Decision ID: 303b254f-bc20-44fc-aea9-e683121262d2
Year: 2022
Language: it
Court: CH_BVGE
Chamber: CH_BVGE_001
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: 

Fatti:
A.
A.a Il 23 novembre 2018 l’Agenzia delle Entrate, Ufficio Cooperazione
Internazionale Italia – autorità dello Stato richiedente italiano (di seguito:
autorità richiedente italiana) – ha presentato dinanzi all’Amministrazione
federale delle contribuzioni (AFC) una domanda raggruppata di assistenza
amministrativa in materia fiscale fondata sull’art. 27 della Convenzione del
9 marzo 1976 tra la Confederazione Svizzera e la Repubblica Italiana per
evitare le doppie imposizioni e per regolare talune altre questioni in materia
di imposte sul reddito e sul patrimonio (RS 0.672.945.41; di seguito: CDI
CH-IT), in combinato disposto con la lett. ebis del relativo Protocollo
aggiuntivo (in vigore dal 13 luglio 2016, anch’esso pubblicato nella
RS 0.672.945.41; RU 2016 2769, 2771), nonché sull’accordo amichevole
denominato Accordo amministrativo del 27 febbraio 2017/2 marzo 2017 tra
le autorità competenti della Confederazione Svizzera e dell’Italia sullo
scambio di informazioni attraverso richieste di gruppo (« Agreement
between the Competent Authorities of the Swiss Confederation and Italy
on exchange of information through group requests »; non pubblicato nella
RS di diritto federale; di seguito: Accordo amministrativo), precisando
quanto segue circa i soggetti interessati in Italia:
« [...] Ai sensi dell’articolo 2 dell’Accordo amministrativo tra Autorità competenti del 2/03/2017 la presente richiesta riguarda i contribuenti italiani cd. “Recalcitranti”, cioè i contribuenti italiani i cui nomi sono sconosciuti e che sono identificabili attraverso i seguenti criteri nel periodo dal 23 febbraio 2015 al 31 dicembre 2016:
a. è o è stato titolare di uno o più conti presso C._, ora D._;
b. il titolare del conto ha o ha avuto un indirizzo di domicilio o di residenza in Italia (sulla base della documentazione in possesso di C._, ora D._);
c. il titolare dell’attività finanziaria ha ricevuto una lettera di C._, ora D._ in cui è stata annunciata la chiusura forzata del conto/conti bancari salvo egli fornisca a C._, ora D._, istituto di credito l’autorizzazione del modello “Direttiva Risparmio UE per la Collaborazione Volontaria (Voluntary DiscIosure)” o ogni altra prova del rispetto delle proprie obbligazioni fiscali relativamente a tale conto/conti;
d. nonostante tale lettera, il titolare del conto non ha fornito a C._, ora D._, prove sufficienti del rispetto degli obblighi fiscali.
Con riferimento al criterio di cui al punto c., si precisa che l’Amministrazione fiscale italiana è in possesso di copia della lettera (vedi allegato 1) che C._ ha inviato ai propri clienti italiani per chiedere agli stessi se, in relazione alle attività detenute presso l’istituto di credito, fossero “compliant” con riferimento alla normativa fiscale italiana. L’istituto di credito inoltre ha informato i clienti italiani che, qualora non avessero fornito evidenza di tale “compliance” fiscale i rapporti finanziari sarebbero stati sottoposti a restrizioni, in particolare mediante il blocco dei prelevamenti in contanti, a limitazioni
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sostanziali per quanto riguarda l’effettuazione di bonifici e trasferimenti titoli, prevedendo inoltre la possibilità di introdurre ulteriori restrizioni con riferimento all’utilizzo di carte di debito e di credito, assegni e mezzi di pagamento. Si ritiene che tale lettera, prospettando sostanziali limitazioni all’operabilità del conto, in caso di mancata prova della conformità fiscale, abbia assolto al medesimo scopo della “lettera tipo” riferita all’articolo 4 dell’Accordo amministrativo in oggetto, non potendosi negare la conclusione per l’equivalenza sostanziale delle lettere in questione, se non a rischio di rendere in larga parte inoperativa e limitata nello scopo la disposizione citata e, più in generale, l’Accordo amministrativo in oggetto.
Si precisa che non sono interessati dalla presente richiesta i soggetti che integrano i requisiti di cui all’articolo 3 del citato Accordo amministrativo.
Ai sensi dell’articolo 4 dell’Accordo amministrativo si precisa che i criteri di selezione alla base della presente richiesta sono quelli previsti negli articoli 2 e 3 dell’Accordo amministrativo. L’utilizzo combinato di tali criteri di selezione conduce a un sospetto di evasione fiscale in quanto consente di individuare contribuenti italiani che non hanno correttamente adempiuto agli obblighi previsti dalla normativa fiscale italiana. A tal fine occorre anche considerare che i contribuenti italiani sono tenuti a dichiarare tutte le attività e i redditi detenuti all’estero, corrispondendo le relative imposte [...] ».
La lettera a cui si riferisce l’autorità richiedente italiana nella propria
domanda raggruppata, da lei acclusa quale allegato 1, è una lettera della
banca C._/D._ datata 3 febbraio 2014.
A.b Circa le ragioni e finalità fiscali per le quali l’autorità richiedente italiana
richiede le informazioni concernenti i soggetti interessati in Italia descritti
poc’anzi, essa ha precisato quanto segue:
« [...] Da una parziale analisi dei dati estrapolati dalle istanze, e dalla relativa documentazione di supporto, presentate dai contribuenti italiani nell’ambito dello speciale programma di collaborazione volontaria previsto dalla legge 15 dicembre 2014, n. 186, risulta che circa 7.000 contribuenti italiani hanno aderito alla Voluntary Disclosure chiedendo di regolarizzare le infedeltà ed omissioni dichiarative commesse in relazione alla detenzione di attività  (inclusi conti bancari) presso l’istituto di credito elvetico C._ (C._).
Si evidenzia, inoltre, che l’Amministrazione fiscale italiana è in possesso di copia della lettera che C._ ha inviato ai propri clienti italiani (cfr. Allegato1) la cui equivalenza sostanziale con la “lettera” menzionata neIl’Accordo amministrativo è stata già argomentata al punto 12 sopra.
Con riferimento agli appena citati aspetti si ritiene, pertanto, che un considerevole numero di contribuenti italiani detenga o abbia detenuto presso C._ attività finanziarie in relazione alle quali:
 non ha assolto agli obblighi previsti dall’ordinamento tributario italiano in materia di monitoraggio fiscale (obbligo di indicazione degli asset detenuti all’estero nel quadro RW della dichiarazione dei redditi),
 non ha correttamente dichiarato, né ai fini delle imposte sul reddito delle persone fisiche, né ai fini dell’imposta sul valore delle attività finanziarie detenute all’estero, i redditi ottenuti dal possesso di tali attività e ,
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 non ha fornito alla banca sufficienti prove del suo adempimento degli obblighi fiscali previsti dalla normativa italiana [...] ».
A.c In considerazione degli elementi a sua disposizione, l’autorità richie-
dente italiana ha dunque richiesto all’AFC le seguenti informazioni per il
periodo fiscale dal 23 febbraio 2015 al 31 dicembre 2016:
« [...] Entro i Iimiti fissati dalla Convenzione contro le doppie imposizioni e l’Accordo amministrativo in vigore tra ltalia e Svizzera, si richiedono tutte le informazioni in possesso di C._, ora D._, in merito ai conti detenuti presso l’istituto di credito, nel corso del periodo tra il 23 febbraio 2015 ed il 31 dicembre 2016, da soggetti residenti in Italia cd. “titolari recalcitranti di attività finanziarie” (recalcitrant account holders) in particolare si richiede:
a. informazioni anagrafiche dei “recalcitrant account hoIders” (cognome, , data di nascita e ultimo indirizzo noto risultante dalla documentazione bancaria);
b. numero identificativo del conto o dei conti detenuti presso C._, ora D._;
c. saldo al 28 febbraio 2015 e 31 dicembre 2016 di tutti i conti detenuti dai “recalcitrant account holders” [...] ».
B.
B.a Con decreto di edizione del 29 marzo 2019, l’AFC ha esortato la banca
C._ – nonché la banca D._ che è subentrata a quest’ultima
nel 2016 – a identificare tutte le persone interessate dalla domanda rag-
gruppata italiana di assistenza amministrativa sulla base dei criteri di
ricerca ivi citati. Di fatto, le è stato richiesto di trasmettere le informazioni
richieste solo per i clienti che, in conformità alla giurisprudenza del Tribu-
nale federale, erano a conoscenza della lettera della banca e non hanno
comprovato la loro conformità fiscale né prima né dopo questa lettera. Essa
ha altresì invitato la banca ad informare le persone interessate/legittimate
a ricorrere circa la procedura di assistenza amministrativa in questione.
B.b Con scritto 16 aprile 2019, la E._ – in nome e per conto della
banca C._/D._ – si è espressa in merito al decreto di
edizione del 29 marzo 2019 dell’AFC esprimendo dubbi sul fatto che la
lettera 3 febbraio 2014 della banca, allegata alla domanda raggruppata
italiana di assistenza amministrativa e al suddetto decreto, fosse stata
effettivamente inviata ai clienti domiciliati in Italia. Dalle ricerche interne
della banca un tale scritto non è stato infatti trovato. Essa ha dunque
invitato l’AFC ad esprimersi circa la legittimità della lettera 3 febbraio 2014.
B.c Con scritto 13 maggio 2019, la banca C._/D._ ha
ulteriormente precisato di aver rinvenuto una lettera di contenuto analogo
alla lettera 3 febbraio 2014, ma indicante una data postuma e mai inviata
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ai clienti. Essa ha altresì indicato di aver rinvenuto altre lettere, con un testo
analogo, ma inviate ad una data successiva.
B.d Con scritto 7 giugno 2019, la E._ ha – in nome e per conto della
banca C._/D._ – nuovamente postulato che l’AFC si
pronunci sulla legittimità della lettera 3 febbraio 2014.
