanto riguarda quello da invalido, che si tenga conto di una riduzione del 10% in ragione della situazione personale dell’assicurato “in particolare legata alle origini, alle difficoltà linguistiche e di integrazione, senz’altro suscettibile di influenzare in misura importante il reddito che egli potrebbe percepire” (cfr. doc. 124).
1.3. Nel frattempo, in ambito AI, con progetto di decisione del 28 maggio 2015, poi confermato con decisione del 1° ottobre 2015, l’Ufficio AI ha attribuito all’assicurato il diritto ad una rendita intera di invalidità (grado AI del 70%) per il periodo compreso fra il 1° dicembre 2013 e il 28 febbraio 2015, poi soppressa in quanto il grado di invalidità successivo, inferiore al 40%, non dà più diritto a prestazioni (cfr. doc. O).
1.4. Con nuova decisione del 2 novembre 2015, CO 1 ha ribadito la limitazione al 28 febbraio 2015 delle prestazioni di corta durata (indennità giornaliere e cure mediche), attribuendo all’interessato, a partire dal 1° marzo 2015, una rendita di invalidità del 32% e un’indennità per menomazione dell’integrità (IMI) del 30% (cfr. doc. 138).
A seguito dell’opposizione interposta dall’avv. RA 1 per conto dell’assicurato – con la quale la rappresentante legale ha nuovamente rilevato che al reddito da invalido l’amministrazione avrebbe dovuto apportare una riduzione percentuale del 10%, per tenere conto del fatto che “il mercato del lavoro non offre alcuna opportunità a un soggetto che non solo non “padroneggia perfettamente” l’italiano, ma non lo padroneggia affatto” (cfr. doc. 142) – in data 21 giugno 2016 l’assicuratore LAINF, ha confermato il contenuto della sua prima decisione, vale a dire l’attribuzione di una rendita di invalidità del 32% e di un’indennità per menomazione dell’integrità (IMI) del 30% (doc. R).
1.5. Con tempestivo ricorso del 22 agosto 2016, l’assicurato, sempre patrocinato dall’avv. RA 1, ha chiesto l’annullamento della decisione impugnata e il riconoscimento di una rendita di invalidità del 50% almeno.
La rappresentante legale dell’assicurato ha inoltre postulato la concessione dall’assistenza giudiziaria con gratuito patrocinio per la procedura ricorsuale (doc. I).
Sostanzialmente il ricorrente ha contestato il fatto che l’assicuratore LAINF lo abbia considerato inabile al lavoro al 15% nello svolgimento di attività adatte, tenendo tuttavia unicamente conto del referto peritale del dr. _ dell’agosto/novembre 2014, ma ignorando completamente il più aggiornato referto medico del mese di marzo 2015 del dr. _, noto specialista in chirurgia della mano, attestante un’inabilità al lavoro del 30% nell’esecuzione di attività adatte, rispettose delle sue limitazioni funzionali.
Il ricorrente ha poi nuovamente contestato il fatto che CO 1 non abbia applicato al reddito da invalido riduzione percentuale alcuna, ritenendo opportuno il riconoscimento di una deduzione del 10% in ragione delle proprie difficoltà linguistiche.
La patrocinatrice del ricorrente ha ritenuto che l’assicurato, che lavora da 9 anni in un ambiente totalmente slavofono e che vive la stessa realtà anche tra le mura domestiche, non ha la possibilità di mettere a frutto la capacità lavorativa residua sul mercato del lavoro, aggiungendo che “affermare che esista la concreta e reale possibilità di svolgere attività semplici e ripetitive che non necessitano la conoscenza della lingua autoctona è puramente speculativo e pregiudizievole per l’assicurato”. Ella ha osservato che l’interessato non potrebbe “trovare un’occupazione dalla quale trarre un salario proporzionale rispetto a quello percepito prima dell’evento infortunistico, e questo a causa delle sue carenze linguistiche”.
In conclusione, l’avv. RA 1 ha considerato che aggiungendo alla riduzione del rendimento del 30% per motivi medici la riduzione del 10% per altri fattori, si ottiene un grado di invalidità del 53%, con conseguente diritto per l’assicurato di beneficiare di una rendita di invalidità del 50% almeno (doc. I).
1.6. CO 1, in sede di risposta di causa, ha confermato la correttezza della propria decisione su opposizione, ribadendo che sia il reddito da valido, che quello da invalido, sono stati calcolati in maniera inappuntabile. L’amministrazione ha, infatti, osservato, quanto al reddito da valido, che non vi è motivo di dubitare del fatto che se non fosse subentrato il danno alla salute, l’assicurato avrebbe continuato a percepire il salario, considerevolmente superiore alla media, corrispostogli dal suo datore di lavoro nonché cugino, tanto più che, nonostante i problemi di salute derivanti dall’infortunio, egli continua tutt’ora a lavorare alle sue dipendenze, nella misura del 50%, con un salario lordo di tutto rispetto di fr. 3'358.35 mensili (cfr. doc. T).
Quanto al reddito da invalido, l’assicuratore LAINF ha ritenuto di non potere accogliere le critiche ricorsuali, ribadendo che lo stesso è stato calcolato facendo riferimento ad attività semplici e ripetitive (categoria 4 RSS), comprendenti “lavori in cui non si richiedono né qualifiche particolari, né conoscenze linguistiche di un certo tipo” e aggiungendo che l’interessato, ancora giovane e che vive in Ticino ormai dal 2001, “abbia comunque imparato un minimo di italiano per svolgere dei lavori semplici”.
