Decision ID: 863a3a6c-d05c-5b43-b248-a76f96b65821
Year: 2004
Language: it
Court: TI_PP
Chamber: TI_PP_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: penal_law

in fatto:
A.
La mattina di domenica 16 luglio 2000, verso le ore 4.00, si sono verificati sulla corsia nord-sud dell'autostrada A2, in corrispondenza del _ _ _, due incidenti della circolazione che hanno coinvolto tre automobili, una _ _ guidata da _ _, una _ _ guidata da _ _ e una _ _ guidata da _ _. Gli impatti, cui è seguito il decesso del ventenne _ _ di _– passeggero della _ _– sono stati così descritti dalla Polizia cantonale (cfr. rapporto di constatazione del 15 novembre 2000, act. 13, pag. 5):
Cadloni circolava alla guida della propria autovettura da _ diretto verso sud.
Giunto all'altezza del _, per cause che non è stato in grado di spiegare, urtava di striscio il guardavia di destra. Sbandava sulla sinistra entrando in collisione con la vettura del _ che nel frattempo si trovava in corsia di sorpasso. _ circolava ad una velocità dichiarata di ca. 90/100 km/h.
_ si fermava più avanti a ridosso della protezione metallica centrale leggermente di traverso, mentre l'auto del Maggi dall'urto ricevuto si capovolgeva, terminando la sua corsa in posizione trasversale, a cavallo delle due corsie di scorrimento.
Poco dopo, _ che giungeva anch'esso da _ sulla corsia di sorpasso ad una velocità dichiarata di ca. 100 km/h, vedendo la vettura _ ferma sulla sinistra, si spostava a destra entrando in collisione con l'autovettura _, facendola carambolare in avanti a ridosso della protezione metallica centrale.
_ terminava la sua corsa a cavallo fra la corsia d'emergenza e la normale corsia di marcia a circa 75 metri da quest'ultima.
[...]
B.
Dalle indagini esperite è emerso – fra l'altro – che _ al momento del sinistro versava in stato di ubriachezza (tasso di alcoolemia min. 1,56 – max. 2,07 g/kg: cfr. referto 18 luglio 2000 del Laboratorio _ allegato al rapporto di polizia act. 13), che nessuno dei veicoli coinvolti presentava difetti che avrebbero potuto causare gli incidenti (cfr. le conclusioni dei controlli tecnici act. 5, 6 e 7, pag. 2) e che _ è deceduto a causa delle ferite riportate nell'infortunio (rapporto dell'Istituto cantonale di patologia, act. 9, pag. 2 a metà). L'istruttoria non ha consentito per converso di stabilire se la morte del giovane fosse riconducibile al primo, al secondo o a entrambi gli impatti (cfr. perizia dell'ing. _ _, act. 30, in particolare pag. 7 in fondo; conclusione ribadita dallo stesso perito giudiziario durante l'istruttoria dibattimentale).
C.
Con decreto d'accusa del _ 2001 il Procuratore pubblico ha ritenuto _ _ autore colpevole di omicidio colposo e di circolazione in stato di ebrietà. In applicazione della pena, egli ha proposto la condanna dell'imputato a 3 mesi di detenzione sospesi condizionalmente per un periodo di prova di 3 anni e a una multa di fr. 1500.–, così come al pagamento di una tassa di giustizia di fr. 200.– e delle spese di fr. 21 500.–. _ _ ha introdotto il 23 novembre 2001 opposizione al decreto d'accusa.

Considerato
in diritto:
1.
Giusta l'art. 117 CP chiunque per negligenza cagiona la morte di alcuno è punito con la detenzione o la multa. Commette un crimine o un delitto per negligenza colui che, per un'imprevidenza colpevole, non ha scorto le conseguenze della sua azione o non ne ha tenuto conto (art. 18 cpv. 3 prima frase CP). L'imprevidenza è colpevole se l'agente non ha usato le precauzioni alle quali era tenuto secondo le circostanze e le sue condizioni personali (art. 18 cpv. 3 seconda frase CP). Nella circolazione stradale, la negligenza è fondata in primo luogo sulla violazione delle norme di comportamento sancite dalla relativa legislazione (cfr. DTF 127 IV 38 consid. 2a, 122 IV 20 consid. 2b/aa, 121 IV 290 consid. 3, 106 IV 80; Rep. 1985 pag. 185). Occorre inoltre dimostrare l'esistenza di un nesso causale – naturale e adeguato – fra il mancato ossequio delle norme della circolazione e il decesso (cfr. DTF 115 IV 102 consid. 2b con richiami di giurisprudenza). L'art. 91 cpv. 1 LCS reprime altresì con la detenzione o con la multa chiunque, in stato di ebrietà, conduce un veicolo a motore.
