Decision ID: 9d008dcc-69b4-50db-9add-1d621c4684d1
Year: 2021
Language: it
Court: CH_BVGE
Chamber: CH_BVGE_001
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: 

Fatti:
A.
A._ (di seguito detta anche richiedente 1 o ricorrente 1), ha deposi-
tato una prima domanda d’asilo in Svizzera il (...) dicembre 2012. Tale pro-
cedura d’asilo è terminata con la pronuncia, da parte dell’allora Ufficio fe-
derale della migrazione (UFM, ora Segreteria di Stato della migrazione [di
seguito: SEM]), di una decisione di non entrata nel merito secondo il vec-
chio art. 34 cpv. 2 lett. d della legge sull’asilo previgente (LAsi, disposizione
abrogata dal n. I della legge federale del 14 dicembre 2012, con effetto dal
1° febbraio 2014, RS 142.31), cresciuta in giudicato il (...) febbraio 2013
(cfr. atti SEM n. [1035819]-11/1 e n. 16/2). Il trasferimento previsto della
richiedente verso l’Italia non ha però avuto luogo, a causa della scomparsa
della medesima in data (...).
B.
La succitata ha presentato una seconda domanda d’asilo in Svizzera, per
sé e per suo tramite anche per la figlia minorenne D._ (di seguito
detta anche richiedente 2 o ricorrente 2), il (...) marzo 2019 (cfr. atti SEM
n. 3/2 e n. 4/2).
C.
Nel corso del verbale di rilevamento dei suoi dati personali del
(...) marzo 2019 (cfr. atto SEM n. 17/8), la richiedente 1 ha in particolare
dichiarato di essere di cittadinanza nigeriana, con ultimo domicilio nel
E._. Nel (...) avrebbe sposato consuetudinariamente F._, il
quale si troverebbe alloggiato con lei al Centro federale, che avrebbe rin-
contrato soltanto nel corso dell’anno (...). Il suo espatrio dal Paese d’ori-
gine risalirebbe al (...), arrivando nello stesso anno a G._ (Italia). In
quest’ultimo Paese, circa nel (...), avrebbe contratto matrimonio civile con
H._ (cittadino nigeriano), dal quale si sarebbe separata nel (...),
senza tuttavia ancora ufficializzare il loro divorzio. In Italia avrebbe pure un
fratello, il quale sarebbe beneficiario di un permesso di soggiorno, del quale
però ella non conoscerebbe la tipologia.
D.
Sentita nell’ambito di un colloquio personale ai sensi dell’art. 5 del regola-
mento (UE) n. 604/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giu-
gno 2013 che stabilisce i criteri e i meccanismi di determinazione dello
Stato membro competente per l’esame di una domanda di protezione in-
ternazionale presentata in uno degli Stati membri da un cittadino di un
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paese terzo o da un apolide (rifusione) (Gazzetta ufficiale dell’Unione eu-
ropea [GU] L 180/31 del 29.06.2013; di seguito: Regolamento Dublino III)
il (...) marzo 2019, la richiedente 1 ha segnatamente asserito che dopo
aver raggiunto la vicina Penisola nel (...), avrebbe fatto domanda d’asilo a
G._, ottenendo la protezione sussidiaria valida per tre anni. Nella
precitata città avrebbe lavorato per (...) o (...) anni ed in seguito si sarebbe
spostata a I._. Dopo circa un anno di soggiorno in quest’ultima lo-
calità si sarebbe recata in Svizzera, ove avrebbe richiesto l’asilo nel 2012,
tornando però autonomamente in Italia, a J._, per lavorare in una
(...), rimanendovi per (...) mesi. Si sarebbe infine spostata a K._,
ove avrebbe vissuto e lavorato saltuariamente fino a giungere nuovamente
in Svizzera. L’interessata ha inoltre riferito di aver richiesto l’ultimo rinnovo
del suo permesso di soggiorno nel (...), ma non lo avrebbe ottenuto. Con
F._ avrebbe convissuto in Nigeria per pochi mesi dopo il matrimonio
ed in seguito non sarebbero più rimasti in contatto, rincontrandosi casual-
mente soltanto nel (...) a L._. Il precitato risulterebbe anche il padre
biologico della richiedente 2, anche se non vi sarebbe della documenta-
zione che ne attesterebbe la paternità. Questionata anche circa un’even-
tuale competenza dell’Italia per la trattazione della sua procedura d’asilo,
la richiedente 1 ha affermato di non voler rientrare nel precitato Paese, in
quanto non possedendo dei documenti, non riuscirebbe a trovare un’atti-
vità lavorativa ed avrebbe difficoltà ad organizzare i controlli medici che le
necessiterebbero a causa di precedenti interventi effettuati in Italia. Inoltre,
desidererebbe che la figlia possa frequentare la scuola. Circa il suo stato
di salute ella ha dichiarato di stare bene, ma di avere delle problematiche
alla parte inferiore dell’addome a seguito di due operazioni subite in Italia
e di necessitare di controlli regolari (cfr. atto SEM n. 19/2).
Alla fine del colloquio, la SEM ha informato l’interessata che, a fronte delle
risultanze agli atti e delle dichiarazioni (in parte contraddittorie) da lei e da
F._ (di cui al dossier N [...]) rilasciate, intendeva mantenere separati
i loro incarti. Sentita anche in relazione a tale conclusione, la richiedente si
è opposta alla separazione degli incarti succitata, in quanto ella sarebbe
stata intenzionata di rimanere con il compagno, per permettere alla figlia di
restare con il padre e di conoscerlo meglio (cfr. atto SEM n. 19/2).
E.
A fronte delle risultanze succitate, l’autorità elvetica preposta ha inviato, in
data (...), una richiesta di informazioni ai sensi dell’art. 34 Regolamento
Dublino III all’omologa autorità italiana, chiedendo in particolare se l’inte-
ressata disponesse effettivamente di una protezione internazionale in Italia
(cfr. atti SEM n. 22/3 e n. 23/4). L’autorità italiana richiesta, ha risposto
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l’(...), informando la Svizzera che la richiedente 1 avrebbe ricevuto un per-
messo di soggiorno per protezione sussidiaria a I._, scaduto il (...).
L’interessata avrebbe richiesto il rinnovo del predetto permesso, ma tale
domanda risulterebbe tutt’ora pendente. Peraltro, risulterebbe che la richie-
dente avrebbe una figlia minore nata il (...), ma in Italia non avrebbero in-
formazioni circa il nome del padre. Da ultimo, il supposto marito della ri-
chiedente 1 e padre della minore, sarebbe conosciuto in Italia come uomo
celibe (cfr. atti SEM n. 26/1 e n. 27/1).
F.
Il 9 aprile 2019, la SEM ha concesso alle richiedenti la possibilità di pro-
nunciarsi in merito all’intenzione dell’autorità inferiore di non entrare nel
merito della loro domanda d’asilo ai sensi dell’art. 31a cpv. 1 lett. a LAsi e
di decretare il loro allontanamento verso la vicina Penisola. Questo in
quanto dalle indagini svolte dalla SEM sarebbe emerso che A._ be-
neficerebbe della protezione sussidiaria in tale Paese, e che pertanto il Re-
golamento Dublino III non troverebbe alcuna applicazione (cfr. atto SEM
n. 28/3).
G.
Per il tramite della comunicazione elettronica del (...), la SEM ha richiesto
all’autorità italiana competente la riammissione delle richiedenti, in quanto
beneficiarie della protezione sussidiaria in Italia, allegando anche la rispo-
sta ottenuta dall’Italia dell’(...) (cfr. atti SEM n. 32/1 e n. 33/1).
H.
Il 25 aprile 2019, le interessate si sono espresse circa il loro diritto di essere
sentite, concesso dall’autorità inferiore il 9 aprile 2019 (cfr. atto SEM
n. 34/2). In sunto, esse hanno ritenuto che senza che vi sia alcuna certezza
circa l’effettiva riammissione in Italia ed il beneficio della protezione sussi-
diaria, come pure delle sufficienti garanzie circa l’esistenza di un alloggio
adeguato e di un accesso garantito ai servizi sanitari essenziali, una loro
riammissione in Italia non sarebbe conforme al diritto applicabile. Conte-
stualmente hanno richiesto l’accesso agli atti di causa che attestino l’effet-
tiva protezione sussidiaria in Italia; richiesta che è stata in seguito negata
dall’autorità inferiore il 26 aprile 2019 (cfr. atto SEM n. 35/1).
I.
Dopo che la rappresentante legale delle interessate, con missiva del
21 maggio 2019, ha prodotto un rapporto dell’(...) ([...]) di (...), ove si se-
gnalano degli indizi di tratta di esseri umani (di seguito: TEU) concernente
la richiedente 1, che sarebbe avvenuta tra il (...) ed il (...), dapprima in
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Nigeria ed in seguito in Italia, allo scopo di sfruttamento sessuale (cfr. atto
SEM n. 40/5); la SEM ha sentito la precitata nell’ambito di un colloquio Du-
blino ampliato il (...) maggio 2019 (cfr. atto SEM n. 42/7). Nell’ambito del
medesimo ella ha segnatamente allegato che le persone supposte coin-
volte nella sua tratta, ovvero un tale di nome M._, ed una donna
conosciuta come “N._” – ma il cui nome ufficiale sarebbe
O._, secondo le informazioni fornite successivamente dall’interes-
sata (cfr. atto SEM n. 48/1) – non avrebbe più avuto alcun contatto con il
primo già poco dopo il suo arrivo in Italia nel (...) e con la seconda nel (...).
Non temerebbe inoltre nulla nei confronti dei medesimi. Con il marito
H._ sarebbe rimasta in buoni rapporti e lo sentirebbe ogni tanto.
Quest’ultimo le avrebbe chiesto il divorzio, ma ciò non sarebbe la sua prio-
rità. Per quanto concerne invece F._, ella sarebbe arrabbiata, in
quanto quest’ultimo senza dirle nulla sarebbe tornato in Italia dopo aver
ricevuto la decisione negativa da parte della SEM. Egli non avrebbe alcun
lavoro, né documenti, né potrebbe provvedere al mantenimento della loro
figlia D._, per la quale ella sarebbe la persona di riferimento dalla
nascita. Riguardo ad un loro allontanamento verso l’Italia, ella ha riferito
del suo desiderio per la figlia di un futuro migliore, come pure che gli avvo-
cati che avrebbe in Italia, le avrebbero comunicato di non avere notizie in
merito al motivo per il quale la richiesta di rinnovo sarebbe tutt’ora pen-
dente.
Infine, la richiedente 1, ha acconsentito alla trasmissione delle informazioni
alle autorità di polizia competenti per l’apertura di un’eventuale inchiesta in
relazione alla TEU. Segnalazione che è stata fatta dall’autorità inferiore
successivamente (cfr. atto SEM n. 43/2), e per la quale è stato ritenuto di
non dover aprire alcuna inchiesta da parte dell’organo di polizia preposto
(cfr. atto SEM n. 55/5).
J.
Con comunicazione del (...), l’Italia ha richiesto alla Svizzera l’invio del cer-
tificato di nascita della minore (cfr. atti SEM n. 44/2 e n. 45/2). L’autorità
elvetica competente ha inoltrato quanto richiesto in data (...), sollecitando
nel contempo una risposta alla sua richiesta di riammissione delle richie-
denti da parte italiana (cfr. atti SEM n. 49/3 e n. 50/3).
K.
Per mezzo delle osservazioni dell’8 luglio 2019, le interessate hanno
espresso il loro parere (cfr. atto SEM n. 52/2) in merito al progetto di deci-
sione dell’autorità inferiore del 4 luglio 2019 (cfr. atto SEM n. 51/14).
