Decision ID: bccffcab-f9ee-5652-84fa-5ab5349abd81
Year: 2021
Language: it
Court: CH_BVGE
Chamber: CH_BVGE_001
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: 

Visto:
la domanda di asilo che l'interessato ha presentato in Svizzera il
25 marzo 2021,
il verbale relativo al colloquio personale Dublino del 13 aprile 2021 (cfr. atto
SEM [...]-15/3),
la documentazione medica agli atti (cfr. atti SEM
la decisione della Segreteria di Stato della migrazione (di seguito: SEM)
del 3 maggio 2021, notificata il giorno seguente (cfr. atto SEM 37/1), me-
diante la quale detta autorità non è entrata nel merito della domanda d'asilo
ai sensi dell'art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi (RS 142.31) ed ha pronunciato il
trasferimento dell'interessato verso la Francia,
il ricorso dell'11 maggio 2021 (cfr. timbro del plico raccomandato; data d'en-
trata: 12 maggio 2021) inoltrato dinanzi al Tribunale amministrativo fede-
rale (di seguito: il Tribunale) contro la menzionata decisione della SEM con
il quale il ricorrente ha concluso preliminarmente alla sospensione, in via
supercautelare, dell'esecuzione del trasferimento ed alla restituzione
(recte: concessione) dell'effetto sospensivo; in via principale all'annulla-
mento della decisione impugnata ed alla restituzione degli atti alla SEM per
l'esame nazionale della domanda d'asilo; in via subordinata al rinvio degli
atti per complemento dell'istruttoria, così come alla restituzione (recte con-
cessione) dell'effetto sospensivo al ricorso; altresì ha presentato una do-
manda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa dal versamento
delle spese di giudizio e del relativo anticipo con protestate tasse e spese,
le misure supercautelari del 12 maggio 2021 tramite le quali il Tribunale ha
provvisoriamente sospeso l'esecuzione dell'allontanamento,
i fatti del caso di specie che, se necessari, verranno ripresi nei considerandi
che seguono,

e considerato:
che le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla
LTF, in quanto la LAsi non preveda altrimenti (art. 6 LAsi),
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che presentato tempestivamente (art. 108 cpv. 3 LAsi) contro una deci-
sione in materia di asilo della SEM (art. 6 e 105 LAsi; art. 31‒33 LTAF), il
ricorso è di principio ammissibile sotto il profilo degli art. 5, 48 cpv. 1 lett. a‒
c e art. 52 PA,
che occorre pertanto entrare nel merito del gravame,
che i ricorsi manifestamente infondati, ai sensi dei motivi che seguono,
sono decisi in procedura semplificata (art. 111a LAsi) dal giudice unico, con
l'approvazione di un secondo giudice (art. 111 lett. e LAsi) e la decisione è
motivata soltanto sommariamente (art. 111a cpv. 2 LAsi),
che in applicazione dell’art. 111a LAsi si rinuncia allo scambio di scritti,
che, giusta l'art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi, di norma non si entra nel merito di
una domanda di asilo se il richiedente può partire alla volta di uno Stato
terzo cui compete, in virtù di un trattato internazionale, l'esecuzione della
procedura di asilo e allontanamento,
che nella querelata decisione l’autorità inferiore, dopo aver constatato
l’espressa ammissione di competenza da parte della Francia, ha escluso
che nello Stato di destinazione sussistano carenze sistemiche ai sensi
dell’art. 3 par. 2 del regolamento (UE) n. 604/2013 del Parlamento europeo
e del Consiglio del 26 giugno 2013 che stabilisce i criteri e i meccanismi di
determinazione dello Stato membro competente per l’esame di una do-
manda di protezione internazionale presentata in uno degli Stati membri
da un cittadino di un paese terzo o da un apolide (rifusione) (Gazzetta uffi-
ciale dell’Unione europea [GU] L 180/31 del 29.6.2013; di seguito: Regola-
mento Dublino III) o un rischio di trattamenti contrari all’art. 3 CEDU o di
violazione del principio del divieto di respingimento; che proseguendo nella
propria analisi, la SEM ha negato l’esistenza di motivi che impongano l’ap-
