Decision ID: 7d9f2572-7e52-57ee-b491-ad01ab19219d
Year: 2005
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: civil_law

in fatto: A. AP 1
è proprietaria della particella n. 5058 RFD di _, in via _, su cui sorge un palazzo. AP 2 sono anch'essi comproprietari di una casa d'abitazione sulla vicina particella n. 1874, situata sul lungolago _. La AP 4 è proprietaria, a sua volta, dell'albergo “_”, pure sul lungolago, gestito nella forma di apparthotel e suddiviso in una trentina di proprietà per piani costituite sulla particella n. 187. La AP 5 è proprietaria di un policlinico situato nelle adiacenze, sulla particella n. 171 di via _. Quanto a CO 1, egli è proprietario della particella n. 188, sempre sul lungolago, sulla quale si trova un edificio in cui è stato aperto nell'aprile del 1998 il “_”, con ampia terrazza, gestito dalla ditta individuale _. Tutti i fondi citati si trovano nel quartiere _, una zona che il piano regolatore della città destina all'abitazione (con “grado di sensibilità II”), riservata a edifici e impianti pubblici, escluse le aziende moleste.
B.
Il 4 maggio 1999 AP 1, AP 2, la AP 4 e la AP 5 hanno adito singolarmente il Pretore della giurisdizione di Locarno Città (inc. OA.1999.65, OA.1999.67, OA.1999.70 e OA.1999.72) perché ordinasse a CO 1 – già in via cautelare – una serie di provvedimenti volti a far cessare rumori eccessivi e schiamazzi provenienti direttamente o indirettamente dall'esercizio pubblico. Il convenuto ha proposto di respingere ogni domanda, subordinatamente di vincolare eventuali provvedimenti cautelari alla prestazione di una garanzia di fr. 500
000.–. AP 1, AP 2, la AP 4 e la AP 5 si sono opposti al deposito di una cauzione.
C
. Con sentenze (
recte
: decreti) del 22 settembre 2000 il Pretore ha ordinato in via cautelare al convenuto di chiudere il “_” entro le ore 24, escluso il periodo del _, e di lasciar sostare all'esterno dell'esercizio pubblico, dopo le 23, solo un numero di clienti pari ai posti seduti disponibili ai tavoli della terrazza. AP 1, AP 2, la AP 4 e la AP 5 sono stati tenuti a depositare solidalmente una garanzia di fr. 75
000.–. Costoro hanno ottemperato all'ingiunzione, versando il 25 ottobre 2000 l'importo di fr. 7500.– su un conto della Pretura e producendo il
2 novembre 2000 due garanzie bancarie, rispettivamente di fr. 60
000.– e fr. 7500.–, valide fino al 30 settembre 2002. CO 1 è insorto a questa Camera per ottenere, fra l'altro, l'aumento della garanzia a fr. 500
000.–, ma senza successo (sentenze del 1° febbraio 2001 inc. 11.2000.111, 11.2000.113, 11.2000.116 e 11.2000.118).
D.
Il 18 marzo 2003 CO 1 si è rivolto al Pretore, chiedendo di ordinare in via cautelare a AP 1, AP 2, alla AP 4 e alla AP 5 di prestare una seconda garanzia di fr. 925
000.– entro 30 giorni. Al contraddittorio del 28 aprile 2003 egli ha confermato le sue domande, che le controparti hanno proposto di respingere, in particolare contestando i bilanci della ditta individuale _ (“_”) prodotti dall'interessato. Le parti hanno poi autorizzato il Pretore a giudicare dopo avere acquisito le dichiarazioni di conformità rilasciate dal contabile che aveva allestito i bilanci e dell'ufficio di revisione, rinunciando di fatto alla discussione finale. Le dichiarazioni sono state prodotte il 30 aprile 2003. Statuendo il 9 maggio 2003, il Pretore ha accolto parzialmente l'istanza, fissando agli attori un termine di 30 giorni per fornire solidalmente una seconda garanzia di fr. 125
000.–, come pure un termine di 20 giorni per rinnovare la validità delle due garanzie bancarie di fr. 60
000.– e fr. 7500.– scadute il 30 settembre 2002. In caso contrario le misure cautelari decretate il 22 settembre 2000 sarebbero decadute. Le spese, con una tassa di giustizia di fr. 400.–, sono state poste per sei settimi a carico del convenuto e per un settimo solidalmente a carico degli attori, cui è stata riconosciuta un'indennità di fr. 600.– per ripetibili.
