Decision ID: adee9461-025a-5a97-8f8e-8a420527355e
Year: 2005
Language: it
Court: TI_TCA
Chamber: TI_TCA_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: public_law

ritenuto, in fatto
A. a) La cittadina iugoslava (ora serbomontenegrina) RI 1 (1967) è entrata la prima volta in Svizzera il 21 novembre 1993 per ricongiungersi con il marito S_ (1965), dimorante nel cantone di Appenzello esterno, ottenendo per tale motivo un permesso di dimora.
La ricorrente è madre di K_ (_1986) e A_ (_1990), nati da un precedente matrimonio e rimasti a vivere nel loro paese d'origine presso i nonni materni.
Con sentenza 11 maggio 1999, il Tribunale fondamentale di V_ ha sciolto per divorzio il matrimonio contratto tra i coniugi RI 1.
Nella primavera del 2000 la ricorrente si è trasferita nel canton San Gallo, il 1° settembre 2001 in Ticino.
b) Con decisione 15 febbraio 2002, la Sezione dei permessi e dell'immigrazione del Dipartimento delle istituzioni ha respinto la domanda di RI 1 volta a autorizzare l'entrata di K_ e A_ nel nostro Paese e a rilasciare loro un permesso di soggiorno, rilevando che nessuna norma permetteva di ottenere il ricongiungimento familiare in Svizzera e soggiungendo che lo stesso era stato richiesto tardivamente.
Il 19 novembre 2002, l'allora Ufficio federale degli stranieri (ora: della migrazione) ha respinto la domanda di entrata in Svizzera di K_ e A_ _ per trascorrere la vacanze presso la madre, in quanto la loro uscita dal territorio elvetico alla scadenza del soggiorno non era sufficientemente assicurata.
c) Il 21 novembre 2003, RI 1 ha ottenuto un permesso di domicilio e convive attualmente a _ con B_.
B. a) Il 6 gennaio 2005, RI 1 ha chiesto alla Sezione dei permessi e dell'immigrazione, per il tramite dell'Ambasciata di Svizzera in Serbia e Montenegro, che suo figlio A_ fosse autorizzato a entrare nel nostro Paese per vivere presso di lei.
Ella ha motivato la domanda con il fatto che A_ aveva sempre vissuto presso i nonni materni, i quali non sarebbero più in grado di occuparsene a causa delle loro precarie condizioni di salute, ritenuto inoltre che l'altra figlia, K_, era ormai sposata.
b) Il 23 febbraio 2005 l'autorità dipartimentale ha deciso di non autorizzare l'entrata in Svizzera di A_ e di non rilasciargli un permesso di dimora, in quanto il ricongiungimento con la madre era stato chiesto tardivamente e non dettato da circostanze oggettive, bensì essenzialmente volto a offrirgli condizioni di vita migliori che in Serbia e Montenegro.
La decisione è stata resa sulla base degli art. 4, 16, 17 LDDS; 8 ODDS e 8 CEDU.
C. Con giudizio 5 aprile 2005, il Consiglio di Stato ha confermato la suddetta risoluzione, respingendo l'impugnativa contro di essa interposta da RI 1.
L'Esecutivo cantonale ha ritenuto che non fossero dati i presupposti per autorizzare il ricongiungimento familiare, perché il legame tra madre e figlio non appariva intenso ed effettivamente vissuto, segnatamente a causa della lunga separazione volontaria tra gli stessi, ritenuto pure che A_ è nato e cresciuto in Serbia e Montenegro dove vive ancora presso i nonni materni che lo hanno accudito da quando la madre è partita per l'estero.
Il Governo ha ritenuto inoltre che non vi fossero interessi famigliari preponderanti tali da modificare le relazioni come erano state vissute fino a quel momento, in quanto le condizioni di salute dei nonni materni non erano di una gravità tale da impedire loro di occuparsi del nipote, il quale aveva raggiunto un'età che gli consente una maggiore indipendenza e necessita di minori attenzioni.
D. Contro la predetta pronunzia governativa, RI 1 insorge ora davanti al Tribunale cantonale amministrativo, chiedendone l'annullamento e postulando che suo figlio A_ sia autorizzato a entrare in Svizzera e posto al beneficio di un permesso di dimora. In via del tutto subordinata, ella chiede di rinviare gli atti al Consiglio di Stato per nuovo giudizio.
Sostiene di aver richiesto il ricongiungimento alle autorità appenzellesi e sangallesi già nel 1993 rispettivamente nel 1998/1999. Di conseguenza, ella soggiunge, la domanda non può essere considerata tardiva. Secondo la ricorrente, il Governo ha violato il principio inquisitorio sancito dall'art. 18 PAmm per non aver accertato l'esistenza delle sue precedenti richieste di raggruppamento familiare.
In ogni caso ritiene che vi siano attualmente le premesse per il ricongiungimento grazie alle sue attuali condizioni finanziarie, più stabili rispetto agli anni passati.
E. All'accoglimento del gravame si oppongono sia il dipartimento sia il Consiglio di Stato con argomenti di cui si dirà, se necessario, in seguito.

Considerato, in diritto
1. 1.1. In materia di diritto degli stranieri, la competenza del Tribunale cantonale amministrativo a statuire in merito ai gravami inoltrati avverso le decisioni del Consiglio di Stato è data soltanto nella misura in cui queste ultime possono essere impugnate con ricorso di diritto amministrativo al Tribunale federale (cfr. art. 10 lett. a LALPS).
