Decision ID: b7d14228-f659-5f5d-a209-46bb8957a581
Year: 2020
Language: it
Court: CH_BVGE
Chamber: CH_BVGE_001
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: 

Fatti:
A.
Il (...) gennaio 2020 l’interessato, cittadino del Gambia, ha presentato una
domanda d’asilo in Svizzera, indicando in particolare di essere nato il (...)
(cfr. atto della Segreteria di Stato della migrazione [di seguito: SEM] n. [...]-
1/2).
B.
Le successive indagini svolte dall’autorità inferiore, hanno permesso di ac-
certare che, secondo la banca dati «EURODAC», l’interessato aveva già
depositato una domanda d’asilo in Italia l’(...) (cfr. atto SEM n. [...]-7/2).
C.
Il (...) gennaio 2020, il richiedente asilo ha sottoscritto un mandato di rap-
presentanza legale con il suo attuale patrocinatore, nel quale segnata-
mente era stata dapprima indicata la data di nascita (...), tracciata con un
segno di penna e corretta, sempre a penna, con la data del (...) (cfr. atto
SEM n. [...]-12/1).
D.
Per il tramite di una richiesta d’informazioni ai sensi dell’art. 34 del regola-
mento (UE) n. 604/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio del
26 giugno 2013 che stabilisce i criteri e i meccanismi di determinazione
dello Stato membro competente per l’esame di una domanda di protezione
internazionale presentata in uno degli Stati membri da un cittadino di un
paese terzo o da un apolide (rifusione) (Gazzetta ufficiale dell’Unione eu-
ropea [GU] L 180/31 del 29.6.2013; di seguito: Regolamento Dublino III), il
(...) la SEM ha invitato le autorità italiane competenti a fornire in particolare
i dati anagrafici dell’interessato con i quali è conosciuto in Italia e ad indi-
care quale è lo statuto del medesimo presso il predetto Paese (cfr. atti SEM
n. [...]-14/3 e n. [...]-15/1). Le autorità italiane hanno risposto il (...) (cfr. atti
SEM n. [...]-18/2 e n. [...]-19/2), fornendo i nominativi con i quali il richie-
dente sarebbe conosciuto in Italia. Inoltre hanno segnalato che il medesimo
è titolare di un permesso di soggiorno italiano a causa della sua richiesta
d’asilo con scadenza il (...), oltreché il medesimo avrebbe presentato un
ricorso contro il rifiuto della sua domanda d’asilo (cfr. atti SEM succitati).
E.
Essendo che il richiedente si è dichiarato minorenne nel corso di proce-
dura, il (...) febbraio 2020, l’autorità inferiore ha svolto con il richiedente
un’audizione per richiedenti minorenni non accompagnati (RMNA). Nel
corso della medesima egli è stato interrogato in particolare in merito alla
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sua età anagrafica ed ai documenti di cui era in possesso al suo arrivo in
Svizzera – un permesso di soggiorno italiano emesso il (...) e valido sino
al (...) ed una carta d’identità per stranieri italiana non valida per l’espatrio,
rilasciata il (...) e valida fino al (...) (cfr. anche atto SEM n. [...]-13/2) –.
Altresì, gli è stato concesso il diritto di essere sentito in merito alla sua
presunta età, all’eventuale competenza dell’Italia ed ai motivi che si oppor-
rebbero ad un suo ritorno nel predetto paese, così come riguardo al suo
stato di salute (cfr. atto SEM n. [...]-21/12; di seguito: verbale). Durante la
stessa audizione, la SEM ha informato il richiedente che, sulla base delle
sue allegazioni, egli non avrebbe reso verosimile di essere minorenne, e
quindi per il proseguo della procedura d’asilo egli sarebbe stato conside-
rato quale maggiorenne, modificando la sua data di nascita con il (...) (cfr.
verbale, p.to 8.01, pag. 11 e atto SEM n. [...]-20/1).
F.
Il (...) la SEM ha richiesto all’autorità italiana competente, la ripresa in ca-
rico del richiedente sulla base dell’art. 18 par. 1 lett. d Regolamento Du-
blino III (cfr. atti SEM n. [...]-29/7 e n. [...]-30/4). Non avendo ricevuto una
risposta in merito entro i termini legali posti dal predetto Regolamento, l’au-
torità svizzera competente ha ritenuto che l’Italia sia divenuta responsabile
per l’esame della domanda d’asilo del richiedente dal (...), comunicando la
stessa risultanza alle autorità della vicina Penisola (cfr. atti SEM n. [...]-
38/1 e n. [...]-39/3).
G.
Dal profilo medico, anche su segnalazione della sua rappresentante legale
(cfr. atto SEM n. [...]-23/1), il richiedente ha beneficiato di un consulto neu-
ropsichiatrico d’urgenza (cfr. atto SEM n. [...]-17/2), nonché di una visita
medica il (...) a causa di prurito in tutto il corpo, soprattutto al tronco ed al
viso, nel corso della quale sono stati svolti degli esami del sangue per ul-
teriori accertamenti (cfr. atto SEM n. [...]-31/10), i quali risultati sono stati
in seguito comunicati al richiedente durante un consulto successivo (cfr.
atto SEM n. [...]-36/6).
H.
Con decisione del 24 marzo 2020, notificata il 2 aprile 2020 (cfr. atto SEM
n. [...]-43/1), la SEM non è entrata nel merito della succitata domanda
d’asilo ai sensi dell’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi (RS 142.31), pronunciando
nel contempo il suo allontanamento (recte: trasferimento) dalla Svizzera
verso l’Italia, come pure incaricando il D._ dell’esecuzione della de-
cisione di trasferimento e togliendo l’effetto sospensivo ad un eventuale
ricorso contro la decisione.
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I.
A seguito di una caduta durante un’attività sportiva, il ricorrente ha ricevuto
una consultazione specialistica presso l’E._ il (...), con diagnosi di
contusione alla mano (...), senza frattura a seguito di referto radiologico,
nonché di contusione frontale al cranio con escoriazione frontale (...) e de-
bole locale dolenza al tatto (cfr. atti SEM n. [...]-41/2 e n. [...]-44/2).
J.
Il 9 aprile 2020 (cfr. risultanze processuali), l’interessato è insorto con ri-
corso avverso la summenzionata decisione dinanzi al Tribunale ammini-
strativo federale (di seguito: il Tribunale), chiedendo in limine la sospen-
sione dell’esecuzione dell’allontanamento in via supercautelare; nonché a
titolo principale l’annullamento della decisione impugnata e la restituzione
degli atti alla SEM per un nuovo esame delle allegazioni affinché effettui
una nuova valutazione in merito all’applicazione della clausola di sovranità
ex art. 29 (recte:29a) dell’Ordinanza 1 sull’asilo relativa a questioni proce-
durali (OAsi 1, RS 142.311). Contestualmente, il ricorrente ha proposto
istanza di concessione dell’assistenza giudiziaria, nel senso dell’esenzione
dal versamento delle spese processuali e del relativo anticipo, con prote-
state spese e ripetibili.
K.
In data 14 aprile 2020, il Tribunale ha ordinato la sospensione dell’esecu-
zione dell’allontanamento dell’insorgente in via supercautelare (cfr. risul-
tanze processuali).
L.
Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti negli scritti verranno ripresi nei
considerandi qualora risultino decisivi per l’esito della vertenza.

Diritto:
1.
Le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla LTF,
in quanto la LAsi non preveda altrimenti (art. 6 LAsi).
Il ricorso, presentato tempestivamente (art. 108 cpv. 3 LAsi) contro una de-
cisione in materia di asilo della SEM (art. 6 e 105 LAsi; art. 31-33 LTAF), è
di principio ammissibile sotto il profilo degli art. 5, 48 cpv. 1 lett. a–c e
art. 52 PA.
