Decision ID: a683b1dc-c674-5e5c-9576-d7e75e8f32dc
Year: 2020
Language: it
Court: TI_CATI
Chamber: TI_CATI_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: public_law

{Fatti,"A. RI 1 (_), cittadina _, è a beneficio di un permesso di domicilio (permesso C) a partire dal 16.11.2016. Nel periodo fiscale 2015, era minorenne ed era al beneficio di un permesso di dimora (permesso B). Di professione è top model, ed è conosciuta a livello internazionale, facendo parte delle 50 indossatrici più famose del momento (cfr. _/, sito internet consultato il 26.5.2020).","B. Nella dichiarazione d’imposta per il periodo fiscale 2015, presentata il 7.10.2016, la contribuente dichiarava di aver percepito redditi per fr. 83'403.-, dall’attività indipendente esercitata come top model in _, _, _ e _ per _, _, _ e _. Alla dichiarazione fiscale allegava il “Questionario complementare per indipendenti senza contabilità” specificando le fonti delle sue entrate. Dichiarava che il reddito di fr. 83'403.- era imponibile all’estero. La contribuente indicava inoltre di possedere sostanza imponibile complessiva per fr. 29'106.-.","C. Con decisione di tassazione del 22.11.2017 l’Ufficio di tassazione di _ (di seguito UT) commisurava, per l’IC e per l’IFD 2015 il reddito imponibile in fr. 51'000.- (determinante per l’aliquota in fr. 95'000.-) e la sostanza imponibile complessiva, ai soli fini IC, in fr. 29'000.-. In particolare, l’autorità fiscale aveva accertato redditi da attività indipendente per fr. 95'000.-, non riconoscendo alcune delle spese aziendali fatte valere. Nel riparto internazionale dei redditi, l’autorità fiscale attribuiva alla Svizzera i redditi conseguiti in _ e _, pari a fr. 51'000.-, alla _ fr. 42'000.- e agli _ fr. 2'000.-.","D. L’11/13.12.2017 RI 1, rappresentata da RA 1, _, presentava reclamo contro la decisione di tassazione IC/IFD 2015, chiedendo che non venisse imposto alcun reddito da attività indipendente in Svizzera. Nel 2015, la reclamante aveva esercitato la propria professione esclusivamente all’estero e, a suo avviso, il solo fatto che _ e _ avessero rinunciato ad imporre i relativi compensi non giustificava che fossero tassati in Svizzera. Dal punto di vista metodologico, l’autorità fiscale avrebbe erroneamente applicato il cosiddetto metodo del “computo”: avrebbe infatti considerato i redditi percepiti all’estero “(...) detraendo o imputando le entrate già tassate all’estero (nel presente caso 0)”. Applicando tale metodo, secondo la reclamante, l’autorità fiscale avrebbe violato il diritto federale e quello delle Convenzioni internazionali: in tutte le convenzioni sulla doppia imposizione, ivi comprese quelle con l’_ e l’_, è previsto il metodo dell’esenzione e non quello del computo. Secondo il reclamo, “(...) il metodo dell’esenzione vieta anche la doppia imposizione virtuale: la Svizzera cioè non può tassare il rispettivo reddito anche ove il paese estero abbia rinunciato, per qualsivoglia ragione, a tassare tale componente di reddito”. Ciò sarebbe espressamente indicato all’art. 24 cpv. 3 della Convenzione tra la Svizzera e l’_ per evitare le doppie imposizioni e all’art. 22 cpv. 2 della Convenzione tra la Svizzera e l’_.","E. Con scritto 14.12.2018, trasmesso per posta APlus ai rappresentanti della reclamante, l’autorità fiscale rilevava che dalla dichiarazione d’imposta risultava che la contribuente aveva esercitato la sua attività indipendente all’estero senza disporre di uno stabilimento d’impresa nei rispettivi Stati. Siccome in _ e negli _ era stata trattenuta l’imposta alla fonte nel 2015, i redditi ivi conseguiti erano stati considerati in Svizzera unicamente per il calcolo dell’aliquota, in applicazione delle Convenzione per evitare la doppia imposizione vigenti (Modello di Convenzione fiscale _ art. 23a cpv. 3). Da redditi aziendali conseguiti in _ (circa il 34% delle entrate lorde) e in _ (circa il 7% delle entrate lorde) non era invece stata trattenuta nessuna imposta alla fonte, motivo per il quale “(...) la CH, luogo dove la contribuente ha la dimora fiscale, deve imporre questo reddito aziendale ordinariamente e non solo per il calcolo dell’aliquota d’imposta globale. Questo modo di procedere è giustificato anche dal fatto che la contribuente, dall’anno 2014 fino almeno al 2018, ci ha richiesto di vidimare il modulo per la domanda di esonero sul reddito del lavoro autonomo in _ (...)”