Decision ID: 2fe7338f-3121-53f2-816e-fb8bf3cbe2f3
Year: 2013
Language: it
Court: CH_BVGE
Chamber: CH_BVGE_001
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: 

Fatti:
A.
A._ (in seguito A._), cittadino della Repubblica dominica-
na, nato il ... e residente a ... (Italia) con regolare permesso di soggiorno,
è stato condannato, con decreto di accusa del 4 aprile 2011, alla pena
pecuniaria di 45 aliquote giornaliere da 100 franchi cadauna e alla multa
di 1'600 franchi per infrazione alla legge federale del 19 dicembre 1958
sulla circolazione stradale (LCStr, RS 741.01).
B.
Con decreto di accusa del 17 settembre 2012 l'interessato è stato con-
dannato dal Ministero pubblico del Cantone Ticino, per infrazione alla
legge federale del 16 dicembre 2005 sugli stranieri (LStr, RS 142.20), alla
pena pecuniaria di 30 aliquote giornaliere da 30 franchi cadauna e alla
multa di 400 franchi.
C.
Il giorno seguente, il 18 settembre 2012, l'interessato ha inoltrato la do-
manda di visto per un soggiorno lungo (visto D) all'Ufficio federale della
migrazione (in seguito UFM), allo scopo di contrarre matrimonio con
B._ (in seguito B._), cittadina dominicana, nata ... e resi-
dente a ..., con regolare permesso di soggiorno C.
D.
Con comunicazione del 6/7 novembre 2012 il Ministero della giustizia ita-
liano trasmetteva all'UFM il casellario giudiziale dell'interessato da cui
emergeva che lo stesso era stato condannato, in data 12 aprile 2007 e in
data 16 gennaio 2008, per detenzione illecita di sostanze stupefacenti e
per evasione, alla reclusione per 3 anni 2 mesi e 20 giorni (pene cumula-
te il 8 maggio 2008 con provvedimento del procuratore della Repubblica
presso il Tribunale di Roma).
E.
Con scritto del 20 novembre seguente l'UFM ha informato l'interessato
circa l'intenzione di pronunciare un divieto d'entrata nei suoi confronti,
fornendo contestualmente la possibilità allo stesso di prendere posizione
in merito prima dell'emanazione del provvedimento.
F.
Il 26 novembre 2012 la Sezione della popolazione (in seguito SPOP) ha
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trasmesso, per preavviso, al Comune di Paradiso la domanda di visto i-
noltrata dall'interessato allo scopo di contrarre matrimonio con
B._.
G.
Con decisione dell'8 marzo 2013, l'UFM ha emanato un divieto di entrata
nei confronti dell'interessato, valido dal 4 marzo 2013 al 3 marzo 2023, a
motivo delle condanne subite in Italia e in Svizzera con conseguente
esposizione a pericolo dell'ordine e della sicurezza pubblici (art. 67 della
legge federale del 16 dicembre 2005 sugli stranieri [LStr; RS 142.20]).
H.
Il 15 marzo 2013 la SPOP ha chiesto al Comune di Paradiso di ritornare
la domanda di rilascio di visto senza emettere alcun preavviso, poiché la
domanda di contrarre matrimonio degli interessati era stata annullata.
Susseguentemente, il 3 aprile 2013 le autorità cantonali hanno inoltrato
richiesta al Servizio regionale degli stranieri di Lugano (in seguito SERS
Lugano) di verificare con B._ se l'intenzione di contrarre matrimo-
nio con A._ sussisteva ancora. In proposito la stessa trasmetteva
una dichiarazione scritta datata 17 aprile 2013, in cui afferma di non esse-
re più intenzionata ad unirsi in matrimonio con l'interessato, chiedendo al-
tresì di annullare la domanda di visto trasmessa.
I.
Con ricorso del 9/11 aprile 2013 A._ ha chiesto, per il tramite del
proprio patrocinatore, l'annullamento della decisione impugnata, protesta-
te spese e ripetibili.
