Decision ID: e45ba731-3657-53d8-9a15-ccbfd2eb91be
Year: 2012
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_002
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: civil_law

in fatto:
A.
Con contratto scritto 17 luglio 2006 (doc. B) è stata formalizzata l'assunzione di AP 1 alle dipendenze di AO 1, titolare dell'omonima impresa di pittura, quale operaio pittore, con inizio dell'attività il 24 maggio 2006 e a tempo indeterminato, con uno stipendio annuo lordo di fr. 52'910.-.
A seguito della disdetta 28 novembre 2008 da parte del datore di lavoro (doc. E) tra le parti è sorto un contenzioso in merito alla data di conclusione del rapporto lavorativo, i cui dettagli qui non occorre menzionare, e a riguardo delle spettanze salariali, in particolare per i versamenti relativi al periodo di assenza del dipendente per infortunio (dal 23 febbraio al 14 dicembre 2008) e le relative indennità giornaliere erogate dall'istituto assicurativo SUVA.
B.
Non essendo stata possibile una composizione bonale della vertenza, con istanza 22 giugno 2009 AP 1 ha chiesto alla Pretura _ nord di condannare la AO 1 a versargli fr. 14'777,20, oltre interessi dal 1° gennaio 2009, "
a titolo di spettanze salariali e di indennità giornaliere per infortunio
". In occasione dell'udienza di discussione del 29 luglio 2009 (atto II) il convenuto ha riconosciuto di essere debitore nei confronti dell'istante di
fr. 3'448,35, sulla base di un calcolo delle spettanze retributive complessive per l'anno 2008 e dei versamenti asseritamente eseguiti.
Con la replica l'istante ha contestato tali conteggi, ritenendo di poter aumentare la propria pretesa complessiva a fr. 16'440.- netti e ha eccepito "
la falsità delle firme apposte sulle fatture fotocopiate nel doc. 19
(
recte
: 17)
, e più in particolare su fattura 7 novembre 2008 per fr. 8'000.- e fattura 6 giugno 2008 per
fr. 5'000.-"
(verbale udienza 29 luglio 2009, pag. 10, ad 3).
Contestata da parte del convenuto l'eccezione di falso e confermata in occasione dell'udienza 16 settembre 2009 l'intenzione di insistere a volersi servire del documento prodotto quale doc. 17 (atto IV), con ordinanza 25 febbraio 2010 il Pretore ha ordinato una perizia giudiziaria relativa all'autenticità delle firme contestate.
Respinte le richieste di ulteriori delucidazioni peritali, le parti hanno potuto formulare conclusioni scritte all'udienza 23 febbraio 2011, con le quali si sono sostanzialmente riconfermate nelle rispettive tesi e domande, fatta eccezione per la pretesa dell'istante, ridotta alla cifra inizialmente indicata di fr. 14'777,20.
C.
Con sentenza 28 aprile 2011 il Pretore ha parzialmente accolto l'istanza, condannando AO 1 a versare a AP 1 fr. 5'922,85 netti, oltre interessi come richiesti, riconoscendo al convenuto un'indennità per ripetibili parziali commisurata alla rispettiva soccombenza.
Ribadita la giurisprudenza relativa alla ripartizione dell'onere della prova, il primo giudice ha dapprima stabilito, sulla base dei conteggi prodotti dallo stesso convenuto, che la somma di
fr. 2'474,50 versata al dipendente non può essere considerata quale acconto sulle spettanze salariali corrispondendo alla quota parte dei contributi LPP indebitamente trattenuti dallo stipendio e erroneamente versati alla cassa pensione, da restituire all'istante in virtù dell'esonero contributivo retroattivo (doc. 13, 14 e 15).
Confrontando i conteggi discordanti delle parti, il giudice di prime cure ha quindi identificato la contestazione nei due versamenti del 6 giugno 2008 di fr. 5'000.- e 7 novembre 2008 di fr. 8'000.-. Si tratta di due versamenti che il convenuto pretende aver effettuato, circostanza che ha inteso dimostrare con la produzione delle ricevute (e meglio delle copie ottenute da carta carbone doc. 10 e 17) di cui l'istante ha eccepito la falsità della firma a lui attribuita. Sulla base delle considerazioni e delle conclusioni a cui è giunto il referto steso dal perito giudiziario, che ha ritenuto l'autenticità delle firme senz'altro probabile (perizia pag. 9 ultimo paragrafo), il primo giudice ha concluso di poter ritenere che le due firme apposte sulle ricevute contestate siano autentiche.
