Decision ID: dcb7921f-f10b-4a17-9f1c-0011e8782d61
Year: 2022
Language: it
Court: CH_BVGE
Chamber: CH_BVGE_001
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: 

Visto:
la domanda d’asilo che l’interessato ha presentato in Svizzera il 29 giugno
2022,
i verbali relativi al rilevamento delle generalità del 26 luglio 2022 (cfr. atto
SEM 26/10) ed al colloquio personale Dublino, tenutosi il 29 luglio 2022
(cfr. atto SEM 30/3),
la decisione del 3 agosto 2022, notificata il 4 agosto 2022 (cfr. atto SEM
36/1), mediante la quale la Segreteria di Stato della migrazione (di seguito:
SEM) non è entrata nel merito della domanda d’asilo ai sensi dell’art. 31a
cpv. 1 lett. b LAsi (RS 142.31) ed ha pronunciato il trasferimento
dell’interessato verso il Belgio,
il ricorso inoltrato dinanzi al Tribunale amministrativo federale (di seguito: il
Tribunale) l’11 agosto 2022 (cfr. timbro sul plico raccomandato; data d’en-
trata: 12 agosto 2022), e con il quale il ricorrente ha concluso preliminar-
mente alla sospensione in via supercautelare dell’esecuzione della deci-
sione e alla restituzione dell’effetto sospensivo; in via principale all’annul-
lamento della precitata decisione e la restituzione degli atti all’autorità infe-
riore affinché questa effettui l’esame nazionale della domanda d’asilo; in
subordine, alla restituzione degli atti all’autorità inferiore per complemento
istruttorio; l’ulteriore conclusione ricorsuale per mezzo della quale egli ha
domandato la concessione dell’assistenza giudiziaria nel senso della di-
spensa dal pagamento delle spese processuali e del relativo anticipo, il
tutto con protesta di tasse e spese,
le misure supercautelari ordinate il 12 agosto 2022,
i fatti del caso di specie che, se necessari, verranno ripresi nei considerandi
che seguono,

e considerato:
che le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla
LTF, in quanto la LAsi non preveda altrimenti (art. 6 LAsi),
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che presentato tempestivamente (art. 108 cpv. 3 LAsi) contro una deci-
sione in materia di asilo della SEM (art. 6 e 105 LAsi; art. 31‒33 LTAF), il
ricorso è di principio ammissibile sotto il profilo degli art. 5, 48 cpv. 1 lett. a‒
c e art. 52 PA,
che occorre pertanto entrare nel merito del ricorso,
che con ricorso al Tribunale possono essere invocati, in materia d'asilo, la
violazione del diritto federale e l'accertamento inesatto o incompleto di fatti
giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi),
che il Tribunale non è vincolato né dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4 PA), né
dalle considerazioni giuridiche della decisione impugnata, né dalle argo-
mentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2),
che i ricorsi manifestamente infondati, ai sensi dei motivi che seguono,
sono decisi in procedura semplificata (art. 111a LAsi) dal giudice unico, con
l’approvazione di un secondo giudice (art. 111 lett. e LAsi) e la decisione è
motivata soltanto sommariamente (art. 111a cpv. 2 LAsi),
che ai sensi dell’art. 111a cpv. 1 LAsi, il Tribunale rinuncia allo scambio di
scritti,
che in sostanza e per quanto qui di rilievo, durante il colloquio Dublino il
richiedente, posto di fronte alla possibile competenza del Belgio, non l’ha
esplicitamente contestata, limitandosi ad asserire di non volervi fare ritorno;
che a suo dire, in tale Paese non avrebbe avuto accesso ad un alloggio
adeguato così come neppure alla necessaria assistenza sanitaria,
che esprimendosi in merito al suo stato di salute, il richiedente ha asserito
“di avere dolori ad una spalla e per una cista alla schiena”,
che nella querelata decisione, l’autorità inferiore – dopo aver constatato
l’espressa ammissione di competenza da parte delle autorità belghe – ha
escluso che nello Stato di destinazione sussistano carenze sistemiche ai
sensi dell’art. 3 par. 2 del regolamento (UE) n. 604/2013 del Parlamento
europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 che stabilisce i criteri e i mec-
canismi di determinazione dello Stato membro competente per l’esame di
una domanda di protezione internazionale presentata in uno degli Stati
membri da un cittadino di un paese terzo o da un apolide (rifusione) (Gaz-
zetta ufficiale dell’Unione europea [GU] L 180/31 del 29.6.2013; di seguito:
Regolamento Dublino III) o un rischio di trattamenti contrari all’art. 3 CEDU
o di violazione del principio del divieto di respingimento; che proseguendo
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nella propria analisi, la SEM ha negato l’esistenza di motivi che impongano
l’applicazione dell’art. 16 Regolamento Dublino III o della clausola discre-
zionale di cui all’art 17 par. 1 Regolamento Dublino III; che inoltre, non
avendo consultato l’infermeria del Centro federale nel quale risiedeva, ed
non essendo stata versata agli atti alcuna documentazione medica, il qua-
dro anamnestico del richiedente – acclarato e non meritevole di ulteriori
accertamenti – non sarebbe ostativo al trasferimento in Belgio; che d’al-
tronde, quest’ultimo Paese disporrebbe di un’infrastruttura medica suffi-
ciente, alla quale l’interessato avrebbe accesso in base al diritto comunita-
rio; che oltretutto, rendendosi irreperibile nel corso del procedimento, l’in-
teressato avrebbe finanche violato il suo dovere di collaborazione nell’ac-
certamento del suo stato di salute,
che nel proprio ricorso, l’insorgente avversa l’argomentazione di cui al sin-
dacato provvedimento; che in primo luogo, egli censura un accertamento
incompleto ed inesatto del proprio stato di salute nella misura in cui negli
atti all’inserto non vi sarebbe traccia della presa in carico medica della
quale egli riferisce aver beneficiato al suo arrivo in Svizzera; che prose-
guendo nella propria disamina, il richiedente rileva come il procedere della
SEM nel caso in esame sia “contrario alle usuali procedure. Infatti, se è
vero che iI ricorrente risultava scomparso daI 03.08.2022, è altresì vero
che, solitamente, l’Autorità di prime cure considera un richiedente scom-
parso – in applicazione dell’art. 8 cpv. 3bis LAsi – unicamente se questo non
si tiene a disposizione delle autorità preposte all’asilo per più di cinque
giorni. Nonostante il ricorrente fosse scomparso da solamente un giorno,
l’Autorità di prime cure ha emesso la decisione, con il rischio di
pregiudicare il diritto di difesa del ricorrente”,
che oltretutto, il richiedente manifesta la volontà di rimanere in Svizzera per
fungere da tramite con la famiglia di un amico deceduto nel corso del suo
soggiorno sul suolo elvetico, nonché per tenersi a disposizione delle auto-
rità di polizia quale persona informata sui fatti; che d’altro canto, quest’ul-
time starebbero ancora investigando sulle circostanze del decesso e non
vi sarebbe modo di escludere l’apertura di un procedimento penale, di
modo che si giustificherebbe in specie il rilascio di un permesso ex art. 30
cpv. 1 lett. b LStrI e 32 cpv. 1 lett. d OASA; che infine, il ricorrente disqui-
sisce in merito alle difficili condizioni con le quale sarebbe stato confrontato
in Belgio; che onde sostanziare le proprie allegazioni, il richiedente ri-
chiama alcuni articoli della testata “The Brussels Times” comprovanti a suo
dire le lacune che contraddistinguerebbero il sistema di accoglienza belga,
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che preliminarmente, va disattesa l’argomentazione ai sensi della quale il
procedere della SEM sarebbe stato contrario alle usuali procedure (cfr. su-
pra); che invero, una simile argomentazione appare del tutto illogica posto
che l’autorità inferiore non ha fatto applicazione dell’art. 8 cpv. 3bis stral-
ciando dai ruoli la procedura; che ad ogni modo, la questione appare irrile-
