Decision ID: b74174ea-9e6f-5cdd-afe0-556ff60124c2
Year: 2021
Language: it
Court: CH_BVGE
Chamber: CH_BVGE_001
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: 

Visto:
la domanda d’asilo che l’interessato ha presentato in Svizzera l’8 agosto
2021 (cfr. atto SEM 4/2),
il verbale relativo al colloquio personale Dublino del 15 giugno 2021 (cfr.
atto SEM 23/2),
la documentazione medica agli atti (cfr. atti SEM 26/2, 28/1, 34/5),
la decisione della Segreteria di Stato della migrazione (di seguito: SEM)
del 25 agosto 2021, notificata il giorno seguente (cfr. atto SEM 32/1), me-
diante la quale detta autorità non è entrata nel merito della domanda d’asilo
ai sensi dell’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi (RS 142.31) ed ha pronunciato il
trasferimento dell’interessato verso la Germania,
il ricorso inoltrato dinanzi al Tribunale amministrativo federale (di seguito: il
Tribunale) 2 settembre 2021 (timbro postale) e con cui l’insorgente ha po-
stulato il limine la sospensione dell’allontanamento in via supercautelare e
la restituzione dell’effetto sospensivo; nel merito l’annullamento della pre-
citata decisione ed il rinvio degli atti alla SEM per una nuova valutazione
circa l’applicazione della clausola di sovranità; contestualmente di essere
esentato dal versamento di un anticipo a copertura delle presunte spese
processuali,
i fatti del caso di specie che, se necessari, verranno ripresi nei considerandi
che seguono,

e considerato:
che le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla
LTF, in quanto la LAsi non preveda altrimenti (art. 6 LAsi),
che presentato tempestivamente (art. 108 cpv. 3 LAsi) contro una deci-
sione in materia di asilo della SEM (art. 6 e 105 LAsi; art. 31‒33 LTAF), il
ricorso è di principio ammissibile sotto il profilo degli art. 5, 48 cpv. 1 lett. a‒
c e art. 52 PA,
che occorre pertanto entrare nel merito del gravame,
D-3918/2021
Pagina 3
che giusta l’art. 111a cpv. 1 LAsi, il Tribunale rinuncia allo scambio di scritti,
che di norma non si entra nel merito di una domanda di asilo se il richie-
dente può partire alla volta di uno Stato terzo cui compete, in virtù di un
trattato internazionale, l’esecuzione della procedura di asilo e allontana-
mento (art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi),
che nel colloquio Dublino l’insorgente, dopo aver precisato di essere stres-
sato ma di non avere altri problemi di salute, ha dichiarato di non essere
stato aiutato dalle autorità tedesche, le quali non avrebbero accettato la
sua domanda d’asilo,
che nella querelata decisione l’autorità inferiore, dopo aver constatato
l’espressa ammissione di competenza da parte della Germania e l’inin-
fluenza della mancata accettazione della domanda da parte delle rispettive
autorità, ha escluso che nello Stato di destinazione sussistano carenze si-
stemiche ai sensi dell’art. 3 par. 2 del regolamento (UE) n. 604/2013 del
Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 che stabilisce i
criteri e i meccanismi di determinazione dello Stato membro competente
per l’esame di una domanda di protezione internazionale presentata in uno
degli Stati membri da un cittadino di un paese terzo o da un apolide (rifu-
sione) (Gazzetta ufficiale dell’Unione europea [GU] L 180/31 del 29.6.2013;
di seguito: Regolamento Dublino III) o un rischio di trattamenti contrari
all’art. 3 CEDU o di violazione del principio del divieto di respingimento;
che proseguendo nella propria analisi, la SEM ha negato l’esistenza di mo-
tivi che impongano l’applicazione delle clausole discrezionali di cui agli art.
