Decision ID: 23695232-55f4-5845-adb5-1844447641a1
Year: 2020
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_006
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: civil_law

ritenuto
in fatto: A.
Con precetto esecutivo n. _ emesso il 20 febbraio 2019 dall’Ufficio di esecuzione di Mendrisio, la CO 1 ha escusso la RE 1 per l’incasso di fr. 40'020.–, indicando quale titolo di credito la
“Fattura insoluta dal 14.11.2018”
.
B.
Avendo la RE 1 interposto opposizione al precetto esecutivo, con istanza del 15 marzo 2019 la CO 1 ne ha chiesto il rigetto provvisorio alla Pretura del Distretto di Lugano,
sezione 5.
All’udienza di discussione tenutasi il 30 settembre 2019,
l’istante ha confermato la sua domanda producendo un allegato scritto che è stato integrato nel verbale d’udienza. Con risposta orale la convenuta si è opposta all’istanza. Con replica e duplica orali le parti si sono riconfermate nelle loro posizioni contrastanti.
C.
Statuendo con decisione del 28 ottobre 2019, il Pretore ha accolto l’istanza e rigettato in via provvisoria l’opposizione interposta dalla parte convenuta, ponendo a suo carico le spese processuali di fr. 250.– e un’indennità di fr. 1'200.– a favore dell’istante.
D.
Contro la sentenza appena citata la RE 1 è insorta
a questa Camera
con un reclamo dell’11 novembre 2019
per ottenerne l’annullamento e la reiezione dell’istanza. Il 15 novembre 2019 il presidente della Camera ha respinto la domanda d’effetto sospensivo presentata con l’impugnazione. Nelle sue osservazioni del 13 dicembre 2019, la CO 1
ha concluso per la reiezione del reclamo.

Considerando
in diritto:
1.
La sentenza impugnata – emanata in materia di rigetto dell’opposizione – è una decisione di prima istanza finale e inappellabile (art. 309 lett. b n. 3 CPC), contro cui è dato il rimedio del reclamo (art. 319 lett. a CPC) alla
Camera di esecuzione e fallimenti (CEF) del Tribunale d’appello (art. 48 lett. e n. 1 LOG) senza riguardo al valore litigioso
.
1.1
Pronunciata in procedura sommaria (art. 251 lett. a CPC), la decisione è impugnabile con reclamo entro dieci giorni dalla notificazione (art. 321 cpv. 2 CPC). Presentato l’11 novembre 2019 contro la sentenza notificata al patrocinatore della RE 1
il 30 ottobre 2019, in concreto il reclamo è tempestivo, la scadenza
di sabato 9 novembre essendo stata riportata a lunedì 11 novembre 2019 in virtù dell’art. 142 cpv. 3 CPC (per il rinvio dell’art. 31 LEF).
1.2
La Camera decide in linea di principio in base agli atti di causa della giurisdizione inferiore (art. 327 cpv. 1 e 2 CPC), limitando il suo esame, fatte salve carenze manifeste, alle censure motivate (art. 321 cpv. 1 CPC) contenute nel reclamo (DTF 142 III 417 consid. 2.2.4). Secondo l’art. 320 CPC con il reclamo possono essere censurati sia l’applicazione errata del diritto sia l’accertamento manifestamente errato dei fatti, fermo restando che sono inammissibili conclusioni, allegazioni di fatti e mezzi di prova nuovi (art. 326 cpv. 1 CPC).
1.3
Il reclamo dev’essere “motivato” (art. 321 cpv. 1 CPC) – ciò che la Camera verifica d’ufficio – nel senso che dal memoriale deve evincersi per quali ragioni la sentenza di primo grado è contestata (DTF 142 I 94 consid. 8.2 con rinvii). Spetta al reclamante confrontarsi con la motivazione addotta nella sentenza impugnata, indicando dove e in che cosa consisterebbe lo sbaglio del primo giudice (sentenza del Tribunale federale 4A_290/2014 del 1° settembre 2014 consid. 3.1, in: RSPC 2015 pag. 52, i cui principi valgono anche per i reclami: sentenza 5D_190/2014 del 12 maggio 2015 consid. 2).
