Decision ID: 86f62084-c7c4-5517-9f16-e79b4501825a
Year: 2015
Language: it
Court: TI_TCAS
Chamber: TI_TCAS_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: social_law

ritenuto,
in fatto
1.1. In data 12 gennaio 2005, RI 1, dipendente de _ in qualità di addetta al recapito delle lettere e, perciò, assicurata d’obbligo contro gli infortuni presso l’CO 1, é rimasta vittima di un incidente stradale in sella al proprio scooter e ha riportato, secondo il rapporto 23 marzo 2005 del dott. _, una rottura diafisaria omerale a sinistra, che é stata sintetizzata con un chiodo endomidollare T2 retrogrado (cfr. allegato al doc. 3).
L’Istituto assicuratore ha assunto il caso e ha corrisposto regolarmente le prestazioni di legge.
L’assicurata ha ritrovato una piena capacità lavorativa dal 1° giugno 2005 (doc. 5).
1.2. Nel corso del mese di giugno 2013 ha avuto luogo l’asportazione del materiale di osteosintesi e la decompressione del tunnel carpale sinistro con neurolisi epineurale del nervo mediano a sinistra (intervento quest’ultimo in cui costi sono andati a carico dell’assicurazione contro le malattie) (cfr. doc. 30 e 31).
A decorrere dal 7 ottobre 2013, l’assicurata ha ripreso il lavoro al 50% (cfr. doc. 43).
Il 2 giugno 2014, falliti i provvedimenti conservativi disposti nel frattempo, RI 1 é stata sottoposta ad un intervento artroscopico di
debridement
della cuffia, inserzione del labbro e decompressione sottoacromiale della spalla sinistra (cfr. doc. 91).
Ella non ha più lavorato.
1.3. Esperiti gli accertamenti medico-amministrativi del caso, con decisione formale del 17 dicembre 2014, l’CO 1 ha dichiarato l’assicurata completamente abile al lavoro e non più bisognosa di ulteriori cure mediche a contare dal 2 dicembre 2014 (cfr. doc. 125).
A seguito dell’opposizione interposta dall’assicurata personalmente (cfr. doc. 129), in data 25 febbraio 2015, l’amministrazione ha confermato il contenuto della sua prima decisione (cfr. doc. 134).
1.4. Con tempestivo ricorso del 22 marzo 2015, RI 1 ha chiesto che l’CO 1 venga condannato a ripristinare il diritto alle prestazioni a far tempo dal 2 dicembre 2014, argomentando in particolare quanto segue:
"
(...).
A questo punto ribadisco che questo agire della CO 1 non lo ritengo corretto e per tale motivi a suo tempo ho inoltrato regolare opposizione.
In data 12.03.2015 mi sono recata a _ presso la clinica _ dove il dottor _, dopo aver visionato delle nuove radiografie effettuate il giorno stesso, ha prodotto il suo referto medico concernente il mio stato di salute. (vedasi copia allegata).
Ritengo che la mia incapacità lavorativa é provocata da problemi infortunistici alla spalla e non dalle ernie. Di conseguenza si chiede che le prestazioni CO 1 vengano mantenute anche dopo il 02.12.2014.”
(doc. I)
1.5. L’CO 1, in risposta, ha postulato che l’impugnativa sia respinta con argomenti di cui si dirà, per quanto occorra, nei considerandi di diritto (cfr. doc. III).
1.6. In corso di causa, il TCA ha interpellato il dott. _, al quale è stato chiesto di rispondere ad alcune domande attinenti alla capacità lavorativa dell’assicurata (cfr. doc. V).
La risposta del sanitario è pervenuta l’11 novembre 2015 (doc. X).
L’CO 1 ha preso posizione in data 20 novembre 2015 (cfr. doc. XII), mentre l’assicurata è rimasta silente.

in diritto
Nel merito
2.1. Oggetto della lite é la questione di sapere se l’amministrazione era legittimata a dichiarare estinto il diritto alle prestazioni di corta durata e a ritenere l’assicurata totalmente abile nella sua attività lavorativa abituale (e, pertanto, a negarle di fatto il diritto a una rendita d’invalidità), oppure no.
2.2. Giusta l'art. 10 LAINF, l'assicurato ha diritto alla cura appropriata dei postumi d'infortunio e, in applicazione dell'art. 16 LAINF, l'assicurato totalmente o parzialmente incapace di lavorare (art. 6 LPGA) a seguito d'infortunio, ha diritto all'indennità giornaliera.