16 par. 1 e 17 par. 1 Regolamento Dublino III; che in particolare, le proble-
matiche mediche di cui soffrirebbe l’interessato, completamente acclarate
e non meritevoli di ulteriori accertamenti, sarebbero trattabili in Germania
alla luce della sufficiente infrastruttura medica esistente in tale Paese,
che nel proprio gravame il ricorrente censura in primo luogo una violazione
dell’obbligo di motivazione e del principio inquisitorio in relazione al fatto
che l’autorità inferiore non avrebbe accertato in modo completo la situa-
zione medica in presenza ed in particolare “i possibili rischi suicidali con-
seguenti ad un trasferimento in Germania”; che egli avrebbe invero mani-
festato la sua volontà ad ottenere sostegno psicologico; che le ideazioni
anticonservative sarebbero peraltro antecedenti alla notifica della deci-
sione impugnata come attestato dalla lettera di dimissione dell’EOC del 26
agosto 2021; che per il resto, il ricorrente si dice convinto che in caso di
trasferimento in Germania, paese che avrebbe respinto la sua domanda
D-3918/2021
Pagina 4
d’asilo, egli verrebbe allontanamento verso l’Afghanistan, cosa che confi-
gurerebbe un rischio di violazione degli art. 2 e 3 CEDU e del principio del
non respingimento, aspetti, quest’ultimi, non approfonditi a sufficienza dalla
SEM alla luce della più recente evoluzione della situazione nel Paese d’ori-
gine,
che in limine occorre constatare come l’ampiezza della motivazione di cui
al provvedimento sindacato, che non ha pregiudicato all’insorgente, rego-
larmente patrocinato, di depositare un’impugnativa in piena cognizione di
causa, rientri nei canoni giurisprudenziali, di modo che non v’è titolo per
rilevare in casu una violazione del suo diritto di essere sentito (cfr. DTF 139
V 496 consid. 5.1),
che la SEM esamina la competenza relativa al trattamento di una domanda
di asilo secondo i criteri previsti dal Regolamento Dublino III,
che, se in base a questo esame è individuato un altro Stato quale respon-
sabile per l’esame della domanda di asilo, la SEM pronuncia la non entrata
nel merito previa accettazione, espressa o tacita, di ripresa a carico del
richiedente l’asilo da parte dello Stato in questione (cfr. DTAF 2017 VI/5
consid. 6.2),
che, ai sensi dell’art. 3 par. 1 Regolamento Dublino III, la domanda di pro-
tezione internazionale è esaminata da un solo Stato membro, ossia quello
individuato in base ai criteri enunciati al capo III (art. 7–15),
che nel caso di una procedura di presa in carico (inglese: take charge) ogni
criterio per la determinazione dello Stato membro competente – enumerato
al capo III – è applicabile solo se, nella gerarchia dei criteri elencati all’art. 7
par. 1 Regolamento Dublino III, quello precedente previsto dal Regola-
mento non trova applicazione nella fattispecie (principio della gerarchia dei
criteri),
che la determinazione dello Stato membro competente avviene sulla base
della situazione esistente al momento in cui il richiedente ha presentato
domanda di protezione internazionale (art. 7 par. 2 Regolamento Dublino
III),
che, contrariamente, nel caso di una procedura di ripresa in carico (inglese:
take back), di principio non viene effettuato un nuovo esame di determina-
zione dello stato membro competente secondo il capo III (cfr. DTAF
2017 VI/5 consid. 6.2 e 8.2.1),
D-3918/2021
Pagina 5
che lo Stato membro competente è tenuto a riprendere in carico – in osse-
quio alle condizioni poste agli art. 23, 24, 25 e 29 – un cittadino di un paese
terzo o un apolide del quale è stata respinta la domanda e che ha presen-
tato domanda in un altro Stato membro oppure si trova in altro Stato mem-
bro senza un titolo di soggiorno (art. 18 par. 1 lett. d Regolamento Dublino
III),
che nondimeno, giusta l’art. 3 par. 2 Regolamento Dublino III, qualora sia
impossibile trasferire un richiedente verso lo Stato membro inizialmente
designato come competente in quanto si hanno fondati motivi di ritenere
che sussistono delle carenze sistemiche nella procedura di asilo e nelle
condizioni di accoglienza dei richiedenti, che implichino il rischio di un trat-
tamento inumano o degradante ai sensi dell’art. 4 della Carta dei diritti fon-
damentali dell’Unione europea (GU C 364/1 del 18.12.2000, di seguito:
CartaUE), lo Stato membro che ha avviato la procedura di determinazione
dello Stato membro competente prosegue l’esame dei criteri di cui al capo
III per verificare se un altro Stato membro possa essere designato come
competente,
che un confronto dell’unità centrale del sistema europeo “EURODAC” ha
permesso di appurare che l’insorgente ha depositato una domanda d’asilo
in Germania il 18 luglio 2016 (cfr. atto SEM 12/1),
che il ricorrente ha peraltro espressamente confermato tale riscontro (cfr.
atto SEM 23/2),
che su questi presupposti, il 12 agosto 2021, la SEM ha presentato alle
autorità tedesche competenti, nei termini fissati all’art. 23 par. 2 Regola-
mento Dublino III, una domanda di ripresa in carico fondata sull’art. 18 par.
