Decision ID: 36525fc8-ef5f-531b-8741-f099e1519d1f
Year: 2021
Language: it
Court: CH_BVGE
Chamber: CH_BVGE_001
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: 

Fatti:
A.
Il (...) giugno 2020 l’interessato, di nazionalità algerina, ha depositato una
domanda d’asilo in Svizzera (cfr. atto della Segreteria di Stato della migra-
zione [SEM] n. [...]-1/1).
B.
Il richiedente l’asilo è stato sentito nel corso di un’audizione sul rilevamento
dei dati personali in data (...) giugno 2020 (cfr. atto SEM n. 11/9; di seguito:
verbale 1), rispettivamente il (...) giugno 2020 (cfr. atto SEM n. 14/2; di se-
guito: verbale 2), si è tenuto con il medesimo un colloquio ai sensi dell’art. 5
del regolamento (UE) n. 604/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio
del 26 giugno 2013 che stabilisce i criteri e i meccanismi di determinazione
dello Stato membro competente per l’esame di una domanda di protezione
internazionale presentata in uno degli Stati membri da un cittadino di un
paese terzo o da un apolide (rifusione) (Gazzetta ufficiale dell’Unione eu-
ropea [GU] L 180/31 del 29.6.2013; di seguito: Regolamento Dublino III).
Durante le medesime audizioni, l’interessato ha in particolare riferito di es-
sere espatriato dall’Algeria il (...), entrando in B._ due giorni dopo
(cfr. verbale 1, p.to 5.01 seg., pag. 5), nonché di godere di buona salute,
se non per una problematica ai denti che avrebbe già segnalato all’infer-
meria del Centro federale ove soggiornava (cfr. verbale 2). Problematica
per la quale in seguito il richiedente è stato visitato (cfr. atti SEM n. 16/3 e
n. 47/2).
C.
Con foglio di trasmissione di informazioni mediche (di seguito: F2) del (...),
si è chiesta una presa a carico psichiatrica urgente dell’interessato, ed il
medico consultato ha posto la diagnosi di scompenso psicologico su pro-
babile sindrome ansiosa depressiva (cfr. atto SEM n. 18/2). Ne è seguita
una presa in carico psichiatrica integrata ad un accompagnamento psico-
logico nell’elaborazione del trauma, con diagnosi di: episodio depressivo,
di media gravità, con sintomi “biologici” (ICD-10: F32.11); disturbo post-
traumatico da stress (ICD-10: F43.1), uso di alcool (ICD-10: Z72.1), disturbi
psichici e comportamentali dovuti all’uso di alcol: sindrome da dipendenza
(ICD-10: F10.2); nonché di una terapia farmacologica (cfr. atti SEM n. 20/4,
n. 21/2; n. 22/2, n. 25/2, n. 36/4, n. 41/3, n. 48/3, n. 58/7 e n. 68/2). Egli è
stato ricoverato per tre volte presso la (...) di C._ su base volontaria
nei periodi dal (...) al (...) (cfr. atti SEM n. 35/1, n. 36/4 e n. 38/1), a causa
di un peggioramento dello stato psicopatologico e psichiatrico, con impor-
tante incremento del consumo di alcol ed in presenza di passive idee di
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morte senza evidente progettualità anticonservativa; dal (...) al (...), data
la presenza di ideazione suicidale attiva (cfr. atti SEM n. 41/3 e n. 58/7);
nonché dal (...) al (...) (cfr. atti SEM n. 77/1 e n. 78/1). Riguardo allo stato
di salute dell’interessato si dirà, per quanto necessario, anche nei conside-
randi che seguono (cfr. infra consid. 10.3).
D.
Il (...) ottobre 2020, il ricorrente è stato sentito nell’ambito di un’audizione
ai sensi dell’art. 29 della legge sull’asilo (LAsi, RS 142.31) in relazione ai
suoi motivi d’asilo (cfr. atto SEM n. 60/15; di seguito: verbale 3). Nel corso
dello stesso egli ha segnatamente asserito di aver vissuto dalla nascita
sino a poco prima dell’espatrio nel villaggio di D._, nella provincia
di E._, di cui tre anni al (...) di E._. A causa delle problema-
tiche economiche che egli avrebbe avuto e per le quali avrebbe ricevuto
anche due condanne, sarebbe stato cacciato di casa dal padre all’età di
(...) anni, che lo riteneva aver disonorato la famiglia, e si sarebbe trasferito
presso uno zio (...). Con il padre da allora, ovvero da circa l’anno (...) o
(...), avrebbe perso tutti i contatti. Dopo un periodo di due o tre anni presso
lo zio (...), allorché quest’ultimo sarebbe stato reso edotto dal padre dell’in-
teressato che quest’ultimo avrebbe disonorato la famiglia e di non lasciarlo
più dormire a casa sua, il richiedente avrebbe deciso di trasferirsi a
F._, ove avrebbe abitato, aiutando i (...) della zona nelle loro attività,
prima di espatriare nel (...). In relazione al suo stato di salute, ha riferito di
non sentirsi bene dal profilo psicologico, in particolare asserendo di soffrire
di incubi notturni ricorrenti. La rappresentante legale dell’interessato in me-
rito alla situazione valetudinaria dell’interessato, alla fine dell’audizione, ha
rinnovato la richiesta alla SEM di predisporre un’analisi approfondita dello
stato di salute del medesimo (cfr. verbale 3, D80, pag. 11), già richiesto
dalla stessa in precedenza (cfr. atto SEM n. 58/7).
E.
Per mezzo dello scritto del 27 ottobre 2020 (cfr. atto SEM n. 67/3), la rap-
presentante legale del richiedente l’asilo ha presentato il suo parere al pro-
getto di decisione dell’autorità inferiore emanato in medesima data (cfr. atto
SEM n. 66/6). Ella ha segnatamente evidenziato che l’interessato, confron-
tato con il progetto di decisione negativa, avrebbe reagito in maniera dram-
matica, esternando forti ideazioni suicidali, al punto da aver reso necessa-
rio il trasporto al Centro federale del medesimo tramite l’assistenza, onde
evitare che quest’ultimo compisse dei gesti inconsulti. Altresì la rappresen-
tante legale ha contestato che le audizioni federali previste fossero state
più volte annullate a causa della scomparsa dell’interessato dal CFA, ma
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sarebbero invece dovute allo stato di salute psicologico e psichico del me-
desimo che non avrebbe reso fattibili lo svolgimento regolare delle mede-
sime. Ha inoltre sottolineato il carattere di estrema complessità che a
mente sua avrebbe la fattispecie in oggetto, oltreché l’incompletezza
dell’istruzione medica effettuata dalla SEM, nuovamente e segnatamente
rilevando come non disporrebbe ancora del rapporto medico inerente la
prima degenza del richiedente l’asilo in (...), nonché della visita effettuata
dal medesimo il (...). A causa di questi ultimi elementi, come pure vista la
protratta permanenza al Centro federale d’asilo dell’interessato, la causa
sarebbe dovuta passare alla procedura ampliata e non proseguita in quella
celere come effettuato invece dall’autorità inferiore. Ciò che peraltro era già
stato proposto in passato (cfr. atto SEM n. 58/7).
F.
Per il tramite del F2 del (...), i medici curanti del ricorrente, hanno riferito
che non vi fosse alcuna variazione né di diagnosi, né in relazione al quadro
psichico dell’insorgente rispetto all’ultimo colloquio effettuato, come nep-
pure in relazione alla terapia già impostata (cfr. atto SEM n. 68/2). Il (...) è
intercorso uno scambio di messaggi elettronici tra la SEM e (...), riguardo
alle condizioni psichiche del richiedente l’asilo (cfr. atto SEM n. 69/1).
G.
