Decision ID: 1f5672be-f4eb-518f-bb0e-135658602b5a
Year: 2001
Language: it
Court: TI_TRAP
Chamber: TI_TRAP_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: penal_law

in fatto: A.
Con sentenza del 31 maggio 2001 il presidente della Corte delle assise correzionali di Lugano ha giudicato _ e _ per i titoli di ripetuto furto, tentato e consumato, danneggiamento, violazione di domicilio, violazione della legge federale sugli stupefacenti, infrazione alla legge federale sul domicilio e la dimora degli stranieri, contravvenzione alla legge federale sugli stupefacenti e infrazione grave alle norme della circolazione stradale. Essa ha riconosciuto:
– _ e _ autori colpevoli di ripetuto furto, danneggiamento e violazione di domicilio per avere, con _, frantumato il 14 febbraio 1999 a _ un finestrino dall'autovettura in uso di _, sottratto a scopo di indebito profitto le chiavi con le quali si sono illegalmente introdotti nella di lui abitazione, aprendo la cassaforte e sottraendo orologi, gioielli e altri oggetti per un valore complessivo di almeno fr. 33'000.–;
– _ autore colpevole di violazione della legge federale sugli stupefacenti per avere, nel gennaio del 1999, offerto alcuni “tiri” di cocaina a _;
– _ autore colpevole di grave infrazione alla legge federale sulla circolazione stradale per avere circolato alla guida del veicolo targato _ alla velocità di 158 km/h in luogo di quella massima consentita di 100 km/h.
Prosciolti i primi due dall'accusa di contravvenzione alla legge federale sugli stupefacenti per intervenuta prescrizione dell'azione penale e _ da quella di infrazione alla legge federale sul domicilio e la dimora degli stranieri, egli ha condannato _ alla pena di 9 mesi di detenzione (sospesi condizionalmente con un periodo di prova di due anni) e _ alla pena di 8 mesi di detenzione (pure sospesi condizionalmente con un periodo di prova di due anni) e all'espulsione dalla Svizzera per la durata di 3 anni. Inoltre ha condannato i primi due a rifondere in solido alla parte civile _ la somma di Lit. 13'500'00 in risarcimento del danno.
B.
Contro la sentenza di assise _ ha inoltrato il 5 giugno 2001 una dichiarazione di ricorso alla Corte di cassazione e di revisione penale. Nei motivi del gravame, presentati il 2 luglio 2001, egli chiede di essere prosciolto dalle accuse di danneggiamento e di violazione della legge federale sugli stupefacenti, con conseguente riduzione della pena. Nelle sue osservazioni del 17 luglio 2001 il Procuratore pubblico propone di respingere il ricorso. Le parti civili _ e _ non hanno presentato osservazioni.

Considerando
in diritto: 1.
Il ricorrente rimprovera anzitutto al presidente della Corte delle assise correzionali di avere violato l'art. 144 CP per averlo riconosciuto autore colpevole di danneggiamento, mentre a suo parere poteva entrare in linea di conto solo un reato di poca entità (art. 172
ter
CP), il danno provocato con la rottura del finestrino dell'automobile non superando l'importo di fr. 300.–. E siccome il fatto risale al febbraio del 1999 – egli sostiene – la prescrizione è ormai intervenuta, trattandosi di una contravvenzione.
2.
Secondo l'art. 172
ter
cpv. 1 CP, se uno dei reati (contro il patrimonio) previsti dal titolo secondo riguarda un bene di poco valore o un danno di lieve entità, il colpevole è punito, a querela di parte, con l'arresto o con la multa. Tale norma non si applica però al furto aggravato, né alla rapina o all'estorsione (art. 172
ter
cpv. 2 CP). In DTF 121 IV 261 consid. 2d il limite per qualificare un bene di poco valore è stato fissato a fr. 300.– (cfr. anche DTF 122 IV 156 consid. 2a). Lo stesso limite è stato stabilito in DTF 123 IV 113 consid. 3d per un danno di lieve entità. In DTF 122 IV 156 consid. 2a il Tribunale federale ha specificato nondimeno che determinante non è tanto il risultato ottenuto, bensì la reale intenzione dell'autore. Dell'art. 172
ter
CP beneficia unicamente chi, fin dall'inizio, ha mirato a una sottrazione o a un danno non superiore a fr. 300.– (CCRP, sentenza del 16 agosto 2000 in re Q., consid. 1).
