Decision ID: d873ffea-5765-55e7-87bb-7b1ad4baaa46
Year: 2019
Language: it
Court: TI_TCAS
Chamber: TI_TCAS_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: social_law

ritenuto
in fatto
1.1. La FA 1, con sede a _ (in precedenza a _), è stata iscritta a Registro di commercio il 6 febbraio 2013 (cfr. estratto RC informatizzato agli atti). Lo scopo sociale consisteva nei servizi di sorveglianza, sicurezza, protezione e di vigilanza, anche armata, di persone, valori, cose mobili o immobili.
Negli anni dal 2015 al 2017, il consiglio di amministrazione era così composto (date di pubblicazione nel FUSC):
• _
dal 11.02.2013 al 13.08.2015 amministratore unico;
• RI 2
dal 13.08.2015 al 29.06.2016 amministratore unico,
dimissionario il 23 giugno 2016 (doc. 3 inc. 31.2018.11);
• RI 1
dal 12.09 2016 al 17.01.2017 amministratore unico,
dimissionario il 20 dicembre 2016 (doc. A allegato alla
decisione su opposizione in doc. C inc. 31.2018.10; se non
diversamente specificato la documentazione si riferisce all’inc.
31.2018.10).
1.2. La società è stata affiliata alla Cassa CO 1 (di seguito la Cassa) in qualità di datrice di lavoro dal 1° febbraio 2013.
Il 22 maggio 2017 l’Ufficio esecuzioni (UE) del Distretto di _ ha rilasciato degli attestati di carenza beni relativi ai contributi paritetici AVS/AI/IPG/AD e AF non soluti dalla società per il 2016 (doc. 4/E).
Con decreti del 5 luglio 2017 e del 25 agosto 2017 della Pretura del Distretto di _ sono state dichiarate l’apertura del fallimento della società rispettivamente la sospensione della procedura ai sensi dell’art. 230 LEF (FUSC _2017 e _2017).
La Cassa ha insinuato all’Ufficio fallimenti di _ il proprio credito di fr. 23'393.-- a titolo di contributi paritetici AVS/AI/IPG/AD e AF non soluti per gli anni 2015 e 2016 (sub doc. 3 inc. 31.2018.11).
La procedura di fallimento è stata definitivamente chiusa e la ragione sociale radiata d’ufficio in applicazione dell’art. 159 cpv. 5 lett. a ORC (FUSC _2018; cfr. estratto RC informatizzato, doc. B).
1.3. Costatato di aver subìto un danno, con due distinte decisioni del 30 marzo 2018, confermate l’11 luglio 2018, la Cassa ha chiesto RI 1 e a RI 2, ex amministratori unici della FA 1, il risarcimento ai sensi dell’art. 52 LAVS di fr. 17'681,65 per i contributi paritetici non soluti per gli anni 2015 e 2016 (quest’ultimo sino all’acconto di settembre) e rispettivamente di fr. 9'061,90 per i contributi rimasti scoperti negli anni 2015 e 2016 (quest’ultimo sino all’acconto di marzo), con vincolo di solidarietà fra loro limitatamente all’importo richiesto.
1.4. Contro le succitate decisioni su opposizione RI 1, per il tramite dell’avv. RA 1, e RI 2 hanno singolarmente interposto ricorso al TCA chiedendone l’annullamento.
In particolare:
·
RI 1, facendo riferimento al suo verbale di audizione dell’11 aprile 2018 presso la Cassa, rileva innanzitutto come il dissesto finanziario della società sia da ricondurre in maniera preponderante, se non esclusiva, alla mala gestione operata dal titolare _. Sostiene che quest’ultimo lo avrebbe rassicurato circa l’entrata in tempi brevi d’ingenti capitali dovuti alla vendita delle azioni, liquidità che sarebbe servita per saldare gli scoperti, tra cui il debito contributivo, circostanza che lo avrebbe indotto ad inoltrare non subito le dimissioni. Sempre con riferimento al succitato verbale, il ricorrente rileva di essere riuscito a procurarsi parte della documentazione contabile ed il resoconto della reale situazione debitoria della società soltanto al termine del suo incarico.
Rilevando inoltre che al momento di assumere la carica di amministratore unico la società si trovava in uno stato di grave sovraindebitamento, egli sostiene di non rispondere dei contributi sociali scaduti prima dell’inizio del mandato ma, semmai, di quelli successivi.
Contesta l’ammontare del danno fatto valere dalla Cassa, chiedendo il riconteggio dei contributi paritetici rimasti scoperti.
