Decision ID: 04aaf870-0fd3-584f-91d6-02600b736588
Year: 2014
Language: it
Court: TI_TCAS
Chamber: TI_TCAS_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: social_law

ritenuto,
in fatto
A. Il 9 gennaio 2009, RI 1, nato il _ 1944, ha inoltrato alla Cassa _ _ (doc. A11) una domanda di richiesta di una rendita futura, indicando, tra le possibili varianti del calcolo, quella del rinvio del versamento di 3 anni (allegato al doc. A2). La Cassa _ _ ha trasmesso la richiesta alla _ CO 1, competente per il caso di specie (doc. A2).
B. Il 29 maggio 2009 la _ CO 1 ha comunicato al proprio assicurato l’ammontare della rendita di vecchiaia in caso di inizio del versamento della prestazione al 1° ottobre 2009 e al 1° ottobre 2012, con le varianti nel caso in cui anche il proprio coniuge avesse diritto ad una prestazione di vecchiaia, allegando il formulario di richiesta per una rendita di vecchiaia (allegato al doc. A2).
C. Il 10 luglio 2013 RI 1RI 1 ha trasmesso un’e-mail ad una funzionaria della Cassa _ CO 1 dove ha spiegato quanto successo nel 2009, rilevando che dopo aver ricevuto il calcolo della prestazione, ha deciso di rinviare il versamento della rendita di vecchiaia di 3 anni, compilando il relativo formulario. La richiesta, di cui non è stata tenuta una copia, è stata inoltrata al Comune di _. L’assicurato, da allora, non ha più saputo nulla. Egli si chiede se ciò possa essere dovuto al fatto che negli ultimi anni in quel Comune vi sono stati diversi avvicendamenti o se il documento sia stato perso dalla Posta (doc. A10).
D. Il 30 settembre 2013 RI 1 e la moglie, _ RA 1, si sono rivolti alla Cassa _ CO 1, allegando una richiesta di rendita, datata 18 settembre 2013, tramite la quale RI 1 ha precisato di voler ottenere il rinvio del versamento della prestazione per il periodo dal 1° ottobre 2009 al 1° ottobre 2013 (doc. A8 e A9). Gli interessati hanno rilevato che RI 1 nel 2009 aveva già consegnato all’addetto del Comune di _ il formulario compilato per ottenere la rendita posticipata, ma che questo formulario è andato perso, non per colpa sua, e che la nuova domanda di rendita non sostituisce quella del 2009.
E. Con decisione del 9 dicembre 2013 la Cassa _ CO 1 ha fissato l’ammontare della rendita dovuta a RI 1 dal 1° ottobre 2009, respingendo la richiesta di rinvio del versamento della prestazione (doc. A 6). Con decisione su opposizione del 23 gennaio 2014 la Cassa ha confermato la reiezione della domanda di rinviare il pagamento della rendita di vecchiaia poiché non risulta alcuna domanda in tal senso e non è stato comprovato che la domanda sia stata presentata al Comune di _ o alla Cassa _ _ _. Agli atti vi è solo la richiesta del gennaio 2009 contenente la domanda di un calcolo per una rendita futura (doc. A2).
F. RI 1, rappresentato _, _ RA 1, è insorto al TCA contro la predetta decisione su opposizione (doc. I).
In primo luogo l’insorgente rileva che il provvedimento è stato firmato da _ e non è chiaro se questa firma abbia valore legale per la Cassa _ CO 1.
Nel merito l’insorgente ribadisce di aver consegnato all’addetto del Comune di _ il formulario compilato per ottenere la rendita posticipata, documento che sarebbe stato perso tra _, _ e _ e di non aver chiesto il pagamento della rendita dal 2009 proprio perché intendeva posticiparne il versamento. Secondo il ricorrente la Cassa, dal mese di ottobre 2009, avrebbe trattenuto la sua rendita in deposito, senza dargli alcuna comunicazione. L’amministrazione avrebbe agito come una “cassa di risparmio” e avrebbe di conseguenza dovuto comunicargli ogni mese il conteggio del deposito, ciò che avrebbe reso evidente l’assenza di una richiesta di prestazioni. Non agendo in tal modo, secondo il ricorrente, la Cassa ha violato gli obblighi di chi trattiene una somma senza l’espresso consenso del proprietario a cui spetta di diritto stabilirne la destinazione. L’assicurato ribadisce che la sua intenzione era quella di ottenere la rendita posticipata e non di lasciare depositata (senza interessi) la sua rendita presso la Cassa _ CO 1. Se avesse ricevuto subito la comunicazione del deposito avrebbe capito che vi era stato un disguido e avrebbe potuto ossequiare tempestivamente l’art. 55 quater cpv. 1 OAVS che prevede che la dichiarazione di rinvio va presentata per iscritto entro un anno dall’inizio del periodo di rinvio. Solo il 18 settembre 2013, poco prima dell’inizio del versamento della rendita posticipata (e solo in quel momento), la Cassa ha invitato RI 1 a compilare il formulario per ottenere la rendita AVS sebbene sapesse che lui vi aveva diritto già a partire dal 1° ottobre 2009. L’interessato si domanda cosa poteva pensare la Cassa in questi 4 anni di silenzio: che l’insorgente era deceduto?, che era partito all’estero senza i suoi soldi?, che è ricco ed ha rinunciato tacitamente alla sua rendita?, oppure che vuole evidentemente posticipare la rendita per poterla aumentare? E si domanda se sono legittimi 4 anni di silenzio da parte di una Cassa _ mentre ogni autorità diventa attiva quando una fattura non è pagata.
La circostanza che la Cassa non abbia ricevuto il formulario non significa che l’insorgente non lo abbia trasmesso. Del resto presso il Comune di _, nel corso del _ la gestione delle pratiche è stata cambiata per _ volte. Dato che la Cassa conosceva il suo indirizzo non poteva trattenere ogni mese la somma corrispondente alla rendita semplice senza darne comunicazione all’avente diritto, titolare della rendita, e senza precisare che non matureranno interessi di nessun genere. E’ la cassa di compensazione a dover dimostrare che il lavoratore (residente in Svizzera ad un indirizzo noto) ha fatto questa libera scelta di lasciare presso la Cassa la rendita semplice, altrimenti vi è l’apparenza di un’appropriazione indebita da parte dell’amministrazione. L’insorgente evidenzia che proprio perché il deposito della rendita per 4 anni senza interessi e con ripercussioni fiscali è una strana scelta del tutto antieconomica, in base al criterio della verosimiglianza non si può considerare come provato che il lavoratore abbia scelto di lasciare la sua rendita semplicemente nelle mani della Cassa. In altre parole per il fatto di non poter comprovare di aver consegnato brevi manu il formulario al proprio Comune di domicilio non ne consegue che ha perso il diritto di tale posticipazione (con le maggiorazioni previste dalla normativa) se la Cassa a sua volta non si è attivata, indicando subito al beneficiario di tenere in deposito mese per mese le somme della rendita accumulata a suo nome. Non è l’insorgente a dover subire le conseguenze negative del fatto che il formulario compilato nel 2009 sia andato perso tra _, _ e _. Per evitare queste decisioni unilaterali della Cassa occorre un meccanismo di sicurezza che consiste nella comunicazione al titolare che la sua rendita al compimento del 65esimo anno (10.2009) è depositata (senza interessi) presso la Cassa. Il formulario del 2013 non sostituisce quello firmato nel maggio 2009 e consegnato a mano al Comune di _, con il quale egli ha chiesto una rendita posticipata.
Soltanto per il mese di gennaio 2014 (e non anche da ottobre 2013) è stato effettuato il pagamento della rendita nella misura riconosciuta dalla Cassa. Dal 1° ottobre 2013 sono pertanto dovuti interessi, mese per mese, sulla somma riconosciuta dalla Cassa quale rendita dovuta fino al momento del pagamento.
L’interessato invoca il principio della buona fede e della parità di trattamento e sostiene che siano state violate le norme della Costituzione federale e meglio: l’art. 5 cpv. 2 Cost. fed., l’art. 8 cpv. 2 Cost. fed., l’art. 41 cpv. 2 Cost. fed., l’art. 46 cpv. 1 Cost. fed., l’art. 49 Cost. fed., l’art. 111 cpv. 1 Cost. fed. e l’art. 112 cpv. 2 lett. b Cost. fed.
L’insorgente ribadisce che la Cassa non ha reagito al compimento del 65esimo anno di età, non lo ha informato di trattenere la rendita, non ha risposto alle argomentazioni sollevate da lui e dal suo legale, così che ha violato il principio di legalità (art. 1 CEDU) e il diritto di essere sentiti di cui all’art. 6 § 1 CEDU, il principio di uguaglianza (art. 14 CEDU) ed il divieto dell’abuso di diritto (art. 17 CEDU).
L’insorgente richiama le norme sulle banche, le norme penali relative all’appropriazione indebita in relazione al comportamento della Cassa, l’art. 39 cpv. 1 e 2 LAVS sulla possibilità ed effetto del rinvio e l’art. 55 quater cpv. 1 OAVS. Il ricorrente ribadisce che per la regola della verosimiglianza preponderante ha ottemperato ad ogni suo onere per quanto sia riconoscibile secondo il principio della fiducia nelle autorità e della buona fede. La mancata prova di aver consegnato il formulario chiedente la rendita posticipata non è determinante in questo caso, in considerazione del fatto che la Cassa si è messa in contatto con l’insorgente solo nel settembre 2013 anziché già nel mese di ottobre 2009.
