Decision ID: 6df53967-7396-512b-9303-37ef62bac108
Year: 2008
Language: it
Court: TI_TCAS
Chamber: TI_TCAS_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: social_law

ritenuto,
in fatto
1.1. RI 1, nata nel _, in precedenza attiva in qualità di ausiliaria delle cure e dell’ambiente presso una casa per anziani,
nel mese di maggio
1998 ha
presentato una domanda di prestazioni AI per adulti in quanto affetta da “problemi con la schiena, collo, braccia; malgrado le terapie continue, nessun miglioramento” (doc. 2/1-7).
Esperiti gli accertamenti medici ed economici del caso, con decisione del 6 agosto 1998, l’UAI ha rifiutato il diritto a prestazioni, dato che l’assicurata presentava una incapacità al guadagno nella sua precedente professione a partire dal 25 novembre 1997 e non era quindi ancora trascorso il periodo di attesa di un anno (doc. 10/1-2).
In data 16 marzo 1999 l’assicurata ha presentato una seconda domanda di prestazioni AI per adulti, a causa di “dolori violenti continui in zona cervicale, spalle, braccia, schiena” (doc. 12/1-7).
Esperiti gli accertamenti medici ed economici del caso, tra cui una perizia pluridisciplinare affidata al Servizio Accertamento Medico dell’Assicurazione Invalidità (SAM), con decisione del 21 aprile 2000 l’Ufficio AI ha riconosciuto all’assicurata il diritto a una mezza rendita (grado di invalidità del 50%) dal 1° gennaio 1999, essendo stata riconosciuta ancora abile al lavoro al 50% nella sua precedente attività (doc. 39/1-2).
Tale decisione è poi stata confermata alla fine della procedura di revisione del marzo 2002 (doc. 45-1).
L’attribuzione di una mezza rendita di invalidità è poi stata nuovamente confermata con decisione del 23 febbraio 2004 (doc. 46/1-2) e del 13 aprile 2005 (doc. 48/1-2).
1.2. In esito alla procedura di revisione, avviata d’ufficio nel luglio 2005, con decisione del 14 febbraio 2006 (doc. 58-1), l’Ufficio AI ha deciso che non fosse giustificato procedere ad un aumento della rendita di invalidità di cui era al beneficio l’assicurata, non essendo intervenuto alcun peggioramento dello stato di salute e della capacità lavorativa.
A seguito dell’opposizione interposta dall’interessata e dopo avere predisposto una perizia reumatologica a cura del dr. _, con decisione su opposizione del 16 ottobre 2007, l’UAI ha parzialmente accolto l’opposizione dell’interessata, attribuendole una mezza rendita sino a giugno 2005, una rendita intera dal 1° luglio 2005 al 31 marzo 2007 e poi nuovamente una mezza rendita da aprile 2007 (doc. B).
1.3. Contro la decisione su opposizione, l’assicurata, rappresentata dal RA 1, ha inoltrato un tempestivo ricorso al TCA, postulando il riconoscimento di una mezza rendita di invalidità fino al mese di giugno 2005 compreso e una rendita intera di invalidità a partire dal 1° luglio 2005.
A sostegno delle proprie pretese ricorsuali, l’insorgente ha trasmesso al TCA un rapporto medico del 13 novembre 2007 del suo medico curante, dr. _, il quale ha attestato una piena incapacità lavorativa dell’interessata a causa del peggioramento dei problemi cervicali e della spalla destra di cui soffre (I).
1.4. L’UAI, mediante risposta di causa del 23 novembre
2007, ha
chiesto l’integrale reiezione dell’impugnativa con argomenti di cui si dirà, per quanto occorra, nei considerandi di diritto (IV).
1.5. In data 31 gennaio 2008 la rappresentante dell’assicurata ha trasmesso al Tribunale un referto del 19 settembre 2007 del dr. _ (VI + E).
1.6. Con scritto del 12 febbraio 2008 l’UAI, sulla base del parere espresso dal dr. _ del SMR - a mente del quale il referto prodotto dall’interessata non è in grado di inficiare le valutazioni poste alla base della decisione impugnata - ha nuovamente chiesto la reiezione del ricorso (VIII + bis).
Tale presa di posizione dell’amministrazione è stata trasmessa all’assicurata (IX), per conoscenza.

in diritto
In ordine
2.1. La presente vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico ai sensi dell'articolo 49 cpv. 2 della Legge organica giudiziaria (cfr. STF H 180/06 e H 183/06 del 21 dicembre 2007; STFA I 707/00 del 21 luglio 2003; STFA H 335/00 del 18 febbraio 2002; STFA H 212/00 del 4 febbraio 2002; STFA H 220/00 del 29 gennaio 2002; STFA U 347/98 del 10 ottobre 2001, pubblicata in RDAT I-2002 pag. 190 seg.; STFA H 304/99 del 22 dicembre 2000; STFA I 623/98 del 26 ottobre 1999).
Nel merito
2.2. Il 1° gennaio 2008 è entrata in vigore la 5a revisione della LAI (RU 2007 5148).
Occorre qui rilevare che per quanto concerne le norme di diritto materiale, in assenza di disposizioni transitorie, nel diritto delle assicurazioni sociali sono determinanti quei disposti in vigore al momento in cui si è realizzata la fattispecie che esplica degli effetti (DTF 129 V 4 consid. 1.2.; 127 V 466 consid. 1).
Dal momento che nel caso in esame lo stato di fatto giuridicamente determinante è realizzato antecedentemente al 1° gennaio 2008, le modifiche della 5a revisione della LAI non sono applicabili. Ne consegue che gli articoli della LAI citati in seguito fanno riferimento al tenore valido sino al 31 dicembre 2007.
2.3. Il TCA è chiamato a stabilire se l’Ufficio AI era legittimato oppure no ad aumentare temporaneamente, in via di revisione, la mezza rendita di cui era al beneficio RI 1
, attribuendole
una rendita intera limitatamente al periodo dal 1° luglio 2005 al 31 marzo 2007, per poi nuovamente versarle una mezza rendita da aprile 2007.
Secondo l’art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con gli art. 7 e 8 della LPGA, con invalidità s’intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata, cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio. Gli elementi fondamentali dell'invalidità, secondo la surriferita definizione, sono quindi un danno alla salute fisica o psichica conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio, e la conseguente incapacità di guadagno. Occorre quindi che il danno alla salute abbia cagionato una diminuzione della capacità di guadagno, perché il caso possa essere sottoposto all'assicurazione per l'invalidità (Scartazzini, Les rapports de causalité dans le droit suisse de la sécurité sociale, tesi Ginevra 1991, pp. 216ss).
Secondo l'art. 28 cpv. 1 LAI, in vigore sino al 31 dicembre 2003, gli assicurati hanno diritto a una rendita intera se sono invalidi almeno al 66 2/3 %, a una mezza rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono invalidi almeno al 40%. Nel suo nuovo tenore in vigore dal 1° gennaio
2004, l
'art. 28 cpv. 1 LAI prescrive che gli assicurati hanno diritto ad una rendita intera se sono invalidi almeno al 70%, a tre quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono invalidi almeno al 40%.
Ai sensi dell'art. 16 LPGA il grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto fra il reddito del lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo l'insorgenza dell'invalidità e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione, nell'esercizio di un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in condizioni normali di mercato del lavoro (reddito da invalido) e il reddito del lavoro che egli avrebbe potuto conseguire se non fosse diventato invalido (reddito da valido). Il grado d'invalidità dell'assicurato deve quindi essere determinato dal raffronto del reddito ch'egli ancora può conseguire nonostante la sua invalidità con quello che avrebbe potuto guadagnare in assenza delle affezioni di cui è portatore (RCC 1992 p. 182, 1990 p. 543; Valterio, Droit et pratique de l'assurance invalidité, Les prestations, 1985, pp. 200ss.). Si confronta perciò il reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non fosse divenuto invalido con quello ch'egli può tuttora realizzare, benché invalido, sfruttando la residua capacità lavorativa in attività da lui ragionevolmente esigibili in condizioni normali del mercato del lavoro, previa adozione di eventuali provvedimenti integrativi (metodo generale del raffronto dei redditi; DTF 128 V 30, 104 V 136; Pratique VSI 2000 p. 84). Nel confronto dei redditi la giurisprudenza - di regola - non tiene conto di fattori estranei all'invalidità, come ad esempio la formazione professionale, le attitudini fisiche e psichiche e l'età dello assicurato (RCC 1989 p. 325; DTF 107 V 21; Scartazzini, op. cit, p. 232). La misura dell'attività ragionevolmente esigibile dipende d'altra parte dalla situazione personale dell'assicurato e dalla possibilità di applicazione di misure reintegrative. La situazione personale dell'assicurato è essenziale per la valutazione della residua capacità al guadagno. Secondo il TFA i due redditi, dalla cui differenza emerge il grado dell'incapacità di guadagno, vanno stabiliti in maniera precisa. Se ciò non è possibile, devono essere calcolati sulla base di una valutazione fondata sulle circostanze concrete (SVR 1996 IV Nr. 74; DTF 114 V 313).
Al proposito va infine ancora rilevato che,
secondo la giurisprudenza federale, per il raffronto dei redditi sono determinanti le circostanze esistenti al momento dell'(eventuale) inizio del diritto alla rendita ed i redditi da valido e da invalido devono però essere rilevati sulla medesima base temporale e la valutazione deve tenere conto di eventuali modifiche dei redditi di paragone intervenute fino alla resa della decisione (rispettivamente, in regime di LPGA, decisione su opposizione) e suscettibili di incidere sul diritto alla rendita (DTF 129 V 222, cfr. anche
cfr. STFA inedite 26 giugno 2003 nella causa R consid. 3.1, I 600/01; 3 febbraio 2003 nella causa R, I 670/01 pubblicata in SVR 2002 IV Nr. 24; 18 ottobre 2002 nella causa L consid. 3.1, I 761/01 pubblicata in SVR 2003 IV Nr. 11 e 9 agosto 2002 nella causa S. consid. 3.1, I 26/02 e cfr. anche STFA inedita 13 giugno 2003 nella causa G. consid. 4.2, I 475/01).
2.4. Se il grado d'invalidità del beneficiario della rendita subisce una modifica, che incide in modo rilevante sul diritto alla rendita, questa sarà, per il futuro, aumentata o ridotta proporzionalmente o soppressa, d’ufficio o su richiesta (art. 17 cpv. 1 LPGA). La revisione avviene d’ufficio quando, in previsione di una possibile modificazione importante del grado d’invalidità o di grande invalidità, è stato stabilito un termine nel momento dell’erogazione della rendita o dell’assegno per grandi invalidi, o allorché si conoscono fatti o si ordinano provvedimenti che possono provocare una notevole modificazione del grado d’invalidità o della grande invalidità (art. 87 cpv. 2 OAI). Invece, se è stata inoltrata domanda di revisione, nella domanda si deve dimostrare che il grado d’invalidità o d’incapacità dell’invalido a provvedere a se stesso è modificato in misura rilevante per il diritto alle prestazioni (art. 87 cpv. 3 OAI). Infine, prescrive l’art. 87 cpv. 4 OAI che, ove la rendita o l’assegno per grandi invalidi siano stati negati perché il grado d’invalidità era insufficiente o perché l’invalido poteva provvedere a sé stesso, una nuova richiesta è riesaminata soltanto in quanto siano soddisfatte le condizioni previste nel capoverso 3.
Se la capacità al guadagno dell'assicurato migliora, v'è motivo di ammettere che il cambiamento determinante sopprime, all'occorrenza, tutto o parte del diritto a prestazioni dal momento in cui si può supporre che il miglioramento costatato perduri. Lo si deve in ogni caso tenere in considerazione allorché è durato tre mesi, senza interruzione notevole, e che presumibilmente continuerà a durare (art.
88 a
cpv. 1 OAI). Analogamente, in caso di aggravamento dell'incapacità al guadagno, occorre tener conto del cambiamento determinante il diritto a prestazioni, non appena esso perdura da tre mesi senza interruzione notevole (art.
88 a
cpv. 2 OAI). Queste norme sono applicabili non soltanto in caso di revisione della rendita, ma anche di assegnazione con effetto retroattivo di una prestazione limitata nel tempo (STFA 29 maggio 1991 nella causa St.; RCC 1984 p. 137).
La costante giurisprudenza ha stabilito che le rendite AI sono soggette a revisione non solo in caso di modifica rilevante dello stato di salute che ha un influsso sull'attività lucrativa, ma anche quando lo stato di salute è rimasto invariato, se le sue conseguenze sulla capacità di guadagno hanno subito un cambiamento importante (DTF 130 V 349; STFA non pubbl. 28 giugno 1994 nella causa P. P.; RCC 1989 p. 323; DTF 113 V 275, 109 V 116, 105 V 30). Affinché sia possibile la revisione di una rendita AI è dunque necessario che le condizioni cliniche e/o economiche dell'assicurato abbiano subito una modifica, tale da influire sulla perdita di guadagno.
D'altra parte la modifica deve essere notevole, non tanto da un punto di vista astratto, ma piuttosto in relazione con l'art. 28 cpv. 1 LAI.
In ogni caso la revisione della rendita è possibile unicamente se, posteriormente alla pronuncia della decisione iniziale, la situazione invalidante è effettivamente mutata. Non basta invece che una situazione, rimasta sostanzialmente invariata, sia giudicata in modo diverso (DTF 130 V 351; RCC 1987 pag. 38, consid. 1a; STFA 29 aprile
1991 in
causa G.C., Bellinzona, non pubblicata, consid. 4).