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L.
L.a Con decisione datata 8 luglio 2019, la SEM non è entrata nel merito
della domanda d’asilo delle richiedenti in virtù dell’art. 31a cpv. 1 lett. a
LAsi, pronunciando contestualmente il loro allontanamento dalla Svizzera
nonché l’esecuzione della predetta misura verso l’Italia.
L.b Il Tribunale amministrativo federale (di seguito: il Tribunale), per il tra-
mite della sentenza D-3616/2019 del 24 luglio 2019, ha accolto il ricorso
interposto dalle insorgenti il 16 luglio 2019 avverso la succitata decisione
dell’autorità inferiore, annullando quest’ultima per violazione del diritto fe-
derale e rinviando alla SEM gli atti di causa per accertamento inesatto ed
incompleto dei fatti giuridicamente rilevanti (cfr. consid. 4.6.7). Nella pre-
detta sentenza il Tribunale, ha in sunto considerato dapprima che per i cit-
tadini di un paese terzo beneficiari di protezione sussidiaria in Italia – come
la ricorrente 1 – che soggiornano in Svizzera in modo irregolare, sono ap-
plicabili l’art. 6 par. 3 della direttiva 2008/115/CE del Parlamento europeo
e del Consiglio del 16 dicembre 2008 recante norme e procedure comuni
applicabili negli Stati membri al rimpatrio di cittadini di paesi terzi il cui sog-
giorno è irregolare (GU L 348/98 del 24.12.2008; di seguito: direttiva sul
rimpatrio); oltreché gli art. 3 segg. dell’Accordo tra la Confederazione Sviz-
zera e la Repubblica italiana sulla riammissione delle persone in situazione
irregolare del 10 settembre 1998 (RS 0.142.114.549; di seguito: Accordo
sulla riammissione). Lo scrivente Tribunale ha in seguito ritenuto che la
richiesta di riammissione del (...) dell’autorità inferiore all’autorità italiana
preposta non adempisse le condizioni formali poste dall’Accordo sulla riam-
missione, e che verosimilmente per tali lacune le autorità italiane preposte
non avrebbero né accettato né rifiutato la richiesta di riammissione delle
richiedenti formulata dalla Svizzera (cfr. consid. 4.6.4), la quale non risul-
terebbe – allo stato attuale degli atti – in alcun modo garantita (cfr. con-
sid. 4.6.5). Sulla base di tali considerazioni, il Tribunale ha concluso che la
SEM avrebbe potuto formulare una domanda di riammissione rispettosa
del termine di sei mesi dalla data d’ingresso irregolare delle richiedenti,
entro il (...), rispettando le condizioni formali e di contenuto previste nell’Ac-
cordo succitato (cfr. consid. 4.6.5–4.6.7). Dipoi ha sottolineato come sarà
eventualmente competenza delle autorità italiane di decidere circa l’esito
che vorranno concedere al permesso di soggiorno per protezione sussidia-
ria scaduto dell’insorgente, nonché ad emanare un’eventuale decisione di
rimpatrio secondo l’art. 6 par. 1 della direttiva sul rimpatrio (cfr. con-
sid. 4.6.5).
M.
Il 22 dicembre 2020, le interessate hanno interposto un ricorso al Tribunale
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per ritardata o denegata giustizia da parte della SEM (cfr. per ulteriori det-
tagli gli atti di cui alla procedura al ruolo D-6445/2020).
N.
L’11 marzo 2021 (cfr. atto SEM n. 92/2), l’autorità inferiore ha offerto la pos-
sibilità alle interessate di esprimersi riguardo alle sue conclusioni a seguito
degli accertamenti esperiti, entro il 22 marzo 2021. Invero, la richiedente 1
avrebbe ottenuto la protezione sussidiaria in Italia, e quindi la SEM ha co-
municato la sua intenzione di non entrare nel merito della sua domanda
d’asilo ex art. 31a cpv. 1 lett. a LAsi e di decretare l’allontanamento delle
interessate verso l’Italia. La SEM ha inoltre chiesto alle medesime di indi-
care se soffrissero di problematiche valetudinarie rilevanti per la loro pro-
cedura d’asilo e, se del caso, di presentare la pertinente documentazione
medica.
O.
Il (...), da parte dell’autorità italiana preposta, è giunta la risposta positiva
di riammissione delle interessate su suolo italiano (cfr. atti SEM n. 95/2 e
n. 96/2). Nella stessa si è indicato che il nucleo familiare formato dalle due
interessate sarebbe stato inserito all’interno del progetto territoriale presso
il comune di P._, in provincia di Q._, rammentando tuttavia
che: “[...] l’accoglienza si intende assegnata entro e non oltre 15 giorni dal
ricevimento della presente comunicazione, trascorsi i quali il posto asse-
gnato sarà considerato utilizzabile in altro modo”. Infine, l’autorità italiana
ha indicato G._, quale luogo di scalo aereo per l’organizzazione del
trasferimento della famiglia nel luogo previsto per l’accoglienza.
P.
Sempre il 22 marzo 2021, le interessate hanno risposto al diritto di essere
sentito a loro concesso dalla SEM l’11 marzo 2021 (cfr. atto SEM n. 97/4).
Nel medesimo esse hanno in particolare sottolineato come riguardo allo
stato di salute della richiedente 1, per la medesima sarebbe prevista una
visita medica per il (...) presso l’(...) a R._ ed un consulto ginecolo-
gico sarebbe invece programmato per il (...), secondo la documentazione
in allegato che ha fornito. Rispetto all’espletazione di tali esami clinici, le
interessate hanno rilevato come la SEM incorrerebbe in una violazione del
diritto federale ed in un accertamento dei fatti erroneo ed incompleto qua-
lora decidesse di emanare una decisione di allontanamento prima di cono-
scere l’esito dei precitati esami. Inoltre, in ragione delle prescrizioni espo-
ste dal Tribunale nella sua sentenza D-3616/2019, dell’ampio superamento
dei termini di riammissione e dell’assenza di qualsivoglia risposta concreta
da parte delle autorità italiane, nonché della condizione di vittima di TEU
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della richiedente 1 e della situazione attualmente vigente in Italia, le inte-
ressate hanno proposto all’autorità di prime cure di voler esaminare la loro
domanda d’asilo in Svizzera e conseguentemente di rinunciare alla non
entra nel merito della stessa. Infine hanno osservato che, a distanza di oltre
due anni dalla presentazione della loro domanda d’asilo, si dovrebbe te-
nere conto adeguatamente dell’interesse superiore del fanciullo, nel caso
di specie della bambina D._, la quale si sarebbe integrata nel suo
percorso scolastico in S._, ed a questo punto e nelle succitate cir-
costanze, un suo trasferimento in Italia sarebbe difficilmente sostenibile.
Allo stesso è stata annessa una prescrizione medica del (...), per i medi-
camenti (...) e (...), nonché i biglietti attinenti la data della visita per un
appuntamento per una densitometria all’(...) il (...), nonché per una con-
sultazione ginecologica prevista per il (...).
Q.
Il 31 marzo 2021 le interessate hanno presentato le loro osservazioni al
nuovo progetto di decisione della SEM del 29 marzo 2021 (cfr. atti SEM
n. 101/14 e n. 103/3).
R.
Con decisione del 31 marzo 2021, notificata il 1° aprile 2021 (cfr. atto SEM
n. 105/1), l’autorità inferiore non è entrata nel merito della domanda d’asilo
delle richiedenti in applicazione dell’art. 31a cpv. 1 lett. a LAsi, ha pronun-
ciato il loro allontanamento dalla Svizzera e l’esecuzione della medesima
misura, siccome ammissibile, esigibile e possibile.
Nel succitato provvedimento, la SEM ha dapprima concluso di non dover
entrare nel merito della domanda d’asilo delle interessate a fronte della
disposizione succitata. Invero, il parere presentato dalle medesime, non
conterrebbe fatti o mezzi di prova che giustificherebbero una modifica della
conclusione in merito. Innanzitutto, la scadenza del permesso di soggiorno
della richiedente 1 non equivarrebbe alla revoca del suo statuto di prote-
zione sussidiaria da lei ottenuto, ed apparterrà alle autorità italiane espri-
mersi riguardo all’esito che vorranno concedere a tale permesso scaduto.
Proseguendo, la SEM ha ribadito che, dopo aver ottenuto la conferma dello
statuto dell’interessata in Italia, avrebbe presentato una richiesta di riam-
missione al predetto Paese il (...), la quale sarebbe completa e corretta –
includendo le generalità delle persone da riammettere, la risposta
dell’Unità Dublino italiana che conferma la concessione della protezione
sussidiaria e le impronte digitali – oltreché trasmessa entro il termine pre-
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scritto. Al riguardo, inoltre, le autorità italiane avrebbero confermato la rice-
zione della richiesta di riammissione, richiedendo delle informazioni com-
plementari il (...) e comunicando, in data (...), che l’accettazione della riam-
missione del nucleo familiare dipendesse dalla ricerca di una struttura d’ac-
coglienza adeguata. Pertanto la SEM avrebbe atteso un’accettazione di
riammissione esplicita da parte italiana, in conformità con quanto prescritto
dal Tribunale nella sua sentenza del 24 luglio 2019, non rimanendo mai
inattiva lungo il corso di tale periodo: sollecitando più volte le autorità ita-
liane per una risposta, come pure tenendo al corrente la rappresentante
legale delle interessate dello stato della loro procedura. Peraltro la situa-
zione pandemica legata al Covid-19, che avrebbe avuto anche delle riper-
cussioni sui centri SIPROIMI (Sistema di protezione per titolari di prote-
zione internazionale e per minori stranieri non accompagnati) in Italia,
avrebbe influito negativamente sulla celerità di tale risposta. Inoltre,
avendo l’interessata già avuto accesso ad una procedura d’asilo conforme
ai principi di uno Stato di diritto nonché ottenuto la protezione sussidiaria,
il suo statuto non potrebbe essere definito incerto e l’urgenza di una nuova
decisione circa i suoi motivi d’asilo potrebbe quindi essere relativizzata,
non potendo giungere alla conclusione che la durata della procedura abbia
condotto ad un diniego di giustizia nei loro confronti. Infine, l’accettazione
esplicita di riammissione dall’Italia il (...), sarebbe atta a levare ogni ulte-
riore dubbio quanto alla possibilità per le richiedenti di ritornare in Italia e
circa la validità di richiesta di riammissione del (...). In secondo luogo,
avendo già ottenuto una protezione contro le persecuzioni da uno Stato
terzo, un interesse degno di protezione ai sensi dell’art. 25 cpv. 2 PA, non
sussisterebbe.
In relazione all’esecuzione dell’allontanamento, l’autorità inferiore ha anzi-
tutto osservato che le interessate, potendo recarsi in uno Stato terzo in cui
possono trovare protezione contro il respingimento ai sensi dell’art. 5 cpv. 1
LAsi, quest’ultimo principio non andrebbe esaminato. In secondo luogo,
constatando dapprima che la loro procedura sarebbe stata trattata dalla
SEM separatamente da quella di F._, a causa di dubbi fondati circa
la verosimiglianza di un legame coniugale tra le parti e della paternità per
la figlia D._, le condizioni cumulative di cui all’art. 8 CEDU
(RS 0.101) non sarebbero adempiute in casu. Pertanto, tale disposizione
non sarebbe ostativa all’allontanamento delle richiedenti. In terzo luogo,
avendo la medesima ottenuto la protezione sussidiaria in Italia, non sussi-
sterebbero degli elementi concreti che indicherebbero che, nel caso di un
loro trasferimento verso l’Italia, le interessate si ritroverebbero ad essere
esposte a delle serie violazioni contrarie agli art. 3 e 4 CEDU, che verranno
a trovarsi in una situazione esistenziale difficile o che saranno trasferite nel
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loro Paese d’origine o di provenienza in violazione del principio di non-re-
spingimento. Il loro allontanamento in Italia sarebbe pertanto ammissibile.
