Decision ID: fd5726a1-5d0f-5e34-9d8a-bea7c443fdbf
Year: 2020
Language: it
Court: TI_TCAS
Chamber: TI_TCAS_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: social_law

ritenuto,
in fatto
1.1. In base al certificato medico iniziale del 20 dicembre 1999, in data 11 dicembre 1999, RI 1, nata il _ 1954, dipendente della _ di _ in qualità d’impiegata e, perciò, assicurata d’obbligo contro gli infortuni e le malattie professionali presso CO 1 (di seguito: CO 1), è caduta in piedi da un muretto e ha riportato la frattura del piatto tibiale laterale a sinistra e la frattura del calcagno destro con distruzione del frammento distale (doc. 66 e 69).
L’istituto assicuratore ha assunto il caso e ha corrisposto regolarmente le prestazioni di legge.
1.2. Alla chiusura del caso, con decisione formale del 15 maggio 2019, l’assicuratore LAINF ha dichiarato estinto al 31 gennaio 2018 il diritto all’indennità giornaliera e quello alle prestazioni sanitarie dalla medesima data della decisione. All’assicurata è stata assegnata una rendita d’invalidità del 50% a contare dal 1° febbraio 2018, calcolata su un guadagno assicurato di fr. 15'908.85 e un’indennità per menomazione dell’integrità (IMI) del 25% (doc. 1).
A seguito dell’opposizione interposta dall’avv. RA 1 per conto dell’assicurata (doc. 5), in data 13 novembre 2019, la CO 1 ha confermato il contenuto della sua prima decisione. Da notare che, in quella sede, l’assicuratore ha negato la propria responsabilità a proposito della problematica psichica, ritenuto che l’evento del dicembre 1999 non ne costituirebbe la causa naturale e adeguata (doc. 2).
1.3. Con tempestivo ricorso del 16 dicembre 2019, RI 1, sempre rappresentata dall’avv. RA 1, ha chiesto,
in via principale,
che la CO 1 venga condannata a riconoscerle una rendita d’invalidità del 70% almeno e un’IMI pure del 70% almeno, nonché la presa a carico delle future spese di cura medica,
subordinatamente
il rinvio degli atti all’amministrazione per ulteriori accertamenti e nuova decisione.
Con la propria impugnativa, l’avv. RA 1 contesta innanzitutto la valutazione espressa dal medico interpellato dall’amministrazione, secondo la quale, tenuto conto dei postumi infortunistici di natura somatica, l’assicurata sarebbe in grado di esercitare delle attività sostitutive adeguate in misura del 50%. A suo avviso, il grado d’incapacità lavorativa sarebbe “ampiamente superiore al 50%”, tenuto anche conto che ella è al beneficio di una rendita intera AI, assegnata a far tempo dal dicembre 2000 per le “affezioni che oggi pure CO 1 pone in nesso causale con l’infortunio, ...” (doc. I, p. 3 ss.).
D’altro canto, il rappresentante rimprovera all’assicuratore resistente di aver valutato l’esigibilità lavorativa senza tenere conto dei disturbi psichici lamentati dall’assicurata, i quali si troverebbero in nesso causale con l’infortunio del dicembre 1999. Trattandosi specificatamente dell’adeguatezza, negata da la CO 1, secondo l’avv. RA 1, l’evento in questione andrebbe classificato tra gli infortuni di grado medico al limite di quelli gravi (“Diversamente da quanto sostenuto dall’assicuratore Lainf la dinamica dell’infortunio non appare pertanto banale. Anzi, la signora RI 1 ha certamente subito una situazione di grave angustia e pericolo.”) e i criteri di rilievo elaborati dalla giurisprudenza ritenuti in larga misura adempiuti.
