Decision ID: a6dad79a-9acf-52d7-9d6c-8da994dd770c
Year: 2021
Language: it
Court: CH_BVGE
Chamber: CH_BVGE_001
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: 

Fatti:
A.
L’interessato, cittadino iracheno, di etnia curda, originario del villaggio di
B._ (C._), nel governatorato di D._ (nella regione del
E._ [...]), ha depositato una domanda d’asilo in Svizzera il
(...) febbraio 2007 (cfr. atti A1/9, p.to 3 seg., pag. 1 e A2/2).
B.
Questionato nel corso del verbale di audizione tenutosi l’(...) marzo 2007
(cfr. atto A1/9; di seguito: verbale 1) rispettivamente durante il verbale
d’interrogatorio dell’(...) aprile 2007 (cfr. atto A9/12; di seguito: verbale 2),
il richiedente ha asserito, per quanto qui rilevante, di essere (...) e di aver
svolto nel suo paese d’origine la professione di (...) dal (...) sino all’anno
(...) a F._ (cfr. verbale 1, p.to 8, pag. 2 e p.to 15, pag. 5)
rispettivamente soltanto a C._ (cfr. verbale 2, p.to 2d, pag. 4 e p.to
3.1, pag. 6). Periodo dopo il quale egli avrebbe lasciato tale servizio, in
quanto lo avrebbero voluto inviare a combattere nella guerra contro
l’G._ a F._. In merito ha altresì sostenuto che gli sarebbe
stato più volte detto di riprendere l’attività di (...), poiché così avrebbe
guadagnato uno stipendio. Ma egli si sarebbe sempre rifiutato, per il salario
che avrebbe percepito, di dar seguito a tali richieste. Ha tuttavia addotto di
non aver mai avuto problemi personali né con le autorità del suo paese
d’origine – segnatamente di non aver mai subito arresti o fermi, come
neppure maltrattamenti – come nemmeno con civili. Non si sarebbe per il
resto occupato di politica, ed intraprendendo la professione di (...) sarebbe
stato esonerato dal servizio militare regolare. L’interessato
sarebbe espatriato il (...) verso la H._, alfine di trovare un lavoro e
potersi mantenere, migliorando così la sua esistenza. Invero, egli sarebbe
andato a vivere con il nonno (...), in una casa di sua proprietà, dopo il
decesso della madre avvenuto nel (...), senza però intraprendere
un’ulteriore attività lavorativa, in quanto l’unico sbocco professionale per
lui, con una mediocre scolarizzazione, sarebbe stato quello di (...), che
però presentava il rischio di essere inviato a F._. Il nonno, sarebbe
stato di condizioni povere, ed egli avrebbe ricevuto quale unico sostegno
per vivere una pensione di (...) a causa del
decesso del padre avvenuto nel (...), senza ulteriore aiuto da parte del
governo iracheno.
C.
Con decisione dell’11 dicembre 2009, l’allora Ufficio federale della
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migrazione (UFM, divenuta in seguito la Segreteria di Stato della
migrazione, SEM) non ha riconosciuto la qualità di rifugiato al richiedente,
ha respinto la sua domanda d’asilo, pronunciando altresì il suo
allontanamento dalla Svizzera come pure l’esecuzione della predetta
misura (cfr. atto A11/5).
Nello stesso provvedimento, l’autorità inferiore ha in particolare ritenuto
che il motivo addotto dall’interessato a supporto della sua domanda d’asilo,
ovvero di aver lasciato il suo paese d’origine poiché non vi era lavoro, in
quanto espressione delle difficili condizioni economiche vigenti in Iraq, non
risulterebbe rilevante ai sensi dell’art. 3 LAsi. Il richiedente l’asilo non
avrebbe inoltre fatto valere alcuna misura persecutoria intenzionalmente
diretta contro la sua persona da parte dello Stato, basata su uno dei motivi
di cui all’art. 3 LAsi, essendo che avrebbe dichiarato di non avere mai avuto
problematiche né con le autorità del suo paese, né con terze persone e
non avrebbe svolto attività politiche. Inoltre, a fronte segnatamente della
situazione presente in Iraq e non essendoci nel suo caso specifico degli
ostacoli personali all’esecuzione del suo allontanamento, l’autorità di prime
cure ha ritenuto la stessa misura come ammissibile, esigibile e possibile.
D.
In data 8 gennaio 2010, l’interessato è insorto con ricorso avverso la
suddetta decisione al Tribunale amministrativo federale (di seguito: il
Tribunale). Nel suo gravame egli ha soprattutto sottolineato di non aver
lasciato l’Iraq per motivi politici, bensì soltanto poiché la sua vita in quel
paese sarebbe divenuta insopportabile. Difatti, ivi non avrebbe più
nessuno, salvo i nonni ed uno zio (...), che però sarebbero anziani, e per
questo non avrebbero potuto provvedere al suo mantenimento. Avrebbe
quindi deciso di lasciare l’Iraq per cercare nuove prospettive ed una vita
più dignitosa. Se egli rientrasse in patria, paese dove non verrebbe
rispettata la dignità delle persone e si rischierebbe ogni giorno la vita, non
beneficerebbe quindi di alcun sostegno, e la sua vita “piomberebbe
nuovamente nella disperazione” (cfr. ricorso, pag. 3). Inoltre in Svizzera si
starebbe ricostruendo una vita dignitosa. Tali elementi, se non venisse
riconosciuta la sua qualità di rifugiato, dovrebbero propendere perlomeno
per un’inesigibilità dell’esecuzione del suo allontanamento, e quindi per la
concessione di un’ammissione provvisoria su suolo elvetico.