plicazione della clausola discrezionale di cui all’art. 17 par. 1 Regolamento
Dublino III; che le problematiche mediche di cui soffrirebbe l’interessato,
completamente acclarate e non meritevoli di ulteriori accertamenti, non ri-
sulterebbero ostative al trasferimento; che la Francia disporrebbe di un'in-
frastruttura medica sufficiente atta a curare tutti i tipi di malattie; che non vi
sarebbero elementi per ritenere che la Francia avrebbe privato l'interessato
delle cure mediche adeguate o che lo farebbe in futuro, invero egli sarebbe
rimasto per due mesi in ospedale a causa dei suoi problemi mentali; che
infine, neppure il fatto che egli verrebbe perseguito in Francia da diverse
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persone non giustificherebbe l’applicazione della clausola di sovranità, po-
sto che l’interessato avrebbe la possibilità di rivolgersi alle autorità di tale
Paese onde ottenere protezione,
che nel proprio gravame l'insorgente rileva un accertamento incompleto dei
fatti giuridicamente rilevanti nonché una loro valutazione non conforme al
diritto federale e internazionale; che anzitutto vi sarebbero alcune incer-
tezze relativamente all'effettiva condizione statutaria del ricorrente in caso
di riammissione in Francia, correlate alla mancata assunzione di garanzie
specifiche in rapporto a quanto dichiarato daI ricorrente in merito al se-
condo soggiorno in Francia e alla sua forte vulnerabilità psichica; che all'in-
sorgente sarebbe infatti stata diagnosticata una schizofrenia paranoide
(F20.0) e abuso di sostanze psicoattive nell'anamnesi personale (Z86.4);
che gli psichiatri avrebbero posto l'accento su una corretta assunzione
della terapia e avrebbero stabilito la necessità di una presa a carico psi-
chiatrica continua; che in tale contesto, da ultimo si sarebbe reso necessa-
rio un ricovero presso la Clinica Psichiatrica Cantonale a partire dall'8 mag-
gio 2021; che nella decisione avversata la SEM avrebbe omesso di consi-
derare le allegazioni del ricorrente in merito alle precarie condizioni di ac-
coglienza in Francia durante il secondo soggiorno, a seguito del trasferi-
mento da parte delle autorità tedesche; che egli avrebbe infatti riferito in
sede di colloquio Dublino di non aver ricevuto né assistenza medica né un
alloggio in Francia dopo aver ricevuto una decisione negativa da parte della
Germania; che nella domanda di ripresa a carico, stanti le allegazioni del
ricorrente e la sua situazione di vulnerabilità, la SEM avrebbe quanto meno
dovuto accennare alle caratteristiche di vulnerabilità del ricorrente, e chie-
dere garanzie di alloggio e cura alle autorità francesi; che altresì, l'autorità
inferiore non avrebbe neppure valutato correttamente le condizioni di sa-
lute del ricorrente in caso di rinvio in Francia; che numerosi rapporti e studi
indicherebbero che attualmente la situazione del sistema di accoglienza
francese risulterebbe critica sotto molteplici punti di vista, implicando l'esi-
genza di una certa prudenza in particolare nel caso di domande d'asilo di
persone particolarmente vulnerabili; che le condizioni di accoglienza per i
richiedenti l'asilo trasferiti nell'ambito della procedura Dublino risultereb-
bero problematiche; che le persone trasferite rimarrebbero in media per
almeno due settimane in strada prima di essere in qualche modo reinserite
nella procedura, senza tuttavia una garanzia di ottenere un alloggio; che
tale tempo d'attesa potrebbe arrecare al ricorrente dei gravi pregiudizi in
ragione della necessaria continua presa a carico psichiatrica; che per
quanto riguarda la presa a carico a livello medico, l'esistenza di importanti
e crescenti criticità nel sistema d'asilo francese sarebbe stata riconosciuta
in un certo numero di costellazioni a rischio dal Tribunale, che dagli atti non
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risulterebbe che la SEM abbia informato le autorità francesi in merito all'ec-
cezionale vulnerabilità del ricorrente; che inoltre in merito alle condizioni di