Per stabilire in concreto se vi è motivo di revisione, da un punto di vista temporale vanno in particolare paragonati i fatti esistenti al momento della decisione formale iniziale con quelli esistenti nell’istante della pronuncia della nuova decisione. Da questo punto di vista un provvedimento che si limita a confermare una prima decisione di rendita non è rilevante (DTF 133 V 108, 125 V 369 consid.
2 con riferimenti, 109 V 262, 105 V 30; Valterio, op. cit., pag. 268; Meyer-Blaser, Rechtsprechung des Bundesgerichts zum IVG, Zurigo 1997, pag. 258).
Circa gli effetti della modificazione di un diritto ad una rendita d’invalidità (o ad un assegno per grandi invalidi), l
’art. 88bis cpv. 2 lett. a OAI stabilisce che l
a riduzione o la soppressione della rendita o dell’assegno per grandi invalidi è messa in atto il più presto, il primo giorno del secondo mese che segue la notifica della decisione.
2.5.
Per quanto riguarda in particolare l'invalidità cagionata da un danno alla salute psichica, il TFA ha stabilito che é decisivo al proposito che il danno sia di gravità tale da non poter praticamente esigere dall'assicurato di valersi della sua capacità lavorativa sul mercato del lavoro, o che ciò sia persino intollerabile per la società (DTF 127 V 298 consid. 4c, 102 V 165= RCC 1977 pag. 169; Pratique VSI 1996 pag. 318, 321, 324; RCC
1992 pag. 180; ZAK 1984 pag. 342, 607; STFA del 29 settembre 1998 nella causa S. F. consid. 3b, I 148/98; Locher, Grundriss des Sozialversicherungsrechts, Berna 2003, pag. 128).
L'Alta Corte ha inoltre avuto modo di precisare che:
"
(...)
Tra i danni alla salute psichica, i quali come i danni fisici, possono determinare un'invalidità ai sensi dell'art. 4 cpv. 1 LAI, devono essere annoverati - oltre alle malattie mentali propriamente dette - le anomalie psichiche parificabili a malattia. Non sono considerati effetti di uno stato psichico morboso, e dunque non costituiscono turbe a carico dell'assicurazione per l'invalidità le limitazioni della capacità di guadagno cui l'assicurato potrebbe ovviare dando prova di buona volontà; la misura di quanto è ragionevolmente esigibile dev'essere apprezzata nel modo più oggettivo possibile. Bisogna dunque stabilire se, e in quale misura al caso, un assicurato può, nonostante il danno alla salute mentale, esercitare un'attività lucrativa che il mercato del lavoro gli offre, tenuto conto delle sue attitudini. In quest'ambito il punto è quello di sapere quale attività si può da lui ragionevolmente esigere. Ai fini di stabilire l'esistenza di un'incapacità di guadagno causata da un danno alla salute psichica non è quindi decisivo accertare se l'assicurato eserciti o meno un'attività lucrativa insufficiente; di maggior rilievo è piuttosto domandarsi se si debba ammettere che l'utilizzazione della capacità lavorativa non può in pratica più essere da lui pretesa oppure che essa sarebbe persino insopportabile per la società (DTF 102 V 166; VSI 1996 pag. 318 consid. 2a, pag. 321 consid. 1a, pag. 324 consid. 1a; RCC 1992 pag. 182 consid. 2a e sentenze ivi citate)" (STFA del 29 settembre 1998
nella causa S. F. [I 148/98], pag. 10 consid. 3b)."
Secondo la giurisprudenza del TFA questi principi valgono fra l'altro per le psicopatie, le alterazioni dello sviluppo psichico (psychische Fehlentwicklungen), l'alcolismo, la farmacomania, la tossicomania e le nevrosi (STFA del 18 ottobre 1999 nella causa B., I 441/99, del 29 settembre 1998 nella causa S. F., I 148/98 consid. 3b; RCC 1992 pag. 182 consid. 2a con riferimenti).
In una sentenza pubblicata in DTF 130 V 352 l’Alta Corte ha precisato i criteri per poter concludere che un disturbo da dolore somatoforme provoca un’incapacità di guadagno duratura.
Tali criteri sono stati così riassunti dal TFA in un’altra sentenza I 404/03 del 23 aprile 2004, in lingua italiana, nella quale il TFA si è così espresso:
"
6.2. A determinate condizioni, anche un disturbo da dolore somatoforme - rientrante nella categoria delle affezioni psichiche, per le quali l'allestimento di una perizia psichiatrica si rende normalmente necessario alfine di stabilirne le ripercussioni economiche - può causare una incapacità lavorativa (cfr. sentenza del 12 marzo
2004 in
re N., I 683/03, consid. 2.2.2, destinata alla pubblicazione nella Raccolta ufficiale [ndr.: pubblicata in DTF 130 V 352]). Secondo giurisprudenza, ancora recentemente confermata, un disturbo somatoforme da dolore persistente non è tuttavia, di regola, atto a determinare, in quanto tale, una limitazione duratura della capacità lavorativa suscettiva di dare luogo a un'invalidità ai sensi dell'
art. 4 cpv. 1 LAI
(sentenza citata del 12 marzo
2004 in
re N., consid.
2.2.3; Ulrich Meyer-Blaser, Der Rechtsbegriff der Arbeitsunfähigkeit und seine Bedeutung in der Sozialversicherung, namentlich für den Einkommensvergleich in der Invaliditätsbemessung, in: René Schaffhauser/Franz Schlauri [editori], Schmerz und Arbeitsunfähigkeit, San Gallo 2003, pag. 76 segg., in particolare pag. 81 seg.).
Un'eccezione a questo principio entra in linea di conto soltanto in quei casi in cui il disturbo da dolore somatoforme presenta secondo gli accertamenti medici una gravità tale da rendere in pratica oggettivamente non più esigibile dalla persona assicurata lo sfruttamento della sua capacità lavorativa residua sul mercato del lavoro oppure dove ciò risultasse insostenibile per la società (DTF 102 V 165; VSI 2001 pag. 225 consid. 2b con riferimenti; cfr. pure DTF 127 V 298 consid. 4c in fine). Una simile inesigibilità, da ammettersi soltanto in casi eccezionali, presuppone tuttavia l'esistenza concomitante di una comorbidità psichica di notevole gravità, intensità e durata oppure la presenza qualificata di altri criteri, quali ad es. l'esistenza di concomitanti affezioni organiche croniche accompagnate da un decorso patologico pluriennale con sintomi stabili o in evoluzione senza remissione duratura, l'accertamento di un ritiro totale dalla vita sociale, un eventuale profitto tratto dalla malattia (cosiddetto "Krankheitsgewinn") come pure un insuccesso, nonostante gli sforzi profusi, di trattamenti e di provvedimenti riabilitativi. A volte, la presenza di tali fattori permette di ritenere insormontabile il disturbo da dolore somatoforme (sentenza citata del 12 marzo
2004 in
re N., consid. 2.2.3 e i riferimenti ivi citati; cfr. pure VSI 2000 pag. 155 consid. 2c). Da notare ancora che i fattori psicosociali o socioculturali non figurano nel novero delle affezioni alla salute suscettibili di originare un'incapacità di guadagno ai sensi dell'
art. 4 cpv. 1 LAI
(cfr. sentenza del 29 gennaio
2003 in
re P., I 129/02, consid. 3.2, con riferimento ai principi sanciti in DTF 127 V 294).
In tale contesto, l'esperto chiamato ad esprimersi deve, sul piano psichiatrico, porre una diagnosi nell'ambito di una classificazione riconosciuta e pronunciarsi sulla gravità dell'affezione. Tenendo conto dei criteri esposti, egli deve così valutare l'esigibilità della ripresa, rispettivamente dell'estensione lavorativa da parte dell'assicurato (VSI 2000 pag. 155 consid. 2c)."
Questa giurisprudenza è stata recentemente confermata dall’Alta Corte nella sentenza 9C_830/2007 del 27 luglio 2008, vedi anche la sentenza 9C_382/2008 del 22 luglio 2008.
Anche in un'altra
sentenza I 702/03 del 28 maggio 2004, il TFA ha evidenziato che:
"
5.2 In
una recente sentenza, questa Corte ha avuto modo di precisare che una tale inesigibilità presuppone in ogni caso la presenza manifesta di una comorbidità psichiatrica di notevole gravità, intensità e durata oppure la presenza costante e intensa di altri criteri qualificati quali (1) l'esistenza di concomitanti affezioni organiche croniche accompagnate da un decorso patologico pluriennale con sintomi stabili o in evoluzione senza remissione duratura, (2) la perdita d'integrazione sociale in tutti gli ambiti della vita, (3) uno stato psichico consolidato, senza possibilità di evoluzione sul piano terapeutico, ad indicare allo stesso tempo l'insuccesso e la liberazione dal processo risolutivo del conflitto psichico (profitto primario tratto dalla malattia; "primärer Krankheitsgewinn") oppure (4) l'insuccesso di trattamenti ambulatoriali o stazionari conformi alle regole dell'arte nonché di provvedimenti riabilitativi a dispetto degli sforzi profusi dalla persona assicurata (sentenza citata del 12 marzo
2004 in
re N., consid. 2.2.3 e sentenza del 21 aprile
2004 in
re P., I 870/02, consid.
3.3.2; VSI 2000 pag. 155 consid.
2c; Ulrich Meyer-Blaser, Der Rechtsbegriff der Arbeitsunfähigkeit und seine Bedeutung in der Sozialversicherung, namentlich für den Einkommensvergleich in der Invaliditätsbemessung, in: René Schaffhauser/Franz Schlauri [editori], Schmerz und Arbeitsunfähigkeit, San Gallo 2003, pag. 76 segg. e 80 segg.)."
In una sentenza I 770/03 del 16 dicembre 2004 pubblicata in DTF 131 V 49 l'Alta Corte, dopo avere confermato che l'esame dell'effetto invalidante di un disturbo da dolore somatoforme richiede una verifica completa della situazione sulla base dei criteri summenzionati, ha aggiunto che si devono considerare anche gli elementi a sostegno della non sussistenza dell'obbligo di prestazione sull'assicurazione per l'invalidità.
Pertanto, se le limitazioni nell'esercizio di un'attività risultano da un'esagerazione dei sintomi o simili, di regola non sussiste un danno alla salute che dà diritto a prestazioni dell'assicurazione. Questa situazione è data quando: vi è una notevole discrepanza tra i dolori descritti e il comportamento osservato/l'anamnesi; l'assicurato afferma di essere afflitto da dolori intensi, ma li caratterizza in modo vago; l'assicurato non fa richiesta di cure mediche o terapie; i lamenti dell'assicurato sembrano ostentati e quindi poco credibili al perito; l'assicurato sostiene di subire gravi limitazioni nella vita quotidiana, nonostante il contesto psicosociale sia pressoché intatto (v. Kopp/Willi/Klipstein, Im Graubereich zwischen Körper, Psyche und sozialen Schwierigkeiten, in: Schweizerische Medizinische Wochenschrift 1997, p. 1434, con riferimento ad uno studio approfondito di Winchkler e Foerster).
La nostra Massima Istanza in una sentenza I 873/05 del 19 maggio 2006, si è confermata nella propria giurisprudenza e l'ha estesa anche al caso della fibromialgia, rilevando:
"
(...)
Ora, il Tribunale federale delle assicurazioni, in una recente sentenza 8 febbraio 2006 in re S. (I 336/04), destinata alla pubblicazione nella raccolta ufficiale (ndr.: pubblicata in DTF 132 V 65), ha stabilito che non vi è motivo per l'amministrazione e il giudice di rimettere in discussione la diagnosi di fibromialgia quand'anche essa sia tema di controversie negli ambienti medici. Ha poi precisato che la fibromialgia presenta numerose similitudini con i disturbi da dolore somatoforme, per cui si giustifica, dal profilo giuridico, e allo stato attuale delle conoscenze, di applicare per analogia i principi sviluppati dalla giurisprudenza in materia di disturbi da dolore somatoforme qualora si tratti di valutare il carattere invalidante di una fibromialgia.
Ciò significa che anche in presenza di fibromialgia si deve presumere che tale affezione o gli effetti della stessa possano essere sormontati facendo gli sforzi personali ragionevolmente esigibili (cfr. DTF 131 V 50 (recte: 49)). Come in tema di disturbi da dolore somatoforme si deve comunque prendere in considerazione la possibile sussistenza di determinati fattori che, per la loro intensità e costanza, rendono la persona incapace di fare simili sforzi. I criteri suscettibili di giustificare una prognosi negativa sono i seguenti: la presenza di una componente psichiatrica importante per la sua gravità, la sua intensità e la sua durata, il perdurare di un processo morboso per più anni senza remissione durevole, l'esistenza di turbe croniche, il verificarsi di una perdita di integrazione sociale in tutte le manifestazioni della vita e la constatazione dell'insuccesso delle cure ambulatorie o stazionarie praticate secondo le regole dell'arte, questo nonostante l'attitudine cooperativa della persona assicurata. In presenza di una componente psichiatrica, si deve tener conto dell'esistenza di uno stato psichico cristallizzato risultante da un processo difettoso di risoluzione di un conflitto conferente comunque un sollievo dal profilo psichico (profitto tratto dalla malattia, fuga nella malattia). Infine, sempre come nel caso di disturbi da dolore somatoforme si deve concludere per l'assenza di un danno alla salute giustificante il diritto a prestazioni qualora le limitazioni legate all'esercizio di un'attività risultino da un’esagerazione dei sintomi. (...)” (STFA del 19 maggio 2006 nella causa O., I 873/05)
In una sentenza 9C_35/2007 del 4 aprile 2008, l'Alta Corte ha sottolineato:
"
(...)
