Decision ID: f0b02b65-4356-5d9f-abbd-2d3d575864cc
Year: 2020
Language: it
Court: CH_BVGE
Chamber: CH_BVGE_001
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: 

Fatti:
A.
L'interessato, cittadino afghano nato e cresciuto nel villaggio di B._,
zona di C._, distretto di Malestan, provincia di Ghazni, ha presen-
tato domanda d'asilo in Svizzera il 12 agosto 2019 (cfr. verbale di rileva-
mento dei dati personali del 23 agosto 2019 [atto {...}-15/13], pag. 3).
B.
Il richiedente, essendosi dichiarato minorenne all'arrivo in Svizzera, è stato
sottoposto ad una perizia medico-legale al fine di determinare la sua età
(cfr. perizia del 13 settembre 2019, atto 21/10). Egli è stato sottoposto ad
un esame clinico e ad esami radiologici (panoramica dentaria [OPT], radio-
grafia standard della mano sinistra e TAC delle articolazioni sterno-clavico-
lari).
C.
La SEM, con scritto del 2 ottobre 2019, ha concesso al richiedente il diritto
di essere sentito in merito ai risultati della perizia, ai dubbi in merito all'i-
dentità addotta ed all'intenzione della modifica dei dati nel Sistema d'infor-
mazione centrale sulla migrazione (SIMIC).
D.
Il 4 ottobre 2019 l'interessato si è espresso in merito alle osservazioni della
SEM.
E.
Sentito approfonditamente sui suoi motivi d'asilo, il richiedente ha allegato
di essere espatriato poiché il villaggio in cui viveva sarebbe stato passato
sotto il controllo dei Talebani i quali hanno richiesto ad ogni famiglia che
una persona partecipasse alla Jihad (cfr. audizione del 6 febbraio 2020,
atto 32/11, D14). I Talebani si sarebbero presentati a casa sua mentre lui
era assente e l'avrebbero convocato. Per non dover presentarsi egli sa-
rebbe espatriato (cfr. ibidem).
F.
Il 17 febbraio 2020 l'interessato ha presentato su invito della SEM il parere
in merito al progetto di decisione del 14 febbraio 2020.
G.
Con decisione del 18 febbraio 2020, notificata il medesimo giorno (cfr.
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atto 41/1), la SEM ha respinto la domanda d'asilo dell'interessato, pronun-
ciato il suo allontanamento dalla Svizzera ammettendolo tuttavia provviso-
riamente in Svizzera in quanto l'esecuzione dell'allontanamento non sa-
rebbe ragionevolmente esigibile.
H.
Il 26 febbraio 2020 (cfr. timbro del plico raccomandato; data d'entrata:
27 febbraio 2020) l'interessato è insorto contro la summenzionata deci-
sione con ricorso dinanzi al Tribunale amministrativo federale (di seguito: il
Tribunale), chiedendo, in via principale, l'annullamento della decisione im-
pugnata ed il riconoscimento della qualità di rifugiato e la concessione
dell’asilo, in subordine, la restituzione degli atti alla SEM per un nuovo
esame delle allegazioni. Altresì, egli ha presentato una domanda di esen-
zione dal pagamento anticipato delle presumibili spese processuali con
protestate, tasse, spese e ripetibili.
I.
Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti negli scritti verranno ripresi nei
considerandi qualora risultino decisivi per l'esito della vertenza.

Diritto:
1.
Le procedure in materia d'asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla LTF,
in quanto la legge sull'asilo (LAsi, RS 142.31) non preveda altrimenti
(art. 6 LAsi).
Fatta eccezione per le decisioni previste all'art. 32 LTAF, il Tribunale, in virtù
dell'art. 31 LTAF, giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi dell'art. 5 PA
prese dalle autorità menzionate all'art. 33 LTAF. La SEM rientra tra dette
autorità (art. 105 LAsi). L'atto impugnato costituisce una decisione ai sensi
dell'art. 5 PA.
