Decision ID: 6f5b96c4-c5d7-591f-b74f-91c3105eb246
Year: 2007
Language: it
Court: TI_TCAS
Chamber: TI_TCAS_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: social_law

ritenuto,
in fatto
1.1. RI 1, classe _, di formazione parrucchiera ma esercitante l’attiva di cameriera, con decisione 25 ottobre 1993 dell’Ufficio AI (doc. AI 16-1) è stata posta al beneficio di una rendita intera con effetto dal 1° dicembre 1991 avendo nel referto 9 dicembre 1992 il dr. _, specialista in ortopedia, attestato un’incapacità lavorativa dell’80% nell’attività di cameriera ed escluso, per il momento, altre attività ragionevolmente esigibili (doc. AI 11-1).
La rendita intera è stata confermata in via di revisione il 25 maggio 1994 (doc. AI 28-1), 3 luglio 1997 (doc. AI 38-1) ed il 22 dicembre 2000 (doc. AI 42.1).
1.2. Nell’ambito dell’ultima revisione, avviata d’ufficio a seguito della comunicazione 19 novembre 2004 dell’Agenzia comunale AVS di _, nella quale venivano segnalate attività di cameriera svolte dall’assicurata (doc. AI 46-1), il 14 marzo 2005 l’Ufficio AI ha disposto l’esecuzione di una perizia multidisciplinare presso il Servizio di accertamento medico dell’AI (in seguito: SAM; doc. AI 52-1) volto in particolare ad accertare l’abilità lavorativa in attività adeguate (cfr. nota 10 marzo 2005 del dr. _ del SMR; doc. AI 51.1).
Avendo il SAM con referto 11 maggio 2005 valutato una capacità lavorativa del 25% quale parrucchiera, del 30-40% nell’ultima professione esercitata di cameriera, a dipendenza del posto di lavoro, e del 50% in un’attività leggera e adatta e come casalinga (doc. AI 54.1), l’Ufficio AI ha in seguito trasmesso il dossier al consulente in integrazione professionale.
Quest’ultimo, con rapporto 1° luglio 2005, sulla base del consueto raffronto dei redditi ha determinato una capacità di guadagno residua del 56,67% (doc. AI 58-2).
Di conseguenza, con decisione 17 luglio 2005 l’amministrazione ha ridotto la prestazione d’invalidità ad un quarto di rendita con un grado di incapacità al guadagno del 43% (doc. AI 61-1).
La soppressione della rendita è stata confermata con decisione su opposizione del 30 dicembre 2005. Parimenti è stata respinta l’istanza di assistenza giudiziaria in ambito amministrativo (doc. AI 72-1).
1.3. Avverso la succitata decisione amministrativa l’assicurata, rappresentata dall’avv. RA 1, ha presentato ricorso al TCA e postulato il ripristino della rendita intera. Dopo aver precisato di aver solo sporadicamente lavorato quale cameriera, limitatamente alla sue possibilità fisiche ed unicamente per aiutare amici e conoscenti, attivi nella ristorazione, trovatisi in emergenza personale, essa ha sostanzialmente contestato la valutazione del SAM in particolare per quel che concerne la componente psichica.
Delle singole motivazioni verrà detto, per quanto necessario, nei considerandi di diritto.
L’assicurata ha inoltre chiesto di essere posta al beneficio dell’assistenza giudiziaria.
1.4. Con la risposta di causa l’amministrazione, confermando la correttezza della propria decisione, ha postulato la reiezione del ricorso.
1.5. Pendente causa, la ricorrente ha prodotto il certificato municipa-le per l’istanza di concessione dell’assistenza giudiziaria.

in diritto
In ordine
2.1. La presente vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico ai sensi degli articoli 49 cpv. 2 LOG e 2 cpv. 1 LPTCA (STFA del 21 luglio 2003 nella causa N., I 707/00; STFA del 18 febbraio 2002 nella causa H., H 335/00; STFA del 4 febbraio 2002 nella causa B., H 212/00; STFA del 29 gennaio 2002 nella causa R. e R., H 220/00; STFA del 10 ottobre 2001 nella causa F., U 347/98 pubblicata in RDAT I-2002 p. 190 seg.; STFA del 22 dicembre 2000 nella causa H., H 304/99; STFA del 26 ottobre 1999 nella causa C., I 623/98).