·
RI 2 chiede di confermare e sostanziare il suo ricorso “
in un’udienza plenaria presso la vostra Corte; in tale sede mi riservo di produrre documentazione atta a suffragare tale mia posizione e di esprimersi successivamente in una memoria conclusiva al termine dell’istruttoria”
. Rileva come la società fosse parte della _, le cui entità si riferivano a _ ed a _; contesta alla Cassa di non aver considerato i succitati quali “
codebitori solidali”;
contesta l’affidabilità dei conteggi relativi agli oneri sociali allestiti dalla Cassa la quale avrebbe considerato dipendenti fittizi a lui non noti, eccetto l’unico collaboratore _; rileva come la società sia stata gestita esclusivamente dall’azionista _, il quale lo avrebbe rassicurato dell’arrivo di fondi per far fronte ai debiti societari. Evidenzia inoltre come la società era già insolvente prima della sua entrata in funzione quale amministratore e che semmai deve rispondere unicamente per gli oneri sociali dovuti a _ solo per gli ultimi tre mesi del 2015.
1.5. Con due differenti risposte di causa, entrambe datate 2 ottobre 2018, la Cassa, con argomentazioni di cui si dirà più avanti, ha confermato la responsabilità di RI 1 e RI 2, riducendo tuttavia per il primo l’importo di risarcimento a fr. 3'784,85.
1.6. Con decreto del 4 ottobre 2018, interpellate le parti, il vicepresidente del TCA ha congiunto le due cause.
1.7. Con scritto del 18 ottobre 2018 RI 1 ha inoltrato le proprie osservazioni alla risposta di causa e notificato i mezzi di prova da assumere (VI).
1.8. Su richiesta del TCA, il 31 ottobre 2018 la Cassa ha preso posizione riguardo al succitato scritto e prodotto la documentazione concernente un dipendente dalla FA 1 di cui si dirà nel prosieguo (VIII).
1.9. Avendo RI 2 chiesto il dibattimento pubblico, il Vicepresidente del TCA lo ha citato in udienza per il 10 ottobre 2019 (VI inc. 31.2018.11), rinviata, su richiesta dell’interessato, al 15 ottobre 2019 (X inc. 31.2018.11). Non essendosi ingiustificatamente presentato (XII inc. 31.2018.11), RI 2 è stato nuovamente citato per il 5 novembre 2019 con la comminatoria che in caso di ulteriore mancata comparsa all’udienza, la procedura avrebbe continuato il suo corso (XIII inc. 31.2018.11).
1.10. In data 5 novembre 2019 si è svolta l’udienza dibattimentale (XVII inc. 31.2018.11).
1.11. Con lettera 19 novembre 2019 RI 2 ha fra l’altro rilevato di riconoscere la propria responsabilità nei confronti della Cassa per il mancato pagamento degli oneri sociali dovuti dalla FA 1 per il periodo 1° ottobre 2015 - 31 marzo 2015 per complessivi fr. 8'874,15 (XIII).
considerato

in diritto
2.1. In virtù dell'art. 52 cpv. 1 LAVS il datore di lavoro deve risarcire il danno che egli ha provocato violando, intenzionalmente o per negligenza grave, le prescrizioni dell’assicurazione. I presupposti dell'obbligo di risarcimento sono quindi l'esistenza di un danno, la violazione delle prescrizioni vigenti in materia di contributi paritetici da parte del datore di lavoro, l'intenzionalità o la negligenza grave ed un nesso di causalità adeguato fra la colpa e la citata violazione delle prescrizioni legali.
La giurisprudenza (cfr. in particolare DTF 132 III 523 consid. 4.6 pag. 530 con riferimenti) e la dottrina ammettono in maniera generale (tacitamente:
"stillschweigend"
, cfr. Meyer, Die Rechtsprechung des Eidgenössischen Versicherungssgerichts zur Arbeitgeberhaftung, in: Temi scelti di diritto delle assicurazioni sociali, Basilea 2006, pag. 33 con riferimento) un nesso di causalità naturale e adeguata tra il comportamento colpevole e il danno subito in seguito per mancato pagamento dei contributi (STF 9C_ 238/2017 del 5 luglio 2017 consid. 5.3.2 e 9C_394/2016 del 21 novembre 2016 consid. 5).
