Decision ID: a29c9fee-9bca-5374-a4f1-303050914399
Year: 2015
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_002
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: civil_law

ritenuto
in fatto: A.
Con accordo 19 agosto 2008 (doc. A) l'architetto AP 1, titolare della ditta individuale denominata "
studio architetto C gruppo e
" con ufficio a B, ha stipulato con AO 1 un accordo relativo all'esecuzione di lavori per la sostituzione di un impianto di riscaldamento "
al costo prestabilito di 22'574.- Fr.
" (doc. A). La descrizione dei lavori commissionati, allegata al contratto in questione, indicava quale oggetto l'abitazione della committente ad A e dettagliava le poste di spesa preventivate, segnatamente per l'eliminazione dell'impianto a gasolio preesistente e la fornitura e la posa del nuovo "
impianto di riscaldamento e produzione acqua calda tramite sistema a Pellets
" (doc. A pag. 2). Espressamente escluse dal prezzo pattuito risultavano per contro le spese di trasporto, il costo per l'eliminazione dei serbatoi di gasolio e per l'esecuzione di altri lavori edili quali il taglio di pareti in beton, le demolizioni e il rifacimento della canna fumaria.
La stipulazione del contratto in questione faceva seguito alla consulenza con la quale il medesimo architetto, con riferimento all'esigenza di sostituzione del vetusto impianto a gasolio, aveva sottoposto alla proprietaria una comparazione di diverse tipologie di impianti, con riguardo ad esigenze di confort, risparmio ed efficienza (doc. P, T, U e Z) e prendendo in considerazione differenti vettori energetici o fonti di produzione quali gasolio, pellet e energia solare (doc. P). Lo stesso professionista, sempre con riferimento agli interventi edili e all'impiantistica dell'abitazione in questione, si era peraltro in precedenza assunto l'incombenza di allestire i piani per la notifica di costruzione ai sensi della legislazione edilizia e di eseguire verifiche energetiche e previsioni dei consumi (cfr. richiesta d'acconto del 31 luglio 2008, doc. O).
B.
Con riferimento al contratto di fornitura e posa dell'impianto, ad una prima fornitura di apparecchi e materiale già nel corso del mese di agosto 2008 (doc. V e Z) hanno fatto seguito i lavori di installazione eseguiti prima della stagione fredda, su incarico dell'appaltatore, da una ditta subappaltatrice (Z Sagl) in collaborazione con la ditta fornitrice della caldaia (E Sagl).
C.
Con tempi e modalità di cui meglio si dirà in seguito, per quanto rilevanti ai fini del presente giudizio, la committente ha ripetutamente lamentato il cattivo funzionamento dell'impianto e i conseguenti disagi, problemi che non hanno trovato una soluzione concordata malgrado i molteplici interventi di tecnici e rappresentanti delle ditte coinvolte, con riunioni sul posto e vari tentativi di risoluzione (doc. E e F). La committente non ha infine dato il consenso alle proposte di sostituzione della caldaia a pellet formulate dall'appaltatore (doc. C, D e N) e questi ha provveduto il 4 maggio 2009 a farla smontare e restituirla alla ditta fornitrice ottenendo così il rimborso del prezzo pagato (doc. C,
AB e AF e doc. 7).
Le parti nel contratto non hanno raggiunto un accordo, mantenendo le divergenze in merito alle rispettive pretese, la committente insistendo nell'invocare la valida ricusa dell'opera difettosa, il conseguente diritto alla restituzione di quanto versato a titolo di anticipo e pretendendo la rifusione dei danni asseritamente subiti per colpa dell'appaltatore, quest'ultimo ritenendo al contrario di aver adempiuto al contratto e rilevando l'inadempienza contrattuale della controparte per aver rifiutato senza valido motivo le proposte di sostituzione della caldaia e non aver fatto fronte al pagamento del saldo dovuto.
D.
Con petizione 4 giugno 2009 AO 1 ha adito la competente Pretura chiedendo la condanna di AP 1 al versamento di fr. 23'021,15 oltre interessi. Essa ha chiesto da un lato la restituzione della somma di fr. 14'000.- già anticipata sulla mercede, sicché nulla sarebbe dovuto a tale titolo alla controparte, nonché il risarcimento dei danni a seguito dell’asserita presenza di difetti all’opera, ammontanti a fr. 9'021,15 comprensivi di spese preprocessuali.
