Decision ID: 14bd3672-695d-56ae-9b10-5eb130610510
Year: 2020
Language: it
Court: CH_BVGE
Chamber: CH_BVGE_001
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: 

Fatti:
A.
In data 31 maggio 2017, A._, cittadino srilankese di etnia tamil e
confessione induista, con ultimo domicilio a C._, nel distretto di Ki-
linochchi, ha presentato una domanda d’asilo in Svizzera (cfr. atti A1/2 e
A4/10).
B.
B.a L’interessato è stato rispettivamente sentito il 12 giugno 2017 nell’am-
bito di un’audizione sulle generalità, circa il viaggio intrapreso così come
sommariamente sui suoi motivi d’asilo (cfr. atto A4/10 [di seguito: verbale
1]) ed il 1° marzo 2018 più approfonditamente sui suoi motivi d’asilo
(cfr. atto A19/21 [di seguito: verbale 2]).
B.b In sostanza e per quanto qui di rilievo, durante la prima audizione il
richiedente ha segnatamente dichiarato di essere espatriato illegalmente il
(...) 2017 – servendosi di un passaporto contraffatto e partendo dall’aero-
porto di D._ con un volo in direzione di E._ – a seguito degli
atti persecutori perpetrati nei suoi confronti dal Criminal Investigation De-
partment (CID). Membri riconducibili a quest’ultima autorità avrebbero di-
fatti ripetutamente interpellato e molestato A._ in ragione delle sue
partecipazioni a manifestazioni di protesta contro la scomparsa di membri
della comunità tamil. In questo senso, le prevaricazioni nei confronti dell’in-
teressato sarebbero iniziate nel mese di (...) del 2015, con una prima visita
intimidatoria condotta dal CID presso il suo domicilio, evento ripetutosi nel
(...) del 2016. Dappoi, la notte del (...) 2017 sei guardie armate si sarebbero
recate presso la sua abitazione intimandogli, dietro minaccia, d’interrom-
pere le partecipazioni ai summenzionati raduni di protesta. Da ultimo, a
seguito di un episodio di violenza intercorso il (...) 2017 fra un non meglio
precisato individuo e una pattuglia di polizia, otto funzionari del CID si sa-
rebbero nuovamente recati presso l’abitazione del richiedente – in quel mo-
mento fuori casa – comunicando alla madre del medesimo, l’intenzione di
farlo sparire. Avvertito dal genitore, A._ avrebbe quindi passato la
notte seguente presso una zia a F._, per poi dirigersi il giorno se-
guente a D._, ove sarebbe rimasto sino al definitivo espatrio.
Nel corso della seconda audizione, interrogato in merito ai suoi motivi
d’asilo il richiedente ha segnatamente riferito di essere stato costretto a
collaborare con le “Liberation Tigers of Tamil Eelam” (LTTE) durante gli
ultimi mesi del conflitto civile srilankese. Per questo motivo, al termine della
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guerra civile, egli sarebbe stato confinato fra due campi di prigionia, prima
di essere liberato nell’aprile del (...). Nondimeno, al richiedente sarebbe
stato nel contempo imposto un obbligo di firma settimanale presso un uffi-
cio del CID, ciò che lo avrebbe indotto, nel dicembre del (...), ad espatriare
legalmente in G._, soggiorno protrattosi sino al suo ritorno in Sri
Lanka, avvenuto nel (...) del 2013 (cfr. verbale 2, pag. 6, Q42) o nel 2014
(cfr. verbale 2, pag. 11, Q100). Sennonché, all’incirca nove mesi dopo il
suo rimpatrio, agenti del CID lo avrebbero sequestrato ed interrogato per
due giorni, liberandolo solamente dietro pagamento di un importo di 20'000
rupie. In seguito, il ricorrente avrebbe partecipato a diverse manifestazioni
di protesta nella speranza di ritrovare il fratello scomparso, ciò che avrebbe
però indotto le menzionate autorità a perseguitarlo con ripetute visite inti-
midatorie ed estorsioni. Oltretutto, egli sarebbe stato incarcerato per alcuni
giorni, periodo durante il quale sarebbe stato interrogato e malmenato. Da
ultimo, il (...), un non meglio precisato individuo avrebbe sparato contro
una pattuglia di polizia nei pressi del domicilio del richiedente, evenienza
che avrebbe spinto le autorità a sospettare di quest’ultimo quale autore
dell’aggressione. Avvertito dalla madre circa il fatto di essere ricercato da
agenti del CID, egli sarebbe quindi fuggito secondo le modalità già esposte
nell’ambito della prima audizione.
B.c A supporto della sua domanda d’asilo, l’interessato ha presentato: la
sua carta d’identità in originale (cfr. atto A1 n. 1), il suo attestato di nascita
(cfr. atto A1 n. 2), l’atto di decesso del padre (cfr. atto A1 n. 3), una fotogra-
fia ritraente la madre con un’immagine del fratello scomparso (cfr. atto A1
n. 4), un articolo di giornale concernente la sparatoria avvenuta il (...) (cfr.
atto A1 n. 5), uno scritto della “Presidential Commission To investigate Into
Complaints Regarding Missing Persons” (cfr. atto A1 n. 6), un attestato del
(...) dell’associazione di parenti di persone scomparse (cfr. atto A1 n. 7),
una lettera redatta dalla madre del ricorrente all’attenzione del capo del
villaggio (cfr. atto A1 n. 8).
C.
Con decisione dell’8 novembre 2018, notificata il 9 novembre 2018 (cfr. atto
A23/1), la Segreteria di Stato della migrazione (di seguito: SEM), non ha
riconosciuto la qualità di rifugiato all’interessato ed ha respinto la sua do-
manda d’asilo, pronunciando contestualmente il suo allontanamento dalla
Svizzera e l’esecuzione della stessa misura, in quanto ammissibile, ragio-
nevolmente esigibile e possibile.
D.
In data 7 dicembre 2018 (cfr. tracciamento degli invii; data d’entrata: 10
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dicembre 2018) l’interessato è insorto contro detta decisione con ricorso
dinanzi al Tribunale amministrativo federale (di seguito: il Tribunale), chie-
dendo l’annullamento della decisione impugnata e il riconoscimento della
qualità di rifugiato nonché la concessione dell’asilo. A titolo subordinato,
che gli sia concessa l’ammissione provvisoria; il tutto con protesta di tasse,
spese e ripetibili.
