Decision ID: 6dbeddca-c49b-5a6e-9e06-2634b52ffbbf
Year: 2021
Language: it
Court: TI_TCAS
Chamber: TI_TCAS_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: social_law

ritenuto
in fatto
1.1. Per decisione 14 dicembre 2015 l’Ufficio AI – acquisita agli atti la necessaria documentazione medica, e dopo valutazione del medico SMR – ha accolto la richiesta di prestazioni presentata nel novembre 2014 da RI 1, affetta dai postumi di una malattia oncologica, accordandole una rendita intera dal 1. maggio 2015 stante un’inabilità lavorativa completa.
Una revisione della prestazione avviata dall’amministrazione nel dicembre 2018 ha portato alla soppressione della rendita con decisione del 15 gennaio 2020, considerato come gli accertamenti esperiti avevano permesso di stabilire che l’assicurata aveva riacquistato un’abilità lavorativa piena.
1.2. Con trasmissione all’Ufficio AI di diverse certificazioni del dr. _ (attestanti un’inabilità lavorativa completa) e un rapporto della dr.ssa _, psichiatra, l’assicurata ha presentato una nuova domanda di prestazioni.
1.3. Con decisione 14 aprile 2021, preavvisata con progetto di decisione 7 gennaio 2021
–
seguito dall’opposizione dell’assicurata, per il tramite dell’avv. RA 1, postulante l’entrata nel merito della richiesta di prestazioni, sulla base di un nuovo rapporto della psichiatra curante dr.ssa _
–
l’amministrazione non è entrata in materia sulla domanda di prestazioni, evidenziando come l’assicurata non avesse apportato nuovi elementi medici atti a comprovare una modifica della situazione medica o economica rispetto a quanto stabilito con la decisione di soppressione delle prestazioni del 15 gennaio 2020.
1.4. Avverso la suddetta decisione insorge dinanzi al TCA l’assicurata, sempre patrocinata dall’avv. RA 1, postulando l’annullamento del provvedimento e il rinvio dell’incarto all’UAI perché entri nel merito e proceda ai necessari accertamenti. Rimprovera in particolare all’Ufficio AI di non aver tenuto conto delle conclusioni della certificazione della dr.ssa _, contestando la valutazione resa dal medico SMR, giudicata sommaria, non completa e non sufficientemente motivata. Contestualmente ha chiesto di essere posta al beneficio dell’assistenza giudiziaria con gratuito patrocinio.
1.5. Con la risposta di causa l’amministrazione ha chiesto di confermare la decisione impugnata ribadendo come l’assicurata non abbia reso plausibile, durante la procedura amministrativa, che la sua capacità lavorativa si era ridotta in modo rilevante ai fini del diritto a prestazioni (doc. V).
Con uno scritto del 7 giugno 2021 la ricorrente, tramite il suo legale, si è ulteriormente confermata nelle sue argomentazioni e richieste, producendo altresì la documentazione attestante la sua situazione economica (doc. VII). In merito si è espresso l’Ufficio AI in data 18 giugno 2021 (doc. IX).
considerato

in diritto
2.1. La presente vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico ai sensi dell'art. 49 cpv. 2 LOG (STF 9C_699/2014 del 31 agosto 2015; 8C_855/2010 dell’11 luglio 2011; 9C_211/2010 del 18 febbraio 2011).
2.2. L’oggetto del contendere deve essere limitato alla questione a sapere se a ragione l'Ufficio AI non è entrato nel merito della nuova domanda di prestazioni. Infatti,
s
e l'assicurato interpone ricorso contro la decisione di non entrata in materia, il giudice esamina solo se a buon diritto l'amministrazione ha rifiutato di entrare in materia. Se invece – ciò che non corrisponde al caso in esame – essa ha accettato di esaminare la nuova richiesta, il giudice non si pronuncia sulla questione dell'entrata in materia, ma esamina materialmente se la modifica delle circostanze resa attendibile dall'assicurato è effettivamente avvenuta (SVR 2002 IV Nr. 10 consid.
1b; DTF 116 V 265 consid.
2a; RCC 1991 p. 269 consid. 1a).
Nel caso in esame, avendo l’Ufficio AI emanato una decisione di non entrata in materia, richiamata la suesposta giurisprudenza, questo giudice
è unicamente chiamato a stabilire se l’amministrazione ha correttamente oppure no rifiutato di esaminare il merito della richiesta. Ne consegue l’irricevibilità delle censure ricorsuali volte a supportare il merito della richiesta di prestazioni, nella misura in cui non sono relative alla mancata entrata in materia.
2.3. Giusta l
’art. 87 cpv. 2 OAI se è fatta domanda di revisione, nella domanda si deve dimostrare che il grado d'invalidità o di grande invalidità o il bisogno di assistenza o di aiuto dovuto all'invalidità è cambiato in misura rilevante per il diritto alle prestazioni. Qualora la rendita, l'assegno per grandi invalidi o il contributo per l'assistenza siano stati negati perché il grado d'invalidità era insufficiente, perché non è stata riconosciuta una grande invalidità o perché il bisogno di aiuto era troppo esiguo per avere diritto al contributo per l'assistenza, una nuova richiesta è riesaminata soltanto se sono soddisfatte le condizioni previste nel capoverso 2 (art. 87 cpv. 3 OAI).
Se
una richiesta di prestazioni è stata rifiutata, una nuova domanda potrà essere esaminata nel merito solo se l'assicurato rende verosimile una modifica rilevante della situazione di fatto tale da influire sul diritto
a prestazioni (DTF 109 V 119 consid.
