Decision ID: 44328e15-4a85-5a9b-9533-c366ef6e9452
Year: 2013
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: civil_law

in fatto: A.
AO 1 e AP 1 (entrambi del 1963) si sono sposati a _ (Portogallo) l'8 febbraio 1989. Dal matrimonio sono nate T_, il 21 maggio 1991, e O_, il 30 aprile 1997. Il marito era titolare di un'omonima impresa di pulizia di canalizzazioni, la moglie lavorava come ausiliaria di pulizia per la mensa della _ a _ e svolgeva lavori di portineria nello stabile in cui la famiglia abitava a _. I coniugi vivono separati dal 2002, quando AO 1 ha lasciato l'abitazione coniugale per trasferirsi a _.
B.
Nell'ambito di una procedura a tutela dell'unione coniugale promossa da AP 1 il 14 luglio 2004 davanti al Pretore del Distretto di Lugano, sezione 6, i coniugi si sono accordati il 27 marzo 2007 sull'affidamento delle figlie alla moglie (riservato il diritto di visita paterno), su un contributo
alimentare di fr. 2300.– mensili per quest'ultima, su uno di fr. 2016.–
mensili per T_ e su uno di fr. 1100.– mensili per O_ (inc. DI.2004.833). Il 30 settembre 2004 AP 1 è stata licenziata dalla _ e, dopo un periodo di disoccupazione, ha ripreso a svolgere lavori di pulizia per uffici e abitazioni private. All'inizio del 2006 il marito ha fondato la P_, in cui il 30 giugno 2007 ha fatto confluire la sua ditta individuale. Contestualmente ha ceduto la società a un terzo, assumendo lo statuto di dipendente in qualità di direttore.
C.
Il 3 settembre 2007 AP 1 ha promosso azione di divorzio, postulando un contributo alimentare indicizzato di fr. 5378.– mensili per sé, uno di fr. 2631.– mensili per T_ fino al termine della formazione scolastica, uno di fr. 1645. mensili per O_ fino al 12° compleanno, aumentato a fr. 1815.– mensili in seguito, il versamento di fr. 500
000.– in liquidazione del regime dei beni e la rifusione delle spese causate dai problemi di salute delle figlie, oltre a una provvigione
ad litem
di fr. 10
000.–. Nella sua risposta del 24 ottobre 2007 AO 1 ha aderito al principio del divorzio, ma si è opposto a tutte le altre pretese. Nell'ottobre del 2007 la moglie si è trasferita con le figlie a _.
D.
Il Pretore ha deciso il 25 ottobre 2007 di trattare la causa come divorzio su richiesta comune con accordo parziale, invitando le parti a esprimersi sulle conseguenze litigiose e a indicare le prove. Nel suo memoriale del 5 novembre 2007 AP 1 ha ribadito le domande di petizione. Nel proprio, di quello stesso giorno, AO 1 ha rifiutato ogni contributo alimentare alla moglie, ne ha offerto uno di fr. 1505.– mensili per T_ fino alla maggiore età e uno di
fr. 1282.– per O_ sino al 12° compleanno, portato a fr. 1505.–
mensili fino alla maggiore età (assegni familiari non compresi), ha contestato il pagamento delle spese straordinarie per le figlie e ha proposto alla moglie fr. 25
000.– in liquidazione del regime dei beni, così come il versamento per cinque anni della metà delle sue gratifiche e dei suoi bonus annui o dell'eventuale indennità per cessazione anticipata del rapporto di lavoro. Egli ha respinto infine l'ipotesi di qualsiasi provvigione
ad litem
.
Il 20 dicembre 2007 AO 1 è diventato padre di
L_, avuto da un'altra donna.
E.
All'udienza dell'11 gennaio 2008, destinata all'audizione dei coniugi, questi hanno confermato la volontà di divorziare e di demandare al giudice la decisione sulle conseguenze litigiose del divorzio, il marito accettando altresì di versare alla moglie una provvigione
ad litem
di fr. 5000.– (inc. DI.2007.1092). Scaduto il termine bimestrale di riflessione, AO 1 ha riaffermato tale volontà il 12 marzo 2008 e la moglie l'8 aprile 2008. L'udienza preliminare sugli effetti controversi del divorzio si è tenuta il 3 giugno 2008 e l'istruttoria è terminata il 25 agosto 2010. Al dibattimento finale le parti hanno rinunciato, limitandosi a conclusioni scritte. Nelle proprie, del 22 novembre 2010, AP 1 ha reiterato le richieste di petizione, salvo aumentare a fr. 775
000.– l'importo preteso in liquidazione del regime dei beni. Nel suo allegato del 24 novembre 2010 AO 1 ha ripresentato anch'egli le proprie domande, salvo limitare a O_ un contributo alimentare di fr. 1505.– mensili fino alla maggiore età (assegni familiari non compresi), T_ essendo divenuta maggiorenne nel frattempo, offrire alla moglie fr. 139
341.– in liquidazione del regime dei beni e sollecitare il rimborso della provvigione
ad litem
.
F.
Statuendo con sentenza del 22 dicembre 2010, il Pretore ha pronunciato il divorzio, ha affidato O_ alla madre, ha regolato il diritto di visita del padre, ha obbligato il marito a versare alla moglie fr. 134
315.– in liquidazione del regime matrimoniale entro 30 giorni dal passaggio in giudicato di quel dispositivo, ha riconosciuto a ciascun coniuge la metà della prestazione d'uscita conseguita dall'altro durante il matrimonio (art. 122 CC) e ha ordinato la trasmissione degli atti al Tribunale cantonale delle assicurazioni per definire l'entità di tale quota non appena la sentenza di
divorzio fosse passata in giudicato. AO 1 è stato obbligato inoltre a versare un contributo alimentare indicizzato di fr. 1225.–
mensili per la moglie e uno di fr. 2150.– mensili per O_ fino alla maggiore età (assegni familiari inclusi). La tassa di giustizia di fr. 6000.– e le spese sono state poste a
carico delle parti in ragione di metà ciascuno, compensate le ripetibili.
G.