2.
Il Procuratore pubblico ha ritenuto _ _ colpevole di omicidio colposo e di circolazione in stato di ebrietà,
"per avere, guidando la vettura Volvo V40, in stato di ubriachezza
[tasso di alcoolemia min. 1,56 g/kg - max. 2,070 g/kg]
perso la padronanza del veicolo, urtando dapprima il guardavia di destra e sbandando poi sulla sinistra, invadendo repentinamente la corsia di sorpasso sulla quale circolava, in fase di sorpasso, la vettura _, guidata da _ _, con a bordo il passeggero _, urtando la ruota posteriore di detto veicolo, provocandone il capovolgimento e il suo conseguente arresto, in posizione trasversale sulle due corsie di scorrimento; poco dopo la vettura _ _, capovolta e ferma al centro delle due corsie, con all'interno i due occupanti, veniva investita da una terza vettura (una _) guidata da _ _, il quale nella manovra intesa a evitare la collisione con la vettura _i, ferma a ridosso della protezione metallica centrale, si spostava sulla destra e andava a cozzare contro la vettura _, colpendola violentemente alla fiancata posteriore sinistra con la fiancata posteriore destra del proprio veicolo, facendola carambolare in avanti a ridosso della protezione metallica centrale; a seguito delle lesioni riportate nell'incidente il passeggero _ _ decedeva sul posto
" (act. 39, pag. 1 verso il basso).
3.
L'accusato non nega di avere circolato con il tasso alcolemico indicato nel decreto d'accusa, né di avere negligentemente infranto le norme della circolazione e concorso in tal modo alla realizzazione degli incidenti che hanno determinato, in ultima analisi, la morte del passeggero della _. Assodata la circolazione in stato d'ebrietà e la sussistenza di un'imprevidenza colpevole in nesso causale
naturale
con il decesso della vittima, la difesa lamenta nondimeno l'assenza di qualsiasi nesso di causalità
adeguato
fra la propria colpa e l'evento mortale.
a)
Per costante giurisprudenza, il nesso di causalità è adeguato quando il comportamento contrario ai doveri di prudenza è idoneo, secondo l'andamento ordinario delle cose e l'esperienza generale della vita, a produrre o a favorire un evento simile a quello in concreto realizzatosi. Tuttavia, la causalità adeguata viene meno, il concatenamento dei fatti perdendo in tal modo la sua rilevanza giuridica, allorché un'altra causa concomitante, quale ad esempio l'atteggiamento della vittima o la colpa di terzi, costituisca una circostanza del tutto eccezionale oppure dipenda da un comportamento talmente straordinario, insensato o stravagante che non poteva essere previsto. L'imprevedibilità dell'atto concomitante non è sufficiente per interrompere il nesso di causalità adeguata. Occorre bensì che quest'atto sia di una gravità tale da imporsi come la causa più probabile e immediata dell'evento considerato, relegando in secondo piano tutti gli altri fattori, segnatamente il comportamento dell'agente, che hanno contribuito a provocarlo (cfr. DTF inedita _del _ 2003, consid. 4 con riferimenti).
