Decision ID: 56f44c9a-d6b4-56de-925a-622102b36ecf
Year: 2018
Language: it
Court: CH_BVGE
Chamber: CH_BVGE_001
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: 

Fatti:
A.
A.a L’interessato, cittadino afgano di etnia Hazara e confessione sciita, è
nato e cresciuto nel villaggio di B._, nel distretto di ... (...). Dopo
aver lavorato per un certo periodo per il conto delle truppe statunitensi di
stanza a C._, egli avrebbe intrapreso una carriera nelle forze
dell’ordine nel suo villaggio natale, lavorando per due anni per la polizia
distrettuale di .... Egli è quindi espatriato in Iran dove sarebbe stato arre-
stato e inviato a combattere in Siria per l’esercito iraniano. Egli sarebbe
quindi fuggito e, dopo aver transitato per diversi paesi, giunto in Svizzera
illegalmente il 25 novembre del 2015; il medesimo giorno l’interessato de-
positava una domanda d’asilo presso il centro di registrazione di Altsätten
(cfr. atto A7, pag. 2 e segg.).
A.b Sentito sui motivi d’asilo, il richiedente ha dichiarato, in sostanza e per
quanto qui di rilievo, di essere espatriato a causa delle minacce di morte in
ragione della propria attività lavorativa al servizio degli “americani” e della
polizia locale. Per queste ragioni collaborative egli sarebbe visto in Afgha-

nistan come un infedele, a maggior ragione considerato la propria etnia
Hazara. Ne discenderebbe quindi un elevato rischio a subire ripercussioni
per mano dei Talebani. A riprova di ciò, l’interessato ha asserito che molti
suoi colleghi come pure il proprio fratello sarebbero stati uccisi proprio dal
gruppo fondamentalista. In concreto egli avrebbe subìto diverse e regolari
minacce per telefono e in seguito pure attraverso uno scritto redatto in lin-
gua Pashtun (cfr. atto A14).
A.c A sostegno della sua domanda d’asilo, il richiedente ha depositato quali
mezzi di prova segnatamente la lettera di minacce citata, la tessera di im-
piego presso la polizia locale, alcune fotografie che lo ritraggono con com-
militoni, una fotografia dell’annuncio funebre di suo fratello come pure il
ringraziamento alla sua famiglia in occasione delle morte di quest’ultimo
(cfr. atto A13).
A.d L’interessato si sottoponeva quindi ad una seconda audizione il 21 lu-
glio 2017 (cfr. atto A22) come pure ad un controllo medico il 16 giugno
2017.
B.
Con decisione del 18 agosto 2017, la Segreteria di Stato della migrazione
(di seguito: SEM) ha respinto la succitata domanda d’asilo. L’autorità di
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prime cure ha tuttavia ritenuto inesigibile l’esecuzione dell’allontanamento,
da cui la contestuale ammissione provvisoria in Svizzera.
C.
Il 18 settembre 2017 l’interessato è insorto contro detta decisione con ri-
corso dinanzi al Tribunale amministrativo federale (di seguito: il Tribunale),
postulando il riconoscimento dello statuto di rifugiato come pure la conces-
sione dell’asilo e in subordine il rinvio degli atti alla SEM per una nuova
decisione. Egli ha altresì presentato, con protestate spese e ripetibili, una
richiesta volta ad essere esentato dal versamento dell’anticipo a copertura
delle presunte spese processuali.
D.
Il Tribunale, con decisione incidentale del 7 novembre 2017, ha esentato il
ricorrente dal versamento dell’anticipo spese, trasmettendo nel contempo
un esemplare del gravame e dei relativi allegati alla SEM.
E.
L’autorità inferiore, con scritto del 15 novembre 2017, ha inoltrato al Tribu-
nale la propria risposta al ricorso.
F.
Con osservazioni dell’11 dicembre 2017 il ricorrente si è espresso in re-
plica.
G.
L’11 gennaio 2018 l’autorità intimata ha per lo più confermato le precedenti
considerazioni.
H.
Il 15 febbraio 2018 il ricorrente ha presentato nuovamente una replica.
Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti negli scritti verranno ripresi nei
considerandi qualora risultino decisivi per l’esito della vertenza.
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Diritto:
1.
