Decision ID: c763a6af-bfab-5005-b013-9286c6559a0a
Year: 2019
Language: it
Court: CH_BVGE
Chamber: CH_BVGE_001
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: 

Fatti:
A.
L’interessata, cittadina eritrea di etnia tigrina, ha depositato una domanda
d’asilo in Svizzera il 27 agosto 2016. Sentita sui motivi alla base della
stessa, ella ha dichiarato di aver abbandonato la scuola alla fine della terza
classe. Il padre, dopo aver appreso che la richiedente asilo non stava più
frequentando la scuola, avrebbe quindi deciso di farle contrarre matrimonio
con un uomo di 30 anni onde evitare che fosse convocata per il servizio
nazionale. Per sottrarsi a tale sorte, l’interessata sarebbe espatriata illegal-
mente (cfr. atto A12, pag. 7-8; atto A19, pag. 2 e seg.).
B.
Con decisione del 19 ottobre 2016 la Segreteria di Stato della migrazione
(di seguito: SEM) ha respinto la domanda d’asilo dell’interessata pronun-
ciando nel contempo il suo allontanamento dalla Svizzera. L’autorità di
prima istanza la ha tuttavia ammessa provvisoriamente in Svizzera per ine-
sigibilità dell’esecuzione dell’allontanamento.
C.
Tale decisione è stata notificata alla richiedente il giorno stesso presso il
Centro di registrazione e procedura di Chiasso in presenza della persona
di fiducia e dell’interprete (cfr. atto A24/1 e A25/1).
D.
Nella medesima occasione l’interessata, la persona di fiducia e l’interprete
hanno sottoscritto uno scritto prestampato dalla SEM intitolato "dichiara-
zione di rinuncia al ricorso" ed il cui tenore era il seguente:
"Io, Signora A._, SIMIC N° di pers. 19 709 563, nata il (...), alias
A._, nata il (...), alias A._, nata il (...), Eritrea, con la presente
dichiaro, di mia spontanea volontà, di rinunciare a depositare un ricorso contro
la decisione della Segreteria di Stato della migrazione del 19 ottobre 2016."
E.
E.a In seguito, con ricorso del 17 novembre 2016 (cfr. timbro del plico rac-
comandato: data d’entrata: 18 novembre 2016) la richiedente è insorta di-
nanzi al Tribunale amministrativo federale (di seguito: il Tribunale), chie-
dendo che venisse constatata la nullità della dichiarazione di rinuncia al
ricorso e che si entrasse nel merito del gravame. Contestualmente ella ha
richiesto un termine di 30 giorni per il completamento dello stesso. Nel me-
rito, la ricorrente ha postulato l’annullamento della decisione impugnata
con conseguente riconoscimento della qualità di rifugiato e concessione
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dell’asilo. Da ultimo, ella ha presentato una domanda volta alla conces-
sione dell’assistenza giudiziaria e del gratuito patrocinio.
E.b Quanto alla validità della dichiarazione di rinuncia al ricorso sottoscritta
dalla ricorrente, la patrocinatrice ha in particolare osservato che non sa-
rebbe possibile rinunciare in maniera anticipata a depositare un ricorso.
Una rinuncia posteriore sarebbe invece possibile a determinate condizioni.
Anzitutto, la dichiarazione non dovrebbe essere stata posta in essere né in
presenza di un vizio della volontà né a seguito di pressioni. Inoltre, sarebbe
necessario che il rinunciante sia a conoscenza del suo diritto a ricorrere,
delle conseguenze giuridiche di una rinuncia e delle possibilità di esito fa-
vorevole dell’impugnativa. Infine, la persona toccata dovrebbe parimenti
essere edotta circa il fatto che la rinuncia costituisca un atto volontario a
validità generale. L’insorgente rileva dappoi che il Tribunale sarebbe già
stato confrontato con un caso simile entrando nel merito del gravame mal-
grado la dichiarazione. In tale occasione, sarebbero invero stati sollevati
dei dubbi in merito alla validità di una rinuncia sottoscritta al momento della
notificazione della decisione in quanto questa maniera di procedere non
permetterebbe all’interessato di confrontarsi in maniera approfondita con
la decisione e con la possibilità di impugnarla.
E.c Su tali presupposti, la patrocinatrice ritiene dunque che nella presente
fattispecie vi sarebbero molteplici elementi in sfavore della validità dell’atto
in questione. Anzitutto, la richiedente non sarebbe stata a conoscenza
della sottoscrizione, tanto da informarsi presso la mandataria circa le pos-
sibilità di ricorrere. Ad essa sola, tale evenienza lascerebbe invero inten-
dere ch’ella non abbia compreso appieno le conseguenze giuridiche di tale
atto. A ciò si aggiungerebbe poi il fatto che sulla base degli atti non si evin-
cerebbero le modalità di notifica della decisione impugnata e le informa-
zioni a lei fornite in tale frangente. Ancora, il ricorso non sarebbe da consi-
derarsi privo di probabilità di esito favorevole stante la nuova prassi della
SEM sull’espatrio illegale e le allegazioni dell’interessata a proposito del
matrimonio forzato.
E.d In seguito, la mandataria solleva dei dubbi in merito all’agire della per-
sona di fiducia. Da un lato, tale figura non avrebbe agito nell’interesse della
minore in quanto all’interessata la sottoscrizione della dichiarazione non
avrebbe apportato alcun vantaggio. Per di più, la persona designata non
potrebbe nemmeno essere qualificata come persona di fiducia dal mo-
mento che prima dell’audizione sui motivi d’asilo non avrebbe avuto luogo
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alcun colloquio personale con la richiedente. Da ultimo, essa non si sa-
rebbe adoperata per far sì che all’interessata fosse concesso un consono
periodo di riflessione e la facoltà di richiedere un secondo parere.
F.
Con scritto spontaneo del 2 dicembre 2016, la mandataria ha confermato,
dopo colloquio con la ricorrente, che quest’ultima non sarebbe stata a co-
noscenza della dichiarazione di rinuncia. Invero, pur rammentandosi di
aver firmato alcuni formulari, l’insorgente non avrebbe compreso che uno
di essi costituiva una rinuncia a depositare ricorso.
G.
Considerata un’eventuale possibilità di non entrare nel merito del ricorso,
il Tribunale, con decisione incidentale del 6 dicembre 2016, ha richiesto
alla ricorrente di voler prendere ulteriormente posizione in merito alla suc-
citata dichiarazione di rinuncia.
H.
Con osservazioni del 13 dicembre 2016, la mandataria ha richiamato due
sentenze del Tribunale. Nella prima, il Tribunale avrebbe dubitato della va-
lidità di una dichiarazione di rinuncia firmata il giorno stesso della notifica-
zione della decisione di non entrata nel merito della domanda d’asilo e
senza che il richiedente l’asilo fosse rappresentato in tale sede
(cfr. D-2484/2016 del 27 aprile 2016). Quest’ultima ha quindi rilevato che
anche nel presente caso la ricorrente non sarebbe stata rappresentata. Il
fatto che ella sia stata assistita dalla persona di fiducia non influirebbe in-
vero sulla questione dal momento che tale figura – malgrado accompagni
e sostenga il richiedente l’asilo minorenne nella procedura d’asilo ed agi-
sca nei suoi interessi – non costituirebbe né un curatore né un rappresen-
tante e non potrebbe dunque intraprendere passi processuali vincolanti.
