Decision ID: e130ad3c-0c6e-57a9-b852-728db6a2a933
Year: 2007
Language: it
Court: TI_TPC
Chamber: TI_TPC_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: penal_law

L'avv. DF 2 in difesa di AC 2 il quale, in esito alla sua arringa, ritenuto il ridimensionamento delle richieste dell’ accusa, chiede che il suo assistito venga prosciolto anche dall'imputazione di atti sessuali con fanciulli.
La presidente pone quindi a giudizio, con l’accordo delle parti, i seguenti
quesiti:
A. AC 1
1. è autore colpevole di:
1.1. violenza carnale
per avere,
un giorno dell'estate 2005, costretto _
a subire la congiunzione carnale contro la sua volontà;
1.2. coazione sessuale ripetuta
per avere,
nell'estate 2005 in cinque o sei occasioni, costretto _ a subire atti sessuali;
1.3. atti sessuali con fanciulli ripetuti
per avere,
nelle circostanze di cui sub 1.1 e 1.2 ripetutamente compiuto atti sessuali su _, minore di anni sedici;
1.3.1. trattasi di tentativo;
e meglio come descritto nell'atto d'accusa?
2. Può beneficiare della sospensione condizionale?
3. Deve un risarcimento alla PC e, se sì, in quale misura?
4. Deve essere ordinata la confisca di quanto in sequestro?
B. AC 2
1. è autore colpevole di:
1.1. violenza carnale
per avere,
un giorno dell'estate 2005, costretto _
a subire la congiunzione carnale contro la sua volontà;
1.2. atti sessuali con fanciulli
per avere,
nelle circostanze di cui sub 1.1 compiuto atti sessuali su _, minore di anni sedici;
1.2.1. trattasi di tentativo;
e meglio come descritto nell'atto d'accusa?
2. In alternativa al punto B. 2 dell'atto di accusa, è egli autore colpevole di
2.1. atti sessuali con fanciulli
per avere,
un sabato di fine luglio 2005, a _, presso la propria abitazione, dopo essersi sdraiato nudo sul proprio letto con _, nata il 16.4.1992, sopra di lui, vestita, sfregato il proprio pene, perlomeno in parziale erezione, contro i suoi genitali, per circa un minuto e mezzo?
2.1.1. trattasi di tentativo;
3. Può beneficiare della sospensione condizionale?
4. Deve un risarcimento alla PC e, se sì, in quale misura?
5. Deve essere ordinata la confisca di quanto in sequestro?
C. AC 3
1. è autore colpevole di:
1.1.
violenza carnale ripetuta
per avere,
durante il periodo fine 2002 - inizio 2003, in undici o docici occasioni, costretto _, minore di anni sedici, a subire la congiunzione carnale contro la sua volontà;
1.2. coazione sessuale
per avere,
precedentemente ai fatti di cui sub 1.1, in un'occasione, costretto _ a subire atti sessuali;
1.3. atti sessuali con fanciulli ripetuti
per avere,
nelle circostanze di cui sub 1.1 e 1.2 ripetutamente compiuto atti sessuali su _, minore di anni sedici;
1.3.1. trattasi di tentativo;
e meglio come descritto nell'atto d'accusa?
2. In alternativa al punto C.3 dell'atto di accusa, è egli autore colpevole di
2.1. atti sessuali con fanciulli ripetuti
per avere,
nella prima metà del 2003, a _, presso la propria abitazione, ripetutamente baciato sulla bocca con la lingua _ minore di anni sedici, toccatole il seno, nonché, in tre occasioni, avuta con la stessa rapporti sessuali completi?
2.1.1. trattasi di tentativo;
3. Può beneficiare della sospensione condizionale?
4. Deve un risarcimento alla PC e, se sì, in quale misura?
5. Deve essere ordinata la confisca di quanto in sequestro?
Considerando,

in fatto e in diritto
1. vita di AC 3
Di sé, AC 3, appena arrestato, ha detto agli inquirenti che la sua domanda d’asilo era stata respinta:
"
Non ho con me il permesso per richiedente l’asilo, visto che a breve dovrò lasciare la Svizzera, come deciso dall’autorità. Il permesso è quindi all’ufficio stranieri. Rientrerò in _, dai miei genitori e dai miei sette fratelli." (PS AC 3 5.9.2006 pag.. 1)
Poi ha raccontato di essere cittadino angolano e di essere arrivato in Svizzera il _ come richiedente l’asilo.
In _ sarebbe rimasta tutta la sua famiglia. Fra i familiari vi sarebbe anche un figlio di 11 anni che vivrebbe con la madre con cui lui non sarebbe mai stato sposato.
Sin dal suo arrivo in Svizzera, AC 3 ha lavorato come tuttofare presso _. Ha smesso tale attività ad aprile 2006 quando ricevette la comunicazione secondo cui gli veniva rifiutato lo statuto di rifugiato e da allora ha vissuto grazie al contributo della Croce rossa:
"
Io sono cittadino _, e sono venuto in Svizzera dal _, quale richiedente l’asilo. Tutti i miei famigliari, quindi padre, madre, e sette fratelli risiedono in _. Sono venuto in Svizzera perché il mio paese non va bene, e là avevo un problema politico.
Io ho un figlio di 11 anni, che vive in _, con la mamma, e con i miei genitori (passa un po’ di tempo con l’una e un po’ con gli altri). Non sono sposato con questa donna, la madre di mio figlio, e non sono neppure in contatto con lei, visto che ha un altro figlio.
Qui in Svizzera ho anche lavorato, in particolare _, e questo da quattro anni, da quando sono qui. Adesso non lavoro più, dall’aprile scorso. Facevo il tutto fare, e l’aiuto cuoco. Lavorando guadagnavo Frs. 3'000.—mensili lordi, e al netto avevo un salario di Frs. 1'200.—mensili (dedotti, quindi, gli oneri sociali). Avevo poi delle spese. Frs. 750.—di affitto, e mandavo qualche soldo in Angola, a mio figlio e ai miei genitori. Mandavo tra i duecento e i trecento dollari, a dipendenza un po’ del mese. Adesso che non lavoro più, la Croce rossa mi da Frs. 450.—al mese, per le mie spese. Per il resto, tutto è spesato (affitto e spese varie). Ho smesso di lavorare al _ mi ha mandato una lettera, che l’asilo era finito. E’ quindi da aprile 2006 che aspetto di dover partire.
Io provengo _, un paese che ha dei problemi, problemi che mi hanno spinto a venire qui in Svizzera a chiedere asilo.
Tutta la mia famiglia è rimasta in _."(PS AC 3 5.9.2006 pag. 1)
Riguardo l’età, AC 3 ha dato agli inquirenti versioni diverse.
Dapprima, ha detto di essere nato nel 1982:
"
Durante il tragitto di spostamento verso _, per rispondere alle domande degli interroganti, in particolare per rispondere alle loro perplessità circa la mia età di trentatre anni, ho spiegato che a tutti gli effetti io ho ventiquattro anni. La mia data di nascita giusta è 09 marzo 1982. Il mio nome è quello che sapete, quello è giusto. La data di nascita 09 marzo 1973 la usavo già nel mio paese, per poter far parte di una squadra di calcio locale, in particolare la squadra _. Poi, quando sono venuto qui in Svizzera, ho mantenuto questa data di nascita.
Il mio passaporto ce l’ha la persona che mi ha aiutato a venire qui in Svizzera a chiedere asilo. Non so che fine abbia fatto questa persona. Il solo documento che avevo con me, quando sono arrivato qui in Svizzera era la carta d’identità che avete trovato nel mio portamonete. Su questa carta d’identità c’è la data di nascita del 1973, e questo per poter giocare _, come ho detto. Questo documento ufficiale mi è stato rilasciato a _, dalle competenti autorità, tramite un avvocato." (PS AC 3 11.9.2006)
In seguito, nello stesso interrogatorio, ha detto che, in realtà, lui è nato nel 1969:
"
Per rispondere alle contestazioni degli interroganti, in relazione alle ragioni che mi avrebbero spinto a modificare la mia data di nascita, dico che effettivamente sono nato il 09 marzo 1969. Ho modificato la mia età per la questione del servizio militare, che al mio paese è molto pericoloso. Io ero piccolo rispetto alla mia età, e quindi ho aumentato la data di nascita al 1973, così che ho dovuto fare solo la scuola reclute e non il servizio attivo, e poi ho potuto giocare al pallone.
Per rispondere alle domande degli interroganti posso dire che il fatto che io sono nato nel 1969 lo posso confermare mia mamma, mio padre e i miei fratelli. " (PS AC 3 11.9.2006)
AC 3 ha ancora ribadito di essere nato nel 1969, nel successivo interrogatorio:
"
Io sono nato il 9 marzo 1969. Poi ho modificato l’anno mettendo il 1973 come ho spiegato" (PS AC 3 19.9.2006 pag.2)
In seguito, il 25 settembre 2006, al PP AC 3 ha confermato di non avere documenti e ribadito ancora una volta di essere nato nel 1969:
"
Sono nato il 9 marzo 1969. Non dimostrando la mia età ho potuto giocare in una squadra di calcio con ragazzi più giovani. Si trattava di una squadra di calcio delle forze dell’ordine, cosa che mi ha permesso di evitare il servizio militare. Chi mi ha ingaggiato ha tuttavia ritenuto di modificare la mia data di nascita portandola al 1973, come risulta dal mio documento che è stato emesso dalle autorità sulla base di mie indicazioni. In aggiunta qui in Svizzera i miei amici non credevano che fossi del 1973 e quindi hanno cominciato a dirmi che ero dell’82 e io l’ho lasciato credere. Ovviamente non ho alcun documento con tale data di nascita" (PP AC 3 26.9.2006 pag. 2)
Va detto, per inciso, che AC 3 dimostra molto meno dei 38 anni che dice di avere: a tutti i membri della Corte, egli è apparso quasi un ragazzo.
Della sua vita, al PP ha detto ancora quanto segue:
"
ho fatto 9 anni di scolarità.
Il Magistrato mi chiede le ragioni per cui sono venuto in Svizzera.
Avevi problemi politici, con il militare.
Ma se giocava a calcio e quindi era esentato?
Sì ma mi sono fatto male al ginocchio, non potendo più giocare sono stato estromesso dalla squadra e quindi non avevo più il documento che mi esentava di fatto dall’obbligo di prestare servizio militare.
Tra il 1992 e il 1998 la guerra in _ era intensa e ciò è continuato fino alla morte di _. Durante la guerra i militari erano molto cattivi con chi non faceva militare, talvolta stracciavano anche i documenti di esenzione e arruolavano giovani con la forza. Ho smesso di giocare a calcio tra il 1998 e il 1999. Poi ho fatto l’apprendista meccanico fino al 2001/2002 e poi sono venuto in Svizzera. Nel 2002 un amico mi ha chiesto di portare un sacco di vestiti usati a _ che un’altra città _. Io non lo sapevo, ma dentro vi erano dei vestiti militari. Mi ha fermato l’esercito e poi sono riuscito a non essere arrestato perché vi era un mio amico che lavorava per le forze dell’ordine. Egli mi ha fatto fuggire e mi ha tenuto nascosto sino a che un altro mio amico mi ha procurato dei documenti per partire, ritenuto che anche secondo il mio amico la mia posizione era divenuta molto a rischio. Insieme a questa persona siamo volati in _ e poi io da solo sono volato a _. Lì mi ha accolto un signore congolese che mi ha ospitato una notte e il giorno dopo mi ha portato, dopo un lungo viaggio, non so se attraverso la Svizzera, a _ e lì ho chiesto l’asilo.
Non ho pagato il viaggio ma la persona che ha organizzato il mio viaggio _ sapeva che giocavo bene a calcio. Egli sperava quindi che avrei potuto guadagnare bene come professionista e quindi lì avrei potuto ripagarlo." (PP AC 3 26.9.2006 pag. 2)
AC 3 ha a suo carico una condanna di 3 giorni di arresto, sospesa condizionalmente per 1 anno, inflittagli con DA 22.7.2002 del Ministero pubblico per un furto di poca entità commesso il 17.5.2002 (AI 6).
2. vita di AC 2
Di sè, AC 2 ha detto quanto segue:
"
Mi viene chiesto di descrivere un po' la mia vita:
sono nato in _ ed ho seguito le scuole dell'obbligo sino a quindici anni. Poi non ho più continuato a studiare poiché i miei genitori non potevano permettersi di mantenermi i miei studi. Così ho dovuto iniziare subito a lavorare. Ho fatto molti lavori nella mia vita anche se non ho diplomi specifici.
Il 26 gennaio del 1980 ho contratto matrimonio con _ nata il 12.04.1958. Dalla nostra unione è nata mia _ nata il 04.08.1981 poi il 13.04.1986 è nato mio _. Dopo che mi sono sposato sono rimasto in _ ancora per 10 anni. Ho sempre vissuto con la mia famiglia ed ho pure costruito una casa. Purtroppo nel nostro paese non si riesce a trovare un lavoro ben retribuito, così discutendo con mia moglie, ho deciso di emigrare per guadagnare più soldi. Avevamo il debito della casa ed in qualche modo dovevamo pagarlo. Il cugino di mia moglie riusciva a trovarmi un lavoro e così il 1 luglio 1990 dal _ sono arrivato in Svizzera. Mi sono trasferito subito in _. A quell' epoca vivevo a _ e lavoravo all'area di servizio _ sud. Ero stato assunto in qualità di pasticciere, anche se non è la professione che ho imparato. Presso il _ sono rimasto per circa 9 anni e mezzo. Poi un mio connazionale _, mi chiedeva se volevo andare a lavorare presso la ditta _, poiché il datore di lavoro, TE 3, cercava nuovi operai muratori. Così decidevo di andare a lavorare per questa ditta dove lavoro tuttora.
Quando sono partito per la Svizzera, la mia intenzione era quella di rimanere per qualche anno ma di fatto poi
s
ono rimasto di più, perché non ero riuscito a pagare tutti i debiti. Ora io e mia moglie dobbiamo anche mantenere gli studi dei figli e così mi tocca restare ancora qui per un qualche anno.
Vedo la mia famiglia unicamente 3 volte all'anno, in estate (per 2 settimane e mezzo), a natale (per 2 settimane e mezzo), a pasqua (per 4 giorni). Questa è una mia abitudine che ho da quando sono arrivato in _. E' successo solo due volte, circa 7 o 8 anni fa, che mia moglie e i miei figli mi avevano raggiunto.
Loro sono impossibilitati a venire sempre qui, a parte per i soldi c'è anche il i problema dei figlio, loro studiano e la moglie lavora. Lei lavora come aiuto infermiera in un ospedale a _." (PS AC 2 12.7.2006)
AC 2 in Svizzera è incensurato (estratto casellario giudiziale doc. TPC 27).
E’ opportuno qui sottolineare – per meglio definire la personalità dell’imputato - che AC 2 ha saputo farsi apprezzare in modo particolare da tutti coloro che l’hanno conosciuto sia in quanto persona estremamente a modo, seria, rispettosa ed affidabile sia in quanto grande e capace lavoratore.
A questo proposito, è opportuno riprendere quanto dichiarato al dibattimento dai testi citati dalla Difesa.
Dapprima, è stato chiamato TE 1 (nato a _ il 29.6.1947 e domiciliato a _):
"
Ho conosciuto AC 2 quando abbiamo cominciato a costruire la casa. Lui lavorava per l'impresa incaricata della costruzione. Noi l'abbiamo conosciuto durante i lavori. Finita la costruzione, ho pregato AC 2 di aiutarmi nella cura del giardino. Lui ha accettato e veniva da noi al sabato mattina e rimaneva tutto il giorno ad occuparsi del giardino. In quelle occasioni lui pranzava sempre con noi. Siamo così diventati amici e ci siamo scambiati delle confidenze. Di regola, parlavamo del _, della sua e della nostra famiglia. Ho anche conosciuto il figlio maschio di AC 2. A mio parere AC 2 è una persona estremamente educata e rispettosa. Per esempio, posso dire che, nonostante le nostre proteste, ogni volta che entrava in casa nostra lui si toglieva le scarpe. Noi avevamo piena fiducia in lui al punto che gli avremmo anche lasciato, al bisogno, le chiavi di casa.
A domanda dell'avv. DF 2 rispondo che AC 2 non mi ha mai dato l'impressione di essere una persona violenta. Al contrario. Io l'ho sempre ritenuto un grande lavoratore che ama la famiglia e che soffre molto a causa della lontananza da moglie e figli.
Anche per ciò che concerne, per esempio, il consumo di vino durante i pasti, posso dire che il signor AC 2 è una persona molto morigerata, e che rispetta le regole.
E' capitato, così come normalmente capita fra adulti, di trattare l'argomento donne. Se ne parlava scherzando. Non abbiamo mai trattato l'argomento sesso" (verb dib pag. 6)
Poi, è stato sentito TE 3 (nato a _ il 24.10.1965 e domiciliato a _,), il datore di lavoro di AC 2:
"
Io sono di _. Sono proprietario di diverse ditte di costruzione. Inoltre sono proprietario di un albergo in _. Con le mie ditte di costruzione lavoro in diversi paesi, _ e anche in _. Faccio questo mestiere da vent'anni. Attualmente alle mie dipendenze dirette ci sono circa 50 operai (tra _).
Conosco personalmente tutti i miei dipendenti. Siccome ritengo importante avere con tutte le persone che lavorano per me un buon rapporto, mi trovo regolarmente con i miei operai per dei momenti di convivialità circa una volta al mese.
Ho conosciuto AC 2 circa 9/10 anni fa, quando ha iniziato a lavorare per me. Lo ritengo una persona di fiducia, onesta, estremamente pulita ed affidabile. Di lui professionalmente posso dire che è un bravo operaio, molto capace, che riflette e lavora con intelligenza. A livello personale, AC 2 è molto timido, molto riservato e tranquillo.
E' una persona onesta che io posso mandare a lavorare in qualsiasi luogo, anche in appartamenti di livello alto e dove ci sono suppellettili e mobili di lavoro (recte: valore) perché so che non si permetterebbe mai nulla di scorretto.
A domanda dell'avv. DF 2, preciso che mi assumo io i costi della difesa di AC 2. Inoltre, da quando lui è in prigione, pago io per lui l'appartamento e tutti gli oneri ricorrenti (cassa malati, telefono, ecc.). Inoltre, tutti i mesi mando fr. 1'500.- alla famiglia di lui in _.
Faccio tutto questo perché ritengo che AC 2 lo meriti, perché lui è una brava persona che merita di essere aiutata.
Preciso che non farei tutto questo per tutti.
Per esempio, adesso c'è un bravo operaio che ha finito 3 o 4 mesi fa di lavorare per me. Quello che ho fatto per AC 2 non l'avrei fatto per lui, anche se si tratta di un bravo operaio.
A domanda dell'avv. DF 2 rispondo che, per quel che lo conosco, AC 2 non è tipo da costringere qualcuno a fare qualcosa. Non ho mai visto AC 2 litigare con nessuno. Anzi, AC 2 è piuttosto uno che ha paura della sua ombra.
Non ho mai sentito AC 2 parlare di sesso.
Quando AC 2 lavora in _, come gli altri operai, non torna in _. Questo anche perché su lavoriamo anche al sabato. Devo dire inoltre che AC 2 è un tipo che non si tira mai indietro di fronte al lavoro nemmeno a quello straordinario. In sostanza lui qui pensa soltanto a lavorare e a guadagnare i soldi per mandare avanti alla famiglia.
(...)
Preciso che riprenderò AC 2 a lavorare non appena possibile."
(verb dib pag. 12 e 13)
3. vita di AC 1
Della sua vita, AC 1 ha raccontato agli inquirenti quanto segue:
"
Sono nato il 9 aprile 1971 ad _. Mio padre è commissario dei conti, con ciò intendo che egli lavora per lo stato su mandato ed ha anche uno studio di ragioneria privato. Mia madre ha studiato, nel senso che ha finito il liceo ma fa la casalinga. In famiglia siamo quattro figli maschi e tre femmine. Io sono il maggiore. Ho fatto il liceo scientifico iniziando l’università, facoltà di economia, per un anno. Successivamente ho lavorato come assistente del direttore e come aiuto ragioniere. Sono poi venuto in Italia, nel 1993, volevo lavorare un paio d’anni per racimolare del denaro e poi andare in _ a conseguire un diploma di studi superiori di contabilità. Ho quindi lavorato in Italia per un paio d’anni, in svariate località, facendo il commesso, in _ ed in molte altre località in Italia che non ricordo, facendo anche lavori di riordino di archivi. Non sono riuscito a risparmiare alcunché, anche perché erano lavori saltuari. Nel 1998 ho conosciuto mia moglie, a _. Dopo un po’ di tempo abbiamo deciso di sposarci. Io volevo che venisse lei in Italia a vivere. Lei ha invece insistito e sono quindi andato a vivere a _. Non sono nati figli dal nostro matrimonio. Il nostro matrimonio è finito nel 2003 perché il lavoro nella ditta dove lavoravo, che si chiama _, cominciava a diminuire. Non avevo quindi retribuzioni per straordinari e quindi sono nati i problemi essendo diminuito il mio salario e dal momento che mia moglie non voleva mettersi a lavorare. Preciso che praticamente mia moglie non ha mai lavorato durante il matrimonio. In pratica non potevamo permetterci lo stesso tenore di vita di prima. Preciso che il mio salario, incluso 600/700 CHF di straordinari, ammontava a circa, netti, a 3'900.- CHF. Durante il nostro matrimonio, alla fine, quando il nostro rapporto si era già deteriorato, da parte mia ci sono state delle infedeltà, dopo che lei è andata in vacanza un mese con la madre. Dopo la _ ho lavorato in parecchi posti di lavoro tramite _ ed anche la _, impresa di pittura di _. Attualmente, fino al mio arresto, lavoravo, a partire da metà gennaio 2006, presso la _. Dal profilo dello stato civile sono separato. Da otto mesi sono insieme a _, di cui non so il cognome. Ella è la donna della mia vita, essendo incinta di me. Nascerà nostro figlio tra tre mesi. Il figlio è nato per nostra scelta." (PP AC 1 25.8.2006, pag. 3 e 4).
"
...Io sono nato ad _. Sono andato a scuola in _ e ho fatto un anno per fare la laura in scienze economiche e gestione delle ditte. Un anno. Ho lavorato un po’, come aggiunto amministrativo (adjoint administratif) e anche come aiuto ragioniere, sempre in _. Poi sono venuto in _, per un po’ di tempo. Questo verso fine 1993. Poi ho conosciuto mia moglie, _, che abita a _, mi sembra. Ci siamo sposati nel 1999. Ero qui da lei, in Svizzera, e dopo qualche mese ci siamo sposati. Ero in Svizzera con un visto d’ingresso in Svizzera. L’invito me lo aveva fatto lei. A seguito del matrimonio ho ricevuto il permesso B. Adesso siamo separati. Da ottobre 2003. Le cose non andavano bene. Abitavamo in _. Dalla separazione abito in _. Qui in Svizzera ho sempre fatto l’operaio, in fabbriche e magazzini. Attualmente lavoro a _, alla ditta _. Faccio l’operaio generico. Percepisco uno stipendio di circa Frs. 2'000.--. Prendo Frs. 17.—all’ora."
(PS AC 1 12.7.2006, p. 3)
In merito alla sua carriera lavorativa in Svizzera AC 1 ha inoltre precisato quanto segue:
"
...
Io sono arrivato in Svizzera nel dicembre 1998. Mi sono stabilito proprio in Svizzera da quando mi sono sposato, nel febbraio 1999. Prima andavo e venivo dall’Italia. Ho iniziato a lavorare in giugno 1999 alla _. Credo che era giugno. Lavoravo come operaio, in magazzino. Poi ho lavorato fine 1999 o inizio 2000, non mi ricordo bene, ho iniziato alla _, qui come bobinatore qualificato di filo sintetico. Ho lavorato qui fino a giugno 2003. Dopo ho timbrato alla disoccupazione. E durante quel periodo della disoccupazione ho lavorato in diversi posti, tra quale la _, in parecchi posti. Dopo ho lavorato anche con la _, come manovale pittore. Insomma, tutto quello di cui mi ricordo. Poi c’è stato ancora di nuovo la _, e adesso la _, dove lavoravo dal 21 o 23 gennaio 2006, come operaio." (PS AC 1 30.8.2006, pag. 4)
AC 1 si definisce una persona istruita, che ha ricevuto una buona educazione ed è cresciuta in un ambiente favorevole:
"
...
sono una persona istruita. Ho seguito una laurea in scienze economiche, senza ottenere il diploma. E mio padre è anche lui è istruito tantissimo. E’ commissario e conte presso la repubblica. Grazie a dio sono una persona che è cresciuta in un ambiente famigliare, come dire, molto favorevole. Ho ricevuto una buona educazione, ho sempre trovato due genitori a fianco. E i miei genitori sono sempre stati insieme. Sono ancora insieme dopo trentotto anni di matrimonio, e si vogliono ancora bene. Tra parentesi, parlo sette lingue"
(PS AC 1 7.8.2006, pag.. 6).
Nel 2005 AC 1 voleva lasciare la Svizzera per tornare a vivere in _.
Purtroppo in quel periodo gli venne diagnosticata una leucemia.
Potendo ottenere qui cure migliori, AC 1 ha abbandonato tale progetto:
"
Nei miei progetti avevo intenzione di lasciare definitivamente la Svizzera e di riconsegnare il permesso l’anno scorso, solamente che per la mia malattia c’è più probabilità di guarigione in Svizzera rispetto _. La mia famiglia è benestante, ho debiti di cui sopra con i membri della mia famiglia. Quando finirà questa storia sarò io a consegnare il mio permesso alle autorità svizzere. Lascerò la Svizzera definitivamente perché voglio far fare il trapianto di midollo al mio Paese. Faccio queste dichiarazioni sull’onore. Prima di lasciare la Svizzera è comunque primordiale allontanare da me queste accuse" (
PP AC 1 25.8.2006, pag. 11).
AC 1 ha un precedente per infrazione grave alle norme della circolazione stradale (fatti avvenuti il 19.1.2005, condanna al pagamento di una multa di Fr. 1'500.- dal Staatsanwaltschaft des Kantons _ in data 8.2.2006; estratto casellario giudiziale doc. TPC 28).
4.
nascita dell’inchiesta
4.1
Il 31 gennaio 2006, verso le 20h00, _ si presentò, accompagnata da un compagno di scuola più grande (_, 1989), al domicilio privato dell'isp. _ della polizia comunale di _.
La ragazza raccontò di essere stata aggredita, insieme ad altri compagni, con uno spray irritante da due ragazzi (che si rivelarono essere già noti alla polizia per atti simili).
Il giorno successivo, il direttore delle scuole medie di _, _, fu informato dell'accaduto e la mattina del 2 febbraio 2006, in un'aula dell'edificio scolastico, venne organizzato un incontro con le vittime.
Oltre all'isp. _ e ad un suo collega, all'incontro presenziarono il direttore delle scuole, _ e _ (suo parente e compagno di scuola).
_ raccontò i fatti relativi all'episodio dello spray che, apparentemente, comportarono per la ragazza dei bruciori agli occhi nei giorni successivi (cfr. certificato dr. TE 5 2.2.2006, all. al rapp. informativo 2.2.2006, AI 27 ).
Concluso il racconto di questo episodio, il direttore della _ disse alla ragazza che “
si vedeva che c’era qualcos’altro che non andava
”:
"
Lei stava parlando di quei ragazzi, quando io le ho detto qualcosa come che dal suo comportamento (inteso in senso generale, ossia i suoi malesseri) si vedeva che comunque c’era anche qualcos’altro che non andava. E’ stato abbastanza dirle una frase del genere, che lei si è messa a raccontare" (PS _ 23.2.2006)
_ cominciò così col raccontare di venire seguita quasi ogni mattina da due individui, l'uno a bordo di un'auto rossa e l'altro a bordo di un'auto grigia. Alternandosi, un giorno l'uno e un giorno l'altro, i due individui le si avvicinerebbero facendole delle avances.
La ragazza raccontò, poi, di essere stata violentata nel corso dell'estate 2005 da un uomo di origini portoghesi residente nel suo stesso quartiere.
Dopo averla avvicinata e aver attaccato bottone, l'uomo, sui 30/40 anni con barba e capelli grigi, sarebbe riuscito ad attirarla nel proprio appartamento in via _, dove l'avrebbe violentata.
La ragazza raccontò, infine, di un'altra violenza carnale subita.
Quest’altro abuso sarebbe avvenuto verso novembre 2005 in un appartamento di via _, dove la ragazza sarebbe stata attirata dall'individuo che la seguiva con la macchina rossa (nel rapporto 2.2.2006 a pag. 3 si legge: “
la violenza sarebbe avvenuta un paio di mesi or sono”
).
_ riferì, inoltre, che, in seguito, l'individuo continuava ad avvicinarla, a scadenza quasi giornaliera, cercando insistentemente altri approcci.
Raccontando di quest'ultimo episodio di violenza, _ fece intendere ai suoi interlocutori di conoscere l'individuo ma di avere paura a farne il nome. Si limitò a dire che era amico di un certo _ e, con titubanza, mostrò loro fugacemente un messaggio sms contenuto nel suo cellulare che, però, si affrettò subito a cancellare.
Di questo messaggio gli ispettori di polizia ricordano solo poche parole:
"
non parlare in giro....fai attenzione alla lingua...".
Come detto, subito dopo averlo fugacemente mostrato ai suoi interlocutori, la ragazza cancellò il messaggio.
_ mostrò, poi, ai due ispettori la registrazione di una chiamata ricevuta dal numero, specificando che si trattava del numero di telefono dell'individuo dell'auto rossa che l'aveva violentata e che le aveva mandato il messaggio che lei aveva appena cancellato.
La ragazza raccontò, inoltre, che per toglierselo di torno, lei aveva detto all’uomo che si sarebbe rivolta alla polizia. Questi l'avrebbe, perciò, esortata a cancellare il suo numero dal cellulare inviandole anche il citato messaggio (rapp. informativo 2.2.2006, pag. 3, all. 1 rapp. d'inchiesta) .
4.2
A seguito di queste rivelazioni, i due ispettori della polizia chiassese avvisarono senza indugio la sezione RIP della polizia giudiziaria che accorse subito sul posto (cfr. rapporto informativo 2.2.2006, all. 1 rapp. d'inchiesta).
Nel primo pomeriggio di quello stesso 2 febbraio 2006, la ragazza fu accompagnata dal direttore delle scuole a _ presso gli uffici della sezione RIP e, nei locali LAV, si procedette, quindi, alla prima audizione filmata di _
La ragazza chiese espressamente di essere interrogata da un uomo.
All'audizione – condotta dall’isp. _ - presenziarono, come da sua richiesta, il direttore _ in qualità di persona di fiducia e la signora _, in qualità di specialista (il commc _ hanno seguito l'audizione dietro il vetro a specchio, nel locale tecnico; cfr. rapp. d'esecuzione audizione video LAV 3.2.2006, all. 2 rapp. d'inchiesta).
Nel corso di questa prima audizione, _ fornì, in particolare, l'ubicazione degli stabili in cui vivevano i suoi due presunti aggressori. Diede altresì una descrizione dei loro appartamenti (cfr. schizzi allegati al rapp. d'esecuzione audizione video 3.2.2006, all. 2 rapp. d'inchiesta).
4.3
La sera del 2.2.2006, dopo l'audizione, _ fu presa a carico dal PAO e provvisoriamente collocata presso l'istituto _ (cfr. AI 26 e osservazioni PAO 21.2.2006, all. 26 rapp. d'inchiesta).
Agli operatori del centro, oltre a ribadire quanto riferito agli inquirenti, _ racconterà, poi, di altri episodi o tentativi di violenza ad opera del AC 1 (cfr. in particolare rapp. PAO 23.3.2006, pag. 1).
4.4
Nell'entourage della ragazza furono raccolte le prime testimonianze volte a meglio contestualizzare i suoi racconti.
Vennero interrogati la zia con cui la ragazza viveva, il cugino, i maestri e gli operatori sociali (cfr. all. 4-9 rapp. d'inchiesta).
4.5
La zia della ragazza consegnò agli inquirenti quattro diari e un album fotografico nei quali sono stati trovati scritti dei nomi e dei numeri di telefono di uomini adulti (cfr. PS TE 4 3.2.2006, all. 6 al rapp. d'inchiesta e fotocopie AI 29).
4.6
Sulla base dell'elenco delle persone abitanti in uno degli stabili indicati dalla ragazza e dopo aver effettuato dei sopralluoghi a mano delle relative planimetrie, gli inquirenti poterono risalire all'identità di uno dei due presunti aggressori della ragazza, ovvero a AC 2, "il _ " abitante in _ (cfr. AI 27 e rapp. di segnalazione 15.3.2006, AI 41).
Successivamente, la ragazza - dopo un primo tentennamento - lo riconoscerà tra altre otto fotografie (cfr. PS _ 24.4.2006, all. 10 rapp. d'inchiesta).
Fu così confermato che l’uomo indicato dalla ragazza come uno dei suoi violentatori era AC 2
Sempre durante la prima audizione, _ riconobbe, inoltre, tra altre nove fotografie, il secondo individuo che l'avrebbe violentata (quello dell'auto rossa e dei messaggi sms), corrispondente alla persona di AC 1 (cfr. fotografie allegate al rapp. d'esecuzione audizione video 3.2.2006, all. 2 rapp. d'inchiesta).
Di quest'ultimo, come visto, gli inquirenti avevano pure il numero del cellulare.
Si fa notare che al termine dell'audizione, la ragazza riconobbe tra le fotografie anche un altro individuo (quello ritratto sulla foto no 5) di cui disse che "fa queste cose con le ragazzine":
"
...Dopo esserci tutti spostati nuovamente nel locale di accoglienza, la minore ha chiesto con insistenza se conoscevamo tutte le persone delle quali le abbiamo mostrato le fotografie [n.d.r.: foglio A4 allegato al presente, usato per il riconoscimento]. Ha aggiunto che anche il numero 5 "fa queste cose con le ragazzine". _ ha chiesto se andavamo a casa di quel tipo, e ha detto di voler essere presente al suo interrogatorio..."
(rapp. d'esecuzione audizione video LAV 3.2.2006, pag. 3, all. 2 rapp. d'inchiesta).
Tale individuo è stato poi identificato in _ (nato il 28.9.1970, di _, persona nota alla polizia per infrazioni alla LStup e LDDS; rapp. di segnalazione 9.3.2006, pag. 5, all. 19 rapp. d'inchiesta).
Va detto che, nel corso della sua audizione in aula, rispondendo alla Presidente, _ ha dapprima detto di avere saputo che al no 5 piacevano i bambini da “
persone che lo conoscevano
”. Richiesta di indicare chi fossero questi “
persone”,
la ragazza ha nicchiato e, in sostanza, non ha voluto rispondere. Poi ha raccontato di un giorno in cui quell’uomo tentò di adescarla lanciandole dei baci e degli inviti da lontano:
"
I: (...) Ti dice qualcosa il numero 5? (nuovamente rivolta a D).
D: mh! (annuisce col capo)
I: e cosa ti dice?
D: che è il ...non mi ricordo che avevo detto di lui quando ero qui, già prima che lo conoscevo di vista. Non era una brava persona.
I: che lo conoscevi di vista e non era una brava persona.
D: sì.
I: e perché non era una brava persona?
D: perché ...non era una brava persona perché ...lui ...cioè le storie che sentivo su di lui dicevano guarda che (incomprensibile)
I: guarda che?
D: mi dicevano che questo, ...questo qua è così e cosà.
I: chi è che ti dicevano, prima di tutto?