1 lett. d Regolamento Dublino III,
che il 16 agosto 2021 le autorità tedesche hanno espressamente accettato
la predetta,
che la competenza della Germania è dunque di principio data,
che l’eventualità in cui la domanda d’asilo fosse effettivamente stata re-
spinta in Germania non mette in dubbio la competenza delle autorità di tale
Paese per l’esecuzione del suo trasferimento, rispettivamente per la rego-
lamentazione delle condizioni di soggiorno se un rinvio non fosse esegui-
bile verso il luogo d’origine (cfr. sentenza del Tribunale D-5996/2019 del 21
novembre 2019),
D-3918/2021
Pagina 6
che del resto il Paese in questione è legato alla CartaUE e firmatario, della
CEDU, della Convenzione del 10 dicembre 1984 contro la tortura ed altre
pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti (Conv. tortura, RS 0.105),
della Convenzione del 28 luglio 1951 sullo statuto dei rifugiati (Conv. rifu-
giati, RS 0.142.30), oltre che del relativo Protocollo aggiuntivo del 31 gen-
naio 1967 (RS 0.142.301) e ne applica le disposizioni,
che, di conseguenza, il rispetto della sicurezza dei richiedenti l’asilo, in par-
ticolare il diritto alla trattazione della propria domanda secondo una proce-
dura giusta ed equa ed una protezione conforme al diritto internazionale
ed europeo, è presunto da parte dello Stato in questione (cfr. direttiva
2013/32/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013
recante procedure comuni ai fini del riconoscimento e della revoca dello
status di protezione internazionale [di seguito: direttiva procedura]; direttiva
2013/33/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013
recante norme relative all’accoglienza dei richiedenti protezione internazio-
nale [di seguito: direttiva accoglienza]),
che tale presunzione non è però assoluta e può essere confutata in pre-
senza di indizi seri che, nel caso concreto, le autorità di tale Stato non ri-
spetterebbero il diritto internazionale (cfr. DTAF 2010/45 consid. 7.4 e 7.5),
che la stessa va inoltre scartata d’ufficio in presenza di violazioni sistema-
tiche delle garanzie minime previste dall’Unione europea o di indizi seri di
violazioni del diritto internazionale (cfr. DTAF 2011/9 consid. 6; sentenza
della CorteEDU M.S.S. contro Belgio e Grecia del 21 gennaio 2011,
30696/09, R.U. contro Grecia del 7 gennaio 2011, 2237/08, §74 segg.; sen-
tenza della CGUE del 21 dicembre 2011, C-411/10 e C-493/10 [Grande
Sezione]),
che in maniera del tutto generale ad oggi non risulta però che la legisla-
zione in materia d’asilo in Germania non venga applicata, né che la proce-
dura sia caratterizzata da carenze strutturali tali da concludere che le do-
mande non vengano trattate seriamente dalle autorità preposte, né che non
vi siano effettive vie di ricorso, né che i richiedenti non siano protetti contro
rinvii abusivi verso i paesi d’origine (cfr. sentenza del Tribunale D-45/21 del
14 gennaio 2021),
che ad ogni modo, la Germania è uno Stato di diritto e ci si può oltremodo
attendere che il ricorrente si rivolga alle autorità sovranazionali qualora ab-
bia a sollevare doglianze rispetto allo svolgimento della pratica che lo ri-
guarda,
D-3918/2021
Pagina 7
che l’applicazione dell’art. 3 par. 2 2a frase Regolamento Dublino III non si
giustifica nel caso di specie,
che nondimeno, ai sensi dell’art. 29a cpv. 3 OAsi 1 − disposizione che con-
cretizza in diritto interno svizzero la clausola di sovranità − se “motivi uma-
nitari” lo giustificano la SEM può entrare nel merito della domanda anche
qualora giusta il Regolamento Dublino III un altro Stato sarebbe compe-
tente per il trattamento della domanda,
che l’autorità inferiore, nell’applicazione dell’art. 29a cpv. 3 OAsi 1, dispone
di potere di apprezzamento (cfr. DTAF 2015/9 consid. 7 seg.); che al con-
trario, qualora il trasferimento del richiedente nel Paese di destinazione