In conclusione il ricorrente chiede l’annullamento della decisione impugnata, il riconoscimento di una rendita posticipata dal 1° ottobre 2013, oltre agli interessi di mora al 5% sulla rendita nella misura già riconosciuta dalla Cassa, mese per mese, salvo conguaglio e le ripetibili anche nella procedura di opposizione.
L’insorgente chiede di essere sentito e di sentire in qualità di teste _ della Cassa convenuta.
G. Con risposta del 4 febbraio 2014 la Cassa ha proposto la reiezione del ricorso (doc. III). L’amministrazione ha evidenziato che l’insorgente l’ha contattata telefonicamente il 10 luglio 2013 perché voleva richiedere la rendita di vecchiaia dal mese di ottobre 2013 ed ha comunicato che nel maggio 2009 aveva richiesto al Comune di _ un rinvio della rendita e dopo 4 anni voleva fare la richiesta di una rendita con un supplemento del 24%. La Cassa evidenzia di aver ricevuto la richiesta per il calcolo della rendita futura il 30 gennaio 2009 e di non aver ricevuto ulteriori domande.
H. Il 13 febbraio 2014 il ricorrente ha prodotto una replica (doc. V). L’insorgente ribadisce le sue censure e sottolinea che dopo aver ricevuto il calcolo della rendita posticipata nel mese di luglio 2009 ha consegnato all’addetto del Comune di _ il vero e proprio formulario compilato per ottenere la rendita posticipata. La patrocinatrice, come persona informata sui fatti, dà atto di tutto ciò e formula la richiesta di informazioni al Comune di _ sulla persona che all’epoca seguiva quel tipo di pratica e se è vero che in quel momento, oltre a _ e a _, ci fosse una terza persona. Il formulario sembra essere andato perso tra _, _ e _. L’insorgente rileva che _ il 10 luglio 2013, quando era ancora alle dipendenze della Cassa, gli ha promesso per telefono di regolare ogni cosa, così che potesse ottenere una rendita posticipata. Per cui fino a quel momento la richiesta di rendita posticipata non è stata messa in dubbio dalla Cassa.
Per il ricorrente si deve dare atto che il deposito di una rendita per 4 anni, senza interessi (e con ripercussioni fiscali onerose al momento del versamento) è una strana scelta, del tutto antieconomica, così che, in base al criterio della verosimiglianza preponderante, non si può considerare come provato, che il lavoratore – che non ha ricevuto il versamento della rendita al compimento del 65esimo anno - abbia scelto di lasciare la sua rendita semplicemente nelle mani della Cassa o che addirittura l’abbia dimenticata. Ciò è ancora meno verosimile in considerazione del fatto che con la richiesta del calcolo di rendita futura l’insorgente aveva già indicato alla Cassa di voler una rendita posticipata, come indicato al punto A1 pag. 2-3. Questa dichiarazione, per l’insorgente, non è priva di qualsiasi valore, come vorrebbe la Cassa, che secondo lui pecca di eccessivo formalismo. Il disguido che giustifica la mancata ricezione del secondo formulario non è imputabile all’insorgente anche in considerazione del fatto che al Comune di _ proprio negli anni _ è cambiata per ben _ volte la gestione di queste pratiche. Ritenuto che la gestione della pratica relativa al pensionamento è avvenuta per il tramite del Comune di _ e di due Cantoni, quello di attinenza e quello di domicilio, il disguido non è imputabile al ricorrente. Proprio perché il formulario viene consegnato a mano e al Comune di domicilio, viene posto nella mani di un’Autorità di fiducia. Oltre alle persone già citate, l’insorgente chiede l’audizione _ _ come persona informata sui fatti. Per il resto l’insorgente ha ribadito quanto già espresso in sede ricorsuale aggiungendo: “
dato che nel caso concreto è stato consegnato al Comune di _ il formulario per ottenere una rendita posticipata, si rileva (soltanto in via abbondanziale) che per un cittadino comune compilare un primo formulario relativo al conseguimento di una rendita secondo il diritto federare (punto 7 pag. 3), e più precisamente al suo calcolo, suscita in lui l’impressione di essersi ufficialmente annunciato alle competenti autorità ai fini di conseguire la propria rendita la prima volta nel mese seguente al compimento del 65° anno o successivamente come rendita posticipata su richiesta già indicata così dall’interessato in quel formulario. _ aveva allora previsto una posticipazione di almeno tre anni
”. Il ricorrente evidenzia poi che la Cassa non ha speso alcuna parola in relazione alle norme della Costituzione federale (art. 5 cpv. 2, 9 cpv. 2, 8 cpv. 2, 12, 41 cpv. 1 lett. b, 41 cpv. 2, 46 cpv. 1 e 3, 49, 111 cpv. 1 e 2, 112 cpv. 2 lett. b) e della CEDU. E’ inoltre rimasto incontestato, secondo il ricorrente, che sono dati i presupposti per riconoscere le ripetibili sia per la procedura di opposizione sia per quella davanti al TCA.
I. Il 19 febbraio 2014 la Cassa ha confermato la reiezione della domanda in assenza di qualsiasi prova circa l’inoltro della domanda di posticipare la rendita nel luglio 2009 al Comune di _ (doc. VII).
L. Il 25 febbraio 2014 il ricorrente ha prodotto ulteriori osservazioni (doc. IX). L’interessato sostiene che la Cassa ammette che nel formulario per il calcolo della rendita futura vi sono indicazioni riguardanti una richiesta di rendita posticipata. Infatti al punto 7 a pag. 3 del formulario di calcolo di una rendita futura l’insorgente ha indicato esplicitamente che richiedeva una rendita posticipata presumibilmente di tre anni. La Cassa non ha ragione di ritenere che tale indicazione sia priva di valore nei suoi confronti. Al contrario, la Cassa aveva l’onere di considerare quella indicazione di una rendita posticipata, in quanto scritta dall’avente diritto alla rendita, _, dunque non poteva lasciarla inosservata, come se non fosse stata apposta. Il formulario è predisposto dalla Cassa, la quale deve rispettare i criteri generali che valgono per esempio anche per i formulari che contengono le condizioni generali di un contratto e che vanno esaminati a favore dell’utente che è tutelato anche in riferimento a clausole inusuali e in modo particolare a interpretazioni inusuali, quella secondo la quale la dichiarazione di _ al punto 7 a pag. 3 del formulario di calcolo di una rendita futura non avrebbe alcun valore per la cassa nel caso che non le pervenga una successiva comunicazione ad essa contraria, cioè di non volere più il formulario per ottenere una rendita posticipata. _ non ha fatto una comunicazione di questo tipo. La prima dichiarazione relativa ad una rendita posticipata ha di per sé valore.
Il controllo delle informazioni statistiche da parte dell’Ufficio federale dipende dall’operatività delle Autorità comunali e cantonali. Se fosse vero che la Cassa non ha ricevuto a suo tempo il “
faximile doc. 9
”
, ciò potrebbe dipendere dal fatto che tali Autorità sono rimaste inerti, nel senso che il formulario, consegnato a mano da RI 1, potrebbe non essere stato trasmesso. Non è comunque chiaro come avvenga e sia avvenuto nel caso in oggetto il controllo delle informazioni statistiche da parte dell’Ufficio federale. In nessun caso la mancata corretta comunicazione tra Autorità comunali, cantonali (_e _) e federali può danneggiare l’avente diritto alla rendita che per 40 anni ha fatto regolarmente, mese per mese, i versamenti alla Cassa di compensazione secondo il diritto federale.
La Cassa convenuta ha scritto al ricorrente non al compimento dei 65 anni (2009) né dopo 3 anni come chiesto nel doc. 12 ma solo dopo 4 anni (2013) esattamente come indicato nel formulario per ottenere la rendita posticipata (“
faximile doc. 9
”
).
La legittimazione di _ a rappresentare la Cassa convenuta non è ancora stata chiarita.
M. Il 31 marzo 2014 il TCA ha interpellato la Cassa _ _ per sapere se sono pervenuti all’amministrazione, a partire dal mese di gennaio 2009, richieste di rendite e/o calcolo di una rendita futura o altri scritti relativi a RI 1 ed alla sua rendita di vecchiaia, da parte dello stesso assicurato, del suo Comune di domicilio o di altre Casse di compensazione ed ha richiamato l’incarto completo del ricorrente (doc. XI).
N. In risposta la Cassa _ _ ha affermato di aver ricevuto una richiesta di calcolo di una rendita futura il 13 gennaio 2009 ed il 26 gennaio 2009 la domanda è stata trasferita alla Cassa competente, ossia la Cassa CO 1 (doc. XII).
O. Il 7 aprile 2014 il Giudice delegato del TCA ha chiesto al Municipio di _ i dati (nome, cognome, indirizzo e data di nascita) dei funzionari che nel 2009 si occupavano delle pratiche relative all’AVS (doc. XIII).
