Decision ID: c7fcea2f-f14c-4b1f-8ff2-9df03f62147f
Year: 2022
Language: it
Court: CH_BVGE
Chamber: CH_BVGE_001
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: 

Fatti:
A.
L’interessato, ha depositato una domanda d’asilo in Svizzera il (...) lu-
glio 2021 (cfr. atto SEM n. [{...}]-3/2).
B.
Dalle investigazioni intraprese dalla SEM, in particolare dalla consultazione
della banca dati europea «EURODAC», è risultato che il richiedente aveva
depositato una domanda d’asilo in Grecia il (...), ottenendone la protezione
internazionale sussidiaria il (...) (cfr. n. 9/1 e 10/1).
C.
Il (...) agosto 2021 si è tenuto con l’interessato un verbale di rilevamento
dei suoi dati personali (cfr. n. 14/9), nel contesto del quale egli ha segnata-
mente depositato la fotocopia della sua taskara, nonché asserito di essere
entrato quale primo Paese europeo, in Grecia il (...) (cfr. n. 14/9, p.to 4.01
seg., pag. 4 seg. e p.to 5.02, pag. 5). Il (...) agosto 2021 la SEM ha svolto
un colloquio Dublino con l’interessato (cfr. n. 17/3), il quale ha affermato di
aver ricevuto una decisione positiva in Grecia che gli concede lo statuto di
rifugiato e che avrebbe ricevuto un titolo di viaggio ed un documento d’iden-
tità, malgrado fosse stato costretto a presentare una domanda d’asilo nel
succitato Paese il (...). Questionato in merito al suo stato di salute, egli ha
in particolare lamentato problemi ad una gamba che sarebbe invalida e
dolori testicolari. Durante il medesimo colloquio, l’interessato ha presentato
copia della sua taskara con la traduzione in inglese (cfr. n. 12, mezzi di
prova n. 1 e n. 2), nonché un foglio rilasciatogli dalle autorità greche (cfr.
n. 19/1), che riguarderebbe secondo le sue dichiarazioni una visita medica
prevista il (...) in Grecia, ma durante la quale non sarebbe stato visitato
poiché l’avrebbero cacciato dall’ospedale allorché si sarebbe ivi presentato
per l’appuntamento. Ha inoltre depositato diciotto fotografie (cfr. n. 20/18)
riguardanti la situazione nei campi dove avrebbe vissuto in Grecia (fotogra-
fie da 1 a 6), nonché il suo luogo di lavoro (fotografie da 7 a 18). In merito
a quest’ultimo ha specificato di essere stato assunto quale (...) da una per-
sona (...), per la quale avrebbe lavorato 8-9 ore al giorno, con una remu-
nerazione di (...) al giorno.
D.
L’11 agosto 2021, l’autorità inferiore ha quindi concesso al richiedente il di-
ritto di essere sentito circa l’intenzione di non entrare nel merito della sua
domanda d’asilo ai sensi dell’art. 31a cpv. 1 lett. a della legge sull’asilo
(RS 142.31) con allontanamento verso la Grecia (cfr. n. 21/1).
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E.
Il medesimo giorno, la SEM ha presentato alle competenti autorità elleni-
che una richiesta di riammissione del richiedente (cfr. n. 24/2 e 25/1) in
applicazione della Direttiva 2008/115/CE del Parlamento europeo e del
Consiglio del 16 dicembre 2008 recante norme e procedure comuni appli-
cabili negli Stati membri al rimpatrio di cittadini di paesi terzi il cui soggiorno
è irregolare (GU L 348/98 del 24.12.2008; di seguito: direttiva ritorno) e
dell’Accordo bilaterale di riammissione tra la Grecia e la Svizzera per le
persone a beneficio di una protezione internazionale (Accordo tra il Consi-
glio federale svizzero e il Governo della Repubblica ellenica concernente
la riammissione di persone in situazione irregolare del 28 agosto 2006
[RS 0.142.113.729]). Il 13 agosto 2021, la Grecia ha accettato la riammis-
sione, precisando che all’interessato è stato concesso lo statuto di rifugiato
il (...) e che è titolare di un permesso di soggiorno valido dal (...) fino al (...)
(cfr. n. 26/1).
F.
Con scritto del 16 agosto 2021 (cfr. n. 28/2) l’interessato, per il tramite della
sua rappresentante legale, ha innanzitutto censurato le difficili condizioni
di accoglienza cui avrebbe dovuto far fronte nel Paese ellenico, nonché
ribadito le problematiche mediche di cui egli soffrirebbe. A causa di queste
ultime, egli ha inoltre asserito di essere stato vittima più volte in Grecia di
aggressioni da parte di terze persone, contro le quali le autorità elleniche
non lo avrebbero aiutato. Altresì, una volta ottenuta la protezione interna-
zionale, non avrebbe più ricevuto alcun tipo di supporto né indicazione da
parte delle autorità greche per la ricerca di un alloggio e di un lavoro. In
Grecia egli non avrebbe per di più alcuna rete familiare o sociale che po-
trebbe supportarlo e non conoscerebbe alcuna associazione caritatevole
né sarebbe mai venuto in contatto con un gruppo umanitario nel detto
Paese. La protezione giuridica, sulla scorta di alcuni rapporti, di una sen-
tenza della Corte europea dei diritti dell’uomo (di seguito: CorteEDU) e di
una lettera alla Commissione europea che sei Stati europei, tra i quali la
Svizzera, avrebbero indirizzato, ha quindi disquisito sulle criticità in essere
nel contesto greco, in particolare ponendo l’accento sull’impossibilità, per i
beneficiari di protezione internazionale, di ottenere un adeguato sostegno
medico, assistenziale e di accesso al mercato di lavoro e ad un alloggio.

Sulla scorta di tali elementi, e considerato che l’interessato non avrebbe
ottenuto l’accesso alle cure mediche a lui necessitanti in Grecia – proble-
matiche mediche di cui soffrirebbe che sarebbero tutt’ora in corso d’esame
in Svizzera – l’interessato ha ritenuto che tale situazione si produrrebbe
nuovamente in caso di rinvio dell’insorgente in Grecia. Ha quindi chiesto
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alla SEM di esaminare la sua domanda d’asilo in Svizzera e conseguente-
mente di voler rinunciare alla non entrata nel merito della medesima.
G.
Dopo una prima visita medica intervenuta il (...) (cfr. n. 22/2), l’insorgente
è stato sottoposto a diversi ulteriori consulti medici, che hanno posto le
diagnosi di: poliomielite nell’infanzia con esiti (atrofia) arto inferiore sinistro,
paresi arto inferiore sinistro, piede cavo equino; gonalgia mediale in esiti di
poliomielite – per i quali il richiedente è stato sottoposto ad un ciclo di tre
infiltrazioni – cefalea tipo tensivo; algia testicolare funzionale con sospetto
di varicocele bilaterale (cfr. n. 29/1, 32/2, 33/2, 34/2, 35/2, 36/2, 37/2 e
39/2). Egli è inoltre stato visitato per una problematica dentale, nel frat-
tempo risoltasi (cfr. n. 30/3 e 31/2). Il (...) preposto, ha confermato su ri-
chiesta alla SEM il (...), che non vi fossero ulteriori appuntamenti medici
previsti in futuro per l’interessato (cfr. n. 40/1 e 41/1).
H.
