Decision ID: 6e91cdbe-2b8f-5047-bf75-949a3e0fca06
Year: 2020
Language: it
Court: CH_BVGE
Chamber: CH_BVGE_001
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: 

Fatti:
A.
La società a garanzia limitata C._, con sede a X._, è stata
costituita il 30 ottobre 2008. Il 6 dicembre 2010, essa è stata però posta in
liquidazione ed iscritta a Registro di commercio quale C._ in
liquidazione. A seguito della sospensione della procedura di fallimento per
carenza di attivi decretata il 31 gennaio 2011 dalla Pretura del distretto di
Y._ e in assenza di opposizione, il 13 luglio 2011 essa è poi stata
radiata d’ufficio dal Registro di commercio (di seguito, per semplicità:
C._). Secondo il Registro di commercio, il suo scopo sociale era:
« (...) ».
Di fatto, nel periodo dal 2009 al 2010, detta società si è invero però
occupata della gestione del postribolo denominato « D._ », ubicato
a X._, e meglio, della locazione di stanze a delle ragazze esercitanti
la prostituzione (attività di affittacamere).
Sempre secondo il Registro di commercio, dalla costituzione fino alla sua
cancellazione, l’unica socia risulta essere stata la società E._, con
sede a Z._.
B.
Nel dicembre 2006 il signor A._ ha acquistato lo stabile ove è
ubicato il postribolo « D._ ». Dal 2007 e fino alla sua chiusura
definitiva in data 14 luglio 2012, a seguito di un intervento della sezione
Tratta e sfruttamento esseri umani (TESEU) della Polizia cantonale e del
Ministero pubblico del Cantone Ticino, il signor A._ si è occupato
della gestione del bar e dell’attività di affittacamere di detto postribolo.
C.
II 18 giugno 2008, dopo essere venuto a conoscenza che lo stabile
« D._ » veniva utilizzato a fini di prostituzione, il Comune di
X._ ha inviato ai responsabili dell’affittacamere una risoluzione
municipale nella quale si intimava la cessazione dell’attività non conforme
alla destinazione dell’immobile. Siccome il postribolo non ha dato alcun
seguito a tale lettera, né alle altre inviate in seguito, il 30 giugno 2010 la
sezione TESEU ha fatto irruzione nei locali del « D._ » sulla base
di una procedura penale aperta dal Ministero pubblico cantonale. II
Ministero pubblico cantonale ha poi provveduto a denunciare la situazione
all’ispettorato della Divisione delle contribuzioni del Cantone Ticino, la
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quale a sua volta ha segnalato il caso alla Divisione affari penali e inchieste
(DAPI) dell’Amministrazione federale delle contribuzioni (AFC).
D.
II 19 settembre 2012, il Capo della DAPI ha autorizzato l’avvio di una
procedura penale amministrativa nei confronti del signor A._
sospettato di aver sottratto l’imposta preventiva alla Confederazione
(cfr. art. 61 lett. a della legge federale del 13 ottobre 1965 sull’imposta
preventiva [LIP, RS 642.21]), nonché di truffa fiscale (cfr. art. 14 della legge
federale del 22 marzo 1974 sul diritto penale amministrativo [DPA,
RS 313.0]), nell’ambito della gestione del postribolo « D._ »,
suddivisa in attività di affittacamere e in attività di bar, in qualità di
amministratore di fatto e di principale azionista delle tre società – tra cui
l’allora C._ – che si sono occupate di tale gestione nei periodi fiscali
2007-2010 (cfr. lettera di apertura dell’inchiesta penale del 19 settembre
2012 della DAPI [in: « 12. Allegati Processo verbale finale [rapporto
DAPI] » dell’incarto prodotto su chiavetta USB dall’AFC]):
Periodo Affittacamere Bar
2007-2008 F._ G._
2009-2010 C._ G._
Più concretamente, il signor A._ era sospettato di aver incassato
una parte della cifra d’affari conseguita da queste tre società nell’ambito
della gestione del postribolo, prima che venisse da esse contabilizzata.
A seguito dell’apertura dell’inchiesta, la DAPI ha poi effettuato diverse
perquisizioni, interrogato le persone coinvolte, messo sotto sequestro beni
e raccolto le prove necessarie ad appurare tali sospetti.
E.
In data 21 novembre 2014, la DAPI ha intimato al signor A._ il
processo verbale finale (di seguito: rapporto DAPI) relativo alla fattispecie
nel quale ha riassunto le risultanze dell’inchiesta e le conclusioni alle quali
è arrivata dopo aver analizzato l’apparato probatorio.
F.
II 6 novembre 2015, sulla base delle risultanze dell’inchiesta della DAPI e
in particolar modo del rapporto DAPI, l’AFC ha intimato al signor A._
un conteggio, mediante il quale essa ha proceduto nei suoi confronti ad
una ripresa d’imposta preventiva per un importo totale di
206'833.55 franchi (= 35% di fr. 590'953), oltre accessori, in rapporto alle
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prestazioni valutabili in denaro di 590'953 franchi che l’allora C._ gli
avrebbe concesso nella forma di « distribuzioni dissimulate di utile » nei
periodi fiscali 2009-2010, ai sensi dell’art. 4 cpv. 1 lett. b LIP, in combinato
disposto con l’art. 20 cpv. 1 dell’ordinanza del 19 dicembre 1966 sull’impo-
sta preventiva (OIPrev, RS 642.211). Detta società avrebbe infatti rinun-
ciato a favore del signor A._ ad una parte degli utili di sua spettanza
da lei conseguiti mediante l’attività di affittacamere del postribolo
« D._ » gestita dal signor A._ in persona durante i periodi
fiscali 2009-2010, omettendo altresì di contabilizzarla nei propri rendiconti.
L’AFC non ha invece notificato un tale conteggio alla C._, la stessa
essendo stata radiata dal Registro di commercio più di quattro anni prima.
Ciò nonostante, con scritto 7 dicembre 2015, la fiduciaria B._ ha
comunque presentato opposizione avverso il predetto conteggio, in nome
e per conto non solo del signor A._, ma anche della C._.
G.
Con decisione del 21 dicembre 2015, l’AFC ha confermato integralmente il
conteggio emesso nei confronti del signor A._. Ancora una volta,
l’AFC non ha invece emanato alcuna decisione nei confronti della
C._, quest’ultima essendo stata radiata dal Registro di commercio.
H.
Avverso la predetta decisione, il 1° febbraio 2016 la fiduciaria B._
ha tuttavia inoltrato due reclami separati, ancora una volta in nome e per
conto non solo del signor A._, ma anche della C._.
I.
Con decisione su reclamo del 21 marzo 2019, l’AFC ha confermato la sua
precedente decisione 21 dicembre 2015 pronunciata nei confronti del
signor A._, respingendo il reclamo di quest’ultimo. Nel contempo,
tenuto conto dell’avvenuta radiazione della C._, l’AFC ha invece
dichiarato il reclamo di detta società come privo d’oggetto.
J.
Avverso la predetta decisione su reclamo, la fiduciaria B._ ha
inoltrato, sempre in nome e per conto della società C._ e del signor
A._, un ricorso congiunto in data 6 maggio 2019 dinanzi al Tribu-
nale amministrativo federale, postulandone l’annullamento. In sostanza, in
detto ricorso viene contestata la ricostruzione della cifra d’affari della
società, nonché la responsabilità e la solidarietà del signor A._ per
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l’importo dovuto, in qualità di beneficiario delle prestazioni valutabili in
denaro. Viene altresì sollevata la violazione del loro diritto di essere sentiti.
K.
Con sentenza parziale e decisione incidentale del 16 maggio 2019, il Tribu-
nale amministrativo federale ha dichiarato come inammissibile il ricorso
6 maggio 2019 per quanto concerne la C._, quest’ultima essendo
sprovvista della qualità di parte, in ragione della sua radiazione dal Registro
di commercio in data 13 luglio 2011. Nel contempo, esso ha dichiarato
come ammissibile il ricorso 6 maggio 2019 per quanto concerne il signor
A._ (di seguito: ricorrente), precisando che la procedura sarebbe
continuata solo nei confronti di quest’ultimo. Da ultimo, esso ha invitato il
ricorrente a versare un anticipo equivalente alle presunte spese di
procedura pari a 10'000 franchi.
L.
Avverso la predetta sentenza parziale e decisione incidentale, il ricorrente
– sempre per il tramite della sua rappresentante – ha inoltrato ricorso
20 maggio 2019 dinanzi al Tribunale federale, contestando unicamente
l’anticipo spese ivi richiesto, in quanto da lui considerato sproporzionato,
nella misura in cui la causa A-2164/2019 sarebbe legata ad altre due cause
parallele (A-2165/2019 e A-2153/2019), indicando altresì di trovarsi in stato
d’indigenza.
Con decreto 2C_476/2019 del 22 maggio 2019, il Tribunale federale ha poi
trasmesso il predetto ricorso al Tribunale amministrativo federale per esse-
re trattato quale domanda di riduzione dell’anticipo spese richiesto.
Con decisione incidentale del 6 giugno 2019, il Tribunale amministrativo
federale ha accolto detta domanda e ridotto pertanto la richiesta di anticipo
spese da 10'000 franchi a 3'500 franchi.
M.
Con risposta 5 settembre 2019, l’AFC (di seguito: autorità inferiore) ha
postulato il rigetto del ricorso, prendendo posizione sulle censure sollevate
dal ricorrente e riconfermandosi nella propria decisione.
N.
Con replica 28 ottobre 2019, il ricorrente ha preso posizione sulla risposta
dell’autorità inferiore.
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Pagina 6
O.
Con duplica 2 dicembre 2019, l’autorità inferiore ha a sua volta preso
posizione sulla replica del ricorrente.
P.
Ulteriori fatti e argomentazioni verranno ripresi, per quanto necessari, nei
considerandi in diritto del presente giudizio.

Diritto:
1.
1.1 Il Tribunale amministrativo federale giudica i ricorsi contro le decisioni
ai sensi dell’art. 5 PA, emanate dalle autorità menzionate all’art. 33 LTAF,
riservate le eccezioni di cui all’art. 32 LTAF (cfr. art. 31 LTAF). In partico-
lare, le decisioni emanate dall’AFC su reclamo in materia di riscossione
dell’imposta preventiva – come in concreto – sono impugnabili dinanzi al
Tribunale (cfr. art. 39 LIP, in combinato disposto con l’art. 32 LTAF). Il
Tribunale è dunque competente per dirimere la presente vertenza. Fatta
eccezione per quanto prescritto direttamente dalla LTAF come pure da
eventuali normative speciali, la procedura dinanzi al Tribunale è di principio
retta dalla PA (cfr. art. 37 LTAF; art. 2 cpv. 4 PA). Su riserva dell’art. 2 cpv. 1
PA – che per inciso menziona dei principi comunque applicati per analogia
dal Tribunale nell’ambito delle procedure in materia d’imposta preventiva –
quanto precede vale altresì per la presente procedura di ricorso.
1.2 In merito alla ricevibilità del ricorso, qui interposto tempestivamente
(cfr. art. 20 segg., art. 50 PA) e nel rispetto delle esigenze di contenuto e di
forma previste dalla legge (cfr. art. 52 PA), occorre precisare quanto segue.
Il ricorso in oggetto è stato inoltrato dalla fiduciaria B._, in nome e
per conto non solo del qui ricorrente, ma anche della società C._
avverso la decisione su reclamo del 21 marzo 2019 dell’autorità inferiore.
Con sentenza parziale e decisione incidentale del 16 maggio 2019 il Tribu-
nale ha tuttavia dichiarato come inammissibile il suddetto ricorso per quan-
to concerne la società C._, quest’ultima essendo sprovvista della
qualità di parte, in ragione della sua radiazione dal Registro di commercio
in data 13 luglio 2011. La presente procedura di ricorso è dunque prose-
guita solo nei confronti del ricorrente, il cui ricorso è invece stato dichiarato
ammissibile, la sua legittimazione ricorsuale essendo pacifica (cfr. art. 48
cpv. 1 PA). Nell’ambito del presente giudizio, il Tribunale entrerà pertanto
nel merito del ricorso soltanto per quanto concerne il qui ricorrente.
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Pagina 7
2.
2.1 Con ricorso al Tribunale amministrativo federale possono essere
invocati la violazione del diritto federale, compreso l’eccesso o l’abuso del
potere di apprezzamento (cfr. art. 49 lett. a PA), l’accertamento inesatto o
incompleto di fatti giuridicamente rilevanti (cfr. art. 49 lett. b PA) nonché
l’inadeguatezza (cfr. art. 49 lett. c PA; cfr. MOSER/BEUSCH/KNEUBÜHLER,
Prozessieren vor dem Bundesverwaltungsgericht, 2a ed. 2013, n. 2.149).
2.2 Il Tribunale amministrativo federale non è vincolato né dai motivi addotti
(cfr. art. 62 cpv. 4 PA), né dalle considerazioni giuridiche della decisione
impugnata, né dalle argomentazioni delle parti (cfr. DTF 142 V 551 con-
sid. 5; 141 V 234 consid. 1; DTAF 2007/41 consid. 2; MOOR/POLTIER, Droit
administratif, vol. II, 3a ed. 2011, no. 2.2.6.5, pag. 300). I principi della
massima inquisitoria e dell’applicazione d’ufficio del diritto sono tuttavia
limitati: l’autorità competente procede difatti spontaneamente a constata-
zioni complementari o esamina altri punti di diritto solo se dalle censure
sollevate o dagli atti risultino indizi in tal senso (cfr. DTF 141 V 234 con-
sid. 1 con rinvii; 122 V 157 consid. 1a; 121 V 204 consid. 6c; DTAF 2007/27
consid. 3.3). Secondo il principio di articolazione delle censure (« Rüge-
prinzip ») l’autorità di ricorso non è tenuta a esaminare le censure che non
appaiono evidenti o non possono dedursi facilmente dalla constatazione e
presentazione dei fatti, non essendo a sufficienza sostanziate (cfr. DTF 141
V 234 consid. 1; MOSER/BEUSCH/KNEUBÜHLER, op. cit., n. 1.55). Il principio
inquisitorio non è quindi assoluto, atteso che la sua portata è limitata dal
dovere delle parti di collaborare all’istruzione della causa (cfr. DTF 143 II
425 consid. 5.1; 140 I 285 consid. 6.3.1; 128 II 139 consid. 2b). Il dovere
processuale di collaborazione concernente in particolare il ricorrente che
interpone un ricorso al Tribunale nel proprio interesse, comprende, in
particolare, l’obbligo di portare le prove necessarie, d’informare il giudice
sulla fattispecie e di motivare la propria richiesta, ritenuto che in caso
contrario arrischierebbe di dover sopportare le conseguenze della carenza
di prove (cfr. art. 52 PA; cfr. DTF 140 I 285 consid. 6.3.1; 119 III 70 con-
sid. 1; MOOR/POLTIER, op. cit., no. 2.2.6.3, pag. 293 e segg.).
