Decision ID: 8cb75b93-e6b4-5cd3-a3a9-677901952be3
Year: 2004
Language: it
Court: TI_TRAP
Chamber: TI_TRAP_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: penal_law

in fatto: A.
Con decreto di accusa del 14 aprile 2003 il Procuratore pubblico ha riconosciuto _ autore colpevole di circolazione in stato di ebrietà, opposizione alla prova del sangue e grave infrazione alle norme della circolazione per avere, il 21 febbraio 2003, circolato sull'autostrada A2 da _ a _ alla velocità di circa 180 km/h rilevata dal tachimetro di una vettura della polizia che lo seguiva, nonostante il limite di 120 km/h, con uno stato di ebrietà “lieve”, accertato da un controllo medico, e di essersi intenzionalmente opposto alla prova del sangue ordinata dall'autorità, nonostante l'avvertimento sulle possibili conseguenze penali in caso di rifiuto. In applicazione della pena, _ è stato condannato a 45 giorni di detenzione, sospesi condizionalmente per 3 anni, e a una multa di fr. 1200.–.
B.
Statuendo su opposizione, con sentenza del 5 agosto 2003 il giudice della Pretura penale ha dichiarato _ autore colpevole di infrazione lieve alle norme della circolazione, mentre lo ha assolto dalle accuse di circolazione in stato di
ebrietà e di opposizione alla prova del sangue. Di conseguenza lo ha condannato a una multa di fr. 260.–.
C.
Contro il predetto giudizio il Procuratore pubblico ha introdotto il 5 agosto 2003 una dichiarazione di ricorso alla Corte di cassazione e di revisione penale. Nella motivazione scritta del 3 settembre 2003 egli chiede la cassazione della sentenza impugnata e il rinvio a un altro giudice per nuovo giudizio o, subordinatamente, una riduzione di pena. Nelle sue osservazioni del 23 settembre 2003 l’accusato propone di respingere il ricorso.

Considerando
in diritto: 1.
Il ricorso per cassazione è un rimedio di mero diritto (art. 288
lett. a e b CPP). L'accertamento dei fatti e la valutazione delle prove sono sindacabili unicamente qualora la sentenza impugnata denoti estremi di arbitrio (art. 288 lett. c e 295 cpv. 1 CPP). Arbitrario non significa tuttavia manchevole, discutibile o finanche inesatto, bensì apertamente insostenibile, destituito di fondamento serio e oggettivo, in aperto contrasto con gli atti (DTF 129 I 173 consid. 3.1 pag. 178 con richiami) o basato unilateralmente su talune prove a esclusione di tutte le altre (DTF 118 Ia 28 consid. 2b pag. 30, 112 Ia 369 consid. 3 pag. 371). Per motivare una censura di arbitrio non basta dunque criticare la sentenza impugnata né contrapporle una propria versione dell'accaduto, per quanto preferibile essa appaia, ma occorre spiegare perché un determinato accertamento dei fatti o una determinata valutazione delle prove siano viziati di errore qualificato. Secondo giurisprudenza, inoltre, per essere annullata una sentenza dev'essere arbitraria anche nel risultato, non solo nella motivazione (DTF 129 I 173 consid. 3.1 pag. 178 con rinvii).
2.
Per quanto attiene all'accusa di circolazione in stato di ebrietà, a mente del giudice della Pretura penale potevano entrare in considerazione, senza prelievo del sangue, solo le risultanze dell'etilometro e dell'esame medico e le dichiarazioni di_. Quest'ultima aveva fermamente sostenuto che quella sera l'accusato non aveva bevuto alcolici. Quanto alla prova dell'etilometro, l'accusato e _ avevano dichiarato che la prima volta l'apparecchio non aveva funzionato, che la seconda aveva dato un risultato di 0.00 g ‰ e che solo la terza volta aveva rilevato un'ebrietà punibile, onde la scarsa attendibilità dell'esito. Riguardo al referto medico, non ne risultava un'ebrietà punibile, posto che gli unici dati “non regolari” consistevano in un comportamento euforico, un polso accelerato e un fetore alcolico. Variabili che, da sé sole, non bastavano per accertare un'ebrietà di almeno 0.8 g ‰. Certo, l'accusato non convinceva quando pretendeva di non avere bevuto, nel locale di Como che aveva visitato dianzi, solo tre birre. Ma anche tenendo conto di ciò non si poteva affermare con sufficiente certezza che ne sarebbe derivato un tasso etilico superiore a 0.8 g ‰ (sentenza impugnata, consid. 4).
