Decision ID: 7a221e83-207d-5ea7-92ba-08ba11de076d
Year: 2005
Language: it
Court: TI_PP
Chamber: TI_PP_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: penal_law

sentito il Sostituto Procuratore pubblico, il quale sottolinea anzitutto come la scarsa credibilità di ACCU 3 sia emersa anche in occasione del presente dibattimento, ritenuto che questi, dopo aver sempre negato di ricordare i fatti, improvvisamente è ora in grado di descriverli nel dettaglio. Prende atto del fatto che per due capi d’imputazione nei suoi confronti l’accusa cade a seguito del ritiro di querela da parte del signor _. In merito al danneggiamento del furgone Mercedes, rileva come la testimonianza in aula dell’agente di polizia sia stata molto chiara, dettagliata e non lasci spazio a dubbi di sorta. E’ quindi evidente che con il suo atteggiamento, il signor ACCU 3 ha provocato un danno al veicolo in oggetto; il fatto che non sia possibile quantificare esattamente lo stesso da un punto di vista della responsabilità civile, non ha alcuna influenza nell’ambito penale. In merito all’accusa di infrazione alla LStup, ricorda come il consumo di marijuana si sia protratto per oltre un anno e come non sia sostenibile la posizione, secondo la quale egli sia incorso in un errore ritenendo che fumare fosse lecito. In considerazione delle circostanze specifiche e del ritiro di querela per due capi d’imputazione, propone che il signor ACCU 3 sia condannato ad una pena detentiva di 8 giorni, sospesi condizionalmente, con contestuale rinvio della parte civile _ al foro civile per le proprie pretese. Per quando riguarda l’imputato ACCU 2, ritiene che le lesioni cagionate al signor _, seppur serie, non raggiungano gli estremi previsti dalla dottrina e dalla giurisprudenza per l’ammissione dell’esistenza di lesioni gravi. Si tratta di lesioni semplici, come confermato dai certificati medici agli atti. Ricorda inoltre come, allorquando la prognosi sia ancora incerta, si debba applicare il principio in dubio pro reo. Il reo ha agito per lo meno con dolo eventuale, avendo egli palesato un sentimento di egoismo ed indifferenza nei confronti dei danni fisici cagionati alla vittima. L’omissione di soccorso, non contestata dalla difesa, è sicuramente data. Basti pensare che l’imputato ACCU 2, per non farsi rintracciare, oltre che a fuggire a casa a piedi, si è subito liberato del bomber che avrebbe permesso un suo facile riconoscimento. In merito all’accusa di vie di fatto, si rimette alla valutazione del giudice, ritenendo comunque le dichiarazioni della minorenne più credibili. La pena di 30 giorni di detenzione sospesi per un periodo di due anni appare dunque commisurata alle circostanze e deve, a suo modo di vedere, venire confermata. Nell’ipotesi che il giudice dovesse concludere per delle lesioni colpose, postula che la pena detentiva non venga abbassata sotto i 20 giorni;
sentita la patrocinatrice della parte civile _, la quale pretende che il signor ACCU 2 sia condannato per lesioni gravi e non lesioni semplici. E’ dell’opinione che il notevole e, a suo dire, definitivo danno all’integrità fisica del suo assistito adempia pienamente i requisiti di una lesione grave ai sensi dell’art. 122 CPS. Dal punto di vista soggettivo sostiene che i due imputati avevano premeditato il pestaggio del signor _ e lo abbiano deliberatamente provocato al fine di dare inizio alla zuffa. L’avvocato è dell’opinione che i due avessero messo in conto non solo di cagionare una lesione grave alla vittima, ma addirittura di provocarne il decesso;
