Decision ID: 360456f0-007c-5274-9267-96b3d14d9cea
Year: 2003
Language: it
Court: TI_TCAS
Chamber: TI_TCAS_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: social_law

ritenuto,
in fatto
1.1. _, classe 1951, di professione viticoltore indipendente, è affetto da sindrome lombo – vertebrale cronica su turbe statiche della colonna e disbilancio muscolare (cfr. rapporto 3 agosto 1999 del dr. med. _, medico curante, doc. AI _).
Il 5 giugno 1999 egli ha presentato una richiesta di prestazioni AI per adulti (doc. AI _).
Con decisione 15 settembre 1999 (cresciuta in giudicato) l’Ufficio assicurazione invalidità (UAI) gli ha negato delle prestazioni assicurative in quanto non era ancora trascorso l’anno di attesa e non presentava un grado d’invalidità pensionabile (doc. AI _).
1.2. In data 9 aprile 2000 _ ha inoltrato un’altra domanda di prestazioni AI (doc. AI _).
Dopo aver raccolto la documentazione medico – economica del caso, eseguito un’inchiesta economica per indipendenti (doc. AI _) ed incaricato il dr. med. _ di esperire una perizia reumatologica (doc. _), con progetto di decisione 13 febbraio 2002 l’amministrazione ha nuovamente respinto la richiesta, motivando come segue:
"
(...)
Dalla documentazione medico-specialistica acquisita all'incarto, ed in particolare dalla perizia eseguita dal Dr. _, si evince la capacità lavorativa residuale del 75 % nella sua professione purché lavorano in vigneti non in pendenza. La superficie coltivata può poi essere ulteriormente incrementata per ovviare la cessione delle parcelle in pendenza.
Attività più leggere sono esigibili in misura completa e, svolgendo attività generiche che non richiedono qualifiche professionali specifiche e rispecchiano le indicazioni mediche, viene recuperata in misura completa la capacità di guadagno." (doc. AI _)
A seguito delle osservazioni 29 marzo 2002 dell’allora rappresentante dell’assicurato (doc. AI _), l’amministrazione ha proceduto ad altri accertamenti, segnatamente presso la Sezione dell’agricoltura (contenuto tra il doc. AI _) ed il perito (doc. AI _).
Con decisione formale 27 giugno 2002 l’UAI ha poi ribadito il rifiuto di erogare delle prestazioni assicurative, aggiungendo:
"
(...)
Effettivamente l'uso dei macchinari non è del tutto indicato dal profilo
medico, nel senso che dopo l'impiego di un'ora necessita di una pausa di 30 minuti tuttavia, viene fatto osservare quanto segue: lo sfalcio dell'erba per la superficie lavorata richiede un impiego di circa due giorni di lavoro ogni 15 giorni - questo considerando le pausa dettate dal danno alla salute - rispettivamente, per i trattamenti della vigna il turbodiffusore va comunque riempito ed il trattore non viene usato per più di un'ora consecutiva.
Attività più leggere sono esigibili in misura completa e, svolgendo attività generiche che non richiedono qualifiche professionali specifiche e rispecchiano le indicazioni mediche viene recuperata in misura completa la capacità di guadagno infatti, secondo gli accertamenti eseguiti il reddito netto nell'attività svolta prima dell'insorgenza del danno alla salute dovrebbe aggirarsi tra Fr. 26'000.- e Fr. 30'000.- annui; da invalido può ancora conseguire il reddito annuo dato dalla media salariale ottenuta secondo l'inchiesta sulla struttura svizzera dei salari in attività leggere non qualificate che, con la riduzione massima consentita del 25% ammonta a Fr. 38'783.- (dato aggiornato al 2001)." (doc. AI _)
1.3. Contro la decisione amministrativa è tempestivamente insorto l'assicurato, il quale postula di essere posto al beneficio di una mezza rendita AI.
Sostanzialmente egli contestata la valutazione del perito _ circa l’inabilità lavorativa nella sua precedente attività di viticoltore. Riguardo all’attività adeguata egli critica la determinazione del reddito da valido da parte dall’UAI.
1.4. Con risposta di causa 2 ottobre 2002 l’amministrazione propone di respingere il gravame, osservando:
"
(...)