b)
L'accusato si duole anzitutto di come l'istruttoria non abbia permesso di ricondurre il decesso della vittima all'impatto fra il proprio veicolo e la _ _. Ciò posto, in virtù del principio
in dubio pro reo
non è possibile escludere, secondo la difesa, che l'evento mortale sia stato provocato unicamente dal conducente della _ il quale – giunto solo diversi minuti dopo la prima collisione – non è stato in grado di fermarsi entro lo spazio visibile. Donde, a parere dell'interessato, l'assenza di un nesso causale adeguato fra la propria negligenza e il decesso del passeggero. Ora, è vero che per il Tribunale federale ogni conducente deve adattare la velocità alle condizioni di visibilità, e ciò anche sulle autostrade, di notte con i fari a luce anabbagliante (cfr. DTF 126 IV 91). È vero altresì che l'istruttoria non ha consentito di appurare se il decesso del passeggero fosse dovuto alla prima collisione, alla seconda o a entrambe (v. sopra, consid. B in fine). Ma anche volendo ritenere fatale il secondo impatto, l'inosservanza altrui dell'obbligo di fermarsi entro lo spazio visibile non rende per ciò solo imprevedibile o eccezionale l'eventualità di un secondo incidente dopo un arresto sulla carreggiata di un'autostrada, per giunta di notte e in un tratto in curva (cfr. anche DTF 110 IV 42). Una simile conseguenza risulta anzi finanche verosimile. Neppure soccorre all'accusato prevalersi del lasso di tempo trascorso fra la prima e la seconda collisione, tale – stando alla difesa – da far assumere agli incidenti la connotazione di due eventi distinti: né il tempo trascorso né l'eventuale transito di veicoli indenni fra i due impatti concorrono difatti lontanamente a diminuire il rischio di collisione con un veicolo fermo sulla carreggiata. Ne discende che il primo incidente provocato dall'imputato appare idoneo – di per sé – a produrre o a favorire un evento simile a quello in concreto realizzatosi.
c)
Sempre stando alla difesa, il decesso della vittima – comunque si opini riguardo alla prevedibilità del secondo impatto – sarebbe dovuto in modo preponderante a colpe altrui, tali da interrompere ogni possibile nesso adeguato fra la sua imprevidenza e l'evento mortale. L'imputato rimprovera in specie al conducente della _ di avere effettuato un sorpasso azzardato e di non essere risultato idoneo alla guida, al conducente della _ di avere circolato a velocità eccessiva e di non essersi arrestato per tempo, a possibili terzi di non avere soccorso il passeggero fra il primo e il secondo impatto, come pure alla stessa vittima di non avere allacciato le cinture di sicurezza. L'accusato disconosce nondimeno che siffatti comportamenti – fossero anche dimostrati o ritenuti quanto meno possibili – non risultano ad ogni modo straordinari, insensati o stravaganti, né sono suscettibili di relegare in secondo piano le proprie responsabilità nell'evento mortale. Le evocate colpe altrui non sono idonee, in altri termini, a interrompere il nesso di causalità adeguata tra l'imprevidenza dell'imputato e il decesso della vittima. Giovi per il resto ricordare che in materia penale ognuno risponde delle proprie azioni e omissioni, sicché l'eventuale comportamento antigiuridico altrui non discrimina né attenua la responsabilità per una violazione di prescrizioni imputabili a propria colpa (cfr. la già citata DTF inedita _del _ 2003, consid. 3.3). Anche sotto questo profilo, la tesi accusatoria merita pertanto conferma.
4.
Dato quanto precede, questo giudice – valutando l'insieme delle risultanze istruttorie – perviene al convincimento che l'accusato abbia effettivamente commesso entrambi i reati ravvisati dal Procuratore pubblico di circolazione in stato d'ebrietà e di omicidio colposo, per i fatti descritti nel decreto d'accusa del 12 novembre 2001.
5.
Quanto alla commisurazione della pena, per l'art. 63 CP il giudice fissa la sanzione in base alla colpa del reo, tenendo conto dei motivi a delinquere, della vita anteriore e delle condizioni personali. In concreto occorre considerare, da un lato, la grave colpa dell'imputato per avere circolato in stato d'ebrietà e le tragiche conseguenze di siffatta negligenza, che ha comportato la morte di un giovane. Per altro verso occorre altresì tenere conto della fatalità che sempre è presente in infortuni colposi. In favore dell'imputato concorre inoltre l'assenza di precedenti penali. Tutto ben ponderato, si giustifica in definitiva di confermare la condanna proposta dal Procuratore pubblico alla pena di tre mesi di detenzione, a una multa di fr. 1500.– e al pagamento degli oneri processuali, le spese dovendo essergli nondimeno addebitate solo in ragione di un mezzo. Risultano d'altro canto adempiuti i requisiti oggettivi e soggettivi sanciti dall'art. 41 CP per ammettere l'interessato al beneficio della sospensione condizionale della pena. Il periodo di prova di tre anni proposto dal Procuratore pubblico risulta anch'esso appropriato alle circostanze del caso concreto.