Decision ID: 775805e4-9032-47b8-a11a-a2abe4f996ab
Year: 2022
Language: it
Court: CH_BVGE
Chamber: CH_BVGE_001
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: 

Visto:
la domanda di asilo che A._ ha presentato in Svizzera il 19 maggio
2022,
la procura sottoscritta l’11 aprile 2022 in favore della Protezione giuridica,
il verbale del colloquio personale ai sensi dell’art. 5 del Regolamento (UE)
n. 604/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013
che stabilisce i criteri e i meccanismi di determinazione dello Stato membro
competente per l’esame di una domanda di protezione internazionale
presentata in uno degli Stati membri da un cittadino di un paese terzo o da
un apolide (rifusione) (Gazzetta ufficiale dell’Unione europea [GU] L 180/31
del 29.6.2013; di seguito: Regolamento Dublino III) svoltosi il 19 maggio
2022,
la decisione della Segreteria di Stato della migrazione (di seguito: SEM)
del 13 giugno 2022, notificata il giorno seguente (cfr. atto SEM 33/1),
mediante la detta autorità inferiore non è entrata nel merito della domanda
d’asilo ai sensi dell’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi (RS 142.31) ed ha
pronunciato il trasferimento dell’interessato verso il Portogallo,
la cessazione del mandato di rappresentanza con la Protezione giuridica
(cfr. atto SEM 34/1),
il ricorso inoltrato dinanzi al Tribunale amministrativo federale (di seguito: il
Tribunale) il 21 giugno 2022 (timbro postale) e con cui l’insorgente ha
chiesto che si entrasse nel merito della sua domanda d’asilo, la
concessione dell’effetto sospensivo al ricorso e, secondo il senso, la
concessione dell’assistenza giudiziaria

e considerato:
che le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla
LTF, in quanto la LAsi non preveda altrimenti (art. 6 LAsi),
che presentato tempestivamente (art. 108 cpv. 3 LAsi) contro una
decisione in materia di asilo della SEM (art. 6 e 105 LAsi; art. 31‒33 LTAF),
il ricorso è di principio ammissibile sotto il profilo degli art. 5, 48 cpv. 1
lett. a‒c e art. 52 PA,
che occorre pertanto entrare nel merito del ricorso,
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che i ricorsi manifestamente infondati, ai sensi dei motivi che seguono,
sono decisi in procedura semplificata (art. 111a LAsi) dal giudice unico, con
l’approvazione di un secondo giudice (art. 111 lett. e LAsi) e la decisione è
motivata soltanto sommariamente (art. 111a cpv. 2 LAsi),
che, giusta l’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi, di norma non si entra nel merito di
una domanda di asilo se il richiedente può partire alla volta di uno Stato
terzo cui compete, in virtù di un trattato internazionale, l’esecuzione della
procedura di asilo e allontanamento,
che, prima di applicare la precitata disposizione, la SEM esamina la
competenza relativa al trattamento di una domanda di asilo secondo i criteri
previsti dal Regolamento Dublino III,
che, se in base a questo esame è individuato un altro Stato quale
responsabile per l’esame della domanda di asilo, la SEM pronuncia la non
entrata nel merito previa accettazione, espressa o tacita, di presa a carico
del richiedente l’asilo da parte dello Stato in questione (cfr. DTAF 2017 VI/5
consid. 6.2),
che, ai sensi dell’art. 3 par. 1 Regolamento Dublino III, la domanda di
protezione internazionale è esaminata da un solo Stato membro, ossia
quello individuato in base ai criteri enunciati al capo III (art. 7–15),
che nel caso di una procedura di presa in carico (inglese: take charge) ogni
criterio per la determinazione dello Stato membro competente – enumerato
al capo III – è applicabile solo se, nella gerarchia dei criteri elencati all’art. 7
par. 1 Regolamento Dublino III, quello precedente previsto dal
Regolamento non trova applicazione nella fattispecie (principio della
gerarchia dei criteri),
che la determinazione dello Stato membro competente avviene sulla base
