Decision ID: 2b12e16e-283a-526e-8cee-14959672439a
Year: 1997
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_002
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: civil_law

ritenuto
in fatto
A.
Con atto di accusa n. 129/95 del 14 settembre 1995 del Procuratore Pubblico avv. _ _ è stato posto in stato di accusa davanti alla Corte delle Assise criminali di Lugano per tutta una serie di rapine, in parte tentate, in parte mancate ed in parte consumate, da lui commesse in correità con terze persone nel Luganese tra il marzo ed il dicembre 1994. Per quanto qui interessa, all’imputato sono stati in particolare rimproverati i reati di mancata rapina e di sequestro di persona, per avere, il 31.3.1994 a _, in correità con persona rimasta sconosciuta, dopo sopralluoghi precedentemente effettuati, con la minaccia di una pistola automatica calibro 9 millimetri con 6/7 colpi nel caricatore puntata al collo, obbligato _ buralista postale PTT _ a salire sulla vettura Alfa Romeo _TI _ precedentemente rubata, per rientrare nell’ufficio postale, tentato di farsi aprire la cassaforte non riuscendovi per la presenza di un sistema di apertura a tempo, nonché tentato, senza riuscirvi, di aprire alcuni cassetti chiusi a chiave, abbandonato poi l’ufficio costringendo la vittima, privandola così della libertà personale, a salire con loro in auto per poi rinchiuderla nel baule della stessa abbandonandola in località _ a _a (atto d’accusa pt. 1.1 e 2).
Con sentenza 20 dicembre 1995 _ è stato ritenuto colpevole di buona parte degli addebiti mossigli ed in particolare della rapina con conseguente sequestro di persona avvenuta a _ nelle modalità sopraindicate: egli è di conseguenza stato condannato alla pena di 11 anni di reclusione, nella quale è stato computato il carcere preventivo sofferto; con giudizio 24 aprile 1996 della Corte di cassazione e di revisione penale del Tribunale d’appello -confermata dal Tribunale federale il 16 dicembre 1996- la sua pena, per motivi che non è qui necessario menzionare, è stata infine ridotta a 9 anni e 6 mesi di reclusione.
B.
Nel corso del procedimento penale l’Istituto nazionale svizzero di assicurazioni contro gli infortuni (_si è costituito parte civile, chiedendo che l’imputato fosse condannato a versargli la somma di fr. 185’199.95, importo corrispondente a quanto lo stesso aveva corrisposto al buralista _ per cure mediche e per perdita di guadagno a seguito della sua incapacità lavorativa conseguente ai fatti. L’imputato si è formalmente opposto a tale richiesta ed ha per contro postulato che la parte civile fosse rinviata al competente foro civile.
Con la sentenza la Corte d’Assise ha integralmente accolto la pretesa della parte civile (dispositivo N. 5.1.4), osservando in sostanza che dalla documentazione e dalle pezze giustificative prodotte risultava sufficientemente provato che i danni risarciti dall’_per le cure effettuate a favore della vittima costituissero la logica conseguenza degli atti criminosi commessi dall’imputato in suo danno (sentenza p. 46).
C.
Con atto di appello 30 gennaio 1996 _ ha chiesto da un lato l’ottenimento del beneficio dell’assistenza giudiziaria e del gratuito patrocinio per la procedura d’appello e dall’altro che il dispositivo N. 5.1.4 della sentenza d’Assise fosse annullato e riformato nel senso che egli non era tenuto a versare alcunché alla parte civile _ con protesta di spese e ripetibili.
A suo parere, il fatto che il buralista _sia rimasto rinchiuso per circa 2 ore nel baule dei rapinatori, senza per altro aver riportato alcuna lesione fisica, non poteva (ancora) giustificare -senza oltretutto che controparte avesse portato in prima istanza il minimo accertamento medico- la successiva mancata ripresa del lavoro da parte sua per presunte turbe posttraumatiche: in assenza della prova circa l’esistenza di un nesso causale adeguato tra l’evento dannoso e il danno, la richiesta formulata dall’_era pertanto del tutto infondata; tanto più che il buralista stesso negli anni precedenti era già stato vittima di due rapine da parte di persone particolarmente violente, che evidentemente non potevano essere estranee allo suo attuale stato psichico.