3a; Kieser, Verwaltungsverfahren in der Sozialversicherung, 1999, n. 1006 p. 185; DTF 109 V 262 consid.
3, 109 V 108 consid. 3a). Scopo di questo requisito è impedire che l'amministrazione debba costantemente chinarsi su domande identiche e non motivate, quando la prestazione in causa è già stata rifiutata da una precedente decisione cresciuta in giudicato (STF 8C_716/2011 del 5 gennaio 2012; DTF 130 V 68 consid. 5.2.3, 117 V 198 consid. 4b con riferimenti). Se tale condizione non è soddisfatta l'amministrazione non entra nel merito della domanda emanando una decisione in tal senso; se per contro è resa verosimile una rilevante modifica suscettibile di influenzare il diritto alla rendita l'amministrazione è obbligata ad entrare nel merito della richiesta (DTF 130 V 64 consid.
3, 117 V 198 consid. 4b, 109 V 108 consid. 2b; SVR 2002 IV Nr. 10; Müller, Die materiellen Voraussetzungen der Rentenrevision in der Invalidenversicherung, 2003, pp. 84ss).
L
a costante giurisprudenza ha stabilito che le rendite AI sono soggette a revisione non solo in caso di modifica rilevante dello stato di salute che ha un influsso sull'attività lucrativa, ma anche quando lo stato di salute è rimasto invariato, se le sue conseguenze sulla capacità di guadagno hanno subito un cambiamento importante (STFA non pubbl. del 28 giugno 1994 in re P. P. p. 4; RCC 1989 p. 323, consid. 2a; DTF 113 V 275, consid. 1a, 109 V 116 consid. 3 b, 105 V 30). Affinché sia possibile la revisione è dunque necessario che le condizioni cliniche e/o economiche dell'assicurato abbiano subito una modifica, tale da influire sulla perdita di guadagno. Una revisione della rendita è possibile unicamente se, posteriormente alla pronuncia della decisione iniziale, la situazione invalidante è effettivamente mutata. Non basta invece che una situazione, rimasta sostanzialmente invariata, sia giudicata in modo diverso (RCC 1987 p. 38 consid. 1a, 1985 p. 336; STF del 29 aprile 1991 nella causa G.C., consid. 4).
In DTF 130 V 64, il TF ha precisato che nel caso in cui l'assicurato non ha reso verosimile un rilevante cambiamento, il principio inquisitorio, secondo
cui i fatti rilevanti per il giudizio devono essere accertati d'ufficio dal giudice, non risulta applicabile. Solo se nella nuova domanda di rendita l'assicurato non rende verosimile la rilevante mutazione, facendo tuttavia riferimento a mezzi di prova, segnatamente rapporti medici, non ancora prodotti o da richiedere dall'amministrazione, quest'ultima deve impartire all'interessato un termine per produrre il mezzo di prova in questione con l'avvertenza che in caso contrario non entrerà nel merito della domanda (cfr. consid. 5.2.5).
Va ancora rilevato che per quanto concerne gli
art. 87 cpv. 2 e 3 OAI, è sufficiente rendere verosimile un rilevante cambiamento
.
Non è necessario portare la prova piena per convincere l'amministrazione che è subentrato un rilevante cambiamento rispetto all'ultima decisione cresciuta in giudicato. È sufficiente che in tal senso vi siano indizi per una simile modifica, anche se permane la possibilità che un'analisi approfondita dimostri che questo cambiamento in realtà non è subentrato (STF 9C_662/2014 del 23 aprile 2015 consid. 4.2; 8C_716/2011 del 5 gennaio 2012 consid. 2.2 e 2.3;
9C_688/2007 del 22 gennaio 2008; SVR 2002 IV Nr. 10 consid 1c/aa).
2.4. C
on sentenza 8C_457/2012 del 9 luglio 2012 (ribadita nella STF 8C_901/2013 del 27 febbraio 2014 consid. 2) il Tribunale federale ha confermato che, nell'ambito di una nuova domanda di prestazioni, l'assicurato già nella nuova richiesta deve rendere verosimile che il grado d'invalidità è modificato in misura rilevante per il diritto alle prestazioni (o deve perlomeno fare
riferimento a mezzi di prova, segnatamente rapporti medici, non ancora prodotti o da richiedere dall'amministrazione atti a rendere verosimile l'asserita modifica. In questo secondo caso – come accennato (cfr. consid. 2.3) – l'amministrazione deve impartire all'interessato un termine per produrre il mezzo di prova in questione con l'avvertenza che in caso contrario non entrerà nel merito della domanda; DTF 130 V 69 consid. 5.2). Atti prodotti in sede di ricorso sono invece, di massima, tardivi e da considerare nell'ambito di una nuova domanda.
2.5. Nell’ambito dell’evasione della prima domanda di prestazioni presentata dall’assicurata nel novembre 2014, l’Ufficio AI aveva esaminato la documentazione acquisita agli atti relativa alla problematica oncologica che aveva interessato l’assicurata dal mese di aprile 2014. Con rapporto finale del 6 ottobre 2015 il medico SMR dr. _, poste le diagnosi con influsso sulla capacità lavorativa di “
Carcinoma invasivo della mammella destra: Intervento chirurgico di svuotamento ascellare dx, Chemioterapia-radioterapia”
,
aveva concluso
per un’inabilità lavorativa completa in ogni attività dal 23 aprile 2014 (doc. AI pag. 102). Mediante decisione del 14 dicembre 2015 l’Ufficio AI, ammessa un’inabilità lavorativa completa dal 23 aprile 2014, aveva pertanto riconosciuto una rendita intera dal 1. maggio 2015 (doc. AI pag. 111).
