Decision ID: c580945d-0e9b-5e13-9dcf-2ad20aeb0fac
Year: 2020
Language: it
Court: CH_BVGE
Chamber: CH_BVGE_001
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: 

Visto:
la domanda di asilo che l'interessato ha presentato in Svizzera l'8 gennaio
2020,
i verbali relativi al rilevamento delle generalità del 14 gennaio 2020 (cfr.
atto [...]-10/8 [di seguito: verbale 1]) ed al colloquio personale Dublino del
20 gennaio 2020 (cfr. atto 12/2 [di seguito: verbale 2]),
la decisione della Segreteria di Stato della migrazione (di seguito: SEM)
del 24 marzo 2020, notificata il 26 marzo 2020 (cfr. atto 28/1), mediante la
quale la SEM non è entrata nel merito della domanda d'asilo ai sensi
dell'art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi (RS 142.31) ed ha pronunciato il trasferi-
mento dell'interessato verso la Francia,
il ricorso del 2 aprile 2020 (cfr. timbro del plico raccomandato; data d'en-
trata: 3 aprile 2020) inoltrato dinanzi al Tribunale amministrativo federale
(di seguito: il Tribunale) contro la menzionata decisione della SEM con il
quale il ricorrente ha concluso all'annullamento della decisione, alla con-
statazione della competenza della Svizzera ed all'esame materiale della
domanda d'asilo; in via subordinata, alla trasmissione degli atti all'autorità
inferiore per una nuova valutazione; altresì ha chiesto di essere posto al
beneficio dell’assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa dal
versamento delle spese di giudizio e del relativo anticipo
i fatti del caso di specie che, se necessari, verranno ripresi nei considerandi
che seguono,

e considerato:
che le procedure in materia d'asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla
LTF, in quanto la LAsi non preveda altrimenti (art. 6 LAsi),
che presentato tempestivamente (art. 108 cpv. 3 LAs) contro una decisione
in materia di asilo della SEM (art. 6 e 105 LAsi; art. 31‒33 LTAF), il ricorso
è di principio ammissibile sotto il profilo degli art. 5, 48 cpv. 1 lett. a‒c e
art. 52 PA,
che occorre pertanto entrare nel merito del ricorso,
D-1860/2020
Pagina 3
che i ricorsi manifestamente infondati, ai sensi dei motivi che seguono,
sono decisi in procedura semplificata (art. 111a LAsi) dal giudice unico, con
l'approvazione di un secondo giudice (art. 111 lett. e LAsi) e la decisione è
motivata soltanto sommariamente (art. 111a cpv. 2 LAsi),
che, giusta l'art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi, di norma non si entra nel merito di
una domanda di asilo se il richiedente può partire alla volta di uno Stato
terzo cui compete, in virtù di un trattato internazionale, l'esecuzione della
procedura di asilo e allontanamento,
che, prima di applicare la precitata disposizione, la SEM esamina la com-
petenza relativa al trattamento di una domanda di asilo secondo i criteri
previsti dal regolamento (UE) n. 604/2013 del Parlamento europeo e del
Consiglio del 26 giugno 2013 che stabilisce i criteri e i meccanismi di de-
terminazione dello Stato membro competente per l'esame di una domanda
di protezione internazionale presentata in uno degli Stati membri da un cit-
tadino di un paese terzo o da un apolide (rifusione) (Gazzetta ufficiale
dell'Unione europea [GU] L 180/31 del 29.6.2013; di seguito: Regolamento
Dublino III),
che, se in base a questo esame è individuato un altro Stato quale respon-
sabile per l'esame della domanda di asilo, la SEM pronuncia la non entrata
nel merito previa accettazione, espressa o tacita, di presa a carico del ri-
chiedente l'asilo da parte dello Stato in questione (cfr. DTAF 2017 VI/5 con-
sid. 6.2),
che, ai sensi dell'art. 3 par. 1 Regolamento Dublino III, la domanda di pro-
tezione internazionale è esaminata da un solo Stato membro, ossia quello
individuato in base ai criteri enunciati al capo III (art. 7–15),
che nel caso di una procedura di presa in carico (inglese: take charge) ogni
criterio per la determinazione dello Stato membro competente – enumerato
al capo III – è applicabile solo se, nella gerarchia dei criteri elencati all'art. 7