. Pur potendo imporre il reddito ivi conseguito in base agli art. 14 cpv. 1 oppure 17 cpv. 1 della Convenzione del 9 marzo 1976 tra la Confederazione Svizzera e la Repubblica italiana per evitare le doppie imposizioni e per regolare talune altre questioni in materia di imposte sul reddito e sul patrimonio (CDI-I; RS 0.672.945.41), l’autorità fiscale _ non lo aveva fatto, molto verosimilmente perché la contribuente aveva presentato la domanda di esenzione dell’imposta dal lavoro autonomo per il 2015, vidimata dalla Svizzera, che attestava come questi redditi fossero tassati illimitatamente al luogo della dimora fiscale, ossia in Svizzera. Secondo l’autorità fiscale, se uno Stato estero non preleva l’imposta su un determinato reddito non si pone neanche un problema di doppia imposizione. Alla contribuente veniva assegnato un termine scadente il 10.1.2019 per prendere posizione in merito.","Con scritto 8/9.1.2019 la ricorrente, per il tramite dei suoi rappresentanti, ribadiva la richiesta che ai redditi percepiti si applicasse “(...) il metodo dell’esenzione, non del computo”, in quanto ciò non presupponeva alcuna imposizione all’esteroRA 1 esortava all’emanazione di una decisione impugnabile ed anticipava di essere intenzionata, laddove necessario, ad adire il Tribunale federale. Proponeva di contattare in merito l’AFC, per poter ottenere una loro presa di posizione sulla fattispecie.","F. Con missiva del 21.2.2019 (trasmessa tramite invio APlus), l’UT indicava alla contribuente di aver contattato l’AFC e meglio l’Ufficio delle questioni fiscali bilaterali e convenzioni contro le doppie imposizioni del SFF – Segreteria di Stato per le questioni finanziarie internazionali (SFI), nella persona di _, per avere un parere relativo alla fattispecie. La SFI aveva concluso proponendo una reformatio in pejus della precedente decisione, sul presupposto che fosse applicabile l’art. 14 delle CDI e dunque che i redditi d’attività indipendente fossero imponibili esclusivamente in Svizzera. A suo avviso, infatti, l’eliminazione della doppia imposizione da parte della Svizzera non dipendeva dal modo in cui un determinato reddito era stato imposto all’estero, “bensì dalla possibilità prevista nel diritto interno di imporre detto reddito e dal fatto che la CDI non limiti lo Stato di domicilio fiscale nella sua imposizione (effetto negativo delle CDI)”. Nel caso di un lavoro autonomo esercitato all’estero, l’art. 14 delle CDI non limita il diritto dello Stato di residenza di imporre il relativo reddito, in assenza di base fissa nell’altro Stato. Anche i redditi _e e _e avrebbero pertanto dovuto essere imposti in Svizzera, potendo la contribuente chiedere l’esenzione o il rimborso dell’imposta alla fonte all’autorità fiscale estera. Secondo la SFI, l’art. 17 delle CDI (artisti e sportivi), che attribuisce l’imposizione dei redditi allo Stato della prestazione, non trova applicazione per quanto riguarda alle prestazioni di modelle durante sfilate di moda o riprese fotografiche.","L’autorità fiscale comunicava alla contribuente che, in applicazione degli art. 208 cpv. 1 LT e 135 cpv. 1 LIFD, la decisione su reclamo avrebbe dovuto essere peggiorata, con “l’imposizione di tutti i redditi aziendali esteri della contribuente esclusivamente in Svizzera, ossia al luogo di domicilio fiscale”. I rappresentanti della contribuente venivano inoltre informati che la SFI sarebbe stata a loro disposizione per ulteriori chiarimenti in merito. Veniva assegnato un ulteriore termine scadente il 13.3.2019 per presentare eventuali osservazioni.","G. Con risposta del 6/7.3.2019 i rappresentanti della contribuente contestavano la prospettata reformatio in pejus della decisione di tassazione IC/IFD 2015. Ritenevano che alla fattispecie dovesse applicarsi l’art. 17 CDI e non l’art. 14 CDI. I redditi derivanti ad esempio dalle sfilate di moda in Svizzera sarebbero qui imponibili, essendo “esibizioni davanti al pubblico aventi carattere di spettacolo”. Secondo l’insorgente non vi sarebbe alcun dubbio che, soprattutto in rapporto all’_, non sussista alcuna clausola indiretta “subject to tax” nelle CDI. La Svizzera non avrebbe alcun diritto di imposizione. Ritenendo che l’UT non avesse esposto in maniera completa all’AFC la situazione, i rappresentanti della ricorrente avevano sottoposto la fattispecie ad _, che aveva lavorato a lungo all’AFC occupandosi di CDI. Secondo il parere di quest’ultimo, la Svizzera non avrebbe alcun diritto di assoggettare questo tipo di esibizioni svolte all’estero.","In medesima data i contribuenti si