Decision ID: 1e3cfb27-711d-5f61-b6a8-c04106670f2c
Year: 2020
Language: it
Court: CH_BVGE
Chamber: CH_BVGE_001
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: 

Fatti:
A.
A.a In data 4 luglio 2018 la SECO (di seguito: SECO, autorità inferiore) ha
eseguito presso la ricorrente un controllo per verificare la legittimità del
diritto alle indennità per lavoro ridotto versate nel periodo tra febbraio e
ottobre 2017 (controllo [...]).
A.b A seguito del controllo effettuato, con decisione su revisione [...] del
20 luglio 2018, la SECO ha ordinato alla ricorrente il rimborso delle
prestazioni, a suo dire, indebitamente versate da febbraio a ottobre 2017
per un totale di fr. 157'139.75 in favore della Cassa di disoccupazione [...],
revocando l'effetto sospensivo, secondo il senso, in riferimento ad
un'eventuale compensazione con prestazioni sussistenti non ancora
versate o future. La SECO non ha riconosciuto il diritto all'indennità,
adducendo in sostanza che l'azienda non ha instaurato alcun controllo del
tempo di lavoro durante tutto il periodo della riduzione del tempo di lavoro.
A mente della SECO, il modulo "Rapporto sulle ore perse per motivi
economici", utilizzato dalla ricorrente per conteggiare le ore lavorate e
perse per l'anno 2017, non può sostituire un autentico controllo del tempo
di lavoro.
B.
B.a In data 12 settembre 2018 la ricorrente ha presentato opposizione
contro la decisione della SECO del 20 luglio 2018, chiedendo nel merito
l'annullamento della stessa e, in via subordinata, l'accoglimento della
richiesta di condono. In via preliminare, la ricorrente ha chiesto, secondo il
senso, la restituzione dell'effetto sospensivo e esplicitamente il
contraddittorio orale con il responsabile che ha sottoscritto la decisione (il
signor A._) per comprendere i rimproveri circa la presentazione di
documenti non veritieri, nonché i motivi e le basi legali a giustificazione
dell'ispezione e dell'agire della SECO. In particolare, la ricorrente ha messo
in discussione la competenza della SECO a chiedere la restituzione delle
prestazioni versate e ritenuto che il diritto alla restituzione delle indennità
si fosse già estinto. In seguito, la ricorrente ha rimproverato alla SECO un
atteggiamento contraddittorio.
B.b Con decisione del 13 dicembre 2018 la SECO ha respinto
l'opposizione del 12 settembre 2018, riconfermando che le prestazioni
indebite versate ammontano a fr. 157'139.75 e che detto importo va
rimborsato alla Cassa di disoccupazione [...].
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B.b.a In via preliminare, la SECO giunge alla conclusione che il diritto di
essere sentito della ricorrente sia stato ossequiato. A suo modo di vedere,
nel quadro dell'ispezione presso la ricorrente il responsabile amministrativo
della società avrebbe potuto esprimersi sulla mancanza di alcuni
documenti essenziali, in particolare sull'assenza di un sistema di controllo
del tempo di lavoro, cosicché non vi sarebbero ragioni per giustificare una
nuova audizione o un'istruzione complementare.
B.b.b In secondo luogo, la SECO ha respinto sia l'eccezione del difetto di
competenza per il diritto alla restituzione sia l'eccezione della prescrizione.
A suo dire, le autorità coinvolte hanno ossequiato l'obbligo di informare sul
dovere del datore di lavoro di disporre di un sistema di controllo del tempo
di lavoro. Secondo la SECO, il modulo "Rapporto sulle ore perse per motivi
economici", utilizzato dalla ricorrente, non dispensa l'azienda dall'obbligo
di istituire un controllo autentico delle ore effettivamente lavorate, né
soddisfa il requisito di un controllo delle ore di lavoro secondo l'art. 46b
cpv. 1 OADI (citato per esteso al consid. 3.3.1).
B.b.c Quanto alla richiesta di condono, la SECO spiega che una simile
domanda deve essere inoltrata alla cassa che la trasmette in seguito al
servizio cantonale per decisione, ritenendo di non potersi pronunciare in
sede di opposizione sulla buona fede della ricorrente.
C.
Contro la decisione della SECO del 13 dicembre 2019 la ricorrente è
insorta con ricorso del 15 gennaio 2019, proponendo, in via preliminare, la
concessione della richiesta di contraddittorio orale con il signor A._
e, nel merito, l'accoglimento del gravame e l'annullamento della decisione
impugnata, protestate tasse, spese e ripetibili.
C.a La ricorrente motiva la richiesta di contraddittorio orale affermando che
la persona in questione avrebbe in pratica accusato la ricorrente ed i suoi
ex-dipendenti di aver presentato documenti non veritieri o di averli alterati.
La ricorrente chiede che il contraddittorio orale dovrà effettuarsi in lingua
italiana, dolendosi che nel tentativo di stabilire un contatto telefonico con il
signor A._ quest'ultimo si sia negato di rispondere, lasciando dire
che in ogni caso avrebbe parlato in tedesco o francese.
C.b La ricorrente riconferma la propria tesi circa l'eccezione del difetto di
competenza della SECO a richiedere la restituzione delle indennità
versate. Secondo lei, la SECO, arrogandosi il diritto di annullare le decisioni
cresciute in giudicato, violerebbe inoltre il principio del parallelismo delle
forme e il principio della sicurezza giuridica.
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C.c La ricorrente mantiene l'eccezione della prescrizione parziale. A suo
dire, la data di riferimento per l'inizio del termine di prescrizione non può
essere il 4 luglio 2018, data dell'ispezione presso l'azienda, bensì al più
tardi il giorno seguente la decisione della Sezione del lavoro del 13 marzo
2017 a seguito del preavviso del gennaio 2017, ovvero il 14 marzo 2017,
in quanto a partire da tale data la SECO disponeva dei documenti rilevanti.
C.d La ricorrente contesta che la SECO non sia intervenuta prima
nell'operato dell'ente cantonale e della cassa che per mesi avevano
ritenuto corretto il versamento delle prestazioni, confermando la corretta
compilazione di tutti i moduli e quindi l'insussistenza di violazioni alla
legislazione in materia di assicurazione contro la disoccupazione. A mente
della ricorrente, la SECO non può pretendere rilevamenti orari secondo
modalità a proprio piacimento senza indicarlo nelle istruzioni, in deroga o
quale supplemento alla legislazione sul lavoro. Il cosiddetto "Info-Service
ILR" non costituirebbe una base legale sufficiente, tant'è che non sarebbe
noto dove esso si trovi, né risulterebbe tra le condizioni indicate dalle
autorità cantonali o dalla cassa. Infine, la ricorrente ribadisce che tutte le
richieste sono state regolarmente vidimate dalla ditta e dai collaboratori,
ben consci che se avessero sottoscritto il falso si sarebbero resi colpevoli
di un reato secondo l'art. 253 CPS (Codice penale svizzero del
21 dicembre 1937, RS 311.0). Malgrado gli impiegati della SECO in
ragione della legislazione sul personale federale siano tenuti a denunciare
alle autorità i crimini e i delitti perseguibili d'ufficio, la SECO non avrebbe
fatto nulla di tutto ciò. Ne consegue che la SECO riconoscerebbe la validità
di tutti i formulari scritti ed i loro contenuti, altrimenti ammetterebbe di
essere venuta meno al proprio dovere di denuncia.
