Decision ID: 15bfc676-18df-5f54-8168-3d50de97100e
Year: 2020
Language: it
Court: CH_BVGE
Chamber: CH_BVGE_001
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: 

Fatti:
A.
Il (...) novembre 2015, l’interessato ha depositato una domanda d’asilo in
Svizzera (cfr. atto A2/2), dopo che la Segreteria di Stato della migrazione
(di seguito: SEM) aveva respinto in data (...) una richiesta di estensione di
autorizzazione d’entrata in Svizzera formulata per lui da parte del padre –
quest’ultimo riconosciuto quale rifugiato con concessione dell’asilo in Sviz-
zera con decisione dell’autorità inferiore del (...) (cfr. dossier SEM N [...])
– così come concesso già alla madre ed alla sorella (cfr. atto A1/3). Queste
ultime sono in seguito state ammesse, nello statuto di rifugiato del marito
rispettivamente padre, ai sensi dell’art. 51 cpv. 1 LAsi (cfr. dossier SEM N
[...]; decisione della SEM del [...]; cfr. anche atto A5/4).
B.
Durante l’audizione sulle generalità tenutasi il (...) dicembre 2015 (cfr. atto
A8/11, di seguito: verbale 1), il richiedente asilo ha segnatamente riferito di
essere di nazionalità srilankese, di etnia tamil, con ultimo domicilio a
B._, nel distretto di C._, Provincia (...). In tale luogo avrebbe
vissuto da un amico dal (...) sino al suo espatrio avvenuto il (...) otto-
bre 2015, mentre che in precedenza avrebbe abitato con la sua famiglia
nucleare a D._, sempre nel distretto di C._. Il padre sarebbe
espatriato dallo Sri Lanka circa nell’(...) o (...) 2005, mentre la madre e la
sorella lo avrebbero seguito in Svizzera nel (...) 2015. Egli avrebbe lasciato
il suo Paese d’origine a causa delle ricerche del padre perpetrate da inve-
stigatori del governo, che si sarebbero recati presso una conoscente, non-
ché per raggiungere i suoi famigliari – padre, madre e sorella – presenti in
Svizzera. A lui personalmente non sarebbe mai occorsa alcuna problema-
tica né con le autorità del suo Paese d’origine, non essendo in particolare
mai stato ricercato dalle stesse, né con terze persone. Non avrebbe inoltre
alcun membro della sua famiglia che farebbe parte delle LTTE (acronimo
per “Liberation Tigers of Tamil Eelam”), non sapendo in particolar modo se
il padre facesse parte delle stesse, in quanto sarebbe partito quando lui
era molto giovane. Ha altresì dichiarato di essere espatriato legalmente,
con il suo passaporto e senza alcun visto – ottenuto personalmente presso
le competenti autorità nel (...) del (...) – partendo dall’aeroporto di
E._ e recandosi dapprima a F._ (in G._), per poi pro-
seguire verso la H._ e la I._ (cfr. verbale 1, p.to 1.08 segg.,
pag. 3 segg.).
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A supporto della sua domanda d’asilo, il richiedente ha prodotto la sua
carta d’identità originale (cfr. verbale 1, p.ti 4.01 e 4.03, pag. 6 e atti A18/16,
D3 segg., pag. 2 seg. e A19).
C.
Nel corso dell’audizione sui motivi d’asilo del (...) marzo 2016 (cfr. atto
A18/16, di seguito: verbale 2), l’interessato ha dichiarato, per quanto qui di
rilievo, che dopo la partenza del padre, egli sarebbe stato spesso interro-
gato da appartenenti al CID (acronimo in inglese per “Criminal Investigation
Departement”) in merito ai suoi eventuali contatti con il padre, il quale sa-
rebbe stato membro delle LTTE, e se sapesse dove egli risiedesse. In
un’occasione, sarebbe pure stato condotto in un campo a J._ da
membri del CID, per essere interrogato sul conto del padre e se egli for-
nisse delle informazioni. In tale frangente, la madre sarebbe venuta al
campo, e lo avrebbero lasciato partire con la medesima. L’ultima visita de-
gli affiliati del CID a casa sua, sarebbe occorsa nel (...) dell’anno 2015,
mentre egli non si trovava al domicilio, e la madre gli avrebbe riportato che
questi ultimi avrebbero affermato che se egli fosse rientrato a casa,
avrebbe dovuto presentarsi al loro campo. A tale ingiunzione lui però non
avrebbe dato alcun seguito, in quanto avrebbe avuto timore di essere mal-
menato dai medesimi. Dopo la partenza della madre e della sorella dallo
Sri Lanka, temendo di restare solo in casa visti i frequenti interrogatori da
parte degli appartenenti al CID, lui si sarebbe trasferito da una cugina a
K._. Anche lì però, mentre egli era assente, la cugina gli avrebbe
riportato che degli affiliati del CID sarebbero passati a casa sua per cer-
carlo. Pertanto, egli sarebbe partito immantinente da un amico, ove sa-
rebbe rimasto sino alla sua partenza dal Paese d’origine. Egli ha infine
espresso il timore di ritornare in patria, in quanto se i membri del CID lo
arrestassero a causa delle problematiche che avrebbe riscontrato il padre
in Sri Lanka, potrebbe subire dei maltrattamenti da parte loro (cfr. verbale
2, D131, pag. 12).
D.