P. Il 15 aprile 2014 il Comune di _ ha scritto a questo Tribunale affermando che “
in base alla risoluzione municipale _, si certifica il passaggio di gerenza dell’agenzia AVS dal signor _, _, al signor _, _. Il passaggio è avvenuto a decorrere dal _
”. Il Comune ha inoltre fornito i dati personali di entrambi i funzionari (doc. XIV).
Q. Il 24 aprile 2014 il TCA ha trasmesso al ricorrente gli accertamenti effettuati, chiedendo di precisare se si rammenta il nome del funzionario, tra quelli indicati dal Comune di _, al quale sostiene di aver consegnato il formulario per la rendita anticipata (doc. XV).
R. Il 5 maggio 2014 l’insorgente ha affermato:
"
(...)
Le comunico che _ ritiene di aver consegnato il formulario con la richiesta della rendita AVS posticipata al Signor _ e di aver intravvisto la presenza del Signor _.
La consegna in Comune di tale formulario per la rendita posticipata è avvenuta nell’estate 2009 (fine luglio o inizio agosto).
In relazione al doc. XII si precisa che RI 1 ha ricevuto dei versamenti (recepiti quale acconto, in attesa di giudizio) di Fr. 1'870.- ca. mensili a partire (soltanto) da gennaio 2014. Il suo diritto alla rendita è maturato già il 1° ottobre 2013." (doc. XVI)
S. Con scritto del 7 maggio 2014 le parti sono state convocate ad un’udienza per il 22 maggio 2014 al fine di sentire, quale teste, _. Il 15 maggio 2014 la Cassa CO 1 ha comunicato che non avrebbe partecipato all’udienza (doc. XIX).
T. Dall’udienza del 22 maggio 2014, nel corso della quale l’insorgente e la sua patrocinatrice hanno potuto esprimersi (cfr. in particolare pag. 4, doc. XX), è emerso, tra l’altro, quanto segue:
"
(...)
Ho iniziato la collaborazione con il Comune di _ dal _.
In quel periodo io ho preso le consegne dal precedente segretario sig. _ che me le passava proprio agli inizi del mese di _ 2009. Io mi occupavo tra l'altro dell'Agenzia AVS.
Devo precisare che il gerente dell'Agenzia AVS di _ quale sono stato non tiene nessun tipo di protocollo delle corrispondenza nel senso che le verifiche che ci venivano chieste gli accertamenti che svolgevano venivano trasmessi all'unico nostro interlocutore che era la Cassa _. Era poi la Cassa _ ad occuparsi dei rapporti con altri Casse _.
Nella mia attività di responsabile dell'Agenzia AVS ho visto raramente richiesta di posticipo delle rendite AVS, in qualche caso in più delle richieste di anticipo, credo che si possono contare i posticipi sulle dita di una mano. Sinceramente devo dire che non rammento che nel periodo di tempo che è stato precisato, ossia nel corso della prima settimana di agosto, in particolare giovedì 6 o venerdì 7 agosto 2009 come i sig.ri _ sono in grado di precisare perché hanno ricostruito la data per una partenza per ferie, di aver visto o ricevuto la richiesta di posticipo in questione. Debbo anche precisare che è dal _ che non metto piede alla Cancelleria di _ e che mi vengono chieste delle informazioni in merito a fatti che sono avvenuti 5 anni fa.
Ricordo semplicemente che l'attività legata all'Agenzia AVS non era la priorità del Comune nel senso che prendeva una percentuale di tempo abbastanza limitata e si trattava di attività discontinua.
In Cancelleria a quell'epoca eravamo in 2, c'ero io e un collega a tempo pieno.
È possibile come mi chiede _ RA 1 che in quei primi giorni _ fosse anche in parte presente in Cancelleria ma io di questo non ho una precisa memoria.
Il sig. RI 1 precisa qui che il formulario che lui ha usato non l'ha chiesto in Cancelleria ma l'ha scaricato da internet ma ricorda che al suo giungere era presente il teste sig. _ il sig. _ e l'altro collaboratore e rammenta di avere scherzosamente rilevato l'aumento del personale dicendo "adesso siete in 3".
Il teste dopo aver sentito queste allegazioni dichiara che non le rammentano niente e la circostanza di fatto non è presente nella sua memoria.
(...)
Il ricorrente precisa che dopo aver consegnato la sua richiesta di posticipo della rendita per 4 anni è stato tranquillo e non si è preoccupato siccome pensava che tutto fosse a posto.
Nel 2013 ha contattato telefonicamente la Cassa a _ parlando con la sig.ra _. La sig.ra mi disse che mancava la domanda di posticipo ma che era ancora in possesso dei documenti riferiti al calcolo provvisorio e ha detto che si sarebbe occupata di tutto.
Dopo 2 mesi il sig. RI 1 ha ricontattato la Cassa parlando però con altra collaboratrice che le ha confermato che non poteva essere posticipata la rendita.
La sig.ra _ avrebbe detto che si occupava della cosa ma poi io non l'ho più sentita e lei non si è fatta più viva. Per tale motivo ho richiamato parlando con una signora e non era la _.
La richiesta di posticipo era dettata dal fatto che i miei anni di contribuzione erano nella sostanza tutti dati, il problema era la remunerazione che ho conseguito durante la mia carriera lavorativa poiché lavorando in _ i salari non era altissimi per cui si prospettava una rendita abbastanza contenuta, insufficiente per le necessità. Per questo motivo io postulavo la posticipazione che mi avrebbe permesso di introitare, secondo il mio calcolo fr. 400.-- in più al mese.
Il giudice mi dice che il calcolo di previsione della rendita fatto dalla Cassa il 29.5.2009 prevedeva in effetti un rendita di fr. 300.-- superiore con un posticipo di 3 anni.
Purtroppo la Cassa indica di non aver ricevuto questo formulario.” (doc. XX)
U. Alla Cassa CO 1 è stato assegnato un termine scadente il 2 giugno 2014 per prendere posizione in merito (doc. XXI).
V. Pendente causa il Tribunale ha interpellato la Cassa e l’UFAS per stabilire la competenza di _ a firmare la decisione impugnata (doc. da XXIII a XXX). Con scritti del 6 agosto 2014 (doc. XXIX) e del 12 agosto 2014 (doc. XXXI) il Giudice delegato del TCA ha informato il ricorrente (doc. XXIX) e la Cassa (doc. XXXI) delle risultanze degli accertamenti, senza trasmettere i documenti sensibili, e rilevando che la censura dell’interessato andava considerata evasa. Con scritto del 19 agosto 2014 l’insorgente ha preso atto che la Cassa convenuta ha indicato i responsabili della decisione, affermando che “
non risulta ancora quale fosse la posizione della Signora _
” (doc. XXXII).

in diritto
in ordine
1.La presente vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico ai sensi dell'articolo 49 cpv. 2 della Legge sull’organizzazione giudiziaria (cfr. STF H 180/06 e H 183/06 del 21 dicembre 2007; STFA I 707/00 del 21 luglio 2003; STFA H 335/00 del 18 febbraio 2002; STFA H 212/00 del 4 febbraio 2002; STFA H 220/00 del 29 gennaio 2002; STFA U 347/98 del 10 ottobre 2001, pubblicata in RDAT I-2002 pag. 190 seg.; STFA H 304/99 del 22 dicembre 2000; STFA I 623/98 del 26 ottobre 1999).
2. L’insorgente rileva che la decisione impugnata è firmata da _ e non è chiaro se questa firma abbia valore legale per la Cassa _ CO 1.
Ai sensi dell’art. 53 LAVS
"
1
Sono autorizzate a costituire casse di compensazione professionali una o più associazioni professionali svizzere, come pure una o più associazioni interprofessionali svizzere o regionali, di datori di lavoro o di persone che esercitano un’attività lucrativa indipendente, qualora:
a.
si possa prevedere, secondo il numero dei membri e la composizione delle associazioni, che la costituenda cassa di compensazione comprenderà almeno 2000 datori di lavoro oppure persone esercitanti un’attività lucrativa indipendente, o incasserà contributi di almeno 50 milioni di franchi l’anno;
b. la decisione di costituire una cassa di compensazione sia stata presa dall’organo dell’associazione competente a modificare gli statuti, alla maggioranza di tre quarti dei voti emessi, e sia stata documentata con atto pubblico.
2
Se parecchie delle associazioni indicate nel capoverso 1 costituiscono insieme una cassa di compensazione o se una siffatta associazione intende partecipare alla gestione di una cassa di compensazione esistente, ogni singola associazione deve prendere una decisione conforme al capoverso 1 lettera b per quanto concerne la gestione in comune della cassa."
Per l’art. 57 LAVS:
"
1
Le associazioni fondatrici stabiliscono il regolamento della cassa. Soltanto esse hanno la competenza di modificarlo. Il regolamento della cassa e le modificazioni dello stesso devono essere sottoposti all’approvazione del Consiglio federale.
