Decision ID: ab829732-4e45-53e3-b041-f8794e9c6e59
Year: 2017
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_006
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: civil_law

ritenuto
in fatto: A.
Con precetto esecutivo n. _ emesso il 13 dicembre 2016 dall’Ufficio di esecuzione di Mendrisio, la CO 1 ha escusso la RE 1 per l’incasso di fr. 11'000.– oltre agli interessi del 5% dal 10 ottobre 2016, indicando quale titolo di credito il
“recupero spese giudiziali di CHF 11'000.00 come da sentenza Tribunale Federale del 10.10.2016”
.
B.
Avendo la RE 1 interposto opposizione al precetto esecutivo, con istanza del 19 giugno 2017 la CO 1 ne ha chiesto il rigetto definitivo alla Pretura della Giurisdizione di Mendrisio-Sud. Nel termine impartito,
la parte convenuta si
è opposta all’istanza con osservazioni scritte del 24 luglio 2017, cui sono seguite la replica 29 luglio dell’istante e la duplica 11 agosto 2017 della convenuta, in cui le parti si sono riconfermate nelle rispettive conclusioni. Su interpello della Pretura, il 21 agosto 2017 la CO 1 ha prodotto il verbale assembleare del 18 agosto 2015, che modifica gli statuti della fondazione istante, ammettendone la rappresentanza da parte del presidente o del segretario-tesoriere individualmente. Con presa di posizione del 25 agosto 2017, la convenuta ha mantenuto l’eccezione di carente potere di
rappresentanza dell’istante, RA 1, contestando in particolare l’autenticità della firma del figlio ed ex vicepresidente della fondazione, PI 1, sul citato verbale assembleare.
C.
Statuendo con decisione 28 agosto 2017, il Pretore aggiunto ha parzialmente accolto l’istanza e rigettato in via definitiva l’opposi
zione interposta dalla parte convenuta limitatamente a fr. 6'000.–,
ponendo le spese processuali di fr. 430.– a carico dell’istante in ragione di
5
/
11
e per la rimanenza di
6
/
11
a carico della convenuta, tenuta a rifondere all’istante un’indennità di fr. 10.–.
D.
Contro la sentenza appena citata la RE 1 è insorta
a questa Camera
con un
“ricorso”
del 6 settembre 2017
per ottenere che
“sia rivista e riformulata”
. Il 4 ottobre 2017 il presidente della Camera ha accolto la domanda di effetto sospensivo presentata con l’impugnazione e annullato la comminatoria di fallimento nel frattempo notificata alla ricorrente il 14 settembre 2017. Il ricorso in materia civile interposto contro questa ordinanza dalla CO 1 il 20 ottobre 2017 è stato dichiarato inammissibile dal Tribunale federale
con sentenza del 1° novembre 2017 (inc. 5D_206/2017). Stante l’esito del giudizio odierno, il reclamo non è stato notificato alla controparte per osservazioni.

Considerando
in diritto: 1.
La sentenza impugnata – emanata in materia di rigetto dell’opposizione – è una decisione di prima istanza finale e inappellabile (art. 309 lett. b n. 3 CPC), contro cui è dato il rimedio del reclamo (art. 319 lett. a CPC) alla
Camera di esecuzione e fallimenti (CEF) del Tribunale d’appello (art. 48 lett. e n. 1 LOG) senza riguardo al valore litigioso
.
1.1
Pronunciata in procedura sommaria (art. 251 lett. a CPC), la decisione è impugnabile con reclamo entro dieci giorni dalla notificazione (art. 321 cpv. 2 CPC). Presentato il 6 settembre 2017 contro la sentenza notificata alla RE 1 il 29 agosto, in concreto il reclamo è tempestivo.
1.2
La Camera decide in linea di principio in base agli atti di causa della giurisdizione inferiore (art. 327 cpv. 1 e 2 CPC), limitando il suo esame, fatte salve carenze manifeste, alle censure motivate
(art. 321 cpv. 1 CPC) contenute nel reclamo (DTF 142 III 417 consid. 2.2.4).
Secondo l’art. 320 CPC con il reclamo possono essere censurati sia l’applicazione errata del diritto sia l’accertamento manifestamente errato dei fatti, fermo restando che sono inammissibili conclusioni, allegazioni di fatti e mezzi di prova nuovi (art. 326 cpv. 1 CPC). Ne consegue che la domanda di esecuzione allegata al reclamo (doc. 5) e le relative allegazioni di fatto sono irricevibili.
2.
