Decision ID: ab0dbe6e-4bb7-52a3-b217-3358b937483d
Year: 2020
Language: it
Court: CH_BVGE
Chamber: CH_BVGE_001
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: 

Fatti:
A.
A._ (di seguito, interessato, ricorrente o insorgente), cittadino peru-
viano ed italiano, nato l’(...)1939, coniugato (dal 30 aprile 1966 al 30 otto-
bre 1976 nonché dal 30 settembre 1983), con figli, con scritto del 9 luglio
2018 ha formulato una richiesta volta all’ottenimento di una rendita dell’as-
sicurazione svizzera per la vecchiaia, indicando in particolare di aver lavo-
rato in Perù per la B._ SA di (...) dal 1976 al 1992 (doc. 1 dell’incarto
dell’autorità inferiore [di seguito, doc. 1]).
B.
B.a Con decisione del 22 agosto 2018, la Cassa svizzera di compensa-
zione (CSC) ha respinto la richiesta di rendita dell’interessato, indicando
che dalle proprie ricerche non risultano computabili redditi o accrediti per
compiti educativi o assistenziali (doc. 6).
B.b Con scritto d’opposizione del 19 settembre 2018, l’interessato ha de-
scritto le attività che avrebbe svolto in Perù (ed altri [imprecisati] Paesi
dell’America latina) per il conto della società svizzera B._ SA, con-
fermando la richiesta di rendita AVS (doc. 8).
B.c Con diffida raccomandata del 20 novembre 2018 (doc. 9), la CSC,
dopo aver precisato che le parti sono tenute a collaborare all’accertamento
dei fatti, ha assegnato all’interessato un termine di 10 giorni per esibire
tutte le distinte di salario relative al periodo contestato, da cui fosse possi-
bile evincere le deduzioni AVS in suo favore nonché eventuali certificati di
lavoro, con la precisazione che, in caso di mancato riscontro, sarebbe stata
pronunciata una decisione (su opposizione) in base agli atti in suo pos-
sesso (è fatto riferimento all’art. 43 cpv. 3 LPGA).
B.d Con scritto dell’11 dicembre 2018, l’interessato ha trasmesso diversi
documenti in merito all’attività svolta alle dipendenze della B._ SA
dai quali risulta peraltro che il rapporto di lavoro è durato dal 1979 al 1994
(doc. 10).
B.e Il 1° febbraio 2019, la CSC ha richiesto all’ufficio cantonale delle assi-
curazioni sociali di (...), presso quale Cassa di compensazione è stata affi-
liata la B._ SA nel periodo 1979 – 1994 e di trasmetterle un estratto
del conto individuale dell’interessato (doc. 11).
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B.f Con lettera del 7 marzo 2019, la “Caisse interprofessionelle AVS della
Fédération des Entreprises Romandes”, ha comunicato alla CSC che per
il periodo 1979 – 1994 il datore di lavoro B._ SA non ha dichiarato
salari per l’interessato (doc. 13).
B.g Con decisione su opposizione del 18 marzo 2019, la CSC ha respinto
l’opposizione 19 settembre 2018 e confermato la propria decisione del 22
agosto 2018. Detta autorità, dopo aver indicato che l’interessato non ha
trasmesso alcun documento richiesto nei termini impartiti, ha esposto le
norme legali applicabili e confermato il respingimento della richiesta di pre-
stazioni, non essendo altresì emerso alcun errore di registrazione del conto
individuale (CI [doc. 14]).
C.
C.a Il 4 aprile 2019, il ricorrente si è nuovamente rivolto alla CSC tramite
messaggio di posta elettronica. Facendo riferimento alla decisione su op-
posizione del 18 marzo 2019, egli ha indicato di aver compreso che l’auto-
rità inferiore non aveva ricevuto la sua comunicazione dell’11 dicembre
2018, ha riprodotto il tenore della stessa e espresso la speranza che la
documentazione inviata fosse pervenuta alla CSC e potesse “inferire
all’esame giuridico richiesto” (doc. TAF 1).
C.b Il 13 maggio 2019, la CSC ha trasmesso copia della menzionata corri-
spondenza elettronica del 4 aprile 2019 al Tribunale amministrativo fede-
rale (TAF) per competenza (doc. TAF 2).
C.c Su richiesta, l’autorità inferiore ha quindi trasmesso a questo Tribunale
l’incarto completo relativo all’insorgente e nuovamente indicato che le ve-
rifiche effettuate d’ufficio (prima dell’emanazione della decisione impu-
gnata) relative ad eventuali periodi di contribuzione presso la competente
cassa di compensazione avevano dato esito negativo (doc. TAF 4).

Diritto:
1.
1.1 Il Tribunale amministrativo federale esamina d’ufficio e con piena co-
gnizione la sua competenza (art. 31 e segg. LTAF) rispettivamente l’am-
missibilità dei gravami che gli vengono sottoposti (DTF 133 I 185 consid. 2
e relativi riferimenti).