Nel merito
2.2. Oggetto del contendere è la valutazione medico-teorica operata dal SAM, fatta propria dall’Ufficio AI, di ritenere l’assicurata abile al 50% in attività adeguate. Tale circostanza ha portato alla definizione, mediante il raffronto dei redditi, di un grado d’invalidità del 43%. L’assicurata sostiene infatti che non vi è stato un miglioramento della situazione valetudinaria giustificante, in via di revisione, la riduzione della rendita.
2.3. Secondo l’art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con gli art. 7 e 8 della LPGA, con invalidità s’intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata, cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio. Gli elementi fondamentali dell'invalidità, secondo la surriferita definizione, sono quindi un danno alla salute fisica o psichica conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio, e la conseguente incapacità di guadagno. Occorre quindi che il danno alla salute abbia cagionato una diminuzione della capacità di guadagno, perché il caso possa essere sottoposto all'assicurazione per l'invalidità (Scartazzini, Les rapports de causalité dans le droit suisse de la sécurité sociale, tesi Ginevra 1991, pp. 216ss).
Secondo l'art. 28 cpv. 1 LAI, in vigore sino al 31 dicembre 2003, gli assicurati hanno diritto a una rendita intera se sono invalidi almeno al 66 2/3 %, a una mezza rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono invalidi almeno al 40%. Nel suo nuovo tenore in vigore dal 1° gennaio
2004, l
'art. 28 cpv. 1 LAI prescrive che gli assicurati hanno diritto ad una rendita intera se sono invalidi almeno al 70%, a tre quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono invalidi almeno al 40%.
Ai sensi dell'art. 16 LPGA il grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto fra il reddito del lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo l'insorgenza dell'invalidità e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione, nell'esercizio di un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in condizioni normali di mercato del lavoro (reddito da invalido) e il reddito del lavoro che egli avrebbe potuto conseguire se non fosse diventato invalido (reddito da valido). Il grado d'invalidità dell'assicurato deve quindi essere determinato dal raffronto del reddito ch'egli ancora può conseguire nonostante la sua invalidità con quello che avrebbe potuto guadagnare in assenza delle affezioni di cui è portatore (RCC 1992 p. 182, 1990 p. 543; Valterio, Droit et pratique de l'assurance invalidité, Les prestations, 1985, pp. 200ss.). Si confronta perciò il reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non fosse divenuto invalido con quello ch'egli può tuttora realizzare, benché invalido, sfruttando la residua capacità lavorativa in attività da lui ragionevolmente esigibili in condizioni normali del mercato del lavoro, previa adozione di eventuali provvedimenti integrativi (metodo generale del raffronto dei redditi; DTF 128 V 30, 104 V 136; Pratique VSI 2000 p. 84). Nel confronto dei redditi la giurisprudenza - di regola - non si tiene conto di fattori estranei all'invalidità, come ad esempio la formazione professionale, le attitudini fisiche e psichiche e l'età dello assicurato (RCC 1989 p. 325; DTF 107 V 21; Scartazzini, op. cit, p. 232). La misura dell'attività ragionevolmente esigibile dipende d'altra parte dalla situazione personale dell'assicurato e dalla possibilità di applicazione di misure reintegrative. La situazione personale dell'assicurato è essenziale per la valutazione della residua capacità al guadagno. Secondo il TFA i due redditi, dalla cui differenza emerge il grado dell'incapacità di guadagno, vanno stabiliti in maniera precisa. Se ciò non è possibile, devono essere calcolati sulla base di una valutazione fondata sulle circostanze concrete (SVR 1996 IV Nr. 74; DTF 114 V 313).
