Decision ID: bb8afaed-ac2b-54be-8ca4-6b87d460ffcd
Year: 2005
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_006
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: civil_law

in fatto:
A.
Con istanza 26 maggio 2004, _ AO 1 ha chiesto al Pretore _ nei confronti di _ AP 1 a concorrenza di fr. 425'978,50.-- oltre interessi il sequestro in base all'art. 271 cpv. 1 n. 2 e 5 LEF delle PPP _ e _ del fondo base part. n° _ RFD di _. Quale causa di credito è stata indicata la sentenza 30 ottobre 2003 (recte: 13 maggio 2004) del Bezirksgerichtspräsidium _, _.
L’istante, fondandosi sulla menzionata sentenza, allora non ancora esecutiva in quanto la motivazione non era ancora stata comunicata alle parti, aveva sostenuto che la parte convenuta stava cercando in tutti i modi di vendere il proprio patrimonio per sottrarsi ai suoi impegni nei confronti dell’istante. Oltre a produrre diverse inserzioni in giornali relative a determinate offerte immobiliari, l’istante ha riferito della vendita a terzi di un immobile della convenuta situato a _, nonché di due appartamenti siti a _, che erano oggetto di trattative tra le parti per un componimento bonale della causa nella quale è poi stata emanata la sentenza su cui è fondata l’istanza di sequestro.
B
. Lo stesso giorno, il Pretore ha decretato il sequestro come richiesto.
C.
Con opposizione 15 giugno 2004 redatta in lingua tedesca, poi tradotta in italiano nel termine fissatole dal primo giudice, _ AP 1 ha chiesto l’annullamento del sequestro, facendo valere il carattere non definitivo della sentenza 30 ottobre 2003, il fatto che le quote di comproprietà sequestrate fossero sovraipotecate e l’assenza di indizi della sua asserita volontà di prendere la fuga o di trafugare i propri beni.
D.
All’udienza di contraddittorio del 21 luglio 2004 è comparso solo il sequestrante, il quale ha precisato che a detta del compratore degli appartamenti di _, l’opponente avrebbe preteso il versamento del prezzo in Francia, dove risiede la sorella. Ha inoltre osservato come l’immobile di _, ipotecato per fr. 7'600'000.--, è stato venduto per un prezzo di fr. 6'350'000.-- con tutti di diritti di pegno.
E.
Con sentenza 10 agosto 2004, il Pretore _, ha respinto l’opposizione.
In sintesi, egli ha considerato il credito del sequestrante reso sufficientemente verosimile con la produzione della sentenza 30 ottobre 2003 del _. D’altro canto, dopo aver ritenuto che la causa di sequestro di cui all’art. 271 cpv. 1 n. 5 LEF non fosse manifestamente realizzata, il Pretore ha per contro confermato il sequestro sulla base di quella contemplata dalla cifra 2 della stessa norma, considerando che la volontà della convenuta di trafugare i propri beni fosse stata resa sufficientemente verosimile con le dichiarazioni scritte dei signori _ e _ circa il tentativo di trasferire beni all’estero, segnatamente su conti in Francia, nonché con l’episodio della vendita degli appartamenti di _.
F.
Il 28 settembre 2004, _ AP 1 ha presentato appello contro la decisione pretorile.
L’appellante contesta di essere intenzionata a sottrarsi (“diretrarsi”) all’adempimento dei propri obblighi e comunque afferma che il sequestrante non è in grado di dimostralo. Asserisce di aver cambiato domicilio (alla volta di _) per motivi di salute e di essersi ufficialmente annunciata alle competenti autorità. L’appellante contesta inoltre di aver venduto immobili e ad ogni modo aggiunge che se dovesse farlo ciò non potrebbe essere assimilato a un trafugamento di beni, dal momento che il sequestrante non ha dimostrato che gli immobili sono stati venduti a un prezzo inferiore a quello di mercato. Ella nega infine di aver trasferito soldi in Francia.
G.
Nelle sue osservazioni, il sequestrante contesta l’affermazione dell’appellante secondo cui solo le vendite a prezzi inferiori a quelli di mercato possono essere considerate quali atti di trafugamento di beni. In ogni caso, ritiene che la vendita dell’immobile di _ sia stata convenuta per un prezzo (fr. 6'350'000.--) inferiore al valore di mercato, siccome inferiore all’aggravio ipotecario (fr. 7'600'000.--). Anche i due appartamenti di _, di 2 rispettivamente 4
1⁄2
locali, sarebbero stati ceduti per un prezzo insufficiente (fr. 340'000.--). Ribadisce d’altronde il carattere abusivo di quest’ultima compravendita, relativa a fondi la cui cessione era stata proposta nel corso di trattative bonali tra le parti, nonché l’efficacia probatoria delle dichiarazioni dei signori _ e _. Infine, il sequestrante segnala che la motivazione della sentenza 30 ottobre 2003 è stata comunicata alle parti il 16 agosto 2004, ma la parte sequestrata l’ha impugnata con appello.
