Decision ID: e6d8ef39-8666-5b5f-b2ae-4497825c38c2
Year: 2008
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: civil_law

in fatto:
A.
AO 1 è proprietaria della particella n. _ RFD di _, su cui sorge una casa di abitazione. Il fondo confina con la particella n. 2788, di 66 m
2
(piazzale e tettoia), appartenente per un mezzo a _, per un quarto a AP 1 e per l'altro quarto ad _. Il 14 febbraio 2005 i proprietari di quest'ultima particella hanno notificato al Comune di _ l'intenzione di ripristinare una cinta a confine con la particella n. _.
Il Comune ha rilasciato la licenza edilizia il 24 marzo
2005, respingendo l'opposizione inoltrata da AO 1. Un ricorso presentato da quest'ultima è stato respinto dal Consiglio di Stato con decisione del 31 maggio 2005.
B.
Nel frattempo, il 14 aprile 2005, AO 1 si è rivolta al Pretore della giurisdizione di Locarno Campagna con “un'istanza di adozione di provvedimenti in via cautelare inaudita parte (ex art. 376 CPC)” perché fosse ordinato a AP 1 di sospendere qualsiasi intervento edilizio a confine tra le due proprietà e fosse incaricata “una ditta di pavimentazione di rimuovere il manto d'asfalto che ricopre il punto C nella planimetria prodotta”. All'udienza del 22 giugno 2005, indetta per il contraddittorio, AP 1 ha proposto di respingere l'istanza. Durante l'istruttoria, iniziata il 27 giugno 2006, AP 1 ha denunciato la lite al geometra ufficiale ing. AO 2, che è intervenuto nella lite. Ultimata l'istruttoria il 12 gennaio 2006, nel corso della quale l'ing. _ è stato chiamato a consegnare una perizia sui termini di confine, le parti hanno rinunciato alla discussione finale, rimettendosi a conclusioni scritte. Nel suo memoriale del 24 ottobre 2006 l'istante ha ribadito il suo punto di vista, rinunciando nondimeno alla postulata rimozione del manto d'asfalto. Nel suo allegato del 25 ottobre 2006 il convenuto ha riconfermato la sua posizione.
C.
Il 27 ottobre 2006 AO 1 ha comunicato al Pretore che il vicino aveva posato la recinzione a confine tra i due fondi. Interpellato al riguardo, AP 1 ha confermato tale circostanza. Con decreto del 14 febbraio 2007 il Pretore ha quindi stralciato la causa dai ruoli siccome priva d'oggetto, ponendo la tassa di giustizia di fr. 700.– e le spese di fr. 2500.– a carico del convenuto, tenuto a rifondere all'istante fr. 600.– per ripetibili.
D.
Contro il dispositivo sulle spese e le ripetibili del decreto di stralcio AP 1 è insorto a questa Camera il 26 febbraio 2007 per ottenere che, conferito al suo appello effetto sospensivo, gli oneri processuali siano addebitati interamente all'istante, obbligando quest'ultima a rifondergli fr. 600.– per ripetibili. Con decreto del 5 marzo 2007 il presidente di questa Camera ha respinto la richiesta di effetto sospensivo. Nelle sue osservazioni del 27 marzo 2007 AO 1 propone di respingere l'appello. In una lettera del 6 aprile 2007 AO 2 comunica di reputare
“
inadeguate le decisioni del Pretore
”
.

Considerando
in diritto: 1.
Nella misura in cui il Pretore ha tolto la causa dai ruoli, il decreto di stralcio ha carattere meramente dichiarativo e non è impugnabile, tranne ipotesi estranee alla fattispecie (RtiD I-2004 pag. 480 consid. 1; Rep. 1999 pag. 247 consid. 1). Nella misura per contro in cui il Pretore ha statuito sulle spese e le ripetibili, il decreto di stralcio ha carattere autoritativo e può essere impugnato (Rep.
1985 pag. 145 in fondo), sempre che la causa sia appellabile. Nel
la fattispecie l'appello verte, appunto, sulla questione delle spese e delle
ripetibili. La causa in sé non era ancora stata promossa (sotto, consid. 4b), ma un'azione possessoria sarebbe stata appellabile senza riguardo al valore litigioso (procedura di camera di consiglio: art. 374 CPC;
I CCA, sentenza n. 35/91 del 26 settembre 1991, consid. 6, sempre riconfermata da allora)
. Nulla osta, di conseguenza, all'esame dell'appello.
2.
