Decision ID: b3e90201-0de0-5fce-b6a5-00096ab1d26f
Year: 2014
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_002
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: civil_law

ritenuto
in fatto: A. Con la petizione in rassegna AO 1 e AO 2, rappresentati dall’avv. RA 2, hanno chiesto alla Pretura della giurisdizione di Mendrisio sud di condannare AP 1 e AP 2 al risarcimento, con il vincolo della solidarietà, di “§. (...) tutti i costi per il rifacimento del muro posto sul mapp. _ RFD di _ e di quello posto sul mapp. _ RFD di _ di proprietà ... e _ _, _, nonché la sistemazione del terreno oggetto dello scoscendimento del 6 novembre 2012. Essi sono pure condannati a pagare in solido tutte le spese connesse con questo scoscendimento, quali – in maniera non esaustiva – quelle occasionate dagli interventi _, della _ e dai pompieri”, nonché di “§. (...) tutti gli interventi che reputeranno necessari per assicurare il muro a bordo della strada privata retrostante la loro abitazione, in particolare i lavori di foratura del muro per lo scolo delle acque e gli ancoraggi necessari per assicurare il muro. Il tutto per un importo minimo di fr. 330'000.- oltre interessi al 5% per gli importi già anticipati dagli attori”, così come hanno protestato “tasse, spese e congrue ripetibili, tenuto conto del fatto che gli attori hanno tentato di tutto per raggiungere un accordo con i qui convenuti che hanno sempre escluso ogni e qualsiasi loro responsabilità con motivazioni giuridicamente assurde”. I convenuti si sono opposti alla petizione, eccependo tra l’altro la loro carente legittimazione passiva. Dopo aver limitato la discussione e l’istruttoria all’esame dell’eccezione testé menzionata (art. 237 CPC), il Pretore, con la decisione incidentale qui impugnata, ha concluso per la sua infondatezza e ha pertanto respinto l’eccezione. Egli ha posto le spese processuali a carico dei convenuti, con l’obbligo di rifondere alle controparti, in solido, complessivi “fr. 3'000.- a titolo di ripetibili”.
B. Con appello 14 giugno 2013 i convenuti hanno impugnato il giudizio testé menzionato, chiedendone la riforma nel senso di accogliere l’eccezione di carenza di legittimazione passiva e di respingere di conseguenza la petizione, con protesta di spese e ripetibili di entrambe le sedi. Con risposta 23 luglio 2013 gli attori postulano invece la reiezione del gravame, pure con protesta di “tassa di giustizia, spese giudiziarie e ripetibili”.
C. Il 30 aprile 2014 la Presidente di questa Camera, constatato che a partire dal 30 gennaio 2007 l’avv. RA 2 non era più iscritto nel Registro cantonale degli avvocati, lo ha invitato a esprimersi sulla sua capacità di rappresentanza degli attori. Con osservazioni 28 maggio 2014 il legale non ha negato tale circostanza, affermando peraltro di non aver mai taciuto di non essere iscritto nel registro testé menzionato. Egli ha rilevato, tuttavia, che sollevare in appello la mancanza di una valida rappresentanza in giudizio sarebbe un eccesso di formalismo, se non un abuso di diritto e mancanza di buona fede, dato che tale presupposto processuale avrebbe dovuto essere esaminato, semmai, dinnanzi al primo giudice. A suo dire, questa Camera potrebbe tutt’al più annullare l’atto di risposta di cui alla presente procedura. Il 28 maggio 2014 le controparti hanno invece chiesto che la decisione incidentale 14 maggio 2013 sia dichiarata nulla così come la petizione 19 giugno 2012.
considerato

in diritto: 1. Il giudice esamina d’ufficio, in ogni stadio di causa, se sono dati i presupposti processuali (art. 60 CPC; Zingg in: Berner Kommentar, 2012, vol. I, art. 1-149 ZPO, n. 19 e 23 ad art. 60; Cocchi/Trezzini/Bernasconi, Commentario al Codice di diritto processuale civile svizzero, Lugano 2011, pag. 203). L’art. 59 cpv. 2 CPC elenca in maniera non esaustiva tali presupposti (“segnatamente”; Zingg, op. cit., n. 25 ad art. 59), tra i quali figura anche la capacità di rappresentare una parte in giustizia secondo quanto previsto all’art. 68 CPC (Zingg, op. cit., n. 62). Il difetto di tale presupposto comporta l’inammissibilità dell’atto procedurale (Zingg, op. cit., n. 11 seg. e 16 ad art. 59, n. 52 ad art. 60; Cocchi/Trezzini/Bernasconi, op. cit., pag. 168).
