Decision ID: be77d2e6-219e-58ef-b5ed-30452ffcee45
Year: 2021
Language: it
Court: CH_BVGE
Chamber: CH_BVGE_001
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: 

Fatti:
A.
L’interessato, di nazionalità srilankese, ha presentato una domanda d’asilo
in Svizzera il 29 giugno 2020 (cfr. atto [...]-2/2).
B.
Le successive indagini svolte dalla Segreteria di Stato della migrazione (di
seguito: SEM), hanno permesso di accertare che secondo la banca dati
“EURODAC” il richiedente l’asilo aveva già depositato tre domande d’asilo
pregresse in Francia, rispettivamente il 22 giugno 2017, il 2 gennaio 2019
e il 4 febbraio 2020 (cfr. atto [...]-7/2).
C.
Il 6 luglio 2020, il richiedente è stato sentito nel corso dell’audizione sul
rilevamento dei dati personali (cfr. atto [...]-11/9).
D.
In medesima data, la SEM ha presentato alle competenti autorità francesi
una richiesta di ripresa in carico del richiedente fondata sull’art. 18 par. 1
lett. b del regolamento (UE) n. 604/2013 del Parlamento europeo e del
Consiglio del 26 giugno 2013 che stabilisce i criteri e i meccanismi di de-
terminazione dello Stato membro competente per l’esame di una domanda
di protezione internazionale presentata in uno degli Stati membri da un cit-
tadino di un paese terzo o da un apolide (rifusione) (Gazzetta ufficiale
dell’Unione europea [GU] L 180/31 del 29.06.2013; di seguito: Regola-
mento Dublino III).
E.
Il 9 luglio 2020, A._ è stato sentito nell’ambito del colloquio perso-
nale ai sensi dell’art. 5 Regolamento Dublino III (cfr. atto [...]-17/3).
In tale contesto, egli ha in sostanza e per quanto qui di rilievo dichiarato di
aver lasciato lo Sri Lanka nel 2015 e di essere giunto in Francia nel giugno
del 2017, ove avrebbe depositato tre domande d’asilo. In proposito, le
prime due domande d’asilo sarebbero state respinte dalle autorità francesi.
La terza ed ultima domanda, invece, non sarebbe stata esaminata dalle
autorità avendogli queste ritornato, dopo soli venti giorni, l’integralità della
documentazione trasmessa. Egli ha altresì aggiunto di aver lasciato la
Francia il 26 giugno 2020, dirigendosi in Svizzera. Quivi egli avrebbe pre-
sentato una nuova domanda d’asilo.
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Questionato in merito ai motivi che si opporrebbero ad un suo ritorno in
Francia, A._ ha dichiarato di non volervi fare ritorno, poiché in tale
Paese non beneficerebbe di alcun aiuto, specialmente alla luce delle diffi-
coltà cagionate dalla corrente pandemia di coronavirus (Covid-19). In ef-
fetti, durante i colloqui con le autorità francesi egli non sarebbe stato assi-
stito da nessuno che potesse aiutarlo a capire e a farsi comprendere.
Oltre a quanto precede, egli ha dichiarato che sebbene abbia ricevuto un
alloggio a seguito della sua prima domanda d’asilo, ciò non sarebbe più
stato il caso a partire dal 2017. Parimenti, egli ha narrato di aver beneficiato
di un sostentamento finanziario statale unicamente durante i primi otto
mesi del suo soggiorno in Francia, dopodiché sarebbe stato costretto a
vivere in strada o presso conoscenti, rifacendosi inoltre al sostegno dalla
sua famiglia in Sri Lanka oltreché delle sorelle, residenti rispettivamente in
Italia e nel Regno Unito. Analogamente, le autorità del Paese in parola
avrebbero provveduto a garantirgli l’accesso a generi alimentari solo fino
al 2017.
Circa il suo stato di salute, A._ ha affermato di soffrire di mal di te-
sta, ciò che gli impedirebbe occasionalmente di dormire. Inoltre, egli la-
menterebbe una ferita all’ano, la quale, gonfiandosi con il calore estivo, gli
cagionerebbe dolore.
A supporto della sua domanda d’asilo, egli ha versato agli atti la seguente
documentazione:
– Una dichiarazione del 26 giugno 2020 redatta da B._, asserito
giudice di pace in Sri Lanka;
– Copia del suo certificato di nascita.
F.
In data 14 luglio 2020, la Francia ha accettato la richiesta di ripresa in ca-
rico in applicazione dell’art. 18 par. 1 lett. d Regolamento Dublino III
(cfr. atto [...]-24/1).
G.
Il 13 agosto 2020, la SEM ha indetto un’audizione complementare al sum-
menzionato colloquio Dublino (cfr. supra consid. E) volta a chiarire l’asse-
rita relazione sentimentale con la signora C._, residente in Svizzera
per mezzo di un permesso B (cfr. atto [...]-29/3).
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H.
Onde avvalorare la propria versione dei fatti, con scritto del 13 agosto
2020, il richiedente ha rimesso all’autorità inferiore della documentazione
fotografica che lo ritrarrebbe in compagnia di C._, la fotografia del
permesso di dimora e di una fattura a nome di quest’ultima, nonché copia
della comunicazione per il tramite della quale il (...) ha comunicato al ricor-
rente la data della cerimonia di matrimonio.
I.
Con ulteriore missiva del 25 agosto 2020, l’interessato ha trasmesso alla
SEM la fotocopia del suo passaporto oltre alla copia della documentazione
concernente il suo matrimonio e rilasciata dal Comune di D._ il 21
agosto 2020.
J.
Con scritto del 5 ottobre 2020, C._ ha sollecitato una decisione
dell’autorità inferiore, pregandola altresì di permettere al marito di conti-
nuare a risiedere in Svizzera (cfr. atto [...]-37/5). Ella ha altresì allegato
l’atto di matrimonio che la unirebbe a A._.