Con risposta 14 settembre 2009 il convenuto si è opposto alle richieste avversarie, postulando con domanda riconvenzionale la condanna di controparte al pagamento di fr. 7'812,10 oltre interessi, a saldo della mercede. Nell’ulteriore scambio di allegati preliminari le parti si sono confermate nei loro antitetici punti di vista. Esperita l’istruttoria, essi hanno rinunciato a presenziare al dibattimento finale, producendo memoriali scritti. In tale occasione l'attrice ha esteso la sua pretesa a complessivi fr. 26'441,15, domanda alla quale il convenuto si è opposto con scritto 3 luglio 2013 rilevandone l'improponibilità e l'infondatezza.
Statuendo con sentenza 9 luglio 2013 il Pretore ha accolto la petizione limitatamente a fr. 23'021,15 oltre interessi e contestualmente respinto l’azione riconvenzionale, ponendo tasse e ripetibili a carico delle parti secondo il rispettivo grado di soccombenza.
E.
Con appello 16 settembre 2013 il convenuto è insorto contro il giudizio pretorile, chiedendo in via principale la sua riforma nel senso di respingere la petizione e accogliere la domanda riconvenzionale, con protesta di spese e ripetibili di entrambe le sedi, nonché in via subordinata di annullare il giudizio e rinviare la causa al primo giudice per nuovo giudizio, previo allestimento di una nuova perizia giudiziaria, pure con protesta di spese e ripetibili di entrambe le sedi.
Con risposta 25 ottobre 2013 l'attrice ha postulato la reiezione del gravame avversario con protesta di spese e ripetibili, opponendosi alle richieste di prove avanzate dall'appellante.
e considerato

in diritto: 1.
Il 1° gennaio 2011 è entrato in vigore il nuovo codice di diritto processuale civile svizzero (CPC; RS 272). Ritenuto che la procedura innanzi al Pretore è stata avviata prima di quella data, la stessa, fino alla sua conclusione, resta disciplinata dal diritto cantonale previgente (art. 404 cpv. 1 CPC) e meglio dal codice di procedura civile ticinese (CPC/TI; RL 3.3.2.1). Non così invece la procedura ricorsuale in rassegna, che, avendo preso avvio a seguito di una decisione pretorile comunicata dopo quella data, è retta dalle nuove disposizioni federali (art. 405 cpv. 1 CPC).
2.
Ritenuta pacifica l’esistenza di un contratto di appalto per la posa di un impianto di riscaldamento con caldaia a pellets, il giudizio pretorile ha anzitutto ricordato gli oneri di verifica e di notifica dei difetti da parte del committente ai sensi dell'art. 367 CO, accertando come nel caso specifico l'attrice vi abbia fatto tempestivamente fronte con immediate e frequenti lamentele e con la precisa indicazione all'appaltatore dei malfunzionamenti lamentati per un'opera considerata difforme alle aspettative.
Ricordata la facoltà di ricusa dell'opera ai sensi dell'art. 368 cpv. 1 CO, il primo giudice ha qualificato l'opera fornita come difettosa, facendo proprie le conclusioni della perizia giudiziaria. A suo parere il referto peritale avrebbe concluso, con argomenti logici, motivati e fondati su corrette basi fattuali, che il sistema di produzione di calore e di produzione di acqua calda sanitaria non sarebbe stato eseguito a regola d'arte, risultando pure difforme alle norme applicabili. Il giudice di prime cure ne ha quindi dedotto l'esistenza di difetti non ragionevolmente accettabili dalla committenza che a ragione avrebbe quindi esercitato il diritto di rifiutare un'opera che non garantiva il regolare funzionamento e risultava totalmente difforme a quanto pattuito. Abbondanzialmente il giudizio pretorile ha indicato come le conclusioni della perizia giudiziaria risulterebbero altresì supportate da ulteriori prove documentali (in particolare i doc. AO, AP, AQ, AR e AS), già da sole eloquenti e bastanti ai fini del giudizio. Inoltre, a mente del giudice di prime cure, sarebbe stato lo stesso appaltatore ad ammettere esplicitamente l'esistenza dei difetti all'impianto, come attestano i documenti agli atti relativi ai vari tentativi di eliminarli (doc. E e F) a oltre due mesi dall'istallazione e alla decisione dell'appaltatore, a fronte delle fondate lamentele dell'attrice, di rimuovere la caldaia difettosa e restituirla alla ditta fornitrice ottenendone così il rimborso del prezzo al convenuto (doc. D). Considerata la rilevante portata dei difetti dell'opera, poiché la caldaia non funzionante comporterebbe l'impossibilità di servirsi dell'intero impianto, il primo giudice ha quindi escluso l'applicazione dell'art. 368 cpv. 2 CO e, alla luce delle dichiarazioni rese dai testi, ha ritenuto non potesse essere rimproverata negligenza alcuna alla committente.