Infine, a proposito del referto del dr. _, l’amministrazione ha espresso il proprio stupore riguardo al fatto che lo stesso sia stato addotto dalla patrocinatrice del ricorrente unicamente in sede ricorsuale e non già nella procedura di opposizione, rilevando che “a parere della convenuta è tardi far valere il suddetto referto medico in questa sede. Tuttavia, la convenuta si appella al giudizio del Lodevole Tribunale, e cioè al valore probatorio che quest’ultimo riterrà opportuno dare al suddetto referto” (doc. III).

in diritto
2.1. Oggetto della lite è unicamente l’entità della rendita d’invalidità spettante all’assicurato.
Non è oggetto, invece, di contestazione tra le parti ed esula pertanto dalla presente vertenza sia la questione relativa alla stabilizzazione dello stato di salute dell’interessato - presupposto indispensabile al fine di passare, come avvenuto nel caso di specie, dal regime delle prestazioni di corta durata a quello delle prestazioni di lunga durata – sia l’entità dell’IMI riconosciuta dall’assicuratore LAINF.
2.2. Giusta l'art. 18 cpv. 1 LAINF, l'assicurato invalido (art. 8 LPGA) almeno al 10 per cento a seguito d'infortunio ha diritto alla rendita di invalidità.
Secondo l'art. 8 cpv. 1 LPGA, è considerata invalidità l'incapacità al guadagno totale o parziale presumibilmente permanente o di lunga durata.
Il TFA, in una sentenza U 192/03 del 22 giugno 2004, pubblicata in RAMI 2004 U 529, p. 572ss., ha rilevato che l'art. 18 LAINF rinvia direttamente all'art. 8 LPGA; l'art. 8 cpv. 1 LPGA, a sua volta, corrisponde al previgente art. 18 cpv. 2 prima frase LAINF, motivo per il quale occorre concludere che non vi sono stati cambiamenti di rilievo in seguito all'introduzione della LPGA.
Da parte sua, l'art. 16 LPGA prevede, che per valutare il grado d’invalidità, il reddito che l’assicurato invalido potrebbe conseguire esercitando l’attività ragionevolmente esigibile da lui dopo la cura medica e l’eventuale esecuzione di provvedimenti d’integrazione, tenuto conto di una situazione equilibrata del mercato del lavoro, è confrontato con il reddito che egli avrebbe potuto ottenere se non fosse diventato invalido.
L'Alta Corte, nella
sentenza U 192/03 del 22 giugno 2004, citata in precedenza, ha rilevato che anche l'art. 16 LPGA non ha modificato la valutazione del grado di invalidità dell'assicurato previsto dai previgenti art. 28 cpv. 2 LAI e art. 18 cpv. 2 seconda frase LAINF.
Nella stessa pronuncia la nostra Massima Istanza ha quindi concluso che in ambito LAINF la giurisprudenza relativa ai concetti di inabilità lavorativa, inabilità al guadagno e invalidità continua a mantenere la sua validità anche in seguito all'introduzione della LPGA.
Su questi aspetti si veda pure la DTF 130 V 343.
Due sono, dunque, di norma gli elementi costitutivi dell'invalidità:
1. il danno alla salute fisica o psichica (fattore medico)
2. la diminuzione della capacità di guadagno (fattore economico).
Tra il danno alla salute e l'incapacità di guadagno deve inoltre intercorrere un nesso causale adeguato (fattore causale).
Nell'assicurazione obbligatoria contro gli infortuni deve esserci inoltre un nesso causale, naturale ed adeguato, tra il danno alla salute e l'infortunio.
2.3. L'invalidità, concetto essenzialmente economico, si misura in base alla riduzione della capacità di guadagno e non secondo il grado di menomazione dello stato di salute.
D'altro canto, poiché l'incapacità di guadagno importa unicamente nella misura in cui dipende da un danno alla salute, la determinazione dell'invalidità presuppone preliminarmente adeguati accertamenti medici che rilevino il danno in questione.
Spetta al medico fornire una precisa descrizione dello stato di salute dell'assicurato e di tracciare un esatto quadro degli impedimenti ch'egli incontra nell'esplicare determinate funzioni.
Il medico indicherà per prima cosa se l'assicurato può ancora svolgere la sua professione, precisando quali sono le controindicazioni in quell'attività e in altre analoghe.
Egli valuterà finalmente il grado dell'incapacità lavorativa che gli impedimenti provocano sia nella professione attuale sia nelle altre relativamente confacenti (cfr., su questi aspetti, la
STFA I 871/02 del 20 aprile 2004 e
la
STFA I 162/01 del 18 marzo 2002).
L'invalidità, proprio perché concetto essenzialmente economico, si misura raffrontando il reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non fosse divenuto invalido con quello ch'egli può tuttora o potrebbe realizzare, benché invalido, sfruttando la residua capacità lavorativa in attività da lui ragionevolmente esigibili, in un mercato del lavoro equilibrato, dopo l'adozione di eventuali provvedimenti integrativi (cfr. art. 16 LPGA).
I due redditi da porre a raffronto sono necessariamente ipotetici. L'ipotesi deve però poggiare su solide basi, avere un fondamento oggettivo.
La giurisprudenza federale ha, più volte, confermato il principio che, nella determinazione dell'invalidità, non c'è la possibilità di fondarsi su una valutazione medico-teorica del danno alla salute dovuto all'infortunio e che occorre, sempre, basarsi sulle conseguenze economiche di tale danno.
Il TFA ha avuto modo di confermare che alla perdita di guadagno effettiva in un rapporto di lavoro stabile si può far capo solo eccezionalmente, se l'assicurato può esaurire pienamente presso la ditta in cui da lungo tempo lavora tutta la sua residua capacità lavorativa (STFA U 25/94 del 30 giugno 1994).
