Decision ID: 21c692cf-a4c7-523e-9b2c-21acfec88b02
Year: 2005
Language: it
Court: TI_TCA
Chamber: TI_TCA_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: public_law

ritenuto,
in fatto
A. Nel 1990 RI 1 è diventato proprietario per donazione del mapp. _ RF di _, un fondo pianeggiante di forma rettangolare posto in località Pontone (zona RAr2), lungo una strada comunale (part. 1346) qualificata come collettrice dal PR comunale del 1976. A quell'epoca nell'angolo S-E della proprietà ampia 722 mq insisteva un piccolo edificio di 48 mq censito quale stalla. Questa costruzione distava circa 2.5 m dal ciglio della strada comunale.
B. Il 12 febbraio 1991 RI 1 ha chiesto al municipio di _ il permesso di trasformare il rustico in casa di abitazione. La domanda non è mai stata pubblicata, né ha dato luogo a qualsiasi decisione formale. L'autorità comunale ha semplicemente convocato l'istante in licenza comunicandogli di non poter rilasciare il permesso siccome in contrasto con il progetto di allargamento della strada comunale previsto nel contesto della revisione del PR, segnatamente del piano del traffico. Di rimando, il 14 marzo 1992 il proprietario del mapp. _ si è limitato a notificare al municipio delle pretese per l'esproprio parziale del suo fondo.
Nel marzo del 1997 RI 1 ha inoltrato un'altra domanda di costruzione per erigere nella porzione settentrionale della particella una nuova casa di abitazione unifamiliare e demolire nel contempo la stalla esistente, in modo da poter usufruire di una superficie edificabile di 722 mq. Ottenuta la licenza edilizia (28 maggio 1997), il beneficiario ha notificato alcuni cambiamenti al progetto iniziale che sono stati regolarmente autorizzati ed eseguiti.
Successivamente intenzionato a cingere la proprietà, nel gennaio del 1998 RI 1 è stato avvertito dal municipio che verso sud il muro di cinta avrebbe dovuto rispettare un arretramento dalla strada comunale (fino ad un massimo di m 2.25) per permetterne un futuro allargamento come previsto dal piano viario allo studio. La domanda per l'esecuzione di un muro di cinta sul lato N e E, nonché la formazione di un deposito interrato laddove un tempo sorgeva la stalla è stata presentata in via di notifica il 4 dicembre 2000. Il relativo permesso è stato accordato il 26 gennaio 2001.
C. A far tempo dal 1998 RI 1 ha ripetutamente interpellato il municipio onde ottenere un risarcimento di complessivi fr. 60'400.- per la perdita e la demolizione della stalla, nonché l'esproprio del terreno (ca. 37 mq) necessario all'ampliamento della strada comunale. Nell'impossibilità di ottenere soddisfazione, il 21 gennaio 2002 il proprietario della part. _ ha convenuto in giudizio il CO 1 davanti al Tribunale di espropriazione, postulando il riconoscimento dell'indennità summenzionata, rivendicata a titolo di espropriazione materiale.
In sede di risposta il comune si è opposto fermamente alla domanda, a suo giudizio
info
ndata per assenza degli elementi costitutivi dell'esproprio materiale.
Alle udienze dell'11 novembre 2003 e del 5 ottobre 2004, così come nelle memorie conclusive presentate al dibattimento finale le parti si sono essenzialmente riconfermate nelle rispettive posizioni avverse.
D. Esaurite le formalità processuali, con pronunzia 4 aprile 2005 il Tribunale di espropriazione ha respinto le pretese risarcitorie di RI 1.
Evocati i principi cardine dell'espropriazione materiale scaturiti dalla giurisprudenza federale, il primo giudice ha escluso che il mapp. _ avesse mai subito delle restrizioni tali da imporre il riconoscimento di qualsivoglia indennizzo. Il PR di _ del 1976 ha inserito il fondo in zona edificabile RAr2 e non ne ha minimamente intaccato le possibilità di sfruttamento, tant'è vero che il proprietario ha potuto erigervi una nuova costruzione senza neppure esaurire tutti gli indici a sua disposizione. Il fatto che il municipio abbia archiviato la domanda di costruzione del 1991 ritenendola in contrasto con uno studio pianificatorio in atto non consente di pervenire a diversa conclusione. Neppure il nuovo PR adottato dal Consiglio comunale nel 2003 è idoneo a generare espropriazione materiale, dato che ha confermato l'inserimento del mapp. _ nella zona edificabile e non prevede misure suscettibili di privare l'attore d'una delle facoltà discendenti dal suo diritto di proprietà. Il comparente potrà semmai riproporre le sue pretese al momento in cui il comune promuoverà l'espropriazione formale dei diritti necessari all'allargamento della strada comunale contemplato dalla recente revisione del PR.