D: persone che lo conoscevano.
I: ma chi?
D: ragazze ...che io non ricordo.
I: ma ragazze ...delle tue amiche?
D: nnh ...
I: eh?
D: no.
I: chi ti diceva così?
D: persone che mi conoscevano me.
I: ecco!
D: ma che io non avevo così tanta confidenza.
I: sì, ma chi sono? Delle ragazze che vanno nella tua scuola, dei grandi...?
D: no. Non sono dei grandi. Sono dei ragazzi.
I: dei ragazzi! Che fanno cosa, che frequentano che scuola?
D: vanno a scuola però ...
I: non lo sai. Ecco e quel signore lì dove l'avete visto?
D: io l'ho visto ...ehmm, una volta al _.
I: scusa?
D: l'ho visto una volta al _!
I: al _?
D: (annuisce col capo)
I: e cosa ti hanno detto questi ragazzi di lui?
D: che è un signore a cui piacciono i bambini.
I: che è un signore a cui piacciono i bambini. Ho capito. Ma a te, ha dato fastidio quel signore lì.
D: mmh ...sì, mi ha dato un po' fastidio, però non mi ha toccato.
I: che fastidio ti ha dato? Spiegami!
D: un fastidio quello che voleva che andassi da lui.
I: quando voleva che andassi da lui?
D: una volta che ero al _.
I: quella volta lì che l'hai visto o un'altra?
D: no quella volta ...
I: quella volta lì?
D: sì. Però da quel giorno non l'ho più visto né ho avuto (incomprensibile) da lui.
I: ma lui come ha fatto a venire verso di te.
D: lui non veniva verso di me. È come se io sono qui e lui era là e ...
I: parla a voce più alta.
D: ecco, è come se io sono qui e lui è là e mi diceva e mi faceva un gesto che mi diceva vieni e poi mi ricordo mi dava anche baci da lontano.
I: cioè, ti faceva, da lontano ...eravate al _, ...cosa c'era al _?
D: al _ cosa c'era?
I: sì.
D: a volte ogni tanto fanno ...
I: no, quella sera, quel giorno lì che l'hai visto cosa c'era al _?
D: c'era quelle, sa quelle macchinine piccole che ogni tanto fanno girare.
I: ah!
D: non lo so come si chiamano.
I: le autoscontro?
D: sono piccole.
I: e voi cosa eravate lì a fare?
D: io ero lì quel giorno, perché, ...ero lì perché volevo guardare.
I: volevi guardare cosa?
D: volevo guardare quelle macchinine, perché è un gioco che può fare qualsiasi bambino.
I: sì, ecco.
D: e volevo farlo anch'io.
I: e dopo lì c'erano quei ragazzi che ti hanno detto che lui era un uomo che..., cosa ti hanno detto?
D: che è un uomo cui piacciono i bambini.
I: è un uomo cui piacciono i bambini. Era una sera o pomeriggio?
D: un pomeriggio.
I: era un pomeriggio. E quel pomeriggio,... è stato quel pomeriggio che lui da lontano ti faceva dei gesti?
D: sì.
I: e poi?
D: e poi niente. Io non ho ...
I: no, cosa faceva oltre ai gesti? Hai detto che ti faceva dei gesti così ...
D: mi mandava baci da lontano.
I: ti dava baci da lontano?
D: sì.
I: e poi?
D: e poi niente. Io non gli ho dato retta, non mi sono avvicinata a lui, non gli ho parlato. Niente. E l'ho lasciato stare. Non ho mai neanche parlato con lui.
I: ho capito.
D: non so neanche di più. Non ho avuto mai a fare con lui." (trascrizione pag. 74-77)
4.7
Tornando agli inizi dell’inchiesta, va detto che il 9.2.2006 _ fu sottoposta ad una visita ginecologica in cui venne accertata la rottura dell'imene, senza lesioni fresche (cfr. rapp. dott. _ 14.2.2006, AI 14).
Agli atti venne, inoltre, assunta ulteriore documentazione medica riguardante la ragazza.
Da questa si rileva, in particolare, che in precedenza _ aveva sempre rifiutato di sottoporsi ad una visita ginecologica completa (cfr. cartella del pediatra curante dott. TE 5, AI 21, e cartella _ riguardante un brevissimo ricovero della ragazza avvenuto ad inizio marzo 2005, AI 23).
Va, qui, notato che dalla cartella pediatrica emerge che la ginecologa _ sottopose la ragazza ad un'ecografia che evidenziò un problema di ovario mobile compatibile con i dolori lamentati da _ ad inizio 2005 (e, forse, già in precedenza).
Malgrado la richiesta del PP alla dottoressa _, agli atti non vi è nessuna documentazione concernente quella visita (cfr. scritto PP 21.2.2006, AI 15).
A supporto di questi accertamenti medici il PP richiese un parere al dr. _ il quale ha, in sostanza, concluso per una deflorazione (AI 31).
4.8
Nell'ambito dei primi accertamenti fu anche esaminato il PC sequestrato il 24.2 2004 presso l'abitazione della ragazza, senza però scoperte utili ai fini di inchiesta (rapp. d'esecuzione analisi GCI 12.4.2006, all. 18 rapp. d'inchiesta).
4.9
Inoltre, furono effettuate le analisi dei due telefoni cellulari in uso alla ragazza, un Siemens e un Motorola (cfr. rapp. d'esecuzione 14.2.2006).
Stando alla polizia, soltanto "a fatica" la ragazza mise a loro disposizione i suoi telefoni asserendo in più di una circostanza che "
toglierle i cellulari significava ucciderla
"
"
La giovane vittima, cittadina angolana, richiedente l'asilo, tredicenne, aveva con sé due apparecchi telefonici mobili, che a fatica ha messo a disposizione degli inquirenti, malgrado le dovute spiegazioni della necessità delle verifiche dei telefoni, ritenuto che lei aveva riportato durante l'audizione che uno degli autori le inviava SMS. In più di una circostanza, _ ha ribadito che toglierle i cellulari significava ucciderla" (rapp. di segnalazione 9.3.2006, pag. 2, all. 19 rapp. d'inchiesta).
Nel rapporto si legge, inoltre, che, al momento in cui la ragazza consegnò i suoi cellulari all'ispettore _, gli disse che non avrebbero trovato nulla di particolare nei suoi telefoni perché lei , nel tragitto tra _, aveva cancellato molti dati:
"
Al momento in cui la vittima ha consegnato al sottoscritto gli apparecchi cellulari, ha precisato che durante il tragitto _ - aveva già cancellato vari dati, e che non avremmo trovato nulla di particolare (senza precisare oltre)" (rapp. di segnalazione 9.3.2006, pag. 2, all. 19 rapp. d'inchiesta).
La Corte si è posta molte domande in relazione a questa cancellazione dei dati che sono, però, rimaste senza risposta.
4.10
Risulta dagli atti che il direttore della _, poco prima della sua prima audizione, chiese a _ come mai lei possedesse due cellulari.
La ragazza gli rispose che il primo lei l’aveva bloccato per le chiamate in entrata per evitare di essere infastidita dall’uomo che le dava sempre fastidio e che il secondo le era stato regalato dalla zia che voleva che lei avesse un telefono su cui fosse possibile contattarla:
"
...Il direttore chiede per quale motivo possiede due natel, _risponde che il primo natel l'ha bloccato in modo tale da poter effettuare unicamente telefonate e non riceverle poiché quell'uomo le dava sempre fastidio, mentre l'altro le è stato dato dalla zia così che poteva contattarla..." (cfr. dichiarazioni della ragazza fatte al termine dell'audizione 2.2.2006 e riportate nel rapp. di trasmissione 8.3.2006).
Va qui rilevato che, su questo punto, la ragazza non ha detto il vero.
In effetti, risulta dai tabulati telefonici (di cui si dirà in seguito) che _ nel periodo dal 23 settembre 2005 al 2 febbraio 2006 , non solo effettuava chiamate, ma ne riceveva pure con entrambi i cellulari in suo possesso, (cfr. rapp. di segnalazione per richiesta di sorveglianza telefonica e richiesta dati retroattivi 10.4.2006, AI 50).
Nessuno, tuttavia, ha pensato di doverle contestare tali contraddizioni.
Al direttore della _ che le chiedeva di spiegare come facesse a permettersi due cellulari, _ ha dichiarato che "faceva dei lavoretti" a pagamento, in particolare eseguiva treccine presso la sua abitazione, in camera sua. A suo dire per i clienti con tanti capelli poteva far pagare fino a fr. 250.-. Dei soldi guadagnati, lei tratteneva piccole somme (ca fr. 20.- per volta) mentre il resto lo dava alla zia
"
...Il direttore le chiedeva come faceva a permettersi due cellulari e lei diceva che faceva dei lavoretti. Il ricavato lo consegna in parte alla zia e parte se lo tiene. Dice che quando ci sono clienti che hanno tanto capelli, può far pagare anche fino a CHF 250. Dice che ad esempio lei si tiene CHF 20 e gli altri soldi li da alla zia. Domenica scorsa ha fatto le trecce ad un ragazzo e si è fatta pagare CHF 50.-, mentre questa domenica ha due clienti (madre e figlia). I lavori li fa a casa sua, nella sua camera..." (cfr. dichiarazioni della ragazza fatte al termine dell'audizione 2.2.2006 e riportate nel rapp. di trasmissione 8.3.2006).
La zia ha parzialmente smentito queste dichiarazioni della nipote.
Ella ha, infatti, dichiarato che generalmente è _ a recarsi in casa delle persone a fare le treccine e che per il suo operato si fa pagare Fr. 40.-
"
...ADR: è vero che la _ fa le treccine sui capelli alle persone che ne fanno richiesta. Principalmente sono persone di origine di _, uomini e donne.
...omissis...
ADR che _ si reca a casa di queste persone per fare le acconciature. Solo in un'occasione è capitato che l'acconciature le ha fatte a casa nostra, in sala. Ora ricordo che prima era in sala e poi, siccome stavo pulendo, le ho detto di spostarsi in camera sua.
ADR che la persona a cui ha fatto l'acconciatura quella volta erano due uomini ma solo uno di loro si era fatto fare le treccine.
ADR che non conosco questi uomini.
...omissis...
ADR che era la prima volta che queste persone entravano in casa mia anche perché non mi va che vengano estranei.
ADR che _ fa le treccine solitamente la domenica mattina.
ADR che _ per le treccine si fa pagare CHF. 40.-.
Mi viene chiesto se è sicura di questa sua risposta ed io rispondo sicurissima. Mi viene se è sicura che _ non fa le treccine a casa e io rispondo di no..." (PS TE 42.2.2006, pag. 9).
In aula, la ragazza ha parlato di prezzi per le treccine che non corrispondono né a quelli da lei indicati in un primo tempo né a quelli riferiti dalla zia.
Al di là di queste dichiarazioni divergenti – rimaste tali fra molte altre contraddittorie – va detto che la Corte ha raccolto con perplessità l’immagine di una zia che non vuole che la nipote faccia entrare in casa degli estranei ma che permette alla stessa nipote di andare a casa di questi estranei, uomini o donne.
4.11
Sia quel che sia, i collegamenti in uso alla ragazza sono risultati intestati a due persone adulte, madre e figlia: si trattava di _, 21.5.1955, domiciliata a _ (carta SIM inserita nel Motorola) e _, 29.12.1982, domiciliata a _ (carta SIM inserita nell'apparecchio Siemens).
In un primo tempo, gli inquirenti indicarono erroneamente quale intestatario del secondo numero in uso a _ un certo _, il cui numero risulta sì memorizzato nella rubrica di uno dei due telefoni della ragazza, ma non corrisponde a quello della carta SIM inserita nell'apparecchio Siemens (cfr. rapp. segnalazione 15.3.2006, all. 21 rapp. d'inchiesta).
Stando a quanto indicato dagli inquirenti, le suddette intestatarie non avrebbero - apparentemente - alcun legame con la ragazza.
"
I collegamenti di apparecchi telefonici in uso alla vittima sono intestati a due persone che apparentemente non hanno alcun legame con la stessa" (rapp. di segnalazione 9.3.2006, pag. 3, all. 19 rapp. d'inchiesta).
Nonostante questo rilievo nel rapporto di segnalazione, gli inquirenti non hanno ritenuto di dover esperire accertamenti volti a verificare come mai la ragazza avesse in dotazione tali utenze (cfr. doc. TPC 36)
In aula, sono stati chiesti chiarimenti alla zia di _ che ha detto - ma le cose non hanno potuto trovare migliori riscontri – che si trattava di due sue buone conoscenti che si sono prestate a prendere le carte SIM a loro nome poiché gli asilanti non potrebbero acquistarne (cfr dichiarazione prodotta in aula dall’avv. _).
4.12
Da un primo esame degli inquirenti, è risultato che gran parte dei numerosi numeri telefonici memorizzati nelle rubriche dei due cellulari della ragazza erano intestati ad adulti. Tra questi non figuravano i due presunti autori
"
...In base alle rubriche dei due cellulari, abbiamo ricostruito una vasta gamma di contatti. La gran parte di questi contatti risultano essere di adulti, di ambo i sessi, abitanti nella zona di _, rispettivamente del _.
in particolare segnaliamo:
_, 14 dicembre 1977, _, richiedente l'asilo conosciuto presso i nostri servizi per traffico di stupefacenti.
_
, 16 settembre 1959, _, donna di origini domenicane, donna che in passato è stato in attività presso il _, noto postribolo _.
_
, 11 novembre 1990_ (minore al quale risultano intestati diversi collegamenti mobili, e che, da informazioni assunte presso le _, frequenta molto l'ambiente delle giovani africane. ...omissis...
Tra questi contatti non sono stati identificati i due presunti autori.
Sono stati identificati anche adulti che risultavano avere figli dell'età della vittima. E' possibile (ma da accertare) che questi collegamenti mobili siano in uso dei minori.
Nella rubrica di uno dei cellulari, abbiamo anche identificato un numero di telefono inglese, appartenente ad uno sconosciuto coinvolto in un'inchiesta del canton _, per traffico di stupefacenti da parte di cittadini africani (_)" (rapp. di segnalazione 9.3.2006, pag. 2 e 3, all. 19 rapp. d'inchiesta).
4.13
Sospettando che la ragazza fosse coinvolta in un giro di prostituzione minorile, gli inquirenti richiesero l'analisi dei tabulati retroattivi delle utenze utilizzate da _ :
"
...E' chiaro che di fronte a tutti questi elementi, diversi sono gli scenari che possono prospettarsi nel contesto di questa indagine.
Quello più preoccupante è che _ fosse inserita in uno contesto di prostituzione minorile, ritenuta soprattutto la sua posizione sociale debole quale richiedente l'asilo. E' possibile che anche altre minori richiedenti l'asilo siano coinvolte in questo giro.
Allo scopo di accertare la presenza o l'assenza di un reato grave quale lo sfruttamento della prostituzione minorile, riteniamo necessari i tabulati retroattivi oggetto della presente richiesta..." (rapp. di segnalazione 9.3.2006, pag. 6, all. 19 rapp. d'inchiesta).
Va rilevato anche che, nello stesso rapporto, gli inquirenti avevano – peraltro correttamente – anche precisato di non avere ancora elementi che permettessero loro di agire contro i due uomini indicati dalla ragazza come i suoi violentatori poiché la stessa non aveva “sostanziato in modo particolare i fatti” esposti durante la sua audizione:
"
La giovane, durante l’audizione, non ha sostanziato in modo particolare i fatti della quale è stata vittima. Questo, al momento attuale, è l’elemento principale che non ci permette di intervenire sui due soggetti, presunti autori" (rapporto di segnalazione 9.3.2006 pag. 2)
La richiesta fu accolta dal Giar e furono quindi assunti agli atti i tabulati retroattivi relativi alle due utenze telefoniche in uso a _ (cfr. AI 37 e 45; autorizzazione Giar 16.3.2006 e 23.2.2006, AI 44 e 47; rapp. d'esecuzione 3.4.2006, all. 22 rapp. d'inchiesta e dischetti annessi al rapp. d'inchiesta).
4.14
L'analisi dei tabulati telefonici successivamente esperita, ha confermato l'esistenza di numerosi contatti con numeri telefonici mobili e fissi intestati ad adulti:
"
...
L'analisi dei tabulati retroattivi dei due collegamenti in oggetto ha permesso di accertare molti contatti con numeri telefonici mobili e fissi, intestati ad adulti.
I tabulati del collegamento mobile (scheda SIM inserita nell'apparecchio MOTOROLA) risultano dal 22 dicembre 2005, mentre quelli per il collegamento mobile (scheda SIM inserita nel telefono SIEMENS) risultano dal 23 settembre 2005. A questo proposito va rilevato che, malgrado il relativamente breve periodo di attività del collegamento mobile, il tabulato di questo collegamento è molto più corposo rispetto a quello dell'altro collegamento mobile (attivo, per altro, da molto più tempo)" (rapp. di segnalazione per richiesta di sorveglianza telefonica e richiesta dati retroattivi, pag. 1, AI 50).
Non ci si può esimere dal riportare in questa sede un estratto del rapporto di segnalazione 10.4.2006. I numerosi contatti stabiliti fra la ragazza e diversi uomini adulti, in effetti, conferiscono credibilità e forza alle preoccupanti ipotesi formulate dagli inquirenti:
"
...
Collegamento MOTOROLA
Risultano contatti di una certa importanza con:
_, 11.11.1990, domiciliato a _ (ragazzo fotografato a torso nudo con la vittima)
o
4 SMS in entrata su MOTOROLA, dal 28 al 30 dicembre 2005.
o
. 21 contatti in uscita da MOTOROLA tra il 24 dicembre 2005 e il 31gennaio 2006;
. 9 SMS in entrata su MOTOROLA tra il 27 gennaio e il 28 gennaio 2006.
o
. 3 chiamate in uscita da MOTOROLA il 28 gennaio 2006.
o
. 1 SMS in entrata su MOTOROLA il 31 gennaio 2006;
. 1 SMS in entrata su MOTOROLA il 02 febbraio 2006 (quando l'apparecchio era presso i nostri servizi).
. AC 1, 09 aprile 1971, _ (
indiziato
nel procedimento penale)
o 3 contatti in entrata su MOTOROLA dal 13 gennaio al 01 febbraio 2006 e (chiamate e SMS)
o 9 contatti in uscita da MOTOROLA (chiamate e SMS) dal 01 febbraio 2006 al 02 febbraio 2006 (giorno in cui la vittima ha raccontato quanto subito a scuola, ed è stata accompagnata presso i nostri uffici - ultimo SMS alle ore 0754).
. Che tenore / contenuto avevano questi contatti, ritenuto che
_, il 02 febbraio 2006, ha poi deciso di raccontare quanto patito?
. _, 01 ottobre 1939, _
o 25 contatti in entrata su MOTOROLA (tutte chiamate) tra il 18 gennaio 2006 e il 02 febbraio 2006 (ultima alle ore 1328, orario in cui la ragazza era già presso i nostri uffici).
. _
, 06 giugno 1986, _ o 7 contatti in entrata su MOTOROLA (SMS e chiamate, tra il 31 dicembre 2005 e il 29 gennaio 2006);
o 65 contatti in uscita da MOTOROLA (SMS e chiamate, tra il 09 gennaio 2006 e il 01 febbraio 2006).
. Cabina telefonica, _
o 2 chiamate in entrata su MOTOROLA, il14 e il28 gennaio 2006;
. Numero conosciuto in _ (stupefacenti).
. Nessun cliente disponibile
o
. "Ale" sotto rubrica apparecchio MOTOROLA;
. 1 SMS in uscita da MOTOROLA il 01 febbraio 2006.
. _,
14 dicembre 1977_
o 410 contatti in uscita da MOTOROLA
. tra il 23 dicembre 2005 e il 01 febbraio 2006 (in prevalenza SMS);
o 344 contatti in entrata su MOTOROLA
. Tra il 25 dicembre 2005 e il 02 febbraio 2006 (fino a tardo pomeriggio, quando la vittima era presso i nostri uffici per l'audizione).
. _, 1974, _ (cfr. album fotografico, sul quale è riportato il numero di telefono di questa persona)
o 1 SMS in uscita da MOTOROLA il 23 gennaio 2006.
. _
o 36 contatti in uscita da MOTOROLA tra il 25 dicembre 2005 e il 22 gennaio 2006;
o 4 contatti in entrata su MOTOROLA tra il 28 dicembre 2005 e il 22 gennaio 2006.
. _, 15.11.1966, _ o 1 chiamata in uscita da MOTOROLA il 23 dicembre 2005
o 3 chiamate in entrata su MOTOROLA
. Una il 23 dicembre 2005
. Due il 02 febbraio 2005, la sera (cellulare MOTOROLA presso i nostri uffici).
Risultano anche contatti nella Svizzera interna. Ad esempio:
. _
o 3 chiamate in uscita da MOTOROLA il 01 febbraio 2006.
. _ o 1 chiamata in uscita da MOTOROLA il 24 dicembre 2005.
. _, 23 novembre 1951, _ (questa persona ha un figlio, omonimo, nato il14 maggio 1977)
. 3 chiamate in uscita da MOTOROLA il14 gennaio 2006.
1.2.1. Standort dell'apparecchio telefonico mobile
In varie circostanze, l'apparecchio telefonico oggetto dei tabulati si trovava collegato ad antenne della Svizzera interna, in particolare del Canton _.
1.3. Collegamento SIEMENS
In merito a questo collegamento, risultano contatti di una certa importanza con:
. AC 1
, 09 aprile 1971, _ (
indiziato
)
o 5 contatti in entrata su SIEMENS e 5 in uscita da SIEMENS, tra il 04 novembre e il 24 novembre 2005.
. _, 18 agosto 1981, citt. CH,
o 22 contatti in uscita (in prevalenza SMS) da SIEMENS tra il 22 ottobre e il 24 novembre 2005;
o 6 SMS in entrata su SIEMENS tra il 23 ottobre e il16 novembre 2005.
1.3.1. Particolarità
Vi sono diversi contatti di una sola volta o poche volte, in particolare in entrata e sull'apparecchio SIEMENS.
. _, 04 giugno 1960, _
o 1 SMS in entrata su SIEMENS il 01 ottobre 2005.
. _
,
05 giugno 1961, _
o Chiamata persa il 04 febbraio 2006 su MOTOROLA vittima (cellulare presso i nostri uffici);
o 3 SMS in entrata su SIEMENS tra il 04 e il 24 dicembre 2005.
. _
, 11 novembre 1990
o
. 1 chiamata in entrata su SIEMENS il19 ottobre 2005.
o
. 1 contatto in entrata su SIEMENS il19 ottobre 2005.
o
. 1 contatto in entrata su SIEMENS il 25 ottobre 2005.
. 1 chiamata in uscita da SIEMENS il 23 novembre 2005.
o
.1 chiamata in uscita da SIEMENS il 25 ottobre 2005.
. _
, 1974, Chiasso, _
o 2 SMS in entrata su SIEMENS il 10 ottobre 2005;
o 3 contatti in uscita da SIEMENS (1 chiamata e 2 SMS) il17 ottobre 2005.
. _
, 06 marzo 1963, _
o 1 contatto in entrata su SIEMENS il 23 settembre 2005.
. _
, 16 giugno 1965, _
o 2 chiamate in entrata su SIEMENS, il 15 e il16 ottobre 2005.
. _
, 10 giugno 1982, _
o 1 chiamata in uscita da SIEMENS il 15 ottobre 2005.
. Sconosciuto
o
. Numero mobile portoghese, non ancora identificato
.2 SMS in uscita da SIEMENS il 20 e il 21 novembre 2005.
. Sconosciuto
o
. Numero mobile ìtaliano, non ancora identificato
. 4 SMS in entrata su SIEMENS tra il 27 ottobre e il 23 novembre 2005;
. 2 chiamate in uscita da SIEMENS il 19 e il 23 novembre 2005..." (rapp. di segnalazione 10.4.2006, pag. 2-6).
Giustamente, questi dati continuarono ad allarmare gli inquirenti che, nel loro rapporto 10.4.2006, hanno ripreso l’ipotesi inizialmente fatta in relazione ad un giro di prostituzione minorile, evidenziando, pure, “un’ambiguità della vittima” che era “stata rilevata anche dagli educatori” e che andava “tenuta sotto controllo”:
"
... In base ai rapporti che ci sono stati trasmessi dal PAO di _, la vittima ha raccontato di altri episodi di violenza, o tentativi di violenza, ad opera di AC 1 [cfr. in particolare scritto del PAO del 23 marzo 2006, pag..o 1]. _ continua a fare sogni particolari, ben descritti dagli educatori nel loro rapporto. Esprime paura e disagio anche nei confronti della zia TE 4, nonché nei confronti di _, la figlia della zia, "che è piccola e non sa difendersi" [cfr. scritto PAO 23 marzo 2006, pag..o 9]. _ ha esternato agli educatori una non meglio specificata paura nei confronti di qualcuno all'interno della sua classe [cfr. scritto PAO 23 marzo 2006, pag..o 9]. La vittima ha ammesso agli educatori di non aver ancora raccontato tutto alla polizia. L'ambiguità della giovane è stata rilevata anche dagli educatori e viene tenuta sotto controllo [cfr. scritto PAO 23 marzo 2006, pag..o 5].
AI fine di verificare la portata delle responsabilità penali nei confronti di _ e/o di altri minori, si ritiene necessaria la messa sotto censura dell'apparecchio telefonico in uso a AC 1 (numero e IMEI), con la precisazione che, nel caso in cui dovessero risultare ulteriori collegamenti in uso all'indiziato, la richiesta verrà estesa anche a questi ultimi.
Allo scopo di accertare se la vittima è tuttora contattata da AC 1, rispettivamente dall'altro indiziato, AC 2, o da altre persone adulte che potrebbero averla coinvolta in qualcosa di illegale, e/o messa sotto pressione tramite minacce o altro, nonché per verificare che genere di contatti intrattiene con le altre persone adulte scaturite dai tabulati telefonici, si ritiene necessaria la messa sotto censura dei due apparecchi cellulari in uso alla vittima (numero e IMEI), previo dissequestro e riconsegna degli stessi alla giovane. Anche in questo caso, se nel corso degli ascolti dovessero risultare ulteriori collegamenti in uso alla minore, la richiesta verrà estesa anche a questi ultimi..." (rapp. di segnalazione 10.4.2006, pag. 7).
Tuttavia, dopo che venne respinta la richiesta di
"sorveglianza telefonica dell'utenza in uso a AC 1 nella forma della richiesta di tabulati retroattivi per il periodo massimo possibile" (cfr. AI 51, 52 e 53; AI 54), non vennero più fatti atti d’inchiesta volti a verificare l’inquietante ipotesi di un giro di prostituzione minorile correttamente posta dagli inquirenti.
Nulla.
Gli inquirenti non ritennero nemmeno di dovere interrogare né le intestatarie dei collegamenti telefonici in uso alla ragazza né le persone adulte che risultavano essere in contatto telefonico con lei.
4.15
Da quel che risulta dagli atti, non venne chiesto nulla in merito a queste risultanze né a _ né alla zia.
In aula, interrogata al proposito, la zia ha detto, in sostanza, di non sapere nulla di quei contatti telefonici della nipote e di non conoscere buona parte degli uomini con cui la ragazza intratteneva queste relazioni (cfr verb dib pag. 16-18).
La donna ha, poi, detto di avere chiesto, nei giorni immediatamente precedenti la sua audizione in aula, spiegazioni alla nipote, ma questa le avrebbe detto di non avere fatto lei molte delle telefonate indicate dai tabulati.
In aula, _, pur dichiarando di non avere mai prestato i suoi cellulari a nessuno, ha detto di non conoscere alcuni uomini il cui nominativo è indicato dai tabulati e di non spiegarsi le telefonate.
Ha, invece, ammesso di essere stata in contatto con altri uomini (cfr trascrizione audizione pag. 79 e seg).
Fra questi, _.
Con il primo (trentenne), la ragazza avrebbe avuto una relazione: i due si sarebbero innamorati e frequentati incontrandosi anche nell’appartamento dell’uomo.
Il secondo, invece, “avrebbe tradito la fiducia della ragazza e della zia” (cfr audizione in aula) cercando insistentemente di incontrare la ragazza da sola e regalandole anche due paia di mutande (tanga).
A questo proposito va detto che la Presidente non ha voluto insistere molto con le domande alla ragazza.
Tuttavia, è evidente che la situazione descritta dalla ragazza ha dei contorni poco chiari e financo inquietanti e che, perciò, richiede approfondimenti e chiarimenti con mezzi di cui dispone soltanto la magistratura inquirente.
4.16
Ritornando agli inizi dell’inchiesta, si ha che, a luglio 2005 avanzato, senza altri particolari approfondimenti - in ogni caso senza approfondimenti che possano essere rilevati dall’incarto - gli inquirenti procedettero con l'arresto di AC 1 e di AC 2.
Ciò senza che nulla – perlomeno nulla di desumibile dagli atti – fosse giunto a colmare quelle lacune che gli stessi inquirenti avevano rilevato nel marzo precedente e che allora, sempre secondo gli inquirenti, non rendevano possibile l’arresto dei due uomini indicati dalla ragazza:
"
La giovane, durante l’audizione, non ha sostanziato in modo particolare i fatti della quale è stata vittima. Questo, al momento attuale, è l’elemento principale che non ci permette di intervenire sui due soggetti, presunti autori" (rapporto di segnalazione 9.3.2006 pag. 2)
4.17.
Interrogato in aula sul motivo per cui non vennero proseguite le indagini sui “contatti telefonici” e su che cosa rese attuale e praticabile in luglio l’arresto di AC 1 e di AC 2 che in precedenza non era stato ordinato (come visto, l’audizione della ragazza è di inizio febbraio e l’identificazione dei due è di poco successiva), il PP non ha saputo dare una risposta convincente che potesse in qualche modo tranquillizzare la Corte.
Nel rapporto d’arresto si legge che il fermo dei due uomini venne procrastinato a causa della difficile situazione in cui si era venuta a trovare _ dopo le sue rivelazioni e nell'attesa che la medesima fornisse indicazioni più precise su quanto subito (cfr. rapp. d'arresto AC 1/AC 2 12.7.2006, AI 72).
L’appunto non convince e non risponde alle domande della Corte, in particolare ritenuto che la ragazza venne sentita per la seconda volta soltanto il 21 luglio 2006, cioè ben 10 giorni dopo l’arresto dei due uomini che lei aveva indicato come i suoi violentatori già il 2 febbraio 2006.
Non si sa, quindi, quando la ragazza possa avere meglio sostanziato le sue iniziali dichiarazioni così da dare agli inquirenti gli elementi necessari a giustificare l’arresto dei due che mancavano a febbraio o a marzo o ad aprile o a maggio o a giugno 2005.
4.18.
Così, in data 11.7. 2006, il PP emise nei confronti dei due sospettati AC 1 e AC 2 un ordine di traduzione forzata (AI 64 e 65) e un ordine di perquisizione e sequestro delle loro abitazioni (AI 66 e 67).
La mattina del 12 luglio 2006, alle 6h25, la polizia si presentò a casa di AC 1 al _ piano di via _ e, contemporaneamente, a casa di AC 2 in _.
Al momento della perquisizione, AC 1 si trovava in casa. Non riuscì ad aprire la porta poiché il cilindro era rotto e gli agenti dovettero quindi forzarla.
In casa con lui, nascosta nell'armadio, vi era un'amica, una cittadina _ in Svizzera senza permesso che, a causa di un malore (si seppe, poi, che aspettava un bambino), venne portata all'ospedale da dove, poi, fuggì facendo perdere le sue tracce (cfr. rapp. d'arresto, pag. 4-5 e rapp. d'inchiesta pag. 15).
A AC 1 furono sequestrate diverse cose, tra cui chiavi, CD, DVD, fotografie, una macchina fotografica e medicinali vari (verbale di sequestro 12.7.2006, all. 37 rapp. d'inchiesta).
Quando gli inquirenti si presentarono alla sua porta, per contro, AC 2 si era già recato al lavoro. In sua assenza, la polizia entrò nell’appartamento forzando la porta (rapp. di arresto 12.7.2006 e rapp. d'inchiesta 26.10.2006, pag. 28).
Nel suo appartamento fu sequestrato del materiale cartaceo (verbale di sequestro 12.7.2006, all. 92 rapp. d'inchiesta).
In una successiva perquisizione, alla presenza dello stesso AC 2, venne sequestrata altra documentazione e 3 confezioni di carte SIM (verbale di sequestro 12.7.2006 9h50, all. 97 al rapp. d'inchiesta).
La stessa mattina del 12 luglio, entrambi gli indagati furono sentiti dalla polizia e, dopo l'interrogatorio, trattenuti in arresto.
Inoltre, furono loro sequestrati i telefoni cellulari: uno a AC 2 (cfr. verbale di sequestro all. 93 rapp. d'inchiesta) e due a AC 1 (cfr. verbale di sequestro all. 38 rapp. d'inchiesta).
Delle schede SIM trovate in possesso del AC 1, una è risultata essere italiana. Il numero corrispondente () è stato ritrovato nei tabulati retroattivi concernenti una delle due utenze in uso a _ ().
In data 13.7.2006 l'arresto fu confermato dal Giar (AI 78 per AC 2 e AI 82 per AC 1).
Per AC 1, dopo visita medica, fu inizialmente disposta la carcerazione all' Ospedale _ poiché egli soffre di una forma di leucemia (cfr. rapp. di arresto 12.7.2006 e certificato medico allegato, AI 72). Il 14.7.2006, fu trasferito alla _ (AI 89).
AC 2, pure sottoposto a visita medica, fu invece ritenuto normalmente carcerabile e associato alle carceri pretoriali di _ (cfr. rapp. di arresto 12.7.2006 e certificato medico allegato). Il 14 agosto 2006, come da sua richiesta, fu portato al _ (cfr. AI 130-132 e 159).
Entrambi gli imputati sono arrivati al dibattimento in detenzione.
4.19.
Il 21 luglio 2006 si procedette alla seconda audizione filmata della vittima, cui ebbero accesso anche le difese (cfr. rapp. di esecuzione audizione video LAV 24.7.2006, AI 115).
Durante questa audizione volta a chiarire gli episodi concernenti AC 1 e AC 2, _ ammise per la prima volta di aver già avuto - prima dell'estate 2005 - dei rapporti sessuali completi con un'altra persona.
Va detto che, il 2.2.2006, la ragazza aveva dichiarato il contrario (audizione 2.2.2006 pag. 21).
Dopo l’ammissione di avere già avuto rapporti sessuali completi prima della denunciata violenza carnale, la ragazza non volle, però, rivelare il nome dell’uomo con cui aveva avuto tali rapporti (cfr. trascrizione audizione 21.7.2006, pag. 35 e 36).
Allo scopo di chiarire quest'ultima rivelazione, _ fu sentita una terza volta in data 29.8.2006 (cfr. rapp. d'esecuzione audizione video LAV 29.8.2006, AI 192).
Nel corso di questa audizione, lei rivelò le generalità del terzo uomo con cui aveva avuto rapporti sessuali.
Si trattava di AC 3, suo connazionale e residente, come lei, in via _ (che, peraltro, nella medesima occasione la ragazza riconobbe in fotografia, cfr. rapp. d'esecuzione audizione video LAV 29.8.2006, AI 192).
4.20.
Così, in forza dell'ordine di traduzione forzata emesso nei suoi confronti il 31 agosto 2006 per titolo di violenza carnale e atti sessuali con fanciulli (all. 129 rapp. d'inchiesta), AC 3 fu prelevato in casa sua la mattina del 5.9.2006 e, dopo interrogatorio, arrestato (cfr. rapp. d'arresto 5.9.2006, AI 5 inc. MP 7523.2006).
