Decision ID: 2fa7b08c-7318-53cf-9403-f446b62c1775
Year: 1997
Language: it
Court: TI_TCA
Chamber: TI_TCA_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: public_law

ritenuto,
in fatto
A. Il ricorrente _, cittadino macedone nato nel _, è giunto in Svizzera nel 1986 per lavorare come manovale con statuto di stagionale. Alla fine del 1990 ha ottenuto un permesso di dimora annuale, che ha regolarmente rinnovato, l'ultima volta nel 1996 con scadenza il 1. agosto 1997.
La moglie _ l’ha raggiunto nel 1992 grazie ad un permesso di dimora annuale, rilasciatole in base all’art. 38 OLS e rinnovato di anno in anno, l’ultima volta nel 1995 con scadenza il 4 dicembre 1996.
In Svizzera sono nati i tre figli: _, _ e _.
B. Con decreto d'accusa 25 giugno 1993 il PP ha condannato il ricorrente _ ad una multa di fr. 100.-- per sottrazione di poca entità.
Il 14 giugno 1995 lo stesso ricorrente è stato nuovamente condannato dal PP ad 8 giorni di detenzione, sospesi condizionalmente, per tentato furto. Per questa condanna, è stato formalmente ammonito dalla Sezione degli Stranieri, con l'avvertenza che in caso di recidiva sarebbero stati adottati provvedimenti amministrativi più incisivi.
Il 13 agosto 1996 _ è stato arrestato per favoreggiamento all'entrata ed all'uscita illegale e meglio per aver aiutato due donne albanesi ad uscire in Italia e per averne fatta rientrare una in Svizzera senza visto d'entrata.
C. Il 12 settembre 1996 _, già beneficiario di un permesso B che lo abilitava a lavorare come manovale, ha chiesto il rinnovo del permesso di dimora per continuare a risiedere in Svizzera senza attività lavorativa. Il cambiamento dello scopo del suo ulteriore soggiorno era dovuto al fatto che nel frattempo aveva perso il posto di lavoro.
Analoga richiesta di rinnovo del permesso di dimora è stata inoltrata dalla moglie Teuta il 7 ottobre 1996 per sè e per i figli.
D. Con decisione 12 novembre 1996 la Sezione degli Stranieri del Dipartimento delle istituzioni ha respinto l'istanza di rinnovo del permesso di dimora inoltrata da _, ingiungendogli di lasciare il cantone entro il 31 dicembre 1996.
La decisione era essenzialmente motivata dal fatto che il ricorrente - benché ammonito - aveva nuovamente "interessato i servizi di polizia, ammettendo di aver aiutato l'entrata e l'uscita illegale di stranieri".
Con decisione di egual data la stessa autorità ha pure respinto l'istanza di rinnovo del permesso di dimora inoltrata dalla moglie _. Anche a questa ricorrente è stato ingiunto di lasciare il paese entro la fine dell'anno assieme ai figli. Il diniego era motivato dal rifiuto del rinnovo del permesso accordato al marito e dal conseguente venir meno dello scopo della dimora.
Contro queste decisioni _ e _ si sono aggravati davanti al Consiglio di Stato con ricorso del 28 novembre 1996.
E. Con decreto d'accusa del 19 dicembre 1996 il PP ha proposto la condanna di _ a 6 giorni di detenzione e ad una multa di fr. 300.-- per aver violato la LDDS, favorendo l'uscita ed il successivo rientro illegale di una cittadina albanese.
Contro questo decreto _ ha interposto opposizione davanti al Pretore.
F. Con risoluzione 26 marzo 1997 il Consiglio di Stato ha respinto le impugnative inoltrate da _ e dai suoi famigliari contro le decisioni 12 novembre 1996 con cui la Sezione degli Stranieri si era rifiutata di rinnovare loro il permesso di dimora con cambiamento dello scopo.
In sostanza, il Governo ha ritenuto che il comportamento del capofamiglia giustificasse la revoca del permesso di dimora. Legittimo sarebbe quindi anche il rifiuto del rinnovo del permesso della moglie strettamente connesso a quello del marito.
G. Con sentenza 15 aprile 1997 il Pretore del Distretto di Lugano ha parzialmente accolto l'opposizione interposta da _ contro il decreto d'accusa 19 dicembre 1996 di cui si è detto sopra, ritenendo il caso poco grave e riducendo la pena proposta dal PP alla sola sanzione pecuniaria.
H. Contro la decisione 26 marzo 1997 del Consiglio di Stato _ ed i suoi famigliari sono insorti davanti al Tribunale federale chiedendone l'annullamento.