A mente del Pretore tale conclusione è altresì rafforzata da un importante indizio, ovvero dalle espressioni utilizzate dalla rappresentante sindacale dell'istante almeno in due occasioni, negli scritti 26 gennaio 2009 (doc. G) e 24 marzo 2009 (doc. 6) che parlano di "ricevute" al plurale, ciò che deve essere riferito a più di un versamento e contraddice la tesi della falsificazione che lascerebbe sussistere un solo valido versamento attestato da una ricevuta (incontestata) del 6 ottobre 2008 (doc. N).
Con rinvio alle motivazioni esposte nella decisione 27 gennaio 2011 (atto XIXb) che ha negato l'assunzione agli atti del referto calligrafico fatto allestire dall'istante, il Pretore ha infine confermato come tale documento non sia ritenuto idoneo ad intaccare la valenza della perizia giudiziaria.
D.
Con appello 27 maggio 2011 l'istante chiede di annullare e riformare il querelato giudizio nel senso di accogliere l'istanza, condannando il convenuto a versargli fr. 18'922,85 netti, oltre interessi.
Egli si sofferma preliminarmente sulla conclusione tratta dal Pretore a seguito delle due lettere (doc. G e doc. 6) in cui compare il termine plurale di "ricevute", deduzione questa che metterebbe pesantemente in dubbio l'onestà dei rappresentanti sindacali che, dopo essersi così espressi, hanno negato in causa l'esistenza di più di una ricevuta valida. Il ragionamento pretorile è quindi criticato per non aver considerato un elemento di fatto rilevante quale indizio, ovvero che il datore di lavoro disponga della ricevuta originale per il solo pagamento in contanti incontestato, mentre per i due asseriti pagamenti contestati dispone per sua ammissione solo delle copie carbone. Al Pretore viene quindi rimproverato di non aver dato alcuna spiegazione logica a questa ed altre anomalie.
Riproposte le contestazioni, già in precedenza sollevate, alla procedura adottata dal Pretore e in particolare alla mancata audizione quali testi della perita giudiziaria e della perita di parte, l'appellante chiede di assumere queste prove alla luce delle risultanze molto opinabili a cui è giunta la perizia giudiziaria.
L'atto di appello ripropone poi, sostanzialmente inalterate, le ampie considerazioni "

in fatto e in diritto
" già esposte nel memoriale conclusivo prodotto in occasione del dibattimento finale del 23 febbraio 2011 (atto XXVI).
Chiesto infine "
che venga acquisita agli atti la perizia di parte 8 novembre 2010 e si proceda all'audizione anche in contraddittorio delle due perite
", l'appellante espone il calcolo dello scoperto ammontante a fr. 18'922,85, somma sulla quale chiede vengano riconosciuti anche interessi di mora dal 1° gennaio 2009.
Con risposta 7 luglio 2011 il convenuto ne ha proposto la reiezione per motivi di cui, se necessario, si dirà in seguito.
e considerato
in diritto:
1.
Il 1° gennaio 2011 è entrato in vigore il nuovo codice di diritto processuale civile svizzero (CPC). Ritenuto che la procedura innanzi al Pretore è stata avviata prima di quella data, la stessa, fino alla sua conclusione, resta disciplinata dal diritto cantonale previgente (art. 404 cpv. 1 CPC) e meglio dal codice di procedura civile ticinese (CPC/TI). Non così invece la procedura ricorsuale in rassegna, che, avendo preso avvio a seguito di una decisione pretorile comunicata dopo quella data, è retta dalle nuove disposizioni federali (art. 405 cpv. 1 CPC)
.
2.
Con l'atto d'appello l'istante formula una pretesa di fr.
18'922,85, oltre interessi, ovvero una somma superiore a quanto chiesto in prima sede (fr. 14'777,20, oltre interessi, nel
petitum
dell'istanza 22 giugno 2009 e nelle conclusioni scritte presentate all'udienza 23 febbraio 2011).
Nella misura in cui eccede la pretesa formulata dinanzi al primo giudice la domanda è irricevibile, trattandosi di una mutazione della domanda inammissibile ai sensi dell'art. 317 CPC. L'appellante neppure indica i motivi di tale nuova richiesta, limitandosi a una esposizione del calcolo delle pretese scoperte.
3.
Il significato dell'atto di appello è quello dell'esposizione avanti alla Camera adita di circostanziate critiche all'accertamento dei fatti e/o all'applicazione del diritto di cui alla sentenza impugnata, così da consentire, entro i limiti delle domande formulate, la sua verifica da parte dell'autorità superiore ed eventualmente la sua riforma nel senso auspicato dal ricorrente.
