Decision ID: d8ef5d4d-0cfe-5450-a747-569b3867d0e1
Year: 2021
Language: it
Court: CH_BVGE
Chamber: CH_BVGE_001
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: 

Fatti:
A.
Il (...) febbraio 2021, l’interessato, asserito cittadino afghano, presentatosi
con le generalità di B._, nato il (...) a C._, ha depositato una
domanda d’asilo in Svizzera, dopo essere stato fermato dalle (...) (cfr. atti
della Segreteria di Stato della migrazione [di seguito: SEM] n. [{...}]-1/10 e
3/2). Da ricerche intraprese successivamente dall’autorità inferiore, è risul-
tato che al presunto minorenne non accompagnato, sarebbero state prese
le impronte dattiloscopiche e registrato in D._ l’(...) (cfr. atti SEM
n. 9/1, 10/1 e 11/2).
B.
Il rappresentante legale e persona di fiducia dell’interessato, con comuni-
cazione elettronica del 25 febbraio 2021 ha indicato alla SEM che l’interes-
sato avrebbe riferito di chiamarsi “A._” e che di conseguenza tali
sue generalità sarebbero state modificate nella relativa procura di rappre-
sentanza legale (cfr. atti SEM n. 12/1 e 13/1).
C.
Nell’ambito del verbale d’audizione sui dati personali, tenutosi con il richie-
dente asilo il (...) marzo 2021 (cfr. atto SEM n. 19/9; di seguito: verbale 1),
egli ha sostanzialmente confermato le generalità di “A._” e riferito
di essere nato il (...) – data di nascita che gli sarebbe stata riportata dalla
madre – nel villaggio di E._, distretto di F._, provincia di
G._, ed ivi avrebbe vissuto sino al suo espatrio. Quest’ultimo sa-
rebbe avvenuto circa (...) o (...) prima, dopo la morte del padre. Egli ha
altresì asserito di non essere scolarizzato ed analfabeta, poiché avrebbe
lavorato per un (...) in patria, per circa (...) o (...), occupandosi del (...) (cfr.
verbale 1, p.to 1.04 segg., pag. 3 segg.). Interrogato sui motivi della sua
domanda d’asilo, l’interessato ha dichiarato che il padre sarebbe stato co-
stretto con la forza dalla polizia ad informarla circa le attività di posiziona-
mento delle bombe sulla strada vicina a casa sua da parte dei Talebani.
Questi ultimi avrebbero però scoperto tale sua collaborazione ingiungen-
dogli, tramite gli anziani del villaggio, di terminarla. Tuttavia il genitore
avrebbe riferito agli anziani che lui vi sarebbe stato costretto dalle autorità
di polizia e che se i Talebani non volevano essere segnalati, non avrebbero
più dovuto svolgere delle attività presso la sua abitazione. Un giorno il pa-
dre, mentre stava lavorando (...), sarebbe stato ucciso. Dopo (...) da tale
episodio, sarebbe stata recapitata a casa loro una lettera, ove i Talebani
rivendicavano l’uccisione del padre e segnalavano che avrebbero ucciso
l’intera famiglia dell’interessato. Lo zio (...) del richiedente avrebbe letto
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loro la missiva dei Talebani, e visto che il richiedente sarebbe stato in peri-
colo di vita, la madre gli avrebbe consigliato di partire. Ciò che egli avrebbe
fatto, espatriando dapprima verso l’H._, poi spostandosi in
I._ per infine sbarcare in Europa, via mare, tramite l’D._ (cfr.
verbale 1, p.to 2.01, pag. 5; p.to 5.01 segg., pag. 7 segg.). Questionato
anche in merito al suo stato valetudinario, egli ha riferito di godere di buona
salute, a parte per l’affezione da scabbia per il quale egli starebbe se-
guendo un trattamento (cfr. verbale 1, lett. h, pag. 2 seg.).
A seguito di tale verbale, l’autorità inferiore ha proceduto alla mutazione dei
dati personali del richiedente nel Sistema d’informazione centrale sulla mi-
grazione (SIMIC), registrandolo con le generalità fornite nel corso del col-
loquio (cfr. atto SEM n. 21/1).
D.
L’interessato è stato sentito nell’ambito di un’audizione RMNA il
(...) aprile 2021, segnatamente riguardo ai suoi motivi d’asilo (cfr. atto SEM
n. 26/10; di seguito: verbale 2). Per supportare i suoi asserti, egli ha in par-
ticolare presentato quali mezzi di prova le copie di fotografie di due docu-
menti inerenti il primo una lettera dei Talebani e la seconda una denuncia
della madre (cfr. atto SEM n. 24/-, mezzi di prova n. 1 e n. 2). Riguardo allo
scritto dei Talebani, il richiedente ha osservato come sarebbe stata lasciata
difronte a casa loro, il (...) successivamente all’uccisione del padre, e che
vi sarebbe scritto che essi sarebbero gli autori della morte del padre e che
avrebbero pure ucciso suo figlio. Circa invece la denuncia, non sapendo
leggerla, egli non ne conoscerebbe invece il contenuto (cfr. verbale 2, D5
segg., pag. 2 seg.). Durante il verbale d’audizione, l’interessato ha inoltre
dichiarato di non avere mai avuto dei contatti diretti con i Talebani, ma che
egli sarebbe stato minacciato a causa del padre da questi ultimi tramite la
lettera recapitata a casa. Non vi sarebbero state ulteriori minacce da parte
dei medesimi. Inoltre, egli non saprebbe se lui sia tutt’ora ricercato dagli
stessi, né avrebbe delle notizie inerenti il suo villaggio, anche se di tanto in
tanto sentirebbe i suoi parenti (la madre e lo zio [...]) rimasti in Afghanistan
(cfr. verbale 2, D63 segg., pag. 7 segg.). Alla fine dell’audizione, la rappre-
sentante legale ha informato la funzionaria incaricata della SEM di aver
fatto una segnalazione a (...) per problematiche legate a tristezza ed in-
sonnia per via della lontananza dall’Afghanistan inerenti l’interessato, cir-
costanze in merito alle quali quest’ultimo è stato pure interrogato (cfr. ver-
bale 2, D74 segg., pag. 8 seg.).
E.
Con parere dell’8 aprile 2021, la rappresentante legale nonché persona di
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fiducia dell’interessato, ha presentato le sue osservazioni al progetto di de-
cisione emanato dalla SEM il 6 aprile 2021 (cfr. atti SEM n. 27/6 e 30/2).
F.
