Decision ID: 220d66ac-7589-40ca-8158-cfeb068d428c
Year: 2014
Language: it
Court: CH_BSTG
Chamber: CH_BSTG_001
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: penal_law

Fatti:
A. Il 19 marzo 2013 la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Arezzo
(Italia) ha presentato alla Svizzera una domanda d’assistenza giudiziaria,
completata il 3 ottobre 2013, nell’ambito di un procedimento penale avviato
nei confronti di A. ed altri per i reati di associazione per delinquere (art. 416
CP italiano), riciclaggio (art. 648-bis CP italiano), impiego di denaro, beni o
utilità di provenienza illecita (art. 648-ter CP italiano) e dichiarazione infede-
le (art. 4 Decreto legislativo 74/2000) nell'ambito di un commercio interna-
zionale di oro (art. 4 Legge 16 marzo 2006 n. 146; art. 1 e 4 Legge 7/2000).
L'attività d'indagine svolta in Italia avrebbe accertato come A., cittadino
svizzero, per il tramite di una fitta rete di rapporti con soggetti italiani e di al-
tri Paesi europei, sia riuscito ad introdurre sul territorio elvetico ingenti
quantitativi di oro per mezzo di corrieri utilizzando autovetture dotate di
doppi fondi, regolando le transazioni previo pagamento in contanti con
banconote da EUR 500 in assenza di qualsivoglia documentazione. L'in-
chiesta ha portato a svariati sequestri di oro e di denaro, in particolare al
sequestro (avvenuto ad Z. [Italia] il 10 ottobre 2012) di un milione e mezzo
di euro confezionati sotto vuoto e avvolti in un giornale edito nel Cantone
Ticino e di 30 kg di oro a carico di B. (che sarebbe uno dei corrieri di A.) e
di C. (che sarebbe il referente aretino dell'associazione). L'autorità inquiren-
te italiana afferma che vi sarebbero fondati motivi per ritenere che l'oro traf-
ficato sia, almeno in parte, di provenienza furtiva, truffaldina o comunque
delittuosa, sia per il fatto che alla base della filiera verrebbe acquistato a
prezzo molto basso, sia per il fatto che in alcuni casi si sarebbe accertato
che alcuni oggetti provenivano da furti, sia perché, in alcune conversazioni
intercettate, gli stessi indagati avrebbero fatto riferimento al fatto che, den-
tro all'oro fuso in verghe "ci sta dentro il lecito e l'illecito, provento di rapi-
ne". In Svizzera l'oro, che arriverebbe sotto forma di puro in lamine, do-
vrebbe poi essere trasformato in oro da investimento e qui sarebbe pure al-
lestita la falsa documentazione attestante la legittima provenienza
(v. act. 6.1 pag. 9). Con la domanda di assistenza, l'autorità rogante ha po-
stulato in sostanza l'audizione di A., la perquisizione dei locali a sua dispo-
sizione, l'acquisizione di tutta la documentazione contabile inerente alla sua
attività, lo svolgimento d'indagini destinate ad individuare beni da sottoporre
a sequestro preventivo nonché l'esecuzione di un provvedimento di seque-
stro preventivo disposto dal giudice italiano (v. act. 6.1 pag. 20 e act. 6.2).
B. Mediante decisione di entrata in materia e incidentale del 16 ottobre 2013
l'Amministrazione federale delle dogane (in seguito: AFD), autorità alla qua-
le l'Ufficio federale di giustizia (in seguito: UFG) ha delegato l'esecuzione
della rogatoria, è entrata in materia sulla domanda presentata dall'autorità
italiana, ordinando i provvedimenti richiesti. A tale decisione di principio ha
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fatto seguito un ordine impartito alla banca D. SA, a Y. (Svizzera), di bloc-
care i conti n. 1, n. 2 e tutti gli altri conti bancari presso la banca D. SA, a X.
(Svizzera) e nel resto della Svizzera, a nome di A., con l'inoltro della docu-
mentazione relativa (v. act. 1.4). Tale ordine si è concretizzato con i seque-
stri avvenuti il 15 e il 28 novembre nonché il 2 dicembre 2013 di svariati
conti presso la banca D. SA di Y. (Svizzera), di cui A. risulta titolare e/o a-
vente diritto economico.
C. Il 21 novembre 2013 A. ha interposto ricorso contro la decisione del 7 no-
vembre 2013 dinanzi alla Corte dei reclami penali del Tribunale penale fe-
derale chiedendone l'annullamento.
A conclusione delle sue osservazioni del 20 dicembre 2013 l'AFD ha postu-
lato la reiezione del ricorso.
