Decision ID: 3ccac469-ea36-535b-8f30-479c2ac21026
Year: 2007
Language: it
Court: TI_TCAS
Chamber: TI_TCAS_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: social_law

ritenuto,
in fatto
1.1. RI 1, classe _, precedentemente attiva quale operaia, nel mese di gennaio 2003 ha presentato una domanda di prestazioni AI per adulti per problemi alla schiena (doc. AI 1).
Esperiti gli accertamenti del caso, con decisione 13 ottobre 2004 l’Ufficio AI ha riconosciuto il diritto ad una rendita intera dal 1° ottobre 2002 ed una mezza rendita dal 1° ottobre 2003, sulla base delle seguenti motivazioni:
"
Esito degli accertamenti:
Esaminati gli atti acquisiti in sede d'istruttoria, segnatamente di carattere medico-teorico, è giustificato riconoscere che lo stato di salute dell'assicurata le ha impedito di svolgere una normale attività lavorativa dal mese di ottobre del 2001.
A far capo dal mese di luglio del 2003, data della perizia medica a cui è stata da noi sottoposta, vi è da considerare un miglioramento dello stato di salute, il quale le avrebbe permesso di riprendere l'attività abituale nella misura del 50% o in altre attività cosiddette leggere nel rispetto delle seguenti limitazioni funzionali elencate:
non può eseguire eccessivi movimenti con il braccio sinistro, lavorare oltre l'orizzontale, portare o sollevare ripetutamente pesi superiori i 10 kg.
Su tali presupposti medici abbiamo richiesto il parere del nostro consulente in integrazione professionale, il quale con il rapporto finale del 13.08.2004 considera quanto segue:
nella precedente attività di operaia di fabbrica avrebbe potuto ricavare un salario annuo lordo di
fr.
26'420.- (stato 2002), mentre che in attività adeguata come descritto dal profilo medico (attività leggera, non qualificata con un rendimento del 50%), potrebbe ricavare un reddito annuo di
fr.
12'060.- (stato 2002).
Risulta quindi una perdita di guadagno causata dal danno alla salute pari ad un tasso del 54%
.
Decisione:
Possiamo pertanto accordare alla Signora RI 1, dapprima un grado Al del 100% dal 01.10.2002, ossia dopo 1 anno di attesa ininterrotto d'incapacità lavorativa (art. 29 cpv 1 lett. b LAI), ed in seguito, un grado Al del 54% con diritto ad una mezza rendita a partire dal 01.10.2003, ossia dopo 3 mesi del perdurare del miglioramento (art. 88 a OAI). (...)." (doc. AI 20-1)
1.2. A seguito dell’opposizione 22 ottobre 2004 presentata dall’assicurata, rappresentata dal RA 1 (doc. AI 24-1), l’Ufficio AI ha riesaminato la fattispecie, rilevando di aver determinato in modo errato il reddito da invalido.
Di conseguenza, con scritto 17 ottobre 2005 l’amministrazione ha informato l’assicurata di una possibile reformatio in pejus, poiché, utilizzando i dati statistici salariali corretti, essa non presenterebbe più un grado d’invalidità pensionabile (dal raffronto del reddito da valida di fr 29'221 con quello da invalida di fr. 20'473, ne risultava infatti un grado d’incapacità al guadagno del 30%) e quindi non avrebbe avuto più il diritto ad una rendita. Nel medesimo scritto, l’amministrazione ha assegnato un termine per la presentazione di osservazioni, con possibilità di ritirare l’opposizione (doc. AI 33-2).
1.3. Con lettera 28 ottobre 2005 il patrocinatore dell’assicurata ha trasmesso all’Ufficio AI un recente certificato dell’oncologo curante, manifestando in questo modo la volontà di continuare la procedura (doc. AI 34.-1).
Ritenuta la necessità di procedere ad ulteriori accertamenti, l’amministrazione ha incaricato il Servizio di accertamento medico dell’AI (SAM) di eseguire una perizia multidisciplinare.