Nella seconda sentenza citata, il Tribunale avrebbe inoltre ritenuto proble-
matica la maniera di agire della SEM nella formulazione delle dichiarazioni
di rinuncia. In ragione di ciò, la validità di tali atti dovrebbe essere ammessa
unicamente a condizioni restrittive (cfr. D-6152/2013 del 16 gennaio 2014).
In quell’occasione, il ricorso sarebbe invero stato considerato alla stregua
di una revoca della rinuncia poiché l’inoltro del gravame avrebbe dimo-
strato che l’interessato non sarebbe stato consapevole del significato della
sua manifestazione di volontà. Tale procedura sarebbe anch’essa compa-
rabile al caso in disamina dal momento che la ricorrente non sarebbe stata
consapevole del fatto che a seguito della sottoscrizione della dichiarazione
di rinuncia, ella non avrebbe più potuto depositare ricorso. Da ciò sarebbe
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dunque da una parte deducibile un vizio della volontà e si evincerebbe al-
tresì che la SEM l’avrebbe messa sotto pressione al fine di farle firmare la
dichiarazione di rinuncia. Le pressioni della Segreteria di stato, rispettiva-
mente la limitazione dei suoi diritti, sarebbero del resto confermate anche
da uno scambio di Email tra la mandataria ed una collaboratrice del Centro
di registrazione e di procedura (CRP) di Chiasso. Di conseguenza, non si
potrebbe ritenere una spontanea e maturata volontà della ricorrente. Del
resto, anche la volontà della persona di fiducia sarebbe viziata. Invero, in
una corrispondenza elettronica tra la patrocinatrice e la persona di fiducia,
tale persona avrebbe a sua volta sollevato delle riserve in merito alla vali-
dità. Alla luce di tutto ciò, risulterebbe necessaria un’approfondita analisi
della questione.
I.
Esprimendosi a proposito delle osservazioni della ricorrente, la SEM, con
scritto del 23 dicembre 2016, ha anzitutto rilevato che l’interessata, mino-
renne non accompagnata, avrebbe liberamente depositato una domanda
d’asilo in Svizzera e disporrebbe appieno della capacità di discernimento.
Oltre a questo sarebbe risaputo che una persona può ma non deve neces-
sariamente nominare un rappresentante legale. In virtù del fatto che ella
non avrebbe nominato di sua spontanea volontà detta figura, la SEM
avrebbe dunque proceduto, per tutela stessa della minore, ad istituire
un’assistenza garantita da una stimata e affidabile persona di fiducia. La
persona di fiducia sarebbe infatti chiamata ad assicurarsi che gli interessi
della minore siano garantiti e tutelati; avrebbe il compito di stabilire un rap-
porto di fiducia e di confrontarsi con l’assistita in merito a dettami di proce-
dura d’asilo. Alla luce di ciò l’autorità di prima istanza si dice basita del fatto
che nella presa di posizione dell’insorgente si sia potuto pensare che siano
state esercitate pressioni sulla ricorrente affinché questa rinunciasse a de-
positare l’impugnativa. Parrebbe inoltre quantomeno assurdo che si arrivi
a mettere in dubbio il sano operato di persone che lavorano a favore dei
richiedenti l’asilo e che nulla hanno a che fare con la SEM, dimostrando
inoltre una comprovata professionalità in tal senso. Sempre secondo l’au-
torità di prima istanza, nell’ottica di una seriosa e minuziosa consulenza,
andrebbe inoltre notato che una persona di fiducia, volontariamente, si re-
cherebbe settimanalmente negli alloggi dei richiedenti l’asilo minorenni for-
nendo consulenze specifiche e che ciò permetterebbe la creazione di un
rapporto di fiducia. Oltre a questo, andrebbe tenuta in debita considera-
zione il fatto che al momento della notificazione della decisione d’asilo, i
collaboratori specialisti lascerebbero ragionare i richiedenti e la persona di
fiducia in separata sede quanto al contenuto della decisione, alle implica-
zioni della stessa e quanto alle possibilità di depositare o meno un ricorso.
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Questo avverrebbe secondo le tempistiche dettate dagli stessi richiedenti
l’asilo, in base alle loro necessità. Le stesse persone di fiducia, procede-
rebbero poi negli interessi del minore inoltrando, quando ciò corrisponda
alla volontà del minore, ricorsi contro le decisioni della SEM, essendo an-
che questo un loro preciso compito. Per quanto concerne il caso di specie,
l’autorità ha concluso ritenendo che la ricorrente avrebbe fatto chiaramente
valere di sua spontanea volontà l’intenzione di rinunciare al ricorso, acce-
dendo così quanto prima alla possibilità di integrazione nel Cantone di at-
tribuzione.
J.
Chiamata a prendere ulteriormente posizione in merito, la mandataria, con
osservazioni del 17 gennaio 2017, ha nuovamente ribadito che per ritenere
valida una rinuncia al ricorso sarebbe necessario che le persone siano a
conoscenza delle conseguenze e siano rappresentate al momento della
sottoscrizione. Ora, nel caso in disamina tali condizioni non sarebbero
adempiute. Anzitutto, non potrebbe essere imputato alla ricorrente di non
aver ordinato un rappresentante. Senza un rappresentante non ci si po-
trebbe infatti assicurare che la rinuncia corrisponda alla volontà della per-
sona. La patrocinatrice indica dappoi come non sia sua intenzione dubitare
dell’agire della persona di fiducia. I dubbi riguarderebbero invero il fatto che
tale figura abbia effettivamente voluto causare l’entrata in forza di cosa giu-
dicata della decisione. Tale agire non sarebbe infatti compatibile né con
l’interesse superiore dei fanciulli né con il mandato assegnatole.
K.
Con decisione incidentale del 13 novembre 2018, il Tribunale, dopo aver
constatato l’assenza di motivazioni di merito nel gravame, ha concesso in
via eccezionale alla patrocinatrice dell’insorgente un termine suppletorio
per completare il ricorso.
L.
Con memoriale integrativo del 21 novembre 2018, la patrocinatrice dell’in-
sorgente ha presentato le proprie motivazioni di merito indicando le ragioni
per le quali la decisione impugnata sarebbe meritevole di annullamento.
Ulteriori fatti e argomenti addotti dalle parti verranno ripresi nei conside-
randi che seguono, qualora risultino decisivi per l’esito della vertenza.
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Diritto:
1.
Le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla LTF,
in quanto la legge sull’asilo (LAsi, RS 142.31) non preveda altrimenti (art. 6
LAsi). Fatta eccezione per le decisioni previste all’art. 32 LTAF, il Tribunale,
in virtù dell’art. 31 LTAF, giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi
dell’art. 5 PA prese dalle autorità menzionate all’art. 33 LTAF. La SEM rien-
tra tra dette autorità (art. 105 LAsi). L’atto impugnato costituisce una deci-
sione ai sensi dell’art. 5 PA.
2.
La ricorrente ha partecipato al procedimento dinanzi all’autorità inferiore, è
particolarmente toccata dalla decisione impugnata e vanta un interesse de-
gno di protezione all’annullamento o alla modificazione della stessa (art. 48
cpv. 1 lett. a-c PA). Ella è pertanto legittimata ad aggravarsi contro di essa.
3.