2
Il regolamento deve contenere disposizioni su:
a. la sede della cassa di compensazione;
b. la composizione e la nomina del comitato direttivo della cassa;
c. i compiti e le competenze del comitato direttivo della cassa e del gerente della cassa;
d. l’organizzazione interna della cassa;
e. la istituzione di agenzie, nonché i compiti e le competenze delle stesse;
f. le norme relative alla riscossione di contributi per le spese di amministrazione;
g. la revisione della cassa e il controllo dei datori di lavoro;
h.
la partecipazione, nel caso di più associazioni fondatrici, delle associazioni alla prestazione della garanzia nel senso dell’articolo 55 e l’ordinamento del regresso nei casi in cui sono applicabili l’articolo 78 LPGA
e l’articolo 70 della presente legge."
Secondo l’art. 58 LAVS:
"
1
L'organo supremo di una cassa di compensazione professionale è il comitato direttivo della cassa.
2
Il comitato direttivo si compone di rappresentanti delle associazioni fondatrici e, all'occorrenza, di rappresentanti delle organizzazioni di impiegati od operai, se ad esse sono affiliati complessivamente almeno il 10 per cento degli impiegati od operai che dipendono dalla cassa di compensazione.
Il presidente, nonché la maggioranza dei membri del comitato direttivo sono designati dalle associazioni fondatrici; gli altri membri, in ogni caso un terzo almeno, dalle organizzazioni di impiegati od operai interessate, in proporzione del numero degli impiegati od operai da esse rappresentati e appartenenti alla cassa di compensazione. Possono essere nominati membri del comitato direttivo soltanto cittadini svizzeri, affiliati alla rispettiva cassa di compensazione in qualità di assicurati o di datori di lavoro.
3
La composizione del comitato direttivo delle casse di compensazione professionali paritetiche è stabilita a norma del regolamento delle stesse.
4
Al comitato direttivo incombe:
a.
l'organizzazione interna della cassa;
b.
la nomina del gerente della cassa;
c.
la fissazione dei contributi per le spese di amministrazione;
d.
il disciplinamento delle revisioni della cassa e dei controlli dei datori di lavoro;
e.
l'approvazione del conto d'esercizio e del rapporto annuale.
Il regolamento può attribuire altri compiti e competenze al comitato direttivo."
A norma dell’art. 63 LAVS:
"
1
I compiti che, in conformità di legge, incombono alle casse di compensazione sono i seguenti:
a. la fissazione, la riduzione e il condono dei contributi;
b. la fissazione delle rendite e degli assegni per grandi invalidi;
c. la riscossione dei contributi e il pagamento delle rendite e degli assegni per grandi invalidi;
d. l’allestimento del conto dei contributi riscossi, delle rendite e degli assegni per grandi invalidi
pagati con i propri affiliati (datori di lavoro, persone che esercitano un’attività lucrativa indipendente e persone che non esercitano un’attività lucrativa) da una parte, e con l’Ufficio centrale di compensazione, dall’altra parte;
e. la tassazione d’ufficio e l’applicazione della procedura di diffida e di esecuzione;
f. la tenuta dei conti individuali;
g. la riscossione dei contributi per le spese di amministrazione.
2
Le casse di compensazione cantonali devono inoltre vigilare che siano assoggettate all’assicurazione tutte le persone tenute a pagare dei contributi.
3
Il Consiglio federale può affidare alle casse di compensazione altri compiti nell’ambito della presente legge. Esso disciplina la collaborazione tra le casse di compensazione e l’Ufficio centrale di compensazione e provvede a un impiego opportuno d’attrezzature tecniche.
4
La Confederazione e, con l’approvazione del Consiglio federale, i Cantoni e le associazioni fondatrici possono affidare alle casse di compensazione altri compiti, in particolare quelli relativi alla protezione dei militari e della famiglia.
5
Le casse di compensazione possono affidare a terzi l’esecuzione di determinati compiti; necessitano a tal fine dell’autorizzazione del Consiglio federale. L’autorizzazione può essere subordinata a condizioni e oneri. Gli incaricati e il loro personale sottostanno all’obbligo del segreto secondo l’articolo 33 LPGA; sono tenuti a rispettare le prescrizioni della presente legge relative al trattamento e alla comunicazione di dati. La responsabilità di cui all’articolo 78 LPGA e all’articolo 70 della presente legge per i compiti svolti da terzi resta alle associazioni fondatrici o ai Cantoni."
Per l’art. 100 OAVS il regolamento della cassa deve essere presentato all’Ufficio federale il quale ha la competenza di approvarlo.
A norma dell’art. 101 OAVS:
"
1
Il regolamento della cassa deve contenere disposizioni sul diritto di voto dei membri del comitato direttivo della cassa e degli eventuali supplenti, nonché per stabilire la validità delle deliberazioni e delle decisioni.
2
Il regolamento delle casse di compensazione paritetiche deve contenere, oltre a quelle citate nell’articolo 57 capoverso 2 LAVS, e nel capoverso 1 del presente articolo, disposizioni su:
a. la partecipazione alle spese di amministrazione, nonché all’obbligo di fare versamenti supplementari conformemente all’articolo 97;
b. la nomina del presidente e del vicepresidente del comitato direttivo della cassa, e la durata della loro carica;
c. la ripartizione dell’eventuale attivo o la copertura di un eventuale disavanzo delle spese di amministrazione nel caso di liquidazione."
Per l’art. 106 OAVS:
"
1
Il gerente della cassa deve essere cittadino svizzero. Egli non deve essere in rapporto di dipendenza con un datore di lavoro, con una persona che esercita un’attività lucrativa indipendente o con una persona che non esercita attività lucrativa ed è affiliata alla cassa, e deve occuparsi della gestione della cassa a titolo di attività principale;
ove le circostanze lo giustificano, l’Ufficio federale può consentire eccezioni.
2
I poteri di rappresentanza del gerente della cassa devono essere delimitati nel regolamento della cassa. Questo non può tuttavia escludere né la competenza del gerente della cassa a prendere decisioni nei casi particolari, né i rapporti diretti tra il gerente della cassa e gli uffici federali e tra il gerente della cassa e i datori di lavoro e gli assicurati affiliati alla cassa di compensazione.
3
Il rapporto di servizio tra la cassa di compensazione e il gerente deve essere regolato mediante contratto. È vietato affidare la gerenza della cassa a una persona giuridica o a una corporazione.
Pendente causa il TCA ha effettuato alcuni accertamenti presso la Cassa convenuta e presso l’UFAS. Dai medesimi è emerso che _ poteva, come ha fatto, emettere e firmare la decisione impugnata e nome e per conto di _ (doc. XXIX e XXXI). Del resto l’insorgente, con le osservazioni del 19 agosto 2014, non contesta più questa circostanza (doc. XXXII).
Dagli atti emerge infatti che l’UFAS, che ha rammentato come “
in der Regel unterzeichnen die für eine Leistungsfestsetzung zuständigen Mitarbeitenden oder deren Vorgesetzte eine Rentenverfügung
“ (doc.
XXX), conformemente all’art. 57 LAVS ha approvato il regolamento della Cassa, la quale può esercitare i compiti previsti dalla LAVS (cfr. in particolare art. 63 cpv. 1 LAVS), compresa l’emissione delle decisioni in ambito di rendite e che _ è _ della CO 1 ed è gerarchicamente immediatamente subordinata al gerente, _, il quale conduce gli affari della Cassa nella misura in cui tale obbligo non compete al comitato direttivo della Cassa (cfr. anche _).
3. L’insorgente sostiene anche che la Cassa non avrebbe esaminato nel merito ogni singola censura sollevata in sede di opposizione e fa valere una violazione del diritto di essere sentito.
Ai sensi dell'art. 29 cpv. 2 Cost. le parti hanno diritto d'essere sentite. Per costante giurisprudenza, dal diritto di essere sentito deve in particolare essere dedotto il diritto per l'interessato di esprimersi prima della resa di una decisione sfavorevole nei suoi confronti, quello di fornire prove circa i fatti suscettibili di influire sul provvedimento, quello di poter prendere visione dell'incarto, quello di partecipare all'assunzione delle prove, di prenderne conoscenza e di determinarsi al riguardo (sentenza del 29 giugno 2006 nella causa H 97/04; DTF 129 II 504 consid. 2.2, 127 I 56 consid. 2b, 127 III 578 consid. 2c, 126 V 131 consid. 2b; cfr. riguardo al previgente art. 4 cpv. 1 vCost., la cui giurisprudenza si applica anche alla nuova norma, DTF 126 I 16 consid. 2a/aa, 124 V 181 consid. 1a, 375 consid. 3b e sentenze ivi citate). Il diritto di essere sentito comprende l’obbligo per l’autorità di motivare le proprie decisioni. Tale obbligo ha lo scopo, da un lato, di porre la persona interessata nelle condizioni di afferrare le ragioni poste a fondamento del provvedimento impugnato e di poterlo impugnare con cognizione di causa, e dall’altro, di permettere all’autorità di ricorso di esaminare la fondatezza della decisione medesima. Ciò non significa che l’autorità sia tenuta a pronunciarsi in modo esplicito ed esaustivo su tutte le argomentazioni addotte; essa può occuparsi delle sole circostanze rilevanti per il giudizio, atte ad influire sulla decisione (STF del 24 gennaio 2007, U 397/05, con riferimenti; DTF 129 I 232 consid. 3.2).
