Decision ID: 47264010-6e1f-5c8d-8bec-0d07e292a61e
Year: 2004
Language: it
Court: TI_TCAS
Chamber: TI_TCAS_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: social_law

ritenuto,
in fatto
1.1. _ , nato il _ 1937, ha svolto attività lucrativa alle dipendenze della ditta _. Ai fini dell'attuazione della previdenza professionale dei suoi dipendenti, dal 1988 la datrice di lavoro era affiliata alla _e, Fondazione collettiva per la previdenza professionale, _ (doc. _).
1.2. Con decisione 14 gennaio 1994 l'Ufficio assicurazione invalidità cantonale (UAI) ha riconosciuto a _ una rendita intera d'invalidità dal 1. febbraio 1993 (doc. _).
Di conseguenza, dal 1. gennaio 1997 gli è stata concessa anche una rendita intera d'invalidità della previdenza professionale, dal 1. gennaio 2002 ammontante a fr.11'848 annui (doc. _) versatagli dalla _, Fondazione collettiva per la previdenza professionale (doc. _).
1.3. Con lettera 17 gennaio 2003 la _, Fondazione collettiva per la previdenza professionale ha comunicato a _ che a decorrere dal raggiungimento dell'età di pensionamento (1. gennaio 2003), la rendita d'invalidità erogatagli sarebbe stata sostituita da una rendita di vecchiaia annuale di fr. 5'415 annui (doc. _).
1.4. In seguito _, rappresentato dal _, richiamata la giurisprudenza del Tribunale federale delle assicurazioni, ha più volte espresso alla Fondazione le proprie rimostranze verso la paventata modifica delle prestazioni e in particolare postulato la concessione, anche dopo il raggiungimento del sessantacinquesimo anno d'età, di una rendita di importo pari a quella (d'invalidità) percepita sino a quel momento (doc. _).
La Fondazione si è dal canto suo riconfermata nelle proprie posizioni.
1.5. Con petizione 14 gennaio 2003 al TCA nei confronti della _e, Fondazione collettiva per la previdenza professionale _, sempre assistito dal _, ha chiesto in sostanza che anche dopo il 5 gennaio 2003 gli venga versata una rendita di importo equivalente alla rendita d'invalidità versatagli in precedenza.
A motivazione della propria pretesa ha fatto valere:
"
Il Signor _ è al beneficio di una rendita di invalidità totale, e beneficiava dal fondo di previdenza professionale, di importo superiore alla somma attribuitagli quale importo di rendita di vecchiaia, subentrante dal corrente mese di gennaio.
Il 5 settembre scorso, avvalendoci della sentenza del 24 luglio 2001 (sent. B48/98) del TF, chiedevamo alla _ Versicherungen, l'applicazione della stessa e citavamo quanto estratto dal decreto, ovvero:
"la sostituzione della rendita di invalidità con una rendita di vecchiaia diminuita, è contraria al sistema della previdenza professionale come inteso dal legislatore".
La _ non tiene conto delle considerazioni esposte ed indirizza a noi ed all'assicurato, la proiezione degli importi di vecchiaia che risultano drasticamente ridotti in raffronto all'invalidità in atto sino allo scorso mese.
Importo annuo LPP derivante dall'invalidità, pari a fr. 16'700.--.
Importo presumibile di vecchiaia, pari a fr. 5'415.-- annui.
Il signor _ continua ovviamente ad essere persona invalida e, con il raggiungimento anche dell'età di vecchiaia, viene paradossalmente decurtata la prestazione in vigore con gli immaginabili disagi che si profilano.
Finora ha potuto essere finanziariamente autosufficiente in seguito dovrebbe far capo alla prestazione complementare.
Passerebbe quindi da una situazione di autonomia finanziaria alla necessità di far capo agli enti cantonali.
In virtù di quanto esposto e di quanto già consolidato giuridicamente attraverso la menzionata sentenza TF del 24 luglio 2001, chiediamo, onorevoli signori che
● Rendiate applicabile la menzionata sentenza attraverso vostra
ingiunzione." (I)
1.6. Con risposta 28 febbraio 2003 la Fondazione, rappresentata dall'avv. _, rilevato come la causa vertesse su di un tema oggetto di altre vertenze in attesa di essere giudicate dal Tribunale federale delle assicurazioni, ha postulato in via principale la sospensione della procedura sino alla resa di una sentenza dell'Alta Corte, in via subordinata la reiezione della petizione (V).