E.
Con sentenza D-115/2010 del 10 settembre 2010 (cfr. risultanze
processuali contenute nella procedura di cui ai ruoli D-115/2010), lo
scrivente Tribunale ha respinto il succitato gravame, essenzialmente
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poiché i motivi addotti dal ricorrente a supporto della sua domanda d’asilo
– ovvero la condizione di estrema povertà alla quale sarebbe esposto, in
mancanza anche di un’occupazione, nonché la totale passività del governo
iracheno sia di fronte a tale sua situazione che più in generale dinnanzi alla
problematica della sicurezza dei propri cittadini – sarebbero irrilevanti ex
art. 3 LAsi. Gli stessi motivi, non sarebbero pertanto indizi sufficienti per
giustificare, di per sé, la qualità di rifugiato né, tantomeno, per concedergli
l’ammissione provvisoria. A titolo abbondanziale, il Tribunale ha altresì
aggiunto che, dato che il nonno (...) svolgerebbe dei lavori (...) nei (...),
d’un canto il ricorrente potrebbe imparare tale professione, e d’altro canto
la sua famiglia, del quale egli sarebbe (...), sarebbe proprietaria di alcuni
(...). Inoltre egli, tramite il nonno, avrebbe racimolato il denaro necessario
per il viaggio d’espatrio, importo che sarebbe potuto invece essere
utilizzato dal ricorrente per migliorare le proprie condizioni di vita, come
pure mostrerebbe che egli possa disporre in patria di un sostegno da parte
di terzi, e che per ottenerlo abbia dovuto offrire delle garanzie, ciò che
contraddirebbe la sua dichiarata totale povertà. Il Tribunale ha infine
ritenuto l’esecuzione dell’insorgente come ammissibile, esigibile – rispetto
alla situazione securitaria presente nella regione di provenienza del
ricorrente in relazione anche alla vigente giurisprudenza (cfr. DTAF 2008/5)
come pure non essendoci degli ostacoli personali al suo allontanamento –
e possibile.
F.
Per il tramite di una missiva datata 15 febbraio 2019 (cfr. risultanze
processuali), la SEM ha trasmesso al Tribunale, in virtù dell’art. 8
cpv. 1 PA, la domanda del 5 febbraio 2019 dell’interessato, ritenendo che
la stessa fosse costitutiva di motivi di revisione, e quindi esulante dalla sua
competenza. Nella predetta domanda, il richiedente, si è prevalso di una
problematica di comprensione tra lui ed il traduttore nel corso delle
audizioni tenutesi nella procedura di prima istanza, che avrebbe
comportato il contenuto di informazioni errate negli stessi verbali.
Segnatamente, egli non avrebbe lasciato il lavoro di (...) nell’anno (...)
come trascritto nei verbali, bensì nel (...) del (...), e poco dopo sarebbe
partito per la Svizzera. Non sarebbe difatti stato possibile per lui, dopo aver
abbandonato il suo servizio (...), rimanere in Iraq senza subire alcuna
ritorsione. Questo in quanto i (...) verrebbero inquadrati in Iraq come militari
e, qualora si rifiutino di proseguire senza giustificato motivo nel loro
servizio, sarebbero punibili per il reato di diserzione. Tali asserzioni
sarebbero supportate dalla produzione quale nuovo mezzo di prova del
presunto originale di un ordine di cattura e arresto emesso nei suoi
confronti il (...) dal “(...)” (di seguito: doc. 1), con la relativa traduzione in
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inglese. Tali documenti sarebbero stati ricevuti dall’interessato, per il
tramite di un conoscente del quale non potrebbe rivelare l’identità per
motivi di sicurezza, soltanto pochi giorni prima. Sulla scorta dei predetti
documenti, ha quindi chiesto all’autorità inferiore di riaprire la procedura
d’asilo dello stesso.
G.
Con decisione incidentale del 22 febbraio 2019, il giudice del Tribunale
allora in carica dell’incarto, esprimendo dapprima di condividere la
valutazione della SEM circa la qualifica della domanda del 5 febbraio 2019
dell’interessato e che l’avrebbe pertanto trattata fondandosi sulle
disposizioni applicabili in materia di revisione, ha dato facoltà all’istante di
ritirare la stessa richiesta oppure, in caso contrario, l’ha invitato a
regolarizzare la sua istanza di revisione presentando le motivazioni e le
conclusioni della medesima, entro il termine di sette giorni a partire dal
giorno successivo della notificazione della decisione incidentale. Parimenti
ha invitato il medesimo al versamento di un anticipo sulle presumibili spese
processuali di CHF 1’500.– entro l’11 marzo 2019.
H.
L’istante ha dato seguito parzialmente alle richieste del Tribunale,
presentando, con atto del 1° marzo 2019, un’istanza di revisione. Nella
predetta egli ha postulato, a titolo principale, l’annullamento (recte: la
revisione) della decisione (recte: sentenza) impugnata e che sia concesso
l’asilo in Svizzera al ricorrente (recte: istante). In primo subordine, ha
chiesto la concessione dell’ammissione provvisoria, ed in secondo
subordine che gli atti siano trasmessi alla SEM per un nuovo esame, anche
a fronte dei sopravvenuti motivi e relative allegazioni. Ha altresì formulato
un’istanza di assistenza giudiziaria totale, comprensiva quindi sia
dell’esenzione dalle spese processuali e del relativo anticipo che del
gratuito patrocinio, il tutto con protesta di spese e ripetibili.