La perdita di guadagno effettiva può corrispondere alla perdita di guadagno computabile soltanto se - le condizioni sono cumulative - ogni riferimento al mercato del lavoro in generale, tenuto conto dei rapporti di lavoro particolarmente stabili, si avvera praticamente inutile, se l'assicurato esercita un'attività ragionevolmente esigibile nella quale si deve considerare che sfrutti al massimo la sua capacità di lavoro residua e se il reddito corrisponde ad una prestazione di lavoro e non ad un salario sociale (RAMI 1991 U 130, p. 270ss. consid. 4a; conferma di giurisprudenza).
Le ragioni, inerenti l'azienda, che rendono impossibile l'utilizzazione ottimale della rimanente capacità di produzione, devono essere considerate soltanto se, sul mercato del lavoro generale, non esiste una possibilità d'impiego, esigibile dall'assicurato, che gli permetterebbe di valorizzare meglio la propria residua capacità di lavoro (RAMI 1991 succitata, consid. 4d).
I. Termine:
reddito da invalido
La misura dell'attività che si può ragionevolmente esigere dall'invalido va valutata in funzione del danno alla salute, avuto riguardo alle circostanze personali come l'età, le attitudini psico-fisiche, l'istruzione, la formazione professionale.
Secondo la giurisprudenza, per la fissazione dei redditi ipotetici, non vanno considerate circostanze che non riguardano l'invalidità vera e propria. Particolarità quali formazione professionale o conoscenza linguistiche carenti hanno, in quest'ambito, rilevanza se sono causa di un reddito inferiore alla media. In tal caso, esse vanno o considerate nella determinazione dei due redditi da porre a confronto o non considerati affatto (RAMI 1993 U 168, p. 97ss., consid. 5a, b).
Nel valutare la possibilità di sfruttare la residua capacità lavorativa e tradurla in capacità di guadagno non si terrà conto di difficoltà contingenti del mercato del lavoro ma ci si collocherà nell'ipotesi di un mercato equilibrato, nella situazione, cioè, in cui offerta e domanda sostanzialmente si controbilancino (cfr. RAMI 1994 U 187, p. 90 consid. 2b; DTF 115 V 133; STFA del 30 giugno 1994 succitata).
Specifica dell'assicurazione obbligatoria contro gli infortuni è la norma di cui all'art. 28 cpv. 4 OAINF:
"
Se a causa della sua età l'assicurato non riprende più un'attività lucrativa dopo l'infortunio o se la diminuzione della capacità di guadagno è essenzialmente dovuta alla sua età avanzata, sono determinanti per valutare il grado d'invalidità i redditi che potrebbe eseguire un assicurato di mezza età vittima di un danno alla salute della stessa gravità."
II. Termine:
reddito conseguibile senza invalidità
:
Nel determinare il reddito conseguibile senza invalidità ci si baserà per quanto possibile sulla situazione antecedente l'infortunio. Se ne ipotizzerà l'evoluzione futura partendo dall'assunto che senza di esso la situazione si sarebbe mantenuta sostanzialmente stabile (cfr. STFA del 15 dicembre 1992 nella causa G.I.M.). Ci si discosterà da questa proiezione solo se le premesse per modifiche di qualche rilievo sono già date al momento dell'infortunio o se particolari circostanze ne rendono il verificarsi altamente probabile (cfr. RAMI 1993 U 168, p. 97ss., consid. 5b; 4a, b).
Il grado di invalidità corrisponde alla differenza, espressa in percentuale, tra il reddito ipotetico conseguibile senza invalidità e quello, non meno ipotetico, conseguibile da invalido
.
2.4. Nella concreta evenienza, dalle carte processuali si evince che, per chiarire la questione della capacità/esigibilità lavorativa, l’assicuratore LAINF si è basato sul rapporto peritale del 22 agosto 2014 (cfr. doc. 83), poi integrato attraverso i complementi peritali del 26 novembre 2014 (cfr. doc. 86) e del 28 novembre 2014 (cfr. doc. 88), redatti dal dr. _, spec. FMH in chirurgia della mano.
Quest’ultimo ha concluso che l’assicurato è da considerare abile al lavoro nella misura del 60% nello svolgimento della sua abituale professione di tuttofare (cfr. doc. 83), ma ancora abile nella misura dell’85% in attività adatte, precisando che “con la mano sinistra sana l’attività medico-teorica consona ed esigibile potrebbe anche raggiungere il 100%. Purtroppo il paziente ha una lesione al nervo mediano della mano lesa a destra che lascia dei disturbi residuali legati a iperpatia dolente, dolori al tocco e al movimento” (cfr. doc. 86 e 88).
La rappresentante legale del ricorrente, in sede ricorsuale, ha contestato la valutazione di una incapacità lavorativa residua dell’assicurato del 15% nello svolgimento di attività adatte espressa dal dr. _, in contrasto con la più recente (del marzo 2015) certificazione medica del dr. _, attestante, al contrario, un’incapacità lavorativa del 30% nell’esecuzione di attività adeguate (doc. I).
2.5. Nella fattispecie in esame, questo Tribunale, chiamato a pronunciarsi su una questione di carattere medico, attentamente vagliata la documentazione medica presente all'inserto, non ha valide ragioni per scostarsi dall'apprezzamento dell’esigibilità lavorativa espresso dal dr. _ (e fatta propria dall’amministrazione), secondo cui il ricorrente va ritenuto abile al lavoro all’85% in attività leggere adeguate.
