Decision ID: f4c1ebda-9d5b-5465-9c19-5927767f737e
Year: 2011
Language: it
Court: TI_TCAS
Chamber: TI_TCAS_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: social_law

ritenuto,
in fatto
1.1. Con decisione su reclamo del 15 febbraio 2011 la Cassa cantonale per gli assegni familiari (in seguito la Cassa) ha confermato le decisioni del 23 luglio 2010 con le quali aveva riconosciuto a RI 1 il diritto a un assegno integrativo di fr. 913.-- mensili (cfr. doc. 5) e a un assegno di prima infanzia di fr. 1'801.-- al mese con effetto a decorrere dal 1° agosto 2010 (cfr. doc. 4).
Più precisamente l’amministrazione ha ribadito la correttezza del computo nei relativi conteggi dell’importo di fr. 8'955.-- a titolo di pensione alimentare ipotetica, in quanto l’assicurata ha rinunciato al riconoscimento di paternità della figlia _.
L'amministrazione ha in particolare sottolineato che:
"
(...)
La reclamante sostiene inoltre che la pratica di riconoscimento della figlia _ non è stata avviata anche per la situazione economica del signor _, infatti con dichiarazione del 12 ottobre 2010 lo stesso attesta "(...) ho cercato di iniziare le pratiche di riconoscimento per mia figlia _, presso l'Ambasciata Svizzera in _ ma i soldi che mi vengono richiesti sono davvero molti per me (...)".
Va fatto inoltre notare che il signor _ e la signora RI 1 hanno contratto matrimonio in data 18 settembre 2010 in _ e hanno richiesto il ricongiungimento familiare.
Nel caso specifico va sottolineato che secondo l'art. 276 cpv. 1 del codice civile (cc), i genitori – padre e madre – devono provvedere al mantenimento del figlio, incluse le spese di educazione e formazione e le misure adottate a sua tutela. Il vincolo di filiazione (art. 252 e sgg. cc) costituisce il fondamento giuridico dell'obbligo di mantenimento: tale obbligo è quindi indipendente dall'esercizio dell'autorità parentale, dal diritto di custodia, dal diritto di visita e dai rapporti interpersonali fra genitori e figlio.
Da ciò ne discende che l'onere di mantenimento dei figli compete prioritariamente ai genitori e non allo stato, in questo caso alla signora RI 1 e al signor _ il quale dichiara di essere il padre di _ con dichiarazione del 12 ottobre 2010." (Doc. A1)
1.2. Contro la decisione su reclamo del 15 febbraio 2011, l'assicurata ha inoltrato un tempestivo ricorso al TCA nel quale chiede di non computare l'assegno ipotetico.
Ella ha allegato una dichiarazione della Commissione tutoria regionale 3 che attesta che:
"
il signor _, cittadino _ residente in _, non ha ancora potuto riconoscere ufficialmente la figlia _, nata il 18 aprile 2010, motivo per il quale non è stata sottoscritta una convenzione di mantenimento. Alla scrivente Commissione non risulta che il signor _ _ versi al momento un contributo finanziario per la minore." (Doc. A2)
1.3. Nella sua risposta del 6 aprile 2011 la Cassa chiede, in via principale, l'annullamento della decisione su reclamo del 15 febbraio 2011 e il rinvio all'amministrazione per nuovi accertamenti e, in via subordinata, che venga computato a titolo di pensione alimentare ipotetica un importo di fr. 80.-- mensili.
Riguardo a tale proposta subordinata l'amministrazione si è così espressa:
"
(...)
Ad ogni modo, stante tutto quanto precede, se il TCA dovesse giudicare più che verosimile che:
- il Signor _ lavora a tempo parziale (50%);
- il Signor _ guadagna fr. 80.-- mensili;
- questi fr. 80.-- mensili sono sufficienti esclusivamente al suo sostentamento;
a mente della Cassa, conseguentemente, dovrebbe essere altresì ritenuto assodato e/o verosimile che un impiego a tempo pieno permetterebbe una guadagno mensile di fr. 160.—
Così che la differenza (fr. 80.--) dovrebbe essere mensilmente utilizzata dal padre in ossequio ai suoi obblighi di mantenimento. Lo Stato interverrebbe quindi effettivamente soltanto quando vi è ancora un deficit di reddito nonostante i genitori si adoperino nell'adempimento dei loro doveri." (Doc. III)
1.4. Il 15 aprile 2011 l'avv. RA 1 ha comunicato di avere assunto il patrocinio dell'assicurata e ha richiesto l'assistenza giudiziaria.
