Decision ID: 633bb166-7c9d-5b14-9431-32ed167dca62
Year: 2015
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: civil_law

in fatto: A.
Con sentenza del 17 agosto 2009 emanata a tutela dell'unione coniugale il Pretore del Distretto di Lugano, sezione 6, ha condannato IS 1 (1962) a versare un contributo alimentare di fr. 1520.– mensili alla moglie CO 1 (1964) e un contributo alimentare di fr. 1380.– mensili per il figlio A_ (23 dicembre 2000), affidato alla moglie, assegni familiari non compresi. Tale sentenza non è stata impugnata ed è passata in giudicato.
B.
Il 21 giugno 2010 IS 1 ha promosso azione di divorzio e in pendenza di causa ha continuato a versare i contributi alimentari fissati a tutela dell'unione coniugale. Statuendo l'11 dicembre 2013, il Pretore ha pronunciato il divorzio e ha obbligato IS 1 a erogare un contributo alimentare per il solo figlio di fr. 1473.– nel dicembre del 2013, di fr. 1738.– mensili dal 1° gennaio 2014 al 31 dicembre 2016 e di fr. 1853.– mensili dal 1° gennaio 2017 fino alla maggiore età, “riservato l'art. 277 cpv. 2 CC”, assegni familiari non compresi. In favore della moglie egli non ha riconosciuto alcun contributo alimentare (inc. OA.2010.455).
C.
Contro la sentenza appena citata CO 1 è insorta a questa Camera con un appello del 24 gennaio 2014 nel quale chiede di condannare il marito a versare un contributo alimentare per lei di fr. 1520.– mensili fino al 31 dicembre 2016 e un contributo alimentare per il figlio di fr. 1853.– mensili, sempre fino al 31 dicembre 2016, assegni familiari non compresi. Nelle sue osservazioni del 18 marzo 2014 IS 1 propone di respingere l'appello, che è tuttora pendente (inc. 11.2014.7).
D.
Il 1° giugno 2015 IS 1 si è rivolto al Pretore, chiedendo di essere liberato dal contributo alimentare per la convenuta che egli continua a pagare in pendenza di appello nel rispetto della sentenza a tutela dell'unione coniugale (fr. 1520.– mensili). Statuendo il 3 giugno 2015, il Pretore ha dichiarato
l'istanza irricevibile con l'argomento che solo la giurisdizione di appello è abilitata a modificare, sospendere o sopprimere un assetto cautelare dopo l'emanazione della sentenza di divorzio. Le spese processuali di fr. 50.– sono state poste a carico dell'istante, senza assegnazione di ripetibili.
E.
IS 1 ha ripresentato a questa Camera il 17 giugno 2015 la stessa istanza cautelare sottoposta al Pretore, postulando la soppressione del contributo di mantenimento per CO 1 in pendenza di appello. Subordinatamente, non dovesse questa Camera condividere la decisione di irricevibilità emessa dal Pretore, egli chiede che la sua istanza cautelare sia trattata come appello, che in accoglimento di tale appello la decisione del Pretore sia annullata e gli atti siano ritornati al primo giudice perché statuisca sulla soppressione del contributo dovuto a CO 1 pendente causa. Invitata a esprimersi sulla competenza funzionale di questa Camera, CO 1 non ha presentato osservazioni.

Considerando
in diritto: 1.
La ricevibilità dell'istanza inoltrata da IS 1 a questa Camera per ottenere la soppressione del contributo alimentare versato alla moglie durante la procedura di appello in virtù della sentenza a protezione dell'unione coniugale dipende dalla questione di sapere se il Pretore abbia rifiutato a ragione o a torto di esaminare l'istanza cautelare a lui sottoposta. Nel primo caso la richiesta volta alla soppressione del contributo alimentare andrebbe trattata direttamente da questa Camera, mentre nel secondo andrebbe trattata anzitutto dal Pretore, la cui decisione sarebbe poi impugnabile con appello. Dandosi un problema di competenza, si giustifica pertanto di esaminare anzitutto la domanda posta da IS 1 a titolo subordinato, vagliando il memoriale alla stregua di un appello. Fosse l'appello da respingere, questa Camera statuirà essa medesima sull'istanza cautelare.
2.
La decisione con cui il Pretore ha dichiarato irricevibile l'istanza cautelare di IS 1 era appellabile, applicandosi la procedura sommaria (art. 276 CPC), entro dieci giorni dalla notificazione (art. 314 cpv. 1 CPC). Nel caso di una controversia meramente patrimoniale, inoltre, l'appello sarebbe stato ammissibile soltanto se il valore litigioso raggiungesse almeno fr. 10
000.– “secondo l'ultima conclusione riconosciuta nella decisione” impugnata (art. 308 cpv. 2 CPC). Ci si può domandare se tale esigenza si riferisca alla causa di merito o al singolo provvedimento cautelare richiesto. La dottrina è divisa al proposito (
Seiler
, Die Berufung nach ZPO, Zurigo/Basilea/Ginevra 2013, pag. 275 n. 659 con rimandi). Comunque sia, in concreto tale presupposto era dato, ove appena si consideri l'ammontare del contributo alimentare che l'istante chiede di sopprimere (fr. 1520.– mensili), di durata incerta e quindi da calcolare sull'arco di vent'anni (art. 92 cpv. 2 CPC; sentenza del Tribunale federale 5A_689/2008 dell'11 febbraio 2009, consid. 1.2). La decisione del Pretore, poi, è pervenuta
al legale di IS 1 il 9 giugno 2015 (data del timbro postale sul retro della busta d'intimazione). Presentato il
17 giugno seguente, l'appello in esame è di conseguenza tempestivo.