Va, del resto, rilevato che nello stesso referto del 24 marzo 2015 sul quale la patrocinatrice del ricorrente fonda le proprie pretese volte al riconoscimento di una maggiore incapacità lavorativa dell’interessato nello svolgimento di attività adatte, il dr. _ ha rilevato che “l’esame RMG ripetuto a 3 anni dall’incidente (dr. med. _) ha documentato un’ulteriore progressione della rigenerazione nervosa dal punto di vista motorio e la persistenza di un deficit a carico della sensibilità tattile discriminativa alle prime 3 dita” (cfr. doc. N).
Ora, il TCA ritiene che stante la persistenza dei deficit a carico della sensibilità tattile, ma tenuto conto della progressione della rigenerazione nervosa dal punto di vista motorio constatate dal dr. _, non sia in ogni caso giustificabile concludere che vi sia stato un peggioramento della capacità lavorativa dell’interessato nello svolgimento di attività adatte, tale da portare la stessa dal 15% valutato dal dr. _ al 30% indicato dal dr. _, come preteso a torto dalla patrocinatrice del ricorrente.
Questa Corte non può,
inoltre,
scostarsi dalla
valutazione dell’esigibilità lavorativa espressa dal medico fiduciario anche alla luce dei precedenti giurisprudenziali riportati qui di seguito, riguardanti assicurati che accusavano limitazioni nell’utilizzo degli arti superiori.
Ad esempio, in una sentenza inedita del 12 novembre 1996 nella causa I., il TFA ha ritenuto realistica la possibilità di mettere a frutto la restante capacità lavorativa in attività alternative, trattandosi di un assicurato cinquantacinquenne che - a causa dei postumi infortunistici interessanti, in particolare, la spalla destra - era impedito nel sollevare pesi superiori ai 10 kg lungo tutto l'asse corporeo. La mobilità era ridotta di 2/3, certi movimenti non erano più possibili, come ad esempio, il sollevamento del braccio oltre i 60°, di modo che il braccio destro poteva unicamente servire come aiuto per il braccio
adominante
.
In una sentenza 35.1997.23 dell'11 settembre 2000 - integralmente confermata dal TFA con sentenza U 449/00 dell'8 maggio 2002 - questo Tribunale ha dichiarato totalmente abile in attività sostitutive confacenti, specificatamente in professioni nell'esercizio delle quali la mano sinistra, adominante, avesse funzione ausiliaria, un'operaia che, secondo l'avviso dei medici, presentava una mano sinistra infortunata praticamente inutilizzabile, fatta eccezione per delle prese a tre dita senza forza.
Il TFA è pervenuto alla medesima conclusione in una sentenza U 240/99 del 7 agosto 2001, parzialmente pubblicata in RAMI 2001 U 439, p. 347ss., concernente un assicurato di professione autista che, a causa dei disturbi e dei deficit funzionali all'estremità superiore destra, è stato dichiarato in grado di svolgere a tempo pieno lavori manuali molto leggeri, che non richiedono l'impiego di forza con la mano destra, e il sollevamento di pesi superiori ai 2 kg (e pertanto ritenuto praticamente monco di una mano).
In una sentenza 35.2002.88 del 14 aprile 2003, questa Corte ha giudicato completamente abile in attività leggere dal profilo dell'impegno fisico, comportanti in prevalenza dei compiti di sorveglianza, un assicurato che, a causa di un, citiamo: "importante deficit funzionale e ipotrofia muscolare all'emicinto scapolare destro. Flessione attiva 100°, abduzione 90° solo con il gomito flesso, rotazione interna solo fino all'altezza del trocantere. Ipersensibilità nella regione del deltoide in corrispondenza del territorio di innervazione del nervo ascellare", il medico di fiducia dell'assicuratore aveva ritenuto, citiamo: "... limitato nelle attività lavorative che richiedono l'ingaggio dell'arto superiore destro al di sopra della vita, scostato dal tronco, così come nei movimenti di rotazione. Limitato l'uso di utensili, rispettivamente, macchinari vibranti e contundenti. Trasporto di pesi possibile solo con il braccio pendente, sollevamento di pesi solo al massimo fino al di sotto della vita, tenendo l'arto superiore destro accostato al tronco." (cfr. STCA succitata consid. 2.6.).
In un giudizio I 27/06 e U 18/06 del 24 agosto 2006 consid. 5.2.3, il TFA ha considerato in grado di svolgere a tempo pieno semplici mansioni di sorveglianza, rispettivamente, di controllo, così come lavori in un chiosco nonché attività ausiliarie nel campo della gastronomia o in un magazzino, un assicurato, nato nel 1948, che soffriva di dolori cronici alla spalla destra con irradiazione al braccio destro, di un’importante rottura della cuffia dei rotatori a destra (con rottura completa del tendine dei muscoli sovra- e infraspinato, rottura parziale del tendine sottoscapolare e lussazione del tendine del bicipite), di un’artrosi dell’articolazione acromio-claveare e di una persistente pseudoparalisi del braccio destro (diagnosi differenziale: spalla congelata post-traumatica).
Anche nella STFA U 200/02 del 20 maggio 2003 consid. 2.2, riguardante un’assicurata, la quale, a causa di un infortunio professionale alla mano sinistra adominante, aveva subito l’amputazione del pollice, dell’indice e del medio, come pure una frattura pluriframmentaria della falange basale con istabilità a livello delle articolazioni interfalangee dell’anulare, divenendo praticamente monca di una mano, l’Alta Corte ha ammesso una piena capacità lavorativa dal
profilo ortopedico
.
In una sentenza 8C_260/2011 del 25 luglio 2011, il TF ha dichiarato in grado di svolgere a tempo pieno attività lavorative leggere non bimanuali, un assicurato che presentava una paralisi, da parziale a completa, della muscolatura della spalla e del braccio destro dominante.