Il ricorrente ha partecipato al procedimento dinanzi all'autorità inferiore, è
particolarmente toccato dalla decisione impugnata e vanta un interesse de-
gno di protezione all'annullamento o alla modificazione della stessa (art. 48
cpv. 1 PA). Pertanto è legittimato ad aggravarsi contro di essa.
I requisiti relativi ai termini di ricorso (art. 108 cpv. 1 LAsi), alla forma e al
contenuto dell'atto di ricorso (art. 52 PA) sono soddisfatti.
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Occorre pertanto entrare nel merito del ricorso.
2.
Ai sensi dell’art. 111a cpv. 1 LAsi, il Tribunale rinuncia allo scambio di scritti.
3.
Con ricorso al Tribunale, possono essere invocati la violazione del diritto
federale e l'accertamento inesatto o incompleto di fatti giuridicamente rile-
vanti (art. 106 cpv. 1 LAsi, cfr. DTAF 2014/26 consid. 5). Il Tribunale non è
vincolato né dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4 PA), né dalle considerazioni
giuridiche della decisione impugnata, né dalle argomentazioni delle parti
(cfr. DTAF 2014/1 consid. 2).
4.
4.1 Nella decisione impugnata la SEM ha innanzitutto ritenuto che il richie-
dente non ha reso verosimile di essere minorenne. Egli non avrebbe fornito
alcun documento o prova a sostegno della sua pretesa età e le sue allega-
zioni in merito sarebbero state vaghe e stereotipate. Invero, egli conosce-
rebbe unicamente il suo anno di nascita nel calendario solare (1381), salvo
poi aver dichiarato di essere nato nel 2002 (calendario gregoriano) e di
avere attualmente 16 anni, ciò che non corrisponderebbe all'anno di na-
scita dichiarato. L'interessato avrebbe poi fornito dichiarazioni contrastanti
in merito al percorso scolastico. In seguito, dalla perizia svolta dall'autorità
inferiore volta all'accertamento dell'età del richiedente, come stabilito dalla
giurisprudenza, ne sarebbe risultato un forte indizio di maggiore età. In-
vero, malgrado soltanto l'età minima dell'esame odontostomatologico sa-
rebbe risultata superiore ai 18 anni – mentre quella concernente la tomo-
grafia sterno-clavicolare sarebbe risultata di 17.6 anni – gli intervalli di età
possibili stimati per entrambe le analisi si sovrappongono. Considerato
dunque il valore probante del risultato della perizia, l'apprezzamento gene-
rale delle prove risulterebbe essere proporzionalmente meno necessario.
Per quanto riguarda i motivi d'asilo, la SEM li ha invece analizzati sotto
l'angolo della rilevanza. L'autorità inferiore ha in particolare ritenuto che la
chiamata dei talebani costituirebbe un fatto di comune criminalità non ri-
conducile ad uno dei motivi dell'art. 3 LAsi. Per quanto riguarda l'opinione
del rappresentante legale espressa nel parere, ovvero che la tesi dell'au-
torità inferiore sarebbe antistorica e in contrasto con la realtà poiché non
terrebbe in conto né la situazione della provincia di Ghazni – dove i talebani
andrebbero ritenuti un'entità quasi statale – né della pulizia etnica subita
dagli hazara nel 2001. La SEM ha rilevato che nelle audizioni svolte l'inte-
ressato non avrebbe mai menzionato di aver subito pregiudizi o aver avuto
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problemi per via della sua etnia ed oltretutto la pulizia etnica sarebbe av-
venuta 19 anni fa. In seguito, quand'anche si considerassero i talebani,
un'entità statale, i motivi addotti non sarebbero comunque rilevanti ai sensi
dell'art. 3 LAsi. Infatti, il reclutamento forzato da parte dei talebani, nella
fattispecie non sarebbe da considerarsi una persecuzione mirata nei con-
fronti del richiedente poiché avrebbero reclutato una persona di ogni fami-
glia nel suo Paese. In merito ad una tale costellazione, ovvero un recluta-
mento da parte dei talebani di persone di una determinata zona, di una
certa età e di genere maschio si sarebbe espresso anche il Tribunale il
quale avrebbe stabilito che queste caratteristiche non farebbero parte di
quelle previste dall'art. 3 LAsi.
