Decision ID: 96152b96-e4ac-5301-bfdd-8aae50c3d915
Year: 1996
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: civil_law

in fatto:
A. _ (1934) e _ nata _ (1938) si sono uniti in matrimonio a _ il _ 1963. Dalla loro unione sono nati i figli _ (1964) e _ (1969). Il marito è dirigente aziendale, la moglie ha lavorato fino al 1977 presso la _ dei genitori. Dal mese di giugno 1984 i coniugi vivono separati.
B. Il 2 aprile 1986 _ ha instato per il tentativo di conciliazione, decaduto infruttuoso il 30 aprile seguente. Il 12 dicembre 1986 il marito ha presentato la petizione di divorzio, offrendo, in particolare, un contributo alimentare per la moglie di fr. 1’000.– mensili fino alla maggiore età della figlia _a. _ _ si è opposta alla petizione con risposta del 9 aprile 1987, sostenendo che il marito era esclusivamente colpevole della disunione e che essa era disposta a riprendere la vita coniugale. Nei successivi atti scritti le parti hanno mantenuto le proprie domande.
Esperita l’istruttoria, i coniugi hanno rinunciato a comparire al dibattimento finale e con le rispettive conclusioni hanno ribadito le domande di giudizio proposte con gli allegati di petizione e risposta. Il marito ha non di meno limitato l’offerta di un contributo alimentare di fr. 1’000.– mensili fino al 30 giugno 1993.
C. Statuendo il 21 giugno 1994, il Pretore ha respinto l’azione di divorzio. Le spese, con una tassa di giustizia di fr. 1’500.– sono state posta a carico del marito, tenuto a rifondere alla moglie fr. 4’000.– a titolo di ripetibili.
D. Contro la citata sentenza _ è insorto con un appello del 13 luglio 1994 nel quale chiede, in riforma della querelata decisione, l’accoglimento della petizione. Nelle sue osservazioni del 24 agosto 1994 _ propone la reiezione del gravame.

Considerando
in diritto:
1. Il Pretore, dopo aver negato l’esistenza di fattori oggettivi di disunione, ha respinto la petizione considerando che la relazione sentimentale allacciata dal marito con la cognata della moglie configura colpa preponderante tale da non legittimarlo a richiedere il divorzio. L’appellante censura le conclusioni del primo giudice, ribadendo che la responsabilità della disunione dev’essere imputata all’eccessiva dipendenza della moglie dalla propria famiglia. Egli sostiene inoltre che la diversa impostazione della vita matrimoniale ha minato sempre più l’unione coniugale, di modo che la relazione con la cognata non risulta essere la causa della disunione. L’appellante assevera infine che la moglie, non avendo la reale volontà di riprendere la vita coniugale, non può validamente opporsi all’azione di divorzio.
2. a) Per l’art. 142 CC ognuno dei coniugi può domandare il divorzio quando le relazioni coniugali siano così profondamente turbate e scosse che non si possa ragionevolmente esigere da essi la continuazione dell’unione coniugale; se tale stato dipende da colpa preponderante di uno dei coniugi, il divorzio può essere domandato soltanto dall’altro. Per colpa preponderante si intende un comportamento colpevole che sia più grave di tutti gli ulteriori elementi di dissidio, ovvero che superi per causalità le eventuali colpe dell’altro coniuge cumulate ai fattori oggettivi di disunione (Bühler/Spühler in: Berner Kommentar, 3a edizione, note 120 e 122 ad art. 142 CC con numerosi richiami di dottrina e giurisprudenza; Deschenaux/Tercier/Werro, Le mariage et le divorce, 4a edizione, pag. 124, n. 622; v. anche Hinderling/Steck, Das schweizerische Ehescheidungsrecht, Zurigo 1995, pag. 60 segg.).
b) Dal fascicolo processuale non risulta che l’unione coniugale fosse già in crisi prima dell’inizio della relazione tra l’appellante e la cognata della moglie. Secondo quanto riferito dai vari testi nei primi anni di matrimonio i rapporti tra i coniugi erano ottimi (deposizioni _ e _ e _), perfetti (deposizioni _ e _), molto buoni (deposizioni _ e _), la famiglia era felice e unita (deposizione _), senza attriti o discussioni (deposizioni _ _); in sostanza la coppia era affiatata (deposizione _). Anche le vacanze, sempre trascorse assieme dai coniugi, fino al 1975 erano allegre e serene (deposizioni _ e _). Contrariamente all’opinione dell’appellante, i contatti dei testi con la famiglia _ non sono stati sporadici, ma sono stati intensi e continui (teste _), regolari (teste _i), molto frequenti (teste _i), da 3 a 6 volte l’anno (teste _), spesse volte (teste _), ciò che rende priva di consistenza la critica formulata nell’appello sull’occasionalità e sulla superficialità delle impressioni dei testi relative allo stato d’animo del marito.
