Decision ID: 4c1bf109-862a-4f04-b793-05d4d423c868
Year: 2021
Language: it
Court: GR_VG
Chamber: GR_VG_005
Canton: GR
Region: Eastern_Switzerland
Law Area: public_law

I. Ritenuto in fatto:
1. La A._ SA è proprietaria del fondo n. D._, RF del Comune di
B._, ubicato in zona villaggio e in minima parte in zona residenziale.
2. Il 12 maggio 2014 il Municipio dell'allora Comune di C._, oggi frazione
del Comune di B._, ha rilasciato alla A._ SA la licenza edilizia
per l'edificazione del fondo n. E._ (oggi fondo n. D._) con una
residenza plurifamiliare con sei appartamenti e un'autorimessa
sotterranea. Con decisione del 19/22 settembre 2016 il Municipio
dell'allora Comune di C._ ha concesso alla A._ SA una proroga
sino al 31 ottobre 2017 per ultimare i lavori autorizzati. Ad oggi i lavori non
sono ancora terminati.
3. Il 14 settembre 2020 la A._ SA ha inoltrato una notifica a posteriori ai
sensi dell'art. 40 OPTC per "l'installazione di una copertura provvisoria per
proteggere il tetto (non ancora ultimato) da infiltrazioni d'acqua piovana e
altre intemperie" sull'edificio in costruzione sul fondo n. D._.
4. Il 18 settembre 2020 si è svolto un incontro tra il Municipio (del Comune
fusionato di B._) e la A._ SA da cui è emersa l'intenzione di
quest'ultima di ampliare il progetto approvato. Con decisione del 19/22
settembre 2020 il Municipio le ha quindi intimato l'immediato fermo lavori
e le ha fissato un termine per l'inoltro di una domanda di costruzione.
5. II 9 novembre 2020, dopo aver ottenuto alcune proroghe, la A._ SA
ha inoltrato una domanda di costruzione per l'ampliamento del progetto di
costruzione approvato il 12 maggio 2014. La modifica concerne un
ampliamento a nord-ovest del primo piano (per tre nuovi uffici con bagno
e archivio) e del secondo piano (per una nuova camera/ufficio e atrio)
nonché la realizzazione di un nuovo piano mansardato per un nuovo
appartamento innalzando la costruzione esistente.
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6. L'11 gennaio 2021 il Municipio ha informato la A._ SA che in base al
rapporto del 30 novembre 2020 del consulente architettonico del Comune
(arch. J._), il progetto risulterebbe in contrasto con la Legge edilizia
comunale (LE). Il Municipio ha quindi invitato la A._ SA a inoltrare
una nuova domanda di costruzione entro il 31 gennaio 2021.
7. ll 1° febbraio 2021 la A._ SA ha chiesto al Municipio di esporre
pubblicamente la sua domanda di costruzione. Con scritto del 19 febbraio
2021 l'architetto della A._ SA, F._, ha contestato il rapporto del
consulente architettonico del 30 novembre 2020.
8. Con decisione 24/30 marzo 2021 il Municipio ha respinto la domanda di
costruzione del 9 novembre 2020, motivando in sintesi che le quattro falde
del tetto non raggiungerebbero la pendenza tra 25°e 35° prescritta dalla
LE e constatando che in alcune parti annesse (scale, uffici) il tetto è piatto.
Inoltre, il progetto non si inserirebbe nel contesto esistente, in particolare
per quanto riguarda proporzioni, dimensioni e aspetto.
9. Avverso questa decisione la A._ SA (qui di seguito: ricorrente) ha
inoltrato ricorso al Tribunale amministrativo l'11 maggio 2021 chiedendone
l'annullamento e la riforma nel senso che le sia rilasciata la licenza edilizia
per l'edificazione del fondo n. D._ come da domanda di costruzione
del 9 novembre 2020. Come motivazione, la ricorrente adduceva che la
pendenza delle falde del tetto non avrebbe giustificato un diniego della
domanda di costruzione. Secondo il principio di proporzionalità, per far
rispettare le pendenze della LE sarebbe bastato imporre un innalzamento
del colmo del tetto di almeno 52 cm. Oltretutto, la pendenza prescritta nella
LE presumibilmente non sarebbe mantenuta negli edifici adiacenti. Inoltre,
il tetto piano nell'ampliamento sul lato nord sarebbe stato proposto dal
consulente architettonico del Comune per cui ora il Municipio non potrebbe
contestarlo. Oltre a ciò, la ricorrente ha esposto come il progetto si
inserirebbe nell'insediamento esistente.