Per il tramite della decisione del 9 aprile 2021 – notificata il giorno stesso
(cfr. atto SEM n. 33/1) – l’autorità inferiore non ha riconosciuto la qualità di
rifugiato all’interessato ed ha respinto la sua domanda d’asilo, pronun-
ciando altresì il suo allontanamento dalla Svizzera, ma tuttavia ponendolo
al beneficio dell’ammissione provvisoria, per inesigibilità dell’esecuzione
dell’allontanamento.
G.
Contro il succitato provvedimento l’insorgente si è aggravato con ricorso
del 3 maggio 2021 (cfr. risultanze processuali) al Tribunale amministrativo
federale (di seguito: il Tribunale), postulando a titolo principale l’annulla-
mento della decisione impugnata, il riconoscimento della qualità di rifugiato
e la concessione dell’asilo. A titolo subordinato, ha chiesto la restituzione
degli atti alla SEM, per il completamento dell’istruzione. Contestualmente,
il ricorrente ha formulato istanza di assistenza giudiziaria, nel senso
dell’esenzione dal versamento delle spese processuali e del relativo anti-
cipo.
Al gravame egli ha allegato due supposti mezzi di prova originali, ovvero:
lo scritto dei Talebani in lingua straniera datato (...) e la relativa traduzione
in italiano predisposta dalla SEM (cfr. sub doc. 3), nonché la denuncia della
madre in lingua straniera (n. [...]) e con traduzione riassuntiva in italiano
della SEM in annesso (cfr. sub doc. 4), documenti che avrebbe già deposi-
tato agli atti in copia (cfr. supra lett. D). Altresì ha presentato copia di una
fotografia della ricevuta di spedizione del plico ove sarebbero stati conte-
nuti i due mezzi di prova succitati, unitamente alla copia della relativa busta
d’invio (cfr. sub doc. 7). A supporto del ricorso sono inoltre state annesse
copie del foglio di trasmissione di informazioni mediche (F2) del (...) rispet-
tivamente del F2 del (...) inerenti dei consulti medici per problematiche psi-
cologico-psichiatriche lamentate dall’insorgente (cfr. sub doc. 5 e doc. 6),
già presenti agli atti (cfr. atti SEM n. 38/2 e 39/2).
H.
Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti verranno ripresi nei conside-
randi qualora risultino decisivi per l’esito della vertenza.
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Diritto:
1.
Le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla LTF,
in quanto la legge sull’asilo (LAsi, RS 142.31) non preveda altrimenti
(art. 6 LAsi).
Fatta eccezione per le decisioni previste all’art. 32 LTAF, il Tribunale, in
virtù dell’art. 31 LTAF, giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi dell’art. 5
PA prese dalle autorità menzionate all’art. 33 LTAF. La SEM rientra tra
dette autorità (art. 105 LAsi). L’atto impugnato costituisce una decisione ai
sensi dell’art. 5 PA.
Il ricorrente ha partecipato al procedimento dinanzi all’autorità inferiore, è
particolarmente toccato dalla decisione impugnata e vanta un interesse de-
gno di protezione all’annullamento o alla modificazione della stessa (art. 48
cpv. 1 PA). Pertanto è legittimato ad aggravarsi contro di essa.
I requisiti relativi ai termini di ricorso (art. 108 cpv. 1 LAsi e art. 10
dell’Ordinanza sui provvedimenti nel settore dell’asilo in relazione al
coronavirus del 1° aprile 2020 [Ordinanza Covid-19 asilo, RS 142.318])
alla forma e al contenuto dell’atto di ricorso (art. 52 cpv. 1 PA) sono soddi-
sfatti.
Occorre pertanto entrare nel merito del ricorso.
2.
Ai sensi dell’art. 111a cpv. 1 LAsi, il Tribunale rinuncia allo scambio di
scritti.
3.
Con ricorso al Tribunale possono essere invocati, in materia d’asilo, la vio-
lazione del diritto federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti
giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi; cfr. DTAF 2014/26 consid. 5).
Il Tribunale non è vincolato né dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4 PA), né dalle
considerazioni giuridiche della decisione impugnata, né dalle argomenta-
zioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2).
4.
4.1 Nella decisione impugnata la SEM ha innanzitutto considerato che il
richiedente non abbia reso verosimile che egli si sia trovato in pericolo
prima dell’espatrio dal suo Paese d’origine. Ciò in quanto, le sue allegazioni
sia in merito alle attività quale informatore del padre, come pure circa le
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tempistiche tra la sua identificazione da parte dei Talebani e la sua ucci-
sione per mano loro, nonché in relazione alla stessa morte del padre ed
alle minacce di morte ricevute dall’insorgente da parte dei Talebani per il
tramite della lettera minatoria, sarebbero poco circostanziate e concrete,
nonché a tratti stereotipate. L’interessato non avrebbe neppure dimostrato,
con nessuna evenienza concreta, per quale motivo i Talebani lo avrebbero
preso di mira. Per di più, anche se egli sarebbe in contatto con la madre e
lo zio (...) dal suo espatrio, non risulterebbe essere al corrente né della
situazione presente nel suo villaggio né se i Talebani lo cercherebbero an-
cora. L’autorità inferiore ha quindi concluso, che l’insorgente non avrebbe
reso verosimile di essere stato personalmente minacciato di morte dai suc-
citati. Attinente infine il documento relativo alla denuncia sporta dalla ma-
dre, la SEM ha ritenuto di non poterla considerare, in quanto il ricorrente –
malgrado gli spetterebbe – non avrebbe offerto alcuna spiegazione circa il
contenuto del mezzo di prova che ha prodotto per sostenere i suoi motivi
d’asilo oltre al fatto che vi sarebbero le firme e le impronte dei capi del suo
villaggio. Da ultimo, l’autorità di prime cure ha osservato che neppure il
parere presentato dalla rappresentante legale dell’insorgente poteva giu-
stificare una modifica delle sue conclusioni.
4.2 In sede ricorsuale, l’insorgente contesta le considerazioni della SEM,
prevalendosi della violazione degli art. 3 e 7 LAsi, dell’art. 7 dell’ordinanza
1 sull’asilo relativa a questioni procedurali dell’11 agosto 1999 (OAsi 1,
RS 142.311) e dell’art. 12 della Convenzione sui diritti del fanciullo del
20 novembre 1989 (RS 0.107, di seguito: CDF), nonché di un accerta-
mento inesatto ed incompleto dei fatti giuridicamente rilevanti da parte
dell’autorità inferiore.
