Decision ID: 8549f7ec-df36-40bc-a8ee-01d6112ace4d
Year: 2016
Language: it
Court: CH_BSTG
Chamber: CH_BSTG_001
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: penal_law

Fatti:
A. Il 13 marzo 2013 la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Reggio Ca-
labria (Italia) ha presentato alla Svizzera una domanda di assistenza giudiziaria,
completata successivamente, nell’ambito di un procedimento penale avviato nei
confronti di B. e altri 19 imputati, tra i quali A., per titolo di associazione per
delinquere di stampo mafioso (art. 416 e 416-bis CP/I) ed altri reati collegati. In
sostanza, le persone in questione sono sospettate di essere coinvolte, a vario
titolo, nell’organizzazione criminale denominata “’ndrangheta”, precisato che le
indagini hanno interessato l’Italia, la Germania, la Svizzera, il Canada e
l’Australia. I risultati dell’operazione denominata “Crimine” avrebbero consentito
di accertare l’attuale struttura dell’organizzazione nella sua dimensione locale,
nazionale e transnazionale. Rogatorie con le autorità tedesche avrebbero per-
messo agli inquirenti italiani di evidenziare, grazie alla registrazione di conver-
sazioni telefoniche, l’esistenza anche in Svizzera di esponenti dell’associazione
criminale in questione, in particolare B.. Gli approfondimenti investigativi in Italia
e all’estero a carico di persone indagate in Italia avrebbero fatto emergere l’esi-
stenza di una “locale” della ‘ndrangheta a Frauenfeld. Gli elementi acquisiti in-
dicherebbero che in Svizzera, nella città di Frauenfeld e nelle zone limitrofe,
sarebbe attiva una struttura della ‘ndrangheta in cui risulterebbero inseriti diversi
personaggi di origine calabrese. Con la sua domanda di assistenza l’autorità
rogante ha formulato una serie di misure istruttorie, tra le quali la perquisizione
domiciliare e personale di svariate persone indagate (v. rubrica 1 incarto MPC).
B. Mediante decisione del 16 aprile 2013 il Ministero pubblico della Confedera-
zione (in seguito: MPC), al quale l’Ufficio federale di giustizia (in seguito: UFG)
ha delegato l’esecuzione della rogatoria, è entrato nel merito della domanda
presentata dall’autorità italiana (v. rubrica 3 incarto MPC).
C. Il 25 agosto 2014 il MPC ha ordinato diverse perquisizioni domiciliari e perso-
nali, tra le quali quella presso il domicilio di A. (v. rubrica 8, 2a parte, incarto
MPC).
D. Con decisione di chiusura del 2 giugno 2016 l’autorità d’esecuzione ha accolto
la rogatoria, autorizzando la trasmissione all’autorità richiedente di dieci dischi
rigidi contenenti tutte le registrazioni ambientali effettuate nell’ambito di un pa-
rallelo procedimento penale elvetico aperto nel novembre del 2009 legato ai
fatti oggetto della rogatoria italiana, di un rapporto della Polizia giudiziaria fede-
rale (in seguito: PGF) del 30 gennaio 2014 inerente all’identificazione delle per-
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sone imputate, con svariati atti autorizzativi delle intercettazioni ambientali non-
ché altri oggetti e documenti rinvenuti al domicilio di A. (v. rubrica 4 incarto
MPC).
E. Il 27 giugno 2016 A. ha impugnato la decisione del 2 giugno 2016 dinanzi alla
Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale, chiedendone l’annulla-
mento (v. act. 1).
F. Il 29 luglio 2016 l’UFG ha comunicato di rinunciare ad inoltrare una risposta,
postulando la reiezione del gravame nella misura della sua ammissibilità (v. act.
7). Nelle sue osservazioni del 4 agosto 2016 il MPC ha chiesto che il ricorso
venga respinto nella misura della sua ammissibilità (v. act. 8).
G. Con replica del 29 agosto 2016 il ricorrente si è riconfermato nelle sue conclu-
sioni ricorsuali (v. act. 12).
Le ulteriori argomentazioni delle parti saranno riprese, per quanto necessario,
nei considerandi di diritto.

Diritto:
1.
1.1. In virtù dell'art. 37 cpv. 2 lett. a della legge federale del 19 marzo 2010 sull'or-
ganizzazione delle autorità penali della Confederazione (LOAP; RS 173.71), la
Corte dei reclami penali giudica i gravami in materia di assistenza giudiziaria
internazionale.