D.
Con osservazioni 16 febbraio 1996 l’_in via principale ha postulato la reiezione del gravame sia in ordine che nel merito e in via subordinata ha chiesto che lo stesso fosse parzialmente accolto nel senso che l’importo dovuto fosse ridotto a fr. 123’466.-.
Dopo aver preliminarmente contestato la tempestività del gravame ed essersi per contro rimesso al giudizio di questa Camera per quanto riguardava la concessione dell’assistenza giudiziaria alla controparte, l’appellato sostiene (versando inoltre agli atti la relativa documentazione medica) di aver sufficientemente provato l’esistenza di un nesso di causalità adeguata tra la rapina ed il trauma psichico subito dal buralista _ il fatto che quest’ultimo in passato sia stato vittima di altre due rapine non era invece -sempre a suo dire- determinante, trattandosi in quei casi di avvenimenti di carattere bagatellare, cioè non tali da comportare una sua eventuale predisposizione a turbe psichiche: nondimeno, in via subordinata, vista la prassi del Tribunale federale per quanto riguardava assicurati afflitti già in precedenza da postumi del genere, esso si dichiara non alieno, oltre che dal rinunciare alle prestazioni che andrà ancora ad erogare in futuro al proprio assistito, ad accontentarsi in questa sede di un importo pari a circa i 2/3 delle prestazioni finora accordate (fr. 123’466.-).

Considerando
in diritto
1.
Nelle sue osservazioni al gravame l’appellato contesta innanzitutto la tempestività dell’appello, osservando che il termine per la sua presentazione (la sentenza d’Assise essendo stata intimata alle parti il 9 gennaio 1996 e ricevuta il giorno seguente) scadeva il 30 gennaio, per cui l’impugnativa sarebbe dovuta pervenire al Tribunale d’appello al più tardi il 31 gennaio e non il 1° febbraio, come invece si evinceva dalla data apposta dalla cancelleria del tribunale stesso.
La censura non può essere accolta: sulla prima pagina del gravame risulta infatti che l’allegato ricorsuale, prima ancora di essere trasmesso all’autorità superiore, il 31 gennaio 1996 era giunto per invio raccomandato al Tribunale penale cantonale, il che comporta senza tema di smentita che lo stesso è stato dato alla posta il giorno 30 gennaio e quindi tempestivamente.
2.
La procedura di appello si caratterizza quale accertamento critico della decisione del primo giudice senza possibilità che queste emergenze processuali possano essere mutate (
Cocchi/Trezzini
, CPC, N. 5 ad art. 321): ciò implica, in particolare, il divieto di allegare in questa sede nuovi fatti e di produrre nuova documentazione (art. 321 cpv. 1 lett. b CPC;
Cocchi/Trezzini
, op. cit., N. 7, 8, 23 e contrario ad art. 321;
IICCA
24 gennaio 1994 in re G. e G./L., 5 febbraio 1994 in re S./B., 13 febbraio 1995 in re H. SA/S. SA, 21 febbraio 1995 in re P./P. SA, 23 marzo 1995 in re G./P., 31 maggio 1995 in re U./H.).
Ne discende che i documenti allegati dall’appellato alle osservazioni al gravame, la cui acquisizione d’ufficio è parimenti inammissibile (
Rep.
1982 p. 105;
IICCA
24 agosto 1993 in re M./M., 29 marzo 1996 in re C./L. e llcc.), devono senz’altro essere estromessi dall’incarto.
3.
Quando l’autorità penale ritiene, ad istanza della parte lesa di poter decidere anche sulle pretese di diritto civile (art. 219 vCPP -applicabile alla presente fattispecie in virtù dell’art. 351 CPP-), essa statuisce come un giudice civile, ovvero seguendo i medesimi criteri e verificando, sulla base delle prove assunte, l’attuazione delle premesse materiali esatte dal diritto civile (
Cocchi/Trezzini
, op. cit., N. 7 ad art. 285;
IICCA
21 novembre 1981 in re L./T.F., 17 dicembre 1993 in re A.).
