Decision ID: 0a19acce-06cc-570d-b286-a6face25a8f3
Year: 2020
Language: it
Court: CH_BVGE
Chamber: CH_BVGE_001
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: 

Visto:
la domanda d’asilo presentata in Svizzera dall’interessato il 17 luglio 2020,
il rilevamento dei dati personali del 24 luglio 2020,
il verbale relativo al colloquio Dublino svoltosi il 3 agosto 2020, con conte-
stuale concessione del diritto di essere sentito in merito ad un’eventuale
competenza della Bulgaria, dei Paesi Bassi, della Germania o del Belgio
per la trattazione della domanda d’asilo,
il confronto dattiloscopico che ha rivelato il deposito, da parte dell’interes-
sato, di una domanda d’asilo nei Paesi Bassi il 2 novembre 2015,
la domanda di ripresa in carico inoltrata il 14 agosto 2020 all’attenzione
delle autorità olandesi sulla base dell’art. 18 par. 1 lett. b del regolamento
(UE) n. 604/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno
2013 che stabilisce i criteri e i meccanismi di determinazione dello Stato
membro competente per l’esame di una domanda di protezione internazio-
nale presentata in uno degli Stati membri da un cittadino di un paese terzo
o da un apolide (rifusione) (Gazzetta ufficiale dell’Unione europea [GU] L
180/31 del 29.6.2013; di seguito: Regolamento Dublino III),
l’accettazione della predetta da parte delle autorità olandesi, avvenuta il 26
agosto 2020 in applicazione dell’art. 18 par. 1 lett. d del Regolamento Du-
blino III,
la decisione del 1° settembre 2020 (notificata il 3 settembre 2020), me-
diante la quale la Segreteria di stato della migrazione (di seguito: SEM) non
è entrata nel merito della domanda d’asilo in applicazione dell’art. 31a
cpv. 1 lett. b LAsi ed ha pronunciato il trasferimento dell’interessato verso i
Paesi Bassi,
la cessazione del mandato di rappresentanza con la Protezione giuridica,
il ricorso del 9 settembre 2020 (recte: 10 settembre 2020; cfr. timbro del
plico raccomandato) inoltrato in lingua inglese dinanzi al Tribunale ammi-
nistrativo federale (di seguito: il Tribunale) contro la menzionata decisione
e per il cui tramite l’insorgente ha illustrato di aver ricevuto già tre decisioni
negative nei Paesi Bassi e di non disporre di nessun appoggio in tale
Paese, essendo tra le altre cose stato alloggiato con dei somali, di modo
che preferirebbe morire piuttosto che farvi ritorno,
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l’incarto digitale dell’autorità inferiore,
i fatti del caso di specie che, se necessari, verranno ripresi nei considerandi
che seguono,

e considerato:
che le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla
LTF, in quanto la LAsi non preveda altrimenti (art. 6 LAsi),
che presentato tempestivamente (art. 108 cpv. 3 LAsi) contro una deci-
sione in materia di asilo della SEM (art. 6 e 105 LAsi; art. 31‒33 LTAF), il
ricorso è di principio ammissibile sotto il profilo degli art. 5, 48 cpv. 1 lett. a‒
c e art. 52 PA, quand’anche non redatto in una lingua ufficiale ma in inglese
(cfr. sentenza del Tribunale E-6024/2017 del 26 ottobre 2017 consid. 1.2),
che occorre pertanto entrare nel merito del gravame,
che i ricorsi manifestamente infondati, ai sensi dei motivi che seguono,
sono decisi in procedura semplificata (art. 111 LAsi) dal giudice unico, con
l’approvazione di un secondo giudice (art. 111 lett. e LAsi) e la decisione è
motivata soltanto sommariamente (art. 111a cpv. 2 LAsi),
che, giusta l’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi, di norma non si entra nel merito di
una domanda di asilo se il richiedente può partire alla volta di uno Stato
terzo cui compete, in virtù di un trattato internazionale, l’esecuzione della
procedura di asilo e allontanamento,
che, prima di applicare la precitata disposizione, la SEM esamina la com-
petenza relativa al trattamento di una domanda di asilo secondo i criteri
previsti dal Regolamento Dublino III,
che, se in base a questo esame è individuato un altro Stato quale respon-
sabile per l’esame della domanda di asilo, la SEM pronuncia la non entrata
nel merito previa accettazione, espressa o tacita, di ripresa a carico del
richiedente l’asilo da parte dello Stato in questione (cfr. DTAF 2017 VI/5
consid. 6.2),
che, ai sensi dell’art. 3 par. 1 Regolamento Dublino III, la domanda di pro-
