Decision ID: bc199446-240b-5680-98fa-dfc1257c3c7c
Year: 2004
Language: it
Court: TI_TCAS
Chamber: TI_TCAS_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: social_law

ritenuto, in fatto
1.1. La ditta _, con sede dal 15 gennaio 2002 a _ (precedentemente a _), è stata iscritta a Registro di Commercio di _ il 7 gennaio _ (estratto RC informatizzato; FUSC del 13 gennaio _).
Lo scopo sociale della società consisteva nella gestione di trasporti pubblici, nell'esercizio di un'officina meccanica, ecc.
_ ha ricoperto la carica di direttore, con diritto firma individuale, dalla costituzione della società sino all'8 febbraio _. Da quest'ultima data sino al 25 settembre 2002 ha assunto la funzione di amministratore unico (estratto RC informatizzato).
_ ha assunto la carica di amministratrice unica della _ dal 13 gennaio 1999 al 31 gennaio 2002 (estratto RC informatizzato).
La ditta _ è stata affiliata alla Cassa cantonale di compensazione AVS (in seguito la Cassa) in qualità di datrice di lavoro dal 1° gennaio 1999.
La società entrò in mora con il pagamento dei contributi, per cui la Cassa dovette - come risulta dagli atti - sistematicamente diffidare la società dal mese di maggio 1999 e precettarla a partire dal mese di giugno 1999 (allegati _ doc. _, Inc. 31.03.12).
Il 7 settembre 2001 e il 9 novembre 2001 l'UE di _ ha rilasciato due verbali con la menzione su ciascuno di essi:
"il presente verbale varrà quale attestato provvisorio di carenza di beni ai sensi dell'art. 115 LEF" (allegati _ doc. _, Inc. 31.03.12).
In data 6 marzo 2002 l'UE di _ ha inviato per raccomandata alla Cassa il conto finale e stato di riparto (allegati _ doc. _, Inc. 31.03.12).
In data 23 aprile 2002, l'UE di _ ha rilasciato due attestati di carenza beni a seguito di pignoramento (allegati _ doc. _, Inc. 31.03.12).
In data 15 novembre 2002 e 14 gennaio 2003, il Pretore di _ ha dichiarato l'apertura del fallimento della _, rispettivamente la sospensione della procedura ai sensi dell'art. 230 LEF (FUSC del 24 gennaio _).
1.2. Per questo motivo, costatato di aver subito un danno, il 4 aprile 2003 la Cassa ha emesso nei confronti di _ una decisione di risarcimento danni ex art. 52 LAVS di fr. 292'264.30 per contributi impagati dal 1999 al 2002, per quest'ultimo anno limitatamente al mese di agosto, in via solidale con _ limitatamente all'importo di fr. 234'484.80 (doc. _, Inc. 31.03.13 e allegati _ doc. _ Inc. 31.03.12).
1.3. Con opposizione 2 maggio 2003, _ ha respinto l'addebito di intenzionalità e grave negligenza, addossando la colpa del fallimento della società alla politica adottata dalla _. La _, subentrata dal gennaio 1999 nei contratti d'assuntorato _ di _ (da tempo attivo nel settore), si accorse di un sovraccarico di costi fissi che non sono stati totalmente considerati dalla _ nel calcolo preventivato a base del contratto di collaborazione. Questi elementi hanno così contribuito ad una elevata carenza di liquidità. _ avrebbe sospeso il versamento dei contributi sociali, senza informare la ricorrente, alfine di risolvere in breve tempo la situazione con la _.
_ sostiene inoltre che tutta la gestione amministrativa era nelle mani del marito, al quale venivano recapitati i precetti esecutivi. Di fatto sarebbe stato _ a gestire la società, a trattare con la _ ed ad intavolare trattative con la Cassa per trovare una soluzione per uscire dalla crisi (le proposte della società sarebbero comunque state rifiutate dalla Cassa).
Unitamente al marito, _ avrebbe comunque fatto il possibile per salvare la società.
_ ha sollevato pure l'eccezione di perenzione, motivando:
" (...)
Nella fattispecie la Cassa di compensazione AVS sostiene di essere venuta a conoscenza del danno derivante dal mancato pagamento dei contributi solamente a partire dal 23 aprile 2002, data di emissione del primo attestato carenza beni definitivo.
Da parte mia contesto radicalmente il momento in cui la Cassa AVS sia venuta a conoscenza del danno; infatti la stessa si dimentica che in un'esecuzione in via di pignoramento la conoscenza del danno coincide con la notifica dell'attestato carenza beni, ai sensi dell'Art 115 cpv. 1 LEF, in relazione con l'Art 149 LEF o tutt'al più, nel momento in cui riceve il conto finale e lo stato di riparto nel quale vengono indicate eventuali perdite.
A tale proposito occorre far rilevare come l'UE di _ in data 07.09., 12.09., e 09.11.2001 portava a conoscenza della Cassa AVS che quanto pignorato non copriva i crediti posti in esecuzione e che di conseguenza il verbale di pignoramento valeva come attestato di carenza beni giusta l'Art. 115 LEF.
Occorre pure evidenziare che la Cassa AVS nei termini impartiti dalla LEF ha chiesto la realizzazione forzata di guanto pignorato e in data 06 marzo 2002 l'UE ha depositato il conto finale ed il relativo stato di riparto cresciuto in giudicato.
Alla luce di guanto precede ritengo quindi che la Cassa AVS ebbe conoscenza del danno già a partire dal 07 settembre 2001 e/o dal 06 marzo 2002 e di conseguenza il termine di un anno per far valere le proprie pretese siano prescritte.
Vorrei inoltre far presente che purtroppo attualmente, anche se volessi, non sarei in grado di onorare quanto da voi richiesto visto come la mia situazione finanziaria non me lo permette."
