Decision ID: 083afbce-a965-570f-bc67-8de9ec5e929c
Year: 1998
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_006
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: civil_law

ritenuto
in fatto:
A.
In data 26 luglio 1991 la _ ha promosso l’esecuzione n. _ UEF di Riviera in via di realizzazione del pegno immobiliare nei confronti della _, chiedendo nel contempo il blocco delle pigioni e degli affitti. Il relativo precetto esecutivo veniva notificato dall’UEF di Riviera il 2 agosto 1991 a _, amministratore unico della _. Oggetto del pegno era la part. _ gravata in IV° grado da una cartella ipotecaria al portatore di fr. 200’000.-- di proprietà della _.
B.
Con contratto 30 luglio 1991 l’UEF di Riviera affidava l’amministrazione dell’immobile di proprietà della _ alla _, del cui consiglio di amministrazione faceva parte anche _. Il punto n. 7 del contratto prevedeva che :
“ _ di _ verserà sul _dell’UEF alla fine di ogni mese gli affitti incassati, e invierà un rendiconto “.
Avendo la debitrice interposto opposizione al precetto esecutivo l’UEF assegnava in data 27 agosto 1991 alla creditrice il termine per introdurre la causa giusta l’art. 93 RFF. L’istanza di rigetto dell’opposizione inoltrata dalla _ veniva accolta con sentenza 3 luglio 1992 del Pretore del Distretto di Riviera. Il 25 maggio 1994 è poi stata respinta l’azione di disconoscimento di debito.
C.
Con lettera 13 aprile 1993 l’UEF di Riviera sollecitava la _ a voler accreditare sul conto dell’Ufficio gli importi relativi alle pigioni incassate, non essendo stato effettuato alcun versamento dal luglio 1991. _ con scritto 18 maggio 1993 comunicava che “ tutti gli affitti incassati sono stati versati sul conto corrente _. A seguito di tale comunicazione l’UEF di Riviera, in data 1° giugno 1993 rendeva attenta la Fiduciaria sulla propria responsabilità relativa al mancato pagamento all’Ufficio dei canoni di locazione incassati.
D.
In data 14 febbraio 1994 l’UEF di Riviera rescindeva il contratto d’amministrazione stipulato con la _. Il 14 marzo 1994 veniva stipulato un nuovo contratto con _
E.
Il 7 giugno 1994 la _ ha presentato la domanda di esecuzione in via di realizzazione del pegno nei confronti della società _ per un importo pari all’incirca a fr. 525’000.-- . A sua volta la _ in data 27 giugno 1994 ha chiesto la vendita della part. _ di proprietà della _ La pretura di Locarno - Città dichiarava il 13 dicembre 1994 il fallimento della società _, la cui procedura di liquidazione veniva continuata in via sommaria ex art. 231 LEF.
F.
Il 20 gennaio 1995 l’UEF di Riviera si rivolgeva alla _ chiedendo il versamento dell’importo di fr. 170’968.20 versato erroneamente alla _. Con scritto datato 20 gennaio 1995 l’UEF di Locarno informava la _ che la _ aveva chiesto il versamento degli affitti dal 26.7.91 al 13.12.94 sulla base dell’esecuzione n. _ e alla richiesta del blocco degli affitti formulata contestualmente alla domanda d’esecuzione. In data 5 aprile 1995 la _ comunica all’UEF di Locarno che il 16.4. 91 la _ le avrebbe ceduto tutte le pretese e i diritti derivanti dai contratti di locazione , dai sussidi cantonali e comunali inerenti l’immobile part. _. Inoltre essendo tale cessione anteriore alla domanda d’esecuzione della _, e non avendo quest’ultima mai vantato alcuna pretesa sui canoni di locazione, né tantomeno sollevato alcuna contestazione prima del 30.12.94, la proprietà di quanto ricevuto dalla _ sarebbe tutelata dalla propria buona fede. Con incarico rogatoriale del 6 dicembre 1995 l’UEF di Locarno incaricava l’UEF di Riviera di procedere alla vendita della part. _ di proprietà della fallita _. Il 12 dicembre 1995, rispettivamente il 20 dicembre 1995 l’Ufficio di _ si rivolgeva nuovamente alla _ e alla _ chiedendo invano il versamento dell’importo indebitamente incassato dalla _.
G.
Il 12 febbraio 1996 la part. _ è stata venduta a pubblico incanto a _, per l’importo di fr. 720’000.--. Il 28 marzo 1996 l’UEF di Locarno si rivolgeva alla sede centrale della _ a _ chiedendo il versamento dell’importo ritenuto indebitamente incassato dalla filiale di Locarno, ottenendo un netto rifiuto da parte della Banca. Il 12 giugno 1996 l’UEF di Locarno faceva spiccare nei confronti della _ di _a un precetto esecutivo per l’importo di fr. 181’836.20 relativo alle pigioni indebitamente incassate, allo scopo d’interrompere la decorrenza del termine di prescrizione del credito. I membri del consiglio di amministrazione della _ hanno rinunciato ad avvalersi di tale eccezione, evitando in tal modo l’emanazione di un PE nei loro confronti.