D.
Conformemente alla richiesta formulata con decisione incidentale del
17 gennaio 2019 il patrocinatore della ricorrente ha prodotto una procura
scritta valida, pervenuta al Tribunale in data 24 gennaio 2019.
E.
Entro il termine prorogato mediante l'ordinanza del 25 febbraio 2019,
l'autorità inferiore ha inoltrato, in data 11 aprile 2019, la risposta al ricorso
e prodotto il proprio incarto con il rispettivo elenco dei documenti. In sintesi,
l'autorità inferiore propone la reiezione del gravame, riconfermandosi in
sostanza nella motivazione addotta nella decisione impugnata per quanto
attiene alla sua competenza per esigere la restituzione delle prestazioni
indebitamente versate, nonché all'eccezione della parziale prescrizione.
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Pagina 5
Quanto alla richiesta di contraddittorio orale, la SECO precisa che i suoi
dipendenti A._ e B._ non accusano la ricorrente di aver
presentato documenti non veritieri e di essersi resa colpevole di pratiche
scorrette, ma criticano l'assenza di un sistema di controllo di lavoro, un
punto confermato anche dalla ricorrente durante il sopralluogo. Per il resto,
una conversazione telefonica tra la ricorrente e il signor A._ non
avrebbe mai avuto luogo.
Infine, la SECO ritiene, fondandosi sulla prassi del TAF e del TF, che
l'opuscolo "Info-Service ILR", espressamente menzionato nel formulario
"Preannuncio di lavoro ridotto" e nella decisione dell'ente cantonale,
soddisfa i requisiti relativi all'obbligo di informazione delle autorità e che
anche le decisioni degli enti cantonali, alla voce "Richiami importanti
riguardo all'indennità per lavoro ridotto", fanno un esplicito riferimento
all'obbligo di disporre di un sistema di controllo aziendale che indichi le ore
di lavoro prestate quotidianamente.
F.
Con replica del 20 maggio 2019 la ricorrente si riconferma nelle conclusioni
di merito e nelle relative allegazioni, precisando la conclusione presentata
in via preliminare nel senso che "sono accertate le conoscenze almeno
passive della lingua italiana del signor A._, se del caso in udienza
dibattimentale presso codesto lodevole Giudice o Tribunale".
Quanto alla conclusione procedurale, la ricorrente specifica che la richiesta
di contraddittorio si limita alla questione linguistica, dopo che l'autorità
inferiore in sede di risposta non le avrebbe più rimproverato di aver
presentato documenti non veritieri. La ricorrente deriva le sue ragioni di
dubitare delle conoscenze di italiano del signor A._ dalle
insinuazioni nella risposta secondo cui la SECO avrebbe preteso che vi
fosse stata una conversazione telefonica con detta persona, ciò che la
ricorrente respinge fermamente, precisando che nell'ambito di una
telefonata al segretariato del signor A._ quest'ultimo avrebbe fatto
riferire che se del caso una telefonata avrebbe dovuto tenersi in tedesco o
francese. Secondo la ricorrente, essendo pacifico che il potere decisionale
spetti al signor A._ e non all'ispettore signor B._, il fatto di
accertare che il signor A._ non comprende a sufficienza la lingua
italiana indurrebbe ad annullare la decisione impugnata per una violazione
formale grave.
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Pagina 6
G.
Con duplica del 4 luglio 2019, inoltrata entro il termine prorogato con
ordinanza dell'11 giugno 2019, l'autorità inferiore conferma in sintesi le sue
conclusioni e determinazioni formulate in sede di risposta.
Quo alla richiesta di contraddittorio della ricorrente, l'autorità inferiore
aggiunge che l'ispettore che ha effettuato il controllo presso la ditta detiene
il potere decisionale e che il fatto che il signor A._ ha firmato
congiuntamente la decisione si giustifica innanzitutto per rispettare il
sistema di controllo interno dell'autorità. L'autorità inferiore ribadisce che il
signor A._ parla e capisce la lingua italiana e afferma, in risposta al
rimprovero della ricorrente riguardo alla comunicazione telefonica negata,
che nessuno abbia provato a contattarlo. Infine, l'autorità inferiore ribatte
che la richiesta di contraddittorio non avrebbe senso in quanto il litigio porta
sulla mancanza di un sistema di registrazione delle ore di lavoro.
H.
Con ordinanza dell'8 luglio 2019, oltre a trasmettere la duplica dell'autorità
inferiore alla ricorrente per conoscenza, il giudice dell'istruzione ha
concluso lo scambio di scritti su riserva di ulteriori provvedimenti istruttori
e/o memorie delle parti.
I.
Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti negli scritti verranno ripresi nei
considerandi qualora risultino decisivi per l'esito della presente vertenza.

Diritto:
1.
Il Tribunale esamina d'ufficio e liberamente la ricevibilità dei ricorsi che gli
vengono sottoposti (DTAF 2007/6 consid. 1).
1.1 Il Tribunale amministrativo federale è competente a statuire nella
presente vertenza (art. 101 della legge federale del 25 giugno 1982
sull'assicurazione obbligatoria contro la disoccupazione e l'indennità per
insolvenza [legge sull'assicurazione contro la disoccupazione, LADI,
RS 837.0]) in combinato disposto con gli artt. 31 seg. e 33 lett. d della legge
sul Tribunale amministrativo federale del 17 giugno 2005 (LTAF,
RS 172.32), trattandosi nel caso in esame di una decisione su opposizione
ai sensi dell'art. 5 cpv. 2 della legge federale del 20 dicembre 1968 sulla
procedura amministrativa (PA, RS 172.021) e non sussistendo alcuna
eccezione ai sensi dell'art. 32 LTAF.
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1.2 La procedura è retta in principio dalla PA fintanto che la LTAF non
disponga altrimenti (art. 37 LTAF). Rimangono riservate, secondo l'art. 3
lett. dbis PA, le disposizioni particolari della procedura in materia di
assicurazioni sociali, sempre che la legge federale del 6 ottobre 2000 sulla
parte generale del diritto delle assicurazioni sociali sia applicabile (LPGA,
RS 830.1). Giusta l'art. 2 LPGA le disposizioni della presente legge sono
applicabili alle assicurazioni sociali disciplinate dalla legislazione federale,
se e per quanto le singole leggi sulle assicurazioni sociali lo prevedano.
Per quel che concerne l'assicurazione contro la disoccupazione, l'art. 1
LADI stabilisce che le disposizioni della LPGA sono applicabili
all'assicurazione obbligatoria contro la disoccupazione e all'indennità per
insolvenza, sempre che la LADI non preveda espressamente una deroga
alla LPGA.
1.3 La ricorrente è particolarmente toccata dalla decisione impugnata ed
ha un interesse degno di protezione all'annullamento o alla modificazione
della stessa (art. 48 cpv. 1 lett. a-c PA in combinato disposto con l'art. 59
LPGA). I disposti relativi ai poteri di rappresentanza, al termine, alla forma
e al contenuto dell'atto di ricorso (artt. 11, 50 e 52 cpv. 1 PA; art. 60 LPGA)
sono parimenti adempiuti, così come sono osservate le altre condizioni di
ricevibilità (art. 46 ss. PA).