salute del ricorrente, la decisione avversata parrebbe carente sotto il profilo
istruttorio e per quanto riguarda l'acquisizione di garanzie sufficienti per un
trasferimento in Francia in merito all'effettiva continuità delle cure mediche
necessaria e all'immediata accessibilità ad un alloggio adeguato,
che la SEM esamina la competenza relativa al trattamento di una domanda
di asilo secondo i criteri previsti dal Regolamento Dublino III),
che, se in base a questo esame è individuato un altro Stato quale respon-
sabile per l'esame della domanda di asilo, la SEM pronuncia la non entrata
nel merito previa accettazione, espressa o tacita, di ripresa a carico del
richiedente l'asilo da parte dello Stato in questione (cfr. DTAF 2017 VI/5
consid. 6.2),
che, ai sensi dell'art. 3 par. 1 Regolamento Dublino III, la domanda di pro-
tezione internazionale è esaminata da un solo Stato membro, ossia quello
individuato in base ai criteri enunciati al capo III (art. 7–15),
che nel caso di una procedura di presa in carico (inglese: take charge) ogni
criterio per la determinazione dello Stato membro competente – enumerato
al capo III – è applicabile solo se, nella gerarchia dei criteri elencati all'art. 7
par. 1 Regolamento Dublino III, quello precedente previsto dal Regola-
mento non trova applicazione nella fattispecie (principio della gerarchia dei
criteri),
che la determinazione dello Stato membro competente avviene sulla base
della situazione esistente al momento in cui il richiedente ha presentato
domanda di protezione internazionale (art. 7 par. 2 Regolamento Dublino
III),
che, contrariamente, nel caso di una procedura di ripresa in carico (inglese:
take back), di principio non viene effettuato un nuovo esame di determina-
zione dello stato membro competente secondo il capo III (cfr. DTAF
2017 VI/5 consid. 6.2 e 8.2.1),
che, giusta l'art. 3 par. 2 Regolamento Dublino III, qualora sia impossibile
trasferire un richiedente verso lo Stato membro inizialmente designato
come competente in quanto si hanno fondati motivi di ritenere che sussi-
stono delle carenze sistemiche nella procedura di asilo e nelle condizioni
di accoglienza dei richiedenti, che implichino il rischio di un trattamento
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inumano o degradante ai sensi dell'art. 4 della Carta dei diritti fondamentali
dell'Unione europea (GU C 364/1 del 18.12.2000, di seguito: CartaUE), lo
Stato membro che ha avviato la procedura di determinazione dello Stato
membro competente prosegue l'esame dei criteri di cui al capo III per veri-
ficare se un altro Stato membro possa essere designato come competente,
che lo Stato membro competente in forza del presente regolamento è te-
nuto a riprendere in carico – in ossequio alle condizioni poste agli art. 23,
24, 25 e 29 – un cittadino di un paese terzo o un apolide del quale è stata
respinta la domanda e che ha presentato domanda in un altro Stato mem-
bro oppure si trova in altro Stato membro senza un titolo di soggiorno
(art. 18 par. 1 lett. d Regolamento Dublino III),
che gli obblighi di cui all'art. 18 par. 1 lett. c–d vengono meno se l'interes-
sato si è allontanato dal territorio degli Stati membri per almeno tre mesi,
sempre che l'interessato non sia titolare di un titolo di soggiorno in corso di
validità rilasciato dallo Stato membro competente (cfr. art. 19 par. 2 Rego-
lamento Dublino III),
che, giusta l'art. 17 par. 1 Regolamento Dublino III («clausola di sovra-
nità»), in deroga ai criteri di competenza sopra definiti, ciascuno Stato
membro può decidere di esaminare una domanda di protezione internazio-
nale presentata da un cittadino di un paese terzo o da un apolide, anche
se tale esame non gli compete,
che, nel caso di specie, le investigazioni effettuate dalla SEM hanno rive-
lato, dopo consultazione dell'unità centrale del sistema europeo «EURO-
DAC», che l'interessato ha inoltrato una domanda d'asilo in Germania il
20 novembre 2015 e il 30 gennaio 220 e in Francia il 25 maggio 2018 (cfr.
