Decision ID: 727c888f-05e2-563e-9752-0e183b73254e
Year: 2021
Language: it
Court: CH_BVGE
Chamber: CH_BVGE_001
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: 

Fatti:
A.
A._ è entrato nell’Amministrazione federale delle dogane (AFD) il 5
gennaio 1987 in qualità di aspirante guardia di confine con un grado d’im-
piego del 100%. Dopo aver terminato il periodo di formazione è stato attri-
buito a varie unità organizzative della Regione IV, da ultimo al posto guar-
die di confine Ticino (po gcf), con sede a ..., nella funzione di guardia di
confine con il grado di caporale (cpl).
B.
Il 14 maggio 2019 il sergente (sgt) B._ ha comunicato al capo squa-
dra sergente maggiore (sgtm) C._ che in data 7 maggio 2019 il cpl
A._ si sarebbe rivolto al Direttore dell’AFD, D._, in visita
nella Regione e al Comandante Regione IV (cdt reg IV), E._, che lo
accompagnava, con delle battute inadeguate alla situazione.
C.
C.a In data 11 maggio 2019 il cpl A._ ha svolto il turno di servizio
mobile dalle ore 11.30 alle ore 20.00, con l’incarico della guida del veicolo
di servizio, insieme al sgt F._ che fungeva da capo pattuglia. I com-
piti attribuiti alla pattuglia dal capo dell’impiego, sgt. G._, consiste-
vano nell’ esecuzione di controlli ai valichi secondari alla ricerca di stupe-
facenti prima e in seguito un blocco alle ore 13.00 in zona ..., all’altezza del
depuratore e un secondo a ... all’uscita dell’autostrada.
C.b Tramite rapporto informativo del 16 maggio 2019 il sgt G._ ha
segnalato al capoposto aiutante (aiut) H._ una serie di comporta-
menti inadeguati tenuti dal cpl A._ durante il suddetto turno di ser-
vizio, segnatamente
 per non aver fatto moneta alla cassa accessoria al momento oppor-
tuno e aver in questo modo causato il ritardo all’appuntamento delle
ore 13.00;
 per aver mendacemente segnalato al superiore la necessità di ese-
guire una sosta per il rifornimento del veicolo di servizio, con il solo
intento di fermarsi a bere un caffè e per essersi rivolto a lui in ma-
niera irriverente e sarcastica, una volta colto sul fatto, sfidandolo a
prender nota di quanto avvenuto;
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 per aver tenuto un comportamento inadeguato in occasione della
richiesta del superiore di incassare uno sdoganamento.
Il sgt G._ ha quindi indicato di aver eseguito a fine turno un collo-
quio verbale con il collaboratore, per fargli presente i tre episodi – non con-
testati da quest’ultimo – e per comunicargli che il suo capo squadra (sgtm
C._) sarebbe stato informato dei fatti.
D.
D.a Il 16 maggio 2019, su richiesta del capoposto aiut H._, il cpl
A._ ha redatto un rapporto sui fatti accaduti il 7 maggio 2019 (scu-
sandosi per i saluti inadeguati ai superiori) e l’11 maggio 2019.
D.b Il medesimo giorno l’aiut H._ ha preso posizione sull’accaduto
nei confronti del Comando della Regione guardie di confine IV (di seguito
CGCF IV). Dopo aver esposto i risultati dei riscontri eseguiti, ha ritenuto
che nel turno di servizio dell’11 maggio 2019 il cpl A._ aveva dimo-
strato un’attitudine non in sintonia con il codice di comportamento ed ha
concluso che il sgt F._ si era rivelato inadeguato come responsabile
della pattuglia, in quanto avrebbe dovuto imporsi sul collega e impedirgli di
agire sconvenientemente. Egli ha tuttavia proposto provvedimenti unica-
mente nei confronti del cpl A._.
D.c Con ulteriore rapporto del 16 maggio 2019 l’aiut H._ prendendo
posizione riguardo all’episodio del 7 maggio 2019 si è così espresso: “iI
concetto di educazione, immagine CGCF e tutti i principi ripresi nel codice
di comportamento sono stati discussi più volte e in questo senso non esiste
margine di tolleranza. II modo di agire del cpl A._ non corrisponde
a quanto richiesto ad un collaboratore AFD. Un elemento pesante e deter-
minante nella valutazione personale s'impone”.
E.
E.a In data 23 maggio 2019 il cpl A._ ha svolto il turno di servizio
mobile dalle ore 11.30 alle 20.00 in qualità di capo pattuglia, insieme alla
guardia di confine (gcf) I._, incaricato della guida del veicolo. All’ini-
zio del turno il capo dell’impiego, sgtm J._, ha ordinato alla pattuglia
A._/I._ di recarsi al valico autostradale entro le ore 12.30 e
di agganciare furgoni o bus provenienti dai Balcani e scortarli al po gcf per
eseguire dei controlli doganali.
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E.b In occasione del suddetto turno la pattuglia si è fermata due volte, con
l’avallo del capo dell’impiego, dapprima per fare degli acquisti e una pausa
e, subito dopo la pausa, per eseguire il rifornimento del veicolo di servizio
e per bere il caffè.
E.c Nei giorni successivi il sgtm J._ ha riferito all’aiut H._
alcune irregolarità in relazione agli spostamenti superflui ordinati dal cpl
A._ per effettuare le soste e il rifornimento nel corso del suddetto
turno di servizio e riportato la segnalazione della gcf I._ che aveva
notato l’abitudine del cpl A._, anche in altre occasione, di fermarsi
all’ inizio o durante il turno di servizio per fare acquisti di cibo e bevande e
pause caffè.
F.
Con scritto del 29 maggio 2019, notificato brevi manu il giorno successivo,
il Comando della Regione guardie di confine IV (di seguito CGCF IV) ha
aperto un’inchiesta disciplinare in relazione ai comportamenti tenuti dall’in-
teressato durante l’esecuzione del servizio nel corso del mese di maggio
2019.
G.
G.a In data 19 giugno 2019, dopo il turno svolto dalle 07.30 alle 11.30 (rap-
porto di squadra), il cpl A._ ha eseguito il turno di servizio mobile
dalle ore 11.30 alle 16.00 in qualità di capo pattuglia, insieme al cpl
K._ e alla gcf L._, incaricata della guida del veicolo. L’ob-
biettivo attribuito alla pattuglia dal capo dell’impiego, sgt B._, era la
ricerca di armi e di persone da svolgere a ...-autostrada in uscita e controlli
su entrambe le aree di servizio di ..., unitamente ai colleghi del Gruppo
Specialisti Visite (GSV).
G.b In occasione del suddetto turno di servizio, la pattuglia si è fermata in
tre occasioni:
 Alle ore 11.50 presso una pizzeria vicino all’università di ..., per ac-
quistare dei tranci di pizza poi consumati nei pressi di .... Tempo di
sosta circa 20 minuti.
 Attorno alle ore 13.00, con il consenso del capo dell’impiego,
presso il bar M._ per bere il caffè. Tempo di sosta circa 10
minuti.
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 Alle ore 14.30 la pattuglia si è recata in via ... per acquistare un
gelato consumato dal cpl A._ e dalla gcf L._ presso
il parcheggio di via .... Tempo di sosta 10 minuti.
H.
Il 16 luglio 2019 il cpl A._ è stato interrogato in qualità di imputato
dall’aiut H._, in relazione agli eventi occorsi fra maggio e giugno
2019. L’interessato ha confermato alcuni dei fatti alla base dei rimproveri
mossi nei suoi confronti, per altri ha riferito di non ricordare nel dettaglio
quanto accaduto, per altri ancora ha fornito una versione diversa da quella
fornita dai colleghi di servizio.
I.
Il 26 agosto 2019 il CGCF IV ha trasmesso ad A._ il risultato dell’in-
chiesta disciplinare avviata a suo carico, infliggendogli una multa discipli-
nare di 400 franchi, in quanto dall'esame della fattispecie sarebbe risultato
in modo inequivocabile che il caporale, guardia di confine con oltre trenta
anni di servizio ed esperienza, è venuto meno ai suoi doveri di servizio, per
aver reiterato, nel corso di più turni di servizio, una serie di comportamenti
inadeguati e meglio:
 per essersi rivolto il 7 maggio 2019 in modo irrispettoso e inade-
guato al Direttore D._, massima dirigenza dell’AFD e al col
E._, cdt Reg IV.
 per aver in data 11 maggio 2019:
o omesso di rifornire di moneta, presso l’ufficio doganale ad
inizio turno, la cassa accessoria mobile di cui era responsa-
bile, ed essersi ingiustificatamente fermato a tale scopo
presso un distributore di benzina;
o omesso di svolgere controlli su autoveicoli durante circa 3
ore di servizio mobile;
o accumulato ritardo di 15 minuti per arrivare al posto di con-
trollo pianificato, senza valido motivo e senza informare pre-
ventivamente il capo dell'impiego;
o tenuto un comportamento e una reazione inadeguati nei
confronti del capo dell'impiego quando gli è stato ordinato di
incassare uno sdoganamento e una multa doganale.