1.4 Oltre alla conclusione di merito volta all'accoglimento del ricorso ed
all'annullamento della decisione impugnata, il ricorso comprende, in via
preliminare, una conclusione relativa alla procedura o mezzi di prova con
la quale la ricorrente chiede che sia dato il contraddittorio orale con il signor
A._, il responsabile che ha sottoscritto la decisione impugnata. In
sede di replica, la ricorrente ha precisato la predetta conclusione nel senso
che siano accertate le conoscenze almeno passive della lingua italiana del
signor A._, se del caso in udienza dibattimentale. Con tale richiesta
la ricorrente ha intenzione almeno implicitamente di dimostrare che il signor
A._ non abbia compreso le osservazioni della ricorrente e quanto
da lui sottoscritto, ciò che condurrebbe ad annullare la decisione impugnata
per grave violazione formale. Viste le spiegazioni fornite in sede di replica
vi è ragione di concludere che la richiesta della ricorrente verte
sull'assunzione di prove alfine di esaminare le nozioni di lingua italiana
della persona menzionata. Su detta richiesta si ritornerà nei considerandi
di merito (cfr. infra intero consid. 6).
1.5 Occorre quindi entrare nel merito del ricorso.
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Pagina 8
2.
In primo luogo, la ricorrente eccepisce il difetto di competenza della SECO
ad annullare le decisioni cresciute in giudicato e a richiedere la restituzione
delle prestazioni versate a titolo di indennità per lavoro ridotto. Secondo lei,
una simile competenza spetta alla cassa di disoccupazione in virtù
dell'art. 95 cpv. 2 LADI, mentre la SECO fonda il suo diritto a chiedere la
restituzione sull'art. 83a cpv. 3 LADI.
2.1 Le indennità indebitamente riscosse debbono essere restituite (art. 95
cpv. 1 LADI in combinato disposto con l'art. 25 LPGA). Come solleva la
ricorrente, l'art. 95 cpv. 2 LADI disciplina la competenza della cassa di
esigere dal datore di lavoro la restituzione delle prestazioni per lavoro
ridotto o per intemperie. Tuttavia, la LADI ha conferito alla SECO in modo
esplicito un ruolo particolare. Giusta l'art. 83 cpv. 3 LADI la SECO dirige
l'ufficio di compensazione. In questa veste la SECO è incaricata di
esercitare le competenze, segnatamente anche di natura decisionale, che
sono conferite all'ufficio di compensazione per il tramite degli artt. 83 e 83a
LADI. Ciò risulta del resto dall'interpretazione letterale e storica dell'art 83
cpv. 3 LADI (cfr. sentenza del TAF B-2454/2011 del 3 luglio 2012
consid. 3.2 con ulteriori riferimenti).
2.2 L'art. 95 cpv. 1, 2 e 3 LADI è stato modificato all'allegato n. 16 della
LPGA del 6 ottobre 2000 ed è entrato in vigore il 1° gennaio 2003 (RU 2002
3371, in particolare pag. 3450; FF 1991 II 178 766, 1994 V 897, 1999
3896), mentre l'art. 83a LADI è stato introdotto nella legge nell'ambito della
revisione della LPGA del 22 marzo 2002 ed è in vigore dal 1° luglio 2003
(RU 2003 1728; FF 2001 1967). Al suo cpv. 3 detto disposto prevede che
in materia di controllo dei datori di lavoro decide l'ufficio di compensazione
e che la cassa si occupa dell'incasso.
2.3 L'art 83a LADI è legato al regime di responsabilità dei datori di lavoro
previsto all'art. 88 cpv. 2 LADI, nonché al regime degli artt. 110 segg.
dell'ordinanza del 31 agosto 1983 sull'assicurazione obbligatoria contro la
disoccupazione e l'indennità per insolvenza (ordinanza sull'assicurazione
contro la disoccupazione [OADI, RS 837.02]), relativi alla revisione dei
pagamenti (BORIS RUBIN, Commentaire de la loi sur l'assurance-chômage,
2014, n. 11 ad art 83a LADI). Giusta l'art. 110 cpv. 1 e 4 OADI, in vigore dal
1° gennaio 1996 (RU 1996 295), compete alla SECO in qualità di ufficio di
compensazione di verificare ad intervalli regolari, sia in modo approfondito
che per sondaggio, la legittimità dei pagamenti eseguiti dalle casse e
controllare per sondaggio presso i datori di lavoro le indennità pagate per
lavoro ridotto e per intemperie. L'art. 83a LADI è stato concretizzato
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all'art. 111 cpv. 2 OADI, in vigore dal 1° luglio 2003 (RU 2003 1828),
secondo il quale l'ufficio di compensazione comunica al datore di lavoro,
mediante decisione formale, il risultato del controllo effettuato presso
quest'ultimo, mentre la cassa si occupa della riscossione degli eventuali
importi da rimborsare basandosi sulla decisione dell'ufficio di
compensazione.
2.4 Nell'evenienza in cui l'ufficio di compensazione esperisce un controllo
presso il datore di lavoro, è quindi l'ufficio di compensazione e non la cassa
di disoccupazione che rende una decisione di restituzione (cfr. art. 52
LPGA). Si tratta in questo caso di una deroga all'art. 95 cpv. 2 LADI,
secondo la regola "lex posterior derogat legi priori" (cfr. le sentenze del TAF
B-40/2018 del 4 ottobre 2019 consid. 3.2.2, B-2880/2011 del 24 luglio 2012
consid. 3 e B-2454/2011 del 3 luglio 2012 consid. 3.4; RUBIN, op. cit., n. 12
ad art 83a LADI): l'ufficio di compensazione è competente per emanare la
decisione di restituzione e la cassa di disoccupazione, a cui spetta la
procedura d'incasso, non fa altro che eseguire la decisione dell'ufficio di
compensazione. Ne segue che le critiche della ricorrente circa il difetto di
competenza della SECO a richiedere la restituzione di indennità per lavoro
ridotto percepite a torto sono infondate. La stessa sorte tocca alle censure
riguardo alla presunta violazione del principio del parallelismo delle forme
e della sicurezza giuridica.
3.
Nel caso che ci riguarda, l'autorità inferiore ha respinto l'opposizione della
ricorrente e intimato la restituzione di fr. 157'139.75 a titolo di prestazioni
indebite versate per lavoro ridotto da febbraio a ottobre 2017. A motivo del
rigetto dell'opposizione l'autorità inferiore adduce in sostanza che la
ricorrente non disponeva di un sistema di controllo dell'orario di lavoro.
3.1 Conformemente all'art 95 cpv. 1 LADI la restituzione in materia di
assicurazioni sociali è disciplinata dall'art. 25 LPGA, il quale al suo cpv. 1,
primo periodo, ordina che le prestazioni indebitamente riscosse devono
essere restituite. La restituzione non deve essere chiesta se l'interessato
era in buona fede e verrebbe a trovarsi in gravi difficoltà (art. 25 cpv. 1
secondo periodo LPGA). Per prestazioni indebitamente riscosse si
intendono le prestazioni percepite allorché le condizioni previste per il loro
versamento non erano adempiute.
