Decision ID: 1e4d407e-8ca3-5ecd-9f45-c490b2f9f540
Year: 2008
Language: it
Court: TI_TCAS
Chamber: TI_TCAS_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: social_law

ritenuto,
in fatto
1.1. RI 1, nato nel _, di professione operaio, il 13 settembre
2004 ha
presentato una domanda di prestazioni AI per adulti, indicando, quale danno alla salute, un neurinoma L3-L4 a destra asportato il 26 giugno 2003 con residui forti dolori alla radice L3 destra (doc. 2/1-7).
Esperiti gli accertamenti medici ed economici, in particolare una perizia pluridisciplinare a cura del Servizio Accertamento Medico dell’Assicurazione Invalidità (SAM), con decisione del 28 marzo 2007, l’Ufficio AI ha respinto la domanda di prestazioni, in quanto l’assicurato presenta un grado di invalidità inferiore al 40% e quindi insufficiente per ottenere il diritto a prestazioni (doc. B).
1.2. Con tempestivo ricorso del 23 aprile 2007 l’assicurato, rappresentato da RA 1, ha contestato la decisione dell’amministrazione, che non ha adeguatamente preso in considerazione tutti i disturbi che lo affliggono, sia fisici, sia psichici.
Egli ha infatti rilevato che - contrariamente ai medici del SAM, che lo hanno ritenuto abile all’85% in attività adeguate - il suo curante, dr. _, ha attestato una completa inabilità lavorativa; inoltre, nel frattempo, “
si è anche ammalato di nervi
”, come emerge dal certificato medico del _, secondo il quale l’assicurato, a causa di un’affezione depressiva, è inabile al lavoro al 100%.
Sulla base di tali referti medici, quindi, il rappresentante dell’assicurato ha chiesto che la decisione dell’amministrazione venga annullata e che gli atti vengano retrocessi all’UAI per compiere ulteriori approfonditi accertamenti medici (I).
1.3. L’UAI, in risposta, ha postulato un’integrale reiezione dell’impugnativa, con argomenti di cui si dirà, per quanto occorra, nei considerandi di diritto (IV).
considerato,

in diritto
In ordine
2.1. La presente vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico ai sensi degli articoli 49 cpv. 2 della Legge organica giudiziaria e 2 cpv. 1 della Legge di procedura per le cause davanti al Tribunale delle assicurazioni (cfr. STF H 180/06 e H 183/06 del 21 dicembre 2007; STFA I 707/00 del 21 luglio 2003; STFA H 335/00 del 18 febbraio 2002; STFA H 212/00 del 4 febbraio 2002; STFA H 220/00 del 29 gennaio 2002; STFA U 347/98 del 10 ottobre 2001, pubblicata in RDAT I-2002 pag. 190 seg.; STFA H 304/99 del 22 dicembre 2000; STFA I 623/98 del 26 ottobre 1999).
Nel merito
2.2. Il 1° gennaio 2008 è entrata in vigore la 5a revisione della LAI (RU 2007 5148).
Occorre qui rilevare che per quanto concerne le norme di diritto materiale, in assenza di disposizioni transitorie, nel diritto delle assicurazioni sociali sono determinanti quei disposti in vigore al momento in cui si è realizzata la fattispecie che esplica degli effetti (DTF 129 V 4 consid. 1.2.; 127 V 466 consid. 1).
Dal momento che nel caso in esame lo stato di fatto giuridicamente determinante è realizzato antecedentemente al 1° gennaio 2008, le modifiche della 5a revisione della LAI non sono applicabili. Ne consegue che gli articoli della LAI citati in seguito fanno riferimento al tenore valido sino al 31 dicembre 2007.
2.3. Il TCA è chiamato a stabilire se l’amministrazione era legittimata oppure no a negare all’assicurato il diritto a una rendita di invalidità.
Secondo l’art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con gli artt. 7 e 8 LPGA, con invalidità s’intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata, cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio.