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10. Nella presa di posizione del 31 maggio 2021 il Comune di B._ (qui di
seguito: convenuto) ha postulato l'irricevibilità del ricorso in quanto
divenuto privo d'oggetto. In via subordinata, il convenuto ha chiesto il
rigetto del ricorso per quanto ricevibile. Il convenuto argomentava in sintesi
che la licenza edilizia del 12 maggio 2014 sarebbe estinta, siccome la
ricorrente non ha terminato i lavori entro il termine prorogato dal Comune
scadente il 30 ottobre 2017. La domanda di costruzione del 9 novembre
2020 sarebbe pertanto una domanda a posteriori per un progetto non
compatibile con la LE. La ricorrente con il ricorso avrebbe manifestato di
non avere più interesse al progetto presentato con domanda del 9
novembre 2020, per cui il ricorso sarebbe irricevibile. Inoltre, la domanda
di costruzione sarebbe da considerare ritirata, siccome la ricorrente non
ha inoltrato un nuovo progetto entro il termine assegnatole con la
comunicazione del convenuto dell'11 gennaio 2021 in cui la si informava
che il progetto è in contrasto con la LE. In via eventuale, il ricorso sarebbe
da respingere poiché la ricorrente ha ammesso che il progetto non
mantiene la pendenza del tetto prevista dalla LE. L'eliminazione di questo
difetto tramite rielaborazione dei piani sarebbe una modifica concettuale e
non una di poco conto risolvibile con una disposizione accessoria nella
licenza. Ciò non sarebbe nemmeno possibile, visto che innalzando il tetto
di 52 m si supererebbe l'altezza massima al colmo consentita. Riguardo
all'obiezione della ricorrente secondo cui gli edifici adiacenti non
adempirebbero le condizioni sulla pendenza, il convenuto osservava che
questi sono stati edificati prima dell'entrata in vigore della LE qui
determinante. Il progetto andrebbe pure rigettato a causa
dell'inosservanza dell'altezza massima dell'edificio. Infine, il convenuto
illustrava come il progetto non si inserirebbe nel contesto esistente. Esso
non potrebbe essere approvato anche per questo motivo.
11. Nel secondo scambio di scritti le parti si sono riconfermate nei loro petiti e
hanno approfondito le loro argomentazioni.
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12. Con scritto del 20 luglio 2021 la ricorrente ha ribadito la sua richiesta di
esperire un sopralluogo prima che sia pronunciata una decisione.
13. Il 16 settembre 2021 il Tribunale ha effettuato un sopralluogo in presenza
delle parti. Il relativo protocollo è stato inoltrato alle parti per eventuali
osservazioni. Il convenuto ha presentato la propria presa di posizione in
data 8 ottobre 2021, la ricorrente in data 11 ottobre 2021. Alle proprie
osservazioni, la ricorrente ha allegato un rapporto dell'arch. G._
datato 14 settembre 2021. Questi lavora presso lo studio Architetti
H._ SA, che è stato co-mandatario assieme allo studio I._ AG
della revisione della pianificazione locale dell'allora Comune di C._.
Dopo aver eseguito anche un sopralluogo, l'arch. G._ giungeva alla
conclusione che la domanda di costruzione non presenterebbe criticità tali
da giustificarne un diniego. Il progetto rappresenterebbe la traduzione
effettiva e plausibile di quanto la revisione della pianificazione locale si era
prefissata.
14. Il 22 novembre 2021 il convenuto ha inoltrato un'ulteriore presa di
posizione. Il convenuto osservava in special modo che la perizia dell'arch.
G._ sarebbe da considerare come allegazione di parte, mentre i
rapporti del consulente architettonico (arch. J._) del 30 novembre
2020 e del 26 ottobre 2011 sarebbero delle perizie risp. mezzi di prova
ufficiali perché ordinate da un'autorità. Il rapporto del 26 ottobre 2011
dell'arch. J._ sarebbe inoltre stato confermato dall'arch. K._,
dello studio I._ AG.

II. Considerando in diritto:
1. Impugnata è la decisione del 24/30 marzo 2021 del convenuto. Questo
Tribunale è competente per giudicare il ricorso contro di essa (cfr. art. 49
cpv. 1 lett. a della Legge sulla giustizia amministrativa [LGA; CSC
370.100]). La tempestività (art. 52 cpv. 1 LGA) nonché la forma (art. 38
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LGA) del ricorso sono rispettate. La legittimazione della ricorrente è data
(art. 50 LGA). Il ricorso è dunque ricevibile.
