Decision ID: 6bfb7ed2-e5b6-52ad-9215-e756897003a6
Year: 2005
Language: it
Court: TI_TCAS
Chamber: TI_TCAS_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: social_law

ritenuto,
in fatto
1.1. Il 1° dicembre 2003 l'Ufficio regionale di collocamento di _ ha trasmesso alla Sezione del lavoro la seguente "Comunicazione Dubbi circa l'idoneità al collocamento Richiesta di esportazione delle prestazioni" concernente RI 1:
"
Nel caso specifico, l'assicurato RI 1 chiede di poter esportare le prestazioni in _, conferma di avere già stipulato un nuovo contratto di lavoro presso lo stesso datore di lavoro (Hotel _) dal 26.2.2004 (doc. 1a-b).
Tutta la procedura burocratica è stata effettuata come da prassi.
L'assicurato è anche stato informato circa la possibilità che il diritto gli sia negato, verbalizzato e controfirmato dallo stesso (doc. 1b).
Pertanto alla luce dei fatti suesposti, sottopongo il caso per decisione all'Ufficio Giuridico Cantonale." (Doc. 7)
Con decisione del 12 dicembre 2003 la Sezione del lavoro ha stabilito che nel caso dell'assicurato non erano adempiuti i presupposti per l'esportazione delle prestazioni, argomentando:
"
Conformemente alle disposizioni degli articoli menzionati l'assicurato deve annunciarsi personalmente per il collocamento al suo Comune di domicilio o al servizio competente designato dal Cantone il più presto possibile, ma al più tardi il primo giorno per il quale pretende l'indennità di disoccupazione, e osservare da quel momento le prescrizioni di controllo emanate dal Consiglio federale (art. 17 cpv. 2 LADI).
Qualora un cittadino di uno Stato membro della Comunità europea o dell'AELS si rechi in uno Stato membro della Comunità europea o dell'AELS per cercarvi lavoro, sono applicabili l'articolo 69 del Regolamento (CEE) n. 1408/71 e l'articolo 83 del Regolamento (CEE) n. 574/72 (art. 25a OADI).
II lavoratore subordinato o autonomo in disoccupazione completa, che soddisfa alle condizioni prescritte dalla legislazione di uno Stato membro per avere diritto alle prestazioni e che si reca in uno o più altri Stati membri per cercarvi una occupazione, conserva il diritto a tali prestazioni, alle condizioni e nei limiti sottoindicati:
a) prima della sua partenza deve essere stato iscritto quale
richiedente lavoro ed essere rimasto a disposizione degli uffici del lavoro dello Stato competente durante almeno quattro settimane dall'inizio della disoccupazione. Gli uffici o istituzioni competenti possono tuttavia autorizzare la sua partenza prima di tale termine;
b) deve iscriversi quale richiedente lavoro presso gli uffici del lavoro
di ciascuno degli Stati membri in cui si reca e sottoporsi al controllo ivi organizzato. Tale condizione si ritiene soddisfatta per il periodo anteriore all'iscrizione se si procede all'iscrizione entro un termine di sette giorni dalla data alla quale l'interessato ha cessato di essere a disposizione degli uffici del lavoro dello Stato che ha lasciato. In casi eccezionali, tale termine può essere prolungato dagli uffici o istituzioni competenti;
c) il diritto alle prestazioni è mantenuto per un periodo di tre mesi al
massimo a partire dalla data alla quale l'interessato ha cessato di essere a disposizione degli uffici del lavoro dello Stato che lasciato, senza che la durata totale della concessione delle prestazioni possa superare la durata delle prestazioni a cui ha diritto a norma della legislazione di detto Stato. Nel caso di un lavoratore stagionale, tale durata è inoltre limitata al periodo che rimane da compiere al termine della stagione per la quale egli è stato assunto.
(art. 69 regolamento (CEE) 1408/71).
Nel presente caso l'assicurato richiede di poter esportare le prestazioni al proprio Paese di origine (_) durante il periodo dal 27 novembre 2003 al 26 febbraio 2004.
Tenuto in considerazione come l'assicurato sia già partito per il _, visto quanto emerso dagli atti in nostro possesso come pure dalla lettera di giustificazioni del 9 dicembre 2003, risulta come l'assicurato ha deciso di richiedere l'esportazione delle prestazioni per cercare lavoro parziale nel suo paese solo fino al suo rientro in Svizzera previsto per il 26 febbraio 2004 al più tardi.
Nel contempo ha allegato una copia del contratto di lavoro stipulato il 3 novembre 2003 con inizio 26 febbraio 2004 con il precedente datore di lavoro _ Hotel _ _, _.
Visto quanto sopra, i presupposti per poter esportare le prestazioni non possono essere ritenuti adempiuti.
Si rende attento che l'introduzione di una eventuale opposizione non modifica gli obblighi di controllo per la durata della stessa."
(Doc. 6)
1.2. A seguito dell'opposizione interposta dall'assicurato (cfr. doc. 2; 5), la Sezione del lavoro, il 22 aprile 2004, ha emanato una decisione su opposizione con cui ha confermato il suo primo provvedimento e, in particolare, ha rilevato che:
"
(...)
3. Nella
presente fattispecie, l'opponente
ha richiesto di poter
esportare le prestazioni in _ durante il periodo dal 27 novembre 2003 al 26 febbraio 2004. Dai documenti agli atti
emerge che lo
stesso ha stipulato
in
data 3 novembre 2003
un
contratto di lavoro stagionale con il suo precedente datore di lavoro, l'Hotel _
di _, con inizio dell'attività previsto per il 26 febbraio 2004.
D'altra parte, nel suo scritto 9 dicembre 2003 l'assicurato ha dichiarato segnatamente
quanto
segue: "[...] ed esprimo il desiderio di esportare le prestazioni e continuare a cercare lavoro parzialmente in _ fino al mio rientro in Svizzera, al più tardi il 26/02/04. [...]". Inoltre, si osserva che, sulle 44 ricerche che il signor RI 1 ha effettuato durante il suo
soggiorno in _, soltanto tre si
rapportano ad un'attività - quella
di cameriere - affine alla sua professione
di barman.
Ora, osservato come lo scopo del soggiorno all'estero di un assicurato è la ricerca di
un
impiego e, di conseguenza, l'uscita dalla disoccupazione, rilevato inoltre come
un
assicurato, se trova lavoro,
deve essere
disposto a trasferire il suo domicilio all'estero (cfr. Circolare C-AD-LCP, nota marginale B100), considerato come il
signor RI 1
abbia espressamente dichiarato di voler cercare lavoro nel suo paese soltanto fino al suo rientro in Svizzera (per cui non può in concreto essere raggiunto lo scopo prefisso dal summenzionato regolamento) e, inoltre, come già prima della sua partenza era in possesso di un contratto di lavoro per la stagione 2004, i presupposti per poter esportare le prestazioni non sono in concreto adempiuti.
4. Le motivazioni sollevate con l'opposizione non permettono di giungere a una conclusione diversa rispetto a quanto stabilito con la decisione contestata."
(Doc. 1)
1.3. Contro questa decisione l'assicurato ha inoltrato un tempestivo ricorso al TCA, nel quale si è così espresso:
"
(...)
Innanzitutto mi preme sottolineare come la mia intenzione di esportare le prestazioni non sia da ricondurre a una mia presunta volontà di rientrare nel mio paese durante il periodo nel quale ero in disoccupazione.
In data 20.10.2003 mi sono annunciato in disoccupazione ed ho chiesto il pagamento di tale indennità a seguito della fine del contratto di lavoro presso l'Hotel _ di _.
Precedentemente avevo lavorato presso l'Albergo _ a _ e presso lo _ di _.
Purtroppo, il contratto di lavoro stipulato con l'Hotel _ di _ era di durata determinata.
Non avendo, malgrado le mie ricerche, trovato una occupazione lavorativa con un contratto di durata indeterminata, l'Hotel _, al termine dell'attività lavorativa (10.2003), mi ha chiesto se ero disposto a sottoscrivere un nuovo contratto di lavoro per l'anno 2004.
Sicuramente il datore di lavoro mi ha fatto questa proposta perché la mia persona ha risposto alle aspettative dello stesso durante il mio periodo lavorativo per l'anno 2003.
