Decision ID: 1b08495c-6ce5-560d-8f66-b42e72cf1081
Year: 2008
Language: it
Court: TI_TCAS
Chamber: TI_TCAS_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: social_law

ritenuto
in fatto
1.1. RI 1, nato nel _, di professione muratore, il 9 novembre 2005 (doc. AI 2-1) ha presentato una richiesta di prestazioni per adulti, a causa di “
cervicalgie persistenti con osteocondrosi C5-C6 e C6-C7 con stenosi secondaria del canale spinale C5-C6, piccola ernia discale tra C3 e C7, spondilartrosi e uncartrosi e sindrome lombovertebrale cronica
” (doc. AI 7-1; 15-1).
Esperiti gli accertamenti medici ed economici del caso, tra cui una perizia reumatologica eseguita dal Dr. Med. _ e ritenuto il parere del SMR, con progetto di decisione del 26 marzo 2007 (doc. 35-1) l’UAI ha respinto la richiesta di prestazioni dopo aver proceduto al raffronto dei redditi, in quanto l’assicurato presenta un grado d’invalidità inferiore al 40% e quindi insufficiente per ottenere il diritto a prestazioni.
Con osservazioni datate 14 maggio 2007 (doc. AI 47-1) l’assicurato, rappresentanto dalla RA 1, _, ha ritenuto errate le conclusioni a cui è giunto l’UAI, fondate essenzialmente sulla perizia del Dr. Med. _ che valuta l’assicurato inabile al lavoro al 60% nella sua precedente attività di muratore e abile al 100% con un rendimento massimo in un’attività adatta al suo stato di salute.
L’insorgente a sostegno delle proprie argomentazioni ha prodotto il rapporto del Dr. Med. _ (doc. AI 48-2) che certifica a RI 1 un’incapacità lavorativa di almeno il 70% per quanto riguarda l’attività di muratore, mentre lo ritiene abile solo al 50% per quanto riguarda i lavori fisicamente leggeri.
Dopo aver richiesto il parere del SMR in merito alla documentazione presentata, con decisione 5 giugno 2007 l’Ufficio AI ha confermato il rifiuto di prestazioni (doc. AI 58-1).
1.2. Contro questa decisione, è tempestivamente insorto l’assicurato per il tramite della propria rappresentante, contestando la decisione dell’amministrazione sulla base delle medesime argomentazioni sollevate in sede di osservazioni e postulando l’allestimento di una perizia reumatologica giudiziaria (doc.I).
1.3. L’UAI, in risposta, ha rilevato che l’allegato ricorsuale, sollevando unicamente la “
discrepanza tra le valutazioni
” del Dr. Med. _ e del Dr. Med. _, entrambe allestite nel rispetto dei canoni dettati da dottina e giurisprudenza e senza validamente indicare - nel caso concreto - specifici errori rispettivamente contraddizioni nella perizia eseguita dal perito dell’amministrazione, non merita accoglimento (doc. IV).
1.4. Con scritto 13 agosto 2007 la rappresentante dell’assicurato ha richiamato il paragrafo III.3 del proprio atto ricorsuale, nel quale, contrariamente a quanto sostenuto dall’Ufficio AI, ella afferma di aver evidenziato la discrepanza tra le conclusioni del Dr. Med. _ riguardo la capacità lavorativa dell’assicurato (a suo parere completa in attività adeguate) e il quadro valetudinario da lui tracciato. L’insorgente ha criticato inoltre il parere del Dr. Med. _ del SMR che, secondo lei, si è limitato a sottolineare che i gradi di inabilità lavorativa divergenti tra i due specialisti sono dovuti a valutazioni differenti della stessa patologia confermando le conclusioni del Dr. Med. _, senza entrare minimamente nel merito delle censure concrete mosse (doc. VI).
1.5. Il TCA in data 7 / 18 agosto
2008 ha
interpellato il Dr. Med. _ in merito alla divergente valutazione da parte del Dr. Med. _ dell’abilità lavorativa dell’insorgente (doc. VIII; X).
1.6. Il Dr. Med. _ ha risposto in data 20 agosto 2008 (doc. XI) riconfermando la propria precedente valutazione.
Tale scritto è stato trasmesso alle parti con facoltà di presentare osservazioni scritte (doc. XII).
1.7. La rappresentante del ricorrente in data 2 settembre 2008 si è riconfermata nelle proprie argomentazioni e ha evidenziato l’insufficiente motivazione della risposta fornita dal perito al quesito posto da questa Corte (XIII).
1.8. Da parte sua l’UAI, alla luce della presa di posizione del perito, ha confermato la propria decisione postulando la reiezione del ricorso (doc. XIV).
considerato,

in diritto
in ordine
2.1. La presente vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante importanza (ad esempio per la difficoltà dell
'
istruttoria o della valutazione delle prove). Il
TCA
può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico ai sensi dell
'
articolo 49 cpv. 2 della Legge sull
'
organizzazione giudiziaria (STF H 180/06 del 21 dicembre 2007; STFA I 707/00 del 21 luglio 2003).
2.2. Il 1° gennaio 2008 è entrata in vigore la 5a revisione della LAI (RU 2007 5148).
Occorre qui rilevare che per quanto riguarda le norme di diritto sostanziale, in assenza di disposizioni transitorie, nel diritto delle assicurazioni sociali sono determinanti quei disposti in vigore al momento in cui si è realizzata la fattispecie che esplica degli effetti (DTF 129 V 4 consid. 1.2; 127 V 466 consid. 1).
Dal momento che nel caso in esame lo stato di fatto giuridicamente determinante (momento dell’eventuale diritto alla rendita) è realizzato antecedentemente al 1° gennaio 2008, le modifiche della 5a revisione della LAI non sono applicabili. Ne consegue che gli articoli della LAI citati in seguito fanno riferimento al tenore valido sino al 31 dicembre 2007.
nel merito
2.3. Oggetto del contendere è la questione a sapere se l’Ufficio AI ha agito correttamente respingendo la richiesta di prestazioni del ricorrente ritenendo un grado d’invalidità del 24% sulla base delle conclusioni del Dr. Med. _ – spec. FMH in medicina interna / reumatologia - confermate successivamente dal Dr. Med. _ del SMR.
Secondo l’art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con gli artt. 7 e 8 LPGA, con invalidità s’intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata, cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio.
Gli elementi fondamentali dell'invalidità, secondo la surriferita definizione, sono quindi un danno alla salute fisica o psichica conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio, e la conseguente incapacità di guadagno.
Occorre quindi che il danno alla salute abbia cagionato una diminuzione della capacità di guadagno, perché il caso possa essere sottoposto all'assicurazione per l'invalidità (G. Scartazzini, Les rapports de causalité dans le droit suisse de la sécurité sociale, Basilea e Francoforte sul Meno 1991, pag. 216 segg.).
Giusta l'art. 28 cpv. 1 LAI, in vigore sino al 31 dicembre 2003, gli assicurati hanno diritto a una rendita intera se sono invalidi almeno al 66 2/3%, a una mezza rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono invalidi almeno al 40%. Nel suo nuovo tenore in vigore dal 1° gennaio
2004, l
'art. 28 cpv. 1 LAI prescrive che gli assicurati hanno diritto a una rendita intera se sono invalidi almeno al 70%, a tre quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%, a una mezza rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono invalidi almeno al 40%.
Ai sensi dell'art. 16 LPGA, il grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto fra il reddito del lavoro che l'assicurato conseguirebbe dopo l'insorgenza dell'invalidità e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione, nell'esercizio di un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in condizioni normali di mercato del lavoro (reddito da invalido) ed il reddito del lavoro che egli avrebbe potuto conseguire se non fosse diventato invalido (reddito da valido).
Si confronta perciò il reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non fosse divenuto invalido con quello che egli può tuttora realizzare, benché invalido, sfruttando la residua capacità lavorativa in attività da lui ragionevolmente esigibili in condizioni normali del mercato del lavoro, previa adozione di eventuali provvedimenti integrativi (metodo generale del raffronto dei redditi; DTF 128 V 30 consid. 1, 104 V 136 consid. 2a e 2b; Pratique VSI 2000 pag. 84 consid. 1b).
Nella DTF 107 V 21 consid. 2c,
la Corte
federale ha stabilito che l'assicurazione per l'invalidità non è tenuta a rispondere qualora l'assicurato, in ragione della sua età, di una carente formazione oppure a causa di difficoltà di apprendimento o linguistiche, non riesce a trovare concretamente un'occupazione (giurisprudenza confermata dall
'
allora TFA [dal 1° gennaio 2007: TF] con sentenza
del 14 luglio 2006, U 156/05, consid. 5).
La misura dell'attività ragionevolmente esigibile dipende, d'altra parte, dalla situazione personale dell'assicurato e dalla possibilità di applicazione di misure reintegrative. La situazione personale dell'assicurato è essenziale per la valutazione della residua capacità al guadagno. Secondo il TFA i due redditi, dalla cui differenza emerge il grado dell'incapacità di guadagno, vanno stabiliti in maniera precisa. Se ciò non è possibile, devono essere calcolati sulla base di una valutazione fondata sulle circostanze concrete (SVR 1996 IV Nr. 74 consid. 2a, DTF 114 V 313 consid. 3a).
Al proposito va infine ancora rilevato che,
secondo la giurisprudenza federale, per il raffronto dei redditi sono determinanti le circostanze esistenti al momento dell'(eventuale) inizio del diritto alla rendita ed i redditi da valido e da invalido devono però essere rilevati sulla medesima base temporale e la valutazione deve tenere conto di eventuali modifiche dei redditi di paragone intervenute fino alla resa della decisione (rispettivamente, in regime di LPGA, decisione su opposizione) e suscettibili di incidere sul diritto alla rendita (DTF 129 V 222, cfr. anche
cfr. STFA inedite 26 giugno 2003 nella causa R consid. 3.1, I 600/01; 3 febbraio 2003 nella causa R, I 670/01 pubblicata in SVR 2002 IV Nr. 24; 18 ottobre 2002 nella causa L consid. 3.1, I 761/01 pubblicata in SVR 2003 IV Nr. 11 e 9 agosto 2002 nella causa S. consid. 3.1, I 26/02 e cfr. anche STFA inedita 13 giugno 2003 nella causa G. consid. 4.2, I 475/01).
2.4. Per quanto riguarda in particolare l'invalidità cagionata da un
danno alla salute psichica, il TFA ha stabilito che è decisivo al proposito che il danno sia di gravità tale da non poter praticamente esigere dall'assicurato di valersi della sua capacità lavorativa sul mercato del lavoro, o che ciò sia persino intollerabile per la società (DTF 127 V 298 consid. 4c, 102 V 165= RCC 1977 pag. 169; Pratique VSI 1996 pag. 318, 321, 324; RCC
1992 pag. 180; ZAK 1984 pag. 342, 607; STFA del 29 settembre 1998 nella causa S. F., I 148/98, pag. 10 consid. 3b; Locher, Grundriss des Sozialversicherungsrecht, Berna 2003, pag. 128).
L'Alta Corte ha inoltre avuto modo di precisare che:
"
(...)
