Decision ID: eb8501f1-7fd4-520f-99a6-80933deddcb7
Year: 2001
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_006
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: civil_law

in fatto:
A.
Con istanza 21 giugno 2000, _ ha chiesto ed ottenuto, il 26 giugno 2000, dal Pretore di Bellinzona il sequestro ex art. 271 cpv. 1 n. 4 LEF contro il marito _ della somma di US$ 4'000'000.-- (equivalente al cambio del 26 giugno 2000 di 1.6535 a fr. 6'613'600.--depositata sui conti vincolati _ e _ di spettanza dell’Ufficio di esecuzione e fallimenti di Bellinzona, oltre agli interessi (utili) maturati (equivalenti complessivamente a US$ 6'777'819.20 al 2 marzo 2000) e maturandi sino alla data di realizzazione, a copertura di un credito di fr. 19'842'000.-- (corrispondenti a US$ 12'000'000.-- al cambio del 26 giugno 2000 di 1.6535) più interessi al 10% a partire dal 12 ottobre 1999. Quale titolo del credito, la sequestrante ha prodotto una sentenza contumaciale 12 ottobre 1999 della Corte Superiore di Giustizia di _; doc. B annesso all’istanza), con la quale è stato riconosciuto ad _, in base ad una dichiarazione giurata (sworn affidavit del 5 ottobre 1999) della medesima, un credito di US$ 12'000'000.--, oltre interessi al 10% dalla data della decisione, contro il marito.
B.
Il 2 agosto 2000, l’UEF di Bellinzona ha pignorato, a favore della _ (in seguito: _) nell’ambito dell’esecuzione n. _ diretta contro _ in pagamento di fr. 12'937'282.20 (al momento della ricezione della domanda di prosecuzione dell’esecuzione), la somma sequestrata da _ e precedentemente pure già sequestrata a favore di _. Il 10 agosto 2000, nel termine di partecipazione, _ ha pur chiesto il pignoramento dello stesso importo.
C.
Avendo conoscenza per la prima volta del sequestro eseguito a favore di _ a ricezione del verbale di pignoramento, _ ha, l’11 settembre 2000, tempestivamente interposto opposizione ex art. 278 LEF e chiesto subordinatamente la condanna della sequestrante al deposito di una garanzia di fr. 400'000.-- ai sensi dell’art. 273 LEF.
D.
Con decisione 30 novembre 2000, il Pretore ha integralmente respinto l’opposizione. Egli ha considerato data la legittimazione attiva di _ in quanto il sequestro l’avrebbe toccata “nel suo diritto di ottenere la liberazione a proprio favore dell’importo assegnato a titolo di risarcimento compensativo ex art. 59 cifra 2 e 60 CP”. Il Pretore ha poi ammesso la verosimiglianza del credito vantato da _ contro il marito e dell’esistenza della causa di sequestro di cui all’art. 271 cpv. 1 n. 4 LEF, fondandosi sulla decisione canadese 12 ottobre 1999 e ritenendo che il limitato potere di cognizione del giudice del sequestro impedisse che potesse essere esaminata la tesi dell’abuso di diritto. Sulla proprietà dei beni sequestrati, il giudice di prime cure ha considerato che fosse verosimilmente di _, dato che l’assegnazione a _ di un credito compensativo ex art. 60 CP non aveva conferito ad essa alcun diritto reale sulla somma oggetto, in un primo tempo, di un sequestro penale a garanzia del credito compensativo, e poi dei sequestri retti dalla LEF a favore di _ e di _. Il primo giudice ha quindi confermato il sequestro e rifiutato di condannare _ alla prestazione di una garanzia, atteso che _ non aveva reso verosimile il suo asserito danno e che di regola si deve prescindere dall’imposizione di una garanzia quando il sequestrante si fonda su una sentenza esecutiva.
E.