Occorre ora da determinare quale sia la valenza della dichiarazione di ri-
nuncia a depositare un ricorso sottoscritta dalla ricorrente e dalla persona
di fiducia ai sensi dell’art. 17 cpv. 3 LAsi in data 19 agosto 2016 (cfr. atto
A24).
3.1 Genericamente, in diritto amministrativo, una rinuncia ad un diritto pro-
cedurale è di principio possibile purché si riferisca ad una facoltà concreta
ed in libera disposizione delle parti (cfr. PETER SALADIN, Das Verwaltung-
sverfahren des Bundes, 1979, n. 13.5 e 18.212). Ciò è valido in regola ge-
nerale anche in ambito di PA, laddove una rinuncia a ricorrere ha quale
conseguenza la crescita in giudicato della decisione (cfr. DTAF 2009/11
consid. 2.1.2; JAAG/HÄGGI FURRER, in: Waldmann/Weissenberger [ed.],
Praxiskommentar Verwaltungsverfahrensgesetz, 2a ed. 2016, art. 39 n. 12,
OLIVER ZIBUNG, in op. Cit., art. 50 n. 16). A norma di dottrina, la rinuncia ad
un’impugnativa coincide infatti con l’entrata in forza di cosa giudicata for-
male ed espleta effetti comparabili ad un ritiro del ricorso
(cfr. KÖLZ/HÄNER/BERTSCHI, Verwaltungsverfahren und Verwaltungsrechts-
pflege des Bundes, 3a ed. 2013, n. 664, pag. 229). Perché sia possibile
ritenerla valida, occorre tuttavia che la stessa intervenga posteriormente
ed in piena cognizione della decisione per la quale la parte interessata in-
tenda astenersi dal ricorrere (cfr. sentenza del Tribunale D-6152/2013 del
16 gennaio 2014 consid. 1.4.2 e DTF 86 I 153 consid. 2).
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3.2 Da quanto precede può altresì essere dedotto che per ritornare sui suoi
passi, la parte rinunciante deve invocare un vizio della volontà che per-
metta di inficiare la validità della rinuncia da lei sottoscritta (cfr. sentenza
del Tribunale D-6152/2013 consid. 1.4.2; ZIBUNG, in op. cit., art. 50 n. 16 e
rinvii). In altri termini, la rinuncia è da considerarsi inefficace, quando la
stessa è stata posta in essere in presenza di un tale vizio (ad esempio in
seguito all’ottenimento di informazioni fuorvianti dall’autorità stessa, cfr.
sentenze del TF 1B_307/2012 del 4 giugno 2012 consid. 2, U 139/02 del
20 novembre 2002 consid. 2.3 e MOOR/POLTIER, Droit administratif, Vol. II,
3a ed. 2011, pag. 823). Una tale manifestazione di volontà non sarebbe
infatti da ritenersi vincolante qualora sia stata avallata sotto l’egida di un
errore causato dalla condotta dall’autorità e in particolare quando quest’ul-
tima abbia fornito informazioni fuorvianti o incomplete in merito alla facoltà
ed ai termini per inoltrare un’impugnativa. Oltracciò, è parimenti presuppo-
sto per la validità della rinuncia che l’interessato non sia giunto a tale deci-
sione in base a pressioni, coercizioni o minacce da parte dell’autorità. Non
da ultimo, pare opportuno ammettere che l’eventuale esistenza di un vizio
della volontà vada apprezzata indipendentemente dagli scopi, motivi o ra-
gioni che hanno portato la parte a rinunciare al ricorso (cfr. sentenza del
Tribunale D-6686/2016 dell’8 marzo 2017 consid.1.4.2.1). Non vi è inoltre
luogo di considerare che quanto precede non sia valido anche in ambito di
diritto d’asilo (cfr. sentenza D-6152/2013 consid. 1.4.2).
3.3 Alla luce delle fonti citate, si può partire dal presupposto che la dichia-
razione di rinuncia presente agli atti possa di principio essere ritenuta con-
forme. Essa si riferisce infatti ad un concreto diritto processuale (o post-
processuale) a libera disposizione dell’interessata e meglio, alla facoltà di
interporre ricorso contro la decisione dell’autorità di prima istanza ed è inol-
tre intervenuta posteriormente alla decisione (cfr. supra consid. 1.4.1).
3.4 Sennonché, la patrocinatrice della ricorrente è dell’avviso che nel caso
in disamina vi sarebbero diversi elementi che ne inficerebbero la validità;
validità che andrebbe a suo dire ammessa unicamente a condizioni restrit-
tive. In primo luogo, ella ritiene che la richiedente l’asilo minorenne non
fosse a conoscenza del tenore della sua stessa sottoscrizione. Quest’ul-
tima, pur rammentandosi di aver firmato alcuni formulari, non avrebbe in-
vero compreso che uno di essi era costitutivo di una rinuncia a depositare
ricorso. In ragione di ciò, la mandataria ritiene che la sua assistita non ab-
bia realmente compreso le conseguenze giuridiche di tale atto. Come in
altri casi comparabili già trattati dal Tribunale, l’interessata non sarebbe in-
fatti stata consapevole del fatto che a seguito della sottoscrizione del do-
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cumento sottopostole, ella non avrebbe più potuto depositare ricorso. Inol-
tre, dagli atti non sarebbe possibile evincere se quest’ultima sia o meno
stata informata sulle conseguenze della sua sottoscrizione. Sempre se-
condo la patrocinatrice, la sottoposizione del formulario al momento della
notifica avrebbe implicato la concessione di un insufficiente periodo di ri-
flessione alla richiedente così come l’impossibilità per quest’ultima di ri-
chiedere un secondo parere. Tali aspetti permetterebbero invero di conclu-
dere quanto alla presenza in specie di un vizio della volontà dettato segna-
tamente dalla situazione di sollecitazione volta a farle sottoscrivere il docu-
mento. Le pressioni, rispettivamente la limitazione di diritti, sarebbero del
resto confermate anche da una corrispondenza elettronica tra la mandata-
ria ed una collaboratrice dell’autorità di prima istanza.
3.5 Ora, viste le particolarità del caso, il Tribunale ritiene giudizioso approc-
ciare con la dovuta prudenza la questione. Va infatti constatato che la ri-
chiedente, una volta giunta nel cantone di attribuzione, si sia senza indugio
informata in merito alla possibilità di interporre ricorso nei confronti della
decisione notificatale. Ciò, pur non essendo decisivo relativamente alla
constatazione di un eventuale vizio della volontà, lascia quantomeno tra-
sparire la possibilità ch’ella abbia realmente travisato il tenore e la portata
di quanto si apprestava a sottoscrivere. Una certa accortezza si impone del
resto anche in ragione del fatto che la dichiarazione è stata sottoposta
all’interessata per il tramite di un formulario prestampato dalla stessa au-
torità di prima istanza al momento della consegna della decisione presso i
suoi stessi locali. In questo senso, le argomentazioni di parte ricorrente
meritano una certa considerazione. Sebbene tali circostanze non permet-
tano ad esse sole di concludere quanto all’esistenza di un vizio della vo-
lontà (cfr. sentenza del Tribunale D-6686/2016 consid.1.4.2.3), esse pos-
sono infatti dare origine ad alcune perplessità a proposito di quanto real-
mente compreso dalla ricorrente in tale occasione. La giovane è infatti stata
confrontata nella medesima evenienza con diversi formulari dall’apparenza
simile e la sottoscrizione degli stessi (in particolare della dichiarazione di
notifica e della dichiarazione di rinuncia a ricorrere) è intervenuta seduta
stante, ovvero senza ch’ella abbia potuto beneficiare di un ulteriore periodo
di riflessione. Con ciò, il Tribunale non vuole in alcun modo dubitare quanto
alla buona fede della SEM né tantomeno censurare l’opportunità di un mo-
dus operandi in parte giustificato dalle contingenze del caso, quanto più
constatare come vi sia un certo rischio che il particolare svolgersi degli
eventi abbia potuto influire sul processo di formazione della volontà della
minore. In tal senso, è provvido rammentare che il Tribunale, in circostanze
per certi versi apparentabili a quelle della presente fattispecie, ha già avuto
modo di valutare una decisione di rinuncia a ricorrere come non espressa
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Pagina 10
a ragion veduta e in libera cognizione di causa (cfr. sentenza del Tribunale
D-6152/2013 del 14 gennaio 2014 consid. 1.4).