In occasione dell'intervento della polizia fu anche perquisito il suo appartamento e furono sequestrati diversi oggetti (videocassette, DVD, CD, documentazione cartacea varia, un telefonino, un apparecchio fotografico e alcuni rullini fotografici, cfr. verbale di sequestro 5.9.2006, all. 131 rapp. d'inchiesta).
A seguito di un'ulteriore perquisizione eseguita presso un deposito che AC 3 aveva presso una ditta di Novazzano, furono poi sequestrati altri CD e videocassette, un'altra macchina fotografica e un PC (verbale di sequestro 11.9.2006, all. 134 rapp. d'inchiesta).
Il 6.9.2006 il Giar confermò il suo arresto (verbale Giar 6.9.2006 all. 132 rapp. d'inchiesta).
Le successive analisi del telefono cellulare e del PC sequestrati a AC 3 non hanno portato dati utili all'inchiesta (cfr. rapp. di esecuzione 3.10.2006 all. 146 rapp. d'inchiesta, e rapp. d'inchiesta pag. 44).
Anche AC 3, come gli altri due accusati, è arrivato in detenzione al dibattimento.
5. vita della ragazza
Della vita della ragazza non si sa molto.
Agli inquirenti, TE 4, zia della ragazza, ha raccontato che _ è figlia di un suo fratello – morto a causa di uno dei molti conflitti che hanno insanguinato _ – e di una donna di cui non si sa nulla:
"
Per quel che concerne la madre di _, nessuno sa chi sia perché il padre non lo ha mai rivelato" (TE 4 PS 2.2.2006 pag. 2)
In aula, la stessa zia – forse maggiormente sollecitata – è stata più generosa di informazioni sul passato della nipote ed ha raccontato quanto segue:
"
Il papà di _ era mio fratello."
"
Mio fratello è morto in guerra. A quel che mi risulta lui è morto fra il '95 e il '96. Io e la mia famiglia abbiamo saputo della sua morte più o meno nel 1997: la notizia ci è stata data da alcuni suoi amici che ci hanno appunto detto che la sua morte era avvenuta in quegli anni, senza saperci dare altre precisazioni.
Io e la mia famiglia abbiamo saputo della nascita di _ nel 1992: anche in quel periodo mio fratello era lontano da casa perché era (a) militare e la notizia della nascita della bambina ci è stata data da alcuni conoscenti.
Io ho visto la bambina per la prima volta nel 1994 quando mio fratello me l'ha affidata poiché la mamma (che io non ho mai visto) non poteva occuparsene.
Allora la bambina aveva circa due anni. Camminava già. Era una bambina sveglia ma che parlava ancora poco.
_ non è andata all'asilo e a scuola. Le scuole erano quasi sempre chiuse a causa della guerra. Ogni tanto, la scuola chiamava tutti i bambini per dar loro il latte.
_ ha avuto la malaria. Non ha avuto altre malattie importanti. Ha spesso sofferto di diarree che, a volte, duravano anche una o due settimane. Ricordo che uno di questi episodi di diarrea è stato talmente importante che la bambina era così debole da non poter più camminare. Si è tuttavia ripresa in fretta anche perché abbiamo avuto la possibilità di curarla con delle infusioni. Di altre malattie importanti _ non ha sofferto.
Da quando mio fratello me l'ha affidata, _ ha sempre vissuto con me.
Devo dire che in _ né io né la mia famiglia, abbiamo mai sofferto la fame. Anche se eravamo poveri, trovavamo sempre da mangiare." (verb dib pag. 15)
_ è arrivata, poi, in Svizzera nel 2002 con la zia e altri membri della famiglia (_, l’unico fratello della zia rimasto in vita che ora ha 13 anni e frequenta la seconda media a _, la cugina _ che adesso ha 10 anni e frequenta la quinta elementare e il cugino _, figlio della zia che ora ha vent'anni e fa il muratore).
Dal permesso di soggiorno risulta che _ è entrata in Svizzera il 1.1.2002.
Sul permesso della zia vi è invece la data del 12.3.2002 (cfr. all. 157 rapp. d'inchiesta e doc. TPC 23)
In ogni caso, la domanda di asilo è stata depositata il 12.3.2002 (cfr. verbale 12.3.2002 del centro di registrazione di _, all. 158 al rapp. d'inchiesta) e in aula la zia ha detto che la ragazza è effettivamente arrivata in Svizzera con lei (verb dib pag. 15)
La ragazza (insieme agli altri due minori che erano con lei) è stata inizialmente collocata presso l'Istituto _.
L'8 maggio 2002 ha, poi, potuto ricongiungersi con la zia nell'appartamento di via _ (), dove ha vissuto fino al 2.2.2006 giorno in cui ha denunciato i presunti abusi subiti.
Dal 2.2.2006 al 31.7.2006 ha soggiornato presso il Centro PAO di _, dopodiché, e fino al 31.8.2006, è ritornata in _ Dal 1.9.2006 vive in via _.
A Chiasso frequenta attualmente la seconda media.
6. età della ragazza
Sul certificato di nascita consegnato alle nostre autorità, si legge che _ è figlia di _ e di _ ed è nata il16 aprile 1992 a _.
Di tale certificato di nascita “non è possibile garantire l’autenticità” (dichiarazione dell’Ufficio giuridico, Servizio rifugiati della Sezione Permessi e Immigrazione, in atti sub doc TPC 24).
Pertanto, accogliendo la richiesta dell’avv. DF 1 secondo cui tale certificato non poteva essere considerato fedefacente, la presidente della Corte ha ordinato una perizia volta a determinare l’età ossea – e da lì quella cronologica – della ragazza (doc TPC 25).
La perita, applicando il metodo Greulich e Pyle, ha concluso quanto segue:
"
L’età ossea di _ determinata con il metodo Greulich e Pyle risulta essere di 17 anni +/- 1 anno e 3 mesi. Essendo _ una ragazza, occorre correggere questa età e diminuirla di circa 12 mesi (vedi capitolo 4). L’età ossea così corretta varia dunque fra 14 anni e 9 mesi e 17 anni e 3 mesi: ciò rappresenta la miglior stima possibile per l’età cronologica.
Questa stima parte infine dal presupposto che _ goda di buona salute, non sia portatrice di malattie che influenzano la crescita ed abbia potuto beneficiare nella sua vita di sufficiente ricchezza per una normale alimentazione" (doc TPC 33 pag. 5)
In aula, dopo essere stata messa a conoscenza delle informazioni sui trascorsi della ragazza fornite dalla zia, la perita ha modificato le sue conclusioni come segue:
"
L'avv. DF 1 riferisce al perito quanto la zia di _ ha raccontato sull'infanzia della ragazza, le malattie sofferte e il modo di vita in _ (malaria, frequenti episodi di diarrea, stato di povertà senza aver sofferto la fame).
Chiede alla perita se, conto tenuto di queste informazioni, ritiene dal profilo teorico ancora corretto operare in concreto la riduzione di 12 mesi calcolata sulla base di studi recenti che hanno preso in considerazione (così come la perita ha indicato) ragazzi cresciuti in Germania.
Il perito precisa che non può fare alcuna valutazione concreta. Tuttavia ritiene che, dal profilo teorico, il quadro descrittole potrebbe rendere inadeguata la correzione di 12 mesi.
In questo senso, preso atto delle condizioni in cui la ragazza ha vissuto nei primi 2/3 della sua vita, si potrebbe teoricamente rimanere all'età ossea indicata dall'Atlante Greulich e Pyle senza operare alcuna riduzione". (verb dib pag. 23)
Pertanto, ritenute le riflessioni e conclusioni effettuate dalla perita sulla base delle nuove informazioni ricevute al dibattimento, la valutazione peritale da ritenere è la seguente:
"
L’età ossea di _ determinata secondo il metodo Greulich e Pyle è quindi di 17 anni +/- 1 anno e 3 mesi (il 95% delle ragazze con questa radiografia della mano ha un’età ossea compresa tra 15 anni e 9 mesi e 18 anni e 3 mesi)" (doc TPC 33 pag. 4)
Questo – in estrema sintesi – poiché, conto tenuto delle condizioni di vita in cui la ragazza è vissuta per i 2/3 della sua esistenza (in sostanza, malnutrizione o, comunque, regime alimentare molto meno ricco di quello tipico delle società europee del dopoguerra) e delle malattie sofferte, la perita ha ritenuto di non dovere più applicare la correzione del valore risultante dall’Atlante di Greulich e Pyle (correzione che si pratica poiché uno studio ha accertato che, in Germania, la maturazione ossea avviene oggi più rapidamente che all’epoca di Greulich e Pyle).
La ragazza non ha vissuto, per la maggior parte della sua vita, in condizioni di benessere quali quelle che contraddistinguono la Germania degli ultimi 20/30 anni: è, quindi, stato ritenuto maggiormente corretto paragonare il suo sviluppo osseo a quello dei ragazzi europei fino agli anni 50.
Come visto, dal certificato di nascita risulta, invece, che la ragazza ha oggi 15 anni.
Riguardo l’ottenimento di tale certificato – rilasciato il 6
settembre 2001 – la zia di _ ha dichiarato quanto segue:
"
Il certificato di nascita di _ l'ho fatto fare io prima di partire _ perché per avere il passaporto bisognava avere il certificato di nascita. Così sono andata al Registro di _ e ho fatto registrare _.
Sono io che ho dato all'impiegato del registro civile i dati che sono scritti sul certificato di nascita. Preciso che sia il nome della ragazza che quello della mamma che la data di nascita me li aveva lasciati scritti mio fratello su un foglio quando mi ha affidato la bambina.
Io ho detto all'impiegato del registro civile che _ era nata a _. In realtà, _ è nata a _ che è una città sita nella provincia di _.
Ho detto così perché _ all'epoca era occupata. Io avevo bisogno dei documenti in fretta e dicendo che era nata a _ le cose erano più veloci.
Confermo però che la data di nascita che ho dato al registro è quella che mi ha scritto mio fratello." (verb dib pag. 20)
La Corte non ha potuto credere che, sulla questione dei dati comunicati all’ufficiale del Registro civile, la zia della ragazza abbia detto la verità in aula.
Dapprima, non ha potuto crederle perché la donna ha detto di avere riferito un dato sbagliato sul luogo di nascita della ragazza soltanto dopo che la Presidente le ha contestato la contraddizione fra quanto da lei detto al mattino (e, cioè, che la bambina era nata in un luogo lontano da quello in cui lei risiedeva tanto che la vide per la prima volta quando il fratello gliela portò almeno due anni dopo la sua nascita) e il luogo di nascita della ragazza iscritto nel certificato di nascita (_, cioè la stessa città in cui la zia risiedeva).
Anche se la donna ha giustificato tale falsa indicazione con la necessità di disporre in tempi brevi di un documento, il fatto che ha dovuto essere sollecitata per ammettere la falsità di quel dato ha gettato gravi ombre sulla sua credibilità.
E tali ombre si sono appesantite quando la Corte ha dovuto constatare un’altra pesantissima contraddizione fra le diverse dichiarazioni fatte dalla donna.
In effetti, durante l’inchiesta, alla polizia la donna aveva detto:
"
Per quel che concerne la madre di _, nessuno sa chi sia perché il padre non lo ha mai rivelato" (TE 4 PS 2.2.2006 pag. 2)
In aula, invece, per sostenere la veridicità del certificato di nascita, ha fatto una dichiarazione completamente diversa e cioè ha detto che il fratello le aveva lasciato scritto su un foglio, al momento in cui le affidò la ragazza, tutti i dati che lei diede all’ufficiale di stato civile e, fra questi, in particolare il nome della madre della bambina.
E’ evidente che in una o nell’altra dichiarazione la donna ha mentito.
E la Corte – esaminando spassionatamente la questione – non ha potuto che concludere che la donna ha mentito in aula.
In effetti, quando ha detto alla polizia di non sapere chi fosse la madre della ragazza poiché il fratello non lo aveva mai rivelato, si trattava di una dichiarazione del tutto disinteressata e neutra.
La stessa cosa non può dirsi della sua dichiarazione in aula, poiché a quel momento era ben chiaro alla donna che si stava cercando di determinare la vera età della nipote.
Dunque, sulla questione dell’età della ragazza, la Corte ha ritenuto del tutto inattendibile la donna sentita in aula.
Perciò, per la determinazione dell’età di _, la Corte ha ritenuto di non poter utilizzare il suo certificato di nascita.
Dapprima, perché si tratta di un documento di cui non è possibile stabilire l’autenticità.
D’altra parte, perché è stato redatto molto tempo dopo la nascita della ragazza.
D’altra parte, perché i dati registrati in tale certificato sono stati forniti da una persona che non ha assistito alla nascita della ragazza e che l’ha vista, per la prima volta, quando già questa camminava, parlava ed “era sveglia”.
D’altra parte, e soprattutto, perché è accertato che almeno due dei dati forniti all’ufficiale (luogo di nascita e nome della madre) sono falsi e perché manca la garanzia che permetta di ritenere che gli altri dati forniti dalla zia non siano altrettanto inveritieri.
Quindi, l’unico elemento su cui la Corte ha potuto fondare l’accertamento dell’età della ragazza è la perizia giudiziaria che, valutata ed interpretata secondo il principio in dubbio pro reo, porta a ritenere che _, oggi, ha 18 anni e 3 mesi.
7. dichiarazioni della ragazza in merito alle autovetture che la seguirebbero
7.1.
La ragazza ha detto, durante il colloquio con il direttore di SME e i due ispettori, di essere costantemente seguita da due uomini che si darebbero il cambio seguendola un giorno l’uno e un giorno l’altro, a bordo di due autovetture diverse:
"
“_ racconta di venire seguita quasi ogni mattina da 2 individui che, a bordo dei rispettivi veicoli (uno grigio e l’altro rosso) le si avvicinano e le fanno avances. Il veicolo grigio è stato visto anche da _. Precisiamo che questi individui agiscono separatamente, un giorno si avvicina quello dell’auto grigia ed un altro giorno quello dell’auto rossa" ( rapporto informativo 2.2.2006 pag. 2)
La ragazza dirà, poi, ai suoi interlocutori che l’uomo che la violentò a novembre 2005 (AC 1) era lo stesso che la seguiva con la vettura rossa:
"
Dopo i fatti, il violentatore si avvicinava ancora alla ragazzina a scadenza quasi giornaliera, cercando insistentemente approcci.
Ci confessava che il soggetto è sempre lo stesso che la segue con la vettura rossa la mattina" (rapporto informativo 2.2.2006 pag. 3)
7.2
Nell’audizione che fece immediatamente seguito a questo colloquio, la ragazza, a proposito delle vetture che la seguivano, ha detto quanto segue:
"
D: che quando esco di casa, ci sono le macchine che mi seguono. Che quando esco di scuola, c’è uno in macchina che mi chiede “vuoi salire?” , mi dice sei carina, sei bella, mi ha raccontato (incomprensibile per interferenza natel) in _ (incomprensibile per interferenza natel) nel mio palazzo non si sentiva ancora.." (trascrizione audizione 2.2.2006 pag. 5)
Poi, sempre nella stessa audizione, ha ripetuto la storia degli uomini che la seguirebbero e di cui avrebbe paura precisando che si tratta di “
altri
” uomini.
“
Altri
” , evidentemente, rispetto a quelli che l’avrebbero violentata.
Quindi, ha detto – contrariamente alla versione precedente (quella del mattino) in cui era AC 1 a guidare la vettura rossa – che quello sulla macchina rossa è uno di colore che “
passa sempre e che lei non riesce mai a vedere
”:
"
D: ...aggiungere... che ho già detto che ho paura, di quei ... che ho paura di uscire che quelli mi seguono, che non so, altri uomini mi seguono in macchina. E... cosa volevo dire ancora ...
F: il problema della macchina rossa? Chi è?
D: Ah, quello della macchina rossa che passa lì, che ogni tanto mi chiama, però lui passa sempre e io non riesco mai a vederlo. E’ uno di colore. Ho paura ... E poi se io vado a scuola, è una cosa che devo ma vado anche perché mi piace, ma però... dipendesse da me, io non andavo, proprio solo per quello, per quelle persone che mi seguono, ma non perché a me non piace la scuola ma proprio per quello. Con il giorno che esco devono ... io non so, magari, magari sanno a che ora che esco e a che ora che rientro. E’ per quello che sto tutto il giorno a casa" .." (trascrizione audizione 2.2.2006 pag. 18)
7.3
Nelle successive audizioni, la ragazza non ha più ripreso l’argomento degli uomini in macchina.
Lo ha fatto in aula dove ha detto che queste due macchine l’avrebbero seguita regolarmente, al mattino quando lei andava a scuola, “da prima di Natale della prima media” fino al giorno del colloquio del 2 febbraio e che alla guida di quelle autovetture c’erano il AC 1 e il AC 2 ma che lei, allora, non li conosceva ancora:
"
...I: era in febbraio. Inizio febbraio. Adesso torniamo alle macchine. Tu hai detto che queste macchine ti seguivano, quando tu eri in prima media, prima di Natale, eh?
D: (annuisce a capo chino).
I: quando sei andata a parlare col direttore, ti seguivano ancora le macchine?
D: sì.
I: sì? Sei sicura?
D: sì.
I: tu, ehmm ... conosci gli uomini che erano sulle macchine o no?
D: adesso sì che so chi sono.
I: allora non li conoscevi?
D: non li conoscevo. Però, una volta che mi hanno chiamato e poi tutto quello che è successo, sapevo che erano loro che mi seguivano.
I: ecco, e chi sono? E adesso ce lo puoi dire chi sono quelli che erano sulle macchine?
D: mh! (annuisce col capo)
I: chi sono?
D: uno è stato il AC 1 ...
I: uno il AC 1! Che sarebbe poi il AC 1. E l'altro?
D: il _ che non so il nome.
I: e l'altro il AC 2! Eh?
D: (annuisce col capo).
I: quindi, il AC 1 su che macchina era?
D: su una macchina piccola rossa.
I: su una macchina piccola rossa. E il AC 2?
D: sulla macchina grigia.
I: sulla macchina grigia. Quindi sono loro due che ti seguivano, quasi tutte le mattine, dimmi se sbaglio, quasi tutte le mattine, da prima di Natale della prima media, fino al fine gennaio, inizio febbraio della prima media. Erano loro?
D: sì.
I: parla forte.
D: sì, sì.
I: quindi, sulla macchina rossa c'era il AC 1 e sulla macchina grigia il _.
D: sì.
I: ho capito. E il _ ...parliamo un po' del _: quando l'hai conosciuto il _? Ma no, aspetta: quando ti seguivano, fino a lì tu non sapevi che era il _?
D: no.
I: no. E non sapevi neanche che era il AC 1?
D: no." (trascrizione audizione 19.4.2007 pag. 18 e 19)
7.4.
Già in relazione a questo primo argomento, non possono essere passati sotto silenzio i cambiamenti di versione della ragazza.
Dapprima, a seguirla sono AC 1 (alla guida della macchina rossa) e un altro non meglio definito.
Poi, i due che la seguono sono “altri” rispetto ai suoi pretesi violentatori (quindi, non sono né il AC 1 né il _).
Poi, alla guida della macchina rossa dove all’inizio c’era AC 1, c’è un uomo di colore che la ragazza non riesce mai a vedere perché “lui passa sempre”.
Infine (ed è l’ultima versione, quella dell’aula), a seguirla sino a poco prima della sua denuncia sono i suoi violentatori (cioè AC 1 e il AC 2) che, però, lei non conosceva ancora.
8. dichiarazioni della ragazza in relazione a AC 2
prima audizione
8.1
Nel pomeriggio del 2 febbraio 2006, la ragazza - in una soluzione di ininterrotta continuità con la storia dei due uomini che la seguirebbero in macchina – ha cominciato a raccontare del _ che, un giorno, mentre stava andando da un’amica per chiederle una videocassetta, la obbligò a salire in casa sua “buttandola nell’ascensore” e, una volta nell’appartamento, le diede qualcosa da bere dopodiché lei, in sostanza, si ritrovò nel letto di lui dove avrebbe perso molto sangue e questo sarebbe l’unica cosa che ricorda.
Oltre a questo, la ragazza ricorderebbe soltanto che, dopo, l’uomo l’accompagnò di sotto e le disse di andare a casa:
"
D: che quando esco di casa ci sono le macchine che mi seguono. Che quando esco di scuola c’è uno in macchina che mi chiede “vuoi salire?” , mi dice sei carina, sei bella, mi ha raccontato in _ ...nel mio palazzo non si sentiva ancora ... e lui un giorno, stavo andando a chiedere un film , un film indiano, perché a me piacciono tanto i film indiani, a una amica, a mia cugina e poi lui dice, io ho tanti film a casa, in portoghese, e così; e lui mi dice vieni a prenderli e io ho detto non posso perché non ho avvisato la zia che vengo a casa tua. Ho detto vado a casa, vai da solo. Dice: “non c’è problema, è qui vicino, non ti faccio niente”. E mi ha preso, mi ha buttato nell’ascensore, poi mi ha detto scusa e io niente. Siamo andati a casa sua ... e poi mi ha tolto i vestiti. E’ tutto. Mi ha dato un bicchier d’acqua. Poi un secondo bicchiere d’aranciata. Io mi sentivo debole, non sapevo cosa fare. Poi qualcuno ha bussato, e allora lui poi si è fermato e io non ho neanche urlato perché non ... io non potevo neanche parlare. E poi mi ha messo nel suo letto e e so solo che nel suo letto ho perso tanto sangue. Perché questo so ... e mi ha detto non dirlo mai a nessuno, perché sennò succede quello che ... e io ho detto adesso vado e lui aveva paura che qualcuno mi trovasse debole ... nella strada. Mi ha accompagnato giù e mi ha detto: “vai a casa”. E così sono arrivata a casa..." (audizione 2.2.2006 pag. 5)
8.2.
A casa, la ragazza avrebbe perso molto sangue:
"
E ..in bagno a fare la pipì e poi da lì sono andata in bagno e perdevo molto sangue, non so perché ma perdevo tanto sangue. Poi passato, sono già passate tre settimane, quattro da quel giorno che sono andata in bagno e che perdevo tanto sangue. E poi quel giorno è venuta la zia , io sono andata in bagno, ho perso, poi, ho fatto la pipì e ho perso sangue. Così tanto" (audizione 2.2.2006 pag. 5)
8.3
Così, sempre secondo quel primo racconto, la zia – cui, tuttavia, la ragazza non aveva detto nulla, se non che aveva mal di pancia - la portò, prima, dal medico e, poi, dalla ginecologa:
"
L’ho detto alla zia. E la zia mi ha detto, allora andiamo dal medico e siamo andati dal medico. Il medico ha detto “non so che cosa ha lei “poi siamo andati dalla medica della zia e ha detto e, ...ho visto che lei ha detto, può fare che ...si spostano sempre, io quando si stirano, quando si stirano gli fa tanto male." (audizione 2.2.2006 pag. 5)
8.4.
La ragazza ha, poi, proseguito il suo racconto dicendo di avere continuato a stare male:
"
E, poi da lì, da quel giorno sono stata ancora male che non potevo neanche mangiare. Perché quando mangiavo vomitavo. Ogni cosa che mangiavo vomitavo." (audizione 2.2.2006 pag. 5)
Quindi, la ragazza ha raccontato che la portarono _ dove rimase degente per accertamenti .
Anche lì - racconta la ragazza – lei rifiutò la visita ginecologica interna:
"
E ...poi, il giorno seguente mi sentivo ancora male, molto debole, mi hanno portato all’ospedale di _; sono stata lì e mi hanno domandato se avevo già avuto rapporto sessuale, e ho detto di no. Mi hanno domandato cinque o sei volte! Dicevo sempre, no, di no. Mi volevano fare la prova. Però io ho detto che potevano fare di tutto che però non volevo la prova. Ho detto di no, perché ho detto se accetto, tanto scopriranno perché non so se quello mi ha fatto (incomprensibile, rumore di sottofondo). Scopriranno, (incomprensibile) e dicevo sempre di no e no." (audizione 2.2.2006 pag. 5)
La zia della ragazza ha confermato il ricovero all’ospedale per un giorno (cfr TE 4 PS 2.2.2006 pag. 5).
Tuttavia, va detto che la ragazza è stata ricoverata al _ di _ ad inizio marzo 2005 (dal 7 all’8 marzo; AI 21).
Cioè, in un periodo precedente all’estate 2005 in cui lei ha situato, durante questa prima deposizione, l’episodio di abuso ad opera di AC 2.
8.5.
Sempre nel corso della sua prima audizione, alla ragazza venne chiesto di precisare quanto successe a casa dell’uomo che venne, poi, identificato in AC 2.
Come visto sopra, all’inizio la ragazza aveva detto di ricordare soltanto una grande “debolezza” piombatale addosso dopo avere bevuto la bevanda offertale dall’uomo, una debolezza così grande da non riuscire nemmeno a parlare, e di essersi ritrovata nel letto dell’uomo dove aveva perso molto sangue:
"
Mi ha dato un bicchier d’acqua. Poi un secondo bicchiere d’aranciata. Io mi sentivo debole, non sapevo cosa fare. Poi qualcuno ha bussato, e allora lui poi si è fermato e io non ho neanche urlato perché non ... io non potevo neanche parlare. E poi mi ha messo nel suo letto e e so solo che nel suo letto ho perso tanto sangue. Perché questo so" (audizione 2.2.2006 pag. 5, sott. del redattore)
Richiesta, però, di precisare cosa fosse avvenuto, la ragazza ha aggiunto quei particolari che, secondo quanto dichiarato sin lì, non avrebbe dovuto ricordare.
Dapprima, ha detto di avere avuto, dopo avere bevuto l’acqua, un sonno improvviso e talmente grande da non riuscire nemmeno a stare in piedi, così che l’uomo la prese in braccio e poi la portò sul letto:
"
D: prima acqua, mi ha dato l’acqua, poi quando ho finito di bere l’acqua ho fatto così (strofina la mano sinistra sulla fronte) ho detto sono stanca adesso, lui mi ha detto no, magari è con il caldo adesso, lui mi ha detto te l’aranciata un bicchiere, io l’ho messo sotto...primo mi ha dato l’ho bevuto, poi l’ha preso e l’ha messo nel frigorifero e ha preso mi pare che ha preso un’altra bottiglia e l’ha messa sopra il tavolo e mi ha detto se vuoi prendi ancora; io non ho preso non volevo perché l’altro l’ho bevuto ho finito tutto quello che lui mi ha dato. Ho detto che non voglio più, non mi sento bene.
I: cosa ricordi ..riesci a descrivere che cosa sentivi quando non stavi bene e ti sentivi stanca?
D: come se c’era qualcosa e poi quello mi sono immaginata magari se c’era qualcosa perché a casa solo perché da lì non, ...mi sentivo debole e appena finito di bere l’acqua poi ho detto non mi sento bene poi ho detto, ho bevuto quell’aranciata, poi ho detto, mi sentivo non avevo neanche forza di camminare fino a lì mi sono (incomprensibile) lui mi ha preso in braccio (incomprensibile) ho detto dove mi porti; lui ha detto no adesso ti faccio solo lì, ti metto solo lì. Mi ha messo lì sul letto. E io avevo sonno e poi gli dicevo...non lo so perché avevo sonno, (incomprensibile)...sonno e poi mi ha detto: “non stai bene?” e io ho detto di no, non sto bene e dopo mi dice “ma dopo ti passa, qualche volta capita a me". (audizione 2.2.2006 pag. 13, sott. del red)
8.6.
Contestualmente, la ragazza ha detto che l’uomo spense la luce.
Va detto che, però, la stessa ragazza aveva precisato che si era d’estate, all’una del pomeriggio.
"
E poi lui ha spento la luce, ...e ha spento la luce e così." (audizione 2.2.2006 pag. 13)
8.7.
Poi, la ragazza - nonostante prima avesse detto di non ricordare nulla se non di essersi ritrovata nel letto dove aveva perso molto sangue – è entrata nei particolari di quel che sarebbe successo.
Ha detto che l’uomo si mise sopra di lei. Lei gli disse di non riuscire a respirare. Allora lui le disse di andare alla finestra. Così lei si alzò ma, mentre camminava, cadde. Lui si alzò a sua volta, la prese in braccio, la mise sul letto e nuovamente si mise sopra di lei.
A questo punto del racconto, l’interrogante le chiese “
quando è salito sopra di te, cosa è successo?”
Qui, la ragazza dapprima disse “
ehm,... mi immagino
..”.
Poi disse che l’uomo cominciò a baciarla tanto da farle male, con la saliva di lui che le entrava “
proprio dentro nella bocca
”.
Poi, disse che l’uomo le mise le mani lungo i fianchi.
Poi, dopo avere detto
“non ricordo
”, ha ripreso il suo racconto dicendo che l’uomo “
ha fatto sesso
” con lei precisando che “
io dico così, ma non perché ho visto, perché lui era tutto (incomprensibile) perché io mi sentivo quello che lui faceva. Dico perché era sopra di me, lui, così (posa la mano sinistra sul ventre). Poi ha finito di baciarmi e (incomprensibile) sopra, e io sentivo di nuovo così (agita lateralmente la propria mano sinistra tra le gambe) e poi lo spingevo così, lasciami andare che non mi sentivo bene ...e lui mi baciava”.
La ragazza ha, poi, continuato dicendo che l’uomo voleva che lei prendesse “
il suo coso
” in mano e, poi, anche in bocca. Gesti che lei ha detto di non sapere se, poi, effettivamente ha fatto. Quindi – la ragazza ha detto – l’uomo la lasciò andare:
"
I: e poi?
D: e poi è venuto a letto, nel letto dove ero io, e era sopra di me. E io ero lì, dicendo, tirandolo via sopra di me, dicendo, non riesco, dicevo, non riesco, non sto bene, non sto bene, poi all’improvviso non riesco a respirare e lui mi ha detto vai nella finestra (incomprensibile, parla piano e vi sono rumori di sottofondo) dal letto per aprire la finestra poi io mi sono, ...sono uscita dal suo letto e stavo camminando e sono caduta per terra. Mi ha detto non dovevi uscire dal letto. Mi ha messo di nuovo nel letto e mi è venuto ancora sopra di me.
I: posso capire _ che è difficile ad affrontare queste cose, ci mancherebbe, però ti dicevo prima che è importante per noi capire esattamente cosa è capitato. Quando è salito sopra di te, cosa è successo, poi?
D: ehm ...mi immagino ...(incomprensibile, parla troppo piano) cominciava a baciarmi.
I: come ti baciava?
D: uhff, qui (porta la mano alla bocca) che mi faceva male i denti, e anche ...non so come si dice, che mi stava soffocando e quella saliva mi è entrata proprio dentro (porta nuovamente la mano alla bocca) nella bocca. E mi teneva tutte le mani, mi ha preso le mani e mi ha messo così (pone le braccia lungo i fianchi), e mi baciava e mi .....(incomprensibile, parla troppo piano) ...ehmm ...poi, mi ...(incomprensibile)
I: poi, scusami, non ho capito.
D: non ricordo.
I: non ti ricordi?
D: ha fatto sesso con me. Si è (incomprensibile parla troppo piano) ma io dico così, ma non perché ho visto, perché lui era tutto (incomprensibile) perché io mi sentivo quello che lui faceva. Dico perché era sopra di me, lui, così (posa la mano sinistra sul ventre). Poi ha finito di baciarmi e (incomprensibile) sopra, e io sentivo di nuovo così (agita lateralmente la propria mano sinistra tra le gambe) e poi lo spingevo così, lasciami andare che non mi sentivo bene ...e lui mi baciava e poi ha preso le mie mani e ...non posso dirlo ...niente ...poi, solo, mi ha lasciato stare.
I: perché non puoi dirlo, _?
D: mah, ...voleva ...ha preso le mie mani, voleva che io, ...prendessi nelle mani il suo coso e poi io (incomprensibile, parla troppo piano) ...e poi anche con la bocca. Poi non lo so se lo ho fatto, non mi sentivo neanche bene. E poi mi ha lasciato andare." (trascrizione audizione 2.2.2006 pag. 13, sott. del red)
Qui la ragazza ha ribadito che l’uomo, dopo averle raccomandato di non dire niente a nessuno, l’accompagnò fuori dal palazzo:
"
D: lui mi ha detto di non dire niente quello che è successo, poi ha domandato che cosa è successo, che io gli (incomprensibile) solo quello (incomprensibile) mi dava di farmi quello, dice ah, no, magari ha fatto quello. Apro la finestra, per esempio. Poi lui mi ha detto di non dire a nessuno. Mi ha accompagnato giù e io sono andata a casa.(frase completamente incomprensibile, voce troppo bassa) "(audizione 2.2.2006 pag. 13)
8.8.
Continuando nel racconto, la ragazza, poi, disse che l’uomo le aveva tolto anche le mutande.
Inoltre, la ragazza ha raccontato che, poi, l’uomo l’aiutò a rivestirsi poiché lei non ce la faceva da sola:
"
Solo, non posso neanche dire solo (incomprensibile) perché lui mi ha tolto anche le mutande.
I: ti ha tolto le mutande.
D: sì.
I: questo te lo ricordi?
D: me lo ricordo perché quando stavo per vestire, lui, non so era lui ad aiutarmi a vestire perché non riuscivo da sola, non so cosa mi ha dato sicuramente col suo bicchiere, lui stesso sapeva che io non avevo la forza, di vestirmi da sola.” (audizione 2.2.2006 pag. 21 e 22)
seconda audizione
8.9.
Come visto, la ragazza è stata nuovamente sentita il 21 luglio 2006.
In quest’occasione, ha nuovamente raccontato dell’approccio di AC 2: lei stava andando da un’amica per farsi prestare un DVD e l’uomo – che lei vedeva per la prima volta – le rivolse la parola e, poi, la fece salire nel suo appartamento:
"
con lui è cominciato tutto quando io prima ero a casa mia con zia e poi stavamo facendo la pulizia e ordine nella casa. E poi io chiesi alla zia di andare un attimo dalla mia amica e poi quando sono scesa giù ho ...ho visto ...ho visto lui perché quando stavo andare a chiedere un film, volevo come da una amica di mia cugina piccola e io stavo andando da lei, però io l’ho incontrato quando stavo ...quando sono passata cioè mi parlava e poi quando io ..lui mi ha domandato dove vado e ho detto vado a chiedere un film però dopo lui mi dice che aveva film, che aveva dei film a casa sua, così, e poi mi domanda che lingua parlavo e io portoghese e lui mi ha detto anch’io così mi ha detto che anche lui portoghese. E poi mi chiede di andare con lui a casa sua, ma io non volevo andare" (audizione 21.7.2006 pag. 3)
La ragazza ha ribadito di essere stata costretta a seguire l’uomo:
"
ma io non volevo andare e lui mi dice: “no, no, andiamo, ho dei bei film” e poi stavamo andando a casa sua e lui mi costringeva a salire nell’ascensore..." (audizione 21.7.2006 pag. 3)
"
I: e tu mi hai detto che a un certo punto ti ha costretto a entrare nel lift.
D: (annuisce col capo)
I: ecco, cosa ...quando dici mi ha costretta a entrare nel lift, cosa intendi dire, mi puoi spiegare come si è svolta questa scena, te la ricordi?
D: sì.
I: spiegami un po’!
D: come un momento, mi ha messo ...forza, mi ha ...dicendomi: "entra!" come ...mi ha spinto.
I: mmh!
D: e ...e lui mi ha messo nell’ascensore, ha schiacciato e io sono andata. Perché non è stata mia volontà.
I: ecco, ti ha spinto come?
