Decision ID: 94de263f-44a4-54a8-ad93-a7008e8db69b
Year: 2019
Language: it
Court: CH_BVGE
Chamber: CH_BVGE_001
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: 

Fatti:
A.
A._, cittadino nigeriano di etnia (...), ha depositato una domanda
d’asilo in Svizzera il (...) settembre 2019 (cfr. atto n. [...]-1/2 e atto n. [...]-
23/7, p.to 1.08 seg., pag. 4).
B.
Le seguenti indagini svolte dalla Segreteria di Stato della migrazione (di
seguito: SEM), hanno permesso di appurare che, secondo la banca dati
«EURODAC», il richiedente aveva già depositato una domanda d’asilo in
Italia il (...) (cfr. atto n. [...]-22/2).
C.
Il richiedente è stato sentito il (...) settembre 2019 in merito ai suoi dati
personali (cfr. atto n. [...]-23/7; di seguito: verbale 1), nel quale egli ha se-
gnatamente riferito di aver lasciato il suo Paese d’origine nel dicembre del
2015, recandosi dapprima in B._, ed in seguito in Italia nell’(...)
2016, dove avrebbe soggiornato per circa (...) anni, prima di proseguire
per la Svizzera. Inoltre egli ha dichiarato di essere sposato tradizional-
mente dal (...) con C._, nata il (...), che soggiornerebbe con lui nello
stesso Centro federale d’asilo, la quale attenderebbe un bambino (cfr. ver-
bale 1, p.to 1.14 segg., pag. 3 seg.).
D.
In data (...) ottobre 2019, la SEM ha svolto con l’interessato un colloquio
personale ai sensi dell’art. 5 del regolamento (UE) n. 604/2013 del Parla-
mento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 che stabilisce i criteri e
i meccanismi di determinazione dello Stato membro competente per
l’esame di una domanda di protezione internazionale presentata in uno de-
gli Stati membri da un cittadino di un paese terzo o da un apolide (rifusione)
(Gazzetta ufficiale dell’Unione europea [GU] L 180/31 del 29.06.2013; di
seguito: Regolamento Dublino III), con contestuale diritto di essere sentito
in merito all’eventuale competenza dell’Italia per la trattazione della sua
domanda d’asilo nonché sul suo stato di salute (cfr. atto n. [...]-27/2; di se-
guito: verbale 2). Nel corso della medesima audizione, egli ha segnata-
mente dichiarato che con la presunta moglie si sarebbero sposati nell’anno
(...) con rito tradizionale, e per questo motivo non avrebbero alcun certifi-
cato di matrimonio. In Italia non avrebbe avuto alcun lavoro e sarebbe stato
costretto ad elemosinare per procacciarsi di quanto vivere, nonché con la
pretesa compagna – la quale in Italia avrebbe esercitato la prostituzione –
per un periodo avrebbero vissuto in strada, non avendo alcun alloggio. Dal
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profilo medico egli si sentirebbe debole e soffrirebbe di (...). Il richiedente
ha inoltre presentato a supporto della sua domanda d’asilo la seguente
documentazione in lingua inglese: copia del suo certificato di nascita del
(...); copia dell’affidavit per la dichiarazione dell’età datata (...); copia
dell’affidavit per l’attestazione della provenienza del (...); copia del certifi-
cato di identificazione/origine del (...) (cfr. atti n. [...]-29/2 e n. [...]-30/3).
E.
L’(...) ottobre 2019, l’autorità inferiore ha svolto con il richiedente un’audi-
zione complementare al colloquio Dublino del (...) ottobre 2019, inerente
la relazione che l’interessato intratterrebbe con C._ (N [...]) (cfr. atto
n. [...]-31/4; di seguito: verbale 3). Durante il predetto colloquio, la SEM ha
prospettato al richiedente che gli incarti concernenti lui e la presunta moglie
come pure le loro domande d’asilo, sarebbero stati trattati separatamente,
nonché che i precitati sarebbero stati registrati come amici (cfr. anche atto
n. [...]-35/1).
F.
Il (...) ottobre 2019, l’autorità di prime cure ha presentato alle autorità ita-
liane competenti, una richiesta di ripresa in carico fondata sull’art. 18 par. 1
lett. b Regolamento Dublino III (cfr. atti n. [...]-36/10, n. [...]-37/1 e n. [...]-
38/3), alla quale le autorità dello Stato limitrofo hanno risposto positiva-
mente in data (...) ottobre 2019 (cfr. atti n. [...]-39/1 e n. [...]-40/1).
G.
Per il tramite dello scritto del 22 novembre 2019, la rappresentante legale
dell’interessato ha trasmesso all’autorità inferiore il foglio di trasmissione di
informazioni mediche (F2) del (...), nel quale si riporta una visita medica
dell’interessato in medesima data, per un sospetto (...) con prescrizione di
una terapia, e con l’annotazione che, in caso di mancato miglioramento,
sarebbe seguito un ulteriore controllo medico (cfr. atto n. [...]-42/4).
H.
Con decisione del 4 dicembre 2019, notificata il 6 dicembre 2019 (cfr. atto
n. [...]-45/1), la SEM non è entrata nel merito della succitata domanda
d’asilo ai sensi dell’art. 31a cpv. 1 lett. b della legge sull’asilo (LAsi,
RS 142.31), pronunciando nel contempo l’allontanamento (recte: trasferi-
mento) dell’interessato verso l’Italia, come pure incaricando il D._
di eseguire la decisione di trasferimento e togliendo l’effetto sospensivo ad
un eventuale ricorso contro la decisione.
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I.
Il 13 dicembre 2019 (cfr. timbro del plico raccomandato), l’interessato è in-
sorto con ricorso contro la succitata decisione dinanzi al Tribunale ammini-
strativo federale (di seguito: il Tribunale), chiedendo l’annullamento della
decisione avversata e la ritrasmissione degli atti alla SEM per un nuovo
esame delle allegazioni e la trattazione in procedura nazionale della do-
manda d’asilo; contestualmente ha presentato un’istanza di assistenza giu-
diziaria, nel senso dell’esenzione dal versamento delle spese processuali
e del relativo anticipo.
Al ricorso sono in particolare state allegate due dichiarazioni di paternità
del (...), sottoscritte rispettivamente la prima dall’interessato (di seguito:
doc. 1) e la seconda da C._ (di seguito: doc. 2), per la figlia la cui
nascita sarebbe prevista il (...).
J.
Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti negli scritti saranno ripresi nei
considerandi qualora risultino decisivi per l’esito della vertenza.

Diritto:
1.