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Occorre pertanto entrare nel merito del ricorso.
2.
Ai sensi dell’art. 111a cpv. 1 LAsi, il Tribunale rinuncia allo scambio di scritti.
3.
Con ricorso al Tribunale, possono essere invocati la violazione del diritto
federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti giuridicamente rile-
vanti (art. 106 cpv. 1 LAsi). Il Tribunale non è vincolato né dai motivi addotti
(art. 62 cpv. 4 PA), né dalle considerazioni giuridiche della decisione impu-
gnata, né dalle argomentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2).
Inoltre si rileva che il Tribunale, adito con un ricorso contro una decisione
di non entrata nel merito di una domanda d’asilo, si limita ad esaminare la
fondatezza di una tale decisione (cfr. DTAF 2012/4 consid. 2.2; 2009/54
consid. 1.3.3; 2007/8 consid. 5).
4.
4.1 L’autorità inferiore, nella sua decisione, ha dapprima constatato che
l’Italia è competente per la trattazione della domanda d’asilo del richie-
dente, e le allegazioni del ricorrente non muterebbero tale conclusione. In
seguito, in assenza di documenti d’identità e sulla base dell’apprezza-
mento delle dichiarazioni ritenute contraddittorie, imprecise ed approssi-
mative rilasciate dall’insorgente, nonché della documentazione in suo pos-
sesso e dalle informazioni assunte dalla SEM, quest’ultima ha ritenuto che
l’interessato non abbia reso verosimile la sua minore età. Di conseguenza,
ha quindi considerato il ricorrente quale persona maggiorenne ritenendo
che lo stesso non potesse avvalersi delle disposizioni del Regolamento
Dublino III riguardanti i minorenni.
Proseguendo nell’analisi, l’autorità inferiore ha rilevato che, malgrado l’Ita-
lia sia confrontata con alcune difficoltà in relazione alla presa in carico dei
richiedenti l’asilo, non sussisterebbero delle carenze sistemiche nel suo si-
stema di accoglienza e di asilo dei richiedenti. Inoltre, in merito alle allega-
zioni dell’interessato che in Italia sarebbe costretto a dormire per strada, la
SEM ha rilevato che le autorità svizzere potrebbero legittimamente presu-
mere il rispetto degli obblighi minimi di presa a carico dei richiedenti l’asilo
da parte dell’Italia, in conformità con la direttiva 2013/33/UE del Parlamento
europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 recante norme relative all’ac-
coglienza dei richiedenti protezione internazionale (di seguito: direttiva ac-
coglienza) e con la direttiva 2013/32/UE del Parlamento europeo e del
Consiglio del 26 giugno 2013 recante procedure comuni ai fini del ricono-
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scimento e della revoca dello status di protezione internazionale (di se-
guito: direttiva procedura). Neppure l’entrata in vigore del decreto-legge
113/2018 (detto anche “decreto Salvini”) in merito al sistema di accoglienza
in Italia, non permetterebbe di confutare la presunzione secondo la quale
il precitato paese rispetterebbe i suoi obblighi internazionali. D’un canto
tramite la circolare dell’8 gennaio 2019, l’(...) italiana avrebbe comunicato
che le strutture designate sarebbero adeguate ed atte a garantire la prote-
zione dei diritti fondamentali. D’altro canto, le strutture di prima accoglienza
dove vengono alloggiati i richiedenti l’asilo, offrirebbero delle prestazioni e
dei servizi durante tutto il corso della procedura d’asilo denominati “assi-
stenza essenziale”. Inoltre l’attuale mansionario di tali strutture preve-
drebbe una serie di servizi che dovrebbero essere assicurati. Infine, visto
che il flusso migratorio così come le domande d’asilo registrate in Italia
sarebbero in diminuzione, tale evoluzione avrebbe avuto un’incidenza sulla
capacità degli alloggi, considerando inoltre che le autorità italiane avreb-
bero compiuto degli sforzi considerevoli per accrescere le loro capacità in
materia d’accoglienza. Pertanto, nel caso specifico, non vi sarebbe luogo
di procedere ad ulteriori investigazioni supplementari. Anche nel caso in
cui una decisione riguardo al suo ricorso fosse stata resa nel frattempo da
parte dell’Italia, e risultasse che la sua domanda d’asilo sia stata respinta,
la natura del sostegno a cui avrebbe diritto nel predetto Paese dipende-
rebbe dalla legislazione nazionale in vigore e l’Italia rimarrebbe compe-
tente per la sua procedura sino all’esecuzione del suo rinvio. Altresì non
sussisterebbero degli elementi concreti che indichino che l’Italia non rispetti
i suoi obblighi internazionali, in particolare relativi all’art. 3 par. 2 Regola-
mento Dublino III e all’art. 3 CEDU, come pure in violazione del principio di
non-respingimento, e che la sua procedura di asilo e di allontanamento non
sia attuata correttamente. Non esisterebbero infine motivi ai sensi
dell’art. 16 par. 1 Regolamento Dublino III, per i quali la sua domanda
d’asilo sarebbe da esaminare in Svizzera.
In relazione alla mancata applicazione nel caso di specie della clausola di
sovranità ai sensi dell’art. 17 par. 1 Regolamento Dublino III, la SEM ha
segnatamente rilevato, circa lo stato di salute del ricorrente, che non risul-
terebbe dagli atti che egli soffra di malattie gravi o croniche che necessitino
di un’assistenza immediata, e rispetto ai suoi problemi di salute relativi alla
pelle ed agli esami del sangue effettuati, essi non apparirebbero di una
gravità tale da dover rinunciare al suo trasferimento. Per quanto attiene poi
gli asseriti maltrattamenti che avrebbe subito in F._, gli stessi oltre-
ché non essere stati in alcun modo dettagliati e dimostrati, non risulterebbe
che egli abbia sviluppato dei disturbi psicologici direttamente legati a tali
eventi. Se tuttavia un’assistenza medica dovesse risultare necessaria in
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futuro, non sarebbe comunque a mente della SEM a tal punto specifica da
dover dubitare della sua disponibilità in Italia, ove vi sarebbe un’infrastrut-
tura sanitaria sufficiente. Neppure esisterebbero degli elementi che indu-
cano a pensare che il suddetto Paese avrebbe privato l’interessato di cure
mediche adeguate o che lo farebbe in futuro. Essendo che soltanto la ca-
pacità al trasferimento è decisiva per il seguito della procedura Dublino,
quest’ultima sarà valutata in modo definitivo poco prima del suo trasferi-
mento, informando di conseguenza le autorità italiane sul suo stato di sa-
lute prima del suo rinvio. Altresì, il Regolamento Dublino non prevedrebbe
che lo Stato membro richiedente proceda a delle verifiche supplementari
con l’obiettivo di assicurarsi che la presa a carico del richiedente da trasfe-
rire sia adeguata nello Stato membro responsabile, ma si limiterebbe uni-
camente alla trasmissione delle modalità di trasferimento e, se del caso,
della documentazione medica. Non vi sarebbero inoltre altri motivi ostativi
al trasferimento dell’interessato, essendo in particolare giovane, senza una
famiglia a carico e senza alcun legame particolare con la Svizzera. In con-
clusione non sussisterebbero quindi dei motivi umanitari che giustifichereb-
bero l’applicazione della clausola di sovranità ai sensi dell’art. 29a cpv. 3
OAsi 1 in relazione con l’art. 17 par. 1 Regolamento Dublino III.