L’esecuzione di tale misura sarebbe inoltre ragionevolmente esigibile. In
particolare, non vi sarebbero indicazioni che diano ad intendere che la ri-
chiedente 1 sia oggetto di una procedura di revoca del suo statuto di pro-
tezione sussidiaria, ed inoltre l’Italia avrebbe previsto il loro inserimento in
un progetto territoriale specifico facente parte del Sistema di accoglienza e
integrazione (SAI; che ha rinominato e sostituito il sistema SIPROIMI se-
condo il decreto legge n. 130/2020 del 21 ottobre 2020 convertito in legge
il 18 dicembre 2020, n. 173/2020 [Gazzetta Ufficiale {GU} del 19.12.2020,
n. 314]), che escluderebbe il rischio che le medesime si ritrovino senza un
alloggio o sostegno in territorio italiano. Circa l’assegnamento delle richie-
denti al progetto precitato entro e non oltre 15 giorni dal ricevimento della
riammissione, secondo la comunicazione dell’Italia del (...), la SEM ha se-
gnalato che si starebbe adoperando, tramite l’ufficiale di collegamento
presso il (...), per l’ottenimento di una proroga. Non vi sarebbero motivi di
ritenere che le autorità italiane, non intendano consentire la stessa, in
quanto un’accettazione in tal senso sarebbe prassi comune per i casi di
riammissione in diversi Paesi europei, compresa l’Italia. Dagli elementi
all’incarto, e visto l’assetto normativo europeo applicabile anche in Italia,
l’autorità inferiore ha in seguito asserito che le richiedenti non si ritrovereb-
bero in una situazione esistenziale precaria o che sarebbero costrette a
vivere una vita indegna in seguito al loro trasferimento nel succitato Stato.
Peraltro esse risulterebbero in buona salute secondo gli atti all’inserto, e
non emergerebbero dai medesimi delle problematiche mediche di un’ur-
genza ed una gravità tale da rendere inesigibile il loro rientro in Italia. Inol-
tre, non vi sarebbe alcun motivo di dubitare che D._ potrà prose-
guire il suo percorso scolastico in Italia, nel rispetto dell’art. 27 par. 1 della
Direttiva 2011/95/UE del Parlamento e del Consiglio del 13 dicembre 2011
recante norme sull’attribuzione, a cittadini di paesi terzi o apolidi, della qua-
lifica di beneficiario di protezione internazionale, su uno status uniforme
per i rifugiati o per le persone aventi titolo a beneficiare della protezione
sussidiaria, nonché sul contenuto della protezione riconosciuta [rifusione;
GU L 337/9 del 20.12.2011; di seguito: direttiva qualifiche]), e l’interesse
superiore della medesima consisterebbe nel rimanere assieme alla madre
biologica. Infine, l’esecuzione del loro allontanamento sarebbe pure possi-
bile sia dal profilo tecnico che da quello pratico.
S.
Tramite il funzionario di contatto della SEM in Italia, il (...), l’autorità italiana
preposta ha confermato il mantenimento della prenotazione del posto as-
segnato al nucleo famigliare delle interessate a P._ fino al (...) (cfr.
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atto SEM n. 107/3), così come richiesto sempre dal primo con comunica-
zione del (...) (cfr. atto SEM n. 102/3).
T.
A causa dell’emissione della decisione di merito da parte dell’autorità infe-
riore, il Tribunale, in data 6 aprile 2021 ha emesso una decisione di stralcio
della causa di cui al ruolo D-6445/2020 (cfr. supra lett. M), in quanto dive-
nuta priva d’oggetto per assenza di un interesse giuridicamente protetto al
proseguimento della procedura.
U.
Il 9 aprile 2021 (cfr. risultanze processuali), le interessate sono insorte con
ricorso al Tribunale avverso la decisione del 31 marzo 2021 della SEM, po-
stulando, in via principale, l’annullamento della decisione avversata e la
restituzione degli atti di causa alla SEM per l’esame materiale della do-
manda d’asilo delle ricorrenti ed in tempi ragionevoli la fissazione di un’au-
dizione sui motivi d’asilo ai sensi dell’art. 29 LAsi. In via subordinata, hanno
concluso alla restituzione degli atti alla SEM per il completamento
dell’istruttoria. Contestualmente hanno presentato istanza di assistenza
giudiziaria parziale, nel senso dell’esenzione dal versamento delle spese
processuali e del relativo anticipo.
Nel loro gravame, le interessate hanno ritenuto dapprima che l’autorità in-
feriore non avrebbe ottemperato, disattendendo alle prescrizioni esposte
dal Tribunale nella sua sentenza del 24 luglio 2019, ad una richiesta di
riammissione secondo corretti requisiti formali e temporali. Segnatamente,
scorrendo i diversi atti di causa, non apparirebbe che l’autorità di prime
cure avrebbe formalizzato una valida richiesta di riammissione alle autorità
italiane entro il termine predisposto dal Tribunale del (...). Inoltre vi sarebbe
la totale assenza di indicazioni specifiche, nella domanda di riammissione
presentata dalla SEM, circa la vulnerabilità del nucleo familiare ed in parti-
colare della condizione di vittima TEU della ricorrente 1. Peraltro, anche il
termine di risposta di otto giorni per una risposta da parte delle autorità
italiane secondo l’art. 6 cpv. 3 dell’Accordo di riammissione sarebbe stato
ampiamente superato. Per di più, non vi sarebbe alcuna conferma attuale
e specifica rispetto all’effettiva protezione sussidiaria dell’interessata ed al
suo attuale statuto in Italia, essendo trascorsi ormai (...) anni dalla richiesta
di rinnovo del permesso per protezione sussidiaria. Infine, non essendoci
una richiesta di riammissione valida, neppure la risposta italiana andrebbe
considerata come tale. Alla luce di questi elementi, le insorgenti conclu-
dono che non sarebbe possibile, allo stato degli atti, ritenere che la loro
riammissione in Italia sia effettivamente garantita e quindi, di conseguenza,
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neppure le condizioni per l’applicazione dell’art. 31a cpv. 1 lett. a LAsi sa-
rebbero adempiute. Proseguendo, le insorgenti ribadiscono, come già pro-
posto nel ricorso per denegata giustizia, la lunga durata della procedura,
che sarebbe manifestamente eccessiva e in evidente contrasto con quanto
stabilito dall’art. 29 cpv. 1 Cost. A tal proposito, sottolineano come, seb-
bene l’autorità inferiore abbia formalmente risposto ai loro solleciti, essa
l’avrebbe fatto attraverso degli scritti di contenuto perlopiù identico e poco
informativo. Delle due comunicazioni da parte italiana, e meglio datate (...)
e del (...) citate nella decisione avversata, la rappresentanza legale ne sa-
rebbe venuta a conoscenza soltanto a fine gennaio 2021. Inoltre, la prima
non verrebbe menzionata nell’indice degli atti e non sarebbe stata messa
a disposizione delle ricorrenti neppure con la decisione avversata; mentre
che la seconda, sarebbe stata classificata quale atto interno dalla SEM, e
quindi non sarebbe accessibile alla rappresentante legale. Ora, a tale du-
rata della procedura, si aggiungerebbero pure l’insicurezza relativa all’ef-
fettiva accoglienza in un progetto SAI delle ricorrenti, i tempi tecnici imposti
dall’attuale pandemia da Covid-19, come pure l’argomentazione dell’auto-
rità inferiore che non procederà al loro allontanamento senza prima aver
avuto una conferma della loro destinazione dalle autorità italiane, elementi
che andrebbero a prolungare ulteriormente la stessa. Tuttavia, come già
avrebbe sottolineato il Tribunale nella sua decisione di stralcio, la durata
complessiva della procedura, pareva già situarsi sulla soglia delle casisti-
che in cui l’autorità eccede il termine oggettivamente ragionevole per l’eva-
sione della richiesta. Per di più, le autorità italiane avrebbero fatto dipen-
dere l’accoglienza delle insorgenti alla condizione sospensiva che la me-
desima avvenisse entro il (...), termine già scaduto, per il che l’accoglienza
non sarebbe più garantita. Senza tale garanzia, la procedura di riammis-
sione, oltreché come già considerato si distanzierebbe dalle condizioni for-
mali previste dall’Accordo di riammissione, si sostanzierebbe nel rischio di
un grave abbandono materiale per un nucleo familiare fragile, con la ricor-
rente 1 vittima di tratta ed una figlia minore di appena (...) anni d’età. Inol-
tre, ad oggi un’accettazione della proroga non sarebbe ancora avvenuta
dalle autorità italiane, con tutte le alee afferenti. In terza battuta (cfr. p.to 6,
pag. 12 seg. del ricorso), le insorgenti lamentano un’istruzione carente
dell’autorità inferiore rispetto al permesso di protezione sussidiaria della
ricorrente 1 in Italia, già scaduto nel (...), come pure circa il rischio di nuova
vittimizzazione della predetta nell’ambito della TEU. Altresì, l’autorità pre-
citata non avrebbe concesso la visione di alcuni atti di causa (cfr. atti SEM
n. 61/1, n. 71/2, n. 72/2, n. 74/1, n. 75/2, n. 80/1, n. 89/2, n. 91/3 e
n. 102/3), e di cui esse chiedono accesso, in quanto avrebbero espletato
una certa incidenza nella determinazione del convincimento dell’autorità
inferiore. La SEM, non concedendo loro la possibilità di consultazione di
D-1624/2021
Pagina 13
tale documentazione come pure rimandando per quanto concerne l’acco-
glienza delle insorgenti in Italia, a richieste di proroga e all’individuazione
di altre strutture ricettive, avrebbe violato il diritto di essere sentito delle
ricorrenti ex art. 29 cpv. 1 Cost.
A proposito dell’esecuzione dell’allontanamento, le insorgenti contestano
in toto le argomentazioni e conclusioni espresse dall’autorità resistente.
Segnatamente, il loro trasferimento in Italia sarebbe inammissibile (cfr. p.to
7, pag. 13 segg. del ricorso), in quanto il quadro normativo e situazionale
della TEU, come pure la situazione specifica della ricorrente 1 – ove in
particolare le autorità italiane non sarebbero state informate che essa è
vittima di TEU come neppure potrebbe contare sull’appoggio concreto del
padre della bambina non avendo più alcun contatto con il medesimo – sa-
rebbero elementi che indurrebbero a ritenere come fortemente probabile
una ricaduta nella rete TEU da parte della ricorrente. Questo rischio sa-
rebbe concretizzato in caso di un rinvio in Italia senza una reale garanzia
che le insorgenti possano effettivamente essere inserite in un progetto SAI.