Secondo un principio generale del diritto delle assicurazioni sociali,
l'amministrazione può riesaminare una decisione formalmente passata in
giudicato e che non è stata oggetto di controllo da parte di un'autorità
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Pagina 10
giudiziaria. L'obbligo di restituzione è di regola subordinato
all'adempimento dei presupposti per la riconsiderazione (erroneità
manifesta della decisione e importanza notevole della rettifica [art. 53
cpv. 2 LPGA]) o per la revisione processuale (presenza di nuovi fatti o di
nuovi mezzi di prova già preesistenti [art. 53 cpv. 1 LPGA]) della decisione
all'origine delle prestazioni in causa (DTF 130 V 318 consid. 5.2 pag. 319;
129 V 110 seg. consid. 1; cfr. pure sentenza del TF 8C_512/2008 del
14 gennaio 2009 consid. 4.1).
3.2 Come scopo la LADI si prefigge di garantire agli assicurati un'adeguata
compensazione della perdita di guadagno a causa di disoccupazione,
lavoro ridotto, intemperie e di insolvenza del datore di lavoro (art. 1a cpv. 1
LADI).
I presupposti del diritto all'indennità per il lavoro ridotto sono disciplinati
all'art. 31 LADI. Secondo il cpv. 1 di detto disposto, i lavoratori, il cui tempo
normale di lavoro è ridotto o il cui lavoro è integralmente sospeso, hanno
diritto a una indennità per lavoro ridotto se: (a.) sono soggetti all'obbligo di
contribuzione all'assicurazione contro la disoccupazione e non hanno
ancora raggiunto l'età minima per l'obbligo di contribuzione nell'AVS; (b.) la
perdita di lavoro è computabile (art. 32); (c.) il rapporto di lavoro non è stato
disdetto; (d.) la perdita di lavoro è probabilmente temporanea ed è
presumibile che con la diminuzione del lavoro potranno essere conservati
i loro posti di lavoro.
3.3
3.3.1 Non hanno diritto all'indennità per lavoro ridotto i lavoratori, la cui
perdita di lavoro non è determinabile o il cui tempo di lavoro non è
sufficientemente controllabile (art. 31 cpv. 3 lett. a LADI). La perdita di
lavoro può essere sufficientemente controllabile solo se le ore di lavoro
sono controllate dall'azienda (art. 46b cpv. 1 OADI). Il datore di lavoro
conserva durante cinque anni i documenti relativi al controllo delle ore di
lavoro (art. 46b cpv. 2 OADI).
3.3.2 La nozione della sufficiente controllabilità della perdita di lavoro
giusta l'art. 31 cpv. 3 lett. a LADI e l'art. 46b cpv. 1 OADI è stata
ulteriormente sviluppata dalla giurisprudenza del Tribunale federale e del
Tribunale amministrativo federale. Per prassi costante la controllabilità
della perdita di lavoro è un requisito fondamentale del diritto all'indennità
che è dato oppure manca (sentenza del TF C 191/02 del 15 luglio 2003
consid. 1.3, cfr. sentenze del TAF B-5208/2017 del 14 gennaio 2019
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Pagina 11
consid. 3.1 e B-2601/2017 del 22 agosto 2018 consid. 3.1.2 con ulteriori
rinvii). Salvo che per circostanze del tutto straordinarie che non dipendono
dal datore di lavoro (art. 32 cpv. 3 LADI in combinato disposto con l'art. 51
cpv. 1 OADI), il requisito della controllabilità del tempo di lavoro è
unicamente soddisfatto se sussiste un rilevamento quotidiano ed
ininterrotto delle ore di lavoro effettivamente prestate dai dipendenti toccati
dalla riduzione dell'orario di lavoro (cfr. sentenza del TF C 269/03 del
25 maggio 2004 consid. 3.1), in altre parole a condizione che le ore di
lavoro effettivamente prestate siano controllabili per ogni giorno di lavoro
(cfr. sentenze del TAF B-5208/2017 del 14 gennaio 2019 consid. 3.1 e
B-2601/2017 del 22 agosto 2018 consid. 3.1.3 seg. con ulteriori rinvii).
Questo è l'unico modo di garantire che le ore supplementari che devono
essere compensate durante il periodo di conteggio siano prese in
considerazione nel calcolo della perdita di lavoro mensile (cfr. sentenza del
TF C 86/01 del 12 giugno 2001 consid. 1; RUBIN, Assurance chômage,
Droit fédéral, Survol des mesures cantonales, Procédure, 2a ed. 2006,
p. 490 e i riferimenti citati). Un totale di ore perse alla fine del mese non
permette di rendere la perdita di lavoro sufficientemente controllabile
(cfr. MURER/STAUFFER, Rechtsprechung des Bundesgerichts zum
Sozialversicherungsrecht, 4a ed. 2013, p. 205) e nemmeno il fatto di
controllare le presenze e le assenze (cfr. sentenza del TAF B-3939/2011
del 29 novembre 2011 consid. 4.1 e i riferimenti citati) anche nel caso di un
orario di lavoro fisso in una piccola impresa (cfr. sentenze del
TAF B-5208/2017 del 14 gennaio 2019 consid. 3.1 e B-2601/2017 del
22 agosto 2018 consid. 3.1.4 con ulteriori rinvii).
3.3.3 Il rilevamento dell'orario di lavoro richiesto non può essere sostituito
con dei documenti presentati soltanto a posteriori (per esempio dei rapporti
di lavoro settimanali oppure delle informazioni date dai dipendenti
interessati; sentenza del TF C 269/03 del 25 maggio 2004 consid. 3.1;
sentenze del TAF B-5208/2017 del 14 gennaio 2019 consid. 3.1 e
B-2601/2017 del 22 agosto 2018 consid. 3.1.3 con ulteriori rinvii). Lo stesso
vale nel caso di quei dipendenti che percepiscono un salario mensile
(sentenza del TF C 140/02 dell’8 ottobre 2022 consid. 3.3). L'orario di
lavoro può essere verificato per mezzo di cartellini di timbratura, dei
rapporti sulle ore o sugli spostamenti effettuati, nonché mediante altri
giustificativi che attestino l'orario di lavoro (cfr. sentenza del TF C 295/02
del 12 giugno 2003 consid. 2.2; cfr. sentenze del TAF B-5208/2017 del
14 gennaio 2019 consid. 3.1 e B-2601/2017 del 22 agosto 2018 consid.
3.1.3 con ulteriori rinvii; THOMAS NUSSBAUMER, in: Ulrich Meyer [ed.],
Schweizerisches Bundesverwaltungsrecht, Tomo XIV, Soziale Sicherheit,
3a ed. 2016, p. 2404; RUBIN, op. cit., p. 486). Le ore di lavoro effettuate non
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Pagina 12
devono necessariamente essere stabilite in modo elettronico o meccanico
(sentenza del TF C 269/03 del 25 maggio 2004 consid. 3.1; cfr. sentenze
del TAF B-5208/2017 del 14 gennaio 2019 consid. 3.1 e B-2601/2017 del
22 agosto 2018 consid. 3.1.3 con ulteriori rinvii) e i rilevamenti non devono
poter essere modificabili ulteriormente senza che la modifica non sia
menzionata nel sistema (sentenze del TAF B-5208/2017 del 14 gennaio
2019 consid. 3.1 e B-2601/2017 del 22 agosto 2018 consid. 3.1.5 con
ulteriori rinvii).