atto SEM 10/1),
che la richiesta effettuata dalla SEM alle autorità tedesche di ripresa in ca-
rico dell'interessato è stata respinta dalle stesse in quanto la Francia sa-
rebbe competente,
che pertanto, il 16 aprile 2021 l'autorità inferiore ha presentato alle compe-
tenti autorità francesi una richiesta di ripresa in carico fondata sull'art. 18
par. 1 lett. d Regolamento Dublino III (cfr. atto SEM 25/8),
che il 30 aprile 2021 queste autorità hanno espressamente accettato il tra-
sferimento del ricorrente verso la Francia, in applicazione della stessa di-
sposizione (cfr. atto SEM 29/1),
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che non da ultimo, è doveroso rammentare che sebbene ai sensi degli
art. 31 e 32 del Regolamento Dublino III spetti alle autorità incaricate per
l’esecuzione del trasferimento rimettere – se del caso – alle autorità stra-
niere competenti le informazioni che consentono un’adeguata assistenza
medica alla persona trasferita, ciò non costituisce in alcun modo un prere-
quisito per l’accettazione, da parte di quest’ultime autorità, del trasferi-
mento dell’interessato nel loro territorio (cfr. sentenza del Tribunale
D-2641/2017 dell’11 maggio 2017),
che, di conseguenza, la competenza della Francia – peraltro non conte-
stata dall'insorgente – è di principio data,
che negli stessi termini nemmeno vi sono fondati motivi di ritenere che in
Francia sussistano carenze sistemiche nella procedura di asilo e nelle con-
dizioni di accoglienza dei richiedenti, che implichino il rischio di un tratta-
mento inumano o degradante ai sensi dell’art. 4 della CartaUE (cfr. art. 3
par. 2 2a frase Regolamento Dublino III),
che il Paese in questione è legato alla CartaUE e firmatario, della CEDU,
della Convenzione del 10 dicembre 1984 contro la tortura ed altre pene o
trattamenti crudeli, inumani o degradanti (Conv. tortura, RS 0.105), della
Convenzione del 28 luglio 1951 sullo statuto dei rifugiati (Conv. rifugiati, RS
0.142.30), oltre che del relativo Protocollo aggiuntivo del 31 gennaio 1967
(RS 0.142.301) e ne applica le disposizioni,
che, di conseguenza, il rispetto della sicurezza dei richiedenti l’asilo, in par-
ticolare il diritto alla trattazione della propria domanda secondo una proce-
dura giusta ed equa ed una protezione conforme al diritto internazionale
ed europeo, è presunto da parte dello Stato in questione (cfr. direttiva
2013/32/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013
recante procedure comuni ai fini del riconoscimento e della revoca dello
status di protezione internazionale [di seguito: direttiva procedura]; direttiva
2013/33/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013
recante norme relative all’accoglienza dei richiedenti protezione internazio-
nale [di seguito: direttiva accoglienza]),
che tale presunzione non è assoluta e può essere confutata in presenza di
indizi seri che, nel caso concreto, le autorità di tale Stato non rispettereb-
bero il diritto internazionale (cfr. DTAF 2010/45 consid. 7.4 e 7.5); che la
stessa va inoltre scartata d’ufficio in presenza di violazioni sistematiche
delle garanzie minime previste dall’Unione europea o di indizi seri di viola-
zioni del diritto internazionale (cfr. DTAF 2011/9 consid. 6; sentenza della
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CorteEDU M.S.S. contro Belgio e Grecia del 21 gennaio 2011, 30696/09,
R.U. contro Grecia del 7 gennaio 2011, 2237/08, §74 segg.; sentenza della
CGUE del 21 dicembre 2011, C-411/10 e C-493/10 [Grande Sezione]),
che orbene, gli elementi addotti nel caso in narrativa, in assenza di una
pratica attuale avverata di violazione sistematica delle norme comunitarie
minime in materia, non sono tali da rimettere in questione la precitata pre-
sunzione (cfr. fra le tante, sentenze del Tribunale D-5996/2019 del 21 no-
vembre 2019 e D-6652/2020 dell’11 febbraio 2020 consid. 6),
che conseguentemente, alla luce di quanto precede, l’applicazione
dell’art. 3 par. 2 2a frase Regolamento Dublino III non si giustifica nel caso
di specie,
che resta da valutare se nel caso concreto sussistano indizi seri e sufficienti
per ammettere che le autorità dello stato di destinazione non rispettino il
diritto internazionale (cfr. DTAF 2010/45 consid. 7.4 e 7.5),
che ai sensi dell'art. 29a cpv. 3 OAsi 1, disposizione che concretizza in di-
ritto interno svizzero la clausola di sovranità (art. 17 par. 1 Regolamento
Dublino III), se "motivi umanitari" lo giustificano la SEM può entrare nel
merito della domanda anche qualora giusta il Regolamento Dublino III un
altro Stato sarebbe competente per il trattamento della domanda,
che la SEM, nell'applicazione dell'art. 29a cpv. 3 OAsi 1, dispone di potere
di apprezzamento (cfr. DTAF 2015/9 consid. 7 seg.); che al contrario, qua-
lora invece il trasferimento del richiedente nel Paese di destinazione con-
travvenga all'art. 4 Carta UE, all'art. 3 CEDU o all'art. 3 Conv. tortura, l'au-
torità inferiore è invece obbligata ad applicare la clausola di sovranità e ad
entrare nel merito della domanda d'asilo (cfr. DTAF 2015/9 consid. 8.2.1),