E
. Contro il giudizio predetto AP 1, AP 2, la AP 4 e la AP 5 sono insorti con un appello del 21 maggio 2003 postulando, previo conferimento dell'effetto sospensivo al ricorso, la riforma del giudizio medesimo nel senso di riconfermare la sola garanzia di fr. 75
000.– decisa dal Pretore il 22 settembre 2000, assegnando loro un termine di 40 giorni per far rinnovare le garanzie scadute il 30 settembre 2002. Il 26 maggio 2003 l'ex presidente di questa Camera ha accordato all'appello effetto sospensivo limitatamente alla prestazione della seconda garanzia, di fr. 125
000.–. Gli appellanti hanno rinnovato così le garanzie scadute, inviando alla Pretura una garanzia bancaria di fr. 7500.– (valida fino al 31 maggio 2005) e di una di fr. 60
000.– (valida fino al 30 giugno 2005). Nelle sue osservazioni del 12 giugno 2003 CO 1 propone di respingere l'appello. Le cause di merito sono tuttora pendenti dinanzi al Pretore.

Considerando
in diritto: 1.
Le decisioni del 22 settembre 2000 con cui il Pretore aveva ordinato le note limitazioni d'orario al “_” non sono sentenze (“pronunce”), come figura sulle decisioni medesime, bensì decreti cautelari nel senso dell'art. 290 lett. b seconda frase CPC. La decisione impugnata, che vincola la conferma dei citati provvedimenti a determinate premesse, non può avere altra natura se non quella del decreto con cui i provvedimenti sono adottati (analogamente: I CCA, sentenza inc. 11.2004.128 del 12 novembre 2004). Di conseguenza l'atto impugnato è un decreto cautelare, come giustamente ha indicato il Pretore. Ora, i decreti cautelari sono appellabili solo ove siano emanati “previo contraddittorio” (art. 382 cpv. 1 CPC). In concreto all'udienza del 28 aprile 2003 le parti hanno di fatto rinunciato alla discussione finale, autorizzando il Pretore a statuire sull'istanza non appena avesse ricevuto le dichiarazioni di conformità del contabile che aveva allestito i bilanci e quelle dell'ufficio di revisione. Tempestivo, l'appello in esame è pertanto ricevibile.
2.
Nel decreto appellato il Pretore ha richiamato le “argomentazioni generali” espresse nei decreti cautelari del 22 settembre 2000 (confermati da questa Camera), spiegando di avere calcolato a suo tempo la garanzia imposta agli attori in fr. 75
000.– supponendo che la causa di merito durasse ancora un anno e mezzo circa. Constatato nel maggio del 2003 che l'allestimento della perizia era ancora in corso e valutati i presumibili tempi residui, egli ha ritenuto verosimile che occorressero ancora un paio d'anni. Ciò posto, egli ha rilevato che negli anni 2000, 2001 e 2002 i ricavi del “_” sono risultati in costante flessione rispetto al 1999, benché la contrazione delle entrate risultasse mitigata dalla posticipazione dell'orario di chiusura, dalle 24 all'una di tutti i venerdì, i sabati e le domeniche nel periodo di esecuzione della perizia (tra la metà di aprile e la fine di luglio 2003). Nelle circostanze descritte il Pretore ha ritenuto – in sintesi – di accogliere parzialmente le richieste litigiose e di fissare una nuova garanzia di fr. 125
000.–, da aggiungere ai fr. 75
000.– già prestati.
3.