Chiamato a pronunciarsi sulla domanda di sospensione, con scritto del 10 marzo 2003 l'attore ha comunicato di aderire alla stessa, pur tuttavia non illimitatamente nel tempo (VII).
1.7. In data 28 ottobre 2003 il TCA ha fissato un termine di 10 giorni alla Fondazione convenuta per l'inoltro delle motivazioni della risposta di causa e la produzione dell'incarto completo (VIII).
Con risposta 5 novembre 2003 la Fondazione, sempre rappresentata dall'avv. _, ha postulato la reiezione della petizione evidenziando, tra l’altro, quanto segue:
"
2 - Come già anticipato in tale risposta, La _ Assicurazioni si oppone integralmente alla richiesta del signor _ chiedendo il rigetto del ricorso per i seguenti motivi:
a - come già rilevato nella risposta 28 febbraio 2003, il Tribunale federale nella sua sentenza ATF 127 V 259, ha accordato ad una persona invalida, anche per quanto concerne la parte sovraobbligatoria LPP, una rendita vitalizia. A tale decisione, recepita con indegno ed incomprensione dagli specialisti in materia, il TFA è giunto applicando il principio base della LPP, secondo il quale l'assicurato deve poter mantenere lo standard di vita abituale anche dopo il raggiungimento dell'età pensionabile.
Il TFA basa il diritto alle prestazioni per il versamento di una rendita vitalizia in materia di LPP-sovraobbligatoria direttamente sulla costituzione federale. L'art 113 cpv. 2 CF pone il principio secondo cui la previdenza professionale, insieme con l'assicurazione vecchiaia, superstiti e invalidità, deve rendere possibile l'adeguata continuazione del tenore di vita abituale.
Tale disposizione non attribuisce una competenza ma s limita a specificare il contenuto del capoverso 1 (estensione della competenza della Confederazione) (cf. Luzius Mader in: Ehrenzeller/Mastronardi/Schweizer/Vallendere, Die Schweizerische Bundesverfasdsung, Zürich 2002, art. 113, 1177 ff.) Né dall'articolo citato, né dal mandato legislativo dell'art. 1 cpv. 2 LPP possibile desumere un concreto e azionabile diritto a prestazioni di previdenza. Non esiste dunque una base legale che giustifichi il diritto a prestazioni della parte sovraobbligatoria e l'"effetto terzi" (Drittwirdung) postulato dal TFA non trova dunque giustificazione alcuna;
b - non può inoltre essere seguita l'argomentazione espressa dal TFA secondo la quale, raggiunta l'età del pensionamento, la rendita d'invalidità non può essere sostituita da una rendita di vecchiaia di entità inferiore nella misura in cui una diminuzione delle prestazioni previdenziali è riconducibile all'invalidità, la quale ha ostacolato il finanziamento delle medesime; si tratterebbe in effetti di una rendita di vecchiaia per la quale l'assicurato non ha potuto, considerata la sua invalidità, contribuire nella stessa misura di tutti gli assicurati che hanno conseguito l'età del pensionamento esercitando un'attività lucrativa. Divenuto invalido, l'interessato non ha la possibilità di incrementare il proprio avere di vecchiaia, per cui la sua rendita di vecchiaia non può che essere di importo ridotto.
Per prima cosa l'istituto di previdenza deve continuare a tenere conto di vecchiaia di un invalido a cui versa una rendita, nella prospettiva di un possibile reinserimento nella vita attiva o fino al momento in cui questo ha raggiunto l'età conferente il diritto alla rendita di vecchiaia (art. 34 cpv. 1 let. b BVG in relazione con l'art. 14 OPP2-liberazione dal pagamento dei premi in senso assicurativo).Tali accrediti di vecchiaia sono calcolati sul salario coordinato dell'assicurato durante l'ultimo anno d'assicurazione nell'istituto di previdenza (art. 24 cpv. 3 LPP in relazione con art. 18 OPP2) e dunque sul salario prima dell'evento giustificante l'invalidità.