L’insorgente ha motivato la succitata istanza, allegando che il Tribunale,
nella sua sentenza del 2010, non avrebbe tenuto conto di fatti rilevanti che
risulterebbero dagli atti, producendo a comprova degli stessi pure dei
mezzi di prova a sua mente nuovi e rilevanti. Invero, se pur corretto che
nel verbale d’interrogatorio l’istante avrebbe menzionato le precarie e
difficili condizioni economiche vigenti in Iraq, altresì avrebbe però esposto
nei suoi motivi d’asilo che avrebbe lavorato in (...), funzione che avrebbe
abbandonato poiché altrimenti lo avrebbero inviato a combattere in guerra,
mettendo a serio rischio la sua vita. Sarebbe a causa di tale rischio alla sua
incolumità fisica, che egli avrebbe deciso di espatriare, e non invece, come
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ritenuto a torto nella sentenza del Tribunale, per le precarie condizioni
socio-economiche presenti nel suo paese d’origine. Tale valutazione errata
da parte del Tribunale sarebbe ascrivibile ad un errore materiale presente
nei verbali d’audizione resi dall’interessato. A causa della lingua parlata
dagli interpreti presenti, ovvero il curdo-kurmanci, invece che la lingua
madre dell’istante che è il curdo-sorani, ciò avrebbe comportato una cattiva
comprensione tra i primi e l’interessato, e quindi di conseguenza un’errata
redazione dei due verbali. In particolare l’errore di traduzione sarebbe
attinente al periodo temporale nel quale l’istante avrebbe abbandonato
l’attività lavorativa di (...), non essendo come trascritto erroneamente nei
verbali nel (...), ma risalente invece tra la fine dell’anno (...) e l’inizio
dell’anno (...), dopo il quale egli sarebbe subito espatriato verso la
Svizzera. Non sarebbe difatti stato verosimilmente possibile per lui restare
dal (...) al (...) in Iraq, senza subire alcun tipo di ritorsione a causa
dell’abbandono della sua professione, in quanto chi si rifiuterebbe di
proseguire la stessa, sarebbe punibile del reato di diserzione. A
conseguenza della scelta deliberata dell’istante di lasciare il suo lavoro
(...), nonché coincidente anche con la data del (...) ove egli avrebbe
lasciato il paese d’origine, vi sarebbe a carico dell’interessato un mandato
di arresto per diserzione che ha prodotto in copia con la relativa traduzione,
già annesso in originale dinanzi all’autorità inferiore con la domanda del
5 febbraio 2019 (cfr. sub doc. 1; in seguito alla trasmissione da parte della
SEM della domanda del 5 febbraio 2019 messo agli atti in originale dal
Tribunale, cfr. risultanze processuali). Egli sarebbe entrato in possesso dei
predetti documenti, tramite un suo conoscente, solo nel mese di febbraio
2019. Il motivo per il quale non avrebbe potuto ottenerli precedentemente,
è che gli stessi si sarebbero trovati presso il competente posto di (...), con
le evidenti difficoltà a poterli ottenere. Per questo egli non avrebbe potuto
evocarli nella procedura ricorsuale precedente. Alla luce dei nuovi
documenti, l’istante ritiene che egli possa temere, sia dal profilo soggettivo
che oggettivo, una persecuzione, in caso di un suo rientro in patria. Inoltre,
l’esecuzione del suo allontanamento non sarebbe neppure esigibile, in
quanto si incorrerebbe altrimenti in una violazione dell’art. 3 CEDU.
A supporto della sua istanza, oltreché i succitati due documenti (sub
doc. 1), l’interessato ha prodotto una decisione d’aiuto d’urgenza del (...),
a riprova della sua indigenza.
I.
Per mezzo dell’ordinanza del 7 marzo 2019, il Tribunale, comunicando
innanzitutto all’istante che il documento del (...) era sottoposto ad un’analisi
di autenticità, ha accusato ricezione dell’istanza di revisione sopra descritta
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e statuito che in merito alle richieste di assistenza giudiziaria e di gratuito
patrocinio dell’istante si sarebbe deciso in prosieguo di procedura (cfr.
risultanze processuali).
J.
Con ulteriore decisione incidentale del 4 aprile 2019, il Tribunale ha
informato l’interessato che, per ragioni di costi e di tempo, il documento
succitato non sarebbe stato sottoposto ad un’analisi di autenticità,
contrariamente a quanto precedentemente comunicatogli. Nella stessa
decisione incidentale la scrivente autorità ha altresì respinto l’istanza di
assistenza giudiziaria totale ed ha parimenti invitato l’interessato a versare,
entro il 23 aprile 2019, CHF 1'500.– a titolo di anticipo sulle presumibili
spese processuali. Importo che è stato versato tempestivamente
dall’istante il 16 aprile 2019 (cfr. risultanze processuali).
K.