H.
Il 2 luglio 1996 veniva depositato lo stato di riparto definitivo del fallimento _, contro il quale si è aggravata la _ con ricorso 11 luglio 1996 chiedendo che al capitolo “liquidazione n. 1” e al capitolo “liquidazione n.2” gli importo indicati a favore della _ pari rispettivamente a fr. 181’836.20 e a fr. 5’407.70 rimangano di competenza della _. Inoltre tutto quanto attribuito alla _ va assegnato alla _. La ricorrente sostiene che l’inazione dell’UEF di Biasca e _ non può esserle addebitato avendo la _ ricevuto in buona fede gli importi che le sono stati accreditati. Il versamento delle pigioni alla _ sarebbe inoltre stato avallato dall’UEF di _ come confermerebbe la lettera 17 giugno 1993 dell’avv. _, legale della fallita a _ della _ Il blocco dei canoni di locazione da parte della _ concernerebbe unicamente gli importi accumulatisi dopo l’inoltro della domanda di vendita del fondo. Inoltre la _ non avrebbe mai contestato che non fosse posto in atto il blocco delle pigioni, in tal caso avrebbe dovuto contestare la graduatoria. Da ultimo al presente caso non sarebbe applicabile l’art. 806 CC come sostenuto dall’UEF di Locarno.
I.
Con osservazioni 23 luglio 1996 la _ chiede la reiezione del gravame asseverando l’applicabilità dell’art. 806 cpv. 3 CC al caso in esame, secondo il quale le convenzioni con cui il proprietario avesse disposto delle mercedi non ancora scadute non sono opponibili al creditore pignoratizio che avesse promosso l’esecuzione in via di realizzazione del pegno prima della scadenza delle mercedi stesse. Inoltre il blocco degli affitti sarebbe regolarmente cresciuto in giudicato per la mancata opposizione della debitrice, quindi la _ non avrebbe dovuto intraprendere alcuna contestazione della graduatoria.
L.
Nelle sue osservazioni 24 luglio 1996 l’UEF di Biasca ribadisce la correttezza del proprio operato, chiedendo che il ricorso venga respinto. Precisa inoltre di essere venuto a conoscenza dello scritto 17 giugno 1993 dell’avv. _, del quale l’Ufficio contesta i contenuti ritenendoli del tutto inveritieri, unicamente il 24 gennaio 1995.
M.
Delle osservazioni dell’UEF di Locarno e di quelle dei membri del consiglio di amministrazione della _ si dirà, se del caso, in seguito.

Considerando
in diritto: 1.
Per l’art. 17 cpv. 1 LEF è ammesso il reclamo all’Autorità di vigilanza salvo i casi nei quali la LEF prescrive la via giudiziale. Con provvedimento impugnabile va inteso ogni atto reso in applicazione della LEF e del diritto esecutivo in genere, riferito ad un ben determinato fatto esecutivo su cui vi é ancora un interesse pratico e attuale alla definizione ad opera dell’Autorità cantonale di vigilanza: è infatti irricevibile il ricorso che non persegua un fine procedurale concreto nell’ambito dell’esecuzione forzata in corso (cfr. Flavio Cometta, Brevi cenni sulla Legge sulla procedura di reclamo in materia di esecuzione e fallimento in RDAT I - 1996, pag. 277).
Secondo la giurisprudenza del Tribunale federale la richiesta formulata dall’Ufficio fallimenti a un creditore di restituire una somma percepita indebitamente non costituisce una decisione suscettibile di ricorso ex art.17 LEF. L’ufficio dispone a questo scopo dell’azione di indebito arricchimento (DTF 123 III 335-336). La massa fallimentare, che vuole recuperare quanto versato per errore a un creditore, deve procedere in via giudiziaria. L’invito (o l’ordine) di restituzione si esaurisce in una semplice dichiarazione di volontà priva di carattere ufficiale e non è impugnabile ex 17 LEF non costituendo “provvedimento” (DTF 123 III 336). Se il creditore non restituisce in via bonale occorre procedere in via giudiziaria.
2.
Nel caso di specie la ricorrente, pur impugnando formalmente lo stato di ripartizione, si aggrava contro la richiesta di restituzione dell’importo di fr. 181’836.20 relativo a pigioni incassate indebitamente dalla _ dal 1° agosto 1991 al 28 febbraio 1994.
Orbene l’ordine rivolto dall’UEF di Locarno alla _ di restituire quanto indebitamente percepito per il tramite della _, costituisce una semplice dichiarazione di volontà. Di conseguenza il ricorso deve essere dichiarato irricevibile nella misura in cui esso e rivolto contro un “ non provvedimento”. Essendo fallito ogni tentativo di soluzione bonale della vertenza, l’Ufficio dovrà quindi promuovere l’azione di merito volta a ottenere il versamento dell’importo di fr. 181’836.20 che la _ ha versato a _ invece che all’UEF di Riviera come era suo preciso dovere in connessione con il patto 7 del contratto di amministrazione 30 luglio 1991 (cfr. narrativa fattuale sub B).
