Decision ID: 78c50ebe-d152-5b40-befe-d1a8b6fe792f
Year: 2020
Language: it
Court: CH_BVGE
Chamber: CH_BVGE_001
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: 

Fatti:
A.
L’interessato, cittadino srilankese, entrato illegalmente in Svizzera, è stato
fermato ed arrestato dalle autorità di polizia di frontiera svizzere il
(...) 2020, durante un controllo sul treno sul quale egli viaggiava. Invero è
risultato da controlli effettuati dalla polizia, che contro il succitato è pen-
dente in Svizzera un divieto di entrata del (...) – notificatogli il (...) – valido
dal (...) sino al (...). Contro il medesimo, è stata emanata, sempre il
(...) 2020, un’ordinanza penale da parte del (...) di C._, che lo rico-
nosce colpevole ai sensi del disposto art. 115 cpv. 1 lett. a della legge fe-
derale sugli stranieri e la loro integrazione del 16 dicembre 2005 (LStrI,
RS 142.20). Durante la procedura penale è stata pure ordinata la creazione
di un profilo DNA dell’interessato (cfr. atto della Segreteria di Stato della
migrazione [di seguito: SEM] n. [...]-1/26).
B.
Il (...) settembre 2020 A._ ha presentato una domanda d’asilo in
Svizzera (cfr. atto SEM n. [...]-3/2). Nella medesima egli ha indicato quale
moglie e partner il nome di “D._”.
C.
Dalle investigazioni intraprese dall’autorità inferiore l’(...) ottobre 2020, è
risultato secondo la banca dati europea «EURODAC» che il richiedente
avesse già presentato delle pregresse domande d’asilo in E._ il (...)
rispettivamente in Francia il (...) (cfr. atto SEM n. [...]-10/2).
D.
Il (...) ottobre 2020 il richiedente è stato questionato dalla SEM nell’ambito
di un verbale sul rilevamento dei dati personali (cfr. atto SEM n. [...]-13/11).
Durante il medesimo egli ha in particolare sostenuto che la moglie,
F._ (di seguito: G._) – sposata in Sri Lanka il (...) – sarebbe
cittadina svizzera e soggiornerebbe in Svizzera, presumibilmente a
H._. Con la medesima avrebbe avuto un figlio, I._ (di se-
guito: J._), nato il (...), pure cittadino svizzero. L’interessato ha inol-
tre indicato quali ulteriori relazioni presenti in Svizzera, la fidanzata
K._ (di seguito: L._), con i due figli M._ (di seguito:
N._), nato il (...) e O._ (di seguito: P._), nata il (...).
Questi ultimi sarebbero tutti naturalizzati cittadini svizzeri. Su suolo elvetico
vi sarebbero pure il padre, richiedente l’asilo e detentore di un permesso
(...), nonché il fratello Q._ che possiederebbe invece un permesso
(...) (cfr. atto SEM n. 13/11, p.to 1.14 segg., pag. 3 segg.). A supporto della
D-6166/2020
Pagina 3
sua domanda d’asilo egli ha presento: copia della sua carta d’identità, una
fotocopia autenticata del proprio certificato di nascita, una fotocopia del
proprio passaporto, oltreché il suo certificato di nascita originale datato
(...), la patente internazionale di guida originale del (...), di cui ne è stata
presa copia, nonché varia documentazione inerente il suo soggiorno e la
sua procedura d’asilo in Francia (cfr. atti SEM n. 2/-, mezzi di prova da n. 1
a n. 4 e n. 13/11, p.to 4.01 segg., pag. 5 seg.; atti SEM n. 14/4 e n. 18/21).
E.
Il richiedente, in data (...) ottobre 2020 ha svolto un colloquio secondo
l’art. 5 del regolamento (UE) n. 604/2013 del Parlamento europeo e del
Consiglio del 26 giugno 2013 che stabilisce i criteri e i meccanismi di de-
terminazione dello Stato membro competente per l’esame di una domanda
di protezione internazionale presentata in uno degli Stati membri da un cit-
tadino di un paese terzo o da un apolide (rifusione) (Gazzetta ufficiale
dell’Unione europea [GU] L 180/31 del 29.6.2013; di seguito: Regolamento
Dublino III). Durante quest’ ultimo gli è stata offerta la possibilità anche di
esprimersi in merito al suo stato di salute nonché circa gli eventuali motivi
che si opporrebbero ad una competenza della Francia o della E._
nel suo caso specifico (cfr. atto SEM n. 16/3). In tale contesto, egli ha pure
presentato, a sostegno dei suoi asserti, copie del certificato di matrimonio
e del passaporto della moglie G._ (cfr. atto SEM n. 2/-, mezzi di
prova n. 5 e n. 6). Successivamente, con scritto del 30 ottobre 2020, l’inte-
ressato ha fatto pervenire alla SEM anche il suo certificato di matrimonio
originale in inglese ed il “(...)” n. (...) in copia (cfr. atti SEM n. 2/-, mezzi di
prova n. 7 e n. 8; n. 31/1).
F.
F.a A seguito di tali accertamenti, l’autorità elvetica preposta ha richiesto il
(...) all’omologa autorità competente (...), la ripresa in carico del richie-
dente l’asilo ai sensi dell’art. 18 par. 1 lett. d Regolamento Dublino III (cfr.
atti SEM n. 19/7 e n. 20/1). La E._ ha risposto negativamente in
data (...), in quanto la Francia non avrebbe trasferito l’interessato entro il
termine (cfr. atti SEM n. 24/1 e n. 25/1).
