Decision ID: c046ebd0-1e03-50bf-a7c4-b4d8904427bf
Year: 2020
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_006
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: civil_law

ritenuto
in fatto: A. Con contratto rogato il 29 febbraio 2016 dal notaio PI 1, AO 1 ha venduto a AP 1 le particelle n. _ (superficie abitabile) e _ (darsena) RFD di _, per complessivi fr. 2'604'000.–, depositati sul conto del notaio nella misura di fr. 130'200.– e di € 2'260'416.67. Le parti hanno altresì stabilito che il prezzo dell’acquisto sarebbe stato corrisposto alla parte venditrice ad avvenuta iscrizione del trasferimento di proprietà, dedotti gli importi relativi al debito ipotecario, al deposito di garanzia, alle tasse ancora scoperte legate all’immobile, alle imposte federali dirette e al pagamento degli intermediari immobiliari. Sotto la voce “Garanzie – diritti – oneri”, le parti hanno pattuito, tra le altre cose, che il fondo sarebbe stato venduto nello stato di fatto e di diritto come risultante a registro fondiario e noto all’acquirente, escludendo inoltre ogni responsabilità per difetti ad eccezione di quelli dissimulati dolosamente al compratore nel senso dell’art. 199 CO.
B. L’acquirente essendo intenzionato a utilizzare i suddetti fondi quale residenza di vacanza, la validità dell’atto e il trasferimento della proprietà sono stati subordinati al rilascio di un’autorizzazione dell’autorità competente secondo la legge federale sull’acquisto di fondi da parte di persone all’estero (LAFE). In caso di mancata autorizzazione, il padre dell’acquirente, PI 2 – che lo stesso giorno e con atto separato ha comperato, da diversa proprietaria, due unità di proprietà per piani della particella n. _ direttamente confinante con quelle in oggetto – si è impegnato, poiché titolare di un permesso B, ad acquistare i fondi alle medesime condizioni previste per il figlio. Con decisione dell’11 maggio 2016, l’Autorità di Ia istanza del Distretto di Lugano ha però concesso a PI 2 l’autorizzazione all’acquisto delle particelle n. _ e n. _ quale residenza di vacanza. Contro tale decisione non è stato interposto ricorso.
C. Con scritto del 23 maggio 2016, AP 1 e PI 2 hanno informato il notaio dell’esistenza d’“importanti difetti occulti” riscontrati nelle proprietà vendute, invitandola a non versare la parte del prezzo ancora depositato presso di lei. Gli acquirenti hanno poi notificato alla venditrice l’eccezione di errore essenziale nel senso dell’art. 24 cpv. 1 n. 4 CO, chiedendo l’annullamento del contratto e la riconsegna dell’importo depositato.
D. Ad istanza di AP 1 diretta contro AO 1, il 22 giugno 2016 il Pretore del Distretto di Lugano, sezione 5, ha decretato in virtù dell’art. 271 cpv. 1 n. 4 LEF (domicilio all’estero del debitore) il sequestro del “credito di complessivi fr. 2'604'000.– vantato dalla convenuta nei confronti del notaio avv. PI 1, _, credito pari agli importi versati e ancora depositati sul conto clienti del notaio PI 1 presso la _ nel seguente modo: CHF 130'200.– sul conto CHF IBAN n. _ ed € 2'260'416.67 sul conto EUR IBAN n. _”. Quale titolo del credito, è stata indicata la “pretesa in restituzione della prestazione ex art. 23 e segg. CO”.
E. Statuendo con decisione 29 novembre 2016 il Pretore ha respinto sia l’opposizione al sequestro presentata il 3 agosto 2016 da AO 1, sia la sua domanda volta a obbligare AP 1 a prestare una garanzia di fr. 200'000.–, ponendo a carico dell’opponente le spese processuali di fr. 2'000.– e a favore del sequestrante ripetibili di fr. 12'000.–.
F. Contro la sentenza appena citata RE 1 è insorta a questa Camera con un reclamo del 12 dicembre 2016, che è stato parzialmente accolto con decisione del 19 aprile 2017, nel senso che l’opposizione è stata accolta e il sequestro revocato, mentre la richiesta di prestazione di garanzia è stata respinta. Le spese processuali di prima sede, di fr. 2'000.–, sono state poste a carico di AP 1 per fr. 1'860.– e per i rimanenti fr. 140.– a carico di AO 1, cui il sequestrante è stato condannato a versare fr. 10'000.– per ripetibili ridotte. Le spese processuali di secondo grado, di complessivi fr. 3'000.–, sono state poste a carico di CO 1 per fr. 2'790.– e per i rimanenti fr. 210.– a carico di RE 1, cui CO 1 è stato condannato a rifondere fr. 12'000.– per ripetibili ridotte.
G. In precedenza, o meglio lo stesso 12 dicembre 2016, AP 1 aveva inoltrato alla Pretura di Lugano un’istanza per tentativo di conciliazione, intesa all’annullamento ex tunc (e in via subordinata all’accertamento della decadenza) del contratto di compravendita (e in via ancora più subordinata alla riduzione del prezzo di compravendita) e al rigetto in via definitiva dell’opposizione interposta da AO 1 all’esecuzione (n. _) a convalida del sequestro (n. _). Il 3 aprile 2017, AP 1 ha presentato una petizione con le stesse conclusioni.