vante conto tenuto del fatto che nel frattempo il richiedente si è reso nuo-
vamente reperibile,
che sempre a titolo preliminare, giova rilevare che l’eventuale esame delle
condizioni per il rilascio di un permesso ex art. 14 cpv. 2 LAsi e art. 30
cpv. 1 lett. b LStrI, esula dall’oggetto del litigio poiché di competenza delle
autorità cantonali preposte,
che in altri termini, la doglianza sul punto è palesemente inammissibile,
che per il resto, il Tribunale osserva che secondo i dettami dell’art. 31a
cpv. 1 lett. b LAsi, di norma non si entra nel merito di una domanda di asilo
se il richiedente può partire alla volta di uno Stato terzo cui compete, in
virtù di un trattato internazionale, l’esecuzione della procedura di asilo e
allontanamento,
che, prima di applicare la precitata disposizione, la SEM esamina la com-
petenza relativa al trattamento di una domanda di asilo secondo i criteri
previsti dal Regolamento Dublino III,
che, se in base a questo esame è individuato un altro Stato quale respon-
sabile per l’esame della domanda di asilo, la SEM pronuncia la non entrata
nel merito previa accettazione, espressa o tacita, di ripresa a carico del
richiedente l’asilo da parte dello Stato in questione (cfr. DTAF 2017 VI/5
consid. 6.2),
che, ai sensi dell’art. 3 par. 1 Regolamento Dublino III, la domanda di pro-
tezione internazionale è esaminata da un solo Stato membro, ossia quello
individuato in base ai criteri enunciati al capo III (art. 7–15),
che nel caso di una procedura di presa in carico (inglese: take charge) ogni
criterio per la determinazione dello Stato membro competente – enumerato
al capo III – è applicabile solo se, nella gerarchia dei criteri elencati all’art. 7
par. 1 Regolamento Dublino III, quello precedente previsto dal Regola-
mento non trova applicazione nella fattispecie (principio della gerarchia dei
criteri),
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che la determinazione dello Stato membro competente avviene sulla base
della situazione esistente al momento in cui il richiedente ha presentato
domanda di protezione internazionale (art. 7 par. 2 Regolamento Dublino
III),
che, contrariamente, nel caso di una procedura di ripresa in carico (inglese:
take back), di principio non viene effettuato un nuovo esame di determina-
zione dello stato membro competente secondo il capo III (cfr. DTAF
2017 VI/5 consid. 6.2 e 8.2.1),
che giusta l’art. 3 par. 2 Regolamento Dublino III, qualora sia impossibile
trasferire un richiedente verso lo Stato membro inizialmente designato
come competente in quanto si hanno fondati motivi di ritenere che sussi-
stono delle carenze sistemiche nella procedura di asilo e nelle condizioni
di accoglienza dei richiedenti, che implichino il rischio di un trattamento
inumano o degradante ai sensi dell’art. 4 CartaUE, lo Stato membro che
ha avviato la procedura di determinazione dello Stato membro competente
prosegue l’esame dei criteri di cui al capo III per verificare se un altro Stato
membro possa essere designato come competente,
che lo Stato membro competente in forza del regolamento è tenuto a ri-
prendere in carico – in ossequio alle condizioni poste agli art. 23, 24, 25 e
29 – il richiedente la cui domanda è in corso d’esame e che ha presentato
domanda in un altro Stato membro oppure si trova nel territorio di un altro
Stato membro senza un titolo di soggiorno (art. 18 par. 1 lett. b Regola-
mento Dublino III),
che, giusta l’art. 17 par. 1 Regolamento Dublino III («clausola di sovra-
nità»), in deroga ai criteri di competenza sopra definiti, ciascuno Stato
membro può decidere di esaminare una domanda di protezione internazio-
nale presentata da un cittadino di un paese terzo o da un apolide, anche
se tale esame non gli compete,
che le investigazioni effettuate dalla SEM hanno rivelato, dopo consulta-
zione dell’unità centrale del sistema europeo «EURODAC», che l’interes-
