Decision ID: e263788f-046c-50b8-b04d-89de24ae4e84
Year: 2020
Language: it
Court: CH_BVGE
Chamber: CH_BVGE_001
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: 

Visto:
la domanda d’asilo che l’interessata, di nazionalità srilankese, di etnia tamil
e religione hindu, con ultimo domicilio a B._,
C._ (situato nella Provincia del [...], nella regione del D._),
ha presentato in Svizzera il (...) ottobre 2019 (cfr. atto della Segreteria di
Stato della migrazione [di seguito: SEM] n. [...]-3/2),
i verbali di rilevamento dei dati personali del (...) ottobre 2019 (cfr. atto
SEM n. [...]-13/9) e del colloquio personale Dublino del (...) novem-
bre 2019 (cfr. atto SEM n. [...]-15/2),
i verbali d’audizione secondo l’art. 26 cpv. 3 della legge sull’asilo (LAsi,
RS 142.31) del (...) dicembre 2019 (cfr. atto SEM n. [...]-20/25; di seguito:
verbale 1) ed ai sensi dell’art. 29 LAsi del (...) marzo 2020 (cfr. atto SEM
n. [...]-23/13; di seguito: verbale 2),
il parere espresso dalla rappresentante legale della richiedente
dell’(...) marzo 2020 (cfr. atto SEM n. [...]-26/2) nei confronti del progetto
di decisione dell’autorità inferiore reso in data 10 marzo 2020 (cfr. atto SEM
n. [...]-25/10),
la decisione della SEM del 12 marzo 2020, notificata il medesimo giorno
(cfr. atto SEM n. [...]-29/1), con la quale la predetta autorità non ha ricono-
sciuto la qualità di rifugiato all’interessata ed ha respinto la sua domanda
d’asilo, pronunciando altresì il suo allontanamento dalla Svizzera e l’ese-
cuzione dello stesso provvedimento, in quanto ammissibile, ragionevol-
mente esigibile e possibile,
il ricorso del 24 marzo 2020 (cfr. risultanze processuali) interposto dall’in-
sorgente avverso la succitata decisione dinanzi al Tribunale amministrativo
federale (di seguito: il Tribunale), per il cui tramite l’interessata ha postu-
lato, in via principale, la restituzione degli atti di causa all’autorità inferiore
per una nuova valutazione in punto al riconoscimento della qualità di rifu-
giato ed alla concessione dell’asilo, ed in via subordinata alla concessione
dell’ammissione provvisoria, per inammissibilità ed inesigibilità dell’esecu-
zione dell’allontanamento; ha nel contempo presentato una domanda d’as-
sistenza giudiziaria, nel senso dell’esenzione dal versamento delle spese
processuali e del relativo anticipo con protestate spese e ripetibili,
i fatti del caso di specie che, se necessari, verranno ripresi nei considerandi
che seguono,
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e considerato:
che le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla
LTF, in quanto la LAsi non preveda altrimenti (art. 6 LAsi),
che fatta eccezione per le decisioni previste all’art. 32 LTAF, il Tribunale,
in virtù dell’art. 31 LTAF, giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi
dell’art. 5 PA prese dalle autorità menzionate all’art. 33 LTAF,
che la SEM rientra tra dette autorità (art. 105 LAsi) e l’atto impugnato co-
stituisce una decisione ai sensi dell’art. 5 PA,
che la ricorrente è toccata dalla decisione impugnata e vanta un interesse
degno di protezione all’annullamento o alla modificazione della stessa
(art. 48 cpv. 1 lett. a–c PA), per il che è legittimata ad aggravarsi contro di
essa,
che i requisiti relativi ai termini di ricorso (art. 108 cpv. 1 LAsi), alla forma e
al contenuto dell’atto di ricorso (art. 52 cpv. 1 PA) sono soddisfatti,
che occorre pertanto entrare nel merito del gravame,
che il ricorso, manifestamente infondato per i motivi che seguono, è deciso
dal giudice in qualità di giudice unico, con l’approvazione di una seconda
giudice (art. 111 lett. e LAsi) e la decisione è motivata solo sommariamente
(art. 111a cpv. 2 LAsi),
che ai sensi dell’art. 111a cpv. 1 LAsi, si rinuncia allo scambio di scritti,
che con ricorso al Tribunale possono essere invocati, in materia d’asilo, la
violazione del diritto federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti
giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi) e, in materia di diritto degli
stranieri, pure l’inadeguatezza ai sensi dell’art. 49 PA (cfr. DTAF 2014/26
consid. 5),
che il Tribunale non è vincolato né dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4 PA), né
dalle considerazioni giuridiche della decisione impugnata, né dalle argo-
mentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2),
che la richiedente, ha dichiarato di aver lasciato il proprio paese d’origine
l’(...) 2019 per recarsi dapprima via aerea in E._, e poi in Svizzera;
che ella ha in particolare asserito che prima della fine della guerra nel (...)