A sostegno delle proprie allegazioni l'interessato ha sottolineato dapprima
che le infrazioni commesse non sono particolarmente gravi, e meglio la
violazione della LStr sarebbe stata commessa nel quadro di un rapporto
contrattuale dove egli ricopriva la "parte debole". Per di più la decisione
adottata dall'autorità di prima istanza sarebbe contraria a giurisprudenza
e dottrina costante nella misura in cui l'interessato non avrebbe commes-
so trasgressioni particolarmente gravi o ripetute. Per quanto attiene al ri-
chiamo delle condanne subite in Italia nel 2006, A._ rileva di aver
espiato la pena commisurata, sottolineando che "l'esistenza di condanne
penali (anteriori) può essere presa in considerazione per disporre misure
di allontanamento o di respingimento solo in quanto le circostanze che
hanno portato a tali condanne provino un comportamento personale co-
stitutivo di una minaccia attuale per l'ordine pubblico", circostanza che a
suo dire "non è rilevabile nel caso di specie". Infine il ricorrente ha allega-
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to la violazione degli art. 8 e 12 della Convenzione per la salvaguardia dei
diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali (CEDU, RS 0.101), nella mi-
sura in cui la creazione di una vita famigliare con B._, verrebbe a
cadere.
J.
Con osservazioni del 28 maggio 2013 l'UFM si è riconfermata nelle pro-
prie allegazioni di fatto e di diritto indicando che le argomentazioni addot-
te in sede di ricorso non consentono di modificare l'apprezzamento della
fattispecie.
K.
Con ordinanza del 30 maggio 2013 il Tribunale ha invitato il ricorrente a
presentare eventuali osservazioni alla risposta prodotta dall'autorità di
prima istanza, entro il 1° luglio 2013. A._ non si è però avvalso di
tale facoltà.

Diritto:
1.
1.1 Riservate le eccezioni previste all'art. 32 della legge del 17 giugno
2005 sul Tribunale amministrativo federale (LTAF, RS 173.32), giusta l'art.
31 LTAF il Tribunale amministrativo federale (di seguito: il Tribunale o il
TAF) giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi dell'art. 5 della legge fe-
derale del 20 dicembre 1968 sulla procedura amministrativa (PA, RS
172.021) prese dalle autorità menzionate all'art. 33 LTAF.
1.2 In particolare, le decisioni in materia di divieto d'entrata rese dall'UFM
- il quale costituisce un'unità dell'amministrazione federale come definita
all'art. 33 lett. d LTAF - possono essere impugnate dinanzi al TAF che nel-
la presente fattispecie statuisce in via definitiva (cfr. art. 1 cpv. 2 LTAF in
relazione con l'art. 83 lett. c cifra 1 della legge del 17 giugno 2005 sul Tri-
bunale federale [LTF, RS 173.110]).
1.3 Salvo i casi in cui la LTAF non disponga altrimenti, la procedura da-
vanti la Tribunale è retta dalla PA (art. 37 LTAF).
2.
A._ ha diritto di ricorrere (art. 48 cpv. 1 PA) e il suo ricorso, pre-
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sentato nella forma e nei termini prescritti dalla legge, è ricevibile (cfr. art.
50 e 52 PA.
3.
Ai sensi dell'art. 49 PA, i motivi di ricorso sono la violazione del diritto fe-
derale, compreso l'eccesso o l'abuso del potere di apprezzamento, l'ac-
certamento inesatto o incompleto di fatti giuridicamente rilevanti nonché
l'inadeguatezza, nella misura in cui un'autorità cantonale non abbia giudi-
cato come autorità di ricorso. Il Tribunale applica d'ufficio il diritto federale
nella procedura ricorsuale e non è vincolato in nessun caso dai motivi del
ricorso (cfr. art. 62 cpv. 4 PA). Rilevante è in primo luogo la situazione di
fatto al momento del giudizio (cfr. DTAF 2011/1 consid. 2 e giurispruden-
za; DTAF 2011/43 consid. 6.1; DTAF 2012/21 consid. 5.1).