F.b Vista la risposta negativa succitata, l’autorità svizzera ha chiesto, in
data (...), la ripresa in carico dell’interessato alla Francia, sempre in appli-
cazione dell’art. 18 par. 1 lett. d Regolamento Dublino III (cfr. atti SEM
n. 26/6, n. 27/1 e n. 28/1). Le autorità francesi hanno dato il loro accordo
alla ripresa in carico il successivo (...), fondandosi sull’art. 18 par. 1 lett. b
del summenzionato Regolamento (cfr. atti SEM n. 32/1, n. 33/1 e n. 34/1).
D-6166/2020
Pagina 4
G.
Il (...) novembre 2020 l’interessato è stato sentito nell’ambito di un collo-
quio Dublino complementare in merito alle sue relazioni famigliari presenti
in Svizzera (cfr. atto SEM n. 39/5). Egli ha segnatamente riferito di essere
tornato in Svizzera, malgrado fosse a conoscenza dell’ordine di divieto di
entrata nel medesimo Paese, per i suoi figli. Dalla moglie G._ sa-
rebbe separato di fatto dal (...) – le avrebbe pure chiesto il divorzio, ma ella
si sarebbe dimostrata non interessata allo stesso – e non avrebbe più avuto
contatti con lei a partire dal medesimo anno. Con L._ avrebbe in-
vece una relazione iniziata in R._ nel (...), con la quale si sarebbe
sposato religiosamente. Ivi avrebbero vissuto con lei dal (...) fino alla fine
del (...), dopo il quale la compagna avrebbe fatto rientro in Svizzera. Da
allora l’avrebbe vista soltanto due volte per una settimana allorché si tro-
vava in Francia nell’anno (...). Egli non avrebbe ancora potuto riconoscere
ufficialmente i due figli che sarebbero nati dalla relazione con L._
Avrebbe però effettuato un test del DNA ai fini della determinazione della
paternità per il figlio N._ a S._, di cui ne ha consegnato co-
pia agli atti (cfr. atto SEM n. 40/2).
H.
Con decisione del 26 novembre 2020 – notificata il 27 novembre 2020 (cfr.
atto SEM n. 46/1) – la SEM non è entrata nel merito della succitata do-
manda d’asilo ai sensi dell’art. 31a cpv. 1 lett. b della legge sull’asilo (LAsi,
RS 142.31), pronunciando nel contempo l’allontanamento (recte: il trasfe-
rimento) dell’interessato verso la Francia, nonché statuendo che un even-
tuale ricorso contro la decisione non abbia effetto sospensivo.
I.
Per mezzo del ricorso del 3 dicembre 2020 (cfr. risultanze processuali), il
ricorrente è insorto dinanzi al Tribunale amministrativo federale (di seguito:
il Tribunale) contro il succitato provvedimento dell’autorità inferiore, chie-
dendo in via supercautelare la sospensione dell’esecuzione dell’allontana-
mento, nonché la restituzione dell’effetto sospensivo al ricorso quale prov-
vedimento cautelare. A titolo principale ha postulato l’annullamento della
decisione impugnata e la restituzione degli atti di causa alla SEM per una
nuova valutazione circa la possibile applicazione della clausola di sovra-
nità. Contestualmente ha presentato un’istanza di assistenza giudiziaria,
nel senso dell’esenzione dal versamento delle spese processuali e del re-
lativo anticipo.
Al ricorso, quale nuova documentazione, è stata allegata copia della deci-
sione di detenzione ai fini del trasferimento dell’interessato del (...)
D-6166/2020
Pagina 5
dell’(...), nonché copia del verbale d’interrogatorio del medesimo in data
(...) (nel ricorso rubricato quale doc. 3).
J.
Il 10 dicembre 2020 il Tribunale ha ricevuto l’incarto N (...) dalla SEM (cfr.
risultanze processuali).
K.
Con comunicazione elettronica del 15 dicembre 2020, la SEM ha tra-
smesso al Tribunale per competenza lo scritto spontaneo del ricorrente in-
dirizzato all’(...) datato 8 dicembre 2020 (ricevuto da quest’ultima autorità
in data 11 dicembre 2020; cfr. risultanze processuali).
L.
Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti saranno ripresi nei conside-
randi qualora risultino decisivi per l’esito della vertenza.

Diritto:
1.
Le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla LTF,
in quanto la LAsi non preveda altrimenti (art. 6 LAsi).
Fatta eccezione per le decisioni previste all’art. 32 LTAF, il Tribunale, in virtù
dell’art. 31 LTAF, giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi dell’art. 5 PA
prese dalle autorità menzionate all’art. 33 LTAF. La SEM rientra tra dette
autorità (art. 105 LAsi) e l’atto impugnato costituisce una decisione ai sensi
dell’art. 5 PA.
Il ricorrente ha partecipato al procedimento dinanzi all’autorità inferiore, è
particolarmente toccato dalla decisione impugnata e vanta un interesse de-
gno di protezione all’annullamento o alla modificazione della stessa (art. 48
cpv. 1 lett. a-c PA). Pertanto è legittimato ad aggravarsi contro di essa.
I requisiti relativi ai termini di ricorso (art. 108 cpv. 3 LAsi), alla forma e al
contenuto dell’atto di ricorso (art. 52 cpv. 1 PA) sono soddisfatti.
Occorre pertanto entrare nel merito del ricorso.
2.