Inoltre, la rendita di vecchiaia corrisponde, anche per persone che percepiscono una rendita d'invalidità, almeno agli accrediti di vecchiaia interessi compresi, calcolati annualmente in per cento del salario coordinato senza invalidità, moltiplicato per l'aliquota di conversione legale. Lo svantaggio potenziale, secondo il quale seguendo questo metodo una possibile evoluzione del salario reale non venga preso in considerazione, è sufficientemente equilibrato dal fatto che le prestazioni di vecchiaia devono essere almeno adattate all'evoluzione dei prezzi come le rendite d'invalidità (art. 36 cpv. 1 LPP/AJP 2001 s. 1378);
c - ai sensi degli art. 14-16 e 18-23 LPP relativi alle prestazioni di vecchiaia e prestazioni per superstiti lo scopo finale previsto dalla LPP è unicamente raggiunto nel caso in cui l'assicurato non presenta vuoti contributivi. Il mandato legislativo secondo il quale la previdenza professionale, insieme con l'assicurazione vecchiaia superstiti e invalidità, deve rendere possibile l'adeguata continuazione del tenore di vita abituale si basa dunque sull'ipotesi ("Fiktion") di una durata contributiva completa. Questo sistema è uguale a quello previsto dall'AVS e AI. Nel caso in cui una persona presenta vuoti contributivi le prestazioni assicurative saranno dunque ridotte di conseguenza anche nell'ambito della previdenza professionale.
Fronte a questo principio, il TFA, nella sentenza citata, contrappone una sorta di garanzia dei diritti acquisiti ("Besitzstandgarantie"), prevedendo, al momento del pensionamento, la sostituzione della rendita d'invalidità con una rendita di vecchiaia di uguale entità. Così facendo, il TFA contravviene tuttavia al principio basilare della LPP, ovvero il principio di tecnica assicurativa dell'equivalenza ("Aequivalenzprinzip") che prevede un equilibrio fra le entrate ("Einnahmen") e le uscite ("Ausgaben")
(Carl Helbing, Personalvorsorge und BVG, Bern 2000, s. 205 f.).
Pertanto le conclusioni espresse dal TFA nella sua sentenza DTF 127 V 259 non possono essere seguite per i seguenti motivi:
a) il diritto a questo tipo di rendita vitalizia non trova base legale e non può neppure essere desunto dalla costituzione;
b) per permettere questo tipo di prestazioni, è necessaria una modifica legislativa nonché il riconoscimento agli istituti di previdenza di un periodo di transazione per adattare il finanziamento di una simile prestazione supplementare.
Tale opinione è stata condivisa pure dal Tribunale cantonale delle assicurazioni del Canton Basilea-Campagna, il quale in una sentenza 23 luglio 2003 in re W. / La B. ha rigettato il ricorso inoltrato da un assicurato con le stesse richieste del signor _." (IX)
1.8. Con scritto 17 novembre 2003 l'attore, tramite il suo rappresentante, si è riconfermato nelle proprie domande argomentando come segue:
"
Qui di seguito alcune nostre considerazioni in riscontro alla "risposta di causa".
La sentenza del TFA pone giustamente il principio che la previdenza professionale obbligatoria dal 1985, unitamente all'AVS-AI, debba garantire alla persona inabile che giunge all'età della vecchiaia, analogo trattamento pecuniario e non una decurtazione e detrimento del tenore di vita ed un inevitabile passaggio alle richieste di prestazioni complementari.
Il fatto che l'invalido non abbia potuto contribuire negli anni di inattività evidentemente forzata, ad ulteriori versamenti, non è certo colpa che gli si possa attribuire e deve qui scattare un meccanismo economico a protezione dell'invalido.
Si sottolinea con forza che l'invalido che raggiunge l'età di pensionamento,
continua ad essere, ed è prioritariamente, invalido
.
La sentenza del TFA ha quindi la giusta prospettiva della persona e della sua dignità.
Chiediamo quindi che la sentenza TF del 24 luglio 2001 sia applicata senza deroghe." (Doc. _)
1.9. Il TCA ha in seguito chiesto dalle parti la produzione di diversa documentazione, intimando loro le relative risultanze.