3.6 Su tali presupposti, non sono privi di valenza nemmeno i dubbi sollevati
dalla patrocinatrice della ricorrente in merito all’agire della persona di fidu-
cia ed allo stesso svolgimento del rapporto con la sua assistita. Secondo
la mandataria, dal momento che la sottoscrizione della rinuncia non
avrebbe comportato alcun vantaggio per la sua assistita, occorrerebbe an-
zitutto partire dall’assunto che tale figura non avrebbe agito nell’interesse
della minore. Inoltre, non avendo avuto luogo alcun colloquio personale
prima della notifica della decisione e della contestuale sottoscrizione incri-
minata, la stessa, in assenza di un rapporto pregresso, nemmeno potrebbe
essere qualificata come persona di fiducia. Più avanti, la patrocinatrice
della ricorrente ha del resto fatto presente che la stessa persona di fiducia
avrebbe a sua volta sollevato delle riserve in merito alla validità della rinun-
cia sottoscritta da lei e dalla minore. In ragione di ciò, vi sarebbero dei dubbi
a proposito del fatto che tale figura abbia effettivamente voluto causare la
crescita in giudicato della decisione
3.7 A tal proposito, il Tribunale ritiene necessario ricordare che tale figura,
prevista dallo stesso testo legale, è incaricata di guidare e sostenere il ri-
chiedente asilo minore non accompagnato e per il quale non è stata ordi-
nata una misura di protezione ai sensi del codice civile, aiutandolo in par-
ticolare a prendere le decisioni nell’ambito della procedura d’asilo e soste-
nendolo in modo valido e mirato. Essa, pur non rappresentandolo, contri-
buisce dunque de facto alla formazione della volontà del minore relativa-
mente agli atti da lui compiuti in corso di procedura, così da poter relativiz-
zare le eventuali lacune dovute all’inesperienza. In altri termini, grazie alle
sue conoscenze della materia, la presenza della persona di fiducia fa sì
che il minore non accompagnato dotato di capacità di discernimento sia
posto in una situazione comparabile a quelle di un giovane adulto che ha
già raggiunto la maggiore età (cfr. GICRA 2003 n. 1 consid. 3, relativa-
mente alle conoscenze di cui deve disporre la persona di fiducia ai sensi
dell’art. 17 cpv. 3 lett. b LAsi).
3.8 Nel caso che ci occupa, è indubbio che la ricorrente abbia conosciuto
la persona di fiducia unicamente al momento della notifica incriminata. In-
vero, al momento dell’audizione ai sensi dell’art. 29 LAsi, la minore era
stata assistita dalla Signora Gabriela Giuria (cfr. atto A19, pag. 1) mentre
in sede di notifica si era presentata la Signora Immacolata Iglio Rezzonico
(cfr. atto A26). Ora, se è vero che entrambe abbiano fatto riferimento ad
SOS Ticino, che ha ricevuto il mandato dalla SEM (cfr. atto A18), è altresì
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innegabile che la ricorrente si sia trovata per la prima volta di fronte la Si-
gnora Rezzonico al momento della notifica. Ciò, fermo considerate le già
esposte contingenze del caso, può a sua volta aver influito negativamente
sul processo di formazione della volontà della richiedente. La giovane, po-
sta di fronte ad una nuova figura preposta a tutelarla, potrebbe infatti aver
mal compreso i suoi diritti di impugnativa futuri e le contestuali possibilità
di successo, non dando quindi sufficientemente peso ai formulari a lei pre-
sentati.
3.9 In definitiva, il Tribunale è dell’avviso che sulla base delle esposte cir-
costanze del caso, non si possa ritenere con la necessaria certezza che la
ricorrente volesse a ragion veduta e in libera cognizione di causa rinunciare
alla facoltà di interporre ulteriormente ricorso avverso la decisione impu-
gnata. La rinuncia a ricorrere, va dunque considerata priva di effetti sull’am-
missibilità del ricorso.
4.
Quo ai requisiti di forma, è altresì opportuno rilevare quanto segue.
4.1 Come già esposto in infra, in sede ricorsuale la patrocinatrice dell’in-
sorgente ha omesso di esprimersi circa le ragioni per le quali la decisione
avversata avrebbe dovuto essere annullata. Ella si è invero limitata a con-
cludere sull’entrata nel merito ed a chiedere di fissare di un termine di 30
giorni per il completamento dell’impugnativa, richiesta quest’ultima,
espressa nei termini seguenti:
“Sollte das Bundesverwaltungsgericht zur Auffassung gelangen, dass der
umstrittene Beschwerdeverzicht ungültig ist, so ist der Beschwerdeführerin
und ihrer Rechtsvertretung eine 30-tägige Frist zu Beschwerdeergänzung
zu gewähren, damit die eingangs erwähnten Anträge vollumfänglich begrün-
det werden können”.
Nel gravame non è invece riscontrabile alcuna motivazione di merito rela-
tivamente al riconoscimento della qualità di rifugiato ed alla concessione
dell’asilo. In altri termini, non è dato comprendere in che modo e per quali
ragioni le decisione avversata violerebbe il diritto federale o sarebbe costi-
tutiva di un accertamento inesatto o incompleto dei fatti giuridicamente ri-
levanti (art. 106 cpv. 1 LAsi).