Il diritto all'indennità giornaliera nasce il terzo giorno successivo a quello dell'infortunio. Esso si estingue con il ripristino della piena capacità lavorativa, con l'assegnazione di una rendita o con la morte dell'assicurato.
Parimenti, il diritto alle cure cessa qualora dalla loro continuazione non sia da attendersi un sensibile miglioramento della salute dell'assicurato: nemmeno persistenti dolori bastano a conferire il diritto alla continuazione del trattamento se da questo non si può sperare un miglioramento sensibile dello stato di salute (cfr. art. 19 cpv. 1 LAINF e Ghélew, Ramelet, Ritter, Commentaire de la loi sur l'assurance-accidents (LAA), Losanna 1992, p. 41ss.).
L’Alta Corte ha inoltre precisato che la questione del “sensibile miglioramento” di cui all’art. 19 cpv. 1 LAINF va valutata in funzione dell’entità del previsto aumento oppure del ripristino della capacità lavorativa, nella misura in cui quest’ultima è pregiudicata dalle sequele infortunistiche (DTF 134 V 109 consid. 4.3 e riferimenti).
In una sentenza 8C_211/2009 del 10 luglio 2009 consid. 4, il TF si è al riguardo espresso nei termini seguenti:
"
Poiché l'assicurazione sociale contro gli infortuni si riferisce a persone che svolgono attività lavorativa (si confronti l'art. 1 [dal 1° gennaio 2003 art. 1a, con testo invariato] e l'art. 4 LAINF), per interpretare il concetto di "sensibile miglioramento" ("namhafte Besserung" e "sensible amélioration" nella versione tedesca e francese dell'art. 19 cpv. 1 LAINF) si farà riferimento ad un incremento rispettivamente ad un recupero dell'abilità lavorativa, nella misura in cui si è deteriorata in seguito all'infortunio. L'aggettivo "sensibile" illustra inoltre che il miglioramento dev'essere importante. Progressi trascurabili non bastano, così come neppure la mera possibilità di un risultato positivo (DTF
134 V 109
consid. 4.3 pag. 115; v. pure sentenze del Tribunale federale delle assicurazioni U 244/04 del 20 maggio 2005, in RAMI 2005 no. U 557 pag. 388, consid. 2, non pubblicato, e U 412/00 del 5 luglio 2001, consid.
2a; cfr. inoltre Maurer, Schweizerisches Unfallversicherungsrecht, 2a ed., Berna 1989, pag. 274).
Lo stesso vale per provvedimenti terapeutici che contribuiscono a lenire i sintomi di un danno alla salute stazionario per un periodo limitato nel tempo (v. ancora sentenza del Tribunale federale delle assicurazioni U 244/04 del 20 maggio 2005, in RAMI 2005 no.
U 557 pag. 388 consid. 1, non pubblicato, e 3).“
Se, al momento dell'estinzione del diritto alle cure mediche, sussiste un'incapacità lucrativa, viene corrisposta una rendita di invalidità o un'indennità unica in capitale. L'erogazione di indennità giornaliere cessa comunque con il diritto alle prestazioni sanitarie.
D'altro canto, nella misura in cui l'assicurato è portatore di una menomazione importante e durevole all'integrità fisica o mentale, egli ha diritto ad un'indennità per menomazione all'integrità giusta gli artt. 24s. LAINF.
2.3. Al precedente considerando, è già stato indicato che,
secondo l'art. 16 LAINF, l'assicurato totalmente o parzialmente incapace di lavorare a seguito d'infortunio o di malattia professionale ha diritto all'indennità giornaliera.
Giusta l’art. 6 LPGA, è
considerata incapacità al lavoro qualsiasi incapacità, totale o parziale, derivante da un danno alla salute fisica, mentale o psichica, di compiere un lavoro ragionevolmente esigibile nella professione o nel campo d’attività abituale.
In caso d’incapacità al lavoro di lunga durata possono essere prese in considerazione anche le mansioni esigibili in un’altra professione o campo d’attività.
L’entità dell’incapacità lavorativa (e, quindi, il diritto all’indennità giornaliera ex art. 16 LAINF) deve essere valutata considerando le mansioni che l’assicurato è
concretamente
chiamato a compiere nell’esercizio della sua abituale professione.
Nella RAMI 2004 U 529, p. 572ss., consid. 1.4., il TFA ha precisato che la definizione di incapacità al lavoro, così come quelle d’incapacità al guadagno e d’invalidità contenute nella LPGA, corrispondono alle definizioni e ai principi dell’assicurazione contro gli infortuni elaborati finora dalla giurisprudenza.