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1.2 Riservate le eccezioni – non realizzate nel caso di specie – di cui all’art.
32 LTAF, questo Tribunale giudica, in virtù dell’art. 31 LTAF in combinazione
con l’art. 33 lett. d LTAF e l’art. 85bis cpv. 1 LAVS (RS 831.10), i ricorsi contro
le decisioni, ai sensi dell’art. 5 PA, rese dalla Cassa svizzera di compensa-
zione.
1.3 In virtù dell’art. 3 lett. dbis PA, la procedura in materia di assicurazioni
sociali non è disciplinata dalla PA nella misura in cui è applicabile la LPGA
(RS 830.1). Giusta l’art. 1 cpv. 1 LAVS, le disposizioni della LPGA sono
applicabili all’assicurazione per la vecchiaia e per i superstiti, sempre che
la LAVS non deroghi alla LPGA.
1.4 Questo Tribunale – dato che il ricorso è stato presentato da una parte
direttamente toccata dalla decisione e avente un interesse degno di prote-
zione al suo annullamento o alla sua modifica (art. 59 LPGA) ma che al
contempo non rispetta i requisiti previsti dalla legge (in particolare la firma
in originale del ricorrente) – avrebbe dovuto assegnare al ricorrente un
breve termine suppletorio per rimediarvi (art. 52 PA). Tuttavia, nel caso
concreto, la questione dell’ammissibilità del ricorso – che richiederebbe ap-
punto un atto istruttorio (con richiesta di regolarizzazione del ricorso) da
notificare in Perù tramite un’articolata e dispendiosa procedura (cfr., su
questo punto, la sentenza del TAF C-5487/2018 del 21 novembre 2019
consid. 5) – può essere lasciata indecisa, avuto riguardo al fatto che il ri-
corso in esame va comunque respinto, siccome manifestamente infondato,
per i motivi che saranno indicati nei considerandi in diritto qui di seguito.
2.
2.1 Dal profilo temporale sono applicabili le disposizioni in vigore al mo-
mento della realizzazione dello stato di fatto che deve essere valutato giu-
ridicamente o che produce conseguenze giuridiche (DTF 136 V 24 consid.
4.3 e 130 V 445 consid. 1.2 e relativi riferimenti nonché 129 V 1 consid.
1.2). Se è intervenuto un cambiamento delle norme legislative nel corso
del periodo sottoposto ad esame giudiziario, il diritto alle prestazioni si de-
termina secondo le vecchie disposizioni per il periodo anteriore e secondo
le nuove a partire della loro entrata in vigore (applicazione pro rata tempo-
ris; DTF 130 V 445).
2.2 In concreto il diritto alla rendita di vecchiaia sarebbe eventualmente
sorto il 1° novembre 2004 (art. 21 cpv. 2 LAVS). Secondo il Tribunale fede-
rale lo stato di fatto che deve essere valutato giuridicamente o che produce
conseguenze giuridiche è tuttavia il compimento del 65esimo anno di età
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da parte del ricorrente, intervenuto l’11 ottobre 2004 (DTF 140 V 154 con-
sid. 7.1; 130 V 156 consid. 5.2). Ne consegue che sono di principio appli-
cabili le norme in vigore a tale data per determinare l’esistenza e la portata
di un eventuale diritto ad una rendita per la vecchiaia e per i superstiti sviz-
zera.
3.
La questione litigiosa nel caso concreto è quella di sapere se il ricorrente
ha diritto – come da lui preteso (cfr. doc. 8 pag. 5) – ad una rendita dell’as-
sicurazione per la vecchiaia e per i superstiti svizzera in virtù dell’attività
svolta in Perù dal 1979 al 1994 per la B._ SA, società con sede a
(...).
4.
4.1 Per quanto emerge dalle carte processuali il ricorrente è cittadino ita-
liano (doc. 4 pag. 1 [copia di 2 pagine del passaporto italiano rilasciato il
18 novembre 2010) rispettivamente peruviano (doc. 1 pag. 21, doc. 8 pag.
22), che nel periodo dal 1979 fino al 1994, oggetto della richiesta di cui
trattasi, ha svolto attività lavorativa a favore di una ditta con sede a (...). Va
pertanto determinato il diritto applicabile nel caso di specie per dirimere la
questione litigiosa indicata al considerando 3 del presente giudizio.
4.2 Da un lato, giova rilevare che la Svizzera non ha concluso con il Perù
alcun accordo di sicurezza sociale (esso si trova attualmente in fase di ela-
borazione). In quest’ottica, il diritto determinante per risolvere la questione
litigiosa è quello svizzero.