Essendo padre di famiglia e considerato come per l'anno 2002/2003, malgrado le mie numerose ricerche non avevo trovato un posto di lavoro con un contratto di durata indeterminata, avevo, anche vista la crisi economica che stiamo vivendo (e qui penso ai miei numerosi colleghi che alcuni anni orsono avevano lasciato il settore alberghiero per andare a lavorare in una grossa azienda di _, trovandosi poi dopo neanche un paio d'anni di lavoro nuovamente in disoccupazione), sottoscritto il nuovo contratto per l'anno 2004.
Se avessi voluto approfittare della situazione avrei potuto benissimo chiedere al datore di lavoro di non firmare tale contratto di lavoro per il 2004 ma prendere, con i rischi connessi, un accordo verbale di inizio lavoro per febbraio 2004. La sottoscrizione del contratto l'avrei fatta con la ripresa dell'attività lavorativa.
Proprio per non essere apostrofato come un presunto approfittatore della disoccupazione ho agito come la mia coscienza mi ha dettato.
Tengo a precisare e a contestare l'affermazione in merito alle ricerche di lavoro da me effettuate in _ in quanto io stesso ho fatto delle ricerche di lavoro, dove ero sicuro di trovarmi un posto di lavoro di durata indeterminata, quale venditore e impiegato al banco del bar e cioè barista. Tengo pure a sottolineare che le 44 ricerche di lavoro effettuate nel mio paese per il periodo dal 27.11.2003 al 26.3.2004 non sono state contestate e non sono pure state oggetto di una sospensione per ricerche di lavoro insufficienti o carenti.
Devo pure contestare nel modo più assoluto l'affermazione, citata al punto 3 frase 3, dove la Sezione del Lavoro indica che io abbia espressamente indicato di voler cercare lavoro nel mio paese solo fino al rientro in Svizzera. Questa affermazione viene da me rifiutata in quanto nel mio scritto, del 9.12.2003, ho chiaramente indicato che i miei obiettivi a causa di gravi motivi famigliari sono stati cambiati. In effetti era mia intenzione fare il ricongiungimento famigliare e cioè portare il resto della famiglia in Ticino. Questo non è stato possibile, come poco sopra citato, per gravi motivi famigliari. Di conseguenza ho chiesto l'esportazione delle prestazioni e logicamente, qualora avessi trovato un posto di lavoro di durata indeterminata nel mio paese sarei rimasto definitivamente lì. Anche perché il contratto con l'Hotel _ avrei potuto disdirlo come prescritto dalla legge sul lavoro.
L'affermazione da me fatta e cioè che sarei rimasto nel mio paese fino al più tardi il 26.2.2004 era da intendere come descritto poco sopra e non tassativa come una mia volontà di raggirare i disposti di legge.
In effetti, dovete pur capire, egregi Signori, che sto vivendo una situazione famigliare non piacevole lascio quindi a voi immaginare il mio stato d'ansia vivendo in Ticino da solo e con il resto della famiglia in _ e dove la stessa la posso rivedere durante le prossime vacanze estive.
In allegato vi trasmetto copia delle ricerche di lavoro da me effettuate nel mio paese.
Richiamo pure tutta la documentazione riguardante la mia persona presso la sezione del Lavoro, l'Ufficio Collocamento di _ e presso la Cassa _ - _.
Protesto spese e ripetibili."
(Doc. I)
1.4. Nella sua risposta del 18 giugno 2004 la Sezione del lavoro ha chiesto di respingere il ricorso, non aggiungendo alcunché agli argomenti sviluppati nella decisione su opposizione (cfr. doc. IV).
1.5. Il 25 giugno 2004 l'assicurato ha riconfermato quanto allegato nell'atto ricorsuale e ha precisato:
"
(...)
Ribadisco pertanto la mia posizione nel senso che era mia intenzione trovare un'occupazione a tempo indeterminato in _ e, nel caso l'avessi trovata, non avrei più fatto ritorno in Svizzera e di conseguenza il contratto con l'Hotel _ di _ sarebbe stato disdetto conformemente alle disposizioni del Codice delle Obbligazioni.
Per quanto riguarda l'affermazione secondo cui avrei svolto solamente tre ricerche nel ramo della ristorazione, faccio osservare che sono un lavoratore generico senza una formazione specifica. Per questo motivo le mie ricerche sono state rivolte prevalentemente verso un'attività annuale, con una certa garanzia di continuità, al contrario di quanto avviene nel settore alberghiero sempre più legato all'andamento stagionale e alla fluttuazione del mercato del turismo.
Alla luce di quanto sopra chiedo a codesto Lodevole Tribunale di accogliere il mio ricorso e di conseguenza di essere messo al beneficio dell'indennità di disoccupazione per il periodo 27 novembre 2004 - 26 febbraio 2004."
(Doc. VI)
1.6. La Sezione del lavoro, il 2 agosto 2004, si è riconfermata in quanto espresso nella risposta di causa (cfr. doc. IX).
1.7. L'11 ottobre 2004 le parti, e meglio l’assicurato, rappresentato da _ dell’RA 1, e l’avv. _ della Sezione del lavoro, sono state sentite in udienza dal presidente del TCA.
In quell'occasione è stato steso un verbale (cfr. doc. XII), di cui si dirà, per quanto occorra, nei considerandi di diritto.
1.8. Il rappresentante dell’assicurato, il 13 ottobre 2004, ha trasmesso al TCA la relativa procura, il prolungo dell’autorizzazione di RI 1 di rimanere in Svizzera per 4 mesi e il permesso rinnovato (cfr. doc. XIII; B1-B3).
1.9. Il 2 novembre 2004 la Sezione del lavoro, oltre ad allegare della documentazione concernente la presa di posizione del SECO in un caso concreto di esportazione delle prestazioni (cfr. doc. XVIBIS), ha così risposto alle domande postele in sede di udienza dal Presidente di questa Corte:
"
(...)
Ad 1 Prima dell'entrata in vigore dell'Accordo sulla libera circolazione delle persone (in seguito: ALC) gli assicurati in possesso di un permesso di tipo L (permesso per dimoranti temporanei) venivano ritenuti inidonei al collocamento oppure venivano ritenuti idonei qualora l'Ufficio della manodopera estera garantisse il rilascio di un permesso nel caso in cui avessero reperito un nuovo impiego?
Prima dell'entrata in vigore dell'ALC, gli assicurati in possesso di un permesso di tipo L erano ritenuti idonei al collocamento qualora fossero già in possesso di un'autorizzazione al lavoro oppure avessero la possibilità di ottenerla nel caso in cui reperissero un nuovo impiego.
Ad 2 L'entrata in vigore dell'ALC ha modificato la situazione di questi lavoratori con permesso stagionale, ad esempio nel senso che possono rimanere per un certo periodo in Svizzera a cercare un'occupazione e di conseguenza non può essere loro negato il diritto all'indennità con la motivazione che non sono autorizzati?
Con l'entrata in vigore dell'ALC il permesso di lavoro quale stagionale (permesso di tipo A) è stato soppresso e sostituito dai permessi di dimora temporanei L CE/AELS.
Una persona straniera già residente e attiva in Svizzera sulla scorta di un permesso di tipo L CE/AELS ha il diritto di soggiornare in Svizzera durante un periodo massimo di sei mesi dalla cessazione dell'attività, senza alcun obbligo di notifica se il permesso è in corso di validità. Oltre sei mesi, ma al più tardi entro tre mesi dalla scadenza del permesso L, la persona straniera è tenuta a notificare la modifica dello scopo del soggiorno con il modulo ufficiale, all'Ufficio regionale degli stranieri competente.
La persona straniera che necessitasse del permesso di soggiorno alla ricerca di un impiego per legittimare la sua presenza sul nostro territorio (ad esempio per chiedere le indennità di disoccupazione), ha la possibilità di ottenere il relativo permesso anche prima dei termini suindicati. Il permesso di soggiorno alla ricerca di un impiego verrà concesso per una durata di sei mesi (eventualmente prorogabile fino a un anno) a contare dalla data della cessazione dell'attività (cfr. capitolo 9.1. della Guida pratica sulla libera circolazione delle persone, pubblicata dalla Sezione dei permessi e dell'immigrazione su internet al seguente sito:
http://www.ti.ch/generale/accordi/Acc
lcp ind.asp).
