Decision ID: 64f40c21-514b-5451-8555-c007878ddad4
Year: 2021
Language: it
Court: TI_TCAS
Chamber: TI_TCAS_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: social_law

ritenuto,
in fatto
1.1. In data 5 maggio 2011, RI 1, nato nel 1971, dipendente dell’impresa di costruzioni _ di _ in qualità di muratore - e, perciò, assicurato d’obbligo contro gli infortuni presso l’CO 1 - mentre era in sella alla propria motocicletta è rimasto vittima di un incidente stradale, avvenuto in territorio del Comune di _.
A causa di questo evento, egli ha riportato, secondo il rapporto di uscita 3 giugno 2011 del Servizio di neurochirurgia dell’Ospedale _ di _, un politrauma.
L’Istituto assicuratore ha assunto il caso e ha corrisposto regolarmente le prestazioni di legge.
1.2. Alla chiusura del caso, con decisione formale dell’8 agosto 2013, l’assicurato è stato posto al beneficio di un’indennità per menomazione all’integrità del 30% (doc. 183).
Questo provvedimento è cresciuto incontestato in giudicato.
1.3. Con decisione formale del 6 marzo 2014, poi confermata in sede di opposizione (cfr. doc. 235), l’amministrazione ha riconosciuto ad RI 1 una rendita d’invalidità del 19% a decorrere dal 1° dicembre 2013 (cfr. doc. 222).
Con sentenza 35.2014.47 del 2 febbraio 2015, il TCA ha accolto ai sensi dei considerandi il ricorso interposto nel frattempo dall’assicurato e ha rinviato gli atti all’assicuratore LAINF affinché disponesse un approfondimento peritale volto a definire l’esigibilità lavorativa (cfr. doc. 296).
1.4. Dando seguito a quanto ordinato dal Tribunale, l’CO 1 ha quindi disposto una perizia presso la Clinica _ di riabilitazione di _.
Sulla base delle relative risultanze, con decisione formale del 26 settembre 2016 (doc. 358), poi confermata con decisione su opposizione del 31 ottobre 2016, l’Istituto assicuratore ha accordato all’assicurato una rendita d’invalidità del 33% a contare dal 1° dicembre 2013 e un’indennità per menomazione dell’integrità supplementare del 5% (cfr. doc. 374).
Con STCA 35.2016.109 del 22 maggio 2017, questa Corte ha, innanzitutto, confermato che i disturbi psichici (risp. i disturbi organici in parte non oggettivabili) di cui soffre il ricorrente non costituiscono una conseguenza adeguata dell’evento infortunistico occorsogli il 5 maggio 2011, motivo per il quale l’assicuratore infortuni era legittimato a negare, al riguardo, la propria responsabilità.
Questo Tribunale ha, poi, pure confermato l’esigibilità lavorativa stabilita dall’assicuratore LAINF in considerazione di quanto accertato dai periti vallesani e confermato dal servizio medico dell’assicuratore LAINF, ritenendo l’interessato ancora in grado di svolgere un’attività lavorativa confacente al suo stato di salute infortunistico, tenuto conto della necessità d’introdurre con regolarità delle pause supplementari.
Il TCA ha, infine, considerato corretta l’entità della rendita di invalidità del 33% assegnata all’assicurato dopo consueto raffronto dei redditi (cfr. doc. 392).
1.5. In ambito AI - dopo avere fatto eseguire, nel rispetto di quanto disposto nella STCA 32.2017.13 del 6 marzo 2017, un approfondimento peritale psichiatrico, dal quale è emersa un’inabilità lavorativa del 30% in qualsiasi attività - con progetto di decisione del 19 dicembre 2017 (doc. 400), poi confermato con decisione del 10 maggio 2018 (doc. 404), l’Ufficio AI ha ripristinato la rendita di invalidità precedentemente soppressa a decorrere dal 31 gennaio 2017, attribuendo (nuovamente) all’interessato 1/4 di rendita di invalidità dal 1° febbraio 2017.
1.6. Fondandosi sui referti del 9 luglio 2018 del dr. _ (cfr. doc. 410), del 27 agosto 2018 del dr. _ (doc. 412/2) e del 14 settembre 2018 del dr. _ (doc. 412/4), in data 17 settembre 2018 l’assicurato, per il tramite dell’avv. RA 1, suo rappresentante legale, ha chiesto all’Istituto assicuratore una rivalutazione del proprio grado di invalidità (doc. 412).
Tale richiesta è, poi, stata ribadita dall’avv. RA 1 con scritto del 9 marzo 2020, allegando nuova refertazione medica (doc. 459).
Sentito il parere del proprio servizio medico (cfr. doc. 411, 455 e 460), l’assicuratore infortuni, con decisione del 17 marzo 2020, ha considerato non essere intervenuto alcun peggioramento oggettivabile dei postumi infortunistici dell’assicurato, rifiutando, pertanto, il diritto a prestazioni supplementari oltre alla rendita di invalidità già in vigore.