rivolgevano pure all’Ufficio giuridico della Divisione delle contribuzioni (di seguito DdC) chiedendo di intervenire dinanzi all’UT per evitare un’inutile procedura ricorsuale e ribadendo che “(...) sia l’estero, sia l’AFC e i cantoni tassano le esibizioni delle top model esclusivamente nello stato in cui si svolgono”.","Con scritto dell’11.3.2019 l’Ufficio giuridico della Divisione delle contribuzioni (di seguito DdC) indicava che la procedura di reclamo era già in corso e che l’autorità fiscale aveva già avuto modo di confrontarsi con la SFI in merito alla fattispecie.","H. Con decisione di tassazione dopo reclamo IC/IFD 2015 del 6.6.2019 l’UT aumentava il reddito imponibile per l’IC e per l’IFD 2015 a fr. 95'000.- (medesimo importo determinante per l’aliquota), facendo riferimento al parere della SFI, poi confermato dall’Ufficio giuridico della Divisione delle contribuzioni. I redditi della reclamante dovevano pertanto essere considerati reddito da lavoro autonomo secondo l’art. 14 delle convenzioni applicabili ed erano come tali imponibili in Svizzera, Stato di domicilio fiscale.","I. Con tempestivo ricorso alla Camera di diritto tributario, RI 1, rappresentata dalla RA 1, chiede di annullare il reddito imponibile in Svizzera e di fissare in fr. 95'000.- quello determinante per l’aliquota. In via preliminare, la ricorrente contesta gli elementi imponibili accertati dall’autorità fiscale e precisa che il reddito imponibile complessivo dev’essere stabilito in fr. 76'223.- (imponibile in _, _, _ e _). Dal profilo giuridico contesta che nel caso di specie possa trovare applicazione l’art. 14 del Modello di Convenzione OCSE. Secondo i rappresentanti dell’insorgente, tutti gli Stati interessati nel caso di RI 1 (fatta eccezione per l’_) considerano le esibizioni delle modelle in occasione delle sfilate di moda di “haute couture” un caso di applicazione dell’art. 17 del Modello di Convenzione OCSE. Anche in Svizzera tutti i Cantoni assoggetterebbero alla ritenuta alla fonte gli spettacoli di moda (producono l’attestato del Canton _ in merito). Pure l’AFC è sempre stata dell’avviso che le modelle, ossia le indossatrici, debbano essere imposte sulla base dell’art. 17 (e non dell’art. 14) del Modello di Convenzione OCSE.","Secondo la tesi ricorsuale, anche altre autorità federali, nell’ambito della loro procedura di autorizzazione, catalogano le modelle tra gli “artisti”. La SECO considera l’attività di fotomodelle un’attività artistica ai sensi dell’art. 2 della Legge sul collocamento.","L. Con osservazioni del 9/12.8.2019 l’Ufficio giuridico della Divisione delle contribuzioni chiede di respingere il ricorso presentato da RI 1","L’autorità fiscale è dell’avviso che dalla sola lettura dell’art. 17 CDI emerga come i soggetti toccati da tale disposto siano da un lato gli sportivi e dall’altro coloro che rivestono un ruolo e si producono in una performance d’artista nell’ambito musicale, televisivo, cinematografico o teatrale. Dall’esemplificazione della nozione di “artisti” contemplata nel modello OCSE risulterebbe che l’articolo 17 CDI non vada applicato a tutti quei soggetti che in un modo o nell’altro potrebbero rientrare in senso lato sotto la categoria “artisti” (o “artiste”), bensì unicamente a coloro che si esibiscono sotto forma di presentatore oppure in qualità di artisti, interpreti o esecutori in occasione di eventi con rilevanza pubblica (sentenza TF 2C_276/2007 del 6.5.2008 consid. 5.2.). La norma deve essere interpretata in tal senso indipendentemente da quanto prevede il diritto interno dei vari Stati. Secondo l’Ufficio giuridico della DdC, che ha ripreso il parere della SFI, la ricorrente non si sarebbe inoltre confrontata con il paragrafo 3 Commentario dell’articolo 17 del modello OCSE: la Svizzera non ha infatti emesso alcuna “osservazione” relativa al paragrafo 3 ad articolo 17 del Commentario del Modello OCSE, come ha invece fatto ad esempio la _ proprio in relazione alla professione di “modelle/i”. La mancanza di una tale “osservazione” conferma la posizione svizzera in merito, che si allinea al giudizio corrente secondo cui l’art. 17 non si applica a modelle/i. Il Commentario OCSE chiarisce inequivocabilmente che l’esibizione delle modelle non rientra nell’art. 17 CDI, laddove indica, sia nella versione francese che inglese: “(...) il ne s’applique pas... à un modele qui se produit en cette qualité (qui présente des vêtements au cours d’un défilé de mode ou d’une séance photo par