Decision ID: 89e14e5a-54e0-5fc9-8be3-9ca1b540f284
Year: 2016
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_007
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: 

ritenuto
in fatto
A.
Dalla relazione tra PI 2 e PI 4 è nato il figlio PI 1 (2015).
B.
La madre PI 2, domiciliata a _, è nata il 1998 ed è oggi ancora minorenne.
C.
In data 12 febbraio 2004 era stata istituita una curatela educativa a favore di PI 2 e quale curatrice era stata nominata la signora CURA 2, tutt’oggi in carica.
D.
Essendo stata la madre minorenne al momento della nascita di PI 1 – nato a _ e dimorante assieme ai genitori presso la casa della nonna paterna, la signora _ nel Comune di _ – con decisione 30 luglio/4 agosto 2015 la Kindes- und Erwachsenenschutzbehörde _ (in seguito KESB) ha istituito in favore di PI 1 una tutela ai sensi dell’art. 327a CC.
Quale tutrice di PI 1 è stata nominata la signora RE 1.
E.
In data 5 ottobre 2015 il padre PI 4 ha riconosciuto PI 1 dinnanzi al Zivilstandsamt di _.
F.
In occasione dell’incontro tenutosi il 4 novembre 2015 presso l’Autorità regionale di protezione _ (in seguito Autorità di protezione) sono state sentite la curatrice educativa di RE 1, signora CURA 2, e la madre di RE 1, signora PI 1. Quest’ultima ha riferito della situazione abitativa di sua figlia e suo nipote, dichiarandosi molto preoccupata per il bene dei minori.
Di conseguenza, in data 17 novembre 2015, l’Autorità di protezione ha sentito anche RE 1, la quale ha insistito nel voler andare ad abitare con il suo compagno PI 4 nell’appartamento che lui avrebbe trovato a _.
G.
Con decisione cautelare 20 novembre 2015 (risoluzione n.162/20.11.2015) l’Autorità di protezione ha provvisoriamente privato la signora PI 1 della custodia parentale sulla figlia RE 1, collocando quest’ultima presso la Casa _.
Il reclamo 27 novembre 2015 di PI 2 avverso la predetta decisione è stato respinto da questa Camera con sentenza 11 aprile 2016 (cfr. inc. CDP n. 9.2015.205).
H.
Con ulteriore decisione cautelare del 20 novembre 2015 (risoluzione n. 163) l’Autorità di protezione ha provvisoriamente privato PI 2 della custodia parentale su PI 1, collocando quest’ultimo, assieme alla madre PI 2, presso la Casa _, conferendo mandato al Servizio medico-psicologico, _, per una valutazione sulle capacità genitoriali della madre e sospendendo provvisoriamente i diritti di visita padre-figlio.
Le predette misure sono state adottate con effetto immediato.
I.
Contro quest’ultima decisione è insorta la tutrice di PI 1, RE 1, con reclamo 30 novembre/9 dicembre 2015, chiedendo di annullare la decisione impugnata e di concedere le relazioni personali tra padre-figlio, rilevando che il bene di PI 1 non sarebbe minacciato. La reclamante contesta inoltre la competenza dell’Autorità di protezione _ ad adottare misure di protezione a favore di PI 1, il quale sottostarebbe alle competenze della KESB di _.
L.
Su istanza 24 novembre 2015 della tutrice RE 1, con scritto 26 novembre 2015 la KESB di _ ha chiesto all’Autorità regionale di protezione _ di assumere il procedimento inerente la tutela del piccolo PI 1, poiché il legame del minore con il distretto di _ sarebbe venuto a mancare: PI 1 non dimora più presso la nonna paterna _ e inoltre l’Autorità di protezione di _ dispone già della misura di protezione a favore della madre PI 2.
M.
Nel frattempo, con decisione cautelare 11 dicembre 2015, l’Autorità di protezione ha concesso e regolamentato le relazioni personali padre-figlio durante il collocamento di quest’ultimo presso Casa _. Sul gravame 18 dicembre 2015 presentato dai genitori del piccolo PI 2, contro quest’ultima decisione (cfr. inc. CDP n. 9.2015.218), questa Camera si pronuncerà in sede separata.