K.
Per il tramite della sua patrocinatrice, il 16 ottobre 2020 il richiedente ha
demandato chiarimenti in merito allo stato del procedimento avviato con la
sua domanda d’asilo, proponendone inoltre la trattazione nazionale
(cfr. atto [...]-38/1).
L.
Con decisione del 3 novembre 2020, notificata il 6 novembre 2020 (cfr. atto
[...]-41/1), la SEM non è entrata nel merito della succitata domanda d’asilo
ai sensi dell’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi (RS 142.31), pronunciando nel con-
tempo il suo trasferimento dalla Svizzera verso la Francia come pure inca-
ricando il Cantone Lucerna dell’esecuzione del trasferimento medesimo.
L’autorità inferiore ha oltretutto tolto l’effetto sospensivo ad un eventuale
ricorso contro la decisione.
M.
Il 13 novembre 2020 (cfr. tracciamento degli invii; data d’entrata 16 novem-
bre 2020), l’interessato è insorto contro la decisione dell’autorità di prima
istanza concludendo all’annullamento della decisione avversata e alla trat-
tazione nazionale della procedura d’asilo. A titolo eventuale, egli ha deman-
dato che gli atti vengano rinviati all’autorità inferiore per una nuova valuta-
zione.
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Contestualmente, egli ha proposto istanza di concessione dell’assistenza
giudiziaria, nel senso dell’esenzione dal versamento delle spese proces-
suali e dal relativo anticipo, il tutto con protesta di spese e ripetibili.
N.
Il 17 novembre 2020 il Tribunale ha sospeso l’allontanamento in via super-
cautelare.
O.
Con scritto del 19 novembre 2020 (anticipato via telefax), il ricorrente –
oltre a ribadire, in sostanza, conclusioni già espresse nel gravame − ha
reso attento il Tribunale quanto al fatto che l’asserita coniuge avrebbe av-
viato una procedura di ricongiungimento familiare dinanzi alle competenti
autorità cantonali, ciò che a suo dire determinerebbe l’illegittimità del tra-
sferimento verso la Francia.
P.
Il 17 dicembre 2020, il ricorrente ha aggiornato il Tribunale in merito allo
stato della procedura di ricongiungimento familiare, la quale non sarebbe
ancora stata conclusa.
Q.
Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti negli scritti verranno ripresi nei
considerandi qualora risultino decisivi per l’esito della vertenza.

Diritto:
1.
Le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla LTF,
in quanto la legge sull’asilo non preveda altrimenti (art. 6 LAsi). Fatta ec-
cezione per le decisioni previste all’art. 32 LTAF, il Tribunale, in virtù
dell’art. 31 LTAF, giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi dell’art. 5 PA
prese dalle autorità menzionate all’art. 33 LTAF. La SEM rientra tra dette
autorità (art. 105 LAsi). L’atto impugnato costituisce una decisione ai sensi
dell’art. 5 PA.
Il ricorrente ha partecipato al procedimento dinanzi all’autorità inferiore,
sono particolarmente toccati dalla decisione impugnata e vantano un inte-
resse degno di protezione all’annullamento o alla modificazione della
stessa (art. 48 cpv. 1 lett. a-c PA). Pertanto è legittimato ad aggravarsi con-
tro di essa.
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I requisiti relativi ai termini di ricorso (art. 108 cpv. 3 LAsi), alla forma e al
contenuto dell’atto di ricorso (art. 52 cpv. 1 PA) sono soddisfatti.
Occorre pertanto entrare nel merito del gravame.
2.
Giusta l’art. 33a cpv. 2 PA, applicabile per rimando dell’art. 6 LAsi e
dell’art. 37 LTAF, nei procedimenti su ricorso è determinante la lingua della
decisione impugnata. Se le parti utilizzano un’altra lingua, il procedimento
può svolgersi in tale lingua.
Nel caso concreto, la decisione impugnata è stata resa in italiano mentre il
ricorso, è stato inoltrato in lingua tedesca. La presente sentenza può per-
tanto essere redatta in italiano.
3.
Ai sensi dell’art. 111a cpv. 1 LAsi, il Tribunale rinuncia allo scambio di scritti.
4.
Con ricorso al Tribunale, possono essere invocati la violazione del diritto
federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti giuridicamente rile-
vanti (art. 106 cpv. 1 LAsi). Il Tribunale non è vincolato né dai motivi addotti
(art. 62 cpv. 4 PA), né dalle considerazioni giuridiche della decisione impu-
gnata, né dalle argomentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2).
Inoltre si rileva che il Tribunale, adito con un ricorso contro una decisione
di non entrata nel merito di una domanda d’asilo, si limita ad esaminare la
fondatezza di una tale decisione (cfr. DTAF 2012/4 consid. 2.2; 2009/54
consid. 1.3.3; 2007/8 consid. 5).
5.
5.1 Nella propria decisione, l’autorità inferiore ha in un primo luogo ritenuto
data – in virtù della domanda d’asilo ivi depositata dal richiedente, oltreché
dell’accettazione alla sua ripresa in carico – la competenza della Francia
per la trattazione della domanda d’asilo di cui al corrente procedimento. In
tal senso la celebrazione del matrimonio, avvenuta posteriormente alle do-
mande d’asilo presentate in Francia, non permetterebbe diversa valuta-
zione.