3.
Nel suo gravame, il ricorrente censura innanzitutto la violazione da parte
dell’autorità inferiore del suo diritto di essere sentito, in quanto detta auto-
rità gli avrebbe inspiegabilmente negato la possibilità di discutere di perso-
na la ricostruzione della cifra d’affari della C._ e la sua proposta di
decisione, così come postulato con scritto 7 dicembre 2015 (cfr. ricorso
6 maggio 2019, pag. 2 seg.). Ora, tale doglianza va qui esaminata priorita-
riamente dal Tribunale.
A-2164/2019
Pagina 8
3.1
3.1.1 Il diritto di essere sentito è infatti una garanzia di natura formale, la
cui violazione implica, di principio, l’annullamento della decisione resa
dall’autorità, indipendentemente dalle possibilità di successo del ricorso nel
merito (cfr. DTF 142 II 218 consid. 2.8.1; 135 I 187 consid. 2.2; 132 V 387
consid. 5.1; DTAF 2009/36 consid. 7). Detto diritto, sancito dall’art. 29
cpv. 2 Cost., garantisce all’interessato il diritto di esprimersi prima che sia
resa una decisione sfavorevole nei suoi confronti (cfr. artt. 29 e 30 PA), il
diritto di prendere visione dell’incarto (cfr. art. 26 PA), la facoltà di offrire
mezzi di prova su fatti suscettibili di influire sul giudizio, di esigerne l’as-
sunzione, di partecipare alla loro assunzione e di potersi esprimere sulle
relative risultanze, nella misura in cui esse possano influire sulla decisione
(cfr. art. 18 PA applicabile in ogni caso almeno per analogia dinanzi al
Tribunale, malgrado la riserva dell’art. 2 cpv. 1 PA [cfr. {tra le tante} senten-
za del TAF A-5446/2016 del 23 maggio 2018 consid. 2.2 con rinvii]; art. 29
PA), nonché di ottenere una decisione motivata (cfr. art. 35 PA; DTF 144 I
11 consid. 5.3; 135 II 286 consid. 5.1; [tra le tante] sentenza del TAF
A-5576/2018 del 5 dicembre 2019 consid. 3.1.1 con rinvii; THIERRY TAN-
QUEREL, Manuel de droit administratif, 2a ed. 2018, n. 1528 segg.).
Il diritto di essere sentito non comporta tuttavia per le parti il diritto di espri-
mersi oralmente, essendo sufficiente che le stesse possano far valere le
loro ragioni per scritto (cfr. DTF 140 I 68 considd. 9.6.1 e 9.6.2; 130 II 425
consid. 2.1; ADELIO SCOLARI, Diritto amministrativo, Parte generale, 2002,
n. 494; TANQUEREL, op. cit., n. 1537 con rinvii; MOSER/BEUSCH/KNEUBÜH-
LER, op. cit., n. 3.86), né quello di ottenere – di principio – l’audizione di
testimoni (cfr. DTF 130 II 425 consid. 2.1; [tra le tante] sentenza del TAF A-
777/2013 del 30 luglio 2014 consid. 1.3.3 con rinvii). In particolare, nelle
procedure in ambito fiscale e doganale, non sussiste alcun diritto ad
un’udienza pubblica ex art. 6 n. 1 CEDU (cfr. [tra le tante] sentenze del TAF
A-458/2017 del 23 agosto 2018 consid. 3.1; MOSER/BEUSCH/KNEUBÜHLER,
op. cit., n. 3.170).
3.1.2 A titolo eccezionale, la violazione del diritto di essere sentito può
essere sanata nella procedura di ricorso, se i motivi determinanti sono stati
addotti in risposta dall’autorità, se il ricorrente ha potuto commentarli in un
successivo memoriale e, soprattutto, se il potere d’esame della giurisdi-
zione competente non è più ristretto di quello dell’istanza inferiore (cfr. DTF
142 II 218 consid. 2.8.1; 135 I 187 consid. 2.2; 133 I 201 consid. 2.2; sen-
tenza del TF 1C_104/2010 del 29 aprile 2010 consid. 2.1; [tra le tante] sen-
tenza del TAF A-5576/2018 del 5 dicembre 2019 consid. 3.1.3 con rinvii).
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Pagina 9
3.2 Al riguardo, da un esame degli atti dell’incarto, il Tribunale osserva
come, con scritto 7 maggio 2015 (cfr. atto n. 11 dell’inc. AFC), il ricorrente
– per il tramite della sua rappresentante – abbia effettivamente postulato
un incontro con l’autorità inferiore, al fine di discutere della ricostruzione
della cifra d’affari della società C._ eseguita dalla DAPI. Nel
contempo, esso ha presentato per iscritto le proprie osservazioni, indican-
do i motivi nonché secondo quali criteri detta ricostruzione andrebbe
rettificata. Da un esame del conteggio emesso il 6 novembre 2015 (cfr. atto
n. 10 dell’inc. AFC), risulta che l’autorità inferiore non si è però pronunciata
né sulla richiesta d’incontro, né sulla richiesta di rettifica della ricostruzione
della DAPI. A seguito di detto conteggio, con scritto 7 dicembre 2015
(cfr. atto n. 9 dell’inc. AFC), il ricorrente – sempre per il tramite della sua
rappresentante – ha dunque rinnovato la richiesta d’incontro con l’autorità
inferiore per discutere della ricostruzione della DAPI. Con decisione del
21 dicembre 2015 (cfr. atto n. 8 dell’inc. AFC, pag. 2), tale richiesta è stata
allora formalmente respinta dall’autorità inferiore, a motivo che la stessa
disponeva già di un incarto sufficientemente completo per statuire al
riguardo. Ora, con reclamo 1° febbraio 2016 (cfr. atto n. 7 dell’inc. AFC), il
ricorrente – sempre per il tramite della sua rappresentante – ha impugnato
la predetta decisione, senza però sollevare alcuna violazione del suo diritto
di essere sentito in rapporto al rifiuto d’incontro dell’autorità inferiore. Tale
violazione non è neppure stata da lui censurata nel successivo scritto
20 dicembre 2018 (cfr. atto n. 3 dell’inc. AFC), ove esso – sempre per il
tramite della sua rappresentante – si è di fatto limitato a sollecitare l’eva-
sione del suo reclamo. È dunque solo dinanzi al Tribunale, che il ricorrente
ha censurato la violazione del suo diritto di essere sentito (cfr. ricorso
6 maggio 2019, pag. 2).
Sennonché, detta censura non appare qui fondata. Il Tribunale ricorda
infatti che il diritto di essere sentito non comporta per le parti il diritto di
esprimersi oralmente, essendo sufficiente che le stesse possano far valere
le loro ragioni per scritto (cfr. consid. 3.1.1 del presente giudizio). Ora, da
un esame degli atti, risulta chiaramente che il ricorrente ha avuto modo di
contestare per iscritto la ricostruzione della DAPI, mediante scritto 7 mag-
gio 2015 e mediante reclamo 1° febbraio 2016, indicando i motivi per i quali
la stessa sarebbe sbagliata e gli elementi che, secondo lui, andrebbero
presi in considerazione nella ricostruzione della cifra d’affari della società
C._ (segnatamente il prezzo delle camere, il numero di ospiti, il
periodo di attività, ecc.). A sua volta, l’autorità inferiore si è pronunciata al
riguardo in maniera dettagliata con decisione su reclamo del 21 marzo
2019, indicando i motivi per cui non ha ritenuto quanto proposto dal
ricorrente (cfr. decisione impugnata, consid. 4.1.2). In tale contesto, si deve
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Pagina 10
considerare che il suo diritto di essere sentito è stato sufficientemente
rispettato dall’autorità inferiore, sicché non è ravvisabile alcuna sua viola-
zione. Detta censura va pertanto qui respinta. Anche ad avere ancora dubbi
– ciò che non è tuttavia qui il caso – dal momento che il ricorrente ha potuto
nuovamente contestare la ricostruzione della DAPI in questa sede, che
l’autorità inferiore ha preso nuovamente puntualmente posizione al riguar-
do e che il Tribunale avrà modo di esaminare a sua volta le sue censure,
ogni eventuale violazione del suo diritto di essere sentito va in ogni caso
considerata come qui sanata (cfr. consid. 3.1.2 del presente giudizio).
4.
Ciò posto, prima di proseguire nell’analisi del ricorso, il Tribunale deve
preliminarmente sincerarsi altresì dell’eventuale prescrizione dei crediti
d’imposta preventiva qui in oggetto.
4.1
4.1.1 La prescrizione è infatti una questione di diritto che va esaminata
d’ufficio dall’autorità e non necessita d’essere sollevata dall’assoggettato
(cfr. DTF 142 II 182 consid. 3.2.1; sentenza del TF 2C_243/2014 del
4 dicembre 2014 consid. 5 con rinvio; [tra le tante] sentenza del TAF A-
458/2017 del 23 agosto 2018 consid. 6; MICHAEL BEUSCH, Der Untergang
der Steuerforderung, 2012, pag. 278; STEPHANIE EICHENBERGER, in:
Oberson/Hinny [ed.], Commentaire droits de timbre, 2006, n. 5 ad art. 30
LTB). Poiché la prescrizione del credito fiscale – se constatata – comporta
la perenzione della pretesa dell’autorità inferiore, la stessa va esaminata
prioritariamente.
4.1.2 La prescrizione dei crediti fiscali in materia di imposta preventiva è
retta dall’art. 17 LIP. Per quanto riguarda fattispecie di carattere penale,
determinante è invece la DPA, applicabile all’imposta preventiva virtù del
rinvio dell’art. 67 cpv. 1 LIP (cfr. DTF 143 IV 228 consid. 4.3; [tra le tante]
sentenza del TAF A-458/2017 del 23 agosto 2018 consid. 6.1.1; sentenza
parziale e decisione incidentale del TAF A-550/2016 del 22 giugno 2017
consid. 4.3.1 con rinvii). Giusta l’art. 12 cpv. 4 DPA, l’obbligo di pagamento
o di restituzione non si prescrive finché non siano prescritte l’azione penale
e l’esecuzione della pena. Riguardo alle contravvenzioni consistenti nella
sottrazione o nella messa in pericolo di tasse o nell’ottenimento indebito di
una restituzione, di una riduzione o di un condono di tasse ai sensi
dell’art. 11 cpv. 2 DPA, la giurisprudenza ha avuto modo di precisare che –
in base al diritto in vigore a partire dal 1° ottobre 2002 – il termine di
prescrizione è di 7 anni (cfr. DTF 143 IV 228 consid. 4.4; BEUSCH/MALLA,
in: Zweifel/Beusch/Bauer-Balmelli [ed.], Kommentar zum Schweizerischen
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Pagina 11
Steuerrecht, Bundesgesetz über die Verrechnungssteuer, 2a ed. 2012 [di
seguito: VStG-Kommentar], n. 51 segg. ad « Vorbemerkungen zu Art. 61-
67 »). Tale è in particolare il caso in presenza di una sottrazione d’imposta
ai sensi dell’art. 61 LIP, verosimilmente realizzata allorquando una società
anonima fa una prestazione valutabile in denaro facilmente riconoscibile
come tale dai partecipanti, senza tuttavia dichiarare e pagare spontane-
amente l’imposta preventiva. Il termine di prescrizione di 7 anni è sospeso
durante i procedimenti d’opposizione, di reclamo o giudiziari circa l’obbligo
di pagamento o restituzione (cfr. art. 11 cpv. 3 DPA; DTF 143 IV 228
consid. 5.1; cfr. [tra le tante] sentenze del TAF A-458/2017 del 23 agosto
2018 consid. 6.1.1; sentenza parziale e decisione incidentale del TAF A-
550/2016 del 22 giugno 2017 consid. 4.3.1 con rinvii; BEUSCH/MALLA,
VStG-Kommentar, n. 56 ad « Vorbemerkungen zu Art. 61-67 »). Secondo
la recente giurisprudenza del Tribunale federale, per procedura di opposi-
zione ai sensi dell’art. 11 cpv. 3 DPA, va intesa la procedura che inizia con
l’emanazione della decisione dell’autorità fiscale che riconosce il contri-
buente debitore del credito litigioso. La prescrizione dell’azione penale e,
di conseguenza, del credito fiscale è dunque sospesa a partire da questo
momento (cfr. art. 12 cpv. 4 DPA; DTF 143 IV 228 consid. 5.7).
4.1.3 Conformemente all’art. 98 CP – applicabile in virtù dell’art. 2 DPA – il
termine di prescrizione di 7 anni decorre dal giorno in cui l’autore ha eser-
citato la sua attività colpevole, detto giorno non essendo tuttavia preso in
conto nel calcolo del termine. Allorquando una società effettua una presta-
zione valutabile in denaro cedendo ad un azionista o ad una persona a lui
vicina dei redditi non contabilizzati e ciò, in violazione della legislazione
amministrativa federale, il termine di prescrizione inizia a decorrere soltan-
to all’indomani della data di consegna del bilancio erroneo, rispettivamente
del conto erroneo – ovvero, del documento contabile nel quale non sono
stati contabilizzati i ricavi ceduti agli azionisti o a persone vicine a
quest’ultimi – all’AFC (« [d]ie [...] Verjährungsfrist [...] beginnt erst nach
dem Termin zu laufen, an dem die unrichtige Jahresrechnung bei der ESTV
eingereicht wurde [...] » in: sentenza del TF del 26 marzo 1987 consid. 5,
in: ASA 56 pag. 203 segg.; cfr. DTF 143 IV 228 consid. 4.5; sentenza
parziale e decisione incidentale del TAF A-550/2016 del 22 giugno 2017
consid. 4.4.2 con rinvii). In tal caso, l’attività colpevole ai sensi dell’art. 98
CP consiste nella consegna di documenti contabili irregolari alla com-
petente autorità (cfr. [tra le tante] sentenza del TAF A-458/2017 del 23 ago-
sto 2018 consid. 6.1.2 con rinvii).