4.2.1 Innanzitutto nel gravame si fa un excursus, citando anche giurispru-
denza e dottrina, sulla valutazione circa la verosimiglianza delle dichiara-
zioni rese dal ricorrente presente nella decisione impugnata, che avrebbe
dovuto tenere debitamente conto nella stessa che quest’ultimo è mino-
renne, il suo totale analfabetismo e la sua mancata scolarizzazione. Non
da ultimo, occorrerebbe inoltre considerare, che nell’audizione di un mi-
nore, i fattori emotivi possono influire grandemente sulla sua capacità
espositiva; emotività che nella fattispecie si sarebbe più volte manifestata
in capo all’insorgente. Successivamente il ricorrente ripercorre e critica sin-
golarmente le varie argomentazioni contenute nella decisione avversata
circa l’inverosimiglianza delle dichiarazioni da lui rese in corso d’audizione.
In particolare, egli rileva come non andrebbe trascurata la circostanza che
egli sia il primogenito della sua famiglia, ragione per la quale sarebbe age-
vole ipotizzare che, a seguito dell’uccisione del padre, la polizia afghana si
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sarebbe rivolta a lui per ottenere delle informazioni sull’attività dei Talebani
e che questi ultimi, a loro volta, non avrebbero esitato a porre in essere
contro di lui le stesse ritorsioni già adottate contro il padre con le note con-
seguenze del caso. La valutazione della SEM non avrebbe inoltre conside-
rato le specificità del contesto sociale e culturale afghano, nonché la con-
cezione della famiglia in Afghanistan, ove il figlio maschio primogenito, alla
morte del padre, verrebbe considerato sotto ogni profilo quale suo “erede”.
Del resto, la gravità delle minacce di morte contenute nella missiva dei
Talebani, rese maggiormente concrete dal recapito della stessa soltanto
(...) dopo il decesso del padre, avrebbe spinto la madre e lo zio (...) del
ricorrente a consigliargli di fuggire immantinente dal villaggio, poiché nes-
suno sarebbe stato in grado di proteggerlo, così come era stato il caso per
il padre. Più specificatamente, circa i mezzi di prova da lui presentati, il
ricorrente ha dapprima sostenuto che apparirebbe irragionevole che la
SEM abbia escluso di concedere un qualsivoglia valore probatorio alla let-
tera dei Talebani, dato che, il giudizio sulla verosimiglianza – come ribadito
più volte anche dal Tribunale – sarebbe l’esito di una valutazione comples-
siva di tutti gli elementi allegati, ivi inclusi i mezzi di prova. Peraltro, il con-
tenuto di tale scritto, concorderebbe pienamente con le dichiarazioni rese
dallo stesso in entrambe le audizioni, anche considerando che egli sarebbe
analfabeta e quindi non in grado di conoscere il contenuto dei documenti
versati agli atti. Il recapito della missiva, corrisponderebbe inoltre all’ordi-
nario modus operandi perpetrato dai Talebani, e non si comprenderebbe in
ogni caso quali altre circostanze relative al suo ritrovamento il ricorrente
avrebbe dovuto fornire e perché, in tal caso, non siano stati formulati in
sede d’audizione ulteriori e più specifici quesiti in merito. Anche circa la
denuncia sporta dalla madre depositata agli atti – mezzo di prova prodotto
in originale in sede ricorsuale come la lettera dei Talebani e che potranno
essere, se ritenuto opportuno dal Tribunale, sottoposti a relativa perizia per
provarne l’autenticità – varrebbe una conclusione analoga. Difatti, risulte-
rebbe del tutto irragionevole, arbitrario e manifestamente contrario agli ob-
blighi d’istruzione dell’autorità inferiore, che quest’ultima abbia escluso tale
documento, senza procedere ad alcun apprezzamento dello stesso, sol-
tanto per il fatto che il richiedente, minorenne analfabeta, non sia stato in
grado di leggerla e di spiegarne il contenuto. A mente dell’insorgente, il
fatto poi che egli sia scoppiato a piangere più volte nel corso dell’audizione
sui motivi d’asilo, avvallerebbe maggiormente l’autenticità delle vicende da
lui esposte. A ulteriore riprova della stessa, vi sarebbe inoltre la diagnosi
psichiatrica di “scomparsa e morte di un membro della famiglia” pervenuta
successivamente (e di cui al F2 prodotto sub doc. 6).
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4.2.2 In un secondo momento, il ricorrente ha sottolineato la pertinenza
delle sue dichiarazioni ai sensi dell’asilo. Invero, la minaccia di morte dei
Talebani sarebbe d’attualità e direttamente indirizzata nei suoi confronti, in
quanto avvenuta subito dopo l’uccisione del padre. Alla luce inoltre della
situazione afghana, apparirebbe manifesta l’assoluta impossibilità per l’in-
sorgente di sottrarsi alle minacce di morte dei Talebani altrimenti che con
la fuga dal suo Paese d’origine. Sul punto, sarebbe in particolare indubbio
che le autorità afghane, non sarebbero in grado di proteggerlo dai Talebani,
evenienza che sarebbe stata da lui compresa e più volte ribadita.
5.
Il Tribunale osserva d’ingresso come l’insorgente, essendo stato posto al
beneficio dell’ammissione provvisoria per inesigibilità dell’esecuzione
dell’allontanamento con decisione del 9 aprile 2021, e non avendo egli
censurato la pronuncia dell’allontanamento, oggetto del litigio in questa
sede risulta pertanto essere esclusivamente la decisione riguardante il ri-
fiuto della sua domanda d’asilo ed il mancato riconoscimento della qualità
di rifugiato.
6.
6.1 Nel suo ricorso, l’insorgente, in modo del tutto generale, si prevale dap-
prima, per spiegare le imprecisioni e la mancanza di dettagli nelle sue di-
chiarazioni, della sua minore età, del suo totale analfabetismo e scolariz-
zazione, come pure dei fattori emotivi che avrebbero influito sulla sua ca-
pacità espositiva.
