Decision ID: 5b0466cb-99d7-5bd0-a1b8-930c2eb9968e
Year: 2000
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: civil_law

in fatto: A. _
(1972), di nazionalità dominicana, ha dato alla luce _, _ 1991, e _, il _ 1993, che sono stati riconosciuti da _ (1954), cittadino italiano. Il 26 febbraio 1999 la Delegazione tutoria di
Massagno
ha designato ai figli un curatore nella persona di _ i, cui sono stati conferiti speciali poteri per salvaguardare i diritti dei ragazzi al mantenimento e al corretto esercizio del diritto di visita (art. 308 cpv. 2 CC).
B.
Con istanza del 4 maggio 1999 il curatore ha introdotto in rappresentanza dei due minorenni un'azione di mantenimento nei confronti di _ davanti al Pretore del Distretto di _, sezione 6, chiedendo un contributo alimentare indicizzato di fr. 500.– mensili per ognuno di loro (più l'assegno familiare) retroattivamente dal 12 maggio 1998 fino al termine degli studi. All'udienza dell'8 giugno 1999, indetta per la discussione, il curatore ha confermato le domande di giudizio, mentre il convenuto è rimasto assente ingiustificato.
C.
Statuendo sulle prove il 2 luglio 1999, il Pretore ha ordinato l'interrogatorio formale del convenuto e il richiamo degli atti a nome di lui presso l'autorità fiscale (limitatamente agli ultimi tre periodi di tassazione), presso la polizia degli stranieri, presso la Cassa disoccupazione _ a _ e presso la datrice di lavoro _ SA, _. Con decreto cautelare del
28 luglio 1999 egli ha poi stabilito con decorrenza immediata un contributo alimentare di fr. 500.– mensili per ciascun figlio.
D.
I richiami sono stati tutti eseguiti. _ è stato citato per mezzo della polizia comunale all'interrogatorio formale del
24 agosto 1999, ma non è comparso. Benché regolarmente convocato, egli non si è presentato nemmeno alla discussione finale del 6 ottobre 1999 davanti al Segretario assessore, durante la quale il curatore dei minorenni ha ribadito le domande contenute nell'istanza.
E.
Con sentenza del 26 novembre 1999, emessa in luogo e vece del Pretore, il Segretario assessore ha condannato _ a versare dal maggio 1999 contributi alimentari indicizzati per fr. 600.– mensili al figlio Paolo e per fr. 400.– mensili al figlio _, oltre gli assegni familiari. Il convenuto è stato obbligato inoltre a corrispondere arretrati (dal maggio 1998 all'aprile 1999) di fr. 7200.– in favore di _ e di fr. 4800.– in favore di _. La tassa di giustizia di fr. 200.– e le spese gli sono addebitate. Non sono state attribuite ripetibili.
F.
Contro la sentenza citata _
è insorto con un appello del 6 dicembre 1999 nel quale chiede, previa concessione dell'assistenza giudiziaria, che l'istanza dei figli sia respinta, che non siano posti contributi alimentari a suo carico e che il giudizio del Segretario assessore sia riformato di conseguenza. Nelle loro osservazioni del 20 dicembre 1999 Paolo e _ propongono di respingere l'appello e di confermare il giudizio impugnato.

Considerando
in diritto:
1.
La parte preclusa è legittimata ad appellare una sentenza a lei sfavorevole, purché non contesti i fatti accertati dal Pretore sulla base dell'istruttoria (Rep. 1981 pag. 376;
Anastasi
, Il sistema dei mezzi d'impugnazione del Codice di procedura civile ticinese, Zurigo 1981, pag. 128, n. 8.1.4 con richiami;
Cocchi/Trezzini
, CPC massimato e commentato, Lugano 2000, n. 6 ad art. 169). Fatti, prove o eccezioni nuove non sono mai ammissibili (art. 321 cpv. 1 lett. b CPC). Tutt'al più la Camera civile di appello può ordinare di propria iniziativa perizie e ispezioni, riassumere testimoni già uditi e disporre l'interrogatorio formale delle parti (art. 322 cpv. 1 lett. a CPC). Non è abilitata però a esperire altre prove. A tale regola non sfuggono le sentenze emanate dai Pretori in materia di contributi alimentari per i figli (art. 428 cpv. 1 CPC).