E. Avverso questo giudicato RI 1 è insorto mediante ricorso 2 maggio 2005 innanzi al Tribunale cantonale amministrativo, chiedendo l'accertamento dell'espropriazione materiale disconosciuta dalla prima istanza e l'assegnazione delle indennità rivendicate in quella sede.
In sostanza, il ricorrente ha ribadito che la mancata emanazione di una decisione formale in evasione alla sua domanda di costruzione del 1991 lo ha pregiudicato pesantemente impedendogli di tutelare i propri diritti in via ricorsuale. Il principio della buona fede imporrebbe dunque che gli vengano assegnate le indennità reclamate.
F. Il Tribunale di espropriazione ha proposto la reiezione del gravame e la conseguente conferma della sentenza impugnata riconfermandosi nelle motivazioni ivi contenute.
Ad identica conclusione è pervenuto il CO 1, il quale ha avversato le tesi dell'insorgente con argomentazioni che saranno riprese, ove occorresse, in appresso.
Considerato,

in diritto
1. La competenza del Tribunale cantonale amministrativo, la legittimazione attiva del ricorrente e la tempestività dell'impugnativa sono date dagli art. 50 cpv. 1 e 3 Lespr, nonché 43 PAmm grazie al rinvio di cui all'art. 70 Lespr.
Il gravame è pertanto ricevibile in ordine e può essere deciso sulla base delle tavole processuali, senza procedere ad accertamenti istruttori (art. 18 cpv. 1 PAmm).
2. Come in prima istanza, anche in questa sede l'insorgente fonda esplicitamente le proprie pretese sulla base di una presunta espropriazione materiale, riconducibile a suo parere alle conseguenze della mancata evasione della domanda di costruzione presentata nel 1991 per riattare il rustico allora presente sul mapp. _.
2.1. Giusta l'art. 26 cpv. 2 Cost., di tenore sostanzialmente corrispondente all'art. 22 ter cpv. 3 VCost., in caso di restrizione della proprietà equivalente a una espropriazione è dovuta piena indennità. Il medesimo principio è stato ripreso e ancorato nella LPT (art. 5 cpv. 2), la quale non contiene però alcuna indicazione sostanziale sulla nozione d'espropriazione materiale; sarebbe stato infatti problematico dotare questo istituto di una veste legale, considerata la sua continua evoluzione dottrinale e giurisprudenziale (DFGP/UPT, Commento LPT, p. 50).
La legge rinvia dunque alla giurisprudenza del Tribunale federale, che ha coniato il concetto di espropriazione materiale nel 1941 (STF 18 luglio 1941 in re Wettstein) e lo ha affinato negli anni seguenti, fino a giungere alla formulazione attuale inaugurata con la celeberrima sentenza Barret (DTF 91 I 329). Secondo questa definizione, vi è espropriazione materiale quando l'uso attuale o il prevedibile uso futuro di una cosa è vietato o limitato in modo particolarmente grave, così che il proprietario è privato di una delle facoltà essenziali derivanti dal diritto di proprietà; una limitazione di minor importanza può ugualmente costituire espropriazione materiale, se essa colpisce uno solo o un numero limitato di proprietari in modo tale che - fosse negato loro l'indennizzo - essi dovrebbero sopportare un sacrificio eccessivamente gravoso e tale da violare il principio d'uguaglianza (teoria del "Sonderopfer"). In ambo i casi premessa al riconoscimento di qualsiasi indennità è l'idoneità del fondo colpito ad essere oggetto di sfruttamento edilizio in un prossimo futuro (vedi da ultimo DTF 125 II 431 consid. 3a e giurisprudenza ivi richiamata).
L'avverarsi di un'espropriazione materiale è comunque da negare quando un divieto di costruzione parziale lascia intatta la possibilità di usare convenientemente e in modo economicamente ragionevole la parte non colpita del fondo: ad esempio quando un azzonamento riguarda solo un quarto della particella o un vincolo di inedificabilità colpisce solo un terzo dell'immobile (DTF 114 Ib 121 e riferimenti ivi citati; RDAT II-1994 N. 63). Neppure le distanze imposte dalle strade sotto forma di piani o linee di arretramento sono ritenute generatrici di espropriazione materiale, trattandosi di restrizioni ordinarie che di norma non comportano una lesione particolarmente grave del diritto di proprietà (Zen-Ruffinen/Guy-Ecabert, Aménagement du territoire, construction, expropriation, N. 1471-2; Planungen und materielle Enteignung, VLP-Schrift Nr. 63, p. 76; DTF 109 Ib 116, 110 Ib 359).