Con appello 7 dicembre 2000, _ chiede nuovamente l’annullamento del sequestro e subordinatamente la condanna della sequestrante al deposito di una garanzia di fr. 400'000.-- ai sensi dell’art. 273 LEF. In sintesi, l’appellante critica la sentenza pretorile per la mancanza di delibazione della sentenza canadese ai sensi degli art. 25 e 27 LDIP, rileva che comunque essa non potrebbe essere delibata, ostandovi l’esistenza di due sentenze di tribunali svizzeri per desistenza che hanno effetto di cosa giudicata materiale sulla questione delle pretese civili di _, e rimprovera al Pretore di non aver esaminato l’eccezione di abuso di diritto ex art. 2 CC. _ giustifica infine la richiesta di prestazione di una garanzia di fr. 400'000.—asseverando che le spese per l’annullamento della sentenza 12 ottobre 1999 sono valutate da un avvocato canadese in C$ 193'000.-- (doc. FF prodotto con l’appello), equivalenti a fr. 214'230.--, “arrotondate” a fr. 300'000.-- in considerazione delle spese di giustizia e di patrocinio generate in Svizzera.
F.
Nelle loro osservazioni congiunte, _ ed _ sollevano nuovamente la carenza di legittimazione di _ ad interporre opposizione al sequestro, poiché quest’ultima non potrebbe vantare alcun diritto autonomo sull’oggetto del sequestro, quale un diritto di proprietà, di pegno o di altra natura: in forza dell’assegnazione ex art. 60 CO, _ sarebbe infatti titolare di un semplice credito verso _ Sul merito, gli appellati affermano che la delibazione della sentenza canadese non era necessaria nell’ambito della procedura di sequestro, in cui il sequestrante deve solo rendere verosimile il credito sul quale egli si fonda. A titolo abbondanziale, i coniugi _ producono d’altronde un riconoscimento di debito sottoscritto dal marito davanti al notaio _ di _ che legittimerebbe ulteriormente il sequestro in esame. Quanto alle sentenze svizzere invocate da _, gli appellati sottolineano che in quella dell’8 maggio 1995 delle Assise correzionali di Bellinzona, resa in ambito penale, non è stato deciso alcunché circa crediti vantati da _ contro il marito, mentre quella dell’8 giugno 1999 è un decreto di stralcio dell’azione di rivendicazione della somma sequestrata inoltrata dalla moglie che non concerne quindi un credito di quest’ultima contro il marito. Gli appellati negano infine il carattere abusivo delle procedure esecutive avviate da _ contro il marito, in quanto sarebbero finalizzate alla restituzione della somma di US$ 4 milioni che la moglie avrebbe versato sul conto della Procura pubblica con soldi di sua pertinenza per evitare l’estradizione del marito verso la _ Sulla questione della garanzia, i coniugi _ escludono che dal sequestro possa risultare alcun danno per _, atteso che essa non dispone di alcun diritto sulla somma sequestrata.
G.
Con istanza 15 dicembre 2000, _ ha chiesto che _ venga condannata a prestare a suo favore una cauzione processuale ex art. 153 cpv. 1 lett. b CPC di fr. 20'000.-- entro 15 giorni, con la comminatoria dello stralcio dell’appello inoltrato il 7 dicembre 2000.

Considerando
in diritto: 1.
L’istanza 15 dicembre 2000 di prestazione di una cauzione processuale presentata da _ va respinta. Ella fonda la sua istanza sull’art. 153 cpv. 1 lett. b CPC, per rinvio dell’art. 25 LALEF. Orbene, secondo la giurisprudenza costante di questa Camera (cfr.
CEF
[14.1996.48] 6 agosto 1996, cons. 2;
CEF
30 marzo 1990 in re _ c/ _;
CEF
9 agosto 1988 in re Institut Maton AG c/ T., Rep. 1989, 515), l’istituto della cauzione processuale ex art. 153 CPC non trova applicazione nella procedura sommaria di rigetto. Infatti, come rettamente rilevato dalla stessa istante, per la determinazione delle spese giudiziarie ed indennità è data applicazione esclusiva della normativa federale, alla quale rinvia l’art. 26 LALEF, riferita all’art. 68 LEF con il corollario degli art. 67 cpv. 1 e 68 cpv. 1 OTLEF. Nulla invece è detto sulla cauzione processuale. Si tratta di silenzio qualificato, avuto riguardo alla specificità della normativa LEF che impone di prescindere da quanto è incompatibile con il principio di celerità che informa, per regola generale, la procedura sommaria in materia esecutiva legata a termini estremamente brevi (cfr.