Ad un’analoga conclusione è giunta l’Alta Corte in un’altra sentenza 8C_311/2015 del 22 gennaio 2016, concernente un assicurato, il quale, per evitare di cadere mentre era intento a scaricare un camion, si era attaccato con il braccio destro alla sponda dello stesso, avvertendo immediatamente forti dolori all’arto superiore in questione.
In una sentenza 35.2013.74 dell’8 settembre 2014, il TCA ha confermato la decisione con la quale un falegname, che ha subìto l’amputazione dell’avambraccio destro nell’utilizzare una sega circolare, è stato ritenuto totalmente abile in attività leggere dal profilo del sollevamento/trasporto di pesi e della manipolazione di attrezzi, che non richiedono l’utilizzo di entrambi gli arti superiori.
Vedi, infine, anche la sentenza di questa Corte 35.2014.57 del 4 maggio 2015, confermata con STF 8C_396/2015 del 17 settembre 2015, nella quale, nonostante l’infortunio alla spalla sinistra, un assicurato è stato ritenuto inabile in maniera
praticamente completa nel lavoro di smontaggio delle carcasse per il recupero dei pezzi di ricambio, ma
in grado di svolgere, a tempo pieno, un’attività lavorativa leggera.
Va inoltre osservato che il concetto d’invalidità è riferito a un mercato del lavoro equilibrato, nozione quest’ultima teorica e astratta implicante, da una parte, un certo equilibrio tra offerta e domanda di manodopera e, dall’altra,
un mercato del lavoro strutturato in modo tale da offrire una gamma di posti di lavoro diversificati
(cfr. DTF 110 V 273 e
Jean-Maurice Frésard/Margit Moser-Szeless,
in
Schweizerisches Bundesverwaltungsrecht, Soziale Sicherheit, 2. edizione, n. 170 p. 899).
Il mercato del lavoro accessibile ai lavoratori non qualificati è in generale limitato a dei lavori di manodopera o ad altre attività fisiche (RCC 1989 p. 331 consid. 4a). Tuttavia, nell'industria e nell'artigianato, le attività fisicamente pesanti vengono eseguite sempre più spesso tramite delle macchine, motivo per cui aumentano le
attività di controllo e sorveglianza
che possono essere svolte da
personale non qualificato o semi qualificato
(SVR 2002 n.
U 15 p. 49 consid. 3b; RCC 1991 p. 332 consid. 3b; STF 8C_709/2008 del 3 aprile 2009 consid. 2.3.).
In una sentenza 8C_971/2008 del 23 marzo 2009, l’Alta Corte ha ribadito che anche per gli
assicurati limitati nell’utilizzo della mano dominante
, esiste un mercato del lavoro sufficientemente ampio:
"
Wie die Rechtsprechung wiederholt bestätigt hat, gibt es auf einem ausgeglichenen Arbeitsmarkt genügend realistische Betätigungsmöglichkeiten für Personen, welche funktionell als Einarmige zu betrachten sind und überdies nur noch leichte Arbeit verrichten können. Längst nicht alle im Arbeitsprozess im weitesten Sinne notwendigen Aufgaben und Funktionen im Rahmen der Überwachung und Prüfung werden durch Computer und automatische Maschinen ausgeführt. Abgesehen davon müssen solche Geräte auch bedient und ihr Einsatz ebenfalls überwacht und kontrolliert werden. Die Gerichtspraxis ist bisher regelmässig bei Versicherten, welche ihre dominante Hand gesundheitlich bedingt nur sehr eingeschränkt als unbelastete Zudienhand einsetzen können,
von einem hinreichend grossen Arbeitsmarkt mit realistischen Betätigungsmöglichkeiten ausgegangen
(Urteil 9C_418/2008 vom 17. September 2008, E. 3.2.2)."
(il corsivo è della redattrice)
Alla luce di quanto precede, occorre concludere che, dal punto di vista medico, l’assicurato è inabile al 40% nella sua professione di tuttofare, comprendente lavori per la sicurezza; per la logistica, pulizia e controllo merci e, in misura molto minore, per organizzazione eventi e concerti (cfr. doc. 83 pag. 6). Nondimeno, sul mercato generale del lavoro esistono delle attività leggere, compatibili con le limitazioni derivanti dal danno alla salute infortunistico alla mano destra, che egli sarebbe in grado di svolgere all’85%.
È peraltro utile segnalare che, secondo la giurisprudenza, se è vero che vanno indicate possibilità di lavoro concrete, all'amministrazione rispettivamente al giudice non vanno poste esigenze esagerate. È infatti sufficiente che gli accertamenti esperiti permettano di fissare in maniera attendibile il grado di invalidità. In proposito, va rilevato che il Tribunale federale ha in particolare già ritenuto corretto il rinvio ad attività nel settore industriale e commerciale, composto di lavori leggeri di montaggio, compiti di controllo e sorveglianza (cfr. VSI 1998 p. 296 consid. 3b; STFA U 329/01 del 25 febbraio 2003, consid. 4.7).
2.6.
Si tratta quindi di valutare le conseguenze economiche del danno alla salute infortunistico.
2.7.
Per quanto concerne il
reddito da valido
, secondo l’assicuratore LAINF, l'insorgente avrebbe guadagnato nel 2012 (su questo aspetto, si veda la DTF 128 V 174) - qualora non fosse rimasto vittima dell’infortunio assicurato - un importo annuo lordo di fr. 80'600 (cfr. doc. 138).
Il TCA non ha motivo per distanziarsi dall’importo citato, che, del resto, non è stato contestato dall’assicurato.