La SEM non avrebbe esaminato in modo approfondito tale rischio, contrav-
venendo alle pertinenti disposizioni della CEDU e della Convenzione del
Consiglio d’Europa sulla lotta contro la TEU. Per di più anche la situazione
della figlia minorenne andrebbe considerata, poiché concorrerebbe a defi-
nire la grave vulnerabilità del nucleo familiare. Il loro allontanamento sa-
rebbe pure inesigibile (cfr. p.to 8, pag. 17 segg. del ricorso) in quanto, ol-
treché agli elementi pregressi citati, vi sarebbe la totale incertezza circa
l’effettivo rinnovo del permesso di soggiorno in Italia della ricorrente 1 e su
una loro integrazione in un progetto SAI. Ciò che condurrebbe a ritenere
che le insorgenti si ritroverebbero in una situazione esistenziale precaria o
sarebbero costrette a vivere una vita indegna – senza alloggio e senza il
sostegno necessario – in caso di un trasferimento in Italia. Vista l’eccezio-
nalità delle circostanze del caso di specie, la SEM avrebbe perlomeno do-
vuto ottenere delle garanzie o delle informazioni circa il rinnovo del per-
messo dell’insorgente, visto il tempo trascorso dalla richiesta di rinnovo ed
il fatto che non vi sia alcuna garanzia che le interessate possano accedere
ai progetti SAI in tempi brevi. A mente delle insorgenti, nemmeno l’interesse
della ricorrente 2 sarebbe stato preso in considerazione nella decisione
della SEM – ciò che sostanzierebbe pure una violazione del diritto di essere
sentito delle interessate – considerato in particolare che ella avrebbe ini-
ziato il suo percorso scolastico in Svizzera e che il suo interesse non con-
sisterebbe unicamente nel rimanere con la madre biologica, ma anche a
vivere in condizioni dignitose (cfr. p.to 9, pag. 21 del ricorso). Proseguendo
nell’analisi, esse sostengono pure che la SEM sia incorsa in un accerta-
mento incompleto circa la situazione medica della ricorrente 1, violando di
D-1624/2021
Pagina 14
convesso il principio inquisitorio (cfr. p.to 10, pag. 22 del ricorso). Infine (cfr.
p.to 11, pag. 22 del ricorso), le ricorrenti ritengono che il punto 3 delle con-
clusioni della decisione sarebbe incongruente con quanto indicato in pre-
cedenza nella stessa, ciò che farebbe accrescere il sentimento d’incer-
tezza nelle ricorrenti circa la reale garanzia da parte delle autorità italiane,
come pure la possibilità di una loro accoglienza in un progetto SAI in termini
brevi. Inoltre, il fatto che l’autorità inferiore abbia riportato la valutazione
della possibilità per le insorgenti di essere accolte nel progetto SAI al mo-
mento del loro trasferimento, esse si vedrebbero sottratte dalla possibilità
di qualsiasi rimedio giuridico contro di esso, ciò che rischierebbe di ledere
in modo irrimediabile il loro diritto di difesa.
V.
Per il tramite di uno scritto datato 30 aprile 2021 (cfr. risultanze processuali;
data d’entrata: 3 maggio 2021), le insorgenti hanno informato il Tribunale
che il permesso di soggiorno di A._ sarebbe stato rinnovato dalle
autorità italiane e che ella – come da copia di una schermata telefonica
allegata – possa ritirarlo presso l’(...) di K._. Malgrado ciò, ella ha
reiterato il suo timore di far rientro in Italia, poiché il posto assegnato dalle
autorità italiane sarebbe stato riservato soltanto fino al (...), oltreché
avrebbe manifestato angoscia all’idea di far scalo a G._, città ove
sarebbe stata costretta a prostituirsi. A seguito della precitata comunica-
zione da parte delle autorità italiane, sarebbe peraltro stato programmato
un appuntamento presso uno psichiatra il (...). Per il resto, le insorgenti si
esprimono nuovamente circa il rischio di “re-trafficking” di A._, an-
che nel contesto dovuto alla pandemia da Covid-19 in Italia, sulla lun-
ghezza della procedura, nonché circa la valutazione del trasferimento delle
insorgenti, riconfermandosi nelle loro conclusioni ricorsuali.
Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti saranno ripresi nei conside-
randi qualora risultino decisivi per l’esito della vertenza.

Diritto:
1.
Le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla LTF
in quanto la LAsi non preveda altrimenti (art. 6 LAsi). Fatta eccezione per
le decisioni previste all’art. 32 LTAF, il Tribunale, in virtù dell’art. 31 LTAF,
giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi dell’art. 5 PA rese dalle autorità
menzionate all’art. 33 LTAF. La SEM rientra tra dette autorità (cfr. art. 105
LAsi) e l’atto impugnato costituisce una decisione ai sensi dell’art. 5 PA.
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Pagina 15
Le ricorrenti hanno partecipato al procedimento dinanzi l’autorità inferiore,
sono particolarmente toccate dalla decisione impugnata e vantano un inte-
resse degno di protezione all’annullamento o alla modificazione della
stessa (art. 48 cpv. 1 lett. a–c PA). Pertanto sono legittimate ad aggravarsi
contro di essa.
I requisiti relativi ai termini di ricorso (art. 108 cpv. 3 LAsi), alla forma e al
contenuto dell’atto di ricorso (art. 52 cpv. 1 PA) sono soddisfatti.
Occorre pertanto entrare nel merito del ricorso.
2.
Con ricorso al Tribunale possono essere invocati, in materia d’asilo, la vio-
lazione del diritto federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti
giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi) e, in materia di diritto degli
stranieri, pure l’inadeguatezza ai sensi dell’art. 49 PA (cfr. DTAF 2014/26
consid. 5). Il Tribunale non è vincolato né dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4
PA), né dalle considerazioni giuridiche della decisione impugnata, né dalle
argomentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2 e relativi riferimenti).
3.
Ai sensi dell’art. 111a cpv. 1 LAsi si rinuncia allo scambio di scritti.
4.
A titolo preliminare, il Tribunale constata come a ragione l’autorità inferiore
abbia separato gli incarti delle insorgenti dal supposto marito della ricor-
rente 1 e dal presunto padre biologico della ricorrente 2, F._ (cfr.
dossier N [...]), in quanto le medesime non hanno apportato alcun ele-
mento o prova consistente e concreto di tali legami. Per di più, dalle dichia-
razioni della ricorrente 1, appare che il medesimo sia rientrato in Italia dopo
l’emissione della sua decisione negativa da parte della SEM, senza più
mantenere alcun contatto con le medesime, né provvedendo in alcun modo
al mantenimento della supposta figlia D._, della quale sarebbe
sempre stata l’insorgente 1 la persona di riferimento (cfr. atto SEM n. 42/7,
D49, pag. 6; ricorso, p.to 7, pag. 17). Inoltre, la ricorrente 1, sarebbe
tutt’ora sposata civilmente in Italia con un altro uomo, dal quale non
avrebbe ancora divorziato (cfr. atti SEM n. 17/8, p.to 1.14, pag. 4; n. 19/2;
n. 42/7, D44, pag. 5 e D48, pag. 6). Pertanto, come rettamente considerato
dall’autorità sindacata nella decisione impugnata – ed alle quali considera-
zioni complete e dettagliate si rinvia per il resto, onde evitare inutili ridon-
danze (cfr. p.to III/1, pag.10 seg.) – dagli atti non è desumibile alcun indizio
D-1624/2021
Pagina 16
che possa sostenere l’effettività, la stabilità e la durata sufficiente della re-
lazione delle ricorrenti con il medesimo, per il che l’art. 8 CEDU non è in
alcun modo violato in caso di un loro rientro in Italia. L’applicazione dello
stesso, della quale del resto le insorgenti non se ne prevalgono nel loro
gravame, non verrà pertanto analizzata oltre dal Tribunale.
5.
Le ricorrenti sollevano diverse censure formali nel loro gravame, in rela-
zione con un accertamento inesatto e/o incompleto dei fatti giuridicamente
rilevanti (art. 6 LAsi in relazione con l’art. 12 PA, art. 106 cpv. 1 lett. b LAsi)
e del loro diritto di essere sentite (disciplinato dall’art. 29 cpv. 2 della Costi-
tuzione federale della Confederazione Svizzera del 18 aprile 1999 [Cost.,
RS 101], e per la procedura amministrativa federale regolamentato agli
art. 26 e seg. PA), che risultano d’uopo da esaminare.
5.1
5.1.1 In primo luogo, in relazione all’allegata violazione del loro diritto di
essere sentite per il mancato accesso alla corrispondenza che la SEM
avrebbe intrattenuto con le autorità italiane, rispettivamente con il suo fun-
zionario di contatto su suolo italiano, si osserva quanto segue. Per quanto
concerne gli atti rubricati dalla SEM sub n. 61/1, n. 71/2, n. 74/1, n. 80/1 e
n. 89/2), a prescindere dalla qualificazione effettuata dall’autorità inferiore
quali “atti interni”, risulta trattarsi di comunicazioni elettroniche tra dei fun-
zionari della SEM e l’ufficiale di contatto SEM per l’Italia, nella quale i primi
sollecitano il secondo per far pervenire una risposta da parte italiana alla
loro richiesta di riammissione del (...) – secondo la descrizione fornita an-
che nell’indice degli atti – le quali non hanno funto da base per il processo
decisionale. Ad uguale conclusione si giunge per quanto attiene il docu-
mento rubricato sub n. 91/3 (“Stato pratica in Italia”), trattandosi dello
scambio e-mail del (...)/(...), tra l’agente di contatto SEM e le autorità ita-
liane per sollecitare il caso delle ricorrenti. Di conseguenza, non avendo
alcun valore probatorio non sottostanno al diritto di compulsazione ai sensi
dell’art. 26 cpv. 1 PA. Del resto, la descrizione del contenuto delle mede-
sime comunicazioni è stato riportato fedelmente nella decisione avversata
(cfr. p.to 19, pag. 5 della decisione impugnata), e pertanto anche qualora
si dovesse considerare che i documenti costituiscono dei mezzi probatori,
la non trasmissione dei predetti non ha pregiudicato in alcun modo le ricor-
renti, ma era finalizzata alla non divulgazione dei nominativi delle persone
coinvolte. Concernente poi il documento menzionato all’atto n. 72/2, e ri-
portato nell’indice con la dicitura “Informazioni rilevanti”, trattasi in realtà,
come giustamente classificato dall’autorità inferiore quale lettera “E”, di un
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Pagina 17
atto conosciuto dalle parti, ovvero dello scritto delle ricorrenti alla SEM da-
tato 5 giugno 2020, e pertanto l’autorità inferiore poteva ben partire dal pre-
supposto che le medesime ne disponessero già – non avendolo per il resto
neppure mai richiesto prima dell’inoltro del ricorso. Attinente l’atto di cui al
n. 75/2 (classificato dalla SEM quale “atto interno [B]”), si tratta di un mes-
saggio elettronico del funzionario incaricato della SEM per l’Italia del (...)
all’autorità inferiore, al quale viene allegata anche la comunicazione elet-
tronica del (...) dell’autorità italiana preposta. Per quanto la pregressa co-
municazione delle autorità italiane venga citata nelle argomentazioni della
SEM (cfr. pag. 8 della decisione impugnata), e quindi possa assurgere ad
avere una qualche valenza decisionale, tuttavia non risulta avere avuto un
peso decisivo nella stessa, quanto piuttosto è risultata di utilità per suppor-
tare la medesima ed alla formazione dell’opinione dell’autorità resistente.
Per di più, esso contiene anche dei dati di altri incarti, rispetto a quello delle
ricorrenti, come pure di nominativi di persone coinvolte, di cui la divulga-
zione appare essere da tutelare, avendo per il resto l’autorità inferiore ri-
portato il contenuto di tale comunicazione nella decisione impugnata. In tal
senso, la SEM ha quindi escluso a ragione il diritto alla compulsazione an-
che di tale documentazione da parte delle ricorrenti. Per finire, concernente
la richiesta di proroga alle autorità italiane da parte del funzionario di con-
tatto SEM su suolo italiano del (...) (cfr. atto SEM n. 102/3), il suo contenuto
è stato pure riportato in modo corretto e completo nella decisione avversata
(cfr. pag. 13), e non si ravvisa pertanto, anche se tale documentazione
avesse una qualche valenza probatoria, alcuna violazione del diritto di es-
sere sentito delle insorgenti, in quanto all’evidenza era finalizzata alla non
divulgazione dei nominativi delle persone coinvolte e del processo opera-
tivo della SEM.
