Decision ID: 78bab042-e5cd-517b-ae4d-b5bf6dcd8518
Year: 2016
Language: it
Court: CH_BVGE
Chamber: CH_BVGE_001
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: 

Fatti:
A.
A._, cittadina kazaca nata il (...) è stata condannata dal Ministero
pubblico del Cantone Ticino mediante decreto d’accusa dell’11 mag-
gio 2015 ad una pena pecuniaria di 30 aliquote giornaliere da fr. 30.– cia-
scuna, sospesa condizionalmente per un periodo di prova di 2 anni e ad
una multa di fr. 200.–, per il reato di infrazione alla LStr (RS 142.20) per
avere esercitato un’attività lucrativa senza la necessaria autorizzazione nel
periodo compreso tra il 1° ed il 31 marzo 2015.
B.
A questa condanna ha fatto seguito la decisione della Segreteria di Stato
della migrazione (SEM) che il 14 settembre 2015 ha pronunciato nei con-
fronti di A._ un divieto d’entrata in Svizzera e nel Liechtenstein della
durata di 3 anni, valido fino al 13 settembre 2018, per violazione grave
dell’ordine e della sicurezza pubblici (art. 67 LStr). L’autorità inferiore ha
inoltre privato di effetto sospensivo un eventuale ricorso.
C.
Il 15 ottobre 2015, agendo per il tramite del proprio patrocinatore,
A._ ha interposto ricorso contro dal decisione dell’autorità inferiore
dinanzi al Tribunale amministrativo federale (di seguito: Tribunale), chie-
dendone in via principale l’annullamento, ed in via subordinata la limita-

zione degli effetti ad un anno. La ricorrente ha in particolare considerato la
misura di allontanamento dal territorio elvetico di 3 anni contraria al princi-
pio di proporzionalità, vista la lieve entità dell’infrazione penale commessa,
nonché le pesanti conseguenze che un divieto d’entrata di tale durata com-
portano.
D.
In data 12 novembre 2015 A._ ha postulato la concessione dell’as-
sistenza giudiziaria e del gratuito patrocinio. Detta richiesta è stata respinta
dal Tribunale il 4 febbraio 2016.
E.
Con osservazioni del 26 aprile 2016 la SEM si è riconfermata nella propria
decisione chiedendo al Tribunale di respingere il ricorso.
F-6599/2015
Pagina 3
Diritto:
1.
1.1 Riservate le eccezioni previste all'art. 32 LTAF, giusta l'art. 31 LTAF il
Tribunale giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi dell'art. 5 PA prese
dalle autorità menzionate all’art. 33 LTAF.
1.2 In particolare, le decisioni in materia di divieto d'entrata in Svizzera rese
dalla SEM – la quale costituisce un'unità dell'amministrazione federale così
come definita all'art. 33 lett. d LTAF – possono essere impugnate dinanzi
al Tribunale, che nella presente fattispecie statuisce in via definitiva (art. 1
cpv. 2 LTAF in relazione con l'art. 83 lett. c cifra 1 LTF).
1.3 Salvo i casi in cui la LTAF non disponga altrimenti, la procedura davanti
al Tribunale è retta dalla PA (art. 37 LTAF).
1.4 A._ ha diritto di ricorrere (art. 48 cpv. 1 PA) ed il suo ricorso,
presentato nella forma e nei termini prescritti dalla legge, è ricevibile
(art. 50 e 52 PA).
2.
Ai sensi dell'art. 49 PA, i motivi di ricorso sono la violazione del diritto fede-
rale, compreso l'eccesso o l'abuso del potere di apprezzamento, l'accerta-
mento inesatto o incompleto di fatti giuridicamente rilevanti nonché l'inade-
guatezza, nella misura in cui un'autorità cantonale non abbia giudicato
come autorità di ricorso. Il Tribunale applica d'ufficio il diritto federale nella
procedura ricorsuale e non è vincolato in nessun caso dai motivi del ricorso
(art. 62 cpv. 4 PA). Rilevante è in primo luogo la situazione di fatto al mo-
mento del giudizio (DTAF 2014/1 consid. 2 e giurisprudenza ivi citata).