N.
Con scritto 22 dicembre 2015 PI 2 ha comunicato di non avere osservazioni in relazione al reclamo di RE 1, aggiungendo che PI 4 avrebbe nel frattempo locato un appartamento a _ dove PI 2 sarebbe intenzionata a trasferirsi assieme al piccolo PI 1.
O.
Con osservazioni 18 dicembre 2015 l’Autorità di protezione si è riconfermata nella decisione impugnata, sottolineando l’urgenza del suo intervento a protezione di PI 1, poiché la tutrice di PI 1 sarebbe rimasta inattiva.

Considerato
in diritto
1.
L’autorità giudiziaria di reclamo competente è la Camera di protezione del Tribunale d’appello [art. 2 cpv. 2 Legge sull’organizzazione e la procedura in materia di protezione del minore e dell’adulto (LPAM)], che giudica, nella composizione a giudice unico, i reclami contro le decisioni delle Autorità regionali di protezione in materia di provvedimenti cautelari (art. 48 lett. f n. 9 LOG).
Riguardo alla procedura applicabile, per quanto non già regolato dagli art. 450 segg. CC occorre riferirsi, in via sussidiaria, alla Legge sulla procedura amministrativa, in particolare alle norme concernenti le azioni connesse con il diritto civile di competenza dell’autorità amministrativa (art. 99 LPAmm; cfr. Messaggio del Consiglio di Stato n. 6611 del 7 marzo 2012 concernente la modifica della LTut, pag. 8) e, in via ancor più sussidiaria, alle disposizioni del diritto processuale civile (CPC; v. art. 450f CC).
2.
La reclamante contesta la competenza dell’Autorità regionale di protezione _ e chiede l’annullamento sia della privazione della custodia parentale di PI 2 su PI 1 (dispositivo n. 1) sia del collocamento di PI 1 (dispositivo n. 2); postula inoltre che vengano ripristinate le relazioni personali padre-figlio (dispositivo n. 11).
2.1. Competenza dell’Autorità regionale di protezione _
In concreto si tratta di provvedimenti cautelari, essendo le misure di protezione (la privazione della custodia parentale di PI 2 sul figlio PI 1, il collocamento di PI 1 e la sospensione dei diritti di visita padre-figlio) state decretate provvisoriamente.
Giusta l’art. 445 CC – applicabile per analogia anche ai minorenni secondo l’art. 314 cpv. 1 CC – l’Autorità di protezione può prendere d’ufficio tutti i provvedimenti necessari per la durata del procedimento.
I presupposti per l’emanazione di una decisione cautelare sono: la prognosi favorevole del procedimento principale (il cosiddetto
fumus boni iuris
), l’urgenza della misura e la sua proporzionalità (cfr. art. 389 cpv. 2 CC: la misura deve essere necessaria e idonea; BSK Erw.Schutz,
Auer/Marti
, ad art. 445 CC n. 6 e segg; sentenza CDP del 21 maggio 2014, inc. 9.2013.218, consid. 5.2).
L’art. 315 CC definisce la competenza per quanto attiene alle misure di protezione a favore dei minorenni: di regola, le misure per la protezione del figlio sono ordinate dall’autorità di protezione dei minori del domicilio del figlio (cpv. 1 CC), ma se vi è pericolo nel ritardo, sono pure competenti le autorità del luogo di dimora del figlio (cpv. 2 CC). L’autorità del luogo di dimora che ordina una misura per la protezione del figlio ne informa l’autorità del domicilio (cpv. 3).
Il termine “luogo di dimora” non deve essere interpretato in senso stretto, bensì, in caso di grande urgenza, già il luogo del semplice soggiorno (per es. il luogo di vacanza) fonda la competenza dell’autorità di protezione (BSK Zivilgesetzbuch I, 4. edizione,
Breitschmid
, ad art. 315 CC n. 20).
Qualora sussista una competenza cumulativa, è l’autorità di protezione meglio connessa con le circostanze del caso che gode la precedenza (BSK Zivilgesetzbuch I, 4. edizione,
Breitschmid
, ad art. 315 CC n. 20).