exemple) et non en tant qu’artiste”, “(...) it does not extend to a visiting conference speaker (...), to a model performing as such (e.g. a model presenting clothes during a fashion show or photo session)”.","Secondo l’autorità fiscale, è ininfluente il fatto che gli Stati interessati dal caso RI 1 (ad eccezione dell’_) abbiano tassato alla fonte le esibizioni della contribuente. Essi si sarebbero limitati ad applicare il loro diritto fiscale interno, che prevede un’imposizione di determinate attività e a prelevare la suddetta imposta alla fonte. Starebbe poi al contribuente dimostrare che è residente fiscalmente in uno Stato partner secondo la CDI e far valere i benefici convenzionali e chiedere un rimborso o un esonero a seconda del caso. Secondo l’Ufficio giuridico della DdC, in assenza di attestati fiscali che confermano che le imposte siano definitive, si potrebbe addirittura ipotizzare che la contribuente o i suoi consulenti abbiano richiesto ed ottenuto i relativi rimborsi fiscali in applicazione delle puntuali CDI, mirando in tal modo ad ottenere una doppia non imposizione.","L’indicazione secondo cui degli Stati, fra i quali gli _, rilascerebbero alle modelle anche semplici visti turistici, sarebbe un aspetto irrilevante. Un visto o un permesso di lavoro non ha una decisiva valenza fiscale, trattandosi piuttosto di una misura di polizia e di controllo abitanti dalla quale ancora non si può trarre una conclusione fiscale. Lo stesso vale per le menzionate istruzioni della SECO. Anche la considerazione secondo cui pure in Svizzera tutti i Cantoni imporrebbero alla fonte gli spettacoli di moda non sarebbe determinante per il giudizio sulla definizione della norma convenzionale applicabile. Modelle così come anche conferenzieri possono essere imposti alla fonte anche nel Canton Ticino (art. 115 LT e 92 LIFD), ma ciò non implica che i suddetti contribuenti non possano far valere la CDI e chiedere successivamente un rimborso per l’imposta pagata.","L’Ufficio giuridico della DdC indica inoltre che la lettera dell’11.11.2002, con cui l’AFC avrebbe istruito tutti i Cantoni sul fatto che le modelle/indossatrici rientrano nel campo d’applicazione dell’articolo 17 anziché dell’articolo 14 del Modello OCSE, non è stata prodotta. L’AFC non sarebbe del resto più autorità competente in materia dal 2011, quando le è subentrata la SFI.","L’autorità fiscale conclude ribadendo l’applicabilità dell’art. 14 delle CDI, che prevede l’esclusiva imposizione nello Stato di residenza fiscale in assenza di base fissa nell’altro Stato, come è il caso per RI 1.","M. Con replica del 25/26.9.2019, l’insorgente indica che al momento dell’entrata in vigore della LIFD la categoria delle modelle era da inserire tra quella degli artisti, nel caso in cui si esibiscono dinanzi ad un pubblico. Per questo motivo, sia l’AFC sia i Cantoni avevano attuato l’imposizione alla fonte per le modelle che si esibivano in Svizzera. Anche in _ sarebbe indiscusso che le modelle che si esibiscono siano soggette all’imposta alla fonte. All’inizio del 2009 il Ministero delle Finanze _ ha pure esteso l’obbligo d’imposta alla fonte per le fotomodelle che non si esibiscono in pubblico, anche se non per l’intero onorario. Anche in _ le indossatrici vengono considerate artiste ai sensi dell’art. 17 del Modello di Convenzione fiscale OCSE. Secondo la dottrina citata dai rappresentanti della ricorrente (_), che ha analizzato il concetto svizzero di artista in maniera approfondita, la prassi svizzera non esigerebbe un particolare livello artistico, ma sarebbe determinante la rappresentazione d’intrattenimento di fronte ad un pubblico. Uno spettacolo di “haute couture” sarebbe un evento e non avrebbe come obiettivo quello di promozione delle vendite. Molti dei capi mostrati verrebbero considerati come opere d’arte e finirebbero nei musei, poiché non sono stati concepiti come veri e propri oggetti di vendita. La Svizzera non potrebbe in assenza di una speciale autorizzazione giuridica imporre ed eventualmente rimborsare nuovamente un’imposta e viceversa non può nemmeno subordinare la non imposizione all’effettivo versamento delle imposte all’estero.","N. Con duplica del 10/11.10.2019 l’Ufficio giuridico della DdC ha ribadito che le considerazioni riprese dall’autorità fiscale a partire dal Commentario OCSE vengono adottate all’unanimità o si fondano su un accordo fra gli Stati membri OCSE ampiamente fondato sul consenso (cosiddetto “widely- based agreement”). Non sono semplici raccomandazioni, ma essenziali strumenti d’interpretazione. La tesi proposta dalla controparte presta il fianco a confusione: l’utilizzo autonomo del diritto interno da parte delle autorità fiscali non nega, successivamente, la possibile applicazione della corrispondente CDI."}

