Decision ID: b66ce324-61bc-577d-b1cf-eb85311b0087
Year: 2019
Language: it
Court: TI_TCAS
Chamber: TI_TCAS_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: social_law

ritenuto
in fatto
1.1 Nel gennaio 2013 (doc. 10) RI 1, 1958, di formazione meccanico e attivo come tecnico di processo, ha chiesto delle prestazioni per adulti all'assicurazione invalidità per insufficienza cardiaca da miocardite dilatativa, che dal 10 luglio 2012 l'aveva reso inabile al 100% per un paio di mesi, poi al 50%, e che l'ha portato all'impianto di un ICD bicamerale il 14 agosto 2012 per tachicardie ventricolari non sostenute.
Il 17 marzo 2014 (doc. 39) l'Ufficio AI gli ha negato la rendita AI, avendo ripreso l'attività a tempo pieno dal giugno 2013.
1.2 Nell'aprile 2016 (doc. 45) l'assicurato ha inoltrato una seconda domanda AI stante l'inabilità lavorativa del 30% presente dal 10 novembre 2015 sempre dovuta alla cardiomiopatia dilatativa.
Richiamata, come per la prima domanda, la documentazione medica necessaria, con decisione del 31 gennaio 2017 (doc. 58) l'amministrazione ha riconosciuto che dato che alla scadenza dell'anno di attesa, il 1° novembre 2016, l'inabilità era del 30% in qualsiasi attività, il minor discapito economico era raggiunto nell'abituale attività che già stava svolgendo, perciò il grado di invalidità corrispondeva all'inabilità lavorativa ed essendo inferiore al 40% non dava quindi diritto a una rendita di invalidità.
1.3 RI 1 ha presentato una terza domanda il 4 febbraio 2018 (doc. 64) per i medesimi disturbi, a seguito della quale il Servizio Medico Regionale il 17 aprile 2018 (doc. 72) ha reso un rapporto finale sulla scorta della documentazione raccolta e ha ritenuto che lo stato di salute era invariato rispetto alla valutazione del cardiologo del luglio 2016, perciò nell'attività abituale e in attività adeguate la capacità lavorativa dell'assicurato era del 70% dal 10 novembre 2015, del 100% dal 1° luglio 2017, nulla dal 4 dicembre
2017 e del 70% dal 20 dicembre 2017.
1.4 Sulla base di questi dati, con progetto di decisione del 19 aprile 2018 (doc. 73) l'Ufficio AI ha negato le prestazioni AI, in quanto il minor discapito era raggiunto nello svolgimento dell'abituale attività e di conseguenza il grado di invalidità era parimenti conforme al 30%.
Le osservazioni del 13 maggio 2018 (doc. 87) dell'assicurato, unitamente al rapporto del dr. med. _ del 7 maggio 2018, (doc. 93) sono state sottoposte al dr. med. _ dell'SMR, il quale si è pronunciato il 17 maggio 2018 (doc. 91) e il 30 luglio 2018 (doc. 101) e in entrambi i casi si è confermato nelle sue conclusioni del 17 aprile 2018.
La decisione del 3 agosto 2018 (doc. A1) ha pertanto ribadito il rifiuto di concedere prestazioni dall'assicurazione invalidità.
1.5 Il 13 settembre 2018 (doc. I) RI 1, patrocinato dall'avv. RA 1, si è rivolto al TCA chiedendo di annullare la decisione dell'amministrazione e di concedergli una rendita AI del 50%. Il ricorrente ha evidenziato che il suo stato di salute è peggiorato a fine anno 2017, visto che il 4 dicembre 2017 ha subito 8 shock di defibrillatore a causa di una tachicardia ventricolare sostenuta. Ciò ha generato una grave sindrome ansiosa, disturbi dispeptici con un importante e inspiegabile calo ponderale, oltre a sensazioni vertiginose e da palpitazione.
L'assicurato ha ricordato di essere stato inabile al lavoro al 100% dal 5 al 20 dicembre 2017 e dal 21 dicembre 2017 di essere abile al 50%, percentuale che secondo il medico curante dr. med. _ non può aumentare a causa dei gravi problemi cardiaci e le gravi sintomatologie ansiose (doc. 86). Anche il dr. med. _, il 7 maggio 2018 (doc. 93), ha affermato che la capacità lavorativa si attestava al 50% in qualsiasi attività e l'ha ribadito con il referto del 4 settembre 2018 (doc. A2).