Tra i danni alla salute psichica, i quali come i danni fisici, possono determinare un'invalidità ai sensi dell'art. 4 cpv. 1 LAI, devono essere annoverati - oltre alle malattie mentali propriamente dette - le anomalie psichiche parificabili a malattia. Non sono considerati effetti di uno stato psichico morboso, e dunque non costituiscono turbe a carico dell'assicurazione per l'invalidità le limitazioni della capacità di guadagno cui l'assicurato potrebbe ovviare dando prova di buona volontà; la misura di quanto è ragionevolmente esigibile dev'essere apprezzata nel modo più oggettivo possibile. Bisogna dunque stabilire se, e in quale misura al caso, un assicurato può, nonostante il danno alla salute mentale, esercitare un'attività lucrativa che il mercato del lavoro gli offre, tenuto conto delle sue attitudini. In quest'ambito il punto è quello di sapere quale attività si può da lui ragionevolmente esigere. Ai fini di stabilire l'esistenza di un'incapacità di guadagno causata da un danno alla salute psichica non è quindi decisivo accertare se l'assicurato eserciti o meno un'attività lucrativa insufficiente; di maggior rilievo è piuttosto domandarsi se si debba ammettere che l'utilizzazione della capacità lavorativa non può in pratica più essere da lui pretesa oppure che essa sarebbe persino insopportabile per la società (DTF 102 V 166; VSI 1996 pag. 318 consid. 2a, pag. 321 consid. 1a, pag. 324 consid. 1a; RCC 1992 pag. 182 consid. 2a e sentenze ivi citate)" (STFA del 29 settembre 1998 nella causa S. F. [I 148/98], pag. 10 consid. 3b)."
Secondo la giurisprudenza del TFA siffatti principi valgono fra l'altro per le psicopatie, le alterazioni dello sviluppo psichico (psychische Fehlentwicklungen), l'alcolismo, la farmacomania, la tossicomania e le nevrosi (STFA del 18 ottobre 1999 nella causa B., I 441/99; STFA del 29 settembre 1998 nella causa S. F., I 148/98, pag. 10 consid. 3b; RCC 1992 pag. 182 consid. 2a con riferimenti).
In una sentenza pubblicata in DTF 130 V 352 l’Alta Corte ha precisato i criteri per poter concludere che un disturbo da dolore somatoforme provoca un’incapacità di guadagno duratura.
Tali criteri sono stati così riassunti dal TFA in un’altra sentenza I 404/03 del 23 aprile 2004, in lingua italiana, nella quale il TFA si è così espresso:
"
6.2. A determinate condizioni, anche un disturbo da dolore somatoforme - rientrante nella categoria delle affezioni psichiche, per le quali l'allestimento di una perizia psichiatrica si rende normalmente necessario alfine di stabilirne le ripercussioni economiche - può causare una incapacità lavorativa (cfr. sentenza del 12 marzo
2004 in
re N., I 683/03, consid. 2.2.2, destinata alla pubblicazione nella Raccolta ufficiale [ndr.: pubblicata in DTF 130 V 352]). Secondo giurisprudenza, ancora recentemente confermata, un disturbo somatoforme da dolore persistente non è tuttavia, di regola, atto a determinare, in quanto tale, una limitazione duratura della capacità lavorativa suscettiva di dare luogo a un'invalidità ai sensi dell'
art. 4 cpv. 1 LAI
(sentenza citata del 12 marzo
2004 in
re N., consid.
2.2.3; Ulrich Meyer-Blaser, Der Rechtsbegriff der Arbeitsunfähigkeit und seine Bedeutung in der Sozialversicherung, namentlich für den Einkommensvergleich in der Invaliditätsbemessung, in: René Schaffhauser/Franz Schlauri [editori], Schmerz und Arbeitsunfähigkeit, San Gallo 2003, pag. 76 segg., in particolare pag. 81 seg.).
Un'eccezione a questo principio entra in linea di conto soltanto in quei casi in cui il disturbo da dolore somatoforme presenta secondo gli accertamenti medici una gravità tale da rendere in pratica oggettivamente non più esigibile dalla persona assicurata lo sfruttamento della sua capacità lavorativa residua sul mercato del lavoro oppure dove ciò risultasse insostenibile per la società (DTF 102 V 165; VSI 2001 pag. 225 consid. 2b con riferimenti; cfr. pure DTF 127 V 298 consid. 4c in fine). Una simile inesigibilità, da ammettersi soltanto in casi eccezionali, presuppone tuttavia l'esistenza concomitante di una comorbidità psichica di notevole gravità, intensità e durata oppure la presenza qualificata di altri criteri, quali ad es. l'esistenza di concomitanti affezioni organiche croniche accompagnate da un decorso patologico pluriennale con sintomi stabili o in evoluzione senza remissione duratura, l'accertamento di un ritiro totale dalla vita sociale, un eventuale profitto tratto dalla malattia (cosiddetto "Krankheitsgewinn") come pure un insuccesso, nonostante gli sforzi profusi, di trattamenti e di provvedimenti riabilitativi. A volte, la presenza di tali fattori permette di ritenere insormontabile il disturbo da dolore somatoforme (sentenza citata del 12 marzo
2004 in
re N., consid. 2.2.3 e i riferimenti ivi citati; cfr. pure VSI 2000 pag. 155 consid. 2c). Da notare ancora che i fattori psicosociali o socioculturali non figurano nel novero delle affezioni alla salute suscettibili di originare un'incapacità di guadagno ai sensi dell'
art. 4 cpv. 1 LAI
(cfr. sentenza del 29 gennaio
2003 in
re P., I 129/02, consid. 3.2, con riferimento ai principi sanciti in DTF 127 V 294).
In tale contesto, l'esperto chiamato ad esprimersi deve, sul piano psichiatrico, porre una diagnosi nell'ambito di una classificazione riconosciuta e pronunciarsi sulla gravità dell'affezione. Tenendo conto dei criteri esposti, egli deve così valutare l'esigibilità della ripresa, rispettivamente dell'estensione lavorativa da parte dell'assicurato (VSI 2000 pag. 155 consid. 2c)."
Questa giurisprudenza è stata recentemente confermata dall’Alta Corte nella sentenza 9C_830/2007 del 27 luglio 2008, vedi anche la sentenza 9C_382/2008 del 22 luglio 2008.
Anche in un'altra
sentenza I 702/03 del 28 maggio 2004, il TFA ha evidenziato che:
"
5.2 In
una recente sentenza, questa Corte ha avuto modo di precisare che una tale inesigibilità presuppone in ogni caso la presenza manifesta di una comorbidità psichiatrica di notevole gravità, intensità e durata oppure la presenza costante e intensa di altri criteri qualificati quali (1) l'esistenza di concomitanti affezioni organiche croniche accompagnate da un decorso patologico pluriennale con sintomi stabili o in evoluzione senza remissione duratura, (2) la perdita d'integrazione sociale in tutti gli ambiti della vita, (3) uno stato psichico consolidato, senza possibilità di evoluzione sul piano terapeutico, ad indicare allo stesso tempo l'insuccesso e la liberazione dal processo risolutivo del conflitto psichico (profitto primario tratto dalla malattia; "primärer Krankheitsgewinn") oppure (4) l'insuccesso di trattamenti ambulatoriali o stazionari conformi alle regole dell'arte nonché di provvedimenti riabilitativi a dispetto degli sforzi profusi dalla persona assicurata (sentenza citata del 12 marzo
2004 in
re N., consid. 2.2.3 e sentenza del 21 aprile
2004 in
re P., I 870/02, consid.
3.3.2; VSI 2000 pag. 155 consid.
2c; Ulrich Meyer-Blaser, Der Rechtsbegriff der Arbeitsunfähigkeit und seine Bedeutung in der Sozialversicherung, namentlich für den Einkommensvergleich in der Invaliditätsbemessung, in: René Schaffhauser/Franz Schlauri [editori], Schmerz und Arbeitsunfähigkeit, San Gallo 2003, pag. 76 segg. e 80 segg.)."
In una sentenza I 770/03 del 16 dicembre 2004 pubblicata in DTF 131 V
49 l
'Alta Corte, dopo avere confermato che l'esame dell'effetto invalidante di un disturbo da dolore somatoforme richiede una verifica completa della situazione sulla base dei criteri summenzionati, ha aggiunto che si devono considerare anche gli elementi a sostegno della non sussistenza dell'obbligo di prestazione sull'assicurazione per l'invalidità.
Pertanto, se le limitazioni nell'esercizio di un'attività risultano da un'esagerazione dei sintomi o simili, di regola non sussiste un danno alla salute che dà diritto a prestazioni dell'assicurazione. Questa situazione è data quando: vi è una notevole discrepanza tra i dolori descritti e il comportamento osservato/l'anamnesi; l'assicurato afferma di essere afflitto da dolori intensi, ma li caratterizza in modo vago; l'assicurato non fa richiesta di cure mediche o terapie; i lamenti dell'assicurato sembrano ostentati e quindi poco credibili al perito; l'assicurato sostiene di subire gravi limitazioni nella vita quotidiana, nonostante il contesto psicosociale sia pressoché intatto (v. Kopp/Willi/Klipstein, Im Graubereich zwischen Körper, Psyche und sozialen Schwierigkeiten, in: Schweizerische Medizinische Wochenschrift 1997, p. 1434, con riferimento ad uno studio approfondito di Winchkler e Foerster).
La nostra Massima Istanza in una sentenza I 873/05 del 19 maggio 2006, si è confermata nella propria giurisprudenza e l'ha estesa anche al caso della fibromialgia, rilevando:
"
(...)
Ora, il Tribunale federale delle assicurazioni, in una recente sentenza 8 febbraio 2006 in re S. (I 336/04), destinata alla pubblicazione nella raccolta ufficiale (ndr.: pubblicata in DTF 132 V 65), ha stabilito che non vi è motivo per l'amministrazione e il giudice di rimettere in discussione la diagnosi di fibromialgia quand'anche essa sia tema di controversie negli ambienti medici. Ha poi precisato che la fibromialgia presenta numerose similitudini con i disturbi da dolore somatoforme, per cui si giustifica, dal profilo giuridico, e allo stato attuale delle conoscenze, di applicare per analogia i principi sviluppati dalla giurisprudenza in materia di disturbi da dolore somatoforme qualora si tratti di valutare il carattere invalidante di una fibromialgia.
Ciò significa che anche in presenza di fibromialgia si deve presumere che tale affezione o gli effetti della stessa possano essere sormontati facendo gli sforzi personali ragionevolmente esigibili (cfr. DTF 131 V 50 (recte: 49)). Come in tema di disturbi da dolore somatoforme si deve comunque prendere in considerazione la possibile sussistenza di determinati fattori che, per la loro intensità e costanza, rendono la persona incapace di fare simili sforzi. I criteri suscettibili di giustificare una prognosi negativa sono i seguenti: la presenza di una componente psichiatrica importante per la sua gravità, la sua intensità e la sua durata, il perdurare di un processo morboso per più anni senza remissione durevole, l'esistenza di turbe croniche, il verificarsi di una perdita di integrazione sociale in tutte le manifestazioni della vita e la constatazione dell'insuccesso delle cure ambulatorie o stazionarie praticate secondo le regole dell'arte, questo nonostante l'attitudine cooperativa della persona assicurata. In presenza di una componente psichiatrica, si deve tener conto dell'esistenza di uno stato psichico cristallizzato risultante da un processo difettoso di risoluzione di un conflitto conferente comunque un sollievo dal profilo psichico (profitto tratto dalla malattia, fuga nella malattia). Infine, sempre come nel caso di disturbi da dolore somatoforme si deve concludere per l'assenza di un danno alla salute giustificante il diritto a prestazioni qualora le limitazioni legate all'esercizio di un'attività risultino da un’esagerazione dei sintomi. (...)” (STFA del 19 maggio 2006 nella causa O., I 873/05)
In una sentenza 9C_35/2007 del 4 aprile 2008, l'Alta Corte ha sottolineato:
"
(...)