Contro la sentenza appena citata AP 1 è insorta a questa Camera con un appello del 21 gennaio 2011
per ottenere che la sentenza impugnata sia riformata
nel senso di riconoscerle fr. 775
000.– con interessi dall'emanazione della sentenza in liquidazione del regime dei beni, come pure un contributo alimentare indicizzato di fr. 4810.– mensili per sé e uno di fr. 2631.– mensili per T_ fino al termine della formazione scolastica e professionale. Essa insta altresì per una provvigione
ad litem
di fr. 10
000.– o, in subordine, per il beneficio dell'assistenza giudiziaria. Il 31 gennaio 2011 questa Camera ha dichiarato irricevibile la richiesta di provvigione
ad
litem
e ha respinto quella di assistenza giudiziaria (inc. 11.2011.14)
. Invitato a esprimersi nel merito, con osservazioni del 27 aprile 2011 AO 1 propone di respingere l'appello e con appello adesivo postula l'esonero da qualsiasi contributo di mantenimento per la moglie. Nelle sue osservazioni del 1° giugno 2011 AP 1 conclude per il rigetto dell'appello adesivo e con istanza di restituzione in intero offre nuovi mezzi di prova. Il 17 ottobre 2011 AO 1 è diventato padre di un'altra figlia, S_.

Considerando
in diritto: 1.
La causa è stata trattata dal Pretore con il rito degli art. 420 segg. CPC ticinese cui soggiacevano i processi di divorzio intentati fino al 31 dicembre 2010 (art. 404 cpv. 1 CPC). Anche alle impugnazioni si applica il previgente diritto cantonale qualora la decisione impugnata sia stata comunicata prima di tale data (art. 405 cpv. 1 CPC; sulla nozione di “comunicazione”: DTF 137 III 130). Nella fattispecie la sentenza è stata intimata alle parti il 22 dicembre 2010. Applicandosi la vecchia procedura, il termine per ricorrere era di 20 giorni (art. 423
b
cpv. 1 CPC ticinese). La sentenza è stata notificata al legale di AP 1 il 23 dicembre 2010, durante le ferie
giudiziarie. Introdotto entro 20 giorni dalla fine delle ferie (art. 423
b
cpv. 1
e 133 cpv. 1 lett. a CPC ticinese), il 21 gennaio 2011, l'appello principale è pertanto tempestivo. Tempestivo è anche l'appello adesivo di AO 1, inoltrato entro 20 giorni dalla notificazione dell'appello principale (art. 314 CPC ticinese).
2.
Nelle cause di divorzio fatti e mezzi di prova nuovi erano ammissibili in secondo grado, nel Cantone Ticino, purché fossero addotti “al più tardi con la presentazione dell'appello, rispettivamente della risposta” (art. 138 cpv. 1 vCC combinato con l'art. 423
b
cpv. 2 CPC ticinese). I documenti nuovi acclusi all'appello di AP 1 sono quindi ricevibili, come ricevibili sono i documenti prodotti con le osservazioni e con l'appello adesivo da AO 1.
3.
AP 1 chiede con un'istanza di restituzione in intero (art. 138 CPC ticinese) contestuale alle osservazioni all'appello adesivo di essere autorizzata a produrre tre fotografie e una ricerca sul detentore dei numeri di targa TI _ e TI _ (doc. F, G, H), di decretare l'edizione dalla ditta _ dei contratti di locazione stipulati con e per la P_, di ordinare l'interrogatorio formale di AO 1 e di disporre l'audizione della figlia T_. Tali prove dimostrerebbero sia la trasformazione della ditta individuale del marito in società anonima allo scopo di dissimulare la titolarità dell'impresa sia il tenore di vita sostenuto dal marito stesso, il quale possiederebbe immobili e veicoli di valore, sicché i suoi redditi sarebbero ben maggiori dei fr. 7500.– mensili formalmente conseguiti come dipendente (osservazioni all'appello adesivo, pag. 7).
a)
Un
a restituzione in intero giusta l'art. 138 CPC ticinese poteva entrare in considerazione fino all'emanazione del giudizio di primo grado, dopo di che era data unicamente la possibilità di una restituzione in intero contro la sentenza secondo gli art. 346 segg. CPC ticinese (
Cocchi/Trezzini
, CPC ticinese massimato e commentato, Lugano 2000, n. 1 ad art. 138 e n. 3 ad art. 346 CPC). Nella fattispecie la richiesta fondata dall'appellante sull'art. 138 CPC ticinese si rivela pertanto, già di primo acchito, irricevibile. Quanto a una restituzione in intero contro la sentenza a norma dell'art. 346 segg. CPC ticinese, essa sarebbe stata da promuovere con azione ordinaria dinanzi al Pretore (art. 349 CPC ticinese) entro 20 giorni dal momento in cui la richiedente era venuta a conoscenza dei motivi che la giustificavano (art. 348 CPC ticinese). L'appellante ammettendo di avere scoperto i motivi di restituzione in intero il 1° maggio 2011 (osservazioni all'appello adesivo, pag. 7 in basso), l'istanza del 1° giugno 2011 sarebbe in ogni modo tardiva.
b)
È vero che – come si è spiegato (consid. 2) – fatti e mezzi di prova nuovi erano ammissibili in appello a mente dell'art. 138 cpv. 1 prima frase vCC purché fossero addotti “al più tardi con la presentazione dell'appello, rispettivamente della risposta” (art. 423
b
cpv. 2 CPC ticinese). Le nuove prove offerte dall'appellante in questa sede non riguardano tuttavia l'appello adesivo del marito, bensì l'appello principale di lei medesima. Né tali prove possono essere assunte d'ufficio, in virtù del
principio inquisitorio illimitato che governa il diritto di filiazione
(DTF 128 III 413 in alto, 120 II 231 consid. 1c con rinvio, 118 II 294)
.
Un contributo alimentare per la figlia T_, divenuta maggiorenne il 21 maggio 2009 prima ancora che il Pretore statuisse (il 21 dicembre 2010), non entra difatti in linea di conto, come si vedrà oltre (consid. 7). Ciò posto, giova procedere senza indugio all'esame del merito.
I. Sull'appello principale
4.