Contestate sono innanzitutto le conclusioni del perito, il quale non avrebbe debitamente tenuto conto del genere di mansioni svolto da un viticoltore, e dei relativi sforzi ai quali lo stesso è sottoposto.
Tale obiezione è già stata sollevata in sede di osservazioni al progetto di decisione, e puntualmente girata al perito. Questi ha dal canto suo ribadito come le problematiche presentate dal paziente siano suscettibili di influenzare in misura comunque limitata l'attività lavorativa, e ciò pur considerando anche quelle mansioni che risultano parzialmente controindicate (cf. doc. n. _ inc. AI).
L'UAI non avendo ragione alcuna per scostarsi dalla valutazione peritale, viene confermato un grado di inabilità lavorativa pari al 25%, che esclude a priori il diritto a rendita.
L'assicurato pone altresì in discussione il reddito presumibile senza invalidità, a suo dire di gran lunga superiore a quanto ritenuto in sede di istruttoria.
Anche in merito alla questione economica lo scrivente Ufficio ha già avuto modo di esprimersi diffusamente, giungendo alla conclusione che il reddito ipotizzato dal ricorrente è del tutto improponibile.
Senza entrare nuovamente nel merito della questione, si rinvia direttamente all'esposto di cui al doc. n. _ dell'incarto, che si riconferma integralmente in questa sede." (doc. _)
1.5. Il 16 ottobre 2002 l’assicurato ha ribadito la propria posizione (VI).

in diritto
2.1. In ordine
La presente vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico ai sensi degli articoli 26 c cpv. 2 della Legge organica giudiziaria civile e penale e 2 cpv. 1 della Legge di procedura per le cause davanti al Tribunale delle assicurazioni (cfr. STFA del 18 febbraio 2002 nella causa H., H 335/00; STFA del 4 febbraio 2002 nella causa B., H 212/00; STFA del 29 gennaio 2002 nella causa R. e R., H 220/00; STFA del 10 ottobre 2001 nella causa F., U 347/98 pubblicata in RDAT I-2002 pag. 190 seg.; STFA del 22 dicembre 2000 nella causa H., H 304/99; STFA del 26 ottobre 1999 nella causa C., I 623/98).
Nel merito
2.2. Con il 1° gennaio 2003 è entrata in vigore la Legge federale sulla parte generale del diritto delle assicurazioni sociali (LPGA; RS 830.1), la quale ha portato alcune modifiche legislative anche in ambito dell’assicurazione per l’invalidità.
Tale legge non è tuttavia applicabile alla fattispecie concreta, poiché, secondo la giurisprudenza del TFA, il giudice delle assicurazioni sociali non tiene conto di modifiche legislative e di fatto verificatesi dopo il momento determinante della resa del provvedimento amministrativo impugnato (STFA non pubblicata del 9 gennaio 2003 nella causa A.A., P76/01; DTF 127 V 467 consid. 1, 121 V 366 consid. 1b).
Ne consegue che, essendo stato il provvedimento qui impugnato reso il 27 giugno 2002, gli articoli di seguito citatati della LAI e dell’OAI corrispondono al tenore in vigore sino al 31 dicembre 2002.
2.3. L'art. 4 cpv. 1 LAI definisce l'invalidità, nel senso della legge, come l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata, cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio. Gli elementi fondamentali dell'invalidità, secondo la surriferita definizione, sono quindi:
- un danno alla salute fisica o psichica conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio, e
- la conseguente incapacità di guadagno.
Occorre quindi che il danno alla salute abbia cagionato
una diminuzione della capacità di guadagno, perché il caso possa essere sottoposto all'assicurazione per l'invalidità (G. Scartazzini, Les rapports de causalité dans le droit suisse de la sécurité sociale, pag. 216ss).
Va inoltre precisato che, secondo l'art. 28 cpv. 1 LAI, gli assicurati hanno diritto a una rendita intera se sono invalidi almeno al 66 2/3 %, a una mezza rendita se sono invalidi almeno al 50 % o a un quarto di rendita se sono invalidi almeno al 40 %.
2.4. Secondo l'art. 28 cpv. 2 LAI l'invalidità è determinata stabilendo il rapporto fra il reddito del lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo l'insorgenza dell'invalidità e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione, nell'esercizio di un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in condizioni normali di mercato del lavoro e il reddito del lavoro che egli avrebbe potuto conseguire se non fosse diventato invalido.