Con decisione del 29 ottobre 2020, notificata lo stesso giorno (cfr. atto SEM
n. 72/1), l’autorità inferiore non ha riconosciuto la qualità di rifugiato all’in-
teressato, ha respinto la sua domanda d’asilo, pronunciando nel contempo
il suo allontanamento e l’esecuzione della predetta misura, siccome am-
missibile, esigibile e possibile.
H.
Il 30 novembre 2020 (cfr. risultanze processuali) l’insorgente ha impugnato
con ricorso al Tribunale amministrativo federale (di seguito: il Tribunale) la
succitata decisione della SEM, postulando l’annullamento del provvedi-
mento impugnato e la restituzione degli atti di causa all’autorità di prime
cure per il completamento istruttorio. Parimenti, ha presentato un’istanza
di assistenza giudiziaria, nel senso dell’esenzione dal versamento delle
spese processuali e del relativo anticipo.
I.
Con decisione del 25 novembre 2020, il ricorrente è stato attribuito al (...)
G._ (cfr. atti SEM n. 82/1 e n. 84/3).
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Pagina 5
J.
Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti negli scritti saranno ripresi nei
considerandi successivi, qualora risultino decisivi per l’esito della vertenza.

Diritto:
1.
Le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla LTF,
in quanto la LAsi non preveda altrimenti (art. 6 LAsi).
Fatta eccezione per le decisioni previste all’art. 32 LTAF, il Tribunale, in virtù
dell’art. 31 LTAF, giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi dell’art. 5 PA
prese dalle autorità menzionate all’art. 33 LTAF. La SEM rientra tra dette
autorità (art. 105 LAsi).
L’atto impugnato costituisce una decisione ai sensi dell’art. 5 PA. Il ricor-
rente ha partecipato al procedimento dinanzi all’autorità inferiore, è parti-
colarmente toccato dalla decisione impugnata e vanta un interesse degno
di protezione all’annullamento o alla modificazione della stessa (art. 48
cpv. 1 lett. a–c PA). Pertanto, egli è legittimato ad aggravarsi contro di essa.
I requisiti relativi ai termini di ricorso (art. 108 cpv. 1 LAsi e art. 10 dell’Or-
dinanza sui provvedimenti nel settore dell’asilo in relazione al coronavirus
del 1° aprile 2020 [Ordinanza Covid-19 asilo, RS 142.318]), alla forma e al
contenuto dell’atto di ricorso (art. 52 cpv. 1 PA) sono soddisfatti.
Occorre pertanto entrare nel merito del ricorso.
2.
Con ricorso al Tribunale, possono essere invocati la violazione del diritto
federale e l’accertamento inesatto o incompleto dei fatti giuridicamente ri-
levanti (art. 106 cpv. 1 LAsi) e, in materia di diritto degli stranieri, pure l’ina-
deguatezza ai sensi dell’art. 49 PA (cfr. DTAF 2014/26 consid. 5). Altresì, il
Tribunale non è vincolato né dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4 PA), né dalle
considerazioni giuridiche della decisione impugnata, né dalle argomenta-
zioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2).
3.
Il Tribunale tiene conto dello stato di fatto e di diritto esistente al momento
in cui statuisce per determinare il timore di persecuzione futura o i motivi
ostativi all’esecuzione dell’allontanamento, basandosi in particolare sulla
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situazione vigente nello Stato o nella regione in oggetto al momento della
sentenza, prendendo quindi in considerazione l’evoluzione della situazione
avvenuta dopo il deposito della domanda d’asilo (cfr. DTAF 2010/44 con-
sid. 3.6, 2009/51 consid. 5.4, 2009/29 consid. 5.1, 2008/12 consid. 5.2,
2008/4 consid. 5.4 con riferimenti citati).
4.
Ai sensi dell’art. 111a cpv. 1 LAsi, il Tribunale rinuncia allo scambio di scritti.
5.
Il ricorso del 30 novembre 2020, in quanto non contiene alcuna argomen-
tazione o conclusione concernente il riconoscimento dello statuto di rifu-
giato o la concessione dell’asilo all’interessato, ma contesta essenzial-
mente l’accertamento dei fatti giuridicamente rilevanti dal profilo dello stato
di salute dell’insorgente, verte unicamente sulla questione relativa all’ese-
cuzione dell’allontanamento. Ne discende che la querelata decisione è cre-
sciuta in giudicato in materia d’asilo e per quanto concerne la pronuncia
dell’allontanamento (cifre da 1 a 3 della decisione avversata). Di conse-
guenza, il Tribunale limiterà il proprio esame ai punti 4 e 5 del dispositivo
della decisione impugnata.
6.
6.1 Nella propria decisione, la SEM ha anzitutto rilevato come l’esecuzione
dell’allontanamento dell’insorgente sarebbe ammissibile, in quanto non si
applicherebbero in specie i disposti di cui agli art. 5 LAsi e art. 3 CEDU
(RS 0.101). Proseguendo, l’autorità inferiore ha osservato che né la situa-
zione vigente nel Paese d’origine, come neppure degli ostacoli personali si
opporrebbero all’esecuzione del provvedimento. Segnatamente, per
quanto concerne lo stato valetudinario dell’interessato, egli potrà prose-
guire le cure mediche – sedute di psicoterapia – e la terapia farmacologica
prescritta, in Algeria, in quanto trattamenti medici e medicamenti sono di-
sponibili nella sua zona d’origine. A E._, vi sarebbe difatti un ospe-
dale universitario con una clinica psichiatrica affiliata. Per quanto attiene il
peggioramento del suo quadro psicologico rimarcato nel parere al progetto
di decisione dalla rappresentante legale dell’interessato, per quanto la
SEM abbia preso atto che il suo stato di salute si sarebbe aggravato, tut-
tavia la valutazione riguardo l’esecuzione del suo allontanamento non mu-
terebbe, in quanto dei trattamenti psichiatrici sarebbero disponibili nella
zona di provenienza dell’insorgente. In tale ambito, in particolare l’autorità
inferiore ha denotato come l’F2 della visita del (...) – che sarebbe giunto
alla Protezione giuridica secondo i normali processi di trasmissione – non
presenta alcuna variazione né dal lato della diagnosi, come neppure dal
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lato psichico o in relazione a quanto prescritto dal medico. La SEM avrebbe
richiesto pure un’ulteriore conferma a (...) circa il suo stato di salute, che
avrebbe confermato – con messaggio elettronico del (...) – che egli pre-
senterebbe una grande sofferenza psichica che spesso tenterebbe di auto-
medicare attraverso l’abuso di alcol, come pure che la situazione sarebbe
peggiorata nelle ultime settimane, con un aumento del consumo etile ed
una manifestazione di pensieri suicidali. Malgrado tale quadro, le informa-
zioni mediche complementari assunte dalla SEM non permetterebbero di
giungere ad una conclusione diversa riguardo l’allontanamento del ricor-
rente. Proseguendo, l’autorità resistente ha denotato come, in merito alla
richiesta di attribuire il caso alla procedura ampliata per eseguire ulteriori
accertamenti sulla salute dell’interessato, la stessa non sia stata accolta.
Invero, dal punto di vista dell’asilo, il suo caso non sarebbe stato com-
plesso e pertanto il suo trattamento sarebbe stato giustificato nell’ambito di
una procedura celere. Il suo quadro clinico, sarebbe inoltre stato appurato,
le sue problematiche mediche sarebbero note, ed ulteriori chiarimenti
nell’ambito di una procedura ampliata, non avrebbero pertanto apportato
alcun cambiamento della sua situazione dal punto di vista dell’esecuzione
del suo allontanamento. Quest’ultima sarebbe quindi ragionevolmente esi-
gibile. Infine, sarebbe pure possibile, sia sul piano tecnico che pratico.