L’CO 1 ha, comunque, indicato di essere disposta ad assumere i costi “di 2-3 cicli di fisioterapia ambulatoriale all’anno per i prossimi due anni, in ossequio all’art. 21 LAINF lettera c, al fine di conservare l’attuale capacità di guadagno” (doc. 461).
Con scritto del 24 marzo 2020, l’assicuratore LAINF ha precisato “che potremo assumerci al massimo 3 cicli di fisioterapia ambulatoriale da 9 sedute ciascuno, per l’anno 2019, 2020 e 2021. Il ciclo di fisioterapia comprende sia la terapia a secco che eventualmente in piscina. La stessa dovrà essere effettuata presso un’unica struttura” (doc. 469).
Con opposizione del 15 maggio 2020 l’avv. RA 1, in qualità di rappresentante dell’interessato, ha contestato la decisione dell’amministrazione, già solo per il fatto che il medico _ ha fornito tre succinte risposte, senza adeguatamente esprimersi riguardo alla documentazione medica prodotta a sostegno della richiesta di revisione del diritto alla rendita di invalidità.
Il legale ha chiesto che il servizio medico dell’amministrazione proceda alla convocazione dell’assicurato e che l’assicuratore infortuni, una volta confermato l’aggravamento dello stato di salute dello stesso, provveda ad attribuirgli una rendita di invalidità almeno del 50% e alla rivalutazione dell’entità dell’IMI (cfr. doc. 483).
Sulla base dell’apprezzamento medico del 25 maggio 2020 fornito dal proprio medico _ (cfr. doc. 486), in data 16 giugno 2020 l’CO 1 ha confermato la precedente decisione del 17 marzo 2020, escludendo che sia intervenuto un peggioramento notevole dei postumi oggettivabili dell’infortunio (doc. A1).
1.7. Con tempestivo ricorso del 17 agosto 2020, RI 1, sempre patrocinato dall’avv. RA 1, ha chiesto che la decisione su opposizione impugnata venga annullata e, in via principale, che l’incarto venga rinviato all’assicuratore infortuni per procedere ad una “visita ad personam” dell’assicurato o, in via subordinata, che, previo nuovo accertamento peritale di natura neurologica, all’interessato venga riconosciuto il diritto ad una rendita di invalidità non inferiore al 50% (doc. I).
Il rappresentante legale dell’assicurato ha, inoltre, postulato la concessione dall’assistenza giudiziaria con gratuito patrocinio per la procedura ricorsuale (doc. I).
Sostanzialmente, il rappresentante legale dell’assicurato ha contestato il giudizio con il quale l’amministrazione ha negato essere subentrato un peggioramento dello stato di salute dell’interessato, ciò che secondo il suo punto di vista “appare in contraddizione con le convergenti valutazioni espresse dai suoi medici specialisti curanti, i quali danno atto della sussistenza di un aggravamento del suo stato di salute post-infortunistico”.
A parere del patrocinatore dell’assicurato, l’aggravamento dello stato di salute dell’interessato è stato, contrariamente a quanto considerato dall’amministrazione, comprovato oggettivamente, attraverso gli esami strumentali predisposti nel corso delle visite alle quali egli è stato sottoposto.
In particolare, l’avv. RA 1 ha fatto riferimento all’esame elettroneurografico eseguito dal dr. _ in data 16 luglio 2020 e al referto del 18 luglio 2020 del dr. _ (cfr. doc. A3 e doc. A4).
1.8. L’CO 1, in risposta, ha postulato che l’impugnativa venga respinta con argomenti di cui si dirà, per quanto occorra, nei considerandi di diritto (doc. III).
1.9. Su esplicita richiesta del TCA, in ossequio peraltro a quanto indicato dall’amministrazione stessa in sede di risposta di causa - osservando che “l’CO 1 chiede per completezza che l’avv. RA 1 venga invitato a produrre il rapporto redatto dal dr. _ dopo l’EMG” (cfr. doc. III) - in data 25 febbraio 2020 l’avv. RA 1 ha prodotto il referto del dr. _ concernente l’esame elettroneurografico del 16 luglio 2020 (doc. IX).
1.10. Con osservazioni del 9 marzo 2020 l’CO 1 ha rilevato che il dr. _ non ha evidenziato un notevole peggioramento dei postumi infortunistici, motivo per il quale non è possibile aumentare il grado di invalidità già in vigore (doc. XI).
Queste considerazioni dell’amministrazione sono state trasmesse all’assicurato (cfr. doc. XII), per conoscenza.

in diritto
in ordine
2.1. Preliminarmente, richiamata la STF 8C_85/2017 del 20 aprile 2018 consid. 5.2. (si veda anche la STF 8C_14/2018 del 25 aprile 2018), questa Corte rileva che decide questa vertenza nella sua composizione ordinaria (pubblicata sul FUCT N. 043/2018 del 29 maggio 2018). Con scritto del 18 ottobre 2018 l’CO 1 ha infatti comunicato al TCA che, a partire da quella data, gli incarti affidati dall’assicuratore ad un legale esterno all’istituto per le fasi della procedura giudiziaria non vengono gestiti, in seno alla Direzione, dalla giurista di lingua italiana figlia del Giudice Ivano Ranzanici.
nel merito
2.2. Oggetto del contendere è sapere se l’Istituto assicuratore fosse legittimato, oppure no, a confermare l’entità della rendita d’invalidità LAINF (del 33%) in vigore in relazione all'infortunio del 5 maggio 2011.