sentito il difensore di ACCU 2, il quale premette che il suo assistito quella sera, nonostante le sue dichiarazioni a verbale e al dibattimento, aveva bevuto molto. Addirittura più di ACCU 3. Non lo ha detto semplicemente perché se ne vergognava. In merito alla lite con _, evidenzia come quest’ultimo sia stato a sua volta parte attiva nella stessa e non semplicemente una vittima. La caduta è da imputare a reciproci spintonamenti e non era assolutamente il frutto di un atto intenzionale del suo assistito. Questi è semplicemente rovinato sopra il suo rivale e malauguratamente, con la pressione del proprio peso, gli ha rotto la gamba. Contesta la versione dei fatti così come dipinti dalla parte civile, che ne ha fatto una descrizione gonfiata ad arte, e rileva come le lesioni subite da _ siano semplici, non gravi. Dal punto di vista soggettivo è dell’opinione che ACCU 2 abbia agito in preda ai fumi dell’alcool, senza rendersi conto di quello che stava facendo. L’art. 11 CPS deve pertanto trovare applicazione. A ciò va aggiunto il fatto che, comunque, il suo cliente ha al limite agito per negligenza, ma non intenzionalmente. Nemmeno il dolo eventuale può entrare in linea di conto. Non contesta l’accusa di omissione di soccorso, cosa che per contro fa per quella di vie di fatto nei confronti della minorenne. Lo stesso _, in effetti, ha dichiarato che il signor ACCU 2 ha involontariamente colpito la ragazza. In conclusione postula il proscioglimento del suo assistito dall’imputazione di vie di fatto, la derubricazione del reato di lesioni semplici in lesioni colpose e la conferma della condanna per omissione di soccorso, con una sensibile riduzione della pena proposta;
sentito il difensore di ACCU 3, il quale chiede l’assoluzione completa del suo patrocinato. In effetti ritiene che non vi siano elementi sufficienti per una condanna dello stesso per il danneggiamento del furgone Mercedes. La testimonianza dell’agente sentito in aula non è concludente. E’ possibile che egli abbia potuto confondere le persone, così come che vi sia stata una errata interpretazione dei fatti, laddove un semplice barcollamento è stato interpretato come una carica in stile hockey su ghiaccio. Inoltre dalle dichiarazioni del teste sembra che, comunque, simili gesti avrebbero dovuto cagionare danni alla fiancata del veicolo, non al portellone posteriore come indicato nella querela. Il danno subito dalla parte civile _ non è quindi imputabile a ACCU 3. Preso atto del tasso di alcolemia del 1.95 per mille, rilevato nell’imputato, è inevitabile richiamare l’applicazione dell’art. 10 CPS o, in via sussidiaria, quella dell’art. 11 CPS relativo alla scemata responsabilità. In ogni caso si impone il rinvio della parte civile al competente foro civile. La contravvenzione alla LStup non è sostenibile, ritenuto che la valutazione della stessa debba essere effettuata con riferimento al periodo in cui sarebbe stata commessa. Se, da un lato, non è negato il consumo di marijuana, dall’altro è opportuno considerare che in quel momento, visto il proliferare di canapai, fosse legittimo ritenere che lo stesso fosse lecito. Sussiste quindi un errore sui fatti ai sensi dell’art. 19 CPS;
sentito in replica il Sostituto Procuratore pubblico, il quale ribadisce le proprie considerazioni in merito al fatto che le lesioni in questione non sono certamente qualificabili come gravi ai sensi del codice penale. Rileva inoltre nuovamente come ACCU 2 abbia agito con dolo eventuale, rinviando alle sue dichiarazioni rese a verbale proprio di fronte a lui. Con riferimento a ACCU 3, è dell’opinione che la testimonianza dell’agente che lo ha identificato sia più che valida. Sottolinea infine come ammettere la scemata responsabilità per ACCU 2 sarebbe arbitrario, non essendovi agli atti elementi in tal senso. Infine porta all’attenzione del giudice il fatto che per la giurisprudenza l’art. 10 CPS trova applicazione a partire da un tasso alcolico del 3 per mille, mentre l’art. 11 CPS a partire da uno del 2 per mille. Tenori che nessuno degli imputati ha raggiunto;