Quanto agli effetti invalidanti della fibromialgia, invocati con il ricorso e negati nel caso di specie dal primo giudice sulla scorta della valutazione del Servizio X._, basta il rilievo che, in analogia a quanto stabilito in materia di disturbo somatoforme da dolore persistente, la malattia non è di regola atta a determinare una limitazione di lunga durata della capacità lavorativa suscettiva di cagionare un'invalidità ai sensi dell'art. 4 cpv. 1 LAI e che comunque le condizioni per eccezionalmente ammettere una siffatta ipotesi non sono certamente date in concreto in assenza di una comorbidità psichiatrica importante (in casu: sintomatologia depressiva descritta in totale regressione) e in presenza di una (chiara) tendenza all'esagerazione riscontrata dal dott. J._ (DTF 132 V 65 consid. 4.2.1 e 4.2.2 pag. 70 seg.; 131 V 49 consid. 1.2 pag. 50; 130 V 352 consid. 2.2.3 pag. 353 seg. e consid. 3.3.1 pag. 358). (...)"
In una sentenza I 384/06 del 4 luglio 2007 il Tribunale federale (TF) ha ribadito che “(...) il riconoscimento di un danno alla salute psichica presuppone in particolare la diagnosi espressa da uno specialista in psichiatria, poggiata sui criteri posti da un sistema di classificazione riconosciuto scientificamente (cfr. DTF 130 V 396 segg.; cfr. pure la recente sentenza del Tribunale federale delle assicurazioni I 621/05 del 13 luglio 2006, consid. 4). (...)” (STF del 4 luglio 2007, I 384/06).
2.5. Nella concreta evenienza l’UAI ha negato all’assicurato il diritto a una rendita d’invalidità fondandosi sulla perizia reumatologica del Dr. Med. _.
Dal referto del 22 gennaio 2007 (doc. AI 27-1) il perito, dopo aver esposto dettagliatamente l’anamnesi personale, sistematica e sociale e riportato le indicazioni soggettive e le constatazioni oggettive, si è così espresso:
"
(...)
Valutazione:
Il signor RI 1, nato il _, _, _ lamenta da anni dolori cervicali e lombari, non miglioranti alle cure farmacologiche-fisiatriche ambulatoriali. Attualmente riferisce dolori “fissi” non meglio qualificabili, suboccipitali dalle due parti soprattutto a sinistra, irradianti verso il muscolo trapezio a sinistra, dolori che aumentano muovendo la testa proiettando nel contempo verso l’esterno dell’omero sinistro, branchialgie che si collegano con il dolore esterno al gomito sinistro preesistente; le branchialgie non aumentano alle manovre di Valsalva; i dolori cervicali scompaiono praticamente stando a letto; aumentano verso sera, soprattutto stando seduto o in piedi prolungatamente; la colonna cervicale risulta altamente limitata alla rotazione globale verso sinistra con dolori a fine corsa, sono assenti deficit cervicoradicolari; la radiografia della colonna cervicale evidenzia una minima anterolistesi di C4 su C5, gravi osteocondrosi C5/6 e C6/7, uncartrosi e spondilosi multisegmentali. Le spalle mostrano una mobilità passiva normale senza sintomatologia di attrito, senza indizi per una lesione maggiore alle cuffie rotatorie. Si riconferma un’epicondilopatia omeroradiale bilaterale. L’assicurato lamenta dolori esterni gluteali a destra, non notturni, in aumento al movimento, stando in posizione eretta, deambulando in salita, chinando il tronco; la mobilità lombare è altamente limitata alle lateroflessioni con dolori accentuati alla lateroflessione verso sinistra; la radiografia della colonna vertebrale evidenzia un’osteocondrosi L4/5 e condrosi L5/S1, spondilosi plurisegmentali; sono assenti deficit lomboradicolari. La mobilità delle anche risulta simmetrica, libera, senza apparizione di dolori coxogeni. Avverte poi dolori anteriori al ginocchio sinistro con sensazione di instabilità, in aumento inginocchiandosi e camminando in discesa, in passato aveva sofferto di borsite; la mobilità passiva del ginocchio sinistro appare libera, anche se l’assicurato controinnerva attivamente la muscolatura delle gambe, non lamenta dolori gonogeni; la radiografia delle ginocchia evidenzia minime gonartrosi mediali bilaterali.
Sulla base degli atti, dell’anamnesi richiesta, dell’esame clinico e radiologico, possiamo dunque porre le diagnosi di sindrome cervicospondilogena bilaterale prevalentemente a sinistra, cronica in alterazioni degenerative della colonna cervicale (minima anterolistesi di C4 su C5, gravi osteocondrosi C5/6 e C6/7, uncartrosi e spondilosi multisegmentali), sindrome lombospondilogena a destra in alterazioni degenerative della colonna lombare (osteocondrosi L4/5 e condrosi L5/S1, spondilosi plurisegmentali), disturbi statici del rachide (accentuazione della cifosi dorsale, scoliosi sinistroconvessa toracolombare), decondizionamento muscolare, epicondilopatia omeroradiale bilaterale, gonartrosi mediali bilaterali.
Non ho proposte terapeutiche da formulare in grado di migliorare la capacità lavorativa.
Giudico come lavoro adatto allo stato di salute attuale, un’attività che tiene pienamente conto della capacità funzionale residua descritta nell’allegato.
In un lavoro adatto allo stato di salute, giudico l’assicurato abile al lavoro nella misura del 100% con rendimento massimo, a partire dal 29.04.2005, data a partire dalla quale è stato ritenuto totalmente inabile al lavoro come muratore, sua ultima attività principale.
Come muratore, attività svolta spesso in posizioni inergonomiche per la schiena e le ginocchia, con necessità di sollevare carichi pesanti, giudico l’assicurato, a seguito dei limiti funzionali citati, inabile al lavoro nella misura del 60%, a partire dal 29.4.2005”.
Nell’allegato (doc. AI 27-7) il perito ha così esposto la capacità funzionale residua di RI 1:
- ridotta nel sollevamento e/o trasporto di carichi superiori a 11 kg, esigua per pesi superiori a 26 kg e lievemente ridotta sopra il piano spalle per pesi superiori ai 5 kg;
- la funzionalità è ridotta nella manipolazione di oggetti e attrezzi pesanti e molto pesanti e lievemente ridotta nella rotazione della mano;
- per le posizioni di lavoro la funzionalità è ridotta a braccia elevate, nonché lievemente ridotta con rotazione, in posizione eretta e piegata in avanti, inginocchiata e con ginocchia in flessione;
- lievemente ridotta nel mantenere la posizione seduta e eretta;
- lievemente ridotta nello spostarsi e camminare su terreno accidentato e salire/scendere le scale, ridotta invece per quanto riguarda i ponteggi o scale a pioli.
Il Dr. Med _ del SMR, in data 29 gennaio 2007, ha annotato che in considerazione delle attestazioni del medico curante Dr. _ e del questionario del datore di lavoro, l’inabilità lavorativa dell’assicurato va fissata al 100% dal 26.10.2004 fino al 06.02.2005 e al 50% dal 07.02.2005 al 28.04.2005 (doc. AI 29-1). In seguito egli ha ripreso le considerazione del Dr. Med. _ precedentemente illustrate.
2.6.
L’assicurato, il 18 aprile 2007, è stato visitato, su richiesta del suo medico curante, Dr. Med. _ - spec. FMH in medicina interna - , dal Dr. Med. _ - spec. FMH in medicina interna / malattie reumatiche. Questo specialista ha posto la seguente diagnosi (doc. AI 48-2):
"
(...)
Diagnosi
Sindrome cervico-vertebrale /-spondilogena cronica su:
Grave discopatia degenerativa a livello C5-C6 e C6-C7.
Lieve anterolistesi di C4 su C5.
Uncartrosi e spondilosi su più livelli.
Sindrome lombovertebrale/-spondilogena cronica a dx su:
Osteocondrosi a livello L4L5 ed L5-S1.
Spondilosi a più livelli.
Incipiente gonartrosi al compartimento mediale bilat.
Generalizzazione dei dolori con sviluppo fibromialgico.
Sindrome ansio-depressiva reattiva su difficoltà socio-economiche”.
_ Dopo aver illustrato l’anamnesi personale e sociale il Dr. Med. _ si è già espresso a proposito del sistema locomotore (doc.
AI 48-3/4):
"
(...)
Sistema locomotore
:
Colonna vertebrale con lieve scoliosi lombare sinistroconvessa,
i movimenti della colonna cervicale sono ridotti di circa 1/3 all’estensione ed alle rotazioni verso sx, movimenti dolenti in fase terminale, senza comunque evocazione di dolori irradianti nelle braccia.
I movimenti della colonna toracolombare sono ridotti da 1 a 2/3 in tutte le direzioni, leggermente dolenti a livello lombare in fase terminale soprattutto all’estensione ed alle rotazioni, pure senza evocazione di dolori nelle gambe; Lasègue e Lasègue invertito bilat. Negativo.
È possibile evocare una diffusa dolenzia alla palpazione dell’intera muscolatura paravertebrale, a partenza dalla regione cervico-scapolare fino a quella lobogluteale bilat.; leggeri dolori di carattere fibromialgico pure sul tronco ed alle quattro estremità.
Le rotazioni d’entrambe le spalle sono leggermente limitate ma indolenti, senza chiari segni per un conflitto sottoacromiale. Limitazione di 1-2/3 della rotazione interna dell’anca dx, indolente. Lievi segni per una gonartrosi bilat., senza comunque alcun versamento articolare e senza segni per una meniscopatia acuta. Ulteriore stato articolare privo di particolarità di rilievo. (...)”
Il Dr. Med. _ concludeva che (doc. AI 48-4/5):
"
(...)
Valutazione e procedere:
Si tratta di un paziente 58enne che lamenta apparentemente già da almeno una quindicina di anni dolori recidivanti alla colonna vertebrale, soprattutto a livello lombare e cervicale, a causa dei quali ha eseguito nel corso degli anni diversi trattamenti fisioterapici ambulatoriali e stazionari. Negli ultimi anni i dolori hanno mostrato un ulteriore peggioramento, con irradiazione sia verso le braccia che verso le gambe (soprattutto a dx). I dolori non hanno mai mostrato una chiara regressione, anche se non lavora ormai più da oltre due anni e non è perciò stato sottoposto ad importanti sforzi fisici.
All’esame reumatologico ho potuto riscontrare un paziente ben collaborante, però chiaramente teso, agitato, segni di Waddel parzialmente positivi. I movimenti della colonna vertebrale sono leggermente limitati, è possibile evocare una diffusa dolenzia di carattere fibromialgico alle quattro estremità e sul tronco (reazioni algiche in parte adeguate). Lo stato neurologico cursorio non ha mostrato segni per una radicolopatia acuta.