In virtù degli art. 80 e 81 LEF, il giudice pronuncia il rigetto definitivo dell’opposizione ove il credito posto in esecuzione sia fondato su una decisione giudiziaria esecutiva o un titolo parificato, a meno che l’escusso provi con documenti che dopo l’emanazione della decisione il debito è stato estinto, il termine per il pagamento è stato prorogato o che è intervenuta la prescrizione. La procedura di rigetto è una procedura documentale
(Aktenprozess)
, il cui scopo non è di accertare l’esistenza del credito posto in esecuzione bensì l’esistenza di un titolo esecutivo. Il giudice verifica solo la forza probatoria del titolo prodotto dal creditore – la sua natura formale – e vi conferisce forza esecutiva ove l’escusso non dimostri immediatamente eccezioni liberatorie (DTF 132 III 142, consid. 4.1.1).
3.
Nella decisione impugnata, il Pretore aggiunto ha anzitutto respinto l’eccezione sollevata dalla convenuta, secondo cui RA 1 non potrebbe da solo validamente rappresentare la fondazione istante, rilevando come secondo l’art. 13 dello statuto della medesima, nella sua versione modificata il 18 agosto 2015, la fondazione possa essere rappresentata dal presidente o dal segretario-tesoriere con firma individuale. In merito alle differenze tra le firme di PI 1 apposte sui documenti allegati allo scritto 25 agosto 2017 della convenuta, il Pretore aggiunto ha considerato che
“le discrepanze non siano sostanziali e che la struttura della firma sia la medesima nei vari atti”
. Nel merito, il primo giudice ha ritenuto che la sentenza 10 ottobre 2016 del Tribunale federale costituisce un valido titolo di rigetto dell’opposizione per le ripetibili di fr. 6'000.– poste a carico della RE 1, mentre non lo è per le spese giudiziarie di fr. 5'000.–, che risultano essere state anticipate dalla stessa clinica debitrice. Infine, l’eccezione di compensazione fatta valere da quest’ultima è stata respinta in mancanza di prova del danno di cui essa chiede il risarcimento sulla base del decreto d’accusa emesso il 13 marzo 2017 contro RA 1 per furto, danneggiamento aggravato e violazione di domicilio ai danni della clinica.
4.
Nel reclamo la RE 1 ribadisce anzitutto i suoi dubbi sull’autenticità della firma – non autenticata – di PI 1 sul verbale del 18 agosto 2015, la cui struttura è diversa da quella delle firme figuranti sui documenti prodotti dalla convenuta nella sua presa di posizione del 25 agosto 2017. La reclamante lamenta il fatto che la CO 1 non sia iscritta presso alcuna camera di commercio italiana, ciò che rende impossibile un controllo dei poteri di firma, e denuncia una disparità di trattamento rispetto a quanto vale a suo parere per qualsiasi persona giuridica svizzera.
4.1
Sennonché anche in diritto svizzero le persone giuridiche non sono necessariamente iscritte a registro di commercio; in particolare le fondazioni ecclesiastiche e di famiglia non abbisognano iscrizione (art. 52 cpv. 2 CC), se non nei casi previsti agli art. 934 cpv.1 CO o 86 LFus. Ad ogni modo, la fondazione istante non è sottoposta al diritto svizzero, neppure per quanto attiene alla sua rappresentanza verso terzi (art. 154 e 155 lett. i LDIP), giacché ha la sede in Italia. E la reclamante non pretende, per avventura, che la validità del potere di firma di RA 1 sia subordinata all’iscrizione della fondazione in una camera di commercio italiana.
4.2
Quanto alla declamata discrepanza tra le firme messe a confronto, la reclamante si limita a ripetere la propria opinione senza confrontarsi con la motivazione del Pretore aggiunto, che non le ha ritenute sostanziali, la struttura della firma essendo la medesima in tutti i casi. La ricevibilità della censura è pertanto dubbia, giacché l’insorgente, per ossequiare l’obbligo di motivare il reclamo (art. 321 cpv. 1 CPC), deve
spiegare perché la motivazione della decisione sarebbe erronea, e non (solo) perché le sue
opinioni sarebbero pertinenti (DTF 138 III 375, consid. 4.3.1 e sentenza del Tribunale federale 5A_247/2013 del 15 ottobre 2013, consid. 3.3)
. In ogni caso, la RE 1 non ha dimostrato che il primo giudice, nel ritenere che RA 1 sia abilitato a rappresentare da solo l’istante, abbia apprezzato i fatti e i documenti sottopostigli in modo manifestamente errato. Del resto, le firme di PI 1 sull’
“atto costitutivo e statuto di fondazione”
del 25 luglio 2005 e sulla modifica del 27 novembre 2014 (doc. 4 accluso alle osservazioni del 24 luglio 2017, act. II), la cui autenticità è ammessa dalla reclamante, sono sostanzialmente identiche a quella sulla modifica dello statuto del 18 agosto 2015 (doc. accluso allo scritto 21 agosto 2017, act. V/A). Anche se fosse ricevibile, la censura dovrebbe quindi essere respinta (v. sopra consid. 1.2).