2.3. Secondo l'art. 17 cpv. 1 LPGA, se il grado di invalidità del beneficiario della rendita subisce una notevole modificazione, per il futuro la rendita è aumentata o ridotta proporzionalmente, oppure soppressa, d'ufficio o su richiesta.
Questa norma è stata ripresa dall'art. 22 cpv. 1 prima frase vLAINF, il quale prevedeva che se il grado d'invalidità muta notevolmente, la rendita sarà corrispondentemente aumentata, ridotta oppure soppressa.
L'art. 22 LAINF - analogamente all'art. 22 cpv. 1 seconda frase vLAINF - recita che, in deroga all'articolo 17 cpv. 1 LPGA, la rendita non può più essere riveduta dal mese in cui gli uomini compiono 65 anni e le donne 62.
L'istituto della revisione ha per scopo l'adeguamento della rendita d'invalidità alle mutate circostanze e non la correzione di errori di commisurazione dell'invalidità di cui sia stata viziata la decisione iniziale o una revisione successiva (Ghèlew, Ramelet, Ritter, Commentaire de la loi sur l’assurance-accidents (LAA), Losanna 1992, p. 114).
La revisione presuppone, dunque, che l'invalidità abbia subito sostanziali mutamenti dopo la costituzione della rendita o una sua successiva revisione (DTF 113 V 275 consid. 1a e riferimenti ivi menzionati).
Per costante giurisprudenza, il TFA considera che i principi dedotti dall'art. 41 LAI si applicano per analogia pure nell'ambito della revisione delle rendite di invalidità assegnate dall'CO 1, indipendentemente dal fatto che essa sia disciplinata dall'art. 80 LAMI oppure dall'art. 22 LAINF (RAMI 1987 U 32 p. 446s.).
2.4. L'invalidità può modificarsi essenzialmente per due ordini di motivi: sia perché cambia lo stato di salute, sia perché il danno alla salute, pur rimanendo immutato, si ripercuote diversamente sulla capacità lucrativa dell'assicurato, ossia sulla sua capacità di procurarsi un guadagno col proprio lavoro (cfr.
DTF 130 V 343 consid. 3.5, 126 V 75 consid. 1b,
113 V 275 consid. 1a, 109 V 116 consid. 3b).
L'assicurato può, infatti, migliorare, in prosieguo di tempo, le proprie attitudini professionali, acquisire conoscenze che gli consentano l'inserimento in attività meglio rimunerate, reperire un posto confacente in modo ideale al suo stato di salute ed alle sue attitudini, ben pagato e sicuro, mettendo in atto una situazione non prevedibile al momento di stabilire il reddito ipotetico da invalido.
Oppure le sue capacità di guadagno possono, per motivi diversi, peggiorare.
Secondo la giurisprudenza federale, anche il
reddito da valido
può essere liberamente riesaminato nell’ambito di una revisione della rendita, senza alcun vincolo all’originaria decisione di rendita (cfr. STFA U 183/02 del 26 maggio 2003 consid. 6.2).
2.5. Il mutamento deve, inoltre, essere notevole.
Secondo la giurisprudenza resa prima dell'entrata in vigore della LAINF, la modifica doveva essere apprezzata relativamente al grado di invalidità precedentemente accertato: così, un mutamento del 5% è stato considerato notevole per rapporto ad un'invalidità del 15% ma poco importante per rapporto ad un'invalidità iniziale del 75% (cfr. Ghèlew, Ramelet, Ritter, op. cit., p. 115 e dottrina ivi citata).
2.6. Per rivedere una rendita di invalidità non basta un semplice cambiamento passeggero: le circostanze di base devono mutare presumibilmente a lungo termine.
In particolare, non è motivo di revisione un temporaneo aumento di guadagno dell'assicurato (cfr. Ghèlew, Ramelet, Ritter, op. cit., p. 114).
2.7. La questione di sapere se si è prodotto un simile cambiamento deve essere vagliata comparando le circostanze esistenti al momento dell’ultima decisione cresciuta in giudicato, fondata su un esame materiale del diritto alla rendita con un accertamento dei fatti pertinenti, un apprezzamento delle prove e un raffronto dei redditi conforme al diritto, e le condizioni esistenti all’epoca in cui è stata rilasciata la decisione litigiosa
(cfr. cfr. consid. 2.3 non pubblicato della DTF 139 V 585; DTF 133 V 108 consid. 5; STF 9C_985/2008 del 20 luglio 2009 consid. 4, 9C_148/2007 del 21 gennaio 2008 consid. 3.2).