Flavio Cometta
, Il rigetto provvisorio dell’opposizione nella prassi giudiziaria ticinese, in Rep 1989 p. 332). La giurisprudenza cantonale è del resto conforme a quella federale, avendo il Tribunale federale giudicato che il diritto federale, in particolare l’art. 68 cpv. 1 LEF, vieta al debitore, nella procedura di rigetto dell’opposizione, la facoltà di esigere dal creditore, sulla base del diritto processuale cantonale, garanzie per le ripetibili (cfr.
DTF
123 III 271 ss.),
2.
Per crediti non garantiti da pegno il creditore può chiedere il sequestro di beni del debitore, quando sia data una causa di sequestro (cfr. art. 271 cpv. 1 n. 1 a 5 LEF). Nel Cantone Ticino per valori superiori a fr. 2'000.-- competente per la concessione del sequestro è il Pretore del luogo in cui si trovano i beni da sequestrare indicati dal creditore (art. 14 cpv. 1 e 16 cpv. 3 LALEF, art. 5 cpv. 1 LOG). La procedura, di natura sommaria (art. 25 n. 2 lett. a LEF), è retta dall’art. 19 LALEF che non prevede il contraddittorio.
3.
Concesso il sequestro, chi è toccato nei suoi diritti, tranne il sequestrante che si è visto respingere integralmente l’istanza di sequestro, può fare opposizione al giudice del sequestro entro dieci giorni da quando ne ha avuto conoscenza (art. 278 cpv. 1 LEF.
3.1.
Sulla legittimazione attiva dei terzi, gli autori concordano per riconoscerla al terzo che vanta un diritto reale sugli oggetti sequestrati, al terzo detentore di questi medesimi beni e – ma non vi è unanimità su questo punto – al terzo debitore di un credito sequestrato.
La dottrina è pure unanime per non riconoscerla all’ufficio di esecuzione (cfr.
H
ans
Reiser
, Basler Kommentar zum SchKG, Basilea/Ginevra/ Monaco 1998, vol.
III, n. 22 ss. ad art. 278, con rif.;
Amonn/Gasser
, n. 65-66 ad § 51;
Jérôme
Piégai
, La protection du débiteur et des tiers dans le nouveau droit du séquestre, tesi Losanna 1997, p. 144 ss. con rif.).
3.2.
Come rettamente rilevato dal Pretore, l’assegnazione ex art. 60 cpv. 1 lett. c CP di un credito compensativo non conferisce alla parte civile lesa alcun diritto reale sui diritti patrimoniali sequestrati penalmente a garanzia di tale credito né alcun diritto preferenziale nell’esecuzione forzata. Infatti, per volontà esplicita del legislatore federale, l’esecuzione dei crediti compensativi è regolata dalla LEF (cfr. Messaggio concernente la modifica del codice penale svizzero del 30 giugno 1993, in
FF
1993, n. 223.6, p. 223 a.i.;
Denis
Piotet
, Les effets civils de la confiscation pénale, Berna 1995, n. 67;
Stefan
Trechsel
, Kurzkommentar zum StGB, 2a. ed., Zurigo 1997, n. 20 ad art. 59,
Niklaus
Schmid
, Einziehung, organisiertes Verbrechen, Geldwäscherei, Kommentar zu Art. 58-60, 260
ter
und 305
bis
StGB, vol. I, Zurigo 1998, n. 181 ad art. 59). D’altronde, l’art. 59 n. 2 cpv. 3 CP dispone in modo esplicito che “il sequestro non fonda alcuna pretesa privilegiata in favore dello Stato in occasione dell’esecuzione forzata”. Che questa norma sia pure applicabile quando il credito compensativo sia stato assegnato alla vittima ex art. 60 lett. c CP non può seriamente essere contestato (cfr.