Considerando anche la problematica psichica, sempre a detta del patrocinatore, RI 1 non presenterebbe alcuna capacità lavorativa residua, di modo che il suo grado d’invalidità sarebbe del 100% (doc. I, p. 6 ss.: “Il reddito da invalida è invece pari a zero posto come si debbano considerare gli importanti limiti somatici (arti inferiori e arti superiori), a fronte dei quali l’attività precedentemente svolta quale assistente/segretaria presso uno studio di fisioterapia non è più esigibile, posto come tale attività comportasse attività in movimento, nonché lo spostamento di biancheria, l’aiuto ai pazienti, ricezione degli anziani e preparazione per la cura, servizio di preparazione dei box di trattamento (lettini, coperture, igiene, bucato, ecc.), ecc.. Si considerino comunque anche le affezioni psichiatriche – come detto in nesso causale – a fronte delle quali non vi è margine alcuno per riconoscere una residua capacità lavorativa.”).
Per quanto concerne inoltre l’entità dell’IMI, l’avv. RA 1 fa valere che la menomazione dell’integrità fisica di cui è portatrice la ricorrente ammonterebbe al 50% almeno, così come stabilito dal dott. _ nel suo referto del 24 gennaio 2019, a cui andrebbe aggiunto un ulteriore 20% per quella di natura psichica (doc. I, p. 13).
Infine, il rappresentante dell’insorgente pretende che a quest’ultima vengano “... riconosciute le spese di cura e meglio le spese per le scarpe ortopediche e i cicli di fisioterapia/ergoterapia, come ammesso dal Dr. _.” (doc. I, p. 13).
1.4. La CO 1, in risposta, ha postulato che l’impugnativa venga respinta con argomenti di cui si dirà, per quanto occorra, nei considerandi di diritto (doc. VI).
1.5. In data 14 febbraio 2020, per quanto attiene al merito della vertenza, il patrocinatore dell’insorgente si è riconfermato nelle proprie allegazioni e conclusioni.
D’altro canto, egli ha rilevato come l’avv. RA 2, rappresentante dell’assicuratore LAINF dinanzi al TCA, abbia in passato patrocinato RI 1 nell’ambito della procedura di divorzio, donde “un grave ed importante conflitto di interessi”.
L’avv. RA 1 ha infine ritirato la domanda di concessione dell’assistenza giudiziaria (doc. VIII).
L’istituto assicuratore convenuto ha formulato le proprie osservazioni in proposito il 19 febbraio 2020 (doc. X).
1.6. Il 4 maggio 2020, il rappresentante dell’assicurata ha in sostanza chiesto che questa Corte si pronunci in merito all’eventuale conflitto d’interessi dell’avvocato di controparte (doc. XII).
L’avv. RA 2 si è espressa in merito in data 11 maggio 2020 (doc. XIV).
1.7. In corso di causa, questo Tribunale ha acquisito l’incarto AI della ricorrente (doc. XVII).
Le parti hanno preso posizione il 7 (doc. XIX), rispettivamente il 16 ottobre 2020 (doc. XXIII).

in diritto
in ordine
2.1. La presente vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico ai sensi dell'articolo 49 cpv. 2 della Legge sull’organizzazione giudiziaria (cfr. STF 9C_699/2014 del 31 agosto 2015, in particolare consid. 5.2, 5.3 e 6.1; STF 8C_452/2011 del 12 marzo 2012; STF 8C_855/2010 dell'11 luglio 2011; STF 9C_211/ 2010 del 18 febbraio 2011, consid. 2.1; STF 9C_792/2007 del 7 novembre 2008; STF H 180/06 e H 183/06 del 21 dicembre 2007; STFA I 707/00 del 21 luglio 2003; STFA H 335/00 del 18 febbraio 2002; STFA H 212/00 del 4 febbraio 2002; STFA H 220/00 del 29 gennaio 2002; STFA U 347/98 del 10 ottobre 2001, pubblicata in RDAT I-2002 pag. 190 seg.; STFA H 304/99 del 22 dicembre 2000; STFA I 623/98 del 26 ottobre 1999. Vedi pure: STF 9C_807/2014 del 9 settembre 2015; STF 9C_585/2014 dell’8 settembre 2015).
nel merito
2.2. In corso di causa, l’avv. RA 1 ha sollevato il fatto che la rappresentante dell’amministrazione, avv. RA 2, ha in passato patrocinato l’assicurata nell’ambito della causa di divorzio e ha chiesto che il TCA si pronunci in merito all’eventuale conflitto d’interessi (cfr. doc. VIII e doc. XII).
