Decision ID: a110c495-7c7b-5c87-95fc-adc2eb2d61d9
Year: 2018
Language: it
Court: CH_BVGE
Chamber: CH_BVGE_001
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: 

Fatti:
A.
A._, cittadina eritrea di etnia tigrina, ha risieduto a Mendefera dal
2000 e sino all’espatrio avvenuto nel 2015 svolgendo l’attività di tessitrice
al proprio domicilio. Il 10 aprile 2002 ha dato alla luce la sua unica figlia
B._. Il marito, con il quale aveva contratto matrimonio il 28 gennaio
2001, sarebbe espatriato nel 2007 per recarsi in Israele dopo essere evaso
dal carcere ove era recluso per motivi a lei ignoti. Proprio in tale paese il
coniuge avrebbe iniziato ad esprimere pareri critici sul governo eritreo;
pareri che avrebbe avuto una certa risonanza anche in patria a causa di
alcune dichiarazioni rilasciate da quest’ultimo a delle radio clandestine.
Sennonché, nel 2014, la ricorrente, che sino a quel momento avrebbe
ignorato le attività “sovversive” svolte all’estero dal coniuge, sarebbe stata
arrestata con l’accusa di essere una sua complice. Dopo aver patito
maltrattamenti di vario genere ed essere rimasta in stato di fermo per ben
quattro mesi, la richiedente asilo sarebbe stata rilasciata senza accuse
formali. Un mese e diverse visite dei militari dopo avrebbe lasciato il paese
con la figlia B._; figlia alla quale non avrebbe comunicato quanto
accaduto. Quest’ultima, dal canto suo, ha addotto non conoscere il motivo
per il quale la madre la avrebbe spinta ad espatriare con lei ne tantomeno
di essere informata circa le attività in esilio del padre, fatto salvo il fatto di
averlo visto “parlare qualche volta sul proprio profilo Facebook”. Giunte in
svizzera nell’ambito di un programma di ricollocamento, madre e figlia
hanno depositato una domanda d’asilo il 14 settembre del 2017 (cfr. atti
A9, A10, A14, A15).
B.
Con decisione del 14 novembre 2017, notificata il giorno seguente (cfr.
atto A19), la Segreteria di Stato della migrazione (di seguito: SEM) ha
respinto la succitata domanda d’asilo, pronunciando contestualmente
l’allontanamento delle interessate dalla Svizzera ed ordinandone
l’esecuzione siccome lecita, esigibile e possibile.
C.
Il 14 dicembre 2017 (cfr. timbro del plico raccomandato; data d’entrata: 15
dicembre 2017) le interessate sono insorte contro detta decisione con
ricorso dinanzi al Tribunale amministrativo federale (di seguito: il
Tribunale). In via principale hanno chiesto il riconoscimento dello statuto di
rifugiato e la concessione dell’asilo in Svizzera. In subordine la restituzione
degli atti all’autorità di prime cure per una nuova valutazione sul punto del
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riconoscimento dello statuto di rifugiato. In via ancor più subordinata di
essere ammesse provvisoriamente in Svizzera. Contestualmente hanno
presentato una domanda di assistenza giudiziaria, nel senso
dell’esenzione dal versamento delle spese processuali e del relativo
anticipo, il tutto con protesta di spese e ripetibili.
D.
Con decisione incidentale del 26 luglio 2018, il Tribunale ha accolto la
domanda di assistenza di giudiziaria presentata dalle ricorrenti invitando
nel contempo l’autorità di prima istanza ad esprimersi sulle argomentazioni
sollevate in sede ricorsuale.
E.
Il 7 agosto 2018 la SEM ha presentato la propria risposta al gravame, poi
trasmessa per conoscenza alle insorgenti.
Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti negli scritti verranno ripresi nei
considerandi qualora risultino decisivi per l’esito della vertenza.

Diritto:
1.
