Decision ID: 6287f87f-af1e-550f-b0bb-591e128ee8fc
Year: 2005
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_006
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: civil_law

ritenuto
In fatto:
A.
Nell’ambito dell’esecuzione n. _ _ la CO 1 ha chiesto il fallimento di AP 1 per fr. 5'830.80 oltre accessori e dedotti eventuali acconti.
B.
All’udienza di contraddittorio del 24 novembre 2004 nessuno è comparso.
C.
Con decisione 7 dicembre 2004 la Pretore del _, ha dichiarato il fallimento di AP 1 a far tempo da martedì 7 dicembre 2004 alle ore 14.00.
D.
Con appello 23 dicembre 2004 AP 1 ha postulato la declaratoria di nullità del decreto di fallimento asserendo di avere saldato il debito nei confronti della creditrice e producendo un ricevuta di quest’ultima datata 23 dicembre 2004 relativa al versamento di fr. 5'830.80 (doc. F). L’appellante ha poi affermato di avere finalmente trovato un nuovo impiego che gli garantisce quella stabilità e solidità economica che negli ultimi due anni gli era venuta meno. Questa nuova situazione reddituale gli permetterà di far fronte ai vari impegni nei confronti di alcuni creditori, fra i quali figurano per la maggior parte Autorità cantonali e comunali per debiti d’imposta. Con quest’ultime egli ha però già da tempo concordato delle ratealizzazioni. AP 1 ha poi rilevato di voler far annullare presso l’Ufficio esecuzioni diverse procedure, che negli ultimi mesi ha provveduto a saldare.
E.
Con scritto 28 dicembre 2004 la CO 1 ha confermato il pagamento effettuato da AP 1 il 23 dicembre 2004.

Considerato
In diritto: 1.a)
In virtù dell’art. 174 cpv. 2 LEF l'autorità giudiziaria superiore può annullare la dichiarazione di fallimento se il debitore, impugnando la decisione, rende verosimile la sua solvibilità e provi per mezzo di documenti che nel frattempo:
1) il debito, compresi gli interessi e le spese, è stato estinto;
2) l'importo dovuto è stato depositato presso l'autorità giudiziaria superiore a disposizione del creditore; o che
3) il creditore ha ritirato la domanda di fallimento.
b)
L’autorità giudiziaria superiore può considerare fatti e prove nuovi, subentrati dopo la dichiarazione di fallimento (nova autentici o in senso proprio, ossia “echte Nova”, in contrapposizione agli pseudonova, ossia “unechte Nova”), solo se risultano adempiuti i presupposti elencati all’art. 174 cpv. 2 n. 1- 3 LEF. I nova autentici non vengono considerati d’ufficio, ma è il debitore che li deve espressamente far valere e provare con documenti, sempre che renda verosimile la sua solvibilità. Questa considerazione dei nova in senso proprio da parte dell’autorità giudiziaria superiore ha come scopo di evitare fallimenti senza senso di debitori ancora solvibili. La solvibilità può tra l’altro essere determinata ricorrendo al concetto opposto di insolvibilità, concetto noto nella LEF. L’illiquidità deve essere oggettiva. Essa deve impedire al debitore di tacitare i suoi creditori alla scadenza dei loro crediti. Non deve infatti trattarsi di una difficoltà passeggera, il debitore deve bensì trovarsi per un periodo indeterminato in questa situazione. Un indizio di insolvibilità può emergere dal numero e dal valore delle esecuzioni pendenti, così come pure da eventuali nuove istanze di fallimento pervenute posteriormente al decreto di fallimento in esame. Anche il fatto di non essere in grado di pagare modesti importi indica insolvibilità. La solvibilità deve essere resa verosimile sulla base di riscontri oggettivi, quali giustificativi concernenti pagamenti, estratti bancari, contratti di credito ecc., mentre semplici dichiarazioni del debitore sono insufficienti. Le esigenze poste al debitore per rendere verosimile la sua solvibilità non devono però essere troppo severe. La solvibilità è resa verosimile allorquando essa appare più verosimile che l'insolvibilità. Dal debitore viene pretesa la produzione, già con l’atto di appello, di estratti dell’Ufficio di esecuzione. La questione della solvibilità influenza infatti pure la decisione sulla concessione dell’effetto sospensivo (Roger
Giroud,
Basler Kommentar zum SchKG, vol.
II, n. 25-26 ad art. 174 LEF;
Amonn/Walther
, Grundriss des Schuldbetreibungs- und Konkursrechts, Berna 2003, § 36 n. 58 p. 294, § 38 n. 14 p. 305; Jürgen
Brönnimann
, Novenrecht und Weiterziehung des Entscheides des Konkursgerichtes gemäss Art. 174 E SchKG, p. 446 ss. in Festschrift H.U. Walder, Recht und Rechtsdurchsetzung, Zurigo 1994; SJZ 95 (1999) n. 8 p. 172).
c)
Dalla ricevuta 23 dicembre 2004 della CO 1 (doc. F) si evince che l'appellante ha saldato, posteriormente alla dichiarazione di fallimento, il suo debito nei confronti della creditrice, per cui risulta adempiuto il presupposto previsto dall'art. 174 cpv. 2 cifra 1 LEF.
Per quel che riguarda il requisito della solvibilità va rilevato che dall'estratto 3 gennaio 2005 _ risulta che nei confronti di AP 1 sono pendenti – esclusa quella in esame – 55 esecuzioni promosse negli ultimi 4 anni, di cui 3 nel 2000, 2 nel 2001, 1 nel 2002, 23 nel 2003 e 26 nel 2004. Orbene l’elevato numero delle esecuzioni pendenti nei confronti dell’appellante per un importo complessivo di fr. 101'330.25, il fatto che le procedure siano andate via via aumentando e che 12 siano giunte all’emissione della comminatoria di fallimento, 5 alla domanda di realizzazione, rispettivamente 2 al pignoramento indicano che il debitore non é più in grado di far fronte regolarmente ai suoi impegni e che questa situazione si protrae già da tempo. Nonostante egli abbia affermato di avere provveduto a pagare diverse esecuzioni, nessuna ricevuta è stata prodotta a dimostrazione che la sua situazione debitoria sia migliore di quella che si evince dall’estratto sopra menzionato. L’appellante non ha inoltre presentato alcun accordo concluso con le rispettive autorità concernente la concessione di ratealizzazioni per debiti d’imposta. Le precedenti considerazioni portano pertanto a concludere che egli si trova in uno stato d’illiquidità. Di conseguenza non avendo l’appellante reso verosimile la sua solvibilità, l’art. 174 cpv. 2 LEF non può essere applicato. Il suo fallimento va quindi confermato, al di là del pagamento di cui al doc. F.
2.
L’appello 23 dicembre 2004 di AP 1 va pertanto respinto.
Di conseguenza va confermata la dichiarazione di fallimento decretata dalla Pretore.
La tassa di giustizia è posta a carico dell’appellante (art. 49 OTLEF).
Non si assegnano indennità in mancanza di petitum in tal senso (art. 62 cpv. 1 OTLEF).