Da parte sua, l’avv. RA 2 ha osservato di ritenersi “... una professionista che svolge la propria professione nel rispetto delle regole, con cura e diligenza. Nessuna violazione professionale da parte della sottoscritta è commessa nel rappresentare oggi CO 1. Il mandato per la procedura di separazione e divorzio – durato una decina di anni – si è concluso quasi dieci anni fa e non ha mai coinvolto CO 1.” (doc. XIV).
A questo proposito, il TCA si limita a rilevare che la questione di sapere se l’avv. RA 2 abbia o meno violato le regole professionali, è di competenza della
Commissione di disciplina degli avvocati
di cui all’art. 7 della Legge sull’avvocatura. Questa Corte non è di conseguenza legittimata a pronunciarsi al riguardo.
2.3. Oggetto del contendere
è l’entità della rendita d’invalidità e dell’IMI spettanti all’assicurata, come pure il diritto al rimborso di ulteriori cure mediche
.
Preliminarmente, il TCA
è però tenuto a verificare se l’assicuratore resistente era legittimato a negare la propria responsabilità a proposito dei
disturbi psichici
lamentati dalla ricorrente, oppure no.
2.4. Giusta l'art. 10 LAINF, l'assicurato ha diritto alla cura appropriata dei postumi d'infortunio (cfr. DTF 109 V 43 consid. 2a; art. 54 LAINF) e, in applicazione dell'art. 16 LAINF, l'assicurato totalmente o parzialmente incapace di lavorare (art. 6 LPGA) a seguito d'infortunio, ha diritto all'indennità giornaliera.
Il diritto all'indennità giornaliera nasce il terzo giorno successivo a quello dell'infortunio. Esso si estingue con il ripristino della piena capacità lavorativa, con l'assegnazione di una rendita o con la morte dell'assicurato.
Parimenti, il diritto alle cure cessa qualora dalla loro continuazione non sia da attendersi un sensibile miglioramento della salute dell'assicurato: nemmeno persistenti dolori bastano a conferire il diritto alla continuazione del trattamento se da questo non si può sperare un miglioramento sensibile dello stato di salute (cfr. Ghélew, Ramelet, Ritter, Commentaire de la loi sur l'assurance-accidents (LAA), Losanna 1992, p. 41 ss.).
Se, al momento dell'estinzione del diritto alle cure mediche, sussiste un'incapacità lucrativa, viene corrisposta una rendita d'invalidità o un'indennità unica in capitale: l'erogazione di indennità giornaliere cessa con il diritto alle prestazioni sanitarie.
D'altro canto, nella misura in cui l'assicurato è portatore di una menomazione importante e durevole all'integrità fisica o mentale, egli ha diritto ad un'indennità per menomazione all'integrità giusta gli artt. 24 s. LAINF.
2.5. Presupposto essenziale per l'erogazione di prestazioni da parte dell'assicurazione contro gli infortuni è però l'esistenza di un
nesso di causalità naturale
fra l'evento e le sue conseguenze (danno alla salute, invalidità, morte).
Questo presupposto è da considerarsi adempiuto qualora si possa ammettere che, senza l'evento infortunistico, il danno alla salute non si sarebbe potuto verificare o non si sarebbe verificato nello stesso modo. Non occorre, invece, che l'infortunio sia stato la sola o immediata causa del danno alla salute; è sufficiente che l'evento, se del caso unitamente ad altri fattori, abbia comunque provocato un danno all'integrità corporale o psichica dell'assicurato, vale a dire che l'evento appaia come una condizione sine qua non del danno.
