Decision ID: 6bca1ae7-4221-5109-a0b0-670c83000bc2
Year: 2020
Language: it
Court: TI_TCAS
Chamber: TI_TCAS_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: social_law

ritenuto, in fatto
1.1. In seguito ad un controllo effettuato dalla CO 1 su tutti i coniugi pensionati e separati ma aventi lo stesso indirizzo (pag. 64), con decisione formale del 22 maggio 2019 (pag. 105), confermata dalla decisione su opposizione del 9 agosto 2019 (pag. 64), la Cassa ha accertato che RI 1, nato nel 1944, dal 2 maggio 2012 ha ripreso la vita in comune con la moglie, _, nata nel 1944, ed ha ricalcolato le loro rendite di vecchiaia, plafonandole. Tenuto conto della prescrizione di 5 anni, l’amministrazione ha fissato in fr. 20'036 l’importo da restituire da RI 1 per il periodo dal 1° giugno 2014 al 31 maggio 2019 (pag. 105). La decisione su opposizione è cresciuta incontestata in giudicato.
1.2. Il 10 ottobre 2019 RI 1 ha chiesto il condono della somma da restituire, invocando sia la buona fede che le gravi difficoltà economiche (pag. 32 e 33).
1.3. Con decisione dell’8 novembre 2019 la CO 1 ha respinto la richiesta di condono, in assenza del requisito della buona fede, poiché l’assicurato non ha mai comunicato di aver ripreso a vivere nella stessa economia domestica di sua moglie (pag. 23)
1.4. Con decisione su opposizione del 30 dicembre 2019 la CO 1 ha confermato la reiezione della domanda di condono e, effettuato il calcolo del minimo vitale, accertata un’eccedenza di fr. 672.60, ha deciso di effettuare una compensazione mensile di fr. 400 con la rendita di vecchiaia percepita da RI 1 dal mese di febbraio 2020 al fine di riottenere l’importo pagato in troppo (pag. 13).
1.5. Il 7 gennaio 2020 RI 1 si è lamentato presso la CO 1 di non aver potuto, tra l’altro, contestare il calcolo del minimo vitale (pag. 9).
1.6. Con un’ulteriore decisione su opposizione del 15 gennaio 2020, in seguito ai nuovi documenti prodotti dall’interessato (segnatamente l’aumento del premio dell’assicurazione malattie) la CO 1 ha ricalcolato il minimo vitale di RI 1 giungendo ad un’eccedenza di fr. 630.60. La CO 1 ha respinto l’opposizione e compensato mensilmente l’importo di fr. 400 con la rendita di vecchiaia percepita dal mese di febbraio 2020 (pag. 6). Il medesimo giorno la Cassa ha spiegato, con scritto separato, l’iter procedurale (doc. 5).
1.7. RI 1 è insorto al TCA contro entrambe le decisioni su opposizione, chiedendo in via principale il loro annullamento e l’accoglimento della richiesta di condono ed in via subordinata la modifica delle decisioni nel senso di annullare la compensazione di fr. 400 al mese con la rendita di vecchiaia (doc. I).
L’insorgente evidenzia di essere separato da sua moglie dal 1998 anche se per motivi personali e per la presenza di un figlio all’epoca ancora minorenne non è stato chiesto lo scioglimento del matrimonio per divorzio.
In seguito alla separazione l’interessato ha lasciato l’abitazione coniugale e si è domiciliato presso parenti a _ fino al maggio 2012.
Venuti a conoscenza del fatto che _, i parenti lo hanno sfrattato.
Solo sua moglie, da cui si era separato, si era dichiarata disposta a offrirgli una stanza nel suo appartamento. L’alloggio consisteva in una cameretta di 3 metri per 3 metri.
Dal 1° ottobre 2019 si è trasferito in un nuovo alloggio, consistente in una camera con servizio igienico e senza cucina.
Il ricorrente contesta le decisioni della Cassa sia in merito alla reiezione della richiesta di condono che della compensazione con la rendita di vecchiaia.
Circa la buona fede l’insorgente sostiene che la sua situazione è stata regolarmente annunciata alle autorità al momento in cui ha trasferito il domicilio da _ a _, e meglio all’Ufficio circondariale di tassazione ed _, presso il quale è affiliato dal 1987, che ne hanno tenuto conto. L’autorità fiscale ha infatti emanato una tassazione separata con l’indicazione “separato di fatto” e “lo stesso dicasi per la concessione della riduzione del premio LAMal”.
Per il ricorrente gli annunci di cui sopra e il fatto che le autorità cantonali “abbiano di fatto riconosciuto la “regolarità” del suo status di separato di fatto senza considerare” i coniugi “come una coppia convivente fanno sì che gli debba essere riconosciuta la buona fede necessaria per poter essere posto al beneficio del condono richiesto”. L’obbligo di annuncio della situazione all’autorità AVS competente è stato regolarmente adempiuto e nulla è stato nascosto della sua situazione abitativa. Egli poteva ritenere in buona fede di aver diritto alla rendita AVS nella misura a lui riconosciuta, rispettivamente ignorava che nonostante l’adempimento dell’obbligo d’annuncio, parte delle rendite AVS gli fosse stata versata indebitamente. D’altra parte detta ignoranza non era dovuta a sua negligenza, né vi era modo di rilevare dalle decisioni relative alle rendite AVS che la stessa avrebbe dovuto essere calcolata in modo diverso, ossia plafonandola.