6.2 Nel suo gravame, il ricorrente osserva dapprima come, seppure sia
stata segnalata alla SEM l’assenza delle informazioni mediche in relazione
al suo primo ricovero in (...), le stesse risulterebbero tutt’ora mancanti. Pe-
raltro la rappresentanza legale, stante i processi di comunicazione attuali,
non potrebbe prendere direttamente contatto con il servizio infermieristico
presso i CFA ([...]) come neppure con il personale medico curante. Il ricor-
rente, malgrado abbia intrapreso i passi necessari per ottenere la succitata
documentazione medica, tuttavia gli sarebbe stato negato l’accesso. Inol-
tre, l’incompletezza dell’accertamento medico nel caso dell’insorgente sa-
rebbe stata segnalata alla SEM già con comunicazioni del (...) e del (...).
Malgrado in tali missive la Protezione giuridica avrebbe rilevato la neces-
sità di accertare in maniera esaustiva e completa lo stato di salute dell’in-
sorgente, a causa del peggioramento clinico dello stesso mediante un ac-
certamento medico completo (tramite un F4), recante le diagnosi di detta-
glio, i trattamenti e le terapie necessari nonché le prognosi specifiche, tut-
tavia con la sua risposta presente nella decisione avversata, l’autorità di
prime cure avrebbe violato il diritto di essere sentito del ricorrente, oltreché
dei processi interni di trasmissione. Invero, la SEM si sarebbe pronunciata,
in sede decisionale, su di un documento – l’F2 del (...) – di cui la Protezione
giuridica ed il ricorrente non avrebbero ancora disposto, contravvenendo
pertanto al diritto di quest’ultimo di potersi esprimere al riguardo nella fase
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di valutazione della sua domanda d’asilo. Tuttavia, sia in tale documento
medico che nel messaggio elettronico di (...) del (...) – che peraltro non
chiarirebbe lo stato di salute del ricorrente, ma anzi confermerebbe un ag-
gravamento e non sarebbe stato sottoscritto da uno specialista psichiatra
ma dal personale infermieristico – vi sarebbe una conferma dell’aggrava-
mento del quadro clinico-psichico dell’insorgente con la nuova manifesta-
zione di pensieri suicidali. D’altronde non si comprenderebbe come il mes-
saggio elettronico succitato avrebbe potuto contribuire a quell’accerta-
mento medico esatto ed esaustivo necessario per la valutazione dell’ese-
cuzione dell’allontanamento, dal momento che lo stesso costituirebbe piut-
tosto un indizio della necessità di effettuare ulteriori accertamenti medici
che avrebbero dovuto condurre all’annullamento dell’imminente emissione
della decisione avversata. Il ricorrente ritiene pertanto che la SEM avrebbe
dovuto approfondire la sua situazione medica con un accertamento com-
pleto ed aggiornato della stessa da parte di uno specialista psichiatra. Tale
accertamento apparirebbe imprescindibile per procedere ad un esame in-
dividualizzato della liceità e dell’esigibilità dell’esecuzione dell’allontana-
mento dell’interessato. In effetti, tale valutazione apparirebbe possibile so-
lamente conoscendo esattamente non solo la diagnosi di dettaglio delle
patologie sofferte dal ricorrente, bensì anche il trattamento farmacologico,
psicoterapeutico e di accompagnamento necessario. Soltanto grazie a tali
informazioni mancanti, sarebbe difatti possibile esaminare la compatibilità
di un eventuale allontanamento dell’insorgente in rapporto con le prognosi,
tutt’ora assenti, con l’evoluzione clinica in caso d’interruzione delle cure
(anche temporanea), o in caso di mancato accesso nel Paese d’origine ai
trattamenti necessari ed adeguati alla situazione individuale del ricorrente.
Non avendo proceduto in tal senso, la SEM avrebbe accertato in modo
incompleto la fattispecie medica, violando il principio inquisitorio.
Proseguendo nell’analisi, il ricorrente ritiene che la trattazione della sua
domanda d’asilo in procedura celere – invece che in quella ampliata viste
le disposizioni legali applicabili in specie, il tempo trascorso dal deposito
della domanda d’asilo, così come della complessità del caso dell’insor-
gente ed alla necessità di ulteriori approfondimenti medici – avrebbe con-
corso ad un accertamento inesatto ed incompleto dei fatti giuridicamente
determinanti, provocando altresì una lesione del suo diritto alla difesa, per
i termini stretti caratterizzanti la procedura celere.
7.
L’insorgente, nel suo memoriale ricorsuale, si prevale essenzialmente, in
relazione al suo stato di salute, di un accertamento incompleto ed inesatto
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dei fatti giuridicamente rilevanti da parte della SEM, in violazione del prin-
cipio inquisitorio. Risulta pertanto necessario esaminare in primo luogo il
fondamento o meno di tali censure d’ordine formale.
7.1 Nelle procedure di natura amministrativa si applica il principio inquisi-
torio. Ciò significa che l’autorità competente deve procedere d’ufficio all’ac-
certamento esatto e completo dei fatti giuridicamente rilevanti (art. 6 LAsi
in relazione con l’art. 12 PA, art. 106 cpv. 1 lett. b LAsi). In concreto, essa
deve procurarsi la documentazione necessaria alla trattazione del caso,
chiarire le circostanze giuridiche ed amministrare a tal fine le opportune
prove a riguardo (cfr. DTAF 2012/21 consid. 5). Per accertare i fatti, l’auto-
rità si serve, se necessario, di documenti, di informazioni delle parti, di in-
formazioni e testimonianze di terzi, di sopralluoghi e di perizie (art. 12
lett. a-e PA). D’un lato, v’è un accertamento inesatto dei fatti quando la
decisione si fonda su fatti incorretti e non conformi agli atti, e dall’altro, v’è
un accertamento incompleto dei fatti quando non è tenuto conto di tutte le
circostanze di fatto giuridicamente rilevanti (cfr. DTAF 2015/10 consid. 3.2
e relativi riferimenti; KÖLZ/HÄNER/BERTSCHI, Verwaltungsverfahren und
Verwaltungsrechtspflege des Bundes, 3a ed. 2013, n. 1043, pag. 369
seg.). Il principio inquisitorio non è tuttavia illimitato, in particolare visto il
nesso con l’obbligo di collaborare delle parti (art. 13 PA ed art. 8 LAsi; cfr.
anche CHRISTOPH AUER/ANJA MARTINA BINDER, in: Auer/Müller/Schindler
[ed.], Kommentar zum Bundesgesetz über das Verwaltungsverfahren
VwVG, 2a ed. 2019, ad art. 12 PA, n. 9). Quando in sede ricorsuale ven-
gono identificate delle carenze nell’accertamento dei fatti il caso va di prin-
cipio retrocesso all’autorità di prima istanza, di modo che questa possa
procedere ad un nuovo e completo accertamento dei fatti (cfr. MOSER/
BEUSCH/KNEUBÜHLER, op. cit., n. 2.191; tra le tante la sentenza
D-6598/2019 del 4 febbraio 2020 [prevista per pubblicazione come DTAF]
consid. 5.2).
7.2 Dal canto suo, una violazione del diritto di essere sentito (garantito
all’art. 29 cpv. 2 Cost. [RS 101]) del ricorrente da parte dell’autorità di prima
istanza non comporta automaticamente l’accoglimento del gravame e l’an-
nullamento della decisione impugnata. Anche in presenza di una violazione
grave, è infatti di principio ammissibile prescindere da un rinvio all’autorità
inferiore allorquando una tale sanzione costituirebbe una mera formalità,
provocando un ritardo inutile nella procedura, incompatibile con lo stesso
interesse della parte interessata ad un’evasione celere della causa (cfr.
DTF 137 I 195 consid. 2.3.2; DTF 133 I 201 consid. 2.2). Secondo la giuri-
sprudenza e la dottrina una violazione del diritto di essere sentito può es-
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sere sanata se la persona toccata ottiene la possibilità di esprimersi in me-
rito davanti ad una autorità di ricorso che dispone del medesimo potere
d’esame dell’autorità d’esecuzione stessa (cfr. DTF 124 II 132 consid. 2d).