Il grado d'invalidità dell'assicurato deve quindi essere determinato dal raffronto del reddito ch'egli ancora può conseguire nonostante la sua invalidità con quello che avrebbe potuto guadagnare in assenza delle affezioni di cui è portatore (RCC 1992, p. 182 consid.
3; RCC 1990, p. 543 consid. 2; M. Valterio, Droit et pratique de l'assurance-invalidité, Les prestations, pagg. 200 e ss.).
Si confronta perciò il reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non fosse divenuto invalido con quello ch'egli può tuttora realizzare, benché invalido, sfruttando la residua capacità lavorativa in attività da lui ragionevolmente esigibili in condizioni normali del mercato del lavoro, previa adozione di eventuali provvedimenti integrativi (art. 28 cpv. 2 LAI).
Nel confronto dei redditi la giurisprudenza - di regola - non tiene conto di fattori estranei all'invalidità, come ad esempio la formazione professionale, le attitudini fisiche e psichiche e l'età dello assicurato (RCC 1989, p. 325 consid.
2b; DTF 107 V 21 consid. 2c; G. Scartazzini, Les rapports de causalité dans le droit suisse de la sécurité sociale, p. 232; D. Cattaneo, Les mésures préventives et de réadaptation de l'assurance-chômage, p. 316 e s. nn. 1158 e 1159 e la giurisprudenza citata).
La misura dell'attività ragionevolmente esigibile dipende d'altra parte dalla situazione personale dell'assicurato e dalla possibilità di applicazione di misure reintegrative.
La situazione personale dell'assicurato è essenziale per la valutazione della residua capacità al guadagno.
Secondo il TFA i due redditi, dalla cui differenza emerge il grado dell'incapacità di guadagno, vanno stabiliti in maniera precisa. Se ciò non è possibile, devono essere calcolati sulla base di una valutazione fondata sulle circostanze concrete (SVR 1996 IV Nr. 74 consid. 2a, DTF 114 V 313 consid. 3a).
2.5. Qualora una prima richiesta di rendita sia stata negata perché il grado di invalidità era insufficiente o perché l'invalido poteva provvedere a sè stesso, una nuova domanda è riesaminata soltanto se l'assicurato rende verosimile che il grado di invalidità si è modificato in misura rilevante per il diritto alle prestazioni (art. 87 cpv. 2 e 3 OAI). Se non è il caso, l'amministrazione non entra nel merito della richiesta (DTF 109 V 114 consid. 2a).
Se l'amministrazione entra nel merito della nuova domanda deve esaminare la fattispecie da un punto di vista materiale e in particolare verificare se la modifica del grado di invalidità resa verosimile dall'assicurato si è effettivamente realizzata (DTF 199 V 115). In tal caso applicherà, per analogia, le disposizioni sulla revisione di rendite in corso (art. 41 LAI, art. 86ss. OAI; VSI 1999 p. 8; R. Rüedi, Die Verfügungsanpassung als Grundfigur von Invalidenrentenrevisionen, in Schaffauer/Schlauri, Die Revision von Dauerleistungen, Veröffentlichungen des Schweizerischen Instituts für Verwaltungskurse an der Uni St. Gallen, 1999, p. 15; T. Locher, Grundriss des Sozialversicherungsrechts, Berna 1997, p. 315 N 5; DTF 117 V 198).
Questo requisito deve permettere all'amministrazione, che in precedenza aveva negato una rendita sulla base di una decisione cresciuta in giudicato, di rifiutare, senza ulteriore esame, nuove richieste di prestazioni, in cui l'istante si limiti a ribadire gli stessi argomenti, senza addurre o provare una modificazione rilevante di fatti determinanti (STFA del 26 febbraio 1998 in re O.S; DTF 117 V 20 consid. 4b).
2.6. Nell’evenienza concreta, entrando nel merito della nuova domanda di prestazioni, l’UAI ha incaricato il dr. med. _ di eseguire una perizia reumatologica (doc. AI _).
Nel dettagliato e completo referto 12 giugno 2001, lo specialista in reumatologica, dopo aver esposto una esaustiva anamnesi, ha diagnosticato una sindrome toraco- e lombovertebrale cronica recidivante con turbe statiche (ipercifosi toracale in parte fissata, scoliosi toracolombare) e con alterazioni degenerative iniziali (spondiloartrosi L5/S1 a sinistra ed eventualmente a destra).