(allegato _ doc. _, Inc. 31.03.12)
Con opposizione 2 maggio 2003, _ ha respinto l'addebito di intenzionalità e grave negligenza, adducendo in sostanza gli stessi motivi della moglie. Egli ha precisato inoltre che:
" (...)
A partire dalla sua costituzione la carica di direttore operativo in seno alla società è stata ricoperta dal sottoscritto subentrando, in data 04 febbraio 2002, a mia moglie come amministratore unico con diritto di firma individuale. La Cassa può quindi solo e semmai procedere per il periodo successivo alla mia nomina quale amministratore, ritenuto che la società era già insolvente a quell'epoca, che il danno era già insorto e che non potevo ragionevolmente intervenire per sanare la situazione.
4. I risultati fallimentari della gestione aziendale della _ sono da imputare alla _, la cui politica ha affossato ogni e qualsiasi possibilità di sopravvivenza economica.
La _ mi è subentrata nei contratti d'assuntorato _, che gestivo da ben 40 anni, dal 01 gennaio 1999.
Dopo un certo periodo di attività, ci si accorse di un sovraccarico di costi fissi che non sono stati totalmente considerati dalla _ nel calcolo preventivato a base del contratto di collaborazione.
Occorre inoltre far rilevare che l'Amministrazione federale IVA Berna nel momento in cui si è fatta richiesta per l'ottenimento dello statuto di contribuente IVA, ovvero nel 1999, ci ha richiesto un deposito di garanzia elevato e che è stato versato.
Tutti questi elementi hanno di massima contribuito ad una elevata carenza di liquidità.
Alfine di salvare la ditta e di salvaguardare il posto di lavoro ai propri impiegati, il sottoscritto, senza informare mia moglie, ha dovuto sospendere i versamenti dei contributi alla Cassa di compensazione AVS come pure ad altri creditori, convinto di riuscire in breve tempo a far fronte alla precaria situazione economica andando a discutere il contratto d'assuntorato con la _ e conseguentemente risolvere la situazione debitoria (...)" (allegato _ doc. _, Inc. 31.03.13).
Anche _ ha sollevato l'eccezione di perenzione adducendo gli stessi motivi della moglie. Vista la propria precaria situazione finanziaria, non sarebbe comunque in grado di far fronte al debito con la Cassa.
1.4. Nella sua decisione su opposizione del 4 luglio 2003 la Cassa ritiene che le argomentazioni fatte valere nell'opposizione da _ non possono essere prese in considerazione in quanto:
" (...)
Ad 3. Contestato
II signor _ afferma di avere ricoperto la carica di direttore operativo della _ già a partire dalla sua costituzione e di essere subentrato alla moglie, signora _, quale amministratore unico, in data 4 febbraio 2002.
Secondo l'opponente, la Cassa può procedere nei suoi confronti solo per il pagamento dei contributi scoperti relativi al periodo successivo alla sua nomina quale amministratore poiché, a suo dire, la società, a quell'epoca, era già insolvente.
AI proposito si rileva che, a mente dell'Alto Tribunale, il nuovo amministratore è di principio da considerarsi responsabile non solo per il mancato pagamento dei contributi correnti, ma anche per quelli scaduti e relativi al periodo in cui esso non faceva ancora parte del Consiglio di amministrazione (DTF 119 V 407 consid. 7b).
La giurisprudenza ha comunque avuto modo di stabilire che non sussiste alcuna responsabilità per i contributi insoluti già precedentemente all'entrata in carica quale amministratore se alla Cassa era già insorto il danno a causa dell'insolvibilità della società o dell'indebitamento societario (DTF 119 V 407 consid. 4c).
Nella presente fattispecie, l'insolvenza della società è stata constatata il 23 aprile 2002 con il rilascio dei primi due attestati carenza di beni (doc. _,), dunque dopo che il convenuto era entrato a far parte del Consiglio di amministrazione in qualità di amministratore unico della società.
Visto quanto precede, è chiaramente data la responsabilità del signor _ anche per i contributi insoluti durante gli anni dal 1999 al 2002 (gennaio).
Prove: c.s.; documenti, in specie doc. _,
Ad 4. Contestato
Secondo il signor _ l'elevata carenza di liquidità che avrebbe portato la _ al fallimento sarebbe stata causata dalla _, la cui politica avrebbe affossato ogni e qualsiasi possibilità di sopravvivenza economica della ditta, nonché dall'Amministrazione federale IVA a seguito della richiesta di deposito di garanzia per un importo elevato che la società avrebbe versato per ottenere lo statuto di contribuente IVA.
In merito alle affermazioni addotte dall'opponente, si rileva che, secondo costante giurisprudenza, la responsabilità del datore di lavoro ai sensi dell'art. 52 LAVS non è da mettere in relazione né alla gestione di una società per se stessa, né a eventuali cause di un fallimento (STCA inedita del 14 giugno 1995 in re C.).
II signor _ sostiene inoltre di avere sospeso i pagamenti degli oneri sociali, senza informare la moglie _, per poter fare fronte alla precaria situazione economica della società.
AI riguardo, il Tribunale federale delle assicurazioni (di seguito: TFA), ha statuito che l'essersi prodigato per salvare la società ed aver profuso ogni sforzo per evitare il suo fallimento non sono argomenti sufficientemente validi per escludere la responsabilità dell'organo formale (STCA inedita del 18 gennaio 1996 in re M. e M. B.).
Per i motivi suesposti, la Cassa respinge le asserzioni dell'opponente poiché palesemente destituite di fondamento.
È bene osservare che il signor _, per sua stessa ammissione, ha agito, già a partire dalla costituzione della società e quindi pure nel periodo antecedente l'assunzione della carica di amministratore unico, con atti di chiara connotazione non subalterna, occupandosi della gestione effettiva della _ ed influendo in modo determinante sulla formazione della volontà della stessa.