La questione di sapere se l'assicurato sia o meno incapace di lavorare in misura giustificante il riconoscimento del diritto a prestazioni deve essere valutata sulla base dei fatti forniti dal medico.
Spetta al medico fornire una precisa descrizione dello stato di salute dell'assicurato e tracciare un esatto quadro degli impedimenti ch'egli incontra nell'esplicare determinate funzioni.
Il medico indicherà per prima cosa se l'assicurato può ancora svolgere la sua professione, precisando quali sono le controindicazioni in quell'attività.
Determinante ai fini della graduazione dell'incapacità lavorativa non è comunque l'apprezzamento medico-teorico, bensì la diminuzione della capacità di lavoro che effettivamente risulta dall'impedimento (RAMI 1987 K 720 p. 106 consid. 2, U 27
p. 394 consid. 2b e giurisprudenza ivi citata; RJAM 1982 n. 482 p. 79 consid. 2).
L'assicurato che rinuncia a utilizzare la sua residua capacità oppure che non mette in atto i provvedimenti da lui ragionevolmente esigibili per sfruttare al meglio la propria capacità lavorativa è, ciò nonostante, giudicato per l'attività che egli potrebbe esercitare dimostrando buona volontà.
Carenze di volontà risultanti da un'anomalia caratteriale non sono prese in considerazione nell'ambito dell'assicurazione infortuni: possono essere, tutt'al più, considerate nell'ambito dell'assicurazione malattia se la loro causa é da ricercare in un'affezione patologica (DTF 101 V 145 consid. 2b; 111 V 239 consid. 1b e 2a; RAMI 1986 p. 56; 1987 p. 105 consid.
2; 1987 p. 393 consid. 2b; 1989 p. 106 consid. 1d; Ghélew, Ramelet, Ritter, op. cit., p. 91).
2.4.
Secondo l'art. 18 cpv. 1 LAINF, l'assicurato invalido (art. 8 LPGA) almeno al 10 per cento a seguito d'infortunio ha diritto alla rendita di invalidità.
Secondo l'art. 8 cpv. 1 LPGA, è considerata invalidità l'incapacità al guadagno totale o parziale presumibilmente permanente o di lunga durata.
Da parte sua, l'art. 16 LPGA prevede che, per valutare il grado d’invalidità, il reddito che l’assicurato invalido potrebbe conseguire esercitando l’attività ragionevolmente esigibile da lui dopo la cura medica e l’eventuale esecuzione di provvedimenti d’integrazione, tenuto conto di una situazione equilibrata del mercato del lavoro, è confrontato con il reddito che egli avrebbe potuto ottenere se non fosse diventato invalido.
L'Alta Corte, nella
RAMI 2004 U 529 citata in precedenza, ha rilevato che anche l'art. 16 LPGA non ha modificato le modalità per la fissazione del grado di invalidità dell'assicurato previsto dal previgente art. 18 cpv. 2 seconda frase LAINF.
Nella stessa pronunzia, la Corte federale ha quindi concluso che anche in ambito LAINF la giurisprudenza relativa ai concetti di incapacità lavorativa, incapacità al guadagno e invalidità continua a mantenere la sua validità anche in seguito all'introduzione della LPGA.
Due sono, dunque, di norma gli elementi costitutivi dell'invalidità:
1. il danno alla salute fisica o psichica (fattore medico);
2. la diminuzione della capacità di guadagno (fattore economico).
Tra il danno alla salute e l'incapacità di guadagno deve inoltre intercorrere un nesso causale (fattore causale). Nell'assicurazione obbligatoria contro gli infortuni deve esserci per giunta un nesso causale, naturale ed adeguato, tra il danno alla salute e l'infortunio.
L'invalidità, concetto essenzialmente economico, si misura in base alla riduzione della capacità di guadagno e non secondo il grado di menomazione dello stato di salute.
D'altro canto, poiché l'incapacità di guadagno importa unicamente nella misura in cui dipende da un danno alla salute, la determinazione dell'invalidità presuppone preliminarmente adeguati accertamenti medici che rilevino il danno in questione.
Spetta al medico fornire una precisa descrizione dello stato di salute dell'assicurato e di tracciare un esatto quadro degli impedimenti ch'egli incontra nell'esplicare determinate funzioni.
Il medico indicherà per prima cosa se l'assicurato può ancora svolgere la sua professione, precisando quali sono le controindicazioni in quell'attività e in altre analoghe.