Nel merito egli contesta la proposta subordinata dalla Cassa e rileva in particolare:
"
(...)
La CCAF pare aver accertato e accettato che il reddito del padre è
CHF 80.00 mensili
.
In tale situazione
esporre alimenti ipotetici per CHF 700.00 mensili,
che il padre residente in _ non potrebbe mai pagare, significa soltanto danneggiare la figlia, ciò che è contrario alla spirito e alla scopo della LAF.
Anche la proposta subordinata di conteggiare
alimenti per CHF 80.00 mensili pari all'intero reddito del padre
è frutto di confusione. Non si vede infatti come il padre potrebbe versare il suo intero reddito alla figlia. Si potrebbe immaginare che ne versi una percentuale del 20%, cioè circa 15 CHF mensili.
Ora stante la situazione a _, è quantomeno dubbio che il padre possa privarsi anche di questi pochi soldi, ma soprattutto il loro trasferimento in _ costerebbe almeno 20.00 CHF per volta. La proposta della CCAF appare quindi semplicemente assurda.
Infine è certo che _
è il padre. Tuttavia il riconoscimento non ha potuto essere iscritto per l'Ambasciata svizzera di _ perché ha chiesto un anticipo spese di CHF 3'000.00.
I genitori hanno allora preferito attendere il ricongiungimento famigliare per poi eseguire il riconoscimento in Svizzera (visto che il matrimonio è stato trascritto non ci sono più problemi di documenti).
Vi è qualche difficoltà per il visto, ma quando il padre arriverà in Svizzera potrà lavorare e potranno essere conteggiati alimenti adeguati." (Doc. V)
1.5. Il 29 aprile 2011 la Cassa si è confermata nel contenuto della risposta di causa (Doc. VIII).
Il 5 maggio 2011 l'avv. RA 1 ha chiesto di versare immediatamente gli assegni arretrati computando un importo di alimenti ipotetici mensili di fr. 80.--, riservata la possibilità di non computare nulla, se così stabilirà il TCA (cfr. Doc. IX).
Il 17 maggio 2011 la Cassa si è opposta a questa richiesta visto che la proposta da lei formulata a titolo subordinato non è stata riconosciuta ed accettata senza riserve dalla ricorrente (cfr. Doc. XII).
Il 23 maggio 2011 l'avv. RA 1 ha inoltrato un scritto al TCA nel quale ha in particolare affermato che "nel frattempo _ ha perso il lavoro” (cfr. Doc. XIV).

in diritto
In ordine
2.1. La presente vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico ai sensi dell'articolo 49 cpv. 2 della Legge sull’organizzazione giudiziaria (cfr. STF 9C_211/ 2010 del 18 febbraio 2011 ; STF 9C_792/2007 del 7 novembre 2008; STF H 180/06 e H 183/06 del 21 dicembre 2007; STFA I 707/00 del 21 luglio 2003; STFA H 335/00 del 18 febbraio 2002; STFA H 212/00 del 4 febbraio 2002; STFA H 220/00 del 29 gennaio 2002; STFA U 347/98 del 10 ottobre 2001, pubblicata in RDAT I-2002 pag. 190 seg.; STFA H 304/99 del 22 dicembre 2000; STFA I 623/98 del 26 ottobre 1999).
Nel merito
2.2. Oggetto del contendere è unicamente la questione di sapere se correttamente oppure no la Cassa, nel calcolo degli assegni integrativi e di prima infanzia spettanti all’assicurata a decorrere dal mese di agosto 2010, abbia computato degli alimenti ipotetici di fr. 8'955 per la figlia _.
Gli altri elementi dei conteggi sono, infatti, incontestati.
2.3. L'art. 66 della Legge sugli assegni di famiglia del 18 dicembre 2008 (Laf) prevede che:
"
Se la madre ha rinunciato ad introdurre l'azione di accertamento della paternità senza giustificati motivi, nel calcolo dell'assegno è computabile una pensione alimentare ipotetica per il figlio. (cpv. 1)
L'importo della pensione alimentare ammonta al limite di reddito previsto dalla Laps per la seconda e terza persona supplementare dell'unità di riferimento. (cpv. 2)"
L'art. 40 del Regolamento sugli assegni di famiglia del 23 giugno 2009 (Reg.Laf) precisa che:
"
La Cassa
cantonale di compensazione per gli assegni familiari determina, nella singola fattispecie, quali circostanze costituiscono giustificati motivi ai sensi della legge. (cpv. 1)
Sono considerati, giustificati motivi, in particolare:
a) qualsiasi situazione che potrebbe costituire un pericolo per l'integrità, fisica o psichica, della madre e/o del figlio;
b) qualsiasi situazione che potrebbe condizionare negativamente l'equilibrio, morale o economico, di un altro nucleo familiare.