In concreto dalla decisione impugnata emerge il motivo topico per il quale la Cassa ha deciso di respingere l’opposizione e meglio l’assenza, secondo l’amministrazione, di una richiesta tempestiva di posticipo della rendita.
La motivazione ha permesso all'insorgente di comprendere i motivi alla base del rifiuto e di potersi opporre con cognizione di causa al provvedimento. Infatti, l'interessato li ha contestati in sede di ricorso.
Del resto secondo giurisprudenza, una violazione del diritto di essere sentito è sanabile se l'interessato riceve la possibilità di esprimersi dinanzi a un'autorità di ricorso che gode del pieno potere di esame sui fatti e sul diritto (
DTF 135 I 279
consid. 2.6.1 pag. 285;
124 V 180
consid. 4a pag. 183). In concreto, il TCA dispone di un pieno potere di esame in tal senso (cfr. anche sentenza 8C_923/2011 del 28 giugno 2012, consid. 2.3).
Inoltre questo TCA evidenzia che il ricorrente, malgrado abbia sollevato una censura formale, con il ricorso non chiede il rinvio alla Cassa ma domanda una sentenza di merito, e meglio il riconoscimento di una rendita posticipata dal 1° ottobre 2013, oltre agli interessi di mora fino al momento del versamento (doc. I, pag. 7 e 8).
Ora, il TF ha già avuto modo di stabilire che è possibile prescindere da un rinvio della causa all'amministrazione se, come in concreto, una simile operazione si esaurirebbe in uno sterile esercizio procedurale e procrastinerebbe inutilmente il processo in contrasto con l'interesse - di pari rango del diritto di essere sentito - della parte ad essere giudicata celermente (DTF 132 V 387 consid. 5.1 pag. 390 con riferimenti, cfr. anche sentenza 9C_937/2011 del 9 luglio 2012, consid. 2.3).
Ne segue che il TCA deve entrare nel merito del ricorso.
Nel merito
4. Giusta l'art. 1a LAVS, sono
assicurati in conformità della LAVS le persone fisiche domiciliate in Svizzera (lett. a); le persone fisiche che esercitano un'attività lucrativa nella Svizzera (lett. b); i cittadini svizzeri che lavorano all'estero a determinate condizioni.
Per l'art. 3 cpv. 1 LAVS,
gli assicurati sono tenuti al pagamento dei contributi fintanto che esercitano un'attività lucrativa. Se non esercitano un'attività lucrativa, l'obbligo contributivo inizia il 1° gennaio dell'anno successivo a quello in cui compiono i 20 anni e dura sino alla fine del mese in cui le donne compiono i 64 anni, gli uomini i 65 anni.
Hanno diritto alle rendite di vecchiaia e superstiti i cittadini svizzeri, gli stranieri e gli apolidi (art. 18 cpv. 1 LAVS) che hanno compiuto 65 anni se uomini (art. 21 cpv. 1 lett. a LAVS) rispettivamente 64 anni se donne (art. 21 cpv. 1 lett. b LAVS).
Il diritto alla rendita di vecchiaia nasce il primo giorno del mese successivo a quello in cui è stata compiuta l'età stabilita nel capoverso 1. Esso si estingue con la morte del beneficiario (art. 21 cpv. 2 LAVS).
La LAVS dà la possibilità di rinviare (art. 39 LAVS) o di anticipare (art. 40 LAVS) il godimento della rendita grazie all'età flessibile.
Per ciò che attiene al caso in esame, torna applicabile l'art. 39 LAVS, che regola la possibilità e l'effetto del rinvio della rendita:
"
1
Le persone aventi diritto a una rendita di vecchiaia possono rinviare, di un anno almeno e di cinque anni al massimo, l'inizio del godimento della rendita, con facoltà di revocare il rinvio durante tale periodo, per la scadenza di un determinato mese
.
2
La rendita di vecchiaia rinviata e, se del caso, la rendita per superstite a essa succedente, sono aumentate del controvalore attuariale della prestazione non ricevuta.
3
Il Consiglio federale stabilisce, in modo uniforme, le aliquote d'aumento per gli uomini e per le donne, e istituisce la procedura. Può escludere il rinvio per certi generi di rendite."
Gli art. 55
bis
-55
quater
OAVS concretizzano il diritto al rinvio della rendita, mentre gli artt. 56 e 57 OAVS trattano dell'anticipazione della rendita (cfr. anche la sentenza 9C_903/2013 del 30 gennaio 2014, consid. 6.2).
L'art. 55
ter
OAVS stabilisce il supplemento percentuale della rendita a dipendenza degli anni (da 1 a 5) di rinvio, mentre l'art. 55
quater
OAVS regolamenta il modo in cui tale rinvio deve avvenire rispettivamente la sua revoca:
"
1
Il periodo di rinvio comincia il primo giorno del mese seguente il raggiungimento dell'età di pensionamento secondo l'articolo 21 capoverso 1 LAVS. La dichiarazione di rinvio va presentata, per iscritto, entro un anno dall'inizio del periodo di rinvio. Se, durante questo termine, nessuna domanda di rinvio fu presentata, la rendita di vecchiaia va stabilita, e pagata, secondo le disposizioni generali vigenti.
2
La revoca va fatta per iscritto.
3
Quando il rinvio di una rendita è revocato, essa è pagata dal mese seguente; è escluso il pagamento retroattivo delle rendite.
4
Il decesso dell'avente diritto alla rendita comporta la revoca del rinvio."
Il calcolo anticipato è effettuato dalla cassa di compensazione competente per la riscossione dei contributi al momento dell'inoltro della domanda. L'articolo 64
a
LAVS e gli articoli 122 e seguenti OAVS si applicano per analogia (art. 59 OAVS).
Quanto all'esercizio del diritto, l'art. 67 cpv. 1 OAVS prevede che i
l diritto alla rendita o all'assegno per grandi invalidi deve essere fatto valere presentando alla cassa di compensazione competente giusta gli articoli 122 e seguenti, un modulo di richiesta debitamente riempito. Sono legittimati alla richiesta il richiedente e, per lui, il suo rappresentante legale, il coniuge, i genitori o i nonni, i figli o gli abiatici, i fratelli e sorelle come pure i terzi o l'autorità che possono domandare il versamento della rendita nelle loro mani.
Per l'art. 67 cpv. 1bis OAVS, soltanto l'avente diritto o il suo rappresentante legale può far valere il diritto alla rendita ordinaria anticipata di vecchiaia. Questo diritto non può essere richiesto retroattivamente.
Una volta l'anno almeno, le casse cantonali di compensazione devono, mediante pubblicazioni, richiamare l'attenzione degli assicurati sulle prestazioni assicurative, le condizioni di diritto e la richiesta (art. 67 cpv. 2 OAVS).
Le rendite sono fissate e pagate dalla cassa di compensazione che, al verificarsi dell'evento assicurato, era competente a riscuotere i contributi. Se più casse di compensazione erano contemporaneamente competenti, il beneficiario della rendita designerà la cassa che dovrà fissare e pagare la rendita (art. 122 cpv. 1 OAVS).
Giusta l'art. 122 cpv. 2 OAVS, se il beneficiario della rendita è ancora tenuto a pagare i contributi in qualità di persona esercitante un'attività lucrativa indipendente, la rendita sarà pagata dalla cassa di compensazione competente a riscuotere i contributi.
5. Nel caso di specie l’insorgente sostiene di aver inoltrato la richiesta di una rendita di vecchiaia posticipata nel corso del 2009 presso il suo Comune di domicilio (_).
Dagli atti e dagli accertamenti effettuati da questo Tribunale emerge quanto segue.
Il 13 gennaio 2009 la Cassa _ ha ricevuto, dal ricorrente, una richiesta di calcolo di una rendita futura, datata 9 gennaio 2009 (doc. doc. XII e XII/5). Nella domanda l’insorgente ha indicato, quale variante di calcolo, quella relativa alla posticipazione della rendita di 3 anni (doc. XII/5, pag. 3).
La richiesta è stata trasmessa per competenza alla Cassa convenuta, dove l’interessato ha da ultimo pagato i contributi (doc. XII/4).
Il 29 maggio 2009 la CO 1 _ ha trasmesso al ricorrente quanto richiesto (doc. A13). Secondo il calcolo allestito dalla Cassa, l’interessato avrebbe beneficiato di una rendita di fr. 1'769 al mese dal 1° ottobre 2009 in caso di pensione a 65 anni, di fr. 2'071 in caso di rinvio al 1° ottobre 2012 dell’erogazione della prestazione di vecchiaia (doc. A 13).
La Cassa di compensazione ha precisato che dal calcolo della prestazione non deriva alcun diritto ad una rendita (“
Insbesondere kann aus dieser Berechnung kein Rentenanspruch abgeleitet werden
”), ha citato l’art. 55quater OAVS per il quale l
a dichiarazione di rinvio va presentata, per iscritto, entro un anno dall'inizio del periodo di rinvio ed ha allegato il formulario per la richiesta di una rendita (Doc. A13, pag. 3: “
Formular Anmeldung für eine Altersrente
”).