4.3 Occorre ancora determinare se, in quanto cittadino italiano, siano ap-
plicabili al ricorrente le norme dell’Accordo sulla libera circolazione delle
persone (ALC [RS 0.142.112.681] e del suo allegato II) nonché dei relativi
Regolamenti (CEE) n. 1408/71 del Consiglio del 14 giugno 1971 (RU 2004
121, 2008 4219 4237, 2009 4831), relativo all’applicazione dei regimi di
sicurezza sociale ai lavoratori subordinati, ai lavoratori autonomi e ai loro
familiari che si spostano all’interno della Comunità, e n. 574/72 del 21
marzo 1972 (RU 2005 3909, 2008 4273, 2009 621 4845), che stabilisce le
modalità di applicazione del Regolamento (CEE) n. 1408/71, normative in
vigore al momento determinante (l’11 ottobre 2004 [consid. 2.2 del pre-
sente giudizio]). Per sovrabbondanza giova rammentare che l’allegato II è
stato modificato con effetto dal 1° aprile 2012 (Decisione 1/2012 del Comi-
tato misto del 31 marzo 2012; RU 2012 2345). Nella sua nuova versione
esso prevede in particolare che le parti contraenti applicano tra di loro, nel
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campo del coordinamento dei sistemi di sicurezza sociale, gli atti giuridici
di cui alla sezione A dello stesso allegato, comprese eventuali loro modifi-
che o altre regole equivalenti ad essi (art. 1 ch. 1) ed assimila la Svizzera,
a questo scopo, ad uno Stato membro dell’Unione europea (art. 1 ch. 2).
Gli atti giuridici riportati nella sezione A dell’allegato II sono, in particolare,
il regolamento (CE) n. 883/2004 del Parlamento europeo e del Consiglio
del 29 aprile 2004 (RS 0.831.109.268.1) relativo al coordinamento dei si-
stemi di sicurezza sociale, con le relative modifiche, e il regolamento (CE)
n. 987/2009 del Parlamento europeo e del Consiglio del 16 settembre 2009
(RS 0.831.109.268.11) che stabilisce le modalità di applicazione del rego-
lamento (CE) n. 883/2004, nonché il regolamento (CEE) n. 1408/71, con le
relative modifiche, e il regolamento (CEE) n. 574/72 del 21 marzo 1972,
con le relative modifiche, entrambi applicabili tra la Svizzera e gli Stati
membri fino al 31 marzo 2012 e quando vi si fa riferimento nel regolamento
(CE) n. 883/2004 o nel regolamento (CE) n. 987/2009 oppure quando si
tratta di casi verificatisi in passato.
4.3.1 Per costante giurisprudenza del Tribunale federale (TF) e della Corte
di giustizia dell’Unione europea (CGUE), determinanti per l'applicazione
personale dell'ALC e dei suoi regolamenti sono, da un lato, le condizioni
della nazionalità, o dello status familiare, rispettivamente del domicilio in
un Paese membro dell’UE, e, dall’altro lato, l'elemento transfrontaliero, il
quale è dato dall'esercizio del diritto alla libera circolazione, segnatamente
risiedendo o lavorando in uno Stato membro dell'UE (DTF 143 V 81 consid.
8.3 con rinvii, 143 II 57 e 141 V 521 consid. 4.3.2 nonché, tra le altre, le
sentenze della CGUE del 5 maggio 2011 C-434/09 McCarthy, punto 45, e
dell'11 ottobre 2001 C-95/99 a 98/99 e C-180/99 Khalil et aliud, punto 69).
4.3.2 Dalle carte processuali non risulta, da un lato, che il ricorrente nel
periodo lavorativo determinante dal 1979 al 1994 avesse un domicilio in
Svizzera o in un altro Paese dell’Unione europea, ma che tale domicilio si
trovasse in Perù (cfr., fra gli altri, doc. 1 pag. 21, doc. 8 pag. 22). Peraltro,
non risulta dagli atti un domicilio in Svizzera o in un altro Paese dell’UE
neppure in una data successiva al 1994, segnatamente dal momento della
presentazione della sua domanda di rendita (cfr., tra gli altri, i doc. 5 pag.
4 e 10 pag. 10).
4.3.3 Dall’altro lato, fa difetto nel caso concreto pure il nesso transfronta-
liero richiesto dalla pertinente giurisprudenza menzionata al considerando
4.3.1 della presente sentenza. Per giurisprudenza costante, le disposizioni
europee sulla coordinazione dei sistemi di sicurezza sociale non possono
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essere applicate alle attività che non presentano alcun nesso di collega-