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 per aver avallato (in quanto capo pattuglia) ed effettuato il 19 giugno
2019, durante il turno di servizio mobile della durata di 4 ore e 30
minuti tre pause, abusando in modo palese del numero e della du-
rata delle pause possibili.
J.
Con presa di posizione del 25 settembre 2019 il cpl A._ ha conte-
stato che i comportamenti tenuti il 7, l’11 maggio e il 19 giugno 2019 potes-
sero essere qualificati di grave negligenza, ha inoltre contestato che i fatti
del 23 maggio 2019 potessero essere considerati nell’ambito della pre-
sente procedura disciplinare non essendogli stati espressamente conte-
stati e dovendo essere, se del caso, appurati mediante un complemento
istruttorio. Secondo il ricorrente, la sanzione risulta quindi sproporzionata
dato che la fattispecie giustificherebbe una misura disciplinare più blanda,
come l’avvertimento.
K.
K.a Con decisione disciplinare del 7 novembre 2019 il CGCF IV ha com-
minato all’interessato una multa disciplinare di 400 franchi, considerando
che i ripetuti comportamenti scorretti tenuti da quest’ultimo costituissero
una violazione degli obblighi professionali per grave negligenza. Il CGCF
IV ha giustificato il provvedimento adducendo che “con il suo comporta-
mento il cpl A._ è venuto meno alle aspettative riposte dal suo su-
periore durante l'esecuzione del servizio di sorveglianza, mancando di di-
ligenza, affidabilità e responsabilità quale agente guardia di confine, ma
anche quale capo pattuglia”. È stata ritenuta una circostanza aggravante il
fatto di essersi fermato l’11 maggio 2019 al distributore di ... con il solo
intento di bere un caffè, e non per fare rifornimento di carburante al veicolo
di servizio come indicato mendacemente al capo dell’impiego.
K.b Nel medesimo provvedimento il CGCF IV ha inoltre formalmente ri-
chiamato il cpl A._ a svolgere il servizio secondo le direttive in vi-
gore e a volersi conformare al codice di comportamento dell’Amministra-
zione federale – precisando che ci si aspetta un comportamento corretto e
conforme nei confronti di colleghi, superiori e terzi, che rispetti le disposi-
zioni riguardanti l’esecuzione del servizio e di quelle riguardanti le pause
durante il servizio – diffidandolo ai sensi dell’art. 10 LPers dal ripetere in
futuro i comportamenti a lui contestati.
L.
Con ricorso del 9 dicembre 2019 A._ (qui di seguito il ricorrente) ha
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impugnato la predetta decisione. Ribadendo le motivazioni già evocate in
sede di osservazioni, ne ha chiesto l’annullamento. Ha inoltre contestato la
diffida ai sensi dell’art. 10 LPers, non essendo stata tale misura prospettata
prima dell’emanazione della decisione impugnata.
M.
Con osservazioni del 10 gennaio 2020 il CGCF IV (qui di seguito l’autorità
di prima istanza) ha contestato le allegazioni del ricorrente riconfermandosi
nella propria posizione. Ha inoltre rilevato che la diffida ai sensi dell’art. 10
LPers, che non costituisce una misura disciplinare, non è suscettibile di
ricorso non essendo stata inserita nel dispositivo della decisione impu-
gnata. Ha quindi chiesto di confermare la decisione impugnata e di respin-
gere il ricorso, addossando le spese al ricorrente.
N.
Altri argomenti di fatto e di diritto verranno ripresi, per quanto necessario,
nei considerandi in diritto.

Diritto:
1.
1.1 Il Tribunale amministrativo federale (di seguito il Tribunale o TAF) giu-
dica i ricorsi contro le decisioni ai sensi dell’art. 5 della Legge federale del
20 dicembre 1968 sulla procedura amministrativa (PA, RS 172.021), ema-
nate dalle autorità menzionate all’art. 33 della Legge del 17 giugno 2005
sul Tribunale amministrativo federale (LTAF, RS 173.32), riservate le ecce-
zioni di cui all’art. 32 LTAF (cfr. art. 31 LTAF). La procedura dinanzi ad esso
è retta dalla PA, in quanto la LTAF non disponga altrimenti (art. 37 LTAF).
1.2 Nella presente fattispecie l’atto del 7 novembre 2019 costituisce una
decisione ai sensi dell’art. 5 PA, emessa dal CGCF in materia di rapporto
di lavoro, che conformemente all’art. 36 cpv. 1 della Legge federale del
24 marzo 2000 sul personale federale (LPers, RS 172.220.1) nonché
all’art. 33 lett. d LTAF, è impugnabile con ricorso davanti al Tribunale am-
ministrativo federale.
1.3 Pacifica è la legittimazione ricorsuale del ricorrente, essendo lo stesso
destinatario della decisione e avendo un interesse a che la stessa venga
qui annullata (art. 48 PA). Il ricorso è poi stato interposto tempestivamente
https://www.swisslex.ch/DOC/ShowLawViewByGuid/b39d7a93-8f19-443a-88f6-1d06ac129b33/9208c720-7ed2-4a2f-bca0-c8efef97c0cb?source=document-link&SP=3|a4tady https://www.swisslex.ch/DOC/ShowLawViewByGuid/b39d7a93-8f19-443a-88f6-1d06ac129b33/2dc1cb16-a63f-4d9b-8b3f-39a8bfe8831a?source=document-link&SP=3|a4tady
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(art. 20 segg., art. 50 PA), nel rispetto delle esigenze di forma e di conte-
nuto previste dalla legge (art. 52 PA).
1.4 Il ricorso è pertanto ricevibile e va esaminato nel merito.
2.
2.1
Con ricorso al Tribunale possono essere invocati la violazione del diritto
federale, compreso l’eccesso o l’abuso del potere di apprezzamento
(cfr. art. 49 lett. a PA), l’accertamento inesatto o incompleto di fatti giuridi-
camente rilevanti (cfr. art. 49 lett. b PA) nonché l’inadeguatezza (cfr. art. 49
lett. c PA; cfr. MOSER/BEUSCH/KNEUBÜHLER, Prozessieren vor dem Bunde-
sverwaltungsgericht, 2a ed. 2013, n. 2.149).
2.2 Allorquando l’autorità eccede o abusa del proprio potere d’apprezza-
mento, si considera che la stessa abbia agito in violazione del diritto ai
sensi dell’art. 49 lett. a PA (cfr. THIERRY TANQUEREL, Manuel de droit admi-
nistratif, 2a ed. 2018, n. 512 e 516; MOSER/BEUSCH/KNEUBÜHLER; op. cit.,
n. 2.166 e 2.184 seg.; PIERMARCO ZEN-RUFFINEN, Droit administratif, partie
générale et éléments de procédure, 2a ed. 2013, n. 1365). Vi è abuso nel
potere d’apprezzamento quando l’autorità, pur rimanendo nei limiti del suo
potere d’apprezzamento, si fonda su delle considerazioni prive di perti-
nenza ed estranee allo scopo perseguito dalle disposizioni legali applica-
bili, o viola i principi generali del diritto, quali il divieto dell’arbitrio e della
disparità di trattamento, il principio della buona fede e il principio della pro-
porzionalità (cfr. DTF 143 III 140 consid. 4.1.3; 141 V 365 consid. 1.2; 137
V 71 consid. 5.1; sentenza del TAF A-3440/2012 del 21 gennaio 2014 con-
sid. 2.1.1; MOSER/BEUSCH/KNEUBÜHLER; op. cit., n. 2.184 seg. con rinvii;
TANQUEREL, op. cit., n. 513 – 515; BENOÎT BOVAY, Procédure administra-
tive, 2a ed. 2015, pagg. 565 seg.).