H.
Con scritto 18 ottobre 2004, il patrocinatore di _ AP 1 ha trasmesso a questa Camera, per conoscenza, copia di una sentenza 11 settembre 2004 del Tribunale cantonale di San Gallo.

Considerando
in diritto:
1.
Questioni procedurali
1.1.
L’appellante ha ritirato la decisione impugnata l’11 agosto 2004 e inoltrato appello, in lingua tedesca, il 23 agosto 2004. Essendo il 21 agosto 2004 un sabato, il termine di ricorso di 10 giorni dell’art. 278 cpv. 3 è rispettato (cfr. art. 31 LEF). Inoltre, il patrocinatore dell’appellante, dopo aver chiesto – ed ottenuto – una proroga del termine impartito ai fini della traduzione in italiano, l’ha prodotta l’ultimo giorno del termine prorogato: l’appello è così tempestivo.
1.2.
La decisione del giudice del sequestro – sia essa di annullamento o di conferma del sequestro (cfr.
Reiser
,
Basler Kommentar zum SchKG, vol. III, Basilea/Ginevra/Monaco 1998,
n. 44-45 ad art. 278) – che statuisce sull’opposizione (ai sensi dell’art. 278 cpv. 1 LEF) interposta dal debitore sequestrato o da un terzo può essere impugnata entro dieci giorni davanti all’autorità giudiziaria superiore (art. 278 cpv. 3 primo periodo LEF), nel Cantone Ticino la Camera di esecuzione e fallimenti, con il rimedio dell’appello (art. 22 LALEF nonché 14 e 22 lett. c LOG), qualora il valore litigioso sia pari o superiore a fr. 8’000.--. L’autorità superiore deve verificare – sulla base delle allegazioni e dei documenti prodotti dalle parti ed eventualmente anche dei fatti nuovi di cui le stesse si possono avvalere (art. 278 cpv. 3 secondo periodo LEF) – se nel caso concreto in relazione al realizzarsi delle condizioni del sequestro addotte dal creditore – e contestate dalle controparti – è raggiunto il grado di verosimiglianza necessario per il mantenimento del provvedimento conservativo, atteso che in caso negativo annullerà la decisione del giudice di prime cure che ha confermato il sequestro rispettivamente confermerà la decisione che lo ha annullato, riservate soluzioni intermedie (cfr.
Amonn/Walther,
Grundriss des Schuldbetreibungs- und Konkursrechts, 7a ed., Berna 2003, n. 74 ad § 51;
Reeb
, Les mesures provisoires dans la procédure de poursuite, in: ZSR 1997/II, p. 482).
1.3.
a)
Le decisioni in materia di sequestro, in tutte le istanze, sottostanno alla procedura sommaria (art. 25 n. 2 lett. a LEF). Le norme cantonali che reggono tale procedura devono rispettare la massima dispositiva, il principio attitatorio nonché le massime di celerità e di concentrazione (cfr. J.
Piégai
, La protection du débiteur et des tiers dans le nouveau droit du séquestre, tesi Losanna 1997, p. 213 ss. con rif.; Y.
Artho von Gunten
, Die Arresteinsprache, tesi Zurigo 2001, p. 73 ss.). Detto altrimenti, il giudice non agisce d'ufficio, esamina solo ciò che è stato allegato e decide unicamente in base alle prove addotte dalle parti e che possono essere assunte seduta stante, salvo che il fatto allegato sia stato ammesso o non contestato dalla controparte non contumace (
Vogel/Spühler
, Grundriss des Zivilprozessrechts, 7a ed., Berna 2001, n. 24 ad cap. 6 e n. 12 ad cap. 10).
Il giudice può accontentarsi della semplice verosimiglianza dei fatti ed esaminare sommariamente i punti di diritto nella misura compatibile con l'esigenza di celerità (cfr.