{Diritto,"1. 1.1.","Il diritto fiscale svizzero ha effetti che non si fermano alle frontiere della Confederazione, ma si estendono all’estero, laddove si intrattengono relazioni economiche con il nostro Paese. Gli effetti internazionali in questione possono derivare dal fatto che la sovranità fiscale così come definita dal diritto interno riguarda anche soggetti giuridici che non sono personalmente sottoposti alla sovranità territoriale svizzera, ma hanno qualche relazione economica con la Svizzera. Ma possono anche discendere dal fatto che soggetti personalmente sottoposti alla sovranità territoriale svizzera hanno interessi economici situati all’estero, come nel presente caso.","Per evitare doppie imposizioni, ogni Stato introduce nelle sue norme fiscali determinate disposizioni per limitare il potere di imposizione nei confronti dell’estero. A tali disposizioni si affiancano trattati bilaterali o multilaterali fra i diversi Stati. L’insieme delle norme giuridiche del diritto interno e del diritto dei trattati, che hanno ad oggetto la costituzione del diritto fiscale da un punto di vista internazionale, forma il diritto fiscale internazionale (Blumenstein/Locher, System des schweizerischen Steuerrechts, 7a ediz., Zurigo 2016, p. 140 e segg.).",1.2.,"Nel caso di specie contestato è l’assoggettamento dei redditi conseguiti all’estero da parte della contribuente tramite il lavoro di indossatrice.","Secondo l’autorità fiscale, i redditi percepiti all’estero derivanti da tale attività devono essere considerati redditi da lavoro autonomo e dunque essere imposti interamente in Svizzera, in applicazione dell’art. 14 delle CDI. Secondo l’insorgente la sua attività è quella di “artista” ed i redditi percepiti per tale tipologia di lavoro dovrebbero essere imposti unicamente all’estero, in applicazione dell’art. 17 CDI.","2. 2.1.","La ricorrente è assoggettata all’imposta in Svizzera e nel Canton Ticino in virtù della sua appartenenza personale, in quanto vi ha il domicilio (art. 3 cpv. 1 LIFD; art. 2 cpv. 1 LT). L’assoggettamento in virtù dell’appartenenza personale è illimitato; esso non si estende tuttavia alle imprese, agli stabilimenti d'impresa e ai fondi siti all’estero, per l’imposta federale diretta (art. 6 cpv. 1 LIFD), e fuori cantone, per l’imposta cantonale (art. 5 cpv. 1 LT) (sentenza 2C_276/2007 del 6.5.2008, consid. 3; RDAF 2015 II p. 144; Oberson, Taxation of Artistes and Sportsmen in Switzerland, in “International Taxation of artistes & sportsmen”, Basilea 2009, pag. 16).","La totalità dei proventi, periodici o unici sottostà all’imposta sul reddito (art. 16 cpv. 1 LIFD). Imponibili sono in particolare tutti i redditi provenienti da attività dipendente oppure indipendente (art. 17 e segg. LIFD e art. 18 e segg. LIFD), da sostanza mobiliare (art. 20 LIFD), ecc. I medesimi principi si trovano anche nella LT, agli art. 16 e segg., 17, 19, ecc. (sentenza TF 2C_276/2007 del 6.5.2008, consid. 3.2; sentenza TF 2C_268/2016 del 10.2.2017 consid. 5.1. e 5.2.).",2.2.,"La doppia imposizione viene evitata tramite l’esclusione oppure la limitazione dell’applicazione di una norma fiscale preesistente di diritto unilaterale (RDAF 2015 II p. 144 e riferimenti ivi citati). Una convenzione non può creare una nuova norma fiscale oppure allargare il campo di applicazione di una norma esistente (sentenza TF 2C_604/2011 del 9.5.2012, consid. 2).","Il principio dell’effetto negativo delle convenzioni di doppia imposizione si riferisce al fatto che tali convenzioni contengono unicamente regole che mirano a limitare i poteri impositivi degli Stati. Lo Stato indicato dalla convenzione ha pertanto il potere, ma non l’obbligo, di riscuotere un’imposta secondo il suo diritto interno. In altri termini, bisogna tenere distinta l’attribuzione della competenza di imporre un elemento di reddito o di patrimonio, che è disciplinata dalla convenzione di doppia imposizione, dall’esercizio di tale competenza, che dipende dal diritto interno degli Stati contraenti, riservate particolari disposizioni convenzionali. Uno Stato contraente può in tal modo, per ragioni di politica fiscale, rinunciare a fare uso del suo diritto di imporre un reddito o un capitale, sebbene gli sia attribuito da una convenzione, con la possibile conseguenza che tale elemento non sia imposto del tutto (doppia non imposizione) (cfr. p. es. la sentenza del Tribunale federale del 25 gennaio 2017, n. 2C_606/2016 e 2C_607/2016, consid. 