mento con una qualsiasi delle situazioni contemplate dal diritto dell'Unione
e i cui elementi rilevanti restino in complesso, come nel caso di specie,
confinati all'interno di un unico Stato, ossia la Svizzera (tra le altre, sen-
tenze del 5 maggio 2011 C-434/09 McCarthy, punto 45, e dell'11 ottobre
2001 C-95/99 a 98/99 e C-180/99 Khalil et aliud, punto 69; v. anche DTF
143 V 81 consid. 8.3.3.2, 141 V 521 consid. 4.3.4). Dagli atti di causa non
emerge in particolare che il ricorrente abbia esercitato il suo diritto alla de-
terminante libera circolazione nel territorio degli Stati membri (per un caso
d’esercizio del diritto alla libera circolazione v. la sentenza del TF 9C-
624/2018 del 15 aprile 2019 consid. 6.2 con rinvii). L’insorgente non può
pertanto beneficiare, fra l’altro, del principio di non discriminazione e del
diritto all’esportazione di una (eventuale) rendita per la vecchiaia svizzera
ai sensi dei ni 1 degli art. 3 e 10 del Regolamento CEE n. 1408/71 (DTF
139 V 393 consid. 5.1).
4.3.4 Per conseguenza, l’ALC, e il suo allegato II, nonché i citati regola-
menti CEE non trovano applicazione nel caso in esame.
4.3.5 Peraltro, e quand’anche si volesse per denegata ipotesi ritenere l’ap-
plicabilità al caso in esame dell’ACL, la questione di sapere a quale diritto
soggiace la domanda di rendita inoltrata da un cittadino bi-nazionale (ita-
liano e peruviano) che ha esercitato la sua attività lavorativa, qui in esame,
in Perù (dove era pure domiciliato) per un’impresa con sede a (...), do-
vrebbe ad ogni buon conto essere eccezionalmente risolta (in deroga al
principio della lex loci laboris) secondo le disposizioni in vigore nel Paese
in cui si trova la sede del datore di lavoro, dunque nel caso concreto se-
condo le norme di legge svizzere (DTF 139 V 216 consid. 2.3, segnata-
mente ultima frase, con rinvii [fra l’altro all’art. 14 n. 2 lett. b punto ii del
Regolamento (CEE) n. 1408/71; DTF 119 V 65 consid. 3b).
4.4 Peraltro, secondo l’art. 3 della Convenzione tra la Confederazione Sviz-
zera e la Repubblica italiana relativa alla sicurezza sociale del 14 dicembre
1962, con riserva delle disposizioni della Convenzione stessa e del suo
Protocollo finale i cittadini svizzeri e italiani che possono avanzare diritti a
prestazioni in base alle legislazioni sulle assicurazioni sociali di cui all’arti-
colo 1, ricevono dette prestazioni integralmente e senza limitazione alcuna
finché risiedono sul territorio di una delle Parti contraenti. Con le stesse
riserve dette prestazioni sono accordate dall’una delle Parti contraenti ai
cittadini dell’altra Parte residenti in un terzo paese alle stesse condizioni e
nella stessa misura come ai propri cittadini residenti in questo Paese. Ben-
ché con l’entrata in vigore dell’ALC le convenzioni di sicurezza sociale tra
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i Paesi membri dell’UE sono sospese (art. 20 ALC), gli art. 6-8 del regola-
mento (CEE) n. 1408/71 dispongono che il regolamento si sostituisce per
principio alle convenzioni concluse tra due o più Stati purché i loro campi
d’applicazione siano identici, ferma restando tuttavia la possibilità per gli
Stati membri di mantenere in vigore talune disposizioni delle loro conven-
zioni a condizione che siano iscritte nell’Allegato III del regolamento (DTF
130 V 150 consid. 6.2 con rinvii). Per la Svizzera vale quanto stabilito dalla
cifra 1 lett. i della Sezione A dell’Allegato II ALC, la quale enuncia quali
norme convenzionali relative alla sicurezza sociale concluse dal nostro
Paese con singoli Stati membri della Comunità europea continuano ad es-
sere applicabili e devono essere aggiunte nell’Allegato III, parte A (del re-
golamento n. 1408/71). In particolare, per quel che attiene ai rapporti italo-
svizzeri, quest’ultima disposizione precisa che rimangono applicabili l’art.
3, seconda frase, della Convenzione sulla sicurezza sociale del 14 dicem-
bre 1962 (e relativi atti aggiuntivi) per quanto concerne il pagamento di
prestazioni in denaro a persone che risiedono in un Paese terzo (DTF 130
V 150 consid. 6.3). Per conseguenza, una la rendita AVS svizzera di cui i
cittadini italiani avessero diritto può essere esportata in un Paese terzo.
4.5 Ciò premesso, l’organizzazione della procedura e l’esame delle condi-
zioni di ottenimento di una rendita di vecchiaia svizzera sono comunque
regolate dal diritto interno svizzero (DTF 130 V 253 consid. 2.4; v. peraltro
anche l’art. 4 della citata Convenzione di sicurezza sociale del 14 dicembre
1962).
5.