Nell’ambito della revisione avviata nel dicembre 2018 l’amministrazione ha acquisito i certificati medici dei curanti, dai quali emergeva che dal punto di vista oncologico la situazione si era ristabilita (cfr. certificato 12 novembre 2018 della dr.ssa _ che attestava l’assenza di segni clinici di recidiva di malattia, doc. AI pag. 144). Quanto alle problematiche psichiatriche evidenziate dal dr. _, il dr. _, psichiatra del _ di _ curante dell’assicurata, nella certificazione del 27 febbraio 2019, posta la diagnosi di
“
F41.2 Sindrome mista ansioso depressiva (ottobre 2016)
”, aveva
evidenziato che si trattava di “
una donna che periodicamente ha delle crisi ansiose depressive in concomitanza con cambiamenti della vita quotidiana e del ciclo di vita. Ella fatica a sostenere i cambiamenti, viene desecurizzata e si ritira socialmente. A questo va aggiunto che periodicamente la donna esprime disagio rispetto ai cambiamenti del proprio corpo: questi parrebbero più legati ad una fatica ad accettare un corpo non più giovane
”. Per lo psichiatra quindi, “
il ritiro sociale e le crisi reattive a cambiamenti rendono difficile ipotizzare al momento un'attività regolare in un contesto professionale
” (doc. AI pag. 155).
In merito il dr. _, psichiatra del SMR, il 24 aprile 2019 ha affermato che “
c
onfermo che l’assicurata non risulta affetta da patologie psichiatriche con ripercussioni sulla sua CL”
(doc. AI pag. 160). Nel rapporto SMR del 26 aprile 2019 il dr. _ ha quindi concluso che dal 9 gennaio 2019 l’assicurata doveva essere considerata abile in misura completa (doc. AI pag. 163). In merito alle certificazioni del dr. _ il dr. _ ha affermato di condividere le conclusioni del dr. _ circa l’assenza di patologie psichiatriche invalidanti, considerato come “
l'assicurata è infatti a beneficio dì una presa a carico irregolare presso _ per una sindrome mista ansioso-depressiva, condizione in cui sono presi segni sia d'ansia sia di depressione ma nessuno d'entità tale da giustificare una diagnosi se considerati singolarmente. Ne consegue l'assenza di limitazioni di esclusivo interesse psichico poiché si tratta di una condizione lieve che non giustifica limitazioni in qualsiasi attività lucrativa
” (doc. AI pag. 164).
Nell’ambito delle osservazioni al progetto di decisione del 26 agosto 2019 (con la quale l’amministrazione preannunciava la soppressione della rendita, doc. AI pag. 168), la ricorrente ha prodotto una nuova certificazione del 13 novembre 2019 del dr. _, che ha affermato:
"
(...)
dando seguito alla richiesta del 8 ottobre 2019 attestiamo che per quei che concerne la diagnosi e la capacità lavorativa dal punto di vista psichico la situazione è rimasta invariata dall’ultimo rapporto del 27 febbraio 2019. Dall'ultimo rapporto la paziente è stata vista per 6 incontri. Riteniamo utile sottolineare due aspetti accaduti nell'arco di questo periodo. La signora è riuscita ad organizzare durante l'ultima estate un viaggio in _, suo paese d'origine. Ha quindi potuto mostrare di avere delle capacità di attivarsi. Al suo rientro, in agosto, ha richiamato per riprendere il percorso terapeutico.
Riceve in data 27 agosto la decisione del vostro ufficio di revoca della rendita, ciò che l'ha destabilizzata. Chiede un colloquio in urgenza per poterne parlare e fa richiesta di un certificato per appoggiare il ricorso che è intenzionata a inoltrare. Dapprima accolgo lo smarrimento della signora, in seguito e dopo riflessione spiego alla signora che le sue condizioni psichiche non evidenziano elementi per avvalorare la sua richiesta. Al contrario è auspicabile un reinserimento lavorativo anche a scopo riabilitativo e terapeutico. Il nostro punto di vista viene condiviso con il medico di famiglia della signora. Da osservare che all'appuntamento previsto in data 10 settembre 2019 la paziente non si
presenta e non avvisa. A tutt'oggi non ha più preso contatto.”
(doc. AI pag. 182)
Il dr. _ del SMR, dopo aver interpellato lo psichiatra del SMR dr. _ (Annotazione del 11 dicembre 2019, doc. AI pag. 184), il 14 gennaio 2020 così si è espresso:
"
Presa di posizione psichiatrica SMR
Dr. med. _
Ho preso visione del dossier e della documentazione medica.
Nel rapporto medico del dr. med. _ del 27.02.2019 (GED 28.02.2019) è precisato al punto 1.3 come non sia mai stata certificata una IL per patologia psichiatrica. Coerentemente con la sintomatologia viene formulata la diagnosi di sindrome mista ansioso-depressiva (ICD 10 F4 1 .2). Tale diagnosi presuppone che i sintomi dell'ansia e della depressione sono contemporaneamente presenti, ma né gli uni né gli altri sono così evidenti da giustificare una diagnosi. se considerati separatamente. L'intensità dei sintomi è minima, a titolo di paragone un episodio depressivo lieve comporterebbe sintomi più intensi e limitazioni funzionali abitualmente maggiori. Abitualmente pertanto la sindrome mista ansioso-depressiva non è considerata come patologia psichiatrica con ripercussioni sulla CL, tantomeno invalidanti. Nell’ultimo rapporto medico del 13.11.2019, il dr. med. _ conferma la Sua precedente presa di posizione e descrive come l'assicurata durante l'estate abbia organizzato un viaggio in _, mostrando di avere risorse psicofisiche. Inoltre, quando messa a confronto con il fatto che la sua patologia non comporta limitazioni funzionali tali da giustificare un ricorso contro la decisione dell’assicurazione invalidità, l'assicurata non si è più presentata presso il _ per sottoporsi alle cure. Non sussistono elementi che consentano di oggettivare
limitazioni della CL dell’assicurata causati da patologia psichiatrica.