2.3 Il Tribunale amministrativo federale non è vincolato né dai motivi addotti
(cfr. art. 62 cpv. 4 PA), né dalle considerazioni giuridiche della decisione
impugnata, né dalle argomentazioni delle parti (cfr. DTF 142 V 551 con-
sid. 5; 141 V 234 consid. 1; DTAF 2007/41 consid. 2; MOOR/POLTIER, Droit
administratif, vol. II, 3a ed. 2011, no. 2.2.6.5, pag. 300). I principi della mas-
sima inquisitoria e dell’applicazione d’ufficio del diritto sono tuttavia limitati:
l’autorità competente procede difatti spontaneamente a constatazioni com-
plementari o esamina altri punti di diritto solo se dalle censure sollevate o
dagli atti risultino indizi in tal senso (cfr. DTF 141 V 234 consid. 1 con rinvii;
122 V 157 consid. 1a; 121 V 204 consid. 6c; DTAF 2007/27 consid. 3.3).
https://www.swisslex.ch/DOC/ShowLawViewByGuid/b39d7a93-8f19-443a-88f6-1d06ac129b33/8a5dd572-7de5-4501-9bc3-2950bbd021ab?source=document-link&SP=3|a4tady
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Secondo il principio di articolazione delle censure (« Rügeprinzip ») l’auto-
rità di ricorso non è tenuta a esaminare le censure che non appaiono evi-
denti o non possono dedursi facilmente dalla constatazione e presenta-
zione dei fatti, non essendo a sufficienza sostanziate (cfr. DTF 141 V 234
consid. 1; MOSER/BEUSCH/KNEUBÜHLER, op. cit., n. 1.55). Il principio inqui-
sitorio non è quindi assoluto, atteso che la sua portata è limitata dal dovere
delle parti di collaborare all’istruzione della causa (cfr. DTF 143 II 425 con-
sid. 5.1; 140 I 285 consid. 6.3.1; 128 II 139 consid. 2b). Il dovere proces-
suale di collaborazione concernente in particolare il ricorrente che inter-
pone un ricorso al Tribunale nel proprio interesse, comprende, in partico-
lare, l’obbligo di portare le prove necessarie, d’informare il giudice sulla
fattispecie e di motivare la propria richiesta, ritenuto che in caso contrario
arrischierebbe di dover sopportare le conseguenze della carenza di prove
(cfr. art. 52 PA; DTF 140 I 285 consid. 6.3.1; 119 III 70 consid. 1;
MOOR/POLTIER, op. cit., no. 2.2.6.3, pagg. 293 segg.).
2.4 Nella giurisprudenza e nella dottrina è ammesso che il Tribunale – an-
che se dispone di un potere di cognizione completo – eserciti il suo potere
d’apprezzamento con riserbo qualora si tratti di questioni legate stretta-
mente a delle circostanze di fatto o a questioni tecniche (cfr. DTAF 2008/23
consid. 3.3). Tale è il caso, in materia di diritto del personale federale, per
quanto concerne l’esame del criterio dell’adeguatezza in rapporto alla va-
lutazione delle prestazioni di un impiegato, del rapporto di fiducia tra datore
di lavoro e impiegato, della responsabilità di assicurare una corretta ese-
cuzione dei compiti di un’unità amministrativa, nonché della classificazione
delle funzioni (« Stelleneinreihung »). In caso di dubbio, il Tribunale non si
discosta infatti dalla posizione assunta dall’autorità di prima istanza rispet-
tivamente non sostituisce il proprio apprezzamento a quello di quest’ultima
(cfr. [tra le tante] sentenze del TAF A-969/2014 dell’11 novembre 2014 con-
sid. 2; A-524/2014 del 23 giugno 2013 consid. 2.3; A-1876/2013 del 6 gen-
naio 2014 consid. 2.3). Detta riserva non impedisce tuttavia al Tribunale
d’intervenire qualora la decisione impugnata appaia oggettivamente inop-
portuna (cfr. DTAF 2007/34 consid. 5; sentenza del TAF A-5541/2014 del
31 maggio 2016 consid. 2.1 con rinvii; cfr. MOSER/BEUSCH/KNEUBÜHLER,
op. cit., n. 2.160).
3.
3.1 Con decisione disciplinare del 7 novembre 2019 l’autorità inferiore ha
pronunciato, nei confronti di A._, una multa di 400 franchi per grave
negligenza.
http://links.weblaw.ch/BVGE-2008/23
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3.2 Nei considerandi della decisione l’autorità amministrativa ha pure di-
sposto un’avvertimento/diffida ai sensi dell’art. 10 cpv. 3 o 4 LPers, comu-
nicando al ricorrente che il rapporto di lavoro potrebbe essere disdetto,
qualora in futuro dovessero ripresentarsi comportamenti simili a quelli per
cui il ricorrente è stato richiamato all’ordine.
3.3
3.3.1 L’insorgente impugna sia la multa disciplinare che la diffida. L’autorità
di prima istanza per contro considera che la diffida non costituisce di per
sé un atto impugnabile. In via preliminare occorre quindi esaminare se il
gravame è ricevibile su questo punto.
3.3.2 Dalle motivazioni dell’atto impugnato risulta che l’avvertimento/diffida
qui contestato poggia sull’art. 10 cpv. 3 o 4 LPers e non sugli artt. 25 LPers
e 99 dell’ordinanza del 3 luglio 2001 sul personale federale (OPers, RS
172.220.111.3) che disciplinano l’avvertimento disciplinare (art. 99 cpv. 2
lett. a OPers). Mentre il secondo persegue lo scopo di garantire la corretta
esecuzione dei compiti, il primo – anche se non più menzionato all’art. 10
LPers – è una misura svolta ad ottenere un miglioramento delle prestazioni
del collaboratore, di norma necessaria prima che possa essere pronunciata
una risoluzione del rapporto di lavoro (cfr. Messaggio del 31 agosto 2011
concernente una modifica della legge sul personale federale, FF 2011 5959
segg.). L’avvertimento dell’art. 10 LPers è un preambolo necessario ad
ogni disdetta ordinaria e mira ad ottenere un cambiamento di comporta-
mento da parte del collaboratore. Deve essere pronunciato laddove oc-
corre e come espressione del principio di proporzionalità: consente in effetti
all’impiegato di adottare un cambiamento nel comportamento in modo da
non rischiare una disdetta del contratto di lavoro. I due avvertimenti della
LPers non hanno quindi la stessa funzione. Mentre il primo viene pronun-
ciato come sanzione disciplinare e quindi come misura repressiva pronun-
ciata dopo di un’inchiesta disciplinare (cfr. art. 99 cpv. 1 e 2 lett. a OPers),
il secondo mira a dare all’impiegato la possibilità di migliorarsi e può essere
comunicato senza che sia stata eseguita un’inchiesta disciplinare.
L’avvertimento dell’art. 10 LPers non costituisce una decisione (sentenza
del TF 8C_358/2009 dell’8 marzo 2010 consid. 4.3; sentenza del TAF A-
4464/2015 del 23 novembre 2015 consid. 1.1.1 a 1.1.6 con rinvii), potrebbe
tuttavia essere esaminato dall’autorità di ricorso qualora una disdetta ba-
sata sull’avvertimento venisse pronunciata. Ciò non è tuttavia il caso nella
presente fattispecie.
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Pagina 11
3.4 Alla luce di quanto sopra esposto, nella misura in cui è diretto contro
l’avvertimento/diffida secondo l’art. 10 LPers, sancito nei considerandi e
non nel dispositivo della decisione impugnata, il ricorso risulta inammissi-
bile.
Le censure di violazione del diritto di essere sentito, del principio della pro-
porzionalità o ancora di violazione della legge non verranno pertanto esa-
minati in questa sede in quanto riguardanti questa misura.
In dettaglio, quindi, il Tribunale adito non esaminerà il gravame in relazione
all’assenza di menzione dell’avvertimento nel risultato dell’inchiesta disci-
plinare del 26 agosto 2019, all’asserita carenza di motivazione dell’avver-
timento, nonché alle asserite violazioni legali e del principio di proporzio-
nalità. Va da sé che ogni richiesta di assunzione di mezzi di prova all’am-
ministrazione in relazione a detto avvertimento va respinta.
4.
4.1 A titolo preliminare, limitatamente ai fatti del 23 maggio 2019, il ricor-
rente parrebbe lamentare perlomeno implicitamente una violazione del di-
ritto di essere sentito, nella misura in cui gli stessi non gli sono stati espres-
samente contestati durante o dopo il turno di servizio in parola. Per tale
ragione, il ricorrente ritiene che tali fatti non possono essere considerati
nell’ambito della “valutazione della proporzionalità della decisione discipli-
nare”.
4.2 Siccome il diritto di essere sentito è una garanzia di natura formale, la
cui violazione implica, di principio, l’annullamento della decisione pronun-
ciata dall’autorità, indipendentemente dalle possibilità di successo del ri-
corso nel merito (cfr. DTF 132 V 387 consid. 5.1 con rinvii; DTAF 2009/36
consid. 7), la censura va esaminata prioritariamente (cfr. DTF 127 V 431
consid. 3d/aa; 124 I 49 consid. 1).
4.3 Secondo la giurisprudenza relativa alla disdetta del rapporto di lavoro,
l’autorità competente può giungere alla propria decisione (definitiva) solo
dopo aver preso conoscenza della situazione concreta ed aver sentito la
persona interessata. Dal punto di vista del Tribunale adito, siffatta conside-
razione può essere espressa anche nell’ambito del diritto disciplinare del
personale (sentenza del TAF A-944/2019 del 29 aprile 2021 consid. 5.2).