3.5; Oberson, Précis de droit fiscal international, Berna 2014, p. 49).",2.3.,"In applicazione dell’effetto negativo delle Convenzioni di doppia imposizione conviene, nella pratica, analizzare una fattispecie di portata internazionale applicando in un primo tempo il diritto interno. In un secondo momento le regole delle CDI permetteranno, se del caso, di restringere la portata delle norme interne che provocano un problema di doppia imposizione, proibito dalla Convenzione (Oberson, Précis de droit fiscal international, op. cit., p. 49; sentenza TF 2C_268/2016 del 10.2.2017 consid. 5.1.).",2.4.,2.4.1.,"Secondo le normative di diritto interno citate precedentemente, in Svizzera sono imponibili anche tutti i redditi derivanti dall’attività di modella esercitata da RI 1 all’estero. In virtù del domicilio in Svizzera, ella vi è infatti assoggettata illimitatamente alle imposte. Resta quindi da stabilire unicamente in quale misura la sovranità fiscale svizzera sia limitata dalle Convenzioni di doppia imposizione concluse dalla Svizzera con gli altri Stati coinvolti nella fattispecie (sentenza TF 2C_276/2007 del 6.5.2008, consid. 3.2.).",2.4.2.,"Durante il periodo fiscale 2015, RI 1 ha percepito dei proventi per la sua attività di modella nei seguenti Stati: _, _, _ e _. La Svizzera ha concluso, con ognuno di questi Paesi, una Convenzione:","- la CDI-I;","- la Convenzione del 9 settembre 1966 tra la Confederazione Svizzera e la Repubblica Francese, modificata, intesa ad evitare la doppia imposizione in materia di imposte sul reddito e sulla sostanza nonché a prevenire la frode e l’evasione fiscale (CDI-F; RS 0.672.934.91);","- la Convenzione dell’8 dicembre 1977 tra la Confederazione Svizzera e il Regno Unito della Gran Bretagna e dell’Irlanda del Nord per evitare le doppie imposizioni in materia di imposte sul reddito (CDI-GB; RS 0.672.936.712);","- la Convenzione del 2 ottobre 1996 tra la Confederazione Svizzera e gli Stati Uniti d’America per evitare le doppie imposizioni in materia di imposte sul reddito (CDI-USA; RS 0.672.933.61);","3. 3.1.","L’OCSE ha predisposto un modello di Convenzione per evitare le doppie imposizioni, che non è di per sé direttamente applicabile. In pratica, è tuttavia uso comune farvi riferimento come ausilio per l’interpretazione delle nozioni e delle fattispecie del diritto tributario, alla condizione che il modello di convenzione corrisponda alla CDI applicabile nel caso specifico (sentenza TF 2C_750/2013 del 9.10.2014, consid. 2.2.4).",3.2.,3.2.1.,"Come visto, secondo la tesi ricorsuale, applicabile al caso di specie sarebbe l’art. 17 delle CDI, che tratta delle rimunerazioni percepite dagli “artisti e sportivi”: secondo la RA 1 la professione di modella esercitata da RI 1 deve essere inclusa nel novero delle attività di “artista”.",3.2.2.,"L’art. 17 par. 1 del modello di Convenzione OCSE (M-OCSE) prevede che nonostante le disposizioni dell’articolo 15, i redditi che un residente di uno Stato contraente percepisce dalle sue attività personali esercitate in un altro Stato contraente in veste di artista dello spettacolo, quale un artista di teatro, di cinema, della radio oppure della televisione, oppure che un musicista, oppure in quanto sportivo, sono imponibili in tale altro Stato (https://www.oecd.org/fr/ctp/conventions/articles-modele-de-convention-fiscale-2017.pdf, sito internet consultato il 2.6.2020).","L’attuale versione dell’art. 17 par. 1 M-OCSE è stata adottata dal Consiglio dell’OCSE il 15 luglio 2014. La prima versione, risalente al 1963, era così formulata:","Nonostante le disposizioni degli articoli 14 e 15, i redditi che i professionisti dello spettacolo, quali gli artisti di teatro, di cinema, della radio oppure della televisione e i musicisti, come pure gli sportivi, traggono dalle loro attività personali in tale qualità sono imponibili nello Stato in cui tali attività sono esercitate.","Nel 1977 era stata adottata la formulazione tuttora in vigore, con la sola differenza che iniziava con le parole “nonostante le disposizioni degli articoli 14 e 15”; nel 2000 l’inizio del paragrafo era stato emendato in “nonostante le disposizioni degli articoli 7 e 15”. Nel 2014 è stato infine stralciato