Con decisione del 1° marzo 2018, notificata al più presto il 2 marzo 2018
(cfr. risultanze processuali), la Segreteria di Stato non ha riconosciuto la
qualità di rifugiato all’interessato, ha respinto la sua domanda d’asilo, pro-
nunciando altresì il suo allontanamento dalla Svizzera nonché l’esecuzione
dello stesso provvedimento, siccome ammissibile, ragionevolmente esigi-
bile e possibile.
E.
Per il tramite del ricorso datato 3 aprile 2018 (cfr. risultanze processuali), il
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ricorrente è insorto avverso la suddetta decisione al Tribunale amministra-
tivo federale (di seguito: il Tribunale). Egli, in via principale, ha concluso
alla restituzione degli atti di causa all’autorità inferiore per un nuovo esame
in merito al riconoscimento della qualità di rifugiato. In primo subordine, ha
postulato la concessione dell’ammissione provvisoria, mentre che, in se-
condo subordine, che gli atti siano restituiti alla SEM per un nuovo esame
inerente gli ostacoli all’esecuzione del suo allontanamento. Infine, egli ha
presentato una domanda di assistenza giudiziaria, nel senso di concedergli
l’esenzione dal pagamento delle spese processuali e del relativo anticipo,
il tutto con protesta di spese e ripetibili.
F.
Con decisione incidentale del 15 gennaio 2019, il Tribunale ha autorizzato
il ricorrente a soggiornare in Svizzera sino a conclusione della procedura
ed ha respinto la sua istanza d’assistenza giudiziaria, parimenti invitandolo
a versare un anticipo di CHF 750.– a copertura delle presumibili spese pro-
cessuali, entro il 30 gennaio 2019 (cfr. risultanze processuali). Il ricorrente
ha versato tempestivamente l’anticipo richiesto in data 29 gennaio 2019
(cfr. risultanze processuali).
G.
Con missiva dell’11 marzo 2019, il rappresentante legale del ricorrente ha
prodotto uno scritto datato (...), in lingua inglese e firmato dal sedicente
(...) L._ (di seguito: doc. 1). A mente del mandatario dell’insorgente,
lo stesso documento riporterebbe i fatti narrati dal ricorrente e si evince-
rebbe che l’incolumità dell’interessato non sarebbe assicurata in patria.
Pertanto, ha confermato le conclusioni esposte dal suo assistito con il gra-
vame.
Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti negli scritti, verranno ripresi
nei considerandi, qualora risultino decisivi per l’esito della vertenza.

Diritto:
1.
Le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla LTF,
in quanto la legge sull’asilo (LAsi, RS 142.31) non preveda altrimenti
(art. 6 LAsi).
La presente procedura è retta dal diritto anteriore (cfr. Disposizioni transi-
torie della modifica del 25 settembre 2015 cpv. 1 nLAsi, in vigore dal
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1° marzo 2019). Inoltre, il 1° gennaio 2019 la legge federale sugli stranieri
del 16 dicembre 2005 (LStr, RS 142.20) è stata in parte modificata e rino-
minata quale legge federale sugli stranieri e la loro integrazione (LStrI).
Tuttavia, posto che i disposti della legge precitata che verranno menzionati
nella presente sentenza (art. 83 cpv. 1–4) sono rimasti invariati dalla LStr
alla LStrI, il Tribunale utilizzerà di seguito la nuova denominazione.
Fatta eccezione per le decisioni previste all’art. 32 LTAF, il Tribunale, in virtù
dell’art. 31 LTAF, giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi dell’art. 5 PA
prese dalle autorità menzionate all’art. 33 LTAF. La SEM rientra tra dette
autorità (cfr. art. 105 LAsi) e l’atto impugnato costituisce una decisione ai
sensi dell’art. 5 PA.
Il ricorrente ha partecipato al procedimento dinanzi all’autorità inferiore, è
particolarmente toccato dalla decisione impugnata e vanta un interesse de-
gno di protezione all’annullamento o alla modificazione della stessa (art. 48
cpv. 1 lett. a–c PA). Pertanto è legittimato ad aggravarsi contro di essa.
I requisiti relativi ai termini di ricorso (art. 108 cpv. 1 vLAsi), alla forma e al
contenuto dell’atto di ricorso (art. 52 cpv. 1 PA) sono soddisfatti.
Occorre pertanto entrare nel merito del ricorso.
2.
Con ricorso al Tribunale possono essere invocati, in materia d’asilo, la vio-
lazione del diritto federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti
giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi; cfr. DTAF 2014/26 consid. 5),
e, in materia di diritto degli stranieri, pure l’inadeguatezza ai sensi
dell’art. 49 PA (cfr. DTAF 2014/26 consid. 5). Il Tribunale non è vincolato né
dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4 PA), né dalle considerazioni giuridiche della
decisione impugnata, né dalle argomentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1
consid. 2).
3.
Il ricorso, manifestamente infondato ai sensi dei motivi che seguono, è de-
ciso dal giudice in qualità di giudice unico, con l’approvazione di una se-
conda giudice (art. 111 lett. e LAsi) e la decisione è motivata soltanto
sommariamente (art. 111a cpv. 2 LAsi). Altresì, ai sensi dell’art. 111a
cpv. 1 LAsi, il Tribunale rinuncia allo scambio di scritti.
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4.
4.1 La Svizzera, su domanda, accorda asilo ai rifugiati secondo le disposi-
zioni della LAsi (art. 2 LAsi). Sono rifugiati le persone che, nel Paese di
origine o di ultima residenza, sono esposte a seri pregiudizi a causa della
loro razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo
sociale o per le loro opinioni politiche, ovvero hanno fondato timore di es-
sere esposte a tali pregiudizi (art. 3 cpv. 1 LAsi).