Il 25 ottobre 2021 il richiedente ha inoltrato il parere (cfr. n. 44/4) circa il
progetto di decisione della SEM del 22 ottobre 2021 (cfr. n. 43/10). Sulla
scorta di citazioni di ulteriori rapporti e prese di posizione di terze parti e di
organizzazioni non governative nazionali ed internazionali, egli ha nuova-
mente evidenziato il carattere inammissibile ed inesigibile dell’esecuzione
del suo allontanamento in Grecia, in particolare dovute alle patologie di cui
lui è affetto, nonché alle condizioni di soggiorno nel predetto Paese al quale
egli si sarebbe veduto confrontato. Segnatamente, egli ha allegato di es-
sersi ritrovato a dover lavorare quale (...) – producendo in tale contesto a
supporto una fotografia – in quanto a causa della sua malattia nessuno lo
avrebbe voluto assumere. Una sua riammissione in Grecia, alle attuali cir-
costanze, apparirebbe inoltre poco compatibile con la Convenzione sui di-
ritti delle persone con disabilità del 13 dicembre 2006 (RS 0.109), in parti-
colare con i suoi art. 3, 4, 14 e 16. Considerata quindi la vulnerabilità dell’in-
teressato, la grave ipotrofia ed il deficit neurologico da poliomielite, a cui si
aggiungerebbero altre problematiche di salute che sarebbero ancora in
parte rimaste non acclarate, nonché per una questione di salute pubblica,
ha proposto alla SEM non soltanto di rivalutare la domanda d’asilo presen-
tata, ma altresì di richiedere un rapporto medico dettagliato (cosiddetto F4).
I.
Con decisione del 25 ottobre 2021, notificata il giorno seguente (cfr.
n. 46/1), la SEM non è entrata nel merito della domanda d’asilo ai sensi
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dell’art. 31a cpv. 1 lett. a LAsi ed ha pronunciato l’allontanamento del ri-
chiedente dalla Svizzera verso la Grecia, ordinandone contestualmente
l’esecuzione.
Nella predetta decisione, la SEM si è innanzitutto confrontata con il sum-
menzionato parere dell’interessato, concludendo, al contrario di quanto al-
legato in quest’ultimo, come lo stato di salute sarebbe stato accertato in
modo completo, la problematica di cui egli soffrirebbe sarebbe già insorta
nell’infanzia ed oggettivamente non parrebbe aver avuto una rilevanza de-
terminante nell’ambito del suo soggiorno in Grecia, atteso come egli
avrebbe espresso un disagio legato alla sua invalidità, soltanto in relazione
alle aggressioni perpetrate da terze persone. Altresì, al di là delle sue af-
fermazioni e delle fotografie da lui presentate, le quali non potrebbero es-
sere considerate quali mezzi di prova, non esisterebbe alcun elemento
concreto che possa far ritenere come i suoi diritti sarebbero stati lesi da
parte delle autorità elleniche violando le disposizioni internazionali alle
quali sarebbero legate. Quo allo stato di salute dell’insorgente, accertato in
modo completo, lo stesso non renderebbe inammissibile l’esecuzione del
suo allontanamento in Grecia. Ciò in quanto non sarebbe di una gravità
tale da rappresentare un ostacolo alla stessa, e si potrebbe partire dall’as-
sunto che l’infrastruttura ivi presente sia sufficiente per la presa in carico
dei trattamenti e delle terapie a lui necessarie. Agli atti, al di là delle sue
affermazioni, non risultano peraltro indizi oggettivi e concreti attestanti la
negazione, da parte delle autorità elleniche, dei trattamenti sanitari a lui
necessitanti. Neppure risulterebbe dalle insorgenze di causa né che lui si
sia rivolto alle autorità greche per rivendicare i suoi diritti fondamentali, né
tanto meno che vi sia stata una violazione da parte delle stesse, essendo
fra l’altro possibile partire dall’assunto che la Grecia rispetti i suoi obblighi
derivanti dal diritto internazionale ed europeo. Peraltro nel predetto Paese
esisterebbero degli organismi caritatevoli al quale in caso di necessità egli
potrà indirizzarsi. Il suo allontanamento, non sarebbe quindi contrario in
particolare all’art. 4 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea
(GU C 364/1 del 18.12.2000, di seguito: CartaUE), all’art. 3 CEDU
(RS 0.101) o all’art. 3 della Convenzione del 10 dicembre 1984 contro la
tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti (Conv. tor-
tura, RS 0.105). In un passo successivo, l’autorità inferiore ha ritenuto che
né le difficili condizioni di esistenza in Grecia né tanto meno il suo stato
valetudinario, siano un motivo d’inesigibilità dell’esecuzione dell’allontana-
mento verso il territorio greco. Segnatamente, le fotografie da lui conse-
gnate avrebbero uno scarso valore probatorio poiché non contestualizzabili
temporalmente e geograficamente; e comunque non esisterebbero indica-
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zioni che egli, in caso di rinvio, verrebbe esposto ad un’emergenza esisten-
ziale. Competerebbe poi a lui rivendicare i diritti che gli spettano nel pre-
detto Paese, anche ricorrendo ai vari mezzi di ricorso disponibili in caso di
violazione. Per quanto attiene le aggressioni che egli avrebbe subito in
Grecia da parte di terze persone, il fatto allegato di non aver ricevuto alcun
sostegno in merito dalle autorità elleniche, in mancanza di qualsivoglia
mezzo di prova, rappresenterebbe una mera asserzione di parte. Inoltre,
in caso di bisogno, egli potrebbe indirizzarsi alle autorità elleniche, che di-
sporrebbero di un’autorità di polizia e di un sistema giudiziario funzionanti,
che sarebbero in grado di offrirgli una protezione adeguata contro violenze
ad opera di terzi. Infine, la SEM ritiene l’esecuzione del suo allontanamento
pure come possibile sia dal profilo tecnico che da quello pratico.
J.
A seguito di una segnalazione il 29 ottobre 2021 da parte dell’infermeria
del Centro federale nel quale è alloggiato l’interessato (cfr. atto SEM
n. 48/1), quest’ultimo è stato visitato in medesima data dal medico, che ha
posto quale diagnosi aggiuntiva, una sindrome depressiva, impostando un
trattamento farmacologico e chiesto di organizzare un consulto presso il
(...) (di seguito: [...]) di B._ (cfr. n. 49/2).
K.
Per il tramite del suo ricorso del 3 novembre 2021 (cfr. risultanze proces-
suali), l’interessato è insorto dinanzi al Tribunale amministrativo federale
(di seguito: il Tribunale) contro la summenzionata decisione della SEM ed
ha concluso all’annullamento della decisione impugnata ed alla restitu-
zione degli atti alla SEM per un esame in Svizzera della domanda d’asilo.
Egli ha altresì presentato istanza di assistenza giudiziaria, nel senso
dell’esenzione dal versamento delle spese processuali e del relativo anti-
cipo.