In tale ambito, la cognizione dell’autorità ricorsuale non va esaminata in
maniera astratta ma in base all’oggetto della controversia nel caso con-
creto (cfr. WALDMANN/BICKEL in: Waldmann/Weissenberger (ed.), Praxi-
skommentar VwVG, 2a ed. 2016, art. 29 n. 119). Trasposto in materia
d’asilo, tale principio implica che il Tribunale non potrà procedere alla ripa-
razione di una violazione del diritto di essere sentito in merito a questioni
che rientrano nella sfera del potere di apprezzamento dell’autorità inferiore
dal momento che non dispone della facoltà di controllare l’opportunità delle
decisioni di prima istanza (cfr. DTAF 2014/22 consid. 5.3).
7.3 A ragione il ricorrente sottolinea come le informazioni mediche relative
al primo ricovero in (...) dell’insorgente, che non sono neppure deducibili
dalla documentazione successiva, siano lacunose. Per quanto si intenda
censurare tale procedere da parte dell’autorità inferiore – che peraltro tale
mancanza le era stata segnalata già in due frangenti dalla rappresentante
legale dell’insorgente in corso di procedura – tuttavia la decisione avver-
sata non risulta essere inficiata da tale carenza. Invero, le diagnosi dell’in-
teressato, come pure il trattamento medico e farmacologico intrapreso nei
confronti del medesimo, sono stati chiaramente determinati sia nel F2 del
(...), che ha disposto il primo ricovero in clinica psichiatrica dell’insorgente
(cfr. atto SEM n. 36/4), che nei certificati medici successivi e più recenti del
ricorrente (cfr. atti SEM n. 41/3, n. 47/2, n. 48/3, n 58/7 e n. 68/2). Inoltre,
l’autorità avversata non si è fondata, per la presa di decisione, su delle
informazioni inerenti tale primo ricovero, che a differenza di quanto soste-
nuto dal ricorrente nel gravame, non appare dalle sue asserzioni essergli
stato negato l’accesso, in quanto gli è stato richiesto unicamente l’autoriz-
zazione del suo legale per ottenerlo (cfr. verbale 3, D80, pag. 11). Pertanto,
per quanto le informazioni su tale punto in questione siano rimaste incom-
plete, non se ne ravvisa alcun pregiudizio per il ricorrente che dovrebbe
condurre, di per sé solo, alla cassazione della decisione querelata.
7.4 Concernente poi il fatto che il ricorrente non si sia potuto esprimere
anticipatamente in merito al referto medico (F2) del (...), dalle evenienze
processuali è rilevabile come lo stesso sia giunto anche alla SEM dopo
l’emissione del suo progetto di decisione, e sia stato adeguatamente preso
in considerazione nel provvedimento sindacato, dando luogo ad una moti-
vazione specifica dell’autorità inferiore in merito. Peraltro, il medesimo ri-
guarda una visita psichiatrica con colloquio di sostegno psicologico di con-
tinuità, che non dà atto di alcuna variazione dal profilo delle diagnosi
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emesse precedentemente, come neppure rispetto al suo quadro psichico
o alla terapia prescritta precedentemente dal medico specialista (cfr. atto
SEM n. 68/2). A fronte di tali elementi, a differenza di quanto sostenuto nel
ricorso dall’insorgente, non si osserva pertanto nel procedere dell’autorità
resistente alcuna violazione del diritto di essere sentito del medesimo, o di
processi interni di trasmissione. Per di più, anche se venisse riconosciuta
una violazione di tale diritto, lo stesso sarebbe comunque stato sanato in
sede ricorsuale, in quanto l’insorgente si è potuto esprimere compiuta-
mente, prendendo pure debitamente conoscenza del medesimo certificato
medico nel frattempo, con il suo ricorso in merito a questo punto in que-
stione.
7.5 Circa l’allegato accertamento inesatto ed incompleto dei fatti giuridica-
mente rilevanti inerenti lo stato di salute del ricorrente da parte della SEM,
agli occhi del Tribunale lo stesso non sussiste. Come si vedrà anche dap-
presso (cfr. consid. 10.3.2.2), l’autorità inferiore in ragione di una diagnosi
chiara, senza alcuna variazione, come pure di una terapia medica (di se-
guito psichiatrico e di regolari colloqui di sostegno psicologico) e farmaco-
logica impostata, malgrado un peggioramento dello stato di salute dell’in-
sorgente nell’ultimo periodo – di cui nella decisione avversata l’autorità re-
sistente ha tenuto conto – poteva ritenere di non dover fare ulteriori passi
procedurali per accertare maggiormente lo stato di salute dell’insorgente.
La presente fattispecie si differenzia poi nettamente dalle sentenze dello
scrivente Tribunale citate nel gravame dall’insorgente (cfr. p.to II, pag. 8
seg.). Questo in quanto nelle precitate la SEM, malgrado ci fossero degli
elementi riguardanti lo stato di salute dell’interessato o dell’interessata in
oggetto, non avrebbe svolto alcun accertamento in proposito, violando di
convesso il principio inquisitorio. Ciò che però non appare essere il caso di
specie, essendo che l’autorità resistente, diversamente dai casi di cui alle
sentenze del Tribunale citate nel gravame, si è premurata di raccogliere e
richiedere le informazioni mediche rilevanti per la presa di decisione – a
parte quanto già sopra osservato in relazione alla documentazione del
primo ricovero in (...) dell’insorgente – nonché il ricorrente ha potuto bene-
ficiare di una presa in carico medica (in casu psichiatrica e psicologica)
adattata e necessaria al suo caso specifico, ciò che risulta palese dalla
documentazione agli atti. In realtà, l’insorgente, anche se non si esprime
specificatamente in tal senso nel gravame, con parte delle sue argomen-
tazioni inerenti l’accertamento inesatto ed incompleto dei fatti giuridica-
mente rilevanti da parte dell’autorità resistente, intende piuttosto censurare
la conclusione alla quale la SEM è giunta in punto al suo stato di salute in
relazione all’esecuzione del suo allontanamento. Sotto tale aspetto, la cen-
sura, riguardando questioni di merito, verrà trattata dappresso.
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7.6
7.6.1 Infine, in relazione alla scelta della procedura celere da parte dell’au-
torità resistente, il Tribunale rileva dapprima come la questione circa lo smi-
stamento tra quest’ultima (art. 26c LAsi) e la procedura ampliata (art. 26d
LAsi), era già stata trattata dalla precitata autorità ricorsuale nella sua sen-
tenza di principio E-6713/2019 del 9 giugno 2020 (prevista per la pubblica-
zione quale DTAF). La finalità della procedura celere è quella di giungere
ad una decisione definitiva nei casi non complessi entro 140 giorni, com-
presa la durata dell’eventuale litispendenza ricorsuale (cfr. art. 24 cpv. 4
LAsi; BRUNNER ARTHUR, Beschleunigung des Asylverfahrens in der Sch-
weiz: Verfahrensökonomie im Dienste eines fairen Verfahrens?, in: Zei-
tschrift für das gesamte Verfahrensrecht [GVRZ] 2020, pag. 8 e seg.). La
procedura celere si svolge nei CFA, nei quali i richiedenti l’asilo soggior-
nano senza essere attribuiti ad un Cantone. Sia il termine per interporre
ricorso al Tribunale (7 giorni lavorativi; art. 108 cpv. 1 LAsi) che quello per
la sua liquidazione da parte dell’autorità ricorsuale sono brevi (20 giorni;
art. 109 cpv. 1 LAsi). Per ovviare alle scadenze ravvicinate, il legislatore,
quale misura accompagnatoria (art. 35 cpv. 1 Cost.), ha previsto che ogni
richiedente l’asilo nella procedura celere abbia accesso alla consulenza e
alla rappresentanza legale gratuita (cfr. art. 102f LAsi). Per rispettare il li-
mite di 140 giorni, la procedura di prima istanza è scandita in modo rigo-
roso. Dopo il deposito della domanda d’asilo inizia la cosiddetta fase pre-
paratoria (art. 26 LAsi). Essa consente di effettuare i chiarimenti preliminari
necessari ed è innanzitutto finalizzata alla corretta preparazione dell’audi-
zione sui motivi (cfr. FF 2014 6917, 6938). In concreto la SEM rileva le
generalità del richiedente e di norma allestisce schede dattiloscopiche e
fotografiche. Può acquisire altri dati biometrici, disporre una perizia volta
ad accertare l’età, verificare mezzi di prova, documenti di viaggio e d’iden-
tità, nonché svolgere accertamenti specifici sulla provenienza e sull’identità
del richiedente (art. 26 cpv. 2 LAsi). Può altresì interrogare l’interessato
sulla sua identità, sull’itinerario seguito e, sommariamente, sui motivi che
lo hanno indotto a lasciare il suo paese (art. 26 cpv. 3 LAsi). In tale contesto
si svolge anche l’accertamento medico ex art. 26a LAsi. La durata della
fase preparatoria è di 21 giorni. Nel rispetto di questo limite massimo, il
decorso effettivo dipende dalle esigenze del singolo caso; nei casi semplici
può anche essere di solo qualche giorno (cfr. FF 2014 6917, 6938).