Le radiografie della colonna vertebrale e lombare hanno potuto evidenziare delle significative alterazioni degenerative soprattutto a livello C5-C6 e C6-C7, in parte pure L4-L5 ed L5-S1.
Ritengo perciò che i dolori lamentati dal signor RI 1 possano essere almeno in parte spiegati dalla presenza delle descritte alterazioni degenerative.
Sottolineo come si tratti di un assicurato che ha lavorato per oltre 40 anni in modo molto pesante quale manovale-muratore, ciò che ha portato ad un “consumo” della sua schiena. Ho comunque l’impressione che almeno parte dei dolori da lui ora presentati abbiano una certa componente funzionale, verosimilmente favorita da uno sviluppo ansio-depressivo che si è presentato negli ultimi mesi a causa delle difficoltà economiche e dell’incertezza sul suo futuro.
Ritengo comunque che egli sia da ritenere non più idoneo allo svolgimento di un lavoro fisicamente pesante come quello precedentemente svolto, per il quale esiste attualmente un’incapacità lavorativa di almeno il 70% (impensabile che egli riesca ancora a venire reintegrato in un lavoro di cantiere con tali limitazioni).
Per i lavori fisicamente leggeri, che non implichino sforzi eccessivi per la colonna vertebrale (sollevamento ripetuto di pesi superiori ai 10-15 kg. movimenti ripetuti di flessione/estensione del tronco, lavori prolungati in posizioni inergonomiche), vi è invece solo una parziale limitazione della capacità lavorativa valutabile attorno ad un 50%. Non concordo infatti con quanto affermato dal collega _, il quale considerava l’assicurato ancora abile al lavoro senza limitazioni per un’attività adeguata. Le notevoli limitazioni che egli presenta nello svolgimento delle semplici attività quotidiane e domestiche dimostra come sia impensabile che egli possa ancora svolgere determinate attività lavorative relativamente pesanti a tempo pieno. Le attività proposte dall’AI nella sua lettera del 26.03.2007 sono in linea teorica ancora esigibili, nella misura di almeno il 50%; dal lato pratico sarà comunque molto difficile che egli alla sua età, senza alcuna formazione professionale e con una scarsa scolarizzazione riesca a trovare un lavoro adeguato alle sue limitazioni valetudinarie.
Non sono invece in grado di affermare quanto l’attuale sviluppo ansio-depressivo possa effettivamente influenzare la sua capacità lavorativa. A mio parere questo dovrebbe risolversi qualora riuscisse a trovare una certa sicurezza socio-economica per gli anni che gli mancano fino al raggiungimento dell’età di pensionamento (...)”
(doc. AI 48-5).
A mente dell’insorgente le conclusioni del Dr. Med. _ non sono coerenti con quanto rilevato a livello diagnostico. In particolare il quadro clinico di RI 1 sarebbe compromesso a tal punto da non permettere a quest’ultimo di ancora svolgere un’attività lavorativa a tempo pieno come invece sostenuto dal perito dell’amministrazione. Le limitazioni di carico e di posizione indicate dallo specialista lasciano presupporre che l’assicurato incontrerebbe notevoli difficoltà non solo nella sua precedente attività di muratore, ma altresì nell’ambito di attività che tengano pienamente conto della capacità funzionale residua del ricorrente.
A sostegno delle proprie argomentazioni la rappresentante dell’assicurato si fonda sulla perizia del Dr. Med. _ - Specialista FMH in medicina interna/malattie reumatiche, che diverge da quanto sostenuto dal Dr. Med. _ in merito alla quantificazione della capacità lavorativa. Contrariamente al perito consultato dall’amministrazione, il Dr. Med. _ ritiene l’assicurato inabile al 70% nella sua precedente attività di muratore e abile al 50% per lavori fisicamente leggeri, che non implichino sforzi eccessivi per la colonna vertebrale (sollevamento ripetuto di pesi superiori ai 10-15 kg movimenti ripetuti di flessione/estensione del tronco, lavori prolungati in posizioni in ergonomiche (doc. AI 48-5).
L’insorgente ritiene che le conclusioni del Dr. _, in merito alla residua capacità lavorativa, non siano né logiche, né scevre di contraddizioni, né ricostruibili, visto che malgrado il quadro clinico gravemente compromesso considera l’assicurato abile al lavoro nella misura del 100% in attività adeguate al suo stato di salute senza specificarne i motivi. Nel proprio atto ricorsuale la rappresentante del signor RI 1 ritiene la perizia del Dr. Med _ non in linea con i canoni dettati da giurisprudenza e dottrina e pertanto, contrariamente alla perizia allestita dal Dr. Med. _, non può esserle riconosciuto pieno valore probatorio (doc. I).
Le censure del ricorrente vertono essenzialmente sulla carente motivazione del perito in merito alle ragioni che lo hanno spinto, malgrado uno stato valetudinario assai compromesso, a ritenere l’assicurato in grado di svolgere attività adeguate a tempo pieno.
Alla luce di tali divergenze peritali in merito alla capacità lavorativa residua dell’assicurato, il ricorrente postula l’allestimento di una perizia reumatologica giudiziaria.
2.7. Per costante giurisprudenza (cfr. STF
9C
13/2007 del 31 marzo 2008),
al fine di poter graduare l'invalidità, all'amministrazione (o al giudice in caso di ricorso) è necessario disporre di documenti che devono essere rassegnati dal medico o eventualmente da altri specialisti, il compito del medico consistendo nel porre un giudizio sullo stato di salute, nell'indicare in quale misura e in quali attività l'assicurato è incapace al lavoro come pure nel fornire un importante elemento di giudizio per determinare quali lavori siano ancora ragionevolmente esigibili dall'assicurato (
DTF 125 V 256
consid.
4 pag. 261;
115 V 133
consid. 2 pag. 134;
114 V 310
consid. 3c pag. 314;
105 V 156
consid.
1 pag. 158). Spetta in seguito al consulente professionale, avuto riguardo alle indicazioni sanitarie, valutare quali attività professionali siano concretamente ipotizzabili (Meyer-Blaser, Rechtsprechung des Bundesgerichts zum IVG, pag. 228 seg.).
Quanto alla valenza probante di un rapporto medico, determinante è che i punti litigiosi importanti siano stati oggetto di uno studio approfondito, che il rapporto si fondi su esami completi, che consideri parimenti le censure espresse dal paziente, che sia stato approntato in piena conoscenza dell'incarto (anamnesi), che la descrizione del contesto medico sia chiara e che le conclusioni del perito siano ben motivate. Determinante quindi per stabilire se un rapporto medico ha valore di prova non è né l'origine del mezzo di prova, né la denominazione, ad esempio quale perizia o rapporto (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; STFA I 462/05 del 25 aprile 2007; STFA U 329/01 e U 330/01 del 25 febbraio 2003; DTF 125 V 352 consid. 3a; DTF 122 V 160 consid. 1c;
Meyer-Blaser
, Die Rechtspflege in der Sozialversicherung, BJM 1989 pag. 31; Pratique VSI 3/1997 pag. 123)
, bensì il suo contenuto (DTF 122 V
160 in
fine con rinvii).
A proposito delle perizie mediche eseguite nell'ambito della procedura amministrativa, il TFA ha stabilito che, nell'ipotesi in cui sono state eseguite da medici specializzati riconosciuti, hanno forza probatoria piena se giungono a conclusioni logiche e sono state realizzate sulla base di accertamenti approfonditi, fintanto che indizi concreti non inducono a ritenerle inaffidabili (DTF 123 V 176; DTF 122 V 161, DTF 104 V 212; SVR 1998 IV Nr. 1 pag. 2; SZS 1988 pagg. 329 e 332; ZAK 1986 pag. 189;
Locher
, Grundriss des Sozialversicherungsrechts, Berna 1994, pag. 332).
In una sentenza pubblicata nella Pratique VSI 2001 pag. 106 segg., il TFA ha però ritenuto conforme al principio del libero apprezzamento delle prove definire delle direttive per la valutazione di determinate forme di rapporti e perizie. In particolare per quanto concerne le perizie giudiziarie, la giurisprudenza ha statuito che il giudice non si scosta senza motivi imperativi dalla valutazione degli esperti, il cui compito è quello di mettere a disposizione del tribunale le loro conoscenze specifiche e di valutare da un punto di vista medico una certa fattispecie. Ragioni che possono indurre a non fondarsi su un tale referto sono ad esempio la presenza di affermazioni contraddittorie, il contenuto di una superperizia, altri rapporti contenenti validi motivi per farlo (Pratique VSI 2001 pag. 108 consid. 3b)aa e riferimenti citati;
STFA I 462/05 del 25 aprile 2007;
STFA
U 329/01 ed U 330/01 del 25 febbraio 2003).
Nella DTF 125 V 351 (= SVR 2000 UV Nr. 10 pag. 33 segg.),
la Corte
federale ha ribadito che ai rapporti allestiti da medici alle dipendenze di un'assicurazione deve essere riconosciuto pieno valore probante, a condizione che essi si rivelino essere concludenti, compiutamente motivati, di per sé scevri di contraddizioni e, infine, non devono sussistere degli indizi che facciano dubitare della loro attendibilità. Il solo fatto che il medico consultato si trovi in un rapporto di dipendenza con l'assicuratore
non
permette già di metterne in dubbio l'oggettività e l'imparzialità. Devono piuttosto esistere delle particolari circostanze che permettano di ritenere come oggettivamente fondati i sospetti circa la parzialità dell'apprezzamento.
Lo stesso vale per le perizie fatte esperire da medici esterni (DTF 104 V 31; RAMI 1993 pag. 95).
Le perizie affidate dagli organi dell'AI o dagli assicuratori privati, in sede di istruttoria amministrativa, a medici esterni o a servizi specializzati indipendenti, i quali fondano le proprie conclusioni su indagini approfondite e giungono a risultati concludenti, dispongono di forza probatoria piena, a meno che non sussistano indizi concreti a mettere in causa la loro credibilità (Pratique VSI 2001 pag. 109 consid. 3b)bb; STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008;
STFA I 462/05 del 25 aprile 2007
).
Occorre ancora evidenziare che il TFA, in una decisione del 24 agosto 2006
concernente un caso di assicurazione per l
'
invalidità
(I 938/05), ha evidenziato il valore probatorio delle opinioni espresse dai medici SMR nell
'
ambito dell
'
assicurazione per l
'
invalidità, sottolineando che in caso di divergenza tra il medico curante ed il medico SMR non è per principio necessario procedere ad una nuova perizia.
In quell’occasione l’Alta Corte ha sviluppato la seguente considerazione:
"
(...)
3.2 L
'on ne saurait certes mettre sur le même pied un rapport d'expertise émanant d'un Centre d'observation médicale de l'AI (COMAI) - dont la jurisprudence a admis que l'impartialité et l'indépendance à l'égard de l'administration et de l'OFAS sont garanties (ATF 123 V 175) - et un rapport médical établi par le SMR; toutefois, cela ne signifie pas encore qu'en cas de divergence d'opinion entre médecins du SMR et médecins traitants, il est, de manière générale, nécessaire de mettre en oeuvre une nouvelle expertise.