L'adeguatezza della garanzia va commisurata al presumibile danno che il provvedimento cautelare potrebbe cagionare alla parte nel caso in cui la pretesa di merito risultasse infondata (
Cocchi/Trezzini,
CPC massimato e commentato, Lugano 2000, n. 1 ad art. 380). In concreto il Pretore ha accertato che negli anni 2000 e 2001 gli utili del “_” sono risultati maggiori rispetto a quelli del 1999, ma che ciò si riconduceva a un contenimento dei costi e non a un aumento dei ricavi, i quali tra il 2000 e il 2002 si erano costantemente ridotti per rapporto al 1999. Gli appellanti contestano che il protrarsi delle misure cautelari decretate dal Pretore il 22 settembre 2000 abbia potuto recar danno, sostenendo che in concreto il risultato degli esercizi 2000 e 2001 riguardanti il “_” è addirittura migliorato, mentre la diminuzione della cifra d'affari sarebbe dovuta unicamente a fattori esterni, come la crisi del settore turistico, le altalenanti abitudini dei clienti, i problemi di gestione interna al bar e di concorrenzialità, come pure l'esondazione del _, avvenuta nel 2002.
a)
Dagli atti si evince che dal 1° aprile 1998 (apertura del “_”: verbale d'udienza 28 aprile 2003, pag. 2 in fondo) al 31 dicembre 1999 i costi complessivi del bar sono ammontati a fr. 2
428
031.03 a fronte di ricavi per fr. 2
496
296.13, onde un utile netto a fr. 68
265.11 (doc. A, pag. 4). Tali valori si riferiscono tuttavia a un periodo di ventun mesi (doc. A, pag. 4 in alto), mentre gli esercizi del 2000, 2001 e 2002 sono calcolati sull'arco di dodici mesi ognuno. Resta il fatto che la cifra d'affari del 1998 (rapportata su dodici mesi) risulta di fr. 1
205
651.–, quella del 1999 di fr. 1
286
703.– e quella del 2000 di fr. 1
535
521.– (doc. C, pag. 1). Al momento in cui il Pretore ha decretato i provvedimenti cautelari del 22 settembre 2000, dunque, si può ragionevolmente ritenere che l'andamento economico del “_” fosse in progresso. Per contro, nel 2001 si è verificata una contrazione marcata
(fr. 1
176
152.–), accentuatasi in misura ancor più evidente nel 2002 (fr. 796
945.–).
b)
Gli appellanti non contestano che dal 2000 in poi i ricavi del locale siano costantemente diminuiti, ma sottolineano che
l'utile degli esercizi 2000 e 2001 è aumentato. Ora, nel 2000 il “_” ha fruttato ricavi per fr. 1
503
510.72 e ha generato costi per fr. 1
421
682.22 (doc. B, pag. 4). Nei ricavi non è inclusa tuttavia l'indennità assicurativa per la perdita di guadagno dovuta all'alluvione occorsa nell'ottobre e novembre del 2000 (fr. 113
324.–), come si desume da un raffronto tra gli introiti del 2000 (fr. 1
535
521.–, compresa la citata indennità: doc. C, pag. 1 in alto; osservazioni, pag. 3 in alto) e i ricavi del medesimo anno figuranti nel conto economico (fr. 1
422
197.50). In effetti, aggiungendo a quest'ultima cifra l'indennità assicurativa di fr. 113
324.– si ottiene appunto il totale di fr. 1
535
521.50. L'utile annuo del 2000 risulta così di fr. 195
152.50, ossia fr. 81
828.50 (come emerge dal conto economico agli atti: doc. B, pag. 4), più fr. 113
324.– di indennità assicurativa. Nel 2001, contrariamente a quanto gli appellanti pretendono, la situazione è peggiorata. A fronte di ricavi per fr. 1
352
580.85 e di costi per fr. 1
267
709.93, l'utile si è ridotto a fr. 84
870.92 (doc. B, pag. 4). Nel 2002 poi, a fronte di ricavi per fr. 829
833.93 si sono registrati costi per complessivi fr. 944
478.42, onde un disavanzo di fr. 114
644.49 (doc. B, pag. 4). Per rapporto al 2000, dunque, gli utili 2001 e 2002 sono nettamente calati.
