Decision ID: 28e72c33-c59a-57f4-b4e1-2ae28087707c
Year: 2002
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_002
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: civil_law

ritenuto in fatto:
A. Nei mesi di novembre e dicembre 1998, la ditta _ forniva alla _ diversi armadi con i relativi accessori, che la attrice provvedeva a montare per conto della convenuta in un appartamento di _. Per queste forniture, la parte attrice ha emesso tre fatture di complessive lit. 27'230’000 (doc. B, C e D). Il 16 febbraio 1999 la _ versava un acconto pari a lit. 10'000'000; mentre, la _ postulava il pagamento del rimanente saldo (doc. E, F, G).
B. Tra le parti sono sorte contestazioni quo alla fatturazione e alla qualità della merce fornita; la _ ha quindi rifiutato ogni ulteriore versamento a favore della controparte. Con precetto esecutivo n. _ dell’UEF di Bellinzona l’attrice escuteva la convenuta per fr. 14’300.-- oltre interessi al 7% dal 27 gennaio 2000 e spese esecutive. Contro detto precetto la _ ha interposto opposizione.
C. Con petizione 25 Iuglio 2000 l’attrice chiedeva il pagamento della somma di fr. 14’300.-- (importo ridotto in sede di replica a fr. 13'956.30) in base al contratto di compravendita che sarebbe venuto in essere tra le parti. A mente della parte attrice, la fornitura sarebbe stata priva di difetti e ogni contestazione riguardo alla qualità della merce o ai prezzi fatturati risulterebbe tardiva.
D. Con risposta 20 ottobre 2000 la convenuta si è opposta alla pretesa attorea, adducendo che il saldo di lit. 17'230’00 non sarebbe stato versato, poiché la fattura sarebbe stata eccessiva e il saggio di interesse e il tasso di cambio errati; le opere avrebbero inoltre presentato vari difetti, che la _ avrebbe tempestivamente segnalato alla attrice. Infine, la convenuta poneva in compensazione una propria pretesa di fr. 11'200.-- (spese legate a montaggio, smontag-gio e trasporto degli armadi che hanno dovuto essere rilaccati e rimessi in squadra), nonché i costi di trasporto del materiale in fabbrica e il minor valore dell’opera.
E. Con giudizio 1. marzo 2002, il Pretore accoglieva la petizione presentata dalla _ limitatamente all’importo di fr. 775.35 oltre accessori. Innanzitutto il primo giudice ha qualificato il contratto tra le parti come appalto, in quanto gli armadi a muro erano stati prodotti su misura per l’appartamento di _ (art. 363 ss. CO). Inoltre, a mente del Pretore le opere presentavano varie imperfezioni che la committente avrebbe notificato tempestivamente all’altra parte. Il credito originario della attrice veniva quantificato in fr. 13'169.85 (cambio valuta alla data della sentenza, corrispondente a fr. 1.48 per 1 Euro), alla quale veniva opposto un credito di fr. 12'394.50 riconosciuto alla _ per i costi di montaggio, smontaggio e trasporto degli armadi difettosi.
F. L’appello 4 dicembre 2001 e le osservazioni 24 gennaio 2002 ricalcano in grandi linee quanto esposto negli allegati presentati in prima istanza.

considerato in diritto:
1. Tra le parti, circostanza non più contestata, è venuto in essere un contratto di appalto ai sensi degli art. 363 CC. Secondo tale norma, l’appalto è un contratto per cui l’appaltatore si obbliga a compiere un’opera e il committente a pagare una mercede. In effetti, nel caso specifico, la _ ha creato dei mobili su misura e appositamente per un appartamento a _; dopodiché, la stessa ha anche provveduto al montaggio in loco di tali armadi. Questo significa che la caratteristica dell’allestimento dell’opera (“Sach- und Arbeitsleistung”) è da considerarsi preponderante rispetto alla mera fornitura dell’opera (Honsell, Schweizerisches Obligationenrecht BT, 5. ed., Berna 1999, pag. 259; Zindel/Pulver, Basler Kommentar, 2. ed., Basilea/ Francoforte s.M. 1996, n. 22 ad art. 363 CO; Gauch, Werkvertrag, 4. ed., Zurigo 1996, n. 131 ss.; DTF 116 II 430). Pertanto alla fattispecie ritornano senz’altro applicabili le norme dell’appalto.