Mediante rapporto 27 giugno 2006 i periti hanno concluso per un’abilità lavorativa del 70% (presenza durante il giorno, ma con rendimento ridotto) come operaia ed in attività adeguate (doc. AI 38).
Trasmessi gli atti alla consulente in integrazione professionale, con rapporto 8 settembre 2006 essa, ritenendo nel caso concreto esigibili al 70% tutte quelle attività non qualificate semplici e ripetitive, ha fissato il reddito da valida, tenendo conto delle indicazioni del datore di lavoro, in fr. 28'893. Basandosi sulla recente giurisprudenza del TFA (applicazione dei dati statistici nazionali), la consulente ha determinato in fr. 26'966 il reddito da invalida. Dal raffronto tra i due redditi, n’è scaturita un’incapacità al guadagno del 10% (doc. AI 43).
Tenuto conto delle risultanze mediche ed economiche, con decisione 18 settembre 2006, respinta l’opposizione, l’Ufficio AI ha di conseguenza statuito la soppressione della mezza rendita con effetto, in applicazione dell’art. 88bis cpv. 2 OAI, dal primo giorno del secondo mese susseguente la notifica della decisione. Esso ha anche tolto l’effetto sospensivo ad un eventuale ricorso (doc. AI 44).
1.4. Con tempestivo ricorso, in seguito completato, l’assicurata, sempre rappresentata dal RA 1, ha contestato la decisione amministrativa, chiedendone l’annullamento ed il riconoscimento di un’incapacità al guadando del 70%.
In particolare essa contesta le conclusioni della perizia SAM, allegando al proposito il rapporto 22 settembre 2006 dell’oncologo curante.
Il patrocinatore ha fatto inoltre presente che “
a seguito dell’intervento chirurgico per malattia tumorale al seno con svuotamento ascellare, contrasta il dolore, il gonfiore, e la formazione di liquidi che si ricreano, con costante terapia di linfodrenaggio e medicamentosa. La signora RI 1 ha avuto un recente ricovero ospedaliero, dal 27 settembre al 3, per infezione al braccio leso
”.
1.5. Con la risposta di causa l’Ufficio AI, confermando la correttezza della propria decisione, ha invece chiesto la reiezione del ricorso, sostenendo che il nuovo certificato medico non evidenzia una modifica dello stato di salute dell’assicurata rispetto alla valutazione del SAM.

in diritto
In ordine
2.1. La presente vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico ai sensi degli articoli 49 cpv. 2 LOG e 2 cpv. 1 LPTCA (STFA del 21 luglio 2003 nella causa N., I 707/00; STFA del 18 febbraio 2002 nella causa H., H 335/00; STFA del 4 febbraio 2002 nella causa B., H 212/00; STFA del 29 gennaio 2002 nella causa R. e R., H 220/00; STFA del 10 ottobre 2001 nella causa F., U 347/98 pubblicata in RDAT I-2002 p. 190 seg.; STFA del 22 dicembre 2000 nella causa H., H 304/99; STFA del 26 ottobre 1999 nella causa C., I 623/98).
2.2. L'assicuratore che nell'ambito della procedura di opposizione intende modificare la decisione a sfavore dell'assicurato, deve annunciare a quest'ultimo la prevista reformatio in peius e dargli la possibilità di ritirare l'opposizione (art. 12 cpv. 2 OPGA; Kieser, ATSG-Ko
mmentar, Zurigo 2003, art. 52 marg. 23, DTF 122 V 166).
Come accennato al consid. 1.2, durante la procedura di opposizione con lettera 17 ottobre 2005 l’amministrazione ha informato l’assicurata
circa la possibilità che la decisione 13 ottobre 2004 poteva essere modificata a suo sfavore (soppressione della mezza rendita), concedendole al riguardo un adeguato termine di riflessione per eventualmente ritirare la propria opposizione, in modo tale da evitare la prospettata reformatio in pejus (doc. AI 33-1).
