Decision ID: 609cf036-e4c8-57c1-a8b9-be28edaf836a
Year: 2016
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: civil_law

in fatto: A. AO 1
(1963) e AP 1 (1963) si sono sposati a _ il 21 giugno 1989. Dal matrimonio sono nati K_, il 12 agosto 1992, e C_, il 22 maggio 1995. Con sentenza del 25 maggio 2001, emanata in luogo e vece del Pretore, il Segretario assessore del Distretto di Lugano, sezione 6, ha pronunciato il divorzio, omologando una convenzione in cui AO 1 si impegnava – tra l'altro – a versare per la figlia C_ un contributo alimentare indicizzato (senza accenno ad assegni familiari) di fr. 800.– mensili dal 1° novembre 2000 al 31 maggio 2002, di fr. 1050.– mensili dal 1° giugno 2002 al 31 maggio 2008, di fr. 1200.– mensili dal 1° giugno 2008 al 31 maggio 2012 e di fr. 1450.– mensili dal 1° giugno 2012 fino alla maggiore età (inc. OA.1999.773). Il 29 agosto 2001 AO 1 si è risposato con _ (1972), dalla quale ha avuto un figlio, A_, nato il 9 settembre 2002.
B.
Con petizione del 4 agosto 2004 AO 1 ha chiesto al Pretore del Distretto di Lugano, sezione 6, di modificare la sentenza di divorzio nel senso di sopprimere il contributo alimentare per l'ex moglie, facendo valere che quest'ultima aveva intrapreso un'attività lucrativa. La causa è terminata con un accordo stipulato a un'udienza del 12 maggio 2005, omologato dal Pretore, in virtù del quale il contributo alimentare per la convenuta sarebbe cessato il 31 maggio successivo (inc. OA.2004.497).
C.
Il 22 agosto 2008 la _ di _, per cui AO 1 lavorava come vicedirettore con una retribuzione lorda di fr. 160
000.– annui, ha inviato al medesimo una lettera di licenziamento per il 28 febbraio 2009. AO 1 si è iscritto il 1° marzo 2009 ai ruoli della disoccupazione, riscuotendo indennità fino al febbraio del 2011, quando ha esaurito il diritto. Nel frattempo, il 21 ottobre 2010, la seconda moglie ha avviato una procedura a tutela dell'unione coniugale nell'ambito della quale la custodia di A_ è stata affidata cautelarmente a AO 1. Questi sostiene che, esaurite le indennità di disoccupazione, percepisce unicamente il contributo alimentare di fr. 470.– mensili versato dalla seconda moglie in favore di A_, l'assegno familiare di fr. 200.– mensili e l'assegno familiare integrativo di fr. 563.– mensili (sempre per A_) stanziato dall'ente pubblico.
D. AO 1
si è rivolto un'altra volta il 25 agosto 2011 al Pretore del Distretto di Lugano, sezione 6
, postulando – previa concessione del gratuito patrocinio – un
a “revisione” del contributo alimentare per la figlia C_. Invitato dal Pretore a emendare la richiesta, carente di requisiti formali, egli ha introdotto il 16 settembre 2011 un nuovo memoriale. Invitata a esprimersi, AP 1 ha proposto il 26 ottobre 2011 di respingere l'azione in ordine, subordinatamente nel merito, instando anch'essa per il beneficio del gratuito patrocinio. All'udienza indetta per il 22 novembre 2011 il Pretore non è riuscito a conciliare le parti, di modo che ha chiamato l'attore a motivare la petizione per scritto.
E.
Il 12 dicembre 2011 AO 1 ha trasmesso al Pretore un allegato denominato “motivazione” con cui ha sostanzialmente sollecitato la soppressione del contributo alimentare per la figlia dal 1° settembre 2011. In seguito, il 28 dicembre successivo, egli ha fatto seguire spontaneamente un memoriale sostitutivo del precedente. Nella sua risposta del 31 gennaio 2012 AP 1 ha proposto, da parte sua, il rigetto puro e semplice dell'azione. Al dibattimento del 16 aprile 2012 le parti si sono confermate nelle rispettive richieste, notificando svariati mezzi di prova. L'istruttoria è cominciata seduta stante e il 17 dicembre 2012 la figlia C_ è stata ascoltata dal Pretore. Con decisione del 28 dicembre 2012 quest'ultimo ha poi respinto la richiesta di gratuito patrocinio presentata dalla convenuta. Terminata l'assunzione delle prove, alle arringhe finali del 13 maggio 2013 l'attore ha ribadito la propria domanda, chiedendo di sopprimere il contributo per la figlia sin dal 1° agosto 2011. La convenuta ha proposto una volta ancora di respingere l'azione.
F.
Statuendo con sentenza del 31 maggio 2013, il Pretore ha accolto la petizione e soppresso il contributo di mantenimento per la figlia C_ dal 1° settembre 2011, modificando di conseguenza il pronunciato di divorzio. Le spese processuali di fr. 5000.– sono state poste a carico della convenuta, senza attribuzione di ripetibili né di indennità d'inconvenienza all'attore. La richiesta di gratuito patrocinio formulata da quest'ultimo è stata dichiarata senza oggetto.