par. 1 Regolamento Dublino III, quello precedente previsto dal Regola-
mento non trova applicazione nella fattispecie (principio della gerarchia dei
criteri),
che la determinazione dello Stato membro competente avviene sulla base
della situazione esistente al momento in cui il richiedente ha presentato
domanda di protezione internazionale (art. 7 par. 2 Regolamento Dublino
III),
D-1860/2020
Pagina 4
che, contrariamente, nel caso di una procedura di ripresa in carico (inglese:
take back), di principio non viene effettuato un nuovo esame di determina-
zione dello stato membro competente secondo il capo III (cfr. DTAF
2017 VI/5 consid. 6.2 e 8.2.1),
che, giusta l'art. 3 par. 2 Regolamento Dublino III, qualora sia impossibile
trasferire un richiedente verso lo Stato membro inizialmente designato
come competente in quanto si hanno fondati motivi di ritenere che sussi-
stono delle carenze sistemiche nella procedura di asilo e nelle condizioni
di accoglienza dei richiedenti, che implichino il rischio di un trattamento
inumano o degradante ai sensi dell'art. 4 della Carta dei diritti fondamentali
dell'Unione europea (GU C 364/1 del 18.12.2000, di seguito: CartaUE), lo
Stato membro che ha avviato la procedura di determinazione dello Stato
membro competente prosegue l'esame dei criteri di cui al capo III per veri-
ficare se un altro Stato membro possa essere designato come competente,
che lo Stato membro competente in forza del presente regolamento è te-
nuto a prendere in carico – in ossequio alle condizioni poste agli art. 21, 22
e 29 – il richiedente che ha presentato la domanda in un altro Stato mem-
bro (art. 18 par. 1 lett. a Regolamento Dublino III),
che, giusta l'art. 17 par. 1 Regolamento Dublino III («clausola di sovra-
nità»), in deroga ai criteri di competenza sopra definiti, ciascuno Stato
membro può decidere di esaminare una domanda di protezione internazio-
nale presentata da un cittadino di un paese terzo o da un apolide, anche
se tale esame non gli compete,
che, nel caso di specie, le investigazioni effettuate dalla SEM hanno rive-
lato, dopo consultazione della banca dati centrale europea sui visti «CS-
VIS» che le autorità francesi hanno rilasciato all'insorgente un visto valido
dal 25.10.2019 al 24.11.2019 per gli Stati Schengen (cfr. atto 7/1),
che egli ha confermato tali riscontri (cfr. verbale 2, pag. 1),
che il 21 gennaio 2020, la SEM ha presentato alle autorità francesi compe-
tenti, nei termini fissati all'art. 21 par. 1 Regolamento Dublino III una richie-
sta di presa in carico fondata sull'art. 12 par. 4 Regolamento Dublino III (cfr.
atto 14/7),
che le autorità francesi, non avendo risposto alla domanda di presa in ca-
rico entro il termine previsto all'art. 22 par. 1 e 6 Regolamento Dublino III,
D-1860/2020
Pagina 5
hanno tacitamente riconosciuto la loro competenza nella trattazione della
domanda di asilo in questione (art. 22 par. 7 Regolamento Dublino III)
che pur essendo già scaduto il termine per presentare una risposta, le au-
torità francesi il 24 marzo 2020 hanno comunque anche accettato espres-
samente il trasferimento dell'interessato (cfr. atto 24/1),
che, di conseguenza, la competenza della Francia, peraltro non contestata
in sede ricorsuale, è di principio data,
che in seguito non vi sono fondati motivi di ritenere che sussistano carenze
sistemiche nella procedura di asilo e nelle condizioni di accoglienza dei
richiedenti, che implichino il rischio di un trattamento inumano o degradante
ai sensi dell'art. 4 della CartaUE (cfr. art. 3 par. 2 2a frase Regolamento Du-
blino III),
che, peraltro, il paese in questione è legato alla CartaUE e firmatario, della
CEDU, della Convenzione del 10 dicembre 1984 contro la tortura ed altre
pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti (Conv. tortura, RS 0.105),
della Convenzione del 28 luglio 1951 sullo statuto dei rifugiati (Conv. rifu-
giati, RS 0.142.30), oltre che del relativo Protocollo aggiuntivo del 31 gen-
naio 1967 (RS 0.142.301) e ne applica le disposizioni,
che, di conseguenza, il rispetto della sicurezza dei richiedenti l'asilo, in par-