La valeur probante des rapports médicaux des uns et des autres doit bien plutôt s'apprécier au regard des critères jurisprudentiels précédemment énumérés (cf. consid. 3.1 supra). Il n'y a dès lors aucune raison d'écarter le rapport du SMR ici en cause ou de lui préférer celui du médecin traitant, pour le seul motif que c'est le service médical régional de l'AI qui l'a établi. Au regard du déroulement de l'examen clinique pratiqué par les médecins du SMR et du contenu de leur rapport, on ne relève, du reste, aucune circonstance particulière propre à faire naître un doute sur l'impartialité de ceux-ci.
La recourante ne fait d'ailleurs rien valoir de tel." (...)
Per quel che riguarda i rapporti del medico curante, secondo la generale esperienza della vita, il giudice deve tenere conto del fatto che, alla luce del rapporto di fiducia esistente con il paziente, il medico curante attesterà, in caso di dubbio, in favore del suo paziente (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; DTF 125 V 353 consid.
3a)cc); Pratique VSI 2001 pag. 109 consid. 3a)cc;
Meyer-Blaser
, Rechtsprechung des Bundesgericht im Sozialversicherungsrecht, Zurigo 1997, pag. 230).
Infine, va ricordato che se vi sono dei rapporti medici contraddittori, il giudice non può evadere la procedura senza valutare l'intero materiale ed indicare i motivi per cui egli si fonda su un rapporto piuttosto che su un altro (STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008,
STFA I 462/05 del 25 aprile 2007).
Va ancora rilevato che, affinché
un esame medico in ambito psichiatrico sia ritenuto affidabile, esso deve adempiere diverse condizioni (D. Cattaneo, “La promozione dell'autonomia del disabile: esempi scelti dalle assicurazioni sociali”, in RDAT II-2003, pag. 571 seg., in particolare la nota 158, pag. 628-629, nella quale vengono citate alcune sentenze federali e cantonali, in particolare
la DTF
127 V 294; cfr. D. Cattaneo, “Le perizie nelle assicurazioni sociali” in Le perizie giudiziarie Ed. CFPG, Lugano e Helbing & Lichtenhahn, Basilea 2008 pag, 203 e segg. (249-254).
In quest’ultima sentenza l'Alta Corte ha fatto proprie le considerazioni di Mosimann. In particolare, secondo questo autore (Somatoforme Störungen: Gerichte und [psychiatrische] Gutachten, in: SZS 1999 pag. 105 ss), in ambito psichiatrico l’esperto deve innanzitutto porre una diagnosi secondo una classificazione riconosciuta e pronunciarsi sulla gravità dell'affezione.
Il perito deve anche valutare l'esigibilità della ripresa di un'attività lucrativa da parte dell'assicurato. Tale prognosi deve tener conto di diversi criteri, quali il carattere premorboso, l'affezione psichica e quelle organiche croniche, la perdita d'integrazione sociale, un eventuale profitto tratto dalla malattia, il carattere cronico della malattia, la durata pluriennale della stessa con sintomi stabili o in evoluzione e l'impossibilità di ricorrere a trattamenti medici secondo la regola d'arte. La prognosi sfavorevole deve essere fatta in base all’insieme dei succitati criteri.
Inoltre, l'esperto deve esprimersi sull'aspetto psicosociale della persona esaminata.
Del resto, un rifiuto di una rendita deve ugualmente basarsi su diversi criteri, tra i quali le divergenze tra i dolori descritti e quelli osservati, le allegazioni sull'intensità dei dolori la cui descrizione rimane sul vago, l'assenza di una richiesta di cura, le evidenti divergenze tra le informazioni fornite dal paziente e quelle risultanti dall'anamnesi, il fatto che le lamentele molto dimostrative lascino l'esperto insensibile, come pure le allegazioni di grandi handicap nonostante un ambiente psico-sociale intatto (STCA inedita 27 settembre 2001, inc. 32.1999.124).
2.8. Nella fattispecie che ci occupa, l’UAI ha respinto la richiesta dell’insorgente rifacendosi in gran parte alla perizia reumatologica del Dr. Med. _, confermata dal parere del Dr. Med. _ del SMR.
Va detto che entrambi i periti, il Dr. Med. _ e il Dr. Med. _, hanno esaminato in maniera approfondita l’assicurato, valutando tutti i mali di cui soffre e procedendo ad un’anamnesi personale, sociale, oltre che a constatazioni soggettive e oggettive. Il quadro clinico dell’insorgente è stato esposto dai periti in modo chiaro giungendo a conclusioni motivate.
Le diagnosi poste sono sostanzialmente le medesime.
A mente del Dr. Med. _ l’assicurato soffre di una sindrome cervicospondilogena bilaterale prevalentemente a sinistra, cronica in alterazioni degenerative della colonna cervicale (minima anterolistesi di C4 su C5, gravi osteocondrosi C5/6 e C6/7, uncartrosi e spondilosi multisegmentali), sindrome lombospondilogena a destra in alterazioni degenerative della colonna lombare (osteocondrosi L4/5 e condrosi L5/S1, spondilosi plurisegmentali), disturbi statici del rachide (accentuazione della cifosi dorsale, scoliosi sinistroconvessa toracolombare), decondizionamento muscolare, epicondilopatia omeroradiale bilaterale, gonartrosi mediali bilaterali (doc. AI 27-5).
Il Dr. _ da parte sua conferma la sindrome cervico-vertebrale /-spondilogena cronica, la grave discopatia degenerativa a livello C5-C6 e C6-C7, una lieve anterolistesi di C4 su C5, l’uncartrosi e spondilosi su più livelli, la sindrome lombovertebrale/-spondilogena cronica a destra su osteocondrosi a livello L4L5 ed L5-S1 e la spondilosi a più livelli.
Confermata anche l’incipiente gonartrosi al compartimento mediale bilaterale.
Questo specialista indica pure una generalizzazione dei dolori patiti dal paziente con sviluppo fibromialgico e una sindrome ansio-depressiva reattiva su difficoltà socio-economiche (doc. AI 48-2). Tuttavia, le limitazioni della capacità lavorativa dell’assicurato sono da ricondurre alle alterazioni degenerative piuttosto che alla fibromialgia (doc. AI 48-5), mentre per quanto attiene alla sindrome ansio-depressiva questa non viene considerata nella valutazione della capacità lavorativa. Il Dr. _ afferma a tal proposito: “
Non sono invece in grado di affermare quanto l’attuale sviluppo ansio-depressivo possa effettivamente influenzare la sua capacità lavorativa
” (doc. AI 48-5).
Le valutazione peritali divergono per contro sull’idoneità dell’assicurato a svolgere la precedente attività di muratore e lavori fisicamente leggeri che non implichino sforzi eccessivi per la colonna vertebrale. Nel primo caso il Dr. _ ritiene il signor RI 1 inabile al 60% (doc. AI 27-5) mentre il Dr. _ al 70% (doc. AI 48-5), nel secondo caso il perito dell’amministrazione considera abile al 100% il paziente (doc. AI 27-5), mentre lo specialista interpellato dal medico curante dell’assicurato valuta al 50% la sua capacità lavorativa (doc. AI 48-5).
Il Dr. Med. _ del SMR conferma la valutazione differente della medesima patologia e conclude ritenendo corretta la valutazione del Dr. Med. _ operata al termine di un’indagine anamnestica e clinica esaustiva e secondo criteri medico-scientifici oggettivi (doc. AI 50-1).
Nell’evenienza concreta, questo Tribunale, chiamato a verificare se lo stato di salute del ricorrente è stato accuratamente vagliato dall’amministrazione prima dell’emissione della decisione qui impugnata, dopo attento esame della documentazione medica agli atti,
non intravede ragioni che gli impediscano di far proprie le conclusioni alle quali è giunto il perito dell’amministrazione, Dr. Med. _ nel referto datato 22 gennaio 2007.
Lo specialista si è infatti espresso su tutte le patologie lamentate dall’assicurato e valutato l’abilità lavorativa del paziente sulla base della documentazione messagli a disposizione, dei dati anamnestici richiesti, dell’esame clinico, delle indagini radiologiche e della visita effettuata il 22 gennaio 2007. Il referto è completo, esaustivo,
non evidenzia contraddizioni e non si può affermare essere fondato su accertamenti di fatto errati,
contrariamente a quanto invece sostenuto dal ricorrente. Esso è fondato su un’indagine approfondita che contempla, altresì, un esame della funzionalità fisica (doc. AI 27-7) che giunge a un risultato concludente seppur divergente da quello del Dr. Med. _. Quest’ultimo, peraltro, conviene con il perito dell’amministrazione che i dolori lamentati dal signor RI 1 siano in parte spiegati dalle alterazioni degenerative della colonna vertebrale e cervicale (doc. AI 48-5). Alterazioni considerate poi dal Dr. Med. _ nel suo calcolo della capacità funzionale residua (doc. AI 27-5/27-7).
Il perito dell’amministrazione interpellato da questa Corte in merito alla divergente valutazione con la perizia reumatologica del Dr. Med. _ circa la capacità lavorativa dell’insorgente ha confermato la propria valutazione precisando di essersi fondato sulla documentazione radiologica e sull’esame della capacità funzionale residua esperito in data 22 gennaio 2007.
Lo stesso Dr. Med. _ ha poi sottolineato che parte dei dolori del paziente sono da ricondurre ad una componente funzionale, verosimilmente favorita da uno sviluppo ansio-depressivo, sviluppatosi nei mesi precedenti alla visita, a causa delle difficoltà economiche e dell’incertezza del suo futuro. Patologia ansio-depressiva che però, come detto precedentemente, il perito non è stato in grado di correlare con la capacità lavorativa del paziente (doc. AI 48-5).
Dal profilo psichiatrico
va sottolineato che, secondo la giurisprudenza federale, la diagnosi di sindrome del dolore somatoforme persistente non costituisce, di per sé, una base sufficiente per concludere ad un’invalidità. Esiste per contro una presunzione che i disturbi derivanti da una sindrome somatoforme dolorosa possano essere superati
tramite uno
sforzo di volontà ragionevolmente esigibile (cfr. consid. 2.4. e STF I 1093/2006 del 3 dicembre 2007).
Come visto in precedenza (cfr. consid. 2.4.), per ritenere eccezionalmente inesigibile lo sfruttamento della capacità lavorativa da parte di un assicurato che soffre di una sindrome del dolore somatoforme, la giurisprudenza esige l'esistenza concomitante di una comorbidità psichica di notevole gravità, intensità e durata oppure la presenza qualificata di altri criteri, quali ad es. l'esistenza di concomitanti affezioni organiche croniche accompagnate da un decorso patologico pluriennale con sintomi stabili o in evoluzione senza remissione duratura, l'accertamento di un ritiro totale dalla vita sociale, un eventuale profitto tratto dalla malattia (cosiddetto "Krankheitsgewinn") come pure un insuccesso, nonostante gli sforzi profusi, di trattamenti e di provvedimenti riabilitativi.