4.2 A tal riguardo va osservato che le esigenze di forma e contenuto ne-
cessarie per entrare nel merito sono disciplinate all’art. 52 PA. Ai sensi di
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tale disposto, il gravame deve contenere le conclusioni, i motivi, l’indica-
zione dei mezzi di prova e la firma del ricorrente o del suo rappresentante;
devono inoltre essere allegati la decisione impugnata e i documenti indicati
come mezzi di prova, se sono in possesso del ricorrente (cpv. 1). Le esi-
genze quanto ai motivi ed alle conclusioni di un ricorso variano, risultando
più severe, se il ricorso è redatto da un avvocato piuttosto che da una per-
sona priva di specifiche conoscenze giuridiche (DTF 117 Ia 297 consid. 2,
126 consid. 5d; 116 II 745 consid. 2b). In ogni caso, occorre, da un lato,
che nel ricorso sia spiegato, anche se in modo conciso, perché l’atto impu-
gnato è contestato (motivi del ricorso) – in altri termini, se è stato violato il
diritto federale, o se vi è stata una constatazione inesatta o incompleta dei
fatti giuridicamente rilevanti – e dall’altro lato, che sia indicato cosa si
chiede (conclusioni) in caso d’accoglimento del ricorso stesso (sentenza
del Tribunale federale 9C_553/2008 del 6 luglio 2009; DTF 117 Ia 126 con-
sid. 5 nonché DTF 117 Ia 297 consid. 2; SEETHALER/BOCHSLER , in: Praxi-
skommentar VwVG, 2009, art. 52 n. 47). Se il ricorso non soddisfa a questi
requisiti o se le conclusioni o i motivi del ricorrente non sono sufficiente-
mente chiari, e il ricorso non sembra manifestamente inammissibile, l’au-
torità di ricorso assegna al ricorrente un breve termine suppletorio per ri-
mediarvi (cpv. 2). Essa gli assegna questo termine con la comminatoria
che, decorrendo infruttuoso, deciderà secondo l’inserto o, qualora man-
chino le conclusioni, i motivi oppure la firma, non entrerà nel merito del
ricorso (cpv. 3). Va tuttavia rammentato che in regola generale, la fissa-
zione di un termine supplementare non deve condurre ad un’inopportuna
proroga del termine legale di ricorso (cfr. DTF 112 Ib 634; MOSER/BEU-
SCH/KNEUBÜHLER, Prozessieren vor dem Bundesverwaltungsgericht, 2a ed.
2013, n. 2.237). Ad ogni modo, in materia d’asilo la legge fissa direttamente
la durata del termine all’art. 110 LAsi. Nelle procedure ricorsuali ordinarie
lo stesso è di sette giorni mentre è di soli tre giorni per i ricorsi contro le
decisioni di non entrata nel merito e contro le decisioni di cui all’articolo 23
cpv. 1 o all’articolo 111b LAsi.
4.3 La ratio legis dell’art. 52 cpv. 2 LAsi è di permettere all’interessato di
riparare ad un’omissione evitando così gli eccessivi formalismi (DTF 121 II
255 consid. 4). Pur non facendo alcuna distinzione, il testo legale va per-
tanto inteso quale possibilità di sanatoria dei vizi di forma fortuiti (SEETHA-
LER/PORTMANN, in: Waldmann/Weissenberger [ed.], Praxiskommentar Ver-
waltungsverfahrensgesetz, 2a ed. 2016, art. 52 n. 109). Ciò detto, il termine
suppletorio per la regolarizzazione di un ricorso ai sensi dell’art. 52 cpv. 2
PA va accordato unicamente per rimediare alle omissioni involontarie (cfr.
THOMAS GÄCHTER, Rechtsmissbrauch im öffentlichen Recht Unter beson-
D-7089/2016
Pagina 13
derer Berücksichtigung des Bundessozialversicherungssrechts. Ein Bei-
trag zu Treu und Glauben, Methodik und Gesetzeskorrektur im öffentlichen
Recht, 2005, n. 482). Su tali presupposti, il ricorrente che, per il tramite di
un mandatario professionale, inoltra volontariamente un ricorso viziato, al-
fine d’ottenere una proroga del termine, fa un uso improprio della normativa
(cfr. sentenza del Tribunale E-1202/2014 del 7 maggio 2014). In tali casi,
non è dato un diritto alla concessione del termine suppletorio per la rego-
larizzazione del gravame (cfr. GICRA 2000 n. 7 consid. 3.d; si veda anche
la DTF 134 V 162 consid. 5.2).
4.4 Ciò è segnatamente il caso se il ricorso è deliberatamente trasmesso
al Tribunale senza alcuna motivazione relativamente alle questioni di me-
rito, ovvero quando dal tenore dello stesso non si evincano le ragioni per
le quali la decisione avversata sia meritevole di annullamento (cfr. sentenza
del Tribunale D-4752/2014 del 20 dicembre 2016 consid. 2). La sanzione
è l’inammissibilità (cfr. per analogia art. 52 cpv. 3 PA; GICRA 2000 n. 7
consid. 3.d. in fine; sentenza del Tribunale E-1733/2009 del 6 maggio
2009). Ammettere il contrario – ovvero fissare anche in tali circostanze un
termine suppletorio – equivarrebbe infatti a considerare prorogabile il ter-
mine legale di ricorso, cosa espressamente esclusa dal testo legale (cfr.
art. 22 cpv. 1 PA; DTF 108 Ia 209 consid. 3; sentenze del Tribunale E-
1202/2014 e E-1733/2009, si veda anche ANDRÉ MOSER, in : Auer / Mül-
ler / Schindler [ed.], Kommentar zum Bundesgesetz über das Verwaltungs-
verfahren [VwVG], 2008, art. 52, n. 13).
4.5
4.5.1 Ora, è indubbio che in casu, vista l’assenza di una motivazione di
merito nell’atto ricorsuale i presupposti di cui all’art. 52 cpv. 1 PA non siano
riuniti. La mancanza dei motivi nel gravame è infatti, come già visto, costi-
tutiva di un’inadempienza ai requisiti minimi di cui alla citata normativa.
4.5.2 Inoltre, il fatto che il gravame contenga una richiesta volta alla fissa-
zione di un termine suppletorio per il completamento dell’impugnativa, per-
mette di escludere che nel caso in narrativa l’omissione sia stata involon-
taria. La patrocinatrice della ricorrente si è infatti espressamente riservata
di esprimersi sulle questioni di merito in un secondo momento, lasciando
pertanto intendere di essere a conoscenza del fatto che l’atto ricorsuale, al
momento dell’inoltro, risultava lacunoso rispetto ai succitati presupposti
processuali. Si può dunque di principio ritenere che la presente fattispecie
rientri in quella connotazione di casi dove non vi fosse modo di far capo
D-7089/2016
Pagina 14
alla possibilità di regolarizzazione e ciò anche potendo partire dal presup-
posto che la mandataria, vista la sua formazione giuridica, non sia stata del
tutto ignara del senso della citata normativa.
4.5.3 Ciò nonostante in specie il Tribunale ha ritenuto giudiziosa la conces-
sione di un termine per presentare un memoriale integrativo contenente
una motivazione di merito all’interessata. Essendo infatti la suddetta giuri-
sprudenza stata sviluppata per ovviare ai casi di abuso manifesto
(cfr. GICRA 2000 n. 7 consid. 3.d), il Tribunale è partito dall’idea che cha la
patrocinatrice dell’insorgente, nel proprio allegato e nelle successive prese
di posizione, si fosse concentrata su di una questione pregiudiziale che
implicava la valutazione di un presupposto processuale, la cui definizione,
per sua stessa natura, andava evasa preliminarmente alle questioni di me-
rito. Con questo, non si vuole tuttavia tutelare un tale agire, che in caso di
ulteriori inoltri viziati dovrà avere quale risultanza l’inammissibilità del gra-
vame. La facoltà concessa va infatti ritenuta eccezionale e riconducibile
alle particolarità del presente caso.
4.5.4 Ora, avendo la ricorrente completato la propria impugnativa con il
memoriale integrativo del 21 novembre 2018 contenente motivazioni di me-
rito come da facoltà concessagli dal Tribunale, v’è luogo di considerare
adempiute, quantomeno a partire dalla regolarizzazione, le condizioni di
forma prescritte dalla PA.