Nel suo memoriale ricorsuale il ricorrente, dopo aver esposto e precisato
l’istoriato procedurale, si duole di una possibile violazione dell’art. 3 CEDU
in caso di trasferimento in Grecia. L’insorgente rileva difatti come, a diffe-
renza di quanto sostenuto dalla SEM, vi sarebbero delle evidenze agli atti
circa il fatto che egli non avrebbe avuto accesso alle cure mediche a lui
necessarie, nonché non gli sarebbe stata offerta alcuna misura di sostegno
per la sua invalidità. A tal proposito, sottolinea nuovamente come sarebbe
stato costretto ad accettare un’occupazione lavorativa quale (...), malgrado
l’esigua paga e la poca compatibilità con il suo stato di salute, in quanto a
causa della sua disabilità nessuno lo avrebbe voluto assumere. In propo-
sito all’infezione da poliomielite di cui sarebbe stato affetto nell’infanzia e
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che gli avrebbe causato le problematiche all’arto inferiore sinistro di cui
soffrirebbe ancora, cita, tra l’altro, alcuni estratti del rapporto dell’(...) del
(...), nonché ha allegato, a dimostrazione che la stessa problematica di
salute sia una problema mondiale di salute pubblica, un estratto dell’arti-
colo dell’(...) presentato quale mezzo di prova con il ricorso ed intitolato:
“(...)” del (...) (rubricato dal ricorrente quale doc. 3). L’interessato rileva
inoltre come le difficoltà di accesso all’occupazione, all’assistenza sociale
e sanitaria, come pure all’istruzione o all’alloggio, alle quali le persone di-
sabili verrebbero confrontate in Grecia, sarebbero confermate da diversi
rapporti di organismi non governativi internazionali. Proseguendo nell’ana-
lisi, citando numerose fonti di organizzazioni non governative come pure la
lettera inviata alla Commissione europea il 1° giugno 2021 da sei governi
europei, tra i quali la Svizzera, nonché di giurisprudenza della Corte di giu-
stizia dell’Unione europea (di seguito: CGUE), il ricorrente ritiene che le
condizioni di vita e di accoglienza in Grecia non siano conformi alla CEDU,
in particolare all’art. 3 CEDU, a causa delle carenze strutturali ed inade-
guatezze delle stesse – in particolare dal profilo dell’alloggio e delle cure
mediche – ai quali i migranti, ed anche i beneficiari di protezione interna-
zionale, sarebbero confrontati in tale Paese. Solleva inoltre che nella sua
valutazione la SEM non avrebbe considerato che le direttive europee e gli
impegni internazionali assunti dalla Grecia ai quali l’autorità inferiore si ri-
chiamerebbe formalmente, non verrebbero come già dimostrato rispettati
da parte delle autorità elleniche. Il numero, la qualità, la concordanza di tali
rapporti, studi e prese di posizione sulla situazione di beneficiari di prote-
zione internazionale, sarebbero a mente del ricorrente tali da permettere di
confutare che per questi ultimi la Grecia possa ancora essere ritenuto un
Paese terzo sicuro. Ciò, a maggior ragione se si consideri che nel caso
specifico egli avrebbe fornito molti e concordanti elementi che evidenzie-
rebbero come la sua vita, integrità fisica e libertà siano state messe a ri-
schio dalle autorità elleniche. Riguardo poi alle fotografie prodotte dall’in-
sorgente in corso di procedura di prima istanza, quest’ultimo contesta che
non abbiano alcun valore probatorio come verrebbe ritenuto nella deci-
sione impugnata. Difatti, le stesse sarebbero la conferma visiva di quanto
da lui allegato rispetto agli alloggi dove si trovava. Deprivare le stesse di
valore probatorio, senza considerare il complesso delle circostanze del
caso di specie e degli altri mezzi di prova che avrebbe prodotto, limiterebbe
senza ragione il suo diritto di difesa, rendendogli pertanto impossibile la
prova dei fatti addotti. In un passo successivo, il ricorrente evidenzia come
una sua riammissione in Grecia, alle attuali circostanze, sarebbe incompa-
tibile con la Convenzione sui diritti delle persone con disabilità, in partico-
lare con riferimento agli art. 3, 4, 14 e 16. La Grecia avrebbe peraltro già
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violato in modo crasso tali disposizioni, essendo che l’insorgente si sa-
rebbe ritrovato senza cure mediche, senza misure di sostegno ed assi-
stenza materiale nonché a dover lavorare in una situazione di evidente
sfruttamento, apparendo inoltre violati in tali circostanze pure gli art. 17, 19
e 26 della succitata Convenzione. Sulla scorta poi della segnalazione al
Cantone del (...), la rappresentante legale dell’insorgente sottolinea come
l’emersione della diagnosi di sindrome depressiva – che non era stata pre-
cedentemente riscontrata nel ricorrente – aggraverebbe ulteriormente il
quadro clinico, già fortemente delicato, di quest’ultimo. Grazie ai predetti
elementi, l’interessato ritiene quindi che nell’evenienza di un suo rinvio in
Grecia, egli andrebbe incontro con certezza a condizioni di vita degradanti
ed inumane, già sperimentate nel corso del suo soggiorno greco, ed espo-
sto a condizioni esistenziali di marginalizzazione, sfruttamento, senza cure
e senza misure di accompagnamento adeguate – data anche la sua pre-
caria condizione di salute e d’invalidità – che risulterebbero contrarie
all’art. 3 CEDU.
L.
Con scritto del 3 dicembre 2021 il ricorrente ha trasmesso in allegato al
Tribunale l’F2 del (...) (assunto nel frattempo anche agli atti della SEM:
n. 53/2), riconfermandosi per il resto essenzialmente nelle motivazioni e
conclusioni già esposte nel suo ricorso. Dal breve referto medico, si de-
sume che, alle diagnosi già sopra evinte (cfr. lett. G), si è aggiunto un di-
sturbo depressivo ricorrente, episodio di media gravità in atto, con prescri-
zione di una terapia farmacologica a base di Mirtazapin 30 mg, Relaxane
ed in riserva, in caso d’insonnia, di Temesta 1 mg. Si segnala inoltre nel
medesimo rapporto medico che il ricorrente ha accettato una presa in ca-
rico psicologica e che verrà contattato per un colloquio a breve.
Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti negli scritti verranno ripresi nei
considerandi qualora risultino decisivi per l’esito della vertenza.
Diritto:
1.
Le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla LTF
in quanto la LAsi non preveda altrimenti (art. 6 LAsi). Fatta eccezione per
le decisioni previste all’art. 32 LTAF, il Tribunale, in virtù dell’art. 31 LTAF,
giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi dell’art. 5 PA rese dalle autorità
menzionate all’art. 33 LTAF. La SEM rientra tra dette autorità (art. 105 LAsi)
e l’atto impugnato costituisce una decisione ai sensi dell’art. 5 PA.
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Il ricorrente ha partecipato al procedimento dinanzi all’autorità inferiore, è
particolarmente toccato dalla decisione impugnata e vanta un interesse de-
gno di protezione all’annullamento o alla modificazione della stessa (art. 48
cpv. 1 lett. a–c PA). Pertanto è legittimato ad aggravarsi contro di essa.
I requisiti relativi ai termini di ricorso (art. 108 cpv. 3 LAsi), alla forma e al
contenuto dell’atto di ricorso (art. 52 cpv. 1 PA) sono soddisfatti.
Occorre pertanto entrare nel merito del gravame.
2.
Con ricorso al Tribunale possono essere invocati, in materia d’asilo, la vio-
lazione del diritto federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti
giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi; cfr. DTAF 2014/26 consid. 5)
e, in materia di diritto degli stranieri, pure l’inadeguatezza ai sensi
dell’art. 49 PA (cfr. DTAF 2014/26 consid. 5). Il Tribunale non è vincolato né
dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4 PA), né dalle considerazioni giuridiche della
decisione impugnata, né dalle argomentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1
consid. 2). Altresì, si rileva che il Tribunale, adito con un ricorso contro una
decisione di non entrata nel merito di una domanda d’asilo, si limita ad
esaminare la fondatezza di una tale decisione (cfr. DTAF 2012/4
consid. 2.2; 2009/54 consid. 1.3.3; 2007/8 consid. 5).
3.
Di regola, il Tribunale giudica nella composizione di tre giudici (art. 21
cpv. 1 LTAF). In applicazione dell’art. 111a cpv. 1 LAsi, anche in questi casi
il Tribunale può rinunciare allo scambio di scritti, come è il caso nella pre-
sente disamina.
4.
4.1 Giusta l’art. 31a cpv. 1 lett. a LAsi, di norma non si entra nel merito della
domanda di asilo se il richiedente può ritornare in uno Stato terzo sicuro
secondo l’art. 6a cpv. 2 lett. b LAsi nel quale aveva soggiornato preceden-
temente. Si tratta di Paesi nei quali il Consiglio federale ritiene vi sia un
effettivo rispetto del principio di «non-refoulement» ai sensi dell’art. 5 cpv. 1
LAsi. Si presuppone inoltre che tale Stato abbia garantito la riammissione
del richiedente nei confronti delle autorità svizzere preposte all’asilo. Senza
garanzia, l’allontanamento verso lo Stato terzo, non può infatti essere ese-
guito e dunque è inutile (cfr. FF 2002 6087, 6125).
