Decision ID: 25c6d194-6252-50bf-83ba-95fe598751fc
Year: 2021
Language: it
Court: TI_TCAS
Chamber: TI_TCAS_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: social_law

ritenuto,
in fatto
1.1. Con decisione del 5 ottobre 2020 l’Ufficio del sostegno e dell’inserimento (di seguito: USSI) ha assegnato a RI 1 - al beneficio dell’assistenza sociale dal 2017 a seguito della soppressione nel gennaio 2017 della rendita intera AI attribuitale dal 2010, non essendosi sottoposta a perizia psichiatrica in sede di revisione (cfr. STCA 32.2017.37-38 dell’11 settembre 2017 con cui il TCA ha confermato la decisione emessa dall’UAI il 31 gennaio 2017 ; doc. 265; 243; 238; 233; 96) - una prestazione assistenziale ordinaria per il periodo dal 1° ottobre -31 dicembre 2020 di fr. 2’227.-- mensili, tenendo conto di un’unità di riferimento composta unicamente della medesima.
L’amministrazione ha precisato che
“le figlie a decorrere dal 1° ottobre 2020 sono state tolte dall’UR (...)”
(cfr. doc. 383).
1.2. A seguito del reclamo interposto il 29 ottobre 2020 personalmente da RI 1 (cfr. doc. 28), l’USSI, il 10 febbraio 2021, ha emanato una decisione su reclamo con cui ha confermato il proprio provvedimento del 5 ottobre 2020, rilevando:
"
(...) Il reclamo chiede in sostanza di voler procedere ad un calcolo dell'assistenza non limitato alla madre, ma comprensivo delle figlie maggiorenni.
Occorre quindi valutare se in concreto sono soddisfatte le condizioni poste dalla legge e chiarite dalla giurisprudenza. ln altre parole occorre valutare se le figlie _ e _, che sono ormai maggiorenni, sono in prima formazione e non economicamente indipendenti.
Nel caso in esame dagli atti e meglio dalla sentenza 8.5.2015 della Pretura risulta che la signora RI 1 non aveva l'autorità parentale sulle figlie _ (_1998) e _ (_2001), le quali erano collocate in istituto (internato) e non vivevano con la madre. Quest'ultima non provvedeva al loro fabbisogno in quanto il contributo alimentare dei genitori consisteva in tutte le rendite delle assicurazioni sociali o prestazioni analoghe percepite dai genitori e destinate al mantenimento delle figlie, incassate direttamente dalle stesse tramite il loro rappresentante legale.
La figlia _ (_2001) studia al Liceo.
Con scritto 25 marzo 2020 l'Ufficio dell'aiuto e della protezione ha chiesto di togliere la figlia _ (maggiorenne) dall'unità di riferimento della madre, precisando che la stessa è iscritta al terzo anno di Liceo, è in grado di vivere autonomamente e si trova nel progetto ADOC (appartamento in autonomia), si è dimostrata autonoma e indipendente ed è in grado di vivere da sola e non ha d'altra parte un buon rapporto con i genitori.
La sorella _ (_1998) studia all'università.
Entrambe le figlie sono maggiorenni e in prima formazione.
Giusta l'art. 21 cpv. 1 Las infatti se il titolare del diritto è un figlio maggiorenne non economicamente indipendente e il reddito disponibile residuate della sua unità di riferimento supera la soglia di intervento delle prestazioni assistenziali, dall'unità di riferimento vengono esclusi i genitori che non ottemperano al loro obbligo di mantenimento ai sensi dell'art. 277 CCS.
Nella situazione concreta risulta che il rapporto delle figlie con i genitori e segnatamente con la madre è inesistente, la stessa non si occupa delle figlie che gestiscono in autonomia la propria vita.
ln tali circostanze, anche ai fini dell'assistenza, si giustifica di non considerare le figlie nell'unità di riferimento (nucleo famigliare) con la madre, ma la stessa individualmente.
Sono quindi date le condizioni in presenza delle quali, eccezionalmente, i figli non vanno considerati nel calcolo dell'assistenza della madre. (...)” (Doc. B)
1.3. RI 1, patrocinata dall’avv. RA 1, ha tempestivamente impugnato la decisione su reclamo dinanzi al TCA, postulando - previa concessione di un breve termine per motivare l’impugnativa, avendo ricevuto il provvedimento contestato unicamente il 22 marzo 2021 dall’avv. _ - l’annullamento della stessa e l’emanazione di una nuova decisione in virtù della quale nella sua unità di riferimento sono considerate le figlie maggiorenni (cfr. doc. I).
L’avv. RA 1 ha altresì presentato istanza di gratuito patrocinio (cfr. doc. II).
1.4. Il 22 marzo 2021 al TCA è pervenuto pure uno scritto denominato “ricorso” di RI 1 nel quale quest’ultima censura il fatto che le sue due figlie, _ e _, non siano più state considerate nella sua unità di riferimento ai fini del conteggio della prestazione assistenziale.
La medesima ha evidenziato di non avere mai ricevuto da parte dell’USSI, né delle sue figlie, reclami circa l’obbligo di mantenimento e che, dopo che per quattro anni la situazione è andata bene a tutti, a ottobre 2020 all’improvviso _ e _ sono state tolte dalla sua UR senza avviso.
La ricorrente ha indicato di essere disponibile a ospitare le figlie, che vuole loro bene e le ha sempre invitate a studiare seriamente, come pure a non spendere troppi soldi.
RI 1 ha puntualizzato di avere sempre lasciato a _ e _ gli assegni familiari di fr. 250.-- mensili a testa, che le stesse non sono indipendenti in quanto in formazione e che i rapporti tra di loro non sono inesistenti (cfr. doc. III).
1.5. Dopo che alla parte ricorrente è stato assegnato un termine di 15 giorni per completare l’impugnativa (cfr. doc. V), l’8 aprile 2021 l’avv. RA 1, per conto dell’insorgente (cfr. doc. IX1), a sostegno della pretesa ricorsuale (cfr. consid. 1.3.), ha addotto:
"
(...) Nello specifico _ frequenta la terza liceo a _ e, pur avendo compiuto 20 anni risiede a _ c/o la _e.
Sara sta rifacendo il primo anno della facoltà di diritto c/o l'Università di _, dal momento che lo scorso anno non ha purtroppo superato i primi esami.
Due anni fa era iscritta alla facoltà di medicina dell'Università di _ ma non aveva purtroppo superato i relativi esami. Essa si reca dalla madre frequentemente.
Ambe due le figlie, essendo in ritardo negli studi sono da considerare in prima formazione e non sono pertanto indipendenti economicamente.
ln considerazione della precaria situazione economica, la ricorrente ha inculcato nelle figlie sani principi di risparmio delle spese non essenziali.
Ne consegue che, contrariamente all'assunto dell'USSl, i rapporti sono tutt'altro che inesistenti: in particolare la mamma visita _ frequentemente in _, ove peraltro si recano gli educatori della _ per i necessari aggiornamenti.
È evidente che qualche contrarietà è emersa quando la madre ha dovuto giocoforza consigliare/imporre le accennate scelte di imporre il risparmio calibrando le spese non necessarie (vestiti di marca, feste,...).
7. Nella sentenza 15.03.2018 (inc. 42.17.52) codesto Tribunale ha accertato che, giusta l'art. 4 cpv. 1 a Laps, applicabile ex art. 2 Laps e 21 Las anche all'assistenza sociale, nell'UR di un genitore rientrano i figli maggiorenni non economicamente indipendenti, ossia art. 2 Reg Laps i figli con meno di 30 non sposati.
L'art. 2 cpv. 2 Reg Laps definisce il concetto di prima formazione (frequenza come nella fattispecie di un percorso formativo, senza interruzione, superiore a 24 mesi, tra l'altro di livello medio - superiore o universitario).
Una sentenza precedente del 21.05.2012 (inc. 39.11.6) codesto Tribunale ha stabilito che, per valutare se un figlio maggiorenne non sposato senza figli e in prima formazione (art. 2 cpv. 1 Reg Laps) vada o meno considerato dell'UR dei genitori non si possa prescindere dall'esame della sua situazione economica con riferimento all'art. 277 CC per il quale la situazione finanziaria del figlio che sta ancora seguendo una formazione appropriata costituisce un elemento essenziale per stabilire se si possa pretendere o meno dal genitore il suo mantenimento.
Nella fattispecie detta verifica non è stata effettuata, limitandosi l'USSl all'apodittico assunto che le figlie sono studentesse (liceali e universitarie) e che possano sostentarsi da sole.
Ambe due le ragazze non hanno un'attività lucrativa e nemmeno accessoria.
È dunque stato disatteso l'art. 277 CC relazionato con l'art. 276 cpv. 3 CC che contempla l'esenzione dei genitori dall'obbligo di mantenimento dei figli maggiorenni ancora in formazione affinché questi possano con le proprie risorse far fronte al proprio sostentamento.
L'art. 2 Reg Laps sarebbe pure contrario all'art. 328 CC.
Solo quando le entrate (non è il caso nella fattispecie) superassero anche di poco il suo fabbisogno minimo si imporrebbe al figlio maggiorenne di meno di 30 anni in prima formazione di aiutare i genitori nel loro mantenimento. Tuttavia l'art. 328 CC presenta requisiti specifici.
ln ogni caso codesto Tribunale ha stabilito che l'art. 20 cpv. 1 Reg Laps deve essere interpretato conformemente agli art. 277 cpv. 2, 276 cpv. 3 e 328 CC al fine di non violare il principio della forza derogatoria del diritto federale sancito dall'art. 49 cpv. 1 COST.