Proseguendo nell’analisi, la SEM ha considerato che in Francia – Stato che
applicherebbe la direttiva 2013/32/UE del Parlamento europeo e del Con-
siglio del 26 giugno 2013 recante procedure comuni ai fini del riconosci-
mento e della revoca dello status di protezione internazionale (di seguito:
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direttiva procedura); la direttiva 2011/95/UE del Parlamento e del Consiglio
del 13 dicembre 2011 recante norme sull’attribuzione, a cittadini di paesi
terzi o apolidi, della qualifica di beneficiario di protezione internazionale, su
uno status uniforme per i rifugiati o per le persone aventi titolo a beneficiare
della protezione sussidiaria, nonché sul contenuto della protezione ricono-
sciuta (rifusione; GU L 337/9 del 20.12.2011; di seguito: direttiva qualifica-
zione); nonché la Convenzione del 28 luglio 1951 sullo statuto dei rifugiati
(Conv. rifugiati, RS 0.142.30) e la CEDU – non sussisterebbero carenze
sistemiche nel sistema di accoglienza e di asilo dei richiedenti. Del resto,
A._ non avrebbe apportato elementi concreti atti a comprovare l’as-
serzione secondo la quale non sarebbe stato assistito da un interprete du-
rante i suoi colloqui su suolo francese, così come neppure del fatto che la
Francia avrebbe violato i suoi impegni di diritto internazionale o che la do-
manda d’asilo ivi presentata sia stata oggetto di una procedura irregolare.
Di conseguenza, in caso di trasferimento verso il predetto Stato membro,
si potrebbe partire dal presupposto che il ricorrente non sarebbe esposto a
serie violazioni dei diritti dell’uomo ex art. 3 par. 2 Regolamento Dublino III
e art. 3 CEDU, che non verrebbe a trovarsi in una situazione esistenziale
difficile, o ancora che non verrebbe rinviato nel suo Paese d’origine o di
provenienza senza che la sua domanda d’asilo venga esaminata ed in vio-
lazione del principio di non-respingimento.
Non esisterebbero altresì motivi ai sensi dell’art. 16 par. 1 Regolamento
Dublino III, per i quali la domanda d’asilo sarebbe da esaminare in Sviz-
zera.
Nel prosieguo della propria disamina, la SEM ha ritenuto che l’applicazione
della clausola di sovranità ai sensi dell’art. 17 par. 1 Regolamento Dublino
III, non sarebbe giustificato nella fattispecie. In particolare, l’unione fra
A._ e C._ non ossequierebbe le condizioni necessarie
all’applicazione dell’art. 8 CEDU. A mente dell’autorità inferiore – indipen-
dentemente dall’esistenza di una relazione stretta ed effettiva – la consorte
dell’insorgente non disporrebbe di un diritto di presenza assicurato o dura-
turo in Svizzera essendo a beneficio di un Permesso B. D’altro canto, sem-
pre secondo l’autorità di primo grado, anche volendo considerare il trasfe-
rimento verso la Francia quale ingerenza nel diritto al rispetto della vita
famigliare di A._, questa non sarebbe illegittima o sproporzionata
atteso che al momento del suo arrivo in Svizzera, egli non poteva ignorare
il fatto che avrebbe rischiato di essere allontanato in Francia entro un breve
termine. Nel caso in esame, andrebbe quindi ritenuto che la vita famigliare
si sarebbe sviluppata in un momento nel quale egli era conoscenza della
sua precaria situazione riguardo alle regole di immigrazione. D’altra parte,
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la procedura d’asilo non avrebbe quale fine l’ottenimento di un ricongiungi-
mento familiare, né sarebbe in alcun caso utilizzabile per aggirare i disposti
legali della Legge sugli stranieri e la loro integrazione (LStrI, RS 142.20).
Ragion per cui, qualora lo desiderassero, i coniugi dovrebbero introdurre
una procedura di ricongiungimento familiare dinanzi alle autorità cantonali
competenti.
Infine, non sussisterebbero neppure dei motivi umanitari che giustifiche-
rebbero l’applicazione della predetta clausola secondo i dettami
dell’art. 29a cpv. 3 dell’Ordinanza 1 sull’asilo relativa a questioni procedu-
rali (OAsi 1, RS 142.311). Anzitutto, la Francia rimarrebbe competente per
la procedura d’asilo sino all’esecuzione del rinvio del ricorrente anche
nell’ipotesi in cui, a seguito un responso negativo cresciuto in giudicato,
egli non avesse più accesso ad un alloggio o ad un aiuto statale. Inoltre,
neppure il quadro clinico dell’insorgente – ai sensi del quale egli godrebbe
di buona salute, eccezion fatta per delle emorroidi di grado 1 – permette-
rebbe una diversa valutazione; così che anche le sofferenze psicologiche
raccontate da C._ per conto del marito, non permetterebbero di-
versa ponderazione.
Da ultimo, né la situazione legata alla corrente pandemia di coronavirus
(Covid-19) così come neppure la presenza della moglie in Svizzera giusti-
ficherebbero in casu l’applicazione della clausola di sovranità per motivi
umanitari.
5.2 Con la sua impugnativa, richiamati e precisati dapprima alcuni fatti, l’in-
sorgente avversa le conclusioni dell’autorità resistente.
5.2.1 Innanzitutto, il ricorrente confuta le valutazioni della SEM in merito
alla conformità del prospettato allontanamento con l’art. 8 CEDU.
A._ e C._ avrebbero intrecciato stretti contatti già dal 2014,
sbocciati poi in una relazione sentimentale nel 2019, ciò che avrebbe spinto
C._ a recarsi regolarmente in Francia per rendere visita al compa-
gno. Quest’ultimo avrebbe del resto beneficiato anche di un supporto fi-
nanziario oltreché di apporti in natura da parte di C._. I due, inten-
derebbero altresì avere figli, sebbene in attesa di risolvere la problematica
concernente la distanza geografica fra di essi. A ciò, si aggiungerebbe il
fatto che contrariamente a quanto ritenuto dall’autorità inferiore,
C._ – nata e cresciuta in Svizzera ove avrebbe anche svolto la pro-
pria formazione – disporrebbe di un diritto alla presenza assicurata o dura-
tura in Svizzera in quanto detentrice di un permesso B.