A sostegno del gravame, l’insorgente ha prodotto, oltre a parte della docu-
mentazione già versata agli atti, una dichiarazione del 2 dicembre 2018
redatta dalla “[...]” di (...).
E.
Per il tramite della decisione incidentale del 13 dicembre 2018, il Tribunale
ha invitato il ricorrente a versare, entro il 28 dicembre 2018, un anticipo di
CHF 750.– a copertura delle presumibili spese processuali, con commina-
toria d’inammissibilità del ricorso in caso d’inosservanza.
F.
Il ricorrente ha provveduto al versamento tempestivo dell’anticipo richiesto
in data 20 dicembre 2018 (cfr. risultanze processuali).
G.
Con ordinanza del 18 gennaio 2019, questo Tribunale ha trasmesso all’au-
torità inferiore copia dell’impugnativa e dei mezzi di prova ivi allegati, con-
cedendole la possibilità di esprimersi nel merito entro il 4 febbraio 2019.
H.
Il 4 febbraio 2019, la SEM ha trasmesso al tribunale le proprie osservazioni
proponendo la reiezione del gravame.
I.
Il ricorrente si è espresso in replica con scritto dell’11 marzo 2019, produ-
cendo nel contempo, onde avvalorare la propria versione dei fatti, una di-
chiarazione di data 26 novembre 2018 redatta da H._, asserito ex
parlamentare srilankese.
Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti saranno ripresi nei conside-
randi qualora risultino decisivi per l’esito della vertenza.
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Pagina 5

Diritto:
1.
Le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla LTF,
in quanto la legge sull’asilo (LAsi, RS 142.31) non preveda altrimenti
(art. 6 LAsi).
La presente procedura è retta dal diritto anteriore (cfr. cpv.1 delle Disposi-
zioni transitorie della modifica del 25 settembre 2015).
Fatta eccezione per le decisioni previste all’art. 32 LTAF, il Tribunale, in virtù
dell’art. 31 LTAF, giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi dell’art. 5 PA
prese dalle autorità menzionate all’art. 33 LTAF. La SEM rientra tra dette
autorità (cfr. art. 105 LAsi) e l’atto impugnato costituisce una decisione ai
sensi dell’art. 5 PA.
Il ricorrente ha partecipato al procedimento dinanzi all’autorità inferiore, è
particolarmente toccato dalla decisione impugnata e vanta un interesse de-
gno di protezione all’annullamento o alla modificazione della stessa (art. 48
cpv. 1 lett. a – c PA). Pertanto è legittimato ad aggravarsi contro di essa.
I requisiti relativi ai termini di ricorso (art. 108 cpv. 1 vLAsi), alla forma e al
contenuto dell’atto di ricorso (art. 52 cpv. 1 PA) sono soddisfatti.
Occorre pertanto entrare nel merito del ricorso.
2.
Con ricorso al Tribunale possono essere invocati, in materia d’asilo, la vio-
lazione del diritto federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti
giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi; cfr. DTAF 2014/26 consid. 5),
e, in materia di diritto degli stranieri, pure l’inadeguatezza ai sensi
dell’art. 49 PA (cfr. DTAF 2014/26 consid. 5). Il Tribunale non è vincolato né
dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4 PA), né dalle considerazioni giuridiche della
decisione impugnata, né dalle argomentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1
consid. 2).
3.
3.1 Nella prima parte della decisione avversata, la SEM ha dapprima rite-
nuto inverosimili, ai sensi dell’art. 7 LAsi, gli atti persecutori che gli agenti
del CID avrebbero perpetrato nei confronti del richiedente.
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Il narrato dell’interessato sarebbe difatti gravato da numerose contraddi-
zioni. In tal senso, durante l’audizione sul rilevamento delle generalità, egli
avrebbe riferito di essersi confrontato personalmente con le menzionate
autorità srilankesi unicamente in tre occasioni, aggiungendo di non essere
più stato incarcerato dopo il rilascio dal campo di prigionia nel (...). Nondi-
meno, il ricorrente avrebbe in seguito sostanzialmente modificato il proprio
esposto riferendo di quindici o sedici contatti diretti con il CID, e raccon-
tando di due ulteriori detenzioni – posteriori al (...) e contraddistinte da in-
terrogatori e violenze fisiche – del quale sarebbe stato oggetto. Limitandosi
a ricondurre tale discrepanza al carattere sommario della prima audizione,
A._ non avrebbe fornito valida giustificazione sul punto; del resto,
l’audizione sulle generalità si sarebbe protratta per quasi due ore − anziché
i quarantacinque minuti asseriti dal ricorrente − permettendo al medesimo
di articolare numerosi dettagli circa gli incontri con il CID. Oltretutto, l’eve-
nienza secondo la quale egli sarebbe stato preso di mira dalle autorità a
seguito della sparatoria del (...) si ridurrebbe ad una mera affermazione di
parte, oltre ad essere anch’essa divergente su punti essenziali. In effetti, il
richiedente avrebbe in un primo tempo sostenuto di non essere stato cer-
cato dopo il mese di (...), versione dei fatti che sarebbe stata tuttavia smen-
tita dalle sue successive dichiarazioni, ai sensi delle quali vi sarebbero
state delle visite del CID anche nel mese di (...) e nel (...).
Inoltre, vi sarebbero ulteriori importanti divergenze circa le modalità di
espatrio descritte dall’interessato; egli avrebbe inizialmente spiegato di es-
sersi recato a F._ il (...) 2017 e di aver lasciato la medesima località
il giorno seguente, (...) 2017, ciò che non corrisponderebbe a quanto af-
fermato in un secondo momento, secondo cui egli avrebbe soggiornato
nella stessa città per quattro o cinque giorni.
Infine, la documentazione di cui all’inserto non sarebbe suscettibile di giu-
stificare una diversa ponderazione, giacché la medesima non concerne-
rebbe direttamente il richiedente così come neppure gli asseriti motivi
d’asilo nei due anni precedenti l’espatrio.
3.2 Nel prosieguo della sua disamina, la SEM ha rilevato che non vi sareb-
bero dei fattori di rischio pregressi alla partenza del richiedente dal Paese
d’origine, né dagli atti emergerebbero indizi atti a concludere che, in caso
di un suo ritorno in Sri Lanka, egli potrebbe attirare l’attenzione delle auto-
rità statali e subire pertanto delle persecuzioni rilevanti ai sensi dell’art. 3
LAsi.
