Decision ID: b0803f63-8c53-54a0-85be-6bddd2f34aa4
Year: 2016
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: civil_law

in fatto: A.
Con decisione registrata a verbale del 7 ottobre 2014 in una procedura a tutela dell'unione coniugale il Pretore aggiunto del Distretto di Bellinzona ha omologato una convenzione sulla vita separata conclusa da AP 1 (1975) ed AO 1 (1981). In virtù dell'accordo la figlia B_, nata il 19 novembre 1999, sarebbe stata affidata al padre (riservato il diritto di visita materno), mentre la figlia Me_, nata il 15 maggio 2009, e il figlio Ma_, nato il 27 settembre 2010, sarebbero stati affidati alla madre (riservato il diritto di visita paterno), AP 1 impegnandosi a versare un contributo alimentare di fr. 1500.–
per la moglie, uno di fr. 800.– mensili per Me_ e uno di fr. 800.–
mensili per Ma_ (senza cenno ad assegni familiari).
B.
Il 7 dicembre 2015 AP 1 si è rivolto al Pretore
aggiunto perché dal 1° gennaio 2016 riducesse da fr. 3100.– a fr. 2190.–
mensili complessivi (senza cenno ad assegni familiari) il contributo alimentare dovuto alla moglie, a Me_ e a Ma_. La richiesta è stata respinta dal Pretore aggiunto con sentenza del 22 giugno 2016, confermata da questa Camera su appello di AP 1 il 9 agosto 2016 (inc. 11.2016.66).
C.
Nel frattempo, il 12 febbraio 2016, AP 1 ha intentato azione di divorzio, proponendo l'affidamento dei tre figli alla custodia della moglie (riservato il suo diritto di visita) con esercizio congiunto dell'autorità parentale e offrendo contributi alimentari per i soli figli di fr. 700.– mensili ciascuno, aumentati a fr. 900.– mensili dal termine della formazione professionale di B_ (assegni familiari inclusi). Con decreto cautelare del 15 marzo 2016, emanato d'ufficio, il Pretore aggiunto ha revocato ai genitori (
recte
: al padre) la custodia di B_ e ordinato il collocamento di quest'ultima “presso una struttura o altra soluzione ritenuta idonea dall'Ufficio dell'aiuto e della protezione, Settore delle famiglia e dei minorenni”, istituendo in favore di lei una curatela educativa.
D.
Statuendo una volta ancora d'ufficio a titolo cautelare, con decreto del 17 agosto 2016 il Pretore aggiunto ha ribadito il contenuto della decisione precedente, disponendo inoltre quanto segue:
(...)
3. La minore B_ è posta sotto tutela.
4. Il tutore verrà nominato dall'ARP _ di _.
5. I genitori mantengono l'autorità parentale congiunta sui figli Me_ e Ma_. Eventuali provvedimenti a loro favore verranno adottati in tempi brevi con decisione separata.
6. I costi per il mantenimento di B_ sono a carico del padre.
In esito alla decisione il Pretore aggiunto non ha prelevato spese né ha assegnato ripetibili.
E.
Contro il decreto cautelare appena citato AP 1 è insorto a questa Camera con un appello del 29 agosto 2016 nel quale chiede che – conferitogli il beneficio del gratuito patrocinio
– i contributi alimentari per la moglie e i due figli minori (fr. 3100.–
mensili complessivi) siano ridotti in modo da consentirgli di assumere almeno in parte i costi per il mantenimento di B_, non avendo egli risorse sufficienti per farsene carico in aggiunta. Il 15 settembre 2016 egli ha fatto seguire inoltre una
lettera in cui comunica, producendo documenti nuovi, che i
costi per il mantenimento e la tutela della figlia ammontano a fr. 1080.– mensili. I due memoriali non sono stati comunicati a AO 1 per osservazioni.

Considerando
in diritto: 1.