6.2 In merito si osserva in primo luogo come, alla stessa stregua della
SEM, il Tribunale non intenda rimettere in discussione la verosimiglianza
della minore età dell’insorgente. Al riguardo, va rammentato come la qua-
lità di minore non accompagnato imponga alla SEM il rispetto di esigenze
particolari d’istruzione nell’ambito della domanda d’asilo, che il Tribunale
ha già avuto modo di specificare nella DTAF 2014/30 (cfr. in particolare
consid. 2.3.2), alla quale si rimanda per ulteriori dettagli. Nel caso in parola
v’è tuttavia da premettere come il ricorrente, al momento dello svolgimento
dell’audizione sui motivi, avesse già ben oltre i (...) anni d’età – secondo le
sue stesse dichiarazioni fornite in merito alla sua data di nascita effettiva –
ciò che permette in parte di relativizzare le esigenze prescritte dalla giuri-
sprudenza succitata, la quale è stata sviluppata nel contesto di una fatti-
specie riguardante un richiedente l’asilo di soli (...) anni. Nessun indizio
agli atti all’inserto, lascia però trasparire in casu che le esigenze legate alla
minore età dell’insorgente, sviluppate dalla giurisprudenza summenzio-
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nata, non siano state pienamente rispettate. Invero, il rappresentante le-
gale dell’insorgente, nonché persona di fiducia del medesimo, è stato de-
bitamente convocato all’audizione sui motivi d’asilo – nonché pure per par-
tecipare alla prima audizione sulle generalità – tenutasi con il minore ed
egli era presente. Durante la medesima audizione, la funzionaria della SEM
responsabile ha cominciato con lo spiegare al richiedente i suoi diritti ed i
suoi obblighi durante l’audizione, nonché osservando che fosse importante
come lui si sentisse a suo agio durante la medesima. Proseguendo ha ini-
ziato a porre dei quesiti aperti all’insorgente, chiedendogli, anche se bre-
vemente riguardo il suo stato di salute, come pure lasciandolo esprimere
liberamente circa i suoi motivi d’asilo (cfr. verbale 2, D14 seg., pag. 3), po-
nendo soltanto successivamente dei quesiti più dettagliati in merito (cfr.
verbale 2, D15 segg., pag. 3 segg.), dandogli la possibilità anche di espri-
mersi rispetto ai due mezzi di prova consegnati (cfr. verbale 2, D5 segg.,
pag. 2 seg.). Al termine dell’audizione, l’auditrice della SEM ha dato modo
all’interessato di esprimersi anche riguardo a dei fatti non prettamente atti-
nenti i suoi motivi d’asilo, chiedendogli spiegazioni inerenti le preoccupa-
zioni esternate nei confronti dei famigliari (cfr. verbale 2, D74 segg., pag. 8
seg.), nonché gli ha offerto nuovamente la possibilità di esporre degli even-
tuali fatti che non avesse ancora evocati e suscettibili ad opporsi al suo
ritorno in Afghanistan (cfr. verbale 2, D81 seg., pag. 9). Lungo il corso
dell’audizione, l’insorgente non ha dato prova di aver avuto difficoltà parti-
colari, segnatamente di comprensione – che non siano comunque state
risolte nel corso dell’audizione stessa (cfr. verbale 2, D8 seg., pag. 2; D10
seg., pag. 3; D25 seg., pag. 4; D29 seg., pag. 5; D37 segg., pag. 5; D50
seg., pag. 6; D63 seg., pag. 7 seg., D65 seg., pag. 8) – o dovute ad
un’emozione che l’avrebbero impedito dall’esprimersi liberamente sui suoi
motivi di fuga, come espresso invece nel gravame. Peraltro, il suo rappre-
sentante legale, durante l’audizione non ha presentato dei commenti che
andassero nel senso di ritenere che l’audizione non si sia svolta in un clima
disteso e con dei quesiti adattati all’età ed alle capacità del minore. Inoltre
appare che l’auditrice si sia sincerata di aver ben compreso quanto dichia-
rato dal minorenne, ponendogli anche in modo reiterato dei quesiti, formu-
landoglieli in modo differente (cfr. ad esempio circa la data nella quale il
padre sarebbe stato ucciso, D54 segg., pag. 7; o perché non fosse andato
a rifugiarsi presso lo zio [...], dopo la ricezione della lettera, D66, pag. 8 e
D69, pag. 8). Non appare peraltro, al contrario di quanto affermato nel gra-
vame, che così come formulato, il quesito di cui alla D57, pag. 7 del verbale
d’audizione sui motivi d’asilo, lo abbia fatto sentire messo in discussione o
non compreso. Invero, sebbene a ragione il rappresentante legale dell’in-
sorgente sottolinea che il richiedente aveva dichiarato che l’uccisione del
padre sarebbe avvenuta circa (...) o (...) prima il verbale sulle generalità
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del (...) marzo 2021 (cfr. verbale 1, p.to 2.01, pag. 5), tuttavia tale periodo
corrisponde effettivamente all’(...) – data riportata nel quesito dell’auditrice
alla D57, pag. 7 – o (...) del (...). Viste le risposte date in precedenza nel
medesimo verbale sull’argomento dal ricorrente, che non è riuscito ad in-
dicare alcuna data, mese o stagione nella quale sarebbe deceduto il padre
(cfr. verbale 2, D54 seg., pag. 7), quando invece nel corso del colloquio
precedente era riuscito senza difficoltà ad indicare il periodo del decesso
del padre (cfr. verbale 1, p.to 2.01, pag. 5), il quesito posto dall’auditrice
era quanto mai opportuno e teso a chiarire l’incongruenza nelle risposte
fornite dal ricorrente nelle due audizioni. Quindi ad offrire semmai la possi-
bilità al ricorrente di pronunciarsi e di spiegare la stessa discrepanza, più
che a metterlo in difficoltà. Poiché inoltre l’uccisione del padre da parte dei
Talebani risulta un evento chiave del racconto dei motivi d’asilo del ricor-
rente, le domande rivolte a quest’ultimo per circostanziare meglio tale epi-
sodio, risultano essere di supporto al medesimo e per dargli la possibilità
di esprimersi al meglio su di esso. Non appare peraltro dal verbale, a diffe-
renza invece di quando egli è stato interrogato più avanti in merito ai con-
tatti con la madre, alle preoccupazioni legate alla sua persona e dei suoi
famigliari (cfr. verbale 2, D67, D72, D75, pag. 8), che il ricorrente abbia
esplicato una qualsivoglia emotività particolare allorché egli è stato interro-
gato circa la morte del padre, in relazione a quanto gli sarebbe avvenuto in
precedenza ed agli eventi successivi che lo avrebbero condotto all’espatrio
(cfr. verbale 2, D5 segg., pag. 2 segg.). Alla luce di tali elementi, se alcune
delle risposte del ricorrente non sono state sufficientemente precise o espli-
cite, nulla dimostra, alla lettura dei verbali d’audizione, che i quesiti posti
siano stati di una complessità tale nella loro formulazione che il ricorrente
non sia stato in grado di comprenderle e di rispondervi in modo cosciente
e dopo riflessione, data la sua mancanza di formazione ed il suo analfabe-
tismo, oppure da una sua particolare emotività.
6.3 Differente è la questione a sapere se l’apprezzamento compiuto dalla
SEM della portata delle risposte dell’interessato, per considerare i suoi mo-
tivi d’asilo come inverosimili, sia giustificata riguardo alle sue caratteristiche
personali (in particolare la sua minore età ed il suo analfabetismo, giustifi-
canti in particolare che egli non sappia leggere o fornire delle date esatte).