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Il Consiglio federale ha effettivamente inserito, il 14 dicembre 2007, la
Grecia, come anche altri Paesi dell’Unione europea (UE) e dell’Associa-
zione europea di libero scambio (AELS), nel novero degli Stati terzi sicuri
ai sensi dell’art. 6a cpv. 2 lett. b LAsi, per i quali esiste una presunzione di
rispetto del principio di non respingimento (art. 5 cpv. 1 LAsi).
4.2 Nella fattispecie, dagli atti risulta che al ricorrente è stato riconosciuto
lo statuto di rifugiato in Grecia il (...) e che egli è beneficiario di un per-
messo di soggiorno valido sino al (...) (cfr. n. 9/1 e 26/1). Altresì, la Grecia,
il 13 agosto 2021, ha dichiarato di accettare la riammissione dell’insor-
gente sul proprio territorio (cfr. n. 26/1). Circostanze che sono fra l’altro
pure state confermate dall’interessato nell’ambito del suo colloquio Dublino
(cfr. n. 17/3). Egli non ha inoltre né allegato né è stato in misura di fornire
elementi concreti atti a ritenere che la Grecia rischierebbe di allontanarlo
verso il suo Paese d’origine contravvenendo pertanto al principio di non
respingimento.
4.3 Di conseguenza, le condizioni dell’art. 31a cpv. 1 lett. a LAsi risultano
incontestabilmente soddisfatte ed è a giusto titolo che la SEM non è entrata
nel merito della domanda d’asilo.
5.
Se respinge la domanda d’asilo o non entra nel merito, la SEM pronuncia,
di norma, l’allontanamento dalla Svizzera e ne ordina l’esecuzione; tiene
però conto del principio dell’unità della famiglia.
L’insorgente non adempie le condizioni in virtù delle quali l’autorità inferiore
avrebbe dovuto astenersi dal pronunciare l’allontanamento dalla Svizzera
(art. 14 cpv. 1 e 2 ed art. 44 LAsi nonché art. 32 dell’ordinanza 1 sull’asilo
relativa a questioni procedurali dell’11 agosto 1999 [OAsi 1, RS 142.311];
DTAF 2013/37 consid. 4.4; 2009/50 consid. 9).
Pertanto, lo scrivente Tribunale è tenuto a confermare la pronuncia dell’al-
lontanamento.
6.
6.1 L’esecuzione dell’allontanamento è regolamentata, per rinvio
dell’art. 44 LAsi, dall’art. 83 della legge federale sugli stranieri e la loro in-
tegrazione del 16 dicembre 2005 (LStrI, RS 142.20). Giusta suddetta
norma, l’esecuzione dell’allontanamento deve essere possibile (art. 83
cpv. 2 LStrI), ammissibile (art. 83 cpv. 3 LStrI) e ragionevolmente esigibile
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(art. 83 cpv. 4 LStrI). In caso di non adempimento d’una di queste condi-
zioni, la SEM dispone l’ammissione provvisoria (art. 83 cpv. 1 e 7 LStrI).
6.2 Secondo prassi costante del Tribunale, circa l’apprezzamento degli
ostacoli all’allontanamento, vale lo stesso apprezzamento della prova con-
sacrato al riconoscimento della qualità di rifugiato, ovvero il ricorrente deve
provare o per lo meno rendere verosimile l’esistenza di un ostacolo all’al-
lontanamento (cfr. DTAF 2011/24 consid. 10.2 e relativo riferimento).
7.
7.1 A norma dell’art. 83 cpv. 3 LStrI, l’esecuzione dell’allontanamento non
è ammissibile quando comporta una violazione degli impegni di diritto in-
ternazionale pubblico della Svizzera. Detta norma non si esaurisce nella
massima del divieto di respingimento. Anche altri impegni di diritto interna-
zionale possono risultare ostativi all’esecuzione del rimpatrio, in particolare
l’art. 3 CEDU o l’art. 3 Conv. tortura. La CorteEDU ha più volte ribadito che
la sola possibilità di subire dei maltrattamenti dovuti a una situazione di
insicurezza generale o di violenza generalizzata nel Paese di destinazione
non è sufficiente per ritenere una violazione dell’art. 3 CEDU. Spetta infatti
all’interessato provare o rendere verosimile l’esistenza di seri motivi che
permettano di ritenere che egli correrà un reale rischio (“real risk”) di essere
sottoposto, nel Paese verso il quale sarà allontanato, a trattamenti contrari
a detti articoli (cfr. DTAF 2013/27 consid. 8.2 e relativi riferimenti).
7.2 Altresì, giusta l’art. 6a cpv. 2 lett. b LAsi, il ricorrente è rinviato in uno
Stato terzo designato come sicuro da parte del Consiglio federale, ossia
uno Stato nel quale vi è una presunzione di rispetto del principio di non
respingimento ai sensi dell’art. 5 cpv. 1 LAsi così come del principio del
divieto della tortura sancito dall’art. 3 CEDU e dall’art. 3 Conv. tortura (cfr.
FANNY MATTHEY, in: Cesla Amarelle/Minh Son Nguyen, Code annoté de
droit des migrations, LAsi, 2015, n. 12 ad art. 6a LAsi).
Appartiene quindi all’interessato sovvertire tale presunzione. A tal fine, egli
deve presentare seri indizi che le autorità dello Stato in questione violino il
diritto internazionale nel caso specifico, non gli concedano la necessaria
protezione o lo espongano a condizioni di vita disumane, o che si trovi in
una situazione di emergenza esistenziale nello Stato in questione a causa
di circostanze individuali di natura sociale, economica o sanitaria (cfr. tra le
tante: le sentenze del Tribunale E-4040/2021 del 7 ottobre 2021 con-
sid. 9.3; D-114/2021 dell’11 maggio 2021 consid. 8.2; D-2404/2020 del
18 maggio 2020 consid. 8.1; D-561/2020 del 18 febbraio 2020 consid. 8.1
e D-6742/2019 del 7 gennaio 2020 consid. 8.4).
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7.3 Di seguito, occorre dunque verificare se, tenuto conto della situazione
generale vigente attualmente in Grecia e delle circostanze proprie all’insor-
gente, vi siano delle serie ragioni di credere che costui sarebbe esposto al
rischio reale di subire, come egli ritiene nel ricorso, un trattamento contrario
all’art. 3 CEDU o ad altre disposizioni del diritto internazionale, in caso di
un suo rinvio verso il succitato Paese.
7.3.1 Secondo la giurisprudenza della CorteEDU, l’art. 3 CEDU non sa-
rebbe interpretabile nel senso di obbligare gli Stati contraenti a garantire
un diritto all’alloggio ad ogni persona che rileva della loro giurisdizione, né
a fondare un dovere generale di fornire ai rifugiati un’assistenza finanziaria
perché questi ultimi possano mantenere un certo livello di vita. Inoltre, il
semplice allontanamento di una persona verso un paese ove la sua situa-
zione economica sarebbe peggiore che non nello Stato contraente che lo
espelle, non risulta essere sufficiente per raggiungere la soglia dei tratta-
menti inumani o degradanti proibiti dall’art. 3 CEDU, in quanto le persone
che non sono cittadini di tale Stato ed ai quali è imposto un obbligo di la-
sciare il paese non possono, in principio, rivendicare il diritto di restare sul
territorio di uno Stato contraente alfine di continuare a beneficiare dell’as-
sistenza e dei servizi medici, sociali o altri che sono forniti loro da tale Stato
(cfr. le sentenze della CorteEDU, Naima Mohammed Hassan contro Paesi
Bassi e Italia del 27 agosto 2013, 40524/10, par. 180; Mohammed Hussein
e altri contro Paesi Bassi e Italia del 2 aprile 2013, 27725/10, par. 65-73;
N. contro Regno Unito del 27 maggio 2008, 26565/05, par. 42; Müslim con-
tro Turchia del 26 aprile 2005, 53566/99, par. 85).