il riferimento all’art. 7.",3.3.,3.3.1.,"Il Commentario del Modello di convenzione dell’OCSE si confronta con le nozioni di “artisti” e “sportivi” ai paragrafi da 3 a 7. Questi ultimi sono stati inseriti nel commentario nel 1992, in base ad un rapporto adottato dal Consiglio dell’OCSE il 27 marzo 1987 e intitolato “L'imposition des revenus des activités de divertissement et des activités artistiques et sportives”.","Il paragrafo 3 del commentario, in particolare rileva che non è possibile dare una definizione precisa del termine “artista”, ma che il paragrafo 1 dell’articolo 17 fornisce degli esempi di persone che possono essere considerate artisti. Tale elenco non deve essere considerato esaustivo. Da una parte, il termine di “artista” include chiaramente l’attore di teatro, l’attore del cinema, oppure l’attore che partecipa a film pubblicitari per la televisione. L’articolo può anche essere applicato ad artisti e sportivi che partecipano ad attività di natura politica, sociale, religiosa o caritatevole a partire dal momento in cui queste attività comportano una componente di divertimento. La norma non si applica tuttavia a persone che intervengono quali invitati ad un colloquio (ad esempio una persona che si era occupata di politica in passato e che è stata rimunerata per il suo intervento), ad un/a modello/a che si esibisce in tale qualità (che presenta dei vestiti nell’ambito di una sfilata di moda, oppure di una sessione fotografica) e non come artista, né al personale amministrativo o tecnico (ad esempio i cameramen per le riprese di un film, i produttori, i registi, i coreografi, il personale tecnico, oppure gli accompagnatori di un gruppo pop). Esiste pure una zona intermedia nella quale conviene apprezzare il profilo globale delle attività svolte dalla persona interessata (https://read.oecd-ilibrary.org/taxation/modele-de-convention-fiscale-concernant-le-revenu-et-la-fortune-version-abregee-2017_mtc_cond-2017-fr#page362, sito consultato il 2.6.2020).","Va sottolineato che la parte del commentario, che si riferisce all’ex politico e al modello che partecipa a una sfilata, cioè il passaggio riportato in corsivo nel testo che precede, è frutto di un emendamento adottato dal Consiglio dell’OCSE il 15 luglio 2014.",3.3.2.,"Come ha correttamente riportato l’autorità fiscale, al paragrafo 15 del Commentario dell’art. 17 M-OCSE, la Turchia, per quanto concerne gli esempi illustrati al paragrafo 3, ha inserito un’osservazione, secondo cui a suo avviso l’attività di modello che si esibisce in tale veste (ossia che presenta dei vestiti durante una sfilata di moda oppure durante una sessione fotografica) rientra nel campo di applicazione di tale articolo, tenuto conto della natura di tale attività che implica una prestazione ed un’apparizione pubblica.","La Svizzera non ha formulato alcuna analoga osservazione alla norma in questione.",3.4.,"La dottrina non è concorde in merito alla qualifica delle modelle e dei “dressmen” come artisti. Secondo un’opinione, si dovrebbero considerare artisti, quando mostrano i vestiti in pubblico e la sfilata di moda non ha come scopo primario la promozione delle vendite, bensì quello dell’intrattenimento (Hahn-Joecks, Zur Problematik der Besteuerung ausländischer Künstler und Sportler, Baden-Baden 1999, p. 66, citato da: Graf/Christoffel, in: Zweifel/Beusch/Matteotti [a cura di], Internationales Steuerrecht, Basilea 2015, n. 60 ad art. 17 M-OCSE, p. 1274). Vi sono invece autori che escludono in generale che un/a modello/a possa essere considerato/a un artista (Grossman, Die Besteuerung des Künstlers und Sportlers im internationalen Verhältnis, San Gallo 1992, p. 54, nota n. 191).","Una monografia sul tema propone la seguente definizione di “artista”:","“(...) a person giving an artistic and entertaining performance directly or indirectly before an audience, regarldess of the artistic or entertainment level. This definition implies that:","- there must be a performance;","- the performance is in public, i.e. directly before an audience or recorded and later reproduced for an audience; and","- the predominant element of the performance must be artistic and entertaining, but the level is irrelevant”.","(Molenaar, Taxation of International Performing Artistes, IBFD, Amsterdam 2005, p. 91).","Coerentemente con la suddetta definizione, l’autore citato ha inserito nella nella lista dei “non artisti” le categorie “models in commercials” e “models in fashion shows” (Molenaar, op. cit., p. 