Con ricorso al Tribunale, possono essere invocati la violazione del diritto
D-6166/2020
Pagina 6
federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti giuridicamente rile-
vanti (art. 106 cpv. 1 LAsi). Il Tribunale non è vincolato né dai motivi addotti
(art. 62 cpv. 4 PA), né dalle considerazioni giuridiche della decisione impu-
gnata, né dalle argomentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2).
Inoltre si rileva che il Tribunale, adito con un ricorso contro una decisione
di non entrata nel merito di una domanda d’asilo, si limita ad esaminare la
fondatezza di una tale decisione (cfr. DTAF 2012/4 consid. 2.2; 2009/54
consid. 1.3.3; 2007/8 consid. 5).
3.
In premessa si rileva come le argomentazioni proposte dal ricorrente nel
gravame in relazione alla decisione d’incarcerazione amministrativa – e di
convesso anche la documentazione presentata in fase ricorsuale (sub
doc. 3) – che non rispetterebbe a mente della rappresentante legale le con-
dizioni poste all’art. 28 Regolamento Dublino III nonché vi sarebbe stata
una lesione dei diritti di difesa dell’insorgente in tale ambito (cfr. pag. 3 del
ricorso), esulano dall’esame dello scrivente Tribunale. Invero, l’oggetto di
tali censure non è la decisione impugnata della SEM concernente la pro-
cedura Dublino del ricorrente, bensì la decisione di carcerazione nell’am-
bito della procedura Dublino (art. 76a LStrI e art. 28 Regolamento Dublino
III), le quali devono eventualmente essere fatte valere contro quest’ultima
e presso le autorità giudiziarie cantonali competenti, come peraltro deno-
tato pure dalla rappresentante legale. Tali argomenti risultano pertanto
inammissibili.
4.
Ciò posto, occorre innanzitutto determinare se la SEM poteva fare applica-
zione dell’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi, disposizione che prevede che di
norma non si entra nel merito di una domanda di asilo se il richiedente può
partire alla volta di uno Stato terzo cui compete, in virtù di un trattato inter-
nazionale, l’esecuzione della procedura di asilo e allontanamento.
4.1 Prima di applicare la precitata disposizione, la SEM esamina la com-
petenza relativa al trattamento di una domanda di asilo secondo i criteri
previsti dal Regolamento Dublino III. Se in base a questo esame è indivi-
duato un altro Stato quale responsabile per l’esame della domanda di asilo,
la SEM pronuncia la non entrata nel merito previa accettazione, espressa
o tacita, di ripresa in carico del richiedente l’asilo da parte dello Stato in
questione (cfr. DTAF 2017 VI/5 consid. 6.2).
4.2 Ai sensi dell’art. 3 par. 1 Regolamento Dublino III, la domanda di pro-
tezione internazionale è esaminata da un solo Stato membro, ossia quello
D-6166/2020
Pagina 7
individuato in base ai criteri enunciati al capo III (art. 7–15). La procedura
di determinazione dello Stato membro competente è avviata non appena
una domanda di protezione internazionale è presentata per la prima volta
in uno Stato membro. Nel caso di una procedura di ripresa in carico (in-
glese: take back) – come nel caso in parola – di principio non viene effet-
tuato un nuovo esame di determinazione dello Stato membro competente
secondo il capo III (cfr. DTAF 2017 VI/5 consid. 6.2 e 8.2.1; sentenza della
Corte di Giustizia dell’Unione europea [CGUE] nelle cause riunite C-582/17
e C-583/17 [Grande Sezione] del 2 aprile 2019, par. 67 e 68).
4.3 Giusta l’art. 3 par. 2 Regolamento Dublino III, qualora sia impossibile
trasferire un richiedente verso lo Stato membro inizialmente designato
come competente in quanto si hanno fondati motivi di ritenere che sussi-
stono delle carenze sistemiche nella procedura di asilo e nelle condizioni
di accoglienza dei richiedenti, che implichino il rischio di un trattamento
inumano o degradante ai sensi dell’art. 4 della Carta dei diritti fondamentali
dell’unione europea (GU C 364/1 del 18.12.2000), lo Stato membro che ha
avviato la procedura di determinazione dello Stato membro competente
prosegue l’esame dei criteri di cui al capo III per verificare se un altro Stato
membro possa essere designato come competente.
4.4 Lo Stato membro competente per l’esame di una domanda di prote-
zione internazionale ai sensi del Regolamento Dublino III è tenuto a ripren-
dere in carico – alle condizioni di cui agli art. 23, 24, 25 e 29 – il richiedente
la cui domanda è in corso d’esame e che ha presentato domanda in un
altro Stato membro oppure si trova nel territorio di un altro Stato membro
senza un titolo di soggiorno (art. 18 par. 1 lett. b Regolamento Dublino III).
4.5 Inoltre, giusta l’art. 17 par. 1 Regolamento Dublino III («clausola di so-
vranità»), in deroga ai criteri di competenza, ciascuno Stato membro può
decidere di esaminare una domanda di protezione internazionale presen-
tata da un cittadino di un paese terzo o da un apolide, anche se tale esame
non gli compete. Ai sensi dell’art. 29a cpv. 3 dell’ordinanza 1 sull’asilo re-
lativa questioni procedurali dell’11 agosto 1999 (RS 142.311), disposizione
che concretizza in diritto interno svizzero la clausola di sovranità, se motivi
umanitari lo giustificano la SEM può entrare nel merito della domanda an-
che qualora giusta il Regolamento Dublino III un altro Stato sarebbe com-
petente per il trattamento della domanda. Nell’applicazione di tale articolo,
il Tribunale dispone di un potere d’esame ridotto (cfr. DTAF 2015/9 con-
sid. 7 seg.).