Quanto agli effetti invalidanti della fibromialgia, invocati con il ricorso e negati nel caso di specie dal primo giudice sulla scorta della valutazione del Servizio X._, basta il rilievo che, in analogia a quanto stabilito in materia di disturbo somatoforme da dolore persistente, la malattia non è di regola atta a determinare una limitazione di lunga durata della capacità lavorativa suscettiva di cagionare un'invalidità ai sensi dell'art. 4 cpv. 1 LAI e che comunque le condizioni per eccezionalmente ammettere una siffatta ipotesi non sono certamente date in concreto in assenza di una comorbidità psichiatrica importante (in casu: sintomatologia depressiva descritta in totale regressione) e in presenza di una (chiara) tendenza all'esagerazione riscontrata dal dott. J._ (DTF 132 V 65 consid. 4.2.1 e 4.2.2 pag. 70 seg.; 131 V 49 consid. 1.2 pag. 50; 130 V 352 consid. 2.2.3 pag. 353 seg. e consid. 3.3.1 pag. 358). (...)"
In una sentenza I 384/06 del 4 luglio 2007 il Tribunale federale (TF) ha ribadito che “(...) il riconoscimento di un danno alla salute psichica presuppone in particolare la diagnosi espressa da uno specialista in psichiatria, poggiata sui criteri posti da un sistema di classificazione riconosciuto scientificamente (cfr. DTF 130 V 396 segg.; cfr. pure la sentenza del Tribunale federale delle assicurazioni I 621/05 del 13 luglio 2006, consid. 4). (...)” (STF del 4 luglio 2007, I 384/06).
2.6.
Nell’evenienza concreta, l'assicurata, dal 1° gennaio 1999, è stata posta al beneficio di una mezza rendita d'invalidità, per un grado del 50% (doc. 37 e 39), a causa di una depressione nervosa persistente nel quadro di una sindrome somatoforme e da dolore persistente in paziente con disturbo anancastico di personalità, che la rende inabile al lavoro al 50% nella sua precedente attività a partire dal 23 gennaio 1998, come attestato dai medici del SAM nella perizia pluridisciplinare del 9 febbraio 2000 (doc. 36-9).
In quell’occasione, i medici del SAM hanno vagliato sia la patologia psichiatrica (dr. _), sia quella reumatologica (dr. _).
Nel referto peritale del 19 gennaio 2000, il dr. _, specialista FMH in reumatologia, ha riscontrato una lieve sindrome cervicovertebrale con modica diminuzione simmetrica della mobilità e dolenza alla palpazione della muscolatura paravertebrale e del cinto scapolare, ritenendo l’interessata, dal profilo strettamente reumatologico, pienamente abile al lavoro (doc. 36-13).
Nel referto peritale del 31 gennaio 2000, il dr. _, specialista FMH in psichiatria e psicoterapia, posta la diagnosi di “depressione nervosa persistente nel quadro di una sindrome somatoforme da dolore persistente in paziente con disturbo anancastico di personalità”, ha considerato l’assicurata inabile al lavoro al 50%, con una prognosi non buona (doc. 36-16).
2.7. Nel luglio 2005 l’Ufficio AI ha avviato, d’ufficio, una procedura di revisione (doc. 51-1). In questo contesto, l’assicurata ha indicato che il suo stato di salute è peggiorato. Anche il dr. _, nel rapporto medico di decorso dell’11 ottobre 2005 all’attenzione dell’UAI, ha rilevato che lo stato di salute dell’interessata è peggiorato (doc. 53-1), osservando che ella presenta un problema nuovo rispetto all’anno precedente, vale a dire una periartrite omeroscapolare tendinotica a destra nell’ambito di una rottura trasmurale della cuffia dei rotatori (doc. 53-3). Il dr. _ ha quindi considerato l’assicurata inabile al lavoro al 100% in ogni attività fino a quando non venga risolto il problema alla spalla destra (doc. 53-4).
L’assicurata è stata sottoposta dall’assicuratore malattia ad una perizia reumatologica, affidata al dr. _, specialista FMH in malattie reumatiche, fisiatria e riabilitazione. Nel suo rapporto peritale del 20 febbraio 2006, il dr. _ ha posto le diagnosi di “sindrome cervicovertebrale cronica con componente spondilogena a destra in presenza di alterazioni degenerative tra C4 e C6 (osteocondrosi e uncartrosi bilaterale con restringimento dei neuroforami, più a destra che a sinistra); periatropatia omeroscapolare tendinotica cronica a destra con sindrome d’attrito sottoacromiale in presenza di una rottura trasmurale della cuffia dei rotatori ed un’incipiente artrosi dell’articolazione AC; probabile sindrome del tunnel carpale a destra; sindrome depressiva” (doc. 59-7). Lo specialista ha quindi concluso che l’assicurata è da considerare abile al lavoro al 50% in attività adeguate, rispettose dei suoi limiti funzionali, aggiungendo che questa valutazione è provvisoria e che avrebbe dovuto essere nuovamente aggiornata a seconda delle cure che sarebbero state attuate alla spalla destra (doc. 59-8).
Nelle sue annotazioni mediche del 24 marzo 2006, il dr. _ del SMR, specialista FMH in medicina generale
(sul diritto per gli assicurati di conoscere la specializzazione dei medici del SMR, cfr. SVR 2008 IV Nr. 13), ha così riassunto il caso:
"
Ausiliaria
Perizia SAM 1.2000:
Diagnosi: depressione nervosa persistente nel quadro di una sindrome somatoforme e da dolore persistente in paziente con disturbo anancastico di personalità
Impedimento dal punto di vista psichiatrico del 50% (dr. _), dal punto di vista reumatologico abile al 100%
Richiesta di revisione:
IL 100% in pratica continua dal 11.4.2005, licenziata per il 31.1.2006
MC dr. _ 11.10.2005: attesta un peggioramento dello stato di salute
Diagnosi: sindrome cervicospondilogena cronica
-
alterazioni degenerative C4/C5 e C5/C6 senza sicura evidenza per neurocompressione
- periartropatia omeroscapolare tendinotica a destra da circa un anno
-
rottura trasmurale della cuffia dei rotatori
Nel suo rapporto del 28.9.2005 il dr. _ descrive espressamente una situazione invariata a livello cervicale.
Insorgenza di un nuovo problema invece a livello della spalla destra, dove sarebbe indicato un intervento chirurgico.
In fase di opposizione viene presentato:
rapporto dr. _ per _ del 20.02.2006
:
Diagnosi:
- sindrome cervicovertebrale cronica con componente spondilogena a destra in presenza di alterazioni degenerative tra C4 e C6 (osteocondrosi ed uncartrosi bilaterale con restringimento dei neuroforami, più a destra che a sinistra)
- periartropatia omeroscapolare tendinotica cronica a destra con sindrome d’attrito sottoacromiale in presenza di una rottura trasmurale della cuffia dei rotatori ed un’incipiente artrosi dell’articolazione AC
- probabile sindrome del tunnel carpale
- sindrome depressiva (?)
"
la paziente può alzare e trasportare pesi a corpi solo fino a
10 kg
circa e non in modo ripetitivo. Può manipolare oggetti ed attrezzi solo leggeri e sull’altezza di un tavolo senza movimenti ripetitivi che implichino l’abduzione della spalla destra oltre 30° circa. La pro- e supinazione forzata con il braccio destro è possibile solo occasionalmente. Non può effettuare lavori manuali che richiedono di portare il braccio sopra l’orizzontale. Sono inoltre esclusi i lavori di controllo che richiedono movimenti ripetitivi di rotazione con
la testa. Non
vi sono invece impedimenti per l’assunzione di posizioni corporee statiche e per le trasferte a piedi.
Per un’attività consona alle presenti limitazioni, la paziente può essere considerata abile nella misura del 50% (metà di un impiego completo; per l’altra metà la paziente percepisce già rendita AI).
È possibile che questa valutazione subisca modifiche a seconda delle ulteriori cure per la spalla destra.”
Lettera del dr. _ del 10.3.2006: sarebbe in discussione intervento chirurgico
Valutazione
: in considerazione dei rapporti del dr. _ e del dr. _, l’assicurata presenta un peggioramento dello stato di salute a livello della spalla destra da 4.2005. Da allora l’assicurata è da ritenersi abile a svolgere un’attività rispettosa dei limiti esposti dal dr. _.
Per quanto concerne l’impedimento dal lato psichiatrico, impedimento valutato in sede SAM nella misura del 50% (mezza giornata), bisognerà ancora aggiornare l’incarto richiedendo un rapporto dettagliato al dr. _.
Inoltre, dopo l’intervento prospettato alla spalla, la capacità lavorativa dal punto di vista somatico potrà migliorare con quindi necessità di rivalutazione a breve scadenza (metà 2006).
Procedere: richiedo rapporto al dr. _.” (Doc. 63/1-2)
Il dr. _, specialista FMH in psichiatria e psicoterapia, con scritto del 25 aprile 2006 indirizzato al dr. _ del SMR, ha posto la diagnosi di “sindrome da disadattamento con reazione mista-ansioso-depressiva (ICD10-F43.22)”, considerando l’interessata inabile al lavoro al 50% (doc. 66-2).
Pertanto, nel rapporto medico del 27 aprile 2006, il dr. _, posto che vi è stato un peggioramento, dal punto di vista somatico, a partire dal mese di aprile 2005, mentre che dal profilo psichiatrico la situazione è rimasta invariata, con un grado di incapacità lavorativa del 50%, ha considerato l’interessata abile al lavoro al 50% a partire dal mese di aprile 2005 (doc. 65-2).
L’assicurata, per il tramite del suo medico curante, dr. _, specialista FMH in medicina generale (doc. 73-1), ha trasmesso all’UAI copia del rapporto operatorio del 12 maggio 2006 del dr. _, inerente l’intervento di artroscopia della spalla destra (doc. 73-2).
Rispondendo alla richiesta di precisazioni del dr. _ del SMR, con referto del 16 febbraio 2007, il dr. _, specialista FMH in chirurgia ortopedica, ha osservato:
"
Il 12 maggio 2006 ho operato l’assicurata summenzionata. Durante un’artroscopia della spalla ho eseguito una tenotomia del capo lungo del bicipite, un debridement di una lesione SLAP II, un’acromioplastica anteriore e una resezione acromio-clavicolare.
Durante i primi quattro mesi post-operatori, la paziente dichiara di avere più male di prima dell’intervento, nonostante l’assunzione di antinfiammatori al bisogno e fisioterapia. Un’infiltrazione sottoacromiale e acromio-clavicolare ha portato a un peggioramento dei dolori per due giorni ed in seguito riduzione lieve del dolore. Visto che l’assicurata ha risposto in una maniera poco convincente all’infiltrazione, ho fatto eseguire una RM cervicale, che mostra una restrizione di natura ossea dei forami C5 bilaterali e C6 a sinistra.
Ritengo responsabile la colonna cervicale della maggioranza dei dolori, l’assicurata può ancora svolgere dei lavori dove non deve portare o sollevare dei pesi più di 2-
3 kg
, non lavori ripetitivi. Questo nella misura del 100%.” (Doc. 76-1)
Anche il dr. _, rispondendo alla richiesta di aggiornamento del caso dell’interessata formulata dal dr. _ del SMR, con scritto del 27 febbraio
2007, ha
osservato:
"
Mi riferisco alla sua del 1 febbraio 2007 e con la presente le trasmetto le informazioni da Lei richieste.
La paziente a margine è seguita regolarmente presso il mio studio medico e per quel che riguarda l’evoluzione della sua patologia depressiva essa aveva presentato, durante l’estate scorsa, un lieve miglioramento della sua situazione psichica e probabilmente anche a causa del cambiamento della psicofarmacoterapia che avevo proposto, ma purtroppo a causa di una serie di problematiche familiari, essa di nuovo presentava in parte gli stessi sintomi dell’inizio della cura psichiatrica, in particolar modo un quadro fibromialgico importante sotto forma di vari dolori in tutte le parti molli del corpo che non accennano a migliorare malgrado lo sforzo anche da parte del medico curante dr. _ che la segue regolarmente.
Dunque per quel che riguarda la sua diagnosi rimane quella di una sindrome da disadattamento con reazione mista ansioso-depressiva (ICD10-F43.22) ed un’inabilità lavorativa dal punto di vista psichiatrico ancora nella misura del 50%.
Inoltre propongo che assolutamente essa continui ad assumere la sua psicofarmacoterapia altrimenti vi è un rischio di peggioramento e forse a questo punto una sua valutazione presso il SAM di Bellinzona potrebbe mettere meglio in evidenza e proporre soluzioni per un suo eventuale reinserimento professionale.” (Doc. 77-1)
Sulla base di tali risposte, nelle sue annotazioni del 7 marzo 2007, il dr. _ ha quindi concluso che:
"
(...)
Valutazione e procedere:
Dal punto di vista fisico dopo l’intervento in questione lo stato di salute fisico dovrebbe essere tornato a quello presente in occasione della perizia SAM del 2000.
Per determinare gli attuali limiti funzionali risulta indicata una perizia reumatologica, dr. _.” (Doc. 78-1)
L’UAI ha quindi sottoposto l’interessata ad una perizia reumatologica, affidata al dr. _, spec. FMH in reumatologia, il quale, nel suo referto peritale dell’11 giugno
2007, ha
posto le diagnosi con ripercussioni sulla capacità lavorativa di “sindrome fibromialgica o sindrome polialgica funzionale con marcata diminuzione della soglia del dolore; sindrome cervico-vertebrale cronica su moderate alterazioni degenerative C4/C5 e C5/C6 con assenza di disturbi radicolari agli arti superiori”, mentre quali diagnosi senza ripercussioni sulla capacità lavorativa quelle di “iniziale discopatia L3/L4; calcaneodinie plantari; stato dopo intervento al ginocchio sinistro circa dieci anni fa’; stato dopo intervento per rottura della cuffia dei rotatori alla spalla sinistra un anno fa’; allergia al Bactrim” (doc. 81-11).