Ad 3 Gli assicurati che rimangono disoccupati al termine della stagione turistica dispongono tutti di un permesso di dimora annuale o ve ne sono altri nella situazione del signor RI 1? In tal caso, queste persone possono beneficiare delle indennità di disoccupazione?
Nella pratica è possibile constatare le due situazioni, alcuni di questi assicurati dispongono di un permesso di dimora di tipo B, altri, invece, di un permesso di dimora temporaneo di tipo L.
Se un assicurato è "autorizzato" ai sensi dell'articolo 15 cpv. 1 LADI, adempiuti gli ulteriori presupposti del diritto, egli potrà essere posto a beneficio delle indennità di disoccupazione. In particolare va rilevato che se la persona disoccupata è in possesso di un permesso B, non si pone, in pratica, il problema dell'autorizzazione.
Per quanto riguarda il caso specifico del signor RI 1 si tiene a ribadire che, conformemente all'articolo 25a OADI - che rinvia segnatamente all'articolo 69 del Regolamento (CEE) n. 1408/71 - scopo del soggiorno per un periodo di tre mesi al massimo in uno o più Stati membri è la ricerca di un impiego e, di conseguenza, l'uscita dalla disoccupazione. Ora, si osserva come il qui ricorrente, oltre al fatto di essere già prima della sua partenza per il _ in possesso di un contratto di lavoro per la stagione 2004, si è recato presso la sua famiglia in _ per trascorrere un periodo di vacanza con la stessa, non invece per cercare un'occupazione, per cui i presupposti per poter esportare le prestazioni assicurative non sono nel caso concreto adempiuti." (Doc. XVI)
1.10. I doc. XVI e XVIBIS sono stati trasmessi all’RA 1 per osservazioni (cfr. doc. XVII).
La parte ricorrente è, tuttavia, rimasta silente.

in diritto
2.1. Va dapprima segnalato che il 1° luglio 2003 è entrata in vigore la terza revisione della LADI, accettata dal popolo il 24 novembre 2002 (cfr. FF N.14 del 9 aprile 2002 pag. 2502 segg., RU N. 24 del 24 giugno 2003 pag. 1728 segg.).
Dal profilo temporale il giudice delle assicurazioni sociali applica di principio le norme di diritto materiale in vigore al momento in cui si realizza la fattispecie che esplica degli effetti (cfr. DTF 130 V 329; DTF 129 V 1; DTF 128 V 315=SVR 2003 ALV Nr. 3; SVR 2003 IV Nr. 25 consid. 1.2.; STFA del 21 agosto 2003 nella causa C., C3/03; DTF 127 V 467 consid. 1; DTF 126 V 166 consid. 4b; STFA del 10 settembre 2003 nella causa Cassa pensioni dei dipendenti dello Stato del Cantone Ticino c/ C., B 28/01; STFA del 20 gennaio 2003 nella causa V. e V.-A., K 133/01).
Inoltre, il Tribunale delle assicurazioni, ai fini dell'esame della vertenza, si fonda di regola sui fatti che si sono realizzati fino all'emanazione della decisione amministrativa contestata (cfr. DTF 128 V 315=SVR 2003 ALV Nr. 3; DTF 121 V 366 consid. 1b; qui: il 22 aprile 2004).
Nel caso in esame la Sezione del lavoro ha negato il diritto dell'assicurato all'esportazione delle prestazioni relativamente al periodo dal 27 novembre 2003 al 26 febbraio 2004. A quel momento la terza revisione della LADI era già in vigore e deve dunque essere presa in considerazione.
Va, comunque, rilevato che per quanto riguarda le norme della LADI, in casu applicabili, che verranno menzionate successivamente, la terza revisione della LADI non ha apportato alcuna modifica.
2.2. Il 1° giugno 2002 è entrato in vigore l'Accordo tra la Confederazione Svizzera, da una parte, e la Comunità europea ed i suoi Stati membri dall'altra, sulla libera circolazione delle persone (in seguito: ALC; RU 2002 pag. 1529 seg.; RS 0.142.112.681).
Da rilevare che l'ALC non si applica (ancora) ai dieci nuovi membri entrati nell'UE il 1° maggio 2004.
Come visto (cfr. consid. 2.1.), nel diritto delle assicurazioni sociali sono determinanti quei disposti in vigore al momento in cui si è realizzata la fattispecie rilevante (cfr. DTF 129 V 1 consid. 1.2.; DTF 127 V 466 consid. 1; DTF 128 V 315=SVR 2003 ALV Nr. 3; SVR 2003 IV Nr. 25 consid. 1.2.; STFA del 21 agosto 2003 nella causa C., C 3/03).
Al momento dei fatti l'ALC era in vigore, per cui a ragione l'assicurato ha interposto la richiesta di esportare le prestazioni in _, dal 27 novembre 2003 al 26 febbraio 2004, appellandosi a tale Accordo.
La Sezione del lavoro ha tuttavia negato tale diritto, sostenendo che le relative condizioni, nel caso concreto, non erano realizzate, in quanto l'assicurato aveva già concluso in Svizzera un contratto di lavoro con effetto dal 26 febbraio 2004 (cfr. consid. 1.1.; 1.2.; doc. 1; 6).
Oggetto della presente vertenza è, quindi, la questione di sapere se la Sezione del lavoro ha correttamente o meno negato all'insorgente il diritto alle indennità di disoccupazione dal 27 novembre 2003 al 26 febbraio 2004, poiché non avrebbe adempiuto i presupposti per poter esportare le prestazioni.
L'ALC persegue l'obiettivo indicato al suo art. 1, e meglio:
"
Il presente Accordo a favore dei cittadini degli Stati membri della Comunità europea e della Svizzera si prefigge di:
a) conferire un diritto di ingresso, di soggiorno e di accesso a un'attività economica dipendente, un diritto di stabilimento quale lavoratore autonomo e il diritto di rimanere sul territorio delle parti contraenti;
b) agevolare la prestazione di servizi sul territorio delle parti contraenti, segnatamente liberalizzare la prestazione di servizi di breve durata;
c) conferire un diritto di ingresso e di soggiorno, sul territorio delle parti contraenti, alle persone che non svolgono un'attività economica nel paese ospitante;
d) garantire le stesse condizioni di vita, di occupazione e di lavoro di cui godono i cittadini nazionali."
L'art. 2 ALC prevede uno dei principi cardine sui quali si fonda l'Accordo: la non discriminazione, ovvero la parità di trattamento (cfr. SVR 2003 AHV Nr. 6 pag. 15). Il tenore di questo disposto è il seguente:
"
In conformità delle disposizioni degli allegati I, II, III del presente Accordo, i cittadini di una parte contraente che soggiornano legalmente sul territorio di un'altra parte contraente non sono oggetto, nell'applicazione di dette disposizioni, di alcuna discriminazione fondata sulla nazionalità".
L'art. 8 ALC, dedicato al coordinamento dei sistemi di sicurezza sociale, enuncia:
"
Conformemente all'allegato II, le parti contraenti disciplinano il coordinamento dei sistemi di sicurezza sociale per garantire in particolare:
a) la parità di trattamento;
b) la determinazione della normativa applicabile;
c) il calcolo totale, per la concessione e il mantenimento del diritto alle prestazioni, nonché per il calcolo di queste, di tutti i periodi presi in considerazione dalle diverse legislazioni nazionali;
d) il pagamento delle prestazioni alle persone che risiedono sul territorio delle parti contraenti;
e) la mutua assistenza e la cooperazione amministrative tra le autorità e le istituzioni."
L'art. 15 ALC prevede:
"
Gli allegati e i protocolli del presente Accordo ne costituiscono parte integrante.
L’atto finale contiene le dichiarazioni”.
L'art. 16 ALC regola il riferimento al diritto comunitario e stabilisce che:
"
(1)
Per conseguire gli obiettivi definiti dal presente Accordo, le parti contraenti prendono tutte le misure necessarie affinché nelle loro relazioni siano applicati diritti e obblighi equivalenti a quelli contenuti negli atti giuridici della Comunità europea ai quali viene fatto riferimento.
(2) Nella misura in cui l'applicazione del presente Accordo implica nozioni di diritto comunitario, si terrà conto della giurisprudenza pertinente della Corte di giustizia delle Comunità europee precedente alla data della sua firma. La giurisprudenza della Corte successiva alla firma del presente Accordo verrà comunicata alla Svizzera. Per garantire il corretto funzionamento dell'Accordo, il Comitato misto determina, su richiesta di una delle parti contraenti, le implicazioni di tale giurisprudenza."
