Decision ID: 648ec55e-da16-5420-8ef4-3e09387a1e19
Year: 2020
Language: it
Court: CH_BVGE
Chamber: CH_BVGE_001
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: 

Fatti:
A.
L’interessato, cittadino iraniano di etnia curda originario di (...), ha
depositato una domanda d’asilo in Svizzera il 17 agosto 2019 (cfr. atto 11/6
pag. 2 e seg.).
B.
Il 27 agosto 2019 egli è stato sentito nell’ambito di un colloquio Dublino nel
corso del quale si è detto contrario ad una possibile competenza della
Grecia per la trattazione della sua domanda d’asilo ed è stato
sommariamente questionato sul suo stato di salute, adducendo alcuni
problemi di stress e di memoria. In tale contesto, l’interessato è stato
invitato a consultare l’infermiera del Centro federale d’asilo (CFA) di
Chiasso. Il rappresentante legale fornitogli dalla Protezione giuridica ha
quindi fatto presente di aver già intrapreso delle iniziative in tal senso (cfr.
atto 14/2).
C.
Con scritto del 28 agosto 2019, l’autorità inferiore ha comunicato al
richiedente la fine della procedura Dublino (cfr. atto 18/1).
D.
Il 10 settembre 2019 il servizio di permanenza Medic-Help presente presso
il CFA di Chiasso ha trasmesso ad un ambulatorio esterno delle
informazioni mediche indicando la necessità di procedere con una
valutazione psicologica. Il medico dell’ambulatorio che ha visitato il
paziente ha dipoi diagnosticato una sindrome ansioso-depressiva reattiva
prescrivendo una terapia a base di Cipralex, Imovane e Relaxane (cfr. atto
21/3).
E.
Il 13 settembre 2019 il richiedente l’asilo è stato visitato per dolori
addominali presso l’Ospedale Regionale di Mendrisio e prontamente
dimesso (cfr. atto 23/8).
F.
Il 17 settembre 2019, a seguito dell’insorgere di ulteriori manifestazioni di
disagio psichico con pensieri negativi, idee suicidarie e collera, l’interessato
è stato ricoverato all’Organizzazione sociopsichiatrica cantonale (OSC)
rimanendovi degente sino al 4 ottobre 2019 (cfr. atti 22/1 – 27/2). Dopo la
dimissione è stato sottoposto a regolari visite psichiatriche ambulatoriali
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che hanno evidenziato la persistenza della sindrome post-traumatica (cfr.
atto 27/2, 40/2, 43/2, 47/3).
G.
Il 14 ottobre 2019 l’interessato è stato ricoverato d’urgenza all’Ospedale
Regionale di Mendrisio a seguito di un presunto attacco neurologico,
venendo dimesso il 17 ottobre 2020 in attesa di una risonanza magnetica
celebrale (cfr. atto 34/31).
H.
Il 28 ottobre 2019 il richiedente asilo è stato nuovamente visitato al pronto
soccorso per una contrattura cervicale (cfr. atto 35/16).
I.
Il 18 novembre 2019 ha avuto luogo una prima audizione che la SEM ha
rubricato “ai sensi dell’art. 26 cpv. 3 LAsi” e nell’ambito della quale il
richiedente asilo è stato questionato approfonditamente sui suoi motivi
d’asilo, ch’egli ha segnatamente ricondotto al timore di subire rappresaglie
a causa di una relazione clandestina con una cugina sposata con un
notabile locale (cfr. atto 36/19).
J.
Il 14 novembre 2019 l’interessato è stato sottoposto agli accertamenti
radiologici predisposti sub. H, i quali non hanno riscontrato referti di
significato acuto (cfr. atto 38/3). Il 3 dicembre 2020 il richiedente l’asilo è
poi stato visitato dal Capo clinica di neurologia, il quale non ha ordinato
ulteriori controlli (cfr. atto 41/2).
K.