4.2 Con il suo ricorso, richiamati e precisati dapprima alcuni fatti (tra i quali,
probabilmente per un refuso, è stato introdotto un paragrafo inerente una
decisione della SEM di non entrata nel merito e di allontanamento dalla
Svizzera verso la G._ del [...], cfr. pag. 2 del memoriale ricorsuale),
l’insorgente avversa la valutazione dell’autorità inferiore. Egli confuta dap-
prima la conclusione dell’autorità di prime cure relativa alla sua maggiore
età. Invero, l’inesattezza e l’incoerenza delle allegazioni da lui rese in me-
rito alla sua età anagrafica, sarebbero d’un canto ascrivibili al contesto so-
ciale e culturale molto svantaggiato dal quale egli proverrebbe oltreché dal
suo analfabetismo, e d’altro canto al viaggio intrapreso ed all’esperienza
del carcere e delle torture che avrebbe subito in F._. A causa di tali
elementi, egli avrebbe fornito una data di nascita puramente casuale alle
autorità italiane, e ciò spiegherebbe a mente del ricorrente la sua confu-
sione rispetto alla sua età. Tuttavia, poiché in merito permarrebbero dei
dubbi, anche citando alcuni passi della sentenza del Tribunale
D-401/2020 del 27 gennaio 2020, il ricorrente conclude che non potrebbe
essere ritenuto maggiorenne, in assenza di una perizia medica atta a sta-
bilire la sua età anagrafica con un sufficiente grado di certezza scientifica
come sarebbe prassi in situazioni analoghe. Pertanto la decisione impu-
gnata andrebbe annullata per istruzione incompleta dei fatti determinanti,
come pure per il dovere di protezione che si imporrebbe alla Svizzera nei
confronti di persone vulnerabili, tra le quali rientrerebbe il richiedente se
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ritenuto minorenne, e questo anche tenendo conto dei rischi attuali deri-
vanti dal drammatico peggioramento delle condizioni di accoglienza e di
procedura in Italia. Invero, anche a seguito del “decreto Salvini”, e come si
sarebbe espresso pure il Tribunale nella sua sentenza E-962/2019, l’Italia
non sarebbe di fatto più in grado di prendersi cura dei casi vulnerabili. La
SEM non avrebbe inoltre richiesto ed ottenuto le necessarie garanzie di un
alloggio adeguato alla situazione del ricorrente, possibile minorenne, e
quindi in relazione alla sua effettiva sistemazione ed accoglienza in Italia.
Proseguendo nell’analisi, l’insorgente rileva che il termine di partenza
espresso nel dispositivo da parte della SEM, sarebbe a tutt’oggi impossi-
bile da rispettare. Questo poiché d’un canto con comunicato stampa del
26 febbraio 2020, a fronte dell’espansione del Coronavirus (detto anche
Covid-19) in Italia, la SEM avrebbe dovuto sospendere i trasferimenti pre-
visti per l’Italia nell’ambito della procedura Dublino. D’altro canto, la situa-
zione pandemica internazionale avrebbe particolarmente toccato l’Italia,
esplicando verosimilmente un grande impatto sulla capacità di accoglienza
delle sue strutture e dei servizi in materia d’asilo. Il ricorrente verrebbe dipoi
trasferito in un Paese che si troverebbe attualmente confrontato con una
grave emergenza sanitaria, rischiando verosimilmente di raffrontarsi con
delle gravi difficoltà di accesso alle cure mediche in caso di necessità. Al-
tresì, nel provvedimento sindacato non vi sarebbe alcuna menzione a tale
emergenza sanitaria, aspetto che apparirebbe prodromico a qualsiasi de-
cisione di rinvio, soprattutto considerando che a fronte di tale situazione il
governo italiano ha sospeso i trasferimenti Dublino e l’incertezza della pan-
demia inciderebbe sulla validità temporale di tale provvedimento. Ancora
di più tale aspetto andava valutato a seguito della sentenza del Tribunale
D-1218 [sic: 1318]/2020 del 12 marzo 2020. In conclusione, secondo il ri-
corrente, la SEM avrebbe accertato in modo incompleto e non corrispon-
dente alla realtà attuale d’accoglienza in Italia i fatti determinanti. Inoltre
l’autorità inferiore avrebbe omesso di vagliare la documentazione medica
completa dell’interessato e non avrebbe considerato lo stesso come vulne-
rabile, non avendo neppure richiesto ed ottenuto dall’Italia le garanzie in
merito ad un alloggio adeguato e ad un’assistenza che tenga conto della
sua situazione particolare.
5.
5.1 Giusta l’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi, di norma non si entra nel merito di
una domanda di asilo se il richiedente può partire alla volta di uno Stato
terzo cui compete, in virtù di un trattato internazionale, l’esecuzione della
procedura d’asilo e d’allontanamento.
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5.2 Prima di applicare la precitata disposizione, la SEM esamina la com-
petenza relativa al trattamento di una domanda di asilo secondo i criteri
previsti dal Regolamento Dublino III. Se in base a questo esame è indivi-
duato un altro Stato quale responsabile per l’esame della domanda di asilo,
la SEM pronuncia la non entrata nel merito previa accettazione, espressa
o tacita, di ripresa in carico del richiedente l’asilo da parte dello Stato in
questione (cfr. DTAF 2015/41 consid. 3.1).
6.
6.1 In tale contesto, qualora la questione della minore età dell’interessato
sia oggetto di disputa, si necessita di dirimere preliminarmente tale aspetto,
essendo il medesimo determinante sia a livello procedurale (art. 17 cpv. 3
LAsi) che nell’ambito della determinazione dello Stato responsabile per
l’esame della domanda di asilo (cfr. art. 8 Regolamento Dublino III). La va-
lutazione operata dalla SEM in sede di prima istanza può essere contestata
dal richiedente nell’ambito del ricorso contro la decisione di non entrata nel
merito. Allorquando la stessa si riveli errata, occorrerà retrocedere gli atti
all’autorità inferiore e riprendere la procedura in circostanze idonee all’età
del richiedente l’asilo (cfr. sentenza del Tribunale D-6598/2019 del
4 febbraio 2020 [prevista per la pubblicazione come DTAF] consid. 3.3).
6.2 Nelle procedure d’asilo – così come nelle altre procedure di natura am-
ministrativa – si applica il principio inquisitorio. Ciò significa che l’autorità
competente deve procedere d’ufficio all’accertamento esatto e completo
dei fatti giuridicamente rilevanti (art. 6 LAsi in relazione con l’art. 12 PA,
art. 106 cpv. 1 lett. b LAsi). In concreto, essa deve procurarsi la documen-
tazione necessaria alla trattazione del caso, chiarire le circostanze giuridi-
che ed amministrare a tal fine le opportune prove a riguardo (cfr.
DTAF 2012/21 consid. 5). Il principio inquisitorio non è tuttavia illimitato, in
particolare visto il nesso con l’obbligo di collaborare delle parti (art. 13 PA
ed art. 8 LAsi; cfr. CHRISTOPH AUER/ANJA MARTINA BINDER, in:
Auer/Müller/Schindler [ed.], Kommentar zum Bundesgesetz über das Ver-
waltungsverfahren VwVG, 2a ed. 2019, ad art. 12 PA, n. 9). Quando in sede
ricorsuale vengono identificate delle carenze nell’accertamento dei fatti il
caso va di principio retrocesso all’autorità di prima istanza, di modo che
questa possa procedere ad un nuovo e completo accertamento dei fatti
(cfr. sentenza D-6598/2019 consid. 5.1; MOSER/BEUSCH/KNEUBÜHLER, op.
cit., n. 2.191; tra le tante sentenza del Tribunale D-1443/2016 del
22 febbraio 2017 consid. 4.2).
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6.3 Qualora un fatto rimanga non comprovato nonostante un accertamento
completo dei fatti, occorre di norma fare riferimento alle regole sulla ripar-
tizione dell’onere della prova derivanti dall’applicazione analogica
dell’art. 8 CC. Le stesse hanno infatti portata allorquando le misure istrut-
torie necessarie non abbiano permesso di chiarire determinati aspetti. Su
tali presupposti, la parte che intende prevalersi di una circostanza è tenuta
a sopportare le conseguenze della mancata prova al riguardo o, in caso di
grado ridotto, dell’assenza di verosimiglianza. Per quanto concerne la mi-
nore età, è al richiedente asilo che incombe l’onere della prova al riguardo.