D-6166/2020
Pagina 8
4.6 Nella presente disamina, dagli atti all’inserto, risulta che il ricorrente ha
presentato una domanda d’asilo in Francia il (...) (cfr. atti SEM n. 10/2 e
n. 18/21), circostanza che è stata in seguito confermata pure dal ricorrente
nel corso del colloquio Dublino (cfr. atto SEM n. 16/3). Dipoi, l’autorità com-
petente francese, ha risposto affermativamente, entro il termine legale pre-
visto all’art. 25 par. 1 Regolamento Dublino III, alla richiesta di ripresa in
carico della Svizzera (formulata rispettando i termini di cui all’art. 23 par. 2
del precitato Regolamento). Ne discende pertanto che, la competenza
della Francia – peraltro incontestata dal ricorrente – risulta essere di prin-
cipio data.
5.
5.1 Tuttavia il ricorrente si oppone al suo trasferimento verso la Francia, in
quanto vista la presenza in Svizzera della moglie G._, della fidan-
zata L._ e dei tre figli, ritiene che la SEM avrebbe dovuto applicare
alla sua fattispecie la clausola di sovranità. Invero, nella decisione avver-
sata, l’autorità resistente non avrebbe adeguatamente preso in considera-
zione il principio dell’unità della famiglia, come pure che con il trasferimento
del ricorrente in Francia vi sarebbe una violazione dell’art. 8 CEDU, che
proteggerebbe le relazioni familiari, elementi che avrebbero dovuto obbli-
gare la SEM ad applicare la clausola di sovranità e quindi ad entrare nel
merito della sua domanda d’asilo. Egli avrebbe del resto, in sede di stesura
del ricorso, dichiarato che ciò che lo avrebbe deciso a chiedere protezione
in Svizzera fosse il fatto che non poteva sopportare la separazione dai figli.
Questi ultimi occorrerebbe inoltre partire dal presupposto che siano effetti-
vamente figli del medesimo. A questo proposito, citando le constatazioni
esposte dal Comitato dei diritti del fanciullo dell’ONU nella causa V.A. con-
tro Svizzera del 28 settembre 2020 (n. CRC/C/85/D/56/2018), il predetto
Comitato avrebbe raccomandato alla Svizzera di sentire sistematicamente
i minori nelle procedure d’asilo. Alla luce di tale costellazione familiare, l’in-
sorgente ritiene infine che potrebbe pure trovare applicazione l’art. 16
par. 1 Regolamento Dublino III.
5.2 In tale contesto si rileva anzitutto che il padre ed il fratello del ricorrente
presenti in Svizzera – che il medesimo non cita peraltro neppure nel suo
atto ricorsuale – non possono essere considerati quali “familiari” ai sensi
dell’art. 2 lett. g Regolamento Dublino III, nozione sulla quale si fondano gli
art. 9 e 10 dello stesso Regolamento per determinare la competenza di uno
Stato membro, e pertanto nei confronti dei medesimi tali disposizioni non
sono applicabili. Per quanto attiene la moglie ed il figlio J._ avuto
con la medesima – del quale non se ne mette in discussione la paternità
D-6166/2020
Pagina 9
del ricorrente, come neppure appare aver fatto l’autorità inferiore nella de-
cisione impugnata – anche se rientrerebbero nella nozione di famigliari del
precitato disposto, poiché il ricorrente con la medesima non intrattiene al-
cuna relazione stabile – per i motivi che seguono (cfr. infra consid. 5.4) –
ed inoltre entrambi i presunti membri famigliari non risultano comunque ri-
chiedenti l’asilo né sono stati autorizzati a soggiornare in Svizzera in qualità
di beneficiari di protezione internazionale, poiché cittadini svizzeri in ogni
caso gli art. 9 e 10 Regolamento Dublino III non trovano alcuna applica-
zione nei loro confronti. Quest’ultimo motivo vale mutatis mutandis anche
per la supposta fidanzata ed i presunti figli del ricorrente, in quanto risultano
tutti cittadini svizzeri.
5.3 Neppure è ravvisabile nel caso di specie, a differenza di quanto avan-
zato nel ricorso dall’insorgente, l’applicazione dell’art. 16 par. 1 Regola-
mento Dublino III, poiché egli non adempie le condizioni poste da tale di-
sposto, in quanto a parte che per la relazione con il figlio J._, con
la supposta fidanzata nonché con i figli avuti dalla medesima, il legame
famigliare si è formato al di fuori del paese d’origine, il richiedente non ri-
sulta essere in grado di fornire una qualsivoglia assistenza – né dalle sue
dichiarazioni neppure se ne deduce una sua volontà concreta in tal senso
– a questi ultimi, né che gli interessati ne abbiano espresso il loro desiderio
per iscritto.
5.4 Occorre ancora determinare se, come sostenuto dal ricorrente nel gra-
vame, il suo trasferimento in Francia sia compatibile con l’art. 8 CEDU a
causa della presenza della moglie, della presunta fidanzata e dei figli su
suolo elvetico.