Nella circostanza, il signor _ ha quindi rivestito il ruolo di amministratore di fatto della società: infatti, l'opponente aveva coperto all'interno della _, nel periodo dal 1999 al 2002 (gennaio 2002), una funzione che andava manifestamente oltre a quella di direttore (doc. _), gestendo in modo pressoché autonomo la ditta.
Alla luce di quanto detto, le affermazioni dell'opponente sono irrilevanti e non assurgono pertanto ad alcun motivo di discolpa.
Prove: documenti, in specie doc. _
Ad 5. Contestato
L'opponente esclude di avere agito con intenzionalità o negligenza grave, affermando sostanzialmente di avere tentato di salvare le sorti della società, che presentava un'elevata carenza di liquidità, e di avere anche formulato alla Cassa una proposta di rientro degli oneri sociali scoperti, che tuttavia essa ha respinto.
Al proposito, si rileva che per l'incasso dei contributi la Cassa ha dovuto procedere a diffidare e precettare la _ già dalla sua costituzione (doc. _).
Ne consegue che è palesemente dato il presupposto della negligenza grave e ciò in considerazione anche di quanto si dirà al punto che segue." (doc. _, Inc. 31.03.13)
(...)
Ad 7. Recisamente contestato
In un'esecuzione in via di pignoramento, la conoscenza del danno coincide con al notifica dell'attestato carenza di beni definitivo ai sensi dell'art. 115 cpv. 1 LEF, in relazione all'art. 149 LEF, anche nell'ipotesi in cui il datore di lavoro è una persona giuridica non ancora sciolta per fallimento.
Ciò non è tuttavia il caso quando si tratta di un attestato carenza di beni provvisorio, ai sensi dell'art. 115 cpv. 2 LEF, poiché a quel momento non si ha ancora conoscenza del danno. Infatti, questo atto obbliga la Cassa, dal punto di vista dei contributi, a inoltrare una domanda di vendita e ad attendere il relativo esito.
Nell'evenienza concreta, i verbali di pignoramento 7 settembre 2001 (con Ia partecipazione del 12 settembre 2001) e 9 novembre 2001, menzionati dall'opponente, sono stati rilasciati dall'Ufficio esecuzione del Distretto di _ quali attestati carenza di beni provvisori ai sensi dell'art. 115 cpv. 2 LEF (doc. _).
Al riguardo, si osserva che, dopo l'inoltro delle rispettive domande di vendita, il competente Ufficio esecuzione ha corrisposto alla Cassa un riparto sul ricavo dell'incanto (doc. _).
Ne consegue che, contrariamente a quanto asserito dal signor _, la presente azione risarcitoria non è prescritta, siccome è stata promossa entro il termine di due anni dalla conoscenza del danno che, nella fattispecie, è avvenuta con il rilascio degli attestati carenza di beni datati 23 aprile 2002 (doc. _)." (doc. _, Inc. 31.03.13)
Per quanto attiene _, con decisione su opposizione del 18 giugno 2003, la Cassa ha precisato che la circostanza secondo la quale il marito, signor _, si occupava della gestione e conduzione della società, non la esonera dalla sua responsabilità nei confronti della Cassa. La Cassa ha precisato inoltre che:
" (...)
Si osserva che il procrastinare e il differire costantemente il pagamento dei contributi comporta già di per sé una responsabilità degli amministratori, siccome a questi ultimi incombe, per legge, la massima vigilanza nella conduzione e nel controllo della società, come peraltro più sopra esposto.
A mente del TFA, un tale agire rappresenta una negligenza grave da parte del datore di lavoro (STFA del 27 giugno 1994, in re A. M.).
L'Alta Corte ha avuto, fra l'altro, modo di stabilire che la mancanza di liquidità di una società non giustifica il procrastinare del pagamento dei contributi (STCA del 4 maggio 1995 in re M. J., M. M., B. N. e P. L.), statuendo inoltre che, nel caso in cui una ditta stia attraversando una fase difficile o fondi la sua esistenza su equilibri delicati, questa deve adottare misure drastiche e immediate (STFA inedita del 7 maggio 1997 in re M. V.).
Nel caso concreto, dalla documentazione agli atti non emerge che sia stato fatto qualcosa in tale senso.
Ne consegue che è chiaramente data la responsabilità della signora _ giusta l'art. 52 LAVS proprio per il disinteresse mostrato nel compiere quanto d'importante per qualsiasi persona ragionevole nell'ambito dei doveri propri alla funzione di amministratore unico, ossia, in particolare, con l'omissione di verificare se ì contributi sociali fossero stati pagati.
È quindi pretestuoso addossare alla Cassa la colpa dell'impossibilità di risanare la società quando la medesima non navigava in buone acque sin dalla sua costituzione (....)" (allegato _ doc. _)..
Per quanto attiene all'eccezione di perenzione, la Cassa ha riproposto le stesse argomentazioni formulate per _ (cfr. allegato _ doc. _).
1.5. Con ricorso 25 agosto 2003, _ ha formulato delle eccezioni preliminari:
" Eccezioni preliminari
a) La ricorrente contesta l'applicabilità della LPGA, entrata in vigore
il 1° gennaio 2003, giacché - per consolidata giurisprudenza - vige il principio secondo cui le regole applicabili sono quelle in vigore nel momento in cui si sono verificati i fatti giuridicamente determinanti (DTF 127 V 467 consid. 1, DTF H 208/00 e 209/00 del 28 aprile 2003, consid. 1). Ne discende che, sia a livello materiale che procedurale, alla presente fattispecie risultano essere applicabili, in via esclusiva, le previgenti LAVS (in appresso: vLAVS) e OAVS (in appresso: vOAVS).