In presenza di un accertamento dei fatti esaustivo e corretto (cfr. supra
consid. 6.2), se la valutazione globale degli atti di causa non permette di
ritenere che l’interessato la abbia resa verosimile, questi sarà tenuto ad
assumersene le conseguenze, venendo conseguentemente considerato
maggiorenne (cfr. sentenza D-6598/2019 consid. 5.2 – 5.3 e rif. citati).
6.4 Salvo casi particolari la SEM ha il diritto di pronunciarsi a titolo pregiu-
diziale sulla questione. Per giungere ad una determinazione al riguardo,
l’autorità si basa sui documenti d’identità autentici depositati agli atti così
come sui risultati delle audizioni relativamente al quadro personale dell’in-
teressato nel paese d’origine, alla sua cerchia famigliare ed al suo curricu-
lum scolastico. Se necessario ordina una perizia medica volta alla determi-
nazione dell’età (cfr. art. 17 cpv. 3bis in relazione con l’art. 26 cpv. 2 LAsi;
DTAF 2018 VI/3 consid. 4.2.2). Una volta esperita l’istruttoria, la Segreteria
di Stato procede ad un apprezzamento globale degli elementi in presenza
in ossequio ai principi sopra citati (cfr. sentenza D-6598/2019 consid. 5.4 e
rif. citati).
6.5 Nel caso di specie, nel corso della procedura di prima istanza, l’insor-
gente ha fornito delle indicazioni biografiche e anagrafiche nel loro com-
plesso incoerenti e contraddittorie, che possono essere soltanto in parte
relativizzate a fronte di un asserito vissuto difficile, in particolare legato alla
sua carente scolarizzazione ed al suo analfabetismo, ed al fatto di non es-
sere “avvezzo a questioni anagrafiche” come preteso nel gravame dal ri-
corrente (cfr. pag. 4 dell’atto ricorsuale). Invero, quandanche possa essere
verosimile che una persona proveniente da un contesto culturale e sociale
svantaggiato e privo di qualsivoglia scolarizzazione, non conosca la sua
data di nascita esatta come pure non sappia fare di conto, tuttavia nel caso
specifico del ricorrente tali sue pretese lacune vengono di fatto smentite
dalle sue stesse affermazioni e dalla documentazione in suo possesso.
Quale data anagrafica iniziale, egli ha indicato nel foglio dei dati personali
al momento del deposito della sua domanda d’asilo, il (...) (cfr. atto SEM
n. [...]-1/2). Malgrado in seguito abbia invece sostenuto essere nato il (...),
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ed aver affermato che dovrebbe pertanto corrispondere a (...) anni d’età e
di sapere per certo che egli è minorenne (cfr. verbale, p.to 1.06, pag. 3 seg.
e p.to 8.01, pag. 11), non ha tuttavia saputo spiegare in modo verosimile
l’incongruenza dei dati anagrafici succitati. Egli ha invero affermato che per
la compilazione del foglio dei dati personali, l’avrebbe aiutato una signora,
alla quale egli rispondeva. In tale contesto, avrebbe indicato inizialmente
di essere nato nel (...), salvo poi invece sostenere di essersi ricordato che
la data fornita risultava inesatta e chiedere che la stessa venisse corretta,
ciò che non sarebbe avvenuto in quanto il documento sarebbe già stato
inviato (cfr. verbale, p.to 1.06, pag. 3). Perlomeno l’anno indicato inizial-
mente, ovvero il (...), risulta essere anche quello fornito alle autorità italiane
e presente nei documenti italiani in possesso del ricorrente al momento
dell’entrata in Svizzera (quale data di nascita è il [...]), come pure risulta
essere coerente con le informazioni assunte dalla SEM da parte delle au-
torità italiane, che hanno fornito come dati anagrafici pure l’indicazione del
(...) (cfr. atto SEM n. [...]-18/2). Inoltre, il fatto che egli abbia fornito dei dati
anagrafici discrepanti tra il momento della sua domanda d’asilo in Svizzera
e quanto invece in seguito sostenuto durante l’audizione RMNA, non risulta
essere spiegabile con le affermazioni del ricorrente contenute sia nel gra-
vame che nel verbale d’audizione. Egli ha infatti sostenuto di conoscere la
sua data di nascita, in quanto anche se uno non è andato a scuola la co-
noscerebbe (cfr. verbale, p.to 1.06, pag. 3) e che in Africa gliela avrebbero
“inculcata” lo stesso (cfr. verbale, p.to 1.06, pag. 4). Appare quindi poco
credibile che l’interessato al momento della compilazione del foglio dei dati
personali in Svizzera, non abbia fornito i suoi dati anagrafici reali. Quindi il
fatto che lui abbia indicato inizialmente l’anno di nascita (...) ed in seguito
invece abbia modificato sostanzialmente tale affermazione, pretendendo
essere nato il (...), appare essere un’allegazione fallace tendente a bene-
ficiare di disposizioni più favorevoli in materia d’asilo che si applicano ai
richiedenti minorenni. Tale conclusione è supportata da ulteriori elementi.
Invero, se durante l’audizione egli ha dapprima dichiarato di non ricordarsi
quale data avrebbe fornito al momento del suo sbarco in Italia né di quella
indicata per i documenti alle autorità italiane, poiché avrebbe fornito una
data fittizia in un momento di confusione (cfr. verbale, p.to 1.06, pag. 3 seg.
e p.to 5.02, pag. 9), egli si è contraddetto in modo lampante asserendo in
seguito su nuovo quesito del funzionario incaricato, che al momento del
rilevamento delle impronte digitali avrebbe indicato di avere (...) anni e
quindi che l’anno di nascita al momento del suo arrivo in Italia doveva cor-
rispondere con il (...) (cfr. verbale, p.to 5.02, pag. 9). Pertanto, se al suo
momento dell’entrata in Italia, nel (...) del (...), egli avrebbe affermato alle
autorità italiane di avere (...) anni, ora nel 2020, dovrebbe perlomeno aver
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compiuto i (...) anni d’età. Dipoi, pare quantomeno singolare che egli as-
serisca di non ricordare esattamente da quanti anni è deceduta sua madre,
né le date che avrebbe fornito alle autorità italiane per i suoi documenti –
malgrado gli stessi siano tra l’altro stati emessi in un periodo ben succes-
sivo al suo arrivo in Italia e quindi le sue presunte dimenticanze dato il suo
asserito trascorso difficile in F._ non paiono plausibili – né quanti
anni avesse al momento del suo espatrio, ma tuttavia ha saputo indicare
precisamente di avere lasciato il Gambia nel (...), come pure di essere
stato salvato e portato in H._ dalle autorità italiane l’(...), nonché di
aver lasciato l’Italia per la I._ nell’anno (...) (cfr. verbale, p.to 3.01,
pag. 7 e p.to 5.01 segg., pag. 9). Infine, a supporto delle sue allegazioni
sulla sua presunta minore età, egli non ha consegnato alcun documento di
viaggio e d’identità ai sensi dell’art. 1a lett. b e c dell’OAsi 1, di modo che
egli non ha apportato alcuna prova a sostegno della sua identità, della
quale la data di nascita ne è una delle componenti (cfr. in tal senso anche
la sentenza del Tribunale D-7134/2018 del 27 giugno 2016 consid. 2.6).
Egli ha invece presentato i documenti italiani succitati (cfr. supra litt. E), che
smentiscono di fatto la data di nascita da lui allegata e ne attestano invece
la sua maggiore età.
Sulla base di tali elementi, il Tribunale non può che sottoscrivere la conclu-
sione alla quale la SEM è giunta, nel senso che il ricorrente non ha reso
verosimile di essere minorenne al momento del suo arrivo in Svizzera.
