Decision ID: d94dc7e5-b36e-5bd7-8680-7b1bc20d9180
Year: 2004
Language: it
Court: TI_TCAS
Chamber: TI_TCAS_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: social_law

ritenuto, in fatto
1.1. In data 26 giugno 1995, RI 1 - dipendente della _ di _ in qualità di ausiliaria e, perciò, assicurata d'obbligo contro gli infortuni presso CO 1 - è scivolata mentre stava pulendo l'esterno di una piscina ed ha battuto la testa contro il bordo della stessa, riportando, stando al certificato dell'11 luglio 1995 del dott. _, un trauma cranico (cfr. doc. 62).
Il caso è stato assunto dall'assicuratore LAINF, il quale ha regolarmente corrisposto le prestazioni di legge.
1.2. Con decisione formale del 30 giugno 1997, l'assicuratore infortuni ha posto termine alle proprie prestazioni a contare dal 1° luglio 1997, ritenendo che i disturbi denunciati dall'assicurata non si trovavano più in relazione di causalità con l'infortunio del giugno 1995 (cfr. doc. 99).
Preso atto dell'opposizione interposta da RI 1 (cfr. doc. 91 e 98), CO 1 ha annullato la sua decisione formale (cfr. doc. 89).
1.3. Esperiti alcuni nuovi provvedimenti istruttori, l'assicuratore LAINF, con decisione formale del 30 giugno 2003, ha negato il diritto ad ulteriori prestazioni a far tempo dal 31 maggio 2003 ed ha posto l'assicurata al beneficio di un'indennità per menomazione all'integrità del 20%.
In particolare, la sindrome epilettica ed i disturbi psichici di cui soffre l'assicurata non sono stati ritenuti una conseguenza del sinistro del 26 giugno 1995 (cfr. doc. 85).
A seguito dell'opposizione interposta dall'avv. RA 1 per conto dell'assicurata (cfr. doc. 84 e 77), CO 1, in data 22 dicembre 2003, ha confermato il contenuto della sua prima decisione (cfr. doc. 70).
1.4. Con tempestivo ricorso del 18 marzo 2004, RI 1, sempre patrocinata dall'avv. RA 1, ha chiesto che l'assicuratore convenuto venga condannato a corrisponderle ulteriori prestazioni (sotto forma di rendita di invalidità) per le conseguenze dell'infortunio del giugno 1995 (cfr. I, p. 11), argomentando:
" (...)
5. In primo luogo é fermamente contestato che non vi sia un nesso causale più che probabile, per non dire certo, fra l'epilessia di cui soffre attualmente l'assicurata e l'infortunio di cui è stata vittima.
Tale nesso causale é stato del resto attestato e confermato almeno da cinque medici specialisti.
Si veda al proposito quanto sostenuto dallo psichiatra Dott. _: ".... Epilessia che con probabilità che raggiunge la sicurezza è stata indotta dal trauma cranico che la paziente ha subito e costituisce quindi un sicurissimo nesso con l'incidente'; (cfr. fra l'altro lo scritto 27.01.1998 indirizzato alla sottoscritta legale)
II neuroloqo Dott. _ confema "... si pone un nesso diretto tra l'incidente subito ed una epilessia post-traumatica..." (cfr. ad esempio il suo scritto del 17.02.1998).
Lo psichiatra Dott. _, nella sua perizia del 20 luglio 1998, conclude "La peritanda presenta, dal punto di vista esclusivamente psichiatrico, una alterazione della personalità secondaria a epilessia post-traumatica.").
II medico curante dr. med. _ ha da sempre sostenuto trattasi di epilessia posttraumatica, come si evince dai diversi certificati medici, e come ha ribadito nei certificati medici del 14 aprile 2003 e del 10 luglio 2003.
Pure la Dr.essa med. _, specialista in neurologia, sulla base dei documenti medici che le sono stati sottoposti e dopo aver visitato la ricorrente conferma la diagnosi, con certificato del 23 settembre 2003, di sindrome comiziale post-traumatica, con pregresse crisi parziali e talora con crisi parziali secondariamente generalizzate:
A sostegno di tale valida tesi e diagnosi vi è anche il fatto che mai prima dell'infortunio l'assicurata ha lamentato alcun disturbo del genere, come confermato pure nel certificato medico dell'11 aprile 2003 del Dr. med. _, che ha seguito sin dalla nascita la Signora RI 1.
II dott. _ dal canto suo si limita ad indicare, dopo aver precisato che è fuori dubbio che una caduta con trauma della testa con perdita di conoscenza vi è stata, ma soprattutto che vi sono diversi fattori anche a favore della diagnosi di una epilessia post-traumatica, che l'epilessia - di origine non chiara (!) (cfr. perizia pag. 35) - sarebbe possibile ma poco probabile e che sarebbe per contro più probabile trattasi di una Epilessia criptogena o genuina. Malgrado tutto, egli non apporta alcun preciso elemento a sostegno della sua tesi.