da F._, si sarebbe trasferita insieme alla sua famiglia nuovamente
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a B._ (C._), ove il padre avrebbe un campo in proprietà ed
una casa; che in tale contesto la sua famiglia si sarebbe arresa alle autorità
srilankesi e, come molte altre persone, avrebbero proceduto a registrarsi
presso le stesse, ma nessuno di loro quale membro delle LTTE, malgrado
suo padre avrebbe collaborato con queste ultime portando loro della merce
o del cibo; che un suo zio (...) sarebbe invece stato membro delle LTTE ed
avrebbe svolto per questo motivo un periodo di riabilitazione dopo il quale
avrebbe iniziato a lavorare nel (...),
che ha inoltre narrato che dopo aver scritto in svariate occasioni delle frasi
su dei manifesti che sarebbero stati utilizzati durante delle manifestazioni
da persone che cercavano i loro famigliari dispersi, attività per la quale sa-
rebbe stata iniziata ed avrebbe fatto capo alla madre di (...), una vicina di
casa la cui figlia (...) risulterebbe dispersa, alla (...) del 2019 delle persone
si sarebbero presentate a casa sua; che queste ultime, riferendosi alla sua
attività precitata, avrebbero ingiunto che lei dovesse smettere di scrivere
dei cartelloni contro il Governo, minacciando lei ed i suoi genitori, e dicendo
che volevano portarla via per interrogarla la sera stessa,
che però i medesimi avrebbero desistito, viste in particolare le suppliche
del padre, il quale sarebbe pure stato spintonato da uno dei figuri; che per
due o tre giorni per timore ella non sarebbe più uscita di casa, dopo i quali
si sarebbe recata in banca per versare i proventi del raccolto famigliare sul
suo conto personale su richiesta del padre; che al rientro da tale commis-
sione, ella sarebbe stata inseguita in moto da due persone; che trascorsi
ancora un paio di giorni, si sarebbe recata da una (...) che viveva a pochi
minuti da casa loro, per ritirare i medicamenti per il padre; che durante la
sua assenza la madre le avrebbe riferito che sarebbero passati delle per-
sone appartenenti al (...) (acronimo per “[...]”), e non trovandola avrebbero
detto che doveva presentarsi presso i loro uffici la mattina seguente,
che il giorno stesso, l’interessata avrebbe abbandonato la sua casa per
recarsi presso una parente a G._, presso la quale sarebbe rimasta
nascosta sino al suo espatrio; che tramite tale parente, sia quando ancora
si trovava presso la stessa, che dopo la sua partenza dal paese d’origine,
avrebbe appreso che le persone del (...) sarebbero ripassate a cercarla
svariate volte al suo domicilio, minacciando i suoi genitori,
che a supporto delle sue dichiarazioni, l’interessata ha consegnato la sua
carta d’identità ed il certificato di nascita originali (cfr. atti SEM n. [...]-1/1,
n. [...]-2/2, n. [...]-13/9, p.to 4.01 segg., pag. 4 seg.), oltreché una lettera
del (...) datata (...) in lingua inglese (cfr. atto SEM n. [...]-18/- e mezzo di
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prova n. 1); una denuncia di sparizione manoscritta di H._ da parte
della madre, in lingua straniera ed una dichiarazione manoscritta di spari-
zione di I._ inerente la figlia H._ del (...) in lingua straniera
(cfr. atto SEM n. [...]-18/- e mezzo di prova n. 2); uno scritto del (...)