4.2 In sede ricorsuale l'insorgente contesta le considerazioni della SEM in-
nanzitutto per quanto riguarda la minore età. Il ricorrente ritiene che an-
drebbe tenuto conto del fatto che egli sarebbe un giovane poco scolariz-
zato, di estrazione sociale modesta, proveniente da un contesto culturale
che attribuisce scarsa importanza agli aspetti legati al percorso biografico.
Nel contesto della prima audizione sarebbero emerse delle imprecisioni le-
gate alla esatta determinazione dell'età, delle date e del percorso scola-
stico. Più in generale, sarebbe emersa una certa difficoltà da parte dell'in-
sorgente nel riferire con precisione e esattezza le date legate al suo per-
corso biografico. Ciò non dovrebbe tuttavia necessariamente condurre a
ritenere che la minore età del richiedente non sarebbe verosimile. Le im-
precisioni sarebbero infatti da ricondurre al contesto sociale e culturale del
ricorrente. Di conseguenza le considerazioni della SEM in ordine alla va-
ghezza del suo percorso scolastico e biografico non sarebbero conclusive.
In seguito, l'insorgente contesta la ritenuta contraddizione circa la cono-
scenza della sua data di nascita nel calendario gregoriano. Invero, egli
avrebbe da una parte riferito di non conoscerla e dall'altra avrebbe indicato
che i documenti consegnatigli in Grecia riporterebbero il 2002 quale anno
di nascita. Egli non avrebbe tuttavia mai affermato di essere nato nel 2002.
Altresì, su questi aspetti, il ricorrente rileva che lo stile di conduzione della
prima audizione non rispetterebbe i principi espressi dalla giurisprudenza
sul modo di conduzione di un'audizione di un minorenne. Inoltre, egli sa-
rebbe stato in grado di riferire di avere 16 anni perché saprebbe di essere
nato nel 1381 e conoscerebbe l'anno in cui avrebbe svolto l'audizione nel
calendario solare. Le autorità elleniche avrebbero poi anche già proceduto
ad un accertamento medico-legale dell'età del richiedente e sarebbero
giunte alla conclusione che lo stesso dovrebbe essere considerato mino-
renne. Non vi sarebbero dunque motivi per scostarsi da una valutazione
già effettuata. Per quanto concerne infine a perizia medico-legale effettuata
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in Svizzera, la stessa non giungerebbe a conclusioni univoche e non per-
metterebbe dunque di determinare con certezza se il richiedente debba
esser considerato minorenne o meno. L'esame osseo condurrebbe difatti
ad un'età minima di 16.1 anni, il metodo Greulich & Pyle, che condurrebbe
ad un'età ossea di 19 anni sarebbe poco affidabile. Pertanto sulla base dei
metodi di stima dell'età ossea, l'età minima del richiedente sarebbe di
17.6 anni. Dalle risultanze dell'esame odontostomatologico risulterebbe in-
vece un'età minima di 18.5 anni. Tuttavia la differenza tra l'età ossea e
quella relativa alla panoramica dentaria sarebbe troppo piccola per giun-
gere ad una conclusione certa e definitiva dell'età del richiedente. Pertanto,
non si potrebbe escludere a priori che il ricorrente sia effettivamente mino-
renne.