4.2 Chiunque domanda asilo deve provare o perlomeno rendere verosimile
la sua qualità di rifugiato (art. 7 cpv. 1 LAsi). La qualità di rifugiato è resa
verosimile quando l’autorità la ritiene data con una probabilità preponde-
rante (art. 7 cpv. 2 LAsi). Sono inverosimili in particolare le allegazioni che,
su punti importanti, sono troppo poco fondate o contraddittorie, non corri-
spondono ai fatti o si basano in modo determinante su mezzi di prova falsi
o falsificati (art. 7 cpv. 3 LAsi).
5.
5.1 Nella decisione impugnata, l’autorità inferiore ritiene in primo luogo che
il ricorrente non abbia reso verosimile di essere stato ricercato dalle auto-
rità srilankesi in ragione delle attività del padre. Questo in quanto le sue
allegazioni in merito, risulterebbero superficiali e poco concrete, in partico-
lare per quanto attiene le supposte visite dei membri del CID nel 2015.
Inoltre il suo soggiorno presso la cugina, sarebbe stato allegato soltanto
nel corso della seconda audizione, non avendo invece alcun riscontro nella
precedente, e senza che egli abbia fornito alcuna spiegazione in merito alla
tardività di tale asserto. Anche il comportamento da lui tenuto a seguito
della visita degli uomini del CID a casa della cugina, non sarebbe compa-
tibile con quello di una persona ricercata dalle autorità, come pure queste
ultime avrebbero avuto il tempo ed i mezzi necessari per trovarlo negli anni
antecedenti il suo espatrio. In secondo luogo, la SEM ha rilevato che non
vi sarebbero dei fattori di rischio pregressi alla partenza del richiedente dal
Paese d’origine, né dagli atti emergerebbero degli indizi contrari, atti a de-
durre che, in caso di un suo ritorno in Sri Lanka, egli potrebbe attirare l’at-
tenzione delle autorità di tale Stato e subire pertanto delle persecuzioni
rilevanti ai sensi dell’art. 3 LAsi.
5.2 Nel suo gravame, il ricorrente avversa le predette conclusioni della
SEM. Innanzitutto, egli disquisisce in merito alle presunte incongruenze ri-
levate nelle sue allegazioni. Circa la mancanza di dettagli nell’esposizione
delle visite dei membri del CID, le stesse deriverebbero dal fatto che egli,
durante buona parte delle medesime, fosse ancora (...), mentre che du-
rante la visita presso il domicilio della cugina lui non sarebbe invece stato
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presente, ed avrebbe pertanto riportato quanto riferitogli dalla parente in
merito. Tali elementi, poiché spesso appresi indirettamente, non dovreb-
bero, a mente sua, esplicare delle conseguenze decisive sul convinci-
mento dell’autorità in punto alla verosimiglianza delle sue asserzioni, e
questo anche poiché esisterebbero dei motivi oggettivi che farebbero rite-
nere plausibile che lui possa essere preso di mira da parte delle autorità,
in particolare a causa del profilo del padre. Per quanto attiene invece la
tardiva indicazione del soggiorno presso la cugina, anche se non risulte-
rebbe a verbale, l’insorgente afferma che egli lo avrebbe menzionato du-
rante le audizioni, e non si potrebbe escludere che si sia trattato di un di-
sguido durante la verbalizzazione o di una mera distrazione da parte sua.
Proseguendo nell’analisi, il ricorrente ritiene che circa la supposta discre-
panza inerente la sua richiesta di rilascio del passaporto, seppure egli lo
abbia spiegato con la presenza di un amico in sede di audizione, se si rite-
nesse tale aspetto decisivo, sarebbe necessario un ulteriore approfondi-
mento in merito da parte dell’autorità di prime cure, ciò che non sarebbe
invece stato fatto, a torto, nel corso d’audizione. Il richiedente ritiene poi
che la sua domanda d’asilo sarebbe stata presentata essenzialmente a
causa del timore di persecuzioni riflesse che egli nutrirebbe in ragione del
ruolo ricoperto dal padre in seno alle LTTE. Anche citando la
giurisprudenza del Tribunale esposta nella sentenza E-1866/2015 del
15 giugno (recte: luglio) 2016, a causa del profilo della sua famiglia, e visto
il contesto plausibile e verosimile raccontato dall’interessato di continue ri-
cerche del padre da parte delle autorità, a mente del ricorrente egli sarebbe
esposto ad un rischio di persecuzioni rilevanti ex art. 3 LAsi. A fronte di tali
elementi, gli atti andrebbero restituiti alla SEM per una nuova valutazione
dei fattori di rischio specifici attinenti l’insorgente e segnatamente in merito
al ruolo ricoperto dal padre nelle LTTE ed al rischio che l’interessato sia
esposto a delle persecuzioni riflesse, anche a causa del suo ormai lungo
soggiorno all’estero.
6.
Il Tribunale ritiene che il ricorrente non ha presentato argomenti o prove
suscettibili di giustificare una diversa valutazione rispetto a quella di cui
all’impugnata decisione. Le sue allegazioni decisive in materia d’asilo si
esauriscono infatti in affermazioni contraddittorie, inconsistenti ed illogiche,
non corroborate da alcun elemento di prova significativo.