Quanto alle ripercussioni di tali affezioni sulla capacità lavorativa, il dr. med. _ ha precisato:
"
(...)
Le alterazioni statiche, strutturali e funzionali del rachide sono contenute e possono giustificare un limite della caricabilità fisica del paziente solo per attività particolarmente gravose per la schiena: il paziente non può alzare pesi dal suolo superiori a 15 kg circa e può portare pesi sulle spalle non superiori a 10 kg circa e non per oltre mezzora circa. E' inoltre credibile che vi siano delle difficoltà nel lavorare in flessione, semiflessione e/o rotazione con il tronco ciò che giustifica una certa riduzione del rendimento. Le difficoltà nel lavorare in pendenza riguardano a mio modo di vedere più l'impossibilità dell'uso di mezzi meccanici e non lo spostarsi su terreni sconnessi. Da parte del medico curante la riduzione della capacità lavorativa (giudicata del 50%) venne inizialmente attribuita per la metà alle difficoltà che insorgono nel lavorare in vigneti in pendenza ed a metà ad un rendimento limitato per alcune mansioni generali della professione (rapporto medico per l'AI del 03.08.1999), valutazione che ritengo adeguata. Le condizioni attuali del paziente appaiono difatti paragonabili alle constatazioni del medico curante di allora. Lavorando in vigneti "più comodi" vengono a cadere le difficoltà specifiche inerenti ai lavori nei vigneti in pendenza. Ritengo quindi adeguata una capacità lavorativa residuale del 75% con la possibilità di aumentare l'attuale superficie coltivata. Questa valutazione non tiene conto di eventuali difficoltà che il paziente può riscontrare per l'affitto di nuovi vigneti pianeggianti o semipianeggianti." (Doc. AI _ pag. 6/7)
Da ultimo, il perito ha escluso misure terapeutiche per migliorare la capacità lavorativa, rilevando tuttavia:
"
in considerazione dell’età del paziente e del fatto che padroneggia la lingua italiana solo con difficoltà non credo che vi siano le basi per proporre una riformazione professionale anche se vi sarebbe una capacità lavorativa probabilmente normale per un’attività lucrativa che possa rispettare i limiti fisici esposti sotto il punto 5. (lavoro fisicamente leggero con la possibilità di interrompere le posizioni statiche dopo un massimo di un’ora) (Doc. AI _ pag. 7).
Nel complemento peritale 23 aprile 2002, volto ad accertare l’esigibilità nell’utilizzo di macchinari, il dr. med. _ ha osservato:
"
Il signor _ è affetto da una sindrome toraco e lombovertebrale cronica e recidivante causata prevalentemente da turbe statiche (ipercifosi toracale in parte fissata; scoliosi toracolombare) in presenza di alterazioni degenerative solo iniziali (spondilartrosi L5/S1 a sinistra ed eventualmente anche a destra).I limiti funzionali del rachide riscontrate alla visita peritale del 06.06.2001 e la sindrome vertebrale erano modiche. Le indagini radiologiche non hanno messo in evidenza delle patologie morfologiche rilevanti. In questa ottica credo di poter confermare che il signor _ possa utilizzare dei mezzi meccanici nei suoi vigneti come descritto dal giurista P. _ nel paragrafo in questione, incluso un trattore. Può esporsi anche a delle vibrazioni. Il giurista mette in dubbio, che "si possa esigere che l'assicurato rimanga seduto molto tempo" e su mezzi di questo tipo. Ritengo esigibile l'esercizio di tale attività senza interruzione per un massimo di un'ora." (Doc. AI _)
Il ricorrente contesta tale valutazione.
Rilevando in particolare che la quasi totalità della sua attività lucrativa richiede una posizione flessa o semiflessa del tronco, nonché una leggera rotazione, egli si chiede come possa svolgere al 75% il lavoro di viticoltore. Inoltre sostiene che, nonostante abbia abbandonato i terreni in pendenza, il suo rendimento è rimasto del 50%.