Circa l’esistenza della grave difficoltà il ricorrente sostiene che il calcolo del fabbisogno è stato effettuato senza tener conto delle poste da lui indicate e meglio, secondo quanto previsto dalla sentenza 7B_275/1988 (recte: 1998 [del 14 dicembre 1998; cfr. doc. B2]) del Tribunale federale, in una sua causa, sulla base della quale occorre prendere in considerazione fr. 22 al giorno per pasti consumati fuori domicilio ritenuto che egli non ha a disposizione una cucina e deve di conseguenza consumare i pasti fuori dalla sua abituale abitazione.
Inoltre, oltre al nuovo premio LAMal, considerato dalla Cassa, egli chiede che vengano prese in considerazione le percentuali della franchigia di cassa malati per almeno fr. 100 al mese e l’uso dei mezzi pubblici a _ per fr. 49 al mese.
In conclusione, anche se non fossero dati i presupposti del condono, il calcolo del suo fabbisogno andrebbe corretto e di conseguenza annullato il punto 2 del dispositivo relativo alla compensazione di fr. 400 al mese con la rendita di vecchiaia.
Il ricorrente richiama infine dalla CO 1 l’incarto relativo alle decisioni di prestazioni AVS 22.05.2019, alla domanda di condono 10.10.2019 e alle decisioni impugnate con tutta la documentazione da lui prodotta.
1.8. Con risposta del 21 febbraio 2020, cui ha allegato l’intero incarto, la CO 1 propone la reiezione del ricorso con argomentazioni che, laddove necessario, saranno riprese in corso di motivazione (doc. III).
1.9. Il 4 marzo 2020 l’insorgente ha prodotto segnatamente il calcolo del minimo di esistenza del 17 febbraio 2020 dell’UEF di _ (dove vengono, tra l’altro, riconosciuti fr. 682 per pasti consumati fuori domicilio), la sentenza 7B.275/1998 del 14 dicembre 1998 del Tribunale federale e la successiva sentenza 15.98.229 del 18 febbraio 1999 della Camera di esecuzione e fallimenti del Tribunale d’appello quale autorità di vigilanza emessa su rinvio della sentenza federale (doc. V e da B1 a B5).
1.10. Con osservazioni del 12 marzo 2020, trasmesse al ricorrente per conoscenza (doc. VIII), la Cassa ha mantenuto la sua posizione, evidenziando che secondo la Tabella per il calcolo del minimo di esistenza agli effetti del diritto esecutivo in vigore dal 1° settembre 2009 ed emanata dalla CEF, le spese per i pasti fuori casa sono prese in considerazione solo se spese indispensabili connesse all’esercizio di una professione o di un mestiere. Inoltre la CO 1 non conosce la fattispecie concreta per il calcolo eseguito dall’UEF di _ il 17 febbraio 2020 (doc. VII).

in diritto
in ordine
2.1. Con decisione formale del 10 ottobre 2019 la CO 1 ha respinto la domanda di condono dell’insorgente in assenza del presupposto della buona fede (pag. 23).
Tramite decisione su opposizione del 30 dicembre 2019, oltre a respingere le censure dell’assicurato in merito alla richiesta di condono, la Cassa ha anche deciso di compensare fr. 400 al mese con la rendita di vecchiaia percepita dal ricorrente a partire dal mese di febbraio 2020 (pag. 14).
In seguito alle contestazioni sollevate dall’assicurato in data 7 gennaio 2020 in merito al calcolo del minimo vitale (pag. 9), con decisione su opposizione del 15 gennaio 2020 la Cassa ha ricalcolato l’eccedenza mensile a sua disposizione, riducendo l’importo della quota pignorabile da fr. 672.60 a fr. 630.60, ma mantenendo la compensazione di fr. 400 (pag. 6).
2.2. Secondo l’art. 49 cpv. 1 LPGA nei casi di ragguardevole entità o quando vi è disaccordo con l’interessato, l’assicuratore deve emanare per scritto le decisioni in materia di prestazioni, crediti e ingiunzioni. Una domanda relativa a una decisione d’accertamento deve essere soddisfatta se il richiedente fa valere un interesse degno di protezione (art. 49 cpv. 2 LPGA).
Per l’art. 49 cpv. 3 LPGA le decisioni sono accompagnate da un avvertimento relativo ai rimedi giuridici. Devono essere motivate se non corrispondono interamente alle richieste delle parti. La notificazione irregolare di una decisione non deve provocare pregiudizi per l’interessato.
Ai sensi dell’art. 51 cpv. 1 LPGA le prestazioni, i crediti e le ingiunzioni che non sono contemplati nell’art. 49 cpv. 1 possono essere sbrigati con una procedura semplificata. L’art. 51 cpv. 2 LPGA prevede che l’interessato può esigere che sia emanata una decisione.