H. Ottenuta l’autorizzazione LAFE, il 28 aprile 2017 il notaio avv. PI 1 ha chiesto e ottenuto l’iscrizione del trapasso di proprietà del fondo. Il successivo 1° luglio, ella ha poi disposto il pagamento di € 2'162'886.98 in favore della venditrice.
I. In conseguenza, l’8 giugno 2017 AP 1 ha desistito dalla sua azione e chiesto lo stralcio della causa, decretato poi il 7 luglio 2017.
L. Con petizione del 20 ottobre 2017, AO 1 ha convenuto AP 1 onde ottenerne la condanna a rifonderle fr. 538'044.95 oltre agli interessi del 5% dal 1° giugno 2017 “a titolo di risarcimento del danno per sequestro infondato”. Le parti si sono poi riconfermate nelle rispettive conclusioni con replica del 10 gennaio e duplica dell’8 febbraio 2018.
M. All’udienza di prime arringhe del 26 aprile 2018, le parti hanno notificato i loro mezzi di prova e hanno confermato i propri allegati, mentre il Pretore ha rinviato la sua decisione. Con disposizione del 19 giugno 2018, egli ha poi ammesso l’audizione soltanto dell’avv. PI 1 (respingendo le richieste relative ad altri undici testimoni), che è stata sentita il 4 luglio 2018, così come l’edizione dalla PI 3 dei giustificativi relativi ad alcune opere prestate dalla società a favore dell’attrice, mentre non ha ammesso la perizia tecnica richiesta da quest’ultima.
N. Le parti hanno rinunciato alla tenuta del dibattimento finale optando per la produzione di memoriali conclusivi scritti, presentati il 21 agosto 2018 dal convenuto e il giorno successivo dall’attrice.
O. Statuendo con sentenza del 18 luglio 2019, il Pretore ha parzialmente accolto la petizione e di conseguenza ha condannato il convenuto a versare all’attrice fr. 29'427.90, oltre agli interessi del 5% dal 1° giugno 2017, e fr. 112'763.23 (anziché fr. 538'044.95 complessivi), ponendo le spese processuali a carico dell’attrice per il 75% e per il rimanente 25% a carico del convenuto, cui l’attrice è stata obbligata a rifondere fr. 30'000.– per ripetibili.
P. Contro la sentenza appena citata, AP 1 è insorto a questa Camera con un appello del 6 settembre 2019, con cui ha chiesto la reiezione della petizione, protestate spese e ripetibili.
Q. Con osservazioni del 9 ottobre 2019, AO 1 ha postulato la reiezione dell’appello, protestate spese e ripetibili.

Considerando
in diritto: 1. La sentenza impugnata – emanata in materia di risarcimento danni consecutivi a un sequestro (art. 273 cpv. 2 LEF) – è una decisione di prima istanza finale e appellabile (art. 308 cpv. 1 lett. b e – a contrario – 309 CPC), contro cui è dato il rimedio dell’appello (art. 319 lett. a CPC) sempre che il valore litigioso raggiunga fr. 10'000.– “secondo l’ultima conclusione riconosciuta nella decisione” impugnata, come nel caso in esame (fr. 538'044.95). Vertente su un tipo particolare di responsabilità oggettiva (sotto, consid. 2), consecutiva a un sequestro LEF reputato infondato dall’attore, la causa non è esclusivamente disciplinata dal Codice delle obbligazioni, ma anche dall’art. 273 LEF. Va quindi considerata proposta “a norma della legge federale sulla esecuzione e sul fallimento” nel senso dell’art. 48 lett. e n. 1 della legge cantonale sull’organizzazione giudiziaria (LOG, RL 177.100), sicché l’appello rientra nella competenza della Camera di esecuzione e fallimenti (CEF) del Tribunale d’appello.
1.1 Pronunciata in procedura ordinaria (art. 251 CPC a contrario), la decisione è impugnabile entro trenta giorni dalla notificazione (art. 311 cpv. 1 CPC). Essendo la notifica avvenuta al patrocinatore dell’appellante il 23 luglio 2019 durante le ferie estive (art. 145 cpv. 1 lett. b CPC), il termine di 30 giorni, iniziato a decorrere il primo giorno utile dopo le ferie (art. 146 cpv. 1 CPC), ossia il 16 agosto 2019, è scaduto domenica 15 settembre, per cui la scadenza è stata riportata a lunedì 16 settembre 2019 (art. 142 cpv. 3 CPC), sicché presentato il 6 settembre, l’appello è senz’altro tempestivo.
1.2 Con l’appello possono essere censurati sia l’applicazione errata del diritto sia l’accertamento errato dei fatti (art. 310 CPC), fermo restando che mutazioni dell’azione, allegazioni di fatti e mezzi di prova nuovi sono ammessi nei limiti stabiliti dall’art. 317 CPC. L’appello dev’essere “motivato” (art. 311 cpv. 1 CPC) – ciò che la Camera verifica d’ufficio – nel senso che dal memoriale deve evincersi per quali ragioni la sentenza di primo grado è contestata (DTF 142 I 94 consid. 8.2 con rinvii).