Tale punto è però legato all’esame nel merito del provvedimento impu-
gnato, che verrà esaminato quindi dappresso.
6.4 Alla luce di quanto sopra, non si ravvisa in specie alcuna violazione
dell’art. 7 OAsi 1 – in particolare del suo cpv. 5 – o dell’art. 12 CDF da parte
dell’autorità inferiore nella tenuta delle audizioni del richiedente, o ancora
che le esigenze prescritte dalla giurisprudenza in materia di audizione di
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minorenni non accompagnati non siano state pienamente adempiute nel
caso in parola. Rivolte in tal senso contro la decisione della SEM, le cen-
sure formali dell’insorgente, devono quindi essere in toto respinte.
7.
7.1
La Svizzera, su domanda, accorda asilo ai rifugiati secondo le disposizioni
della LAsi (art. 2 LAsi). L’asilo comprende la protezione e lo statuto accor-
dati a persone in Svizzera in ragione della loro qualità di rifugiato. Esso
include il diritto di risiedere in Svizzera.
7.2
7.2.1 Sono rifugiati le persone che, nel Paese d’origine o d’ultima resi-
denza, sono esposte a seri pregiudizi a causa della loro razza, religione,
nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo sociale o per le loro
opinioni politiche, ovvero hanno fondato timore d’essere esposte a tali pre-
giudizi. Sono pregiudizi seri segnatamente l’esposizione a pericolo della
vita, dell’integrità fisica o della libertà, nonché le misure che comportano
una pressione psichica insopportabile (art. 3 cpv. 2 LAsi).
7.2.2 Il fondato timore di esposizione a seri pregiudizi, come stabilito
all’art. 3 LAsi, comprende nella sua definizione un elemento oggettivo, in
rapporto con la situazione reale, e un elemento soggettivo. Sarà quindi ri-
conosciuto come rifugiato colui che ha dei motivi oggettivamente riconosci-
bili da terzi (elemento oggettivo) di temere (elemento soggettivo) d’essere
esposto, in tutta verosimiglianza e in un futuro prossimo, ad una persecu-
zione (cfr. DTAF 2011/51 consid. 6.2 e 2010/57 consid. 2.5). Sul piano
soggettivo, deve essere tenuto conto degli antecedenti dell'interessato, se-
gnatamente dell’esistenza di persecuzioni anteriori nonché della sua ap-
partenenza ad una razza, ad un gruppo religioso, sociale o politico, che lo
espongono maggiormente ad un fondato timore di future persecuzioni. In-
fatti, colui che è già stato vittima di persecuzione ha dei motivi oggettivi di
avere un timore (soggettivo) di nuove persecuzioni più fondato di colui che
ne è l’oggetto per la prima volta (cfr. DTAF 2010/57 consid. 2.5 e relativi
riferimenti). Sul piano oggettivo, tale timore deve essere fondato su indizi
concreti e sufficienti che facciano apparire, in un futuro prossimo e secondo
un’alta probabilità, l’avvento di seri pregiudizi ai sensi dell’art. 3 LAsi. Non
sono sufficienti, quindi, indizi che indicano minacce di persecuzioni ipoteti-
che che potrebbero prodursi in un futuro più o meno lontano (cfr.
DTAF 2010/57 consid. 2.5 e relativi riferimenti).
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7.3
7.3.1 A tenore dell’art. 7 cpv. 1 LAsi, chiunque domanda asilo deve provare
o per lo meno rendere verosimile la sua qualità di rifugiato. La qualità di
rifugiato è resa verosimile se l’autorità la ritiene data con una probabilità
preponderante (art. 7 cpv. 2 LAsi). Sono inverosimili in particolare le alle-
gazioni che su punti importanti sono troppo poco fondate o contraddittorie,
non corrispondono ai fatti o si basano in modo determinante su mezzi di
prova falsi o falsificati (art. 7 cpv. 3 LAsi).
7.3.2 È pertanto necessario che i fatti allegati dal richiedente l’asilo siano
sufficientemente sostanziati, plausibili e coerenti fra loro. In questo senso
dichiarazioni vaghe, quindi suscettibili di molteplici interpretazioni, contrad-
dittorie in punti essenziali, sprovviste di una logica interna, incongrue ai fatti
o all’esperienza generale di vita, non possono essere considerate
verosimili ai sensi dell’art. 7 LAsi. È altresì necessario che il richiedente
stesso appaia come una persona attendibile, ossia degna di essere cre-
duta. Questa qualità non è data, in particolare, quando egli fonda le sue
allegazioni su mezzi di prova falsi o falsificati (art. 7 cpv. 3 LAsi), omette
fatti importanti o li espone consapevolmente in maniera falsata, in corso di
procedura ritratta dichiarazioni rilasciate in precedenza o, senza motivo, né
introduce tardivamente di nuove, dimostra scarso interesse nella
procedura oppure nega la necessaria collaborazione. Infine, non è
indispensabile che le allegazioni del richiedente l’asilo siano sostenute da
prove rigorose. Al contrario, è sufficiente che l’autorità giudicante, pur
nutrendo degli eventuali dubbi circa alcune affermazioni, sia persuasa che,
complessivamente, tale versione dei fatti sia in preponderanza veritiera. Il
giudizio sulla verosimiglianza non deve, infatti, ridursi a una mera verifica
della plausibilità del contenuto di ogni singola allegazione, bensì
dev’essere il frutto di una ponderazione tra gli elementi essenziali a favore
e contrari ad essa. Decisivo sarà dunque determinare, da un punto di vista
oggettivo, quali fra questi risultino preponderanti nella fattispecie (cfr.
DTAF 2013/11 consid. 5.1 e relativi riferimenti).