D: mi ha presa il braccio, mi ha detto: "sali!", lui ha preso l’ascensore ...mi ha preso qua, il braccio, così (porta la mano destra sull’avambraccio sinistro) e mi ha detto: “entra, andiamo!” e poi siamo andati su.
I: ho capito. E quando lui ti ha detto così, che atteggiamento aveva? Capisci cosa voglio dire con la parola atteggiamento?
D: sì.
D: cattivo. Perché io ...però io non capivo, perché prima fuori parlava gentile, poi all’ascensore era un po’ aggressivo per buttarmi su, "(audizione 21.7.2006 pag. 5 e 6)
8.10.
In seguito, la ragazza ha nuovamente raccontato di avere bevuto dell’acqua - va detto, però, che , qui, la ragazza ha detto (contrariamente all’audizione precedente) che l’uomo le offrì anche della birra - dopo di che non si sarebbe sentita molto bene “come se stesse per addormentarsi”:
"
lui mi domandò se volevo l’acqua o la birra o la ...e però io ho detto non volevo niente. Lui mi serve lo stesso e mi ha dato da bere. Ma io poi, quando ho bevuto, non mi sentivo molto bene. Però dopo lui mi diceva che, ...mi raccontava di sua moglie e di suo figlio dicendomi che lui è venuto da solo qui, e che ha lasciato suo figlio e sua moglie a _ che stanno per arrivare; mi ricordo che mi ha detto così. Io non capivo perché mi raccontava tutte quelle cose se mi chiamò per il film. Poi, io ...mi sentivo un po’ ...un po’ così, come se stessi per addormentarmi e ho detto: "sono stanca voglio andare a casa” e lui mi ha detto: “no, no, stai qui.“ " (audizione 21.7.2006 pag. 3, sott. del red)
8.11.
Dopo di ché, la ragazza ha proseguito il suo racconto dicendo che l’uomo la mise sul letto.
A questo punto – per la prima ed unica volta – la ragazza ha poi raccontato che l’uomo le prese il telefonino e lei si accorse che lui voleva prenderle il suo numero:
"
E poi lì mi, mi metti nel suo letto, mi toglieva i vestiti che poi tra l’altro, anche prima nel divano, lui prese il mio telefono, il mio telefonino e io non ho capito quello che faceva. Poi mi accorgevo che voleva prendere il mio numero ma non lo so.” (
trascrizione aud. 21.7.06 pag 3)
Di questo particolare, la ragazza non ha più parlato in seguito e va notato che esso non appare molto congruente né con il personaggio né con gli accertamenti nella misura in cui non risulta che AC 2 abbia mai telefonato alla ragazza.
La ragazza ha continuato dicendo che l’uomo le tolse i vestiti e, dopo averla baciata, le mise “il suo pene dentro” senza smettere nonostante lei tentasse di respingerlo e gli dicesse che le faceva male:
"
E mi mette nel suo letto, e (incomprensibile) ...e poi sento che lui toglieva i vestiti e mi baciava e non mi piaceva per niente e poi ...sentivo che ...io sentivo male (pone la mano destra sul ventre), proprio che sentivo male perché lui era andato a ...metà (incomprensibile)
I: come te la senti, con le tue parole.
D: mi ha messo il suo pene dentro di me. E io lo spingevo (fa l’atto di respingere con le due mani) e dicevo “fa male, fa male, basta” e dicevo “non mi sento bene”, poi lui mi prendeva a forza" (audizione 21.7.2006 pag. 3)
8.12.
E’ opportuno rilevare che, in questa seconda audizione, la ragazza non ha più raccontato di essersi alzata dal letto (perché le mancava il respiro), di essere caduta e poi ripresa in braccio dall’uomo che la riportò sul letto.
Né ha più raccontato che l’uomo le chiese di prendere in mano e in bocca il suo pene.
8.13.
Sempre secondo il racconto della ragazza, una volta che ebbe finito, l’uomo la rivestì.
Poi – questa volta ha detto modificando le sue precedenti dichiarazioni – l’uomo avrebbe voluto accompagnarla a casa ma lei rifiutò:
"
e poi anche quando ha finito di toccarmi, di fare tutto, (incomprensibile) mi ha vestito di nuovo. E voleva accompagnarmi a casa ma io non volevo, perché io non stavo bene."(audizione 21.7.2006 pag. 3)
Nella prima audizione, invece, la ragazza aveva detto in due occasioni che l’uomo l’accompagnò di sotto.
8.14.
Poi, su richiesta dell’interrogante, la ragazza, per la prima volta (ed anche, ultima volta, a dire il vero), ha raccontato che, mentre l’uomo le toglieva i vestiti e, poi, ancora mentre erano sul letto, lei cercava di scappare senza tuttavia riuscirci poiché lui la “
teneva a forza
”:
"
I: e poi, sempre prima, tu mi hai detto, appunto, mi prendeva a forza, ti ricordi che mi hai detto così?
D: sì.
I: ecco, che cosa vuoi dire, che cosa è successo quando mi dici mi prendeva a forza, cosa intendi dire?
D: che ...che quando lui mi toglieva i vestiti, io cercavo di uscire, di andare, e anche dal letto, lui mi prendeva a forza e mi metteva di nuovo nel letto, anche quando ero a letto, io facevo ...cercavo di evitare, di andare via, lui andava, ...mi teneva a forza.
I: ti teneva dove, ti ricordi?
D: sì, nelle mani. E poi mi dava anche fastidio perché mi toccava il seno e mi faceva male. A volte anche adesso sento male." (audizione 21.7.2006 pag. 7)
Va, qui, ancora rilevato che di questi suoi tentativi di fuga, la ragazza non aveva mai parlato prima né ha parlato in seguito.
E non può essere passato sotto silenzio il fatto che tali pretesi tentativi di fuga sono in palese contrasto con lo stato di profondo torpore e stanchezza in cui la stessa ragazza ha raccontato di essere caduta dopo avere bevuto la bevanda offertale dall’uomo.
audizione in aula
8.15.
In aula, _ ha ancora detto di avere visto per la prima volta il _ un giorno d’estate - era un sabato - che lei era in vacanza e che era caldo (trascrizione pag. 21).
La ragazza ha detto che, di fronte al palazzo, con lui parlò di film e lui la invitò a salire dicendosi disposto a prestarle dei “
film portoghesi _”
.
Tuttavia, anche su questo particolare ha cambiato versione.
In precedenza, la ragazza aveva detto che lei aveva rifiutato l’invito dell’uomo e che lui la costrinse a salire nel suo appartamento “buttandola nell’ascensore”.
Questa volta, invece, _ ha raccontato che lei seguì di buon grado il _ nel suo appartamento poiché voleva avere da lui qualche film _ che anche la zia sarebbe stata contenta di vedere:
"
D: sì. Mi ha chiamato e mi ha detto "ciao" e io ho detto "ciao", e lui mi ha detto "dove vai" e io gli ho detto "vado a chiedere un film", solo che lì lui si è messo già a parlare portoghese e io ho capito che era un _. Mi ha chiesto "da dove vieni", ho detto "vengo _ ", lui mi ha detto "io, anch'io parlo _ " e mi diceva che conosceva tante persone che parlano _ e lui mi ha detto che aveva dei film a casa, dei film portoghesi a casa, perché noi a casa non guardiamo mai, e lui mi diceva che aveva dei film, così tanti _ ...
I: ti diceva che aveva dei film _?
D: sì. Che parlavano portoghese.
I: mh!
D: e poi ...e mi ha chiesto di andare a casa sua e quindi così ho detto "va bene".
I: ah! Allora: lui ti ha chiesto, ...avete chiacchierato un attimo in portoghese lì di sotto e lui ti ha detto "vieni a casa mia".
D: sì.
I: e tu hai detto va bene?
D: sì.
I: ecco ...
D: e lui mi ha detto "vieni da me a prendere il film". E poi tra me ho pensato (incomprensibile) a guardare un film.
I: ah, quindi tu eri contenta di andare da lui perché pensavi di prendere un film?
D: sì. E lui mi parlava e mi diceva che aveva tutti quei film e io ho detto "va bene, anche a mia zia piacerà".” (trascrizione pag. 22)
Poi la ragazza ha nuovamente raccontato di come si sentì debole dopo avere bevuto l’acqua.
"
D: e io ho domandato l'acqua.
I: sì.
D: e dopo mi ha chiesto se e mi ha detto che c'era il suo (incomprensibile) e un'altra cosa
I: sì
D: e dopo mi ha dato anche del succo.
I: ti ha dato anche del succo e dopo?
D: e dopo, in, non dopo, c'era ancora un momento che io non mi sentivo molto bene.
I: spiegami un po' questo.
D: nel senso che mi girava un po' la testa.
I: ti girava un po' la testa?
D: sì e non mi sentivo, mi sentivo un po' debole, mi sentivo un po' debole e non stavo molto bene e gli ho detto che ...
I: allora ti girava la testa, ti sentivi un po' debole e non stavi molto bene e dopo?
D: io ho detto a lui di andare, di portare a casa (incomprensibile) il film
I: sì.
D: di portare a casa, che lui ha detto no, no, devi prendere il film, ha chiuso la porta e poi mi ha....mi incominciava a togliermi i vestiti e mi ha messo nel suo letto.
I: e tu cosa dicevi?
D: io sa gli dicevo, io parlavo italiano, dicevo "ma cosa fai", "non mi sento bene", "devo andare a casa", lui mi ha detto, "no, no tranquilla, e poi mi sentivo levare anche i pantaloni, solo che io ero così debole che non sapevo che cosa fare.
I: eri così debole che non sapevi cosa fare?
D: sì, non stavo proprio bene.
I: cosa vuol dire non stavo proprio bene?
D: anche perché sentivo che andava qualcosa dentro di me e non mi sentivo bene, perché, non sapevo il perché non mi sentivo bene.
I: spiegami bene come ti sentivi?
D: sentivo il corpo che ...
I: no, tu come ti sentivi, dopo che hai bevuto, come ti sentivi?
D: non mi sentivo, mi sentivo che non avevo forza.
I: ti sentivi che non avevi forza?
D: sì.
I: prima stavi bene?
D: prima stavo bene, quando sono andata su stavo bene
I: e dopo hai bevuto e ti sentivi che non avevi più forza, questo?
D: sì." (trascrizione pag. 24 e 25)
La ragazza ha, poi, proseguito dicendo che lei si tolse i vestiti (trascrizione pag. 25) per poi dire, poco dopo, che, invece, fu lui a toglierle i vestiti (trascrizione pag. 26).
Poi, la ragazza ha continuato dicendo che lui cominciò a toccarla ma che lei non ricorda molto bene .
Richiesta di spiegare come mai non ricordasse , la ragazza ha detto:
"
I: e perché non potevi ricordare molto bene?
D: perché ero un po'....un mistero...ero un po' come se lui potesse, poteva fare quello che voleva con me, non potevo difendermi.
I: non riuscivi, non potevi, era un po' come se lui potesse fare quello che voleva con te perché non potevi difenderti; e perché non potevi difenderti?
D: perché io non stavo bene.
I: perché non stavi bene! non stavi bene. Come, allora?
D: che mi sentivo, non mi sentivo bene, mi sentivo un po' debole, mi sentivo che mi girava la testa." (trascrizione pag. 26)
Poi, la ragazza, interrogata su quel particolare, ha negato di essersi mai alzata dal letto contraddicendosi, così, con la precedente dichiarazione:
"
I: tu ti sei alzata dal letto?
D: no, lui mi ha aiutato, mi ha messo i vestiti.
I: dopo?
D: mh!
I: ma non ti sei mai alzata dal letto, prima che lui ti mettesse i vestiti?
D: no." (trascrizione pag. 26)
Quindi, interrogata su cosa le fece il _, _ ha nuovamente detto di ricordar poco, ma di ricordare che lui mise il suo pene dentro di lei, che le toccava il seno e le baciava il collo.
Tuttavia, la ragazza qui ha detto che il _ non la baciò mai sulla bocca perché lei, schifata, girava il volto dall’altra parte:
"
D. quello che mi ricordo è andato dentro lui che ha avuto...che... è andato con il suo pene dentro lì (fa segno con la mano la pancia)
I: ha messo il suo pene dentro di te, quello te lo ricordi?
D: sì, anche senza mutande.
I: sì, e poi cosa ti ricordi ancora?
D: mi toccava.
I: che cosa ti toccava?
D. mi toccava il seno, mi toccava...e poi mi baciava.
I: ti baciava, dove?
D: mi baciava qui (con la mano accarezza il collo) e nella bocca no, perché poi io facevo così (volta la testa sul lato).
I: nella bocca no, non ti ha baciata nella bocca?
D: no.
I: parla a voce alta. Allora, hai detto ... ti accarezzava il seno, eh?
D: sì.
I: ti baciava sul collo, ma non sulla bocca?
D: sì.
I: ecco, e poi cosa ha fatto?
D: e poi, ha...dopo lui aveva già fatto, aveva già avuto anche... era già dentro di me, poi (incomprensibile)"
(trascrizione pag. 27)
_ ha, poi, detto che il _ non le fece né le chiese altre cose:
"
I: cioè, ecco dopo avere fatto queste cose, dici è entrato dentro di me, ha messo il suo pene dentro di te? Ti ha fatto altre cose?
D: no.
I: non ha fatto altre cose?
D: no."
(trascrizione pag. 27)
Poi, dopo avere detto che il _ l’aiutò a rivestirsi, la ragazza ha dichiarato che lui si limitò ad aprirle la porta e a chiamarle l’ascensore:
"
I: sei andata a casa, da sola?
D: sì.
I: lui non ti ha accompagnato?
D: no, ha solo aperto la porta e ha chiamato l'ascensore e sono andata.
I: ha solo aperto la porta e ha chiamato l'ascensore.
D: sì.
I: e tu sei salita da sola sull'ascensore?
D: sì, lui aveva con l'ascensore tu potevi schiacciare anche già prima di andare.
I: mmh, ...e quindi sei andata a casa da sola, lui non è sceso con te?
D: no."
(trascrizione pag. 29)
Inoltre, interrogata dalla presidente, la ragazza ha detto di non ricordare se avesse perso sangue in casa del _:
"
E a casa del _ hai perso sangue?
D: ehm ...non mi ricordo."
(trascrizione pag. 34
)
Infine – per non dire di tutte le altre modifiche di versione – la ragazza, dopo avere raccontato di questa pretesa violenza, ha detto che il _, dopo quel giorno, non cercò più né di avvicinarla né di parlare con lei (trascrizione pag. 35).
8.16.
Ancora una volta, non possono essere passati sotto silenzio i macroscopici cambiamenti di versione di _
Dapprima, la contraddizione evidente su come lei salì nell’appartamento dell’uomo.
In aula, ha detto che lei salì di buon grado allettata dall’idea di avere dei nuovi DVD che anche la zia avrebbe visto con piacere, mentre in precedenza aveva detto di avere risposto di no all’invito dell’uomo che, però, la prese per un braccio, la buttò nell’ascensore e la costrinse a salire da lui.
Poi, in aula la ragazza ha detto che l’uomo non la baciò sulla bocca mentre in precedenza aveva detto che l’uomo la baciava con forza sulle labbra tanto da farle male con la saliva che entrava tutta dentro di lei.
Ancora in aula la ragazza ha detto che l’uomo, oltre a penetrarla e ad accarezzarle il seno, non le fece nient’altro, mentre in precedenza aveva detto che lui le chiese di prendere in mano e in bocca il suo pene.
Poi, in aula ha detto che lei non si alzò dal letto mentre prima aveva detto che aveva dovuto alzarsi perché le mancava il respiro e che cadde e che non poteva più rialzarsi tanto che l’uomo dovette alzarsi per prenderla in braccio e riportarla sul letto.
Infine, sempre in aula, la ragazza ha detto che l’uomo si limitò, dopo averla violentata, ad aprirle la porta ed a chiamarle l’ascensore, mentre in precedenza aveva detto che lui l’aveva accompagnata fino sotto casa (dell’uomo).
Infine, da rilevare è il fatto che la ragazza ha detto di non ricordare se avesse perso sangue in casa del _ quando all’inizio la sola cosa che sembrava ricordare bene, la sola cosa che le era rimasta impressa (“perché questo so”) era di essersi ritrovata nel letto dell’uomo dove aveva perso molto sangue.
Da ultimo, va ancora rilevato che, nonostante all’inizio della sua audizione, la ragazza avesse detto che il _ la seguiva con l’autovettura un giorno si ed uno no cercando di adescarla fino al giorno in cui lei, finalmente, si decise a parlare con il direttore della scuola, dopo avere finito di raccontare della pretesa violenza subita - collocata questa volta durante l’estate – ha detto che l’uomo non cercò più, dopo il fatto, di contattarla in nessun modo.
9. elementi oggettivi in relazione alle dichiarazioni della ragazza su AC 2
Non vi sono riscontri oggettivi delle dichiarazioni della ragazza in relazione a AC 2.
In particolare, nessun atto di inchiesta è stato fatto in relazione al materasso/letto dell’imputato su cui – come visto – secondo le sue prime dichiarazioni, la ragazza avrebbe perso molto sangue.
10. dichiarazioni della ragazza in relazione a AC 1
prima audizione
10.1.
Durante la sua prima audizione, dopo avere raccontato dell’episodio con AC 2 e del periodo di sofferenza che ne seguì (mal di pancia, emorragie, visite mediche e ricovero in ospedale), la ragazza ha detto che lei non voleva più uscire di casa. Agli amici ed alla zia diceva che non ne aveva voglia.
In realtà – ha detto – non voleva più uscire di casa per paura degli uomini che la seguivano con la macchina:
"
La zia mi ha domandato ma perché in questi giorni non esci mai? Ho detto no, non ho voglia. La zia ...e poi l’altro giorno ...tutti escono e mia cugina anche lei a chiedere e io dico no, oggi non ho voglia di uscire, sto in casa. Invece è solo per evitare quei problemi che mi succedono, subito in strada e le macchine che mi seguono."
(audizione 2.2.2006 pag. 7, sott. del red)
Va, qui, già rilevato che, in aula, la ragazza ha detto che le due autovetture l’hanno seguita nel periodo precedente il Natale della prima media (cioè, il Natale 2005) e l’inizio febbraio 2006.
Qui, la ragazza, invece, situa l’inizio degli inseguimenti e dei tentativi di abbordaggio delle due vetture a prima dell’episodio del _, cioè – a dipendenza delle sue mutevoli versioni – a prima dell’estate 2005 oppure a prima di inizio marzo 2005.
Tornando alle sue prime dichiarazioni (quelle del 2.2.2006), la ragazza ha continuato, dopo avere detto del _, parlando di un altro uomo che pure “
mi ha tirato a fare qualcosa con me”
:
"
Poi un altro, ...un altro che abita vicino al mio palazzo anche lui mi ha tirato a fare qualcosa con me"
(audizione 2.2.2006 pag. 7)
In relazione a quest’altro uomo, la ragazza ha raccontato che lui cominciò ad inviarle degli SMS di invito e che, poi, l’attirò in casa sua dove avrebbe “
tentato di fare qualcosa
” con lei:
"
lui mi mandava dei messaggi dicendo vieni, e io dicevo sempre no. Lui mi dice ti dò cinque minuti che io, che se io non vado da lui ...e poi un’altra volta lui mi ha visto e mi ha portato a casa sua, e da lì, lì ha tentato di fare qualcosa con me."
(audizione 2.2.2006 pag. 7)
Secondo il racconto della ragazza, anche questo uomo – come già aveva fatto il _ – le diede da bere qualcosa che la fece sentire così “vuota” e “debole” che quasi si addormentò:
"
Lo stesso mi ha dato un bicchier d’acqua fredda, e poi non mi dava, lui stesso mi ha dato il bicchier d’acqua, da lì stesso mi sentivo vuota e poi mi sentivo un po’ debole così e poi quasi mi sono addormentata (incomprensibile)"
(audizione 2.2.2006 pag. 7)
Secondo il suo racconto, la ragazza si sentì tanto debole e vuota da non sapere nemmeno cosa fosse successo tanto che, quando l’uomo le disse di andare, lei gli chiese cosa fosse successo al che lui le rispose che non era successo nulla, che avevano soltanto parlato:
"
e alla fine lui mi ha detto se sto bene e ho detto sì, ma sentivo che avevo sonno. Poi mi ha detto puoi andare e io ho detto ma che cosa ho fatto qui e mi ha detto niente, abbiamo solo parlato e ti ho dato un bicchiere di acqua. Poi mi ha detto come fai a ricordarti che stai qui a parlare con me. Ho detto, no, ho solo un po’ di sonno. Sono andata a casa e poi mi sono addormentata (incomprensibile)"
(audizione 2.2.2006 pag. 7)
10.2.
La ragazza ha continuato il suo racconto – siamo sempre al 2 febbraio 2006 – affermando che a questo episodio seguì un periodo difficile, ritornando a parlare degli stessi dolori e delle stesse visite mediche di cui aveva già parlato prima, in relazione all’episodio con AC 2:
"
E poi da lì non volevo più uscire, neanche per andare a scuola. A volte mi chiedo, anche la zia, che mi sento male ...che mi sentivo male, l’ho, anche il giorno che non sentivo male io mentivo solo per non andare alla scuola per paura che mi succedeva ancora quello. E il giorno seguente, io da lì mi sentivo sempre male, la zia mi ha detto ...ha detto che non sapeva più cosa fare con me, che sto male però i medici non riescono a trovare quello che ho. Vogliono farmi quella analisi però io non voglio farla. E poi non sto così e fino a oggi la zia non sa di queste cose e io ...non volevo dirle niente con tanti problemi che lei ha già da risolvere. Se ci dico ...se le dico ancora quelle cose, se dicevo il primo giorno sarebbe magari già risolto, però adesso che è tardi che se le dico, dovrà occuparsi dei miei problemi al posto di occuparsi dei suoi quindi non volevo dire niente; non perché avevo paura perché ...non è che ...perché una cosa che mi è successo ma non ho fatto io. Non è perché magari ho paura che la zia mi sgridasse o mi picchiasse, che lei non lo farebbe mai. Lei mi ascoltava, ma è una cosa che è successa a me. Ma io non ho mai avuto il coraggio di dirglielo."
(audizione 2.2.2006 pag. 7)
10.3.
In seguito, sempre durante quell’audizione, l’interrogante ha chiesto alla ragazza precisazioni in relazione al “tipo che ti mandava dei messaggi”.
La ragazza ha detto che l’uomo le mandava messaggi del tipo “
vieni, ho voglia di stare con te
” oppure “
cosa stai facendo mia principessa
” oppure ancora “
questa sera voglio vederti tutta per me
”.
La ragazza ha detto di non sapere come mai l’uomo avesse il suo numero:
"
I: lui come ha avuto il tuo numero di telefono, _?
D: non lo so.
I: non lo sai?
D: no. (frase totalmente incomprensibile)"
(audizione 2.2.2006 pag. 16)
Quindi, sempre rispondendo all’interrogante,la ragazza ha detto che l’uomo le inviò quegli SMS “
quando era ancora a casa in vacanze”.
10.4.
L’interrogante ha chiesto alla ragazza come avesse potuto collegare l’uomo degli SMS con quello che, poi, la portò nel suo appartamento:
"
I: ma tu come facevi a sapere che era questo ...questo tipo? Tu mi hai detto che sai dove abita ...
D: sì. Sapevo che era lui perché un giorno che stavo uscendo di casa, stavo andando in giro, l’ho trovato lui sotto il suo palazzo. All’improvviso mi ha detto ...prima ha fischiato, poi ha detto: “hai letto i miei messaggi?”. Io ho detto, ma quello è matto, non lo conosco nemmeno di vista e sono andata avanti. Lui ha detto, (incomprensibile) allora ho pensato allora è lui che manda quei messaggi. E lì ho scoperto chi era. Che io non sapevo, perché lui era di questa zona e non sapevo neanche che era in giro. Per questo che lui, che prima avevo detto (incomprensibile) ho riflettuto perché mi ha chiesto se avevo letto i suoi messaggi, allora deve essere lui che mi manda quei messaggi."
(audizione 2.2.2006 pag. 16)
10.5.
La ragazza ha, poi, detto di non avere più il numero di telefono dell’uomo ed anche di avere cancellato tutti i suoi SMS:
"
I: tu hai ancora il numero di telefono di questa persona che ti continua a mandare i messaggi?
D: ehm ...no.
I: cosa è successo ai messaggi?
D: li ho cancellati.
I: li hai cancellati!
D: oggi ho fatto, li ho fatti leggere a uno dei poliziotti (incomprensibile) quello che ho mandato a lui (incomprensibile), perché lui ieri sera mi ha telefonato e poi l’ho scritto che se non vuoi che ti denuncio lasciami in pace, sto dormendo, non farmi alzare dal letto solo per chiamare la Polizia."
(audizione 2.2.2006 pag. 16 e 17)
10.6.
In seguito ma sempre durante la stessa audizione, alla ragazza è stato chiesto di precisare cosa fosse avvenuto con l’uomo degli SMS.
La ragazza ha ribadito che lui la portò in casa sua, poi le diede l’acqua e tentò di baciarla. Tuttavia, a questo punto, la ragazza ha aggiunto un particolare, dicendo che lei aveva tentato di scappare ma non ci era riuscita poiché la porta era chiusa a chiave:
"
I: no, la domanda è cosa è successo, cioè io voglio capire che cosa è successo con questa persona perché francamente prima, ho capito che ti ha mandato questi messaggi ...
D: e, che mi ha portato anche a casa sua, ..
I: mmh!
D: e poi (incomprensibile), lui mi ha detto, mi ha dato l’acqua, e ...io ero seduta qui e io lì, lui (incomprensibile) e lui voleva avvicinarsi, e poi voleva darmi un bacio, io ho fatto così (fa l’atto di ritrarsi), poi io volevo aprire la porta, sono arrivata lì non c’era la chiave. E ho domandato la chiave e lui dice è chiuso,"
(audizione 2.2.2006 pag. 22)
La ragazza ha detto di ricordare “
tutto così
”:
"
e (incomprensibile) ricordo, tutto così, "(
audizione 2.2.2006 pag. 22
)
Poi, la ragazza ha aggiunto che l’uomo l’ha portata sul letto ma ha detto di non sapere se, poi, lui avesse fatto qualcosa:
"
e ...lui mi aveva spento la luce, aveva lasciato la luce accesa, e il suo tapparello non era ben chiuso, si vedeva l’altro palazzo, un’altra casa, non so se c’era qualcuno fuori che ha visto tutto questo (incomprensibile) e poi ha portato nel suo letto (frase incomprensibile) e poi, ...non so se lui ha fatto, se ha fatto qualcosa
." (audizione 2.2.2006 pag. 22 e 23, sott. del red)
10.7.
Dunque, in questa prima audizione, la ragazza ha detto che, dopo averle mandato quegli SMS di invito, Bendiri l’avrebbe portata in casa sua dove avrebbe tentato di fare qualcosa con lei ma che lei, a causa della stanchezza e del senso di vuoto che la colpirono dopo avere bevuto l’acqua offertale dall’uomo, non sa né se successe qualcosa né cosa sia eventualmente successo.
seconda audizione
10.8.
Come visto, la ragazza è stata sentita una seconda volta il 21 luglio 2006.
Anche in relazione all’uomo degli SMS – che venne identificato come AC 1 – la sua versione è, questa seconda volta, sensibilmente cambiata.
Avantutto, _, questa volta, ha detto che AC 1 l’ invitò a casa sua e che lei accettò l’invito. A questo stadio, la ragazza ha detto di non ricordare quale fu il pretesto per quell’invito – “ non mi ricordo veramente cosa voleva e perché voleva che io stessi a casa sua” – ma di sapere solamente che lei ci andò, vi trovò un gran disordine e che lui le spiegò che stava facendo trasloco :
"
Con lui ...è ...ehm ...è cominciato che io, non sono stata, che io stavo andando ...mi invitò (incomprensibile) a casa sua. E ...non mi ricordo veramente cosa voleva, cosa mi ha detto e perché voleva che io stessi a casa sua, e poi sono andata a casa sua, sono salita, ...e non ha detto niente (incomprensibile), io sono andata con lui, e poi siamo entrati a casa sua e era tutto in disordine. Era tutto in disordine e lui mi dice non preoccuparti che la casa è in disordine e poi mi dice che stava facendo trasloco e poi.."
(audizione 21.7.2006 pag. 14)
La ragazza ha continuato il suo racconto ripetendo che l’uomo le offrì da bere.
Tuttavia, questa volta, la ragazza non ha più detto della debolezza di cui aveva parlato nella prima audizione:
"
e poi ...mi chiede se volevo bere. Io ho detto no grazie, ma poi lui mi ha dato da bere io ho detto di no lo stesso ma poi lui di sicuro così mi ha dato e io bevuto. Ho visto che aveva un letto piccolo, basso, o forse non aveva neanche un letto, un letto piccolo, e ...mi ha dato un’aranciata e ho bevuto. E lui ...lì cominciava a toccarmi, io lo sentivo bene, e mi portò nel suo letto, ..."
(audizione 21.7.2006 pag. 14)
10.9.
Come visto, nella prima audizione la ragazza aveva detto di non ricordare se AC 1 avesse fatto qualcosa oppure no a causa dello stato di “debolezza e vuoto” che la bevanda le aveva causato tanto che, prima di lasciare l’appartamento di AC 1, lei gli aveva chiesto se era successo qualcosa e l’uomo l’aveva rassicurata dicendole che avevano soltanto parlato.
Nella seconda versione del suo racconto, invece, la ragazza ha ricordato tutto, anche i particolari:
"
D: sul suo letto ...e poi lì ha cominciato a baciarmi. E io ...non sai, ...uhmm,...anche se dicevo non voglio che tu mi baci, e così, io sentivo male e mi faceva schifo i suoi baci e lui andava avanti a baciarmi, ...e poi ha cominciato a togliermi i vestiti, ...e nella sua casa c’era una finestra credo ...che era vicino al letto che era per terra, e non c’era nessuno che vedeva perché era talmente basso, che lui ...mi toglieva i vestiti e faceva ...faceva sesso con me. Poi mi toccava nel seno, mi, mi toccava ...
(incomprensibile) ."
(audizione 21.7.2006 pag. 15)
Dopo che l’interrogante le disse di “prendersi il tempo per spiegare”, la ragazza continuò dicendo che l’uomo le fece usare una frusta nonostante lei stesse male “
per questa cosa che stava facendo con me
”:
"
I: usa le tue parole, _, prenditi il tempo per spiegare ...
D: per dire quelle cose a me ...e poi, lui, mi ...comincia a ...farmi a usarmi una frusta ...ma io, io stavo male, stavo molto male anche perché, ...stavo male per questa cosa che lui sta facendo con me e quando quell’uomo ha osato farlo con ...
"(audizione 21.7.2006 pag. 15)
La ragazza, qui, ha poi parlato di “un altro” ed ha detto di sapere che “
non era la prima persona perché con l’altro io ero più così
”:
"
e io lì avevo anche, avevo, ero più, più il carattere di spingerlo, di dirlo basta, ...perché sapevo che non era la prima persona, perché con l’altro io ero più così, e con lui io dicevo, lo spingevo anche, ma lui resisteva tanto, ...resisteva tanto ..."
(audizione 21.7.2006 pag. 15)
Nessuno ha chiesto alla ragazza di chi parlasse.
10.10.
La ragazza ha, poi, raccontato che lei e AC 1 erano entrambi nudi e che lei cercava di coprirsi ma che lui le diceva di non preoccuparsi:
"
io ero senza vestiti e anche lui ...che io l’ho visto nudo, ma io non so tanto come fa a rimanere nudo così ...e io era normale che lo vedessi nudo ma io, non ...cercavo di coprirmi, ma ...ma lui diceva di non preoccuparmi"
...""(audizione 21.7.2006 pag. 15)
Poi, la ragazza ha detto che l’uomo, prima che lei andasse a casa, l’aiutò a rivestirsi ed ha detto che lei non riusciva neanche a camminare:
"
e io dicevo voglio andare a casa, voglio andare a casa e quando sono andata c’era la chiave nella porta ...(incomprensibile) la chiave. E poi lui mi aiuta a vestirmi. Io mi sono vestita, e non riuscivo neanche a camminare e poi lui mi ha preso e ha aperto la porta e mi lasciò andare e sono andata a casa. Non riuscivo a camminare molto bene. Camminavo un po’ con le gambe aperte."
...""(audizione 21.7.2006 pag. 15)
10.11.
In seguito, sempre nella stessa audizione, la ragazza, su richiesta dell’interrogante, ha precisato che salì in casa del AC 1 perché lui – che stava facendo trasloco - le chiese di aiutarlo:
"
I: spiegami quello che ti ricordi, non farti un problema.
D: lui stava facendo ...momento ...trasloco ...ehmm...stava portando delle cose nella casa. Io sono passata lì, poi, ...l’ho aiutato ...l’ho aiutato perché lui mi parlava così poi mi ha invitata ad andare su e così lo aiutai a portare ...a andare su e poi quando siamo arrivati a casa sua e anche sono ... successe quelle cose.
I: mmh! Lui stava, mi hai detto, portando su dei mobili?
D: sì, stava traslocando.
I: stava traslocando perché era appena arrivato lì di casa o ...?
D: no, era uscito dalla casa che non so dove era e stava andando ad abitare in quella.
I: e questo come fai a saperlo?
D: perché lui me l’ha detto.
I: te l’ha raccontato lui.
D: sì.
I: ho capito.
D: e poi mi ha detto che stava traslocando e mi ha anche detto che la casa era in disordine e poi un’altra volta che mi ha chiamato ...un giorno mi ha chiamato e mi ha detto, mi dice: “vieni a casa mia, adesso ho già finito di traslocare, adesso è tutto in ordine, vieni a vedere come è bello”. È stato lui a dirmi queste cose.
I: e questa era la prima volta che ti ha incontrato?
D: mmh! (annuisce col capo)
I: prima non l’avevi mai visto in giro questo uomo?
D: no.
I: e se ho ben capito, in base a quello che mi hai raccontato prima, è stata la prima volta ed è stata anche la volta in cui hai subito quel che hai raccontato.
D: sì.
I: okay. Quindi se ho ben capito, ancora: ti riformulo un po’ quello che ho capito per vedere se ho capito giusto, eh. Tu vedi fuori di casa questa persona che sta traslocando e hai voluto dargli una mano a portar su i mobili, o te l’ha chiesto lui, ti ricordi se te l’ha chiesto lui?
D: no. Non ho visto che poi ho voluto aiutarlo. Io non ho visto che stava traslocando. Io sono scesa giù dal mio palazzo per andare da un’altra parte. E poi è lì io ho visto che lui trasportava i suoi mobili e lui quando mi chiamò mi parlò e mi disse che stava cambiando casa. Non perché ho visto e volevo aiutarlo."
(audizione 21.7.2006 pag. 20 e 21)
Questa contestualizzazione, questo inserire l’andare nell’appartamento di AC 1 poiché lui, che stava traslocando, le aveva chiesto di aiutarlo, non può non sorprendere un ascoltatore anche soltanto un poco vigile.
Non può non sorprendere e non può non essere vista che come un ennesimo cambiamento di versione poiché poco prima – nella stessa audizione - la ragazza aveva detto di non sapere, di non ricordare il motivo per cui era salita nell’appartamento di AC 1:
"
non mi ricordo veramente cosa voleva e perché voleva che io stessi a casa sua"
(audizione 21.7.2006 pag. 14)
10.12.
Va, poi, qui notato che, in questa seconda audizione, la ragazza disse che quando AC 1 l’invitò a salire in casa sua dove abusò di lei nel modo descritto, lei non lo aveva mai visto prima.