ticolare il diritto alla trattazione della propria domanda secondo una proce-
dura giusta ed equa ed una protezione conforme al diritto internazionale
ed europeo, è presunto da parte dello Stato in questione (cfr. direttiva
2013/32/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013
recante procedure comuni ai fini del riconoscimento e della revoca dello
status di protezione internazionale [di seguito: direttiva procedura]; direttiva
2013/33/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013
recante norme relative all'accoglienza dei richiedenti protezione internazio-
nale [di seguito: direttiva accoglienza]),
che, diversamente da quella che è la situazione ritenuta per la Grecia, ad
oggi non risulta – dalle ribadite e concordi posizioni dell'Alto Commissariato
delle Nazioni unite per i rifugiati (ACNUR), dal Commissario per i diritti
umani del Consiglio d'Europa, oltre che delle numerose organizzazioni
non-governative internazionali (cfr. segnatamente sentenza della Corte eu-
ropea dei diritti dell'uomo – che la legislazione in materia d'asilo in Francia
non venga applicata, né che la procedura d'asilo sia caratterizzata da ca-
renze strutturali tali da concludere che le domande di asilo non vengano
D-1860/2020
Pagina 6
trattate seriamente dalle autorità preposte, né che non vi siano effettive vie
di ricorso, né che i richiedenti non siano protetti contro rinvii abusivi verso
i paesi d'origine (cfr. sentenza della CorteEDU M.S.S. contro Belgio e Gre-
cia del 21 gennaio 2011, 30696/09),
che, conseguentemente, l'applicazione dell'art. 3 par. 2 2a frase Regola-
mento Dublino III non si giustifica nel caso di specie,
che proseguendo nell'analisi, ai sensi dell'art. 29a cpv. 3 OAsi 1, disposi-
zione che concretizza in diritto interno svizzero la clausola di sovranità, se
"motivi umanitari" lo giustificano la SEM può entrare nel merito della do-
manda anche qualora giusta il Regolamento Dublino III un altro Stato sa-
rebbe competente per il trattamento della domanda,
che la SEM, nell'applicazione dell'art. 29a cpv. 3 OAsi 1, dispone di potere
di apprezzamento (cfr. DTAF 2015/9 consid. 7 seg.); che al contrario, qua-
lora invece il trasferimento del richiedente nel Paese di destinazione con-
travvenga all'art. 4 Carta UE, all'art. 3 CEDU o all'art. 3 Conv. tortura, l'au-
torità inferiore è invece obbligata ad applicare la clausola di sovranità e ad
entrare nel merito della domanda d'asilo (cfr. DTAF 2015/9 consid. 8.2.1),
che nel caso in disamina, il ricorrente non ha dimostrato che lo Stato di
destinazione non sia intenzionato a prenderlo in carico ed a portare a ter-
mine la procedura relativa alla sua domanda di protezione in violazione
della direttiva procedura,
che egli non ha neppure apportato qualsivoglia indizio serio e concreto su-
scettibile di dimostrare che lo Stato di destinazione non rispetterebbe il
principio del divieto di respingimento e, dunque, verrebbe meno nell'osse-
quio dei suoi obblighi internazionali, riviandolo in un paese dove la sua vita,
integrità corporale o libertà sarebbero seriamente minacciate o da dove
rischierebbe di essere respinto in un tale paese,
che l'insorgente ritiene in sede ricorsuale che il suo trasferimento sarebbe
contrario all'art. 3 CEDU,
che in particolare, emergerebbe da diversi rapporti che le persone trasferite
in Francia nell'ambito del Regolamento Dublino sarebbero sempre di più
confrontate a delle pessime condizioni di vita e le capacità del sistema di
presa in carico francese non sarebbero in grado di accogliere tutti i richie-
denti l'asilo,
D-1860/2020
Pagina 7
che altresì, per quanto riguarda l'accesso alle cure mediche, la Francia
avrebbe rilasciato un decreto che avrebbe introdotto un periodo di attesa
di 3 mesi per l'accesso alle cure per i richiedenti l'asilo; che prima di questo
termine, soltanto la medicina d'urgenza verrebbe garantita,
che egli stesso si sarebbe ritrovato in una situazione di completo abban-
dono in Francia ed in particolare avrebbe vissuto per due mesi senza cibo
ed alloggio,