sato aveva già depositato due pregresse domande d’asilo in Islanda e in
Belgio, rispettivamente il 26 ottobre 2017 e il 23 maggio 2022 (cfr. atti SEM
14/2 e 15/1),
che su tali presupposti, il 21 luglio 2022 l’autorità inferiore ha presentato
agli omologhi belgi, entro i termini fissati all’art. 23 par. 2 Regolamento Du-
blino III, una richiesta di ripresa in carico fondata sull’art. 18 par. 1 lett. b
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Regolamento Dublino III (cfr. atto SEM 20/5); che il 1° agosto 2022 questi
hanno esplicitamente accettato tale domanda (cfr. atto SEM 32/1),
che di conseguenza, la competenza del Belgio per la trattazione della pro-
cedura d’asilo e di allontanamento del richiedente risulta di principio essere
data,
che proseguendo nella disamina, il Tribunale rimarca che il Belgio è legato
alla CartaUE e firmatario, della CEDU, della Convenzione del 10 dicembre
1984 contro la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degra-
danti (Conv. tortura, RS 0.105), della Convenzione del 28 luglio 1951 sullo
statuto dei rifugiati (Conv. rifugiati, RS 0.142.30), oltre che del relativo Pro-
tocollo aggiuntivo del 31 gennaio 1967 (RS 0.142.301) e ne applica le di-
sposizioni,
che pertanto il rispetto della sicurezza dei richiedenti l’asilo, in particolare il
diritto alla trattazione della propria domanda secondo una procedura giusta
ed equa e una protezione conforme al diritto internazionale ed europeo, è
presunto da parte dello Stato in questione (cfr. direttiva procedura e diret-
tiva accoglienza),
che tale presunzione non è tuttavia assoluta e può essere confutata in pre-
senza di violazioni sistemiche delle garanzie minime previste dall’Unione
europea o dal diritto internazionale (cfr. DTAF 2011/9 consid. 6; sentenza
della CorteEDU M.S.S. contro Belgio e Grecia [Grande Camera] del 21
gennaio 2011, 30696/09) oppure in presenza di indizi seri che, nel caso
concreto, le autorità di tale Stato non rispetterebbero il diritto internazionale
(cfr. DTAF 2010/45 consid. 7.4 e 7.5),
che malgrado gli articoli di giornale richiamati nell’impugnativa, ciò non è
palesemente il caso per quanto concerne il Paese in parola (cfr. fra le tante,
sentenza del Tribunale E-440/2022 del 7 febbraio 2022),
che di conseguenza, l’applicazione dell’art. 3 par. 2 2a frase Regolamento
Dublino III non si giustifica nel caso di specie,
che ai sensi dell’art. 29a cpv. 3 OAsi 1, disposizione che concretizza in di-
ritto interno svizzero la clausola di sovranità (art. 17 par. 1 Regolamento
Dublino III), se “motivi umanitari” lo giustificano la SEM può entrare nel
merito della domanda anche qualora giusta il Regolamento Dublino III un
altro Stato sarebbe competente per il trattamento della domanda,
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che la SEM, nell’applicazione dell’art. 29a cpv. 3 OAsi 1, dispone di potere
di apprezzamento (cfr. DTAF 2015/9 consid. 7 seg.); che al contrario, se il
trasferimento del richiedente nel Paese di destinazione contravviene ad
una norma imperativa del diritto internazionale, tra cui quelle della CEDU,
l’autorità inferiore è obbligata ad applicare la clausola di sovranità e ad en-
trare nel merito della domanda d’asilo ed il Tribunale dispone di potere di
controllo al riguardo (cfr. DTAF 2015/9 consid. 8.2.1),
che nel caso in esame il ricorrente non ha dimostrato, né invero ha censu-
rato, che lo Stato di destinazione non sia intenzionato a riprenderlo in ca-
rico e a portare a termine la procedura relativa alla sua domanda di prote-
zione in violazione della direttiva procedura,
ch’egli neppure ha apportato indizi seri e concreti suscettibili di dimostrare
che lo Stato di destinazione non rispetterebbe il principio del divieto di re-
spingimento e, dunque, verrebbe meno ai suoi obblighi internazionali
rinviandolo in un Paese dove la sua vita, integrità corporale o libertà sareb-