Con due conseguenze decisive:
- la prima è quella per cui la procedura incoata dalla Cassa di
compensazione è insanabilmente errata, nel senso che questa
Autorità avrebbe potuto e dovuto confermare la sua decisione di risarcimento danni del 04 aprile 2003 solo con l'introduzione a questo Tribunale della petizione ex art 81 cpv. 3 vOAVS. Non avendolo fatto, neppure nel termine perentorio di trenta giorni previsto dal succitato disposto, applicabile alla fattispecie, i contestati diritti della Cassa sono definitivamente perenti. La ricorrente subisce infatti pregiudizio concreto per il fatto che, se fosse stata applicata la vecchia normativa, sarebbe stata la Cassa ad essere parte attiva.
- La seconda è d'ordine materiale, nel senso che anche a voler
prendere per buona l'asserzione della Cassa circa il momento in cui è venuta a conoscenza del danno (al più tardi al rilascio, da parte dell'UE, del conto finale e dello stato di riparto, avvenuto il 6 marzo 2002, doc. _ allegato alla decisione su opposizione), circostanza comunque contestata, si rileva come i suoi diritti siano comunque perenti ai sensi dell'art 82 vOAVS, ciò che deve peraltro essere rilevato d'ufficio. La Cassa ha infatti atteso più di un anno per rilasciare una decisione di risarcimento dei danni ex art 52 vLAVS. Per il resto si rimanda ai successivi §§ 9 e 10.
b) La ricorrente contesta cautelativamente la validità della sottoscrizione della decisione su opposizione qui impugnata: non si capisce infatti chi abbia firmato in vece dell'Avv. _. Questa circostanza dovrà essere chiarita in sede d'istruttoria: si appuri chi ha firmato e potere di farlo. In caso di mancata validità, il ricorso dovrà essere accolto in ordine in assenza di valida decisione su opposizione." (Doc. _, Inc. 31.03.12)
Nel merito, _ ha riproposto gli stessi argomenti dell'opposizione, precisando:
" (...)
In ambito di una procedura esecutiva la conoscenza del danno coincide con la notifica dell'attestato carenza beni ai sensi dell'art. 155 LEF cpv. 1, in relazione con l'art. 149 LEF o tutt'al più nel momento in cui riceve dall'UE lo stato di riparto e il conto finale nei quali vengono indicate eventuali perdite.
Secondo la giurisprudenza e la dottrina predominanti, tale massima non ha però un carattere assoluto e inderogabile. In effetti, in caso di circostanze straordinarie, il termine perentorio previsto dell'art. 82 OAVS può decorrere anteriormente all'emissione del primo attestato carenza beni.
In effetti la cassa di compensazione ha avuto conoscenza del danno ai sensi dell'art. 82 OAVS, nell'attimo in cui essa si è resa conto, o avrebbe dovuto rendersi conto, usando l'accortezza ragionevolmente impostale dalla circostanze che verosimilmente non avrebbe più potuto recuperare i contributi impagati e nella fattispecie già il 26 marzo 2001 (Doc. _), data nella quale si preannunciava alla cassa AVS che in caso di un rifiuto nel piano di risanamento sottopostole lo stesso avrebbe pregiudicato la continuazione dell'attività dell'azienda; infatti La _ ci aveva preannunciato che sarebbe entrata nel merito delle nostre pretese se avessimo presentato la situazione debitoria presso l'UE pulita.
La Cassa AVS era ben a conoscenza del rischio che andava incontro e ritengo che la stessa non abbia operato con tutta la diligenza che in base alle circostanze del caso ci si sarebbe legittimamente potuti attendere da essa. Infatti la Cassa AVS avrebbe potuto, se si fosse presa qualche responsabilità, recuperare tutti i contributi arretrati se si fosse fidata della proposta di risanamento sottopostale; invece non si è nemmeno degnata di entrare nel merito della nostra proposta pur sapendo che così facendo avrebbe precluso alla _ ogni possibilità di risanarsi. Pertanto la Cassa, in applicazione anche all'art 44 CO, è tenuta ad accollarsi il danno che essa stessa ha contribuito a creare o comunque ad aumentare (DTF 122 V 186).
10. La Cassa di compensazione AVS sostiene di essere venuta a conoscenza del danno derivante dal mancato pagamento dei contributi solamente a partire dal 23 aprile 2002 data di emissione del primo attestato carenza beni definitivo.
Da parte mia contesto radicalmente il momento in cui la Cassa AVS sia venuta a conoscenza del danno; infatti la stessa si dimentica che in un'esecuzione in via di pignoramento la conoscenza del danno coincide con la notifica dell'attestato carenza beni ai sensi dell'Art. 115 LEF cpv. 1, in relazione con l'Art. 149 LEF o tutt'al più nel momento in cui riceve il conto finale e lo stato di riparto nel quale vengono indicate eventuali perdite.
A tale proposito occorre far rilevare come l'UE di _ in data 07.09., 12.09., e 09.11.2001 (Doc. _ allegato alla decisione su opposizione (Doc. _) portava a conoscenza della Cassa AVS che quanto pignorato non copriva i crediti posti in esecuzione e che di conseguenza il verbale di pignoramento valeva come attestato di carenza beni giusta l'Art. 115 LEF.
Nella concreta fattispecie, è evidente che il rilascio degli attestati carenza beni provvisori fosse ampiamente sufficiente per la Cassa per rendersi conto che i (pochi) beni pignorati lasciassero intravedere un risarcimento inadeguato a coprire il danno.
Occorre pure evidenziare che la Cassa AVS nei termini impartiti dalla LEF ha chiesto la realizzazione forzata di quanto pignorato e in data 06 marzo 2002 (Doc. _ allegato alla decisone su opposizione (Doc. _) l'UE ha depositato il conto finale ed il relativo stato di riparto cresciuto in giudicato.