Hohl
, La réalisation du droit et les procédures rapides, tesi Friborgo 1997, n. 453;
Gilliéron
, op. cit., p. 138, B;
Piégai
, op. cit., p. 212;
Artho von Gunten
, op. cit., p. 85 ss.). Il giudice apprezza liberamente le prove (art. 20 cpv. 5 LALEF).
b)
I principi di celerità e di concentrazione impongono in particolare alle parti alte esigenze di motivazione per poter giungere ad un giudizio sollecito. Il giudice del sequestro non deve ricercare tra tutti i documenti prodotti quelli che potrebbero essere determinanti a sostegno delle allegazioni della parte. Quest'ultima non può limitarsi ad indicare tesi descrittive – sia fattuali che in diritto – ma deve sostanziarle con riferimenti puntuali e d'immediato riscontro nei documenti che considera determinanti.
c)
Vi è verosimiglianza quando esiste una certa probabilità che i fatti allegati corrispondano al vero (
Piégai
, op. cit., n. 792, p. 173). Secondo questa Camera, la verosimiglianza è data a due condizioni cumulative (cfr. CEF
15 maggio 2002 [14.2002.6], cons. 1.5d):
●
che vi sia un “inizio di prova” (“commencement de preuve”, DTF 107 III 36, 39 e 40, cons. 3 e 5;
Stoffel
, Basler Kommentar zum SchKG, vol. III, Basilea/Ginevra/Monaco 1998, n. 3 ad art. 272), ossia indizi oggettivi e concreti a conforto della tesi del sequestrante;
●
che dall’esame degli allegati e dei mezzi di prova si ricavi l’impressione che i fatti rilevanti per il giudizio si siano comunque realizzati, pur senza poter escludere la probabilità nello stesso ordine di grandezza di una realtà di segno opposto; detto altrimenti, vi è verosimiglianza (semplice) quando sono possibili anche altre soluzioni altrettanto probabili; viceversa, un fatto è da ritenere inverosimile, quando si ha la netta impressione che i fatti si siano svolti diversamente da quanto affermato dal sequestrante.
d)
In virtù dell'art. 278 cpv. 3, 2. periodo LEF, le parti possono, nell'ambito del ricorso contro la decisione su opposizione, avvalersi di fatti nuovi. Secondo la giurisprudenza di questa Camera (CEF 10 aprile 2000 [14.1999.82], cons. 1.5.e; 30 ottobre 2001 [14.2001.75], cons. 1.5e) sono ricevibili sia i fatti, prove ed eccezioni nuovi che si sono verificati dopo l'emanazione della sentenza di primo grado (cosiddetti "nova in senso proprio") che quelli verificatisi prima ("nova in senso improprio").
Per evidenti ragioni pratiche, riconducibili al principio di celerità, i fatti e le allegazioni nuovi di ogni tipo possono essere addotti solo fino alla fase dello scambio degli allegati (CEF 5 luglio 1999 [14.1999.3], cons. 3).
Nel caso concreto, è pertanto inammissibile la produzione della sentenza 11 settembre 2004 del Tribunale cantonale di San Gallo, di cui allo scritto 18 ottobre 2004 dell’appellante (cfr. supra ad H), peraltro – come si vedrà – irrilevante ai fini del presente giudizio.
2.
Giusta l’art. 272 cpv. 1 LEF,
il sequestro viene concesso dal
giudice
del luogo in cui si trovano i beni, purché il creditore renda verosimile l'esistenza:
1. del credito;
2. di una causa di sequestro;
3. di beni appartenenti al debitore.
Nel caso di specie, a questo stadio della procedura, è litigiosa solo la questione dell’esistenza di una causa di sequestro ai sensi dell’art. 271 cpv. 1 n. 2 LEF.
3.
Giusta l’art. 271 cpv. 1 n. 2 LEF, per i crediti scaduti, in quanto non siano garantiti da pegno, il creditore può chiedere il
sequestro
dei beni del debitore quando questi, nell’intenzione di sottrarsi all’adempimento delle sue obbligazioni, trafughi i suoi beni, si renda latitante o si prepari a prendere la fuga.
La realizzazione di questa causa di sequestro presuppone la riunione di una circostanza oggettiva (trafugamento di beni, latitanza o preparazione alla fuga) e di una circostanza soggettiva (intenzione di sottrarsi all’adempimento delle sue obbligazioni) (cfr.
Amonn/Walther
, op. cit., n. 14 ad § 51;
Stoffel
, op. cit., n. 62-64 ad art. 271). Un trafugamento si realizza quando il debitore nasconda, regali, venda a prezzo irrisorio o trasferisca all’estero i suoi beni (cfr.