Gli elementi fondamentali dell'invalidità, secondo la surriferita definizione, sono quindi un danno alla salute fisica o psichica conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio, e la conseguente incapacità di guadagno.
Occorre quindi che il danno alla salute abbia cagionato una diminuzione della capacità di guadagno, perché il caso possa essere sottoposto all'assicurazione per l'invalidità (G. Scartazzini, Les rapports de causalité dans le droit suisse de la sécurité sociale, Basilea e Francoforte sul Meno 1991, p. 216ss.).
Giusta l'art. 28 cpv. 1 LAI, in vigore sino al 31 dicembre 2003, gli assicurati hanno diritto a una rendita intera se sono invalidi almeno al 66 2/3%, a una mezza rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono invalidi almeno al 40%. Nel suo nuovo tenore in vigore dal 1° gennaio
2004, l
'art. 28 cpv. 1 LAI prescrive che gli assicurati hanno diritto a una rendita intera se sono invalidi almeno al 70%, a tre quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%, a una mezza rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono invalidi almeno al 40%.
Ai sensi dell'art. 16 LPGA, il grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto fra il reddito del lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo l'insorgenza dell'invalidità e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione, nell'esercizio di un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in condizioni normali di mercato del lavoro (reddito da invalido) e il reddito del lavoro che egli avrebbe potuto conseguire se non fosse diventato invalido (reddito da valido).
Si confronta perciò il reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non fosse divenuto invalido con quello che egli può tuttora realizzare, benché invalido, sfruttando la residua capacità lavorativa in attività da lui ragionevolmente esigibili in condizioni normali del mercato del lavoro, previa adozione di eventuali provvedimenti integrativi (metodo generale del raffronto dei redditi; DTF 128 V 30 consid. 1, 104 V 136 consid. 2a e 2b; Pratique VSI 2000 p. 84 consid. 1b).
Nella DTF 107 V 21 consid. 2c,
la nostra Corte
federale ha stabilito che l'assicurazione per l'invalidità non è tenuta a rispondere, qualora l'assicurato, in ragione della sua età, di una carente formazione oppure a causa di difficoltà di apprendimento o linguistiche, non riesce a trovare concretamente un'occupazione (giurisprudenza confermata dal TFA con una sentenza
del 14 luglio 2006 nella causa A., U 156/05, consid. 5).
La misura dell'attività ragionevolmente esigibile dipende, d'altra parte, dalla situazione personale dell'assicurato e dalla possibilità di applicazione di misure reintegrative. La situazione personale dell'assicurato è essenziale per la valutazione della residua capacità al guadagno.
Secondo il TFA i due redditi, dalla cui differenza emerge il grado dell'incapacità di guadagno, vanno stabiliti in maniera precisa. Se ciò non è possibile, devono essere calcolati sulla base di una valutazione fondata sulle circostanze concrete (SVR 1996 IV Nr. 74 consid. 2a, DTF 114 V 313 consid. 3a).
Al proposito, va precisato che, secondo la DTF 128 V 174, resa in ambito LAINF, per il raffronto dei redditi ipotetici fa stato il momento dell’inizio dell’eventuale diritto alla rendita (e non quello della decisione su opposizione).
L’Alta Corte ha anche precisato che l’amministrazione è comunque tenuta, prima di pronunciarsi sul diritto a una prestazione, a esaminare se nel periodo successivo all’inizio di tale diritto non sia eventualmente subentrata una modifica di rilievo dei dati ipotetici di riferimento. In questa eventualità essa dovrà pertanto procedere a un ulteriore raffronto dei redditi prima di decidere.