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Non da ultimo, l’autorità di prima istanza avrebbe a torto considerato che il
legame fra i coniugi sarebbe nato in un momento in cui un trasferimento in
Francia del richiedente era prevedibile. Difatti, essi avrebbero tessuto un
rapporto ben prima del 2019 come invece stabilito nella sentenza impu-
gnata.
Ad ogni modo, l’insorgente non si sarebbe recato in Svizzera solo per vi-
vere con la moglie (cfr. memoriale ricorsuale, pag. 6, punto 15); tale fattua-
lità si evincerebbe anche dal verbale del colloquio Dublino, durante il quale
egli avrebbe fatto menzione della propria compagna solo di sfuggita. In-
vero, egli avrebbe da un lato riferito di non aver ricevuto alcun responso
all’ultima domanda d’asilo deposta in Francia, dall’altro egli avrebbe de-
scritto le difficili condizioni in cui si sarebbe trovato nel Paese in parola.
Oltremodo, C._ si sarebbe astenuta dal richiedere il ricongiungi-
mento famigliare proprio per non privare A._ della facoltà di avviare
una procedura d’asilo in Svizzera.
5.2.2 Proseguendo nella propria analisi, il ricorrente ritiene che un rinvio in
Francia violerebbe anche l’art. 3 CEDU. A suo dire, il sistema di acco-
glienza francese sarebbe contraddistinto da molteplici lacune quali, in par-
ticolare, la difficoltà ad accedere ad un alloggio nonché l’impossibilità di far
capo ad un’adeguata assistenza sanitaria durante i primi tre mesi (cfr. me-
moriale ricorsuale, pag. 8, punti 20-21). Pertanto, conto tenuto delle dichia-
razioni rilasciate nel corso dell’audizione Dublino, unitamente alle difficoltà
generate dalla corrente pandemia di coronavirus, un trasferimento in Fran-
cia esporrebbe A._ ad un rischio di trattamenti contrari all’art. 3
CEDU (cfr. memoriale ricorsuale, pag. 8-9, punti 23-25).
Tali evenienze, giustificherebbero oltretutto l’applicazione della clausola di
sovranità di cui all’art. 29a cpv. 3 OAsi 1. In proposito, la SEM non avrebbe
sufficientemente ponderato le difficoltà riscontrate dal richiedente in Fran-
cia, così come neppure il suo deterioramento psichico cagionato dalla
nuova separazione dalla moglie, ciò che avrebbe peraltro imposto alla SEM
di demandare alla Francia specifiche garanzie (cfr. memoriale ricorsuale,
pag. 9, punto 26 e pag. 10, punto 30).
5.2.3 Infine, malgrado non abbia esaminato la documentazione concer-
nente il permesso di dimora di C._, l’autorità di prima istanza
avrebbe negato un suo diritto alla presenza assicurata o duratura in Sviz-
zera. Ne conseguirebbe quindi una violazione del principio inquisitorio (cfr.
memoriale ricorsuale, pag. 10, punto 29).
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Pagina 10
6.
6.1 Nella presente disamina, occorre determinare se la SEM poteva fare
applicazione dell’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi, disposizione che prevede che
di norma non si entra nel merito di una domanda di asilo se il richiedente
può partire alla volta di uno Stato terzo cui compete, in virtù di un trattato
internazionale, l’esecuzione della procedura d’asilo e d’allontanamento.
6.2 Prima di applicare la precitata disposizione, la SEM esamina la com-
petenza relativa al trattamento di una domanda di asilo secondo i criteri
previsti dal Regolamento Dublino III. Se in base a questo esame è indivi-
duato un altro Stato quale responsabile per l’esame della domanda di asilo,
la SEM pronuncia la non entrata nel merito previa accettazione, espressa
o tacita, di ripresa in carico del richiedente l’asilo da parte dello Stato in
questione (cfr. DTAF 2017 VI/5 consid. 6.2).
6.3 Ai sensi dell’art. 3 par. 1 Regolamento Dublino III, la domanda di pro-
tezione internazionale è esaminata da un solo Stato membro, ossia quello
individuato in base ai criteri enunciati al capo III (art. 7–15). Nel caso di una
procedura di presa in carico (inglese: take charge) ogni criterio per la de-
terminazione dello Stato membro competente – enumerato al capo III – è
applicabile solo se, nella gerarchia dei criteri elencati all’art. 7 par. 1 Rego-
lamento Dublino III, quello precedente previsto dal Regolamento non trova
applicazione nella fattispecie (principio della gerarchia dei criteri). Inoltre,
la determinazione dello Stato membro competente avviene sulla base della
situazione esistente al momento in cui il richiedente ha presentato do-
manda di protezione internazionale (art. 7 par. 2 Regolamento Dublino III).
Contrariamente, nel caso di una procedura di ripresa in carico (inglese:
take back) – come è il caso di specie – di principio non viene effettuato un
nuovo esame di determinazione dello Stato membro competente secondo
il capo III Regolamento Dublino III (cfr. DTAF 2017 VI/5 consid. 6.2 con
riferimenti citati).