2. Controverso è se il convenuto ha rigettato a ragione la domanda di
costruzione del 9 novembre 2020 della ricorrente.
3. Innanzitutto va qualificata la domanda di costruzione in oggetto.
3.1. Al momento dell'emanazione della decisione impugnata del 30 marzo
2021 era già in vigore la nuova regola di cui all'art. 91 cpv. 2 LPTC, che
prevede quanto segue: Licenze edilizie e permessi EFZ si estinguono,
qualora i lavori di costruzione non siano stati avviati entro due anni a
decorrere dal passaggio in giudicato della licenza edilizia o del permesso
EFZ o qualora il progetto di costruzione non sia stato ultimato entro tre
anni dall'inizio dei lavori. L'autorità competente per l'autorizzazione può,
su richiesta motivata, prolungare questi termini in maniera adeguata e
comunica una proroga anche a eventuali opponenti. Questa modifica è
entrata in vigore il 1° aprile 2019. La questione temporale se per la licenza
edilizia rilasciata il 12 maggio 2014 e per i lavori connessi ancora in atto
vada applicata la vecchia versione dell'art. 91 cpv. 2 LPTC, può essere
lasciata aperta, siccome il vecchio disposto e la giurisprudenza
prevedevano anch'essi dei termini per l'inizio e la conclusione dei lavori,
che come si vedrà più sotto sono parimenti scaduti. I vecchi termini per
l'inizio e la conclusione dei lavori erano di rispettivamente un anno a
decorrere dalla data d'inizio ammissibile dei lavori (invece dei due a
decorrere dal passaggio in giudicato della licenza edilizia, secondo la
nuova norma) e di due anni dall'inizio dei lavori (invece di tre, secondo la
nuova norma).
3.2. Dopo il rilascio della licenza edilizia in data 12 maggio 2014 per la
costruzione di una casa plurifamiliare da parte del vecchio Comune, la
ricorrente ha chiesto una proroga per la terminazione dei lavori già iniziati,
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che è stata concessa fino al 31 ottobre 2017 (cfr. doc. 10 convenuto). I
lavori non sono ad oggi stati terminati. Il convenuto sostiene dunque a
ragione che la licenza edilizia del 12 maggio 2014 (doc. 9 convenuto) è
scaduta. Il fermo lavori del 19 settembre 2020 è avvenuto dopo l'estinzione
della licenza edilizia, per cui non può essere invocato dalla ricorrente per
sostenere che il convenuto le avrebbe impedito di terminare i lavori. La
domanda di costruzione del 9 novembre 2020 va dunque considerata una
domanda a posteriori. Ciò significa che il nuovo Comune poteva decidere
su suddetta domanda e dunque sull'intero progetto in costruzione e
sull'ampliamento richiesto con pieno potere discrezionale, senza vincoli
alla precedente decisione del vecchio Comune e che la ricorrente non può
appellarsi a nessuna approvazione già avvenuta per questa costruzione.
4. In fase di ricorso e di sopralluogo la ricorrente ha presentato una modifica
al progetto inoltrato con domanda del 9 novembre 2020. Essa è del parere
che il progetto poteva venire approvato con oneri e condizioni (condizioni
accessorie) conformemente alla modifica presentata dalla ricorrente.
4.1. Giusta l'art. 90 cpv. 1 LPTC se difetti di contenuto o formali del progetto di
costruzione possono essere eliminati senza particolari difficoltà oppure se
si impongono disposizioni per la creazione o il mantenimento dello stato
legale, alla licenza vanno associate adeguate disposizioni accessorie
(oneri, condizioni, scadenze).
4.2. La modifica secondo i piani presentati durante il sopralluogo prevede un
innalzamento del tetto di 52 cm di modo da rispettare la pendenza minima
del tetto di 25° per la zona villaggio giusta l'art. 18 cpv. 2 LE. Il convenuto
osserva a ragione che questa modifica non è di poco conto, perché
occorre rielaborare i piani del tetto, ma anche perché verosimilmente
necessiterebbe di un permesso eccezionale visto che a prima vista non
sarebbe rispettata l'altezza massima al colmo consentita. L'indiscusso
inadempimento della pendenza minima legale per il tetto della domanda
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di costruzione non poteva dunque essere sanato con delle disposizioni
accessorie. Andava pertanto presentata una nuova domanda di
costruzione. Già per questo motivo, posta l'indiscussa inosservanza della
pendenza del tetto, la decisione impugnata va confermata.