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3.3 Conseguentemente, l’autorità di prima istanza non ha riconosciuto la
qualità di rifugiato all’interessato ed ha respinto la sua domanda d’asilo.
4.
Con il ricorso, richiamati i fatti esposti in corso di procedura, l’insorgente ha
contestato tali conclusioni.
4.1 Quo alle incongruenze scandagliate dalla SEM, l’insorgente osserva
anzitutto che la verosimiglianza delle allegazioni non andrebbe interpretata
troppo restrittivamente, tenendo conto in particolare del contesto concreto
della sua vita, della sua età, oltre che delle differenze socio-culturali. In
questo senso, egli conferma di aver subito ulteriori incarcerazioni dopo la
liberazione avvenuta nel (...), eventi dei quali sarebbe però difficile riferire
(cfr. memoriale ricorsuale, pag. 6, punto 15). Vieppiù, i supposti avveni-
menti occorsi a seguito dello scontro del (...), non si ridurrebbero a mere
asserzioni di parte; del resto, suffragare tali affermazioni con mezzi di prova
oggettivi sarebbe, a suo dire, quasi impossibile. Ne conseguirebbe che,
attesa la difficoltà nell’instaurare un dialogo con il CID, il richiedente
avrebbe a giusto titolo optato per la fuga dallo Sri Lanka. Oltracciò, le in-
congruenze concernenti la data di fuga da F._ sarebbero dettate
dalla confusione cagionata da quanto successo oltreché dalla lunghezza
dell’interrogatorio sostenuto. Ad ogni modo, quest’ultima discordanza non
rivestirebbe un’importanza tale da inficiare ad essa sola il riconoscimento
della qualità di rifugiato. Parimenti, un’eventuale attesa nell’espatriare, sa-
rebbe stata motivata dalle circostanze del caso concreto.
4.2 D’altro canto, attesa la verosimiglianza delle sue allegazioni, l’apparte-
nenza all’etnia tamil, la pregressa collaborazione con le LTTE e la parteci-
pazione al conflitto srilankese così come alle manifestazioni di protesta,
A._ sarebbe confrontato, in caso di rimpatrio, con un rischio di per-
secuzioni future ai sensi dell’art. 3 LAsi.
4.3 Non da ultimo, esimendosi dall’attribuire all’interessato la facoltà di
esprimersi prima della decisione impugnata, la SEM avrebbe violato il suo
diritto di essere sentito ex art. 29 cpv. 2 Cost.
5.
Nel suo atto responsivo, l’autorità inferiore si è sostanzialmente riconfer-
mata nella propria posizione. Anzitutto, in specie − ritenuta l’assenza di cir-
costanze particolari giustificanti la concessione al richiedente della possi-
bilità di pronunciarsi in merito all’argomentazione prospettata dall’autorità
– non si ravvedrebbero violazioni del diritto di essere sentito. Oltremodo, i
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documenti allegati al gravame non muterebbero le valutazioni di cui alla
sindacata decisione dacché si tratterebbe di documentazione in parte già
acquisita agli atti e, per il resto, riconducibile ad una mera asserzione di
parte.
6.
Con le proprie osservazioni di replica, il ricorrente si è riconfermato nelle
proprie argomentazioni ricorsuali, affermando che i motivi esposti osse-
quierebbero le condizioni ai sensi degli art. 3 e 7 LAsi. Egli ha altresì ver-
sato agli atti una dichiarazione redatta e sottoscritta da H._ − sup-
posto ex parlamentare srilankese – comprovante a suo dire l’asserita ap-
partenenza alle LTTE, e dalla quale sarebbe possibile desumere l’esi-
stenza di motivi di persecuzione ex art. 3 LAsi.
7.
Preliminarmente, il Tribunale ritiene giudizioso esaminare la censura for-
male del ricorrente, per la quale l’autorità intimata avrebbe violato il suo
diritto di essere sentito.
7.1 Per costante giurisprudenza, il diritto di essere sentito, disciplinato
dall’art. 29 cpv. 2 Cost., comprende il diritto per l’interessato di consultare
l’incarto, di offrire mezzi di prova su punti rilevanti e di esigerne
l’assunzione, di partecipare alla stessa e di potersi esprimere sulle relative
risultanze nella misura in cui possano influire sulla decisione (cfr. DTF 135
II 286 consid. 5.1; 135 I 279 consid. 2.3; DTAF 2013/23 consid. 6.1.1 con
ulteriori riferimenti citati; DTAF 2010/53 consid. 13.1). Il diritto di essere
sentito si riferisce soprattutto alla constatazione dei fatti. Il diritto delle parti
di essere interpellate su delle questioni giuridiche, è invece riconosciuto in
modo restrittivo, allorché l’autorità interessata intende fondarsi su delle
norme legali delle quali la loro presa in considerazione non poteva essere
ragionevolmente prevista dalle parti; quando la situazione giuridica è mu-
tata o nel caso in cui esiste un potere di apprezzamento particolarmente
ampio (cfr. DTF 145 I 167 consid. 4.1 con riferimenti ivi citati). Il diritto di
essere sentito, non porta poi in principio sulla decisione progettata
(cfr. DTF 145 I 167 consid. 4.1 con ulteriori riferimenti menzionati; DTF 132
II 257 consid. 4.2). In tal senso, l’autorità non dovrà sottoporre anticipata-
mente alle parti, per presa di posizione, il ragionamento che essa intende
adottare. Tuttavia, allorché prevede di fondare la sua decisione su una
norma o un motivo giuridico non invocato nella procedura anteriore e della
quale nessuna delle parti in presenza se ne è prevalsa e non poteva valu-
tarne la pertinenza, il diritto di essere sentito, implica di dare all’interessato
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la possibilità di determinarsi su tale punto in questione (cfr. DTF 145 I 167
consid. 4.1 con ulteriori riferimenti citati).
7.2 Il diritto di essere sentito è una garanzia di natura formale, la cui viola-
zione implica, di principio, l’annullamento della decisione impugnata, a pre-
scindere dalle possibilità di successo nel merito (cfr. DTF 129 I 323
consid. 3.2; 126 I 15 consid. 2a; Giurisprudenza ed informazioni della Com-
missione svizzera di ricorso in materia d’asilo [GICRA] 2006 n°4 consid. 5).