7.3.2 Sempre secondo la CorteEDU, uno Stato può impegnare la sua re-
sponsabilità dal profilo dell’art. 3 CEDU – ciò che renderebbe l’esecuzione
dell’allontanamento contrario a tale disposizione – quando pone, con le sue
azioni o omissioni, un richiedente l’asilo totalmente dipendente dall’assi-
stenza pubblica nell’impossibilità di godere in pratica dei diritti che gli per-
metterebbero di provvedere ai suoi bisogni essenziali, allorché si trove-
rebbe in una situazione di indigenza materiale estrema incompatibile con
la dignità umana (cfr. le sentenze della CorteEDU, A.S. contro Svizzera del
30 giugno 2015, 39350/13, par. 27 segg.; Tarakhel contro Svizzera
[Grande Camera] del 4 novembre 2014, 29217/12, par. 95 segg.; M.S.S.
contro Belgio e Grecia [Grande Camera] del 21 gennaio 2011, 30696/09,
par. 250 segg. e par. 263). Al contrario, in assenza di considerazioni uma-
nitarie eccezionalmente imperiose, il fatto che nel caso d’espulsione il ri-
chiedente andrebbe incontro ad una degradazione importante delle sue
condizioni di vita materiali e sociali non è di per sé sufficiente per compor-
tare una violazione dell’art. 3 CEDU (cfr. le sentenze della CorteEDU,
D-4839/2021
Pagina 13
Mohammed Hussein precitata, par. 71; Sufi e Elmi contro Regno Unito del
28 giugno 2011, 8319/07 e 11449/07, par. 281-292; N. contro Regno Unito
precitata, par. 42; cfr. anche nello stesso senso le sentenze del Tribunale
D-1988/2022 del 6 maggio 2022 consid. 5.4, E-1985/2021 del 27 settem-
bre 2021 consid. 6.4.1).
7.3.3 Con particolare riferimento alla situazione generale della Grecia, il
Tribunale osserva come da giurisprudenza costante, per quanto riguarda
l’ammissibilità dell’esecuzione dell’allontanamento vengono riconosciuti
degli ostacoli unicamente a condizioni molto severe. Essendo il suddetto
Paese firmatario della CEDU, della Conv. tortura e della Convenzione sullo
statuto dei rifugiati del 28 luglio 1951 (RS 0.142.30; di seguito: Conv. rifu-
giati), essa rispetta di principio i suoi obblighi di diritto internazionale (cfr. la
sentenza del Tribunale D-559/2020 del 13 febbraio 2020 consid. 8.2 con
riferimenti citati [pubblicata quale sentenza di riferimento]). Concernente i
beneficiari di protezione internazionale, l’esistenza di ostacoli all’esecu-
zione dell’allontanamento è, dal profilo dell’ammissibilità, ritenuta soltanto
in casi particolari nei quali esistono degli indizi concreti di un rischio di vio-
lazione di disposizioni di diritto internazionale obbligatorie. A tal proposito il
Tribunale non ignora le informazioni risultanti dai rapporti e prese di posi-
zione delle diverse organizzazioni non governative (in particolare di quelli
dell’[...], di [...] e della [...], nonché della [...] e dell’[...] ai quali l’interessato
si riferisce nel suo ricorso) relative alla situazione attuale dei rifugiati e dei
titolari di protezione internazionale in Grecia, nonché segnatamente anche
riguardo a persone disabili. In merito il Tribunale si è espresso anche in
una sentenza E-3427/2021 e E-3431/2021 del 28 marzo 2022 (pubblicata
quale sentenza di riferimento), dove malgrado abbia rilevato un certo nu-
mero di carenze nel sistema di accoglienza greco (cfr. sentenza di riferi-
mento precitata consid. 9), ha ritenuto che non vi è luogo di concludere che
i beneficiari di protezione internazionale si trovino in tale Paese in maniera
generale (indipendentemente quindi dalle fattispecie concrete) totalmente
dipendenti dall’aiuto pubblico, confrontati all’indifferenza delle autorità ed
in una situazione di privazione o mancanza a tal punto grave che sarebbe
incompatibile con la dignità umana (cfr. sentenza di riferimento succitata
consid. 11.2 [che conferma la precedente giurisprudenza di cui alla sen-
tenza di riferimento D-559/2020 del 13 febbraio 2020 consid. 8.2]; cfr. an-
che la sentenza del Tribunale D-309/2022 del 10 maggio 2022 con-
sid. 5.4.2.1). I problemi noti in Grecia non permettono difatti di dedurre che
tale paese non avrebbe, per principio, la volontà o la capacità di accordare
la protezione internazionale, rispettivamente che i beneficiari di protezione
internazionale non possano ottenere una tale protezione per la via giudi-
ziaria (cfr. tra le altre la sentenza D-1988/2022 consid. 5.5 con ulteriori rif.
D-4839/2021
Pagina 14
cit.). Al riguardo, occorre inoltre evidenziare come, tale categoria di per-
sone possa pure contare sulle garanzie derivanti dalla Direttiva 2011/95/UE
del Parlamento e del Consiglio del 13 dicembre 2011 recante norme sull’at-
tribuzione, a cittadini di paesi terzi o apolidi, della qualifica di beneficiario
di protezione internazionale, su uno status uniforme per i rifugiati o per le
persone aventi titolo a beneficiare della protezione sussidiaria, nonché sul
contenuto della protezione riconosciuta (rifusione) (GU L 337/9 del
20.12.2011 [di seguito: direttiva qualificazione]). Gli obblighi della Grecia,
derivanti dal diritto europeo implicano proprio la non discriminazione nei
contesti citati (cfr. capo VII [contenuto della protezione internazionale] della
direttiva qualificazione; cfr. sentenza di riferimento D-559/2020 succitata
consid. 8.2; cfr. anche fra le tante la sentenza del Tribunale
E-4040/2021 consid. 9.4.1). Il Tribunale osserva inoltre come anche la
Grecia risulti essere firmataria della Convenzione sui diritti delle persone
con disabilità, e che dalle referenze citate nel ricorso, a parte delle difficoltà
burocratiche alle quali si possono scontrare per ottenere determinate pre-
stazioni o essere registrate quali persone con disabilità, non risulta in modo
concordante come tali persone vengano effettivamente discriminate su
suolo greco. Infine, si rammenta come, in caso di violazione dei diritti san-
citi dalla CEDU, l’interessato potrà adire i tribunali greci – e questi ultimi
anche nel caso di violazione della suddetta Convenzione delle persone con
disabilità – ed in ultima istanza la CorteEDU (cfr. art. 34 CEDU). Per quanto
attiene infine la lettera indirizzata da parte di sei Stati europei, inclusa la
Svizzera, alla Commissione europea del 1° giugno 2021, citata nel memo-
riale ricorsuale (cfr. missiva reperibile al sito internet: < https://www.sta-
tewatch.org/media/2485/letter-six-schengen-states-to-european-commis-
sion-secondary-movements-1-6-21.pdf >, consultato da ultimo il 13 mag-
gio 2022), il Tribunale osserva come secondo il senso della stessa, gli Stati
membri firmatari esortino la Commissione europea con la medesima, ad
intraprendere determinati passi procedurali con la Grecia, atti ad appurare
la situazione nel precitato Paese di richiedenti l’asilo e dei beneficiari di
protezione internazionale, ed a trovare il prima possibile delle soluzioni, se
necessario con il supporto adeguato da parte della Commissione. Conse-
guentemente, neppure tale missiva, risulta contenere degli elementi che
facciano mutare la conclusione sopra esposta a cui giunge in casu il Tribu-
nale.