"
D: e poi mi ha detto che stava traslocando e mi ha anche detto che la casa era in disordine e poi un’altra volta che mi ha chiamato ...un giorno mi ha chiamato e mi ha detto, mi dice: “vieni a casa mia, adesso ho già finito di traslocare, adesso è tutto in ordine, vieni a vedere come è bello”. È stato lui a dirmi queste cose.
I: e questa era la prima volta che ti ha incontrato?
D: mmh! (annuisce col capo)
I: prima non l’avevi mai visto in giro questo uomo?
D: no.
I: e se ho ben capito, in base a quello che mi hai raccontato prima, è stata la prima volta ed è stata anche la volta in cui hai subito quel che hai raccontato.
D: sì
" (audizione 21.7.2006 pag. 21)
Invece, nella prima audizione, la ragazza aveva detto che AC 1 aveva iniziato a mandarle degli SMS, che poi lei lo incontrò in cortile dove lui le rivolse la parola chiedendole se aveva ricevuto i messaggi così lei capì che quell’uomo era quello degli SMS e che la violenza avvenne dopo quell’incontro.
10.13.
Nuovamente interrogata (sempre nel corso della seconda audizione) su come mai fosse andata in casa dell’uomo, la ragazza non ha più fatto menzione dell’aiuto nel trasloco (di cui aveva, peraltro, detto poco prima) ma ha detto che l’uomo fu gentile con lei e l’invitò a bere qualcosa. Arrivati nell’appartamento, lui chiuse la porta a chiave ma lei non se ne preoccupò perché lo faceva sempre anche lei a casa sua:
"
D: lui mi chiede se volevo bere qualcosa. Io ho detto no grazie. E lui, no, dai almeno a bere qualcosa, così ...e così e allora siamo andati su, poi lì ...lui ha ...lui non è stato aggressivo giù nell’ascensore, niente, gentile. Siamo andati, mi ha portato all’ascensore gentilmente e poi siamo arrivati, quando ...aprì la sua porta e l’ha chiusa a chiave sono rimasta dentro e poi ...quando l’ho visto chiudere a chiave non ho detto niente, perché è una cosa che faccio sempre anche a casa mia, chiudiamo sempre; magari anche lui lo fa. Non mi sono neanche fatta pensiero, ho lasciato perdere perché ho visto che chiudeva e basta
." (audizione 21.7.2006 pag. 20 e 21)
Poi – sempre in questa nuova versione del racconto della ragazza – lui le offrì da bere.
In questo frangente, la ragazza non ha più parlato di un effetto strano della bevanda.
Anzi, qui dice che lei rifiutò di bere.
"
E poi è lì che lui mi chiese se volevo da bere, ho detto di no e poi."
(audizione 21.7.2006 pag. 22)
Nel racconto della ragazza, l’uomo poi spense la luce, la portò sul suo letto e poi la spogliò. Cominciò a baciarla “forte”, “
perché la sua lingua entrava nella mia bocca
”, come se la “
stesse soffocando”
. Poi, la baciò introducendo la lingua nella sua bocca e la morse sul seno. Poi, dopo essersi spogliato, “abusò di lei”:
"
...ha anche spento la luce. Ehmm ...mi ha portato nel suo letto e comincia a togliermi i vestiti e poi (incomprensibile)
I: sì, adesso qui è chiaro, devo farmi spiegare un po’ bene, no. Allora tu mi hai detto che ha cominciato a baciarti, eccetera. Com’è che ti baciava, ti ricordi?
D: mmh?
I: mi puoi spiegare?
D: con la bocca, mi baciava con la sua bocca sulla bocca e poi anche qua e qua (porta la mano sinistra al collo), forte, mi baciava forte.
I: forte cosa intendi dire? Perché sai, se no è un po’ difficile capirsi.
D: come per dire ...perché la sua lingua entrava nella mia bocca. Come se ...fosse una persona che conosceva e non ha più visto da tanto e visto che l’ha ritrovato, e così, lo baciava ...mi baciava come se mi stesse (incomprensibile)
I: come mi stesse, scusa?
D: come mi stesse soffocando.
I: ah, soffocando!
D: lui mi baciava forte, ..però il bacio mi faceva male, ecco, la bocca ...poi anche ...poi mi ha anche messo la sua bocca nel mio seno ...mi ha anche morso. E poi ...scese giù, quando era sopra di me, si tolse i vestiti, che era anche nudo, (incomprensibile) ha usato ..ha abusato di me a fare sesso con me. Che io non riesco tanto a dire le cose così (incomprensibile)."
(audizione 21.7.2006 pag. 22)
Quindi, la ragazza ha aggiunto che AC 1 la costringeva a toccare il suo pene:
"
I: so, _, mi rendo conto che è difficile, neh. Ti ho anche spiegato già la volta scorsa, te l’ho anche spiegato anche questa mattina, è importante per me di sapere questi dettagli. So che è difficile parlarne ma è molto importante. Proprio per capire bene come sono andate le cose, capisci? Cosa è successo esattamente, neh.
D: e poi un’altra cosa, lui mi costringeva che io toccassi il suo coso.
I: in che modo ti costringeva?
D: mi prendeva la mia mano forte, mi prendeva e mi diceva: “tocca, tocca!”, poi quando io facevo così (ritira il braccio verso il proprio corpo) alla fine è riuscito a fare che io lo toccassi
." (audizione 21.7.2006 pag. 22)
10.14.
Di fronte a questa profusione di particolari, non può – per una corretta lettura delle dichiarazioni della ragazza – essere dimenticato che, nel corso della sua prima audizione, _ aveva detto di non ricordare assolutamente nulla di quel che era avvenuto a casa di AC 1.
E non può non essere rilevato che la storia raccontata il 21 luglio 2006 in relazione a AC 1 è una storia che non ha quasi più alcun punto comune con quella raccontata il 2 febbraio precedente.
10.15.
Sempre il 21 luglio 2006, la ragazza ha continuato il suo racconto dicendo che AC 1 l’aiutò a rivestirsi e poi la lasciò “andare tranquilla”:
"
I: e tu mi hai raccontato prima che lui ti ha aiutata a vestirti, ...
D: sì.
I: ma come è che ..come mai?
D: mi ha rimesso la maglietta, i pantaloni mi ha ...e poi ha aperto la porta e mi lasciò andare, tranquilla e io sono andata a casa, ...detto niente."
(audizione 21.7.2006 pag. 23)
11. racconto della ragazza in relazione ad altri abusi attribuiti a AC 1
11.1.
Per la prima volta nell’ audizione del 21 luglio 2006, la ragazza ha raccontato che, dopo averla violentata, AC 1 continuò ad abusare di lei nel senso che la costrinse a più riprese a compiere con lui altri atti sessuali:
"
I: ho capito. Ecco, tu, sempre nel tuo racconto di prima mi hai raccontato di alcuni altri avvenimenti che ci sono stati con questo AC 1.
D: sì.
I: tu sai dirmi, quanti sono stati dopo questo primo ...avvenimento che mi hai raccontato dell’appartamento, intendo dire, quando ti chiedo quanti sono stati, non intendo dire due, tre quattro, ma intendo dire sono state dieci, sono state venti, in quel senso lì, capisci? Un ordine di grandezza per capirci.
D: io sono stata anche tante volte ...(incomprensibile) tante volte anche a spogliarmi giù in cantina.
I: ecco, ma quando dici tante volte, cosa ...cosa intendi?
D: intendo che ...che cinque o sei volte così che lui ha tentato di ...abusarsi di me.
I: che ti ha messo un po’ le mani addosso, insomma?
D: sì."
(audizione 21.7.2006 pag. 23)
All’interrogante che le chiedeva di precisare cosa fosse capitato in cantina, la ragazza ha detto che lui, dopo averle levato la maglietta, la baciava tanto forte da farle male dicendole che lei gli era mancata ed invitandola a tornare a casa sua:
"
D: cioè che ...siamo andati giù in cantina ...e lui mi ha messo per terra i vestiti, la maglietta, non mi ha tolto i pantaloni, ha levato la maglietta, il reggiseno, mi baciava forte che mi faceva male, mi baciava, lui mi diceva mi sei mancata, vieni che ti aspetto a casa mia, (incomprensibile) poi io dicevo quando gli rispondevo di no, ...dicevo, non potevo scegliere di no, dicevo di no lui mi stringeva ancora più forte. Poi io sì va bene, (incomprensibile) a casa tua, poi (incomprensibile) io dicevo che avevo la mamma e il papà a casa. Detto no, perché il papà ha tolto la chiave e la mamma è (incomprensibile). E lui mi diceva non ci credo, non ci credo che lui ti ha fatto questo. (incomprensibile) no, no, no, non è questo che non è che non voglio venire."
(audizione 21.7.2006 pag. 24)
11.2.
La ragazza ha anche raccontato che lei pensava che, “dopo quel giorno”, lui l’avrebbe lasciata in pace. E invece no. Ogni volta che lui la vedeva, lui la prendeva, la baciava dappertutto e le diceva di seguirlo in cantina. Inoltre, in una circostanza, dopo la violenza carnale, AC 1 salì nell’appartamento di lei e lì lui la baciò e la toccò dappertutto:
"
però io pensavo che da quel giorno lui mi avrebbe lasciata in pace,... a volte, io so che sempre, quando uscivo di casa, lui lo vedevo e io quando lo vedevo scappavo e lui guardava sempre nel mio palazzo, mi vedeva, mi prendeva, mi baciava, mi diceva andiamo giù in cantina, perché c’è la scala che si scende giù, e io dicevo no, no, no, devo andare a casa mia e quello saliva con l’ascensore, andò con me a casa mia, e poi ho aperto la porta, ero da sola, lui mi baciava anche lì, mi toccava tutta.. e zia, solo citofono, mi domandò se sono da sola, ho detto si, e poi lui mi ha detto vieni a casa mia, io ho detto di no, mi ha detto vieni, perché se tu non vieni, io ti prenderà ancora, allora, così, e io ho detto va bene, verrò a casa tua e poi lui se ne è andato e mia zia stava venendo, io sono andata in cucine e piangevo, e quando è arrivata zia mi sono pulita subito e poi ho detto, no no, perché ero qui da sola e cercavo una cosa e poi lui lì se ne è andato"
(trascrizione audizione 21.7.2006 pag. 15)
11.3.
Poi, sempre nella sua seconda audizione, la ragazza ha raccontato di essere andata una seconda volta nell’appartamento di AC 1.
Pur se il suo racconto non brilla – come sempre – per chiarezza, sembrerebbe tuttavia che, questa seconda volta, si sia trattato di una visita spontanea poiché la ragazza voleva vedere come AC 1 aveva sistemato l’appartamento.
Raccontando di questa seconda visita nell’appartamento di AC 1, la ragazza ha dapprima detto che quella volta non era successo niente.
Poi, poco dopo, ha, invece, detto che AC 1 abusò di lei – “mi ha ancora toccato” - anche in quell’occasione:
"
I: tu sei poi ancora andata a casa sua?
D: (annuisce leggermente col capo)
I: sì?
D: sì.
I: ed è successo qualcosa di particolare?
D: ehmm ...no ...non è successo niente. Sono andata perché voglio ...gli ho detto che quando aveva finito di mettere tutto nella casa, io ...io volevo vedere adesso come era la casa, ...quando sono andata a casa sua e ...non perché lui mi ha portato, è stato lui a portarmi, no ...perché tante volte che io l’ho preso in giro mentendo che non posso, non posso, allora lui l’altra volta mi chiama, mi dice, mi stai prendendo in giro e quando mi ha detto questo io ho detto: “no, non ti sto prendendo in giro, vengo, vengo” e non ho fatto altro che andare a casa sua. Ho detto, e cosa, sono venuta e poi lui mi ha detto: “ti aspettavo”. E poi ...poi (incomprensibile)
I: e poi, scusa?
D: ha abusato di me.
I: ha abusato di te?
D: sì, mi ha ancora toccato ...
I: questa seconda volta che sei salita?
D: sì. Ha abusato ancora di me perché quel giorno ...lui doveva andare a _ ... a _ perché (incomprensibile) sport, mi ha detto, ...mi ha detto vieni in fretta perché io devo ...perché lui fa quel sport per avere muscoli ...
I: sport per avere muscoli?
D: sì. Sai quelli che fanno per avere i muscoli così, (porta la mano destra alla spalla sinistra), che lui a casa sua mi ha fatto vedere la sua rivista che ci sono tanti uomini con muscoli grandi; lui mi ha detto io faccio sport così, per diventare così. Quel giorno lì lui non è andato a fare questo sport perché mi ha detto che mi aspettava. Ma ogni volta che a volte lui era in ritardo, mi diceva che era perché era colpa mia perché io non andavo a casa sua. Io prima di partire che lui andasse a questo sport che mi ha detto che è a Mendrisio, mi diceva fai in fretta perché devo andare, devo andare. Ma io sempre ..."
(trascrizione audizione 21.7.2006 pag. 24 e 25)
11.4.
Quindi, alla ragazza è stato chiesto di spiegare bene che cosa fosse avvenuto quella seconda volta nell’appartamento di AC 1.
La ragazza rispose che lì, lui tentò di toglierle i vestiti, nonostante lei non volesse. Poi l’abbracciò e la baciò come “se fosse la sua fidanzata” dicendole che lei gli era mancata. Lui continuò a toccarla dappertutto. Finirono sul letto. Lui riuscì a toglierle la maglietta ma poi la lasciò andare:
I: ecco, ehmm ...una cosa che, al Procuratore e agli avvocati non è chiara, è cosa è esattamente successo la seconda volta che sei salita in casa di questo AC 1. Quindi quando lui ti aveva detto, correggimi se sbaglio, che l’appartamento era in ordine, che era bello di andare a vederlo.
D: mmh! mh!
I: ecco, cosa è successo in quella circostanza?
D: lì ha tentato di togliermi i vestiti. E ...anche se io gli dico ...lo fermavo, così, ...dicevo che no, lui mi abbracciava, come se io fossi la sua fidanzata, mi abbracciava, mi baciava, mi diceva mi sei mancata, e ...poi, mi metteva le mani da ogni parte. E ...e poi siamo finiti nel suo letto, però, lui, quella volta, non mi ha fatto tanto male come la prima volta; ma però mi ha toccato tutta, mi ha messo nel suo letto, mi baciava e mi ha tolto la maglietta (incomprensibile) e poi mi ha lasciato andare."
(audizione 21.7.2006 pag. 41)
Quella volta, fra i due non vi fu un rapporto sessuale:
"
I: quindi quel giorno, se ho ben capito, lui ti ha tolto la maglietta, ti ha baciata, ti ha toccata, c’è stato anche un rapporto sessuale?
D: no.
I: no, quindi solo la
prima volta c’è stato.
D: (annuisce col capo).” (audizione 21.7.2006 pag. 41)
11.5
La ragazza ha raccontato che queste cose sono successe “tante volte” per poi dire che si è trattato di 5 o 6 volte:
"
I: Tu sai dirmi , quanti sono stati, dopo questo primo .. avvenimento che mi hai raccontato dell’appartamento, intendo dire, quando ti chiedo quanti sono stati, non intendo dire 2, 3,4 ma intendo dire sono state 10, sono state 20, in quel senso lì, capisci?
D: io sono stata anche tante volte .. (incomprensibile) tante volte anche a spogliarmi giù in cantina
I: ecco ...
D: intendo che .. che 5 o 6 volte così che lui ha tentato di ... abusarsi di me” ”
(trascrizione audizione 21.7.2006 pag. 23)
11.6
La ragazza ha, poi, detto di essersi sentita obbligata a fare quelle cose con AC 1 poiché lui minacciava la sua famiglia:
"
I: ad un certo punto del racconto che mi hai fatto prima, mi hai detto che durante uno di questi incontri, ...lui ti ha detto: ”vieni se no ti prendo ancora”.
D: sì.
I: giusto?
D: sì.
I: vieni se no ti prendo ancora. Ecco, tu ti ricordi un po’ come ti ha detto questa cosa? Tu cosa hai sentito in quel momento?
D: paura.
I: paura?
D: sì, mi sentivo come se fossi costretta a farlo.
I: come se fossi costretta a farlo?
D: sì. Delle sue minacce io (incomprensibile) mi sentivo come se io dovevo prender su gli ordini e come se io non lo faccio lui ...lui mi minaccia, minaccia la mia famiglia.
I: minaccia la tua famiglia cosa vuol dire?
D: che lui ogni tanto mi diceva anche che ...se no va a casa mia, che lui sarebbe capace di prendere i miei cugini, mia zia, sai ...minaccia come se mi sta ricattando ...come, non so come dire. Sai lui mi dice se tu non vieni io faccio quello a tua cugina.
I: ho capito.
D: e io avevo (incomprensibile) prima io non lasciavo però perdere la mia famiglia mi sentivo costretta di fare ciò che voleva lui. Anche se a volte io andavo a casa sua pensavo che lui mi prendesse che io andavo lui mi dicesse _ a domani tu vieni io
dovevo andare. Che lui mi aveva chiamato mille volte per gridarmi, dicendo che “tu mi stai prendendo in giro”, “adesso basta”, “adesso non ce la faccio più”. E io (incomprensibile) queste cose."
(audizione 21.7.2006 pag. 25 e 26)
Anche qui, non può non essere passato sotto silenzio il fatto che di questi altri atti cui AC 1 l’avrebbe costretta, la ragazza non aveva detto nulla nell’audizione precedente in cui si era limitata a raccontare di una visita a casa dell’uomo di cui lei non aveva memoria a causa della famigerata bevanda che le avrebbe provocato l’altrettanto famigerato stato di obnubilazione.
12. audizione in aula
12.1.
Anche in relazione a AC 1, nel corso della sua audizione in aula, la ragazza ha offerto una nuova versione dei fatti, ancora totalmente diversa dalle prime.
La ragazza ha ribadito di avere conosciuto AC 1 quando questi stava traslocando affermando di non ricordare bene quando ciò fosse avvenuto, ma soltanto che era caldo e che lei andava a scuola (trascrizione pag. 41).
Tuttavia, nemmeno su questo particolare la sua versione può dirsi costante, poiché, per la prima volta, la ragazza ha detto che, nella stessa occasione, lei conobbe _ che era lì con lui e che pure lo aiutava a portare i mobili nell’appartamento.
In quell’occasione – secondo il nuovo racconto della ragazza – lei salì nell’appartamento di AC 1, aiutandolo a portare su qualcosa.
Ma nell’appartamento non successe nulla se non una normale pacifica conversazione dopo di che lei se ne andò tranquillamente lasciando il AC 1 che “continuava a traslocare”.
Va ricordato qui che, invece, nel racconto del 21 luglio 2006, AC 1 la violentò proprio quando lei salì da lui aiutandolo a portare su qualcosa.
Secondo l’ultima versione di _, vi sarebbe poi stato un nuovo incontro con AC 1, a circa una settimana dal primo: lei lo vide mentre andava a scuola, lui era in macchina con un amico, lui la salutò e lei rispose al saluto.
Dopo circa un’altra settimana, lei lo incontrò sotto casa. Lì lui cominciò a farle dei complimenti e, poi, visto che c’era intorno gente, la portò giù in cantina. Lì lui le tolse la maglietta ma, poi, sentendo che veniva qualcuno, si nascose e lei ne approfittò per scappare:
"
D: lui ha preso me e ...e mi ha detto "come sei carina oggi". Ho detto "grazie", però ho detto "perché sei qui e lui mi ha detto "perché voglio parlare con te". E io ho detto "no, perché adesso devo andare" e così e lui ha visto che c'era gente, intorno c'erano gente, e poi mi ha portata giù in cantina.
I: sì, ti ha portata in cantina. In quale cantina ti ha portata?
D: del mio palazzo.
I: del tuo palazzo.
D: in cantina, però non giù dove avevamo dentro le nostre cose, e siamo arrivati lì e lui voleva ...
I: ma lì dove?
D: giù lì, in cantina!
I: in cantina? Ma mi hai detto non nella cantina dove abbiamo le nostre cose.
D: ma è una cantina, però nella cantina ci sono tanti posti.
I: d'accordo!
D: allora dico, non dentro dove ci sono le nostre cose ma dentro una cantina fuori.
I: dove tutti potevano venire?
D: sì.
I: ecco, ti ha portata lì e lì cosa è successo?
D: ha cominciato a togliermi la maglietta e io dicevo "guarda lasciami stare" e poi c'era anche gente che ha sentito e lui si è nascosto.
I: chi ha sentito?
D: qualcuno che prendeva l'ascensore. E scendeva giù, perché c'è anche la scala che si può scendere, e ...e io poi sono andata via."
(trascrizione pag. 45 e 46)
Sempre secondo il nuovo racconto della ragazza, lei rivide AC 1 circa 2/3 settimane dopo l’episodio della cantina.
Se lo trovò davanti alla fermata del bus. Lei non gli diede retta e andò da un’amica. Quando scese, se lo ritrovò davanti. Lei cercò di entrare in casa ma lui la seguì e salì con lei:
"
D: l'ho ritrovato sotto casa mia. Quando l'ho ritrovato lui continuava a seguirmi. E ...e poi quando ha visto, lui ha visto che stavo andando via ha parcheggiato e io ho chiamato l'ascensore, lui è venuto subito ed è salito in ascensore insieme a me.
I: cioè, allora, lui ha visto che tu prendevi l'ascensore, ha parcheggiato, ed è venuto e ha preso l'ascensore con te?
D: sì.
I: e cosa ti ha detto?
D: è salito con me. Io, ...io ho detto che non volevo più vederlo non sono contenta di ciò che mi aveva fatto l'altro giorno, e lui mi ha detto "cosa ti ho fatto", "quale altro giorno" io non ti ho fatto niente" e poi ha aperto la porta di casa, io ero anche da sola e dentro in casa, lui, io ho detto che c'era la mia zia dentro, di lasciarmi stare in pace, ho detto "c'è mia zia", ma lui ha visto, ha notato che ero da sola.
I: come ha fatto a vedere che eri da sola?
D: perché ha suonato il citofono e ho risposto, quando ho aperto la porta, io ho suonato, ho risposto ed era mia zia, ha domandato se ero sola a casa e ha detto di sì. Ho detto mia zia sta salendo e lei che ha domandato sono da sola a casa. Che voleva sapere se sono a casa o no.
I: perché la tua ...perché lui è entrato con te nell'appartamento?
D: sì.
I: e quando lui era con te nell'appartamento è suonato il citofono?
D: sì.
I: ed era la zia?
D: sì. Mi ha domandato se ero da sola a casa e io ho detto di sì.
I: e perché hai detto di sì alla zia?
D: perché se io dicevo che non ero da sola avevo paura che lui mi facesse del male, e anche perché non volevo dire alla zia.
I: ma tu avevi paura di lui?
D: sì.
I: però non l'hai detto alla zia.
D: no. Alla zia non ho mai detto niente.
I: ecco, ma neanche lì quando era al citofono hai detto che eri da sola.
D: sì.
I: ma la zia stava salendo o no?
D: no.
I: non saliva?
D: no. Ha solo detto se ero da sola, perché ha detto che arrivo, ma voleva solo sapere se era tutto bene, se ero a casa e poi mi ha detto che fra dieci minuti o così sono a casa, però io ho detto a lui "mia zia sta salendo", ma lui non ascoltò, continuò era nella porta, mi toglieva la maglietta,
I: come eravamo nella porta?
D: una porta, una porta aperta della casa.
I: siete entrati?
D: sì, era dentro.
I: era dentro. E dopo cosa faceva?
D: era vicino al citofono.
I: sì, vicino al citofono. E la zia aveva appena chiamato, aveva appena suonato?
D: sì.
I: e lui? Tu hai detto che eri sola e lui?
D: e lui era contento che ero da sola.
I: era contento?
D: e sì. E se dicevo che ero insieme a lui (incomprensibile) io ho detto no, sono da sola e (incomprensibile, parla a voce bassa)
I: e dopo cosa ti ha fatto?
D: dopo lui, io avevo già pensato che dopo lui andava via, io dicendo a lui che mia zia arriva, però lui continuava.
I: continuava a fare cosa?
D: mi ha tolto la maglietta, mi baciava e mi toccava il seno, così, e poi mi ha detto "ti aspetto a casa mia e se non vieni io farò del male a tua famiglia".
I: ti ha detto così?
D: sì. Mi ha minacciato.
I: e dopo?
D: e dopo io dovevo fare quello che ha detto.
I: come?
D: dovevo fare quello che lui ha detto. Lui ha detto "se tu non vieni io faccio del male alla tua famiglia" e dopo lui è sceso le scale e poi se n'è andato. E io mi sono (incomprensibile) e dopo è arrivata zia, mi ha visto un po' così, però detto "no, no, ero in camera", sai o inventato una scusa, ero in camera che facevo quello e poi sono rimasta ...zia è andata a cena e io sono andata in camera mia e ho pensato ciò che lui mi ha detto. Non fare del male alla mia famiglia.
I: da quando non avete capito (parla con gli altri interlocutori in alta sala). Le minacce. Devi parlare a voce più alta d'accordo? Allora, siamo nell'appartamento, hai detto che lui, vicino al citofono ti ha tolto la maglietta, e ti toccava il seno e poi cosa faceva?
D: mi toccava il seno, mi baciava e ...mi toccava (porta le mani al petto).
I: ti baciava?
D: sì, però (incomprensibile)
I: cosa?
D: bèh, non era una cosa piacevole (incomprensibile)
I: ti faceva schifo?
D: sì.
I: perché?
D: perché era una cosa orrorrosa.
I: era una cosa?
D: era un orrore.
I: era un orrore.
D: è una cosa, quando non voglio io, se non mi piace, non mi piace.
I: e già!
D: e io non volevo!
I: ho capito. E poi cosa ti ha detto?
D: e mi ha detto "ti aspetto a casa mia e se non vieni faccio del male alla tua famiglia".
I: ecco. Ma ti ha detto cosa avrebbe fatto alla tua famiglia?
D: no.
I: ti ha detto solo così?
D: solo quello. E lui dice solo quello e io posso immaginarmi altre cose. Facendo del male, può anche ...non so. Sapevo anche che zia, andando a lavorare poteva aspettare di mattina, come ai miei cugini. I miei cugini ...nessuno della mia famiglia sapeva della storia. E solo io ero quella che sapeva e lo tenevo dentro di me. Dovevo fargli qualcosa, parlargli o così e io non volevo.
I: perché non volevi?
D: primo perché io ...ho sempre tenuto le mie cose dentro di me."
(trascrizione pag. 49- 53)
Così, in questa nuova storia, la ragazza ha raccontato che, circa due giorni dopo quell’incontro, lei trovò AC 1 sotto casa. L’uomo le disse “andiamo a casa mia”. Lei, sacrificandosi per il bene della famiglia, lo seguì fin nel suo appartamento dove lui la violentò:
"
D: no. Da lì non è passato tanto tempo perché ...avevo già anche quella paura che se io aspetto ancora...
I: ecco, allora quanto tempo è passato?
D: ehmm ...un giorno o due. Forse due giorni sono passati.
I: ah! Dopo due giorni cosa è successo?
D: che l'ho trovato sotto il suo palazzo e lui mi ha detto "andiamo a casa mia" e siamo andati a casa sua.
I: ed era quasi sera?
D: sì.
I: e tu andavi a scuola?
D: sì.
I: che classe facevi?
D: che classe facevo? Mah, ...non mi ricordo.
I: andavi alle elementari o alle medie?
D: mmh ...stavo finendo forse la ...la quinta.
I: stavi finendo la quinta elementare?
D: sì.
I: ed era sera. Era caldo?
D: lì non mi ricordo.
(...)
I: e tu sei uscita?
D: sì.
I: perché sei uscita?
D: sono uscita perché volevo ...perché io non sapevo cosa c'era come compito e volevo chiedere a una compagna.
I: volevi chiedere a una tua compagna che compito dovevi fare ...
D: perché io non c'ero quel giorno lì.
I: ho capito. E quindi arrivi in strada e lo incontri e ti ha detto cosa lui?
D: "andiamo a casa mia".
I: andiamo a casa mia.
D: e io lì ...era ancora giorno e io sapevo che dovevo andare per forza ...
I: tu sapevi che dovevi andare per forza?
D: sì. Da ciò che lui mi aveva detto a me. O vado io o lui fa del male alla mia famiglia.
I: te l'ha ripetuto lì?
D: no, io dicevo! Lui come quello che mi ha detto quel giorno ...
I: tu ti sei ricordata quello che ti aveva detto e allora hai detto vado, devo andare.
D: o vado o lui ... e io ho scelto di andare.
I: tu hai scelto di andare.
D: sì.
I: e come siete saliti?
D: lui era contento perché sapeva della minaccia che mi aveva fatto e sapeva che ad ogni costo quello che voleva dovevo fare e rideva anche.
I: rideva?
D: sì. Io no per niente!
I: ho capito. E dopo cosa è successo?
D: è successo che ...io sono arrivata lì, lui sembrava contento, e a tal punto mi faceva vedere delle riviste di ...alcuni uomini, riviste che sono piene di alcuni uomini.
I: cioè lui era contento. Siete arrivati nell'appartamento, ecco, lui era contento, hai detto?
D: lui era contento che ero lì.
I: te l'ha detto?
D: sì.
I: cosa ti ha detto?
D: mi ha detto "sono contento che tu sei qui", anche ...e mi ha detto "pensavo che non avresti accettato".
I: pensavo che non avresti accettato...
D: a ciò che aveva detto quel giorno.
I: e tu cosa hai risposto?
D: io ho detto "no, pensavo che tu dovessi aspettare che venivo perché se l'unica volta che mi hai visto mi hai detto che facevi del male alla mia famiglia se non vengo e io, come persona, preferisco sacrificarmi e tu lasciare stare la mia famiglia".
I: e lui?
D: e lui mi ha detto "ah, vedo che ragioni bene". Mi ha detto così.
I: ti ha detto così?
D: sì."
(trascrizione pag. 54 - 59)
Poi, sempre secondo l’ultima versione data da _ AC 1 le ordinò di spogliarsi. Lei rifiutò. Allora lui disse “faccio io”. Chiuse la porta a chiave, spense la luce, abbassò le tapparelle. La mise sul letto e poi la spogliò:
"
I: e dopo?
D: e dopo mi ha detto "spogliati".
I: ti ha detto spogliati?
D: sì, però io non volevo. E allora ha detto "allora faccio io". Ha chiuso la porta a chiave e ha spento la luce.
I: ha spento la luce?
D: sì. Ha spento la luce. Il fatto che ha spento la luce io c'avevo sempre (incomprensibile, parla a voce bassa)
(...)
D: e c'è là una finestra che guarda un altro palazzo, una finestra così che guarda un altro palazzo e lui ha tirato giù.
I: ha tirato giù cosa?
D: la finestra, nel senso che ha chiuso.
I: ha chiuso la finestra, ha chiuso le tapparelle?
D: sì.
I: e dopo?
D: e dopo aveva un piccolo letto, non so neanche se è un letto, un materassino, perché non aveva finito di mettere in ordine le cose che cambiavano.
I: non aveva ancora finito di mettere a posto.
D: c'era ancora in giro un casino. E ...e poi mi ha messo lì in quel letto, mi ha tolto i pantaloni, mi ha tolto la maglietta e tutto e ha avuto un rapporto con me ...
I: ti ha tolto che cosa?
D: la maglietta.
I: la maglietta e...
D: e i panta ...e la gonna che arrivava fino lì (indica metà stinco)...
I: ah, sì, la gonna che arrivava fino lì, sì
..." (trascrizione pag. 54- 59)
Va sottolineato che la ragazza qui è incorsa in una contraddizione interna al nuovo racconto. In effetti, pur avendo detto poco prima, che quella sera lei indossava una gonna (trascrizione pag. 54 in fine), quando si è trattato di dire che cosa AC 1 le tolse, lei ha parlato di pantaloni.
Tuttavia, a seguito delle domande della Presidente , si è subito corretta:
"
I: la maglietta e...
D: e i panta ...e la gonna che arrivava fino lì (indica metà stinco)...
I: ah, sì, la gonna che arrivava fino lì, sì
..." (trascrizione pag. 54- 59)
Comunque, la ragazza ha continuato il suo racconto dicendo che AC 1, sul letto, cominciò a succhiarle i seni e poi la penetrò:
"
D: e ...e dopo...ha avuto un rapporto con me e poi ha detto che per non seguirmi più ...
I: aspetta! Ha avuto un rapporto con te: spiegami che cosa ha fatto.
D: ha messo la sua bocca sul mio seno ... (quasi incomprensibile, parla a voce bassa)
I: cosa?
D: ha messo la sua bocca nel mio seno.
I: ha messo la sua bocca sul tuo seno. E cosa faceva?
D: mah, non so, come ...ehmm ...ha...non so spiegare. Ha messo la sua bocca nel mio seno come fanno i bambini con la mamma.
(...)
D: mi faceva male, tra l'altro.
I: ti faceva male. Ahe!
D: e poi mi ha ..ha avuto un rapporto con me.
I: spiegami. Allora mi hai detto, mi ha tolto i vestiti, poi mi ha messo la sua bocca sul mio seno, ha fatto come i bambini con la mamma, e poi? Cosa vuol dire ha avuto un rapporto con me?
D: ha ...(fa un grande respiro) entra dentro di me, (pone entrambe le mani sul ventre) come posso spiegare, viene sopra di me.
I: ha messo il suo pene dentro di te?
D: sì. (incomprensibile, parla a voce bassa
)" (trascrizione pag. 54 - 59)
Quindi, _ ha continuato dicendo che AC 1 voleva che lei gli toccasse il pene ma lei rifiutò (trascrizione pag. 59 e 60).
Va ricordato a questo proposito che, invece, nell’audizione del 21 luglio 2006, la ragazza aveva detto che “
alla fine è riuscito a fare che io lo toccassi
” (trascrizione pag. 22).
A questo proposito, va anche rilevato che, nel suo nuovo racconto, la ragazza non ha più fatto menzione di una frusta (si ricorda che _ nella sua seconda audizione, aveva invece detto che AC 1 le fece usare una frusta).
Interrogata dalla Presidente verso la fine della sua audizione, la ragazza, mostrando sorpresa, ha detto di non avere mai nemmeno avuto in mano un simile oggetto:
"
I: Senti _, qualcuno ti ha mai pic.., ha mai usato una frusta con te?
D: frusta, cos'è la frusta?
I: non sai cos'è la frusta?
D: cos'è?
I: come si dica in portoghese io non lo so. La frusta, una cosa per picchiare?
D: ah, un bastone?
I: non un bastone, un bastone molle. Come se io prendo con un filo, (agita il braccio destro su e giù) una cosa così che ti picchio?
D: no, nessuno mi ha mai picchiato.
I: nessuno ti ha mai picchiato con la frusta? tu hai mai avuto in mano una frusta?
D: mai.
I: mai?
D: cosa mi serve a me la frusta?
I: mai, non ti ricordi?
D: no.
I: eh?
D: avrei picchiato.
I: no, ti chiedo se l'hai mai avuta in mano?
D: ah, no.
I: no.
D: cosa serve a me la frusta?
I: ah, e qualcuno ti ha chiesto di tenerla in mano?
D: una frusta?
I: una frusta.
D: no.
I: no, nessuno mai.
D: mmh.
I: ho capito. altro? (rivolta agli interlocutori in altra sala). Frusta si dice scicote. Hai capito cos'è'?
D: ah, il scicote. Chi è che ha tradotto?
I: una signora.
D: ah!
I: no, non hai mai avuto in mano?
D: il scicote no."
(trascrizione pag. 101)
Inoltre, non può essere dimenticato che, in questa nuova versione, è sparita completamente la bevanda che provocava oblio, confusione e stanchezza.