Dalle tavole processuali è pacifico che l’assicurato non è affetto da una comorbidità psichica di notevole gravità, intensità e durata (cfr. sul tema la sentenza del Tribunale federale I 1093/2006 del 3 dicembre 2007 e quella recente 9C_636/2007 del 28 luglio 2008).
Il Dr. _ non ha diagnosticato alcun tipo di
disturbo da dolore somatoforme con sviluppo fibromialgico né tantomeno problemi di tipo psichico, per contro il Dr. Med. _ ha diagnosticato una generalizzazione dei dolori con sviluppo fibromialgico e una sindrome ansio-depressiva reattiva su difficoltà socio-economiche. L’assicurato ha sostanzialmente sviluppato tale sindrome per le difficoltà economiche insorte a seguito dell’impossibilità di continuare il proprio lavoro (doc. AI 48-3). È da escludere dunque la presenza di una componente psichiatrica importante.
Quanto agli altri
criteri qualificati indicati dalla giurisprudenza
, va evidenziato che in una sentenza I 1093/2006 del 3 dicembre 2007 il Tribunale federale, in un caso concernente un’assicurata affetta da sindrome somatoforme dolorosa, constatata l’assenza di una comorbidità psichica di notevole gravità, intensità e durata, ha proceduto alla valutazione della presenza o meno degli altri criteri richiesti dalla giurisprudenza per considerare eccezionalmente inesigibile per l’assicurata lo sfruttamento della capacità lavorativa. In quell’occasione,
la nostra Massima
Istanza
è giunta alla conclusione che, contrariamente a quanto ritenuto dai primi giudici, il disturbo somatoforme non presentava una gravità tale da rendere in pratica oggettivamente non più esigibile dalla persona assicurata lo sfruttamento della sua capacità lavorativa residua sul mercato del lavoro. L’Alta Corte ha infatti osservato:
"
(...)
3.
3.1Les atteintes à la santé psychique peuvent, comme les atteintes physiques, entraîner une invalidité au sens de l'art. 4 al. 1 LAI en liaison avec l'art. 8 LPGA. On ne considère pas comme des conséquences d'un état psychique maladif, donc pas comme des affections à prendre en charge par l'assurance-invalidité, les diminutions de la capacité de gain que l'assuré pourrait empêcher en faisant preuve de bonne volonté; la mesure de ce qui est exigible doit être déterminée aussi objectivement que possible (ATF 102 V 165; arrêt I 138/98 du 31 janvier 2000, consid. 2b et les références, public in: VSI 2001 p. 223; cf. aussi ATF 127 V 294 consid. 4c in fine p. 298).
3.2 La reconnaissance de l'existence d'une atteinte à la santé psychique, soit aussi de troubles somatoformes douloureux persistants, suppose d'abord la présence d'un diagnostic émanant d'un expert (psychiatre) et s'appuyant lege artis sur les critères d'un système de classification reconnu (ATF 130 V 396 consid. 5.3 et 6 p. 398). Comme pour toutes les autres atteintes à la santé psychique, le diagnostic de troubles somatoformes douloureux persistants ne constitue pas encore une base suffisante pour conclure à une invalidité. Au contraire, il existe une présomption que les troubles somatoformes douloureux ou leurs effets peuvent être surmontés par un effort de volonté raisonnablement exigible. Le caractère non exigible de la réintégration dans le processus de travail peut résulter de facteurs déterminés qui, par leur intensité et leur constance, rendent la persone incapable de fournir cet effort de volonté. Dans un tel cas, en effet, l'assuré ne dispose pas des ressources nécessaires pour vaincre ses douleurs.
La question de savoir si ces circonstances exceptionnelles sont réunies doit être tranchée de cas en cas à la lumière de différents critères. Au premier plan figure la présence d'une comorbidité psychiatrique importante par sa gravité, son acuité et sa durée. Peut constituer une telle comorbidité un état dépressif majeur (ATF 130 V 352 consid. 3.3.1 in fine p. 358; voir aussi arrêt I 805/04 du 20 avril 2006, consid. 5.2.1 et les références). D'autres critères peuvent être déterminants. Ce sera le cas des affections corporelles chroniques, d'un processus maladif s'étendant sur plusieurs années sans rémission durable (symptomatologie inchangée ou progressive), d'une perte d'intégration sociale dans toutes les manifestations de la vie, d'un état psychique cristallisé, sans évolution possible au plan thérapeutique, résultant d'un processus défectueux de résolution du conflit, mais apportant un soulagement du point de vue psychique (profit primaire tiré de la maladie, fuite dans la maladie), de l'échec de traitements ambulatoires ou stationnaires conformes aux règles de l'art (même avec différents types de traitement), cela en dépit de l'attitude coopérative de la personne assurée (ATF 130 V 352). Plus ces critères se manifestent et imprègnent les constatations médicales, moins on admettra l'exigibilité d'un effort de volonté (Meyer-Blaser, Der Rechtsbegriff der Arbeitsunfähigkeit und seine Bedeutung in der Sozialversicherung, in: Schmerz und Arbeitsunfähigkeit, St. Gall 2003, p. 77).
Si les limitations liées à l'exercice d'une activité résultent d'une exagération des symptômes ou d'une constellation semblable, on conclura, en règle ordinaire, à l'absence d'une atteinte à la santé ouvrant le droit à des prestations d'assurance. Au nombre des situations envisagées figurent la discordance entre les douleurs décrites et le comportement observé, l'allégation d'intenses douleurs dont les caractéristiques demeurent vagues, l'absence de demande de soins, les grandes divergences entre les informations fournies par le patient et celles ressortant de l'anamnèse, le fait que des plaintes très démonstratives laissent insensible l'expert, ainsi que l'allégation de lourds handicaps malgré un environnement psychosocial intact (voir Kopp/Willi/Klipstein, Im Graubereich zwischen Körper, Psyche und sozialen Schwierigkeiten, in: Schweizerische Medizinische Wochenschrift 1997, p. 1434, avec référence à une étude approfondie de Winckler et Foerster; voir sur l'ensemble du sujet ATF 131 V 49).
3.3 Dans un arrêt récent (ATF 132 V 65), le Tribunal fédéral a considéré que la fibromyalgie présentait de nombreux points communs avec les troubles somatoformes douloureux, de sorte qu'il se justifiait, sous l'angle juridique, et en l'état actuel des connaissances, d'appliquer par analogie les principes développés par la jurisprudence en matière de troubles somatoformes douloureux, lorsqu'il s'agissait d'apprécier le caractère invalidant d'une fibromyalgie.
4.
En l'espèce, il n'est pas contesté que l'assurée souffre d'un syndrome douloureux, nommé tantôt syndrome douloureux somatoforme persistant, tantôt fibromyalgie, et qu'elle ne présente pas une comorbidité psychiatrique importante par sa gravité, son acuité et sa durée. Le litige porte sur le point de savoir si, à la lumière des critères dégagés par la jurisprudence, l'assurée est en mesure de fournir l'effort de volonté raisonnablement exigible en vue de surmonter les effets de sa symptomatologie douloureuse. Il s'agit-là d'une question de droit que le Tribunal fédéral examine librement.
5.
5.1Les premiers juges ont estimé qu'à l'exception du critère relatif à la perte d'intégration sociale, les autres critères se manifestaient à un degré suffisant pour que l'on ne puisse exiger de l'assurée qu'elle exerce une activité lucrative allant au-delà de son temps de travail actuel.
5.2 En l'occurrence, il convient d'admettre l'existence d'affections corporelles chroniques (cervico-dorsalgies et symptomatologie digestive) qui, sans avoir pour elle-mêmes un caractère invalidant, perturbent depuis de nombreuses années le fonctionnement personnel et professionnel de l'assurée.
De même convient-il de suivre la juridiction cantonale lorsque celle-ci
estime que l'assurée ne subit pas de perte d'intégration sociale dans toutes les manifestations de sa vie. Malgré un retrait social marqué, l'assurée bénéficie d'une vie familiale conservée et est en mesure d'exercer, certes à temps partiel, une activité professionnelle qui nécessite des compétences relationnelles importantes.
Pour le reste, l'argumentation des premiers juges ne convainc pas. Lorsqu'ils considèrent, à la lumière d'éléments biographiques difficiles (attouchements sexuels durant l'enfance, harcèlement moral sur le lieu de travail ayant entraîné un état dépressif réactionnel avec tentative de suicide médicamenteuse, violences conjugales), que l'assurée présente un état psychique cristallisé, ils émettent des considérations qui ressortissent au domaine médical et qui ne sont corroborées par aucune pièce médicale versée au dossier. Ni le docteur C._ (rapport du 13 avril 2006) ni le docteur O._ (rapport du 22 août 2006) ne mettent en évidence d'éléments plaidant pour l'existence actuelle chez l'assurée d'un conflit intra-psychique permettant d'expliquer la persistance du syndrome douloureux.
De même, les explications de
la doctoresse U._
_ restent trop sommaires pour que l'on puisse admettre la réalisation de ce critère (rapport du 18 octobre 2005). On ne saurait par ailleurs considérer que la symptomatologie présentée actuellement par l'assurée ne serait plus susceptible d'évolution sur le plan thérapeutique, comme le soutiennent pourtant les docteurs U._ et O._ (rapports des 18 octobre 2005 et 22 août 2006).
Certes l'assurée bénéficie, sans effets apparents, d'une psychothérapie de soutien à raison d'une séance toutes les trois semaines auprès de
la doctoresse U._
_ depuis le mois de janvier 2004. Il ressort cependant des constatations de fait de
la Cour
cantonale que l'assurée n'a guère suivi le traitement médicamenteux antidépresseur qui lui a été régulièrement prescrit, par crainte d'effets secondaires importants malgré les bénéfices qu'il pouvait apporter (rapports de
la doctoresse U._
_ du 29 septembre 2003 et du professeur G._ du 4 octobre 2005). De même, les suggestions thérapeutiques faites par les docteurs U._ (thérapie cognitivo-comportementale) et G._ (approche multidisciplinaire) n'ont pas été mises en oeuvre.
5.3 Sur le vu de ce qui précède, il apparaît que le trouble somatoforme ne se manifeste pas avec une sévérité telle que, d'un point de vue objectif, la mise en valeur complète de la capacité de travail de l'assurée ne peut plus être raisonnablement exigée de sa part. L'appréciation du tribunal cantonal des assurances se révèle par conséquent contraire au droit fédéral (consid. 2.2). Bien fondé, le recours de l'office AI doit être admis.”
Nel caso di specie, analogamente a quanto ritenuto dal Tribunale federale nella sentenza appena citata (STF I 1093/2006 del 3 dicembre 2007), secondo questo Tribunale non sono adempiuti neppure gli altri criteri sviluppati dalla giurisprudenza per ammettere, a titolo eccezionale, che un disturbo del dolore somatoforme abbia carattere invalidante.
La sindrome ansio-depressiva, peraltro non certificata da uno specialista in malattie psichiche, si è sviluppata a seguito dell’impossibilità di continuare il precedente lavoro di muratore. È dunque verosimile che la ripresa di un’attività lucrativa, nel rispetto dei limiti funzionali indicati dal Dr. _, possa giovare all’assicurato. Lo stesso Dr. Med. _ precisa che lo sviluppo ansio-depressivo “...
dovrebbe risolversi qualora riuscisse a trovare una certa sicurezza socio-economica per gli anni che gli mancano fino al raggiungimento dell’età di pensionamento
” (doc. AI 48-5). L’affezione può essere dunque sormontata facendo gli sforzi personali ragionevolmente esigibili e certamente non rende inesigibile lo sfruttamento della residua capacità lavorativa del ricorrente.
