Decision ID: dc675369-02b5-573c-b5b1-56cfa8b14c3a
Year: 2019
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: civil_law

in fatto: A. AP 1 (1958) e AO 1 (1972), entrambi divorziati, hanno contratto matrimonio a _ il 19 luglio 2002. A quel momento lo sposo aveva già una figlia (N_, nata nel 1990) e la sposa una figlia (G_, nata nel 1994). Dal nuovo matrimonio è nato Gi_, il 13 agosto 2003. AP 1 è docente di scuola professionale a _. La moglie lavora all'80% come cuoca per la scuola dell'infanzia a _. I coniugi si sono separati nel marzo del 2014, quando AO 1 ha lasciato l'abitazione coniugale di _ per trasferirsi in un appartamento a _.
B. Il 29 febbraio 2016 AP 1 e AO 1 hanno introdotto davanti al Pretore del Distretto di Bellinzona un'istanza comune di divorzio corredata di un accordo parziale stipulato il 20 novembre 2015. Tale accordo prevedeva la divisione a metà delle prestazioni d'uscita accumulate dai coniugi durante il matrimonio presso il rispettivo istituto di previdenza professionale e il riparto a metà delle spese giudiziarie della procedura di divorzio su richiesta comune.
C. All'udienza del 20 aprile 2016, indetta per la conciliazione, i coniugi non hanno raggiunto un accordo sulle altre conseguenze del divorzio e hanno demandato al giudice la relativa decisione. Il Pretore li ha invitati così a presentare un allegato contenente le loro motivazioni e conclusioni sugli effetti rimasti controversi. Nel suo memoriale del 20 maggio 2016 AO 1 ha postulato la custodia alternata di Gi_ (un mese ciascuno), un contributo alimentare di fr. 1250.– mensili per sé dal 1° febbraio 2015 fino al suo pensionamento e uno di fr. 2000.– mensili per il figlio fino alla maggiore età, da corrisponderle per i mesi in cui Gi_ fosse rimasto da lei. In liquidazione del regime dei beni essa
ha avanzato inoltre una pretesa di fr. 22 500.– per coprire le spese del processo e ha rivendicato una provvigione ad litem di
fr. 10 000.–. La richiesta di contributo alimentare per sé è stata formulata già in via cautelare.
D. Vista l'istanza cautelare, il Pretore ha convocato le parti al contraddittorio del 24 giugno 2016, nel corso del quale AP 1 ha proposto di respingere la richiesta. L'istruttoria cautelare, cominciata seduta stante, è terminata il 7 settembre 2016. I coniugi hanno rinunciato alla discussione finale, limitandosi a conclusioni scritte. Nel proprio memoriale del 3 novembre 2016 AO 1 ha ribadito la sua pretesa di contributo alimentare a valere dal maggio del 2016, postulando anche la custodia alternata di Gi_ (un mese ciascuno) e un contributo alimentare per il figlio di fr. 1715.– mensili per i periodi in cui questi sarebbe stato affidato a lei. Nel suo allegato del 4 novembre 2016 AP 1 ha riproposto il rigetto dell'istanza cautelare e ha instato per la rifusione di fr. 5000.– a titolo di ripetibili. Il 9 novembre 2016 egli ha contestato inoltre la ricevibilità delle nuove domande formulate dalla moglie nel memoriale conclusivo poiché sottratte al contraddittorio.
E. Statuendo con decreto cautelare del 31 ottobre 2017, il Pretore aggiunto ha parzialmente accolto l'istanza di AO 1, condannando il marito a versare a quest'ultima un contributo alimentare di fr. 893.50 mensili dal 1° giugno 2016. Le spese processuali di fr. 500.– sono state poste per un terzo a carico dell'istante e per il resto a carico del convenuto, tenuto a rifondere alla moglie fr. 700.– per ripetibili ridotte.
F. Contro il decreto cautelare appena citato AP 1 è insorto a questa Camera con un appello del 16 novembre 2017 per ottenere che, previo conferimento dell'effetto sospensivo, il contributo alimentare stabilito dal Pretore aggiunto sia soppresso e che il decreto impugnato sia riformato di conseguenza. Egli chiede altresì che le spese giudiziarie siano poste a carico dell'istante, con obbligo per quest'ultima di rifondergli fr. 5000.– a titolo di ripetibili in entrambi i gradi di giudizio. Con decreto del 7 dicembre 2017 il presidente della Camera ha conferito effetto sospensivo al ricorso limitatamente ai contributi alimentari dovuti da AP 1 fino al 31 ottobre 2017. Nelle sue osservazioni del 5 dicembre 2017 AO 1 conclude per il rigetto dell'appello.

