Decision ID: 19f4ef15-308b-55f4-9821-b018ea9b8c2a
Year: 2019
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_007
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: 

ritenuto
in fatto
A.
Con decisione 7 maggio 2014 è stata istituita in favore di RE 1 una curatela di rappresentanza con amministrazione dei beni ai sensi degli art. 394 e 395 CC in sostituzione di una tutela volontaria ai sensi del previgente art. 372
v
CC. Quale curatrice è stata confermata la precedente tutrice, RA 1, dell’Ufficio dell’aiuto e della protezione (di seguito, UAP). A seguito del trasferimento di domicilio di RE 1, con decisione del 26 novembre 2015 (ris. n. 241/510) la misura di protezione è stata assunta dall’Autorità regionale di protezione _ (di seguito: Autorità di protezione).
B.
Il 4 aprile 2018 la curatrice ha presentato all’Autorità di protezione il rapporto e il conto finanziario relativo alla gestione 2017 della curatela. Facendo riferimento alla giurisprudenza di questa Camera, ha postulato “
l’anticipo da parte dell’Autorità regionale di protezione dell’importo di CHF 1'965.00 a valere quale indennità
” (pag. 4).
C.
Con decisione 6 dicembre 2018 (ris. n. 234/505) l’Autorità di protezione ha approvato il suddetto documento, apportando alcune correzioni agli importi esposti. Ha inoltre riconosciuto alla curatrice la retribuzione di fr. 1'965.– richiesta a titolo di mercede, ponendola tuttavia a carico dell’interessato, così come spese e tasse di giudizio per l’importo di fr. 150.–.
D.
Con reclamo 8 gennaio 2019 RE 1, per il tramite della sua curatrice, ha impugnato la decisione di mettere a suo carico i costi della misura di protezione, chiedendo la riforma del dispositivo in questione nel senso di
accollare i suddetti costi al suo Comune di domicilio.
E.
Con osservazioni 24 gennaio 2019 l’Autorità di protezione ha postulato la reiezione del reclamo. RE 1 non ha replicato, ponendo dunque fine allo scambio di allegati.
F. Con decisione 14 gennaio 2019 (ris. n. 11/2019) l’Autorità di protezione ha accettato le dimissioni dell’attuale curatrice a far tempo dal 31 gennaio 2019, sostituendola con _, pure attiva presso l’UAP.

Considerato
in diritto
1.
Le decisioni delle Autorità regionali di protezione concernenti maggiorenni e minorenni sono impugnabili mediante reclamo alla Camera di protezione del Tribunale di appello, nella composizione di un giudice unico (art. 450 CC in relazione agli art. 314 cpv. 1 e 440 cpv. 3 CC; art. 2 cpv. 2 della Legge sull’organizzazione e la procedura in materia di protezione del minore e dell’adulto [LPMA]; art. 48 lett. f n. 7 LOG). Riguardo alla procedura applicabile, per quanto non già regolato dagli art. 450 segg. CC occorre riferirsi, in via sussidiaria, alla Legge sulla procedura amministrativa, in particolare alle norme concernenti le azioni connesse con il diritto civile di competenza dell’autorità amministrativa (art. 99 LPAmm; cfr. Messaggio del Consiglio di Stato n. 6611 del 7 marzo 2012 concernente la modifica della LTut, pag. 8) e, in via ancora più sussidiaria, alle disposizioni del diritto processuale civile (CPC; v. art. 450f CC).
2.
Nel suo reclamo, RE 1 contesta la decisione dell’Autorità di protezione di accollargli la mercede dovuta alla curatrice.
2.1.
Nella decisione impugnata,
l’Autorità di protezione ha accertato che dal rendiconto finanziario presentato dalla curatrice per il periodo di gestione 2017 emergono entrate per fr. 42'847.– e uscite per fr. 46'196.35, per una perdita d’esercizio di fr. 3'348.48. Al 31 dicembre 2017, il patrimonio (attivo) ammontava a fr. 9'899.84 (attivi per fr. 12'279.44 contro passivi per fr. 2'379.60).
Dopo aver approvato il rendiconto finanziario e il rapporto morale,
l’Autorità di protezione ha riconosciuto alla curatrice la mercede esposta, per l’importo complessivo di fr.
1'965.–
, ponendola a carico dell’interessato. Nelle sue osservazioni, l’Autorità di prime cure ha indicato che la mercede della curatrice è stata messa a carico del curatelato in quanto l’ammontare della sostanza netta appartenente a quest’ultimo superava l’importo definito intangibile dalla Direttiva n. 2/2018 emanata dalla Camera di protezione il 7 dicembre 2018. Ha pertanto postulato la conferma della decisione impugnata.
2.2.
Nel suo reclamo, RE 1
si oppone all’addebito di tali costi. Richiamandosi alla Direttiva summenzionata, egli ritiene che la messa a carico della mercede della curatrice comporterebbe, per l’interessato, “
un intaccamento totale dei pochi risparmi da lui effettuati nel giro di pochi anni
”: la misura di protezione non costituirebbe altro che una punizione e un disincentivo al risparmio (reclamo, pag. 3). Calcolando che il reclamante provvede al sostentamento sia della compagna che del loro figlio minorenne, egli afferma che “
una sostanza al di sotto dell’importo di fr. 12'500.– non dovrebbe essere intaccata dalla mercede del curatore
” (reclamo, pag. 3). RE 1
postula dunque la modifica della decisione impugnata nel senso di accollare l’intera indennità dovuta alla curatrice al Comune di domicilio del medesimo.