Affinché possa esercitare il proprio diritto di essere sentito in maniera com-
pleta, l’impiegato deve pertanto poter conoscere non solo i fatti considerati
nei suoi confronti, ma anche le conseguenze che deve aspettarsi (cfr. sen-
tenze del TF 8C_258/2014 del 15 dicembre 2014 consid. 7.2.4;
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8C_158/2009 del 2 settembre 2009 consid. 5.2; sentenze del TAF A-
5541/2014 del 31 maggio 2016 consid. 3.1.5; A-427/2013 del 21 novembre
2013 consid. 6.2.2). A tal fine, all’impiegato viene generalmente notificato
un progetto di decisione contenente i motivi di disdetta di cui è stato tenuto
conto dal suo datore di lavoro, nonché viene impartito un termine per pren-
dere posizione al riguardo. In quel preciso istante una riconsiderazione
della prospettata disdetta da parte del datore di lavoro non deve tuttavia
risultare a priori esclusa (cfr. sentenza del TAF A-5541/2014 del 31 maggio
2016 consid. 3.1.5 con rinvii). Le esigenze del diritto di essere sentito,
nell’ambito del diritto del personale, sono comunque adempiute anche tra-
mite informazioni o scambi relativamente informali: basta che l’impiegato
sia al corrente del fatto che deve aspettarsi delle misure (cfr. sentenza del
TF 8C_258/2014 summenzionata, in cui è stato precisato che la misura
che doveva aspettarsi l’impiegato era una disdetta).
4.4
4.4.1 Nel caso in esame, nella misura in cui l’avvertimento non è impugna-
bile (cfr. consid. 2.1 a 2.4 qui sopra), il fatto che il risultato dell’inchiesta
disciplinare del 26 agosto 2019 non abbia accennato all’avvertimento ex
art. 10 LPers non rappresenta una violazione del diritto di essere sentito, il
quale come espresso qui sopra, si riferisce ai fatti rilevanti e deve accen-
nare alle possibili conseguenze giuridiche – necessariamente oggetto di
una decisione – che potrebbero essere decise dall’autorità.
4.4.2 Per quanto invece attiene a un’eventuale violazione del diritto di es-
sere sentito in relazione ai fatti accaduti il 23 maggio 2019, occorre consi-
derare quanto segue.
Con scritto del 29 maggio 2019 il ricorrente era stato reso edotto riguardo
all’apertura di un’inchiesta disciplinare nei suoi confronti per “diverse fatti-
specie constatate nel mese di maggio 2019”. Sebbene in sede di interro-
gatorio del 16 luglio 2019, a quest’ultimo non fosse stato chiesto di pren-
dere posizione sui fatti accaduti il 23 maggio 2019, è pur vero che la se-
gnalazione fatta il 25 maggio 2019 da parte dei colleghi di pattuglia riguardo
ai comportamenti tenuti dal cpl A._ è parte integrante dell’incarto.
Al più tardi con la comunicazione del risultato dell’inchiesta il 26 agosto
2019, il ricorrente era quindi in grado di accedere all’intero incarto, pren-
dere atto delle segnalazioni fatte dai propri colleghi e, in sede di osserva-
zioni, prendere posizione al riguardo fornendo la propria versione dei fatti.
Tanto più che nel suddetto progetto di decisione disciplinare sono stati spie-
gati in dettaglio i fatti che gli venivano rimproverati per il turno di servizio
A-6518/2019
Pagina 13
del 23 maggio 2019 ed era menzionato il fatto che, nel complesso, i com-
portamenti tenuti dal ricorrente erano considerati dal datore di lavoro quale
negligenza grave.
In tali circostanze non vi è alcun motivo per non tenere conto dei fatti ac-
caduti il 23 maggio 2019 nella ponderazione della multa disciplinare.
Quanto viene rimproverato al ricorrente non configura infatti un evento iso-
lato, bensì una serie di comportamenti ritenuti dall’autorità contrari ai doveri
professionali di un agente del corpo delle guardie di confine, simili ad altri
già oggetto dell’inchiesta disciplinare. Indipendentemente dalla gravità dei
comportamenti segnalati dai colleghi di pattuglia per il servizio in parola, si
tratta di fatti che li hanno messi a disagio inducendoli a riportare l’accaduto.
Il solo fatto che al ricorrente non sia stato chiesto di renderne conto, me-
diante un rapporto scritto come per i fatti del 7 e dell’11 maggio 2019, non
permette di ritenere tale fattispecie irrilevante per la ponderazione delle re-
sponsabilità di quest’ultimo.
Ad ogni buon conto, per le ragioni che si esporranno nei considerandi che
seguono, quand’anche non si tenesse conto dell’episodio del 23 maggio
2019, l’esito della presente vertenza non muterebbe.
4.5 Alla luce di quanto sopra esposto la censura di violazione del diritto di
essere sentito è quindi inammissibile per quanto concerne l’avverti-
mento/diffida e respinta per quanto concerne i fatti del 23 maggio 2019.
5.
Nel merito il ricorrente lamenta il mancato adempimento delle condizioni
per pronunciare misure disciplinari. In buona sostanza, richiamati gli artt.
20, 25, 34 cpv. 2 e 36 LPers, nonché gli art. 98 e 99 Opers egli ritiene che
l’istruttoria non abbia permesso di dimostrare alcun comportamento grave
al punto tale da giustificare una sanzione disciplinare e quand’anche fosse
nessun comportamento che possa essere considerato quale negligenza
grave. Il ricorrente contesta quindi la legalità della sanzione disciplinare
(consid. 6 segg. qui di seguito) e censura una violazione del principio della
proporzionalità (consid. 7 segg. qui di seguito).
6.
6.1
6.1.1 Giusta l’art. 25 LPers, il datore di lavoro prende le misure necessarie
per garantire la corretta esecuzione dei compiti (cpv. 1). A tale scopo egli
A-6518/2019
Pagina 14
può segnatamente pronunciare un avvertimento rispettivamente commi-
nare una multa nei confronti del dipendente (cvp. 2 lett. b). L’art. 99 OPers,
richiamato l’art. 25 LPers, elenca le misure disciplinari che possono essere
adottate dal datore di lavoro ponendo dei distinguo: in particolare per gli
impiegati che violano i loro obblighi professionali per negligenza possono
essere prese misure quali l’avvertimento e la modifica dell’ambito di attività
(cpv. 2), mentre per coloro che violano i loro obblighi professionali, inten-
zionalmente o per negligenza grave, possono essere adottate, oltre a
quelle di cui al cpv. 2, anche misure quali la multa fino a 3'000 franchi (cpv.
3). Nella valutazione per una o l’altra misura il datore di lavoro deve tenere
presente la finalità ultima delle misure disciplinari, le quali non hanno per
scopo la sanzione del collaboratore, quanto piuttosto sono tese a produrre
e creare un comportamento degno della funzione da parte del collabora-
tore per il futuro (cfr. PETER HELBING, in: Portmann/Uhlmann [ed.], Bunde-
spersonalgesetz [BPG], Stämpflis Handkommentar, 2013, art. 25 n. 12; cfr.
pure HÄFELIN/MÜLLER/UHLMANN, Allgemeines Verwaltungsrecht, 8a ed.
2020, n. 1506; sentenza del TAF A-180/2019 del 22 ottobre 2019 consid.
5.2).
6.1.2 La pronuncia delle misure disciplinari soggiace all’adempimento di
condizioni cumulative. In primo luogo l’impiegato deve avere violato i propri
obblighi professionali per negligenza (art. 99 cpv. 2 OPers), oppure inten-
zionalmente o per negligenza grave (art. 99 cpv. 3 OPers); tale violazione
può essere avvenuta anche al di fuori dell’orario di servizio, a condizione
che ciò abbia delle conseguenze negative sul rapporto di lavoro (cfr. sen-
tenze del TAF A-180/2019 del 22 ottobre 2019 consid. 5.3; A-2180/2016
del 30 agosto 2016 consid. 3.1.2; A-4586/2014 del 24 marzo 2015 con-
sid. 3.3.2). In secondo luogo, affinché possa essergli mosso un rimprovero,
il collaboratore deve avere avuto conoscenza della disposizione violata e
deve aver avuto la possibilità di conformarsi alla stessa (cfr. sentenze del
TAF A-180/2019 del 22 ottobre 2019 consid. 5.3; WALTER HINTERBERGER,
Disziplinarfehler und Disziplinarmassnahmen im Recht des öffentlichen
Dienstes, 1986, pp. 130 ss). Infine la violazione deve essere constatata
nell’ambito di un’inchiesta disciplinare conclusa (cfr. artt. 98 e 99 cpv. 1
OPers).