che tuttavia, nel caso in disamina, dalle risultanze dell'unità centrale del
sistema europeo «EURODAC», così come dalle allegazioni del ricorrente
rilasciate nel corso del colloquio Dublino non risulta che egli abbia mai de-
positato una domanda d'asilo in Francia (cfr. atto 7/1 e verbale 2),
che di conseguenza egli è tenuto a chiedere protezione alle autorità fran-
cesi, per il che, nella fattispecie non figurano indizi oggettivi, concreti e seri
che permettano di concludere che in caso di trasferimento in Francia il ri-
corrente sarebbe durevolmente privato del sostentamento minimo e ri-
schierebbe di subire delle condizioni di vita indegna in violazione della di-
rettiva accoglienza,
che per quanto riguarda l'accesso alle cure mediche ed in particolare il fatto
che per i primi tre mesi venga garantito soltanto l'accesso a medicina d'ur-
genza, risulta essere conforme alla direttiva accoglienza e segnatamente
all'art. 19 par. 1 e 2 della citata direttiva – il quale prevede che la Francia
in quanto Stato firmatario della direttiva accoglienza, deve provvedere af-
finché i richiedenti ricevano la necessaria assistenza sanitaria compren-
dente quanto meno le prestazioni di pronto soccorso e il trattamento es-
senziale di malattie e di gravi disturbi mentali,
che altresì, egli ritiene che le condizioni in Francia sarebbero ulteriormente
peggiorate a causa della pandemia di coronavirus (COVID-19); che sa-
rebbe tuttora possibile inoltrare richieste d'asilo, ma non tutte le attività es-
senziali dell'autorità d'asilo francesi competenti sarebbero disponibili e po-
trebbero verificarsi dei ritardi; che la situazione divergerebbe tra le varie
prefetture ed i nuovi richiedenti l'asilo non verrebbero in parte presi in ca-
rico nei centri di accoglienza; che altresì, numerosi centri di prima acco-
glienza sarebbero fino a nuovo avviso chiusi,
che a ciò si aggiungerebbe il fatto che il ricorrente cinque anni fa avrebbe
sofferto di polmonite a causa della quale avrebbe avuto un'insufficienza
respiratoria e sarebbe stato curato con ossigeno e medicamenti; che di
D-1860/2020
Pagina 8
conseguenza, non potrebbe essere escluso che egli costituirebbe una per-
sona a rischio in rapporto alla pandemia di coronavirus; che la SEM
avrebbe dunque dovuto effettuare i dovuti chiarimenti prima di poter ren-
dere la decisione,
che il Tribunale rileva, come già ricordato dall'autorità inferiore all'insor-
gente nel corso del colloquio Dublino, che è sua responsabilità rivolgersi
all'infermeria del Centro federale per segnalare qualsiasi problematica me-
dica (cfr. verbale 2); che nella fattispecie, non risulta che egli si sia mai
rivolto, come da sua responsabilità, all'infermeria ed abbia richiesto un con-
sulto medico (cfr. anche la conferma di assenza di appuntamenti medici del
24 marzo 2020, atto 25/1); che di conseguenza, la mancanza di una dia-
gnosi così come di informazioni più precise in merito all'appartenenza ad
una categoria di persone a rischio per la pandemia di coronavirus non può
essere imputata alla SEM, ma bensì ad un'omissione da parte del ricor-
rente, non avendo egli fatto valere un ritardo giustificato o un'impossibilità
di prova ai sensi dell'art. 26a cpv. 3 LAsi,
che di conseguenza, non vi è modo né di ritenere un accertamento incom-
pleto ed inesatto dei fatti rilevanti da parte dell'autorità inferiore né di an-
nullare la decisione per questioni formali e rinviare gli atti all'autorità infe-
riore come richiesto dall'insorgente,
che altresì, per le problematiche legate alla pandemia di coronavirus in
specifico, il Tribunale rileva che la stessa non permette di giungere ad una
diversa conclusione rispetto a quella di cui nell'impugnata decisione; che
la situazione attuale è solamente temporanea e di conseguenza il trasferi-
mento ne risulta momentaneamente sospeso (cfr. decisione SEM pag. 4);
che tuttavia il Tribunale ha già stabilito in diversi altri casi che nulla osta a
che questo sia effettivamente posto in essere ulteriormente, in un momento
più appropriato (cfr. sentenze del TAF E-1789/2020 del 3 aprile 2020 pag.