Cometta,
Assistenza giudiziaria internazionale in materia esecutiva, in: Assistenza giudiziaria internazionale in materia civile, penale amministrativa ed esecutiva, CFPG n. 20, Lugano 1999, p. 160 ad 2.2.4.2, con rif.;
Gilliéron
, Commentaire de la LP, vol. IV, Losanna 2003, n. 43 ad art. 271
). Dal profilo soggettivo, vi devono essere indizi oggettivi e concreti che il debitore fosse cosciente (intenzione o dolo eventuale) che il suo comportamento era idoneo ad ostacolare l’esercizio dei diritti
del
creditore o almeno a renderlo molto più difficile (cfr. CEF 7 aprile 2003 [14.03.2], cons.
4.1;
Jaeger/Walder/Kull/Kottmann,
Bundesgesetz über Schuldbetreibung und Konkurs, vol.
I, 4a ed., Zurigo 1997, n. 25 ad art. 271).
4.
In concreto, il primo giudice ha ritenuto che il sequestrante avesse sufficientemente reso verosimile che l’appellante stesse compiendo atti di trafugamento, con riferimento ad un suo asserito tentativo di trasferire i suoi beni all’estero, segnatamente su conti in _
, e alla vendita di un immobile a una società di _.
4.1.
Per quanto concerne il primo motivo, il Pretore si è fondato su due scritti 2 marzo 2004 dello stesso sequestrante, controfirmati per conferma dai signori _ _ (doc. I) e _ _ (doc. L), secondo cui, il 23 settembre 2003, il signor _ _, acquirente, davanti alla porta d’entrata dell’Hotel _, avrebbe detto in presenza dei testi e del sequestrante che _ AP 1 avrebbe preteso da lui che facesse trasferire in _ il prezzo d’acquisto dei due appartamenti di _. L’appellante (ad 2.3), a dire il vero in modo alquanto confuso, nega di aver voluto trasferire fondi all’estero.
a)
Giusta l’art. 20 cpv. 3 LALEF sono ricevibili le dichiarazioni scritte di terzi, in sostituzione della prova testimoniale, che non è ammessa. Nel caso concreto, le dichiarazioni di cui ai doc. I e L, firmate da persone di cui s’ignora tutto, e in particolare se abbiano o no un interesse nella lite, non sono riferite direttamente al fatto che s’intende rendere verosimile – ossia il tentativo di trafugamento – ma alla dichiarazione di _ _. Non si tratta pertanto di dichiarazioni su fatti conosciuti personalmente dai testimoni (ai sensi dell’art. 237 cpv. 1 CPC, applicabile alla fattispecie per il rinvio dell’art. 25 LALEF), sicché non possono costituire prova della veridicità di quanto asserito dai dichiaranti (cfr.
Cocchi/Trezzini
, CPC-TI, Lugano 2000, n. 1 ad art. 237). Non si capisce d’altronde per quale motivo il sequestrante non abbia semmai prodotto una dichiarazione scritta di _ _, mentre ha versato agli atti la nota di debito che la banca WIR ha fatto pervenire a _ relativa all’addebito del suo conto a favore di _ AP 1 per l’acquisto dei due appartamenti in questione (doc. H). Tale nota – del resto – prova al contrario che i pagamenti sono stati effettuati in Svizzera e non all’estero: la cooperativa WIR ha infatti instaurato un sistema di compensazione bilaterale nel quale i pagamenti avvengono mediante compensazione tra i conti dei contraenti – e partecipanti al sistema – aperti presso la banca WIR, la cui sede è situata a Basilea (cfr. DTF 95 II 179; M. L
autner
, Der “WIR”- Verrechnungsverkehr, tesi Zurigo 1964, p. 60 e 100 ss.).
b)
D’altronde, il sequestrante non ha fatto valere altri indizi che potessero rendere verosimile l’esistenza del trasferimento di beni di _ AP 1 all’estero.
4.2.
Il primo giudice ha inoltre fondato la sua decisione sul fatto che _ AP 1 avesse alienato diversi immobili, ad esempio a una società di _, dopo aver proposto al sequestrante il componimento bonale della vertenza che oppone le parti mediante cessione di un immobile. Ha ritenuto che le alienazioni non fossero contestate dall’opponente e che il semplice fatto che il fondo sia gravato da oneri ipotecari per un importo superiore al valore di stima non escludesse a priori che dalla sua realizzazione potesse risultare un maggior utile da destinare eventualmente al sequestrante.
a)
Dal doc. 3 (numerato dal sequestrante con la cifra 20) si evince effettivamente che l’opponente, il 4 maggio 2004, ha chiesto all’Ufficio dei registri di _ l’iscrizione del trapasso del fondo part. n° _ RFD _ a favore di _ S.A., _, per il prezzo di fr. 6'350'000.--.