2.7. Va ricordato che affinché
un rapporto medico abbia valore probatorio è determinante che esso valuti ed esamini in maniera completa i punti litigiosi, si fondi su degli esami approfonditi, prenda conto di tutti i mali di cui si lamenta l'assicurato, sia stabilito in piena conoscenza dei suoi antecedenti (anamnesi) e sia chiaro nell'esposizione delle correlazioni mediche o nell'apprezzamento della situazione medica; le conclusioni dell'esperto devono inoltre essere motivate (cfr. Ulrich Meyer‐Blaser, Die Rechtspflege in der Sozialversicherung, BJM 1989 p. 31; Pratique VSI 3/1997 pag. 123).
A proposito delle perizie mediche eseguite nell'ambito della procedura amministrativa il TFA ha già avuto modo di evidenziare che, nell'ipotesi in cui sono state eseguite da medici specializzati riconosciuti, hanno forza probatoria piena, se giungono a conclusioni logiche e sono state realizzate sulla base di accertamenti approfonditi, fintanto che indizi concreti non inducono a ritenerle inaffidabili (DTF 123 V 176, DTF 122 V 161, 104 V 212; STFA del 14 aprile 1998 in re O.B. inedita, STFA del 28 novembre 1996 in re G.F. inedita, STFA 24.12.1993 in re S.H. inedita; SVR 1998 IV Nr. 1 p. 2; SZS 1988 p. 329 e 332; ZAK 1986 p. 189).
Nell'ambito del libero apprezzamento delle prove è in linea di principio consentito all'amministrazione e al giudice fondare la propria decisione su basi di giudizio interne all'istituto assicuratore. Per quanto riguarda l'imparzialità e l'attendibilità di simili prove, devono tuttavia essere poste delle esigenze severe (DTF 122 V 157).
Nella DTF 125 V 351 seg. (= SVR 2000 UV 10, p. 33ss.), la nostra Corte federale ha ribadito che ai rapporti allestiti da medici alle dipendenze di un'assicurazione deve essere riconosciuto pieno valore probante, a condizione che essi si rivelino essere concludenti, compiutamente motivati, di per sé scevri di contraddizioni e, infine, non devono sussistere degli indizi che facciano dubitare della loro attendibilità (DTF 125 V 352 consid. 3a). Il solo fatto che il medico consultato si trovi in un rapporto di dipendenza con l'assicuratore, non permette già di metterne in dubbio l'oggettività e l'imparzialità. Devono piuttosto esistere delle particolari circostanze che permettano di ritenere come oggettivamente fondati i sospetti circa la parzialità dell'apprezzamento (DTF 125 V 354 consid. 3b/bb)
.
Per quel che riguarda il medico di fiducia, infine, secondo la generale esperienza della vita, il giudice deve tener conto del fatto che, in dubbio, egli attesta a favore del suo paziente (DTF 125 V 353 consid. 3b/cc), cfr. U. Meyer-Blaser, Rechtsprechung des Bundesgericht im Sozialversicherungsrecht, Bundesgesetz über die Invalidenversicherung, Zurigo 1997, pag. 111).
2.8. Nell'evenienza concreta questo TCA non intravede ragioni che gli impediscono di far proprie le conclusioni cui è pervenuto il perito, specialista nella materie che qui interessa, il quale ha compiutamente valutato il danno alla salute lamentato dall'assicurato, giungendo a conclusioni logiche e motivate in merito alla valutazione circa la capacità al lavoro del 75% di _ nella sua attività di viticoltore.
Il perito ha in particolare rilevato come le alterazioni statiche, strutturali e funzionali del rachide sono contenute per cui possono giustificare un limite della caricabilità fisica solo per attività particolarmente gravose per la schiena. Pertanto l’assicurato non può alzare dal suolo pesi superiori a 15 kg e portare sulle spalle carichi maggiori di 10 chili oltre la mezzora. Inoltre il dr. _ ha dichiarato credibili la difficoltà rilevate dal paziente nel lavorare
“in flessione, semiflessione e/o rotazione del tronco ciò che giustifica una certa riduzione di rendimento”
(cfr. perizia pag. 6).
Tenuto conto di questi limiti funzionali del rachide, definiti di modica entità (cfr. anche complemento peritale 23 aprile 2002 (doc. AI _), nonché della circostanza che l’assicurato abbia smesso di lavorare su terreni in pendenza, il perito ha pertinentemente motivato una limitazione lavorativa del 25%, con eventuale possibilità di aumentare la capacità lavorativa residua a dipendenza della reperibilità di superfici coltivabili a vigneto in zone pianeggianti o semipianeggianti.
