Decision ID: f9e9cc43-6224-5664-8347-b909824401c4
Year: 2010
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: civil_law

in fatto: A. _ _ (1962), nubile, madre di una bambina (_) avuta il _ 1986 da _ _, ha dato alla luce il _ 1999 un secondo figlio, _. La Delegazione tutoria di _, accertato ch'essa rifiutava di svelare l'identità del padre e voleva concedere il bambino in adozione, l'ha privata il 27 luglio 1999 dell'autorità parentale e ha munito il figlio di un tutore, designato nella persona del tutore ufficiale _ _. _ è stato quindi affidato provvisoriamente ai coniugi _ e _ B_z_ini di _ (_). Successivamente il tutore ha avuto modo di appurare che padre biologico del bambino è _ _ (1946), divorziato e padre di una figlia (_) nata il _ 1983. _ _ ha riconosciuto _ il 30 marzo 2000 davanti all'ufficiale dello stato civile di _. Il 26 giugno 2000 egli si è poi risposato con _ _ (1973), cittadina _.
B. Il 17 aprile 2000 _ _ si è rivolto alla Delegazione tutoria di _ per ottenere l'autorità parentale e la custodia di _. Esperite le indagini, il 4 dicembre 2001 la Commissione tutoria regionale _ ha parzialmente accolto la richiesta, nel senso che gli ha attribuito l'autorità parentale, ma non la custodia, e ha revocato la tutela a carico del figlio, ma ha confermato l'affidamento provvisorio di _ ai coniugi _. Per organizzare e coadiuvare le relazioni tra padre e figlio la Commissione tutoria ha istituito una curatela educativa, conferita all'ex tutore _ _, incaricando simultaneamente il dott. _ _, del Servizio medico-psicologico di _, di verificare “se _ può andare a vivere con il padre”. Esaminato il rapporto di lui, con decisione del 27 giugno 2002 la Commissione ha conferito la custodia del bambino al padre e ha revocato l'affidamento ai coniugi _, mantenendo la curatela educativa. Tale decisione è stata confermata il 21 marzo 2003, su ricorso di _ _a _ e dei coniugi _, dall'autorità di vigilanza sulle tutele e il 16 dicembre 2003, su appello dei medesimi, da questa Camera (inc. _._._).
C. Nel frattempo, il 20 gennaio 2002, _ _ ha adito l'autorità di vigilanza sullo stato civile perché il nome del figlio fosse cambiato da “_ _ ” in “_ _ _ ”. Nelle sue osservazioni del 10 maggio 2002 _ _ ha proposto di respingere la domanda. Il curatore educativo non è stato interpellato. Statuendo il 21 giugno 2002, la Sezione degli enti locali ha accolto l'istanza, “considerato (...) che il trasferimento dell'autorità parentale da un genitore all'altro rappresenta un motivo classico per autorizzare il cambiamento di cognome del minore”. Essa ha accertato altresì che, dato il cambiamento di nome, il bambino acquisiva l'attinenza comunale e la cittadinanza cantonale del padre in luogo e vece di quella della madre. La tassa di giustizia (fr. 200.–) e le spese (fr. 30.–) sono state poste a carico di _ _.
D. Contro la decisione appena citata _ _ è insorta con un appello (“ricorso”) del 15 luglio 2002 nel quale chiede che l'istanza di _ _ sia respinta e che la decisione impugnata sia riformata di conseguenza. Nelle sue osservazioni del 29 gennaio 2003 _ _ propone di respingere l'appello. Invitato il 12 gennaio 2004 a esprimersi sugli eventuali pregiudizi che deriverebbero al figlio continuando a portare il cognome _ (anziché _) e il solo nome di _ (anziché _ _), il curatore educativo ha motivato il proprio punto di vista in un memoriale del 27 gennaio 2004, che è stato trasmesso alle parti per conoscenza.

Considerando
in diritto: 1. Il governo del Cantone di domicilio può, per motivi gravi, concedere a una persona il cambiamento del proprio nome (art. 30 cpv. 1 CC). Nel Ticino la competenza è stata delegata dal Consiglio di Stato al Dipartimento delle istituzioni (art. 15a cpv. 1 lett. a LAC), e più in particolare alla Sezione degli enti locali (art. 9 cpv. 1 del regolamento sullo stato civile: RL 4.1.2.1), autorità di vigilanza sullo stato civile. Il procedimento è di volontaria giurisdizione (Rolf Häfliger, Die Namensänderung nach Art. 30 ZGB, tesi, Zurigo 1996, pag. 151 in fondo con rinvio alla nota 224). La decisione della Sezione degli enti locali è impugnabile entro 20 giorni alla Camera civile di appello (art. 15a cpv. 2 LAC e 424 cpv. 3 CPC). Tempestivo, sotto questo profilo il “ricorso” in esame – recte: appello (art. 424a cpv. 1 CPC) – è quindi ricevibile.
2. L'appellante unisce al proprio memoriale documenti nuovi e chiede che si richiami dalla Commissione tutoria regionale 10, come pure dall'autorità di vigilanza sulle tutele, l'incarto riguardante il figlio _ (appello, pag. 2 e 3). Ora, l'offerta di nuove prove in appello è di per sé ammissibile (art. 424a cpv. 2 CPC), ragion per cui nulla osta alla produzione dei nuovi documenti. Il richiamo dei due incarti, quantunque proponibile, appare invece superfluo. Per giustificare un cambiamento di nome secondo l'art. 30 cpv. 1 CC, intanto, occorrono “motivi gravi” che non si identificano affatto con quelli disciplinanti la privazione dell'autorità o della custodia parentale (art. 310 e 311 CC). Il contenuto dei due carteggi, per di più, è noto a questa Camera, che ha statuito sull'autorità e sulla custodia parentale il 16 dicembre 2003 (sopra, lett. B in fine). Quanto ai nuovi documenti che _ _ acclude, da parte sua, alle osservazioni del 29 gennaio 2003 o ai due incarti di cui egli sollecita il richiamo (gli stessi cui si riferisce l'appellante), valgono le considerazioni testé espresse.