che preliminarmente, al di là di generiche argomentazioni, il ricorrente non
neppure ha apportato indizi seri e concreti suscettibili di dimostrare che lo
Stato di destinazione non rispetterebbe il principio del divieto di respingi-
mento e, dunque, verrebbe meno ai suoi obblighi internazionali rinviandolo
in un Paese dove la sua vita, integrità corporale o libertà sarebbero seria-
mente minacciate o da dove rischierebbe di essere respinto in un tale
Paese,
che in proposito, occorre ancora rilevare come una decisione definitiva di
rifiuto dell’asilo e di allontanamento verso il Paese d’origine, non costitui-
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sce, di per sé, una violazione del principio di non-respingimento, e che ap-
parterrà pertanto all’interessato, se del caso, di prevalersi delle vie di diritto
previste dalla legislazione francese in vista di una riconsiderazione della
sua domanda d’asilo, segnatamente se egli stima che esista attualmente
un rischio di violazione del principio di non-respingimento (cfr. tra le altre la
sentenza del Tribunale D-1654/2021 del 19 aprile 2021),
che altresì nulla permette di concludere che la domanda sia stata trattata
in modo lacunoso e che con la pronuncia del rinvio lo Stato di destinazione
non ha rispettato il principio del divieto di respingimento,
che, in tutta evidenza, il trasferimento del ricorrente in Francia non lo
espone al rischio di respingimento a catena, quindi di rinvio in un paese
dove la sua vita, integrità corporale o libertà sarebbero seriamente minac-
ciate,
che tramite l'esame della domanda da parte di un unico Stato membro
(«one chance only») il Regolamento Dublino III intende far fronte al feno-
meno delle domande di asilo multiple («asylum shopping»),
che per il resto, il respingimento forzato di persone che soffrono di proble-
matiche valetudinarie, costituisce una violazione dell'art. 3 CEDU unica-
mente in circostanze eccezionali; che ciò risulta essere il caso segnata-
mente laddove la malattia dell'interessato si trovi in uno stadio a tal punto
avanzato o terminale da lasciar presupporre che, a seguito del trasferi-
mento, la sua morte appaia come una prospettiva prossima (cfr. sentenza
della CorteEDU N. contro Regno Unito del 27 maggio 2008, 26565/05;
DTAF 2011/9 consid. 7.1),
che una violazione dell'art. 3 CEDU può però anche sussistere qualora vi
siano dei seri motivi di ritenere che la persona, in assenza di trattamenti
medici adeguati nello Stato di destinazione, sarà confrontata ad un reale
rischio di un grave, rapido ed irreversibile peggioramento delle condizioni
di salute comportante delle intense sofferenze o una significativa riduzione
della speranza di vita (cfr. sentenza della CorteEDU Paposhvili contro Bel-
gio del 13 dicembre 2016, 41738/10, §181 segg.),
che essendo decisivo e vista la doglianza in tal senso, occorre a questo
punto chiedersi, da una parte se l'accertamento dei fatti operato dall'auto-
rità inferiore quanto alle affezioni di cui soffre l'insorgente sia stato o meno
esaustivo, e dall'altra se quest'ultimo rientri o meno nelle casistiche testé
enucleate,
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che alla luce dell'applicazione del principio inquisitorio l'autorità compe-
tente deve infatti procedere d'ufficio all'accertamento esatto e completo dei
fatti giuridicamente rilevanti (DTAF 2019 I/6 consid. 5.1),
che nel caso in narrativa non appare però che la SEM sia venuta meno agli
obblighi che le si impongono in virtù di tale massima,
che sebbene il ricorrente si sia effettivamente sottoposto a diversi consulti
medici in corso di procedura, le problematiche diagnosticate sono state co-
stantemente le stesse, ossia una schizofrenia paranoide (F20.0) e abuso
di sostanze psicoattive nell'anamnesi personale (286.4), trattabili con dei
farmaci a facile reperibilità e delle visite psichiatriche di continuità (cfr. atti
SEM 17/2, 21/2, 28/2, 32/1. 35/2),
che il substrato fattuale non conteneva pertanto indicatori quanto all’esi-
stenza, finanche potenziale, di affezioni terminali ai sensi della giurispru-
denza convenzionale; che allo stesso modo, non vi erano elementi per so-
spettare che le patologie diagnosticate potessero raggiungere un tale li-
vello di gravità da configurare un rischio reale di peggioramento rapido ed
irreversibile dello stato valetudinario comportante delle intense sofferenze
o una significativa riduzione della speranza di vita in caso di trasferimento;
che neppure si poteva partire dall’assunto che il ricorrente rientrasse nella
categoria di persone vulnerabili ai sensi della giurisprudenza in vigore,
che conto tenuto delle questioni giuridiche che si ponevano, al momento
dell’emissione del provvedimento sindacato, il complesso fattuale era dun-
que sufficientemente delineato per giudicare del trasferimento dell'interes-
sato in Francia nel contesto di un procedimento Dublino, di modo che, nulla
può essere rimproverato all'autorità inferiore, che non ha violato il principio
inquisitorio,
che per quanto riguarda invece la situazione valetudinaria attuale (cfr.