PROCEDERE
Alla luce della presa di posizione SMR dello psichiatra Dr. med. _ sopra menzionata, emerge che la sindrome ansioso-depressiva descritta dal Dr. med. _, nel suo rapporti del 27.02.2019 e del 13.11 .2019, non è invalidante la capacità lavorativa dell’A.
Per cui
si conferma il rapporto medico SMR del 26.04.2019
.” (doc. AI pag. 186)
Di conseguenza mediante decisione del 15 gennaio 2020 l’Ufficio AI ha statuito la soppressione della rendita, motivando:
"
(...)
Esito degli accertamenti
:
Con decisione del 14.12.2015 la signora RI 1 è stata posta al benefìcio di una rendita intera d'invalidità con grado Al del 100% a far capo dal 01.04.2015 (versamento della stessa dal 01.05.2015) a causa di un danno rilevante alta sua salute.
In fase di revisione d'ufficio (partita nel dicembre 2018) abbiamo richiesto gli aggiornamenti della documentazione medica, che una volta giunta agli atti, è stata sottoposta al Servizio
Medico Regionale.
Lo stesso servizio ha potuto appurare come già dal gennaio 2019 non vi sia alcuna diagnosi con influsso sulla sua capacità lavorativa, che viene quindi considerata completa nello svolgimento di qualsiasi tipo di attività lucrativa, ciò che porta a presentare un grado Al nulla
ed alta conseguente soppressione della prestazione.
In assenza di un grado d'invalidità, e potendo riprendere in misura completa la sua abituale attività lucrativa, così come qualsiasi altra, non esistono presupposti per attuare dei
provvedimenti d'integrazione professionale.
Osservazioni al progetto
:
Abbiamo preso atto dello scritto datato 06 settembre 2019.
Nello stesso l'assicurata chiede d'essere messa al benefìcio di una riqualifica professionale,
riservandosi però il diritto di richiedere la concessione di una rendita Al.
La documentazione medica prodotta (certificato del Dr. med. _ datato 28 agosto. 2019) e quella da noi richiesta (rapporto del Dr. med. _ datato 13 novembre 2019) è stata
sottoposta all'attenzione del Servizio Medico Regionale (SMR) per un'ulteriore presa di
posizione.
Tramite annotazioni del 11 dicembre 2019 e del 14 gennaio 2020 veniva indicato quanto
segue.
Nel rapporto medico citato del Dr. med. _, è precisato al punto 1.3 come non sia mai stata
certificata un'inabilità per patologia psichiatrica. Coerentemente con la sintomatologia, viene
formulata la diagnosi di sindrome mista ansioso-depressiva (ICD10 F41.2). Tale diagnosi
presuppone che i sintomi dell'ansia e della depressione siano contemporaneamente presenti,
ma né gli uni né gli altri sono così evidenti da giustificare una diagnosi, se considerati
separatamente.
L'intensità dei sintomi è minima, a titolo di paragone, un episodio depressivo lieve
comporterebbe sintomi più intensi e limitazioni funzionali abitualmente maggiori. Abitualmente
pertanto la sindrome mista ansioso-depressiva non è considerata come patologia psichiatrica
con ripercussioni sulla capacità lavorativa, tantomeno invalidanti.
Nell'ultimo rapporto medico del 13 novembre 2019, il Dr. med. _ conferma la sua
precedente presa di posizione e descrive come l’assicurata durante l’estate abbia organizzato
un viaggio in _, mostrando di avere risorse psicofisiche. Inoltre, quando messa a confronto con il fatto che la sua patologia non comporta limitazioni funzionali tali da giustificare
un ricorso contro la decisione dell'assicurazione invalidità, rassicurata non si è più presentata
presso il _ per sottoporsi alle cure. Non sussistono quindi elementi che consentano di
aggettivare limitazioni della capacità lavorativa dell'assicurata causati da patologia psichiatrica.
Per quanto attiene la richiesta di una riqualifica, il nostro consulente in integrazione
professionale, con rapporto del 20 agosto 2019, esprimeva la non attuabilità di provvedimenti
atti ad incrementare la capacità di guadagno, considerando inoltre che rassicurata è abile al
100% nell'abituale attività lavorativa.
Tenuto conto di quanto sopra il progetto datato 26 agosto 2019 viene confermato.” (doc. AI pag. 187)
2.6. Il 28 dicembre 2020/5 gennaio 2021 l’assicurata ha inoltrato una nuova domanda di prestazioni, facendo valere un peggioramento delle sue condizioni in particolare a causa di “
depressione e dolori neurologici”
(doc. AI pag. 213). Ha contestualmente prodotto diverse certificazioni del dr. _, generalista curante dell’assicurata, datate nel periodo dal 2 giugno 2020 al 30 dicembre 2020 (con le quali egli ha certificato un’inabilità lavorativa completa “
a causa di malattia
”, senza indicazione di diagnosi o motivazioni; doc. AI pag. 203 seg.), oltre ad una certificazione del 23 dicembre 2020 della psichiatra curante dr.ssa _ attestante la presa in cura dell’assicurata e un’inabilità lavorativa totale dal 23 dicembre 2020 al 22 gennaio 2021 (doc. AI pag. 207).