Considerato per di più che non vi sono state modifiche importanti allo stato di salute della ricorrente dal 1998, quando si era sottoposta all'ultima perizia (purtroppo nemmeno miglioramenti, contrariamente a quanto allora ipotizzato), mal si comprende come possa essere data maggiore validità alle parziali conclusioni alle quali è giunto il Dr. Med. _ di quella unanime degli altri cinque medici sopramenzionatí.
Si osserva inoltre che il Dr. Med. _ ha dovuto basare la propria valutazione a tal proposito, come da lui stesso indicato (cfr. perizia pagina 31 Diagnosi), solo su delle informazioni cliniche anamnestiche, che potrebbero essere parziali, e su delle interpretazioni delle crisi fatte finora.
La ricorrente non può pertanto che ribadire la tesi confermata da diversi specialisti, secondo cui i disturbi epilettici che le impediscono di esercitare qualsiasi attività, e che sono l'origine dei disturbi psichici, derivano in maniera certa dall'infortunio.
Non va qui inoltre disatteso che pure i disturbi neuropsicologici, anche se dichiarati di origine multifattoriale (cefalee, ritenute in rapporto di causalità naturale con una probabilità maggiore al 50% con l'infortunio del 26 giugno 1995; problemi psichiatrici, pure ritenuti in rapporto di causalità naturale con una probabilità maggiore al 50% con l'infortunio del 26 giugno 1995 e effetti secondari farmacologici, ovviamente conseguenze dell'infortunio del 26 giugno 1995) sono conseguenze dirette dell'incidente e sono in nesso di causalità adeguata con l'infortunio (come del resto sostenuto dallo stesso perito) e causano una inabilità al lavoro della ricorrente.
II primario Dr. Med. _ conclude infatti che le cefalee recidivanti posttraumatiche, con il trauma cranico iniziale, sono la causa dei disturbi neuropsicologici (cfr. a tal proposito quanto da lui indicato nella relazione in merito alle domande complementari del 17 dicembre 2003 pag. 6).
La neuropsicologa _ si limita a concludere, sulla base dell'esame neuropsicologico del 9 e 22 ottobre 2002 che la limitazione dell'attività della Signora RI 1 apparirebbe maggiormente legata ai disturbi psichici che a deficit di tipo cognitivo, ma nulla indica in merito alla percentuale di inabilità lavorativa dovuta a questi disturbi la cui origine è da attribuire all'infortunio (in particolare alle cefalee a loro volta conseguenze dell'infortunio).
Tali disturbi somatici, che, contrariamente a quanto sostenuto dall'assicurazione convenuta, non sono leggeri e per i quali il perito riconosce il nesso di causalità adeguata e concede una indennità di menomazione e pure un'invalidità medico teorica del 25%, compromettono certamente in maniera importante, se non addirittura in maniera totale, la capacità lavorativa della ricorrente, la quale ha di conseguenza diritto a continuare a percepire le prestazioni da parte dell'assicuratore LAINF.
(...).
6. La ricorrente contesta quindi la presunta assenza di nesso causale adeguato fra gli accertati disturbi psichici e l'infortunio del 26 giugno 1995, tesi sostenuta dalla compagnia assicurativa.
L'erogazione delle prestazioni in materia di assicurazione infortuni è vincolata all'esistenza di un doppio legame di causalità tra l'infortunio occorso all'assicurato (art. 36 LAINF): l'esistenza di un nesso causale naturale (DTF 119 V 337 consid. 1) e adeguato (DTF 125 V 461 consid. 5a) tra danno alla salute e evento infortunistico.
Da un lato vi deve essere quindi un legame di causalità naturale, secondo il quale sono da ritenere causali "tutte le circostanze senza le quali un determinato evento non si sarebbe potuto verificare, o si sarebbe verificato in altro modo o in altro tempo". La massima Istanza federale aggiunge ancora che affinché "si ammetta il nesso di causalità naturale non occorre che l'infortunio sia stato la sola o immediata causa del danno alla salute; è sufficiente che l'evento unitamente ad altri fattori abbia comunque provocato un danno all'integrità corporale o psichica dell'assicurato" (cfr. DTF 113/1987 V 307), che, nel caso concreto, non è contestato.
Un evento è da ritenere causa adeguata di un determinato effetto quando secondo il corso ordinario delle cose e l'esperienza della vita il fatto assicurato è idoneo a provocare un effetto come quello che si è prodotto.
In presenza di un danno alla salute fisica la questione della causalità adeguata praticamente non si pone, in quanto l'assicuratore risponde anche in caso di complicazioni particolarmente singolari e gravi che, secondo l'esperienza medica, non si producono abitualmente (DTF 118 V 291 consid. 3a). Mentre é proprio in presenza di un'affezione psichica che la causalità adeguata riveste un ruolo importante.