J._ del (...), in lingua inglese (cfr. atto SEM n. [...]-18/- e mezzo di
prova n. 3),
che la Svizzera, su domanda, accorda asilo ai rifugiati secondo le disposi-
zioni della LAsi (art. 2 LAsi); che l’asilo comprende la protezione e lo statuto
accordati a persone in Svizzera in ragione della loro qualità di rifugiato; che
esso include il diritto di risiedere in Svizzera,
che giusta l’art. 3 cpv. 1 LAsi, sono rifugiati le persone che, nel Paese di
origine o di ultima residenza, sono esposte a seri pregiudizi a causa della
loro razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo
sociale o per le loro opinioni politiche, ovvero hanno fondato timore di es-
sere esposte a tali pregiudizi,
che sono pregiudizi seri segnatamente l’esposizione a pericolo della vita,
dell’integrità fisica o della libertà, nonché le misure che comportano una
pressione psichica insopportabile (art. 3 cpv. 2 LAsi),
che chiunque domanda asilo deve provare o per lo meno rendere verosi-
mile la sua qualità di rifugiato (art. 7 cpv. 1 LAsi); che la qualità di rifugiato
è resa verosimile se l’autorità la ritiene data con una probabilità preponde-
rante (art. 7 cpv. 2 LAsi),
che sono inverosimili in particolare le allegazioni che su punti importanti
sono troppo poco fondate o contraddittorie, non corrispondono ai fatti o si
basano in modo determinante su mezzi di prova falsi o falsificati (art. 7
cpv. 3 LAsi),
che sul punto in questione dell’asilo e della qualità di rifugiato, il Tribunale
non può che condividere la lettura dell’autorità inferiore,
che invero, come giudicato dalla SEM, il racconto circa gli eventi determi-
nanti l’espatrio dell’insorgente, non risultano essere verosimili,
che a titolo esemplificativo, circa la scrittura dei manifesti, ella ha reso delle
asserzioni incoerenti sia in relazione ai committenti degli stessi ed a come
venivano preparati, che al ruolo che avrebbe avuto la madre di (...),
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che se dapprima ella riferisce che tali cartelloni li avrebbe preparati per
delle persone anziane, su loro richiesta, ove scriveva quello che volevano
loro (cfr. verbale 1, D94, pag. 12; D97, pag. 13; D105, pag. 14), in seguito
invece modifica sostanzialmente tali affermazioni, sostenendo che sarebbe
stata la madre di (...), che le avrebbe chiesto di scrivere i cartelloni, mentre
che le altre famiglie preparavano per conto loro i manifesti (cfr. verbale 1,
D106, pag. 14; D136, pag. 18; D150, pag. 19) e che per non ripetere sem-
pre le solite frasi avrebbe preparato i manifesti anche con frasi sue (cfr.
verbale 1, D106, pag. 14),
che inoltre, in primo luogo sostiene che tale lavoro lo avrebbe svolto stando
assieme ad una ragazza, e che sarebbe stata la madre di (...) ad averle
raccontato che partecipava a queste manifestazioni, e da lì sarebbe nato il
suo interesse di aiutare tali persone e ad avere i contatti con gli organizza-
tori delle manifestazioni (cfr. verbale 1, D107, pag. 14), salvo poco dopo
contraddirsi, riferendo invece che sarebbe stata unicamente con la madre
e con il (...) di (...) che avrebbe avuto dei contatti per svolgere l’attività di
scrittura dei manifesti, e che sarebbe stata la madre di (...) che le avrebbe
chiesto di svolgere tale compito la prima volta, la quale sarebbe pure stata
l’organizzatrice di tali manifestazioni, ove quest’ultima partecipava pratica-
mente sempre (cfr. verbale 1, D106, pag. 14; D109, pag. 15; D113, pag. 15
e D177, pag. 23),
che però anche circa quest’ultima affermazione ha rilasciato in seguito una
versione discrepante, dipingendo la madre di (...) come persona anziana e
malata di salute, che partecipava soltanto alle grandi manifestazioni (cfr.