5. Per motivi di economia processuale qui di seguito si entrerà comunque nel
merito dell'ulteriore aspetto materiale alla base del diniego della licenza
edilizia, che è quello dell'inserimento del progetto nel contesto esistente,
visto che questa questione si ripresenterebbe con l'inoltro di una domanda
di costruzione completa includente la relativa modifica di innalzamento del
tetto di 52 cm.
5.1. Giusta l'art. 38 cpv. 2 LE nella zona villaggio le nuove costruzioni devono
inserirsi nell'insediamento esistente per quanto concerne la posizione, le
proporzioni, la struttura del tetto e l'aspetto esterno. Va notato che per
quanto concerne l'inserimento nel paesaggio il Tribunale non può
procedere a una verifica dell'adeguatezza della valutazione comunale, ma
si deve limitare a giudicare abusi discrezionali (cfr. ad es. STA R 21 20 del
7 settembre 2021 consid. 6.2).
5.2. Fondandosi principalmente sulla valutazione del suo consulente
architettonico arch. J._, il convenuto ritiene che la costruzione in
esame non si inserisce nel contesto esistente. Questi aveva già stilato un
rapporto il 26 ottobre 2011 prima del rilascio della licenza edilizia del 12
maggio 2014. In tale rapporto egli in sintesi affermava che le volumetrie
del progetto sarebbero eccessive e comprometterebbero la vista da e sulla
chiesa e la silhouette dell'edificazione storica. Il linguaggio architettonico
e l'uso dei materiali sarebbero estranei alla tipologia del luogo. Nella
valutazione del 30 novembre 2020 riguardo al progetto di ampliamento qui
in esame, egli ha confermato quanto scritto nel rapporto precedente
aggiungendo in particolare quanto segue: "Il volume realizzato
rappresenta l'ingombro massimo possibile per non compromettere la
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situazione sul lato sud-ovest della chiesa. Il volume attuale sopraelevato
di un piano non è ammissibile in quanto compromette in modo troppo
marcato la vista da e sulla chiesa e la silhouette dell'edificazione storica"
(cfr. doc. 6 convenuto con disegni allegati). Nel rapporto del 26 ottobre
2011 (doc. 6 convenuto) egli aveva affermato che il nucleo del paese si
potrebbe leggere in due momenti edilizi, distinguibili soprattutto per
spazialità, ma anche per tipo e prestigio degli edifici. La parte più a monte
sarebbe data da un percorso parallelo alle curve altimetriche,
caratterizzata da edifici abitativi a 2-3 piani; la parte a valle sarebbe
caratterizzata da un'area digradante verso la strada cantonale, dominata
dalla presenza di tre edifici di prestigio, di grande mole, e dalla chiesa. Lo
spazio a ovest e a sud della chiesa, parzialmente compromesso dagli
edifici sorti negli ultimi anni in zona residenziale, conferirebbe ancora un
importante respiro spaziale all'edificio e permetterebbe, soprattutto a una
vista da lontano, di apprezzarne l'imponenza. La sopraedificazione di
questo spazio determinerebbe l'unione della zona residenziale con il
nucleo storico principale e ruberebbe spazio alla chiesa; per questo
motivo, in questo particolare sito, si dovrebbero considerare
adeguatamente le preesistenze, in particolare la chiesa. Il progetto
presentato non considererebbe questi aspetti. A questa valutazione la
ricorrente contrappone quella dell'arch. G._ (rapporto del 14
settembre 2021 [allegato al doc. E3 ricorrente]). Questi critica in sintesi
che il consulente architettonico arch. J._ farebbe riferimento
unicamente a criteri soggettivi, opinabili e non suffragati. La sua
valutazione riportata solo attraverso un punto di vista (fotomontaggio) non
potrebbe essere considerata attendibile e completa. Il contesto urbanistico
e architettonico andrebbe visto anche alla luce dei presupposti alla base
del progetto urbanistico nell'ambito della revisione della pianificazione
locale 2005. L'obiettivo sarebbe stato di raggiungere un insediamento di
nucleo densificato, valorizzando così gli indizi insediativi preesistenti, e di
rafforzare la riconoscibilità dell'insediamento del nucleo dal resto della
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zona residenziale a tessuto puntuale e sparso. Il progetto di ampliamento
in oggetto sarebbe conforme alla zona e risponderebbe ai presupposti
pianificatori. Con la sua posizione, posta proprio al limite della zona
villaggio, l'edificio concorrerebbe a rafforzare la presenza del nucleo e a
segnarne la distinzione, rispondendo in maniera condivisibile dal profilo
urbanistico alla condizione di un edificio limite. Oltre alla corretta giacitura
dal profilo urbanistico, l'impostazione del progetto stesso andrebbe vista
anche nell'ottica dei suoi aspetti tipologici interessanti che concorrono ad
avvicinare l'edificio secondo uno "spirito di nucleo", anche dal profilo
sociale. Tutti i posteggi delle automobili della residenza sarebbero
organizzati in autorimessa, l'accesso veicolare avverrebbe discretamente
tramite un monta-veicoli, un accorgimento questo che sarebbe di gran
lunga meno invasivo e impattante rispetto a una rampa. Questa scelta
coraggiosa, la cui attuazione presupporrebbe per il committente un
maggior investimento economico, sarebbe stata fatta proprio in funzione
di salvaguardare il carattere di nucleo e dei suoi spazi esterni, per i quali
tradizionalmente le automobili e i parcheggi sarebbero elementi estranei.