(cpv. 2)"
Al riguardo va rilevato che l’art. 40 Reg.Laf non elenca in modo esaustivo i giustificati motivi che permettono di omettere il computo degli alimenti ipotetici, bensì ne menziona semplicemente alcuni a titolo esemplificativo.
L'art. 66 della Legge sugli assegni di famiglia corrisponde, nella sostanza, a quanto già previsto nella precedente legge agli art. 30d per l'assegno integrativo e 37d per l'assegno di prima infanzia (cfr. Consiglio di Stato, Messaggio n. 6078 del 27 maggio 2008 sulla Nuova legge sugli assegni di famiglia, pag. 58).
Queste ultime disposizioni erano state introdotte in occasione della prima revisione della LAF, entrata in vigore, per quel che concerne gli assegni integrativi e di prima infanzia, il 1° febbraio 2003.
Nel Messaggio n. 5189 del 18 dicembre 2001 sulla Prima revisione della legge sugli assegni di famiglia, il Consiglio di Stato si era così espresso:
"
Dal punto di vista della politica sociale, il computo di una pensione alimentare ipotetica per il figlio è comunque giustificato.
È infatti ai genitori che deve competere, in prima linea, il mantenimento del figlio che essi hanno generato; lo Stato dovrebbe poter intervenire soltanto se, nonostante i genitori adempiano i loro doveri, vi è ancora un deficit di reddito.
Se quindi, la madre decide senza validi motivi - quindi senza assumersi le sue responsabilità di genitore - di sottacere il nominativo del padre, questo Consiglio di Stato reputa giustificato che lo Stato possa procedere al computo di una pensione alimentare ipotetica per il figlio. D'altronde non va disatteso che l'assegno familiare è una prestazione sociale in denaro, a sostegno degli oneri del figlio (AFI) e della famiglia intera (API) e che la legge considera genitore anche quello biologico.
La pensione alimentare ipotetica per il figlio dovrà essere computata soltanto a condizione che alla stessa la madre e/p il figlio abbiano "rinunciato" senza validi motivi. Con questo termine si intende, in particolare, qualsiasi situazione che potrebbe costituire un pericolo per l'integrità sia fisica che psichica della madre e/o del figlio, oppure ancora che potrebbe condizionare l'equilibrio di un'altra famiglia, gli esempi esposti non sono certo esaustivi: la Cassa cantonale per gli assegni familiari dovrà quindi esaminare ogni singolo caso e prendere una decisione ad hoc.
Considerato che in queste fattispecie, di regola, il nominativo del padre biologico non è conosciuto e non è, quindi, possibile esperire accertamenti per stabilirne la situazione economica, l'importo della pensione alimentare dovrà in ogni caso essere determinato in base a parametri standardizzati e corrisponderà al limite di reddito applicabile al primo figlio conformemente alla LAF." (pag. 82-83)
2.4. Questa Corte ha avuto occasione di esprimersi in merito al computo di alimenti ipotetici, in sette occasioni.
Nella sentenza 39.1999.27 del 12 aprile 2000, il TCA ha stabilito che il fatto che la madre non si fosse avvalsa del diritto all'azione di paternità non configurava una rinuncia, anche se solo indiretta, a dei beni e che quindi non appariva giustificato computare nel calcolo dell'assegno integrativo e di prima infanzia degli alimenti a titolo ipotetico. La mancata collaborazione nell'accertamento della filiazione paterna da parte della madre era infatti dovuta a motivi estremamente gravi. Inoltre anche se si fosse voluto conteggiare tale reddito, difficilmente il padre avrebbe versato alcunché, poiché egli non voleva saperne del bambino, faticava a mantenere gli altri figli e per di più aveva minacciato l'assicurata, prospettandole la sottrazione del figlio, nell'ipotesi in cui avesse intentato una causa. L'avvio di una procedura avrebbe perciò potuto rivelarsi particolarmente gravoso e rischioso per il bambino e la madre.
Un’altra sentenza 39.2002.89-90 del 23 luglio 2003, massimata in RtiD I-2004 N. 60 pag. 197, concerne una madre che non aveva proceduto a richiedere, quale rappresentante legale di sua figlia, un contributo alimentare al padre naturale, in quanto, da un lato, il riconoscimento da parte di quest'ultimo che si trovava all'estero non esplicava effetti in Svizzera, non essendo valido né secondo il diritto svizzero, né secondo il diritto del Paese del suo domicilio, e, dall'altro, essa stessa in Svizzera non aveva promosso l'azione di paternità.