STF
[7B.94/1997] del 10 giugno 1997, cons. 3a, p. 6, prodotta dagli appellati con le loro osservazioni quale doc. 1, con rif. al succitato Messaggio,
FF
1993 III 222;
Charles
Jaques
, Le “rang” des créances dans l’exécution forcée, le cas des subordinations de créance (postpositions), tesi Losanna 1999, nota 3 ad n. 59), poiché l’assegnazione altro non è che una surrogazione della vittima nei diritti dello Stato. Una soluzione diversa potrebbe essere sostenuta solo qualora l’art. 60 CP la prevedesse esplicitamente. D’altronde, non risulta dagli atti che la somma di US$ 4 milioni sequestrata dalla Procura pubblica sia stata poi confiscata, ossia espropriata e trasferita in proprietà dello Stato. Anzi, la Corte delle assise correzionali di Bellinzona ha, nei motivi della predetta sentenza penale (doc. A prodotto da _ con l’opposizione, cons. 20, p. 70), esplicitamente escluso la confisca, rilevando che il “paper trail” si fosse interrotto nelle banche di _ e che più nulla ricollegava il danaro della refurtiva con la somma di US$ 4'000'000.-- versata da _ su richiesta del marito sul conto della Procura pubblica. _ non è pertanto legittimato ad opporsi quale terzo proprietario dei beni sequestrati.
3.3.
Poiché il legislatore ha scientemente rinunciato ad un'enumerazione esplicita delle persone legittimate ad interporre opposizione (cfr.
FF
1991 III 124 ad n. 208.7), ci si può chiedere se oltre alle tre categorie di terzi prese in considerazione dalla dottrina non ne possano esistere altre. La formulazione dell’art. 278 LEF (“chi è toccato nei suoi diritti da un sequestro”) sembra infatti tendere a permettere un ampio accesso all’opposizione (cfr.
Louis
Dallèves
, Le séquestre, Fiche Juridique n. 740, Genève 1999, p. 22 ad n. 2). Con
Gilliéron
(op. cit., p. 134 i.f.) e
Piégai
(op. cit., p. 162 ss., ad b), appare giustificato porre quale regola generale l’esigenza che il terzo possa prevalersi di un interesse di diritto o di fatto degno di protezione per opporsi al sequestro, ossia che subisca una lesione qualificata – grave – nei propri interessi personali, sulla falsariga di quanto vale per la legittimazione per interporre ricorso ex art. 17 LEF. La lesione dell’interesse del terzo deve essere attuale e non solo potenziale (cfr.
Dominik
Gasser
,
Das Abwehrdispositiv der Arrestbetroffenen nach revidiertem SchKG, in ZBJV 1994, p. 605 ad lett. e).
3.4.
In casu, può rimanere aperta la questione di sapere se il procedente che ha ottenuto il pignoramento di diritti sequestrati da un altro creditore possa opporsi al sequestro quando viene, come nella fattispecie, a conoscerne l’esistenza ricevendo il verbale di pignoramento, a motivo che il creditore pignorante avrebbe un interesse degno di protezione ad evitare che il sequestrante possa indebitamente partecipare al pignoramento, in modo privilegiato in virtù dell’art. 281 cpv. 1 LEF. Infatti, _ ha chiesto la prosecuzione dell’esecuzione nel termine di 30 giorni dall’esecuzione del pignoramento richiesto da _, ciò che esclude l’applicazione dell’art. 281 cpv. 1 LEF (cfr.
Reiser
, op. cit., n. 5 ad art. 281).
3.5.
Si pone invece il problema di sapere se _ possa opporsi al sequestro, facendo valere un interesse degno di protezione ad ottenerne l’annullamento al fine di far annullare l’esecuzione promossa da _ contro il marito, poiché verrebbe per quest’ultima a mancare un foro esecutivo in Svizzera: _ è infatti domiciliato all’estero, di modo che l’unico foro possibile è quello del sequestro ex art. 52 LEF. La risposta è negativa. Nel sistema della LEF, i creditori pignoranti non possono opporsi alla partecipazione al loro gruppo di un altro procedente, se non per motivi di natura puramente formale (assenza di un titolo esecutivo, perenzione ex art. 88 LEF, ritiro della domanda di prosecuzione, partecipazione tardiva, ecc., cfr.