G.
Contro la sentenza appena citata AP 1 è insorta a questa Camera con un appello del 27 giugno 2013 nel quale chiede – previo conferimento del gratuito patrocinio – di riformare il giudizio impugnato respingendo l'azione di AO 1. Subordinatamente essa propone di annullare la sentenza impugnata e di rinviare gli atti al Pretore perché statuisca di nuovo dopo avere escusso i testimoni da lui rifiutati. In via ancora più subordinata essa postula una riduzione delle spese processuali a fr. 2500.– e la relativa modifica del dispositivo pretorile. AO 1 non ha presentato osservazioni all'appello.
H.
Accertato che AO 1 stava per alienare la sua particella n. 762 RFD di _, sezione di _, il presidente di questa Camera ha invitato l'attore il 9 novembre 2015 a trasmettere copia del rendiconto che gli sarebbe stato rilasciato dal notaio _ in esito alla destinazione del ricavo conseguito grazie alla vendita. AO 1 ha trasmesso il 18 gennaio 2016 una serie di documenti con una lettera accompagnatoria. Il tutto è stato comunicato in copia a AP 1, che non ha reagito.

Considerando
in diritto: 1.
La modifica di sentenze di divorzio passate in giudicato soggiace per analogia alla procedura che regola il divorzio su azione di un coniuge (art. 284 cpv. 3 CPC), quand'anche riguardi unicamente interessi del figlio (I CCA, sentenza inc. 11.2013.37 del 6 maggio 2013, consid. 1 con rinvio a
Jeandin
in: CPC commenté, Basilea 2010, n. 3 ad art. 295). Le relative sentenze dei Pretori sono impugnabili così entro 30 giorni se, trattandosi di modifiche vertenti su pretese pecuniarie, queste raggiungevano il valore di almeno fr. 10
000.– “secondo l'ultima conclusione riconosciuta nella decisione” impugnata (art. 308 cpv. 2 e 311 CPC). Ciò è sicuramente il caso in concreto, ove appena si consideri che davanti al Pretore il contributo alimentare per la figlia (fr. 1200.– mensili fino al 31 maggio 2012, fr. 1450.– mensili da allora in poi) era litigioso dal 1° agosto 2011 fino alla maggiore età della beneficiaria, intervenuta il 22 maggio 2013. Quanto alla tempestività del rimedio giuridico, la decisione impugnata è pervenuta al patrocinatore della convenuta il 3 giugno 2013. Introdotto il 27 giugno 2013, l'appello in esame è pertanto ricevibile.
2.
All'appello la convenuta acclude una lettera dell'8 giugno 2013 in cui una vicina di casa dell'attore, _, “descrive le modalità di accudimento del figlio A_” all'attenzione del curatore educativo (doc. A). Posteriore all'emanazione della sentenza impugnata, l'atto è di per sé proponibile (art. 317 cpv. 1 CPC). Sapere se esso sia proprio a dimostrare l'idoneità dell'attore a esercitare un'attività lucrativa a tempo pieno nonostante l'affidamento di A_, nato nel settembre del 2002, deciso dal giudice nella procedura a tutela dell'unione coniugale intentata contro AO 1 dalla seconda moglie, è una questione che andrà valutata – se mai – nell'ambito dell'apprezzamento delle prove. Gli altri allegati che la convenuta unisce al memoriale (doc. B a O) sono destinati a documentare la richiesta di gratuito patrocinio in appello (il rifiuto del gratuito patrocinio da parte del Pretore, risalente al 28 dicembre 2012, non risulta essere stato impugnato). Sono quindi ammissibili.
3.
Nell'appello la convenuta insta perché questa Camera assuma inoltre (o faccia assumere dal Pretore) quali testimoni sei agenti immobiliari incaricati senza esito dall'attore di vendere la particella n. 762 RFD di _, sezione di _, testimoni che il Pretore ha rifiutato di escutere il 24 gennaio 2013 (“ritenuto che i documenti in atti paiono sufficienti”). La richiesta è in sé ricevibile (art. 316 cpv. 3 CPC; DTF 138 III
376
consid. 4.3.1). Dato nondimeno che nel frattempo l'attore è riuscito a vendere il fondo, non ha più senso indagare sulle relazioni da lui intrattenute con i citati agenti immobiliari o sull'evoluzione sfavorevole delle singole trattative. Superata dagli eventi, la richiesta di prova è ormai priva di interesse pratico e attuale.
L'appellante chiede altresì di assumere come testimone la seconda moglie dell'attore, “chiamata a riferire tanto sugli ostacoli messi in atto dal marito nella vendita della villa di sua proprietà, quanto nel reperimento di un'attività lucrativa, così come sull'accudimento di A_ durante la vita coniugale e dopo l'autorizzazione a vivere separati”. Il Pretore ha respinto la prova con ordinanza del 2 novembre 2012, argomentando che il richiamo del fascicolo processuale riguardante l'istanza a tutela dell'unione coniugale presentata il 21 ottobre 2010 da _, seconda moglie dell'attore, appare sufficiente ai fini del giudizio. Perché ciò non sarebbe il caso l'appellante non cerca nemmeno di spiegare. Sulla questione non è il caso pertanto di attardarsi.