2.
Nella fattispecie l'appellante afferma di contribuire al mantenimento dei figli in natura, assicurando vitto e vestiario, di vivere con una disponibilità inferiore al minimo esistenziale del diritto esecutivo, di avere incontrato notevoli difficoltà d'impiego per le intemperanze dimostrate da _, di non poter guadagnare per ragioni di mercato più di quanto guadagna oggi (fr. 1832.45 mensili lavorando al 50%) e di avere chiesto invano l'affidamento dei figli a sé medesimo. Ora, quest'ultima argomentazione non lo libera da obblighi contributivi. Per il resto, si tratta di argomentazioni parzialmente nuove, non desumibili neppure dagli atti, e parzialmente in contrasto con gli accertamenti che il primo giudice ha fondato sull'incarto richiamato dall'autorità fiscale. In quanto nuove, esse sono improponibili perché lesive dell'art. 321 cpv. 1 lett. b CPC; in quanto rimettono in discussione accertamenti ancorati agli atti, esse sono parimenti improponibili poiché davanti al Pretore il convenuto si è lasciato precludere dalla lite. Da questo profilo l'appello appare già a un primo esame irricevibile.
3.
Al Segretario assessore l'appellante rimprovera altresì di non averlo invitato a munirsi di un patrocinatore. La censura è di diritto (art. 39 cpv. 2 CPC) ed è quindi ammissibile, anche se nuova. È tuttavia inconsistente. La giurisprudenza ha già avuto modo di ricordare che il semplice disinteresse di una parte al processo ancora non significa che tale parte sia incapace di discutere la causa con la necessaria chiarezza e non giustifica quindi la nomina di un avvocato d'ufficio (
Cocchi/Trezzini
, op. cit., n. 16 ad art. 39 con nota). In concreto l'appellante non risulta essere uno sprovveduto (tastierista e musicista d'esperienza, egli parla quattro lingue, come risulta dagli atti richiamati dalla Cassa disoccupazione _), né pretende di essersi trovato nell'impossibilità di difendersi adeguatamente. Del resto egli non poteva ignorare quali sarebbero stati gli effetti – esplicitamente indicati nella citazione all'udienza – di una sua defezione all'interrogatorio formale (art. 272 cpv. 1 CPC). Anche al riguardo l'appello si rivela perciò destinato all'insuccesso.
4.
Il convenuto sostiene che, quantunque contestazioni di fatto e allegazioni nuove siano irricevibili in appello secondo il diritto cantonale di procedura, esse sono nondimeno proponibili in virtù del principio inquisitorio applicabile – per diritto federale – in materia di filiazione. Egli chiede pertanto che siano sentiti come testimoni il curatore e la madre dei figli, instando perché si richiamino anche gli incarti relativi ai figli dalla Delegazione tutoria di Massagno e dall'autorità cantonale di vigilanza sulle tutele. Ora, non fa dubbio che in materia di filiazione si applichi per diritto federale il principio inquisitorio illimitato (DTF 120 II 231 consid. 1c con rinvio), non solo in favore del minorenne, ma anche del genitore (DTF 118 II 94). Se non che, come il Tribunale federale ha già avuto modo di precisare, ove siano in discussione unicamente contributi alimentari (mera questione patrimoniale), l'intervento d'ufficio del giudice a protezione del genitore si giustifica solo qualora il contributo offerto al figlio sia manifestamente eccessivo o sproporzionato, dovendosi evitare che al genitore siano imposte prestazioni esagerate per rapporto alla sua capacità contributiva (DTF dell'11 marzo 1993 in re C., pubblicata in: Rep. 1994 pag. 238 consid. 2b).
