Decision ID: c9dec889-d8da-54da-bcc6-3d9fc0e19335
Year: 2007
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: civil_law

in fatto: A.
Con decisione provvisionale del 2 ottobre 2006 la Commissione tutoria regionale 12 ha privato AP 1 (1978) della
custodia parentale sul figlio E_ (1998), ha affidato provvisoriamente il bambino al nonno materno _ (1954), ha designato l'Ufficio delle famiglie e dei minorenni a _ quale organo
“
di controllo e di informazione conformemente all'art. 307 CC
”
e ha conferito a AP 1 un diritto di visita al figlio
ogni domenica dalle ore 14.00 alle 18.00. Tale decisione è stata confermata dall'Autorità di vigilanza sulle tutele, su ricorso di AP 1, il 15 novembre 2006. Adita da AP 1, con sentenza del 31 gennaio 2007 questa Camera ha riformato la decisione predetta e ha dichiarato il ricorso all'Autorità di vigilanza irricevibile, la Commissione
tutoria regionale avendo statuito sulla base di un contraddittorio
incompleto
(inc. 11.2006.153).
B.
Con una nuova decisione provvisionale del 4 dicembre 2006 la Commissione tutoria regionale 12 ha disciplinato il diritto di visita di AP 1, senza modificarne la frequenza né la durata, ma disponendone l'esercizio sotto sorveglianza al Punto d'incontro _ di _. L'Ufficio delle famiglie e dei minorenni è stato incaricato di organizzare le relazioni tra madre e figlio, verificando l'andamento delle visite. AP 1 è insorta il 15 dicembre 2006 contro tale decisione all'Autorità di vigilanza, che statuendo il 31 gennaio 2007 ha respinto il ricorso e le ha rifiutato il beneficio dell'assistenza giudiziaria, senza prelevare tasse né spese.
C.
Contro il diniego dell'assistenza giudiziaria AP 1 ha ricorso il 15 febbraio 2007 a questa Camera, chiedendo di riformare la decisione dell'Autorità di vigilanza nel senso di concederle il beneficio litigioso. Analoga richiesta essa formula per la procedura in appello. Il ricorso non ha formato oggetto di intimazione.

Considerando
in diritto: 1.
Contro il rifiuto dell'assistenza giudiziaria il richiedente può adire entro 15 giorni (art. 35 cpv. 4 Lag) “l'autorità di seconda istanza”, ovvero l'autorità gerarchicamente superiore (messaggio del Consiglio di Stato n. 5123, del 22 maggio 2001, commento all'art. 35 in fine). Tempestivo, sotto questo profilo il ricorso in esame è pertanto ricevibile.
2.
Nella fattispecie l'Autorità di vigilanza ha rifiutato alla richiedente il beneficio in questione con l'argomento che il ricorso appariva sprovvisto fin dall'inizio di esito favorevole (art. 14 cpv. 1 lett. a Lag). Essa ha ricordato che la decisione di sottoporre il diritto di visita a sorveglianza è stata presa dalla Commissione tutoria regionale perché nelle settimane precedenti l'emanazione del provvedimento il figlio aveva accusato un netto aggravarsi di problemi psichici, dovuti al timore – da lui medesimo espresso – di essere rapito o maltrattato dalla madre. Ciò rendeva impensabile mantenere relazioni personali prive di sorveglianza. Inoltre, secondo l'Autorità di vigilanza, il beneficio dell'assistenza giudiziaria andava respinto anche perché AP 1 avrebbe potuto procedere in lite lei medesima (art. 14 cpv. 2 Lag), redigendo personalmente il ricorso, il che avrebbe reso superflua l'opera di un patrocinatore (decisione impugnata, consid. 11).
3.