c) L’appellante sostiene che i rapporti coniugali erano comunque già turbati prima della sua relazione, segnatamente a causa della vicinanza dei suoceri (il marito si sentiva praticamente integrato nella famiglia della moglie), ciò che nel corso degli anni ha ingenerato un desiderio di evasione, quasi di ribellione. L’istruttoria ha permesso di appurare che al momento del matrimonio i coniugi sono vissuti per qualche mese nell’appartamento dei genitori della moglie (deposizione _), e che successivamente essi si sono trasferiti in uno stabile situato di fronte alla _ di costoro (loc. cit.). Non è contestato che la moglie trascorreva prevalentemente il suo tempo nella _ dei genitori e che i pranzi familiari venivano consumati in casa _ (deposizioni _, _, _ e _), come pure che il marito aiutasse i suoceri nei lavori di _, in particolare per le consegne (deposizioni _, _, _, _, _ e _i). La circostanza che per il marito tale aiuto fosse frustrante e insoddisfacente non emerge tuttavia con precisione dall’incarto. Certo a volte egli sembrava depresso per questo impegno, che non gli lasciava tempo libero, apparendo perfino amareggiato (deposizione _), era stanco e stufo del lavoro (deposizione _) e accennava a problemi di stanchezza (deposizione _ _), ma risulta anche che egli non si è mai lamentato (deposizioni _ _, _, _ e _) o solo raramente (deposizione _ _), anzi “si vedeva che lo faceva volentieri” (deposizioni _ e _i), anche perché aveva espresso l’intenzione di ritirare il negozio al decesso dei suoceri (deposizioni _ e _). Gli indizi evocati dall’appellante a sostegno della sua tesi sono pertanto troppo labili per giungere con tranquillizzante certezza alle conclusioni da lui auspicate, di modo che in simili circostanze non vi è motivo per riformare la sentenza del primo giudice.
d) È possibile che per l’appellante la vicinanza della famiglia _ fosse di peso, ma dall’istruttoria non risulta che egli abbia compiuto concreti tentativi per ovviare a questa situazione, né che si sia mai lamentato di questo stato di cose. Il fatto che i coniugi si siano trasferiti dopo pochi mesi di matrimonio in un appartamento situato di fronte al posto di lavoro della moglie, che questa abbia continuato a lavorare nella _ dei genitori e che i coniugi prendessero i loro pasti presso i suoceri non permette ancora di intravedere un morboso attaccamento della convenuta alla famiglia _ a scapito del marito, del quale essa era per altro innamorata (deposizioni _ e _ e _) e al quale dimostrava affetto (deposizione _). Del resto queste situazioni possono essere ricondotte a contingenze varie: la permanenza agli inizi del matrimonio nell’appartamento dei suoceri era transitoria, in attesa di trasferirsi nell’appartamento di fronte (deposizione _), mentre il consumo dei pasti nel retro bottega del negozio era dovuto anche alla comodità di beneficiare dei prodotti della _ (deposizione _i). Va infine rilevato che questa situazione si è, in ogni caso, modificata nel tempo, i coniugi essendosi dapprima trasferiti in un’altra abitazione (deposizione _), dove prendevano anche i pasti (deposizione _). Certo _ ha avuto modo di affermare che un giorno imprecisato il marito, stufo di mangiare dai suoceri, ha ottenuto di cenare la sera in casa propria, ma questa stessa perentoria affermazione è stata mitigata da _, per la quale i coniugi hanno iniziato a cenare in casa propria non appena il marito espresse questo desiderio, peraltro prontamente assecondato dalla moglie. Ora, tenuto conto di esposto in precedenza, non è condivisibile l’assunto dell’appellante e considerare questo episodio come un sintomo di irrimediabile rottura dei rapporti coniugali. Anzi, ciò dimostra semmai che la moglie dava prova di buona volontà per superare le difficoltà coniugali. In queste condizioni non è possibile ravvisare la causa del dissidio coniugale in fattori oggettivi dipendenti da una diversa impostazione della vita matrimoniale, come da lui preteso.
Si aggiunga che a ogni coniuge incombe l’obbligo di far prova di buona volontà, pazienza, indulgenza e sacrificio per comporre i dissidi e che se questi sono dovuti a un fatto di carattere, ognuno deve fare il possibile per adattarsi all’altro (DTF 116 II 15; Bühler/Spühler, op. cit., nota 54 ad art. 142 CC). Va inoltre rilevato che a partire dal 1977, allorquando la _ è stata chiusa, la situazione di disagio addotta dall’appellante non esisteva più. Il marito evoca invero il fatto che dopo la chiusura del negozio la moglie ha continuato a intrattenere stretti rapporti con la propria madre (circostanza confermata dalla teste _), ciò che costituirebbe un sintomo della preferenza data alla propria famiglia di origine a scapito di quella creata dal matrimonio. Ma questa sua interpretazione non può però ancora una volta essere condivisa, ritenuto che la teste si è espressa sulla situazione esistente nel 1991, ossia dopo la separazione, mentre il fatto che la suocera si fermasse qualche volta a pranzo presso la figlia (risposta punto 6, pag. 3), non è ancora sufficiente per provare un disinteresse della moglie per la famiglia tale da assurgere a colpa. Nell’appello il marito avanza tutta una serie di motivi che l’avrebbero indotto a non chiedere il divorzio nei primi 14 anni di vita coniugale, quali le speranze di un miglioramento della situazione, la giovane età dei figli, i condizionamenti di natura sociale, familiare e religiosa e il timore di dover avviare la causa di divorzio nella giurisdizione dove era Pretore il fratello della moglie. Si tratta però solo di ipotesi, plausibili a detta dell’appellante, ma sprovviste di supporto probatorio e come tali inefficaci per sostenere la tesi della turbativa dovuta a fattori oggettivi.