5.4.1 Per poter invocare il diritto al rispetto della vita famigliare ex
art. 8 CEDU, lo straniero non soltanto deve provare la presenza di una re-
lazione stretta ed effettiva con una persona della sua famiglia, ma pure che
quest’ultima abbia un diritto di presenza assicurato o duraturo in Svizzera
(cfr. DTF 135 I 143 consid. 1.3.1 e giurisprudenza ivi citata), nonché che
per l’interessato non sia possibile, rispettivamente non sarebbe ragione-
vole, proseguire la sua vita famigliare altrove (cfr. DTF 143 I 21 consid. 5.1
seg.; 139 I 330 consid. 2.1 con riferimenti). Al contrario, se la partenza del
membro che può restare in Svizzera non è possibile senza difficoltà è ne-
cessario procedere ad una ponderazione degli interessi prevista dall’art. 8
par. 2 CEDU (cfr. DTF 140 I 145 consid. 3.1 e relativi riferimenti;
DTAF 2011/48 consid. 6.3.1). Un’ingerenza nella vita familiare è invero
ammissibile se questa è prevista dalla legge e se costituisce una misura
che, in una società democratica, è necessaria per la sicurezza nazionale,
D-6166/2020
Pagina 10
l’ordine pubblico, il benessere economico del paese, la prevenzione dei
reati, la protezione della salute o della morale, o la protezione dei diritti e
delle libertà altrui. Anche l’applicazione di una politica restrittiva in materia
di immigrazione è un interesse pubblico ammissibile. A questo titolo, in-
combe alle autorità procedere alla ponderazione dei differenti interessi in
presenza, vale a dire, da una parte l’interesse dello Stato all’allontana-
mento dello straniero e, dall’altra, l’interesse di quest’ultimo a mantenere
le sue relazioni familiari (cfr. DTF 135 I 153 consid. 2.2.1 e DTAF 2013/49
consid. 8.2). I segni indicatori di una relazione stretta ed effettiva, sono se-
gnatamente il fatto di coabitare, la dipendenza finanziaria, dei legami fami-
gliari particolarmente stretti e dei contatti regolari (cfr. DTF 135 I 143 con-
sid. 3.1; sentenza 2C.1045/2014 consid. 1.1.2; cfr. anche sentenze del Tri-
bunale F-4726/2020 del 30 settembre 2020 consid. 4.2.1, D-4075/2020 del
24 agosto 2020 consid. 8.3.1).
5.4.2 Lo scrivente Tribunale considera, alla stessa stregua dell’autorità in-
feriore, che la relazione con i famigliari residenti in Svizzera non sia stretta
ed effettiva come esatto dalla norma summenzionata.
5.4.2.1 Per quanto attiene la moglie G._ – per quanto non si voglia
mettere in discussione la credibilità della loro unione vista anche la docu-
mentazione presentata dall’insorgente agli atti, e come del resto pure con-
cluso dall’autorità resistente nel provvedimento avversato – a differenza
del desiderio espresso nel corso del colloquio Dublino dall’interessato di
non voler rientrare in Francia, in quanto la moglie abiterebbe in Svizzera, e
vorrebbe per questo rimanere con la medesima (cfr. atto SEM n. 16/3), tut-
tavia risulta dalle sue stesse allegazioni, che con la moglie si sarebbero
separati già dal (...) e dal medesimo anno non avrebbero più avuto alcun
contatto, neppure telefonicamente (cfr. atto SEM n. 39/5, pag. 2). Peraltro
dalla medesima avrebbe voluto pure divorziare ufficialmente, ciò che sem-
brerebbe dagli atti voler essere concretizzato dalle parti (cfr. atto n. 49/1).
Nella sua domanda d’asilo, il ricorrente aveva inoltre indicato unicamente
L._ come moglie/partner, non facendo invece alcuna menzione di
G._. A fronte di tali evenienze, con la moglie G._, risulta pa-
lese che non vi sia alcuna relazione stretta ed effettiva come presupposto
invece per l’applicazione dell’art. 8 CEDU. Per quanto concerne il figlio
J._, nato il (...), avuto con la moglie G._, appare dalle stesse
dichiarazioni dell’insorgente, che il medesimo non abbia più avuto alcun
contatto telefonico con lo stesso, già a partire dal (...), ed avendo vissuto
di fatto con il medesimo per pochi mesi, durante il primo anno di vita del
figlio (cfr. atto SEM n. 39/5, pag. 2 seg.; cfr. anche i documenti nel dossier
N: decisione su ricorso del [...] della [...]; decisione del [...] della [...]; la
D-6166/2020
Pagina 11
documentazione di rimpatrio dell’interessato verso lo Sri Lanka). In tal
senso, egli non ha contribuito in modo particolare all’educazione ed alla
cura del figlio, del quale la persona di riferimento è per lo meno a partire
dal (...) – allorché il ricorrente è stato incarcerato in Svizzera – la madre
G._. Inoltre il ricorrente non ha allegato, né risulta dagli atti, che egli
contribuisca o abbia contribuito finanziariamente in passato al manteni-
mento del figlio. Pertanto, anche nei confronti del figlio J._, non sus-
siste una relazione stretta ed effettiva ed il ricorrente non può di conse-
guenza prevalersi con successo dell’art. 8 CEDU.