Le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla LTF,
in quanto la LAsi non preveda altrimenti (art. 6 LAsi). Fatta eccezione per
le decisioni previste all’art. 32 LTAF, il Tribunale, in virtù dell’art. 31 LTAF,
giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi dell’art. 5 PA prese dalle autorità
menzionate all’art. 33 LTAF. La SEM rientra tra dette autorità (art. 105 LAsi)
e l’atto impugnato costituisce una decisione ai sensi dell’art. 5 PA.
Il ricorrente ha partecipato al procedimento dinanzi all’autorità inferiore, è
particolarmente toccato dalla decisione impugnata e vanta un interesse de-
gno di protezione all’annullamento o alla modificazione della stessa (art. 48
cpv. 1 lett. a–c PA). Pertanto è legittimato ad aggravarsi contro di essa.
I requisiti relativi ai termini di ricorso (art. 108 cpv. 3 LAsi) alla forma e al
contenuto dell’atto di ricorso (art. 52 cpv. 1 PA) sono soddisfatti.
Occorre pertanto entrare nel merito del ricorso.
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2.
Con ricorso al Tribunale, possono essere invocati la violazione del diritto
federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti giuridicamente rile-
vanti (art. 106 cpv. 1 LAsi). Il Tribunale non è vincolato né dai motivi addotti
(art. 62 cpv. 4 PA), né dalle considerazioni giuridiche della decisione impu-
gnata, né dalle argomentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2). Al-
tresì, si rammenta che il Tribunale, adito con un ricorso contro una deci-
sione di non entrata nel merito di una domanda d’asilo, si limita ad esami-
nare la fondatezza di una tale decisione (cfr. DTAF 2012/4 consid. 2.2;
2009/54 consid. 1.3.3; 2007/8 consid. 5).
3.
Ai sensi dell’art. 111a cpv. 1 LAsi, il Tribunale rinuncia allo scambio di
scritti.
4.
4.1 Nella decisione impugnata, la SEM non è entrata nel merito della do-
manda d’asilo presentata dall’interessato.
4.1.1 In primo luogo, l’Italia sarebbe competente per la trattazione della
stessa, così come per l’attuazione dell’allontanamento dell’interessato.
Quest’ultimo non avrebbe del resto contestato detta competenza nell’am-
bito del diritto di essere sentito concessogli. Non si riscontrerebbero inoltre
fondati motivi per ritenere che in Italia sussistano delle carenze sistemiche
nella procedura d’asilo e nelle condizioni di accoglienza dei richiedenti
l’asilo ai sensi dell’art. 3 par. 2 Regolamento Dublino III, che implichino il
rischio di un trattamento inumano o degradante ex art. 4 della Carta dei
diritti fondamentali dell’Unione europea (2012/C 326/02, Gazzetta ufficiale
dell’Unione europea [GU] C 326/391 del 26.10.2012) o dell’art. 3 CEDU.
Peraltro, il Paese in questione, applicherebbe le direttive 2013/33/UE del
Parlamento e del Consiglio del 26 giugno 2013 recante norme relative
all’accoglienza dei richiedenti protezione internazionale (di seguito: diret-
tiva accoglienza), 2013/32/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del
26 giugno 2013 recante procedure comuni ai fini del riconoscimento e della
revoca dello status di protezione internazionale (di seguito: direttiva proce-
dura) e la direttiva 2011/95/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del
13 dicembre 2011 recante norme sull’attribuzione, a cittadini di paesi terzi
o apolidi, della qualifica di beneficiario di protezione internazionale, su uno
status uniforme per i rifugiati o per le persone aventi titolo a beneficiare
della protezione sussidiaria, nonché sul contenuto della protezione ricono-
sciuta (rifusione) (GU L 337/9 del 20.12.2011; di seguito: direttiva qualifi-
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che). Inoltre, il Paese membro in questione, sarebbe firmatario della Con-
venzione del 28 luglio 1951 sullo statuto dei rifugiati (Conv. rifugiati,
RS 0.142.30) oltre che della CEDU, e non sussisterebbero degli elementi
concreti che indichino che l’Italia non rispetterebbe i suoi obblighi interna-
zionali e che la sua procedura di asilo e di allontanamento non sia attuata
nel rispetto delle precitate disposizioni internazionali.
4.1.2 L’autorità inferiore, nel proseguo della sua decisione, non ha ritenuto
applicabili, in specie, gli art. 16 cpv. 1 e 17 cpv. 1 (clausola di sovranità)
Regolamento Dublino III. Se d’un canto la SEM ha ritenuto che l’interessato
e la compagna C._ – in attesa della loro presunta figlia – non ab-
biano portato alcun documento attestante del loro matrimonio tradizionale,
che il medesimo non è stato registrato civilmente e che quindi non è rico-
nosciuto in Svizzera, d’altro canto ha esaminato la natura della relazione
esistente tra la coppia. Ha in tal senso escluso che la stessa possa essere
qualificata sia ai sensi dell’art. 1a lett. e dell’ordinanza 1 sull’asilo relativa a
questioni procedurali (OAsi 1, RS 142.311) quale relazione di concubinato,
poiché durata meno di due anni; sia come relazione stretta ed effettiva ai
sensi della nozione di “familiari” di cui all’art. 2 lett. g del Regolamento Du-
blino III. Visti gli elementi pregressi evidenziati, nonché che dalla data del
loro matrimonio avrebbero trascorso più tempo separati che insieme, che
la compagna non godrebbe di alcun diritto di presenza assicurato in Sviz-
zera, in quanto la sua domanda d’asilo sarebbe tutt’ora in trattamento, ol-
treché non vi sarebbe alcuna certezza che egli sia il padre del nascituro,
non sarebbe inoltre applicabile alla fattispecie l’art. 8 CEDU.