Per quanto riguarda invece i motivi d'asilo, l'insorgente rileva che appari-
rebbe indubbio che in alcune zone dell'Afghanistan, tra cui la provincia da
cui proverrebbe l'interessato, i Talebani eserciterebbero di fatto il potere e
le persecuzioni sarebbero dunque ascrivibili ad un'entità quasi statale. L'at-
teggiamento del ricorrente, ovvero lascare il villaggio la sera stessa della
visita dei Talebani, potrebbe essere equiparato ad un atto di renitenza alla
leva, punito severamente e in modo sproporzionato dai Talebani. Egli ag-
giunge poi che il fatto di aver indicato nel parere sul progetto di decisione
che gli hazara sarebbero particolarmente presi di mira dai Talebani avrebbe
avuto lo scopo di segnalare che diversamente da quanto ritenuto dalla
SEM, gli atti posti in essere dai Talebani non potrebbero essere equiparati
a fatti di criminalità comune. Facendo riferimento ai fatti avvenuti nel 2001,
l'insorgente avrebbe voluto semplicemente inquadrare in un contesto più
ampio le sue vicende. Egli non vorrebbe sostenere l'esistenza di una per-
secuzione collettiva degli hazara da parte dei Talebani, tuttavia il ricorrente
apparterrebbe ad un'etnia particolarmente colpita dall'operato dei Talebani,
per il che non sarebbe del tutto fuori luogo sostenere che egli potrebbe far
valere un fondato timore di esposizione a seri pregiudizi. D'altra parte, per
il semplice fatto che l'interessato sarebbe stato ammesso provvisoriamente
in Svizzera, occorrerebbe poter giungere alla conclusione che non vi sa-
rebbero le condizioni per il riconoscimento dell'esistenza di un'alternativa
di protezione interna in un'altra parte dell'Afghanistan. In conclusione dun-
que, la decisione avversata sarebbe stata resa su un accertamento incom-
pleto e inesatto dei fatti rilevanti per la procedura d'asilo.
5.
Preliminarmente, essendo stato posto il ricorrente al beneficio dell'ammis-
sione provvisoria per inesigibilità dell'esecuzione dell'allontanamento con
decisione del 18 febbraio 2020 e non avendo censurato la pronuncia
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dell'allontanamento, oggetto del litigio in questa sede risulta pertanto es-
sere esclusivamente la decisione riguardante il rifiuto della sua domanda
d'asilo.
6.
Il ricorrente ha anzitutto contestato in sede ricorsuale la maggiore età rite-
nuta dall'autorità inferiore. In tale contesto, si ricorda in limine che, qualora
la questione della minore età dell’interessato sia contestata, si necessita di
dirimere preliminarmente tale aspetto, essendo lo stesso determinante a
livello procedurale, in quanto se ne è provata la verosimiglianza, occorrerà
retrocedere gli atti all’autorità inferiore e riprendere la procedura in circo-
stanze idonee all’età del richiedente l’asilo (cfr. Giurisprudenza ed informa-
zioni della Commissione svizzera di ricorso in materia di asilo [GICRA]
2004 n. 30 consid. 6.4.5), in quanto la qualità di minore non accompagnato,
impone alla SEM il rispetto di alcune esigenze procedurali nell’ambito della
trattazione della domanda d’asilo, in particolare al momento dello svolgi-
mento dell’audizione sui motivi, esaminate già nella DTAF 2014/30.
6.1 Salvo casi particolari (cfr. DTAF 2011/23), qualora vi siano dubbi in pro-
posito, la SEM ha il diritto di pronunciarsi a titolo pregiudiziale sulla minore
età di un richiedente l’asilo (cfr. DTAF 2009/54 consid. 4.1). Per giungere
ad una determinazione al riguardo, l’autorità si basa sui documenti d’iden-
tità autentici depositati agli atti così come sui risultati delle audizioni relati-
vamente al contesto personale dell’interessato nel paese d’origine, alla sua
cerchia famigliare ed al suo curriculum scolastico. Se necessario ordina
una perizia medica volta alla determinazione dell’età (cfr. DTAF 2018 VI/3
consid. 4.2.2; sentenza del Tribunale F-5354/2018 del 27 settembre 2018).