Le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla LTF,
in quanto la legge sull’asilo (LAsi, RS 142.31) non preveda altrimenti (art. 6
LAsi). Fatta eccezione per le decisioni previste all’art. 32 LTAF, il Tribunale,
in virtù dell’art. 31 LTAF, giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi
dell’art. 5 PA prese dalle autorità menzionate all’art. 33 LTAF. La SEM rien-
tra tra dette autorità (art. 105 LAsi). L’atto impugnato costituisce una deci-
sione ai sensi dell’art. 5 PA.
Il ricorrente ha partecipato al procedimento dinanzi all’autorità inferiore, è
particolarmente toccato dalla decisione impugnata e vanta un interesse de-
gno di protezione all’annullamento o alla modificazione della stessa (art. 48
cpv. 1 lett. a-c PA). Pertanto è legittimato ad aggravarsi contro di essa.
I requisiti relativi ai termini di ricorso (art. 108 cpv. 1 LAsi), alla forma e al
contenuto dell’atto di ricorso (art. 52 PA) sono soddisfatti.
Occorre pertanto entrare nel merito del gravame.
2.
I ricorsi manifestamente infondati sono decisi dal giudice in qualità di giu-
dice unico, con l’approvazione di un secondo giudice (art. 111 lett. e LAsi)
e la decisione è motivata soltanto sommariamente (art. 111a cpv. 2 LAsi),
3.
Con ricorso al Tribunale, possono essere invocati la violazione del diritto
federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti giuridicamente
rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi) e, in materia di diritto degli stranieri, pure
l’inadeguatezza ai sensi dell’art. 49 PA (cfr. DTAF 2014/26 consid. 5). Il
Tribunale non è vincolato né dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4 PA), né dalle
considerazioni giuridiche della decisione impugnata, né dalle
argomentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2).
4.
Preliminarmente il Tribunale osserva che, essendo stato il ricorrente posto
al beneficio dell’ammissione provvisoria per inesigibilità dell’esecuzione
dell’allontanamento con decisione del 18 agosto 2017 e non avendo egli
censurato la pronuncia dell’allontanamento, oggetto del litigio in questa
sede risulta essere esclusivamente il riconoscimento dello statuto di rifu-
giato e della concessione dell’asilo.
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5.
5.1 Con la decisione impugnata la SEM ha respinto la domanda di asilo,
rilevando in buona sostanza che il ricorrente non avrebbe reso verosimile
le proprie allegazioni nella misura in cui sarebbe incorso in contraddizioni
su punti essenziali del proprio “racconto”. Il ricorrente, dopo aver richiamato
e precisato i fatti esposti in corso di procedura, avversa la valutazione
dell’autorità di prime cure. A suo dire, nel proprio racconto non vi sarebbero
contraddizioni tali da renderlo “interamente inverosimile”. In particolare egli
ha evidenziato che anche laddove vi sarebbe poca chiarezza ciò sarebbe
da ricondurre a “problemi con la memoria” in ragione di un ordigno esploso
durante la guerra in Siria, Paese in cui egli ha prestato servizio con l’eser-
cito iraniano. Contestualmente egli ha ammesso che lo scritto presentato
per comprovare la minaccia era indirizzato al proprio fratello anch’egli al
servizio degli americani e poi della polizia locale, ucciso dai talebani. A suo
dire, ciò avrebbe poca importanza poiché, in qualità di membro della polizia
locale egli sarebbe stato in modo generale in pericolo nella misura in cui “i
talebani prendono di mira coloro che lavorano con gli americani, così come
i poliziotti”.
5.2 La Svizzera, su domanda, accorda asilo ai rifugiati secondo le disposi-
zioni della LAsi (art. 2 cpv. 1 LAsi). L’asilo comprende la protezione e lo
statuto accordati a persone in Svizzera in ragione della loro qualità di rifu-
giato. Esso include il diritto di risiedere in Svizzera (art. 2 cpv. 2). Giusta
l’art. 3 cpv. 1 LAsi, sono rifugiati le persone che, nel Paese d’origine o d’ul-
tima residenza, sono esposte a seri pregiudizi a causa della loro razza,
religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo sociale o
per le loro opinioni politiche, ovvero hanno fondato timore d’essere esposte
a tali pregiudizi. Sono pregiudizi seri segnatamente l’esposizione a pericolo
della vita, dell’integrità fisica o della libertà, nonché le misure che compor-
tano una pressione psichica insopportabile (art. 3 cpv. 2 LAsi). Chiunque
domanda asilo deve provare o per lo meno rendere verosimile la sua qua-
lità di rifugiato. La qualità di rifugiato è resa verosimile se l’autorità la ritiene
data con una probabilità preponderante (art. 7 cpv. 2 LAsi). Sono inverosi-
mili in particolare le allegazioni che su punti importanti sono troppo poco
fondate o contradditorie non corrispondono ai fatti o si basano in modo
determinante su mezzi di prova falsi o falsificati (art. 7 cpv. 3 LAsi).