II giudizio sul nesso di causalità adeguata richiede l'apprezzamento del giudice, il quale decide secondo il diritto e l'equità conformemente all'art. 4 CC.
La giurisprudenza ha, in questi casi, proceduto ad una classificazione tripartita degli infortuni sulla base di una valutazione oggettiva dell'evento infortunistico, senza considerare il modo in cui la vittima ha vissuto e elaborato il trauma.
Nella caso di infortuni di grado medio (tutti gli eventi che non possono essere classificati nelle due altre categorie (gravi e lievi) e nel quale rientra il caso in esame la giurisprudenza ha operato un'ulteriore distinzione, formando tre sottogruppi e ponendo dei criteri che devono essere analizzati in ogni singolo caso.
La questione di sapere se tra simile infortunio e incapacità lavorativa e di guadagno di origine psichica esista un rapporto di causalità non può infatti essere risolta con solo riferimento all'evento stesso.
Occorre tenere conto, da un profilo oggettivo, di tutte le circostanze che sono strettamente connesse con l'infortunio o che risultano essere un effetto diretto o indiretto dell'evento assicurato.
Esse possono servire da criterio di apprezzamento nella misura in cui secondo il corso ordinario delle cose e l'esperienza della vita sono tali da provocare o aggravare, assieme all'infortunio, un'incapacità lavorativa e di guadagno di origine psichica.
Tutti i criteri posti dalla giurisprudenza non devono per forza essere raggruppati.
L'infortunio che ci occupa può oggettivamente essere classificato, sulla base di tutte le circostanze, almeno tra gli eventi di media gravità della categoria di grado medio e non, come sostenuto dalla assicurazione nell'impugnata decisione, di grado medio al limite della categoria degli infortuni leggeri.
I diversi medici che si sono occupati sin dall'inizio della ricorrente hanno sempre indicato trattassi di un grave infortunio che soprattutto ha causato un trauma cranico complesso, fatto mai contestato prima d'ora e che da diversi, se non tutti certificati e/o rapporti medici, emerge univocamente.
II Dr. Med. _ è il primo a concludere altrimenti e peraltro si limita ad indicare: "... non penso si possa parlare di un grave trauma cranico. Per una tale diagnosi manca l'adempimento dei criteri di base."(!)
Riconosce però che il trauma è avvenuto nella regione occipitale e che ha avuto quale conseguenza la perdita di conoscenza, che dopo aver indicato "di durata non meglio precisata"; conclude essere " lieve trauma cranico chiuso con breve (!) perdita di conoscenza."
Se è vero che le circostanze nelle quali si è verificato l'infortunio sono sprovviste del carattere particolarmente drammatico o spettacolare richiesto dalla giurisprudenza, è altresì vero che le lesioni fisiche subite dalla ricorrente possono essere definite gravi; si è trattato di un complesso trauma cranico e tuttora (a distanza di 8 anni dall'infortunio) la ricorrente soffre di diversi disturbi con i quali ha dovuto imparare a convivere (ad esempio cefalee recidivanti che le hanno procurato numerosi disturbi neuropsicologici quali disturbi della memoria, delle funzioni esecutive, di ragionamento, dell'attenzione,...).
Lo stesso Dr. Med. _ li ha ammessi e ha infatti concluso che vi è un'importante menomazione in relazione di causalità con l'infortunio.
La CO 1 ha del resto riconosciuto, nella sua decisione, di concedere alla ricorrente un'indennità per menomazione all'integrità fisica nella misura del 20%.
Una precisa diagnosi e una corretta cura medica non è stata tempestivamente trovata - elemento non da imputare alla ricorrente - e che certamente ha aggravato gli esiti dell'infortunio e la percezione degli stessi da parte dell'assicurata.
Ella, come emerge dall'incarto, si è dovuta rivolgere a diversi specialisti e sottoporre a diversi esami.
Le necessarie indagini per verificare l'esistenza di eventuali lesioni organiche e che potevano spiegare gli episodi epilettoformi sono state fatte in modo parziale e, come si evince dallo scritto del 28 gennaio 1997 del Dr. _ in quel momento non erano ancora stati eseguiti.
Dall'infortunio la ricorrente che non aveva mai prima lamentato alcun disturbo deve sottoporsi regolarmente a delle visite presso il medico curante Dr. Med. _, il neurologo Dr. Med. _ e lo psichiatra Dr. Med. _ e assumere medicamenti.
L'assicurazione ha, come già indicato, assunto il caso e pagato le relative integrali prestazioni sino a maggio 2003, confermando di conseguenza che la ricorrente è stata inabile al lavoro in misura completa a seguito dell'infortunio e per i relativi postumi addirittura per 7 anni.