È questione di fatto lo stabilire se tra evento infortunistico e danno alla salute esista un nesso di causalità naturale; su detta questione amministrazione e giudice si determinano secondo il principio della probabilità preponderante - insufficiente essendo l'esistenza di pura possibilità - applicabile generalmente nell'ambito dell'apprezzamento delle prove in materia di assicurazioni sociali (cfr. RDAT II-2001 N. 91 p. 378; SVR 2001 KV Nr. 50 p. 145; DTF 126 V 360 consid. 5b; DTF 125 V 195; STFA del 4 luglio 2003 nella causa M., U 133/02; STFA del 29 gennaio 2001 nella causa P., U 162/02; DTF 121 V 6; STFA del 28 novembre 2000 nella causa P. S., H 407/99; STFA del 22 agosto 2000 nella causa K. B., C 116/00; STFA del 23 dicembre 1999 in re A. F., C 341/98, consid. 3, p., 6; STFA 6 aprile 1994 nella causa E. P.; SZS 1993 p. 106 consid.
3a; RCC 1986 p. 202 consid. 2c, RCC 1984 p. 468 consid. 3b, RCC 1983 p. 250 consid. 2b; DTF 115 V 142 consid. 8b, DTF 113 V 323 consid. 2a, DTF 112 V 32 consid. 1c, DTF 111 V 188 consid.
2b; Meyer, Die Rechtspflege in der Sozialversicherung,
in
Basler Juristische Mitteilungen (BJM) 1989, p. 31-32; G. Scartazzini, Les rapports de causalité dans le droit suisse de la sécurité sociale, Basilea 1991, p. 63).
Al riguardo essi si attengono, di regola, alle attestazioni mediche, quando non ricorrano elementi idonei a giustificarne la disattenzione (cfr. DTF 119 V 31; DTF 118 V 110; DTF 118 V 53; DTF 115 V 134; DTF 114 V 156; DTF 114 V 164; DTF 113 V 46).
Ne discende che ove l'esistenza di un nesso causalità tra infortunio e danno sia possibile ma non possa essere reputata probabile, il diritto a prestazioni derivato dall'infortunio assicurato dev'essere negato (DTF 129 V 181 consid. 3.1 e 406 consid. 4.3.1, DTF 117 V 360 consid. 4a e sentenze ivi citate).
L'assicuratore contro gli infortuni è tenuto a corrispondere le proprie prestazioni fino a che le sequele dell'infortunio giocano un ruolo causale. Pertanto, la cessazione delle prestazioni entra in considerazione soltanto in due casi:
- quando lo stato di salute dell'interessato è simile a quello che esisteva immediatamente prima dell'infortunio (
status quo ante
);
- quando lo stato di salute dell'interessato è quello che, secondo l'evoluzione ordinaria,
sarebbe prima o poi subentrato anche senza l'infortunio (
status quo sine
)
(cfr. RAMI 1992 U 142, p. 75 s. consid.
4b; A. Maurer, Schweizerisches Unfallversicherungsrecht, p. 469; U. Meyer-Blaser, Die Zusammenarbeit von Richter und Arzt in der Sozialversicherung,
in
Bollettino dei medici svizzeri 71/1990, p. 1093).
Secondo la giurisprudenza, qualora il nesso di causalità con l'infortunio sia dimostrato con un sufficiente grado di verosimiglianza, l'assicuratore è liberato dal proprio obbligo prestativo soltanto se l'infortunio non costituisce più la causa naturale ed adeguata del danno alla salute. Analogamente alla determinazione del nesso di causalità naturale che fonda il diritto alle prestazioni, l'estinzione del carattere causale dell'infortunio deve essere provata secondo l'abituale grado della verosimiglianza preponderante. La semplice possibilità che l'infortunio non giochi più un effetto causale non è sufficiente. Trattandosi della soppressione del diritto alle prestazioni, l'onere della prova incombe, non già all'assicurato, ma all'assicuratore (cfr. RAMI 2000 U 363, p. 46 consid. 2 e riferimenti ivi citati).