5.2 Alla luce di quanto sopra, ne deriva che i documenti succitati non sot-
tostanno al diritto di compulsazione ai sensi dell’art. 26 cpv. 1 PA, che con-
cretizza parte delle prerogative del diritto di essere sentito nell’ordinamento
processuale ex art. 29 Cost. (cfr. tra le altre le sentenze del Tribunale
D-6060/2020 del 14 dicembre 2020 consid. 4.1, D-2835/2020 del 2 lu-
glio 2020 consid. 4 con ulteriori riferimenti ivi citati). Di conseguenza, la ri-
chiesta di visione atti è respinta.
6.
6.1 Le insorgenti censurano in secondo luogo una violazione del loro diritto
di essere sentite nella forma di una carente motivazione del provvedimento
avversato. La SEM, nella decisione impugnata, non avrebbe invero tenuto
conto nel suo apprezzamento dell’interesse superiore della minore. Inoltre,
concernente la loro ammissione nel predetto Stato, l’autorità inferiore
D-1624/2021
Pagina 18
avrebbe rimandato la valutazione in sede di esecuzione dell’allontana-
mento, ciò che sarebbe pure lesivo del loro diritto di difesa.
6.2 L’obbligo per l’autorità di motivare la sua decisione è corollario fonda-
mentale del diritto di essere sentito (art. 29 cpv. 2 Cost.; art. 26–35 PA).
Detta prerogativa è finalizzata a permettere ai destinatari e a tutte le per-
sone interessate, di comprenderla, eventualmente di impugnarla, in modo
da rendere possibile all’autorità di ricorso, se adita, di esercitare conve-
nientemente il suo controllo (cfr. DTF 139 V 496 consid. 5.1, 136 I 184
consid. 2.2; sentenza del Tribunale F-5363/2019 del 20 maggio 2020
consid. 7.1). Ciò non significa che l’autorità sia tenuta a pronunciarsi in
modo esplicito ed esaustivo su tutte le argomentazioni addotte; essa può
occuparsi delle sole circostanze rilevanti per il giudizio (cfr. DTF 133 III 439
consid. 3.3). Per adempiere a queste esigenze è necessario che menzioni,
almeno brevemente, i motivi sui quali ha fondato la sua decisione, in modo
da consentire agli interessati di apprezzarne la portata impugnandola in
piena conoscenza di causa (cfr. DTF 136 I 229 consid. 5.2, 136 V 351, 129
I 232 consid. 3.2; DTAF 2011/37 consid. 5.4.1; sentenza del Tribunale fe-
derale 2C.1020/2019 del 31 marzo 2020 consid. 3.4.2).
6.3 Ora, tornando al caso di specie, mal si comprende quali elementi es-
senziali l’autorità inferiore avrebbe tralasciato nel suo apprezzamento.
Dapprima occorre difatti constatare che nel provvedimento sindacato l’au-
torità resistente, ha rettamente evidenziato i motivi alla base della sua va-
lutazione in relazione all’interesse superiore della ricorrente 2, sia dal pro-
filo medico, che da quello di una sua eventuale integrazione in Svizzera
(cfr. pag. 14 seg. della decisione impugnata), come pure precedentemente
nell’esame delle condizioni dell’art. 8 CEDU e circa l’accoglienza in Italia
(cfr. pag. 10 segg. del provvedimento avversato). Non si comprende del
resto come in quest’ultima motivazione, l’autorità di prime cure non
avrebbe tenuto conto dell’interesse della bambina a vivere in condizioni
dignitose. Neppure possono essere seguite le censure inerenti la loro am-
missione in Italia, in quanto la SEM ha indicato in modo limpido le sue mo-
tivazioni relative in particolare all’accettazione di riammissione da parte ita-
liana ed alla proroga richiesta per il luogo specifico di accoglienza delle
medesime. In tal senso, ed essendo inoltre evincibile dall’argomentazione
del memoriale ricorsuale che le insorgenti si siano rese pienamente conto
della portata del provvedimento, impugnandolo in piena conoscenza di
causa, neppure è ravvisabile una qualsivoglia lesione del loro diritto di di-
fesa in tal senso.
Le doglianze vanno dunque recisamente respinte.
D-1624/2021
Pagina 19
7.
7.1 Nel gravame le insorgenti lamentano poi un accertamento incompleto
della fattispecie da un punto di vista medico.
7.2 Nelle procedure d’asilo ‒ così come nelle altre procedure di natura am-
ministrativa ‒ si applica il principio inquisitorio. Ciò significa che l’autorità
competente deve procedere d’ufficio all’accertamento esatto e completo
dei fatti giuridicamente rilevanti (art. 6 LAsi; art. 12 PA). In concreto, essa
deve procurarsi la documentazione necessaria alla trattazione del caso,
chiarire le circostanze giuridiche ed amministrare a tal fine le opportune
prove a riguardo. Il principio inquisitorio non dispensa comunque le parti
dal dovere di collaborare all’accertamento dei fatti ed in modo particolare
dall’onere di provare quanto sia in loro facoltà e quanto l’amministrazione
o il giudice non siano in grado di delucidare con mezzi propri (art. 13 PA ed
art. 8 LAsi; DTAF 2019 I/6 consid. 5.1). Quando in sede ricorsuale vengono
identificate delle carenze nell’accertamento dei fatti il caso va di principio
retrocesso all’autorità di prima istanza, di modo che questa possa proce-
dere ad un nuovo e completo accertamento dei fatti (cfr. MOSER/
BEUSCH/KNEUBÜHLER, Prozessieren vor dem Bundesverwaltungsgericht,
2a ed. 2013, n. 2.191, sentenze del Tribunale D-3567/2019 del 29 novem-
bre 2019 consid. 5.2 e D-1443/2016 del 22 febbraio 2017 consid. 4.2). Una
violazione del principio inquisitorio non implica in ogni caso l’automatica
retrocessione degli atti all’autorità inferiore, dal momento che il Tribunale
resta libero di raccogliere gli elementi necessari al giudizio se una tale so-
luzione appare giudiziosa per ragioni di economia procedurale (cfr.
DTAF 2019 I/6 consid. 5.2; 2012/21 consid. 5.1).
7.3 Sebbene nel diritto amministrativo la parte abbia di principio il diritto di
richiedere l’assunzione di prove all’autorità (art. 33 cpv. 1 PA), una tale ri-
chiesta deve vertere su fatti suscettibili d’influenzare l’esito della procedura
e che non si evincono già dall’incarto (cfr. DTF 131 I 153, consid. 3; sen-
tenza del Tribunale amministrativo federale A-3056/2015 del 22 dicem-
bre 2016 consid. 3.1.3). Il principio inquisitorio non impedisce d’altro canto
all’autorità di procedere ad un apprezzamento anticipato delle prove offerte
(« antizipierte Beweiswürdigung »), e di negarne l’assunzione ove le stesse
appaiano chiaramente ininfluenti ai fini del giudizio, non potendo in altri ter-
mini condurla a modificare la propria opinione (cfr. DTF 134 I 140 con-
sid. 5.3; sentenza del Tribunale federale 1C.179/2014 del 2 settem-
bre 2014 consid. 3.2; sentenza del Tribunale amministrativo federale
A.6515/2010 del 19 maggio 2011 consid. 4.3; TANQUEREL, Manuel de droit
administratif, 2011, n. 1552 con rinvii). Procedendo in tal senso in modo
non arbitrario, l’autorità può porre un termine all’istruzione (cfr. DTF 133 II
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Pagina 20
384 consid. 4.2.3 con rinvii; sentenza del Tribunale federale 2C.720/2010
del 21 gennaio 2011 consid. 3.2.1; sentenze del Tribunale D-6763/2018
dell’11 giugno 2020 consid. 9 e A.7392/2014 dell’8 agosto 2016 con-
sid. 3.4.2.2). Per il resto, v’è da rammentare che di principio le autorità sviz-
zere non sono tenute a prendere in considerazione il potenziale insorgere
di ulteriori affezioni non ancora diagnosticate o sospettate, essendo deter-
minante lo stato di fatto presente al momento della decisione (cfr.
DTAF 2012/21 consid. 5.1; 2010/44 consid. 3.6).
7.4 Ebbene, nella fattispecie, il Tribunale osserva che la SEM non aveva,
al momento in cui ha statuito, alcuna obbligazione di istruire maggiormente
la situazione medica della ricorrente 1. A tenore della documentazione me-
dica agli atti (cfr. atti SEM n. 37/10 e n. 97/4), la quale descrive in modo
dettagliato e chiaro lo stato di salute dell’insorgente, l’autorità inferiore po-
teva senz’altro fondare la sua convinzione e le sue conclusioni in merito
allo stesso, potendo partire dall’assunto che le problematiche lamentate
dall’insorgente, come pure i medicamenti da lei assunti, fossero stati suffi-
cientemente acclarati. Tale conclusione è sostenuta dal fatto che, malgrado
sia stata effettuata una visita medica il (...) presso l’(...) a R._ (per
una densitometria secondo il documento di cui all’atto n. 97/4), neppure
con la presentazione del ricorso – ed in precedenza nel suo diritto di essere
sentita del 22 marzo 2021 (cfr. atto SEM n. 97/4) – l’insorgente ha specifi-
cato in alcun modo quali problematiche nuove di salute essa avrebbe e
fossero state valutate nella precitata visita, in violazione del suo obbligo di
collaborare all’accertamento dei fatti medici ex art. 26a cpv. 3 LAsi. Stessa
conclusione vale per l’appuntamento ginecologico che sarebbe previsto
per il 27 luglio 2021, in quanto in merito la richiedente, malgrado le possi-
bilità per farlo, non ha fornito alcun dettaglio in merito. Vista poi la fissa-
zione di tale consulto a distanza di diversi mesi, si può dedurre che non vi
siano delle problematiche ginecologiche di una qualche urgenza e che in
realtà appare trattarsi di una normale visita ginecologica di decorso. Tale
conclusione è ulteriormente sostenuta dal fatto che, neppure con il loro
scritto del 30 aprile 2021, le ricorrenti abbiano prodotto alcuna documenta-
zione medica che possa ribaltare la stessa. Il fatto inoltre, unicamente al-
legato e per nulla provato, circa un appuntamento presso lo psichiatra il
(...) per A._, non muta tale apprezzamento. Invero, a parte il timore
per un rientro in Italia, dallo scritto non sono evincibili degli indizi concreti e
sostanziati, di una qualsivoglia patologia che potrebbe risultare ostativa al
trasferimento dell’insorgente in Italia. Pertanto, a fronte degli elementi suc-
citati, non risulta neppure necessario ai fini del giudizio, attendere alcuna
documentazione supplementare da parte del rappresentante legale dell’in-
sorgente, potendo partire dal presupposto che la documentazione medica
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Pagina 21
agli atti fosse completa ed esatta, anche dal profilo delle patologie e della
gravità delle stesse, al momento dell’emanazione della decisione avver-
sata, come dai principi sopra esposti (cfr. consid. 7.2 e 7.3).