Le controversie legate allo scioglimento del regime dei beni vanno esaminate prima delle questioni relative ai contributi alimentari (RtiD II-2004 pag. 577 consid. 2, ribadito in RtiD
I-2005 pag. 778 n. 57c). Ora, per quanto riguarda la liquidazione del regime matrimoniale il Pretore ha respinto in concreto la tesi della moglie, la quale si doleva che il marito avesse sminuito artificiosamente i propri acquisti mediante un'operazione fittizia, cedendo attivi e passivi della P_ SA a un prezzo simulato, onde il suo diritto alla metà del valore venale dell'azienda (fr. 775
000.–: sentenza impugnata, pag. 3 in fine e 4 all'inizio). Secondo il Pretore, in costanza di matrimonio ogni coniuge può disporre liberamente dei propri acquisti e nella fattispecie non emergono seri indizi “per dubitare della veridicità di quanto esposto dal marito”, né la moglie si è mai attivata per ottenere provvedimenti restrittivi o blocchi dei beni (sentenza impugnata, pag. 4). Il valore della P_ SA non poteva dunque formare oggetto di rivendicazione da parte sua (loc. cit.). Il primo giudice non ha mancato di rilevare, ad ogni buon conto, che il 30 giugno 2007 AO 1 ha alienato la società anonima, costituita mediante acquisti, per fr. 278
627.95 (fr. 50
000.– alla firma del contratto e fr. 228
627.95 in
bonus nei cinque anni successivi: pag. 5 a metà). Ne ha desunto una pretesa della moglie, dedotta la provvigione
ad litem
di fr. 5000.– già riscossa, di fr. 134
315.– (sentenza impugnata, pag. 5 in fine).
L'appellante obietta – in sintesi – che la cessione della P_ SA è una finzione, il marito essendo rimasto in realtà il proprietario dell'azienda, seppure formalmente solo in qualità di direttore, sicché negli acquisti di lui va computato l'intero valore della società, di fr. 1
550
000.– il 3 settembre 2007 (data dell'avvio della causa di divorzio: pag. 8 in basso). Come i testimoni _ ed _ hanno dichiarato, AO 1 sarebbe di fatto il titolare della società anonima e attingerebbe liberamente al conto della ditta (memoriale, pag. 6 in fine). Costui – prosegue l'appellante – cerca di far credere di avere ceduto la società a poco prezzo, ma ciò non trova alcun riscontro logico agli atti e si rivela una manovra palesemente fittizia, ideata per evitare di versarle la metà del valore degli acquisti a titolo di aumento (memoriale, pag. 7 in basso).
Per di più, epiloga l'appellante, la provvigione
ad litem
di fr. 5000.–
non va restituita, il marito non avendone mai preteso il rimborso (memoriale, pag. 9 in basso).
a)
I principi che disciplinano una liquidazione del regime ordinario dei beni sono già stati evocati dal Pretore (sentenza impugnata, pag. 3). Al riguardo basti rammentare che, salvo prova del contrario, tutti i beni di un coniuge si presumono acquisti (art. 200 cpv. 3 CC) e che in costanza di matrimonio ogni coniuge è libero di disporre dei propri acquisti (art. 201 cpv. 1 CC), fermo restando che vanno reintegrate nei medesimi le liberalità elargite dal coniuge negli ultimi cinque anni prima dello scioglimento del regime senza il consenso dell'altro, eccettuati i regali d'uso, e le alienazioni fatte con l'intenzione di sminuire la partecipazione dell'altro all'aumento (art. 208 cpv. 1 CC). Anche alienazioni onerose rientrano in quest'ultima categoria qualora avvengano sottocosto per pregiudicare – appunto – le aspettative dell'altro coniuge (
Steinauer
in: Commentaire romand, CC I, Basilea 2010, n. 18 e 20 ad art. 208 con numerose citazioni di dottrina).
b)
Nel caso specifico risulta che il 17 febbraio 2006 AO 1 ha costituito con suoi acquisti la P_ SA, _, nella quale ha fatto confluire attivi e passivi della ditta individuale quando il 30 giugno 2007 ha ceduto le azioni di quest'ultima a _, facendosi assumere come dipendente per almeno cinque anni in qualità di direttore (doc. 1 e 9; deposizione di _: verbale del 3 ottobre 2008, pag. 3). A parere dell'attrice tale operazione, dalla quale il marito ha ricavato fr. 278
627.95, è fittizia, destinata a far credere che costui sia diventato un semplice dipendente della P_ SA. In realtà non avrebbe avuto senso cedere per quella cifra una ditta che valeva fr. 1
550
000.– secondo gli incontestati accertamenti del perito giudiziario, tanto meno ove si pensi che la sola ditta individuale valeva già essa sola, prima di confluire nella società anonima, fr. 500
000.–. A lei spetterebbero così non meno di fr. 775
000.– (la metà di fr. 1
550
000.–).
c)
Dall'istruttoria emerge che fino al 30 giugno 2007 AO 1 era titolare di un'omonima ditta individuale. Nel frattempo, il 17 febbraio 2006, _ e _ hanno fondato per suo conto la P_ SA (doc. M, ispezione a registro di commercio “I”). AO 1 ha confermato di avere costituito quella ditta con denaro proprio (interrogatorio formale: verbale del 28 aprile 2009, pag. 2, risposta n. 3; deposizione di _ del 13 gennaio 2009, pag. 2), tant'è che ne ha poi seguito personalmente l'attività (interrogatorio formale: verbale del 28 aprile 2009, pag. 2 risposta 3; deposizione di _ del 13 gennaio 2009, pag. 2). Il 7 marzo 2007 _ è subentrato a _ nella carica di amministratore unico (ispezione a registro di commercio “I”; deposizione 13 gennaio 2009 di _, pag. 2). Qualche mese dopo, il 30 giugno 2007, AO 1 ha fatto confluire attivi e passivi della ditta individuale nella P_ SA, alienando le azioni di quest'ultima (“Non ricordo a chi”: interrogatorio formale, loc. cit.) per fr. 50
000.– più un bonus annuo del 2% sul fatturato dei cinque anni successivi, ma fr. 50
000.– l'anno al massimo. Il cessionario, che è risultato essere lo stesso _ (deposizione 3 ottobre 2008 del medesimo, loc. cit., pag. 5 seg.), si è impegnato da parte sua ad assumerlo per almeno cinque anni come direttore, responsabile del settore commerciale e delle relazioni con la clientela, retribuendolo fr. 7500.– netti mensili (doc. 1 e 9).