92).","In ogni caso, anche la dottrina sottolinea poi che, secondo l’OCSE, i modelli/e non devono essere considerati artisti, indipendentemente dal fatto che essi presentino dei vestiti nell’ambito delle sfilate di moda oppure che partecipino ad un fotoshooting (cfr. OCSE, Discussion Draft on the Application of Article 17 of the OECD Model Tax Convention, 23 April 2010 to 31 July 2010, paragrafo 3 [https://www.oecd.org/ctp/treaties/45058769.pdf], citato da Graf/Christoffel, op. cit., p. 1274; v. anche Locher/Marantelli/Opel, Einführung in das internationale Steuerrecht der Schweiz, 4a ediz., Berna 2019, p. 632).",3.5.,"A proposito dei lavori dell’OCSE, che hanno condotto all’adozione, da parte del Consiglio, della versione del commentario ora in vigore, durante l’incontro del Comitato OCSE in ambito di affari fiscali, tenutosi il 26.6.2014 (https://www.oecd.org/tax/treaties/report-article%2017-model-tax-convention.pdf, sito consultato il 4.6.2020), è stata discussa proprio la proposta contenuta nel citato Discussion Draft del 2010. Al paragrafo 30 si può infatti leggere:","“One commentator disagreed with proposed clarification concerning models and speakers, suggesting that “there is a level playing field and ex-politicians should be regarded as performers as much as any other public speaker, who is not currently and directly involved in politics” and that “models ... are more analogous to actors”. That commentator went on to recommend that that “the references to ex-politicians and models being exempt from Article 17, be deleted and it made clear such activities fall within Article 17”. The Committee, however, disagreed with that view”.","Ne consegue la chiara volontà dell’OCSE di escludere dal campo di applicazione dell’articolo 17 paragrafo 1 M-OCSE l’attività dei modelli e delle modelle, quando partecipano a una sfilata di moda o a una sessione fotografica.","4. 4.1.","Come visto, nel periodo fiscale 2015, RI 1 ha esercitato la propria professione di modella in 4 Stati diversi: l’_, la _, gli _ la _.",4.2.,"L’art. 14 della CDI-I prevede che i redditi che un residente di uno Stato contraente ritrae dall’esercizio di una libera professione o da altre attività indipendenti di carattere analogo sono imponibili soltanto in detto Stato, a meno che detto residente non disponga abitualmente nell’altro Stato contraente di una base fissa per l’esercizio della sua attività. Ove disponga di una tale base fissa, i redditi sono imponibili nell’altro Stato ma limitatamente alla parte attribuibile a detta base fissa. Al capoverso 2 viene indicato che l’espressione “libera professione” comprende in particolare le attività indipendenti di carattere scientifico, letterario, artistico, educativo e pedagogico, nonché le attività indipendenti dei medici, avvocati, ingegneri, architetti, dentisti e contabili.","Secondo l’art. 17 CDI-I, nonostante le disposizioni degli articoli 14 e 15, i redditi che gli artisti dello spettacolo, quali gli artisti di teatro, del cinema, della radio e della televisione ed i musicisti, nonché gli sportivi, ritraggono dalle loro prestazioni personali in tale qualità sono imponibili nello Stato contraente in cui dette attività sono svolte.",4.3.,"In un’ordinanza del 20.6.2018 la Corte di cassazione italiana (sezione 5, n. 21865), in un caso che opponeva l’Agenzia delle entrate alla _, ha confermato la sentenza n. 36/32/10 del 22.3.2010 della Commissione tributaria regionale della _ che, a sua volta, aveva confermato la decisione di primo grado con la quale erano stati annullati gli avvisi di accertamento per mancate ritenute IRPEF, con riferimento ai compensi erogati dalla _ alla società di diritto svizzero _, operante come agenzia di “Model managament”, direttamente a modelli e modelle non residenti, sul rilievo che: “le prestazioni dei modelli in sfilate e servizi fotografici non sono prestazioni di artisti dello spettacolo, in quanto non contano le capacità artistiche dei modelli ma solo la loro attitudine a presentare il prodotto per la commercializzazione attraverso pose e atteggiamenti”, per cui il compenso da essi percepiti non è soggetto ad imposizione in Italia, trattandosi di attività di lavoro autonomo, in applicazione dello schema di convenzione _, “che prevede la tassazione del reddito da lavoro autonomo solo nello Stato di residenza e non nello Stato dove si è percepito il compenso, come previsto dal combinato disposto degli artt. 7, 14 e 17 dello schema _”."}