Decision ID: 686799d0-6a55-5501-a14b-8d599b78b887
Year: 2014
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_002
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: civil_law

ritenuto,
in fatto:
A.
Con atto pubblico di data 20 settembre 2011, rogito no. _ del notaio _, AO 2 e AO 1 hanno concesso un diritto di compera a _ e _ (e non _ come erroneamente indicato nella petizione, nelle conclusioni e nella sentenza qui impugnata) sulla part. _ RFD _ da esercitarsi entro il 30 settembre 2012, prorogabile per 6 mesi a richiesta dei beneficiari. L’istromento prevedeva per l’immobile il prezzo di fr. 2'050'000.- da versare al momento dell’esercizio sul conto clienti del notaio, il quale veniva incaricato di pagare i pubblici tributi, saldare i mutui esistenti, aggiornare i pegni immobiliari e bonificare ai venditori il saldo del prezzo dopo aver ricevuto conferma dall’Ufficio dei Registri dell’avvenuta iscrizione del trapasso di proprietà (doc. D).
Con atto pubblico sempre di data 20 settembre 2011, rogito no. _ del medesimo notaio, _ e _ hanno concesso un diritto di compera a _ e _ sulla part. _ RFD _, da esercitarsi entro il 15 dicembre 2011, termine prorogabile fino al 15 gennaio 2012. L’istromento prevedeva per l’immobile il prezzo di fr. 1'700'000.-, da versare al momento dell’esercizio sul conto clienti del notaio, il quale veniva incaricato di saldare eventuali imposte scoperte, di trattenere l’importo necessario al pagamento della _, di saldare i mutui esistenti e aggiornare i relativi pegni immobiliari e di bonificare ai venditori il saldo del prezzo dopo aver ricevuto dall’Ufficio dei Registri la prova dell’avvenuta mutazione della proprietà (doc. A). A seguito di esercizio del diritto di compera con istanza 16 novembre 2011 il notaio _ ha chiesto l’iscrizione del trapasso di proprietà all’Ufficio dei Registri di _ (doc. B).
Con atto pubblico del 28 novembre 2011 _ e _ hanno venduto a AO 1 e AO 1 un appartamento di due e mezzo locali con locale accessorio e un posto auto in un immobile di _ al prezzo di fr. 450'000.-, di cui fr. 20'000.- versati il giorno della firma del contratto e il saldo da versare entro il 15 gennaio 2012 in difetto di che l’atto sarebbe stato considerato nullo e l’acconto di fr. 20'000.- non sarebbe stato restituito (doc. F).
B.
In data 5 dicembre 2011 il notaio _ è deceduto. Depositario dei suoi rogiti è stato designato il notaio avv. _ (doc. 1). Quest’ultimo con lettera 19 gennaio 2012 chiedeva all’avv. _, delegato all’erezione dell’inventario nonché amministratore della AP 1, di versargli l’importo di fr. 779'793,75 riconducibile all’operazione _ per poterlo utilizzare per gli adempimenti del rogito AO 1 _ (doc. 5). Il notaio avv. _ confermava a _ in data 24 gennaio 2012 l’avvenuto accredito del citato importo sul suo conto (doc. 6, foglio 2). Il medesimo notaio portava quindi a buon fine l’operazione AO 1 / _ con iscrizione del trapasso di proprietà della part. _ RFD _ in data 15 febbraio 2012 e accredito dell’importo di fr. 739'369,85 a favore di AO 1 e AO 2 in data 28 febbraio 2012 (doc. 7, 8, E, M, N).
Nel frattempo il contratto inerente l’appartamento di _ era decaduto definitivamente causa il mancato pagamento del saldo del prezzo entro il termine pattuito (e poi prorogato dai venditori fino al 22 gennaio 2012: doc. H).
C.
