Decision ID: d4fcf1d2-60b4-5af3-99cc-2220b3e330b1
Year: 2021
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_006
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: civil_law

ritenuto
in fatto:
A.
A domanda della società PI 1, il 24 settembre 2019 il Pretore del Distretto di Lugano, sezione 5, ha decretato contro RI 1 (in seguito RI 1), a concorrenza di fr. 6'909'133.15 oltre a spese e interessi, il sequestro (n. _) di diversi beni, tra cui i crediti di USD 21'690'085.– e GBP 2'254'385.66 che quest’ultimo vanta nei confronti della PI 3, come accertato nel lodo emanato dalla Corte di arbitrato internazionale di Londra nella procedura n. _.
B.
Dando seguito al predetto decreto, il 10 ottobre 2019 l’Ufficio di esecuzione (UE) di Lugano ha emesso il verbale di sequestro, ove alla voce n. 16 sono indicati i crediti in questione.
C.
A (ulteriore) convalida del sequestro, il 26 gennaio 2021 l’PI 1 ha promosso l’esecuzione n. _ contro RI 1 per l’incasso di fr. 6'909'133.18 oltre ad accessori.
D.
Facendo riferimento al noto sequestro e a una precedente esecuzione (n. _) che l’PI 1 aveva promosso nei confronti
di RI 1 il 3 agosto 2018 per l’incasso di fr. 6'775'141.63
oltre ad accessori, il 16 marzo 2021 PI 2 (in seguito PI 2) ha chiesto all’UE, sostenendo di essere il cessionario dei crediti derivanti dal lodo arbitrale n. _, di essere informato sullo stato della procedura e di trasmettergli gli atti, al fine di poter esercitare i suoi diritti, segnatamente ma non esclusivamente in relazione alla rivendicazione della titolarità dei crediti.
E.
Mediante comunicazione del 29 marzo 2021 l’Ufficio ha respinto la domanda, rilevando in particolare che nella traduzione in inglese dell’atto di cessione allegata alla richiesta non figurano il nome del cedente né le firme delle parti coinvolte.
F.
Con scritto del 9 aprile 2021 PI 2 ha ribadito all’UE di essere cessionario dei crediti sequestrati, precisando di essere a conoscenza della procedura di sequestro promossa dall’PI 1, siccome egli è parte di una causa di deposito avviata nei confronti di tale società e nell’ambito della quale essa ha prodotto gli atti relativi al reclamo contro la decisione di
exequatur
e di rigetto dell’opposizione nei confronti di RI 1, ciò che – a suo dire – attesta la sua piena legittimazione a ottenere le informazioni chieste.
G.
Dopo un colloquio telefonico con l’Ufficio, il 12 maggio 2021 PI 2 gli ha trasmesso una copia dell’originale dell’atto di cessione di credito in lingua ucraina con le firme dei contraenti.
H.
Tramite scritto del 27 maggio 2021 l’UE ha accolto la richiesta d’informazioni, con copia al debitore sequestrato e alla creditrice sequestrante e menzione della facoltà d’interporre ricorso entro dieci giorni.
I.
Con ricorso del 4 giugno 2021 RI 1 si aggrava contro il predetto provvedimento, chiedendone l’annullamento, previo
conferimento dell’effetto sospensivo. Altrettanto ha domandato l’PI 1
mediante ricorso del 10 giugno 2021.
L.
Il 14 giugno 2021 il presidente di questa Camera ha concesso effetto sospensivo a entrambi i ricorsi.
M.
Con osservazioni del 28 giugno 2021 PI 2 postula la reiezione dei ricorsi. Nelle sue del 28 giugno e 15 luglio 2021 l’PI 1 si riconferma sostanzialmente nel proprio gravame, contestando le argomentazioni del resistente. L’UE si è invece rimesso al giudizio della Camera con osservazioni del 1° luglio 2021.

Considerato
in diritto: 1.