Il TCA ha deciso che tale fatto doveva essere imputato alla figlia, titolare del diritto di pretendere contributi alimentari dal padre, quale rinuncia a determinate entrate ai sensi dell'art. 3c cpv. 1 lett. g LPC, e che non era stata dimostrata l'irrecuperabilità degli alimenti. La circostanza che il padre era all'estero e non poteva entrare in Svizzera era, in questa ottica irrilevante, poiché ai fini di una procedura giudiziaria la presenza di questi non era assolutamente indispensabile. Nel calcolo dell'assegno integrativo e di prima infanzia andavano, di conseguenza,
computati degli alimenti ipotetici.
In una sentenza 39.2006.4 del 4 ottobre 2006 il TCA ha deciso che esistevano validi motivi che giustificavano la mancata introduzione di un'azione di accertamento della paternità, nel caso di un'assicurata che aveva dichiarato di non essere in grado di stabilire chi fosse il padre di suo figlio, in quanto, nel periodo in cui è stato concepito il bambino, non aveva alcuna relazione stabile, bensì, a seguito di una triste esperienza precedente, degli incontri occasionali con persone di cui sapeva poco o nulla.
In una vertenza 39.2009.13-14, conclusasi con un decreto di stralcio dell’8 marzo 2010, la Cassa, dopo un dibattimento davanti al Presidente del TCA, ha concordato con la proposta del giudice di non computare nulla a titolo di alimenti ipotetici nel caso di un’assicurata entrata in Svizzera da un altro paese, con il marito ticinese e la figlia, in quanto se l'assicurata inoltrasse l’azione di mantenimento potrebbero esserci dei rischi per l’integrità fisica o psichica della madre e/o della figlia.
In una sentenza 39.2009.12 del 25 maggio 2010, cresciuta incontestata in giudicato e destinata alla pubblicazione in RtiD I-2011, il TCA ha stabilito che in quel caso non doveva essere computata una pensione alimentare ipotetica e si è così espresso:
"
(...)
L’11 maggio 2009 l’amministrazione ha chiesto all’assicurata di precisare per quale motivo ha rinunciato a sottoscrivere una convenzione alimentare in favore ed a tutela dei primi tre figli, nonché quanto è stato da lei intrapreso per rintracciare il signor X, nei due anni in cui egli si è reso irreperibile prima che lei decidesse di trasferirsi in Svizzera (cfr. Doc. 7).
Z ha così risposto il 22 maggio 2009:
" (...)
Preciso che la separazione dal signor X è avvenuta nel momento in cui sono rimasta incinta della figlia, A. In precedenza vivevamo insieme e il padre provvedeva al sostentamento mio e dei nostri 3 figli, motivo per cui non si è proceduto alla sottoscrizione di una convenzione alimentare.
Nel momento in cui si è reso irreperibile, quello che ho fatto per tentare di rintracciarlo, è stato di informarmi presso le varie persone che lo conoscevano: amici, conoscenti e colleghi di lavoro. La sua famiglia non mi ha potuta aiutare, in quanto l’unico parente era un fratello, che abitava vicino a me e non sapeva di nulla. I genitori di Z erano deceduti.” (Doc. 6)
Davanti al Presidente del TCA, l’8 marzo 2010 la ricorrente ha fornito le seguenti ulteriori informazioni:
" (...)
L'ultima volta mio figlio di 19 anni ha sentito suo padre nel mese di novembre 2009.
Sapeva che quella persona lavorava in Y come pescatore. Questa indicazione l'ha ottenuta da un altro figlio del signor X. Sono riusciti a parlarsi un attimo al telefono.
Preciso che questa persona oltre ai miei ha altri 6 figli. Ne ha due più grandi dei miei che vivono con la madre e ne ha avuti ancora 4 (l'ultimo in Y di 1 o 2 anni).
L'assicurata sottolinea che il Comune ha cercato di raggiungerlo ma che non c'è stato niente da fare.
(...)
Il signor C sottolinea che il solo fatto di indicare la professione di pescatore non significa ancora che si tratti di una persona con una precaria situazione economica.