Va qui ricordato che se, da una parte,
la procedura davanti al TCA è retta dal principio inquisitorio, secondo cui i fatti rilevanti per il giudizio devono essere accertati d'ufficio dal giudice, dall’altra si rileva che questo principio non è però assoluto, atteso che la sua portata è limitata dal dovere delle parti di collaborare all'istruzione della causa (DTF 122 V 158 consid. 1a, 121 V 210 consid. 6c con riferimenti).
Il dovere processuale di collaborazione comprende in particolare l'obbligo delle parti di apportare – ove ciò fosse ragionevolmente esigibile – le prove necessarie, avuto riguardo alla natura della disputa e ai fatti invocati, ritenuto che altrimenti rischiano di dover sopportare le conseguenze della carenza di prove (DTF 117 V 264 consid. 3b con riferimenti).
In queste circostanze, dunque, non si ritiene vi siano gli estremi per discostarsi dalle valutazioni del Dr. Med. _ non avendo, il perito interpellato dal medico curante, fornito particolari motivazioni a sostegno della divergente valutazione della capacità lavorativa.
2.9. Accertata a questo punto una capacità lavorativa completa (100%) in attività leggere adeguate, con rapporto 21 marzo 2007 il collocatore, per la determinazione del grado d’invalidità, ha utilizzato il consueto metodo ordinario mettendo a confronto il reddito che l’assicurato avrebbe conseguito senza il danno alla salute quale muratore (reddito da valido) con quello risultante da un’attività leggera non qualificata desunto dai salari statistici (reddito da invalido).
Preliminarmente va ricordato che, secondo la giurisprudenza, per il raffronto dei redditi fa stato il momento dell’inizio dell’eventuale diritto alla rendita (cfr.
DTF 129 V 222; cfr., pure,
STFA del 26 giugno 2003 nella causa R. consid. 3.1, I 600/01, del 3 febbraio 2003 nella causa R., I 670/01 pubblicata in SVR 2002 IV Nr. 24, del 18 ottobre 2002 nella causa L. consid. 3.1, I 761/01 pubblicata in SVR 2003 IV Nr. 11 e del 9 agosto 2002 nella causa S. consid. 3.1, I 26/02; cfr., inoltre, STFA del 13 giugno 2003 nella causa G. consid. 4.2, I 475/01
), per cui nel caso concreto sono determinanti i dati del 2005.
2.10. Riguardo al reddito da valido, il cui importo non è del resto stato contestato in sede di ricorso, l’UAI ha quantificato il reddito che l’assicurato avrebbe potuto percepire da sano, secondo quanto dichiarato dall’ex datore di lavoro nel questionario 17 novembre 2005, (doc. AI 5-3), in fr. 68'250.- annui (fr. 5'250.- x 13).
2.11. Per quel che concerne il reddito da invalido, anch’esso, tra l’altro, non contestato,
va ricordato che lo stesso è determinato sulla base della situazione professionale concreta dell'interessato, a condizione però che quest'ultimo sfrutti in maniera completa e ragionevole la capacità lavorativa residua e che il reddito derivante dall'attività effettivamente svolta sia adeguato e non costituisca un salario sociale ("Soziallohn") (DTF 126 V 76 consid. 3b/aa e riferimenti).
Se invece non esiste un siffatto guadagno, in particolare perché l'assicurato non ha intrapreso una attività lucrativa da lui esigibile, il reddito da invalido, da contrapporre a quello da valido nella determinazione del grado di invalidità, può essere ricavato dai rilevamenti statistici ufficiali, editi dall'Ufficio federale di statistica, che si riferiscono agli stipendi medi nelle principali regioni e categorie di lavoro (DTF 126 V 76 consid. 3b/bb; RCC 1991 p. 332 consid. 3c, 1989 p. 485 consid. 3b).
Inoltre, va rilevato che, secondo la giurisprudenza federale, per gli assicurati che, a causa della particolare situazione personale o professionale (affezioni invalidanti, età, nazionalità e tipo di permesso di dimora, grado di occupazione ecc.), non possono mettere completamente a frutto la loro capacità residua nemmeno in lavori leggeri e che pertanto non riescono di regola a raggiungere il livello medio dei salari sul mercato, viene operata una riduzione percentuale sul salario teorico statistico.
Il TFA ha precisato, al riguardo, come una deduzione globale massima del 25% del salario statistico permettesse di tener conto delle varie particolarità suscettibili di influire sul reddito del lavoro. Inoltre, chiamato a pronunciarsi sulla deduzione globale, la quale procede da una stima che l'amministrazione deve succintamente motivare, il giudice non può senza valido motivo sostituire il suo apprezzamento a quello degli organi dell'assicurazione (DTF 126 V 80 consid. 5b/cc).
L’Alta Corte ha stabilito che sono esclusivamente applicabili, in difetto di indicazioni economiche concrete, i dati salariali nazionali risultanti dalla tabella di riferimento TA1 dell’inchiesta sulla struttura dei salari edita dall’Ufficio federale di statistica e non i valori desumibili dalla tabella TA13, che riferisce dei valori in relazione alle grandi regioni (SVR 2007 UV nr. 17, STFA del 5 settembre 2006 nella causa P., I 222/04).
Recentemente con sentenza del 7 aprile 2008 (32.2007.165) questa Corte, fondandosi sulla sentenza U 8/7 del 20 febbraio
2008, ha
stabilito che
“(...) quando il salario da valido conseguito in Ticino in una determinata professione è inferiore al salario medio nazionale in quella stessa professione, anche il reddito da invalido va ridotto nella medesima percentuale (al riguardo cfr. L. Grisanti, art.cit., in RtiD II-2006 pag. 311 seg., in particolare pag. 326-327) (...)
”.
Con sentenza 8C_399/2007 del 23 aprile 2008 al consid. 6.2 il TF ha lasciato aperta la questione a sapere se l’adeguamento va ammesso solo nel caso in cui il valore fosse chiaramente sotto la media (“
deutliche Abweichung
”). Tale è di regola stata ritenuta una differenza del 10% (SVR 2004 UV no. 12 pag. 45 consid. 6.2; dell’8% nella sentenza U 463/06 del 20 novembre 2007).
In applicazione della giurisprudenza sviluppata nella sentenza del 7 aprile 2008 (inc. 32.2007.165), utilizzando i dati forniti dalla tabella TA1 2004 elaborata dall'Ufficio federale di statistica, il ricorrente, svolgendo nel 2004 una professione che presuppone qualifiche inferiori nel settore privato svizzero (a proposito della rilevanza delle condizioni salariali nel
settore privato
, cfr. RAMI 2001 U 439, p. 347ss. e SVR 2002 UV 15, p. 47ss.), avrebbe potuto realizzare, in media, un salario mensile lordo pari a fr. 57'258.- (4’588 x 12 : 40 X 41.6; cfr. la vie économique, 5-2008, tabella B 9.2, pag. 86), che adattato all’evoluzione salariale (1%, vedi la vie économique, 5-2008, tabella B 10.2, pag. 99), porta a ritenere un importo di fr. 57'830.- per il 2005 (cfr. sentenza U 8/07 del 20 febbraio 2008).
L’assicurato, quale muratore avrebbe guadagnato fr. 68'250.- (cfr. consid. 2.9).
Tale reddito si situa sopra la media dei salari svizzeri per un’attività equivalente (cfr. Tabella TA1 p.to 15-37 “
attività manifatturiere
”, livello di qualifica 4: fr. 4’854.--
X
12 mesi = 58’248.--, riportato su 41.6 ore/settimana = 60’578.-- + 1% = 61'183.--; da rilevare che prendendo il p.to. 45, “
costruzioni
”, si giungerebbe ancora ad un importo superiore poiché il reddito mensile è di fr. 4'829 nel 2004).
Non sono, perciò, realizzati i presupposti per ridurre il reddito statistico da invalido in applicazione della giurisprudenza di cui alla STF
U 8/07 del 20 febbraio
2008 sopra menzionata.
2.12. In ossequio alla giurisprudenza federale, occorre, in seguito, esaminare le circostanze specifiche del caso concreto (limitazione addebitabile al danno alla salute, età, anni di servizio, nazionalità e tipo di permesso di dimora, grado d'occupazione, cfr. DTF 126 V 80 consid. 5b/bb) e, se del caso, procedere ad una riduzione percentuale del salario statistico medio. La riduzione massima consentita ammonta al 25%, percentuale che consente "... di tener conto delle varie particolarità che possono influire sul reddito del lavoro" (cfr. DTF 126 V 80 consid. 5b/cc).
Nella sentenza I 147/05 del 25 luglio 2005, consid. 2, il TFA ha proceduto ad una riduzione del 15% sul reddito statistico da invalido, trattandosi di un assicurato straniero, nato nel 1953 e al beneficio di un permesso di domicilio, che, a causa del danno alla salute, era stato giudicato in grado di svolgere un’attività adeguata in misura del 60%.
L'Alta Corte ha ritenuto suscettibili di incidere sul livello di reddito ancora conseguibile dall’assicurato, gli impedimenti funzionali derivanti dal danno alla salute (10%), così come il fatto di poter lavorare soltanto a tempo parziale (5%):
"
2.4 Aufgrund der zu Recht nicht bestrittenen Auffassung der Gutachter des Instituts Y._ vom 4. April 2003 ist dem Beschwerdegegner die angestammte Tätigkeit als Schweisser nicht mehr zumutbar, während körperlich leichte bis intermittierend mittelschwere adaptierte Tätigkeiten zu 60% zumutbar sind (d.h. wechselbelastende Tätigkeiten ohne Heben, Stossen und Ziehen von Lasten über 5 bis
10 kg
repetitiv und vereinzelt über
15 kg
, ohne Überkopftätigkeiten und ohne Tätigkeiten in gebückter Haltung mit Rotation der Wirbelsäule). Aufgrund dieser Einschränkungen sind keine triftigen Gründe ersichtlich, um von einem leidensbedingten Abzug abzusehen; dies wird von der Beschwerde führenden Verwaltung denn auch nicht bestritten.
2.5 Entgegen der Auffassung im kantonalen Entscheid ist die Nationalität hier zu vernachlässigen angesichts der Tatsache, dass die statistischen Löhne aufgrund der Einkommen der schweizerischen und der ausländischen Wohnbevölkerung erfasst werden (AHI 2002 S. 70) und der Beschwerdegegner kein Saisonnier ist, sondern über die Niederlassungsbewilligung C verfügt (Urteil S. vom 16. April 2002, I 640/00 [Zusammenfassung in HAVE 2002 S. 308]). Damit gehört der Versicherte vielmehr einer Ausländerkategorie an, für welche der monatliche Männer-Bruttolohn im Anforderungsniveau 4 sogar etwas über dem entsprechenden, nicht nach dem Merkmal der Nationalität differenzierenden Totalwert liegt (Lohnstrukturerhebung 2000 S. 47 Tabelle TA12 sowie Lohnstrukturerhebung 2002 S. 59 Tabelle TA12). Es ist denn auch dieser Totalwert die massgebende Vergleichsgrösse und nicht etwa das Einkommen der Schweizer (wie es die Vorinstanz angenommen hat), da sich Tabellenlöhne aus den Einkommen der In- und Ausländer zusammensetzen.