4.
Il presidente di questa Camera ha invitato il 9 novembre 2015 AO 1 – come detto – a trasmettere copia del rendiconto che gli sarebbe stato rilasciato dal notaio _ sulla destinazione del ricavo conseguito in seguito alla vendita della particella n. 762 RFD di _, sezione di _. AO 1 ha trasmesso il 18 gennaio 2016 una serie di documenti con una lettera accompagnatoria. Al rendiconto richiesto, del 15 gennaio 2016, egli ha accluso una serie di estratti relativi a un suo conto corrente postale nel periodo compreso tra l'agosto del 2015 e il gennaio del 2016 (destinati a comprovare entrate per soli fr. 1233.– mensili) e una
promissory note
payable to order
del 12 marzo 2009 (con traduzione in italiano) in cui egli si riconosce debitore solidale insieme con la seconda moglie _ di fr. 285
300.– oltre interessi nei confronti della matrigna _ di _ (California). I menzionati estratti del conto corrente postali, successivi alla sentenza del Pretore, sono ricevibili (art. 317 cpv. 1 CPC). Un'identica
promissory note
invece risulta già nel fascicolo processuale di primo grado (doc. H). Non giova quindi interrogarsi sulla sua proponibilità.
5.
I contributi di mantenimento per i figli fissati in una sentenza di divorzio passata in giudicato possono essere modificati o soppressi, su istanza di un genitore o del figlio, ove “le circostanze siano notevolmente mutate” (art. 286 cpv. 2 CC, cui rinvia l'art. 134 cpv. 2). Se il debitore è d'accordo con la modifica, decide l'autorità di protezione dei minori. Se non è d'accordo, decide il giudice (art. 134 cpv. 3 CC). La modifica presuppone, concretamente, che la situazione economica dell'una o dell'altra parte sia cambiata in modo ragguardevole e duraturo rispetto al momento in cui il contributo è stato fissato
(
casistica ed esempi:
Hegnauer
in: Berner Kommentar, edizione 1997, n. 68 segg. ad art. 286 CC con richiami
;
Wullschleger
in: Schwenzer, FamKommentar Scheidung, vol. I, 2
a
edizione, n. 5 ad art. 286 CC con rinvii
). La procedura di modifica non ha lo scopo infatti di correggere la decisione precedente, ma di adattarla aIle nuove circostanze (DTF 138 III 292 consid. 11.1.1). Essa implica perciò un raffronto tra le condizioni finanziarie in cui si trovavano le parti al momento del divorzio (rispettivamente al momento in cui il contributo era stato modificato l'ultima volta) e la nuova situazione. Sapere poi in che misura ciò giustifichi la soppressione o la riduzione della rendita non è solo una questione di diritto, ma anche di equità
(RtiD I-2006 pag. 666 consid. 4; DTF 137 III 606 consid. 4.1.1 con rimandi; analogamente:
I CCA, sentenza inc. 11.2012.73 del 6 febbraio 2014, consid. 5 con richiami)
.
6.
Nella sentenza impugnata il Pretore ha accertato che al momento del divorzio (maggio del 2001) AO 1 guadagnava fr. 11
200.– mensili netti a fronte di un fabbisogno minimo di fr. 4285.–, mentre la moglie non esercitava alcuna attività lucrativa e aveva un fabbisogno minimo di fr. 3695.– mensili. Nel maggio del 2013 (momento del giudizio) tale situazione era radicalmente cambiata: l'attore era ormai senza lavoro da anni, aveva esaurito le indennità di disoccupazione e percepiva unicamente per il figlio A_ (affetto da seri problemi di salute), affidatogli dal giudice a protezione dell'unione coniugale, un contributo alimentare di fr. 700.– mensili dalla seconda moglie, più l'assegno familiare di fr. 200.– e un assegno integrativo di fr. 726.– mensili. Ciò posto, il Pretore si è domandato se a AO 1 non andasse imputato un reddito ipotetico al 50%, il figlio A_ avendo compiuto 10 anni il 9 settembre 2012, ma ha scartato l'ipotesi dopo avere considerato che l'attore cerca lavoro invano dal marzo del 2009, pur avendo dimostrato impegno quantitativo e qualitativo nelle ricerche all'Ufficio regionale di collocamento.
Nelle circostanze descritte il Pretore ha esaminato se, privo di redditi per assicurare il contributo alimentare alla figlia C_, l'attore non dovesse attingere alla propria sostanza e vendere la particella n. 762 RFD di _, sezione di _, non possedendo egli altri beni. Se non che – ha rilevato il primo giudice – tra il 2011 e il 2012 AO 1 aveva incaricato senza successo ben nove agenti immobiliari di trovare un acquirente per il fondo in questione a un prezzo minimo da lui fissato tra i
fr. 2
500
000.– e i fr. 2
900
000.–. Ne ha concluso, il Pretore, che la proprietà non era immediatamente realizzabile. In definitiva, non avendo l'attore né redditi né sostanza disponibili, il primo giudice ha soppresso dal settembre del 2011 il contributo alimentare per la figlia, indipendentemente dalla situazione di reddito e di sostanza in cui poteva versare l'ex moglie, situazione che a quel punto ha ritenuto superfluo passare al vaglio.