B.e Con scritto 14 giugno 2019, l’AFC ha risposto agli scritti della banca
C._/D._, indicando di non aver alcun motivo per dubitare
dell’autenticità della lettera 3 febbraio 2014 e che, in tutta probabilità, tale
lettera fosse stata inviata in realtà nel 2015 o più tardi, riportando una data
inavvertitamente sbagliata. In tale contesto, essa ha invitato nuovamente
la banca ad estendere le sue ricerche anche agli anni successivi, effettuan-
do una ricerca sistematica sulla base del decreto di edizione del 29 marzo
2019 e a comunicare i risultati di detta ricerca entro il 5 luglio 2019.
B.f Con scritto 4 luglio 2019, la banca C._/D._ ha
presentato all’AFC i risultati della ricerca sistematica condotta dalla società
F._ allegando un rapporto finale di tale ricerca. In sintesi è stato
indicato che una lettera quasi identica datata 20 febbraio 2015 – allegata
in copia – è stata identificata e inviata a oltre 10'000 clienti dell’istituto
bancario.
Tempo dopo, essa ha trasmesso le informazioni richieste ed indicato di
aver inviato lo scritto d’informazione dell’AFC alle persone legittimate a
ricorrere/interessate in data 2 dicembre 2019.
C.
C.a Con pubblicazione nel Foglio federale del (...), l’AFC ha informato nelle
tre lingue ufficiali la cerchia delle persone interessate in merito alla
domanda di assistenza amministrativa italiana e al loro obbligo di indicare
il loro indirizzo svizzero, in caso di domicilio in Svizzera, rispettivamente di
designare un rappresentante autorizzato a ricevere le notificazioni in
Svizzera, in caso di domicilio in Italia, entro 20 giorni dalla suddetta
pubblicazione. In questo contesto è stato altresì indicata la possibilità di
optare per la procedura semplificata e che, in caso contrario, l’AFC avrebbe
emesso una decisione finale per ogni procedura. In assenza di indicazione
di un indirizzo di notifica, l’AFC avrebbe proceduto alla relativa pubblica-
zione in forma anonima sul Foglio ufficiale.
C.b Con scritti 12 dicembre 2019 e 22 gennaio 2020, il signor A._
ha designato quale sua rappresentante autorizzata a ricevere le
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notificazioni in Svizzera la fiduciaria G._, indicando i motivi per i
quali esso ritiene che il suo conto bancario andrebbe escluso dalla
domanda raggruppata di assistenza amministrativa in materia fiscale del
23 novembre 2018.
C.c Con scritto 25 febbraio 2020, l’AFC ha informato il signor A._ –
per il tramite della sua rappresentante – in merito alle informazioni che
intendeva trasmettere all’autorità richiedente italiana, trasmettendogli gli
atti dell’incarto su chiave USB e impartendogli un termine per prendere
posizione al riguardo.
C.d Nel termine impartito, il signor A._ – dopo aver avuto accesso
alla chiave USB in data 27 febbraio 2020 – non si è espresso al riguardo.
C.e Con decisione finale del 18 maggio 2020, l’AFC ha concesso l’assi-
stenza amministrativa all’autorità richiedente italiana, per quanto concerne
il signor A._.
D.
Avverso la decisione finale del 18 maggio 2020 dell’AFC, A._ (di
seguito: ricorrente) – sempre per il tramite della fiduciaria G._ – ha
inoltrato ricorso 8 giugno 2020 dinanzi al Tribunale amministrativo federale,
postulandone in sostanza l’annullamento.
E.
E.a Con sentenza di principio (« pilota ») A-1296/2020 del 21 dicembre
2020, il Tribunale amministrativo federale ha respinto il ricorso di due per-
sone interessate dalla domanda raggruppata italiana di assistenza ammini-
strativa italiana del 23 novembre 2018.
E.b Avverso la predetta sentenza, le persone interessate hanno inoltrato
ricorso 3 marzo 2020 dinanzi al Tribunale federale. Con sentenza
2C_73/2021 del 27 dicembre 2021, il Tribunale federale ha respinto il loro
ricorso e confermato, sotto vari aspetti, l’ammissibilità della predetta
domanda raggruppata italiana e la conseguente trasmissibilità delle infor-
mazioni richieste dall’autorità richiedente italiana.
E.c A seguito della sentenza 2C_73/2021 del 27 dicembre 2021 del Tribu-
nale federale, il Tribunale amministrativo federale ha ripreso il trattamento
delle restanti procedure interessate dalla predetta domanda raggruppata.
Più concretamente, esso ha invitato i ricorrenti interessati a voler indicare
preliminarmente s’essi – alla luce della sua sentenza di principio
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A-1296/2020 del 21 dicembre 2020, nonché della sentenza del Tribunale
federale 2C_73/2021 del 27 dicembre 2021 – desideravano o meno man-
tenere il loro ricorso, precisando che, in caso di mancata presa di posizione
nel termine impartito, esso sarebbe partito dal presupposto ch’essi desi-
derano mantenere il ricorso.
E.d Nello specifico, il ricorrente – rappresentato dalla B._,
subentrata alla G._ – non si è espresso al riguardo nel termine
impartito.
E.e Con risposta 20 maggio 2022, l’AFC (di seguito: autorità inferiore) ha
postulato la reiezione del ricorso. La risposta è stata inviata al ricorrente il
23 maggio 2022.
F.
Ulteriori fatti e argomentazioni verranno ripresi, per quanto necessario, nei
considerandi in diritto del presente giudizio.

Diritto:
1.
1.1 Giusta l’art. 31 LTAF, il Tribunale amministrativo federale giudica i
ricorsi contro le decisioni ai sensi dell’art. 5 PA, su riserva delle eccezioni
di cui all’art. 32 LTAF, che non trovano qui applicazione. In particolare, le
decisioni pronunciate dall’AFC nell’ambito dell’assistenza amministrativa
internazionale in materia fiscale ai sensi delle convenzioni di doppia
imposizione – in casu la CDI CH-IT – possono essere impugnate dinanzi
al Tribunale amministrativo federale (cfr. art. 33 lett. d LTAF; art. 5 cpv. 1
della legge federale del 28 settembre 2012 sull’assistenza amministrativa
internazionale in materia fiscale [LAAF, RS 651.1] e art. 17 cpv. 3 LAAF).
Per quanto concerne il diritto interno, l’assistenza amministrativa interna-
zionale in materia fiscale è retta dalla LAAF, in vigore dal 1° febbraio 2013
(RU 2013 231). Alle domande raggruppate di assistenza amministrativa,
con cui vengono richieste delle informazioni relative ad un gruppo di perso-
ne non identificate nominalmente, ma tramite un modello di comporta-
mento identico, risulta applicabile la LAAF nella sua versione in vigore dal
1° gennaio 2017 (RU 2016 5059), nonché la relativa ordinanza del
23 novembre 2016 sull’assistenza amministrativa internazionale in materia
fiscale (OAAF, RS 651.11), in vigore a far tempo dal 1° gennaio 2017 (RU
2016 4877). Sono fatte salve le disposizioni derogatorie della convenzione
applicabile nel singolo caso (cfr. art. 1 cpv. 2 LAAF), in concreto della CDI
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CH-IT. Presentata il 23 novembre 2018, la domanda di assistenza litigiosa
– che, come confermato dal Tribunale federale, costituisce una domanda
raggruppata (cfr. sentenza del TF 2C_73/2021 del 27 dicembre 2021
consid. 3) – rientra nel campo di applicazione di detta legge (cfr. art. 24
LAAF a contrario). Per il rimanente, la procedura di ricorso è retta dalle
disposizioni generali della procedura federale, su riserva di disposizioni
specifiche della LAAF (cfr. art. 19 cpv. 5 LAAF; art. 37 LTAF).
1.2 Il ricorso è stato interposto nel rispetto delle esigenze di contenuto e di
forma previste dalla legge (cfr. art. 50 cpv. 1 PA e art. 52 PA). Pacifica è la
legittimazione ricorsuale del ricorrente (cfr. art. 48 PA; art. 19 cpv. 2 LAAF).
Il ricorso è ricevibile in ordine e va pertanto esaminato nel merito.
1.3 Il ricorso ha effetto sospensivo ex lege (cfr. art. 19 cpv. 3 LAAF).
L’eventuale trasmissione di informazioni da parte dell’autorità inferiore non
può intervenire che alla crescita in giudicato della decisione di rigetto del
ricorso (cfr. [tra le tante] sentenza del TAF A-5662/2020 del 10 maggio
2021 consid. 1.3 con rinvii).
2.
2.1 Con ricorso al Tribunale amministrativo federale possono essere
invocati la violazione del diritto federale, compreso l’eccesso o l’abuso del
potere di apprezzamento (cfr. art. 49 lett. a PA), l’accertamento inesatto o
incompleto di fatti giuridicamente rilevanti (cfr. art. 49 lett. b PA) nonché
l’inadeguatezza (cfr. art. 49 lett. c PA; cfr. MOSER/BEUSCH/KNEUBÜHLER/
KAYSER, Prozessieren vor dem Bundesverwaltungsgericht, 3a ed. 2022,
n. 2.149).
2.2 Di principio, il Tribunale amministrativo federale dispone del pieno
potere di cognizione (cfr. art. 49 PA). Determina i fatti e applica il diritto
d’ufficio (cfr. art. 62 cpv. 4 PA). Nondimeno, esso si limita – di principio –
alle censure sollevate ed esamina altri punti solo nella misura in cui gli
argomenti delle parti o l’incarto lo richiedano (cfr. DTF 135 I 91 consid. 2.1;
122 V 157 consid. 1a; 121 V 204 consid. 6c; DTAF 2014/24 consid. 2.2).
2.3 Tuttavia, quando il Tribunale federale accoglie un ricorso e rinvia la
causa all’autorità precedente secondo l’art. 107 cpv. 2 della legge del
17 giugno 2005 sul Tribunale federale (LTF, RS 173.110), l’autorità alla
quale è rinviata la causa è limitata nella sua cognizione dalla motivazione
della sentenza di rinvio, nel senso che è vincolata da ciò che è già stato
deciso dal Tribunale federale (cfr. DTF 135 III 334 considd. 2 e 2.1; 133 III
201 consid. 4.2 [giurisprudenza tutt’ora valida sotto l’egida della LTF]; [tra
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le tante] sentenza del TAF A-5662/2020 del 10 maggio 2021 consid. 1.4.3).