3.
Giusta l'art. 11 cpv. 1 LStr lo straniero che intende esercitare un’attività lu-
crativa in Svizzera necessita di un permesso indipendentemente dalla du-
rata del soggiorno. Il permesso va richiesto all’autorità competente per il
luogo di lavoro previsto. È considerata attività lucrativa, poco importa se
svolta a titolo gratuito od oneroso, qualsiasi attività dipendente o indipen-
dente normalmente esercitata dietro compenso (cpv. 2).
F-6599/2015
Pagina 4
4.
4.1 Conformemente all'art. 67 cpv. 1 LStr, la SEM vieta l’entrata in Sviz-
zera, fatto salvo il cpv. 5, ad uno straniero allontanato se, l’allontanamento
è eseguito immediatamente in virtù dell’art. 64d cpv. 2 lett. a–c LStr (cpv. 1
lett. a); lo straniero non ha lasciato la Svizzera entro il termine impartitogli
(cpv. 1 lett. b). La SEM può inoltre vietare l’entrata in Svizzera allo straniero
che ha violato o espone a pericolo l’ordine e la sicurezza pubblici in Sviz-
zera o all’estero (art. 67 cpv. 2 lett. a LStr); ha causato spese d'aiuto sociale
(cpv. 2 lett. b); si trova in carcerazione preliminare, in vista di rinvio coatto
o cautelativa (cpv. 2 lett. c). Il divieto d’entrata è pronunciato per una durata
massima di cinque anni. Può essere pronunciato per una durata più lunga
se l’interessato costituisce un grave pericolo per l’ordine e la sicurezza pub-
blici (art. 67 cpv. 3 LStr). Infine l’autorità a cui compete la decisione può,
per motivi umanitari o altri motivi gravi, rinunciare a pronunciare un divieto
d’entrata oppure sospenderlo definitivamente o temporaneamente (art. 67
cpv. 5 LStr).
4.2 In merito alle nozioni di ordine e di sicurezza pubblici, occorre osser-
vare che costituiscono il concetto sovraordinato dei beni da proteggere nel
contesto della polizia. Il primo termine comprende l'insieme delle nozioni di
ordine, la cui osservanza dal punto di vista sociale ed etico costituisce una
condizione indispensabile della coabitazione ordinata delle persone; men-
tre il secondo termine, la sicurezza pubblica, significa l'inviolabilità dell'or-
dine giuridico obiettivo, dei beni giuridici individuali (vita, salute, libertà, pro-
prietà, ecc.), nonché delle istituzioni dello Stato. Vi è violazione della sicu-
rezza e dell'ordine pubblici segnatamente se sono commesse infrazioni
gravi o ripetute di prescrizioni di legge o di decisioni delle autorità nonché
in caso di mancato adempimento di doveri di diritto pubblico o privato (Mes-
saggio del Consiglio federale dell'8 marzo 2002 concernente la LStr, FF
2002 3424 [di seguito: Messaggio LStr]).
4.3 In particolare l'art. 80 cpv. 1 dell'ordinanza sull'ammissione, il soggiorno
e l'attività lucrativa del 24 ottobre 2007 (OASA, RS 142.201) sancisce che
vi è violazione della sicurezza e dell'ordine pubblici in caso di mancato ri-
spetto di prescrizioni di legge e di decisioni delle autorità (lett. a), in caso
di mancato adempimento temerario di doveri di diritto pubblico o privato
(lett. b) o se la persona interessata approva o incoraggia pubblicamente un
crimine contro la pace, un crimine di guerra, un crimine contro l'umanità o
un atto terroristico oppure fomenta l'odio contro parti della popolazione
(lett. c). Vi è esposizione della sicurezza e dell'ordine pubblici a pericolo,
se sussistono indizi concreti che il soggiorno in Svizzera dello straniero in
F-6599/2015
Pagina 5
questione porti con notevole probabilità ad una violazione della sicurezza
e dell'ordine pubblici (art. 80 cpv. 2 OASA). In tal senso dovrà quindi essere
emessa una prognosi negativa a meno che i motivi che hanno condotto
l'interessato ad agire violando la sicurezza e l'ordine pubblici non sussi-
stano più (MARC SPESCHA ET AL., Migrationsrecht, 4a ed. 2015, ad art. 67
LStr, n. marg. 3, pag. 270).
