Decision ID: bf9d57fe-3212-59ef-a721-a24f0ba46eda
Year: 2001
Language: it
Court: TI_TRAP
Chamber: TI_TRAP_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: penal_law

in fatto:
A.
Con sentenza del 16 marzo 2000 la Corte delle assise criminali in Lugano ha riconosciuto i coniugi _ e _, cittadini dominicani, autori colpevoli di infrazione aggravata alla legge federale sugli stupefacenti per avere, tra il 1997 e il 1999, venduto a Lugano in più occasioni complessivi 1.4 kg di cocaina ritraendo un guadagno di fr. 45 000.– e finanziato un traffico di 1 kg di cocaina dal Venezuela alla Svizzera. In applicazione della pena, _ è stata condannata a 3 anni e 10 mesi di reclusione, _ a 4 anni e 3 mesi di reclusione, computato a entrambi il carcere preventivo sofferto. Tutt'e due gli imputati si sono visti infliggere altresì l'espulsione (effettiva) dalla Svizzera per 10 anni e l'obbligo in via solidale di rifondere allo Stato del Cantone Ticino fr. 10 000.– come risarcimento compensatorio per l'illecito profitto conseguito. Tale sentenza è passata in giudicato.
B.
Cinque mesi più tardi, con sentenza del 22 agosto 2000 la Corte delle assise criminali in Lugano ha riconosciuto _, anch'egli cittadino dominicano, autore colpevole – oltre che di violazione della legge federale sulla dimora e il domicilio degli stranieri – di infrazione aggravata alla legge federale sugli stupefacenti per avere, tra il 1997 e il 1999, venduto a _ 1.2 kg complessivi di cocaina (dispositivo n. 1.1.1), venduto a _ altri 200 g di cociana (dispositivo n. 1.1.2), organizzato un primo traffico di 1 kg di cocaina dal Venezuela alla Svizzera (dispositivo n. 1.1.3), venduto a Ginevra e Zurigo ulteriori 200 g di cocaina (dispositivo n. 1.1.4), compiuto preparativi per un secondo traffico di 1 kg di cocaina dal Venezuela alla Svizzera (dispositivo n. 1.1.5) e organizzato un terzo traffico di
1 kg di cocaina, sempre dal Venezuela alla Svizzera (in correità, tra l'altro, con _ e _: dispositivo n. 1.1.6). In applicazione della pena, _ è stato condannato a 6 anni di reclusione, computato il carcere preventivo sofferto, e a 15 anni (effettivi) di espulsione dalla Svizzera (dispositivo n. 2), come pure a rifondere allo Stato del Cantone Ticino fr. 10 000.– come risarcimento compensatorio per l'illecito profitto conseguito.
C.
In parziale accoglimento di un ricorso per cassazione presentato da _, il 24 aprile 2001 questa Corte ha annullato i dispositivi n. 1.1.3 (primo traffico di cocaina dal Venezuela alla Svizzera) e n. 2 (commisurazione della pena) della sentenza appena citata, rinviando gli atti a un'altra Corte delle assise criminali per nuovo giudizio nel senso dei considerandi (inc. _). La nuova Corte di assise ha ristatuito il
19 luglio 2001. Preso atto che il Procuratore pubblico desisteva dal perseguire l'imputato per il (primo) traffico di cocaina formante oggetto del dispositivo n. 1.1.3 annullato in cassazione, la Corte ha ricommisurato la pena a carico di _ in 4 anni di reclusione (computato il carcere preventivo sofferto), confermando l'espulsione dalla Svizzera per 15 anni, ma rinunciando alla condanna al risarcimento compensatorio, “destinato a restare lettera morta”. La nuova sentenza della Corte di assise è passata in giudicato.
D.
Il 29 novembre 2001 _ e _ hanno introdotto a questa Corte una domanda di revisione in cui chiedono che, sospesa l'esecuzione della sentenza pronunciata a loro carico il 16 marzo 2000, gli atti formanti oggetto del relativo procedimento siano rimessi a un'altra Corte di assise per nuovo giudizio. Essi sostengono – in estrema sintesi – che la nuova sentenza emessa il 19 luglio 2001 dalla Corte delle assise criminali a carico di _ è “del tutto inconciliabile” con quella emanata nei loro confronti il 16 marzo 2000. La domanda di revisione non è stata intimata al Procuratore pubblico.

Considerando
in diritto:
1.