4.1.3 Infine, non sussisterebbe alcun motivo per applicare la clausola di
sovranità ex art. 29a cpv. 3 OAsi 1. Invero, a fronte della presunzione se-
condo la quale l’Italia, malgrado le difficoltà alle quali sarebbe confrontata
nella presa in carico dei richiedenti l’asilo, rispetterebbe la direttiva acco-
glienza e la direttiva procedura, come pure che non ci si troverebbe in una
fattispecie appartenente alla categoria di casi considerati vulnerabili, il tra-
sferimento del richiedente verso lo Stato membro competente, non neces-
siterebbe di ulteriori investigazioni. A mente della SEM, egli potrà pertanto
rivolgersi sia alle autorità competenti che a numerose organizzazioni cari-
tative presenti in loco, per ottenere un alloggio, un’assistenza sociale o se
desiderasse beneficiare di un aiuto nella ricerca di un impiego, tuttavia sot-
tolineando che nessuno Stato membro del Regolamento Dublino III può
garantire l’accesso ad un posto di lavoro retribuito. Non vi sarebbe inoltre
agli atti alcun indizio concreto che permetta di presumere che l’interessato
si troverebbe in una situazione esistenziale critica in caso di un suo trasfe-
rimento verso l’Italia. Proseguendo nell’analisi, la sua situazione medica
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risulterebbe acclarata e non di una gravità tale da necessitare l’applica-
zione della clausola di sovranità. In tale contesto, non esisterebbero nep-
pure degli elementi che inducano a credere che l’Italia lo avrebbe privato
di cure mediche adeguate o che lo farebbe in futuro, essendo fra l’altro
tenuta a prestare l’assistenza medica in applicazione della direttiva acco-
glienza. Soltanto la capacità al trasferimento, sarebbe pertanto decisiva
per il proseguo della procedura Dublino. Lo stato di salute dell’interessato,
verrebbe considerato dalla SEM – in applicazione degli art. 31 e 32 Rego-
lamento Dublino III – al momento dell’organizzazione del trasferimento
verso lo Stato membro competente, ovvero informando le autorità italiane
della sua situazione valetudinaria e dei trattamenti di cui necessita.
4.2 L’insorgente, nel suo gravame, dopo aver presentato ed ampliato gli
elementi fattuali, avversa la succitata valutazione dell’autorità di prime
cure. Egli ritiene anzitutto, citando diverse fonti, che il matrimonio tradizio-
nale da lui contratto insieme alla presunta compagna, e retto dal diritto con-
suetudinario, sarebbe uno dei tre tipi di matrimonio validamente ricono-
sciuti in Nigeria, che sarebbe in tale Stato pure vincolante. Non si potrebbe
pertanto escludere, la legalità dello stesso matrimonio in Svizzera, e que-
sto, in particolare, senza svolgere delle adeguate ricerche in merito. Per
quanto attiene la mancanza di un certificato di matrimonio, lo stesso sa-
rebbe molto difficile che venga emesso o addirittura ottenuto in Nigeria. Il
ricorrente ritiene inoltre che, a differenza di quanto sostenuto nella deci-
sione impugnata, anche se non si ammettesse la legittimazione in Svizzera
del matrimonio di diritto consuetudinario nigeriano da lui contratto, tuttavia
la relazione che lui vivrebbe con la compagna sarebbe una vera e propria
unione di fatto, parificata al vincolo coniugale e supportata da copiosa giu-
risprudenza nazionale e della CorteEDU, e risulterebbe pertanto rilevante
ai sensi dell’art. 8 CEDU. Per quanto attiene il fatto che la convivenza non
sia potuta essere continuativa e duratura, la stessa sarebbe dovuta alla
riduzione in schiavitù sessuale della moglie, che avrebbe inciso notevol-
mente, se non addirittura reso impossibile, una loro vita in comune. Tutta-
via, appena essi avrebbero potuto riunirsi, avrebbe nuovamente ricostituito
il nucleo familiare e deciso di generare un figlio, responsabilità alle quali il
ricorrente non si sarebbe mai sottratto. Ciò sarebbe dimostrato pure dalla
dichiarazione di paternità firmata dallo stesso, nella quale egli si impegna
non solo a riconoscere la bambina, ma anche a darle il suo cognome ed a
provvedere alla sua crescita ed al suo sostentamento. Il ricorrente si sa-
rebbe inoltre reso disponibile ad effettuare un test di paternità. Per quanto
attiene la condizione del diritto di presenza assicurato in Svizzera, la Cor-
teEDU avrebbe smentito la tesi esposta dalla SEM nella decisione avver-
sata, ritenendo che in situazioni eccezionali le persone possano invocare
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la tutela della vita privata e familiare anche se la loro presenza non sarebbe
legalmente regolamentata o che non avrebbero un diritto di soggiorno (con-
solidato), ma la cui presenza è di fatto accettata come realtà o deve essere
riconosciuta per ragioni oggettive. Proseguendo nell’analisi, l’insorgente
sottolinea come il diritto del bambino che nascerà di mantenere delle rela-
zioni personali regolari e dei contatti diretti con entrambi i genitori previsto
dall’art. 9 par. 3 della Convenzione sui diritti del fanciullo del 20 novem-
bre 1989 (RS 0.107; di seguito: CDF), sarebbe violato se la decisione della
SEM divenisse esecutiva. Invero, si verificherebbe in tal caso una situa-
zione paradossale e distruttiva per l’intero nucleo familiare, essendo che la
compagna sarebbe stata ammessa in procedura nazionale, e resterebbe
quindi con la figlia in Svizzera, mentre che il marito e rispettivo padre, sa-
rebbe rinviato in Italia, senza possibilità di entrare su suolo elvetico, nep-
pure per far visita alla moglie. Oltre a distruggere una coppia, si neghe-
rebbe quindi alla bambina di poter crescere con un padre che avrebbe ma-
nifestato espressamente la ferma volontà di prendersene cura. Non di mi-
nore importanza, sarebbe inoltre l’evenienza che la decisione sarebbe
stata notificata all’insorgente (...) prima della presunta data del parto della
moglie, ciò che avrebbe creato nella donna uno stato di agitazione e di
shock, che mal si concilierebbe con lo stato di gravidanza avanzato, non-
ché messo in pericolo di fatto la possibilità che l’insorgente possa assistere
al parto della figlia. A fronte di tali elementi, la decisione della SEM viole-
rebbe il diritto alla vita familiare ex art. 8 CEDU dell’interessato ed il conse-
guente provvedimento di allontanamento del ricorrente sarebbe pertanto
inammissibile. Infine, considerando che la moglie dell’insorgente sarebbe
con tutta probabilità una potenziale vittima di tratta di esseri umani, la par-
ticolare vulnerabilità dell’intero nucleo familiare e l’inevitabile vincolo di di-
pendenza tra la compagna ed il ricorrente, renderebbero indispensabile
una valutazione unitaria della domanda di protezione e aggraverebbero
esponenzialmente i rischi conseguenti alla riammissione dell’interessato su
suolo italiano.
5.
5.1 Nella presente disamina, occorre determinare se la SEM poteva fare
applicazione dell’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi, disposizione che prevede che
di norma non si entra nel merito di una domanda di asilo se il richiedente
può partire alla volta di uno Stato terzo cui compete, in virtù di un trattato
internazionale, l’esecuzione della procedura d’asilo e d’allontanamento.