Dunque, è al più tardi il 6 marzo 2002 che la Cassa poteva, senza necessità di attendere il rilascio degli attestai di carenza beni, conoscere il danno subito: in effetti il conto finale e lo stato di riparto già attestavano gli scoperti equivalenti al danno.
Alla luce di quanto precede ritengo quindi che la Cassa AVS ebbe conoscenza del danno già a partire dal 26 marzo 2001 data dell'incontro e/o 06 marzo 2002 (Doc. _ allegato alla decisione su opposizione (Doc. _) l'UE ha depositato il conto finale ed il relativo stato di riparto cresciuto in giudicato.
Dunque, è al più tardi il 6 marzo 2002 che la Casa poteva, senza necessità di attendere il rilascio degli attestati di carenza beni, conoscere il danno subito: in effetti il conto finale e lo stato di riparto già attestavano gli scoperti equivalenti al danno.
Alla luce di quanto precede ritengo quindi che la Cassa AVS ebbe conoscenza del danno già a partire dal 26 marzo 2001 data dell'incontro e/o 6 marzo 2002 e di conseguenza il termine di un anno per far valere le proprie pretese siano prescritte.
Prove: c.s., Doc. _ e relativi allegati, interrogatori formale, testi
11. Nell'apprezzamento del rispetto delle condizioni formali dell'azione di risarcimento dei danni giusta l'art. 52 LAVS da parte dell'Amministrazione è opportuno usare il medesimo grado di severità adottato nei confronti degli organi della persona giuridica.
Si pone quindi la questione se essa, usando la debita diligenza e non restando solamente passiva, avrebbe in realtà potuto salvare la società e di conseguenza ricuperare i contributi rimasti scoperti senza danni particolari.
La questione sorge in quanto la Cassa di compensazione era a conoscenza sin dal marzo 2001 dello stato di grave carenza di liquidità della _ e che la stessa era dovuta a un sovraccarico di costi fissi che non erano stati totalmente considerati dal nostro partner commerciale e quindi spettava ad essa una particolare attenzione nel seguire le pratiche.
E' notorio che la Cassa AVS in certi casi, pur essendo a conoscenza di situazioni ad altissimo rischio, non interviene come dovrebbe; infatti ritengo che se la stessa valutasse l'effettiva situazione finanziaria del contribuente, in taluni casi si potrebbe derimere diverse situazioni senza giunge al fallimento." (Doc. _, Inc. 31.03.12)
1.6. Con il ricorso 11 settembre 2003 _, rappresentato dall'avv. _, ha respinto ogni addebito di intenzionalità e grave negligenza ed ha chiesto la sospensione della causa. I risultati fallimentari della _ sarebbero imputabili alla _, la cui politica ha affossato ogni e qualsiasi possibilità di sopravvivenza economica dell'azienda.
Con il ricorso _ ha sollevato le stesse eccezioni preliminari della moglie. Nel merito ha ancora precisato:
" (...)
" (...)
6. In nessun caso la Cassa è legittimata a far valere il danno riferito a quei contributi paritetici insorti prima della sua nomina di amministratore unico della società, avvenuta l'8 febbraio 2002.
È vero che il nuovo amministratore ha il dovere di vegliare affinché vengano versati i contributi correnti e quelli arretrati che ancora sono dovuti per il periodo in cui egli non faceva ancora parte del consiglio di amministrazione, poiché esiste in entrambi i casi un nesso di causalità adeguato tra l'inagire dell'organo e il mancato pagamento dei contributi.
E' anche vero però che il nesso di causalità adeguato fra la violazione intenzionale o per grave negligenza ed il danno va negato qualora la società fosse già insolvibile al momento dell'elezione nel consiglio di amministrazione. Ciò vale anche qualora la società fosse gravemente indebitata e tuttavia non ancora insolvibile. In queste condizioni quindi i membri del consiglio di amministrazione non possono essere considerati responsabili per il danno verificatosi precedentemente all'assunzione della funzione di organo (STCA inedita del 28 maggio 2002 in re L.B., e riferimenti giurisprudenziali ivi citati).
Nel caso di specie, quando il ricorrente è subentrato nella conduzione della società, quest'ultima - peraltro inattiva - era già insolvente, o comunque gravemente indebitata.
Nulla può quindi pretendere la Cassa per riferimento ai contributi che hanno preso nascita prima della sua entrata nel Consiglio di amministrazione (CHF 234'484.80)." (Doc. _, Inc. 31.03.13)
1.7. In data 22 settembre 2003, il TCA ha respinto la richiesta di sospensione della causa formulata l'11 settembre 2003 (cfr. doc. _, Inc. 31.03.13).
1.8. Per quanto attiene _, la Cassa, in risposta, ha postulato l'integrale reiezione del gravame, precisando:
" Ad 1. Recisamente contestato
Ad a) Contrariamente a quanto sostiene la ricorrente, che si contesta, alla presente fattispecie è applicabile la Legge federale sulla parte generale del diritto delle assicurazioni sociali (LPGA) che è entrata in vigore il 1. gennaio 2003.
Come ha già avuto modo di statuire codesto lodevole Tribunale, l'art. 52 cpv. 1 LPGA, secondo cui le decisioni prolate in virtù dell'art. 49 LPGA possono essere impugnate entro 30 giorni mediante opposizione all'istanza che le ha notificate, entra in vigore immediatamente (STCA inedita del 21 maggio 2003 in re A.S. e riferimenti giurisprudenziali ivi citati).
Ciò significa che tutte le decisioni emanate dopo il 1. gennaio 2003 sono rette dalla procedura di opposizione.
Per quel che concerne il momento dell'emanazione della decisione è determinante la sua consegna alla _.
Nel concreto caso, la Cassa ha emanato la decisione di risarcimento dei danni ex art. 52 LAVS nei confronti della signora _ in data 4 aprile 2003. Contro detta decisione la qui ricorrente ha interposto opposizione il 2 maggio 2003, senza peraltro contestare l'applicabilità della LPGA.