della situazione esistente al momento in cui il richiedente ha presentato
domanda di protezione internazionale (art. 7 par. 2 Regolamento Dublino
III),
che, contrariamente, nel caso di una procedura di ripresa in carico (inglese:
take back), di principio non viene effettuato un nuovo esame di
determinazione dello stato membro competente secondo il capo III
(cfr. DTAF 2017 VI/5 consid. 6.2 e 8.2.1),
che giusta l’art. 3 par. 2 Regolamento Dublino III, qualora sia impossibile
trasferire un richiedente verso lo Stato membro inizialmente designato
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come competente in quanto si hanno fondati motivi di ritenere che
sussistono delle carenze sistemiche nella procedura di asilo e nelle
condizioni di accoglienza dei richiedenti, che implichino il rischio di un
trattamento inumano o degradante ai sensi dell’art. 4 della Carta dei diritti
fondamentali dell’Unione europea (GU C 364/1 del 18.12.2000, di seguito:
CartaUE), lo Stato membro che ha avviato la procedura di determinazione
dello Stato membro competente prosegue l’esame dei criteri di cui al capo
III per verificare se un altro Stato membro possa essere designato come
competente,
che lo Stato membro competente in forza del presente regolamento è
tenuto a prendere in carico – in ossequio alle condizioni poste agli art. 21,
22 e 29 – il richiedente che ha presentato la domanda in un altro Stato
membro (art. 18 par. 1 lett. a Regolamento Dublino III),
che in casu, un confronto con il sistema centrale d’informazione sui visti
(CS-VIS) ha permesso di constatare il rilascio, da parte del Portogallo, di
un visto Schengen emesso in favore dell’interessata per il periodo 11
marzo 2022 - 9 aprile 2022,
che nell’ambito del colloquio Dublino, la ricorrente ha affermato di non aver
mai vissuto in detto Paese, precisando che non vi sono motivi per i quali
ella non voglia trasferirsi in Portogallo, se non che in Svizzera
risiederebbero alcuni suoi cugini,
che sulla base di tali riscontri, il 19 maggio 2022 la SEM ha presentato alle
autorità portoghesi competenti, nei termini fissati all’art. 21 par. 1
Regolamento Dublino III, una richiesta di presa in carico della ricorrente
fondata sull’art. 12 par. 4 Regolamento Dublino III,
che queste hanno espressamente accettato la medesima in data 8 giugno
2022,
che di conseguenza la competenza del Portogallo è di principio data,
che la presenza in Svizzera di due cugini non è atta a rimetterla in
discussione (cfr. art. 2 lett. g Regolamento Dublino III).
che non vi sono peraltro fondati motivi di ritenere che sussistano carenze
sistemi-che nella procedura di asilo e nelle condizioni di accoglienza dei
richiedenti, che implichino il rischio di un trattamento inumano o degradante
ai sensi dell’art. 4 della CartaUE (cfr. art. 3 par. 2 2° frase Regolamento
Dublino III),
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che il Paese in questione è legato alla CartaUE e firmatario della CEDU,
della Convenzione del 10 dicembre 1984 contro la tortura ed altre pene o
trattamenti crudeli, inumani o degradanti (Conv. tortura, RS 0.105), della
Convenzione del 28 luglio 1951 sullo statuto dei rifugiati (Conv. rifugiati,
RS 0.142.30), oltre che del relativo Protocollo aggiuntivo del 31 gennaio
1967 (RS 0.142.301) e ne applica le disposizioni,
che, di conseguenza, il rispetto della sicurezza dei richiedenti l’asilo, in
particolare il diritto alla trattazione della propria domanda secondo una
procedura giusta ed equa ed una protezione conforme al diritto
internazionale ed europeo, è presunto da parte dello Stato in questione
(cfr. direttiva 2013/32/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 26
giugno 2013 recante procedure comuni ai fini del riconoscimento e della
revoca dello status di protezione internazionale [di seguito: direttiva
procedura]; direttiva 2013/33/UE del Parlamento europeo e del Consiglio