7.
L'appellante fa valere anzitutto che il Pretore avrebbe dovuto confrontare la situazione economica delle parti al momento del giudizio non con quella al momento del divorzio (maggio del 2001), bensì con quella al momento in cui è stato soppresso il contributo alimentare per lei (maggio del 2005). A prescindere dal fatto però che da tale assunto essa non trae alcuna conclusione concreta, limitandosi a un'enunciazione di principio, secondo il Pretore “neppure un confronto della situazione attuale con quella vigente nel momento in cui vi è stata la prima modifica della sentenza di divorzio determinerebbe un risultato diverso” (decisione impugnata, pag. 6 in alto). Con tale argomentazione l'appellante non si confronta per nulla, sicché la doglianza andrebbe finanche dichiarata irricevibile per difetto di motivazione (nel senso dell'art. 311 cpv. 1 CPC). Comunque sia, l'appellante dimentica che nel 2004 l'attore ha chiesto la soppressione del contributo alimentare per lei poiché la situazione economica di lei era notevolmente migliorata (avendo essa intrapreso un'attività lucrativa), mentre nel 2011 ha chiesto la soppressione del contributo alimentare in favore della figlia per un altro motivo, essendo egli rimasto senza mezzi. L'appellante non nega del resto che nel 2005 l'ex marito esercitasse ancora la professione di bancario, mentre nel 2013 era ormai disoccupato da quattro anni. Ne segue che in concreto la situazione delle parti al momento in cui è stata emessa la sentenza impugnata era nettamente mutata non solo per rapporto al maggio del 2001, ma anche al maggio del 2005. In proposito l'appello cade dunque nel vuoto.
8.
Afferma l'appellante che, rinunciando a imputare all'attore un reddito ipotetico, il Pretore ha prestato fede supinamente alle dichiarazioni dell'Ufficio regionale di collocamento, fondate a loro volta su dichiarazioni dello stesso attore. Per di più – essa soggiunge – si tratta di “valutazioni generiche, superficiali e standadizzate”, essendo inverosimile che a distanza d'anni un funzionario di banca cinquantenne titolare di un
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e con grande esperienza nel settore finanziario non riesca a ritrovare un'attività lucrativa consona alle sue capacità. Né, a parere dell'appellante, la disoccupazione di lungo corso è di rilievo nella fattispecie, giacché l'attore ha promosso causa “posteriormente al periodo quadro di riscossione delle indennità”, per tacere del fatto ch'egli si sarebbe sottratto a un programma di reinserimento professionale propostogli dall'Ufficio del sostegno sociale e dell'inserimento. L'attore non ha quindi dimostrato – asserisce l'appellante – di non poter ritrovare un lavoro a tempo pieno che gli permetta di ritrarre un guadagno analogo a quello conseguito presso la _ o, per lo meno, un guadagno sufficiente per coprire il suo fabbisogno minimo e il contributo alimentare per la figlia.
a)
In concreto AO 1 è stato licenziato il 22 agosto 2008 dalla _, presso cui guadagnava fr. 160
000.– annui lordi, per il 28 febbraio 2009 (doc. J). Quando è rimasto senza lavoro egli aveva così 46 anni. Senza indugio egli si è annunciato all'Ufficio regionale di collocamento di Lugano, riscuotendo indennità sino al febbraio del 2011 (sentenza impugnata, pag. 6). In seguito è rimasto iscritto senza successo ai ruoli della disoccupazione in cerca di lavoro come consulente finanziario, manager di marketing, responsabile amministrativo in strutture bancarie, capo contabile e professioni affini a tutti i livelli di gerarchia commerciale. L'Ufficio regionale di collocamento ha confermato ch'egli ha partecipato “con interesse a quanto proposto” (doc. K, del 10 novembre 2011), che le sue ricerche erano “valide dal profilo qualitativo e quantitativo” (doc. L, del 12 dicembre 2011), andavano addirittura “molto bene” (doc. U, del 14 giugno 2012) e dimostravano impegno personale (doc. IV, del 19 aprile 2012, nel fascicolo “URC _”). In una lettera alla Pretura l'Ufficio ha poi soggiunto che a AO 1 sono state prospettate ricerche d'impiego anche nei settori della vendita e della ristorazione, ma che per un problema fisico a un ginocchio egli non può rimanere in piedi a lungo e ad ogni modo “l'attuale mercato di lavoro non offre grandi possibilità” in quei comparti (doc. VI, del 15 marzo 2013, nel fascicolo “richiamo da URC _”). In simili condizioni il Pretore ha reputato che l'attore avesse dimostrato di non avere trovato un'occupazione per ragioni indipendenti dalla sua volontà (sentenza impugnata, pag. 6 in fondo). Il che non lascia spazio alla teoria del reddito ipotetico.