Le decisioni in materia di provvedimenti cautelari sono impugnabili con appello, trattandosi di procedura sommaria (art. 276 CPC), entro 10 giorni dalla notificazione (art. 314 cpv. 1 CPC). Se esse vertono su questioni meramente patrimoniali, tuttavia, l'appello è ammissibile
soltanto se il valore litigioso raggiunge almeno fr. 10
000.– “secondo l'ultima conclusione riconosciuta nella decisione” impugnata (art. 308 cpv. 2
CPC
). In concreto tale requisito è dato, ove si pensi che l'appellante quantifica il costo per il mantenimento della figlia B_ da aggiungere ai contributi alimentari attuali in
fr. 1080.– mensili
fino alla maggiore età (il 19 novembre 2017). Il decreto cautelare inoltre è stato notificato a AP 1 il 19 agosto 2016. Introdotto il 29 agosto 2016 (data del timbro postale sulla busta di spedizione), ultimo giorno utile, l'appello in esame
è
pertanto
tempestivo
. La documentazione nuova prodotta dall'appellante il 14 settembre 2016, successiva all'emanazione del decreto impugnato, è a sua volta proponibile (art. 317 cpv. 1 CPC).
2.
Nell'appello l'interessato chiede che si richiami l'inc. DM.2016.20 della Pretura del Distretto di Bellinzona e l'inc. 11.2016.66/67 di questa Camera. Entrambi i carteggi sono agli atti.
3.
Nella fattispecie i contributi alimentari di fr. 3100.– mensili complessivi a carico di AP 1 per la moglie e i due figli minori risalgono alla decisione con cui il Pretore aggiunto ha omologato il 7 ottobre 2014 la convenzione stipulata dai coniugi a protezione dell'unione coniugale. A quel tempo la figlia B_ era affidata al padre. Se non che, nel febbraio del 2016 essa è tornata dalla madre, salvo poi essere collocata ai primi di agosto
del 2016 in via cautelare nel Foyer _ a _ (art. 310
cpv. 1 CC). Da allora AP 1 non deve più occuparsi della cura e dell'educazione di lei. Il trasferimento della ragazza nel foyer ha generato tuttavia nuovi oneri, cui si cumulano quelli per la tutela istituita – sempre in via
cautelare – dal Pretore aggiunto con il decreto impugnato (art. 311
cpv. 2 CC). Ora,
le spese delle misure prese a protezione di un figlio rientrano nei costi di mantenimento e sono a carico dei genitori (art. 276 cpv. 1 CC), i quali possono essere chiamati ad assumere tali costi – eventualmente – alla stregua di spese straordinarie (art. 286 cpv. 3 CC;
Meier
in: Commentaire romand, CC I, Basilea 2010, n. 44 all'introduzione degli art. 307 a 315
b
). Se il figlio è “ricoverato convenientemente” a spese dell'ente pubblico, inoltre, l'ente pubblico ricupera i costi d'ufficio esercitando regresso sui genitori (art. 289 cpv. 2 CC).
4.
Il Pretore ha stabilito nel decreto cautelare impugnato che “i costi per il mantenimento di B_ sono a carico del padre” (dispositivo n. 6). Nei considerandi egli ha motivato tale decisione con l'argomento che “almeno per il momento e sino a modifica richiesta da una delle parti rimane in vigore quanto a suo tempo stabilito tra le stesse, e cioè un contributo alimentare complessivo di fr. 3100.– a favore della moglie e dei figli Me_ e Ma_, con accollamento al padre dei costi di mantenimento di B_ in quanto a quel momento genitore affidatario senza diritto a contributi dall'altro coniuge” (decreto impugnato, pag. 2 in fondo). Secondo il Pretore aggiunto, in altri termini, l'assetto cautelare dei contributi di mantenimento poteva rimanere provvisoriamente invariato. AP 1 sarebbe stato chiamato – per principio – a finanziare anche il fabbisogno di B_, ma non era ancora possibile determinare in che misura. Non appena fosse stato in grado di fornire i dati necessari, spettava dunque a lui adire il giudice e chiedere una ridefinizione dell'assetto cautelare sui contributi per tutta la famiglia, B_ compresa.