6.4 Ai sensi dell’art. 3 par. 2 Regolamento Dublino III, qualora sia impossi-
bile trasferire un richiedente verso lo Stato membro inizialmente designato
come competente in quanto si hanno fondati motivi di ritenere che sussi-
stono delle carenze sistemiche nella procedura di asilo e nelle condizioni
di accoglienza dei richiedenti, che implichino il rischio di un trattamento
inumano o degradante ai sensi dell’art. 4 CartaUE, lo Stato membro che
ha avviato la procedura di determinazione dello Stato membro competente
prosegue l’esame dei criteri di cui al capo III per verificare se un altro Stato
membro possa essere designato come competente. Qualora non sia pos-
sibile eseguire il trasferimento verso un altro Stato membro designato in
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Pagina 11
base ai criteri del capo III o verso il primo Stato membro in cui la domanda
è stata presentata, lo Stato membro che ha avviato la procedura di deter-
minazione diventa lo Stato membro competente.
6.5 Lo Stato membro competente è tenuto a riprendere in carico – in osse-
quio alle condizioni poste agli art. 23, 24, 25 e 29 – il richiedente la cui
domanda è in corso d’esame e che ha presentato domanda in un altro
Stato membro oppure si trova nel territorio di un altro Stato membro senza
un titolo di soggiorno (art. 18 par. 1 lett. b Regolamento Dublino III). Rispet-
tivamente, lo Stato membro competente è tenuto a riprendere in carico, ai
sensi degli stessi articoli di legge menzionati, un cittadino di un paese terzo
o un apolide del quale è stata respinta la domanda e che ha presentato
domanda in un altro Stato membro oppure si trova nel territorio di un altro
Stato membro senza un titolo di soggiorno (art. 18 par. 1 lett. d Regola-
mento Dublino III).
7.
Nel caso di specie, le investigazioni effettuate dalla SEM hanno rivelato,
dopo consultazione dell’unità centrale del sistema europeo «EURODAC»,
che l’interessato ha depositato tre domande d’asilo in Francia, rispettiva-
mente il 22 giugno 2017, il 2 gennaio 2019 e il 4 febbraio 2020 (cfr. atto
[...]-8/1). Di conseguenza, il 6 luglio 2020 la SEM ha presentato alle autorità
francesi, nei termini fissati dall’art. 23 par. 2 Regolamento Dublino III, una
richiesta di ripresa in carico fondata sull’art. 18 par. 1 lett. b Regolamento
Dublino III (cfr. atto [...]-12/5). Il 31 ottobre 2019, queste autorità hanno
espressamente accettato il trasferimento verso la Francia, in applicazione
dell’art. 18 par. 1 lett. d Regolamento Dublino III (cfr. atto [...]-24/1).
Di conseguenza, la competenza della Francia è di principio data.
8.
Quo alla procedura di asilo e di accoglienza dei richiedenti in Francia, non
vi sono fondati motivi di ritenere che sussistano carenze sistemiche nella
procedura di asilo e nelle condizioni di accoglienza dei richiedenti, che im-
plichino il rischio di un trattamento inumano o degradante ai sensi dell’art. 4
della Carta UE (cfr. art. 3 par. 2 2a frase Regolamento Dublino III) (cfr. fra
le tante, sentenze del Tribunale F-1339/2020 del 14 aprile 2020 consid. 5;
F-2143/2020 del 6 maggio 2020, consid. 6).
La Francia è legata alla CartaUE e firmataria della Convenzione del 4 no-
vembre 1950 per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fonda-
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mentali (CEDU, RS 0.101), della Convenzione del 10 dicembre 1984 con-
tro la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti
(Conv. tortura, RS 0.105), della Convenzione del 28 luglio 1951 sullo sta-
tuto dei rifugiati (Conv. rifugiati, RS 0.142.30), oltre che del relativo Proto-
collo aggiuntivo del 31 gennaio 1967 (RS 0.142.301) e ne applica, a tale
titolo, le disposizioni.
Di conseguenza, la Francia è presunta rispettare la sicurezza dei richie-
denti l’asilo, in particolare il diritto alla trattazione della propria domanda
secondo una procedura giusta ed equa e garantire una protezione con-
forme al diritto internazionale ed europeo (cfr. direttiva 2013/32/UE del Par-
lamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 recante procedure
comuni ai fini del riconoscimento e della revoca dello status di protezione
internazionale [di seguito: direttiva procedura]; direttiva 2013/33/UE del
Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 recante norme
relative all’accoglienza dei richiedenti protezione internazionale [di seguito:
direttiva accoglienza]).
Tale presunzione non è tuttavia assoluta e può essere confutata in pre-
senza di indizi seri che, nel caso concreto, le autorità di tale Stato non ri-
spetterebbero il diritto internazionale (cfr. DTAF 2010/45 consid. 7.4 e 7.5).
La stessa va inoltre scartata d’ufficio in presenza di violazioni sistematiche
delle garanzie minime previste dall’Unione europea o di indizi seri di viola-
zioni del diritto internazionale (cfr. DTAF 2011/9 consid. 6; sentenza della
CorteEDU M.S.S. contro Belgio e Grecia del 21 gennaio 2011, 30696/09,
R.U. contro Grecia del 7 gennaio 2011, 2237/08, §74 segg.; sentenza della
CGUE del 21 dicembre 2011, C-411/10 e C-493/10 [Grande Sezione]).
Orbene, anche prendendo in considerazione le censure mosse nel gra-
vame dal ricorrente, nulla permette di ritenere l’esistenza di una pratica
attuale avverata di violazione sistematica delle norme comunitarie minime
in materia. Vieppiù, con riguardo all’impatto della corrente pandemia di co-
ronavirus sul sistema sanitario così come sulla struttura d’asilo francese,
v’è da evidenziare che nella sindacata decisione, la SEM ha indicato che
“il rinvio verso la Francia sarà effettuato quando tale trasferimento sarà
possibile da un punto di vista tecnico”. L’esecuzione del trasferimento non
può dunque avere luogo nell’immediato, ciò che invalida le considerazioni
del ricorrente riguardo alla situazione sanitaria vigente in Francia (cfr. sen-
tenza del Tribunale F-2143/2020 del 6 maggio 2020 consid. 6.4). Del resto,
come rettamente evidenziato dall’autorità inferiore, la diffusione della pan-
demia in parola, va effettivamente annoverata tra le circostanze transitorie
che, sebbene giustifichino una temporanea sospensione del trasferimento,
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non impediscono che questo sia posto in essere in un ulteriore e più ap-
propriato momento (cfr. sentenze del Tribunale F-1622/2020 del 26 marzo
2020 consid. 2.2 e D-1282/2020 del 25 marzo 2020 consid. 5.6).