2.6 Die IV-Stelle führt in der Verwaltungsgerichtsbeschwerde zwar zu Recht aus, "dass Teilzeitangestellte nicht zwingend weniger als Vollzeittätige verdienen (zum Beispiel in Beschäftigungsbereichen, in denen Teilzeitarbeit Nischen auszufüllen vermag, die arbeitgeberseits stark nachgefragt und dementsprechend entlöhnt werden ...)." Jedoch wird das Invalideneinkommen hier allein aufgrund statistischer Angaben festgesetzt, so dass die statistisch erhärtete Tatsache der Lohneinbusse von teilzeitarbeitenden Männern im massgebenden Anforderungsniveau 4 (einfache und repetitive Tätigkeiten) zu berücksichtigen ist (vgl. Lohnstrukturerhebung 2000 S. 24 T8 sowie Lohnstrukturerhebung 2002 S. 28 T8), auch wenn in diesem Rahmen der prozentuale Minderverdienst nicht schematisch dem Abzug gleichzusetzen ist (vgl. BGE 126 V 79 Erw. 5b/aa).
2.7 Damit sind im Rahmen des Abzuges die leidensbedingten Einschränkungen des Versicherten (vgl. Erw. 2.4) sowie die Möglichkeit, nur noch Teilzeit arbeiten zu können (Erw. 2.6 hievor), zu berücksichtigen. Da die IV-Stelle in Verfügung und Einspracheentscheid keinen Abzug wegen Teilerwerbstätigkeit berücksichtigt hat, obwohl dies angemessen gewesen wäre, lag für das kantonale Gericht ein triftiger Grund vor, sein Ermessen an die Stelle desjenigen der Verwaltung zu setzen; die abweichende Ermessensausübung erweist sich deshalb insoweit als näher liegend (vgl. Erw. 2.3 hievor). Indessen hat die Vorinstanz zu Unrecht auch den Ausländerstatus des Beschwerdegegners berücksichtigt (Erw. 2.5 hievor). Die IV-Stelle hat jedoch die leidensbedingten Einschränkungen - angesichts der Beschwerden - mit einem Abzug von 10% vom Tabellenlohn berücksichtigt; wird auch der Tatsache Rechnung getragen, dass der Beschwerdegegner nur noch teilerwerbstätig sein kann, erscheint - gesamthaft gesehen - das Ermessen der Vorinstanz als näher liegend. Damit hatte diese genügend triftige Gründe, um vom Abzug der Verwaltung abzuweichen, so dass ein solcher in Höhe von 15% vorzunehmen ist, was zu einem Invaliditätsgrad von 52% und damit zum Anspruch auf eine halbe Invalidenrente führt."
(STFA succitata).
In un’altra pronunzia U 420/04 del 25 luglio 2005, consid. 2 - riguardante un assicurato straniero, nato nel 1961 e al beneficio di un permesso di domicilio, totalmente abile in attività lavorative leggere da un profilo dell’impegno fisico - lo stesso TFA ha nuovamente applicato una decurtazione del 15% (“Dem Beschwerdegegner sind aus medizinischer Sicht unbestrittenermassen
keine schweren Arbeiten mehr zumutbar (vgl. Erw. 2.5.1 hievor), sodass er den bisher ausgeübten Tätigkeiten nicht mehr nachgehen kann.
Mit den von der SUVA verfügten 15% wird sowohl dem Verlust, Schwerarbeit leisten zu können, als auch der leidensbedingten Einschränkung, die für sich nicht sehr ausgeprägt ist, angemessen Rechnung getragen”).
In una sentenza 35.2004.104 del 25 aprile 2005, il TCA ha fornito alcune indicazioni circa le modalità secondo le quali deve essere applicata la riduzione percentuale sul reddito statistico da invalido, argomentando:
"
Su quest’ultimo punto, il TCA ha attentamente esaminato alcune recenti sentenze federali e ne ha ricavato l’impressione di una prassi non sempre coerente.
A titolo di esempio, in una sentenza del 14 febbraio 2005 nella causa T., I 594/04, consid. 2.3, il TFA ha indicato che l’età dell’assicurato (47 anni al momento del rilascio della decisione impugnata) non rappresentava un fattore di riduzione, stabilendo inoltre che i lavoratori ausiliari, su un mercato equilibrato del lavoro, vengono richiesti a prescindere dalla loro età e quindi che, in queste attività, l’età di per sé non influisce sul livello retributivo.
Per conto, in una pronunzia del 20 gennaio 2005 nella causa R., I 138/04, consid. 4.3.,
la stessa Alta Corte
federale ha applicato una riduzione sul reddito statistico da invalido, trattandosi di un assicurato di 35 anni, dichiarato completamente abile in attività semplici e ripetitive nel settore dei servizi, “en regard de l’âge de l’assuré et des limitations résultant de l’atteinte à sa santé” (la sottolineatura è del redattore).
In un’altra sentenza del 23 febbraio 2004 nella causa M., B 67/04, consid. 3.3.2 - concernente un assicurato di 54 anni al beneficio di un permesso di domicilio - l’Alta Corte non ha ritenuto che l’età costituisse un fattore di riduzione.
Del resto, con riferimento all’art. 28 cpv. 4 OAINF (cfr. consid. 2.4.), la giurisprudenza federale ha stabilito che questa disposizione torna applicabile agli assicurati che, alla data di inizio della rendita di invalidità, hanno un’età attorno ai 60 anni (cfr. DTF 123 V 419 consid. 1b; SVR 1995 UV 35, p. 105 consid. 2b).
Al fine di garantire l’uguaglianza di trattamento fra assicurati (circa la necessità di introdurre dei criteri obiettivi allo scopo di evitare disparità di trattamento, cfr. DTF 123 V 104 consid. 3e, DTF 115 V 138ss. consid. 6-7, 405ss., consid. 4-6; STFA del 24 febbraio 2005 nella causa S., U 80/04, consid. 4.2.1), questo Tribunale – chiamato peraltro, in talune circostanze, a direttamente quantificare la riduzione percentuale (cfr., ad esempio,
la STFA
del 25 febbraio 2003 nella causa P., U 329 + 330/01) – e visto che il problema si pone in modo analogo in alcuni importanti settori delle assicurazioni sociali (assicurazione per l’invalidità, previdenza professionale, assicurazione contro gli infortuni e assicurazione contro le malattie), ritiene di dover fornire le seguenti indicazioni.
Ad ognuno dei fattori di rilievo indicati dalla giurisprudenza federale corrisponde una decurtazione del 5%.
Per quanto riguarda specificatamente la riduzione percentuale legata alla limitazione addebitabile al danno alla salute, l’esistenza, in un caso concreto, di impedimenti di una particolare gravità, che in genere limitano l’assicurato anche nell’esercizio di un’attività sostitutiva, può comunque giustificare l’applicazione di una riduzione più elevata (cfr., in questo senso,
la STFA
del 16 febbraio 2005 nella causa C., I 559/04, consid. 2.2, in cui
la Corte
federale ha avallato la riduzione decisa dall’amministrazione (15%), trattandosi di un assicurato abile soltanto parzialmente in attività leggere,
la STFA
del 17 febbraio 2005 nella causa B., I 1/04, consid. 4.3.4, in cui è stata applicata una decurtazione del 10% per tenere conto delle difficoltà legate al danno alla salute e
la STFA
del 23 febbraio 2005 nella causa B., I 632/04, consid. 4.2.2, in cui è stata confermata una riduzione del 15% per ragioni di salute).
La presenza cumulativa di più fattori legittima l’applicazione della riduzione massima del 25% (cfr., in questo senso,
la STFA
del 4 febbraio 2003 nella causa S., U 311/02, consid. 4.3).
Nella già citata sentenza del 23 febbraio 2004 nella causa M., il TFA ha applicato una deduzione globale del 15% motivata dagli impedimenti legati al danno alla salute, ritenendo assenti gli altri fattori di riduzione (anni di servizio, nazionalità e tipo di permesso di dimora, grado di occupazione)." (STCA succitata, consid. 2.11.)
Nella presente evenienza l’UAI ha applicato una riduzione del 10% (5% per la limitazione nel porto di pesi e 5% per la scolarità e la difficoltà nel reperire un’altra attività ritenuto che dal 1987 l’assicurato esercita la stessa professione presso lo stesso datore di lavoro) (doc. AI 33-1).
L’assicurato ha contestato la decurtazione accordata dai consulenti ritenendo maggiormente adeguata una riduzione globale del 23% (doc. AI 47-4).
Il TCA constata che
anche applicando la riduzione massima consentita dalla giurisprudenza federale, il grado di invalidità sarebbe in ogni caso inferiore alla soglia minima del 40% stabilita dall’art. 28 cpv. 1 LAI. In effetti decurtato del 25%, il reddito statistico da invalido ammontererebbe a fr. 43'372.50 (75% di fr. 57'830.-).
Raffrontando quest’ultimo dato al reddito da valido (fr. 68'250.-, cons. 2.10.) si otterrebbe un tasso di invalidità del 36,45%, arrotondato al 36%.
2.13. L’assicurato, per il tramite della RA 1, ha chiesto al TCA l’esecuzione di ulteriori accertamenti medici, in particolare che l’assicurato venga sottoposto ad un’ulteriore perizia reumatologica.
Al proposito si osserva che se
l'istruttoria da effettuare d'ufficio conduce l'amministrazione o il giudice, in base ad un apprezzamento coscienzioso delle prove, alla convinzione che la probabilità di determinati fatti deve essere considerata predominante e che altri provvedimenti probatori più non potrebbero modificare il risultato, si rinuncerà ad assumere altre prove (valutazione anticipata delle prove: cfr. Kölz/Häner, Verwaltungsverfahren und Verwaltungsrechtspflege des Bundes, Zurigo 1998, p. 47 n. 63; Gygi, Bundesverwaltungsrechtspflege, 2° ed., p. 274; si veda pure DTF 122 II consid. 469 consid. 41, 122 III 223 consid. 3, 119 V 344 consid. 3c con riferimenti). Un tale modo di procedere non lede il diritto di essere sentito conformemente all'art.
29 cpv. 2 Cost. (SVR 2001 IV no. 10 p. 28; DTF 124 V 94 consid. 4b, 122 V 162 consid.
1d, 119 V 344 consid. 3c con riferimenti).
In concreto la documentazione agli atti è sufficiente per statuire nel merito della vertenza, per cui la richiesta probatoria deve essere disattesa.
2.14. Secondo l’art. 69 cpv. 1bis LAI, in vigore dal 1° luglio 2006, la procedura di ricorso in caso di controversie relative all
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assegnazione o al rifiuto di prestazioni AI dinanzi al Tribunale cantonale delle assicurazioni è soggetta a spese; l’entità delle spese è determinata fra 200.-- e 1’000.-- franchi in funzione delle spese di procedura e senza riguardo al valore litigioso.
Visto l’esito della vertenza, le spese per complessivi Fr. 200.- sono poste a carico del ricorrente.