7.6.2 Successivamente si entra nella fase cadenzata, nel corso della quale
la domanda d’asilo è esaminata approfonditamente secondo la struttura
prevista a livello legislativo (art. 20c dell’Ordinanza 1 sull’asilo relativa a
questioni procedurali [OAsi 1; RS 142.311]). L’accertamento dei fatti giuri-
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dicamente determinanti, la concessione dei diritti alle parti, nonché la pre-
parazione e la notificazione della decisione di prima istanza, seguono un
preciso piano temporale predeterminato. In tale fase si svolge l’audizione
sui motivi d’asilo (art. 20c lett. b OAsi). Se da quest’ultima risulta che non
è possibile pronunciare una decisione nel quadro della procedura celere,
segnatamente perché sono necessari accertamenti supplementari, la do-
manda d’asilo è smistata in ampliata e il richiedente attribuito ad un Can-
tone (art. 26d LAsi e art. 20c lett. d OAsi 1). Il termine per gli accertamenti
supplementari secondo le intenzioni del legislatore comprende le indagini
che non possono essere effettuate in breve tempo. Vi rientrano per esem-
pio gli accertamenti presso rappresentanze svizzere all’estero, la richiesta
di ulteriori documenti probatori nel paese di provenienza o, eventualmente,
una nuova audizione (cfr. FF 2014 6917, 6997). Nel caso in cui non venga
effettuato un passaggio in ampliata, le decisioni emesse nella procedura
celere devono invece essere notificate entro 8 giorni lavorativi dalla con-
clusione della fase preparatoria (art. 37 cpv. 2 LAsi). Si tratta di un termine
ordinatorio la cui inosservanza non pregiudica di principio e ad essa sola
la validità della decisione di prima istanza, ma che nemmeno può essere
oltrepassato a discrezione dell’autorità inferiore. Un superamento di qual-
che giorno può essere considerato ammissibile in presenza di valide ra-
gioni e se è prevedibile che il provvedimento venga emesso durante il sog-
giorno al CFA. Al contrario, se dopo l’audizione sui motivi d’asilo v’è da
partire dall’assunto che la decisione non potrà realisticamente essere
presa entro 8 giorni lavorativi, occorrerà smistare il caso in procedura am-
pliata (cfr. sentenza del Tribunale E-6713/2019 del 9 giugno 2020 con-
sid. 8.6 e riferimenti citati; sentenze D-5482/2020 del 26 novembre 2020
consid. 7.2, D-759/2020 del 17 novembre 2020 consid. 4.1 e 4.2). Il ter-
mine di ricorso nella procedura ampliata è di 30 giorni (art. 108 cpv. 2 LAsi),
come pure di uguale durata è il termine d’evasione del ricorso per il Tribu-
nale amministrativo federale (art. 109 cpv. 2 LAsi; cfr. sentenza
E-6713/2019 consid. 7.3). Il Tribunale, nella stessa sentenza E-6713/2019
summenzionata ha anche osservato come non vi sia alcun diritto rivendi-
cabile per la trattazione di una domanda d’asilo nella procedura celere o in
quella ampliata (cfr. consid. 9.2), essendo che la cernita del tipo di proce-
dura incombe alla SEM in forza ai criteri sopra esposti (cfr. consid. 7-8).
Tuttavia, la trattazione di un caso nella procedura celere invece che in
quella ampliata, può comportare, in alcuni casi, in connessione con il ter-
mine ricorsuale di sette giorni lavorativi previsto nella procedura celere, la
violazione della garanzia della via giudiziaria ai sensi dell’art. 29a Cost.,
nonché nello stesso tempo la violazione dell’art. 13 CEDU in combinato
disposto con l’art. 3 CEDU (cfr. consid. 9 e 10 della sentenza di principio
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citata; cfr. anche nello stesso senso le sentenze D-5482/2020 del 26 no-
vembre 2020 consid. 7.2, D-759/2020 del 17 novembre 2020 consid. 4.3 e
D-4134/2020 del 14 settembre 2020 consid. 5.2).
7.6.3 Nel caso in parola, poiché la domanda d’asilo era stata presentata
dal richiedente l’asilo già in data (...) giugno 2020 (cfr. atto SEM n. 1/1),
sino all’inizio della procedura celere – ovvero con l’audizione sui motivi
d’asilo tenutasi il (...) ottobre 2020 – l’autorità inferiore ha pacificamente
superato di molto il termine ordinatorio di 21 giorni concernente la fase pre-
paratoria. La fase successiva, ha invece rispettato i termini di otto giorni
lavorativi disposti dalla procedura celere, essendo che la decisione è stata
emanata il 29 ottobre 2020. A fronte di tali elementi, per quanto il Tribunale
concordi con il ricorrente con il fatto che, vista la prevedibilità che i tempi
d’evasione nella procedura preparatoria, protrattisi in particolare a causa
dello stato di salute del medesimo e degli accertamenti medici, sarebbero
stati difficilmente rispettati, la SEM avrebbe dovuto piuttosto optare per la
procedura ampliata. Tuttavia, nel caso in parola la decisione dell’autorità
inferiore è intervenuta nei tempi normativamente previsti per quanto atti-
nente la fase in procedura celere e la scelta di quest’ultima piuttosto che
quella ampliata, non ha comportato per l’insorgente, a differenza di quanto
da egli sostenuto nel gravame, alcuna violazione del suo diritto alla difesa.
Il ricorrente è stato difatti rappresentato legalmente durante il corso dell’in-
tero iter procedurale. Inoltre il medesimo, anche se in applicazione
dell’art. 10 dell’Ordinanza Covid-19 asilo, ha potuto interporre un ricorso
entro il termine di 30 giorni, stesso termine previsto per la procedura am-
pliata, sufficientemente motivato e corposo. Per l’insorgente non è pertanto
ravvisabile alcun pregiudizio arrecatogli dalla trattazione del suo caso in
procedura celere piuttosto che in quella ampliata, avendo segnatamente
potuto presentare tutte le sue argomentazioni con il parere al progetto di
decisione della SEM, come pure successivamente con il ricorso. Il provve-
dimento impugnato, per quanto abbia superato il termine ordinatorio di 21
giorni legalmente previsto per la fase preparatoria (cfr. art. 26 cpv. 1 LAsi),
non è quindi di per sé solo un elemento sufficiente che possa condurre il
Tribunale ad annullare lo stesso. Per il resto, la censura del ricorrente
mossa nei confronti della decisione avversata circa il fatto che l’autorità
inferiore non avrebbe accertato in modo completo ed esatto i fatti in rela-
zione al suo stato di salute, come già sopra rilevato, è in realtà volta ad
ottenere un apprezzamento differente nel merito rispetto a quello di cui
all’impugnata decisione, e pertanto verrà trattata d’appresso (cfr. infra con-
sid. 10).