La ricorrente esordisce dolendosi di motivazioni
“
intimidatorie
”
, invocando il principio di uguaglianza e lamentando scarsa sensibilità nei suoi confronti. Alle ragioni addotte dall'Autorità di vigilanza essa oppone che, come ricorrente, mirava a continuare l'esercizio del diritto di visita seguendo l'assetto regolato nella decisione provvisionale del 2 ottobre 2006, intenzione che a suo avviso
“
era senza dubbio legittima e con buone probabilità di essere accolta
”
. Per il resto essa afferma che la sua formazione educativa, limitata alle scuole dell'obbligo, non le permetteva
“
di destreggiarsi in simili contesti
”
, onde la comprensibile preoccupazione di far capo a un legale, tanto più in
“
un procedimento dalla particolare componente emotiva e con implicazioni strettamente personali
”
che le impediva
“
il necessario distacco per una gestione corretta della causa
”.
4.
Alla prima motivazione addotta dall'Autorità di vigilanza l'interessata sostanzialmente non risponde. Asserisce che
“
scopo del ricorso non era ottenere un diritto di visita libero, bensì ripristinare le relazioni madre-figlio nella misura e nei modi decisi dalla CTR il 2 ottobre precedente
” attraverso l'elaborazione di “un programma di riavvicinamento graduale fra lei ed E_”. Così argomentando, però, essa non spiega lontanamente in che dovesse consistere siffatto programma. Le visite sotto sorveglianza sono state disposte dalla Commissione tutoria regionale proprio perché il figlio rifiutava di incontrare la madre. Grazie alla rassicurante presenza di operatori delegati dal
l'Ufficio delle famiglie e dei minorenni e grazie all'esercizio delle visite in un
luogo “neutro” e tranquillo la Commissione tutoria regionale si propone appunto di ricostituire progressivamente la fiducia del ragazzo verso la madre, fugandone le paure. Come ciò potesse attuarsi con l'assetto delle visite precedente e “
con luogo di scambio presso la nonna materna
” la ricorrente non illustra
. Su questo punto il ricorso manca, già a un primo esame, di consistenza.
5.
Per quanto riguarda la pretesa incapacità di stendere essa medesima il ricorso all'Autorità di vigilanza,
la ricorrente evoca – come detto – la sua educazione limitata alle scuole dell'obbligo e la sua emotività, ma non pretende che le sarebbe stato impossibile descrivere con parole proprie, anche in termini semplici, perché il diritto di visita sotto sorveglianza al Punto d'incontro _ a _ fosse contrario all'interesse del figlio. Che poi l'esposto sarebbe potuto risultare emozionale o partecipe poco importa, giacché di ciò l'Autorità di vigilanza
avrebbe tenuto conto. Certo, il caso era delicato e non mancava di implicazioni a livello personale. Non poteva dirsi tuttavia proceduralmente complesso, né la misura – provvisoria – risultava particolarmente incisiva (come sarebbe stata, ad esempio, la privazione definitiva della custodia parentale: DTF 130 I 180). Anche al proposito la decisione impugnata resiste dunque alla critica. Se ne conclude che, destituito di fondamento, il ricorso è destinato all'insuccesso.
6.
La procedura per il conferimento dell'assistenza giudiziaria è gratuita (salvo ipotesi di temerarietà, estranee alla fattispecie: art. 4 cpv. 2 Lag) e in concreto non v'è ragione di scostarsi da tale precetto. Quanto alla richiesta di assistenza giudiziaria in appello, essa non può trovare accoglimento, ove appena si consideri che – come il ricorso all'Autorità di vigilanza – anche il ricorso in questa sede appariva privo di buon diritto fin dall'inizio (art. 14 cpv. 1 lett. a Lag). Non si pone per converso problema di ripetibili, il ricorso non avendo formato oggetto di intimazione.
7.
Per quanto riguarda i possibili rimedi giuridici contro l'attuale sentenza sul piano federale (art. 112 cpv. 1 lett. d LTF), il valore litigioso ai fini dell'art. 74 cpv. 1 lett. b LTF (onorario dell'avvocato per il patrocinio davanti all'Autorità di vigilanza, consistente per l'essenziale nella stesura di un allegato di sei pagine) non raggiunge manifestamente la soglia dei fr. 30
000.– per il ricorso in materia civile.