5.4.2.2 Per quanto concerne invece la presunta fidanzata L._, si ri-
leva dapprima come l’art. 8 CEDU, ha quale obiettivo la protezione delle
relazioni esistenti in seno alla famiglia in senso stretto, e più in particolare
tra coniugi e tra genitori e figli che coabitano (cfr. DTF 140 I 77 consid. 5.2,
137 I 113 consid. 6.1; DTAF 2008/47 consid. 4.1.1). Secondo la giurispru-
denza del Tribunale federale, i fidanzati o i concubini non sono, in principio,
abilitati ad invocare l’art. 8 CEDU, a meno che la coppia non intrattenga da
molto tempo delle relazioni strette ed effettive e che non esistano degli in-
dizi concreti di un matrimonio seriamente voluto ed imminente. I segni in-
dicatori di una relazione stretta ed effettiva sono in particolare il fatto di
coabitare, la dipendenza finanziaria, dei legami famigliari particolarmente
stretti e dei contatti regolari (cfr. in particolare le sentenze del Tribunale
federale 2C.832/2016 del 12 giugno 2017 consid. 6.1, 2C.81/2016 del
15 febbraio 2016 consid. 6.1). Per determinare se una relazione al di fuori
di un matrimonio possa essere equiparata ad una “vita famigliare”, secondo
la giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell’uomo (di seguito: Cor-
teEDU), v’è luogo di tener conto di un certo numero d’elementi, come il
fatto di sapere se la coppia convive, da quanto tempo e se vi sono dei
bambini in comune (cfr. sentenza della CorteEDU [Grande Camera] Serife
Yigit contro Turchia del 2 novembre 2010, 3976/05, §§94 segg. con ulte-
riori riferimenti ivi citati; cfr. anche DTF 137 I 113 consid. 6.1; DTAF 2012/4
consid. 3.3.3 con riferimenti menzionati). Ora, tornando al caso in parola,
sulla base delle dichiarazioni dell’insorgente si può desumere che con
L._ il ricorrente ha vissuto in R._ dal (...) a fine (...), allorché
la medesima avrebbe deciso di far rientro in Svizzera. Da allora, il ricor-
rente avrebbe incontrato la predetta soltanto in due occasioni per una set-
timana allorché si trovava in Francia nel (...). Questo, come fatto retta-
mente notare dall’autorità inferiore nella decisione impugnata, allorché la
compagna avrebbe avuto la possibilità, in quanto cittadina svizzera, di viag-
giare più sovente in R._. Non appare inoltre che una celebrazione
di un matrimonio civile – essendo che il presunto matrimonio religioso, per
i motivi già indicati dall’autorità inferiore nella decisione avversata, ed alla
D-6166/2020
Pagina 12
quale si rinvia per ulteriori dettagli onde evitare inutili ripetizioni, non può
essere riconosciuto in Svizzera – tra l’interessato e la sua presunta fidan-
zata svizzera sia imminente, essendo peraltro il ricorrente ancora civil-
mente sposato con G._. Altresì da sue stesse dichiarazioni egli,
malgrado l’allegata relazione con L._, ha comunque deciso di de-
positare una domanda d’asilo in E._ il (...), nonché durante la pro-
cedura d’asilo francese, interrogato in merito alla presenza di membri fa-
migliari in Francia o in Stati membri, come pure specificatamente anche in
Svizzera, egli ha indicato di non averne alcuno, come neppure nessun
bambino minore (cfr. résumé de l’entretien individuel del (...), atto SEM
n. 18/21). Questi ultimi elementi fanno ancora maggiormente condurre alla
conclusione che il ricorrente non abbia con la summenzionata alcuna rela-
zione stretta ed effettiva. Per quanto concerne infine i presunti figli del ri-
corrente avuti con L._ è da ritenere quanto segue. Con riferimento
al figlio che sarebbe nato il (...) a S._, del quale l’insorgente risulta
dagli atti essere il padre biologico, ma non averlo ancora legalmente rico-
nosciuto, egli ha dichiarato di essere in buoni rapporti e di vederlo e parlar-
gli allorché lo incontra a T._. Tuttavia, a parte l’eventuale coabita-
zione del ricorrente con il figlio biologico durante il suo primo anno di vita a
S._, in seguito non appare essersi instaurato alcun legame affettivo
di sorta con il medesimo, non avendo il ricorrente né asserito averlo più
incontrato né essersi interessato a lui, ad esempio tramite telefonate allo
stesso, come neppure che abbia contribuito finanziariamente al suo man-
tenimento. Infine, concernente la presunta figlia, nata il (...), non essendoci
neppure una prova che attesti il legame di filiazione con la medesima al di
là delle sue affermazioni, il ricorrente non può già per questo motivo pre-
valersi a ragione dell’art. 8 CEDU nei confronti della stessa. Tuttavia, an-
che si ritenesse verosimile la paternità del ricorrente verso P._, si
denota come dalle sue asserzioni si possa desumere che con la figlia egli
non ha mai coabitato, né parrebbe averla mai incontrata sino al suo arrivo
in Svizzera. Con la medesima, tutt’ora in tenera età, avendo (...), non può
di conseguenza essersi stabilita alcuna relazione affettiva di particolare in-
tensità che possa condurre all’applicazione dell’art. 8 CEDU. A fronte di tali
elementi, nella presente fattispecie, all’ora attuale si può concludere per
l’assenza di una relazione stretta ed effettiva come richiesto dalla giurispru-
denza in materia, anche per i due figli avuti con L._.
In tale contesto il Tribunale osserva per di più che il rientro del ricorrente in
Francia, non comporterebbe l’interruzione di ogni legame con la presunta
compagna, rispettivamente con i figli, bensì rimarrebbero possibili contatti
telefonici (o via Skype) e tramite messaggi elettronici, nonché visite da
D-6166/2020
Pagina 13
parte dei medesimi al ricorrente, essendo i primi tutti di cittadinanza sviz-
zera.