2.4. Se il grado d'invalidità del beneficiario della rendita subisce una modifica, che incide in modo rilevante sul diritto alla rendita, questa sarà, per il futuro, aumentata o ridotta proporzionalmente o soppressa, d’ufficio o su richiesta (art. 17 cpv. 1 LPGA). La revisione avviene d’ufficio quando, in previsione di una possibile modificazione importante del grado d’invalidità o di grande invalidità, è stato stabilito un termine nel momento dell’erogazione della rendita o dell’assegno per grandi invalidi, o allorché si conoscono fatti o si ordinano provvedimenti che possono provocare una notevole modificazione del grado d’invalidità o della grande invalidità (art. 87 cpv. 2 OAI). Invece, se è stata inoltrata domanda di revisione, nella domanda si deve dimostrare che il grado d’invalidità o d’incapacità dell’invalido a provvedere a se stesso è modificato in misura rilevante per il diritto alle prestazioni (art. 87 cpv. 3 OAI). Infine, prescrive l’art. 87 cpv. 4 OAI che, ove la rendita o l’assegno per grandi invalidi siano stati negati perché il grado d’invalidità era insufficiente o perché l’invalido poteva provvedere a sé stesso, una nuova richiesta è riesaminata soltanto in quanto siano soddisfatte le condizioni previste nel capoverso 3.
Se la capacità al guadagno dell'assicurato migliora, v'è motivo di ammettere che il cambiamento determinante sopprime, all'occorrenza, tutto o parte del diritto a prestazioni dal momento in cui si può supporre che il miglioramento costatato perduri. Lo si deve in ogni caso tenere in considerazione allorché è durato tre mesi, senza interruzione notevole, e che presumibilmente continuerà a durare (art.
88 a
cpv. 1 OAI). Analogamente, in caso di aggravamento dell'incapacità al guadagno, occorre tener conto del cambiamento determinante il diritto a prestazioni, non appena esso perdura da tre mesi senza interruzione notevole (art.
88 a
cpv. 2 OAI). Queste norme sono applicabili non soltanto in caso di revisione della rendita, ma anche di assegnazione con effetto retroattivo di una prestazione limitata nel tempo (STFA 29 maggio 1991 nella causa St.; RCC 1984 p. 137).
La costante giurisprudenza ha stabilito che le rendite AI sono soggette a revisione non solo in caso di modifica rilevante dello stato di salute che ha un influsso sull'attività lucrativa, ma anche quando lo stato di salute è rimasto invariato, se le sue conseguenze sulla capacità di guadagno hanno subito un cambiamento importante (STFA non pubbl. 28 giugno 1994 nella causa P. P.; RCC 1989 p. 323; DTF 113 V 275, 109 V 116, 105 V 30). Affinché sia possibile la revisione di una rendita AI è dunque necessario che le condizioni cliniche e/o economiche dell'assicurato abbiano subito una modifica, tale da influire sulla perdita di guadagno.
2.5. Nell’ambito della revisione avviata d’ufficio nel novembre 2004, l’Ufficio AI ha ordinato una perizia multidisciplinare presso il SAM. Dal referto 11 maggio 2005 (doc. Al 54) risulta che i periti, dopo aver esposto dettagliatamente l'anamnesi e le constatazioni obiettive, hanno fatto capo a quattro consultazioni specialistiche esterne, di natura psichiatrica (dr. _), reumatologica (dr. _), neurologica (dr. _) e cardiologica (dr. _). Sulla base delle risultanze dei singoli consulti e del soggiorno della ricorrente presso il citato centro di accertamento, essi hanno posto le seguenti diagnosi:
"
(...)
5.1
Diagnosi con influsso sulla capacità lavorativa
Iperalimentazione associata con altri disturbi psicologici ICD-10 F50.4.
Fibromialgia.
Sindrome cervicovertebrale e cervicobranchiale sin. con
- stato dopo discectomia C5-6 sin. con stabilizzazione secondo Schmid-Robinson (dicembre 1990), con minimi deficits residui sensitivi di tipo C6 a sin.;
- osteocondrosi importante a livello C6-7 con spondilosi ant. a questo livello;
- osteocondrosi meno significativa a livello C4-5."
5.2
Diagnosi senza influsso sulla capacità lavorativa
Esiti di pericardite sicca nell'aprile 2001.
FRCV: abuso nicotinico, famigliarità e dislipidemia." (doc. AI 54-15)
In merito alla capacità lavorativa i periti del SAM hanno valutato una percentuale dell’80% nell’attività di parrucchiera, del 30-40%, a dipendenza del posto, quale cameriera e del 50% in un’attività leggera e adatta e come casalinga (cfr. punto no. 7 della perizia).