2. Nel contratto di appalto, dopo la consegna dell’opera, il committente, appena lo consenta l’ordinario corso degli affari, deve verificare lo stato e segnalare all’appaltatore gli eventuali difetti. Se il committente omette la verifica e l’avviso previsti dalla legge, l’opera è da considerarsi accettata nonostante la presenza di eventuali difetti (art. 367 e 370 CO). L’onere della prova quo all’esistenza dei difetti dell’opera e alla loro tempestiva notifica incombe sul committente (Dtf 118 II 147; Honsell, op. cit., pag. 270; Gauch, op. cit., n. 1506 ss., n. 2169 con ulteriori riferimenti e n. 2148 ss.).
Per quanto riguarda la notifica dei difetti, la stessa non necessita di alcuna forma particolare ed è da ritenersi valida se ogni singolo difetto è indicato in modo esatto così da garantire all’appaltatore la conoscenza dei singoli difetti e se dalla comunicazione è desumibile la volontà del committen-te di farli valere (Honsell, op. cit., pag. 269; Gauch, op. cit., n. 2126 ss.; Zindel/Pulver, op. cit., n. 17 ad art. 367 CO; Rep. 1993, pag. 197 ss. e 1979, pag. 312; Dtf 107 II 175).
3. Nel caso specifico è indispensabile stabilire se gli armadi confezionati dalla _ presentavano difetti, rispettivamente se _ ha provveduto alla tempestiva notifica di tali difetti.
3.1 Come rettamente esposto dal Pretore, dall’istruttoria è emerso che gli armadi forniti dalla _ presentavano varie imperfezioni. In base alle risultanze di causa, tali imperfezioni sono senz’altro da qualificare come difetti ai sensi dell’art. 368 CO. Si rileva del resto che l’appaltatore ha poi provveduto ad eliminare questi difetti.
In particolare, dall’istruttoria sono emersi i seguenti difetti dell’opera:
- laccatura degli armadi che non corrispondente a quella del campione (testi _, pag. 4, _, pag. 6 e _, pag. 8);
- difetti nell’impiallacciatura poiché si intravedeva la struttura del pannello sottostante (teste _, pag. 8);
- difetti sui coprifili, sui meccanismi di apertura dei cassetti e delle ante (mancato funzionamento delle guide e delle molle; teste _, pag. 6, teste _, pag. 8);
- difetti nelle finiture (teste _, pag. 8);
- antine nuove piallate per permetterne la chiusura e ferri montati a vista (teste _, pag. 6);
- mancanza di ferramenta per regolare i livelli ed eccentrici non funzionali (teste _, pag. 6);
- su alcune ante mancava il legno sullo spigolo e alcune erano imbarcate (teste _, pag. 4);
- chiusure non funzionanti (teste _, pag. 4);
3.2 Per quanto riguarda la tempestività della notifica dei difetti riscontrati negli armadi creati dalla parte appellante, si segnala che la _ ha certamente adempiuto tale requisito. Infatti, come pertinentemente rilevato dal Pretore, il 21 novembre 1998 operai della parte appellata hanno smontato e trasportato gli armadi fino a _, alla fabbrica della ditta _, la quale ha provveduto all’eliminazione delle imperfezioni riscontrate dalla committente (v. doc. B, C, 7; l’importazione dei mobili in Svizzera risaliva al 10/11 novembre 1998). Questo comportamento equivale quindi da notifica dei difetti ai sensi di legge.
Inoltre, si rileva che il teste _ ha confermato di aver notificato alla _ i difetti negli armadi forniti “subito dopo il montaggio” (v. verbale teste _, 5.6.2001, pag. 4). Lo stesso teste afferma inoltre che “per ovviare ai difetti, i mobili erano stati smontati da operai della convenuta e dagli stessi riportati presso l’attrice in fabbrica ...l’attrice ha sistemato i mobili i quali però, anche dopo la sistemazione, per la convenuta non andavano bene. Dopo che i mobili erano stati riportati a _ gli operai della convenuta hanno effettuato altri interventi di sistemazione lavorando per circa un mese” (v. verbale teste _, pag. 4). Anche il teste _ ha notificato a più riprese la presenza di difetti dell’opera alla _ (v. verbale teste _, 5.6.2001, pag. 8).