Una violazione di questo diritto fondamentale da parte dell’autorità di prima
istanza non comporta comunque automaticamente l’accoglimento del gra-
vame e l’annullamento della decisione impugnata. Anche in presenza di
una violazione grave, è infatti di principio ammissibile prescindere da un
rinvio all’autorità inferiore allorquando un tale sanzione costituirebbe una
mera formalità, provocando un ritardo inutile nella procedura, incompatibile
con lo stesso interesse della parte interessata ad un’evasione celere della
causa (cfr. DTF 137 I 195 consid. 2.3.2; 133 I 201 consid. 2.2;
DTAF 2013/23 consid. 6.1.3). Secondo la giurisprudenza e la dottrina una
violazione del diritto di essere sentito può essere sanata se la persona toc-
cata ottiene la possibilità di esprimersi in merito davanti ad una autorità di
ricorso che dispone del medesimo potere d’esame dell’autorità d’esecu-
zione stessa (cfr. DTF 124 II 132 consid. 2d). In tale ambito, la cognizione
dell’autorità ricorsuale non va esaminata in maniera astratta ma in base
all’oggetto della controversia nel caso concreto (cfr. WALDMANN/BICKEL in:
Waldmann/Weissenberger (ed.), Praxiskommentar VwVG, 2a ed. 2016,
art. 29 n. 119). Trasposto in materia d’asilo, tale principio implica che il Tri-
bunale non potrà procedere alla riparazione di una violazione del diritto di
essere sentito in merito a questioni che rientrano nella sfera del potere di
apprezzamento dell’autorità inferiore dal momento che non dispone della
facoltà di controllare l’opportunità delle decisioni di prima istanza (cfr.
DTAF 2014/22 consid. 5.3). Ciò non è tuttavia il caso per quanto concerne
l’esame della verosimiglianza e della rilevanza dei motivi d’asilo, non trat-
tandosi infatti di questioni discrezionali ma di nozioni giuridiche soggette al
libero controllo del Tribunale (cfr. THOMAS SEGESSENMANN, Wegfall der An-
gemessenheitskontrolle im Asylbereich, in: Asyl 2/13, pag. 11-20; si veda
anche: sentenza del Tribunale D-7067/2018 del 12 giugno 2020 con-
sid. 3.3 con ulteriori riferimenti citati).
7.3 Nel caso in rassegna, l’insorgente ha potuto determinarsi, nel corso
delle audizioni svolte dalla SEM, sui punti nevralgici concernenti la sua do-
manda d’asilo, esprimendo le sue considerazioni anche in merito alle que-
stioni contestategli dall’autorità inferiore. Oltretutto, né dal procedimento di
prima istanza, così come neppure dalla sindacata decisione v’è modo di
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desumere la concretizzazione di norme legali che non potessero essere
considerate e previste dall’interessato. Pertanto, anche a fronte della giuri-
sprudenza testé enucleata, l’insorgente misconosce la portata del diritto di
essere sentito, nella misura in cui ritiene che l’autorità inferiore avrebbe
dovuto sottoporle anticipatamente e per presa di posizione, la decisione
prospettata. Oltremodo, v’è da evidenziare che l’insorgente ha impugnato,
con piena cognizione di causa, la decisione avversata dinanzi allo scrivente
Tribunale, avente peraltro pieno potere di apprezzamento in merito alla ve-
rosimiglianza ed alla rilevanza dei motivi d’asilo addotti. Conseguente-
mente, quandanche si ammettesse, in specie, una violazione dell’art. 29
cpv. 2 Cost., la stessa risulterebbe essere sanata in questa sede. Sicché,
su tali presupposti e come rettamente osservato dalla SEM, la censura
della quale il ricorrente si è avvalso relativamente ad una presunta irrego-
larità formale, va disattesa.
8.
La Svizzera, su domanda, accorda asilo ai rifugiati secondo le disposizioni
della LAsi (art. 2 LAsi). L’asilo comprende la protezione e lo statuto accor-
dati a persone in Svizzera in ragione della loro qualità di rifugiato. Esso
include il diritto di risiedere in Svizzera. Giusta l’art. 3 cpv. 1 LAsi, sono
rifugiati le persone che, nel Paese d’origine o d’ultima residenza, sono
esposte a seri pregiudizi a causa della loro razza, religione, nazionalità,
appartenenza ad un determinato gruppo sociale o per le loro opinioni poli-
tiche, ovvero hanno fondato timore d’essere esposte a tali pregiudizi. Sono
pregiudizi seri segnatamente l’esposizione a pericolo della vita, dell’inte-
grità fisica o della libertà, nonché le misure che comportano una pressione
psichica insopportabile (art. 3 cpv. 2 LAsi).
Il fondato timore di esposizione a seri pregiudizi, come stabilito all’art. 3
LAsi, comprende nella sua definizione un elemento oggettivo, in rapporto
con la situazione reale, e un elemento soggettivo. Sarà quindi riconosciuto
come rifugiato colui che ha dei motivi oggettivamente riconoscibili da terzi
(elemento oggettivo) di temere (elemento soggettivo) d’essere esposto, in
tutta verosimiglianza e in un futuro prossimo, ad una persecuzione
(cfr. DTAF 2011/51 consid. 6.2 e 2010/57 consid. 2.5). Sul piano sogget-
tivo, deve essere tenuto conto degli antecedenti dell’interessato, segnata-
mente dell’esistenza di persecuzioni anteriori, nonché della sua apparte-
nenza ad una razza, ad un gruppo religioso, sociale o politico, che lo
espongono maggiormente ad un fondato timore di future persecuzioni. In-
fatti, colui che è già stato vittima di persecuzione ha dei motivi oggettivi di
avere un timore (soggettivo) di nuove persecuzioni più fondato di colui che
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ne è l’oggetto per la prima volta (DTAF 2010/57 consid. 2.5 e relativi riferi-
menti). Sul piano oggettivo, tale timore deve essere fondato su indizi con-
creti e sufficienti che facciano apparire, in un futuro prossimo e secondo
un’alta probabilità, l’avvento di seri pregiudizi ai sensi dell’art. 3 LAsi. Non
sono sufficienti, quindi, indizi che indicano minacce di persecuzioni ipoteti-
che che potrebbero prodursi in un futuro più o meno lontano (cfr. DTAF
2010/57 consid. 2.5 e relativi riferimenti).
9.