Considerando
in diritto: 1. Le decisioni in materia di provvedimenti cautelari sono impugnabili con appello, trattandosi di procedura sommaria (art. 276 CPC), entro 10 giorni dalla notificazione (art. 314 cpv. 1 CPC), sempre che, ove si tratti di controversie meramente patrimoniali il valore litigioso raggiungesse almeno fr. 10 000.– “secondo l'ultima conclusione riconosciuta nella decisione” impugnata (art. 308 cpv. 2 CPC). In concreto tale requisito è dato, ove appena si consideri l'entità del contributo alimentare per la moglie in discussione davanti al Pretore aggiunto (fr. 1250.– mensili dal maggio del 2016), di durata incerta e da calcolare quindi sull'arco di vent'anni (art. 92 cpv. 2 CPC; sentenza del Tribunale federale 5A_117/2016 del 9 giugno 2016, consid. 1.1). Quanto alla tempestività del rimedio giuridico, il decreto cautelare impugnato è pervenuto al patrocinatore del convenuto il 6 novembre 2017. Introdotto il 16 novembre 2016, ultimo giorno utile, l'appello in esame è pertanto ricevibile.
2. Nel decreto impugnato il Pretore aggiunto ha circoscritto il giudizio al contributo alimentare per la moglie, rilevando che le altre domande esulavano da quanto chiesto con l'istanza del 20 maggio 2016. Ciò premesso, egli ha accertato che nella fattispecie, mancando ogni volontà di riconciliazione da parte dei coniugi, non si poteva più contare su una ripresa della comunione domestica e che per statuire sul contributo alimentare litigioso occorreva ispirarsi ai criteri applicabili agli obblighi di mantenimento dopo il divorzio (art. 125 cpv. 1 CC), compresa la possibilità di estendere l'attività lucrativa da parte della moglie. Accertato che il matrimonio aveva influito concretamente sulla situazione finanziaria di quest'ultima, madre di un figlio, il primo giudice ha calcolato il reddito netto di lei in fr. 3452.35 mensili (lavoro all'80%), escludendo che costei potesse guadagnare di più. Quanto al fabbisogno minimo di lei, il Pretore aggiunto lo ha calcolato in fr. 3222.25 mensili (minimo esistenziale del diritto esecutivo fr. 1050.– [coabitazione parziale con il nuovo compagno], costo dell'alloggio fr. 1240.–, premio della cassa malati fr. 434.–, assicurazione dell'economia domestica fr. 33.60, assicurazione responsabilità civile dell'automobile e imposta di circolazione fr. 105.05, carburante fr. 80.–, onere fiscale fr. 280.–).
Riguardo alla situazione finanziaria del marito, il primo giudice ha accertato entrate per fr. 7933.25 mensili e un fabbisogno minimo di fr. 4298.30 mensili (minimo esistenziale del diritto esecutivo per genitore affidatario fr. 1350.–, costo dell'alloggio fr. 643.40 [già dedotta la quota di un terzo compresa nel fabbisogno in denaro di Gi_], ammortamento ipotecario fr. 333.35, premio della cassa malati fr. 355.15, pasti fuori casa fr. 238.70, assicurazioni fr. 206.75, imposte di circolazione auto e moto fr. 291.35, posteggio sul posto di lavoro fr. 129.60, mantenimento della figlia N_ fr. 300.–, onere fiscale fr. 450.–). Da ciò il Pretore aggiunto ha dedotto che, una volta finanziati i fabbisogni dei coniugi e del figlio Gi_ che sta con il padre (fr. 1617.70 mensili), le parti conservano un margine disponibile di fr. 2247.35 mensili. E siccome la metà di tale margine spetta alla moglie, egli ha calcolato il contributo alimentare per AO 1 in fr. 893.50 mensili (fr. 3222.25 [fabbisogno di lei] più fr. 1123.60 [metà eccedenza] meno fr. 3452.35 [reddito di lei]).
3. L'appellante si duole anzitutto che l'istante “non ha compiuto il benché minimo sforzo” per rendere verosimile qual era il livello di vita raggiunto dai coniugi durante la comunione domestica “e, di conseguenza, il debito mantenimento”. Già in ragione di ciò – egli sostiene – la pretesa alimentare va respinta. A suo avviso, inoltre, con un reddito di fr. 3452.35 mensili e un fabbisogno minimo di fr. 3222.25 mensili AO 1 conserva un margine di fr. 230.10 mensili che le consente di finanziare da sé il proprio mantenimento, a prescindere dalla capacità contributiva di lui. Nessun contributo alimentare è dovuto perciò all'istante.