2.6. Il diritto alle prestazioni assicurative presuppone pure l'esistenza di un
nesso di causalità adeguata
tra l’evento dannoso e il danno alla salute. In caso di danno alla salute fisica, il nesso di causalità adeguata è generalmente ammesso, dal momento in cui è accertata la causalità naturale (cfr. DTF 127 V 102 consid. 5b/bb p. 103). Per contro, la giurisprudenza ha elaborato più criteri per valutare l’adeguatezza del nesso di causalità tra un infortunio e dei disturbi psichici sviluppati successivamente dalla vittima. Essa ha dapprima classificato gli infortuni in tre categorie, a seconda della dinamica: gli infortuni insignificanti o leggeri (per esempio, una caduta o scivolata banale), gli infortuni di media gravità e gli infortuni gravi. Per procedere a tale classificazione, non si deve considerare il modo in cui l’infortunio è stato vissuto dall’interessato ma piuttosto l’evento traumatico in quanto tale da un punto di vista oggettivo. In presenza di un infortunio di media gravità, occorre prendere in considerazione un certo numero di criteri, di cui i più importanti sono:
- le circostanze concomitanti particolarmente drammatiche o la particolare spettacolarità dell'infortunio;
- la gravità o particolare caratteristica delle lesioni lamentate, segnatamente la loro idoneità, secondo l'esperienza, a determinare disturbi psichici;
- la durata eccezionalmente lunga della cura medica;
- i disturbi somatici persistenti;
- la cura medica errata che aggrava notevolmente gli esiti dell'infortunio;
- il decorso sfavorevole della cura e le complicazioni rilevanti intervenute;
- il grado e la durata dell'incapacità lavorativa dovuta alle lesioni fisiche.
Non in ogni caso è necessario che tutti i criteri appena menzionati siano presenti. La presenza di un unico criterio può bastare per ammettere l'adeguatezza del nesso di causalità quando l'infortunio va classificato fra quelli al limite della categoria degli eventi gravi. Per contro, in presenza di un infortunio che si situa al limite di quelli insignificanti o leggeri, le circostanze da considerare devono cumularsi oppure rivestire un'importanza particolare affinché si possa ammettere il carattere adeguato del nesso di causalità (DTF 115 V 140s., consid. 6c/aa e bb e 409s., consid. 5c/aa e bb, 117 V 384, consid. 4c; RAMI 2002 U 449, p. 53 ss. consid. 4a).
2.7. Nel caso di specie, dalla decisione su opposizione impugnata risulta che la CO 1 ha negato il proprio obbligo a prestazioni per quanto concerne le turbe psichiche di cui soffre l’insorgente, per il motivo che queste ultime non si troverebbero in una relazione di causalità, né naturale né adeguata, con l’evento infortunistico del dicembre 1999 (doc. 2, p. 5: “Per quanto attiene alla problematica psichica, e contrariamente a quanto concluso dall’assicurata, non è da ritenere un nesso causale con l’evento che ci occupa, ma la stessa è legata a problematiche personali di altra natura. L’evento assicurato (scivolamento su lastra di ghiaccio) non può essere considerato come un evento oggettivamente grave e neanche di media gravità ai sensi della giurisprudenza del Tribunale federale. Per giudicare della natura dell’evento, non è infatti determinante il vissuto soggettivo dell’assicurato. L’evento assicurato deve essere considerato al massimo nella categoria inferiore degli infortuni di grado medio: un nesso di causalità adeguata fra la problematica psichica e l’evento assicurato va dunque negato senza necessità di esaminare i criteri sviluppati dalla giurisprudenza (vedi sopra) in questi casi.”).