In merito alle conseguenze sulla capacità lavorativa e sulle conseguenze sulla capacità d’integrazione, il SAM ha evidenziato quanto segue:
"
CONSEGUENZE SULLA CAPACITÀ LAVORATIVA
Predominante appare la patologia reumatologia, con la presenza di una sindrome cervicovertebrale - cervicobrachiale sin. in st. dopo spondilodesi C5-6 in presenza di un'osteocondrosi importante C6-7 con spondilosi ant. a tale livello e presenza di osteocondrosi meno significativa a livello C4-5 e con la presenza di una fibromialgia.
La patologia reumatologica riduce la capacità lavorativa soprattutto nell'attività di parrucchiera e di cameriera, mentre in un'attività leggera e adatta l'incapacità lavorativa da questo punto di vista specialistico è del 40%, con una capacità lavorativa residua del 60%.
La problematica psichiatrica è caratterizzata dalla presenza di un'iperalimentazione associata con altri disturbi psicologici, patologia che riduce la capacità lavorativa nella misura del 20%.
La problematica neurologica, caratterizzata da uno stato da discectomia C5-6 con minimi deficitis residui sensitivi di tipo C6 a sin. non concorre a ridurre la capacità lavorativa dell'A..
Non abbiamo potuto attestare segni di mielopatia cervicale, come nel 1994.
La problematica cardiologica non inficia la capacità lavorativa dell'A..
Complessivamente, dunque, riteniamo che l'A. sia abile al lavoro nella misura del 50% (considerando sia la problematica reumatologica che quella psichiatrica) in un'attività leggera e adatta e come casalinga.
Come parrucchiera l'incapacità lavorativa è nella misura del 70 - 80%, mentre come cameriera l'incapacità lavorativa dipende dal posto di lavoro: presso ristoranti in cui deve portare piatti e servire ai tavoli vi è un'incapacità lavorativa almeno del 60 se non 70%. Per quanto concerne l'attività di cameriera in un bar, dove i pesi da trasportare sono limitati e dove l'A. può evitare di fare sforzi particolari con il braccio sin., l'incapacità è del 60%.
Possiamo attestare un miglioramento dello stato di salute rispetto alle valutazioni precedenti dove si segnalava la presenza di mielopatia.
CONSEGUENZE SULLA CAPACITÀ D'INTEGRAZIONE
Riteniamo che l'A. sia abile al lavoro nella misura del 50% in un'attività leggera e adatta, così come descritta dal nostro consulente reumatologo dr. _.
Concordiamo con il reumatologo ed anche con il neurologo, ritenendo che l'A. mostri segni di aggravazione; questo è sicuramente un segno prognosticamente negativo per la ripresa di un'attività lavorativa adatta e confacente." (doc. AI 54-19/20)
La ricorrente contesta tale valutazione.
2.6.
Perché un rapporto medico abbia valore probatorio è determinante che esso valuti ed esamini in maniera completa i punti litigiosi, si fondi su degli esami approfonditi, prenda conto di tutti i mali di cui si lamenta l'assicurato, sia stabilito in piena conoscenza dei suoi antecedenti (anamnesi) e sia chiaro nell'esposizione delle correlazioni mediche o nell'apprezzamento della situazione medica; le conclusioni dell'esperto devono inoltre essere motivate (
STFA 26 agosto 2004 nella causa G.S., I 355/03, consid. 5; STFA 25 febbraio 2003 nelle cause P.G., U 329/01 ed S., U 330/01; DTF 125 V 352, 122 V 160;
Meyer‐Blaser, Die Rechtspflege in der Sozialversicherung, BJM 1989, p. 31; DTF 125 V 352
; Pratique VSI 2001 p. 108, 1997 p. 123; STFA 18 marzo 2002 nella causa M., I 162/01). A proposito delle perizie mediche eseguite nell'ambito della procedura amministrativa il TFA ha già avuto modo di evidenziare che, nell'ipotesi in cui sono state eseguite da medici specializzati riconosciuti, hanno forza probatoria piena, se giungono a conclusioni logiche e sono state realizzate sulla base di accertamenti approfonditi, fintanto che indizi concreti non inducono a ritenerle inaffidabili (DTF 123 V 176, 122 V 161, 104 V 212; STFA 14 aprile 1998 nella causa O.B.; STFA 28 novembre 1996 nella causa G.F.; STFA del 24 dicembre 1993 nella causa S.H.; SVR 1998 IV Nr. 1 p. 2; SZS 1988 p. 329 e 332; ZAK 1986 p. 189).