Il dr. _ ha osservato che l’assicurata presenta quindi una sindrome dolorosa cronica e di natura funzionale, associata anche ad un disturbo della sfera psichiatrica, che consiste essenzialmente in una soglia del dolore abbassata, ciò che spiega, da una parte, la forte discrepanza fra l’intensità dei disturbi soggettivi e i reperti oggettivi moderati e, dall’altra, la quasi completa refrattarietà delle algie a tutti i trattamenti a cui è stata sottoposta.
Complessivamente, il dr. _ ha evidenziato di non avere riscontrato un peggioramento dei disturbi per quanto concerne la componente cervicale e cervico-brachiale rispetto a quanto constatato negli ultimi dieci anni, per cui la situazione deve essere considerata stabilizzata. L’assicurata è poi poco disturbata dai dolori lombari e al ginocchio sinistro, mentre per quanto concerne la spalla, vi è sicuramente stato un peggioramento dello stato clinico e della capacità lavorativa a seguito della rottura della cuffia dei rotatori. La situazione è poi migliorata con l’intervento del dr. _ del 2005, che ha portato ad una funzionalità completa e simmetrica delle due spalle, con una prognosi favorevole in assenza di un’attività fisica pesante.
Il dr. _ ha quindi considerato l’assicurata abile al lavoro al 50% nella sua precedente attività di ausiliaria dal 1° gennaio 2007, osservando:
"
La paziente beneficia dunque di un grado di invalidità del 50% dopo la perizia del SAM del febbraio
2000. In
seguito, è stato segnalato un peggioramento, tuttavia difficilmente correlabile con riscontri oggettivi, se non temporaneamente per quanto riguarda la spalla destra. Considerando l’ottimo recupero della funzionalità della spalla destra dopo l’intervento ortopedico del dr. _, tale peggioramento viene a cadere, ciò che può essere retrospettivamente datato al 1° gennaio 2007. Complessivamente la paziente è dunque da ritenere senz’altro di nuovo abile per un lavoro di ausiliaria di cure o ausiliaria di pulizie a metà tempo, dal 1° gennaio
2007.”
(Doc. 81-13)
Quanto alla possibilità di svolgere altre attività, il dr. _ ha considerato l’interessata, a partire dal 1° gennaio
2007, in
grado di svolgere, al 100%, un’attività adeguata, consistente in un’attività leggera o medio-leggera (limiti di carico: pesi superiori ai
15 kg
se non occasionalmente e se non portati ergonomicamente), evitando lavori con gli arti superiori sopra l’orizzontale o che necessitano di continue flessioni o rotazioni della colonna cervicale. Il dr. _ ha aggiunto che ella presenta una normale facoltà deambulatoria; può rimanere in posizione eretta o seduta senza limitazioni; conserva una normale manualità e funzionalità degli arti superiori (doc. 81-13+14). Lo specialista ha aggiunto che l’assicurata va considerata abile al lavoro al 100% anche nell’attività di casalinga, fatta eccezione per il periodo compreso fra aprile 2005 e dicembre
2006, a
causa della problematica alla spalla destra (doc. 81-14).
Nelle sue annotazioni del 21 luglio 2007 il dr. _ del SMR, medico generico, ha osservato:
"
L’assicurata è già stata riconosciuta con una IL del 50% su base psichiatrica, è stata inviata ad una perizia reumatologica per verificare l’esistenza di danni alla salute di carattere fisico e quantificare le limitazioni.
Dalla perizia del dr. _, svolta in maniera esaustiva, non vengono ravvisati peggioramenti rispetto alla condizione valutata in occasione della perizia SAM del 2000; il peggioramento segnalato può essere riferibile al problema della spalla destra, di evidente natura temporanea, che ha beneficiato delle cure del dr. _ e che attualmente mostra un ottimo recupero funzionale.
Il perito, nelle sue conclusioni, riporta testualmente che la paziente è da ritenere senz’altro di nuovo abile per un lavoro di ausiliaria di cure o ausiliaria di pulizie a metà tempo dal 1° gennaio 2007; in questa definizione egli tiene conto della riduzione del tempo dovuta alla patologia psichiatrica e alla datazione della guarigione dalla problematica della spalla. In effetti egli riporta delle capacità fisiche residue che danno delle limitazioni solo in attività particolarmente pesanti e permettono attività medio-leggere come quelle praticate, queste debbono intendersi su un orario normale di lavoro, la limitazione è quindi data dall’aspetto psichiatrico.
Riconosciamo un periodo temporaneo di completa IL dall’aprile 2005 al dicembre 2006, per il sommarsi della patologia alla spalla.
In conclusione:
IL 100% dall’aprile 2005 al dicembre
2006 in
ogni attività
IL 50% dal 1° gennaio 2007 per i soli motivi psichiatrici nell’attività attuale ed in ogni altra attività adeguata che non sia particolarmente pesante.” (Doc. 83-1)
2.8. A seguito della decisione con la quale l’amministrazione le ha attribuito una mezza rendita fino al mese di giugno 2005, una rendita intera dal 1° luglio 2005 al 31 marzo 2007 e poi di nuovo una mezza rendita a partire dal 1° aprile 2007, l’assicurata ha trasmesso al TCA nuova documentazione medica e meglio:
-
certificato del 13 novembre 2007 del dr. _ specialista FMH in medicina generale, del seguente tenore:
"
Con la presente mi riferisco alla decisione dell’AI del 16 ottobre 2007 di non aumentare la rendita della mia paziente.
Non posso condividere questa decisione per i seguenti motivi:
conosco la paziente come medico di famiglia da anni e ho potuto osservare il peggioramento continuo del suo stato generale e l’aumento progressivo della sua sofferenza negli ultimi anni.
In particolare i problemi cervicali e delle spalle (più la destra) sono sempre acuti e non sono risolti.
Riguardo la valutazione del dr. _ (vedi allegato) che dice che la paziente è da ritenere totalmente inabile al lavoro per ogni attività finché non sia risolto il problema della spalla destra.
Dopo i trattamenti senza successo dall’ortopedico _ (infiltrazioni, operazione), la problematica si è complicata con le patologie della colonna cervicale che non sono ancora stati affrontati fino in fondo.
Spalla e colonna cervicale impediscono alla paziente un lavoro qualsiasi. Anche per i lavori domestici è condizionata in modo importante (confermato dai familiari).
La situazione non soddisfacente ha provocato anche uno stato depressivo reattivo.
È in cura dal dr. _.
È impensabile che la paziente possa riprendere un’attività fisica in queste condizioni, nemmeno parzialmente.
Mi rendo conto che la valutazione della sofferenza di una persona e quantificarla è un’impresa complessa.
Ma il medico curante che vede questa sofferenza mese per mese durante tanti anni dovrebbe essere ascoltato.” (Doc. C)
-
rapporto del 19 settembre 2007 del dr. _, Vice Primario di neurochirurgia e del dr. _, Capo clinica di neurochirurgia presso l’Ospedale _ di _, indirizzato al dr. _, del seguente tenore:
"
Con la presente desideriamo riferirle in merito alla paziente sopra menzionata, che abbiamo rivisto il 18 settembre 2007.
Per quanto riguarda i dati anamnestici principali, facciamo riferimento alla relazione del collega Prof. _ datata 27 aprile 2007. Ci limitiamo a ricordare unicamente che in aprile 2007 la paziente è stata sottoposta dal collega ad una procedura di denervazione delle articolazioni C4/C5 e C5/C6 a sinistra mediante nefrotomia con radio-frequenza dopo test delle articolazioni faccettarie secondo protocollo ISIS. Se i dolori cervicali al momento erano nettamente migliorati, a distanza di un mese sarebbero ricomparsi in forma lentamente ingravescente. Un mese fa’ inoltre la paziente avrebbe presentato una breve cervicalgia estremamente intensa, associata a capogiri.
Allo stato attuale, è presente un dolore cervicale, prevalentemente posteriore con irradiazione occipitale e talvolta al cranio in modo simmetrico, con conseguente limitazione dei movimenti sia di rotazione che di flessione-estensione del capo; sono presenti delle parestesie alle mani, senza precisa distribuzione dermatomerica ed un dolore alla superficie mediale e laterale del braccio e avambraccio, più demarcato a destra; concomita, per quanto difficile da correlare alla problematica cervicale, un dolore al tallone bilateralmente, in particolare durante
la marcia. In
clinostatismo i dolori cervicali diventerebbero decisamente più sopportabili; frequenti gli episodi di capogiro.
Ci troviamo quindi di fronte ad una sintomatologia, per quanto lentamente, progressiva.
All’esame obiettivo non rileviamo deficit neurologici, in particolare non notiamo segni di radicolopatia e/o mielopatia.
Ci riserviamo di discutere il caso, anche con il Prof. _, prima di decidere il procedere terapeutico.” (Doc. E)
Al riguardo, nelle sue annotazioni del 7 febbraio 2008, il dr. _ del SMR ha osservato:
"
Assistente di cura già beneficiaria rendita AI 50% per affezione psichiatrica, marito pure in AI.
Perizia SAM 2000
Diagnosi con influsso sulla capacità lavorativa:
Depressione nervosa persistente nel quadro di una sindrome somatoforme e da dolore persistente in paziente con disturbo anancastico di personalità
Diagnosi senza influsso sulla capacità lavorativa:
Cervicobrachialgia bilaterale cronica su discopatia C4-C5 e C5-C6
In fase di revisione viene fatto valere peggioramento reumatologico (situazione psi invariata, vedi certificazione dello psichiatra curante).
Assicurata peritata dal dr. _ il 4 maggio 2007:
Diagnosi con ripercussioni sulla capacità lavorativa:
- sindrome fibromialgica o sindrome polialgica funzionale con marcata diminuzione della soglia del dolore
- sindrome cervico-vertebrale cronica su moderate alterazioni degenerative C4/C5 e C5/C6:
- assenza di disturbi radicolari agli arti superiori
Conclusioni del perito:
prevale quadro funzionale
situazione cervicale idem come SAM 2000
spalla migliorata dopo intervento del 2005 con attualmente funzionalità simmetrica delle 2 spalle, questo almeno da 1.2007
Decisione UAI del 18.10.2007
:
grado AI 100% dal 1.7.2005 (per problematica spalla con seguente intervento)
grado AI 58% dal 1.4.2007 (dopo ricupero funzionalità spalla come da perizia reumatologica)
Ricorso
:
vengono presentati:
-
rapporto medico del dr. _ del 13.11.2007:
nel suo rapporto il curante esprime il parere che l’assicurata sia da ritenersi inabile al 100% per qualsiasi attività
-
lettera del dr. _ indirizzata al dr. _ del 19.9.2007:
da questa lettera risulta che l’assicurata è stata sottoposta a trattamento con radio-frequenza in aprile 2007 dal Prof. _.
Assenza attuale di deficit neurologici, non segni per radicolopatia e/o mielopatia.
Valutazione
:
dall’attuale documentazione non risulta una modifica dello stato di salute dell’assicurata rispetto al momento della valutazione peritale. Già noto al perito allora che l’assicurata si era sottoposta al trattamento con radio-frequenza senza grande successo. Si tratta qui d’una procedura ambulatoriale a scopo analgesico, efficace in certi casi (ma non nel presente caso con quindi rinuncia da parte degli specialisti di ripetere il trattamento).” (Doc. VIII/bis)
2.9. Quanto alla valenza probante di un rapporto medico, determinante è che i punti litigiosi importanti siano stati oggetto di uno studio approfondito, che il rapporto si fondi su esami completi, che consideri parimenti le censure espresse dal paziente, che sia stato approntato in piena conoscenza dell'incarto (anamnesi), che la descrizione del contesto medico sia chiara e che le conclusioni del perito siano ben motivate. Determinante quindi per stabilire se un rapporto medico ha valore di prova non è né l'origine del mezzo di prova, né la denominazione, ad esempio quale perizia o rapporto (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; STFA I 462/05 del 25 aprile 2007; STFA U 329/01 e U 330/01 del 25 febbraio 2003; DTF 125 V 352 consid. 3a; DTF 122 V 160 consid. 1c;
Meyer-Blaser
, Die Rechtspflege in der Sozialversicherung, BJM 1989 pag. 31; Pratique VSI 3/1997 pag. 123)
, bensì il suo contenuto (DTF 122 V
160 in
fine con rinvii).
A proposito delle perizie mediche eseguite nell'ambito della procedura amministrativa, il TFA ha stabilito che, nell'ipotesi in cui sono state eseguite da medici specializzati riconosciuti, hanno forza probatoria piena se giungono a conclusioni logiche e sono state realizzate sulla base di accertamenti approfonditi, fintanto che indizi concreti non inducono a ritenerle inaffidabili (DTF 123 V 176; DTF 122 V 161, DTF 104 V 212; SVR 1998 IV Nr. 1 pag. 2; SZS 1988 pagg. 329 e 332; ZAK 1986 pag. 189;
Locher
, Grundriss des Sozialversicherungsrechts, Berna 1994, pag. 332).