6.2
6.2.1 Giusta l’art. 20 LPers l’impiegato è tenuto a svolgere con diligenza il
lavoro impartito (dovere di diligenza) nonché a tutelare gli interessi del suo
datore di lavoro (dovere di fedeltà; cfr. sentenze del TAF
A-2663/2017 14 marzo 2018 consid. 3.3; A-6111/2016 del 26 luglio 2017
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Pagina 15
consid. 4.1.2). La loro violazione sussiste in particolare in presenza di com-
portamenti illegali e penalmente reprensibili, ma anche di comportamenti
sconvenevoli nei confronti dei superiori o dei colleghi di lavoro (cfr. sen-
tenze del TAF A-4312/2016 del 23 febbraio 2017 consid. 5.5.3; A-
5420/2015 dell’11 dicembre 2015 consid. 3.3 segg. con rinvii). Le esigenze
poste dal dovere di fedeltà in rapporto ad una determinata funzione e po-
sizione dell’impiegato sono distinte per ogni rapporto di lavoro e vanno de-
terminate nel singolo caso sulla base delle circostanze e degli interessi
concreti (cfr. [tra le tante] sentenza del TAF A-59/2017 del 17 maggio 2017
consid. 5.4.1 con rinvii). Il dovere di diligenza è concretizzato attraverso il
diritto di impartire istruzioni del datore di lavoro e il dovere di osservanza di
dette istruzioni dell’impiegato (cfr. art. 321c CO, in combinato disposto con
l’art. 6 cpv. 2 LPers). L’inosservanza implica altresì la violazione di un ob-
bligo legale (cfr. sentenza del TAF A-6111/2016 del 26 luglio 2017 con-
sid. 4.1.2 con rinvii).
Secondo la giurisprudenza, la gravità delle mancanze riscontrate dev’es-
sere valutata di caso in caso alla luce della funzione e dei compiti affidati
all’impiegato. Ancorché vincolato al rispetto del principio della proporziona-
lità, nella valutazione del comportamento e della misura necessaria, il da-
tore di lavoro è investito di una grande libertà di apprezzamento (cfr. sen-
tenza del TAF A-880/2009 del 16 giugno 2009 considd. 4.3 e 4.4 con rinvii).
6.2.2 Va ancora osservato che, a differenza dell’art. 321a cpv. 1 CO, il do-
vere di fedeltà contemplato dalla LPers comporta un "doppio obbligo di fe-
deltà" (doppelte Loyalitätsverpflichtung), nella misura in cui il lavoratore
sottoposto alla LPers, oltre alla tutela degli interessi pubblici del proprio
datore di lavoro (obbligo di fedeltà particolare), ha parimenti l’obbligo di
fedeltà – nella veste di cittadino – nei confronti dello Stato (obbligo di fe-
deltà generale). Tale dovere garantisce il buon funzionamento dell’ammini-
strazione pubblica, alfine di preservare la fiducia dei cittadini ([tra le tante]
sentenze del TAF A-180/2019 del 22 ottobre 2019 consid. 5.3.3; A-
969/2014 dell’11 novembre 2014 consid. 5.2.2 con rinvii).
6.2.3 Infine i rappresentanti delle forze dell’ordine di polizia, a cui vanno
parificate le guardie di confine, i cui corpi sono chiamati a svolgere compiti
di ordine pubblico e di sicurezza, hanno l’obbligo accresciuto, rispetto agli
altri funzionari dell’amministrazione, di mantenere, sia durante il servizio
sia nel tempo libero, un comportamento impeccabile (sentenza del TF
8C_146/2014 del 26 giugno 2014 consid. 5.5; sentenze del TAF
A-4464/2015 del 23 novembre 2015 consid. 3.4.2; A-4586/2014
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Pagina 16
del 26 marzo 2015 consid. 3.4.3). Essi devono assicurare la messa in pra-
tica delle diverse prescrizioni legali e, in caso, assicurarne il rispetto con la
forza. Infine l’estensione del dovere di fedeltà nella sfera privata del colla-
boratore dipende non solamente dalla funzione ricoperta, ma pure dalla
natura e dalla sensibilità del settore in cui egli presta servizio (cfr. [tra le
tante] sentenza TAF A-180/2019 del 22 ottobre 2019 consid. 5.3.4).
6.2.4 La gravità delle mancanze riscontrate dev’essere valutata di caso in
caso alla luce della funzione e dei compiti affidati all’impiegato oggetto di
inchiesta disciplinare. In fattispecie in cui – a causa del ruolo ricoperto dal
dipendente in questione – la fiducia assume maggiore rilievo, giurispru-
denza e dottrina riconoscono all’autorità il diritto di tenere particolarmente
conto di questo aspetto (DTF 101 Ia 298 consid. 6; PETER HÄNNI, Perso-
nalrecht des Bundes, in: HEINRICH KOLLER et al. (ed.), Schweizerisches
Bundesverwaltungsrecht, vol. I/2, 3a ed. 2017, n. 239).
6.3 In concreto al ricorrente sono contestate molteplici mancanze riscon-
trate nel contesto di quattro turni di servizio. Occorre quindi esaminare,
passando in rassegna i fatti relativi ai singoli turni se i comportamenti tenuti
dal cpl A._ siano effettivamente in contrasto con i doveri di servizio
e nell’affermativa, in caso di comportamento negligente, se esso sia grave
o meno.
6.3.1 Evento del 7 maggio 2019
6.3.1.1 Al riguardo il ricorrente ritiene di aver già espresso le proprie scuse
– riconoscendo pertanto di aver violato in maniera colpevole i propri obbli-
ghi di servizio – per quanto accaduto in occasione della visita del Direttore
dell’AFD e di aver già fatto debita ammenda per il proprio comportamento
con scritto del 16 maggio 2019. A suo modo di vedere, considerare tale
evento nell’ambito del procedimento disciplinare corrisponde ad una dop-
pia punizione ingiustificata e illegittima. Alla luce degli atti costituenti l’in-
carto questo Tribunale non ritiene tale posizione condivisibile.
6.3.1.2 Come riferito dal sgt B._ al sgtm C._ e all’aiut
H._, il fatto si è svolto durante un posto di controllo nelle retrovie
del valico di ... eseguito dalla pattuglia B._/N._ al cui sup-
porto era stata chiamata la pattuglia A._/O._. Sul posto
erano già presenti anche i due superiori in visita; entrambi, giova precisarlo,
indossavano l’uniforme. All’arrivo al posto di controllo il cpl A._ si è
rivolto al cdt reg IV E._ nel seguente modo: “uella lì, ta ma sumea-
vat a un aspirant” e al Direttore D._ nel seguente modo: “Tal chi,
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Pagina 17
ciao!”. Il comandante ha da subito lasciato trasparire il proprio disappunto
riguardo alle suddette frasi, che sono state udite dal sgt B._, sgt
N._ e dalla gcf O._ e naturalmente dal Direttore D._.
Il ricorrente si difende affermando di non aver riconosciuto il Direttore
dell’AFD e di aver voluto semplicemente rivolgersi agli interlocutori in modo
amichevole. Contrariamente a quanto riferito dal sgt B._, la rea-
zione del comandante era, a suo dire, divertita. Orbene, tenuto conto del
fatto che il ricorrente, come del resto tutto il personale, era stato avvisato
dell’imminente visita nella Regione IV del Direttore D._, ossia il più
alto quadro dell’AFD, alla vista dell’accompagnatore del cdt E._,
dando prova della diligenza e dell’accortezza che era legittimamente atten-
dibile da lui, l’interessato avrebbe senz’altro potuto e dovuto capire di chi
si trattava, adeguando di conseguenza il suo comportamento. A maggior
ragione considerato che anche il Direttore D._ indossava l’uni-
forme. Ad ogni buon conto, indipendentemente dal fatto che avesse rico-
nosciuto o meno il Direttore dell’AFD, il modo in cui il cpl A._ si è
rivolto al comandante della Regione, nel contesto di un turno di servizio –
non di tempo libero – non è comunque giustificabile dal desiderio di essere
amichevole o suscitare ilarità nelle persone circostanti. Esiste un protocollo
per rivolgersi ai propri superiori e nell’evenienza concreta non vi era alcun
motivo per discostarsene, al contrario. La negligenza dimostrata in tale cir-
costanza dal cpl A._ – che persevera anche in sede di ricorso a
considerare l’episodio alla stregua di una ragazzata – risulta aggravata dal
fatto che la mancanza di rispetto nei confronti del comandante, palesata
dinnanzi a terze persone, potrebbe finanche indurre il Direttore dell’AFD a
dubitare della capacità del comandante stesso a far rispettare ordine e di-
sciplina all’interno della propria Regione. Il rischio del verificarsi di una tale
eventualità – non remota, viste le vicende che in passato hanno coinvolto
la Regione (si cfr. l’affare di cui alla sentenza del TAF A-7410/2018 del 18
maggio 2020) – suscettibile di compromettere l’autorevolezza del coman-
dante della Regione e dei diretti superiori del ricorrente, è già di per sé
sufficiente per essere considerato una violazione dei propri doveri di dili-
genza e fedeltà per grave negligenza e per tenerne conto in tale ambito
malgrado le scuse proferite.