In concreto, l’Autorità regionale di protezione _ è intervenuta in favore di PI 1 sebbene fosse già pendente una misura di protezione, ovvero una tutela ai sensi dell’art. 327a CC, presso la KESB di _.
Alla luce della precaria situazione personale in cui si è trovato PI 1 al momento dell’emanazione della decisione impugnata – essendo egli figlio di PI 2, ossia di una madre minorenne senza una dimora fissa – è indubbiamente giustificato che l’Autorità di protezione abbia adottato delle misure cautelari per l’urgente salvaguardia del minore, ancora in tenera età.
Allorquando l’Autorità di protezione è venuta a conoscenza della situazione abitativa inadeguata in cui versava PI 2 assieme al piccolo PI 1, così come al momento dell’emanazione della decisione impugnata, il luogo di dimora attuale dei minori era presso l’abitazione della nonna materna di PI 1, signora PI 3, nel Comune di _ (cfr. verbale di audizione 17 novembre 2015 di PI 2). Tenuto conto della palese urgenza con la quale l’Autorità di protezione è stata chiamata ad intervenire per proteggere i minori, soprattutto PI 1, senza dimora fissa, sussisteva una competenza cumulativa ai sensi dell’art. 315 cpv. 2 CC. L’Autorità regionale di protezione _ dunque era senz’altro competente per adottare delle misure di protezione a favore di PI 1.
Di conseguenza, la censura della reclamante secondo cui l’Autorità di protezione non sarebbe stata competente per emettere provvedimenti cautelari a favore di PI 1 è destinata all’insuccesso e deve essere respinta.
Ad ogni modo spetterà all’Autorità di protezione confermare i provvedimenti cautelari mediante una decisione di merito non appena sarà conclusa la relativa istruttoria.
Occorre infine sottolineare che la reclamante ha comunque richiesto il trasferimento della misura dalla KESB _ all’Autorità regionale di protezione _, con domanda formalizzata in data 24 novembre 2015 ed appoggiata da parte della KESB stessa con scritto del 26 novembre 2015. Per questa ragione è di difficile comprensione il motivo per il quale la signora RE 1 abbia poi eccepito la competenza dell’Autorità di protezione in sede di reclamo.
2.2.
Privazione del diritto di determinare il luogo di dimora di PI 2 su PI 1
Occorre innanzitutto precisare che la nozione “custodia parentale” è stata sostituita dal termine, più preciso, di “diritto di determinare il luogo di dimora del figlio” (
droit de déterminer le lieu de résidence
,
Aufenthaltsbestimmungsrechts
; cfr. titolo marginale dell’art. 310 CC;
Meier/Stettler
, Droit de filiation, n. 1291 pag. 847). Per quanto attiene alla privazione della “custodia parentale” decretata dall’Autorità di protezione nella decisione impugnata, di seguito si userà il termine corretto del “diritto di determinare il luogo di dimora”.
L’art. 296 cpv. 2 CC stabilisce che i genitori minorenni non hanno autorità parentale (
Meier/Stetler
, Droit de filation, 5
a
ed, n. 452 pag. 301 e n. 540 pag. 366).
Il diritto di determinare il luogo di dimora è un elemento integrante dell’autorità parentale (art. 301a cpv. 1 CC) ed è indivisibile da quest’ultima: difatti, è escluso che si mantenga il diritto di determinare il luogo di dimora quando non sussiste l’autorità parentale (DTF 128 III 9, consid. 4b; principio confermato nella revisione legislativa del 2013: cfr.
Meier/Stetler
, op. cit., n. 465 pag. 301).
In questo senso, non disponendo PI 2 dell’autorità parentale su PI 1 in quanto ancora minorenne, essa non dispone nemmeno del diritto di determinare il luogo di dimora del figlio e pertanto non può esserne privata, ciò a cui ha invece erroneamente provveduto l’Autorità di protezione mediante la decisione impugnata.
Ne consegue che la privazione provvisoria della custodia parentale risolta al dispositivo n. 1 della decisione impugnata è nulla.
2.3.
Collocamento di PI 1 presso Casa _
L'art. 310 cpv. 1 CC prevede che quando il figlio non possa essere altrimenti sottratto al pericolo, l'autorità tutoria deve toglierlo alla custodia dei genitori, o dei terzi presso cui si trova, e ricoverarlo convenientemente.