Jaques
, op. cit., n. 1302;
Ingrid
Jent-Sørensen
, Basler Kommentar zum SchKG, Basilea/Ginevra/ Monaco 1998, vol. II, n. 51 ad art. 110). In particolare, non possono, allo stadio del pignoramento, contestare l’esistenza o l’esigibilità di un (altro) credito posto in esecuzione: questo è possibile solo con un’azione in contestazione della graduatoria ex art. 148 LEF (cfr.
Pierre-Robert
Gilliéron
, Poursuite pour dettes, faillite et concordat, 3a ed., Losanna 1993, p. 199 ad E;
Jaques
, op. cit., n. 1303). Questo principio deve pur valere in materia di partecipazione privilegiata ex art. 281 cpv. 1 LEF. In effetti, anche in questo caso l’interesse di un procedente a contestare il diritto di un altro creditore diventa attuale solo dopo la realizzazione dei beni pignorati, risp. sequestrati, qualora il ricavo si riveli insufficiente per coprire interamente tutti i crediti del gruppo. _ non ha pertanto un interesse attuale a contestare il sequestro ottenuto da _. Sarà solo davanti al giudice competente per dirimere le contestazioni della graduatoria (cfr. art. 148 LEF) che _ potrà, se del caso, contestare l’esistenza dell’asserito credito di _, risp. il suo carattere revocabile ai sensi degli art. 285 ss. LEF. È parimenti dinanzi a questo giudice che l’appellante potrà, all’occorrenza, invocare l’inopponibilità del sequestro nei suoi confronti, facendo valere che _ avrebbe illecitamente rinunciato a contestare l’esistenza della causa del sequestro per favorire la moglie a scapito di _ (non ha invece senso contestare che i conti sequestrati siano di _, perché se non fosse il caso essi non sarebbero potuti essere pignorati neanche a favore di _ Infatti possono essere revocati non solo gli atti che diminuiscono l’attivo del debitore, ma anche gli atti che causano un danno agli altri creditori in quanto il debitore favorisce indebitamente uno di loro (cfr. art. 288 LEF i.f.;
Amonn/Gasser
, n. 22-23 ad § 52;
Henri-Robert
Schüpbach
, Droit et action révocatoire, Basilea/Francoforte sul Meno 1997, n. 85, p. 54;
Jaques
,
op. cit., n. 1784, con rif.). Per completezza si aggiunga che l’azione o l’eccezione revocatoria ex art. 285 ss. LEF presuppone che il danno causato ai creditori con l’atto revocabile sia constatato in un attestato provvisorio o definitivo di carenza di beni dopo pignoramento – oppure con l’apertura del fallimento del debitore – (cfr. art. 285 cpv. 2 LEF;
Schüpbach
, op. cit., n. 200, 204 e 207, p. 98;
Jaques
, op. cit., n. 1784 pto 3 e 1785), quindi in ogni caso dopo la realizzazione. È un argomento supplementare per ritenere prematura l’opposizione di _
4.
La ricorrente ritiene pure che il sequestro eseguito a favore di _ sia abusivo e pertanto nullo. La censura è ricevibile. In effetti, secondo la giurisprudenza federale (cfr.
DTF
105 III 83, cons. 2), l’art. 2 CC deve essere applicato d’ufficio, in ogni grado di giurisdizione, quando sono comprovati fatti di natura a far sorgere un diritto o a farlo decadere. Il giudice del sequestro, qualora constatasse il carattere abusivo del sequestro, non potrebbe quindi, senza far prova di un eccessivo formalismo, semplicemente rinviare il terzo pignorante a far valere i propri diritti davanti al giudice competente per dirimere le contestazioni della graduatoria.
4.1.
In diversi casi, il Tribunale federale ha ammesso che un atto esecutivo possa essere abusivo e pertanto nullo (cfr. ad es.