L'assicurata sottolinea al riguardo che il padre dei suoi figli va a lavorare da dipendente quando il lavoro c'è. Non dispone di una barca propria. A volte finisce in prigione perché pescano in acque non autorizzate (pescano in Y ma entrano nelle acque territoriali inglesi e per questo vengono inseguiti).” (Doc. XI)
Chiamato ora a pronunciarsi questo Tribunale, alla luce della documentazione che figura nell’incarto (qui sopra riprodotta) e degli elementi emersi nel corso dell’udienza dell’8 marzo 2010, peraltro non contestati dall’amministrazione (cfr. STF 9C_696/2009 del 15 marzo 2010: “la teneur de ces allégations n’a pas véritablement été remise en cause par le service recourant qui n’a pas exigé que la preuve soit administrée à leur propos.”), ritiene che, nel caso presente, l’assicurata ha rinunciato ad introdurre qualsiasi azione nei confronti del padre per giustificati motivi.
Il TCA ritiene che sono adempiute in concreto entrambe le ipotesi dell’art. 40 cpv. 2 Reg.LAF e cioè sia il pericolo per l’integrità, fisica e psichica, della madre e/o del figlio sia la possibilità di condizionare l’equilibrio, morale o economico, di un altro nucleo familiare.
Di conseguenza, a torto, la Cassa nel suo calcolo ha preso in considerazione l’importo di una pensione alimentare ipotetica.
Alla medesima soluzione si arriverebbe peraltro anche attraverso le considerazioni che verranno qui sotto esposte.
L’art. 6 cpv. 2 della Legge sull’armonizzazione e il coordinamento delle prestazioni sociali (Laps) del 5 giugno 2000 stabilisce che fanno parte dei redditi computabili le entrate e le parti di sostanza, mobiliare e immobiliare, alle quali il richiedente ha rinunciato.
Una disposizione analoga figura nella legge federale sulle prestazioni complementari all’AVS/AI (cfr. art. 11 cpv. 1 lett. g LPC).
Secondo la giurisprudenza federale relativa alla prestazioni complementari, al coniuge avente diritto a pensioni alimentari (cfr. art. 11 cpv. 1 lett. b LPC) vanno computate le prestazioni convenute con l’altro coniuge e non quelle effettivamente versate, finché la loro irrecuperabilità non può essere obiettivamente stabilita. L'irrecuperabilità delle pensioni alimentari dovute può essere ammessa, di regola, quando sono state esaurite tutte le possibilità giuridiche per il loro recupero (DTF 120 V 443 consid. 2; Pratique VSI 1995 p. 52; RCC 1991 pag. 145 consid. 2c, RCC 1988 pag. 275-276; Direttive UFAS sulle prestazioni complementari, cifra 2130).
Questo é in particolare il caso quando la moglie ha intrapreso infruttuosamente procedure civili o penali oppure procedimenti esecutivi (SVR 1996 EL Nr,. 20 p. 59 consid. 4; SVR 1994 EL Nr. 1 p. 1 consid. 3b; RCC 1992 p. 272).
Il rigore di questa giurisprudenza é però stato mitigato dall'Alta Corte in due sentenze del 24 e 31 marzo 1992. In quest'occasione il TFA ha ammesso che il carattere di irrecuperabilità può essere ammesso anche in assenza di qualsiasi intervento giuridico, se si può chiaramente comprovare che il debitore di alimenti non é in grado di mantenere i suoi obblighi. Questa prova può essere fornita in particolare per mezzo di attestati ufficiali (emanati ad esempio dalle autorità esecutive o fiscali), relative al reddito e alla sostanza del debitore di alimenti (SVR 1996 EL Nr. 20 p. 60 consid. 4; Pratique VSI 1995 p. 53; RCC 1992 pag. 271 consid. 2, RCC 1992 pag. 275 consid. 2; E. Carigiet – U. Koch, "Ergänzungsleistungen zur AHV/IV", Ed. Schultess, Zurigo-Basilea-Ginevra 2009, p. 181-182).
Applicando questa giurisprudenza al settore degli assegni integrativi e di prima infanzia il TCA, in una sentenza 39.1999.27 del 12 aprile 2000, si è così espresso:
" Allo stesso risultato si dovrebbe comunque giungere anche se, per ipotesi, si volesse computare tale reddito. In effetti si può ritenere verosimile, sulla base delle circostanze indicate dall'assicurata - che non sono state in alcun modo contestate dalla Cassa, ma unicamente considerate insufficienti - e in virtù della generale esperienza di vita, che le procedure atte ad ottenere da un lato il riconoscimento del figlio da parte del padre e, dall'altro, il versamento degli alimenti, risulterebbe lunga e laboriosa, senza che esista alcuna garanzia che il padre verserà alcunché (cfr. consid. 2.5.). Come indicato dall'assicurata infatti, il padre vive presumibilmente in X, non vuole saperne del bambino e fatica a mantenere gli altri figli a carico. Egli ha inoltre minacciato l'assicurata, prospettandole la sottrazione del figlio, nell'ipotesi in cui dovesse intentare una causa.