Il diritto di custodia comprende il diritto di determinare il luogo di dimora e le modalità relative alla cura del figlio e appartiene ai genitori (eventualmente al tutore del minore), essendo una componente dell’autorità parentale (DTF 128 III 9 consid.
4a; BSK ZGB I,
Breitschmid
, ad art. 310 CC n. 1; CR CC I,
Meier
, ad art. 310 CC n. 1).
Come già detto,
dall’entrata in vigore
della revisione del diritto sull’autorità parentale, il
1° luglio 2014, tale nozione è stata sostituita dal
termine, più preciso, di
“
diritto di determinare il luogo di dimora del figlio
” (cfr. titolo marginale dell’art. 310 CC e
Meier/Stettler
, op. cit., n. 1291 pag. 847
).
Nell'accezione di “
pericolo
” rientra tutto quanto è suscettibile di pregiudicare lo sviluppo fisico, intellettuale e morale del figlio sotto l'autorità parentale dei genitori (
BSK ZGB I,
Breitschmid
, ad art. 310 CC n. 3;
Hegnauer
,
Grundriss des Kindesrechts,
n. 27.36 pag. 214;
Meier/Stettler
, op. cit., n. 1298 pag. 850; STF del 1° luglio 2002, inc. 5C.117/2002, consid. 3.1):
le cause della messa in pericolo sono ininfluenti (circostanze oggettive, colpa del minore, dei genitori o dell’entourage familiare) (BSK ZGB I,
Breitschmid
, ad art. 310 CC n. 3,
Meier/Stettler
,
op. cit., n.
1296 pag. 850;
STF
del 21 giugno 2012, inc. 5A_335/2012, consid. 3.1; STF
del 1° luglio 2002, inc. 5C.117/2002, consid. 3.1; STF del 12 marzo 2012, inc.
5A_701/2011,
consid. 4.2.1
).
La misura di privazione del diritto di determinare il luogo di dimora consiste dunque nel togliere ai genitori il diritto di determinare il luogo di residenza e le modalità di cura del figlio, e nel collocare in modo adeguato il minorenne presso terzi o in un istituto (
Meier/Stettler
, op. cit., n. 1291-1292 pag. 847).
T
ale collocamento deve essere
“
conveniente
”: esso deve dunque corrispondente all’età, alla personalità e ai bisogni del minore (
Hegnauer
,
Grundriss des Kindesrechts,
n. 27.41 pag. 215;
BSK ZGB I,
Breitschmid
, ad art. 310 CC n. 9;
Sentenza CDP del 30 luglio 2014, inc. 9.2014.76, consid. 5).
Q
ualora il collocamento del minore non risulti più confacente alla personalità e ai bisogni del minore, l’Autorità di protezione dovrà modificare la sua decisione in applicazione dell’art. 313 CC, secondo cui la modifica delle circostanze comporta l’adattamento delle misure di protezione alla nuova situazione (BSK ZGB I,
Breitschmid
, ad art. 310 CC n. 9; CR CC I,
Meier
, ad art. 310 n. 22).
Conformemente al principio di sussidiarietà sancito nell’art. 21 della Legge per le famiglie, il minorenne può essere affidato a terzi se privo di un ambiente familiare idoneo a garantire il suo sviluppo e benessere.
Mancando a PI 2
il diritto di determinare il luogo di dimora di PI 1 (per le ragioni esposte al punto 2.2. sopra),
l’Autorità di protezione – intervenuta d’urgenza sulla base dell’art. 315 cpv. 2 CC – ha dovuto, come prescritto dell’art. 310 cpv. 1 CC, provvedere al ricovero conveniente del minore.
Al momento dell’emanazione della decisione impugnata, PI 1, assieme ai suoi genitori, non aveva alcuna dimora fissa ed era soggetto a continui spostamenti provvisori: infatti, dapprima ha vissuto presso la casa della nonna paterna, la signora _, nel Comune di _, poi è stato trasferito in un primo momento su un alpe nel Canton _, poi presso degli amici dei genitori a _, poi per un periodo in un hotel a _, poi presso la casa della nonna materna a _, per poi essere trasferito assieme ai genitori a _ dove quest’ultimi si sarebbero messi alla ricerca di un appartamento.