Tale principio è poi stato esteso anche all’assicurazione per l’invalidità
(DTF 129 V 222; cfr., pure,
STFA del 26 giugno 2003 nella causa R. consid. 3.1, I 600/01, del 3 febbraio 2003 nella causa R., I 670/01 pubblicata in SVR 2002 IV Nr. 24, del 18 ottobre 2002 nella causa L. consid. 3.1, I 761/01 pubblicata in SVR 2003 IV Nr. 11 e del 9 agosto 2002 nella causa S. consid. 3.1, I 26/02; cfr., inoltre, STFA del 13 giugno 2003 nella causa G. consid. 4.2, I 475/01).
2.4. Per quanto riguarda in particolare l'invalidità cagionata da un danno alla salute psichica, il TFA ha stabilito che é decisivo al proposito che il danno sia di gravità tale da non poter praticamente esigere dall'assicurato di valersi della sua capacità lavorativa sul mercato del lavoro, o che ciò sia persino intollerabile per la società (DTF 127 V 298 consid. 4c, 102 V 165= RCC 1977 pag. 169; Pratique VSI 1996 pag. 318, 321, 324; RCC
1992 pag. 180; ZAK 1984 pag. 342, 607; STFA del 29 settembre 1998 nella causa S. F. consid. 3b, I 148/98; Locher, Grundriss des Sozialversicherungsrechts, Berna 2003, pag. 128).
L'Alta Corte ha inoltre avuto modo di precisare che:
"
(...)
Tra i danni alla salute psichica, i quali come i danni fisici, possono determinare un'invalidità ai sensi dell'art. 4 cpv. 1 LAI, devono essere annoverati - oltre alle malattie mentali propriamente dette - le anomalie psichiche parificabili a malattia. Non sono considerati effetti di uno stato psichico morboso, e dunque non costituiscono turbe a carico dell'assicurazione per l'invalidità le limitazioni della capacità di guadagno cui l'assicurato potrebbe ovviare dando prova di buona volontà; la misura di quanto è ragionevolmente esigibile dev'essere apprezzata nel modo più oggettivo possibile. Bisogna dunque stabilire se, e in quale misura al caso, un assicurato può, nonostante il danno alla salute mentale, esercitare un'attività lucrativa che il mercato del lavoro gli offre, tenuto conto delle sue attitudini. In quest'ambito il punto è quello di sapere quale attività si può da lui ragionevolmente esigere. Ai fini di stabilire l'esistenza di un'incapacità di guadagno causata da un danno alla salute psichica non è quindi decisivo accertare se l'assicurato eserciti o meno un'attività lucrativa insufficiente; di maggior rilievo è piuttosto domandarsi se si debba ammettere che l'utilizzazione della capacità lavorativa non può in pratica più essere da lui pretesa oppure che essa sarebbe persino insopportabile per la società (DTF 102 V 166; VSI 1996 pag. 318 consid. 2a, pag. 321 consid. 1a, pag. 324 consid. 1a; RCC 1992 pag. 182 consid. 2a e sentenze ivi citate)" (STFA del 29 settembre 1998
nella causa S. F. [I 148/98], pag. 10 consid. 3b)."
Secondo la giurisprudenza del TFA questi principi valgono fra l'altro per le psicopatie, le alterazioni dello sviluppo psichico (psychische Fehlentwicklungen), l'alcolismo, la farmacomania, la tossicomania e le nevrosi (STFA del 18 ottobre 1999 nella causa B., I 441/99, del 29 settembre 1998 nella causa S. F., I 148/98 consid. 3b; RCC 1992 pag. 182 consid. 2a con riferimenti).
In una sentenza pubblicata in DTF 130 V 352 l’Alta Corte ha precisato i criteri per poter concludere che un disturbo da dolore somatoforme provoca un’incapacità di guadagno duratura.
