Decision ID: d3e80b52-cf57-573d-ab8d-cddf15b5619b
Year: 2010
Language: it
Court: TI_PP
Chamber: TI_PP_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: penal_law

considerato in fatto ed in diritto:
1. ACCU 1, nato il _ a _, celibe e senza figli, ha una formazione quale architetto. Egli è comproprietario di un immobile in via _ a _, che amministra personalmente e nel quale vi sono alcuni appartamenti e monolocali in affitto, oltre che un monolocale che egli ha tenuto per sé stesso e nel quale soggiorna regolarmente quando non è a _.
ACCU 1, cittadino _ con permesso C, nato a _ il _, ha una figlia di nome _, nata il _ da una relazione con la signora _, sua convivente al tempo dei fatti. Quest’ultima aveva inoltre avuto, da un altro uomo, una figlia, _, nata il _.
Attualmente la coppia vive separata e la donna è rientrata presso i suoi genitori ad _, con le due figlie.
2. Nell’ottobre 2007 ACCU 1 ha preso in affitto dal signor CIVI 1 un appartamento al primo piano del summenzionato stabile per fr. 1’570.--mensili, ove si è trasferito con la signora _ e le due bambine.
Trovandosi in assistenza, il primo canone locativo e la caparra di fr. 5’000.--sono state anticipate dal Comune di _, dal quale egli proveniva.
Oltre a questi importi, nulla più è stato versato al signor CIVI 1, poiché, l’inquilino, come da lui stesso precisato al dibattimento, non ha mai pagato alcunché, nonostante sia rimasto nell’appartamento sino al mese di febbraio 2008.
La fine della locazione ha inevitabilmente portato con sé, visti questi presupposti, una procedura giudiziaria civile, attualmente pendente di fronte alla Pretura di _.
3. Durante i mesi in cui la famiglia del signor ACCU 1 ha abitato nell’appartamento del signor CIVI 1, vi erano già state delle discussioni, soprattutto in merito al riscaldamento, che a detta del conduttore non consentiva di poter godere di temperature costanti: o era troppo caldo o era troppo freddo. Il problema non era di marginale importanza, soprattutto per il fatto che un simile clima interno è nocivo in modo particolare per la salute dei bambini.
Un altro motivo di discussione è risultato il fatto che, a mente del signor ACCU 1, il signor CIVI 1 si permetteva di entrare nell’appartamento locatogli quando non vi era nessuno in casa e senza avvertire.
4. Avendo riferito ad una potenziale subentrante ed ad un amico che il signor CIVI 1 si sarebbe più volte introdotto nel suo appartamento in sua assenza ed a sua insaputa, così come che in occasione di una di queste intrusioni illegittime questi gli avrebbe sottratto documentazione relativa al contratto di locazione, il signor ACCU 1, dopo essere stato denunciato, è stato posto dal Sostituto Procuratore Pubblico, con decreto del 19 gennaio 2009, in stato d’accusa siccome ritenuto colpevole di diffamazione.
Essendo stati ammessi i fatti e non essendo ACCU 1 riuscito a portare la prova della verità, il decreto d’accusa non ha potuto che essere confermato da questo giudice nell’ambito del dibattimento qui in oggetto. La relativa decisione non è stata impugnata ed il ricorso di CIVI 1 del 12 gennaio 2010, rispettivamente 18 gennaio 2010 non può essere che inteso volto a contestare la parte di sentenza che lo vede implicato quale imputato (inc. 10.2009.375). Pertanto essa è regolarmente cresciuta in giudicato e la fattispecie non necessita più di essere approfondita.
5. Nell’ambito della procedura civile, in data 16 novembre 2008, il signor CIVI 1 ha prodotto al Pretore un allegato di risposta contenente le seguenti affermazioni: “(...) devesi poi aggiungere che non è il sottoscritto che ha sfruttato il ACCU 1 (...) me invece è lui che mi ha sfruttato e che è delinquente e imbroglione (o meglio truffatore). Truffatore perché tra l’altro firmava impegni contrattuali e locazioni che sapeva già di non poter pagare con le sue entrate e anche perché si fa protestare (...) somme dell’ordine di fr. 1’000.-- (...)”.
A seguito di queste affermazioni il signor ACCU 1 ha denunciato il signor CIVI 1 per - tra gli altri - i titoli di calunnia, ingiuria, diffamazione. La procedura che ne ha fatto seguito si è conclusa con un decreto d’accusa dell’8 giugno 2009, con il quale il Procuratore Pubblico ha proposto una condanna per ingiuria. Lo stesso è stato tempestivamente impugnato dall’imputato.