1.3.1
Nelle osservazioni al reclamo, la CO 1 rileva che la reclamante, nel ribadire l’assenza agli atti di un verbale di collaudo, non si confronta con la motivazione del Pretore, secondo cui tale circostanza non è di rilievo siccome la consegna dell’opera è stata comprovata mediante uno scambio di e-mail attestante che un sopralluogo di consegna è avvenuto il 4 settembre 2018. La CO 1 sottolinea d’altra parte che PI 1 e PI 2, i cui nomi compaiono nello scambio di e-mail, non sono due persone estranee al contratto, come eccepito tardivamente solo in questa sede dalla reclamante, ma il primo rappresenta la direzione lavori mentre il secondo agisce come promotore, come risulta dal contenuto della mail stessa.
1.3.2
L’obiezione è condivisibile. Infatti, in prima sede la RE 1 non ha contestato l’allegazione dell’istante (osservazioni ad 4 e replica), secondo cui all’incontro del 4 settembre 2018 volto alla consegna e al collaudo dell’opera hanno partecipato tra altri PI 1 per la direzione lavori (DL) e PI 2 per la committente (v. verbale d’udienza pag. 6). Il fatto è quindi da considerare dimostrato (art. 150 cpv. 1 CPC a contrario) e non può più essere rimesso in discussione in sede di reclamo (
sentenza della CEF 14.2017.51 del 21 settembre 2017, RtiD 2018 I 775 n. 49 c, consid. 5
).
Per il resto la reclamante si limita a ribadire che l’esigibilità del credito
posto in esecuzione sarebbe vincolata alla produzione di un verbale di consegna senza confrontarsi con il corretto accertamento del Pretore, secondo cui il contratto di appalto – e segnatamente la voce
“condizioni di pagamento”
– non prescrive una simile esigenza. Prevede infatti solo la corresponsione del
“saldo a 30 gg fattura, previa accettazione lavori da parte della DL”
, senza precisarne la forma. Insufficientemente motivata, la censura è inammissibile.
2.
In virtù dell’art. 82 LEF, il giudice pronuncia il rigetto provvisorio dell’opposizione ove il credito posto in esecuzione sia fondato su un riconoscimento di debito constatato mediante atto pubblico o scrittura privata (cpv. 1), a meno che l’escusso sollevi e giustifichi immediatamente eccezioni tali da infirmare il riconoscimento di debito (cpv. 2). La procedura di rigetto è una procedura documentale
(Aktenprozess)
, il cui scopo non è di accertare l’esistenza del credito posto in esecuzione bensì l’esistenza di un titolo esecutivo. Il giudice verifica solo la forza probante del titolo prodotto dal creditore – la sua natura formale – e vi conferisce forza esecutiva ove l’escusso non renda immediatamente verosimili eccezioni liberatorie (DTF 132 III 142 consid. 4.1.1). La decisione di rigetto provvisorio dispiega solo effetti di diritto esecutivo, senza regiudicata quanto all’esistenza del credito (DTF 136 III 587 consid. 2.3). Il pronunciato, quindi, non priva le parti del diritto di sottoporre nuovamente il litigio al giudice ordinario (art. 79 o 83 cpv. 2 LEF; DTF 136 III 530 consid. 3.2).
3.
Nella decisione impugnata, il Pretore ha ritenuto che il contratto d’appalto sottoscritto dalle parti costituisce un valido titolo di rigetto dell’opposizione e che la convenuta non ha eccepito, sulla scorta della
“Basler Praxis”
, la mancata o irregolare esecuzione e consegna dell’opera, ma si è limitata a censurare la mancata produzione del protocollo di consegna. Orbene, che l’opera sia stata fornita a mente del Pretore emerge chiaramente dall’e-mail del 29 agosto 2018 in relazione alla corrispondenza intercorsa tra PI 1 e PI 2. L’esigenza di un protocollo di consegna non è d’altronde prevista dal contratto d’appalto. Lo fosse dalle norme SIA, ha precisato il Pretore, non sarebbe in ogni caso una circostanza di cui si potrebbe tenere conto, posto che chi si prevale di una norma SIA deve anche produrla, ciò che nel caso concreto la convenuta non ha fatto.