d)
Che l'operazione testé descritta sia simulata, come afferma l'appellante, non può escludersi, ma andava concretamente dimostrato. Certo, l'appellante sottolinea che il marito continuava a prelevare autonomamente fr. 2000.– ogni mese da un conto corrente postale della società anonima (memoriale, pag. 6), tuttavia _, ex segretaria della ditta, ha precisato che AO 1 doveva poi portare i giustificativi di spesa e i suoi prelievi erano registrati contabilmente alla stregua di prestiti (verbale del 13 gennaio 2009, pag. 5). Egli non poteva quindi appropriarsi del denaro come se fosse suo. L'appellante fa valere altresì che su un conto corrente postale del marito sono intervenuti versamenti di vecchi clienti della ditta individuale. Mal si comprende nondimeno perché da ciò dovrebbe inferirsi che AO 1 abbia alienato per finta il pacchetto azionario della società anonima. Anche il fatto che su un conto della P_ SA denominato “prestazioni di terzi” siano intervenuti nel 2007 versamenti per fr. 121
739.78 non significa che tali lavori siano stati affidati ad aziende
esterne del marito (memoriale, pag. 6 in basso), come la stessa appellante riconosce (loc. cit.).
Soggiunge l'appellante che il marito circola su veicoli lussuosi targati a nome della società anonima, aveva acquistato nel 2003 una _ intestandola a un dipendente della ditta individuale, mantiene “un elevato stile di vita” e sostenta il suo nuovo nucleo familiare senza che la nuova compagna debba svolgere un'attività lucrativa. Quanto al tenore di vita di AO 1, intanto, l'affermazione è puramente generica, senza dimenticare che l'interessato guadagna pur sempre fr. 7500.– netti mensili. L'acquisto della _ inoltre risale al 2003, quando la P_ SA nemmeno esisteva. Se poi l'attuale azionista della ditta acquista veicoli costosi e li lascia condurre a AO 1, ciò non significa che quest'ultimo sia il proprietario delle azioni. Lo stesso _ ha dichiarato che, come direttore della società, AO 1 ha campo libero anche nelle decisioni gestionali correnti e che “l'unica differenza rispetto ad un
eventuale rapporto societario tra me e lui è che alla fine decido io” (deposizione del 3 ottobre 2008, pag. 5 seg.). Che costui abbia testimoniato il falso l'interessata non pretende.
Per altro l'appellante non revoca in dubbio neppure quanto _ ha precisato sul modo in cui è divenuto proprietario delle azioni, quando AO 1 non intendeva più – a suo dire – gestire egli medesimo la ditta perché “si sentiva troppo sotto pressione in quel periodo”
a causa di problemi personali (verbale del 3 ottobre 2008, pag. 6). Non si disconosce che i tempi della cessione, appena un paio di mesi prima che la moglie promuovesse azione di divorzio, siano sospetti. Il comportamento restio del marito, che durante l'interrogatorio formale ha preteso di non ricordare nemmeno a chi avesse ceduto il pacchetto azionario (verbale del 28 aprile 2009, risposta n. 3), non manca anzi di lasciare perplessi. E che la società anonima si presenti su un sito Internet con la ragione sociale _ è a dir poco ambiguo. Ciò non basta tuttavia per denotare gli estremi di una simulazione e per accertare che le azioni della P_ SA siano detenute solo fiduciariamente da _, mentre AO 1 ne sarebbe tuttora il proprietario.
e)
L'appellante afferma che l'alienazione per fr. 278
627.95 di una ditta il cui valore venale raggiungeva, al momento della cessione, fr. 1
550
000.– “non trova alcun riscontro logico” (memoriale, pag. 7 in basso). Non si deve trascurare però che con tale operazione AO 1 si è pur sempre assicurato un posto fisso da direttore per almeno cinque anni a fr. 7500.– netti mensili (oltre a cospicui bonus), di modo che la transazione in sé non appare destituita di senso e scopo. Piuttosto ci si potrebbe domandare se l'operazione non raffiguri una transazione sottocosto, eseguita da un coniuge “con l'intenzione di sminuire la partecipazione dell'altro all'aumento” (art. 208 cpv. 1 n. 2 CC). Il problema è che, quantunque il diritto sia applicato d'ufficio, incombe alle parti – in ossequio al principio dispositivo e a quello attitatorio – specificare le rispettive pretese, illustrare la fattispecie e recare le prove. Al giudice spetta unicamente di applicare la legge alla fattispecie così com'è stata allegata e accertata. Egli non può far capo di propria iniziativa a una norma se il relativo stato di fatto non è addotto o comprovato. L'applicazione d'ufficio del diritto non tutela, in altri termini, dalla perdita di una pretesa in seguito a una negligente condotta del processo (sentenza del Tribunale federale 5A_330/2013 del 24 settembre 2013, consid. 3.3 in fine con richiamo a DTF 115 II 465 consid. 1).
Nel caso in esame l'appellante si duole che il marito tenti di far credere a una cessione della ditta (“vuole celarsi dietro allo stipendio di fr. 7500.–”, “ha cercato di far credere di avere svenduto la sua attività”, in un “ennesimo tentativo di simulazione”: memoriale pag. 6 a 8), ma non prospetta nemmeno per ipotesi che _ possa essere divenuto proprietario delle azioni. Scartando essa medesima l'eventualità di un'alienazione, sia pure sottocosto, non soccorrono nemmeno le premesse per applicare d'ufficio l'art. 208 cpv. 1 n. 2 CC. In proposito non giova dunque diffondersi.
f)
Al Pretore l'appellante rimprovera altresì di essersi scostato senza ragione, per calcolare il valore degli acquisti, dalla perizia che determina il valore della società anonima al momento della (simulata) cessione in fr. 1
550
000.–. La censura tuttavia cade nel vuoto, non ravvisandosi gli estremi – come si è appena visto – per scorgere una cessione simulata, sicché “il giorno della presentazione dell'istanza” di divorzio (3 settembre 2007) le azioni della società anonima non facevano più parte del patrimonio coniugale (art. 204 cpv. 2 CC).