L’autorità inferiore ha inoltre proceduto ad un esame completo e corretto
dei fatti determinanti per giungere ad una valutazione in merito all’età
dell’insorgente. Invero, l’autorità sindacata, durante l’audizione RMNA ha
posto al ricorrente dei quesiti puntuali, in particolare sul suo percorso di
vita, la sua scolarizzazione e la sua ultima attività lavorativa svolta, come
pure sul suo viaggio di espatrio. Un diritto di essere sentito specifico in
merito all’età dichiarata gli è stato tra l’altro concesso, durante il quale l’au-
torità inferiore gli ha esposto i suoi dubbi in merito alla minore età allegata.
Basandosi sulle informazioni raccolte ed a seguito di una ponderazione
globale degli elementi in suo possesso, l’autorità di prime cure ha ritenuto
la maggiore età del ricorrente. Nella decisione avversata, l’autorità inferiore
ha altresì dettagliato la sua analisi in merito in modo pertinente, nonché
spiegato in particolare, la ponderazione degli elementi che avrebbe effet-
tuato. A tali condizioni, come pure visto quanto già sopra considerato, è a
giusto titolo che l’autorità inferiore non ha proceduto ad ulteriori atti istrut-
tori, segnatamente ad una perizia medica per accertare l’età del ricorrente
come preteso nel gravame da quest’ultimo, in quanto l’istruzione svolta
dall’autorità inferiore risulta sufficientemente completa e corretta. Per il re-
D-1979/2020
Pagina 13
sto, non può applicarsi in specie lo stesso ragionamento seguito dal Tribu-
nale nella sua sentenza D-401/2020 del 27 gennaio 2020 come preteso nel
gravame dal ricorrente, ove permanevano dei dubbi circa la maggiore età
dell’interessato, ciò che non risulta essere invece il caso di specie.
In tali circostanze, l’insorgente – al quale incombeva l’onere della prova in
merito – non è stato in grado di rendere verosimile la sua presunta minore
età, ciò che comporta che egli debba assumersene le conseguenze, ov-
vero che di convesso venga ritenuto maggiorenne in conformità con la giu-
risprudenza succitata (cfr. supra consid. 6.1-6.4). È quindi a giusto titolo
che la SEM ha ritenuto che il seguito della procedura si sarebbe svolta con
una data di nascita fissata al (...) (recte: [...]), e quindi che il ricorrente
fosse maggiorenne al momento del suo arrivo in Svizzera, per il che le
disposizioni normative inerenti i minorenni non gli erano applicabili ed egli
non se ne può a ragione avvalere.
7.
Chiarito questo aspetto, occorre ora chiedersi se la SEM, che nella deci-
sione del 24 marzo 2020 ha ritenuto data la competenza dell’Italia e non
ha riscontrato ostacoli al trasferimento dell’insorgente verso tale Paese,
abbia rettamente omesso di entrare nel merito della domanda d’asilo pre-
sentata da quest’ultimo.
8.
8.1 Giusta l’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi, di norma non si entra nel merito di
una domanda di asilo se il richiedente può partire alla volta di uno Stato
terzo cui compete, in virtù di un trattato internazionale, l’esecuzione della
procedura di asilo e allontanamento. Prima di applicare la precitata dispo-
sizione, la SEM esamina la competenza relativa al trattamento di una do-
manda di asilo secondo i criteri previsti dal Regolamento Dublino III. Se in
base a questo esame è individuato un altro Stato quale responsabile per
l’esame della domanda di asilo, la SEM pronuncia la non entrata nel merito
previa accettazione, espressa o tacita, di ripresa a carico del richiedente
l’asilo da parte dello Stato in questione (cfr. DTAF 2017 VI/5 consid. 6.2).
8.2 Ai sensi dell’art. 3 par. 1 Regolamento Dublino III, la domanda di pro-
tezione internazionale è esaminata da un solo Stato membro, ossia quello
individuato in base ai criteri enunciati al capo III (art. 7–15). Nel caso di una
procedura di ripresa in carico (inglese: take back) – come è il caso di specie
–, di principio non viene effettuato un nuovo esame di determinazione dello
Stato membro competente secondo il capo III (cfr. DTAF 2017 VI/5 con-
sid. 6.2 e 8.2.1).
D-1979/2020
Pagina 14
8.3 Ai sensi dell’art. 3 par. 2 Regolamento Dublino III, qualora sia impossi-
bile trasferire un richiedente verso lo Stato membro inizialmente designato
come competente in quanto si hanno fondati motivi di ritenere che sussi-
stano delle carenze sistemiche nella procedura di asilo e nelle condizioni
di accoglienza dei richiedenti, che implichino il rischio di un trattamento
inumano o degradante ai sensi dell’art. 4 CartaUE, lo Stato membro che
ha avviato la procedura di determinazione dello Stato membro competente
prosegue l’esame dei criteri di cui al capo III per verificare se un altro Stato
membro possa essere designato come competente. Qualora non sia pos-
sibile eseguire il trasferimento verso un altro Stato membro designato in
base ai criteri del capo III o verso il primo Stato membro in cui la domanda
è stata presentata, lo Stato membro che ha avviato la procedura di deter-
minazione diventa lo Stato membro competente.
8.4 Lo Stato membro competente è tenuto a riprendere in carico – in osse-
quio alle condizioni poste agli art. 23, 24, 25 e 29 – un cittadino di un paese
terzo o un apolide del quale è stata respinta la domanda e che ha presen-
tato domanda in un altro Stato membro oppure si trova nel territorio di un
altro Stato membro senza un titolo di soggiorno (art. 18 par. 1 lett. d
Regolamento Dublino III).
9.
Nella presente disamina l’interessato ha depositato una domanda d’asilo
in Italia l’(...) (cfr. atto SEM n. [...]-7/2). Dalle informazioni assunte dall’au-
torità italiana competente, si può inoltre rilevare che egli è titolare di un
permesso di soggiorno quale richiedente l’asilo scaduto il (...) e che ha
presentato in Italia un ricorso contro il rigetto della sua domanda d’asilo
(cfr. atto SEM n. [...]-18/2). Tali informazioni sono state confermate anche
dall’interessato (cfr. verbale, p.to 1.06, pag. 4 e p.to 2.05 seg., pag. 7), ed
in parte dai documenti italiani trovati in possesso del ricorrente al momento
della sua entrata in Svizzera (cfr. atto SEM n. [...]-13/2 e verbale, p.to 1.06
pag. 3 seg. e p.to 7.05 seg., pag. 10 seg.). Su tali presupposti, il (...), la
SEM ha presentato alle autorità italiane preposte, nei termini fissati
all’art. 23 par. 2 Regolamento Dublino III, una richiesta di ripresa in carico
fondata sull’art. 18 par. 1 lett. d Regolamento Dublino III. Non avendo ri-
sposto al termine di due settimane previsto dall’art. 25 par. 1 Regolamento
Dublino III, la SEM poteva legittimamente partire dal presupposto che l’Ita-
lia abbia accettato tacitamente la richiesta di ripresa in carico e sia divenuta
responsabile per la procedura d’asilo del ricorrente dal (...) (cfr. atto SEM
n. [...]-38/1), ciò che comporta l’obbligo di ripresa in carico dell’interessato
da parte italiana come disposto dall’art. 25 par. 2 Regolamento
Dublino III.
D-1979/2020
Pagina 15
Di conseguenza, la competenza dell’Italia – tra l’altro non contestata spe-
cificamente nel gravame – risulta di principio essere data nella fattispecie.