4.
4.1 Conformemente all'art. 67 cpv. 1 LStr, l’UFM vieta l’entrata in Svizze-
ra, fatto salvo il cpv. 5, ad uno straniero allontanato se, l’allontanamento è
eseguito immediatamente in virtù dell’articolo 64d capoverso 2 lettere a–c
(cpv. 1 lett. a); lo straniero non ha lasciato la Svizzera entro il termine im-
partitogli (cpv. 1 lett. b). L’UFM può inoltre vietare l’entrata in Svizzera allo
straniero che ha violato o espone a pericolo l’ordine e la sicurezza pubbli-
ci in Svizzera o all’estero (art. 67 cpv. 2 lett. a LStr); ha causato spese
d'aiuto sociale (cpv. 2 lett. b); si trova in carcerazione preliminare, in vista
di rinvio coatto o cautelativa (cpv. 2 lett. c). Il divieto d’entrata è pronun-
ciato per una durata massima di cinque anni. Può essere pronunciato per
una durata più lunga se l’interessato costituisce un grave pericolo per
l’ordine e la sicurezza pubblici (art. 67 cpv. 3 LStr). Infine l’autorità cui
compete la decisione può, per motivi umanitari o altri motivi gravi, rinun-
ciare a pronunciare un divieto d’entrata oppure sospenderlo definitiva-
mente o temporaneamente (art. 67 cpv. 5 LStr).
4.2 Con riferimento alle nozioni d'ordine e di sicurezza pubblici (art. 67
cpv. 2 let. a LStr), occorre osservare che essi costituiscono il concetto so-
vraordinato dei beni da proteggere nel contesto della polizia. Il primo ter-
mine comprende l'insieme delle nozioni di ordine, la cui osservanza, dal
punto di vista sociale ed etico, costituisce una condizione indispensabile
della coabitazione ordinata delle persone; il termine di "sicurezza pubbli-
ca" significa invece l'inviolabilità dell'ordine giuridico obiettivo, dei beni
giuridici individuali (vita, salute, libertà, proprietà, ecc.) nonché delle isti-
tuzioni dello Stato. Vi è violazione della sicurezza e dell'ordine pubblici
segnatamente se sono commesse infrazioni gravi o ripetute di prescrizio-
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ni di legge o di decisioni delle autorità nonché in caso di mancato adem-
pimento di doveri di diritto pubblico o privato (Messaggio del Consiglio fe-
derale relativo alla Legge federale sugli stranieri, FF 2002 3424).
4.3 L'ordinanza del 24 ottobre 2007 sull'ammissione, il soggiorno e l'attivi-
tà lucrativa (OASA, RS 142.201), in particolare l'art. 80 cpv. 1 OASA,
sancisce che vi è violazione della sicurezza e dell'ordine pubblici in caso
di mancato rispetto di prescrizioni di legge e di decisioni delle autorità
(lett. a), in caso di mancato adempimento temerario di doveri di diritto
pubblico o privato (lett. b) o se la persona interessata approva o incorag-
gia pubblicamente un crimine contro la pace, un crimine di guerra, un
crimine contro l'umanità o un atto terroristico oppure fomenta l'odio contro
parti della popolazione (lett. c). Vi è esposizione della sicurezza e dell'or-
dine pubblici a pericolo, se sussistono indizi concreti che il soggiorno in
Svizzera dello straniero in questione porti con notevole probabilità ad una
violazione della sicurezza e dell'ordine pubblici (art. 80 cpv. 2 OASA). In
tal senso dovrà quindi essere emessa una prognosi negativa a meno che
i motivi che hanno condotto l'interessato ad agire, violando la sicurezza e
l'ordine pubblici, non sussistano più (cfr. MARC SPESCHA / HANSPETER
THÜR / ANDREAS ZÜND / PETER BOLZLI, Migrationsrecht, Zürich 2012, art.