c)
Si aggiunga che la situazione sarebbe stata ancora peggiore se del locale non fossero stati compressi i costi di gestione, in particolare quelli delle merci (dimezzati sull'arco di tre anni), quelli del personale (tagliati di un terzo) e quelli di locazione (diminuiti di un terzo circa). Per di più, nei passivi di bilancio il “capitale dei terzi” è aumentato da fr. 831
590.15 nel 2000 a fr. 996
774.29 nel 2002.
4.
I ricorrenti obiettano che, in ogni modo, la diminuzione della cifra d'affari non è loro imputabile, non sussistendo rapporto di causalità tra il mantenimento dei provvedimenti cautelari ordinati dal Pretore il 22 settembre 2000 e l'andamento degli affari del “_”. Sta di fatto che, come si è visto, gli introiti sono aumentati fino al 2000 per poi calare nettamente. E dopo il 2000 sono diminuiti, come si è appena illustrato, anche gli utili. Certo, è possibile che le difficoltà del settore turistico in generale e la competitività tra esercizi pubblici cittadini abbiano potuto influire negativamente sulla redditività del bar. Nemmeno gli appellanti spiegano tuttavia come mai tali fattori siano intervenuti proprio alla fine del 2000, quasi non sussistessero prima. Del resto, nella fattispecie i ricavi del locale sono costituiti essenzialmente dalle vendite (doc. B, pag. 4 verso il basso). E per un esercizio pubblico rivolto a una clientela serale, anticipare la chiusura dall'una alla mezzanotte può rivelarsi economicamente gravoso. Gli appellanti eccepiscono che, comunque sia, il gerente del locale ha sempre ignorato l'ordine di chiusura anticipata (appello, pag. 6, punto 5), ma agli atti figurano solo due fax inviati il 18 e 19 aprile 2003 dalla AP 4 alla polizia comunale di _ (doc. 1 e 2). Troppo poco per dedurre che il gerente trasgredisse sistematicamente l'orario di chiusura. Per quanto attiene poi alla successiva esondazione del 2002, essa ha notoriamente causato danni meno gravi rispetto a quella del 2000 (la più importante del secolo: rapporti di MeteoSvizzera, Locarno Monti sull'alluvione dell'ottobre 2000 e sulle intense precipitazioni del novembre 2002 in: www.meteosvizzera.ch/it/Clima/Pubblicazioni//Archive/archive.shtml). Anche qualora per lo straripamento del 2002 il convenuto avesse incassato un'indennità analoga a quella del 2000 (fr. 113
324.–), i conti del 2002 si sarebbero chiusi con un netto disavanzo d'esercizio.
5.
Gli appellanti contestano anche l'ammontare della seconda garanzia, determinato dal Pretore in fr. 125
000.–. A
mente loro
l'importo va stabilito tenendo conto che presumibilmente la causa di merito non durerà più di un anno, che l'esercizio pubblico beneficia di una temporanea deroga e può chiudere all'una di notte, che fino al 2001 il convenuto ha ritratto un costante guadagno e che un'effettiva perdita di esercizio si riscontra solo nel 2002. Inoltre, a loro avviso, l'ammontare della garanzia va commisurato alle possibilità finanziarie della parte tenuta a versarla e non deve eccedere di principio il 10% dei valori in gioco.
a)
Il Pretore ha stimato la durata della causa di merito, e quindi il perdurare dei provvedimenti cautelari ordinati, in altri due anni dal maggio del 2003. Egli ha ritenuto che, essendo ancora in corso a quel momento l'esecuzione della perizia e non dovendosi escludere l'eventualità di una richiesta di complemento peritale, davanti a lui la causa non sarebbe terminata prima del febbraio 2004. Con tale motivazione gli appellanti nemmeno si confrontano, di modo che al proposito il memoriale appare finanche irricevibile per carenza di motivazione (art. 309 cpv. 2 lett. f CPC combinato con il cpv. 5). Del resto gli stessi appellanti ammettono che l'allestimento della perizia era previsto dal 15 aprile al 31 luglio 2003 (riassunto scritto del 28 aprile 2003), sicché la durata residua di un anno da loro prospettata riesce ben poco verosimile.