L'Allegato II, attinente al coordinamento dei sistemi di sicurezza sociale, elaborato sulla base dell'art. 8 ALC, prevede all'art. 1 cifra 1 che:
"
Le parti contraenti convengono di applicare tra di esse, nel campo del coordinamento dei sistemi di sicurezza sociale, gli atti comunitari cui è fatto riferimento in vigore al momento della firma dell'Accordo, modificati dalla sezione A del presente Allegato o regole ad essi equivalenti."
Si tratta del Regolamento (CEE)
n. 1408/71 del Consiglio, del 14 giugno 1971, relativo all'applicazione dei regimi di sicurezza sociale ai lavoratori subordinati, ai lavoratori autonomi e ai loro familiari che si spostano all'interno della Comunità, (in seguito: Regolamento n. 1408/71) con i successivi aggiornamenti, e del Regolamento (CEE) n. 574/72 del Consiglio, del 21 marzo 1972, che stabilisce le modalità di applicazione del regolamento (CEE) n. 1408/71 relativo all'applicazione dei regimi di sicurezza sociale ai lavoratori subordinati, ai lavoratori autonomi e ai loro familiari che si spostano all'interno della Comunità (in seguito: Regolamento n. 574/72), con i successivi aggiornamenti.
Va peraltro rilevato che ai fini dell'Accordo talune disposizioni dei regolamenti o degli allegati agli stessi si intendono adottati per la Svizzera o nei rapporti con altri Stati, secondo quanto esplicitamente stabilito.
Per quel che riguarda il campo di applicazione personale, il Regolamento n. 1408/71 si applica in particolare "ai lavoratori subordinati o autonomi che sono o sono stati soggetti alla legislazione di uno o più Stati membri e che sono cittadini di uno degli Stati membri, oppure apolidi o profughi residenti nel territorio di uno degli Stati membri, nonché ai loro familiari e ai loro superstiti" (art. 2 cpv. 1).
Il campo di applicazione materiale comprende, tra le altre, le prestazioni di disoccupazione (art. 4 cpv. 1 lett. g Regolamento n. 1408/71).
All'eventualità "disoccupazione" è dedicato il capitolo 6 del Regolamento.
2.3. Il nuovo articolo 121 LADI, in vigore dal 1° giugno 2002, stabilisce che "per le persone designate nell'articolo 2 del regolamento n. 1408/71 e in relazione con le prestazioni previste nell'articolo 4 di questo regolamento, purché siano comprese nel campo d'applicazione della presente legge, sono applicabili anche l'Accordo del 21 giugno 1999 tra la Confederazione Svizzera, da una parte, e la Comunità europea ed i suoi Stati membri, dall'altra, sulla libera circolazione delle persone, il suo allegato II e i regolamenti n. 1408/71 e n. 574/72 nella loro versione aggiornata
e l’Accordo del 21 giugno 2001
di emendamento della Convenzione istitutiva dell’Associazione europea di libero scambio, il suo allegato O, l’appendice2 dell’allegato O e i regolamenti n. 1408/71 e n. 574/72 nella loro versione aggiornata
" (cfr. al riguardo, U. Kieser, "Arbeitslosenversicherung" in PJA 2003 pag. 283 seg. (284)).
Come rileva correttamente il SECO nella Circolare relativa alle ripercussioni, in materia di assicurazione contro la disoccupazione, dell'Accordo sulla libera circolazione delle persone (C-AD-LCP) del maggio 2002 le disposizioni di diritto internazionale prevalgono sul diritto nazionale nel caso in cui quest'ultimo sia in contraddizione con le disposizioni del diritto comunitario nel campo di applicazione dei regolamenti (cfr. B3, pag. 17).
Inoltre il nuovo art. 25a OADI, in vigore dal 1° giugno 2002, enuncia che:
"
Qualora un cittadino di uno Stato membro della Comunità europea o dell'AELS si rechi in uno Stato membro della Comunità europea o dell'AELS per cercarvi lavoro, sono applicabili l'articolo 69 del Regolamento (CEE) n. 1408/71 e l'articolo 83 del Regolamento (CEE) n. 574/72."
L'articolo 69 del Regolamento Nr.1408/71 regola il principio dell'esportazione delle prestazioni di disoccupazione in uno Stato membro diverso dallo Stato competente, previsto in modo generale all'art. 8 lett. d ALC e stabilisce che:
"
1. Il lavoratore subordinato o autonomo in disoccupazione completa,
che soddisfa alle condizioni prescritte dalla legislazione di uno Stato membro per avere diritto alle prestazioni e che si reca in uno o più altri Stati membri per cercarvi una occupazione, conserva il diritto a tali prestazioni, alle condizioni e nei limiti sottoindicati:
a) prima della sua partenza deve essere stato iscritto quale
richiedente lavoro ed essere rimasto a disposizione degli uffici del lavoro dello Stato competente durante almeno quattro settimane dall'inizio della disoccupazione. Gli uffici o istituzioni competenti possono tuttavia autorizzare la sua partenza prima della scadenza di tale termine;
b) deve iscriversi quale richiedente lavoro presso gli uffici del lavoro di ciascuno degli Stati membri in cui si reca e sottoporsi al controllo ivi organizzato. Tale condizione si ritiene soddisfatta per il periodo anteriore all'iscrizione se si procede all'iscrizione entro un termine di sette giorni dalla data alla quale l'interessato ha cessato di essere a disposizione degli uffici del lavoro dello Stato che ha lasciato. In casi eccezionali, tale termine può essere prolungato dagli uffici o istituzioni competenti;
c) il diritto alle prestazioni è mantenuto per un periodo di tre mesi al massimo a partire dalla data alla quale l'interessato ha cessato di essere a disposizione degli uffici del lavoro dello Stato che ha lasciato, senza che la durata totale della concessione delle prestazioni possa superare la durata delle prestazioni a cui ha diritto a norma della legislazione di detto Stato. Nel caso di un lavoratore stagionale, tale durata è inoltre limitata al periodo che rimane da compiere fino al termine della stagione per la quale egli è stato assunto.
2. Se l'interessato ritorna nello Stato competente prima della scadenza del periodo durante il quale egli ha diritto alle prestazioni in virtù delle disposizioni del paragrafo 1, lettera c), egli continua ad aver diritto alle prestazioni conformemente alla legislazione di tale Stato; perde ogni diritto alle prestazioni a norma della legislazione dello Stato competente se non vi ritorna prima della scadenza di tale periodo. In casi eccezionali, tale termine può essere prolungato dagli uffici o dalle istituzioni competenti.
3. Il beneficio delle disposizioni del paragrafo 1 può essere invocato una sola volta tra due periodi di occupazione.
4. Qualora lo Stato competente sia il Belgio, il disoccupato che vi ritorna dopo la scadenza del termine di tre mesi previsto alla lettera c) del paragrafo 1, ricupera il diritto alle prestazioni di tale Paese soltanto dopo avervi svolto un'attività di lavoro per tre mesi almeno."
L'articolo 70 del Regolamento Nr.1408/71, che concerne l'erogazione delle prestazioni e dei rimborsi nel caso di esportazione delle prestazioni, prevede che:
"
1. Nei casi previsti dall'articolo 69, paragrafo 1, le prestazioni vengono
erogate dall'istituzione di ciascuno degli Stati in cui il disoccupato si reca alla ricerca di occupazione.
L'istituzione competente dello Stato membro, alla cui legislazione il lavoratore subordinato o autonomo è stato soggetto durante la sua ultima occupazione, è tenuta a rimborsare l'importo di tali prestazioni.
2. I rimborsi di cui al paragrafo 1 sono determinati ed effettuati
secondo le modalità previste dal regolamento di applicazione di cui all'articolo 98, su giustificazione delle spese effettive o su base forfettaria.
3. Due o più Stati membri o le autorità competenti di questi Stati
possono prevedere altre modalità di rimborso o di pagamento o rinunciare a qualsiasi rimborso fra le istituzioni nella loro sfera di competenza."