Qualora invece una società abbia omesso non solo di contabilizzare la
prestazione valutabile in denaro da lei effettuata, ma anche di allestire e/o
A-2164/2019
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di consegnare i propri rendiconti all’AFC, la decorrenza del termine di
prescrizione di 7 anni va calcolata tenendo conto altresì di quanto disposto
dall’art. 38 cpv. 2 LIP e soprattutto dall’art. 21 cpv. 1 OIPrev in combinato
disposto con l’art. 699 cpv. 2 CO (società anonima), rispettivamente con
l’art. 805 cpv. 2 CO (società a garanzia limitata). Più nel dettaglio, in virtù
dell’art. 21 cpv. 1 OIPrev, ogni società anonima o società garanzia limitata
svizzera (art. 9 cpv. 1 LIP) è tenuta a consegnare spontaneamente i propri
conti annuali all’AFC, nei 30 giorni successivi alla loro approvazione. Ai
sensi dell’art. 699 cpv. 2 CO e dell’art. 805 cpv. 2 CO, l’assemblea ordina-
ria – durante la quale vengono per l’appunto approvati i conti annuali – si
svolge ogni anno, entro sei mesi dalla chiusura dell’esercizio annuale. Sulla
base di detti disposti di legge, è dunque lecito considerare – così come
giustamente proposto dall’autorità inferiore (cfr. risposta 5 settembre 2019,
pag. 5) – che nel caso in cui una società non ottemperi al suo obbligo di
consegna dei conti annuali all’AFC, il termine di prescrizione inizia a
decorrere all’indomani dei sei mesi e trenta giorni dopo la fine dell’esercizio
durante il quale detta società ha effettuato una prestazione valutabile in
denaro soggetta all’imposta preventiva.
4.2 In concreto, i crediti d’imposta preventiva oggetto della ripresa fiscale
dell’autorità inferiore concernono i periodi fiscali 2009-2010 in rapporto a
delle prestazioni valutabili in denaro nella forma di distribuzioni dissimulate
di utile concesse dall’allora società C._ a persone ad essa vicine,
ai sensi dell’art. 4 cpv. 1 lett. b LIP in combinato disposto con l’art. 20 cpv. 1
OIPrev, e meglio al qui ricorrente. Trattandosi di fatto di una sottrazione
d’imposta, risulta qui applicabile il termine di prescrizione di 7 anni (cfr. con-
sid. 4.1.2 del presente giudizio). Detto ciò, occorre stabilire il giorno in cui
l’autore ha esercitato la sua attività colpevole, il termine di prescrizione
decorrendo l’indomani di tale data (cfr. consid. 4.1.3 del presente giudizio).
Ora, secondo quanto indicato dalla DAPI nel suo rapporto del 21 novembre
2014 (cfr. atto n. 12 dell’inc. AFC, punto n. 3.4.1) e dall’autorità inferiore
nella propria risposta 5 settembre 2019 (cfr. citata risposta, pag. 4 seg.),
nonché risultante altresì dall’incarto (cfr. allegati all’atto n. 12 dell’inc. AFC
contenuti della cartella denominata « 12.Allegati Processo verbale finale
[rapporto DAPI] » dell’inc. AFC [per semplicità, qui di seguito ogni allegato
verrà designato come: allegato all’atto n. 12 dell’inc. AFC), i conti 2009 e
2010 della società C._ non sono mai stati da lei inviati all’AFC. Dalla
ricostruzione effettuata dalla DAPI è poi risultato che detta società ha
omesso di contabilizzare i ricavi di sua spettanza, senza dichiarare né
pagare spontaneamente l’imposta preventiva (cfr. atto n. 12 dell’inc. AFC,
A-2164/2019
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punto n. 3.4.6). In tal caso, si deve considerare che il termine di prescri-
zione di 7 anni ha iniziato a decorrere all’indomani dei sei mesi e trenta
giorni dopo la fine dell’esercizio durante il quale la società ha effettuato una
prestazione valutabile in denaro soggetta all’imposta preventiva (cfr. con-
sid. 4.1.3 del presente giudizio). Nel caso in esame, i conti 2009 della
società avrebbero dovuto essere inviati all’autorità inferiore al più tardi
entro il 30 luglio 2010, mentre quelli 2010 entro il 30 luglio 2011. Il termine
di prescrizione di 7 anni è quindi iniziato a decorrere all’indomani di tale
data, ossia in data 31 luglio 2010, rispettivamente in data 31 luglio 2011 e
sarebbe giunto a scadenza in data 31 luglio 2017, rispettivamente in data
31 luglio 2018. Sennonché, tali termini sono stati validamente sospesi
dall’autorità inferiore con decisione 21 dicembre 2015 e lo sono rimasti
durante la procedura di reclamo dinanzi all’AFC e quella successiva di
ricorso dinanzi al Tribunale (cfr. consid. 4.1.2 del presente giudizio). Ne
discende che tutti i crediti fiscali oggetto della ripresa fiscale dell’autorità
inferiore non sono ancora prescritti.
5.
Ciò appurato, il Tribunale deve ora occuparsi delle censure di merito
sollevate dal ricorrente. A tal fine, preliminarmente, è qui doveroso preci-
sare che l’oggetto del litigio e la fattispecie alla base della presente proce-
dura (A-2164/2019) sono i medesimi di quelli alla base di due altre pro-
cedure parallele (A-2153/2019 e A-2165/2019). Per semplicità e maggiore
chiarezza, qui di seguito il Tribunale esporrà dapprima il quadro generale,
riprendendo quanto indicato dalle precedenti autorità nella decisione impu-
gnata e nel rapporto DAPI del 14 novembre 2014.
Nel febbraio 2006, il ricorrente ha costituito la società G._, di cui è
stato l’azionista maggioritario, nonché l’amministratore unico. Il
12 dicembre 2006, la signora H._ ha venduto alla I._ –
società detenuta dal ricorrente – la particella n. (...) del Registro fondiario
definitivo (RFD) del Comune di X._, sul quale è ubicato l’albergo-
bar « D._ », invero un postribolo. Il bar fungeva da punto d’incontro
tra le prostitute e i clienti, i quali venivano poi accompagnati e intrattenuti
nelle camere soprastanti. Per poter usufruire delle camere, le ragazze
pagavano una pigione (comprendente la cena) a chi gestiva l’attività. Nei
periodi fiscali oggetto di esame da parte della DAPI (2007-2010), le tre
seguenti società hanno gestito il postribolo, suddiviso in attività di
affittacamere e in attività di bar:
Periodo Affittacamere Bar
2007-2008 F._ G._
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2009-2010 C._ G._
La contabilità delle tre società era tenuta dalla fiduciaria B._, qui tra
l’altro rappresentante del ricorrente. I ricavi delle società venivano conta-
bilizzati con un’unica scrittura alla fine del mese. Come pezze giustificative
venivano utilizzati gli scontrini di cassa (per quanto concerne il bar) e delle
tabelle riassuntive stilate dal ricorrente sull’occupazione delle camere (per
quanto riguarda l’affittacamere). Il ricorrente che gestiva tutta l’attività,
avrebbe incassato parte del denaro prima che esso potesse essere
contabilizzato nelle relative società.
Con tre decisioni su reclamo del 21 marzo 2019, l’autorità inferiore ha dun-
que provveduto a delle riprese d’imposta preventiva ex art. 12 cpv. 2 DPA
in rapporto alle cifre d’affari che le predette tre società – tra cui la
C._ – avrebbero realizzato nell’ambito della gestione del postribolo
« D._ », ma omesso di contabilizzarle, versandole invece al loro
azionista principale e amministratore di fatto, ovvero il qui ricorrente, nei
periodi fiscali 2007-2010. Di fatto, si tratterebbe di prestazioni valutabili in
denaro nella forma di « distribuzioni dissimulate di utile » ai sensi dell’art. 4
cpv. 1 lett. b LIP nonché dell’art. 20 cpv. 1 OIPrev. In concreto (A-
2164/2019), la ripresa d’imposta preventiva è pari a 206'833.55 franchi,
oltre accessori. La stessa essendo qui recisamente contestata dal ricor-
rente, ritenuto debitore di detto importo, per il Tribunale si tratterà
essenzialmente di esaminare se è a giusto titolo che l’autorità inferiore ha
proceduto nei suoi confronti a detta ripresa d’imposta preventiva, sulla
base di quanto constatato dalla DAPI.
6.
In tale ottica, qui di seguito verranno innanzitutto richiamati i principi
applicabili alla fattispecie.
6.1 La Confederazione può riscuotere un’imposta preventiva sul reddito dei
capitali mobili (cfr. art. 132 cpv. 1 Cost.; art. 1 cpv. 1 LIP). L’imposta pre-
ventiva è rimborsata al beneficiario della prestazione decurtata dell’impo-
sta (cfr. art. 1 cpv. 2 LIP).
6.2 Stante l’art. 4 cpv. 1 lett. b LIP, oggetto dell’imposta sono, tra l’altro, i
redditi di capitali mobili da azioni, quote sociali, in società, a garanzia limi-
tata o cooperative, buoni di partecipazione e buoni di godimento, emessi
da una persona domiciliata in Svizzera. Per i redditi di capitali mobili essa
ammonta al 35% della prestazione imponibile (cfr. art. 13 cpv. 1 lett. a LIP).
A-2164/2019
Pagina 15
L’art. 20 cpv. 1 OIPrev considera reddito imponibile di azioni, ogni presta-
zione valutabile in denaro corrisposta dalla società ai titolari di diritti di
partecipazione, o a terze persone loro vicine, che non abbia il carattere di
rimborso delle quote di capitale sociale versato esistenti all’atto della
prestazione (come ad esempio: dividendi, buoni, azioni gratuite, buoni di
partecipazione gratuiti, eccedenze di liquidazione, ecc.). La nozione di
prestazione valutabile in denaro ai sensi dell’art. 20 OIPrev corrisponde di
principio a quella dell’art. 20 cpv. 1 lett. c LIFD (cfr. DTF 143 IV 288 con-
sid. 4.1; sentenze del TF 2C_123/2016 del 21 novembre 2017 consid. 3.3;
2C_263/2014 del 21 gennaio 2015 consid. 5.1; [tra le tante] sentenze del
TAF A-6214/2018 del 20 aprile 2020 consid. 2.4.1 con rinvii; A-458/2017
del 23 agosto 2018 consid. 4.1.1; A-5444/2017 del 22 marzo 2018
consid. 2.4.1; A-5691/2015 del 28 settembre 2017 consid. 3.1.2 con rinvii).
In assenza di lacune sostanziali o d’irregolarità formali atte a mettere in
dubbio la credibilità della contabilità del contribuente, come pure in
assenza di una divergenza manifesta ed importante tra i risultati allibrati e
lo stato reale di fatto, le autorità fiscali devono attenersi alla presunzione
d’esattezza di cui fruisce tale contabilità (cfr. DTF 134 II 207 consid. 3.3;
106 Ib 311 considd. 3c e 3d; [tra le tante] sentenze del TAF A-3822/2016
del 19 dicembre 2017 consid. 4.1.1; A-5691/2015 del 28 settembre 2017
consid. 3.1.2; MOLLARD/OBERSON/TISSOT BENEDETTO, Traité TVA, 2009,
pag. 819 n. 60).
6.2.1 Ai sensi dell’art. 20 cpv. 1 OIPrev, nella nozione di prestazione
valutabile in denaro rientra altresì la cosiddetta « distribuzione dissimulata
di utili » o « distribuzione occulta di utili » (« verdeckte Gewinausschüt-
tungen »). Per costante giurisprudenza, si è di fronte ad una simile
prestazione valutabile in denaro, allorquando le tre seguenti condizioni
cumulative risultano adempiute (cfr. DTF 143 IV 228 consid. 4.1; 140 II 88
consid. 4.1; 138 II 57 consid. 2.2; sentenza del TF 2C_91/2018 del
12 settembre 2019 consid. 3.1; [tra le tante] sentenze del TAF A-6214/2018
del 20 aprile 2020 consid. 2.4.2 con rinvio; A-458/2017 del 23 agosto 2018
consid. 4.1.2 con rinvii):
(1) La società effettua una prestazione senza ottenere un’adeguata
controprestazione da parte del beneficiario, ciò che di fatto ne
comporta l’impoverimento economico. Tale prestazione non ha
carattere di rimborso delle quote di capitale sociale.
(2) Questa prestazione è corrisposta ad un titolare di diritti di
partecipazione della società, ossia ad uno degli azionisti della società
(titolare diretto) o a terze persone vicine a quest’ultimo (titolare
A-2164/2019
Pagina 16
indiretto). Essa trova il proprio fondamento esclusivamente in un
rapporto di partecipazione alla società stessa: una simile prestazione
deve procurare al suo beneficiario un vantaggio che in analoghe
circostanze non sarebbe stato accordato alle medesime condizioni
ad una terza persona non partecipe alla società, per cui la
prestazione risulta insolita.
(3) Il carattere insolito della prestazione, in particolare la sproporzione
tra la prestazione e la controprestazione, deve essere riconoscibile
per gli organi della società.
A tal proposito, è qui doveroso precisare che nella prassi viene talvolta
indicato che le condizioni cumulative da adempiere sono invero quattro.
Ciò è dovuto al fatto che la seconda condizione sopracitata viene talvolta
suddivisa a sua volta in due: (a) prestazione accordata ad un azionista o a
una persona a lei vicina; (b) prestazione che non sarebbe stata accordata
alle medesime condizioni ad un terzo (cfr. ad esempio, sentenza del TF
2C_91/2018 del 12 settembre 2019 consid. 3.1; [tra le tante] sentenza del
TAF A-6214/2018 del 20 aprile 2020 consid. 2.4.2). Ciò posto, va altresì
precisato che le prestazioni che la società effettua a favore dei suoi
azionisti o di terze persone a lui vicine, fondate su un’altra base giuridica
che il rapporto di partecipazione, ad esempio su un contratto di diritto
privato che avrebbe potuto essere concluso anche con un terzo estraneo
alla società, non sono invece soggetti all’imposta preventiva (cfr. DTF 144
II 427 consid. 6.1; 119 Ib 431 consid. 2b; sentenza del TF 2C_499/2011 del
9 luglio 2012 consid. 4.2; [tra le tante] sentenze del TAF A-6214/2018 del
20 aprile 2020 consid. 2.4.4.1 con rinvii; A-458/2017 del 23 agosto 2018
consid. 4.1.2; A-5444/2017 del 22 marzo 2018 consid. 2.4.4 con rinvii; A-
3822/2016 del 19 dicembre 2017 consid. 4.1.2).