Le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla LTF,
in quanto la legge sull’asilo non preveda altrimenti (art. 6 LAsi). Fatta
eccezione per le decisioni previste all’art. 32 LTAF, il Tribunale, in virtù
dell’art. 31 LTAF, giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi dell’art. 5 PA
prese dalle autorità menzionate all’art. 33 LTAF. La SEM rientra tra dette
autorità (art. 105 LAsi). L’atto impugnato costituisce una decisione ai sensi
dell’art. 5 PA.
Le ricorrenti hanno partecipato al procedimento dinanzi all’autorità
inferiore, sono particolarmente toccate dalla decisione impugnata e
vantano un interesse degno di protezione all’annullamento o alla
modificazione della stessa (art. 48 cpv. 1 lett. a-c PA). Pertanto sono
legittimate ad aggravarsi contro di essa.
I requisiti relativi ai termini di ricorso (art. 108 cpv. 1 LAsi), alla forma e al
contenuto dell’atto di ricorso (art. 52 cpv. 1 PA) sono soddisfatti.
Occorre pertanto entrare nel merito del gravame.
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2.
Con ricorso al Tribunale possono essere invocati, in materia d’asilo, la
violazione del diritto federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti
giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi). Il Tribunale non è vincolato
né dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4 PA), né dalle considerazioni giuridiche
della decisione impugnata, né dalle argomentazioni delle parti (cfr.
DTAF 2014/1 consid. 2).
3.
3.1 La Svizzera, su domanda, accorda asilo ai rifugiati secondo le
disposizioni della LAsi (art. 2 LAsi). L’asilo comprende la protezione e lo
statuto accordati a persone in Svizzera in ragione della loro qualità di
rifugiato. Esso include il diritto di risiedere in Svizzera. Giusta l’art. 3 cpv. 1
LAsi, sono rifugiati le persone che, nel Paese d’origine o d’ultima
residenza, sono esposte a seri pregiudizi a causa della loro razza,
religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo sociale o
per le loro opinioni politiche, ovvero hanno fondato timore d’essere esposte
a tali pregiudizi. Sono pregiudizi seri segnatamente l’esposizione a pericolo
della vita, dell’integrità fisica o della libertà, nonché le misure che
comportano una pressione psichica insopportabile (art. 3 cpv. 2 LAsi).
Occorre altresì tenere conto dei motivi di fuga specifici della condizione
femminile (art. 3 cpv. 2 2a frase LAsi).
3.2 Vi è luogo di riconoscere l’esistenza di una persecuzione riflessa
quando dei famigliari di una persona perseguitata sono esposti a delle
rappresaglie, siano esse finalizzate all’ottenimento di informazioni,
espletate in ottica punitiva o, ancora, messe in atto con l’obbiettivo di
imporre una cessazione delle attività svolte dalla persona presa di mira. In
tale ambito si necessita di apprezzare l’intensità del rischio di esposizione
a persecuzioni in funzione delle circostanze del caso in esame. In tal
senso, occorre prendere in considerazione la situazione nel paese
d’origine sotto l’aspetto dei diritti umani, dei modelli di persecuzione
“usualmente” applicati così come del comportamento generale degli organi
statali nei confronti di determinate persone o gruppi di persone la cui
situazione è comparabile a quella del richiedente asilo (cfr. DTAF 2010/57
consid. 4.1.3 e sentenza del Tribunale D-4120/2014 del 31 maggio 2016
consid. 5.3.1).
4.
4.1 Nella querelata decisione, l’autorità di prima istanza ha considerato
inverosimili buona parte delle allegazioni di A._. La SEM, ha
segnatamente rilevato che nonostante la richiedente asilo abbia asserito
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che il marito avrebbe rilasciato dichiarazioni in diversi video reperibili in
rete, ella non sarebbe stata in misura di mostrarli all’auditrice né tantomeno
di accedere al proprio profilo Facebook. Non di meno, neanche B._
sarebbe stata in misura di mostrare dei video nei quali il padre criticava il
governo.
4.2 In sede ricorsuale, le ricorrenti, che avversano la valutazione
dell’autorità di prime cure anche su tale aspetto, indicano diversi link che
farebbero riferimento alle attività del marito e forniscono il nominativo
Facebook di quest’ultimo.