Sulla scorta degli atti di causa, ove è risultato che il ricorrente aveva
ottenuto un passaporto iracheno, il Tribunale ha richiesto l’invio in copia
completo dello stesso alla (...), che è pervenuta al Tribunale in data
12 gennaio 2021 (cfr. risultanze processuali). Lo stesso documento di
viaggio risulta essere stato rilasciato a D._ il (...) con scadenza il
(...).
Ulteriori fatti ed argomenti verranno ripresi nei considerandi qualora
risultino decisivi per l’esito della vertenza.

Diritto:
1.
1.1 Per le procedure dinanzi al Tribunale è determinante la PA, in quanto
la legge sul Tribunale amministrativo federale del 17 giugno 2005 (LTAF,
RS 173.32) non disponga altrimenti (art. 37 LTAF).
1.2 Le sentenze del Tribunale in materia d’asilo per le quali non è prevista
la possibilità di ricorrere al Tribunale federale (cfr. art. 83 lett. d par. 1 della
legge sul Tribunale federale [LTF, RS 173.110]), passano in giudicato il
giorno in cui sono pronunciate (art. 61 LTF su rimando degli art. 6 LAsi,
37 LTAF e 4 PA). Il Tribunale è competente per pronunciarsi in merito alle
domande di revisione interposte contro le proprie sentenze
(cfr. DTAF 2013/22 consid. 3.2; 2007/21 consid. 2.1 e 5.1).
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1.3 Ai sensi dell’art. 45 LTAF, gli art. 121–128 LTF, si applicano per
analogia alla revisione delle sentenze del Tribunale amministrativo
federale. Inoltre, giusta l’art. 47 LTAF, per il contenuto, la forma, il
miglioramento e il completamento della domanda di revisione è applicabile
l’art. 67 cpv. 3 PA, che rimanda dal canto suo agli art. 52 e 53 PA, e che
dispone che la domanda deve segnatamente indicare il motivo di revisione,
la sua tempestività e le conclusioni nel caso d’una nuova decisione del
ricorso.
1.4 Giusta l’art. 123 cpv. 2 lett. a LTF la revisione può essere domandata
se l’istante, dopo la pronuncia della sentenza, viene a conoscenza di fatti
rilevanti o ritrova mezzi di prova decisivi che non ha potuto addurre nel
procedimento precedente, esclusi i fatti e i mezzi di prova posteriori alla
sentenza. In virtù dell’art. 124 cpv. 1 lett. d LTF una domanda di revisione
fondata sull’art. 123 cpv. 2 LTF dev’essere depositata entro 90 giorni dalla
scoperta del motivo di revisione.
1.5 Per i motivi che seguono, il Tribunale rinuncia allo scambio di scritti, ai
sensi dell’art. 127 LTF.
2.
Appare d’ingresso giudizioso fare alcune premesse riguardo una domanda
di revisione.
2.1 La domanda di revisione costituisce il solo rimedio di diritto suscettibile
di essere esercitato nei confronti di una sentenza del Tribunale cresciuta in
giudicato. Se l’istanza viene accolta, la crescita in giudicato della sentenza
impugnata viene soppressa e la fattispecie dovrà nuovamente essere
giudicata (cfr. art. 128 cpv. 1 LTF per rinvio dell’art. 45 LTAF; MOSER/
BEUSCH/KNEUBÜHLER, Prozessieren vor dem Bundesverwaltungsgericht,
2a ed. 2013, no. 5.36, pag. 303). Il Tribunale si investe di una domanda di
revisione, solo se uno dei motivi di revisione enunciati agli
art. 121–123 LTF è invocato. Così, l’istante deve prevalersi di uno dei
motivi legali o quantomeno invocare dei fatti costitutivi del medesimo. Al
contrario, la questione di sapere se un motivo di revisione esista
effettivamente non attiene all’esame dell’ammissibilità dell’istanza
ma al merito (cfr. sentenze del Tribunale federale 2F.24/2019
dell’11 novembre 2019 consid. 3 e 2F.4/2014 del 20 marzo 2014
consid. 2.1). In maniera del tutto generale, la revisione, in quanto rimedio
di diritto straordinario suscettibile d’essere esercitato solo a severe
condizioni, non consente di ridiscutere liberamente la sentenza di cui è
chiesta la revisione. Attraverso la procedura di revisione non è possibile
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sollevare censure che sarebbero dovute essere formulate nella precedente
procedura o riproporre critiche sulle quali il Tribunale si è già pronunciato
(cfr. sentenze del Tribunale federale 1F.19/2018 del 9 agosto 2018
consid. 1.3, 2F.8/2018 del 15 giugno 2018 consid. 1.2). La revisione non è
inoltre data per correggere presunti errori giuridici (cfr. DTF 96 I 279
consid. 3 pag. 280; sentenze del Tribunale federale 1F.27/2018 del
29 ottobre 2019, 2F.20/2012 del 25 settembre 2012 consid. 2.1).
2.2 Ai sensi dell’art. 123 cpv. 2 lett. a LTF, la revisione può essere
domandata se l’istante, dopo la pronuncia della sentenza, viene a
conoscenza di fatti rilevanti o ritrova mezzi di prova decisivi che non ha
potuto addurre nel procedimento precedente, esclusi i fatti e i mezzi di
prova posteriori alla sentenza (cfr. DTF 134 III 45 consid. 2.1 pag. 47;
134 IV 48 consid. 2.1 pag. 50 con riferimenti ivi citati). La possibilità di
revisione si limita così ai cosiddetti pseudo nova e meglio, ai fatti ed ai
mezzi di prova anteriori alla sentenza, ma insorti in seguito (cfr.