tezione internazionale è esaminata da un solo Stato membro, ossia quello
individuato in base ai criteri enunciati al capo III (art. 7–15),
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che nel caso di una procedura di presa in carico (inglese: take charge) ogni
criterio per la determinazione dello Stato membro competente – enumerato
al capo III – è applicabile solo se, nella gerarchia dei criteri elencati all’art. 7
par. 1 Regolamento Dublino III, quello precedente previsto dal Regola-
mento non trova applicazione (principio della gerarchia dei criteri),
che la determinazione dello Stato membro competente avviene sulla base
della situazione esistente al momento in cui il richiedente ha presentato
domanda di protezione internazionale (art. 7 par. 2 Regolamento Dublino
III),
che, contrariamente, nel caso di una procedura di ripresa in carico (inglese:
take back), di principio non viene effettuato un nuovo esame di determina-
zione dello stato membro competente secondo il capo III (cfr. DTAF
2017 VI/5 consid. 6.2 e 8.2.1),
che lo Stato membro competente è tenuto a riprendere in carico – in osse-
quio alle condizioni poste agli art. 23, 24, 25 e 29 – il richiedente la cui
domanda è in corso d’esame e che ha presentato domanda in un altro
Stato membro oppure si trova nel territorio di un altro Stato membro senza
un titolo di soggiorno rispettivamente del quale è stata respinta la domanda
e che ha presentato domanda in un altro Stato membro (art. 18 par. 1 lett.
b e art. 18 par. 1 lett. d Regolamento Dublino III),
che, nel caso di specie, le investigazioni effettuate dalla SEM hanno rive-
lato, dopo consultazione dell’unità centrale del sistema europeo «EURO-
DAC», che l’interessato aveva già depositato una domanda d’asilo nei
Paesi Bassi il 24 settembre 2015,
che nell’ambito del colloquio personale ai sensi dell’art. 5 del Regolamento
Dublino III, l’insorgente ha confermato tale riscontro,
che sulla base di tali elementi, e conto tenuto dell’espressa accettazione,
da parte delle autorità olandesi, della richiesta di ripresa presentata nei ter-
mini fissati all’art. 23 par. 2 Regolamento Dublino III (cfr. supra), la compe-
tenza dei Paesi Bassi risulta di principio data,
che inoltre, non vi sono fondati motivi di ritenere che in tale Stato sussi-
stano carenze sistemiche nella procedura di asilo e nelle condizioni di ac-
coglienza dei richiedenti che implichino il rischio di un trattamento inuma-
no o degradante ai sensi dell’art. 4 della CartaUE (cfr. art. 3 par. 2 2° frase
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Regolamento Dublino III; cfr. tra le tante sentenza del Tribunale F-
4186/2020 del 26 agosto 2020),
che ciò non di meno, giusta l’art. 17 par. 1 Regolamento Dublino III («clau-
sola di sovranità»), in deroga ai criteri di competenza sopra definiti, cia-
scuno Stato membro può decidere di esaminare una domanda di prote-
zione internazionale presentata da un cittadino di un paese terzo o da un
apolide, anche se tale esame non gli compete,
che tale eccezione è concretizzata in diritto interno dall’art. 29a cpv. 3
OAsi 1, secondo il quale, se "motivi umanitari" lo giustificano la SEM può
entrare nel merito della domanda anche qualora giusta il Regolamento Du-
blino III un altro Stato sarebbe competente per il trattamento della do-
manda,
che la SEM, nell’applicazione dell’art. 29a cpv. 3 OAsi 1, dispone di potere
di apprezzamento (cfr. DTAF 2015/9 consid. 7 seg.); che tuttavia, allor-
quando il trasferimento del richiedente nel Paese di destinazione contrav-
venga alla CEDU o ad altri impegni di diritto internazionale pubblico della
Svizzera, l’autorità inferiore è obbligata ad applicare la clausola di sovranità
e ad entrare nel merito della domanda d’asilo (cfr. DTAF 2015/9 con-
sid. 8.2.1),
che va a tal riguardo rammentato come i Paesi Bassi sono legati alla Car-
taUE e firmatari della CEDU, della Convenzione del 10 dicembre 1984 con-
tro la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti
(Conv. tortura, RS 0.105), della Convenzione del 28 luglio 1951 sullo sta-
tuto dei rifugiati (Conv. rifugiati, RS 0.142.30), oltre che del relativo Proto-
collo aggiuntivo del 31 gennaio 1967 (RS 0.142.301) e ne applica, a tale
titolo, le disposizioni,
che tale paese è coì presunto rispettare la sicurezza dei richiedenti, in par-