2. Giusta l’art. 68 CPC ogni parte con capacità processuale può farsi rappresentare nel processo (cpv. 1). Il secondo capoverso del disposto testé menzionato elenca tuttavia le persone autorizzate a esercitare la rappresentanza professionale in giudizio. In particolare, la lett. a del cpv. 2 stabilisce che in tutti i procedimenti hanno tale capacità gli avvocati legittimati ad esercitare la rappresentanza dinanzi a un tribunale svizzero giusta la legge del 23 giugno 2000 sugli avvocati (LLCA; RS 935.61). Le lett. da b a d dell’art. 68 cpv. 2 CPC concernono, invece, procedure differenti da quella di cui al presente giudizio e sulle quali, quindi, non occorre soffermarsi.
2.1 Giusta l’art. 4 LLCA l’avvocato iscritto in un registro cantonale degli avvocati può esercitare la rappresentanza in giudizio in Svizzera senza ulteriore autorizzazione. Ogni Cantone istituisce un registro degli avvocati che dispongono di un indirizzo professionale nel territorio cantonale e adempiono le condizioni di cui agli articoli 7 (formazione) e 8 (personali). Non è invece iscritto in tale registro l’avvocato prestatore di servizi ai sensi dell’art. 21 cpv. 1 LLCA (cpv. 2 del disposto citato). Secondo tale disposto il cittadino di uno Stato membro dell'UE o dell'AELS abilitato a esercitare l'avvocatura nello Stato di provenienza con uno dei titoli professionali elencati nell'allegato alla legge può esercitare la rappresentanza in giudizio in Svizzera a titolo di prestazione di servizi. Egli fa uso del suo titolo professionale di origine espresso nella lingua o in una delle lingue ufficiali dello Stato di provenienza, con indicazione dell'organizzazione professionale cui appartiene o della giurisdizione presso la quale è abilitato a esercitare in applicazione della legislazione di tale Stato (art. 24 LLCA). Nell'esercizio delle attività per le quali è obbligatorio il ministero di un avvocato, l'avvocato prestatore di servizi agisce tuttavia di concerto con un avvocato iscritto nel registro cantonale degli avvocati (art. 23 LLCA). Gli art. 27 segg. LLCA sanciscono, inoltre, la possibilità per ogni cittadino di uno Stato membro dell'UE o dell'AELS abilitato a esercitare l'avvocatura nello Stato di provenienza con uno dei titoli elencati nell'allegato, di esercitare permanentemente la rappresentanza in giudizio in Svizzera con il proprio titolo professionale di origine se è iscritto presso un'autorità cantonale di sorveglianza degli avvocati. L’iscrizione degli avvocati degli Stati membri dell'UE o dell'AELS nel registro cantonale degli avvocati è infine regolata dagli art. 30 segg. LLCA.
2.2 L’art. 2 cpv. 1 della Legge sull’avvocatura del 13 febbraio 2012 (LAvv; RL 3.2.1.1) prevede che la rappresentanza professionale davanti alle autorità giudiziarie e di conciliazione in materia civile e davanti alle autorità giudiziarie di perseguimento in materia penale è riservata agli avvocati iscritti nel registro cantonale o che beneficiano della libera circolazione secondo la LLCA, salvo diversa disposizione della legge. La Commissione per l’avvocatura iscrive nel registro cantonale degli avvocati il richiedente che dispone di un indirizzo professionale nel cantone e adempie i requisiti fissati dagli articoli 7 e 8 LLCA (lett. a), nonché ha rilasciato la dichiarazione di fedeltà davanti al Tribunale di appello (lett. b). Giusta l’art. 9 LAvv la stessa Commissione iscrive invece all’albo pubblico degli avvocati degli Stati membri dell’Unione europea (UE) o dell’Associazione europea di libero scambio (AELS) autorizzati ad esercitare permanentemente la rappresentanza in giudizio in Svizzera con il loro titolo professionale di origine il richiedente che adempie le condizioni di cui all’articolo 28 cpv. 2 LLCA. Essa, infine, radia dal registro chi non adempie più le condizioni di iscrizione (art. 9 LLCA), chi vi rinuncia o chi è oggetto del divieto definitivo di esercitare (art. 11 cpv. 1 LAvv; cfr. anche art. 11 cpv. 4 LAvv).