6.2.2 Quali prestazioni valutabili in denaro, qualificate pure come distribu-
zioni dissimulate di utile, valgono anche le rinunce a determinati proventi
in favore dell’azionista o di una persona a lui vicina, con una corrispondente
riduzione, presso la società, dell’utile esposto nel conto economico. Questa
forma di prestazione valutabile in denaro viene definita con la nozione di
« prelevamento anticipato dell’utile » o di « sottrazione previa dell’utile »
(« Gewinnvorwegnahme »), anche se in realtà non ha per oggetto la
sottrazione di utili già concretamente confluiti nella società. Essa sussiste
per l’appunto quando la società rinuncia interamente o parzialmente a degli
introiti normalmente di sua spettanza, che vengono così incassati diretta-
mente dall’azionista o da una persona a lui vicina, rispettivamente quando
quest’ultimi non forniscono una controprestazione che la società esigereb-
A-2164/2019
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be da un terzo indipendente (cfr. DTF 119 Ib 116 consid. 2; 113 Ib 23 con-
sid. 2d; sentenze del TF 2C_91/2018 del 12 settembre 2019 consid. 3.2
con rinvii; 2C_726/2009 del 20 gennaio 2010 consid. 2.2 con rinvii; [tra le
tante] sentenza del TAF A-458/2017 del 23 agosto 2018 consid. 4.1.3; A-
3822/2016 del 19 dicembre 2017 consid. 4.1.3).
6.2.3 Secondo la giurisprudenza, una terza persona vicina all’azionista ai
sensi dell’art. 20 OIPrev può essere una persona fisica imparentata con
l’azionista o anche una persona giuridica ch’egli controlla. La prassi
considera inoltre come vicini all’azionista i soggetti con cui quest’ultimo
intrattiene delle relazioni personali o commerciali che dall’insieme delle
circostanze appaiono come il vero motivo della prestazione imponibile. In
particolare sono da ritenere tali quelle persone alle quali l’azionista
permette di fare uso della società come se fosse la loro (cfr. [tra le tante]
sentenze del TF 2C_177/2016 e 2C_178/2016 del 30 gennaio 2017 con-
sid. 4.3; 2C_377/2009 del 9 settembre 2009 consid. 2.2; 2A.342/2005 del
9 maggio 2006 consid. 2.2; DTAF 2011/45 consid. 4.2 con rinvii; [tra le
tante] sentenze del TAF A-458/2017 del 23 agosto 2018 consid. 4.1.4; A-
5444/2017 del 22 marzo 2018 consid. 2.6 con rinvii; A-3822/2016 del
19 dicembre 2017 consid. 4.1.4).
6.3 L’obbligazione fiscale spetta al debitore della prestazione imponibile, il
quale deve eseguirla dopo averne dedotto l’imposta preventiva (cfr. art. 10
cpv. 1 in relazione con l’art. 14 cpv. 1 LIP). Il beneficiario della prestazione
è quindi – tenuto conto dell’obbligazione del debitore di trasferirgli l’imposta
preventiva – il destinatario dell’imposta, ovverosia colui che sopporta il
carico fiscale. Egli non ha tuttavia alcuna obbligazione procedurale da
adempiere nel contesto della procedura di percezione dell’imposta
preventiva; tali obblighi devono difatti essere adempiuti dal debitore della
prestazione che è il soggetto fiscale (cfr. [tra le tante] sentenze del TAF A-
458/2017 del 23 agosto 2018 consid. 4.2; A-3822/2016 del 19 dicembre
2017 consid. 4.2 con rinvii).
6.4
6.4.1 In materia di imposta preventiva, la dichiarazione e il pagamento del
tributo sono rette dal principio dell’autotassazione, in applicazione del
quale il contribuente ha l’obbligo di annunciarsi come tale all’AFC, senza
esservi sollecitato (cfr. art. 38 cpv. 1 LIP) e deve, alla scadenza dell’impo-
sta (cfr. art. 16 LIP), presentare spontaneamente all’AFC il rendiconto
prescritto, corredato dei giustificativi e pagare in pari tempo l’imposta o
compiere la notifica sostitutiva del pagamento (cfr. artt. 19 e 20 LIP; art. 38
cpv. 2 LIP). Il contribuente è quindi il solo responsabile nella compilazione
A-2164/2019
Pagina 18
esatta dei moduli dei rendiconti e delle dichiarazioni d’imposta e dei
questionari (cfr. art. 39 cpv. 2 lett. 1 LIP) nonché nel procedere con il
versamento dell’imposta preventiva dovuta (cfr. [tra le tante] sentenze del
TAF A-458/2017 del 23 agosto 2018 consid. 4.3.1; A-3822/2016 del
19 dicembre 2017 consid. 4.3.1; A-5691/2015 del 28 settembre 2017
consid. 3.2.1 con rinvii).
6.4.2 La prova dell’esistenza di una prestazione valutabile in denaro ai
sensi dell’art. 20 OIPrev – e meglio dei tre/quattro relativi elementi costitu-
tivi (cfr. consid. 6.2.1 del presente giudizio) – incombe all’AFC. Il criterio
della prestazione « giustificata dall’uso commerciale », applicato in materia
di imposte dirette non è un elemento costitutivo negativo di una prestazione
valutabile in denaro. L’autorità fiscale deve in particolare apportare la prova
che la società ha accordato a un azionista o a una persona vicina una
prestazione valutabile in denaro senza ottenere una controprestazione
adeguata. Se le prove addotte dall’AFC costituiscono degli indizi sufficienti
in merito all’esistenza di una simile sproporzione, rispettivamente se la
stessa rende verosimile la sussistenza di una prestazione valutabile in
denaro, spetta allora al contribuente dimostrare il contrario. In tal caso, il
contribuente può contestare il proprio assoggettamento all’imposta addu-
cendo la controprova atta a dimostrare che il criterio dell’uso commerciale
è adempiuto (cfr. DTF 138 II 57 consid. 7.1; sentenza del TF 2C_91/2018
del 12 settembre 2019 consid. 3.3; DTAF 2011/45 consid. 4.3.2.2 con rinvii;
[tra le tante] sentenze del TAF A-6214/2018 del 20 aprile 2020 con-
sid. 1.6.3 seg. con rinvii; A-5691/2015 del 28 settembre 2017 consid. 3.2.2
con rinvii). La controprova è apportata, allorquando la prova principale
viene rovesciata. Non è tuttavia necessario che il Tribunale sia convinto
dell’esattezza della contestazione (cfr. DTF 130 III 321 consid. 3.4; 120 II
393 consid. 4b; [tra le tante] sentenze del TAF A-458/2017 del 23 agosto
2018 consid. 4.3.2; A-5444/2017 del 22 marzo 2018 consid. 2.7.3 con
rinvii; A-3822/2016 del 19 dicembre 2017 consid. 4.3.2).
In linea di massima, il principio dell’autotassazione (cfr. art. 38 LIP; con-
sid. 6.4.1 del presente giudizio) e l’obbligo di collaborare del contribuente
(cfr. art. 39 LIP; consid. 6.4.3 del presente giudizio) non modificano la sud-
detta ripartizione dell’onere probatorio. Una violazione dell’obbligo di colla-
borare con conseguente mancanza di prove per l’autorità fiscale può però
eventualmente condurre ad un’inversione dell’onere probatorio (cfr. sen-
tenza del TAF A-6214/2018 del 20 aprile 2020 consid. 1.6.4 con rinvii).
A-2164/2019
Pagina 19
6.4.3 Giusta l’art. 39 LIP, la società contribuente deve dunque indicare
coscienziosamente all’autorità fiscale tutti i fatti che possono essere impor-
tanti per l’accertamento dell’obbligazione fiscale o delle basi di calcolo
dell’imposta; essa deve in particolare presentare, su richiesta, tutti i docu-
menti corredati dai giustificativi e da altra documentazione (cfr. lett. b). Se
è vero che l’autorità fiscale non deve sostituire il proprio potere d’apprez-
zamento a quello della direzione commerciale della società contribuente,
vero è anche che quest’ultima deve tuttavia provare che le prestazioni in
questione sono giustificate dall’uso commerciale. Solo in tal modo, l’auto-
rità fiscale può sincerarsi che il motivo alla base del carattere insolito di
dette prestazioni è puramente commerciale e non dovuto alle strette rela-
zioni personali o economiche in essere tra la società e il beneficiario delle
prestazioni (cfr. DTF 119 Ib 431 consid. 2c con rinvii; sentenze del TF
2C_499/2011 del 9 luglio 2012 consid. 4.3; 2A.342/2005 del 9 maggio
2006 consid. 2.3; [tra le tante] sentenze del TAF A-458/2017 del 23 agosto
2018 consid. 4.3.3; A-5444/2017 del 22 marzo 2018 consid. 2.7.4; A-
3822/2016 del 19 dicembre 2017 consid. 4.3).
Chi sostiene che un pagamento da esso incassato non lo concerne, deve
essere in grado di provare tale allegazione producendo dei documenti
giustificativi. Analogamente, chi effettua un pagamento senza che lo stesso
risulti giustificato da alcun documento deve sopportare le conseguenze di
una simile mancanza di prove, nel senso che deve attendersi che lo stesso
venga qualificato a livello fiscale come una prestazione valutabile in denaro
soggetta ad imposta preventiva. Inoltre, può sussistere una prestazione
valutabile in denaro soggetta all’imposta preventiva, se appare ovvio che
sono gli azionisti stessi della società ad essere i suoi beneficiari e se non
è data un’altra spiegazione. Quando la società contribuente fa tutto quanto
in suo potere per produrre tutte le prove e i documenti giustificativi richiesti
dall’autorità fiscale ai sensi dell’art. 39 LIP, quest’ultima ne deve tenere
conto nel proprio giudizio (cfr. sentenza del TF 2C_499/2011 del 9 luglio
2012 consid. 4.3 con rinvii; [tra le tante] sentenze del TAF A-458/2017 del
23 agosto 2018 consid. 4.3.3; A-5444/2017 del 22 marzo 2018 con-
sid. 2.7.4 con rinvii; A-3822/2016 del 19 dicembre 2017 consid. 4.3.3).
6.5
6.5.1 Allorquando l’AFC accerta l’esistenza di una prestazione valutabile in
denaro soggetta all’imposta preventiva, segnatamente nella forma di una
distribuzione dissimulata di utili, la cui entità non è tuttavia chiaramente
quantificabile, essa ne stabilisce l’ammontare ricorrendo alla tassazione
d’ufficio. Ciò è in particolare il caso, allorquando la società contribuente non
adempie ai doveri impostigli dalla legge, rispettivamente non fornisce delle
A-2164/2019
Pagina 20
indicazioni affidabili oppure fornisce solo indicazioni insufficienti o errate.
Le lacune nella tenuta della contabilità della società contribuente non devo-
no infatti né procurarle un vantaggio fiscale, né condurre ad una perdita
d’imposta. Il ricorso alla tassazione d’ufficio deriva implicitamente dagli
artt. 39 e 41 lett. a LIP. In tale contesto, quando esegue una tassazione
d’ufficio, l’AFC deve fondarsi sul corso ordinario delle cose e sul compor-
tamento del contribuente. La tassazione d’ufficio deve permettere all’AFC
di ricostruire la fattispecie imponibile, la più verosimile alla realtà. In caso
di dubbi, l’AFC non è tenuta a tenere conto della fattispecie più favorevole
al contribuente (cfr. sentenze del TF 2C_499/2011 del 9 luglio 2012 con-
sid. 5.5; 2C_502/2008 del 18 dicembre 2008 consid. 4.2; sentenze del TAF
A-458/2017 del 23 agosto 2018 consid. 4.4.1; A-122/2010 del 24 dicembre
2010 considd. 6.1 e 6.2 con rinvii; A-351/2014 del 10 luglio 2014 con-
sid. 4.3.4 con rinvii [in materia di IVA]; MICHAEL BEUSCH, VStG-Kommentar,
n. 9 ad art. 13 LIP con rinvii).
Analogamente a quanto avviene in materia IVA, l’AFC deve scegliere il
metodo di stima che meglio le permette di tenere in considerazione le ca-
ratteristiche della società contribuente in questione. Quali metodi di stima,
entrano in linea di conto i metodi che tendono a completare o ricostruire
una contabilità mancante e quelli che si fondano sui dati basati sull’espe-
rienza in rapporto ai risultati parziali incontestati derivanti dalla contabilità.
Le parti probanti della contabilità e i documenti esistenti devono essere
presi in considerazione, per quanto possibile, nella stima. Essi possono
altresì servire di base di calcolo (cfr. sentenza del TAF A-458/2017 del
23 agosto 2018 consid. 4.4.1; A-351/2014 del 10 luglio 2014 consid. 4.3.4
con rinvii [tassazione d’ufficio in materia IVA]).