g)
Per quel che è della provvigione
ad litem
, essa è per sua natura un anticipo destinato a essere restituito in esito al giudi
zio definitivo sulle spese processuali (sentenza 5A_784/2008
del Tribunale federale del 20 novembre 2009, consid. 2) o alla liquidazione del regime matrimoniale, salvo che a ciò ostino motivi di equità dovuti alla situazione finanziaria dei coniugi (RtiD I-2012 pag. 882 consid. 19 con rinvio). È vero che la restituzione va chiesta esplicitamente (loc. cit.), ma è altrettanto vero che nel suo memoriale conclusivo del 24 novembre 2010 AO 1 aveva preteso – appunto – la resa della provvigione
ad litem
di fr. 5000.– (pag. 11), il cui versamento egli aveva accettato all'udienza dell'11 gennaio 2008 con riserva di retrocessione. Si conviene ch'egli non ne ha compensato l'ammontare con quello della liquidazione del regime dei beni offerto nel memoriale conclusivo, ma sta di fatto ch'egli ne ha chiaramente preteso il rimborso. Né si intravedono motivi di equità, considerato il capitale che l'interessata riceverà in liquidazione del regime matrimoniale, per un esonero dalla restituzione. Anche in proposito la sentenza impugnata resiste pertanto alla critica.
5.
Per quanto riguarda il contributo di mantenimento in favore della moglie dopo il divorzio (art. 125 CC) il Pretore ha constatato nella fattispecie un matrimonio di lunga durata (13 anni), che ha influito concretamente sulle condizioni di vita di AP 1, onde il diritto per quest'ultima di conservare – in linea di principio – il tenore di vita raggiunto durante la comunione domestica (pag. 6). Precisato ciò, egli ha ritenuto che come donna delle pulizie AP 1 può guadagnare fr. 2500.– netti mensili, ma che ciò non le basta per finanziare il fabbisogno minimo di fr. 3725.– mensili (minimo
esistenziale del diritto esecutivo per genitore affidatario fr. 1350.–,
pigione e
spese accessorie fr. 889.– [un terzo di fr. 4000.–, pari a fr. 1333.–,
la moglie abitando insieme con il fratello e la sorella, dedotta la quota compresa nel fabbisogno in denaro della figlia O_], premio della cassa malati fr. 331.30, leasing dell'automobile fr. 541.05, premio assicurazione RC dell'automobile fr. 124.–,
imposta di circolazione fr. 28.–, assicurazione sulla vita fr. 200.10,
onere fiscale fr. 261.50: sentenza impugnata, pag. 7 seg.).
Relativamente a AO 1, il Pretore ha accertato un reddito da attività lucrativa di fr. 11
000.– netti mensili per rapporto a un fabbisogno minimo di fr. 4752.– (minimo esistenziale del diritto esecutivo fr. 1200.–, pigione e spese accessorie
fr. 2100.–, premio della cassa malati fr. 316.30, assicurazione RC
fr. 35.90, spese d'automobile fr. 500.–, onere fiscale fr. 600.–: pag. 9). Infine il Pretore ha determinato il fabbisogno in denaro di O_ in fr. 2153.– mensili e quello di L_ in fr. 1315.– mensili, mentre la figlia T_ era divenuta maggiorenne in pendenza di causa ed esulava ormai dal calcolo. Nelle circostanze descritte il primo giudice ha stabilito un contributo alimentare di fr. 1225.– mensili per la moglie e uno di fr. 2150.– mensili per O_, non senza osservare che con un margine disponibile di fr. 6248.– mensili AO 1 rimane in grado di coprire anche il fabbisogno in denaro del figlio L_, avuto dalla nuova compagna (sentenza impugnata, pag. 10).
6.
Nell'appello AP 1 contesta il reddito imputatole dal Pretore, censurandolo di arbitrio, e fa valere un fabbisogno minimo di fr. 4810.15 mensili, argomentando di essersi dovuta trasferire il 1° gennaio 2011 (dopo la sentenza del Pretore) in un appartamento che le costa fr. 2000.– mensili, “perdendo la possibilità di condividere l'alloggio con la sorella” (memoriale, pag. 11 in fondo). Il contributo alimentare per lei andrebbe fissato così in fr. 2631.– mensili, come essa chiedeva con la petizione.
a)
I criteri che presiedono allo stanziamento di un contributo alimentare dopo il divorzio (art. 125 cpv. 1 CC) e i parametri che ne disciplinano l'ammontare (art. 125 cpv. 2 CC) sono già stati riassunti dal Pretore e diffusamente illustrati da questa Camera (RtiD II-2004 pag. 580 consid. 4a e 4b con riferimenti). Ai fini dell'attuale giudizio basti ricordare che un contributo alimentare è dovuto se il matrimonio ha influito in modo concreto sulla situazione finanziaria del coniuge che chiede il contributo. Ciò è il caso di regola quando, indipendentemente dalla durata del matrimonio, sono nati figli comuni. Non conferisce automaticamente, tuttavia, un diritto al mantenimento: il principio dell'autonomia prevale sul diritto al contributo, come si desume dall'art. 125 cpv. 1 CC. Un coniuge può pretendere un contributo alimentare, di conseguenza, solo qualora non sia in grado di provvedere da sé al proprio debito mantenimento e l'altro coniuge disponga di una capacità contributiva sufficiente (DTF 137 III 105 consid. 4.1.2, 135 III 61 consid. 4.1 con riferimenti).
Per definire il contributo alimentare dovuto a un coniuge in caso di matrimonio
con influsso concreto sulla sua situazione
finanziaria si procede in tre tappe (DTF 137 III 106 consid. 4.2
con rinvii).
In primo luogo
si determina il livello di vita raggiunto dai coniugi durante la comunione domestica, livello che entrambi hanno diritto di conservare per quanto possibile anche in seguito, a meno che il divorzio sia pronunciato dopo una lunga separazione (oltre dieci anni), facendo stato allora il tenore di vita sostenuto durante la separazione.