Occorre dunque entrare nel merito del gravame.
5.
Con ricorso al Tribunale possono essere invocati, in materia d’asilo, la vio-
lazione del diritto federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti
giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi). Il Tribunale non è vincolato
né dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4 PA), né dalle considerazioni giuridiche
della decisione impugnata, né dalle argomentazioni delle parti
(cfr. DTAF 2014/1 consid. 2).
6.
Preliminarmente il Tribunale osserva che, essendo stata la ricorrente posta
al beneficio dell’ammissione provvisoria per inesigibilità dell’esecuzione
dell’allontanamento con decisione del 19 ottobre 2016 e non avendo cen-
surato la pronuncia dell’allontanamento, oggetto del litigio in questa sede
risulta essere esclusivamente la questione del riconoscimento dello statuto
di rifugiato e della concessione dell’asilo.
D-7089/2016
Pagina 15
7.
7.1 La Svizzera, su domanda, accorda asilo ai rifugiati secondo le disposi-
zioni della LAsi (art. 2 LAsi). L’asilo comprende la protezione e lo statuto
accordati a persone in Svizzera in ragione della loro qualità di rifugiato.
Esso include il diritto di risiedere in Svizzera. Giusta l’art. 3 cpv. 1 LAsi,
sono rifugiati le persone che, nel Paese d’origine o d’ultima residenza, sono
esposte a seri pregiudizi a causa della loro razza, religione, nazionalità,
appartenenza ad un determinato gruppo sociale o per le loro opinioni poli-
tiche, ovvero hanno fondato timore d’essere esposte a tali pregiudizi. Sono
pregiudizi seri segnatamente l’esposizione a pericolo della vita, dell’inte-
grità fisica o della libertà, nonché le misure che comportano una pressione
psichica insopportabile (art. 3 cpv. 2 LAsi). Occorre altresì tenere conto dei
motivi di fuga specifici della condizione femminile (art. 3 cpv. 2
2a frase LAsi).
7.2 A tenore dell’art. 7 cpv. 3 LAsi, chiunque domanda asilo deve provare
o per lo meno rendere verosimile la sua qualità di rifugiato. La qualità di
rifugiato è resa verosimile se l’autorità la ritiene data con una probabilità
preponderante (art. 7 cpv. 2 LAsi). Sono inverosimili in particolare le alle-
gazioni che su punti importanti sono troppo poco fondate o contraddittorie,
non corrispondono ai fatti o si basano in modo determinante su mezzi di
prova falsi o falsificati (art. 7 cpv. 3 LAsi).
7.3 È pertanto necessario che i fatti allegati dal richiedente l’asilo siano
sufficientemente sostanziati, plausibili e coerenti fra loro; in questo senso
dichiarazioni vaghe, quindi suscettibili di molteplici interpretazioni, contrad-
dittorie in punti essenziali, sprovviste di una logica interna, incongrue ai fatti
o all’esperienza generale di vita, non possono essere considerate verosi-
mili ai sensi dell’art. 7 LAsi. È altresì necessario che il richiedente stesso
appaia come una persona attendibile, ossia degna di essere creduta. Que-
sta qualità non è data, in particolare, quando egli fonda le sue allegazioni
su mezzi di prova falsi o falsificati (art. 7 cpv. 3 LAsi), omette fatti importanti
o li espone consapevolmente in maniera falsata, in corso di procedura ri-
tratta dichiarazioni rilasciate in precedenza o, senza motivo, ne introduce
tardivamente di nuove, dimostra scarso interesse nella procedura oppure
nega la necessaria collaborazione. Infine, non è indispensabile che le alle-
gazioni del richiedente l’asilo siano sostenute da prove rigorose; al contra-
rio, è sufficiente che l’autorità giudicante, pur nutrendo degli eventuali dubbi
circa alcune affermazioni, sia persuasa che, complessivamente, tale ver-
sione dei fatti sia in preponderanza veritiera. Il giudizio sulla verosimi-
glianza non deve, infatti, ridursi a una mera verifica della plausibilità del
D-7089/2016
Pagina 16
contenuto di ogni singola allegazione, bensì dev’essere il frutto di una pon-
derazione tra gli elementi essenziali a favore e contrari ad essa; decisivo
sarà dunque determinare, da un punto di vista oggettivo, quali fra questi
risultino preponderanti nella fattispecie (cfr. DTAF 2013/11 consid. 5.1 e
giurisprudenza ivi citata).
8.
8.1 Nella decisione impugnata, l’autorità di prima istanza ha ritenuto inve-
rosimili le allegazioni a riguardo del matrimonio al quale avrebbe dovuto
sottoporsi la ricorrente. In primo luogo, quest’ultima avrebbe identificato il
presunto futuro sposo con due nominativi differenti (Kesete e Tekeste) e
ciò senza aver previamente avanzato dubbi al riguardo. Allo stesso modo,
le sue dichiarazioni in merito alla frequenza ed alla collocazione temporale
delle discussioni avute con il padre sulla questione risulterebbero contra-
stanti. Non di meno, nell’audizione sui motivi l’insorgente avrebbe anche
riferito di un episodio nel quale il padre si sarebbe presentato a casa con il
futuro marito, cosa che mal si sposerebbe con quanto addotto in prece-
denza, ossia di aver discusso una sola volta con il genitore e di non cono-
scere tale persona. Del resto, le asserzioni circa l’obbligo di sposarsi sa-
rebbero in contraddizione con il fatto che la ricorrente medesima avrebbe
asserito che se avesse accettato la proposta, le nozze avrebbero probabil-
mente avuto luogo nel gennaio del 2015. Come se non bastasse, l’insor-
gente avrebbe anche reso dichiarazioni incongruenti ed illogiche a propo-
sito della durata del congedo del padre e sulle modalità di organizzazione
del viaggio d’espatrio, asserendo ad esempio di aver informato lo zio della
sua volontà di espatriare solo nel corso della seconda audizione (cosa che
sarebbe del resto sorprendente visto il suo grado di parentela con il padre).
Da ultimo la SEM ha avanzato dubbi anche in merito allo scarso dettaglio
delle dichiarazioni della richiedente asilo. In assenza di elementi supple-
mentari, ha concluso l’autorità di prima istanza, l’asserito espatrio illegale
non sarebbe rilevante in materia d’asilo.