contravvenga all’art. 4 Carta UE, all’art. 3 CEDU o all’art. 3 Conv. tortura,
essa è obbligata ad applicare la clausola di sovranità e ad entrare nel me-
rito della domanda d’asilo (cfr. DTAF 2015/9 consid. 8.2.1),
che l’insorgente non ha apportato indizi seri e concreti suscettibili di dimo-
strare che lo Stato di destinazione non rispetterebbe il principio del divieto
di respingimento e, dunque, verrebbe meno ai suoi obblighi internazionali
rinviandolo in un Paese dove la sua vita, integrità corporale o libertà sareb-
bero seriamente minacciate o da dove rischierebbe di essere respinto in
un tale Paese,
che su tali presupposti, anche ammettendo che le autorità tedesche ab-
biano effettivamente pronunciato l’allontanamento del richiedente verso
l’Afghanistan, nulla permette di ritenere in casu che lo abbiano fatto ve-
nendo meno al diritto cogente,
che così, anche un’eventuale decisione definitiva assortita da un rinvio nel
paese d’origine non costituirebbe di per sé una violazione del principio del
non respingimento (cfr. sentenza del Tribunale E-1983/2019 consid. 5.5 e
rif. citati),
che peraltro, è fatto notorio che la Germania abbia nel frattempo sospeso
i rimpatri forzati di cittadini afghani (cfr. Euronews, Germania e Paesi Bassi
sospendono i rimpatri degli afghani, 11.08.2021, consultato l’8.09.2021
all’indirizzo < https://it.euronews.com/2021/08/11/germania-e-paesi-bassi-
sospendono-i-rimpatri-degli-afghani >),
che per il resto, il respingimento forzato di persone che soffrono di proble-
matiche valetudinarie costituisce una violazione dell’art. 3 CEDU unica-
D-3918/2021
Pagina 8
mente in circostanze eccezionali; che ciò risulta essere il caso segnata-
mente laddove la malattia dell’interessato si trovi in uno stadio a tal punto
avanzato o terminale da lasciar presupporre che, a seguito del trasferi-
mento, la sua morte appaia come una prospettiva prossima (cfr. sentenza
della CorteEDU N. contro Regno Unito del 27 maggio 2008, 26565/05;
DTAF 2011/9 consid. 7.1),
che una violazione dell’art. 3 CEDU può però anche sussistere qualora vi
siano dei seri motivi di ritenere che la persona, in assenza di trattamenti
medici adeguati nello Stato di destinazione, sarà confrontata ad un reale
rischio di un grave, rapido ed irreversibile peggioramento delle condizioni
di salute comportante delle intense sofferenze o una significativa riduzione
della speranza di vita (cfr. sentenza della CorteEDU Paposhvili contro Bel-
gio del 13 dicembre 2016, 41738/10, §181 segg.),
che essendo decisivo e viste le doglianze in tal senso, occorre a questo
punto chiedersi, da una parte se l’accertamento dei fatti operato dall’auto-
rità inferiore quanto alle affezioni di cui soffre l’insorgente sia stato o meno
esaustivo e corretto, e dall’altra, se le stesse rientrino o meno nelle casisti-
che testé enucleate,
che alla luce dell’applicazione del principio inquisitorio l’autorità compe-
tente deve infatti procedere d’ufficio all’accertamento esatto e completo dei
fatti giuridicamente rilevanti (DTAF 2019 I/6 consid. 5.1),
che sulla base della documentazione medica agli atti al momento dell’emis-
sione della decisione sindacata, risultava nondimeno chiaro che la situa-
zione medica dell’insorgente, che palesava ansia già trattata con Xanax
0.25 e di dolori a testa e spalle per i quali gli è stato prescritto Brufen 600,
non si iscrivesse nella restrittiva giurisprudenza convenzionale, e ciò anche
volendo considerare i propositi anticonservativi da lui esternati,
che l’eventualità di svolgere un consulto psichiatrico è dipoi da relazionarsi
ai trattamenti prescritti per le suddette problematiche e non alla necessità
di individuare ulteriori patologie, di modo che, risulta pretestuoso appellar-
visi censurando un presunto accertamento incompleto della fattispecie (cfr.