67 LStr, cifra 3).
Ciò detto, ne discende che i reati perpetrati contro le norme del diritto de-
gli stranieri rappresentano delle violazioni di legge, sanzionate secondo
gli art. 115 LStr, e possono in quanto tali portare all'emissione di un divie-
to d'entrata. Esso non deve essere tuttavia interpretato quale sanzione
dal carattere penale bensì quale misura di protezione a carattere preven-
tivo contro possibili turbative future (cfr. Messaggio precitato FF 2002
pag. 3428).
4.4 L'autorità competente esamina secondo il proprio libero apprezza-
mento se un divieto di entrata deve essere pronunciato. In proposito essa
deve procedere ad una ponderazione meticolosa di tutti gli interessi pre-
senti e rispettare il principio di proporzionalità (cfr. ANDREAS ZÜND/LADINA
ARQUINT HILL, Beendigung der Anwesenheit, Entfernung und Fernhal-
tung, in: Uebersax/ Rudin/ Hugi Yar/ Geiser [éd.], Ausländerrecht, 2ème éd.,
Bâle 2009, ch. 8.80 p. 356).
http://links.weblaw.ch/BBl-2002-3428 http://links.weblaw.ch/BBl-2002-3428
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Pagina 7
5.
5.1 Dagli atti di causa emerge che A._ ha interessato le autorità
penali italiane e svizzere a più riprese, infatti:
- con sentenze delle autorità giudiziarie italiane, del 12 aprile 2007 e del
16 gennaio 2008, egli è stato condannato segnatamente per detenzione
illecita di sostanze stupefacenti, reato accertato il 29 settembre 2006, e
per il reato di evasione, reato accertato il 19 settembre 2007. Conseguen-
temente l'interessato ha espiato una pena detentiva complessiva dal 29
settembre 2006 al 19 settembre 2009.
- con decreto d'accusa del 4 aprile 2011 A._ è stato condannato
dal Ministero pubblico del Cantone Ticino, alla pena pecuniaria di 45 ali-
quote giornaliere di 100 franchi cadauna, per infrazione alla LCStr, e me-
glio per aver condotto un'autovettura in stato di inattitudine, per aver per-
so la padronanza del veicolo e cozzato contro un ostacolo, e per aver ab-
bandonato il luogo dell'incidente senza aver provveduto ad informare
tempestivamente il danneggiato o le autorità di polizia;
- con decreto d'accusa del 17 settembre 2012 l'interessato è stato con-
dannato dal Ministero pubblico del Cantone Ticino, per infrazione alla
LStr, e meglio per avere svolto l'attività lucrativa "come D.J., custode e
parzialmente come barista" presso l'esercizio pubblico C._ ad ....
5.2 Orbene i reati di droga sono considerati gravi e giustificano l'in-
tervento rigoroso e deciso da parte delle autorità competenti. La protezio-
ne della collettività, di fronte allo sviluppo del traffico degli stupefacenti,
costituisce indubbiamente un interesse pubblico preponderante che giu-
stifica l'emissione di una misura di allontanamento nei confronti di chi si è
reso punibile di gravi infrazioni contro la legislazione sugli stupefacenti.