Tanto nel fissare inizialmente la rendita di invalidità quanto nel rivederla successivamente si deve ipotizzare un mercato del lavoro in condizioni di normalità, cioè essenzialmente equilibrato.
I mutamenti congiunturali, il passaggio, ad esempio, da una fase di recessione a una di crescita economica, non sono motivo di revisione.
Non si tiene parimenti conto, né prima né dopo, di fattori estranei al danno della salute.
Ad esempio, le scarse conoscenze scolastiche, le difficoltà linguistiche, le insufficienti attitudini professionali, ecc., non sono rilevanti ai fini della commisurazione dell'invalidità.
Ciò che importa è la diminuzione della capacità di guadagno, presunta permanente o di rilevante durata, cagionata da un danno alla salute fisica o psichica conseguente ad infortunio. Sola conta, infatti, per la determinazione dell'invalidità, l'incapacità lucrativa in nesso causale con il danno alla salute (che, a sua volta, nell'assicurazione obbligatoria contro gli infortuni, deve essere in relazione causale con l'infortunio).
2.8. Nella DTF 140 V 70 consid. 4.2, il Tribunale federale ha stabilito che, trattandosi della determinazione degli effetti temporali della riduzione o della soppressione di una rendita d’invalidità per la via della revisione ex art. 17 cpv. 1 LPGA, è giustificato collocarsi al momento della decisione formale, quando è certo che già a quella data sono adempiuti i presupposti materiali della revisione. La riduzione o la soppressione della rendita ha dunque effetto a partire dal primo giorno del mese che segue quello in cui la decisione formale è stata emanata, rispettivamente intimata all’assicurato.
2.9.
Come ricordato nei fatti (cfr. consid. 1.4.), con decisione
formale del 26 settembre 2016 (doc. 358), poi confermata con decisione su opposizione del 31 ottobre 2016 (cfr. doc. 374), l’Istituto assicuratore, basandosi sulle risultanze della visita peritale della Clinica _ di _, tenendo conto dei soli postumi infortunistici in nesso causale naturale ed adeguato con l’infortunio (e quindi ad esclusione dei disturbi psichici e dei disturbi organici in parte non oggettivabili), ha accordato all’assicurato una rendita d’invalidità del 33% a contare dal 1° dicembre 2013 e un’indennità per menomazione dell’integrità supplementare del 5% rispetto a quella del 30% già assegnata con decisione formale dell’8 agosto 2013, cresciuta incontestata in giudicato (doc. 183).
Tale provvedimento è stato confermato da questo Tribunale con STCA 35.2016.109 del 22 maggio 2017, cresciuta incontestata in giudicato.
2.10.
Si tratta ora di esaminare la situazione esistente fino al 16 giugno 2020 (momento in cui è stata emanata la decisione su opposizione qui impugnata, che
segna il limite temporale del potere cognitivo del giudice delle assicurazioni sociali: cfr. DTF 132 V 215 consid. 3.1.1)
.
In data 24 luglio 2018 l’assicurato, per il tramite dell’avv. RA 1, ha chiesto all’CO 1 di riesaminare il suo grado di invalidità (cfr. doc. 409), producendo, a sostegno del peggioramento del suo stato di salute, il seguente referto del 9 luglio 2018 del dr. _, spec. FMH in neurologia:
"
(...)
Valutazione:
dal punto di vista clinico riscontro di una situazione invariata rispetto alla mia ultima visita del marzo 2015, con un’ipotrofia e lieve paresi al muscolo tricipite destro, disestesia diffusa all’arto superiore destro, maggiormente sul dorso della mano e delle dita da II a IV con certa iperestesia locale nonché ipoestesia della gamba in giù a destra senza altre anomalie.
All’esame EMG del muscolo tricipite destro vi sono chiari segni di una sofferenza neurogena pregressa con rimodulazione delle unità motorie avvenuta.
I dolori descritti dal paziente sono ben compatibili con dolori neuropatici legati alla pregressa lesione del plesso brachiale medio ed inferiore di destra, ritengo anche molto verosimile tutti i dolori accusati dal paziente lungo la colonna cervicodorsale tenendo conto dell’importanza delle lesioni traumatiche subite in sede dorsale e degli interventi effettuati come anche i dolori accusati a livello dell’emitorace destra pericicatriziali come anche a livello dell’arto inferiore destro.
Sottolineo che non ho mai avuto l’impressione in tutti questi anni in cui conosco il paziente che vi sia una tendenza all’aggravazione dei sintomi, il paziente ha sempre collaborato al massimo durante lo stato neurologico.
Ritengo la sintomatologia algica descritta verosimile e credibile, ben spiegabile dalle importanti e numerose sequele posttraumatiche avute.