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7.6.4 Alla luce di tutto quanto sopra, ne consegue che né la censura rela-
tiva all’accertamento inesatto ed incompleto dei fatti determinanti da parte
dell’autorità resistente – e di convesso nemmeno la violazione del principio
inquisitorio da parte della medesima – né quella relativa alla violazione del
suo diritto alla difesa, sono destinate ad esito favorevole e devono conse-
guentemente essere respinte.
8.
8.1 Venendo ora al merito, per quanto concerne l’esecuzione dell’allonta-
namento, per rinvio dell’art. 44 LAsi, l’art. 83 LStrI prevede che la stessa
sia ammissibile (cpv. 3), esigibile (cpv. 4) e possibile (cpv. 2). In caso di non
adempimento di una di queste condizioni, la SEM dispone l’ammissione
provvisoria (art. 44 LAsi e art. 83 cpv. 1 LStrI).
8.2 Secondo prassi costante del Tribunale, circa l’apprezzamento degli
ostacoli all’esecuzione dell’allontanamento, vale lo stesso apprezzamento
della prova consacrato al riconoscimento della qualità di rifugiato, ovvero il
ricorrente deve provare o per lo meno rendere verosimile l’esistenza di un
ostacolo all’esecuzione dell’allontanamento (cfr. DTAF 2011/24 con-
sid. 10.2). Inoltre, lo stato di fatto determinante in materia di esecuzione
dell’allontanamento, è quello che esiste al momento in cui si statuisce (cfr.
DTAF 2009/51 consid. 5.4).
9.
9.1 A norma dell’art. 83 cpv. 3 LStrI, l’esecuzione dell’allontanamento non
è ammissibile quando comporterebbe una violazione degli impegni di diritto
internazionale pubblico della Svizzera. La portata di detta norma non si
esaurisce nella massima del divieto di respingimento. Anche altri impegni
di diritto internazionale della Svizzera possono essere ostativi all’esecu-
zione del rimpatrio, in particolare l’art. 3 CEDU o l’art. 3 della Convenzione
contro la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti
del 10 dicembre 1984 (Conv. tortura, RS 0.105). La Corte europea dei diritti
dell’uomo (CorteEDU) ha più volte ribadito che la sola possibilità di subire
dei maltrattamenti dovuti a una situazione di insicurezza generale o di vio-
lenza generalizzata nel Paese di destinazione non è sufficiente per ritenere
una violazione dell’art. 3 CEDU. Spetta infatti all’interessato provare o ren-
dere verosimile l’esistenza di seri motivi che permettano di ritenere che egli
correrà un reale rischio («real risk») di essere sottoposto, nel Paese verso
il quale sarà allontanato, a trattamenti contrari a detti articoli (cfr.
DTAF 2013/27 consid. 8.2 e relativi riferimenti).
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Pagina 16
9.2 Nel caso in esame, dato che l’insorgente non è riuscito a dimostrare
l’esistenza di seri pregiudizi o il fondato timore di essere esposto a tali pre-
giudizi ai sensi dell’art. 3 LAsi – essendo che le allegazioni presentate dal
ricorrente per motivare la sua domanda d’asilo sono state ritenute irrilevanti
ai sensi del predetto disposto dalla SEM nella decisione impugnata, che
non hanno fatto oggetto di contestazione da parte dell’insorgente (cfr. su-
pra consid. 5) – il principio del divieto di respingimento non trova applica-
zione nella fattispecie ed il suo rinvio verso l’Algeria è dunque ammissibile
ai sensi dell’art. 5 cpv. 1 LAsi e dell’art. 33 della Convenzione sullo statuto
dei rifugiati del 28 luglio 1952 (Conv. rifugiati, RS 0.142.30).
10.
10.1 Giusta l’art. 83 cpv. 4 LStrI l’esecuzione non può essere ragionevol-
mente esigibile qualora, nello stato di origine o di provenienza, lo straniero
venisse a trovarsi concretamente in pericolo in seguito a situazioni quali
guerra, guerra civile, violenza generalizzata o emergenza medica.
10.2 La disposizione citata si applica principalmente ai «réfugiés de la vio-
lence», ovvero agli stranieri che non adempiono le condizioni della qualità
di rifugiato, poiché non sono personalmente perseguiti, ma che fuggono da
situazioni di guerra, di guerra civile o di violenza generalizzata. Essa vale
anche nei confronti delle persone per le quali l’allontanamento comporte-
rebbe un pericolo concreto, in particolare perché esse non potrebbero più
ricevere le cure delle quali esse hanno bisogno o che sarebbero, con ogni
probabilità, condannate a dover vivere durevolmente e irrimediabilmente in
stato di totale indigenza e pertanto esposte alla fame, a una degradazione
grave del loro stato di salute, all’invalidità o persino alla morte. Tuttavia, le
difficoltà socio-economiche che costituiscono l’ordinaria quotidianità di una
regione, in particolare la penuria di cure, di alloggi, di impieghi e di mezzi
di formazione, non sono sufficienti, in sé, a concretizzare una tale esposi-
zione al pericolo. L’autorità alla quale incombe la decisione deve dunque,
in ogni singolo caso, confrontare se gli aspetti umanitari legati alla situa-
zione nella quale si troverebbe lo straniero in questione nel suo Paese
siano tali da esporlo ad un pericolo concreto (cfr. DTAF 2014/26 con-
sid. 7.6-7.7 e relativi riferimenti).
10.3 Si tratta dunque di esaminare, con riferimento ai criteri suesposti se,
tenuto conto della situazione generale vigente attualmente in Algeria, da
un lato, e della situazione personale del ricorrente, dall’altro, v’è da rilevare
un’inesigibilità dell’esecuzione dell’allontanamento o meno del medesimo.
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10.3.1 Nella fattispecie, in Algeria non vige attualmente una situazione di
guerra, guerra civile o violenza generalizzata che coinvolga l’insieme della
popolazione nella totalità del territorio nazionale (cfr. tra le altre le sentenze
del Tribunale E-5209/2020 del 14 dicembre 2020 consid. 7.3.2,
D-5217/2020 del 23 novembre 2020 consid. 7.3.1).
10.3.2
10.3.2.1 Concernente le persone in trattamento medico in Svizzera, l’ese-
cuzione dell’allontanamento diviene inesigibile nella misura in cui, nel caso
di rientro nel loro paese d’origine o di provenienza, potrebbero non ricevere
le cure essenziali che garantiscano loro delle condizioni minime d’esi-
stenza. Per cure essenziali, si intende le cure di medicina generale e d’ur-
genza assolutamente necessarie alla garanzia della dignità umana.
L’art. 83 cpv. 4 LStrI, non può invece essere interpretato quale norma che
comprenderebbe un diritto di soggiorno lui stesso indotto da un diritto ge-
nerale di accesso in Svizzera a delle misure mediche tendenti al recupero
della salute o a mantenerla, per il semplice motivo che l’infrastruttura ospe-
daliera o le regole dell’arte medica nel paese d’origine o di destinazione
dell’interessato, non raggiungono lo standard elevato elvetico (cfr.
DTAF 2011/50 consid. 8.3 con riferimenti citati). In tal senso, se le cure ne-
cessarie possono essere assicurate nel paese d’origine del richiedente,
all’occorrenza con altri trattamenti rispetto a quelli prescritti in Svizzera,
l’esecuzione dell’allontanamento in tale Paese sarà ragionevolmente esi-
gibile. Invece non lo sarà più, ai sensi della disposizione precitata se, in
ragione dell’assenza di possibilità di trattamento adeguato, lo stato di sa-
lute dell’interessato si degraderebbe così rapidamente al punto da con-
durlo in maniera certa alla messa in pericolo concreta della sua vita o ad
un pregiudizio serio, durevole e notevolmente più grave della sua integrità
fisica (cfr. DTAF 2011/50 consid. 8.3 con riferimenti citati).