Il 10 gennaio 2020 si è svolta un’ulteriore audizione rubricata ex art. 29
LAsi e nel corso della quale l’interessato ha potuto esternare ancor più nel
dettaglio i contorni della vicenda di cui sopra (cfr. atto 45/15).
L.
Con scritto del 29 gennaio 2020, la rappresentanza legale ha inoltrato il
parere in merito al progetto di decisione della SEM emesso il 28 gennaio
2020 (cfr. atti 50/7 e 51/3).
M.
Con decisione del 30 gennaio 2020 emessa in procedura celere e notificata
lo stesso giorno (cfr. atto 53/1), l’autorità inferiore non ha riconosciuto la
qualità di rifugiato al richiedente ed ha respinto la sua domanda d’asilo,
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pronunciando nel contempo il suo allontanamento dalla Svizzera e
l’esecuzione dello stesso, siccome ammissibile, ragionevolmente esigibile
e possibile.
N.
Il 10 febbraio 2020, l’interessato è insorto dinanzi al Tribunale
amministrativo federale (di seguito: il Tribunale), chiedendo in via principale
l’annullamento della decisione avversata e la restituzione degli atti alla
SEM per il completamento dell’istruzione ed un nuovo esame delle
allegazioni; in via subordinata la concessione dell’ammissione provvisoria;
contestualmente e secondo il senso, di essere posto al beneficio
dell’assistenza giudiziaria, intesa quale esenzione dal versamento delle
spese processuali e del relativo anticipo, il tutto con protestate tasse e
spese.
O.
Con decisione incidentale del 12 febbraio 2020, il Tribunale ha accolto
l’istanza di assistenza giudiziaria invitando nel contempo l’autorità inferiore
ad inoltrare una risposta al ricorso.
P.
Il 19 febbraio 2020 la SEM ha presentato le richieste osservazioni
sull’allegato ricorsuale.
Q.
Il 26 febbraio 2020 il ricorrente ha inoltrato la propria replica.
R.
Il 25 giugno 2020, il Tribunale ha ordinato un ulteriore scambio scritti. La
presa di posizione dell’autorità di prima istanza del 6 luglio 2020 è stata
trasmessa per conoscenza al ricorrente l’8 luglio 2020.
Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti negli scritti verranno ripresi nei
considerandi qualora risultino decisivi per l’esito della vertenza.

Diritto:
1.
Le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla LTF,
in quanto la legge sull’asilo (LAsi, RS 142.31) non preveda altrimenti (art. 6
LAsi).
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Fatta eccezione per le decisioni previste all’art. 32 LTAF, il Tribunale, in virtù
dell’art. 31 LTAF, giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi dell’art. 5 PA
prese dalle autorità menzionate all’art. 33 LTAF. La SEM rientra tra dette
autorità (art. 105 LAsi). L’atto impugnato costituisce una decisione ai sensi
dell’art. 5 PA.
Il ricorrente ha partecipato al procedimento dinanzi all’autorità inferiore, è
particolarmente toccato dalla decisione impugnata e vanta un interesse
degno di protezione all’annullamento o alla modificazione della stessa
(art. 48 cpv. 1 PA). Pertanto è legittimato ad aggravarsi contro di essa.
I requisiti relativi ai termini di ricorso (art. 108 cpv. 1 LAsi), alla forma e al
contenuto dell’atto di ricorso (art. 52 PA) sono soddisfatti.
Occorre pertanto entrare nel merito del gravame.
2.
Con ricorso al Tribunale, possono essere invocati la violazione del diritto
federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti giuridicamente
rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi) e, in materia di diritto degli stranieri, pure
l’inadeguatezza ai sensi dell’art. 49 PA (cfr. DTAF 2014/26 consid. 5). Il
Tribunale non è vincolato né dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4 PA), né dalle
considerazioni giuridiche della decisione impugnata, né dalle
argomentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2).
3.
Il ricorrente censura il mancato smistamento nella procedura ampliata da
parte dell’autorità inferiore.