Se il figlio, come da fattispecie, ossequi ai presupposti dell'art. 2 cpv. 1 a, b, c e d Reg. Laps e non risulta in grado di provvedere al proprio sostentamento in quanto non dispone di nessuna risorsa o comunque le sue risorse non sono sufficienti egli entrerà nell'UR dei genitori.
ln casu è pacifico che le figlie (nate nel 2001 e nel 1998 abbiano meno di 30 anni, non siano sposate, non siano vincolate da un'unione domestica registrata e non abbiano figli).
È pure incontestato che, come anticipato _ frequenti la terza liceo e _ è iscritta al secondo anno della Facoltà di diritto adempiendo così il requisito dello svolgimento della prima formazione.
Parimenti come già riferito, non risulta che esercitino un'attività lucrativa.
Senza retribuzione le figlie non possono provvedere al loro sostentamento e vanno pertanto ritenute maggiorenni economicamente dipendenti ex. art. 4 lett. e Laps e 2 Reg. Laps, come tale devono essere considerate nell'UR della madre ai fini della determinazione di quest'ultima all'assistenza sociale, diritto che va pertanto ripristinato dal 01.10.2020.” (Doc. VII)
1.6. L’USSI, che ha beneficiato di una proroga del relativo termine (cfr. doc. X; XI), nella propria risposta di causa del 12 maggio 2021, ha postulato la reiezione dell’impugnativa, precisando:
"
(...) Le STCA citate dall’avv. RA 1 non tengono conto dell'effettiva situazione del caso concreto. Infatti si è confrontati con una situazione eccezionale, cui va prestata particolare attenzione e che non giustifica più l'erogazione delle prestazioni assistenziali da parte dell'USSl, determinandole sulla base di un'unità di riferimento composta anche dalle due figlie.
Dagli atti e meglio dalla sentenza dell'8 maggio 2015 della Pretura (inc. n. _) risulta che la signora RI 1 è stata privata dell'autorità parentale sulle figlie _ e _, le quali erano collocate in istituto (internato) e non vivevano con la madre.
Negli anni le figlie della ricorrente hanno confermato con vari scritti all'USSl la ben nota delicata situazione famigliare, l'assenza di contatti diretti e costanti con i genitori, l'assenza di un loro qualsivoglia aiuto finanziario, ed hanno dimostrato il loro personale impegno al raggiungimento della propria autonomia, nonostante l'assenteismo dei genitori.
Con scritto del 25 marzo 2020 l'Ufficio dell'aiuto e della protezione ha chiesto all'USSl di togliere la figlia _ (maggiorenne) dall'unità di riferimento della madre, precisando che la stessa è iscritta al terzo anno di Liceo, è in grado di vivere autonomamente e si trova nel progetto ADOC (appartamento in autonomia), si è dimostrata autonoma e
indipendente ed è in grado di vivere da sola e ha d'altra parte un difficile rapporto con i genitori.
Ritenuti gli atti e che, contrariamente a quanto asserito dalla ricorrente, risulta che il rapporto delle figlie con la madre è da anni inesistente, che la stessa ormai da anni non si occupa di loro, che nonostante ciò esse riescono a gestire in autonomia la propria vita, preso altresì atto dell'impossibilità negli anni di ricostruire delle relazioni positive con i genitori, anche ai fini dell'assistenza, si giustifica e giustificava da tempo di non considerare più le figlie nell'unità di riferimento (nucleo famigliare) della madre. Si rileva che fino a fine settembre 2020 la ricorrente ha di fatto beneficiato di prestazioni assistenziali superiori in quanto calcolate ritenendo tra l'altro un fabbisogno di base Las per 3 persone e una spesa per l'alloggio ritenuto il limite massimale per 3 persone e si evidenzia che la parte di prestazione spettante a coprire il fabbisogno delle figlie non è
stata versata dalla madre a queste ultime.
La decisione impugnata ha pertanto correttamente considerato I’unità di riferimento
composta unicamente dalla ricorrente e può essere confermata. (...)” (Doc. XII)
1.7. Il 7 giugno 2021 il rappresentante della ricorrente, dopo aver ottenuto una proroga del termine per presentare eventuali altri mezzi di prova (cfr. doc. XIII; XIV; XV), ha evidenziato che RI 1 non è al corrente dei diversi scritti delle figlie all’USSI non avendo mai ricevuto nulla al riguardo e non essendo mai stata informata dalle figlie stesse.
Il legale ha prodotto due dichiarazioni del 3 giugno 2021 dell’insorgente (cfr. doc. XVI1; XVI2) e ha osservato:
"
(...) Con la menzionata prima dichiarazione la madre attesta di aver pagato in contanti, come da loro richiesto il fabbisogno per le figlie; d'altronde l'USSl non ha mai fatto nessun riferimento a questa circostanza per 4 anni.
La ricorrente fa osservare che la prestazione assicurativa è stata modificata dal 01.10.2020 come persona semplice.
ln tal senso andrebbe corrisposto il saldo dovuto.
Essa sottolinea altresì che l'USSl ha versato per 4 anni l'importo corretto calcolato per 3 persone.
Le lagnanze dello stesso avrebbero dovuto essere specificate a
verbale, in presenza della ricorrente e delle figlie
tanto più che parecchie di esse risalgono indietro nel tempo. Improvvisamente l'anno scorso le figlie sono state tolte dall'UR in un momento in cui non era cambiato nulla, tanto più che hanno sempre abitato in appartamenti gestiti da fondazioni e che la privazione dell'autorità parentale era già avvenuta.
Contrariamente all'assunto dell'amministrazione, esse non sono mai state economicamente indipendenti e hanno intrattenuto rapporti con la madre che si è sempre preoccupata dell'impegno nello studio e che limitassero le spese superflue.
Con la seconda dichiarazione del 03.06.2021 la signora RI 1 viene a comprovare la propria disponibilità, ritenendo molto grave il rimprovero di assenteismo da parte dell'USSl che si erge a genitore, quando il suo compito precipuo sarebbe invece quello di vigilare e di insegnare alle figlie il rispetto evitando di inasprire il conflitto con la madre. (...)” (Doc. XVI)
Infine l’avv. RA 1 ha chiesto l’audizione della ricorrente e l’audizione testimoniale delle figlie (cfr. doc. XVI pag. 4)
1.8. L’USSI, il 17 giugno 2021, ha rinviato alla decisione impugnata e alla risposta di causa, precisando che la ricorrente espone i fatti evidentemente dal suo punto di vista e quindi per il proprio interesse, omettendo la verità.
L’amministrazione, inoltre, ha chiesto nel caso in cui questo Tribunale ritenesse di dare seguito alla domanda di sentire quali testi le due figlie, che l’audizione non avvenga in presenza dell’insorgente (cfr. doc. XVIII).
1.9. Il doc. XVIII è stato trasmesso per conoscenza alla parte ricorrente (cfr. doc. XIX).

in diritto
2.1. Il TCA è chiamato a stabilire se l’USSI ha rettamente o meno riconosciuto alla ricorrente una prestazione assistenziale ordinaria di fr. 2’227.-- al mese dal 1° ottobre al 31 dicembre 2020.
Al riguardo andrà esaminato se a ragione oppure no l’amministrazione, nell’unità di riferimento della ricorrente, abbia considerato unicamente la medesima, escludendo le figlie _ e _.
2.2. L’intervento della pubblica assistenza è regolato nel Cantone Ticino dalla Legge sull’assistenza sociale dell’8 marzo 1971 (Las).
Tale normativa è stata oggetto di modifiche che sono state adottate dal Gran Consiglio il 3 dicembre 2002 (cfr. FU 99/2002 del 10 dicembre 2002 pag. 8289 segg.) e sono entrate in vigore il 1° febbraio 2003.
Questi cambiamenti sono stati resi necessari dalla Legge sull’armonizzazione e il coordinamento delle prestazioni sociali (Laps), adottata dal Parlamento il 26 giugno 2002 (cfr. FU 53/2002 del 2 luglio 2002 pag. 4752 segg.) ed entrata in vigore anch’essa il 1° febbraio 2003 (cfr. BU 3/2003 del 31 gennaio 2003).
Il 1° ottobre 2006 sono, peraltro, entrate in vigore alcune ulteriori modifiche della Las e della Laps (cfr. BU 44/2006 del 29 settembre 2006 pag. 385-386; BU 40/2006 del 8 settembre 2006 pag. 313-317).
2.3.
L'art. 1 Las stabilisce che lo Stato provvede, nel rispetto della dignità e dei diritti della persona, all'attribuzione delle prestazioni sociali stabilite dalla legislazione federale o cantonale e, in particolare, all'assistenza di quanti stanno per cadere o siano caduti nel bisogno (cpv. 1).
Le prestazioni sociali hanno lo scopo di favorire l'inserimento sociale e professionale dei beneficiari (cpv. 2).
L'art. 2 della Legge fissa il principio della sussidiarietà dell'assistenza e prevede al cpv. 1 che "le prestazioni assistenziali secondo questa legge sono complementari o suppletorie a quelle della previdenza, delle assicurazioni sociali e delle misure contro la disoccupazione previste da altre leggi cantonali".
Il cpv. 2 precisa che "in particolare le prestazioni assistenziali propriamente dette di tipo finanziario vengono concesse solo una volta esaurite le altre prestazioni sociali previste dalla Legge sull'armonizzazione e il coordinamento delle prestazioni sociali del 5 giugno 2000 (art. 13 Laps)".
2.4. Secondo l’art. 11 Las i provvedimenti assistenziali consistono in provvedimenti preventivi (art. 12 Las) e in prestazioni assistenziali propriamente dette (art. 17).
Al riguardo va rilevato che la legge sull'armonizzazione e il coordinamento delle prestazioni sociali (Laps) ha previsto per la Las la possibilità di derogare alla legge quadro. Questo principio è sancito esplicitamente dall’art. 2 cpv. 2 Laps, che autorizza la Las a derogare alle disposizioni degli art. 4, 6, 8, 9, 10, 23 e 33 Laps (cfr. Messaggio n. 5250 dell’8 maggio 2002, pag. 2).