b)
Nella misura in cui asserisce che le attestazioni dell'Ufficio regionale di collocamento sono “mere dichiarazioni di parte sprovviste di ogni valore probatorio”, l'appellante non può essere seguita. Le ricerche condotte dall'attore sono state puntualmente verificate per quantità e qualità da due funzionarie dell'Ufficio (doc. IV, citato), sul cui operato nemmeno l'appellante solleva dubbi. Rimproverare all'attore di non “minimamente profilato o interessato ad essere assunto” e di essere senza occupazione “per sua scelta e volere” è quindi muovere un'accusa gratuita. Né consta che l'interessato si sarebbe “sottratto” a un programma propostogli dall'Ufficio del sostegno sociale e dell'inserimento né, tanto meno, che abbia rifiutato opportunità di lavoro meno qualificate. L'appellante sostiene che l'affezione al ginocchio lamentata dall'attore non è sostanziata da alcun referto medico, ma non contesta che – comunque sia – l'attuale mercato del lavoro “non offre grandi possibilità” a cinquantenni nel ramo della vendita o della ristorazione. Quanto alla fascia oraria per la disponibilità d'impiego (dalle ore 8.30 alle 11.30 e dalle ore 14.00 alle 16.30), l'interessato ha precisato di poter allargare i tempi nel caso in cui avesse trovato lavoro al 100% con uno stipendio adeguato (doc. VI citato, in basso). Neppure sotto questo profilo il suo operato presta quindi il fianco alla critica.
c)
Al Pretore l'appellante fa carico di avere sovvertito l'onere della prova, imponendole di indicare un datore di lavoro disposto ad assumere l'attore, mentre spettava a quest'ultimo dimostrare l'impossibilità di trovare un impiego. La doglianza è infondata. Ammesso e non concesso che incombesse all'attore comprovare gli sforzi profusi nella ricerca di un'attività rimunerata (e non alla convenuta provare la collocabilità del soggetto, il quale aveva compiuto 45 anni: cfr. DTF 137 III 108 in fondo), il Pretore ha reputato – come detto – che da parte sua l'attore avesse assolto l'obbligo, mentre la convenuta non aveva addotto alcuna prova atta a suffragare le proprie allegazioni, limitandosi a “imputare un reddito ipotetico ad una persona fondandosi su mere considerazioni astratte senza tenere conto anche della situazione in cui versa il mercato del lavoro” (sentenza impugnata, pag. 7 in alto). Egli non ha quindi capovolto l'onere della prova. Ha semplicemente ritenuto che ognuno dovesse provare quanto adduceva. E la convenuta non ha recato prove idonee a smentire le ricerche infruttuose documentate dall'attore, dimostrando almeno una concreta opportunità d'impiego, tranne screditare le verifiche compiute dall'Ufficio regionale di collocamento. Quanto alla giurisprudenza evocata dal Pretore, secondo cui chi esaurisce le indennità di disoccupazione indizia avere fatto il possibile per ritrovare un impiego (sentenza del Tribunale federale 5A_829/2012 del 7 maggio 2013, consid. 7), essa è superata in concreto dall'apprezzamento probatorio.
d)
Alla luce di quanto precede non soccorre interrogarsi se – come reputa il Pretore (sentenza impugnata, pag. 7 a metà) – all'appellante non possa essere imputato un grado d'occupazione oltre il 50%, dovendo egli accudire a un figlio minore di 16 anni (DTF 137 III 109 a metà). Sapere se tale principio valga anche nel caso in cui il genitore debba dedicarsi a un figlio non comune è una questione che può rimanere irrisolta, AO 1 non risultando avere rifiutato proposte d'impiego a tempo pieno né averle scartate a priori (vale se mai il contrario: sopra, consid. b). Se ne conclude che in merito alla capacità lucrativa del soggetto non si ravvisano nella fattispecie gli estremi per stimare un reddito ipotetico, tanto meno analogo a quello da lui conseguito fino al febbraio del 2009. Su questo punto l'appello è destinato all'insuccesso.
9.
Rimane da esaminare se, quantunque senza introiti, l'attore possa essere tenuto a erogare alla figlia C_ i contributi alimentari dovuti dal 1° settembre 2011 al 22 maggio 2013 (maggiore età) ricorrendo alla sostanza. L'appellante sostiene che AO 1 dispone necessariamente di beni mobili, dato che non può sovvenire al fabbisogno proprio e a quello di A_ con il solo contributo alimentare di fr. 470.– mensili per il figlio, l'assegno familiare di fr. 200.– mensili e l'assegno familiare integrativo (sempre per il figlio) di fr. 563.– mensili (davanti al primo giudice l'attore aveva dichiarato importi diversi, ma di poco: verbale del 12 marzo 2013, pag. 1 in basso). L'attore oppone di essersi sostentato cumulando debiti (loc. cit., pag. 2). Lascia perplessi tuttavia che con simile espediente egli sia riuscito a mantenere sé e il figlio dal febbraio del 2011 (fine delle indennità di disoccupazione) fino al novembre del 2015 (alienazione della particella n. 762 RFD di _, sezione di _), anche perché egli non consta avere ricevuto prestazioni assistenziali finché è rimasto
proprietario della villa (arringa finale del 13 maggio 2013: verbale, pag. 1
in basso). Sta di fatto che nessun elemento indizia l'esistenza concreta di beni mobili nella sua disponibilità. La questione è di sapere così, in definitiva, se possa essergli imposto di usare l'utile della compravendita per versare i contributi alimentari litigiosi.