Non avendo ritirato l’opposizione, l’Ufficio AI ha continuato con l’istruzione della causa, ordinando una perizia SAM.
Infine, con la decisione contestata, l’amministrazione ha soppresso l’erogazione della mezza rendita, il cui diritto era stato fatto decorrere, mediante decisione 13 ottobre 2004, dal 1° ottobre 2003.
Avendo di conseguenza la convenuta rispettato la succitata procedura, rispettivamente
il diritto di essere sentito ex art. 29 cpv. 2 Cost. (diritto di natura formale la cui violazione comporta, per principio, l'annullamento della decisione impugnata, cfr., al proposito, STFA del 20 aprile 2005 nella causa Z., K 24/04; DTF 127 V 431, consid. 3d/aa, pag. 437-438; DTF 126 V 130, consid. 2b, pag. 132 e le sentenze ivi citate) dell’assicurata,
il TCA può entrare nel merito del ricorso.
Nel merito
2.3. Secondo l’art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con gli art. 7 e 8 della LPGA, con invalidità s’intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata, cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio. Gli elementi fondamentali dell'invalidità, secondo la surriferita definizione, sono quindi un danno alla salute fisica o psichica conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio, e la conseguente incapacità di guadagno. Occorre quindi che il danno alla salute abbia cagionato una diminuzione della capacità di guadagno, perché il caso possa essere sottoposto all'assicurazione per l'invalidità (Scartazzini, Les rapports de causalité dans le droit suisse de la sécurité sociale, tesi Ginevra 1991, pp. 216ss).
Secondo l'art. 28 cpv. 1 LAI, in vigore sino al 31 dicembre 2003, gli assicurati hanno diritto a una rendita intera se sono invalidi almeno al 66 2/3 %, a una mezza rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono invalidi almeno al 40%. Nel suo nuovo tenore in vigore dal 1° gennaio
2004, l
'art. 28 cpv. 1 LAI prescrive che gli assicurati hanno diritto ad una rendita intera se sono invalidi almeno al 70%, a tre quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono invalidi almeno al 40%.
Ai sensi dell'art. 16 LPGA il grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto fra il reddito del lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo l'insorgenza dell'invalidità e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione, nell'esercizio di un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in condizioni normali di mercato del lavoro (reddito da invalido) e il reddito del lavoro che egli avrebbe potuto conseguire se non fosse diventato invalido (reddito da valido). Il grado d'invalidità dell'assicurato deve quindi essere determinato dal raffronto del reddito ch'egli ancora può conseguire nonostante la sua invalidità con quello che avrebbe potuto guadagnare in assenza delle affezioni di cui è portatore (RCC 1992 p. 182, 1990 p. 543; Valterio, Droit et pratique de l'assurance invalidité, Les prestations, 1985, pp. 200ss.). Si confronta perciò il reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non fosse divenuto invalido con quello ch'egli può tuttora realizzare, benché invalido, sfruttando la residua capacità lavorativa in attività da lui ragionevolmente esigibili in condizioni normali del mercato del lavoro, previa adozione di eventuali provvedimenti integrativi (metodo generale del raffronto dei redditi; DTF 128 V 30, 104 V 136; Pratique VSI 2000 p. 84). Nel confronto dei redditi la giurisprudenza - di regola - non si tiene conto di fattori estranei all'invalidità, come ad esempio la formazione professionale, le attitudini fisiche e psichiche e l'età dello assicurato (RCC 1989 p. 325; DTF 107 V 21; Scartazzini, op. cit, p. 232). La misura dell'attività ragionevolmente esigibile dipende d'altra parte dalla situazione personale dell'assicurato e dalla possibilità di applicazione di misure reintegrative. La situazione personale dell'assicurato è essenziale per la valutazione della residua capacità al guadagno. Secondo il TFA i due redditi, dalla cui differenza emerge il grado dell'incapacità di guadagno, vanno stabiliti in maniera precisa. Se ciò non è possibile, devono essere calcolati sulla base di una valutazione fondata sulle circostanze concrete (SVR 1996 IV Nr. 74; DTF 114 V 313).