Tali criteri sono stati così riassunti dal TFA in un’altra sentenza I 404/03 del 23 aprile 2004, in lingua italiana, nella quale il TFA si è così espresso:
"
6.2. A determinate condizioni, anche un disturbo da dolore somatoforme - rientrante nella categoria delle affezioni psichiche, per le quali l'allestimento di una perizia psichiatrica si rende normalmente necessario alfine di stabilirne le ripercussioni economiche - può causare una incapacità lavorativa (cfr. sentenza del 12 marzo
2004 in
re N., I 683/03, consid. 2.2.2, destinata alla pubblicazione nella Raccolta ufficiale [ndr.: pubblicata in DTF 130 V 352]). Secondo giurisprudenza, ancora recentemente confermata, un disturbo somatoforme da dolore persistente non è tuttavia, di regola, atto a determinare, in quanto tale, una limitazione duratura della capacità lavorativa suscettiva di dare luogo a un'invalidità ai sensi dell'
art. 4 cpv. 1 LAI
(sentenza citata del 12 marzo
2004 in
re N., consid.
2.2.3; Ulrich Meyer-Blaser, Der Rechtsbegriff der Arbeitsunfähigkeit und seine Bedeutung in der Sozialversicherung, namentlich für den Einkommensvergleich in der Invaliditätsbemessung, in: René Schaffhauser/Franz Schlauri [editori], Schmerz und Arbeitsunfähigkeit, San Gallo 2003, pag. 76 segg., in particolare pag. 81 seg.).
Un'eccezione a questo principio entra in linea di conto soltanto in quei casi in cui il disturbo da dolore somatoforme presenta secondo gli accertamenti medici una gravità tale da rendere in pratica oggettivamente non più esigibile dalla persona assicurata lo sfruttamento della sua capacità lavorativa residua sul mercato del lavoro oppure dove ciò risultasse insostenibile per la società (DTF 102 V 165; VSI 2001 pag. 225 consid. 2b con riferimenti; cfr. pure DTF 127 V 298 consid. 4c in fine). Una simile inesigibilità, da ammettersi soltanto in casi eccezionali, presuppone tuttavia l'esistenza concomitante di una comorbidità psichica di notevole gravità, intensità e durata oppure la presenza qualificata di altri criteri, quali ad es. l'esistenza di concomitanti affezioni organiche croniche accompagnate da un decorso patologico pluriennale con sintomi stabili o in evoluzione senza remissione duratura, l'accertamento di un ritiro totale dalla vita sociale, un eventuale profitto tratto dalla malattia (cosiddetto "Krankheitsgewinn") come pure un insuccesso, nonostante gli sforzi profusi, di trattamenti e di provvedimenti riabilitativi. A volte, la presenza di tali fattori permette di ritenere insormontabile il disturbo da dolore somatoforme (sentenza citata del 12 marzo
2004 in
re N., consid. 2.2.3 e i riferimenti ivi citati; cfr. pure VSI 2000 pag. 155 consid. 2c). Da notare ancora che i fattori psicosociali o socioculturali non figurano nel novero delle affezioni alla salute suscettibili di originare un'incapacità di guadagno ai sensi
dell'
art. 4 cpv. 1 LAI
(cfr. sentenza del 29 gennaio
2003 in
re P., I 129/02, consid. 3.2, con riferimento ai principi sanciti in DTF 127 V 294).
In tale contesto, l'esperto chiamato ad esprimersi deve, sul piano psichiatrico, porre una diagnosi nell'ambito di una classificazione riconosciuta e pronunciarsi sulla gravità dell'affezione. Tenendo conto dei criteri esposti, egli deve così valutare l'esigibilità della ripresa, rispettivamente dell'estensione lavorativa da parte dell'assicurato (VSI 2000 pag. 155 consid. 2c)."