a)
Dai documenti assunti in questa sede si evince che la particella n. 762 RFD di _, sezione di _, è stata venduta nel novembre del 2015, in pendenza di appello, al prezzo di fr. 2
130
000.–. Dedotti fr. 1
322
750.– per l'ammontare dell'onere ipotecario, fr. 424
117.75 spettanti alla cassa pensione del _, fr. 78
599.05 all'Ufficio di esecuzione di _, fr. 69
012.– all'immobiliare _, fr. 16
035.40 alle _ di _ e fr. 106
500.– di imposta sugli utili immobiliari, all'appellante è toccato un saldo netto di fr. 66
769.20 (rendiconto del notaio _, agli atti). La sentenza impugnata in cui il Pretore definiva non immediatamente realizzabile la proprietà fondiaria è quindi superata, come superate sono le argomentazioni dell'appellante, la quale sosteneva che dalla
vendita l'attore avrebbe potuto ricavare almeno fr. 1
280
000.–.
b)
Quando fissa contributi di mantenimento il giudice tiene calcolo del reddito effettivo conseguito dalle parti, fermo restando che il debitore alimentare può – come il beneficiario – vedersi imputare un reddito ipotetico più elevato. Il giudice considera anche il reddito della sostanza, alla stessa stregua del reddito da attività lucrativa; se la sostanza non produce reddito (o genera scarso reddito), entra in linea di conto una volta ancora il reddito ipotetico. Ove i redditi delle parti (da attività lucrativa e della sostanza) bastino per il sostentamento, poco importa in generale l'ammontare della sostanza. Qualora invece i redditi siano insufficienti, nulla osta per principio a che il mantenimento sia assicurato anche dalla sostanza, beni propri compresi. Ciò vale tanto in sede cautelare quanto ai fini del merito. Secondo la funzione e la composizione della sostanza delle parti, dunque, un debitore alimentare può essere tenuto – come il beneficiario – a intaccare il proprio patrimonio. Se tale patrimonio è stato accumulato a scopo di
previdenza per la vecchiaia, l'uso del medesimo si giustifica in specie per garantire il mantenimento delle parti dopo il pen
sionamento. Il consumo di patrimonio non si giustifica invece
– di regola – ove si tratti di sostanza non agevolmente realizzabile, ricevuta in eredità o investita nella casa d'abitazione (sentenza del Tribunale federale 5A_372/2015 del 29 settembre 2015 consid. 2.1.2 con numerosi richiami, in: SJ 2016 I 106 e in: FamPra.ch 2016 pag. 258; da ultimo: I CCA, sentenza inc. 11.2014.26 del 13 gennaio 2016, consid. 4).
c)
Valutare se e in quale misura possa concretamente pretendersi dal debitore alimentare che eroda la propria sostanza per assicurare il mantenimento corrente è una questione da apprezzare sulla scorta delle circostanze del caso specifico. Significativi sono il tenore di vita anteriore, che può anche essere ridotto, l'entità della sostanza e la durata del periodo sull'arco del quale occorre far capo al patrimonio. La giurisprudenza ha già avuto occasione di stabilire, ad esempio, che un debitore senza attività lucrativa e con reddito della sostanza insufficiente per sopperire al mantenimento coniugale può essere tenuto ad attingere al proprio patrimonio per garantire al creditore la copertura del fabbisogno minimo allargato o il tenore di vita sostenuto in precedenza. Nel rispetto del principio di uguaglianza fra (ex) coniugi, ad ogni modo, non si può pretendere che una parte intacchi la propria sostanza se l'altra parte non è chiamata a fare altrettanto, a meno ch'essa sia sprovvista di patrimonio (sentenza del
Tribunale federale 5A_372/2015 del 29 settembre 2015, consid. 2.1.2 con ulteriori richiami, in: SJ 2016 I 106 e in: FamPra.ch 2016 pag. 258; da ultimo: I CCA, sentenza inc. 11.2014.26 del 13 gennaio 2016, consid. 4).
d)
Ciò premesso, l'attore può essere chiamato – in linea di principio – a usare il provento della compravendita immobiliare per saldare il debito verso la figlia, di circa fr. 28
000.– complessivi (fr. 1200.– mensili dal 1° settembre 2011 al 31 maggio 2012, fr. 1450.– mensili dal 1° giugno 2012 al 22 maggio 2013). Dal fascicolo processuale si desume nondimeno che il 1° settembre 2011 C_ lavorava già come apprendista nello studio dentistico del dott. _ a _, guadagnando fr. 550.– lordi
mensili più la tredicesima, passati nel giugno del 2012 a fr. 900.–
lordi mensili più la tredicesima (doc. B.3 di appello). Ora, l'art. 276 cpv. 3 CC dispone che i genitori sono liberati dall'obbligo di mantenimento nella misura in cui si possa ragionevolmente pretendere che il figlio vi provveda da sé con il ricavo del proprio lavoro o con altri mezzi. La giurisprudenza di questa Camera prevede che, di regola, il figlio minorenne è tenuto a sopperire al proprio mantenimento con l'equivalente di un terzo del suo guadagno (RtiD II-2004 pag. 604 consid. 6; analogamente: I CCA, sentenza inc. 11.2008.169 del 7 agosto 2012, consid. 3a). Non intravedendosi motivo per scostarsi da tale principio, a C_
si giustifica di imputare un reddito proprio di fr. 180.–
mensili dal 1° settembre 2011 al 30 giugno 2012 e di fr. 290.–
mensili in seguito. I contributi litigiosi si riducono così a fr. 1020.– mensili dal 1° settembre 2011 al 31 maggio 2012 e a fr. 1160.– mensili dal 1° giugno 2012 al 22 maggio 2013, per complessivi fr. 23
900.– circa.