2.4. Nel caso in esame, l’Ufficio AI ha ordinato una perizia multidisciplinare presso il SAM. Dal referto 27 giugno 2006 (doc. Al 38) risulta che i periti, dopo aver esposto dettagliatamente l'anamnesi, riportate le indicazioni soggettive e le constatazioni obiettive, hanno fatto capo a tre consultazioni specialistiche esterne: psichiatrica (dr. _), reumatologica (dr. _) ed oncologica (dr. _). Sulla base delle risultanze dei singoli consulti specialistici, i periti hanno posto le seguenti diagnosi:
"
(...)
5.1 Diagnosi con influsso sulla capacità lavorativa
Sindrome cervicovertebrale con/su:
·
componente
cervicobrachiale a ds.,
·
alterazioni
degenerative osteocondrotiche C6-C7.
Periartropatia omeroscapolare tendinotica bilat., soprattutto a sin.
Pregresso carcinoma duttale invasivo della mammella sin al quadrante
superoesterno con/su:
·
stadio iniziale pT1 c NO MO G2,
·
ricettori estrogenici e progestinici positivi, Ki-67 22%,
·
pregressa quadrantectomia sin. e svuotamento ascellare omalat. il 16.10.2001,
·
pregressa terapia attinica
adjuvante
(dose totale 60,6 Gy, gennaio-febbraio 2002),
·
pregressa ormonoterapia adiuvante con Zoladex mensilmente, febbraio 2002-giugno 2005,
·
ormonoterapia
adjuvante
con Tamoxifen (20 mg al dì) dal febbraio 2002, prevista per cinque anni,
·
linfedema a livello dell'arto sup. sin.,
·
tumore escisso in tessuto sano.
Fibromialgia.
Sindrome depressiva ricorrente, attualmente in remissione F 33.4.
5.2
Diagnosi senza influsso sulla capacità lavorativa
Ipertensione arteriosa (sotto trattamento) sostituzione ormonale in atto con/su:
·
pregressa tiroidectomia per struma nodoso (1980 ca.).
Osteopenia.
Anemia (con indici eritrocitari normali agli esami del 13.04.2006).
(...). "(doc. AI 38-10)
In merito alla capacità lavorativa medico-teorica globale, i periti del SAM hanno ritenuto l’assicura abile al 70% nella sua attività di operaia ed in attività leggere.
Sulle conseguenze relative alle capacità lavorativa ed all’integrazione essi hanno evidenziato:
"
(...)
8 CONSEGUENZE SULLA CAPACITA’ LAVORATIVA
Nel campo lavorativo
l'A.
è limitata dai problemi alla schiena ed all'arto sup. sin. ed in minor misura
/dal problema psichiatrico.
Tenendo conto di tutte le patologie
l'A.
presenta una capacità lavorativa
del 70% come operaia
(nell'attività da ultimo svolta) ed in attività leggere in cui non debba
eseguire movimenti ripetitivi
delle braccia contro resistenza, in cui non debba usare le braccia al disopra dei
90°, in cui possa
alternare la posizione di lavoro da seduta a quella in piedi. Questa capacità
lavorativa è presente
dal maggio 2006 (soggiorno presso il
SAM)
e continua.
Non si può attestare un peggioramento rispetto alla decisione UAI del periodo agosto -
ottobre
2004.
Si sconsigliano attività medie e pesanti.
E' importante che
l'A.
continui le cure in atto. Ciò nonostante non è da prevedere
un miglioramento
della capacità lavorativa dell'A.
(doc. AI 38-11)
9 CONSEGUENZE SULLA CAPACITÀ D’INTEGRAZIONE
In attività leggere, come descritte al nostro precedente punto,
l'A.
presenta
una capacità lavorativa
del 70% (presenza durante tutto il giorno, ma con rendimento ridotto) dal maggio
2006 (soggiorno
presso il
SAM)
e continua.