3.1 Pur ammettendo che i termini di cui all’art. 26 cpv. 1 LAsi abbiano
carattere ordinatorio, egli sottolinea di essere stato effettivamente sentito
sui motivi d’asilo solo il 19 novembre 2019, ossia a 92 giorni di distanza dal
deposito dalla domanda. Il rispettivo verbale sarebbe peraltro stato
rubricato “ai sensi dell’art. 26 cpv. 3 LAsi” essendo però
contenutisticamente apparentabile a quello di un’audizione sui motivi ex
art. 29 LAsi. Facendo fede alla denominazione della SEM, si dovrebbe
concludere che la procedura celere sia iniziata solo con l’audizione del 10
gennaio 2020, ossia al giorno 146, per giunta dopo la scadenza del termine
massimo di soggiorno in un Centro federale d’asilo (CFA). Apparentando
invece l’audizione del 19 novembre 2019 ad una prima audizione sui
motivi, la seconda, a carattere complementare, avrebbe dovuto aver luogo
nei giorni immediatamente successivi e non dopo quasi due mesi senza
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smistamento in ampliata. D’altro canto, nel caso di specie la protezione
giuridica asserisce di aver debitamente segnalato le condizioni di
particolare fragilità in cui versava l’insorgente. Ciò non di meno e
nonostante il tenore delle disposizioni legali, la SEM lo avrebbe
nuovamente convocato per una seconda audizione il 10 gennaio 2020. A
tale data, l’autorità avrebbe così sentito il ricorrente al momento del
rilevamento dei dati personali, nel colloquio Dublino ed in due audizioni sui
motivi d’asilo dal “ritmo” decisamente serrato: la prima della durata di 8 ore
e 55 e la seconda di 3 ore e 50 minuti. Il patrocinatore fa poi presente che
nel contesto del successivo parere sulla bozza di decisione negativa egli
avrebbe proposto l’allestimento di un rapporto medico dettagliato (F4) e la
trattazione del caso in procedura ampliata nonché di aver segnalato che la
protezione giuridica era in attesa di ricevere da Medic-Help un ulteriore
foglio di trasmissione di informazioni mediche (F2). Ciò non di meno e
nonostante fosse manifesta l’impossibilità di trattare in procedura celere un
caso con le peculiarità di quello in esame, la SEM avrebbe emesso una
decisione a 166 giorni di distanza dall’ingresso del richiedente asilo al CFA,
senza peraltro confrontarsi con le richieste di cui al parere precitato.
Successivamente alla notificazione della decisione di prima istanza e
meglio durante il decorrere del termine di ricorso di sette giorni lavorativi, il
ricorrente sarebbe quindi stato trasferito nel Canton Lucerna. A sostegno
della sua tesi circa l’inadeguatezza della procedura celere, il ricorrente cita
il Messaggio del 3 settembre 2014 concernente la modifica della legge
sull’asilo (FF 2014 6917) ed una serie di sentenze di questo Tribunale. La
giurisprudenza sarebbe invero molto chiara sulla natura delle ulteriori
“indagini istruttorie” legittimanti il passaggio in ampliata. Il termine di ricorso
ridotto sarebbe d’altro canto contrario allo spirito delle norme federali. La
scelta di proseguire in procedura celere in presenza di casi materialmente
complessi implicherebbe un vulnus del diritto alla difesa e delle garanzie
procedurali. Oltremodo, conclude la protezione giuridica, la possibilità di un
accompagnamento legale continuo costituirebbe il contraltare
imprescindibile della velocizzazione delle procedure, prerogativa,
quest’ultima, che risulterebbe intaccata ogni qualvolta che, come nel caso
in esame, sia operato il trasferimento del richiedente in un altro CFA.