Egli valuterà finalmente il grado dell'incapacità lavorativa che gli impedimenti provocano sia nella professione attuale sia nelle altre relativamente confacenti (cfr., su questi aspetti,
STFA I 871/02 del 20 aprile 2004 e
la
STFA I 162/01 del 18 marzo 2002).
L'invalidità, proprio perché concetto essenzialmente economico, si misura raffrontando il reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non fosse divenuto invalido con quello ch'egli può tuttora o potrebbe realizzare, benché invalido, sfruttando la residua capacità lavorativa in attività da lui ragionevolmente esigibili, in un mercato del lavoro equilibrato, dopo l'adozione di eventuali provvedimenti integrativi (cfr. art. 16 LPGA).
Il grado di invalidità corrisponde alla differenza, espressa in percentuale, tra il reddito ipotetico conseguibile senza invalidità e quello, non meno ipotetico, conseguibile da invalido.
La giurisprudenza federale ha, più volte, confermato il principio che, nella determinazione dell'invalidità, non c'è la possibilità di fondarsi su una valutazione medico-teorica del danno alla salute dovuto all'infortunio e che occorre, sempre, basarsi sulle conseguenze economiche di tale danno.
Ciò nondimeno, se il danno alla salute non é tale da imporre un cambiamento di professione, il giudizio sull’incapacità lavorativa non esprimerà valori superiori all’incapacità lavorativa indicata dal medico. Questo perché si suppone che esplicando tutto l’impegno professionale che la restante capacità lavorativa medico-teorica ancora permette di sviluppare, l’assicurato esprima una capacità di guadagno della medesima proporzione (cfr. RAMI 1993 U 168, p. 100; DTF 114 V 313, consid. 3b).
2.5. Nella concreta evenienza, dalla decisione su opposizione impugnata si evince che l’Istituto assicuratore resistente ha posto fine al versamento dell’indennità giornaliera (e delle prestazioni sanitarie) dal 2 dicembre 2014, facendo capo al parere del proprio medico di _ espresso in occasione della visita di controllo del 1° dicembre 2014 (cfr. doc. 122, p. 4)
Tutto ben considerato, questa Corte ritiene di poter confermare la decisione su opposizione impugnata nella misura in cui l’Istituto assicuratore resistente ha dichiarato estinto il diritto alle prestazioni di corta durata (cura medica + indennità giornaliera) a partire dal 2 dicembre 2014, e ciò
in ragione della
stabilizzazione delle condizioni di salute infortunistiche
della ricorrente (cfr., in questo senso, STCA 35.2004.77 del 13 dicembre 2004 consid. 2.5. e 35.2013.86 del 9 aprile 2014 consid. 2.4., entrambe cresciute incontestate in giudicato).
Il TCA osserva in effetti che il dott. _, spec. FMH in chirurgia ortopedica, autore dell’intervento artroscopico alla spalla sinistra, a partire dal mese di ottobre 2014, non ha formulato più alcuna proposta terapeutica (cfr. doc. 109, 118 e allegato al doc. 129).
D’altro canto, é già stato detto che, a margine della visita circondariale del 1° dicembre 2014, il dott. _ ha constatato che, a quel momento, non erano previsti degli ulteriori provvedimenti terapeutici (cfr. doc. 122, p. 4).
Infine, in occasione del consulto del 12 marzo 2015, il PD dott. _, anch’egli spec. FMH in chirurgia ortopedica, ha proposto un atteggiamento attendista e, soltanto in caso di mancato miglioramento spontaneo, l’esecuzione di un’eventuale revisione artroscopia della spalla, sulla cui efficacità egli non ha però potuto fornire assicurazioni (cfr. doc. 135, p. 2).
Alla luce di quanto precede, può dunque essere ammesso che, al più tardi dal momento in cui l’Istituto assicuratore ha dichiarato estinto il diritto all’indennità giornaliera, lo stato di salute infortunistico era ormai da considerare stabilizzato.
In queste condizioni, in ossequio a quanto previsto dall'art. 19 cpv. 1 LAINF, l'assicuratore infortuni resistente era legittimato a dichiarare estinto il diritto alle prestazioni di corta durata.
2.6. Al precedente considerando, questa Corte ha accertato che, nel dicembre 2014, le condizioni di salute infortunistiche della ricorrente erano stabilizzate, di modo che, per questo motivo, l’assicuratore non era più tenuto a versare prestazioni sanitarie, né indennità giornaliere.