a) Dalla prima argomentazione va subito sgombrato il campo, ove appena si consideri che l'appellante rimprovera per la prima volta alla moglie di non avere reso verosimile il tenore di vita sostenuto durante la comunione domestica, tanto che ancora nel memoriale conclusivo egli riconosceva a AO 1 un fabbisogno minimo equivalente a quello accertato poi dal Pretore aggiunto (pag. 6). Su questo punto l'appello cade dunque nel vuoto.
b) Quanto alla possibilità per la moglie di conservare un margine disponibile di fr. 230.10 mensili che le consentirebbe di sopperire da sé al proprio debito mantenimento, si impone una premessa. Come riconosce lo stesso appellante (memoriale, pag. 5 in basso), l'obbligo di mantenimento fra coniugi nelle procedure cautelari in cause di divorzio (o in procedimenti a tutela dell'unione coniugale) continua a essere disciplinato dall'art. 163 cpv. 1 CC (“solidarietà matrimoniale”) anche qualora non si possa più contare – come in concreto – su una ripresa della vita in comune (RtiD II-2012 pag. 795 consid. 4; analogamente: DTF 137 III 386 consid. 3.1). L'art. 125 cpv. 1 CC si applica solo in via analogica, per sapere se – come si vedrà in appresso (consid. 4c) – si possa esigere dal coniuge che chiede contributi alimentari di riprendere o estendere un'attività lucrativa investendo la forza lavoro liberatasi in esito alla sospensione della vita comune (DTF 137 III 386 consid. 3.1). E in un caso come quello in esame non fa dubbio che il metodo di calcolo ancorato al riparto paritario dell'eccedenza applicato dal Pretore aggiunto nel decreto impugnato è un metodo conforme al diritto federale per definire l'eventuale obbligo di mantenimento (RtiD I-2015 pag. 879 consid. 5).
c) Giovi ricordare che davanti al primo giudice le parti avevano argomentato entrambe sulla scorta del metodo di calcolo testé evocato. Lo stesso convenuto, pur affermando che le sue entrate non bastano per coprire il proprio fabbisogno (quantificato in fr. 6550.– mensili) e quello del figlio (quantificato in fr. 2074.– mensili), riconosceva la legittimità del criterio fondato sul riparto paritario dell'eccedenza nel bilancio familiare (memoriali conclusivi del 3 novembre 2016, pag. 5, e del 4 novembre 2016, pag. 3 e 8). Ciò posto, la decisione del primo giudice di determinare il contributo alimentare per l'istante deducendo dal reddito complessivo dei coniugi i rispettivi fabbisogni minimi e suddividendo l'eccedenza a metà, resiste alla critica. Il fatto che la moglie conservi un certo margine disponibile sul proprio fabbisogno non preclude a quest'ultima, di conseguenza, il diritto a un contributo alimentare durante la causa di divorzio. Al proposito l'appello manca di consistenza.
4. L'appellante deplora che il Pretore aggiunto non abbia imputato alla moglie un reddito da attività lucrativa a tempo pieno. Ripete che l'istante potrebbe aumentare il proprio grado d'occupazione dall'80 al 100% lavorando nel “settore della cucina” oppure in servizi di pulizia, pubblici o privati. Chiede pertanto di rivalutare il reddito di lei (fr. 3452.35 mensili) a fr. 4143.– mensili, ciò che garantirebbe alla medesima il tenore di vita precedente la separazione ed escluderebbe ogni contributo cautelare da parte sua.
a) Nel decreto cautelare impugnato il Pretore aggiunto ha ritenuto difficilmente estendibile il tasso d'occupazione di AO 1. Da un lato perché quello attuale permette il buon funzionamento dell'assetto scelto dai coniugi per garantire al figlio un adeguato accudimento nel doposcuola, ciò che sarebbe difficilmente conciliabile con un'attività lucrativa a tempo pieno dell'istante. Dall'altro perché trovare sul mercato dell'impiego un'attività complementare del 20% sarebbe arduo per lei, priva di particolari qualifiche professionali, come dimostra la risposta negativa ricevuta al riguardo dall'attuale datore di lavoro. Nelle circostanze descritte il primo giudice ha rinunciato a imputare all'interessata un reddito ipotetico (decreto impugnato, pag. 4).
b) L'appellante obietta che, seppure AO 1 debba occuparsi del figlio “in misura leggermente superiore alla norma”, ciò non giustifica di riconoscerle agevolazioni sul grado d'occupazione e sul reddito conseguibile. Egli sottolinea di lavorare personalmente a tempo pieno, ciò che non gli impedisce di accudire convenientemente al figlio, avendo organizzato la propria attività in funzione degli orari scolastici e avendo rinunciato proprio per tale motivo a far parte del consiglio di direzione dell'istituto in cui opera. Lasciare in condizioni del genere che
l'istante lavori a tempo parziale equivale – egli fa valere – a un'inammissibile disparità di trattamento.