Con un’ulteriore certificazione del 25 gennaio 2021, prodotta in allegato all’opposizione al progetto di decisione di non entrata nel merito del 7 gennaio 2021 (doc. AI pag. 222), la dr.ssa _ ha affermato:
"
(...)
Status psichico
La paziente è giunta alla mia osservazione lucida, orientata nei tre domini, curata nella persona. Mimica molto depressa. Eloquio spontaneo, fluido, corretto a livello formale. Contenuto del pensiero polarizzato su una visione pessimistica del presente e del futuro. Immagine di sé negativa, fragile, vulnerabile. Riattivazione dei ricordi traumatici del passato. Il tono dell'umore è molto deflesso con rabbia intensa che viene proiettata sul modo esterno e anche su di sé (idee suicidali passive). È presente uno stato di importante fragilità psichica su base personologica (la paziente ha subito diversi abusi in infanzia e adolescenza). La resilienza è molto ridotta. Si apprezza astenia, facile esauribilità, apatia, anedonia. Assenti sintomi psicotici. Sonno disturbato nel mantenimento.
Coscienza e critica di malattia ben presenti.
Diagnosi
Sindrome depressiva ricorrente, episodio attuale grave senza sintomi psicotici (F33.2).
Terapia
Escitalopram 20 mg/ml 0-0-20 gtt.
Pregabalin 25 mg 1-1-1
Valutazione
(...).
Alla visita dello scorso 23.12.2020 ho constatato una ricaduta depressiva grave. Ho impostato un trattamento a base di Escitalopram titolato fino a 20mg e Pregabalin 25mg 1-1-1. La paziente allo stato attuale e per tempo indeterminato non è in grado di fare ricerche di lavoro e di lavorare.
In considerazione di quanto sopra esposto, la scrivente chiede una riapertura del caso per la rivalutazione delle capacità residue e eventuali provvedimenti di reinserimento professionale sotto uno stretto monitoraggio da parte del vostro Ufficio (la paziente non lavora dal 2010).” (doc. AI pag. 230)
Con annotazione 17 marzo 2021 lo psichiatra del SMR dr. M_ ha osservato:
"
Ho preso visione del dossier e della documentazione medica. Nel rapporto medico del 25.01.2021 (GED 26.01.2021) della dr.ssa _, attuale medico psichiatra curante dell'assicurata, viene indicata la diagnosi sindrome depressiva ricorrente, episodio attuale grave senza sintomi psicotici (ICD10:F33.2). La diagnosi non risulta però oggettivata, nel rapporto medico non sono evidenziati i segni e sintomi caratteristici che consentono di formulare la diagnosi di episodio depressivo grave secondo il manuale diagnostico ICD10, peraltro non risulta oggettivata nemmeno la presenza di una sindrome depressiva ricorrente; infatti il precedente medico psichiatra curante, il dr. med. _, descriveva una differente diagnosi psichiatrica nel rapporto medico del 27.02.2019 (GED 28.02.2019). Non sussistendo modificazioni significative di fatti noti o fatti nuovi, dal punto di vista medico psichiatrico si conferma l'ultima decisione dell'Ufficio di non entrata in materia.”
(doc. AI pag. 234)
Con uno scritto inviato al dr. _ del SMR per e-mail il 12 aprile 2021 la dr.ssa _ ha ulteriormente fatto valere:
"
(...) in riferimento alla vostra decisione di non entrata in materia sulla nuova richiesta di prestazioni, risegnalo la paziente a margine, che ha estremamente bisogno del vostro aiuto (richiamo il mio rapporto del 25.01.21) in quanto si trova in uno stato di persistente fragilità psichica e non è in grado autonomamente di rientrare nel mondo del lavoro. Tra l'altro mi permetto di contestare la diagnosi in precedenza fatta dai colleghi del _ di _, che probabilmente hanno sottovalutato il caso.
Terapia in corso:
Olanzapina 5 mg: 0-0-1
Pregabalin 25 mg: 1-1-1
Pregabalin 100 mg: 0-0-1
Cipralex 20 mg: 1-0-0
Xanax 0,5 mg: Riserva max 1 pst al bisogno.
Rimanendo a disposizione per ulteriori chiarimenti invio i miei saluti.” (doc. AI pag. 244)
Chiamato ad esprimersi in merito, il dr. _ del SMR il 13 aprile 2021 ha affermato, dopo aver preso visione del dossier e della documentazione medica, che a suo avviso nell'email del 12 aprile 2021 della dr.ssa _
“non vengono forniti nuovi significativi elementi, rispetto a quanto già noto all'Ufficio, che consentano di oggettivare la patologia dell'assicurata o le sue limitazioni funzionali. Non si può che confermare la precedente presa di posizione dell'Ufficio
.” (doc. AI pag. 245)
Con decisione del 14 aprile 2021 l’amministrazione non è quindi entrata nel merito della nuova domanda sulla base di queste motivazioni:
"
(...)
Decidiamo pertanto:
Non si entra nel merito della richiesta di prestazioni.
Considerazioni:
Con decisione del 15 gennaio 2020 avevamo soppresso la rendita Al della signora RI 1
.