Il ricorrente ha ricordato che in passato l'Ufficio AI gli aveva riconosciuto un grado di invalidità del 36% e ora, stante l'aggravarsi delle sue condizioni di salute, confermate dal citato cardiologo, non si poteva non riconoscergli un grado AI del 50%, ritenuto come un'attività superiore al 50% generasse un aumento dello stress psicologico e fisico tale da indurre, con maggior facilità, eventi di natura cardiologica segnatamente di aritmia.
1.6 Dopo aver consultato il dr. med. _ del Servizio Medico Regionale (doc. IV/1), nella sua risposta del 5 ottobre 2018 (doc. IV) l'amministrazione ha proposto di respingere il ricorso, rilevando di non avere nessun motivo per scostarsi dal rapporto finale del 17 aprile 2018 stilato dal predetto medico, senza quindi necessità di effettuare ulteriori accertamenti. L'SMR ha infatti debitamente tenuto conto delle singole affezioni invalidanti di cui l'assicurato era portatore, giungendo a una conclusione logica e priva di contraddizioni in merito alla sua capacità lavorativa sia nella propria abituale sia in altre attività. Il dr. med. _ ha concluso che al di là degli episodi che hanno richiesto un ricovero ospedaliero, la situazione clinica poteva essere considerata identica a quella valutata il 28 luglio 2016 dal dr. med. _. Nemmeno la nuova documentazione medica prodotta con il ricorso poteva dare prova di un peggioramento dello stato di salute dell'assicurato risultando sproporzionata, rispetto alla sua realtà lavorativa, un'inabilità del 50% in qualsiasi attività attestata dal suo cardiologo e soprattutto rispetto ai limiti funzionali e di carico stabiliti.
Pertanto, per l'Ufficio AI l'assicurato era inabile al lavoro al 30% nella propria abituale professione, con susseguente incapacità al guadagno di pari grado.
Infine, l'amministrazione ha evidenziato che prima del mese di dicembre 2018 egli non potrebbe comunque avere diritto a una rendita di invalidità, essendo risultato totalmente abile al lavoro dal 1° luglio al 3 dicembre 2017 (art. 28 cpv. 1 lett. b LAI e art. 29ter OAI). Prova ne è che da maggio 2018 l'interessato si è iscritto in disoccupazione dichiarandosi disposto a lavorare a tempo pieno.
1.7 Il 22 ottobre 2018 (doc. VI) l'insorgente ha prodotto numerosa documentazione medica relativa al lassi di tempo dal 2014 al 4 settembre 2018 (docc. B1-B32), ricordando in particolare l'evento del 4 dicembre 2017 che l'ha portato a un vistoso declino fisico con conseguente riduzione dell'attività lavorativa, assestatasi al 50% dato il costante stato di malessere. Egli ha evidenziato che c'è stato un calo ponderale rilevante, che la FE si attestava al 35% e che la bradicardia rilevata dall'Holter era inaccettabile (40-45 bqm). L'interessato ha poi spiegato di essere stato obbligato a presentare una domanda di indennità di disoccupazione del 100% in virtù dell'art. 15 cpv. 3 LADI.
1.8 Sottoposta al dr. med. _ l'intera documentazione medica prodotta dal ricorrente, il 31 ottobre 2018 (doc. VIII) l'Ufficio AI ha fatto proprie le considerazioni del medico SMR (doc. VIII/bis) e ha ribadito di respingere il ricorso.
L'insorgente non ha formulato ulteriori osservazioni (doc. IX).
considerato

in diritto
2.1 Oggetto del contendere è sapere se è a giusta ragione che l’Ufficio assicurazione invalidità ha rifiutato all’assicurato il diritto a una rendita di invalidità poiché, dopo le valutazioni del Servizio Medico Regionale, dal profilo medico è stata accertata una abilità lavorativa totale dal 1° luglio 2017, nulla dal 4 al 19 dicembre 2017 e del 70% dal 20 dicembre 2017 in qualsiasi attività lavorativa.