5.2 Prima di applicare la predetta disposizione, la SEM esamina la compe-
tenza relativa al trattamento di una domanda di asilo secondo i criteri pre-
visti dal Regolamento Dublino III. Se in base a questo esame è individuato
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un altro Stato quale responsabile per l’esame della domanda di asilo, la
SEM pronuncia la non entrata nel merito previa accettazione, espressa o
tacita, di ripresa in carico del richiedente l’asilo da parte dello Stato in que-
stione (cfr. DTAF 2017 VI/5 consid. 6.2).
5.3 Giusta l’art. 3 par. 1 Regolamento Dublino III, la domanda di protezione
internazionale è esaminata da un solo Stato membro, ossia quello indivi-
duato in base ai criteri enunciati al capo III (art. 7-15). Nel caso di una pro-
cedura di presa in carico (inglese: take charge) ogni criterio per la determi-
nazione dello Stato membro competente – enumerato al capo III – è appli-
cabile solo se, nella gerarchia dei criteri elencati all’art. 7 par. 1 Regola-
mento Dublino III, quello precedente previsto dal Regolamento non trova
applicazione nella fattispecie (principio della gerarchia dei criteri). La de-
terminazione dello Stato membro competente avviene sulla base della si-
tuazione esistente al momento in cui il richiedente ha presentato domanda
di protezione internazionale (art. 7 par. 2 Regolamento Dublino III;
DTAF 2017 VI/5 consid. 6.2 con riferimenti citati). Contrariamente, nel caso
di una procedura di ripresa in carico (inglese: take back) – come è il caso
nella fattispecie – di principio non viene effettuato un nuovo esame di de-
terminazione dello Stato membro competente secondo il capo III Regola-
mento Dublino III (cfr. DTAF 2017 VI/5 consid. 6.2 con riferimenti citati).
5.4 Ai sensi dell’art. 3 par. 2 Regolamento Dublino III, qualora sia impossi-
bile trasferire un richiedente verso lo Stato membro inizialmente designato
come competente in quanto si hanno fondati motivi di ritenere che sussi-
stano delle carenze sistemiche nella procedura di asilo e nelle condizioni
di accoglienza dei richiedenti, che implichino il rischio di un trattamento
inumano o degradante ai sensi dell’art. 4 CartaUE, lo Stato membro che
ha avviato la procedura di determinazione dello Stato membro competente
prosegue l’esame dei criteri di cui al capo III per verificare se un altro Stato
membro possa essere designato come competente. Qualora non sia pos-
sibile eseguire il trasferimento verso un altro Stato membro designato in
base ai criteri del capo III o verso il primo Stato membro in cui la domanda
è stata presentata, lo Stato membro che ha avviato la procedura di deter-
minazione diventa lo Stato membro competente.
5.5 Lo Stato membro competente è tenuto a riprendere in carico – in osse-
quio alle condizioni poste agli art. 23, 24, 25 e 29 – il richiedente la cui
domanda è in corso d’esame e che ha presentato domanda in un altro
Stato membro oppure si trova nel territorio di un altro Stato membro senza
un titolo di soggiorno (art. 18 par. 1 lett. b Regolamento Dublino III).
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6.
Nel caso di specie, le investigazioni effettuate dalla SEM hanno rivelato,
dopo consultazione dell’unità centrale del sistema europeo «EURODAC»,
che l’interessato ha depositato una domanda d’asilo in Italia il (...) (cfr. atto
n. [...]-22/2). Di conseguenza, il (...) ottobre 2019 l’autorità precitata ha
presentato alle autorità italiane competenti, nei termini fissati all’art. 23
par. 2 Regolamento Dublino III, una richiesta di ripresa in carico basata
sull’art. 18 par. 1 lett. b Regolamento Dublino III (cfr. atti n. [...]-36/10 e
n. [...]-37/1). Le autorità italiane hanno risposto positivamente alla richiesta
di ripresa in carico formulata dalla SEM il (...) ottobre 2019 (cfr. atto n. [...]-
39/1), quindi nel rispetto del termine di due settimane di cui all’art. 25 par. 1
secondo periodo Regolamento Dublino III.
Ne consegue che la competenza dell’Italia, peraltro non contestata dall’in-
sorgente, risulta di principio essere data nella fattispecie.
7.
7.1 Quanto alle condizioni di accoglienza nella vicina penisola, occorre an-
zitutto rammentare che l’Italia è legata alla CartaUE e firmataria della
CEDU, della Convenzione del 10 dicembre 1984 contro la tortura ed altre
pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti (Conv. tortura, RS 0.105),
della Conv. rifugiati, oltre che del relativo Protocollo aggiuntivo del 31 gen-
naio 1967 (RS 0.142.301) e ne applica le disposizioni. Inoltre, malgrado sia
notorio che le autorità italiane siano confrontate con dei seri problemi in
materia di accoglienza dei richiedenti l’asilo, i quali potrebbero riscontrare
delle importanti difficoltà dal punto di vista dell’alloggio, delle condizioni di
vita, così come, a seconda delle circostanze, dell’accesso alle cure medi-
che (cfr. Organizzazione svizzera di aiuto ai rifugiati [OSAR], Situation
actuelle pour les personnes requérantes d’asile en Italie, Renseignement
du Département juridique, 8 maggio 2019; Danish Refugee Council, Mu-
tual trust is still not enough, The situation of persons with special reception
needs transfered to Italy under the Dublin III Regulation, 12 dicem-
bre 2018), la situazione non risulta a tal punto grave da poter essere equi-
parata a quella ritenuta per la Grecia (cfr. sentenze della CorteEDU M.S.S.
contro Belgio e Grecia del 21 gennaio 2011, 30696/09; Mohammed Hus-
sein contro Paesi Bassi e Italia del 2 aprile 2013, 27725/10; Tarakhel contro
Svizzera del 4 novembre 2014, 29217/12, §114; decisione della CorteEDU
Jihana Ali e altri contro Svizzera e Italia del 27 ottobre 2016, 30474/14,
§33).
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Pagina 11
7.2 Poste le succitate debite premesse, bisogna partire dall’assunto che il
rispetto della sicurezza dei richiedenti l’asilo, in particolare il diritto alla trat-
tazione della propria domanda secondo una procedura giusta ed equa ed
una protezione conforme al diritto internazionale ed europeo da parte dello
Stato in questione sia in casu da presumersi (cfr. precitate direttive acco-
glienza e procedura).
7.3 La giurisprudenza ha del resto già avuto modo di rilevare che la recente
evoluzione della situazione in Italia non è tale da permettere di rimettere in
discussione la giurisprudenza costante del Tribunale in merito alle condi-
zioni di accoglienza, che permane tutt’ora attuale (cfr. tra le tante sentenze
del Tribunale D-3567/2019 del 29 novembre 2019 consid. 10.5 con riferi-
menti citati, D-4105/2019 del 16 settembre 2019).