Per quanto riguarda l'applicazione dell'art. 69 del Regolamento Nr. 1408/71, e meglio relativamente alle condizioni e ai limiti del mantenimento del diritto a prestazioni quando il disoccupato si reca in un altro Stato membro, il Regolamento Nr. 574/72 all'articolo 83 enuncia che:
"
1. Per conservare il beneficio delle prestazioni, il disoccupato di cui
all'articolo 69, paragrafo 1 del regolamento è tenuto a presentare all'istituzione del luogo in cui si è recato un attestato con il quale l'istituzione competente certifica che continua ad avere diritto alle prestazioni alle condizioni fissate al paragrafo 1, lettera b) di detto articolo. L'istituzione competente indica in particolare nell'attestato:
a) l'importo della prestazione da corrispondere al disoccupato
secondo la legislazione dello Stato competente;
b) la data alla quale il disoccupato ha cessato di essere a
disposizione dei servizi del lavoro dello Stato competente;
c) il termine accordato in conformità dell'articolo 69, paragrafo 1,
lettera b) del regolamento per l'iscrizione come richiedente lavoro
nello Stato membro in cui il disoccupato si è recato;
d) il periodo massimo durante il quale può essere conservato il
diritto alle prestazioni in conformità dell'articolo 69, paragrafo 1,
lettera c) del regolamento;
e) i fatti che possono modificare il diritto alle prestazioni.
2. Il disoccupato che ha l'intenzione di recarsi in un altro Stato membro per cercarvi un'occupazione è tenuto a richiedere l'attestato di cui al paragrafo 1 prima della partenza. Se il disoccupato non presenta detto attestato, l'istituzione del luogo in cui si è recato si rivolge all'istituzione competente per ottenerlo. I servizi del lavoro dello Stato competente devono accertarsi che il disoccupato sia stato informato dei doveri impostigli dall'articolo 69 del regolamento e dal presente articolo.
3. L'istituzione del luogo in cui il disoccupato si è recato comunica all'istituzione competente la data d'iscrizione del disoccupato e quella di inizio della corresponsione delle prestazioni e corrisponde le prestazioni dello Stato competente secondo le modalità previste dalla legislazione dello Stato membro in cui il disoccupato si è recato.
L'istituzione del luogo in cui il disoccupato si è recato procede o fa procedere al controllo, come se si trattasse di un disoccupato beneficiario di prestazioni ai sensi della legislazione che essa applica. Non appena ne ha conoscenza, informa l'istituzione competente del subentro di qualsiasi fatto di cui al paragrafo 1, lettera e) e, nel caso in cui la prestazione debba essere sospesa o soppressa, interrompe immediatamente la corresponsione della prestazione. L'istituzione competente indica senza indugio in quale misura e da quale data i diritti del disoccupato sono modificati da tale fatto. La corresponsione delle prestazioni può, se del caso, essere ripresa soltanto dopo aver ricevuto tali indicazioni. Nel caso in cui la prestazione debba essere ridotta, l'istituzione del luogo in cui il disoccupato si è recato continua a corrispondergli una parte ridotta della prestazione con riserva di regolarizzazione dopo aver ricevuto la risposta dell'istituzione competente.
4. Due o più Stati membri o le autorità competenti di tali Stati membri possono concordare altre modalità di applicazione, previo parere della commissione amministrativa."
2.4.
L'entrata in vigore dell'ALC, ha comportato l'applicazione del nuovo principio dell'esportazione delle prestazioni dell'assicurazione contro la disoccupazione per un periodo massimo di tre mesi.
Scopo del soggiorno all'estero è la ricerca di lavoro e di conseguenza l'uscita dalla disoccupazione. Se trova un impiego, l'assicurato deve pertanto essere disposto a trasferire il suo domicilio all'estero (cfr.
SECO, "Circolare relativa alle ripercussioni, in materia di assicurazione contro la disoccupazione, dell'Accordo sulla libera circolazione delle persone", in seguito: C-AD-LCP, maggio 2002, p.to B 100 e "Circulaire relative aux conséquences, en matière d'assurance-chômage, de l'Accord sur la libre circulation des personnes et de l'Accord amendant la Convention instituant l'AELE (C-AC-LCP)", dicembre 2004, p.to B 122).
Ai disoccupati in Svizzera l'esportazione delle prestazioni permette, come visto, di cercare lavoro in un altro Stato membro dell'UE/AELS, a condizione di essere stati iscritti in disoccupazione in Svizzera durante almeno quattro settimane (cfr. art. 69 cfr. 1 lett. a del Regolamento Nr. 1408/71).
In considerazione della priorità del mercato svizzero del lavoro, fino al momento della sua partenza l’assicurato deve cercare attivamente un posto di lavoro in Svizzera e accettare l’impiego che gli viene attribuito. Di conseguenza gli URC sono tenuti, nella misura del possibile, ad assegnare posti di lavoro agli assicurati che, giunti al termine del periodo di attesa di quattro settimane, sono intenzionati a partire immediatamente, ma non hanno fatto tutto il possibile, né durante il termine di disdetta, né durante
la disoccupazione per trovare lavoro. Il diritto all’esportazione delle prestazioni non può però essere negato all’assicurato soltanto sulla base del rifiuto, da parte sua, dell’impiego che gli è stato attribuito. Il suo rifiuto di un’occupazione adeguata precedentemente attribuitagli comporta la sospensione del diritto all’indennità in virtù dell’art. 30 cpv. 1 lett. d LADI. Un’eventuale obiezione da parte dell’assicurato, motivata in base a una scelta personale di lavorare all’estero, o nel suo Paese d’origine, non potrebbe costituire una circostanza attenuante. Fintanto che l’assicurato riceve prestazioni dell’assicurazione contro la disoccupazione in Svizzera, egli deve essere disposto ad accettare un impiego sul mercato del lavoro svizzero (cfr.
C-AD-LCP, p.ti B 104-105).
L'assicurato, una volta raggiunto il Paese estero dell'UE/AELS di sua scelta, deve iscriversi presso l'Ufficio di collocamento competente di questo Paese e osservare la relativa normativa in vigore in materia di controllo del mercato del lavoro (cfr. J. Wild, Accord sur la libre circulation des personnes - Assurance-chômage, in Sécurité sociale 5/2003 pag. 271).
Per quanto concerne il diritto alle prestazioni l'assicurato resta sottoposto alla legislazione dello Stato di provenienza (cfr. C-AD-LCP, p.to B 184).
Questa possibilità viene concessa una sola volta fra un contratto di lavoro e l'altro, ossia tra due periodi lavorativi.
Se la persona interessata non ha trovato lavoro all'estero e rientra in Svizzera, avendo però lasciato trascorrere senza giustificati motivi il periodo di tre mesi, perde il diritto all'eventuale indennità di disoccupazione che ancora le spetterebbe in virtù del periodo quadro applicabile alla durata d'indennizzo (cfr. art. 69 del Regolamento n. 1408/71; C-AD-LCP, p.to B 111 segg. e B 185 segg.).
Affinché l'assicurato, che precedentemente risiedeva in Svizzera, possa disporre delle sue indennità di disoccupazione mentre soggiorna all'estero allo scopo di reperire un posto di lavoro, l'istituzione competente dello Stato di ricerca dell'impiego versa allo stesso l'indennità alla quale ha diritto secondo la legislazione Svizzera. La Direzione del lavoro del SECO provvederà a rimborsare all'istituzione straniera l'importo che ha corrisposto all'assicurato proveniente dalla Svizzera (cfr. J. Wild, art. cit., pag. 271).
Visto che lo scopo dell'esportazione delle prestazioni è quello di permettere agli assicurati di cercare lavoro in un altro Paese dell'UE/AELS, al momento del rientro in Svizzera, per poter continuare a beneficiare delle prestazioni dell'assicurazione contro la disoccupazione, essi devono presentare la prova degli sforzi intrapresi per trovare lavoro durante il soggiorno all'estero (cfr. C-AD-LCP p.to B 127: "Pertanto l'esportazione delle prestazioni non influisce sull'importo delle indennità di disoccupazione, sulla loro durata o sulle altre condizioni di cui all'articolo 8 LADI" e p.to B 168).
In caso di insufficienti ricerche un assicurato deve essere sospeso sulla base dell'art.
30 cpv. 1 lett. c LADI (cfr. C-AD-LCP, p.to B 184).
