Decision ID: c7d023d6-e1ee-5e24-b229-70bc6820b0ae
Year: 2021
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_007
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: 

ritenuto
in fatto
A.
RE 1 (1943) è parte in una causa pendente da anni presso la Pretura di _ (causa di divisione ereditaria: inc. DI.1997.913/918/919).
B.
Su richiesta 28 luglio 2017 del Pretore, avv. _, mediante decisione 13 novembre 2017 l’Autorità regionale di protezione _ (in seguito Autorità di protezione), ha istituito in favore di RE 1 una curatela di rappresentanza
ad hoc
, ex art. 390 e 394 cpv. 1 CC, nominando quale curatore l’avv. _, con il compito di rappresentarla nella causa che la vedeva opposta a _.
Tale decisione è stata annullata dalla giudice supplente della Camera di protezione, chiamata a decidere su reclamo di RE 1 (cfr. sentenza CDP n. 9.2018.6 del 12 aprile 2018). Gli atti sono stati retrocessi all’Autorità di protezione affinché procedesse all’audizione di RE 1 e agli accertamenti necessari per verificare se erano date le condizioni per istituire in suo favore una misura di protezione (cfr. consid. 5).
C.
Nel frattempo, con ordinanza 5 novembre 2018 il Pretore ha poi disposto la revoca della richiesta 28 luglio 2017 a seguito della consegna da parte dell’interessata dell’istromento di vendita del fondo _.
D.
Con decisione 12/16 novembre 2018 l’Autorità di protezione ha stralciato dai ruoli la procedura di protezione a favore di RE 1.
E.
Con ordinanza 16 giugno 2020 il Pretore di _, ha invitato nuovamente l’Autorità di protezione a designare a favore di RE 1 un curatore che abbia a rappresentarla nella causa che la vede opposta a _. Il Pretore ha in particolare considerato che negli anni una lunga serie di patrocinatori hanno rinunciato a patrocinare RE 1, che negli ultimi due anni la procedura è rimasta sostanzialmente ferma a ragione dell’attitudine defatigatoria di RE 1 e che occorre indirizzarsi verso la nomina alla stessa di un rappresentante legale giusta l’art. 38 cpv. 2 CPC/TI, auspicando (per economia processuale) la nomina dell’avv. _.
F.
Il 27 luglio 2020 l’Autorità di protezione ha convocato RE 1 ad un’udienza di discussione in merito alla richiesta della Pretura. L’interessata, si è opposta fermamente all’istituzione in suo favore di una curatela
ad hoc
. Pur ammettendo di aver cambiato diversi avvocati nella procedura dinanzi alla Pretura, ha ribadito di essere in grado di scegliere e nominare un avvocato.
G.
Mediante decisione 2 novembre/21 dicembre 2020 l’Autorità di protezione ha conferito mandato all’avv. _, ex art. 392 n. 2 CC, di provvedere a rappresentare RE 1 nelle cause (DI.1997.913/918/919) di cui all’istanza 16/18 giugno 2020 della Pretura di _, disponendo le modalità operative del mandatario per rapporto all’interessata e all’Autorità mandante.
H.
Con reclamo 18/19 gennaio 2021 RE 1 postula l’annullamento della predetta decisione e la revoca del mandato conferito all’avv. _. La decisione impugnata sarebbe a suo dire innanzitutto lesiva del diritto di essere sentiti, in quanto non motivata in modo sufficiente e priva di accertamenti in merito alla necessità della misura. La reclamante lamenta che non sarebbero date le condizioni per l’adozione di una misura di protezione, ribadendo di essere perfettamente in grado di scegliere un avvocato che la rappresenti. Quanto alla figura del curatore proposto la reclamante ricorda di aver già espresso chiaramente la sua ferma opposizione alla nomina, ribadendo il proprio malcontento nei confronti dell’avv. _.
I.
Nelle osservazioni 8 febbraio 2021 l’Autorità di protezione riporta i contenuti di uno scritto 4 febbraio 2021 del patrocinatore di _ in merito allo stato di incuria dei fondi e all’immobilismo dell’erede RE 1, rimettendosi al prudente giudizio dell’autorità di reclamo.
Con osservazioni 16 febbraio 2021 l’avv. _ rileva di non avere preclusioni nei confronti della reclamante e di non avere nulla in contrario ad occuparsi nuovamente della pratica pendente davanti alla Pretura.
Con replica 23 marzo 2021 RE 1 ribadisce i contenuti del reclamo, precisando che il solo fatto che tra le parti non sia possibile trovare un accordo transattivo non è sufficiente per procedere alla nomina di un rappresentante. Quanto allo stato degli immobili, la reclamante indica che il Municipio non ha mai ordinato misure di polizia. RE 1 ribadisce infine la sua ferma opposizione alla figura del curatore proposto dall’Autorità di protezione anche alla luce dei contenuti delle osservazioni 16 febbraio 2021.
Mediante duplica 6 aprile 2021 l’avv. _ conferma la propria disponibilità ad assumere il mandato rilevando che “
conosce già perfettamente tutti i dossiers
”.
Con duplica 12 aprile 2021 l’Autorità di protezione si limita a ricordare che la procedura è stata aperta su richiesta del Pretore, il quale ha invitato a designare l’avv. _.

Considerato
in diritto
1.