In una sentenza pubblicata nella Pratique VSI 2001 pag. 106 segg., il TFA ha però ritenuto conforme al principio del libero apprezzamento delle prove definire delle direttive per la valutazione di determinate forme di rapporti e perizie. In particolare per quanto concerne le perizie giudiziarie, la giurisprudenza ha statuito che il giudice non si scosta senza motivi imperativi dalla valutazione degli esperti, il cui compito è quello di mettere a disposizione del tribunale le loro conoscenze specifiche e di valutare da un punto di vista medico una certa fattispecie. Ragioni che possono indurre a non fondarsi su un tale referto sono ad esempio la presenza di affermazioni contraddittorie, il contenuto di una superperizia, altri rapporti contenenti validi motivi per farlo (Pratique VSI 2001 pag. 108 consid. 3b)aa e riferimenti citati;
STFA I 462/05 del 25 aprile 2007;
STFA
U 329/01 ed U 330/01 del 25 febbraio 2003).
Nella DTF 125 V 351 (= SVR 2000 UV Nr. 10 pag. 33 segg.),
la Corte
federale ha ribadito che ai rapporti allestiti da medici alle dipendenze di un'assicurazione deve essere riconosciuto pieno valore probante, a condizione che essi si rivelino essere concludenti, compiutamente motivati, di per sé scevri di contraddizioni e, infine, non devono sussistere degli indizi che facciano dubitare della loro attendibilità. Il solo fatto che il medico consultato si trovi in un rapporto di dipendenza con l'assicuratore
non
permette già di metterne in dubbio l'oggettività e l'imparzialità. Devono piuttosto esistere delle particolari circostanze che permettano di ritenere come oggettivamente fondati i sospetti circa la parzialità dell'apprezzamento.
Lo stesso vale per le perizie fatte esperire da medici esterni (DTF 104 V 31; RAMI 1993 pag. 95).
Le perizie affidate dagli organi dell'AI o dagli assicuratori privati, in sede di istruttoria amministrativa, a medici esterni o a servizi specializzati indipendenti, i quali fondano le proprie conclusioni su indagini approfondite e giungono a risultati concludenti, dispongono di forza probatoria piena, a meno che non sussistano indizi concreti a mettere in causa la loro credibilità (Pratique VSI 2001 pag. 109 consid. 3b)bb; STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008;
STFA I 462/05 del 25 aprile 2007
).
Il TFA, in una decisione I 938/05 del 24 agosto 2006
concernente un caso di assicurazione per l
'
invalidità
, ha evidenziato il valore probatorio delle opinioni espresse dai medici SMR nell
'
ambito dell
'
assicurazione per l
'
invalidità, sottolineando che in caso di divergenza tra il medico curante ed il medico SMR non è per principio necessario procedere ad una nuova perizia.
In quell’occasione l’Alta Corte ha sviluppato la seguente considerazione:
"
(...)
3.2 L
'on ne saurait certes mettre sur le même pied un rapport d'expertise émanant d'un Centre d'observation médicale de l'AI (COMAI) - dont la jurisprudence a admis que l'impartialité et l'indépendance à l'égard de l'administration et de l'OFAS sont garanties (ATF 123 V 175) - et un rapport médical établi par le SMR; toutefois, cela ne signifie pas encore qu'en cas de divergence d'opinion entre médecins du SMR et médecins traitants, il est, de manière générale, nécessaire de mettre en oeuvre une nouvelle expertise.
La valeur probante des rapports médicaux des uns et des autres doit bien plutôt s'apprécier au regard des critères jurisprudentiels précédemment énumérés (cf. consid. 3.1 supra). Il n'y a dès lors aucune raison d'écarter le rapport du SMR ici en cause ou de lui préférer celui du médecin traitant, pour le seul motif que c'est le service médical régional de l'AI qui l'a établi. Au regard du déroulement de l'examen clinique pratiqué par les médecins du SMR et du contenu de leur rapport, on ne relève, du reste, aucune circonstance particulière propre à faire naître un doute sur l'impartialité de ceux-ci.
La recourante ne fait d'ailleurs rien valoir de tel." (...)
Per quel che riguarda i rapporti del medico curante, secondo la generale esperienza della vita, il giudice deve tenere conto del fatto che, alla luce del rapporto di fiducia esistente con il paziente, il medico curante attesterà, in caso di dubbio, in favore del suo paziente (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; DTF 125 V 353 consid.
3a)cc); Pratique VSI 2001 pag. 109 consid. 3a)cc;
Meyer-Blaser
, Rechtsprechung des Bundesgericht im Sozialversicherungsrecht, Zurigo 1997, pag. 230).
Ad esempio, nella sentenza 9C 289/2007 del 29 gennaio 2008 il Tribunale federale ha sottolineato che:
"
(...)
Par ailleurs, il y a lieu d'ajouter qu'au vu de la divergence consacrée par la jurisprudence entre un mandat de soins et un mandat d'expertise (cf. arrêt I 701/05 du 5 janvier 2007, consid. 2 et les nombreux arrêts cités, dont en particulier l'ATF 124 I 170 consid. 4 p. 175), on ne saurait remettre en cause une expertise ordonnée par l'administration ou le juge et procéder à de nouvelles investigations du seul fait qu'un ou plusieurs médecins traitants ont une opinion contradictoire. Il n'en va différemment que si ces médecins traitants font état d'éléments objectifs ayant été ignorés dans le cadre de l'expertise et qui sont suffisamment pertinents pour remettre en cause les conclusions de l'expertise. Cette hypothèse n'étant toutefois pas donnée dans le cas d'espèce, c'est à juste titre que les premiers juges se sont fondés, sans violer le droit fédéral, sur les conclusions du SMR et qu'ils ont confirmé la décision attaquée. (...)"
L’Alta Corte in una sentenza 9C_142/2008 del 16 ottobre 2008 per quanto riguarda le divergenze d’opinioni tra medici curanti e periti interpellati dall’amministrazione o dal giudice ha ancora precisato quanto segue:
"
(...)
On ajoutera qu'en cas de divergence d'opinion entre experts et médecins traitants, il n'est pas, de manière générale, nécessaire de mettre en oeuvre une nouvelle expertise.
La valeur probante des rapports médicaux des uns et des autres doit bien plutôt s'apprécier au regard des critères jurisprudentiels (
ATF 125 V 351
consid.
3a p. 352) qui permettent de leur reconnaître pleine valeur probante. A cet égard, il convient de rappeler qu'au vu de la divergence consacrée par la jurisprudence entre un mandat thérapeutique et un mandat d'expertise (
ATF 124 I 170
consid. 4 p. 175; SVR 2008 IV Nr. 15 p. 43 consid. 2.2.1 et les références [arrêt I 514/06 du 25 mai 2007]), on ne saurait remettre en cause une expertise ordonnée par l'administration ou le juge et procéder à de nouvelles investigations du seul fait qu'un ou plusieurs médecins traitants ont une opinion contradictoire. Il n'en va différemment que si ces médecins traitants font état d'éléments objectivement vérifiables ayant été ignorés dans le cadre de l'expertise et qui sont suffisamment pertinents pour remettre en cause les conclusions de l'expert.(...)”
Infine, va ricordato che se vi sono dei rapporti medici contraddittori, il giudice non può evadere la procedura senza valutare l'intero materiale ed indicare i motivi per cui egli si fonda su un rapporto piuttosto che su un altro (STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008,
STFA I 462/05 del 25 aprile 2007).
Va ancora rilevato che, affinché
un esame medico in ambito psichiatrico sia ritenuto affidabile, esso deve adempiere diverse condizioni (D. Cattaneo, “La promozione dell'autonomia del disabile: esempi scelti dalle assicurazioni sociali”, in RDAT II-2003, pag. 571 seg., in particolare la nota 158, pag. 628-629, nella quale vengono citate alcune sentenze federali e cantonali, in particolare
la DTF
127 V 294; cfr. D. Cattaneo, “Le perizie nelle assicurazioni sociali” in Le perizie giudiziarie Ed. CFPG, Lugano e Helbing & Lichtenhahn, Basilea 2008 pag, 203 e segg. (249-254).
In quest’ultima sentenza l'Alta Corte ha fatto proprie le considerazioni di Mosimann. In particolare, secondo questo autore (Somatoforme Störungen: Gerichte und [psychiatrische] Gutachten, in: SZS 1999 pag. 105 ss), in ambito psichiatrico l’esperto deve innanzitutto porre una diagnosi secondo una classificazione riconosciuta e pronunciarsi sulla gravità dell'affezione.
Il perito deve anche valutare l'esigibilità della ripresa di un'attività lucrativa da parte dell'assicurato. Tale prognosi deve tener conto di diversi criteri, quali il carattere premorboso, l'affezione psichica e quelle organiche croniche, la perdita d'integrazione sociale, un eventuale profitto tratto dalla malattia, il carattere cronico della malattia, la durata pluriennale della stessa con sintomi stabili o in evoluzione e l'impossibilità di ricorrere a trattamenti medici secondo la regola d'arte. La prognosi sfavorevole deve essere fatta in base all’insieme dei succitati criteri.
Inoltre, l'esperto deve esprimersi sull'aspetto psicosociale della persona esaminata.
Del resto, un rifiuto di una rendita deve ugualmente basarsi su diversi criteri, tra i quali le divergenze tra i dolori descritti e quelli osservati, le allegazioni sull'intensità dei dolori la cui descrizione rimane sul vago, l'assenza di una richiesta di cura, le evidenti divergenze tra le informazioni fornite dal paziente e quelle risultanti dall'anamnesi, il fatto che le lamentele molto dimostrative lascino l'esperto insensibile, come pure le allegazioni di grandi handicap nonostante un ambiente psico-sociale intatto (STCA inedita 27 settembre 2001, inc. 32.1999.124).
2.10. Nella fattispecie, viste le risultanze mediche sopra esposte (consid. 2.6., 2.7. e 2.8.) e richiamata la giurisprudenza in materia di valore probatorio di rapporti medici (consid. 2.9.), questo Tribunale deve concludere che, a ragione, l’Ufficio AI ha ritenuto l’interessata, dal mese di gennaio 2007, abile al 50% in attività adeguate, rispettose dei suoi limiti funzionali.
Al riguardo, occorre innanzitutto ricordare che, secondo la giurisprudenza (cfr. DTF 133 V 108), il punto di riferimento temporale per valutare se si è in presenza di una modifica rilevante del grado di invalidità suscettivo di incidere notevolmente sul diritto alla prestazione è costituito, come nel caso di nuova domanda, dall’ultima decisione cresciuta in giudicato che si fonda su un esame materiale del diritto alla rendita.
Nel caso concreto si tratta quindi della decisione del 21 aprile 2000, con la quale l’Ufficio AI ha riconosciuto all’assicurata il diritto a una mezza rendita (grado di invalidità del 50%) dal 1° gennaio 1999 (doc. 39/1-2), a causa di una depressione nervosa persistente nel quadro di una sindrome somatoforme e da dolore persistente in paziente con disturbo anancastico di personalità, che la rendeva inabile al lavoro al 50% nella sua precedente attività a partire dal 23 gennaio 1998, come stabilito dai medici del SAM nella perizia pluridisciplinare del 9 febbraio 2000 (cfr. doc. 36/1-10).
Si tratta quindi di verificare se, da allora, è intervenuto un importante cambiamento.
Va qui rilevato che l’Ufficio AI, in sede di revisione, ha disposto una perizia reumatologica, affidata al dr. _ e ha richiesto una valutazione di decorso, dal profilo psichiatrico, al curante, dr. _, dalle quali il TCA non ha motivo di distanziarsi.
2.10.1. Quanto alle patologie somatiche di cui è affetta l’assicurata, alla perizia del dr. _ dell’11 giugno 2007, completa e priva di contraddizioni, va riconosciuta forza probatoria piena.
Nel suo referto peritale reumatologico dell’11 giugno 2007, il dr. _, poste le diagnosi con influsso sulla capacità lavorativa di “sindrome fibromialgica o sindrome polialgica funzionale con marcata diminuzione della soglia del dolore; sindrome cervico-vertebrale cronica su moderate alterazioni degenerative C4/C5 e C5/C6 con assenza di disturbi radicolari agli arti superiori”, ha sottolineato di non avere riscontrato un peggioramento dei disturbi dell’interessata per quanto riguarda la componente cervicale e cervico-brachiale rispetto a quanto constatato negli ultimi dieci anni, mentre per quanto riguarda la spalla destra, lo specialista ha riconosciuto che vi è stato un peggioramento, temporaneo, dello stato clinico e della capacità lavorativa a causa della rottura della cuffia dei rotatori, che è comunque migliorata grazie ad un intervento del dr. _ nel 2005. Il dr. _ ha infatti potuto riscontrare, nel corso dell’esame peritale, una funzionalità completa e simmetrica delle due spalle, con una prognosi favorevole in assenza di attività fisiche particolarmente pesanti (doc. 81-12).
Il dr. _ ha quindi concluso che il peggioramento dello stato di salute a causa delle problematiche alla spalla destra è stato temporaneo ed è venuto meno a partire dal 1° gennaio 2007, visto l’ottimo recupero della funzionalità della spalla destra dopo l’intervento ortopedico del dr. _ (doc. 81-13).
Dal rapporto peritale del dr. _ emerge quindi, in maniera chiara e ben motivata, il miglioramento, da un profilo reumatologico, dello stato di salute dell’assicurata - visto il recupero della funzionalità della spalla destra - tale da renderla, a partire dal 1° gennaio 2007, abile al lavoro al 50% nella sua precedente attività di ausiliaria di cure/di pulizie e, sempre a partire dal 1° gennaio 2007, totalmente abile al lavoro in attività rispettose dei suoi limiti funzionali.