Anche in un'altra
sentenza I 702/03 del 28 maggio 2004 il TFA ha evidenziato che:
"
5.2 In
una recente sentenza, questa Corte ha avuto modo di precisare che una tale inesigibilità presuppone in ogni caso la presenza manifesta di una comorbidità psichiatrica di notevole gravità, intensità e durata oppure la presenza costante e intensa di altri criteri qualificati quali (1) l'esistenza di concomitanti affezioni organiche croniche accompagnate da un decorso patologico pluriennale con sintomi stabili o in evoluzione senza remissione duratura, (2) la perdita d'integrazione sociale in tutti gli ambiti della vita, (3) uno stato psichico consolidato, senza possibilità di evoluzione sul piano terapeutico, ad indicare allo stesso tempo l'insuccesso e la liberazione dal processo risolutivo del conflitto psichico (profitto primario tratto dalla malattia; "primärer Krankheitsgewinn") oppure (4) l'insuccesso di trattamenti ambulatoriali o stazionari conformi alle regole dell'arte nonché di provvedimenti riabilitativi a dispetto degli sforzi profusi dalla persona assicurata (sentenza citata del 12 marzo
2004 in
re N., consid. 2.2.3 e sentenza del 21 aprile
2004 in
re P., I 870/02, consid.
3.3.2; VSI 2000 pag. 155 consid.
2c; Ulrich Meyer-Blaser, Der Rechtsbegriff der Arbeitsunfähigkeit und seine Bedeutung in der Sozialversicherung, namentlich für den Einkommensvergleich in der Invaliditätsbemessung, in: René Schaffhauser/Franz Schlauri [editori], Schmerz und Arbeitsunfähigkeit, San Gallo 2003, pag. 76 segg. e 80 segg.)."
In una sentenza I 770/03 del 16 dicembre 2004, pubblicata in DTF 131 V 49, l'Alta Corte, dopo avere confermato che l'esame dell'effetto invalidante di un disturbo da dolore somatoforme richiede una verifica completa della situazione sulla base dei criteri summenzionati, ha aggiunto che si devono considerare anche gli elementi a sostegno della non sussistenza dell'obbligo di prestazione sull'assicurazione per l'invalidità.
Pertanto, se le limitazioni nell'esercizio di un'attività risultano da un'esagerazione dei sintomi o simili, di regola non sussiste un danno alla salute che dà diritto a prestazioni dell'assicurazione. Questa situazione è data quando: vi è una notevole discrepanza tra i dolori descritti e il comportamento osservato/l'anamnesi; l'assicurato afferma di essere afflitto da dolori intensi, ma li caratterizza in modo vago; l'assicurato non fa richiesta di cure mediche o terapie; i lamenti dell'assicurato sembrano ostentati e quindi poco credibili al perito; l'assicurato sostiene di subire gravi limitazioni nella vita quotidiana, nonostante il contesto psicosociale sia pressoché intatto (v. Kopp/Willi/Klipstein, Im Graubereich zwischen Körper, Psyche und sozialen Schwierigkeiten, in: Schweizerische Medizinische Wochenschrift 1997, p. 1434, con riferimento ad uno studio approfondito di Winchkler e Foerster).
In una sentenza I 384/06 del 4 luglio 2007 il Tribunale federale (TF) ha ribadito che “(...) il riconoscimento di un danno alla salute psichica presuppone in particolare la diagnosi espressa da uno specialista in psichiatria, poggiata sui criteri posti da un sistema di classificazione riconosciuto scientificamente (cfr. DTF 130 V 396 segg.; cfr. pure la recente sentenza del Tribunale federale delle assicurazioni I 621/05 del 13 luglio 2006, consid. 4). (...)” (STF del 4 luglio 2007, I 384/06).
2.5. Nel caso in esame, con lo scopo di accertare in maniera approfondita lo stato di salute dell’assicurato, l’Ufficio AI ha affidato al SAM il mandato di esperire una perizia pluridisciplinare. In tale ambito, i medici del SAM hanno valutato sia la patologia reumatologica (dr. _), sia quella psichiatrica (dr. _), sia infine quella neurologica (dr. _).