5.
La reclamante ripete poi che il danno causato da RA 1 e PI 1 alle sue attrezzature, apparecchiature mediche, mobilio e inventario, di cui risponde la fondazione per mancata diligente sorveglianza, è ben superiore all’importo da quest’ultima posto in esecuzione. Pare così sollevare l’eccezione di compensazione.
5.1
In virtù dell’art. 81 cpv. 1 LEF l’escusso può opporsi al rigetto definitivo ove provi con documenti che dopo la sentenza il debito è stato estinto o il termine per il pagamento è stato prorogato ovvero dimostri che è prescritto. Motivi di estinzione verificatisi prima e che sarebbero potuti essere sollevati già nella procedura che ha portato alla sentenza non possono più essere fatti valere in sede di rigetto (DTF 138 III 586 consid. 6.1.2; 135 III 320 consid. 2.5; sentenza della CEF 14.2015.14 del 23 marzo 2015 consid. 5.2).
Sono ammissibili solo le eccezioni esplicitamente sollevate e dimostrate
con documenti assolutamente chiari e univoci (
“mit völlig eindeutigen Urkunden”
,
cfr. DTF 115 III 100; sentenza della CEF 14.2004.101 del 27 gennaio 2005, consid. 5, con rimandi
).
A differenza di quanto vale per il rigetto provvisorio (art. 82 cpv. 2 LEF), non è sufficiente rendere l’estinzione del credito semplicemente verosimile: il titolo di rigetto definitivo (art. 81 cpv. 1 LEF)
creando la presunzione
che il debito esiste, essa può essere rovesciata soltanto con la prova rigorosa del contrario.
Tra i motivi di estinzione del credito figura anche la compensazione. Al riguardo l’escusso deve dimostrare con documenti non solo la causa dell’estinzione (il credito compensante) ma anche l’importo esatto per cui il credito risulta estinto (DTF 136 III 627 consid. 4.2.3).
5.2
Nel caso specifico, il Pretore aggiunto ha respinto l’eccezione di compensazione fatta valere dalla convenuta per mancanza di prova del danno di cui essa chiede il risarcimento sulla base del decreto d’accusa emesso il 13 marzo 2017 contro RA 1, facendo notare che per le pretese di natura civile tale decreto rinvia al foro civile. La reclamante non spende una parola al riguardo. Ancora una volta (v. sopra consid. 4.2) la ricevibilità della sua censura appare alquanto dubbia. Sia come sia, essa non ha dimostrato, in conformità dell’art. 81 LEF, l’entità del suo danno, sul quale il procuratore pubblico non si è pronunciato (rinviando la questione al foro civile), né la responsabilità della fondazione istante, che non era parte al procedimento penale. La sentenza impugnata resiste quindi alla critica anche dal profilo sostanziale.
6.
Ciò posto, il reclamo va respinto. È infatti pacifico – e non è neppure contestato – che la sentenza 4A_353/2016 emessa il 10 ottobre 2016 dal Tribunale federale (doc. D) costituisce un valido titolo di rigetto definitivo dell’opposizione nel senso dell’art. 80 cpv. 1 LEF per le ripetibili di fr. 6'000.– poste a carico della reclamante, oltre agli interessi di mora del 5% (art. 104 cpv. 1 CO).
7.
La tassa del presente giudizio, stabilita in applicazione degli art. 48 e 61 cpv. 1 OTLEF (RS 281.35)
,
segue la soccombenza (art. 106 cpv. 1 CPC). Non si pone invece problema di ripetibili, la controparte, cui il reclamo non è stato notificato per osservazioni, non essendo incorsa in spese in questa sede.
8.
Circa i rimedi esperibili sul piano federale (art. 112 cpv. 1 lett. d LTF), il valore litigioso, di fr. 6'000.–, non raggiunge la soglia di
fr. 30'000.– ai fini dell’art. 74 cpv. 1 lett. b LTF.