Le allegazioni generiche del ricorrente in merito al fatto che egli non vor-
rebbe rientrare in Italia in quanto in particolare non sarebbe in possesso di
alcun documento valido, come pure di risorse finanziarie, e che nel pre-
detto Paese avrebbe dormito per strada, essendo stato buttato fuori dal
campo in cui stava (cfr. verbale, p.to 8.01, pag. 11), non sono atte a mutare
tale conclusione.
10.
10.1 Quanto alla situazione d’accoglienza per i richiedenti asilo nella vicina
Penisola, il Tribunale ha analizzato recentemente i cambiamenti intervenuti
dal profilo fattuale e legislativo nel predetto Paese nella sentenza
E-962/2019 del 17 dicembre 2019 (pubblicata quale sentenza di riferi-
mento, cfr. consid. 6.2 segg. e prevista per la pubblicazione come DTAF),
ed è giunto alla conclusione che il sistema d’asilo italiano presenta un certo
numero di ostacoli suscettibili di impedire l’accesso immediato dei richie-
denti alla procedura d’asilo ed al sistema di accoglienza. In particolare,
come gli altri richiedenti l’asilo, dopo l’adozione del decreto legislativo
n. 113/2018 su sicurezza e immigrazione del 4 ottobre 2018, anche chia-
mato “decreto Salvini” e della sua legge di applicazione (legge del 1° di-
cembre 2018, n. 132 [legge n. 132/2018]), le persone trasferite in Italia non
hanno più accesso al sistema d’accoglienza detto “di seconda linea” (che
prima del “decreto Salvini” era assicurato attraverso il sistema SPRAR [Si-
stema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati], che aveva in particolare
come scopo quello di fornire delle misure d’accoglienza specifiche adattate
ai richiedenti l’asilo vulnerabili, segnatamente le famiglie, che è stato abo-
lito e trasformato nel Sistema di protezione per titolari di protezione inter-
nazionale e minori stranieri non accompagnati o SIPROIMI, destinato uni-
camente alle persone che sono a beneficio della protezione internazionale
ed ai minori non accompagnati; cfr. sentenza del Tribunale succitata
consid. 6.2.4). Di conseguenza non vi sono più dei posti riservati per le
famiglie e le persone vulnerabili negli attuali SIPROIMI, e le persone tra-
sferite in virtù del Regolamento Dublino non vi hanno più accesso, essendo
accolte invece nei Centri di prima accoglienza così come nei Centri di ac-
coglienza straordinari (CAS, ora denominati “strutture temporanee”; cfr. in
proposito anche il recente rapporto dell’Organisation suisse d’aide aux
réfugiés [OSAR], Conditions d’accueil en Italie, Rapport actualisé sur la
situation en Italie des personnes requérantes d’asile et des bénéficiaires
d’une protection, en particulier des personnes renvoyées dans le cadre de
Dublin, consultabile sul sito internet < https://www.osar.ch/assets/herkunf-
tslaender/dublin/italien/2020-osar-conditions-daccueil-en-italie-fr.pdf > in
D-1979/2020
Pagina 16
particolare cap. 4.5, pag. 37 seg.) e sono confrontati con gli stessi ostacoli
che gli altri richiedenti l’asilo. In particolare, pure loro devono frequente-
mente attendere più giorni, se non più settimane, prima di poter far regi-
strare formalmente la loro domanda d’asilo ed accedere al sistema d’acco-
glienza ed alle sue componenti, segnatamente al Sistema nazionale di sa-
lute (cfr. sentenza del Tribunale precitata consid. 6.2.8). Il Tribunale ha al-
tresì rilevato che, secondo gli osservatori sul terreno, il diritto ad un’assi-
stenza medica – che va al di là delle cure d’urgenza od essenziali – per i
richiedenti l’asilo è talvolta ostacolato o ritardato in pratica, poiché dipende
dall’attribuzione di un codice fiscale dalla Questura competente alla per-
sona interessata. Tuttavia, la stessa non interviene che al momento della
registrazione formale della domanda d’asilo (la così detta “verbalizza-
zione”). Il ritardo nell’accesso alle cure mediche riflette quindi il ritardo nella
registrazione formale della domanda d’asilo, che può essere di più setti-
mane, se non di più mesi, in alcune regioni. Inoltre, anche se il “decreto
Salvini” precisa che tutti i servizi devono essere garantiti ai richiedenti
l’asilo sulla base unicamente del loro domicilio, succede che, in assenza di
circolari interne, i servizi di sanità rifiutino in pratica tale diritto (cfr. sentenza
del Tribunale succitata consid. 6.2.7).
10.2 Dall’analisi effettuata, il Tribunale ha constatato che, malgrado la legi-
slazione italiana preveda degli standard minimi comuni per tutto il territorio
italiano, tanto in materia d’accesso alla procedura d’asilo, quanto in merito
alle condizioni di accoglienza, in pratica questi standard possono variare
sensibilmente. Il Tribunale ha altresì rilevato che dopo l’adozione del “de-
creto Salvini” vi è stato un deterioramento delle condizioni d’accoglienza
nei centri di alloggio, in particolare per quanto riguarda le persone vulnera-
bili o necessitanti di un inquadramento psicologico specifico. Tuttavia, an-
che se la procedura d’asilo così come il dispositivo d’accoglienza e di as-
sistenza sociale presentino alcune carenze, le quali variano secondo le re-
gioni e che si sarebbero accentuate ancor più con l’entrata in vigore del
“decreto Salvini”, non si potrebbe considerare che esistano in Italia delle
carenze strutturali di un’ampiezza tale che vi sarebbe modo di concludere
– a priori ed indipendentemente dal caso di specie – che vi siano dei rischi
sufficientemente reali e concreti per i richiedenti, di essere sistematica-
mente esposti ad una situazione di precarietà e di bisogno materiale e
psicologico, al punto tale che il loro trasferimento nel predetto paese costi-
tuirebbe, in generale, un trattamento contrario all’art. 3 CEDU. Invero, l’ac-
cesso ad una procedura d’asilo conforme al Regolamento Dublino e che
permetta un esame corretto della domanda d’asilo è in principio garantito
in Italia, malgrado sia in pratica spesso ritardato. Lo stesso vale anche
per quanto riguarda l’accesso a condizioni di vita minime nel corso
D-1979/2020
Pagina 17
della procedura (cfr. nel dettaglio sentenza del Tribunale E-962/2019
consid. 6.3).
10.3 Alla luce delle suesposte considerazioni, il Tribunale è dunque giunto
alla conclusione che non possano essere ritenute delle carenze sistemiche
nella procedura d’asilo e nel sistema d’accoglienza in Italia, malgrado le
importanti modifiche introdotte dal “decreto Salvini” (cfr. ibidem). Pertanto,
il rispetto della sicurezza dei richiedenti l’asilo, in particolare il diritto alla
trattazione della propria domanda secondo una procedura giusta ed equa
ed una protezione conforme al diritto internazionale ed europeo, rimane
presunto da parte dell’Italia (cfr. ibidem, consid. 6.4).
10.4 Conseguentemente, l’applicazione dell’art. 3 par. 2 del Regolamento
Dublino III, è rettamente stata esclusa dall’autorità resistente.
11.
11.1 Tuttavia, la presunzione di sicurezza sopra esposta (cfr. consid. 10.3)
può essere confutata in presenza di indizi seri che, nel caso concreto, le
autorità dello Stato in questione non rispetterebbero il diritto internazionale
(cfr. DTAF 2010/45 consid. 7.4 e 7.5). La stessa va inoltre scartata d’ufficio
in presenza di violazioni sistematiche delle garanzie minime previste
dall’Unione europea o di indizi seri di violazioni del diritto internazionale
(cfr. DTAF 2011/9 consid. 6; sentenza della CorteEDU M.S.S. contro Belgio
e Grecia del 21 gennaio 2011, 30696/09).