Nella misura in cui la fattispecie e la base legale sono identiche, la sen-
tenza del Tribunale federale ha valore di precedente per il Tribunale
amministrativo federale: si tratta dunque di determinare se detto pre-
cedente è applicabile al caso concreto o se si tratta di una nuova questione
giuridica, che può essere valutata liberamente solo dallo scrivente Tribu-
nale. In concreto, con sentenza 2C_73/2021 del 27 dicembre 2021, il
Tribunale federale ha confermato l’ammissibilità della domanda raggrup-
pata di assistenza amministrativa italiana del 23 novembre 2018, già san-
cita dallo scrivente Tribunale con sentenza A-1296/2020 del 21 dicembre
2020 (cfr. fatti, sub lett. E.a e E.b). Vista la sentenza del Tribunale federale,
la cognizione dello scrivente Tribunale è limitata dalla motivazione di
questa sentenza, così come lo sarebbe stata da una sentenza di rinvio, nel
senso che è vincolato da ciò che è già stato deciso definitivamente dal
Tribunale federale. In altre parole, lo scrivente Tribunale deve basarsi sui
considerandi della predetta sentenza e non può discostarsi dalle argomen-
tazioni giuridiche del Tribunale federale su tutti i punti sui quali quest’ultimo
si è pronunciato, cosicché l’unico margine di manovra che il Tribunale sta-
tuente conserva riguarda le questioni lasciate aperte dalla sentenza del
Tribunale federale e le conseguenze che ne derivano (cfr. [tra le tante] sen-
tenza del TAF A-5662/2020 del 10 maggio 2021 consid. 1.4.3 con rinvii).
3.
In concreto, oggetto del litigio è la decisione finale del 27 aprile 2020
dell’autorità inferiore, con cui quest’ultima ha accolto la domanda raggrup-
pata italiana di assistenza amministrativa del 23 novembre 2018, per
quanto concerne il qui ricorrente.
In tale contesto, qui di seguito verranno innanzitutto richiamati i principi
applicabili alla presente fattispecie.
3.1
3.1.1 L’assistenza amministrativa con l’Italia è retta dall’art. 27 CDI CH-IT,
che riprende integralmente il testo dell’art. 26 del Modello di convenzione
dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE;
di seguito: MC OCSE; cfr. Messaggio del 12 agosto 2015 concernente l’ap-
provazione di un Protocollo che modifica la Convenzione tra la Svizzera e
l’Italia per evitare le doppie imposizioni, FF 2015 5631, 5635 e 5637 [di
seguito: Messaggio CDI CH-IT; cfr. sentenza del TF 2C_73/2021 del
27 dicembre 2021 consid. 3.1). La CDI CH-IT e il Protocollo aggiuntivo, che
ne fa parte integrante, vanno considerati come un’unità interpretativa. Nella
loro versione attuale, in vigore dal 13 luglio 2016 e modificata dagli artt. I e
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Pagina 10
II del Protocollo di modifica del 23 febbraio 2015, l’art. 27 CDI CH-IT e le
disposizioni del Protocollo aggiuntivo – in particolare la lett. ebis del Proto-
collo aggiuntivo – trovano applicazione per quelle domande di informazioni
presentate al 13 luglio 2016 o dopo tale data, che si riferiscono a fatti e, o,
circostanze esistenti o realizzate il 23 febbraio 2015 o dopo questa data
(cfr. art. III par. 2 del Protocollo di modifica del 23 febbraio 2015; RU 2016
2769, 2771; Messaggio CDI CH-IT, FF 2015 5631, 5637). Tale è segna-
tamente il caso della presente domanda raggruppata italiana di assistenza
amministrativa, presentata il 23 novembre 2018 e riguardante il periodo
fiscale dal 23 febbraio 2015 al 31 dicembre 2016 (cfr. sentenza del TF
2C_73/2021 del 27 dicembre 2021 consid. 3.2; sentenza del TAF
A-1296/2020 del 21 dicembre 2020 consid. 3.3.1). Come confermato dal
Tribunale federale, l’art. 27 CDI CH-IT e la lett. ebis del Protocollo aggiuntivo
– qui applicabili sul piano intertemporale – rappresentano una valida base
legale per la predetta domanda raggruppata (cfr. sentenza del TF
2C_73/2021 del 27 dicembre 2021 consid. 3.3).
3.1.2 Nello specifico, la domanda raggruppata italiana di assistenza ammi-
nistrativa del 23 novembre 2018 – oltre a fondarsi sull’art. 27 CDI CH-IT e
la lett. ebis del Protocollo aggiuntivo – si fonda altresì sull’Accordo ammini-
strativo. Per quanto attiene alla natura giuridica dell’Accordo amministra-
tivo, il Tribunale federale ha sancito che si tratta di un accordo amichevole
di portata generale (« Generelle Verständigungsvereinbarung » o « Kon-
sultationsvereinbarung »), stipulato su iniziativa degli Stati stessi, ispirati al
modello proposto dell’art. 25 cpv. 3 MC OCSE e contemplato, per quanto
concerne il caso concreto, dall’art. 26 cpv. 3 CDI CH-IT (cfr. sentenza del
TF 2C_73/2021 del 27 dicembre 2021 consid. 5.3). Nel caso di specie, non
è determinante stabilire se l’Accordo amministrativo sia o meno « vinco-
lante ». Detto accordo non può infatti comunque contraddire lo spirito e gli
scopi della CDI CH-IT sulla quale esso è fondato (cfr. art. 25 cpv. 3 MC
OCSE; art. 26 cpv. 3 CDI CH-IT) e dev’essere applicato sulla scorta di
un’interpretazione conforme a quest’ultima. Esso non può dunque rilevarsi
più restrittivo della CDI CH-IT ed escludere l’assistenza amministrativa in
una situazione nella quale la trasmissione delle informazioni è conforme
alla suddetta Convenzione. Un’interpretazione dell’Accordo amministrativo
permette così di stabilire chiaramente che le condizioni previste nell’accor-
do non sono che un esempio – ispirato alle condizioni poste dal Tribunale
federale nella DTF 143 II 136 per ammettere una domanda raggruppata –
delle situazioni nelle quali la Confederazione Svizzera avrebbe concesso
l’assistenza amministrativa in materia fiscale all’Italia per le domande rag-
gruppate da essa formate. Stipulando detto accordo, gli Stati contraenti
intendevano semplicemente descrivere uno dei possibili scenari nei quali
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Pagina 11
una siffatta domanda avrebbe dovuto essere accolta, senza però limitare
questa possibilità allo scenario descritto nell’accordo. Del resto, l’Accordo
amministrativo stesso non prevede in modo esplicito che l’assistenza am-
ministrativa andrebbe negata a domande raggruppate rispettose della CDI
CH-IT e del Protocollo aggiuntivo, ma formulate in contesti che non corri-
spondono esattamente a quanto previsto nell’accordo in discussione.
Appare del tutto illogico che gli Stati contraenti, i quali, adottando la nuova
lett. ebis del Protocollo aggiuntivo, hanno dichiarato di voler interpretare le
esigenze di una domanda di assistenza amministrativa in modo da garan-
tire uno scambio d’informazioni il più ampio possibile (cfr. lett. ebis cifra 3
del Protocollo aggiuntivo; Messaggio CDI CH-IT, FF 2015 5631, 5636), ab-
biano voluto poi stipulare un accordo contenente delle condizioni vincolanti
specifiche, non contemplate né nella CDI CH-IT, né nel Protocollo aggiun-
tivo. Ne consegue che nessun ricorrente può dedurre alcunché dall’Accor-
do amministrativo per opporsi all’ammissione della domanda raggruppata
italiana in oggetto (cfr. citata sentenza del TF 2C_73/2021 consid. 5.4).
3.2
3.2.1 La domanda di assistenza amministrativa deve indicare gli elementi
figuranti alla lett. ebis cifra 2 del Protocollo aggiuntivo, ovvero: (i) l’identità
della persona oggetto del controllo o dell’inchiesta; (ii) il periodo di tempo
oggetto della domanda; (iii) la descrizione delle informazioni richieste,
nonché indicazioni sulla forma nella quale lo Stato richiedente desidera
ricevere tali informazioni dallo Stato richiesto; (iv) lo scopo fiscale per cui
le informazioni sono richieste; (v) se sono noti, il nome e l’indirizzo del
detentore presunto delle informazioni richieste (cfr. [tra le tante] sentenza
del TAF A-1296/2020 del 21 dicembre 2020 consid. 4.1.1).
Dette esigenze vanno interpretate nella maniera più larga possibile al fine
di garantire lo scambio effettivo d’informazioni. Nel caso delle domande
raggruppate, l’esigenza legata all’identificazione del contribuente (i) non
trova applicazione in quanto tale, la lett. ebis cifra 3 del Protocollo aggiuntivo
prevedendo espressamente che i contribuenti possono essere identificati
anche in altro modo. Né la CDI CH-IT, né il Protocollo aggiuntivo forniscono
tuttavia indicazioni circa gli altri modi per identificare i contribuenti, diversa-
mente che dall’utilizzo di un nome. In tale contesto, tenuto altresì conto che
– come sancito poc’anzi (cfr. consid. 3.1.2 del presente giudizio) – l’Accor-
do amministrativo costituisce un mero esempio di applicazione della CDI
CH-IT che non ne può né estendere, né restringere l’applicazione, occorre
dunque far riferimento a quanto sancito dalla LAAF e l’OAAF, nella loro
versione in vigore a far tempo dal 1° gennaio 2017 (cfr. RU 2016 5059; RU
2016 4877), le quali disciplinano le disposizioni procedurali per rispondere
A-2701/2020
Pagina 12
alle domande raggruppate (cfr. Messaggio CDI CH-IT, FF 2015 5631,
5636; sentenza del TAF A-1296/2020 del 21 dicembre 2020 consid. 4.1.1;
parimenti circa il carattere della LAAF quale legge di esecuzione delle CDI,
DTF 143 II 224 consid. 6.1; 143 II 136 considd. 4.1-4.4).