Richiamandosi al giudizio reso nel frattempo dal Pretore, gli insorgenti pongono essenzialmente in risalto la venialità dell'infrazione commessa dal capofamiglia, negando che possa integrare gli estremi per una revoca del permesso.
Illustrata la loro situazione economica, i ricorrenti chiedono inoltre che venga loro concessa l'assistenza giudiziaria.
All'accoglimento del gravame si è opposto il Consiglio di Stato senza formulare osservazioni.
I. Con sentenza 21 luglio 1997 il Tribunale Federale ha trasmesso il gravame in oggetto a questo Tribunale, avendo constatato che legge ticinese concernente l'adeguamento della legislazione cantonale all'art. 98a OG aveva nel frattempo attribuito al Tribunale cantonale amministrativo la competenza a statuire su impugnative proposte contro decisioni deducibili davanti ad esso con ricorso di diritto amministrativo.
Considerato,

in diritto
1. 1.1. Giusta l'art. 1 della legge transitoria d'applicazione dell'art. 98a OG in materia di diritto degli stranieri del 12 marzo1997 (LTA 98a OG; BU 1997, 219) il ricorso al Tribunale cantonale amministrativo è dato soltanto nella misura in cui la decisione è impugnabile con ricorso di diritto amministrativo al Tribunale federale.
In questa materia, il ricorso contro il rilascio o il rifiuto di permessi è proponibile soltanto se il diritto federale o un trattato internazionale conferiscono allo straniero un diritto all'ottenimento (art. 100 lett. b n. 3 OG).
Indipendentemente dall'esistenza di un diritto ad un permesso, il ricorso di diritto amministrativo è inoltre esperibile contro le decisioni concernenti la revoca di permessi (art. 101 lett. d e 100 lett. b n. 3 OG) o la constatazione della loro decadenza (DTF 99 Ib 1 consid. 2 pag. 3).
1.2. Oggetto dell'impugnativa sono le due decisioni 12 novembre 1996 con cui la Sezione degli stranieri ha respinto le domande di rinnovo del permesso di dimora con cambiamento dello scopo del soggiorno presentate dai ricorrenti _ e _ ed ha ingiunto loro di lasciare il territorio del Canton Ticino entro la fine di quell'anno assieme ai figli.
Nella misura in cui impone al ricorrente _ di lasciare il paese prima della scadenza del permesso di dimora di cui era beneficiario (1. agosto 1997) la decisione del Dipartimento delle istituzioni integra gli estremi di una revoca del permesso. Trattandosi di un provvedimento deducibile davanti al Tribunale federale, entro questi limiti il ricorso è dunque ricevibile in ordine.
Per motivi dedotti dal diritto al ricongiungimento familiare parimenti ricevibile in ordine appare l'impugnativa interposta dalla moglie e dai figli contro la decisione di non rinnovare il loro permesso di dimora sino alla scadenza del permesso del capofamiglia.
Nella misura in cui nega a _ il rilascio di un nuovo permesso di dimora per soggiorno o residenza senza attività lucrativa, il ricorso appare invece improponibile, stante che nessuna norma del diritto interno o di un trattato internazionale conferisce ai cittadini dell'ex Jugoslavia, rispettivamente della Repubblica macedone un diritto all'ottenimento o al rinnovo di un permesso di dimora per stabilirsi su suolo elvetico onde esercitare un'attività lucrativa o anche solo per soggiornarvi senza svolgere alcuna attività lavorativa.
Nei limiti delle disposizioni della legge e dei trattati con l'estero, l'autorità statuisce invero liberamente sulle domande di rilascio di permessi di dimora o di domicilio (art. 4 LDDS). E’ inoltre notorio che il permesso di dimora, di durata limitata (art. 5 cpv. 1 LDDS), non conferisce al suo titolare alcun diritto ad ottenerne il rinnovo (DTF 119 Ib 95).
2. Nella misura in cui è ricevibile in ordine, l'impugnativa di _ è tuttavia diventata priva d'oggetto, poiché lo scorso 1. agosto 1997 il permesso di dimora revocato è comunque scaduto e di per sé il ricorrente non ha più alcun interesse attuale e pratico ad esaminare se tale misura fosse corretta (DTF 111 Ib 56 consid. 2 e rinvii).
3. Abbondanzialmente, si può comunque ancora rilevare che il ricorso non sarebbe stato accolto nemmeno nel caso in cui questo tribunale si fosse pronunciato prima della scadenza del permesso di dimora del ricorrente _.
