Decision ID: 26d3400c-373f-5ff1-8b13-b0a4afc78b6f
Year: 2001
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_002
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: civil_law

ritenuto
in fatto:
A.
Con la petizione in rassegna l’attrice ha dato seguito al termine impartitole per la contestazione dell’elenco oneri nella procedura esecutiva volta alla realizzazione del fondo n. _ di _, di cui essa è comproprietaria in ragione di 1/2. Essa afferma che la cartella ipotecaria di fr. 25’000.-- gravante il fondo in primo rango sarebbe stata costituita nel 1982 in favore della _ a copertura dei costi di costruzione della casa. Successivamente il titolo sarebbe tuttavia stato restituito al di lei marito, _, condebitore e comproprietario del fondo, il quale alla di lei insaputa l’avrebbe dato in pegno alla convenuta. Stante la mancanza di potere di disposizione del marito sulla cartella ipotecaria, appartenente ad entrambi i coniugi, la sua costituzione in pegno sarebbe nulla, con la conseguenza di dover cancellare dall’elenco oneri il credito della convenuta siccome non garantito, mentre la cartella ipotecaria andrebbe resa all’attrice. In ogni caso il credito della convenuta nei confronti del marito ammonterebbe a soli fr. 22’500.-- oltre interessi.
B.
La convenuta si è opposta alla petizione sostenendo di aver acquistato in buona fede il pegno immobiliare, non potendosi evincere dal titolo l’esistenza di un rapporto di comproprietà su di esso, mentre il suo credito ammonterebbe a fr. 30’100.--, sicché sarebbe corretta l’iscrizione nell’elenco oneri dell’importo di fr. 25’000.--, corrispondente a quello del pegno.
C.
Il Pretore, con la sentenza qui oggetto di impugnativa, riassunti i fatti rilevanti, ha osservato che i proprietari del fondo gravato erano nel contempo debitori del credito incorporato nel titolo, motivo per cui esso - una volta estinto il debito - andava restituito dall’allora creditrice ad entrambi i coniugi. Esso sarebbe invece stato riconsegnato al solo _, che avrebbe poi unilateralmente deciso il suo riutilizzo quale garanzia dei mutui accesi presso la convenuta, motivo per cui si dovrebbe ritenere che la consegna della cartella ipotecaria alla convenuta non sarebbe avvenuta validamente e sarebbe perciò nulla, senza che la convenuta possa invocare la propria buona fede.
D.
Delle argomentazioni della convenuta - che postula la riforma del giudizio impugnato nel senso della reiezione della petizione - e di quelle dell'attrice - che chiede la reiezione del gravame e la concessione dell'assistenza giudiziaria per la sede di appello - si dirà, per quanto necessario, nei successivi considerandi.

Considerando
in diritto:
1.
Giusta l'art. 66 cpv. 1 OG l'autorità cantonale, a cui è stata rimandata una causa, può tener conto di nuove allegazioni, in quanto lo consenta la procedura cantonale, ma deve porre a fondamento della sua nuova decisione i considerandi di diritto contenuti nella sentenza di rinvio del Tribunale federale (cfr.
Cocchi/Trezzini
, CPC-TI, Lugano 2000, n. 835 ad art. 322;
Poudret
, Commentaire de la loi fédérale d'organisation judiciaire, Berna 1990, Vol. II, n. 1.3 e segg. ad art. 66 OG).
2.
Con la sentenza del 26 luglio 1999 il Tribunale federale ha dapprima rammentato il principio sancito dall'art. 884 cpv. 2 CC secondo cui chi in buona fede riceve la cosa in pegno acquista il diritto di pegno sulla stessa, ancorché il pignorante non ne avesse la libera disposizione. Esso ha quindi indicato che determinante nel caso di specie era pertanto stabilire se la convenuta, al momento della costituzione del pegno, fosse in buona fede, in altre parole se a quel momento essa non sapesse che l'attrice era comproprietaria del pegno manuale.