b)
Nel fissare l'importo della garanzia il Pretore ha già tenuto conto egli stesso della deroga alla limitazione dell'orario di chiusura prevista nel 2003 per consentire l'allestimento della perizia. In concreto poi, per quanto attiene alle entrate degli esercizi 2000, 2001 e 2002, la perdita complessiva è assommata a fr. 625
252.56, considerati introiti per fr. 1
422
197.50 nel 2000, fr. 1
176
152.74 nel 2001 e fr. 796
944.94 nel 2002 (sopra, consid. 3a). Quanto alla perdita d'esercizio, tra il 2000 e il 2002 essa è ammontata a fr. 309
796.99 complessivi, dall'utile del 2000 di fr. 195
152.50 essendosi passati a fr. 84
870.92 nel 2001 e a un saldo negativo di fr. 114
644.49 nel 2002 (sopra, consid. 3b). In concreto dunque, fissando una garanzia di complessivi fr. 200
000.– (fr. 125
000.– da aggiungere alla precedente garanzia di fr. 75
000.–), il Pretore ha di fatto stabilito un importo che corrisponde grosso modo alla perdita riscontrata nel solo biennio 2001/02.
c)
È vero che l'adeguatezza di una garanzia dev'essere intesa non solo in vista del presumibile danno che il provvedimento richiesto potrebbe causare, ma anche in relazione alla potenzialità finanziaria della parte attrice (I CCA, sentenza inc. 11.96.125 del 5 febbraio 1997, consid. 9a e sentenza inc. 11.96.167 del 24 giugno 1997, consid. 6;
Cocchi/Trezzini,
op. cit., nota 3 ad art. 380 CPC;
Pelet,
Mesures provisionelles: droit fédéral ou cantonal?, Losanna 1987, pag. 119 seg., note 135 seg.;
Gloor
,
Vorsorgliche Massnahmen im Spannungsfeld von Bundesrecht und kantonalem Zivilprozessrecht,
Zurigo 1982, pag. 84;
Meier,
Grundlagen des einstweiligen Rechtsschutzes
, Zurigo 1983, pag. 301 seg.). Ed è vero altresì che, trattandosi di annotare una restrizione della facoltà di disporre a registro fondiario, questa Camera ha già avuto modo di ritenere adeguata una garanzia pari a un decimo del valore venale dell'immobile (I CCA, sentenza inc. 11.1996.125 del 5 febbraio 1997, consid. 9b e sentenza inc. 11.1996.167 del 24 giugno 1997, consid. 6b e c con rinvio). La fattispecie in esame tuttavia è completamente diversa, già per il fatto che decisivo non è il valore del fondo, bensì quello del commercio legato alla gestione dell'esercizio pubblico. In circostanze del genere il parametro del 10% non può ritenersi determinante. Gli appellanti si dolgono anche dell'eccessivo sforzo finanziario cui essi devono far fronte per adempiere l'ordine del Pretore. A prescindere dalla circostanza però che l'asserita precarietà economica non è per nulla resa verosimile, tanto meno ove si pensi che tra i cinque appellanti figura una società di gestione alberghiera e una società che gestisce un policlinico, l'argomento non è mai stato sollevato davanti al Pretore. Nuovo, esso si rivela quindi irricevibile (art. 321 cpv. 1 lett. b CPC).
6.
Gli oneri del giudizio odierno seguono la soccombenza (art. 148 cpv. 1 CPC), la tassa di giustizia dovendo essere commisurata anche all'entità dei valori in gioco (art. 24 lett. b LTG). Il convenuto, che ha presentato osservazioni per il tramite di un patrocinatore, ha diritto inoltre a un'equa indennità per ripetibili.