Per quanto riguarda la capacità lavorativa, a mio avviso il paziente presenta un’incapacità lavorativa definitiva completa del 100% nel suo lavoro abituale di muratore, ma anche in qualsiasi altra attività che richiede sforzi maggiori, è anche difficilmente immaginabile che il paziente possa avere capacità lavorativa residuale, soprattutto un rendimento adeguato in qualsiasi attività professionale che non richieda sforzi maggiori.” (Doc. 410)
Esprimendosi al riguardo, in data 7 settembre 2018 il dr. _, spec. in chirurgia e medico fiduciario dell’assicuratore infortuni, ha indicato che “non vi sono dati strumentali nuovi che possano mutare il parere e l’esigibilità già dati” (doc. 411).
Il legale dell’assicurato ha ulteriormente suffragato la richiesta di revisione del diritto alla rendita di invalidità in corso, trasmettendo, in data 17 settembre 2018, altri referti medici e meglio:
-
Referto del 27 agosto 2018 del dr. _, spec. FMH in psichiatria e psicoterapia, nel quale, confermata la diagnosi di “sindrome depressiva ricorrente post-infortunistica, ad evoluzione cronica (ICD10-F33)”, lo specialista ha ribadito che l’interessato è inabile al lavoro al 50%, con prognosi negativa, aggiungendo che “la protratta e complessa procedura assicurativa ha pesato massicciamente pure sulle condizioni psichiche del paziente, confrontato con una situazione socio-economica alquanto precaria” (doc. 412/2);
-
breve rapporto medico del 14 settembre 2018 del dr. _, spec. FMH in medicina interna generale, il quale - posto l’accento sui disturbi psichici derivanti dall’infortunio, che hanno improvvisamente portato l’assicurato a perdere il suo “atout” migliore, ovvero la salute e la forza fisica – ha considerato l’interessato totalmente inabile al lavoro “a meno che uno specialista in psichiatria mi contraddica, cosa che mi sorprenderebbe assai”. Accanto alle affezioni psichiche, il dr. _ ha rilevato esservi anche “le ben note problematiche di dorso-lombalgie e di ipoestesie soprattutto al braccio destro con anche un lieve deficit dei muscoli estensori del carpo e delle dita delle mani, talora dolori a svariati livelli”, ritenendo “tecnicamente più difficile pronunciarmi riguardo un’inabilità lavorativa a questo livello, ma è chiaro che gli aspetti fisici e quelli psichici si intersecano e contribuiscono per sommazione di cose a stabilire l’attuale situazione del sig. RI 1, a mio avviso inabile al lavoro nella misura del 100%.” (doc. 412/4).
In data 18 ottobre 2018 l’CO 1 - dopo avere ribadito come le problematiche di natura psichica esulino dalla propria responsabilità assicurativa, così come già stabilito con decisione su opposizione del 31 ottobre 2016, confermata con STCA del 22 maggio 2017 cresciuta in giudicato - ha escluso essere intervenuto un peggioramento dello stato infortunistico dell’interessato dal profilo organico (doc. 414).
Dopo avere preso conoscenza degli ulteriori referti medici prodotti dall’assicurato (in particolare, i referti del dr. _ della Clinica _ del 28 giugno 2019 e del 20 dicembre 2019, cfr. doc. 459/7-13) - considerati dal dr. _ privi di elementi tali da giustificare un peggioramento oggettivabile dei postumi infortunistici (cfr. doc. 460) - con decisione del 17 marzo 2020 l’CO 1 ha rifiutato di corrispondere all’interessato prestazioni supplementari oltre alla rendita di invalidità del 33% già in vigore (doc. 461).
A seguito dell’opposizione interposta dall’avv. RA 1, il caso è stato nuovamente sottoposto al vaglio del servizio medico fiduciario dell’CO 1.
Con apprezzamento medico del 25 maggio 2020 il dr. _ si è così espresso:
"
(...)
Apprezzamento
Nel volere riprendere in mano la situazione del signor RI 1, va detto che la conflittualità rappresentata dall’istante nei confronti della CO 1 si è espressa già varie volte e l’ultima sentenza del Tribunale Cantonale aveva messo in luce la validità della valutazione effettuata dalla Clinica di _ e di contro quella dello specialista psichiatra CO 1 dr.ssa med. _ e quella del medico _ dott. med. _.
Tale valutazione teneva perfettamente presente le prescrizioni non solo della Clinica di _, ma anche quelle successive che sono state date dal dr. med. _, in quanto nessuno nega la dolorabilità del ricorrente, ma sostanzialmente questa veniva riconosciuta così come le attuali proposte di rivalutazione dello stato obiettivo portate avanti dal dr. med. _.
Se si legge attentamente l’esigibilità del medico _ del 2016, questa ricalca perfettamente quelle che sono le prescrizioni del dr. med. _, per cui non si aggiunge assolutamente nulla di nuovo rispetto alle situazioni preesistenti. Non solo, ma tutta la situazione compresi i dolori e le varie sedi dei dolori, sono puntualmente descritte nella visita _ del dott. med. _ e sono ulteriormente rimarcate dalla valutazione della IMI del dr. med. _ successiva alla visita _, dove viene attribuito un punteggio massimale del 35%, tenendo presenti tutte le sedi del dolore.