DTAF 2019 I/8 consid. 4.2.4.2, 4.3.2, 5.2.3; 2013/22 consid. 3‒13;
sentenza del Tribunale federale 8C.562/2019 del 16 giugno 2020
consid. 3.2 e 3.3).
2.3 Su questi presupposti, giustificano una revisione soltanto quei fatti che
si sono realizzati fino al momento in cui, nella procedura principale, erano
ancora ammissibili delle allegazioni di fatto, sebbene non fossero noti al
ricorrente malgrado tutta la sua diligenza. La novità si riferisce quindi alla
scoperta e non al fatto medesimo (cfr. sentenza del Tribunale federale
1F.21/2017 del 17 novembre 2017 consid. 2.2; anche la DTF 143 III 272
consid. 2.1 e 2.2 che indica le cinque condizioni necessarie per ammettere
un motivo di revisione ai sensi della LTF; sentenza del Tribunale
D-872/2020 del 23 settembre 2020 consid. 4.3.2). Inoltre i fatti devono
essere rilevanti, vale a dire di natura tale da modificare la fattispecie alla
base della sentenza contestata e condurre a un giudizio diverso in funzione
di un apprezzamento giuridico corretto (cfr. sentenza del Tribunale federale
1F.19/2018 consid. 3.2).
2.4 Per quanto concerne i mezzi di prova, essi dovevano innanzitutto già
esistere al momento della pronuncia della sentenza emessa nella
procedura ordinaria, e meglio, prima del momento in cui avrebbero potuto
essere introdotti in modo ammissibile in tale procedimento (cfr. sentenza
del Tribunale federale 2F.26/2019 del 14 novembre 2019; DTAF 2013/22
consid. 13). Inoltre, i mezzi di prova devono servire a comprovare i fatti
nuovi che giustificano la revisione oppure fatti già noti e allegati nel
procedimento precedente, che tuttavia non avevano potuto essere provati,
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a discapito del richiedente (cfr. DTF 127 V 353 consid. 5b pag. 358). Se i
nuovi mezzi di prova sono destinati a provare dei fatti sostenuti in
precedenza, il richiedente deve pure dimostrare di non essere stato in
grado di invocarli in tale procedimento (cfr. sentenza del Tribunale federale
8C.43/2012 del 7 settembre 2012 consid. 11.1). Una prova è considerata
concludente quando il giudice avrebbe deciso diversamente se ne fosse
stato a conoscenza nella procedura principale (cfr. sentenza del Tribunale
federale 9F.14/2010 del 16 marzo 2011 consid. 2).
2.5 Tale limitazione non pregiudica però automaticamente la possibilità di
avvalersi di eventuali veri nova. Infatti, allorquando il richiedente miri ad
una rivalutazione della sua situazione giuridica sulla scorta di nuovi fatti o
di nuovi mezzi di prova posteriori ad una sentenza materiale di seconda
istanza, ma che riguardino fatti anteriori, questi potrà fare capo all’istituto
del riesame rivolgendosi all’autorità di prima istanza anche se il Tribunale
si è già espresso nel merito (cfr. DTAF 2019 I/8 consid. 5.3; 2013/22
consid. 5.5, 11.4.7 e 12.3; AUGUST MÄCHLER, in: Auer/Müller/Schindler
[ed.], Kommentar zum Bundesgesetz über das Verwaltungsverfahren
[VwVG], 2a ed. 2019, n. 18 ad art. 66 PA; cfr. anche art. 111b LAsi).
3.
Tornando al caso in parola, poiché l’interessato nella sua istanza si prevale
di un mezzo di prova (cfr. sub doc. 1) e di motivazioni che sarebbero
anteriori all’emissione della sentenza del Tribunale D-115/2010 del
10 settembre 2010, gli stessi sono costitutivi di un potenziale motivo di
revisione ex art. 123 cpv. 2 lett. a LTF, e l’istanza è stata pertanto
trasmessa a giusto titolo al Tribunale da parte della SEM in applicazione
dell’art. 8 cpv. 1 PA, come già d’altronde considerato dallo scrivente
Tribunale con decisione incidentale del 22 febbraio 2019 (cfr. anche supra
lett. G). Tuttavia, per le considerazioni che verranno esposte dappresso,
tale istanza risulta all’evidenza infondata.
4.
Per quanto attiene la produzione del documento datato (...) del (...) e della
sua traduzione in inglese (cfr. sub doc. 1), seppure l’interessato riferisca
nell’istanza di esserne venuto in possesso soltanto nel mese di febbraio
2019 grazie ad un suo conoscente, tuttavia non è dato a sapere con
certezza il momento in cui tali documenti, come pure l’evenienza di essere
ricercato per diserzione, sarebbero venuti a conoscenza dello stesso, e
quindi se tali evenienze rispettino il termine di 90 giorni dalla loro scoperta
in virtù dell’art. 124 lett. d LTF. Invero, egli adduce unicamente in relazione
a ciò che i medesimi documenti si sarebbero trovati presso il posto di (...)