In queste condizioni l’interessato non può ritenere che la domanda del 9 gennaio 2009 inoltrata per conoscere l’ammontare della rendita in caso di posticipo del suo versamento potesse essere ritenuta quale richiesta di rinvio. Le informazioni in senso contrario della Cassa sono chiare ed inequivocabili. A comprova del fatto che anche l’assicurato era cosciente della necessità di inoltrare una vera e propria richiesta di rinvio del versamento della prestazione tramite un formulario separato vi è inoltre la circostanza che lo stesso insorgente ha affermato di essersi recato nel corso del mese di agosto 2009 presso il Comune di _ proprio per consegnare la domanda di posticipo dell’erogazione della rendita.
Il ricorrente afferma infatti che il 6 o 7 agosto 2009 si sarebbe recato presso l’Agenzia AVS del suo Comune di domicilio (_), per inoltrare la richiesta di posticipo (cfr. verbale di udienza, doc. XX).
Il funzionario preposto, sentito quale teste dal TCA e indicato dal ricorrente quale persona cui avrebbe consegnato la citata domanda (doc. XVI), ha tuttavia affermato di non rammentare in quel periodo “
di aver visto o ricevuto la richiesta di posticipo in questione
” (doc. XX).
Questo TCA rileva che l’interessato non ha tenuto copia dell’asserita domanda di posticipo dell’erogazione della rendita di vecchiaia e neppure ha prodotto un esibito di ricevuta da parte dell’amministrazione. Inoltre, non solo il funzionario allora attivo presso il Comune di domicilio non rammenta di aver ricevuto la domanda, ma né la Cassa _ _, né la Cassa convenuta hanno ricevuto una comunicazione in tal senso.
La circostanza sollevata dall’insorgente secondo cui una funzionaria della Cassa, e meglio _, avrebbe promesso al ricorrente di regolare ogni cosa così da poter ottenere una rendita posticipata non può essergli d’aiuto. A prescindere dall’assenza di qualsiasi prova in tal senso, va rilevato da una parte che la semplice disponibilità a trovare una soluzione non significa che la richiesta di una rendita posticipata è stata inoltrata tempestivamente. D’altra parte in sede di udienza il ricorrente ha precisato che _ ha affermato di non essere in possesso della domanda di posticipare la prestazione ma solo dei documenti riferiti al calcolo provvisorio. Il solo fatto di aver promesso che si “
sarebbe occupata di tutto
”, non fa nascere alcun diritto per il ricorrente. L’audizione di _, richiesta dal ricorrente, si rivela di conseguenza superflua
ai fini dell'esito della vertenza.
L’interessato non può neppure prevalersi del fatto, sollevato il sede di ricorso (cfr. pag. 3) che il 18 settembre 2013, “
proprio poco prima dell’inizio del versamento della rendita posticipata (e solo in quel momento)
” la Cassa convenuta lo ha invitato “
a compilare il formulario per ottenere la rendita AVS, sebbene sapesse che lui vi aveva diritto già a partire dal 1.10.2009
” (doc. I, pag. 3). Infatti, il formulario gli è stato trasmesso poiché il medesimo ricorrente ha preso contatto con la Cassa spiegandogli la situazione (cfr. doc. A10). Inoltre l’interessato afferma di aver chiesto il posticipo di tre anni (doc. A10), ossia fino a ottobre 2012, mentre il formulario è stato trasmesso 4 anni dopo. Non vi è di conseguenza alcun nesso tra l’invio al ricorrente, da parte della Cassa, del formulario per la richiesta di una rendita AVS nel settembre 2013 e l’asserito inoltro della domanda di posticipo nel 2009.
Giova qui rammentare che la procedura dinanzi al Tribunale delle assicurazioni sociali è retta dal
principio inquisitorio
. Il
Tribunale accerta d'ufficio, con la collaborazione delle parti, i fatti rilevanti per il giudizio, assume le prove necessarie e le apprezza liberamente ed il giudice delegato ha facoltà di ricorrere a mezzi probatori non indicati dalle parti o di rinunciare all'assunzione di mezzi probatori che le parti hanno notificato. Alla fattispecie in discussione è applicabile la Lptca, che prevede la massima dell'ufficialità, il principio inquisitorio e quello dell'applicazione d'ufficio del diritto (in questo senso:
Marco Borghi
e
Guido
Corti
, Compendio di procedura amministrativa ticinese, edito dalla CFPG, Lugano, ad art. 18 pag. 89 e segg.; cfr. inoltre
STFA U 94/01 del 5 settembre 2001; STFA I 83/01 del 31 maggio 2001; STFA U 429/00 del 13 marzo 2001; Untersuchungsgrundsatz, SVR 1995 AHV Nr. 57 pag. 164 consid. 5a; AHI Praxis 1994 pag. 212; DTF 125 V 195 consid. 2 con riferimenti). È dunque compito del giudice chiarire d'ufficio in modo corretto e completo i fatti giuridicamente rilevanti.
Questo principio non è tuttavia incondizionato, ma trova il suo correlato nell'
obbligo delle parti di collaborare
(DTF 125 V 195 consid.
2 con riferimenti; RAMI 1994 pag. 211; AHI Praxis pag. 212; DLA 1992 pag. 113;
Meyer
, Die Rechtspflege in der Sozialversicherung, in: Basler Juristische Mitteilungen (BJM) 1989 pag. 12;
Spira
, Le contentieux des assurances sociales fédérales et la procédure cantonale, in: Recueil de jurisprudence Neuchâteloise (RJN) 1984 pag. 16;
Kurmann
, Verwaltungsverfahren und Verwaltungsrechtspflege in erster Instanz, in: Luzerner Rechtsseminar 1986, Sozialversicherungsrecht, Referat XII, pagg. 5 segg.).
Questo obbligo comprende in particolare quello di motivare le pretese di cui le parti si avvalgono e quello di apportare, nella misura in cui può essere ragionevolmente richiesto da loro, le prove dettate dalla natura della vertenza o dai fatti invocati: in difetto di ciò esse rischiano di dover sopportare le conseguenze dell'assenza di prove (SVR 1995 AHV Nr. 57 pag. 164 consid. 5a; RAMI 1993 pagg. 158-159 consid. 3a; DTF 117 V 264 consid. 3b; SZS 1989 pag. 92; DTF 115 V 113;
Beati
in: Relazioni tra diritto civile e assicurazioni sociali, Lugano 1993, pag. 1 seg).
Su questi aspetti, si veda in particolare:
Duc
, Les assurances sociales en Suisse, Losanna 1995, pagg. 827-828 e
Locher
, Grundriss des Sozialversicherungsrecht, Berna 1997, pagg. 339-341, laddove quest'ultimo rileva che “besondere Bedeutung hat die Mitwirkungspflicht dann, wenn der Sachverhalt ohne Mitwirkung der betroffenen Person gar nicht (weiter) erstellt werden kann”.
L'obbligo di accertamento d'ufficio dei fatti, correlato dal dovere di collaborazione delle parti, non rende comunque privo d'efficacia il principio secondo cui l'
onere della prova
incombe alla parte che da un fatto deriva un suo diritto e del conseguente fardello in caso di mancata prova.
L'art. 8 CC prevede infatti che, ove la legge non disponga altrimenti, chi vuol dedurre il suo diritto da una circostanza di fatto da lui asserita deve fornirne la prova.
In concreto l’insorgente non ha comprovato e neppure ha reso verosimile secondo l’usuale principio della verosimiglianza preponderante di aver inoltrato (tempestivamente) una richiesta di posticipare la rendita nei termini di cui all’art. 55ter OAVS. La decisione della Cassa che rifiuta di concedere il posticipo del versamento della rendita è di conseguenza conforme alla legge e non viola il principio del divieto di formalismo eccessivo.
6. L’interessato sostiene che sarebbe spettato alla Cassa, a conoscenza del suo indirizzo, al momento del compimento dei suoi 65 anni, renderlo attento circa il suo diritto al versamento della rendita di vecchiaia. Non avendolo avvisato, l’amministrazione avrebbe trattenuto indebitamente la sua prestazione, senza neppure rendere conto, mensilmente, del suo avere e degli interessi ivi maturati.
La censura dell’insorgente va respinta. Infatti, spetta all’assicura-to far valere i propri diritti e domandare, ai sensi dell’art. 67 OAVS, di poter beneficiare della rendita di vecchiaia. Se la prestazione non viene richiesta, di norma non è versata. La circostanza che la prestazione, di principio, deve essere richiesta e non viene erogata d’ufficio, costituisce un principio generale delle assicurazioni sociali ed è una conseguenza dell’obbligo di collaborare delle parti (Kieser, ATSG-Kommentar, 2a edizione, ad art. 29 pag. 429, n. 7 e seguenti; cfr. anche DUC, Les assurances sociales en Suisse, Losanna, 1995, pag. 188-189; cfr. anche DTF 113 V 13, DTF 127 V 209, sentenza I 731/01 del 3 giugno 2002, sentenza 8C_977/2012 del 27 marzo 2013).
In concreto, inoltre, conformemente all’art. 67 cpv. 2 OAVS la Cassa _ _ ha pubblicato nel 2009 le condizioni di diritto e di richiesta delle rendite AVS nel _.