Tali atti criminosi costituiscono in effetti un reale pericolo per la salute e la
vita di numerose persone (cfr. sentenza del Tribunale federale
2C_313/2010 del 28 luglio 2010 consid. 5.2; sentenza del Tribunale am-
ministrativo federale C-8304/2007 del 2 settembre 2009 consid. 9.2 e giu-
risprudenza ivi citata). Gli individui coinvolti nel traffico di sostanze stupe-
facenti devono dunque attendersi l'adozione di misure di allontanamento
o di divieto d'entrata nei loro confronti, dettate dalla legittima necessità di
proteggere la collettività. Tale severità è pure condivisa dalla Corte euro-
pea dei diritti dell'uomo (DTF 129 II 215 consid. 7.3, DTF 125 II 521 con-
sid. 4a/aa). A questo titolo giova rilevare come secondo la giurisprudenza
della Corte di Giustizia delle Comunità europee (CGCE), il semplice con-
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sumo di stupefacenti è già tale da costituire un pericolo per la società,
proprio a giustificare, in un'ottica di preservazione della salute e dell'ordi-
ne pubblici, delle misure speciali nei confronti degli stranieri che violano la
legislazione nazionale sugli stupefacenti (cfr. sentenze della Corte di giu-
stizia del 10 febbraio 2000, Nazli, C-340/97, in Raccolta di giurisprudenza
2000, pag. I-00957, punti 57 e 58, Calfa, C-348/96, in Raccolta di giuri-
sprudenza 1999, p. I-0011, punto 22, cfr. inoltre l'allegato alla direttiva
64/221/CEE, lett. b ch. 1).
5.3 Inoltre giusta l'art. 11 cpv. 1 LStr, lo straniero che intende esercitare
un'attività lucrativa in Svizzera necessita di un permesso indipendente-
mente dalla durata del soggiorno. Il permesso va richiesto all'autorità
competente per il luogo di lavoro previsto. È considerata attività lucrativa,
poco importa se svolta a titolo gratuito od oneroso, qualsiasi attività di-
pendente o indipendente normalmente esercitata dietro compenso (art.
11 cpv. 2 LStr). Una regolamentazione speciale è prevista invece per lo
straniero che fornisce una prestazione di servizi transfrontaliera, il quale
necessita di un permesso se la sua attività lucrativa supera otto giorni per
anno civile (art. 14 cpv. 1 OASA).
5.4 Ciò detto è evidente che A._, con il suo atteggiamento, ha vio-
lato a due riprese in Svizzera l'ordine e la sicurezza pubblici, in particolare
infrangendo disposizioni della LStr e della LCStr, nonché, con i reati
commessi in Italia, ha dimostrato di rappresentare una concreta minaccia,
sufficientemente grave, da legittimare l'adozione di una misura dettata da
motivi d'ordine pubblico. Ne discende che l'autorità di prime cure ha, a
giusto titolo, emesso un divieto d'entrata nei suoi confronti conformemen-
te all'art. 67 LStr.
6.
6.1 Essendo la decisione di divieto d'entrata confermata nel suo principio,
resta ora da stabilire se la durata della misura di allontanamento adottata
dall'UFM, prevista per un periodo di 10 anni, rispetta il principio della pro-
porzionalità.
6.2 A tale proposito occorre esaminare se la durata del provvedimento
amministrativo è stata fissata nel rispetto dell'esercizio del potere d'ap-
prezzamento, prestando particolare attenzione al principio della propor-
zionalità. Sotto questo aspetto è necessario procedere ad una corretta
ponderazione degli interessi in causa: quello pubblico della Svizzera al
mantenimento del divieto d'entrata sul proprio territorio per 10 anni e
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quello privato del ricorrente a potervi entrare. Rilevanti sono le particolari-
tà del comportamento illecito, la situazione personale della persona inte-
ressata e la rilevanza del bene giuridico minacciato o violato (cfr. ULRICH
HÄFELI/GEORG MÜLLER/FELIX UHLMANN, Allgemeines Verwaltungsrecht,
6a ed. integralmente rielaborata, Zurigo/San Gallo 2010, cifra 613 segg.).
In particolare è necessario che il provvedimento appaia essenziale ed
idoneo a raggiungere lo scopo perseguito dalla misura amministrativa e
che sussista un rapporto ragionevole tra lo scopo perseguito e la restri-
zione alla libertà personale che ne consegue (DFT 136 IV 97 consid.