5.3 Nel caso che qui ci occupa, emerge dagli atti di causa ed in particolare
dalle audizioni sostenute del ricorrente, la mancanza di chiarezza in ordine
l’arco temporale nel quale egli sarebbe stato minacciato dai talebani. In
sostanza durante la prima audizione egli ha riferito di essere stato minac-
ciato in modo regolare durante due anni (cfr. A14, DD 67 e 68), mentre nel
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corso della seconda deposizione egli ha riferito: “io non ho mai detto che
mi hanno minacciato per due anni. Com’è possibile che mi minacciano per
due anni e poi non mi fanno niente?” (cfr. A22, D23). In proposito il ricor-
rente ha giustificato tali incongruenze in ragione di problemi medici che
deriverebbero da lesioni subite durante la guerra in Siria dove egli avrebbe
prestato servizio. Sennonché ciò sarebbe sconfessato dalla documenta-
zione agli atti: infatti, dal controllo medico effettuato (cfr. A 23/6), è emerso
che il ricorrente non soffre di disturbi dell’attenzione e della memoria come
pure che da un punto di vista psichiatrico in egli non sia “presente alcun
sintomo che giustifichi una diagnosi secondo ICD-10”. Ma ve di più: il rac-
conto del ricorrente trova una evidente “incongruenza” nella minaccia av-
venuta attraverso il scritto in lingua Pashtun che lo avrebbe convinto a la-
sciare il proprio Paese. Infatti, per stessa ammissione dell’interessato che
conferma le valutazioni operate dalla SEM, egli non sarebbe il destinatario
dello scritto; la giustificazione che esso sarebbe stato destinato al fratello,
anch’egli al servizio della polizia locale, non soccorre il ricorrente nella pro-
pria tesi ricorsuale. L’insorgente ha dato pure prova di superficialità al limite
della mala fede presentando quale mezzo di prova questa lettera di mi-
nacce da parte dei talebani che, al contrario da quanto egli preteso inizial-
mente era indirizzata a suo fratello. Ciò non può essere ricondotto ad un
errore involontario, ma bensì alla volontà di fuorviare l’autorità decidente
su elementi fondamentali, ottenendo quindi una decisione a lui favorevole.
5.4 A fronte di quanto sopra esposto, in particolare alla luce delle allega-
zioni del ricorrente e dei mezzi di prova prodotti, il Tribunale ritiene vi siano
elementi più che sufficienti per dubitare della veridicità della versione da lui
fornita. V’è quindi da concludere che il ricorrente non ha adempiuto ai re-
quisiti posti dall’art. 7 LAsi. Ciò detto non occorre approfondire oltre le alle-
gazioni del ricorrente per ammettere che esse, in quanto contradditore e
prive di fondamento, siano inverosimili e non permettano di riconoscere la
qualità di rifugiato.
6.
6.1 Resta ora da determinare se il solo fatto di essere stato attivo nei servizi
di polizia del proprio Paese, permette al ricorrente di avvalersi di una fatti-
specie rilevante in materia d’asilo e di conseguenza fondare il proprio gra-
vame. In sostanza egli ha rilevato l’esistenza di un fondato timore nel subire
persecuzioni nel proprio Paese da parte dei talebani, in ragione dell’attività
prestata agli “americani” come pure in seno alla polizia locale; in particolare
sarebbe infatti un fatto notorio che i talebani abbiano quale obbiettivo que-
sta categorie di persone. A suo dire ciò permetterebbe di concludere per il
riconoscimento dello statuto di rifugiato. Diversamente, l’autorità inferiore
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ha rilevato che le situazioni sfavorevoli dovute alla guerra ed alla violenza
generalizzata in Afghanistan non costituiscono una persecuzione determi-
nate ai sensi di legge per ammettere la domanda, in quanto non indirizzata
nei confronti di una persona ben definita. Inoltre, a dire della SEM, la do-
cumentazione prodotta dal ricorrente e atta a sostenere l’appartenenza alla
polizia locale sarebbe “facilmente” falsificabile.