Tale conclusione conferma del resto quanto già valutato dal dr. _, spec. FMH in chirurgia ortopedica, il quale, nel suo referto del 16 febbraio 2007, dopo avere osservato che i dolori che risente l’assicurata sono dovuti ai problemi alla colonna cervicale, ha indicato che l’assicurata può ancora svolgere, al 100%, dei lavori dove non debba portare o sollevare pesi superiori ai 2-
3 kg
e che non comportino mansioni ripetitive (doc. 76-1).
Le conclusioni del dr. _ non possono essere contraddette né dal referto del 13 novembre 2007 del dr. _, spec. FMH in medicina generale - il quale ha criticato la decisione dell’amministrazione, limitandosi ad indicare che i “
problemi cervicali e alle spalle sono sempre acuti e non sono risolti
”, ritenendo l’assicurata totalmente inabile al lavoro (doc. C) - né da quello del 19 settembre 2007 del dr. _, Capo Clinica del Servizio cantonale di neurochirurgia dell’Ospedale regionale di _ – il quale ha riscontrato la presenza di un dolore cervicale, delle parestesie alle mani e un dolore al braccio destro, escludendo comunque, all’esame obiettivo, l’esistenza di deficit neurologici (non segni per radicolopatia o mielopatia) (doc. E).
Per consolidata giurisprudenza
il giudice delle assicurazioni sociali valuta la legalità della decisione impugnata in base alla situazione di fatto esistente al momento in cui essa è stata resa, quando si ritenga che fatti verificatisi ulteriormente possono influire quali elementi di accertamento retrospettivo della situazione anteriore alla decisione stessa (DTF 127 V 251 consid. 4d, 121 V 366 consid. 1b, 116 V 248 consid. 1a, 112 V 93 consid. 3, 99 V 102).
In concreto, il referto del 19 settembre 2007 è precedente alla decisione impugnata (del 16 ottobre 2007) ed è quindi rilevante ai fini del giudizio.
Il referto del
13 novembre 2007 del dr. _, per contro, è successivo alla decisi
one impugnata (del 16 ottobre 2007), ma si riferisce alla situazione presente da diversi anni ed è quindi parimenti rilevante ai fini del presente giudizio.
Pertanto, potendo questo referto permettere di accertare lo stato di salute dell’assicurata antecedente al provvedimento contestato, tale rapporto è rilevante ai fini del presente giudizio. Esso è suscettibile di mettere in evidenza elementi di accertamento retrospettivo della situazione precedente la decisione del 15 maggio 2007 (cfr. STFA U 299/02 del 2 settembre 2003).
Nel caso di specie, il dr. _, nelle sue annotazioni del 7 febbraio
2008, ha
indicato che dalla documentazione medica prodotta dall’assicurata pendente causa non risulta una modifica dello stato di salute dell’assicurata rispetto al momento della valutazione peritale, aggiungendo che era già noto al perito che l’assicurata si era sottoposta al trattamento di radio-frequenza senza grande successo (doc. VIII/bis).
Il TCA non ha motivo per distanziarsi da questo apprezzamento del SMR.
Da un punto di vista somatico, dunque, occorre ritenere che, rispetto alla precedente decisione del 21 aprile 2000, lo stato di salute dell’interessata ha subito un temporaneo peggioramento a causa dei problemi insorti alla spalla destra, poi ridimensionatisi a partire dal mese di gennaio 2007, con il recupero di una piena funzionalità del braccio destro e una conseguente piena capacità lavorativa in attività adatte, come stabilito dal dr. _.
2.10.2.
Per quanto concerne la patologia psichiatrica, il medico curante, dr. _, nello scritto del 25 aprile 2006 (doc. 66-1) e in quello del 27 febbraio 2007 all’attenzione dell’UAI (doc. 77-1), ha diagnosticato la presenza di una “sindrome da disadattamento con reazione mista ansioso-depressiva (ICD10-F43.22)”, ritenendo l’assicurata, dal profilo psichiatrico, inabile al lavoro al 50%.
Tale valutazione coincide con quanto già valutato dai medici del SAM nella perizia del 9 febbraio 2000 e in particolare con il giudizio reso dal dr. _, il quale aveva ritenuto l’assicurata inabile al lavoro al 50%, con possibilità piuttosto scarse di migliorare questo grado di capacità lavorativa (doc. 36-16).
Il TCA non ha motivo per distanziarsi dalle conclusioni alle quali è giunto lo psichiatra curante e che non sono state del resto smentite da altri certificati medici specialistici attestanti delle patologie maggiormente invalidanti.
Tale non può certo essere considerato lo scritto del 13 novembre 2007 del dr. _, il quale ha solo indicato che la situazione non soddisfacente dal profilo somatico ha provocato uno stato depressivo reattivo, per il quale l’interessata è in cura presso il dr. _ (doc. C).
2.10.3. In conclusione, rispecchiando la perizia del dr. _ i criteri di affidabilità e completezza richiesti dalla giurisprudenza (cfr. consid. 2.9.), alla stessa può essere fatto riferimento. Inoltre, considerato il miglioramento dello stato di salute dal profilo reumatologico, a seguito del recupero della funzionalità alla spalla destra e tenuto conto dei problemi psichiatrici, richiamato inoltre l'obbligo che incombe all'assicurato di intraprendere
tutto quanto sia ragionevolmente esigibile per ovviare alle conseguenze del discapito economico cagionato dal danno alla salute (DTF 123 V 233 consid.
3c, 117 V 278 consid. 2b, 400 e i riferimenti ivi citati; Riemer‐Kafka, Die Pflicht zur Selbstverantwortung, Friborgo 1999, pagg. 57, 551 e 572; Landolt, Das Zumutbarkeitsprinzip im schweiz.
Sozialversicherungsrecht, tesi Zurigo 1995, pag. 61; DTF 113 V 28 consid. 4a e sentenze ivi citate; cfr. anche Meyer Blaser, Rechtsprechung des Bundesgerichts zum IVG, Zurigo 1997, pag. 221),
è da ritenere dimostrato,
secondo il grado della verosimiglianza preponderante abitualmente applicato nel settore delle assicurazioni sociali,
che, a partire dal 1° gennaio 2007, l’assicurata ha presentato una capacità lavorativa del 50% in attività adeguate, rispettose dei suoi limiti funzionali.
2.11. Occorre ora esaminare le conseguenze del danno alla salute subìto dalla ricorrente dal profilo economico.
Sulla base delle risultanze mediche, l’avv. _ del Servizio giuridico dell’UAI, con scritto del 3 agosto
2007, ha
chiesto alla consulente IP di valutare il caso, osservando:
"
(...)
Ora, considerato come il perito abbia esplicitamente riferito che “la paziente è (...) da ritenere senz’altro di nuovo abile per un lavoro di ausiliaria di cure o ausiliaria di pulizie a metà tempo, dal 1.1.2007” e come lo psichiatra curante dr. _ il 27 febbraio 207 abbia consigliato una perizia SAM al fine di “mettere meglio in evidenza e proporre soluzioni per un suo eventuale reinserimento professionale”, si chiede alla CIP incaricata di verificare l’attualità delle proprie conclusioni del 31 ottobre 2006.
In particolare, nel caso in cui la consulente non ritenesse la professione di – ad esempio – ausiliaria di pulizie esigibile a metà tempo, questa chiarirà i motivi della non-integrabilità, considerato come questa professione a) rispetti la valutazione medico-teorica; b) non necessiti di particolare formazione professionale.” (Doc. 84-1)
Nelle annotazioni del 19 settembre 2007,
la consulente IP
ha indicato:
"
Prendo atto del miglioramento dello stato di salute dell’assicurata e della conseguente nuova valutazione lavorativa del perito _, che la giudica abile in attività adeguate (porto di pesi massimo
15 kg
, no a continue flessioni o rotazioni del tronco), attività di ausiliaria di cure o di pulizie incluse.
Resterebbe quindi, come fattore seriamente invalidante, quello di natura psichiatrica (IL 50%).
Ora, dal punto di vista professionale ritengo che l’attività di ausiliaria di cure non sia più esigibile, per lo meno in misura totale, in quanto non rispetta le limitazioni funzionali dell’assicurata.
Quando esercitava questa professione presso la casa per anziani _ in misura totale le professioni di ausiliaria di cure e di pulizie non erano ancora differenziate.
Dal
1999 in
poi, il Cantone ha richiesto che venisse fatta una chiara distinzione tra le due professioni.
Oggigiorno, quindi, una persona che lavora come ausiliaria di cure si occupa esclusivamente dei pazienti (piccoli “interventi medici” come presa della pressione o della temperatura, eventualemente anche controllo dell’assunzione dei farmaci) e della cura della loro igiene.
Un’ausiliaria di cure oggi, specie se lavora in una casa anziani, deve spesso sollevare e pulire i pazienti: di conseguenza, si può trovare più volte a dovere sollevare pesi sopra i
15 kg
e a lavorare in posizione di flessione-rotazione del tronco.
Ritengo quindi adeguato considerare l’assicurata abile al 100% per quanto riguarda la questione reumatologica quale ausiliaria di pulizie e non quale ausiliaria di cure.
La valutazione delle attività esigibili e dei relativi redditi va modificata di conseguenza: per effettuarla dovrò riferirmi alle Tabelle RSS, che contemplano attività semplici e non qualificate esigibili dall’assicurata quali ad esempio:
- cassiera
- venditrice in un self-service o in una stazione di benzina, o ancora in un chiosco
- operaia addetta alla cernita, assemblaggio, controllo qualità, imballaggio, etichettatura, spedizione di materie prime o finite nell’industria della plastica, farmaceutica, elettronica, orologiera, alimentare, tessile
- ausiliaria di pulizie
Il calcolo dei redditi risulta quindi come segue:
RH 2006: aggiornando il reddito del 2005 e portandolo al 100%, fr. 55'986 annui.
RI 2006: secondo tabelle RSS, apportando un 50% di deduzione su indicazione medica e un 5% di deduzione per le lievi limitazioni funzionali, risulta un RI di fr. 23'588 annui.
CGR: 42.3%.” (Doc. 86-1)
Chiamato ora a pronunciarsi, questo Tribunale concorda con la valutazione della consulente dell’UAI, la quale ha stabilito che il danno alla salute di natura reumatologica che è andato ad aggiungersi a quello psichiatrico non permette più all’assicurata lo svolgimento della propria attività professionale originaria, ma che occorra prendere in considerazione altre attività da lei ragionevolmente esigibili.
2.12. Preliminarmente va ricordato che, secondo la giurisprudenza, per il raffronto dei redditi fa stato il momento dell’inizio dell’eventuale diritto alla rendita (cfr. DTF 129 V 222; cfr., pure, STFA del 26 giugno 2003 nella causa R. consid. 3.1, I 600/01, del 3 febbraio 2003 nella causa R., I 670/01 pubblicata in SVR 2002 IV Nr. 24, del 18 ottobre 2002 nella causa L. consid. 3.1, I 761/01 pubblicata in SVR 2003 IV Nr. 11 e del 9 agosto 2002 nella causa S. consid. 3.1, I 26/02; cfr., inoltre, STFA del 13 giugno 2003 nella causa G. consid. 4.2, I 475/01), per cui nel caso concreto, sono determinanti i dati del 2007 (visto che nella decisione su opposizione del 16 ottobre 2007 la rendita è stata ridotta a partire dal 1° aprile 2007).
L’amministrazione ha eseguito il raffronto dei redditi con riferimento all’anno 2006, motivo per il quale il reddito da valido e quello da invalido sono da aggiornare al 2007.
2.13. Per quel che concerne il
reddito da valido
, il cui importo non è del resto stato contestato in sede di ricorso, l’UAI ha quantificato il reddito che l’assicurata avrebbe potuto percepire da sana nel
2005 in
fr. 55’432.-, conformemente a quanto indicato dallo stesso datore di lavoro (cfr. doc. 71-1), importo che aggiornato al 2006 è pari a fr. 55'986.
Adeguando tale importo al 2007, si ottiene un reddito da valido di fr. 56’882
(+ 1.6% per il 2007, cfr.
tab. relativa all’e
voluzione dei salari nominali, dei prezzi al consumo e dei salari reali, 1990-2007, pubblicati sul sito dell’Ufficio federale di statistica
).
2.14. Per quanto riguarda invece il
reddito da invalido
,
va ricordato che lo stesso è determinato sulla base della situazione professionale concreta dell'interessato, a condizione però che quest'ultimo sfrutti in maniera completa e ragionevole la capacità lavorativa residua e che il reddito derivante dall'attività effettivamente svolta sia adeguato e non costituisca un salario sociale ("Soziallohn") (DTF 126 V 76 consid. 3b/aa e riferimenti).
Se invece non esiste un siffatto guadagno, in particolare perché l'assicurato non ha intrapreso una attività lucrativa da lui esigibile, il reddito da invalido, da contrapporre a quello da valido nella determinazione del grado di invalidità, può essere ricavato dai rilevamenti statistici ufficiali, editi dall'Ufficio federale di statistica, che si riferiscono agli stipendi medi nelle principali regioni e categorie di lavoro (DTF 126 V 76 consid. 3b/bb; RCC 1991 p. 332 consid. 3c, 1989 p. 485 consid. 3b).
Inoltre, va rilevato che, secondo la giurisprudenza federale, per gli assicurati che, a causa della particolare situazione personale o professionale (affezioni invalidanti, età, nazionalità e tipo di permesso di dimora, grado di occupazione ecc.), non possono mettere completamente a frutto la loro capacità residua nemmeno in lavori leggeri e che pertanto non riescono di regola a raggiungere il livello medio dei salari sul mercato, viene operata una riduzione percentuale sul salario teorico statistico.