Scevro da automobili, lo spazio esterno sarebbe ridato agli abitanti e ai co-
abitanti, quale spazio che riporterebbe al mondo del nucleo, per l'incontro,
attività comuni e il gioco dei bambini. Inoltre, la chiesa del paese sarebbe
un edificio relativamente di piccole dimensioni, l'hortus definito attorno
sarebbe uno spazio pregiato che la pianificazione introdurrebbe quale
area di rispetto. Questo insieme tradizionalmente sarebbe sempre stato
accolto quale parte autonoma di un tessuto nel nucleo. La particolarità
urbanistica della chiesa risiederebbe proprio nel fatto che, diversamente
da altre situate nella regione, si collocherebbe al margine del nucleo e si
relazionerebbe principalmente con la sua facciata di navata laterale sullo
spazio pubblico della strada cantonale. Per quanto attiene alla densità, alla
forma e alle relazioni del tessuto insediativo nel comparto della chiesa,
date le sue dimensioni ridotte e la posizione autonoma all'interno di
un'area libera e decretata tale, il progetto di pianificazione del 2005 si
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sarebbe basato sulla volontà di compattare la cornice edificata attorno alla
chiesa stessa, evitando accorgimenti di relazioni spaziali che non fossero
quelli dei percorsi già esistenti. Per questo motivo il progetto di
pianificazione non avrebbe ritenuto utile, ai fini della qualità urbanistica,
introdurre specifici strumenti a favore di una trasparenza, scelta che
sarebbe incoerente e contraria alle peculiarità urbanistiche dell'immediato
contesto.
5.3. Da un confronto tra queste valutazioni specialistiche non emerge che il
convenuto, basandosi sull'opinione del suo consulente arch. J._,
abbia preso una decisione arbitraria, ritenendo che la costruzione
progettata non si integra nel contesto esistente. Se da un lato l'architetto
di uno dei due studi d'architettura che erano stati incaricati della revisione
della pianificazione locale ritiene che il progetto si concilia con gli scopi
della revisione, dall'altro il consulente architettonico sostiene che la
costruzione in discussione – soprattutto con la sopraedificazione come da
domanda qui in discussione – compromette la vista da e sulla chiesa e la
silhouette dell'edificazione storica. Queste opinioni non sono
diametralmente opposte. La costruzione con l'ampliamento di un piano
può essere ritenuta al contempo conforme agli scopi della pianificazione
revisionata, in particolare con lo scopo di insediamento di nucleo
densificato, ma non inseribile nel contesto esistente per motivi prettamente
estetici. Tanto più che il primo rapporto dell'arch. J._ del 26 ottobre
2011 – alla base anche del suo successivo rapporto del 30 novembre 2020
inerente alla sopraedificazione – è stato confermato dall'arch. K._
dell'altro studio co-mandatario della revisione della pianificazione locale
(cfr. scritto del 22 febbraio 2011 [doc. 12 convenuto]). In base anche ai
rilevamenti del sopralluogo, questi giudici sono del parere che la decisione
del convenuto fondata sull'opinione del consulente architettonico non è
abusiva e dunque non contestabile dal Tribunale perché nel quadro
dell'apprezzamento di cui gode il convenuto.
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6. Riassumendo, il ricorso va respinto e la decisione impugnata confermata.
7. I costi della presente procedura composti da una tassa di Stato fissata a
CHF 3'000.00 e spese di cancelleria sono posti a carico della ricorrente
soccombente in causa (art. 73 cpv. 1 LGA). Al convenuto non sono
assegnate ripetibili (cfr. art. 78 cpv. 2 LGA).
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