7.4 Nel caso in rassegna, occorre dapprima rilevare come il ricorrente non
abbia prodotto alcun documento di viaggio o documento di identità ai sensi
dell’art. 1a lett. b e lett. c OAsi 1, malgrado abbia riferito che avrebbe pro-
vato a richiedere alla madre la sua tazkira (cfr. verbale 1, p.to 4.03 segg.,
pag. 6 seg.), ciò che non sarebbe stato realizzabile visto che egli non sa-
rebbe più fisicamente nel Paese d’origine (cfr. verbale 2, D11, pag. 3), che
certifichi della sua identità effettiva. In merito alle generalità dell’insorgente,
le stesse risultano difatti essere soggette a cauzione, in quanto inizialmente
l’insorgente – e sino alla segnalazione della protezione giuridica in merito,
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che ha pure mutato il nome e cognome presente nella procura di rappre-
sentanza (cfr. atti SEM n. 12/1 e 13/1) – aveva dichiarato un’identità diffe-
rente, ovvero quella di “B._” nato il (...) a C._ (cfr. atto SEM
n. 1/10), da quella invece confermata successivamente nell’audizione sulle
generalità (cfr. verbale 1, p.to 1.01 segg., pag. 3 seg.). Tuttavia, anche se
l’identità esatta del ricorrente rimane, a tutt’ora, incerta, è a giusta ragione
che il ricorrente è stato considerato minorenne per il proseguo della sua
procedura (cfr. anche supra consid. 6.2) da parte dell’autorità inferiore, in
quanto ha reso credibili le sue allegazioni in merito alla stessa (cfr. verbale
1, p.to 1.06 seg., pag. 3 seg.).
7.5 Ciò posto, di seguito si esaminerà se è a ragione o a torto che la SEM
abbia considerato le dichiarazioni del ricorrente, relative agli avvenimenti
che lo avrebbero condotto a lasciare il suo Paese d’origine, come inverosi-
mili.
7.6 A supporto dei suoi asserti, l’insorgente, nel quadro del verbale sui mo-
tivi d’asilo, ha prodotto copia di due mezzi di prova, ovvero di una lettera di
minaccia dei Talebani e di una denuncia che avrebbe presentato, secondo
i suoi asserti, la madre del ricorrente, ed ove vi sarebbero le firme e le
impronte dei capi del suo villaggio (cfr. verbale 2, D5 segg., pag. 2 seg.).
Con il suo ricorso, egli ha allegato i supposti documenti originali di cui ai
due mezzi di prova succitati (cfr. sub doc. 3 e doc. 4), riportando nel gra-
vame la traduzione effettuata in italiano dall’autorità inferiore circa il loro
contenuto. In merito agli stessi documenti, in primo luogo il Tribunale rileva
come nella misura in cui l’identità stessa dell’insorgente resta tutt’ora in-
certa, nulla permette di considerare, anche se ne ritenesse l’autenticità,
che gli stessi concernono effettivamente la sua persona. Tuttavia, anche in
una tale ipotesi, i mezzi di prova non sono comunque atti a dimostrare la
verosimiglianza del racconto presentato dal ricorrente nel corso della pro-
cedura di prima istanza.
7.6.1 In primo luogo, in relazione alla lettera dei Talebani, il Tribunale ram-
menta che la SEM non può, in funzione delle circostanze del caso di spe-
cie, dispensarsi dall’esaminare un mezzo di prova, per il solo motivo che
quest’ultimo sia stato prodotto sotto forma di copia, rispettivamente ne-
garne fin dall’inizio il valore probatorio se non presenta degli elementi non
falsificabili (cfr. nello stesso senso le sentenze del Tribunale D-310/2021
del 3 febbraio 2021, D-6391/2020 dell’11 gennaio 2021 con ulteriori riferi-
menti citati). Tuttavia, nel caso in parola, l’autorità inferiore, pur avendo
escluso l’esame materiale dello stesso mezzo di prova offerto, poiché fa-
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cilmente falsificabile, nonché prodotto soltanto in copia, ha altresì argo-
mentato che il modo di ricevimento del documento non sarebbe stato cir-
costanziato dal ricorrente e risulterebbe stereotipato (cfr. decisione impu-
gnata, p.to II/1, pag. 4). Alla luce di tali considerazioni, si ritiene quindi che,
malgrado la loro sommarietà, le stesse non siano lesive del principio inqui-
sitorio in capo all’autorità inferiore, come implicitamente censurato dall’in-
sorgente nel gravame, e che il Tribunale possa determinarsi in merito in
piena conoscenza di causa.
Dalla traduzione in italiano predisposta dalla SEM del mezzo di prova sub
doc. 3, risulta che i Talebani dell’(...), agendo per il tramite del sottoscritto
“J._, (...)”, dichiarano di aver saputo che “K._” e suo figlio
“A._” lavorano per il governo dell’Afghanistan e sarebbero le sue
spie, avvisando il primo se loro piazzavano delle bombe nei pressi della
strada. Per tale “reato”, avrebbero condannato “K._” a morte e rife-
riscono inoltre che non lasceranno neppure in vita il figlio “A._”, in
quale andrà incontro ad una situazione peggiore di quella del padre, perché
diventi una lezione per la popolazione. Ora, se tale documento presenta
diversi elementi d’originalità, ovvero il timbro umido e la firma apposta alla
fine dello stesso, come pure l’intestazione con un’effige dell’(...), nonché
un numero di serie ed una data apposta sul documento (il [...] secondo il
calendario afghano; corrispondente al [...] secondo il calendario grego-
riano); tuttavia il Tribunale, alla stessa stregua dell’autorità resistente, ri-
tiene che lo stesso non renda verosimile che il ricorrente sia stato vittima
di persecuzioni rilevanti ai sensi dell’asilo da parte dei talebani prima del
suo espatrio dall’Afghanistan. Invero, dapprima, secondo le stesse allega-
zioni dell’insorgente, la missiva sarebbe stata scritta dai Talebani, ciò che
però non appare coerente con la data riportata nella stessa secondo il ca-
lendario afghano, piuttosto che secondo il calendario musulmano, quest’ul-
timo utilizzato abitualmente da tale gruppo fondamentalista islamico (cfr.
Ireland Refugee Documentation Centre, Information on the calendar used
by the Taliban in Afghanistan, 12 aprile 2010, < https://www.re-
fworld.org/docid/4bcd67051a.html >; Afghanistan Research and Evalua-
tion Unit [AREU], Afghanistan [...], 31 marzo 2020, [...]>; tutti consultati il
18 maggio 2021; cfr. anche nello stesso senso la sentenza del Tribunale
D-3480/2019 del 27 maggio 2020 consid. 5.6.2). Inoltre, il contenuto della
lettera, risulta essere discrepante da quanto riportato al soggetto dall’inte-
ressato. Se nella missiva si fa riferimento chiaramente sia al padre del ri-
corrente che a quest’ultimo come collaboratori e spie del governo, circo-
stanza che sarebbe stata scoperta dai Talebani; al contrario nelle allega-
zioni dell’insorgente non è rilevabile che egli lavorasse per il governo af-
ghano contro i Talebani né che questi ultimi lo avessero accusato di tali
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fatti. Bensì, egli ha sempre ricondotto la minaccia di morte rivolta nei suoi
confronti da parte dei Talebani, contenuta nella lettera, all’agire del padre
(cfr. verbale 2, D14 segg., pag. 3; D43 segg., pag. 6). Per di più, ulteriore
discrepanza negli asserti del ricorrente in merito al contenuto della missiva,
è che se in un primo momento egli ha riferito che nello scritto i Talebani
avrebbero confermato di aver ucciso il padre e che avrebbero ucciso anche
tutta la famiglia (cfr. verbale 1, p.to 7.01, pag. 8); in seconda battuta, ha
invece ricondotto tale minaccia soltanto alla sua persona (cfr. verbale 1,
p.to 7.01, pag. 8; verbale 2, D5 segg., pag. 2 e D14 seg., pag. 3), senza
spiegazione alcuna riguardo alle sue prime asserzioni. Ora, il fatto che egli
non conoscesse esattamente il contenuto dello scritto di minaccia, poiché
non saprebbe leggere (cfr. verbale 1, p.to 7.01, pag. 8; verbale 2, D5,
pag. 2 e D46, pag. 6), non risulta assurgere a scusante esplicativa delle
incoerenze sopra evidenziate. Invero, il ricorrente ha riferito che lo zio (...)