Il TFA ha precisato, al riguardo, come una deduzione globale massima del 25% del salario statistico permettesse di tener conto delle varie particolarità suscettibili di influire sul reddito del lavoro. Inoltre, chiamato a pronunciarsi sulla deduzione globale, la quale procede da una stima che l'amministrazione deve succintamente motivare, il giudice non può senza valido motivo sostituire il suo apprezzamento a quello degli organi dell'assicurazione (DTF 126 V 80 consid. 5b/cc).
L’Alta Corte ha stabilito che sono esclusivamente applicabili, in difetto di indicazioni economiche concrete, i dati salariali nazionali risultanti dalla tabella di riferimento TA1 dell’inchiesta sulla struttura dei salari edita dall’Ufficio federale di statistica e non i valori desumibili dalla tabella TA13, che riferisce dei valori in relazione alle grandi regioni (SVR 2007 UV nr. 17, STFA del 5 settembre 2006 nella causa P., I 222/04).
Recentemente con sentenza del 7 aprile 2008 (32.2007.165) questa Corte, fondandosi sulla sentenza U 8/7 del 20 febbraio
2008, ha
stabilito che
“(...) quando il salario da valido conseguito in Ticino in una determinata professione è inferiore al salario medio nazionale in quella stessa professione, anche il reddito da invalido va ridotto nella medesima percentuale (al riguardo cfr. L. Grisanti, art.cit., in RtiD II-2006 pag. 311 seg., in particolare pag. 326-327) (...)
”.
Con sentenza 8C_399/2007 del 23 aprile 2008 al consid. 6.2 il TF ha lasciato aperta la questione a sapere se l’adeguamento va ammesso solo nel caso in cui il valore fosse chiaramente sotto la media (“
deutliche Abweichung
”). Tale è di regola stata ritenuta una differenza del 10% (SVR 2004 UV no. 12 pag. 45 consid. 6.2; dell’8% nella sentenza U 463/06 del 20 novembre 2007).
In applicazione della giurisprudenza sviluppata nella sentenza del 7 aprile 2008 (inc. 32.2007.165), utilizzando i dati forniti dalla tabella TA1 2006 elaborata dall'Ufficio federale di statistica, la ricorrente, svolgendo nel 2006 una professione che presuppone qualifiche inferiori nel settore privato svizzero (a proposito della rilevanza delle condizioni salariali nel
settore privato
, cfr. RAMI 2001 U 439, p. 347ss. e SVR 2002 UV 15, p. 47ss.), avrebbe potuto realizzare, in media, un salario mensile lordo pari a fr. 4'019.
Riportando questo dato su 41.7 ore (
cfr. tabella B 9.2,
pubblicata
in
La Vie économique, 12-2007, p. 98
), esso ammonta a fr. 4'189.80 mensili oppure a
fr. 50'277.60
per l'intero anno (fr. 4'189.80 x 12, ritenuto che la quota di tredicesima è già compresa, cfr. STFA U 274/98 del 18 febbraio 1999, consid. 3a).
Dopo adeguamento all'indice dei salari nominali ("
Nominallohnindex"
- cfr. DTF 126 V 81 consid. 7a e STCA del 20 febbraio 2001 nella causa R.), si ottiene, per il 2007 (cfr. tab. B 10.3, pubblicata
in
La Vie économique, 6-2008, p. 91), un reddito mensile di fr. 4'252.21 oppure di fr. 51'026.50 per l'intero anno (fr. 4'252.21
x
12).
L’assicurata, quale ausiliaria di cure/di pulizie presso la Casa di riposo _, avrebbe guadagnato nel 2006 fr. 55’986.--/anno per un’occupazione a tempo pieno. Tale reddito si situa leggermente sopra la media dei salari svizzeri per un’attività equivalente (cioè fr. 55’374, cfr. Tabella TA1 2006 p.to 85 “
Sanità e servizi sociali
”, livello di qualifica 4, fr. 4’437
X
12 mesi = 53'244.- riportato su 41.6 ore).
Nel caso in esame non sono, perciò, realizzati i presupposti per ridurre il reddito statistico da invalido in applicazione della giurisprudenza di cui alla STF U 8/07 del 20 febbraio 2008 sopra menzionata.
Ritenuto che, come visto in precedenza (cfr. consid. 2.10.3.), da un punto di vista medico, l’assicurata può esercitare un’attività adeguata alle sue condizioni di salute al 50%, il reddito statistico citato va ridotto del 50% e ammonta a fr. 25’513.25 (
fr. 51'026.50 ridotti del 50%
).
2.15. In ossequio alla giurisprudenza federale, occorre, in seguito, esaminare le circostanze specifiche del caso concreto (limitazione addebitabile al danno alla salute, età, anni di servizio, nazionalità e tipo di permesso di dimora, grado d'occupazione, cfr. DTF 126 V 80 consid. 5b/bb) e, se del caso, procedere ad una riduzione percentuale del salario statistico medio. La riduzione massima consentita ammonta al 25%, percentuale che consente "... di tener conto delle varie particolarità che possono influire sul reddito del lavoro" (cfr. DTF 126 V 80 consid. 5b/cc).
In una sentenza del 25 luglio 2005 nella causa J., I 147/05, consid. 2, il TFA ha proceduto ad una riduzione del 15% sul reddito statistico da invalido, trattandosi di un assicurato straniero, nato nel 1953 e al beneficio di un permesso di domicilio, che, a causa del danno alla salute, era stato giudicato in grado di svolgere un’attività adeguata in misura del 60%.
La nostra Corte
federale ha ritenuto suscettibili di incidere sul livello di reddito ancora conseguibile dall’assicurato, gli impedimenti funzionali derivanti dal danno alla salute (10%), così come il fatto di poter lavorare soltanto a tempo parziale (5%):
"
2.4 Aufgrund der zu Recht nicht bestrittenen Auffassung der Gutachter des Instituts Y._ vom 4. April 2003 ist dem Beschwerdegegner die angestammte Tätigkeit als Schweisser nicht mehr zumutbar, während körperlich leichte bis intermittierend mittelschwere adaptierte Tätigkeiten zu 60% zumutbar sind (d.h. wechselbelastende Tätigkeiten ohne Heben, Stossen und Ziehen von Lasten über 5 bis
10 kg
repetitiv und vereinzelt über
15 kg
, ohne Überkopftätigkeiten und ohne Tätigkeiten in gebückter Haltung mit Rotation der Wirbelsäule). Aufgrund dieser Einschränkungen sind keine triftigen Gründe ersichtlich, um von einem leidensbedingten Abzug abzusehen; dies wird von der Beschwerde führenden Verwaltung denn auch nicht bestritten.
2.5 Entgegen der Auffassung im kantonalen Entscheid ist die Nationalität hier zu vernachlässigen angesichts der Tatsache, dass die statistischen Löhne aufgrund der Einkommen der schweizerischen und der ausländischen Wohnbevölkerung erfasst werden (AHI 2002 S. 70) und der Beschwerdegegner kein Saisonnier ist, sondern über die Niederlassungsbewilligung C verfügt (Urteil S. vom 16. April 2002, I 640/00 [Zusammenfassung in HAVE 2002 S. 308]). Damit gehört der Versicherte vielmehr einer Ausländerkategorie an, für welche der monatliche Männer-Bruttolohn im Anforderungsniveau 4 sogar etwas über dem entsprechenden, nicht nach dem Merkmal der Nationalität differenzierenden Totalwert liegt (Lohnstrukturerhebung 2000 S. 47 Tabelle TA12 sowie Lohnstrukturerhebung 2002 S. 59 Tabelle TA12). Es ist denn auch dieser Totalwert die massgebende Vergleichsgrösse und nicht etwa das Einkommen der Schweizer (wie es die Vorinstanz angenommen hat), da sich Tabellenlöhne aus den Einkommen der In- und Ausländer zusammensetzen.
2.6 Die IV-Stelle führt in der Verwaltungsgerichtsbeschwerde zwar zu Recht aus, "dass Teilzeitangestellte nicht zwingend weniger als Vollzeittätige verdienen (zum Beispiel in Beschäftigungsbereichen, in denen Teilzeitarbeit Nischen auszufüllen vermag, die arbeitgeberseits stark nachgefragt und dementsprechend entlöhnt werden ...)." Jedoch wird das Invalideneinkommen hier allein aufgrund statistischer Angaben festgesetzt, so dass die statistisch erhärtete Tatsache der Lohneinbusse von teilzeitarbeitenden Männern im massgebenden Anforderungsniveau 4 (einfache und repetitive Tätigkeiten) zu berücksichtigen ist (vgl. Lohnstrukturerhebung 2000 S. 24 T8 sowie Lohnstrukturerhebung 2002 S. 28 T8), auch wenn in diesem Rahmen der prozentuale Minderverdienst nicht schematisch dem Abzug gleichzusetzen ist (vgl. BGE 126 V 79 Erw. 5b/aa).
2.7 Damit sind im Rahmen des Abzuges die leidensbedingten Einschränkungen des Versicherten (vgl. Erw. 2.4) sowie die Möglichkeit, nur noch Teilzeit arbeiten zu können (Erw. 2.6 hievor), zu berücksichtigen. Da die IV-Stelle in Verfügung und Einspracheentscheid keinen Abzug wegen Teilerwerbstätigkeit berücksichtigt hat, obwohl dies angemessen gewesen wäre, lag für das kantonale Gericht ein triftiger Grund vor, sein Ermessen an die Stelle desjenigen der Verwaltung zu setzen; die abweichende Ermessensausübung erweist sich deshalb insoweit als näher liegend (vgl. Erw. 2.3 hievor). Indessen hat die Vorinstanz zu Unrecht auch den Ausländerstatus des Beschwerdegegners berücksichtigt (Erw. 2.5 hievor). Die IV-Stelle hat jedoch die leidensbedingten Einschränkungen - angesichts der Beschwerden - mit einem Abzug von 10% vom Tabellenlohn berücksichtigt; wird auch der Tatsache Rechnung getragen, dass der Beschwerdegegner nur noch teilerwerbstätig sein kann, erscheint - gesamthaft gesehen - das Ermessen der Vorinstanz als näher liegend. Damit hatte diese genügend triftige Gründe, um vom Abzug der Verwaltung abzuweichen, so dass ein solcher in Höhe von 15% vorzunehmen ist, was zu einem Invaliditätsgrad von 52% und damit zum Anspruch auf eine halbe Invalidenrente führt."
(STFA succitata)
In un’altra pronunzia del 25 luglio 2005 nella causa Y., U 420/04, consid. 2 - riguardante un assicurato straniero, nato nel 1961 e al beneficio di un permesso di domicilio, totalmente abile in attività lavorative leggere da un profilo dell’impegno fisico - lo stesso TFA ha nuovamente applicato una decurtazione del 15% (“Dem Beschwerdegegner sind aus medizinischer Sicht unbestrittenermassen
keine schweren Arbeiten mehr zumutbar (vgl. Erw. 2.5.1 hievor), sodass er den bisher ausgeübten Tätigkeiten nicht mehr nachgehen kann.
Mit den von der SUVA verfügten 15% wird sowohl dem Verlust, Schwerarbeit leisten zu können, als auch der leidensbedingten Einschränkung, die für sich nicht sehr ausgeprägt ist, angemessen Rechnung getragen”).
In una sentenza del 25 aprile 2005 nella causa R., inc. 35.2004.104, il TCA ha fornito alcune indicazioni circa le modalità secondo le quali deve essere applicata la riduzione percentuale sul reddito statistico da invalido, argomentando:
"
Su quest’ultimo punto, il TCA ha attentamente esaminato alcune recenti sentenze federali e ne ha ricavato l’impressione di una prassi non sempre coerente.
A titolo di esempio, in una sentenza del 14 febbraio 2005 nella causa T., I 594/04, consid. 2.3, il TFA ha indicato che l’età dell’assicurato (47 anni al momento del rilascio della decisione impugnata) non rappresentava un fattore di riduzione, stabilendo inoltre che i lavoratori ausiliari, su un mercato equilibrato del lavoro, vengono richiesti a prescindere dalla loro età e quindi che, in queste attività, l’età di per sé non influisce sul livello retributivo.
Per conto, in una pronunzia del 20 gennaio 2005 nella causa R., I 138/04, consid. 4.3.,
la stessa Alta Corte
federale ha applicato una riduzione sul reddito statistico da invalido, trattandosi di un assicurato di 35 anni, dichiarato completamente abile in attività semplici e ripetitive nel settore dei servizi, “en regard de l’âge de l’assuré et des limitations résultant de l’atteinte à sa santé” (la sottolineatura è del redattore).
In un’altra sentenza del 23 febbraio 2004 nella causa M., B 67/04, consid. 3.3.2 - concernente un assicurato di 54 anni al beneficio di un permesso di domicilio - l’Alta Corte non ha ritenuto che l’età costituisse un fattore di riduzione.
Del resto, con riferimento all’art. 28 cpv. 4 OAINF (cfr. consid. 2.4.), la giurisprudenza federale ha stabilito che questa disposizione torna applicabile agli assicurati che, alla data di inizio della rendita di invalidità, hanno un’età attorno ai 60 anni (cfr. DTF 123 V 419 consid. 1b; SVR 1995 UV 35, p. 105 consid. 2b).
Al fine di garantire l’uguaglianza di trattamento fra assicurati (circa la necessità di introdurre dei criteri obiettivi allo scopo di evitare disparità di trattamento, cfr. DTF 123 V 104 consid. 3e, DTF 115 V 138ss. consid. 6-7, 405ss., consid. 4-6; STFA del 24 febbraio 2005 nella causa S., U 80/04, consid. 4.2.1), questo Tribunale – chiamato peraltro, in talune circostanze, a direttamente quantificare la riduzione percentuale (cfr., ad esempio,
la STFA
del 25 febbraio 2003 nella causa P., U 329 + 330/01) – e visto che il problema si pone in modo analogo in alcuni importanti settori delle assicurazioni sociali (assicurazione per l’invalidità, previdenza professionale, assicurazione contro gli infortuni e assicurazione contro le malattie), ritiene di dover fornire le seguenti indicazioni.