3.
Il Procuratore pubblico rimprovera al primo giudice di essere giunto a una conclusione arbitraria. Afferma che dal certificato medico emergeva inequivocabilmente un comportamento euforico, un polso accelerato e un fetore alcolico, dal che la valutazione di uno stato di ebrietà lieve. Circostanza cui si aggiungeva il fatto che l'accusato circolava in modo scorretto, superando i limiti di velocità. Rilevanti sarebbero poi i dubbi del primo giudice circa la credibilità della versione fornita dell'accusato sul comportamento degli agenti di polizia, sul funzionamento dell'etilometro, sull'atteggiamento condiscendente del medico verso le richieste degli agenti e, infine, sulle pressioni per ottenere la sottoscrizione del verbale in cui, prima della firma, sarebbero stato inserite dichiarazioni inveritiere, come la dichiarazione che l'interessato aveva bevuto tre birre e che gli era stato letto l'art. 91 cpv. 3 LCStr (sentenza, consid. 8). Tanto più, soggiunge il Procuratore pubblico, che il cattivo funzionamento dell'etilometro non trova alcun riscontro agli atti.
Gli argomenti testé riassunti non sono idonei a sostanziare il preteso arbitrio nell'accertamento dei fatti. Certo, il primo giudice ha ritenuto che la versione fornita dall'accusato non appariva del tutto credibile e che l'insieme di tutti gli elementi citati al considerando precedente contrastava in qualche modo con l'oggettiva realtà dei fatti. Se non che, determinante ai fini del giudizio è stata ritenuta la deposizione di _ (consid. 8 in fine in relazione con il consid. 3), sulla quale il Procuratore pubblico non spende una parola. Oltre a ciò, contrariamente a quanto egli asserisce, il cattivo funzionamento dell'etilometro risulta dal verbale 21 febbraio 2003 dell'accusato e dalla deposizione dibattimentale della testimone (sentenza, pag. 6 e pag. 7 in alto). Per quanto concerne il certificato medico, l'ebrietà lieve si desume dalle stesse dichiarazioni dell'accusato, che ammette di avere bevuto tre birre fra le ore 23.00 e le 03.00. Per di più, il Procuratore pubblico neppure censura come arbitraria la conclusione del primo giudice, per il quale, anche tenendo conto dell'assunzione di tre birre, non si poteva affermare con sufficiente certezza che ne sarebbe derivato un valore etilico di 0.8 g ‰ o superiore. Né l'eccesso di velocità – su cui si ritornerà in appresso – poteva, da sé solo, costituire indizio probante di ebbrezza alcolica. Prosciogliendo l'accusato dall'accusa di circolazione in stato di ebrietà, il giudice del merito non è pertanto caduto nell'arbitrio.
4.
Riguardo all'opposizione alla prova del sangue, il primo giudice ha accertato che, nonostante le ripetute richieste dell'accusato, l'indicazione delle conseguenze penali era avvenuta la prima volta al posto di polizia di Noranco, dopo la visita medica (consid. 5). Il Procuratore pubblico assevera che il proscioglimento dall'imputazione è arbitrario poiché in contrasto con i dubbi manifestati dal giudice medesimo sulla versione dei fatti fornita dall'accusato.