2.2. Il momento determinante per stabilire se la fattispecie integra gli estremi di un'espropriazione materiale è quello in cui diviene vincolante il provvedimento che comporta la restrizione della proprietà (DTF 121 II 417 consid. 3d). Come si avrà modo di meglio specificare nel seguito, il mancato rilascio della licenza edilizia per la ristrutturazione del rustico invocato nel gravame non rientra di certo nel novero degli eventi suscettibili di aver leso gravemente il diritto di proprietà del ricorrente generando espropriazione materiale. L'unico strumento che potrebbe entrare in linea di conto ai fini della determinazione di un'eventuale espropriazione materiale è di natura pianificatoria, ovvero il PR di _ del 1976, tuttora vigente, che colloca il mapp. _ in zona RAr2 e che a livello di piano del traffico non prevede alcun intervento a carico della vetusta costruzione rurale nel frattempo demolita, raffigurata a margine della strada collettrice C1 tracciata nella rappresentazione grafica dell'epoca (cfr. doc. 3a).
Alla luce di simili emergenze il verificarsi di un caso di espropriazione materiale è chiaramente da escludere per diverse ragioni.
Innanzi tutto perché il PR di _ ha conferito all'attuale proprietà _ statuto di fondo edificabile, senza apporvi vincoli atti a limitarne in maniera incisiva le possibilità di sfruttamento. Secondariamente perché il piano non ha mortificato alcuna aspirazione di edificazione del suo proprietario, il quale ha potuto tranquillamente insediare in loco una nuova casa di abitazione prima e un deposito interrato poi senza subire condizionamenti di sorta. Nessuno l'ha obbligato a demolire la stalla. È stata una sua libera scelta, giustificata nella relazione tecnica allegata alla domanda di costruzione del 1997 con la necessità di ottenere una maggior superficie edificabile, esigenza invero inutile dato che l'edificio realizzato quell'anno avrebbe rispettato sia l'i.s. (0.40) che l'i.o. (30%) prescritti dalle NAPR anche con un'area disponibile di soli 679 mq. Senza quel sacrificio sarebbe stato invece impossibile posare la successiva opera sotterranea per il ricovero degli attrezzi e della legna, costruita nel 2001 in corrispondenza del vecchio manufatto rurale.
Tornando agli accadimenti del 1991, il ricorrente non può seriamente sostenere che l'autorità comunale gli ha impedito di trasformare il rustico ledendo gravemente il suo diritto di proprietà. In realtà, se da un lato il municipio non ha mai evaso la domanda di costruzione del febbraio 1991 venendo meno a tutta una serie di obblighi impostigli dalla LE, dall'altro il ricorrente non hai mai insistito affinché la procedura seguisse il suo corso e gli venisse notificata una decisione formale (di diniego della licenza o di sospensione della procedura ex art. 65 LALPT), contro la quale avrebbe potuto aggravarsi davanti alle istanze di ricorso in base all'art. 49 LE 73. Se, come afferma nel ricorso, voleva veramente ottenere una risoluzione impugnabile concernente il progetto di riattamento della stalla per affidarsi ai rimedi previsti dalla legge, invece di notificare pretese risarcitorie doveva adire le autorità superiori dolendosi di ritardata o denegata giustizia (cfr. sul tema Scolari, Commentario, n. 818 ad art. 10 LE). Il che gli avrebbe verosimilmente permesso di conseguire una decisione municipale fondata sull'art. 65 LALPT e, una volta trascorsi due anni senza che la revisione del PR venisse pubblicata, la licenza edilizia postulata.
Se ne deve dedurre, insieme al Tribunale di espropriazione, che il mapp. _ di _ non è mai stato oggetto di espropriazione materiale in difetto di una qualsiasi misura duratura atta a limitare gravemente il diritto di proprietà del ricorrente, al quale non può quindi essere riconosciuta indennità per tale titolo, neppure per ragioni dedotte dal principio della buona fede. Dal fascicolo di causa non risulta infatti che l'insorgente abbia mai ricevuto da organi competenti assicurazioni vincolanti circa l'ottenimento di un qualche indennizzo per la mancata trasformazione della stalla o per la sua demolizione. Gli atti testimoniano unicamente la disponibilità di principio del municipio di _ di espropriare il terreno necessario all'allargamento della strada comunale al mapp_ una volta definiti con esattezza i contenuti del nuovo piano viario. Intendimento, questo, che l'ente pubblico dovrà concretizzare a tempo debito mediante la promozione di un procedimento di espropriazione formale in esito al quale RI 1 incasserà certamente la piena indennità garantitagli dalla legge (art. 26 cpv. 2 Cost. e 9 Lespr).
3. Stante quanto precede, il ricorso dev'essere respinto con la conseguente conferma del giudizio impugnato.
La tassa di giudizio e le spese seguono la soccombenza dell'insorgente (art. 28 PAmm per il rinvio dato dall'art. 50 cpv. 3 Lespr).