5.2.2., DTF 135 I 176 consid. 8.1., DTF 133 I 110 consid. 7.1. e giurispru-
denza ivi citata). Di principio l'interesse pubblico al mantenimento di prov-
vedimenti amministrativi nel contesto della polizia degli stranieri è da con-
siderarsi elevato.
6.3 L'art. 67 cpv. 3 LStr permette alle autorità svizzere di pronunciare un
divieto d'entrata per una durata maggiore ai 5 anni, se l'interessato costi-
tuisce un grave pericolo per l'ordine e la sicurezza pubblici. In una recen-
te giurisprudenza, il Tribunale federale ha rilevato che la graduazione del-
le esigenze prevista nella suddetta disposizione a seconda che l'autorità
intenda pronunciare un divieto per una durata inferiore o superiore a 5
anni non si fonda sull'ALC e nemmeno sulla giurisprudenza relativa, ben-
sì sulla direttiva 2008/115/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del
16 dicembre 2008 relativa a norme e procedure comuni applicabili negli
Stati membri al rimpatrio di cittadini di paesi terzi il cui soggiorno è irrego-
lare (GU L 348 del 24 dicembre 2008 pag. 98; cfr. FF 2009 7769, 7777) e
meglio sull'art. 11 cpv. 2 che indica che "la durata del divieto d'ingresso è
determinata tenendo debitamente conto di tutte le circostanze pertinenti
di ciascun caso e non supera di norma i cinque anni. Può comunque su-
perare i cinque anni se il cittadino di un Paese terzo costituisce una grave
minaccia per l'ordine pubblico, la pubblica sicurezza o la sicurezza nazio-
nale". Poiché la LStr non opera alcuna distinzione tra cittadini di Stati ALC
e stati terzi (l'art. 67 cpv. 3 LStr riprende infatti il contenuto dell'art. 11 cpv.
2 direttiva 2008/115/CE) e poiché l'ALC è silente sulle misure di divieto
d'entrata e a fortiori sulla possibile durata delle stesse, si deve intendere
che il legislatore ha voluto regolare i provvedimenti di divieto d'entrata su-
periori a cinque anni allo stesso modo per le due categorie di cittadini di
stati terzi (membri ALC o meno).
Si tratta dunque di determinare quali siano le condizioni poste dall'autori-
tà, a fondamento di un provvedimento di divieto d'entrata per una durata
superiore a 5 anni; in altre parole definire i criteri sui quali l'autorità rico-
nosce o meno l'esistenza del "grave pericolo per l'ordine e la sicurezza
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pubblici", giusta l'art. 67 cpv. 3 LStr. In proposito la recente giurisprudenza
ha indicato che la nozione di "pericolo grave" richiede un grado di gravità
maggiore al "semplice" pericolo o minaccia all'ordine e la sicurezza pub-
blici (cfr. art. 67 cpv. 2 let. a LStr), ma anche maggiore alla nozione di "pe-
ricolo di una certa gravità", necessaria per pronunciare un divieto d'entra-
ta per un cittadino di uno stato ALC. Operando un raffronto con la nozione
di "pericolo di una certa gravità" dell'art. 5 allegato 1 ALC (cfr. : DTF 139 II
121 consid. 6; per una casistica vedi sentenze del TF 2C_923/2012 del
26 gennaio 2013 consid. 4.3.2 e 2C_238/2012 del 30 luglio 2012 consid.