3.
Secondo gli accertamenti della Corte di assise, prima di compiere il furto in danno di _ il ricorrente e _ hanno chiesto ad _ di rompere un finestrino dell'automobile in cui si trovano le chiavi della cassaforte. _ ha infranto il vetro con un martello di plastica e ha prelevato dall'auto un mazzo di chiavi con una busta, non senza ferirsi leggermente il mignolo e il medio della mano destra. Ha quindi consegnato le chiavi al ricorrente, che gli ha detto però non trattarsi di quelle giuste. _ ha di nuovo perquisito la vettura, trovando questa volta le chiavi richieste. I tre hanno poi provveduto a svaligiare la cassaforte.
4.
Pur rilevando che secondo il Garage _ il costo per la sostituzione del vetro laterale anteriore sinistro di un'Alfa Romeo “156” ammonta a fr. 235.45 (act. 3 prodotto al dibattimento), il primo giudice ha nondimeno escluso l'applicazione dell'art. 172
ter
CP già per il fatto che – a suo modo di vedere – gli imputati non avevano l'intenzione di commettere reato di lieve entità, poiché avrebbero perpetrato l'illecito senza riguardo all'entità del danno. Ha soggiunto che, comunque fosse, il danno cagionato alla parte civile è superiore alla somma pretesa dal ricorrente, dato che occorre considerare anche il costo per la pulizia del veicolo (dal sangue di _ e dai frammenti di vetro) e il costo per il nolo di un mezzo sostitutivo durante il giorno della riparazione o, in alternativa, l'equivalente del fermo tecnico. Ciò posto, il totale del danno supera senz'altro la soglia di fr. 300.– (sentenza, pag. 14).
5.
Quel che l'autore di un reato sa o no sa, quello che vuole o l'eventualità delittuosa cui egli consente è un problema legato all'accertamento dei fatti e alla valutazione delle prove (DTF 122 IV 156 consid. 2b, 121 IV 90 consid. 2b con rinvii). Il ricorso per cassazione è nondimeno un rimedio di mero diritto. L'accertamento dei fatti e la valutazione delle prove possono essere ridiscussi solo ove denotino gli estremi dell'arbitrio (art. 288 lett. c CPP). E arbitrario non significa discutibile o finanche erroneo, bensì chiaramente insostenibile o in aperto contrasto con gli atti (DTF 126 I 170 consid. 3a, 125 I 168 consid. 2a, 124 I 208 consid. 2a). Per motivare un censura di arbitrio non basta quindi criticare la decisione impugnata, né contrapporle una propria versione dei fatti, per quanto essa appaia preferibile. Occorre invece spiegare per quale ragione l'accertamento dei fatti e la valutazione delle prove sarebbero manifestamente insostenibili, si trovino in chiaro contrasto con gli atti o contraddicano in modo durante il sentimento di giustizia e dell'equità (DTF125 II 10 consid. 3a, 124 IV 86 consid. 2a, 123 I 1 consid. 4a). Secondo giurisprudenza, inoltre, una sentenza incorre nell'annullamento quando è arbitraria non solo nelle motivazioni, ma anche nel suo risultato (DTF 125 II 129 consid. 25b, 124 II 166 consid. 2a, 124 I 208 consid. 2a, 122 I 253 consid. 6 c con richiami).
6.