11.2 Sempre nella sentenza di riferimento del Tribunale E-962/2019 preci-
tata, la scrivente autorità ha stabilito che, tenuto conto della situazione at-
tuale del sistema di accoglienza in Italia e dei cambiamenti intervenuti dopo
l’entrata in vigore del “decreto Salvini”, nel caso di trasferimenti di richie-
denti l’asilo affetti da malattie (somatiche o psichiche) gravi o croniche –
ovvero persone il cui stato di salute peggiorerebbe seriamente in caso d’in-
terruzione, anche breve, del loro trattamento – le autorità svizzere devono
richiedere delle garanzie scritte individuali e preliminari da parte delle au-
torità italiane, in particolare per quanto concerne l’accesso immediato (già
all’arrivo in Italia) ad una presa in carico medica e ad un alloggio adatti. In
assenza di tali garanzie il trasferimento è da considerarsi illecito (cfr. sen-
tenza del Tribunale E-962/2019 consid. 7.4.2 e 7.4.3).
11.3 Altresì secondo la Corte europea dei diritti dell’uomo (di seguito: Cor-
teEDU) il respingimento forzato di persone che soffrono di problemi medici
non è suscettibile di costituire una violazione dell’art. 3 CEDU, a meno che
la malattia dell’interessato non si trovi ad uno stadio avanzato e terminale,
D-1979/2020
Pagina 18
al punto che la sua morte appaia come una prospettiva prossima (cfr. sen-
tenza della CorteEDU N. contro Regno Unito del 27 maggio 2008,
26565/05; cfr. anche DTAF 2011/9 consid. 7.1). A tal proposito, la
CorteEDU ha successivamente precisato in una sua sentenza, che una
violazione dell’art. 3 CEDU può però anche sussistere qualora vi siano dei
seri motivi di ritenere che la persona, in assenza di trattamenti medici ade-
guati nello Stato di destinazione, sarà confrontata ad un reale rischio di un
grave, rapido ed irreversibile peggioramento delle condizioni di salute com-
portante delle intense sofferenze o una significativa riduzione della spe-
ranza di vita (cfr. sentenza della CorteEDU Paposhvili contro Belgio del
13 dicembre 2016, 41738/10, §181 segg.).
11.4 Ora, nel caso di specie, nessun indizio serio indica che le autorità ita-
liane abbiano violato il diritto dell’interessato all’esame della sua domanda
d’asilo nell’ambito di una procedura equa o che abbiano rifiutato di garan-
tirgli una protezione conforme al diritto europeo. Piuttosto, il fatto che la
sua procedura si trovi in fase ricorsuale, è dimostrativa del contrario, se-
gnatamente che egli abbia avuto accesso ad un’istanza giudiziaria. Altresì
l’insorgente non ha dimostrato il mancato rispetto del divieto di respingi-
mento da parte dell’Italia né tantomeno l’esistenza di un rischio di contrav-
venzione della direttiva procedura. Egli, al di là di generiche allegazioni,
non è inoltre stato in misura di portare degli indizi oggettivi, concreti e seri,
di essere durevolmente privato del sostentamento minimo e di subire delle
condizioni di vita indegna in violazione della direttiva accoglienza nel caso
di un suo trasferimento in Italia. Il ricorrente, un uomo solo e giovane, non
può peraltro essere considerato come una persona vulnerabile ai sensi
della sentenza della CorteEDU Tarakhel contro Svizzera, né di essere af-
fetto da patologie (somatiche o psichiche) gravi o croniche, da dover im-
porre alle autorità svizzere di richiedere preliminarmente al trasferimento
delle garanzie scritte ed individuali all’Italia come espresso nella giurispru-
denza del Tribunale succitata (cfr. supra consid. 11.2). In tal senso, le cen-
sure generiche e non sostanziate espresse nel ricorso dall’interessato,
circa una sua asserita vulnerabilità nonché carenza istruttoria da parte
della SEM riguardo allo stato di salute del ricorrente come pure rispetto alle
garanzie che andavano richieste alle autorità italiane, non risultano essere
in alcun modo fondate. In particolare, in relazione al suo stato di salute, il
ricorrente non ha apportato alcun ulteriore elemento concreto in fase ricor-
suale che possa mutare l’apprezzamento del Tribunale in merito. Dagli atti
risulta invero che il richiedente, dopo la valutazione neuropsichiatrica del
(...), non ha più necessitato di alcuna assistenza dal profilo psicologico e
psichiatrico e che secondo il medico stesso non vi fosse la necessità im-
D-1979/2020
Pagina 19
mediata di una valutazione supplementare (cfr. atto SEM n. [...]-17/2). Se-
gnatamente, gli agiti autolesionistici ed idee suicidali espressi alla sua rap-
presentante legale durante un colloquio, sarebbero stati fortemente relati-
vizzati dall’interessato durante il consulto neuropsichiatrico succitato, rela-
zionandoli ad uno sfogo di rabbia e con lo scopo di impaurire l’operatrice
(cfr. atti SEM n. [...]-23/1 e n. [...]-17/2). Inoltre, le allegazioni di essere
stato malmenato in F._ e di aver subito delle torture, e quindi di
essere stato traumatizzato per tale motivo, oltreché non risultare in alcun
modo specificate e concretizzate, non sono neppure riscontrabili nelle as-
serzioni rese durante la visita neuropsichiatrica (cfr. atto SEM n. [...]-17/2).
Altresì, per il prurito in tutto il corpo recidivante, diagnosi per la quale gli è
stata fornita una terapia sintomatica con antimicotico ed antifungino, asso-
ciato ad antistaminico sistemico ([...], [...] e [...]; cfr. atto SEM n. [...]-
31/10), oltreché non essere una patologia di particolare gravità, dagli atti
non risulta aver dato luogo ad alcuna ulteriore doglianza da parte del ricor-
rente. Alla medesima conclusione si giunge per quanto attiene le diagnosi
di contusione alla mano (...) (senza frattura rilevata) e contusione frontale
al cranio con ematoma frontale (...) con locale debole dolenza al tatto, esiti
di una caduta dell’insorgente nel corso di una (...) (cfr. atti SEM n. [...]-41/2
e n. [...]-44/2). Per tali risultanze gli è stata prescritta una terapia analge-
sica a base di Ibuprofene per tre volte al giorno e Dafalgan per tre volte al
giorno, nonché la tenuta della mano a riposo con una benda per una setti-
mana, al termine della quale gli è stato prescritto un controllo clinico presso
il suo medico curante (cfr. atto SEM n. [...]-44/2). Neppure tali esiti hanno
esplicato ulteriori doglianze da parte del ricorrente, nonostante lo stesso
sia pure legalmente rappresentato. Per il resto, essendo che la pregressa
epatite B rilevata tramite gli esami del sangue effettuati al ricorrente, risulta
essere guarita e senza rischio di reinfezione (cfr. atti SEM n. [...]-31/10 e
n. [...]-36/6), non risultano esserci dei problemi di salute necessitanti di una
presa in carico medica, né tantomeno di poter ritenere che lo stato valetu-
dinario dell’insorgente sia ostativo al suo trasferimento verso l’Italia, in
quanto rischierebbe di esporlo a trattamenti contrari alle obbligazioni inter-
nazionali sottoscritte dalla Svizzera ed incompatibili con la giurisprudenza
in materia della CorteEDU (cfr. sentenze della CorteEDU Paposhvili contro
Belgio del 13 dicembre 2016, 41738/10, §181 segg., N. contro Regno
Unito del 27 maggio 2008, 26565/05; DTAF 2011/9 consid. 7.1). Sia quel
che sia, non è inopportuno ricordare che l’Italia, in qualità di Stato firmatario
della direttiva accoglienza, deve provvedere affinché i richiedenti ricevano
la necessaria assistenza sanitaria comprendente quanto meno le presta-
zioni di pronto soccorso e il trattamento essenziale di malattie e di gravi
disturbi mentali e fornire la necessaria assistenza medica o di altro tipo, ai
D-1979/2020
Pagina 20
richiedenti con esigenze di accoglienza particolari, comprese, se necessa-
rie, appropriate misure di assistenza psichica (art. 19 par. 1 e 2 direttiva
accoglienza).