3.3.4 Se la sufficiente controllabilità del tempo di lavoro non può essere
stabilita, la concessione di prestazioni appare errata e si giustifica la
restituzione: voler sollevare dei dubbi a tale proposito equivarrebbe ad
invertire l'onere della prova che in questo punto ben preciso incombe
chiaramente al datore di lavoro (sentenze del TF 8C_26/2015 del
5 gennaio 2016 consid. 2.3 i.f. con ulteriori riferimenti alla prassi; sentenza
del TAF B-5208/2017 del 14 gennaio 2019 consis. 3.1 con ulteriori
riferimenti alla propria prassi; BORIS RUBIN, op. cit. pag. 490). Il datore di
lavoro deve perciò essere in grado di stabilire in modo preciso e se
possibile indiscutibile, pressoché esatto, l'entità della riduzione che ha dato
luogo ad indennizzare ciascun dipendente beneficiario dell'indennità
(sentenze del TF 8C_26/2015 del 5 gennaio 2016 consid. 2.3 con ulteriori
riferimenti; sentenza del TAF B-5208/2017 del 14 gennaio 2019 consid. 3.1
e B-2601/2017 del 22 agosto 2018 consid. 3.1.2 con ulteriori rinvii).
3.3.5 Come si è visto, il requisito della sufficiente controllabilità e
verificabilità del tempo di lavoro risulta dagli artt. 31 cpv. 3 lett. a LADI e
46b cpv. 1 OADI, per cui si può ragionevolmente presumere che sia
conosciuto. Oltre a ciò, i datori di lavoro vengono resi attenti a diverse
riprese sulla necessità di disporre di un sufficiente sistema di controllo del
tempo di lavoro.
In concreto, il datore di lavoro è tenuto ad annunciare all'ente cantonale,
tramite l'apposito formulario "Preannuncio di lavoro ridotto", la prevista
introduzione dell'orario ridotto. Nel predetto formulario si prega il
richiedente espressamente di leggere l'Info-service "Indennità per lavoro
ridotto" prima di compilarlo. Per prassi costante, l'opuscolo dell'autorità
inferiore dal titolo "Info-Service, Informazione per i datori di lavoro,
Indennità per lavoro ridotto" soddisfa l'obbligo di informare di cui all'art. 27
cpv. 1 LPGA (sentenza del TF 8C_375/2006 del 28 settembre 2007
consid. 2.2; sentenze del TAF B-2601/2017 del 22 agosto 2018 consid. 4.2,
B-3996/2013 del 27 maggio 2014 consid. 9.4 segg., B-325/2013 del
20 maggio 2014 consid. 6.2 e B-2880/2011 del 24 luglio 2012 consid. 7.3).
B-269/2019
Pagina 13
Detto opuscolo è pubblicato sui rispettivi siti web dell'ente cantonale
(www4.ti.ch/dfe/de/sdl/servizi/indennita-per-lavoro-ridotto/), della cassa
interessata ([...]), nonché dell'autorità inferiore (www.seco.admin.ch,
SECO - Segreteria di Stato dell'economia > Lavoro > Assicurazione contro
la disoccupazione > Prestazioni Indennità per lavoro ridotto). In più, come
segnalato dalla SECO, anche le decisioni dell'ente cantonale concernenti
l'indennità per lavoro ridotto, segnatamente la decisione della Sezione del
lavoro del 7 giugno 2017 (cfr. doc. 5 degli atti preliminari), fanno un esplicito
riferimento all'Info-Service e inoltre riportano alla voce "Richiami importanti
riguardo all'indennità per lavoro ridotto" che "Per i lavoratori sottoposti al
regime dell'orario ridotto bisogna ricorrere al sistema di controllo aziendale
(per es. schede di timbratura, rapporti delle ore) che indicano
quotidianamente le ore di lavoro prestate, comprese eventuali ore in più,
ore perse per motivi economici nonché tutte le altre assenze quali ad es.
vacanze, giorni di malattia, infortunio, servizio militare". Questo testo
coincide ampiamente con le spiegazioni riportate al numero 7 dell'Info-
Service (pag. 8).
3.3.6 In base ai disposti di legge menzionati e alle informazioni rivolte
espressamente al datore di lavoro si conclude che l'ente cantonale e la
cassa disoccupazione nell'ambito di una domanda di indennità per lavoro
ridotto possano presumere che il requisito relativo alla controllabilità
sufficiente del tempo di lavoro sia dato e che non debbano verificarlo loro
stessi. In questo contesto, il Tribunale federale ha rilevato che la portata
dell'obbligo della cassa di disoccupazione di verificare il diritto ai contributi
ogni volta prima di effettuare un versamento non può essere inteso in
maniera estensiva ed esaustiva, specialmente quando si tratta di
esaminare l'orario di lavoro controllabile, poiché in questi casi la legittimità
delle indennità percepite si lascia constatare in principio soltanto sulla base
di una documentazione dettagliata dell'azienda, segnatamente di un
sistema sufficiente di rilevamento dell'orario di lavoro (sentenza del
TF 8C_469/2011 del 29 dicembre 2011 consid. 6.2.1.2), ciò che necessita
di ulteriori approfondimenti (cfr. DTF 124 V 380 consid. 2 c). A detta del
Tribunale federale, l'amministrazione non è tenuta, per legge, a procedere
a dei controlli preventivi regolari e sistematici per ogni singola impresa
interessata, tanto più che simili controlli potrebbero generalmente non solo
rivelarsi complicati e sproporzionati, ma anche rischiare di ritardare il
processo di versamento delle prestazioni e quindi di aggravare le difficoltà
delle aziende che vorrebbero essere poste al beneficio del diritto
all'indennità (cfr. DTF 124 V 380 consid. 2b e 2c). Per questo motivo, il
Tribunale federale conclude che non si può attendere dal servizio
cantonale e dalla cassa di disoccupazione che verifichino metodicamente
B-269/2019
Pagina 14
il sistema di controllo del tempo di lavoro prima di autorizzare la riduzione
del tempo di lavoro, rispettivamente di erogare l'indennità per lavoro ridotto,
ma che in simili circostanze deve bastare che la SECO esegua un simile
controllo in un secondo tempo nell'ambito della revisione o per sondaggio
(cfr. sentenza del TF 8C_469/2011 consid. 6.2.1.2).
3.4
3.4.1 La ricorrente indica di aver consegnato alla cassa tutti i documenti
ufficiali debitamente compilati, quali il modulo "Rapporto sulle ore perse per
motivi economici", i "dati dei lavoratori", la "tabella salari lordi mensili per
ditte che richiedono lavoro ridotto o intemperie" e il "conteggio sul lavoro
ridotto".
3.4.2 ll formulario denominato "Rapporto sulle ore perse per motivi
economici" fa parte di quei documenti che il datore di lavoro deve inoltrare
alla cassa per ogni periodo di conteggio nell'ambito della presentazione di
una richiesta di indennità per lavoro ridotto (cfr. sentenza del TAF
B-325/2013 del 20 maggio 2014 consid. 4.3). In suddetto formulario sono
indicati, da un lato, la durata del lavoro determinante durante il periodo di
conteggio, dall'altro, i giorni durante i quali i dipendenti interessati non
hanno lavorato o lavorato solo parzialmente, nonché le ore perse per
giorno in rapporto alla durata del lavoro determinante. Ciascuno dei
dipendenti interessati conferma il totale delle ore perse mensili apponendo
la propria firma sul formulario.