Con la propria impugnativa, l’assicurata contesta la posizione dell’amministrazione per quanto riguarda tanto la classificazione dell’evento occorso quanto l’adempimento dei criteri di rilievo. A proposito della dinamica del sinistro, ella sottolinea come quest’ultimo sarebbe stato tutt’altro che banale, considerato che, passeggiando in un bosco, è scivolata e caduta verso il greto di un fiumiciattolo restando poi immobilizzata a terra per un lungo periodo, sola e in un luogo non frequentato (doc. I, p. 8).
Chiamata ora a pronunciarsi, questa Corte constata che dagli atti a disposizione emergono versioni contrastanti dell’accaduto (e, d’altra parte, che la CO 1 ha ritenuto quella ad essa più favorevole).
In effetti, dal certificato medico LAINF del 20 dicembre 1999 risulta che la ricorrente si è procurata il danno alla salute cadendo da un muretto sui piedi (doc. 69).
Nel rapporto operatorio del 17 dicembre 1999 si legge che “per un tentamen la paziente è saltata da una finestra procurandosi le summenzionate fratture.” (doc. 66).
A margine della consultazione del 14 giugno 2001 i sanitari della _ di _ hanno riferito che nel dicembre 1999 vi era stata una caduta da circa 10 metri con gravi lesioni al ginocchio sinistro e al piede destro (doc. 52).
In base a quanto refertato dal dott. _ in occasione della visita fiduciaria del 7 agosto 2001, RI 1 “..., camminando nel bosco adiacente la propria abitazione nell’intento di raccogliere rami per gli addobbi natalizi, (...) scivola e ruzzola verso il greto del fiume restando immobilizzata a terra. Verrà soccorsa dall’elicottero della REGA e trasportata dapprima all’Ospedale _ di _ e poi all’Ospedale _ di _.” (doc. 11).
Nella valutazione fiduciaria del 29 giugno 2004, il dott. _ ha indicato che “a causa del gelo la paziente è scivolata e ha subito una frattura del talo destro e una lesione del ginocchio sinistro.” (doc. 9, p. 1).
Secondo il neurologo dott. _, l’insorgente sarebbe caduta in un dirupo con frattura scomposta del piede destro e del ginocchio sinistro (doc. 44).
Nel rapporto 10 agosto 2005 della Clinica _ di _ si fa accenno a una “caduta nel bosco” (doc. 40), mentre in quello datato 29 gennaio 2007 del PD dott. _ a una “caduta picchiando entrambe le gambe su dei sassi” (doc. 7).
Infine, il dott. _, il quale nel febbraio 2018 ha periziato l’assicurata per conto dell’assicuratore, ha imputato il danno alla salute a una “caduta” (doc. 6, p. 1).
Le descrizioni dell’accaduto che emergono dalle carte processuali vanno – volendo considerare soltanto gli estremi - da una semplice scivolata sul ghiaccio con caduta dalla propria altezza (versione ritenuta dall’amministrazione che, alla luce della giurisprudenza, corrisponde a un evento classificabile nella categoria degli infortuni leggeri, di modo che l’adeguatezza potrebbe essere negata a priori) a una caduta da un’altezza di circa 10 metri (corrispondente, perlomeno, a un infortunio di media gravità al limite di quelli gravi, cosicché per ammettere l’adeguatezza basterebbe la realizzazione di un unico criterio di rilievo).
Alla luce di quanto precede, è evidente che un serio esame dell’adeguatezza del nesso di causalità, presuppone che venga innanzitutto chiarita la dinamica dell’evento occorso l’
11 dicembre 1999. L’incarto va pertanto rinviato all’istituto assicuratore resistente affinché disponga gli atti istruttori che reputa più indicati a tale fine e, a seconda degli esiti (e quindi della relativa classificazione dell’infortunio), proceda a un nuovo esame dei criteri di rilievo elaborati dalla giurisprudenza federale.