3.2.2 Più precisamente, secondo la giurisprudenza del Tribunale federale,
trova applicazione l’art. 3 cpv. 1 OAAF, nella misura in cui concretizza le
regole di diritto internazionale relative alle domande raggruppate (cfr. DTF
143 II 628 consid. 5.3; 143 II 136 consid. 6.2; sentenza del TAF
A-1296/2020 del 21 dicembre 2020 consid. 4.1.2). Secondo detta disposi-
zione, una domanda raggruppata deve contenere le seguenti indicazioni:
a. una descrizione dettagliata del gruppo oggetto della domanda nonché dei fatti
e delle circostanze all’origine della domanda;
b. una descrizione delle informazioni richieste nonché indicazioni sulla forma
nella quale lo Stato richiedente desidera ricevere tali informazioni;
c. lo scopo fiscale per il quale le informazioni sono richieste;
d. i motivi per cui si presuppone che le informazioni richieste si trovino nello
Stato richiesto oppure in possesso o sotto il controllo del detentore delle
informazioni residente in tale Stato;
e. il nome e l’indirizzo del detentore presunto delle informazioni, se sono noti;
f. un commento del diritto applicabile;
g. un’esposizione chiara e basata su fatti dei motivi per cui si presuppone che i
contribuenti del gruppo oggetto della domanda non abbiano rispettato il diritto
applicabile;
h. una spiegazione in cui si illustra che le informazioni richieste aiuterebbero a
determinare la conformità alla legge dei contribuenti del gruppo;
i. se il detentore delle informazioni o un altro terzo ha contribuito attivamente al
comportamento non conforme alla legge dei contribuenti del gruppo, una
descrizione di questo contributo;
j. la dichiarazione che la domanda soddisfa le prescrizioni legali e normative
nonché la prassi amministrativa dello Stato richiedente, cosicché l’autorità
richiedente, qualora esse fossero di sua competenza, possa ricevere tali
informazioni in applicazione del suo diritto o nel quadro ordinario della sua
prassi amministrativa;
k. la dichiarazione che lo Stato richiedente ha esaurito le fonti di informazione
usuali secondo la sua procedura fiscale interna.
3.3
3.3.1 Espresso all’art. 27 cpv. 1 CDI CH-IT, il requisito della rilevanza vero-
simile delle informazioni – ovvero, la condizione « verosimilmente rile-
vante » – per l’applicazione della Convenzione o della legislazione fiscale
interna degli stati contraenti è la chiave di volta del sistema di scambio
d’informazioni (cfr. DTF 144 II 206 consid. 4.1 con rinvii). Esso ha lo scopo
A-2701/2020
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di garantire uno scambio di informazioni in ambito fiscale il più ampio pos-
sibile, senza tuttavia consentire agli Stati contraenti di intraprendere una
ricerca generalizzata e indiscriminata di informazioni (« fishing expe-
dition ») o di domandare informazioni la cui rilevanza in merito agli affari
fiscali di un determinato contribuente non è verosimile (cfr. lett. ebis del
Protocollo aggiuntivo; DTF 146 II 150 consid. 6.1.1 con rinvii; sentenza del
TF 2C_73/2021 del 27 dicembre 2021 consid. 4.1 con rinvii). Detto requi-
sito è adempiuto allorquando, al momento della formulazione della doman-
da, esiste una ragionevole probabilità che le informazioni richieste si
rilevino pertinenti. Poco importa se, una volta fornita, un’informazione risulti
per finire non pertinente (cfr. sentenza del TF 2C_764/2018 del 7 giugno
2019 consid. 5.1). Non spetta allo Stato richiesto rifiutare una domanda di
assistenza o la trasmissione d’informazioni, solo perché da lui considerate
prive di pertinenza per l’inchiesta o il controllo sottostante. L’apprezza-
mento del requisito della rilevanza verosimile delle informazioni richieste è
infatti in primo luogo di competenza dello Stato richiedente (cfr. DTF 145 II
112 consid. 2.2.1; 144 II 206 considd. 4.2 e 4.3; [tra le tante] sentenze del
TAF A-1761/2021 del 2 dicembre 2021 consid. 2.3; A-5662/2020 del
10 maggio 2021 consid. 2.3).
3.3.2 Una domanda di informazioni non costituisce una « fishing expe-
dition » per il semplice fatto che essa non precisa il nome o l’indirizzo (o
entrambi) del contribuente oggetto di un controllo o di inchiesta fiscale.
L’identificazione del contribuente deve ciononostante essere possibile con
altre modalità, sulla base delle informazioni trasmesse dallo Stato richie-
dente (cfr. DTF 143 II 136 consid. 6.1.2). Ciò è il caso delle domande
raggruppate, che identificano i contribuenti interessati mediante un modello
di comportamento, la lett. ebis cifra 3 del Protocollo aggiuntivo precisando
infatti che la condizione « verosimilmente rilevante » può essere soddi-
sfatta anche nei casi relativi ad una pluralità di contribuenti, identificati con
il nome oppure altrimenti (cfr. [tra le tante] sentenza del TAF A-1296/2020
del 21 dicembre 2020 consid. 4.2.2.2). Le condizioni per ammettere
l’esistenza di una « fishing expedition » sono severe, sicché tale figura va
ammesso solo in via eccezionale (cfr. DTF 143 II 136 consid. 6.1.2;
sentenza del TF 2C_73/2021 del 27 dicembre 2021 consid. 4.1).
3.3.3 Secondo la consolidata giurisprudenza del Tribunale federale, le
domande di assistenza amministrativa che, come quella in esame, non
identificano nominalmente le persone interessate devono essere sotto-
poste a un esame più approfondito, allo scopo di escludere la sussistenza
di una « fishing expedition » (cfr. DTF 146 II 150 consid. 6.1.3; 139 II 404
A-2701/2020
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consid. 7.2.3 seg.). Il Tribunale federale ha così stabilito, riferendosi segna-
tamente al MC OCSE che, nella propria domanda, l’autorità richiedente
deve cumulativamente (cfr. DTF 146 II 150 consid. 6.1.3; 143 II 136 con-
sid. 6.1.2; 143 II 628 consid. 5.2; sentenza del TF 2C_73/2021 del
27 dicembre 2021 consid. 4.2):
1) fornire una descrizione dettagliata del gruppo, esponendo i fatti e le
circostanze specifiche che l’hanno spinta a formulare la domanda
portata alla richiesta;
2) illustrare il diritto (fiscale) applicabile e spiegare perché vi sono delle
ragioni per supporre che i contribuenti appartenenti al gruppo non
hanno rispettato i propri obblighi, e meglio hanno violato il diritto fiscale;
3) dimostrare che le informazioni richieste sono atte a far sì che i
contribuenti facenti parte del gruppo adempiano i propri obblighi fiscali.
Per quanto attiene alla seconda di queste condizioni, il Tribunale federale
ha precisato che l’autorità richiedente deve fornire degli elementi fattuali
che lascino supporre che le persone appartenenti al gruppo hanno adottato
un comportamento contrario al diritto (cfr. DTF 146 II 150 consid. 6.2.2;
sentenza del TF 2C_695/2017 del 29 ottobre 2018 consid. 5.2; parimenti
art. 3 cpv. 1 lett. g OAAF). Devono sussistere elementi concreti in merito
alla violazione degli obblighi fiscali; le domande di assistenza amministra-
tiva formate senza sospetti di sorta, a mero scopo d’imposizione, non sono
ammissibili (cfr. DTF 146 II 150 consid. 6.2.2; 143 II 136 consid. 6.1.2;
sentenza del TF 2C_695/2017 del 29 ottobre 2018 consid. 5.2). Per contro,
lo Stato richiedente non deve dimostrare, con una probabilità prossima alla
certezza, che il comportamento del contribuente è contrario al diritto fisca-
le; dei sospetti concreti sono sufficienti (cfr. DTF 146 II 150 consid. 6.2.2).
Per determinare se i sospetti esposti sono sufficienti in quest’ottica occorre
fondarsi sull’insieme delle circostanze (cfr. DTF 146 II 150 consid. 6.2.2). Il
Tribunale federale ha segnatamente ammesso l’esistenza di sospetti suffi-
cienti in un caso nel quale una banca svizzera aveva inviato ai propri clienti
una lettera informandoli che avrebbe posto fine alla relazione contrattuale
qualora essi non le avessero fornito la prova della loro « compliance »
fiscale nei confronti dello stato richiedente. Secondo il Tribunale federale,
in un caso del genere, nei confronti dei clienti che non avevano ottemperato
a questa richiesta, preferendo quindi porre fine alla relazione contrattuale,
vi erano sospetti sufficienti di una violazione del diritto fiscale (cfr. DTF 143
II 136 consid. 6.3; sentenza del TF 2C_73/2021 del 27 dicembre 2021
consid. 4.2).
A-2701/2020
Pagina 15
3.4
3.4.1 Il principio della buona fede (cfr. art. 7 lett. c LAAF) trova applicazio-
ne, quale principio d’interpretazione e d’esecuzione dei trattati, nell’ambito
dello scambio d’informazioni ai sensi delle CDI (cfr. DTF 146 II 150 con-
sid. 7.1; 143 II 202 consid. 8.3; [tra le tante] sentenza del TAF A-5662/2020
del 10 maggio 2021 consid. 2.4.1). Lo Stato richiesto è dunque vincolato
alla fattispecie e alle dichiarazioni presentate nella domanda di assistenza,
nella misura in cui quest’ultime non possono essere immediatamente
confutate (« sofort entkräftet ») in ragione di errori, lacune o contradizioni
manifeste (cfr. DTF 142 II 218 consid. 3.1; [tra le tante] sentenza del TAF
A-5662/2020 del 10 maggio 2021 consid. 2.4.1; parimenti sentenza del
TAF A-1761/2021 del 2 dicembre 2021 consid. 2.4.1).
3.4.2 La buona fede di uno Stato è presunta nelle relazioni internazionali
(principio dell’affidamento), ciò che implica, nel presente contesto, che lo
Stato richiesto non può, di principio, mettere in dubbio le allegazioni dello
Stato richiedente, a meno che sussistano dei seri dubbi. In tal caso, il
principio dell’affidamento non si oppone ad una domanda di chiarimento
allo Stato richiesto; il rovesciamento della presunzione della buona fede di
uno Stato dovendosi in ogni caso fondare su fatti constatati e concreti
(cfr. DTF 146 II 150 consid. 7.1; 143 II 202 considd. 8.7.1 e 8.7.4; [tra le
tante] sentenze del TAF A-1761/2021 del 2 dicembre 2021 consid. 2.4.2;
A-5662/2020 del 10 maggio 2021 consid. 2.4.2).