La natura, l’ampiezza e la durata delle prestazioni assistenziali propriamente dette sono commisurate agli scopi di questa legge, alle condizioni personali e alle situazioni locali (art. 17 cpv. 1 Las).
Esse si suddividono in due categorie: ordinarie e speciali (art. 17 cpv. 2 Las).
Questa distinzione si basa su criteri qualitativi inerenti alle prestazioni, in relazione al tipo di bisogno cui sono destinate (cfr. Messaggio n. 5250 del Consiglio di Stato relativo alla modifica della Legge sull'assistenza dell’8 maggio 2002, pag. 3).
Inoltre le prestazioni assistenziali possono essere ricorrenti o puntuali (art. 17 cpv. 3 Las).
Relativamente alle prestazioni ordinarie l’art. 18 Las enuncia:
"
Le prestazioni assistenziali ordinarie coprono la differenza fra il reddito disponibile residuale e la soglia d’intervento ai sensi dell’art. 19, da cui vengono dedotte le prestazioni sociali di complemento effettivamente percepite sulla base della Laps. (cpv. 1)
Le prestazioni ordinarie hanno di regola carattere ricorrente. (cpv. 2)."
Ex art. 19 Las, concernente la soglia di intervento, poi:
"
La soglia d’intervento per le prestazioni assistenziali, in deroga all’art. 10 Laps, è definita ogni anno, tenuto conto delle direttive emanate dalla Conferenza svizzera delle istituzioni dell’azione sociale."
L’art. 19 Las definisce la soglia di intervento per le prestazioni assistenziali in deroga a quella stabilita dalla Laps (art. 10 Laps) che fa riferimento ai limiti minimi previsti dalla legislazione sulle prestazioni complementari all’AVS/AI.
La Las rinvia, in effetti, alle disposizioni della Conferenza svizzera delle istituzioni dell’azione sociale (COSAS), a cui peraltro il Ticino si adegua da molti anni, come altri Cantoni.
L’ammontare della soglia Las viene deciso annualmente tenuto conto delle direttive della COSAS (cfr. Consiglio di Stato, Messaggio n. 5250 dell’8 maggio 2002, pag. 3).
Nel Rapporto del 5 novembre 2002 sul messaggio n. 5250, pag. 4-5 la Commissione della gestione ha indicato che tale soglia è inferiore al minimo delle PC e può configurarsi con il concetto di minimo vitale garantito dalla Costituzione federale e dalla Costituzione cantonale. La soglia definita a livello svizzero si basa sui dati statistici svizzeri inerenti ai consumi delle famiglie e dei singoli ed è considerata come scientificamente attendibile e appropriata.
Per l’anno 2019 le
Direttive riguardanti gli importi delle prestazioni assistenziali prevedono i seguenti forfait di mantenimento:
"
Persone dell’unità di riferimento - Forfait globale per il
mantenimento
(raccomandato dalla COSAS)
(CHF/mese)
1 persona 995.--
2 persone 1'523.--
3 persone 1'851.--
4 persone 2'129.--
5 persone 2'407.--
Per ogni persona + 202.--
supplementare”
(cfr. Direttive riguardanti gli importi delle prestazioni assistenziali per il 2019, in BU 58/2018 del 28 dicembre 2018 pag. 478-479).
Dal 1° gennaio 2020 gli importi del forfait di mantenimento sono aumentati come segue:
“
Persone dell’unità di riferimento - Forfait globale per il
mantenimento
(raccomandato dalla
COSAS)
(fr/mese)
1 persona 997.--
2 persone 1'525.--
3 persone 1'854.--
4 persone 2'134.--
5 persone 2'413.--
Per ogni persona + 202.--
supplementare”
(cfr. Direttive riguardanti gli importi delle prestazioni assistenziali per il 2020, in BU 57/2019 del 31 dicembre 2019 pag. 455-456)
A decorrere dal 1° gennaio 2021 il fabbisogno è così stabilito:
"
Persone dell’unità di riferimento - Forfait globale per il mantenimento
(raccomandato dalla COSAS)
(CHF/mese)
1 persona 1’006.--
2 persone 1'539.--
3 persone 1'871.--
4 persone 2'153.--
5 persone 2'435.--
Per ogni persona + 204.--
supplementare”
(cfr. Direttive riguardanti gli importi delle prestazioni assistenziali per il 2021, in BU 1/2021 del 5 gennaio 2021, pag. 2).
2.5. L'unità economica di riferimento del titolare del diritto alla prestazione corrisponde alla cerchia di persone da considerare per il calcolo della prestazione (cfr. Messaggio n. 4773 del 1° luglio 1998 relativo all’introduzione di una nuova legge sull’armonizzazione e il coordinamento delle prestazioni sociali pag. 5).
Ai sensi dell’art. 4 Laps, applicabile anche nell’ambito dell’assistenza sociale (cfr. art. 2 Laps; 21 Las):
"
1
L’unità di riferimento è costituita:
a) dal titolare del diritto;
b) dal coniuge o dal partner registrato;
c) dal partner convivente, se la convivenza è considerata stabile;
d) dai figli minorenni di cui essi hanno l’autorità parentale;
e) dai figli maggiorenni, se questi non sono economicamente indipendenti.
2-7
..."
Giusta l’art. 4b Laps:
"
Se entrambi i genitori sono privati dell’autorità parentale, il minorenne fa parte dell’uni
t
à di riferimento della madre.”
L’art. 21 Las prevede che
"
1
In deroga all’art. 4 Laps, se il titolare del diritto è un figlio maggiorenne non economicamente indipendente e il reddito disponibile residuale della sua unità di riferimento supera la soglia di intervento delle prestazioni assistenziali, dall’unità di riferimento vengono esclusi i genitori che non ottemperano al loro obbligo di mantenimento ai sensi dell’art. 277 CCS.
2
In caso di rigore, l’autorità competente può pure escludere dall’unità di riferimento altri membri che non ottemperano ai loro obblighi di mantenimento o di assistenza nei confronti del titolare del diritto, ai sensi degli art. 159, 163, 276, 328 e 329 CCS.”
Relativamente al concetto di figli maggiorenni non economicamente indipendenti, di cui all’art. 4 cpv. 1 lett. e Laps, l’art. 2 Reg.Laps enuncia:
"
1
Una persona maggiorenne non è economicamente indipendente se, cumulativamente:
a) ha meno di 30 anni;
b) non è sposata, legalmente divorziata, separata o vedova, non è o non è stata vincolata da un’unione domestica registrata;
c) non ha figli;
d) è in prima formazione.
2
Vi è prima formazione ai sensi del cpv. 1 lett. d) quando, senza interruzione del percorso formativo superiore ai 24 mesi, una persona maggiorenne frequenta una formazione del livello seguente:
a) primario, secondario 1, oppure secondario 2 di tipo propedeutico;
b) secondario 2 di tipo professionale o terziario non universitario, se non possiede già un titolo dello stesso livello o di livello superiore;
c) terziario di tipo universitario professionale e accademico compresa la frequenza del biennio che completa la laurea breve o del master che completa il bachelor, se non possiede già un titolo di livello terziario;
d) perfezionamento linguistico dopo una formazione di livello secondario 2.
3
...”
2.6. L’art. 276 CC, concernente il mantenimento da parte dei genitori, prevede:
"
1
Il mantenimento consiste nella cura, nell’educazione e in prestazioni pecuniarie.
2
I genitori provvedono in comune, ciascuno nella misura delle sue forze, al debito mantenimento del figlio e assumono in particolare le spese di cura, di educazione, di formazione e delle misure prese a sua tutela.
3
I genitori sono liberati dall’obbligo di mantenimento nella misura in cui si possa ragionevolmente pretendere che il figlio vi provveda da sé con il provento del suo lavoro o con altri mezzi.”
L’obbligo di mantenimento è un effetto della filiazione nel senso giuridico del termine.
La privazione dell’autorità parentale o della custodia, come pure la mancanza di comunione domestica o il rifiuto del figlio di accettare delle relazioni personali con il genitore debitore - ad eccezione del caso di abuso di diritto manifesto ex art. 2 cpv. 2 CC - non pongono termine all’obbligo di mantenimento (cfr. DTF 120 II 177; Basler Kommentar Zivilgesetzbuch I, 2018, P. Breitschmid, ad Art. 311 N. 1; Commentaire romand Code civil I, 2010, P. Meier, ad art. 311 N. 2; P. Meier/M. Stettler, Droit de la filiation, Zurigo 2009, n. 941 pag. 541; C. Hegnauer, Droit suisse de la filiation, Berna 1990, n. 20.02 pag. 131).
L’art. 277 CC, relativo alla durata dell’obbligo di mantenimento da parte
dei genitori, enuncia:
"
1
L’obbligo di mantenimento dura fino alla maggiore età del figlio.
2
Se, raggiunta la maggiore età, il figlio non ha ancora una formazione
appropriata, i genitori, per quanto si possa ragionevolmente pretendere da loro dato l’insieme delle circostanze, devono continuare a provvedere al suo mantenimento fino al momento in cui una simile formazione possa normalmente concludersi.”
Relativamente ai figli maggiorenni, l’art. 277 cpv. 2 CC contempla, quindi, da parte dei genitori un obbligo di mantenimento ragionevole nella misura in cui il figlio stia ancora seguendo una formazione adeguata. Il concetto
“per quanto si possa ragionevolmente pretendere”
dai genitori richiede di mettere a confronto la situazione economica di questi ultimi con la capacità lavorativa del figlio maggiorenne (cfr. STF
8C_882/2009 del 19 febbraio 2010, pubblicata in DLA 2011 N. 2 pag. 61
).