2.2 Secondo l'art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con gli artt. 7 e 8 LPGA, con invalidità s'intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata, cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio.
Gli elementi fondamentali dell'invalidità, secondo la surriferita definizione, sono dunque un danno alla salute fisica o psichica conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio, e la conseguente incapacità di guadagno.
Occorre quindi che il danno alla salute abbia cagionato una diminuzione della capacità di guadagno, perché il caso possa essere sottoposto all'assicurazione per l'invalidità (
Scartazzini
, Les rapports de causalité dans le droit suisse de la sécurité sociale, Basilea e Francoforte sul Meno 1991, pag. 216 segg.).
Per incapacità al lavoro s'intende qualsiasi incapacità, totale o parziale, derivante da un danno alla salute fisica, mentale o psichica di compiere un lavoro ragionevolmente esigibile nella professione o nel campo di attività abituale. In caso d'incapacità al lavoro di lunga durata possono essere prese in considerazione anche le mansioni esigibili in un'altra professione o campo d'attività (art. 6 LPGA).
L'incapacità al guadagno è definita all'art. 7 LPGA e consiste nella perdita, totale o parziale, della possibilità di guadagno sul mercato del lavoro equilibrato che entra in considerazione, provocata da un danno alla salute fisica, mentale o psichica e che perdura dopo aver sottoposto l'assicurato alle cure ed alle misure d'integrazione ragionevolmente esigibili.
Secondo l’art. 8 cpv. 1 LPGA, è considerata invalidità l’incapacità al guadagno totale o parziale presumibilmente permanente o di lunga durata.
La nozione d'invalidità di cui all'art. 4 cpv. 1 LAI e 8 cpv. 1 LPGA è di carattere giuridico economico, non medico (DTF 116 V 249 consid. 1b).
L'art. 28 cpv. 1 LAI prevede che l'assicurato ha diritto ad una rendita se: a. la sua capacità al guadagno o la sua capacità di svolgere le mansioni consuete non può essere ristabilita, mantenuta o migliorata mediante provvedimenti d'integrazione ragionevolmente esigibili; b. ha avuto un'incapacità al lavoro (art. 6 LPGA) almeno del 40% in media durante un anno senza notevole interruzione; e c. al termine di questo anno è invalido (art. 8 LPGA) almeno al 40%.
L'art. 28 cpv. 2 LAI prescrive che gli assicurati hanno diritto ad una rendita intera se sono invalidi almeno al 70%, a tre quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono invalidi almeno al 40%.
Tuttavia, il diritto alla rendita nasce al più presto dopo 6 mesi dalla data in cui l'assicurato ha rivendicato il diritto alle prestazioni conformemente all'art. 29 cpv. 1 LPGA, ma al più presto a partire dal mese seguente il compimento dei 18 anni (art. 29 cpv. 1 LAI).
In virtù dell'art. 28a cpv. 1 LAI,
per valutare l'invalidità di un assicurato che esercita un'attività lucrativa si applica l'articolo 16 LPGA. Il Consiglio federale definisce il reddito lavorativo determinante per la valutazione dell'invalidità.
Ai sensi dell'art. 16 LPGA, il grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto fra il reddito del lavoro che l'assicurato conseguirebbe dopo l'insorgenza dell'invalidità e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione, nell'esercizio di un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in condizioni normali di mercato del lavoro (
reddito da invalido
) ed il reddito del lavoro che egli avrebbe potuto conseguire se non fosse diventato invalido (
reddito da valido
).
Si confronta perciò il reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non fosse divenuto invalido con quello che egli può tuttora realizzare, benché invalido, sfruttando la residua capacità lavorativa in attività da lui ragionevolmente esigibili in condizioni normali del mercato del lavoro, previa adozione di eventuali provvedimenti integrativi (
metodo generale del raffronto dei redditi
; DTF 128 V 30 consid. 1, 104 V 136 consid. 2a e 2b; Pratique VSI 2000 pag. 84 consid. 1b).