3.4.3 Non si entra nel merito di una domanda di assistenza amministrativa
se viola il principio della buona fede, « in particolare se si fonda su informa-
zioni ottenute mediante reati secondo il diritto svizzero » (cfr. art. 7 lett. c
LAAF). Secondo la giurisprudenza del Tribunale federale relativa alle do-
mande di assistenza fondate sui dati rubati, per reati vanno intesi dei reati
effettivamente punibili in Svizzera. Ciò presuppone, oltre all’adempimento
delle condizioni oggettive della norma penale svizzera di cui si presume la
violazione, la competenza ratione loci della Svizzera (cfr. DTF 143 II 202
consid. 8.5.6). L’art. 7 lett. c LAAF mira a concretizzare il principio della
buona fede nell’ambito dell’assistenza amministrativa in correlazione con
le domande fondate su delle informazioni ottenute mediante reati puniti in
Svizzera (cfr. XAVIER OBERSON, La mise en oeuvre par la Suisse de l’art. 26
MC OCDE, in: IFF Forum für Steuerrecht 2012, pag. 17). Nell’ambito
dell’assistenza amministrativa in materia fiscale, la Svizzera può aspettarsi
che lo Stato richiedente si comporti in modo corretto nei suoi confronti, in
particolare in relazione a situazioni che possono rientrare nell’art. 7 lett. c
LAAF, e che rispetti gli impegni assunti in merito alle modalità di applica-
zione della CDI interessata. Se questo sia il caso o meno è una questione
A-2701/2020
Pagina 16
che deve essere decisa in ogni singolo caso. Fatto salvo il caso in cui lo
Stato richiedente acquista dati rubati in Svizzera allo scopo di presentare
una domanda di assistenza amministrativa, il principio della buona fede tra
gli Stati non è violato per il solo fatto che la domanda di assistenza si basa
su dati di origine illecita. Inoltre, il rifiuto di uno Stato di confermare l’origine
lecita dei dati che hanno portato alla domanda non è di principio sufficiente
a qualificare l’approccio come contrario alla buona fede (cfr. sentenza TF
2C_648/2017 del 17 luglio 2018 consid. 3.4). Peraltro, una domanda viola
la fiducia legittima che la Svizzera può riporre nell’impegno preso dallo
Stato richiedente, se quest’ultimo fornisce la garanzia (« Zusicherung »)
che nessuno dei dati rubati a una banca sul territorio svizzero sarà utiliz-
zato nel contesto di una domanda di assistenza amministrativa e presenta
comunque una tale domanda, in relazione causale diretta o indiretta con i
dati rubati. In tal caso, se si è in presenza di dati provenienti da reati effetti-
vamente punibili secondo il diritto svizzero (ai sensi della giurisprudenza;
cfr. DTF 143 II 202 consid. 8.5.6), l’art. 7 lett. c LAAF trova applicazione e
la Svizzera deve rifiutare l’assistenza (cfr. [tra le tante] sentenze del TAF
A-1761/2021 del 2 dicembre 2021 consid. 2.4.3; A-5662/2020 del 10 mag-
gio 2021 consid. 2.4.3).
3.5 Il principio della specialità esige che lo Stato richiedente utilizzi le infor-
mazioni ricevute dallo Stato richiesto unicamente nei confronti delle perso-
ne e dei comportamenti per i quali esso ha richiesto ed ottenuto dette infor-
mazioni (cfr. art. 27 cpv. 1 CDI CH-IT). La giurisprudenza ha ricordato il
carattere personale del suddetto principio, nel senso che lo Stato richie-
dente non può utilizzare nei confronti di terzi le informazioni che ha ricevuto
tramite l’assistenza amministrativa, a meno che questa possibilità risulti
dalle leggi di entrambi gli Stati e l’autorità competente dello Stato che
fornisce le informazioni autorizzi tale utilizzo (cfr. DTF 147 II 13 consid. 3.4;
146 I 172 consid. 7.1.3). Sulla base del principio dell’affidamento, la Sviz-
zera può ritenere che lo Stato richiedente, con il quale è legato da un accor-
do di assistenza amministrativa, rispetterà il principio della specialità
(cfr. [tra le tante] sentenze del TAF A-1761/2021 del 2 dicembre 2021
consid. 2.6; A-5662/2020 del 10 maggio 2021 consid. 2.6).
3.6
3.6.1 Lo Stato richiedente deve altresì rispettare il principio della sussidia-
rietà (cfr. lett. ebis cifra 1 del Protocollo aggiuntivo). In assenza di elementi
concreti, rispettivamente di seri dubbi al riguardo, non vi è alcuna ragione
per rimettere in discussione l’adempimento del principio della sussidiarietà,
allorquando uno Stato presenta una domanda di assistenza amministra-
tiva, in ogni caso quando lo stesso dichiara di aver sfruttato tutte le fonti
A-2701/2020
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d’informazione abituali previste dalla sua procedura fiscale interna prima di
richiedere informazioni o di aver agito conformemente alla Convenzione
(cfr. DTF 144 II 206 consid. 3.3.2; sentenze del TF 2C_73/2021 del
27 dicembre 2021 consid. 8 con rinvii; 2C_904/2015 dell’8 dicembre 2016
consid. 7.2; [tra le tante] sentenze del TAF A-1761/2021 del 2 dicembre
2021 consid. 2.7.1; A-5662/2020 del 10 maggio 2021 consid. 2.7.1).
3.6.2 Il principio della sussidiarietà non implica per lo Stato richiedente
d’esaurire l’integralità delle fonti di informazione, bensì quelle abituali. Una
fonte d’informazione non può più essere considerata come « abituale » se
comporta uno sforzo sproporzionato per lo Stato richiedente – rispetto a
una domanda di assistenza amministrativa – o se le probabilità di successo
sono considerate molto basse (cfr. [tra le tante] sentenza del TAF
A-5662/2020 del 10 maggio 2021 consid. 2.7.2). Il principio della sussi-
diarietà risulta, di principio, violato, se lo Stato richiedente ha già emanato
una decisione sui punti per i quali richiede l’assistenza e non fornisce
alcuna spiegazione comprovante ch’esso intende riconsiderare tale deci-
sione. Ciò sancito, non è escluso che uno Stato richiedente possa neces-
sitare di informazioni in merito ad una procedura già conclusa, ad esempio
se ha motivo di pensare che la decisione possa essere oggetto di revisione.
In tal caso, la Svizzera è tuttavia in diritto d’aspettarsi una spiegazione al
riguardo, affinché sia possibile comprendere ciò che motiva la domanda di
assistenza. Il criterio decisivo per la concessione dell’assistenza ammini-
strativa rimane la rilevanza verosimile delle informazioni richieste (cfr. al
riguardo, consid. 3.3.1 del presente giudizio; cfr. [tra le tante] sentenze del
TAF A-1761/2021 del 2 dicembre 2021 consid. 2.7.2; A-5662/2020 del
10 maggio 2021 consid. 2.7.2).
3.7 Devono essere rispettate pure le norme procedurali applicabili nello
Stato richiedente e nello Stato richiesto. L’AFC dispone tuttavia dei poteri
procedurali necessari per imporre alle banche di fornire tutti i documenti
richiesti che soddisfano la condizione (cfr. consid. 3.3.1 del presente giudi-
zio) della rilevanza verosimile (cfr. DTF 142 II 161 consid. 4.5.2; [tra le
tante] sentenze del TAF A-1761/2021 del 2 dicembre 2021 consid. 2.8;
A-5662/2020 del 10 maggio 2021 consid. 2.8).
4.
Stabiliti i principi qui applicabili, lo scrivente Tribunale rileva come in
concreto la domanda raggruppata italiana di assistenza amministrativa del
23 novembre 2018, alla base della presente procedura di ricorso, sia già
stata oggetto – come detto (cfr. fatti, sub lett. E) – della sentenza pilota
A-2701/2020
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dello scrivente Tribunale A-1296/2020 del 21 dicembre 2020 e, successi-
vamente, della sentenza di principio del Tribunale federale 2C_73/2021 del
27 dicembre 2021. In sunto, il Tribunale federale ha sancito – alla stregua
dello scrivente Tribunale – che sulla base di detta domanda va concessa
l’assistenza amministrativa all’Italia. Poiché detta sentenza è qui vincolante
in qualità di precedente giuridico dell’Alta Corte (cfr. consid. 2.3 del presen-
te giudizio), segnatamente per quanto attiene alla questione dell’ammis-
sibilità di detta domanda, non vi è di principio alcuna possibilità per il Tribu-
nale di rifiutare l’assistenza amministrativa in deroga alle conclusioni
dell’Alta Corte.
Ne discende che solo le censure sollevate dal ricorrente in correlazione
con degli elementi su cui il Tribunale federale non si è pronunciato nella
predetta sentenza 2C_73/2021, possono essere, di principio, ancora
esaminate in dettaglio dallo scrivente Tribunale. Per quanto attiene alle
censure già evase dal Tribunale federale, lo scrivente Tribunale – come
detto, essendo materialmente vincolato – non può invece discostarsi da
quanto ritenuto dall’Alta Corte, sicché il loro esame deve limitarsi a richia-
mare quanto già deciso nella citata sentenza 2C_73/2021 e ad applicarlo
al caso concreto. Detto in altri termini, nell’esaminare le censure del
ricorrente, in questa sede ci si riferirà principalmente alla citata sentenza
2C_73/2021 – laddove il Tribunale federale si sia già espresso al riguardo
– e/o, per quanto necessario, alla successive/precedenti sentenze
emanate dal Tribunale statuente al riguardo, tra cui la sentenza pilota
A-1296/2020 del 21 dicembre 2020.