6.5.2 Nella procedura di ricorso il contribuente può contestare l’adempi-
mento dei presupposti per una stima, come pure la stima stessa delle cifre
d’affari realizzate in quanto tali (cfr. per analogia, sentenza del TAF A-
351/2014 del 10 luglio 2014 consid. 4.3.6 con rinvii [tassazione d’ufficio in
materia IVA]). Orbene, l’onere della prova in merito alla sussistenza dei
presupposti per procedere ad una tassazione d’ufficio (primo stadio), come
pure riguardo ai motivi alla base della conseguente stima (secondo stadio),
incombono all’AFC. Ciò precisato, nell’esaminare la correttezza della stima
effettuata dall’autorità inferiore il Tribunale amministrativo federale procede
con un certo riserbo e non sostituisce il proprio potere di apprezzamento a
quello di quest’ultima, se non in presenza di errori manifesti. Qualora i
presupposti per una tassazione d’ufficio siano dati, la prova che le valuta-
zioni svolte dall’AFC non sono corrette rispettivamente portano a risultati
manifestamente errati spetta al contribuente (terzo stadio). In tale ottica, è
A-2164/2019
Pagina 21
necessario che il contribuente indichi chiaramente in che misura la pretesa
fiscale debba essere minore di quella valutata dall’AFC, dimostrando che
il risultato della valutazione è frutto di errori rilevanti (cfr. citata sentenza del
TAF A-351/2014 consid. 4.3.6 con rinvii). Egli non può limitarsi a criticare
in via del tutto generica le basi del calcolo, bensì deve dimostrare con dei
documenti giustificativi che la stima effettuata dall’AFC è manifestamente
erronea (cfr. sentenza del TF 2C_1077/2012 del 24 maggio 2014 con-
sid. 2.5). Solo in tal caso il Tribunale sostituisce il suo potere d’apprezza-
mento a quello dell’autorità inferiore, correggendo la tassazione (cfr. citata
sentenza del TAF A-351/2014 consid. 4.3.6 con rinvii; cfr. parimenti sen-
tenze del TF 2C_499/2011 del 9 luglio 2012 consid. 5.5; 2C_502/2008 del
18 dicembre 2008 consid. 4.2; sentenza del TAF A-458/2017 del 23 agosto
2018 consid. 4.4.2).
6.6 Giusta l’art. 16 cpv. 1 lett. c LIP, l’imposta preventiva scade trenta giorni
dopo che è sorto il credito fiscale. Per i redditi da capitale mobiliare, il
credito fiscale sorge alla scadenza della prestazione imponibile (cfr. art. 12
cpv. 1 LIP). Un interesse di mora del 5% annuo è dovuto, senza diffida,
sugli importi di imposta non ancora pagati alle scadenze stabilite dal cpv. 1
fino al giorno del pagamento (cfr. art. 12 cpv. 2 LIP in combinato disposto
con l’art. 1 dell’ordinanza del 29 novembre 1996 del Dipartimento federale
delle finanze concernente l’interesse di mora in materia d’imposta preven-
tiva [RS 642.212]; sentenze del TAF A-458/2017 del 23 agosto 2018
consid. 4.5; A-3060/2015 e A-3113/2015 del 10 novembre 2015 consid. 3.3
con rinvii).
6.7
6.7.1 Allorquando la sottrazione d’imposta ai sensi dell’art. 61 LIP è stabi-
lita con verosimiglianza, in virtù del rinvio dell’art. 67 cpv. 1 LIP, la riscos-
sione posticipata dei crediti d’imposta preventiva è retta dall’art. 12 DPA
(cfr. sentenze del TAF A-458/2017 del 23 agosto 2018 consid. 4.6.1; A-
3060/2015 e A-3113/2015 del 10 novembre 2015 consid. 4.1 con rinvii).
6.7.2 L’art. 12 cpv. 1 lett. a DPA dispone che qualora, per un’infrazione alla
legislazione amministrativa federale, una tassa non è stata a torto riscossa,
essa deve essere pagata successivamente, interessi compresi, e ciò
indipendentemente dalla punibilità di una determinata persona. L’art. 12
cpv. 2 DPA precisa che obbligata al pagamento è la persona che ha fruito
dell’indebito profitto, segnatamente quella obbligata al pagamento della
tassa elusa. Di conseguenza, quando una società effettua una prestazione
valutabile in denaro a favore dei titolari di diritti di partecipazione, o a terze
persone a lei vicine, senza deduzione dell’imposta preventiva sottratta
A-2164/2019
Pagina 22
(cfr. art. 20 cpv. 1 OIPrev in correlazione con l’art. 4 cpv. 1 lett. b LIP),
quest’ultimi sono chiamati, sulla base dell’art. 12 cpv. 2 DPA, a restituire la
somma di cui hanno indebitamente fruito. Accanto a dette persone bene-
ficiarie della prestazione valutabile in denaro, tenuta al pagamento è altresì
la stessa società che l’ha erogata (cfr. art. 10 cpv. 1 LIP in correlazione con
l’art. 14 cpv. 1 LIP). Affinché l’art. 12 cpv. 2 DPA trovi applicazione, occorre
che sia oggettivamente stata compiuta un’infrazione penale. L’applicazione
di questa norma non dipende per contro né da una responsabilità penale
specifica, né da una colpa, né ancora dal promovimento di una procedura
penale (cfr. [tra le tante] sentenza del TAF A-3060/2015 e A-3113/2015 del
10 novembre 2015 consid. 4.2 con rinvii). L’art. 12 cpv. 1 DPA permette
dunque di procedere al recupero di una tassa (o un tributo) che non è stata
percepita a seguito di un’infrazione alla legislazione amministrativa fede-
rale, anche qualora nessuno sia punibile. In virtù dell’art. 12 cpv. 3 DPA, la
persona che, intenzionalmente, ha commesso l’infrazione o vi ha parte-
cipato risponde in solido, con le persone obbligate al pagamento secondo
il cpv. 2, della somma da pagare o da restituire (cfr. [tra le tante] sentenza
del TAF A-458/2017 del 23 agosto 2018 consid. 4.6.2).
7.
Stabiliti i principi applicabili, per poter verificare la fondatezza della ripresa
d’imposta preventiva in oggetto, il Tribunale deve dapprima determinare se
per i periodi fiscali dal 2009 al 2010 l’autorità inferiore poteva ritenere nei
confronti della società C._ la sussistenza di prestazioni valutabili in
denaro soggette all’imposta preventiva ai sensi l’art. 4 cpv. 1 lett. b LIP in
combinato disposto con l’art. 20 cpv. 1 OIPrev, sulla base di quanto
constatato dalla DAPI (cfr. consid. 6.4.2 del presente giudizio).
7.1
7.1.1 Nella decisione impugnata, sulla base di quanto risultante dall’inchie-
sta penale della DAPI e in particolar modo dal rapporto DAPI del 21 novem-
bre 2014 (cfr. atto n. 12 dell’inc. AFC), l’autorità inferiore ha ritenuto nei
confronti della C._ la sussistenza di prestazioni valutabili in denaro
nella forma di « distribuzioni dissimulate di utile » al proprio azionista
principale e amministratore di fatto, ovvero il ricorrente. La società avrebbe
infatti rinunciato a favore del ricorrente ad una parte degli utili di sua spet-
tanza, da lei conseguiti mediante l’attività di affittacamere del postribolo
« D._ » gestita dallo stesso ricorrente durante i periodi fiscali 2009-
2010, omettendo altresì di contabilizzarla nei propri rendiconti (cfr. decisio-
ne impugnata, consid. 4).
A-2164/2019
Pagina 23
7.1.2 Più nel dettaglio, la DAPI ha dapprima constatato che la C._
non avrebbe mai depositato né i conti annuali né le dichiarazioni fiscali
durante il suo periodo di attività. Di stesso avviso, al riguardo l’autorità infe-
riore ha precisato di aver sequestrato presso la fiduciaria B._ – rap-
presentante del ricorrente e fiduciaria che si sarebbe occupata della
contabilità delle società legate al postribolo « D._ » – le schede
contabili provvisorie dell’anno 2009, sulle quali però sarebbero stati
riportati solo i costi e nessun ricavo. Per l’anno 2010, invece, essa non
avrebbe ritrovato alcuna pezza contabile. Ora, vista la totale assenza di
una contabilità che riportasse gli introiti della società, la DAPI ha dunque
dovuto procedere alla ricostruzione della sua cifra d’affari sulla base dei
documenti e degli elementi probatori raccolti in sede di inchiesta, in modo
che si avvicinasse il più possibile alla realtà. Più concretamente, la DAPI
ha ricostruito la cifra d’affari nel modo seguente: essa ha dapprima stabilito
il prezzo delle camere, il numero delle ragazze presenti per notte e il
periodo effettivo di attività della società. Essa ha poi moltiplicato i vari
elementi tra di loro per ottenere la cifra d’affari effettiva conseguita dalla
C._ durante i periodi fiscali 2009-2010 (cfr. decisione impugnata,
consid. 4.1.1).
Per quanto riguarda la definizione del prezzo delle camere, la DAPI ha
preso in considerazione la media aritmetica tra quanto dichiarato dal
ricorrente – di fatto, unico gerente e responsabile del « D._ » – e
quanto dichiarato dagli altri testimoni coinvolti nella vicenda, durante i vari
interrogatori tenutosi tra il 2010 e il 2013, così come qui riassunto:
Interrogatorio 2009 2010
Ricorrente 01.07.2010 fr. 120 fr. 150
Ricorrente 07.07.2010 fr. 150 fr. 150
Ricorrente 23.03.2010 fr. 100 fr. 100
Ricorrente 05.12.2012 fr. 140 n/n
Ricorrente 19.06.2013 fr. 100 fr. 100
H._ 02.07.2010 fr. 150 fr. 150
J._ 05.07.2010 fr. 150 fr. 150
K._ 06.02.2013 fr. 117.5 fr. 117.5
K._ 09.06.2013 fr. 140 fr. 140
Media fr. 129.70 fr. 132.20
Essa ha dunque tenuto conto di un prezzo medio di 129.70 franchi per il
2009 e di 132.20 franchi per il 2010.
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Pagina 24
Per ricostruire il numero di ragazze che hanno soggiornato al
« D._ », non avendo a disposizione alcuna registrazione contabile
dei ricavi e considerando come inaffidabili le notifiche all’Ente del turismo
della C._, la DAPI si è basata sulla media aritmetica tra quanto
dichiarato dal ricorrente e quanto constatato dalla Polizia cantonale
durante le retate:
2009 2010
Ricorrente 01.07.2010 7.5 7.5
Ricorrente 07.07.2010 7.5 7.5
Ricorrente 05.12.2012 7.5 7.5
Raid 18.02.2009 7
Raid 19.08.2009 11
Raid 16.12.2009 13
Raid 30.06.2010 12
Media 9 8
Il numero medio di ragazze è dunque stato fissato a 9 per il 2009 e a 8 per
il 2010.
Per quanto riguarda il periodo di attività del postribolo, la DAPI ha preso in
considerazione la chiusura forzata del locale. A seguito dell’apertura dell’in-
chiesta penale nei confronti del ricorrente e dell’intervento della TESEU, il
locale sarebbe infatti stato chiuso e posto sotto sigilli di Polizia e il respon-
sabile arrestato. Il postribolo sarebbe poi stato dissequestrato il 21 ottobre
2010 e la sua attività sarebbe ripresa invariata. Per questo motivo, la DAPI
ha tolto dal computo dell’attività della C._ per il 2010 il periodo dal
1° luglio al 21 ottobre 2010. Essa ha dunque fissato i giorni di attività a 360
per il 2009 e a 248 per il 2010.
Moltiplicando tra di loro i tre elementi del calcolo così ottenuti – ovvero, il
prezzo della camera (fr. 129.70 per il 2009; fr 132.20 per il 2010), il numero
di ragazze (9 per il 2009; 8 per il 2010) e il periodo di attività (360 per il
2009; 248 per il 2010) – essa ha poi ottenuto la cifra d’affari effettiva della
C._ per il 2009 e il 2010:
2009 fr. 129.70 x 9 x 360 = fr. 420'228
2010 fr. 132.20 x 8 x 248 = fr. 262'285
Dalla cifra d’affari così ricostruita, la DAPI ha poi dedotto i ricavi i conta-
bilizzati dalla società G._ come « ricavi vitto ragazze », ch’essa non
A-2164/2019
Pagina 25
ha preso in considerazione presso detta società che gestiva il bar
connesso all’attività di affittacamere della C._:
2009 2010
Cifra d’affari C._ ricostruita fr. 420’228 fr. 262'285
Cifra d’affari G._ contabilizzata fr. 62'280 fr. 29'280
Cifra d’affari sottratta fr. 357'948 fr. 233'005
La cifra d’affari totale non contabilizzata dalla C._ è stata quindi
fissata a 590'953 franchi (= fr. 357'948 + fr. 233'005) e qualificata di presta-
zioni valutabili in denaro effettuate da quest’ultima senza ottenere un’ade-
guata controprestazione. Detta ricostruzione è stata ripresa integralmente
dall’autorità inferiore (cfr. decisione impugnata, consid. 4.1).
7.1.3 Tenuto conto della posizione particolare del ricorrente in seno alla
società C._ – per sua stessa ammissione, azionista maggioritario
della società G._ che possiede lo stabile « D._ », nonché
amministratore di fatto delle tre società che hanno gestito detto postribolo,
tra cui la C._ – e del suo ruolo principale quale unico gestore
nell’attività di affittacamere, di cui conservava i relativi ricavi, l’autorità
inferiore ha poi ritenuto che era lecito ritenerlo quale beneficiario dei ricavi
non contabilizzati. Tali prestazioni non sarebbero state accordate alle
medesime condizioni ad un terzo. Infine, la mancata contabilizzazione da
parte della società dei ricavi per quasi 600'000 franchi, non trovando alcu-
na giustificazione economica, avrebbe un carattere talmente insolito che
difficilmente avrebbe potuto passare inosservato ai suo organi (cfr. decisio-
ne impugnata, consid. 4.2).
7.2
7.2.1 Visti gli atti dell’incarto – in particolar modo il rapporto DAPI del 21 no-
vembre 2014 (cfr. atto n. 12 dell’inc. AFC) e i relativi allegati, ovvero: i vari
processi verbali d’interrogatorio (di seguito: PVI) del ricorrente nonché delle
parti sentite al riguardo, come pure gli atti dell’Ente del turismo W._,
ecc. (cfr. allegati all’atto n. 12 dell’inc. AFC) – quanto ritenuto dall’autorità
inferiore e dalla DAPI appare non solo plausibile, ma del tutto convincente,
sicché il Tribunale non può che confermare le loro conclusioni.
7.2.2 Più nel dettaglio, il Tribunale osserva innanzitutto come nel caso della
società C._ la sua contabilità sia effettivamente totalmente assente.
Così come già rilevato nel contesto dell’esame della prescrizione dei crediti
fiscali (cfr. consid. 4.2 del presente giudizio), il Tribunale non può infatti che
ribadire come detta società non abbia di fatto mai depositato né i conti
A-2164/2019
Pagina 26
annuali né le dichiarazioni fiscali durante il suo periodo di attività (cfr. atto
n. 12 dell’inc. AFC, punto n. 3.4.1). Ciò puntualizzato, agli atti non vi è poi
alcuna traccia di un qualsiasi giustificativo/fattura concernente i pagamenti
delle stanze da parte delle prostitute. In tali circostanze, si deve ritenere
che è a giusto titolo che la DAPI e poi l’autorità inferiore hanno ricorso ad
una stima – ovvero una tassazione d’ufficio – per ricostruire dette cifre
d’affari della C._ (cfr. consid. 6.5.1 del presente giudizio).