3.4.3 Per prassi costante, il formulario intitolato “Rapporto sulle ore perse
per motivi economici” non costituisce e non può sostituire un vero e proprio
sistema di controllo del tempo di lavoro, in quanto non dà alcuna
informazione sulle ore di lavoro effettivamente compiute quotidianamente
e quindi sulle eventuali ore di lavoro supplementari o altri tipi di assenza
quali vacanze, assenze in caso di malattia, infortunio, servizio militare,
corsi di perfezionamento professionale o simili (cfr. sentenze del
TF 8C_652/2012 del 6 dicembre 2012 consid. 3, 8C_731/2011 del
24 gennaio 2012 consid. 3.4 e C 260/00 del 22 agosto 2001 consid. 2b;
sentenze del TAF B-2601/2017 del 22 agosto 2018 consid. 3.3.1 seg.,
B-5566/2012 del 14 novembre 2014 consid. 5.2.2.3 e B-325/2013 del
20 maggio 2014 consid. 4.3). In sintesi, un simile rapporto non può essere
assimilato ad un rilevamento dell'orario di lavoro stabilito quotidianamente.
Per quanto la SECO sostiene che i suddetti rapporti sulle ore perse per
motivi economici non soddisfano il requisito relativo al controllo delle ore di
lavoro giusta l'art. 46b cpv. 1 OADI poiché servirebbero unicamente a
B-269/2019
Pagina 15
conteggiare le ore non lavorate, i suoi argomenti non prestano dunque il
fianco a critiche.
3.4.4 Allo stesso modo, lo scrivente Tribunale ha stabilito che nemmeno
dal formulario "Conteggio sul lavoro ridotto" risultano informazioni sulle ore
effettivamente lavorate per ogni singolo giorno di lavoro. Invero, detto
formulario contiene una tabella riassuntiva circa le ore da effettuare, le ore
effettive, le assenze, il saldo orario flessibile, le ore perse dovute al lavoro
ridotto, il saldo ore supplementari, nonché la perdita di guadagno per ogni
dipendente e periodo di conteggio, mentre per prassi si esige che il tempo
di lavoro prestato sia controllabile quotidianamente (cfr. sentenza del TAF
B-325/2013 del 20 maggio 2014 consid. 4.3). Infine, né i dati dei lavoratori,
né la tabella salari lordi mensili per ditte che richiedono lavoro ridotto o
intemperie non possono rimpiazzare un sistema di controllo quotidiano ed
ininterrotto delle ore di lavoro effettivamente lavorate.
3.4.5 Ne segue che la documentazione inoltrata dalla ricorrente non
permette di controllare in modo sufficiente le ore di lavoro effettivamente
prestate ogni giorno per ogni singolo dipendente. Del resto, la ricorrente,
assistita da un avvocato, non ha affrontato in alcun modo le questioni
sollevate dalla prassi circa l'insufficienza del formulario denominato
"Rapporto sulle ore perse per motivi economici" per adempiere il requisito
di un sistema di controllo delle ore di lavoro.
4.
4.1 La ricorrente rimprovera alla SECO un comportamento contraddittorio
avendo quest'ultima rimesso in dubbio la bontà delle indennità percepite
malgrado siano stati compilati debitamente tutti i moduli richiesti e la cassa
e l'ufficio cantonale non abbiano sollevato obiezioni a riguardo. A suo dire,
il cosiddetto "Info-Service ILR" non costituirebbe una base legale
sufficiente per il requisito della sufficiente controllabilità del tempo di lavoro,
tant'è che non sarebbe noto dove esso si trovi, né risulterebbe tra le
condizioni indicate dalle autorità cantonali o dalla cassa. La ricorrente fa
poi osservare che le richieste di indennità per lavoro ridotto sono sempre
state vidimate dalla ditta e dai suoi collaboratori, consci che se avessero
sottoscritto il falso si sarebbero resi colpevoli di un reato secondo
l'art. 253 CPS, ciò che la SECO, sulla scorta della legislazione sul
personale federale, sarebbe stata tenuta a denunciare alle autorità di
perseguimento. Non avendo proceduto ad una denuncia, la SECO
riconoscerebbe perciò la validità di tutti i formulari scritti ed i loro contenuti.
B-269/2019
Pagina 16
In sintesi, la ricorrente contesta l'adempimento dei requisiti richiesti per la
restituzione di prestazioni, vale a dire la sussistenza di motivi per una
riconsiderazione o una revisione di una decisione cresciuta in giudicato,
richiamandosi, secondo il senso, anche al principio della buona fede.
4.2 Non sussiste alcun dubbio che la concessione delle indennità per
lavoro ridotto è avvenuta manifestamente a torto, in quanto si è partiti
evidentemente in modo errato dal presupposto che la ricorrente
disponesse di un sistema di controllo sufficiente delle ore di lavoro
effettivamente prestate al giorno da ogni dipendente. Viene così a mancare
un requisito per il diritto all'indennità. Tenuto conto della somma in
questione, sono parimenti date le esigenze relative all'importanza notevole
della rettifica (cfr. supra consid. 3.1) In quest'ottica, il fatto che l'autorità
inferiore, nell'ambito di un'ispezione presso il datore di lavoro, abbia
riconsiderato la concessione delle indennità regge ad ogni critica. Per il
buon ordine, vale la pena infine di precisare che l'autorità inferiore non ha
accusato in alcun modo la ricorrente di aver inoltrato documenti non
veritieri, ma le ha unicamente rimproverato di non disporre di un sistema di
controllo dell'orario di lavoro sufficiente per adempire una condizione del
diritto all'indennità, ciò che ha potuto essere confermato in questa sede. I
relativi argomenti della ricorrente mancano perciò di pertinenza.
4.3
4.3.1 Secondo l'art. 25 cpv. 1 LPGA le prestazioni indebitamente riscosse
devono essere restituite. La restituzione non deve essere chiesta se
l'interessato era in buona fede e verrebbe a trovarsi in gravi difficoltà.
Si tratta principalmente di determinare se l'amministrazione può essere
ritenuta responsabile di aver dato informazioni errate. In complemento a
ciò, la buona fede del beneficiario di prestazioni e la sussistenza di uno
stato di grave di difficoltà generato dalla restituzione delle indennità
ricevute sono invece delle condizioni da esaminare nella specifica
procedura di condono e non nel presente procedimento (cfr. sentenza del
TAF B-5208/2017 del 14 gennaio 2019 consid. 6.2).