Adeguando tale importo al 2015 (+0.7%, +0.8% e +0.4%, cfr. la relativa tabella pubblicata sul sito web dell’Ufficio federale di statistica), si ottiene un reddito da valido di fr. 82'140.75.
2.8. Per quanto riguarda il
reddito da invalido
, la giurisprudenza federale si fonda sui criteri fissati nelle sentenze pubblicate in DTF 126 V 75 seg. e in DTF 129 V 472 seg.
Nella prima sentenza di principio la Corte ha stabilito che ai fini della determinazione del reddito da invalido fa stato in primo luogo la situazione professionale e salariale concreta dell'interessato,
a condizione però che quest'ultimo sfrutti in maniera completa e ragionevole la capacità lavorativa residua e che il reddito derivante dall'attività effettivamente svolta sia adeguato e non costituisca un salario sociale ("Soziallohn") (DTF 126 V 76 consid. 3b/aa e riferimenti)
. Qualora difettino indicazioni economiche effettive, possono, conformemente alla giurisprudenza, essere ritenuti i dati forniti dalle statistiche salariali. La questione di sapere se e in quale misura al caso i salari fondati su dati statistici debbano essere ridotti dipende dall'insieme delle circostanze personali e professionali del caso concreto (limitazione addebitabile al danno alla salute, età, anni di servizio, nazionalità e tipo di permesso di dimora, grado di occupazione), criteri questi che l'amministrazione è tenuta a valutare globalmente. La Corte ha precisato, al riguardo, come una deduzione massima del 25% del salario statistico permettesse di tener conto delle varie particolarità suscettibili di influire sul reddito del lavoro. Il Tribunale federale delle assicurazioni ha poi ancora rilevato, nella medesima sentenza, che, chiamato a pronunciarsi sulla deduzione globale, la quale procede da una stima che l'amministrazione deve succintamente motivare, il giudice non può senza valido motivo sostituire il suo apprezzamento a quello degli organi dell'assicurazione.
Nella seconda sentenza di principio il TFA ha fissato i criteri da adempiere affinché il reddito da invalido possa essere validamente determinato sulla base dei salari DPL.
In quella sede, la nostra Corte federale ha rilevato che, oltre a produrre almeno cinque DPL, l’assicuratore infortuni è tenuto a fornire indicazioni sul numero totale dei posti di lavoro entranti in linea di considerazione a dipendenza dell’impedimento concreto, come pure sul salario più elevato, su quello più basso, nonché su quello medio del gruppo cui è fatto riferimento.
L’Alta Corte, relativamente ai dati statistici, ha stabilito che sono esclusivamente applicabili, in difetto di indicazioni economiche concrete, i dati salariali nazionali risultanti dalla tabella di riferimento TA1 dell’inchiesta sulla struttura dei salari edita dall’Ufficio federale di statistica e non i valori desumibili dalla tabella TA13, che riferisce dei valori in relazione alle grandi regioni (SVR 2007 UV nr. 17, STFA del 5 settembre 2006).
In una sentenza 32.2007.165 del 7 aprile 2008 questa Corte, fondandosi sulla sentenza U 8/07 del 20 febbraio 2008, ha stabilito che
“(...) quando il salario da valido conseguito in Ticino in una determinata professione è inferiore al salario medio nazionale in quella stessa professione, anche il reddito da invalido va ridotto nella medesima percentuale (al riguardo cfr. L. Grisanti, art.cit., in RtiD II-2006 pag. 311 seg., in particolare pag. 326-327) (...)
”.
Con sentenza 8C_399/2007 del 23 aprile 2008 al consid. 6.2 il TF ha lasciato aperta la questione di sapere se l’adeguamento va ammesso solo nel caso in cui il valore fosse chiaramente sotto la media (“
deutliche Abweichung
”). Tale è di regola stata ritenuta una differenza del 10% (SVR 2004 UV no. 12 pag. 45 consid. 6.2; dell’8% nella sentenza U 463/06 del 20 novembre 2007; nella sentenza pubblicata in SVR 2008 IV Nr. 49 consid. 2.3. l’Alta Corte non ha ritenuto rilevante un gap salariale del 4%).
La questione è stata definitivamente risolta con la DTF 135 V 297, sentenza in cui la nostra Massima Istanza ha stabilito che
se il guadagno effettivamente conseguito diverge di almeno il
5%
dal salario statistico usuale nel settore, esso è considerevolmente inferiore alla media ai sensi della DTF 134 V 322 consid. 4 p. 325 e può giustificare - soddisfatte le ulteriori condizioni - un parallelismo dei redditi da raffrontare. Questo parallelismo si effettua però soltanto per la parte percentuale eccedente la soglia del 5%. Inoltre, le condizioni per una deduzione a titolo di parallelismo e per circostanze personali e professionali sono interdipendenti, nel senso che i medesimi fattori che incidono sul reddito non possono giustificare contemporaneamente una deduzione a titolo di parallelismo e una deduzione per circostanze personali e professionali.
2.8.1. Dalla decisione del 2 novembre 2015 risulta che l’amministrazione ha quantificato il reddito da invalido dell’interessato facendo capo ai dati de
ll’edizione 2012 della Tabella TA1, aggiornati al 2015, poi ridotti del 15% per tenere conto dell’esigibilità medicalmente stabilita dal dr. _
(cfr. doc. 138).
Il TCA condivide il calcolo operato dall’assicuratore LAINF.
Infatti, utilizzando i dati forniti dalla tabella TA1 2012 elaborata dall'Ufficio federale di statistica, il ricorrente, svolgendo nel 2012 una professione che presuppone qualifiche inferiori nel settore privato svizzero (a proposito della rilevanza delle condizioni salariali nel settore privato, cfr. RAMI 2001 U 439, p. 347ss. e SVR 2002 UV 15, p. 47ss.), avrebbe potuto realizzare, in media, un salario mensile lordo pari a fr. 5'210.--.