3. Il 30 gennaio 2007 l’avv. RA 2, rappresentante in giudizio degli attori, ha rinunciato volontariamente all’iscrizione nel Registro cantonale degli avvocati (cfr. FU 10/2007 del 2 febbraio 2007, 890). Nemmeno risulta essere iscritto all’albo pubblico degli avvocati degli Stati membri dell’Unione europea (UE) o dell’Associazione europea di libero scambio (AELS) autorizzati a esercitare permanentemente la rappresentanza in giudizio in Svizzera con il loro titolo professionale di origine. Invitato a prendere posizione sulla sua capacità di rappresentanza degli attori, egli non ha nemmeno preteso di essere iscritto all’albo di un altro Cantone o di agire quale avvocato prestatore di servizi ai sensi degli art. 21 segg. LLCA. Non adempiendo alla condizione posta dall’art. 68 cpv. 2 lett. a CPC per l’esercizio della rappresentanza professionale in giudizio, occorre esaminare se egli rientra nel campo di applicazione del cpv. 1 del disposto testé menzionato, ovvero se ha agito e agisce quale rappresentante non professionale della parte.
4. Il concetto di rappresentanza professionale previsto all’art. 68 cpv. 2 CPC – posto in contrapposizione con la rappresentanza da parte di una persona di fiducia di cui al cpv. 1 del disposto menzionato (Staehelin/Schweizer, Kommentar zur Schweizerischen Zivilprozessordnung (ZPO), 2. ed., n. 5 ad art. 68; Hrubesch-Millauer, ZPO Schweizerische Zivilprozessordnung Kommentar, 2011, n. 3 ad art. 68) – non trova alcuna definizione nel Messaggio, nel Rapporto o nelle discussioni commissionali e parlamentari (Staehelin/Staehelin/Grolimund, Zivilprozessrecht, 2. ed., n. 16, pag. 186; Cocchi/Trezzini/Bernasconi, op. cit., pag. 244). Già da un punto di vista terminologico il concetto di svolgere quell’attività per mestiere appare centrale. Taluni autori ritengono che indizi in questo senso siano la remunerazione della sua attività di rappresentanza, la sua ripetizione, nonché la formazione e la qualifica professionale del rappresentante (Cocchi/Trezzini/Bernasconi, op. cit., pag. 245). Altri sottolineano l’importanza del criterio dell’onerosità. In particolare, essa è data quando la controprestazione – in denaro o in natura – non può essere ragionevolmente reputata quale mero ringraziamento per i servizi prestati (Staehelin/Schweizer, Kommentar zur Schweizerischen Zivilprozessordnung (ZPO), 2a ediz., n. 8 ad art. 68), rispettivamente quando non si esaurisce nella sola rifusione dei costi sostenuti dal mandatario (Sterchi in: Berner Kommnetar, op. cit., n. 6 ad art. 68). Altri reputano, invece, che agisce professionalmente anche il rappresentante al quale sono rifuse unicamente le spese (Hrubesch-Millauer, ZPO Schweizerische Zivilprozessordnung Kommentar, ediz. 2011, n. 5 ad art. 68) e traggono la conseguenza che ogni qualvolta il rappresentante agisce a titolo oneroso sussiste la presunzione che la rappresentanza sia professionale (Leuenberger/Tobler, Schweizerisches Zivilprozessrecht, ediz. 2010, pag. 82). Parte della dottrina spiega, al riguardo, che ci si trova in presenza di una rappresentanza professionale anche qualora l’aspetto oneroso è del tutto secondario ma l’attività è esercitata in maniera regolare (Staehelin/Staehelin/Grolimund, op. cit., n. 16, pag. 186; Affentranger, Schweizerische Zivilprozessordnung (ZPO), ediz. 2010, n. 6 ad art. 68), ovvero ripetuta e improntata alla durata (Hrubesch-Millauer, op. cit., n. 5 ad art. 68). Lo stesso autore testé menzionato, tuttavia, spiega che anche una rappresentanza processuale occasionale rientra nel campo di applicazione del cpv. 2 dell’art. 68 CPC qualora per il rappresentante l’aspetto economico non riveste un ruolo secondario, nel senso che il suo sostentamento si fonda, per una parte rilevante, sull’attività prestata (Hrubesch-Millauer, op .cit., n. 5 ad art. 68 e nota 4 a piè di pag. 440). Altri, invece, precisano che la regolarità non dev’essere effettiva, ma che determinante è la volontà del rappresentante di eseguire mandati conferiti da più persone (Leuenberger/Tobler, Schweizerisches Zivilprozessrecht, 2010, pag. 82). Sterchi, infine, reputa che in presenza di un rappresentante che non adempie ai requisiti posti dall’art. 68 cpv. 2 lett. a CPC, occorre semplicemente trattare il medesimo come una persona di fiducia giusta l’art. 68 cpv. 1 CPC e tenere conto di tale circostanza unicamente per quanto concerne l’assegnazione delle ripetibili (Berner Kommentar, Vol. I, Art. 1-149 ZPO, ediz. 2012, n. 6 e 19 ad art. 68 CPC).