e)
Quanto alla convenuta, la cui situazione va esaminata in ossequio al precetto della parità di trattamento con l'ex marito (sopra, lett. c), il Pretore ha accertato nella decisione del 28 dicembre 2012 con cui ha rifiutato alla richiedente il beneficio del gratuito patrocinio che AP 1 guadagnava fr. 3928.60 netti mensili a fronte di un fabbisogno minimo di fr. 3032.70, onde un margine disponibile di fr. 895.90 mensili. Inoltre essa possedeva titoli e capitali per fr. 34
837.– e vantava un credito di fr. 12
672.– verso la ditta _ di _ (di cui è azionista al 20% e direttrice). Nell'appello l'interessata fa valere che il suo stipendio è calato dopo di allora a fr. 3714.15 netti mensili, mentre il suo fabbisogno minimo è lievitato a fr. 4318.90 mensili, salvo ridiscendere dal 14 settembre 2012 a fr. 3901.60 mensili in seguito alla diminuzione degli interessi ipotecari. In realtà il fabbisogno minimo di lei non eccede, per lo meno dal 14 settembre 2012, fr. 3658.– mensili (minimo esistenziale del diritto esecutivo per genitore affidatario fr. 1350.–, premio della cassa malati fr. 315.15, interessi ipotecari fr. 379.15 [già dedotta la quota di un terzo compresa nel fabbisogno in denaro di C_: Amt für Jugend und Berufsberatung des Kantons Zürich, Empfehlungen zur Bemessung von Unterhaltsbeiträgen für Kinder, 2a edizione, pag. 13 in alto], polizza LPP in garanzia dell'ipoteca fr. 544.75, assicurazione dello stabile e del mobilio domestico fr. 100.60, assicurazione RC privata fr. 10.40, assicurazione sulla vita fr. 300.–, debito verso la carta di credito Visa fr. 528.–, imposte fr. 130.–). Ne segue che con il proprio reddito la convenuta è in grado, ancorché senza grandi margini, di provvedere a sé medesima.
Riguardo alla sostanza, l'appellante
non contesta di possedere, come ha sottolineato il Pretore nella citata decisione del 28 dicembre 2012, titoli e capitali per fr. 34
837.–, oltre a vantare un credito di fr. 12
672.– verso la ditta _. Obietta che l'azienda naviga in cattive acque, ma a tutt'oggi questa non risulta oggetto di esecuzioni infruttuose né, tanto meno, avere depositato il bilancio. Del resto la convenuta non ha prodotto una tassazione personale più recente di quella relativa al 2010 (doc. 4.1) dalla quale potrebbero evincersi dati oggettivi più aggiornati. Non si ravvisano elementi per ritenere, di conseguenza, che in fatto di sostanza la situazione economica di lei sia peggiore rispetto a quella del dicembre 2012.
f)
Nelle condizioni appena illustrate né l'uno né l'altro genitore consta disporre di redditi sufficienti per contribuire al mantenimento della figlia: l'attore è totalmente sprovvisto di introiti, la convenuta ha un margine mensile trascurabile. Entrambi vanno tenuti così a intaccare la rispettiva sostanza con una simmetria di sacrifici (sopra, lett. c). E nella fattispecie conviene attenersi a una suddivisione sostanzialmente paritaria. Se da un lato infatti AO 1 ha un patrimonio un po' più consistente di quello della convenuta (fr.
66
769.20 rispetto a fr. 47
509.– complessivi), dall'altro egli
deve attingere
a tale sostanza anche
per sostentare sé medesimo. Certo, egli fa valere debiti per fr. 336
654.– nei confronti della matrigna (fr. 285
300.– a titolo di mutuo, il resto a titolo di interessi maturati dal 2010 al 2015), ma il sostentamento suo e della figlia sono prioritari rispetto alla spettanza della matrigna, la quale per altro non risulta avere preteso finora alcunché.
Una volta corrisposta dunque la somma di fr. 12
000.– complessivi (arrotondati) per la figlia e – come si vedrà oltre – la metà delle spese giudiziarie, AO 1 rimane con un capitale di quasi fr. 50
000.–. E se si stima prudenzialmente un suo fabbisogno minimo attorno ai fr. 3000.– mensili (la cifra di fr. 5373.45 mensili da lui prospettata nel memoriale del 12 dicembre 2011 davanti al Pretore comprendeva una restituzione rateale del prestito alla matrigna, le spese dell'immobile alienato nel frattempo e il premio della cassa malati senza sussidio cantonale), ciò gli consente di provvedere a sé stesso per quasi un anno e mezzo. Il che non può sicuramente definirsi iniquo. Quanto al fabbisogno in denaro del figlio A_, esso appare coperto dal contributo alimentare versato dalla madre, dall'assegno familiare ordinario e dall'assegno integrativo. In materia di contributi alimentari l'appello di AP 1 merita così parziale accoglimento.