Non si può quindi dire che la valutazione del dolore sia stata avulsa dalla considerazione complessiva dello stato clinico del paziente.
Da notare che lo stesso dr. med. _, quando descrive lo stato clinico del paziente, certamente rimarca i dolori che sono noti dal 2016, ma egli stesso dice che sostanzialmente la situazione è sovrapponibile, non vi sono quindi degli aggravamenti rilevabili sia sul piano clinico e soprattutto sul piano strumentale da un punto di vista elettromiografico e da un punto di vista di imaging radiografico.
Ulteriore conferma della stabilità dei disturbi viene data anche indirettamente dal referto della visita neurochirurgica del dr. med. _, in cui si constata la perfetta fusione vertebrale a livello toracico come esito dell’intervento effettuato, e la totale assenza di alterazioni ancorché minime a livello della colonna cervicale che possano spiegare ulteriormente i dolori riferiti dall’assicurato.
In sintesi, non vi è alcun esame strumentale di tipo radiografico elettromiografico od altro che possa provare, secondo il criterio della probabilità preponderante, un aggravamento dello stato clinico dell’assicurato rispetto alla precedente valutazione. Si rimarca, inoltre, che le indicazioni alle limitazioni funzionali citate dal dr. med. _ e dal dr. med. _, sono praticamente identiche alla valutazione della Clinica di _ del 2015 e alla visita _ del 2016 del dr. med. _, dove si stabilivano esattamente questo tipo di limitazioni.
Si aggiunge come complemento una semplice considerazione e cioè che lo stato psichico dell’assicurato, seppure non collegabile all’infortunio come a suo tempo stabilito, certamente incide nella componente del dolore vissuto rispetto a quella del dolore reale, altrimenti non si spiegherebbero le lamentele circa un aggravamento che d’altronde non trova assolutamente riscontro da un punto di vista pratico-strumentale.” (Doc. 486)
2.11. In sede ricorsuale, il patrocinatore dell’assicurato ha contestato il rifiuto dell’amministrazione di riconoscere l’intervenuto peggioramento dello stato di salute, fondando le proprie obiezioni sui seguenti referti medici:
-
esame di elettroneurografia motoria del 16 luglio 2020, eseguito dal dr. _ (doc. A3);
- referto del 18 luglio 2020 del dr. _, specialista FMH in medicina interna generale, indirizzato al legale dell’interessato, del seguente tenore:
"
Questo onesto lavoratore lusitano, si trova invischiato in valutazioni CO 1 che hanno un sapore molto di teorico, quando invece il dolore è un parametro soggettivo, non misurabile con un parametro ematochimico del sangue o con indagini radiologiche. Anche un profano potrà ben comprendere, ad esempio sulla base di una radiografia della colonna dorsale che le allego (eseguita recentemente presso il mio studio medico), come il signor RI 1 sia “autorizzato” a dichiarare dolori cronici ed invalidanti a livello dorsale. Ultimamente è subentrato anche un certo peggioramento nel senso di dolori presenti anche durante la notte che lo costringono a frequenti cambi di posizione.
Anche il dr. _, neurologo, che a mio modesto parere è molto corretto nelle sue valutazioni, indica nei suoi rapporti come plausibili e correlabili con l’evento traumatico gli attuali disturbi lamentati dal paziente.
Ricordiamo che il signor RI 1, suo malgrado innocente e sfortunato “spettatore” di un incidente stradale il 05.05.2011, era psico-fisicamente forte e con voglia di “tirar su” e far crescere la figlia. Egli si trova improvvisamente indebolito e sprovvisto del suo “atout” migliore, ovvero la salute e la forza fisica.
Ritengo quindi che ci si debba opporre alle valutazioni della CO 1.” (Doc. A4)
Su richiesta di questo Tribunale e conformemente a quanto richiesto dall’amministrazione stessa (cfr. doc. III), in data 25 febbraio 2020 l’avv. RA 1 ha trasmesso al TCA il referto del 21 luglio 2020 del dr. _, specialista FMH in neurologia, del seguente tenore:
"
Le riassumo brevemente l’esito della visita neurologica effettuata nel mio studio in data 16.07.2020, a distanza di circa due anni dall’ultima visita.
In questi due anni mi descrive un progressivo peggioramento dei suoi dolori a livello dell’arto superiore destro, all’emicostato destro e all’arto inferiore destro, con dolore principale a livello della mano, alla spalla destra e delle costole. Vi sono anche dolori lungo tutta la colonna vertebrale. In questi anni avrebbe notato che con sforzi sempre minori, si crea già un’importante accentuazione della sintomatologia algica.
Allo stato neurologico attuale persistono l’ipotrofia e una lieve paresi del muscolo tricipite a destra, con ora un’inversione del riflesso tricipitale, espressione proprio della paresi del muscolo, un’ipoestesia diffusa all’arto superiore destro, maggiormente sul dorso della mano e il dorso delle dita da II a IV, un’ipoestesia diffusa all’arto inferiore destro dal ginocchio in giù, con sensibilità profonda conservata. Il restante stato neurologico risulta nella norma.