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competente e quindi avrebbe avuto delle difficoltà nel poterli ottenere, e
quindi di convesso sarebbe stato impossibilitato ad invocarli
precedentemente nel corso della procedura ordinaria. Tali asserzioni
insinuano però il dubbio che egli in realtà fosse già a conoscenza di tali
fatti, ma non li avesse addotti in precedenza, a causa della supposta
difficoltà nel poter produrre tale documentazione. Pertanto, anche si
volesse prescindere dalla tempestività di tali evenienze dal profilo formale,
non si spiega minimamente nell’istanza perché egli non avrebbe potuto
invocare per lo meno tali fatti, se l’istante li stimava utili, già nel quadro
della procedura ordinaria. Appare difatti che le argomentazioni dell’istante
a supporto della tardività di tali asserti e mezzi di prova, siano per lo più
pretestuose e non fondate sul benché minimo elemento concreto agli atti,
come si vedrà dappresso, e sulle quali risulta essere giudizioso entrare nel
merito, anche per buona pace dell’istante. Invero, anche ritenuta una
presentazione tardiva del doc. 1 e dei suoi asserti in merito, occorre
comunque, in conformità con la giurisprudenza dell’allora Commissione
svizzera di ricorso in materia d’asilo, in seguito pure confermata dal
Tribunale, esaminare la questione appurando se nella fattispecie vi sia un
rischio avverato di persecuzione o di trattamenti disumani ostativi
all’esecuzione dell’allontanamento dell’istante. Invero è possibile, sia in
materia di revisione che di riesame, rimettere in causa una sentenza (o
decisione nel caso di riesame) entrata in forza di cosa giudicata, malgrado
l’invocazione tardiva di nuovi elementi, se questi ultimi rilevano
manifestamente da un rischio fondato di persecuzione o di trattamento
inumano che facciano apparire l’esecuzione dell’allontanamento come
contrario al diritto internazionale dal profilo dell’ammissibilità della misura
(cfr. DTAF 2013/22 consid. 5.4 in fine; Giurisprudenza ed informazioni della
Commissione svizzera di ricorso in materia d’asilo [GICRA] 1995 n. 9
consid. 7; cfr. anche sentenza del Tribunale D-3608/2019 del
14 settembre 2019). Rischio di persecuzione e trattamenti disumani ai
sensi dell’art. 3 CEDU che è stato sollevato nell’istanza di revisione
del 1° marzo 2019 quale argomento ostativo all’esecuzione
dell’allontanamento dell’istante.
5.
5.1 In primo luogo, il supposto “errore materiale” sottolineato dall’istante
riguardo ai due verbali d’audizione che egli avrebbe reso l’(...) marzo 2007
rispettivamente l’(...) aprile 2007 – che risulta del resto l’unico citato
nell’istanza – ovvero circa l’anno in cui egli avrebbe lasciato il lavoro di (...),
dovuto a mente sua ad una differenza linguistica con gli interpreti presenti
durante tali audizioni, risulta essere irricevibile. Invero, tale
circostanza risulta essere stata evocata dall’istante ben al di là dei 90 giorni
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dalla sua scoperta – termine che cominciava a decorrere al più tardi al
momento della notificazione della sentenza del Tribunale D-115/2010 del
10 settembre 2010 – come previsto dall’art. 124 cpv. 1 lett. d LTF. Inoltre,
si tratta di un argomento che l’interessato avrebbe potuto e dovuto invocare
già nel quadro della procedura ordinaria, e non più di otto anni più tardi.
Invero, a titolo abbondanziale e per buona pace dell’istante, si denota come
d’un canto l’audizione dell’(...) marzo 2007 si è tenuta, a differenza di
quanto ritenuto dall’interessato, in lingua sorani (cfr. verbale 1, p.to 23,
pag. 7), e quindi nella sua madrelingua. D’altro canto egli non ha mai
rilevato in nessuna delle due audizioni una qualsivoglia difficoltà di
comprensione con l’interprete o segnalato degli errori di traduzione,
confermando per il resto con la sua firma l’esattezza di entrambe le
trascrizioni dei verbali d’audizione. Anzi, nel corso della prima audizione,
ha addirittura asserito di aver compreso bene l’interprete (cfr. verbale 1,
p.to 23, pag. 6). Neppure successivamente, in corso di procedura, e
segnatamente con il ricorso dell’8 gennaio 2010 al Tribunale, non sono
stati evocati dall’istante le supposte difficoltà di comprensione che
avrebbero causato degli errori di traduzione. In secondo luogo, appare pure
essere incompatibile con le dichiarazioni rilasciate dall’istante nel corso
delle due audizioni, come pure riprese nel suo ricorso, l’assunto proposto
nell’istanza dal medesimo di essere espatriato dal suo paese d’origine a
causa del rischio per la sua incolumità fisica dovuta all’abbandono
dell’attività di (...). Invero, dalle stesse asserzioni dell’interessato è
desumibile chiaramente che ciò che l’ha mosso infine all’espatrio fossero
le difficili condizioni socio-economiche e di sicurezza presenti nel suo
paese d’origine (cfr. verbale 1, p.to 15, pag. 5; verbale 2, p.to 3.1, pag. 5),
ma in nessun modo ascrivibile al fatto che egli dovesse essere inviato in
guerra e per questo avrebbe abbandonato il suo lavoro in (...), come
asserito invece nell’istanza dal medesimo. A parte che egli avrebbe lasciato
tale attività lavorativa volontariamente già dal (...), e quindi l’abbandono
della predetta non avrebbe comunque materialmente più alcun nesso di
causalità con l’espatrio dell’istante avvenuto soltanto il (...), egli non ha
neppure mai addotto nel corso della procedura ordinaria, di aver subito una
qualsivoglia misura repressiva da parte delle autorità irachene a causa del
suo abbandono della funzione quale (...) rispettivamente del suo rifiuto di
recarsi a F._. In merito infatti egli ha dichiarato, nel corso della
seconda audizione, che gli sarebbe stato richiesto di andare a
F._ due o tre volte, ma lui si sarebbe sempre rifiutato, in quanto non
sarebbe stato conveniente dal profilo salariale. Inoltre dopo aver
abbandonato il servizio in (...), gli sarebbe stato nuovamente proposto di
riprendere tale attività lavorativa così avrebbe ricevuto un salario,
ma egli avrebbe respinto l’offerta, a causa dell’esiguità dello stesso
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(cfr. verbale 2, p.to 3, pag. 7), vivendo in seguito a casa del nonno che lo
avrebbe mantenuto con il suo lavoro (...) (cfr. verbale 2, p.to 3, pag. 7).