Anche su questo punto le argomentazioni del Procuratore pubblico, che ricalcano per lo più testualmente quelle mosse al proscioglimento dall'accusa di circolazione in stato di ebrietà, non sostanziano estremi di arbitrio. Certo, sull'opposizione alla prova del sangue la testimone _ nulla ha potuto riferire, né il primo giudice ha mancato di esprimere perplessità sulla verosimiglianza della versione fornita dell'accusato. Se non che, per suffragare il preteso arbitrio, il Procuratore pubblico avrebbe dovuto dimostrare che l'accertamento del Pretore circa il momento in cui l'accusato è stato informato sulle conseguenze penali in caso di opposizione alla prova del sangue contraddice chiaramente le risultanze degli atti e del dibattimento. Già dal certificato medico redatto all'Ospedale _ si desume invece che l'interessato fondava il suo rifiuto sulla circostanza che la polizia non sapeva spiegare per quale motivo egli dovesse sottoporsi alla visita. Nel successivo verbale, steso nel posto di polizia di Noranco, egli aveva confermato l'insufficienza delle informazioni ricevute in ospedale, al che gli è stato fatto leggere l'art. 91 cpv. 3 LCStr (sentenza impugnata, consid. 5). Non risulta però che dopo di allora l'accusato abbia nuovamente respinto la prova del sangue. Anzi, lo stesso Procuratore pubblico ammette che gli agenti non l'hanno ordinata (ricorso, pag. 5 in alto). Ciò posto, gli accertamenti del primo giudice, confortati dalla risultanze degli atti, non riescono arbitrari. Il proscioglimento dall'accusa di opposizione alla prova del sangue non viola pertanto il diritto federale.
5.
Per quanto si riferisce, infine, alla grave infrazione alle norme della circolazione, il primo giudice ha preso atto che l'accusato ammetteva di avere circolato a una velocità eccessiva, ma contestava la misurazione compiuta dagli agenti sulla vettura inseguitrice. A mente del giudice non c'era motivo di dubitare sull'affermazione dell'agente denunciante, secondo cui la velocità rilevata sul tachimetro della vettura di servizio era di 180 km/h, a fronte di un limite consentito di 120 km/h. Sta di fatto però che nulla risultava dagli atti sulla taratura o sul grado di precisione del tachimetro impiegato per il rilevamento, né sulle verifiche periodiche cui esso era stato sottoposto o sui risultati. Ciò non permetteva di giungere al convincimento che l'interessato avesse effettivamente tenuto la velocità indicata dall'agente. Quanto alla testimone _, come passeggera essa aveva avuto l'impressione di viaggiare a 140–150 km/h. Il primo giudice ha stimato quindi la velocità media tenuta dall'accusato sul tratto autostradale in 145 km/h (sentenza impugnata, consid. 6).
Il Procuratore pubblico si duole una volta ancora di arbitrio, sottolineando che nulla consente di dubitare circa la correttezza di quanto ha dichiarato l'agente denunciante (180 km/h), di modo che inspiegabilmente il primo giudice ha creduto alla deposizione della testimone (140–150 km/h).
Così com'è motivato, tuttavia, il ricorso non è atto a sostanziare il preteso arbitrio, già per la circostanza che il Procuratore pubblico sorvola completamente sulla mancata taratura del tachimetro di rilevamento, sul suo grado di precisione, sulla questione delle verifiche periodiche e dei relativi risultati, cui il primo giudice si richiama ampiamente nella sentenza. Criticare la credibilità della testimone non basta, nelle condizioni descritte, per addebitare arbitrio al giudice del merito.
6.
Da ultimo il Procuratore pubblico fa valere che tutte le incongruenze di cui s'è valso l'accusato sono emerse in aula, mentre costui avrebbe avuto tutte le possibilità di prevalersene, in buona fede, nel corso dell'inchiesta, permettendo così di appurarne la veridicità. Per tacere del fatto però che il giudice pronuncia secondo libero apprezzamento, in base alle risultanze del dibattimento e degli atti (art. 276 cpv. 4 CPP), non vi è norma che impedisca all'accusato di addurre le sue tesi difensive in aula. In proposito la doglianza del Procuratore pubblico, ancorché ricevibile, non merita ulteriore disamina.
7.
Gli oneri del giudizio odierno seguono la soccombenza dello Stato (art. 15 cpv. 1 CPP). Visto l’esito del procedimento, si giustifica di riconoscere all’accusato, il quale ha presentato le proprie osservazioni al ricorso, un’equa indennità per ripetibili in questa sede (art. 9 cpv. 6 CPP).