Unica deposizione contrastante con le risultanze appare quella fornita dal teste _, il quale sostiene che l’opera non presentava difetti; egli ha però anche affermato di non essere al corrente se gli armadi fossero poi stati sostituiti (v. verbale teste _, 5.6.2001, pag. 3). Ne discende che la portata di questa deposizione testimoniale, al contrario di quanto preteso dalla parte appellante, deve essere relativizzata e alla stessa non può essere conferita alcuna valenza di prova stante la sua discordanza e la sua imprecisione per rapporto agli elementi di fatto dedotti da altre prove (Cocchi/Trezzini, CPC-TI, Lugano 2000, n. 34 ad art. 90 CPC; Zenhäuser, Der Zeugenbeweis im Zivilprozess, Argovia 1959, pag. 137 e 142 ss.; Jolidon, Verité, justice et procédure civile, ZBJV 1973, pag. 197).
4. Se l’opera eseguita dall’appaltatore risulta essere difettosa, il committente può ricusarla oppure, in caso di difetti di minore entità, diminuire la mercede in proporzione del minor valore o chiedere, se ciò non cagioni all’appaltatore delle spese esorbitanti, la riparazione gratuita e nel caso di colpa anche il risarcimento dei danni (art. 368 cpv. 1 e 2 CO).
4.1 Nel caso specifico, ancora nel corso del mese di novembre 1998, la ditta _ si è vista costretta a smontare tutti i mobili forniti dalla _, a trasportarli in fabbrica a _ e poi a rimontarli in loco dopo l’eliminazione dei difetti da parte dell’appaltatore (doc. B, C, 7; v. verbale teste _, 5.6.2001, pag. 6 e 7). A tale proposito infatti, il teste _ ha affermato che subito dopo la posa degli armadi egli aveva ricevuto dalla _ “disposizioni di smontare completamente gli armadi. Questi sono stati reimballati e caricati sul furgone della convenuta con il quale ho trasportato io gli armadi a _ presso la fabbrica dell’attrice ...omissis... Lo smontaggio è stato eseguito da me unitamente ad altri 3 operai della _, mentre il trasporto l’ho fatto da solo ...omissis... per smontare gli armadi e trasportarli in fabbrica abbiamo impiegato un paio di giorni, più o meno” (v. verbale teste _, pag. 6).
L’appellante afferma che non tutte le ante sarebbero state trasportate a _ in quanto il teste _ avrebbe affermato che “dopo lo smontaggio ho trasportato presso l’attrice le ante degli armadi, non ricordo se tutte o soltanto una parte, e le altre parti” (v. verbale teste _, pag. 7).
Questa censura è inconferente in quanto dall’istruttoria è emerso che tutti gli armadi e tutte le ante erano stati smontati e in seguito rimontati da parte degli operai della _, con il relativo dispendio orario per la parte appellata (v. verbale teste _, pag. 6 e 7; v. anche teste _, pag. 5). Non è quindi rilevante la questione a sapere se tutte le ante sono state poi trasportate fino alla fabbrica della _, la quale ha provveduto ad eliminare i difetti notificati dalla committente (v. verbale teste _, pag. 7). Il dispendio orario e di mezzi così come calcolato dal perito giudiziario si riallaccia proprio al fatto che tutti gli armadi sono poi stati smontati per poi essere rimontati. Risultano quindi corrette le valutazioni peritali relative al tempo impiegato dagli operai della _ – 160 ore – per smontare e rimontare tutti gli armadi (v. perizia giudiziaria, risposta al quesito peritale 1).
4.2 Dall’istruttoria è emerso che il trasporto da _ a _ dopo l’eliminazione dei difetti è avvenuto da parte della _ (v. verbale teste _, pag. 7). Il perito ha concluso di poter valutare il dispendio orario “in ca. 3 ore per viaggio, compreso lo scarico in fabbrica nell’andata e 4 ore compreso il carico e scarico nel ritorno” (v. perizia giudiziaria, risposta al quesito peritale 1).
