Decision ID: ed538019-dace-5683-8f9d-349e726d57a2
Year: 2002
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: civil_law

in fatto: A. _ _ (1945) e _ _ (1940) si sono sposati a _ il _ 1969. Dal matrimonio non sono nati figli. Il marito lavora come _ _ per l'Ufficio _ alla _, la moglie è anch'essa funzionaria dell'_ _. In seguito a difficoltà di natura familiare e finanziaria, nel maggio del 2000 _ _ si è rivolta a un legale, che ha dato avvio a trattative con il marito. I coniugi vivono separati dall'agosto del 2000, quando _ _ ha lasciato l'abitazione coniugale, di cui è comproprietario con la moglie (particella n. _RFD di _), per trasferirsi in un appartamento a _.
B. Il 24 agosto 2000 i coniugi hanno sottoscritto una convenzione per regolare la loro “separazione di fatto per un periodo indeterminato”, concordando di sospendere la vita in comune, di assegnare l'abitazione coniugale alla moglie, di aumentare il mutuo ipotecario su quell'immobile di fr. 100 000.– per saldare svariati debiti, di accantonare fr. 1750.– mensili ciascuno su un conto presso la Banca _ per la copertura degli interessi e dell'ammortamento (autorizzandosi reciprocamente a chiedere la trattenuta di quell'importo sul rispettivo stipendio in caso di mora), di adottare il regime della separazione dei beni a seguito del quale il marito avrebbe ceduto alla moglie la sua quota di un mezzo di comproprietà sull'abitazione (rimanendo tuttavia debitore solidale per gli oneri ipotecari), di ripartire in ragione di metà ciascuno l'eventuale eccedenza in caso di vendita di quella casa, di attribuire mobilio e suppellettili in proprietà alla moglie (salvo alcuni beni riservati al marito), in favore della quale è stato fissato un contributo alimentare di fr. 325.– mensili. L'accordo contemplava inoltre la clausola seguente:
I coniugi convengono sin d'ora che quanto stabilito con la presente convenzione varrà anche in caso di separazione o di divorzio.
C. L'indomani, 25 agosto 2000, con atto pubblico rogato dal notaio dott. _ _ i coniugi hanno adottato la separazione dei beni, stabilendo – in particolare – che il marito avrebbe trasferito alla moglie con atto separato la sua quota di un mezzo di comproprietà sul fondo n. _, che la moglie avrebbe assunto tutti i mutui ipotecari (il coniuge continuando tuttavia a risponderne solidalmente nei confronti della banca), che il mobilio, la biancheria e le suppellettili situate nell'abitazione erano riconosciuti di proprietà di lei. Dall'ottobre 2001 _ _, che da anni accusava problemi di salute, è totalmente inabile al lavoro. Nel gennaio del 2001 il notaio ha convocato i coniugi per la firma dell'atto di compravendita, mediante la quale il marito avrebbe ceduto alla moglie la sua quota di un mezzo di comproprietà immobiliare al prezzo di fr. 643 940.65, soluto mediante assunzione dei debiti nei confronti della Banca _. _ _ ha rifiutato di sottoscrivere l'atto e ha interrotto il versamento degli importi pattuiti nella convenzione. Il fondo risulta tuttora intestato in comproprietà in ragione di un mezzo ciascuno ai due coniugi.
D. Il 17 aprile 2001 _ _ ha promosso azione di separazione davanti al Pretore del Distretto di Bellinzona, chiedendo, in ossequio alla convenzione matrimoniale stipulata il 25 agosto 2000, il trapasso a suo nome della quota di comproprietà pari a un mezzo della particella n. _ detenuta dal marito, l'assunzione nei rapporti interni fra coniugi dei debiti ipotecari (il marito restando solidalmente responsabile nei confronti della banca), l'assegnazione in proprietà di mobilio, biancheria e suppellettili posti nell'abitazione coniugale, il riparto a metà ciascuno di un eventuale utile in caso di vendita dell'immobile, oltre a un contributo alimentare indicizzato di fr. 2075.– mensili con relativa trattenuta sul salario del coniuge. In via cautelare essa ha postulato l'autorizzazione a vivere separata, l'attribuzione dell'abitazione coniugale, un contributo di mantenimento di fr. 2075.– mensili e la trattenuta di predetto importo dallo stipendio del coniuge.