Con la decisione impugnata, l’assicuratore sembra pure voler negare che le turbe psichiche costituiscano una conseguenza
naturale
del sinistro assicurato, sostenendo che esse sarebbero legate “... a problematiche personali di altra natura.” (doc. 2, p. 5).
Al riguardo, va rilevato che agli atti non figura alcuna valutazione psichiatrica e, dunque, neppure una valutazione dell’eziologia della problematica psichica presentata dalla ricorrente. Stante ciò, nell’ipotesi in cui l’amministrazione dovesse giungere alla conclusione che i disturbi psichici si trovano in una relazione di causalità adeguata con l’infortunio del dicembre 1999, essa dovrebbe ordinare una perizia psichiatrica per accertarne l’origine.
2.8. Visto che, allo stato attuale delle cose, non può essere escluso che le turbe psichiche (qualora fossero in nesso di causalità naturale e adeguata con l’infortunio) abbiano un’incidenza sulla capacità lavorativa residua dell’insorgente, è prematuro che questo Tribunale si pronunci a proposito dell’
entità della rendita d’invalidità
che le spetta.
2.9. Il TCA non può parimenti pronunciarsi circa il
diritto a ulteriori cure mediche
oltre la data in cui l’assicurata ha raggiunto l’età ordinaria di pensionamento (febbraio 2019; in realtà, l'istituto resistente ha già riconosciuto le prestazioni di cura medica sino alla data della decisione formale, quindi sino al mese di maggio 2019).
In effetti, se è vero che, secondo la giurisprudenza federale, persone infortunate
parzialmente invalide
(incapacità lucrativa del 10% almeno ma inferiore al 100% [cfr., su questo aspetto, la STF 8C_50/2018 del 20 luglio 2018 consid. 2.3] non possono più beneficiare delle prestazioni sanitarie dell’assicurazione contro gli infortuni in base all’art. 21 cpv. 1 lett. b e c LAINF, una volta raggiunta l’età di pensionamento (cfr. STF 8C_50/2018 succitata consid. 2), è altrettanto vero che se dagli accertamenti che l’amministrazione è tenuta a compiere dovesse risultare che RI 1 è totalmente incapace al guadagno
-
donde l’applicabilità dell’art. 21 cpv. 1
lett. d
LAINF, nel cui ambito determinante è sapere se grazie a ulteriori cure mediche lo stato di salute può essere migliorato o perlomeno stabilizzato,
anche se ciò non ha alcuna incidenza sulla capacità di guadagno
-, l’esito potrebbe essere diverso (sul tema, cfr. STF 8C_332/2012 del 18 aprile 2013 consid. 1 e KOSS – Hürzeler/Kieser, Art. 21 UVG, n. 11 ss.).
2.10. Trattandosi infine
dell’entità della menomazione dell’integrità
di cui è portatrice la ricorrente, questa Corte non può evidentemente pronunciarsi in merito all’esistenza di un diritto all’IMI per i
disturbi psichici
, dovendo ancora essere accertato se essi costituiscono, o meno, una conseguenza naturale e adeguata del sinistro assicurato.
Per il caso in cui dovesse risultare un obbligo a prestazioni della CO 1 anche per la problematica psichica, è utile segnalare che il relativo diritto all’IMI dipende, in primo luogo, dalla gravità dell’evento infortunistico in base alla classificazione prevista dalla DTF 115 V 133. In sintesi, il carattere durevole della menomazione e, pertanto, il diritto all’indennità va di regola negato in caso d’infortunio banale o leggero, come pure d’infortunio di media gravità. Per quanto concerne gli infortuni che si trovano al limite della categoria di quelli gravi, il carattere durevole può essere eccezionalmente riconosciuto se dagli atti emergono rilevanti indizi a favore di un pregiudizio particolarmente grave all’integrità psichica, per il quale un miglioramento non pare entrare più in linea di conto. Per gli infortuni gravi, la durevolezza della menomazione dell’integrità deve sempre essere esaminata e, se del caso, accertata grazie a una perizia psichiatrica, nella misura in cui essa non risulti già chiaramente dagli atti (DTF 124 V 29 consid. 5.c/bb).