Né del resto la valutazione 11 maggio 2000 del medico curante può portare a diverso risultato. Anzi, dopo aver confermato che il paziente ha abbandonato le colture situate su terreni in pendenza, il dr. _ ha tuttavia ritenuto che
“l’attuale attività potrebbe venir continuata per circa 7 ore giornaliere consentendo così al paziente di osservare dei momenti di pausa durante i quali possa riparare in posizione coricata
” (doc. AI _).
2.9. Pur volendo ammettere una limitazione lavorativa del 50%, così come postulato nel gravame, l’assicurato potrebbe comunque mettere a maggior frutto la sua residua capacità lavorativa in un’attività adeguata. Difatti, secondo il dr. _, vi
“sarebbe una capacità lavorativa probabilmente normale per un’attività lucrativa che possa rispettare i limiti fisici esposti al punto 5 (lavoro fisicamente leggero con la possibilità di poter interrompere le posizioni statiche dopo un massimo di un’ora”
(doc. AI _ pag. 7 in fine), ciò che è del resto ammesso dallo stesso ricorrente (cfr. ricorso pag. 2, nonché osservazioni 29 marzo 2002 pag. 2 (doc. AI _).
Procedendo alla determinazione del grado d’invalidità mediante il raffronto dei redditi come esposto al consid. 2.4 (metodo ordinario), non si giunge ad un grado d’invalidità pensionabile e questo per i seguenti motivi.
2.9.1. Per quel che concerne il reddito ipotetico che l’assicurato avrebbe potuto percepire senza il danno alla salute (reddito da valido), con la decisione impugnata l’amministrazione ha ritenuto che dovrebbe aggirarsi tra i fr. 26'000.— e i fr. 30'000.--.
Nella nota 11 aprile 2002 il capo servizio AI ha fra l’altro evidenziato:
"
Da informazioni assunte presso l'Ufficio circondariale di tassazione (Sig. _) e la Sezione dell'agricoltura (Sigg. _ e _) i costi di gestione annui superano il 20% calcolato dal Sig. _. Il 20% può essere relativo unicamente ai prodotti impiegati (concimi, prodotti fitosanitari, ecc.). Secondo la sezione dell'agricoltura per queste spese possono essere calcolati
fr.
4'500.- all'ettaro. A questi vanno aggiunti gli ammortamenti e le spese vive (benzina, riparazioni di macchine e attrezzi, affitti, ecc.). Secondo l'UT di _, di regola, le deduzioni complessive per spese variano tra il 40 ed il 50% del reddito lordo.
La produzione massima di un chilogrammo d'uva per m
2
è calcolato sui "m
2
computati anno" (calcolo in base ai ceppi) e non sui " m
2
vitati annunciati". La sezione dell'agricoltura mi informa che quasi nessuno arriva al kg per m
2
. Quando questo succede è solo sulla carta, nel senso che, alla consegna delle uve, il produttore ha a disposizione un certo quantitativo per ogni "certificato di produzione" e quindi ne riempie/occupa uno fino al 100% per poi lasciarne altri vuoti o semivuoti (si veda p. es. la tabella allegata per il caso particolare).
Il calcolo allegato fornito dal Sig. _ permette di stabilire che nel caso del Sig. _, nella migliore delle ipotesi, la resa è di 0.6 kg al m
2
sui " m
2
computati anno", naturalmente non tenendo conto delle barbatelle non ancora produttive.
Otteniamo conseguentemente il seguente calcolo:
19'285 m
2
computati anno di media per 0.6
kg
1M2 a
fr.
4.20 al kg =
fr.
48'600.- lordi circa, dai quali deduciamo una media del 45% di spese ed otteniamo un netto di
fr.
26'730.- di reddito aziendale netto.
Da questa indicazione possiamo pertanto tranquillamente confermare che il reddito da sano del Sig. _ non potrà mai superare i
fr.
35'134.- esposti nella NT 99100. Per quanto concerne questo reddito, ci permettiamo osservare che nell'allestimento del "questionario per agricoltori senza contabilità", l'A. ha p. es. omesso di dedurre gli affitti pagati per i vigneti, indicati in
fr.
3'615.- annui, sul "questionario complementare per agricoltori senza contabilità quindi si può ritenere che il reddito aziendale sarebbe inferiore a quello tassato..
