Decision ID: 4a2a58da-f674-5279-aaa6-c3cff02c8f1d
Year: 2020
Language: it
Court: CH_BVGE
Chamber: CH_BVGE_001
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: 

Fatti:
A.
La società anonima C._ con sede a W._, è stata costituita il
24 giugno 2005. Il 14 gennaio 2013, essa è stata però posta in liquidazione
ed iscritta a Registro di commercio quale C._ in liquidazione. A
seguito della chiusura della procedura di fallimento decretata il 15 novem-
bre 2017 dalla Pretura del distretto di X._, il 16 novembre 2017
essa è poi stata radiata d’ufficio dal Registro di commercio (di seguito, per
semplicità: C._). Secondo il Registro di commercio, il suo scopo
sociale era:
« (...) ».
Di fatto, nel periodo dal 2007 al 2010, detta società si è invero però occu-
pata della gestione del bar del postribolo denominato « D._ »,
ubicato a Y._.
Sempre secondo il Registro di commercio, dalla costituzione fino al
30 maggio 2007, l’amministratrice unica è stata la signora E._.
Successivamente e fino alla data della radiazione dal Registro di
commercio, tale carica è stata rivestita dal signor F._.
B.
Nel dicembre 2006 il signor A._ ha acquistato lo stabile ove è
ubicato il postribolo « D._ ». Dal 2007 e fino alla sua chiusura
definitiva in data 14 luglio 2012, a seguito di un intervento della sezione
Tratta e sfruttamento esseri umani (TESEU) della Polizia cantonale e del
Ministero pubblico del Cantone Ticino, il signor A._ si è occupato
della gestione del bar e dell’attività di affittacamere di detto postribolo.
C.
II 18 giugno 2008, dopo essere venuto a conoscenza che lo stabile
« D._ » veniva utilizzato a fini di prostituzione, il Comune di
Y._ ha inviato ai responsabili dell’affittacamere una risoluzione
municipale nella quale si intimava la cessazione dell’attività non conforme
alla destinazione dell’immobile. Siccome il postribolo non ha dato alcun
seguito a tale lettera, né alle altre inviate in seguito, il 30 giugno 2010 la
sezione TESEU ha fatto irruzione nei locali del « D._ » sulla base
di una procedura penale aperta dal Ministero pubblico cantonale. II
Ministero pubblico cantonale ha poi provveduto a denunciare la situazione
all’ispettorato della Divisione delle contribuzioni del Cantone Ticino, la
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quale a sua volta ha segnalato il caso alla Divisione affari penali e inchieste
(DAPI) dell’Amministrazione federale delle contribuzioni (AFC).
D.
II 19 settembre 2012, il Capo della DAPI ha autorizzato l’avvio di una
procedura penale amministrativa nei confronti del signor A._
sospettato di aver sottratto l’imposta preventiva alla Confederazione
(cfr. art. 61 lett. a della legge federale del 13 ottobre 1965 sull’imposta
preventiva [LIP, RS 642.21]), nonché di truffa fiscale (cfr. art. 14 della legge
federale del 22 marzo 1974 sul diritto penale amministrativo [DPA,
RS 313.0]), nell’ambito della gestione del postribolo « D._ »,
suddivisa in attività di affittacamere e in attività di bar, in qualità di
amministratore di fatto e di principale azionista delle tre società – tra cui
l’allora C._ – che si sono occupate di tale gestione nei periodi fiscali
2007-2010 (cfr. lettera di apertura dell’inchiesta penale del 19 settembre
2012 della DAPI [in: « 13. Allegati Processo verbale finale [rapporto
DAPI] » dell’incarto prodotto su chiavetta USB dall’AFC]):
Periodo Affittacamere Bar
2007-2008 G._ C._
2009-2010 H._ C._
Più concretamente, il signor A._ era sospettato di aver incassato
una parte della cifra d’affari conseguita da queste tre società nell’ambito
della gestione del postribolo, prima che venisse da esse contabilizzata.
A seguito dell’apertura dell’inchiesta, la DAPI ha poi effettuato diverse
perquisizioni, interrogato le persone coinvolte, messo sotto sequestro beni
e raccolto le prove necessarie ad appurare tali sospetti.
E.
In data 21 novembre 2014, la DAPI ha intimato al signor A._ il
processo verbale finale (di seguito: rapporto DAPI) relativo alla fattispecie
nel quale ha riassunto le risultanze dell’inchiesta e le conclusioni alle quali
è arrivata dopo aver analizzato l’apparato probatorio.
F.
II 6 novembre 2015, sulla base delle risultanze dell’inchiesta della DAPI e
in particolar modo del rapporto DAPI, l’AFC ha ritenuto nei confronti della
società C._ la sussistenza prestazioni valutabili in denaro da lei
concesse nella forma di « distribuzioni dissimulate di utile » al proprio
azionista principale e di fatto, ovvero il signor A._, nei periodi fiscali
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2007-2010, ai sensi dell’art. 4 cpv. 1 lett. b LIP, in combinato disposto con
l’art. 20 cpv. 1 dell’ordinanza del 19 dicembre 1966 sull’imposta preventiva
(OIPrev, RS 642.211), per un importo totale di 601'226 franchi. Detta
società avrebbe infatti rinunciato a favore del signor A._ ad una
parte degli utili di sua spettanza da lei conseguiti mediante l’attività del bar
del postribolo « D._ » gestita dal signor A._ in persona
durante i periodi fiscali 2007-2010, omettendo altresì di contabilizzarla nei
propri rendiconti. Per tale motivo, l’AFC le ha intimato un conteggio con
una ripresa d’imposta preventiva di 210'429.10 franchi (= 35% di
fr. 601'226), oltre accessori.
Lo stesso giorno, l’AFC ha intimato un conteggio, di identico contenuto, al
signor A._, ritenuto beneficiario diretto di tali prestazioni, sulla base
dell’art. 12 cpv. 1 e 2 DPA, in combinato disposto con l’art. 67 cpv. 1 LIP.
Con scritto 7 dicembre 2015, il signor A._ e la società C._ –
per il tramite della loro rappresentante – si sono opposti ai suddetti
conteggi.
G.
Con due decisioni separate del 21 dicembre 2015, l’AFC ha confermato
integralmente i due suddetti conteggi.
H.
Avverso le due predette decisioni, la società C._ e il signor
A._ – per il tramite della loro rappresentante – hanno inoltrato
reclamo separato in data 1° febbraio 2016.
I.
Con decisione su reclamo del 21 marzo 2019, l’AFC ha confermato le sue
due precedenti decisioni del 21 dicembre 2015, respingendo il reclamo del
signor A._ e dichiarando il reclamo della C._ come privo
d’oggetto, tenuto conto della sua radiazione dal Registro di commercio
intervenuta il 16 novembre 2017.
J.
Avverso la predetta decisione su reclamo, la fiduciaria B._ ha
inoltrato, in nome e per conto non solo del signor A._, ma anche
della società C._, un ricorso congiunto in data 6 maggio 2019
dinanzi al Tribunale amministrativo federale, postulandone l’annullamento.
In sostanza, in detto ricorso viene contestata la ricostruzione della cifra
d’affari della società, nonché la responsabilità e la solidarietà del signor
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A._ per l’importo dovuto, in qualità di beneficiario delle prestazioni
valutabili in denaro. Viene altresì sollevata la violazione del loro diritto di
essere sentiti, nonché l’eventuale prescrizione dei crediti d’imposta
preventiva in oggetto per gli anni 2007-2008.
K.
Con sentenza parziale e decisione incidentale del 16 maggio 2019, il Tribu-
nale amministrativo federale ha dichiarato come inammissibile il ricorso
6 maggio 2019 per quanto concerne la C._, quest’ultima essendo
sprovvista della qualità di parte, in ragione della sua radiazione dal Registro
di commercio in data 16 novembre 2017. Nel contempo, esso ha dichiarato
come ammissibile il ricorso 6 maggio 2019 per quanto concerne il signor
A._ (di seguito: ricorrente), precisando che la procedura sarebbe
continuata solo nei confronti di quest’ultimo. Da ultimo, esso ha invitato il
ricorrente a versare un anticipo equivalente alle presunte spese di proce-
dura pari a 10'000 franchi.
L.
Avverso la predetta sentenza parziale e decisione incidentale, il ricorrente
– sempre per il tramite della sua rappresentante – ha inoltrato ricorso
20 maggio 2019 dinanzi al Tribunale federale, contestando unicamente
l’anticipo spese ivi richiesto, in quanto da lui considerato sproporzionato,
nella misura in cui la causa A-2165/2019 sarebbe legata ad altre due cause
parallele (A-2164/2019 e A-2153/2019), indicando altresì di trovarsi in stato
d’indigenza.
Con decreto 2C_477/2019 del 22 maggio 2019, il Tribunale federale ha poi
trasmesso il predetto ricorso al Tribunale amministrativo federale per esse-
re trattato quale domanda di riduzione dell’anticipo spese richiesto.
Con decisione incidentale del 6 giugno 2019, il Tribunale amministrativo
federale ha accolto detta domanda e ridotto pertanto la richiesta di anticipo
spese da 10'000 franchi a 3'500 franchi.
M.
Con risposta 5 settembre 2019, l’AFC (di seguito: autorità inferiore) ha
postulato il rigetto del ricorso, prendendo posizione sulle censure sollevate
dal ricorrente e riconfermandosi nella propria decisione.
N.
Con replica 28 ottobre 2019, il ricorrente ha preso posizione sulla risposta
dell’autorità inferiore.
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Pagina 6
O.
Con duplica 2 dicembre 2019, l’autorità inferiore ha a sua volta preso
posizione sulla replica del ricorrente.
P.
Ulteriori fatti e argomentazioni verranno ripresi, per quanto necessari, nei
considerandi in diritto del presente giudizio.

Diritto:
1.
1.1 Il Tribunale amministrativo federale giudica i ricorsi contro le decisioni
ai sensi dell’art. 5 PA, emanate dalle autorità menzionate all’art. 33 LTAF,
riservate le eccezioni di cui all’art. 32 LTAF (cfr. art. 31 LTAF). In partico-
lare, le decisioni emanate dall’AFC su reclamo in materia di riscossione
dell’imposta preventiva – come in concreto – sono impugnabili dinanzi al
Tribunale (cfr. art. 39 LIP, in combinato disposto con l’art. 32 LTAF). Il
Tribunale è dunque competente per dirimere la presente vertenza. Fatta
eccezione per quanto prescritto direttamente dalla LTAF come pure da
eventuali normative speciali, la procedura dinanzi al Tribunale è di principio
retta dalla PA (cfr. art. 37 LTAF; art. 2 cpv. 4 PA). Su riserva dell’art. 2 cpv. 1
PA – che per inciso menziona dei principi comunque applicati per analogia
dal Tribunale nell’ambito delle procedure in materia d’imposta preventiva –
quanto precede vale altresì per la presente procedura di ricorso.
1.2 In merito alla ricevibilità del ricorso, qui interposto tempestivamente
(cfr. art. 20 segg., art. 50 PA) e nel rispetto delle esigenze di contenuto e di
forma previste dalla legge (cfr. art. 52 PA), occorre precisare quanto segue.
Il ricorso in oggetto è stato inoltrato dalla fiduciaria B._, in nome e
per conto non solo del qui ricorrente, ma anche della società C._
avverso la decisione su reclamo del 21 marzo 2019 dell’autorità inferiore.
Con sentenza parziale e decisione incidentale del 16 maggio 2019 il Tribu-
nale ha tuttavia dichiarato come inammissibile il suddetto ricorso per quan-
to concerne la società C._, quest’ultima essendo sprovvista della
qualità di parte, in ragione della sua radiazione dal Registro di commercio
in data 16 novembre 2017. La presente procedura di ricorso è dunque
proseguita solo nei confronti del ricorrente, il cui ricorso è invece stato
dichiarato ammissibile, la sua legittimazione ricorsuale essendo pacifica
(cfr. art. 48 cpv. 1 PA). Nell’ambito del presente giudizio, il Tribunale entrerà
pertanto nel merito del ricorso soltanto per quanto concerne il qui
ricorrente.
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2.
2.1 Con ricorso al Tribunale amministrativo federale possono essere
invocati la violazione del diritto federale, compreso l’eccesso o l’abuso del
potere di apprezzamento (cfr. art. 49 lett. a PA), l’accertamento inesatto o
incompleto di fatti giuridicamente rilevanti (cfr. art. 49 lett. b PA) nonché
l’inadeguatezza (cfr. art. 49 lett. c PA; cfr. MOSER/BEUSCH/KNEUBÜHLER,
Prozessieren vor dem Bundesverwaltungsgericht, 2a ed. 2013, n. 2.149).
2.2 Il Tribunale amministrativo federale non è vincolato né dai motivi addotti
(cfr. art. 62 cpv. 4 PA), né dalle considerazioni giuridiche della decisione
impugnata, né dalle argomentazioni delle parti (cfr. DTF 142 V 551 con-
sid. 5; 141 V 234 consid. 1; DTAF 2007/41 consid. 2; MOOR/POLTIER, Droit
administratif, vol. II, 3a ed. 2011, no. 2.2.6.5, pag. 300). I principi della
massima inquisitoria e dell’applicazione d’ufficio del diritto sono tuttavia
limitati: l’autorità competente procede difatti spontaneamente a constata-
zioni complementari o esamina altri punti di diritto solo se dalle censure
sollevate o dagli atti risultino indizi in tal senso (cfr. DTF 141 V 234 con-
sid. 1 con rinvii; 122 V 157 consid. 1a; 121 V 204 consid. 6c; DTAF 2007/27
consid. 3.3). Secondo il principio di articolazione delle censure (« Rüge-
prinzip ») l’autorità di ricorso non è tenuta a esaminare le censure che non
appaiono evidenti o non possono dedursi facilmente dalla constatazione e
presentazione dei fatti, non essendo a sufficienza sostanziate (cfr. DTF 141
V 234 consid. 1; MOSER/BEUSCH/KNEUBÜHLER, op. cit., n. 1.55). Il principio
inquisitorio non è quindi assoluto, atteso che la sua portata è limitata dal
dovere delle parti di collaborare all’istruzione della causa (cfr. DTF 143 II
425 consid. 5.1; 140 I 285 consid. 6.3.1; 128 II 139 consid. 2b). Il dovere
processuale di collaborazione concernente in particolare il ricorrente che
interpone un ricorso al Tribunale nel proprio interesse, comprende, in
particolare, l’obbligo di portare le prove necessarie, d’informare il giudice
sulla fattispecie e di motivare la propria richiesta, ritenuto che in caso
contrario arrischierebbe di dover sopportare le conseguenze della carenza
di prove (cfr. art. 52 PA; cfr. DTF 140 I 285 consid. 6.3.1; 119 III 70 con-
sid. 1; MOOR/POLTIER, op. cit., no. 2.2.6.3, pag. 293 e segg.).