E. All'udienza del 3 maggio 2001, indetta per la discussione delle domande cautelari, il marito ha aderito sia alla richiesta di vita separata sia all'assegnazione in uso alla moglie dell'abitazione coniugale. Si è opposto invece alle altre domande, contestando in particolare la validità delle due convenzioni firmate nell'agosto del 2000 e facendo valere che, in seguito al perdurare della sua inabilità lavorativa, il suo salario sarebbe presto stato ridotto del 20%. Entrambe le parti hanno notificato prove e _ ha sollecitato, nelle more istruttorie, il contributo di mantenimento in suo favore, domanda avversata del marito. Statuendo il 4 maggio 2001, il Pretore ha fissato un contributo di mantenimento per lei di fr. 1500.– mensili dal 1° maggio 2001, decretando la trattenuta dell'importo dallo stipendio del marito.
F. Esperita l'istruttoria, le parti hanno rinunciato al dibattimento finale e hanno prodotto un memoriale conclusivo. Nel suo allegato dell'8 agosto 2001 _ _ ha ribadito la richiesta di vita separati e di attribuzione in uso dell'abitazione coniugale, aumentando il contributo di mantenimento rivendicato per sé a fr. 2100.– mensili fino al 31 maggio 2001 e a fr. 2280.– dopo di allora (oltre alla trattenuta di salario per i predetti importi). Con il suo memoriale del 9 agosto 2001 _ _ ha postulato a sua volta l'autorizzazione a vivere separati e l'attribuzione dell'abitazione in uso alla moglie (previa restituzione di svariati oggetti), opponendosi alle altre richieste. Statuendo il 28 agosto 2001, il Pretore ha autorizzato la sospensione della comunione domestica, ha attribuito l'abitazione coniugale alla moglie (riconoscendo al marito il diritto di prelevare i suoi effetti personali), ha fissato per quest'ultima un contributo di mantenimento di fr. 1614.70 mensili dal 1° maggio 2001 e ha ingiunto al datore di lavoro del marito di trattenere l'importo dal salario, riversandolo alla moglie. Le spese, con una tassa di giustizia di fr. 300.–, sono state poste per un quinto a carico dell'istante e per il resto a carico del convenuto, tenuto a rifondere alla controparte fr. 1500.– per ripetibili ridotte.
G. Contro il decreto appena citato _ _ è insorto con un appello del 7 settembre 2001 nel quale chiede che, in riforma del giudizio pretorile, alla moglie sia rifiutato ogni contributo e che la richiesta di trattenuta di stipendio sia respinta. Nelle sue osservazioni del 3 ottobre 2001 _ propone di rigettare l'appello e di confermare la sentenza impugnata.

Considerando
in diritto: 1. Il Pretore ha accertato anzitutto che al momento di firmare le due convenzioni il marito non versava in uno stato psicologico tale da non comprenderne la portata, contrariamente a quanto egli pretendeva, tant'è che in quel periodo egli era abile al lavoro e aveva stipulato altri contratti, compreso l'acquisto di un terreno a _ _. In realtà egli aveva sottoscritto liberamente le convenzioni, dopo avere partecipato attivamente alla loro confezione, e ne aveva capito la portata, il rispettivo contenuto essendo chiaro e completo. Se non che, per il primo giudice, la convenzione del 24 agosto 2000 risultava manifestamente inadeguata e non poteva essere omologata, prevedendo essa un onere alimentare sensibilmente superiore a quello calcolato secondo il principio del riparto a metà dell'eccedenza. Per ragioni di equità il Pretore ha considerato nondimeno l'impegno dei coniugi a onorare in ragione di metà ciascuno il debito ipotecario che grava la casa di cui sono comproprietari, stabilendo perciò che il marito corrisponda alla moglie, in aggiunta al contributo alimentare, la metà degli interessi ipotecari che questa riverserà alla banca.