del 26 giugno 2013 recante norme relative all’accoglienza dei richiedenti
protezione internazionale [di seguito: direttiva accoglienza]; cfr. fra le tante:
sentenza del Tribunale D-4572/2019 del 12 settembre 2019),
che ne discende che l’applicazione dell’art. 3 par. 2 2° frase Regolamento
Dublino III non si giustifica nel caso di specie,
che nel ricorso l’insorgente invoca l’applicazione della clausola di sovranità
di cui all’art. 17 par. 1 Regolamento Dublino III; che ella adduce essere una
donna sola con a monte molte situazioni problematiche; che avrebbe
realmente bisogno del sostegno dei suoi famigliari; che il suo stato di salute
sarebbe gravemente compromesso; che il trasferimento non garantirebbe
la continuità del seguito terapeutico,
che in virtù dell’art. 29a cpv. 3 OAsi 1 (OAsi 1, RS 142.311), se «motivi
umanitari» lo giustificano la SEM può entrare nel merito della domanda
anche qualora giusta il Regolamento Dublino III un altro Stato sarebbe
competente per il trattamento della domanda; che detta disposizione
concretizza in diritto interno svizzero la cosiddetta «clausola di sovranità»
prevista dall’art. 17 par. 1 Regolamento Dublino III, e secondo la quale in
deroga ai criteri di competenza ciascuno Stato membro può decidere di
esaminare una domanda di protezione internazionale presentata da un
cittadino di un paese terzo o da un apolide, anche se tale esame non gli
compete,
che al contrario, qualora il trasferimento del richiedente nel Paese di
destinazione contravvenga all’art. 4 CartaUE, all’art. 3 CEDU o all’art. 3
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Conv. tortura, l’autorità inferiore è invece obbligata ad applicare la succitata
clausola e ad entrare nel merito della domanda d’asilo (cfr. DTAF 2015/9
consid. 8.2.1),
che la presenza di famigliari sul suolo elvetico può effettivamente avere
rilievo nel contesto della possibile applicazione dell’art. 8 CEDU – che
rientra nelle disposizioni imperative che possono imporre l’applicazione
della clausola di sovranità – e dell’altra clausola discrezionale prevista
all’art. 16 par. 1 Regolamento Dublino III; che trattandosi di adulti, decisiva
è la questione a sapere se la relazione faccia stato di un particolare
rapporto di dipendenza, come in caso di necessità di prodigare cure
speciali per un handicap o una malattia grave (cfr. DTF 129 II 11 consid. 2
e 120 Ib 257 consid. 1e; sentenza del Tribunale D-6168/2020 del 15
dicembre 2020 consid. 12.4); che in altri termini, va vagliata l’esistenza di
problemi di salute di una gravità tale da imporre un’assistenza significativa
nella vita quotidiana, nel senso di una presenza, di una sorveglianza o di
un’attenzione permanente suscettibile di essere fornita solo da un parente
stretto; che la mera necessità di un sostegno emotivo o psicologico non
rientra invece in tale casistica (cfr. DTAF 2017 VI/5 consid. 8.3.3 e 8.3.5),
che da un punto di vista dell’art. 3 CEDU il respingimento forzato di persone
che soffrono di problemi medici costituisce una violazione unicamente in
casi eccezionali,
che ciò risulta essere il caso segnatamente laddove la malattia
dell’interessato si trovi in uno stadio a tal punto avanzato o terminale da
lasciar presupporre che a seguito del trasferimento la sua morte appaia
come una prospettiva prossima (cfr. sentenza della CorteEDU N. contro
Regno Unito del 27 maggio 2008, 26565/05; DTAF 2011/9 consid. 7 e
relativi riferimenti),
che la CorteEDU ha a tal proposito precisato che una violazione dell’art. 3
CEDU può però anche sussistere qualora vi siano dei seri motivi di ritenere
che la persona – in assenza di trattamenti medici adeguati nello Stato di
destinazione – sarà confrontata ad un reale rischio di un grave, rapido e ed
irreversibile peggioramento delle condizioni di salute comportante delle
intense sofferenze o una significativa riduzione della speranza di vita