3.2 In sede di risposta l’autorità di prima istanza ha difeso la propria cernita.
La Segreteria di stato ha a tal riguardo sottolineato che la prolungata
permanenza del richiedente al CFA sarebbe innanzitutto da imputare
all’annullamento dell’audizione prevista per il 18 ottobre 2020 a seguito del
secondo ricovero dell’interessato ed alla consequenziale impossibilità di
riorganizzarla in tempi brevi, viste anche le limitate disponibilità della
protezione giuridica. Essa fa quindi presente che in tale sede, l’interessato
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non avrebbe inoltrato alcun mezzo di prova a sostegno dei suoi motivi
d’asilo, espressi tuttavia compiutamente. Di conseguenza, l’esame degli
stessi si sarebbe attuato esclusivamente nel quadro di un’analisi di
verosimiglianza e rilevanza, da cui la necessità di svolgere una seconda
audizione e di rubricare secondo l’art. 26 cpv. 3 LAsi la prima. L’autorità
sottolinea quindi come tutti gli elementi rilevanti per l’istruzione della
procedura fossero dati al momento della decisione. L’assegnazione alla
procedura ampliata non si sarebbe pertanto resa necessaria, il caso in
esame non rientrando d’altro canto tra quelli particolarmente complessi.
3.3 In replica l’insorgente osserva come fosse proprio il suo stesso stato di
salute a costituire uno dei fattori primari per ritenere che il caso risultasse
complesso. Sulla scorta di un riferimento giurisprudenziale, viene fatto
quindi presente che già solo l’esistenza di due distinti ricoveri sarebbe
motivo d’incompatibilità con la trattazione della domanda in procedura
celere. Differentemente da quanto affermato dall’autorità inferiore, la
protezione giuridica non avrebbe d’altro canto né la legittimazione né gli
strumenti per dirigere la fissazione delle priorità in materia di audizioni.
Essa avrebbe ad ogni modo suggerito di anticipare l’audizione al 24 ottobre
2019 ma purtroppo tale proposta non si sarebbe rivelata realizzabile. Il
patrocinatore fa quindi presente aver ripreso il mandato di assistenza da
un collega in congedo proprio per evitare ulteriori ritardi. Del resto, alla
protezione giuridica non sarebbe stato possibile consultare l’atto 48 a
causa del breve termine di ricorso di soli 7 giorni lavorativi.
3.4 Nelle sue ulteriori osservazioni la SEM si è sostanzialmente
riconfermata sui propri argomenti, ribadendo succintamente le ragioni alla
base del mancato smistamento del caso nella procedura ampliata.
4.
4.1 L’obiettivo principale del riassetto del settore posto in essere con
l’entrata in vigore, il 1° marzo 2019, della modifica della LAsi del 25
settembre 2015, è quello di accelerare e di evadere in modo più efficiente
le procedure d’asilo (cfr. FF 2014 6917). Per quanto concerne i casi trattati
materialmente in Svizzera, sono state previste due distinte tipologie: la
procedura celere e quella ampliata. La finalità della procedura celere è
quella di giungere ad una decisione definitiva nei casi non complessi entro
140 giorni, compresa la durata dell’eventuale litispendenza ricorsuale (cfr.
art. 24 cpv. 4 LAsi; BRUNNER ARTHUR, Beschleunigung des Asylverfahrens
in der Schweiz: Verfahrensökonomie im Dienste eines fairen Verfahrens ?,
in: Zeitschrift für das gesamte Verfahrensrecht [GVRZ] 2020, pag. 8 e
seg.). La procedura celere si svolge nei CFA, nei quali i richiedenti l’asilo
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soggiornano senza essere attribuiti ad un Cantone. Sia il termine per
interporre ricorso al Tribunale (7 giorni lavorativi; art. 108 cpv. 1 LAsi) che
quello per la sua liquidazione da parte dell’autorità ricorsuale sono brevi
(20 giorni; art. 109 cpv. 1 LAsi). Per ovviare alle scadenze ravvicinate, il
legislatore, quale misura accompagnatoria (art. 35 cpv. 1 Cost.), ha
previsto che ogni richiedente l’asilo nella procedura celere abbia accesso
alla consulenza e alla rappresentanza legale gratuita (cfr. art. 102f LAsi).