6.3.2 Evento dell’11 maggio 2019
6.3.2.1 Sebbene non risulti dimostrato che la pattuglia F._-
A._ abbia effettivamente svolto un controllo a ... tra le ore 12.00 e
le 13.15 – le versioni rilasciate dagli interessati nella deposizione del 16
A-6518/2019
Pagina 18
maggio 2019 e nei rispettivi interrogatori non coincidono infatti integral-
mente su questo punto – neppure emerge dagli atti che le circostanze con-
crete giustificassero l’esecuzione di particolari controlli sui veicoli in transito
nella zona di competenza della suddetta pattuglia. Gli elementi a disposi-
zione di questo Tribunale non consentono infatti di fondare un rimprovero
al ricorrente per la mancata esecuzione di controlli mirati sui veicoli, tanto
più che a entrambi gli agenti – guardie di confine con una decennale espe-
rienza sul campo – deve essere riconosciuta una certa latitudine di giudizio
e il giusto margine di apprezzamento nel valutare se una determinata si-
tuazione richieda il blocco di un veicolo o meno. Su questo aspetto, non vi
sono elementi sufficienti per muovere alcuna critica al ricorrente, segnata-
mente per concludere in favore di una violazione dell’obbligo di diligenza.
6.3.2.2 È per contro assodato che la pattuglia F._/A._, poco
dopo l’inizio del turno si è fermata, senza annunciarlo al capo dell’impiego,
presso il distributore “P._” a ... dove entrambi gli agenti hanno ac-
quistato un panino e una bottiglietta d’acqua. Tale circostanza – confermata
da entrambi gli agenti nei rispettivi rapporti e interrogatori – pur non costi-
tuendo in sé una mancanza particolarmente grave agli obblighi di servizio,
denota comunque una certa leggerezza (in casu del ricorrente e del collega
a capo della pattuglia), nella gestione delle pause durante il turno di servi-
zio e nel rispetto delle regole che impongono agli agenti di annunciare al
capo dell’impiego le eventuali soste (annuncio che il ricorrente era conscio
di dover eseguire e che era stato regolarmente fatto in altre circostanze,
come ad esempio in occasione del turno di servizio del 23 maggio 2019,
[cfr. consid. 6.3.3]). È pertanto corretto che tale episodio venga conside-
rato, quale violazione colpevole (intenzionale) dei doveri di servizio, nella
ponderazione complessiva del caso.
6.3.2.3 In relazione alla questione della moneta della cassa accessoria, le
versioni degli interessati discordano nuovamente. Nel rapporto del 16 mag-
gio 2019 il sgt F._ ha riferito di essere venuto a conoscenza della
mancanza di moneta all’inizio del turno, quando la pattuglia si trovava an-
cora in garage e di aver chiesto al collega di farla in cassa. La richiesta è
tuttavia stata respinta dal cpl A._ che non voleva perdere tempo a
compilare la modulistica. Dal canto suo il ricorrente ha sostenuto in un
primo tempo (rapporto del 16 maggio 2019) di aver comunicato al sgt
F._ dell’assenza di moneta soltanto quando la pattuglia si stava re-
cando a fare il blocco delle ore 13.00 in zona ..., mentre in un secondo
tempo (interrogatorio del 16 luglio 2019) ha dichiarato di essersene accorto
da subito e dopo averlo comunicato al collega di aver deciso con quest’ul-
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Pagina 19
timo di farla al distributore “Q._” a ... per velocizzare l’entrata in ser-
vizio e per snellire la procedura di cambio. Giova rilevare che nel turno di
servizio in parola, il ricorrente e non il capo pattuglia era responsabile della
tenuta della cassa accessoria. Per sua stessa ammissione egli era a cono-
scenza delle direttive che impongono di recuperare la moneta mancante
dalla cassetta di sicurezza adibita a tale scopo presso il Posto guardie di
confine Ticino di .... Per sua stessa ammissione tale procedura non è stata
seguita al fine di guadagnare tempo. L’inosservanza della procedura, che
avrebbe senz’altro procrastinato di alcuni minuti la partenza della pattuglia
dalla centrale – richiedendo la compilazione degli appositi formulari –
avrebbe tuttavia permesso di evitare la sosta al distributore Q._,
che ha ulteriormente incrementato il ritardo all’appuntamento delle 13.00
per approntare il blocco in zona ... (dalle dichiarazioni del capo dell’im-
piego, sgt G._, risulta infatti che soltanto alle ore 13.08, una volta
fermatisi al distributore, il sgt F._ lo ha informato della necessità di
fare moneta alla cassa accessoria). Tale inadempienza all’inizio del turno
e la scelta unilaterale fatta dal cpl A._, che alla guida del veicolo di
servizio ha deciso di deviare dal percorso e sostare a fare moneta al distri-
butore di servizio hanno di fatto causato il ritardo di un quarto d’ora della
pattuglia all’appuntamento fissato dal capo dell’impiego. Al riguardo, il sgt
F._, pur essendo a capo della pattuglia, non disponeva di alcun
mezzo concreto atto ad impedire che il collega agisse come ha fatto e che
la pattuglia arrivasse in ritardo. In definitiva, al ricorrente non soltanto può
essere imputato il mancato rispetto delle direttive riguardo al cambio della
moneta, la cui osservanza era di sua esclusiva competenza essendo il re-
sponsabile della cassa accessoria, ma pure il ritardo della pattuglia all’ap-
puntamento fissato dal capo dell’impiego. Su questo punto, il comporta-
mento del ricorrente non può dunque considerarsi al riparo dalla critica e
configura una chiara violazione – per di più intenzionale – degli obblighi di
servizio, che contrariamente a quanto egli sostiene in sede di ricorso, non
può essere scaricata in alcun modo sul capo pattuglia.
6.3.2.4 È quindi seguito l’episodio della sosta per il caffè al distributore di
.... Il ricorrente ha ammesso di aver informato il sgt G._ della ne-
cessità di fare rifornimento, pur sapendo che il livello del carburante si tro-
vava ancora oltre la metà. Anziché recarsi immediatamente presso la zona
di sorveglianza (...) a loro attribuita, la pattuglia si è quindi fermata con il
solo intento di bere un caffè al distributore di servizio e, posteggiando il
veicolo di servizio – senza effettuare rifornimento – in una zona non visibile
dalla carreggiata, ha sostato all’interno dell’esercizio pubblico per almeno
un quarto d’ora (cfr. rapporto aiut H._). Dai rapporti agli atti – che
non coincidono completamente con le dichiarazioni del cpl A._ –
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Pagina 20
risulta che all’ingresso del sgt G._, che ha raggiunto il ricorrente per
chiedergli spiegazioni circa la loro presenza all’interno del locale, quest’ul-
timo ha chiesto alla commessa di stampare lo scontrino del rifornimento ed
ha sarcasticamente invitato il superiore a prender nota dell’accaduto. Gli
accertamenti sul veicolo eseguiti alla fine del turno, hanno permesso al sgt
G._ di appurare che nessun rifornimento era stato effettuato. Pure
l’aiut H._, in seguito, ha verificato lo stato del contatore di benzina,
constatando che il rabbocco del carburante non era affatto necessario, es-
sendo il contatore della benzina ancora oltre la metà. Orbene, ciò che viene
contestato al ricorrente non è tanto il fatto di aver fatto una pausa, benché
non autorizzata, ma il tentativo di raggiro ai danni del superiore (indicando
via radio un falso motivo per giustificare la sosta e il sotterfugio compiuto
per cercare di salvare le apparenze una volta scoperto dal sgt G._,
fermatosi anch’egli al distributore) e l’attitudine irrispettosa e sarcastica
nell’indirizzarsi a quest’ultimo (“Marcal giò!”, riferendosi al caffè bevuto
senza permesso). Tale comportamento posto in atto intenzionalmente,
contrariamente a quanto ritenuto dal ricorrente, gli è stato fatto notare dal
sgt G._ prontamente alla fine del turno e, unitamente alle altre man-
chevolezze, è stato in seguito verbalizzato nel rapporto del 16 maggio
2019. Non è quindi corretto sostenere che il sgt G._ non abbia rile-
vato alcun tipo di anomalia nel comportamento della pattuglia. Vero è il
contrario. D’altro canto il fatto che nessun rimprovero sia giunto da parte
del sgt F._, a capo della pattuglia, non costituisce un motivo giusti-
ficativo che permette al ricorrente di liberarsi delle proprie responsabilità.
Tanto più che contro il sgt F._ è stato aperto un procedimento disci-
plinare proprio per non aver richiamato all’ordine il collega (incarto A-
6541/2019).