Sulla base del referto peritale il Pretore ha infine ritenuto che le sostituzioni proposte dall'appaltatore, in luogo della riparazione, non risultassero comunque valide e che la committenza avesse pertanto il diritto di rifiutarle, siccome non congeniali e a loro volta problematiche. Ne discende che il diritto della committente a proporre l'azione redibitoria e alla risoluzione ex tunc del contratto sarebbe rimasto inalterato. Di conseguenza, oltre a riconoscere la pretesa di restituzione dell'acconto di fr. 14'000.- versato dall'attrice, il primo giudice ha pure ritenuto giustificata, fondandosi sul referto peritale per la quantificazione, la pretesa di risarcimento di ulteriori fr. 7'827,85 pari ai costi di ripristino, accordando altresì il diritto alla rifusione di fr. 1'193,30 per le spese di patrocinio preprocessuali sostenute dall'attrice.
La domanda riconvenzionale dell'appaltatore è stata infine respinta dal Pretore, alla luce delle valide contestazioni in merito al saldo della mercede pattuita e della mancata prova da parte del preteso creditore dell'avvenuta esecuzione di lavori supplementari che non fossero già compresi nel prezzo a corpo pattuito dalle parti. Il giudizio pretorile, ritenuta irricevibile la tardiva estensione della domanda di causa dell'attrice, ha posto spese e ripetibili a carico del convenuto e attore riconvenzionale.
3.
L'appellante critica preliminarmente l'attendibilità della perizia giudiziaria ritenuta inconcludente, producendo quale doc. C un documento denominato "
Analisi peritale
" che evidenzierebbe le lacune sostanziali e le gravi insufficienze di natura metodologica del referto (perizia e complemento) allestito dal perito giudiziario. Sulla base di tale elemento, invocando l'applicazione dell'art. 316 cpv. 3 CPC, l'appellante chiede a questa Corte di far allestire un nuovo referto peritale, subordinatamente di far assumere tale prova all'autorità giudiziaria inferiore alla quale la causa andrebbe ritornata per nuovo giudizio. In sostanza, il convenuto ripropone inalterate le richieste già formulate con l'istanza di nomina di un nuovo perito del 9 dicembre 2011 (atto VIII), richiesta respinta dal Pretore con ordinanza del 9 gennaio 2012.
La domanda è irricevibile. L'appellante chiede l’allestimento di una seconda perizia avente il medesimo oggetto del referto peritale già affidato dal Pretore all’ing T_, consegnato il 24 maggio 2011 rispettivamente 21 novembre 2011 (perizia e relativo complemento). Il convenuto non dimostra però che il referto criticato presenti delle carenze rilevanti e che siano dati motivi a giustificazione dell'offerta di documentazione estranea all’incarto (art. 317 CPC). La richiesta di prova riformulata in appello non si confronta con le tesi alla base del giudizio pretorile e si limita sostanzialmente ad invocare le critiche esposte nello stesso doc. C, omettendo di indicare in quale modo le diverse valutazioni così proposte sarebbero concretamente in relazione con elementi rilevanti ai fini del giudizio. Già per questo motivo la domanda è pertanto irricevibile e non può essere ammessa.
In ogni modo, come indicato ai considerandi successivi, la conclusione pretorile in merito all'inadempienza contrattuale del convenuto merita conferma a prescindere da eventuali contraddizioni o lacune del referto peritale. Infatti, come indicato dal Pretore, già dalla sola documentazione agli atti e dalle circostanze accertate, tra le quali le ammissioni del convenuto e il suo comportamento, emergono elementi sufficienti ad accertare le circostanze che hanno permesso al primo giudice di riconoscere il diritto della committente ad invocare la rescissione del contratto, ricusando l'opera e chiedendo la rifusione dei danni ai sensi dell'art. 368 cpv. 1 CO.