verbale 2, D22 segg., pag. 4), quando invece nella prima audizione, riferi-
sce trattarsi di una ragazza che organizzava e partecipava alle manifesta-
zioni (cfr. verbale 1, D106 seg., pag. 14 e D177, pag. 23),
che anche in merito alla dinamica della prima visita ricevuta da alcune per-
sone, che la richiedente ritiene essere appartenenti al (...), le allegazioni
rilasciate dalla stessa, non risultano meno coerenti,
che a titolo d’esempio se durante la prima narrazione dell’evento, ella rife-
risce che le avrebbero ingiunto, tra le altre cose, che si sarebbe dovuta
presentare in una certa data al loro ufficio per un interrogatorio, nonché
non avrebbe scorto con quale veicolo tali figuri sarebbero sopraggiunti, in
quanto ella sarebbe uscita soltanto in un secondo momento (cfr. verbale 1,
D94, pag. 12), poco dopo invece fornisce una versione differente, soste-
nendo che le avrebbero detto che sarebbero ritornati e lei li avrebbe dovuti
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seguire per l’interrogatorio (cfr. verbale 1, D155, pag. 20), quindi senza co-
municarle alcuna data precisa per l’interrogatorio; nonché avrebbe visto
arrivare la vettura – un (...) – dal quale sarebbero scese tali persone (cfr.
verbale 2, D29, pag. 5),
che anche circa la veridicità degli avvenimenti successivi a tale visita, vi è
seriamente da dubitare,
che per quanto concerne l’inseguimento con la motocicletta messa in atto
nei suoi confronti da parte di due persone, se dapprincipio ella ha chiara-
mente indicato essersi trattato di più inseguimenti, sia se si recava al mer-
cato che a scuola (cfr. verbale 1, D94, pag. 12), in seguito ha invece so-
stenuto trattarsi di un unico episodio, che sarebbe successo quando stava
ritornando dalla banca (cfr. verbale 2, D25 segg., pag. 4; D27 pag. 5; D59
seg., pag. 9),
che dipoi anche le sue dichiarazioni relative al comportamento che avrebbe
adottato a seguito di tale visita, contraddice in modo palese sia il timore
che ella avrebbe nutrito nei confronti delle autorità srilankesi successivo
alla stessa, sia risulta illogico rispetto alle minacce – anche a sfondo ses-
suale – che avrebbero proferito le medesime nei suoi confronti ed all’indi-
rizzo dei suoi genitori (cfr. verbale 2, D29 segg., pag. 5; D33, pag. 6: “[...]”;
D35, pag. 6) ed a quanto le sarebbe occorso in seguito,
che invero, malgrado d’un canto ella abbia allegato di essere rimasta in
casa per due o tre giorni, non sapendo cosa potesse succederle (cfr. ver-
bale 1, D94, pag. 12), ella ha d’altro canto sostenuto di aver continuato a
girovagare come se niente fosse, effettuando le sue attività ed incombenze
come prima – recandosi ad esempio in banca e dalla (...) per ritirare i me-
dicamenti del padre – (cfr. verbale 1, D94, pag. 13; D155, pag. 20, D164
segg., pag. 22; verbale 2, D37 segg., pag. 6 segg.),
che i mezzi di prova presentati dalla ricorrente non sono atti a dimostrare i
suoi motivi di protezione, come rettamente sostenuto nella decisione impu-
gnata dall’autorità inferiore, alla quale per il resto può essere rinviato, es-
sendo la stessa sufficientemente dettagliata e motivata (cfr. art. 109 cpv. 3
su rinvio dell’art. 6 LAsi),
che con il suo gravame, l’interessata non ha apportato alcuna spiegazione
convincente che rimetta in causa le considerazioni precedenti,
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che tuttavia, occorre ancora esaminare se la ricorrente ha un timore ogget-
tivamente fondato di essere esposta, in caso di un suo ritorno in Sri Lanka,
a dei seri pregiudizi ai sensi dell’art. 3 LAsi, in ragione della sua apparte-
nenza all’etnia tamil ed alla sua condizione di donna sola, come ella so-
stiene nel suo ricorso, combinati eventualmente con altri fattori di rischio
(cfr. sentenza del Tribunale E-1866/2015 del 15 luglio 2016 consid. 8.4 e
8.5 [pubblicata quale sentenza di riferimento]), di modo che si giustifiche-
rebbe di riconoscerle la qualità di rifugiato,
che nel caso di specie, malgrado i cambiamenti politici recenti intervenuti
in Sri Lanka, la ricorrente non appare essere una persona suscettibile di