Non avrebbe del resto mai subito dei maltrattamenti, fermi o arresti di
polizia, o riscontrata qualsivoglia problematica con le autorità del suo
paese d’origine (cfr. verbale 1, p.to 15, pag. 5; verbale 2, p.to 3, pag. 7), e
sarebbe potuto espatriare, malgrado alcuni controlli da parte delle autorità
in territorio del E._ (...) (cfr. verbale 1, p.to 16, pag. 6; verbale 2,
p.to 2a, pag. 4), senza alcuna problematica particolare. Ne discende
pertanto che l’insorgente ha potuto vivere per diversi anni, dopo
l’abbandono della sua attività lavorativa (...), presso il nonno (...), senza
riscontrare particolari difficoltà, se non quelle esistenziali da lui allegate,
ritenute già dal Tribunale nella sua sentenza del 10 settembre 2010 come
irrilevanti e parzialmente anche contraddittorie.
5.2 In relazione poi al presunto documento originale prodotto con l’istanza
dall’insorgente (cfr. sub doc. 1), si denota come dalla data d’emissione
dello stesso del (...), sino alla partenza dell’istante dal suo paese d’origine
il (...), siano trascorse (...) settimane, tempo sufficiente perché le autorità
irachene provvedessero per lo meno a ricercarlo presso il suo domicilio, o
ancora perché potessero diramare l’ordine d’arresto a tutti i checkpoints,
come indicato nello stesso documento. Ciò con la conseguenza, che non
sarebbe stato così semplice per lui passare facilmente per i controlli delle
autorità irachene, come da lui invece allegato in audizione (cfr. verbale 1,
p.to 16, pag. 6; verbale 2, p.to 2a, pag. 4). Peraltro, dal contenuto dello
stesso documento, risulta che egli era ricercato dalle autorità già in
precedenza a tale data per essere arrestato. Appare quindi ancora meno
verosimile che il medesimo abbia potuto vivere sempre indisturbato, senza
alcun segno contrario da parte delle autorità del suo paese d’origine. Il fatto
poi che le autorità irachene non conoscessero il suo domicilio, secondo il
contenuto del documento prodotto con l’istanza, si scontra con quanto
addotto in audizione dal medesimo insorgente, secondo il quale egli
sarebbe stato invitato più volte, anche dopo il suo abbandono del lavoro di
(...), a riprenderlo (cfr. verbale 2, p.to 3.1, pag. 7); ciò che ha quale
conseguenza logica che le autorità di (...), almeno presso le quali egli
lavorava, conoscessero la sua ubicazione o lo potessero perlomeno
rintracciare. A livello contenutistico del documento, si segnala inoltre come
nel medesimo vi sia la completa assenza d’indicazioni circa l’effettiva
imputazione di diserzione a carico dell’istante, non facendo il documento
segnatamente riferimento ad alcun evento concreto, né alcuna normativa
applicabile. Non da ultimo, in passato sono avvenute diverse amnistie (cfr.
Austrian Centre for Country of Origin & Asylum Research and
Documentation [ACCORD],Anfragebeantwortung zum Irak: Strafmaß im
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Fall einer Desertion von Militärangehörigen [insbesondere 2015 und 2016];
Unterschiede zwischen KampferInnen und MitarbeiterInnen der
Verwaltung/Versorgung, Urteilsausfertigung ohne Nennung des Delikts [a-
1140], 06.12.2019, < https://www.ecoi.net/en/document/2023187.html >,
consultato il 20 gennaio 2021; European Asylum Support Office [EASO],
Informationsbericht über das Herkunftsland, Irak: Gezielte Gewalt gegen
Individuen, marzo 2019, < https://www.ecoi.net/en/file/local/2019413/2019
_03_EASO_COI_ Report_Iraq_Targeting_of_Individuals_DE.pdf >,
pag. 75 segg., consultato il 20 gennaio 2021; Landinfo/Lifos, Iraq: Rule of
Law in the Security and Legal system, 08.05.2014, < https://landinfo.no/
asset/2872/1/2872_1.pdf >, pag. 17, consultato il 20 gennaio 2021), come
pure nel maggio del (...) – e quindi nel periodo in cui anche l’istante
avrebbe lasciato il suo servizio in (...) – quindi prima dell’invasione delle
forze armate americane e degli alleati, le forze di sicurezza irachene
sarebbero state sciolte con un ordine della Coalition Provisional Authority,
lasciando senza un’attività lavorativa diverse migliaia tra soldati, autorità,
ufficiali ed appartenenti ad altri gruppi di lavoro (cfr. International Center for
Transitional Justice, A Bitter Legacy: Lessons of De-Baathification in Iraq,
marzo 2013, < https://www.ictj.org/sites/default/files/ICTJ-Report-Iraq-De-
Baahtification-2013-ENG.pdf >, consultato il 20 gennaio 2021, pag. 11
seg.).