L'art. 299 lett. b CPP invocato dagli istanti prevede la revisione del processo, in caso di condanna, “quando dopo la sentenza ne sia stata pronunciata un'altra, inconciliabile con essa”. Il condannato può presentare la domanda in ogni tempo, durante o dopo l'espiazione della pena (art. 300 cpv. 1 CPP). Per rapporto alla clausola generale dell'art. 397 CP (ripresa all'art. 299 lett. c CPP), che fissa le esigenze minime del diritto federale in materia di revisione, l'art. 299 lett. b CPP si estende ai casi in cui due sentenze di condanna a carico di due persone aventi commesso il medesimo reato risultino a tal punto in contrasto fra loro sull'accertamento dei fatti, che la sola contraddizione basti – già di per sé – a rendere verosimile l'innocenza di uno dei condannati (
Piquerez
, Procédure pénale suisse, Zurigo 2000, pag. 758, n. 3538 con numerosi rinvii). Rispetto alla clausola generale dell'art. 397 CP (art. 299 lett. c CPP), per ammettere la revisione non occorre in simile ipotesi un apprezzamento previo circa la rilevanza di fatti o mezzi di prova nuovi: basta l'incompatibilità evidente delle due sentenze successive, sicché uno dei due giudizi appaia erroneo (
Piquerez
, op. cit., pag. 758, n. 3539 a 3541 con richiami).
2.
Si aggiunga che l'abrogato art. 243 n. 2 vCPP contemplava testualmente la stessa disposizione. Già la giurisprudenza correlata a tale norma riteneva data l'inconciliabilità di due sentenze susseguenti riferite al medesimo reato quando i due giudizi denotavano palese contrapposizione tra i fatti accertati nell'uno e nell'altro (CCRP, sentenza dell'8 ottobre 1979 in re R., consid. 2). Né poteva essere altrimenti, il rimedio strardinario della revisione essendo destinato a correggere errori di fatto, non di diritto (
Piquerez
, op. cit., pag. 752, n. 3503). Inoltre, secondo la menzionata giurisprudenza, doveva trattarsi degli stessi fatti: due giudizi inerenti a reati identici, commessi però in tempi diversi (nella fattispecie: trascuranza dei doveri di assistenza familiare), non erano idonei, per ciò soltanto, a confortare inconciliabilità alcuna (CCRP, sentenza citata dell'8 ottobre 1979 in re R.).
3.
Nel caso in esame l'unico punto comune tra la sentenza emessa dalla Corte delle assise criminali il 16 marzo 2000 a carico degli istanti e quella emanata il 22 agosto 2000 nei confronti di _ riguardava il terzo traffico di stupefacenti organizzato dallo stesso _, in correità appunto con i due istanti (dispositivo n. 1.1.6 di quella sentenza). Se non che, a tale proposito il parziale accoglimento del ricorso per cassazione di _ non ha avuto conseguenza di sorta, il dispositivo n. 1.1.6 di quella sentenza non essendo nemmeno stato oggetto dell'impugnazione (CCRP, sentenza del 24 aprile 2001, consid. 1). Né gli istanti sostengono – per avventura – che tra i fatti accertati alla base del terzo traffico di cocaina nella sentenza del 22 agosto 2000 a carico di _ e i fatti accertati alla base del traffico di cocaina nella sentenza del
16 marzo 2000 a loro carico si ravvisi la minima inconciliabilità. Quanto essi pretendono è, in realtà, di confrontare la pena loro inflitta (3 anni e 10 mesi, rispettivamente 4 anni e 3 mesi di reclusione, più l'espulsione) con la pena irrogata a _ in esito alla seconda sentenza della Corte delle assise criminali (4 anni di reclusione, più l'espulsione). Un argomento dei genere non ha però alcuna attinenza con l'accertamento dei fatti.
4.
I motivi della domanda in esame, anche a prescindere dal titolo di revisione invocato (art. 299 lett. b CPP), non fanno del resto che confermare la palese infondatezza dell'istanza. Gli interessati si esauriscono in effetti nel censurare la commisurazione della pena loro applicata. Fanno valere che oggettivamente _ ha trattato maggiori quantità di cocaina e che dal profilo soggettivo i reati da lui perpetrati non sono meno gravi di quelli da loro commessi, sicché la seconda sentenza pronunciata dalla Corte delle assise criminali in odio di lui si rivelerebbe inconciliabile con quella del 16 marzo 2000 a loro carico. La quale risulta, a loro parere, finanche iniqua e denota come la Corte che li ha condannati fosse “eccessivamente prevenuta nei loro confronti”. Così argomentando, tuttavia, gli istanti perdono di vista che la commisurazione della pena è una questione di diritto (art. 63 CP), non di fatto. E il rimedio strardinario della revisione – proprio perché volto contro sentenze con forza di giudicato – non è destinato a correggere eventuali errori di diritto. Anzi, una revisione intesa a rettificare errori giuridici nemmeno esiste. Ne segue che, già di primo acchito, la loro domanda riesce priva di consistenza. Deve pertanto essere respinta.
5.
L'emanazione del giudizio odierno rende senza oggetto la richiesta di sospendere l'esecuzione della sentenza emessa dalla Corte delle assise criminali il 16 marzo 2000. Quanto agli oneri processuali, essi seguono la soccombenza (art. 15 cpv. 1 con rinvio all'art. 9 cpv. 1 CPP).