Allo stesso modo, in assenza di produzione della norma SIA da lei citata, secondo cui i difetti dell’opera potrebbero essere notificati fino a due anni dopo la consegna dell’opera, il primo giudice ha reputato tardiva la notifica dei difetti effettuata dalla convenuta sei mesi dopo la fine dei lavori. D’altronde, egli ha definito poco credibile che la convenuta, che opera nel ramo immobiliare ed è quindi perfettamente cognita delle procedure vigenti, in presenza di pretesi difetti così gravi non solo non li abbia notificati tempestivamente, ma neppure abbia contestato la fattura del 14 novembre 2018 né reagito ai richiami di pagamento del 21 gennaio e del 1° febbraio 2019, attivandosi soltanto dopo la notifica del precetto esecutivo, avvenuta il 21 febbraio 2019, per opporsi alla fattura. Il Pretore ha concluso di poter ritenere
“con tranquillante certezza”
che la notifica dei difetti è avvenuta per sottrarsi o quanto meno per procrastinare il pagamento della fattura precedentemente mai contestata.
4.
Nel reclamo, la RE 1 rimprovera al primo giudice di aver indebitamente ribaltato l’onere della prova stabilito dalla cosiddetta
“Basler Praxis”
, verificando se lei avesse dimostrato di non aver accettato l’opera, e quindi se la sua contestazione dei difetti era tempestiva e sostanziata, anziché esigere dall’istante la prova dell’accettazione dell’opera attraverso la produzione di un verbale di collaudo firmato. La reclamante ritiene inoltre che il Pretore non poteva dedurre dal suo atteggiamento inizialmente passivo una sua accettazione tacita dell’opera, ricordando di aver per iscritto
“sollevato contestazioni sia sulla qualità dell’opera, che sui pagamenti eseguiti”
.
Reputa da ultimo
“cavillosa”
l’argomentazione pretorile relativa alla mancata produzione della copia delle disposizioni della norma SIA, sottolineando come il contratto concluso dalle parti sia con ogni evidenza un contratto d’appalto SIA e come il giudice debba applicare il diritto d’ufficio, comprese le norme SIA, per quanto concerne sia l’esigenza di un protocollo di collaudo firmato, sia il termine di due anni a disposizione del committente per notificare i difetti.
5.
Nelle osservazioni al reclamo, la CO 1 afferma che il Pretore ha giustamente ritenuto dilatorio l’atteggiamento della controparte, posto che ha notificato i difetti sei mesi dopo la consegna dell’opera, dopo ben due solleciti di pagamento e la notifica del precetto esecutivo. Ribadisce poi che la notifica dei difetti non è dettagliata ed è palesemente pretenziosa e inconsistente. Approva anche il Pretore laddove ha considerato che il contenuto della norma SIA non è un fatto notorio e che la parte che se ne prevale deve versarne agli atti una copia. A suo parere, infine, è altresì irrilevante che il contratto d’appalto preveda l’applicazione delle norme SIA.
6.
Il contratto di appalto firmato dal committente costituisce in linea di massima un valido titolo di rigetto provvisorio dell’opposizione per la mercede convenuta fintanto che l’opera sia stata compiuta e consegnata conformemente ai patti (art. 372 CO e 82 cpv. 1 LEF).