4.
Nel merito l’appellante riconosce anzitutto i fatti come esposti nel giudizio impugnato, con l'eccezione della circostanza relativa alla rimozione della caldaia, avvenuta a suo dire solo a seguito dell'insistente richiesta della committente e non per unilaterale decisione dell'appaltatore, che non avrebbe affatto riconosciuto in tal modo l'esistenza di difetti. Precisato l'oggetto del contratto il convenuto eccepisce anzitutto la tardività della notifica dei difetti.
La censura è infondata e risulta finanche irricevibile per carente motivazione. Essa si fonda infatti sull'erronea convinzione che l'inadempienza contrattuale e i difetti dell'opera siano ristretti alla sola questione del funzionamento della caldaia e quindi ai relativi problemi di funzionamento che l'appaltatore non nega ma ritiene essere stati man mano risolti. Insistendo nel tentativo di dedurre dalle dichiarazioni rese dai numerosi testi che la caldaia e l'impianto nel suo insieme sarebbero stati funzionanti, l'appellante rimprovera quindi alla perizia giudiziaria di non aver saputo individuare i difetti tecnici o "
l'origine dei problemi lamentati dalla committente
", risultando così impossibile un apprezzamento della loro gravità nell'ottica dell'azione redibitoria (appello pag. 9). La tesi invocata, oltre ad essere caratterizzata da un'evidente contraddizione tra l'asserzione che l'impianto "
funzionava regolarmente
" o "
funzionava alla perfezione
" (appello pag. 8) e la pretesa necessità di meglio accertare giudizialmente la portata e la gravità dei difetti, non si confronta con la conclusione pretorile che ha giustamente esaminato la prestazione contrattuale nel suo insieme e non si è limitato alla ristretta ottica delle singole componenti dell'impianto eseguito dal convenuto (cfr. considerando successivo n. 5).
A giusta ragione il Pretore ha quindi ritenuto la notifica dei difetti dell'opera commissionata tempestiva e la relativa censura, come detto, oltre che infondata è anzitutto irricevibile per carente motivazione (art. 311 CPC).
5.
Inutilmente l'appellante cerca in questa sede di focalizzare l'attenzione alla sola difettosità della caldaia, essendo questa componente solo una parte, per quanto rilevante, dell'impianto nel suo insieme o meglio ancora di un sistema proposto dall'appaltatore quale impianto efficiente e rispondente alle esigenze di confort e di economicità della committente, proprietaria di un'abitazione familiare con un tradizionale impianto a gasolio da sostituire (doc. A, P, T, U e Z). L'inadempienza contrattuale rilevata dal Pretore non è quindi limitata alla sola caldaia a pellets, come pretende l'appellante, ma riguarda il malfunzionamento dell'impianto nel suo insieme, alla luce dei problemi di affidabilità (interruzioni improvvise e ripetute), del consumo eccessivo di combustibile e della relativa ineconomicità, o ancora della difficoltà nell'ottenere un'adeguata temperatura dell'acqua erogata. L'opera, ovvero il sistema di produzione di calore e di acqua calda sanitaria, è pertanto risultata nel suo complesso difforme a quanto pattuito e non rispondente alle legittime aspettative della committente. In particolare il primo giudice ha condiviso le conclusioni del perito in merito alla mancata esecuzione a regola d'arte, al rispetto delle norme applicabili e alle condizioni imposte nella licenza edilizia (segnatamente per la polizia del fuoco), così come alla garanzia di un servizio tecnico in caso di problemi. Con riferimento ai vari inconvenienti subiti dalla committente, oltre a quanto emerge chiaramente dalla documentazione agli atti attestante disagi sull'arco di parecchi mesi e per tutta la stagione fredda, è significativo pure il referto peritale che ha evidenziato problemi nel sistema di caricamento del pellets, difetti al sistema di comando e regolazione, insufficienza al cablaggio elettrico e scarsa quantità di acqua calda tale da non consentire il riempimento di una vasca da bagno o da risultare insufficiente anche per una doccia o per altri usi domestici. Il Pretore ha quindi considerato l'opera difettosa non solo per specifici problemi di funzionamento, che l'appellante cerca ora senza successo addirittura di negare, ma anche dal punto di vista della difformità della stessa con quanto contrattualmente pattuito.
