Decision ID: bfc577fa-df7e-56b1-b453-2492e169b26d
Year: 2014
Language: it
Court: TI_CARP
Chamber: TI_CARP_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: penal_law

ritenuto
in fatto: A.
Con DA n. 1761/2008 del 5 maggio 2008, il procuratore pubblico ha ritenuto IS 1 autore colpevole - oltre che di vie di fatto e di grave infrazione alle norme della circolazione - di:
“1. complicità in truffa per avere, nell’aprile del 1997, a Lugano, al fine di procacciare ad altri un indebito profitto, aiutato _ a tentare di ingannare con astuzia persone e a indurle in tal modo ad atti pregiudizievoli al patrimonio proprio, e meglio per avere, in qualità di collaboratore con procura individuale della _, ditta membro dell’_ degli intermediari finanziari e della _, allestito, o fatto allestire, una falsa fattura di fr. 266'250.- antedatata al 25.02.1997 a carico di _, ditta riconducibile a _, consegnandola altresì a quest’ultimo, sapendo che _ ne avrebbe fatto uso nei confronti della ditta _ allo scopo di chiederne alla stessa il rimborso o comunque di compensare le pretese che questa vantava nei confronti di _ in relazione al mancato adempimento da parte di quest’ultima di un contratto di finanziamento, nonché allestito una lettera datata 25.04.1997 su carta intestata a _, confermando contrariamente al vero l’emissione della fattura 25.02.1997 a carico di _, inviandola altresì alla ditta _, sapendo che _ pretendeva che quest’ultima assumesse ovvero rimborsasse il costo (in realtà inesistente) della fattura, ritenuto che la truffa non si è consumata poiché _ - benché sollecitata in tal senso anche da uno scritto 30.07.2007 dell’avv. _, agente per conto di _ /_ ed attestante contrariamente al vero l’avvenuto pagamento della fattura da parte di _ - non ha versato alcuna importo a quest’ultima.
2. falsità in documenti per avere, nelle circostanze di tempo e di luogo di cui sub 1, agendo in correità con _, al fine di nuocere al patrimonio o ad altri diritti di una persona e di procacciare a sé o ad altri un indebito profitto, in particolare al fine di perfezionare l’inganno astuto messo in atto da _ nei confronti della ditta _, formato documenti falsi nonché attestato in un documento, contrariamente alla verità, un fatto di importanze giuridica, facendone altresì uso a scopi di inganno, e meglio per avere allestito, o fatto allestire, la falsa fattura antedatata 25.02.1997 di fr. 266'250.- nonché allestito la lettera datata 25.04.1997 con cui _ confermava contrariamente al vero l’emissione della citata fattura, consegnando la prima a _ e inviando la seconda a _.”
B.
Con sentenza 12 novembre 2008, il giudice della Pretura penale - dopo aver stralciato il procedimento in relazione all’accusa di vie di fatto - ha ritenuto il prevenuto autore colpevole di complicità in truffa, falsità in documenti e grave infrazione alle norme della circolazione e lo ha condannato alla pena pecuniaria, sospesa condizionalmente per un periodo di prova di due anni, di 50 aliquote giornaliere da fr. 120.- ciascuna, per un totale di fr. 6'000.-, oltre che alla multa di fr. 1'000.- e al pagamento di tasse e spese di giustizia.
C.
Con sentenza 15 luglio 2009, la Corte di cassazione e revisione penale (in seguito CCRP) ha dichiarato inammissibile il gravame in relazione alla falsità in documenti ed ha respinto per il resto il ricorso interposto da IS 1 avverso il giudizio pretorile, confermando il giudizio di prima istanza.
D.
Il ricorso in materia penale presentato dall’imputato contro tale decisione è stato parzialmente accolto dal TF che, con giudizio 1° febbraio 2010, ha rinviato la causa alla CCRP per la pronuncia del proscioglimento dell’imputato dall’accusa di complicità in tentata truffa e per la ricommisurazione della pena.
E.