Giusta i combinati art. 5 cpv. 1 LPR e 76 cpv. 1 della Legge sulla procedura amministrativa (LPAmm, RL 165.100),
quando siano proposti davanti alla stessa autorità più ricorsi il cui fondamento di fatto sia il medesimo, l’autorità può ordinare la congiunzione delle istruttorie, decidere i ricorsi con una sola decisione o sospendere una o più procedure in attesa dell’istruzione o della decisione delle altre.
Nel caso in esame, il fondamento di fatto dei ricorsi in esame è il medesimo, avendo le parti impugnato lo stesso provvedimento emesso nell’esecuzione che le riguarda. Si giustifica pertanto di decidere i gravami con una sola sentenza, pur mantenendone l’autonomia, nel senso che i dispositivi restano separati e possono essere impugnati anche singolarmente.
2.
Interposti all’autorità di vigilanza cantonale – nel Canton Ticino la Camera esecuzione e fallimenti (CEF)
del Tribunale d’appello
(art. 3 della
Legge cantonale sulla procedura di ricorso in materia di esecuzione e fallimento [LPR, RL 280.200]
) – entro 10 giorni dalla notifica dell’atto impugnato avvenuta il 31 maggio 2021, sotto questo profilo i ricorsi presentati da RI 1 e l’PI 1 rispettivamente il 4 e 10 giugno 2021 sono ricevibili (art. 17 LEF).
3.
Per quanto attiene alla legittimazione a ricorrere, il gravame presentato da RI 1 non denota problemi, la via del ricorso giusta l’art. 17 LEF essendo aperta a colui che vuole evitare che terzi abbiano accesso ai dati che lo concernono (
Gilliéron
, Commentaire de la LP, vol. I, 1999, n. 65 ad art. 8
a
LEF).
3.1
Discorso diverso va fatto per l’PI 1, giacché la domanda d’informazioni non la riguarda direttamente, anche se è destinataria del provvedimento impugnato. In linea di massima è legittimato
a ricorrere giusta l’art. 17 LEF colui che giustifica un interesse proprio, attuale, pratico e degno di protezione
alla modifica o all’annullamento del provvedimento impugnato oppure all’adozione di una determinata misura ingiustamente negata nell’ambito di un’esecuzione per debiti o di un fallimento
(sentenza della CEF 15.2014.128
del 26 febbraio 2015 consid. 5 e i rinvii). È considerato particolarmente e personalmente toccato dalla decisione impugnata chi è leso in modo diretto e concreto, in una misura e con un’intensità maggiore rispetto a un terzo qualunque, ove si trovi in un rapporto stretto e speciale con l’oggetto della contestazione. Per interesse degno di protezione s’intende l’interesse giuridico o di fatto all’annullamento o alla modifica del provvedimento contestato: questo interesse consiste nell’utilità pratica che il ricorrente trarrebbe dalla modifica o dall’annullamento, preservandolo da un pregiudizio diretto di natura economica, ideale, materiale o altro (sentenza della CEF 15.2018.83 del 2 maggio 2019 consid. 1.1, con riferimento alla DTF 139 III 508 consid. 3.3; v. pure
DTF 139 III 387 consid. 2.1, 138 III 630 consid. 4, 138 III 221 consid. 2.3, 129 III 595 consid. 3
).
3.2
Nel caso in rassegna, sebbene lPI 1 sia la creditrice sequestrante, gli atti di cui PI 2 chiede la trasmissione riguardano il debitore sequestrato e solo indirettamente essa stessa. La sequestrante non fa valere nel ricorso né nelle proprie osservazioni alcun interesse proprio, attuale, pratico e degno di protezione all’annullamento del provvedimento impugnato e neppure sostiene di subire un particolare pregiudizio personale con un’intensità maggiore rispetto a qualunque altro terzo. In tali circostanze, il ricorso dell’PI 1 parrebbe inammissibile per mancanza di legittimazione a ricorrere. Vista la ricevibilità dell’altro ricorso e l’esito del giudizio odierno, la questione può tuttavia rimanere indecisa, siccome il ricorso dell’PI 1 risulta senza oggetto.