1.2. I rapporti di assistenza giudiziaria in materia penale fra la Repubblica Italiana e
la Confederazione Svizzera sono anzitutto retti dalla Convenzione europea di
assistenza giudiziaria in materia penale del 20 aprile 1959, entrata in vigore il
12 giugno 1962 per l’Italia ed il 20 marzo 1967 per la Svizzera (CEAG;
RS 0.351.1), dall'Accordo italo-svizzero del 10 settembre 1998 che completa e
agevola l'applicazione della CEAG (RS 0.351.945.41), entrato in vigore me-
diante scambio di note il 1° giugno 2003 (in seguito: l'Accordo italo-svizzero),
nonché, a partire dal 12 dicembre 2008 (Gazzetta ufficiale dell’Unione europea,
L 327/15-17, del 5 dicembre 2008), dagli art. 48 e segg. della Convenzione di
applicazione dell'Accordo di Schengen del 14 giugno 1985 (CAS; testo non pub-
blicato nella RS ma ora consultabile nel fascicolo "Assistenza e estradizione"
edito dalla Cancelleria federale, Berna 2014). Di rilievo è anche la Convenzione
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sul riciclaggio, la ricerca, il sequestro e la confisca dei proventi di reato, conclusa
a Strasburgo l’8 novembre 1990, entrata in vigore il 1° settembre 1993 per la
Svizzera ed il 1° maggio 1994 per l’Italia (CRic; RS 0.311.53). Alle questioni che
il prevalente diritto internazionale contenuto in detti trattati non regola espres-
samente o implicitamente, come pure quando il diritto nazionale sia più favore-
vole all'assistenza rispetto a quello pattizio (cosiddetto principio di favore), si
applicano la legge federale sull'assistenza internazionale in materia penale del
20 marzo 1981 (AIMP; RS 351.1), unitamente alla relativa ordinanza (OAIMP;
RS 351.11; v. art. 1 cpv. 1 AIMP, art. I n. 2 Accordo italo-svizzero; DTF 140 IV
123 consid. 2; 137 IV 33 consid. 2.2.2; 136 IV 82 consid. 3.1; 135 IV 212 con-
sid. 2.3; 123 II 134 consid. 1a; 122 II 140 consid. 2). Il principio di favore vale
anche nell'applicazione delle pertinenti norme di diritto internazionale (v. art. 48
n. 2 CAS, 39 n. 3 CRic e art. I n. 2 Accordo italo-svizzero). È fatto salvo il rispetto
dei diritti fondamentali (DTF 135 IV 212 consid. 2.3; 123 II 595 consid. 7c).
1.3. La procedura di ricorso è retta dalla legge federale sulla procedura amministra-
tiva del 20 dicembre 1968 (PA; RS 172.021) e dalle disposizioni dei pertinenti
atti normativi in materia di assistenza giudiziaria (art. 39 cpv. 2 lett. b LOAP e
12 cpv. 1 AIMP; v. M. DANGUBIC/T. KESHELAVA, Commentario basilese, Interna-
tionales Strafrecht, Basilea 2015, n. 1 e segg. ad art. 12 AIMP), di cui al prece-
dente considerando.
1.4. Interposto tempestivamente contro la decisione di chiusura del 2 giugno 2016,
il ricorso è ricevibile sotto il profilo degli art. 25 cpv. 1, 80e cpv. 1 e 80k AIMP.
Nella misura in cui le intercettazioni ambientali e telefoniche nonché i rapporti
di polizia oggetto della suddetta decisione concernono anche il ricorrente, la
legittimazione ricorsuale è data (v. art. 80h lett. b AIMP). Alla medesima con-
clusione occorre giungere per quanto riguarda i documenti ed oggetti seque-
strati presso il domicilio del ricorrente.
2. La Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale non è vincolata dalle
conclusioni delle parti (art. 25 cpv. 6 AIMP; DTF 119 Ib 64 consid. 3a). Essa
esamina liberamente se i presupposti per la concessione dell'assistenza sono
adempiuti e in quale misura questa debba esser prestata (v. DTF 123 II 134
consid. 1d; 118 Ib 269 consid. 2e), può esaminare aspetti non censurati nel
ricorso, senza tuttavia essere tenuta, come lo sarebbe un'autorità di vigilanza,
a verificare d'ufficio la conformità delle decisioni impugnate con l'insieme delle
norme applicabili (v. 123 II 134 consid. 1d; 119 Ib 56 consid. 1d; TPF 2011 97
consid. 5; ROBERT ZIMMERMANN, La coopération judiciaire internationale en ma-
tière pénale, 4a ediz., Berna 2014, n. 522).