DTAF 2010/44 consid. 3.6), le condizioni psichiche del richiedente asilo
fanno stato di un ricovero presso la Clinica Psichiatrica Cantonale (cfr.
atto SEM 39/1); che in assenza di aggiornamenti da parte dell'interessato,
rappresentato nel corso della procedura di prima istanza e pertanto piena-
mente cognito del suo obbligo di collaborare all'accertamento dei fatti giu-
ridicamente rilevanti (art. 26a LAsi), il Tribunale può partire dall'assunto che
il ricovero sia dovuto alla schizofrenia paranoide precedentemente diagno-
sticata e che lo stato di salute dell'insorgente non abbia subito evoluzioni
significative,
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che non si può dunque ritenere che il suo trasferimento comporti delle gravi
sofferenze dal profilo medico, a tal punto che, dopo l'arrivo in Francia, risulti
necessaria una presa in carico medica immediata ed ininterrotta,
che inoltre la Francia, in quanto Stato firmatario della direttiva accoglienza,
deve provvedere affinché i richiedenti ricevano la necessaria assistenza
sanitaria comprendente quanto meno le prestazioni di pronto soccorso e il
trattamento essenziale di malattie e di gravi disturbi mentali e fornire la ne-
cessaria assistenza medica o di altro tipo, ai richiedenti con esigenze di
accoglienza particolari, comprese, se necessarie, appropriate misure di as-
sistenza psichica (art. 19 par. 1 e 2 direttiva accoglienza),
che è d’altronde notorio che tale Paese disponga di strutture mediche effi-
cienti (cfr. fra le tante, sentenze del Tribunale F-4716/2019 del 19 settem-
bre 2019 e E-1275/2019 del 22 marzo 2019),
che peraltro, un'eventuale iniziale difficoltà ad accedere a prestazioni di
psicoterapia può essere messa in conto senza che ci si debba attendere a
conseguenze drastiche sulla sua salute,
che egli potrà dipoi ovviare a possibili complicazioni nell'ottenimento dei
farmaci prescritti venendo trasferito con una riserva sufficiente,
che vi è poi modo di osservare come nel corso del primo soggiorno in Fran-
cia l'insorgente abbia ottenuto le cure mediche necessarie e sia stato ospe-
dalizzato (cfr. atto SEM 15/3, pag. 2); che anche a seguito del trasferi-
mento dalla Germania egli ha potuto rivolgersi all'ospedale dove era stato
ricoverato ed ha ottenuto un appuntamento per una visita medica (cfr. ibi-
dem),
che altresì, prima del trasferimento, sarà inoltre premura delle autorità com-
petenti per l'esecuzione dell'allontanamento informare in maniera precisa
e completa le autorità francesi dell'arrivo e dei problemi di salute dell'insor-
gente (cfr. art. 31 Regolamento Dublino III),
che lo stato di salute dell’insorgente non rappresenta quindi un ostacolo ad
un trasferimento verso la Francia,
che alla luce di quanto sopra, non è dunque neppure ravvisabile la neces-
sità di ottenere delle garanzie individuali in tale Paese,
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che agli atti non figurano elementi tali da indurre a concludere che un tra-
sferimento nello Stato in questione esporrebbe il ricorrente al rischio di es-
sere privato del sostentamento minimo e di subire delle condizioni di vita
indegna in violazione della direttiva accoglienza,
che nonostante alcune criticità del sistema di accoglienza francese, anche
rilevate dai vari rapporti citati in sede ricorsuale, nel caso in disamina, l'in-
sorgente non ha fornito indizi seri suscettibili di comprovare che le sue con-
dizioni di vita o la sua situazione personale sarebbero tali da contravvenire
all'art. 4 della CartaUE, all'art. 3 CEDU o all'art. 3 Conv. tortura in caso di
esecuzione del trasferimento in Francia,
che segnatamente, per quanto riguarda la pretesa mancanza di alloggio
dopo il trasferimento dalla Germania nel quadro del regolamento Dublino
III, non risulta che l'insorgente si sia rivolto alle autorità francesi per far
valere i suoi diritti ed ottenere un alloggio in conformità alla direttiva acco-