Per rispettare il limite di 140 giorni, la procedura di prima istanza è scandita
in modo rigoroso. Dopo il deposito della domanda d’asilo inizia la
cosiddetta fase preparatoria (art. 26 LAsi). Essa consente di effettuare i
chiarimenti preliminari necessari ed è innanzitutto finalizzata alla corretta
preparazione dell’audizione sui motivi (FF 2014 6917, 6938). In concreto
la SEM rileva le generalità del richiedente e di norma allestisce schede
dattiloscopiche e fotografie. Può acquisire altri dati biometrici, disporre una
perizia volta ad accertare l’età, verificare mezzi di prova, documenti di
viaggio e d’identità, nonché svolgere accertamenti specifici sulla
provenienza e sull’identità del richiedente (art. 26 cpv. 2 LAsi). Può altresì
interrogare l’interessato sulla sua identità, sull’itinerario seguito e,
sommariamente, sui motivi che lo hanno indotto a lasciare il suo paese (art.
26 cpv. 3 LAsi). In tale contesto si svolge anche l’accertamento medico ex
art. 26a LAsi. La durata della fase preparatoria è di 21 giorni. Nel rispetto
di questo limite massimo, il decorso effettivo dipende dalle esigenze del
singolo caso; nei casi semplici può anche essere di solo qualche giorno
(FF 2014 6917, 6938).
4.2 Successivamente si entra nella fase cadenzata, nel corso della quale
la domanda d’asilo è esaminata approfonditamente secondo la struttura
prevista a livello legislativo (art. 20c dell’Ordinanza 1 sull’asilo relativa a
questioni procedurali [OAsi 1; RS 142.311]). L’accertamento dei fatti
giuridicamente determinanti, la concessione dei diritti alle parti, nonché la
preparazione e la notificazione della decisione di prima istanza, seguono
un preciso piano temporale predeterminato. In tale fase si svolge
l’audizione sui motivi d’asilo (art. art. 20c lett. b OAsi). Se da quest’ultima
risulta che non è possibile pronunciare una decisione nel quadro della
procedura celere, segnatamente perché sono necessari accertamenti
supplementari, la domanda d’asilo è smistata in ampliata e il richiedente
attribuito ad un Cantone (art. 26d LAsi e art. 20c let. d OAsi 1). Il termine
accertamenti supplementari secondo le intenzioni del legislatore
comprende le indagini che non possono essere effettuate in breve tempo.
Vi rientrano per esempio gli accertamenti presso rappresentanze svizzere
all’estero, la richiesta di ulteriori documenti probatori nel paese di
provenienza o, eventualmente, una nuova audizione (FF 2014 6917,
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6997). Nel caso in cui non venga effettuato un passaggio in ampliata, le
decisioni emesse nella procedura celere devono invece essere notificate
entro 8 giorni lavorativi dalla conclusione della fase preparatoria (art. 37
cpv. 2 LAsi). Si tratta di un termine ordinatorio la cui inosservanza non
pregiudica di principio e ad essa sola la validità della decisione di prima
istanza ma che nemmeno può essere oltrepassato a discrezione
dell’autorità inferiore. Un superamento di qualche giorno può essere
considerato ammissibile in presenza di valide ragioni e se è prevedibile che
il provvedimento venga emesso durante il soggiorno al CFA. Al contrario,
se dopo l’audizione sui motivi d’asilo v’è da partire dall’assunto che la
decisione non potrà realisticamente essere presa entro 8 giorni lavorativi,
occorrerà smistare il caso in procedura ampliata (cfr. sentenza del
Tribunale E-6713/2019 del 9 giugno 2020 [prevista per la pubblicazione
come DTAF] consid. 8.6 e rif. citati).