7.3.4 Tornando al caso in parola, l’insorgente, quale beneficiario dello sta-
tuto di rifugiato, può così rivolgersi alle competenti autorità elleniche per far
valere i diritti che gli spettano. Invero, malgrado egli nel suo ricorso abbia
evidenziato come dopo il conferimento dello statuto di rifugiato, e già in
D-4839/2021
Pagina 15
parte anche prima, non avrebbe ricevuto un alloggio adeguato o cure me-
diche a lui necessarie, come pure si sarebbe visto costretto a causa della
sua disabilità ad accettare un lavoro quale (...) sottopagato e non adeguato
alla sua situazione valetudinaria; non ha mai allegato in corso di procedura,
né men che meno in fase ricorsuale, di essersi effettivamente rivolto alle
autorità greche per far valere i suoi diritti in quanto gli stessi sarebbero stati
in concreto violati. Per il resto, dalle tavole processuali, non si evincono
elementi che permettano di ritenere che in caso di un suo allontanamento
verso la Grecia le sue prospettive future, considerate dal punto di vista ma-
teriale, fisico o psicologico, denotino un rischio sufficientemente reale e im-
minente di incontrare privazioni di una gravità tale da rientrare nell’ambito
di applicazione dell’art. 3 CEDU. Non dimostra neppure che, in quanto be-
neficiario di tale statuto, egli si sia trovato in Grecia completamente dipen-
dente dall’aiuto pubblico, confrontato all’indifferenza delle autorità, né che
si sia infine trovato in una situazione di privazione incompatibile con la di-
gnità umana che lo avrebbe spinto a lasciare tale Paese. Difatti, al contrario
delle sue argomentazioni ricorsuali, risulta come egli, fintantoché avrebbe
ottenuto lo statuto di rifugiato avrebbe soggiornato dapprima nel campo di
C._, ed in seguito in un altro campo a seguito dell’incendio interve-
nuto nel primo luogo, e successivamente al suo ottenimento della prote-
zione internazionale si sarebbe recato ad D._, ove sarebbe stato
assunto per lavorare quale (...). A riprova di tali suoi asserti, egli ha pre-
sentato delle fotografie che rappresenterebbero il campo dove avrebbe
soggiornato in Grecia, raccontando in merito che avrebbe dovuto fare la
fila per ottenere qualsiasi prestazione, come andare dal medico, ricevere
cibo o acqua (cfr. n. 17/3). A questo proposito, sebbene le condizioni di
alloggio in Grecia non raggiungano gli standard di altri Paesi europei, o
quelli della Svizzera, il Tribunale non ravvisa in tali immagini – anche ve-
nissero ritenute effettivamente dimostrative della situazione di alloggio nel
quale viveva il ricorrente in Grecia – la prova di qualsivoglia violazione nei
suoi confronti da parte delle autorità elleniche. Inoltre circa la sua dichiara-
zione generica di essere stato cacciato dall’ospedale in un’evenienza, al-
lorché si sarebbe presentato per una visita programmata il (...) (cfr.
n. 17/3), non ha portato in proposito neppure con il ricorso degli elementi
maggiormente sostanziati e concreti, per ammettere che egli sia stato ef-
fettivamente privato di cure mediche necessarie su suolo ellenico. Appare
inoltre contrario agli atti di causa, l’asserzione apportata dalla rappresen-
tante legale soltanto in fase ricorsuale, che l’interessato non sarebbe stato
a conoscenza di soffrire di poliomielite all’arto inferiore sinistro nell’infanzia
sino a quando ella non lo avrebbe informato in proposito, in quanto appare
dalle stesse allegazioni del ricorrente, come egli fosse stato trattato prima
di giungere in Svizzera per la medesima con vari interventi di allungamento
D-4839/2021
Pagina 16
(cfr. n. 33/2, 35/2 e 39/2). Alla stessa stregua poi dell’autorità inferiore, an-
che il Tribunale ritiene che dalle asserzioni rese dall’insorgente in corso di
procedura, a differenza di quanto sostenuto dal medesimo sia nel suo pa-
rere che nel gravame, non si rilevi come la problematica di salute di cui
soffrirebbe già dall’infanzia gli abbia cagionato concretamente delle diffi-
coltà di accesso alle prestazioni essenziali. Invero, fino al diritto di essere
sentito (cfr. n. 28/2), egli ha sostenuto che in relazione al suo stato di sa-
lute, egli avrebbe subito delle aggressioni da parte di terze persone, ma
senza dichiarare in alcun modo di non avere ricevuto delle prestazioni o
dell’aiuto in rapporto al medesimo da parte delle autorità elleniche. In pro-
posito, egli si è difatti limitato a rilevare genericamente come le autorità
elleniche non lo avrebbero aiutato contro le aggressioni da parte di terzi,
né avrebbe ricevuto delle indicazioni su dove poter cercare un lavoro od
un alloggio una volta ottenuto lo statuto di rifugiato, o ancora che non co-
noscerebbe delle associazioni caritatevoli o gruppo umanitario in Grecia
(cfr. n. 28/2). Tuttavia, egli non ha apportato alcun elemento di qualsivoglia
sostanza, a conferma del fatto che egli si sia effettivamente indirizzato alle
predette per richiedere un aiuto o supporto in tal senso, e che gli siano stati
negati. Difatti, seppure il Tribunale non ignori che le condizioni per trovare
un alloggio o un lavoro in Grecia siano difficili, su suolo ellenico sono pre-
senti degli organismi di natura caritativa, che possono provvedere un qual-
che tipo di assistenza e servire d’intermediario per i passi amministrativi.
In specie, viste le sue dichiarazioni, non può essere ritenuto che egli abbia
esaurito tutte le possibilità per far valere i suoi diritti in Grecia. Anche contro
le aggressioni di terze persone, avendo lo Stato greco un’autorità di polizia
funzionante in grado e disposta a perseguire tali atti, egli potrà senz’altro
indirizzarsi ad essa nel caso di bisogno (cfr. sentenze del Tribunale D-
1988/2022 consid. 5.6, D-114/2021 consid. 8.4 con ulteriore rif. cit.).
7.3.5 Quanto alle patologie riferite dall’insorgente, va rilevato che il respin-
gimento forzato di persone che soffrono di problemi medici non è suscetti-
bile di costituire una violazione dell’art. 3 CEDU, a meno che la malattia
dell’interessato si trovi ad un stadio avanzato e terminale, al punto che la
sua morte appaia come una prospettiva prossima (cfr. sentenze della
CorteEDU A.S. contro Svizzera del 30 giugno 2015, 39350/13, par. 31
segg.; N. contro Regno Unito del 27 maggio 2008, 26565/05; DTAF 2011/9
consid. 7.1). Una violazione dell’art. 3 CEDU può però anche sussistere
qualora vi siano dei seri motivi per ritenere che la persona, in assenza di
trattamenti medici adeguati nello Stato di destinazione, sarà confrontata ad
un reale rischio di un grave, rapido ed irreversibile peggioramento delle
condizioni di salute comportante delle intense sofferenze o una significativa
D-4839/2021
Pagina 17
riduzione della speranza di vita (cfr. sentenza della CorteEDU Paposhvili
contro Belgio del 13 dicembre 2016, 41738/10, par. 181 segg.).