4.1 Sul piano formale, con sentenza federale 2C_73/2021 del 27 dicembre
2021, il Tribunale federale ha sancito – perlomeno implicitamente dichia-
randola ammissibile – che la domanda raggruppata italiana di assistenza
amministrativa del 23 novembre 2018 adempie le esigenze formali di
contenuto di cui alla lett. ebis del Protocollo aggiuntivo e dell’art. 3 cpv. 1
OAAF. Ciò è altresì quanto sancito più nel dettaglio dallo scrivente Tribu-
nale, con sentenza A-1296/2020 del 21 dicembre 2020. Per quanto qui
necessario, il Tribunale ribadisce come detta domanda contenga la lista
delle informazioni necessarie alla sua ammissione, e meglio: l’indicazione
del periodo fiscale (dal 23 febbraio 2015 al 31 dicembre 2016); una descri-
zione dettagliata del gruppo oggetto della domanda nonché dei fatti e delle
circostanze alla sua origine sulla base di un modello di comportamento ai
sensi degli artt. 2 e 3 dell’Accordo amministrativo, allo scopo di identificare
un gruppo specifico di contribuenti considerati recalcitranti (i cosiddetti
« recalcitrant account holders ») secondo i criteri ivi esposti; la descrizione
A-2701/2020
Pagina 19
delle informazioni richieste (informazioni specifiche sui contribuenti recalci-
tranti); l’indicazione dello scopo fiscale (la verifica del corretto adempimen-
to degli obblighi di dichiarazione delle attività detenute presso un interme-
diario estero e dei correlati redditi da contribuenti residenti in Italia) e delle
imposte interessate (imposta sul reddito delle persone fisiche, imposta sul
valore delle attività finanziarie detenute all’estero, obblighi discendenti
dalla legge relativa al monitoraggio fiscale per l’amministrazione dell’impo-
sta sui redditi delle persone fisiche); i motivi per cui si presume che le infor-
mazioni si trovino in Svizzera e l’indicazione del detentore delle informa-
zioni (banca C._/D._); la descrizione dei motivi per cui si
presume che i contribuenti del gruppo non hanno rispettato la normativa
fiscale italiana (contribuenti che non si sono conformati alla normativa
fiscale italiana e/o non hanno fornito alla banca una prova del rispetto dei
loro obblighi fiscali, dopo aver ricevuto da detta banca una lettera d’infor-
mazione in merito a tali obblighi fiscali e contenente la comminatoria della
chiusura forzata del conto bancario, in caso di mancato ossequio); così
come l’indicazione secondo cui la domanda è conforme alla legislazione e
alla prassi amministrativa dell’Italia, ossequia il principio di sussidiarietà e
di specialità, ecc. (cfr. sentenza del TAF A-1296/2020 del 21 dicembre
2020 consid. 5). In tale contesto, ogni eventuale censura relativa al difetto
dei requisiti formali non può che essere respinta.
4.2 Pure sul piano materiale, con sentenza 2C_73/2021 del 27 dicembre
2021, il Tribunale federale ha confermato che la domanda raggruppata
italiana di assistenza amministrativa del 23 novembre 2018 è ammissibile,
così come già sancito dallo scrivente Tribunale, con sentenza A-1296/2020
del 21 dicembre 2020. In estrema sintesi, detta domanda non costituisce
una « fishing expedition » (cfr. consid. 4.2.1 del presente giudizio) e non
viola né il principio della buona fede (cfr. consid. 4.2.2 del presente giudi-
zio), né quello della sussidiarietà (cfr. consid. 4.2.3 del presente giudizio).
4.2.1 Più nel dettaglio, con sentenza 2C_73/2021 del 27 dicembre 2021, il
Tribunale federale – alla stregua dello scrivente Tribunale (cfr. sentenza del
TAF A-1296/2021 del 21 dicembre 2020 consid. 6, a cui si rinviano le parti)
– ha innanzitutto confermato in modo qui materialmente vincolante che la
domanda raggruppata italiana di assistenza amministrativa del 23 novem-
bre 2018 non costituisce una « fishing expedition » e che le informazioni
richieste adempiono la condizione della rilevanza verosimile, nella misura
in cui adempie i tre requisiti elaborati dalla giurisprudenza permettenti di
escludere l’esistenza di una « fishing expedition » (cfr. consid. 3.3.3 del
presente giudizio per un elenco esaustivo di detti tre requisiti): detta
domanda (1) fornisce una descrizione dettagliata del gruppo sulla base di
A-2701/2020
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un modello di comportamento, esponendo i fatti e le circostanze specifiche
che hanno spinto l’autorità richiedente italiana a formulare la domanda
(cfr. citata sentenza del TF 2C_73/2021 consid. 4.3.1), (2) espone il diritto
(fiscale) e spiega perché vi sono ragioni per supporre che i contribuenti
appartenenti al gruppo non hanno rispettato i propri obblighi (violato il diritto
fiscale) (cfr. citata sentenza del TF 2C_73/2021 consid. 4.3.2), e (3)
dimostra che le informazioni richieste possono portare all’adempimento
degli obblighi fiscali (cfr. citata sentenza del TF 2C_73/2021 consid. 4.3.3).
Ciò sancito, riguardo in particolare alla seconda condizione, il Tribunale
rileva più nel dettaglio quanto segue.
4.2.1.1 Per quanto attiene al diritto fiscale applicabile, il Tribunale federale
ha sancito che, sebbene la domanda dell’autorità richiedente italiana non
lo esponga con precisione (indicando per esempio le norme di diritto tribu-
tario italiano pertinenti per il caso di specie), essa indica chiaramente che
« i contribuenti italiani sono tenuti a dichiarare tutte le attività e i redditi de-
tenuti all'estero, corrispondendo le relative imposte » (domanda raggrup-
pata, punto n. 12 in fine). Per l’Alta Corte, una tale menzione è sufficiente
a dimostrare che il diritto tributario italiano impone ai propri contribuenti di
indicare nella dichiarazione fiscale la totalità dei redditi e della sostanza
mondiali (cfr. citata sentenza del TF 2C_73/2021 consid. 4.3.2).
4.2.1.2 Circa invece gli elementi fattuali all’origine del sospetto che le
persone appartenenti al gruppo non hanno rispettato i propri obblighi fiscali,
il Tribunale rileva come la domanda raggruppata indichi che qui interessati
sono i cosiddetti contribuenti italiani recalcitranti, ovvero quei contribuenti
italiani che durante il periodo fiscale interessato erano titolari di uno o più
conti presso la banca C._/D._, domiciliati o residenti in Italia
e non hanno reagito alla lettera inviata da detta banca che gli informava
dei loro obblighi fiscali di regolarizzare i propri conti secondo la normativa
fiscale italiana, minacciandoli in caso contrario di sostanziali limitazioni
all’operabilità del loro conto, assimilate dall’autorità richiedente italiana ad
una chiusura forzata del loro conto. Il fondamento su cui poggia la presun-
zione del mancato rispetto della normativa fiscale italiana risiede dunque
nel fatto che, nonostante la lettera della banca, i contribuenti italiani hanno
omesso di fornire prove sufficienti del rispetto dei loro obblighi fiscali. Detto
fondamento presuppone dunque che una tale lettera sia stata effettivamen-
te notificata ai clienti della banca C._/D._ e che gli stessi
non abbiano reagito, rispettivamente non abbiano fornito la prova
dell’adempimento dei loro obblighi fiscali (cfr. sentenza del TAF A-
1296/2020 del 21 dicembre 2020 consid. 6.1.2).
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A tal proposito, il Tribunale federale ha confermato che il presente caso è
del tutto comparabile alla situazione esaminata nella DTF 143 II 136, dove
esso ha ammesso l’esistenza di sospetti sufficienti di una violazione del
diritto fiscale (cfr. DTF 143 II 136 consid. 6.3), così come sancito dal Tribu-
nale statuente (cfr. sentenza del TAF A-1296/2020 del 21 dicembre 2020
consid. 6.1.3). Anche nel caso in disamina, infatti, la banca ha inviato ai
propri clienti italiani una lettera nella quale indicava che, qualora gli interes-
sati non avessero fornito la prova di essere in regola con il fisco italiano, le
loro relazioni finanziarie presso la banca sarebbero state sottoposte a
restrizioni. Come nella DTF 143 II 136, poi, la domanda raggruppata forma-
ta dall’autorità richiedente italiana riguardava appunto i contribuenti che
avevano ricevuto una lettera di questo tipo e non avevano fornito alla banca
prove sufficienti del rispetto dei propri obblighi fiscali. Il Tribunale federale
ha dunque ritenuto che la presenza di concreti sospetti in merito alla
violazione dei propri obblighi fiscali da parte dei membri del gruppo oggetto
della domanda deve essere ammessa anche nel caso di specie (cfr. citata
sentenza del TF 2C_73/2021 consid. 4.3.2).
Ciò posto, in presenza di un tale modello di comportamento, lo scrivente
Tribunale ricorda che, secondo la giurisprudenza del Tribunale federale,
essenziale per l’ammissibilità della domanda raggruppata – e dunque la
sua delimitazione rispetto alle « fishing expeditions » inammissibili – è la
prova che i contribuenti abbiano preso conoscenza di una tale lettera, alla
quale non hanno dato seguito. Nel caso di un « fermo banca » (ossia la
trattenuta della corrispondenza presso la banca a disposizione del cliente)
si può partire dal presupposto che un cliente della banca consulti regolar-
mente la propria corrispondenza bancaria, in ogni caso nel termine di un
anno. Non è infatti credibile – visti i rischi economici di una corrispondenza
in fermo banca (p. es. la finzione della notifica che determina il decorrere
dei termini) e gli sviluppi attuali nell’ambito del diritto fiscale internazionale
– che un cliente non prenda conoscenza degli scritti della banca durante
un anno (cfr. DTF 143 II 136 consid. 6.4.3; sentenza del TAF A-1296/2020
del 21 dicembre 2020 consid. 6.1.3).
4.2.1.3 Per quanto attiene più in particolare alla problematica dell’esistenza
o meno della lettera 3 febbraio 2014 allegata alla domanda raggruppata
italiana di assistenza amministrativa del 23 novembre 2018, il Tribunale
federale ha sancito che poco importa che detta domanda menzionasse in
un primo tempo una lettera 3 febbraio 2014, il cui invio effettivo ai clienti
della banca non ha potuto essere dimostrato. La descrizione del modello
di comportamento contenuta nella domanda in parola prevedeva infatti, in
modo generico, che « [...] il titolare dell’attività finanziaria ha ricevuto una
A-2701/2020
Pagina 22
lettera di C._, ora D._ in cui è stata annunciata la chiusura
forzata del conto/conti bancari salvo egli fornisca [alla banca]
l'autorizzazione del modello “Direttiva Risparmio UE per la Collaborazione
Volontaria (Voluntary Disclosure)” o ogni altra prova del rispetto delle
proprie obbligazioni fiscali relativamente a tale conto/conti [...] ». Il
Tribunale federale ha poi rilevato che, in corso di procedura, è emerso che
una lettera dal contenuto analogo è stata inviata dalla banca
C._/D._ il 20 febbraio 2015 a oltre 10'000 clienti e che le
informazioni trasmesse da detta banca all’autorità inferiore si riferiscono a
quest’ultima lettera. In tale contesto, il Tribunale federale ha sancito che il
riferimento alla lettera del 3 febbraio 2014 non ha quindi alcuna
conseguenza sull’ammissibilità della predetta domanda raggruppata
(cfr. citata sentenza del TF 2C_73/2021 consid. 4.3.2). Tale è altresì la
conclusione dello scrivente Tribunale, che nella sentenza pilota A-
1296/2020 del 21 dicembre 2020 ha sancito che il fatto che la lettera
3 febbraio 2014 non sia quella che è stata effettivamente inviata ai clienti
della banca C._/D._, non rende automaticamente
inammissibile la domanda raggruppata, dal momento che è appurato che
un’altra lettera della predetta banca, di contenuto analogo e datata
20 febbraio 2015, è stata effettivamente trasmessa ai clienti, così come
prescritto dalla giurisprudenza del Tribunale federale (cfr. sentenza del TAF
A-1296/2020 del 21 dicembre 2020 considd. 6.5.1-6.5.3).