8.2 Nel proprio memoriale integrativo del 21 novembre 2018, la patrocina-
trice dell’insorgente, dopo aver rammentato e precisato i fatti alla base del
procedimento, ha contestato la valutazione dell’autorità di prima istanza. A
suo dire, non si sarebbe tenuta in debita considerazione la giovane età
dell’insorgente al momento dello svolgimento degli eventi e delle audizioni
ossia di una circostanza potenzialmente determinante sulla percezione e
l’apprezzamento delle esperienze e delle decisioni e quindi anche sull’atti-
tudine di enunciazione e della stessa verosimiglianza. Proprio per queste
ragioni, l’art. 7 cpv. 5 dell’Ordinanza 1 sull’asilo relativa a questioni proce-
durali (RS 142.311; OAsi 1) prescriverebbe la necessità di tenere in debita
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Pagina 17
considerazione gli aspetti specifici della minore età. Da tale normativa e da
altre pubblicazioni si evincerebbero invero alcune peculiarità proprie alle
audizioni di minorenni quali la necessità di prestare attenzione al loro grado
di sviluppo psicologico agendo con una certa sensibilità per il contesto di
provenienza e con un metodo comunicativo che non venga influenzato da
eventuali barriere culturali. Ciò in virtù del fatto che i requisiti applicabili per
gli adulti non sarebbero adatti per via della differente modalità di illustrare
le esperienze. Il minore potrebbe infatti non disporre delle capacità per ri-
conoscere quali sarebbero le informazioni importanti e per esprimere con-
cetti astratti come il tempo e la distanza. Su tali presupposti in caso di dub-
bio andrebbe deciso in suo favore. Ferme queste premesse, nel presente
caso si paleserebbe un’applicazione troppo restrittiva dei criteri di cui
all’art. 7 LAsi. Quanto alle incongruenze censite dall’autorità di prima
istanza, andrebbe in limine osservato come l’analisi della costanza delle
allegazioni svolta in casu non sarebbe stata adeguata per la valutazione
della verosimiglianza. Del resto, secondo quanto riferito dalla ricorrente
medesima, le parole Kesete e Tekeste potrebbero essere utilizzate per de-
finire lo stesso nome. Ad ogni modo, l’insorgente avrebbe a più riprese di-
chiarato di non conoscere il futuro sposo cosa che spiegherebbe la leggera
divergenza letterale. Altresì, per quanto concerne i colloqui avuti con il pa-
dre, la ricorrente avrebbe avuto modo di spiegarsi anche con la patrocina-
trice asserendo che si sarebbe trattato di più episodi. Inoltre, quo alla ne-
cessità di un suo assenso al matrimonio, dai verbali si evincerebbe che il
suo parere al riguardo sarebbe stato ignorato, tanto che il padre avrebbe
successivamente reiterato le discussioni sulla tematica facendole pres-
sione. Ciò non permetterebbe tuttavia di escludere che tale circostanza
fosse all’origine dello slittamento della cerimonia, senza che con ciò faccia
difetto l’elemento coercitivo. Parimenti, circa il fatto di conoscere o meno il
promesso sposo, occorrerebbe tenere conto del fatto che l’espressione
“conoscere” potrebbe “significare diversi gradi di conoscenza, dall’iniziale
percezione dell’esistenza alla cognizione piena del suo essere, di suoi
modi e qualità”. Ancora, quo alla collocazione temporale della prima discus-
sione con il genitore a riguardo del matrimonio, sarebbe necessario osser-
vare come, in occasione dell’audizione sulle generalità, la richiedente asilo
avrebbe dichiarato di non ricordarsi allorché, solo in seguito, nell’audizione
sui motivi, avrebbe parlato di tre settimane. Ciò lascerebbe quindi traspa-
rire una certa difficoltà nella riproduzione delle indicazioni temporali. Ad
ogni modo, le ulteriori date fornite nell’arco delle due audizioni collimereb-
bero. Per di più, a proposito dell’organizzazione del viaggio, il fatto che la
insorgente abbia discusso solamente con il passatore non escluderebbe
un’informazione dello zio circa le sue intenzioni. Le argomentazioni della
SEM a proposito dell’illogicità del fatto di aver reso partecipe delle stesse
D-7089/2016
Pagina 18
il fratello del padre si esaurirebbero inoltre in valutazioni di plausibilità non
riposanti su alcun elemento oggettivo a loro sostegno. Il giudizio sulla ve-
rosimiglianza, ha proseguito la patrocinatrice, implicherebbe infatti la con-
templazione di tutti gli elementi a favore o contrari alla stessa. Ora, nel caso
in disamina la SEM si sarebbe limitata ad elencare quanto andava a sfa-
vore dell’insorgente nonostante vi fossero diversi elementi lascianti inten-
dere che la ricorrente abbia effettivamente vissuto gli eventi in questione.
In primo luogo, da una comparazione delle sue allegazioni con punti non
direttamente riconducibili al fulcro dei suoi motivi d’asilo si evincerebbe la
medesima modalità di enunciazione, ossia delle risposte spesso concise.
Oltremodo, nel suo racconto figurerebbero anche delle caratteristiche qua-
litative intrinseche. L’insorgente sarebbe invero riuscita a far collimare i mo-
tivi d’asilo addotti con la sua storia personale. Altri indizi di veridicità risie-
derebbero nel chiarimento di alcuni aspetti culturali e nella riproduzione di
dialoghi. Da ultimo, la sua versione sarebbe anche compatibile con il feno-
meno del matrimonio di minori in Eritrea, la cui diffusione sarebbe attestata
da svariate fonti. Per tutti questi motivi, la decisione della SEM andrebbe
considerata unidirezionale e non equilibrata.
9.
La tesi della ricorrente non può essere seguita.
9.1 Non si può infatti negare che la versione proposta dall’insorgente sia
smentita dalla presenza di diversi indicatori. Innanzitutto, la contraddizione
sul nome del presunto futuro marito è insindacabile. Nelle fonti consultabili
Tekeste e Kesete non vengono affatto definite come delle declinazioni dello
stesso nome utilizzabili alternativamente. Le parole in questione, fatta
salva l’ultima sillaba comune a molti nomi della regione, non contengono
del resto nemmeno fonemi equivalenti o analogie tali da poterli considerare
assonanti. A ciò si aggiunge il fatto che la ricorrente, nel corso dell’audi-
zione, non risulta aver mai espresso alcuna riserva a proposito del fatto di
essere a conoscenza del nominativo del futuro coniuge (cfr. atto A12, pag.
8). Da ultimo v’è altresì da constatare come la richiedente asilo non abbia
fornito giustificazioni pertinenti sulla questione né tantomeno avanzato la
tesi della sinonimia dinanzi all’autorità di prima istanza (cfr. atto A18, pag.