5.3 Del resto, anche nel suo ricorso dell’8 gennaio 2010, l’istante ha
sostenuto di non avere alcun motivo politico a fondamento del suo espatrio,
bensì il medesimo sarebbe stato causato dalla situazione d’indigenza e
d’insicurezza generale nella quale egli si sarebbe trovato, senza
prospettive lavorative a parte svolgere il lavoro di (...), ed in
mancanza di qualsivoglia aiuto statale. Infine, appare contrario ad ogni
logica, che egli non abbia avuto alcuna notizia di ricerche da parte delle
autorità irachene a causa della sua supposta diserzione per più di (...) anni,
malgrado avesse avuto dei contatti, tramite dei conoscenti, nel suo paese
d’origine (cfr. verbale 1, p.to 13.2, pag. 4; verbale 2, p.to 3.1, pag. 8), da
ultimo pure perlomeno per farsi inviare il passaporto originale dall’Iraq, che
è stato emesso a D._.
Quest’ultima evenienza risulta peraltro ancora maggiormente a supporto
dell’inconsistenza dei timori di persecuzione allegati dall’insorgente
nell’istanza – timori particolari che non erano peraltro stati espressi nel
corso della seconda audizione (cfr. verbale 2, p.to 5.1, pag. 9) – come pure
invalidano in modo lampante sia i suoi asserti che maggiormente la prova
da lui presentata riguardo a delle supposte ricerche da parte delle autorità
del suo Paese d’origine.
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5.4 Ne consegue che, le succitate evenienze, intaccano fortemente la
credibilità degli asserti dell’istante in punto all’emissione dell’ordine di
arresto per diserzione da parte delle autorità irachene, come pure circa
l’autenticità di quest’ultimo, nonché dei suoi timori di essere arrestato e di
subire dei trattamenti contrari all’art. 3 CEDU in caso di un suo rientro in
Iraq.
6.
Alla luce di tutto quanto sopra considerato, ne discende che non soltanto i
motivi ed il mezzo di prova addotti con l’istanza sarebbero potuti e dovuti
essere presentati dall’interessato già durante la procedura ordinaria (cfr. a
contrario l’art. 123 cpv. 2 lett. a LTF; art. 8 cpv. 1 lett. d LAsi), ma pure che
i medesimi risultino essere completamente privi di qualsivoglia fondamento
concreto. Al predetto mezzo di prova non può pertanto essere riconosciuto
alcun valore probatorio, così come all’insieme delle allegazioni dell’istante
relativamente a quest’ultimo. Pertanto, a fronte di tale valutazione
complessiva, il Tribunale giunge alla conclusione che gli stessi non siano
atti a fondare alcun rischio verosimile e concreto per l’istante di essere
esposto, in caso di un suo rientro in Iraq, ad un trattamento proscritto dal
diritto internazionale, ed in particolare contrario all’art. 3 CEDU.
7.
Su tali presupposti, dal momento che i nuovi fatti ammissibili per via di
revisione non sono di natura tale da modificare la fattispecie alla base della
sentenza contestata, conducendo ad un giudizio diverso in funzione di un
nuovo apprezzamento giuridico, l’istanza di revisione della sentenza
D-115/2010 del 10 settembre 2010, va dunque respinta, per quanto
ricevibile.
8.
8.1 Giusta l’art. 10 cpv. 4 LAsi, la SEM o l’istanza di ricorso possono
confiscare o mettere al sicuro, a destinazione dell’avente diritto, documenti
falsi o falsificati nonché documenti autentici che sono stati utilizzati
abusivamente. Scopo della confisca è quello di impedire un’ulteriore
utilizzazione abusiva dei documenti. La confisca può riguardare
segnatamente: sentenze, ordini d’arresto, atti d’accusa, documenti di
viaggio e documenti d’identità inoltrati dai richiedenti l’asilo a riprova della
persecuzione o di un timore fondato di persecuzione (cfr. Messaggio
relativo alla revisione totale della legge sull’asilo nonché alla modificazione
della legge federale concernente la dimora e il domicilio degli stranieri del
4 dicembre 1995, FF 1996 II 1).
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8.2 Nella presente fattispecie, il documento prodotto dal ricorrente in sede
di revisione (l’ordine di arresto del [...]) si è rivelato essere un falso (cfr.
supra consid. 5). In considerazione di ciò, onde evitarne
un’ulteriore utilizzazione abusiva da parte dell’istante, se ne giustifica la
confisca.
9.
Visto l’esito della procedura le spese processuali di CHF 1’500.–, che
seguono la soccombenza, sono poste a carico dell’istante (art. 37 LTAF;
63 cpv. 1 PA nonché art. 1–3 del regolamento sulle tasse e sulle spese
ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del
21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]), e sono prelevate sull’anticipo
spese di medesimo importo versato dall’istante il 16 aprile 2019.
(dispositivo alla pagina seguente)
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