Questa impostazione dell'allegato d'appello rende le censure nel loro complesso problematiche dal punto di vista della ricevibilità, venendo meno un confronto motivato con la conclusione pretorile e una puntuale contestazione dei difetti così come rilevati e qualificati dal primo giudice.
Come si vedrà ai considerandi successivi, a prescindere da queste considerazioni, l'opera litigiosa andrebbe comunque qualificata come non conforme al contratto già solo per il fatto che a partire dal 4 maggio 2009 l'impianto è stato messo fuori uso dall'intervento di asportazione della caldaia a pellets eseguito dall'appaltatore per il tramite della ditta di sua fiducia (doc. AB e AF). A fronte di un'abitazione familiare rimasta senza fonte di approvvigionamento di acqua calda sanitaria e riscaldamento dei locali, appare evidente dedurre come il contratto doc. A non possa essere considerato adempiuto, a prescindere dai dettagli e dalle vicissitudini che hanno caratterizzato i mesi precedenti tale messa fuori uso dell'impianto. A torto l'appellante insiste quindi su questi aspetti nel tentativo di dedurre dalle circostanze elementi che attestino il corretto adempimento del contratto.
6.
Resta quindi da esaminare la tesi dell'appellante che sostiene di aver comunque adempiuto al contratto per avere, dopo la suddetta asportazione della caldaia, proposto parecchie alternative di sostituzione di questa componente ritenuta difettosa dalla committente. L'appellante rimprovera infatti al Pretore di essere giunto ad erronee conclusioni a questo proposito per essersi affidato in modo acritico al referto peritale, avendovi dedotto circostanze che neppure il perito giudiziario avrebbe indicato. Sennonché, la tesi si esaurisce nell'esposizione di asserite caratteristiche di due specifici modelli di caldaia, proposte alla committente appunto in alternativa di quella originariamente istallata e asportata, al fine di dedurre che "
queste avrebbero garantito una funzionalità dell'impianto equipollente o almeno analoga - e dunque accettabile - a quella dell'impianto oggetto del doc. A
" (appello pag. 12). Ancora una volta l'appellante non si confronta però adeguatamente con le obiezioni rilevate dal giudice e con le conclusioni pretorili sulla difformità di queste proposte con quanto inizialmente pattuito. Il convenuto si limita infatti a contrapporre sue soggettive valutazioni, senza indicare per quali motivi quelle diverse a cui è giunto il giudice sarebbero errate. In particolare l'appellante non si confronta con le deduzioni pretorili in merito alla rilevanza, ai fini di un giudizio sull'accettabilità e la praticabilità della riparazione, di aspetti quali il rispetto delle prescrizioni di polizia del fuoco, l'aumento di potenza calorica, la dispersione di calore, le esigenze di modifica alla canna fumaria e di spazio, i tempi di consegna, i costi, e più in genere le difformità della soluzione alternativa prefigurata con quanto originariamente pattuito.
Le tesi apportate in appello per invocare la mora della committente, nel tentativo di renderla responsabile per non aver accettato le proposte di sostituzione della caldaia, sono inoltre caratterizzate dalla medesima errata impostazione di cui si è detto ai considerandi precedenti (cfr. consid. n. 4). La proposta di sostituzione della caldaia è infatti invocata dall'appellante nuovamente nell'erronea convinzione che l'inadempienza contrattuale imputatagli sia appunto limitata alla ristretta ottica del funzionamento di questa singola componente dell'impianto, mentre a giudizio del Pretore l'inaccettabilità dell'opera difettosa riguarda l'intero sistema di produzione di calore e di acqua calda sanitaria, risultato nel suo complesso difforme a quanto pattuito e non corrispondente alle legittime aspettative della committente.
Anche su questo punto l'appello, oltre che infondato, è pertanto anzitutto irricevibile per carente motivazione (art. 311 CPC).
7.