5.4.2.3 Infine, anche se venisse ritenuta un’ingerenza nella vita famigliare
del ricorrente, contraria all’art. 8 CEDU, tuttavia la stessa non può essere
ritenuta sproporzionata in una ponderazione degli interessi in presenza
(anche dell’interesse del bambino ai sensi dell’art. 3 cpv. 1 della Conven-
zione sui diritti del fanciullo del 20 novembre 1989 [di seguito: CDF],
RS 0.107). Nel caso in disamina, da una ponderazione degli interessi, ri-
sulta difatti che l’interesse pubblico della Svizzera ad allontanarlo, risulti
prevalere sul suo interesse privato a restare nel predetto Paese. Invero, a
parte quanto già sopra rilevato, riguardo la mancanza di relazioni strette ed
effettive con le persone dall’insorgente indicate quali famigliari, si constata
che contro il ricorrente è tutt’ora in vigore un divieto d’entrata in Svizzera,
a seguito della condanna penale ricevuta per delle infrazioni penali d’in-
dubbia gravità commesse in passato dall’insorgente (cfr. a tal proposito la
decisione su ricorso del [...] della [...] e la decisione del [...] della [...], en-
trambe nel dossier N [...]). Nonostante fosse a conoscenza di tale divieto
d’entrata, il ricorrente ha tuttavia presentato una domanda d’asilo su suolo
elvetico, inizialmente presentandosi alle autorità di polizia secondo altre
generalità. Come però denotato rettamente dall’autorità inferiore nella de-
cisione avversata, l’insorgente in realtà con la sua domanda d’asilo era in-
tenzionato non tanto ad ottenere la protezione delle autorità svizzere con-
tro delle persecuzioni, bensì a ritornare in Svizzera con il pretesto di ricon-
giungersi ai suoi famigliari. Tale procedere è al limite dell’abuso di diritto,
in quanto non solo con la presentazione di una domanda d’asilo, il ricor-
rente ha tentato di aggirare i dispositivi legali del diritto degli stranieri, ma
ha pure invocato l’art. 8 CEDU, prevalendosi di relazioni famigliari, che ben
sapeva non adempiere le condizioni di applicazione del medesimo dispo-
sto. Per il resto, le allegazioni generiche contenute nello scritto del ricor-
rente dell’8 dicembre 2020, non sono atte in alcun modo a mutare le pre-
dette conclusioni.
5.4.3 Per quanto concerne poi la citazione nel gravame delle constatazioni
prese dal Comitato per i diritti del fanciullo nella causa V.A. contro Svizzera,
manifestamente la fattispecie sottoposta al Comitato si distanzia dalla pre-
sente, in quanto in quella i minori risultavano pure richiedenti l’asilo – quindi
parti effettive della procedura d’asilo in Svizzera – mentre che nella pre-
sente gli stessi non solo non sono toccati personalmente e direttamente
dal provvedimento preso nei confronti del ricorrente, ma pure con il mede-
simo – oltreché per l’età in particolare della figlia minore un’audizione sa-
rebbe impraticabile – come già sopra ritenuto non hanno alcuna relazione
D-6166/2020
Pagina 14
stretta ed effettiva che possa condurre a ritenere i loro interessi lesi in qual-
che modo se non venissero sentiti ai sensi dell’art. 12 CDF. Infine nel suo
ricorso, il ricorrente non indica neppure quali elementi i figli potrebbero ri-
velare al Tribunale di determinante per la causa, che non figurerebbero già
agli atti (cfr. sentenza del Tribunale federale 2C.323/2010 dell’11 otto-
bre 2010 consid. 2.1–2.3 con ulteriori riferimenti citati).
5.4.4 Per gli stessi motivi succitati, il principio dell’unità della famiglia san-
cito dall’art. 44 LAsi, di portata più estesa rispetto all’art. 8 CEDU (cfr. sen-
tenza del Tribunale D-6528/2014 del 10 marzo 2015 consid. 4.3), non
trova alcuna applicazione in specie.
5.5 A tali condizioni, la Francia è incontestabilmente lo Stato membro com-
petente per l’esame della domanda d’asilo dell’insorgente.
6.
Per il resto la procedura d’asilo e le condizioni di accoglienza dei richiedenti
l’asilo in Francia, non presenta delle carenze sistemiche, secondo giuri-
sprudenza costante dello scrivente Tribunale, e non vi è da temere il rischio
di trattamenti inumani o degradanti ai sensi dell’art. 3 CEDU da parte delle
autorità francesi dal profilo dell’alloggio e delle cure (cfr. sentenze del Tri-
bunale F-4871/2020 del 26 ottobre 2020 consid. 6.1; F-4687/2020 del
30 settembre 2020 consid. 4.2 e ulteriori riferimenti ivi citati; E-3733/2020
del 31 luglio 2020 consid. 6.3), ciò che del resto il ricorrente non censura
nel suo gravame. Occorre peraltro a tal proposito rammentare che la Fran-
cia è firmataria della CEDU, della Convenzione del 10 dicembre 1984 con-
tro la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti
(Conv. tortura, RS 0.105), della Convenzione del 28 luglio 1951 sullo sta-
tuto dei rifugiati (Conv. rifugiati, RS 0.142.30), oltre che del relativo Proto-
collo aggiuntivo del 31 gennaio 1967 (RS 0.142.301) e ne applica le dispo-
sizioni. Alla luce di quanto considerato precedentemente, l’applicazione
dell’art. 3 par. 2 del Regolamento Dublino III è quindi stata rettamente
esclusa dall’autorità resistente. Non vi sono del resto indizi che indichino
che le autorità francesi non rispettino il diritto internazionale, o che vi sia
l’eventualità di violazioni sistematiche delle garanzie minime previste
dall’Unione europea o di indizi seri di violazioni del diritto internazionale,
che possano confutare la presunzione di sicurezza precitata (cfr.