A tenore dell’art. 7 cpv. 1 LAsi, chiunque domanda asilo deve provare o per
lo meno rendere verosimile la sua qualità di rifugiato. La qualità di rifugiato
è resa verosimile se l’autorità la ritiene data con una probabilità preponde-
rante (art. 7 cpv. 2 LAsi). Sono inverosimili in particolare le allegazioni che
su punti importanti sono troppo poco fondate o contradditorie non corri-
spondono ai fatti o si basano in modo determinante su mezzi di prova falsi
o falsificati (art. 7 cpv. 3 LAsi).
È pertanto necessario che i fatti allegati dal richiedente l’asilo siano suffi-
cientemente sostanziati, plausibili e coerenti fra loro; in questo senso di-
chiarazioni vaghe, quindi suscettibili di molteplici interpretazioni, contrad-
dittorie in punti essenziali, sprovviste di una logica interna, incongrue ai fatti
o all’esperienza generale di vita, non possono essere considerate verosi-
mili ai sensi dell’art. 7 LAsi. Occorre altresì che il richiedente stesso appaia
come una persona attendibile, ossia degna di essere creduta. Questa qua-
lità non è data, in particolare, quando egli fonda le sue allegazioni su mezzi
di prova falsi o falsificati (art. 7 cpv. 3 LAsi), omette fatti importanti o li
espone consapevolmente in maniera falsata, in corso di procedura ritratta
dichiarazioni rilasciate in precedenza o, senza motivo, ne introduce tardi-
vamente di nuove, dimostra scarso interesse nella procedura oppure nega
la necessaria collaborazione. Infine, non è indispensabile che le allegazioni
del richiedente l’asilo siano sostenute da prove rigorose; al contrario, è suf-
ficiente che l’autorità giudicante, pur nutrendo degli eventuali dubbi circa
alcune affermazioni, sia persuasa che, complessivamente, tale versione
dei fatti sia in preponderanza veritiera. Il giudizio sulla verosimiglianza non
deve infatti ridursi a una mera verifica della plausibilità del contenuto di ogni
singola allegazione, bensì dev’essere il frutto di una ponderazione tra gli
elementi essenziali a favore e contrari ad essa; decisivo sarà dunque de-
terminare, da un punto di vista oggettivo, quali fra questi risultino prepon-
deranti nella fattispecie (cfr. DTAF 2013/11 consid. 5.1 e giurisprudenza ivi
citata).
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Pagina 12
10.
Ora, le allegazioni dell’interessato in merito agli atti persecutori del quale
sarebbe stato vittima in Sri Lanka, non ossequiano effettivamente i disposti
di cui all’art. 7 LAsi, mentre in sede ricorsuale non sono stati presentati
argomenti o mezzi di prova suscettibili di giustificare una diversa valuta-
zione.
10.1 In primo luogo, le dichiarazioni determinanti rese dall’insorgente nel
corso delle due audizioni risultano divergere su più punti. A titolo esempli-
ficativo, come rettamente osservato dalla SEM, risulta anzitutto discor-
dante il numero di visite effettuate dal CID presso il domicilio del ricorrente.
In tal senso, egli ha dapprima asserito che il CID si sarebbe recato presso
la sua abitazione in quattro occasioni prima dell’espatrio, rispettivamente
nel dicembre del (...), nel gennaio del (...), e due volte nel maggio del (...)
(cfr. verbale 1, pag. 7, punto 7.01). Durante la seconda audizione, egli ha
invece raccontato di circa quindici o sedici incontri personali con i membri
dell’autorità in parola (cfr. verbale 2, pag. 15, Q135). Proseguendo nell’ana-
lisi, anche per quanto riguarda le detenzioni subite in Sri Lanka, A._
ha fornito versioni contrastanti che minano ulteriormente la credibilità dei
suoi asserti. Difatti, dopo aver dichiarato di non aver subito incarcerazioni
dopo essere stato liberato nel (...) (cfr. verbale 1, pag. 7 e 8, punto. 7.01),
egli ha sostanzialmente modificato tale assunto affermando che posterior-
mente al (...), egli sarebbe stato nuovamente fermato e posto in detenzione
(cfr. verbale 2, pag. 11, Q100). La spiegazione articolata dal ricorrente nel
corso dell’audizione sui motivi d’asilo – secondo cui tali dissonanze sareb-
bero dovute al carattere sommario della prima audizione, durata solo qua-
rantacinque minuti ove avrebbe esposto succintamente i propri motivi
d’asilo (cfr. verbale 2, pag. 16, Q143 e Q144) – non permette una diversa
ponderazione, come del resto rilevato dalla SEM nella sindacata decisione,
alla cui motivazione si rinvia integralmente (cfr. pag. 3, punto II.1) essendo
che il ricorrente si esime dal censurare tale aspetto in sede ricorsuale. Viep-
più, l’interessato si è contraddetto nel quantificare le ricerche effettuate dal
CID dopo il suo espatrio. Egli ha in effetti sostenuto, da un lato, che le
autorità si fossero recate presso la di lui madre in due occasioni, rispettiva-
mente nei mesi di maggio e giugno del 2017 (cfr. verbale 1, pag. 7, punto
7.01; verbale 2, pag. 16, Q148); dall’altro, egli ha narrato – senza addurre
motivazioni atte a giustificare tale discrepanza – di due ulteriori episodi,
concretizzatisi nel settembre del 2017 e nel gennaio del 2018 (cfr. verbale
2, pag. 3, Q11 e pag. 17, Q153).
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Pagina 13
D’altro canto, nel caso in esame gli indicatori di verosimiglianza non si
esauriscono nelle considerazioni a margine. Infatti, pur non essendo deter-
minante nella fattispecie, non va nemmeno disatteso che anche il racconto
della fuga dal Paese d’origine è segnato da importanti incongruenze. In
proposito, come giustamente esposto nella decisione impugnata, il richie-
dente ha inizialmente affermato di essersi recato a F._ il (...), rima-
nendovi sino al giorno seguente (cfr. verbale 1, pag. 7, punto 7.01). Nel
corso dell’audizione sui motivi d’asilo egli ha però modificato tale narrato,
dichiarando di avervi soggiornato per quattro o cinque giorni (cfr. verbale
2, pag. 3, Q14 e Q15). Ebbene, a mente del Tribunale, le generiche giusti-
ficazioni mosse con il gravame – ai sensi delle quali il ricorrente si sarebbe
probabilmente confuso – non permettono di dissipare i dubbi in proposito.