Ciò non significa però che l’assicurata non possa aver diritto alle prestazioni di lunga durata, in particolare a una rendita d’invalidità. L’amministrazione lo ha implicitamente negato, sostenendo che RI 1 avrebbe ritrovato una piena capacità lavorativa nella sua precedente professione di postina, ciò che escluderebbe l’esistenza di una perdita di guadagno (cfr. doc. 125, p. 1: “..., per i soli postumi infortunistici, vi è una capacità lavorativa completa a decorrere dal 2.12.2014.”).
In occasione della visita fiduciaria del 1° dicembre 2014, refertata “... una mobilità della spalla sinistra libera e senza limiti funzionali. Anche la forza é simmetrica a parte una diminuzione della forza al test di lift-off della spalla sinistra. All’esame odierno non si nota nessuna miogelosi alla colonna cervicale o alle spalle bilateralmente a parte una leggera rigidità sulla parte superiore del trapezio che non ha causato una dolorabilità alla palpazione.”, il dott. _, spec. FMH in chirurgia ortopedica, ha dichiarato l’insorgente totalmente abile nella sua abituale professione (cfr. doc. 122, p. 4: ”dal 2 dicembre 2014 abbiamo prescritto una capacità lavorativa in misura del 100% per il suo lavoro come postina che svolge in misura del 60%.”).
Il medico di circondario ha confermato la propria valutazione della capacità lavorativa anche con apprezzamento del 23 febbraio 2015 (cfr. doc. 132).
Dalle carte processuali si evince che, nel mese di marzo 2015, l’assicurata ha privatamente consultato il chirurgo ortopedico PD dott. _.
In quell’occasione, il sanitario ha in particolare riscontrato, a livello della spalla sinistra, una cuffia rotatoria dolente soprattutto dorsalmente, una flessione completa ma con dolori, un’abduzione di 160° con rilevanti dolori, nonché una rotazione esterna pure accompagnata da forti dolori.
Egli ha sostenuto che, contrariamente a quanto preteso dal medico di circondario (cfr. doc. 132), i disturbi refertati avevano un’eziologia infortunistica e che non dipendevano quindi dalle ernie discali presenti a livello cervicale.
Il dott. _ ha infine dichiarato la ricorrente abile in misura del 100% (cfr. doc. 135).
In corso di causa, questo Tribunale ha interpellato il dott. _ per avere alcune precisazioni in merito alla piena abilità lavorativa da lui attestata in occasione della consultazione del mese di marzo 2015 (cfr. doc. V).
La risposta da lui fornita in data 3 novembre 2015 ha in particolare il seguente tenore:
"
(...).
Bei meiner Beurteilung bin ich davon ausgegangen, dass die Patientin ab 13.03.15 einen Arbeitsversuch zu 100% als _ machen wird. Ich habe dies so verstanden, dass dies der Wunsch der Patientin war. Ob die Arbeitsaufnahme gelungen ist und ob die Patientin wirklich wieder arbeiten konnte, kann ich nicht beurteilen. Auch kann ich auf Grund meiner einmaligen Sprechstunde nicht beurteilen, ob andere Tätigkeiten möglich waren. Sollten weitergehende und detailliertere Beurteilungen notwendig sein, empfehle ich eine Begutachtung an unabhängiger Stelle.”
(doc. X)
2.7. Secondo la giurisprudenza, il giudice delle assicurazioni sociali è tenuto a vagliare oggettivamente tutti i mezzi di prova, a prescindere dalla loro provenienza, e a decidere se la documentazione a disposizione permette di rendere un giudizio corretto sull'oggetto della lite. Qualora i referti medici fossero contradditori fra loro, non gli è consentito di liquidare il caso senza valutare l'insieme delle prove e senza indicare le ragioni per le quali si fonda su un parere piuttosto che su un altro (DTF 125 V 352). Determinante è, del resto, che il rapporto sia completo sui temi sollevati, che sia fondato su esami approfonditi, che tenga conto delle censure sollevate dalla persona esaminata, che sia stato redatto in piena conoscenza dell'anamnesi, che sia chiaro nella presentazione del contesto medico e che le conclusioni dell'esperto siano motivate (cfr. DTF 125 V 352; RAMI 1991 U 133, p. 311 consid. 1, 1996 U 252, p. 191ss.; DTF 122 V 160ss, consid. 1c e riferimenti).
L'elemento rilevante per decidere circa il valore probante, non è né l'origine del mezzo di prova né la sua designazione quale rapporto oppure quale perizia, ma semplicemente il suo contenuto (cfr. DTF 125 V 352 consid. 3a e riferimenti).