10). Del resto, nemmeno si può negare che le allegazioni riguardanti le
discussioni intercorse con il padre sul soggetto si siano rivelate disconti-
nue. Nel corso dell’audizione sulle generalità la richiedente asilo ha infatti
asserito che il padre le avrebbe parlato della possibilità di sposarsi per evi-
tare l’arruolamento sul finire del 2014, dopo che questi si era accorto che
l’interessata non frequentava più la scuola. Sempre in tale circostanza, a
D-7089/2016
Pagina 19
precisa domanda circa il fatto di essersi ulteriormente confrontata al pro-
posito con il padre prima dell’espatrio, ella ha incontestabilmente risposto
negativamente (cfr. atto A12, pag. 8). Nelle dichiarazioni rilasciate in tale
sede non è inoltre presente alcun accenno all’elemento coercitivo. L’insor-
gente ha infatti lasciato intendere che il padre la avrebbe posta di fronte ad
una scelta, rendendola semmai attenta alle conseguenze della sua man-
cata accettazione (atto A12, pag. 8: “per vivere una vita come si deve mi
ha detto che aveva un conoscente e che era meglio se sposavo questa
persona”; “mi ha detto di pensarci molto bene, perché altrimenti sarei an-
data a fare il servizio militare”). Sennonché, la versione da lei proposta nel
corso dell’audizione sui motivi d’asilo è del tutto divergente. La richiedente
asilo in tale contesto ha infatti dichiarato che il padre le avrebbe chiesto
diverse volte di sposarsi (cfr. atto A19, pag. 6). Inoltre, le richieste di
quest’ultimo, così come descritte, risultano non solo frequenti, ma anche
pressanti, configurando gli estremi di un’imposizione (cfr. atto A19, pag. 5-
7: “ti devi sposare per forza”; “anche se io non volevo, mi avrebbe fatto
sposare per forza”). Per tacere del fatto che, nel corso della seconda audi-
zione, l’interessata ha addirittura menzionato una circostanza nella quale il
futuro presunto marito si sarebbe presentato al suo domicilio discutendo
persino con lei del matrimonio (cfr. atto A19, pag. 8). Ora, il Tribunale può
in parte condividere le osservazioni della ricorrente a proposito dei vari
gradi contemplati nella nozione di conoscenza. Resta però il fatto che ci si
può difficilmente immaginare che una persona chiamata a rispondere ad
una domanda precisa ometta ogni riferimento ad un incontro effettivamente
avvenuto. Ma v’è di più. L’assenza di linearità nella collocazione temporale
degli scambi d’opinione con il padre e dello stesso espatrio, ancorché in
parte relativizzabile dalle asserite difficoltà dell’insorgente nella riprodu-
zione di tale genere di concetti, è infatti indubbia. In occasione della prima
audizione, la ricorrente ha dichiarato di aver discusso con il genitore mesi
prima di lasciare il paese (cfr. atto A12, pag. 8) mentre in seguito ha indicato
di essere espatriata a distanza di tre settimane dal suo rientro dal congedo,
ossia dalla circostanza nella quale si sarebbe confrontata per la prima volta
con quest’ultimo (cfr. atto A18, pag. 5-6). Sempre in tale ottica, anche le
stesse allegazioni a proposito della durata della licenza del padre, ap-
paiono incoerenti. In un primo momento la richiedente asilo ha infatti asse-
rito di non essere a conoscenza della durata della stessa (cfr. atto A18,
pag. 6). In seguito ella ha invece dichiarato che si sarebbe trattato di un
congedo di pochi giorni, salvo poi modificare la sua risposta di lì a poco
adducendo una durata di due mesi (cfr. atto A18, pag. 11).
D-7089/2016
Pagina 20
9.2 Si può dunque partire dall’assunto che il racconto dell’insorgente pre-
senti molteplici elementi incongruenti riguardanti aspetti essenziali del nar-
rato. Poste queste premesse, non pare nemmeno giustificata la censura
dell’insorgente secondo la quale la SEM avrebbe tenuto conto dei soli
aspetti a lei sfavorevoli. In primo luogo, il fatto che la decisione impugnata
elenchi gli innumerevoli argomenti che l’hanno condotta a considerare in-
verosimile la versione dell’interessata in scrupoloso ossequio all’obbligo di
motivazione (cfr. sulla nozione DTF 126 I 97, 102) non significa che l’auto-
rità abbia omesso di considerare, a torto, gli elementi a sostegno della ver-
sione dell’interessata. Ciò detto, nemmeno si comprende in che modo la
SEM abbia potuto violare il diritto di essere sentita della ricorrente, di cui lo
stesso obbligo di motivazione è corollario. Oltremodo, dovendosi effettuare
un’analisi complessiva delle allegazioni, anche in presenza di alcune ca-
ratteristiche qualitative intrinseche, non si giustifica una diversa valutazione
della fattispecie. Da un punto di vista di una ponderazione tra gli elementi
essenziali a favore e contrari plausibilità, i secondi risultano infatti ampia-
mente maggioritari sia in termini qualitativi che quantitativi.
9.3 Altresì, non vi è modo di imputare, come sembra volerlo la patrocina-
trice, gli indicatori di inverosimiglianza unicamente alla giovane età della
sua mandante. Tale circostanza, per quanto possa effettivamente avere un
influsso sul metro di giudizio da adottare nella disamina delle allegazioni
(cfr. ad esempio GICRA 2004 nr. 34), non giustifica ad essa sola un’astra-
zione degli elementi contraddittori. In specie l’autorità di prima istanza si è
confrontata con una richiedente asilo di sedici anni la cui capacità di discer-
nimento non è mai stata posta in discussione (cfr. per la delimitazione DTF
134 II 235 consid. 4.3.2; 124 III 5 consid. 1a), ovvero con un soggetto in
misura di esporre i suoi motivi d’asilo nell’ambito di un’audizione ai sensi
dell’art. 29 LAsi (cfr. sentenza del Tribunale E-1928/2014 del 24 luglio 2014
consid. 2.3.1). Del resto, il verbale del 12 ottobre 2016 (cfr. atto A19) non
lascia trasparire elementi concreti per ritenere il contrario né per ammettere
che l’audizione si sia svolta in spregio alle esigenze dettate dalla giurispru-
denza (cfr. DTAF 2014/30). Oltremodo, né la persona di fiducia presente
né la rappresentante delle opere assistenziali hanno evidenziato proble-
matiche di sorta (cfr. situazione analoga nella sentenza del Tribunale D-
7643/2016 del 29 ottobre 2018 consid. 5.7).
9.4 In definitiva, è dunque a giusto titolo che l’autorità di prima istanza ha
ritenuto inverosimile il racconto dell’insorgente. Il Tribunale può dunque
esimersi dal passare in rivista le restanti argomentazioni della ricorrente,
segnatamente laddove censura la rilevanza in materia d’asilo degli avveni-
menti scandagliati.
D-7089/2016
Pagina 21
9.5 Dal canto suo, l’asserito espatrio illegale, posta l’assenza di circostanze
supplementari che lascino presupporre che l’insorgente sia malvista dalle
autorità eritree, non risulta ad esso solo pertinente in materia d’asilo
(cfr. sentenza del Tribunale D-7898/2015 del 30 gennaio 2017 [pubblicata
come sentenza di riferimento] consid. 5.1).
Ne consegue che il ricorso non merita tutela e che la decisione impugnata
va confermata.
10.
Visto l’esito della procedura, le spese processuali sarebbero da porre a
carico della ricorrente (art. 63 cpv. 1 e 5 PA nonché art. 3 lett. b del regola-
mento sulle tasse e sulle spese ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale
amministrativo federale del 21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]). Ciò
nonostante, non potendosi considerare l’impugnativa priva di possibilità di
esito favorevole, non sono riscosse le spese processuali (art. 65 PA).
11.
Quanto alla richiesta di gratuito patrocinio, la stessa va inoltre accolta in
applicazione dell’art. 110a LAsi. Nella fattispecie, la nota d’onorario pro-
dotta dalla patrocinatrice in annesso allo scritto del 21 novembre 2018 ap-
pare corretta, sia in termini di tempo di lavoro che per quanto concerne le
spese. La tariffa oraria di CHF 190.-- oltre iva rientra inoltre nei limiti di cui
all’art. 10 cpv. 2 TS-TAF (applicabile su rinvio dell’art. 12 TS-TAF). Su tali
presupposti la l’indennità per un’indennità per patrocinio d’ufficio è fissata
in CHF 2961.85 (disborsi e indennità supplementare in rapporto all’IVA
compresi).
12.
La presente decisione non concerne persone contro le quali è pendente
una domanda d’estradizione presentata dallo Stato che hanno abbando-
nato in cerca di protezione, per il che non può essere impugnata con ri-
corso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83
lett. d cifra 1 LTF).
La pronuncia è quindi definitiva.
(dispositivo alla pagina seguente)
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