Questo, tanto per dire che, in questa nuova versione dei fatti, sono cambiati, non soltanto il contesto, i modi e la consecutio temporum, ma anche i gesti fatti e/o subiti.
Tornando al racconto fatto in aula, dopo che AC 1 le fece quanto descritto, lei si rivestì da sola e dovette andarsene quasi di corsa perché l’uomo aveva fretta di andare in palestra.
Nei racconti precedenti, invece, l’uomo aveva dovuto aiutarla a rivestirsi perché lei non era in grado di farlo da sola.
Sempre secondo il nuovo racconto, dopo quell’episodio _ non salì più nell’appartamento di AC 1 e lei non lo vide più da solo.
Lo rivide soltanto una volta che lui era in compagnia di un’altra ragazza.
Inoltre, lo sorprese alcune altre volte mentre la spiava dal suo appartamento e da lì le urlava dei complimenti (“ma che bel corpo che hai”,...) oppure cercava di spaventarla facendole delle boccacce, dei gestacci, urlando come un animale oppure ancora mostrandole dei pezzi di carne (trascrizione pag. 62 -63).
Sempre secondo il nuovo racconto della ragazza, soltanto dopo che tutto questo accadde AC 1 cominciò a darle fastidio con il telefono.
Va, a questo proposito, rilevato che, invece, nelle sue precedenti versioni, le molestie e gli inviti telefonici (chiamate o SMS) la ragazza li ha situati all’inizio: nei primi racconti, gli SMS le arrivavano quando lei ancora non aveva mai visto AC 1 e furono i suoi primi approcci.
Comunque, tornando alla versione data in aula, la ragazza ha detto che – dopo tutto quel che già era successo (abusi in cantina, in casa di lei e in casa di lui) – l’uomo cominciò a chiamarla:
"
D: mi ha cominciato a chiamare dopo che sono stata da lui.
I: dopo che sei stata da lui quando? La prima volta a portare su il legno o ...?
D: no, quando ho avuto il rapporto.
I: ah, dopo che hai avuto il rapporto con lui ha cominciato a chiamarti! Non prima?
D: (scuote il capo).
I: rispondi
D: no.
I: rispondi a voce alta.
D: no!
I: allora, lui ha cominciato a chiamarti dopo aver avuto un rapporto con te, nell'appartamento, eh?
D: mmh! (annuisce col capo)
I: prima non ti aveva mai chiamato.
D: no
." (trascrizione pag. 64 e 65)
_ ha detto che AC 1 la chiamava dicendole di volerla rivedere e che le mandava dei messaggi in cui la chiamava “amore”, le diceva che lei gli mancava e che voleva rivederla:
"
D: ehmm ...lui mi chiamava dicendo che mi voleva rivedermi. E ...poi non sapevo che fosse lui ed era un numero che non conoscevo. Ho risposto "pronto" e lui fa "sono io, vorrei rivederti". E io ho spento il telefono. E lui mi mandava i messaggi.
I: che messaggi ti mandava?
D: mi scriveva "amore" ...
I: amore, ti scriveva?
D: sì e altre cose banali.
I: e spiegami che cose banali.
D: amore, voglio rivederti, mi manchi e queste cose qui.
I: ti scriveva amore e, dopo aver avuto rapporto con te, ti scriveva amore voglio rivederti, mi manchi."
(trascrizione pag. 66 e 67)
Così – e stiamo sempre riferendo dell’ultima versione data dalla ragazza – lei, seccata, si decise a richiamarlo per dirgli di lasciarla in pace.
Si era – ha detto – a qualche giorno prima del suo colloquio con il direttore della _:
"
D: sì, scriveva queste cose. E che, ...e che io visto che mi stancavo se lui scriveva queste cose, una sera io l'ho chiamato e gli ho detto lasciami in pace. E così se non mi lascia in pace ...
I: parla a voce alta.
D: io l'ho chiamato...
I: ti ricordi quando era?
D: quando l'ho chiamato ...sì, mi ricordo, ...era la sera ...era un giorno che dopo, passati due giorni sono andata a parlare ...
I: ah, tu l'hai chiamato allora ...
D: dicendolo ...
I: due giorni prima che tu parlassi con il direttore. Quindi eravamo alla fine di gennaio.
D: mah.
I: sì, va bene! Te lo dico io, eravamo lì. Quindi tu l'hai chiamato per la prima volta ...prima non l'avevi mai chiamato?
D: mmh ....non lo so.
I: non lo sai. Non ti ricordi. Tu come facevi ad avere il suo numero?
D: c'era sul mio telefono. Una volta che lui chiama io ce l'ho.
I: ah, ho capito. Allora due giorni prima di andare a parlare col tuo direttore, tu l'hai chiamato per dirgli di lasciarti stare.
D: sì. Ho detto di lasciarmi stare perché se no avrei parlato.
I: ecco. E dopo? Non avevi più paura che lui facesse male alla tua famiglia?
D: sì, e quello ho continuata ad averla, perché se lui mi dice che se vado a casa lui mi lascia in pace e però continua a chiamare, continua a fare queste cose, la paura l'avevo ancora. Ho finito di averla il giorno in cui ho parlato e mi sono assicurata che lui non aveva più fatto niente.
I: allora lui l'hai chiamato per dirgli di lasciarti in pace e lui cosa ti ha risposto?
D: lui mi ha detto "adesso sono un uomo sposato, e non chiamarmi più". Mi ha detto così. Io lo chiamo per dirgli così e lui mi risponde ormai sono un uomo sposato.
I: non chiamarmi più?
D: sì.
I: prima l'avevi mai chiamato?
D: sì, ma ...non mi ricordo! Magari. Ma lui ha risposto così.
I: ma tu l'avevi chiamato prima, oppure no?
D: si, ...boh, non mi ricordo.
I: non ti ricordi?
D: no.
I: ma tu avevi paura di lui?
D: sì. Per quello l'ho detto (incomprensibile, parla a voce bassa)
I: ecco! Ma non ti ricordi se l'hai chiamato prima?
D: no.
I: pensi di averlo fatto?
D: no, penso di no.
I: pensi, eh?
D: no, penso di no." (trascrizione pag. 66 e 67)
In seguito, la ragazza ha precisato di essere stata in cantina con AC 1 una sola volta (trascrizione pag. 70)
12.2.
E’ evidente come sia superfluo tentare di rilevare le contraddizioni fra il racconto fatto dalla ragazza in aula e le sue versioni precedenti, poiché il racconto di quel che sarebbe successo con AC 1 è totalmente cambiato.
Cambiati sono i tempi.
Cambiati sono gli approcci.
Cambiati sono i metodi.
Cambiati sono i personaggi e il loro inserimento nella vicenda .
Cambiati sono soprattutto i rapporti temporali fra i diversi pretesi abusi.
Cambiato è quel che lui le fece e quel che lui pretese.
Alcune cose sono sparite totalmente dalla scena.
Sparita, ad esempio, è la bevanda che, nel suo primo racconto, non le fece ricordare nulla. Sparita è la frusta.
Sono rimaste soltanto piccole cose.
Rimasta è la visita di lui nell’appartamento di lei (anche se situata in epoca completamente diversa rispetto alla seconda audizione) con la zia che suona al citofono mentre lui la tocca dappertutto e lei che dice, incomprensibilmente, alla zia di essere sola.
Sono rimaste le urla di AC 1 e la carne usata per spaventarla.
Queste sono, praticamente, le uniche cose che si ritrovano nelle diverse e successive versioni.
Di questi elementi costanti non può non essere sottolineata la pochezza e, nemmeno, l’inverosimiglianza.
13. racconto della ragazza su AC 1 e _ che la guardano dalla finestra
13.1.
La ragazza, durante la sua seconda audizione, ha raccontato che AC 1 la guardava continuamente dal suo appartamento:
"
Poi le altre volte vengo a scoprire che mi spiava quando mi vestivo. E da lì ho deciso di cambiarmi in camera della zia; zia non capiva il perché. Tutti i giorni mi cambiavo lì. E io ero sempre zitta, non dicevo niente, perché poi... anche perché questa, questa cosa là del cambiare a casa mia, zia non so se già la sa
..." (trascrizione audizione 21.7.2006 pag. 16)
"
I: Tu mi hai detto che sei venuta a scoprire che il AC 1 ti spiava mentre ti cambiavi in camera.
D: si
I: in che senso sei venuta a saperlo?
D: perché durante le telefonate mi diceva: “hai un bel corpo” e diceva ..ehm, che bel seno che hai e a me sembrava strano che mi vedeva il corpo; beh a parte che mi aveva già visto quando ero con lui, e poi io ho detto ma mi dici come mi stai guardando e lui ha detto, ma, dalla finestra. Io ho guardato e ho visto lì. E poi da lì (incomprensibile) che mi spiava"
(trascrizione audizione 21.7.2006 pag. 28)
La ragazza ha, poi, detto che, non soltanto AC 1, ma anche un suo amico – che lei conosce come _ - la spiava dalle finestre dell’appartamento di AC 1.
Ma non solo. La ragazza ha raccontato di un episodio in cui _ si sarebbe fatto vedere nudo dicendole di guardarlo e chiedendole a gran voce di mostrargli i seni:
"
D: mi ricordo perché,... perché anche lui mi spiava dalla finestra, anche il _. E ... e poi ho scoperto che anche (incomprensibile) sono amici, perché mi sembrava strano che anche lui mi guardava dalla finestra, che alle volte ... quello che mi ricordo (incomprensibile) io che mi ricordo che ero in camera mia ed era lì alla sua finestra ed era lì, si è spogliato e si è alzato nudo e mi ha detto guardami e poi mi dice “fammi vedere il tuo seno”. E io sono andata in camera della zia.
I: mmh. Ma questo _ tu lo conoscevi già prima?
D: _ ... ehm , io è la prima volta che l’avevo visto è quando sono andata a Carnevale, Carnevale dell’anno scorso, io sono ... ehm io l’ho trovato lì insieme a sua moglie. Ho visto che erano tutti e due lì e poi ... e, lui, il _ guardava a me e ovunque io vada, quando vado lì lo trovo e mi guarda, poi anche AC 1
..omissis..
D: si. (incomprensibile) amici. E anche lui ... però _ non mi ha fatto niente. Non che lui ci stava quasi perché diceva anche lui strane cose, mi chiamava dalla finestra, diceva sei bella e così"
(trascrizione audizione 21.7.2006 pag. 27)
13.2.
In aula, la ragazza ha modificato la sua versione.
Parlando di quel _, si è limitata a dire che lui le faceva dei gesti “come per dire vieni” e, alla domanda della Presidente che le chiedeva se quel _ non avesse fatto altro, la ragazza ha più volte risposto negativamente:
"
I: e cosa faceva quando l'hai visto? Cosa stava facendo _?
D: non lo so. Era lì sulla finestra con lui. Non so cosa faceva. Lui, il AC 1, cucinava perché usciva il fumo ...
I: ecco, e _?
D: e _ ...era lì e ...e ...
I: se non ti ricordi, mi dici che non ti ricordi, neh
D: no, però non so come dire.
I: perché?
D: era lì lui. Perché il AC 1 era sulla finestra, l'altro cucinava e _ era sull'altra e io ho visto che _, lui ...come si dice ...mi faceva gli occhi, mi faceva dei gesti, mi urlava ...
I: parla a voce alta
D: mi faceva dei gesti, mi guardava e poi ...mi faceva così (alza la mano sinistra facendo il gesto di avvicinare)
I: che gesti ti faceva?
D: mi faceva così (ripete il gesto con la mano sinistra) come per dire "vieni!".
I: ti faceva così come per dire "vieni".
D: sì, e io ho chiuso la porta e tutto, ho chiuso tutto e poi da quel giorno che quasi (incomprensibile) e tutte queste cose e da quel giorno ho deciso di cambiarmi in camera di zia, nel senso di vestirmi e di tutte queste cose.
I: ho capito, ho capito. (...) E altre cose di _ non hai visto?
D: no
." (trascrizione pag. 73)
13.3.
Non può, qui, non essere rilevata l’inverosimiglianza del racconto su quel _ che si sarebbe denudato urlando inviti alla ragazza.
E che quel racconto fosse un’invenzione, è, poi, ancora dimostrato dal fatto che, in aula, la ragazza, nonostante sia stata sollecitata (anche se non esplicitamente), non lo ha più ricordato: una scena del genere – se realmente accaduta – è una scena di quelle che non si possono dimenticare.
14. rapporto cronologico fra gli abusi nei racconti della ragazza
14.1.
Nel corso del colloquio con il direttore della _ e i due ispettori di polizia, _ aveva detto che il _ abusò di lei “l’estate scorsa” (rapporto informativo 2.2.2006 pag. 2 all. 1 al rapporto d’inchiesta).
Nell’ audizione che fece immediatamente seguito al citato colloquio, _ ha ancora situato la violenza nell’estate precedente, dunque nel corso dell’estate 2005:
"
I: ... questa prima cosa che è capitata ...mi sai indicare quando è successo, più o meno? Non ti chiedo il giorno...
D: l’estate scorsa.
I: L’estate scorsa! C’è qualcosa che ti aiuta magari a situare un po’ meglio ... l’estate scorsa? Sei andata in vacanza da qualche parte l’estate scorsa?
D: No, ero ...ero giù nel mio palazzo ...ero a casa che stavo lavorando. Era un sabato. Poi quando ho visto che stavo lavorando e la zia (incomprensibile) io ho approfittato a uscire ... perché poi sa che io mi piace stare fuori. Sono uscita fuori, sono scesa giù e ho detto allora approfitto un attimo andare a chiedere quale (incomprensibile) e io nell’estate vado sempre dappertutto nelle case, solo per divertimento ... Sono, ho detto, vado a chiedere film e poi da lì che è successo, quel signore e proprio quel sabato, quando sono tornata a casa che ... non ho potuto neanche lavorare, che ... stavo lavorando ... non ho proprio, non era vero perché non stavo bene
" (trascrizione audizione 2.2.2006 pag. 7 e 8)
14.2.
In relazione a AC 1, nel colloquio del 2 febbraio 2006 avuto con il direttore della _ e i due ispettori, la ragazza situò la violenza più o meno a fine novembre 2005:
"
La violenza sarebbe avvenuta un paio di mesi or sono in un appartamento
..." (rapporto informativo 2.2.2006 pag. 3 all. 1 al rapporto d’inchiesta).
Nell’audizione immediatamente successiva, la ragazza sembra avere invece situato la violenza subita ad opera di AC 1 verso la fine dell’estate:
"
I: ecco, lui ti ha mandato questi messaggi e questo è capitato più o meno quando, me lo sai indicare?
D: Tardi (incomprensibile) estate
I: Verso la fine dell’estate!
D: si
I: Avevi già ricominciato la scuola o eri ancora a casa in vacanza?
D: ero ancora a casa in vacanza
...”(trascrizione audizione 2.2.2006 pag. 16)
"
I: Si. Ecco, questo fatto, con questo tipo dei messaggi, è capitato verso la fine dell’estate, mi hai detto.
D: si"
(trascrizione audizione 2.2.2006 pag. 23)
14.3.
Nella seconda audizione (quella di luglio 2006), interrogata, la ragazza ha precisato che, prima, vi fu l’episodio con AC 2 e, poi, quelli con AC 1:
"
I: non ti piace? Beata te! Io invece vado matto per il caffè dopo la sera arrivo con tu-tuc, tu-tuc (fa segno con le mani delle pulsazioni della carotide). Era giusto per cercare di capire quando è successo, quando sono successi questi fatti. Nella prima audizione mi hai detto che sono successi durante la scorsa estate.
D: sì.
I: prima, quello con, colui che abbiamo definito il _ e poi con il AC 1. Tu confermi questa cosa?
D: sì."
(audizione 21.7.2006 pag. 33)
14.4.
La ragazza ha, poi, dichiarato che la degenza all’ospedale avvenne dopo l’episodio con AC 2.
"
I: adesso c’è un’altra cosa che io vorrei capire. Tu nella prima audizione mi hai detto che a seguito delle ...di queste perdite di sangue dopo la situazione vissuta col _, eri andata dal medico, rispettivamente all’ospedale, ti ricordi?
D: sì mi ricordo, sono stata con zia.
I: ecco. Quindi, tu sei sicura che all’ospedale sei andata dopo che è successo con il _ quello che tu hai raccontato.
D: no. Io ...ecco è come ieri, mi è successo ieri e poi oggi io mi sveglio, sento male e debole, poi lì zia chiama l’assistente, la Croce Rossa e loro me portato all’ospedale, che poi volevano farmi controllo ginecologico ma io non ho voluto; ho detto no, non ho mai avuto rapporti e anche se non mi credevano, non mi credono, poi a me hanno detto va bene, però ho dovuto dormire lì una notte, se ben ricordo.
I: e questo è capitato dopo?
D: sì. "
(audizione 21.7.2006 pag. 33)
A questo punto, l’interrogante le contestò che risultava dalla cartella clinica che il ricovero _ aveva avuto luogo all’inizio di marzo 2005.
Ciò nonostante, la ragazza ha ribadito che quel ricovero avvenne dopo l’episodio con il _. Così, la ragazza ha dichiarato di non essere più sicura che la cosa con AC 2 fosse avvenuta in estate:
I: perché, ti spiego, è un problema semplicemente di date. Perché noi abbiamo ricostruito in base alla documentazione medica, sai che quando vai dal medico lui scrive, no, si presenta al primo di gennaio eccetera, eccetera, che praticamente tu sei stata all’ospedale tra il 7 e l’8 marzo dell’anno scorso, quindi prima dell’estate. Allora le possibilità sono due: o ti confondi e all’ospedale ci sei andata prima e i fatti sono capitati dopo, effettivamente in estate, oppure ti confondi sui fatti che sono capitati in estate e invece sono capitati prima del mese di marzo. È per quello che vorrei capire, capisci?
D: (annuisce col capo ma guarda l’interrogante)
I: cioè a dire la verità questa domanda non l’ho capita neanche io. Quindi a te la risposta!
D: non l’ho capita neanche io.
I: esatto!
D: non ho capito cosa intendete dire.
I: allora, noi sappiamo che, facciamo così, tra in marzo tu sei andata all’Ospedale _.
D: sì.
I: tu l’altra volta mi hai detto che prima è capitato quello che mi hai raccontato, con il _ e poi sei andata all’ospedale. Allora il problema è semplicemente questo: dal racconto che tu mi hai detto, i fatti sono capitati in estate, durante la scorsa estate. Allora io non riesco a capire se i fatti sono successi veramente in estate e quindi siamo dopo il mese di marzo, e quindi tu all’ospedale ci sei andata prima, oppure se ti confondi e dici i fatti sono capitati, che so io, gennaio o febbraio e all’ospedale ci sei andata effettivamente dopo e quindi in marzo.
D: adesso ho capito. Non mi ricordo ...
I: ti ricordi o non ti ricordi?
D: ma adesso mi ...facendo questi riassunti non sono sicura che è successo in estate.
I: non sei sicura che è successo in estate?
D: sì. Perché mi ricordo di quando sono andata all’ospedale ...
I: tu ti ricordi che sei andata all’ospedale dopo comunque che è successo con il _.
D: sì."
(audizione 21.7.2006 pag. 33 e 34)
Poi, la ragazza ha ancora una volta dichiarato che la cosa con il AC 2 era avvenuta prima del ricovero in ospedale, precisando che tra l’una e l’altro poteva essere passata una settimana:
"
I: bene, almeno abbiamo risolto il problema perché l’altra volta ci siamo convinti di una cosa, però qui è un altro fatto oggettivo. Noi lo sappiamo perché è scritto nero su bianco che tu al 7 di marzo sei stata ricoverata all’ospedale e che all’8 ti hanno lasciata andare. E quindi possiamo situare nel tempo, come si suol dire, quello che è il discorso. Se tu sei sicura che è successo prima allora ti sei confusa sull’estate. Giusto?
D: (annuisce col capo).
I: che già l’altra volta, ti ricordi, io ti avevo chiesto quand’è e tu mi avevi detto non sono sicura, non mi ricordo bene, eccetera.
D: sì.
I: e, un’ultima domanda in merito a questo: tu mi hai detto prima, è come se fosse oggi poi domani mi sveglio che non sto bene, eccetera, e allora vado all’ospedale. Sei andata all’ospedale il giorno dopo che è successo o alcuni giorni dopo?
D: mmmh ...alcuni giorni.
I: alcuni giorni?
D: sì.
I: quanti saranno stati, più o meno? Anche questo, scopo della domanda, _, è dire, se tu sei andata all’ospedale il 7 e sei rimasta fino all’8 di marzo e alcuni giorni dopo sei andata all’ospedale, possiamo riuscire a situare nel tempo quando si è verificato questo avvenimento con il _. Capisci perché ti chiedo se ti ricordi più o meno quanti giorni dopo sei andata all’ospedale. Cioè, nel senso, quindici giorni dopo, un mese dopo, due o tre giorni, neh, ti chiedo un po’ questo se riesci a ricordarti.
D: mmmh ....ho, non è che era tanto, forse circa un settimana, o così.
I: circa una settimana?
D: sì."
(audizione 21.7.2006 pag. 34; lo ha ancora ribadito con sicurezza in seguito, cfr trascrizione 21.7.2006 pag. 40)
14.5.
La ragazza ha, poi, ancora precisato che la cosa con AC 1 successe dopo il ricovero in ospedale, quindi dopo l’episodio con il _:
"
I: okay. Mentre con il AC 1 è successo dopo che sei andata all’ospedale.
D: sì."
(audizione 21.7.2006 pag. 34)
14.6.
Durante l’audizione del 21 luglio 2006, la ragazza ha detto che, quando AC 1 l’attirò nell’appartamento per violentarla, lei vide un grande disordine e lui le spiegò che stava facendo trasloco:
"
siamo entrati a casa sua e era tutto in disordine. Era tutto in disordine e lui mi dice non preoccuparti che la casa è in disordine e poi mi dice che stava facendo trasloco..."
(trascrizione audizione 21.7.2006.)
In seguito, durante la stessa audizione, la ragazza ha modificato le sua versione. Tuttavia, ha mantenuto nel trasloco di AC 1 il collocamento temporale della violenza:
"
D: lui stava facendo ...momento ... trasloco... ehm... stava portando delle cose nella casa. Io sono passata lì, poi ... l’ho aiutato ... l’ho aiutato perché lui mi parlava così poi mi ha invitato ad andare su e così lo aiutai a portare ... a andare su e poi quando siamo arrivati a casa sua e anche sono ... successe quelle cose
I: mmh! Lui stava, mi hai detto, portando su dei mobili?
D: si, stava traslocando.
I: stava traslocando perché era appena arrivato lì di casa o...?
D: no, era uscito dalla casa che non so dov’era e stava andando ad abitare in quella.
I: e questo come fai a saperlo?
D: perché lui me l’ha detto.
I: Te l’ha raccontato lui
D: si"
(trascrizione audizione 21.7.2006 pag. 20 e 21)
Secondo quanto risulta dagli atti, AC 1 si è trasferito nell’appartamento di via _ nell’ottobre 2004 (PS AC 1 12.7.2006 pag. 13).
14.7.
In aula, la ragazza ha nuovamente detto che il _ la violentò un sabato durante le vacanze d’estate.
Tuttavia, poco dopo, ha nuovamente detto che fu dopo quel che successe con il _ che lei dovette andare all’ospedale (trascrizione pag. 39).
Con riferimento a AC 1, cambiando le precedenti versioni, in aula, la ragazza ha detto che quando AC 1 la violentò, lei frequentava la 5. Elementare (la stava finendo) precisando di non sapere se fosse caldo e che lei stava andando da una compagna per sapere quali compiti bisognasse fare perché quel giorno lei non era andata a scuola.
Dunque, sembrerebbe che _ abbia in aula situato la violenza di AC 1 prima dell’estate 2005.
14.8.
Sempre in aula, la ragazza ha, poi, detto di avere fatto sesso con il AC 1 prima che lei conoscesse _, l’amico di AC 1 (trascrizione pag. 72).
Durante l’audizione del 21 luglio 2006, _ aveva detto di avere conosciuto AC 1 durante un carnevale.
Ora, nella misura in cui le prime rivelazioni della ragazza si situano ad inizio febbraio 2006, il carnevale cui si riferisce può essere, al più presto, quello del 2005.
Ora, se la dichiarazione in aula fosse corretta, l’episodio con AC 1 sarebbe accaduto prima di carnevale 2005.
Tuttavia, nemmeno su questo la ragazza può essere creduta, poiché, durante la stessa audizione, poco prima, la ragazza aveva detto di avere conosciuto il _ lo stesso giorno che conobbe il AC 1: dunque, evidentemente, non poteva ancora avere fatto sesso con lui.
14.9.
Anche in merito alla collocazione temporale degli abusi denunciati, non possono non essere rilevati i continui cambiamenti di versione della ragazza.
L’abuso operato dal _ è stato, infatti, collocato dalla ragazza, dapprima, nel corso dell’estate 2005. Poi nell’ultima settimana di febbraio 2005. Poi, ancora, durante delle vacanze estive (non meglio precisate) ed ancora, però, poco prima del ricovero in ospedale.
L’abuso operato – o gli abusi operati - da AC 1, invece, sono stati situati, dapprima, a fine novembre 2005, poi verso la fine dell’estate 2005 (o, meglio, verso la fine delle vacanze scolastiche estive) e, poi, invece, a ottobre 2004 (con la sua contestualizzazione con l’arrivo di AC 1 nell’appartamento di via Tell) e, poi, ancora, prima del carnevale 2005 e, poi, ancora, a primavera 2005 inoltrata (fine della quinta elementare).
Non può, neppure, essere sottaciuto che l’atto di accusa – che ha scelto, senza che sia possibile comprenderne le ragioni, di collocare entrambi gli abusi nel corso dell’estate 2005 - non riprende le dichiarazioni della ragazza relativamente al succedersi nel tempo delle due violenze poiché ha collocato prima le violenze attribuite a AC 1 e, poi, quella attribuita a AC 2.
La Corte non può che sottolineare come – nemmeno su questo punto – le dichiarazioni della ragazza abbiano anche soltanto una parvenza di costanza e univocità.
Di fronte ad esse non si può che rimanere perplessi e da esse l’unica conclusione che si può trarre è che da esse nulla si può concludere.
15. versione di AC 2
15.1.
L’uomo è stato interrogato per la prima volta dalla polizia il 12 luglio 2006.
In quell’occasione, dopo essere stato avvertito che veniva sentito “in qualità d’indiziato in relazione ad un’inchiesta in corso” ed avere risposto ad una serie di domande sulla sua vita sessuale e ad una volta a sapere se lui conoscesse persone di colore, AC 2 ha parlato di una ragazza di colore che gli avrebbe fatto visita – un anno o due prima dell’interrogatorio, un sabato pomeriggio – nel suo appartamento. Lui le offrì qualcosa da bere ma poi, una volta saputa l’età della ragazza, l’avrebbe invitata ad allontanarsi (AC 2, PS 12.7.2006 pag. 7)
Nello stesso verbale, AC 2 ha negato di avere avuto rapporti di natura sessuale con la ragazza:
"
Non è assolutamente vero che io ho avuto rapporti sessuali con lei. Non è vero che l’ho costretta a fare sesso. Questa ragazza era giovane, avevo capito che era minorenne, è stato per quello che le ho chiesto l’età e poi, avendo la conferma che aveva 15 o 16 anni, magari anche meno, l’ho invitata ad uscire"
(AC 2, PS 12.7.2006 pag. 13)
15.2.
Nell’interrogatorio successivo, che ha avuto luogo due giorni dopo il primo, AC 2, dichiarandosi molto pentito, ha ammesso di avere avuto degli approcci di natura sessuale con la ragazza di cui aveva parlato.
La ragazza si sarebbe presentata nel suo appartamento chiedendo di vedere i suoi CD. Poi, dopo una breve conversazione, la cosa avrebbe preso una via inattesa e imprevista nel senso che vi furono fra loro degli abbracci e degli sfregamenti. Tuttavia, AC 2 ha precisato che la cosa fu – oltre che consensuale – brevissima perché lui, non appena resosi conto di quel che stava facendo, allontanò la ragazza (AC 2, PS 14.7.2006 pag. 2-7)
Nel corso di questa prima ammissione, AC 2 ha dichiarato di non essere in grado di situare l’episodio in un preciso periodo dell’anno:
"
L'anno scorso, non ricordo in che periodo dell'anno, ma ricordo essere stato un sabato o domenica durante il pomeriggio
,..." (AC 2, PS 14.7.2006)
Il 17 luglio 2006 AC 2 ha confermato di “non avere fatto sesso con la ragazza“ intendendo con ciò, evidentemente, di non averla penetrata.
In quell’occasione, AC 2 ha tuttavia modificato parzialmente la sua prima versione dei fatti precisando di avere avuto con la ragazza un incontro poco prima che lei andasse nel suo appartamento. L’incontro aveva avuto luogo nel cortile dove lui aveva visto questa ragazza che gli sorrideva e con cui, perciò, “attaccò bottone”. Per il resto, la versione precedente è stata confermata. (AC 2, PS 17.7.2006 pag. 2 e 3 e 6)
Secondo questa nuova versione dei fatti, da quel primo incontro passò appena una mezz’oretta che la ragazza suonò al campanello dell’appartamento dell’uomo:
"
Dopo circa mezz’ora, la ragazza si presentava alla mia porta e poi è successo quello che ho detto"
(AC 2, PS 17.7.2006 pag. 3)
Anche in questo verbale – come in tutti quelli successivi - AC 2 ha detto di avere smesso non appena recuperata la lucidità necessaria a comprendere quel che stava facendo:
"
Infatti, mi sono venuti i sensi di colpa, mi sono alzato, l’ho allontanata e le ho chiesto l’età. Lei mi rispondeva che aveva 14 anni e io le dicevo che quello che stavamo per fare non andava bene perché lei era troppo giovane. Lei mi rispondeva che non avrebbe aspettato i 18 anni per fare sesso. Le dicevo di sistemarsi i vestiti e la invitavo ad uscire, cosa che faceva." (AC 2, PS 17.7.2006 pag. 6)
In seguito, AC 2 ha sempre ribadito che non fu lui ad invitare la ragazza nel suo appartamento ma che fu lei a presentarsi spontaneamente. Inoltre, AC 2 ha sempre ripetuto che fra loro non vi fu un rapporto sessuale completo (AC 2, PS 25.7.2006 pag. 3; pag. 4; cfr , anche,
In aula, AC 2 ha sostanzialmente ribadito la sua versione dei fatti modificandola leggermente nel senso che ha detto che lui non baciò la ragazza poiché fu proprio quando le labbra della ragazza sfiorarono le sue che lui si rese conto di star facendo qualcosa di brutto:
"
Per quanto riguarda il dettaglio di quel che accadde nel suo appartamento con la ragazza, AC 2 precisa che tra loro vi fu soltanto un abbraccio. Poi, loro due si sedettero sul letto. Lei, con una leggera spinta sul ventre, lo indusse a sdraiarsi. Cosa che lui fece. In quel momento lui si tolse i pantaloncini e rimase nudo. La ragazza gli si mise sopra a cavalcioni e - rimanendo vestita - cominciò a sfregare i suoi genitali sopra i suoi. Il suo pene cominciò a diventare duro. E lui, per circa un minuto e mezzo, ebbe una parziale eccitazione.
Il signor AC 2 dichiara che non le toccò il seno.
Precisa ancora che non la baciò con la lingua. Precisa ancora che, non appena la ragazza abbassò il viso verso di lui e gli sfiorò le labbra, lui si rese conto che stava facendo una cosa sbagliata e la respinse. Le disse di andare via perché non stavano facendo niente di bello".
(verb dib pag. 28)
15.3.
Nel verbale 17.8.2006, AC 2 ha detto che, per lui, la ragazza all’epoca poteva avere 13/14 anni:
"
D. E al tempo, quanti anni le dava?
R: Non lo so... al tempo, 13 o 14 anni"
(PS AC 2 17.8.2006 pag. 8)
In aula, a proposito delle sue valutazioni circa l’età della ragazza AC 2 ha, più o meno ribadito le sue precedenti dichiarazioni:
"
Il signor AC 2 dichiara di avere pensato, quando la ragazza gli si presentò davanti nell'appartamento, che lei poteva avere 14 o 15 anni".
(verb dib pag. 27)
16. versione di AC 1
16.1. AC 1
ha raccontato che un giorno, mentre stava pulendo il parabrezza della sua Fiat Uno color amaranto, parcheggiata a una decina di metri dal portone del suo palazzo, trovò un bigliettino infilato sotto la maniglia della portiera.
Sul biglietto c’era scritto soltanto un numero di cellulare.
AC 1, durante l’inchiesta pre-dibattimentale, non ha saputo situare nel tempo l’episodio.
In aula, invece, ha detto che si era, all’incirca, a qualche settimana prima del Natale 2005.
Incuriosito – e immaginando che fosse una donna (AC 1 è un tombeur de femmes) – lui inviò un messaggio SMS al numero indicato per sapere chi fosse la persona che gli aveva lasciato il bigliettino.
Non ricevette nessuna risposta.
Al primo SMS, AC 1 ne fece seguire altri che, per un po’ rimasero senza risposta.
Passati alcuni giorni, AC 1 cominciò a ricevere chiamate e SMS .
La maggior parte delle volte dall'altra parte del filo nessuno parlava e AC 1 sentiva solo respirare.
Altre a rispondere era una voce di donna che si limitava a poche parole e poi riappendeva.
AC 1 sollecitò a più riprese l'interlocutrice misteriosa a rivelare la sua identità, ma questa si limitava a dire - perlopiù via SMS, ma anche a voce - che lo vedeva tutti i giorni, che sapeva tutto quello che lui faceva e che presto sarebbe arrivato il momento in cui l'avrebbe conosciuta.
16.2.
Passarono alcuni giorni.
Poi, mentre AC 1 era intento ad armeggiare attorno alla auto, una ragazza (che AC 1 ha riconosciuto come _) gli si avvicinò dicendogli che era lei a mandargli i messaggi.
AC 1, visto che si trattava di una ragazzina, la esortò subito a trovarsi qualcuno della sua età.
La ragazza gli disse che voleva solo conoscerlo perché lui le piaceva e lo guardava tutti i giorni dalla finestra.
Gli disse anche che abitava proprio davanti al suo palazzo e che, se avesse guardato dalla finestra, l'avrebbe potuta vedere anche lui.
16.3.
Sempre secondo il racconto di AC 1, a partire da quel momento, la ragazza si fece vedere spesso sul balcone o attraverso la finestra.
A suo dire, la ragazza si mostrava vestita in modo succinto e provocante (
"vestiti stretti, corti, pantaloncini cortissimi"
), a volte anche in reggiseno e, a volte, anche assumendo atteggiamenti ambigui (
"mentre si stendeva sul letto"
)
.
In sostanza, a dire di AC 1, la ragazza cercava in ogni modo di attirare la sua attenzione dimostrandogli, più o meno esplicitamente, di essere molto attratta da lui.
Ben presto, per lui – che non era interessato alle ragazzine - quella presenza divenne non soltanto indesiderata ma pure fastidiosa.
16.4.
Trascorsa circa una settimana dal primo incontro vicino alla Fiat Uno, AC 1, che era in casa col fratello ed un amico, sentì suonare il citofono.
Scese per vedere chi fosse e, davanti al portone, trovò _
In quella circostanza, lui si arrabbiò con la ragazza e le disse severamente di non permettersi più di disturbarlo.
16.5.