L’assicurato, invece, facendo riferimento alle osservazioni 29 marzo 2002 (doc. AI _) ha contestato tale calcolo:
"
(...)
Infatti l'Ufficio AI si sbaglia quando afferma che il mio reddito senza il danno alla salute sarebbe stato di soli
fr.
26-30'000 Non si deve dimenticare che la mia attività era appena agli inizi e che buona parte dei terreni era appena stata rimessa a nuovo. La conferma giunge proprio dal documento che l'Ufficio AI si è fatto consegnare dalla Sezione dell'agricoltura: si può veder bene che il vigneto con i ceppi di vite più vecchi è giunto nel 1998 ad un tasso di produttività del 72%. Non è quindi corretto prendere la media della produttività su più anni e su più vigneti: se fossi stato sano fra qualche anno avrei indubbiamente potuto contare su di una produttività che si poteva avvicinare ad 1 kg per mq, come giustamente ha calcolato la Sezione dell'agricoltura per vedere la perdita di guadagno subita con l'abbandono dei terreni in pendenza. Non è nemmeno vero che dal reddito lordo della vendita dell'uva si debba levare fino al 50% per spese avute: ci sono grossi investimenti all'inizio e poi si può calcolare una spesa forfetaria del 20% come giustamente ha fatto la Sezione dell'agricoltura nei documenti che avevo consegnato all'AZ. Tenendo conto che nel corso degli anni avrei sfruttato i terreni fino al massimo della loro capacità (massimo della superficie a vigna riconosciuto, circa 2.5 ha), mi sembra onesto riconoscere che avrei potuto guadagnare annualmente circa
fr.
84'000 netto.
Quindi anche se svolgessi un lavoro leggero non qualificato subirei una perdita di guadagno che mi potrebbe dar diritto ad una rendita d'invalidità.”
Orbene, secondo questo Corte, al calcolo dell’assicurato non può essere prestata adesione.
Innanzitutto, dalle dichiarazioni fiscali per gli anni di computo 1995 – 1998 il reddito netto aziendale proveniente dalla viticoltura non ha mai superato i fr. 33’000.--, per cui è poco probabile che l’assicurato potrebbe ora conseguire un reddito netto di fr. 84'000.--.
Del resto nel periodo fiscale 1999/2000 il reddito aziendale netto tassato era di fr. 35'134.— (cfr. documentazione fiscale successiva al doc. AI _).
Vero che prima del danno alla salute il ricorrente aveva una superficie vignata di c.a. 25'000 mq (cfr. inchiesta economica doc. AI _). Tuttavia, secondo il calcolo della resa di produzione dell’assicurato allestito dalla Sezione dell’agricoltura per gli anni 1995-1998, dai 20'595 mq di superficie effettivamente coltivata a vigna nel 1995 si è scesi ai 19'755 mq del 1998, con un minimo di 17'943 mq nel 1996 (atto successivo al doc. AI _). Siccome è dal 1989 che il ricorrente svolge l’attività di viticoltore in proprio (cfr. inchiesta economica doc. AI _) non è verosimile che, senza il danno alla salute, egli avrebbe sfruttato al massimo i suoi terreni. È dunque corretto, come ha fatto l’amministrazione, prendere in considerazione una media di superficie coltivata di 19'285 mq (cfr. doc. AI _).
L’assicurato asserisce inoltre che senza l’invalidità avrebbe avuto una resa d’uva di 1kg/mq come risulta dal calcolo 20 settembre 1995 del budget della sua azienda, nonché da quello del 20 settembre 1999 relativo al mancato reddito dovuto all’abbandono di un vigneto, entrambi allestiti dalla Sezione dell’agricoltura (contenuti nel plico di cui al doc. AI _).
Ritenuto che la produzione di 1kg/mq è quella massima consentita per ottenere vini di prima categoria (cfr. calcolo 20 settembre 1999), ma che, secondo l’accertamento fatto dall’UAI (cfr. doc. AI _), tale resa è teorica, appare sostenibile fare riferimento alla massima quota di produzione effettuata dall’assicurato nel periodo 1995 – 1998, vale a dire 0.6 kg/mq (doc. AI).