DTF
105 III 18-19: “Taschenarrest”;
DTF
105 III 80 ss.: domanda d’inventario a tutela del diritto di ritenzione, quando è comprovato che quest’ultimo è estinto;
DTF
107 III 10: notifica di un precetto esecutivo contro una comunione ereditaria indivisa ad un erede di cui si suppone che non interporrà opposizione, omettendo apposta la notifica all’erede di cui è certo che si sarebbe opposto;
DTF
113 III 5, cons. 2b: esecuzione chiesta da un procedente che ha dichiarato all’ufficio che l’escusso non è il debitore del credito vantato [questione lasciata aperta];
DTF
115 III 18 ss.: notifica, in quindici mesi, di quattro precetti esecutivi fondati sulla stessa causa del credito per complessivi fr. 775'000.--, senza che il procedente abbia mai chiesto né il rigetto dell’opposizione né l’accertamento della pretesa [cfr.
Flavio
Cometta
, Il giudice del diritto esecutivo e il principio della buona fede, in: SJZ 1991, p. 298-300]; cfr. pure
BlSchK
1988, 194 ss., 1991, 111 ss. e 1993, 174-175: esecuzione il cui scopo non è il recupero di un credito ma la lesione della reputazione o del credito dell’escusso; cfr. ancora
Pierre-Robert
Gilliéron
, Commentaire de la LP, vol. I, Losanna 1999, n. 35-40 e 50-51 ad art. 38-45), con la precisazione che solo l’abuso manifesto deve essere sanzionato (art. 2 cpv. 2 CC;
DTF
102 III 5, cons. 1b i.f.; 115 III 21, cons. 3b). Sembra addirittura che la censura dell’abuso di diritto debba poggiare su fatti comprovati (cfr.
DTF
105 III 83 cons. 2).
4.2
. Nel caso di specie, non ci si trova in una delle situazioni eccezionali in cui si possa, secondo la giurisprudenza federale, ritenere manifestamente abusivo un atto esecutivo.
a)
In particolare, non risulta in modo evidente che il credito fatto valere da _ sia inesistente. Anzi, tale credito è stato accertato in una sentenza giudiziaria (doc. 1 prodotto dagli appellati in prima sede) e lo stesso _ ha giurato di essere debitore (doc. 2, prodotto dagli appellati con le osservazioni all’appello). Che questa dichiarazione sia simulata non è indiscutibile, poiché, pur volendo seguire la tesi della pretesa manovra truffaldina dei coniugi _, questi hanno un interesse evidente a sostenere l’autenticità del riconoscimento di debito per realizzare il loro scopo. Non è inoltre evidente la tesi dell’abuso di diritto sostenuto dall’appellante. Le allegazioni di _ secondo le quali ella disporrebbe di un credito contro il marito in relazione con il versamento da parte sua della somma di US$ 4 milioni sul conto della Procura pubblica non sono del tutto inverosimili, quand’anche mal si comprenda come i US$ 4 milioni del 1996 siano divenuti 12 milioni nel 1999 e nonostante i numerosi elementi dell’incarto che inducono a pensare che marito e moglie stiano operando una manovra apparentemente abusiva a scapito della ricorrente.
b)
D’altra parte, come rettamente osservato dagli appellati, né la sentenza dell’8 maggio 1995 pronunciata dalle Assise correzionali di Bellinzona (doc. A prodotto con l’opposizione) né quella dell’8 giugno 1999 resa dal Tribunale federale (doc. J prodotto con l’opposizione) hanno causato la perenzione di tutte le pretese civili di _ contro il marito. A prescindere dal fatto che non risulta chiaramente dagli atti che vi sia stata desistenza da parte di quest’ultima (dalla prima decisione emerge solo che _ non ha fatto atto di comparizione al processo penale e che il tribunale non ha statuito sulla sua pretesa; per quanto concerne la seconda sentenza, va ricordato che il mancato versamento dell’anticipo spese non vale quale ritiro dell’azione – cfr.
II CCA
30 ottobre 1996 in re _ e llcc – e che il relativo decreto di stralcio comporta conseguenze di natura unicamente processuale e non materiale, cfr.