3.1), il termine di "pericolo grave" dell'art. 67 cpv. 3 LStr presuppone l'esi-
stenza di un "pericolo qualificato". Questo grado di gravità, la cui applica-
zione resta l'eccezione (FF 2009 8043, pag. 8058), deve essere esamina-
ta in concreto, sulla base degli atti di causa (cfr. MARC SPESCHA, Migra-
tionsrecht-Kommentar, 3 ed., ad art. 67 LStr, n. 5 pag. 196; ANDREA BIN-
DER OSER, Bundesgesetz über die Ausländer/innen, ad art. 67 LStr, n. 24
pag. 689 ). Essa può infatti fondarsi sulla natura del bene giuridico in pe-
ricolo (ad esempio: minaccia grave alla vita, l’integrità della persona,
l’integrità sessuale o la salute pubblica), sulla natura dell'infrazione com-
messa, segnatamente compresa in una criminalità particolarmente grave
con dimensione transfrontaliera (cfr. art. 83 par. 1 Trattato del funziona-
mento dell'UE nella versione consolidata di Lisbona [C 2010/C 83/01],
che menziona gli atti di terrorismo, la tratta di esseri umani, il traffico di
droga e la criminalità organizzata), oppure sul numero delle infrazioni
commesse (recidiva), considerando al contempo una crescente gravità
delle infrazioni o l'assenza di una prognosi favorevole (cfr. DTF 139 II 121
consid. 6).
6.4 Il divieto d'entrata pronunciato nei confronti di A._ è superiore
ai 5 anni: occorre dunque esaminare in concreto, se egli costituisce un
"grave pericolo per l'ordine e la sicurezza pubblici" ai sensi dell'art. 67
cpv. 3 ultima frase LStr (cfr. supra 6.3 e giurisprudenza ivi citata). Dagli at-
ti di causa si evince che il ricorrente si è reso protagonista di crimini gravi
per l'ordine e la sicurezza pubblici che riguardano beni giuridici estrema-
mente sensibili, in particolare nel commercio di stupefacenti e nella guida
in stato di inattitudine sotto l'influsso di bevande alcoliche con un'alcole-
mia minima dello 1,78 per mille e massima del 2,26 per mille. Con riferi-
mento ai crimini commessi in Italia, A._ ha evidenziato - a soste-
gno delle proprie conclusioni - l'espiazione della pena completa; cionono-
stante i crimini commessi, particolarmente importanti e gravi per la salute
pubblica, nonché l'evasione dal carcere in periodo di espiazione della pe-
na, come pure la commissione in un passato recente, conducono questo
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Tribunale a considerare il ricorrente ancora una minaccia e pericolo ai
sensi di legge.
6.5 Quanto agli interessi privati, A._ ha evidenziato i forti legami
affettivi famigliari con la sorella residente a Sementina e con i figli rispetti-
vamente nipoti a cui è fortemente legato, essendo pure padrino di batte-
simo di uno di essi. Orbene dalle risultanze istruttorie emerge che il ricor-
rente è a beneficio di un permesso di soggiorno in Italia e abbia la propria
residenza a Luino. Ne discende che i contatti con la propria sorella e i ni-
poti possono essere mantenuti facilmente anche in futuro su territorio ita-
liano, considerando per di più la residenza del ricorrente nelle immediate
vicinanze della frontiera Svizzera.
Ciò detto il presente Tribunale ritiene che gli interessi privati manifestati
del ricorrente, non possono essere ritenuti preponderanti rispetto all'inte-
resse pubblico di mantenimento dell'ordine e della sicurezza in Svizzera.
7.
A._ ha inoltre invocato la violazione degli art. 8 e 12 CEDU sotto-
lineando che la decisione dell'autorità di prime cure comporterebbe "alla
nuova famiglia una serie di gravissimi problemi".
7.1 L'art. 8 CEDU tutela la vita privata e familiare delle persone. Questa
disposizione non garantisce tuttavia il diritto ad entrare in un determinato
Stato (cfr. in questo senso segnatamente DTF 126 II 377 consid. 2b/cc;
125 II 633 consid. 3; ALAIN WURZBURGER, La jurisprudence récente du
Tribunal fédéral en matière de police des étrangers, Rivista di diritto am-
ministrativo e di diritto tributario, RDAT 1 1997 pag. 282).