Conformemente quindi all'art. 52 LPGA, la Cassa ha correttamente emanato in data 18 giugno la decisione su opposizione – impugnata con ricorso del 25 agosto 2003 giusta l'art. 52 cpv. 5 LAVS dinnanzi a codesta lodevole Corte -, essendo venuto a cadere, con l'entrata in vigore della nuova normativa, il rimedio della petizione a seguito d'opposizione precedentemente previsto all'art. 81 OAVS, norma ora abrogata (STCA inedita del 21 maggio 2003 in re A.S. e riferimenti giurisprudenziali ivi citati).
Visto quanto precede, la Cassa respinge quanto erroneamente addotto dalla ricorrente, ossia sostanzialmente che i "contestati diritti della Cassa sono definitivamente perenti", non avendo introdotto la petizione ex art. 81 vOAVS.
Si contesta parimenti che i diritti della Cassa siano perenti ai sensi dell'art. 82 vOAVS. Secondo la ricorrente, la Cassa avrebbe atteso più di un anno dalla conoscenza del danno per emanare la decisione di risarcimento dei danni ex art. 52 LAVS. Di ciò si dirà meglio nel seguito.
Ad b) Per quanto concerne la contestazione sulla validità della sottoscrizione della decisione su opposizione, la Cassa rileva che la stessa è stata firmata dal vice direttore, signor _, espressamente autorizzato a sottoscrivere in assenza del Direttore, signor avv. _, così come risulta chiaramente dal regolamento per il diritto di firma (doc. _) nonché dal cartoncino firme, depositato presso la Centrale di compensazione di Ginevra (doc. _).
Pertanto, la Cassa respinge tale contestazione poiché palesemente infondata.
(...)
Nell'evenienza concreta, i verbali di pignoramento 7 settembre 2001 (con 1a partecipazione del 12 settembre 2001) e 9 novembre 2001 sono stati rilasciati dall'Ufficio esecuzione del Distretto di _ quali attestati carenza di beni provvisori ai sensi dell'art. 115 cpv. 2 LEF (doc. _, prodotti unitamente al doc. _).
Al riguardo si osserva che il succitato Ufficio esecuzione ha corrisposto alla Cassa, dopo la presentazione delle domande di vendita, un riparto sul ricavo della vendita a trattative private ai sensi dell'art. 130 LEF (doc. _, prodotto unitamente al doc. _).
Ne consegue che l'azione di risarcimento dei danni promossa con decisione del 4 aprile 2003 non è prescritta, contrariamente a quanto afferma, a torto, la ricorrente: tale decisione è infatti stata emanata più che tempestivamente, entro quindi il termine di due anni dalla conoscenza del danno, di cui all'art. 52 cpv. 3 LAVS, che, nella fattispecie, non può che situarsi al momento del rilascio degli attestati carenza di beni definitivi datati 23 aprile 2002 (doc. D e D1, prodotti unitamente al doc. A1).
Visto quanto precede, la Cassa ribadisce che il tentativo da parte della ricorrente di attribuire una colpa per l'impossibilità di risanare la _ – che già presentava problemi finanziari dalla sua costituzione – è destituito di fondamento: l'applicazione dell'art. 44 CO al caso di specie è pertanto da escludere, contrariamente a quanto pretende la signora _. Questa disposizione trova infatti applicazione se la violazione di un obbligo da parte dell'amministrazione e meglio di una norma elementare relativa alla procedura di riscossione dei contributi ha causato la nascita oppure il peggioramento del danno, ciò che non è il caso.
Prove: c.s.; documenti, in specie doc _, prodotti unitamente al doc. _
Ad 11. Contestato
La Cassa ribadisce che non può esserle rimproverata alcuna negligenza in quanto, per ciò che concerne il "buco" contributivo oggetto del contendere, ha regolarmente diffidato e precettato la società al fine di incassare i contributi scaduti (A a A3).
Prove: c.s.; documenti, in specie doc. _, prodotti unitamente al doc. _
Ad 12. Agli atti con la seguente precisazione
La Cassa non si oppone alla richiesta della ricorrente di procedere all'audizione del signor _, osservando tuttavia che non è rilevante." (Doc. _, Inc. 31.03.12)
1.8. Anche per quanto attiene _ la Cassa, in risposta, ha postulato l'integrale reiezione del gravame. La Cassa ha inoltre ridotto l'importo a fr. 234'848.80, in quanto è stato accertato dal Servizio Ispettorato che non sono stati versati salari nel 2002 (cfr. allegato 13 doc. _, Inc. 31.03.13). Nel merito la Cassa, riprendendo sostanzialmente le argomentazioni sviluppate per _, ha precisato:
" (...)
Ad a. Recisamente contestato
La Cassa contesta la nullità della decisione di risarcimento dei danni ex art. 52 LAVS - emanata nei confronti del ricorrente in data 4 aprile 2003 mediante invio raccomandato e intimata nuovamente il 23 aprile 2003 a causa del suo mancato ritiro - che è stata impugnata dal signor _ con opposizione del 2 maggio 2003 senza sollevare al proposito eccezione alcuna.
La Cassa osserva che, giusta l'art. 49 LPGA, la decisione deve rivestire la forma scritta, ma che da tale dovere non si può dedurre l'obbligo di sottoscrivere la stessa, che peraltro, nel caso di specie, reca la firma del signor _, collaboratore del Servizio giuridico per quanto riguarda le procedure di risarcimento dei danni secondo l'art. 52 LAVS e quindi autorizzato a sottoscrivere i relativi atti.
Visto quanto precede, la decisione 4 aprile 2003 è valida a tutti gli effetti.
(...)