II CCA
22 giugno 1982 in re Coste c/ Bellarosa), va infatti constatato che l’oggetto delle due liti era la rivendicazione di un diritto di proprietà sulla somma sequestrata penalmente (cfr. doc. A, p. 3; doc. J, p. 2 ad B), quindi un oggetto diverso dalla contestazione in esame, la quale verte invece sull’asserita esistenza di un credito della moglie nei confronti del marito in restituzione della medesima somma. La mancata identità tra l’oggetto delle cause in questione esclude pertanto che l’asserita forza di cosa giudicata delle sentenze 8 maggio 1995 e 8 giugno 1999 si estenda alle pretese che _ pone a fondamento del suo sequestro.
4.3.
In assenza di un abuso di diritto manifesto, spetta quindi esclusivamente al giudice competente, nell’ambito della procedura di contestazione della graduatoria (art. 148 LEF), pronunciarsi sulle censure dell’appellante.
5.
Il fatto che a _ difetti un interesse attuale per opporsi al sequestro (cfr. sopra cons. 3.5) non esclude che questo non possa causarle un danno che debba essere garantito in virtù dell’art. 273 LEF. Infatti, è solo grazie al sequestro, in quanto le assicura un foro esecutivo in Svizzera che altrimenti verrebbe a mancare, che _ è in grado di partecipare allo stesso gruppo di esecuzione che _ e quindi di privare quest’ultima di una parte dell’importo sequestrato. D’altronde, qualora _ riuscisse a dimostrare il carattere revocabile del credito riconosciuto da _ a favore della moglie, per riflesso dovrebbe essere annullato il sequestro che apparirebbe allora manifestamente abusivo. Orbene, per contestare la partecipazione di _ al pignoramento della somma sequestrata, _ dovrà anticipare le spese di un probabile processo di contestazione della graduatoria (ex art. 148 LEF) ed esporre le necessarie spese di patrocinio, per le quali non vi è la garanzia che, in caso di successo di _ verrebbero rifuse dall’appellata; una cauzione processuale può infatti essere imposta solo all’attore (cfr. art. 153 CPC) e la responsabilità del marito per queste spese non appare scontata. Dette spese possono essere valutate in circa fr. 300'000.--, con riferimento agli art. 9 TOA e 17 cpv. 1LTG e tenuti presenti i seguenti elementi:
fr. 11'152'223,71 somma sequestrata il 2 agosto 2000 [cfr. verbale di pignoramento, doc. 4]
fr. 1'449’789,08 11'152'223,71 * 13%: interessi annuali del 5% fino almeno a fine 2003, tempo verosimilmente necessario per portare a termine la causa di contestazione della graduatoria
fr. 12'602’012,79 somma totale sequestrata al 31.12.03
60,53% dividendo in percento di _, tenuto conto degli importi dei crediti figuranti nel verbale di pignoramento:
fr. 19'842'122
fr. 19'842'122 + 12'937'282,20
fr. 7'627’998,34 dividendo in cifre afferente a _ (60,53% di 12'602’012,79): VALORE LITIGIOSO della causa di contestazione
Va quindi ordinata la prestazione di una garanzia ex art. 273 LEF di fr. 300'000.--, ritenuto che non si tiene conto della causa che _ sembra intenzionata ad inoltrare in Canada contro la sentenza 12 ottobre 1999 della Corte Superiore di Giustizia di _, visto che lo scopo perseguito può essere raggiunto con un altro mezzo giuridico – l’azione di contestazione della graduatoria davanti al giudice del foro dell’esecuzione (cfr. art. 148 cpv. 1 LEF) – apparentemente più semplice e meno oneroso.
6.
L’appello 7 dicembre 2000 _ va quindi accolto parzialmente.
La tassa di giustizia e le ripetibili seguono la soccombenza (cfr. art. 48, 49, 61 cpv. 1 e 62 cpv. 1 OTLEF).
Richiamati gli art. 59, 60 CP, 271 ss., 285 ss. LEF, 25, 26 LALEF e, per le spese, la vigente OTLEF,