4.3 Nella propria risposta, l’autorità intimata si è limitata a riconfermarsi
nella propria posizione senza esporre alcuna valutazione circa i link
succitati ed il profilo Facebook.
5.
5.1 Nelle procedure di natura amministrativa si applica il principio
inquisitorio. Ciò significa che l’autorità competente deve procedere d’ufficio
all’accertamento esatto e completo dei fatti giuridicamente rilevanti (art. 6
LAsi in relazione con l’art. 12 PA). In concreto, l’autorità deve occuparsi del
corretto e completo accertamento della fattispecie, procurarsi la
documentazione necessaria alla trattazione del caso, accertare le
circostanze giuridicamente rilevanti ed amministrare in tal senso le
opportune prove a riguardo (cfr. DTAF 2012/21 consid. 5). Per accertare i
fatti, l’autorità si serve, se necessario, di documenti, di informazioni delle
parti, di informazioni o testimonianze di terzi, di sopralluoghi e di perizie
(art. 12 lett. a-e PA). D’un lato, v’è un accertamento inesatto dei fatti
quando la decisione si fonda su fatti incorretti e non conformi agli atti, e
dall’altro lato, v’è un accertamento incompleto dei fatti quando non è tenuto
conto di tutte le circostanze di fatto giuridicamente rilevanti (cfr.
DTAF 2015/10 consid. 3.2 e relativi riferimenti; KÖLZ/HÄNER/BERTSCHI,
Verwaltungsverfahren und Verwaltungsrechtspflege des Bundes, 3a
ed. 2013, n. 1043, pag. 369 seg.).
5.2 Dal canto suo, il TAF è tenuto ad effettuare d’ufficio un esteso controllo
delle circostanze di fatto ritenute nella decisione avversata (art. 106 cpv. 1
lett. b LAsi e 49 lett. b PA; MOSER/BEUSCH/KNEUBÜHLER, Prozessieren vor
dem Bundesverwaltungsgericht, 2a ed. 2013, n. 2.188). Qualora in sede
ricorsuale vengano identificate delle carenze in tal senso, la decisione va
annullata ed il caso retrocesso all’autorità di prima istanza, di modo che
questa possa procedere ad un nuovo e completo accertamento dei fatti
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(cfr. MOSER/BEUSCH/KNEUBÜHLER, op. cit., n. 2.191, sentenza del TAF D-
1443/2016 del 22 febbraio 2017 consid. 4.2).
6.
6.1 Ora, nella presente fattispecie, appare indubbio che la SEM non abbia
tenuto in debita considerazione alcune circostanze potenzialmente rilevanti
per l’esito della vertenza. A prescindere infatti dalla verosimiglianza delle
allegazioni di A._ circa l’arresto subito ed il fatto di aver udito il
marito esprimersi in una radio clandestina, v’è da sottolineare che secondo
la giurisprudenza coordinata del Tribunale, in presenza di un espatrio
illegale (che l’autorità intimata non ha messo in dubbio nel provvedimento
avversato) gli elementi supplementari per ammettere una potenziale
rilevanza in materia d’asilo sono molteplici (cfr. sentenza del Tribunale D-
7898/2015 del 30 gennaio 2017 [pubblicata come sentenza di riferimento]
consid. 5.1). Pertanto, non è escluso che l’attività in esilio del marito
rispettivamente padre, se portata a conoscenza delle autorità eritree,
potrebbe costituire una circostanza atta a rendere invise le richiedenti asilo
ai loro occhi. Come lo si evince dalla documentazione reperibile su internet,
il famigliare in questione è effettivamente molto attivo in seno alla diaspora
eritrea in israele. Egli risulta infatti essere stato intervistato a più riprese
nell’ambito di programmi televisivi dal 2013 e sino all’anno in corso ed agire
come uno dei rappresentati de facto degli esiliati eritrei in Israele (cfr.
risultanze processuali, act. 6 e 7). Ciò è deducibile non solo sulla base dei
collegamenti web prodotti dalle ricorrenti ma anche da una semplice ricerca
on-line del nome di quest’ultimo in caratteri ebraici (cfr. risultanze
processuali, act. 8).