Con petizione 12 dicembre 2012 AO 1 e AO 2 hanno chiesto che la AP 1 fosse condannata a rifondere loro fr. 28'259.- oltre interessi al 5% dal 2 dicembre 2011, ossia fr. 20'000.- per la caparra versata per l’appartamento di _, fr. 1'359.- per le spese notarili di quel contratto e fr. 6'900.- per l’acquisto di mobili destinati a quell’oggetto. Gli attori hanno sostenuto che non avendo il notaio avv. _ versato tempestivamente (entro un paio di giorni dopo il 16 novembre 2011) a _ e _ il prezzo derivante dalla vendita della part. _ RFD _, ciò aveva impedito a questi ultimi di esercitare subito dopo il diritto di compera sulla part. _ RFD _, di modo che essi non avevano potuto disporre per tempo dell’importo necessario per onorare il pagamento del prezzo della proprietà di _, con i relativi danni fatti valere in causa.
Con osservazioni 4 marzo 2013 l’avv. _, quale notaio delegato all’inventario e amministratore della AP 1, ha chiesto la reiezione della petizione. Egli ha dapprima contestato l’esistenza di un impegno dei coniugi _ e _ di esercitare il diritto di compera sulla part. _ RFD _ contestualmente alla vendita del loro fondo ai coniugi _ e _, in seguito ha evidenziato che il notaio _ aveva notificato all’Ufficio dei Registri l’esercizio del diritto di compera relativo al suo rogito no. _ prima di quanto avrebbe dovuto, ossia prima di aver completato le operazioni relative ai pegni immobiliari, di modo che l’importo a favore dei venditori non avrebbe potuto essere liberato nei tempi indicati dagli attori, infine ha rimproverato a questi ultimi di non aver considerato i tempi necessari al pagamento del prezzo relativo al fondo da loro venduto, anche questo subordinato alla sistemazione di cartelle ipotecarie, di modo che il mancato perfezionamento della compravendita dell’unità di proprietà per piani situata ad _ era da ascrivere a loro errate valutazioni temporali.
Con decisione 3 settembre 2013 il Pretore del Distretto di Lugano, sezione 4, ha ordinato la liquidazione d’ufficio della successione del defunto avv. _, come richiesto dai genitori _ e _, e nominato quale liquidatore l’avv. _ che ha così sostituito l’avv. _ quale rappresentante della parte convenuta.
Esperita l’istruttoria le parti hanno rinunciato alle arringhe finali e prodotto delle conclusioni scritte.
Nelle sue note conclusive 30 marzo 2014 l’avv. _ ha negato l’esistenza di un nesso di causalità tra i (presunti) ritardi nel perfezionamento dell’operazione _ / _ e la sfumata compravendita tra i coniugi AO 2 e i coniugi _ ed ha sottolineato come gli attori non avevano comunque dimostrato di non aver potuto perfezionare con mezzi propri questo secondo contratto.
Nelle loro conclusioni 31 marzo 2014 AO 1 e AO 2 hanno insistito sulla stretta dipendenza tra i due diritti di compera costituiti dal notaio avv. _ nonché sul rimprovero a quest’ultimo di non aver liberato tempestivamente a favore dei coniugi _ l’importo proveniente dalla vendita della part. no. _ RFD _ così da poter perfezionare il diritto di compera sulla part. _ RFD _.
D.