Conseguentemente, visto tutto quanto precede l’applicazione dell’art. 3
par. 2 2a frase Regolamento Dublino III non si giustifica nel caso di specie.
9.
9.1 Giusta l’art. 17 par. 1 Regolamento Dublino III («clausola di sovranità»),
in deroga ai criteri di competenza sopra definiti, ciascuno Stato membro
può decidere di esaminare una domanda di protezione internazionale pre-
sentata da un cittadino di un paese terzo o da un apolide, anche se tale
esame non gli compete.
9.2 Ai sensi dell'art. 29a cpv. 3 OAsi 1 se "motivi umanitari" lo giustificano
la SEM può entrare nel merito della domanda anche qualora giusta il Re-
golamento Dublino III un altro Stato sarebbe competente per il trattamento
della domanda. L’autorità di prima istanza, nell’applicazione dell’art. 29a
cpv. 3 OAsi 1 dispone di potere di apprezzamento (cfr. DTAF 2015/9 con-
sid. 7 e seg.); la modifica dell’art. 106 cpv. 1 LAsi ha ristretto il potere
d’esame del Tribunale e pertanto quest’ultimo può e deve unicamente con-
trollare che l’autorità inferiore abbia esercitato il suo potere d’apprezza-
mento ovvero se la SEM ha fatto uso di tale potere d’apprezzamento e se
l’ha fatto secondo criteri oggettivi e trasparenti. In questi casi il Tribunale
non può sostituire il suo apprezzamento a quello della SEM. Al contrario,
qualora il trasferimento del richiedente nel Paese di destinazione contrav-
venga all'art. 4 CartaUE, all'art. 3 CEDU o all'art. 3 Conv. tortura, l'autorità
inferiore è invece obbligata ad applicare la succitata clausola e ad entrare
nel merito della domanda d'asilo (cfr. DTAF 2015/9 consid. 8.2.1).
9.3 Infine, qualora il trasferimento del richiedente nel Paese di destinazione
contravvenga all’art. 4 Carta UE, all’art. 3 CEDU o all’art. 3 Conv. tortura,
le autorità svizzere sono obbligate ad applicare la clausola di sovranità e
ad entrare nel merito della domanda d’asilo (cfr. DTAF 2015/9 con-
sid. 8.2.1).
10.
Poste tali premesse, è ora necessario determinare se le evenienze esposte
dal ricorrente siano atte a rendere il suo trasferimento verso la Francia con-
trario agli art. 3 e 8 CEDU, come da lui censurato con l’impugnativa.
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Pagina 14
11.
In primo luogo, il Tribunale rileva anzitutto che le dichiarazioni dell’interes-
sato circa il mancato aiuto da parte delle autorità francesi nella ricerca se-
gnatamente di un alloggio e di fornitura di assistenza sanitaria, non es-
sendo supportate da alcun indizio oggettivo, serio e concreto, si riducono
a mere asserzioni di parte. Come tali, quest’ultime non risultano quindi es-
sere sufficienti per dimostrare che il suo trasferimento in tale Paese gli fa-
rebbe effettivamente correre il rischio che i suoi bisogni esistenziali minimi
non siano soddisfatti come previsto dalla direttiva accoglienza, e ciò, in
modo durevole e senza prospettiva di miglioramento, al punto che occor-
rerebbe rinunciare a tale trasferimento, o ancora ch’egli non potrebbe be-
neficiare dell’aiuto del quale avrebbe bisogno per far valere i suoi diritti.
Dappoi, circa lo stato valetudinario del ricorrente, il Tribunale osserva che
all’occorrenza, dagli atti all’inserto non è neppure possibile desumere uno
quadro clinico cagionevole a tal punto da essere messo gravemente e irri-
mediabilmente a rischio da un trasferimento verso la Francia (cfr. atto me-
dico F2 del 22 luglio 2020), la quale dispone peraltro notoriamente di un’in-
frastruttura medica sufficiente e simile a quella elvetica (cfr. fra le tante,
sentenza del Tribunale F-3278/2020 del 5 novembre 2020 consid. 6.4). Al-
tresì, in casu appare giudizioso rammentare che lo scrivente ha già avuto
modo di rilevare che la situazione vigente in Francia non impone di richie-
dere preventive e specifiche garanzie alle autorità francesi circa una presa
in carico sanitaria (cfr. sentenza del Tribunale F-1339/2020 del 14 aprile
2020 consid. 6.5.2).
Vieppiù, per quanto concerne l'accesso alle cure mediche, ed in particolare
il fatto che per i primi tre mesi venga garantito soltanto l'accesso a medicina
d'urgenza, risulta essere conforme alla direttiva accoglienza e segnata-
mente all'art. 19 par. 1 e 2 della citata direttiva – il quale prevede che la
Francia in quanto Stato firmatario della direttiva accoglienza, deve provve-
dere affinché i richiedenti ricevano la necessaria assistenza sanitaria com-
prendente quanto meno le prestazioni di pronto soccorso e il trattamento
essenziale di malattie e di gravi disturbi mentali (cfr. sentenza del Tribunale
D-1860/2020 dell’8 aprile 2020).