avrebbe letto il contenuto della lettera (cfr. verbale 1, p.to 7.01, pag. 8; ver-
bale 2, D46, pag. 6), e se la sarebbe inoltre fatta inviare dapprima via cel-
lulare (cfr. verbale 2, D6, pag. 2) ed in seguito in originale dalla madre, per
il tramite dello zio succitato (cfr. p.to I, pag. 4 del ricorso). Avendo mante-
nuto i contatti con i famigliari, in particolare con lo zio (...), anche dopo
l’espatrio, risulta illogico che il ricorrente, il quale motivo di fuga è unica-
mente riconducibile al recepimento di tale missiva da parte dei Talebani,
non si sia premurato di conoscere maggiormente i dettagli contenutistici
dello stesso, anche dopo il suo espatrio.
Alla luce dei precitati elementi, il Tribunale giunge alla conclusione che il
mezzo di prova presentato dal ricorrente non sia atto a rendere credibili i
suoi asserti.
7.6.2 Concernente poi la denuncia che avrebbe sporto la madre del ricor-
rente presso le autorità afghane (cfr. sub doc. 4), questa porta il numero
(...) e lo stemma della bandiera afghana con un timbro ed una firma in
colore rosso apposto sullo stesso timbro in testa al documento, e com-
prende pure un’impronta digitale, quattro firme manoscritte come pure
quattro timbri apposti sulla medesima alla fine. Riguardo al contenuto di
tale scritto, risulta dalla traduzione riassuntiva adempiuta dalla SEM del
1° aprile 2021, ed allegata dal ricorrente anche con il gravame, che la ma-
dre avrebbe presentato una richiesta alle autorità, contenente i fatti acca-
duti alla sua famiglia, per richiedere di confermare le sue dichiarazioni. Le
autorità di L._ avrebbero inviato una richiesta alla commissione de-
gli anziani del villaggio di E._, chiedendo informazioni riguardo la
famiglia di A._. Questi ultimi avrebbero raccontato i fatti successi
alla stessa confermando l’uccisione del padre di A._ e l’esistenza
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del pericolo per la vita di quest’ultimo. Infine le autorità hanno confermato
le dichiarazioni della madre del richiedente.
Se tale documento contiene dei tamponi umidi, come pure un numero di
serie, e delle firme che parrebbero autografe – tutti elementi che suppor-
tano l’autenticità del documento – tuttavia tale documento non è atto a di-
mostrare il racconto dell’insorgente. In particolare, non risulta che le auto-
rità che avrebbero emesso tale atto abbiano intrapreso una verifica circa le
testimonianze degli anziani del villaggio del ricorrente ed ancora meno
circa l’identità di questi ultimi. Inoltre, se il contenuto di tale scritto confer-
merebbe l’uccisione del padre del ricorrente, tuttavia circa il motivo alla
base del pericolo per la vita nel quale quest’ultimo incorrerebbe, non è fatta
menzione alcuna nel documento secondo la traduzione fornita. Pertanto, il
fatto che il ricorrente si sia visto costretto ad abbandonare il suo Paese
d’origine a causa delle minacce pervenutegli tramite una lettera da parte
dei Talebani, non trova alcuna conferma nello stesso. Per di più, per quanto
come rammentato nel gravame anche dal ricorrente in merito, egli sia to-
talmente analfabeta, e quindi non si possa pretendere dal medesimo che
egli riportasse fedelmente il contenuto della stessa denuncia. Tuttavia, alla
stessa stregua dell’autorità inferiore, anche il Tribunale ritiene che, es-
sendo un mezzo di prova presentato dal medesimo a supporto dei suoi
asserti, l’insorgente avrebbe perlomeno dovuto conoscerne nelle grandi li-
nee il contenuto, oltreché riferire si tratti di una denuncia presentata dalla
madre, con le firme e le impronte dei capi del villaggio (cfr. verbale 2, D10
segg., pag. 3). In proposito, poiché egli ha dichiarato di essere rimasto in
contatto sia con lo zio (...) che con la madre, anche per fargli pervenire i
due mezzi di prova presentati con il ricorso in originale, non risulta com-
prensibile come il ricorrente non si sia interessato di conoscere presso i
medesimi l’esatto contenuto di tale denuncia. Questo anche poiché, sa-
pendo di essere analfabeta, avrebbe avuto difficoltà a conoscerne l’esatto
contenuto in Svizzera. Neanche in fase ricorsuale, riguardo tale punto, l’in-
sorgente offre maggiori dettagli rispetto alla traduzione riassuntiva del do-
cumento proposta dalla SEM, né circa il suo contenuto, né in relazione al
contesto ed alle circostanze nei quali tale denuncia sarebbe stata presen-
tata dalla madre. Alle predette condizioni, il valore probatorio di questo do-
cumento appare essere molto limitato, ed appare essere stato confezio-
nato per i soli bisogni della causa. In particolare, lo stesso non supporta in
alcun modo la veridicità del timore espresso dal ricorrente riguardo le mi-
nacce rivoltegli dai Talebani nella lettera recapitatagli a casa (e di cui al
documento sub doc. 3).
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Pagina 17
8.