4.3.2 Come si è visto, secondo la giurisprudenza costante (cfr.
consid. 3.3.5) l'indicazione della necessità di instaurare un sistema di
controllo del tempo di lavoro sufficiente nelle decisioni dei servizi cantonali
concernenti l'indennità, come pure nell'opuscolo dell'autorità inferiore
intitolato "Info-Service, Informazione per i datori di lavoro, Indennità per
lavoro ridotto" ossequiano l'obbligo di informare ancorato all'art. 27 cpv. 1
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LPGA e un obbligo di informare più esteso non può essere dedotto dal
disposto menzionato. Ne segue che la ricorrente non poteva quindi
ignorare che per aver diritto all'indennità doveva disporre di un sistema di
controllo delle ore di lavoro del personale interessato dal lavoro ridotto che
indichi quotidianamente le ore di lavoro prestate. Nel dubbio, per far fronte
al proprio obbligo di diligenza, la ricorrente avrebbe potuto informarsi
presso l'autorità competente per sapere se il sistema da lei adottato fosse
sufficiente (sentenza del TAF B-2601/2017 del 22 agosto 2018 consid. 4.3,
con ulteriori riferimenti).
Inoltre, il solo fatto che le prestazioni per l'indennità di lavoro ridotto siano
state corrisposte senza riserve non può generare un diritto alla protezione
della buona fede (sentenza del TF 8C_652/2012 del 6 dicembre 2012
consid. 5.2.2; cfr. sentenza del TAF B-1832/2016 del 30 novembre 2017
consid. 4.3.2). Come risulta dal consid. 3.3.6, dall'approvazione del lavoro
ridotto da parte del servizio cantonale o dal versamento delle indennità da
parte della cassa di disoccupazione non può essere desunta una garanzia
per la sussistenza del requisito relativo ad un sistema di controllo
sufficiente del tempo di lavoro. Dal richiamo al principio della buona fede
la ricorrente non può trarre dunque alcun beneficio, tanto più che si tratta
in questi casi di una procedura su domanda del datore di lavoro, nella quale
le prestazioni statali sono concesse dapprima sulla base dei dati forniti dal
richiedente e gli uffici statali coinvolti devono poter confidare nel fatto che i
presupposti del diritto siano adempiuti.
4.3.3 In sunto, su riserva di un esito positivo della procedura di condono, si
accerta che sono date le premesse per chiedere la restituzione di
prestazioni indebitamente versate e la ricorrente non può prevalersi della
buona fede per giustificare il fatto di non aver controllato l'orario di lavoro
dei suoi dipendenti in conformità con l'art. 31 cpv. 3 lett. a LADI e
l'art. 46b OACI e sfuggire alla restituzione delle prestazioni.
5.
La ricorrente solleva l'eccezione "della parziale prescrizione". A suo dire, la
data di riferimento per l'inizio del termine di prescrizione non può essere il
4 luglio 2018, data dell'ispezione presso l'azienda, come asserito dalla
SECO, bensì al più tardi il giorno seguente la decisione della Sezione del
lavoro del 13 marzo 2017 a seguito del preavviso del gennaio 2017, ovvero
il 14 marzo 2017, in quanto è a partire da tale data che la SECO disponeva
di tutti i documenti e moduli ufficiali compilati.
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Pagina 18
5.1 Secondo l'art. 25 cpv. 2 primo periodo LPGA, il diritto di esigere la
restituzione si estingue dopo un anno a decorrere dal momento in cui
l'istituto d'assicurazione ha avuto conoscenza del fatto, ma al più tardi
cinque anni dopo il versamento della prestazione. Secondo costante
giurisprudenza, i termini enunciati all'art. 25 cpv. 2 primo periodo LPGA
sono termini di perenzione che non possono essere né interrotti né
sospesi, ma devono essere applicati d'ufficio (DTF 138 V 74 consid. 4.1
pag. 77, 133 V 579 consid. 4.1 pag. 582). Se il termine di perenzione è
scaduto, ciò ha come conseguenza l'estinzione del diritto alla restituzione.
Per prassi, i termini di perenzione sono salvaguardati se prima della loro
scadenza viene emanata una decisione di restituzione (sentenza del
TF 8C_469/2011 del 29 dicembre 2011 consid. 2.2).
5.2 Nell'ambito di controversie in materia di restituzione di indennità
percepite a torto nei casi in cui la SECO e non la cassa aveva concluso, in
occasione di un controllo effettuato presso il datore di lavoro, che
l'elemento giustificante la restituzione consisteva nel fatto che la perdita di
lavoro non fosse determinabile e l'orario di lavoro non fosse
sufficientemente controllabile in virtù dell'art. 31 cpv. 3 lett. a LADI, lo
scrivente Tribunale ha riconosciuto che il termine annuo di perenzione
comincia a decorrere solo dal momento del controllo esperito in un
secondo tempo dall'ufficio di compensazione (cfr. sentenze del TAF
B-1911/2014 del 10 luglio 2015 consid. 5.4.2, con ulteriori riferimenti e
B-7902/2007 del 24 giugno 2007 consid. 8 segg.). Il ragionamento alla
base della prassi menzionata si spiega nel fatto che in questo contesto
giuridico e fattuale si pongono spesso questioni relativamente complesse
che per essere trattate necessitano regolarmente di chiarimenti
approfonditi, nonché di nozioni tecniche – segnatamente nell'ambito di
sistemi di rilevamento dell'orario di lavoro –, le quali non rientrano nella
sfera dei compiti o nelle possibilità organizzative e specifiche di una cassa
di disoccupazione (cfr. sentenza del TAF B-1911/2014 del 10 luglio 2015
consid. 5.4.2). Anche il Tribunale federale conclude che in questi casi il
termine annuo di perenzione comincia a decorrere a partire dal momento
in cui la SECO viene a conoscenza rispettivamente si rende conto,
nell'ambito di un controllo presso il datore di lavoro, che le indennità sono
state versate a torto (cfr. DTF 124 V 380 consid. 2b e 2c; v. anche la
sentenza del TF 8C_469/2011 del 29 dicembre 2011 consid. 6.2.1.2; v.
anche supra consid. 3.3.6).
Di conseguenza, il momento a partire dal quale l'amministrazione avrebbe
dovuto, con l'attenzione da ella ragionevolmente esigibile e avuto riguardo
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Pagina 19
delle circostanze, accorgersi dello sbaglio commesso, è da ricondurre al
momento del controllo da parte della SECO, ovvero al 4 luglio 2018. Ne
segue che il termine annuo di perenzione è stato salvaguardato con la
decisione del 20 luglio 2018.
6.
6.1 Giusta l'art. 33 cpv. 1 PA l'autorità ammette le prove offerte se paiano
idonee a chiarire i fatti. Il diritto di essere sentito garantito dall'art. 29
cpv. 2 Cost. comprende vari aspetti; tra questi, il diritto di offrire prove
pertinenti e di ottenerne l'assunzione (DTF 142 II 218 consid. 2.3 pag. 222;