essere considerata dalle autorità srilankesi, come dotata di una volontà e
di una capacità di ravvivare il conflitto etnico nel suo paese (cfr. sentenza
di riferimento del Tribunale precitata, in particolare consid. 8.5.3; cfr. anche
tra le altre le sentenze del Tribunale D-488/2019 del 25 marzo 2020
consid. 4, E-6653/2018 del 20 marzo 2020 consid. 4),
che in Sri Lanka, né lei né i suoi famigliari stretti sono mai stati registrati o
riconosciuti quali affiliati alle LTTE, e l’unico suo zio (...) che era membro
di queste ultime è stato riabilitato ed in seguito avrebbe pure ricoperto una
funzione di spicco nel (...) (cfr. verbale 1, D51, pag. 7),
che secondo la giurisprudenza summenzionata, un tale profilo è tuttavia
esatto per ritenere un fondato timore di persecuzione futura in caso di ri-
torno in Sri Lanka, la sola esistenza di sospetti da parte delle autorità sri-
lankesi, fondati o meno, di legame attuale o passato con le LTTE non ri-
sulta sufficiente (cfr. sentenza di riferimento precitata, consid. 8.5.3),
che in tal senso, la mera supposizione sostenuta con il gravame dalla ri-
corrente, che lo scritto del (...) del (...) presentato – ove si parla di un so-
stegno da parte del padre alle LTTE – potrebbe essere motivo per colle-
gare la stessa alle predette e renderla particolarmente sospetta, oltreché
non avere alcun fondamento, non risulta un elemento sufficiente per rico-
noscerle tale profilo di rischio,
che inoltre ella non ha mai riscontrato alcuna problematica – a parte quanto
già precedentemente ritenuto inverosimile – con le autorità o con terzi nel
suo paese d’origine, in particolare non ha mai partecipato ad alcuna mani-
festazione (cfr. verbale 1, D126, pag. 17), né è mai stata membro di alcuna
organizzazione od associazione (cfr. verbale 1, D154, pag. 20),
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che a differenza di quanto sostenuto nel gravame dalla ricorrente, la sola
condizione di donna giovane non coniugata, peraltro in specie con un’am-
pia rete sociale e famigliare in patria – segnatamente con diversi membri
maschili, tra i quali il padre – non la caratterizzano quale avente un profilo
di rischio accresciuto (cfr. sentenza di riferimento succitata, in particolare
consid. 8.3 e 9.2.4); che le due sentenze del Tribunale citate nel ricorso
dall’insorgente (cfr. sentenze E-4502/2017 del 12 settembre 2019 e
E-4170/2016 del 29 aprile 2019), non modificano tale conclusione; che in-
vero le fattispecie alla base di queste ultime, si discostano notevolmente
dal presente caso, essendo in particolare nelle stesse le interessate, donne
sole, state riconosciute come verosimili vittime di violenze sessuali pre-
gresse perpetrate dalle autorità srilankesi,
che altresì, il solo fatto, in quanto tamil, di aver depositato una domanda
d’asilo in Svizzera, preso a sé stante, non espone la ricorrente a dei tratta-
menti proscritti dalle disposizioni internazionali in caso di un suo ritorno in
Sri Lanka (cfr. sentenza della CorteEDU, R.J. contro Francia del
19 settembre 2013, 10466/11, §§ 37 e 39; cfr. anche sentenza di riferi-
mento succitata consid. 8 e 9; DTAF 2011/24 consid. 8.4 e 10.4),
che neppure le sole evenienze di aver lasciato il suo paese d’origine e di
aver introdotto una domanda d’asilo all’estero non costituiscono degli ele-
menti sufficienti, presi a sé stanti o sommati – anche con gli elementi suc-
citati –, per destare i sospetti delle autorità srilankesi; che tali fattori confer-
mano tutt’al più che ella possa essere interrogata dalle autorità srilankesi
al suo ritorno (cfr. sentenza di riferimento del Tribunale
menzionata consid. 8, 9.2.4 e 9.2.5; sentenze E-4703/2017 e E-4705/2017
del 25 ottobre 2017 [sentenza in parte pubblicata in DTAF 2017 VI/6]
consid. 4.4 e 4.5),
che non vi sono inoltre elementi nell’incarto che rendano verosimile che
ella possa attirare l’attenzione delle autorità srilankesi a causa dell’attuale
contesto politico e di sicurezza del paese in questione e che debba per-
tanto temere delle persecuzioni rilevanti in materia d’asilo,
che in particolare, non v’è all’ora attuale alcun motivo per ritenere che il