Ciò premesso, l'Alto tribunale ha provveduto ad annullare la decisione 7 maggio 1999 di questa Camera, argomentando che, dalla documentazione prodotta e richiamata dall'attrice nel suo ricorso (segnatamente i doc. G, H, I e J), arbitrariamente non considerata dai giudici cantonali, risultava che la convenuta aveva proceduto nei suoi confronti con un'esecuzione in via di realizzazione di un pegno manuale indicandola quale terza proprietaria del pegno (in ragione di 1/2) e aveva confermato poi tale circostanza nella successiva istanza di rigetto provvisorio dell'opposizione, dove l'attrice in effetti era stata di nuovo indicata come "terza proprietaria del pegno": tali documenti, a suo giudizio, sembravano dimostrare da parte della convenuta la conoscenza della comproprietà dell'attrice della cartella data in pegno manuale dal marito. Il diverso avviso espresso con decisione 2 marzo 2000 da questa Camera, secondo cui nulla agli atti però deponeva per una conoscenza diretta della convenuta della comproprietà della cartella al momento della sua acquisizione, essendo stato considerato arbitrario con il giudizio di rinvio del 17 luglio 2000 del Tribunale federale, il quale - nonostante quanto indicato da questa Camera al consid. 3.3 della sentenza annullata - ha invece concluso per l'assenza di qualsiasi accertamento nel senso che la conoscenza della convenuta della comproprietà del pegno fosse intervenuta solo dopo l'acquisizione del titolo, se ne deve obbligatoriamente concludere per l'assenza di buona fede della convenuta al momento determinante: ancora nel primo giudizio di rinvio, infatti, i giudici federali avevano specificato che se la banca convenuta fosse risultata a conoscenza della comproprietà dell'attrice della cartella data in pegno manuale dal marito, essa non solo avrebbe avuto motivo di dubitare della capacità di disporre della cartella stessa da parte del marito, ma aveva addirittura la certezza che egli, senza il consenso della moglie, comproprietaria del titolo - non provato - non poteva disporne e in particolare non poteva costituirla in pegno (art. 648 cpv. 2 CC). Appurata con ciò l'assenza di buona fede della convenuta al momento della messa in pegno della cartella ipotecaria qui litigiosa, essa non ha acquisito il diritto di pegno, per cui - contrariamente a quanto preteso dall'appellante - il credito iscritto nell'elenco oneri deve essere cancellato e il titolo deve essere ritornato all'attrice.
3.
Infondata è pure la richiesta con cui la convenuta chiede in questa sede di ridurre da fr. 1'400.-- a fr. 750.-- la tassa di giustizia e da fr. 3'400.-- a fr. 2'000.-- le ripetibili per la sede pretorile.
Nella fissazione della tassa di giustizia e delle ripetibili la legge concede al giudice un ampio potere di apprezzamento che può essere censurato unicamente in caso di eccesso o di abuso (
Cocchi/Trezzini
, op. cit., m. 51 ad art. 148 e m. 19 ad art. 150): nel caso di specie, pacifico che gli importi assegnati dal Pretore rientrino tra il minimo e il massimo della LTG e della TOA, non vi è pertanto motivo per modificare gli importi assegnati dal primo giudice, oltretutto consoni alla complessità in diritto della questione da risolvere.
4.
Ne discende la reiezione del gravame, del tutto infondato.
La tassa di giustizia, le spese e le ripetibili seguono la soccombenza (art. 148 CPC).
5.
Quanto alla richiesta di assistenza giudiziaria per la procedura di appello formulata dall'attrice, qui appellata, la stessa deve senz'altro essere ammessa, il primo giudizio di rinvio avendo stabilito che le possibilità di successo della parte non potevano essere escluse. Il beneficio dell'assistenza giudiziaria era del resto già stato riconosciuto da questa Camera con la sentenza 2 marzo 2000.