6.3.2.5 Vi è infine l’episodio verificatosi a conclusione del turno di servizio
nella zona di ..., dove la pattuglia F._/A._ si è recata per
prestare rinforzo ai colleghi. Secondo la ricostruzione fatta dal sgt
G._, confermata dalla gcf I._ (cfr. rapporto aiut H._),
alla richiesta del superiore di procedere ad un incasso, il cpl A._ ha
manifestato platealmente il suo disappunto, estraendo la mappetta conte-
nente la modulistica dalla borsa di servizio e scaraventando il tutto sul ta-
volo. In un primo momento il ricorrente ha riferito di non ricordare l’acca-
duto, ammettendo tuttavia di non essere stato d’accordo con l’ordine del
superiore. In occasione dell’interrogatorio ha riconosciuto che la mappetta
potesse essergli sfuggita di mano, ribadendo la contrarietà ad eseguire l’in-
casso ordinato. Sebbene a sé stante tale episodio non costituisca una vio-
lazione particolarmente grave ai propri doveri di servizio – tanto più che
A-6518/2019
Pagina 21
l’incasso per finire è stato eseguito – è pur vero che il comportamento irri-
spettoso e indisciplinato nei confronti del superiore va contestualizzato
nell’insieme della giornata, in cui il ricorrente, non si è certo distinto per una
condotta impeccabile. Si tratta pertanto di un’ulteriore comportamento po-
sto in atto intenzionalmente di cui tenere conto nella ponderazione com-
plessiva del caso.
6.3.3 Evento del 23 maggio 2019
Riguardo a tale evento figura agli atti unicamente il rapporto del 25 maggio
2019 del sgtm J._, che in qualità di capo impiego durante il turno di
servizio in questione, aveva autorizzato la pattuglia A._/I._
ad eseguire due soste: alle ore 12.15 per l’acquisto di una bottiglia d’acqua
e alle ore 16.00 per l’acquisto e il consumo di un panino e in seguito, dopo
tale pausa, per il rabbocco di carburante e l’acquisto di un caffè al distribu-
tore di benzina. Nel rapporto del sgtm J._ è inoltre confluita la se-
gnalazione del sgt R._ che a sua volta ha riportato quanto riferitogli
dalla gcf I._ riguardo al turno di servizio in parola svolto con il cpl
A._. Secondo quanto riferito dalla gcf I._ in occasione della
prima sosta (ore 12.15) quest’ultima aveva comunicato al ricorrente l’inten-
zione di eseguire il rifornimento al veicolo di servizio. Il cpl A._, a
capo della pattuglia, aveva risposto negativamente indicando che “così ab-
biamo la scusa per fermarci a bere il caffè”. La gcf I._ ha precisato
al riguardo che il ricorrente oltre all’acquisto della bottiglietta d’acqua,
aveva pure bevuto un caffè. La gcf I._ ha inoltre riferito che il ricor-
rente gli ha ordinato di ritornare al distributore di ... per eseguire il rabbocco
del carburante, nonostante si trovassero in zona ... con a disposizione nelle
immediate vicinanze diversi altri distributori. La gcf I._ ha infine se-
gnalato di sentirsi frustrata durante i turni di servizio eseguiti con il cpl
A._, in quanto è prassi di quest’ultimo fermarsi sin dall’inizio del
turno ad acquistare cibo, bevande, a bere caffè, ecc. Orbene, riguardo agli
episodi suesposti nuovamente occorre convenire che in quanto tali e a sé
stanti non configurano dei comportamenti particolarmente reprensibili. Le
dichiarazioni della gcf I._ – confermate dalle segnalazioni di altri
colleghi (si cfr. consid. 6.3.4) e dagli eventi dell’11 maggio 2019 (cfr. consid.
6.3.3) – denotano tuttavia l’attitudine piuttosto disinvolta del ricorrente nel
fare soste e spostamenti non necessari durante il turno di servizio. In defi-
nitiva, pertanto, è a giusto titolo che gli eventi del 23 maggio 2019 debbano
essere considerati nella ponderazione complessiva del caso, in quanto
comportamenti non soltanto negligenti, ma intenzionalmente volti ad aggi-
rare le disposizioni sulle pause, in violazione dell’obbligo di diligenza.
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Pagina 22
6.3.4 Evento del 19 giugno 2019
In relazione a tale evento, sono state assunte agli atti le dichiarazioni dei
due agenti, cpl K._ e gcf L._, che insieme al cpl A._
componevano la pattuglia in servizio mobile fra le ore 11.30 e le 16.00.
Entrambi gli agenti hanno confermato che nel corso del breve turno di ser-
vizio, della durata di 4.5 ore, la pattuglia ha effettuato tre pause, di 20 minuti
la prima e di almeno 10 minuti le seguenti. La gcf L._ ha inoltre
riferito di un’altra sosta presso il distributore S._ di ..., avallata dal
ricorrente, allo scopo di acquistare per sé una bibita. In occasione dell’in-
terrogatorio il cpl A._ ha riconosciuto i fatti e si è giustificato spie-
gando che essendo una giornata molto calda ha proposto ai colleghi di
acquistare un gelato e per non consumarlo nel veicolo di servizio ha deciso
di fermarsi per mangiarlo. Non si è per contro espresso riguardo alle altre
pause.
Si osserva innanzitutto che – contrariamente a quanto asserito in sede di
ricorso – soltanto la pausa caffè presso il Bar M._ è stata annun-
ciata al capo dell’impiego e avallata da quest’ultimo. Non vi è invece traccia
agli atti di alcuna comunicazione fra la pattuglia e la centrale in relazione
alle altre due pause, che occorre pertanto presumere siano state eseguite
senza l’autorizzazione del superiore. Si rammenta che nel turno di servizio
in parola, il cpl A._ svolgeva il ruolo di capo pattuglia. A lui incom-
beva pertanto la responsabilità degli spostamenti, degli annunci di even-
tuali soste e la corretta esecuzione del servizio. Secondo l’autorità di prima
istanza l’esecuzione di tre pause in un turno di servizio della durata di 4.5
ore costituisce un abuso palese delle disposizioni di servizio che regolano
le pause. Al riguardo questo Tribunale non può che essere d’accordo, rite-
nuto che l’esecuzione di tre pause di complessivi 40 minuti eccede larga-
mente quanto previsto dall’art. 28 cpv. 4 dell’Ordinanza del Dipartimento
federale delle finanze (DFF) concernente l’ordinanza sul personale fede-
rale (O-OPers; RS 172.220.111.31), giusta il quale per ogni mezza giornata
lavorativa gli impiegati possono prendere una pausa di 15 minuti. A giusto
titolo l’autorità di prima istanza rileva inoltre che gli spostamenti effettuati
per eseguire le varie pause non fossero del tutto opportuni, considerato
che i luoghi dove sono stati fatti gli acquisti, non erano prettamente vicini
alla zona di sorveglianza attribuita alla pattuglia. In buona sostanza ciò che
viene rimproverato al ricorrente è l’abitudine di fermarsi all’inizio o durante
il turno di servizio per fare acquisti di cibo, bevande e pause caffè. Tale
attitudine già riscontrata in passato da alcuni colleghi (F._,
I._) e superiori (G._, J._, H._), è risultata par-
ticolarmente evidente in occasione del turno di servizio del 16 giugno 2019
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ed è stata oggetto di segnalazione da parte dei due colleghi di pattuglia
(K._ e L._). La leggerezza dimostrata dal ricorrente in tale
frangente, colpisce soprattutto se si tiene conto del fatto che il 29 maggio
2019, dunque poche settimane prima, era stato formalmente informato
dell’apertura nei suoi confronti di un’inchiesta disciplinare. Nonostante ciò
il cpl A._ ha perseverato nel reiterare gli stessi comportamenti la-
sciando denotare una grave negligenza.
6.4
6.4.1 Alla luce di quanto appena esposto non vi è pertanto dubbio che i
comportamenti contestati al ricorrente durante i mesi di maggio e giugno
2019 costituiscono una violazione degli obblighi professionali. Concor-
dando con l’autorità di prima istanza questo Tribunale è persuaso del fatto
che la negligenza reiterata dimostrata dall’insorgente, in alcune occasione
sia da considerarsi grave, e che in alcuni casi i comportamenti contrari agli
obblighi di servizio sono stati addirittura posti in atto intenzionalmente.
6.4.2 Si osserva inoltre che il cpl A._, agente con una pluriennale
esperienza alle spalle, era senz’altro in grado di riconoscere che i ripetuti
comportamenti sconvenienti da lui adottati erano in contrasto con l’obbligo
di fedeltà e diligenza nei confronti del datore di lavoro. Egli stesso d’altra
parte ha ammesso nel proprio interrogatorio di aver trascorso un periodo
in cui era molto stanco e nervoso durante il quale non ha dato prova di un
comportamento ineccepibile.