3.
Nel suo gravame, il ricorrente censura innanzitutto la violazione da parte
dell’autorità inferiore del suo diritto di essere sentito, in quanto detta auto-
rità gli avrebbe inspiegabilmente negato la possibilità di discutere di perso-
na la ricostruzione della cifra d’affari della C._ e la sua proposta di
decisione, così come postulato con scritto 7 dicembre 2015. Di fatto, esso
non avrebbe potuto prendere visione dei conteggi e ricevere i chiarimenti
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del caso, tant’è che ancora oggi l’autorità inferiore non avrebbe mai alle-
gato la sua ricostruzione della cifra d’affari nelle sue decisioni, anche se
più volte sollecitata. L’autorità inferiore non gli avrebbe neppure fornito i
dettagli e le motivazioni alla base della ricostruzione della cifra d’affari della
C._. Esso – per il tramite della sua rappresentante – avrebbe potuto
verificare presso la DAPI unicamente i risultati dell’indagine eseguita da
quest’ultima relativamente alla completezza delle fatture dei fornitori pre-
senti nelle contabilità presentate (cfr. ricorso 6 maggio 2019, pag. 3 segg.).
Ora, tale doglianza va qui esaminata prioritariamente dal Tribunale.
3.1
3.1.1 Il diritto di essere sentito è infatti una garanzia di natura formale, la
cui violazione implica, di principio, l’annullamento della decisione resa
dall’autorità, indipendentemente dalle possibilità di successo del ricorso nel
merito (cfr. DTF 142 II 218 consid. 2.8.1; 135 I 187 consid. 2.2; 132 V 387
consid. 5.1; DTAF 2009/36 consid. 7). Detto diritto, sancito dall’art. 29
cpv. 2 Cost., garantisce all’interessato il diritto di esprimersi prima che sia
resa una decisione sfavorevole nei suoi confronti (cfr. artt. 29 e 30 PA), il
diritto di prendere visione dell’incarto (cfr. art. 26 PA), la facoltà di offrire
mezzi di prova su fatti suscettibili di influire sul giudizio, di esigerne l’as-
sunzione, di partecipare alla loro assunzione e di potersi esprimere sulle
relative risultanze, nella misura in cui esse possano influire sulla decisione
(cfr. art. 18 PA applicabile in ogni caso almeno per analogia dinanzi al
Tribunale, malgrado la riserva dell’art. 2 cpv. 1 PA [cfr. {tra le tante} senten-
za del TAF A-5446/2016 del 23 maggio 2018 consid. 2.2 con rinvii]; art. 29
PA), nonché di ottenere una decisione motivata (cfr. art. 35 PA; DTF 144 I
11 consid. 5.3; 135 II 286 consid. 5.1; [tra le tante] sentenza del TAF
A-5576/2018 del 5 dicembre 2019 consid. 3.1.1 con rinvii; THIERRY TAN-
QUEREL, Manuel de droit administratif, 2a ed. 2018, n. 1528 segg.).
Il diritto di essere sentito non comporta tuttavia per le parti il diritto di espri-
mersi oralmente, essendo sufficiente che le stesse possano far valere le
loro ragioni per scritto (cfr. DTF 140 I 68 considd. 9.6.1 e 9.6.2; 130 II 425
consid. 2.1; ADELIO SCOLARI, Diritto amministrativo, Parte generale, 2002,
n. 494; TANQUEREL, op. cit., n. 1537 con rinvii; MOSER/BEUSCH/KNEUBÜH-
LER, op. cit., n. 3.86), né quello di ottenere – di principio – l’audizione di
testimoni (cfr. DTF 130 II 425 consid. 2.1; [tra le tante] sentenza del TAF A-
777/2013 del 30 luglio 2014 consid. 1.3.3 con rinvii). In particolare, nelle
procedure in ambito fiscale e doganale, non sussiste alcun diritto ad
un’udienza pubblica ex art. 6 n. 1 CEDU (cfr. [tra le tante] sentenze del TAF
A-458/2017 del 23 agosto 2018 consid. 3.1; MOSER/BEUSCH/KNEUBÜHLER,
op. cit., n. 3.170).
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3.1.2 A titolo eccezionale, la violazione del diritto di essere sentito può
essere sanata nella procedura di ricorso, se i motivi determinanti sono stati
addotti in risposta dall’autorità, se il ricorrente ha potuto commentarli in un
successivo memoriale e, soprattutto, se il potere d’esame della giurisdi-
zione competente non è più ristretto di quello dell’istanza inferiore (cfr. DTF
142 II 218 consid. 2.8.1; 135 I 187 consid. 2.2; 133 I 201 consid. 2.2; sen-
tenza del TF 1C_104/2010 del 29 aprile 2010 consid. 2.1; [tra le tante] sen-
tenza del TAF A-5576/2018 del 5 dicembre 2019 consid. 3.1.3 con rinvii).
3.2
3.2.1 Al riguardo, da un esame degli atti dell’incarto, il Tribunale osserva
preliminarmente come, con scritto 7 maggio 2015 (cfr. atto n. 12
dell’inc. AFC) il ricorrente – per il tramite della sua rappresentante – abbia
effettivamente postulato un incontro con l’autorità inferiore, al fine di
discutere della ricostruzione della cifra d’affari della società C._
eseguita dalla DAPI. Nel contempo, esso ha presentato per iscritto le
proprie osservazioni, indicando i motivi nonché secondo quali criteri detta
ricostruzione andrebbe rettificata. Da un esame dei due conteggi emessi il
6 novembre 2015 nei suoi confronti e della C._ (cfr. atti n. 10 e 11
dell’inc. AFC), risulta che l’autorità inferiore non si è però pronunciata né
sulla richiesta d’incontro, né sulla richiesta di rettifica della ricostruzione
della DAPI. A seguito di detto conteggio, con scritto 7 dicembre 2015
(cfr. atto n. 9 dell’inc. AFC), il ricorrente – sempre per il tramite della sua
rappresentante – ha dunque rinnovato la richiesta d’incontro con l’autorità
inferiore per discutere della ricostruzione della DAPI. Con decisioni del
21 dicembre 2015 (cfr. atti n. 7 e 8 dell’inc. AFC, pag. 2), tale richiesta è
stata allora formalmente respinta dall’autorità inferiore, a motivo che la
stessa disponeva già di un incarto sufficientemente completo per statuire
al riguardo. Con reclamo 1° febbraio 2016 (cfr. atto n. 6 dell’inc. AFC), il
ricorrente – sempre per il tramite della sua rappresentante – ha impugnato
la predetta decisione, sollevando allora la violazione del suo diritto di
essere sentito, in ragione del mancato incontro e dell’assenza di spiega-
zioni sufficienti circa la ricostruzione della cifra d’affari della C._. Al
riguardo, l’autorità inferiore si è poi dettagliatamente pronunciata con
decisione su reclamo del 21 marzo 2019. Tale violazione è stata infine
rinnovata dal ricorrente dinanzi allo scrivente Tribunale (cfr. ricorso
6 maggio 2019, pag. 3 segg.).
3.2.2 Ciò premesso, per quanto concerne la richiesta d’incontro, il Tribu-
nale ricorda che il diritto di essere sentito non comporta per le parti il diritto
di esprimersi oralmente, essendo sufficiente che le stesse possano far
valere le loro ragioni per scritto (cfr. consid. 3.1.1 del presente giudizio).
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Pagina 10
Ora, da un esame degli atti, risulta chiaramente che il ricorrente ha avuto
modo di contestare per iscritto la ricostruzione della DAPI, mediante scritto
7 maggio 2015 e mediante reclamo 1° febbraio 2016, indicando i motivi per
i quali la stessa sarebbe sbagliata e gli elementi che, secondo lui, andreb-
bero presi in considerazione nella ricostruzione della cifra d’affari della so-
cietà C._. A sua volta, l’autorità inferiore si è pronunciata al riguardo
in maniera dettagliata con decisione su reclamo del 21 marzo 2019, indi-
cando i motivi per cui non ha ritenuto quanto proposto dal ricorrente e for-
nendo spiegazioni dettagliate sulla ricostruzione della cifra d’affari della
C._, così come eseguita dalla DAPI (cfr. decisione impugnata, con-
sid. 5.1). In tale contesto, si deve considerare che il suo diritto di esprimersi
prima della pronuncia della decisione impugnata è stato sufficientemente
rispettato dall’autorità inferiore, sicché non è ravvisabile alcuna sua viola-
zione. Su questo punto, la censura del ricorrente va pertanto respinta.
Anche ad avere ancora dubbi al riguardo – ciò che non è tuttavia qui il caso
– dal momento che il ricorrente ha potuto nuovamente contestare la
ricostruzione della DAPI in questa sede, che l’autorità inferiore ha preso
nuovamente puntualmente posizione al riguardo e che il Tribunale avrà
modo di esaminare a sua volta le sue censure, ogni eventuale violazione
del suo diritto di essere sentito va in ogni caso considerata come qui sanata
(cfr. consid. 3.1.2 del presente giudizio).
3.2.3 In merito all’asserita assenza di motivazione circa la ricostruzione
della cifra d’affari della C._ nonché dei relativi mezzi di prova, il
Tribunale osserva quanto segue. Da un esame degli atti risulta che, di fatto,
il ricorrente e la sua rappresentante sono stati debitamente messi al
corrente in merito ai dettagli e alle basi della ricostruzione della cifra d’affari
della C._ già dinanzi alla DAPI. Più concretamente, da un esame
del messaggio di posta elettronica del 17 marzo 2017 dell’autorità inferiore
rivolto alla sua rappresentante (cfr. atto n. 16 dell’inc. AFC), risulta che nel
2016 il ricorrente ha già avuto accesso a tutta la documentazione alla base
della ricostruzione della cifra d’affari della C._, così come allegata
al rapporto della DAPI del 21 novembre 2014 (cfr. atto n. 13 dell’inc. AFC;
allegati all’atto n. 13 dell’inc. AFC contenuti della cartella denominata
« 13. Allegati Processo verbale finale [rapporto DAPI] » dell’inc. AFC [per
semplicità, qui di seguito ogni allegato verrà designato come: allegato
all’atto n. 13 dell’inc. AFC]). Da detto messaggio risulta altresì che in tale
occasione, l’autorità inferiore aveva chiaramente segnalato alla sua
rappresentante la possibilità di visionare in loco, su richiesta, tutte le fatture
ricevute dai fornitori. In tali circostanze, si deve ritenere che prima dell’ema-
nazione della decisione impugnata, il ricorrente disponeva pertanto già di
tutti gli elementi necessari per contestare la ricostruzione della cifra d’affari
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Pagina 11
della C._. Ora, nella decisione impugnata, l’autorità inferiore ha poi
debitamente tenuto conto delle osservazioni del ricorrente e spiegato in
maniera dettagliata ogni punto della ricostruzione della cifra d’affari della
C._, con rinvii puntuali ai documenti alla sua base. In tale contesto,
non va poi dimenticato che la ripresa d’imposta preventiva in oggetto si
fonda espressamente sulle risultanze dell’inchiesta penale della DAPI, così
come peraltro segnalato dalla stessa autorità inferiore sia nella decisione
del 21 dicembre 2015 (cfr. atti n. 7 e 8 dell’inc. AFC, pag. 2) che nella
decisione su reclamo del 21 marzo 2019 (cfr. citata decisione, pag. 4).
L’asserzione secondo cui il ricorrente non avrebbe avuto accesso ai
dettagli della ricostruzione della cifra d’affari della C._ appare
dunque qui poco credibile. In tale contesto, si deve considerare che il suo
diritto di essere sentito è stato sufficientemente rispettato dall’autorità
inferiore, sicché non è ravvisabile alcuna violazione del suo diritto di essere
sentito. Anche ad avere ancora dubbi – ciò che non è ancora una volta
tuttavia qui il caso – ogni eventuale violazione del suo diritto di essere
sentito va in ogni caso considerata come qui sanata (cfr. consid. 3.1.2 del
presente giudizio). Da ultimo, il Tribunale sottolinea che nell’ambito della
presente procedura di ricorso, il ricorrente avrebbe potuto consultare
nuovamente – su richiesta – tutta la documentazione alla base della
ricostruzione della cifra d’affari della C._, qualora lo avesse ritenuto
necessario. Sennonché, lo stesso non ha fatto uso di tale prerogativa. In
definitiva, detta censura va pertanto respinta.
4.
Ciò posto, prima di proseguire nell’analisi del ricorso, il Tribunale deve
preliminarmente sincerarsi altresì dell’eventuale prescrizione dei crediti
d’imposta preventiva qui in oggetto, così come peraltro sollevato dal
ricorrente per gli anni 2007-2008 (cfr. ricorso 6 maggio 2019, pagg. 1 e 7).