In secondo luogo
si esamina in che misura ogni coniuge possa sopperire da sé al proprio mantenimento fissato come si è appena descritto.
In terzo luogo
, se in esito alla seconda tappa il coniuge richiedente non risulti poter finanziare da sé il proprio mantenimento oppure ciò non possa essere ragionevolmente preteso da lui, si valuta equamente la capacità contributiva dell'altro coniuge e si fissa il contributo in base al principio della solidarietà (da ultimo: I CCA, sentenza inc. 11.2011.169 del 15 ottobre 2013, consid. 4c; sentenza inc. 11.2009.179 del 17 luglio 2013, consid. 10a destinato a pubblicazione).
b)
Nel caso in rassegna il Pretore ha constatato che la moglie postula la semplice copertura del fabbisogno minimo, da lui calcolato in fr. 3725.– mensili. In materia di pretese patrimoniali fra coniugi applicandosi il principio dispositivo (DTF 129 III 420 consid. 2.1.2), non spettava del resto al primo giudice promuovere indagini d'ufficio. Ora, l'appellante sostiene che il contratto di locazione relativo al grande alloggio
da lei occupato insieme con la sorella e il fratello fino al 31 di
cembre 2010 è stato disdetto dal locatore, di modo ch'essa ha dovuto appigionare un appartamento proprio al costo di fr. 2000.– mensili comprensivi delle spese accessorie (doc. D di appello). Ch'essa abbia dovuto traslocare non è contestato. Ch'essa dovesse continuare ad abitare insieme con il fratello e la sorella non si poteva seriamente pretendere. La spesa di fr. 2000.– mensili può apparire elevata, ma non bisogna dimenticare che un terzo della locazione effettiva va incluso nel fabbisogno in denaro della figlia O_ (Empfehlungen zur Bemessung von Unterhaltsbeiträgen für Kinder, Zurigo 2000, pag. 13 in alto), di modo che l'esborso per la sola moglie si riduce a fr. 1333.35 mensili, comprensivi delle spese accessorie. Si tratta di una cifra ragionevole che non v'è motivo di ridurre. Va ridotto invece il premio della cassa malati, che la stessa appellante indica essere sceso da fr. 331.30 mensili a fr. 305.50 mensili (doc. C di appello). Il fabbisogno minimo dell'appellante risulta così di fr. 4143.55 mensili.
c)
L'interessata
assevera – in tre righe – di non poter conseguire alcun reddito per ragioni di salute (memoriale, pag. 12 verso l'alto). Non spiega minimamente però in che consistano quei problemi
, né gli atti consentono di intravederne l'indole. Insufficientemente motivato, al
proposito l'appello si rivela finanche irricevibile (art. 309 cpv. 2
lett. f CPC ticinese combinato con il cpv. 5). Si ricordi, per di più, che
l'accertamento di patologie suscettibili di comportare un'inabilità lucrativa permanente presuppone – di regola – l'esecuzione di un rapporto specialistico (da ultimo: I CCA, sentenza inc. 11.2011.169 del 15 ottobre 2013, consid. 4e con richiamo), in difetto di che non è ragionevolmente possibile formulare con qualche attendibilità una prognosi a
medio termine (
Gloor/Spycher
in: Basler Kommentar, ZGB I,
3a edizione, n. 22 ad art. 125 CC). Nessun referto specialistico consta essere stato assunto nella fattispecie.
Soggiunge l'interessata che, ad ogni buon conto, il Pretore
non aveva elementi per imputarle un reddito di fr. 2500.– mensili, del tutto arbitrario. In realtà, c
osì argomentando,
essa sorvola sulla motivazione addotta dal
primo giudice, il quale dopo una particolareggiata disamina delle risultanze
istruttorie è giunto alla conclusione che AP 1
guadagna con lavori di pulizia fr. 2500.– mensili (sentenza impugnata, pag. 7 nel mezzo). Reddito che – ha continuato il Pretore – è in ogni modo alla portata di lei, vista l'età sua (47 anni), lo stato di salute, l'esperienza professionale maturata e l'età raggiunta dalla figlia O_ (13 anni: sentenza impugnata, pag. 8). Perché tale circostanziata motivazione dovrebbe essere arbitraria non è dato di capire. Insufficientemente motivato, una volta ancora l'appello si dimostra così irricevibile
(art. 309 cpv. 2 lett. f CPC ticinese con rinvio al cpv. 5).
7.
Il Pretore non ha previsto alcun contributo alimentare per la figlia T_, divenuta maggiorenne in pendenza di causa il 21 maggio 2009, rilevando che per il lasso di tempo precedente la maggiore età la madre non aveva chiesto alcun contributo cautelare, mentre per il lasso di tempo successivo la figlia non risultava
avere consentito alla madre di chiedere contributi in sua vece (sentenza impugnata, pag. 10 in alto). L'appellante obietta che T_ approva il suo operato (doc. B di appello) e che il contributo per la figlia era chiesto fino al termine della formazione professionale, non solo fino alla maggiore età. Il contributo per T_ va fissato quindi, a suo giudizio, in fr. 2631.– mensili, come richiesto con la petizione (memoriale, pag. 10 a 12). Nelle osservazioni all'appello AO 1 si oppone di nuovo al contributo di mantenimento
per T_ e produce un contratto di lavoro della figlia (doc. 2).
Fino al passaggio in giudicato degli effetti del divorzio i contributi
di mantenimento sono disciplinati in via provvisionale (RtiD I-2006
pag. 669 n. 34c; v. anche DTF 130 I 350 consid. 1.2) o rimangono disciplinati da precedenti misure a protezione dell'unione coniugale. Un contributo alimentare fondato sugli art. 125 cpv. 1 o 133 cpv. 1 CC entra in linea di conto solo dopo di allora (da ultimo: I CCA, sentenza inc. 11.2012.41 del 22 marzo 2013, consid. 7 con rimandi). In concreto l'appellante non ha mai chiesto al Pretore di fissare contributi per la figlia in via cautelare. Fino al passaggio in giudicato degli effetti del divorzio (ciò che nella fattispecie deve ancora avvenire, la sentenza del Pretore essendo impugnata – almeno parzialmente – dinanzi a questa Camera) mal si comprende dunque in virtù di quale norma l'appellante pretenda il versamento di fr. 2631.– mensili per la figlia. Attualmente poi T_ risulta lavorare per la _ e guadagnare fr. 3000.– lordi mensili (doc. 2 di appello). Per quale ragione essa abbisognerebbe ancora di un contributo alimentare non è dato di sapere. A quest'ultimo riguardo l'appello si dimostra manifestamente privo di consistenza.