in diritto
In ordine
2.1. La presente vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico ai sensi degli articoli 26 c cpv. 2 della Legge organica giudiziaria civile e penale e 2 cpv. 1 della Legge di procedura per le cause davanti al Tribunale delle assicurazioni (cfr. STFA del 21 luglio 2003 nella causa N., I 707/00; STFA del 18 febbraio 2002 nella causa H., H 335/00; STFA del 4 febbraio 2002 nella causa B., H 212/00; STFA del 29 gennaio 2002 nella causa R. e R., H 220/00; STFA del 10 ottobre 2001 nella causa F., U 347/98 pubblicata in RDAT I-2002 pag. 190 seg.; STFA del 22 dicembre 2000 nella causa H., H 304/99; STFA del 26 ottobre 1999 nella causa C., I 623/98).
Nel merito
2.2. Oggetto del contendere è la continuazione dell'erogazione a _ della rendita d'invalidità della previdenza professionale da parte della _, Fondazione collettiva per la previdenza professionale dopo il raggiungimento dell'età di pensionamento. A far tempo dal 1. gennaio 2003 la Fondazione ha infatti riconosciuto unicamente il versamento di una rendita di vecchiaia di fr. 5'415 annui, in luogo della prestazione d'invalidità di fr. 11'848 annui erogata sino a tale momento. L'istituto previdenziale ritiene in sostanza che il principio per cui la rendita d'invalidità ha carattere vitalizio è applicabile solo nella previdenza professionale obbligatoria, censurando la più recente giurisprudenza del TFA.
L'attore, per contro, ribadisce il diritto all'attribuzione, anche dopo il pensionamento, di una rendita di importo pari a quella percepita in precedenza, in quanto la pretesa è vitalizia. Si appella in modo particolare alla sentenza resa il 24 luglio 2001 dal Tribunale federale delle assicurazioni (I, XI).
2.3. Dalla documentazione acquisita agli atti risulta che la ditta _ ha affidato l'attuazione della previdenza professionale obbligatoria alla _, Fondazione collettiva per la previdenza professionale obbligatoria.
Secondo il Regolamento di previdenza della Fondazione convenuta (Edizione 1995, doc. _) le prestazioni di invalidità vengono garantite per la durata dell'incapacità al guadagno, ma al massimo fino alla nascita del diritto alle prestazioni di vecchiaia (art. 18 cifra 9). La rendita di vecchiaia viene a sua volta concessa al raggiungimento dell'età di pensionamento (con 65 anni per gli uomini risp. 62 anni per le donne, art. 6.3.2. del Regolamento della Cassa, doc. _; per gli assicurati che percepiscono una rendita di invalidità al momento del pensionamento la rendita ammonta almeno alla rendita d'invalidità legale (art. 11 cifra 1, XXI/1).
Il diritto alle prestazioni d'invalidità si estingue quindi, fra l'altro, quando la persona assicurata raggiunge l'età di pensionamento. Da questo momento l'assicurato ha diritto a una rendita di vecchiaia.
Vale quindi il principio secondo cui al raggiungimento dell'età di pensionamento la rendita d'invalidità si estingue e viene sostituita da una rendita di vecchiaia.
2.4. In base alle disposizioni della LPP e alla relativa giurisprudenza, nel caso in cui l’assicurato, prima dell’età del pensionamento, percepisce una rendita di invalidità dell'assicurazione obbligatoria, questa continua ad essere erogata, poiché, secondo l’art. 26 cpv. 3 LPP, tale prestazione è vitalizia (cfr. DTF 123 V 126 consid. 4 e 118 V 100; FF 1976 I 208; STFA non pubblicata dell’11 aprile 1997 nella causa A. C, B 15/95).
Con una pronunzia del 24 luglio 2001 l'alta Corte federale, esprimendosi sulla sorte giuridica della rendita d'invalidità in regime previdenziale sovraobbligatorio a far tempo dall'età di pensionamento, ha precisato che la giurisprudenza sviluppata nell'ambito della previdenza obbligatoria, secondo la quale appunto la rendita d'invalidità ha carattere vitalizio, vale, quale esigenza minima, anche nella previdenza sovraobbligatoria. Ciò non impedisce a un istituto di previdenza di disciplinare, nel suo regolamento, che una rendita di invalidità sia sostituita, al raggiungimento dell'età di pensionamento, da una rendita di vecchiaia. Nel campo obbligatorio così come in quello sovraobbligatorio, essa deve tuttavia corrispondere quantomeno al valore equivalente alla rendita d'invalidità erogata sino al pensionamento (cfr. DTF 127 V 259 segg. = RDAT II-2001 pag. 610-611; cfr. anche U. Meyer/Blaser, 1990-1994, Die Rechtssprechung vom Eidgenössischen Versicherungsgericht und Bundesgericht zum BVG, SZS 1995 p. 103/104; H.U. Stauffer, “Die berufliche Vorsorge”. Serie: Rechtsprechung des Bundesgerichts zum Sozialversicherungsrecht, Zurigo 1996, p. 30; cfr. STCA non pubblicata del 31 marzo 1995 nella causa A. C., pag. 6 e 10; cfr. anche STFA non pubblicata dell’11 aprile 1997 nella causa A. C, B 15/95).