4.1
4.1.1 La prescrizione è infatti una questione di diritto che va esaminata
d’ufficio dall’autorità e non necessita d’essere sollevata dall’assoggettato
(cfr. DTF 142 II 182 consid. 3.2.1; sentenza del TF 2C_243/2014 del
4 dicembre 2014 consid. 5 con rinvio; [tra le tante] sentenza del TAF
A-458/2017 del 23 agosto 2018 consid. 6; MICHAEL BEUSCH, Der Unter-
gang der Steuerforderung, 2012, pag. 278; STEPHANIE EICHENBERGER, in:
Oberson/Hinny [ed.], Commentaire droits de timbre, 2006, n. 5 ad art. 30
LTB). Poiché la prescrizione del credito fiscale – se constatata – comporta
la perenzione della pretesa dell’autorità inferiore, la stessa va esaminata
prioritariamente.
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4.1.2 La prescrizione dei crediti fiscali in materia di imposta preventiva è
retta dall’art. 17 LIP. Per quanto riguarda fattispecie di carattere penale,
determinante è invece la DPA, applicabile all’imposta preventiva virtù del
rinvio dell’art. 67 cpv. 1 LIP (cfr. DTF 143 IV 228 consid. 4.3; [tra le tante]
sentenza del TAF A-458/2017 del 23 agosto 2018 consid. 6.1.1; sentenza
parziale e decisione incidentale del TAF A-550/2016 del 22 giugno 2017
consid. 4.3.1 con rinvii). Giusta l’art. 12 cpv. 4 DPA, l’obbligo di pagamento
o di restituzione non si prescrive finché non siano prescritte l’azione penale
e l’esecuzione della pena. Riguardo alle contravvenzioni consistenti nella
sottrazione o nella messa in pericolo di tasse o nell’ottenimento indebito di
una restituzione, di una riduzione o di un condono di tasse ai sensi
dell’art. 11 cpv. 2 DPA, la giurisprudenza ha avuto modo di precisare che –
in base al diritto in vigore a partire dal 1° ottobre 2002 – il termine di
prescrizione è di 7 anni (cfr. DTF 143 IV 228 consid. 4.4; /MALLA, in:
Zweifel/Beusch/Bauer-Balmelli [ed.], Kommentar zum Schweizerischen
Steuerrecht, Bundesgesetz über die Verrechnungssteuer, 2a ed. 2012 [di
seguito: VStG-Kommentar], n. 51 segg. ad « Vorbemerkungen zu Art. 61-
67 »). Tale è in particolare il caso in presenza di una sottrazione d’imposta
ai sensi dell’art. 61 LIP, verosimilmente realizzata allorquando una società
anonima fa una prestazione valutabile in denaro facilmente riconoscibile
come tale dai partecipanti, senza tuttavia dichiarare e pagare spontane-
amente l’imposta preventiva. Il termine di prescrizione di 7 anni è sospeso
durante i procedimenti d’opposizione, di reclamo o giudiziari circa l’obbligo
di pagamento o restituzione (cfr. art. 11 cpv. 3 DPA; DTF 143 IV 228
consid. 5.1; cfr. [tra le tante] sentenze del TAF A-458/2017 del 23 agosto
2018 consid. 6.1.1; sentenza parziale e decisione incidentale del TAF A-
550/2016 del 22 giugno 2017 consid. 4.3.1 con rinvii; BEUSCH/MALLA,
VStG-Kommentar, n. 56 ad « Vorbemerkungen zu Art. 61-67 »). Secondo
la recente giurisprudenza del Tribunale federale, per procedura di opposi-
zione ai sensi dell’art. 11 cpv. 3 DPA, va intesa la procedura che inizia con
l’emanazione della decisione dell’autorità fiscale che riconosce il contri-
buente debitore del credito litigioso. La prescrizione dell’azione penale e,
di conseguenza, del credito fiscale è dunque sospesa a partire da questo
momento (cfr. art. 12 cpv. 4 DPA; DTF 143 IV 228 consid. 5.7).
4.1.3 Conformemente all’art. 98 CP – applicabile in virtù dell’art. 2 DPA – il
termine di prescrizione di 7 anni decorre dal giorno in cui l’autore ha eser-
citato la sua attività colpevole, detto giorno non essendo tuttavia preso in
conto nel calcolo del termine. Allorquando una società effettua una presta-
zione valutabile in denaro cedendo ad un azionista o ad una persona a lui
vicina dei redditi non contabilizzati e ciò, in violazione della legislazione
A-2165/2019
Pagina 13
amministrativa federale, il termine di prescrizione inizia a decorrere soltan-
to all’indomani della data di consegna del bilancio erroneo, rispettivamente
del conto erroneo – ovvero, del documento contabile nel quale non sono
stati contabilizzati i ricavi ceduti agli azionisti o a persone vicine a
quest’ultimi – all’AFC (« [d]ie [...] Verjährungsfrist [...] beginnt erst nach
dem Termin zu laufen, an dem die unrichtige Jahresrechnung bei der ESTV
eingereicht wurde [...] » in: sentenza del TF del 26 marzo 1987 consid. 5,
in: ASA 56 pag. 203 segg.; cfr. DTF 143 IV 228 consid. 4.5; sentenza
parziale e decisione incidentale del TAF A-550/2016 del 22 giugno 2017
consid. 4.4.2 con rinvii). In tal caso, l’attività colpevole ai sensi dell’art. 98
CP consiste nella consegna di documenti contabili irregolari alla
competente autorità (cfr. [tra le tante] sentenza del TAF A-458/2017 del
23 agosto 2018 consid. 6.1.2 con rinvii).
Qualora invece una società abbia omesso non solo di contabilizzare la
prestazione valutabile in denaro da lei effettuata, ma anche di allestire e/o
di consegnare i propri rendiconti all’AFC, la decorrenza del termine di
prescrizione di 7 anni va calcolata tenendo conto altresì di quanto disposto
dall’art. 38 cpv. 2 LIP e soprattutto dall’art. 21 cpv. 1 OIPrev in combinato
disposto con l’art. 699 cpv. 2 CO (società anonima), rispettivamente con
l’art. 805 cpv. 2 CO (società a garanzia limitata). Più nel dettaglio, in virtù
dell’art. 21 cpv. 1 OIPrev, ogni società anonima o società garanzia limitata
svizzera (art. 9 cpv. 1 LIP) è tenuta a consegnare spontaneamente i propri
conti annuali all’AFC, nei 30 giorni successivi alla loro approvazione. Ai
sensi dell’art. 699 cpv. 2 CO e dell’art. 805 cpv. 2 CO, l’assemblea ordina-
ria – durante la quale vengono per l’appunto approvati i conti annuali – si
svolge ogni anno, entro sei mesi dalla chiusura dell’esercizio annuale. Sulla
base di detti disposti di legge, è dunque lecito considerare – così come
giustamente proposto dall’autorità inferiore (cfr. risposta 5 settembre 2019,
pag. 5) – che nel caso in cui una società non ottemperi al suo obbligo di
consegna dei conti annuali all’AFC, il termine di prescrizione inizia a
decorrere all’indomani dei sei mesi e trenta giorni dopo la fine dell’esercizio
durante il quale detta società ha effettuato una prestazione valutabile in
denaro soggetta all’imposta preventiva.
4.2 Nel caso concreto, il ricorrente solleva la prescrizione solo dei crediti
d’imposta preventiva per i periodi 2007-2008. Ora però, i crediti d’imposta
preventiva in oggetto concernono invero i periodi fiscali 2007-2010 in
rapporto a delle prestazioni valutabili in denaro nella forma di distribuzioni
dissimulate di utile concesse dall’allora società C._ a persone ad
essa vicine, ai sensi dell’art. 4 cpv. 1 lett. b LIP in combinato disposto con
l’art. 20 cpv. 1 OIPrev, e meglio al qui ricorrente. Trattandosi di fatto di una
A-2165/2019
Pagina 14
sottrazione d’imposta, risulta qui applicabile il termine di prescrizione di
7 anni (cfr. consid. 4.1.2 del presente giudizio). Detto ciò, occorre stabilire
il giorno in cui l’autore ha esercitato la sua attività colpevole, il termine di
prescrizione decorrendo l’indomani di tale data (cfr. consid. 4.1.3 del pre-
sente giudizio).
Ora, secondo quanto indicato dall’autorità inferiore con risposta 5 settem-
bre 2019 (cfr. citato atto, pag. 4 seg.) e risultante dall’incarto (cfr. Modu-
lo 103 anno 2007 e 2008 F&V [allegato all’atto n. 13 dell’inc. AFC]), i conti
2007 della C._ le sono stati inviati al più presto in data 4 febbraio
2009. Il termine di prescrizione di 7 anni ha quindi iniziato a decorrere all’in-
domani del loro invio, ovvero al più presto il 5 febbraio 2009 e sarebbe
giunto a scadenza il 5 febbraio 2016 (cfr. consid. 4.1.3 del presente giudi-
zio). Sennonché, esso è stato validamente sospeso dall’autorità inferiore
con decisione 21 dicembre 2015 e lo è rimasto durante la procedura di
reclamo dinanzi all’AFC e quella successiva di ricorso dinanzi al Tribunale
(cfr. consid. 4.1.2 del presente giudizio). Sempre secondo quanto indicato
dall’autorità inferiore nella sua risposta e risultante dall’incarto (cfr. sopra-
citato Modulo 103), i conti 2008 della C._ le sono stati inviati al più
presto in data 1° marzo 2010. Il termine di prescrizione di 7 anni ha quindi
iniziato a decorrere all’indomani del loro invio, ossia al più presto il 2 marzo
2010 e sarebbe giunto a scadenza al più presto il 2 marzo 2017 (cfr. con-
sid. 4.1.3 del presente giudizio). Sennonché, esso è stato validamente so-
speso dall’autorità inferiore con decisione 21 dicembre 2015 e lo è rimasto
durante la procedura di reclamo dinanzi all’AFC e quella successiva di
ricorso dinanzi al Tribunale (cfr. consid. 4.1.2 del presente giudizio).
Sempre secondo quanto indicato dall’autorità inferiore con risposta 5 set-
tembre 2019 (cfr. citato atto, pag. 4 seg.), nonché risultante altresì dall’in-
carto (cfr. allegati all’atto n. 13 dell’inc. AFC), i conti 2009 e 2010 della
C._ non risultano invece essere mai stati inviati all’autorità inferiore.
Dalla ricostruzione effettuata dalla DAPI è poi risultato che detta società ha
omesso di contabilizzare i ricavi di sua spettanza, senza dichiarare né
pagare spontaneamente l’imposta preventiva (cfr. atto n. 13 dell’inc. AFC,
punti n. 3.2.4-3.2.6). In tal caso, si deve considerare che il termine di pre-
scrizione di 7 anni ha iniziato a decorrere all’indomani dei sei mesi e trenta
giorni dopo la fine dell’esercizio durante il quale la società ha effettuato una
prestazione valutabile in denaro soggetta all’imposta preventiva (cfr. con-
sid. 4.1.3 del presente giudizio). Nel caso in esame, i conti 2009 della so-
cietà avrebbero dovuto essere inviati all’autorità inferiore al più tardi entro
il 30 luglio 2010, mentre quelli 2010 entro il 30 luglio 2011. Il termine di
prescrizione di 7 anni è quindi iniziato a decorrere all’indomani di tale data,
A-2165/2019
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ossia in data 31 luglio 2010, rispettivamente in data 31 luglio 2011 e
sarebbe giunto a scadenza in data 31 luglio 2017, rispettivamente in data
31 luglio 2018. Sennonché, tali termini sono stati validamente sospesi
dall’autorità inferiore con decisione 21 dicembre 2015 e lo sono rimasti
durante la procedura di reclamo dinanzi all’AFC e quella successiva di
ricorso dinanzi al Tribunale (cfr. consid. 4.1.2 del presente giudizio).
Ne discende che tutti i crediti fiscali oggetto della ripresa fiscale dell’autorità
inferiore non sono ancora prescritti.
5.
Ciò appurato, il Tribunale deve ora occuparsi delle censure di merito
sollevate dal ricorrente. A tal fine, preliminarmente, è qui doveroso preci-
sare che l’oggetto del litigio e la fattispecie alla base della presente proce-
dura (A-2165/2019) sono i medesimi di quelli alla base di due altre pro-
cedure parallele (A-2153/2019 e A-2164/2019). Per semplicità e maggiore
chiarezza, qui di seguito il Tribunale esporrà dapprima il quadro generale,
riprendendo quanto indicato dalle precedenti autorità nella decisione impu-
gnata e nel rapporto DAPI del 14 novembre 2014.
Nel febbraio 2006, il ricorrente ha costituito la società I._, di cui è
stato l’azionista maggioritario, nonché l’amministratore unico. Il
12 dicembre 2006, la signora E._ ha venduto alla I._ –
società detenuta dal ricorrente – la particella n. (...) del Registro fondiario
definitivo (RFD) del Comune di Y._, sul quale è ubicato l’albergo-
bar « D._ », invero un postribolo. Il bar fungeva da punto d’incontro
tra le prostitute e i clienti, i quali venivano poi accompagnati e intrattenuti
nelle camere soprastanti. Per poter usufruire delle camere, le ragazze
pagavano una pigione (comprendente la cena) a chi gestiva l’attività. Nei
periodi fiscali oggetto di esame da parte della DAPI (2007-2010), le tre
seguenti società hanno gestito il postribolo, suddiviso in attività di
affittacamere e in attività di bar:
Periodo Affittacamere Bar
2007-2008 G._ C._
2009-2010 H._ C._
La contabilità delle tre società era tenuta dalla fiduciaria B._, qui tra
l’altro rappresentante del ricorrente. I ricavi delle società venivano conta-
bilizzati con un’unica scrittura alla fine del mese. Come pezze giustificative
venivano utilizzati gli scontrini di cassa (per quanto concerne il bar) e delle
tabelle riassuntive stilate dal ricorrente sull’occupazione delle camere (per
A-2165/2019
Pagina 16
quanto riguarda l’affittacamere). Il ricorrente che gestiva tutta l’attività,
avrebbe incassato parte del denaro prima che esso potesse essere
contabilizzato nelle relative società.