In occasione dell’audizione della signora PI 1 in data 4 novembre 2015, quest’ultima si è detta seriamente preoccupata per il bene di RE 1, e di conseguenza anche di PI 1, in quanto avrebbe osservato nel padre di PI 1, PI 4, un atteggiamento poco consono in presenza del bambino (comportamento “
aggressivo
” e “
violento
” con l’uso di sostanze stupefacenti).
Durante la sua audizione presso l’Autorità di protezione in data 17 novembre 2015, RE 1 si è dimostrata alquanto confusa nelle sue intenzioni abitative, esprimendo, da un lato, l’intenzione di volersi trasferire nuovamente in _ – anche per regolarizzare la sua posizione e percepire gli assegni per PI 2 in quanto ancora domiciliata a _ – e, dall’altro lato, di volersi spostare con PI 4 a _, dove quest’ultimo starebbe cercando un appartamento. Infine, RE 1 ha persino dichiarato di non sentirsi in grado di prendere una posizione.
Comunque sia, la sola “
ricerca
” di un appartamento a _ – che ospiterebbe anche PI 2 e il figlio PI 1 – da parte del compagno PI 4 non è certo un elemento sufficiente a comprovare una dimora conveniente per il minore. Per altro, non è tutt’ora accertato che una tale sistemazione corrisponda al bene di Pi 1 ancora in tenera età. Questa verifica potrà sempre essere fatta nell’ambito dell’istruttoria ancora in corso.
Viste le circostanze sopra descritte – indipendentemente dalle capacità genitoriali di PI 2, sulle quali si deve ancora pronunciare il Servizio medico-psicologico al quale è stato conferito un relativo mandato – è palese che RE 1si è trovato in una situazione del tutto inadeguata per la sua età e decisamente pericolosa per il suo bene e il suo corretto sviluppo. L’Autorità di protezione non poteva pertanto prescindere dall’intervenire e collocare convenientemente il minore.
Va evidenziato che il collocamento ordinato dall’Autorità di protezione ha chiaramente dato priorità assoluta al bene di PI 1, prevedendo il suo collocamento assieme alla madre PI 2. Difatti, è fondamentale che madre e figlio non vengano separati. Proprio a questo scopo la struttura della Casa _, risulta un collocamento, oltre che “conveniente”, come prescritto dalla legge, anche perfettamente idoneo e adeguato a garantire la necessaria continuità e stabilità al piccolo PI 1 (e a sua madre).
Di conseguenza, almeno fino alla conclusione dell’istruttoria in corso e all’accertamento che una convivenza indipendente assieme ai genitori fuori Cantone sia effettivamente nell’interesse di PI 1, è a giusto titolo che l’Autorità di protezione abbia provveduto alla sua sistemazione abitativa protetta.
Alla luce di quanto precede le censure della reclamante secondo le quali il bene di PI 1 non sarebbe mai stato minacciato sono destinate all’insuccesso e devono essere respinte.
2.4.
Sospensione delle relazioni personali padre-figlio
Le censure relative alla sospensione delle relazioni personali tra PI 1 e suo padre PI 4 sono nel frattempo divenute prive d’oggetto, in quanto superate dagli eventi nella misura in cui, l’Autorità di protezione, con decisione cautelare 11 dicembre 2015, ha concesso un diritto di visita sorvegliato presso il Punto d’Incontro c/o Casa _.
Contro quest’ultima decisione sono insorti i genitori di PI 1 con reclamo 18 dicembre 2015, gravame sul quale questo giudice si esprimerà in sede separata, poiché la relativa procedura è ancora pendente davanti alla scrivente Camera (cfr. inc. CDP n. 9.2015.218).
3.
Visto quanto sopra, va accertata la nullità del dispositivo n. 1 della decisione impugnata. Per il resto, il reclamo nella misura in cui non è diventato privo d’oggetto risulta infondato e va respinto.
4.
Tasse e spese di giustizia seguono la soccombenza.