sentita in replica la patrocinatrice della parte civile _, il quale anzitutto nega che _ abbia insultato ACCU 2. Ribadisce come i due imputati abbiano messo in atto una raffinata provocazione e come ACCU 2 poteva mettere in conto il fatto che con l’aggressione avrebbe potuto anche ammazzare il suo assistito. Richiama il concetto di actio libera in causa per negligenza e chiede il rinvio al foro civile del signor _ per le relative pretese;
sentito in duplica il difensore di ACCU 2, il quale afferma che le lesioni gravi sono da escludere nel caso concreto. Interpreta il fatto che l’avv. _ abbia messo in dubbio la presa di posizione dell’ortopedico che ha redatto il certificato medico, come una presa di coscienza del legale che sono dati solo gli estremi delle lesioni semplici;
sentito in duplica il difensore di ACCU 3, il quale contesta che ci si possa semplicemente basare su un tasso alcolico prestabilito per valutare gli estremi degli art. 10 ed 11 CPS. Ritiene che i fatti non siano stati sufficientemente corroborati da prove;
sentito l’accusato ACCU 2 che dichiara di avere sempre detto la verità e di non aver mai cercato di modificare i fatti a suo favore;
sentito per ultimo l’accusato ACCU 3, che non ha nulla da aggiungere;
posti a giudizio i seguenti quesiti:
1.1. È il signor ACCU 3 autore colpevole di:
1.1.1. Danneggiamento, per avere, nella notte a cavallo fra il 12 e il 13 dicembre 2003 a Locarno, intenzionalmente deteriorato l’autofurgone Mercedes-Benz 216 CDI targato _ di proprietà di _, scagliandosi con il proprio corpo contro il portellone posteriore (danno quantificato dalla parte civile in fr. 2'089.80),
1.1.2. Contravvenzione alla Legge federale sugli stupefacenti, per avere, senza essere autorizzato, a Locarno e in altre località non meglio precisate, nel periodo gennaio 2003/15 gennaio 2004 consumato un imprecisato quantitativo di canapa,
e meglio come descritto nel decreto d'accusa n. DA 1782/2004 del 17 maggio 2004?
1.2. In caso affermativo deve, e se sì in che misura, essere modificata la proposta di pena avanzata in data odierna dal Sostituto Procuratore pubblico?
1.2.1. Possono essere riconosciuti una scemata responsabilità in base all’art. 11 CPS, subordinatamente una irresponsabilità ex art. 10 CPS, per il reato danneggiamento?
1.2.2. Può essere riconosciuto l’errore sui fatti, art. 19 CPS, relativamente alla contravvenzione alla LStup?
1.3. L'imputato può beneficiare della sospensione condizionale dell'eventuale pena privativa della libertà e, se sì, a quali condizioni?
1.4. L'eventuale condanna deve essere iscritta a casellario giudiziale e, se sì, a quali condizioni potrà avvenire la cancellazione?
1.5. La parte civile _ deve essere rinviata al competente foro civile per le sue eventuali pretese di corrispondente natura?
1.6. A chi vanno caricate la tassa e le spese di giudizio?
2.1. È il signor ACCU 2 autore colpevole di:
2.1.1. Lesioni semplici, subordinatamente lesioni colpose, subordinatamente lesioni gravi,
2.1.2. Omissione di soccorso,
2.1.3. Vie di fatto,
per i fatti commessi nelle circostanze descritte nel decreto d'accusa n. DA 1783/2004 del 17 maggio 2004?
2.2. In caso affermativo deve, e se sì in che misura, essere modificata la proposta di pena? Può essere riconosciuta una scemata responsabilità?
2.3 L'imputato può beneficiare della sospensione condizionale dell'eventuale pena privativa della libertà e, se sì, a quali condizioni?
2.4. L'eventuale condanna deve essere iscritta a casellario giudiziale e, se sì, condizioni potrà avvenire la cancellazione?