Nella DTF 125 V 351 seg. (= SVR 2000 UV Nr. 10, p. 33ss. e RAMI 1999 U 356, p. 572)
, la Corte federale ha stabilito che ai rapporti allestiti da
medici alle dipendenze di un'assicurazione
deve essere riconosciuto pieno valore probante, a condizione che essi si rivelino essere concludenti,
compiutamente motivati, di per sé scevri di contraddizioni e, infine, non devono sussistere degli indizi che facciano dubitare della loro attendibilità. Il solo fatto che il medico consultato si trovi in un rapporto di dipendenza con l'assicuratore, non permette già di metterne in dubbio l'oggettività e l'imparzialità. Devono piuttosto esistere delle particolari circostanze che permettano di ritenere come oggettivamente fondati i sospetti circa la parzialità dell'apprezzamento.
Per quel che riguarda le
perizie allestite da
specialisti esterni all'amministrazione
, il TFA ha pure loro riconosciuto pieno valore probante, fintantoché non vi sono degli indizi concreti che facciano dubitare della loro attendibilità (cfr. STFA U 168/02 del 10 luglio 2003; DTF 125 V 353, consid. 3b/bb).
In una sentenza 8C_216/2009 del 28 ottobre 2009, pubblicata in DTF 135 V 465, il Tribunale federale ha precisato che il giudice delle assicurazioni sociali può fondare la propria sentenza su rapporti allestiti da medici che si trovano alle dipendenze dell’amministrazione,
a condizione che non sussista dubbio alcuno, nemmeno il più lieve
, a proposito della correttezza delle conclusioni contenute in tali rapporti. Sempre secondo l’Alta Corte, dal principio della parità delle armi che la Corte europea dei diritti dell’uomo ha dedotto dall’art. 6 cpv. 1 CEDU, discende che gli assicurati sono legittimati a mettere in dubbio l’affidabilità dei rapporti dei medici interni all’amministrazione mediante dei mezzi di prova propri. Fra questi mezzi di prova entrano in linea di conto, in particolare, anche le certificazioni dei medici curanti.
2.8. Chiamato ora a pronunciarsi nel caso di specie, il TCA non ritiene che l’apprezzamento del dott. _, secondo cui, tenuto conto delle sole sequele residuali dell’evento traumatico del gennaio 2005, RI 1 sarebbe stata in grado di riprendere, a tempo pieno e con un rendimento completo, il suo precedente lavoro di postina, possa senz’altro costituire da valido supporto probatorio al presente giudizio.
In primo luogo, occorre rilevare che la tesi del medico fiduciario dell’CO 1 secondo la quale la mobilità dell’arto superiore sinistro sarebbe influenzata dalla problematica presente a livello cervicale, di modo che non se ne dovrebbe tener conto nell’ambito dell’assicurazione contro gli infortuni (cfr. doc. 132, p. 2: “Si ricorda che l’assicurata soffre di una discopatia di C5/C6 e C6/C7 con protusioni discali con possibile conflitto della radice C6 a destra e ulteriore protusione discale mediana paramediana a sinistra a livello C6/C7 con possibili segni di conflitto con la radice C7 a sinistra che può influenzare la mobilità della spalla sinistra.
Questo problema non è di origine infortunistica e non è provocato dall’infortunio ma può avere un effetto negativo influenzando la mobilità del braccio sinistro
.” – il corsivo è del redattore), risulta smentita dallo specialista privatamente consultato dall’assicurata nel corso del mese di marzo 2015. In effetti, il PD dott. _ ha precisato che i disturbi alla spalla sono stati provocati dal tentativo di rimozione del chiodo e che essi non hanno alcuna relazione con le diagnosticate ernie discali cervicali (cfr. doc. 135, p. 2).
D’altro canto, l’indicazione contenuta nel rapporto 12 marzo 2015 del dott. _, secondo cui la ricorrente avrebbe presentato una capacità lavorativa del 100% dal 13 marzo 2015 (cfr. doc. 135, p. 1), non può essere richiamata a conferma della correttezza della valutazione espressa dal dott. _ (così come lo ha invece fatto l’CO 1 in sede di risposta di causa - cfr. doc. III, p. 5). Chiamato da questa Corte a precisare il proprio parere, il chirurgo ortopedico ha infatti spiegato che la decisione di attestare una piena capacità lavorativa è stata dettata dal desiderio, almeno così lui l’ha interpretato, dell’assicurata di riprendere la propria attività lavorativa ma di non essere in grado di dire se ciò fosse effettivamente realizzabile (cfr. doc. X). L’amministrazione non può essere seguita allorquando sostiene, nel suo scritto 20 novembre 2015, che il PD _ avrebbe confermato, senza riserve, “... una capacità di lavoro del 100% con riferimento alla professione abituale dell’assicurata (ossia di postina con un pensum del 60%).” (doc. XII).