5.
Nella fattispecie il convenuto non ha mai offerto ai figli alcuna prestazione in denaro. Per di più, ci si volesse anche attenere ai contributi fissati dal primo giudice (fr. 600.– e fr. 400.– mensili indicizzati), essi non appaiono manifestamente eccessivi né sproporzionati per figli di 9 e 7 anni, tanto meno per le presumibili capacità lucrative di un uomo di 46 anni, in buona salute e di adeguata cultura, di modo che il principio inquisitorio non giova al convenuto nemmeno in appello. Non si trascuri per altro che il principio inquisitorio è inteso alla tutela del pubblico interesse, ovvero a proteggere il figlio da una condotta processuale manchevole da parte del rappresentante (
Hegnauer
, Droit suisse de la filiation, 4a edizione, pag. 85 n. 14.10), rispettivamente a evitare che un genitore assuma oneri esorbitanti. Non è destinato invece a sollevare un genitore dalle proprie responsabilità processuali. La giurisprudenza ha già rammentato, in effetti, che tale principio non esonera la parte in causa dal sostanziare per quanto possibile i fatti a sua conoscenza, né impone al giudice di rimediare alla più totale insufficienza istruttoria (Rep. 1994 pag. 311 con riferimenti; v. anche DTF 123 III 329 in fondo).
6.
In concreto l'appellante non dà la minima giustificazione dei motivi per cui è rimasto assente all'udienza dell'8 giugno 1999, né allega perché abbia ignorato la citazione all'interrogatorio formale del 24 agosto 1999, né adduce per quali ragioni egli non si sia presentato alla discussione finale del 6 ottobre 1999. Nemmeno spiega perché le argomentazioni sollevate nell'appello non potessero essere addotte in prima sede. Anzi, dagli atti risulta che dopo l'8 giugno 1999, quando l'udienza era ormai chiusa e il curatore dei figli aveva lasciato l'aula, egli è comparso davanti al Pretore, dichiarando di lavorare circa 10 ore la settimana senza essere riuscito a conseguire un miglior grado di occupazione (act. II, pag. 3). Null'altro egli ha aggiunto. Anzi, come detto, egli ha poi disertato l'interrogatorio formale. Consentirgli di supplire a un simile disinteresse in appello significherebbe conferire al debitore di contributi alimentari (indispensabili al mantenimento del beneficiario) un privilegio di cui nessun altro debitore può fruire. Oltre che contraddittorio, ciò non risponderebbe sicuramente all'interesse pubblico.
7.
Come ha rilevato anche il Segretario assessore (sentenza impugnata, pag. 5 in alto), i contributi fissati nella sentenza impugnata potranno sempre essere modificati (art. 286 CC). Spetterà all'appellante tuttavia farsi parte diligente e dimostrare al giudice gli argomenti a sostegno delle proprie richieste. Per quanto riguarda il suo reddito, in particolare, gli incomberà la responsabilità di specificare quali sforzi egli ha compiuto invano per aumentare il proprio guadagno e di quale altra buona volontà egli ha eventualmente dato prova. Indicazioni del genere, del resto, non figurano nemmeno nell'appello.
8.
Nelle circostanze descritte gli oneri processuali seguono la soccombenza (art. 148 cpv. 1 CPC). La richiesta di assistenza giudiziaria non può essere accolta, dato che all'appello mancava sin dall'inizio ogni seria possibilità di buon esito (art.157 CPC). Delle difficili condizioni economiche in cui versa il convenuto, che lavora a metà tempo, si tiene conto in ogni modo rinunciando – eccezionalmente – al prelievo di tasse e spese. Ai figli minorenni, che per il tramite del curatore hanno formulato osservazioni all'appello, va riconosciuta un'equa indennità a titolo di ripetibili.