In tale contesto, per valutare la verosimiglianza dell’allegata minore età,
l’autorità deve procedere ad un apprezzamento globale di tutti gli elementi
in presenza (art. 7 LAsi). L’onere di rendere verosimile la propria minore
età appartiene in primo luogo al richiedente l’asilo che se ne prevale, in
ossequio all’art. 8 CC (cfr. DTAF 2009/54 consid. 4.1 e giurisprudenza ivi
citata).
6.2 I metodi applicati in Svizzera per la determinazione medica dell’età for-
niscono, a seconda del risultato, indizi da ponderare in modo diverso per
stabilire se una persona è maggiorenne. Gli accertamenti fondati sull’ap-
proccio a tre pilastri prevedono, di norma, un esame clinico ed una radio-
grafia della mano seguiti da una tomografia sterno clavicolare e da un
esame dello sviluppo dentale. L’esame clinico e la radiografia della mano
non permettono di determinare in modo attendibile se una persona ha rag-
giunto o meno la maggiore età. La radiografia della mano viene però
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tutt’ora regolarmente utilizzata per stabilire se è necessario procedere con
la tomografia sterno clavicolare e con l’analisi dello sviluppo dentale. La
consultazione clinica permette invece, congiuntamente ad un’anamnesi
dell’interessato, di riscontrare eventuali anomalie nello sviluppo corporeo
influenti sulla stima dell’età. La tomografia sterno clavicolare e l’esame
dello sviluppo dentale, possono invece, a seconda del risultato, condurre
ad indizi più o meno concreti sulla maggiore età del richiedente l’asilo. Qua-
lora entrambe le investigazioni indichino un’età minima superiore a 18 anni,
v’è da ritenere un indizio molto forte di maggiore età. Se da uno solo degli
esami in parola risulti un’età minima superiore a 18 anni ma i rispettivi in-
tervalli tra età minima e massima si sovrappongano, la maggiore età per-
mane altamente probabile. La stessa è invece solo debolmente probabile
se con una sola età minima superiore a 18 anni non vi è sovrapposizione
tra gli intervalli, pur in presenza una spiegazione medica plausibile giustifi-
cante la diversa scala di valori. Vi sono poi ulteriori casistiche nelle quali le
risultanze della tomografia sterno clavicolare e dell’esame dello sviluppo
dentale apportino solo indizi molto deboli rispettivamente nessun indizio di
maggiore età. Ad ogni modo, quanto più gli accertamenti medici costitui-
scono un indizio a favore della maggiore età, tanto meno è necessario pro-
cedere ad un apprezzamento generale delle prove (cfr. DTAF 2018 VI/3
consid. 4.2 e riferimenti citati).
6.3 La valutazione dei referti medici in parola da parte delle autorità prepo-
ste si effettua in applicazione delle norme processuali usuali (cfr. DTAF
2018 VI/3 consid. 4.2.3). Per accertare i fatti, l’autorità si serve, se neces-
sario, di documenti, di informazioni delle parti, di informazioni o testimo-
nianze di terzi, di sopralluoghi e di perizie (art. 12 lett. a-e PA). L’elemento
determinate per giudicare del valore probatorio di un mezzo di prova non è
né l’origine del mezzo di prova né la sua designazione come rapporto o
come perizia (GICRA 2002 n. 18 consid. 4). Gli accertamenti medici volti a
determinare l’età rientrano nelle informazioni scritte ai sensi dell’art. 49
della Legge di procedura civile federale (PCF; RS 283), applicabile su ri-
mando dell’art. 19 PA. Tali referti soggiacciono al libero apprezzamento
delle prove (art. 40 PCF e 19 PA). Tuttavia, dal momento che i riscontri in
essi contenuti sono resi da una persona con conoscenze specifiche, ci si
può scostare dagli stessi solo in presenza di indizi concreti atti a metterne
in dubbio l’affidabilità (cfr. per maggiori sviluppi GICRA 2004 n. 31 consid.