6.1
Ove l’escusso abbia contestato in modo sufficientemente circostanziato, non palesemente insostenibile e tempestivo la correttezza dell’adempimento delle prestazioni dovutegli dall’escutente nell’ambito di un contratto bilaterale (come il contratto d’appalto), incombe al procedente, in virtù dell’art. 82 CO, dimostrare di avere adempiuto correttamente i propri obblighi onde ottenere il rigetto provvisorio dell’opposizione all’esecuzione volta all’incasso della propria pretesa (cosiddetta
“Basler Praxis”:
sentenze della CEF
14.2018.102 del 7 marzo 2019, consid. 6, 14.2017.131 dell’11 ago-sto
2018, consid. 5.2/a e 14.2017.73 del 27 dicembre 2017, consid. 5.6/a, RtiD 2018 II 823 n. 42c; DTF 145 III 25 consid. 4.3.2 per l’eccezione d’inadempimento). Se l’escusso non è tenuto a
rendere verosimili i pretesi difetti (bastando contestazioni circostanziate
e non palesemente insostenibili), in materia di appalto e di vendita (art. 201 e 367 CO) spetta a lui (escusso) rendere verosimile di aver adempiuto tempestivamente l’onere di verifica della cosa consegnata e di avviso dei difetti alla controparte (stessa sentenza della CEF, consid. 5.6/c con rinvii).
6.2
Nella fattispecie, il contratto d’appalto del 21 febbraio 2014 prodotto dall’istante (doc. C), siccome è firmato dalla RE 1, costituisce di principio un valido riconoscimento di debito nel senso dell’art. 82 cpv. 1 LEF per il prezzo ivi convenuto di fr. 350'000.–, ridotto a fr. 40'020.–, in considerazione degli acconti già versati dalla controparte (doc. B, D e E), a condizione tuttavia che le opere commissionate siano state realizzate e consegnate conformemente ai patti.
6.3
La reclamante rimprovera al Pretore di aver ribaltato l’onere della prova in particolare per aver esaminato se la segnalazione dei difetti era tempestiva e circostanziata. Ora, a fronte della contestazione dell’istante, incombeva effettivamente alla convenuta rendere verosimile – non provare – di aver tempestivamente notificato difetti sufficientemente circostanziati e non palesemente insostenibili (sopra consid. 6.1). La RE 1 non nega che una segnalazione a oltre sei mesi dalla consegna dell’opera sia tardiva sotto il profilo dell’art. 372 CO, ma implicitamente ripropone l’argomento difensivo secondo cui il termine di prescrizione secondo la norma SIA è di due anni, evidenziando come il contratto concluso dalle parti è
“con ogni evidenza un contratto d’appalto SIA”
, ciò che non è seriamente contestabile visto ch’esso è redatto sulla scorta del modello del contratto d’appalto SIA 1977/ 1995 e rinvia in particolare alla norma SIA 118 (doc. C, ad 1.5).
6.3.1
L’istante obietta invero che, come rilevato dal Pretore, le norme SIA non sono fatti notori sicché la convenuta non può prevalersene siccome non ne ha prodotto una copia. La giurisprudenza cui essa si riferisce (sentenze del Tribunale federale 4A_428/2007 del 2 dicembre 2008, consid. 3.1, e della seconda Camera civile del Tribunale d’appello 12.2008.190 del 30 gennaio 2010) non è però più attuale. In effetti, il Tribunale federale l’ha modificata
con sentenza 4A_582/2016 del 6 luglio 2017
(v. il commento di F.C. in: SJ 2018 I 168), reputando eccessivamente formalista la decisione con cui l’autorità cantonale aveva rifiutato di esaminare le pretese attoree fondate sulla norma SIA per il solo fatto che quest’ultima non era stata formalmente prodotta, posto che il testo della disposizione invocata, nel caso di specie l’art. 172 della norma SIA 118, poteva essere facilmente accertato con un’ordinaria ricerca giuridica. Incombe però alla parte che se ne prevale l’onere di allegare e comprovare i fatti alla base dell’integrazione della norma al contratto d’appalto (sentenza del Tribunale federale 4A_156/2018 del 24 aprile 2019, consid. 3).