Con sentenza 30 maggio 2014 il Pretore ha parzialmente accolto la petizione e di conseguenza condannato _ e _, a concorrenza degli averi della AP 1, a pagare ai signori AO 1 e AO 2 l’importo complessivo di fr. 21'359.- oltre interessi al 5% dal 2 dicembre 2011. Il primo giudice, premesso come l’accredito avvenuto il 20 gennaio 2012 sul conto clienti dell’avv. _ era da ritenersi tardivo, ha considerato dimostrato che i coniugi _ avevano l’intenzione, peraltro poi realizzata, di esercitare il diritto di compera non appena in possesso del provento netto della vendita della loro proprietà e che se il citato accredito fosse avvenuto nei termini rituali vi sarebbero stati quasi due mesi di tempo per poter perfezionare il diritto di compera sulla proprietà degli attori. Il Pretore ha quindi osservato che se il notaio avv. _ fosse stato in vita il ritardo nell’accredito ai coniugi _ ciò avrebbe rappresentato una grave violazione dei doveri professionali ma, stante il decesso del notaio, il relativo debito è trasmissibile alla parte convenuta, ossia a _ e _ in applicazione dell’art. 560 CC, fermo restando i limiti di responsabilità prescritti all’art. 593 cpv. 3 CC. In relazione alla prescrizione il Pretore ha aggiunto che la stessa non era compiuta con la motivazione che al notaio non era imputabile un atto illecito né, in vita, una violazione dei suoi obblighi dedotti dalla _, mentre quella violazione era da ricondurre al suo decesso e alla conseguente immobilità degli accrediti di cui trattasi. Il primo giudice ha quindi respinto il rimprovero mosso agli attori di non avere ridotto il danno, questo concetto non avendo il significato che il danneggiato debba auto-riparare il danno causatogli da terzi. In conclusione la petizione è stata accolta limitatamente all’importo di fr. 20'000.-, corrispondente alla caparra persa e alle spese notarili di fr. 1'359.-, mentre la pretesa per il mobilio è stata respinta dal momento che nulla avrebbe impedito agli attori di acquistarlo solo dopo essere diventati proprietari dell’appartamento.
Con atto di appello 1° luglio 2014 il liquidatore della successione ha chiesto la riforma del giudizio impugnato nel senso di respingere la petizione. Gli argomenti contenuti nell’appello saranno esaminati nei considerandi di diritto.
Gli attori, ai quali l’appello è stato trasmesso in data 10 luglio 2014, non hanno presentato una risposta.
e considerato

in diritto:
1.
Il 1° gennaio 2011 è entrato in vigore il nuovo Codice di diritto processuale civile svizzero (CPC) che trova applicazione in entrambe le sedi, siccome la procedura dinnanzi al Pretore è stata avviata dopo tale data (art. 404 e 405 CPC).
2.
A titolo preliminare si osserva che il patrimonio successorio oggetto di liquidazione ufficiale è un cosiddetto patrimonio speciale cui compete la capacità di essere parte in virtù del diritto federale (art. 66 CPC;
Trezzini
, CPC Comm, art. 66, pag. 226;
Jeandin
, Code de procédure civile commenté, art. 66, n. 8 i. f.). Il liquidatore ufficiale dal canto suo rappresenta e amministra la successione in nome proprio, agisce da solo in giustizia per la successione, sia come attore che come convenuto (v. DTF 130 III 97, consid.
2.3;
Steinauer
, Le droit des successions, Berna 2006, pag. 508, n. 1068;
Karrer
in: Basler Kommentar, 4
a
ed., Vor Art. 593-597 ZGB, N. 11).
Da quanto precede risulta pertanto che, come giustamente evidenziato dal liquidatore ufficiale, a torto la sentenza impugnata indica quali parti convenute _ e _, componenti la AP 1 (v. pag. 1). Altrettanto a torto questi ultimi, anziché la massa successoria in liquidazione, sono stati condannati a pagare a AO 1 e AO 2 l’importo di fr. 21'359.- oltre interessi. In realtà, dalla formulazione del punto 1 del dispositivo si comprende che il Pretore ha indicato il principio della liquidazione d’ufficio, ossia che gli eredi rispondono “a concorrenza degli averi della successione” per i debiti di questa, e non con il loro patrimonio personale (v. anche giudizio impugnato pag. 4, primo periodo). Di conseguenza, solo la massa successoria, che come detto è un patrimonio speciale parificabile a una persona giuridica, potrebbe essere condannata a rifondere un importo ai coniugi _, ciò che non è comunque il caso per i motivi di cui si dirà nei considerandi successivi.
3.