Con tre decisioni su reclamo del 21 marzo 2019, l’autorità inferiore ha dun-
que provveduto a delle riprese d’imposta preventiva ex art. 12 cpv. 2 DPA
in rapporto alle cifre d’affari che le predette tre società – tra cui la
C._ – avrebbero realizzato nell’ambito della gestione del postribolo
« D._ », ma omesso di contabilizzarle, versandole invece al loro
azionista principale e amministratore di fatto, ovvero il qui ricorrente, nei
periodi fiscali 2007-2010. Di fatto, si tratterebbe di prestazioni valutabili in
denaro nella forma di « distribuzioni dissimulate di utile » ai sensi dell’art. 4
cpv. 1 lett. b LIP nonché dell’art. 20 cpv. 1 OIPrev. In concreto (A-
2165/2019), la ripresa d’imposta preventiva è pari a 210'429.10 franchi,
oltre accessori. La stessa essendo qui recisamente contestata dal
ricorrente, ritenuto debitore di detto importo, per il Tribunale si tratterà
essenzialmente di esaminare se è a giusto titolo che l’autorità inferiore ha
proceduto nei suoi confronti a detta ripresa d’imposta preventiva, sulla
base di quanto constatato dalla DAPI.
6.
In tale ottica, qui di seguito verranno innanzitutto richiamati i principi
applicabili alla fattispecie.
6.1 La Confederazione può riscuotere un’imposta preventiva sul reddito dei
capitali mobili (cfr. art. 132 cpv. 1 Cost.; art. 1 cpv. 1 LIP). L’imposta pre-
ventiva è rimborsata al beneficiario della prestazione decurtata dell’impo-
sta (cfr. art. 1 cpv. 2 LIP).
6.2 Stante l’art. 4 cpv. 1 lett. b LIP, oggetto dell’imposta sono, tra l’altro, i
redditi di capitali mobili da azioni, quote sociali, in società, a garanzia limi-
tata o cooperative, buoni di partecipazione e buoni di godimento, emessi
da una persona domiciliata in Svizzera. Per i redditi di capitali mobili essa
ammonta al 35% della prestazione imponibile (cfr. art. 13 cpv. 1 lett. a LIP).
L’art. 20 cpv. 1 OIPrev considera reddito imponibile di azioni, ogni presta-
zione valutabile in denaro corrisposta dalla società ai titolari di diritti di
partecipazione, o a terze persone loro vicine, che non abbia il carattere di
rimborso delle quote di capitale sociale versato esistenti all’atto della
prestazione (come ad esempio: dividendi, buoni, azioni gratuite, buoni di
partecipazione gratuiti, eccedenze di liquidazione, ecc.). La nozione di
prestazione valutabile in denaro ai sensi dell’art. 20 OIPrev corrisponde di
A-2165/2019
Pagina 17
principio a quella dell’art. 20 cpv. 1 lett. c LIFD (cfr. DTF 143 IV 288 con-
sid. 4.1; sentenze del TF 2C_123/2016 del 21 novembre 2017 consid. 3.3;
2C_263/2014 del 21 gennaio 2015 consid. 5.1; [tra le tante] sentenze del
TAF A-6214/2018 del 20 aprile 2020 consid. 2.4.1 con rinvii; A-458/2017
del 23 agosto 2018 consid. 4.1.1; A-5444/2017 del 22 marzo 2018
consid. 2.4.1; A-5691/2015 del 28 settembre 2017 consid. 3.1.2 con rinvii).
In assenza di lacune sostanziali o d’irregolarità formali atte a mettere in
dubbio la credibilità della contabilità del contribuente, come pure in
assenza di una divergenza manifesta ed importante tra i risultati allibrati e
lo stato reale di fatto, le autorità fiscali devono attenersi alla presunzione
d’esattezza di cui fruisce tale contabilità (cfr. DTF 134 II 207 consid. 3.3;
106 Ib 311 considd. 3c e 3d; [tra le tante] sentenze del TAF A-3822/2016
del 19 dicembre 2017 consid. 4.1.1; A-5691/2015 del 28 settembre 2017
consid. 3.1.2; MOLLARD/OBERSON/TISSOT BENEDETTO, Traité TVA, 2009,
pag. 819 n. 60).
6.2.1 Ai sensi dell’art. 20 cpv. 1 OIPrev, nella nozione di prestazione
valutabile in denaro rientra altresì la cosiddetta « distribuzione dissimulata
di utili » o « distribuzione occulta di utili » (« verdeckte Gewinausschüt-
tungen »). Per costante giurisprudenza, si è di fronte ad una simile
prestazione valutabile in denaro, allorquando le tre seguenti condizioni
cumulative risultano adempiute (cfr. DTF 143 IV 228 consid. 4.1; 140 II 88
consid. 4.1; 138 II 57 consid. 2.2; sentenza del TF 2C_91/2018 del
12 settembre 2019 consid. 3.1; [tra le tante] sentenze del TAF A-6214/2018
del 20 aprile 2020 consid. 2.4.2 con rinvio; A-458/2017 del 23 agosto 2018
consid. 4.1.2 con rinvii):
(1) La società effettua una prestazione senza ottenere un’adeguata
controprestazione da parte del beneficiario, ciò che di fatto ne
comporta l’impoverimento economico. Tale prestazione non ha
carattere di rimborso delle quote di capitale sociale.
(2) Questa prestazione è corrisposta ad un titolare di diritti di
partecipazione della società, ossia ad uno degli azionisti della società
(titolare diretto) o a terze persone vicine a quest’ultimo (titolare
indiretto). Essa trova il proprio fondamento esclusivamente in un
rapporto di partecipazione alla società stessa: una simile prestazione
deve procurare al suo beneficiario un vantaggio che in analoghe
circostanze non sarebbe stato accordato alle medesime condizioni
ad una terza persona non partecipe alla società, per cui la
prestazione risulta insolita.
A-2165/2019
Pagina 18
(3) Il carattere insolito della prestazione, in particolare la sproporzione
tra la prestazione e la controprestazione, deve essere riconoscibile
per gli organi della società.
A tal proposito, è qui doveroso precisare che nella prassi viene talvolta
indicato che le condizioni cumulative da adempiere sono invero quattro.
Ciò è dovuto al fatto che la seconda condizione sopracitata viene talvolta
suddivisa a sua volta in due: (a) prestazione accordata ad un azionista o a
una persona a lei vicina; (b) prestazione che non sarebbe stata accordata
alle medesime condizioni ad un terzo (cfr. ad esempio, sentenza del TF
2C_91/2018 del 12 settembre 2019 consid. 3.1; [tra le tante] sentenza del
TAF A-6214/2018 del 20 aprile 2020 consid. 2.4.2). Ciò posto, va altresì
precisato che le prestazioni che la società effettua a favore dei suoi
azionisti o di terze persone a lui vicine, fondate su un’altra base giuridica
che il rapporto di partecipazione, ad esempio su un contratto di diritto
privato che avrebbe potuto essere concluso anche con un terzo estraneo
alla società, non sono invece soggetti all’imposta preventiva (cfr. DTF 144
II 427 consid. 6.1; 119 Ib 431 consid. 2b; sentenza del TF 2C_499/2011 del
9 luglio 2012 consid. 4.2; [tra le tante] sentenze del TAF A-6214/2018 del
20 aprile 2020 consid. 2.4.4.1 con rinvii; A-458/2017 del 23 agosto 2018
consid. 4.1.2; A-5444/2017 del 22 marzo 2018 consid. 2.4.4 con rinvii; A-
3822/2016 del 19 dicembre 2017 consid. 4.1.2).
6.2.2 Quali prestazioni valutabili in denaro, qualificate pure come distribu-
zioni dissimulate di utile, valgono anche le rinunce a determinati proventi
in favore dell’azionista o di una persona a lui vicina, con una corrispondente
riduzione, presso la società, dell’utile esposto nel conto economico. Questa
forma di prestazione valutabile in denaro viene definita con la nozione di
« prelevamento anticipato dell’utile » o di « sottrazione previa dell’utile »
(« Gewinnvorwegnahme »), anche se in realtà non ha per oggetto la
sottrazione di utili già concretamente confluiti nella società. Essa sussiste
per l’appunto quando la società rinuncia interamente o parzialmente a degli
introiti normalmente di sua spettanza, che vengono così incassati diretta-
mente dall’azionista o da una persona a lui vicina, rispettivamente quando
quest’ultimi non forniscono una controprestazione che la società esigereb-
be da un terzo indipendente (cfr. DTF 119 Ib 116 consid. 2; 113 Ib 23 con-
sid. 2d; sentenze del TF 2C_91/2018 del 12 settembre 2019 consid. 3.2
con rinvii; 2C_726/2009 del 20 gennaio 2010 consid. 2.2 con rinvii; [tra le
tante] sentenza del TAF A-458/2017 del 23 agosto 2018 consid. 4.1.3; A-
3822/2016 del 19 dicembre 2017 consid. 4.1.3).
A-2165/2019
Pagina 19
6.2.3 Secondo la giurisprudenza, una terza persona vicina all’azionista ai
sensi dell’art. 20 OIPrev può essere una persona fisica imparentata con
l’azionista o anche una persona giuridica ch’egli controlla. La prassi
considera inoltre come vicini all’azionista i soggetti con cui quest’ultimo
intrattiene delle relazioni personali o commerciali che dall’insieme delle
circostanze appaiono come il vero motivo della prestazione imponibile. In
particolare sono da ritenere tali quelle persone alle quali l’azionista
permette di fare uso della società come se fosse la loro (cfr. [tra le tante]
sentenze del TF 2C_177/2016 e 2C_178/2016 del 30 gennaio 2017 con-
sid. 4.3; 2C_377/2009 del 9 settembre 2009 consid. 2.2; 2A.342/2005 del
9 maggio 2006 consid. 2.2; DTAF 2011/45 consid. 4.2 con rinvii; [tra le
tante] sentenze del TAF A-458/2017 del 23 agosto 2018 consid. 4.1.4; A-
5444/2017 del 22 marzo 2018 consid. 2.6 con rinvii; A-3822/2016 del
19 dicembre 2017 consid. 4.1.4).
6.3 L’obbligazione fiscale spetta al debitore della prestazione imponibile, il
quale deve eseguirla dopo averne dedotto l’imposta preventiva (cfr. art. 10
cpv. 1 in relazione con l’art. 14 cpv. 1 LIP). Il beneficiario della prestazione
è quindi – tenuto conto dell’obbligazione del debitore di trasferirgli l’imposta
preventiva – il destinatario dell’imposta, ovverosia colui che sopporta il
carico fiscale. Egli non ha tuttavia alcuna obbligazione procedurale da
adempiere nel contesto della procedura di percezione dell’imposta
preventiva; tali obblighi devono difatti essere adempiuti dal debitore della
prestazione che è il soggetto fiscale (cfr. [tra le tante] sentenze del TAF A-
458/2017 del 23 agosto 2018 consid. 4.2; A-3822/2016 del 19 dicembre
2017 consid. 4.2 con rinvii).
6.4
6.4.1 In materia di imposta preventiva, la dichiarazione e il pagamento del
tributo sono rette dal principio dell’autotassazione, in applicazione del
quale il contribuente ha l’obbligo di annunciarsi come tale all’AFC, senza
esservi sollecitato (cfr. art. 38 cpv. 1 LIP) e deve, alla scadenza dell’impo-
sta (cfr. art. 16 LIP), presentare spontaneamente all’AFC il rendiconto
prescritto, corredato dei giustificativi e pagare in pari tempo l’imposta o
compiere la notifica sostitutiva del pagamento (cfr. artt. 19 e 20 LIP; art. 38
cpv. 2 LIP). Il contribuente è quindi il solo responsabile nella compilazione
esatta dei moduli dei rendiconti e delle dichiarazioni d’imposta e dei
questionari (cfr. art. 39 cpv. 2 lett. 1 LIP) nonché nel procedere con il
versamento dell’imposta preventiva dovuta (cfr. [tra le tante] sentenze del
TAF A-458/2017 del 23 agosto 2018 consid. 4.3.1; A-3822/2016 del
19 dicembre 2017 consid. 4.3.1; A-5691/2015 del 28 settembre 2017
consid. 3.2.1 con rinvii).
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6.4.2 La prova dell’esistenza di una prestazione valutabile in denaro ai
sensi dell’art. 20 OIPrev – e meglio dei tre/quattro relativi elementi costitu-
tivi (cfr. consid. 6.2.1 del presente giudizio) – incombe all’AFC. Il criterio
della prestazione « giustificata dall’uso commerciale », applicato in materia
di imposte dirette non è un elemento costitutivo negativo di una prestazione
valutabile in denaro. L’autorità fiscale deve in particolare apportare la prova
che la società ha accordato a un azionista o a una persona vicina una
prestazione valutabile in denaro senza ottenere una controprestazione
adeguata. Se le prove addotte dall’AFC costituiscono degli indizi sufficienti
in merito all’esistenza di una simile sproporzione, rispettivamente se la
stessa rende verosimile la sussistenza di una prestazione valutabile in
denaro, spetta allora al contribuente dimostrare il contrario. In tal caso, il
contribuente può contestare il proprio assoggettamento all’imposta addu-
cendo la controprova atta a dimostrare che il criterio dell’uso commerciale
è adempiuto (cfr. DTF 138 II 57 consid. 7.1; sentenza del TF 2C_91/2018
del 12 settembre 2019 consid. 3.3; DTAF 2011/45 consid. 4.3.2.2 con rinvii;
[tra le tante] sentenze del TAF A-6214/2018 del 20 aprile 2020 con-
sid. 1.6.3 seg. con rinvii; A-5691/2015 del 28 settembre 2017 consid. 3.2.2
con rinvii). La controprova è apportata, allorquando la prova principale
viene rovesciata. Non è tuttavia necessario che il Tribunale sia convinto
dell’esattezza della contestazione (cfr. DTF 130 III 321 consid. 3.4; 120 II
393 consid. 4b; [tra le tante] sentenze del TAF A-458/2017 del 23 agosto
2018 consid. 4.3.2; A-5444/2017 del 22 marzo 2018 consid. 2.7.3 con
rinvii; A-3822/2016 del 19 dicembre 2017 consid. 4.3.2).