4.3 Nella precitata sentenza di principio E-6713/2019, questo Tribunale ha
precisato che la cernita del tipo di procedura incombe alla SEM in forza ai
criteri esposti sopra (consid. 7-8). Così, seppur non vi sia di principio alcun
diritto a che la domanda d’asilo venga trattata secondo un determinato tipo
di procedura, l’assenza di smistamento di un caso complesso nella
procedura ampliata può comportare una violazione del diritto ad un ricorso
effettivo di cui agli art. 29a Cost. e 13 CEDU (in combinato disposto con
l’art. 3 CEDU) alla luce del breve temine di 7 giorni lavorativi per presentare
un’impugnativa previsto nella procedura celere (consid. 9). In una pari
eventualità, se il Tribunale constata una violazione del diritto per via
dell’impossibilità ad impugnare compiutamente la decisione, si giustifica
l’annullamento della medesima e la retrocessione degli atti all’autorità
inferiore per il trattamento in procedura ampliata. Questo perché
l’obbiettivo di accelerare il procedimento in un contesto equo e nel rispetto
delle prerogative di uno stato di diritto posto dal legislatore può essere
garantito solo se l’autorità di prima istanza svolge con attenzione la cernita
delle procedure previste dalla legge (consid. 10).
5.
5.1 Nel caso che ci occupa la domanda d’asilo è stata depositata il 17
agosto 2019 mentre che la decisione impugnata è stata emessa il 30
gennaio 2020, ossia a distanza di 166 giorni. Ciò ha quale prima
conseguenza che il termine di soggiorno al CFA di 140 giorni, che avrebbe
dovuto includere del resto anche la durata della procedura ricorsuale, è
stato superato, così come è stato sensibilmente disatteso il lasso di tempo
totale previsto dal legislatore per lo svolgimento della procedura celere,
composto dai ventuno giorni di procedura preliminare e dagli 8 giorni
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lavorativi per l’emissione della decisione (cfr. sentenza E-6713/2019
consid. 10.1).
5.2 Va altresì osservato che l’audizione svoltasi il 18 novembre 2019 e
rubricata “secondo l’art. 26 cpv. 3 LAsi” è durata ben 8 ore e 55 minuti,
pause escluse nel corso delle quali per almeno 7 ore sono state affrontate
questioni riguardanti i motivi d’asilo dell’insorgente (cfr. atto 36/19). Con
ciò, non si può partire dall’assunto che si trattasse di un’interrogazione
sommaria ai sensi della norma citata – che peraltro sarebbe stata da
svolgersi nel corso della fase preliminare di 21 giorni, termine in specie già
oltrepassato da più di due mesi – quanto più di una prima audizione sui
motivi d’asilo ex art. 29 LAsi (cfr. sentenze del Tribunale E-1765/2020 del
14 aprile 2020 consid. 6.3.2, D-3435/2020 del 21 luglio 2020 consid. 6.5;
E-5624/2019 del 13 novembre 2019 consid. 5.3.1). Questo implica anche
un’inosservanza netta del termine di otto giorni lavorativi per l’emissione
delle decisioni nella procedura celere, visto che il provvedimento è in
specie stato notificato a distanza di 145 giorni dalla fine della fase
preparatoria giusta l’art. 26 cpv. 1 LAsi e 73 giorni dopo la prima audizione
riguardante i motivi d’asilo. Altresì presuppone che l’audizione del 10
gennaio 2020, che è a sua volta durata 3 ore e 50 minuti ed il cui verbale
contiene ben 14 pagine a soggetto dei motivi d’asilo, configuri un
accertamento supplementare già giustificante di principio lo smistamento
in ampliata (cfr. supra consid. 4.2, v. anche sentenza del Tribunale E-
4367/2019 del 9 ottobre 2019 consid. 7).