Tra le numerose censure contenute nell’appello occorre avantutto chinarsi sul rimprovero al Pretore di non aver considerato importanti elementi di fatto che devono condurre a differenti conclusioni in diritto. In particolare l’appellante ha evidenziato, con riferimento alle testimonianze rese in sede istruttoria, che i coniugi _ non avevano mai promesso ai coniugi _ di esercitare il diritto di compera entro fine novembre 2011, contrariamente a quanto preteso nella petizione. L’ampio termine concesso ai coniugi _ per esercitare il diritto di compera contrastava infatti con il termine estremamente ristretto che gli attori avevano pattuito per il versamento del saldo del prezzo di compravendita della proprietà sita ad _, di modo che non sarebbe dato un rapporto di causalità adeguata tra quanto rimproverato al notaio avv. _ e il (presunto) danno. L’appellante ha quindi contestato, siccome non provato, che il notaio rogante fosse consapevole che il provento della prima vendita (_/ _) doveva servire a finanziare la seconda (_). Egli ha ancora rilevato, sempre sulla base di quanto emerso in sede istruttoria e di cui il primo giudice non avrebbe tenuto conto, che il notaio procedette molto rapidamente all’iscrizione del trapasso di proprietà della part. _ RFD _, addirittura prima di aver ultimato le necessarie formalità relative ai titoli ipotecari, di modo che il rispetto dei tempi auspicato dagli attori era puramente teorico e comunque nessuna colpa poteva essere attribuita al notaio.
Dal canto suo il Pretore, come già sopra ricordato, ha argomentato da un lato che i fatti avevano dimostrato l’intenzione dei coniugi _ di acquistare la proprietà _ non appena in possesso del provento della vendita del loro fondo, d’altro lato che se detto provento fosse giunto agli aventi diritto nei termini rituali vi sarebbero stati quasi due mesi di tempo per perfezionare il diritto di compera sulla part. _ RFD _ (16 novembre 2011 – 15 gennaio 2012). Sempre secondo il primo giudice, il fatto che il medesimo notaio aveva rogato i due diritti di compera dimostrerebbe che pure lui riteneva possibile questo scenario. Il Pretore ha quindi aggiunto che se il notaio fosse stato in vita il ritardo nell’accredito ai coniugi _ ciò avrebbe rappresentato una grave violazione dei suoi doveri, mentre ora il debito è trasmissibile alla parte convenuta (come già detto erroneamente individuata in _ e _) in applicazione dell’art. 560 CC (ovviamente nei limiti dell’art. 593 cpv. 3 CC).
Come rettamente indicato dall’appellante il Pretore ha effettivamente omesso di considerare alcuni aspetti rilevanti che saranno evidenziati qui di seguito.
4.
Dal fatto che il notaio avv. _ aveva rogato entrambi i diritti di compera non si può concludere quanto dedotto dal Pretore, perlomeno riguardo ai tempi di esercizio di quei diritti. Il 20 settembre 2011, data della firma degli atti pubblici, il notaio poteva senz’altro aver compreso la relazione tra gli stessi e forse anche che i coniugi _ avevano premura di concludere l’operazione, non invece che analoga premura l’avessero i coniugi _. Ciò è dimostrato dalle dichiarazioni testimoniali di questi ultimi secondo cui non parlarono mai con i coniugi _ della tempistica dell’esercizio del loro diritto di compera (v. verbale audizioni testimoniali del 21 marzo 2014, pag. 2 e 4). Nulla poteva pertanto sapere il notaio sul momento in cui i coniugi _ avrebbero esercitato il loro diritto di compera scadente peraltro il 30 settembre 2012 e prorogabile. Inoltre, la necessità per i coniugi _ di disporre del provento della vendita della loro casa per poter acquistare un appartamento ad _ è sorta solo il 28 novembre 2011. Pertanto, la consapevolezza della connessione tra i suoi rogiti no. 1203 e 1204 non consentiva al notaio di sapere, e neppure di ipotizzare, quando le due operazioni, soprattutto la seconda, sarebbero state condotte a termine, e ancora meno poteva immaginare che i coniugi _ necessitavano di vendere il loro fondo per poterne acquistare un altro. Non risulta cioè dagli atti che il notaio avv. _ disponesse di informazioni, o avesse ricevuto istruzioni, nel senso che tutte le pratiche concernenti i due diritti di compera dovevano concludersi prima del 15 gennaio 2012.