In simili condizioni l'avvio, la continuazione e la conclusione di una causa potrebbe rivelarsi particolarmente gravosa, rischiosa per il bambino e la madre, in quanto il padre ne conosce il recapito. E anche nell'ipotesi in cui vi fosse qualche possibilità di successo, difficilmente, visto l'atteggiamento, l'interessato verserà alcunché.”
Secondo questo Tribunale, anche nella presente fattispecie, tenuto conto di tutte le circostanze del caso, in applicazione dell'abituale principio della verosimiglianza preponderante (cfr. DTF 135 V 45) occorre concludere che il debitore degli alimenti non è comunque in grado di mantenere i suoi obblighi di mantenimento.
Ciò risulta in particolare dal fatto che il padre si è reso irreperibile dopo la nascita della quarta figlia della ricorrente; dal fatto che quest'ultimo svolge l'attività di pescatore da dipendente soltanto quando c'è lavoro; dalla circostanza che il domicilio attuale di questa persona non è noto, probabilmente in _ o a _ e, soprattutto, dal fatto che egli ha altri sei figli di cui quattro più piccoli dell'ultima figlia dell'assicurata.
In conclusione visto che le pretese di mantenimento sarebbe comunque irrecuperabili, esse non vanno considerate nel calcolo dell'assegno familiare integrativo.
A titolo abbondanziale il TCA rileva quanto segue.
La Cassa ha conteggiato, a titolo di alimenti ipotetici, un importo di fr. 8'955.-- all'anno, pari a fr. 746.25 al mese, per ogni figlio.
L'assicurata ha subito contestato tale importo ritenendolo del tutto irrealistico (cfr. consid. 1.2).
Al riguardo questo Tribunale sottolinea innanzitutto che, contrariamente alla situazione posta dal Consiglio di Stato a fondamento della scelta di introdurre dei parametri standardizzati (cfr. consid. 2.1. in fine), nel caso concreto, il nominativo del padre biologico è conosciuto. È quindi possibile esperire accertamenti per stabilire la situazione economica. Nel caso concreto l'amministrazione avrebbe pertanto dovuto agire in questo senso, e non limitarsi a riferirsi all'importo standardizzato fissato all'art. 66 cpv. 2 della legge sugli assegni di famiglia.
Il TCA osserva inoltre che, secondo l'art. 285, il contributo di mantenimento deve tra l'altro, essere commisurato alla situazione sociale e alla possibilità dei genitori. Se il debitore vive all'estero deve versare degli alimenti di un importo corrispondente alle sue effettive possibilità e non ai bisogni del figlio residente in Svizzera (cfr. P. Breitschmid, Basler Kommentar ZGB I, Ed. ...
Helbing & Lichtenhahn, in Blaser Kommentar zum schweizerischen Privatrecht: ZGB I, Ed.
Helbing & Lichtenhahn, Basilea/Ginevra/Monaco di Baviera 2006, art. 285 n. 26 pag. 1530:
"
Wohnt der Pflichtige im Ausland
(BezGEr Bülach, ZVW 1993, 129 ff., 133 E. 3d), so kann er nur zu einer seiner effektiven Leistungsfähigkeit und nicht den Bedürfnissen des hiesigen Klägers entsprechenden Leistung verpflichtet werden."
Nella citata sentenza pubblicata nella Zeitschrift für Vormundschatswesen (ZVW) dal 1993 il Tribunale di Bülach ha stabilito quanto segue:
" I Tribunali svizzeri sono competenti per ricevere l'azione di paternità e mantenimento contro un padre residente nella Repubblica Dominicana, per un figlio che al momento della nascita e dell'introduzione della causa aveva la residenza abituale in Svizzera. Applicabile è il diritto svizzero. Il fatto che al convenuto non si è potuta intimare all'estero, nelle forme legali, la citazione per il dibattimento, in quanto il diritto estero non prevede l'intimazione postale di atti giudiziari, è irrilevante se il destinatario ha comunque avuto conoscenza della citazione e non è stato ostacolato nell'esercizio dei suoi diritti. Il riconoscimento di paternità deve essere ammissibile ed esplicito, Può essere fatto, secondo il diritto zurighese, nel procedimento giudiziale per lettera, malgrado la negligenza del convenuto. Per la fissazione del contributo alimentare si deve tener conto, confrontandoli, dei proventi del padre e della madre. Nel caso in esame il padre, nella Repubblica Dominicana, ha un reddito che corrisponde a fr. 1200.-- mensili, ritenuto che in quel paese il costo della vita è relativamente alto; con ciò egli deve anche contribuire al sostentamento dei genitori. La madre guadagna in Svizzera ca. fr. 4250.--, appena sufficienti per mantenere lei e i quattro figli. Un contributo minimo deve essere fissato, perciò il convenuto è stato obbligato a pagare un importo minimo di fr. 100.-- mensili. L'importo non può essere maggiorato oltre le concrete possibilità che il convenuto ha di pagarlo in vista di percepire l'anticipo degli alimenti."