(cfr. sentenza della CorteEDU Paposhvili contro Belgio del
13 dicembre 2016, 41738/10, §180-193),
che alla luce della documentazione medica agli atti, la ricorrente risulta
sostanzialmente soffrire di una sindrome da disadattamento trattata con
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trittico e di una disfunzione ovarica per la quale non è stata impostata
alcuna terapia (cfr. per maggiori dettagli decisione impugnata, pag. 4),
che su questi presupposti, il suo caso non rientra nelle succitate casistiche,
tanto più che è notorio che lo stato di destinazione disponga di infrastrutture
mediche sufficienti (cfr. sentenza del Tribunale D-1116/2020 del 3 marzo
2020),
che in definitiva, la ricorrente non ha fornito indizi seri suscettibili di
comprovare che le sue condizioni di vita o la sua situazione personale
sarebbe tale da contravvenire all’art. 4 della CartaUE, all’art. 3 CEDU o
all’art. 3 Conv. tortura in caso di esecuzione del trasferimento in Portogallo,
che dagli atti non appaiono nemmeno elementi per ritenere che l’autorità
inferiore abbia esercitato in maniera arbitraria il proprio potere di
apprezzamento nell’applicazione dell’art. 29a cpv. 3 OAsi 1 (cfr. DTAF
2015/9 consid. 7 seg.),
che, pertanto, non vi è motivo di applicare la clausola discrezionale di cui
all’art. 17 par. 1 (clausola di sovranità) Regolamento Dublino III,
che, quindi, è a giusto titolo che la SEM non è entrata nel merito della
domanda di asilo della ricorrente, in applicazione dell’art. 31a cpv. 1 lett. b
LAsi ed ha pronunciato il suo trasferimento verso il Portogallo
conformemente all’art. 44 LAsi, posto che il ricorrente non possiede
un’autorizzazione di soggiorno in Svizzera (cfr. art. 32 lett. a OAsi 1),
che, in siffatte circostanze, non vi è più luogo di esaminare in maniera
distinta le questioni relative all’esistenza di un impedimento all’esecuzione
del trasferimento per i motivi giusta i cpv. 3 e 4 dell’art. 83 LStrI,
(RS 142.20), dal momento che detti motivi sono indissociabili dal giudizio
di non entrata nel merito nel quadro di una procedura Dublino (cfr. DTAF
2015/18 consid. 5.2),
che visto quanto precede, il ricorso deve essere respinto e la decisione
della SEM, che rifiuta l’entrata nel merito della domanda di asilo e
pronuncia il trasferimento dalla Svizzera verso il Portogallo, confermata,
che avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, la domanda di con-
cessione dell’effetto sospensivo è senza oggetto,
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che infine, ritenute le allegazioni ricorsuali sprovviste di probabilità di esito
favorevole, la domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa
dal versamento delle spese processuali, è respinta,
che, visto l’esito della procedura, le spese processuali di CHF 750.– che
seguono la soccombenza sono poste a carico della ricorrente (art. 63
cpv. 1 e 5 PA nonché art. 3 lett. b del regolamento sulle tasse e sulle spese
ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del
21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]),
che la decisione è definitiva e non può, in principio, essere impugnata con
ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83
lett. d cifra 1 LTF).
(dispositivo alla pagina seguente)
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Il Tribunale amministrativo federale pronuncia:
1.
Il ricorso è respinto.
2.
La domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa dal
versamento delle spese processuali, è respinta.
3.
Le spese processuali, di CHF 750.–, sono poste a carico della ricorrente.
Tale ammontare deve essere versato alla cassa del Tribunale
amministrativo federale, entro un termine di 30 giorni dalla spedizione della
presente sentenza.
4.
Questa sentenza è comunicata alla ricorrente, alla SEM e all’autorità
cantonale.
Il giudice unico: Il cancelliere:
Daniele Cattaneo Lorenzo Rapelli