Nell'ambito del libero apprezzamento delle prove è in linea di principio consentito all'amministrazione e al giudice fondare la propria decisione su basi di giudizio interne all'istituto assicuratore. Per quanto riguarda l'imparzialità e l'attendibilità di simili prove, devono tuttavia essere poste delle esigenze severe (DTF 122 V 157).
In DTF 125 V 351 (= SVR 2000 UV 10, pp. 33ss.),
la nostra Corte
federale ha ribadito che ai rapporti allestiti da medici alle dipendenze di un'assicurazione deve essere riconosciuto pieno valore probante, a condizione che essi si rivelino essere concludenti, compiutamente motivati, di per sé scevri di contraddizioni e, infine, non devono sussistere degli indizi che facciano dubitare della loro attendibilità (DTF 125 V 352). Il solo fatto che il medico consultato si trovi in un rapporto di dipendenza con l'assicuratore, non permette già di metterne in dubbio l'oggettività e l'imparzialità. Devono piuttosto esistere delle particolari circostanze che permettano di ritenere come oggettivamente fondati i sospetti circa la parzialità dell'apprezzamento (DTF 125 V 354)
.
Lo stesso vale per le perizie fatte esperire da medici esterni (DTF 104 V 31; ZAK 1986 p. 188; RAMI 1993 p. 95).
Le perizie affidate dagli organi dell'AI o dagli assicuratori privati, in sede di istruttoria amministrativa, a medici esterni o a servizi specializzati indipendenti, i quali fondano le proprie conclusioni su indagini approfondite e giungono a risultati concludenti, dispongono di forza probatoria piena, a meno che non sussistano indizi concreti a mettere in causa la loro credibilità (Pratique VSI 2001 p. 109; STFA 26 agosto 2004 nella causa G.C., I 355/03).
Per quel che riguarda i rapporti concernenti il medico curante, secondo la generale esperienza della vita, il giudice deve tenere conto del fatto che, alla luce del rapporto di fiducia esistente con il paziente, il medico curante attesterà, in caso di dubbio, in favore del suo paziente (STFA 25 febbraio 2003 nelle cause P.G., U 329/01 e S., U 330/ 01; DTF 125 V 353; Pratique VSI 2001 p. 109; MEYER-BLASER, Rechtsprechung des Bundesgericht im Sozialversicherungs-recht, 1997, p. 230).
Infine, va ricordato che se vi sono dei rapporti medici contraddittori il giudice non può evadere la procedura senza valutare l'intero materiale ed indicare i motivi per cui egli si fonda su un rapporto piuttosto che su un altro (STFA 25 febbraio 2003 nelle cause P.G., U 329/01 e S., U 330/01).
2.7. Dopo
attento esame della fattispecie, questo TCA non ha motivi per mettere in dubbio la valutazione effettuata dai periti del SAM. Essi hanno debitamente tenuto conto delle singole affezioni invalidanti di cui l’assicurata è affetta, giungendo ad una conclusione logica e priva di contraddizioni in merito alla capacità lavorativa del 50% in attività adeguate.
La ricorrente contesta la valutazione psichiatrica eseguita nell’ambito della perizia SAM. In particolare, con rapporto 23 aprile 2005 il perito psichiatra dr. _ ha diagnosticato una “
forma di stordimento a scopo di autosoddisfacimento nosograficamente classificabile come iperalimentazione associata con altri disturbi psicologici
(IDC10 F50.4)”, ritenendo un’inabilità lavorativa effettiva del 20% (doc. AI 54-25).
Invece, con rapporto 16 agosto 2005 la dr.ssa _, psichiatra curante dell’assicurata, diagnosticata una sindrome bulimica (ICD10 F50.3) ed uno stato depressivo di media gravità (ICD10 F32.1), ha giudicato la paziente inabile al 50% in qualsiasi attività e sostenuto che
“l’inabilità lavorativa è secondo mio parere giustificata dall’episodio depressivo di media gravità
” doc. AI 68-9).