1.2. In ambito di polizia degli stranieri il ricorso di diritto amministrativo al Tribunale federale non è esperibile contro il rilascio o il rifiuto di un permesso di dimora o di domicilio, salvo laddove un diritto all'ottenimento di un simile permesso si fonda su una disposizione particolare del diritto federale o di un trattato internazionale (art. 100 cpv. 1 lett. n. 3 OG e 4 LDDS; DTF 128 II 145 consid. 1.1.1, 127 II 161 consid. 1a con rinvii).
1.3. Giusta l'art. 17 cpv. 2 LDDS i figli celibi d'età inferiore ai 18 anni hanno il diritto di essere inclusi nel permesso di domicilio dei genitori, a condizione che vivano con questi ultimi.
RI 1 è domiciliata in Svizzera dal 21 novembre 2003 e suo figlio A_ aveva 14 anni al momento del deposito della domanda di ricongiungimento familiare.
Conformemente alla norma menzionata, di principio, egli dispone dunque di un diritto al permesso sollecitato. Qualora la censura di violazione dell'art. 17 cpv. 2 LDDS fosse sollevata innanzi al Tribunale federale attraverso un ricorso di diritto amministrativo, questa sarebbe infatti ammissibile in applicazione dell'art. 100 cpv. 1 lett. b n. 3 OG. Il gravame è pertanto ricevibile anche innanzi al Tribunale cantonale amministrativo.
1.4. Lo straniero che ha uno stretto legame di parentela con una persona che possiede un permesso di domicilio in Svizzera può invocare, a protezione della propria vita familiare, l'art. 8 CEDU. In tal caso, se il legame è intatto ed effettivamente vissuto, la libertà delle autorità cantonali di rifiutare un permesso di soggiorno (cfr. art. 4 LDDS) è limitata e contro una decisione di rifiuto è ammissibile il ricorso di diritto amministrativo dinanzi al Tribunale federale in applicazione dell'art. 100 cpv. 1 lett. b n. 3 OG (DTF 122 II 5 consid. 1e, 292 consid. 1e, 389 consid. 1b, 93 consid. 1c) e, di riflesso, nella presente sede attraverso il rinvio di cui all'art. 10 lett. a LALPS. La legittimazione a ricorrere compete in questi casi sia allo straniero cui è stato negato il permesso, sia al parente con il quale egli intende ricongiungersi in Svizzera (DTF 119 Ib 84 consid. 1c).
Per la soluzione della vertenza non è necessario esaminare più a fondo se la ricorrente abbia mantenuto con suo figlio un legame intenso e vivo. In effetti, per le ragioni che seguono, nella misura in cui la censura di violazione dell'art. 8 CEDU fosse ammissibile, essa andrebbe comunque respinta nel merito.
1.5. Il gravame, tempestivo (art. 10 LALPS e 46 cpv. 1 PAmm) e presentato da una persona senz'altro legittimata a ricorrere (art. 43 PAmm), può essere evaso sulla base degli atti, senza istruttoria (art. 18 cpv. 1 PAmm).
Come si vedrà in seguito (consid. 3.2) non è infatti necessario richiamare dalle autorità appenzellesi e sangallesi competenti in materia di polizia degli stranieri e dall'Ufficio federale della migrazione eventuali incarti esistenti concernenti la ricorrente, i suoi figli e l'ex marito per accertare se RI 1 avesse effettivamente richiesto il ricongiungimento con i figli già nel 1993 e nel 1998/1999, in quanto tali mezzi di prova non sono determinanti per il giudizio che questo tribunale è chiamato a rendere.
2. L'art. 17 cpv. 2 LDDS ha per scopo di permettere ed assicurare a livello giuridico un'effettiva convivenza familiare (DTF 119 Ib 81 consid. 2c). Tale disposto può essere di conseguenza invocato solo per favorire una tale convivenza; ciò non è il caso se lo straniero domiciliato in Svizzera vive separato dai figli per anni e poco prima che essi compiano i diciotto anni li fa venire nel nostro Paese, salvo che esistano validi motivi che hanno impedito un ricongiungimento più tempestivo (DTF 119 Ib 88 consid. 3a). Benché la norma sia stata essenzialmente concepita dal legislatore federale per permettere il ricongiungimento dell'intero nucleo familiare, essa è applicabile per analogia nell'ambito di famiglie monoparentali (DTF 125 II 585). In questi casi non esiste però un diritto incondizionato dei figli che vivono all'estero a raggiungere il genitore stabilitosi in Svizzera. Essi hanno diritto a essere inclusi nel permesso del genitore domiciliato nel nostro Paese solo se è con questo che hanno le relazioni familiari più intense. Nella valutazione di tale aspetto, si deve tenere conto non soltanto delle circostanze passate, ma anche di eventuali cambiamenti successivi e delle prospettive future (DTF 118 Ib 159 consid. 2b). Neppure può essere ritenuto come determinante unicamente il fatto che il figlio abbia sempre vissuto all'estero, dove ha allacciato i legami più stretti, altrimenti il ricongiungimento famigliare non diverrebbe in pratica mai possibile. È necessario per contro accertare presso quale genitore il figlio abbia vissuto, e, in caso di divorzio, chi ne ha ricevuto l'affidamento; se nel frattempo gli interessi dei figli si sono modificati, l'adattamento alla nuova situazione familiare dovrebbe, di principio, essere dapprima regolato dal diritto civile.
Valgono per analogia i principi appena esposti anche nei casi in cui uno dei genitori vive in Svizzera e il figlio è restato nel proprio Paese d'origine in cura presso una terza persona o un altro famigliare che non sia né il padre né la madre (DTF 125 II 588 segg. consid. 2c).
3. 3.1. In concreto, RI 1 è entrata in Svizzera il 21 novembre 1993 per vivere insieme al marito connazionale S_ lasciando i suoi figli di primo letto K_ e A_, nati rispettivamente nel 1986 e 1990, in Serbia presso i nonni materni.