Pure come casalinga l’A. presenta una capacità lavorativa del 70% (presenza durante tutto il
giorno, ma con rendimento ridotto).
Non possiamo confermare un peggioramento rispetto alla decisione
UAI del periodo agosto
- ottobre 2004.
" (doc. AI 38-12)
2.5.
Perché un rapporto medico abbia valore probatorio è determinante che esso valuti ed esamini in maniera completa i punti litigiosi, si fondi su degli esami approfonditi, prenda conto di tutti i mali di cui si lamenta l'assicurato, sia stabilito in piena conoscenza dei suoi antecedenti (anamnesi) e sia chiaro nell'esposizione delle correlazioni mediche o nell'apprezzamento della situazione medica; le conclusioni dell'esperto devono inoltre essere motivate (
STFA 26 agosto 2004 nella causa G.S., I 355/03, consid. 5; STFA 25 febbraio 2003 nelle cause P.G., U 329/01 ed S., U 330/01; DTF 125 V 352, 122 V 160;
Meyer‐Blaser, Die Rechtspflege in der Sozialversicherung, BJM 1989, p. 31; DTF 125 V 352
; Pratique VSI 2001 p. 108, 1997 p. 123; STFA 18 marzo 2002 nella causa M., I 162/01). A proposito delle perizie mediche eseguite nell'ambito della procedura amministrativa il TFA ha già avuto modo di evidenziare che, nell'ipotesi in cui sono state eseguite da medici specializzati riconosciuti, hanno forza probatoria piena, se giungono a conclusioni logiche e sono state realizzate sulla base di accertamenti approfonditi, fintanto che indizi concreti non inducono a ritenerle inaffidabili (DTF 123 V 176, 122 V 161, 104 V 212; STFA 14 aprile 1998 nella causa O.B.; STFA 28 novembre 1996 nella causa G.F.; STFA del 24 dicembre 1993 nella causa S.H.; SVR 1998 IV Nr. 1 p. 2; SZS 1988 p. 329 e 332; ZAK 1986 p. 189).
In un'altra sentenza inedita il TFA ha inoltre considerato rilevante una perizia giudiziaria fatta esperire dal TCA al SAM. Secondo il l'Alta Corte questo servizio non può essere considerato parte in causa, nel senso che sussiste un vincolo per cui l'istituto sarebbe obbligato a tenere in particolare considerazione gli interessi specifici dell'assicurazione invalidità (STFA non pubbl. 22 maggio
1995 in
re A. C; cfr. anche DTF 123 V 178; Pratique VSI 2001 p. 110).
Nell'ambito del libero apprezzamento delle prove è in linea di principio consentito all'amministrazione e al giudice fondare la propria decisione su basi di giudizio interne all'istituto assicuratore. Per quanto riguarda l'imparzialità e l'attendibilità di simili prove, devono tuttavia essere poste delle esigenze severe (DTF 122 V 157).
In DTF 125 V 351 (= SVR 2000 UV 10, pp. 33ss.),
la nostra Corte
federale ha ribadito che ai rapporti allestiti da medici alle dipendenze di un'assicurazione deve essere riconosciuto pieno valore probante, a condizione che essi si rivelino essere concludenti, compiutamente motivati, di per sé scevri di contraddizioni e, infine, non devono sussistere degli indizi che facciano dubitare della loro attendibilità (DTF 125 V 352). Il solo fatto che il medico consultato si trovi in un rapporto di dipendenza con l'assicuratore, non permette già di metterne in dubbio l'oggettività e l'imparzialità. Devono piuttosto esistere delle particolari circostanze che permettano di ritenere come oggettivamente fondati i sospetti circa la parzialità dell'apprezzamento (DTF 125 V 354)
.
Lo stesso vale per le perizie fatte esperire da medici esterni (DTF 104 V 31; ZAK 1986 p. 188; RAMI 1993 p. 95).