3.1. Giusta l'art. 9 cpv. 2 lett. b LDDS, un permesso di dimora può essere, tra l'altro, revocato “quando la condotta dello straniero dia motivo a gravi lagnanze”. La nozione di "gravi lagnanze" è di natura indeterminata. In quanto tale, deve essere interpretata (DTF 93 I 1 consid. 3 pag. 6). L’individuazione del contenuto precettivo di tale concetto è questione di diritto. Non è quindi rimessa al potere discrezionale dell’autorità decidente e può essere esaminata liberamente da parte dell’autorità di ricorso. All’autorità decidente va comunque riconosciuta una certa latitudine di giudizio.
In quest’ambito, si deve tener presente che l’art. 9 cpv. 2 lett. b LDDS protegge in primo luogo il mantenimento dell’ordine pubblico e la sicurezza interna (DTF 98 Ib 88 consid. 2b). Occorre quindi anzitutto stabilire secondo criteri oggettivi se la condotta dello straniero abbia arrecato pregiudizio ai beni suddetti (DTF 98 Ib 85 consid. b pag. 89, 97 I 530 consid. 3b pag. 536 con rinvii). Non è necessario, né sufficiente, che il comportamento dell'interessato sia punibile: l'ordine pubblico può infatti essere minacciato non solo mediante la violazione di norme giuridiche, ma anche con il mancato rispetto delle strutture sociali o di importanti valori morali.
In caso affermativo, va poi esaminato se la lesione dei beni in questione sia di gravità tale da giustificare la revoca del permesso. Nel valutare la gravità dell'agire oggetto di rimproveri, l'autorità dovrà considerare, da un lato, l'importanza del bene violato, dall'altro, le circostanze in cui il comportamento ha avuto luogo e la situazione personale dello straniero al momento dei fatti (DTF 98 Ib 85 consid. b e c pag. 89 e seg. con rinvii).
Accertato che il comportamento dello straniero integra gli estremi di una condotta che dà adito a gravi lagnanze suscettibile di dar luogo ad una revoca del permesso, va quindi ancora esaminato se tale misura sia giustificata in base alla ponderazione dei contrapposti interessi (DTF 112 Ib 473 seg.).
3.2. Nel caso in esame, il ricorrente _ rimprovera al Consiglio di Stato di aver erroneamente ritenuto che il decreto d'accusa del 19 dicembre 1996 fosse cresciuto in giudicato. L'obiezione è di per sè fondata perché il ricorrente si è tempestivamente opposto al decreto in questione. Tale circostanza non permette tuttavia di accogliere il ricorso, poiché il Pretore ha comunque ritenuto fondati gli addebiti sui quali l'autorità amministrativa si è basata per revocare il permesso di dimora. Diversa è stata unicamente la commisurazione della pena da infliggere al ricorrente. Valutazione, questa, che comunque non vincola l'autorità di polizia degli stranieri.
Resta nondimeno da esaminare se, in concreto, la misura adottata è adeguatamente ragguagliata all'entità dell'infrazione commessa.
Orbene, al riguardo va rilevato che favorendo dapprima l'uscita e poi il rientro illegale di una cittadina albanese sprovvista del visto necessario, il ricorrente _ ha dimostrato scarsa considerazione per l'ordine giuridico del paese che lo ospita. Con il proprio comportamento, egli ha pregiudicato l'attuazione di disposizioni importanti volte a regolare l'entrata e la dimora degli stranieri. Disposizioni, queste, che nella sua situazione di ospite di un paese straniero non poteva ignorare. Vero è che ha agito senza fine di lucro per rendere un favore ad un amico e che il giudice penale ha considerato il caso poco grave. Per sua stessa ammissione ben sapeva tuttavia di infrangere la legge. E questo appena un anno dopo che la Sezione degli stranieri l’aveva diffidato a comportarsi correttamente pena l'adozione di misure amministrative più severe.
La revoca del permesso di dimora colpisce invero duramente l'insorgente ed i suoi congiunti. Valutate tutte le circostanze, il provvedimento in esame appare tuttavia ancora sostenibile.
Non integrando gli estremi di una violazione del diritto per abuso del potere d’apprezzamento che la legge riconosce all’autorità amministrativa nella ponderazione degli interessi contrapposti, se ne deve dedurre che sarebbe stato comunque confermato.
4. Dato che il ricorso non appariva manifestamente infondato e che i ricorrenti versano in precarie condizioni economiche, la domanda di assistenza giudiziaria può essere accolta.
I ricorrenti vanno quindi dispensati dal pagamento di una tassa di giustizia e posti al beneficio del gratuito patrocinio (art. 30 PAmm).