Fondandosi sulla decisione del TF, con sentenza 19 aprile 2010, la CCRP ha parzialmente accolto il ricorso presentato da IS 1, prosciogliendolo dall’imputazione di complicità in tentata truffa e rinviando gli atti a un altro giudice della Pretura penale per la ricommisurazione della pena in funzione delle condanne - passate in giudicato - per i reati di falsità in documenti e grave infrazione alle norme della circolazione.
F.
Con sentenza 27 settembre 2012, il giudice della Pretura penale, ha condannato IS 1 alla pena pecuniaria di 20 aliquote giornaliere di fr. 70.- ciascuna, per complessivi
fr. 1'400.-, pena sospesa condizionalmente per un periodo di prova di due anni, oltre che alla multa di fr. 600.-.
L’importo della multa è poi stato corretto dalla CARP in fr. 280.- con pronuncia 8 aprile 2013.
Il ricorso interposto da IS 1 avverso il giudizio della CARP è stato respinto dal TF con sentenza 26 agosto 2013.
G.
Con istanza 10 marzo 2014, IS 1 invoca il motivo di revisione di cui all’art. 299 lett. b CPP-TI e, di conseguenza, postula il suo proscioglimento dal reato di falsità in documenti con protesta di tasse, spese e ripetibili. Egli sostiene che la sua condanna per quel reato è in
“chiara e netta contraddizione”
con la sentenza 17 marzo 2013 della CARP che ha prosciolto il correo _
“per lo stesso identico complesso di fatti”
.
In particolare - rileva ancora l’istante - la CARP, nel procedimento a carico di _, ha ritenuto la falsa fattura e la falsa lettera delle
“semplici menzogne scritte, non punite dal codice penale”
. Pertanto, conclude, esse devono essere considerate tali anche nel procedimento nei suoi confronti (istanza, pag. 8-10).
H.
Con osservazioni 11 aprile 2014, il procuratore pubblico ha comunicato di non avere particolari osservazioni sull’istanza e di rimettersi al giudizio di questa Corte.

Considerando
in diritto: 1.
L’istanza di revisione è stata inoltrata a questa Corte dopo l’entrata in vigore del Codice di diritto processuale unificato. Ne consegue che l’autorità competente e la procedura applicabile sono determinate dagli art.
21 cpv. 1 lett. b e
411 e segg. CPP (
STF 6B_235/2011 del 30 maggio 2011, consid. 3.1; STF 6B_310/2011 del 20 giugno 2011, consid. 1.1; Pfister-Liechti, in Commentaire romand, Code de procédure pénale suisse, Basilea 2011, ad art. 451 n. 9; Schmid, Schweizerische Strafprozessordnung, Praxiskommentar, Zurigo 2009, ad art. 453 n. 2 in fine; Lieber, in Kommentar zur StPO, Zurigo 2010, ad art. 453 n. 5).
I motivi di revisione pertinenti sono, per contro, quelli previsti dal diritto applicabile nel momento in cui è stata emessa la decisione di cui è chiesta la revisione (cfr. STF
6B_130/2014
del 12 giugno 2014, consid. 1.4; STF 6B_235/2011 del 30 maggio 2011, consid. 3.1; STF 6B_310/2011 del 20 giugno 2011, consid. 1.1; Schmid, op. cit., ad art. 453 n. 2 in fine; Lieber, in op. cit., ad art. 453 n. 5), ovvero nel momento in cui è stato emesso il decreto d’accusa a carico dell’istante.
In concreto sono, dunque, quelli previsti all’art. 299 del Codice di procedura penale ticinese del 19 dicembre 1994 (in seguito CPP-Ti).
2.a.
L’art. 299 lett. b CPP-Ti prevede che la revisione del processo ha luogo, in caso di condanna, quando dopo la sentenza ne sia stata pronunciata un'altra, con essa inconciliabile ritenuto che è una “sentenza” ai sensi di tale disposto ogni decisione presa da un’autorità cantonale, giudiziaria o non, competente per pronunciare una condanna in applicazione di leggi penali (Salvioni, Codice di procedura penale, Locarno 1999, ad art. 299 CPP, pag. 473, sentenza CCRP n. 17.2009.65 consid. 1, 17.2009.46 consid. 2, 17.2012.1 consid. 2).