5.1 Giusta l’art. 1a cpv. 1 LAVS, sono assicurati obbligatoriamente all’assi-
curazione svizzera per la vecchiaia e i superstiti:
a) le persone fisiche domiciliate in Svizzera;
b) le persone fisiche che esercitano un’attività lucrativa nella Svizzera;
c) i cittadini svizzeri che lavorano all’estero: al servizio della Confedera-
zione (cifra 1); al servizio di organizzazioni internazionali con le quali il Con-
siglio federale ha concluso un accordo di sede e che sono considerate
come datori di lavoro ai sensi dell’articolo 12 (cifra 2); al servizio di orga-
nizzazioni private di assistenza sostenute in modo sostanziale dalla Con-
federazione conformemente all’articolo 11 della legge federale del 19
marzo 1976 sulla cooperazione allo sviluppo e l’aiuto umanitario interna-
zionale (cifra 3).
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Il Consiglio federale disciplina i dettagli relativi al capoverso 1 lettera c (art.
1a cpv. 1bis LAVS).
5.2 Conformemente all’art. 3 cpv. 1 LAVS, gli assicurati sono tenuti al pa-
gamento dei contributi fintanto che esercitano un’attività lucrativa. Se non
esercitano un’attività lucrativa, l’obbligo contributivo inizia il 1° gennaio
dell’anno successivo a quello in cui compiono i 20 anni e dura sino alla fine
del mese in cui le donne compiono i 64 anni, gli uomini i 65 anni (sentenza
del TF 9C_171/2016 del 15 giugno 2016 consid. 2.1).
5.3 I contributi degli assicurati che esercitano un’attività lucrativa sono cal-
colati in percento del reddito proveniente da qualsiasi attività lucrativa di-
pendente o indipendente (art. 4 cpv. 1 LAVS).
5.4 Secondo l’art. 16 cpv. 1 LAVS, i contributi il cui importo non è stato
fissato in una decisione notificata entro un termine di cinque anni dalla fine
dell’anno civile per il quale sono dovuti non possono più essere né pretesi
né pagati.
5.5 Possono pretendere una rendita ordinaria di vecchiaia o per superstiti
tutti gli aventi diritto ai quali possono essere computati almeno un anno
intero di reddito, di accrediti per compiti educativi o assistenziali, oppure i
loro superstiti (art. 29 cpv. 1 LAVS).
5.6 Per ogni assicurato obbligato a pagare i contributi, è tenuto un conto
individuale, sul quale sono annotate le indicazioni necessarie al calcolo
delle rendite ordinarie (art. 30ter cpv. 1 LAVS). L'art. 140 cpv. 1 lett. d ed e
OAVS (RS 831.101) stabilisce che la registrazione nel conto individuale
dell'assicurato comprende l'anno di contribuzione e la durata contributiva
in mesi nonché il reddito annuo in franchi. Secondo l’art. 30ter cpv. 2 LAVS,
i redditi di un’attività lucrativa, ottenuti da un lavoratore e dai quali il datore
di lavoro ha trattenuto i contributi legali, sono annotati nel conto individuale,
anche se il datore di lavoro non ha versato i contributi alla cassa di com-
pensazione.
5.6.1 Peraltro, conformemente all’art. 141 cpv. 3 OAVS, se non è doman-
dato nessun estratto del conto o nessuna rettificazione, o se la richiesta di
rettificazione è stata respinta, la rettificazione delle registrazioni fatte nel
conto individuale può essere richiesta, al momento in cui si verifica l’evento
assicurato, soltanto quando gli errori di registrazione siano evidenti o debi-
tamente provati (DTF 130 V 335 consid. 4.1).
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Pagina 10
6.
6.1 Secondo giurisprudenza, per motivi legati alla sicurezza del diritto, oc-
corre mostrarsi severi in materia di apprezzamento delle prove se un assi-
curato sostiene, a distanza di molti anni, in occasione di una lite vertente
sulle modalità di calcolo delle prestazioni (DFT 117 V 261 consid. 3 e rela-
tivi riferimenti), di avere esercitato un'attività lavorativa soggetta all'obbligo
di contribuzione durante un periodo di tempo non considerato nel conteg-
gio della rendita (DTF 107 V 12 consid. 2a). Tuttavia, la regola in tema di
prova indicata all'art. 141 cpv. 3 OAVS non esclude l'applicazione del prin-
cipio inquisitorio, che per l'amministrazione – e in caso di ricorso per l'au-
torità giudiziaria – comporta l'obbligo di accertare d'ufficio, di propria inizia-
tiva e indipendentemente dalle allegazioni delle parti, i fatti rilevanti (DTF
117 V 261 consid. 3b), fermo restando tuttavia l'obbligo di collaborare della
parte stessa, che in questo ambito risulta accresciuto (DTF 117 V 261 con-
sid. 3d; sentenza del TF H 193/04 dell'11 gennaio 2006 consid. 2). Indagini
presso il datore di lavoro si impongono in particolare in presenza di indica-
zioni concrete e credibili (DTF 117 V 261 consid. 4b). Peraltro, nell'ambito
delle assicurazioni sociali, non esiste il principio secondo il quale l'ammini-
strazione o il giudice devono statuire, nel dubbio, in favore dell'assicurato
(DTF 126 V 319 consid. 5a; sentenza del TF U 97/05 del 17 novembre
2006 consid. 5.3). La rettificazione del conto individuale comprende tutta
la durata di contribuzione, pertanto pure gli anni per i quali il pagamento di
contributi è prescritto ai sensi dell'art. 16 cpv. 1 LAVS.