Orbene, a prescindere dal fatto - evidenziato dall’amministrazio-ne nella decisione contestata - che l’assicurata, come risulta dal succitato rapporto 16 agosto 2005, è in cura dalla dr.ssa _ dal 25 aprile 2005, ossia tre giorni dopo la visita peritale presso il dr. _, questo TCA non può che concordare con le annotazioni 23 dicembre 2005 del dr. _, medico del SMR, il quale ha rilevato quanto segue:
"
Personalmente reputo più completa, coerente e probante ai fini assicurativi la valutazione del SAM dr. _ che ben si esprime sull'assenza di stigmate depressive tali da inficiare l'abilità lavorativa: si descrive un esame clinico privo di sintomi depressivi se non in parte anamnestici che però nel passato fino allora non hanno necessitato una presa a carico specialistica appropriata (e quindi si può anche dedurre che non si tratti di una depressione di media gravità come riportato nel medesimo periodo dalla nuova psichiatra curante). Va inoltre osservato che la terapia anch'essa è effettuata con medicazione tipica e coerente prevalentemente per malattia bulemica (fluctine) in associazione a sonnifero.
Visto queste osservazioni personalmente sono dell'opinione che la valutazione del SAM sia più probante essendo superiore nella coerenza clinica e nella valutazione di abilità lavorativa residua.
Il nuovo rapporto di parte a carattere psichiatrico non porta nulla di nuovo come patologia ma si tratta solo di una differente valutazione di esigibilità. (doc. AI 71-1)
Non va poi dimenticato che la conclusione della psichiatra curante, di ritenere la sua paziente inabile al 50% in qualsiasi attività, sostanzialmente collima, anche se con motivazioni diverse, con quella dei periti del SAM, i quali hanno ritenuto l’assicurata “
abile al lavoro nella misura del 50% (considerando la problematica reumatologica che quella psichiatrica) in un’attività leggera e adatta ...”
(doc. AI 54.20).
Nel ricorso, l’assicurata sostiene la parzialità dei periti SAM, una violazione del diritto di essere sentito e di altri principi costituzionali quali la parità di trattamento e divieto d’arbitrio.
Invero la ricorrente non motiva in maniera obiettiva e sostanziale le succitate censure, definendo il rapporto del SAM quale
““escamotage” per ribaltare situazione medicalmente acquisite anzi, semmai, peggiorate, alla luce della nuova politica “sociale” del Cantone, approfittando dell’ingenuo, se non incauto, comportamento dell’interessata
” (ricorso pag. 4).
Orbene, se da una parte l’Ufficio AI ha avviato la presente dettagliata ed approfondita revisione a seguito della già citata segnalazione 19 novembre 2004 dell’Agenzia comunale AVS di _, dall’altra tale circostanza non ha minimamente influenzato il decorso della revisione stessa. Basta solo leggere la perizia SAM di 20 pagine, redatta da diversi medici, basata tra l’altro su referti di quattro medici specialisti esterni allo stesso servizio di accertamento, per rendersi conto che si tratta di una valutazione dettagliata, approfondita ed imparziale. Al riguardo occorre ricordare che il
TFA ha considerato rilevante una perizia giudiziaria fatta esperire dal TCA al SAM, precisando che questo servizio non può essere considerato parte in causa, nel senso che sussiste un vincolo per cui l'istituto sarebbe obbligato a tenere in particolare considerazione gli interessi specifici dell'assicurazione invalidità (STFA non pubbl. 22 maggio
1995 in
re A. C; cfr. anche DTF 123 V 178; Pratique VSI 2001 p. 110).
Certo che la rendita intera decisa nel 1993 è stata confermata tre volte, nel 1994 rispettivamente nel 1997 e 2000, in sede di revisione. Tuttavia, nella risposta di causa l’Ufficio AI ha giustamente ammesso come nell’arco dei precedenti anni non abbia accertato un’eventuale residua capacità lavorativa dell’assicura-ta in attività adeguate. Al riguardo occorre ricordare che, conformemente ad un principio generale applicabile anche nel diritto delle assicurazioni sociali, all'assicurato incombe l'obbligo di ridurre il danno (DTF 123
V 233 consid.
3c, 117 V 278 consid.
2b, 400 e riferimenti ivi citati; Riemer-Kafka, Die Pflicht zur Selbstverantwortung, Friborgo 1999, pag. 57, 551 e 572).