7.3.6 Ora, tornando al caso in disamina, sulla base della documentazione
medica agli atti appare come al ricorrente siano state poste le diagnosi di
poliomielite nell’infanzia con grave ipotrofia e deficit neurologico all’arto in-
feriore sinistro e piede cavo equino; come pure una gonalgia mediale in
esiti di poliomielite che è stata trattata con un buon miglioramento clinico e
funzionale del ginocchio sinistro con tre infiltrazioni. Per queste ultime pa-
tologie la deambulazione del ricorrente avverrebbe con ovvia zoppia, ma
sarebbe possibile effettuare i passaggi posturali da seduto ad in piedi, con
articolarità del ginocchio ridotta. Dopo l’ultima infiltrazione, il medico spe-
cialista curante, ha consigliato un controllo fra 6 mesi per un eventuale se-
condo ciclo di infiltrazioni, come pure l’applicazione di ghiaccio locale e
l’assunzione di un farmaco antinfiammatorio al bisogno (cfr. n. 39/2). Al-
tresì, l’insorgente soffrirebbe di un’algia testicolare funzionale, problema-
tica per la quale, dopo visita specialistica, è stato posto un sospetto di va-
ricocele bilaterale, senza tuttavia segnalare urgenze urologiche in atto ed
indicato unicamente un’eventuale conferma diagnostica con ecografia
scrotale a discrezione del curante (cfr. n. 29/1 e 53/2). Quale ulteriore dia-
gnosi è stata posta una cefalea tipo tensivo (cfr. n. 37/2 e 49/2). Per le
suddette patologie, quale trattamento farmacologico, al ricorrente sono
stati prescritti l’assunzione di Dafalgan 1g se dolori e cefalea e Relaxane
per 30 giorni nell’ultima visita effettuata prima dell’emissione della deci-
sione del (...) (cfr. n. 37/2). Successivamente all’emanazione del provvedi-
mento avversato, si è palesata un’ulteriore diagnosi, non riscontrata in pre-
cedenza, ovvero una sindrome depressiva, con la prescrizione medica, ol-
treché dei suddetti due farmaci, anche di Mirtazapin 15 mg e l’indicazione
di organizzare un consulto presso l’(...) di B._ (cfr. n. 49/2). Nell’ul-
timo certificato medico disponibile, tale diagnosi è mutata in disturbo de-
pressivo ricorrente, episodio di media gravità in atto, con oltre la prescri-
zione di Mirtazapin 30 mg e Relaxane, anche di Temesta 1 mg in caso
d’insonnia (cfr. n. 53/2). In quest’ambito, si deve ricordare che l’aggrava-
mento dello stato psichico di un richiedente l’asilo a seguito di una deci-
sione negativa è casistica osservabile di frequente e non preclude di prin-
cipio un suo trasferimento (cfr. tra le tante la sentenza del Tribunale
D-114/2021 consid. 8.6 con ulteriori riferimenti citati). Nella fattispecie, ciò
appare essere il caso, in quanto tale patologia risulta essere apparsa sol-
tanto dopo l’emissione della decisione impugnata e dopo il novembre 2021
non vi sono più documenti medici che accertino la medesima o l’effettiva
presa a carico psicologica rilevata nell’ultimo rapporto medico, nonché nep-
pure con il gravame l’insorgente ha evidenziato ulteriori elementi concreti,
D-4839/2021
Pagina 18
non già evincibili dagli atti (cfr. n. 49/2 e 53/2), che lascino presagire una
particolare gravità della medesima tanto da rendere un suo trasferimento
in Grecia non eseguibile. Inoltre, in caso di bisogno avverato, dei tratta-
menti e delle cure dello spettro psichiatrico sono presunti essere disponibili
in Grecia, in particolare ad D._, tenuto conto delle infrastrutture di
salute presenti in tale paese e del diritto del ricorrente derivante dal suo
statuto di rifugiato in tale paese che gli offre un accesso alle cure mediche
alle stesse condizioni che i cittadini greci (cfr. art. 2 lett. b e lett. e, art. 30
par. 1 direttiva qualificazione; cfr. anche a tal proposito le sentenze del Tri-
bunale D-1988/2022 consid. 6.8, E-1985/2021 del 27 settembre 2021 con-
sid. 7.4.1).
Tali precitate affezioni, quand’anche non siano in alcun modo da sminuire,
non raggiungono la soglia di gravità nel senso restrittivo della giurispru-
denza succitata (cfr. supra consid. 7.3.5). Invero, alla luce di quanto sopra
emerso, si può dedurre che il ricorrente si trovi in una situazione medica
stabile, non necessitante di alcuna cura medica o trattamento d’urgenza.
7.3.7 Tutto ciò considerato, il ricorrente non è stato in grado di stabilire,
oggettivamente, e secondo ogni probabilità, che il suo allontanamento in
Grecia lo condurrebbe irrimediabilmente ad una miseria completa, alla
fame, e così pure ad una degradazione grave del suo stato di salute, all’in-
validità o ancora alla morte (cfr. DTAF 2014/26 consid. 7.5; 2009/52 con-
sid. 10.1; 2007/10 consid. 5.1). Non è neppure prevedibile, nel suo caso
particolare, che al suo rientro in Grecia, egli si troverebbe, malgrado delle
possibilità di sostegno sul posto e la sua conoscenza pratica di tali possi-
bilità, confrontato all’indifferenza delle autorità elleniche e delle diverse or-
ganizzazioni caritative presenti sul posto. Seppure le sue condizioni di vita
materiale nel succitato Paese, in quanto ivi beneficiario di protezione inter-
nazionale, possano essere più precarie che quelle che egli otterrebbe in
genere in Svizzera; tuttavia, come già sopra rilevato, dagli elementi all’in-
serto non si evincono in specie delle considerazioni umanitarie imperiose
che risultino ostative all’allontanamento del ricorrente verso lo Stato succi-
tato, al punto che tale misura costituirebbe un trattamento contrario
all’art. 3 CEDU o all’art. 3 Conv. tortura (cfr. anche nello stesso senso la
sentenza del Tribunale E-1985/2021 consid. 6.4.4).
7.3.8 In conclusione, l’esecuzione dell’allontanamento dell’insorgente in
Grecia, è ammissibile ai sensi delle norme di diritto internazionale pubblico
applicabili nonché della LAsi (art. 83 cpv. 3 LStrI in relazione con l’art. 44
LAsi).
D-4839/2021
Pagina 19
8.
8.1 Giusta l’art. 83 cpv. 4 LStrI, l’esecuzione dell’allontanamento non può
essere ragionevolmente esigibile qualora, nello Stato d’origine o di prove-
nienza, lo straniero venisse a trovarsi concretamente in pericolo a seguito
di situazioni quali guerra, guerra civile, violenza generalizzata o emergenza
medica. Altresì ai sensi dell’art. 83 cpv. 5 LStrI, l’esecuzione dell’allontana-
mento verso i paesi UE/AELS è da ritenersi di principio esigibile e tale pre-
sunzione legale può essere sovvertita solo se l’interessato rende verosi-
mile che, per delle ragioni personali, il suo rinvio non può essere ritenuto
ragionevolmente esigibile (cfr. sentenze del Tribunale E-1985/2021
consid. 7.2 con ulteriore riferimento; sentenza di riferimento succitata
D-559/2020 consid. 9).
8.2 Il Tribunale ha inoltre confermato recentemente che l’esecuzione
dell’allontanamento in Grecia per delle persone beneficiarie di protezione
internazionale rimane esigibile, anche per persone vulnerabili, quali ad
esempio donne incinta o persone che soffrono di problemi di salute, che
non sono da considerare come malattie gravi (cfr. sentenza di riferimento
precitata E-3427/2021 e E-3431/2021 consid. 11.3 – 11.5.1). Il Tribunale
ha fissato dei criteri più rigidi invece soltanto per i nuclei famigliari e per le
persone particolarmente vulnerabili, quali i minorenni o persone il cui stato
di salute è compromesso in modo particolarmente grave (cfr. sentenza di
riferimento precitata E-3427/2021 e E-3431/2021 consid. 11.5.2, cfr. anche
la sentenza del Tribunale D-309/2022 del 10 maggio 2022 consid. 5.4.2.3).