Nell’ipotesi in cui il datore di lavoro è una persona giuridica, che è stata sciolta allorché la pretesa viene fatta valere, possono essere convenuti, in via sussidiaria, i suoi organi responsabili (DTF 123 V 15 consid. 5b con riferimenti; SVR 2001 AHV Nr. 6, pag. 20; tale estensione è stata tra l'altro motivata con il riferimento al principio generale della responsabilità degli organi di una società ai sensi dell'art. 55 cpv. 3 CC, statuito la prima volta in DTF 96 V 125 e ribadito in DTF 114 V 221 consid. 3b). Sussidiarietà significa che la cassa di compensazione deve innanzitutto rivolgersi al datore di lavoro. Solo nel caso in cui il datore di lavoro non può far fronte al suo obbligo contributivo la cassa di compensazione può agire sussidiariamente e direttamente contro i suoi organi. Generalmente questo è il caso in cui la cassa accusa un danno a seguito del fallimento della società datrice di lavoro. In questo contesto si situa anche il rilascio di un attestato di carenza beni definitivo in una procedura di esecuzione in via di pignoramento (Nussbaumer, Die Haftung des Verwaltungsrates nach Art. 52 AHVG, in AJP 1996 pag. 107; Frésard, Les développements récents de la jurisprudence du Tribunal fédéral des assurances relative à la responsabilité de l’employeur selon l’art. 52 LAVS, in RSA 1991, pag. 163; RCC 1988 pag. 137, 1991 pag. 135; DTF 129 V 11, 123 V 15; SVR 2001 AHV Nr. 6).
Qualora più datori di lavoro, come per esempio i membri di una società semplice, o più organi di una persona giuridica, abbiano cagionato assieme un danno, essi ne rispondono solidalmente (DTF 119 V 87 consid. 5a, 114 V 214 e sentenze ivi citate). Va rilevato che il nuovo capoverso 2 dell’art. 52 LAVS, entrato in vigore il 1° gennaio 2012, prevede che
“se il datore di lavoro è una persona giuridica, rispondono sussidiariamente i membri dell’amministrazione e tutte le persone che si occupano della gestione o della liquidazione. Se più persone sono responsabili dello stesso danno, esse rispondono solidalmente per l’intero danno”
.
Il Tribunale federale delle assicurazioni (TFA, dal 1° gennaio 2007 Tribunale federale, TF) ha riesaminato il problema della responsabilità sussidiaria degli organi ed ha concluso che la prassi finora adottata a proposito dell'art. 52 LAVS deve essere mantenuta anche successivamente all’entrata in vigore – il 1° gennaio 2003 – del nuovo art. 52 LAVS (DTF 129 V 11 = Pratique VSI 2003 pag. 79 segg.).
Nella fattispecie in esame, come da giurisprudenza citata al considerando precedente, a seguito del rilascio dell’attestati di carenza beni del 22 maggio 2017 (cfr. consid. 1.2)
–
che segnano l’insorgenza e la conoscenza del danno
–
la Cassa ha rettamente chiesto in via sussidiaria agli ex amministratori RI 2 ed RI 1 il risarcimento ex art. 52 LAVS per i contributi paritetici non versati dalla FA 1 nel periodo 2015 - 2016(doc. 4/E).
Va ricordato che, conformemente alla giurisprudenza del TF, in
un’esecuzione per via di pignoramento
la conoscenza del danno coincide con la notifica di un attestato di carenza beni o di un verbale di pignoramento a valere quale attestato di carenza beni definitivo ai sensi degli articoli 115 cpv. 1 e 149 LEF – che determina parimenti l’insorgenza del danno e sancisce quindi l’irrecuperabilità del credito contributivo – e questo anche nell’ipotesi in cui il datore di lavoro è una persona giuridica non ancora sciolta per fallimento; da quel momento decorre il termine di prescrizione di due anni ex art. 52 cpv. 3 LAVS, rispettivamente decorreva il termine annuo di perenzione ex art. 82 v.OAVS (STCA del 5 agosto 1996 inc. 31.1995.260; STFA H 188/04 del 28 novembre 2005, H 142/03 del 19 agosto 2003, H 268/01 e H 269/01 del 5 giugno 2003
, H 265/00 del 20 marzo 2003, H 284/02 del 19 febbraio 2003;
DTF 123 V 12, 113 V 256, 112 V 157; RCC
1991 pag. 132,
1990 pag. 304; Nussbaumer
, Les caisses de compensation en tant que parties à une procédure de réparation d’un dommage selon l’art. 52 LAVS, in: RCC 1991 pag. 405
).
Con l'attestato di carenza beni (definitivo) a seguito di pignoramento si anticipa quello che è normalmente il momento della conoscenza del danno, ossia prima del deposito della graduatoria nel fallimento o prima della sospensione del fallimento per mancanza di attivi ai sensi dell'art. 230 LEF.