Nel confronto dei redditi la giurisprudenza - di regola - non tiene conto di fattori estranei all'invalidità, come ad esempio la formazione professionale, le attitudini fisiche e psichiche e l'età dell'assicurato (RCC 1989 p. 325; DTF 107 V 21;
Scartazzini
, op. cit., pag. 232). La misura dell'attività ragionevolmente esigibile dipende, d'altra parte, dalla situazione personale dell'assicurato e dalla possibilità di applicazione di misure reintegrative. La situazione personale dell'assicurato è essenziale per la valutazione della residua capacità al guadagno. Secondo il TFA i due redditi, dalla cui differenza emerge il grado dell'incapacità di guadagno, vanno stabiliti in maniera precisa. Se ciò non è possibile, devono essere calcolati sulla base di una valutazione fondata sulle circostanze concrete (SVR 1996 IV Nr. 74 consid. 2a, DTF 114 V 313 consid. 3a).
Nella DTF 107 V 21 consid. 2c, la Corte federale ha stabilito che l'assicurazione per l'invalidità non è tenuta a rispondere qualora l'assicurato, in ragione della sua età, di una carente formazione oppure a causa di difficoltà di apprendimento o linguistiche, non riesce a trovare concretamente un'occupazione (giurisprudenza confermata dall'allora TFA [dal 1° gennaio 2007: TF] con sentenza
U 156/05 del 14 luglio 2006, consid. 5).
2.3 Inoltre, trattandosi di una nuova domanda di prestazioni AI, va ricordato che giusta l’art. 87 cpv. 3 OAI, q
ualora la rendita, l'assegno per grandi invalidi o il contributo per l'assistenza siano stati negati perché il grado d'invalidità era insufficiente, perché non è stata riconosciuta una grande invalidità o perché il bisogno di aiuto era troppo esiguo per avere diritto al contributo per l'assistenza, una nuova richiesta è riesaminata soltanto se sono soddisfatte le condizioni previste nel capoverso 2, che prevede che se è fatta domanda di revisione, nella domanda si deve dimostrare che il grado d'invalidità o di grande invalidità o il bisogno di assistenza o di aiuto dovuto all'invalidità è cambiato in misura rilevante per il diritto alle prestazioni.
Se tale condizione non è soddisfatta, l'amministrazione non entra nel merito della domanda emanando una decisione in tal senso; se per contro è resa verosimile una rilevante modifica suscettibile di influenzare il diritto alla rendita, l'amministrazione è obbligata ad entrare nel merito della richiesta (DTF 130 V 64 consid.
3; DTF 117 V 198 consid. 4b; DTF 109 V 108 consid. 2b; SVR 2002 IV Nr. 10;
Müller
, Die materiellen Voraussetzungen der Rentenrevision in der Invalidenversicherung, Universitäts-verlag Freiburg Schweiz, 2003, pagg. 84-86;
Valterio
, Droit et pratique de l'assurance invalidité, Les prestations, Lausanne 1985, pag. 270).
Se l'amministrazione entra nel merito della nuova domanda, deve esaminare la fattispecie da un punto di vista materiale e in particolare verificare se la modifica del grado di invalidità resa verosimile dall'assicurato si è effettivamente realizzata (DTF 109 V 115). In tal caso applicherà, per analogia, le disposizioni sulla revisione di rendite in corso. L’art. 17 cpv. 1 LPGA si applica infatti per analogia anche in caso di nuova domanda facente seguito al rifiuto di una rendita per difetto di invalidità pensionabile (DTF 130 V 71 consid.
3.2; DTF 117 V 198 consid. 3a; STF 9C_916/2009 consid. 5.2; art. 41 vLAI; Pratique VSI 1999 pag. 8;
Rüedi
, Die Verfügungsanpassung als Grundfigur von Invalidenrenten-revisionen, in Schaffauer/Schlauri, Die Revision von Dauerleistungen, Veröffentlichungen des Schweizerischen Instituts für Verwaltungskurse an der Uni St. Gallen, 1999, pag. 15).
In particolare, l
a costante giurisprudenza ha stabilito che le rendite AI sono soggette a revisione non solo in caso di modifica rilevante dello stato di salute che ha un influsso sull'attività lucrativa, ma anche quando lo stato di salute è rimasto invariato, se le sue conseguenze sulla capacità di guadagno hanno subito un cambiamento importante (STFA non pubbl. del 28 giugno 1994 in re P. P. pag. 4; RCC 1989 pag. 323, consid. 2a; DTF 113 V 275, consid. 1a, 109 V 116 consid. 3b, 105 V 30).