In linea di massima, il principio dell’autotassazione (cfr. art. 38 LIP; con-
sid. 6.4.1 del presente giudizio) e l’obbligo di collaborare del contribuente
(cfr. art. 39 LIP; consid. 6.4.3 del presente giudizio) non modificano la sud-
detta ripartizione dell’onere probatorio. Una violazione dell’obbligo di colla-
borare con conseguente mancanza di prove per l’autorità fiscale può però
eventualmente condurre ad un’inversione dell’onere probatorio (cfr. sen-
tenza del TAF A-6214/2018 del 20 aprile 2020 consid. 1.6.4 con rinvii).
6.4.3 Giusta l’art. 39 LIP, la società contribuente deve dunque indicare
coscienziosamente all’autorità fiscale tutti i fatti che possono essere impor-
tanti per l’accertamento dell’obbligazione fiscale o delle basi di calcolo
dell’imposta; essa deve in particolare presentare, su richiesta, tutti i docu-
menti corredati dai giustificativi e da altra documentazione (cfr. lett. b). Se
è vero che l’autorità fiscale non deve sostituire il proprio potere d’apprez-
zamento a quello della direzione commerciale della società contribuente,
vero è anche che quest’ultima deve tuttavia provare che le prestazioni in
A-2165/2019
Pagina 21
questione sono giustificate dall’uso commerciale. Solo in tal modo, l’auto-
rità fiscale può sincerarsi che il motivo alla base del carattere insolito di
dette prestazioni è puramente commerciale e non dovuto alle strette rela-
zioni personali o economiche in essere tra la società e il beneficiario delle
prestazioni (cfr. DTF 119 Ib 431 consid. 2c con rinvii; sentenze del TF
2C_499/2011 del 9 luglio 2012 consid. 4.3; 2A.342/2005 del 9 maggio
2006 consid. 2.3; [tra le tante] sentenze del TAF A-458/2017 del 23 agosto
2018 consid. 4.3.3; A-5444/2017 del 22 marzo 2018 consid. 2.7.4; A-
3822/2016 del 19 dicembre 2017 consid. 4.3).
Chi sostiene che un pagamento da esso incassato non lo concerne, deve
essere in grado di provare tale allegazione producendo dei documenti
giustificativi. Analogamente, chi effettua un pagamento senza che lo stesso
risulti giustificato da alcun documento deve sopportare le conseguenze di
una simile mancanza di prove, nel senso che deve attendersi che lo stesso
venga qualificato a livello fiscale come una prestazione valutabile in denaro
soggetta ad imposta preventiva. Inoltre, può sussistere una prestazione
valutabile in denaro soggetta all’imposta preventiva, se appare ovvio che
sono gli azionisti stessi della società ad essere i suoi beneficiari e se non
è data un’altra spiegazione. Quando la società contribuente fa tutto quanto
in suo potere per produrre tutte le prove e i documenti giustificativi richiesti
dall’autorità fiscale ai sensi dell’art. 39 LIP, quest’ultima ne deve tenere
conto nel proprio giudizio (cfr. sentenza del TF 2C_499/2011 del 9 luglio
2012 consid. 4.3 con rinvii; [tra le tante] sentenze del TAF A-458/2017 del
23 agosto 2018 consid. 4.3.3; A-5444/2017 del 22 marzo 2018 con-
sid. 2.7.4 con rinvii; A-3822/2016 del 19 dicembre 2017 consid. 4.3.3).
6.5
6.5.1 Allorquando l’AFC accerta l’esistenza di una prestazione valutabile in
denaro soggetta all’imposta preventiva, segnatamente nella forma di una
distribuzione dissimulata di utili, la cui entità non è tuttavia chiaramente
quantificabile, essa ne stabilisce l’ammontare ricorrendo alla tassazione
d’ufficio. Ciò è in particolare il caso, allorquando la società contribuente non
adempie ai doveri impostigli dalla legge, rispettivamente non fornisce delle
indicazioni affidabili oppure fornisce solo indicazioni insufficienti o errate.
Le lacune nella tenuta della contabilità della società contribuente non devo-
no infatti né procurarle un vantaggio fiscale, né condurre ad una perdita
d’imposta. Il ricorso alla tassazione d’ufficio deriva implicitamente dagli
artt. 39 e 41 lett. a LIP. In tale contesto, quando esegue una tassazione
d’ufficio, l’AFC deve fondarsi sul corso ordinario delle cose e sul compor-
tamento del contribuente. La tassazione d’ufficio deve permettere all’AFC
di ricostruire la fattispecie imponibile, la più verosimile alla realtà. In caso
A-2165/2019
Pagina 22
di dubbi, l’AFC non è tenuta a tenere conto della fattispecie più favorevole
al contribuente (cfr. sentenze del TF 2C_499/2011 del 9 luglio 2012 con-
sid. 5.5; 2C_502/2008 del 18 dicembre 2008 consid. 4.2; sentenze del TAF
A-458/2017 del 23 agosto 2018 consid. 4.4.1; A-122/2010 del 24 dicembre
2010 considd. 6.1 e 6.2 con rinvii; A-351/2014 del 10 luglio 2014 con-
sid. 4.3.4 con rinvii [in materia di IVA]; MICHAEL BEUSCH, VStG-Kommentar,
n. 9 ad art. 13 LIP con rinvii).
Analogamente a quanto avviene in materia IVA, l’AFC deve scegliere il
metodo di stima che meglio le permette di tenere in considerazione le ca-
ratteristiche della società contribuente in questione. Quali metodi di stima,
entrano in linea di conto i metodi che tendono a completare o ricostruire
una contabilità mancante e quelli che si fondano sui dati basati sull’espe-
rienza in rapporto ai risultati parziali incontestati derivanti dalla contabilità.
Le parti probanti della contabilità e i documenti esistenti devono essere
presi in considerazione, per quanto possibile, nella stima. Essi possono
altresì servire di base di calcolo (cfr. sentenza del TAF A-458/2017 del
23 agosto 2018 consid. 4.4.1; A-351/2014 del 10 luglio 2014 consid. 4.3.4
con rinvii [tassazione d’ufficio in materia IVA]).
6.5.2 Nella procedura di ricorso il contribuente può contestare l’adempi-
mento dei presupposti per una stima, come pure la stima stessa delle cifre
d’affari realizzate in quanto tali (cfr. per analogia, sentenza del TAF A-
351/2014 del 10 luglio 2014 consid. 4.3.6 con rinvii [tassazione d’ufficio in
materia IVA]). Orbene, l’onere della prova in merito alla sussistenza dei
presupposti per procedere ad una tassazione d’ufficio (primo stadio), come
pure riguardo ai motivi alla base della conseguente stima (secondo stadio),
incombono all’AFC. Ciò precisato, nell’esaminare la correttezza della stima
effettuata dall’autorità inferiore il Tribunale amministrativo federale procede
con un certo riserbo e non sostituisce il proprio potere di apprezzamento a
quello di quest’ultima, se non in presenza di errori manifesti. Qualora i
presupposti per una tassazione d’ufficio siano dati, la prova che le valuta-
zioni svolte dall’AFC non sono corrette rispettivamente portano a risultati
manifestamente errati spetta al contribuente (terzo stadio). In tale ottica, è
necessario che il contribuente indichi chiaramente in che misura la pretesa
fiscale debba essere minore di quella valutata dall’AFC, dimostrando che
il risultato della valutazione è frutto di errori rilevanti (cfr. citata sentenza del
TAF A-351/2014 consid. 4.3.6 con rinvii). Egli non può limitarsi a criticare
in via del tutto generica le basi del calcolo, bensì deve dimostrare con dei
documenti giustificativi che la stima effettuata dall’AFC è manifestamente
erronea (cfr. sentenza del TF 2C_1077/2012 del 24 maggio 2014 con-
A-2165/2019
Pagina 23
sid. 2.5). Solo in tal caso il Tribunale sostituisce il suo potere d’apprezza-
mento a quello dell’autorità inferiore, correggendo la tassazione (cfr. citata
sentenza del TAF A-351/2014 consid. 4.3.6 con rinvii; cfr. parimenti sen-
tenze del TF 2C_499/2011 del 9 luglio 2012 consid. 5.5; 2C_502/2008 del
18 dicembre 2008 consid. 4.2; sentenza del TAF A-458/2017 del 23 agosto
2018 consid. 4.4.2).
6.6 Giusta l’art. 16 cpv. 1 lett. c LIP, l’imposta preventiva scade trenta giorni
dopo che è sorto il credito fiscale. Per i redditi da capitale mobiliare, il
credito fiscale sorge alla scadenza della prestazione imponibile (cfr. art. 12
cpv. 1 LIP). Un interesse di mora del 5% annuo è dovuto, senza diffida,
sugli importi di imposta non ancora pagati alle scadenze stabilite dal cpv. 1
fino al giorno del pagamento (cfr. art. 12 cpv. 2 LIP in combinato disposto
con l’art. 1 dell’ordinanza del 29 novembre 1996 del Dipartimento federale
delle finanze concernente l’interesse di mora in materia d’imposta preven-
tiva [RS 642.212]; sentenze del TAF A-458/2017 del 23 agosto 2018
consid. 4.5; A-3060/2015 e A-3113/2015 del 10 novembre 2015 consid. 3.3
con rinvii).
6.7
6.7.1 Allorquando la sottrazione d’imposta ai sensi dell’art. 61 LIP è stabi-
lita con verosimiglianza, in virtù del rinvio dell’art. 67 cpv. 1 LIP, la riscos-
sione posticipata dei crediti d’imposta preventiva è retta dall’art. 12 DPA
(cfr. sentenze del TAF A-458/2017 del 23 agosto 2018 consid. 4.6.1; A-
3060/2015 e A-3113/2015 del 10 novembre 2015 consid. 4.1 con rinvii).
6.7.2 L’art. 12 cpv. 1 lett. a DPA dispone che qualora, per un’infrazione alla
legislazione amministrativa federale, una tassa non è stata a torto riscossa,
essa deve essere pagata successivamente, interessi compresi, e ciò
indipendentemente dalla punibilità di una determinata persona. L’art. 12
cpv. 2 DPA precisa che obbligata al pagamento è la persona che ha fruito
dell’indebito profitto, segnatamente quella obbligata al pagamento della
tassa elusa. Di conseguenza, quando una società effettua una prestazione
valutabile in denaro a favore dei titolari di diritti di partecipazione, o a terze
persone a lei vicine, senza deduzione dell’imposta preventiva sottratta
(cfr. art. 20 cpv. 1 OIPrev in correlazione con l’art. 4 cpv. 1 lett. b LIP),
quest’ultimi sono chiamati, sulla base dell’art. 12 cpv. 2 DPA, a restituire la
somma di cui hanno indebitamente fruito. Accanto a dette persone bene-
ficiarie della prestazione valutabile in denaro, tenuta al pagamento è altresì
la stessa società che l’ha erogata (cfr. art. 10 cpv. 1 LIP in correlazione con
l’art. 14 cpv. 1 LIP). Affinché l’art. 12 cpv. 2 DPA trovi applicazione, occorre
che sia oggettivamente stata compiuta un’infrazione penale. L’applicazione
A-2165/2019
Pagina 24
di questa norma non dipende per contro né da una responsabilità penale
specifica, né da una colpa, né ancora dal promovimento di una procedura
penale (cfr. [tra le tante] sentenza del TAF A-3060/2015 e A-3113/2015 del
10 novembre 2015 consid. 4.2 con rinvii). L’art. 12 cpv. 1 DPA permette
dunque di procedere al recupero di una tassa (o un tributo) che non è stata
percepita a seguito di un’infrazione alla legislazione amministrativa
federale, anche qualora nessuno sia punibile. In virtù dell’art. 12 cpv. 3
DPA, la persona che, intenzionalmente, ha commesso l’infrazione o vi ha
partecipato risponde in solido, con le persone obbligate al pagamento
secondo il cpv. 2, della somma da pagare o da restituire (cfr. [tra le tante]
sentenza del TAF A-458/2017 del 23 agosto 2018 consid. 4.6.2).
7.
Stabiliti i principi applicabili, per poter verificare la fondatezza della ripresa
d’imposta preventiva in oggetto, il Tribunale deve dapprima determinare se
per i periodi fiscali dal 2007 al 2010 l’autorità inferiore poteva ritenere nei
confronti della società C._ la sussistenza di prestazioni valutabili in
denaro soggette all’imposta preventiva ai sensi l’art. 4 cpv. 1 lett. b LIP in
combinato disposto con l’art. 20 cpv. 1 OIPrev, sulla base di quanto consta-
tato dalla DAPI (cfr. consid. 6.4.2 del presente giudizio).
7.1
7.1.1 Nella decisione impugnata, sulla base di quanto risultante dall’inchie-
sta penale della DAPI e in particolar modo dal rapporto DAPI del 21 novem-
bre 2014 (cfr. atto n. 13 dell’inc. AFC), l’autorità inferiore ha ritenuto nei
confronti della società C._ la sussistenza di prestazioni valutabili in
denaro nella forma di « distribuzioni dissimulate di utile » al proprio azioni-
sta principale e amministratore di fatto, ovvero il ricorrente. La società
avrebbe infatti rinunciato a favore del ricorrente ad una parte degli utili di
sua spettanza, da lei conseguiti mediante l’attività del bar del postribolo
« D._ » gestita dallo stesso ricorrente durante i periodi fiscali 2007-
2010, omettendo altresì di contabilizzarla nei propri rendiconti (cfr. decisio-
ne impugnata, consid. 5).