Ad 6. Contestato
La Cassa rileva che, nel concreto caso, il ricorrente è entrato nel Consiglio di amministrazione della _ quando già ne era organo di fatto dalla sua costituzione.
Come evidenziato in sede di decisione su opposizione del 4 luglio 2003 (doc. _), il signor _ ha agito con atti di chiara connotazione non subalterna, occupandosi della gestione effettiva della _ ed influendo in modo determinante sulla formazione della volontà della stessa, in particolare, anche per quanto riguarda il versamento dei contributi sociali.
Nell'opposizione interposta dal qui ricorrente in data 2 maggio 2003, che si produce quale doc. _, dopo avere illustrato i motivi alla base dell'elevata carenza di liquidità, egli scriveva, fra l'altro, che, testualmente, "alfine di salvare la ditta e di salvaguardare il posto di lavoro ai propri impiegati, il sottoscritto, senza informare mia moglie, ha dovuto sospendere i versamenti dei contributi alla Cassa di compensazione AVS come pure ad altri creditori (...)".
Ritenuto pertanto che il signor _ ha rivestito, dalla costituzione della ditta, una funzione che andava manifestamente oltre a quella di direttore, avendo gestito in modo pressoché autonomo la _, è chiaramente data la sua responsabilità anche per il periodo precedente all'entrata nel Consiglio di amministrazione quale amministratore unico.
Pertanto, la giurisprudenza, secondo la quale la persona che entra a far parte del Consiglio di amministrazione di una ditta insolvibile o gravemente indebitata - circostanza peraltro non comprovata dal ricorrente - non risponde per i contributi già scoperti al momento della sua entrata in carica, non trova applicazione nel concreto caso." (Doc. _, Inc. 31.03.13)
1.10. In data 28 ottobre 2003 l'avv. _ ha comunicato di rappresentare anche _ ed ha chiesto una proroga di 20 giorni per presentare la replica (doc. _, Inc. 31.03.12).
1.11. In data 20 novembre 2003, _ e _, rappresentati dall'avv. _, riproponendo le stesse argomentazioni sinora sviluppate, hanno replicato come segue:
" Ad 1. Eccezioni preliminari
a. Nullità della decisione
È incontrovertibile che la decisione (preliminare) del 4 aprile 2003 (in re _) difetti della firma dell'Avv. _.
La Cassa lo riconosce, senza tuttavia ammetterne l'unica possibile conseguenza: la nullità assoluta del provvedimento.
Si osserverà che, contrariamente a ciò che adduce la Cassa in risposta, il ricorrente ha senza dubbio sollevato questa eccezione già in sede di opposizione:
"La decisione è da ritenersi integralmente nulla per evidenti e insanabili vizi formali " (cfr. § 2 ad "In ordine" dell'opposizione del 2 maggio 2003, doc. _), posto che la nullità è comunque rilevabile d'ufficio, ossia senza necessità per la parte che intende avvalersene di sollevare formale eccezione, in qualsiasi momento e da qualsiasi Autorità (DTF 104 Ia 172, consid. 2c).
È vero, l'art. 49 LPGA (che corrisponde all'art. 128 vOAVS) è silente circa la necessità di rilasciare delle decisioni firmate.
La giurisprudenza ha però già avuto modo di stabilire che
"la firma può essere omessa quando le decisioni di contributi sono redatte su formulari stampati o con l'ausilio di un elaboratore elettronico o quando le decisioni relative all'attribuzione di prestazioni assicurative sono compilate con l'ausilio di un elaboratore elettronico " (DTF 112 V 87; cfr. anche DTF 105 V 248, 96 V 13, 106 Ib 177, RDAT n. 44 / 1985).
Ossia: decisioni non firmate si giustificano e si ammettono solo in presenza di atti ripetuti, rilasciati con l'ausilio di apparecchi informatici.
Non è evidentemente qui il caso.
Non solo.
La prassi che vuole, di regola, che una decisione sia firmata da uno o più rappresentanti della Cassa di compensazione è addirittura codificata nella Circolare sul contenzioso edita dall'Ufficio federale delle assicurazioni sociali (e valevole dal 1° gennaio 2003), che alla marginale n. 1007 dell'edizione in lingua francese dispone che
" La décision doit être, d'une manière générale, signée par la personne qui est habilitée à représenter l'organe d'exécution. On peut renoncer à cette signature.
a. s'il s'agit de décisions de cotisations établies sur des formules préimprimées ou à l'aide d'un ordinateur;
b. s'il s'agit de décisions concernant l'octroi de prestations d'assurance établies à l'aide d'un ordinateur"
(caratteri da noi posti in evidenza).
Nella fattispecie, la decisione del 4 aprile 2003 reca come unica firma quella del Signor _, inabilitato, da solo, ad impegnare la Cassa: ciò è rilevabile dai docc. 1 e 2, versati agli atti dalla Cassa stessa.
Per tutti questi motivi, la decisione di risarcimento dei danni del 4 aprile 2003 è da ritenersi nulla, ciò che ne comporta la sua inefficacia.
Per entrambi i ricorrenti poi, si prende atto dei docc. 1 e 2 esibiti dalla Cassa; tuttavia, se è vero che il Signor _ poteva agire in sostituzione del Direttore, nulla è detto per riferimento al diritto di firma dell'Avv. _, indispensabile perché la Cassa possa validamente impegnarsi, ma che non risulta dalla documentazione prodotta.
Anche questa eccezione è tutt'altro che risolta e andrà pertanto chiarita in sede d'istruttoria.

b. Diritto applicabile
È vero, la LPGA è entrata in vigore il 1 ° gennaio 2003, così come l'art. 52 nLAVS che - contrariamente all'art. 82 vOAVS - istituisce un termine di prescrizione (e non più di perenzione) delle pretese della Cassa di due anni.