5.3 La tesi della SEM circa il fatto che la maggior durata della procedura
sia da imputarsi alle specifiche circostanze del caso di specie, e meglio, al
ricovero in ospedale dell’insorgente ed alla postposizione dell’audizione
inizialmente prevista per il 18 ottobre 2020 risulta solo in parte pertinente.
Se è infatti indubbio che la necessità di presa a carico medica abbia
rallentato il corso della procedura, resta il fatto che in casu è stato
necessario interrogare approfonditamente l’interessato due volte sui suoi
motivi di fuga. Inoltre, le questioni di natura medica fanno a loro volta parte
dei fatti giuridicamente determinanti che l’autorità è tenuta a chiarire in
ossequio al principio inquisitorio (cfr. sentenza del Tribunale E-6952/2019
del 13 gennaio 2020 consid. 6; sul principio inquisitorio DTAF 2019 I/6
consid. 5.1). Altresì, atteso che le argomentazioni della SEM a sostegno
della natura sommaria della prima audizione paiono d’acchito insostenibili,
resta il fatto che tra quest’ultimo passo procedurale e la notifica della
decisione sono trascorsi ben oltre due mesi, di modo che, come detto, il
mancato smistamento in procedura ampliata non può in ogni caso essere
ritenuto conforme al volere del legislatore. Viene inoltre da sé che alla luce
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delle circostanze del caso di specie, non era in alcun modo realistico
attendersi che la decisione potesse essere presa entro 8 giorni lavorativi a
far data dall’audizione svoltasi il 18 novembre 2019. Era però a questo
stadio che l’autorità inferiore avrebbe dovuto svolgere la propria cernita.
5.4 Il Tribunale deve altresì constatare come la protezione giuridica,
nell’ambito del proprio parere sulla bozza di decisione negativa, avesse
segnalato, sulla scorta di alcuni riferimenti giurisprudenziali che già
avevano parzialmente delimitato la questione, la necessità di trattare il
caso secondo la procedura ampliata. Codesto rappresentante legale aveva
inoltre evidenziato l’esigenza di istruire ulteriormente le questioni attinenti
allo stato di salute dell’insorgente, aspetto che può rimanere
impregiudicato in questa sede. Non si può inoltre reputare che il
trasferimento dell’insorgente in un altro cantone nel corso del breve termine
di ricorso di sette giorni lavorativi (cfr. atto 55/1) abbia influito positivamente
sulla già circoscritta possibilità di impugnare compiutamente il
provvedimento, viste le ulteriori complessità logistiche che ne sono
derivate.
6.
L’esame della presente domanda d’asilo secondo la procedura celere
risulta pertanto contraria agli art. 29a Cost. e 13 CEDU. Essendo
impossibile emettere una sentenza riformatoria e meglio non potendo
questo Tribunale ovviare al mancato smistamento nella procedura ampliata
(cfr. sentenza E-6713/2019 consid. 10.4), gli atti di causa sono dunque
rinviati all’autorità inferiore affinché abbia a procedere ai sensi dei
considerandi (art. 61 cpv. 1 PA). Il Tribunale può così esimersi dall’esame
delle ulteriori censure.
7.
Visto l’esito della procedura, non sono riscosse delle spese processuali
(art. 63 cpv. 1 PA). Inoltre, ai sensi dell’art. 111ater LAsi non sono attribuite
indennità ripetibili quanto il ricorrente è assistito dal rappresentante legale
designato dalla SEM a norma dell’art. 102h LAsi.
8.
La decisione è definitiva e non può, in principio, essere impugnata con
ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83
lett. d cifra 1 LTF).
(dispositivo alla pagina seguente)
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Pagina 12
il Tribunale amministrativo federale pronuncia:
1.
Il ricorso è accolto. La decisione della SEM del 30 gennaio 2020 è annullata
e gli atti le sono retrocessi affinché abbia a procedere ai sensi dei
considerandi.
2.
Non si prelevano spese processuali.
3.
Non sono accordate spese ripetibili.
4.
Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all’autorità
cantonale competente.