2.5. Come rilevato dalla Fondazione convenuta, questa sentenza è stata oggetto di vigorose critiche da parte della dottrina, per la quale il TFA, con la sua pronunzia, avrebbe ignorato i limiti posti dal principio costituzionale della separazione dei poteri operando un’inspiegabile ingerenza in un campo, quello della previdenza professionale sovraobbligatoria, che il legislatore ha voluto espressamente riservare alla libertà dispositiva degli istituti di previdenza.
L’estensione dei principi LPP alla previdenza professionale sovraobbligatoria non sarebbe del resto giustificata nemmeno dal richiamo all'obiettivo costituzionale del mantenimento del tenore di vita abituale sancito dall'art.113 CF, non essendo manifestamente compito del giudice quello di intervenire in un settore così complesso come quello della previdenza professionale.
La pronunzia in oggetto partirebbe inoltre da presupposti errati e misconoscerebbe in particolare che i diritti scaturenti da un’invalidità non si esauriscono nel diritto alla rendita d’invalidità. Nel senso di una prestazione accessoria e nella prospettiva di un possibile reinserimento nella vita attiva, l’istituto di previdenza deve infatti continuare a tenere il conto di vecchiaia dell’invalido fino al momento in cui questi ha riacquistato la capacità di guadagno o ha raggiunto l’età conferente il diritto alla rendita di vecchiaia (art. 34 cpv. 1 lett. b LPP e art. 14 OPP 2). L'avere di vecchiaia continua pertanto ad essere incrementato anche dopo il sopraggiungere dell'invalidità mediante accrediti di vecchiaia calcolati sulla base dell’ultimo salario assicurato (art. 24 cpv. 3 LPP, art. 18 OPP 2 e art. 34 cpv. 1 lett. a LPP). Siffatto ordinamento vuole fare in modo che l’invalido possa disporre, nel caso di ripresa della capacità lavorativa, di un avere di vecchiaia più o meno uguale a quello che avrebbe avuto senza invalidità. Di conseguenza, secondo la dottrina, non può essere seguito il TFA quando osserva che la diminuzione delle prestazioni previdenziali al raggiungimento dell'età di pensionamento, nel caso di un assicurato invalido, è da ricondurre direttamente all’invalidità stessa che ha ostacolato il finanziamento delle medesime e, in particolare, l'incremento dell'avere di vecchiaia.
In linea generale invece - argomenta ancora la dottrina - la rendita di vecchiaia corrisponde (almeno) alla proiezione degli accrediti di vecchiaia obbligatori, inclusi gli interessi, sulla base dell’ultimo salario assicurato prima dell’insorgenza dell’incapacità di guadagno. In definitiva quindi l'argomentazione del TFA costituirebbe una critica alle modalità di calcolo delle rendite previste dalla legge in caso d'invalidità in virtù dell'art. 24 cpv. 2 LPP.