10.3.2.2 Pur non volendo minimizzare le problematiche di salute psichica
del ricorrente, che presentano una certa gravità, tuttavia dagli atti all’inserto
non si evince la necessità per il medesimo di dover rimanere in Svizzera,
poiché altrimenti il suo stato di salute sarebbe seriamente messo in peri-
colo secondo la giurisprudenza summenzionata (cfr. consid. 10.3.2.1). L’in-
sorgente soffre difatti di episodio depressivo di media gravità, con sintomi
biologici; di disturbo post-traumatico da stress e di disturbi psichici e com-
portamentali dovuti all’uso di alcol: sindrome da dipendenza. Per tali dia-
gnosi il ricorrente è seguito con una presa in carico psichiatrica integrata
ad un accompagnamento psicologico, con regolari colloqui psicologici, ed
un seguito farmacologico (cfr. atti SEM n. 20/4, n. 21/2, n. 22/2, n. 36/4,
n. 41/3, n. 48/3, n. 58/7, n. 68/2). Sebbene nel mese di ottobre del corrente
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anno i medici curanti abbiano segnalato un peggioramento del quadro psi-
cologico del ricorrente, con un aumento del consumo etilico ed una defles-
sione timica, tuttavia sia le diagnosi che le terapie prescritte (anche dal
profilo farmacologico), non hanno subito alcun mutamento (cfr. atto SEM
n. 58/7: F2 del [...] e atto SEM n. 68/2). Quest’ultimo peggioramento è stato
successivo ad un secondo ricovero presso la (...) di C._ avvenuto
dal (...) al (...), reattivo alla morte della madre dell’interessato, con idea-
zione suicidale da parte dello stesso (cfr. rapporto medico del [...] di cui
all’atto SEM n. 58/7). Il suo stato psicologico e psichiatrico, come da lui
stesso allegato, appare essere collegato sia ad eventi traumatici occorsigli
in particolare nel corso del viaggio d’espatrio (morte di un compagno in
mare), come pure dal decesso della (...) e dalla situazione che vive (...)
(cfr. verbale 3, D4 segg., pag. 2 seg.), che gli creano in particolare proble-
matiche di sonno. Per quanto riguarda poi gli ultimi episodi ove egli ha
avuto delle ideazioni suicidali, con un aumento anche del consumo etilico,
si osservano successivamente ed in reazione al decesso della (...) (cfr.
certificato medico del [...] di cui all’atto SEM n. 58/7), come pure dopo che
gli era stato comunicato dalla rappresentante legale il progetto di decisione
negativo dell’autorità inferiore (cfr. atti SEM n. 67/3; n. 76/2, n. 80/3,
n. 81/2). Ora, per quanto concerne queste ultime esternazioni suicidali, un
peggioramento dello stato di salute psichica è spesso osservato quale rea-
zione nelle persone la quale domanda di protezione è stata respinta, senza
che per questo sia ravvisabile un ostacolo serio all’esecuzione del rinvio
(cfr. tra le tante la sentenza del Tribunale E-1923/2018 e E-1927/2018 del
24 aprile 2020 consid. 9.3.2.2). Dopo l’ultimo episodio di (...) del 2020, ove
il ricorrente è stato ricoverato volontariamente in clinica psichiatrica, dagli
atti all’inserto non risulta che egli abbia più dovuto effettuare delle degenze
o che le sue ideazioni suicidali e/o il suo stato di salute psichiatrico abbiano
nuovamente dovuto comportare un suo ricovero. Lo stato valetudinario
dell’insorgente, risulta pertanto essere chiaro – seppure peggiorato a livello
psicologico nell’(...) del 2020 (ed in precedenza nell’[...] del 2020, cfr. atto
SEM n. 36/4) – con delle diagnosi poste ed invariate, come pure senza
alcuna modifica appaiono essere sia la terapia farmacologica che quella di
seguito psicologico e psichiatrico integrati, di cui necessita. A fronte di tale
quadro, che presenta una certa stabilità, in Algeria, il ricorrente potrà, come
rettamente considerato anche dall’autorità inferiore che ha pure concreta-
mente analizzato le possibilità di cure presenti nel luogo di provenienza del
ricorrente, citando segnatamente nella decisione avversata l’(...) di
E._, ove risultano effettivamente essere disponibili delle cure psi-
chiatriche (cfr. < [...] >, consultato da ultimo il 17 dicembre 2020), benefi-
ciare delle cure a lui necessitanti (cfr. anche in merito al sistema di salute
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mentale algerino: Home Office, Country Policy and Information Note, Alge-
ria: Internal relocation and background information, settembre 2020, <
https://www.ecoi.net/en/file/local/2039478/Algeria_Background_Note_ <
v1.0_September_2020.pdf >, consultato il 17 dicembre 2020, in particolare
cap. 12, pag. 24 segg.; World Health Organization, Mental Health Atlas –
2017 country profiles: Algeria, < https://www.who.int/mental_health/evi-
dence/atlas/profiles-2017/DZA. pdf?ua =1 >, consultato da ultimo il 17 di-
cembre 2020). Le stesse, come pure i medicamenti per le persone seria-
mente affette psichicamente, sono dispensate gratuitamente nei vari centri
ospedalieri pubblici, senza partecipazioni ai costi da parte degli interessati
(cfr. Zoubir Benmebarek, Psychiatric services in Algeria, febbraio 2017, <
https://www.cambridge.org/core/services/aop-cambridge-core/content/vie
w/C71849C237272D097D7558D87438A286/S2056474000001598a.pdf/
psychiatric_services_in_algeria.pdf >, consultato il 17 dicembre 2020).
Pertanto, malgrado il seguito medico di persone che presentano delle pa-
tologie simili a quelle dell’interessato possano non corrispondere necessa-
riamente a quelle offerte in Svizzera, v’è da partire dal presupposto che in
Algeria il ricorrente potrà disporre delle possibilità di trattamento adeguato
ai sensi della giurisprudenza succitata (cfr. anche nello stesso senso tra le
altre la sentenza del Tribunale E-5209/2020 consid. 7.3.4).
Infine, attinente i problemi dentali riscontrati dall’insorgente (cfr. atti SEM
n. 16/3 e n. 47/2), come pure per i lividi a livello della spalla (...) e la dolen-
zia alla mobilizzazione nella zona lombare bilaterale a causa di un’aggres-
sione del (...) (cfr. atto SEM n. 32/2), e per la contusione toraco-addomi-
nale avuta a seguito ad uno scontro con la (...) (cfr. atto SEM n. 58/7), le
stesse problematiche di salute fisica risultano essere state curate in Sviz-
zera e risultano essersi completamente risolte.
10.3.3 Per il resto, non emergono ulteriori ostacoli individuali al suo allon-
tanamento. Il ricorrente è invero giovane, dispone di una buona istruzione,
essendo che egli ha frequentato tre anni d’università nonché detiene un
diploma quale “(...)” (l’equivalente di [...]; cfr. verbale 3, D36 seg., pag. 5).