Per quel che riguarda i rapporti concernenti il medico curante, secondo la generale esperienza della vita, il giudice deve tenere conto del fatto che, alla luce del rapporto di fiducia esistente con il paziente, il medico curante attesterà, in caso di dubbio, in favore del suo paziente (STFA 25 febbraio 2003 nelle cause P.G., U 329/01 e S., U 330/ 01; DTF 125 V 353; Pratique VSI 2001 p. 109; Meyer-Blaser, Rechtsprechung des Bundesgericht im Sozialversicherungsrecht, 1997, p. 230).
Se vi sono dei rapporti medici contraddittori il giudice non può evadere la procedura senza valutare l'intero materiale ed indicare i motivi per cui egli si fonda su un rapporto piuttosto che su un altro (STFA 25 febbraio 2003 nelle cause P.G., U 329/01 e S., U 330/01).
Infine, va rilevato che, affinché
un esame medico in ambito psichiatrico sia ritenuto affidabile deve adempiere diverse condizioni (Cattaneo, “La promozione dell'autonomia del disabile: esempi scelti dalle assicurazioni sociali”, in RDAT 2003-II pag. 628-
629, in
particolare la nota 158, nella quale vengono citate alcune sentenze federali e
can
tonali, in particolare la DTF 127 V 294).
In quest’ultima sentenza l'Alta Corte ha fatto proprie le considerazioni di Mosimann. In particolare, secondo questo autore (Somatoforme Störungen: Gerichte und [psychiatrische] Gutachten, in: SZS 1999 pag. 105 ss), in ambito psichiatrico l’esperto deve innanzitutto porre una diagnosi secondo una classificazione riconosciuta e pronunciarsi sulla gravità dell'affezione.
Il perito deve anche valutare l'esigibilità della ripresa di un'attività lucrativa da parte dell'assicurato. Tale prognosi deve tener conto di diversi criteri, quali il carattere premorboso, l'affezione psichica e quelle organiche croniche, la perdita d'integrazione sociale, un eventuale profitto tratto dalla malattia, il carattere cronico della malattia, la durata pluriennale della stessa con sintomi stabili o in evoluzione e l'impossibilità di ricorrere a trattamenti medici secondo la regola d'arte. La prognosi sfavorevole deve essere fatta in base all’insieme dei succitati criteri.
Inoltre, l'esperto deve esprimersi sull'aspetto psicosociale della persona esaminata.
Del resto, un rifiuto di una rendita deve ugualmente basarsi su diversi criteri, tra i quali le divergenze tra i dolori descritti e quelli osservati, le allegazioni sull'intensità dei dolori la cui descrizione rimane sul vago, l'assenza di una richiesta di cura, le evidenti divergenze tra le informazioni fornite dal paziente e quelle risultanti dall'anamnesi, il fatto che le lamentele molto dimostrative lascino l'esperto insensibile, come pure le allegazioni di grandi handicap nonostante un ambiente psico-sociale intatto (STCA inedita 27 settembre 2001 nella causa A., inc. 32.1999.124).
2.6.
2.6.1. Dopo attento esame degli atti all’inserto,
questo TCA non ha motivi per mettere in dubbio la valutazione effettuata dai periti del SAM. Essi hanno debitamente tenuto conto delle singole affezioni di cui l’assicurata è affetta, giungendo ad una conclusione logica e priva di contraddizioni circa la limitata incapacità lavorativa (30%) quale operaia ed in attività leggere adeguate.
Con il presente ricorso l’assicurata contesta le valutazioni del del SAM, facendo riferimento al certificato 22 settembre 2006 dell’oncologo curante, dr. _, avente il seguente tenore:
"
Ho preso atto di una decisione negativa per rendita di invalidità per la mia paziente, conseguente ad una valutazione del servizio accertamento medico di Bellinzona che valutava la paziente abile al lavoro al 70%.
Considerando lo stato clinico della paziente e il decorso da me osservato in questi anni, la valutazione dell'accertamento medico, sulla quale si è basata la vostra decisione, non è adeguata.