7.4 Conseguentemente, l’applicazione dell’art. 3 par. 2 del Regolamento
Dublino III, è rettamente stata esclusa dall’autorità resistente.
7.5
7.5.1 La presunzione di sicurezza sopra esposta (cfr. consid. 7.2) può pure
essere confutata in presenza di indizi seri che, nel caso concreto, le auto-
rità di tale Stato non rispetterebbero il diritto internazionale (cfr.
DTAF 2010/45 consid. 7.4 e 7.5). La stessa va inoltre scartata d’ufficio in
presenza di violazioni sistematiche delle garanzie minime previste
dall’Unione europea o di indizi seri di violazioni del diritto internazionale
(cfr. DTAF 2011/9 consid. 6; sentenza della CorteEDU M.S.S. contro Belgio
e Grecia del 21 gennaio 2011, 30696/09).
7.5.2 Ora, nel caso di specie nessun indizio serio indica che le autorità ita-
liane abbiano violato il diritto dell’interessato all’esame della sua domanda
d’asilo nell’ambito di una procedura equa o che abbiano rifiutato di garan-
tirgli una protezione conforme al diritto europeo. Altresì l’insorgente non ha
dimostrato il mancato rispetto del divieto di respingimento da parte dell’Ita-
lia né tantomeno l’esistenza di un rischio di contravvenzione della direttiva
procedura. Egli, al di là di generiche allegazioni, non è inoltre stato in mi-
sura di portare degli indizi oggettivi, concreti e seri, di essere durevolmente
privato del sostentamento minimo e di subire delle condizioni di vita inde-
gna in violazione della direttiva accoglienza nel caso di un suo trasferi-
mento in Italia. Il ricorrente, un uomo solo, non può peraltro essere consi-
derato come una persona vulnerabile ai sensi della sentenza della Cor-
teEDU Tarakhel contro Svizzera. Inoltre, in relazione al suo stato di salute,
il ricorrente non ha asserito alcunché nel suo ricorso, né risulta dagli atti
all’inserto, che egli presenti dei problemi di salute necessitanti di una presa
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in carico medica, né tantomeno di poter ritenere che il suo stato valetudi-
nario sia ostativo al suo trasferimento verso l’Italia, in quanto rischierebbe
di esporlo a trattamenti contrari alle obbligazioni internazionali sottoscritte
dalla Svizzera ed incompatibili con la giurisprudenza in materia della Cor-
teEDU (cfr. sentenze della CorteEDU Paposhvili contro Belgio del 13 di-
cembre 2016, 41738/10, §181 segg., N. contro Regno Unito del 27 mag-
gio 2008, 26565/05; DTAF 2011/9 consid. 7.1). Sia quel che sia, non è
inopportuno ricordare che l’Italia, in qualità di Stato firmatario della direttiva
accoglienza, deve provvedere affinché i richiedenti ricevano la necessaria
assistenza sanitaria comprendente quanto meno le prestazioni di pronto
soccorso e il trattamento essenziale di malattie e di gravi disturbi mentali e
fornire la necessaria assistenza medica o di altro tipo, ai richiedenti con
esigenze di accoglienza particolari, comprese, se necessarie, appropriate
misure di assistenza psichica (art. 19 par. 1 e 2 direttiva accoglienza).
7.5.3 Ad ogni modo se, dopo il suo trasferimento in Italia, l’interessato do-
vesse essere costretto dalle circostanze a condurre un’esistenza non con-
forme alla dignità umana, o se dovesse ritenere che il paese in questione
viola i suoi obblighi di assistenza nei suoi confronti, così come la direttiva
precitata, o in ogni altro modo leda i suoi diritti fondamentali, apparterrà al
medesimo sollevare l’eventuale violazione dei suoi diritti, utilizzando le
adeguate vie di diritto, dinanzi alle autorità dello Stato in questione (cfr.
art. 26 direttiva accoglienza).
7.5.4 In conclusione, il richiedente l’asilo non ha fornito indizi seri suscetti-
bili di comprovare che le sue condizioni di vita o la sua situazione personale
sarebbero tali da contravvenire all’art. 4 CartaUE, all’art. 3 CEDU o
all’art. 3 Conv. tortura in caso di esecuzione del suo trasferimento in Italia.
7.6
7.6.1 Risulta ora d’uopo determinare se, come invocato dal ricorrente nel
suo gravame, il suo trasferimento in Italia sia compatibile con l’art. 8 CEDU,
visto il legame matrimoniale ed affettivo che egli intratterrebbe con
C._, la sua presunta moglie, rispettivamente la sua volontà di rico-
noscere e di prendersi cura della bambina che starebbe per nascere dalla
sua compagna.
7.6.2 Seppure l’art. 8 CEDU, rispettivamente l’art. 13 Cost., non garanti-
scano il diritto a soggiornare in un determinato Stato, il diritto al rispetto
della vita famigliare e privata può essere violato qualora ad uno straniero,
la cui famiglia risiede in Svizzera, viene vietata la presenza in tale Paese e
con ciò viene impedita la vita famigliare (cfr. DTF 135 I 143 consid. 1.3.1).
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Non vi è tuttavia violazione del diritto al rispetto della vita famigliare qualora
si possa ragionevolmente esigere dai membri della famiglia che realizzino
la vita famigliare all’estero. Se la persona a beneficio di un diritto di pre-
senza assicurato in Svizzera può lasciare questo paese senza difficoltà e
con la persona che richiede un permesso di soggiorno in Svizzera,
l’art. 8 CEDU non è in principio violato. Al contrario, se la partenza del
membro che può restare in Svizzera non è possibile senza difficoltà è ne-
cessario procedere ad una ponderazione degli interessi prevista
dall’art. 8 par. 2 CEDU (cfr. DTF 140 I 145 consid. 3.1 e relativi riferimenti;
DTAF 2011/48 consid 6.3.1). Un’ingerenza nella vita familiare è invero am-
missibile se questa è prevista dalla legge e se costituisce una misura che,
in una società democratica, è necessaria per la sicurezza nazionale, l’or-
dine pubblico, il benessere economico del paese, la prevenzione dei reati,
la protezione della salute o della morale, o la protezione dei diritti e delle
libertà altrui (cfr. art. 8 par. 2 CEDU). A questo titolo, incombe alle autorità
procedere alla ponderazione dei differenti interessi in presenza, vale a dire,
da una parte l’interesse dello Stato all’allontanamento dello straniero e,
dall’altra, l’interesse di quest’ultimo a mantenere le sue relazioni familiari
(cfr. fra le tante: sentenze del Tribunale D-2077/2018 del 9 gennaio 2019
consid. 5.1.3.1; D-2107/2018 del 18 maggio 2018 consid. 5.3.3.1).