6.2 Ciò detto, in specie si necessità dunque di passare in rivista
l’esposizione mediatica del padre rispettivamente marito onde determinare
se la stessa presenti effettivamente elementi di criticità tali da giustificare,
per le ricorrenti, un fondato timore di subire una persecuzione riflessa, sia
essa da intendersi ai sensi della giurisprudenza generica (cfr. DTAF
2010/57 consid. 4.1.3) o quale elemento supplementare in un contesto di
espatrio illegale (cfr. sentenza D-7898/2015 consid. 5.).
6.3 Tenendo in debito conto il grado di esposizione mediatica, occorrerà
anzitutto esaminare nel dettaglio le dichiarazioni effettuate in pubblico e sul
web dal marito rispettivamente padre delle insorgenti al fine di valutare la
presenza di elementi che possano risultare sgraditi alle autorità eritree.
Sarà poi necessario determinare se detta contingenza sia tale da influire
sulla situazione delle qui ricorrenti in caso di rientro in patria, e ciò tenendo
in considerazione l’avvenuto espatrio illegale e la situazione nel paese
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d’origine sotto l’aspetto dei diritti umani, dei modelli di persecuzione
“usualmente” applicati nonché del comportamento generale degli organi
statali. Essendo verosimilmente necessari dei complementi istruttori e non
volendo questo Tribunale precludere alle ricorrenti un’eventuale
impugnativa nei confronti di un complesso fattuale ancora da accertare, il
Tribunale ritiene giudizioso incaricare l’autorità di prima istanza di questa
incombenza.
7.
Pertanto, il ricorso è accolto e la decisione della SEM del 14 novembre
2017 è annullata. Gli atti di causa sono trasmessi alla SEM (art. 61 cpv. 1
PA) affinché la stessa proceda, in termini ragionevoli (art. 29 cpv. 1 Cost.),
a completare l’istruttoria ed a pronunciare una nuova decisione rispettosa
dei considerandi della presente sentenza.
Su tali presupposti non vi è necessità di passare in rivista le restanti
censure ricorsuali.
8.
8.1 Visto l’esito della procedura non si prelevano spese processuali (art. 63
cpv. 1 seg. PA). Il Tribunale aveva comunque accolto la domanda di
concessione dell’assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa dal
versamento delle spese di giustizia e del relativo anticipo, con decisione
incidentale del 26 luglio 2018.
8.2 Giusta l’art. 64 PA, l’autorità di ricorso se ammette il ricorso in tutto o in
parte, può, d’ufficio o a domanda, assegnare al ricorrente un’indennità per
le spese indispensabili e relativamente elevate che ha sopportato. La parte
vincente ha diritto alle ripetibili per le spese necessarie derivanti dalla
causa (art. 7 cpv. 1 del regolamento sulle tasse e sulle spese ripetibili nelle
cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 febbraio 2008
[TS-TAF, RS 173.320.2]). Le parti che chiedono la rifusione di ripetibili
devono presentare al Tribunale, prima della pronuncia della decisione, una
nota particolareggiata delle spese ed il Tribunale fissa l’indennità dovuta
alla parte sulla base di tale nota. In difetto di tale nota il Tribunale fissa
l’indennità sulla base degli atti di causa (cfr. art. 14 TS-TAF). Nella
fattispecie, in difetto di una nota particolareggiata, l’indennità per spese
ripetibili è fissata d’ufficio dal Tribunale sulla base degli atti di causa in CHF
850.– (disborsi e indennità supplementare in rapporto all’IVA compresi)
(art. 14 cpv. 2 TS-TAF, art. 9 cpv. 1 lett. c TS-TAF, art. 7 TS-TAF).
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La presente decisione non concerne persone contro le quali è pendente
una domanda d’estradizione presentata dallo Stato che hanno
abbandonato in cerca di protezione, per il che non può essere impugnata
con ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale
(art. 83 lett. d cifra 1 LTF).
La pronuncia è quindi definitiva.
(dispositivo alla pagina seguente)
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