All’esame EMG persistono sempre i chiari segni della sofferenza neurogena passata del muscolo tricipite destro, ben evidente anche nei muscoli primo interosseo dorsale a destra ed estensore comune delle dita a destra, confermando ulteriormente una lesione del plesso brachiale mediale ed inferiore subito durante l’infortunio in questione, l’esame EMG dei muscoli deltoide e brachioradiale a destra sono nella norma. In tutti i muscoli non vi sono segni di una sofferenza neurogena acuta, recente.
Da parte mia ritengo i disturbi accusati dal paziente sempre come verosimili, ossia la persistenza della sintomatologia algica e anche la progressione della stessa in questi anni, con accentuazione dei dolori anche solo con sforzi minori.
Confermo da parte mia l’incapacità lavorativa completa nel lavoro abituale di muratore o altri lavori che richiedono sforzi fisici maggiori, altrettanto è difficile potersi immaginare che il paziente in un lavoro leggero possa raggiungere un rendimento adeguato e redditizio.
L’esame ENG dei nervi ulnare e mediano di destra non ha evidenziato anomalie.” (Doc. IX/1)
Al riguardo, con osservazioni del 9 marzo 2021, l’CO 1 ha rilevato come il “dott. _ non ha evidenziato un notevole peggioramento dei reperti post-infortunistici oggettivi, ma ha constatato la persistenza rispettivamente la progressione della sintomatologia algica con accentuazione dei dolori anche solo con sforzi minimi. Ciò non permette – visto quanto valutato in precedenza da questo Tribunale – di aumentare il grado di invalidità in vigore” (cfr. doc. XI).
2.12. Quanto alla valenza probante di un rapporto medico, determinante è che i punti litigiosi importanti siano stati oggetto di uno studio approfondito, che il rapporto si fondi su esami completi, che consideri parimenti le censure espresse dal paziente, che sia stato approntato in piena conoscenza dell'incarto (anamnesi), che la descrizione del contesto medico sia chiara e che le conclusioni del perito siano ben motivate. Determinante quindi per stabilire se un rapporto medico ha valore di prova non è né l'origine del mezzo di prova, né la denominazione, ad esempio quale perizia o rapporto bensì il suo contenuto (DTF 125 V 352 consid. 3 e 122 V 160 consid. 1c; in fine con rinvii).
Le perizie affidate dagli organi dell'AI o dagli assicuratori privati, in sede di istruttoria amministrativa, a medici esterni o a servizi specializzati indipendenti, i quali fondano le proprie conclusioni su indagini approfondite e giungono a risultati concludenti, dispongono di forza probatoria piena, a meno che non sussistano indizi concreti a mettere in causa la loro credibilità (STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008).
Se vi sono dei rapporti medici contraddittori, il giudice non può evadere la procedura senza valutare l'intero materiale e indicare i motivi per cui egli si fonda su un rapporto piuttosto che su un altro (STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008).
Va infine evidenziato
che in ragione della diversità dell'incarico assunto (a scopo di trattamento anziché di perizia), in caso di lite non ci si può di regola fondare sulla posizione del medico curante, anche se specialista (STF 9C_38/2008 del 15 gennaio 2009, STF 9C_602/2007 dell'11 aprile 2008, consid. 5.3), poiché alla luce del rapporto di fiducia esistente con il paziente, il medico curante attesterà, in caso di dubbio, in favore del suo paziente (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; DTF 125 V 353 consid.
3a)cc); Pratique VSI 2001 pag. 109 consid. 3a)cc; Meyer, Bundesgesetz über die Invalidenversicherung, in: Rechtsprechung des Bundesgerichts zum Sozialversicherungsrecht, 2010, ad art. 28a, pag. 353
) e che il solo fatto che uno o più medici curanti esprimano un’opinione contraddittoria non è sufficiente a rimettere in discussione una perizia ordinata dal giudice o dall’amministrazione e a imporre nuovi accertamenti (STF 9C_710/2011 del 20 marzo 2012 consid. 4.5 e 9C_9/2010 del 29 settembre 2010 consid. 3.4, entrambe con i rinvii giurisprudenziali ivi menzionati).
2.13. Chiamato a pronunciarsi, questo Tribunale non ha motivo di scostarsi da quanto indicato, in modo puntuale e motivato, in data 25 maggio 2020 dal dr. _, specialista FMH in chirurgia, e, quindi, della materia che qui ci occupa.
Quest’ultimo ha, infatti, spiegato, in maniera esaustiva, le ragioni per le quali, nel caso di specie, non risulta esservi stato alcun peggioramento oggettivo dei postumi infortunistici invalidanti rispetto a quanto già stabilito al momento della decisione formale del 26 settembre 2016, poi confermata con decisione su opposizione del 31 ottobre 2016 - cresciuta in giudicato, è bene ribadirlo, a seguito della STCA 35.2016.109 del 22 maggio 2017 - con la quale è stata assegnata la rendita del 33% già in vigore.