Nella sentenza 8C_882/2009 del 19 febbraio 2010, pubblicata in DLA 2011 N. 2 pag. 61, appena citata il TF ha, inoltre, sottolineato che la responsabilità individuale del figlio maggiorenne è, in ogni caso, prioritaria rispetto all’obbligo di mantenimento da parte dei genitori (cfr. art. 276 cpv. 3 CC), per cui il figlio durante la formazione è tenuto a sfruttare,
per quanto compatibile con quest’ultima
, tutte le possibilità per provvedere al proprio sostentamento, in particolare deve dedicarsi a un’attività lavorativa, in relazione alla quale va semmai computato un reddito ipotetico.
Secondo l’art. 328 CC, concernente l’assistenza tra parenti:
"
1
Chi vive in condizioni agiate è tenuto a soccorrere i parenti in linea ascendente e discendente quando senza di ciò essi cadessero nel bisogno.
2
È fatto salvo l’obbligo di mantenimento dei genitori e del coniuge o del partner registrato.”
Al riguardo giova evidenziare che l'art. 328 CC prevede l'assistenza tra parenti in linea ascendente e discendente soltanto per chi vive in condizioni agiate (cfr. STF 5A_122/2012 del 21 giugno 2012).
Siccome il concetto del dovere di assistenza tra parenti è in sé problematico e non si adatta più ai tempi attuali, la nozione di "condizioni agiate" deve essere interpretata in senso stretto.
La Conferenza svizzera per l'aiuto sociale 2000, nelle sue direttive in vigore dal 1° gennaio 2001, ha proposto agli organi dell'aiuto sociale di considerare che le persone sono in grado di contribuire al mantenimento dei loro parenti a partire da un reddito imponibile di fr. 120'000.-- per le persone sole e di fr. 180'000.-- per le coppie, a cui aggiungere l'ammontare di fr. 20'000.-- per ogni figlio minorenne o in formazione (cfr. Direttive COSAS 2005, modificate nel dicembre 2008, p.to F4; Basler Kommentar, 2006, ad art. 328 ZGB n. 15b e 17).
Dalla sostanza imponibile si potrà dedurre una quota liberamente disponibile e ciò nella seguente misura: per le persone singole fr. 250'000; per le persone sposate fr. 500'000; per ogni figlio fr. 40’0000. La somma rimanente dovrà essere convertita in reddito sulla base dell’aspettativa di vita media (importo annuale) e messa in conto come tale (cfr. Direttive COSAS 2005 modificate nel dicembre 2008, p.to F4).
Il TF, nella DTF 132 III 97, ha inoltre stabilito che l'assistenza fra parenti non è più estesa dell'assistenza sociale, ma deve almeno garantire il minimo vitale calcolato in base alle regole del diritto esecutivo e che per prestare l'assistenza, il parente obbligato è tenuto a intaccare il suo patrimonio, a meno che questo non debba rimanere intatto per garantire a lungo termine il suo sostentamento, in particolare con riferimento alla vecchiaia.
2.7. Il Consiglio federale, il 25 maggio 2016, ha proposto di respingere la mozione 16.3212
“Mantenimento del figlio. Modifica dell'articolo 277 CC tesa ad eliminare la disparità di trattamento tra genitori di giovani in formazione e non”
presentata il 18 marzo 2016 dal Consigliere nazionale Laurent Wehrli, Gruppo liberale radicale PLR. Liberali Radicali, indicando:
"
In linea di massima l'obbligo di mantenimento dura fino alla maggiore età del figlio (art. 277 cpv. 1 del Codice civile svizzero, CC; RS 210). I genitori devono inoltre procurare al figlio un'appropriata istruzione generale e professionale, conforme quanto possibile alle sue attitudini e inclinazioni (art. 302 cpv. 2 CC). I genitori, per quanto si possa ragionevolmente pretendere da loro dato l'insieme delle circostanze, devono quindi continuare a provvedere al suo mantenimento anche dopo la maggiore età, fino al momento in cui una simile formazione possa normalmente concludersi (art. 277 cpv. 2 CC).
La richiesta dell'autore della mozione di estendere l'obbligo di mantenimento oltre la maggiore età e fino ai 25 anni non si ricollega all'articolo 302 capoverso 2 CC e non è nemmeno subordinata a condizioni. In concreto si tratta di un'estensione dell'obbligo di assistenza ai sensi degli articoli 328 e seguenti del Codice civile in cui si rinuncia al requisito secondo cui i genitori devono vivere "in condizioni agiate". L'introduzione di un obbligo di assistenza tanto esteso costituirebbe un cambio fondamentale di sistema, che andrebbe introdotto soltanto dopo un esame approfondito e tenendo conto delle possibili alternative.
L'estensione dell'obbligo di mantenimento dei genitori quale possibile misura per sgravare l'aiuto sociale è già stata discussa dalla Conferenza delle direttrici e dei direttori cantonali delle opere sociali (CDOS). È un dato di fatto che la quota dei giovani di età compresa tra 18 e 25 anni dipendenti dall'aiuto sociale è proporzionalmente elevata: nel 2013 la quota di aiuto sociale dei giovani adulti era nettamente superiore a quella di tutta la popolazione (3,9 per cento vs. 3,1 per cento). S'impone un intervento: più a lungo i giovani adulti percepiscono l'aiuto sociale, più difficile diventa reintegrarli nel mercato del lavoro. Questo problema non può tuttavia essere risolto trasferendo l'onere dei costi dallo Stato ai genitori. Occorre invece sostenere i giovani adulti a raggiungere l'indipendenza in modo da essere in grado di provvedere al loro sostentamento. Per questo motivo, il 12 dicembre 2014 e il 9 giugno 2015 il Parlamento ha accolto la mozione 14.3890, "Strategia per ridurre la dipendenza dei minorenni e dei giovani adulti dall'aiuto sociale". Uno studio dell'Ufficio federale delle assicurazioni sociali nell'ambito del programma nazionale di prevenzione e lotta alla povertà (2014-2018) esaminerà quali misure consentono di affrontare al meglio il problema. Il Consiglio federale non ritiene opportuno mettere fondamentalmente in discussione il sistema vigente prima della presentazione di questo rapporto.” (
https://www.parlament.ch/fr/ratsbetrieb/suche-curia-vista/geschaeft?AffairId=20163212
)
La mozione 14.3890
“
Strategia per ridurre la dipendenza dei minorenni e dei giovani adulti dall'aiuto sociale”
depositata dal Gruppo socialista il 25 settembre 2014 è stata stralciata dai ruoli nel giugno 2019, in quanto adempiuta con il rapporto del Consiglio federale del 18 aprile 2018 «Ergebnisse des Nationalen Programms zur Prävention und Bekämpfung von Armut 2014–2018» (cfr.
https://www.parlament.ch/it/ratsbetrieb/suche-curia-vista/geschaeft?AffairId=20143890
; FF 2019 2559 (2567);
file:///C:/Users/ixta074/Downloads/BR-Bericht_Ergebnisse_Nationales_Programm_Praevention_und_Bekaempfung_von_Armut%20(1).pdf)
).
2.8. In relazione ai figli minorenni, con sentenza 42.2008.15 del 18 marzo 2009, pubblicata in RtiD II-2009 N. 15 pag. 56 segg., questo Tribunale, in un caso in cui una madre privata della custodia dei suoi due figli dati in affidamento a terzi ma detentrice dell’autorità parentale sui medesimi alla quale era stata riconosciuta una prestazione assistenziale di fr. 2'038.-- al mese, di cui fr. 440.-- quale compenso per l’affidamento dei figli, aveva contestato l’operato dell’amministrazione che aveva considerato nella sua unità di riferimento il figlio apprendista diventato maggiorenne, ha deciso, in applicazione all’art. 4 cpv. 1 lett. d Laps (l’unità di riferimento è costituita dai figli minorenni di cui il titolare del diritto ha l’autorità parentale), al quale la Las, per quanto concerne i figli minorenni, non ha derogato, che dal profilo del calcolo delle prestazioni regolamentate dalla Laps e dalla Las i figli minorenni che sono oggetto di un affidamento familiare continuano a fare parte dell’unità di riferimento del genitore che ha l’autorità parentale.
Il TCA, al riguardo, ha precisato che:
"
(...) Tale soluzione si giustifica tanto più se si considera che l’obbligo di mantenimento dei figli dati in affido incombe in ogni caso ai genitori (cfr. art, 276 CC; 293; 294 CC; consid.
2.7.; Basler Kommentar, ad art. 276, n. 13, 26; Hausheer/Spycher, Handbuch des Unterhaltsrechts, Berna 1997, n. 06.42; Messaggio del 13 marzo 2002 relativo alla modifica della legge sull’armonizzazione e il coordinamento delle prestazioni sociali il Consiglio di Stato, pag. 9, citato al consid. 2.6.).
In effetti ciò risulta anche dalle Raccomandazioni relative al compenso dei genitori affilianti (cfr. consid. 2.7.), con le quali il DSS ha stabilito degli importi da versare ai terzi affidatari dai genitori del minorenne anche quando questi sono al beneficio di prestazioni assistenziali.
L’intervento dello Stato ha come scopo quello di anticipare il compenso alle famiglie affidatarie allorché i genitori non hanno i mezzi sufficienti per fare fronte al proprio obbligo di mantenimento (cfr. consid. 2.7.).” (STCA
42.3008.15 del 18 marzo 2009
consid. 2.9.)