sentenza del Tribunale D-291/2021 del 9 marzo 2021 consid. 7.3),
che le autorità svizzere non sono d’altro canto tenute a prendere in consi-
derazione l’eventuale insorgere di ulteriori affezioni non ancora indagate,
essendo determinante lo stato di fatto presente al momento della decisione
(cfr. DTAF 2010/44 consid. 3.6),
D-3918/2021
Pagina 9
che nemmeno ciò che risulta dal consulto del 26 agosto 2021, successivo
all’emissione del provvedimento impugnato, ossia la diagnosi di disturbo
dell’adattamento e di cefalea muscolo tensiva, lascia trasparire elementi
potenzialmente ostativi al rinvio (cfr. atto SEM 34/5),
che in siffatta disamina non si deve dipoi tralasciare il fatto che la Germania
dispone notoriamente di infrastrutture mediche del tutto equiparabili a
quelle elvetiche ed in quanto Stato firmatario della direttiva accoglienza,
deve provvedere affinché i richiedenti ricevano la necessaria assistenza
sanitaria comprendente quanto meno le prestazioni di pronto soccorso e il
trattamento essenziale di malattie e di gravi disturbi mentali e fornire la ne-
cessaria assistenza medica o di altro tipo, ai richiedenti con esigenze di
accoglienza particolari, comprese, se necessarie, appropriate misure di as-
sistenza psichica (cfr. art. 19 par. 1 e 2 della citata direttiva),
che pertanto la situazione medica dell’insorgente, sufficientemente chiara
conto tenuto della situazione nel Paese di destinazione e dei presupposti
giurisprudenziali al trasferimento, non implica la necessità di un’entrata nel
merito discrezionale da parte delle autorità elvetiche,
che oltracciò, il ricorrente non ha fornito ulteriori indizi seri suscettibili di
comprovare che le sue condizioni di vita o la sua situazione personale sa-
rebbero tali da contravvenire all’art. 4 della CartaUE, all’art. 3 CEDU, all’art.
3 Conv. tortura in caso di esecuzione del trasferimento in Germania,
che ad ogni modo, appartiene al ricorrente sollevare l’eventuale violazione
dei suoi diritti fondamentali, utilizzando le adeguate vie di diritto dinanzi alle
autorità dello Stato in questione,
che nella fattispecie, dagli atti non appaiono nemmeno elementi per rite-
nere che l’autorità inferiore abbia esercitato in maniera arbitraria il suo po-
tere di apprezzamento,
che di conseguenza, in mancanza dell’applicazione delle succitate norme
da parte della Svizzera, la Germania rimane competente per il seguito della
domanda d’asilo e d’allontanamento del ricorrente ai sensi del Regola-
mento Dublino III ed è tenuta a riprenderli in carico in conformità alle con-
dizioni poste agli art. 23, 24, 25 e 29 del predetto,
D-3918/2021
Pagina 10
che, quindi, è a giusto titolo che la SEM non è entrata nel merito della do-
manda di asilo in applicazione dell’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi ed ha pronun-
ciato il suo trasferimento verso la Germania conformemente all’art. 44 LAsi
(cfr. art. 32 lett. a OAsi 1),
che, in siffatte circostanze, non vi è più luogo di esaminare in maniera di-
stinta le questioni relative all’esistenza di un impedimento all’esecuzione
del trasferimento per i motivi giusta i cpv. 3 e 4 dell’art. 83 LStrI, (RS
142.20), dal momento che essi risultano indissociabili dal giudizio di non
entrata nel merito nel quadro di una procedura Dublino (cfr. DTAF 2015/18
consid. 5.2),
che ne discende che la SEM, con la decisione impugnata, non ha violato il
diritto federale né abusato del suo potere d’apprezzamento ed inoltre non
ha accertato in modo inesatto o incompleto i fatti giuridicamente rilevanti
(art. 106 cpv. 1 LAsi),
che il ricorso deve essere respinto e la decisione della SEM confermata,
che, avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, le domande di con-
cessione dell’effetto sospensivo e di esenzione dal versamento di un anti-
cipo equivalente alle presumibili spese processuali sono senza oggetto,
che, visto l’esito della procedura, le spese processuali di CHF 750.– che
seguono la soccombenza sono poste a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1
e 5 PA nonché art. 3 lett. a del regolamento sulle tasse e sulle spese ripe-
tibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 feb-
braio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]),
che la decisione è definitiva e non può, in principio, essere impugnata con
ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83
lett. d cifra 1 LTF).
(dispositivo alla pagina seguente)
D-3918/2021
Pagina 11
Il Tribunale amministrativo federale pronuncia:
1.
Il ricorso è respinto.
2.
Le spese processuali, di CHF 750.–, sono poste a carico del ricorrente.
Tale ammontare deve essere versato alla cassa del Tribunale amministra-
tivo federale, entro un termine di 30 giorni dalla spedizione della presente
sentenza.
3.
Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all’autorità canto-
nale.
Il giudice unico: Il cancelliere:
Daniele Cattaneo Lorenzo Rapelli