2.5. A chi vanno caricate la tassa e le spese di giudizio?
preso atto che con scritto di data 25 febbraio 2005 il difensore del signor ACCU 3 ha presentato dichiarazione di ricorso e che con comunicazione del 28 febbraio 2005 la patrocinatrice della parte civile _ ha chiesto la motivazione della sentenza;
letti ed esaminati gli atti;
considerato in fatto:
1. La sera del 12 dicembre 2003, attorno alle 23:30, il signor _ _, dopo aver cenato con l’amica minorenne _ al ristorante dell’Angelo, in via Rusca a Locarno, e aver recuperato il proprio veicolo Citroën Saxo, targato _, parcheggiato davanti alla Coop di Piazza Grande, si apprestava ad accompagnare la ragazza al suo domicilio.
Percorsi pochi metri sul selciato della piazza, egli ha notato due ragazzi che camminavano barcollando in mezzo alla carreggiata, in direzione contraria alla sua.
Si trattava dei signori ACCU 2 e ACCU 3, che si erano casualmente incontrati pochi istanti prima nella zona della Posta di Locarno e che, essendo conoscenti, avevano deciso di spostarsi insieme verso il Bar _, meta di entrambi.
2. Il signor ACCU 2 si era appena recato al Postomat per ritirare fr. 40.--, poiché rimasto senza soldi. Egli aveva trascorso la prima parte della serata al mercatino di Natale che si era tenuto nella città vecchia di Locarno, ove aveva bevuto con gli amici alcuni bicchieri di “vin brulé”.
Il signor ACCU 3, dal canto suo, era in precedenza stato con la propria compagna al bar _, ove aveva festeggiato il compleanno di quest’ultima con lei e le sue amiche, bevendo bevande alcoliche in quantità apprezzabili, ritenuto che, come è stato possibile appurare con l’istruttoria, il giovane era indubbiamente ebbro al momento in cui ha incrociato il coimputato (cfr. a questo proposito il verbale di audizione di ACCU 2 del 18 febbraio 2004, confermato dalle dichiarazioni di tutte le altre persone sentite, laddove egli afferma: “Quando l’ho visto mi pareva alterato in modo piuttosto importante dall’alcool, al punto che camminando barcollava”).
3. Vedendo sopraggiungere il veicolo, ACCU 2 si è scostato sul lato della carreggiata per lasciarlo passare, mentre ACCU 3 è rimasto un po’ più in mezzo. Probabilmente perché l’operazione, visto il suo stato, gli risultava più difficile, o per lo meno avrebbe richiesto più tempo. Fatto sta che il signor _ si è ritrovato a doversi spostare con l’automobile il più possibile verso il lato opposto ed a transitare comunque molto vicino al ragazzo. Le opinioni sulla velocità con cui ciò è avvenuto sono discordanti, ma vista la zona ed i presupposti è lecito desumere che fosse adeguata alle circostanze.
Nel superare il pedone, il conducente ha udito dapprima un colpo allo specchietto retrovisore destro e poi uno, più forte, alla parte posteriore della carrozzeria, entrambi inferti dal signor ACCU 3. Temendo di avere subito un danno al proprio veicolo, il signor _ si è immediatamente fermato ed è sceso per sincerarsene. Ben presto ne è nata una discussione accesa con il diretto responsabile, durante la quale vi sono stati reciproci scambi di insulti e probabilmente anche qualche spintone.
4. Ad un certo punto ACCU 2, che fino a quel momento era rimasto in disparte, ha deciso di intervenire con, a suo dire, l’intento di separare i contendenti. L’esito dell’operazione non è stato però quello auspicato perché, se da un lato i signori _ e ACCU 3 hanno smesso di discutere, dall’altro è immediatamente sorta una lite tra _ e ACCU 2. Nel corso della stessa quest’ultimo, quando i due si trovavano faccia a faccia, ha afferrato per il collo la vittima con una mano. Così facendo, verosimilmente a seguito anche di un repentino movimento dei due, il signor _ ha perso l’equilibrio ed è caduto al suolo. Poiché ACCU 2 non ha mollato la presa nemmeno in questo frangente, è rovinato a sua volta a terra, andando a finire con tutto il suo peso sulla gamba sinistra del signor _, rompendola. L’imputato si è così ritrovato sopra il malcapitato conducente e ha persistito nel tentativo di immobilizzarlo per impedirgli di reagire.