Ora, riguardo poi al tenore della lettera 20 febbraio 2015 della banca
C._/D._ (minaccia di restrizioni all’utilizzo del conto) che
non corrisponde esattamente a quanto esposto nella predetta domanda
raggruppata (minaccia di chiusura forzata del conto), il Tribunale federale
ha confermato quanto sancito dallo scrivente Tribunale (cfr. citata sentenza
del TF 2C_73/2021 consid. 6.2; sentenza del TAF A-1296/2020 del 21 di-
cembre 2020 consid. 6.5.4). Il Tribunale federale ha infatti sancito che
questo elemento non porta ad escludere gli interessati dal modello di com-
portamento descritto dall’autorità richiedente italiana nella propria doman-
da. Effettivamente, alla base dell’esigenza relativa alla ricezione di una
lettera della banca contenente la minaccia della chiusura del conto, vi era
il proposito di identificare i clienti il cui comportamento destava sufficienti
sospetti di una violazione dei propri obblighi fiscali. Il modello di compor-
tamento descritto nella domanda raggruppata serviva appunto a limitare la
stessa ai clienti che non erano in regola con il fisco italiano, in quanti questi
ultimi erano posti davanti al dilemma consistente nello scegliere se (i)
dichiarare i propri averi all'autorità italiana, oppure (ii) chiudere il conto. In
tale ottica, come ritenuto dallo scrivente Tribunale, l’Alta Corte ha sancito
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che le restrizioni al conto preannunciate nella lettera 20 febbraio 2015 era-
no di una tale gravità che nessun cliente le avrebbe tollerate, se non per
motivi di evasione fiscale. Tali restrizioni erano così significative (divieto di
prelevamento in contanti, forte limitazione a bonifici e trasferimenti di titoli),
da rendere la continuazione della relazione finanziaria praticamente inutile
per il cliente non in regola con il fisco. La minaccia di simili restrizioni era
dunque assimilabile alla minaccia di chiusura forzata del conto, in quanto
le due misure avevano in concreto lo stesso effetto dissuasivo. A ciò si
aggiunge che, secondo il Protocollo aggiuntivo, il riferimento a informazioni
verosimilmente rilevanti ha lo scopo di « garantire uno scambio di informa-
zioni in ambito fiscale il più ampio possibile » (lett. ebis cifra 3 del Protocollo
aggiuntivo), ciò che si oppone all’adozione di un approccio eccessivamente
formalista (cfr. citata sentenza del TF 2C_73/2021 consid. 6.2).
4.2.2 Con sentenza 2C_73/2021 del 27 dicembre 2021, il Tribunale fede-
rale – come lo scrivente Tribunale (cfr. sentenza del TAF A-1296/2020 del
21 dicembre 2020 consid. 7.1, a cui si rinviano le parti) – ha poi confermato
che la domanda raggruppata italiana di assistenza amministrativa del
23 novembre 2018 non viola l’art. 7 lett. c LAAF relativo al principio della
buona fede, nella misura in cui non vi è alcun indizio del fatto che detta
domanda sarebbe stata fondata su atti illeciti (reati ai sensi del diritto
svizzero), segnatamente in correlazione con la lettera 3 febbraio 2014 della
C._/D._ ivi allegata (cfr. citata sentenza del TF 2C_73/2021
consid. 7.2; parimenti consid. 3.4.3 del presente giudizio circa i requisiti per
ammettere una violazione del principio della buona fede). L’Alta Corte ha
infatti indicato che il semplice fatto che la predetta lettera 3 febbraio 2014
non sia in concreto stata spedita ai clienti della banca, e che ne sia invece
poi stata inviata una – dal contenuto quasi identico – il 20 febbraio 2015,
non prova nulla quanto alla provenienza illecita di tale lettera. La forte so-
miglianza tra questi due documenti esclude del resto che la lettera 3 feb-
braio 2014 sia un falso creato a bella posta dall’autorità richiedente italiana
a sostegno della sua domanda raggruppata. Il Tribunale federale ha altresì
ribadito che, tenuto conto della presunzione della buona fede dello Stato
richiedente, non occorre – salvo nel caso in cui tale presunzione va rove-
sciata, ciò che non è qui il caso – provarne l’esistenza (cfr. citata sentenza
del TF 2C_73/2021 consid. 7.2). Detto in altri termini, nella fattispecie,
l’autorità inferiore e l’autorità richiedente italiana non erano dunque tenute
a fornire la prova del rispetto del principio della buona fede, rispettivamente
l’autorità inferiore non aveva motivo di indagare ulteriormente al riguardo
(cfr. sentenza del TAF A-1296/2020 del 21 dicembre 2020 consid. 7.1.2).
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4.2.3 Con sentenza 2C_73/2021 del 27 dicembre 2021, il Tribunale fede-
rale – al pari dello scrivente Tribunale (cfr. sentenza del TAF A-1296/2020
del 21 dicembre 2020 consid. 7.2, a cui si rinviano le parti) – ha altresì
confermato che la domanda raggruppata italiana di assistenza ammini-
strativa del 23 novembre 2018 rispetta il principio della sussidiarietà. L’Alta
Corte ha in particolare ribadito che, in assenza di elementi concreti che vi
si oppongono, non vi è ragione di rimettere in discussione le spiegazioni
fornite dall’autorità richiedente italiana in merito al rispetto del principio
della sussidiarietà, in concreto l’indicazione secondo cui « [...] sono stati
esauriti tutti i mezzi interni di indagine fatta eccezione per quelli che avreb-
bero dato luogo a difficoltà sproporzionate [...] » (cfr. citata sentenza del
TF 2C_73/2021 consid. 8; parimenti consid. 3.6.2 del presente giudizio).
4.3 Ora, nel suo gravame, il ricorrente censura la violazione del principio
della sussidiarietà, nella misura in cui l’autorità richiedente italiana si sareb-
be mai rivolta dapprima a lui per chiedergli le informazioni, prima di inoltrare
la domanda raggruppata italiana di assistenza amministrativa del
23 novembre 2018. A suo avviso, la mera dichiarazione contenuta in detta
domanda, secondo cui sarebbero stati esauriti i mezzi interni di indagine,
non sarebbe sufficiente. L’autorità inferiore avrebbe dovuto indagare al
riguardo (cfr. ricorso 8 giugno 2020, pag. 2). A suo avviso, la predetta
domanda raggruppata italiana andrebbe poi considerata come una
« fishing expedition », giacché la stessa sarebbe andata a colpire situazio-
ni in cui la conformità fiscale dei contribuenti con il fisco italiano sarebbe
già stata manifesta, segnatamente i contribuenti « compliant » con la nor-
mativa fiscale italiana, ovvero i titolari di relazioni bancarie non tenute ad
obblighi di monitoraggio e pertanto alla compilazione del Quadro RW del
Modello Unico. Non differenziando tra contribuenti ottemperanti e non gli
obblighi fiscali italiani, detta domanda costituirebbe dunque una « fishing
expedition » (cfr. ricorso 8 giugno 2020, pagg. 2-3). Per finire, egli contesta
l’applicabilità all’assistenza amministrativa internazionale – e dunque
anche al suo caso – della giurisprudenza del Tribunale federale relativa alla
finzione della notifica delle lettere della banca in « fermo banca », a pre-
scindere dalla presa di conoscenza effettiva, da lui considerata spropor-
zionata e come conducente a delle situazioni manifestamente contrarie al
sentimento di giustizia e ed equità, giacché s’egli fosse stato adegua-
tamente informato presso il proprio domicilio, lo stesso avrebbe adottato
diverse strategie e condotte evitando in questo modo di venir colpito dalla
domanda raggruppata in oggetto. Nel suo caso, egli non avrebbe mai rice-
vuto presso il suo domicilio una lettera da parte della banca che lo informa-
va circa le restrizioni ai servizi bancari nel caso in cui non fosse stata fornita
alcuna prova di conformità fiscale, bensì unicamente la lettera datata
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2 dicembre 2019 della banca, con cui quest’ultima lo avrebbe informato
dell’avvio della procedura, specialmente considerando la dimensione
decisamente contenuta del conto di cui egli era titolare (cfr. ricorso
8 giugno 2020, pagg. 3-4).
Sennonché tali censure non possono che essere qui respinte. Gli argo-
menti sollevati dal ricorrente circa l’ammissibilità materiale della domanda
raggruppata italiana di assistenza amministrativa del 23 novembre 2018,
non sono infatti nuovi o tali da rimettere in discussione quanto già sancito
dallo scrivente Tribunale con sentenza pilota A-1296/2020 del 21 dicembre
2020 e dal Tribunale federale con sentenza di principio 2C_73/2021 del
27 dicembre 2021 (cfr. considd. 4.1 e 4.2 del presente giudizio). È la
predetta domanda raggruppata in quanto tale che è stata ritenuta ammis-
sibile dal Tribunale federale. Ora, questa stessa domanda è alla base della
presente procedura di ricorso, sicché non si può seguire il ricorrente allor-
quando esso ritiene – contrariamente a quanto stabilito dal Tribunale fede-
rale – che la domanda non sia conforme alla CDI CH-IT. Per quanto attiene
in particolare alla censura della finzione della notifica in « fermo banca », il
Tribunale rileva come la stessa sia qui ininfluente, il Tribunale federale
avendo espressamente sancito la sua applicabilità alle domande raggrup-
pate di assistenza amministrativa in materia fiscale e gli argomenti sollevati
dal ricorrente non essendo tali da rimetterla qui in discussione (cfr. con-
sid. 4.2.1.2 del presente giudizio).