Con scritto del 23 dicembre 2013 l'UFG ha chiesto che il gravame sia di-
chiarato inammissibile.
D. Con replica del 27 gennaio 2014 il ricorrente ha ribadito le conclusioni e-
spresse in sede di ricorso.
Con scritto del 5 e 10 febbraio 2014 l'AFD risp. l'UFG hanno comunicato di
rinunciare a presentare una duplica.

Diritto:
1.
1.1 In virtù degli art. 37 cpv. 2 lett. a della legge federale sull'organizzazione
delle autorità penali della Confederazione (LOAP; RS 173.71) e 19 cpv. 2
del regolamento del 31 agosto 2010 sull'organizzazione del Tribunale pe-
nale federale (ROTPF; RS 173.713.161), la Corte dei reclami penali giudica
i gravami in materia di assistenza giudiziaria internazionale.
1.2 I rapporti di assistenza giudiziaria in materia penale fra la Repubblica Italia-
na e la Confederazione Svizzera sono anzitutto retti dalla Convenzione eu-
ropea di assistenza giudiziaria in materia penale del 20 aprile 1959, entrata
in vigore il 12 giugno 1962 per l’Italia ed il 20 marzo 1967 per la Svizzera
(CEAG; RS 0.351.1), dall'Accordo italo-svizzero del 10 settembre 1998 che
completa e agevola l'applicazione della CEAG (RS 0.351.945.41), entrato
in vigore mediante scambio di note il 1° giugno 2003 (in seguito: l'Accordo
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italo-svizzero), nonché, a partire dal 12 dicembre 2008 (Gazzetta ufficiale
dell’Unione europea, L 327/15-17, del 5 dicembre 2008), dagli art. 48 e
segg. della Convenzione di applicazione dell'Accordo di Schengen del
14 giugno 1985 (CAS; testo non pubblicato nella RS ma ora consultabile
nel fascicolo "Assistenza e estradizione" edito dalla Cancelleria federale,
Berna 2012). Di rilievo nella fattispecie è anche la Convenzione sul rici-
claggio, la ricerca, il sequestro e la confisca dei proventi di reato, conclusa
a Strasburgo l’8 novembre 1990, entrata in vigore il 1° settembre 1993 per
la Svizzera ed il 1° maggio 1994 per l’Italia (CRic; RS. 0.311.53). Alle que-
stioni che il prevalente diritto internazionale contenuto in detti trattati non
regola espressamente o implicitamente, come pure quando il diritto nazio-
nale sia più favorevole all'assistenza rispetto a quello pattizio (cosiddetto
principio di favore), si applicano la legge federale sull'assistenza interna-
zionale in materia penale del 20 marzo 1981 (AIMP; RS 351.1), unitamente
alla relativa ordinanza (OAIMP; RS 351.11; v. art. 1 cpv. 1 AIMP, art. I n. 2
Accordo italo-svizzero; DTF 137 IV 33 consid. 2.2.2; 136 IV 82 consid. 3.1;
135 IV 212 consid. 2.3; 123 II 134 consid. 1a; 122 II 140 consid. 2). Il prin-
cipio di favore vale anche nell'applicazione delle pertinenti norme di diritto
internazionale (v. art. 48 n. 2 CAS, 39 n. 3 CRic e art. I n. 2 Accordo italo-
svizzero). È fatto salvo il rispetto dei diritti fondamentali (DTF 135 IV 212
consid. 2.3; 123 II 595 consid. 7c).
1.3 Il ricorso è stato tempestivamente interposto contro la decisione di entrata
in materia ed esecuzione dell'autorità federale d'esecuzione (v. art. 80k
AIMP). Le decisioni incidentali anteriori alla decisione di chiusura possono
essere impugnate separatamente se causano un pregiudizio immediato e
irreparabile mediante il sequestro di beni e valori oppure la presenza di
persone che partecipano al processo (art. 80e cpv. 2 AIMP). La legittima-
zione di A. è data per quanto riguarda la contestazione dei conti di cui egli
risulta essere titolare, ossia, in concreto, i conti n. 3 e n. 2 presso la banca
D. SA (v. art. 80h lett. b AIMP e art. 9a OAIMP; DTF 118 Ib 547 consid. 1d;
TPF 2007 79 consid. 1.6 pag. 82). Essa fa per contro difetto per quanto ri-
guarda i conti per i quali il ricorrente risulta avente diritto economico o di-
spone semplicemente di una procura (v. DTF 122 II 130 consid. 2b e rinvii).