http://links.weblaw.ch/DTF-123-II-134 http://links.weblaw.ch/DTF-118-IB-269 http://links.weblaw.ch/DTF-123-II-134 http://links.weblaw.ch/DTF-119-IB-56
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3. Il ricorrente censura una violazione dei diritti alla protezione dall’arbitrio e alla
tutela della buona fede nonché della protezione della sfera privata garantiti dagli
art. 9 e 13 Cost. Egli afferma di non aver potuto ancora esprimersi nell’ambito
del procedimento estero. Egli sarebbe fortemente toccato sia da tale procedi-
mento che dalla decisione impugnata. La sua presa di posizione del 26 ottobre
2014 sugli oggetti e documenti da trasmettere all’Italia non avrebbe prodotto
nessuna reazione. Le intercettazioni ambientali sarebbero state effettuate in un
luogo non pubblico, a sua insaputa e senza il suo consenso. Inoltre, i documenti
e oggetti sequestrati presso il suo domicilio oggetto della decisione impugnata,
oltre ad avere un grande valore affettivo, sarebbero inutili per il procedimento
estero, per cui da restituire.
3.1 Orbene, sul fatto che egli non si sia ancora potuto esprimere dinanzi alle autorità
italiane sulle accuse mossegli, si rileva che ciò potrà senz’altro ancora avvenire
in futuro, rogatorialmente in Svizzera oppure in Italia, se egli verrà estradato.
Per quanto riguarda la sua presa di posizione del 26 ottobre 2014, essa è stata
debitamente considerata dal MPC, il quale ha tuttavia ritenuto necessario ed
utile – va qui ricordato che alla cernita dei documenti e oggetti era presente
anche l’autorità rogante (v. act. 1.2 pag. 4) – trasmettere quanto oggetto della
decisione impugnata. In merito alle intercettazioni ambientali, le autorizzazioni
per la loro attuazione sono state correttamente richieste dall’autorità inquirente
elvetica e approvate dalla competente autorità giudiziaria. Essendo per loro na-
tura segrete ed effettuate anche in luoghi non pubblici (si pensi anche alle sor-
veglianze telefoniche), le censure mosse dal ricorrente in questo ambito vanno
respinte.
3.2
3.2.1 Per quanto attiene alla pertinenza della documentazione e degli oggetti litigiosi
per le indagini estere, occorre rilevare che la questione di sapere se le informa-
zioni richieste nell'ambito di una domanda di assistenza siano necessarie o utili
per il procedimento estero deve essere lasciata, di massima, all'apprezzamento
delle autorità richiedenti. Lo Stato richiesto non dispone infatti dei mezzi per
pronunciarsi sull'opportunità di assumere determinate prove e non può sosti-
tuirsi in questo compito all'autorità estera che conduce le indagini (DTF 132 II
81 consid. 2.1 e rinvii). La richiesta di assunzione di prove può essere rifiutata
solo se il principio della proporzionalità sia manifestamente disatteso (DTF 120
Ib 251 consid. 5c; sentenza del Tribunale penale federale RR.2007.18 del
21 maggio 2007, consid. 6.3 non pubblicato in TPF 2007 57) o se la domanda
appaia abusiva, le informazioni richieste essendo del tutto inidonee a far pro-
gredire le indagini (DTF 122 II 134 consid. 7b; 121 II 241 consid. 3a). In base
alla giurisprudenza l'esame va quindi limitato alla cosiddetta utilità potenziale,
secondo cui la consegna giusta l'art. 74 AIMP è esclusa soltanto per quei mezzi
di prova certamente privi di rilevanza per il procedimento penale all'estero
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(DTF 126 II 258 consid. 9c pag. 264; 122 II 367 consid. 2c; 121 II 241 consid. 3a
e b).