Riportando questo dato su 41.7 ore (
cfr. dati pubblicati sul sito web dell’UFS; a questo proposito, si veda la STF 8C_480/2010 del 10 marzo 2012 consid. 3.1.1), esso ammonta a fr. 5'431.42 mensili oppure a fr. 65'177.04 per l'intero anno (fr. 5'431.42 x 12).
Dopo adeguamento all'indice dei salari nominali da quantificare in +0.7% per il 2013, +0.8% per il 2014 e +0.4% per il 2015 (cfr. la relativa tabella pubblicata sul sito web dell’UFS), si ottiene, per il 2015, un reddito annuo di fr.
66'423.
Considerata un'esigibilità dell’85%, i
l reddito da invalido corrisponde a fr. 56'459.60.
2.8.2.
Secondo la giurisprudenza federale, per gli assicurati che, a causa della particolare situazione personale o professionale (affezioni invalidanti, età, nazionalità e tipo di permesso di dimora, grado di occupazione ecc.), non possono mettere completamente a frutto la loro capacità residua nemmeno in lavori leggeri e che pertanto non riescono di regola a raggiungere il livello medio dei salari sul mercato, viene operata una riduzione percentuale sul salario teorico statistico.
Il TFA ha precisato, al riguardo, come una deduzione globale massima del 25% del salario statistico permettesse di tener conto delle varie particolarità suscettibili di influire sul reddito del lavoro. Inoltre, chiamato a pronunciarsi sulla deduzione globale, la quale procede da una stima che l'amministrazione deve succintamente motivare, il giudice non può senza valido motivo sostituire il suo apprezzamento a quello degli organi dell'assicurazione (DTF 126 V 80 consid. 5b/cc).
Con sentenza 9C_179/2013 del 26 agosto 2013 al consid. 5.4 il TF ha confermato il principio posto dal TCA secondo cui la riduzione del salario statistico deve avvenire tramite l’utilizzo di multipli di 5, ritenuto come l’applicazione di tassi più frazionati si rivelerebbe problematica poiché siffatte riduzioni sarebbero difficilmente concretizzabili e quindi anche difficilmente verificabili in sede giudiziaria. Questa giurisprudenza è stata confermata anche recentemente dal TF, segnatamente nella sentenza 9C_767/2015 del 19 aprile 2016 al consid. 4.6.
Con sentenza 8C_80/2013 del 17 gennaio 2014 al consid. 4.2 il TF ha rammentato che non è necessario procedere con deduzioni distinte per ogni fattore entrante in considerazione come le limitazioni legate all’età, gli anni di servizio, la nazionalità, la categoria del permesso di soggiorno o ancora il tasso d’occupazione. Occorre piuttosto procedere ad una valutazione globale, nei limiti del potere di apprezzamento, degli effetti di questi fattori sul reddito da invalido, tenuto conto dell’insieme delle circostanze concrete
.
2.8.3. L’assicuratore LAINF non ha attribuito all’assicurato
alcuna
riduzione
percentuale (cfr. doc. 138).
La patrocinatrice del ricorrente ha contestato tale modo di procedere, rimproverando all’amministrazione di non avere tenuto conto del fatto che l’assicurato, nonostante risieda in Ticino dal 2001, non parla né comprende la lingua italiana. E questo ancora oggi, malgrado il riconoscimento da parte dell’Ufficio AI, quale provvedimento di intervento tempestivo, di un corso individuale di italiano di 16 lezioni.
La rappresentante dell’assicurato ha spiegato che a partire dal 2008 l’interessato ha sempre lavorato in qualità di tuttofare presso il bar di _ gestito da suo cugino e dove tutti i dipendenti sono _, ciò che ha, di fatto, reso superfluo per l’assicurato imparare la lingua italiana.
Secondo la patrocinatrice del ricorrente, posto che le conoscenze linguistiche sono fondamentali nello svolgimento di un’attività lucrativa, le carenze linguistiche dell’assicurato gli impediscono di fatto di poter mettere a frutto la sua capacità lavorativa residua, circostanza che avrebbe dovuto essere opportunamente presa in considerazione da parte dell’amministrazione, stabilendo una riduzione sociale del 10% (cfr. doc. I).
In sede di risposta di causa, l’assicuratore infortuni ha respinto le critiche ricorsuali e confermato la correttezza del proprio agire, sottolineando che le attività semplici e ripetitive di cui alla tabella TA1 delle RSS prese in considerazione per stabilire il reddito da invalido comprendono “lavori in cui non si richiedono né qualifiche particolari, né conoscenze linguistiche di un certo tipo”. Inoltre, l’assicuratore LAINF ha aggiunto che essendo l’interessato una persona ancora giovane e che vive in Ticino ormai da un lunghissimo tempo (dal 2001), “abbia comunque imparato un minimo di italiano per svolgere dei lavori semplici” (cfr. doc. III).
Il TCA che, di massima, non può senza motivi pertinenti sostituire il proprio apprezzamento a quello dell’amministrazione (cfr. DTF 137 V 71, consid. 5.2) non ha motivo di scostarsi da tale valutazione dell’amministrazione.
Va, infatti, rilevato che la giurisprudenza federale ha già, più volte, avuto modo di ricordare che per lo svolgimento delle attività semplici e ripetitive di cui al livello 4 delle RSS nelle versioni fino al 2010 (equivalenti al livello 1 delle RSS 2012) eventuali lacune scolastiche o linguistiche non giustificano una riduzione del reddito da invalido (cfr., tra le tante, STF 8C_594/2011 del 20 ottobre 2011, consid. 58C_17/2011 del 21 aprile 2011, consid. 6.2.)