Ora, la ricostruzione delle cifre d’affari della DAPI e dell’autorità inferiore –
così come appena esposta poc’anzi (cfr. consid. 7.1.2 del presente giudi-
zio) – appare qui convincente. Al fine di evitare inutili ripetizioni, l’analisi
dettagliata degli elementi di base utilizzati per la suddetta ricostruzione
verrà esposta dal Tribunale nell’ambito dell’esame delle censure del ricor-
rente (cfr. consid. 8 del presente giudizio, a cui si rinviano le parti). Per
quanto qui necessario, il Tribunale osserva come la ricostruzione della cifra
d’affari conseguita dalla C._ nei periodi fiscali 2009-2010 sulla base
del numero medio di ragazze (9 per il 2009 e 8 per il 2010), del prezzo
medio per notte (fr. 129.70 per il 2009 e fr. 132.20 per il 2010) e del periodo
di occupazione medio (360 giorni per il 2009, 248 giorni per il 2010) risulti
appropriata e fondata sulla documentazione agli atti (testimonianze e
controlli di polizia). Sia l’autorità inferiore nella propria decisione, che la
DAPI nel proprio rapporto, spiegano ogni tappa del calcolo alla base della
predetta ricostruzione, nonché i motivi per cui esse hanno preso in conside-
razione determinati elementi di base per il calcolo (prezzo camera e nume-
ro di ragazze, periodo di occupazione delle camere, ecc.), scartandone altri
considerati inattendibili (dati dell’Ente del turismo del W._, dati
forniti dal ricorrente successivamente alle prime dichiarazioni, ecc.). Una
volta ricostruita la cifra d’affari, è poi a giusto titolo che la DAPI e l’autorità
inferiore hanno dedotto i ricavi contabilizzati dalla società G._ –
attuale G._ in liquidazione, società radiata il 16 novembre 2017 dal
Registro di commercio – in rapporto all’affittacamere, quest’ultima
essendosi invero occupata solo del bar. In tali circostanze, si deve ritenere
che è a giusta ragione che le la DAPI e l’autorità inferiore hanno ritenuto la
sussistenza di ricavi non contabilizzati, senza alcuna giustificazione econo-
mica. Si deve dunque considerare come adempiuta la prima condizione
alla base della sussistenza di prestazioni valutabili in denaro (cfr.
consid. 6.2.1 del presente giudizio).
7.2.3 Ciò posto, dagli atti risulta poi chiaramente che era il ricorrente ad
occuparsi personalmente dell’attività di affittacamere del « D._ » e
ad incassare i ricavi, sicché egli era l’unico ad avere un influsso diretto sia
sugli investimenti che sull’utilizzo dei ricavi. Prova di ciò è data dallo stesso
A-2164/2019
Pagina 27
ricorrente, il quale ha ammesso a più riprese non solo di essere l’azionista
maggioritario della società G._, proprietaria dello stabile ove è
ubicato lo stabile « D._ », ma anche l’amministratore di fatto delle
tre società – tra cui la C._ – connesse alle attività di detto postribolo
(cfr. ad esempio: PVI ricorrente del 7 luglio 2012, pag. 2 seg. [allegato
all’atto n. 12 dell’inc. AFC]; PVI ricorrente 15 marzo 2012, pag. 2 [allegato
all’atto n. 12 dell’inc. AFC]). Non si può pertanto che ritenere che era
proprio il ricorrente, quale persona vicina alla C._, ad essere il
beneficiario dei predetti ricavi. Tali prestazioni non sarebbero di certo state
accordate alle medesime condizioni ad un terzo. La situazione ha poi un
carattere talmente insolito, che gli organi della società non potevano non
notarla. In tali circostanze, si devono dunque considerare come adempiute
pure la seconda e la terza condizione alla base la sussistenza di
prestazioni valutabili in denaro (cfr. consid. 6.2.1 del presente giudizio).
7.2.4 Visto quanto precede, il Tribunale è di avviso che sia a giusto titolo
che la DAPI e l’autorità inferiore hanno ritenuto nel caso della C._
la sussistenza di prestazioni valutabili in denaro nella forma di distribuzioni
dissimulate di utile al ricorrente, soggette all’imposta preventiva ai sensi
l’art. 4 cpv. 1 lett. b LIP in combinato disposto con l’art. 20 cpv. 1 OIPrev
(cfr. consid. 6.2.1 seg. del presente giudizio).
8.
8.1 Ciò constatato, occorre ora verificare se il ricorrente è stato in grado di
apportare la controprova secondo cui non sussisterebbero invero delle
prestazioni valutabili in denaro (cfr. consid. 6.4.2 del presente giudizio).
A tal proposito, va qui precisato che sia dinanzi all’autorità inferiore che
dinanzi allo scrivente Tribunale, il ricorrente si è limitato a contestare la
ricostruzione della cifra d’affari della C._ operata dalla DAPI, e
meglio gli elementi di base del calcolo (il prezzo della camera per ragazza
a notte, il numero di ragazze e il periodo di occupazione delle stanze, ecc.),
negando in via generica la sussistenza di prestazioni valutabili in denaro.
Esso non ha invece contestato di essere stato azionista maggioritario e
amministratore di fatto della C._ e delle altre due società, nonché
colui che ha gestito personalmente il postribolo « D._ » e che ha
incassato i relativi ricavi, sicché tali elementi vanno considerati appurati. In
tale frangente, per il Tribunale si tratta essenzialmente di verificare la cor-
rettezza della ricostruzione della cifra d’affari, tenuto conto delle censure
del ricorrente. A tal fine, per maggiore comprensione, qui di seguito il Tri-
bunale tratterà separatamente ogni elemento del calcolo da lui contestato.
A-2164/2019
Pagina 28
8.2
8.2.1 Ora, per quanto attiene alla contabilità della C._, il ricorrente
sottolinea che invero non si potrebbe parlare di omissioni nelle registrazioni
contabili. Al momento dell’intervento della DAPI, la C._ non avrebbe
infatti ancora presentato le dichiarazioni fiscali e quindi neanche depositato
i bilanci 2009 e 2010, poiché non ancora allestita debitamente. I bilanci
della società sarebbero stati infatti ancora provvisori, in attesa di essere
completati medianti i dati riassuntivi relativi ai ricavi, non ancora in suo
possesso. A mente del ricorrente, la cifra d’affari della società andrebbe
ricostruita sulla base degli annunci all’Ente del turismo e sarebbe pari a
127'000 franchi per il 2009 e pari a 60'000 franchi per il 2010. Da dette cifre
d’affari andrebbero poi dedotti i costi d’esercizio pari a 100'000 franchi per
il 2009 e pari a 80'000 franchi per il 2010, così come risultanti dagli allega-
ti 1 e 2 da lui prodotti con il ricorso (cfr. ricorso 6 maggio 2019, pagg. 1-3).
8.2.2 Sennonché, quanto indicato dal ricorrente non può essere qui segui-
to. Come già rilevato in precedenza dal Tribunale (cfr. considd. 4.2 e 7.2.2
del presente giudizio), da un esame degli atti dell’incarto non risulta infatti
che la C._ abbia mai formalmente depositato i propri conti annuali,
così come prescritto dall’art. 21 cpv. 1 OIPrev. Da quanto indicato dalla
stessa autorità inferiore dinanzi al Tribunale (cfr. risposta 5 settembre
2019, pag. 2 seg.) non risulta neppure che tali conti siano mai stati deposi-
tati dinanzi all’autorità inferiore e/o alla DAPI, nell’ambito dell’inchiesta
penale. In sede di reclamo, il ricorrente si era infatti limitato ad indicare che
dalla ricostruzione della DAPI andavano dedotti i costi d’esercizio della
C._, nonché la cifra d’affari così come risultante dalle notifiche
all’Ente del turismo, senza tuttavia produrre una copia dei conti annuali
(cfr. reclamo 1° febbraio 2016 di cui all’atto n. 7 dell’inc. AFC). È infatti solo
in sede ricorsuale ch’egli contesta per la prima volta la sussistenza di omis-
sioni nelle registrazioni contabili della società. Se è vero che la fiduciaria
B._ era incaricata di allestire i conti della C._, tuttavia nel
corso dell’inchiesta penale hanno potuto essere sequestrare unicamente
le schede contabili provvisorie per l’anno 2009 di detta società, nelle quali
erano però stati riportati unicamente i costi e nessun ricavo. Per l’anno
2010, non è invece stata ritrovata alcuna pezza contabile. In tali circo-
stanze, vista altresì la totale assenza di un qualsiasi giustificativo circa i
ricavi conseguiti con l’attività di affittacamere, il Tribunale ribadisce che la
DAPI e l’autorità inferiore erano chiaramente legittimate a procedere ad
una ricostruzione della cifra d’affari della C._, procedendo ad una
sua stima (cfr. consid. 6.5.1 del presente giudizio). Ora, anche ammetten-
do che di fatto la C._ fosse in possesso solo di conti provvisori, non
si vede per quale motivo gli stessi non siano stati prodotti all’epoca della
A-2164/2019
Pagina 29
ricostruzione della cifra d’affari, con le dovute spiegazioni del caso.
Omettendo di produrre tali atti a suo tempo, la società e il ricorrente hanno
chiaramente violato il loro obbligo di collaborare (cfr. art. 39 LIP;
consid. 6.4.3 seg. del presente giudizio), sicché non può ora validamente
contestare la necessità di ricorrere ad una ricostruzione della cifra d’affari
della C._. Ciò posto, in assenza dei relativi giustificativi, non vi è poi
alcuna ragione di ritenere che invero detta società avrebbe conseguito le
seguenti cifra d’affari in rapporto all’attività di affittacamere: 127'000 franchi
per il 2009 e 60'000 franchi per il 2010. Del resto, neppure da un esame
degli allegati 1 e 2 prodotti dal ricorrente – e meglio, due documenti ripor-
tanti i costi d’esercizio della C._ e gli estratti del conto contabile per
gli anni 2009/2010 – risulta alcuna traccia delle cifre d’affari conseguite da
quest’ultima in rapporto all’affittacamere. In tale contesto, le notifiche
all’Ente del turismo (cfr. Pernottamenti 2009 e 2010 [cfr. allegato all’atto
n. 12 dell’inc. AFC]) non sono in ogni caso attendibili e non si vede come
le stesse potrebbero servire da base per la ricostruzione della cifra d’affari
della società, dal momento che non rispecchiano la realtà: di fatto, come si
vedrà nel proseguo (cfr. considd. 8.3-8.5 del presente giudizio), il numero
di ragazze notificato all’Ente del turismo è ben diverso da quello effettivo,
così come il prezzo della stanza e il periodo di occupazione del postribolo.
Per quanto attiene poi alla richiesta di deduzione degli asseriti costi di
esercizio pari a 100'000 franchi per il 2009 e pari a 80'000 franchi per il
2010, vale lo stesso discorso: in assenza dei necessari giustificativi a
comprova di tali costi, il Tribunale non intravvede infatti alcun valido motivo
per tenerne conto e dedurli dalla cifra d’affari ricostruita dalla DAPI. Su
questo punto, il ricorso va pertanto respinto.
8.3
8.3.1 Ciò posto, in merito al prezzo della camera, il ricorrente sottolinea
che quanto da lui indicato durante i vari interrogatori corrisponderebbe alla
tariffa base giornaliera, raramente applicata come tale. In tali occasioni,
esso avrebbe dimenticato di precisare che nei periodi di magra, lo stesso
sarebbe stato obbligato a concedere degli sconti. Esso sostiene infatti che
l’ubicazione del « D._ » e la sua grandezza non potrebbe essere
confrontata con altri ben più noti postriboli come « L._ » o
« M._ ». Per promuovere l’attività, il « D._ » avrebbe dovuto
quindi offrire dei prezzi delle camere più vantaggiosi, concedendo degli
sconti sulla tariffa di 150 franchi, composta da 110 franchi per la camera e
40 franchi per il vitto e le consumazioni delle ragazze. A comprova di ciò,
esso rinvia ai PVI di sette ragazze da esso prodotti dinanzi all’autorità
inferiore, dai quali si evincerebbe che i prezzi applicati realmente erano di
30 franchi, 50 franchi, 60 franchi e che in alcuni casi le ragazze avrebbero
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Pagina 30
anche soggiornato gratuitamente. Il fatto che le ragazze, per paura, non
abbiano affermato di esercitare la prostituzione, non inficerebbe la validità
delle loro dichiarazioni. Il ricorrente ritiene in ogni caso che un valore di
circa 40 franchi per il vitto delle ragazze andrebbe dedotto dalla tariffa
media. Tale ricavo essendo di pertinenza dell’attività del bar, andrebbe
infatti attribuito alla società G._ che si sarebbe occupata della sua
gestione (cfr. ricorso 6 maggio 2019, pag. 3 seg.).
8.3.2 Al riguardo, il Tribunale constata, così come giustamente già rilevato
dall’autorità inferiore (cfr. decisione impugnata, consid. 4.1.2), che da un
esame dei vari interrogatori effettuati dal Ministero pubblico e la Polizia
cantonale emerge che il ricorrente – si ricorda unico responsabile del
« D._ » e persona riconducibile alle società che hanno gestito
l’attività di affittacamere e il bar di detto postribolo – ha dichiarato a più
riprese nel 2010 che il prezzo giornaliero della camera per ragazza era di
150 franchi (cfr. ad esempio, PVI ricorrente del 1° luglio 2010, pag. 2
[allegato all’atto n. 12 dell’inc. AFC]; PVI ricorrente del 5 luglio 2010, pag. 3
[allegato all’atto n. 12 dell’inc. AFC]; PVI ricorrente del 7 luglio 2010, pag. 3
seg. [allegato all’atto n. 12 dell’inc. AFC]). Nel 2012 egli ha poi dichiarato
che il prezzo giornaliero sarebbe stato di soli 110 franchi (cfr. PVI ricorrente
del 23 marzo 2012, pag. 2 [allegato all’atto n. 12 dell’inc. AFC]).