bero seriamente minacciate o da dove rischierebbe di essere respinto in
un tale Paese,
che tramite l’esame della domanda da parte di un unico Stato membro
(«one chance only») il Regolamento Dublino III intende far fronte al feno-
meno delle domande d’asilo multiple («asylum shopping»),
che con la sua impugnativa, l’insorgente riferisce tuttavia di un quadro
anamnestico contraddistinto da una ciste alla schiena e da dolori ad una
spalla,
che nondimeno, nella fattispecie non risulta ch’egli si sia mai rivolto all'in-
fermeria del Centro federale, come debitamente indicatogli dall’autorità in-
feriore (cfr. atto SEM 30/3), onde segnalare tali problematiche somatiche e
finanche richiedere un consulto con un medico generico; che del resto, non
appare minimamente credibile che il ricorrente si sia sottoposto ad un in-
tervento chirurgico in Svizzera senza che sia stato assunto agli atti un car-
teggio clinico, né che l’interessato stesso non sia in possesso di un docu-
mento suscettibile di comprovare la sua allegazione,
che ad ogni modo, non è inopportuno rammentare come il respingimento
forzato di persone che soffrono di problemi di salute, costituisce una viola-
zione dell’art. 3 CEDU unicamente in casi eccezionali, segnatamente lad-
dove la malattia dell’interessato si trovi in uno stadio a tal punto avanzato
o terminale da lasciar presupporre che, a seguito del trasferimento, la sua
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morte appaia come una prospettiva prossima (cfr. sentenza della Cor-
teEDU N. contro Regno Unito del 27 maggio 2008, 26565/05; DTAF 2011/9
consid. 7.1),
che una violazione dell’art. 3 CEDU può però anche sussistere qualora vi
siano dei seri motivi di ritenere che la persona, in assenza di trattamenti
medici adeguati nello Stato di destinazione, sarà confrontata ad un reale
rischio di un grave, rapido ed irreversibile peggioramento delle condizioni
di salute comportante delle intense sofferenze o una significativa riduzione
della speranza di vita (cfr. sentenza della CorteEDU Paposhvili contro Bel-
gio del 13 dicembre 2016, 41738/10, §181 segg.),
che così stando le cose, al momento dell’emissione della sindacata deci-
sione il substrato fattuale non conteneva indicatori quanto all’esistenza, fi-
nanche potenziale, di affezioni terminali ai sensi della giurisprudenza con-
venzionale; che allo stesso modo, non v’erano elementi per sospettare che
i disturbi ventilati nel corso della procedura potessero raggiungere un livello
di gravità tale da configurare un rischio reale di peggioramento rapido ed
irreversibile dello stato di salute comportante delle intense sofferenze o una
significativa riduzione della speranza di vita in caso di trasferimento,
che in altri termini, il complesso fattuale risulta ora come allora sufficiente-
mente delineato per giudicare del trasferimento dell’interessato in Belgio
nel contesto di un procedimento Dublino, di modo che nulla può essere
rimproverato all’autorità inferiore, che non ha violato il principio inquisitorio,
che peraltro, non è inopportuno sottolineare come il Belgio disponga noto-
riamente di infrastrutture mediche equiparabili a quelle elvetiche, alle quali
il richiedente ha accesso in virtù del diritto comunitario (art. 19 direttiva ac-
coglienza),
che l’insorgente non ha quindi fornito indizi seri suscettibili di comprovare
che le sue condizioni di vita o la sua situazione personale sarebbero tali da
contravvenire all'art. 4 della CartaUE, all'art. 3 CEDU o all'art. 3 Conv. tor-
tura in caso di esecuzione del trasferimento in Belgio,
che comunque, come detto, appartiene a quest’ultimo sollevare l'eventuale
violazione dei suoi diritti fondamentali, adendo le adeguate vie di diritto di-
nanzi alle autorità dello Stato in questione,
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che infine, dagli atti non emergono elementi per ritenere che l'autorità infe-