7.1.2 Più nel dettaglio, esaminando la contabilità della società C._
allestita dalla fiduciaria B._ per gli anni 2007-2010, la DAPI ha con-
statato che sotto la voce « Ricavi attività commerciale » nei relativi conti
economici erano registrate solo due voci: « Incassi bar/ristorante » e « In-
cassi vitto ragazze ». La contabilizzazione dei ricavi del bar sarebbe avve-
nuta con una sola scrittura mensile, la quale si sarebbe basata sugli scon-
trini di cassa giornalieri. Poiché detti scontrini avrebbero riportato unica-
mente la vendita di bibite, la DAPI ha ritenuto che il vitto delle ragazze
A-2165/2019
Pagina 25
veniva probabilmente contabilizzato sulla base delle tabelle che il ricor-
rente avrebbe consegnato alla fiduciaria per la contabilità delle due società
– G._ e H._ (e meglio, attuale H._ in liquidazione,
radiata dal Registro di commercio il 13 luglio 2011) – che avrebbero gestito
l’affittacamere, sulle quali egli avrebbe elencato il numero e il nome delle
ragazze che avrebbero pernottato nel postribolo. Sospettando che il bar
non avesse contabilizzato l’integralità dei ricavi, la DAPI ha poi cercato di
ricostruire la cifra d’affari effettiva sulla base dei documenti raccolti in sede
di inchiesta, in modo che si avvicinasse il più possibile alla realtà. In
estrema sintesi, la DAPI ha effettuato due ricostruzioni: la prima sulla base
delle dichiarazioni fatte dallo stesso ricorrente, la seconda sulla base degli
acquisti bibite effettuati dalla società C._. Per ottenere la cifra
d’affari conseguita dalla C._ durante i periodi fiscali 2007-2010, la
DAPI ha poi preso in considerazione la media aritmetica tra le due cifre
d’affari ottenute mediante le due ricostruzioni, deducendo da ultimo la cifra
d’affari già contabilizzata dalla società (cfr. decisione impugnata,
consid. 5.1.1).
7.1.3 Più concretamente, per la prima ricostruzione della cifra d’affari in
base alle asserzioni del ricorrente, gerente del bar, la DAPI ha preso come
valore di riferimento 30'000 franchi d’incasso al mese, come da lui più volte
dichiarato. Per il 2010, la DAPI ha poi tenuto debitamente conto (pro rata
temporis) del periodo durante il quale il bar sarebbe rimasto chiuso a se-
guito dell’arresto del ricorrente, ovvero dal 1° luglio al 23 agosto 2010 e dal
6 settembre al 21 ottobre 2010. La cifra d’affari così ricostruita ammonta a:
2007 2008 2009 2010
Incassi bar fr. 360’000 fr. 360'000 fr. 360'000 fr. 251'000
Per la seconda ricostruzione della cifra d’affari, la DAPI si è invece fondata
su una puntigliosa ricerca e classificazione degli elementi dell’incarto. Di
fatto, la DAPI ha richiesto ai fornitori di bevande conosciuti tutte le fatture
emesse a carico della C._. Sulla base degli scontrini di cassa
sequestrati, essa ha poi determinato il prezzo di vendita di ogni tipo di
bevanda e l’ha moltiplicata per le quantità fornite. Da questo procedimento,
dovutamente e dettagliatamente documentato dalla DAPI, è stata
determinata la seguente cifra d’affari:
2007 2008 2009 2010
Incassi bar fr. 230’000 fr. 302'000 fr. 500'000 fr. 200'000
Per determinare la cifra d’affari della C._, la DAPI ha dunque preso
A-2165/2019
Pagina 26
in considerazione la media aritmetica delle due ricostruzioni. Da questa
cifra la DAPI ha infine dedotto la cifra d’affari effettivamente già contabiliz-
zata dalla C._ nei suoi conti sotto la voce « Incassi bar/ristorante »:
2007 2008 2009 2010
Incassi bar secondo la media aritmetica delle due ricostruzioni
fr. 295’000 fr. 331'000 fr. 430'000 fr. 225'000
Cifra d’affari contabilizzata
fr. 197'268 fr. 207'783 fr. 180’927 fr. 93’796
Cifra d’affari sottratta fr. 97'732 fr. 123'217 fr. 249'073 fr. 131'204
La cifra d’affari totale non contabilizzata dalla C._ è stata quindi
fissata dalla DAPI a 601'226 franchi (= fr. 97'732 + fr. 123'217 + fr. 249'073
+ fr. 131'204) e qualificata di prestazioni valutabili in denaro effettuate da
quest’ultima senza ottenere un’adeguata controprestazione (cfr. decisione
impugnata, consid. 5.1.1).
7.1.4 Nella ricostruzione riguardante il bar, la DAPI ha deciso di non
prendere invece in considerazione i ricavi contabilizzati nella C._
per il vitto delle ragazze, registrati sotto la voce « Incassi vitto ragazze ».
Essa ha infatti scelto di considerare questi importi nella ricostruzione della
cifra d’affari legata all’attività di affittacamere delle società G._ (A-
2153/2019) e H._ (A-2164/2019), al fine di rendere la ricostruzione
la più attendibile possibile. Al riguardo, l’autorità inferiore spiega che la
DAPI non avrebbe infatti potuto ricostruire la cifra d’affari sulla base della
merce acquistata anche per il vitto, in quanto i rotolini di cassa sequestrati
riporterebbero unicamente il prezzo di vendita delle bevande (questo
perché, si presume, il cibo sarebbe stato utilizzato solo per la cena delle
ragazze e sarebbe forse stato servito come aperitivo gratuito ai clienti). Non
disponendo di un listino, la DAPI avrebbe dovuto valutare per apprezza-
mento a che prezzo il « D._ » vendeva ogni tipo di pietanza. Ora,
detta ricostruzione – così come appena descritta – è stata ripresa integral-
mente dall’autorità inferiore (cfr. decisione impugnata, consid. 5.1.1).
7.1.5 Tenuto conto della posizione particolare del ricorrente in seno alla
società C._ – per sua stessa ammissione, azionista maggioritario
della società I._ che possiede lo stabile « D._ », nonché
amministratore di fatto delle tre società che hanno gestito detto postribolo,
tra cui la C._ – e del suo ruolo principale quale unico gestore
nell’attività di affittacamere, di cui conservava i relativi ricavi, l’autorità
inferiore ha poi ritenuto che era lecito ritenerlo quale beneficiario dei ricavi
non contabilizzati. Tali prestazioni non sarebbero state accordate alle
medesime condizioni ad un terzo. Infine, la mancata contabilizzazione da
A-2165/2019
Pagina 27
parte della società dei ricavi per oltre 600'000 franchi, non trovando alcuna
giustificazione economica, avrebbe un carattere talmente insolito che
difficilmente avrebbe potuto passare inosservato ai suo organi (cfr. decisio-
ne impugnata, considd. 5.2 e 5.3).
7.2
7.2.1 Visti gli atti dell’incarto – in particolar modo il rapporto DAPI del 21 no-
vembre 2014 (cfr. atto n. 13 dell’inc. AFC) e i relativi allegati, ovvero: i vari
processi verbali d’interrogatorio (di seguito: PVI) del ricorrente nonché delle
parti sentite al riguardo, come pure la contabilità della C._, ecc.
(cfr. allegati all’atto n. 13 dell’inc. AFC) – quanto ritenuto dall’autorità infe-
riore e dalla DAPI appare non solo plausibile, ma del tutto convincente,
sicché il Tribunale non può che confermare le loro conclusioni.
7.2.2 Più nel dettaglio, il Tribunale osserva innanzitutto come nel caso della
società C._. i dubbi sollevati dall’autorità inferiore e dalla DAPI circa
la completezza della sua contabilità, allestita dalla fiduciaria B._,
risultano qui legittimi. Di fatto, gli utili contabilizzati dalla società nei propri
rendiconti appaiono alquanto esigui (cfr. atti n. 17-21 dell’inc. AFC). Inoltre,
nell’ambito dell’inchiesta penale, non è stata ritrovata alcuna cassa regi-
stratrice all’interno del bar al momento della perquisizione. Dal processo
verbale di perquisizione del « D._ » del 24 maggio 2013 (cfr. citato
atto pag. 3 [allegato all’atto n. 13 dell’inc. AFC]; atto n. 13 dell’inc. AFC,
punto n. 3.2.4) risulta però che la cassa registratrice sarebbe invero stata
rimossa da ignoti dopo l’apposizione dei sigilli (rotti da ignoti) e prima della
perquisizione, ragion per cui la stessa non avrebbe potuto essere
sequestrata. Ora, se la contabilità fosse stata veramente completa, non si
vede per quale motivo un terzo avrebbe dovuto rimuoverla. Così facendo,
è ovvio che la DAPI non ha potuto disporre dei dati di prima mano per poter
verificare gli eventuali incassi in nero, sicché i suoi sospetti al riguardo
erano più che legittimi. Ma vi è di più. Da un esame della decisione
impugnata e del rapporto DAPI del 21 novembre 2014 (cfr. decisione
impugnata, consid. 5.1.2; atto n. 13 dell’inc. AFC, punti n. 3.2.4 e 3.2.6),
risulta infatti che la DAPI aveva validi motivi per ritenere la cassa
registratrice come verosimilmente munita di due memorie: la L#1 e la L#2.
Tutti gli scontrini che il ricorrente avrebbe consegnato alla fiduciaria per
completare la contabilità si riferivano esclusivamente alla memoria L#1
(cfr. Memoria cassa bar D._ al 14.03.2012 [allegato all’atto n. 13
dell’inc. AFC]). Secondo la ricostruzione effettuata dalla Polizia cantonale
a seguito di un intervento nel 2012, la memoria L#2 non solo esisteva, ma
veniva anche utilizzata. Per tale motivo, la DAPI si è chiesta se, per caso,
fosse esistita una doppia contabilità anche per gli anni precedenti. Non
A-2165/2019
Pagina 28
avendo tuttavia ritrovato detta cassa registratrice, la DAPI non ha mai
trovato una prova diretta di tutto ciò (cfr. decisione impugnata, con-
sid. 5.1.2). Ora, a prescindere dalla questione a sapere se vi fosse o meno
una doppia contabilità, in assenza della cassa registratrice – come visto,
fatta sparire prima della perquisizione – e visti gli elementi in loro possesso,
sia la DAPI che l’autorità inferiore erano chiaramente legittimate a
sospettare della completezza e dell’attendibilità della contabilità della
società. In tali circostanze, si deve ritenere che è a giusto titolo che la DAPI
e poi l’autorità inferiore hanno ricorso ad una stima – ovvero una tassa-
zione d’ufficio – per ricostruire le cifre d’affari della C._ e, di riflesso,
verificare in tal modo altresì la completezza della sua contabilità (cfr. con-
sid. 6.5.1 del presente giudizio).
7.2.3 Ciò premesso, la ricostruzione delle cifre d’affari della DAPI e dell’au-
torità inferiore – così come appena esposta poc’anzi (cfr. considd. 7.1.2-
7.1.4 del presente giudizio) – appare qui convincente. Al fine di evitare
inutili ripetizioni, l’analisi dettagliata degli elementi di base utilizzati per la
suddetta ricostruzione verrà esposta dal Tribunale nell’ambito dell’esame
delle censure del ricorrente (cfr. consid. 8 del presente giudizio, a cui si
rinviano le parti). Per quanto qui necessario, il Tribunale osserva come la
ricostruzione della cifra d’affari conseguita dalla C._ nei periodi
fiscali 2007-2010 fondata sulla media aritmetica tra la cifra d’affari ottenuta
mediante la ricostruzione sulla base delle dichiarazioni del ricorrente e la
cifra d’affari ottenuta mediante la ricostruzione sulla base degli elementi
dell’incarto (scontrini, fatture, ecc.) risulti appropriata e fondata sulla
documentazione agli atti (testimonianze, documenti, controlli di polizia). Sia
l’autorità inferiore nella propria decisione, che la DAPI nel proprio rapporto,
spiegano ogni tappa del calcolo alla base della predetta ricostruzione,
nonché i motivi per cui esse hanno preso in considerazione determinati
elementi, scartandone altri considerati inattendibili. Una volta ricostruita la
cifra d’affari, è poi a giusto titolo che la DAPI e l’autorità inferiore non hanno
preso in considerazione i ricavi per il vitto delle ragazze contabilizzati dalla
C._, quest’ultima essendosi invero occupata solo del bar,
attribuendoli invece alle due società (G._ e H._) che si sono
occupate dell’attività di affittacamere. In tali circostanze, si deve ritenere
che è a giusta ragione che la DAPI e l’autorità inferiore hanno ritenuto la
sussistenza di ricavi non contabilizzati, senza alcuna giustificazione econo-
mica. Si deve dunque considerare come adempiuta la prima condizione
alla base della sussistenza di prestazioni valutabili in denaro (cfr. con-
sid. 6.2.1 del presente giudizio).
A-2165/2019
Pagina 29
7.2.4 Ciò posto, dagli atti risulta poi chiaramente che era il ricorrente ad
occuparsi personalmente dell’attività del bar del « D._ » e ad incas-
sare i ricavi, sicché egli era l’unico ad avere un influsso diretto sia sugli
investimenti che sull’utilizzo dei ricavi. Prova di ciò è data dallo stesso
ricorrente, il quale ha ammesso a più riprese non solo di essere l’azionista
maggioritario della società I._, proprietaria dello stabile ove è
ubicato lo stabile « D._ », ma anche l’amministratore di fatto delle
tre società – tra cui la C._ – connesse alle attività di detto postribolo
(cfr. ad esempio: PVI ricorrente del 7 luglio 2012, pag. 2 seg. [allegato
all’atto n. 13 dell’inc. AFC]; PVI ricorrente 15 marzo 2012, pag. 2 [allegato
all’atto n. 13 dell’inc. AFC]). Non si può pertanto che ritenere che era
proprio il ricorrente, quale persona vicina alla C._, ad essere il
beneficiario dei predetti ricavi. Tali prestazioni non sarebbero di certo state
accordate alle medesime condizioni ad un terzo. La situazione ha poi un
carattere talmente insolito, che gli organi della società non potevano non
notarla. In tali circostanze, si devono dunque considerare come adempiute
pure la seconda e la terza condizione alla base la sussistenza di presta-
zioni valutabili in denaro (cfr. consid. 6.2.1 del presente giudizio).