Sembrerebbe perciò scontato presumere che l'atto di appello abbia necessariamente a confrontarsi in forma critica con i contenuti del giudizio che si intende impugnare. È però ovvio che ciò non può avvenire laddove vengano richiamate o riprodotte le argomentazioni già esposte negli atti della procedura svolta davanti al Pretore, poiché in tali scritti si cercherebbero invano critiche a un giudizio che non è ancora stato emanato, ragione per cui la giurisprudenza prevede la sanzione dell'irricevibilità per il gravame che si limita a richiamare argomentazioni espresse in precedenti allegati oppure che si esaurisce nella testuale o quasi trascrizione dell'allegato conclusionale (Sentenza del Tribunale federale 4A_659/2011 del 7 dicembre 2012; II CCA del 26 agosto 2011 inc. 12.2011.40;
Cocchi/Trezzini
, CPC-TI, m. 21 e 22 ad art. 309; CPC-TI App., m. 36 ad art. 309; RtiD II-2009, n. 7c pag. 632). La riproduzione di ampi stralci del memoriale conclusivo soggiace necessariamente ai medesimi principi nella misura in cui si tratta di narrazioni redatte allo scopo di convincere il Pretore della bontà delle proprie argomentazioni alla luce delle risultanze dell'istruttoria, e non invece con la diversa finalità di suffragare avanti alla Camera d'appello l'erroneità del giudizio impugnato.
Ciò premesso, si constata che buona parte dell'appello (da pagina 10 a pagina 37) è costituito dalla letterale trascrizione delle conclusioni presentate al Pretore il
23 febbraio 2011. Le ampie
citazioni tratte da quell'allegato, non essendo al servizio di circostanziate censure al giudizio pretorile,
rendono questa parte dell'appello
irricevibile.
Possono quindi di essere esaminate solamente le censure esposte nella parte iniziale dell'atto di appello (pagine da 1 a 9) nella misura in cui risultino avere una valenza autonoma rispetto alla parte irricevibile.
4.
Non costituisce una vera censura ed è pertanto irricevibile (art. 311 cpv. 1 CPC) la parte introduttiva dell'appello volta sostanzialmente a difendere l'onestà professionale del patrocinatore dell'istante che si pretende sia stata messa "
pesantemente in dubbio
" dalle tesi di controparte e dalle conclusioni del Pretore.
5.
Una critica al giudizio pretorile può essere invece ravvisata nella lamentela per il fatto che dall'istruttoria non sarebbe emersa alcuna prova certa del versamento delle somme indicate nelle ricevute oggetto di contestazione. Tali "
ricevute in carta carbone
" presenterebbero firme "
che ben potrebbero essere state ricalcate a mano, appunto tramite la carta carbone da chiunque e in qualsiasi tempo, oppure costruite tramite stratagemmi
" (appello, pag. 6). L'appellante sottolinea come il convenuto avrebbe ben potuto portare la prova del versamento esibendo estratti conto bancari o postali o altra documentazione attestante i prelevamenti delle somme che pretende aver versato in contanti. Il ragionamento è poi supportato da una serie di interrogativi e dall'implicito rimprovero al Pretore di non averli considerati o non avervi dato la giusta risposta.
Simili censure sono a loro volta irricevibili, ritenuto come l'appellante non si confronti direttamente con le tesi del primo giudice, prediligendo piuttosto l'esposizione dei fatti e della sua soggettiva interpretazione degli stessi, con l'ausilio di una serie di ipotesi o veri e propri teoremi.
In ogni caso, se anche si volesse considerarle ricevibili, tali censure sarebbero comunque da respingere. Il Pretore ha già esposto i criteri giurisprudenziali relativi alla ripartizione dell'onere probatorio.
Nel caso specifico non sono contestate le circostanze suscettibili di fondare la pretesa del lavoratore, ovvero il rapporto di lavoro e lo stipendio dovuto. Il motivo del contendere è limitato alla prova dell'avvenuto pagamento delle spettanze salariali, che il convenuto adduce essere intervenuto, circostanza che pretende di dimostrare sulla base dei documenti prodotti. L'appellante neppure contesta che i documenti esibiti da controparte siano da considerare quali ricevute e come tali, riservata la loro validità, in grado di attestare e quindi dimostrare l'avvenuto pagamento. Le sue argomentazioni e lo sforzo profuso in causa sono pertanto finalizzati a dimostrare la falsità di tali ricevute e meglio delle firme che vi compaiono. Il Pretore ha però ritenuto che, neppure con l'ausilio del referto peritale, l'istante sia stato in grado di dimostrare la sua tesi.