5.
Constatata l’ammissibilità della domanda raggruppata italiana di assisten-
za amministrativa del 23 novembre 2018, occorre ancora stabilire se il
ricorrente rientra o meno nel modello di comportamento (lecitamente) ivi
descritto dall’autorità richiedente italiana.
A tal proposito, lo scrivente Tribunale rileva come, da un esame degli atti
dell’incarto – e meglio dalla documentazione fornita dalla banca
C._/D._ (cfr. atto n. 18.2 dell’inc. AFC) –, risulti chiaramente
che durante il periodo interessato dalla predetta domanda raggruppata, il
ricorrente era titolare di un conto bancario presso la banca
C._/D._. Da detta documentazione risulta altresì che il
ricorrente ha ricevuto la lettera 20 febbraio 2015 della predetta banca in
« fermo banca » (cfr. atto n. 18.2, pag. 2). Ora, il ricorrente – come da lui
stesso indicato nel suo gravame (cfr. ricorso 8 giugno 2020, pag. 1) e
risultante dalla documentazione bancaria (cfr. atto n. 18.2 dell’inc. AFC,
pag. 1) – ha dato ordine alla banca di trattenere la corrispondenza, sicché
allo stesso si applica la giurisprudenza del Tribunale federale, secondo cui
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ci si può attendere dal cliente di una banca ch’egli ne prenda conoscenza
entro un anno, con la conseguenza che se non lo fa, lo stesso ne subisca
le conseguenze (cfr. consid. 4.2.1.2 del presente giudizio). Nel caso
concreto, dalla documentazione bancaria risulta quanto segue (cfr. atto
n. 18.2 dell’inc. AFC, pag. 3): « [...] We certify that at least one year has
elapsed between the filing of our letter of 20 February 2015 in the Hold Mail
system and the closing of the bank relationship in question or the
production order of 29 March 2019 [...] ». In tali circostanze, vale la finzione
secondo cui si può presumere ch’esso abbia avuto conoscenza di detto
scritto. Secondo quanto giustamente indicato dall’autorità inferiore
(cfr. decisione impugnata, consid. 8), il ricorrente non ha reagito a detta
lettera comprovando la sua conformità fiscale, sicché lo stesso rientra nel
modello di comportamento descritto nella domanda raggruppata.
Ora, nel suo gravame, il ricorrente contesta di entrare in detto modello di
comportamento, facendo valere che il suo conto bancario avrebbe avuto
un saldo di (...) al 28 febbraio 2015, ovvero al di sotto delle soglie che
farebbero scattare in Italia l’obbligo di dichiarazione in Italia nel periodo
rilevante, e meglio l’obbligo di compilazione del Quadro RW, rispet-
tivamente l’obbligo di pagamento dell’imposta sul valore delle attività finan-
ziarie detenute all’estero (IVAFE). In tali circostanze, il suo conto andrebbe
considerato come un « conto escluso » dalla domanda di assistenza ammi-
nistrativa in oggetto ai sensi della lett. e della comunicazione dell’autorità
inferiore pubblicata nel Foglio federale del (...), giacché egli non sarebbe
stato tenuto a compilare il Quadro RW e sarebbe pertanto stato
« compliant » con la normativa italiana (cfr. ricorso 8 giugno 2020, pag. 3).
Sennonché tale argomentazione non può essere seguita dallo scrivente
Tribunale. Nel caso concreto, la condizione per la concessione
dell’assistenza amministrativa non dipende dalla questione a sapere se il
ricorrente fosse o meno « compliant » con la normativa italiana, bensì alla
questione a sapere s’egli abbia o meno oggettivamente fornito alla banca
una prova al riguardo. Orbene, nel suo caso, il ricorrente non ha fornito alla
banca alcuna prova quanto alla conformità fiscale del conto bancario alla
normativa italiana, lo stesso non avendo reagito alla lettera 20 febbraio
2015 e conseguentemente indicato alla banca alcunché al riguardo. Che
ora egli indichi di non essere tenuto a dichiarare il proprio conto in Italia, in
ragione del mancato superamento della soglia facente scattare l’obbligo di
dichiarazione in Italia, nulla muta al riguardo.
Ciò constatato, per quanto concerne la lett. e della comunicazione dell’au-
torità inferiore pubblicata nel Foglio federale del (...), a cui fa riferimento il
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Pagina 27
ricorrente, il Tribunale rileva che la stessa prevede effettivamente
l’esclusione dalla trasmissione d’informazioni i conti:
« [...] per i quali il titolare ha fornito all’Amministrazione Federale delle Contribuzioni svizzera la prova che i valori patrimoniali presenti sul/i conto/i alla fine dell’ultimo anno fiscale, per i quali è scaduto il termine per la presentazione della dichiarazione dei redditi, sono stati inclusi nella dichiarazione dei redditi correttamente depositata presso l’amministrazione fiscale italiana, in particolare con il modello RW. Se l’importo dichiarato come detenuto presso gli istituti finanziari svizzeri è superiore al saldo del/i conto/i interessato/i alla fine dell’ultimo anno fiscale, il contribuente deve presentare all’Amministrazione Federale delle Contribuzioni svizzera l’estratto conto relativo agli altri attivi detenuti presso gli istituti finanziari svizzeri per consentire all’Amministrazione Federale delle Contribuzioni svizzera di verificare se i valori patrimoniali dichiarati sono equivalenti ai saldi contabili. Se l’importo dichiarato detenuto presso gli istituti finanziari svizzeri è inferiore al saldo del conto interessato o dei conti interessati alla fine dell’ultimo anno fiscale, non si applica l’esenzione dalla comunicazione del conto o dei conti di cui alla presente lettera [...] ».
Ciò presuppone tuttavia che il ricorrente fornisca una prova di tale
evenienza, ciò che qui non ha fatto. Ciò sancito, come giustamente rilevato
dall’autorità inferiore (cfr. risposta 20 maggio 2022, punti n. 12-15), non
spetta in ogni caso allo Stato richiesto determinare gli obblighi fiscali in
relazione alle informazioni fornite e le conseguenze fiscali che ne derivano,
lo stesso dovendosi limitare a un mero controllo della rilevanza verosimile
delle informazioni richieste alla luce della domanda di assistenza ammini-
strativa in oggetto (cfr. consid. 3.3.1 del presente giudizio). Sapere s’egli
fosse o meno tenuto a dichiarare in Italia il conto bancario in oggetto, è una
questione materiale che andrà esaminata dalle competenti autorità fiscali
italiane. La censura sollevata dal ricorrente andrà pertanto, se del caso,
fatta valere dinanzi alle competenti autorità fiscali italiane. Si deve dunque
concludere che il ricorrente rientra nel modello di comportamento in
oggetto e che la trasmissione delle informazioni era ammissibile.
6.
6.1 In conclusione, lo scrivente Tribunale deve constatare che la domanda
raggruppata italiana di assistenza amministrativa del 23 novembre 2018
adempie tutti i requisiti formali e materiali alla base della sua ammissibilità.
Nella misura in cui il qui ricorrente rientra nel modello di comportamento
alla sua base, è dunque a giusta ragione che l’autorità inferiore ha conces-
so nei suoi confronti l’assistenza amministrativa in materia fiscale all’Italia.
Il Tribunale non intravvede pertanto alcun valido motivo per respingere la
domanda di assistenza in oggetto o annullare la decisione impugnata, così
come invece postulato dal ricorrente nel suo gravame.
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Pagina 28
6.2 Ciò sancito, va da ultimo ancora sottolineato che le persone menzio-
nate nella documentazione bancaria sono protette dal principio della spe-
cialità di cui all’art. 27 cpv. 2 CDI CH-IT, precisato dalla giurisprudenza del
Tribunale federale (cfr. consid. 3.5 del presente giudizio). Tenuto conto
dell’esistenza di diverse concezioni in ordine alla portata del principio di
specialità sia sul piano nazionale che internazionale, in particolare sulla
sua componente personale, è qui opportuno che l’autorità inferiore informi
espressamente l’autorità richiedente italiana in ordine alle restrizioni d’uso
delle informazioni trasmesse (cfr. consid. 3.5 del presente giudizio; pari-
menti sentenza del TAF A-5309/2019 del 3 dicembre 2020 consid. 5.6).
L’autorità inferiore dovrà dunque precisare e riferire all’autorità richiedente
italiana quanto sancito al punto n. 2 del dispositivo del presente giudizio.
6.3 In definitiva, la decisione impugnata va dunque confermata e il ricorso
del ricorrente integralmente respinto, con le precisazioni all’attenzione
dell’autorità inferiore di cui al consid. 6.2 circa il principio di specialità.
7.
In considerazione dell’esito della lite, giusta l’art. 63 cpv. 1 PA, le spese di
procedura sono poste a carico del ricorrente qui integralmente soccom-
bente (cfr. art. 1 segg. del regolamento del 21 febbraio 2008 sulle tasse e
sulle spese ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo
federale [TS-TAF, RS 173.320.2]). Nella fattispecie esse sono stabilite in
5'000 franchi (cfr. art. 4 TS-TAF), importo che verrà detratto interamente
dall’anticipo spese di 5'000 franchi da lui versato a suo tempo. Non vi sono
poi i presupposti per l’assegnazione al ricorrente di indennità a titolo di
spese ripetibili (cfr. 64 cpv. 1 PA a contrario, rispettivamente art. 7 cpv. 1
TS-TAF a contrario).
8.
Contro la presente decisione, relativa ad un’assistenza amministrativa
internazionale in materia fiscale, può essere interposto ricorso in materia
di diritto pubblico al Tribunale federale (cfr. art. 83 lett. h LTF). Il termine
ricorsuale è di 10 giorni dalla sua notificazione. Il ricorso inoltre è ammis-
sibile soltanto se concerne una questione di diritto di importanza fonda-
mentale o se si tratta per altri motivi di un caso particolarmente importante
ai sensi dell’art. 84 cpv. 2 LTF (cfr. art. 84a LTF). Il Tribunale federale è il
solo competente a determinare il rispetto di tali condizioni.
(Il dispositivo è indicato alla pagina seguente)
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