La paziente ha sempre sofferto infatti di dolori ingravescenti a livello dell'asse cervicobrachiale sinistro, di compromissione avanzata dell'uso dell'arto sinistro, colpito da linfedema, come pure la parete toracica.
Nonostante i massimi tentativi fisioterapici e farmacologici, non è stato possibile in questi anni migliorare la situazione dolorosa e invalidante dell'arto.
Non credo che questa situazione patologica possa migliorare, e comunque, generando dolori praticamente continui, configura secondo me un'inabilità lavorativa sicuramente superiore al 70%, quindi diametralmente opposta a quella considerata dall'accertamento medico.
Queste situazioni dolorose non rappresentano sintomi di una malattia tumorale attiva, ma sono esiti delle terapie chirurgiche e radianti della terapia tumorale trattata nel 2001.
In caso di controversia, è importante chiedere con tempestività una contro-perizia che dovrebbe essere affidata ad un esperto di situazioni dolorose o reumatologiche, oppure ad un esperto di fisiatria." (doc. D3)
Orbene, come rettamente evidenziato nella nota 12 dicembre 2006 da parte del SMR, il rapporto del dr. _ non evidenzia una modifica dello stato di salute rispetto alla valutazione del SAM. In particolare, gli aspetti reumatologici sono stati esaurientemente e dettagliatamente valutati dal dr. _ nel suo rapporto 22 maggio 2006. Egli ha fra l’altro accertato la presenza una sintomatologia diffusa di una sindrome a carattere fibromialgico, tenendo conto anche della problematica di linfidema a livello del braccio sinistro. Lo specialista in reumatologia, dopo la valutazione, ha concluso che la paziente è da ritenere abile al 70% in attività senza movimenti ripetitivi delle braccia o utilizzazione delle braccia sopra i 90°, con possibilità di alternare la posizione seduta a quella in piedi (doc. AI 38-22). A livello oncologico, nel rapporto 22 maggio 2005 il dr. _, non ha evidenziato una ripresa locale o sisistematica della neoplasia, facendo presente che le limitazioni a livello dell’arto superiore sinistro precludono la possibilità di un recupero di un’attività lavorativa a tempo pieno, ritenendo comunque possibile un’attività a tempo parziale tenendo conto delle limitazioni funzionali (doc. AI 38-25). Infine, il dr. _, con rapporto 22 maggio 2006, ha accertato un sindrome depressiva ricorrente attualmente in remissione (ICD-10 F33.4) che causa un’inabilità lavorativa al massimo nella misura del 10 al 15% (doc. AI 38-29). I periti del SAM, preso atto dei rapporti resi dagli specialisti coinvolti, hanno infine proceduto ad una valutazione globale dell’incapacità lavorativa priva di contraddizioni.
Infine, questo Tribunale ritiene che la refertazione medica agli atti contiene elementi chiari e sufficienti per valutare l'incapacità al guadagno dell'assicurata sino all'emanazione del querelato provvedimento, senza che si renda quindi necessario l'esperimento di ulteriori accertamenti richiesti dalla ricorrente.
Al riguardo, va fatto presente che se l'istruttoria da effettuare d'ufficio conduce l'amministrazione o il giudice, in base ad un apprezzamento coscienzioso delle prove, alla convinzione che la probabilità di determinati fatti deve essere considerata predominante e che altri provvedimenti probatori più non potrebbero modificare il risultato, si rinuncerà ad assumere altre prove (valutazione anticipata delle prove cfr. Kölz/Häner, Verwaltungsverfahren und Verwaltungsrechtspflege des Bundes, pag. 47 n. 63, Gygi, Bundesverwaltungsrechtspflege, 2° ed., pag. 274, si veda pure DTF 122 II consid. 469 consid. 41, 122 III 223 consid. 3, 119 V 344 consid. 3c con riferimenti). Un tale modo di procedere non lede il diritto di essere sentito conformemente all'art. 29 cpv. 2 Cost. (SVR 2001 IV no. 10 pag. 28 consid. 4b; riguardo al previgente art. 4 cpv. 1 v Cost., cfr. DTF 124 V 94 consid. 4b, 122 V 162 consid. 1d, 119 V 344 consid. 3c con riferimenti).