cambiamento di potere in Sri Lanka abbia comportato un rischio di perse-
cuzione collettiva di interi gruppi di persone; che per il resto, la situazione
conflittuale tra l’(...) e le autorità srilankesi si è nel frattempo normalizzata;
che nel contempo hanno inoltre fatto ritorno in patria, liberamente o coatti-
vamente, dei richiedenti l’asilo, senza che fossero interrogati all’aeroporto
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di K._ in merito a conoscenti o abbiano riscontrato qualsivoglia pro-
blematica una volta rientrati al proprio domicilio (cfr. in tal senso anche le
sentenze del Tribunale D-1466/2020 del 23 marzo 2020 consid. 5.5 e E-
1156/2020 del 20 marzo 2020 consid. 6.2),
che visto quanto precede, sulla questione del riconoscimento della qualità
di rifugiato e della concessione dell’asilo, il ricorso è respinto e la decisione
avversata confermata,
che l’insorgente non adempie le condizioni in virtù delle quali la SEM
avrebbe dovuto astenersi dal pronunciare il suo allontanamento dalla Sviz-
zera (art. 14 cpv. 1 e 2, art. 44 LAsi nonché art. 32 dell’ordinanza 1
sull’asilo relativa a questioni procedurali dell’11 agosto 1999 [OAsi 1,
RS 142.311]; cfr. DTAF 2013/37 consid. 4.4; DTAF 2011/24 consid. 10.1);
che il Tribunale è pertanto tenuto a confermare la pronuncia dell’allontana-
mento,
che l’esecuzione dell’allontanamento è regolamentata, per rinvio
dell’art. 44 LAsi, dall’art. 83 della legge federale sugli stranieri e la loro in-
tegrazione (LStrI, nuova denominazione e parziale revisione del testo legi-
slativo in vigore dal 1° gennaio 2019, RS 142.20), giusta il quale l’esecu-
zione dell’allontanamento dev’essere possibile (art. 83 cpv. 2 LStrI), am-
missibile (art. 83 cpv. 3 LStrI) e ragionevolmente esigibile (art. 83 cpv. 4
LStrI),
che visto quanto già sopra considerato, la ricorrente non ha reso verosimile
che in caso di ritorno nel suo paese, ella sarebbe esposta a dei seri pre-
giudizi ai sensi dell’art. 3 LAsi; che il principio del divieto di respingimento
espresso all’art. 5 LAsi non trova pertanto applicazione nella fattispecie,
che per le stesse ragioni succitate, l’insorgente non è stata in grado di sta-
bilire di avere un profilo che possa interessare al suo ritorno le autorità
srilankesi in modo particolare, né v’è nel suo caso l’esistenza di elementi
seri ed avverati che fondino un rischio reale e concreto di essere sottoposta
ad un trattamento proscritto ai sensi dell’art. 3 CEDU o dell’art. 3 della
Convezione del 10 dicembre 1984 contro la tortura ed altre pene o tratta-
menti crudeli, inumani o degradanti (Conv. tortura, RS 0.105) in caso di un
suo ritorno nel Paese d’origine,
che l’esecuzione dell’allontanamento dell’insorgente risulta pertanto am-
missibile ai sensi dell’art. 83 cpv. 3 LStrI in relazione con l’art. 44 LAsi,
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che risulta pure ragionevolmente esigibile (art. 83 cpv. 4 LStrI in relazione
con l’art. 44 LAsi),
che invero il Tribunale ha da ultimo analizzato la situazione vigente in Sri
Lanka rispetto al quesito inerente l’esigibilità dell’esecuzione di richiedenti
l’asilo respinti, in particolare di etnia tamil, nella sentenza di riferimento
E-1866/2015 già citata (cfr. ibidem, consid. 13.2–13.4), che risulta tutt’ora
attuale, malgrado gli avvicendamenti politici e sociali recenti già sopra con-
siderati,
che tale apprezzamento, non risulta essere posto in discussione né dalle
allegazioni né dalle fonti generiche contenute nel gravame circa la presunta
situazione attuale in Sri Lanka, come pure appare priva di reale fonda-
mento la censura ricorsuale che nella decisione avversata alcune fonti ci-
tate non siano corrette; che invero esse rispecchiano le considerazioni
espresse dalla SEM precedentemente in merito alla situazione previgente
ed attuale in Sri Lanka,
che dagli atti all’incarto non si evince neppure che l’interessata possa es-
sere messa in pericolo per dei motivi inerenti la sua persona,
che difatti, l’esecuzione dell’allontanamento verso la regione del
D._ – in casu distretto di C._ (situato nella Provincia del [...])