Pure opportunamente l’appellante ha evidenziato che se in data 16 novembre 2011 il notaio avv. _ aveva inoltrato l’istanza di trapasso di proprietà della part. _ RFD _ (v. doc. B), i suoi compiti in relazione al rogito no. 1204 erano ben lungi dall’essere conclusi (v. doc. A, pag. 2, pt. 2, pag. 4 in fine e 5). In effetti il notaio era incaricato di saldare i mutui esistenti e aggiornare i relativi pegni immobiliari (v. ancora doc. A, pag. 5 in alto), ciò che comprendeva tra l’altro l’aumento di una cartella ipotecaria (v. doc. 2). Solo una volta iscritta questa il notaio avrebbe invero potuto disporre dell’importo a favore dei coniugi _, come ha poi fatto il notaio avv. _ (v. doc. 6, foglio 2; doc. 9, pt. 7). Ritenuto poi che anche l’esercizio del diritto di compera da parte dei coniugi _ necessitava di un finanziamento bancario e della sistemazione dei debiti ipotecari (v. doc. 7), si può senza ombra di dubbio escludere che i coniugi _ avrebbero potuto disporre del provento della vendita della loro proprietà ben prima della fine di novembre 2011 (v. petizione pag. 6). In altre parole, le descritte operazioni, che implicavano inoltre l’intervento di terzi (servizi dello Stato e banche), necessitavano di un tempo ben superiore a quello supposto dagli attori.
Ora, l’obbligo di riparazione presuppone un atto o un’omissione illecita e imputabile alla colpa del suo autore, un danno e un rapporto di causalità. Per quanto qui concerne occorre precisare che l’atto o l’omissione devono avvenire al momento in cui la persona responsabile è in vita, mentre il danno può verificarsi anche dopo il suo decesso (v. DTF 103 II 330, consid. 3).
Da quanto sopra esposto risulta pertanto, sia che in data 16 novembre 2011 il notaio avv. _ non poteva liberare a favore dei coniugi _ l’importo risultante dall’esercizio del diritto di compera da parte dei coniugi _ in ragione dei numerosi compiti di cui era stato incaricato, sia che per effettuare i medesimi non era legato a una tempistica particolare dal momento che non aveva informazioni relative all’esercizio da parte dei coniugi _ e ancora meno poteva prevedere le particolari esigenze dei coniugi _. Occorre pertanto concludere che fino al 5 dicembre 2011 non è possibile intravvedere a carico del notaio avv. _ la violazione di doveri professionali, ossia l’omissione di atti che, se compiuti, avrebbero consentito di evitare conseguenze pregiudizievoli agli attori.
Ne deriva, contrariamente a quanto ritenuto in prima sede, che l’assenza di un’omissione colpevole non può aver creato alcun debito trasmissibile per successione. L’assenza di questo presupposto della responsabilità conduce alla riforma del giudizio impugnato nel senso che la petizione dev’essere respinta.
5.
In aggiunta a quanto precede è utile esprimere ancora alcune considerazioni sul tema della relazione di causalità, pure trattato dall’appellante.
Il Pretore, richiamando il concetto della causalità ipotetica, ha in sintesi considerato che se il notaio avesse tempestivamente versato ai coniugi _ l’importo loro spettante, essi avrebbero potuto subito dopo acquistare il fondo dei coniugi _, che a loro volta avrebbero potuto onorare il loro impegno di pagamento entro il 15 gennaio 2012.