11.5 Ad ogni modo se, dopo il suo trasferimento in Italia, l’interessato do-
vesse essere costretto dalle circostanze a condurre un’esistenza non con-
forme alla dignità umana, o se dovesse ritenere che il paese in questione
viola i suoi obblighi di assistenza nei suoi confronti, così come la direttiva
precitata, o in ogni altro modo leda i suoi diritti fondamentali, apparterrà al
medesimo sollevare l’eventuale violazione dei suoi diritti, utilizzando le
adeguate vie di diritto, dinanzi alle autorità dello Stato in questione (cfr.
art. 26 direttiva accoglienza). Per quanto riguarda l’eventuale rischio della
messa in atto di tentativi suicidali, si rileva che il Tribunale federale ha sta-
bilito che il rischio di suicidio non costituisce un ostacolo all’esecuzione
dell’allontanamento (cfr. sentenza del TF 2C_856/2015 del 10 ottobre 2015
consid. 3.2.1). Ciò corrisponde pure alla prassi dello scrivente Tribunale
(cfr. ad esempio sentenza del Tribunale D-505/2020 del 4 febbraio 2020
con ulteriori riferimenti ivi menzionati). Tuttavia, lo stato di salute del ricor-
rente verrà preso in considerazione al momento del trasferimento, e sarà
inoltre premura delle autorità competenti per l’esecuzione dell’allontana-
mento informare in maniera precisa e completa le autorità italiane dell’ar-
rivo, degli eventuali problemi di salute dell’insorgente (cfr. art. 31 e 32
Regolamento Dublino III).
12.
Per il resto, v’è da constatare che la SEM ha stabilito in maniera corretta e
completa i fatti giuridicamente rilevanti e che circa l’esistenza di motivi
umanitari ai sensi dell’art. 29a cpv. 3 OAsi 1, nel caso in disamina non sus-
sistono del resto elementi per ritenere che l’autorità inferiore abbia eserci-
tato in maniera arbitraria il suo potere di apprezzamento. Pertanto, non vi
è motivo di applicare la clausola discrezionale di cui all’art. 17 par. 1 (clau-
sola di sovranità) Regolamento Dublino III.
13.
Di conseguenza, in mancanza dell’applicazione della precitata norma da
parte della Svizzera, l’Italia permane competente per l’esame della do-
manda di asilo del ricorrente ai sensi del Regolamento Dublino III ed è te-
nuta a riprenderlo in carico in ossequio alle condizioni poste agli art. 23,
24, 25 e 29 del predetto.
D-1979/2020
Pagina 21
14.
In aggiunta, vista la censura presente in tal senso nel gravame, è neces-
sario sottolineare che la diffusione della pandemia di coronavirus (Covid-
19) va annoverata tra le circostanze transitorie che sebbene giustifichino
una temporanea sospensione del trasferimento non impediscono che que-
sto sia effettivamente posto in essere in un ulteriore e più appropriato mo-
mento (cfr. sentenze del Tribunale F-1827/2020 del 9 aprile 2020,
F-1622/2020 del 26 marzo 2020 consid. 2.2 e D-1282/2020 del
25 marzo 2020 consid. 5.5). Un trasferimento nell’ambito del Regolamento
Dublino III dovrebbe avvenire entro il termine di sei mesi a decorrere
dall’accettazione della richiesta di ripresa in carico da parte dello Stato
membro competente o della decisione definitiva su ricorso o una revisione
in caso di effetto sospensivo ai sensi dell’art. 27 par. 3 Regolamento
Dublino III (cfr. art. 29 par. 1 e art. 42 Regolamento Dublino III). Se ciò non
fosse possibile, la domanda d’asilo dovrà essere vagliata in Svizzera in
procedura nazionale (art. 29 par. 2 Regolamento Dublino III, art. 9 cpv. 2
dell’Ordinanza sui provvedimenti nel settore dell’asilo in relazione al coro-
navirus del 1° aprile 2020 [Ordinanza COVID-19 asilo]; DTAF 2015/19
consid. 5 seg.). Per il resto, la fissazione del termine di partenza riguarda
soltanto una modalità dell’esecuzione, che per prassi non risulta essere
oggetto di procedura dinnanzi al Tribunale, ma è di competenza delle au-
torità cantonali preposte al trasferimento (cfr. sentenza del
Tribunale F-1829/2020 del 9 aprile 2020 consid. 5.2 con riferimenti ivi ci-
tati). In tal senso, né il fatto che la SEM non si sia pronunciata specifica-
mente in merito nella decisione avversata, né la sentenza del Tribunale
D-1318/2020 del 12 marzo 2020 (in particolare il consid. 6.5.3) – tra l’altro
una fattispecie dal profilo medico-sanitario, molto differente da quella di
specie – citata nel gravame dal ricorrente non sono atte a mutare tale ap-
prezzamento. Tuttavia, in tale contesto, l’autorità inferiore dovrà tenere de-
bitamente conto della situazione congiunturale legata al Covid-19, nel
senso che l’esecuzione del trasferimento non potrà aver luogo che allorché
sarà conforme ai piani di sicurezza sanitari decisi dagli Stati interessati (cfr.
sentenza del Tribunale E-6856/2017 del 6 aprile 2020 consid. 9). Le cen-
sure sollevate in tal senso dal ricorrente nel gravame, sono pertanto da
disattendere.
15.
Alla luce di quanto precede, è quindi a giusto titolo che la SEM non è en-
trata nel merito della domanda di asilo dell’insorgente, in applicazione
dell’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi ed ha pronunciato il suo trasferimento verso
l’Italia conformemente all’art. 44 LAsi, posto che l’insorgente non possiede
un’autorizzazione di soggiorno in Svizzera (cfr. art. 32 lett. a OAsi 1). In
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siffatte circostanze, non vi è più luogo di esaminare in maniera distinta le
questioni relative all’esistenza di un impedimento all’esecuzione del trasfe-
rimento per i motivi giusta i cpv. 3 e 4 dell’art. 83 LStrI, dal momento che
detti motivi sono indissociabili dal giudizio di non entrata nel merito nel qua-
dro di una procedura Dublino (cfr. DTAF 2015/18 consid. 5.2).
16.
Alla luce di quanto precede, il ricorso deve essere respinto e la decisione
della SEM, che rifiuta l’entrata nel merito della domanda di asilo e pronun-
cia il trasferimento dalla Svizzera verso l’Italia, confermata, previa revoca
delle misure cautelari pronunciate il 14 aprile 2020.
17.
Avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, la domanda di esenzione
dal versamento di un anticipo equivalente alle presunte spese processuali
è divenuta senza oggetto.
18.
Visto l’esito della procedura, le spese processuali, che seguono la soccom-
benza, sarebbero da porre a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1 e 5 PA
nonché art. 3 lett. b del regolamento sulle tasse e sulle spese ripetibili di-
nanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 febbraio 2008 [TS-TAF,
RS 173.320.2]). Tuttavia, non essendo state le conclusioni ricorsuali d’ac-
chito sprovviste di possibilità di esito favorevole e potendo partire dal pre-
supposto che l’insorgente è indigente, v’è luogo di accogliere la domanda
di assistenza giudiziaria nel senso della dispensa dal pagamento delle
spese di giustizia (art. 65 cpv. 1 PA).
19.
La presente decisione non concerne una persona contro la quale è pen-
dente una domanda d’estradizione presentata dallo Stato che ha abban-
donato in cerca di protezione, e pertanto non può essere impugnata con
ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83
lett. d cifra 1 LTF).
La pronuncia è quindi definitiva.
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