6.1 A titolo esemplificativo, egli ha rilasciato delle dichiarazioni incongruenti
nelle due audizioni circa i motivi determinanti il suo espatrio. Dapprima egli
ha invero affermato che a lui personalmente non sarebbe mai successo
alcunché, non essendo mai stato ricercato dalle autorità srilankesi, né
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avendo avuto alcuna problematica con le stesse, essendo partito dal suo
Paese d’origine in quanto degli investigatori del governo si sarebbero recati
da una conoscente chiedendo di suo padre (cfr. verbale 1, p.to 7.01 segg.,
pag. 7). Nel corso della seconda audizione, ha invece sostenuto una ver-
sione molto differente di tali eventi, asserendo che anche lui sarebbe stato
interrogato da membri del CID svariate volte sul conto del padre, in un’oc-
casione sarebbe stato condotto dagli stessi nel loro campo per essere que-
stionato, nonché sarebbero andati alla sua ricerca sia nell’(...) del 2015, al
suo domicilio a M._, che presso la cugina nel (...) del 2015 (cfr.
verbale 2, D106 segg., pag. 10 segg.). Inoltre, sempre durante la predetta
audizione, egli ha esposto che il genitore sarebbe stato membro delle
LTTE, e che tale notizia l’avrebbe appresa dalla madre allorché era ancora
piccolo (cfr. verbale 2, D102 seg., pag. 10 e D135 segg., pag. 12). Tale
asserzione, risulta però in modo lampante dissonante rispetto a quanto
narrato nel corso della prima audizione, ove l’insorgente non aveva alcuna
certezza in ordine all’appartenenza del padre alle LTTE. Le spiegazioni che
egli ha fornito per motivare tali importanti dissonanze su degli elementi de-
terminanti per il suo espatrio (cfr. verbale 2, D151 segg., pag. 14), per la
loro inconsistenza, appaiono puramente interlocutorie e non risultano in al-
cun modo convincenti ed esplicative. Tuttavia, vi sono ulteriori contraddi-
zioni che minano nel loro complesso la veridicità delle dichiarazioni espo-
ste dal ricorrente. Invero, se dapprima egli riferisce che avrebbe mutato il
suo domicilio recandosi presso la cugina a K._, a seguito della par-
tenza della madre dallo Sri Lanka – che sarebbe avvenuto nell’(...) del
2015 –, poiché avrebbe avuto paura di rimanere solo in casa a causa dei
continui interrogatori da parte dei membri del CID (cfr. verbale 2, D106
segg., pag. 10). In seguito, quando l’incaricato della SEM ha iniziato a por-
gli dei quesiti più precisi in merito al numero ed alle modalità di tali visite,
egli ha iniziato a modificare i precedenti asserti, affermando dapprima che
egli non si sarebbe mai trovato in casa durante le ultime incursioni degli
uomini del CID, per concludere infine che l’ultima visita alla quale egli sa-
rebbe stato personalmente presente, risalirebbe addirittura a quando lui
frequentava il (...) anno scolastico, ovvero al periodo degli anni 2009-2010
(cfr. verbale 1, p.to 1.17.04, pag. 4; verbale 2, D40 segg., pag. 5 e D118
segg., pag. 11 seg.). Altresì incoerenti appaiono alcune sue dichiarazioni
in merito allo svolgimento del suo viaggio d’espatrio. Se in primo luogo egli
ha affermato di essere partito da B._ per recarsi a E._ in
autobus (cfr. verbale 1, p.to 5.02, pag. 6), in secondo luogo invece ha mo-
dificato tale asserzione, narrando invece di essersi recato all’aeroporto con
un Van ed accompagnato dall’amico N._ nonché dall’autista del
mezzo (cfr. verbale 1, D63, pag. 7). Inoltre, se dapprima egli ha sostenuto
che sarebbe espatriato via aerea legalmente, con il suo passaporto e
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senza alcun visto, non essendo necessario dato che atterrava a F._
(cfr. verbale 1, p.to 5.01, pag. 6), nonché non avrebbe mai richiesto né ot-
tenuto nessun visto (cfr. verbale 1, p.to 2.05, pag. 5), sorprendentemente
egli invece ha sostanzialmente modificato tali asserti nel corso della suc-
cessiva audizione, dichiarando di essere partito per l’G._ con un
passaporto recante un visa turistico (cfr. verbale 2, D68, pag. 7). Interro-
gato anche in merito a tale discrepanza, oltreché allegare tutt’altro rispetto
a quanto presente nel primo verbale sulle generalità che gli è stato riletto e
che egli ha pure sottoscritto, ovvero che egli avrebbe spiegato durante tale
audizione di aver ottenuto un visa all’aeroporto di F._ contro paga-
mento da parte del passatore (cfr. verbale 2, D150, pag. 13), tale asser-
zione risulta pure incoerente con quanto precedentemente addotto. Invero
con tale motivazione egli fornisce una terza versione del contenuto del pas-
saporto con il quale sarebbe espatriato, ovvero il visa sarebbe stato otte-
nuto in un secondo tempo, all’arrivo all’aeroporto di F._, e non in-
vece prima della sua partenza dallo Sri Lanka, come asserito precedente-
mente (cfr. verbale 2, D68, pag. 7).