In altre parole, egli non ha fornito indizi seri suscettibili di comprovare che
le sue condizioni di vita o la sua situazione personale sarebbero tali da
contravvenire all'art. 4 della CartaUE, all'art. 3 CEDU o all'art. 3 Conv. tor-
tura in caso di esecuzione del trasferimento in Francia. Sia quel che sia,
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Pagina 15
appartiene al ricorrente sollevare l'eventuale violazione dei suoi diritti fon-
damentali, utilizzando le adeguate vie di diritto dinanzi alle autorità dello
Stato in questione,
12.
Risulta ora necessario determinare se, come invocato dal ricorrente nella
sua impugnativa, il suo trasferimento verso la Francia sia compatibile con
l’art. 8 CEDU.
12.1 Seppure l’art. 8 CEDU, rispettivamente l’art. 13 Cost., non garanti-
scano il diritto a soggiornare in un determinato Stato, il diritto al rispetto
della vita famigliare e privata può essere violato qualora ad uno straniero,
la cui famiglia risiede in Svizzera, viene vietata la presenza in tale Paese e
con ciò viene impedita la vita famigliare (cfr. DTF 135 I 143 consid. 1.3.1).
Non vi è tuttavia violazione del diritto al rispetto della vita famigliare qualora
si possa ragionevolmente esigere dai membri della famiglia che realizzino
la vita famigliare all’estero. Se la persona a beneficio di un diritto di pre-
senza assicurato in Svizzera può lasciare questo paese senza difficoltà e
con la persona che richiede un permesso di soggiorno in Svizzera, l’art. 8
CEDU non è in principio violato. Al contrario, se la partenza del membro
che può restare in Svizzera non è possibile senza difficoltà è necessario
procedere ad una ponderazione degli interessi prevista dall’art. 8 par. 2
CEDU (cfr. DTF 140 I 145 consid. 3.1 e relativi riferimenti; DTAF 2011/48
consid 6.3.1). Un’ingerenza nella vita familiare è invero ammissibile se
questa è prevista dalla legge e se costituisce una misura che, in una so-
cietà democratica, è necessaria per la sicurezza nazionale, l’ordine pub-
blico, il benessere economico del paese, la prevenzione dei reati, la prote-
zione della salute o della morale, o la protezione dei diritti e delle libertà
altrui (cfr. art. 8 par. 2 CEDU). A questo titolo, incombe alle autorità proce-
dere alla ponderazione dei differenti interessi in presenza, vale a dire, da
una parte l’interesse dello Stato all’allontanamento dello straniero e, dall’al-
tra, l’interesse di quest’ultimo a mantenere le sue relazioni familiari (cfr. fra
le tante, sentenze del Tribunale D-2077/2018 del 9 gennaio 2019 con-
sid. 5.1.3.1 e D-2107/2018 del 18 maggio 2018 consid. 5.3.3.1).
12.2 Per poter invocare il diritto al rispetto della vita famigliare ex
art. 8 CEDU, lo straniero non soltanto deve provare la presenza di una re-
lazione stretta ed effettiva con una persona della sua famiglia, ma pure che
quest’ultima abbia un diritto di presenza assicurato o duraturo in Svizzera
(cfr. DTF 139 I 330 consid. 2.1, DTF 135 I 143 consid. 1.3.1 e giurispru-
denza ivi citata). Quest’ultima esigenza pare essere stata temperata nella
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giurisprudenza recente del Tribunale federale, considerando che in fun-
zione delle circostanze della fattispecie, il diritto di presenza assicurato in
Svizzera non possa più essere considerato come una condizione pre-
gressa all’applicazione dell’art. 8 CEDU. In alcuni casi, l’applicazione
stretta di tale criterio, dovrebbe invero cedere il passo all’applicazione
dell’art. 8 CEDU che tenga piuttosto conto della situazione familiare della
persona interessata e di eventuali ulteriori circostanze particolari (ad esem-
pio la presenza effettiva e di lunga durata sul territorio elvetico; cfr.
DTF 130 II 281; 139 I 37), piuttosto che della sua situazione dal punto di
vista dell’asilo o del diritto degli stranieri (cfr. DTAF 2018 VII/4 consid. 9.3
con ulteriori riferimenti citati; sentenza del Tribunale F-762/2019 del 25 set-
tembre 2019 consid. 6.2). Una relazione stretta ed effettiva è in principio
presunta per la famiglia detta nucleare o “Kernfamilie”, ovvero quella esi-
stente tra coniugi come pure tra genitori e figli minorenni che coabitano
(cfr. DTF 140 I 77 consid. 5.2, 137 I 113 consid. 6.1).
12.3 Orbene, il Tribunale ritiene opportuno osservare che quandanche si
ammettesse che il trasferimento del ricorrente verso la Francia sia da con-
siderarsi quale ingerenza – ai sensi della giurisprudenza testé enucleata −
nel suo diritto al rispetto della vita famigliare, la stessa non sarebbe né
illegittima né sproporzionata (cfr. art. 8 par. 2 CEDU e DTAF 2012/4 con-
sid. 4.4.6). Invero, sin dal suo arrivo in Svizzera, A._ non poteva
ignorare il fatto che avrebbe dovuto far fronte ad un trasferimento in Francia
nel breve termine (cfr. sulla questione CorteEDU Jihana Ali e altri c. Sviz-
zera e Italia del 27 ottobre 2016, n. 30474/14, §39). Nel caso in rassegna
va pertanto considerato che l’asserita vita famigliare – cominciata per am-
missione stessa dell’insorgente solamente il 2 giugno 2019 (cfr. [...]-29/3)
− si sia sviluppata in un momento nel quale l’interessato era a conoscenza
del fatto che la sua situazione in merito alle regole sull’immigrazione era
precaria (cfr. DTAF 2012/4 consid. 4.4 e CorteEDU sentenza n. 30474/14,
§44; e, fra le tante, sentenza del Tribunale D-2107/2018 del 18 maggio
2018).