In virtù di tale obbligo, l'assicurato deve intraprendere tutto quanto è ragionevolmente esigibile per ovviare nel miglior modo possibile alle conseguenze della sua "invalidità", segnatamente mettendo a profitto la sua residua capacità lavorativa, se necessario, in una nuova professione (DTF 113 V 28 consid.
4a e sentenze ivi citate; Landolt, Das Zumutbarkeitsprinzip im schweizerischen Sozialversicherungs-recht, tesi Zurigo 1995, pag. 296 segg.).
In casu, sostanzialmente l’amministrazione si era basata sulla perizia 9 dicembre 1992 del dr. _, specialista in ortopedia, il quale aveva valutato
“ un grado d’invalidità di almeno 80% per le mansioni di cameriera in un ristorante
”, sostenendo che
“l’assicurata è ancora bisognosa di cure tanto che per il momento non esistono altre attività ragionevolmente proponibili per consentire lo sfruttamento di una valida capacità lavorativa residuale”
(doc. AI 11-10). Se poi nella perizia 10 maggio 1994 lo stesso specialista non aveva riscontrato un miglioramento, tantomeno una stabilizzazione del quadro clinico, ma una tendenza al peggioramento (doc. AI 27-5), negli anni successivi l’ammini-strazione ha confermato la rendita sulla base dei certificati del medico curante, risalendo tuttavia l’ultima documentazione specialista ortopedica e neurologica al 1995 (doc. AI 36-3 e 36-5). È con la contestata revisione che l’Ufficio AI ha proceduto ad un esame approfondito della situazione valutedinaria dell’assicura-ta, confermando come le valutazioni del dr. _ non fossero più valide.
In conclusione, sulla base dell'affidabile e concludente perizia del SAM, alla quale va dato valore probatorio pieno (cfr. consid. 2.6), richiamato inoltre l'obbligo che incombe all'assicurata di intraprendere tutto quanto sia ragionevolmente esigibile per ovviare alle conseguenze del discapito economico cagionato dal danno alla salute (DTF 123 V 233 consid.
3c, 117 V 278 consid. 2b, 400 e riferimenti ivi citati; Riemer-Kafka, Die Pflicht zur Selbstverantwortung, Friborgo 1999, pag. 57, 551 e 572)
, è da ritenere dimostrato, con il grado della verosimiglianza preponderante valido nell'ambito delle assicurazioni sociali (DTF 125 V 195 consid. 2 e i riferimenti ivi citati, 115 V 142 consid. 8b, 113 V 323 consid. 2a, 112 V 32 consid. 1c, 111 V 188 consid. 2b), che l’assicurata presenta un’inabilità al lavoro del 50% in attività adeguate. Tale circostanza porta alla determinazione, mediante il raffronto dei redditi, di un grado d’invalidità del 43% che conferisce il diritto ad un quarto di rendita (cfr. rapporto 1 luglio 2005 del consulente in integrazione professionale; doc. AI 58-2).
2.8. Con il ricorso l’assicurata ha postulato quanto segue:
"
Oltre la gratuità della presente procedura, espressamente prevista dall’art. 22 della relativa legge di procedura, si chiede pertanto che all’insorgente siano garantite le spese di patrocinio di questa e di ogni altra istanza" (sottolineatura del redattore; cfr. ricorso punto no. 7)
Orbene, volendo interpretare quanto sopra anche alla stregua di contestazione, benché minimamente motivata, del rifiuto di gratuito patrocinio in sede amministrativa, va fatto presente quanto segue.
Ai sensi dell’art. 37 cpv. 4 LPGA durante la procedura amministrativa, se le circostanze lo esigono, il richiedente può beneficiare di patrocinio gratuito. Sussiste il diritto all’assistenza giudiziaria con gratuito patrocinio senza limitazioni temporali quando sono dati i relativi presupposti (indigenza dell’istante, causa non palesemente priva di oggetto e necessità dell’assistenza da parte di un avvocato; cfr. Kieser, ATSG-Kommentar, Zurigo 2003, ad art. 37 n. 17 pag. 399).