7.2.5 Visto quanto precede, il Tribunale è di avviso che sia a giusto titolo
che la DAPI e l’autorità inferiore hanno ritenuto nel caso della C._
la sussistenza di prestazioni valutabili in denaro nella forma di distribuzioni
dissimulate di utile al ricorrente, soggette all’imposta preventiva ai sensi
l’art. 4 cpv. 1 lett. b LIP in combinato disposto con l’art. 20 cpv. 1 OIPrev
(cfr. consid. 6.2.1 seg. del presente giudizio).
8.
8.1 Ciò constatato, occorre ora verificare se il ricorrente è stato in grado di
apportare la controprova secondo cui non sussisterebbero invero delle
prestazioni valutabili in denaro (cfr. consid. 6.4.2 del presente giudizio).
A tal proposito, va qui precisato che sia dinanzi all’autorità inferiore che
dinanzi allo scrivente Tribunale, il ricorrente ha contestato la necessità
stessa di ricorrere ad una ricostruzione della cifra d’affari della C._
operata dalla DAPI, sostenendo che invero la sua contabilità sarebbe com-
pleta e negando in via generica la sussistenza di prestazioni valutabili in
denaro. Esso ha poi recisamente contestato le basi della ricostruzione della
cifra d’affari della C._ (dichiarazioni ricorrente e acquisto di merce),
in quanto la stessa non porterebbe a dei risultati soddisfacenti e veritieri
per molti motivi, proponendo in alternativa una ricostruzione fondata sui
margini del settore, così come già proposta dinanzi all’autorità fiscale can-
tonale (cfr. ricorso 6 maggio 2019, pagg. 4-6). Ciò posto, il ricorrente non
A-2165/2019
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ha invece contestato di essere stato azionista maggioritario e/o ammini-
stratore di fatto della C._ e delle altre due società, nonché colui che
ha gestito personalmente il postribolo « D._ » e che ha incassato i
relativi ricavi, sicché tali elementi vanno considerati appurati. In tale
frangente, per il Tribunale si tratta essenzialmente di verificare la correttez-
za della ricostruzione della cifra d’affari, tenuto conto delle censure del
ricorrente. A tal fine, per maggiore comprensione, qui di seguito il Tribunale
tratterà separatamente ogni elemento del calcolo da lui contestato.
8.2 Per quanto concerne la contabilità, il ricorrente sostiene che non ci
sarebbe alcuna cifra d’affari non contabilizzata. Infatti la C._
avrebbe sempre presentato una contabilità veritiera e completa, basata
sugli scontrini di cassa che mensilmente venivano consegnati alla fiducia-
ria. Il ricorrente sottolinea che non vi sarebbe alcuna prova dell’esistenza
di una doppia contabilità. Egli sostiene poi che la cassa registratrice degli
incassi del bar sarebbe stata posta sotto sigillo con l’intervento della
TESEU, ma da lei poi non più ritrovata (cfr. ricorso 6 maggio 2019, pag. 3
seg.).
Sennonché, quanto indicato dal ricorrente non appare qui credibile. Come
il Tribunale ha già avuto modo di accertare in precedenza (cfr. consid. 7.2.2
del presente giudizio, a cui si rinviano le parti per i dettagli), vi sono infatti
validi motivi per ritenere che invero la contabilità della C._ non fosse
completa. Come detto, i ricavi del bar registrati nei conti della società sono
esigui. Inoltre, la cassa registratrice del bar è stata rimossa da terzi prima
della perquisizione, sicché non ha potuto essere né sequestrata, né con-
trollata. La DAPI ha poi trovato indizi lascianti pensare alla sussistenza di
una doppia contabilità, viste le due memorie di cassa L#1 e L#2. In tali
circostanze, lo si ribadisce anche in questo contesto, la DAPI aveva validi
motivi per procedere ad una ricostruzione della cifra d’affari della società.
Le censure sollevate dal ricorrente nulla mutano al riguardo.
8.3
8.3.1 Ciò puntualizzato, per quanto concerne la prima ricostruzione fonda-
ta sulle sue dichiarazioni, il ricorrente ritiene che le stesse non potrebbero
essere qui prese in considerazione, in quanto non sarebbero attendibili e
non riferite ad un periodo fiscale preciso. Egli sottolinea infatti di avere
scarse conoscenze contabili, nonché di essersi ritrovato confuso e impre-
parato nell’interrogatorio dando così versioni contrastanti sulle medie men-
sili. Non vede dunque come le stesse potrebbero essere qui considerate
(cfr. ricorso 6 maggio 2019, pag. 5 seg.; replica 28 ottobre 2019, pag. 2).
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Pagina 31
8.3.2 A tal proposito, il Tribunale osserva innanzitutto come la DAPI non si
sia fondata sulle dichiarazioni di un semplice testimone, bensì su quelle
dell’unica persona responsabile della gestione del postribolo
« D._ », sia per quanto concerne l’attività del bar che l’attività di
affittacamere, ovvero il qui ricorrente, così come da lui del resto ammesso
a più riprese in sede d’interrogatorio (cfr. ad esempio: PVI ricorrente del
7 luglio 2012, pag. 2 seg. [allegato all’atto n. 13 dell’inc. AFC]; PVI ricor-
rente 15 marzo 2012, pag. 2 [allegato all’atto n. 13 dell’inc. AFC]; parimenti
atto n. 13 dell’inc. AFC, punto n. 3.2.2). Ora, in tale contesto risulta difficile
immaginare che il ricorrente non fosse minimamente a conoscenza della
reale cifra d’affari conseguita dal bar. Si aggiunga a ciò che, nell’ambito di
tre interrogatori del 1° luglio 2010, del 5 luglio 2010 e del 7 luglio 2010
(cfr. citati PVI allegati all’atto n. 13 dell’inc. AFC) dinanzi alla Polizia
cantonale, il ricorrente ha dichiarato di guadagnare circa 30'000 franchi con
il bar, così come testualmente riportato nel rapporto DAPI del 21 novembre
2014 (cfr. atto n. 13 dell’inc. AFC, punto n. 3.2.4.1 che riassume le dichiara-
zioni del ricorrente). Anche ammettendo che il ricorrente disponga solo di
scarse nozioni contabili, risulta difficile credere che lo stesso fosse confuso
o non preparato nel dichiarare in ben tre occasioni di guadagnare una tale
cifra. Se ciò fosse stato il caso, in tali occasioni il ricorrente avrebbe potuto
indicare di non sapere rispondere. Le dichiarazioni del ricorrente non pos-
sono poi in ogni caso essere considerate come generiche e non circoscri-
vibili ad un periodo fiscale preciso. Le domande poste dalla DAPI nel 2010
si riferiscono infatti precisamente al periodo di gestione del bar da parte
della C._, nonché al periodo di gestione dell’affittacamere da parte
della G._ e la H._. Tali dichiarano vanno dunque consi-
derate come attendibili. Ciò posto, non va poi dimenticato che la ricostru-
zione sulle dichiarazioni del ricorrente non è l’unico elemento preso in con-
siderazione dalla DAPI nella ricostruzione della cifra d’affari della
C._. La DAPI ha infatti preso in considerazione un altro metodo di
ricostruzione, per poter tenere debitamente conto dei dati oggettivi
risultanti dalla documentazione scritta. In tale contesto, il Tribunale non
intravvede alcun valido motivo per ritenere che la DAPI non poteva tenere
conto delle dichiarazioni del ricorrente, quale elemento del calcolo.
8.3.3 Ora, nell’ambito della ricostruzione della cifra d’affari della C._
sulla base delle dichiarazioni del ricorrente, la DAPI ha altresì debitamente
tenuto conto dei due periodi di chiusura del bar nel 2010 (dal 1° luglio al
23 agosto 2010 e dal 6 settembre al 21 ottobre 2010), ritenendo le seguenti
cifre d’affari:
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2007 2008 2009 2010
Incassi bar fr. 360’000 fr. 360'000 fr. 360'000 fr. 251'000
Da un esame del rapporto DAPI (cfr. atto n. 13 dell’inc. AFC, punto
n. 3.2.4.1), risulta altresì che la ricostruzione dei periodi di apertura del bar
per l’anno 2008 e l’anno 2010, sono stati confermati dai seguenti atti
allegati all’atto n. 13 dell’inc. AFC: « estratto conto 3200 Incassi bar e 3220
incasso vitto ragazze C._ per l’anno 2008 », « scontrini di cassa
C._ 25.08.2010-04.09.2010, 17.11.2010-31.12.2010 » e
« C._ giustificativi di salario per l’anno 2010 ».
8.3.4 Visto quanto precede, il Tribunale è di avviso che i dati della prima
ricostruzione fondata sulle dichiarazioni del ricorrente sono qui attendibili,
sicché non vi è ragione di non tenerne conto.
8.4
8.4.1 Riguardo alla seconda ricostruzione fondata sull’acquisto di merci, il
ricorrente ritiene che la stessa sarebbe priva di motivazione o di documen-
tazione a supporto. Verrebbe infatti solo genericamente indicato che la
stessa è stata ricostruita sulla base dei documenti richiesti ai fornitori. Non
verrebbero tuttavia indicati i conteggi precisi, i margini del settore utilizzati,
quali sono gli acquisti presi in considerazione, la suddivisione tra bibite,
caffè e altri acquisti, ecc. Detta ricostruzione non terrebbe peraltro conto
del consumo proprio, le normali differenze dovute agli scarti, la merce
offerta, il consumo delle ragazze ed altri elementi che influirebbero di
regola sui margini di un esercizio pubblico. Più volte, il suo rappresentante
avrebbe fatto ad esempio notare che gli acquisti di merce della C._
avrebbero compreso quanto consumato dalle ragazze per pranzi e cene,
nonché le bevande offerte durante la giornata. Dette merci non dovrebbero
essere prese in considerazione per il calcolo della cifra d’affari generata
dai clienti al bar (cfr. ricorso 6 maggio 2019, pagg. 4-6).
8.4.2 A tal proposito, il Tribunale osserva innanzitutto come la seconda ri-
costruzione della DAPI sia fondata sull’acquisto delle bevande. Più concre-
tamente, secondo quanto riportato nel rapporto DAPI del 14 novembre
2014 (cfr. atto n. 13 dell’inc. AFC, punto n. 3.2.4.2) e nella decisione impu-
gnata (cfr. citata decisione, consid. 5.1.4.1), la DAPI ha di fatto moltiplicato
la quantità di merce acquistata per il prezzo di vendita della stessa, risul-
tante dagli scontrini consegnati da parte della fiduciaria B._ alla
DAPI. Per calcolare la quantità di merce acquistata dalla C._, la
DAPI ha chiesto l’edizione di tutte le fatture alle aziende che risultavano
A-2165/2019
Pagina 33
quali fornitrici del postribolo « D._ » secondo i documenti seque-
strati presso la B._. Detta ricostruzione, secondo quanto indicato
dall’autorità inferiore (cfr. decisione impugnata, consid. 5.1.4.1; risposta
5 settembre 2019, pag. 4), è stata in ogni caso prudenziale. La DAPI ha
infatti potuto risalire unicamente ai fornitori che emergevano dalla
documentazione sequestrata. Essa ha però motivo per ritenere che ve ne
fossero verosimilmente degli altri. Ad esempio, per alcuni periodi sono stati
trovati solo i fornitori di bibite alcoliche e di birra, ma non quelli dei
superalcolici. Tali forniture non sono quindi state prese in considerazione
nella ricostruzione nemmeno per apprezzamento. Ciò premesso, il
dettaglio della predetta ricostruzione è contenuta nella tabella denominata
« Tabella ricostruzione acquisti bar » (cfr. allegato all’atto n. 13
dell’inc. AFC), la quale indica in maniera precisa i dati risultanti dalle fatture
consegnate dai fornitori (cfr. pagg. 1-27) e i dati risultanti dalle fatture del
bar « D._ » (cfr. pagg. 28-59), a cui rinvia puntualmente il rapporto
DAPI del 14 novembre 2014 (cfr. atto n. 13 dell’inc. AFC, punto n. 3.2.4.2).
Secondo detta ricostruzione, la cifra d’affari è la seguente:
2007 2008 2009 2010
Incassi bar fr. 230’000 fr. 302'000 fr. 500'000 fr. 200'000
Così come appena esposta, la predetta seconda ricostruzione appare suffi-
cientemente motivata e documentata. Come appena rilevato, i dettagli so-
no infatti riportati nella « Tabella ricostruzione acquisti bar ». Peraltro, alla
stregua del rapporto DAPI, pure la decisione impugnata rinvia in maniera
precisa agli atti alla base di detta ricostruzione e in particolare a questa
tabella (cfr. decisione impugnata, consid. 5.1.1). Ora, se è vero che nell’in-
carto prodotto dall’autorità inferiore non vi sono le copie delle fatture
ottenute dai fornitori e delle fatture del bar, vero è che i relativi dati sono
nondimeno riportati in questa tabella riassuntiva. Dal messaggio di posta
elettronica inviato il 17 marzo 2017 dall’autorità inferiore al ricorrente
(cfr. atto n. 16 dell’inc. AFC), risulta che dette fatture sono in possesso
della DAPI e che al ricorrente è stato a suo tempo indicato che poteva
visionarle in sede. Ma vi è di più. Come viene indicato dall’autorità inferiore
e già peraltro rilevato in precedenza sotto l’aspetto del diritto di essere
sentito (cfr. consid. 3.2.3 del presente giudizio, a cui si rinviano le parti), da
detta e-mail risulta altresì che il ricorrente – e meglio i suoi rappresentanti
– ha già avuto modo di visionare gli atti della procedura penale ammini-
strativa posti alla base della decisione impugnata e dunque della ricostru-
zione in oggetto. In tali circostanze, non si vede come egli possa ancora
ritenere detta ricostruzione come non fondata sulla necessaria documen-
tazione e/o non motivata a sufficienza.