Verso fine 2005, però, AC 1 – che aveva sempre avuto fortuna con le donne – si innamorò, ricambiato, di una ragazza (quella che fu trovata nascosta nell'armadio il giorno del suo arresto e che ha, poi, dato alla luce il suo primogenito).
Nel gennaio 2006 questa ragazza venne a vivere con lui.
Quando lui usciva con la nuova amica (in precedenza, AC 1 ne aveva avute altre, una di esse ha pure testimoniato in aula), capitava che _ si avvicinasse loro e li guardasse in modo imbarazzante.
16.6.
Un giorno di gennaio 2006 la ragazza si avvicinò a AC 1 mentre era intento, da solo, a scaricare la spesa dall'auto.
Fermatasi a pochi passi da lui, la ragazza gli disse, sorridendo e toccandosi la pancia, che aspettava un bambino da lui.
AC 1 rise, dandole della pazza.
Lei lo minacciò di denunciarlo in polizia. Lui la mandò a quel paese.
Tuttavia, la ragazza diede a AC 1 il suo nuovo numero di cellulare.
A dire di AC 1, quella fu l'ultima volta che vide la ragazza poiché a quell’incontro seguì soltanto, verso fine gennaio, uno scambio di telefonate e SMS in cui l’uomo cercò di convincere la ragazza a lasciarlo stare.
Durante una telefonata, AC 1 passò il telefono all’amica che viveva con lui, sperando che, sentendosi rispondere da una donna, la ragazza si rassegnasse e lo lasciasse in pace.
16.7.
In aula, AC 1 ha raccontato la stessa versione dei fatti:
"
Sono andato in _ per gli esami medici a fine luglio 2005. Ci sono rimasto fino a fine agosto 2005. Al mio rientro non avevo più lavoro. Sono rimasto disoccupato fino a inizio gennaio 2006. Ho iniziato a lavorare per la _ dopo l'Epifania 2006. Ricordo di avere trovato infilato sotto la maniglia della macchina il biglietto con il numero di cellulare nell'inverno 2005. Non ricordo quando fosse esattamente, era comunque nel periodo in cui io non lavoravo ancora. Non so essere preciso. Posso dire che era qualche settimana prima di Natale 2005. Quel biglietto mi ha incuriosito, così ho mandato degli sms per sapere chi fosse. Il giorno in cui ho trovato il biglietto ho mandato sicuramente più di un sms. In tutto, prima di ricevere riposta, ne ho mandati almeno tre. Ho ricevuto risposta più o meno dopo due o tre giorni. Si è trattato di diversi sms di cui non ricordo con precisione il contenuto. Ricordo che erano frasi del tipo "ti vedo sempre", "non sono lontana da te", "mi piaci". Ricordo che poi ho ricevuto delle chiamate in cui nessuno parlava e io sentivo solo il respiro. Così io richiamavo per cercare di capire. Qualche giorno dopo, mentre stavo togliendo il ghiaccio dal parabrezza, sono stato avvicinato da una ragazza che mi ha detto che era lei che mi mandava gli sms. C'è stato poi un breve colloquio in cui io ho mandato via la ragazza dicendole che lei era giovane e che doveva cercarsi un ragazzo della sua età. Ricordo che questo è successo ancora pirma di Natale 2005.
Non ricordo più come le cose sono continuate. Nel senso che non ricordo più se ho ricevuto altre telefonate. Ricordo comunque che qualcosa c'è stato, nel senso che ci sono stati degli sms e delle chiamate, ma non ricordo più se da parte mia o da parte sua. Ricodo però che un giorno - si era sempre prima di Natale 2005 - è suonato il mio citofono. Ha suonato due o tre volte, ho chiesto chi fosse, ma nessuno rispondeva. Così sono sceso per vedere (per esempio il postino non sale mai). Sul portone ho trovato la ragazza. La prima cosa che le ho detto è che lei non doveva permettersi mai di venire lì. Allora lei mi ha chiesto perché io ero così cattivo e se lei non mi piaceva e se io avessi un'altra ragazza. Io le ho risposto che quelle non erano cose che dovevano interessarla, di andare via e di non tornare più, che altrimenti avrei avvertito i suoi parenti.
In seguito, per un po' di tempo non ho più visto la ragazza.
Poi, ed eravamo già dopo le feste, perché c'era già la mia attuale compagna che è arrivata a _ ad inizio gennaio 2006, sicuramente dopo Capodanno, ho nuovamente visto la ragazza. Io avevo parcheggiato e stavo togliendo le borse della spesa dal baule. La ragazza è venuta vicino a me e, ridendo e toccandosi la pancia, mi ha detto che era incinta di me. Ricordo che aveva un'aria sfottente. Io le ho risposto che lei era fuori di testa. Subito dopo la ragazza se n'è andata.
Ricordo che in seguito vedevo la ragazza dappertutto. La vedevo ogni volta che ero in giro con la mia compagna. Ricordo di averla incontrata anche al _.
Io ero preoccupato perché avevo paura che la ragazza dicesse qualcosa alla mia compagna per dispetto. Così io ho raccontato alla mia ragazza che c'era questa tizia che continuava a farmi degli scherzi. Gliel'ho detto perché la mia ragazza era spesso a casa e poteva darsi che rispondeva al telefono e così lei sapeva di cosa si trattava.
Io ho voluto chiamare la ragazza al telefono per dirle di lasciarmi stare. Allora l'ho fatto chiamando il nuovo numero di cellulare che lei mi aveva dato. Non ricordo bene quando la ragazza mi ha dato questo nuovo numero. Di sicuro, gliel'ho chiesto dopo che è arrivata la mia compagna.
Così ho telefonato alla ragazza. Non ricordo di preciso quando fosse. Durante la telefonata le ho detto ancora una volta di lasciarmi stare altrimenti avrei avvisato i suoi genitori. Ricordo che la ragazza non ha risposto nulla, semplicemente si è messa a ridere.
Non ricordo più cosa è successo poi.
Ricordo che la storia si è più o meno conclusa la volta in cui io ho passato il telefono alla mia ragazza e la mia ragazza le ha detto di lasciarmi stare che io ero un uomo sposato.
Ricordo che la mia ragazza le ha detto anche qualche parolaccia in italiano. Erano le uniche parole che sapeva in italiano. Per il resto la mia ragazza ha parlato in francese.
Da lì -. non ricordo se ci furono altre chiamate o sms - comunque da lì non ho più sentito nulla della ragazza fino al giorno del mio arresto. Non l'ho nemmeno più vista in giro."
(verb dib pag. 10 e 11)
"
A domanda dell'avv. _ rispondo che ricordo bene che nel mese di gennaio 2006 io vedevo la ragazza dappertutto. Per me era una cosa insopportabile. Mi faceva gli occhi dolci, guardava la mia ragazza. Io cercavo in ogni modo di evitarla
." (verb dib pag. 11)
17. elementi oggettivi relativi agli abusi attribuiti a AC 1
17.1.
I soli elementi oggettivi relativi ai rapporti fra AC 1 e la ragazza sono i contatti telefonici intercorsi fra loro e che sono registrati nei tabulati retroattivi .
In questi si legge che, fra il 27 ottobre e il 24 novembre 2005 vi fu, fra i due, uno scambio di SMS e telefonate.
Vi si legge, inoltre, che il 13 gennaio 2006 AC 1 chiamò la ragazza e la telefonata durò 46 secondi.
Vi si legge, infine, che il 1 febbraio, ci fu un ulteriore scambio fra i due.
Iniziò la ragazza con due chiamate alle ore 12.40 (una di 2 secondi e l’altra di 4). Poi ce ne fu un’altra, sempre della ragazza, alle 21.51 che durò 4 secondi.
Alle 22.11, AC 1 chiamò la ragazza e la telefonata durò 73 secondi.
Alle 22.38 la ragazza gli inviò un SMS.
AC 1 gliene inviò un altro alle 22.41.
Infine, la ragazza, fra le 22.55 e le 7.54 del mattino dopo, inviò all’uomo 3 SMS.
Pur non ricordando nel dettaglio questi approcci telefonici, AC 1 ha ammesso che vi furono.
Coerentemente con il suo dire, egli ha sostenuto che i contatti telefonici del periodo ottobre/novembre 2005 sono i primi di cui lui ha detto, cioè sono quei contati finalizzati a conoscere la misteriosa donna che gli aveva lasciato il bigliettino infilato nella maniglia della macchina.
I successivi, invece, sono - sempre secondo il AC 1 - i contatti di quando lui cercava di convincere la ragazzina a lasciarlo in pace.
Anche se sono rimaste alcune zone d’ombra nella versione di AC 1 (in particolare, non è chiaro perché egli si sia fatto dare dalla ragazza il numero del suo nuovo cellulare), le sue dichiarazioni in relazione ai loro contatti telefonici sono apparse più verosimili e più credibili di quelle date dalla ragazza.
Da un lato, perché l’intensità e i tempi dei contatti accertati dai tabulati sono congruenti con il racconto di AC 1: contatti intensi nel periodo fine ottobre/fine novembre corrispondenti ai “contatti con la donna misteriosa”, assenza di contatti sino a metà gennaio, un contatto il 13 gennaio compatibile con la telefonata che AC 1 dice di avere fatto dopo l’incontro in cui _ gli disse di aspettare un bambino da lui, assenza di contatti fino al 1. febbraio giorno in cui vi fu una serie di SMS (iniziata peraltro dalla ragazza) ed alcune telefonate, serie perfettamente compatibile con la versione di AC 1 di una ragazza che lo cerca e di lui che cerca di convincerla a lasciarlo in pace (va detto che, in quest’ultimo giorno, la ragazza fece tre chiamate a AC 1 e gli inviò 4 SMS mentre l’uomo si limitò a farle una chiamata – quella in cui le passò l’amica - e ad inviarle un SMS).
D’altro lato, la versione di AC 1 appare più verosimile dell’altra perché le sue dichiarazioni sono avvalorate da quelle rese dalla stessa _ che, raccontando degli ultimi contatti avuti col AC 1, ha riferito di averlo chiamato più volte. Se è vero che lei ha detto che voleva essere gentile con lui, voleva convincerlo a lasciarla in pace e chiedergli che parlasse con la zia, è anche e soprattutto vero che la versione di _ non è credibile perché non è congruente con l’immagine di una ragazzina violentata, più volte costretta ad altri atti sessuali e terrorizzata dal suo violentatore. Perché, infatti, questa ragazzina avrebbe dovuto aver voglia di chiamare insistentemente il suo violentatore? Perché voler essere gentile con lui? E perché volere che parlasse con la zia visto che lei alla zia non aveva rivelato nulla?
Nemmeno è congruente con l’immagine di una ragazzina terrorizzata che cerca di sfuggire al suo violentatore, il fatto che _ abbia inviato a AC 1, fra le 22.55 del 1 febbraio 2006 e le 7.54 del mattino dopo, ben tre SMS.
Questo a maggior ragione se si pensa che lei stessa ha dichiarato che, in precedenza, durante quella stessa sera, una donna al telefono le aveva detto di non più telefonare e di lasciare in pace AC 1 che è un uomo sposato e che non voleva più parlare con lei.
Visto che il suo preteso scopo – quello di fare in modo che AC 1 la lasciasse in pace – era già stato raggiunto, perché inviare ancora ben tre SMS, a tarda sera e al mattino presto?
Che AC 1, invece, si sentisse importunato e esortasse _ a lasciarlo stare, è confortato dalle stesse dichiarazioni della ragazza che ha detto che, durante una di quelle chiamate, lui "non era molto gentile" e che le passò anche una donna che si presentò come sua moglie e che le disse che lui non voleva parlarle e che lei doveva lasciarlo stare perché lui era un uomo sposato
(cfr. audizione 21.7.2006, pag.. 29-30).
D'altro canto, è ancora la stessa _ a confortare la versione di AC 1 anche affermando che capitava che a volte lei chiamava il AC 1 ma che poi, quando lui rispondeva, lei rimaneva in silenzio.
Forza è, quindi, concludere che gli unici riscontri oggettivi in atti confortano e sostengono la versione di AC 1 - che, sciolte le reticenze iniziali, ha sempre sostenuto con costanza e linearità la tesi dell'uomo importunato che cercava di "togliersi di torno", possibilmente con le buone, un'impertinente ragazzina - mentre contrastano in modo evidente e macroscopico quella della ragazza.
18. conclusioni
Cosa rimane, quindi, a sostegno dell’impianto accusatorio nei confronti di AC 2 e di AC 1?
Sostanzialmente nulla.
Nessun elemento oggettivo a carico di AC 2.
Nessun elemento oggettivo nemmeno a carico di AC 1.
Che dire delle dichiarazioni della ragazza?
Non occorre spendere molte parole per dimostrare come esse manchino della più elementare coerenza, come esse manchino di una pur minima parvenza di costanza nel tempo, di come esse non siano state né lineari né univoche.
Non può, qui, essere sottaciuto il fatto che, se è vero che al dibattimento la ragazza ha dato una nuova (rispetto alle precedenti) versione dei fatti, è anche vero che, già in precedenza, lei aveva più volte modificato le sue dichiarazioni.
Lo aveva fatto durante la stessa audizione.
Lo aveva fatto tra un’audizione e l’altra.
E si trattava di modifiche importanti, che coinvolgevano i nodi centrali delle sue dichiarazioni.
Dapprima – e si esaminano qui soltanto le dichiarazioni rese prima del dibattimento - la ragazza non è stata né lineare né costante in relazione al collocamento temporale dei pretesi abusi subiti. Come visto, la ragazza, parlando con il direttore della _ e i due ispettori, ha detto che AC 1 abusò di lei “un paio di mesi prima”, cioè attorno a fine novembre/inizio dicembre 2005. Poi, ha raccontato che la cosa avvenne nel periodo in cui AC 1 traslocò in via _ e, quindi, secondo gli accertamenti, nell’ottobre 2004. In seguito, ha detto che, invece, la cosa accadde verso la fine dell’estate. La ragazza non è stata costante nemmeno riguardo al momento in cui il _ abusò di lei. Ha dapprima detto che la cosa accadde in estate, un sabato pomeriggio. Poi, come visto, ha detto e ripetuto che, invece, AC 2 abusò di lei prima del suo ricovero _, cioè attorno a fine febbraio/inizio marzo 2005.
Poi, la Corte non ha potuto non rilevare che la ragazza non è stata né costante né lineare in merito alla descrizione delle violenze subite.
Riguardo a AC 2, la ragazza ha, dapprima, detto di non ricordare nulla poiché, dopo avere bevuto quanto offertole dall’uomo, si sarebbe sentita improvvisamente senza forze e, poi, l’uomo l’avrebbe messa nel suo letto dove avrebbe perso molto sangue (audizione 2.2.2006 pag. 5).
Tuttavia, poco dopo, la ragazza, rispondendo alle domande dell’interrogante, ha aggiunto dei particolari: che sul letto le mancò il respiro, che lui le disse di andare alla finestra, che lei si alzò e poi cadde, che lui la sollevò e la rimise sul letto. A questo punto, rispondendo all’interrogante che le chiedeva cosa fosse successo poi, la ragazza, dopo avere detto “mi immagino”, ha proseguito dicendo che l’uomo la baciava in modo tale da farle male ai denti e, poi, dopo avere detto che non ricordava, ha detto che l’uomo ha fatto sesso con lei e voleva che lei gli prendesse il pene in mano e anche in bocca.
Nel corso della seconda audizione, la ragazza ha ribadito che, dopo che bevve la bevanda che l’uomo le offrì, lei non si sentì molto bene, anzi si sentì “
come se stesse per addormentarsi”
. Qui aggiunse che lei voleva andarsene a casa ma l’uomo la trattenne. Continuando nel racconto, la ragazza aggiunse dei nuovi elementi: da un lato, che l’uomo le tolse i vestiti e, dall’altro, che le tolse il telefonino e che cercò di prenderle il numero. Fatte queste aggiunte, la ragazza, in questa seconda audizione, non ha più raccontato né di essersi alzata dal letto (perché le mancava il respiro) né di essere caduta e poi ripresa in braccio dall’uomo che la riportò sul letto. Né ha più raccontato che l’uomo le aveva chiesto di prendere in mano e in bocca il suo pene.
Ha aggiunto, invece, che, nonostante lei cercasse di respingerlo, l’uomo la penetrò a forza facendole male.
Come si vede, nella descrizione dell’atto di violenza, la ragazza è stata, da un lato, contradditoria sostenendo, dapprima, di non sapere nulla se non di essersi ritrovata nel letto dell’uomo dove avrebbe perso molto sangue e, poi, invece, sollecitata dall’interrogante che le chiedeva precisazioni, addentrandosi nei dettagli di quel che l’uomo fece e pretese.
D’altro lato, la ragazza non è stata costante nel suo racconto. Nella prima audizione, non ha parlato di penetrazione ma si è limitata a dire che l’uomo pretendeva che lei gli prendesse il pene in mano e, poi, in bocca
(trascrizione audizione 2.2.2006 pag. 13)
Nella seconda audizione, invece, _ ha detto che l’uomo la penetrò con la forza e non ha più parlato né di fellatio né di masturbazione.
Del pari ha fatto con AC 1. Dapprima, ha, in sostanza, detto che quel che le diede AC 1 da bere, la stordì al punto che lei non sa se successe qualcosa nel suo appartamento. Poi, invece, nella seconda audizione, ha fornito ampi ed estesi dettagli – parlando anche di una frusta che l’uomo le avrebbe fatto usare - su quel che l’uomo le avrebbe fatto subire non senza contraddirsi nel corso della stessa audizione su molti aspetti della vicenda raccontata (cfr consid 12).
Il PP, non soltanto non ha saputo o voluto rilevare l’evidente mancanza di costanza e linearità delle dichiarazioni pre-dibattimentali della ragazza e trarne le dovute conclusioni, ma neppure ha saputo cogliere l’evidente inverosimiglianza di molti suoi racconti che pure avrebbe dovuto fungere da ulteriore campanello d’allarme e suggerire maggiore prudenza e maggior rigore istruttorio.
Che dire, infatti, del racconto delle due vetture che ogni mattina avrebbero seguito la ragazza, alternandosi, un giorno la vettura rossa e un altro quella grigia, con a bordo due uomini diversi che continuerebbero a farle complimenti e avances: si tratta di un racconto che presuppone una sorta di concertazione fra i due uomini volta ad una suddivisione temporalmente rigida (un giorno l’uno, un giorno l’altro) del compito di seguire la ragazza ed un’assunzione particolarmente diligente di tale compito (tutti i giorni) che non può non mettere in allarme e non può non suggerire la necessità di una seria ed approfondita verifica.
Nemmeno maggior prudenza è stata suggerita al PP dal racconto – in sé altrettanto inverosimile – secondo cui due uomini, che non si conoscono e che non hanno nulla in comune, utilizzino entrambi per abusare di una ragazza lo stesso metodo (peraltro, in sé, poco abituale) di somministrarle qualcosa che la renda incapace, non solo a resistere, ma anche a ricordare correttamente quanto successo.
Va, a questo proposito, segnalato che, nelle dichiarazioni rese prima del dibattimento, l’incoscienza dovuta alla bevanda era uno degli elementi centrali del racconto della ragazza.
E’ vero che tale elemento di fatto non ha trovato collocazione nell’AA: questa mancata ripresa – in caso contrario, si sarebbe
avuto una diversa qualifica giuridica dei fatti - non può essere interpretata che come una valutazione fatta dal PP di inattendibilità di quella dichiarazione (se così non fosse, infatti, si sarebbe di fronte ad una mancata attenzione del PP nella lettura degli atti, ma si tratta di un’ipotesi che la Corte non vuole considerare).
Tuttavia, tali dichiarazioni ci sono state ed hanno avuto un peso tale che, passarle sotto silenzio come se non ci fossero state, è un approccio metodologicamente sbagliato poiché esse andavano considerate nell’esame di credibilità delle dichiarazioni della ragazza nel loro complesso e da esse andavano tratte le opportune conclusioni sulla necessità di meglio verificare la fattispecie .
Altrettanto poco credibile era il racconto secondo cui l’amico di AC 1 – nell’appartamento di quest’ultimo - si sarebbe denudato e si sarebbe messo in mostra alla finestra attirando l’attenzione della ragazza cui avrebbe chiesto di mostrargli il seno.
Il racconto è, in sé, inverosimile se solo si pensa che l’amico di AC 1 – che viveva clandestinamente nell’appartamento di quest'ultimo – era preoccupato (e lo si evince dalla sua deposizione) solamente di non far notare a nessuno la sua presenza nell’appartamento per evitare ogni possibile rischio di denuncia: non è credibile che, in una simile precaria situazione, qualcuno metta a repentaglio tutto al solo scopo di farsi vedere nudo da una ragazzina.
Il racconto è, poi, ancora inverosimile poiché mal si comprende come l’uomo abbia potuto, in quel frangente che vedeva lui in un palazzo e la ragazza nel palazzo di fronte, dire a quest’ultima di fargli vedere il seno. Comunicare da un palazzo all’altro è possibile soltanto a condizione di urlare ed è poco credibile che l’uomo – già soltanto a causa della sua posizione di clandestino – lo abbia fatto.
E’, poi, poco credibile, in generale, il racconto che la ragazza ha fatto dei suoi rapporti con AC 1.
Già non si capisce – ed è strano – come mai quell’uomo fatto abbia potuto avere il numero di cellulare della ragazza per inviarle i primi SMS (questo nella prima versione).
La ragazza non ha saputo spiegare questa circostanza mentre AC 1 ha dato di essa una versione plausibile e credibile, a maggior ragione se la si inserisce nel contesto delle visioni e delle immaginazioni fantastiche tipiche del mondo adolescenziale, che sono ben illustrate e evidenziate dalle annotazioni sui diari fatte dalla ragazza. E’, infatti, tipico del mondo adolescenziale immaginare, ricamare e fantasticare dando significati del tutto abnormi a gesti o atteggiamenti del tutto banali (come, ad esempio, uno sguardo) e corteggiare o cercare di attirare l’attenzione di qualcuno lasciando bigliettini anonimi con numeri di telefono a guisa di invito ad un approccio.
Inoltre, non appare per nulla credibile – poiché non conforme al normale andamento della vita – la versione secondo cui la ragazza telefonava o mandava SMS a AC 1 – in particolare nel novembre 2005 e poi nel gennaio/febbraio 2006 – per dirgli di lasciarla in pace così come _ ha preteso.
La ragazza ha, in sintesi, raccontato di essere stata terrorizzata da AC 1 che, dopo averla violentata, avrebbe continuato ad angariarla pretendendo da lei altre prestazioni sessuali. In un simile contesto, una ragazza terrorizzata non si mette ripetutamente in contatto con il suo stupratore. Cerca, invece, di sfuggirgli, di evitarlo. Nella migliore delle ipotesi, cerca aiuto da terzi. Ma non telefona al suo stupratore. Perché sa – e lo sa anche una ragazza – che contro lo stupratore le sue forze non bastano. Tantomeno bastano le sue parole. E lo sa perché lo stupro - cioè la prevaricazione, la vittoria della forza sulla debolezza - è già avvenuto.
Inoltre, sempre in questo contesto, è ancora più inverosimile che la ragazza abbia voluto – dopo avere subito la violenza carnale - recarsi una seconda volta nell’appartamento di AC 1 – luogo in cui, appunto, la pretesa violenza ebbe luogo - per vedere come questi avesse sistemato l’appartamento dopo il trasloco.
Non è necessario spendere molte parole per dimostrare che una tale visita spontanea non è congruente, non è compatibile con la figura della vittima terrorizzata dal suo stupratore.
E’, invece, molto più congruente con la figura della ragazzina in qualche modo infatuata di un uomo su cui ha fantasticato così come alla versione dei fatti sostenuta da AC 1.
Tutto questo avrebbe dovuto suonare come un ulteriore campanello d’allarme e spingere gli inquirenti – e, in particolare, il PP – ad un maggior rigore indagatorio.
Un maggior rigore si imponeva tanto più che, all’inizio, si erano fatte ipotesi di lavoro diverse ed inquietanti e poiché tali ipotesi sembravano confortate e sostenute dagli elementi raccolti con i controlli telefonici.
Detto questo, la Corte non ha potuto che salutare positivamente – anche se non ha potuto non rilevare che più opportuna
sarebbe stata una maggior riflessione preventiva – la dichiarazione fatta dal PP al quarto giorno di dibattimento di essere intenzionato a chiedere l’assoluzione di AC 1 da tutte le imputazioni e l’assoluzione di AC 2 dall’ accusa di violenza carnale.
19. dichiarazioni della ragazza in relazione a AC 3
19.1.
Nel corso della sua terza audizione, la ragazza ha raccontato che, quando si trasferì da _ (dove stava in un foyer) a _, conobbe AC 3:
"
D: perché prima ero in un foyer a _. Mia zia era già a _. E poi, sono uscita da lì, c’hanno portata a _, e passando ...delle ...settimane, ...tre o quattro, così, ho ...ho conosciuto meglio quella persona che lui mi conosceva già prima, quando (incomprensibile) per andare a _, solo che non ha mai, non si è più amici, ...non si è mai avuto il coraggio di avvicinarsi a me per parlarmi."
(audizione 29.8.2006 pag. 1)
19.2.
Alla ragazza è stato chiesto di precisare quando si fosse spostata da _.
La ragazza ha spiegato che, in quel momento, stava finendo la seconda elementare:
"
I: tu ti ricordi quando è stato, visto che da _ ti sei spostata a _?
D: è stato ...non lo so, però quel giorno, il primo giorno che sono andata lì a casa mia, pioveva. Stava piovendo. Però, mi sa che (incomprensibile)
I: era estate? Bèh, tu facevi che classe in quel periodo lì, di scuola?
D: stavo finendo la seconda.
I: finivi la seconda?
D: sì. No, quando sono arrivata lì, mi hanno già portata a scuola per presentarmi. Io quando ho cominciato ho ripreso a studiare lì a _ stavo finendo la seconda e andavo in terza
." (audizione 29.8.2006 pag. 5)
19.3.
Secondo il racconto della ragazza, passarono circa due settimane dalla loro conoscenza, prima che iniziassero a scambiarsi le prime parole:
"
I: ecco, esattamente! Lo spazio da quando l’hai conosciuto a quando avete cominciato a scambiare le prime parole, quanto sarà stato?
D: saranno passate un paio di settimane
." (audizione 29.8.2006 pag. 6)
19.4.
Sempre secondo il racconto della ragazza, AC 3 cominciò a rivolgerle dei complimenti:
"
Poi, ...un giorno, un paio di giorni, lui, io, lui mi ha trovato e mi dice che, ...mi ha detto che sono, ..mi ha domandato “sei la cugina di _?” che mio cugino ha detto di sì e mi ha detto che mi guardava da sempre, che ero carina, ma ...non sapeva come dirmi ma quel giorno lì mi ha detto che mi ...che ero bella e che ero carina e che provava qualcosa per me "
(audizione 29.8.2006 pag. 1)
Sulle prime, la ragazza non reagì:
"
E io, io non ho detto niente, perché era la prima volta che potevo parlare così con lui, che quando lo vedevo ci salutavamo solo così, e così andai a casa ...ehmm
"(audizione 29.8.2006 pag. 1)
Poi, a casa cominciò a pensare a lui:
"
c’è stata una sera che a un momento non dormivo e pensavo solo a lui, a ciò che mi ha detto
" (audizione 29.8.2006 pag. 1)
19.5.
Poco dopo, la ragazza andò a casa di AC 3 – che abitava al secondo piano dello stesso palazzo – insieme al cugino (che era amico di AC 3). Dopo avere un po’ chiacchierato, rimasta sola con lui, la ragazza disse a AC 3 che, da quella sera, lei non aveva fatto altro che pensare a lui:
"
Un giorno siamo venuti, e l’ho visto di nuovo, e mi chiese se potevo andare a casa sua. Io non sapevo delle ...sapevo che era il mio palazzo ma non di quello ...che mio cugino lo conosceva meglio, che sono molto amici. Così una volta, sono andata insieme a mio cugino da lui, ...e sono stata lì e parlavo con lui, parlavo con mio cugino, e domandavo da quando era qui in Svizzera e così, poi mio cugino è andato via, è andato a casa, e mi ha lasciato lì con lui. Poi da lì mi sono ricordata solo ciò che mi ha detto, io gli ho detto che “da quella sera che mi hai parlato non ho fatto che pensare a te”. Solo questo. "
(audizione 29.8.2006 pag. 1)
Sentita quella dichiarazione, AC 3 le chiese “se voleva stare con lui”. La ragazza gli disse di sì. Poi, vista la differenza d’età, insieme decisero di tenere segreta la loro relazione:
"
E lui quasi, lui mi ha detto se io volevo stare con lui. Gli ho detto di sì. Ma ho detto, però, non possiamo stare insieme, perché tanto ...io, se rimaniamo insieme ci scoprono e poi non possiamo neanche andare da mia zia perché sei grande e poi c’è mio cugino che viene sempre qui da te e tu lo dai assieme, e lui mi ha detto “no, facciamo il possibile che nessuno scopra che stiamo insieme”. E così (incomprensibile)."
(audizione 29.8.2006 pag. 1)
Così, la storia fra i due continuò, con lui che l’aspettava fuori da scuola e lei che andava da lui:
"
Poi c’è stata la volta che uscivo dalla scuola, lui mi aspettava, erano dei giorni che lui lavorava e io ... faceva (incomprensibile, rumori di sottofondo), veniva a casa e mi ha domandato se potevo passare da lui e gli ho detto di sì. E sono andata da lui ..."
(audizione 29.8.2006 pag. 1 e 2)
19.6.
Di quegli incontri, la ragazza ha parlato come di classici (naturalmente facendo astrazione dall’età dei protagonisti) incontri fra innamorati con scambio di frasi più o meno dolci e di effusioni e tentativi dell’uomo di passare a gesti di natura più marcatamente sessuale che, la prima volta – sembra - non risultarono molto graditi alla ragazza tanto che lei, quando lui cominciò, mentre si baciavano, ad allungare le mani, se ne tornò a casa sua:
"
e lui mi diceva se gli mancavo e così, perché erano cose che io quando ero con lui non dicevo mai mi sei mancato e queste cose così, e lui, ...lui voleva che sentirlo che le dicessi e mi domandava. E io gli dicevo, sì, (incomprensibile). Però c’è stata una volta che lui, che ha tentato, ...che lui mi ha toccato, ...tentava di toccarmi a forza, nel senso che era previsto che stavo con lui e stavamo già (incomprensibile) pensava già che gli permettessi di usarmi come voleva; lui mi baciava, però quando mi baciava io non facevo niente solo che dopo cominciava a toccarmi delle parti e io ...sono uscita da lì subito e sono andata a casa mia e sono andata in camera mia ..."
(audizione 29.8.2006 pag. 1 e 2)
Nonostante questo primo approccio un po’ difficile, le visite della ragazza continuarono.
Infatti, non appena AC 3 le telefonò, la ragazza accettò subito di fargli nuovamente visita:
"
Poi lui, un altro giorno, mi telefona e mi dice cosa sto facendo, niente, sono in camera mia, bon allora vieni da me. Io ho detto no, oggi no perché ho tanto da fare e mi dice oggi come è andata. E ogni volta che andavo da lui dicevo sempre a mia zia che vado a ...vado via zia un attimo che arrivo. Dicevo sempre così. Visto che era il mio palazzo non pensavo che tardavo. Quando sono andata da lui, lui ha chiuso la porta a chiave, siamo stati lì assieme e io l’ho detto a lui che non sono che non mi ero innamorata. E lui mi ha detto, solo che lui sapeva che io ero innamorata di lui e lui, sapendo quello, se ne approfittava anche, per il fatto che poteva farmi quel che voleva e che se mi lasciava io non me ne andavo perché io volevo sempre stare con lui
...." (audizione 29.8.2006 pag. 1 e 2)
Così, dopo che convennero che la ragazza era innamorata, i due ebbero il loro primo rapporto sessuale completo. O, almeno, tentarono di averlo poiché la cosa si presentò un po’ difficoltosa siccome la ragazza sentiva - come spesso capitava nei primi rapporti sessuali – dolore alla penetrazione:
"
E quella sera io sono stata insieme a lui. Abbiamo avuto un rapporto. E ...però mi faceva male perché, ...mi faceva male perché io ...perché lui faceva troppa forza.: "
(audizione 29.8.2006 pag. 1 e 2)
Interrogata al proposito, la ragazza ha detto di avere sentito dolore perché AC 3 “
faceva troppa forza
” nel senso che lui voleva che il suo pene penetrasse nella vagina. Lei, avvertendo il dolore, lo respingeva.
La ragazza non ha precisato se AC 3 smettesse a seguito delle sue lamentele.
Ha detto soltanto che l’uomo le spiegava che, una volta superato lo scoglio della verginità, non avrebbe avuto più dolori:
"
I: okay. Tu mi hai parlato di questo primo rapporto, dicendomi che ti faceva male.
D: (annuisce col capo)
I: perché faceva troppa forza. Mi puoi spiegare meglio che cosa intendi dire con questa frase?
D: che ...lui cercava di ...voleva (incomprensibile per rumori di fondo) che ...che ...non so come dire, ...perché prima di tutto faceva, ...non so come dirlo ...
I: dillo molto semplicemente, _, poi se non capisco ti chiedo.
D: lui cercava di, ...quando abbiamo avuto il rapporto, ...lui mi diceva di stare tranquilla e poi cercava, ...che ...lui voleva che entrasse proprio tutto dentro di me.
I: mmh!
D: però io dicevo di no, perché ...mi faceva male, cioè lui voleva che lo entrasse tutto. E io lo spingevo sulla sua pancia per spingerlo (congiunge le mani all’altezza del ventre e fa il gesto di respingere) perché non volevo, non ce la facevo e lui mi ha detto, mi ricordo che mi ha detto: “ti tolgo la tua verginità”. Mi ha detto così. E mi ha detto, mi dice che adesso che ti tolgo la tua verginità e che stiamo insieme non ti farà più male
." (audizione 29.8.2006 pag. 7)
19.7.
La ragazza ha precisato che il primo rapporto completo avvenne circa dopo due settimane dall’inizio delle loro frequentazioni:
"
D: dalle due settimane che ci parlavamo, che ci scambiavamo le prime parole, ...poi passando due o tre giorni, ci siamo visti ed è lì che c’è stato il primo rapporto
." (audizione 29.8.2006 pag. 7
)
19.8.
I due continuarono ad avere rapporti sessuali completi a casa di AC 3, luogo dei loro incontri amorosi più o meno clandestini.
Secondo la ragazza, nell’arco di un mese e mezzo, ve ne furono circa 11/12.
"
I: okay. Poi tu mi hai detto che è capitato tante volte, così mi hai detto.
D: sì.
I: tante volte cosa intendi dire? Riesci a dare un ordine di grandezza? Cosa vuol dire tante?
D: praticamente ogni volta che stavamo insieme c’era sempre un rapporto.
I: ah!
D: devo dire un numero?
I: no, non è che mi devi dire un numero. Se riesci a dirmi penso che sia stato 10 volte, penso che sia stato 50, penso che sia stato, ...capisci cosa voglio dire, come ordine di grandezza, eh.
D: sì. Ehmm, ...sarà stato più o meno 11 o 12 volte.
I: 11 o 12 volte?
D: sì; perché poi mi diceva sempre (incomprensibile) che lo chiedeva poi da quando che ho visto che c’era quell’altra lì, non ci andavo più.
I: mh! Ecco e più o meno mi sai dire quando è stato l’ultimo, te lo ricordi l’ultimo?
D: sì. ...ehmm, ...più o meno il tempo quando era?
I: sì, giusto per capire quanto tempo, circa, sempre in questo senso, cioè un ordine di grandezza; quanto tempo è trascorso tra il primo rapporto sessuale che avete avuto e l’ultimo.