6.2 Nel caso in cui sia documentato che lo straniero beneficiava di un per-
messo C (permesso di domicilio), oppure di un permesso B (permesso di
dimora annuale), deve essere ritenuta una durata contributiva completa,
con la conseguenza che il beneficiario di un simile permesso deve essere
considerato persona assicurata per la durata di validità del permesso me-
desimo, sempre che abbia versato il contributo annuo minimo (v. l'art. 28 e
l'art. 50 OAVS; sentenza del TF I 524/02 del 25 novembre 2002 consid. 2.3
e relativi riferimenti).
7.
7.1 Il ricorrente fa valere di avere un diritto ad una rendita svizzera per la
vecchiaia dal momento che ha lavorato dal 1979 al 1994, certo in Perù, per
un’impresa con sede a (...).
7.2 L’autorità inferiore ha rilevato che l’accertamento dei fatti effettuato, se-
gnatamente presso la competente cassa di compensazione (presso cui
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l’allora datore di lavoro [la B._ SA di (...)] era affiliato; v., in partico-
lare, doc. 13 pag. 1) non ha permesso di ritrovare alcun salario versato a
favore dell’insorgente e dunque alcun contributo AVS versato in suo favore
(cfr. anche doc. TAF 5).
7.3 L’insorgente – cui incombe nell’ambito in esame un obbligo di collabo-
rare accresciuto (DTF 117 V 261 consid. 3d [cfr. consid. 6.1 del presente
giudizio]) – non ha esibito in corso di procedura dei documenti, quali in
particolare certificati di lavoro, distinte di salario, da cui desumere con il
necessario grado di prova il versamento di contributi all’assicurazione sviz-
zera per la vecchiaia e per i superstiti.
7.4 Nel caso concreto, dalla documentazione agli atti, anche quella alle-
gata al suo scritto del dicembre 2018 (cfr. segnatamente doc. 1, 8 e 10),
non risulta che il ricorrente sia mai stato domiciliato in Svizzera (tanto meno
nel periodo determinante dal 1979 al 1994) rispettivamente che abbia be-
neficiato in Svizzera nel menzionato periodo determinante di un permesso
C (permesso di domicilio) o di un permesso B (permesso di dimora an-
nuale), circostanze che egli non ha peraltro fatto valere, tanto meno dimo-
strato. Non emerge da detta documentazione neppure che in virtù del rap-
porto contrattuale tra la B._ SA di (...) e il ricorrente fosse previsto
il pagamento di contributi sociali all’assicurazione svizzera per la vecchiaia
e per i superstiti (per esempio attraverso la pattuizione di un accordo di
salario netto [“Nettolohnvereinbarung”]) o che detti contributi siano comun-
que stati trattenuti/versati a favore della competente cassa interprofessio-
nale AVS cui il datore di lavoro dell’insorgente era affiliato. Dai pochi (4)
documenti da cui risulta che da un compenso versato al ricorrente da parte
della B._ SA di (...), riguardante i mesi da settembre a dicembre del
1989, (doc. 1 pag. 35 a 38), siano stati trattenuti, oltretutto solo nei mesi di
novembre e dicembre 1989, importi (peraltro di entità diversa) indicati dal
datore di lavoro come “withdrawal”, non risultano seri e concreti motivi di
ritenere che si trattasse di contributi AVS svizzeri trattenuti in favore del
ricorrente e poi mai versati alla competente cassa interprofessionale AVS
in Svizzera. L’insorgente allega altresì egli stesso nel gravame del 4 aprile
2019 di compiegare “le copie degli ultimi incarichi avuti dal datore di lavoro
e le ricevute dei pagamenti obbligatori alla cassa di prestazioni lavorative
del Perù dal momento iniziale della mia assunzione, durante e post presta-
zione al datore di lavoro in oggetto”. Non vi è per conseguenza alcun mo-
tivo di procedere ad ulteriori accertamenti delle circostanze di fatto in par-
ticolare presso il datore di lavoro del ricorrente con sede a (...) – l’insor-
gente dando altresì prova della necessaria diligenza già avrebbe potuto e
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dovuto esibire pertinente, idonea e sufficiente documentazione di detto da-
tore di lavoro – dal momento che da eventuale approfondimento – quale
che esso sia – non vi è da comunque attendersi alcun nuovo riscontro de-
cisivo (i contributi sociali per l’attività svolta per la B._ SA di (...)