Questa linea di prezzi è stata confermata dagli altri testimoni coinvolti nella
faccenda. Ciò è segnatamente il caso del signor J._ che ha lavorato
presso il bar « D._ », occupandosi talvolta anche della parte
affittacamere, incassando i soldi e dando le chiavi alle ragazze, il quale ha
dichiarato che il prezzo era di 150 franchi (cfr. PVI J._ del 5 luglio
2010, pag. 4 [allegato all’atto n. 12 dell’inc. AFC]). Pure la precedente
proprietaria del postribolo fino alla vendita al ricorrente nel 2007, la signora
H._, ha dichiarato che il prezzo della camera era di 150 franchi (=
fr. 110 per la camera + fr. 40 per la cena) e che verosimilmente è rimasto
tale (cfr. PVI F._ del 2 luglio 2010, pag. 7 [allegato all’atto n. 12
dell’inc. AFC]). Lo stesso ricorrente ha poi dichiarato che era stata proprio
la signora H._ ad istruirlo in merito al modo di procedere e ai prezzi,
confermando il prezzo di 150 franchi (cfr. PVI del ricorrente del 7 luglio
2010, pag. 4 [allegato all’atto n. 12 dell’inc. AFC]). A sua volta, il signor
K._, impiegato della B._ che si occupava di stendere la
contabilità delle società legate al D._, ha dichiarato che il prezzo
variava tra i 100 franchi e i 130 franchi (cfr. PVI K._ del 19 giugno
2013, pag. 7 [allegato all’atto n. 12 dell’inc. AFC]), confermando in un
secondo tempo che il prezzo variava tra i 100-130/140 franchi (cfr. PVI
K._ del 9 giugno 2013, pag. 4 [allegato all’atto n. 12 dell’inc. AFC]).
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Poiché il ricorrente, dinanzi all’autorità fiscale, in occasione dell’interroga-
torio conclusivo del 19 giugno 2013, ha confermato la base 150 franchi
solo per quanto riguarda il primo periodo di attività gestito dalla H._,
ma contestato i dati riguardo alla C._, indicando che invero il prezzo
della camera sarebbe stato di 100 franchi (cfr. PVI ricorrente del 19 giugno
2013, pag. 4 [allegato all’atto n. 12 dell’inc. AFC]), la DAPI ha poi preso in
considerazione la media aritmetica risultante dal confronto dei vari prezzi
asseriti da tutte le parti in causa, così come spiegato dall’autorità inferiore
(cfr. decisione impugnata, consid. 4.1.2) ed esposto dal Tribunale nella
tabella riassuntiva al consid. 7.1.2 del presente giudizio, a cui si rinviano le
parti per i dettagli.
Tale modo di procedere appare qui corretto, nella misura in cui tiene conto
di tutte le dichiarazioni agli atti. In tali circostanze, il prezzo medio di
129.70 franchi per il 2009 e di 132.20 franchi per il 2010 ritenuti dalla DAPI
e dall’autorità inferiore appaiono qui più che plausibili.
8.3.3 Ora, da un esame degli estratti dei PVI di sette ragazze prodotti dal
ricorrente dinanzi all’autorità inferiore in data 7 maggio 2015 (cfr. allegati
n. 1-7 all’atto n. 11 dell’inc. AFC), ai cui esso fa riferimento nel suo ricorso,
il Tribunale constata fin da subito che gli stessi sono stati effettuati tra il 9 e
il 15 marzo 2012. Le dichiarazioni delle ragazze non si riferiscono dunque
ai periodi fiscali 2009-2010 qui in esame, bensì al 2012, sicché già per
questo non possono essere in ogni caso presi in considerazione. Ma vi è
di più. Le dichiarazioni delle ragazze – che come detto concernono il
periodo fiscale 2012 e sono dunque fuori luogo – non sono univoche e non
possono essere ritenute attendibili, così come giustamente evidenziato
dall’autorità inferiore, di cui si riportano le constatazioni (cfr. decisione
impugnata, consid. 4.1.2):
 due dicono di non pagare nulla. Secondo una di loro, però, bisognerebbe
far sì che il cliente effettui una consumazione al bar (costo di una
consumazione fr. 50 al giorno);
 tre sostengono di pagare una pigione di 50 franchi al giorno;
 una dice che il ricorrente le fa pagare 60 franchi al giorno, ma solo se ha
avuto clienti. Se no, no chiede nulla;
 una sostiene di pagare 30 franchi al giorno.
La maggior parte delle ragazze (5 su 7) dice di non esercitare la prosti-
tuzione e nessuna ha mai firmato un contratto con il ricorrente o possiede
delle ricevute di pagamento riguardanti l’affitto delle camere. Può darsi che
il prezzo delle camere sia variato nel 2012. Tuttavia – a prescindere dalle
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ragioni per cui esse hanno dichiarato non esercitare la prostituzione – le
dichiarazioni delle ragazze del 2012, così discordanti tra di loro, non pos-
sono di certo essere trasposte ai periodi fiscali precedenti e dunque ai
periodi fiscali 2009-2010 qui in esame. Si deve pertanto ritenere che è a
giusta ragione che l’autorità inferiore e la DAPI non ne hanno tenuto conto.
8.3.4 Alla luce di quanto precede, il prezzo asserito dal ricorrente in sede
ricorsuale – di fatto, lo stesso sostenuto dinanzi all’autorità inferiore in sede
di reclamo – non può essere qui condiviso dal Tribunale, in quanto chiara-
mente inattendibile. Non si vede in particolare come egli possa ora smen-
tire quanto da lui dichiarato a più riprese nel 2010 e nel 2013. Tale atteggia-
mento appare infatti alquanto contradditorio. Il prezzo da lui indicato non è
peraltro corroborato dalla necessaria documentazione giustificativa, lo
stesso non avendo prodotto alcuna fattura o ricevuta di pagamento a soste-
gno di tale tesi. Ora, non vi è chi non veda come tale modo di agire miri
invero a ridurre l’importo della ripresa d’imposta preventiva in oggetto.
8.3.5 Neppure la richiesta di dedurre dal prezzo della camera i 40 franchi
di vitto e attribuirli alla società G._ può poi trovare qui accoglimento.
Come spiegato dall’autorità inferiore e risultante anche dalle dichiarazioni
del ricorrente e della signora H._ (cfr. al riguardo, consid. 8.2.2 del
presente giudizio), il prezzo della camera comprende infatti sia il vitto che
l’alloggio. Per tale motivo, il Tribunale ritiene che è a giusta ragione che i
40 franchi di vitto sono stati attribuiti alla C._ e dedotti dalla cifra
d’affari della G._. Ciò sancito, non va dimenticato che, in assenza
dei giustificativi, la ricostruzione della cifra d’affari si fonda su una stima.
Ora, come visto, i motivi che hanno portato la DAPI e l’autorità inferiore a
tenere conto del vitto di 40 franchi nel prezzo della camera e attribuirlo alle
società che si sono occupate dell’affittacamere, appaiono qui convincenti.
In tali circostanze, il Tribunale non intravvede alcun valido motivo per
discostarsene e modificare il calcolo nel senso auspicato dal ricorrente.
8.3.6 In definitiva, si deve ritenere che nulla agli atti permette di ritenere
che il prezzo per camera a notte fosse inferiore ai 129.70 franchi per il 2009
e a 132.20 franchi per il 2010 ritenuti dalla DAPI e dall’autorità inferiore. È
dunque a giusta ragione che dette autorità hanno preso in considerazione
questi prezzi medi. Tali dati vanno dunque qui confermati.
8.4
8.4.1 Per quanto attiene al numero delle ragazze, il ricorrente ritiene che
gli annunci presentati all’Ente del turismo dovrebbero servire da base per
la ricostruzione della cifra d’affari. Esso sostiene che il numero di ragazze
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Pagina 33
sarebbe dipeso molto dai giorni. Nei mesi successivi alle retate intervenute
in maniera regolare ogni sei mesi, il numero di ragazze sarebbe rimasto
basso e molto inferiore rispetto al numero di ragazze constatato durante
dette retate. Per questi motivi, essi ritengono congruo considerare una
media di circa 6/7 ragazze (cfr. ricorso 6 maggio 2019, pag. 4 seg.).
8.4.2 Al riguardo, il Tribunale osserva come da un esame degli atti dell’in-
carto (cfr. in particolare, allegati all’atto n. 12 dell’inc. AFC) ancora una vol-
ta non risulti alcun documento o giustificativo indicante in maniera esatta e
attendibile il numero giornaliero di ragazze che ha effettivamente occupato
le stanze nel 2009 e nel 2010. In tale frangente, la presa in considerazione
da parte della DAPI e dell’autorità inferiore della media aritmetica, ponde-
rata in egual misura, tra quanto emerso dalle dichiarazioni dello stesso
ricorrente (cfr. PVI ricorrente del 1° luglio 2010, pag. 2 [allegato all’atto
n. 12 dell’inc. AFC]; PVI ricorrente del 7 luglio 2010, pag. 4 [allegato all’atto
n. 12 dell’inc. AFC]; PVI ricorrente del 5 dicembre 2012, pag. 7 [allegato
all’atto n. 12 dell’inc. AFC]) e quanto constatato dalla Polizia Cantonale e
la TESEU in occasione di quattro retate (cfr. al riguardo, Rapporto di poli-
zia, pag. 1 [allegato all’atto n. 12 dell’inc. AFC]) – così come già esposto
dal Tribunale nella tabella riassuntiva al consid. 7.1.2 del presente giudizio,
a cui si rinviano le parti per i dettagli – appare qui non solo appropriata, ma
anche convincente.
In totale assenza di documentazione contabile o giustificativa circa il nume-
ro effettivo di ragazze, la DAPI e l’autorità inferiore non potevano infatti che
stabilire tale dato ricorrendo ad una stima, fondandosi sugli elementi a loro
disposizione (cfr. considd. 7.2.2 e 6.5.1 del presente giudizio). Ciò posto,
l’autorità inferiore ha anche spiegato i motivi per cui essa non ha invece
preso in considerazione una parte delle dichiarazioni del ricorrente del
5 dicembre 2012 (cfr. decisione impugnata, consid. 4.1.3): tali dichiarazioni
si discostano troppo dal resto delle deposizioni e contraddicono persino
quanto dichiarato dal ricorrente nel 2010, in quanto egli ha indicato che la
media delle ragazze era invero pari a 5/6 ragazze nel 2007, poi pari a 4
(cfr. PVI ricorrente del 5 dicembre 2012, pag. 6 [allegato all’atto n. 12
dell’inc. AFC]). Ora, però in un’altra occasione, proprio il ricorrente ha
dichiarato che raramente erano solo 4 ragazze (cfr. PVI ricorrente del
7 luglio 2010, pag. 4 [allegato all’atto n. 12 dell’inc. AFC]). Inoltre, durante
le quattro retate effettuate dalla Polizia Cantonale e dalla Polizia Cantonale
per gli anni qui d’interesse 2009/2010 non hanno mai trovato meno di
7 ragazze (7, 11 e 13 per il 2009; 12 per il 2010; cfr. Rapporto di polizia,
pag. 1 [allegato all’atto n. 12 dell’inc. AFC]). Lo stesso discorso vale per gli
anni precedenti 2008/2009 (cfr. Rapporto di polizia, pag. 1 [allegato all’atto
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Pagina 34
n. 12 dell’inc. AFC]; Rapporto d’esecuzione Polizia Cantonale, pag. 2
[allegato all’atto n. 12]). Anche per tale motivo, una media inferiore a
7 ragazze, così come proposto dal ricorrente, non appare credibile e non
può pertanto essere qui presa in considerazione. In tali circostanze, il
Tribunale ritiene che è a giusto titolo che l’autorità inferiore e la DAPI non
hanno tenuto conto di tale dato. La media di 9 ragazze per il 2009 e di
8 ragazze per il 2010 risulta dunque plausibile, sicché il Tribunale non
intravvede alcun valido motivo per discostarsene.
8.4.3 Quanto indicato dal ricorrente nel suo ricorso, secondo cui la presen-
za massima sarebbe invero stata di 6/7 ragazze al giorno, si discosta poi
chiaramente dalle sue prime dichiarazioni del 2010 (cfr. consid. 8.3.2 del
presente giudizio), sicché anche per questo motivo appare poco credibile.
La richiesta di prendere in considerazione le notifiche all’Ente del turismo
del W._ (cfr. Pernottamenti 2009 e 2010 [allegato all’atto n. 12
dell’inc. AFC]) non può essere qui condivisa, le stesse – come indicato
dalla DAPI e dall’autorità inferiore – non essendo attendibili rispetto a quan-
to risultante dalle retate e dalle dichiarazioni del ricorrente e delle persone
coinvolte. Può darsi che dopo le retate inizialmente il numero di ragazze
fosse leggermente minore, ma nulla prova che lo stesso rimanesse basso
in maniera permanente. Ciò posto, non va qui dimenticato che il calcolo
della DAPI e dell’autorità inferiore tiene conto di una media di tutti gli
elementi riscontrati e considerati attendibili, lasciando da parte i valori
invece poco plausibili o estremi. Basti pensare che nel calcolo della stima,
esse non hanno ad esempio preso in considerazione il numero di 8/10
ragazze, rispettivamente di 15 ragazze indicato dal signor J._
(cfr. PVI J._ del 5 luglio 2010, pag. 5 [allegato all’atto n. 12
dell’inc. AFC]). Tale dato, se preso in considerazione, avrebbe infatti
aumentato la media aritmetica, in maniera sfavorevole al ricorrente. Allo
stesso modo, la presa in considerazione unicamente della media proposta
dal ricorrente non farebbe che sfalsare il calcolo. Non vi è infatti chi non
veda come il numero di ragazze da lui proposto – ovvero una media di 6/7
ragazze – si discosti in maniera sproporzionata dai dati appurati dalla DAPI
e dall’autorità inferiore. Per tale motivo, quanto da lui proposto non può
essere qui preso in considerazione.
8.4.4 Visto quanto precede, si deve dunque ritenere che è a giusto titolo
che la DAPI e poi l’autorità inferiore hanno tenuto conto di un numero
medio giornaliero di ragazze pari a 9 per il 2009 e pari a 8 per il 2010,
sicché tale dato va qui confermato.