In queste circostanze le tesi del ricorrente circa l’agire della convenuta quale “banca” o “cassa di risparmio” che avrebbe dovuto comunicargli mese per mese il conteggio del deposito ed il richiamo alle norme penali sull’appropriazione indebita sono infondate.
7. L’assicurato fa inoltre valere la violazione di numerose norme costituzionali e della CEDU, sostenendo che il mancato riconoscimento del posticipo della rendita sarebbe contrario alla Costituzione federale ed al diritto internazionale.
L’interessato invoca il principio della buona fede e della parità di trattamento e sostiene che non siano stati rispettati gli art. 5 cpv. 2 Cost. fed., art. 8 cpv. 2 Cost. fed., art. 41 cpv. 2 Cost. fed., art. 46 cpv. 1 Cost. fed., art. 49 Cost. fed., art. 111 cpv. 1 Cost. fed. e art. 112 cpv. 2 lett. b Cost. fed. In sede di replica cita ulteriori articoli (doc. V).
L’insorgente ribadisce che la Cassa non ha reagito al compimento del 65esimo anno di età, non lo ha informato di trattenere la rendita, non ha risposto alle argomentazioni sollevate da lui e dal suo legale, così che ha violato il principio di legalità (art. 1 CEDU) e il diritto di essere sentiti di cui all’art. 6 § 1 CEDU, il principio di uguaglianza (art. 14 CEDU) ed il divieto dell’abuso di diritto (art. 17 CEDU).
Già solo per il fatto che l’interessato invoca genericamente le norme costituzionali e della CEDU senza motivare oltre ed in maniera approfondita le ragioni di una loro eventuale lesione, le censure andrebbero ritenute manifestamente infondate. Questo TCA le riprenderà comunque di seguito, spiegando perché non sono d’aiuto al ricorrente.
7.1. Per l’art. 5 cpv. 2 Cost. fed. l’attività dello Stato deve rispondere al pubblico interesse ed essere proporzionata allo scopo.
In concreto l’insorgente non indica le ragioni per le quali il principio della proporzionalità sarebbe stato violato. Non avendo comprovato di aver trasmesso il formulario per il posticipo della rendita nei termini previsti dalla LAVS e dall’OAVS, a giusta ragione, per i motivi già esposti in precedenza, la Cassa non ha dato seguito alla domanda tardivamente inoltrata nel 2013.
7.2. A norma dell’art. 8 cpv. 1 Cost. fed. tutti sono uguali davanti alla legge. Per l’art. 8 cpv. 2 Cost. fed. nessuno può essere discriminato, in particolare a causa dell’origine, della razza, del sesso, dell’età, della lingua, della posizione sociale, del modo di vita, delle convinzioni religiose, filosofiche o politiche, e di menomazioni fisiche, mentali o psichiche.
Anche in questo caso l’insorgente non fa valere per quale motivo vi sarebbe stata una disparità di trattamento nei suoi confronti ed in cosa consisterebbe questa disparità. L’interessato ha potuto far valere i suoi diritti come qualsiasi altro cittadino, senza subire discriminazione alcuna ed è stato trattato come lo sarebbe stato qualsiasi altro assicurato.
7.3. A norma dell’art. 41 cpv. 1 lett. b Cost. fed. a complemento della responsabilità e delle iniziative private, la Confederazione e i cantoni si adoperano affinché ognuno fruisca delle cure necessarie alla sua salute. Per l’art. 41 cpv. 2 Cost. fed. la Confederazione e i Cantoni si adoperano affinché ognuno sia assicurato contro le conseguenze economiche della vecchiaia, dell’invalidità, della malattia, dell’infortunio, della disoccupazione, della maternità, dell’orfanità e della vedovanza.
Va subito detto che, come riconosciuto della dottrina (Auer/Malinverni/Hottelier: Droit Constitutionnel Suisse, vol. II Les Droits Fondamentaux 3
a
Ed. 2013 n° 1528 p. 680) i diritti sociali non sono
"self-executing"
e quindi non possono essere invocati dai cittadini per una loro applicazione diretta. In altri termini l'art. 41 Cost. fed. non conferisce ai cittadini, ed in casu all’assicurato qui ricorrente, dei diritti soggettivi di diritto pubblico che possano essere fatti valere direttamente in giustizia (nel medesimo senso la giurisprudenza in DTF 130 I 113).
L’insorgente non può dedurre diritti dalla norma costituzionale invocata.
Quanto all'accenno all'art. 41 cpv. 2 Cost. fed., che prevede che la Confederazione ed i Cantoni si adoperano affinché ognuno sia assicurato contro le conseguenze economiche della vecchiaia, il TCA rileva come tale precetto sia stato recepito dalla Confederazione nella LAVS e nella LPC. La lamentela del ricorrente è generica e non contestualizzata a dovere.
7.4. Per l’art. 46 cpv. 1 Cost. fed. i Cantoni attuano il diritto federale secondo quanto previsto dalla Costituzione e dalla legge. Secondo l’art. 46 cpv. 3 Cost. fed. la Confederazione lascia ai Cantoni la massima libertà d’azione possibile e tiene conto delle loro particolarità. A norma dell’art. 49 cpv. 1 Cost. fed. il diritto federale prevale su quello cantonale contrario.
In concreto la Cassa ha correttamente applicato la legge federale (LAVS e OVAS) e non ha fatto prevalere il diritto cantonale su quello federale. Non vi sono motivi per ritenere che nel caso di specie questi articoli costituzionali siano stati violati.
7.5. Secondo l’art. 111 cpv. 1 Cost. fed. la Confederazione prende provvedimenti per una previdenza sufficiente in materia di vecchiaia, superstiti e invalidità. Questa previdenza poggia su tre pilastri, l’assicurazione federale vecchiaia, superstiti e invalidità, la previdenza professionale e la previdenza individuale. Secondo l’art. 111 cpv. 2 Cost. fed. la Confederazione provvede affinché sia l’assicurazione federale vecchiaia, superstiti e invalidità, sia la previdenza professionale possano adempiere durevolmente la loro funzione.
Per l’art. 112 cpv. 2 lett. b Cost fed. le rendite devono coprire adeguatamente il fabbisogno vitale.
Questi articoli costituiscono la base legale per l’emanazione delle norme della legge sull'assicurazione vecchiaia e superstiti (LAVS).
Il mandato costituzionale è stato concretizzato tramite l’emanazione della citata legge, senza tuttavia dar diritto ad un importo specifico e la Cassa di compensazione ha applicato correttamente i disposti di legge al caso di specie.
A dipendenza del vissuto professionale ed economico dei singoli assicurati è possibile che le rendite non coprano adeguatamente il fabbisogno vitale. Pertanto, nel caso in cui la previdenza costituita dai tre pilastri (l'assicurazione federale vecchiaia, superstiti e invalidità, la previdenza professionale e la previdenza individuale, art. 111 Cost. fed.) non sia sufficiente, la Confederazione ed i Cantoni intervengono versando prestazioni complementari (art. 112a Cost. fed.).
Nel caso di specie l’interessato, se lo ritiene necessario e se i presupposti sono dati, può pertanto inoltrare una richiesta per eventualmente ottenere l’erogazione di prestazioni complementari. Egli non può per contro dedurre alcun diritto specifico per il caso in esame.
7.6. Non si vede neppure in quale modo la Cassa di compensazione avrebbe violato il principio di “
legalità
”, che sarebbe insito nell'art. 1 CEDU, il quale prevede che le Alte Parti Contraenti riconoscono ad ogni persona soggetta alla loro giurisdizione i diritti e le libertà definiti al titolo primo della Convenzione, il diritto di essere sentito di cui all’art. 6 § 1 CEDU (di cui si è detto anche al consid. 3, ritenuto del resto che l’insorgente è stato sentito nel corso dell’udienza tenutasi il 22 maggio 2014 [cfr. consid. T]), il principio di uguaglianza (art. 14 CEDU: “
Il godimento dei diritti e delle libertà riconosciuti nella presente Convenzione deve essere assicurato, senza distinzione di alcuna specie, come di sesso, di razza, di colore, di lingua, di religione, di opinione politica o di altro genere, di origine nazionale o sociale, di appartenenza a una minoranza nazionale di ricchezza, di nascita o di altra condizione
”, già esaminato nell’ambito dell’invocata violazione dell’art. 8 Cost. fed.) ed il divieto dell’abuso di diritto (art. 17 CEDU: "
Nessuna disposizione della presente Convenzione può essere interpretata come implicante il diritto per uno Stato, gruppo o individuo di esercitare una attività o compiere un atto mirante alla distruzione dei diritti o delle libertà riconosciuti nella presente Convenzione o porre a questi diritti e a queste libertà limitazioni maggiori di quelle previste in detta Convenzione.
"
).
La Cassa si è attenuta alle norme di legge vigenti e le ha applicate correttamente.
7.7. Va poi esclusa una violazione del principio della buona fede, sia perché non risulta dagli atti che la Cassa di compensazione avrebbe fornito una informazione erronea all’insorgente, sia perché quest’ultimo nemmeno la indica, limitandosi ad un generico rinvio a tale principio (cfr. anche consid. 5).