Ciò posto, il Pretore ha calcolato il reddito mensile del marito in fr. 6823.– netti e quello della moglie in fr. 5046.–. Egli ha quindi determinato il fabbisogno di lui in fr. 4984.85 mensili (minimo esistenziale del diritto esecutivo fr. 1100.–, quota degli interessi ipotecari fr. 1179.10, premio della cassa malati fr. 497.60, locazione fr. 1200.–, assicurazioni fr. 18.15, imposte fr. 990.–) e quello di lei in fr. 4079.05 (minimo esistenziale del diritto esecutivo fr. 1100.–, quota degli interessi ipotecari fr. 1179.10, premio della cassa malati fr. 285.70, spese di riscaldamento fr. 250.–, tassa di canalizzazione fr. 21.95, assicurazioni fr. 152.30, imposte fr. 890.–, spese professionali per l'automobile fr. 200.–). Dedotti i fabbisogni della famiglia dall'insieme dei redditi, il primo giudice ha suddiviso a metà l'eccedenza di fr. 2805.10, onde un contributo mensile per la moglie di fr. 435.60. A tale importo egli ha poi aggiunto la quota di interessi ipotecari a carico del marito (fr. 1179.10), per un onere complessivo di fr. 1614.70 mensili dal 1° maggio 2001. Egli ha inoltre confermato la trattenuta di pari importo sullo stipendio del convenuto, che aveva sospeso unilateralmente i versamenti.
2. L'appellante ricorda che – come ha attestato il proprio medico psichiatra – se la sua capacità di discernimento era intatta al momento della firma, la capacità di agire secondo tale discernimento era scemata già dal febbraio 2000. Per di più, la convenzione del 24 agosto 2000 riguardava unicamente la separazione di fatto e non può essere posta a fondamento di un'istanza provvisionale né tanto meno può valere per il merito. Inoltre, egli soggiunge, il suo reddito diminuirà presto a fr. 5587.– mensili a causa della persistente inabilità lavorativa. D'altro canto, la moglie non può pretendere di occupare da sé sola l'abitazione coniugale, i cui oneri sono eccessivi. Essa dev'essere chiamata ad assumere pertanto gli interessi ipotecari, mentre il costo per l'alloggio nel fabbisogno di lei va ridotto a fr. 1200.– mensili. Il convenuto fa valere altresì che l'attrice ha aumentato inammissibilmente la richiesta di contributo con le conclusioni e che il di lei fabbisogno va ridotto a fr. 3585.70 mensili, importo al quale essa può senz'altro far fronte con il proprio reddito, conservando una disponibilità di fr. 1460.30 mensili. In simili circostanze – egli conclude – non rimane spazio per un contributo di mantenimento, tanto meno ove si consideri che il nuovo diritto consacra “il principio dell'automantenimento di ciascun coniuge”. In ogni modo, a torto il Pretore ha aggiunto agli alimenti gli oneri ipotecari, i quali non fanno parte del contributo.
3. Litigiosa è in primo luogo la validità della convenzione sottoscritta dai coniugi il 24 agosto 2000. Nel diritto in vigore fino al 31 dicembre 1999 una convenzione sulle conseguenze accessorie della separazione o del divorzio vincolava le parti già dalla stipulazione, non solo dall'omologazione per opera del giudice. Tutt'al più un coniuge poteva poi chiedere al giudice di non approvare l'accordo invocando vizi della volontà, oppure adducendo un notevole cambiamento di circostanze per rapporto al giorno della firma, o ancora censurando l'intesa come manifestamente iniqua o illegale (Bühler/Spühler in: Berner Kommentar, 3a edizione, n. 149 segg. ad art. 158 vCC; Lüchinger/Geiser in: Kommentar zum Schweizerischen Privatrecht, ZGB I, Basilea 1996, n. 25 ad art. 158 vCC con richiami). Ciò non toglie che, per principio, una convenzione legasse le parti sin dalla sottoscrizione.