Per rapporto alla clausola generale dell’art. 385 CP (ripresa all’art. 299 lett. c CPP-Ti), che fissa le esigenze minime del diritto federale in materia di revisione, l’art. 299 lett. b CPP-Ti si estende ai casi in cui due sentenze inerenti a due persone aventi commesso il medesimo reato risultino a tal punto in contrasto fra loro sull’accertamento dei fatti, che la sola contraddizione basta - già di per sé - a rendere verosimile l’erroneità di una delle pronunce (Piquerez, Procédure pénale suisse, Zurigo 2000, pag. 758 n. 3538 con numerosi rinvii; Hauser/Schweri/Hartmann, Schweizerisches Strafprozessrecht, 6a edizione, Basilea 2005, § 102 n. 28). Rispetto alla clausola generale dell’art. 385 CP (art. 299 lett. c CPP-Ti) per ammettere la revisione non occorre in simile ipotesi un preventivo apprezzamento sulla rilevanza di fatti o mezzi di prova nuovi. E’ sufficiente l’incompatibilità evidente delle due sentenze successive, sicché uno dei due giudizi appaia errato (Piquerez, op. cit., pag. 758 n. 3539-3541 con richiami). L’inconciliabilità di due sentenze susseguenti riferite al medesimo reato è data quando i due giudizi denotano una palese contrapposizione tra i fatti accertati nell’uno e nell’altro (cfr. CCRP, sentenza dell’8 ottobre 1979 in re R., consid. 2 resa sotto l’abrogato art. 243 n. 2 vCPP-Ti, che contemplava testualmente la stessa disposizione), il rimedio straordinario della revisione essendo destinato a correggere errori di fatto e non di diritto (Piquerez, op. cit., pag. 752 n. 3503).
b.
Il medesimo motivo di revisione, seppur con una formulazione leggermente diversa, è previsto anche dal Codice di diritto processuale penale svizzero del 5 ottobre 2007 (art. 410 cpv. 1 lett. b CPP), ai cui commentatori è dunque possibile riferirsi per leggere il previgente, e in concreto applicabile, art. 299 lett. b del CPP-Ti.
I principali autori confermano che, per ammettere il motivo di revisione di cui all’art. 410 cpv. 1 lett. b CPP, è necessario che vi sia una contraddizione evidente e intollerabile tra la fattispecie ritenuta per la decisione di cui è chiesta la revisione e quella alla base della decisione resa posteriormente (Rémy,
in Commentaire romand, Code de procédure pénale suisse, Basilea 2011
, ad art. 410 n. 11; Heer, in Basler Kommentar, Schweizerische StPO, Basilea 2011, ad art. 410 n. 89;
Schmid, op. cit.,
ad. art. 410 n. 15; Mini, in Codice svizzero di procedura penale, Commentario, Zurigo 2010, ad art. 410 n. 9). La contraddizione può, invero, riguardare unicamente i fatti: una contraddizione nell’applicazione del diritto, così come una successiva modifica della giurisprudenza, non dà luogo a revisione (Rémy, in op. cit., ad art. 410 n. 11; Heer, in op. cit., ad art. 410 n. 92;
Schmid, op. cit.,
ad art. 410 n. 16; Mini, in op. cit., ad art. 410 n. 9).
La revisione della sentenza penale deve, dunque, essere ammessa quando uno dei partecipanti all’azione penale viene giudicato colpevole e, in seguito, con giudizio separato, un altro partecipante viene assolto poiché gli elementi costitutivi oggettivi del reato non sono adempiuti o provati (Heer, in op. cit., ad art. 410 n. 90; Hauser/Schweri/Hartmann, op. cit., § 102, n. 28). La revisione non può, invece, essere ammessa quando la medesima fattispecie viene giudicata diversamente unicamente dal punto di vista soggettivo e delle caratteristiche personali dell’autore, quali ad esempio l’intenzione, la negligenza, la mancanza di scrupoli, l’imputabilità (Heer, in op. cit., ad art. 410 n. 93;
Schmid, op. cit.,
ad. art. 410 n. 16).