Volendo ammettere una deduzione per spese di 20% (in luogo del 50% applicato dall’UAI), con un prezzo (incontestato) di
fr. 4,20 al chilo, il reddito ipotetico da valido ammonterebbe a
fr. 38'878 [(19'285 x 0,6) x fr. 4,2 – 20%) ], importo che corrisponde grossomodo a quanto tassato nel biennio 1999/2000.
2.9.2. Riguardo al salario da invalido, considerato che
l'assicurato non ha mai intrapreso un’attività adeguata leggera, la determinazione di tale reddito può essere ricavata dai rilevamenti statistici ufficiali, editi dall'Ufficio federale di statistica, che si riferiscono agli stipendi medi nelle principali regioni e categorie di lavoro (VSI 2002 pag. 68 consid. 3b, DTF 126 V 76 consid. 3b/bb, RCC 1991 pag. 332 consid. 3c, 1989 pag. 485 consid. 3b).
Inoltre, va rilevato che, secondo la giurisprudenza federale, per gli assicurati che, a causa della particolare situazione personale o professionale (affezioni invalidanti, età, nazionalità e tipo di permesso di dimora, grado di occupazione ecc.), non possono mettere completamente a frutto la loro capacità residua nemmeno in lavori leggeri e che pertanto non riescono di regola a raggiungere il livello medio dei salari sul mercato, viene operata una riduzione percentuale sul salario teorico statistico che, a seconda delle circostanze, può arrivare sino a un massimo del 25% (DTF 126 V 80 consid. 5b/cc, recentemente confermato in VSI 2002 pag. 64).
In applicazione dei succitati criteri, secondo costante giurisprudenza questo Tribunale ha precisato che, conformemente ai dati statistici salariali (valore mediano) pubblicati dall'Ufficio federale di statistica ("L'enquête suisse sur la structure des salaires 2000), il salario ipotetico nel 2000 conseguibile in attività
leggera
e ripetitiva adeguata esercitata a tempo pieno nel Cantone Ticino e prima di eventuali riduzioni per motivi particolari, che possono arrivare al massimo al 25% (cfr. DTF 124 V 323; Pratique VSI 2000 pag. 85 e, soprattutto, STFA inedita del 9 maggio 2000 nella causa A, I 482/99), riportato su 41,8 ore (cfr.
“La vie économique” 2/2002”, Tabella B9.2, pag. 88),
nel settore privato corrisponde a fr. 50’498.-- (fr. 4027 : 40 x 41,8 x 12) per gli uomini e fr. 36'328.-- (fr. 2’897: 40 x 41,8 x 12) per le donne (cfr. Tabella TA 13 privato). Nel settore privato e pubblico l’ammontare è di fr. 51'702.-- (fr. 4123: 40 x 41,8 x 12) per gli uomini e fr. 36'679.-- (fr. 2925: 40 x 41,8 x 12) per le donne (cfr. Tabella TA 13 privato e pubblico).
Nella fattispecie concreta, per calcolare il reddito da invalido, sulla base dei recenti dati statistici, si deve partire da un salario di fr. 50’498.- riferito al settore privato (
cfr.”.... in primo luogo sono applicabili i rilevamenti salariali applicabili nel settore privato”
cfr. RAMI 2001 p. 348). Conformemente alla giurisprudenza federale (cfr. 126 V 81 consid. 7a) questo importo, adeguato al 2001 in base all’indice dei salari nominali
(cfr. “La vie économique 4/2003, Tabella B10.3, p.87), ammonta a fr. 51'750.-- ( 50498 x 1902 : 1856).
Tenuto conto di una riduzione massima di rendimento del 25%
ammessa dal TFA (cfr.
DTF 126 V 80 consid. 5b/cc) si giunge ad un reddito da invalido di fr. 38'812,50. Il raffronto di quest’ultimo importo con quello da valido di fr. 38'878.-- non permette all’evidenza di concludere per l’esistenza di un’incapacità al guadagno pensionabile.
V
isto il risultato al quale si è appena giunti, anche operando la rivalutazione (l’adeguamento al 2002 del reddito da invalido sarà del resto disponibile, per ragioni statistiche, solo nel corso del 2003), con ogni verosimiglianza il grado d’invalidità risulterà inferiore al 40%, sufficiente per riconoscere un quarto di rendita intera.
Ne consegue che la decisione contestata deve essere confermata ed il ricorso respinto.