Accertato che in pendenza di procedura il convenuto ha posato la recinzione tra i due fondi (una catena appesa a due paletti in metallo), il Pretore ha dichiarato la causa senza oggetto. Quanto agli oneri processuali, egli ha rilevato che nella fattispecie i termini di confine non rispecchiano la reale situazione. Ove avesse posizionato la cinta seguendo la terminazione sul terreno, il convenuto avrebbe invaso così la proprietà dell'istante, il quale a ragione si è rivolto al giudice. Quanto alla tesi dell'ing. AO 2, secondo cui il paletto a sud è stato posato proprio
“nel punto previsto nella domanda di costruzione (notifica), vale a dire all'interno delle mocche in granito (...) che fa da confine naturale verso il fondo _”
, il Pretore l'ha ritenuta una mera asserzione di parte, la quale non permetteva di concludere – da sé sola – che il convenuto avesse sin dall'inizio l'intenzione di collocare il paletto in quel punto. Né, ha soggiunto il primo giudice, si poteva presumere che il paletto sarebbe stato posto entro il cordolo di granito lungo la particella n. _, come sostenevano il convenuto e il geometra, l'altro paletto (a nord) essendo stato collocato all'esterno del cordolo. Nelle condizioni descritte il Pretore ha ritenuto che l'istanza di AO 1 fosse destinata a buon fine, sicché ha addebitato gli oneri di procedura e le ripetibili al convenuto.
3.
L'appellante contesta di avere inteso
cintare il fondo seguendo la terminazione sul terreno. Ribadisce di essere sempre stato intenzionato a ripristinare una recinzione precedente, distrutta dal marito dell'istante, la quale non sconfinava in alcun modo, tant'è che il cordolo in granito si trova all'interno della sua proprietà. L'appellante rileva inoltre che l'altro paletto cui è appesa la catena (quello a nord) è in realtà un canale di gronda preesistente, non posato da lui. Egli ritiene arbitrario pertanto addebitargli le spese del giudizio, tanto più che l'istante non ha proceduto contro tutti i proprietari del fondo
n. _
, che le domande sono state da lei formulate solo in via supercautelare (e non anche in via cautelare), che i requisiti per l'adozione di misure cautelari
non erano adempiuti, che l'istante ha rinunciato alla seconda richiesta di giudizio, che in mancanza di turbativa un'eventuale azione possessoria sarebbe stata da respingere e che nella fattispecie difettavano anche i presupposti per l'applicazione dell'art. 679 CC.
4.
Secondo l'art. 148 CPC il giudice condanna la parte soccombente a rimborsare all'altra parte le tasse, le spese giudiziarie e le ripetibili (cpv. 1). Se vi è soccombenza reciproca o concorrono “altri giusti motivi”, egli può procedere a una suddivisione (cpv. 2). Le spese inutili sono, in ogni caso, a carico di chi le ha provocate (cpv. 3). Nella fissazione e suddivisione delle spese e delle ripetibili il primo giudice fruisce di una notevole latitudine: il suo pronunciato può essere appellato, di conseguenza, solo per eccesso o abuso del potere d'apprezzamento (Rep. 1996 pag. 171).
a)
Nel caso specifico il Pretore ha stralciato la causa poiché divenuta senza oggetto e al proposito non v'è discussione. Ora, i criteri per la ripartizione degli oneri processuali e per l'assegnazione di ripetibili in caso di caducità della lite sono già stati enunciati dal primo giudice (pag. 2 a metà). Basti rammentare che le spese e le ripetibili vanno attribuite
“
tenendo conto dello stato delle cose prima del verificarsi del motivo che termina la lite
”
(art. 72 PC per analogia). Occorre valutare in altri termini, a un sommario esame, quale esito avrebbe verosimilmente avuto la causa se questa non fosse divenuta caduca (citazioni in:
Cocchi/Trezzini
, CPC ticinese massimato e commentato, Lugano 2000, n. 9, 10 e 11 ad art. 151 CPC).
b)
AO 1 ha promosso un'istanza cautelare, chiedendo che fosse ordinato al convenuto di sospendere ogni intervento edilizio a confine tra le due proprietà e di incaricare una ditta di pavimentazione “di rimuovere il manto d'asfalto che ricopre il punto C nella planimetria prodotta”. Essa ha indicato come causa (da introdurre) – invero confusamente –
“
un'azione possessoria
”, salvo
richiamare poi indistintamente gli art. 679 e 928 CC. Sta di fatto che u
n'azione (di merito) fondata sull'art. 679 CC sarebbe stata da promuovere davanti al Giudice di pace, dato il valore litigioso di fr. 700.– (decreto di stralcio, pag. 3). Il Pretore avrebbe potuto giudicare solo un'azione possessoria (le procedure di camera di consiglio competono sempre al Pretore: art. 363 cpv. 1 CPC). La questione è dunque di sapere se, fosse stata intentata tale azione, i provvedimenti cautelari richiesti sarebbero stati verosimilmente accolti o respinti.
c)
L'emanazione di provvedimenti cautelari è subordinata a tre presupposti cumulativi (Rep. 1988 pag. 351 consid. 1 con richiamo): la verosimiglianza di un considerevole pregiudizio, la necessità di procedere con urgenza e la parvenza di esito favorevole insita nell'azione di merito (
fumus boni iuris
), fermo restando che in ossequio al principio della proporzionalità la misura richiesta si limiti allo stretto indispensabile, mantenga cioè un ragionevole rapporto tra il fine perseguito e la restrizione decretata (
Pelet
, Mesures provisionnelles: droit fédéral ou cantonal?, Losanna 1987, pag. 83 segg. con rinvii;
Gloor
, Vorsorgliche Massnahmen im Spannungsfeld von Bundesrecht und kantonalem Zivilprozessrecht, Zurigo 1982, pag. 112 segg.).