6.2 Diverse dichiarazioni esposte dall’interessato risultano parimenti
troppo generiche ed insussistenti per dare l’impressione che egli abbia vis-
suto realmente i fatti narrati. A titolo d’esempio, egli è sempre stato molto
vago sia riguardo alle incursioni al domicilio che avrebbero effettuato gli
uomini del CID, riferendo unicamente che gli avrebbero posto dei quesiti in
merito al padre, ma senza fornire ulteriori dettagli sostanziali (cfr. verbale
2, D106 segg., pag. 10), in particolare riguardo alle attività che avrebbe
esercitato il padre in seno alle LTTE (cfr. verbale 2, D102 segg., pag. 10 e
D132 segg., pag. 12). Anche riguardo all’unica volta che egli sarebbe stato
condotto dagli investigatori del governo nel loro campo di J._ per
essere interrogato, malgrado i quesiti puntuali posti dal funzionario della
SEM, il ricorrente non ha dimostrato maggiore concretezza nelle sue as-
serzioni. Invero, oltreché non ricordarsi la data di quando sarebbe avvenuto
tale evento, egli ha unicamente riferito che lo avrebbero interrogato in me-
rito agli eventuali contatti che intratteneva con il padre e se fosse lui che
dava delle informazioni, senza tuttavia aggiungere alcuna ulteriore infor-
mazione sostanziale, segnatamente in merito allo svolgimento della sua
presa in custodia da parte degli affiliati al CID e di come si sarebbe effetti-
vamente svolto l’interrogatorio, a parte narrare che la madre sarebbe ve-
nuta a prenderlo ed i membri del CID lo avrebbero lasciato partire (cfr. ver-
bale 2, D109 segg., pag. 10 seg.).
6.3 Per di più, il comportamento tenuto dal ricorrente a seguito delle sup-
poste ricerche da parte dei membri del CID, non risulta conforme con il
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timore che egli ha dichiarato di nutrire nei confronti degli stessi (cfr. verbale
2, D131, pag. 12) ed incompatibile con quello di una persona che è ricer-
cata da parte delle autorità srilankesi, come a giusta ragione sostenuto
dalla SEM nella decisione impugnata. Egli invero avrebbe continuato a
svolgere la sua vita quotidiana senza apparenti mutamenti significativi,
dapprima recandosi a scuola (cfr. verbale 2, D40 segg., pag. 5 e D140,
pag. 13), ed in seguito svolgendo la sua attività lavorativa sino all’espatrio
(cfr. verbale 1, p.to 1.17.05, pag. 4; verbale 2, D47 segg., pag. 5 seg. e
D125, pag. 11), come pure andando a richiedere personalmente un passa-
porto prima della sua partenza (cfr. verbale 1, p.to 4.02, pag. 6; verbale 2,
D10, pag. 3), o ancora occupandosi tranquillamente del giardino assieme
al marito della cugina (cfr. verbale 2, D122, pag. 11). Interrogato anche in
merito a tale comportamento incongruente, il ricorrente non ha saputo for-
nire alcuna spiegazione plausibile, anzi dimostrandosi nelle sue allegazioni
nuovamente incoerente, asserendo che spesso avrebbe dormito presso
degli amici o delle conoscenze (cfr. verbale 2, D141 seg., pag. 13). Anche
il fatto che egli si sarebbe recato con un amico per richiedere il suo passa-
porto (cfr. verbale 2, D146 segg., pag. 13), non appare essere esplicativa
dell’incompatibilità dimostrata tramite il suo comportamento con delle ricer-
che frequenti da parte delle autorità nei suoi confronti.
6.4 Alla luce di quanto sopra considerato, come a ragione sostenuto nella
decisione avversata dall’autorità inferiore, il ricorrente non ha reso verosi-
mili i suoi motivi di protezione. Le allegazioni generiche e per lo più interlo-
cutorie contenute nel gravame per spiegare le incongruenze ed illogicità
rilevate dalla SEM, non sono atte a modificare tale conclusione. Neppure il
mezzo di prova presentato dall’insorgente con lo scritto dell’11 marzo 2019
(sub doc. 1), risulta essere dimostrativo della credibilità delle sue asser-
zioni. Invero, oltreché contenere delle allegazioni di parte non supportate
da alcun elemento o mezzo probatorio, lo scritto del (...) (sub doc. 1) con-
tiene pure delle informazioni discrepanti rispetto a quanto sostenuto dall’in-
sorgente in corso di procedura, ovvero che egli sarebbe stato prelevato
una volta da persone sconosciute ed in seguito rilasciato dopo essere stato
torturato, o ancora che la madre e la sorella avrebbero lasciato lo Sri Lanka
dopo che il marito di una zia sarebbe stato ucciso dall’esercito srilankese.
7.
7.1 Resta tuttavia ancora da esaminare se il ricorrente abbia un timore og-
gettivamente fondato di essere esposto, in caso di un suo ritorno in Sri
Lanka, a dei seri pregiudizi ai sensi dell’art. 3 LAsi. Questo, in ragione del
trascorso del padre come pure dello statuto che la sua famiglia nucleare
avrebbe in Svizzera, nonché per il fatto che l’interessato sarebbe ormai
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assente da molto tempo dalla patria, come egli sostiene nel suo ricorso,
combinati eventualmente con altri fattori di rischio (cfr. sentenza del Tribu-
nale E-1866/2015 del 15 luglio 2016 consid. 8.4 e 8.5 [pubblicata quale
sentenza di riferimento]), di modo che si giustificherebbe di riconoscergli la
qualità di rifugiato.