Non va inoltre disatteso, come già indicato, che nella sua perizia, ordinata dalla CO 1 del 20 luglio 1998, il Dott. Med. _ confermava che il nesso di causalità naturale tra la diagnosi ("sindrome ansiosa organica" secondaria a epilessia, F06.4) che rendeva inabile la paziente in misura completa e l'infortunio del 26.06.1995 era praticamente sicuro.
La ricorrente, si ribadisce dal 26 giugno 1995 inabile al lavoro in misura completa, soffre di diverse importanti patologie fisiche accertate da diversi medici, peraltro con differenti specializzazioni e ammessi pure dal Dr. Med. _.
Come già esposto, alcuni di tali disturbi (ad esempio cefalee), che sono riconosciuti essere in causalità adeguata con l'infortunio sono peraltro pure all'origine dei disturbi psichici della ricorrente.
La presenza di questi elementi basta per ammettere l'esistenza del necessario nesso di causalità adeguata.
(...)
7. La CO 1 è pertanto tenuta a corrispondere alla ricorrente le prestazioni assicurative conformemente alle norme di legge in materia di assicurazione contro gli infortuni, essendo adempiute le condizioni che chiamano in causa la copertura assicurativa.
Alla luce di quanto sopra esposto si deve infatti concludere che la decisione adottata dall'assicurazione, non può essere condivisa.
La Signora RI 1 ripresenta pertanto le richieste formulate in sede di opposizione, nel senso cioè che la CO 1 sia tenuta a corrisponderle ulteriormente le prestazioni (ormai sotto forma di rendita di invalidità, essendo il suo stato di salute stabilizzato).
In ogni caso si propone che codesto lodevole Tribunale, viste le divergenti e contraddittorie valutazioni, abbia ad ordinare per quanto necessario una perizia specialistica, da affidare ad esperto della materia (...)." (Doc. I)
1.5. L'assicuratore infortuni, in risposta, ha postulato un'integrale reiezione dell'impugnativa con argomenti di cui si dirà, per quanto occorra, nei considerandi di diritto (cfr. III).

in diritto
2.1. Il 1° giugno 2002 è entrato in vigore l'accordo del 21 giugno 1999 tra la Confederazione Svizzera, da una parte, e la Comunità europea ed i suoi Stati membri, dall'altra, sulla libera circolazione delle persone (ALC), che regola, in particolare nel suo Allegato II, il coordinamento dei sistemi di sicurezza sociale (art. 8 ALC).
Indipendentemente dall'applicabilità temporale dell'ALC alla presente fattispecie (cfr. DTF 128 V 317 consid. 1b/bb nonché STFA del 12 marzo 2004 nella causa E., H 14/03, consid. 5), i presupposti materiali per stabilire se l'assicuratore era legittimato a negare il postulato versamento di ulteriori prestazioni assicurative si determinano in ogni caso secondo il diritto svizzero. Infatti, anche a seguito dell'entrata in vigore dell'ALC, il Regolamento (CEE) n. 1408/71 del Consiglio, del 14 giugno 1971, relativo all'applicazione dei regimi di sicurezza sociale ai lavoratori subordinati, ai lavoratori autonomi ed ai loro famigliari che si spostano all'interno della Comunità, cui rinvia l'art. 1 cpv. 1 Allegato II ALC, rimanda a tale normativa. Così, in virtù dell'art. 53 del Regolamento, le prestazioni che il lavoratore frontaliero, vittima di un infortunio sul lavoro, può anche richiedere nel territorio dello Stato competente - vale a dire dello Stato membro sul cui territorio si trova l'istituzione competente (art. 1 lett. q del Regolamento) - sono erogate dall'istituzione competente secondo le disposizioni della legislazione di tale Stato come se l'interessato risiedesse in quest'ultimo.
Orbene, l'istituzione competente, alla quale, conformemente all'art. 1 lett. o punto i del Regolamento, il ricorrente era assicurato al momento della domanda di prestazioni, è CO 1, l'assicurata in questione trovandosi, nel momento determinante, ad esercitare un'attività subordinata in territorio elvetico ed essendo, di conseguenza, assoggettato alla legislazione di tale Stato (art. 13 n. 2 lett a Regolamento; cfr., pure, STFA del 15 aprile 2004 nella causa F., U 76/03, consid. 1.3. e riferimenti dottrinali ivi menzionati).
Donde l'applicabilità dell'ordinamento svizzero per decidere in merito all'ulteriore diritto a prestazioni.
2.2. Il 1° gennaio 2003 è entrata in vigore la Legge federale sulla parte generale del diritto delle assicurazioni sociali (LPGA) del 6 ottobre 2000.
Con la stessa sono state modificate numerose disposizioni contenute nella LAINF.