In concreto l'istante prospettava l'errata posizione di un termine di confine, circostanza appurata poi dalla perizia giudiziaria. L'azione che avrebbe dovuto seguire l'istanza di provvedimenti cautelari – ancorché meramente possessoria – non sarebbe sembrata sprovvista, dunque, di esito favorevole. Quanto all'urgenza, i
l convenuto era in possesso di un permesso di costruzione che gli consentiva di cominciare i lavori in ogni momento. Relativamente a
l danno “considerevole” (ovvero rilevante e non agevolmente rimediabile), è vero che l'opera avrebbe potuto essere rimossa a posteriori senza grandi problemi, ma è anche vero che probabilmente sarebbe stato difficile – all'atto pratico – esigerne lo smantellamento ove l'invasione di terreno si fosse limitata a qualche centimetro. Trattandosi infine di un provvedimento d'urgenza, diretto contro la persona intenzionata a posare la recinzione, la legittimazione passiva del solo convenuto era data, come sarebbe stata data – del resto – ai fini di un'azione possessoria (
Steinauer
, Les droits réels, vol. I, 3
a
edizione, pag. 100 n. 364 con rinvii).
d)
L'appellante adduce di avere voluto semplicemente ripristinare una cinta anteriore, seguendone il tracciato entro i confini del suo fondo, ma la tesi è nuova, e come tale irricevibile (art. 321 cpv. 1 lett. b CPC).
All'udienza del 22 giugno 2005 egli non aveva obiettato nulla del genere. Si era limitato a pretendere che l'opera non sa
rebbe sconfinata
“
affatto sul fondo altrui, e meglio come spe
cificato dal geometra ing. AO 2
“ (riassunto scritto del 22 giugno 2005, pag. 3). Se si considera tuttavia che secondo quel geometra la linea di confine raggiungeva il “bollone” di ottone posato dai suoi collaboratori, a suo avviso collocato correttamente (doc. 1, 2 e 4), a un sommario esame tutto lascia presumere che la recinzione avrebbe invaso la particella dell'istante, il “bollone” essendo 6 cm troppo a ovest e 1.5 cm troppo a sud (perizia, pag. 6 in alto). Per tacere del fatto che, avesse il convenuto addotto subito di voler ricostruire una recinzione seguendo il cordolo che corre sul proprio fondo, non si intravede quale ragione avrebbe avuto l'istante di continuare la lite, lo sconfinamento rivelandosi allora pressoché escluso.
e)
Ne segue che, a un esame di verosimiglianza, la prima richiesta di giudizio avanzata dall'istante (
sospensione di ogni intervento edilizio a confine dei due fondi
) sarebbe apparsa provvista di buon diritto. Non invece la seconda (incarico a
una ditta
“
di rimuovere il manto d'asfalto che ricopre il punto C nella planimetria prodotta”), abbandonata dall'istante medesima nell'allegato conclusivo del 24 ottobre 2006 (pag. 5). Desistente, al proposito AO 1 sarebbe stata considerata soccombere
(Rep. 1990 pag. 284 in alto, 1978 pag. 375) e in tale misura avrebbe dovuto sopportare l'addebito di spese e ripetibili. In definitiva, il giudizio cautelare avrebbe verosimilmente comportato per le parti un vicendevole grado di sconfitta, onde l'esistenza di “giuste ragioni” (nel senso dell'art. 148 cpv. 2 CPC) per suddividere spese e ripetibili. Trattando l'istante come parte totalmente vittoriosa, il Pretore ha ecceduto così nell'esercizio del suo potere di apprezzamento.
Tutto ponderato, nel caso in rassegna egli avrebbe dovuto suddividere le spese a metà e compensare le ripetibili, tanto più dal profilo equitativo, pensando al fatto che in ultima analisi l'istante avrebbe sì ottenuto – verosimilmente – il blocco dei lavori, ma che essa nulla aveva intrapreso dopo il 2004 per far accertare il confine (art. 669 CC), pur essendo perfettamente convinta che il “bollone” posto dal geometra non si trovasse al punto giusto (istanza, pag. 3 in alto).
5.
Se ne conclude che,
parzialmente
fondato, l'appello dev'essere accolto entro tali limiti e
il decreto del Pretore riformato di conseguenza. Gli oneri e le ripetibili di secondo grado seguono il riparto di prima sede (art. 148 cpv. 2 CPC). Interveniente accessorio, AO 2 non può essere chiamato a sopportare spese né può vedersi assegnare ripetibili (RtiD I-2007 pag. 717 n. 9c). La sua lettera del 6 aprile 2007 (una pagina redatta senza l'ausilio di un legale) non giustificherebbe per altro di derogare alla regola.
6.
Quanto ai rimedi giuridici esperibili contro l'odierna sentenza sul piano federale (art. 112 cpv. 1 lett. d LTF), il valore litigioso di fr. 3800.– calcolato a norma dell'art. 51 cpv. 1 lett. a LTF non raggiunge la soglia per un eventuale ricorso in materia civile
(fr. 30
000.–: art. 74 cpv. 1 lett. b LTF).