5-6; DTF 122 V 157).
7.
7.1 Ora, nella presente fattispecie, dall'esame odontostomatologico è risul-
tata un'età minima di 18.5 anni, mentre dalla tomografia sterno-clavicolare
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è risultata un'età minima di 17.6 anni (cfr. atto 21/10 pag. 4). Per questo
motivo, conformemente alla giurisprudenza (DTAF 2018 VI/3 consid. 4.2)
e contrariamente a quanto ritenuto dall'insorgente in sede ricorsuale, è ne-
cessario verificare se i rispettivi intervalli tra età minima ed età massima si
sovrappongono o meno. Dalla panoramica dentaria è risultato un intervallo
che si situa tra i 18,5 anni ed i 22. 4 anni, con un'età media di 20.5 anni.
D'altro canto l'esame sterno-clavicolare riporta unicamente l'età minima –
come detto 17.6 anni – e l'età media, ovvero di 21.7 anni. Quand'anche
tale esame non riporti l'età massima, anche considerate l'età minima e l'età
media, risulta chiaramente che tale intervallo si sovrappone con l'intervallo
dell'esame odontostomatologico (18.5-22.4 anni). Di conseguenza, come
stabilito dalla giurisprudenza, la perizia costituisce un forte indizio di mag-
giore età, per il che risulta essere tanto meno necessario procedere ad un
apprezzamento generale delle prove (cfr. DTAF 2018 VI/3 consid. 4.2). In
questo senso, non può essere seguita la censura ricorsuale secondocui la
Grecia avrebbe già effettuato una perizia al fine di accertare l'età del richie-
dente e dunque non vi sarebbero motivi per scostarsi da tale perizia. In-
vero, non risultano esservi informazioni su tale perizia, né sui metodi con
cui essa è stata svolta.
7.2 Altresì, dagli atti non traspare che le esigenze formali minime prescritte
dalla giurisprudenza non siano in casu state rispettate. Il rapporto non è
infatti contraddittorio e si riferisce direttamente alla persona dell’insorgente.
Lo stesso è ben motivato e tiene in debita considerazione l’anamnesi
dell’interessato.
7.3 È altresì vero che l’insorgente non ha depositato alcun documento atto
a comprovare o quantomeno a rendere verosimile l’asserita minore età.
Del resto, anche le affermazioni in merito alla sua data di nascita così come
al percorso scolastico non risultano sufficientemente dettagliate e a tratti
contraddittorie. Segnatamente, egli ha da una parte allegato di conoscere
il suo anno di nascita nel calendario solare, ovvero il 1381, e di non cono-
scerlo nel calendario gregoriano, salvo poco dopo dichiarare di aver ap-
preso di essere nato nel 2002 dai documenti delle autorità greche e di es-
sere ad ogni modo in grado lui stesso di calcolare la sua data di nascita nel
calendario gregoriano, avendo studiato sette anni (cfr. atto 15/13 pag. 3).
Tuttavia, se egli fosse nato nel 2002 come allegato, al momento dell'audi-
zione non avrebbe avuto 16 anni come dichiarato, ma bensì 17 (cfr.
atto 15/13 pag. 3 e pag. 6). In seguito, il fatto che egli non sarebbe stato
neppure in grado di riferire la data del deposito della domanda d'asilo (cfr.