Nel diritto odierno occorre distinguere secondo la procedura di divorzio o di separazione adottata (si veda il rinvio generale dell'art. 117 cpv. 2 CC). In caso di divorzio su richiesta comune (art. 111 CC), i coniugi hanno la facoltà di revocare il loro accordo unilateralmente fino al giorno dell'ultima audizione (FF 1996 I 155 in alto; Sutter-Somm, Neuerungen im Scheidungsverfahren, in: Hausheer, Vom alten zum neuen Scheidungsrecht, Berna 1999, pag. 234 n. 5.34), ovvero fino alla conferma scritta inviata al giudice dopo il periodo bimensile di riflessione (art. 111 cpv. 2 CC; Werro, Concubinage, mariage et démariage, Berna 2000, pag. 110 n. 485; Rhiner, Die Scheidungsvoraussetzungen nach revidiertem schweizerischen Recht, Zurigo 2001, pag. 184 con rimandi di dottrina alla nota 741). Ciò vale per analogia anche in caso di divorzio su richiesta comune con accordo parziale (art. 112 CC; Sutter-Somm, loc. cit.; Sutter/Freiburghaus, Kommentar zum neuen Scheidungsrecht, Zurigo 1999, n. 41 ad art. 140 CC). Trattandosi di un divorzio su azione unilaterale (art. 114 e art. 115 CC), invece, la dottrina maggioritaria ritiene che la convenzione diventi vincolante sin dalla firma e non possa più essere rescissa unilateralmente (FF 1996 I 155 n. 234.7 in fine; Sutter-Somm, loc. cit.; Sutter/Freiburghaus, op. cit., n. 39 ad art. 140 CC; Leuenberger, in: Schwenzer, Praxiskommentar Scheidungsrecht, Basilea 2000, n. 5 ad art. 140 CC; critici: Fankhaser, Die einverständliche Scheidung nach neuem Scheidungsrecht, Basilea 1999, pag. 79 in alto; Liatowitsch in: Schwenzer, Praxiskommentar Scheidungsrecht, Basilea 2000, Anh. K n. 11; Rumo-Jungo, Scheidung auf gemeinsames Begehren, in: Vortrag an der Tagung Eherecht unter besondere Berücksichtigung des Scheidungsrechtes vom 16. November 2001, pag. 8 e 9 n. III.2 lett. e in fine).
Anche nell'ipotesi testé accennata, comunque sia, rimane alle parti la facoltà di chiedere al giudice di non omologare la convenzione invocando vizi della volontà o una notevole e imprevista mutazione delle circostanze, oppure facendo valere che l'accordo non adempie i requisiti degli art. 140 cpv. 2 e 141 cpv. 3 CC (FamPra.ch 1/2001 n. 7 pag. 112 consid. 3; Fankhauser, op. cit., n. 43 ad art. 111 CC; Werro, op. cit., pag. 111 n. 486; Sutter/ Freiburghaus, op. cit., n. 6 ad art. 140 CC). E l'art. 140 cpv. 2 CC impone al giudice di verificare che i coniugi abbiano stipulato la convenzione di loro libera volontà, dopo matura riflessione, e che l'accordo sia chiaro, completo e non manifestamente inadeguato. Il disposto si applica, per analogia, anche nell'ambito di misure provvisionali e di protezione dell'unione coniugale (Sutter/ Freiburghaus, op. cit., n. 7 ad art. 140 CC). La prova delle circostanze che si oppongono all'omologazione incombe, per il resto, a chi se ne prevale (Sutter/Freiburghaus, op. cit., n. 82 ad art. 140 CC).
4. L'appellante sostiene che la sua capacità di discernimento era scemata già dal febbraio 2000, motivo per cui non era in grado di capire la portata e gli effetti del documento sottopostogli per la firma. L'interessata obietta che il marito ha sottoscritto liberamente e consapevolmente le due convenzioni, ha partecipato attivamente al loro allestimento e ha risposto con cognizione di causa davanti al Pretore, segnatamente in occasione dell'interrogatorio formale. In ogni modo, essa aggiunge, il medico curante del marito ha attestato che la sua capacità di discernimento era intatta; inoltre in quel periodo egli era abile al lavoro e ha firmato altri contratti, in particolare per l'accensione di un piccolo credito e per l'acquisto di un terreno a _ _.