10.
L'appellante contesta anche l'ammontare delle spese processuali riscosse dal Pretore (fr. 5000.–), adducendo che per una causa dal valore litigioso sino a fr. 30
000.– la tassa di giustizia non poteva eccedere fr. 4000.– (art. 7 cpv. 1 LTG), sicché in concreto il primo giudice non avrebbe dovuto prelevare più di fr. 2500.–. In effetti il Pretore non ha indicato nella sentenza impugnata come sia giunto alla cifra di fr. 5000.– e, pur supponendo ch'egli abbia inteso applicare la tassa di giustizia massima di fr. 4000.–, la causa non sembra avere comportato costi per fr. 1000.– (nell'inserto non figura alcuna distinta). D'altra parte è vero che il processo ha impegnato il giudice ben oltre la media, ove appena si consideri la ponderosità del carteggio e la dozzina tra decisioni e disposizioni ordinatorie processuali che si sono rese necessarie. Ciò giustificava sicuramente spese processuali per fr. 3000.– complessivi. E siccome la tariffa per le decisioni su appello era la metà di quella applicabile in prima sede (art. 13 vLTG), ai fini del presente giudizio le spese processuali ammontano a fr. 1500.–. Constatato il reciproco grado di soccombenza, tali oneri vanno suddivisi a metà, tanto in primo quanto in secondo grado.
Per quel che è delle ripetibili, in cause ordinarie dal valore litigioso compreso tra fr. 20
000.– e fr. 50
000.– (fr. 28
000.– circa nella fattispecie) l'indennità spettante al patrocinatore varia dal 10 al 20% del valore stesso (art. 11 cpv. 1 del regolamento sulla tariffa per i casi di patrocinio d'ufficio e di assistenza giudiziaria e per la fissazione delle ripetibili, RL 3.1.1.7.1). Nella fattispecie il mandato si sarà anche rivelato relativamente laborioso, ma dal profilo giuridico era relativamente semplice, ciò che legittima l'aliquota media del 15%. Aggiunte le spese (10%: art. 6 cpv. 1 del regolamento) e l'IVA (8%), si ottiene un'indennità di fr. 5000.– (arrotondati). In appello le ripetibili sono poi determinate fra il 30 e il 60% dell'indennità per il primo grado di giurisdizione. In concreto si giustifica di applicare il tasso del 40%, anche perché il caso era già ampiamente noto alla patrocinatrice della convenuta. Ne discende un'indennità di fr. 1680.–, cui si aggiungono una volta ancora le spese e l'IVA, per complessivi fr. 2000.– (arrotondati). Vista la paritaria soccombenza, tali indennità vanno suddivise in ragione di metà ciascuno. L'attore per converso non si è fatto patrocinare da un legale né ha chiesto indennità d'inconvenienza (art. 95 cpv. 3 lett. c CPC).
11.
La convenuta sollecita anche in appello il beneficio del gratuito patrocinio (art. 117 CPC). Essa non può dirsi tuttavia sprovvista dei mezzi necessari per affrontare la metà dei costi legali e di patrocinio a suo carico. Come detto (consid. 9e),
essa
non contesta di possedere titoli e capitali per fr. 34
837.–, oltre a vantare un credito di fr. 12
672.– verso la ditta _. Ha così la possibilità di assumere la metà dei costi legati al mantenimento della figlia (fr. 12
000.– arrotondati: consid. 9f), la metà delle spese processuali (fr. 2250.–) e la metà delle spese ripetibili (fr. 3500.–) senza cadere in gravi ristrettezze. Il gratuito patrocino non può dunque esserle conferito nemmeno in appello.
Nella sentenza impugnata il Pretore ha dichiarato senza oggetto la richiesta di gratuito patrocinio avanzata dall'attore, tutte le spese processuali essendo state poste a carico della convenuta. In esito al presente giudizio l'attore si vede addebitare la metà degli oneri e delle ripetibili, ma ciò non giustifica il beneficio dell'assistenza giudiziaria. Alla stessa stregua della convenuta egli ha modo di attingere – come detto (consid. 9f) – al proprio capitale di fr. 66
769.20 per assumere la metà dei costi legati al mantenimento della figlia, la metà delle spese processuali e la metà delle spese ripetibili. Non soccorrono quindi estremi di indigenza che giustifichino il beneficio del gratuito patrocinio.
12.
Quanto ai rimedi giuridici esperibili sul piano federale contro il pronunciato odierno (art. 112 cpv. 1 lett. d LTF), il valore litigioso di fr. 28
000.– circa non raggiunge la soglia di fr. 30
000.– nella prospettiva dell'art. 74 cpv. 1 lett. b LTF. In conformità all'art. 301 lett. b CPC un'esemplare dell'attuale decisione è comunicato anche alla figlia C_, ora maggiorenne.