Nel presente caso un ragionamento fondato sulla causalità ipotetica non è però possibile. Esso presuppone infatti un paragone tra quanto ha omesso di fare e quanto avrebbe dovuto (o potuto) fare il notaio in un determinato periodo di tempo. Il decesso del notaio avv. _ rende però impossibile sapere cosa egli avrebbe fatto, o se del caso omesso di fare, fino a metà gennaio 2012 in relazione alle pratiche in corso, come pure quali sarebbero state le informazioni che avrebbe ricevuto dalle parti. Nulla permette infatti di affermare che il notaio avv. _ non avrebbe ultimato le operazioni richieste nel termine di due mesi se avesse avuto le medesime informazioni sulla base delle quali ha lavorato il notaio _. In altre parole, invero già in base a un’analisi della causalità naturale, ossia del nesso logico tra il concatenarsi degli eventi e il risultato, il mancato ricevimento del prezzo di vendita del loro fondo da parte dei coniugi _ entro il 15 gennaio 2012 non può essere messo in relazione con l’operato del notaio avv. _ che non sapeva quando i coniugi _ avrebbero esercitato il loro diritto di compera né sapeva della necessità di rispettare quella data.
Giova ancora sottolineare quanto segue. AO 1 e AO 2 hanno firmato il contratto di compravendita dell’appartamento di _ il 28 novembre 2011 e quel giorno i coniugi _ non avevano ancora esercitato il diritto di compera. Essi hanno così concordato la data del 15 gennaio 2012 sulla base di loro ipotesi riguardanti gli eventi a venire, senza interpellare in merito né i beneficiari del diritto di compera sul loro fondo né il notaio. Riconoscere la responsabilità del notaio in simili circostanze significherebbe condizionare il suo operato, che come visto oltre che dalle parti al contratto dipende da numerosi terzi, in funzione di termini stabiliti da una parte, dettati da esigenze estranee agli atti da lui rogati, e ciò non sarebbe ammissibile poiché contrario alla dignità della funzione pubblica che è chiamato a svolgere.
6.
L’esito dell’appello in virtù delle considerazioni che precedono rende inutile un esame delle ulteriori censure con particolare riferimento all’aspetto della prescrizione e alla problematica della preclusione dei creditori che non hanno insinuato il credito nell’ambito della procedura di beneficio d’inventario. Pure inutile risulta l’esame delle censure rivolte all’ordinanza sulle prove del 16 dicembre 2013 (v. Act. IV). A titolo abbondanziale si osserva nondimeno che, nell’ipotesi in cui fosse stata ammessa una violazione dei doveri professionali da parte del notaio avv. _ e questa violazione fosse stata considerata causale con il danno lamentato dagli attori, le prove richieste dalla parte convenuta (ispezione a RF, edizione dichiarazioni fiscali: da assumere se del caso con la tutela prevista dall’art. 156 CPC) avrebbero permesso di meglio chiarire il contenuto del doc. U (e-mail di AO 1: “........, somit bin ich der Meinung, dass wir keinen zusätzlichen Pfandbrief für die Wohnung in Semaden brauchen.”), ciò che sarebbe stato utile per una corretta applicazione dell’art. 44 CO, eventualmente per ulteriori considerazioni sul tema della causalità.
7.
In conclusione, l’accoglimento dell’appello conduce alla riforma del giudizio impugnato nel senso che la petizione 12 dicembre 2012 di AO 1 e AO 2 dev’essere respinta, con seguito di tassa, spese e ripetibili. Per le ripetibili di prima sede viene riconosciuto l’importo richiesto, debitamente documentato e non oggetto di contestazione.
In caso di accoglimento dell’appello la parte appellata che non ha presentato una risposta, ancorché richiesta, è considerata soccombente e quindi le spese giudiziarie sono poste a suo carico (v. II CCA 21 febbraio 2014, inc. 12.2012.23, consid. 10;
Tappy
, Code de procédure civile commenté, art. 106, n. 22;
Rüegg
in: Basler Kommentar ZPO, 2
a
ed., Art. 106, N. 5). Le spese processuali e le ripetibili di appello sono fissate sulla base del valore ancora litigioso in questa sede, pari fr. 21'359.-, importo determinante anche ai fini di un eventuale ricorso al Tribunale federale.