Le tesi dell'appellante non si confrontano neppure direttamente con la conclusione pretorile, che ha dedotto dagli atti l'esplicita ammissione dei difetti all'impianto da parte dell'appaltatore. Il primo giudice ha tratto tale conclusione sulla base dei molteplici documenti di causa relativi ai ripetuti tentativi messi in atto per eliminare i difetti ancora presenti a oltre due mesi dall'istallazione. Eloquenti al riguardo sono ad esempio il verbale redatto dallo stesso appaltatore che indica come la riunione di cantiere sia stata indetta "
dopo 2.5 mesi di tentativi vari per cercare di far funzionare con regolarità la stufa
" (doc. E) o lo scambio di corrispondenza tra ditte subappaltatrici dal quale si evince come ad inizio febbraio 2009 i malfunzionamenti all'impianto risultassero tutt'altro che risolti e i disagi della committenza di fronte al rischio di rimanere in pieno inverno senza fonte di riscaldamento fossero "
al limite della sopportazione
" (doc. AM). L'appellante non si avvede che, contrariamente a quanto sembra sottintendere la sua tesi, invocante in modo apodittico l'assenza di ogni responsabilità, egli è l'appaltatore e risponde per inadempienza contrattuale anche per la difettosità delle singole parti dell'impianto, così come per la cattiva esecuzione dei lavori di posa e messa in funzione. Durante il periodo in cui sono stati fatti molteplici tentativi per risolvere i rilevanti problemi di funzionamento e sono state svolte trattative con le varie ditte subappaltatrici (dalla fornitrice della caldaia, all'installatore, fino agli altri fornitori di componenti, cfr. doc. E), l'approccio del convenuto a questo riguardo è risultato essere perlomeno ambiguo, ovvero più congeniale ad una figura di direttore dei lavori, quasi che egli ritenesse di essere solo un rappresentante della committente e come se le ditte in questione rispondessero pertanto contrattualmente direttamente a quest'ultima. Ciò non è però il caso, viste le circostanze concrete, poiché il convenuto non ha affatto avuto un tale ruolo di mera rappresentanza. Egli era al contrario l'appaltatore diretto, avendo proposto un contratto chiaro a questo proposito (doc. A) e utilizzando peraltro la chiara qualifica di "
impresa totale
" (doc. E). Egli rispondeva quindi direttamente del corretto adempimento del contratto e sopportava le conseguenze della cattiva esecuzione, indipendentemente dai motivi, ovvero anche nel caso in cui questa fosse da ricondurre alla difettosità dell'apparecchio fornito da un fabbricante o alla carente esecuzione da parte delle ditte subappaltatrici (in casu
in particolare _ Sagl e E_ Sagl
, doc. E). Questa ambiguità rispetto al suo ruolo contrattuale caratterizza pure l'esposizione delle censure d'appello, l'appaltante omettendo di confrontarsi con le sue dirette responsabilità contrattuali. Correttamente il Pretore ha infatti dedotto un'ammissione di responsabilità dall'agire concreto e dalle dichiarazioni dell'appaltatore, non potendo essere attribuito significato diverso ai suoi scritti con i quali comunicava alla committente in data 17 febbraio 2013 che "
a seguito di condizioni non rispettate dalla ditta e dal loro servizio esterno si è giunti alla conclusione di sostituire la caldaia Termorossi, che verrà ripresa dalla ditta E e ne verrà rimborsato il costo
" (doc. C) o ancora rilevava che non avendo ottenuto l'esito sperato con la prima riunione sarebbero state poste precise condizioni in occasione di un secondo incontro per poi chiedere e ottenere "
il rimborso dell'acquisto
" (doc. B). Anche su questo punto l'appello si rileva pertanto infondato.
8.
Il Pretore ha inoltre correttamente considerato che, procedendo allo smontaggio della caldaia difettosa, alla sua restituzione alla ditta fornitrice e all'incasso del relativo rimborso
(doc. C,
AB e AF e doc. 7), l'appaltatore ha, perlomeno per atti concludenti, ulteriormente riconosciuto il cattivo funzionamento dell'impianto o perlomeno di questa sua fondamentale componente, ammettendo la relativa esigenza di sostituzione. L'appellante non apporta elementi atti a sovvertite questa conclusione.