2.6.2. Con il ricorso l’assicurata ha fatto presente di essere stata degente in ospedale dal 27 settembre al 3 ottobre 2006 per infezione al braccio leso, degenza avvenuta successivamente alla decisione contestata resa il 18 settembre 2006.
Orbene, va fatto presente che eve
ntuali peggioramenti dello stato di salute risultanti dal succitato ricovero, debitamente comprovati dalla necessaria documentazione medica, subentrati successivamente alla decisione qui impugnata, possono essere fatti valere dall’assicurata mediante introduzione di una nuova domanda. Infatti, secondo
costante giurisprudenza il giudice delle assicurazioni sociali esamina la legalità delle decisioni in base alla situazione di fatto esistente al momento in cui la decisione impugnata è stata resa. I fatti accaduti posteriormente e che hanno modificato questa situazione devono di regola formare oggetto di un nuovo atto amministrativo (cfr. DTF 130 V 138 consid. 2; STFA del 23 giugno 2005 nella causa I., C 75/05 consid. 2.3.; STFA del 30 settembre 2002 nella causa N., C 43/00; STFA del 3 dicembre 2001 nella causa R., I 490/00; DLA 2000 pag. 74; STFA del 18 settembre 2000 nella causa R.S., I 278/00; STFA del 5 giugno 2000 nella causa V.P., I 76/00; DTF 121 V 366 consid. 1b e sentenze ivi citate).
2.6.3. In conclusione,
sulla base dell'affidabile e concludente perizia del SAM, alla quale va dato valore probatorio pieno (cfr. consid. 2.6), richiamato inoltre l'obbligo che incombe all'assicurata di intraprendere tutto quanto sia ragionevolmente esigibile per ovviare alle conseguenze del discapito economico cagionato dal danno alla salute (DTF 123 V 233 consid.
3c, 117 V 278 consid. 2b, 400 e riferimenti ivi citati; Riemer-Kafka, Die Pflicht zur Selbstverantwortung, Friborgo 1999, pag. 57, 551 e 572)
, è da ritenere dimostrato con il grado della verosimiglianza preponderante valido nell'ambito delle assicurazioni sociali (DTF 125 V 195 consid. 2 e i riferimenti ivi citati, 115 V 142 consid. 8b, 113 V 323 consid. 2a, 112 V 32 consid. 1c, 111 V 188 consid. 2b) che la ricorrente presenta un’abilità al lavoro del 70% sia nella sua originaria attività lucrativa che in attività adeguate.
2.7. Accertata dunque una capacità lavorativa del 70% in attività leggere adeguate, con rapporto 8 giugno 2006 la consulente in integrazione professionale ha proceduto al consueto raffronto dei redditi:
"
Calcolo CGR -
senza (ri)formazione specifica
Reddito da valido
Se avesse continuato a svolgere la sua attività abituale avrebbe potuto percepire Fr.
29'893
Reddito da invalido
Facendo riferimento alle tabelle RSS (TA1) con riduzione del 10% età, scarsa formazione, lungo periodo d'inattività, risulta un reddito da invalido di Fr.
26'966
Calcolo CGR
29'893 - 26'966
x 100 = 9,7 %
29'893
L'A.
ha una capacità di guadagno residua del 90% e un
grado di invalidità del 10%.
Proposte formative
(eventuali)
o di chiusura del caso
L'età, la scolarizzazione e l'anamnesi professionale non consentono d' promuovere alcun progetto formativo.
Non ritengo che ci siano altri provvedimenti professionali da applicare.
Sotto espressa richiesta dell'A. si rimane a disposizione per valutare la possibilità di un aiuto al collocamento.