6.3.2
Nel caso specifico, l’integrazione della norma SIA 118 al contratto d’appalto è pacifica (sopra consid. 6.3). Appare quindi eccessivamente formalista la decisione del Pretore di non ammettere l’argomento della convenuta secondo cui “
la notifica dei difetti è tempestiva, poiché avvenuta nel termine di garanzia di due anni previsto dalle norme SIA 118 applicabili al contratto d’appalto in esame”
. Al primo giudice questo termine particolare di garanzia non pare del resto sconosciuto – ha respinto la censura per un motivo formale – e ad ogni modo egli avrebbe potuto verificare senza grande difficoltà che la norma SIA 118, e più precisamente l’art. 173 cpv. 1, prevede un termine di due anni per notificare i difetti, come risulta in particolare dalla giurisprudenza del Tribunale federale sopra citata e quella della scrivente Camera (tra le altre, sentenze della CEF 14.2019.97 del 24 settembre 2019, consid. 6.5/b e 14.2017. 173 del 27 dicembre 2017, consid. 6.4).
La questione può invero essere lasciata indecisa, come quella di sapere se la convenuta ha circostanziato i difetti invocati
(“imperfezioni a livello di finiture di soffitti e pareti interne ed esterne, mancano tutte le spallette laterali all’esterno dei serramenti, la facciata esterna è stata realizzata con un materiale diverso e di minore valore rispetto a quello previsto da contratto”)
in modo sufficiente a consentire all’istante di dimostrare di avervi posto rimedio (ciò che quest’ultima, a ben vedere, non contesta nelle osservazioni al reclamo). L’impugnazione casca infatti sul terzo presupposto giurisprudenziale relativo all’onere di allegazione dei difetti nei contratti bilaterali.
6.4
Il Pretore ha desunto dalla tardiva reazione della reclamante che nelle circostanze concrete della fattispecie il richiamo all’esistenza di difetti sia da ascrivere alla sua volontà di sottrarsi ai propri obblighi o quanto meno a procrastinarli. Nel reclamo essa si limita a ripetere di non avere accettato l’opera, neppure tacitamente, rinviando ai suoi scritti del 4 e del 20 marzo 2019 (doc. 2 e 3). Già si è detto però che la reclamante non ha validamente contestato di aver accettato l’opera (sopra consid. 1.3.2). Onde evitare che l’allegazione di difetti a suo dire manifesti fosse considerata palesemente insostenibile, le sarebbe spettato almeno di spiegare i motivi per cui ha aspettato di ricevere un precetto esecutivo, sei mesi dopo l’accettazione dell’opera, prima di eccepirne l’esistenza. Orbene la RE 1 non ha speso una parola al riguardo nel reclamo. Non basta il vago accenno al termine di garanzia di due anni, che concerne semmai il presupposto della tempestività della segnalazione dei difetti, ma non quello del carattere non palesemente insostenibile dell’eccezione. In tali circostanze, la conclusione del Pretore secondo cui la notifica dei difetti ha un chiaro scopo defatigatorio, fondata su tre diversi motivi, non risulta manifestamente errata (art. 320 lett. b CPC e sopra consid. 1.2). La reiezione dell’eccezione merita dunque conferma.
6.5
Il primo giudice ha infine
correttamente constatato che la convenuta non ha reso verosimile (giusta l’art. 82 cpv. 2 CO), con riscontri documentali, di aver validamente pagato il credito posto in esecuzione alla ditta subappaltatrice. Nel reclamo la RE 1 non discute frontalmente la questione.
6.6
Nella misura in cui è ricevibile, il reclamo va di conseguenza respinto, senza pregiudizio nel merito per la reclamante, ove abbia tempestivamente avviato un’azione di disconoscimento di debito (art. 83 cpv. 2 LEF e sopra consid. 2).
7.
Le spese processuali relative al presente giudizio, stabilite in applicazione degli art. 48 e 61 cpv. 1 OTLEF (RS 281.35), come le ripetibili, determinate in virtù dell’art. 11 cpv. 1-2 RTar (RL 178. 310) per il rinvio dell’art. 96 CPC, seguono la soccombenza (art. 106 cpv. 1 CPC).
8.
Circa i rimedi esperibili sul piano federale (art. 112 cpv. 1 lett. d LTF), il valore litigioso, pari a fr. 40'020.–, raggiunge la soglia di fr. 30'000.– ai fini dell’art. 74 cpv. 1 lett. b LTF.