In ogni caso, come rilevato ai considerandi precedenti, tale smantellamento parziale dell'impianto ha comportato in tutta evidenza che l'opera non poteva, perlomeno da quel momento, essere ritenuta esente da difetti, in quanto divenuta manifestamente inservibile. La facoltà di ricusa dell'opera difettosa ai sensi dell'art. 368 cpv. 1 CO va quindi esaminata alla luce di questa circostanza, ovvero del fatto che a partire dal 4 maggio 2009 (
doc. C,
AB e AF) la committente non ha comunque più avuto a disposizione un impianto funzionante, ciò che rende superflua ogni disquisizione dell'appellante sulla natura dei difetti precedentemente riscontrati, sull'efficacia degli interventi riparatori o le altre considerazioni sui ripetuti episodi di malfunzionamento di un impianto che non ha mai svolto con necessaria stabilità e affidabilità la funzione prevista, ovvero la fornitura di acqua calda sanitaria e il riscaldamento conformemente alle esigenze di un'abitazione familiare precedentemente dotata di un impianto tradizionale a gasolio. L'appellante non è peraltro stato in grado di dimostrare che la scelta di mettere fuori funzione l'impianto, asportandone la caldaia a pellets, possa essere imputata alla volontà della committente e i documenti agli atti dimostrano piuttosto il contrario (
doc. C, D,
AB e AF).
L'appaltatore di un impianto di questo genere che, a oltre otto mesi dalla stipulazione del contratto, non è ancora (o comunque non è più) funzionante è evidentemente malvenuto a pretendere di essere adempiente e l'insistenza con cui le tesi di appello negano addirittura questa circostanza, invocando un perfetto funzionamento dell'opera, appare pretestuosa.
9.
L'appellante ribadisce nel proseguo dell'appello la tesi secondo la quale anche dopo l'asportazione della caldaia il ripristino dell'impianto funzionante e conforme a quanto pattuito sarebbe risultato ancora possibile, ma sarebbe stato impedito dal comportamento anticontrattuale della controparte.
Il Pretore, apprezzando le circostanze concrete, è però giunto alla conclusione contraria e l'appellante non è stato in grado di scalfire tale deduzione, non risultando affatto dimostrata la proposta di una soluzione adeguata e accettabile alla
committente. Sempre con riferimento alle ammissioni rilevate dal Pretore è significativo come lo stesso appaltatore abbia esplicitamente fatto partecipe la committente della difficoltà in cui si trovava nell'adempiere al contratto, in particolare con lo scritto 3 febbraio 2009 con il quale confidava di non sapere come trovare una soluzione ( "
devo ammettere che non ho mai e poi mai avuto tanti problemi con nessun tipo di impianto di riscaldamento e ora sono al limite delle idee
", doc. D).
Ne consegue che, anche senza l'ausilio del referto peritale, la conclusione pretorile si impone, siccome sulla base delle stesse indicazioni e ammissioni fornite dall'appaltatore si può evincere come questi non sia stato in grado di adempiere al contratto fornendo l'impianto previsto e abbia semmai cercato, senza riuscirci, di convincere la committente ad accettare una soluzione tecnica alternativa e sostanzialmente diversa. Né in prima sede, né con le tesi di appello, l'appaltatore è stato in grado di provare che le proposte formulate avessero le caratteristiche per essere qualificate quali riparazione e non fossero solo tentativi inatti a ripristinare un'opera oramai inservibile e come tale non accettabile dalla committenza. Agli atti risultano solo proposte formulate in modo assai generico, con indicazione di modelli di caldaia a proposito dei quali non è stata fornita alcuna specifica tecnica che permettesse alla committenza di considerarli quale ripristino dell'impianto a quel momento parzialmente smontato e fuori uso. L'audizione testimoniale di R (verbale 20 aprile 2010 pag. 7), rappresentante della ditta direttamente coinvolta nell'installazione, ha peraltro confermato come la ricerca di alternative fosse rimasta ad uno stadio di approfondimento insufficiente, soprattutto a livello di dati tecnici e costi. Eloquente al riguardo dei problemi connessi con la sostituzione sono gli scritti dell'appaltatore alla ricorrente del 3 febbraio 2009 (doc. D) e 15 febbraio 2009 (doc. AD), in merito ai quali il Pretore ha rilevato come le soluzioni alternative "
non sembrano risultare entusiasmanti e convincenti neppure per chi le propone
" (sentenza impugnata pag. 11 consid. 8). Se ne deve quindi dedurre che tali proposte, se accettate dalla committente, avrebbero comportato una nuova e differente pattuizione tra le parti, avente quale oggetto la fornitura e la posa di qualcosa di diverso da quanto previsto dal doc. A e, perlomeno in alcune ipotesi, procurato addirittura costi aggiuntivi alla committente (doc. 2). L'appaltatore, che invoca la facoltà di riparare gratuitamente l'opera ai sensi dell'art. 368 cpv. 2 CO, è pertanto venuto meno all'onere probatorio che gli incombeva in merito alla possibilità concreta di eseguire tale ripristino in adempimento di quanto contrattualmente pattuito e quindi in modo accettabile dalla committente, in particolare dal punto di vista della garanzia di funzionamento dell'impianto e del rispetto dei costi preventivati (doc. 2). Viste le circostanze concrete risulta pertanto superfluo esaminare nel dettaglio in questa sede se i modelli di caldaia proposti fossero o meno in grado di funzionare adeguatamente o di garantire un risultato soddisfacente.