Il Tribunale federale, in due sentenze commentate in SZS/RSAS 2016 pag.174 -177, ha poi ribadito la propria giurisprudenza anche con riferimento ad attività semplici e ripetitive individuate tramite il metodo delle DPL, confermando l’affidabilità dei posti di lavoro e dei salari determinati utilizzando questo metodo anche in caso di assicurati con un basso livello di formazione (STF 8C_215/2015 del 17 novembre 2015) e limitate competenze linguistiche (STF 8C_430/2014 del 21 dicembre 2015), mettendo in evidenza come nell’individuazione delle DPL cui fare riferimento nei singoli casi l’amministrazione abbia la possibilità di limitare i criteri di scelta in modo tale da selezionare solo le attività che richiedono la conclusione della scuola dell’obbligo.
Infine, sull’esistenza di sufficienti posti di lavoro semplici e ripetitivi di cui alle RSS, necessitanti di bassi requisiti intellettuali e che possono essere eseguiti anche con una sola mano, cfr. STF 8C_350/2013 del 5 luglio 2013.
2.9. In concreto, raffrontando, nel 2015, il reddito da valido di fr. 82'140.75 con quello da invalido di fr.
56’459.60,
si ottiene
un grado di invalidità del 31,26%
arrotondato al
31%
secondo la giurisprudenza di cui alla DTF 130 V 121 consid. 3.2. (= SVR 2004 UV Nr. 11 p. 41).
Questo Tribunale
rileva che l’assicuratore LAINF è giunto al medesimo risultato, ossia un grado di invalidità del 31.26%, ma lo ha poi arrotondato al 32%. Tale modo di procedere non appare tuttavia corretto (cfr. DTF 130 V 121 consid. 3.2.).
Il TCA potrebbe quindi, in linea di principio, riformare la decisione impugnata a detrimento del ricorrente, dopo avergli dato la possibilità di prendere posizione in merito e averlo reso attento sulla possibilità di ritirare il ricorso (cfr. art. 20 cpv. 2 Lptca).
Questa Corte, tuttavia, rinuncia a effettuare una
reformatio in pejus
, vista l’esigua differenza (1%) e considerato che si tratta unicamente di una facoltà (cfr. STFA U 192/02 del 23 giugno 2003; STFA U 334/02 del 22 aprile 2003; STFA C 119/02 del 2 giugno 2003; STFA H 313/01 del 17 giugno 2003; DTF 119 V 249).
Nella misura in cui l'assicuratore resistente ha riconosciuto all'assicurato una rendita di invalidità del
32%
, il ricorso da lui interposto va respinto.
2.10. Deve, infine, essere verificato se il ricorrente può essere posto al beneficio dell’assistenza giudiziaria con il gratuito patrocinio dell’avv. RA 1 (cfr. doc. I, pag. 9 s.).
I presupposti (cumulativi) per la concessione dell’assistenza giudiziaria sono in principio dati se l’istante si trova nel bisogno, se l’intervento dell’avvocato è necessario o perlomeno indicato e se il processo non è palesemente privo di esito positivo (DTF 125 V 202 consid. 4a, 372 consid. 5b e riferimenti).
Il requisito della probabilità di esito favorevole difetta quando le possibilità di vincere la causa sono così esigue che una persona di condizione agiata, dopo ragionevole riflessione, rinuncerebbe al processo in considerazione delle spese cui si esporrebbe (cfr. STFA U 220/99 del 26 settembre 2000; RAMI 1994 p. 78; DTF 125 II 275 consid. 4b; DTF 119 Ia 251).
A tal proposito, si osserva che per valutare la probabilità di esito favorevole non si deve adottare un criterio particolarmente severo: è infatti sufficiente che, di primo acchito, il gravame non presenti notevolmente meno possibilità di essere accolto che di essere respinto, ovvero che non si debba ammettere che un ricorrente ragionevole non lo avrebbe finanziato con i propri mezzi (STFA K 75/05 del 9 agosto 2005; STFA I 173/04 del 10 agosto 2005; STFA I 422/04 del 29 agosto 2005; STFA non pubbl. del 29 giugno 1994 in re A.D.; DTF 125 II 275; DTF 124 I 304 consid. 2c).
Inoltre, quando le prospettive di successo e i rischi di perdere il processo si eguagliano o le prime sono soltanto leggermente inferiori rispetto ai secondi, le domande non possono essere considerate senza esito favorevole (cfr. DTF 125 II 275; DTF 124 I 304 consid. 2c; DTF 122 I 267 consid. 2b).
Nel caso concreto, visti i chiari principi che risultano dalla giurisprudenza pubblicata sia nella Raccolta ufficiale che nel sito web della Confederazione, rispettivamente in quello del Cantone Ticino, alla patrocinatrice di RI 1 doveva apparire evidente che il rischio di perdere il processo era palesemente maggiore rispetto alle prospettive di un successo, ragione per la quale il requisito della probabilità di esito favorevole va giudicato inadempiuto (cfr. sentenza 35.2015.44 del 24 febbraio 2016, consid. 2.9).
Dal profilo economico, infatti, alla luce della giurisprudenza federale in materia, l’invocata riduzione percentuale del 10% del reddito da invalido esclusivamente per ragioni linguistiche non era palesemente condivisibile (cfr. consid. 2.8.3).
In queste condizioni, non essendo adempiuto uno dei tre presupposti cumulativi, la domanda di assistenza giudiziaria deve essere respinta.