6. Interrogato in merito dalla polizia, il signor CIVI 1 ha ammesso di avere redatto lo scritto incriminato, precisando: “Le lettere in questione le ho scritte alla Pretura di _ in qualità di convenuto nella relativa causa in materia di locazione in merito alla liberazione del deposito cauzionale di fr. 5’000.-- per l’affitto che l’Ufficio in materia di conciliazione aveva liberato a mio favore con relativa decisione. Rispondendo alle accuse del querelante devo dire che mi sono attenuto a fatti che sono realmente accaduti o che ho saputo eventualmente da terze persone. Dove nelle mie lettere ho scritto che ACCU 1 mi ha sfruttato, che è un delinquente e imbroglione (o meglio sfruttatore), va inteso nel senso spiegato nella mia lettera del 16 novembre 2008. “ e giustificando le affermazioni lesive dell’onore come segue: “Quando ACCU 1 aveva ancora in locazione il mio appartamento di _, via _ ha stipulato un nuovo contratto di locazione presso _, via _ a _ e a partire da questo momento aveva in locazione anche il mio appartamento, per cui s’indebitava ulteriormente di altri fr. 700.-- mensili che aggiunti ai fr. 1’570.-- per il mio appartamento lui sapeva già che non poteva pagare.
Per il mio appartamento ha pagato solo il primo mese di affitto (ottobre 2007), ma non lui bensì il Comune di _.
In seguito prometteva di pagare gli altri mesi senza comunque far fronte alle sue promesse e intanto i debiti si accumulavano. In questo senso sono stato ingannato fidandomi delle sue promesse. Inoltre aveva voluto indietro la somma di fr. 70.-- per l’affitto del posteggio e giardino.
_ convivente del ACCU 1 aveva affittato un appartamento in via _ a _ presso _ di _ che come egli stesso mi disse in seguito era stato imbrogliato dalla _, che aveva pagato solo un mese di affitto, andandosene poi a _ presso un altro locatore lasciando impagati a _ una decina di mesi di affitto (ca. fr. 15’000.--). (...) Per quanto concerne la mia espressione di delinquente, imbroglione e truffatore faccio anche riferimento al decreto d’accusa DA 208/2009/PAG/tbg, con il quale ACCU 1 è stato messo sotto accusa davanti alla Pretura Penale di Bellinzona (...).
Per giustificare il fatto che l’ho apostrofato con i titoli menzionati da ACCU 1 nella sua querela, ho saputo da certo _, di _ (_) che mi aveva telefonato per chiedere dov’era ACCU 1, che quest’ultimo si era fatto prestare da _ la somma di fr. 1’000.-- motivando questa sua richiesta nel senso che se non poteva avere questa somma finiva in galera in quanto doveva pagare delle sanzioni penali. (...) Oggi stesso la madre di _ al telefono mi comunicava che si rendono conto ormai che è stata una truffa, ma che suo figlio non vuole fare denuncia, per dimenticare questa brutta faccenda.” (cfr. suo verbale di interrogatorio 30 aprile 2009, pag. 1 segg.).
7. La teste _, sentita al dibattimento, ha dichiarato: “Io non ho mai ricevuto le pigioni dal signor ACCU 1. Non è mai stato nell’appartamento, anche se aveva le chiavi, e non l’ho più visto. Un giorno l’ho visto e mi ha restituito le chiavi e per me la faccenda era terminata così. Non gli ho chiesto di pagarmi per i due mesi che ha “occupato” l’appartamento. Il signor ACCU 1, due giorni dopo avermi restituito le chiavi, mi ha chiamata per scusarsi e per chiedere se doveva pagare qualcosa. Da parte mia ho detto che non volevo nulla. Il signor ACCU 1 mi ha pure proposto un suo amico quale subentrante. Proposta da me rifiutata, perché non avevo voglia di riaffittarlo. Ho lasciato l’appartamento sfitto per un certo periodo. Non ho chiesto il deposito della pigione, perché non è mia abitudine. Si può dire che mi ritenga compensata del mancato pagamento delle pigioni per il fatto che il signor ACCU 1 ha tinteggiato l’appartamento.”.