7.5 Per quanto infine concerne l’accertamento incompleto che avrebbe ef-
fettuato la SEM del rischio di nuova vittimizzazione della ricorrente 1 in
caso di un suo trasferimento in Italia, la stessa, riguardando in realtà l’ap-
prezzamento materiale esposto dall’autorità inferiore nella decisione avver-
sata, verrà trattata dappresso (cfr. infra consid. 10.3.6), e risulta pure es-
sere una censura infondata.
8.
Le ricorrenti contestano in seguito la decisione della SEM circa la non en-
trata nel merito della loro domanda d’asilo fondata sull’art. 31a cpv. 1 lett. a
LAsi.
8.1 Giusta l’art. 31a cpv. 1 lett. a LAsi, di norma non si entra nel merito della
domanda di asilo se il richiedente può ritornare in uno Stato terzo sicuro
secondo l'art. 6a cpv. 2 lett. b LAsi nel quale aveva soggiornato preceden-
temente. Si tratta di Paesi nei quali il Consiglio federale ritiene vi sia un
effettivo rispetto del principio di "non-refoulement" ai sensi dell’art. 5 cpv. 1
LAsi. Si presuppone inoltre, che tale Stato abbia garantito la riammissione
del richiedente nei confronti delle autorità svizzere preposte all’asilo. Senza
tale garanzia, l’allontanamento verso lo Stato terzo non può infatti essere
eseguito e dunque è inutile (cfr. FF 2002 6087, 6125).
8.2 Il Consiglio federale ha effettivamente inserito, il 14 dicembre 2007,
l’Italia, come altri Paesi dell’Unione europea (UE) e dell’Associazione eu-
ropea di libero scambio (AELS), nel novero degli Stati terzi sicuri ai sensi
dell’art. 6a cpv. 2 lett. b LAsi (cfr. Allegato 2, art. 2, dell’ordinanza 1
sull’asilo relativa a questioni procedurali dell’11 agosto 1999 [OAsi 1],
RS 142.311; comunicato del DFGP del 14 dicembre 2007 consultabile al
sito: < https://www.ejpd.admin.ch/ejpd/it/home/attualita/news/2007/2007-
12-142. html >, consultato il 15.05.2021).
8.2.1 In primo luogo occorre esaminare la censura di violazione
dell’art. 31a cpv. 1 lett. a LAsi in relazione con l’art. 4 lett. c e l’art. 6 par. 1
– 3 dell’Accordo di riammissione.
8.2.2 In merito si osserva inizialmente come le ingiunzioni (considerandi)
che contengono una decisione finale sono obbligatori sia per le parti che
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Pagina 22
per l’autorità inferiore alla quale l’incarto è ritornato se il dispositivo lo pre-
vede (annullamento “ai sensi dei considerandi”; cfr. in merito:
DTF 135 III 334 consid. 2, 125 III 421 consid. 2a; sentenze del Tribunale
federale 2C.519/2013 del 3 settembre 2013 consid. 2.1, 2C.1156/2012 e
2C.1157/2012 del 19 luglio 2013 consid. 3, 5A.866/2012 del 1° feb-
braio 2013 consid. 4.2). In casu, il dispositivo rinviava senza equivoci ai
considerandi della sentenza D-3616/2019, che legano sia il Tribunale che
la SEM, la quale avrebbe dovuto conformarsi alle predette direttive, dato
che il dispositivo della sentenza vi rinviava chiaramente (cfr. p.to 1 del di-
spositivo della sentenza D-3616/2019 precitata).
8.2.3 Nel caso in parola, come rimarcato rettamente dalla rappresentante
legale delle insorgenti nel gravame, l’autorità inferiore ha dato seguito sol-
tanto parzialmente a quanto predisposto dal Tribunale nella sua sentenza
D-3616/2019 del 24 luglio 2019. Invero, attinente una domanda di riammis-
sione alle autorità italiane, entro il (...), che adempisse alle prescrizioni for-
mali di cui all’Allegato 2 all’Accordo di riammissione (cfr. art. 6 par. 1 e 2
dell’Accordo di riammissione; cfr. sentenza precitata consid. 4.6.4, 4.6.5 e
4.6.7), non se ne trova alcuna traccia agli atti. Si rileva come difatti la ri-
chiesta di riammissione del (...) della SEM all’autorità italiana, sulla quale
si fonda esclusivamente la decisione dell’autorità inferiore, era stata rite-
nuta dal Tribunale nella sua sentenza come non adempiente a tutti gli ele-
menti formali prescritti dall’Accordo di riammissione. In tal senso, la moti-
vazione dell’autorità inferiore, contenuta nella decisione avversata (cfr. p.to
II, pag. 8) circa la correttezza formale della richiesta di riammissione da
parte dell’Italia del (...), non può essere seguita. Neppure la conferma delle
autorità italiane dell’inserimento del nucleo familiare nel progetto territoriale
presso il Comune di P._ (...) (cfr. atti SEM n. 95/2 e n. 96/2) e la
proroga ottenuta da parte italiana per l’ammissione delle richiedenti in tale
progetto (cfr. atto SEM n. 107/3), possono assurgere quali scusanti dall’au-
torità inferiore per discostarsi dalle direttive espressamente prescritte dal
Tribunale. Tuttavia, appare dalle stesse considerazioni della precitata sen-
tenza, come il Tribunale abbia posto in relazione la lacunosità della richie-
sta di riammissione delle insorgenti dal profilo formale, con la mancanza di
una garanzia di riammissione da parte delle autorità italiane (cfr. con-
sid. 4.6.4 della sentenza D-3616/2019), che risulta essere invero la condi-
zione sine qua non – insieme al soggiorno pregresso nello Stato richiesto,
che non risulta in alcun modo essere messa in discussione in specie –
perché un allontanamento delle insorgenti sia possibile. Invece, le disposi-
zioni formali e di termini prescritti nelle succitate disposizioni dell’Accordo,
risultano essere delle disposizioni tecniche interstatali dalle quali le ricor-
renti non possono dedurre alcun diritto invocabile (cfr. nello stesso senso
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Pagina 23
per l’art. 6 par. 3 dell’Accordo di riammissione le sentenze del Tribunale E-
1878/2020 del 19 gennaio 2021 consid. 4.3, E-817/2020 del 4 marzo 2020
consid. 3.2; e per un caso di applicazione tra Svizzera e Grecia la sentenza
del Tribunale E-817/2020 del 4 marzo 2020 consid. 3.2; cfr. anche
DTAF 2010/27 consid. 5.2.2). La sola questione che risulta invece invoca-
bile dinanzi al Tribunale sarebbe quella a sapere se esiste all’occorrenza,
da parte dell’autorità italiana, un accordo di riammissione, di modo che
l’esecuzione dell’allontanamento sia possibile (cfr. supra consid. 8.1; nello
stesso senso la sentenza E-817/2020 succitata consid. 3.2).
8.2.4 Alla luce di quanto sopra, ancorché il Tribunale non intenda scostarsi
dalle considerazioni presentate nella sentenza D-3616/2019 circa le con-
dizioni formali e di tempo per una richiesta da parte delle autorità svizzere
alle omologhe italiane, ritiene di poter fare astrazione, nel presente caso e
visto anche quanto segue, delle medesime. Al contrario, il Tribunale esa-
minerà dappresso, essendo invece direttamente giustiziabile, la questione
circa l’esistenza o meno di un accordo di riammissione da parte italiana
(cfr. infra consid. 8.3).
8.3
8.3.1 La ricorrente 1, beneficia in Italia dello statuto di protezione sussidia-
ria e di un permesso afferente che è scaduto il (...), e che risulta, come da
comunicazione delle ricorrenti del 30 aprile 2021, essere stato rinnovato in
corso di procedura ricorsuale dalle autorità italiane. Pertanto, a differenza
di quanto sostenuto nel gravame dalle insorgenti, lo statuto della predetta
risulta dalle insorgenze di causa essere chiaro e non poter essere oggetto
di fraintendimenti di sorta. Ciò posto, il Tribunale osserva a titolo abbon-
danziale, come peraltro già considerato nella sentenza D-3616/2019 (cfr.
consid. 4.6.5), che l’esito del permesso di soggiorno per protezione sussi-
diaria dell’insorgente, che risultava scaduto nel corso della procedura di
prima istanza, non avrebbe comunque pregiudicato in alcun modo né risul-
tava ostativo al suo trasferimento in Italia, essendo di competenza delle
autorità italiane statuire eventualmente in merito. In tal senso, l’autorità in-
feriore non era tenuta ad effettuare alcun ulteriore accertamento per otte-
nere ulteriori informazioni o garanzie circa il rinnovo del permesso di sog-
giorno dell’interessata, come invece motivato nel gravame dalle ricorrenti.
Il (...), l’autorità italiana competente ha inviato alla SEM l’accordo alla riam-
missione delle ricorrenti, in relazione alla loro richiesta di riammissione del
nucleo familiare (cfr. atti SEM n. 95/2 e n. 96/2). Essendo che la stessa è
stata emanata dall’organo competente, contiene l’indicazione esatta dei
nominativi e delle generalità delle insorgenti, come pure il luogo previsto
D-1624/2021
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per l’accoglienza e lo scalo aereo, non si vede, a differenza di quanto so-
stenuto dalle ricorrenti nel gravame, come la stessa non adempia alle con-
dizioni formali di validità. Il fatto poi che tale accordo alla riammissione sia
giunto soltanto a distanza di quasi (...) anni dalla richiesta di riammissione
da parte della Svizzera, non può assurgere a motivazione per invalidare la
stessa accettazione di riammissione da parte italiana, come argomentano
implicitamente le ricorrenti nel loro gravame, vista la durata della loro pro-
cedura. Invero, le insorgenti non potevano legittimamente credere che la
SEM entrasse nel merito della loro domanda d’asilo, né che l’Italia non ac-
cettasse dal canto suo la loro riammissione. Esse hanno difatti sempre ot-
tenuto, dagli scritti inviati all’autorità inferiore al proposito, delle risposte
negative circa l’esame materiale della loro domanda d’asilo in Svizzera, e
l’informazione che l’interessata avesse ottenuto la protezione sussidiaria in
Italia, come pure che degli accertamenti fossero in corso circa la loro riam-
missione su suolo italiano (cfr. atti SEM n. 68/2, n. 73/1, n. 77/1, n. 85/2 e
n. 92/2). Il fatto che le richiedenti siano ormai su suolo svizzero da ormai
più di (...) anni dalla presentazione della loro domanda d’asilo, non può in
alcun modo essere assimilabile ad una qualsivoglia assicurazione data
dall’autorità inferiore quanto all’esito della procedura. Anzi, al contrario, le
ricorrenti ben erano a conoscenza che, una volta che l’autorità inferiore
avesse ottenuto la riammissione da parte dell’Italia, esse avrebbero rice-
vuto una nuova decisione di non entrata nel merito da parte della SEM. Il
fatto poi che l’accordo di riammissione abbia ampiamente superato gli otto
giorni di risposta previsto dall’art. 6 par. 3 dell’Accordo di riammissione,
come già visto sopra (cfr. consid. 8.2.3), non ne pregiudica in alcun modo
la sua validità. Ugualmente, le considerazioni espresse dalle insorgenti nel
gravame circa il fatto che la loro accoglienza in Italia non sia più garantita,
visto che la disponibilità presso il progetto SAI era limitata al (...), non sono
atte a mettere in dubbio il principio dell’accettazione di riammissione delle
precitate in Italia. Invero tale data è riferita unicamente al luogo di acco-
glienza in Italia, ma non a quest’ultima in quanto tale. Per le medesime
ragioni, non vi è quindi luogo di ritenere che la SEM avrebbe accertato in
modo inesatto o incompleto i fatti, poiché non avrebbe ottenuto una pro-
roga formale della garanzia di alloggio, che nel frattempo risulta essere
peraltro stata ottenuta sino al (...) (cfr. atto SEM n. 107/3), essendo l’ac-
cordo di riammissione sempre valido. Pertanto, la riammissione delle ricor-
renti in Italia risulta essere garantita. Esse possono quindi ritornarvi senza
timore di essere allontanate nel loro Paese d’origine in violazione del prin-
cipio di non-respingimento.