12.4 Per ciò che concerne l’eventuale avvio di una procedura di ricongiun-
gimento famigliare ai sensi della LStrI (cfr. memoriale ricorsuale, pag. 7,
punto 16 e missiva del 19 novembre 2020), il Tribunale osserva che tale
eventualità non costituisce un impedimento al trasferimento. Infatti, con ri-
guardo a quanto enucleato sopra, può essere preteso dal ricorrente che
attenda l’esito delle pratiche in Francia. Invero, essendo quest’ultimo uno
Stato limitrofo, l’eventuale momentanea, distanza non appare particolar-
mente grande, così che A._ potrà comunque mantenere i rapporti
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Pagina 17
con C._, durante il lasso di tempo necessario all’evasione delle me-
desime.
12.5 Per sovrabbondanza, tali considerazioni rimarrebbero immutate per il
caso in cui le autorità francesi avessero respinto anche l’ultima domanda
di asilo depositata nel loro Paese, atteso che dagli atti all’inserto nulla per-
metterebbe di ritenere che la Francia non abbia proceduto ad un esame
corretto della domanda d’asilo, tenendo conto delle particolarità del caso
di specie. Oltre a ciò, è d’uopo rammentare che l’eventualità per cui la do-
manda di asilo fosse stata definitivamente rifiutata in Francia, non mette-
rebbe in dubbio la competenza delle autorità di tale Paese per la possibile
esecuzione del loro trasferimento, rispettivamente per un eventuale rego-
lamento delle condizioni di soggiorno se un rinvio non fosse eseguibile nel
loro Paese d’origine (cfr. in tal senso anche: sentenza del Tribunale
F-5272/2019 del 17 ottobre 2019).
12.6 Conseguentemente, alla luce di quanto precede, le questioni concer-
nenti l’esistenza di una relazione stretta ed effettiva fra A._ e
C._, così come la sussistenza un diritto di quest’ultima alla pre-
senza assicurata o duratura in Svizzera, possono in specie rimanere
aperte.
12.7 In conclusione, nella presente fattispecie, non ci sono dunque ele-
menti per ritenere che l’autorità di prima istanza abbia esercitato in maniera
arbitraria il suo potere discrezionale.
Pertanto, ritenuto che tramite l’esame della domanda da parte di un unico
Stato membro («one chance only») il Regolamento Dublino III intende far
fronte proprio al fenomeno delle domande di asilo multiple («asylum shop-
ping»), non vi è ragione di applicare la clausola discrezionale di cui
all'art. 17 par. 1 Regolamento Dublino III (clausola di sovranità).
13.
Siccome ai sensi delle considerazioni che precedono (cfr. supra con-
sid. 12.6) né l’esistenza di una relazione stretta ed effettiva fra l’insorgente
e la coniuge, come neppure la sussistenza un diritto di quest’ultima alla
presenza assicurata o duratura in Svizzera, sono suscettibili allo stato at-
tuale di condurre a diversa conclusione rispetto a quanto considerato
dall’autorità inferiore nella decisione impugnata, anche l’allegazione ricor-
suale con la quale viene censurato un accertamento incompleto dei fatti
rilevanti (cfr. memoriale ricorsuale, pag. 10, punto 29) dev’essere disat-
tesa.
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Pagina 18
14.
È dunque a giusto titolo che la SEM non è entrata nel merito della domanda
di asilo del ricorrente, in applicazione dell’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi ed ha
pronunciato il suo trasferimento verso la Francia conformemente
all’art. 44 LAsi, posto che l’insorgente non possiede un’autorizzazione di
soggiorno in Svizzera (cfr. art. 32 lett. a OAsi 1). In siffatte circostanze, non
v’è più luogo di esaminare in maniera distinta le questioni relative all’esi-
stenza di un impedimento all’esecuzione del trasferimento per i motivi giu-
sta i cpv. 3 e 4 dell’art. 83 LStrI, (RS 142.20), dal momento che detti motivi
sono indissociabili dal giudizio di non entrata nel merito nel quadro di una
procedura Dublino (cfr. DTAF 2015/18 consid. 5.2).
15.
Alla luce di quanto precede, il ricorso deve essere respinto e la decisione
della SEM, che rifiuta l’entrata nel merito della domanda di asilo e pronun-
cia il trasferimento dalla Svizzera verso la Francia confermata, previa re-
voca delle misure cautelari pronunciate il 17 novembre 2020.
16.
Avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, la domanda di esenzione
dal versamento di un anticipo equivalente alle presunte spese processuali
è divenuta senza oggetto.
17.
Visto l’esito della procedura, le spese processuali che seguono la soccom-
benza, sarebbero da porre a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1 e 5 PA
nonché art. 3 lett. b del regolamento sulle tasse e sulle spese ripetibili nelle
cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 febbraio 2008
[TS-TAF, RS 173.320.2]). Tuttavia, non essendo state le conclusioni ricor-
suali al momento dell’inoltro del gravame d’acchito sprovviste di possibilità
di esito favorevole e potendo partire dal presupposto che il ricorrente sia
indigente, v’è luogo di accogliere la domanda di assistenza giudiziaria nel
senso della dispensa dal pagamento delle spese di giustizia (art. 65 cpv. 1
PA),
18.
La presente decisione non concerne persone contro le quali è pendente
una domanda d’estradizione presentata dallo Stato che hanno abbando-
nato in cerca di protezione, e pertanto non può essere impugnata con ri-
corso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83
lett. d cifra 1 LTF).
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La pronuncia è quindi definitiva.
(dispositivo alla pagina seguente)
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