Il giudizio merita conferma siccome, a fronte di una perizia che ritiene senz'altro probabile l'autenticità delle firme contestate, non può essere rimproverato al primo giudice di non aver ritenuto raggiunta la prova certa della falsificazione. A ciò si aggiunga che lo stesso appellante pretende dimostrata una circostanza che neppure è in grado di definire in modo univoco. Egli non ha infatti saputo indicare con certezza se la pretesa falsificazione consista nell'imitazione da parte di mano terza di una sua firma (eventualmente tramite un'operazione di ricalco) o piuttosto nell'involontaria e contemporanea riproduzione sulla ricevuta di una firma da lui effettivamente apposta ad altro scopo su di un documento qualsiasi, senza accorgersi della presenza di una carta carbone e del supporto cartaceo abilmente dissimulati sotto. Quest'ultima tesi, non priva di suggestione, non è però suffragata da alcun elemento concreto e non può pertanto essere rimproverato al Pretore di non averla fatta propria.
Ne consegue che, non avendo saputo l'istante far fronte all'onere della prova in merito all'asserita falsificazione delle firme apposte sulle ricevute, il Pretore ha correttamente ritenuto le stesse quale prova dell'avvenuto versamento delle somme ivi indicate, respingendo la relativa pretesa dell’istante.
6.
Non può essere di aiuto alla tesi dell'attore il fatto che le ricevute contestate attesterebbero pagamenti in contanti intervenuti in momenti e luoghi insoliti ed inusuali, ciò che farebbe dubitare della disponibilità di simili somme in contanti da parte del datore di lavoro. La tesi non merita conferma già per il fatto che l'istruttoria ha permesso di accertare come un simile modo di procedere non sia poi così inusuale, avendo il dipendente in almeno un'altra occasione firmato una ricevuta in analoga circostanza e dello stesso tipo (doc. N).
7.
Non sono infine in grado di sovvertire la conclusione del Pretore le censure riferite alla perizia giudiziaria. Le stesse si esauriscono nell'indicare come "
molto opinabili
" le risultanze a cui è giunta la perita, ciò che renderebbe "
assolutamente importante e fondamentale
" ulteriori atti istruttori, quale l'audizione sua e della grafologa interpellata dall'istante (appello pag. 9).
Il Pretore ha indicato "
i motivi per i quali la perizia di parte commissionata dall'istante non sia stata ritenuta idonea ad intaccare la valenza della perizia giudiziaria
" rinviando espressamente alle considerazioni espresse nella sua decisione del 27 gennaio 2011 con la quale è stata respinta la richiesta di assunzione di ulteriori prove al riguardo (sentenza impugnata pag. 4 n. 9). A giusta ragione il Pretore non ha più ritenuto necessario tornare sulla questione nell'ambito del giudizio finale. Con le censure d'appello l'istante non si confronta con tali argomenti, che qui non occorre neppure riprendere, insistendo invece su pretesi dubbi espressi dalla perita giudiziaria che sarebbe, a suo modo di vedere, incorsa in contraddizioni. Si tratta infatti di obiezioni che non scalfiscono l'attendibilità del referto peritale, non potendo bastare soggettive obiezioni dell'appellante, che ritiene di contrapporre la propria opinione a quella del perito giudiziario, a dimostrare l'inconcludenza di determinate affermazioni di quest’ultimo o la loro contraddittorietà.
Viste le circostanze, non può pertanto essere rimproverato al Pretore di aver aderito alle conclusioni a cui è giunto il perito in merito all'ipotesi di falsificazione delle firme contestate e di aver conseguentemente respinto le richieste di ulteriori accertamenti istruttori al riguardo (sentenza del Tribunale federale 5A_647/2011 del 31 maggio 2012 consid. 4.4.6).
Per gli stessi motivi nemmeno si giustifica di ammettere l'analoga richiesta formulata in questa sede.
8.
Abbondanzialmente, con riferimento agli accertamenti in corso da parte del Ministero pubblico a seguito della segnalazione della Presidente della Camera (verbale udienza 25 luglio 2011), si rileva che il giudizio pretorile, confermato alla luce delle risultanze istruttorie, potrà semmai essere rimesso in discussione facendo capo all'istituto della revisione qualora ne fossero dati i motivi e, segnatamente, nel caso in cui dall'esito del procedimento penale risultasse che la decisione sfavorevole all'appellante sia stata influenzata da un crimine o da un delitto (art. 328 cpv. 1 lett. b CPC).
9.
In definitiva la sentenza del Pretore regge alle critiche mosse dall'istante, per cui l'appello, nella misura in cui è ricevibile, è infondato e deve essere respinto.
Non si prelevano spese processuali, trattandosi di una causa fondata sul diritto del lavoro di valore non superiore a fr. 30'000.- (art. 114 lett. c CPC). Le spese ripetibili della procedura di appello, calcolate sulla base di un valore litigioso di fr. 13'000.- (fr.
18'922,85
./. fr.
5'922,85
), seguono la soccombenza (art. 106 CPC).