10.2 Le considerazioni che precedono, non sono poi inficiate dai mezzi di
prova presentati dal ricorrente. Al riguardo, per quanto concerne la docu-
mentazione versata agli atti del procedimento di prima istanza, il Tribunale
non può esimersi dal condividere quanto evidenziato dalla SEM nella deci-
sione avversata (cfr. supra consid. 3.1 e decisione impugnata, pag. 4,
punto II.1), analisi peraltro non censurata con il ricorso. Parimenti, nem-
meno quanto prodotto in sede ricorsuale è suscettibile di mutare l’apprez-
zamento del Tribunale, dacché le dichiarazioni del 2 dicembre 2018 – re-
datta dalla (...) di (...) – e del 26 novembre 2018 – redatta dal supposto ex
parlamentare H._ – risultano contenere mere asserzioni da parte di
terze persone, senza che siano suffragate da alcun elemento concreto e
sostanziato.
10.3 Ne discende dunque che l’insorgente non ha reso verosimili le sue
allegazioni inerenti i motivi per i quali egli avrebbe lasciato lo Sri Lanka.
11.
11.1 Resta tuttavia da esaminare se l’interessato può vedersi riconoscere
la qualità di rifugiato, all’esclusione della concessione dell’asilo, per dei mo-
tivi soggettivi insorti dopo la fuga (cfr. art. 54 LAsi), in ragione della sua
partenza dal Paese d’origine (“Republikflucht”), tenuto conto dei fattori di
rischio che esistevano già prima del suo espatrio (cfr. sentenza di riferi-
mento del Tribunale E-1866/2015 del 15 luglio 2016 consid. 8.5.6).
11.2 Nella sua sentenza di riferimento (cfr. sentenza del Tribunale
E-1866/2015 del 16 luglio 2016) il Tribunale ha proceduto ad un’analisi at-
tualizzata della situazione dei cittadini srilankesi al loro ritorno in patria
(cfr. ibidem, consid. 8). Ha in particolare considerato che non esisteva un
rischio serio e generalizzato di arresto e di tortura per le persone di etnia
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Pagina 14
tamil rinviate in Sri Lanka in partenza dall’Europa, rispettivamente dalla
Svizzera (cfr. ibidem, consid. 8.3). Proseguendo nell’analisi, il Tribunale,
onde valutare i rischi di seri pregiudizi – quali l’arresto e la tortura – incorsi
dai richiedenti srilankesi che rientrano nel loro paese d’origine, ha definito
diversi elementi suscettibili di costituire dei fattori di rischio detti forti, che
sono in generale sufficienti, presi a sé stanti, per giustificare un timore di
persecuzione futura determinante in materia d’asilo. Rientrano segnata-
mente in tale categoria: l’iscrizione nella “Stop List”, utilizzata dalle autorità
srilankesi all’aeroporto di D._, o sulla “Watch List” (cfr. ibidem, con-
sid. 8.4.3 e 8.5.2); l’esistenza di legami presunti o effettivi con le LTTE, at-
tuali o passati, purché la persona sia sospettata, dal punto di vista delle
autorità srilankesi, di voler riaccendere il conflitto etnico nel paese (cfr. ibi-
dem, consid. 8.4.1 e 8.5.3); un impegno politico particolare contro il regime
durante l’esilio, con lo scopo di voler rianimare il movimento separatista
tamil (cfr. ibidem, consid. 8.4.2 e 8.5.4). D’altro canto, il Tribunale ha defi-
nito dei fattori di rischio detti deboli, ovvero che da soli e presi separata-
mente, non risultano sufficienti per fondare un timore di persecuzione fu-
tura determinante in materia d’asilo. Tuttavia i medesimi, combinati con dei
fattori di rischio forti, o in casi determinati pure combinati tra di loro, sono
atti ad aumentare il rischio che possono incorrere i richiedenti di essere
interrogati e controllati al loro ritorno in Sri Lanka e pertanto risultare deter-
minanti per fondare un timore di persecuzione rilevante in materia d’asilo
(cfr. ibidem, consid. 8.5.5). Rientrano nella precitata categoria, in partico-
lare: il ritorno in Sri Lanka senza documenti d’identità valevoli (cfr. ibidem,
consid. 8.4.4) nonché la presenza di cicatrici ben visibili sul corpo (cfr. ibi-
dem, consid. 8.4.5; cfr. in merito ai fattori di rischio a titolo esemplificativo
anche le sentenze del Tribunale D-4962/2017 dell’11 gennaio 2019 con-
sid. 7.3, E-3603/2019 del 18 settembre 2019 consid. 4).
11.3 Orbene, nel caso in esame non è desumibile alcun elemento di rischio
particolare, ai sensi della giurisprudenza di cui sopra, atto a giustificare il
riconoscimento della qualità di rifugiato all’interessato. Invero, poste le con-
siderazioni che precedono (cfr. supra consid. 10), egli non ha reso verosi-
mili gli asseriti atti persecutori perpetrati nei suoi confronti dal CID e moti-
vati dalla sua pregressa collaborazione con le LTTE o dalla partecipazione
alle menzionate manifestazioni. Altresì, il solo fatto, in quanto tamil, d’aver
depositato una domanda d’asilo in Svizzera, non espone il ricorrente a dei
trattamenti proscritti dalle disposizioni internazionali in caso di un suo ri-
torno in Sri Lanka (cfr. sentenza della CorteEDU, R.J. contro Francia del
19 settembre 2013, 10466/11, §§ 37 e 39; cfr. anche sentenza di riferimento
succitata, consid. 8 e 9; DTAF 2011/24 consid. 8.4 e 10.4). Analogamente,
neppure le sole evenienze di aver lasciato il suo Paese d’origine come pure
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la durata del suo soggiorno all’estero, costituiscono elementi sufficienti, a
sé stanti o sommati, per destare i sospetti delle autorità srilankesi. Tali fat-
tori, confermano tutt’al più ch’egli possa essere interrogato dalle autorità
srilankesi al suo ritorno, ma non sono atti a fondare un timore oggettivo di
rappresaglie da parte delle stesse (cfr. sentenza di riferimento del Tribunale
E-1866/2015 precitata consid. 9.2.2 segg.; cfr. anche la sentenza del Tri-
bunale E-4703/2017 e E-4705/2017 del 25 ottobre 2017 [sentenza in parte
pubblicata in DTAF 2017 VI/6] consid. 4.4 e 4.5). Conseguentemente, mal-
grado i cambiamenti politici recenti intervenuti in Sri Lanka, ed indipenden-
temente dall’effettiva incorporazione nelle LTTE – con le quali, egli avrebbe
collaborato per alcuni mesi soltanto, senza ricoprire funzioni di spicco – in
casu il ricorrente non appare essere una persona suscettibile di essere
considerata dalle autorità srilankesi, come dotata di una volontà e di una
capacità di ravvivare il conflitto etnico nel suo Paese (cfr. sentenza di rife-
rimento del Tribunale precitata, in particolare consid. 8.5.3; cfr. anche tra le
altre le sentenze del Tribunale D-488/2019 del 25 marzo 2020 consid. 4,
E-6653/2018 del 20 marzo 2020 consid. 4). Del resto, è oltremodo dove-
roso evidenziare che per sua stessa ammissione, il richiedente è espatriato
legalmente – munito di regolare passaporto (cfr. verbale 2, pag. 4, Q26 e
segg.) – già nel (...), facendo poi ritorno in Sri Lanka nel (...), senza che in
entrambi i casi riscontrasse particolari problemi (cfr. verbale 1, pag. 4,
punto 1.17.05; verbale 2, pag. 9, Q82 e segg.).