Con sentenza 42.2012.13 del 19 novembre 2012, pubblicata in RtiD II-2013 N. 14 pag. 77 segg., questa Corte ha stabilito che a una richiedente l’assistenza sociale, madre di due figli minorenni in affidamento presso terzi di cui era stata privata sia della custodia che dell’autorità parentale e per i quali non provvedeva in alcun modo, a torto erano state negate le prestazioni assistenziali computando i redditi e la sostanza dei figli. In quel caso di specie, in via del tutto eccezionale e anche per motivi di semplicità di conteggio per l’amministrazione, si giustificava un calcolo separato dai figli al fine di verificare l’eventuale diritto dell’insorgente all’assistenza sociale. Pertanto non andavano computate né la sostanza mobiliare di proprietà di un figlio, né le rendite delle assicurazioni sociali di cui essi beneficiavano, ritenuto inoltre che non era la madre ad amministrare e gestire i loro beni, bensì due tutori.
È stato del resto precisato che la sostanza mobiliare di uno dei figli di fr. 45'666.-- non avrebbe dovuto in alcun caso essere conteggiata al fine di valutare se la ricorrente avesse diritto o meno a una prestazione assistenziale, aggiungendo che era escluso che a tale figlio tornasse applicabile l’art. 328 cpv. 1 CC concernente l’assistenza tra parenti.
Il caso della sentenza 42.2012.13 si differenzia dal precedente deciso con giudizio 42.2008.15, in quanto, in primo luogo, l’insorgente
era stata privata dell’autorità parentale sui due figli entrambi ancora minorenni, come del resto il padre di questi, i quali, quindi, non solo erano in affidamento (come nel caso della STCA 42.2008.15 in cui la custodia dei due figli - il primogenito nel frattempo era diventato maggiorenne - era stata affidata a terzi), ma erano pure sotto tutela.
In secondo luogo, i figli facevano fronte al loro mantenimento tramite le rendite loro spettanti.
Inoltre con giudizio 42.2020.14 del 30 novembre 2020 il TCA ha confermato il modo di operare dell’Ufficio delle misure attive che nel contesto del calcolo dell’indennità straordinaria cantonale di disoccupazione aveva considerato un’unità di riferimento composta, oltre che della ricorrente, di suo figlio e di suo marito, anche dei figli minorenni di quest’ultimo, nonostante fosse stato privato, come la madre che viveva all’estero, della custodia (i figli erano stati affidati a un centro educativo) e dell’autorità parentale.
Questa Corte, al consid. 2.12., ha in particolare evidenziato:
"
(...) La situazione
sub iudice
si distingue, inoltre, da quella giudicata con sentenza 42.2012.13 del 19 novembre 2012 - in cui si giustificava un calcolo separato dai figli al fine di verificare l’eventuale diritto dell’insorgente all’assistenza sociale -, poiché in quel caso, benché la madre dei due figli minorenni in affidamento presso terzi fosse stata privata sia della custodia che dell’autorità parentale, come nella presente fattispecie il marito della ricorrente, i figli facevano fronte al loro mantenimento tramite le rendite loro spettanti,
ciò che non si verifica in concreto
.
In quella sentenza il TCA ha d’altronde precisato che si trattava di un caso eccezionale (cfr. consid. 2.10.).
Le Direttive concernenti l’ammontare della retta uniforme mensile dei centri educativi riconosciuti ai fini del sussidiamento stabiliscono poi degli importi da versare quale contributo alla retta per l’affidamento di un minorenne ad un centro educativo da parte della famiglia (l’obbligo di mantenimento nella misura delle proprie forze ex art. 276 CC è indipendente dalla privazione dell’autorità parentale o della custodia; cfr. consid. 2.9.) anche quando questa è al beneficio di prestazioni LAPS senza prestazioni di assistenza e pure quando è al beneficio di prestazioni LAPS comprensive di prestazioni assistenziali (cfr. consid. 2.9.) (...)”
Infine con sentenza 42.2021.11 del 21 giugno 2021, non ancora cresciuta in giudicato, il TCA ha deciso che ai fini del calcolo della prestazione assistenziale ordinaria nell’unità di riferimento dell’insorgente, oltre a suo figlio e al marito, andava considerata la figlia minorenne di quest’ultimo nonostante vivesse in istituto, in quanto in formazione senza redditi propri, ad eccezione dell’assegno familiare versatole direttamente, ma non il figlio minorenne del marito – anch’egli risiedente in istituto (al padre era stata tolta la custodia e l’autorità parentale su entrambi i figli) – che svolgeva un apprendistato, percependo, oltre all’AF, una somma superiore all’ammontare ottenuto sommando all’importo relativo al suo fabbisogno il premio della cassa malati computato nel calcolo della prestazione assistenziale.
In tal modo si è evitato che l’eccedenza di reddito andasse a vantaggio del padre, della moglie e del figlio di quest’ultima, quando invece non risultava che il padre provvedesse in qualche modo al mantenimento suo e della sorella.
2.9. Per quanto concerne i figli maggiorenni, con sentenza 39.2011.6 del 21 maggio 2012, pubblicata in RtiD I-2013 N. 9 pag. 25 segg., questa Corte ha stabilito che
per valutare se un figlio maggiorenne con meno di 30 anni non sposato, legalmente divorziato, separato o vedovo, non vincolato da un’unione domestica registrata, senza figli e in prima formazione (art. 2 cpv. 1 lett. a, b, c, d Reg.Laps) vada o meno considerato nell’unità di riferimento dei genitori non si può prescindere dall’esame della sua situazione economica.
Il TCA ha, in primo luogo, rilevato che in effetti dai lavori preparatori si evince che per definire il figlio maggiorenne non economicamente indipendente di cui all’art. 4 cpv. 1 lett. e Laps l’art. 2 Reg.Laps si riferisce all’art. 277 CC, ossia al concetto di figli maggiorenni che stanno ancora seguendo una formazione appropriata di cui al cpv. 2 di tale disposto, la cui situazione finanziaria è un elemento essenziale per stabilire se si possa pretendere o meno dai genitori il suo mantenimento.
In secondo luogo, questo Tribunale ha osservato che non procedendo a una verifica dello stato finanziario del figlio maggiorenne, nell’eventualità in cui questi abbia risorse proprie (reddito da lavoro, rendite, patrimonio) sufficienti per il proprio mantenimento, il regime introdotto dall’art. 2 Reg.Laps per definire il figlio maggiorenne non economicamente indipendente che va considerato nell’unità di riferimento dei genitori non sarebbe, dunque, conforme all’art. 277 cpv. 2 CC, in relazione all’art. 276 cpv. 3 CC che contempla l’esenzione dei genitori dall’obbligo di mantenimento dei figli maggiorenni ancora in formazione allorché questi possono con le proprie risorse far fronte al proprio sostentamento.
In tale ipotesi l’art. 2 Reg.Laps si rivelerebbe pure contrario all’art. 328 CC.
Infatti, qualora le sue entrate fossero anche lievemente superiori al suo fabbisogno minimo, si imporrebbe al figlio maggiorenne minore di 30 anni in prima formazione di aiutare i genitori ed eventuali fratelli nel loro rispettivo mantenimento.
Tuttavia l’art. 328 CC comporta, in primo luogo, che il soccorso avvenga unicamente tra parenti in linea ascendente e discendente (non tra fratelli e sorelle), in secondo luogo, che il parente sia sì tenuto a intaccare il suo patrimonio, ma soltanto se questo non deve rimanere intatto per garantire a lungo termine il suo sostentamento, in particolare con riferimento alla vecchiaia.
Questa Corte ha, pertanto, deciso che l’art. 2 cpv. 1 Reg.Laps deve essere interpretato conformemente agli art. 277 cpv. 2, 276 cpv. 3 e 328 CC, al fine di non violare il principio della forza derogatoria del diritto federale codificato all’art. 49 cpv. 1 Cost.
Se il figlio ossequia i quattro presupposti di cui all’art. 2 cpv. 1 lett. a, b, c, d Reg.Laps e non risulta in grado di provvedere al proprio sostentamento, in quanto non dispone di alcuna risorsa o comunque le sue risorse non sono sufficienti a coprirne il fabbisogno, egli rientrerà nell’unità di riferimento dei genitori.
Se, per contro, il figlio adempie le quattro condizioni di cui all’art. 2 cpv. 1 lett. a, b, c, d Reg.Laps ma, grazie alle proprie risorse può mantenersi completamente, egli non sarà compreso nell’unità di riferimento dei genitori, a meno che lo stesso viva in condizioni agiate ai sensi dell’art. 328 CC e sia, quindi, tenuto all’assistenza tra parenti in linea ascendente.
Relativamente alla nozione di prima formazione, cfr. pure STCA 42.2015.4 del 5 novembre 2015, pubblicata in RtiD II-2016 N. 4 pag. 23 segg.
Questo Tribunale, nella sentenza menzionata, ha stabilito che
l’unità di riferimento di una richiedente prestazioni assistenziali ordinarie dall’ottobre 2014, contrariamente a quanto deciso dall’USSI, era composta anche del figlio, in quanto quest’ultimo doveva essere considerato economicamente non indipendente. In effetti il figlio maggiorenne di meno di 30 anni, non sposato, né legalmente divorziato, separato o vedovo, non vincolato da un’unione registrata e senza figli era ancora in prima formazione. La prima formazione non era stata interrotta per più di 24 mesi, siccome tra l’agosto 2011, quando, conseguendo l’attestato federale di capacità quale impiegato di commercio profilo esteso E, aveva concluso una formazione di livello secondario 2 corrispondente a prima formazione ex art. 2 cpv. 2 lett. b Reg. Laps, e il settembre 2013, allorché aveva iniziato il corso di maturità professionale commerciale, poi ottenuta a fine giugno 2014, anch’essa facente parte della formazione secondaria 2, aveva svolto due corsi linguistici all’estero della durata di 12 o più settimane di 25, rispettivamente 30 ore alla settimana che costituiscono un perfezionamento linguistico dopo una formazione di livello 2 previsto dall’art. 2 cpv. 2 lett. d Reg. Laps quale prima formazione. Inoltre, anche dopo l’ottenimento nel giugno 2014 della maturità professionale, il figlio, frequentando un ulteriore corso linguistico intensivo all’estero della durata di circa 8 mesi con 25 lezioni alla settimana, aveva effettuato un perfezionamento linguistico ai sensi dell’art. 2 cpv. 2 lett. d Reg. Laps. Il TCA ha, pertanto, rinviato gli atti all’USSI per determinare il diritto della ricorrente alle prestazioni assistenziali richieste nell’ottobre 2014 tenendo conto nell’unità di riferimento anche del figlio.