Tutto ben considerato, questo Tribunale ritiene che le considerazioni appena esposte siano atte a creare per lo meno dei lievi dubbi circa la fondatezza della valutazione enunciata dal medico di circondario dott. _, sulla cui base l’amministrazione ha fondato la decisione impugnata (cfr. DTF 139 V 225 consid. 5.2).
Il TCA non è quindi in grado di derimere, con la necessaria tranquillità, la presente vertenza sulla base della sola documentazione agli atti, ragione per la quale s’impone un approfondimento peritale.
2.9. In una sentenza di principio 9C_243/2010 del 28 giugno 2011, pubblicata in DTF 137 V 210, il Tribunale federale ha preso posizione sulle critiche rivolte alla giurisprudenza federale relativa al valore probatorio delle perizie dei Servizi di accertamento medico (SAM; art. 72bis cpv. 1 OAI), dal profilo della conformità alla CEDU e alla Costituzione. In quella pronunzia, l’Alta Corte ha pure precisato in quali casi il Tribunale cantonale deve allestire direttamente una perizia giudiziaria e in quali altri può rinviare gli atti all'assicuratore per un complemento istruttorio.
Il TF ha, al riguardo, sviluppato le seguenti considerazioni:
"
(...).
4.4.1.1 Ist das Gutachten einer versicherungsinternen oder -externen Stelle nicht schlüssig und kann die offene Tatfrage nicht anhand anderer Beweismittel geklärt werden, so stellt sich das Problem, inwieweit die mit der Streitsache befasste Beschwerdeinstanz noch die Wahl haben soll zwischen einer Rückweisung der Sache an die Verwaltung, damit diese eine neue oder ergänzende Expertise veranlasse, und der Einholung eines Gerichtsgutachtens. Das Bundesgericht hat dazu jüngst festgehalten, die den kantonalen Gerichten zufallende Kompetenz zur vollen Tatsachenprüfung (Art. 61 lit. c ATSG) sei nötigenfalls durch Einholung gerichtlicher Expertisen auszuschöpfen (
BGE 136 V 376
E. 4.2.3 S. 381). Dies schliesst ein, dass die erstinstanzlichen Gerichte diese Befugnis nicht ohne Not durch Rückweisung an die Verwaltung delegieren dürfen.
4.4.1.2 Die Vorteile von Gerichtsgutachten (anstelle einer Rückweisung an die IV-Stelle) liegen in der Straffung des Gesamtverfahrens und in einer beschleunigten Rechtsgewährung. Die direkte Durchführung der Beweismassnahme durch die Beschwerdeinstanz mindert das Risiko von - für die öffentliche Hand und die versicherte Person - unzumutbaren multiplen Begutachtungen. Zwar gilt die Sozialversicherungsverwaltung mit Blick auf die differenzierten Aufgaben und die dementsprechend unterschiedliche funktionelle und instrumentelle Ausstattung der Behörden in der Instanzenabfolge im Vergleich mit der Justiz als regelmässig besser geeignet, Entscheidungsgrundlagen zu vervollständigen (
BGE 131 V 407
E. 2.1.1 S. 411). In der hier massgebenden Verfahrenssituation schlägt diese Rechtfertigung für eine Rückweisung indessen nicht durch.
4.4.1.3 Die Einschränkung der Befugnis der Sozialversicherungsgerichte, eine Streitsache zur neuen Begutachtung an die Verwaltung zurückzuweisen, verhält sich komplementär zu den (gemäss geänderter Rechtsprechung) bestehenden partizipativen Rechten der versicherten Person im Zusammenhang mit der Anordnung eines Administrativgutachtens (Art. 44 ATSG; vgl. oben E. 3.4). Letztere tragen zur prospektiven Chancengleichheit bei, derweil das Gebot, im Falle einer Beanstandung des Administrativgutachtens eine Gerichtsexpertise einzuholen, die Waffengleichheit im Prozess gewährleistet, wo dies nach der konkreten Beweislage angezeigt ist. Insoweit ist die ständige Rechtsprechung, wonach das (kantonale) Gericht prinzipiell die freie Wahl hat, bei festgestellter Abklärungsbedürftigkeit die Sache an den Versicherungsträger zurückzuweisen oder aber selber zur Herstellung der Spruchreife zu schreiten (vgl. statt vieler ARV 1997 Nr. 18 S. 85 E. 5d mit Hinweisen, C 85/95; Urteil vom 11. April 2000 E. 3b, H 355/99), zu ändern.