Ha inoltre buone conoscenze anche nel settore (...) e della (...), quale at-
tività (...), avendola esercitata e gestita per tre o quattro anni (cfr. verbale
3, D38, pag. 5), nonché una certa esperienza in (...) (cfr. verbale 3, D41,
pag. 6) e quale (...) (cfr. verbale 3, D39, pag. 6). Pertanto può essere at-
teso da lui, compatibilmente anche con le sue affezioni psichiche – che non
risultano tuttavia dagli atti di una gravità tale da rendere ogni attività lavo-
rativa impossibile – una sua reintegrazione in un campo d’attività adattato
alle stesse. In patria egli potrà inoltre contare, oltreché sulla sorella con la
quale risulta essere tutt’ora in contatto ed in buoni rapporti, che vive a
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E._ (cfr. verbale 3, D21 segg., pag. 4), anche su una vasta paren-
tela di zii e zie materni e paterni, con i quali per quanto riferisca non essere
più in contatto da quando ha lasciato la casa paterna (cfr. verbale 3, D33,
pag. 5; D74 segg., pag. 10), tuttavia non risulta aver avuto mai problemi
con i medesimi, anzi per un periodo uno zio (...) l’ha ospitato e gli ha pre-
stato aiutato anche andando contro il volere del padre del ricorrente (cfr.
verbale 3, D41, pag. 6; D56 seg., pag. 8; D75 seg., pag. 10). Dalle allega-
zioni dell’insorgente, risulta essere stato quest’ultimo a voler interrompere
tutti i contatti, in particolare con quest’ultimo zio (...) (cfr. verbale 3, D74
segg., pag. 10). Egli potrà quindi, con un certo impegno e volontà da parte
sua, senz’altro riallacciare i rapporti anche con gli zii. Nulla indica che non
saranno in misura di accoglierlo, anche fosse soltanto provvisoriamente, e
di apportargli un sostegno complementare, per il tempo che gli necessiterà
per mettere in piedi le basi di un’esistenza autonoma.
10.3.4 Da ultimo, gli sarà pure possibile sollecitare dalla SEM, dopo la chiu-
sura della presente procedura ed in caso di necessità, un aiuto al ritorno ai
sensi dell’art. 93 cpv. 1 lett. b e lett. d LAsi e gli art. 73 segg. dell’ordinanza
2 sull’asilo relativa alle questioni finanziarie dell’11 agosto 1999 (OAsi 2,
RS 142.312), che gli permetteranno, segnatamente per il tempo della sua
reinstallazione, di affrontare i suoi bisogni primari, nonché per ottenere per
un periodo di tempo convenevole, una presa in carico delle cure mediche
e dei trattamenti come pure per permettergli di acquistare, rispettivamente
di disporre dei medicamenti a lui necessitanti.
10.3.5 Per i motivi succitati, e malgrado le sue problematiche di salute, può
essere atteso dal ricorrente che egli intraprenda gli sforzi necessari per
sormontare le difficoltà iniziali in vista di trovare nuovamente un’attività pro-
fessionale adatta ai suoi bisogni. Dovrebbe inoltre essere in misura, per lo
meno a medio termine, di ricostruirsi un’esistenza in patria e di riattivarvi la
sua rete sociale. Per quanto poi attiene le eventuali idee suicidali che do-
vessero palesarsi nuovamente in futuro, il Tribunale osserva che, secondo
prassi costante, né dei tentativi di suicidio come neppure delle tendenze
suicidali, si oppongono all’esecuzione dell’allontanamento, anche a livello
dell’esigibilità della misura, soltanto una messa in pericolo concreta do-
vendo essere presa in considerazione. Nell’ipotesi ove le tendenze suici-
dali si accentuassero nel quadro dell’esecuzione forzata, sarà poi compito
delle autorità preposte di rimediarvi adottando delle misure adeguate, in
modo tale da poter escludere un pericolo concreto ai danni della salute
dell’insorgente (cfr. sentenze del Tribunale E-4734/2020 del 13 novem-
bre 2020, E-38/2019 del 22 ottobre 2020 consid. 10.4 con ulteriori riferi-
menti citati; cfr. anche nello stesso senso la sentenza della CorteEDU nella
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causa A.S. contro Svizzera del 30 giugno 2015, n. 39350/13, par. 34 con
ulteriori riferimenti ivi citati). Tenuto conto dello stato di salute del ricorrente,
apparterrà quindi al suo medico di prepararlo alla prospettiva di un ritorno
in patria ed alle autorità d’esecuzione di verificare se le sue condizioni di
salute richiedono delle misure particolari nell’organizzazione del suo rim-
patrio, in particolare poiché dovrebbero essere prese seriamente delle mi-
nacce auto-aggressive (cfr. art. 11a cpv. 4 dell’ordinanza concernente
l’esecuzione dell’allontanamento e dell’espulsione di stranieri dell’11 ago-
sto 1999 [OEAE, RS 142.281]). In tal senso, si invita pure il rappresentante
legale, onde evitare delle possibili reazioni di propositi suicidali (visto anche
quanto sarebbe occorso già in passato al momento della comunicazione
del progetto di decisione dell’autorità inferiore, cfr. atto SEM n. 67/3), a ri-
portare il contenuto della presente sentenza soltanto dopo aver preso con-
tatto con il medico curante psichiatra dell’insorgente per concordare con il
medesimo circa le modalità più adatte di comunicazione della sentenza
all’insorgente.
10.3.6 Visto tutto quanto sopra, il rinvio dell’interessato in Algeria, è per-
tanto da considerarsi pure ragionevolmente esigibile.
11.
In ultima analisi, nemmeno risultano impedimenti dal profilo della possibilità
dell’esecuzione dell’allontanamento, in quanto il ricorrente, usando della
necessaria diligenza, potrà procurarsi ogni documento indispensabile al
rimpatrio (cfr. DTAF 2008/34 consid. 12). Inoltre, l’attuale situazione dal
punto di vista sanitario dovuta alla propagazione nel Mondo del coronavi-
rus (detto anche Covid-19), non risulta essere ostativa all’esecuzione
dell’allontanamento, né dal profilo dell’esigibilità né da quello della possibi-
lità dell’esecuzione, in quanto di carattere temporaneo. Se nel caso di spe-
cie, dovesse ritardare momentaneamente l’esecuzione dell’allontana-
mento dell’interessato, la stessa interverrebbe necessariamente più tardi,
in tempi appropriati (cfr. nello stesso senso a titolo esemplificativo le sen-
tenze del Tribunale D-5712/2020 del 23 novembre 2020 consid. 7.4,
E-38/2019 del 22 ottobre 2020 consid. 12, D-6467/2019 del 10 novem-
bre 2020, D-1730/2018 del 14 luglio 2020 consid. 8.5 con ulteriori riferi-
menti citati). L’esecuzione dell’allontanamento dell’insorgente risulta quindi
anche essere possibile (art. 83 cpv. 2 LStrI).
12.
Ne discende che con la decisione impugnata la SEM non ha violato il diritto
federale, né abusato del suo potere d’apprezzamento ed inoltre non ha
accertato in modo inesatto o incompleto i fatti giuridicamente rilevanti
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(art. 106 cpv. 1 LAsi) e per quanto censurabile non è inopportuna
(art. 49 PA), per il che il ricorso va respinto.
13.
Avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, la domanda di esenzione
dal versamento di un anticipo equivalente alle presunte spese processuali
è divenuta senza oggetto.
14.
Visto l’esito della procedura, le spese processuali andrebbero poste a ca-
rico del ricorrente (art. 63 cpv. 1 e 5 PA nonché art. 3 lett. b del regolamento
sulle tasse e sulle spese ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale ammini-
strativo federale del 21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]). Tuttavia,
non essendo state le conclusioni ricorsuali al momento dell’inoltro del gra-
vame sprovviste di possibilità di esito favorevole e potendo partire dal pre-
supposto che l’insorgente sia indigente, v’è luogo di accogliere la domanda
di assistenza giudiziaria nel senso della dispensa dal pagamento delle
spese di giustizia (art. 65 cpv. 1 PA).
15.
La presente decisione non concerne una persona contro la quale è pen-
dente una domanda d’estradizione presentata dallo Stato che ha abban-
donato in cerca di protezione, per il che non può essere impugnata con
ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83
lett. d cifra 1 LTF). La pronuncia è quindi definitiva.
(dispositivo alla pagina seguente)
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