10; F-1622/2020 del 26 marzo 2020 consid. 2.2 e D-1282/2020 del
25 marzo 2020 consid. 5.5),
che, in altre parole, egli non ha fornito indizi seri suscettibili di comprovare
che le sue condizioni di vita o la sua situazione personale sarebbero tali da
contravvenire all'art. 4 della CartaUE, all'art. 3 CEDU o all'art. 3 Conv. tor-
tura in caso di esecuzione del trasferimento in Francia,
che, ad ogni modo, appartiene al ricorrente sollevare l'eventuale violazione
dei suoi diritti fondamentali, utilizzando le adeguate vie di diritto dinanzi alle
autorità dello Stato in questione,
D-1860/2020
Pagina 9
che infine, l'insorgente rileva che sarebbero dati motivi umanitari che si op-
porrebbero ad un trasferimento in Francia e che l'autorità inferiore non
avrebbe analizzato in maniera sufficiente l'esistenza di tali motivi ed
avrebbe dunque violato il suo potere d'apprezzamento,
che come già osservato in precedenza, la SEM, nell'applicazione
dell'art. 29a cpv. 3 OAsi 1, dispone di potere di apprezzamento (cfr. DTAF
2015/9 consid. 7 seg.); che la modifica dell'art. 106 cpv. 1 LAsi ha ristretto
il potere d'esame del Tribunale; che pertanto il Tribunale può e deve unica-
mente controllare che l'autorità inferiore abbia esercitato il suo potere d'ap-
prezzamento ovvero se la SEM ha fatto uso di tale potere d'apprezzamento
e se l'ha fatto secondo criteri oggettivi e trasparenti; che in questi casi il
Tribunale non può sostituire il suo apprezzamento a quello della SEM,
che nella fattispecie, dagli atti non appaiono elementi per ritenere che l'au-
torità inferiore abbia esercitato in maniera arbitraria il potere di apprezza-
mento conferitole dall'art. 29a cpv. 3 OAsi 1 (cfr. decisione SEM pag. 4 e
5),
che, pertanto, non vi è motivo di applicare la clausola discrezionale di cui
all'art. 17 par. 1 (clausola di sovranità) Regolamento Dublino III,
che, di conseguenza, in mancanza dell'applicazione di tale norma da parte
della Svizzera, la Francia è competente dell'esame della domanda di asilo
del ricorrente ai sensi Regolamento Dublino III ed è tenuto a prenderlo in
carico in ossequio alle condizioni poste agli art. 21, 22, 29 Regolamento
Dublino III,
che, quindi, è a giusto titolo che la SEM non è entrata nel merito della do-
manda di asilo del ricorrente, in applicazione dell'art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi
ed ha pronunciato il suo trasferimento verso la Francia conformemente
all'art. 44 LAsi, posto che il ricorrente non possiede un'autorizzazione di
soggiorno in Svizzera (cfr. art. 32 lett. a OAsi 1),
che, in siffatte circostanze, non vi è più luogo di esaminare in maniera di-
stinta le questioni relative all'esistenza di un impedimento all'esecuzione
del trasferimento per i motivi giusta i cpv. 3 e 4 dell'art. 83 LStrI, (RS
142.20), dal momento che detti motivi sono indissociabili dal giudizio di non
entrata nel merito nel quadro di una procedura Dublino (cfr. DTAF 2015/18
consid. 5.2),
D-1860/2020
Pagina 10
che, visto quanto precede, il ricorso deve essere respinto e la decisione
della SEM, che rifiuta l'entrata nel merito della domanda di asilo e pronun-
cia il trasferimento dalla Svizzera verso la Francia, confermata,
che, avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, la domanda di esen-
zione dal versamento di un anticipo equivalente alle presumibili spese pro-
cessuali è divenuta senza oggetto,
che, infine, ritenute le allegazioni ricorsuali sprovviste di probabilità di esito
favorevole, la domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa
dal versamento delle spese processuali, è respinta,
che, visto l'esito della procedura, le spese processuali di CHF 750.– che
seguono la soccombenza sono poste a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1
e 5 PA nonché art. 3 lett. b del regolamento sulle tasse e sulle spese ripe-
tibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 feb-
braio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]),
che la decisione è definitiva e non può, in principio, essere impugnata con
ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83
lett. d cifra 1 LTF).
(dispositivo alla pagina seguente)
D-1860/2020
Pagina 11
Il Tribunale amministrativo federale pronuncia:
1.
Il ricorso è respinto.
2.
La domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa dal versa-
mento delle spese processuali, è respinta.
3.
Le spese processuali, di CHF 750.–, sono poste a carico del ricorrente.
Tale ammontare deve essere versato alla cassa del Tribunale amministra-
tivo federale, entro un termine di 30 giorni dalla spedizione della presente
sentenza.
4.
Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all'autorità canto-
nale.
Il giudice unico: La cancelliera:
Daniele Cattaneo Sebastiana Bosshardt