Il 05 gennaio 2021 abbiamo ricevuto la nuova richiesta. Alla nuova richiesta deve essere allegata la necessaria documentazione che attesti una modifica della situazione. La verifica
degli atti non ha potuto dimostrare questa modifica.
Per questo motivo non possiamo entrare nel merito della sua nuova richiesta.
Osservazioni al progetto
:
Abbiamo preso atto del rapporto della Dr.ssa med. _ datato 25 gennaio 2021.
La documentazione medica è stata sottoposta all'attenzione del Servizio Medico Regionale (SMR), che tramite annotazione del 17 marzo 2021 comunicava che non sussistono modificazioni significative di fatti noti o fatti nuovi dal punto di vista medico psichiatrico.
Abbiamo preso atto anche dell'e-mail inoltrata sempre dalla Dr.ssa med. _ in data 12
aprile 2021, le sue considerazioni sono state sottoposte all'attenzione del Servizio Medico
Regionale (SMR).
Con annotazione del 13 aprile 2021 veniva indicato che non vengono forniti nuovi significativi elementi, rispetto a quanto già noto all'Ufficio, che consentano di oggettivare la patologia
dell'assicurata o le sue limitazioni funzionali.
Tenuto conto di quanto sopra il progetto del 07 gennaio 2021 viene confermato.”
(doc. AI pag. 246)
Con il ricorso l’interessata non ha prodotto ulteriore documentazione medica.
2.7.
In concreto l’insorgente, chiamata a dimostrare che rispetto all’ultima decisione formale del 15 gennaio 2020 vi è stato un peggioramento del suo stato di salute, non ha reso verosimile una modifica della sua situazione valetudinaria tale da incidere sulla capacità lavorativa.
In effetti, la nuova domanda si basa esclusivamente sugli scarni e immotivati certificati del dr. _ resi nel periodo dal 2 giugno al 30 dicembre 2020 - che si limitano ad attestare un’inabilità lavorativa senza tuttavia indicare né diagnosi né i motivi di tale inabilità (doc. AI pag. 199 seg.) -, oltre che sui menzionati certificati medici della dr.ssa _ del 23 dicembre 2020 (nel quale la psichiatra afferma unicamente di avere in cura l’assicurata, la quale sarebbe inabile al 100% sino al 22 gennaio 2021, doc. AI pag. 207) e del 25 gennaio 2021, e sulla sua breve email del 12 aprile 2021 (doc. AI pag. 230 e 244).
Come a ragione osservato dall’amministrazione, sulla base di un’accurata valutazione del caso da parte degli psichiatri del SMR, in tali certificazioni la dr.ssa _ non ha oggettivato la presenza di modificazioni significative di fatti noti o fatti nuovi, dal punto di vista medico psichiatrico, intervenuti successivamente alla decisione di soppressione del 15 gennaio 2020, allorquando la situazione psichiatrica dell’assicurata era stata ben descritta dall’allora psichiatra curante dr. _ (cfr. certificato del 13 novembre 2019, doc. AI pag. 182).
Come concluso dallo psichiatra del SMR dr. _, con annotazione 17 marzo 2021 (doc. AI pag. 234), la dr.ssa _, nella sua certificazione del 25 gennaio 2021, ha posto la diagnosi di “
sindrome depressiva ricorrente, episodio attuale grave senza sintomi psicotici (ICD10.-F33.2)”
, senza tuttavia oggettivarla, non essendo “
evidenziati i segni e sintomi caratteristici che consentono di formulare la diagnosi di episodio depressivo grave secondo il manuale diagnostico ICD10
”, rilevando peraltro che non risultava nemmeno oggettivata la presenza di una sindrome depressiva ricorrente, considerato infatti come “
il precedente medico psichiatra curante, il dr. med. _, descriveva una differente diagnosi psichiatrica nel rapporto medico del 27.02.2019 (GED 28.02.2019)
”. Quanto poi all’email inviata dalla curante il 12 aprile 2021 (doc. AI pag. 244), sempre il dr. _, nella sua annotazione del 13 aprile 2021, ha concluso che nemmeno in tale scritto la curante forniva nuovi significativi “
elementi, rispetto a quanto già noto all'Ufficio, che consentano di oggettivare la patologia dell'assicurata o le sue limitazioni funzionali
” (doc. AI pag. 245).
Del resto deve essere pure sottolineato che nelle sue certificazioni la psichiatra curante non ha nemmeno indicato in che misura e in che modo le problematiche psichiatriche influissero concretamente sulla capacità lavorativa dell’assicurata, problematiche che peraltro erano già state valutate in modo approfondito dal dr. _ e dallo psichiatra del SMR nell'ambito della procedura sfociata nella decisione formale del 15 gennaio 2020, cresciuta incontestata in giudicato e per questo vincolante.
Se ne deve quindi concludere, sulla base della competente valutazione dello psichiatra del SMR dr. _, condivisa anche dal dr. _ del SMR (doc. AI pag. 233), che le - peraltro assai scarne - argomentazioni e conclusioni addotte dalla psichiatra curante nelle citate certificazioni non sono esaustive e sufficienti per rendere quantomeno verosimile una modifica rilevante delle condizioni dell’assicurata intervenuta successivamente alla decisione di soppressione della rendita del 15 gennaio 2020. Non condivisibile risulta peraltro l’allegazione della ricorrente per la quale il medico SMR non avrebbe considerato il cambiamento di trattamento farmacologico
“connesso con l’aggravarsi dello stato clinico”
introdotto dalla dr.ssa _ (doc. VII pag. 2). In merito va infatti osservato che la valutazione del dr. _ ha opportunamente valutato la certificazione della dr.ssa _ del 25 gennaio 2021 che includeva anche l’espressa indicazione della terapia somministrata alla paziente (doc. AI pag. 231).