7.8. In sede di replica (doc. V), il ricorrente accenna, genericamente e senza alcuna motivazione, alla violazione di ulteriori articoli della Costituzione federale e della CEDU, in gran parte già discussi in precedenza. In particolare l’interessato cita l’art. 9 cpv. 2 Cost. fed. (recte: art. 9 Cost. fed.) secondo cui ognuno ha diritto ad essere trattato senza arbitrio e secondo il principio della buona fede da parte degli organi dello Stato e l’art. 12 Cost. fed. per il quale chi è nel bisogno e non è in grado di provvedere a sé stesso ha diritto d’essere aiutato e assistito e di ricevere i mezzi indispensabili per un’esistenza dignitosa. Il ricorrente fa inoltre valere il principio di legalità di cui all’art. 5 cpv. 1 Cost. fed., il preambolo della CEDU e cita gli art. 29 cpv. 2 Cost. fed. (le parti hanno il diritto di essere sentite; di cui si è già detto in precedenza), 30 Cost. fed. (procedura giudiziaria) e 5 CEDU (diritto alla libertà e alla sicurezza: “
Ogni persona ha diritto alla libertà e alla sicurezza. Nessuno può essere privato della libertà salvo che nei casi seguenti e nei modi previsti dalla legge: a) se è detenuto regolarmente in seguito a condanna da parte di un tribunale competente; b) se è in regolare stato di arresto o di detenzione per violazione di un provvedimento legittimamente adottato da un tribunale ovvero per garantire l'esecuzione di un obbligo imposto dalla legge; c) se è stato arrestato o detenuto per essere tradotto dinanzi all'autorità giudiziaria competente quando vi sono ragioni plausibili per sospettare che egli abbia commesso un reato o ci sono motivi fondati per ritenere necessario di impedirgli di commettere un reato o di fuggire dopo averlo commesso; d) se si tratta della detenzione regolare di un minore, decisa per sorvegliare la sua educazione, o di sua legale detenzione al fine di tradurlo dinanzi all'autorità competente; e) se si tratta della detenzione regolare di una persona per prevenire la propagazione di una malattia contagiosa, di un alienato, di un alcoolizzato, di un tossicomane o di un vagabondo; f) se si tratta dell'arresto o della detenzione regolari di una persona per impedirle di penetrare irregolarmente nel territorio, o contro la quale è in corso un procedimento d'espulsione o d'estradizione. 2. Ogni persona che venga arrestata deve essere informata al più presto e in una lingua a lei comprensibile dei motivi dell'arresto e di ogni accusa elevata a suo carico. 3. Ogni persona arrestata o detenuta nelle condizioni previste dal paragrafo 1
c)
del presente articolo, deve essere tradotta al più presto dinanzi a un giudice o a un altro magistrato autorizzato dalla legge ad esercitare funzioni giudiziarie e ha diritto di essere giudicata entro un termine ragionevole o di essere posta in libertà durante l'istruttoria. La scarcerazione può essere subordinata ad una garanzia che assicuri la comparizione della persona all'udienza. 4. Ogni persona privata della libertà mediante arresto o detenzione ha diritto di indirizzare un ricorso ad un tribunale affinché esso decida, entro brevi termini, sulla legalità della sua detenzione e ne ordini la scarcerazione se la detenzione è illegale. 5. Ogni persona vittima di arresto o di detenzione in violazione a una delle disposizioni di questo articolo ha diritto ad una riparazione
”).
Come già accennato, a prescindere dall’assenza di una motivazione relativa alla loro asserita violazione e senza che sia necessario esaminare oltre se queste norme siano direttamente applicabili, in concreto non vi sono motivi per ritenere che la Cassa non abbia correttamente applicato i citati articoli costituzionali e di diritto internazionale.
L’amministrazione non ha agito in maniera arbitraria e non ha violato il principio della buona fede.
Va qui ribadito che se l’interessato ritiene che l’ammontare della rendita AVS non gli permette di far fronte al proprio fabbisogno, può inoltrare all’autorità cantonale competente una domanda tendente all’ottenimento delle prestazioni complementari. Non vi è alcun motivo per ritenere che l’art. 12 della Costituzione federale sia in qualche modo stato violato nel preciso caso di specie.
8. Il ricorrente afferma che non è chiaro come avvenga, e come sia avvenuto nel caso in oggetto, il controllo delle informazioni statistiche da parte dell’Ufficio federale. Questa circostanza non è in ogni caso d’aiuto all’assicurato e comunque, in assenza dell’inoltro tempestivo della richiesta di rinvio della rendita, non è rilevante e non merita ulteriore approfondimento.
9. L’insorgente afferma che soltanto nel mese di gennaio 2014, e non anche per quelli da ottobre a dicembre 2013, è stato effettuato il pagamento della rendita nell’ammontare riconosciuto dalla Cassa. L’interessato contesta il conteggio e sostiene che è irregolare il mancato pagamento dei tre mesi precedenti e di conseguenza dal 1° ottobre 2013 sono dovuti, mese per mese, gli interessi di mora del 5% sulla somma riconosciuta dalla Cassa quale rendita dovuta fino al momento del pagamento.
Va qui evidenziato che con la decisione formale del 9 dicembre 2013, confermata dalla decisione impugnata, la Cassa ha correttamente calcolato l’ammontare complessivo delle rendite dovuto dal mese di ottobre 2009 (mese susseguente il compimento del 65esimo anno di età del ricorrente [cfr. art. 21 cpv. 1 lett. a LAVS]) al mese di dicembre 2013 (doc. A6, pag. 3), mentre con il 1° gennaio 2014 ha iniziato il versamento, ogni mese, della rendita di vecchiaia (doc. A6).
Per quanto concerne gli interessi, in una sentenza 9C_903/2013 del 30 gennaio 2014 il TF ha rammentato al consid. 7.2 che ai sensi dell’art. 26 cpv. 2 LPGA, sempre che l’assicurato si sia pienamente attenuto all’obbligo di collaborare, l’assicurazione sociale deve interessi di mora sulle sue prestazioni dopo 24 mesi dalla nascita del diritto, ma al più presto 12 mesi dopo che si è fatto valere il diritto. Il diritto è fatto valere nel momento in cui è rivendicato ai sensi dell’art. 29 LPGA (Kieser, ATSG-Kommentar, 2a edizione 2009, n. 27 all’art. 26 LPGA). A partire da questo momento l’assicuratore sociale ha 12 mesi di tempo per statuire (cfr. sentenza 9C_903/2013 del 30 gennaio 2014, consid. 7.2). Ciò significa che esso è tenuto a versare interessi di mora sulle sue prestazioni soltanto alla doppia condizione che siano trascorsi 24 mesi dalla nascita del diritto e 12 mesi dalla sua rivendicazione (cfr. Kieser, op. cit., n. 24, 26 e, a contrario, 43 all’art. 26 LPGA). Come nel caso giudicato dal TF, anche in concreto è evidente che la seconda condizione non si realizza nel caso di specie, il diritto alla rendita essendo stato rivendicato ai sensi degli art. 29 LPGA e 67 cpv. 1 OAVS soltanto nei mesi di settembre/ottobre 2013 (doc. A9).
10. Il ricorrente ha chiesto l’assunzione di numerose prove (cfr. doc. I). Pendente causa il TCA ha dato seguito alle richieste dell’interessato, ha effettuato diversi accertamenti ed ha sentito il ricorrente e la sua patrocinatrice nel corso dell’udienza del 22 maggio 2014 quando è stato interrogato quale teste _, gerente dell’Agenzia AVS di _ dal _.
Il TCA ha invece rinunciato a sentire _, poiché, come spiegato al consid. 5, una sua audizione non avrebbe alcun influsso sull’esito della vertenza.
Va a questo proposito rammentato che conformemente alla costante giurisprudenza, qualora l'istruttoria da effettuare d'ufficio conduca l'amministrazione o il giudice, in base ad un apprezzamento coscienzioso delle prove, alla convinzione che la probabilità di determinati fatti deve essere considerata predominante e che altri provvedimenti probatori non potrebbero modificare il risultato, si rinuncerà ad assumere altre prove (apprezzamento anticipato delle prove;
Kieser
, Das Verwaltungsverfahren in der Sozialversicherung, pag. 212 n. 450,
Kölz/Häner
, Verwaltungsverfahren und Verwaltungsrechts-pflege des Bundes, 2a ed., pag. 39 n. 111 e pag. 117 n. 320;
Gygi
, Bundesverwaltungsrechtspflege, 2a ed., pag. 274; cfr. anche STFA H 103/01 dell'11 gennaio 2002; DTF 122 II 469 consid. 4a, 122 III 223 consid. 3c, 120 Ib 229 consid. 2b, 119 V 344 consid. 3c e riferimenti). Tale modo di procedere non costituisce una violazione del diritto di essere sentito desumibile dall'art. 29 cpv. 2 Cost. fed. (e in precedenza dall'art. 4 vCost. fed.; DTF 124 V 94 consid. 4b, 122 V 162 consid. 1d, 119 V 344 consid. 3c).
11.
Alla luce di quanto precede il ricorso va respinto. Di conseguenza non deve essere esaminata la richiesta dell’interessato di condannare la Cassa al pagamento di ripetibili sia in sede giudiziaria che in sede amministrativa.