atto 15/13 pag. 5), risulterebbe poco convincente dal momento che
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avrebbe saputo soprendentemente indicare la data esatta di entrata in Gre-
cia (cfr. atto 15/13 pag.4). Altresì, anche per quanto riguarda le allegazioni
in merito al percorso scolastico risultano oltremodo vaghe e non costitui-
scono un indizio a favore della verosimiglianza della sua minore età. In-
vero, egli ha dichiarato di avere frequentato 7 anni di scuola, di averla ini-
ziata all'età di 7 anni e di averla terminata 3 anni fa a 14 (cfr. atto 15/13
pag. 6). Interpellato sull'incongruenza, dal momento che aveva dichiarato
di avere 16 anni, egli si è corretto ed ha indicato di aver terminato la scuola
a 13 anni (cfr. ibidem). Ciò non corrisponderebbe tuttavia alla durata del
suo percorso scolastico. Infine, per ciò che concerne le modalità dell'audi-
zione del 23 agosto 2019 va rilevato che il richiedente era accompagnato
dal rappresentante legale e persona di fiducia Signor Mario Amato, il quale
non è intervenuto sollevando alcun problema. Rilevare ora in sede ricor-
suale che lo stile di conduzione non ha rispettato i principi emessi dalla
giurisprudenza appare dunque quantomeno pretestuoso. Il fatto che il ri-
corrente sia nato e cresciuto in un contesto sociale e culturale diverso non
giunge ad ogni modo in soccorso della sua versione, non avendo egli nel
complesso fornito alle autorità d’asilo alcun elemento valido a sostegno
dell’asserita minore età.
7.4 In definitiva, è dunque a giusto titolo che l’autorità di prima istanza ha
ritenuto che l’interessato non sia riuscito a rendere verosimile di essere
minorenne al momento della registrazione della sua domanda d’asilo in
Svizzera.
8.
La Svizzera, su domanda, accorda asilo ai rifugiati secondo le disposizioni
della LAsi (art. 2 LAsi). L'asilo comprende la protezione e lo statuto accor-
dati a persone in Svizzera in ragione della loro qualità di rifugiato. Esso
include il diritto di risiedere in Svizzera.
8.1 Sono rifugiati le persone che, nel Paese d'origine o d'ultima residenza,
sono esposte a seri pregiudizi a causa della loro razza, religione, naziona-
lità, appartenenza ad un determinato gruppo sociale o per le loro opinioni
politiche, ovvero hanno fondato timore d'essere esposte a tali pregiudizi.
Sono pregiudizi seri segnatamente l'esposizione a pericolo della vita,
dell'integrità fisica o della libertà, nonché le misure che comportano una
pressione psichica insopportabile (art. 3 cpv. 2 LAsi).
8.2 A tenore dell'art. 7 cpv. 1 LAsi, chiunque domanda asilo deve provare
o per lo meno rendere verosimile la sua qualità di rifugiato. La qualità di
rifugiato è resa verosimile se l'autorità la ritiene data con una probabilità
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Pagina 11
preponderante (art. 7 cpv. 2 LAsi). Sono inverosimili in particolare le alle-
gazioni che su punti importanti sono troppo poco fondate o contraddittorie,
non corrispondono ai fatti o si basano in modo determinante su mezzi di
prova falsi o falsificati (art. 7 cpv. 3 LAsi).
8.3 Il fondato timore di esposizione a seri pregiudizi, come stabilito all'art. 3
LAsi, comprende nella sua definizione un elemento oggettivo, in rapporto
con la situazione reale, e un elemento soggettivo. Sarà quindi riconosciuto
come rifugiato colui che ha dei motivi oggettivamente riconoscibili da terzi
(elemento oggettivo) di temere (elemento soggettivo) d'essere esposto, in
tutta verosimiglianza e in un futuro prossimo, ad una persecuzione (cfr.
DTAF 2011/51 consid. 6.2 e 2010/57 consid. 2.5). Sul piano soggettivo,
deve essere tenuto conto degli antecedenti dell'interessato, segnatamente
dell'esistenza di persecuzioni anteriori, nonché della sua appartenenza ad
una razza, ad un gruppo religioso, sociale o politico, che lo espongono
maggiormente ad un fondato timore di future persecuzioni. Infatti, colui che
è già stato vittima di persecuzione ha dei motivi oggettivi di avere un timore
(soggettivo) di nuove persecuzioni più fondato di colui che ne è l'oggetto
per la prima volta (DTAF 2010/57 consid. 2.5 e relativi riferimenti). Sul
piano oggettivo, tale timore deve essere fondato su indizi concreti e suffi-
cienti che facciano apparire, in un futuro prossimo e secondo un'alta pro-
babilità, l'avvento di seri pregiudizi ai sensi dell'art. 3 LAsi. Non sono suffi-
cienti, quindi, indizi che indicano minacce di persecuzioni ipotetiche che
potrebbero prodursi in un futuro più o meno lontano (cfr. DTAF 2010/57
consid. 2.5 e relativi riferimenti).