L’aspetto reumatologico è stato vagliato dal dr. _, specialista FMH in reumatologia, che nel suo referto del 16 maggio
2006 ha
posto le diagnosi di “sindrome somatoforme da dolore persistente; sindrome lombospondilogena cronica con stato dopo estirpazione di Schwannoma L3-L4 drt il 26 giugno 2003 con persistenti alterazioni cicatriziali, turbe statiche con scoliosi sinistro-convessa con angolo di COBB di 12 gradi, insufficienza muscolare, nell’ambito della I diagnosi” (doc. 31-25).
Il dr. _ ha evidenziato una impressionante incongruenza fra l’esame soggettivo e quello oggettivo dell’assicurato, il quale riferisce di accusare forti dolori, mentre il perito ha potuto riscontrare una mobilità della schiena quasi totalmente normale e dolori che variano a seconda della distrazione del paziente (doc. 31-25).
Alla luce delle incongruenze rilevate, il dr. _ ha ritenuto che, per stabilire il grado di capacità lavorativa dell’assicurato, occorre basarsi unicamente sugli esami radiologici e l’esame obiettivo, dai quali risulta la presenza di alterazioni cicatriziali a livello L3-L4 e alla radice destra. Il dr. _ ha quindi ritenuto l’assicurato inabile al lavoro in attività pesanti - come la sua precedente attività di operaio presso la _ - che comportino il sollevamento in maniera ripetuta di pesi superiori a
20 kg
, dove debba restare a lungo in piedi o assumere posture monotone e che prevedano il mantenimento di posizioni in anteflessione per più 30 minuti. Il dr. _ ha poi aggiunto che l’assicurato è per contro da ritenere abile al lavoro al
100
% in attività leggere adeguate, rispettose dei limiti funzionali appena citati (doc. 31-26). Il dr. _ ha rilevato che tali sue conclusioni combaciano del resto con quanto valutato dal dr. _ nella sua perizia per l’assicuratore malattia dell’8 settembre 2004 (doc. 31-26).
Infine, il dr. _ ha evidenziato che l’assicurato “
deve eseguire le fisioterapie non in modo ottimale e senza impegno, alla luce della mancanza totale del rispetto delle regole ergonomiche durante tutta la visita e non effettua nessun esercizio a casa (durante l’esame non ha saputo mostrarne nemmeno uno
” (doc. 31-26).
L’aspetto psichico è invece stato vagliato dal dr. _, specialista FMH in psichiatria e psicoterapia, che nel suo referto del 13 maggio 2006, posta la diagnosi di “sindrome somatoforme da dolore persistente (ICD10-F45.4)” (doc. 31-32), ha ritenuto l’interessato inabile al lavoro al
10
%-
20
%
(doc. 31-32).
Il dr. _ ha evidenziato che i disturbi dell’interessato derivano dalla sua complessa problematica neurochirurgica legata all’asportazione di un neurinoma a carico della colonna lombare, che ha portato, dopo l’intervento, ad un progressivo aggravamento della sintomatologia algica con una presa a carico psichiatrica da parte del dr. _ di _ per un episodio depressivo, migliorato sotto terapia psicofarmacologica specifica.
Al momento del consulto peritale, il dr. _ ha riscontrato l’assenza di alterazioni degne di menzione, sottolineando il fatto che, dal lato psicologico, il profilo della personalità è compatibile con un soggetto dotato di una buona volontà e determinazione, ma limitato dalla problematica algica. In assenza di una patologia depressiva in atto e vista la persistenza di una sintomatologia algica resistente ai trattamenti effettuati, lo specialista ha quindi ritenuto possibile un’ipotesi diagnostica di patologia del dolore a carattere somatoforme.