5. Nel caso concreto dagli atti emerge che l’avv. RA 2 ha agito a titolo oneroso. Ciò risulta in primo luogo dal contenuto della procura conferitagli dagli attori (prodotta solo in appello su invito di questa Camera), ove è precisato che “a pratica ultimata, il mandatario è autorizzato, nei limiti delle sue pretese, a trattenere atti da lui redatti ed esercitare i diritti di compensazione e di ritenzione previsti dalla legge fino alla liquidazione di ogni ragione di dare ed avere”. Tale circostanza scaturisce anche dal contenuto degli allegati di causa. Invero, nella petizione egli ha protestato “congrue ripetibili” (pag. 12) e ha ribadito tale richiesta con le conclusioni limitate all’eccezione di carenza di legittimazione passiva (pag. 6). Nemmeno si può ritenere che con “ripetibili” egli abbia voluto intendere unicamente le spese necessarie (art. 95 cpv. 3 lett. a CPC) rispettivamente un’adeguata indennità di inconvenienza (art. 95 cpv. 3 lett. c CPC). A parte il fatto che non vi è traccia della motivazione di una simile richiesta, come invece previsto dal disposto testé menzionato, nella petizione l’avv. RA 2 ha a chiare lettere postulato al primo giudice di “tenere in considerazione l’atteggiamento di controparte e di tenerne conto nell’assegnazione delle ripetibili in quanto il comportamento di AP 1 e AP 2, spalleggiati dall’avv. RA 1, ha causato ai qui attori spese legali non indifferenti e supplementari rispetto a un normale patrocinio se le controparti fossero state più ragionevoli, specialmente – come si vedrà – nei rapporti con le assicurazioni” (pag. 9, punto 10). Egli ha peraltro menzionato tale circostanza più volte negli allegati (replica, pag. 2 in mezzo e 7 in mezzo). I riferimenti che l’avv. RA 2 fa alla sua persona, poi, lasciano parimenti intendere che egli abbia agito a tutti gli effetti nell’ambito della sua professione e non quale mera persona di fiducia ai sensi dell’art. 68 cpv. 1 CPC. Al riguardo giova sottolineare che più volte egli ha indicato sé stesso quale “legale” degli attori (petizione, pag. 7 in mezzo, 8 in alto, 9 in fondo; replica, pag. 5 in mezzo e in fondo), definendoli in una maniera tale (“clienti” e “patrocinati”) da non differenziarsi in alcuna maniera da una rappresentanza professionale (doc. R, W, Y). È ben vero che i documenti testé menzionati concernono la corrispondenza preprocessuale e che i passaggi degli allegati indicati sopra si riferiscono all’illustrazione, da parte del legale, dei fatti occorsi prima del procedimento. Tuttavia, egli mai ha precisato di agire quale mera persona di fiducia o in qualche maniera rettificato la sua qualifica menzionata sopra. Si aggiunga che nella sua lettera 1° dicembre 2011 all’avv. RA 1, patrocinatore delle controparti, egli, sempre definendo i signori AO 2 quali suoi “clienti”, ha affermato che qualora le controparti avessero persistito “nella negazione della propria responsabilità”, avrebbe dovuto “mio malgrado, procedere contro di loro in via giudiziaria, cautelandomi pure in via esecutiva per i danni patiti dai miei rappresentati” (doc. W, pag. 2). Anche dalla medesima non appare alcun accenno a una modifica della sua qualità di rappresentante. Quale ulteriore elemento a sostegno di una rappresentanza professionale vi è, infine, la maniera in cui si presenta la carta intestata dell’avv. RA 2. Dalla medesima emergono in maiuscolo le generalità di quest’ultimo, precedute dal titolo di avvocato, senza alcun riferimento a una rappresentanza a mero titolo privato. Il fatto che non vi sia alcuna indicazione sulla sua iscrizione al Registro cantonale degli avvocati non muta l’apparenza che egli ha ingenerato e illustrata sopra, ovvero quella di agire a titolo professionale. La circostanza, poi, asserita dal legale nelle sue osservazioni 28 maggio 2014 (pag. 2 in mezzo), secondo la quale gli attori e le controparti erano state informate del fatto che egli non era iscritto nel citato registro, non muta la qualifica di rappresentanza professionale di cui all’art. 68 cpv. 2 lett. a CPC. Alla luce di quanto illustrato sopra ne consegue che l’avv. RA 2, come detto, ha agito quale rappresentante professionale degli attori senza essere legittimato in tal senso giusta la LLCA (art. 68 cpv. 2 lett. a CPC). Ne consegue che nella fattispecie difetta, sia in prima sede sia in appello, un presupposto processuale giusta l’art. 59 CPC.