4.4 Ciò detto, ne discende che i reati perpetrati contro le norme del diritto
degli stranieri rappresentano delle violazioni di legge, sanzionate secondo
l’art. 115 LStr, e possono in quanto tali portare all'emissione di un divieto
d'entrata. Esso non deve essere tuttavia interpretato quale sanzione dal
carattere penale bensì quale misura di protezione a carattere preventivo
contro possibili turbative future (cfr. Messaggio LStr, FF 2002 3327,
pag. 3428).
4.5 L'autorità competente esamina secondo il proprio libero apprezza-
mento se un divieto d'entrata deve essere pronunciato. In proposito essa
deve procedere ad una ponderazione meticolosa di tutti gli interessi pre-
senti, rispettare le garanzie derivanti dalla CEDU ed il principio di propor-
zionalità (DTF 131 II 352 consid. 3.3; 130 II 493 consid. 3.3; 130 II 176
consid. 3.4.2 e giurisprudenza ivi citata; ZÜND/ARQUINT HILL, Beendigung
der Anwesenheit, Entfernung und Fernhaltung, in Uebersax et al. [ed.],
Ausländerrecht, 2a ed. 2009, n. marg. 8.80, pag. 356). Detto principio esige
che le misure adottate dallo Stato siano idonee a raggiungere lo scopo
desiderato e che, di fronte a soluzioni diverse, si scelgano quelle meno
pregiudizievoli per i diritti dei privati. In altre parole deve sussistere un rap-
porto ragionevole tra lo scopo perseguito ed i mezzi utilizzati (DTF 140 I
168 consid. 4.2.1; 136 I 87 consid. 3.2; 136 IV 97 consid. 5.2.2).
5.
5.1 Nella fattispecie in disanima, la SEM ha pronunciato nei confronti di
A._ un divieto d'entrata della durata di 3 anni, ossia fino al 13 set-
tembre 2018, ritenendo che il comportamento dell'interessata, condannata
per infrazione alla LStr (attività lucrativa senza autorizzazione ai sensi
dell’art. 115 cpv. 1 lett. c LStr) costituisce una violazione grave dell’ordine
e della sicurezza pubblici.
5.2 Dagli atti di causa si evince che la condanna di cui sopra è stata pro-
nunciata in quanto durante il mese di marzo 2015 A._ ha esercitato
un’attività lucrativa presso un esercizio pubblico di B._ pur essendo
sprovvista del necessario permesso (cfr. decreto d’accusa del Ministero
F-6599/2015
Pagina 6
pubblico del Cantone Ticino dell’11 maggio 2015, pagg. 4-6 dell’incarto Si-
mic).
5.3 Ne discende che questo comportamento, sanzionato da specifiche
norme del diritto penale, può portare all'emissione di un divieto d'entrata
poiché costituendo indubbiamente una violazione e mettendo in pericolo
l'ordine e la sicurezza pubblici, adempie ai requisiti dell'art. 67 cpv. 2 lett. a
LStr.
6.
6.1 Occorre ora stabilire se il divieto d'entrata della durata di 3 anni pro-
nunciato dalla SEM nei confronti dell'interessata sia conforme al principio
di proporzionalità, e procedendo ad un apprezzamento degli interessi pri-
vati e pubblici in causa, valutare se sia adeguato alle circostanze del caso
di specie.