Per quanto riguarda l’indennità per la menomazione dell’integrità
fisica
, anche in questo caso il TCA non può pronunciare un giudizio definitivo, in quanto, nel caso in cui venisse riconosciuto anche un’IMI per i disturbi psichici, potrebbe rivelarsi necessario procedere a una
valutazione globale
della somma dei valori delle singole menomazioni (sul tema, si veda
KOSS – Hürzeler/Kieser, Art. 25 UVG, n. 20).
Per il caso in cui le turbe psichiche non dovessero essere a carico dell’assicuratore LAINF resistente, questa Corte osserva comunque quanto segue.
Con la decisione su opposizione impugnata, la CO 1 ha attribuito un’IMI del 25%, sostenendo di essersi fondata sulla valutazione enunciata dal dott. _ a margine del consulto peritale del 14 febbraio 2018 e di aver tenuto conto soltanto delle lesioni imputabili all’infortunio assicurato (doc. 2, p. 7).
Dal referto 24 gennaio 2019 si evince che il dott. _, spec. FMH in chirurgia ortopedica, ha così valutato la menomazione dell’integrità fisica che presenta l’assicurata:
"
(...) Con riferimento alle tabelle 2 (edizione Suva 2000), 4 (edizione Suva 2003) e 5 (edizione Suva 2000), l’insieme dei postumi infortunistici attinenti al piede destro vengono quantificati nella misura del 25%.
La situazione risulta essere tuttora migliore rispetto a un’amputazione completa del piede.
Gonartrosi sinistra 20%, con riferimento alla tabella 5 estratto LAINF edizione Suva 2000.
Sindrome bilaterale del tunnel carpale 5%, con riferimento alla tabella 1 estratto LAINF edizione Suva 2000.
Benché potenzialmente non duraturo poiché suscettibile di miglioramento con un intervento di decompressione, ritengo ciò malgrado giustificato il riconoscimento di un’indennità per menomazione dell’integrità in considerazione delle importanti ripercussioni dei postumi infortunistici sul ricorso a un intervento di decompressione dei tunnel carpali.”
(doc. 6, p. 17)
Alla domanda a sapere quali dei disturbi diagnosticati si trovano, almeno con il grado della verosimiglianza preponderante, in rapporto causale con l’infortunio dell’11 dicembre 1999, lo specialista interpellato dall’amministrazione ha risposto nei seguenti termini:
"
(...) Nesso di causalità per lo meno probabile preponderante per quanto attiene all’artrodesi della sottoastragalica, del Chopart e del Lisfranc al piede destro, così come alla protesi totale del ginocchio sinistro.
Nesso di causalità per lo meno probabile, nel senso di un cambiamento direzionale di un’evoluzione naturale, per quanto attiene alla sindrome bilaterale del tunnel carpale in considerazione del ricorso alla stampella prolungato sugli anni.
Vedi in questo contesto anche le precedenti prese di posizione del Dr. _ del 11.07.2005 e del Dr. _ del 12.10.2006.” (doc. 6, p. 15)
Alla luce di quanto precede, la CO 1 non può essere seguita laddove - tenendo conto soltanto di quelle che, a suo avviso, sarebbero le “lesioni imputabili all’infortunio assicurato” -, ha assegnato un’IMI del 25%. In realtà, come appena visto, in base all’apprezzamento dello specialista consultato dallo stesso assicuratore, il danno alla salute interessante il
piede destro
, il
ginocchio sinistro
e le
estremità superiori
costituisce una probabile conseguenza naturale dell’evento traumatico assicurato, cosicché l’indennità ammonterebbe al
50%
(25% per il piede destro, 20% per il ginocchio sinistro e 5% per la sindrome bilaterale del tunnel carpale).