Regge pertanto alla critica la conclusione pretorile che, valutando i contrapposti interessi e nell'ambito di un giudizio di equità, ha riconosciuto il diritto della committente di rifiutare le proposte formulate dall'appaltatore, poiché queste non avrebbero garantito il risultato promesso nel contratto e non sono risultate sufficientemente valide.
10.
Visto quanto sopra, alla luce della valida ricusa dell'opera e del conseguente annullamento del contratto, va confermato il giudizio del Pretore che ha condannato l'appaltatore alla restituzione dell'acconto sulla mercede di fr. 14'000.- versatogli dalla committente.
11.
L'appellante censura la decisione pretorile in merito al riconoscimento di ulteriori fr. 7'827,85 quale risarcimento del danno subito dalla committente per i lavori necessari al ripristino della situazione (art. 368 cpv. 1 CO).
La censura è nuovamente irricevibile siccome inadeguatamente motivata e poiché formulata in modo carente, senza confrontarsi adeguatamente con le conclusioni pretorili (art. 311 CPC).
In merito alla questione della colpa dell'appaltatore dedotta dal Pretore, l'appellante accenna appena ad una contestazione per poi espressamente indicare che la questione "
può rimanere irrisolta
" (appello pag. 38 n. 10). Con riferimento alla decisione del primo giudice che ha accolto le pretese dell'attrice per la rifusione dei costi di ripristino l'appellante si limita ad esprimere considerazioni di ordine generale sui costi a carico della committente per la modifica del tipo di impianto da lei desiderata e decisa e sulla vetustà dell'impianto a gasolio bisognoso di sostituzione. La tesi non può essere esaminata nel merito poiché l'appellante, venendo meno al suo onere allegatorio e all'esigenza di contestazione, neppure indica quali sarebbero le conseguenze concrete in caso di accoglimento della sua obiezione con riferimento alle singole poste del danno considerate del primo giudice, che le ha esaminate sulla base di un preciso elenco e di una valutazione della congruità supportata dal referto peritale (sentenza impugnata pag. 13). Anche su questo punto il giudizio pretorile regge pertanto alla critica, la censura risultando nuovamente irricevibile.
12.
Visto l'esito del giudizio, merita conferma pure la decisione pretorile di respingere la domanda, formulata in via riconvenzionale dall'appellante, volta ad ottenere il pagamento del saldo della mercede e il rimborso di spese di patrocinio preprocessuale. Al proposito le critiche proposte con l'appello risultano comunque nuovamente irricevibili per carente motivazione, non andando oltre al semplice rimprovero al Pretore di aver fornito una motivazione confusa. In particolare le censure non si confrontano con la conclusione pretorile che ha ritenuto di dover considerare i lavori fatturati come inclusi nel contratto con un prezzo a corpo, siccome l'attore riconvenzionale non è stato in grado di dar seguito al suo onere allegatorio al proposito, facendo così mancare "
riferimenti precisi che permettano di stabilire quando siano stati svolti i lavori e con quali finalità
" (sentenza impugnata pag. 15 n. 11).
13.
Ne discende che l’appello, nella misura in cui è ricevibile, dev’essere respinto, sia per la domanda principale, sia per quella subordinata, e il giudizio pretorile conseguentemente confermato.
Gli oneri processuali (art. 13 LTG) e le ripetibili della procedura di secondo grado seguono la soccombenza (art. 106 CPC), tenuto conto di un valore litigioso di fr. 30'833,25 (fr. 23'021,15 + fr. 7'812,10), importo determinante anche ai fini di un eventuale ricorso al Tribunale federale.