Decision ID: c098b6ba-7a83-5fbb-bcd9-f76a93ac6312
Year: 2007
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: civil_law

in fatto:
che dal matrimonio tra _ (1968) e AP 1 (1967) sono nate le figlie D_ (19 novembre 1992) e I_ (13 luglio 1994);
che nell'ambito di misure a protezione dell'unione coniugale chieste dal marito il 3 settembre 2001, il Pretore del Distretto di Bellinzona ha istituito il 12 novembre 2003 una curatela educativa in favore delle figlie (art. 308 cpv. 2 CC), incaricando la Commissione tutoria regionale 14 di designare la persona del curatore;
che l'11 dicembre 2003 la Commissione tutoria regionale ha nominato in tale veste l'avv. _ con il compito specifico di ripristinare i rapporti delle figlie con il padre finché si fosse riusciti a raggiungere l'esercizio di un diritto di visita;
che con risoluzione del 29 agosto 2006 la Commissione tutoria regionale ha dichiarato
“
chiusa
”
la curatela, riconoscendo al curatore una mercede di fr. 1750.– per il 2004, di fr. 1671.– per il 2005, di fr. 1600.– per il 2006, mercede posta a carico dei genitori in ragione di metà ciascuno;
che un ricorso introdotto l'11 settembre 2006 da AP 1 contro tale decisione è stato respinto l'11 aprile 2007 dall'Autorità di vigilanza sulle tutele;
che il 27 aprile 2007 AP 1 è insorta a questa Camera contro la decisione dell'autorità di vigilanza, lamentando – in sintesi – di non poter sostenere la spesa per la remunerazione del curatore;
che l'appello non è stato oggetto d'intimazione;
e considerando

in diritto:
che le decisioni emanate dall'autorità di vigilanza sulle tutele sono appellabili nel termine di venti giorni a questa Camera (art. 48 della legge sull'organizzazione e la procedura in materia di tutele e curatele, RL 4.1.2.2, cui rinvia l'art. 39 LAC);
che la procedura è quella ordinaria degli art. 307 segg. CPC, con le particolarità – per analogia – dell'art. 424
a
CPC (RDAT II-2003 pag. 51 consid. 1);
che un appello deve contenere dunque le richieste di giudizio (art. 309 cpv. 2 lett. e CPC), oltre ai “motivi di fatto e di diritto sui quali si fonda” (art. 309 cpv. 2 lett. f CPC);
che in materia di tutele, nondimeno, tali esigenze di forma vanno per certi versi attenuate: trattandosi di una persona senza formazione giuridica che impugni personalmente una decisione a lei sfavorevole, è sufficiente che le richieste di giudizio e i motivi d'impugnazione si desumano dall'insieme dell'esposto (cfr.
Geiser
in: Basler Kommentar, ZGB I, 3a edizione, n. 31 e 41 ad art. 420);
che, ciò premesso, l'appellante può ragionevolmente intendersi postulare la riforma della decisione impugnata nel senso di non vedersi addebitare la quota della mercede riconosciuta dall'autorità tutoria al curatore delle figlie;
che, conformemente all'art. 276 cpv. 1 CC, i costi delle misure a tutela del figlio rientrano nell'obbligo di mantenimento dei genitori (
Wullschleger
in: FamKommentar Scheidung, Berna
2005, n. 4 delle osservazioni generali agli art. 276–293 CC;
Meier/Stettler,
Les effets de la filiation [art. 270 à 327 CC], 3a
edizione, pag. 286 nota 989);
che nel caso in cui la curatela comporti misure a protezione del figlio, come in concreto, i costi relativi alla disciplina del diritto di visita (art. 309 cpv. 1 e 2 combinato con il 308 cpv. 2 CC) rientrano nell'obbligo di mantenimento (
Breitschmid
in: Basler Kommentar, op. cit., n. 22 ad art. 276 CC);
che del resto, anche in virtù del diritto cantonale, i costi di gestione di una misura tutoria (mercede, spese e tasse) vanno a carico della persona interessata o di chi è tenuto al suo sostentamento (art. 19 cpv. 1 della citata legge sull'organizzazione e la procedura in materia di tutele e curatele);
che, quanto al curatore in specie, egli ha diritto a una mercede fissata dalla Commissione tutoria regionale secondo il lavoro svolto e le condizioni economiche del pupillo o di chi è legalmente tenuto al suo sostentamento (art. 417 cpv. 2 CC e 49 della legge sull'organizzazione e la procedura in materia di tutele e curatele, il quale rinvia agli art. 16 cpv. 1, 17 cpv. 1 e 18 del regolamento d'applicazione: RL 4.1.2.2.1);
che in concreto l'appellante non contesta l'entità della mercede riconosciuta dall'autorità al curatore né il riparto dell'importo a metà fra i genitori, ma – come detto – l'addebito della quota a suo carico;
che, tuttavia, l'addebito della mercede ai genitori risponde a un chiaro principio di legge;
che per quanto attiene alla riscossione in sé, l'appellante non può pretendere che l'autorità tutoria abdichi ai suoi doveri d'incasso;
che, nondimeno, una Commissione tutoria regionale anticipa la mercede di un curatore ove la persona interessata o chi ne sia tenuto al sostentamento non dovesse farvi fronte, riservato il diritto di ricuperare l'importo entro 10 anni dall'obbligato (art. 19 cpv. 2 e cpv. 3 della legge sull'organizzazione e la procedura in materia di tutele e curatele);
che, pertanto, al momento in cui la Commissione tutoria procederà nella fattispecie al recupero del credito, l'interessata potrà dimostrare di non essere in grado di sostenere la spesa, sicché i costi anticipati dall'autorità tutoria saranno posti a carico del Comune di domicilio (art. 3 cpv. 3 del regolamento menzionato;
I CCA, sentenza inc. 11.2005.70 del 14 giugno 2005), fatto salvo – come si è spiegato – il ricupero dell'anticipo nel lasso dei 10 anni;
che, ciò posto, già a un primo esame l'appello risulta destinato all'insuccesso;
che nelle condizioni descritte gli oneri del giudizio odierno seguirebbero la soccombenza dell'interessata (art. 148 cpv. 1 CPC);
che tuttavia, l'appellante risultando sprovvista di cognizioni giuridiche e avendo ricorso senza l'ausilio di un patrocinatore, si giustifica di rinunciare a ogni prelievo, mentre non è il caso di attribuire ripetibili alla Commissione tutoria regionale, cui l'appello non è nemmeno stato intimato;
in applicazione dell'art. 313
bis
CPC,