La dottrina sottolinea infine che il mantenimento di una simile giurisprudenza – di cui in ogni modo auspica l’immediato cambiamento – avrebbe conseguenze disastrose per l’equilibrio finanziario degli istituti di previdenza e, di conseguenza, mutamenti drammatici a livello di piani di previdenza. Evidenti sarebbero inoltre gli svantaggi per gli assicurati attivi e i loro aventi diritto i quali si vedrebbero imporre contributi supplementari destinati a coprire gli importanti deficit tecnici che ne deriverebbero. Siffatta conseguenza costituirebbe una crassa disparità di trattamento rispetto agli assicurati invalidi (cfr. Moser, Stauffer, Vetter, Das Urteil des EVG Nr. B 48/98 vom 24 Juli 2001 – Desaster oder einmalige “Entgleisung”?, in: AJP 2001, pag. 1376 segg. e in: Schweizer Personalvorsorge 12/01, pag. 865 segg.; Schweizer Personalvorsorge 1/02, pag. 11; Walser, "Ein Urteil mit Folgen für die Vorsorgepläne der beruflichen Vorsorge: Kommentar zum Urteil des EVG vom 24 Juli 2001, "in: SZS 2002 pag. 159 seg.; Riemer "Die überobligatorische berufliche Vorsorge im Schnittpunkt von BVG - obligatorium und vertragsrecht", in: SZS 2002 pag. 168; Wirz, "Das eidgenossische Versicherungsgericht schiesst den vogel ab", in: plädoyer 2002 pag. 3; si veda anche Schneider, "ATF 127 V 259: La fin du système de la biprimauté des prestations dans la prévoyance professionnelle", in: SZS 2002 pag. 201segg; Kahil-Wolff, Pacifico, in AJP 2003 pag. 841segg.).
Questo Tribunale ha preso atto delle critiche della dottrina appena riassunte. Tuttavia, considerato come la sentenza federale in questione è stata emessa in una vertenza ticinese dalla I
a
Camera del TFA , nella composizione di cinque giudici, ed è stata inoltre pubblicata nella Raccolta ufficiale (DTF 127 V 259) e nel Bollettino della previdenza professionale dell'
ufas
(n° 58 del 10 ottobre 2001 pag. 8), il TCA non può far altro che conformarvisi.
Spetterà semmai all’Alta Corte, se lo riterrà opportuno, modificare tale giurisprudenza, o, se del caso, al legislatore adottare eventuali correttivi (cfr. le STCA non pubblicate del 18 febbraio 2002 in nella causa P., _; del 3 maggio 2002 nella causa O., _; del 25 novembre 2002 nella causa S., _3; del 10 febbraio 2003 nella causa P., _, tutte cresciute in giudicato).
2.6. Nella fattispecie, in applicazione della citata giurisprudenza federale, questo Tribunale deve dunque concludere che a _ deve essere garantita, anche dopo il raggiungimento dell'età di pensionamento, una rendita di vecchiaia di valore equivalente a quello della rendita d'invalidità, parte sovraobbligatoria inclusa, versatagli sino a quel momento, pari a fr. 11'848 annui (IX).
2.7. A siffatta conclusione non possono mutare le allegazioni della Fondazione convenuta. In effetti, essa si limita in sostanza a riproporre le critiche espresse alla recente sentenza del TFA dalla dottrina (consid. 2.5), le quali tuttavia, per i motivi già evocati, non possono esimere questo Tribunale dall’applicare la giurisprudenza federale.
L'esito della presente vertenza non può evidentemente nemmeno essere modificato dalla circostanza che il Tribunale delle assicurazioni del Canton Basilea Campagna abbia statuito diversamente con il giudizio datato 23 luglio 2003 versato agli atti dalla convenuta (doc. _).
2.8. La petizione merita pertanto accoglimento. Di conseguenza, a far tempo dal 1. gennaio 2003 a _ è riconosciuta una rendita di vecchiaia di importo equivalente a quello della rendita d'invalidità versatagli in precedenza.
2.9. Visto l'esito della vertenza, la Fondazione convenuta verserà all'attore, rappresentato da un'organizzazione sindacale (DTF 122 V 278; cfr. anche DTF 126 V 11 e riferimenti; STFA non pubblicata dell'8 luglio 1997 in re D., I 73/96; STFA non pubblicata 3 febbraio 1998 in re M.P., I 7/97; STFA non pubblicata del 30 settembre 1998 in re A.C.F.R., I 462/97 e STFA non pubblicata del 13 gennaio 2000 in re K.K., U 284/99 circa il diritto a ripetibili della persona cognita in materia; STCA non pubbl. del 28 maggio 2002 in re G.T-V, 38.2001.218), un'indennità per spese ripetibili di fr. 1'000-.
Per quel che riguarda invece l'addebito di tasse e spese relative alla presente procedura, si osserva che secondo la legge di procedura per i ricorsi al Tribunale cantonale delle assicurazioni in materia di assicurazioni sociali (art. 20 cpv. 1), applicabile in virtù dell'art. 8 cpv. 2 LALPP, la procedura è di principio gratuita.