essendo stati versati per indicazione stessa del ricorrente alla cassa di pre-
stazione lavorative in Perù). Per sovrabbondanza, e per quanto attiene ad
eventuali ulteriori accertamenti d’ufficio presso la B._ SA di (...), può
ancora essere rilevato che appare comunque poco probabile che detta so-
cietà abbia conservato i dati concernenti l’insorgente per oltre 24 anni,
fermo restando un obbligo di conservare i dati personali di un lavoratore
unicamente per almeno cinque anni (art. 73 cpv. 2 dell’ordinanza 1 del 10
maggio 2000 concernente la legge sul lavoro [OLL 1; RS 822.111]; v., sulla
questione, la sentenza del TF 9C_889/2010 del 15 dicembre 2010 consid.
3; v. anche la sentenza del TAF C-21/2013 del 3 giugno 2013 consid. 4.2).
7.5 In conclusione, non sussistendo i presupposti per l’espletamento d’ul-
teriori indagini d’ufficio, l’accertamento dei fatti non avendo permesso di
ritrovare dei contributi AVS trattenuti dal datore di lavoro indicato dal ricor-
rente e l’insorgente stesso non avendo peraltro prodotto alcun documento
che dimostri un accordo di salario netto, a giusto titolo l’autorità inferiore ha
ritenuto che non fosse adempito nel caso di specie il requisito di un periodo
contributivo di un anno per poter pretendere ad una rendita AVS svizzera.
Peraltro, il ricorrente non ha mai preteso, tanto meno dimostrato, di avere
egli stesso versato dei contributi AVS in Svizzera in qualità di lavoratore
dipendente (in tal senso, doc. 10 pag. 17) o eventualmente indipendente
che sia. Per conseguenza, e chiaramente a giusta ragione, la CSC ha re-
spinto la richiesta dell’insorgente d’erogazione di una rendita svizzera per
la vecchiaia. In quest’ottica, il solo fatto che l’insorgente abbia svolto attività
a favore di una società con sede in Svizzera è manifestamente irrilevante
e non lo soccorre (v., in particolare, l’art. 16 cpv. 1 e l’art. 30ter cpv. 2 LAVS).
In altri termini può rimanere indecisa la questione di sapere se il ricorrente
era esentato dall’obbligo assicurativo in Svizzera (cfr., fra le tante, pure la
sentenza del Tribunale federale delle assicurazioni (oggi TF) H 43/06 del 5
maggio 2006 consid. 2 con rinvii).
8.
Da quanto esposto, consegue che il ricorso, privo di qualsivoglia fonda-
mento, non merita tutela e la decisione impugnata va confermata. Il giudice
dell'istruzione - anteriormente o posteriormente ad uno scambio di scritti -
decide quale giudice unico, con motivazione sommaria, i ricorsi manifesta-
mente infondati (art. 85bis cpv. 3 LAVS). Nel caso concreto, e per quanto
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ammissibile, il gravame, in considerazione, fra l'altro, dei generici argo-
menti presentati, deve ritenersi siccome manifestamente infondato. La pre-
sente sentenza di rigetto del ricorso può pertanto essere resa a giudice
unico
9.
Per sovrabbondanza, e benché la questione sia irrilevante per l’esito della
presente vertenza, può essere rilevato quanto segue in merito all’esistenza
di un eventuale obbligo assicurativo all’AVS svizzera per il ricorrente.
9.1 Come precedentemente indicato (considerando 7.4 del presente giudi-
zio), il ricorrente non è mai stato domiciliato in Svizzera (non lo ha altresì
fatto valere, tanto meno dimostrato). Pertanto, non poteva essere assicu-
rato all’AVS svizzera in virtù dell’art. 1a cpv. 1 lett. a LAVS.
9.2 Non poteva essere assicurato all’AVS svizzera neppure secondo l’art.
1a cpv. 1 lett. c LAVS, non ricorrendo manifestamente nel caso concreto i
presupposti ivi enumerati (ciò che a giusto titolo il ricorrente non ha mai
neppure preteso).
9.3 Nell’ottica dell’art. 1a cpv. 1 lett. b LAVS (esercizio di un’attività lucrativa
in Svizzera), secondo la giurisprudenza del Tribunale federale, solo la ge-
stione di un'impresa con sede in Svizzera da parte di una persona domici-
liata all'estero è considerata quale esercizio di attività lavorativa in Sviz-
zera. Poco importa sapere in che forma giuridica tale attività è svolta. La
funzione dirigenziale della persona risulta dalla sua qualità di organo e dai
poteri che ne risultano; in determinate circostanze anche la misura della
partecipazione finanziaria può essere decisiva (DTF 119 V 65 consid. 3b;
v. pure la sentenza del TF 9C_105/2011 del 22 ottobre 2011 consid. 4.2).