7.2 Nel caso di specie, malgrado i cambiamenti politici recenti intervenuti
in Sri Lanka, il ricorrente non appare essere una persona suscettibile di
essere considerata dalle autorità srilankesi, come dotata di una volontà e
di una capacità di ravvivare il conflitto etnico nel suo Paese (cfr. sentenza
di riferimento del Tribunale precitata, in particolare consid. 8.5.3; cfr. anche
tra le altre le sentenze del Tribunale D-488/2019 del 25 marzo 2020
consid. 4, E-6653/2018 del 20 marzo 2020 consid. 4). In Sri Lanka egli in-
vero non è mai stato registrato o riconosciuto quale affiliato alle LTTE, e
salvo supposizioni di legami da parte del padre nel predetto gruppo, che
non risultano da parte sua in alcun modo concretizzati ed in relazione al
suo timore di incorrere in persecuzioni per questo motivo da parte delle
autorità srilankesi – visto anche quanto già sopra ritenuto inverosimile –,
non vi sono altri famigliari stretti che abbiano avuto qualsivoglia legame
con le LTTE (cfr. verbale 1, p.to 7.02, pag. 7; verbale 2, D102 segg.,
pag. 10). Secondo la giurisprudenza summenzionata, un tale profilo è tut-
tavia esatto per ritenere un fondato timore di persecuzione futura in caso
di ritorno in Sri Lanka, la sola esistenza di sospetti da parte delle autorità
srilankesi, fondati o meno, di legame attuale o passato con le LTTE non
risulta invece sufficiente (cfr. sentenza di riferimento precitata,
consid. 8.5.3). In tal senso, la mera supposizione dichiarata nel corso della
procedura di prima istanza (cfr. verbale 2, D131, pag. 12) e nel gravame
dal ricorrente, di subire in caso di rientro in patria dei pregiudizi da parte
della autorità governative srilankesi a causa del presunto trascorso del pa-
dre nelle LTTE, non risulta un elemento sufficiente per riconoscergli un tale
profilo di rischio. Inoltre egli non ha mai riscontrato alcuna problematica –
a parte quanto già precedentemente ritenuto inverosimile (cfr. supra
consid. 6) – con le autorità o con terze persone nel suo paese d’origine,
segnatamente non avendo mai esercitato alcuna attività politica (cfr. ver-
bale 1, p.to 7.02, pag. 7; verbale 2, D99 segg., pag. 10). L’interessato non
si può prevalere neppure di un rischio reale e concreto di persecuzione
riflessa dall’evenienza dei suoi famigliari in Svizzera, avendo il padre otte-
nuto lo statuto di rifugiato e la concessione dell’asilo a titolo originario, men-
tre che la madre e la sorella li hanno ottenuti a titolo derivato ai sensi
dell’art. 51 cpv. 1 LAsi (cfr. dossier SEM N [...]). Invero, visto quanto già
sopra ritenuto inverosimile, egli non è riuscito a rendere credibile di essere
entrato in modo specifico nel mirino delle autorità srilankesi in ragione delle
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problematiche riscontrate dal padre, o a causa della fuga di quest’ultimo,
intervenuta, secondo le dichiarazioni dell’interessato già nel (...) o (...)
dell’anno 2005 (cfr. verbale 1, p.to 2.01, pag. 4), quindi ben precedente-
mente la sua partenza dallo Sri Lanka. Inoltre non risulta che i suoi fami-
gliari siano stati ricercati al loro domicilio neppure dopo la sua partenza,
ritenendo peraltro che le allegazioni di ricerche da parte di persone scono-
sciute presso le case dei suoi parenti e dei suoi conoscenti contenute nello
scritto del (...) (sub doc. 1) – visto che le ricerche del ricorrente già quando
egli si trovava nel suo Paese d’origine, sono state ritenute inverosimili –
non siano in alcun modo provate o sostenute da elementi credibili. Altresì,
il solo fatto, in quanto tamil, di aver depositato una domanda d’asilo in Sviz-
zera, preso a sé stante, non espone il ricorrente a dei trattamenti proscritti
dalle disposizioni internazionali in caso di un suo ritorno in Sri Lanka (cfr.
sentenza della CorteEDU, R.J. contro Francia del 19 settembre 2013,
10466/11, §§ 37 e 39; cfr. anche sentenza di riferimento succitata, consid. 8
e 9; DTAF 2011/24 consid. 8.4 e 10.4). Neppure le sole evenienze di aver
lasciato il suo paese d’origine, di aver introdotto una domanda d’asilo
all’estero, come pure della durata del suo soggiorno all’estero, della prove-
nienza dalla Provincia (...) e di avere (...) anni d’età (cfr. sentenza di riferi-
mento succitata, consid. 9.2.4), non costituiscono degli elementi sufficienti,
presi a sé stanti o sommati – anche con gli elementi di rischio succitati –,
per destare i sospetti delle autorità srilankesi. Tali fattori, confermano tutt’al
più che egli possa essere interrogato dalle autorità srilankesi al suo ritorno,
ma non sono atti a fondare un timore oggettivo di rappresaglie da parte
delle stesse (cfr. sentenza di riferimento del Tribunale E-1866/2015 preci-
tata consid. 9.2.2 segg.; cfr. anche la sentenza del Tribunale E-4703/2017
e E-4705/2017 del 25 ottobre 2017 [sentenza in parte pubblicata in
DTAF 2017 VI/6] consid. 4.4 e 4.5). Per quanto concerne poi il fatto che
egli non sia più munito di un passaporto nazionale, egli potrebbe essere
sanzionato dalle autorità del suo Paese d’origine con una multa da 50’000
a 100’000 rupie, ma tale sanzione non può essere considerata come un
serio pregiudizio ai sensi dell’art. 3 cpv. 2 LAsi (cfr. sentenza di riferimento
E-1866/2015 precitata consid. 8.4.4).