9.
9.1 Il ricorrente ha dichiarato di essere espatriato poiché i Talebani si sa-
rebbero presentati dalla madre e per arruolarlo e mandarlo a combattere
la Jihad. Innanzitutto vi è da rilevare che nel caso in disamina la chiamata
da parte dei Talebani non risulta essere mirata nei suoi confronti dal mo-
mento che, come giustamente ritenuto dalla SEM nella decisione impu-
gnata, essi reclutavano una persona di ogni famiglia del villaggio, segna-
tamente i giovani. In secondo luogo vi è poi da chiedersi se nel caso in
questione vi sia un motivo dell'art. 3 LAsi, dal momento che il reclutamento
non sembrerebbe essere riconducibile alla sua etnia o religione. Nel corso
dell'audizione invero, l'insorgente non ha mai sollevato nulla che andasse
in questo senso e anche in sede ricorsuale ha confermato di non aver mai
fatto menzione di pregiudizi legati alla sua etnia. Ad ogni buon conto, non
si può partire dal presupposto che il ricorrente abbia un timore fondato di
subire persecuzioni future. Malgrado si ritenga che i Talebani possano tut-
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tora avere un certo controllo sulla provincia di Ghazni (quand'anche la si-
tuazione sia da considerarsi piuttosto volatile), non vi è modo di ritenere
che l'interessato sia stato identificato ed in caso di, ipotetico, ritorno nel
Paese d'origine e rischi di subire delle persecuzioni per non essersi pre-
sentato.
Infine, pur non essendo stata messa in discussione la verosimiglianza delle
allegazioni da parte dell'autorità inferiore, il Tribunale rileva comunque a
titolo abbondanziale che il racconto dell'insorgente presenta delle impor-
tanti divergenze. A titolo esemplificativo, egli ha indicato di essere stato
ricercato da due, rispettivamente tre Talebani i quali si sarebbero presentati
di notte, rispettivamente di giorno, a casa della madre chiedendo di lui,
rispettivamente di "uno dei [...] figli maggiori" (cfr. atto 15/13 pag. 11;
atto 32/11, D14).
9.2 In conclusione, visto quanto precede, le allegazioni del ricorrente non
soddisfano alle condizioni di rilevanza ai sensi dell'art. 3 LAsi e per i mede-
simi non risulta neppure necessaria la retrocessione degli atti all'autorità
inferiore per complemento d'istruzione.
10.
Ne discende che la SEM con la decisione impugnata non ha violato il diritto
federale né abusato del suo potere d'apprezzamento ed inoltre non ha ac-
certato in modo inesatto o incompleto i fatti giuridicamente rilevanti
(art. 106 cpv. 1 LAsi), per il che il ricorso va respinto.
11.
Avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, la domanda di esenzione
dal versamento di un anticipo equivalente alle presunte spese processuali
è divenuta senza oggetto.
12.
Visto l'esito della procedura, le spese processuali di CHF 750.–, che se-
guono la soccombenza, sono poste a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1 e
5 PA; nonché art. 3 lett. b del regolamento sulle tasse e sulle spese ripetibili
nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 febbraio
2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]).
13.
La presente decisione non concerne persone contro le quali è pendente
una domanda di estradizione presentata dallo Stato che hanno abbando-
nato in cerca di protezione per il che non può essere impugnata con ricorso
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in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 lett. d ci-
fra 1 LTF).
La pronuncia è quindi definitiva.
(dispositivo alla pagina seguente)
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