Affinché sia possibile la revisione di una rendita AI è dunque necessario che le condizioni cliniche e/o economiche dell'assicurato abbiano subito una modifica, tale da influire sulla perdita di guadagno. D'altra parte la modifica deve essere notevole, non tanto da un punto di vista astratto, ma piuttosto in relazione con l'art. 28 cpv. 1 LAI. In ogni caso la revisione della rendita è possibile unicamente se, posteriormente alla pronuncia della decisione iniziale, la situazione invalidante è effettivamente mutata. Non basta invece che una situazione, rimasta sostanzialmente invariata, sia giudicata in modo diverso (RCC 1987 pag. 38 consid. 1a, 1985 pag. 336; STFA del 29 aprile 1991 nella causa G.C., consid. 4).
Nella DTF 141 V 9, al considerando 6.1 il Tribunale federale ha precisato che se i fatti determinanti per il diritto alla rendita si sono modificati a tal punto da lasciare apparire una notevole modificazione dello stato di salute da giustificare una revisione, il grado d'invalidità deve essere stabilito nuovamente sulla base di fatti accertati in maniera corretta e completa, senza rinvii a precedenti valutazioni dell'invalidità (
DTF 117 V 198
consid. 4b pag. 200; STF 9C_710/2016 del 18 aprile 2017 consid. 4.1; 9C_718/2016 del 14 febbraio 2017 consid. 6.2; STF 9C_378/ 2014 del 21 ottobre 2014 consid. 4.2; STF 9C_226/2013 del 4 settembre 2013).
2.4 Nel caso di specie, l'assicurato ha inoltrato una prima domanda di prestazioni nel 2013, una seconda nel 2016 e una terza, oggetto del contendere, nel febbraio 2018.
Per ogni domanda, l'Ufficio AI ha richiamato dai medici curanti la documentazione determinante e, unitamente ai referti prodotti dall'interessato, l'ha di volta in volta sottoposta al Servizio Medico Regionale per valutazione.
Per quanto concerne la domanda qui in esame, la stessa è stata presentata dopo l'evento che il 4 dicembre 2017 ha portato il ricorrente ad essere ricoverato d'urgenza presso il _ di _ a seguito di plurimi episodi tachiaritmici ventricolari che hanno necessitato 8 scariche di defibrillatore.
L'inabilità lavorativa è stata totale dal 4 al 20 dicembre 2017 e tale circostanza non è contestata dalle parti.
Nel suo rapporto finale SMR del 17 aprile 2018 (doc. 72) il dr. med. _, valutata l'intera documentazione medica agli atti, ha tratto le proprie conclusioni senza necessità di visitare l'assicurato.
Egli ha posto la diagnosi di cardiomiopatia dilatativa di incerta eziologia (post-miocarditica, DD idiopatica) su/con ricovero presso il pronto soccorso di _ il 23 dicembre 2017 e ripetuti episodi di TV sostenuta con 8 scariche di defibrillatore il 4 dicembre 2017.
Per il medico SMR la capacità lavorativa dell'assicurato era del 70% dal 10 novembre 2015, del 100% dal 1° luglio 2017, dello 0% dal 4 dicembre 2017 e nuovamente del 70% dal 20 dicembre 2017, e ciò in qualsiasi attività lavorativa.
Quali limitazioni funzionali e di carico, il dr. _ ha stabilito che il carico massimo era di 5kg e che l'assicurato necessitava di effettuare pause non incluse nella capacità lavorativa del 70%, a seconda delle sue necessità.
In conclusione, al di là degli episodi acuti necessitanti ricovero ospedaliero e a seguito della presa in visione del mansionario lavorativo dell'assicurato, per il medico SMR la situazione clinica poteva essere considerata identica a quella già valutata dal cardiologo dr. med. _ nel rapporto del 28 luglio 2016.
Del resto, la MRI del 17 luglio 2012 permetteva di stimare una frazione di eiezione del 30% con ipocinesia globale, acinesia della parete antero-settale ed anteriore medio-basale, mentre l'EcocardioTT del 5 dicembre 2017 stimava una FE del 36%.