6.2
6.2.1 Orbene la giurisprudenza del TAF ha già riconosciuto, in Afghanistan,
l’esistenza di categorie di persone attive nell’apparato di sicurezza statale
che in ragione di tale esposizione possono essere esposte ad un rischio
maggiore di persecuzione (cfr. sentenze del TAF D-780/2017 del 13 giugno
208 consid. 5.5; E-4258/2016 del 20 dicembre 2017 consid. 5.3.2; TAF
D-3394/2014 del 26 ottobre 2015 consid. 4.6; TAF E-2802/2014 del 15 gen-
naio 2015 consid. 5.3.2). A tali categorie appartengono coloro che sono
considerati, a torto o a ragione, vicine al governo afgano o alla coalizione
internazionale, come pure le persone che sono impregnate di valori occi-
dentali, che non si fondano più nella società afgana (cfr. sentenza del TAF
D-3846/2017 del 19 marzo 2018 consid. 3.3). Inoltre ad oggi non è possi-
bile intravvedere un miglioramento delle condizioni di sicurezza a medio o
lungo termine; anzi il Tribunale ha costatato che in Afghanistan si è assistito
recentemente ad un peggioramento di tale situazione (cfr. sentenza del
TAF D-3846/2017 del 19 marzo 2018 consid. 3.3).
6.2.2 Ciononostante tale profilo, sebbene oggetto di un rischio accresciuto,
non può, ad esso solo, condurre per prassi a ritenere e comprovare l’esi-
stenza di un timore di persecuzione. Con particolare riferimento a coloro
che sono stati attivi in seno alla polizia locale, il Tribunale ha già stabilito in
diverse occasioni che la sola circostanza di avere prestato servizio in seno
alle forze di polizia non può fondare la qualità di rifugiato. Ciò non significa
però misconoscere che le forze di polizia afgane sono spesso oggetto di
attacchi da parte di gruppi ostili allo stato afgano. In altre parole, per am-
mettere la qualità di rifugiato è necessario che dagli atti di causa questo
pericolo e rischio astratto si concretizzi in capo al ricorrente (cfr. sentenze
del TAF D-7906/2015 del 20 settembre 2016 consid. 5.2.3; D-7912/2016
del 12 febbraio 2018 consid. 5.4; D-5490/2017 del 12 luglio 2018 con-
sid.6.3).
6.3 In concreto, e come sopra esposto (cfr. supra consid. 4.3), il ricorrente
non è riuscito a comprovare o perlomeno a rendere verosimile l’esistenza
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di un rischio e una minaccia concreti nei propri confronti, ciò che deve con-
durre questo Tribunale a respingere la concretizzazione degli stessi e con-
seguentemente la richiesta del ricorrente.
7. Ferme queste premesse, al ricorrente non deve essere riconosciuta la
qualità di rifugiato, né venir concesso l’asilo in Svizzera.
8.
8.1 A fronte di quanto sopra esposto, con la decisione qui impugnata l’au-
torità di prima istanza non ha violato il diritto federale, non ha abusato del
proprio potere di apprezzamento e nemmeno ha accertato in modo inesatto
e incompleto i fatti giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi); la deci-
sione non risulta nemmeno essere inadeguata (art. 49 PA).
8.2 Visto l’esito della procedura le spese processuali dovrebbero essere
poste a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1 e 5 PA). Tuttavia il Tribunale ha
accolto, con decisione incidentale del 7 novembre 2017, la richiesta di di-
spensa dal versamento delle spese di giustizia, avendo l’insorgente dimo-
strato di non disporre dei mezzi necessari con la documentazione allegata,
(art. 65 cpv. 1 PA). Al ricorrente, privo di un rappresentate legale in questa
procedura, non viene assegnata alcuna indennità per spese ripetibili
(art. 64 PA e art. 7 cpv. 1 del regolamento sulle tasse e sulle spese ripetibili
nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 feb-
braio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]).).
8.3 La presente sentenza non concerne persone contro le quali è pendente
una domanda di estradizione presentata dallo Stato che hanno abbando-
nato in cerca di protezione, per il che non può essere impugnata con un
ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83
lett. d cifra 1 LTF). Pertanto la pronuncia è definitiva.
(dispositivo alla pagina seguente)
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