E questo a prescindere dal fatto che il cambiamento farmacologico non sarebbe sostanziale rilevato come il medicamento Escitalopram prescritto dalla dr.ssa _ non sarebbe altro che il nome del principio attivo di Cipralex, farmaco antidepressivo che già le era stato prescritto dal dr. _ (cfr. certificato del 27 febbraio 2019, doc. AI pag. 155).
Tale documentazione non permette dunque nemmeno di ipotizzare l’intervento di un cambiamento rilevante delle circostanze di fatto rispetto a quanto accertato e deciso nell’ambito della precedente procedura, sfociata nel provvedimento del 15 gennaio 2020, dove pure le valutazioni dell’allora psichiatra curante erano state approfonditamente valutate, per poi giungere alla conclusione di una ripresa della capacità lavorativa piena dal gennaio 2019. Come dianzi esposto (cfr. consid. 2.5), a tali conclusioni il medico SMR era giunto dopo aver attentamente valutato la documentazione agli atti, in particolare le certificazioni rese il 27 febbraio 2019 e 13 novembre 2019 dallo psichiatra curante (cfr. Annotazione SMR del 14 gennaio 2020 (doc. AI pag. 186).
Ora, tali conclusioni, sulle quali si è basata la decisione del 15 gennaio 2020, cresciuta incontestata in giudicato, risultano in questa sede vincolanti.
Questo giudice - attentamente vagliato l’insieme della documentazione medica agli atti - non ha quindi motivo di distanziarsi dall'apprezzamento dello psichiatra del SMR dr. _espresso nelle Annotazioni del 17 marzo 2021 e 13 aprile 2021, apprezzamento peraltro condiviso anche dal dr. _ del SMR il 23 marzo 2021 (doc. AI pag. 234, 245), giusta le quali le uniche certificazioni prodotte dall’assicurata, ovvero quelle della dr.ssa _, non permettono di oggettivare una sostanziale modifica dello stato di salute.
A proposito del medico SMR giova del resto qui ricordare che
per l’art. 59 cpv. 2bis LAI i servizi medici regionali sono a disposizione degli uffici AI per valutare le condizioni mediche del diritto alle prestazioni, stabiliscono la capacità funzionale dell'assicurato - determinante per l'AI secondo l'articolo 6 LPGA - di esercitare un'attività lucrativa o di svolgere le mansioni consuete in una misura ragionevolmente esigibile e sono indipendenti per quanto concerne le decisioni in ambito medico nei singoli casi. Scopo e senso del disposto come pure dell’art. 49 OAI risiedono nella possibilità, per gli uffici AI, di fare capo a propri medici per la valutazione degli aspetti sanitari del diritto alla rendita. Questi ultimi, grazie alle loro specifiche conoscenze medico-assicurative, sono quindi chiamati a valutare la capacità funzionale della persona assicurata. In questo modo è stata creata una chiara separazione di competenze tra medici curanti e assicurazione sociale. Sulla base delle indicazioni del SMR, l'UAI deve così decidere cosa si può ragionevolmente pretendere da un assicurato e cosa invece no (v. sentenza 9C_9/2010 del 29 settembre 2010, 9C_323/2009 del 14 luglio 2009 consid. 4.2, in SVR 2009 IV n. 56 pag. 174, con riferimenti).
Non va del resto neppure dimenticato un principio ripetutamente riconosciuto dalla nostra Massima Istanza, quello secondo il quale le certificazioni del medico curante - anche se specialista (cfr. STFA U 202/01 del 7 dicembre 2001, consid. 2b/bb) - hanno un valore di prova ridotto, ciò in ragione del rapporto di fiducia che lo lega al suo paziente
(cfr. STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; RAMI 2001 U 422, p. 113ss.
(= AJP 1/2002, p. 83); DTF 125 V 353 consid. 3b/cc; DTF 124 I 175 consid.
4; DTF 122 V 161; RCC 1988 p. 504; R. Spira, La preuve en droit des assurances sociales, in Mélanges en l'honneur de Henri-Robert Schüpbach, Basilea 2000, p. 269s.).
Il TF ha affermato che in ragione della diversità dell’incarico assunto (a scopo di trattamento anziché di perizia) in caso di lite non ci si può di regola fondare sulla posizione del medico curante, anche se specialista (cfr. STF I 1102/06 del 31 gennaio 2008; STF I 701/05 del 5 gennaio 2007 consid. 2).
Ribadito infine il principio per cui
quanto più breve è il lasso di tempo trascorso dalla decisione precedente (in concreto il provvedimento del 15 gennaio 2020), tanto più rigorosamente l'amministrazione apprezza la plausibilità delle allegazioni dell'assicurato (cfr. STF 8C -716/2011 del 5 gennaio 2012 e riferimenti), in conclusione, non
essendo stata resa verosimile, prima della resa del querelato provvedimento, una notevole modifica nelle condizioni di salute dell’assicurata nell’ambito della procedura amministrativa avviata mediante la nuova domanda di prestazioni del 28 dicembre 2020/5 gennaio 2021 (ossia a meno di un anno dal precedente provvedimento cresciuto in giudicato), secondo questo giudice giustamente l’Ufficio AI non è entrato nel merito della nuova richiesta di prestazioni.