8.3.2 Visto quanto precede, è a giusto titolo che la SEM non è entrata nel
merito della loro domanda d’asilo ex art. 31a cpv. 1 lett. a LAsi.
D-1624/2021
Pagina 25
9.
Se respinge la domanda d’asilo o non entra nel merito, la SEM pronuncia,
di norma, l’allontanamento dalla Svizzera e ne ordina l’esecuzione; tiene
però conto del principio dell’unità della famiglia.
Le insorgenti, visto anche quanto considerato supra al consid. 4, non
adempiono le condizioni in virtù delle quali la SEM avrebbe dovuto aste-
nersi dal pronunciare l’allontanamento dalla Svizzera (art. 14 cpv. 1 e 2 e
art. 44 LAsi nonché art. 32 OAsi; DTAF 2013/37 consid. 4.4; 2009/50 con-
sid. 9).
10.
10.1 L’esecuzione dell’allontanamento è regolamentata, per rinvio
dell’art. 44 LAsi, all’art. 83 della legge sugli stranieri e la loro integrazione
(LStrI, RS 142.20, nuovo titolo dal 1° gennaio 2019, medesimo tenore per
quanto riguarda l’art. 83). Giusta suddetta norma, l’esecuzione dell’allonta-
namento deve essere possibile (art. 83 cpv. 2 LStrI), ammissibile (art. 83
cpv. 3 LStrI) e ragionevolmente esigibile (art. 83 cpv. 4 LStrI). In caso di
non adempimento d’una di queste condizioni, la SEM dispone l’ammis-
sione provvisoria (art. 83 cpv. 1 e 7 LStrI).
10.2 Secondo prassi costante del Tribunale, circa l’apprezzamento degli
ostacoli all’allontanamento, vale lo stesso apprezzamento della prova con-
sacrato al riconoscimento della qualità di rifugiato, ovvero il ricorrente deve
provare o per lo meno rendere verosimile l’esistenza di un ostacolo all’al-
lontanamento (cfr. DTAF 2011/24 consid. 10.2 e relativo riferimento).
10.3
10.3.1 A norma dell’art. 83 cpv. 3 LStrI, l’esecuzione dell’allontanamento
non è ammissibile quando comporta una violazione degli impegni di diritto
internazionale pubblico della Svizzera. Detta norma non si esaurisce nella
massima del divieto di respingimento. Anche altri impegni di diritto interna-
zionale possono risultare ostativi all’esecuzione del rimpatrio, in particolare
l’art. 3 CEDU o l’art. 3 della Convenzione contro la tortura ed altre pene o
trattamenti crudeli, inumani o degradanti del 10 dicembre 1984 (Conv. tor-
tura, RS 0.105). La Corte europea dei diritti dell’uomo (CorteEDU) ha più
volte ribadito che la sola possibilità di subire dei maltrattamenti dovuti a una
situazione di insicurezza generale o di violenza generalizzata nel Paese di
destinazione non è sufficiente per ritenere una violazione dell’art. 3 CEDU.
Spetta infatti all'interessato provare o rendere verosimile l’esistenza di seri
motivi che permettano di ritenere che egli correrà un reale rischio ("real
D-1624/2021
Pagina 26
risk") di essere sottoposto, nel Paese verso il quale sarà allontanato, a trat-
tamenti contrari a detti articoli (cfr. DTAF 2013/27 consid. 8.2 e relativi rife-
rimenti).
10.3.2 Inoltre, giusta l’art. 6a cpv. 2 lett. a LAsi, le ricorrenti sono rinviate in
uno Stato di provenienza designato come sicuro da parte del Consiglio fe-
derale, ossia uno Stato nel quale vi è una presunzione del rispetto degli
impegni di diritto internazionale pubblico, tra cui il rispetto del principio di
non respingimento ai sensi dell’art. 5 cpv. 1 LAsi così come del principio
del divieto della tortura sancito dall’art. 3 CEDU e dall’art. 3 Conv. tortura
(cfr. FANNY MATTHEY, in: Cesla Amarelle/Minh Son Nguyen, Code annoté
de droit des migrations, LAsi, 2015, n. 12 ad art. 6a LAsi).
10.3.3 Appartiene quindi alle interessate sovvertire tale presunzione. A tal
fine, esse devono presentare seri indizi che le autorità dello Stato in que-
stione violino il diritto internazionale nel caso specifico, non concedano loro
la necessaria protezione o le espongano a condizioni di vita disumane, o
che si trovino in una situazione di emergenza esistenziale nello Stato in
questione a causa di circostanze individuali di natura sociale, economica o
sanitaria (cfr. tra le tante le sentenze del Tribunale D-523/2021 dell’11 feb-
braio 2021 consid. 8.2 e D-6742/2019 del 7 gennaio 2020 consid. 8.4).
10.3.4 Passando ora alla situazione generale dell’Italia, non risulta da fonti
fidate e convergenti che l’Italia violi in maniera sistemica i suoi obblighi de-
rivanti dalla direttiva qualifiche, per quanto attiene le condizioni di accesso
non discriminatorie dei beneficiari dello statuto conferito dalla protezione
sussidiaria, all’impiego, all’assistenza sociale, alle cure mediche, all’edu-
cazione o all’alloggio. Non risulta neppure come i beneficiari di protezione
internazionale si trovino in Italia, in maniera generale – ed indipendente-
mente dalla fattispecie – totalmente dipendenti dall’assistenza pubblica,
confrontati all’indifferenza delle autorità ed in una situazione di privazione
o di mancanza che sarebbe a tal punto grave da risultare incompatibile con
la dignità umana (cfr. nello stesso senso la sentenza del Tribunale
E-1878/2020 consid. 8.3.1). Tali considerazioni si applicano a fortiori all’ora
attuale, vista l’entrata in vigore, il 20 dicembre 2020, del decreto-legge
n. 130/2020 del 21 ottobre 2020 (convertito in legge il 18 dicembre 2020,
cfr. Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana, Serie generale, n. 261 del
21.10.2020), il quale ha come obiettivo in particolare il miglioramento delle
condizioni generali d’accoglienza dei richiedenti l’asilo e la situazione di
persone vulnerabili trasferite verso l’Italia (cfr. nello stesso senso le sen-
tenze del Tribunale F-542/2021 dell’11 febbraio 2021 consid. 3.2 e
F-316/2021 del 29 gennaio 2021 consid. 4.2), ed apporterebbe anche delle
D-1624/2021
Pagina 27
modifiche al decreto-legge n. 113/2018 del 4 ottobre 2018 sulla sicurezza
e immigrazione (comunemente conosciuto come “decreto Salvini”; cfr. an-
che in merito la sentenza D-1061/2021 del 18 marzo 2021 consid. 8.1).
10.3.5 In specie, l’esecuzione dell’allontanamento non risulta contravve-
nire, al principio di non-respingimento secondo l’art. 5 LAsi, essendo che
la ricorrente 1 beneficia in Italia della protezione sussidiaria.
Inoltre la ricorrente 1 non apporta alcun elemento concreto e circostanziato
a supporto del fatto che, durante il suo soggiorno di più di (...) anni in Italia,
quale richiedente l’asilo, ed in seguito come beneficiaria dello statuto con-
ferito dalla protezione sussidiaria, ed anche dopo la nascita della ricorrente
2, si siano trovate in una situazione di indigenza materiale estrema incom-
patibile con la dignità umana. Invero, al di là di difficoltà che ella avrebbe
incontrato dopo la nascita della figlia, appare dalle sue stesse dichiarazioni
che le autorità italiane non le abbiano abbandonate, accogliendole dap-
prima presso una comunità a T._ sino ad un mese prima il loro ar-
rivo in Svizzera, a seguito del quale sarebbero state indirizzate verso un
dormitorio, poiché non adempivano più le condizioni d’accesso al predetto
centro. Risulta però che è la medesima ricorrente 1 che ha preferito optare
per andare a vivere presso il presunto padre della figlia, prima di giungere
in Svizzera (cfr. risposta al diritto di essere sentite del 25 aprile 2019, atto
SEM n. 34/2; n. 42/7, D44, pag. 5), senza però indicare di essersi rivolta a
qualsivoglia autorità o organizzazione caritativa su suolo italiano, per even-
tualmente supplire alle loro esigenze fondamentali. Risulta peraltro dalle
sue allegazioni che, allorché ella si è indirizzata alle autorità per ottenere
un aiuto, ella abbia potuto coprire i suoi bisogni elementari e quelli della
figlia D._. Vista poi la loro esplicita accoglienza in un progetto SAI
su territorio italiano, non è del resto neppure prevedibile che al loro ritorno
in Italia, le ricorrenti si ritroverebbero in una situazione di indigenza estrema
o confrontate all’indifferenza delle autorità e delle diverse organizzazioni
caritative presenti in loco. Invero esse potranno beneficiare, nell’ambito di
tale accoglienza, di un alloggio e di un sostegno concreto per la copertura
dei loro bisogni fondamentali. Anche per quanto riguarda la formazione
scolastica della bambina, attualmente ancora alla scuola (...), potrà essere
senz’altro proseguita, come a ragione osservato anche dalla SEM nella
decisione avversata, anche in Italia, che è tenuta a garantire un tale per-
corso (cfr. art. 27 par. 1 direttiva qualifiche). Inoltre, secondo le stesse af-
fermazioni della ricorrente 1, in Italia si troverebbe pure il fratello, il quale
sarebbe pure beneficiario di un permesso di soggiorno, che ivi lavorerebbe
ed avrebbe una famiglia, sul quale le insorgenti potranno senz’altro trovare
sostegno, in caso di una loro futura eventuale necessità passeggera.
D-1624/2021
Pagina 28
Da ultimo, l’insorgente 1, visto anche quanto già sopra considerato, non
risulta dalle insorgenze di causa, soffrire di patologie tali da risultare osta-
tive all’ammissibilità dell’esecuzione del suo allontanamento. Dal canto
suo, per la figlia D._, non appaiono esserci agli atti degli elementi
indicanti una qualsivoglia problematica medica, e si può quindi partire dal
presupposto che la medesima sia in buona salute, e quindi non sussistono
delle motivazioni mediche che inducano a ritenere inammissibile il suo al-
lontanamento.
10.3.6 Per quanto concerne la problematica della tratta di esseri umani,
anche afferente agli obblighi a cui devono attenersi in materia le autorità
competenti, quindi, segnatamente, anche le autorità incaricate dell’esame
di una procedura d’asilo, allorché le stesse si trovano confrontate con indizi
concreti che le persone richiedenti potrebbero essere state vittime di tratta
di esseri umani, occorre rinviare a quanto già chiarito dal Tribunale nella
DTAF 2016/27 (cfr. anche in merito le sentenze del Tribunale D-2835/2020
del 2 luglio 2020 consid. 5.2, E-4184/2019 del 6 settembre 2019 con-
sid. 9.2, D-3471/2019 del 23 luglio 2019, D-2803/2017 del 3 ottobre 2018
consid. 6.2.1, E-6729/2016 del 10 aprile 2017 consid. 7.4.1; cfr. anche:
NULA FREI, Menschenhandel und Asyl: Die Umsetzung der völkerrechtli-
chen Verpflichtungen zum Opferschutz im schweizerischen Asylverfahren,
2018, pag. 125-127, 161 segg. e 176 segg.).