ticolare il diritto alla trattazione della domanda secondo una procedura giu-
sta ed equa e garantire una protezione conforme al diritto internazionale
ed europeo (cfr. direttiva 2013/32/UE del Parlamento europeo e del Consi-
glio del 26 giugno 2013 recante procedure comuni ai fini del riconosci-
mento e della revoca dello status di protezione internazionale [di seguito:
direttiva procedura]; direttiva 2013/33/UE del Parlamento europeo e del
Consiglio del 26 giugno 2013 recante norme relative all’accoglienza dei ri-
chiedenti protezione internazionale [di seguito: direttiva accoglienza]),
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che nel caso in disamina, il ricorrente non è stato in grado di fornire ele-
menti tali da rimettere in discussione le sopracitate presunzioni (cfr. DTAF
2011/9 consid. 6) né tantomeno di addurre qualsivoglia indizio serio e con-
creto suscettibile di dimostrare che lo Stato di destinazione non rispetti il
principio del divieto di respingimento (cfr. sentenza del Tribunale E-
1983/2019 consid. 5.5 che rammenta come l’esistenza di una decisione
definitiva assortita da un rinvio nel paese d’origine non costituisca di per sé
una violazione del principio del non respingimento) o di essere esposto, in
caso di trasferimento, a condizioni di sussistenza tali da contravvenire
all’art. 4 della CartaUE, all’art. 3 CEDU o all’art. 3 Conv. tortura,
che dipoi, si osservi come il respingimento forzato di persone che soffrono
di problemi medici costituisca una violazione dell’art. 3 CEDU unicamente
in casi eccezionali, e meglio allorquando la malattia si trovi in uno stadio a
tal punto avanzato o terminale da lasciar presupporre che a seguito del
trasferimento la morte appaia come una prospettiva prossima (cfr. sen-
tenza della CorteEDU N. contro Regno Unito del 27 maggio 2008,
26565/05; DTAF 2011/9 consid. 7 e relativi riferimenti), circostanza che ma-
nifestamente non ricorre nella presente fattispecie,
che, ad ogni modo, appartiene al ricorrente sollevare l’eventuale violazione
dei suoi diritti fondamentali, utilizzando le adeguate vie di diritto dinanzi alle
autorità dello Stato in questione,
che infine, nella fattispecie, dagli atti non appaiono elementi per ritenere
che l’autorità inferiore abbia esercitato in maniera arbitraria il suo potere di
apprezzamento nell’applicazione della clausola di sovranità per motivi
umanitari,
che, pertanto, non vi è motivo di fare applicazione dell’art. 17 par. 1 Rego-
lamento Dublino III,
che, di conseguenza, i Paesi Bassi rimangono competenti per il seguito
della domanda d’asilo e d’allontanamento del ricorrente ai sensi del Rego-
lamento Dublino III ed è tenuta a riprenderlo in carico in ossequio alle con-
dizioni poste dal medesimo,
che, quindi, è a giusto titolo che la SEM non è entrata nel merito della do-
manda di asilo del ricorrente, in applicazione dell’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi
ed ha pronunciato il suo trasferimento verso i Paesi Bassi conformemente
all’art. 44 LAsi, posto che il ricorrente non possiede un’autorizzazione di
soggiorno in Svizzera (cfr. art. 32 lett. a OAsi 1),
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che, in siffatte circostanze, non vi è più luogo di esaminare in maniera di-
sgiunta le questioni relative all’esistenza di un impedimento all’esecuzione
del trasferimento per i motivi giusta i cpv. 3 e 4 dell’art. 83 LStrI, (RS
142.20), dal momento che detti motivi sono indissociabili dal giudizio di non
entrata nel merito nel quadro di una procedura Dublino (cfr. DTAF 2015/18
consid. 5.2),
che, alla luce di quanto precede, il ricorso deve essere respinto e la deci-
sione della SEM confermata,
che, visto l’esito della procedura, le spese processuali di CHF 750.– che
seguono la soccombenza sono poste a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1
e 5 PA nonché art. 3 lett. a del regolamento sulle tasse e sulle spese ripe-
tibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 feb-
braio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]),
che la decisione è definitiva e non può, in principio, essere impugnata con
ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83
lett. d cifra 1 LTF).
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