La sospensione dal diritto alle indennità di disoccupazione concerne, infatti, il diritto alle prestazioni, per cui nell'intraprendere le ricerche di impiego un assicurato all'estero deve rispettare quanto previsto dalla LADI e dalla giurisprudenza elaborata dal TFA in applicazione di tale legge.
In linea di principio, l'art. 69 Reg. 1408/71 conferisce a ogni assicurato il diritto di esportare le indennità di disoccupazione. Tale diritto può essergli rifiutato soltanto se egli non soddisfa una delle condizioni a cui, conformemente all'art. 69, viene subordinata l'esportazione delle prestazioni o nell'eventualità in cui sussistano dubbi fondati in merito alla serietà della ricerca di impiego effettuata all'estero e di conseguenza sull'idoneità al collocamento dell'assicurato. E’ il caso, per esempio, quando un assicurato di lingua tedesca, senza alcuna conoscenza delle lingue straniere, progetta di soggiornare tre mesi su una piccola isola del Mediterraneo allo scopo di cercare lavoro, o quando non fosse disposto, nonostante le differenze salariali tra gli Stati membri, ad accettare un’occupazione all’estero retribuita con un salario inferiore all’ultimo percepito in Svizzera.
In tali condizioni il rifiuto dell'esportazione delle prestazioni deve essere stabilito dall'autorità competente per la valutazione dell'idoneità al collocamento dell'assicurato e notificato a quest'ultimo sotto forma di decisione. Se il diritto all'esportazione viene rifiutato perché l'assicurato non adempie una condizione di diritto, la decisione in merito spetta alla cassa di disoccupazione (cfr.
C-AD-LCP, p.ti B 100, B 192 e C-AC-LCP, p.ti B 122,
B 221).
Anche gli assicurati che non prevedono di rientrare in Svizzera alla scadenza del termine di tre mesi, perché intendono stabilirsi definitivamente in un altro Stato membro, e dunque trasferire la loro residenza nello Stato in cui cercano lavoro, hanno diritto all’esportazione delle prestazioni (cfr. art. 71 cpv. 1 lett. b cfr. ii) e cpv. 2 del regolamento 1408/71; C-AD-LCP, p.to B101).
2.5. Nell'evenienza concreta risulta dagli atti all'incarto che l'assicurato di nazionalità _ è attivo professionalmente in Svizzera da 16 anni (cfr. doc. 9, 11, XII).
Per quanto concerne la stagione lavorativa 2003, il ricorrente ha lavorato presso l'Hotel _ di _, in qualità di barman, fino al 26 ottobre 2003. Precedentemente egli era stato impiegato presso l'Hotel _ di _ e lo _ _ di _ (cfr. doc. 9; I).
L'assicurato, il 27 ottobre 2003, si è iscritto in disoccupazione, indicando di ricercare un impiego a tempo pieno quale barman o cameriere senza AFC (cfr. doc. 1, 2, 12).
Il 3 novembre 2003 il ricorrente ha sottoscritto un contratto di lavoro come barman di durata determinata, dal 26 febbraio al 21 novembre 2004, con il suo ultimo datore di lavoro, l'Hotel _ di _ (cfr. doc. 9).
Dopo aver richiesto, il 25 novembre 2003, un appuntamento urgente con la sua consulente del personale, l'assicurato durante il relativo colloquio, avvenuto il medesimo pomeriggio, ha espresso il desiderio di esportare le prestazioni, comunicando comunque di aver già concluso il sopra menzionato contratto di impiego (cfr. doc. 7/1b).
A seguito del calcolo dei giorni di controllo, la partenza è stata prevista per il 27 novembre 2003. La collocatrice, oltre a consegnargli i diversi formulari inerenti a tale diritto e i moduli per le ricerche di lavoro relativi ai mesi successivi, l'ha informato che il caso sarebbe stato esaminato dall'Ufficio competente essendo lo stesso già in possesso di un contratto di lavoro per il 2004 (cfr. doc. 7).
Come preannunciato dalla consulente del personale, il 1° dicembre 2003, l'URC di _ ha sottoposto il caso dell'insorgente alla Sezione del lavoro, precisando che all'assicurato era stata prospettata la possibilità di un diniego del diritto all'esportazione delle prestazioni (cfr. doc. 7).
La Sezione del lavoro ha convocato il medesimo per l'11 dicembre 2003, affinché fornisse alcune precisazioni in merito alla sua situazione personale in relazione all'esportazione delle indennità di disoccupazione (cfr. doc. 8).
L'assicurato, trovandosi già in _, è stato contattato telefonicamente da un funzionario della Sezione del lavoro (cfr. doc. 9). Con scritto del 9 dicembre 2003, indirizzato a quest'ultima, il ricorrente si è così espresso:
"
(...)
Prima di terminare il contratto a 26/10/03, ho cominciato a cercare lavoro nel mese di agosto per la stagione invernale negli altri cantoni, come l'ho fatto negli ultimi anni.
Siccome non ho ricevuto nessuna risposta positiva nel mese di agosto, e siccome mi è stato offerto lavoro per l'anno prossimo con inizio 26/02/04, nello stesso albergo, dove ho lavorato l'ultima stagione/_ Hotel _ – _, non era viabile (
recte: possibile
) continuare a cercare lavoro negli altri cantoni, poiché il contratto si sarebbe protratto fino a dopo la Pasqua.
Per questo motivo sono andato la prima volta, dopo 16 anni di lavoro in Svizzera, a fare un'iscrizione nell'ufficio regionale di collocamento, e continuare a cercare lavoro nei mesi di Set. Ott. Nov. in zona _.
Frattanto si ammala un familiare e sono forzato a cambiare il mio piano, già che il mio obiettivo era invitare la famiglia in Svizzera.
Nel giorno 25/11/03 chiedo un appuntamento urgente con la sig.ra _ (la mia collocatrice), ed esprimo il desiderio di esportare le prestazioni e continuare a cercare lavoro parzialmente in _ fino al mio rientro in Svizzera, al più tardi il 26/02/04. La sig.ra _ mi ha preparato tutta la documentazione inerente, e nel giorno 27/11/03 parto per il _ in aereo, come giustifica la fotocopia del biglietto." (Doc. 9)
Sulla base degli atti in suo possesso la Sezione del lavoro, il 12 dicembre 2003, ha ritenuto che l'assicurato non adempiva i presupposti per poter esportare le prestazioni (cfr. doc. 6).
Tale provvedimento è stato confermato con decisione su opposizione del 22 aprile 2004 (cfr. doc. 1).
L'art. 42 LPGA prevede che le parti hanno il diritto di essere sentite. Non devono obbligatoriamente essere sentite prima di decisioni impugnabili mediante opposizione.
A tale proposito in una sentenza del 23 giugno 2003 nella causa S. (C 49/03) l'Alta Corte ha rilevato che:
"
Die Sache geht daher an die Arbeitslosenkasse zurück, damit sie nach Erfüllung des Gehörsanspruchs erneut über eine allfällige Einstellung in der Anspruchsberechtigung wegen selbstverschuldeter Arbeitslosigkeit befinde. In diesem Rahmen kommt nunmehr Art. 42 Satz 2 ATSG zur Anwendung, wonach die Gewährung des rechtlichen Gehörs ins Einspracheverfahren verschoben ist (Kieser, a.a.O. Art. 42 Rz. 24)."
In una sentenza del 22 dicembre 2003 nella causa J. (H 272/03) il TFA, al consid. 3.3., si è così espresso:
"
(...)
Selon un principe général de la procédure administrative, l'autorité n'est pas tenue d'entendre les parties avant de prendre une décision susceptible d'être frappée d'opposition (art. 30 al. 2 let. b PA). Ce principe est aujourd'hui spécifiquement consacré, en matière d'assurances sociales, à l'art.
42 2ème phrase LPGA."
Nella presente fattispecie il diritto di essere sentito dell'assicurato è stato rispettato.
Infatti l'amministrazione ha informato il ricorrente, prima della sua partenza per il _, che il suo caso sarebbe stato esaminato dall'Ufficio competente, poiché era già in possesso di un contratto di lavoro in Svizzera per il 2004 (cfr. doc. 7).