Come si è rilevato, il primo giudice ha negato che gli autori si prefiggessero un reato di poca entità, data la loro disponibilità a delinquere indipendentemente dal danno provocato. Il ricorrente afferma che tale accertamento è arbitrario, poiché la realtà dei fatti dimostra chiaramente come gli autori mirassero unicamente a prelevare dall'automobile le chiavi necessarie per aprire la cassaforte e compiere il furto. L'argomentazione non può essere condivisa. Non risulta in effetti che, quando hanno deciso di frantumare il vetro anteriore dell'Alfa Romeo “156”, gli autori intendessero limitare il danno a fr. 300.–. Né durante l'istruttoria né al dibattimento essi hanno preteso di essersi posti per lo meno qualche domanda sulla reale entità del pregiudizio che avrebbero causato all'automobile della parte civile. Nelle circostanze descritte il presidente della Corte poteva ritenere perciò, senza cadere in arbitrio, che in fin dei conti poco importava agli autori il costo che il proprietario del mezzo avrebbe dovuto sostenere per riparare il finestrino. Tanto più che, come ha giustamente soggiunto il primo giudice, non si trattava solo di sostituire il cristallo, ma occorreva anche ripulire l'abitacolo dalle tracce di sangue (effettivamente rinvenute: verbale 14 febbraio 1999 di _, annesso all'act. 2) e dai frammenti di vetro, per tacere dell'inconveniente dovuto al fermo del veicolo. Nulla muta che agli atti non figuri una distinta di tali spese, giacché determinante non è il risultato, bensì l'intenzione dell'autore. E la nozione di danno a norma dell'art. 172
ter
CP va intesa in senso lato, dovendosi considerare l'insieme del pregiudizio che il reato comporta (
Stratenwerth
,
Schweizerisches Strafrecht, Besonderer Teil I,
5a edizione, § 25 n. 18). La condanna inflitta dal primo giudice in virtù dell'art. 144 CP non viola perciò il diritto federale. Su questo punto il ricorso si rivela destituito di fondamento.
7.
Il ricorrente reputa che il primo giudice abbia disatteso il diritto federale ritenendolo colpevole di avere violato l'art. 19 n. 1 cpv. 4 LStup solo per avere egli, nel gennaio del 1999, offerto alcuni “tiri” di cocaina a _. Per il presidente della Corte il fatto di donare stupefacenti a terzi, sia pure nel contesto di un consumo comune, offende l'art. 19 n. 1 cpv. 4 LStup (sentenza, 13 e 15). Il ricorrente fa valere invece che la fattispecie rientra nel campo di applicazione dell'art. 19
a
LStup e costituisce una mera contravvenzione, nel frattempo prescritta. Si tratta del caso, appunto, in cui più persone consumino in comune sostanze stupefacenti, sicché la condotta ricade penalmente nella responsabilità individuale di ogni partecipante per il proprio comportamento.
a)
Fondandosi sull'opinione di
Corboz
(Les principales infractions, Berna 1997, n. 29 ad art. 19 LStup) il ricorrente contesta che nel caso specifico si possa parlare di offerta di sostanze stupefacenti, dato che “offrire” non significa fare un regalo – come nella fattispecie – ma proporre la consegna di droga. La norma si riferirebbe perciò alla proposta di contrattare, ciò che non si è verificato in concreto. L'argomento è pretestuoso, poiché l'art. 19. n. 1 cpv. 4 LStup contempla altre fattispecie e punisce anche chi distribuisce, vende, negozia per terzi, procura, prescrive, mette in commercio o semplicemente cede stupefacenti. Ora, chi mette cocaina a disposizione di un terzo, sia pure nel contesto di un consumo comune e senza contropartita, cede in ogni modo tale sostanza (
Corboz
, op. cit. art. 19 n. 36;
Albrecht
, Kommentar Strafrecht, Sonderband, Betäubunsgmittelstrafrecht, Berna 1995, n. 1 ad art. 19). Su questo punto il ricorso non ha consistenza.