– è ragionevolmente esigibile, se sono adempiuti i criteri individuali di esi-
gibilità – segnatamente l’esistenza di una sufficiente rete familiare o sociale
che possa supportare il richiedente così come di prospettive sicure che gli
permettano di assicurargli un reddito minimo ed un’abitazione – (cfr. sen-
tenza del Tribunale E-1866/2015 precitata consid. 13.3.2 dove è stata la-
sciata aperta la questione dell’esecuzione dell’allontanamento nella re-
gione del D._ [regione definita nella DTAF 2011/24
consid. 13.2.2.1], ed esplicitata in seguito nella sentenza di riferimento
D-3619/2016 del 16 ottobre 2017 consid. 9.4.2-9.4.3 e 9.5, in particolare
consid. 9.5.9),
che le condizioni precitate, sono in specie adempiute,
che invero la ricorrente, giovane ed in buona salute – non essendo ravvi-
sabili dagli atti di causa dei problemi medici particolari ostativi al suo rinvio
(cfr. atti SEM n. [...]-15/2, n. [...]-21/2 e verbale 2, D73, pag. 11) –, e con
una buona formazione ([...]), ha trascorso buona parte della sua esistenza
nel distretto di C._,
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che inoltre dispone nel suo paese di un’ampia rete famigliare – segnata-
mente dei genitori, presso i quali viveva già prima dell’espatrio, i quali di-
spongono di una casa e di un terreno in proprietà nonché di sufficienti
mezzi di sussistenza; di due (...) che l’avevano aiutata già prima della sua
partenza dal paese d’origine, nonché del (...) – che faciliteranno il suo rein-
serimento,
che infine, l’esecuzione dell’allontanamento risulta pure possibile, essendo
la ricorrente, se del caso, tenuta ad intraprendere ogni passo necessario
presso la competente rappresentanza del suo paese d’origine in vista
dell’ottenimento dei documenti che le permettano il rimpatrio (cfr. art. 8
cpv. 4 LAsi nonché DTAF 2008/34 consid. 12),
che visto tutto quanto sopra, con la decisione impugnata, la SEM non ha
violato il diritto federale né abusato del suo potere d’apprezzamento ed
inoltre non ha accertato in modo inesatto o incompleto i fatti giuridicamente
rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi); che altresì, per quanto censurabile, la deci-
sione non è inadeguata (art. 49 PA; DTAF 2014/26 consid. 5),
che il ricorso va conseguentemente respinto e la decisione impugnata con-
fermata,
che avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, la domanda di esen-
zione dal versamento di un anticipo equivalente alle presunte spese pro-
cessuali è divenuta senza oggetto,
che ritenute le allegazioni ricorsuali sprovviste di probabilità di esito favo-
revole, la domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa dal
pagamento delle spese processuali (cfr. art. 65 cpv. 1 PA), è respinta,
che visto l’esito della procedura, le spese processuali di CHF 750.–, che
seguono la soccombenza, sono poste a carico della ricorrente (art. 63
cpv. 1 e 5 PA nonché art. 3 lett. b del regolamento sulle tasse e sulle spese
ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del
21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]),
che la presente decisione non concerne una persona contro la quale è
pendente una domanda d’estradizione presentata dallo Stato che ha ab-
bandonato in cerca di protezione, per il che non può essere impugnata con
ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83
lett. d cifra 1 LTF); che la pronuncia è quindi definitiva.
(dispositivo alla pagina seguente)
D-1696/2020
Pagina 13
il Tribunale amministrativo federale pronuncia:
1.
Il ricorso è respinto.
2.
L’istanza di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa dal versa-
mento delle spese processuali, è respinta.
3.
Le spese processuali di CHF 750.– sono poste a carico della ricorrente.
Tale ammontare dev’essere versato alla cassa del Tribunale amministra-
tivo federale entro un termine di 30 giorni dalla data di spedizione della
presente sentenza.
4.
Questa sentenza è comunicata alla ricorrente, alla SEM e all’autorità can-
tonale competente.
Il giudice unico: La cancelliera:
Daniele Cattaneo Alissa Vallenari