3.
In una sentenza del 12 luglio 2012 menzionata dal Pretore, l'unica finora emessa dopo l'entrata in vigore del nuovo Codice di procedura civile per quanto riguarda provvedimenti cautelari in pendenza di appello nel diritto di famiglia (la lite verteva sulla modifica di una sentenza di divorzio), questa Camera ha ritenuto che solo l'autorità di ricorso possa modificare, sospendere o revocare provvedimenti cautelari dopo l'emanazione della sentenza finale da parte del Pretore (inc. 11.2012.49, consid. 2). Il principio si riconduce all'opinione di
Bohnet
(in: CPC commenté, Basilea 2011, n. 10 ad art. 268), il quale sembra – apparentemente – desumerlo dal diritto federale. Questa Camera non ha escluso che in casi di urgenza un Pretore sia abilitato a decretare egli medesimo provvedimenti cautelari, quand'anche la sua sentenza sia impugnata in appello (
Sprecher
in: Basler Kommentar, ZPO, 2a edizione, n. 10 ad art. 268). Ha constatato però che in quel caso non risultava alcuna urgenza, tant'è che il Pretore aveva statuito cinque mesi dopo l'introduzione della richiesta cautelare (loc. cit., consid. 3). Onde l'annullamento del decreto impugnato.
4.
In dottrina l'opinione – per vero apodittrica – di
Bohnet
sembra corrispondere a quella accennata da
Dolge
(in: Brunner/Gasser/ Schwander, Schweizerische ZPO, Kommentar, Zurigo/S. Gallo
2011, n. 20 in principio ad art. 276) e da
Sutter-Somm/
Vontobel
(in:
Kommentar zur Schweizerischen ZPO, 2
a
edizione, n. 39 ad art. 276)
, i quali
la motivano con una sentenza del Tribunale federale (5A_705/2011
del 15 dicembre 2011). Tale sentenza si limita a precisare tuttavia che provvedimenti cautelari possono fondarsi sull'art. 276 cpv. 3 CPC quand'anche siano decretati da un'autorità d'appello (consid. 1.1.1), ma non prescrive che l'emanazione di simili misure in pendenza di appello competa per diritto federale alla giurisdizione di secondo grado. Una successiva sentenza del Tribunale federale citata dal Pretore (5A_725/2012 del 18 febbraio 2013) riprende il medesimo concetto, senza sospingersi oltre (consid. 1), mentre un'ulteriore sentenza del Tribunale federale cui si riferisce il primo giudice (5A_80/2014 del 16 aprile 2015, consid. 3.3) nemmeno affronta il tema dell'autorità preposta all'emanazione di provvedimenti cautelari nelle cause di divorzio dedotte in appello. In simili condizioni la questione della competenza funzionale merita una disamina più approfondita.
5.
Un autore che ha vagliato partitamente il tema legato alla competenza per emettere, modificare, sospendere o revocare provvedimenti cautelari in materia di divorzio allorché la sentenza di merito sia oggetto di appello o di reclamo è Denis T
appy
(in:
Bohnet [curatore], Procédure civile suisse, Les grands thèmes pour les practiciens, Neuchâtel 2010, pag. 267 n. 78; analogamente in: Code de procédure civile commenté, Basilea 2011, n. 14 ad art. 276).
Tale autore
ricorda che dal profilo funzionale incombe ai Cantoni, conformemente all'art. 4 cpv. 1 CPC, determinare quale sia il giudice competente a tal fine. Per principio dovrebbe trattarsi dell'autorità di appello, di regola in composizione monocratica. Non è però una soluzione imposta dal diritto federale, il quale prescrive la competenza dell'autorità di appello unicamente per ordinare misure conservative correlate all'esecuzione anticipata della decisione impugnata (art. 315 cpv. 2 seconda frase CPC) oppure per ordinare misure conservative o garanzie ove si tratti di concedere effetto sospensivo a un appello che ne sia privo (art. 325 cpv. 2 seconda frase CPC;
Tappy
, op. cit., pag. 268 nota 86 a piè di pagina). Simili richieste vanno inoltrate direttamente all'autorità di appello, poiché “l'autorità superiore è meglio situata che lo
iudex a quo
per
dirigere il processo
” (FF 2006 pag. 6744 in fondo).
6.