Infine, non vi sono ulteriori elementi all’incarto che rendano verosimile che
egli possa attirare l’attenzione delle autorità srilankesi a causa dell’attuale
contesto politico e di sicurezza del Paese in questione e che debba per-
tanto temere di subire delle persecuzioni rilevanti in materia d’asilo. Segna-
tamente, non v’è all’ora attuale alcun motivo per ritenere che il cambia-
mento di potere in Sri Lanka abbia comportato un rischio di persecuzione
collettiva di interi gruppi di persone. Per il resto, la situazione conflittuale
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tra (...) e le autorità srilankesi si è nel frattempo normalizzata. Nel con-
tempo hanno inoltre fatto ritorno in patria liberamente o coattivamente, dei
richiedenti l’asilo, senza che fossero interrogati all’aeroporto di E._
in merito a conoscenti o abbiano riscontrato qualsivoglia problematica una
volta rientrati al proprio domicilio (cfr. in tal senso anche le sentenze del
Tribunale D-1466/2020 del 23 marzo 2020 consid. 5.5 e E-1156/2020 del
20 marzo 2020 consid. 6.2).
8.
Visto quanto precede, sulla questione del riconoscimento della qualità di
rifugiato e della concessione dell’asilo, il ricorso è respinto e la decisione
avversata è confermata.
9.
L’insorgente non adempie le condizioni in virtù delle quali la SEM avrebbe
dovuto astenersi dal pronunciare il suo allontanamento dalla Svizzera
(art. 14 cpv. 1 e 2, art. 44 LAsi nonché art. 32 dell’Ordinanza 1 sull’asilo
relativa a questioni procedurali dell’11 agosto 1999 [OAsi 1, RS 142.311];
cfr. DTAF 2013/37 consid. 4.4; DTAF 2011/24 consid. 10.1). Il Tribunale è
pertanto tenuto a confermare la pronuncia dell’allontanamento.
10.
10.1 L’esecuzione dell’allontanamento è regolamentata, per rinvio
dell’art. 44 LAsi, dall’art. 83 LStrI, giusta il quale l’esecuzione dell’allonta-
namento dev’essere possibile (art. 83 cpv. 2 LStrI), ammissibile (art. 83
cpv. 3 LStrI) e ragionevolmente esigibile (art. 83 cpv. 4 LStrI).
10.2 Visto quanto già sopra considerato (cfr. consid. 6–8), il ricorrente non
ha reso verosimile che in caso di un suo ritorno nel Paese d’origine, egli
sarebbe esposto a dei seri pregiudizi ai sensi dell’art. 3 LAsi. Pertanto, il
principio del divieto di respingimento espresso all’art. 5 LAsi non trova ap-
plicazione in specie. Inoltre, per le stesse ragioni succitate, ed a differenza
di quanto sostenuto nel gravame in proposito, egli non è stato in grado di
stabilire di avere un profilo che possa interessare in modo particolare le
autorità srilankesi al suo ritorno. Non si scorge neppure nel suo caso l’esi-
stenza di elementi seri ed avverati che fondino un rischio reale e
concreto di essere sottoposto ad un trattamento proscritto ai sensi
dell’art. 3 CEDU o dell’art. 3 della Convenzione del 10 dicembre 1984 con-
tro la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti
(Conv. tortura, RS 0.105) in caso di un suo ritorno nel Paese d’origine.
L’esecuzione dell’allontanamento dell’insorgente risulta pertanto ammissi-
bile ai sensi dell’art. 83 cpv. 3 LStrI in relazione con l’art. 44 LAsi.
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10.3
10.3.1 In ordine all’esigibilità dell’esecuzione dell’allontanamento, il ricor-
rente nel suo gravame, a differenza di quanto sostenuto nella decisione
impugnata dall’autorità inferiore circa il fatto che non esisterebbero degli
ostacoli al suo allontanamento, ritiene che la SEM non abbia chiarito suffi-
cientemente se egli disponga di una certezza di un alloggio, così come
delle sue effettive possibilità di reintegrazione in patria, citando a supporto
nuovamente la sentenza di riferimento del Tribunale E-1866/2015 già men-
zionata.
10.3.2 In merito, si constata dapprima come il Tribunale abbia da ultimo
analizzato la situazione vigente in Sri Lanka rispetto al quesito inerente
l’esigibilità dell’esecuzione di richiedenti l’asilo respinti, in particolare di
etnia tamil, nella sentenza di riferimento E-1866/2015 già citata (cfr. ibidem,
consid. 13.2–13.4), la quale risulta tutt’ora attuale, malgrado gli avvicenda-
menti politici e sociali intervenuti recentemente e già sopra considerati (cfr.
supra consid. 7.2). Nella predetta sentenza il Tribunale ha in particolare
stabilito che l’esecuzione dell’allontanamento verso la Provincia (...) (ad
esclusione però della regione del Vanni secondo la definizione contenuta
nella DTAF 2011/24 consid. 13.2.2.1, questione lasciata aperta ed esplici-
tata in seguito nella sentenza di riferimento D-3619/2016 del
16 ottobre 2017 consid. 9.4.2–9.4.3 e 9.5, in particolare consid. 9.5.9) dello
Sri Lanka – in casu distretto di C._ – è ragionevolmente esigibile se
sono adempiuti i criteri individuali di esigibilità. Segnatamente deve sussi-
stere l’esistenza di una sufficiente rete familiare e sociale che possa sup-
portare il richiedente, così come di prospettive sicure che permettano di
assicurargli un reddito minimo ed un’abitazione (cfr. ibidem, con-
sid. 13.3.3).