D: un mese e qualcosa."
(audizione 29.8.2006 pag. 8)
19.9.
Secondo la ragazza, con l’andare del tempo i dolori diminuirono:
"
... tu riesci a spiegarmi come hai vissuto questi rapporti sessuali con questo AC 3?
D: non molto bene. ...A volte, a volte non c’avevo niente, perché ...perché come ha detto lui che passando il tempo non mi faceva male, non sentivo quasi molto male, però ci siamo, ci sono stati dei rapporti che io mi sentivo male. Nel senso che non solo male che lui mi faceva male, perché, nel senso che ero stanca, che ogni volta che ero con lui, lui pensava solo al sesso. E ...ho visto che non andava così tanto bene. Come ho visto che lui ha detto che mi voleva e io
..." (audizione 29.8.2006 pag. 8)
19.10.
La ragazza ha raccontato che AC 3 le diceva che, se lei avesse avuto 18 anni, lui avrebbe chiesto alla zia il permesso di sposarla:
"
La sera che eravamo lì mi ha detto che se io avessi 18 anni, andava da mia zia e diceva che voleva sposarmi. (incomprensibile).Poi mi ha detto che stava con me e non mi lasciava mai
." (audizione 29.8.2006 pag. 3)
19.11.
Però,dopo poco, AC 3 divenne sempre più freddo e la ragazza capì che lui si interessava ad un’altra donna:
"
Quello che dopo io, dopo io ho scoperto che stava con me però voleva un’altra persona. E così io ero (incomprensibile) molto meglio a fare, che so che il sabato lui è a casa, che lava e io sono stata (incomprensibile) lui lavava e parlava. Noi stavamo discutendo e poi ho detto “come mai in questi giorni non parli così tanto con me?” e lui non mi rispondeva o mi diceva ”perché sono stanco” o “perché ho da fare”. Ehmm ...e invece aveva già un‘altra, aveva un’altra persona. Però io, io quando stavo con lui sapevo già che ...che lui voleva quella persona. Ma però, visto che lui voleva stare con me, non mi lasciava mai, poi voleva andare anche dalla zia perché voleva sposarmi...quando avevo 18 anni, io non ho pensato a quell’altra persona che lui voleva. Ho fatto finta, come se lei non esistesse. "
(audizione 29.8.2006 pag. 3)
19.12.
La ragazza ha raccontato di avere sofferto molto e di stare ancora soffrendo a causa dell’abbandono di AC 3:
"
e lui non mi ha chiamato, non mi ha detto niente, non mi ha dato neanche una spiegazione “guarda non posso stare più con te”, “ho un’altra persona”, non so “quella lì è un’altra cosa”. E tutto perché, tutto così, di quello non abbiamo parlato niente. Ma io volevo parlare con lui! Però non è un problema. Questa è un’impressione. Ma lui non voleva né parlare né niente. E lui mi ha lasciato così, come se nulla fosse. Però, quando ero da sola, mi sentivo male. Andavo sempre al mio diario, scrivevo le sue cose. Il mio diario era pieno delle cose sue che scrivevo. Quando ero con lui, ogni giorno che ero con lui, scrivevo sul diario. E poi un giorno ...ho deciso di buttare via il diario ma non ce l’ho fatta. L’ho tenuto via. A volte, ...ogni sera, andavo sempre con lui non pensavo a nient’altro, non ero più quella che mi occupavo sempre di altre cose, che aiutavo in a casa, ...l’avevo sempre nella mia testa, pensavo sempre a lui. E poi ha detto che non vale niente che vado avanti a pensare a lui perché se lui ne ha già un’altra è meglio che non faccio niente ...ma non ce l’ho fatta. Ho preso il mio diario, mi sono messa a letto e lo leggevo e poi ho detto a lui guarda che io ho scritto tutte le cose che abbiamo ...che abbiamo vissuto, nel diario. Glie l’ho detto! E poi ho detto anche (incomprensibile). Il diario alla fine se l’è tenuto lui. (incomprensibile) non sapevo più cosa dirgli. Perché io ...quando ero (incomprensibile) pensavo di stare con lui, non volevo più stare con nessuno. È come se fossi stata con lui e ...che fino adesso ...non riesco a togliermelo dalla testa, lo vedo sempre, quando passo. "(audizione 29.8.2006 pag. 3 e 4)
"
E che ci sono dei momenti, anche quando dormo, che non riesco a dormire perché c’è lui nella mia mente. E poi è finita così. Una volta ho preso, ero con lui, ho preso la sua giacca, non so perché, magari avevo freddo, ho preso la sua giacca e me la sono portata a casa. Era a casa sua, l’ho portata a casa mia. E non è mai stata tanta come quella giacca e poi lui voleva la giacca indietro e io non volevo dargliela. Quando mi vedeva mi diceva sempre dammi la mia giacca e io dicevo (incomprensibile), poi un giorno ho deciso di dargliela indietro. Quando sono andata a portare la sua giacca ...ho portato una cosa per lui. Ho messo del profumo che ha lui e l’ho dato a lui. E lui ha messo nella ...i miei gioielli (incomprensibile).
" (audizione 29.8.2006 pag. 4)
19.13.
Va detto che tutti i testi sentiti durante l’inchiesta pre-dibattimentale hanno confermato che fra i due si trattò di una storia d’amore e che la ragazza soffrì molto quando AC 3 l’abbandonò (cfr PS _ 15.9.2006 pag. 2; PS _ 6.9.2006 pag. 4, 6, 7; PS _ 15.9.2006 pag. 3 e 4)
.
19.14.
Sulle agende della ragazza si leggono, fra le altre, delle annotazioni relative a ragazzi o uomini.
Fra queste, ve ne sono alcune relative a AC 3, che sono molto indicative dei sentimenti che la ragazza nutriva nei suoi confronti:
"
AC 3, ti amo da morire anche quando sono andata a casa tua a ...(illeggibile) sono arivata il mio cuore mi (illeggibile )... mi hai tolti la mia cintura e il mio reggiseno e mi ai buttata sul divano e tuai sdraiato il mio corpo ha sentito il tuo cuore che diceva _ ti amo."
(bigliettino datato 4.3.04 incollato nell’agenda 2005)
"
AC 3 voglio sapere quando compi gli ani perché per me e molto importanti (illeggibile) perché voglio regalarti una cosa ci ti (illeggibile) tantissimo faro questo regalo e molto bello ci quando ti do dobiamo (illeggibile) Sali nella tua casa amore mio ciao dalla _ "
(bigliettino datato 1.1.04 incollato nell’agenda 2005)
dichiarazioni della ragazza in aula
19.15.
In aula, la ragazza ha sostanzialmente confermato le proprie iniziali dichiarazioni precisando – in risposta alle domande della Presidente – che, effettivamente, lei era contenta di fare l’amore con AC 3.
In aula, tuttavia, la ragazza ha detto che i rapporti sessuali completi con AC 3 furono tre e non dieci o undici come detto in precedenza:
"
D: sono andate avanti che poi ci sono stati periodi che ci trovavamo, io e lui ci trovavamo anche sotto il palazzo , quando lui usciva, io salutavo lui, egli salutava me, e poi ...e poi ...io, lui diceva che a me che sono carina e così e poi io dicevo grazie e 'ste cose, e ...poi più in là, più avanti si stava già facendo qualcosa.
I: più in là, andando avanti, quanto tempo è passato?
D: due settimane, penso.
I: dopo un paio di settimane, lui ti faceva i complimenti, tu eri contenta, stava già nascendo qualcosa; cosa stava nascendo?
D: che non era più un'amicizia ma qualcosa che non lo so.
I: ti sei innamorata di lui?
D: sì.
I: ecco! E dopo?
D: e dopo ...lui ha detto che era innamorato di me.
I: ecco. Quindi vi siete innamorati, vi siete piaciuti e quindi vi siete innamorati. E questo già dopo un paio di settimane dalla vostra conoscenza?
D: sì.
I: giusto?
D: sì, giusto!
I: e dopo cosa è successo? Cosa facevate insieme?
D: ehm ...lui lavorava e dopo lui, quando usciva dal lavoro e mi diceva che andava a casa, mi diceva di andare a casa sua e io sapendo che doveva arrivare andavo a casa sua, ero lì con lui e lui mi diceva delle frasi carine, ..
I: tu le dicevi a lui?
D: sì.
I: ecco e poi?
D: e poi ...ehm ...lui mi baciava ...
I: sì, e a te piaceva?
D: sì.
I: sì, sì ...ehm...e poi... e poi come sono andate avanti le cose?: sono andate avanti che siamo rimasti d'accordo tutti anche così, che io andavo a casa sua.
I: sì
D: e...c'è stato anche un momento che lui voleva qualche cosa di più.
I: sì,
D: voleva arrivare al punto di avere ancora rapporti sessuali.
I: sì, prima hai detto, si, quando vi baciavate... vi baciavate a lungo?
D: sì.
I: sì, lui allungava un po' le mani?
D: sì.
I: dove ti toccava?
D: nel seno.
I: nel seno, e a te dava fastidio, o no?
D: sì.
I: sei sicura?
D: sì perché, non credevo che lui andasse proprio così molto veloce.
I: ah..
D: perché lui non mi baciava così, e allora poi quando mi toccava nel seno...e anche io non mi piaceva così tanto.
I: cosa vuol dire non mi piaceva così tanto?
D: nel senso che non volevo, e io non contavo...
I: scusa?
D: non volevo e io non contavo e lui arrivava anche al punto di toccarmi il seno.
I: ah, e tu non pensavi che lui sarebbe arrivato al punto di toccarti il seno?
D: mmh!
I: questo vuoi dire?
D: (annuisce col capo).
I: ma glielo dicevi che non volevi che ti toccasse il seno?
D: io lo spingevo, tirando via la mano.
I: e dopo.
D: però lui mi diceva, no, no tranquilla, dopo ti abituerai, così, mi diceva così
I. eh..
D: e poi non facevo più niente, lo lasciavo, e lui mi toccava il seno
I: lo lasciavi?
D: sì.
I: e ti piaceva se ti toccava il seno dopo, la prima volta ti dava un po' fastidio non pensavi, e dopo?
D: e dopo no.
I: dopo non ti dava più fastidio?
D: no.
I: ecco e dopo. Dopo mi hai detto che lui voleva un rapporto sessuale completo?
D: sì.
I: ecco...spiegami come te l'ha detto?
D: lui non mi ha detto che voleva un rapporto, lui mi stava già tirando via i pantaloni.
I: quando vi baciavate?
D: sì.
I: in quei momenti lì. In uno di quei momenti, eh...e poi lui ti toccava un po' e dopo, lui ti tirava via i pantaloni?
D: sì, mi tirava via i pantaloni, e mi tirava, poi mi toglieva anche le mutande.
I: sì.
D: e dopo lui cercava di andare dentro di me e io ...mi faceva anche male, lui mi ha detto no dopo ti abituerai, dopo non ti farà più male e...poi lui andava avanti, ma sentivo anche un po' ...
I: no, aspetta; raccontami tranquillamente la prima volta che ti ha tirato giù i pantaloni, eh, ti ricordi?
D: no.
I: non ti ricordi più?
D: no, so che l'ha fatto, però la prima volta.
I: no, non voglio sapere quando è successo, ti ricordi la prima volta che lui ti ha tirato giù i pantaloni, che voleva entrare dentro di te, te la ricordi?
D: (annuisce col capo).
I: ecco, spiegami bene cosa stavate facendo?
D: io ero a casa sua, sul suo divano.
I: sì.
D: lui era in bagno.
I: sì.
D: io l'aspettavo.
I: e tu lo aspettavi, sì.
D: io lo aspettavo perché lui stava preparandosi perché doveva ritornare al lavoro
I: ecco.
D: solo che poi quel giorno, lui ha detto che non andava più al lavoro.
I: sì.
D: ha chiamato per dire che non andava più al lavoro.
I: sì, ecco.
D: ed è stato lì con me.
I: è stato lì con te, è venuto sul divano con te?
D: sì.
I: ecco e cosa avete fatto?
D: stavamo facendo...stavamo facendo l'amore.
I: ah, stavate facendo, vi baciavate e poi? Cosa vuol dire..
D: e poi è andato oltre.
I: è andato oltre, nel senso che oltre a toccarti il seno ti ha tirato giù i pantaloni?
D: sì.
I: ecco, e tu come hai reagito, ti ricordi?
D: sì, mi ricordo.
I: ecco, come hai reagito?
D: io, in quel momento io ero contenta, perché sapevo che non andava al lavoro e rimaneva tutto il giorno con me.
I: ecco, quindi sì.
D: e sono stata lì con lui e poi da divano siamo finiti nel suo letto.
I: mmh... ma tu eri contenta?
D: sì.
I: sì, ecco. E dopo nel letto?
D: mi ha tolto già tutto.
I: sì.
D: e poi mi ha detto, in quel momento mi ricordo mi ha detto che voleva fare sesso con me.
I: ecco; e fare sesso con te cosa vuol dire, spiegami bene?
D: voleva un rapporto.
I: ecco. E tu cosa gli hai detto?
D: che non sono d'accordo.
I: e lui?
D: lui ha detto, ma no perché quel giorno no che le avevo detto che sì, che piano piano tu, dopo non avresti più sentito male.
I: ecco ...
D: io gli ho detto, fatto il coraggio che ho avuto male ...
I: sì ma è la prima volta questa, stiamo parlando della prima volta?
D: mmh, mmh!
I: quindi spiegami bene. La prima volta che voi eravate lì, prima sul divano tu eri contenta perché lui non andava più a lavorare, poi siete andati sul letto, lui ti ha detto che voleva fare sesso con te, tu gli hai detto, ma non sono pronta, e lui ma no guarda facciamo che dopo va bene e dopo?
D: l'abbiamo fatto.
I: l'avete fatto?
D: sì.
I: ma tu eri contenta di farlo con lui?
D: ero un po' triste anche.
I: ecco, no aspetta, prima rispondi: eri contenta, un po' contenta eri?
D: sì.
I: un po' contenta eri?
D: mmh.
I: e perché eri un po' contenta?
D: perché....lui...mi aveva mi ha dimostrato, io ero sicura che mi voleva bene.
I: ho capito. Perché?
D: perché me l'aveva detto che mi voleva.
I: ecco e quindi eri contenta, almeno un po' contenta di fare l'amore con lui, è giusto?
D: sì.
I: ecco, e dopo ha detto che eri anche un po' triste, cosa vuol dire, perché eri un po' triste?
D: ero un po' triste perché sapevo che era un qualcosa di nascosto.
I: ah.
D: che nessuno doveva sapere.
I: e perché nessuno doveva sapere?
D: perché lui ha detto che era una cosa che rimanere solo tra noi
I: e come mai? tu lo sapevi perché, mi sembra che l'hai detto le altre volte, come mai quella cosa lì doveva rimanere un segreto vostro?
D: perché non voleva che gli altri vengano a sapere, anche la zia.
I: ecco, ma perché non voleva che venissero a saperlo?
D: perché ero più piccola di lui.
I: perché sei più piccola di lui.
D: sì.
I: per questo. Insomma tu eri contenta di fare l'amore con lui. Ascoltami bene, che se così mi dice se sbaglio, se ho capito bene o se ho capito male. Tu eri contenta di fare l'amore con lui perché tu gli volevi bene e lui ti voleva bene, eh?
D: sì.
I: eri un po' triste però perché non potevi dirlo a nessuno, perché tu eri troppo piccola.
D: sì.
I: ecco, ho capito. Dopo, ah, ti faceva un po' male quando lui entrava dentro di te?
D: sì.
I: e dopo, glielo dicevi?
D: sì, quando lui andava dentro, io mi faceva anche un po' male.
I: sì.
D: io respingevo anche un po'.
I: sì, ecco, un po' e lui usciva?
D: no, lui andava avanti, e allora dopo...quando è uscito mi ha detto che non avrei più sentito (incomprensibile).
I: ecco, questo era la prima volta, ecco, ma lo spingevi come, spiegami un po'?
D: lo tiravo (fa l'atto di sospingere lontano dal proprio corpo con entrambe le mani) nella pancia; lui per fare meglio, io poi lo spingevo, non so come spiegare.
I: piangevi?
D: no.
I: no. Gli dicevi mi fai male?
D: sì.
I: e lui? Cosa ti rispondeva?
D: stai tranquilla.
I: stai tranquilla?
D: non ti fa più male.
I: ah! E tu sei stata tranquilla?
D: (incomprensibile, parla a voce bassa)
I: eh?
D: non sono stata tranquilla, perché ...non sapevo come sarebbe stata dopo tornando a casa.
I: ah! Ma lì con lui, la prima volta, ...in complesso ti è piaciuto? Sei stata contenta di aver fatto l'amore con lui?
D: sì.
I: eh?
D: sì!
I: ecco. Le altre ...poi ci sono state ...hai fatto l'amore altre volte con lui?
D: sì, ci sono state altre due volte.
I: altre due volte! Quindi tre volte in tutto?
D: mmh ...
I: è giusto?
D: si, è giusto.
I: la prima poi adesso hai detto due volte ancora. Ecco. E le altre due volte come è andata?
D: mmh ....le altre due volte, ...è andata più tranquilla.
I: è stato ...non hai più avuto male?
D: no, nel senso lui non è stato molto ...come dire ....molto aggressivo.
I: ma la prima volta è stato aggressivo?
D: sì, perché quando io spingevo (fa l'atto con entrambe le mani di sospingere indietro qualcosa dal proprio corpo) lui andava avanti ...nel senso lui mi faceva male. Però quando gli dicevo che lui fa male, lui usciva.
I: ah, quando gli dicevi mi fa male, lui usciva!
D: sì.
I: e poi dopo lui diceva proviamo ancora e dopo tu dicevi di sì?
D: no.
I: ma avete provato ancora?
D: sì.
I: ah! E tu volevi provare ancora per vedere se ti faceva ancora male o no?
D: no.
I: eh?
D: no.
I: ma glie l'hai detto a lui?
D: sì.
I: e lui?
D: lui non ha detto niente.
I: non ha detto niente! E la seconda volta non ti faceva più male?
D: sì, però non come prima.
I: e ti è piaciuto? Eri contenta?
D: mmh ...già lì non ero molto contenta.
I: perché non eri molto contenta ...e allora la prima volta eri più contenta della seconda?
D: mmh!
I: e perché non eri molto contenta la seconda volta?
D: perché ...lui doveva andare a lavorare, solo che poi invece di andare a lavorare l'ho visto andare con un'altra persona.
I: ah, dopo hai cominciato a vedere che lui aveva un'altra persona. È per quello che non eri contenta?
D: sì.
I: però, ...rispondimi ...allora: tu eri innamorata di AC 3, eh?
D: sì.
I: ti piaceva baciarlo?
D: sì.
I: ti piaceva anche un po' fare l'amore con lui?
D: sì.
I: sì. Ehmm ...non eri tanto contenta perché non potevi dirlo a nessuno ...
D: sì ...
I: ecco, e dopo non ti piaceva e non eri molto contenta dopo perché hai visto che lui ne aveva un'altra!
D: sì.
I: ah! È per quello. Però di fare l'amore con lui tu eri contenta?
D: sì.
I: sì. Si sente? (rivolta agli altri interlocutori in altra sala) Quindi ripetimi un po' quante volte hai fatto l'amore con AC 3?
D: tre volte ...
I: l'amore ...sesso completo eh; che lui è venuto dentro di te. Tre volte?
D: tre ..
I: tre volte! Quando facevate ...quando vi baciavate, quando lui ti toccava, quando avete fatto l'amore, AC 3 è stato cattivo con te?
D: no.
I: no! Non è mai stato cattivo in quei momenti?
D: no.
I: e dopo cosa è successo? Allora vi siete conosciuti, vi siete piaciuti, c'è stato questo periodo in cui voi avete fatto un po' l'amore e dopo, hai detto, ha trovato un'altra?
D: mh! (annuisce col capo) (incomprensibile, voce troppo bassa)
I: e a te non l'ha detto?
D: no.
I: e dopo?
D: dopo, una volta, sono andato da lui per parlargli; l'ho trovato che era in bagno, che stava lavando. Io gli ho detto perché in questi giorni non sei più così, non eri come eri prima e lui non mi rispondeva, però poi è arrivata una ragazza. E parlava con lui come se era il suo moroso.
I: ho capito!
D: e io poi ho capito già che allora c'era qualcuno. E io poi sono venuta a scoprire che (incomprensibile, parla a voce bassa)
I: ho capito! Tu hai dovuto scoprire da sola che lui aveva un'altra e questo ti ha fatto ...cosa hai sentito dopo aver scoperto questo?
D: che ...mi ha ingannato.
I: che ti ha ingannato?
D: sì.
I: e dopo?
D: è rimasto con quella tal persona e io sono andata avanti a volergli bene.
I: ecco, lui è rimasto con questa ragazza e tu ai continuato a volergli bene. E adesso gli vuoi ancora bene?
D: sì.
I: si. E ti dispiace ancora che lui ti ha lasciata?
D: sì.”
(trascrizione audizione pag. 1-3)
20. dichiarazioni di AC 3
20.1. AC 3
ha dapprima negato di avere avuto rapporti sessuali con _
"
Io preciso che non sono stato insieme alla _. Lei è piccolina. Non so quanti anni ha, ma gli do sui tredici anni. E’ questo che intendo dire quando dico “piccolina”
...omissis...
Da parte mia dichiaro che io con la _ non ci sono mai stato, non ho mai avuto rapporti sessuali con lei. E’ lei che andava in giro a dire a tutte le sue amiche che eravamo insieme.."
(PS AC 3 5.9.2006 pag. 4)
In seguito, sempre nello stesso interrogatorio, ha ammesso di avere avuto un rapporto sessuale con la ragazza (PS AC 3 5.9.2006 pag. 14)
20.2.
Nel corso del secondo interrogatorio – quello del 8.9.2006 – AC 3 ha ammesso che, in realtà, i rapporti sessuali con la ragazza furono più di uno:
"
Ammetto che con _ ho avuto più di un rapporto. Penso di poter dire che sono stati tre, quattro rapporti. Io avrei voluto stare con lei, ma era minorenne. E’ per quello che le ricordavo che avevo moglie e figlio. Se fosse stata più grande, mi sarei innamorato di lei."
(PS AC 3 8.9.2006 pag. 5)
Poi, richiesto di precisare come avvenne, AC 3 ha raccontato che ha cominciato ad avere contatti con la ragazza quando è andato a vivere da solo, nell’appartamento del secondo piano. Quindi, in sostanza ha situato i primi contatti con la ragazza a circa tre anni prima dell’interrogatorio, cioè a settembre 2003 (PS AC 3 8.9.2006 pag. 6; cfr AI35 da cui risulta che AC 3 si è trasferito nell’appartamento al secondo piano di via _ il 25.11.2002)
20.3.
Quindi, AC 3 ha dato di quel che successe con la ragazza una versione sostanzialmente sovrapponibile a quella di quest’ultima, tranne che per il numero dei rapporti sessuali che lui ha sempre quantificato in “al massimo in 4”.
Dunque, AC 3 ha raccontato che i primi contatti con _ avvennero in gruppo, tra compaesani che si ritrovavano per parlare insieme del paese che si erano lasciati alle spalle:
"
Questi contatti sono avvenuti, sono cominciati visto che entrambi venivamo dallo stesso paese, eravamo compaesani. Eravamo sempre in gruppo, con gli altri angolani. Parlavamo del nostro paese, della guerra."
(PS AC 3 8.9.2006 pag. 6)
E così i due divennero amici:
"
E’ così, tra gli amici angolani, parlando in portoghese, che io e _ ci siamo conosciuti. E siamo diventati amici. Ma non c’era nulla di più. A quel tempo pensavo ancora a mia moglie e mio figlio in _. Mi incontravo con la _ quando eravamo con la _. Diego è arrivato dopo
." (PS AC 3 8.9.2006 pag. 6)
Con il passare del tempo, AC 3 – sempre secondo la sua versione – si accorse di piacere alla ragazza:
"
Con il passare del tempo, diversi mesi, non so dire con maggiore precisione, mi sono accorto che la _ mi stava dietro. Mi sono accorto per come si comportava, per come parlava, si vedeva che lei era piccola, ma ragionava da donna. Lei mi dimostrava che mi voleva, senza dirmelo direttamente. Metteva la gonna e mostrava le mutande, voleva farsi vedere, e quindi, per la nostra cultura, mi dimostrava che le interessavo. Mi corteggiava con il vestito, mostrandomi le mutande sotto la gonna o i pantaloni, oppure mostrandosi a me con il top. Era vestita in modo provocante. Dopo ancora un po’ di tempo, lei ha cominciato anche a dirmi direttamente che mi voleva, che le piacevo. Lei veniva da me. Prima a guardare film con gli altri compaesani, anche con _. Guardavano i film, con i DVD che portavano a casa loro. "
(PS AC 3 8.9.2006 pag. 6)
Così, ad un certo punto, AC 3 capitolò – probabilmente la sua non fu una resistenza strenua - e i due ebbero dei rapporti sessuali.
AC 3 li quantifica in quattro:
"
Dopo lei cominciava a dirmi che mi voleva, e io le dicevo che ero contrario perché lei era minorenne. Durante un certo periodo, che non so quantificare, abbiamo avuto dei rapporti sessuali. Questi avvenivano a casa mia. Lei veniva sempre da me, diceva che mi voleva bene. E io, malgrado che sapevo che era minorenne, le davo tredici quattordici anni (lei non mi ha mai detto quanti anni aveva), alla fine avevo questi rapporti. In sostanza cedevo alle sue avances. In tutto abbiamo avuto, secondo me, quattro rapporti sessuali completi, non di più. Il primo è avvenuto sul letto. Altre volte l’abbiamo fatto sul divano o ancora sul letto
."(PS AC 3 8.9.2006 pag. 7)
AC 3 ha raccontato che la penetrazione era difficoltosa poiché la ragazza provava dolore e che, perciò, lui, ogni volta che se ne accorgeva, smetteva
(AC 3 PS 19.9.2006 pag. 7, 8, 9 e 10).
In seguito, il 26.9.2006, davanti al PP, AC 3 ha ribadito di non avere mai forzato la ragazza a fare sesso con lui (PS AC 3 8.9.2006 pag. 7) e confermato di avere sempre smesso quando la ragazza diceva di sentire dolore (PP AC 3 26.9.2006 pag. 6).
AC 3 ha dichiarato di avere voluto bene alla ragazza.
Dopo un inizio in cui la respingeva proprio a causa della giovane età, AC 3 si lasciò “andare all’affetto per la ragazza” che divenne “la sua ragazza” ancorché la relazione fosse stata tenuta segreta proprio a causa dell’età di lei:
"
all’inizio io respingevo la _, anche perché era minorenne, e io me ne ero reso conto, ma anche perché pensavo a mia moglie e a mio figlio. Poi, con il passare del tempo, io ho cominciato a rispondere all’affetto che lei aveva nei miei confronti. Come ho detto, se non fosse stata minorenne, sarei stato d’accordo di innamorarmi di lei."
(PS AC 3 8.9.2006 pag. 8)
per me, _, era la mia ragazza (ma non ufficiale vista la sua età)." (PS AC 3 8.9.2006 pag. 7; PS 19.9.2006 pag. 2 e 3)
La relazione finì poiché l’uomo cercava “qualcuno di più grande” e si allontanò da lei senza, tuttavia, mai dirle che la lasciava:
"
Io cercavo qualcuno di più grande con cui avere una relazione fissa. Non è che con la _ mi sono lasciato ufficialmente. Non le ho detto un giorno “adesso basta”. Ho cominciato, piano, piano, a vederla sempre meno. Dopo ho trovato una congolese, che abitava a _, che aveva ventiquattro anni. Sono stato con lei circa tre mesi. Ma poi lei è dovuta partire. E dopo c’era ancora un’altra, che lavorava al _. Ma lei, per questioni religiose, non poteva stare con me. E poi ho conosciuto la _, e la sua madre, come ho raccontato
." (PS AC 3 8.9.2006 pag. 8)
AC 3 ha dichiarato che la ragazza non prese bene l’abbandono:
"
La _ ha reagito male quando mi vedeva con la _. Faceva la faccia da gelosa. Dopo, col tempo, quando ci incontravamo sulla strada, _ diceva che mi mettevo con una bianca. Mi diceva “se te non stai insieme a me, non stai neanche con lei”.
Per rispondere alle domande degli interroganti, posso dire che _ era delusa del fatto che io l’avevo un po’ abbandonata, anche se io le avevo detto più volte che non potevamo stare insieme ufficialmente, perché lei era troppo piccola.
Quando io mi sono messo insieme alla _, la _, per farmela, tempo dopo, ha parlato con la _, e ha detto loro che io e lei avevamo fatto l’amore insieme. Lei ha detto questo a loro per far sì che la _ mi lasciasse. Tutti insieme sono poi venuti a chiedermi delle spiegazioni, come ho indicato l’altro giorno durante l’interrogatorio. Io ci sono rimasto male, ma ho ammesso a tutti loro presenti che avevo fatto sesso con la _. Dopo quando sono andati via, la _ è rimasta un po’, e m’ha detto che ero un porco, in sostanza mi ha insultato. E aveva ragione. Io le ho spiegato che avevo fatto l’amore con la _ prima di stare con lei. C’è stato un periodo di crisi con la _. Ma poi ci siamo riavvicinati."
(
PS AC 3 8.9.2006 pag. 8 e 9)
Va detto che della gelosia della ragazza e delle sue reazioni hanno detto anche tutti i testi sentiti e citati sopra (cfr consid. 21.13).
21. conclusione
La fattispecie relativa a AC 3 merita una collocazione particolare nell’ambito del presente giudizio poiché le dichiarazioni della ragazza su questa questione hanno caratteristiche sostanzialmente diverse da quelle rese in relazione a AC 2 e a AC 1.
L’audizione del 28 agosto 2006 presenta, infatti, una sostanziale coerenza, una logica intrinseca ed una linearità che non si ritrovano nelle altre sue dichiarazioni.
Infatti, correttamente interpretate, le dichiarazioni rese dalla ragazza a fine agosto sono la chiara descrizione di un rapporto sentimentale nel cui contesto i due partners hanno avuto rapporti sessuali che, all’inizio, essendo la ragazza vergine, hanno presentato qualche difficoltà.
Ma era chiaro sin da quella prima dichiarazione che si trattava di rapporti cui la ragazza aveva consentito.
Infatti, se è vero che la ragazza aveva detto di avere provato dolore durante la prima penetrazione - e che, per questo, cercava di spingere il partner a ritirarsi - è anche vero che mai la ragazza ha detto di essere stata costretta a subire qualcosa.
Se dubbio vi era nelle menti degli inquirenti su questa questione, sarebbe bastato porre alla ragazza qualche domanda supplementare e la cosa sarebbe stata chiarita oltre ogni dubbio – ragionevole o non – come è stato fatto in aula.
Oppure, sarebbe bastato dare una scorsa ai diari della ragazza e leggervi le annotazioni relative a AC 3 (cfr consid. 19.14) per comprendere appieno la reale natura dei rapporti fra la ragazza e AC 3 e dare alla questione la corretta dimensione fattuale e giuridica.
Anche per AC 3, al dibattimento, dopo avere sentito la ragazza, il PP ha chiesto l’assoluzione dalle imputazioni di coazione sessuale e ripetuta violenza carnale (l’AA parlava di ben 11/12 episodi).
La Corte ha salutato positivamente tale decisione.
Tuttavia, la Corte si è anche chiesta dopo quale e quanta riflessione il PP abbia deciso un rinvio a giudizio per ben 11/12 violenze carnali, visto come sia bastata una semplice precisazione della versione della ragazza a far chiedere allo stesso PP che aveva disposto il rinvio a giudizio che le accuse venissero lasciate cadere.
22. cosa rimane dunque dell’impianto accusatorio?
Nulla a carico di AC 1 che, pertanto, è stato assolto da tutte le accuse.
A carico di AC 3 – che, nel 2003, ha avuto tre rapporti sessuali completi con la ragazza che allora aveva 14 anni – rimane l’imputazione di atti sessuali con fanciulli che è stata confermata dalla Corte.
Quando AC 2 ha fatto quel che ha fatto con la ragazza (estate 2005), questa aveva, secondo le conclusioni peritali, poco più di 16 anni.
Tuttavia, AC 2 era convinto che lei avesse soltanto 14/15 anni.
Quindi, AC 2 ha fatto quel che ha fatto convinto che la ragazza avesse meno di 16 anni.
Ciò facendo, egli si è reso autore colpevole di atti sessuali con fanciulli tentati, nella forma del reato impossibile ai sensi dell’art. 22 cpv. 1 CP.
23. pena
Per l’art 47 CP, il giudice commisura la pena alla colpa dell’autore. Tiene conto della vita anteriore e delle condizioni personali dell’autore nonché dell’effetto che la pena avrà sulla sua vita (cpv. 1).
La colpa è determinata secondo il grado di lesione o esposizione a pericolo del bene giuridico offeso, secondo la reprensibilità dell’offesa, i moventi e gli obiettivi perseguiti nonché tenuto conto delle circostanze interne ed esterne, secondo la possibilità che l’autore aveva di evitare l’esposizione a pericolo e la lesione (cpv. 2).
Per la commisurazione della colpa di AC 3, la Corte ha, dapprima, considerato l’oggettiva gravità dei gesti compiuti e la loro ripetitività. Tuttavia, considerato, da un lato, che si trattava di atti sessuali compiuti nel contesto di una relazione sentimentale e valutata, d’altra parte, la sostanziale incensuratezza del condannato e il suo generale buon comportamento nel nostro paese, ha ritenuto adeguata alla sua colpa la pena detentiva di 7 mesi.
Per AC 2, dopo avere valutato la valenza oggettiva dei gesti sessuali compiuti con la ragazza, la Corte ha considerato che si è trattato della caduta di un attimo nel contesto di una vita irreprensibile, interamente dedicata al lavoro ed alla famiglia.
Pertanto, pur se i gesti commessi non possono essere banalizzati, la Corte, rilevato anche il pentimento da lui mostrato in aula, ha considerato lieve la colpa di AC 2 e, pertanto, ha ritenuto adeguata la pena di 90 aliquote giornaliere.
L’ammontare di tali aliquote è stato determinato – sulla scorta dei documenti prodotti al dibattimento (cfr doc dib 12 e verb dib pag. 27) – in fr 20.- l’una.
Entrambe le pene – considerato che si deve fare per entrambi gli imputati una prognosi favorevole – sono sospese condizionalmente per un periodo di 2 anni.
24.
Tenuto conto dell’entità di quanto commesso, AC 2 è condannato a risarcire alla PC fr. 1'000.- a titolo di torto morale e fr. 5'000.- per le spese legali.
AC 3 dovrà, invece, versare alla ragazza fr. 4'000.- per torto morale e fr. 5'000.- per le spese legali.
Per il resto la PC è rinviata al foro civile.
25
. Il materiale sequestrato ai tre accusati va tutto dissequestrato.
Rispondendo A. per AC 1 negativamente a tutti i quesiti posti;
B. per AC 2 affermativamente ai quesiti posti, meno che ai quesiti n. 1.1, 1.2., 1.2.1, 5;
C. per AC 3 affermativamente ai quesiti posti, meno che ai quesiti n. 1.1, 1.2, 1.3, 1.3.1, 2.1.1, 5;
visti gli art.
12, 22 cpv. 1, 34, 40, 42, 44, 47, 49, 51, 69, 73, 187 n. 1, 189 n. 1 e 190 n. 1 CP;
9 e segg. (260, 264) CPP e 39 TG sulle spese;