Inoltre, anche se risulta verosimile che egli, trovandosi in _, non abbia ricevuto la lettera di convocazione della Sezione del lavoro a cui era stata allegata la "Comunicazione Dubbi circa l'idoneità al collocamento Richiesta di esportazione delle prestazioni" dell'URC (cfr.doc. 7) - come emerge dalla sua lettera del 9 dicembre 2003 -, il 5 dicembre 2003 è stato personalmente chiamato dal signor _ - della Sezione del lavoro -, il quale l'ha reso attento alla sua situazione (cfr. doc. 9).
Pertanto al ricorrente è stata data la possibilità di esprimersi in merito al ventilato diniego del diritto alle indennità di disoccupazione per il periodo in cui avrebbe risieduto in _ prima di pronunciare la relativa decisione.
Il diritto di essere sentito dell'assicurato è, di conseguenza, stato ossequiato già prima dell'emanazione della decisione formale del 12 dicembre 2003, conformemente alla chiara giurisprudenza federale emessa prima dell'entrata in vigore della LPGA (cfr.
STFA del 6 agosto 2002 nella causa C, C91/02, consid. 1a;
RAMI 2002 pag. 77, consid. 3d, pag. 83; SVR 2002 ALV Nr. 4 pag. 9; DTF 126 V 130 = SVR 2001 ALV Nr. 12 pag. 37), che mantiene comunque, in talune circostanze, la sua validità anche successivamente (cfr. U. Kieser, op. cit., ad art. 42, n. 1-28; Th.
Locher, "Grundriss des Sozialversicherungsrechts", Ed. Staempfli Verlag AG, Berna 2003, pag. 447-448 n° 21 e 22).
2.6.
Con l'entrata in vigore, il 1° giugno 2002, dell'Accordo tra la Comunità europea ed i suoi Stati membri, da una parte, e la Confederazione Svizzera, dall'altra, sulla libera circolazione delle persone (ALC; cfr. consid. 2.2.), lo statuto di lavoratore stagionale - che permetteva di soggiornare in Svizzera per 9 mesi al massimo senza la possibilità di cambiare posto di lavoro o professione - è stato abolito.
I cittadini della CE/AELS che lavoravano in Svizzera come stagionali al momento dell'entrata in vigore dell'ALC hanno comunque potuto ottenere un permesso di dimora di breve durata, più precisamente inferiore a un anno.
I titolari di un tale permesso non sono più tenuti a lasciare immediatamente la Svizzera alla fine del contratto di lavoro, bensì, in applicazione del principio di parità di trattamento, possono rimanervi per cercare un impiego e soggiornarvi per un periodo ragionevole che può essere di 6 mesi.
(cfr. art. 15 paragrafo 1 ALC; consid. 2.2.; J. Wild, "L'Accord et les droits des chômeurs" in Sécurité sociale 2/2002 pag. 88).
Il permesso di dimora temporaneo della durata inferiore a un anno, giusta le norme transitorie, è contingentato, tuttavia non può essere invocato l'esaurimento del contingente per rifiutarne il rinnovo (cfr. art. 10 paragrafo 1 e 5 ALCP).
La Sezione del lavoro, interpellata in merito durante l’udienza dell’11 ottobre 2004 (cfr. doc. XII), il 2 novembre 2004 ha rilevato che una persona straniera già residente e attiva in Svizzera sulla scorta di un permesso L CE/AELS – che ha sostituito con l’entrata in vigore dell’ALC, il permesso di lavoro quale stagionale – ha il diritto di soggiornare in Svizzera durante un periodo massimo di sei mesi dalla cessazione dell’attività, senza alcun obbligo di notifica se il permesso è in corso di validità. Oltre sei mesi, ma al più tardi entro tre mesi dalla scadenza del permesso L, la persona straniera è tenuta a notificare la modifica dello scopo del soggiorno all’Ufficio regionale degli stranieri competente.
La persona straniera che necessitasse del permesso di soggiorno alla ricerca di un impiego per legittimare la sua presenza sul nostro territorio, ha la possibilità di ottenere il relativo permesso anche prima dei termini suindicati. Il permesso di soggiorno alla ricerca di un impiego verrà concesso per una durata di sei mesi – eventualmente prorogabile fino a un anno – a contare dalla data della cessazione dell’attività.
L’amministrazione ha, poi, indicato che nella pratica è possibile constatare che gli assicurati che rimangono disoccupati al termine della stagione turistica dispongono di un permesso di dimora di tipo B o di un permesso di dimora temporaneo di tipo L.
Se un assicurato è “autorizzato” ai sensi dell’articolo 15 cpv. 1 LADI, adempiuti gli ulteriori presupposti del diritto, egli potrà essere posto al beneficio delle indennità di disoccupazione. In particolare se la persona disoccupata è in possesso di un permesso B non si pone, in pratica, il problema dell’autorizzazione (cfr. doc. XVI; consid. 1.9.).
Per inciso è, infine, utile segnalare che il Tribunale federale in una sentenza del 7 giugno 2004 nella causa X., pubblicata in DTF 130 II 388, ha precisato che i
cittadini comunitari alla ricerca di un lavoro, sprovvisti di mezzi
finanziari sufficienti per garantire il loro sostentamento, non possono, di massima, dedurre alcun diritto al rilascio di un'autorizzazione di soggiorno
dall'Accordo sulla libera circolazione delle persone.
In particolare il TF ha rilevato:
"
(...)
2.1 Les premiers juges ont considéré que X. ne pouvait pas obtenir
un titre de séjour pour "personne n'exerçant pas une activité
économique" (cf. chap. V annexe I ALCP), car il ne disposait pas des
moyens financiers suffisants pour assurer sa subsistance, au sens de
l'art. 24 par. 1 al. 1 let. a et b annexe I ALCP. A raison, l'intéressé ne
remet pas en cause ce point de l'arrêt attaqué: au bénéfice de l'aide
sociale et à la recherche d'un emploi, il ne réalise manifestement pas
cette condition.
2.2 Par ailleurs, le recourant ne saurait, comme il le demande, être
assimilé à un travailleur salarié, à défaut "d'occuper un emploi", au
sens de l'art. 6 par. 1 et 2 annexe I ALCP ou, du moins, de produire
une offre d'embauche de la part d'un employeur (sur la notion
autonome de "travailleur" en droit communautaire, cf. WINFRIED
BRECHMANN, in: Kommentar zu EU-Vertrag und EG-Vertrag,
Calliess/Ruffert [éd.], 2e éd., 2002, ch. 9 ss ad Art. 39 EG-Vertrag;
SCHNEIDER/WUNDERLICH, in: Jürgen Schwarze, EU-Kommentar,
Baden-Baden 2000, ch. 10 ss ad Art. 39 EGV; MARCEL DIETRICH,
Die Freizügigkeit der Arbeitnehmer in der Europäischen Union, unter
Berücksichtigung des schweizerischen Ausländerrechts, Zurich 1995, p. 271 ss et les références citées).
3.
3.1 Il reste à examiner si, en vertu de l'art. 2 par. 1 al. 2 annexe
I’ALCP, le recourant peut obtenir une autorisation de séjour en sa
qualité de ressortissant communautaire à la recherche d'un emploi.
Les premiers juges lui ont dénié ce droit. En se fondant sur le ch.