10.3.3 Nel caso in disamina, al contrario di quanto sostenuto nel ricorso
dall’insorgente, le condizioni precitate sono adempiute. Invero il ricorrente,
giovane ed in buona salute – non essendo ravvisabili agli atti di causa dei
problemi medici che sarebbero ostativi al suo rinvio, avendo in particolare
l’interessato asserito di godere di buona salute (cfr. verbale 1, p.to 8.02,
pag. 7 seg.) –, dispone di una buona formazione scolastica e professionale
quale (...) ed (...) (cfr. verbale 2, D40 segg., pag. 5) e può vantare di
un’esperienza professionale di diversi anni quale (...) insieme all’amico
N._ (cfr. verbale 1, p.to 1.17.05, pag. 4 e verbale 2, D47 seg., pag. 5
seg.), che potranno essergli utili per il suo reinserimento. Tra l’altro quanto
guadagnava dalla sua attività lavorativa, risultava sufficiente per la sua sus-
sistenza, come da egli stesso confermato (cfr. verbale 2, D91 seg., pag. 9).
Egli dispone inoltre di un’ampia rete famigliare – segnatamente di diversi
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zie e zii tutt’ora in Sri Lanka, tutti viventi nel distretto di C._ (cfr.
verbale 2, D52 segg., pag. 6) come pure una cugina a K._, sempre
nel distretto di C._ (cfr. verbale 2, D28 segg., pag. 4) – nonché di
diversi amici, che l’avrebbero aiutato ed alloggiato anche in passato (cfr.
verbale 2, D28 segg., pag. 4 seg.; D49 segg., pag. 5 seg.; D142 seg.,
pag. 13), che potranno sostenerlo, in caso di necessità, per i suoi bisogni
primari ed il suo riadattamento in patria. Su tali presupposti, l’esecuzione
dell’allontanamento del ricorrente è pure da ritenersi ragionevolmente esi-
gibile (art. 83 cpv. 4 LStrI in relazione con l’art. 44 LAsi). Altresì, la censura
sollevata in subordine nel gravame inerente il presunto accertamento ine-
satto ed incompleto dei fatti determinanti da parte della SEM sul punto in
questione dell’esigibilità dell’allontanamento, risulta pure da disattendere.
Invero l’autorità inferiore ha citato gli elementi corretti, pertinenti e completi
per l’apprezzamento degli ostacoli all’allontanamento del ricorrente nella
decisione impugnata (cfr. punto III/2, pag. 4 seg.) e non risulta pertanto ne-
cessario procedere con ulteriori complementi istruttori come suggerito
dall’insorgente nel ricorso.
10.4 In conclusione, l’esecuzione dell’allontanamento risulta pure possi-
bile. Al momento attuale infatti, a parte un’eventuale maggiore difficoltà tec-
nica ed amministrativa di organizzazione del viaggio di rimpatrio dovuta
alla pandemia di Coronavirus (detto anche “Covid-19”) attuale, non risulta
che lo stesso sia impossibile. In tale contesto si rileva come, soltanto una
posticipazione momentanea dell’esecuzione dell’allontanamento, non con-
duce all’impossibilità della stessa (cfr. nello stesso senso le sentenze del
Tribunale D-1556/2020 del 3 aprile 2020 consid. 10.5 e D-1282/2020 del
25 marzo 2020 consid. 5.5). Tuttavia, l’esecuzione dell’allontanamento
non potrà aver luogo che allorché sarà conforme ai piani di sicurezza sani-
tari decisi dagli Stati interessati (cfr. sentenza del Tribunale E-6856/2017
del 6 aprile 2020 consid. 9). Inoltre il ricorrente, se del caso, è tenuto ad
intraprendere ogni passo necessario presso la competente rappresen-
tanza del suo Paese d’origine in vista dell’ottenimento dei documenti che
gli permettano il rimpatrio (cfr. art. 8 cpv. 4 LAsi nonché DTAF 2008/34
consid. 12).
11.
Ne discende che con la decisione impugnata la SEM non ha violato il diritto
federale, né abusato del suo potere d’apprezzamento ed inoltre non ha
accertato in modo inesatto o incompleto i fatti giuridicamente rilevanti
(art. 106 cpv. 1 LAsi) e per quanto censurabile non è inopportuna
(art. 49 PA; DTAF 2014/26 consid. 5), per il che il ricorso va respinto.
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12.
Visto l’esito della procedura, le spese processuali di CHF 750.–, che se-
guono la soccombenza, sono poste a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1 e
5 PA nonché art. 3 lett. b del regolamento sulle tasse e sulle spese
ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del
21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]), e sono prelevate sull’anticipo
spese versato il 29 gennaio 2019.
13.
La presente decisione non concerne una persona contro la quale è pen-
dente una domanda di estradizione presentata dallo Stato che ha abban-
donato in cerca di protezione per il che non può essere impugnata con
ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83
lett. d cifra 1 LTF). La pronuncia è quindi definitiva.
(dispositivo alla pagina seguente)
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