I due giovani sono rimasti in quella posizione per qualche istante, con la vittima che da sotto si lamentava per il dolore. Non è emerso con chiarezza dall’istruttoria se in quei frangenti l’imputato in questione abbia pure sferrato dei pugni o dei calci alla parte civile.
Nel frattempo anche l’amica del signor _ è uscita dal veicolo per cercare di difenderlo. Sciaguratamente è stata istantaneamente colpita, involontariamente, da un manrovescio del signor ACCU 2, nemmeno accortosi di averla toccata.
Il tutto si è protratto sino a quando un passante, che si era avvicinato poiché attratto dalle urla della ragazza e della vittima - risultato essere il signor _ - ha afferrato l’aggressore e lo ha diviso dall’antagonista.
Nonostante le urla di dolore del signor _ ed il fatto che si potesse vedere ad occhio nudo che la sua gamba era fratturata al di sotto del ginocchio, il signor ACCU 2 si è allontanato di gran lena, dirigendosi verso il Bar _, senza nemmeno accertarsi delle sue condizioni.
Il signor ACCU 3 aveva già abbandonato il luogo appena conclusosi il suo diverbio con la vittima, del tutto incurante di quanto stava avvenendo.
5. Appena liberatosi dal suo assalitore, il signor _ ha chiamato con il proprio cellulare la polizia, che è giunta in Piazza Grande in pochi istanti, così come l’ambulanza. Le sirene dei due veicoli sono state distintamente udite anche dal signor ACCU 2, quando già era di fronte al menzionato esercizio pubblico. Come egli stesso ha riconosciuto sia negli interrogatori che in occasione del dibattimento, il collegamento della comparsa dei soccorsi con la zuffa in cui era stato coinvolto poco prima, è stato immediato. Temendo di essere rintracciato dalla polizia ha così deciso di allontanarsi a gambe levate e di fare rientro a piedi al proprio domicilio. Per evitare di essere riconosciuto si è tolto il giubbotto bomber di colore verde che indossava e lo ha nascosto sotto un cespuglio in Città Vecchia (cfr. suo verbale di audizione del 18 febbraio 2004, pag. 4: “Ad un certo momento, sempre mentre mi trovavo davanti al Bar _, ho visto arrivare la polizia cantonale a piedi. Si trattava di due agenti. Uno di loro mi ha guardato dalle scarpe ai capelli ed in qualche modo mi sono sentito gelare. Avevo la coscienza sporca. Ho quindi deciso, senza troppo riflettere, di darmela a gambe. Ho quindi subito lasciato la Piazza Castello e mi sono diretto a casa a Losone passando per Solduno. Tutto il tragitto l’ho fatto a piedi. Per evitare di essere identificato ho pure gettato la giacca che portavo, nascondendola sotto un cespuglio in città vecchia, nei pressi della chiesa S. Antonio.”). Una volta giunto a casa, attorno alle 00:30/01:00, l’imputato in oggetto è andato a dormire per svegliarsi il mattino dopo.
Egli è poi stato rintracciato dagli inquirenti una decina di giorni dopo.
6. Come accennato in precedenza, dopo il litigio di Piazza Grande che lo ha visto coinvolto, il signor ACCU 3 si è portato nella zona del Bar _. All’esterno dell’esercizio pubblico, attorno alle 24:00/01:00, egli è stato nuovamente coinvolto in un battibecco con un altro giovane che si trovava in zona, sfociato in reciproche vie di fatto, con vicendevoli spintoni, a seguito dei quali egli si è ritrovato disteso al suolo. Ben presto sono intervenuti dei ragazzi che li hanno divisi prima che qualcuno potesse farsi male.