In particolare, il dr. _ ha evidenziato come il dr. _, “quando descrive lo stato clinico del paziente, certamente rimarca i dolori che sono noti dal 2016, ma egli stesso dice che sostanzialmente la situazione è sovrapponibile, non vi sono quindi degli aggravamenti rilevabili sia sul piano clinico e, soprattutto, sul piano strumentale da un punto di vista elettromiografico e da un punto di vista di imaging radiografico”.
Il medico fiduciario ha aggiunto che, ad ulteriore conferma della stabilità dei disturbi dell’interessato, vi è anche il referto della visita neurochirurgica del dr. med. _ “in cui si constata la perfetta fusione vertebrale a livello toracico come esito dell’intervento effettuato, e la totale assenza di alterazioni ancorché minime a livello della colonna cervicale che possano spiegare ulteriormente i dolori riferiti dall’assicurato”.
Infine, il dr. _ ha tenuto a rimarcare che le “limitazioni funzionali citate dal dr. med. _ e dal dr. med. _, sono praticamente identiche alla valutazione della Clinica di _ del 2015 e alla visita _ del 2016 del dr. med. _, dove si stabilivano esattamente questo tipo di limitazioni” (doc. 486).
Tali considerazioni, motivate e convincenti, possono essere fatte proprie da questo Tribunale.
Del resto, l’assicurato non ha prodotto documentazione medico-specialistica in grado di smentire quanto valutato dal medico _, dimostrando l’esistenza di un peggioramento, oggettivo (prove strumentali di tipo radiografico elettromiografico od altro), delle sue patologie di origine somatica, le uniche che, occorre sottolineare, possono entrare in considerazione.
Come già stabilito con la STCA 35.2016.109 del 22 maggio 2017, cresciuta incontestata in giudicato, infatti, occorre evidenziare che nell’ambito della valutazione dell’insorgenza di un eventuale peggioramento dello stato di salute rispetto alla precedente decisione di assegnazione di una rendita di invalidità del 33%, possono entrare in linea di conto unicamente le affezioni organiche, ad esclusione dei disturbi psichici (risp. i disturbi organici in parte non oggettivabili), i quali non sono in nesso causale adeguato con l’infortunio de 5 maggio 2011, ed esulano, dunque, dalla responsabilità dell’assicuratore LAINF (cfr. sul tema STF 8C_583/2020 del 4 marzo 2021, nella quale l’Alta Corte ha confermato che gli unici disturbi da considerare, per valutare l’eventuale insorgenza di un peggioramento, fossero quelli organici, ad esclusione di quelli non organici, per i quali l’assicuratore aveva già escluso esservi un nesso causale con l’infortunio attraverso una decisione cresciuta incontestata in giudicato, non essendo stata impugnata).
Appare, pertanto, ininfluente ai fini di causa l’attestazione di un peggioramento delle affezioni psichiche dell’assicurato, posta dal dr. _ e ribadita dal dr. _, esulando tali aspetti dalla responsabilità dell’assicuratore LAINF.
Sulla scorta di quanto precede, non essendo intervenuto alcun rilevante cambiamento nell’esigibilità lavorativa dell’insorgente, questo Tribunale non ritiene adempiute le condizioni per procedere all’auspicato aumento della rendita d’invalidità in vigore, assegnata dall’assicuratore convenuto a dipendenza dell’infortunio dell’agosto 5 maggio 2011.
2.14. Deve ancora essere verificato se al ricorrente può essere concessa, come da lui richiesto, l’assistenza giudiziaria con il gratuito patrocinio dell’avv. RA 1 (cfr. doc. I, pag. 11).
I presupposti (cumulativi) per la concessione dell’assistenza giudiziaria sono in principio dati se l’istante si trova nel bisogno, se l’intervento dell’avvocato è necessario o perlomeno indicato e se il processo non è palesemente privo di esito positivo (DTF 125 V 202 consid. 4a, 372 consid. 5b e riferimenti).
Per valutare se un assicurato si trova in uno stato di bisogno, secondo la giurisprudenza, si tiene conto di un fabbisogno minimo che si situa al di sopra del minimo di esistenza agli effetti del diritto esecutivo (cfr. SVR 1998 IV Nr. 13 p. 48 consid. 7b, p. 48 consid. 7c).
Al minimo esecutivo va, infatti, aggiunto un supplemento al massimo del 15-25% (cfr. STFA U 102/04 del 20 settembre 2004).
In concreto, emerge dagli atti di causa (cfr. certificato per l’ammissione all’assistenza giudiziaria, doc. A5 e allegati) che l’assicurato vive grazie all’aiuto dell’assistenza pubblica.
In queste condizioni, l’indigenza deve essere ammessa.
Visto che anche le altre due condizioni poste da legge e giurisprudenza appaiono adempiute, l'istanza tendente alla concessione dell'assistenza giudiziaria va accolta, riservato l'eventuale obbligo di rimborso, qualora la situazione economica dell'assicurato dovesse più tardi migliorare.