riore abbia esercitato in maniera arbitraria il suo potere di apprezzamento
nell'applicazione della clausola di sovranità per motivi umanitari,
che, pertanto, non vi è motivo di applicare la clausola discrezionale di cui
all'art. 17 par. 1 (clausola di sovranità) Regolamento Dublino III,
che da ultimo, va rilevato come le relazioni che legherebbero l’insorgente
alle persone residenti in Svizzera non s’iscrivono manifestamente nel con-
testo dell’art. 16 Regolamento Dublino III,
che, di conseguenza, il Belgio rimane competente dell’esame della do-
manda di asilo del ricorrente ed è tenuto a riprenderlo in carico in ossequio
alle condizioni poste nel Regolamento Dublino III,
che, quindi, è a giusto titolo che la SEM non è entrata nel merito della do-
manda di asilo del ricorrente, in applicazione dell’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi
ed ha pronunciato il suo trasferimento verso il Belgio conformemente
all’art. 44 LAsi, posto che il ricorrente non possiede un’autorizzazione di
soggiorno in Svizzera (cfr. art. 32 lett. a OAsi 1),
che, in siffatte circostanze, non vi è più luogo di esaminare in maniera di-
stinta le questioni relative all’esistenza di un impedimento all’esecuzione
del trasferimento per i motivi giusta i cpv. 3 e 4 dell’art. 83 LStrI
(RS 142.20), dal momento che detti motivi sono indissociabili dal giudizio
di non entrata nel merito nel quadro di una procedura Dublino (cfr. DTAF
2015/18),
che con il provvedimento impugnato l’autorità di prima istanza non ha vio-
lato il diritto federale né abusato del suo potere di apprezzamento ed inoltre
non ha accertato in modo inesatto o incompleto i fatti giuridicamente rile-
vanti (art. 106 cpv. 1 LAsi),
che pertanto, il ricorso deve essere respinto e la decisione della SEM, che
rifiuta l’entrata nel merito della domanda di asilo e pronuncia il trasferi-
mento dalla Svizzera verso il Belgio, confermata,
che avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, la domanda di con-
cessione dell’effetto sospensivo risulta senza oggetto; che altresì, per lo
stesso motivo, la domanda di esenzione dal versamento di un anticipo
equivalente alle presumibili spese processuali è divenuta senza oggetto,
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che ritenute le allegazioni ricorsuali sprovviste di probabilità di esito favo-
revole, la domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa dal
versamento delle spese processuali, è respinta,
che, visto l’esito della procedura, le spese processuali di CHF 750.–, che
seguono la soccombenza, sono poste a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1
e 5 PA nonché art. 3 lett. a del regolamento sulle tasse e sulle spese ripe-
tibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 feb-
braio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]),
che con la presente decisione finale le misure supercautelari ordinate dal
Tribunale il 12 agosto 2022 decadono (cfr. HANSJÖRG SEILER, in: Wald-
mann/Weissenberger [ed.], Praxiskommentar VwVG, 2a ed. 2016, n. 54 ad
art. 56 PA),
che la decisione è definitiva e non può, in principio, essere impugnata con
ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83
lett. d cifra 1 LTF).
(dispositivo alla pagina seguente)
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il Tribunale amministrativo federale pronuncia:
1.
Il ricorso è respinto.
2.
La domanda di assistenza giudiziaria è respinta.
3.
Le spese processuali di CHF 750.– sono poste a carico del ricorrente. Tale
ammontare dev’essere versato alla cassa del Tribunale amministrativo fe-
derale entro un termine di 30 giorni dalla data di spedizione della presente
sentenza.
4.
Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all'autorità canto-
nale competente.
Il giudice unico: Il cancelliere:
Daniele Cattaneo Jesse Joseph Erard