La necessità di patrocinio da parte di un legale, da verificare con rigore (Kieser, op. cit., ad art. 37 n. 21 pag. 400; DTF 125 V 35s consid. 4b), dipende dalle circostanze oggettive e soggettive del caso concreto, ossia dalla particolarità della norme procedurali applicabili, dalla complessità delle questioni giuridiche, dalla fattispecie poco chiara, ma anche dal richiedente. Quest’ultimo, ad esempio, non dev’essere capace di difendere i propri interessi. Qualora sussiste la minaccia di un intervento particolarmente grave nello statuto giuridico dell’indigente è di regola data la necessità di un patrocinio, altrimenti soltanto nei casi in cui oltre alla relativa complessità della fattispecie si aggiungono anche difficoltà reali e giuridiche che non possono essere risolte dal richiedente stesso
(“Falls ein besonders starker Eingriff in die Rechtsstellung des Bedürftigen droht, ist die Verbeiständung grundsätzlich geboten, andernfalls bloss, wenn zur relativen Schwere des Falls besondere tatsächliche oder rechtliche Schwierigkeiten hinzukommen, denen der Gesuchsteller auf sich alleine gestellt nicht gewachsen ist
. , cfr. DTF 125 V 35 consid.
4b e riferimenti; DTF 119 Ia 265) oppure se l’assistenza di
rappresentanti di associazioni invalidi, assistenti sociali o altre persone nel settore sociale
non può essere presa in considerazione
(“...wenn auch eine Verbeiständung durch Verbandsvertreter, Fürsorger oder andere Fach- und Vertrauensleute sozialer Institutionen nicht in Betracht fällt
“ DTF 125 V 34 consid. 2, 114 V 236 consid. 5b; cfr. STFA inedita 29 settembre 2005 nella causa G, I 369/05, consid. 2.2)
.
In casu
la fattispecie in esame non presentava elementi di particolare difficoltà, visto che rientrava nella casistica consueta dell’AI e quindi l’assistenza di un avvocato non risultava di conseguenza essere indispensabile. Del resto va tenuto conto che, come risulta dalla giurisprudenza succitata, il requisito circa la necessità di patrocinio da parte di un legale va valutato con più rigore rispetto alla richiesta di gratuito patrocinio in ambito giudiziario.
L’amministrazione ha dunque rettamente respinto la domanda di gratuito patrocinio, senza accertare l’eventuale indigenza dell’assicurata, né valutare se la causa fosse palesemente priva di successo.
2.9. Ai sensi dell’art. 61 lett. f LPGA nella procedura giudiziaria cantonale deve essere garantito il diritto di farsi patrocinare. Se le circostanze lo giustificano, il ricorrente può avere diritto al gratuito patrocinio. Tale norma di legge rispecchia sostanzialmente il tenore del vecchio art. 85 cpv. 2 lett. f LAVS, rimasto in vigore sino al 31 dicembre 2002, il quale prevedeva che l’autorità di ricorso doveva garantire il diritto di farsi patrocinare e, se del caso, l’assistenza giudiziaria. L’art. 61 lett. f LPGA mantiene il principio che i presupposti del diritto alla concessione dell’assistenza giudiziaria si esaminano sulla base del diritto federale, mentre la determinazione della relativa indennità spetta al diritto cantonale (DTF 110 V 362; Kieser, ATSG-Kommentar, 2003, Art. 61 N. 86 p. 626).
I presupposti (cumulativi) per la concessione dell’assistenza giudiziaria - rimasti invariati rispetto al vecchio diritto (Kieser, op. cit., Art. 61 N. 88s) - sono in principio dati se l’istante si trova nel bisogno (cfr. anche art. 3 Lag), se l’intervento dell’avvocato è necessario o perlomeno indicato (cfr. anche art. 14 cpv. 2 Lag) e se il processo non è palesemente privo di esito positivo (cfr. anche art. 14 cpv. 1 Lag; DTF 125 V 202 e 372 con riferimenti).
Nel caso che ci occupa, la domanda d’assistenza giudiziaria presentata dall’assicurata deve essere respinta in quanto il ricorso non presentava sin dall’inizio probabilità di esito favorevole.
Le chiare conclusioni della perizia del SAM, corroborate dalla presa di posizione del SMR in merito alla documentazione medica prodotta con l’opposizione (doc. 71-1), dovevano indurre, di primo acchito, il legale dell’assicurata di ritenere il ricorso senza alcuna possibilità di esito favorevole.
In conclusione, visto quanto precede, la decisione impugnata va confermata e il ricorso respinto.