Il dr. _ ha indicato che dall’insorgenza dei dolori l’evoluzione dello stato di salute dell’interessato è risultato pressoché invariato, mostrando una particolare resistenza nei confronti dei trattamenti effettuati. Egli ha poi spiegato che la diminuzione della capacità lavorativa è dovuta alla resistenza ridotta allo sforzo e al bisogno di effettuare pause frequenti. Lo specialista ha aggiunto che, a suo modo di vedere, non vi sono, oltre all’assunzione regolare della terapia psicofarmacologica per il contenimento del dolore e alla presa a carico specialistica, ulteriori indicazioni mediche per migliorare la capacità lavorativa dell’interessato (doc. 31-32). Infine, il dr. _ ha rilevato che l’assicurato può svolgere mansioni di vario genere, compatibilmente con i problemi a carico dell’apparato locomotore (che escludono attività pesanti), quali quelle di operaio senza formazione professionale, impiegato con attività semplice (doc. 31-33).
Infine, l’aspetto neurologico è stato vagliato dal dr. _, spec. FMH in neurologia, che nel suo rapporto peritale del 10 maggio
2006 ha
posto le diagnosi di “stato da asportazione chirurgica di Schwannoma extraforaminale a livello L3/L4 a destra, con minimi segni neurologici residui compatibili con una discreta lesione radicolare L3 a destra; dolori diffusi alla gamba e all’emitorace destro, non spiegabili con una lesione neurologica” (doc. 31-36).
Il dr. _ ha quindi ritenuto che, dal punto di vista neurologico, la diminuzione della capacità lavorativa è minima, valutabile al massimo al 20%, ammettendo che possa esservi almeno una componente radicolare L3 algica, sovrapposta però ad un dolore più diffuso e non spiegabile da un punto di vista neurologico (doc. 31-36).
Il dr. _ ha poi aggiunto che, visto l’intervento subito dall’assicurato a livello lombare, egli dovrebbe evitare di svolgere lavori estremamente pesanti dal punto di vista fisico. Per contro, nello svolgimento di attività richiedenti uno sforzo di entità media, l’assicurato non presenta, a mente dello specialista, limitazioni significative dal punto di vista neurologico (doc. 31-37).
Globalmente, quindi, nel rapporto peritale del 14 giugno 2006, i medici del SAM, sulla base delle risultanze dei singoli consulti e delle visite ambulatoriali del ricorrente presso il citato centro d’accertamento, hanno posto le diagnosi con influsso sulla capacità lavorativa di “sindrome somatoforme del dolore persistente; stato dopo asportazione chirurgica di Schwannoma extraforaminale a livello L3-L4 a destra con: minimi segni neurologici residui e compatibili con discreta lesione radicolare L3 a destra, dolori diffusi alla gamba e all’emitorace destro non spiegabili con una lesione neurologica; sindrome lombospondilogena cronica con turbe statiche, scoliosi sinistro-convessa con angolo di Cobb di 12 gradi, insufficienza muscolare” mentre, quali diagnosi senza influsso sulla capacità lavorativa, quella di “lieve ipertrigliceridemia” (doc. 31-14).
Quanto alla capacità lavorativa, i medici del SAM hanno ritenuto l’assicurato abile al lavoro al 30% nella sua attività di operaio presso la _, da considerare attività pesante (doc. 31-18). Essi hanno poi aggiunto:
"
(...)
8. CONSEGUENZE SULLA CAPACITÀ LAVORATIVA
Predominante appare la patologia reumatologica e neurologica con stato da operazione di estirpazione di Schwannoma L3-L4 a destra il 26.06.2003 con persistenti alterazioni cicatriziali e la presenza di una sindrome lombospondilogena cronica su turbe statiche, insufficienza muscolare nell'ambito di una sindrome somatoforme da dolore persistente con pure sospetto di una componente tendomialgica.
Per queste patologie l'A. è inabile al lavoro nella misura del 70% nell'attività pesante come quella finora svolta di operaio presso la _.