Nell’esame della proporzionalità della misura (art. 8 par. 2 CEDU) si deve
anche tenere conto dell’interesse superiore del fanciullo di poter crescere
a stretto contatto con entrambi i genitori (cfr. art. 3 della Convenzione sui
diritti del fanciullo del 20 novembre 1989 [CDF, RS 0.107]), ricordando tut-
tavia che tale elemento non risulta preponderante rispetto agli altri e che
l’art. 3 CDF non accorda un diritto ad un bambino o ad uno dei genitori di
entrare e soggiornare in Svizzera prevalendosi del ricongiungimento fami-
liare (cfr. DTAF 2015/29 consid. 4.2.4).
7.6.3 Per poter invocare il diritto al rispetto della vita famigliare ex
art. 8 CEDU, lo straniero non soltanto deve provare la presenza di una re-
lazione stretta ed effettiva con una persona della sua famiglia, ma pure che
quest’ultima abbia un diritto di presenza assicurato o duraturo in Svizzera
(cfr. DTF 139 I 330 consid. 2.1, DTF 135 I 143 consid. 1.3.1 e giurispru-
denza ivi citata). Quest’ultima esigenza pare essere stata temperata nella
giurisprudenza recente del Tribunale federale, considerando che in fun-
zione delle circostanze della fattispecie, il diritto di presenza assicurato in
Svizzera non possa più essere considerato come una condizione pre-
gressa all’applicazione dell’art. 8 CEDU. In alcuni casi, l’applicazione
stretta di tale criterio, dovrebbe invero cedere il passo all’applicazione
dell’art. 8 CEDU che tenga piuttosto conto della situazione familiare della
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persona interessata e di eventuali ulteriori circostanze particolari (ad esem-
pio la presenza effettiva e di lunga durata sul territorio elvetico; cfr.
DTF 130 II 281; 139 I 37), piuttosto che della sua situazione dal punto di
vista dell’asilo o del diritto degli stranieri (cfr. DTAF 2018 VII/4 consid. 9.3
con ulteriori riferimenti citati; sentenza del Tribunale F-762/2019 del 25 set-
tembre 2019 consid. 6.2). Una relazione stretta ed effettiva è in principio
presunta per la famiglia detta nucleare o “Kernfamilie”, ovvero quella esi-
stente tra coniugi come pure tra genitori e figli minorenni che coabitano (cfr.
DTF 140 I 77 consid. 5.2, 137 I 113 consid. 6.1).
7.6.4 Nella presente disamina, occorre innanzitutto rilevare che la que-
stione della legalità del matrimonio tradizionale contratto in Nigeria e del
suo eventuale riconoscimento in quanto tale in Svizzera, può rimanere in
casu aperta, in quanto all’incarto vi è un complesso di elementi sufficienti
e preponderanti che conducono il Tribunale a considerare come il supposto
matrimonio tradizionale celebrato tra l’insorgente e la compagna, non sia
attendibile. L’interessato, oltreché non aver portato alcun documento a
supporto della presunta celebrazione tradizionale – documentazione che,
a differenza delle asserzioni della patrocinatrice dell’insorgente (cfr. ricorso,
pag. 6) non risulta agli atti neppure che il medesimo si sia interessato di
come procurarsela e di richiederla alle autorità competenti nigeriane,
avendo egli risposto unicamente che non viene rilasciato alcun certificato
di matrimonio (cfr. verbale 2; verbale 3, pag. 4), ciò che non risulta apriori-
sticamente deducibile dalle fonti consultabili e citate pure nel gravame (cfr.
Refugee Documentation Centre [RDC], Legal Aid Board, Refugee Docu-
mentation Centre, Country Marriage Pack: Nigeria, ottobre 2016, <
https://www.ecoi.net/en/file/local/1421304/4792_1515550525_142832.pdf
>, pag. 13 seg., consultato il 18.12.2019; U.S. Departement of State, Bu-
reau of Consular Affairs, Country Reciprocity Schedule: Nigeria, consulta-
bile al sito: https://travel.state.gov/content/travel/en/us-visas/Visa-Recipro-
city-and-Civil-Documents-by-Country/Nigeria.html → Marriage Divorce
Certificates, consultato il 18.12.2019; Australian High Commission Nigeria,
How to register a marriage in Nigeria, https://nigeria.highcommis-
sion.gov.au/aaja/reg_marriage.html, consultato il 18 dicembre 2019) – ha
rilasciato delle dichiarazioni poco credibili in merito. In particolare, egli non
è riuscito in un primo momento a fornire la data esatta del suo matrimonio,
riferendo che si sarebbero sposati nell’anno (...) (cfr. verbale 1, p.to 1.14,
pag. 3; verbale 2 e verbale 3, pag. 1). Soltanto su quesiti maggiormente
espliciti dell’interrogante relativi alla data precisa nel quale il matrimonio
sarebbe stato celebrato, durante l’audizione dell’(...) ottobre 2019, egli ha
riferito dapprima che sarebbe avvenuto nel mese di (...), non rammentan-
dosi però del giorno esatto (cfr. verbale 3, pag. 1), e successivamente che
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non si ricorderebbe di tale data poiché avverrebbe nei giorni nei quali con-
terebbero in modo tradizionale, ovvero sarebbe incorso nel giorno di “(...)”
(cfr. verbale 3, pag. 2). Inoltre, egli non è riuscito ad indicare né il nome di
uno dei fratelli della moglie, come neppure dello zio (...) della presunta
moglie che avrebbe celebrato il loro matrimonio (cfr. verbale 3, pag. 2 seg.).
Ha dipoi indicato che la moglie avrebbe avuto (...) anni al momento della
celebrazione del matrimonio (cfr. verbale 3, pag. 2), quando invece, ri-
spetto alla data di nascita dichiarata in precedenza (ovvero il [...], cfr. ver-
bale 3, pag. 1), risulta che la stessa avrebbe avuto (...) anni.
Sulla scorta di tali elementi, la coppia non viene pertanto considerata come
sposata.
7.6.5 In assenza di un matrimonio validamente concluso, occorre tuttavia
esaminare se vi è una relazione stretta ed effettiva tra l’interessato e
C._, che rientrerebbe pure nell’ambito di protezione
dell’art. 8 CEDU.
