Decision ID: 52ed1e51-b3a2-51f7-9bcf-dbfac880b606
Year: 2013
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_004
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: civil_law

ritenuto
in fatto:
A.
Il 15 novembre 2011
la società
CO 1
è stata incaricata di elaborare uno studio di fattibilità per l'esecuzione di una strada d'accesso a un nuovo centro sportivo polivalente denominato “RE 1” a _, dalla società promotrice del progetto RE 1. Per le sue prestazioni CO 1 ha emesso il 22 novembre 2011 una fattura di fr. 4117.50, importo rimasto insoluto malgrado le rassicurazioni di _, amministratore
unico della società committente. Visto il mancato pagamento, lo CO 1 ha fatto notificare il 14 agosto 2012 alla RE 1 il precetto esecutivo n. _ dell'Ufficio esecuzioni di Lugano per l'incasso di fr. 4117.50 oltre interessi al 5% dal 1° gennaio 2012 e spese esecutive, al quale l'escussa ha interposto opposizione.
B.
Con istanza del 5 settembre 2012 la società CO 1 si è rivolta al Giudice di pace del circolo di Lugano Ovest chiedendo di convocare le parti a un tentativo di conciliazione e di formulare, nel caso di mancata conciliazione, una proposta di giudizio volta alla condanna della Swiss International RE 1 al pagamento di fr. 4117.50 oltre interessi del 5% dal 1° gennaio 2012 e al rigetto dell'opposizione interposta al citato PE. All'udienza del 7 novembre 2012 l'attrice ha confermato le sue domande, mentre la convenuta non è comparsa.
C.
Il 21 novembre 2012 il Giudice di pace ha sottoposto alle parti una proposta di giudizio nel senso dell'accoglimento dell'istanza, con l'avvertenza che nel caso di mancato rifiuto entro 20 giorni dalla comunicazione scritta, la proposta sarebbe stata considerata accettata. Il 26 novembre 2012 la RE 1, per il tramite di _, ha comunicato al Giudice di pace di rifiutare “la proposta di condanna al pagamento, perché priva di riconoscimento di debito e perché la società incaricata della gestione del progetto di centro internazionale è la _”. Il Giudice di pace ha così rilasciato all'attrice l'autorizzazione ad agire.
D.
Con petizione 21 dicembre 2012 lo CO 1 ha convenuto la RE 1 davanti allo stesso giudice per ottenere il pagamento di fr. 4117.50 oltre interessi al 5% dal 1° gennaio 2012, così come il rigetto in via definitiva del menzionato PE. Nelle sue osservazioni del 10 aprile 2013 la convenuta ha chiesto di respingere la petizione e di giudicare “che l'opposizione rimane perché l'attore non ha prodotto il relativo riconoscimento di debito come prevede la LEF per il rigetto dell'opposizione”.
E.
Statuendo il 28 maggio 2013 il Giudice di pace ha accolto la petizione, condannando la RE 1 a pagare fr. 4117.50 oltre interessi e spese e rigettando in via definitiva l'opposizione interposta al citato PE. La tassa di giustizia e le spese di complessivi fr. 200.
sono state poste a carico della convenuta, tenuta a rifondere alla controparte un'indennità di fr. 300.
.
F.
Contro la decisione appena citata la RE 1 è insorta a questa Camera con un reclamo del 26 giugno 2013 nel quale chiede di annullare il giudizio impugnato. Il reclamo non è stato oggetto di notificazione.

Considerando
in diritto:
1.
Le decisioni emanate nella procedura semplificata sono impugnabili, trattandosi di controversie patrimoniali con un valore litigioso inferiore a fr. 10 000.–, con reclamo entro trenta giorni dalla notificazione (art. 321 cpv. 1 CPC). Nella fattispecie la decisione impugnata è stata comunicata il 28 maggio 2013. Introdotto il 26 giugno 2013, il reclamo in questione è tempestivo.
2.
Secondo l'art. 68 CPC ogni parte con capacità processuale può farsi rappresentare nel processo (cpv. 1). Il rappresentante deve legittimarsi mediante procura (cpv. 3). In presenza di un rappresentante che non ha giustificato i propri poteri, il giudice deve assegnargli un termine adeguato per riparare il difetto producendo la procura (
Trezzini
in: Commentario al Codice di diritto processuale civile svizzero, Lugano 2010, art. 68 pag. 254).