6.2.5.3 des "Directives et commentaires concernant l'introduction
progressive de la libre circulation des personnes" édictées par
l'Office fédéral de l'immigration, de l'intégration et de l'émigration (ci-
après: "Directives OLCP"), ils ont estimé que les ressortissants
communautaires dépourvus, à l'image du recourant, des moyens
financiers suffisants pour subvenir à leurs besoins, pouvaient être
renvoyés. Bien qu'elle ne soit prévue de manière explicite que pour
les "personnes n'exerçant pas une activité économique" (cf. supra
consid. 2.1), cette conséquence découle de l'art. 2 par. 1 al. 2 in fine
annexe I’ALCP: en prévoyant que "les chercheurs d'emploi (...) peuvent être exclus de l'aide sociale pendant la durée (de leur) séjour", cette disposition implique en effet que ceux qui sont sans ressources ne sont pas autorisés à séjourner en Suisse, à moins que l'aide sociale leur soit accordée. Cette interprétation correspond à la jurisprudence rendue en la matière par la Cour de justice des Communautés européennes (cf. arrêt du 26 février 1991, Antonissen, C-292/1989, Rec. 1991, I-745, ch. 1 du résumé et point 17) ainsi qu'aux avis exprimés par la doctrine (cf. MARCEL DIETRICH, op. cit., p. 291s.; WÖLKER/GRILL, in: Kommentar zum Vertrag über die Europäische Union und zur Gründung der Europäischen Gemeinschaft, vol. 1, 6e éd., 2003, ch. 51 ad Art. 39 EG; SPESCHA/STRÄULI, Ausländerrecht, Zurich 2001, p. 330 ad art. 24 par. 3 annexe I ALCP). Pour les ressortissants communautaires à la recherche d'un emploi, le droit à l'égalité de traitement avec les citoyens suisses se limite donc au "droit de recevoir la même assistance que celle que les bureaux d'emploi de cet Etat (soit la Suisse) accordent à ses propres ressortissants" (cf. art. 2 par. 1 al. 2, deuxième phrase, annexe I ALCP), à l'exclusion du droit, prévu à l'art. 9 par. 2 annexe I ALCP, de bénéficier "des mêmes avantages fiscaux et sociaux que les travailleurs nationaux" (cf. arrêt de la CJCE du 18 juin 1987, Lebon, 316/1985, Rec. 1987, p. 2811, points 26 et 27; WINFRIED BRECHMANN, op. cit., ch. 57 ad Art. 39 EG-Vertrag). Les cantons demeurent cependant libres d'accorder le bénéfice de l'aide sociale aux ressortissants communautaires à la recherche d'un emploi et, le cas échéant, de leur délivrer l'autorisation de séjour prévue à cet effet (cf. SPESCHA/ STRÄULI, loc. cit.).
La situation du cas d'espèce est particulière, puisque le recourant a été mis au bénéfice de l'aide sociale et qu'il a pu rester en Suisse usqu'à aujourd'hui, alors même qu'une autorisation de séjour lui avait pourtant été refusée. Cette - apparente - contradiction s'explique toutefois par le fait que ces questions relèvent de la compétence de différentes autorités qui ne sont pas tenues de coordonner leur action. En tout état de cause, le recourant ne saurait déduire un droit à une autorisation de séjour de l'aide sociale qui lui a été accordée à titre gracieux.
(...)”. (DTF 130 II 388 consid. 2-3)
Nel caso di specie l'assicurato ha beneficiato per molti anni di un permesso di lavoratore stagionale in Svizzera. Egli aveva, pertanto, diritto, con l'entrata in vigore dell'ALCP, ad ottenere un permesso di dimora di breve durata.
Dal verbale di udienza dell’11 ottobre 2004 e dalle tavole processuali emerge, infatti, che tale permesso L valido per tutta la Svizzera gli è stato rilasciato sia per il 2003, con scadenza nel mese di novembre 2003, ma poi prorogato fino al 26 aprile 2004, che per il 2004, valido fino al 21 novembre 2004 (cfr. doc. B3; XII).
L'assicurato era peraltro autorizzato ai sensi dell'art. 15 cpv. 1 LADI.
Il ricorrente, sulla base del Protocollo addizionale all'Allegato II (cfr. consid. 2.2.), ha pure diritto alle prestazioni della LADI, visto che, avendo lavorato dal 1987 per ogni stagione in Svizzera (cfr. doc. XII; 11), adempie il presupposto del periodo di contribuzione, e meglio ha versato nel termine quadro di due anni precedenti il giorno in cui sono adempiuti tutti i presupposti per il diritto alla prestazione - in casu dal 27.10.2001 al 26.10.2003 (cfr. consid. 2.8.) - contributi per almeno 12 mesi (cfr. art. 9; 13 cpv. 1 LADI).
Gli organi che applicano la LADI gli hanno, del resto, riconosciuto il diritto alle prestazioni della LADI quando si è iscritto in disoccupazione il 27 ottobre 2003 (cfr. doc. 7, 12).
Inoltre, tornando pure applicabili i Regolamenti CEE sopra menzionati (cfr. art. 15 ALC; art. 1 cifra 1 Allegato II; art. 121 LADI; cfr. consid. 2.2. e 2.3.), in particolare il Reg. n. 1408/71
e il Reg. n. 574/72, in linea di principio, se sono adempiuti i relativi presupposti, il ricorrente può avere diritto all’esportazione delle prestazioni (cfr. art. 69 Reg. n. 1408/71).
2.7. La Sezione del lavoro con il provvedimento del 12 dicembre 2003, confermato con decisione su opposizione del 22 aprile 2004, ha negato all’assicurato il diritto all’esportazione delle prestazioni in _, in quanto già prima della partenza era in possesso di un contratto di lavoro per la stagione 2004 e avrebbe espressamente dichiarato di voler cercare lavoro nel suo Paese soltanto fino al rientro in Svizzera (cfr. doc. 1, 6; consid. 1.1.; 1.2.).
L’assicurato, dal canto suo, ha contestato tale rifiuto, indicando di avere sottoscritto il nuovo contratto di lavoro per il 2004 con il suo precedente datore di lavoro, l’Hotel _ di _, poiché non aveva comunque reperito un’altra occupazione di durata indeterminata. Inoltre egli ha precisato che, in un primo tempo, era sua intenzione far venire la famiglia in Svizzera, poi, a seguito della malattia improvvisa di un familiare, ha dovuto cambiare programma, decidendo così di recarsi in _. Egli ha pure osservato che a comprova dei suoi sforzi volti al reperimento di un’occupazione aveva fornito all’amministrazione 44 ricerche di lavoro. Al riguardo ha, infine, sottolineato che se avesse reperito un impiego di durata indeterminata in _, vi sarebbe rimasto definitivamente, disdicendo il contratto in Svizzera (cfr. doc. I; consid. 1.3.).
Il TCA chiamato, ora, a pronunciarsi sul diritto o meno dell’assicurato all’esportazione delle prestazioni rileva innanzitutto che da un attento esame dell’ALC, dei suoi Allegati e dei relativi Regolamenti CEE non emerge che tale diritto sia limitato ex lege a quegli assicurati che nel Paese di provenienza non dispongono già di un contratto di lavoro, né a quelli che ricercano un occupazione duratura, o perlomeno di durata indeterminata.
Infatti sia gli art. 69 e 70 del Reg. 1408/71, che l’art. 83 del Reg. 574/72, relativi al principio dell’esportazione delle prestazioni, fanno riferimento a quegli assicurati che si recano in uno Stato UE/AELS per cercarvi un’occupazione, unicamente in modo generale, senza precisare né che gli assicurati non devono avere già reperito nel Paese di provenienza un lavoro per il periodo posteriore ai tre mesi all’estero, né che debba essere cercata esclusivamente un’attività lavorativa di durata indeterminata. Nulla è indicato in merito alla durata dell’impiego che deve essere ricercato nel Paese membro scelto.
Nemmeno il SECO nella
Circolare relativa alle ripercussioni, in materia di assicurazione contro la disoccupazione, dell'Accordo sulla libera circolazione delle persone, emessa nel mese di maggio 2002 (cfr. C-AD-LCP),
ha dato indicazioni in senso contrario.
Pertanto, a mente del TCA, l'assicurato, secondo le disposizioni del Regolamento ha diritto all'esportazione delle prestazioni se si reca all'estero per cercare lavoro.
La Sezione del lavoro, il 2 novembre 2004, ha trasmesso al TCA alcuni scritti del SECO concernenti la sua presa di posizione in merito a un caso concreto di richiesta si esportazione delle prestazioni, in cui un assicurato aveva già concluso un contratto di lavoro in Svizzera.
In una
lettera del 16 giugno 2003 della collaboratrice scientifica per le questioni fondamentali del SECO risulta che:
"
(...) lo scopo del soggiorno all'estero deve essere la ricerca di lavoro e, di conseguenza, l'uscita dalla disoccupazione. Questo significa che se uno stagionale dispone già, prima di voler far valere il suo diritto all'esportazione delle prestazioni, di un contratto di lavoro in Svizzera, lo scopo dell'esportazione non potrà essere raggiunto; questo anche perché non è facile trovare un lavoro di durata determinata in meno di tre mesi.
Inoltre, per poter usare di questo diritto, l'assicurato deve prima riempire tutti i presupposti dell'articolo 8 LADI, quindi anche quello della lettera f del capoverso 1 ("essere idoneo al collocamento" secondo l'art. 15); esigenza che in un tale caso non può essere riempita.