II. Sull'appello adesivo
8.
L'appellante adesivo
fa valere
che AP 1 è in grado di far fronte da sé al proprio debito sostentamento. Rammenta che nel 2003 essa lavorava come portinaia per fr. 3000.– mensili e che in seguito ha cominciato a svolgere lavori di pulizia, mantenendo sicuramente le proprie entrate. Imputarle un reddito di soli fr. 2500.– mensili non sarebbe quindi sostenibile, tanto meno ove si consideri ch'essa sbriga anche mansioni amministrative, che durante la vita in comune essa ha sempre esercitato un'attività lucrativa, maturando una certa
esperienza professionale, che la figlia T_ è ormai maggiorenne e che una riconciliazione tra coniugi è definitivamente
esclusa (memoriale, pag. 12 a 14).
a)
Per principio il reddito di un coniuge è quello effettivo. Se tuttavia, dando prova di buona volontà, quel coniuge avrebbe la ragionevole possibilità di guadagnare di più, fa stato il reddito ipotetico. Un guadagno ipotetico non va però determinato in astratto. Dev'essere alla concreta portata dell'interessato, la fissazione di un reddito potenziale non avendo carattere di penalità (RtiD II-2006 pag. 690 n. 5a con richiami). Il giudice deve decidere così, in primo luogo, se si può ragionevolmente esigere dal coniuge in questione che eserciti un'attività lucrativa o la estenda, tenendo conto della sua età, della formazione professionale e dello stato di salute. In seguito egli esamina se quel coniuge abbia l'effettiva possibilità di esercitare una simile attività e quale sia il reddito conseguibile, tenendo calcolo sempre dell'età, della formazione professionale e dello stato di salute, oltre che della situazione sul mercato del lavoro in generale (DTF 137 III 120 consid. 2.3, 109 consid.
4.2.2.2;
I CCA, sentenza inc. 11.2010.1 del 6 maggio
2013, consid. 5d; da ultimo: I CCA, sentenza inc. 11.2011.169
del 15 ottobre 2013, consid. 4d).
b)
Nel caso specifico si evince dagli atti che AP 1 ha sempre lavorato. Per la ditta individuale del marito prima (osservazioni del 1° gennaio 2011 all'appello adesivo, pag. 3), come portinaia poi fino al giugno del 2003 nel palazzo in cui i coniugi abitavano (deposizione di _: verbale del 3 ottobre 2008, pag. 11) e come ausiliaria delle pulizie a tempo parziale fino al settembre del 2004 per la _, guadagnando circa fr. 2000.– mensili (doc. R). Dopo un periodo di disoccupazione (richiamo degli atti dalla Cassa disoccupazione _; doc. R), essa ha ripreso l'attività eseguendo lavori di pulizia in abitazioni private, uffici, cantieri e cimentandosi finanche nell'accompagnamento di anziani (deposizione di _: verbale del 3 ottobre 2008, pag. 8; deposizione di _: verbale del 3 ottobre 2008, pag. 10; deposizione di _: loc. cit., pag. 2; memoriale conclusivo del 5 novembre 2007, pag. 5 e 7). Non sono date a divedere ragioni per cui essa non abbia modo di continuare almeno i lavori di pulizia.
c)
L'appellante adesivo afferma che AP 1 sarebbe in grado di guadagnare fr. 3800.– mensili, potendo assumere anche mansioni amministrative. Non accenna nemmeno di scorcio tuttavia quali lavori amministrativi essa avrebbe concretamente la capacità di svolgere per conseguire un reddito simile. Dagli atti emerge soltanto che la moglie ha assolto funzioni amministrative come portinaia fino al 2003. Null'altro. E un reddito ipotetico non può essere calcolato in astratto. Si conviene invece che, lavorando a tempo pieno come donna delle pulizie, AP 1 potrebbe guadagnare attorno ai fr. 3000.– netti mensili (da ultimo: I CCA, sentenza inc. 11.2006.129 dell'8 aprile 2011, consid. 5c; si veda anche l'art. 22 lett. a del contratto normale di lavoro per il personale domestico e il contratto collettivo imprese di pulizia e facility services, in: _. Lo stesso Pretore prospetta del resto, per un'attività a orario completo, un reddito di fr. 2900.– mensili (sentenza impugnata, pag. 8 a metà). AP 1 guadagna già fr. 2500.– mensili e, dopo i 16 anni della figlia O_ (compiuti in pendenza di appello), nulla risulta impedirle di attivarsi a tempo pieno (DTF 137 III 109 nel mezzo con rinvii di giurisprudenza). Non osta l'età, che a 50 anni non le preclude la possibilità di estendere un'attività già esercitata regolarmente e in cui ha maturato esperienza professionale, non lo stato di salute, che non consta denotare problemi particolari, men che meno il mercato del lavoro, che nel settore delle pulizie offre ancora opportunità. Un reddito di fr. 3000.– netti mensili si rivela perciò alla sua portata.
d)
Ne segue che con un reddito di fr. 3000.– mensili e un fabbisogno minimo di fr. 4143.55 mensili AP 1 registra uno scoperto di fr. 1143.55 mensili. Di per sé il contributo alimentare di fr. 1225.– mensili fissato dal Pretore andrebbe dunque lievemente ridotto. Sta di fatto che un contributo di mantenimento dopo il divorzio (art. 125 cpv. 1 CC) non va determinato solo in termini aritmetici, ma anche con criteri di equità. Se la moglie deve estendere la propria attività, portandola a tempo pieno, è giusto che le sia riconosciuto anche un adeguato indennizzo per spese di trasferta, non potendosi ragionevolmente supporre ch'essa riesca a svolgere tutti i lavori di pulizia a _. Una presumibile spesa di circa fr. 80.– mensili per il carburante usato a scopi professionali non sarebbe così fuori luogo. In ultima analisi, nel risultato il contributo alimentare stabilito dal Pretore sfugge dunque a censura. Rimane da verificare se l'appellante adesivo sia in grado di erogarlo, AO 1 essendo divenuto padre il 17 ottobre 2011, dopo la sentenza del Pretore, di S_, secondogenita avuta dalla sua attuale compagna.