Dato che il ricorrente era consapevole dei doveri professionali di fedeltà e
diligenza a lui incombenti e che adottando un comportamento opportuno
avrebbe potuto impedirne la violazione, questo Tribunale ritiene condivisi-
bile la conclusione a cui è giunta l’autorità di prima istanza, secondo la
quale il comportamento di quest’ultimo costituisce una violazione degli ob-
blighi professionali per grave negligenza e in alcuni casi intenzionale. Le
condizioni per l'adozione di una misura disciplinare sono quindi soddisfatte
nel caso di specie.
6.4.3 Anche l’ultima condizione cumulativa (cfr. consid. 6.1.2), ossia la con-
clusione dell’inchiesta amministrativa risulta in concreto adempiuta. In par-
ticolare i fatti sono stati appurati e l’inchiesta amministrativa ha potuto fare
il suo corso, terminando con la decisione qui impugnata.
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7.
Occorre quindi esaminare l'adeguatezza del provvedimento disciplinare
adottato.
7.1 L'art. 25 cpv. 2 LPers fornisce esempi di misure che il datore di lavoro
può adottare per garantire uno svolgimento ordinato dei compiti (cfr.
consid. 6.1). Il datore di lavoro dispone di potere discrezionale nella scelta
delle "misure necessarie" (secondo la giurisprudenza relativa all'art. 26
LPers [ora abrogato], cfr. sentenza TAF A-372/2012 del 25 maggio 2012
consid. 5.2), il quale dev’essere esercitato debitamente (“pflichtgemäss”):
la decisione deve essere legittima e adeguata. Va da sé che i principi
costituzionali come il divieto di commettere arbitrio, il principio
dell’uguaglianza di trattamento e quello della proporzionalità devono
essere rispettati (tra le tante TAF A-1849/2013 del 20 agosto 2013 consid.
5.1).
7.2 Il principio della proporzionalità dev’essere rispettato in ogni attività
dello Stato. Sancito in linea di massima dall’art. 5 cpv. 2 della Costituzione
federale del 18 aprile 1999 della Confederazione Svizzera (Cost., RS 101),
esso impone, come condizione necessaria ad ogni restrizione dei diritti fon-
damentali, che vi sia un rapporto ragionevole fra lo scopo d’interesse pub-
blico perseguito ed il mezzo scelto per realizzarlo (cfr. HÄFELIN/MÜL-
LER/UHLMANN, op. cit., pag. 118 n. 514 segg.).
7.3 Per quanto attiene dapprima all’interesse pubblico della funzione qui
oggetto della misura, il Tribunale adito menziona che il CGCF, corpo ar-
mato e sottoposto alla disciplina militare, ha il compito di riscuotere tasse
doganali, di assicurare la sicurezza ai confini dello Stato nonché di com-
piere funzioni di sorveglianza dell’immigrazione. In questo contesto, l’eser-
cizio di questi compiti riveste senza dubbio un interesse pubblico. Pure
d’interesse pubblico è la fiducia che si può riporre nella persona che eser-
cita, in qualità di guardia di confine, tale funzione pubblica.
7.4 In quanto sanzioni amministrative, le misure disciplinari hanno, tra l’al-
tro, la funzione di mantenere l'ordine, di far rispettare i doveri d'ufficio e di
preservare la reputazione e l'affidabilità delle autorità amministrative (HÄFE-
LIN/MÜLLER/UHLMANN, op. cit., par. 1506; TOBIAS JAAG, in: Biaggini/Häner/
Saxer/Schott [Hrsg.], Fachhandbuch Verwaltungsrecht, Zurigo 2015, par.
23.65; ANDREA HÜLSMANN, Disziplinarische Verantwortlichkeit im öffentli-
chen Dienst, Diss., Berna 2014, p. 82 s.).
Da quanto emerso dall’incarto, l'obiettivo perseguito dall'autorità di prima
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istanza tramite il provvedimento disciplinare in esame consiste nel garan-
tire nuovamente l’esecuzione del servizio e nel ristabilire l’ordine, come
pure nella correzione di un comportamento.
7.5 Il principio di proporzionalità è costituito dal principio dell’idoneità, da
quello della necessità e da quello della proporzionalità in senso stretto (cfr.
DTF 136 I 17 consid. 4.4; 135 I 246 consid. 3.1; 130 II 425 consid. 5.2; 124
I 40 consid. 3). Il principio d’idoneità impone che la misura sia atta al rag-
giungimento dello scopo d’interesse pubblico perseguito (cfr. DTF 128 I
310 consid. 5b/cc). Il principio di necessità impone che la misura sia ne-
cessaria alla realizzazione di tale scopo. In questo ambito la misura deve
limitarsi a quanto necessario (cfr. DTF 130 II 425 consid. 5.2). Infine, il prin-
cipio della proporzionalità in senso stretto – detta anche regola della pre-
ponderanza dell’interesse pubblico – impone che, in ogni caso, l’autorità
proceda alla ponderazione tra l’interesse pubblico perseguito e il contrap-
posto interesse privato (cfr. DTF 129 I 12 consid. 6 – 9).
7.6
7.6.1 Sotto il profilo dell’idoneità, visto il grande margine di manovra e di
apprezzamento concesso agli agenti che svolgono il servizio mobile, che
presuppone un elevato grado di responsabilità e senso del dovere, la mi-
sura qui contestata è idonea a restaurare la fiducia in seno al CGCF IV e
da parte dei superiori.
7.6.2 Pure l’esigenza della necessità è adempiuta: le ripetute manchevo-
lezze riscontrate nel mese di maggio e giugno 2019 durante i quattro turni
di servizio elencati sopra da parte del cpl A._ rendono senz’altro
necessaria l’adozione di provvedimenti disciplinari volti a scongiurare il ri-
petersi in futuro del medesimo comportamento, a maggior ragione consi-
derato che i dipendenti del CGCF sottostanno – come detto – ad una disci-
plina militare.
7.6.3 Per quanto attiene alla proporzionalità in senso stretto, alla luce della
ripetuta violazione degli obblighi professionali per grave negligenza, delle
rimostranze riguardo alla sua attitudine da parte di colleghi e superiori e
delle circostanze personali dell’interessato (che pur non avendo mai rice-
vuto alcun richiamo o ammonimento in passato, neppure risulta aver otte-
nuto in generale delle valutazioni particolarmente degne di nota), nonché
dell’ammontare della multa (fr. 400.-, rispetto al tetto massimo di 3'000.-
previsto dall’art. 99 cpv. 2 let. b OPers), la misura adottata risulta adeguata
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e senz’altro la più mite, a mente di questo Tribuale, fra quelle a disposizione
del datore di lavoro (cfr. consid. 6.1).
Rispetto all'obiettivo perseguito dall’amministrazione la comminazione di
un semplice avvertimento – ossia una misura prevista in caso di compor-
tamenti negligenti che ha lo scopo di far capire all’interessato che il datore
di lavoro non è più disposto a tollerare tale condotta e che sono possibili
ulteriori misure in caso di comportamenti analoghi o ulteriori violazioni dei
propri doveri di servizio (sentenza del TAF A-416/2020 del 28 aprile 2021
consid. 6.5.2.2; A-6699/2015 del 21 marzo 2016 consid. 6.4) – non soltanto
non avrebbe rappresentato il mezzo più adeguato per raggiungere l'obiet-
tivo prefissato, in quanto troppo blando, ma alla luce della negligenza grave
e dell’intenzionalità riscontrata, neppure avrebbe potuto essere commi-
nato.
Il confronto tra l’interesse pubblico come descritto qui sopra e l’interesse
del ricorrente dimostra la preponderanza dell’interesse pubblico. Ne di-
scende che la misura adottata nei confronti del ricorrente era proporzio-
nata.
7.7 Visto quanto precede, il ricorso, in quanto infondato, è respinto,
mentre la decisione impugnata confermata.
8.
In base all’art. 34 cpv. 2 LPers, la procedura di ricorso è gratuita tranne nei
casi di temerarietà. Nella fattispecie si rinuncia quindi alla riscossione di
spese di procedura. Visto l’esito della lite, il ricorrente non ha diritto alla
rifusione di indennità a titolo di ripetibili (cfr. art. 64 cpv. 1 PA a contrario e
art. 7 cpv. 1 del Regolamento del 21 febbraio 2008 sulle tasse e sulle spese
ripetibili, nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale [TS-TAF,
RS 173.320.2] a contrario). Infine, malgrado il verdetto ad essa favorevole,
l’autorità inferiore non ha diritto alla rifusione di indennità a titolo di ripetibili
(cfr. art. 7 cpv. 3 TS-TAF).
Il dispositivo è menzionato alla pagina seguente
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