5.
L'appellante ribadisce che il suo stipendio non eccede fr. 5360.– mensili, ma su questo punto non può trovare ascolto. Nel decreto cautelare del 22 giugno 2016 il Pretore aggiunto gli aveva ricordato che un coniuge con doveri di mantenimento non può esigere una riduzione dei contributi alimentari per la famiglia se diminuisce unilateralmente il proprio grado d'occupazione senza valida giustificazione. E nella citata sentenza del 9 agosto 2016 questa Camera ha confermato tale orientamento (consid. 5 e 6). Per la definizione dei contributi alimentari fa stato perciò il guadagno che AP 1 conseguiva fino al 31 dicembre 2015 (fr. 6715.– mensili, come egli stesso ammette: appello, pag. 1 in basso), non quello per l'attività all'80% da lui esercitata dopo di allora. Che _ rifiuti di reintegrarlo nella funzione di educatore a tempo pieno ancora non significa ch'egli non possa ricuperare la sua piena capacità lucrativa svolgendo altri lavori, né egli afferma di avere cercato infruttuosamente un'occupazione accessoria al 20%. Invano egli ripete quindi che il suo reddito non è più quello di fr. 6715.– mensili in base al quale erano stati definiti i contributi alimentari di fr. 3100.– complessivi per la moglie e i due figli minori nella procedura a tutela dell'unione coniugale.
6.
Chiarito ciò, AP 1 non pretende che la moglie abbia qualche margine disponibile rispetto al di lei fabbisogno minimo per sovvenzionare il fabbisogno dei figli. Il mantenimento di B_ può gravare solo, di conseguenza, su di lui. Certo, egli afferma di non poter versare per moglie e figli più dei fr. 3100.– mensili complessivi pagati oggi, ma tale allegazione va sottoposta al Pretore aggiunto, non al Tribunale d'appello. Nel decreto impugnato il primo giudice ha rilevato – come detto – che non appena fosse stato in grado di fornire i dati necessari sul fabbisogno di B_, l'interessato avrebbe potuto chiedere una ridefinizione dell'assetto cautelare in materia di contributi alimentari per tutta la famiglia, B_ compresa. Non davanti al Tribunale d'appello, ma davanti al Pretore aggiunto egli deve dunque addurre le allegazioni recate nell'appello, giacché la prima Camera civile non è una giurisdizione di primo grado, ma un'autorità di ricorso. Tanto meno essa può statuire sulla postulata riduzione dei contributi provvisionali per la moglie e i due figli minori prima ancora che il Pretore aggiunto abbia statuito.
7.
Ne segue che, destinato a cadere nel vuoto, l'appello non ha alcuna possibilità di accoglimento. Le spese dell'attuale giudizio seguirebbero la soccombenza dell'appellante (art. 106 cpv. 1 CPC), ma per questa volta si rinuncia al prelievo di oneri. Ciò rende senza oggetto la richiesta di gratuito patrocinio contestuale all'appello, la quale per di più sarebbe destinata al rigetto, considerato che il ricorso non aveva la minima probabilità di successo (art. 117 lett. b CPC). Trattandosi del secondo appello manifestamente infondato introdotto nel giro di un mese e mezzo, l'appellante è avvertito ad ogni modo che, dovesse presentare altre impugnazioni chiaramente destituite di buon diritto, egli non potrà più contare su un ulteriore esonero dalle spese processuali.
8.
Quanto ai rimedi giuridici esperibili contro l'odierna sentenza sul piano federale (art. 112 cpv. 1 lett. d LTF), il valore litigioso non raggiunge la soglia di fr. 30
000.– ai fini dell'art. 74 cpv. 1 lett. b LTF.