Affinché uno straniero possa prevalersi di tale disposizione, deve intratte-
nere una relazione stretta, effettiva ed intatta con una persona della sua
famiglia a beneficio di un diritto di presenza duraturo in Svizzera. Questo
diritto non ha però valenza assoluta, poiché ai sensi dell'art. 8 cpv. 2 CE-
DU un'ingerenza delle autorità rimane possibile (cfr. DTF 135 I 143 con-
sid. 1.3.1 e 2.). Protetti dalla suddetta disposizione sono in particolare i
rapporti tra i coniugi, nonché quelli tra genitori e figli minorenni che vivono
in comunione. Eccezionalmente sono presi in considerazione anche i
rapporti tra genitori e figli maggiorenni se vi è un particolare rapporto di
dipendenza fra loro (DTF 129 II 11 consid. 2). La protezione della vita fa-
miliare comprende sia le situazioni in cui si pone la questione della rego-
lamentazione di un diritto di presenza, rispettivamente di un diritto all'ot-
tenimento di un'autorizzazione di soggiorno per i membri della famiglia,
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sia le situazioni che non hanno alcun rapporto con un diritto di presenza
propriamente detto (cfr. MARTIN BERTSCHI/THOMAS GÄCHTER, Der Anwe-
senheitsanspruch aufgrund der Garantie des Privats- und Familienlebens,
in: Zentralblatt für Staats- und Verwaltungsrecht/Gemeindeverwaltung,
ZBl 2003, pag. 241). La protezione della vita familiare si estende dunque
a diversi aspetti della stessa. In altri termini, la concretizzazione dell'art. 8
CEDU nel diritto degli stranieri, non si limita alla riconoscenza di un diritto
di presenza o alla protezione contro una misura di allontanamento, ma
può anche implicare la garanzia di un diritto d'entrata e di presenza tem-
poraneo nello Stato membro (PHILIP GRANT, La protezione della vita fami-
liare e della vita privata nel diritto degli stranieri, Basilea/Ginevra/Monaco
2000, pag. 293 e 321).
Ciò detto, nel caso in esame l'art. 8 CEDU non viene in soccorso della te-
si ricorsuale poiché dalle risultanze istruttorie non risulta che A._
abbia contratto matrimonio con una persona residente in Svizzera o abbia
figli in questo paese, tantomeno la sua minore età e la presenza in Sviz-
zera di almeno un genitore.
7.2 Con riferimento all'art. 12 CEDU invocato dal ricorrente e relativo al
diritto al matrimonio, il presente Tribunale ritiene di non dovere esaminare
oltre la censura, nella misura in cui agli atti di causa risulta una recente
dichiarazione scritta di B._, che comunica di non essere più inten-
zionata ad unirsi in matrimonio con il ricorrente (cfr. incarto cantonale, di-
chiarazione del 17 aprile 2013).
8.
In queste circostanze e tenuto conto del fatto che la presenza in Svizzera
del ricorrente non appare indispensabile, visti i motivi suesposti, il Tribu-
nale constata che il divieto d'entrata pronunciato dall'UFM è fondato. Ne
discende che l'autorità di prime cure, con la decisione dell'8 marzo 2013,
non ha violato il diritto federale, né abusato del suo potere d'apprezza-
mento; inoltre l'UFM non ha accertato in modo inesatto o incompleto i fatti
giuridicamente rilevanti ed infine la decisione non è inadeguata (art. 49
PA). Il ricorso deve dunque essere respinto.
9.
Visto l'esito della procedura, le spese processuali vengono poste a carico
del ricorrente (art. 63 cpv. 1 PA in relazione con gli art. 1 a 3 del regola-
mento del 21 febbraio 2008 sulle tasse e sulle spese ripetibili nelle cause
dinanzi al Tribunale amministrativo federale [TS-TAF, RS 173.320.2]).
C-1929/2013
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