In concreto, il reclamo è stato sottoscritto, con ogni verosimiglianza, da _. Sennonché dall'estratto del registro di commercio della RE 1 – fatto notorio (DTF 138 II 564, consid. 6.2) – risulta che dal 18 aprile 2013 _ non è più l'amministratore unico della società e che tale ruolo è stato assunto dal 10 luglio 2013 da _. La questione del potere di rappresentanza di _ andrebbe pertanto approfondita, ma tenuto conto che – come si vedrà in seguito – il reclamo si rivela manifestamente infondato, essa non merita ulteriore disamina.
3.
Secondo l'art. 320 CPC con il reclamo può essere censurata l'errata applicazione del diritto (lett. a) e/o l'accertamento manifestamente errato dei fatti (lett. b). Il reclamo deve essere motivato (art. 321 cpv. 1 CPC), nel senso che, relativamente all'applicazione del diritto, occorre spiegare in modo conciso, riferendosi all'oggetto del litigio, in cosa consiste la violazione e su quali punti il giudizio contestato viene impugnato (cfr. DTF 134 II 246 consid. 2.1). Quanto all'accertamento dei fatti, la definizione di “manifestamente errato” corrisponde a quella dell'arbitrio ragione per cui il reclamante
non può limitarsi a criticare la decisione impugnata come in una procedura d'appello, dove l'autorità di ricorso gode di cognizione libera, opponendo semplicemente la propria opinione a quella del primo giudice (
DTF 136 II 494
consid. 2.8, con riferimenti). Egli deve così dimostrare, attraverso
un'argomentazione chiara e dettagliata, che l'autorità inferiore ha emanato una decisione manifestamente insostenibile, destituita di fondamento serio e oggettivo o in urto palese con il senso di giustizia ed equità (
DTF 135 V 4
consid. 1.3, con rinvii). Non basta segnatamente che il reclamante affermi l'arbitrarietà della decisione impugnata adducendo considerazioni generiche (
DTF 136 II 494
consid. 2.8).
4.
Il Giudice di pace, dopo aver respinto l'eccezione processuale sollevata dalla convenuta in merito alla mancanza di un riconoscimento di debito, ha accolto l'azione poiché “non vi sono contestazioni sulla fatturazione ma velatamente sulla legittimità della richiesta”. Sennonché, ha soggiunto il primo giudice, la convocazione per la presentazione del centro sportivo indetto dal Comune di _ riguardava la convenuta, donde la sua legittimazione passiva.
La reclamante ribadisce che “l'istanza proposta dall'attore è
esclusivamente ai fini di definire se esiste o meno, ai sensi della LEF, un riconoscimento di debito chiaro ed inequivocabile o una sentenza istituzionale che lo condanni al pagamento”. Ora, è vero che la mancanza di un riconoscimento di debito osta al rigetto dell'opposizione ai sensi dell'art. 82 cpv. 1 LEF. Resta il fatto che in concreto l'attrice non ha promosso una procedura sommaria volta al rigetto dell'opposizione al precetto esecutivo fatto notificare alla reclamante il 14 agosto 2012 (cfr. art. 251 lett. a CPC), ma un'azione in procedura semplificata volta all'accertamento del suo credito che conferisce autorità di cosa giudicata all'esistenza e all'esigibilità del credito posto in esecuzione. E sulla base di tale decisione il giudice, poi, rigetta in via definitiva l'opposizione al precetto esecutivo. Sotto questo profilo nulla può essere rimproverato al Giudice di pace che, dopo avere accertato il credito dell'attore, ovvero che la pretesa rivendicata esiste ed è esigibile, ha pronunciato il rigetto definitivo dell'opposizione al noto PE. Ciò posto, nella misura in cui la reclamante nemmeno contesta l'esistenza del credito vantato dall'attrice, il reclamo, si rivela infondato.
5.
Le spese giudiziarie seguono la soccombenza (art. 106 cpv. 1 CPC). Non si pone il problema di ripetibili alla controparte, alla quale il reclamo non è stato notificato per osservazioni.