7.6.5.1 Secondo la giurisprudenza del Tribunale federale, i fidanzati o i con-
cubini non possono in principio prevalersi dell’art. 8 CEDU, a meno che la
coppia non intrattenga, da lungo tempo, una relazione stretta ed effettiva e
che non esistano degli indizi concreti di un matrimonio seriamente deside-
rato ed imminente in Svizzera (cfr. DTF 138 III 157 consid. 2.3.3; sentenze
del Tribunale federale 2C_832/2016 del 12 giugno 2017 consid. 6.1;
2C_81/2016 del 15 febbraio 2016 consid. 6.1). Per determinare se una re-
lazione al di fuori del matrimonio corrisponda ad una vita familiare e per-
tanto rilevi dell’ambito di protezione dell’art. 8 CEDU, occorre prendere in
considerazione una serie di elementi, come il fatto di sapere se la coppia
coabita, da quanto tempo e se vi sono dei figli in comune (cfr. sentenza
della CorteEDU Serife Yigit contro Turchia del 20 gennaio 2009,
n. 3976/05, §25 seg. e le altre sentenze ivi citate; DTF 137 I 113 consid. 6.1
con ulteriori riferimenti citati; DTAF 2012/4 consid. 3.3.3 con riferimenti ci-
tati; cfr. anche sentenza del Tribunale F-762/2019 consid. 6.3).
7.6.5.2 Dalle insorgenze di causa, risulta che all’ora attuale, la celebra-
zione imminente di un matrimonio tra la coppia in Svizzera, visto anche lo
stato incerto dello stato civile di entrambi – data l’inverosimiglianza della
loro unione matrimoniale contratta in Nigeria (cfr. supra consid. 7.6.4) – non
appare essere possibile. Inoltre, la durata della vita in comune tra il ricor-
rente e la compagna, risulta essere troppo corta rispetto alle esigenze giu-
risprudenziali in materia, in quanto sarebbe inferiore ai due anni di durata
e come tale non può pertanto essere tutelato dal disposto in questione.
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Anche si ritenessero verosimili le dichiarazioni in merito esposte dall’insor-
gente in corso di procedura, essi avrebbero invero convissuto in patria dal
(...) sino al (...), ed in seguito nuovamente dal (...) in avanti in Italia ed in
Svizzera presso il Centro federale di E._ (cfr. verbale 3, pag. 1
segg.), essendosi visti tra il (...) del (...) ed il (...) soltanto sporadicamente
e vivendo in alloggi differenti (cfr. verbale 3, pag. 3 seg.). Al contrario di
quanto sostenuto nel gravame dal ricorrente, risulta inoltre che, anche po-
nendo mente al fatto che la loro relazione fosse effettivamente già iniziata
nel loro paese d’origine – quandanche non sia stata portata dal ricorrente
alcuna documentazione a supporto della stessa –, egli si sia completa-
mente disinteressato nel corso dei due anni successivi alla sua partenza
dalla Nigeria, della sorte della compagna rimasta in tale Stato. Invero, sol-
tanto nel (...) del 2017 egli avrebbe ripreso contatto telefonicamente con la
medesima, avendo ottenuto il suo nuovo numero di telefono per il tramite
della sorella (cfr. verbale 3, pag. 2 seg.). Egli non ha in particolare dimo-
strato o portato alcun elemento concreto a supporto del fatto che egli abbia
tentato di mettersi in contatto con la presunta moglie già in precedenza,
anche per il tramite dei rispettivi famigliari, di cui conosceva quantomeno
gli indirizzi. In merito alla predetta evenienza, dalle dichiarazioni dell’insor-
gente rese in corso di procedura risulta che la compagna avrebbe ristabilito
i contatti con lui dopo che i medesimi si sarebbero sentiti telefonicamente
nel mese di (...) 2017, recandosi a fargli visita sporadicamente, e succes-
sivamente quando lui avrebbe lasciato il suo alloggio, a causa della sua
chiusura, avrebbero convissuto presso l’alloggio messo a disposizione di
un suo amico, a partire dal (...). Non risulta pertanto plausibile che, il pre-
sunto stato di vittima di tratta di esseri umani della compagna, come espo-
sto nel memoriale dall’insorgente, abbia impedito la loro convivenza, bensì
appare piuttosto che sia stata una scelta volontaria della coppia di vivere
in precedenza separatamente. In tale contesto, non vi è pertanto da consi-
derare che la loro relazione abbia raggiunto il grado di stabilità e d’intensità
richiesto per poter essere assimilabile ad un’unione coniugale, né che ri-
fletta dei legami personali stretti, ai sensi della giurisprudenza precitata. Su
tali presupposti, né le dichiarazioni prodotte con il gravame dal ricorrente
(cfr. doc. 1 e doc. 2) né la nascita di un presunto figlio comune non per-
mette di giungere ad un diverso apprezzamento (cfr. sentenza del Tribu-
nale D-2107/2018 del 18 maggio 2018 consid. 5.3.3.4 con riferimento ci-
tato). Negli stessi termini, quanto alla relazione tra l’interessato ed il nasci-
turo, va constatato come all’inserto – malgrado le dichiarazioni prodotte dal
ricorrente e dalla compagna (cfr. doc. 1 e doc. 2) – il legame di figliazione
non è ancora stato stabilito (cfr. al riguardo sentenze del Tribunale D-
4105/2019 e D-2107/2018 consid. 5.3.3.5). Non si può pertanto ritenere
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Pagina 17
che tra l’insorgente e la presunta (futura) figlia vi sia una relazione stretta
ed effettiva degna di protezione ai sensi dell’art. 8 CEDU.
7.6.5.3 Per sovrabbondanza, il Tribunale ritiene opportuno sottolineare che
quandanche si volesse ritenere data la succitata eccezione e che, conse-
guentemente, il trasferimento del ricorrente verso l’Italia costituisca un’in-
gerenza nel suo diritto al rispetto della vita famigliare, la stessa non sa-
rebbe né illegittima né sproporzionata (cfr. art. 8 par. 2 CEDU e
DTAF 2012/4 consid. 4.4.6). D’un canto, il ricorrente, sin dal suo arrivo in
Svizzera non poteva ignorare il fatto che avrebbe dovuto far fronte ad un
trasferimento in Italia nel breve termine (cfr. sulla questione sentenza Cor-
teEDU Jihana Ali e altri contro Svizzera e Italia del 27 ottobre 2016,
n. 30474/14, §39). Va quindi ritenuto che la vita famigliare, purché di fami-
glia si possa parlare, si sia eventualmente consolidata – con in particolare
la nascita (futura) della presunta figlia – in un momento nel quale l’interes-
sato era a conoscenza del fatto che la sua situazione in merito alle regole
sull’immigrazione fosse precaria (cfr. DTAF 2012/4 consid. 4.4 e CorteEDU
sentenza n. 30474/14, §44; sentenza del Tribunale D-2107/2018 del
18 maggio 2018 consid. 5.3.3.8). D’altro canto l’ingerenza, quandanche
constatabile, sarebbe da considerarsi limitata, dal momento che il ricor-
rente risiederebbe in Italia, di modo che, con la dovuta diligenza, vi sarà
senz’altro la possibilità per lui di mantenere i contatti con la compagna e la
presunta figlia. Oltracciò, una volta ritornato in Italia, nulla impedisce all’in-
sorgente, di intraprendere una procedura di ricongiungimento familiare in
tale paese in favore della compagna e della presunta figlia se date le con-
dizioni. Se invece l’interessato desidererà ricongiungersi in Svizzera con
C._ e con la supposta figlia, egli dovrà introdurre una procedura di
ricongiungimento familiare presso la competente autorità cantonale se
date e nel rispetto delle specifiche condizioni legali. Va infatti rammentato
che la procedura d’asilo non ha come fine quello di ottenere un’autorizza-
zione di soggiorno per ricongiungimento familiare e non è, in nessun caso,
utilizzabile per aggirare i disposti legali della LStrI (cfr. in tal senso sentenza
del Tribunale D-2107/2018 consid. 5.3.3.9 con ulteriori riferimenti citati).