3.2.2 In concreto, oltre a quanto già evidenziato (v. Fatti lett. A supra), dal comple-
mento rogatoriale del 16 maggio 2016 risulta che il ricorrente è stato sottoposto
in Italia alla misura cautelare della custodia in carcere per il reato di associa-
zione per delinquere di stampo mafioso, unitamente ad altre 17 persone, in
quanto sospettato di appartenere alla ‘ndrangheta operante sul territorio nazio-
nale ed estero. In particolare, egli è sospettato di essere componente della co-
siddetta società minore, con la qualità di partecipe attivo alla locale di Frauen-
feld, con il compito di assicurare le comunicazioni tra gli associati, partecipare
alle riunioni ed eseguire le direttive dei vertici dell’associazione, riconoscendo e
rispettando le gerarchie e le regole interne al sodalizio. L’associazione mafiosa
in questione avrebbe disposto di armi e avrebbe finanziato le attività economi-
che con il prezzo, il prodotto o il profitto dei reati compiuti. L’autorità rogante ha
specificato di procedere anche ad indagini patrimoniali nell’ambito di un proce-
dimento di prevenzione volto ad accertare se A. sia titolare di beni (direttamente
o indirettamente) di valore sproporzionato rispetto al reddito dichiarato o all’at-
tività economica svolta o se gli stessi siano il reimpiego o il frutto di attività illecite
(v. rubrica 1 incarto MPC). Inoltre, le registrazioni ambientali, oggetto della de-
cisione impugnata, effettuate nell’ambito del procedimento elvetico dimostre-
rebbero che gli imputati, tra cui il ricorrente, sarebbero membri, in concorso con
altre persone, di un’articolazione svizzera della ’ndrangheta, più precisamente
della società della ‘ndrangheta di Frauenfeld facente capo al locale C.. Il gruppo
criminale sarebbe composto prevalentemente da cittadini di nazionalità italiana,
i quali avrebbero praticato formule e rituali tipici della ‘ndrangheta, riunendosi in
un locale pubblico presso il Comune di Wängi, nel Canton Turgovia. Le discus-
sioni che si sarebbero tenute all’interno del gruppo avrebbero riguardato in par-
ticolare procedure di affiliazione, consuetudine e norme di condotta criminali,
forme di egemonia all’interno della struttura criminale e la capacità del gruppo
di commettere atti di natura criminale. L’associazione sarebbe organizzata me-
diante una suddivisione di cariche, ruoli e compiti assegnati in base all’anzianità
di affiliazione e alla pregressa militanza nelle cosche italiane.
Visto quanto precede le intercettazioni ambientali e i rapporti di polizia effettuati
dall’autorità inquirente elvetica, nonché gli oggetti e la documentazione rinve-
nuta al domicilio del ricorrente presentano senz'altro un'utilità potenziale per il
procedimento estero, essendoci una sufficiente relazione tra le misure d'assi-
stenza richieste e l'oggetto del procedimento penale italiano. Trattandosi di
un’inchiesta tendente ad accertare l’esistenza di un’organizzazione criminale,
quanto raccolto dalle autorità elvetiche potrebbe permettere di ricostruire e ap-
profondire i vari legami tra le persone coinvolte e le funzioni assunte dai singoli
indagati. Benché atti procedurali e non mezzi di prova – il principio è che solo
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quest’ultimi vanno normalmente trasmessi alle autorità estere (cfr. ZIMMER-
MANN, op. cit., pag. 309, con giurisprudenza citata alla nota 606) –, le richieste
di approvazione e di proroga della videosorveglianza del Club D. di Wängi con
le relative decisioni della Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale
e del Giudice dei provvedimenti coercitivi sono anch’esse da trasmettere all’au-
torità rogante, dato che tali documenti suffragano la legalità di tali misure (v.
sentenza del Tribunale federale 6B_125/2013 e 6B_140/2013 del 23 settembre
2013, consid. 2.1). Spetterà comunque al giudice estero del merito valutare se
da quanto trasmesso emerge in concreto una connessione penalmente rile-
vante fra i fatti perseguiti in Italia e quanto consegnato. Alla luce della domanda
rogatoriale e dei relativi complementi, che ben specificano la fattispecie oggetto
di indagine, risulta che tutti i documenti e oggetti di cui sopra sono potenzial-
mente utile per l’inchiesta estera, motivo per cui la sua trasmissione rispetta il
principio della proporzionalità.
4. In definitiva, la decisione impugnata va integralmente confermata ed il gravame
respinto.
5. Le spese seguono la soccombenza (v. art. 63 cpv. 1 PA). La tassa di giustizia
è calcolata giusta gli art. 73 cpv. 2 LOAP, 63 cpv. 4bis PA, nonché 5 e 8 cpv. 3
del regolamento del 31 agosto 2010 sulle spese, gli emolumenti, le ripetibili e le
indennità della procedura penale federale (RSPPF; RS 173.713.162), ed è fis-
sata a complessivi fr. 4’000.--; essa è coperta dall’anticipo delle spese di
fr. 4'000.-- già versato.
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