Nel caso di specie, come già accennato, la Corte d’Assise ha ritenuto di disporre di sufficienti elementi per il giudizio sulle pretese civili ed ha concluso che la richiesta della parte civile _di fr. 185’199.95 per _ doveva trovare accoglimento in quella sede, poiché dalla documentazione e dalle pezze giustificative prodotte risultava sufficientemente provato che i danni risarciti dall’_per le cure effettuate a favore della vittima costituissero la logica conseguenza degli atti criminosi commessi dall’imputato in danno dello stesso (sentenza p. 46).
3.1
Dalla motivazione addotta, a prescindere dal generico riferimento a (oltretutto non meglio definiti) documenti prodotti agli atti, non risulta in realtà per quale motivo la pretesa sia stata accolta, non essendo evidentemente sufficiente che il risarcimento delle cure effettuate -le quali, per inciso, corrisponderebbero tutt’al più a fr. 6’615.95- costituisca la logica conseguenza degli atti criminosi.
La carenza nella motivazione della sentenza, che così ne discende, non consente evidentemente né alle parti né all’autorità superiore di verificare, discutere, impugnare o giudicare con la necessaria cognizione di causa la fondatezza di quel giudizio: la stessa deve perciò essere sanzionata con la nullità del dispositivo che la concerne (
Rep
. 1973 p. 89, 1981 p. 85, 1985 p. 144;
IICCA
16 aprile 1996 in re U./T., 9 agosto 1996 in re R./C., 17 settembre 1996 in re C./M. SA), atteso oltretutto che alle manchevolezze riscontrate non può nemmeno essere trovato rimedio nella semplice lettura degli atti (
ICCA
14 agosto 1987 in re O./O.;
IICCA
23 marzo 1993 in re S. AG/L. SA).
Ne conseguirebbe, già per questo motivo, l’annullamento del dispositivo sulle pretese civili ed il semplice rinvio degli atti al giudice penale per un nuovo giudizio, debitamente motivato. Tale conseguenza, più che risolvere la vertenza, implicherebbe tuttavia solo uno slittamento nel tempo della decisione sul merito: questa Camera, per motivi di economia processuale, ritiene perciò giustificato entrare comunque nel merito delle censure sollevate con l’appello dal momento che ciò, come si vedrà, presuppone l'esame della conformità o meno alla norma di legge (art. 220 cpv. 1 vCPP) della decisione preliminare del primo giudice che ha ritenuto liquide, e quindi pronte per il giudizio, le pretese della parte civile; esame che avrebbe dovuto avvenire comunque anche nel caso che la motivazione della decisione sulle pretese civili fosse stata sufficientemente motivata e quindi non viziata su questo punto.
3.2
Come accennato, l’appellante nel suo gravame ritiene che il fatto che il buralista sia rimasto rinchiuso per un paio d’ore nel baule di un’automobile, senza però aver riportato alcuna lesione fisica, non possa (ancora) giustificare -senza che la controparte abbia portato la minima perizia medica- una mancata ripresa del lavoro da parte sua per presunte turbe posttraumatiche; egli conclude perciò, in assenza della prova circa l’esistenza di un nesso causale adeguato tra quell’episodio ed il danno, che la richiesta formulata dalla parte civile _debba essere respinta siccome infondata; tanto più, che -a quanto pare- il buralista stesso negli anni precedenti era già stato vittima di due rapine, che evidentemente non potevano essere estranee allo suo attuale stato psichico.
3.2.1
Vero è che la documentazione presentata alla Corte penale appare decisamente scarsa, limitandosi in sostanza ad alcuni conteggi riguardanti le prestazioni mediche rimborsate dall’_e ad altri conteggi aventi per oggetto le indennità per perdita di guadagno erogate dalla stessa: in particolare, agli atti non è stata nemmeno prodotta una perizia medica che attestasse l’esistenza e la gravità dei disturbi psichici sofferti dal buralista _