Alla luce di quanto appena esposto il TCA ritiene che qualora non fossero esistiti nel caso concreto dei motivi atti a giustificare la non totale computabilità di importi di mantenimento ipotetici (cfr. consid. 2.3 e 2.4), la somma considerata dalla Cassa nel calcolo avrebbe comunque dovuto essere considerevolmente ridotta per tenere conto della situazione del debitore degli alimenti."
In una sentenza 39.2006.6-11 del 18 novembre 2010 questa Corte, da una parte, ha stabilito che in quel caso a ragione l’amministrazione aveva computato degli alimenti ipotetici per i figli, in quanto nessuno dei motivi che permettono di non tenerne conto era realizzato. Inoltre neppure si poteva concludere che le pretese di mantenimento nei confronti del padre residente all’estero sarebbero comunque state irrecuperabili.
Dall’altra, in primo luogo, ha confermato le considerazioni esposte a titolo abbondanziale nel giudizio 39.2009.12 del 25 maggio 2010, sopra riportato, e meglio che
, se un debitore di alimenti vive all'estero, egli deve versare degli alimenti di un importo conforme alle sue effettive possibilità e non ai bisogni del figlio residente in Svizzera e che, essendo conosciuto il nominativo del padre biologico, è possibile determinare la situazione economica effettiva e quindi distanziarsi dall'importo standardizzato fissato all'art. 66 cpv. 2 della legge sugli assegni di famiglia.
In secondo luogo, ha quindi annullato le decisioni su reclamo impugnate e rinviato gli atti alla Cassa affinché determinasse il diritto all’assegno di prima infanzia computando un importo a titolo di alimenti di fr. 3'600.-- annui (fr. 150.-- - alimenti dovuti dal padre per ciascun figlio - x 2 figli x 12 mesi).
Infine, in una sentenza 39.2010.13-14 del 21 marzo 2011, il TCA ha stabilito che non si dovevano computare degli alimenti ipotetici nel caso di un’assicurata che, nel periodo di concepimento della figlia, era solita cambiare frequentemente partner e non era così in grado di fornire le generalità del padre. Questo Tribunale ha riconfermato la giurisprudenza fissata nella sentenza 39.2006.4 del 4 ottobre 2006 e si è così espresso:
"
Pertanto, considerando il periodo particolare vissuto dall’assicurata tra giugno e novembre 2008, la sua giovane età (è nata il 30.7.1987) e la circostanza che in favore della stessa il 10 settembre 2009 era comunque stata istituita una curatela di amministrazione in applicazione dell’art. 393 cpv. 2 CC - secondo cui una tale curatela viene stabilita nel caso di incapacità di una persona a provvedere da sé medesima all’amministrazione della propria sostanza o a scegliersi un rappresentante, quando non sia il caso di costituire la tutela (cfr. doc. F) -, il TCA ritiene che pure nel caso di specie la ricorrente ha rinunciato a introdurre qualsiasi azione nei confronti del padre di sua figlia per giustificati motivi ai sensi degli art. 66 Laf e 40 lett. a Reg.Laf (cfr. consid. 2.3.).
In particolare, da una parte, alla luce di quanto dichiarato dall’assicurata, e meglio che nel periodo in cui è stata concepita Taischa cambiava frequentemente partner, trattandosi spesso di persone che incontrava per una sola notte senza conoscerne le generalità, come pure che Z. è stato solo uno dei tanti che ha frequentato e che le probabilità che sia il padre biologico della figlia sono scarse (cfr. doc. 14A), vi è l’impossibilità, o in ogni caso l’estrema difficoltà, a individuare il padre biologico di Y.