In un'attività leggera e medio pesante che rispetti le limitazioni poste dai nostri consulenti reumatologo e neurologo, in particolare deve trattarsi di un'attività in cui l'A. non deve sollevare, se non raramente, pesi superiori ai
20 kg
, in cui non deve lavorare in anteflessione per oltre 30 minuti consecutivi, dove può cambiare di tanto in tanto (ca. ogni 2 ore) la postura, dove non deve eseguire ripetuti movimenti di rotazione con la colonna lombare, in tali attività l'A. è totalmente abile al lavoro per le problematiche reumatologiche e neurologiche.
La presenza di una sindrome somatoforme da dolore persistente, dal punto di vista psichiatrico, riduce la capacità lavorativa nella misura del 10-20%.
La patologia psichiatrica, quella reumatologica e quella neurologica non devono essere sommate in quanto tutte queste patologie prendono in considerazione il sintomo principale dell'A. e cioè il dolore cronico, e le limitazioni da esso derivate.
La capacità lavorativa deve essere ridotta così come sopra descritto a partire dal 26.06.2003 in avanti. Da dopo l'intervento si può considerare che vi è stato un periodo d'incapacità lavorativa del 100% per la durata di 5-6 mesi. In seguito l'incapacità lavorativa è rimasta invariata fino ad oggi.
9 CONSEGUENZE SULLA CAPACITÀ D'INTEGRAZIONE
L'A. risulta abile al lavoro in un'attività medio pesante-leggera che rispetti i criteri posti dai nostri consulenti reumatologo e neurologo citati al punto precedente, nella misura dell'85%. Tale capacità lavorativa nella misura sopra descritta è presente a partire dal gennaio
2004 in
avanti. Da allora lo stato di salute non ha mostrato modifiche importanti.
Non consigliamo una riformazione professionale a causa dell'atteggiamento dimostrativo ed aggravatorio dell'A. durante gli esami svolti presso il SAM.
Utile è un reinserimento professionale in un'attività adatta che non necessiti di una vera e propria riformazione professionale, la quale a nostro avviso sarebbe destinata al fallimento visto l'atteggiamento e la motivazione dell'A..
10 OSSERVAZIONI e RISPOSTE a DOMANDE PARTICOLARI
Domande particolari non sono poste.
Le conclusioni peritali si fondano su un'esauriente discussione tra tutti i medici periti del SAM." (Doc. 31-18+19)
L’assicurato ha contestato le risultanze peritali, trasmettendo all’UAI copia del certificato medico del 13 gennaio 2007 del dr. _, spec. FMH in chirurgia, del seguente tenore:
"
A seguito dei forti dolori alla colonna dorso-lombare che accompagnavano e tuttora accompagnano il signor RI 1 dal giorno 26.6.2003, motivo per cui è stato eseguito in quel momento un intervento chirurgico di neurinomectomia L3-L4, è stata fatta una richiesta di prestazioni AI per perdita di guadagno ai sensi dell'articolo 29 cpv. 1 lett. a LAI, dal momento che da mesi non riceve alcun contributo di sostentamento, ed anche perchè alcun miglioramento è mai stato raggiunto dalle cure elargite fino ad oggi (medicamenti di ogni genere, fisioterapia, controlli specialistici ecc.) come da sentenza DTF 119 V 98 cons.
4 a
.
Persiste immutata una sindrome dolorosa della cerniera dorso-lombare che handicappa il signor RI 1 anche di notte, non trovandosi una posizione di rilassamento.
Essendo l'invalidità una nozione giuridica, non basta il resoconto del solo perito medico a dare una risposta decisiva, ma spetta a tutto l'Organo dell'Ufficio AI e rispettivamente al giurista valutare se lo stato di salute della persona in esame comporti le conseguenze previste dalla LAI.
Una valutazione completa dovrebbe tenere conto dei tabulati espressi sulla tabella SUVA, che si allega, e su quella delle nevrosi associate, dal momento che chi si trova in simili situazioni diventa angosciato ed ansioso per lo stato di incertezza raggiunta (tabella allegata), oltre che sulla valutazione del quantum doloris.