8.3 Nel caso in disamina, in primo luogo si osserva che le difficili condizioni
di esistenza vigenti in Grecia, peraltro questione già trattata sotto l’aspetto
dell’ammissibilità, non sono in specie sufficienti per ritenere inesigibile
l’esecuzione dell’allontanamento. In particolare, nella misura in cui il ricor-
rente fa riferimento nel suo gravame alle precarie condizioni di vita dei mi-
granti in Grecia, e segnatamente anche in rapporto ai beneficiari di prote-
zione internazionale, va effettivamente rilevato che il sistema di assistenza
sociale greco presenta delle criticità non soltanto per i richiedenti asilo, ma
anche per le persone beneficiarie di protezione internazionale (cfr. sen-
tenze della CorteEDU, Saidoun contro Grecia, 40083/07 e Fawsie contro
Grecia, 40080/07, entrambe del 28 ottobre 2010; sentenza di riferimento
precitata E-3427/2021 e E-3431/2021 consid. 8 – 9.10). Tuttavia va notato
anche in tale contesto che la Grecia è vincolata dalla direttiva qualifica-
zione. È quindi responsabilità dell’insorgente rivendicare i diritti che gli
spettano direttamente presso le autorità di detto Paese (cfr. anche supra
consid. 7.3.3 e 7.3.4). Anche se le condizioni di vita in Grecia non sono
facili a causa della situazione economica prevalente, in specie, visto
D-4839/2021
Pagina 20
quanto già sopra rilevato anche sotto l’aspetto dell’ammissibilità (cfr. supra
consid. 7), non ci sono indicazioni che l’interessato verrebbe esposto ad
un’emergenza esistenziale nel caso di un suo rinvio in Grecia.
8.4
8.4.1 Le problematiche di natura medica risultano inoltre decisive in termini
di esigibilità solo laddove le cure, reputate essenziali, non sarebbero otte-
nibili nel paese d’origine (cfr. GICRA 2003 n. 24 consid. 5b). Sono consi-
derate come essenziali le cure di medicina generale ed acuta assoluta-
mente necessarie ad un’esistenza conforme alla dignità umana. Lo stra-
niero non può tuttavia prevalersi dell’art. 83 cpv. 4 LStrI, per dedurre un
diritto incondizionato al soggiorno in Svizzera e un accesso generale alle
misure mediche suscettibili di ripristinare o mantenere il suo stato di salute,
per il semplice motivo che l’infrastruttura ospedaliera o le regole dell’arte
medica nel paese d’origine o di destinazione dell’interessato, non raggiun-
gono lo standard elvetico. In tal senso, se le cure necessarie possono es-
sere assicurate nel paese d’origine del richiedente, all’occorrenza con altre
tipologie di presa a carico rispetto a quelle prescritte in Svizzera, l’esecu-
zione dell’allontanamento in tale Paese sarà ragionevolmente esigibile. In-
vece non lo sarà più, ai sensi della disposizione precitata se, in ragione
dell’assenza di possibilità di ottenere un trattamento adeguato, lo stato di
salute dell’interessato si degraderebbe così rapidamente al punto da con-
durlo in maniera certa alla messa in pericolo concreta della sua vita o ad
un pregiudizio serio, durevole e notevolmente grave della sua integrità fi-
sica (cfr. DTAF 2011/50 consid. 8.3 e relativi riferimenti; tra le altre la sen-
tenza del Tribunale D-114/2021 consid. 9.3 con ulteriori riferimenti citati).
8.4.2 Anche sotto questo punto di vista, ed alla luce di quanto già esposto
supra al consid. 7.3.6, le cure ed i trattamenti previsti per le patologie del
ricorrente, sono presunti essere disponibili in Grecia, tenuto conto delle in-
frastrutture esistenti e del diritto dell’insorgente di avere accesso alle cure
di salute alle medesime condizioni che i cittadini greci (cfr. tra le altre la
sentenza del Tribunale D-1988/2022 consid. 6.8 con ulteriori rif. cit.). Su
tali presupposti, le sue problematiche di salute non sono suscettibili di co-
stituire un ostacolo insormontabile, dal profilo dell’esigibilità dell’esecu-
zione dell’allontanamento. Dagli atti poi, a differenza di quanto appare im-
plicitamente proporre la rappresentante legale dell’insorgente nel gravame,
anche con la presentazione di un mezzo di prova inerente l’argomento (cfr.
sub doc. 3), non vi sono indizi che lascino presagire che la malattia da po-
liomielite contratta dall’insorgente in età infantile, risulti essere tutt’ora con-
tagiosa, e quindi che rappresenterebbe ancora attualmente una problema-
tica di salute pubblica. Pertanto la stessa, anche da questo profilo, non
D-4839/2021
Pagina 21
rappresenta un ostacolo all’esecuzione dell’allontanamento dell’insor-
gente.
8.4.3 Tutto ciò considerato, apparterrà poi alle autorità svizzere incaricate
dell’esecuzione dell’allontanamento dell’insorgente di tenere conto dello
stato di salute fisico e psichico di quest’ultimo al momento dell’effettivo al-
lontanamento e di adottare allora le misure che potrebbero essere even-
tualmente necessarie, informandone precedentemente le autorità greche
competenti.
8.4.4 Per i motivi testé enucleati, l’esecuzione dell’allontanamento del ri-
corrente risulta pure essere ragionevolmente esigibile (art. 83 cpv. 4 LStrI
in relazione con l’art. 44 LAsi).
9.
Ne discende quindi che l’insorgente non è riuscito nell’intento di sovvertire
la presunzione secondo la quale la Grecia si attiene ai suoi obblighi inter-
nazionali – ed in tale frangente che sia pure uno Stato terzo sicuro ai sensi
dell’art. 6a cpv. 2 lett. b LAsi – ed un allontanamento in tale Stato membro
europeo risulta essere ammissibile ed esigibile. Alla luce di tale conclu-
sione, nemmeno occorre richiedere in specie delle garanzie individuali alla
Grecia quanto alla fornitura di un alloggio adeguato e di cure mediche all’in-
teressato (cfr. sentenza del Tribunale E-4040/2021 consid. 9.4.4 con riferi-
mento citato).
10.
Da ultimo, neppure si ravvisano impedimenti sotto l’aspetto della possibilità
dell’esecuzione dell’allontanamento (art. 83 cpv. 2 LStrI in relazione con
l’art. 44 LAsi), ritenuto come le autorità elleniche hanno dato il loro bene-
stare alla riammissione del ricorrente sul loro territorio. Le restrizioni tem-
poranee da relazionare alla situazione pandemica, sono del resto inin-
fluenti (cfr. sentenza del Tribunale D-114/2021 consid. 10).
11.
Di conseguenza, anche in materia di allontanamento e relativa esecuzione,
il ricorso va disatteso e la decisione avversata confermata.
12.
Ne discende che la SEM, con la decisione impugnata, non ha violato il
diritto federale né abusato del suo potere d’apprezzamento ed inoltre non
ha accertato in modo inesatto o incompleto i fatti giuridicamente rilevanti
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(art. 106 cpv. 1 LAsi); altresì, per quanto censurabile, la decisione non è
inadeguata (art. 49 PA), per il che il ricorso va respinto.
13.
Avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, la domanda di esenzione
dal versamento di un anticipo equivalente alle presumibili spese proces-
suali è divenuta senza oggetto.
14.
Visto l’esito della procedura, le spese processuali, che seguono la soccom-
benza, sarebbero da porre a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1 e 5 PA
nonché art. 3 lett. b del regolamento sulle tasse e sulle spese ripetibili nelle
cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 febbraio 2008
[TS-TAF, RS 173.320.2]). Tuttavia, non essendo state le conclusioni ricor-
suali al momento dell’inoltro del gravame d’acchito sprovviste di possibilità
di esito favorevole e considerato che, sulla base delle circostanze del caso
di specie, si può concludere allo stato d’indigenza dell’insorgente senza
ulteriori accertamenti, v’è luogo di accogliere l’istanza di assistenza giudi-
ziaria nel senso della dispensa dal pagamento delle spese di giustizia
(art. 65 cpv. 1 PA).
15.
La presente decisione non concerne una persona contro la quale è pen-
dente una domanda d’estradizione presentata dallo Stato che ha abban-
donato in cerca di protezione, per il che non può essere impugnata con
ricorso di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 lett. d cifra 1
LTF). La pronuncia è quindi definitiva.
(dispositivo alla pagina seguente)
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