2.3.
Ai sensi dell’art. 404 CC il curatore ha diritto a un compenso adeguato e al rimborso delle spese necessarie, pagati con i beni dell'interessato; in caso di curatore professionale i relativi importi sono corrisposti al datore di lavoro (cpv. 1). L’Autorità di protezione degli adulti stabilisce l'importo del compenso; a tal fine, tiene conto in particolare dell'estensione e della complessità dei compiti conferiti al curatore (cpv. 2). Ai Cantoni è demandato il compito di emanare le disposizioni d’esecuzione e di disciplinare il compenso e il rimborso delle spese per i casi in cui gli stessi non possano essere pagati con i beni dell’interessato (cpv. 3).
In linea di principio, e come già nel diritto previgente,
tutti i costi delle misure ufficiali di protezione – adottate nell'interesse e a beneficio delle persone bisognose di aiuto (cfr.
art. 388 cpv. 1 CC) – devono essere posti
a carico delle medesime (
Messaggio concernente la modifica del CC, protezione degli adulti, diritto delle persone e diritto della filiazione del 28 giugno 2006, FF 2006 pag. 6391, pag. 6440). Tuttavia, se i costi della misura di protezione non possono essere prelevati sui beni dell’interessato in ragione della sua indigenza, la collettività pubblica deve farsene carico (
Reusser
, in:
BSK Erwachsenenschutz, 2012,
ad art. 404 CC n. 31;
Fountoulakis
, in: Handkommentar zum Schweizer Privatrecht, 3. ed. 2016, ad art. 404 CC
n. 6;
Fassbind
, in:
OFK – ZGB Kommentar, 3. ed. 2016,
ad art. 404 CC n. 3).
Per la disciplina di tali casi, l’art. 404 cpv. 3 CC prevede una delega legislativa nei confronti dei Cantoni. A prescindere dall’assenza di definizione di un minimo intangibile del patrimonio del curatelato nella legislazione cantonale, è pacifico che l’onere delle spese della curatela non può privare il curatelato dei pochi mezzi che ha (
Reusser,
BSK E
rwachsenenschutz
, ad art. 404 CC n. 45).
2.4.
L’art. 19 LPMA prevede che i costi di gestione (compenso, spese, tasse) della misura di protezione sono a carico della persona interessata o di chi è tenuto al suo sostentamento (cpv. 1); s
e la persona interessata o chi altrimenti è tenuto al suo sostentamento non vi fa fronte, tali costi sono anticipati dall’Autorità regionale di protezione (cpv. 2). Gli anticipi effettuati dall’Autorità regionale di protezione nel corso degli ultimi 10 anni possono essere recuperati, presso l’interessato, tenuto conto del suo fabbisogno (cpv. 3 lett. a).
Anche la legge cantonale (come l’art.
404 cpv. 1 CC)
prevede dunque che
i costi delle misure ufficiali di protezione
siano di
principio a carico dell’interessato. Se l'interessato non dispone dei mezzi sufficienti, ai sensi dell’art. 19 cpv. 2 e 3 LPMA l'obbligo retributivo passerà a carico dell'ente pubblico, con diritto di regresso (v. anche STF 5A_422/2014 del 9 aprile 2015 consid. 8.1).
2.5.
Secondo l’art. 49 LPMA, i curatori hanno diritto a un compenso commisurato al lavoro svolto e alla situazione patrimoniale del pupillo; il compito di concretizzare quanto previsto all’art. 404 CC è demandato al Consiglio di Stato.
Mediante questa norma, il Parlamento cantonale ha quindi a sua volta delegato all’Esecutivo il compito di regolamentare i casi
in cui gli importi dovuti al curatore a titolo di remunerazione e di rimborso spese non possano essere pagati con i beni dell’interessato.
Il Consiglio di Stato, nell’emanare il
Regolamento della legge sull’organizzazione e la procedura in materia di protezione del minore e dell’adulto, ha precisato che le spese della misura di protezione, quando anticipate dall’Autorità regionale di protezione e non recuperate dall’interessato o da chi è tenuto al suo sostentamento, sono a carico del Comune di domicilio della persona interessata (art. 3 cpv. 3 ROPMA). Agli art. 16, 17 e 18 ROPMA ha inoltre disciplinato il principio e le modalità di calcolo della remunerazione del curatore.
Al di là di tali disposti, il regolamento in questione non indica alcun parametro per definire in quali casi, ai sensi degli art. 404 cpv. 3 CC e 49 LPMA, l’interessato non possa fare fronte alle spese della curatela in quanto indigente. Nonostante la menzionata delega legislativa, la normativa cantonale è silente in merito alle condizioni che devono essere adempiute affinché l’ente pubblico anticipi e sopporti i costi della misura di protezione ai sensi dell’art. 19 cpv. 2 LPMA.
2.6.
Come rammenta la giurisprudenza federale,
spetta pertanto al giudice colmare la lacuna riscontrata (
DTF 130 V 472 consid. 7, DTF130 III 241 consid. 3.3, DTF 127 V 442 consid. 2b; v. anche sentenza CDP del
7 giugno 2017, inc. 9.2017.80, consid. 3).