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Pagina 34
8.4.3 Ora, per quanto attiene agli elementi di cui, secondo il ricorrente, la
DAPI non avrebbe tenuto conto, il Tribunale osserva quanto segue. Il
ricorrente sostiene in sostanza che nella ricostruzione andrebbe tenuto
conto del fatto che gli acquisti di merce della C._ compren-
derebbero il consumo proprio delle ragazze (pranzi, cene e bevande
offerte). Secondo il ricorrente, non andrebbe pertanto tenuto conto di tale
consumo proprio nel calcolo della cifra d’affari della C._.
Sennonché il ricorrente non ha prodotto alcun documento giustificativo a
comprova delle sue asserzioni, sicché non vi è modo né per la DAPI e
l’autorità inferiore, né per lo scrivente Tribunale di verificare e poi tenere
conto di questo eventuale consumo proprio. In ogni caso, come
giustamente rilevato dall’autorità inferiore (cfr. risposta 5 settembre 2019,
pag. 4 seg.), la cifra d’affari contabilizzata dalla C._ concernente il
vitto delle ragazze è già stata presa in conto dalla DAPI in relazione alla
G._ (A-2153/2019; cfr. atto n. 13 dell’inc. AFC, punto n. 3.3 segg.)
e alla H._ (A-2164/2019; cfr. atto n. 13 dell’inc. AFC, punto n. 3.4
segg.). Nell’ambito della ricostruzione la DAPI – come visto
(cfr. consid. 7.1.4 del presente giudizio) – si è fondata sugli acquisti di bibite
e non anche sulla merce acquistata anche per il vitto, in quanto i rotolini di
cassa sequestrati riporterebbero unicamente il prezzo di vendita delle
bevande (questo perché, si presume, il cibo sarebbe stato utilizzato solo
per la cena delle ragazze e sarebbe forse stato servito come aperitivo
gratuito ai clienti). Non disponendo di un listino, la DAPI avrebbe dovuto
valutare per apprezzamento a che prezzo il « D._ » vendeva ogni
tipo di pietanza. Tale spiegazione appare qui plausibile, sicché il Tribunale
non intravvede alcun motivo di discostarsene.
8.5
8.5.1 Il ricorrente ritiene poi in ogni caso che la ricostruzione effettuata dalla
DAPI sulla base della media aritmetica risultante dalla ricostruzione fon-
data sulle sue dichiarazioni e dalla ricostruzione fondata sugli acquisti di
bibite non sarebbe in ogni caso soddisfacente. A suo avviso, bisognerebbe
infatti fondarsi sul metodo di ricostruzione dei margini, così come da lui
presentato in fase di discussione sui margini conseguiti dalla C._
con l’autorità fiscale cantonale. A tal proposito, indica di aver ricostruito le
cifre d’affari con un margine di utile lordo del 65% nella Tabella A e del 70%
nella Tabella B, partendo dagli acquisti registrati in contabilità, già al netto
di quelli per il consumo proprio delle ragazze:
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Pagina 35
Anno Dichiarazione
società
Ricostruzione
DAPI
Ricostruzione
Tabella A
Ricostruzione
Tabella B
2007 fr. 197'268 fr. 295'000 fr. 197’268 fr. 197’268
2008 fr. 207'783 fr. 331'000 fr. 226'380 fr. 245'450
2009 fr. 180'927 fr. 430'000 fr. 242'200 fr. 269'150
2010 fr. 93'796 fr. 225'000 fr. 143'690 fr. 159'780
A suo avviso, la differenza globale si ridurrebbe dunque a:
Anno Cifra d’affari Tabella A Cifra d’affari Tabella B
2007 fr. 197’268 fr. 197’268
2008 fr. 226'380 fr. 245'450
2009 fr. 242'200 fr. 269'150
2010 fr. 143'690 fr. 159'780
Totale tabelle fr. 809'538 fr. 871'648
Totale cifra d’affari
dichiarata
fr. 679'774 fr. 679'774
Totale cifra d’affari
mancante
fr. 129'674 fr. 191'874
Totale cifra d’affari
mancante DAPI
fr. 601'226 fr. 601'226
Per il ricorrente, se si prendono in considerazione i ricavi sopraindicati, le
differenze si ridurrebbero notevolmente e non si discosterebbero molto dai
dati presentati. La differenza tra la cifra d’affari complessiva registrata in
contabilità tra il 2007 e il 2010 e la cifra ricostruita sarebbe dunque di
129'764 franchi nella Tabella A e di 191'874 franchi nella Tabella B (cfr. ri-
corso 6 maggio 2019, pag. 4 seg.; replica 28 ottobre 2019, pag. 2 seg.).
8.5.2 A tal proposito, il Tribunale osserva innanzitutto come non vi sia alcun
motivo che obblighi la DAPI a scegliere un metodo di ricostruzione piuttosto
che un altro, purché la metodologia utilizzata permetta di stimare nella
maniera la più oggettiva e vicina alla realtà la cifra d’affari conseguita da
una società. Ora, nel caso concreto la ricostruzione della cifra d’affari
effettuata dalla DAPI si fonda sulla media aritmetica tra la cifra d’affari
ricostruita in base alle dichiarazioni del ricorrente e la cifra d’affari risultante
dall’acquisto di bibite:
2007 2008 2009 2010
Incassi bar secondo la media aritmetica delle due ricostruzioni
fr. 295’000 fr. 331'000 fr. 430'000 fr. 225'000
Cifra d’affari contabilizzata
fr. 197'268 fr. 207'783 fr. 180’927 fr. 93’796
Cifra d’affari sottratta fr. 97'732 fr. 123'217 fr. 249'073 fr. 131'204
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Pagina 36
A mente del Tribunale, così facendo la DAPI ha debitamente tenuto conto
di tutti gli elementi a sua disposizione, in maniera proporzionata ed ade-
guata (cfr. consid. 6.5.1 del presente giudizio). Dalla cifra d’affari così
ricostruita, la DAPI ha poi dedotto la cifra d’affari già contabilizzata dalla
C._ in rapporto alle bibite, ottenendo così la cifra d’affari
verosimilmente non contabilizzata da quest’ultima:
2007 2008 2009 2010
Incassi bar secondo la media aritmetica delle due ricostruzioni
fr. 295’000 fr. 331'000 fr. 430'000 fr. 225'000
Cifra d’affari contabilizzata
fr. 197'268 fr. 207'783 fr. 180’927 fr. 93’796
Cifra d’affari sottratta fr. 97'732 fr. 123'217 fr. 249'073 fr. 131'204
In tale contesto, non va dimenticato che si tratta pur sempre di una stima.
In assenza della cassa registratrice, la DAPI non poteva che procedere in
tal modo per ricostruire la cifra d’affari della C._. In tale frangente,
nulla permette di ritenere che il metodo di ricostruzione scelto dalla DAPI
conduce a dei risultati inaccettabili o manifestamente erronei (cfr. con-
sid. 6.5.2 del presente giudizio).
8.5.3 Detto ciò, per quanto attiene al calcolo alternativo proposto dal ricor-
rente, così come riportato nelle due tabelle A e B allegate al suo ricorso, il
Tribunale osserva come di fatto il calcolo da lui proposto tiene conto del
consumo proprio delle ragazze, nonché di un margine di utile lordo del 65%
per la tabella A e del 70% per la tabella B. Come detto, il ricorrente non ha
però prodotto alcun documento a comprova del suddetto calcolo, segnata-
mente del consumo proprio delle ragazze. Che l’autorità fiscale cantonale
ne abbia tenuto conto, come da lui asserito, non è in ogni caso qui com-
provato. Da un esame dei documenti da lui prodotti non è infatti dato di
sapere se, e in che misura, detta autorità fiscale cantonale avrebbe o meno
tenuto conto della ricostruzione da lui proposta. Ora, il calcolo da lui
proposto costituisce di fatto semplicemente un metodo di calcolo alterna-
tivo a quello utilizzato dalla DAPI, fondato su delle percentuali, senza
tuttavia indicazione alcuna circa la loro fonte. Già per tale motivo, la rico-
struzione proposta dal ricorrente non può essere qui presa in considera-
zione dal Tribunale. Del resto, il ricorrente non è stato in grado di dimo-
strare che il calcolo della DAPI sarebbe manifestamente erroneo e/o total-
mente privo di fondamento (cfr. consid. 6.5.2 del presente giudizio). Per tali
motivi, la sua richiesta non può essere qui accolta.
8.6 Sulla base dei considerandi che precedono, il Tribunale giunge alla
conclusione che la ricostruzione della cifra d’affari effettuata dalla DAPI e
A-2165/2019
Pagina 37
poi ripresa dall’autorità inferiore va qui integralmente confermata, in quanto
non solo appropriata, ma anche credibile e ben fondata sulle risultanze e
sugli elementi dell’incarto. Nella misura in cui il ricorrente non è stato in
grado di inficiare la ricostruzione della cifra d’affari della C._,
rispettivamente di provare che non vi sono ricavi non contabilizzati da detta
società o che le prestazioni sono giustificate dall’uso commerciale, si deve
dunque ritenere come assodata la sussistenza di prestazioni valutabili in
denaro nella forma di distribuzioni dissimulate di utile per un importo totale
pari a per i periodi fiscali 2007-2010. Di riflesso, si deve considerare la
ripresa fiscale d’imposta preventiva fissata a 210'429.10 franchi (= 35% di
fr. 601'226), oltre accessori, come corretta.
9.
Ciò sancito, per quanto attiene alla cerchia delle persone tenute al
pagamento della predetta ripresa d’imposta preventiva, qui contestata dal
ricorrente, il Tribunale rileva quanto segue.
9.1 In presenza di una presunta sottrazione di imposta come nel caso in
disamina, ovvero di un’infrazione alla legislazione amministrativa federale,
la riscossione posticipata dell’imposta preventiva elusa è retta dall’art. 12
DPA (cfr. consid. 6.7 del presente giudizio). In virtù dell’art. 12 cpv. 2 DPA
assoggettati al pagamento retroattivo sono indubbiamente la C._ –
che ha omesso di dichiarare le prestazioni valutabili in denaro – e il ricor-
rente, quale persona che ha fruito dell’indebito profitto, ovvero dei ricavi
non contabilizzati da detta società (cfr. art. 10 cpv. 1 LIP in correlazione con
l’art. 14 cpv. 1 LIP e l’art. 12 cpv. 2 DPA; considd. 6.3 e 6.7.2 del presente
giudizio). Nella misura in cui, come già rilevato in precedenza, la
C._ è stata tuttavia radiata dal Registro di commercio in data
16 novembre 2017, nei confronti di quest’ultima una ripresa fiscale appare
chiaramente impossibile. Si deve dunque ritenere che l’unico rimasto
assoggettato al pagamento posticipato dell’imposta preventiva è il qui
ricorrente, così come giustamente rilevato dall’autorità inferiore.
9.2 Di parere diverso, nel suo ricorso, il ricorrente contesta la sua solida-
rietà personale in qualità di beneficiario delle prestazioni, sostenendo che
la stessa dovrebbe decadere, poiché non sarebbero stati dimostrati né i
benefici diretti per lui, né le prestazioni imponibili (cfr. ricorso 6 maggio
2019, pag. 5).
Sennonché si tratta di una censura generica, non corroborata dalle neces-
sarie prove, che non può trovare qui accoglimento alla luce delle risultanze
dell’incarto. La sussistenza di prestazioni valutabili in denaro è stata resa
A-2165/2019
Pagina 38
più che verosimile dall’autorità inferiore e dalla DAPI, tant’è che il ricorrente
non è stato in grado di apportare la prova contraria (cfr. consid. 8.6 del
presente giudizio). Ora, come già rilevato in precedenza (cfr. consid. 7.2.4
del presente giudizio) e ribadito dall’autorità inferiore dinanzi al Tribunale
(cfr. risposta 5 settembre 2019, pag. 5), da un esame degli atti dell’incarto
è già stato appurato che l’unico responsabile del postribolo – per stessa
ammissione del diretto interessato – era il qui ricorrente, azionista mag-
gioritario della società detentrice dello stabile « D._ » e nel
contempo amministratore di fatto delle tre società che hanno gestito
l’attività di affittacamere e bar del suddetto postribolo. Egli prendeva tutte
le decisioni concernenti le attività del postribolo e incassava i soldi delle
camere. In quanto tale, egli può essere considerato quale beneficiario
dell’indebito profitto e conseguentemente quale persona tenuta al paga-
mento dell’imposta preventiva in oggetto ex art. 12 cpv. 2 DPA (cfr. con-
sid. 6.7.2 del presente giudizio). Detta censura va pertanto respinta.
10.
In definitiva, lo scrivente Tribunale deve constatare che è a giusta ragione
che l’autorità inferiore ha ritenuto la sussistenza di prestazioni valutabili in
denaro nella forma di distribuzioni dissimulate di utile concesse dalla
C._ al ricorrente per un importo totale di 601'226 franchi per i
periodi fiscali 2007-2010, ai sensi dell’art. 4 cpv. 1 lett. b LIP in combinato
disposto con l’art. 20 cpv. 1 OIPrev. È dunque a giusto titolo, che l’autorità
inferiore ha poi proceduto ad una ripresa d’imposta preventiva dell’importo
totale di 210'429.10 franchi (= 35% di fr. 601'226), oltre accessori, nei
confronti del ricorrente, debitore di detto importo ai sensi dell’art. 12 cpv. 2
DPA. In tali circostanze, la decisione impugnata va pertanto qui confer-
mata, mentre il ricorso integralmente respinto.
11.
In considerazione dell’esito della lite, giusta l’art. 63 cpv. 1 PA, le spese di
procedura sono poste a carico del ricorrente qui integralmente soccom-
bente (cfr. art. 1 segg. del regolamento del 21 febbraio 2008 sulle tasse e
sulle spese ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo
federale [TS-TAF, RS 173.320.2]). Nella fattispecie esse sono stabilite in
3’500 franchi (cfr. art. 4 TS-TAF), importo che verrà detratto interamente
dall’anticipo spese di 3’500 franchi da lui versato a suo tempo.
(il dispositivo è indicato alla pagina seguente)
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