3. IS 1
chiede la revisione della sentenza di condanna del 12 novembre 2008 pronunciata nei suoi confronti dal giudice della Pretura penale (confermata dalla CCRP con giudizio 15 luglio 2009), pretendendo che essa è inconciliabile con la sentenza di assoluzione di _, pronunciata posteriormente dalla CARP e passata in giudicato.
3.1.
Come esposto nei precedenti considerandi, affinché si possa ammettere la revisione di una sentenza per inconciliabilità con una decisione resa posteriormente (art. 299 lett. b CPP-Ti), è necessario che le sentenze tra loro contraddittorie siano state pronunciate a carico di due persone diverse, sulla base degli stessi fatti e per il medesimo reato e che vi sia fra le due un accertamento di fatti inconciliabile.
Occorre dunque, esaminare se tra l’accertamento dei fatti di cui alla sentenza pronunciata il 12 novembre 2008 nei confronti di IS 1 e quello alla base della sentenza 17 marzo 2013 della CARP riguardante _ vi sia una contraddizione tanto palese da manifestare con evidenza l’erroneità della condanna dell’istante.
3.2.
Nel suo giudizio 12 novembre 2008, il giudice della Pretura penale ha condannato IS 1 per falsità in documenti dopo avere sommariamente ritenuto come
“
non occorre spendere molte parole per concludere che i documenti citati nel decreto d’accusa fossero falsi: la fattura, antedatata, riguardava un credito in realtà inesistente e lo stesso vale per la successiva lettera di conferma da parte della società redatta unicamente per porre fine alle rivendicazioni della società destinataria della fattura”
(cfr. sentenza Pr. pen. 10.2008.238 consid. 9 pag. 10).
Egli non si è però chinato sulla questione di sapere se la fattura e la lettera godessero di un valore probatorio accresciuto, presupposto questo indispensabile per ammettere la realizzazione del reato nella forma del falso ideologico (cfr. DTF 131 IV 125 consid.
4.1; 129 IV 130 consid. 2.1; 126 IV 65 consid. 2a; DTF 123 IV 61 consid. 5b; DTF 122 IV 332 consid.
2c).
3.3.
La questione è stata per contro esaminata dalla CARP nell’ambito del procedimento a carico di _.
L’autorità d’appello, nella sua pronuncia 17 marzo 2013, dopo aver esaustivamente illustrato i criteri per ammettere l’esistenza di un falso ideologico, ha infatti spiegato che nel caso di specie:
“
la fattura e la lettera sono state, sì, allestite da un organo di una finanziaria, ma all’attenzione di una società terza, non di un cliente. Pertanto, tra l’estensore e la destinataria della fattura non vi è mai stato alcun tipo di rapporto contrattuale o di fiducia che potrebbe giustificare il riconoscimento al primo di una posizione analoga a quella di garante nei confronti della seconda.
Tutto ciò ben ponderato, non si può che constatare che ci si trova di nuovo di fronte a semplici menzogne scritte”
(cfr. CARP 17.2011.105-107 consid. 35.b pag. 48).
La CARP ha dunque assolto l’imputato dall’accusa di falsità in documenti.
3.4.
Ne deriva, con evidenza, che la condanna di IS 1 per il reato di falsità in documenti è in palese contraddizione con gli accertamenti e le conclusioni contenute nel giudizio della CARP del 17 marzo 2013. Se la fattura e la lettera in questione non possono essere considerate dei documenti che godono di un valore probatorio accresciuto nel procedimento penale contro _, nemmeno esse possono, se non al prezzo di un’insanabile contraddizione, essere considerate tali nel procedimento contro l’istante.
Ne discende che, in concreto, è dato il motivo di revisione previsto dall’art. 299 lett. b CPP-Ti.
L’istanza di revisione deve, dunque, essere accolta e IS 1 prosciolto dall’imputazione di falsità in documenti per i fatti descritti nel DA n. 1761/2008 del 5 maggio 2008.
4.
Gli oneri processuali del presente giudizio sono posti a carico dello Stato (art. 428 cpv. 1 CPP) che rifonderà IS 1 fr. 2000.- quale indennità per le spese sostenute nella procedura di revisione ai sensi dell’art. 436 cpv. 4 CPP.