2.10. Nella presente evenienza dalle carte processuali emerge che RI 1, nata il _ 1974, e _, nato il _ 1974, si sono uniti in matrimonio il 3 marzo 1997. Dalla loro unione sono nate le figlie _ (_ 1998) e _ (_ 2001, cfr. doc. 60).
I coniugi _ sono stati autorizzati a vivere separati dal 20 aprile 2005 (cfr. doc. 60).
Inoltre dal 2006 RI 1 e _ sono stati privati della custodia delle figlie le quale sono state collocate in internato. Dal 2009 ai medesimi è pure stata tolta l’autorità parentale sulle figlie (cfr. doc. 59; 201; 60).
Con sentenza dell’8 maggio 2015 il Pretore Aggiunto del Distretto di _ ha sciolto per divorzio il matrimonio tra RI 1 e _, ha confermato la decisione di privarli dell’autorità parentale sulle figlie _ e _, come pure il collocamento di queste ultime in internato, nonché la tutela a loro favore e ha stabilito che le relazioni personali tra padre e figlie restavano sospese, mentre quelle con la madre dovevano continuare a essere esercitate nella forma sorvegliata.
Il Pretore Aggiunto ha altresì omologato la convenzione del 3 febbraio 2015, modificata il 6 maggio 2015 che prevedeva in particolare che il contributo alimentare di _ e RI 1 per le figlie _ e _ corrispondeva a tutte le rendite che i genitori percepivano e avrebbero percepito dalle assicurazioni sociali o analoghe prestazioni destinate al mantenimento delle figlie. Al riguardo è stato precisato che
“queste rendite o prestazioni analoghe potranno essere incassate direttamente dalle figlie per il tramite del loro rappresentante legale”
(cfr. doc. 60).
La ricorrente è al beneficio dell’assistenza sociale dal 2017 a seguito della soppressione nel gennaio 2017 della rendita intera AI attribuitale dal 2010 decisa il 23 gennaio 2017, non essendosi sottoposta a perizia psichiatrica in sede di revisione (cfr. consid. 1.1.; STCA 32.2017.37-38 dell’11 settembre 2017 con cui il TCA ha confermato la decisione emessa dall’UAI il 31 gennaio 2017; doc. 265; 243; 238; 233; 96).
Il 17 luglio 2017 il tutore di _ (_ è diventata maggiorenne il 13 aprile 2016) ha inviato un messaggio di posta elettronica a _ dell’USSI, indicando, dopo aver specificato che RI 1 e _ sono privati della custodia e dell’autorità parentale da dieci anni e non hanno rapporti con le figlie, che:
"
Sino a febbraio le ragazze beneficiavano di una rendita completiva che facevo versare direttamente sul conto in mia gestione. Poi i genitori hanno perso la rendita d’invalidità e di conseguenza hanno chiesto prestazioni assistenziali. Da quel momento sono state calcolate sotto ur madre e la stessa, perpetrando le dinamiche passate, non collabora e tiene per sé le quote relative alle figlie.
Ora le ragazze studiano con profitto presso il liceo di _ ma non ricevendo nulla, sono in grossa difficoltà economica.
Ti chiedo di valutare la possibilità di fare una richiesta a parte per _ (evtl. anche per _), visto il quadro drammatico di cui sopra.” (Doc. 55)
L’Ufficio dell’aiuto e della protezione – Settore famiglie e minorenni, il 23 novembre 2017, ha scritto all’USSI in relazione a _, e meglio a
“fattura LCA di ottobre e conto CCP, fattura dei premi LCA di novembre e richiamo fattura RC”
:
"
(...)
Visto che la ragazza non ha più contatti con la madre, che quest’ultima non partecipa minimamente a livello finanziario e che Sara provvede a tutti i suoi pagamenti, chiedo inoltre, come da richiesta del 26.9.2017 (inviata all’USSI) di _ che le eventuali partecipazioni vengano rimborsate sul suo CCP, che tutte le decisioni che la concernono siano trasmesse a lei e che venga pagato dall’USSI il premio mensile LCA di Fr. 22.50
. (...)” (Doc. 50)
_ studia all’università e _, che nel frattempo è anch’ella diventata maggiorenne (il _ 2019), al liceo (cfr. doc. B; VII; XII).
Con lo scritto del 25 marzo 2020 l’Ufficio dell’aiuto e della protezione – Settore famiglie e minorenni ha chiesto all’USSI di scorporare _ dall’unità di riferimento della madre, tenuto conto che la ragazza dal 2006 è sempre stata collocata in strutture a seguito di una grave situazione famigliare. È stato precisato che le relazioni con i genitori non si sono mai potute ripristinare e che la figlia, che studia con buoni risultati al liceo (terzo anno), da quando si trova nel progetto ADOC (appartamento in autonomia), ha dimostrato di essere autonoma e indipendente (cfr. doc. 226).
Fino al mese di settembre 2020 le prestazioni assistenziali ordinarie sono state calcolate tenendo conto di un’unità di riferimento costituita dell’insorgente e delle due figlie, _ e _ (cfr. doc. XII pag. 4; 388; 407; 401).
A far tempo dal mese di ottobre 2020, con decisione del 5 ottobre 2020, confermata dalla decisione su reclamo del 10 febbraio 2021 (cfr. doc. 383; B; consid. 1.1.; 1.2.), l’USSI ha per contro considerato un’unità di riferimento composta unicamente della ricorrente, in quanto il suo rapporto con le figlie è inesistente e non si occupa di loro, le quali gestiscono in autonomia la propria vita.
L’insorgente ha contestato il modo di procedere dell’amministrazione, asserendo che le figlie, con le quali i rapporti sono tutt'altro che inesistenti (si sarebbe sempre preoccupata del loro impegno nello studio e che limitassero le spese superflue) e a cui paga in contanti gli importi per il loro fabbisogno, sono in prima formazione e non sono indipendenti economicamente ai sensi degli art. 4 lett. e Laps e 2 Reg.Laps. Pertanto, a mente della parte ricorrente, _ e _ devono essere prese in considerazione nell’unità di riferimento della madre (cfr. doc. VII; XVI).
2.11. Chiamata a pronunciarsi in merito alla fattispecie, questa Corte rileva che le figlie della ricorrente, _ e _, nate nel 1998, rispettivamente nel 2001, dal 2006 non vivono con la madre, la quale è stata privata, oltre che della custodia, anche dell’autorità parentale su entrambe (cfr. consid. 2.10.).
Come visto sopra, la privazione dell’autorità parentale o della custodia, come pure la mancanza di comunione domestica o il rifiuto del figlio di accettare delle relazioni personali con il genitore debitore - ad eccezione del caso di abuso di diritto manifesto ex art. 2 cpv. 2 CC - non pongono termine all’obbligo di mantenimento dei genitori, essendo un effetto della filiazione nel senso giuridico del termine (cfr. consid. 2.6.).
È per questo motivo che i figli minorenni che non hanno risorse proprie e non vivono con i genitori, dal profilo della Laps e della Las, in linea di principio fanno parte dell’unità di riferimento della madre anche nel caso in cui quest’ultima non abbia l’autorità parentale sui figli (cfr. consid. 2.5.; 2.8.).
Nel caso di specie _ e _ hanno beneficiato delle rendite completive AI dal 2010 al 2017, periodo in cui la ricorrente aveva diritto a una rendita intera AI, poiché non si è sottoposta a una perizia psichiatrica in sede di revisione (cfr. consid. 1.1.; 2.10.). La rendita completiva veniva versata direttamente sul conto in gestione del tutore di _ e _ (cfr. doc. 55).
Da quando l’insorgente ha fatto ricorso all’assistenza sociale a seguito della soppressione, nel gennaio 2017, della rendita AI, le figlie sono state considerate nell’unità di riferimento della madre.
Le medesime, che sono agli studi, sono diventate maggiorenni il 13 aprile 2016, rispettivamente il 24 gennaio 2019 (cfr. consid. 2.10.).
Ai sensi dell’art. 4 cpv. 1 lett. e Laps l’unità di riferimento del titolare del diritto è costituita anche dai figli maggiorenni, se questi non sono economicamente indipendenti, ossia
se,
cumulativamente,
hanno meno di 30 anni, non sono sposati, legalmente
divorziati, separati o vedovi, non sono o non sono stati vincolati da un’unione domestica registrata, non hanno figli e sono in prima formazione (cfr. art. 2 cpv. 1 Reg.Laps; consid. 2.5.).
Dal Messaggio n. 4773 del 1° luglio 1998 relativo
all’introduzione di una nuova legge sull’armonizzazione e il coordinamento delle prestazioni sociali al p.to 7.1. si evince che
sono attribuiti alla medesima unità economica di riferimento pure
i figli maggiorenni economicamente dipendenti
,
in modo da avvicinarsi
il più possibile al reale rapporto di dipendenza economica anche se, sia legalmente che fiscalmente, i soggetti sono già considerati autonomi e indipendenti dai genitori.