11.4 Visto quanto precede, il ricorrente non può prevalersi di un timore fon-
dato di persecuzione futura, in un prossimo avvenire e secondo un’alta
probabilità, per dei motivi posteriori alla sua fuga (cfr. sentenza di riferi-
mento E-1866/2015 consid. 8.4.5 e 8.5.5).
11.5 Pertanto, anche circa il riconoscimento della qualità di rifugiato, vi è
da confermare la decisione della SEM.
12.
Se respinge la domanda d’asilo o non entra nel merito, la SEM pronuncia,
di norma, l’allontanamento dalla Svizzera e ne ordina l’esecuzione; tiene
però conto del principio dell’unità della famiglia (art. 44 LAsi).
L’insorgente non adempie le condizioni in virtù delle quali la SEM avrebbe
dovuto astenersi dal pronunciare l’allontanamento dalla Svizzera (art. 14
cpv. 1 e 2, art. 44 LAsi nonché art. 32 dell’ordinanza 1 sull’asilo relativa a
questioni procedurali dell’11 agosto 1999 [OAsi 1, RS 142.311]; cfr.
DTAF 2013/37 consid. 4.4; DTAF 2011/24 consid. 10.1).
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Il Tribunale è pertanto tenuto a confermare la pronuncia dell’allontana-
mento.
13.
13.1 L’esecuzione dell’allontanamento è regolamentata, per rinvio
dell’art. 44 LAsi, dall’art. 83 della legge federale sugli stranieri e la loro in-
tegrazione (LStrI, RS 142.20), giusta il quale l’esecuzione dell’allontana-
mento dev’essere possibile (art. 83 cpv. 2 LStrI), ammissibile (art. 83 cpv.
3 LStrI) e ragionevolmente esigibile (art. 83 cpv. 4 LStrI).
13.2 Secondo prassi costante del Tribunale, circa l’apprezzamento degli
ostacoli all’esecuzione dell’allontanamento, vale lo stesso apprezzamento
della prova consacrato al riconoscimento della qualità di rifugiato, ovvero il
ricorrente deve provare o per lo meno rendere verosimile l’esistenza di un
ostacolo all’esecuzione dell’allontanamento (cfr. DTAF 2011/24 con-
sid. 10.2). Inoltre, lo stato di fatto determinante in materia di esecuzione
dell’allontanamento, è quello che esiste al momento in cui si statuisce
(cfr. DTAF 2009/51 consid. 5.4).
13.3 Nella decisione querelata, la SEM ha ritenuto inapplicabile il principio
del non respingimento. Essa ha parimenti considerato l’allontanamento
ammissibile, esigibile e possibile.
13.4 Con l’impugnativa, il ricorrente avversa anche tale assunto. A suo dire,
visti i motivi di asilo addotti, si giustificherebbe in specie l’applicazione
dell’art. 5 cpv. 1 LAsi. Inoltre, la pregressa appartenenza alle LTTE così
come all’associazione per persone scomparse, esporrebbe l’interessato ad
un rischio di persecuzioni da parte del CID.
14.
14.1 A norma dell’art. 83 cpv. 3 LStrI, l’esecuzione dell’allontanamento non
è ammissibile quando comporterebbe una violazione degli impegni di diritto
internazionale pubblico della Svizzera. La portata di detta norma non si
esaurisce nella massima del divieto di respingimento. Anche altri impegni
di diritto internazionale della Svizzera possono essere ostativi all’esecu-
zione del rimpatrio, in particolare l’art. 3 CEDU o l’art. 3 della Convenzione
contro la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti
del 10 dicembre 1984 (Conv. tortura, RS 0.105). La Corte europea dei diritti
dell’uomo ha più volte ribadito che la sola possibilità di subire dei maltrat-
tamenti dovuti a una situazione di insicurezza generale o di violenza gene-
ralizzata nel Paese di destinazione non è sufficiente per ritenere una viola-
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zione dell’art. 3 CEDU. Spetta infatti all’interessato provare o rendere ve-
rosimile l’esistenza di seri motivi che permettano di ritenere che egli correrà
un reale rischio («real risk») di essere sottoposto, nel Paese verso il quale
sarà allontanato, a trattamenti contrari a detti articoli (cfr. DTAF 2013/27
consid. 8.2 e relativi riferimenti).
14.2 Nella presente disamina, stante il fatto che l’insorgente non è riuscito
né a rendere verosimili le sue dichiarazioni ex art. 7 LAsi, né a dimostrare
l’esistenza di seri pregiudizi o il fondato timore di essere esposto a tali pre-
giudizi ai sensi dell’art. 3 LAsi, il principio del divieto di respingimento non
trova applicazione nella fattispecie e l’ammissibilità del rinvio del ricorrente
verso lo Sri Lanka sotto l’aspetto dell’art. 5 cpv. 1 LAsi risulta quindi paci-
fica. Perdipiù, per i motivi già sopra enucleati non sono ravvisabili agli atti
altri elementi che possano far ritenere, con una probabilità preponderante,
che l’insorgente possa essere sottoposto ad una pena o ad un trattamento
vietati dall’art. 3 CEDU o dall’art. 3 Conv. tortura. In particolare, egli non ha
stabilito di avere un profilo di una persona che possa concretamente inte-
ressare le autorità srilankesi, né a fortiori l’esistenza di un rischio perso-
nale, concreto e serio di essere esposto in patria, ad un trattamento con-
trario ai disposti succitati (cfr. sentenza della CorteEDU [Grande Camera]
Saadi contro Italia del 28 febbraio 2008, 37201/06, §§125 e 129 con relativi
riferimenti).