Agli elementi d’inverosimiglianza sopra descritti, si aggiunge anche che ap-
pare poco plausibile agli occhi del Tribunale, che se realmente il ricorrente
fosse espatriato per le minacce ricevute dai Talebani, il medesimo non si
sia interessato minimamente a quanto sarebbe occorso nel suo villaggio
dopo la sua partenza (cfr. verbale 2, D70, pag. 8), né riguardo al fatto se i
Talebani siano effettivamente alla sua ricerca (cfr. verbale 2, D80, pag. 9),
malgrado sia rimasto in contatto con i suoi famigliari rimasti in patria dopo
il suo espatrio. Le spiegazioni fornite dal ricorrente in proposito nel suo
gravame (cfr. p.to III, pag. 11-12 del ricorso), non risultano in alcun modo
esplicative del suo disinteresse nel richiedere delle informazioni ai suoi pa-
renti rimasti in Afghanistan, circa l’evolversi degli eventi che lo avrebbero
condotto all’espatrio (cfr. verbale 1, p.to 7.01, pag. 8; verbale 2, D14 seg.,
pag. 3). Il Tribunale rileva inoltre come il fatto che dei membri della sua
famiglia non abbiano avuto alcun problema con i Talebani dopo la sua par-
tenza, risulta ancora maggiormente dimostrativa, che egli non era nel loro
mirino. Invero, se tale fosse stato il caso, appare dubbio che i Talebani non
abbiano esercitato delle rappresaglie nei confronti dei suoi parenti rimasti
in Afghanistan, in particolare della madre e degli altri suoi (...) fratelli rimasti
nel villaggio, in quanto per gli stessi, non sarebbe stato alcun problema
ritrovarli, come dichiarato dal medesimo insorgente, che ha asserito che i
Talebani circolerebbero nel villaggio ed avrebbero degli informatori (cfr. ver-
bale 2, D44, pag. 6). Per il resto, le affezioni dello spettro psicologico-psi-
chiatrico diagnosticate al ricorrente (insonnia, sindrome da disadatta-
mento, altri segni o sintomi che interessano lo stato emotivo [R45.8] e
scomparsa e morte di un membro della famiglia [Z63.4]; cfr. atti SEM
n. 38/2 e n. 39/2, anche prodotti sub doc. 5 e doc. 6), se d’un canto pos-
sono dare credibilità alle allegazioni dell’insorgente circa il decesso del pa-
dre, nonché in merito alle preoccupazioni che egli nutre nei confronti dei
famigliari rimasti in Afghanistan come dichiarato anche dal medesimo (cfr.
verbale 2, D75 seg., pag. 9). D’altro canto, a differenza di quanto sottoli-
neato nel gravame (cfr. p.to III, pag. 10 del ricorso), le stesse patologie non
sono atte in alcun modo a confermare l’esattezza e l’autenticità dei motivi
che hanno spinto il ricorrente alla partenza dal suo Paese d’origine.
9.
A titolo abbondanziale, le allegazioni dell’insorgente non risultano neppure
essere rilevanti ai sensi dell’asilo. L’interessato ha difatti allegato di non
essere stato oggetto di ulteriori pregiudizi, a parte le minacce contenute
nella lettera recapitatagli (cfr. verbale 2, D45 seg., pag. 6) – la cui verosi-
miglianza è soggetta a cauzione come già sopra rilevato (cfr. supra con-
sid. 7.6.1) – né di aver mai avuto alcun contatto diretto con i Talebani (cfr.
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Pagina 18
verbale 2, D43, pag. 6) o di aver svolto delle attività contro i medesimi (cfr.
verbale 2, D48, pag. 6). Come già sopra rilevato, appare inoltre che né lui,
come neppure i suoi famigliari, dopo il suo espatrio, siano mai stati ricercati
effettivamente dai Talebani. Pertanto, né dal profilo soggettivo, né da quello
oggettivo – visto in particolare anche l’inverosimiglianza delle dichiarazioni
circa la lettera minatoria ricevuta dal ricorrente – vi sono elementi per rite-
nere che, in un futuro prossimo e secondo un’alta probabilità, egli sarà
esposto a subire dei pregiudizi ai sensi dell’art. 3 LAsi da parte del gruppo
summenzionato. Le uniche circostanze relative alla collaborazione del pa-
dre del ricorrente con la polizia afghana ed al suo decesso – anche fossero
evenienze ritenute verosimili dal Tribunale – come pure al contesto af-
ghano, come indicato nel ricorso dall’insorgente (cfr. p.to IV, pag. 13) – pos-
sono difatti essere unicamente indicative di eventuali minacce di persecu-
zioni ipotetiche che potrebbero prodursi in un futuro più o meno lontano,
ma che non risultano tuttavia, di per sé, essere pertinenti ai sensi dell’asilo
(cfr. DTAF 2010/57 consid. 2.5 e relativi riferimenti). Invero, non avendo
l’insorgente reso credibili le persecuzioni dirette nei suoi confronti da parte
dei Talebani, anche dal profilo dell’art. 3 LAsi, il racconto dell’insorgente
non può fondare l’esistenza di pregiudizi determinanti in materia d’asilo nel
caso di un suo rinvio in Afghanistan (cfr. anche supra consid. 7.2).
10.
Riassumendo, visto quanto precede, le allegazioni del ricorrente non sod-
disfano né le condizioni di verosimiglianza poste dall’art. 7 LAsi né quelle
di rilevanza ai sensi dell’art. 3 LAsi. Pertanto, il ricorso in materia di ricono-
scimento della qualità di rifugiato e di concessione dell’asilo non merita tu-
tela e la decisione impugnata va confermata.
11.
Ne discende che l’autorità inferiore, con la decisione impugnata, non ha
violato il diritto federale, né abusato del suo potere d’apprezzamento ed
inoltre non ha accertato in modo inesatto o incompleto i fatti giuridicamente
rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi). Il ricorso va pertanto respinto.
12.
Avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, la domanda d’esenzione
dal versamento di un anticipo equivalente alle presunte spese processuali,
è divenuta senza oggetto.
13.
Visto l’esito della procedura, le spese processuali, che seguono la soccom-
benza, sarebbero da porre a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1 e 5 PA
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nonché art. 3 lett. b del regolamento sulle tasse e sulle spese ripetibili di-
nanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 febbraio 2008 [TS-TAF,
RS 173.320.2]). Tuttavia, visto che si può partire dal presupposto che l’in-
sorgente sia indigente e le conclusioni del ricorso, al momento del suo de-
posito, non apparivano d’acchito prive di probabilità di successo, il Tribu-
nale accoglie la sua domanda di assistenza giudiziaria parziale, nel senso
dell’esenzione dal versamento delle spese processuali (art. 65 cpv. 1 PA).
14.
La presente decisione non concerne una persona contro la quale è pen-
dente una domanda di estradizione presentata dallo Stato che ha abban-
donato in cerca di protezione per il che non può essere impugnata con
ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83
lett. d cifra 1 LTF).
La pronuncia è quindi definitiva.
(dispositivo alla pagina seguente)
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