Nel caso in disamina, la SEM ha effettuato, a seguito della segnalazione
ricevuta dalla rappresentante legale e nel rapporto (...) allegato di indizi di
TEU per la ricorrente 1 (cfr. atto SEM n. 40/5), un’audizione specifica al
fine di interrogare ed individuare se la richiedente fosse una potenziale vit-
tima di TEU (cfr. atto SEM n. 42/7). Al termine della stessa la richiedente è
stata riconosciuta come potenziale vittima di TEU, e la SEM ha provveduto
a segnalare prontamente a (...) il caso (cfr. atto SEM n. 43/2), il quale dopo
l’assunzione di informazioni, ha deciso di non aprire alcuna indagine in
Svizzera (cfr. atto SEM n. 55/5). Le autorità italiane saranno quindi even-
tualmente competenti per un’apertura di un’indagine. Non essendo stato
riscontrato un rischio per la ricorrente di essere nuovamente reclutata o di
subire rappresaglie, non è stato necessario adottare ulteriori misure di pro-
tezione nei suoi confronti. Invero, dall’anno (...), e sebbene la medesima
sia rimasta in Italia ancora per un periodo totale di quasi (...) anni prima di
giungere in Svizzera e depositare la sua seconda domanda d’asilo, ella
non avrebbe più avuto alcun contatto con la persona (N._) che
l’avrebbe avviata alla prostituzione, e che però non avrebbe esercitato al-
cuna pressione di sorta nei suoi confronti. Del resto, ella non ha fatto valere
alcun timore né nei confronti di quest’ultima, come neppure di colui che
D-1624/2021
Pagina 29
l’avrebbe condotta in Italia, il denominato M._, dicendo di voler sol-
tanto dimenticare (cfr. atto SEM n. 42/7, D25 segg., pag. 4 e D43, pag. 5).
Al contrario, ella si è dichiarata riconoscente sia nei confronti di M._
che l’avrebbe fatta arrivare in Italia e che le avrebbe richiesto in cambio
delle prestazioni sessuali (cfr. atti SEM n. 40/5 e n. 42/7, D17, pag. 3), che
nei confronti di N._ che l’avrebbe aiutata, e che non avrebbe per-
tanto mai pensato di denunciare alle autorità italiane (cfr. atti SEM n. 40/5
e n. 42/7, D26 e D30, pag. 4). Come inoltre presente già nella decisione
impugnata, l’autorità inferiore comunicherà alle autorità italiane compe-
tenti, prima del suo trasferimento in Italia, che lei è una vittima potenziale
di tratta di esseri umani. Non vi sono del resto motivi di dubitare che tale
informativa avverrà adeguatamente da parte della Svizzera né che le au-
torità elvetiche preposte, se così richiesto dallo Stato inquirente, non tra-
smettano le informazioni raccolte nella presente procedura d’asilo, alfine di
eventuali procedure penali che risulteranno intentate ed opportune in Italia.
Peraltro ella (con la figlia), sarà accolta come già sopra visto in un alloggio
SAI, il quale sistema prevede proprio l’accoglienza, tra gli altri, di titolari di
permessi di soggiorno per protezione speciale, come pure di persone vul-
nerabili, come minorenni non accompagnati, vittime di violenza domestica
e vittime di sfruttamento lavorativo (cfr. < https://www.retesai.it/la-storia/ >
consultato il 15.04.2021). Visti gli elementi succitati non è neppure ravvisa-
bile, a differenza di quanto sostenuto nel ricorso dalle interessate di un
rischio di nuova vittimizzazione della ricorrente 1 in caso di un suo rinvio in
Italia, un pericolo reale ed immediato per la medesima di essere sottoposta
alla tratta o allo sfruttamento ai sensi dell’art. 3 a) del Protocollo addizionale
della Convenzione delle Nazioni Unite contro la criminalità organizzata
transnazionale per prevenire, reprimere e punire la tratta di persone, in
particolare di donne e bambini del 15 novembre 2000 (RS 0.311.542, Pro-
tocollo di Palermo) o dell’art. 4 a) della Convenzione del Consiglio d’Europa
sulla lotta contro la tratta degli esseri umani del 16 maggio 2005
(RS 0.311.543), così da comportare una violazione dell’art. 4 CEDU, se
ella venisse rinviata in Italia, ma soltanto un’eventuale ed ipotetica possibi-
lità che ella subisca un pregiudizio in tal senso (cfr. sentenza della Cor-
teEDU L.E. contro Grecia succitata, §§66-67). Pertanto, non risulta in spe-
cie alcuna violazione dell’art. 4 CEDU o di altre norme internazionali appli-
cabili in materia di TEU, se la ricorrente venisse rinviata in Italia. I rapporti
e la giurisprudenza citata nel gravame dalle insorgenti, non conducono
questo Tribunale ad altra valutazione. Neppure le argomentazioni esposte
e fonti citate dalle ricorrenti con lo scritto del 30 aprile 2021, fanno giungere
la scrivente autorità ad altra conclusione rispetto a quanto sopra esposto.
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Pagina 30
Alla luce di tali elementi, il Tribunale ritiene che la SEM ha istruito corretta-
mente la causa sul punto in questione dell’interessata quale possibile vit-
tima di tratta di esseri umani e non ha, in particolare, commesso alcuna
negligenza procedurale, in violazione anche delle disposizioni in materia di
lotta contro la tratta di esseri umani e di protezione delle vittime di tale
tratta, rinunciando ad investigare maggiormente in merito al suo stato di
vittima di tratta di esseri umani o al suo accoglimento quale potenziale vit-
tima di tratta in Italia. Ne consegue pertanto che, la censura relativa alla
violazione del principio inquisitorio e di accertamento inesatto o incompleto
dei fatti determinanti da parte dell’autorità inferiore, risulta infondata.
10.3.7 In definitiva, l’esecuzione dell’allontanamento in Italia delle insor-
genti è ammissibile ai sensi delle norme di diritto internazionale pubblico
nonché della LAsi (art. 83 cpv. 3 LStrI in relazione con l’art. 44 LAsi) ed
inoltre non contravviene all’interesse superiore sancito dalla Convenzione
sui diritti del fanciullo (CDF; RS 0.107), in caso di un loro allontanamento.
10.4
10.4.1 Giusta l’art. 83 cpv. 4 LStrI, l’esecuzione dell’allontanamento non
può essere ragionevolmente esigibile qualora, nello Stato d’origine o di
provenienza, lo straniero venisse a trovarsi concretamente in pericolo in
seguito a situazioni quali guerra, guerra civile, violenza generalizzata o
emergenza medica. Ai sensi dell’art. 83 cpv. 5 LStrI, l’esecuzione dell’al-
lontanamento verso i paesi UE/AELS è da ritenersi di principio esigibile e
tale presunzione legale può essere sovvertita solo se l’interessato rende
verosimile che, per delle ragioni personali, il suo rinvio non può essere ri-
tenuto ragionevolmente esigibile (cfr. fra le tante la sentenza del Tribunale
D-559/2020 del 13 febbraio 2020 consid. 9).
10.5 Per le stesse ragioni enucleate supra al consid. 10.3, le ricorrenti non
hanno apportato alcun motivo personale che possa sovvertire la presun-
zione succitata, né risultano esserne desumibili dagli atti. Segnatamente,
le ricorrenti risultano essere in buona salute e l’Italia ha dato esplicitamente
il suo assenso alla riammissione delle insorgenti. Per quanto attiene la ri-
corrente 2, occorre ancora osservare, come non è ravvisabile dagli atti
all’incarto alcun elemento sfavorevole dal quale si possa desumere che
l’esecuzione del suo allontanamento implicherebbe una sua messa in pe-
ricolo concreta, essendo giovane ed in buona salute. Infine, agli atti non vi
sono indizi che inducano a ritenere che l’esecuzione del suo allontana-
mento possa essere contraria all’art. 3 cpv. 1 CDF ai sensi della giurispru-
denza topica in materia (cfr. DTAF 2009/51 consid. 5.6; DTAF 2009/28
consid. 9.3.2). Invero la stessa ha soltanto poco più di (...) anni d’età, ha
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soggiornato in Svizzera per un periodo di poco più di (...) anni, e per la sua
età risulta ancora fortemente dipendente per il suo sviluppo e l’educazione
dalle cure della madre, e pertanto in tal senso, risulta pure influenzata dalla
cultura d’origine di quest’ultima. Pertanto, a fronte di tali elementi, non è
data nella presente disamina una forte integrazione in Svizzera da parte
dell’interessata, derivante in particolare da un lungo soggiorno e da una
scolarizzazione in tale paese, ed un rientro in Italia, ove peraltro ella con la
madre ha già vissuto i primi (...) anni di vita, non rappresenta quindi uno
sradicamento, che renda inesigibile l’esecuzione dell’allontanamento ai
sensi dell’art. 3 CDF (cfr. DTAF 2009/51 consid. 5.6; 2009/28 con-
sid. 9.3.2).
10.6 Altresì, non risultano impedimenti neppure dal profilo della possibilità
dell’esecuzione dell’allontanamento (art. 44 LAsi ed art. 83 cpv. 2 LStrI), ri-
tenuto che le autorità italiane hanno dato il loro benestare alla riammissione
delle ricorrenti. Infine, conformemente a quanto osservato dall’autorità in-
feriore nella decisione impugnata, né le restrizioni temporanee al traffico
aereo né le restrizioni temporanee all’ingresso imposte dalle autorità ita-
liane in relazione con l’attuale pandemia di Covid-19 rendono impossibile
l’esecuzione dell’allontanamento (cfr. sentenza del Tribunale D-2404/2020
del 18 maggio 2020 consid. 10). Non è dato per il resto a comprendere
quale pregiudizio possa avere arrecato la presunta incongruenza rilevata
dalla ricorrente nella motivazione della decisione della SEM rispetto al
punto 3 delle conclusioni.
11.
Di conseguenza, anche in materia di allontanamento e relativa esecuzione,
il gravame va disatteso e la querelata decisione confermata.
12.
Ne discende che la SEM, con la decisione impugnata, non ha violato il
diritto federale né abusato del suo potere d’apprezzamento ed inoltre non
ha accertato in modo inesatto o incompleto i fatti giuridicamente rilevanti
(art. 106 cpv. 1 LAsi); altresì, per quanto censurabile, la decisione non è
inadeguata (art. 49 PA), per il che il ricorso va respinto.
13.
Avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, la domanda di esenzione
dal versamento di un anticipo equivalente alle presunte spese processuali
è divenuta senza oggetto.
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14.
Visto l’esito della procedura, le spese processuali, andrebbero poste a ca-
rico delle ricorrenti (art. 63 cpv. 1 e 5 PA nonché art. 3 lett. b del regola-
mento sulle tasse e sulle spese ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale
amministrativo federale del 21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]). Tut-
tavia, non essendo state le conclusioni ricorsuali d’acchito sprovviste di
possibilità di esito favorevole e potendo partire dal presupposto che le in-
sorgenti siano indigenti, v’è luogo di accogliere la domanda di assistenza
giudiziaria nel senso della dispensa dal pagamento delle spese di giustizia
(art. 65 cpv. 1 PA).
15.
La presente decisione non concerne persone contro le quali è pendente
una domanda d’estradizione presentata dallo Stato che hanno abbando-
nato in cerca di protezione, per il che non può essere impugnata con ri-
corso di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 lett. d cifra 1
LTF).
La pronuncia è quindi definitiva.
(dispositivo alla pagina seguente)
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