Conclusosi l’episodio, l’imputato in questione si è trattenuto ancora in zona fino alla 01:30/02:00, quando, con la sua amica, hanno deciso di tornare a casa. In quel frangente hanno notato proprio fuori dal Bar _ un gran trambusto causato da 50/60 persone esagitate che si malmenavano, gridavano e tiravano petardi. Avvicinandosi egli è stato di nuovo implicato in una disputa, essendo stato afferrato da una persona che con forza lo ha bloccato contro una ringhiera per qualche istante, sino a quando non ha notato la polizia.
Liberatosi, il signor ACCU 3 ha cercato di raggiungere la propria ragazza ma è stato prontamente intercettato dalle forze dell’ordine, che hanno proceduto al suo fermo.
7. Tra questi ultimi due avvenimenti, l’imputato ora in oggetto è stato visto da un agente della polizia cantonale intervenuto sul luogo, mentre, unitamente ad un altro paio di ragazzi, si dilettava a prendere a spallate un furgone Mercedes-Benz Sprinter 216 CDI, targato _ ed immatricolato a nome della signora _.
A seguito dei colpi inferti dai giovani, il veicolo ha subito danni di una certa importanza, in modo particolare al portellone posteriore. La fattura di data 30 gennaio 2004 della carrozzeria _ di _ attesta l’esecuzione di lavori di riparazione per complessivi fr. 2'089.80 (cfr. doc. 23).
La relativa querela è stata depositata dal figlio della danneggiata, al quale era stato affidato il veicolo in quei giorni, la mattina stessa in cui sono avvenuti i fatti, cioè il 13 dicembre 2003 (cfr. doc. 14 del doc. 17; sulla legittimazione cfr. Christof Riedo, in Basler Kommentar, art. 28, n. 9 segg.).
Il signor ACCU 3 ha sempre negato di essere all’origine dei danni al furgone, anche dopo aver sentito la deposizione dell’appuntato _ _ che in aula ha ribadito le proprie dichiarazioni registrate a verbale dagli inquirenti, riconoscendo senza dubbio alcuno in lui la persona che faceva da spola tra la vetrina di un negozio situato a pochissimi metri dal veicolo e quest’ultimo, colpendo alternativamente con violenti spallate in stile hockey su ghiaccio la vetrina e l’automezzo, prendendo la ricorsa ogni volta da uno all’altro e facendo ondeggiare distintamente il Mercedes Sprinter ad ogni impatto, con la manifesta intenzione di arrecare un pregiudizio all’automezzo (come dichiarato dall’agente: “Era il comportamento di uno che vuol fare un danno”).
8. Nel corso del suo interrogatorio del 16 dicembre 2003, il signor ACCU 3 ha rivelato agli inquirenti di aver saltuariamente consumato della cannabis in una quantità che, per l’anno 2003, è riuscito a stimare in 10/15 g. Egli si riforniva presso i cosiddetti canapai, dai quali acquistava i “sacchetti odorosi” destinati al consumo personale.
Tali circostanze sono state anche confermate di fronte al Sostituto Procuratore Pubblico (cfr. interrogatorio del 19 febbraio 2004) ed al dibattimento, con la precisazione che egli era convinto che il consumo di marijuana fosse lecito, visto che veniva venduta liberamente in numerosi negozi specializzati, aperti in tutto il Cantone Ticino.

in diritto:
9. L’art. 122 CPS (lesioni gravi) punisce con la reclusione sino a dieci anni o con la detenzione da sei mesi a cinque anni, chiunque intenzionalmente ferisce una persona mettendone in pericolo la vita, chiunque intenzionalmente mutila il corpo, un organo o arto importante di una persona, o le produce la perdita dell’uso di un tale organo o arto, o le cagiona permanentemente incapacità al lavoro, infermità o malattia mentale, o le sfregia in modo grave e permanente il viso, chiunque intenzionalmente cagiona un altro grave danno al corpo od alla salute fisica o mentale di una persona.