7.6.6 Resta ora da valutare se l’allontanamento verso l’Italia del ricorrente,
possa essere in contrasto con l’interesse superiore del fanciullo sancito
dalla CDF, come preteso nel ricorso dall’insorgente.
7.6.6.1 Anche a tal proposito vanno fatte le debite premesse. Se è infatti
indubbio che l’interesse superiore del fanciullo debba essere una conside-
razione permanente in ogni decisione dell’autorità (cfr. art. 3 cpv. 1 CDF),
tuttavia va rammentato che la convenzione in questione non fonda alcun
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diritto ad ottenere un permesso di soggiorno (cfr. DTF 126 II 377 consid. 5d
e giurisprudenza ivi citata; sentenza del TF 2C_10/2012 del 17 marzo 2012
consid. 3.3). Inoltre, ai sensi della giurisprudenza in vigore, non è neces-
sario che il genitore – in tal caso il ricorrente, come già sopra ritenuto (cfr.
consid. 7.6.5.2), non può neppure vantare alcuna relazione stretta ed ef-
fettiva degna di protezione ai sensi dell’art. 8 CEDU con la supposta figlia
– viva nello stesso Paese dei figli per poter intrattenere dei rapporti perso-
nali con loro (cfr. DTF 120 Ib 22 consid. 4a). Il ricorrente potrà inoltre in-
contrare la presunta figlia mediante dei soggiorni di breve durata, come
pure costruire e mantenere con la stessa dei contatti via telefono (o Skype)
(cfr. in proposito anche la sentenza del Tribunale D-4561/2016 del 20 no-
vembre 2019 consid. 11.3.2 e 11.3.3 con ulteriori riferimenti citati).
7.6.6.2 Pertanto, vista in particolare l’assenza di legami sufficientemente
stretti e vissuti ai sensi della giurisprudenza succitata – e pur tenuto conto
dell’interesse superiore della bambina di poter crescere a stretto contatto
con entrambi i genitori – sotto l’aspetto dell’ammissibilità, neppure la CDF
risulta dunque ostativa all’esecuzione del trasferimento del ricorrente.
7.7 Ne consegue pertanto che il trasferimento dell’interessato verso l’Italia
non sia contrario alle obbligazioni derivanti dalle disposizioni convenzionali
che la Svizzera è tenuta a rispettare.
8.
Per il resto, v’è da constatare che la SEM ha stabilito in maniera corretta e
completa i fatti giuridicamente rilevanti e che circa l’esistenza di motivi
umanitari ai sensi dell’art. 29a cpv. 3 OAsi 1, nel caso in disamina non sus-
sistono del resto elementi per ritenere che l’autorità inferiore abbia eserci-
tato in maniera arbitraria il suo potere di apprezzamento. Pertanto, non vi
è motivo di applicare la clausola discrezionale di cui all’art. 17 par. 1 (clau-
sola di sovranità) Regolamento Dublino III.
9.
Di conseguenza, in mancanza dell’applicazione di tale norma da parte della
Svizzera, l’Italia rimane competente per l’esame della domanda d’asilo del
ricorrente ai sensi del Regolamento Dublino III ed è tenuta a riprenderlo in
carico in ossequio alle condizioni poste agli art. 23, 24, 25 e 29 del pre-
detto.
10.
Alla luce di quanto precede, è quindi a giusto titolo che la SEM non è en-
trata nel merito della domanda di asilo dell’insorgente, in applicazione
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Pagina 19
dell’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi ed ha pronunciato il suo trasferimento verso
l’Italia conformemente all’art. 44 LAsi, posto che l’insorgente non possiede
un’autorizzazione di soggiorno in Svizzera (cfr. art. 32 lett. a OAsi 1). In
siffatte circostanze, non vi è più luogo di esaminare in maniera distinta le
questioni relative all’esistenza di un impedimento all’esecuzione del trasfe-
rimento per i motivi giusta i cpv. 3 e 4 dell’art. 83 LStrI, dal momento che
detti motivi sono indissociabili dal giudizio di non entrata nel merito nel qua-
dro di una procedura Dublino (cfr. DTAF 2015/18 consid. 5.2).
11.
Pertanto, il ricorso deve essere respinto e la decisione della SEM, che ri-
fiuta l’entrata nel merito della domanda di asilo e pronuncia il trasferimento
dalla Svizzera verso l’Italia dell’insorgente, confermata.
12.
Avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, la domanda tendente
all’esenzione dal versamento di un anticipo equivalente alle presumibili
spese processuali, risulta senza oggetto.
13.
Visto l’esito della procedura, le spese processuali, che seguono la soccom-
benza, sarebbero da porre a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1 e 5 PA
nonché art. 3 lett. b del regolamento sulle tasse e sulle spese ripetibili di-
nanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 febbraio 2008 [TS-TAF,
RS 173.320.2]). Tuttavia, non essendo state le conclusioni ricorsuali d’ac-
chito sprovviste di possibilità di esito favorevole e potendo partire dal pre-
supposto che l’insorgente è indigente, v’è luogo di accogliere la domanda
di assistenza giudiziaria nel senso della dispensa dal pagamento delle
spese di giustizia (art. 65 cpv. 1 PA).
14.
La presente decisione non concerne persone contro le quali è pendente
una domanda d’estradizione presentata dallo Stato che hanno abbando-
nato in cerca di protezione, per il che non può essere impugnata con ri-
corso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83
lett. d cifra 1 LTF).
La pronuncia è quindi definitiva.
(dispositivo alla pagina seguente)
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