134 I 140 consid. 5.3 pag. 148). Tale garanzia non impedisce tuttavia
all'autorità di rinunciare a procedere ad indire ulteriori misure di istruzione,
quando ritiene che le prove assunte le hanno permesso di formarsi
un'opinione e che, procedendo in maniera esente d'arbitrio ad un
apprezzamento anticipato delle prove che le vengono offerte, ha la
certezza che queste ultime non potrebbero modificare il convincimento al
quale è giunta (cfr. DTF 140 I 285 consid. 6.3.1, 136 I 229 consid. 5.3,
134 I 140 consid. 5.3).
6.2 È invano che la ricorrente, dolendosi che l'autorità inferiore non abbia
dato seguito alla sua richiesta di contraddittorio con il signor A._
nella procedura in prima istanza, censura una violazione del diritto di
essere sentito. In sede di opposizione la ricorrente aveva motivato la
richiesta di contraddittorio con il signor A._ alfine di permetterle di
comprendere come mai la si accusasse in pratica di aver presentato dei
documenti non veritieri e per capire sotto quale base legale si rendesse
giustificata un'ispezione (cfr. opposizione, pag. 2 seg.). Nella decisione
impugnata la SECO non ha indicato soltanto le basi legali su cui poggiano
la sua competenza ad effettuare i controlli presso il datore di lavoro e ad
esercitare il diritto alla restituzione, ma anche quelle relative ai termini di
perenzione ed ai requisiti richiesti per la controllabilità del tempo di lavoro
e all'obbligo di informare. In aggiunta a ciò, la SECO ha parimenti ritenuto
che la ricorrente ha avuto modo, nell'ambito del controllo, di esprimersi
sulla mancanza dei documenti essenziali, in particolare sull'assenza di un
sistema di controllo del tempo di lavoro. A tale proposito occorre rilevare
che la ricorrente ha confermato in data 4 luglio 2018, apponendo la propria
firma sul rapporto intitolato "Controllo presso i datori di lavoro concernente
l'indennità per lavoro ridotto e per intemperie corrisposte / Documenti
verificati" (doc. 1 dell'incarto dell'autorità inferiore) "che non esiste un
sistema di registrazione delle ore di lavoro per l'anno 2017".
B-269/2019
Pagina 20
Ne segue che sulla base di queste risultanze si giustifica che l'autorità
inferiore, non avendo motivo di concludere che l'assunzione di altri mezzi
di prova non l'avrebbe indotta a modificare la propria opinione, abbia di
fatto proceduto ad un apprezzamento anticipato delle prove scevro da
arbitrio e portato a termine l'istruzione (cfr. DTF 130 II 425 consid. 2.1).
6.3 Quanto alla richiesta di contraddittorio orale con il signor A._
formulata nel ricorso, si rammenta che nell'atto di replica la ricorrente l'ha
precisata, nel senso che ora chiede allo scrivente Tribunale che siano
accertate le conoscenze almeno passive della lingua italiana del signor
A._, se del caso in udienza dibattimentale. La ricorrente limita la
sua richiesta di prove alla questione linguistica, dopo essersi resa conto
che l'autorità inferiore nella sua risposta ha indicato soltanto che mancava
un sistema di controllo e non l'ha più accusata di aver inoltrato documenti
non veritieri, sottolineando che questo era il motivo principale per il quale
aveva insistito sul contraddittorio.
Innanzitutto si deduce dalle asserzioni della ricorrente che con la sua
richiesta ella ha intenzione almeno implicitamente di dimostrare che il
signor A._ non abbia compreso le sue osservazioni, rispettivamente
quanto da lui sottoscritto, ciò che condurrebbe ad annullare la decisione
impugnata per grave violazione formale. Ne segue che la sua richiesta non
configura una domanda di dibattimento pubblico ai sensi dell'art. 6 cifra 1
CEDU, bensì una domanda di assunzione di prove, tanto più che la
ricorrente si rimette all'apprezzamento del giudice per quanto attiene alle
modalità di assunzione della prova.
Occorre poi sottolineare che la ragione alla base del mantenimento della
richiesta della ricorrente risiede in pratica nell'affermazione della SECO
secondo cui "contrariamente a quanto preteso dalla ricorrente, il signor
A._ non ha mai avuto una conversazione telefonica con la
ricorrente" (cfr. risposta della SECO, pag. 3). Un'affermazione che la
ricorrente respinge recisamente in quanto ella non avrebbe mai detto o
scritto che vi sia stata una conversazione telefonica con il signor
A._, bensì che durante un tentativo di raggiungerlo
telefonicamente, presumibilmente tramite la segreteria della SECO, costui
avrebbe negato di rispondere e lasciato dire che in ogni caso una
telefonata avrebbe dovuto tenersi in tedesco o in francese. Per questo
motivo la ricorrente dubita che vi sia la garanzia che il signor A._,
che secondo lei detiene il potere decisionale, abbia compreso la portata
della decisione impugnata.
B-269/2019
Pagina 21
Per il buon ordine si tiene presente che la decisione a seguito del controllo
e la decisione su opposizione sono entrambe state sottoscritte
dall'ispettore che ha esperito il controllo presso la ricorrente e dal suo
superiore, il signor A._, per ordine del Capo dell'ispettorato.
Come già accennato, nella fattispecie in disamina il litigio porta in sostanza
sulla mancanza di un sistema sufficiente di controllo delle ore di lavoro. Nei
considerandi suesposti è stato stabilito che la ricorrente non disponeva di
un sistema di controllo delle ore di lavoro effettivamente prestate al giorno
da ogni dipendente interessato dal lavoro ridotto, ciò che la ricorrente non
ha esplicitamente contestato, e che la documentazione messa a
disposizione dalla ricorrente in sede di controllo non adempiva i requisiti
relativi ad un simile sistema di controllo. Da notare inoltre che l'assenza di
un sistema di controllo dell'orario di lavoro è stata confermata dal
rappresentante della ricorrente che ha firmato il relativo rapporto del
controllo esperito dalla SECO.
L'argomentazione della ricorrente per il mantenimento della sua richiesta
non si trova in alcun rapporto con l'oggetto del litigio e, oltre ad apparire
pretestuosa, non è né comprensibile, né coerente e non permette
nemmeno di affermare che il superiore dell'ispettore incaricato, il signor
A._, non abbia capito quanto statuito con la decisione impugnata.
Di conseguenza, mal si vede come l'accertamento delle conoscenze
almeno passive di italiano del signor A._ possa apparire suscettibile
di influire sull'esito del giudizio, gli atti di causa essendo sufficientemente
chiari e completi da permettere al giudice di formare il proprio
convincimento (cfr. sentenza del TAF B-5208/2017 del 14 gennaio 2019
consid. 7.2 seg. con ulteriori riferimenti).
Per tutti i motivi summenzionati, la richiesta di assunzione di prove della
ricorrente è respinta.
7.
In sunto, dal punto di vista del diritto federale non è censurabile che
l'autorità inferiore ha respinto l'opposizione della ricorrente contro la
decisione su revisione concernente la restituzione delle prestazioni
indebite versate da febbraio a ottobre 2017 a titolo di indennità per lavoro
ridotto per un totale di fr. 157'139.75. Il ricorso si rivela dunque infondato e
va respinto.
B-269/2019
Pagina 22
8.
In considerazione dell'esito della lite, giusta l'art. 63 cpv. 1 PA, le spese di
procedura sono poste a carico della ricorrente qui parte integralmente
soccombente (cfr. art. 1 segg. del regolamento del 21 febbraio 2008 sulle
tasse e sulle spese ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo
federale [TS-TAF, RS 173.320.2]). In concreto, esse sono stabilite in
fr. 5'000.–, importo che verrà computato con l'anticipo spese di pari importo
versato a suo tempo dalla ricorrente. Alla ricorrente non vengono
assegnate indennità di ripetibili (cfr. art. 64 cpv. 1 PA a contrario,
rispettivamente art. 7 cpv. 1 TS-TAF a contrario).
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