Colui che è domiciliato all'estero, ma che è iscritto a registro di commercio
quale membro del consiglio di amministrazione, direttore o altro dirigente
di una persona giuridica, la cui sede è in Svizzera, e che quindi può influen-
zare in modo determinante l'attività dell'impresa svizzera, esercita attività
lavorativa in Svizzera. Non è tuttavia necessario che la persona sia iscritta
formalmente quale organo a registro di commercio. Sufficiente è che egli
possa, quale organo di fatto (ai sensi della giurisprudenza di cui all'art. 52
LAVS), influire in modo decisivo sull'andamento degli affari della società
(DTF 119 V 65 consid. 4). In simili condizioni, sul reddito che ricava da
questa società, il dirigente deve pagare i contributi, e questo anche se altre
persone assumono la gestione degli affari propriamente detta.
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Nel caso concreto, dai documenti versati agli atti (anche da quelli allegati
allo scritto del mese di dicembre 2018 [ricevuti dall’autorità inferiore il 16
gennaio 2019]) non risulta che il ricorrente svolgesse un ruolo dirigenziale
presso la B._ SA. Si confronti a tal proposito la stessa richiesta di
prestazioni del 2 luglio 2018 o lo scritto dell’8 gennaio 1995 in cui è stata
indicata genericamente l’attività di direttore amministrativo e di rappresen-
tante legale della società in Perù (doc. 10 pag. 16 e doc. 1 pag. 6). In tale
funzione, tuttavia, non gli competevano compiti che potessero influenzare
in modo determinante l'attività dell'impresa svizzera, ma incombeva al ri-
corrente per esempio l’acquisizione di nuovi contratti per la B._ SA
in detto Paese rispettivamente il recupero di crediti (doc. 1 pag. 39) o lo
svolgimento di incarichi (a tempo parziale) per portare a termine dei con-
tenziosi (doc. 1 pag. 40). Anche l’estratto del registro di commercio prodotto
dall’insorgente, da cui non risulta che egli sia mai stato amministratore ri-
spettivamente che abbia avuto un diritto di firma individuale o collettiva per
la società con sede in Svizzera, non lo soccorre (doc. 1, pag. 11). In so-
stanza, dalla documentazione prodotta (si confronti a tal proposito in parti-
colare il carteggio tra l’insorgente ed il direttore della B._ SA sub
doc. 1) non risulta che il ricorrente abbia ricoperto una posizione di organo
di fatto, che richiederebbe che lo stesso abbia avuto la possibilità di influen-
zare in maniera determinante l’attività della società. Anzi, egli non ha nep-
pure potuto decidere se le ferie da lui accumulate fino al 31 luglio 1988
potessero essere pagate, ma ha dovuto presentare una richiesta alla sede
di (...) (doc. 10 pag. 17 e 18). Inoltre, egli non ha mai indicato che una
funzione dirigenziale poteva essere fondata su di una sua eventuale par-
tecipazione importante nella società, cosa che non risulta nemmeno dai
documenti prodotti (cfr. doc. 1 e 8). Il ricorrente non ha infine neppure fatto
valere che la remunerazione pattuita e ricevuta per la sua attività dimostre-
rebbe un ruolo dirigenziale presso la B._ SA, ciò che non emerge
neppure da un esame della documentazione agli atti (appare per esempio
piuttosto modesto il compenso di USD 300.- mensili [cfr. doc. 1 pag. 35 a
38], né quello di USD 1'500.- mensili [cfr. doc. 10 pag. 17 e seg.] modifica
sostanzialmente la riflessione in merito). In conclusione, può certo esser
rilevato che egli ha svolto attività lucrativa per una società con sede in Sviz-
zera, la B._ SA, per quanto emerge dalle carte processuali in Perù,
e comunque senza esercitarvi una funzione tale da implicare necessaria-
mente l’assoggettamento all’AVS svizzera secondo la pertinente giurispru-
denza al riguardo.
10.
10.1 Non si prelevano spese processuali (art. 85bis cpv. 2 LAVS).
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10.2 Al ricorrente, soccombente, non spetta altresì alcuna indennità per
spese ripetibili della sede federale (art. 64 PA in combinazione con l’art. 7
del regolamento del 21 febbraio 2008 sulle tasse e sulle spese ripetibili
nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale [TS-TAF, RS
173.320.2] a contrario), ritenuto altresì che non è rappresentato in questa
sede da mandatario professionale e non ha dimostrato di avere dovuto
sopportare delle spese indispensabili e relativamente elevate in relazione
al ricorso inoltrato in questa sede. Peraltro, le autorità federali, quand’an-
che vincenti, non hanno di principio diritto a un’indennità a titolo di ripetibili
(art. 7 cpv. 3 TS-TAF), salvo eccezioni non ravvisabili nel caso concreto (v.,
fra l’altro, DTF 127 V 205).
(dispositivo alla pagina seguente)
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