Nel Cantone Ticino l'art. 48 lett. a LOG prevede che la prima Camera civile statuisce nelle materie a essa devolute (n. 1 a 8) “in seconda istanza”, cioè come autorità di ricorso. Essa statuisce come “istanza cantonale unica”, cioè come autorità di primo grado, soltanto specifiche questioni di arbitrato (n. 10, 12 e 13) oppure – nella composizione di un giudice unico – questioni che il diritto federale le impone di trattare direttamente: la prestazione di anticipi (anche per l'assunzione di prove), il conferimento dell'effetto sospensivo a reclami di sua competenza, l'autorizzazione all'esecuzione anticipata di decisioni e il conferimento dell'effetto sospensivo ad appelli in materia di provvedimenti cautelari (n. 9). L'art. 48 lett. a LOG non prevede invece che la Camera (né tanto meno un suo giudice) sia competente per statuire direttamente in materia di provvedimenti cautelari. Ciò non sorprende, ove si consideri che nel previgente diritto di procedura cantonale la competenza per emettere, modificare, sospendere o revocare provvedimenti cautelari in materia di divorzio allorché la sentenza di merito fosse oggetto di appello rimaneva quella del Pretore, tranne che l'istanza cautelare si riferisse – ipotesi estranea al caso ora in esame – “a domanda cautelare proposta nell'ambito di un appello su domanda cautelare già decisa dal primo giudice, dalla quale trae appunto il suo fondamento processuale, o a domanda cautelare proposta in causa portata direttamente in appello” (I CCA, sentenza del 21 settembre 1989 nella causa n. 63/89, pag. 5, citata da
Cocchi/Trezzini
, CPC
ticinese massimato e commentato, Lugano 2000, n. 2 ad art. 377).
Nulla induce a supporre – nemmeno i messaggi del Consiglio di Stato o i verbali del Gran Consiglio – che il legislatore ticinese abbia inteso mutare orientamento.
7.
Quanto precede spiega perché nessuna base legale abiliti questa Camera a statuire come autorità di primo grado – nemmeno in composizione monocratica – su provvedimenti cautelari chiesti in pendenza di appello, i quali non sono misure destinate a “dirigere il processo” (sopra, consid. 5). Certo, l'art. 48
b
lett. b n. 1 LOG dispone che le Camere civili del Tribunale di appello possono decidere nella composizione di un giudice unico “i provvedimenti cautelari”. Il senso della norma non è però quello di abilitare le Camere civili a emanare provvedimenti cautelari in qualsiasi causa dinanzi a loro pendente, ma di consentire una decisione cautelare a giudice unico in casi di particolare urgenza (messaggio del Consiglio di Stato n. 6707 del 24 ottobre 2012, punto II), sempre nei procedimenti in cui tali Camere agiscano come “istanza cantonale unica”, cioè come autorità di primo grado, oppure agiscano “a domanda cautelare proposta nell'ambito di un appello su domanda cautelare già decisa dal primo giudice”, come prevedeva il diritto anteriore. Che in altri Cantoni –per esempio Zugo, come fa notare il Pretore nella decisione impugnata (Gerichts- und Verwaltungspraxis 2013 pag. 173) – la situazione sia diversa nulla muta. Ne segue che a un esame più approfondito la competenza funzionale per emettere, modificare, sospendere o revocare provvedimenti cautelari in materia di divorzio allorché la sentenza di merito sia oggetto di appello rimane nel Cantone Ticino – per principio – quella del primo giudice. A torto di conseguenza il Pretore ha dichiarato irricevibile l'istanza cautelare di IS 1 volta alla soppressione del contributo provvisionale in favore di CO 1 durante la procedura di appello.
8.
Si aggiunga che l'attuale indirizzo di giurisprudenza nulla avrebbe
mutato alla citata decisione emessa da questa Camera il 12 luglio 2012 (sopra, consid. 3). Anche partendo dal presupposto che in tal caso solo il Pretore fosse competente per statuire sull'assetto provvisionale dopo l'emanazione della sentenza di merito, in effetti, nessuna urgenza – come detto – giustificava quel decreto cautelare, il quale sarebbe incorso perciò ad ogni modo all'annullamento.
9.
Se ne conclude che, trattato come appello, il memoriale di IS 1 merita accoglimento. Ciò impone di annullare la decisione del Pretore, cui l'istanza di provvedimenti cautelari va trasmessa per competenza. Data la particolarità della fattispecie, non si prelevano oneri processuali. CO 1, che non ha proposto di respingere l'appello né ha provocato in qualche modo l'esito della decisione impugnata (il Pretore non l'ha neppure interpellata), non può essere tenuta alla rifusione di ripetibili (DTF 139 III 38 consid. 5 in fine).
10.
Quanto ai rimedi giuridici esperibili contro l'odierna decisione sul piano federale (art. 112 cpv. 1 lett. d LTF), il valore litigioso raggiunge agevolmente la soglia di fr. 30
000.– nella prospettiva dell'art. 74 cpv. 1 lett. b LTF.