A-2164/2019
Pagina 35
8.5
8.5.1 Riguardo al periodo di occupazione delle stanze, il ricorrente sottoli-
nea che l’attività di affittacamere della C._ sarebbe durata per tutto
il 2009, mentre nel 2010 sarebbe stata chiusa dal 1° luglio 2010 fino a fine
ottobre 2010, a seguito dell’intervento di polizia. Mentre i medi di novembre
e dicembre 2010 sarebbero stati mesi difficili, perché i clienti avrebbero
avuto paura della polizia. Il ricorrente precisa che nei mesi di novembre e
dicembre 2010 avrebbe funzionato solo il bar come tale. Per questi motivi,
per il periodo fiscale 2009-2010 andrebbe tenuto conto di un periodo totale
di attività di 540 giorni (cfr. ricorso 6 maggio 2019, pagg. 1-2 e 5; replica
28 ottobre 2019, pag. 3).
8.5.2 A tal proposito, il Tribunale non può che riagganciarsi a quanto indica-
to dall’autorità inferiore nella sua decisione (cfr. decisione impugnata, con-
sid. 4.1.4). In effetti, nel suo ricorso – così come era già il caso nel suo
reclamo 1° febbraio 2016 (cfr. atto n. 7 dell’inc. AFC) – il ricorrente non fa
che contraddirsi. Da un lato egli sostiene infatti che farebbero fede le noti-
fiche all’Ente del turismo. Ora, da un esame di tali notifiche (cfr. Pernotta-
menti 2009 e 2010 [allegato all’atto n. 12 dell’inc. AFC]) risulta che sareb-
bero stati notificati 1121 pernottamenti suddivisi in 8 mesi, da gennaio ad
agosto. Dall’altra parte però egli sostiene che l’attività del postribolo nel
2009 si sarebbe estesa durante l’intero anno. Inoltre, secondo quanto
risultante dagli atti, il ricorrente avrebbe sempre fatto proseguire l’attività
del « D._ » ininterrottamente, ciò malgrado le diverse ingiunzioni
ricevute dal Municipio di X._ e poi dal Ministero pubblico. Ci sono
infatti prove che l’attività del postribolo sarebbe proseguita fino alla sua
definitiva chiusura forzata il 14 luglio 2012. A parte il periodo di chiusura
obbligata a seguito della posa dei sigilli da parte della Polizia (dal 1° luglio
2010 al 21 ottobre 2010), non vi è dunque alcun motivo di credere che il
locale sia rimasto inattivo. Anche la Polizia giudiziaria, nel suo rapporto
d’inchiesta del 13 aprile 2012, ha spiegato come secondo le indagini svolte,
il « D._ » ha ripreso la sua attività illecita non appena il locale è
stato dissequestrato (cfr. citato rapporto, pag. 7 [allegato all’atto n. 12
dell’inc. AFC]). Da quanto precede risulta altresì che l’affermazione del
ricorrente secondo cui l’attività sarebbe proseguita solo per il bar del
« D._ » non è corretta. Già per questi motivi, quanto asserito dal
ricorrente appare alquanto poco credibile e non può essere qui condiviso.
8.5.3 Visto quanto precede, il Tribunale ritiene sensato e plausibile consi-
derare quale periodo di occupazione delle stanze un periodo di 360 giorni
per il 2009 e un periodo di 248 giorni per il 2010, tenuto conto della chiusura
tra il 1° luglio 2010 e il 21 ottobre 2010, così come proposto dalla DAPI e
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Pagina 36
dall’autorità inferiore. Peraltro, il ricorrente non contesta neppure il periodo
di 360 giorni in quanto tale. Tale periodo è oltretutto a lui favorevole, nella
misura in cui la DAPI e l’autorità inferiore avrebbero eventualmente potuto
prendere in considerazione l’anno civile (365 giorni/366 giorni [anno bise-
stile]) anziché l’anno commerciale (360 giorni). Pure detto parametro va
pertanto confermato.
8.6 In definitiva, il Tribunale è di avviso che gli elementi di base del calcolo
(numero di ragazze, prezzo della stanza e periodo di occupazione) presi in
considerazione dalla DAPI e poi dall’autorità inferiore per la ricostruzione
della cifra d’affari della C._ risultano plausibili e corroborati dai
necessari elementi di prova (cfr. considd. 6.5.1-6.5.2 del presente giudi-
zio). Per tale motivo, il Tribunale non intravvede alcun valido motivo per
discostarsene nel senso auspicato dal ricorrente. Il ricorrente non è infatti
stato in grado di inficiare la loro validità, tant’è che non ha prodotto alcun
valido giustificativo a comprova delle sue asserzioni. Peraltro, quanto da
lui dichiarato in sede di reclamo e poi di ricorso si trova in totale contrad-
dizione con le sue prime dichiarazioni rilasciate nel 2010 dinanzi alla DAPI.
In tali circostanze, quanto da lui asserito appare ancor più non attendibile.
Ciò posto, la mera affermazione del ricorrente, non accompagnata dalla
relativa documentazione a sua comprova, secondo cui una non meglio
precisata autorità cantonale avrebbero tenuto in parte conto delle sue
osservazioni (cfr. ricorso 6 maggio 2019, pag. 5) non gli è poi qui di alcun
aiuto. In assenza di ulteriori precisazioni e della necessaria documenta-
zione, per il Tribunale risulta infatti impossibile verificare tale circostanza.
Di fatto, non è dato di sapere che cosa sia esattamente stato preso in
considerazione, per quale motivo, da quale autorità cantonale e in quale
contesto preciso. Peraltro, non si vede quale sia il legame con la ripresa
d’imposta preventiva in oggetto.
8.7 Sulla base dei considerandi che precedono, il Tribunale giunge alla
conclusione che la ricostruzione della cifra d’affari effettuata dalla DAPI e
poi ripresa dall’autorità inferiore vada qui integralmente confermata, in
quanto non solo appropriata, ma credibile e ben fondata sulle risultanze e
sugli elementi dell’incarto. Nella misura in cui il ricorrente non è stato in
grado di inficiare la ricostruzione della cifra d’affari della C._,
rispettivamente di provare che non vi sono ricavi non contabilizzati da detta
società o che le prestazioni sono giustificate dall’uso commerciale, si deve
dunque ritenere come assodata la sussistenza di prestazioni valutabili in
denaro nella forma di distribuzioni dissimulate di utile per un importo pari a
357'948 franchi per il 2009 e pari a 233'005 franchi per il 2010, per un totale
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Pagina 37
di 590'953 franchi. Di riflesso, si deve considerare la ripresa fiscale d’impo-
sta preventiva fissata a 206'833.55 franchi (= 35% di fr. 590'953), oltre
accessori, come corretta.
9.
Ciò sancito, per quanto attiene alla cerchia delle persone tenute al
pagamento della predetta ripresa d’imposta preventiva, qui contestata dal
ricorrente, il Tribunale rileva quanto segue.
9.1 In presenza di una presunta sottrazione di imposta come nel caso in
disamina, ovvero di un’infrazione alla legislazione amministrativa federale,
la riscossione posticipata dell’imposta preventiva elusa è retta dall’art. 12
DPA (cfr. consid. 6.7 del presente giudizio). In virtù dell’art. 12 cpv. 2 DPA
assoggettati al pagamento retroattivo sono indubbiamente la C._ –
che ha omesso di dichiarare le prestazioni valutabili in denaro – e il ricor-
rente, quale persona che ha fruito dell’indebito profitto, ovvero dei ricavi
non contabilizzati da detta società (cfr. art. 10 cpv. 1 LIP in correlazione con
l’art. 14 cpv. 1 LIP e l’art. 12 cpv. 2 DPA; considd. 6.3 e 6.7.2 del presente
giudizio). Nella misura in cui, come già rilevato in precedenza, la
C._ è stata tuttavia radiata dal Registro di commercio in data
13 gennaio 2011, nei confronti di quest’ultima una ripresa fiscale appare
chiaramente impossibile. Si deve dunque ritenere che l’unico rimasto
assoggettato al pagamento posticipato dell’imposta preventiva è il qui
ricorrente, così come giustamente rilevato dall’autorità inferiore.
9.2 Di parere diverso, nel suo ricorso, il ricorrente contesta la sua solida-
rietà personale in qualità di beneficiario delle prestazioni, sostenendo che
la stessa dovrebbe decadere, poiché non sarebbero stati dimostrati né i
benefici diretti per lui, né le prestazioni imponibili (cfr. ricorso 6 maggio
2019, pag. 5).
Sennonché si tratta di una censura generica, non corroborata dalle neces-
sarie prove, che non può trovare qui accoglimento alla luce delle risultanze
dell’incarto. La sussistenza di prestazioni valutabili in denaro è stata resa
più che verosimile dall’autorità inferiore e dalla DAPI, tant’è che il ricorrente
non è stato in grado di apportare la prova contraria (cfr. consid. 8.7 del
presente giudizio). Ora, come già rilevato in precedenza (cfr. consid. 7.2.3
del presente giudizio) e ribadito dall’autorità inferiore dinanzi al Tribunale
(cfr. risposta 5 settembre 2019, pag. 3), da un esame degli atti dell’incarto
è già stato appurato che l’unico responsabile del postribolo – per stessa
ammissione del diretto interessato – era il qui ricorrente, azionista mag-
gioritario della società detentrice dello stabile « D._ » e nel
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Pagina 38
contempo amministratore di fatto delle tre società che hanno gestito
l’attività di affittacamere e bar del suddetto postribolo. Egli prendeva tutte
le decisioni concernenti le attività del postribolo e incassava i soldi delle
camere. In quanto tale, egli può essere considerato quale beneficiario
dell’indebito profitto e conseguentemente quale persona tenuta al paga-
mento dell’imposta preventiva in oggetto ex art. 12 cpv. 2 DPA (cfr. con-
sid. 6.7.2 del presente giudizio). Detta censura va pertanto respinta.
10.
Da ultimo il ricorrente asserisce che l’autorità penale avrebbe calcolato per
il periodo agosto 2008 – marzo 2012 un risarcimento compensatorio di
289'000 franchi come risultante dall’allegato 3 accluso al loro ricorso. Tale
decisione sarebbe stata da lui impugnata con ricorso. Egli chiede dunque
che, nel caso in cui questo importo venisse confermato, che lo stesso
venga tenuto in considerazione dall’autorità inferiore per il periodo di com-
petenza, considerandolo in deduzione dei ricavi della C._.
L’importo compensatorio dovrebbe essere da lui versato allo Stato. Questo
importo corrisponderebbe ai ricavi di carattere illecito (cfr. ricorso 6 maggio
2019, pag. 5 seg.). Dovendo essere da lui restituita, tale importo non
potrebbe essere considerato come una prestazione in suo favore, bensì
andrebbe dedotta dalla cifra d’affari determinata dall’autorità inferiore con
la ricostruzione (cfr. replica 28 ottobre 2019, pag. 2).
Al riguardo, alla pari dell’autorità inferiore (cfr. risposta 26 giugno 2019,
pag. 4), il Tribunale non può che constatare come la richiesta di compen-
sazione avanzata dal ricorrente non possa qui trovare accoglimento. Da un
esame dell’allegato 3 da lui prodotto, il Tribunale constata che si tratta di
un estratto di una non meglio precisata sentenza della Corte delle assise
correzionali, dalla quale risulta tra i vari elementi che il ricorrente è condan-
nato al pagamento in favore dello Stato di un risarcimento pari a
289'000 franchi. I motivi alla sua base non sono invece chiari, sicché risulta
anche difficile stabilire con precisione di cosa si tratti realmente. Certo è
che si tratta di un importo dovuto dal ricorrente e non dalla C._, i
cui ricavi non contabilizzati sono stati ritenuti quali prestazioni valutabili in
denaro soggetti all’imposta preventiva nel contesto della presente proce-
dura. La natura dei due crediti in oggetto essendo ben diversa e difettando
un qualsiasi nesso causale tra gli stessi, una compensazione degli stessi
appare qui alquanto improbabile. A ciò si aggiunge il fatto che, per la
sottrazione d’imposta preventiva in oggetto, non è stata comminata alcuna
multa al ricorrente nell’ambito della presente procedura di riscossione
posticipata. Non va poi dimenticato che il contribuente tenuto a pagare
l’imposta preventiva in rapporto ad una prestazione valutabile in denaro è
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la società che l’ha concessa a persone a lei vicine, ovvero la C._.
Dal canto suo, il ricorrente è solidalmente responsabile del pagamento
dell’imposta preventiva assieme a detta società, in qualità di beneficiario
delle prestazioni valutabili in denaro, ciò a prescindere dalla questione a
sapere se allo stesso sia imputabile o meno una colpa (cfr. considd. 6.7.2
e 9 del presente giudizio). Quanto sancito a livello del diritto penale fiscale
– che come detto non può essere qui determinato, il ricorrente avendo
prodotto solo un estratto della decisione da esso invocata – non può
dunque essere qui considerato. Tale richiesta va pertanto respinta.
11.
In definitiva, lo scrivente Tribunale deve constatare che è a giusta ragione
che l’autorità inferiore ha ritenuto la sussistenza di prestazioni valutabili in
denaro nella forma di distribuzioni dissimulate di utile concesse dall’allora
C._ al ricorrente per un importo totale di 590'953 franchi per i
periodi fiscali 2009-2010, ai sensi dell’art. 4 cpv. 1 lett. b LIP in combinato
disposto con l’art. 20 cpv. 1 OIPrev. È dunque a giusto titolo, che l’autorità
inferiore ha poi proceduto ad una ripresa d’imposta preventiva dell’importo
totale di 206'833.55 franchi (= 35% di fr. 590'953), oltre accessori, nei
confronti del ricorrente, ai sensi dell’art. 12 cpv. 2 DPA. In tali circostanze,
la decisione impugnata va pertanto qui confermata, mentre il ricorso
integralmente respinto.
12.
In considerazione dell’esito della lite, giusta l’art. 63 cpv. 1 PA, le spese di
procedura sono poste a carico del ricorrente qui integralmente soccom-
bente (cfr. art. 1 segg. del regolamento del 21 febbraio 2008 sulle tasse e
sulle spese ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo
federale [TS-TAF, RS 173.320.2]). Nella fattispecie esse sono stabilite in
3’500 franchi (cfr. art. 4 TS-TAF), importo che verrà detratto interamente
dall’anticipo spese di 3’500 franchi da lui versato a suo tempo.
(il dispositivo è indicato alla pagina seguente)
A-2164/2019
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