Dall’altra, ritenuti gli elementi sopra descritti (periodo particolare della vita, giovane età, curatela amministrativa), pretendere dall’insorgente di ricercare quest’ultimo e intentare contro il medesimo un’azione di accertamento della paternità rischierebbe di compromettere l’equilibrio psicofisico raggiunto dall’insorgente che - giova comunque ribadirlo - ha affermato che
“quando nel mese di novembre, mi sono accorta di essere gravida, il fatto mi ha turbato assai e mi ha però concesso l’occasione per riflettere sui rischi legati a quel mio stile di vita. Decisi ugualmente di portare avanti la gravidanza e al contempo di dare una regolata alla mia vita (una delle conseguenze è stata ad esempio la decisione di affidarmi a un curatore amministrativo, perché avevo pure condotto con leggerezza la gestione finanziaria delle mie entrate). (...)”
(Doc. 14A)
Del resto non va dimenticato che l’assegno integrativo, che è attribuito per principio a tutta la popolazione domiciliata, indipendentemente, quindi, dalla qualifica o non qualifica professionale, è destinato a coprire, in modo selettivo, i costi aggiuntivi del figlio fino all'età di 15 anni (cfr. art. 47, 48 Laf; 24, 25 vLAF; Messaggio relativo all'introduzione di una nuova legge sugli assegni di famiglia del 19 gennaio 1994, pag. 11) e fino al massimo la soglia di intervento per i figli definite dalla Laps (cfr. art. 49 Laf).
L'assegno di prima infanzia, che copre tutta la popolazione domiciliata (cfr. art. 51 lett. a e 52 lett. a Laf; art. 31 lett. a e 32 cpv. 1 lett. a vLAF), dal canto suo, permette, in modo selettivo (cfr. art. 51 lett. d e 52 lett. d Laf; art. 31 lett. d e 32 cpv. 1 lett. d LAF), di coprire il costo dell'intera famiglia durante al massimo i primi tre anni di vita del figlio, garantendo un reddito minimo (cfr. art. 54 Laf; art. 33 vLAF)."
2.5. Nella presente evenienza dalle carte processuali emerge che il padre di _ è un cittadino _, residente in _, che si è sposato il 18 settembre 2010 nel suo paese con RI 1 (cfr. doc. 8 G). I coniugi hanno richiesto il ricongiungimento familiare (cfr. doc. XIV). Il padre non ha ancora riconosciuto la figlia _ per gli elevati costi che tale pratica amministrativa comporta (cfr. doc. 8 D). Il 12 ottobre 2010 egli ha inoltre dichiarato di lavorare 4 ore al giorno per cinque giorni la settimana guadagnando 80 franchi svizzeri al mese (cfr. doc. 8 C). Il 23 maggio 2011 l’avv. RA 1 ha comunicato al TCA che nel frattempo il marito di RI 1i ha perso il lavoro.
Alla luce di questi elementi e richiamata la giurisprudenza dettagliatamente esposta al considerando precedente, questo Tribunale non può approvare l’operato della Cassa che ha fissato l’importo degli assegni integrativi e di prima infanzia prendendo in considerazione degli alimenti ipotetici di fr. 8'955.-- annui.
Come peraltro proposto dalla stessa amministrazione nella risposta di causa (cfr. Doc. III) la decisioni su reclamo del 15 febbraio 2011 vanno annullate e gli atti rinviati all’amministrazione per nuovi accertamenti. In particolare l’assicurata dovrà essere personalmente sentita al più presto alla presenza del suo avvocato ed invitata ad illustrare per quali motivi il padre “non può permettersi, economicamente, di passare nessun alimento per sua figlia” (cfr. doc. 6) ed, eventualmente, per quale motivo il credito è irrecuperabile.
Qualora dovesse emergere che non sono dati gli estremi per rinunciare a computare degli alimenti ipotetici, la Cassa ne fisserà l’importo, in applicazione della giurisprudenza del TCA (cfr. consid. 2.4) e tenuto conto di tutte le circostanze del caso concreto (cfr. al riguardo consid. 1.4).
Infine l'amministrazione emetterà due nuove decisioni relative all'assegno integrativo e all'assegno di prima infanzia spettanti all'assicurata dal 1° agosto 2010.
2.6. L’assicurata, vincente in causa, rappresentata da un avvocato ha diritto alle ripetibili, ciò che secondo la costante giurisprudenza del Tribunale federale rende priva d'oggetto l'istanza di assistenza giudiziaria con gratuito patrocinio (DTF 124 V 309, consid. 6; STF I 911/06 del 2 febbraio 2007; STFA U 164/02 del 9 aprile 2003).