La decisione impugnata va dunque confermata e il ricorso respinto.
2.8. Secondo l'art. 69 cpv. 1fbis LAI nel tenore in vigore dal 1. gennaio 2021 ed applicabile in concreto (cfr. anche la disposizione transitoria dell’art. 82a LPGA in combinazione con gli art. 61 lett. a e f
bis
LPGA nel tenore in vigore dal 1° gennaio 2021) la procedura di ricorso dinanzi al tribunale cantonale delle assicurazioni in caso di controversie relative a prestazioni dell’AI è soggetta a spese. L’entità delle spese è determinata fra 200 e 1000 franchi in funzione delle spese di procedura e senza riguardo al valore litigioso (cfr. DTF 133 V 402; STF 9C_156/2009 del 7 aprile 2009; STF 8C_393/2008 del 24 settembre 2008).
Visto l’esito della vertenza e il rifiuto dell’assistenza giudiziaria (come si vedrà al prossimo considerando), le spese per fr. 500.-- sono poste a carico della ricorrente.
2.9. L’assicurata ha formulato istanza di assistenza giudiziaria con gratuito patrocinio (cfr. consid. 1.4).
Ai sensi dell’art. 61 lett. f LPGA nella procedura giudiziaria cantonale deve essere garantito il diritto di farsi patrocinare. Se le circostanze lo giustificano, il ricorrente può avere diritto al gratuito patrocinio. Tale norma di legge rispecchia sostanzialmente il tenore del vecchio art. 85 cpv. 2 lett. f LAVS, rimasto in vigore sino al 31 dicembre 2002, il quale prevedeva che l’autorità di ricorso doveva garantire il diritto di farsi patrocinare, se del caso, l’assistenza giudiziaria. L’art. 61 lett. f LPGA mantiene il principio che i presupposti del diritto alla concessione dell’assistenza giudiziaria si esaminano sulla base del diritto federale, mentre la determinazione della relativa indennità spetta al diritto cantonale (DTF 110 V 362; Kieser, ATSG-Kommentar 3a ed., 2015, ad art. 61, n. 173, pagg. 828-829).
A norma dell’art. 3 cpv. 1 della Legge sull’assistenza giudiziaria e sul patrocinio d’ufficio (Lag), nel tenore in vigore dal 1° gennaio 2011, l’assistenza giudiziaria si estende all’esenzione dagli anticipi e dalle cauzioni; all’esenzione dalle tasse e spese processuali; all’ammissione al gratuito patrocinio.
I presupposti (cumulativi) per la concessione dell’assistenza giudiziaria – rimasti invariati rispetto al vecchio diritto (Kieser, op. cit., ad art. 61, n. 173 segg.) – sono in principio dati se l’istante si trova nel bisogno, se il processo non è palesemente privo di esito positivo e se l’intervento dell’avvocato è necessario o perlomeno indicato (DTF 125 V 202 consid. 4a e 372 consid 5b con riferimenti, cfr. anche artt. 2 e 3 Lag).
Nella presente fattispecie non risulta soddisfatto il requisito della probabilità di esito favorevole.
Tale presupposto difetta quando le possibilità di vincere la causa sono così esigue che una persona di condizione agiata, dopo ragionevole riflessione, rinuncerebbe al processo in considerazione delle spese cui si esporrebbe (RAMI 1994 pag. 78; DTF 125 II 275 consid. 4b, 119 Ia 251).
In casu, dopo
un esame forzatamente sommario, sulla base degli atti all’inserto, la vertenza appariva sin dall’inizio destinata all'insuccesso in quanto le prospettive di esito favorevole erano considerevolmente minori dei rischi di perdere la causa. In effetti, alla luce della precedente decisione del 15 gennaio 2020, con la quale la rendita erogata all’assicurata dal maggio 2015 veniva soppressa in assenza di un’inabilità lavorativa e, quindi, di un grado di invalidità sufficiente, dopo attenta valutazione della documentazione medica, l’amministrazione non è entrata nel merito delle nuova domanda di prestazioni, presentata a solo un anno di distanza e corredata da un unico peraltro scarno e poco motivato certificato medico della psichiatra curante, oltre ai certificati di inabilità lavorativa redatti dal dr. _ senza menzione di diagnosi o motivazione. Sia inoltre osservato che l’assicurata, oltretutto patrocinata, fatta eccezione per la scarna certificazione della dr.ssa _ del 25 gennaio 2021, non ha ritenuto di apportare nemmeno in fase di osservazioni al progetto di decisione del 7 gennaio 2021 - dal quale emergeva chiaramente la necessità di documentare debitamente un eventuale peggioramento delle sue condizioni (doc. AI pag. 221) – nuovi elementi medici atti a rendere almeno verosimile una modifica della situazione medica o economica rispetto a quanto stabilito nella precedente decisione cresciuta in giudicato.
A titolo abbondanziale e benché in ogni modo, richiamata la giurisprudenza citata al consid. 2.4, eventuali documenti prodotti in sede ricorsuale non possono comunque giustificare l’accoglimento di un ricorso contro una decisione di non entrata nel merito, ma possono tutt’al più venir considerati nell’ambito di una nuova domanda, sia detto che nemmeno in questa sede l’interessata ha prodotto documentazione medica idonea a validamente contestare le valutazioni del dr. _di cui alle succitate annotazioni del 17 marzo 2021 (doc. AI pag. 234) e/o a rendere
verosimile una rilevante modifica dello stato di salute
.
Ne segue che la domanda di assistenza giudiziaria con gratuito patrocinio va respinta.