DTAF 2011/9 consid. 6; DTAF 2010/45 consid. 7.4 e 7.5; sentenza della
CorteEDU M.S.S. contro Belgio e Grecia del 21 gennaio 2011, 30696/09).
7.
Circa l’esistenza di motivi umanitari ai sensi dell’art. 29a cpv. 3 OAsi 1, nel
D-6166/2020
Pagina 15
caso in disamina non sussistono elementi, per le stesse ragioni considerate
nella presente decisione, come pure dagli atti all’inserto non si desume al-
cuna problematica di salute di particolare rilevanza da essere di ostacolo
al trasferimento del ricorrente verso la Francia (cfr. atti SEM n. 16/3 e
n. 36/2), per ritenere che l’autorità inferiore abbia esercitato in maniera ar-
bitraria il suo potere di apprezzamento. Pertanto non vi è motivo di appli-
care la clausola discrezionale di cui all’art. 17 par. 1 (clausola di sovranità)
Regolamento Dublino III.
8.
Di conseguenza, è quindi a giusta ragione che la SEM non è entrata nel
merito della domanda d’asilo del ricorrente, in applicazione dell’art. 31a
cpv. 1 lett. b LAsi ed ha pronunciato il suo trasferimento verso la Francia
conformemente all’art. 44 LAsi, posto che per il medesimo – da quanto ri-
levabile dagli atti all’inserto – non trova applicazione una delle eccezioni
previste all’art. 32 cpv. 1 OAsi 1.
9.
In siffatte circostanze, non vi è più luogo di esaminare in maniera distinta
le questioni relative all’esistenza di un impedimento all’esecuzione del tra-
sferimento per i motivi giusta i cpv. 3 e 4 dell’art. 83 LStrI (RS 142.20), dal
momento che detti motivi sono indissociabili dal giudizio di non entrata nel
merito nel quadro di una procedura Dublino (cfr. DTAF 2015/18 consid. 5.2
e relativi riferimenti). In aggiunta, vista la censura presentata in tal senso
nel gravame, è necessario tuttavia sottolineare che la fissazione del ter-
mine di partenza riguarda soltanto una modalità dell’esecuzione, che per
prassi non risulta essere oggetto di procedura dinnanzi al Tribunale, ma è
di competenza delle autorità cantonali preposte al trasferimento (cfr. sen-
tenza del Tribunale F-1829/2020 del 9 aprile 2020 consid. 5.2 con riferi-
menti ivi citati). In tal senso, quanto riportato nei considerandi della deci-
sione avversata riguardo all’esecuzione dell’allontanamento dell’insor-
gente, vista anche la situazione legata al coronavirus, risulta essere cor-
retto (cfr. p.to II, pag. 8). Circa il p.to 3 del dispositivo che ingiungerebbe al
ricorrente di lasciare il giorno seguente la scadenza del termine di ricorso
la Svizzera, non pregiudica il medesimo dal richiedere, se necessario e alle
autorità cantonali d’esecuzione preposte, una proroga del termine di par-
tenza, e quindi non se ne comprende il pregiudizio che potrebbe derivarne
al ricorrente la sua formulazione nel dispositivo. La censura sollevata in tal
senso dal ricorrente nel gravame, è pertanto da disattendere.
D-6166/2020
Pagina 16
10.
Visto quanto sopra esposto, il ricorso è respinto nella misura della sua ri-
cevibilità e la decisione della SEM, che rifiuta l’entrata nel merito della do-
manda di asilo e pronuncia il trasferimento dell’interessato dalla Svizzera
verso la Francia confermata.
11.
Avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, le domande di conces-
sione dell’effetto sospensivo al ricorso come pure quelle tendenti ad otte-
nere delle misure supercautelari onde evitare l’allontanamento dell’insor-
gente dalla Svizzera, sono divenute senza oggetto.
12.
Per lo stesso motivo citato al considerando precedente, anche la domanda
di esenzione dal versamento di un anticipo equivalente alle presunte spese
processuali è divenuta senza oggetto.
13.
Infine, visto l’esito della procedura, le spese processuali, che seguono la
soccombenza, sarebbero da porre a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1 e
5 PA nonché art. 3 lett. b del regolamento sulle tasse e sulle spese ripetibili
nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 feb-
braio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]). Tuttavia, non essendo state le con-
clusioni ricorsuali al momento dell’inoltro del gravame sprovviste di possi-
bilità di esito favorevole e potendo partire dal presupposto che l’insorgente
sia indigente, v’è luogo di accogliere la domanda di assistenza giudiziaria
nel senso della dispensa dal pagamento delle spese di giustizia (art. 65
cpv. 1 PA).
14.
La presente decisione non concerne una persona contro la quale è pen-
dente una domanda d’estradizione presentata dallo Stato che ha abban-
donato in cerca di protezione, per il che non può essere impugnata con
ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83
lett. d cifra 1 LTF). La pronuncia è quindi definitiva.
D-6166/2020
Pagina 17