Nel Rapporto del 11 giugno 2002 p.to 6.1 emesso dalla Commissione della gestione e delle finanze sul Messaggio 13 marzo 2002 concernente la modifica della legge sull’armonizzazione e il coordinamento delle prestazioni sociali è poi stato indicato:
"
(...) La Commissione della gestione nel suo rapporto del 4 aprile 2000 affermava:
“Nel regolamento di applicazione la precisazione del concetto di persona economicamente indipendente dovrà essere fatta con criteri il più possibile oggettivi che permettano di qualificare il grado di autonomia di un titolare di una prestazione rispetto alla sua famiglia (genitori)”
. (...)”
In casu non risulta alcun rapporto di dipendenza economica di _ e _ - che dal 2006, ovvero da quando _ aveva 8 anni e _ 5 anni, non vivono con la madre a cui nel 2009 è anche stata tolta l’autorità parentale - nei confronti della ricorrente (cfr. consid. 2.10.).
Dalle carte processuali risulta peraltro, da un lato, che da anni le figlie non hanno contatti regolari e costanti con la madre, la quale non partecipa finanziariamente al fabbisogno delle figlie (cfr. doc. 55; 50; 52; 35). Dall’altro, che _ percepirebbe una borsa di studio comprendente i costi generali che le permettono di coprire il suo fabbisogno (cfr. doc. 2).
E’ vero che con sentenza 42.2017.52 del 15 marzo 2018, citata dalla parte ricorrente (cfr. doc. VII pag. 4), il TCA ha avallato il modo di procedere dell’amministrazione che aveva considerato il figlio della ricorrente, che parallelamente agli studi svolgeva uno stage, quale figlio maggiorenne economicamente dipendente ai sensi dell’art. 4 lett. e Laps e 2 Reg.Laps, ritenuto che la sua retribuzione
non gli consentisse di provvedere al proprio completo sostentamento
e che quindi, ai fini della determinazione del diritto all’assistenza sociale dell’insorgente, l’aveva tenuto conto nell’unità di riferimento della madre.
E’ altrettanto vero, però, che in quel caso, a differenza della presente evenienza, la madre non era stata privata della custodia e dell’autorità parentale sul figlio. Né quest’ultimo era stato posto fin dalla tenera età in strutture senza mai ricostruire delle relazioni positive con la madre.
Questo Tribunale non ignora che l’insorgente, pendente causa, il 3 giugno 2021, ha dichiarato di avere dato il denaro necessario al sostentamento delle figlie in contanti (cfr. doc. XVI1).
Tuttavia ciò è smentito dall’allora tutore delle figlie e dall’Ufficio dell’aiuto e della protezione che già nel luglio e novembre 2017, ossia successivamente alla cessazione della corresponsione della rendita AI completiva per le figlie che veniva corrisposta direttamente sul conto in gestione del tutore, hanno attestato che la madre teneva per sé le quote delle prestazioni assistenziali destinate alle figlie e non partecipava a livello finanziario alle loro necessità (cfr. doc. 55; 50).
In relazione all’ulteriore dichiarazione del 3 giugno 2021 in cui l’insorgente si è impegnata a versare il fabbisogno per _ e _ sui loro conti postali (cfr. doc. XVI2), il TCA osserva, poi, che il potere cognitivo della presente Corte è limitato alla valutazione della legalità della decisione su reclamo deferitale sulla base dei fatti intervenuti fino al momento in cui essa è stata emanata (in casu: 10 febbraio 2021; cfr. STF 9C_119/2021 del 17 giugno 2021 consid. 2.1.; STF 9C_296/2020 del 4 settembre 2020 consid. 1.1.; STF 8C_102/2018 del 21 marzo 2018 consid. 6.3.; DTF 143 V 409 consid. 2.1.; STF 9C_18/2010 del 7 ottobre 2010 consid. 4; DTF 132 V 215 consid. 3.1.1.; DTF 129 V 1; DTF 121 V 366; STFA U 29/04 dell’8 novembre 2005).
Ne discende che la manifestazione d’intenzioni per il futuro non può influire sull’esito della presente vertenza riguardante il calcolo delle prestazioni assistenziali da ottobre a dicembre 2020 (cfr. consid. 1.1.; 2.1.).
Riguardo alla censura secondo cui l’insorgente non sarebbe stata al corrente delle lamentele delle figlie (cfr. doc. XVI; consid. 1.7.) giova rilevare, innanzitutto, che l’amministrazione ad ogni modo non ha più considerato _ e _ nella sua unità di riferimento con decisione del 5 ottobre 2020 a decorrere dal mese di ottobre 2020 e non con effetto retroattivo con eventuale emissione di un ordine di restituzione.
Inoltre la ricorrente, dal profilo del diritto di essere sentita ex art. 29 cpv. 2 Cost., ha comunque ampiamente avuto la possibilità di esprimersi al riguardo, in particolare dinanzi al TCA - che
gode del pieno potere di esame sui fatti e sul diritto (cfr. 8C_414/2015 del 29 marzo 2016 consid. 2.3.; DTF 137 I 195 consid. 2.3.2.; DTF 135 I 279 consid. 2.6.1 pag. 285; 124 V 180 consid. 4a pag. 183)
- dove ha in effetti tra l’altro prodotto le dichiarazioni del 3 giugno 2021 menzionate sopra (cfr. doc. XVI1; XVI2).
Del resto la circostanza che le figlie, oltre a essere poste in istituti dal 2006, in quanto la medesima è stata privata sia della custodia che dell’autorità parentale, nemmeno hanno vissuto con la stessa dopo essere diventate maggiorenni e il fatto che difetti una relazione stabile e positiva con le figlie devono essere ben noti alla ricorrente.
In simili condizioni, tutto ben considerato, questo Tribunale ritiene che, vista la particolarità del caso di specie, a ragione l’USSI abbia calcolato la prestazione assistenziale ordinaria spettante alla ricorrente dal 1° ottobre 2020 tenendo conto di un’unità di riferimento composta unicamente della medesima a esclusione delle figlie _ e _.
2.12. L’insorgente ha richiesto l’audizione della ricorrente, nonché l’audizione testimoniale delle figlie (cfr. doc. XVI).
Giusta l'art. 6 n. 1 CEDU, ogni persona ha diritto a un'equa e pubblica udienza entro un termine ragionevole, davanti a un tribunale indipendente e imparziale costituito per legge, al fine della determinazione sia dei suoi diritti e dei suoi doveri di carattere civile, sia della fondatezza di ogni accusa penale che gli venga rivolta.
Nel campo di applicazione dell’art. 6 CEDU rientrano anche i litigi relativi a prestazioni delle assicurazioni sociali e dell’assistenza sociale (cfr. STF 8C_522/2012 del 2 novembre 2012 consid. 2.3.).
Secondo la giurisprudenza del Tribunale federale, confermata in DTF 122 V 54 seg. consid. 3, la pubblicità del dibattimento, imposta dall'art. 6 n. 1 CEDU ed ormai ancorata anche nella Costituzione svizzera all'art. 30 cpv. 3, dev'essere principalmente garantita nella procedura di ricorso di prima istanza (cfr. STF 8C_504/2010 del 2 febbraio 2011). Tuttavia, lo svolgimento di un pubblico dibattimento in materia di assicurazioni sociali presuppone l'esistenza di una richiesta chiara e inequivocabile di una parte nel corso della procedura ricorsuale di prima istanza (cfr.
STF 8C_751/2019 del 25 febbraio 2020 consid. 2.1.; STF 8C_722/2019 del 20 febbraio 2020 consid. 2.1.;
STF 8C_63/2019, 8C_65/2019 dell’11 giugno 2019 consid. 5.1.; STF 8C_528/2017 del 19 dicembre 2017 consid. 1.3., pubblicata in SJ 2018 I 275; STF 8C_186/2017 del 1° settembre 2017 consid. 2.3.; STF 8C_665/2014 del 23 marzo 2015 consid. 4; STF 9C_578/2008 del 29 maggio 2009 consid. 4.8.; DTF 122 V 55 consid. 3a con riferimenti).
Una semplice richiesta di assunzione di prove, come ad esempio istanze di audizione personale – nella misura in cui si traducono in una richiesta di interrogatorio nel senso di un’assunzione di prove, ma non invece se tendono a esporre il proprio punto di vista personale sulle risultanze probatorie davanti a un tribunale indipendente – o di interrogatorio delle parti o di testimoni, oppure richieste di sopralluogo, non bastano per creare un simile obbligo (cfr. STF 8C_69/2020 del 21 febbraio 2020 consid. 4.4.;
STF 8C_722/2019 del 20 febbraio 2020, pubblicata in SVR 2020 UV N. 28 pag. 14;
STF 9C_903/2011 del 25 gennaio 2013 consid. 6.3.; SVR 2009 IV Nr. 22 pag. 62; DTF 125 V 38 consid. 2).
L’Alta Corte ha, inoltre, stabilito che il rifiuto di differire un'udienza pubblica fondato su motivi obiettivi non è in contrasto con il diritto federale e, in particolare, con l'art. 6 n. 1 CEDU (sul tema cfr. tuttavia DTF 136 I 279; DTF 127 V 491; STF 8C_504/2010 succitata).
In proposito cfr. pure STCA 38.2020.10 del 6 luglio 2020 consid. 2.9.; STCA 38.2018.31 del 12 ottobre 2018 consid. 2.7.; STCA 38.2018.39 del 10 ottobre 2018 consid. 2.8.
Nella presente evenienza - contrariamente a quanto esige la giurisprudenza federale -, la ricorrente non ha formulato un'esplicita richiesta di indire un pubblico dibattimento, né una richiesta di audizione al fine di esporre il proprio punto di vista sulle risultanze probatorie, ma ha semplicemente indicato quale prova la propria audizione (cfr. doc. XVI).
La medesima ha, quindi, chiesto l’assunzione di una nuova prova.