Ma questo non vuole ancora dire che essa la nuova normativa si applichi indistintamente a tutte le fattispecie trattate dopo la sua entrata in vigore, dovendo l'Autorità attenersi alle norme del diritto intertemporale.
In questo senso, il Tribunale federale ha avuto modo di stabilire quanto segue:
"La legge federale sulla parte generale del diritto delle assicurazioni sociali (LPGA) del 6 ottobre 2000, entrata in vigore il 1 ° gennaio 2003, ha modificato numerose disposizioni legali in materia d'assicurazione per la vecchiaia e i superstiti. Ciò nonostante, il caso di specie è disciplinato dalle disposizioni della LAVS in vigore fino al 31 dicembre 2002, avuto riguardo al principio secondo cui le regole applicabili sono quelle in vigore nel momento in cui si sono verificati i fatti giuridicamente determinanti (DTF 127 V 467 consid. 1) " (DTF H 208/00 e 209/00 del 28 aprile 2003, consid. 1; caratteri da noi posti in evidenza).
A mente dei ricorrenti, alla fattispecie in oggetto - nata e chiusasi prima dell'entrata in vigore della nuova normativa - è esclusivamente applicabile il combinato disposto di cui agli artt. 52 vLAVS e 82 vOAVS. Diversamente, sarebbe violato il principio della buona fede, il divieto della retroattività e il diritto all'uguaglianza di trattamento (si veda anche l'art. 82 cpv. 1 LPGA).
Sarebbe in effetti inammissibile permettere che, per l'effetto di una nuova normativa, un termine di perenzione diventi di mera prescrizione e, peggio ancora, venga esteso di un anno, in lesione anche di un diritto acquisito.
Si può quindi convenire con la Cassa solo sulla circostanza per cui la procedura applicabile sia quella prevista dalla LPGA, e questo a far tempo dal 1 ° gennaio 2003.
Rimane il fatto che il termine di perenzione di cui all'art. 82 vOAVS è scaduto da tempo, cosicché le pretese della Cassa sono definitivamente decadute.
Non può non essere visto come la Cassa schiva elegantemente questa problematica, non avendo portato argomentazioni contrarie suscettibili di giustificare l'applicabilità immediata delle disposizioni materiali della LPGA" (doc. _ Inc. 31.03.12)
1.11. Con duplica 12 dicembre 2003 la Cassa ha precisato:
" Ad 1. b. Recisamente contestato
La Cassa rileva nuovamente che alla presente fattispecie trova applicazione la LPGA come pure il nuovo art. 52 LAVS, norma modificata a seguito dell'entrata in vigore il 1. gennaio 2003 della legge testé citata con conseguente abrogazione degli articoli 81 e 82 vOAVS.
Per quanto concerne il diritto transitorio relativo alla procedura, le Direttive sulla riscossione dei contributi nell'AVS, AI e IPG (in breve: DRC) prevedono espressamente che, a contrario - come del resto da sentenza di codesto lodevole Tribunale del 21 maggio 2003 in re A.S., già menzionata nella risposta - la procedura è retta dalla LPGA, se la decisione di risarcimento dei danni è stata emanata dalla Cassa dopo l'entrata in vigore di questa nuova legge (marg. 7081, 1/03).
Per quanto attiene invece al diritto transitorio inerente la prescrizione dei crediti nell'ambito della procedura di risarcimento dei danni ex art. 52 LAVS, le succitate DRC prevedono che le regole sulla prescrizione secondo la nuova versione dell'art. 52 cpv. 3 LAVS valgono unicamente per le pretese risarcitorie non ancora perenti al 1. gennaio 2003 in virtù dell'art. 82 vOAVS (marg. 7057, 1/03).
Nel caso di specie, la conoscenza del danno si situa al momento del rilascio degli attestati carenza di beni definitivi datati 23 aprile 2002 (doc. _), come già ampiamente rilevato con la risposta, a cui si rinvia.
Le decisioni di risarcimento dei danni sono state emanate in data 4 aprile 2003.
Ne consegue che, non essendo ancora il credito risarcitorio della Cassa perento al 1. gennaio 2003, alle presenti fattispecie trova applicazione il nuovo art. 52 cpv. 3 LAVS, contrariamente quindi a quanto asserito dalle controparti, che si contesta recisamente.
Pertanto, le azioni di risarcimento dei danni intentate nei confronti dei ricorrenti non sono perente.
Prove: c.s.
(...)
Ad 11. La Cassa rileva che, relativamente al signor _, la riduzione del danno da CHF 292'264.30 a CHF 234'848.80 è stata effettuata a seguito dell'invio (tardivo) della distinta dei salari per l'anno 2002, compilata il 1. settembre 2003 con l'osservazione "nessun dipendente" (doc. _)." (doc. _ Inc. 31.03.12)
1.12. A seguito di un accertamento del TCA, in data 28 gennaio 2004 la Cassa ha trasmesso le distinte salari dal 1999 al 2002, gli estratti conto dei contributi dal 1999 al 2002. La Cassa ha inoltre precisato che il danno cui è chiamato a rispondere _ solidalmente con _ ammonta a fr. 234'484.80 e non fr. 234'848.80 (cfr. doc. _ Inc. 31.03.12).
Tali documenti sono stati inviati ai ricorrenti per conoscenza con la facoltà di eventualmente formulare osservazioni entro 5 giorni (cfr. doc. _ Inc. 31.03.12).
in diritto
In ordine
2.1. Ill 1° gennaio 2003 è entrata in vigore la legge sulla parte generale del diritto delle assicurazioni sociali (LPGA), che ha comportato la modifica di diverse disposizioni in ambito AVS, tra cui, in particolare, quelle riguardanti la responsabilità del datore di lavoro giusta l'art. 52 LAVS, nonché l'abrogazione degli artt. 81 e 82 OAVS.