14.3 Ne consegue che, l’allontanamento del ricorrente verso lo Sri Lanka
sia da considerarsi ammissibile ai sensi dell’art. 83 cpv. 3 LStrI in relazione
con l’art. 44 LAsi.
15.
15.1 Giusta l’art. 83 cpv. 4 LStrI, l’esecuzione può non essere ragionevol-
mente esigibile qualora, nello Stato d’origine o di provenienza, lo straniero
venisse a trovarsi concretamente in pericolo in seguito a situazioni quali
guerra, guerra civile, violenza generalizzata o emergenza medica.
15.2 La disposizione precitata si applica principalmente ai «réfugiés de la
violence», ovvero agli stranieri che non adempiono le condizioni della qua-
lità di rifugiato, poiché non sono personalmente perseguiti, ma che fuggono
da situazioni di guerra, di guerra civile o di violenza generalizzata. Essa va-
le anche nei confronti delle persone per le quali l’allontanamento compor-
terebbe un pericolo concreto, in particolare perché esse non potrebbero
più ricevere le cure delle quali hanno bisogno o che sarebbero, con ogni
probabilità, condannate a dover vivere durevolmente e irrimediabilmente in
stato di totale indigenza e pertanto esposte alla fame, a una degradazione
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grave del loro stato di salute, all’invalidità o persino alla morte. Tuttavia, le
difficoltà socio-economiche che costituiscono l’ordinaria quotidianità di una
regione, in particolare la penuria di cure, di alloggi, di impieghi e di mezzi
di formazione, non sono sufficienti, in sé, a concretizzare una tale esposi-
zione al pericolo. L’autorità alla quale incombe la decisione deve dunque,
in ogni singolo caso, stabilire se gli aspetti umanitari legati alla situazione
nella quale si troverebbe lo straniero in questione nel suo Paese, siano tali
da esporlo ad un pericolo concreto (cfr. DTAF 2014/26 consid. 7.6 – 7.7 e
relativi riferimenti).
15.3 In casu, risulta anzitutto notorio che, dopo la cessazione delle ostilità
tra le forze armate del governo di D._ e le LTTE, nel maggio del
2009, in Sri Lanka non viga attualmente una situazione di guerra, guerra
civile o violenza generalizzata che coinvolga l’insieme della popolazione
nella totalità del territorio nazionale (cfr. sentenza di riferimento del Tribu-
nale E1866/2015 consid. 13.1).
Oltretutto, il Tribunale ha stabilito che l’esecuzione dell’allontanamento
verso la regione del Vanni, ed in particolare verso i distretti di Jaffna, Kili-
nochchi, Mullaitivu, Mannar e Vavuniya (cfr. sentenze del Tribunale
D-522/2017 del 29 luglio 2020 consid. 10.3.1 e D-3619/2016 del 16 ottobre
2017 consid. 9.4-9.5) è in generale ragionevolmente esigibile se sono
adempiuti i criteri individuali di esigibilità. Segnatamente, deve quindi sus-
sistere l’esistenza di una sufficiente rete familiare e sociale che possa sup-
portare il richiedente, così come di prospettive sicure che permettano di
assicurargli un reddito minimo ed un’abitazione. Ebbene, al riguardo, il ri-
corrente è giovane e gode di buona salute (cfr. verbale 2, pag. 2, Q5), vanta
una discreta istruzione e di esperienza lavorativa (cfr. verbale 1, pag. 4,
punto 1.17.04; verbale 2, pag. 10, Q90 e Q94-Q95). Egli dispone nel Paese
di provenienza di una rete famigliare formata dalla madre, la sorella e due
fratelli, tutti residenti nella sua regione d’origine (cfr. verbale 2, pag. 3, Q8)
e proprietari di terreni (cfr. verbale 2, pag. 5, Q35 e Q36). Di conseguenza,
non vi sono motivi per dubitare che l’interessato si reintegrerà senza parti-
colari difficoltà nel suo Paese d’origine.
15.4 Su tali presupposti, l’esecuzione dell’allontanamento del ricorrente è
da ritenersi pure ragionevolmente esigibile (art. 83 cpv. 4 LStrI).
16.
In ultima analisi, nemmeno risultano impedimenti sotto l’aspetto della pos-
sibilità dell’esecuzione dell’allontanamento. Invero, per il caso in cui la sua
carta d’identità srilankese non fosse più in vigore, egli sarebbe in misura
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Pagina 19
d’intraprendere ogni passo necessario presso la competente rappresen-
tanza del suo Paese d’origine in vista dell’ottenimento dei documenti ne-
cessari al rimpatrio.
17.
Ne consegue che, anche in materia di esecuzione dell’allontanamento, la
decisione dell’autorità inferiore va confermata.
18.
Alla luce di tutto quanto sopra, con la decisione impugnata, la SEM non ha
violato il diritto federale né abusato del suo potere d’apprezzamento ed
inoltre non ha accertato in modo inesatto o incompleto i fatti giuridicamente
rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi). Altresì, per quanto censurabile, la decisione
non è inadeguata (art. 49 PA). Il ricorso va pertanto respinto e la decisione
impugnata confermata.
19.
Visto l’esito della procedura, le spese processuali di CHF 750.–, che se-
guono la soccombenza, sono poste a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1 e
5 PA, nonché art. 3 lett. b del regolamento sulle tasse e sulle spese ripetibili
nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 febbraio
2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]), e sono prelevate sull’anticipo spese versato
dall’insorgente il 20 dicembre 2018.
20.
La presente decisione non concerne persone contro le quali è pendente
una domanda d’estradizione presentata dallo Stato che hanno abbando-
nato in cerca di protezione, per il che non può essere impugnata con ri-
corso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83
lett. d cifra 1 LTF).
La pronuncia è quindi definitiva.
(dispositivo alla pagina seguente)
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