L’art. 123 cpv. 1 CPS (lesioni semplici) sanziona per contro, su querela di parte, con la detenzione colui che intenzionalmente cagiona un danno in altro modo al corpo di una persona.
L’applicazione di una norma piuttosto che l’altra soggiace all’accertamento della gravità delle lesioni riportate dalla vittima.
Con certificato di data 8 marzo 2004 (cfr. doc. 38), il dott. med. _, chirurgo ortopedico, ha illustrato al magistrato come il signor _ abbia subito una “frattura pluriframmentaria del plateau tibiale esterno e dell’epifisi prossimale tibiale a sinistra”, nonché abbia palesato una “sindrome della loggia tibiale e dei peronei sinistra”. Egli ha nel contempo asserito che il paziente non è mai stato in pericolo di morte, che il suo stato di salute non era aggravato da malattie o lesioni preesistenti e che egli non ha subito “nessun danno grave al corpo (mutilazione, perdita dell’uso di un organo,...)”.
Nel suo scritto del 8 aprile 2004 il dott. med. _, angiologo, ha attestato che la vittima non ha subito lesioni arteriose (cfr. doc. 47).
Il 26 marzo 2004 il dott. med. _, neurologo, ha rilevato: “Dal lato neurologico persistono segni di una leggera sofferenza neurogena inomogenea per alcuni rami muscolari del n. tibiale sin, con leggera insufficienza per i movimenti di rotazione interna del piede (...) e deboli segni di denervazione nel gastrocnemio, conseguenza sia della sindrome di loggia che degli interventi chirurgici subiti, il tronco del n. tibiale sembra comunque intatto (...). La forza ha recuperato in modo completo per i muscoli della loggia antero-esterna della gamba, non vi sono segni di denervazione residua del m. tibialis anterior. L’ipotrofia della coscia è probabilmente da risparmio, anche a questo livello la buona conservazione dei riflessi tendinei e l’assenza di denervazione all’EMG (...) esclude con buona probabilità una lesione nervosa. Anche per i muscoli della loggia posteriore la prognosi è comunque buona, non dovrebbero sussistere a lungo termine limitazioni funzionali. Noto d’altra parte di una insensibilità al di sotto della rotula per lesione del ramo infrapatellare, probabilmente definitiva, e una irritazione del ramo sensitivo terminale del n. peroneo a livello della porzione esterna della cicatrice laterale dove esiste un segno di Tinel con parestesie irradianti soprattutto nel territorio del n. cutaneus dorsalis medialis: in assenza di disturbi sensitivi al dorso del piede un miglioramento spontaneo è ancora possibile (...). La leggera deformazione della gamba può predisporre in futuro a lesione compressive del n. peroneo nella regione del caput fibulae.” (cfr. doc. 47).
Il 29 aprile 2004 il dott. med. _, nuovamente chiamato ad esprimersi sulla questione, ha ribadito: “ (...) confermo che non c’è nessun danno grave al corpo del signor _, nel senso di una mutilazione, perdita totale dell’uso di un’organo,...” (cfr. doc. 55).
La parte civile _ ha prodotto poco prima del dibattimento un nuovo certificato medico, questa volta redatto dal dott. med. _, chirurgo ortopedico, con il quale attesta che egli ha subito una frattura pluriframmentaria del piatto tibiale esterno e dell’epifisi tibiale esterna, che è stato sottoposto già alcuni interventi alla gamba e che se ne prospetta ancora uno tra circa un anno e mezzo per l’asportazione del materiale di osteosintesi, nonché che il paziente ha fino ad ora trascorso un mese in ospedale, al quale dovranno andare ad aggiungersi ulteriori 4 o 5 giorni per la prossima operazione. In merito alle conseguenze permanenti, lo specialista ha potuto solo ipotizzare delle deficienze motorie e la formazione di un’artrosi, senza però essere al momento in grado di esprimersi in maniera categorica.
Il signor _, in occasione del dibattimento, ha dichiarato di poter guidare normalmente la propria automobile con cambio manuale.