3.
Lo stato di ripartizione, quale appare nella formulazione qualificata siccome “ stato di riparto definitivo “ depositato il 2 luglio 1996, è in sostanza di tipo condizionato e non consente di acquisire quelle certezze che devono connotare tale atto. Dal cons. 2 risulta che l’importo di fr. 181’836.20 non è, a questo stadio di procedura nelle disponibilità della massa fallimentare, avuto altresì riguardo al fatto che l’UEF di Locarno realizza nello “ stato di riparto definitivo “ una inammissibile commistione di elementi che rientrano nelle pregresse esecuzioni in via di realizzazione del pegno (pendenti presso l’UEF di Riviera) con altri di pertinenza del fallimento corrente davanti all’UEF di Locarno. S’impone quindi l’annullamento dello “ stato di riparto definitivo “ depositato il 2 luglio 1996 e l’allestimento di uno stato di ripartizione provvisorio nel quale l’UEF di Locarno scorporerà i dati commisti.
Con la dichiarazione di fallimento sono devoluti alla massa tutti i beni pignorati, non ancora realizzati e tutti gli oggetti sequestrati (art. 199 cpv. 1 LEF). Il ricavo degli oggetti realizzati nell’ambito di un’esecuzione in via di pignoramento, come pure di realizzazione del pegno sarà ripartito tra i creditori procedenti e solo una eventuale eccedenza spetta alla massa (art. 199 cpv. 2 LEF applicabile per analogia anche nell’esecuzione in via di realizzazione del pegno; DTF 107 III 117). Il criterio determinante per stabilire se un bene appartenga alla massa o meno, è l’avvenuta realizzazione (cfr. Amonn/Gasser, Grundriss des Schuldbetreibungs - und Konkursrechts, Berna 1997, § 40 n.20, p. 318). Nel caso di specie il provento dell’esecuzione in via di realizzazione del pegno promossa nei confronti _, rispettivamente dalla _ e dalla _ è costituito delle pigioni maturate ogni mese sino alla data del fallimento (cfr. Amonn/Gasser, op. Cit., § 40 n. 21, p. 318). Di conseguenza tale importo non è di pertinenza della massa fallimentare, in quanto realizzato prima della dichiarazione di fallimento della _. Il recupero dell’importo di fr. 181’836.20 andrà quindi effettuato dall’UEF di Riviera sotto la cui giurisdizione sono state eseguite le procedure esecutive in via di realizzazione del pegno promosse dalla _ e dalla _. Ne consegue che l’UEF di Riviera dovrà procedere nei suoi incombenti chiudendo le esecuzioni, peraltro cessate di diritto ex art. 206 cpv. 1 LEF, con l’allestimento dei computi nel senso dell’art. 157 LEF, versando poi indilatamente all’UEF di Locarno l’eventuale eccedenza.
4.
Lo stato di ripartizione allestito dall’UEF di Locarno va quindi annullato. L’Ufficio allestirà un nuovo stato di ripartizione provvisorio scorporando i dati commisti, nel senso che dalla ripartizione saranno esclusi gli importi incassati dalla _ prima della data del fallimento della _ perché riferiti alle pregresse esecuzioni in via di realizzazione del pegno pendenti davanti all’UEF di Riviera e sui quali l’Ufficio fallimenti di Locarno ha operato la compensazione controversa, come si evince sub “osservazione n.1” del provvedimento impugnato. Oggetto dello stato di riparto provvisorio sono agli attivi gli importi incassati a partire dalla dichiarazione di fallimento. Si dovrà tener conto al passivo delle spese maturate a partire dalla dichiarazione di fallimento, ritenuto che l’importo di fr. 62’517.05 comprende per certo anche spese precedenti la declaratoria di decozione.
Vanno quindi depennati tutti gli importi figuranti alle posizioni “liquidazione n. 1”, “liquidazione n. 2” e “liquidazione n. 3”. Vanno inoltre stralciate le osservazioni n. 1 e n.2, con i relativi conteggi, erroneamente inserite nello stato di riparto, concernendo le stesse questioni che dovranno essere demandate all’azione di merito.
5. Abbondanzialmente va inoltre rilevato che il gravame è irricevibile anche per quanto attiene la richiesta relativa all’assegnazione nello stato di riparto impugnato degli importi dovuti alla _ quale unica creditrice procedente nel periodo dal 1° agosto 1991 al 31 maggio 1994. Infatti la determinazione dell’estensione del diritto di pegno ai crediti per pigioni e affitti sancito dall’art. 806 CC è questione di merito sottratta al potere di cognizione di questa Camera.
6.
Ne consegue l’irricevibilità del ricorso.
Non si prelevano spese (art. 61 cpv. 2 lett. a OTLEF) e non si assegnano indennità (art. 62 cpv. 2 OTLEF), perché così è disciplinato per normativa di diritto federale.
Richiamati gli art. 17 e 261 LEF