C
onformemente, poi, alla costante giurisprudenza, qualora l'istruttoria da effettuare d'ufficio conduca l'amministrazione o il giudice, in base a un apprezzamento coscienzioso delle prove, alla convinzione che la probabilità di determinati fatti deve essere considerata predominante e che altri provvedimenti probatori più non potrebbero modificare il risultato (valutazione anticipata delle prove), si rinuncerà ad assumere altre prove (cfr. STF 8C_611/2019 dell’11 maggio 2020 consid. 5.2.; STF 8C_139/2019 del 18 giugno 2019 consid. 3.3.; STF 9C_847/2017 del 31 maggio 2018 consid. 5.1.; STF 9C_35/2018 del 29 marzo 2018 consid. 6; STF 9C_588/2017 del 21 novembre 2017 consid. 7.2.; STF 9C_775/2016 del 2 giugno 2017 consid. 6.4.; STF 8C_794/2016 del 28 aprile 2017 consid. 4.2.; STF 9C_737/2012 del 19 marzo 2013; STF 8C_556/2010 del 24 gennaio 2011 consid. 9), senza che ciò costituisca una lesione del diritto di essere sentito sancito dall'art. 29 cpv. 2 Cost. (cfr. DTF 124 V 94 consid. 4b; 122 V 162 consid. 1d e sentenza ivi citata).
Inoltre i documenti già presenti all’inserto consentono al TCA di emanare il proprio giudizio senza ricorrere ad altre prove come la testimonianza delle figlie dell’insorgente.
La domanda di assunzione di prove formulata dalla ricorrente, va, dunque, respinta.
2.13.
Alla luce di tutto quanto esposto sopra, la decisione su reclamo emessa dall’USSI il 10 febbraio 2021 deve essere confermata.
2.14.
L’insorgente ha chiesto di essere posta al beneficio del gratuito patrocinio (cfr. doc. II).
Secondo l’art. 28 cpv. 2 Lptca la disciplina della difesa d’ufficio e del gratuito patrocinio è retta dalla Legge sul patrocinio d’ufficio e sull’assistenza giudiziaria.
L'art. 2 della Legge sull’assistenza giudiziaria e sul patrocinio d’ufficio (LAG) - del 15 marzo 2011, in vigore dal 1° gennaio 2011 (cfr. BU n. 22/2011 del 13 maggio 2011 pag. 263-264) - prevede:
"
L’assistenza giudiziaria garantisce a chi non dispone dei mezzi per assumersi gli oneri della procedura o le spese di patrocinio la possibilità di tutelare i suoi diritti davanti alle autorità giudiziarie e amministrative.”
L’altra condizione per l'ammissione all'assistenza giudiziaria enunciata dalla LAG è definita negativamente all'art. 3 cpv. 3:
"
Essa è esclusa se la procedura non presenta possibilità di esito favorevole per l’istante.”
Inoltre giusta l’art. 3 cpv. 1 LAG l’assistenza giudiziaria si estende all’esenzione dagli anticipi e dalle cauzioni; all’esenzione dalle tasse e spese processuali; all’ammissione al gratuito patrocinio.
I presupposti (cumulativi) per la concessione dell’assistenza giudiziaria sono in principio dati se l’istante si trova nel bisogno, se l’intervento dell’avvocato è necessario o perlomeno indicato e se il processo non è palesemente privo di esito positivo (cfr. STF 9C_686/2020 dell’11 gennaio 2021 consid. 1; STF 8C_512/2017 del 12 ottobre 2017 consid. 3.1.; STF 9C_844/2012 del 5 dicembre 2012 consid. 2; DTF 125 V 202 consid. 4a, 372 consid. 5b e riferimenti).
L’istante va considerato indigente quando non è in grado di assumere le spese legate alla difesa dei suoi interessi, senza intaccare i mezzi necessari al sostentamento suo personale e della famiglia (cfr. DTF 135 I 221 consid. 5.1; STF 8C_8C_925/2014 del 18 dicembre 2015 consid. 6; STF 9C_673/2009 del 14 aprile 2010 consid. 7.2).
Per valutare se un assicurato si trova in uno stato di bisogno, secondo la giurisprudenza federale, si tiene conto di un fabbisogno minimo che si situa al di sopra del minimo di esistenza agli effetti del diritto esecutivo (cfr. SVR 1998 IV Nr. 13 pag. 48 consid. 7b, pag. 48 consid. 7c).
Al minimo esecutivo va, infatti, aggiunto un supplemento al massimo del 15-25% (cfr. STF U 102/04 del 20 settembre 2004; STF 9C_673/2009 del 14 aprile 2010 consid. 7.2).
Generalmente dal punto di vista temporale lo stato di bisogno dell’istante va determinato secondo la situazione esistente al momento della decisione (cfr. STF 8C_529/2011 del 4 luglio 2012 consid. 6.1.; SVR 1998 UV Nr. 11 consid. 4a).
2.15. Nel caso di specie risulta dagli atti di causa che la ricorrente è al beneficio di prestazioni assistenziali dal 2017 (cfr. consid. 1.1.; 2.10.; doc. 346).
In tali circostanze l'indigenza deve essere ammessa.
Va poi considerato, da una parte, che l’insorgente non dispone delle necessarie conoscenze giuridiche, per cui l'intervento di un rappresentante legale, in casu l'avv. RA 1, appare giustificato, dall’altra, che le argomentazioni ricorsuali non erano palesemente destituite di esito favorevole. A quest’ultimo riguardo va evidenziato che
una domanda non è priva di probabilità di successo se le possibilità di vittoria e di sconfitta sono pressoché equivalenti o se le prime sono di poco inferiori alle seconde (cfr. STF 9C_168/2021 del 22 giugno 2021 consid. 2; STF 8C_56/2021 del 17 marzo 2021 consid. 8.1.).
Il TCA ritiene, dunque, che in concreto siano soddisfatti i requisiti cumulativi per la concessione del gratuito patrocinio a favore della ricorrente.
È riservato l'eventuale obbligo di rimborso, qualora la situazione economica dell'insorgente dovesse più tardi migliorare (cfr. art. 6 LAG;
relativamente al gratuito patrocinio nella procedura davanti al TF: cfr. art. 64 cpv. 4 LTF; STF 9C_735/2019 del 13 maggio 2020 consid. 6; STF I 472/06 del 21 agosto 2007 consid. 7.2.; STFA U 234/00 del 23 maggio 2002 consid. 5a, parzialmente pubblicata in DTF 128 V 174; DTF 124 V 301, consid. 6).
2.16. In ambito di assistenza sociale, per quanto riguarda la procedura dinanzi al TCA, si applica la legge di procedura per le cause davanti al Tribunale cantonale delle assicurazioni (Lptca) e per quanto non disposto da questa legge, si applica la legge federale sulla parte generale del diritto delle assicurazioni sociali del 6 ottobre 2000 (LPGA; cfr. art.
33 cpv. 3 Laps a cui rinvia l’art. 65 cpv. 1 Las
).
L’art. 29 Lptca enuncia:
"
1
La procedura è gratuita per le parti.
2
La procedura di ricorso concernente le controversie relative all’assegnazione o al rifiuto di prestazioni dell’assicurazione per l’invalidità è soggetta a spese; l’entità delle spese è determinata fra 200.-- e 1000.-- franchi in funzione delle spese di procedura e senza riguardo al valore litigioso.
3
Alla parte che provoca la causa per leggerezza o per un comportamento temerario, sono imposte la tassa di giustizia e le spese di procedura.
4
Negli altri casi la tassa di giustizia, quando è dovuta, è fissata tra 200 e 1’000 franchi
.”
L’art. 61 lett. a LPGA,
in vigore fino al 31 dicembre 2020, prevedeva che la procedura deve essere semplice, rapida, di regola pubblica e
gratuita per le parti
; la tassa di giudizio e le spese di procedura possono tuttavia essere imposte alla parte che ha un comportamento temerario o sconsiderato.
In data 1° gennaio 2021 è entrata in vigore una modifica della LPGA. L’art. 61 lett. a LPGA prevede ora unicamente che la procedura deve essere semplice, rapida e, di regola pubblica. Dalla medesima data è entrato in vigore l’art. 61 lett. f
bis
LPGA secondo cui in caso di controversie relative a prestazioni, la procedura è soggetta a spese se la singola legge interessata lo prevede; se la singola legge non lo prevede il tribunale può imporre spese processuali alla parte che ha un comportamento temerario o sconsiderato.
La procedura è pertanto di principio onerosa se concerne la fissazione dei contributi (cfr. Messaggio concernente la modifica della legge federale sulla parte generale del diritto delle assicurazioni sociali, FF 2018, pag. 1303 e seguenti, pag. 1334: “
La mozione Gruppo UDC 09.3406 chiede che venga abolito il principio della gratuità delle procedure di ricorso davanti ai tribunali cantonali nell’ambito delle assicurazioni sociali. L’indicazione secondo cui la procedura è gratuita va pertanto soppressa (art. 61 lett. a D-LPGA). Saranno così applicabili le disposizioni del diritto cantonale relative alle spese di procedura. Per quanto riguarda invece le controversie relative a prestazioni, la lettera fbis contempla l’addebito di spese soltanto nel caso in cui la singola legge lo preveda. Nell’assicurazione invalidità una tale regolamentazione è già in vigore dal 1° luglio 2006 (art. 69 cpv. 1bis LAI)”
).
Secondo l’art.
82a LPGA (Disposizione transitoria, cfr. RU 2021 358)
ai ricorsi pendenti dinanzi al tribunale di primo grado al momento dell’entrata in vigore della modifica del 21 giugno 2019 si applica il diritto anteriore.
In concreto il ricorso è del 22 marzo 2021 per cui si applica la nuova disposizione legale.
Trattandosi di prestazioni dell’assistenza sociale per le quali il legislatore cantonale non ha previsto di prelevare le spese e considerato il tenore dell’attuale art. 29 Lptca, la presente procedura è esente da spese.