Ad ognuno dei fattori di rilievo indicati dalla giurisprudenza federale corrisponde una decurtazione del 5%.
Per quanto riguarda specificatamente la riduzione percentuale legata alla limitazione addebitabile al danno alla salute, l’esistenza, in un caso concreto, di impedimenti di una particolare gravità, che in genere limitano l’assicurato anche nell’esercizio di un’attività sostitutiva, può comunque giustificare l’applicazione di una riduzione più elevata (cfr., in questo senso,
la STFA
del 16 febbraio 2005 nella causa C., I 559/04, consid. 2.2, in cui
la Corte
federale ha avallato la riduzione decisa dall’amministrazione (15%), trattandosi di un assicurato abile soltanto parzialmente in attività leggere,
la STFA
del 17 febbraio 2005 nella causa B., I 1/04, consid. 4.3.4, in cui è stata applicata una decurtazione del 10% per tenere conto delle difficoltà legate al danno alla salute e
la STFA
del 23 febbraio 2005 nella causa B., I 632/04, consid. 4.2.2, in cui è stata confermata una riduzione del 15% per ragioni di salute).
La presenza cumulativa di più fattori legittima l’applicazione della riduzione massima del 25% (cfr., in questo senso,
la STFA
del 4 febbraio 2003 nella causa S., U 311/02, consid. 4.3).
Nella già citata sentenza del 23 febbraio 2004 nella causa M., il TFA ha applicato una deduzione globale del 15% motivata dagli impedimenti legati al danno alla salute, ritenendo assenti gli altri fattori di riduzione (anni di servizio, nazionalità e tipo di permesso di dimora, grado di occupazione)." (STCA succitata, consid. 2.11.)
2.16. In concreto, l’UAI ha applicato al reddito da invalido una riduzione percentuale del 5% per tenere conto di “lievi limitazioni funzionali” (doc. 86-1).
Va qui rilevato che, per costante giurisprudenza, il Giudice non può scostarsi dalla valutazione dell’amministrazione senza fondati motivi (cfr. DTF 126 V 80 consid. 5b/dd e 6).
Egli può tuttavia farlo in presenza di validi motivi.
Ad esempio, in una sentenza 8C_675/2008 del 22 ottobre 2008, il Tribunale federale ha confermato, visti i validi motivi addotti dall’istanza cantonale, l’aumento della percentuale di riduzione del salario statistico decisa dal primo giudice per tenere adeguatamente conto delle circostanze specifiche del caso concreto, osservando:
"
2.
2.1 Die Frage, ob die von der IV-Stelle angenommene, bloss 50%ige Einschränkung der Arbeitsfähigkeit angesichts der zahlreichen somatischen Befunde (beidseitige Knie- und Rückenbeschwerden, dilatative Kardiomyopathie [Herzmuskelerkrankung], Amaurose links), deren Berücksichtigung bei der Beurteilung der verbliebenen Arbeitsfähigkeit nur teilweise gesichert ist, den konkreten Verhältnissen gerecht zu werden vermag, liess das kantonale Gericht in seinem Entscheid vom 5. August 2008 trotz erheblichen Zweifeln offen. Zur Zusprechung einer ganzen Invalidenrente und damit zur Gutheissung des von ihm zu prüfenden Rechtsmittels gelangte es bereits, weil es der Auffassung war, im Rahmen eines Einkommensvergleichs sei bei der Bestimmung des Invalideneinkommens ein höherer als der von der Verwaltung angenommene behinderungsbedingte Abzug von den in der LSE statistisch ausgewiesenen Löhnen zuzubilligen. Dabei hat es in seinem Entscheid dargelegt, die IV-Stelle habe einzig wegen dem unabdingbaren Erfordernis einer körperlich leichten, wechselseitigen Tätigkeit einen Abzug von 15 % gewährt; wegen der vielschichtigen Polymorbidität müsse aber mit einem weit unterdurchschnittlichen Einkommen gerechnet werden, weshalb sich der nach der Rechtsprechung maximal zulässige behinderungsbedingte Abzug von 25 % (
BGE 126 V 75
E. 5b/cc S. 80) rechtfertige.
2.2 Die Vorinstanz hat damit entgegen der Argumentation in der Beschwerdeschrift ihr Ermessen nicht missbraucht, sondern sogar triftige Gründe für ihre von der Ansicht der Verwaltung abweichende Ermessensausübung angeführt. Angesichts der dem Bundesgericht bezüglich der Höhe eines behinderungsbedingten Abzuges zustehenden Überprüfungsbefugnis besteht kein Anlass zu einer Korrektur des angefochtenen Entscheids.”
Nel caso di specie, questo Tribunale ritiene che la riduzione del 5% stabilita dall’UAI non sia sufficiente, per i motivi che seguono.
Il TCA rileva innanzitutto che, nella presente fattispecie, a dipendenza del danno alla salute, l'assicurata è stata sì giudicata in grado di esercitare un'attività sostitutiva, ma soltanto nella misura del 50%.
Ora, secondo la giurisprudenza federale, non è possibile rinunciare a decurtare il reddito statistico per il solo fatto che l’assicurato può svolgere un’attività adeguata soltanto in misura parziale:
"
In der Verwaltungsgerichtsbeschwerde wird richtig festgehalten, dass einer gesundheitlich bedingten Einschränkung der Leistungsfähigkeit grundsätzlich nicht durch einen Abzug vom Tabellenlohn im Sinne der Rechtsprechung gemäss BGE 126 V 75 Rechnung zu tragen ist. Vielmehr ist von einer entsprechend eingeschränkten Arbeitsfähigkeit auszugehen. Es kann mit anderen Worten keinen Unterschied machen, im Rahmen eines Vollzeitpensums lediglich 75 % der ohne gesundheitliche Beeinträchtigung zu erwartenden Leistung oder bei einem Arbeitspensum von 75 % die volle Leistung zu erbringen. Der erwähnte Abzug vom Tabellenlohn will der Erfahrungstatsache Rechnung tragen, dass die verbliebene Arbeitsfähigkeit aus bestimmten Gründen (persönliche, berufliche und leidensspezifische Merkmale) nur mit unterdurchschnittlichem erwerblichem Erfolg auf dem in Betracht fallenden (ausgeglichenen) Arbeitsmarkt verwertet werden kann (BGE 126 V 80 oben). So kann es beispielsweise aus betriebswirtschaftlicher Sicht durchaus eine Rolle spielen, ob bei einem entsprechend reduzierten Arbeitspensum eine volle Leistung möglich ist, oder ob dieselbe Leistung lediglich im Rahmen eines Vollzeitpensums erbracht werden kann und auch bei reduziertem Arbeitspensum mit einer gewissen Leistungseinbusse zu rechnen ist.
Im Weitern kann einer erschwerten Verwertbarkeit der trotz des Gesundheitsschadens noch zumutbaren Arbeitsfähigkeit allenfalls dadurch Rechnung getragen werden, dass bei der Ermittlung des Invalideneinkommens auf der Grundlage der Lohnstrukturerhebungen des Bundesamtes für Statistik auf einen anderen als auf den durchschnittlichen Lohn in allen Wirtschaftszweigen des privaten Sektors («Total») abgestellt wird (BGE 129 V 483 Erw. 4.3.2; RKUV 2001 Nr. U 439 S. 347 [U 240/99]). Diese Ausnahmeregelung kommt indessen nur zum Zuge, wenn der Verwertbarkeit der verbliebenen Arbeitsfähigkeit derart enge Grenzen gesetzt sind, dass praktisch alle Tätigkeiten eines bestimmten Wirtschaftszweiges ausser Betracht fallen (RKUV 2001 Nr.
U 439 S. 348 f. Erw. 3c/cc).“ (STFA del 15 marzo 2006 nella causa L., U 471/05)
Inoltre
, occorre evidenziare che in una sentenza I 793/06 del 4 ottobre 2007, pubblicata in plädoyer 1/08 pag. 69 e seg., l’Alta Corte ha ancora avuto modo di confermare la necessità di procedere ad una riduzione del reddito da invalido - nel caso di specie quantificata al 10% (contrariamente a quanto ritenuto dai primi giudici, che avevano considerato corretta una riduzione del 9%) - nel caso in cui l’assicurato sia in grado di svolgere un’attività adeguata unicamente a tempo parziale. Tale riduzione deve essere stabilita in maniera precisa.
In conformità alla giurisprudenza appena citata, potendo l’assicurata lavorare in attività adeguate solo al 50%, a mente del TCA occorre applicare una riduzione del reddito statistico del 10% per tener conto del fatto che lavorando a tempo parziale l’interessata può percepire un salario inferiore rispetto ad una persona impiegata al 100%.
Per quel che riguarda la percentuale di riduzione per gli impedimenti alla salute, in una sentenza 8C 604/2007 del 7 aprile 2008, il Tribunale federale, contrariamente ai primi giudici, ha ritenuto corretta la riduzione percentuale del 10% del reddito statistico stabilita dall’amministrazione, per tener conto unicamente delle limitazioni funzionali derivanti dal danno alla salute di un assicurato, che da un punto di vista medico era risultato pienamente abile al lavoro in attività adatte al suo stato di salute. L’Alta Corte ha sottolineato che nella fattispecie in esame, l’attribuzione di una riduzione del 15%, stabilita dai primi giudici, senza motivazione, anziché del 10%, come operato dall’amministrazione, non era giustificata, dato che l’età, la nazionalità, gli anni di servizio presso il precedente datore di lavoro e il tasso di occupazione esigibile (del 100%) dall’assicurato non costituivano degli elementi capaci di influire sul reddito da invalido dell’interessato sul mercato del lavoro.
Anche nella presente fattispecie, il TCA ritiene corretto applicare una riduzione del 10% per tenere conto degli impedimenti funzionali derivanti dal danno alla salute dell’interessata.
Tutto ben considerato, quindi, conformemente alla giurisprudenza citata in precedenza, il TCA è dell’avviso che con una riduzione globale del 20% per gli impedimenti funzionali derivanti dal danno alla salute si tenga adeguatamente conto delle specifiche circostanze del caso concreto.
Procedendo quindi al raffronto dei redditi, con riferimento al 2007, partendo da un salario da invalido di fr. 51'026.50 e
ritenuta un’esigibilità dal profilo medico del 50%, ammettendo la riduzione del 20%,
il reddito ipotetico dell’insorgente ammonta, quindi, a fr. 20'410.60 (fr. 25’513.25 - (fr. 25’513.25 x 20 : 100))
.
C
onfrontando ora questo dato con l’ammontare del reddito da valido nel medesimo anno di fr. 56’882 (consid. 2.13.), emerge un tasso d’invalidità del 64.11%,
arrotondato al 64% secondo la giurisprudenza di cui alla DTF 130 V 121 consid. 3.2. = SVR 2004 UV Nr. 11 pag. 41),
percentuale che dà diritto a tre quarti di rendita di invalidità e non soltanto a mezza rendita, come stabilito dall'amministrazione.
Pertanto, stante quanto sopra esposto, questo Tribunale non può che ritenere corretto procedere ad una riduzione delle prestazioni, dopo la temporanea attribuzione di una rendita intera di invalidità dal 1° luglio 2005 al 31 marzo 2007.
Queste ultime non vanno tuttavia ridotte ad una mezza rendita dal 1° aprile 2007, bensì a tre quarti di rendita, per un grado di invalidità del 64%, a partire dal 1° aprile 2007 (al riguardo va evidenziato che la riduzione delle prestazioni, per un grado di invalidità del 64%, va fatto risalire al mese di aprile
2007, in
quanto giusta l’art. 88a OAI s
e la capacità al guadagno dell’assicurato o la capacità di svolgere le mansioni consuete migliora oppure se la grande invalidità o l’assistenza dovuta all’invalidità si riduce, v’è motivo di ammettere che il cambiamento determinante sopprime, all’occorrenza, tutto o parte del diritto a prestazioni dal momento in cui si può supporre che il miglioramento constatato perduri.
Lo si deve in ogni caso tenere in considerazione allorché è durato tre mesi, senza interruzione notevole, e che presumibilmente continuerà a durare. In concreto, il dr. _ ha dichiarato l’assicurata temporaneamente inabile al lavoro al 100% fino al mese di dicembre 2006 a causa dei problemi alla spalla destra, ma poi abile al 50% nella sua professione e al 100% in attività adeguate, a partire dal 1° gennaio 2007, cfr. doc. 81-13).
2.17. Parzialmente vincente in causa, la ricorrente, patrocinata da un sindacato, ha diritto a un'indennità per ripetibili parziali da mettere a carico dell’UAI (cfr. art. 61 cpv. 1 lett. g LPGA; DTF 122 V 278; DTF 118 V 139).
2.18. Secondo l’art. 69 cpv. 1bis LAI, in vigore dal 1° luglio 2006, la procedura di ricorso in caso di controversie relative all’asse-gnazione o al rifiuto di prestazioni AI dinanzi al tribunale cantonale delle assicurazioni è soggetta a spese. L’entità delle spese è determinata fra 200.-- e 1’000.-- franchi in funzione delle spese di procedura e senza riguardo al valore litigioso.
Visto l’esito della vertenza, in casu si giustifica una ripartizione delle spese di complessivi fr. 200.-- in misura di fr. 150.-- a carico dell’Ufficio AI e di fr. 50.-- a carico della ricorrente.