9.
Il Pretore ha calcolato il reddito di AO 1 in complessivi fr. 11
000.– mensili e il di lui fabbisogno minimo in fr. 4752.– (sentenza impugnata, pag. 9). L'interessato fa valere che il suo stipendio non eccede fr. 7500.– netti mensili, gli altri introiti avendo carattere straordinario, mentre i bonus annui gli erano dovuti in esito alla cessione del pacchetto azionario della ditta. Non gli rimarrebbe perciò un margine sufficiente per stanziare contributi di mantenimento alla moglie (memoriale, pag. 14 seg.).
a)
Nella sentenza impugnata il Pretore ha stimato un reddito di fr. 11
000.– mensili fondandosi sulla circostanza che nel 2007 AO 1 ha ricevuto dalla P_ SA oltre allo stipendio di fr. 7500.– mensili, versamenti per fr. 92
000.– (pari a fr. 7600.– mensili), e nel 2008 versamenti per fr. 41
670.50 (pari a fr. 3470.– mensili: sentenza impugnata, pag. 8 in fondo). A mente del Pretore, inoltre, il marito non può avere preso la decisione di creare un nuovo nucleo familiare mettendosi in una situazione finanziaria peggiore della precedente (sentenza impugnata, pag. 9 a metà). L'appellante adesivo eccepisce che il denaro ricevuto nel 2007 in aggiunta allo stipendio si riferiva “al prestito di personale, macchinari e magazzini per facilitare la partenza delle attività della P_ SA e concretizzare, senza interruzioni, il travaso della ditta individuale nella società anonima” (memoriale, pag. 15). Esso configura perciò un versamento eccezionale e straordinario, mentre gli introiti supplementari del 2008 costituiscono il bonus annuo dovutogli in pagamento del pacchetto azionario (come i bonus del 2007, del 2009, del 2010 e del 2011), già considerato nella liquidazione del regime matrimoniale e inidoneo perciò a finanziare il versamento di contributi alimentari.
b)
Non a torto l'appellante adesivo sottolinea che la somma di fr. 92
000.– versatagli nel 2007 dalla P_ SA non è un'entrata regolare, ma gli è stata corrisposta
una tantum
, e che il versamento di fr. 41
670.50 intervenuto nel 2008 rappresenta il bonus annuo dovutogli per la cessione del noto pacchetto azionario (come i bonus del 2007, del 2009, del 2010 e del 2011), già oggetto di liquidazione in esito allo scioglimento del regime dei beni. Quanto al fatto che, decidendo di creare un nuovo nucleo familiare, il marito non possa essersi messo in una situazione finanziaria peggiore della precedente, si tratta invero di un'illazione. Comunque sia, ai fini del presente giudizio poco giova indagare su quanto il marito abbia guadagnato dal 2007 al 2011. Un contributo alimentare fondato sull'art. 125 cpv. 1 CC entra in linea di conto – come si è spiegato (consid. 7) – solo dopo il passaggio in giudicato degli effetti del divorzio. Determinante sarà dunque il reddito conseguito dall'appellante adesivo a quel momento. E dal 2012 in poi i bonus annui corrisposti dalla P_ SA non sono più destinati a rimunerare la cessione del pacchetto azionario. Di tali gratifiche non si conosce l'entità (il contratto di lavoro prevedeva unicamente che dal 2012 in poi esse sarebbero state negoziate dalle parti: doc. 1, 2° foglio in fondo), ma se appena si pensa che quella del 2007 ammontava a fr. 37
664.88, quella del 2008 a fr. 41
670.50 e quella del 2009 a fr. 49
292.57, il reddito di fr. 11
000.– mensili stimato dal Pretore risulta sicuramente attendibile. E con tale importo l'appellante adesivo è in grado di finanziare il proprio fabbisogno (fr. 4752.– mensili), di versare il contributo alimentare per la moglie (fr. 1225.– mensili), quello per la figlia O_ (fr. 2150.– mensili) e di sostentare i figli L_ e S_ (il cui fabbisogno in denaro non eccede la differenza di fr. 2873.– mensili, il costo dell'alloggio essendo già compreso in quello del padre). Anche per quanto riguarda la capacità contributiva di AO 1 l'appello adesivo vede quindi la sua sorte segnata.
III. Sugli oneri processuali e le ripetibili
10.
L'appello principale di AP 1 va respinto su tutta la linea: sulla pretesa di fr. 775
000.– con interessi in liquidazione del regime dei beni, sul contributo alimentare di fr. 4810.– mensili per sé e su quello di fr. 2631.– mensili per la figlia T_ fino al termine della formazione scolastica e professionale. Che le sia riconosciuto un fabbisogno minimo più alto (consid. 6b) poco importa, il reddito di lei essendo maggiore di quanto ha accertato il Pretore. Destinato al rigetto è parimenti l'appello adesivo di AO 1, il quale soccombe appieno sulla postulata soppressione del contributo alimentare per la moglie. Che il reddito di lei sia più elevato di quello stimato dal Pretore poco importa (consid. 8c), il fabbisogno minimo rivelandosi maggiore. L'appello principale e l'appello adesivo si neutralizzano quindi a vicenda, elidendosi reciprocamente, ciò che comporta la reiezione di entrambi e la conferma della sentenza impugnata. In simili condizioni ogni parte sopporta le spese del proprio rimedio giuridico e deve rifondere all'altra un'equa indennità per ripetibili (art. 148 cpv. 1 CPC ticinese).
IV. Sui rimedi giuridici a livello diritto federale
11.
Circa i rimedi giuridici esperibili sul piano federale contro la presente sentenza (art. 112 cpv. 1 lett. d LTF), il valore litigioso supera ampiamente la soglia di fr. 30
000.– ai fini dell'art. 74 cpv. 1 lett. b LTF.