Il dottor _, psichiatra del marito, ha attestato di averlo in cura fin dal 1989 e di avere costatato nell'ultimo anno “che la capacità di discernimento del paziente era intatta, mentre era diminuita quella di agire secondo tale discernimento”, la diminuzione potendo essere “stabilita da lieve a media”. Egli ha precisato che “in linea di principio il paziente capiva i quesiti che gli venivano sottoposti, poiché il discernimento era intatto. La diminuzione riguardava soltanto la capacità di agire secondo tale discernimento” (verbali, pag. 12). Non risulta tuttavia che nell'agosto del 2000 l'appellante fosse inabile al lavoro (incarto personale richiamato della Sezione delle risorse umane; interrogatorio formale della moglie, verbali, pag. 7, risposta n. 13). Anzi, il citato professionista ha confermato che “nei periodi in cui egli lavorava era in grado di prendere decisioni”, fosse pure con grande difficoltà (verbali, loc. cit.). Dagli atti emerge inoltre che il convenuto ha condotto personalmente le trattative per l'allestimento degli accordi, fornendo il calcolo delle imposte (interrogatorio formale: verbali, pag. 9, risposte n. 4, 5 e 6; doc. R). Per di più, ancora nell'agosto del 2000 l'interessato ha sottoscritto un prestito di fr. 20 000.– (doc. 9), nell'ottobre ha venduto la propria automobile e fra agosto e ottobre ha acquistato unitamente alla propria amica un terreno a _ _ (deposizione _ _: verbali, pag. 14 verso il basso e nel mezzo). A un giudizio di mera verosimiglianza non si scorgono dunque ragioni sufficienti per ritenere che egli non fosse in grado di comprendere la portata delle convenzioni sottoscritte.
5. A parere dell'appellante, in ogni modo, la convenzione era stata allestita unicamente nella prospettiva di una separazione di fatto e non può essere posta a fondamento di una procedura giudiziaria. Ora, l'accordo contempla invero una clausola secondo cui quanto stipulato sarebbe stato valido “anche in caso di separazione o di divorzio” (sopra, consid. B; doc. N, pag. 4, n. 9). Se non che, la premessa dell'intesa menziona unicamente la volontà dei coniugi di “tentare una separazione di fatto per un periodo indeterminato nella speranza di salvare il matrimonio” (doc. N, pag. 2 in alto). La corrispondenza del legale dell'attrice, inoltre, faceva riferimento espresso a una “separazione consensuale di fatto” (doc. O; doc. 3, 4 e 5) e anche l'interessata riconosce che “si è sempre discusso di separazione di fatto” (osservazioni, pag. 7, n. 14.1). In simili circostanze appare dubbio che la pattuizione possa vincolare le parti anche solo in sede provvisionale, non potendo essere omologata una convenzione il cui testo non è chiaro e la cui portata non sia stata oggetto di matura riflessione (art. 140 cpv. 2 CC). Per di più, come si è visto (consid. 3), una convenzione di divorzio o di separazione obbliga le parti sin dalla firma solo ove essa sia allestita ai fini di una procedura unilaterale, mentre negli altri casi essa può essere liberamente revocata fino alla decorrenza del termine di riflessione. Il valore vincolante della pattuizione in esame, pertanto, dipenderebbe dalla decisione dell'attrice di introdurre, dopo la firma, una petizione unilaterale di separazione. Simile conseguenza appare urtante ove appena si pensi che l'ipotesi non era neppure stata presa in considerazione dalle parti. Né si scorgono motivi per limitare gli effetti dell'accordo alla sola procedura provvisionale, quanto meno in mancanza di qualsiasi accenno in tal senso.
Sia come sia, nel caso specifico la questione circa la validità di una pattuizione volta a regolare una separazione di fatto nell'ambito di una successiva procedura giudiziaria può restare aperta. Le parti, infatti, non censurano l'opinione del Pretore nella misura in cui questi ha rifiutato di omologare la convenzione del 24 agosto 2000 per manifesta inadeguatezza in applicazione dell'art. 140 cpv. 2 CC (si vedano in particolare le osservazioni dell'appellata, pag. 9, punti 17 e 18), né spetta a questa Camera verificare d'ufficio l'apprezzamento del primo giudice. Ne discende che la convenzione del 24 agosto 2000 non può essere considerata vincolante per regolare l'assetto cautelare nella causa di merito. Per quanto attiene al computo degli oneri ipotecari nel fabbisogno dei coniugi, si dirà oltre (consid. 8). Giovi rilevare, in ogni modo, che la portata della convenzione del 25 agosto 2000 con cui le parti hanno adottato il regime della separazione dei beni non è oggetto del presente giudizio.