4.
Giusta l’art. 8
a
cpv. 1 LEF, chiunque renda verosimile un interesse può consultare i verbali e i registri degli uffici d’esecuzione e degli uffici dei fallimenti, nonché chiederne estratti.
Per verosimiglianza ai sensi della norma s’intende l’impressione dell’autorità, fondata su elementi oggettivi, che i fatti pertinenti affermati da una parte siano accaduti, senza però escludere che essi abbiano potuto verificarsi in modo differente o non del tutto. L’esigenza di rendere verosimile un interesse non è legata a particolari requisiti di forma e tanto meno è limitata alla presentazione di documenti controfirmati dalla persona su cui vengono chieste informazioni.
La vero-simiglianza dell’interesse alla consultazione giusta l’art. 8
a
cpv. 1 LEF va esaminata caso per caso sulla base delle peculiarità della vicenda sottoposta ad esame giudiziale, ritenuto che occorrono indizi oggettivi, non bastando che il creditore affermi unilateralmente tesi di parte senza che si dia possibilità di riscontri ancorché con il grado di prova limitato alla verosimiglianza (sentenza della CEF 15.2009.59 del 5 giugno 2009, consid. 4.1 e rinvii).
4.1
Nella fattispecie, PI 2 ha chiesto all’UE l’accesso agli atti della nota procedura di sequestro al fine di esercitare il diritto di rivendicare i crediti indicati alla voce n. 16 del verbale di sequestro, di cui egli sostiene di essere cessionario. A sostegno della sua domanda ha prodotto dapprima una traduzione in inglese di un atto di cessione di credito
(“assignment contract”)
, secondo cui tale PI 4, agendo in nome e per conto d’PI 5, ex moglie dell’escusso RE 1
,
ha ceduto a PI 2 i diritti di lei derivanti dal lodo arbitrale n. _ contro pagamento di UAH 1'000'000.– (grivne ucraine), pari a fr. 40'095.58 il 20 febbraio 2020 (secondo
www.fxtop.com
), ovvero il giorno in cui è avvenuto il pagamento (doc. 7), e del 50% dell’incasso dei crediti ceduti (v. punto 3.1.3/2 dell’atto di cessione). Le parti litigano sulla validità della cessione e sulle circostanze rocambolesche in cui la stessa sarebbe stata conclusa.
4.2
A ben vedere, secondo la sua stessa tesi PI 2 si è fatto cedere da PI 5 i diritti che
lei
(“Original creditor rights Plaintiff/Creditor”)
vanta contro le società convenute, tra cui la PI 3, in base al
lodo emanato il 27 febbraio 2018 dalla Corte di arbitrato internazionale di Londra nella procedura n. _. Egli non spiega però perché ciò lo legittimerebbe a rivendicare la pretesa che
l’ex marito
RE 1 trae dal medesimo lodo. Il noto sequestro verte infatti solo sul credito di RE 1 (
“
credito [...]
detenut[o] dal Sig. CO 1 verso K_,
in particolare Società _”
, posizione “c” del decreto di sequestro) e non su quello d’PI 5. A prima vista, appare dunque inverosimile che PI 2 sia il
“proprietario”
del credito sequestrato (come affermato nella risposta al ricorso, ad n. 45), o perlomeno egli non ha reso verosimile quali sarebbero i suoi pretesi diritti su tale pretesa. Di conseguenza, non ha neppure reso attendibile il suo interesse a consultare gli atti della procedura di sequestro e dell’esecuzione a convalida. Il ricorso di RE 1 va così accolto, ancorché per altri motivi da lui sostenuti, e la decisione impugnata riformata nel senso della reiezione della domanda d’informazioni.
5.
Per legge
non si preleva la tassa di giustizia e non si assegnano indennità (art. 20
a
cpv. 2 n. 5 LEF, 61 cpv. 2 lett. a e 62 cpv. 2 OTLEF
[
RS 281.35
]
).