Decision ID: 7c841559-5cc8-5380-a2ef-e59d51c86149
Year: 2010
Language: it
Court: TI_TCA
Chamber: TI_TCA_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: public_law

ritenuto, in fatto
A. Il 1. ottobre 2008, lo CO 1, qui resistente, ha chiesto al municipio di Arbedo Castione il permesso di demolire due vecchi stabili in disuso, di proprietà di _ situati ad Arbedo nel nucleo di Ganna (part. 901 e 933), dichiarato paesaggio pittoresco ai sensi del decreto sulla protezione delle bellezze naturali e del paesaggio del 16 gennaio 1940 (DLBN; RL 9.3.1.1).
Alla domanda, presentata sotto forma di notifica, si sono opposti i qui ricorrenti RI 1 e _, nonché la _ e la _ i quali hanno contestato soprattutto lo spazio vuoto che l'intervento avrebbe creato nel tessuto edilizio del nucleo.
La domanda è stata sottoposta per avviso alla Sezione per la protezione dell'aria, dell'acqua e del suolo (SPAAS) ed all'Ufficio per la protezione dei beni culturali (UBC), che non hanno sollevato obiezioni. L'autorità comunale non ha invece interpellato l'Ufficio della natura e del paesaggio (UNP).
Constatato che gli uffici cantonali consultati non si erano opposti all'intervento, il 4 febbraio 2009 il municipio ha rilasciato la licenza richiesta, respingendo le opposizioni.
B. Dopo aver interpellato anche l'UNP, che si è opposto all'abbattimento degli immobili in considerazione del vuoto che si sarebbe formato nel tessuto del nucleo, il 19 maggio 2009 il Consiglio di Stato ha confermato il permesso, respingendo siccome irricevibili per carenza di legittimazione attiva o infondate le impugnative contro di esso inoltrate dagli opponenti.
Constatato che nessuna norma di legge impone la conservazione degli edifici da demolire, il Governo si è in sostanza limitato a rilevare che non esistono disposizioni che impongano di presentare una domanda di demolizione assieme ad una domanda di costruzione per un edificio sostitutivo di quello demolito.
C. Con distinti ricorsi del 2, del 5 e del 9 giugno 2009, RI 1 _ e la _ con la _ deducono il predetto giudizio davanti al Tribunale cantonale amministrativo, chiedendo che sia annullato assieme alla controversa licenza.
Con motivazioni sostanzialmente analoghe, gli insorgenti ripropongono e sviluppano in questa sede le censure sollevate senza successo in prima istanza. La demolizione di stabili che concorrono a formare il tessuto edilizio del nucleo, argomentano, non potrebbe di per sé essere autorizzata. In ogni caso, non potrebbe essere ammessa senza aver preventivamente definito le modalità della successiva riedificazione dei fondi.
D. All'accoglimento dei ricorsi si oppongono il Consiglio di Stato ed il municipio senza formulare particolari osservazioni.
Ad identica conclusione perviene lo CO 1 contestando in dettaglio le tesi degli insorgenti con argomenti che per quanto necessario saranno discussi nei seguenti considerandi.
L'UDC si è invece allineato all'avviso negativo dell'UNP di cui si è detto sopra.

Considerato, in diritto
1. 1.1. La competenza del Tribunale cantonale amministrativo discende dall'art. 21 cpv. 1 della legge edilizia cantonale del 13 marzo 1991 (LE; RL 7.1.2.1).
La legittimazione attiva degli insorgenti ad impugnare il giudizio censurato è data dall'art. 43 della legge di procedura per le cause amministrative del 19 aprile 1966 (LPamm; RL 3.3.1.1). Se fossero anche legittimati ad insorgere contro il permesso di demolizione è questione di merito.
La ricorrente RI 1 proprietaria di un fondo contermine e già opponente, era senz'altro abilitata a contestare la licenza edilizia (art. 21 cpv. 2 LE). Parimenti certa è la qualità per agire in giudizio della _ e della _ associazioni costituite da almeno dieci anni, alle quali compete, in base agli statuti, la salvaguardia dei beni tutelati dalla legge (art. 8 cpv. 1 LE e 12 cpv. 2 LPN).
Il ricorrente _ non era invece abilitato ad opporsi alla domanda di demolizione e ad impugnare la licenza edilizia. In quanto proprietario di un fondo (part. 886) situato ad una sessantina di metri da quelli in oggetto, dai quali è separato da altri edifici, egli non rientra in effetti nella limitata e qualificata cerchia di persone legate all'oggetto del provvedimento impugnato da un rapporto sufficientemente stretto ed intenso, atto a distinguere in misura adeguata la sua situazione da quella di qualsiasi altro cittadino. Il versamento, effettuato il 1. novembre 2008 a nome della sorella RI 1, di una somma di denaro destinata ad acquistare dei fondi vicini non è evidentemente atto a conferirgli a posteriori la qualità per opporsi alla domanda di demolizione, di cui faceva difetto al momento della pubblicazione.
Nei limiti appena illustrati, i ricorsi, tempestivi (art. 46 cpv. 1 LPamm), sono ricevibili in ordine.
1.2. Avendo il medesimo oggetto, le impugnative possono essere evase con un unico giudizio (art. 51 LPamm).
La situazione dei luoghi e dell'oggetto della contestazione emerge in misura sufficientemente chiara dalle tavole processuali (art. 18 cpv. 1 LPamm). Il giudizio può dunque essere emanato senza procedere ad atti istruttori. Le prove (richiamo atti) chieste dal resistente non appaiono atte a procurare la conoscenza di ulteriori fatti rilevanti per il giudizio.