Il signor _, pure interrogato in occasione del processo, ha asserito: “Confermo di aver chiamato telefonicamente l’arch. CIVI 1 per chiedere dove si trovasse il signor ACCU 1. Avevo bisogno di trovare quest’ultimo perché gli avevo fatto un prestito di complessivi ca. 1’300.-- sull’arco di 8 mesi. Non c’è nessuna ricevuta del prestito perché non l’ho chiesta. Aveva bisogno di soldi e mi sono fidato di lui. Allora non c’era nessun motivo per non fidarsi del signor ACCU 1. Non ho ancora ricevuto indietro i soldi perché finora non gli ho chiesto di restituirmeli non avendolo trovato. Dopo il trasloco non ho più visto il signor ACCU 1. L’avevo conosciuto quando abitavamo nella stessa zona a _. Non trovo molto corretto che finora il signor ACCU 1 non si sia fatto vivo per restituirmi il prestito, ma ribadisco che al momento in cui gli ho fatto il prestito mi fidavo di lui. A suo tempo non sapevo che il signor ACCU 1 aveva dei debiti. Aveva bisogno dei soldi per pagare una multa di ca. fr. 900.--, per pagare il trasloco e per il cibo per i figli. Il signor ACCU 1 mi ha dato una videocamera digitale come deposito per il prestito. Era un apparecchio in ordine. Se ben ricordo il deposito era per il prestito di fr. 900.--.”.
8. Giusta l’art. 177 cpv. 1 CPS, chiunque offende con parole, scritti, gesti o vie di fatto l’onore di una persona, è punito, a querela di parte, con una pena pecuniaria sino a 90 aliquote giornaliere.
Oggetto della protezione di cui alla citata norma, come per gli articoli relativi alla diffamazione (art. 173 CPS) ed alla calunnia (art. 174 CPS), è l’onore di una persona. Il bene tutelato è il sentimento soggettivo che un individuo ha della propria reputazione e dignità, vale a dire di essere persona meritevole di rispetto e di comportarsi come lo impone la convenienza (Bernard Corboz, Les infractions en droit suisse, vol. 1, Berna 2002, ad art. 177, n. 2 e segg., pag. 580 e segg.).
Dal profilo soggettivo l’infrazione deve essere commessa intenzionalmente. L’intenzione deve concernere tutti gli elementi costitutivi del reato. Il dolo eventuale è sufficiente (Corboz, op. cit., ad art. 177, n. 24, pag. 583).
9. Si rende colpevole di diffamazione, ai sensi dell’art. 173 CPS, chiunque, comunicando con un terzo, incolpa o rende sospetta una persona di condotta disonorevole o di altri fatti che possano nuocere alla reputazione di lui, così come chiunque divulga una tale insinuazione o un tale sospetto. Il colpevole è punito, a querela di parte, con una pena pecuniaria sino a 180 aliquote giornaliere.

Il bene protetto dall’art. 173 CPS è quello dell’onore personale, considerato dal punto di vista delle qualità morali. In altri termini viene preservata la reputazione di uomo, rispettivamente donna, onesta (DTF 128 IV 53, 58: "L’honneur protégé en droit pénal est conçu de façon générale comme un droit au respect qui est lésé par toute assertion propre à exposer la personne visée au mépris en sa qualité d’homme."; DTF 105 IV 194 consid. 2a; DTF 92 IV 96 consid. 2). Sfuggono all’ambito applicativo della norma penale per contro tutte quelle espressioni che concernono la considerazione sociale, professionale o politica di cui gode un individuo, rispettivamente l’opinione che egli ha verso sé stesso (sentenza del Tribunale federale del 14 maggio 2002, 6S.664/2001, consid. 1a; DTF 119 IV 44 consid. 2a; 117 IV 27 ss.; Denis Barrelet, Droit de la communication, n. 1006 ss.; Franz A. Zölch/Rena Zulauf, Diritto della comunicazione, pag. 70; Franz Ricklin in: Basler Kommentar, Strafgesetzbuch II, vor art. 173, n. 6 ss.).
Trattandosi di un cosiddetto “Gefährdungsdelikt” è sufficiente una messa in pericolo astratta del bene protetto: l’onore non deve pertanto essere stato effettivamente compromesso. Non è d’importanza capitale sapere se colui o coloro a cui si sono rivolti gli imputati non abbiano creduto a quanto da loro detto o scritto, rispettivamente se ne fossero già a conoscenza. E’ sufficiente che l’asserzione, presa sul serio, sia di natura tale da portare nocumento alla reputazione della parte lesa (DTF 103 IV 23).