2. Il ricorrente contesta l'adempimento del requisito della doppia punibilità, ri-
tenuto che nessuno dei reati a lui contestati in Italia avrebbe elementi in
comune con la truffa qualificata in materia fiscale giusta l'art. 14 DPA. Solo
potrebbe entrare in linea di conto l'evasione fiscale, per la quale l'assisten-
za sarebbe esclusa. A suo dire, la domanda di assistenza sarebbe inoltre
imprecisa, soprattutto per quanto riguarda le ipotetiche infrazioni in ambito
di IVA. La rogatoria, insufficientemente motivata, sarebbe inoltre lesiva del
principio della proporzionalità: la corrispondenza tra fattispecie e reati impu-
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tati al ricorrente non sarebbe chiara; le richieste di sequestro non trovereb-
bero alcun corrispettivo nel suo agire; l'importo di cui si richiederebbe il se-
questro (EUR 155'000'000) sarebbe manifestamente sproporzionato e im-
motivato. Avendo la domanda di assistenza giudiziaria i connotati di una
"fishing expedition", la presenza di un pregiudizio immediato ed irreparabile
dovrebbe essere dato. Il ricorrente si lamenta inoltre di non aver potuto far
fronte a numerose spese, anche se l'AFD avrebbe certo permesso lo
sblocco di fr. 40'000.-- mensili destinati al pagamento di imposte.
2.1 In base alla giurisprudenza, nel caso di ricorsi rivolti contro decisioni inci-
dentali ai sensi dell’art. 80e cpv. 2 AIMP (v. supra consid. 1.3), spetta al ri-
corrente indicare, nel proprio atto ricorsuale, in che cosa consiste l’allegato
pregiudizio e dimostrare che questo non potrebbe essere sanato mediante
un giudizio che annulli, se del caso, la susseguente decisione di chiusura
(DTF 130 II 329 consid. 2; 128 II 353 consid. 3 e rinvii). Per quanto riguarda
il pregiudizio da prendere in considerazione, in particolare nel caso di se-
questro di beni e valori, può trattarsi dell’impossibilità di adempiere delle
obbligazioni contrattuali scadute (pagamento di stipendi, interessi, imposte,
pretese esigibili, ecc.), del fatto di essere esposto a procedure di esecuzio-
ne o di fallimento, oppure alla revoca di un’autorizzazione amministrativa, o
ancora dell’impossibilità di concludere affari vicini al loro sbocco. Il solo fat-
to di dover far fronte a delle spese correnti non è sufficiente, in linea di
massima, a rendere verosimile un pregiudizio immediato e irreparabile ai
sensi della predetta disposizione (DTF 130 II 329 consid. 2 pag. 332; sen-
tenza del Tribunale penale federale RR.2007.43 del 16 maggio 2007, con-
sid. 2.2 e rinvii).
2.2 In concreto, il ricorrente non ha fornito nessun elemento atto a chiarire la
sua situazione economica, omettendo in particolare di indicare sia i suoi
redditi che il suo patrimonio. Egli non è stato in grado di rendere verosimile
l'insorgere per lui, in assenza di uno sblocco totale o parziale dei suoi conti,
di un pregiudizio immediato ed irreparabile ai sensi della predetta giuri-
sprudenza. In realtà, egli ha abbordato tale questione, unica censura pro-
ponibile a questo stadio della procedura rogatoriale, in maniera del tutto
marginale e senza fornire il benché minimo mezzo di prova, tanto più che
l'AFD gli ha comunque permesso lo sblocco dei soldi necessari per pagare
le imposte in scadenza. Il ricorso non merita dunque ulteriore disamina.
2.3 Da quanto sopra discende che il ricorso è inammissibile già per la sola
mancanza di un pregiudizio immediato e irreparabile giusta l’art. 80e cpv. 2
lett. a AIMP, il che rende superfluo l'esame delle restanti censure.
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3. Le spese seguono la soccombenza (v. art. 63 cpv. 1 della legge federale sulla
procedura amministrativa del 20 dicembre 1968 [PA; RS 172.021] richiamato
l’art. 39 cpv. 2 lett. b LOAP). La tassa di giustizia è calcolata giusta gli art. 73
cpv. 2 LOAP, 63 cpv. 4bis PA, nonché 5 e 8 cpv. 3 del regolamento del
31 agosto 2010 sulle spese, gli emolumenti, le ripetibili e le indennità della
procedura penale federale (RSPPF; RS 173.713.162), ed è fissata nella fatti-
specie a fr. 5'000.--. Essa è coperta dall’anticipo delle spese già versato.
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