glienza,
che, appartiene al ricorrente sollevare l'eventuale violazione dei suoi diritti
fondamentali, utilizzando le adeguate vie di diritto dinanzi alle autorità dello
Stato in questione,
che in conclusione, nella presente fattispecie, non ci sono elementi per ri-
tenere che l’autorità di prima istanza abbia esercitato in maniera arbitraria
il suo potere discrezionale,
che, pertanto, non vi è motivo di applicare la clausola discrezionale di cui
all'art. 17 par. 1 (clausola di sovranità) Regolamento Dublino III,
che, di conseguenza, in mancanza dell'applicazione di tale norma da parte
della Svizzera, la Francia è competente dell'esame della domanda di asilo
del ricorrente ai sensi Regolamento Dublino III ed è tenuto a riprenderlo in
carico in ossequio alle condizioni poste agli art. 23, 24, 25, 29 Regolamento
Dublino III,
che, quindi, è a giusto titolo che la SEM non è entrata nel merito della do-
manda di asilo del ricorrente, in applicazione dell'art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi
ed ha pronunciato il suo trasferimento verso la Francia conformemente
all'art. 44 LAsi, posto che il ricorrente non possiede un'autorizzazione di
soggiorno in Svizzera (cfr. art. 32 lett. a OAsi 1),
che, in siffatte circostanze, non vi è più luogo di esaminare in maniera di-
stinta le questioni relative all'esistenza di un impedimento all'esecuzione
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del trasferimento per i motivi giusta i cpv. 3 e 4 dell'art. 83 LStrI, (RS
142.20), dal momento che detti motivi sono indissociabili dal giudizio di non
entrata nel merito nel quadro di una procedura Dublino (cfr. DTAF 2015/18
consid. 5.2),
che, visto quanto precede, il ricorso deve essere respinto e la decisione
della SEM, che rifiuta l'entrata nel merito della domanda di asilo e pronun-
cia il trasferimento dalla Svizzera verso la Francia, confermata,
che, avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, la domanda di con-
cessione dell'effetto sospensivo è senza oggetto,
che le misure supercautelari del 12 maggio 2021 sono revocate,
che, in virtù di quanto precedentemente enunciato, le conclusioni ricorsuali
tendenti all'annullamento della decisione impugnata ed alla trasmissione
degli atti all'autorità inferiore per nuova decisione vanno respinte,
che, avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, la domanda di esen-
zione dal versamento di un anticipo equivalente alle presumibili spese pro-
cessuali è divenuta senza oggetto,
che, infine, ritenute le allegazioni ricorsuali sprovviste di probabilità di esito
favorevole, la domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa
dal versamento delle spese processuali, è respinta,
che, visto l'esito della procedura, le spese processuali di CHF 750.– che
seguono la soccombenza sono poste a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1
e 5 PA nonché art. 3 lett. b del regolamento sulle tasse e sulle spese ripe-
tibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 feb-
braio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]),
che la decisione è definitiva e non può, in principio, essere impugnata con
ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83
lett. d cifra 1 LTF).
(dispositivo alla pagina seguente)
D-2220/2021
Pagina 14
Il Tribunale amministrativo federale pronuncia:
1.
Il ricorso è respinto.
2.
La domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa dal versa-
mento delle spese processuali, è respinta.
3.
Le spese processuali, di CHF 750.–, sono poste a carico del ricorrente.
Tale ammontare deve essere versato alla cassa del Tribunale amministra-
tivo federale, entro un termine di 30 giorni dalla spedizione della presente
sentenza.
4.
Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all'autorità canto-
nale.
Il giudice unico: La cancelliera:
Daniele Cattaneo Sebastiana Bosshardt