Tuttavia, la semplice vendita, da parte del debitore, di attivi suoi non costituisce in sé una causa di sequestro ai sensi dell’art. 271 cpv. 1 n. 2 LEF. È inoltre necessario che la vendita configuri oggettivamente e soggettivamente un atto di “trafugamento”. In altre parole, la vendita deve essere il mezzo usato dal debitore per far sparire o mettere da parte l’oggetto venduto (cfr. i testi in francese e in tedesco dell’art. 271 cpv. 1 n. 2 LEF), in modo da ostacolare un’eventuale procedura esecutiva al foro svizzero dell’esecuzione (cfr.
Gilliéron
, op. cit., n. 43 ad art. 271;
Stoffel
, op. cit., n. 62 ad art. 271). Secondo parte della dottrina (
Cometta,
op. cit., p. 160 ad 2.2.4.2;
Gilliéron
, op. cit., loc. cit.), si verifica un caso di trafugamento in particolare quando il debitore vende un attivo a un prezzo irrisorio (“bradage” o svendita). Per S
toffel
(op. cit., loc. cit.) invece, basta una semplice alienazione o messa in pegno, purché abbia quale effetto di privare il creditore di un attivo che altrimenti sarebbe potuto essere realizzato a suo favore. Questa opinione, che fondamentalmente corrisponde al testo dell’art. 271 cpv. 1 n. 2 LEF, merita approvazione e troverà applicazione ai casi in cui esiste – da un punto di vista neutro che prenda in considerazione il negozio giuridico nella sua globalità – una manifesta sproporzione tra il valore del bene alienato e il prezzo ottenuto. Sebbene un prezzo inferiore al valore di mercato possa costituire un indizio di trafugamento, occorre valutare la situazione caso per caso. Spetta al sequestrante rendere verosimile che la vendita configura una causa di sequestro (cfr.
Gilliéron
, op. cit., loc. cit.).
Nella fattispecie, il sequestrante ha sì dimostrato l’esistenza del trapasso del fondo part. n° _ RFD _, ma non ha fornito indizi oggettivi e concreti che il prezzo di fr. 6'350'000.-- comprendesse una donazione dissimulata. Il sequestrante si è limitato a sostenere che tale prezzo fosse inferiore all’effettivo valore commerciale, siccome l’aggravio ipotecario, nel caso concreto pari a fr. 7'600'000.--, raggiungerebbe comunemente tra il 60 e l’80% del valore effettivo di mercato. Orbene, non sono rare le fattispecie in cui il prezzo di realizzazione di un immobile non permette la copertura di tutti gli oneri ipotecari. Il sequestrante avrebbe invece dovuto produrre documenti (ad es. una perizia) atti a rendere verosimile una evidente sproporzione fra le prestazioni.
b)
Lo stesso discorso va fatto per la vendita degli immobili di _, avvenuta con contratto del 15 ottobre 2003 (doc. 3 allegato alle osservazioni all’appello). Non può infatti dirsi notorio il fatto che il prezzo di mercato dei due appartamenti in questione sia di gran lunga superiore a fr. 340'000.--. Anche in tal caso difettano indizi oggettivi e concreti a sostegno della tesi del sequestrante. A prescindere dalla sua rilevanza, il fatto poi che l’opponente avrebbe proposto al sequestrante la cessione di immobili per il componimento bonale della vertenza risulta, in modo del resto assai vago, da atti redatti dagli stessi patrocinatori del sequestrante (doc. 4/21 e 5/22), la cui valenza probatoria è pertanto scarsa.
c)
Il Pretore e il sequestrante accennano infine alla vendita di altri immobili. Si tratta probabilmente di quelli indicati sulle offerte di vendita di cui ai doc. B, C, D, E e H. Non sono però stati allegati elementi che permettano di ricollegare dette offerte con l’appellante. Dall’opposizione (ad 6 e 8) risulta poi, contrariamente a quanto constatato dal primo giudice, che l’opponente ha negato di aver venduto fondi o di aver organizzato preparativi per venderne.
5.
Infine, il sequestrante ha esplicitamente precisato di non considerare il cambiamento di domicilio dell’opponente quale fuga ai sensi dell’art. 271 cpv. 1 n. 2 LEF e non sostiene più l’esistenza di una causa di sequestro giusta l’art. 271 cpv. 1 n. 5 LEF.
6.
L’appello va quindi accolto.
La tassa di giustizia e le indennità di appello seguono la soccombenza.
Richiamati gli art. 271 ss. LEF, 48, 49, 61 e 62 OTLEF,