4.4.1.4 Freilich ist es weder unter praktischen noch rechtlichen Gesichtspunkten - und nicht einmal aus Sicht des Anliegens, die Einwirkungsmöglichkeiten auf die Erhebung des medizinischen Sachverhalts fair zu verteilen - angebracht, in jedem Beschwerdefall auf der Grundlage eines Gerichtsgutachtens zu urteilen. Insbesondere ist der Umstand, dass die MEDAS von der Invalidenversicherung finanziert werden, kein genügendes Motiv dafür. Doch drängt sich auf, dass die Beschwerdeinstanz im Regelfall ein Gerichtsgutachten einholt, wenn sie einen (im Verwaltungsverfahren anderweitig erhobenen) medizinischen Sachverhalt überhaupt für gutachtlich abklärungsbedürftig hält oder wenn eine Administrativexpertise in einem rechtserheblichen Punkt nicht beweiskräftig ist (vgl. die Kritik an der bisherigen Rückweisungspraxis bei Niederberger, a.a.O., S. 144 ff.). Die betreffende Beweiserhebung erfolgt alsdann vor der - anschliessend reformatorisch entscheidenden - Beschwerdeinstanz selber statt über eine Rückweisung an die Verwaltung. Eine Rückweisung an die IV-Stelle bleibt hingegen möglich, wenn sie allein in der notwendigen Erhebung einer bisher vollständig ungeklärten Frage begründet ist. Ausserdem bleibt es dem kantonalen Gericht (unter dem Aspekt der Verfahrensgarantien) unbenommen, eine Sache zurückzuweisen, wenn lediglich eine Klarstellung, Präzisierung oder Ergänzung von gutachtlichen Ausführungen erforderlich ist (siehe beispielsweise das Urteil 9C_646/2010 vom 23. Februar 2011 E. 4; vgl. auch SVR 2010 IV Nr. 49 S. 151 E. 3.5, 9C_85/2009)”.
(DTF 137 V 263-265)
In una sentenza 8C_59/2011 del 10 agosto 2011 - dunque
successiva
a quella pubblicata in DTF 137 V 210 -, emanata in materia di assicurazione contro gli infortuni, il Tribunale federale ha ribadito i principi sviluppati nella DTF 135 V 465, in particolare che, in presenza di dubbi circa l’affidabilità di rapporti allestiti da
medici di fiducia
, il giudice (cantonale) é libero di scegliere se ordinare direttamente una perizia giudiziaria oppure rinviare gli atti all’amministrazione affinché disponga essa stessa una perizia seguendo la procedura di cui all’art. 44 LPGA:
"
Um solche Zweifel auszuräumen, wird das Gericht entweder ein Gerichtsgutachten anzuordnen oder die Sache an den Versicherungsträger zurückzuweisen haben, damit dieser im Verfahren nach Art. 44 ATSG eine Begutachtung veranlasst (BGE 135 V 465 E. 4.6 S. 471).”
(STF 8C_59/2011 consid. 5.2)
Nella presente fattispecie, il TCA ritiene che siano soddisfatti i presupposti per un rinvio degli atti all’amministrazione (cfr. STF 8C_59/2011 del 10 agosto 2011 e DTF 135 V 465), già per il solo fatto che essa ha fondato la decisione impugnata esclusivamente sul parere del proprio
medico di circondario
(per un caso analogo, si veda la STF 8C_757/2014 del 16 gennaio 2015 consid. 3.2).
P
er le ragioni esposte al considerando
2.8.
, si giustifica pertanto l’annullamento della decisione su opposizione impugnata, nella misura in cui l’assicurata è stata dichiarata completamente abile nella sua precedente professione (negandole di fatto il diritto alla rendita d’invalidità; cfr. il doc. 134, p. 3: “Chi non è, almeno in misura parziale, inabile al lavoro non può essere invalido secondo la LAINF ...”).
L’assicuratore resistente, a cui gli atti vengono dunque retrocessi, dovrà disporre un approfondimento peritale esterno volto a chiarire l’eziologia dei disturbi accusati all’arto superiore sinistro da RI 1
, nonché
la sua capacità/esigibilità lavorativa dopo il 1°
dicembre 2014,
tenuto conto dei soli disturbi infortunistici. Sulla base delle relative risultanze, l’CO 1 sarà poi chiamato a definire nuovamente il diritto a prestazioni, dal profilo materiale e temporale, a contare dal 2 dicembre 2014
.
Per questi motiv