2.2. Costituiscono elementi del danno risarcibile, tra l’altro, i contributi AVS/AI/IPG, sia per la parte del salariato che quella del datore di lavoro (STFA H 166/02 del 28 ottobre 2002 consid. 4.1; STCA del 10 giugno 2002 consid. 2.3 inc. 31.2002.10; Pratique VSI 1994 pag. 104); i contributi della disoccupazione (STFA H 346/01 del 4 ottobre 2002 consid. 4); i contributi dovuti all’assicurazione cantonale degli assegni familiari; le spese di amministrazione; gli interessi moratori (art. 41bis OAVS); le spese esecutive (cfr. la giurisprudenza citata in RDAT II 1995 pagg. 369-370 confermata in RDAT II 2002 pag. 533; STFA H 113/00 del 24 ottobre 2000 consid. 6 e RtiD II 2006 pagg. 368-370). Non sono invece computabili le multe inflitte dalla Cassa (STFA H 142/03 del 19 agosto 2003, H 194/96 del 4 novembre 1996).
Secondo costante giurisprudenza, spetta all’amministrazione documentare la propria pretesa, mediante estratti, salari, fatture ecc. (RDAT II 1995 pag. 396).
Tuttavia va ricordato che, in applicazione del principio dell’obbligo di collaborazione delle parti, in caso di contestazione incombe alla controparte portare le prove che l’importo del danno richiesto dalla cassa di compensazione non è corretto (RDAT II 1995 pag. 397 che rinvia alla RCC 1991 pag. 133 consid. II/1b).
2.3. Per quel concerne l’ammontare del danno, come risulta dagli estratti dei contributi paritetici per gli anni 2015 e 2016, gli oneri sociali sono stati determinati in base alle dichiarazioni dei salari e schede salariali (doc. F 1-2, G e H).
2.3.1. Riguardo alla dichiarazione dei salari per il
2015
, compilata il 22 giugno 2016 e rettificata il 13 luglio 2016 (sub doc. F1-2), sono stati indicati due collaboratori (_ e _) ed allegate le relative “schede stipendi” vidimate con l’intestazione “FA 1”.
2.3.2. Per quel che concerne invece la dichiarazione dei salari del
2016
, compilata il 9 gennaio 2017, la stessa è stata allestita e firmata dal collaboratore _ “in assenza di amministratore” (sub. doc. G = doc. D inc. 31.2018.11), il quale, come dichiarato dallo stesso ricorrente RI 1 presso l’Ufficio fallimenti _ (doc. M allegato alla decisione su opposizione _), era il responsabile della tenuta della contabilità. Va poi evidenziato che alla succitata distinta salari sono state allegate tre “schede stipendi” – tra l’altro vidimate con il timbro della società – di collaboratori (doc. H = doc. D inc. 31.2018.11), altro motivo per escludere che si è trattato d’impieghi fittizi. Certo, in sede di audizione presso gli uffici della Cassa del 21 giugno 2018 RI 2 ha sostenuto che il signor _ era l’unico dipendente della società, mentre gli altri collaboratori sono stati assunti da _ senza il suo intervento e consenso, circostanza ammessa anche dal signor _, presente all’audizione “quale persona informata dei fatti” (doc. 4). In sede di udienza, per quanto è dato di capire, RI 2 ha sostenuto che gli altri collaboratori elencati nella distinta salari del 2016 non avevano lavorato essendo stati licenziati. Inoltre, sempre in sede di udienza ha sostenuto che non avrebbe vidimato le tre schede di stipendi del 2016, anzi che “le schede sono state fotocopiate o rubato il relativo file e “sono stati fatti i mesi”.
Può essere che ho firmato qualcosa senza verificare” (XVII inc. 31.2018.11).
Ora, come rettamente rilevato dalla Cassa, ai fini contributivi, determinante è che sia stata svolta un’attività lucrativa soggetta all’AVS (art. 1a cpv. 1 lett. b, 4 cpv. 1 e 5 cpv. 2 LAVS). Inoltre, secondo l’art. 14 cpv. 1 LAVS, i contributi del reddito proveniente da un'attività lucrativa dipendente sono dedotti da ogni paga e devono essere versati periodicamente dal datore di lavoro insieme al suo contributo. Per l'insorgenza del debito contributivo e quindi per la questione di sapere quando i contributi devono essere prelevati dal salario determinante decisivo è il momento in cui il reddito da attività lavorativa si è realizzato (DTF 111 V 166 consid. 4a, 110 V 227 consid. 3a; STFA 1966 p. 205; RCC 1989 p. 317 consid. 3c, 1976 p. 88 consid. 2).