b)
In realtà il problema è un altro. Secondo l'art. 19
b
LStup, chiunque prepari stupefacenti soltanto per il proprio consumo o consegni gratuitamente stupefacenti per renderne possibile il simultaneo consumo, non è punibile ove si tratti di esigue quantità. Che nella fattispecie il ricorrente abbia offerto droga ai fini di un consumo comune e simultaneo (
Albrecht
, op. cit., n. 6 ad art. 19
b
) è senz'altro verosimile, la stessa Corte di assise essendosi dipartita per altro dalla medesima premessa (sentenza, pag. 15). All'accusato, del resto, era stata prospettata pure l'imputazione di avere consumato droga nel mese di gennaio, onde la probabilità che egli abbia fatto cenno (anche) a tale circostanza quando ha riferito di avere offerto alcuni “tiri” di cocaina alla compagna (act. 18/11 pag. 3). Rimane da esaminare se nella fattispecie si versi nell'ipotesi di un'“esigua quantità”. Ora, il giudice dispone di ampio potere d'apprezzamento al riguardo (in DTF 124 IV 184 consid. 2a e 2b il Tribunale federale ha stabilito che l'autorità cantonale non aveva ecceduto nel proprio potere di apprezzamento negando che 11 g di hashish fossero una quantità esigua). Nel caso in esame risulta – come detto – che il ricorrente ha offerto a _ alcuni “tiri” di cocaina. In mancanza di accertamenti più precisi (nella sentenza non si quantifica l'equivalente di un “tiro”) e nel dubbio, si può per finire presumere che l'imputato sia rimasto ancora entro i limiti di 1 g circa di cocaina, la quantità ammessa dalla prassi basilese (
Albrecht
, op. cit., n. 8 ad art. 19
b
).
c)
Ciò posto, il ricorrente va prosciolto dall'accusa di infrazione alla legge federale sugli stupefacenti, rimanendo egli penalmente responsabile solo per il proprio personale consumo (art. 19
a
n.1 LStup; DTF 108 IV 200;
Albrecht
, op. cit., n. 2 e 5 ad art. 19
b
: CCRP, sentenza del 29 settembre 1992 in re G., consid. 5.2) e non per la poca cocaina offerta (gratuitamente) alla compagna nel contesto di un simultaneo e comune consumo. Trattandosi di contravvenzione, per tale infrazione è effettivamente subentrata la prescrizione. Ancorché per motivi diversi da quelli esposti dal ricorrente, al proposito il ricorso va perciò accolto.
8.
Rimane da affrontare il problema relativo alla (ri)commisurazione della pena (art. 296 cpv. 1 CP). Stando al consid. 10 della sentenza impugnata, risulta evidente che nell'infliggere all'imputato
9 mesi di detenzione il primo giudice ha posto l'accento soprattutto sul furto compiuto in danno di _ e, in particolare, sul grado di colpa per rapporto a questo reato, che ha definito particolarmente grave, segnatamente dal profilo soggettivo, avuto riguardo ai motivi a delinquere (meschino rancore personale). Per contro, egli ha conferito soltanto peso secondario al concorso di reati e quindi alla condanna per danneggiamento, violazione di domicilio e violazione della legge federale sugli stupefacenti (sentenza, pag. 15 e 16). Valutate le circostanze del caso e ponderati i motivi che hanno indotto il ricorrente a compiere il reato più grave, la Corte di cassazione e di revisione penale non ritiene che vi siano ragionevoli motivi per concedere significative riduzioni di pena; la quale è perciò stabilita in 8 mesi e 15 giorni di detenzione (computato il carcere preventivo sofferto), sospesi condizionalmente con un periodo di prova di due anni.
9.
Gli oneri processuali seguono la vicendevole soccombenza. Sono posti quindi a carico del ricorrente e dello Stato in ragione di metà ciascuno (art. 15 CPP). Il parziale accoglimento del ricorso non essendo da ricondurre alle motivazioni addotte dal ricorrente, non si assegnano ripetibili per il proscioglimento dall'imputazione di violazione della legge federale sugli stupefacenti (art. 9 cpv. 6 CPP).