6.2 Quo all'interesse pubblico all'allontanamento della ricorrente dal terri-
torio elvetico, si è già detto ai considerandi precedenti.
6.3 In merito agli interessi privati, la ricorrente si è richiamata al fatto che
prima della condanna di cui sopra – che l’interessata contesta, ma che ha
deciso di non impugnare vista la sua precaria situazione economica – essa
fosse incensurata ed a non meglio precisati svantaggi risultanti dall’impos-
sibilità di entrare in Svizzera (cfr. atto ricorsuale del 15 ottobre 2015, atto 1
dell’incarto TAF, pag. 4).
6.4 Il Tribunale considera che A._ non ha invocato né provato l’esi-
stenza di interessi privati atti a prevalere sull’interesse pubblico ad impedire
turbative all’ordine e alla sicurezza pubblici. Essa è in effetti venuta meno
al proprio dovere di circostanziare le censure sollevate, limitandosi ad af-
fermare genericamente che l’autorità inferiore ha effettuato una pondera-
zione degli interessi affrettata ed arbitraria, tenendo apoditticamente in
conto della presenza di una condanna penale di grado lieve al fine di giu-
stificare la pronuncia del divieto d’entrata qui impugnato e senza effettuare
un’analisi individualizzata della sua colpa e della sua situazione.
6.5 A titolo abbondanziale, ed in merito ai fatti che hanno condotto all’ema-
nazione del decreto d’accusa dell’11 maggio 2015 A._ ha precisato
che l’infrazione di attività lucrativa senza autorizzazione contestatale non
si potesse ritenere grave, trattandosi «di un procedimento penale “minore”
sfociato in una condanna estremamente mite»; essa ha inoltre asserito di
F-6599/2015
Pagina 7
avere agito in buona fede e di non avere mai voluto infrangere la legisla-
zione elvetica (cfr. atto ricorsuale del 15 ottobre 2015, atto 1 dell’incarto
TAF, pag. 2).
6.6 Il Tribunale non può condividere questa argomentazione. Indipenden-
temente dalla questione relativa alla gravità della condanna inflitta dalle
autorità penali, occorre infatti osservare che, per stessa ammissione della
ricorrente, l’istanza del 6 febbraio 2015 tendente alla concessione di un
permesso di frontaliere era stata rifiutata. Ciononostante A._ ha
svolto un’attività lucrativa presso un esercizio pubblico durante il mese di
marzo 2015. Essa non può dunque affermare di essersi astenuta dal lavo-
rare in Svizzera nell’attesa della concessione del permesso richiesto, e di
conseguenza invocare la buona fede al fine di ottenere l’annullamento o la
riduzione della durata della misura di allontanamento qui impugnata.
6.7 Ciò posto, il Tribunale considera che l’interesse pubblico all’allontana-
mento della ricorrente dalla Svizzera e dal Liechtenstein prevale su quello
di quest’ultima ad entrarvi. Di conseguenza, da una corretta valutazione
degli interessi pubblici e privati in gioco, emerge che il divieto d’entrata di
3 anni è adeguato alle circostanze del caso concreto.
7.
Ne discende che la SEM con la decisione del 14 settembre 2015 non ha
violato il diritto federale, né abusato del suo potere di apprezzamento; l’au-
torità di prime cure non ha accertato in modo inesatto o incompleto i fatti
giuridicamente rilevanti e inoltre la decisione non è inadeguata (art. 49 PA).
Per questi motivi il ricorso va respinto.
8.
Le spese processuali di fr. 1'200.– che seguono la soccombenza sono po-
ste a carico della ricorrente (art. 63 cpv. 1 e 5 PA nonché art. 3 lett. b del
regolamento sulle tasse e le spese ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale
amministrativo federale del 21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]).
9.
Visto l’esito della procedura, non sono assegnate spese ripetibili.
10.
Non essendo impugnabile con ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi
al Tribunale federale, la presente pronuncia è quindi definitiva (art. 83 lett. c
cifra 1 LTF).
F-6599/2015
Pagina 8