La _ ha effettuato il solo trasporto degli armadi da riparare da _ a _ per complessivi 100 km, compreso lo scarico del materiale (la distanza da _ a _ è di ca. 50 km, v. verbale teste _, pag. 4).
La _ non ha però effettuato il carico degli armadi riparati a _ per il trasporto a _; d’altro canto, dall’istruttoria non emerge chi ha effettuato lo scarico del mobilio a _.
Di conseguenza, la durata del viaggio di ritorno dalla fabbrica della _ a _ può essere valutato in due ore (infatti, per l’andata – compreso lo scarico – erano state conteggiate 3 ore).
Complessivamente, si dovranno quindi retribuire alla _ 5 ore invece di 7 ore per il trasporto degli armadi da _ a _.
4.3 Anche la censura dell’appellante relativa alla retribuzione oraria per gli operai della _ deve essere accolta. Infatti, la parte appellata in sede di risposta ha unicamente postulato una retribuzione oraria di fr. 70.-- (v. risposta 20 ottobre 2000, ad 4, pag. 3). Quindi la cifra stabilita dal Pretore di fr. 73.50, ancorché per manodopera non qualificata, non può essere accolta.
5. In base alle conclusioni peritali e alle necessarie correzioni elencate nel precedente considerando, il danno subito dalla _ a seguito della necessità di permettere all’appaltatore di eliminare i difetti riscontrati nell’opera, è da quantificare come segue (v. perizia giudiziaria, pag. 1, risposte ai quesiti peritali n. 1-4):
1) smontaggio armadi e successiva nuova posa:
- 160 ore a fr. 70.-- fr. 11'200.--
2) trasporto:
- manodopera: 5 ore a fr. 70.-- fr. 350.--
- veicolo: 100 km a fr. 1.20 fr. 120.--
3) totale fr. 11'670.--
L’importo complessivo di fr. 11'670.-- deve essere riconosciuto integralmente alla _.
6. Come rettamente stabilito dal Pretore, la parte appellante non ha provato l’applicabilità del saggio di interessi tra commercianti pari al 7% e neppure lo sconto bancario ordinario vigente in Italia (art. 104 cpv. 3 CO; DTF 116 II 140 e 122 III 55 ss., c. 4b; Schwenzer, Schweizerisches Obligationenrecht AT, Berna 1998, n. 66.09 ss.; Gauch/ Schluep/Schmid/Rey, Schweizerisches Obligationenrecht AT, 7. ed., Zurigo 1998, n. 2968, 2972 s.; Wiegand, Basler Kommentar, 2. ed., Basilea/Francoforte s.M. 1996, n. 6 ad art. 104 CO; Cocchi/Trezzini, op. cit., n. 26 ad art. 184 CPC). Pertanto può essere accordato unicamente il saggio legale del 5% a decorrere dal 27 gennaio 2000 (e non dal 27 gennaio 2001, come erroneamente trascritto dal primo giudice).
7. L’appellante sostiene infine che il Pretore avrebbe erroneamente applicato il tasso di cambio Euro - Franchi con valuta al giorno della sentenza, invece del tasso di cambio vigente il giorno della domanda di esecuzione.
A torto. Per costante giurisprudenza, il credito in valuta estera riconosciuto con sentenza nella valuta del paese deve essere convertito al tasso di cambio al momento del giudizio (Rep. 1983, pag. 286; II CCA 13.1.1997 in re R. E. AG / Z. SpA con ulteriori riferimenti).
Nel caso specifico quindi l’importo di Lit. 17'230'000 richiesto in petizione dalla _ corrisponde a Euro 8'898.55. Applicando il tasso di cambio al momento della sentenza di fr. 1.48 per 1 Euro, si ottiene l’importo di fr. 13'169.85.
8. Alla luce di quanto esposto, operando la compensazione con la somma riconosciuta alla _, l’importo che quest’ultima deve corrispondere all’appellante è pari a fr. 1'499.85 (fr. 13'169.85 ./. fr. 11'670.--) oltre interessi al 5% dal 27 gennaio 2000 (doc. D). Pertanto, l’appello viene parzialmente accolto, limitatamente a questa somma, mentre le spese e le ripetibili seguono la soccombenza.