Le decisioni delle Autorità regionali di protezione concernenti maggiorenni sono impugnabili mediante reclamo alla Camera di protezione del Tribunale di appello, nella composizione di un giudice unico (art. 450 CC; art. 2 cpv. 2 della Legge sull’organizzazione e la procedura in materia di protezione del minore e dell’adulto [LPMA]; art. 48 lett. f n. 7 LOG). Riguardo alla procedura applicabile, per quanto non già regolato dagli art. 450 segg. CC occorre riferirsi, in via sussidiaria, alla Legge sulla procedura amministrativa, in particolare alle norme concernenti le azioni connesse con il diritto civile di competenza dell’autorità amministrativa (art. 99 LPAmm; cfr. Messaggio del Consiglio di Stato n. 6611 del 7 marzo 2012 concernente la modifica della LTut, pag. 8) e, in via ancora più sussidiaria, alle disposizioni del diritto processuale civile (CPC; v. art. 450f CC).
2.
Con la decisione impugnata l’Autorità di protezione ha conferito mandato all’avv. _, ex art. 392 n. 2 CC, di provvedere a rappresentare RE 1 nelle cause dinanzi alla Pretura, disponendo che “
dovrà tenere informata l’interessata
e l’Autorità (di protezione) del suo operato
” e “
sottoporre preventiva richiesta d’autorizzazione all’Autorità (di protezione) per gli eventuali atti formatori straordinari che implicano delle conseguenze giuridiche, economiche o patrimoniali importanti all’interessata
”. L’Autorità di prima sede ha motivato la sua decisione con il fatto che
“il perdurante immobilismo procedurale davanti alla Pretura di _ da parte dell’interessata, nonché il suo stato di salute (che richiede un intervento chirurgico e cicli di riabilitazione), portano alla convinzione che l’interessata deve essere rappresentata nelle cause pendenti davanti al Pretore”.
L’Autorità di prime cure ha ritenuto che “
al momento non appare ancora inevitabile procedere con una valutazione peritale sullo stato di salute psichica ex art. 449 CC, in particolare può essere lasciato aperto il quesito a sapere se il comportamento processuale della stessa sia l’espressione di una patologia psichica che giustifichi l’istituzione di una curatela di rappresentanza, nella misura in cui può essere conferito ad un terzo il compito di rappresentarla nelle cause pendenti
”. Sempre secondo l’Autorità di protezione “
risulta nell’interesse di tutti gli eredi e quindi anche di RE 1, procedere al più presto nelle cause pendenti, per evitare che l’attuale stallo porti ad un deperimento della sostanza della successione con conseguente perdita economica
”. L’Autorità ha concluso che “
l’interessata non è assolutamente in grado di condurre con cognizione di causa tutti i processi giudiziari pendenti per cui vi si può sopperire dando mandato ad un terzo con le necessarie conoscenze giuridiche che possa e debba rappresentarla convenientemente
”.
3.
Nel reclamo in oggetto RE 1 postula l’annullamento della decisione dell’Autorità di protezione e la revoca del mandato di rappresentanza conferito all’avv. _. La reclamante lamenta che la decisione sarebbe lesiva del diritto di essere sentita, in quanto non sufficientemente motivata.
3.1.
Il diritto di essere sentito (art. 29 cpv. 2 Cost) è un diritto di ordine formale la cui violazione implica l’annullamento della decisione impugnata, indipendentemente dalle possibilità di successo nel merito (DTF 137 I 195 consid. 2.2; sentenza DTF del 29 novembre 2013, inc. 5A_699/3013 consid. 2.2).
Il diritto di essere sentito, comprende vari aspetti. Tra questi, anche il diritto ad una motivazione sufficiente, cui la reclamante si richiama.
Questo diritto non impone tuttavia di esporre e discutere tutti i fatti, i mezzi di prova e le censure formulati; basta infatti che dalla decisione impugnata emergano in maniera chiara i motivi su cui l'autorità fonda il suo ragionamento (DTF 134 I 83 consid. 4.1, 129 I 232 consid. 3.2 e riferimenti).
3.2.
Senonché, l’aspetto del diritto di essere sentita invocato dalla reclamante non risulta nella fattispecie violato. La motivazione contenuta nella decisione dell’Autorità di protezione permette in effetti di comprendere le ragioni che l’hanno indotta ad istituire la rappresentanza. Tant’è che la reclamante si è soffermata su dette ragioni confutandole ed evidenziando – come vedremo in seguito a ragione – la carenza di accertamenti e l’errata impostazione giuridica dell’Autorità di prima sede.
4.
La reclamante lamenta pure che non sarebbero dati i presupposti per la nomina da parte dell’Autorità di protezione di un avvocato che la rappresenti nelle azioni giudiziarie pendenti in Pretura.
L’Autorità di protezione ha dato seguito alla richiesta della Pretura rinunciando a designare in favore di RE 1 un curatore, ma conferendo comunque un mandato ex. art. 392 n. 2 CC all’avv. _ di rappresentare l’interessata nella causa dinanzi alla Pretura di _. Come già debitamente indicato da questa Camera in una fattispecie analoga, che già concerneva la reclamante, il giudizio sull’esistenza dei presupposti per istituire una misura di protezione ad una persona adulta spetta all’Autorità di protezione (art. 440 e segg. CC) (cfr. sentenza CDP 12 aprile 2018 n. 9.2018.6, consid. 4).
4.1.
L’art. 390 CC elenca i presupposti per l’istituzione di una curatela. In particolare, l’Autorità di protezione degli adulti istituisce una curatela se una persona maggiorenne non è in grado di provvedere ai propri interessi, o lo è solo in parte, a causa di una disabilità mentale, di una turba psichica o di un analogo stato di debolezza inerente alla sua persona (art. 390 cpv. 1 n. 1 CC).
Cause della curatela, ai sensi della norma, possono essere tre alternativi
stati di debolezza
, ovvero una
disabilità mentale
, una
turba psichica
o un
analogo stato di debolezza
; l’elenco è esaustivo (CommFam Protection de l’adulte,
Meier
, n. 25 ad art. 390 CC).
Per quanto riguarda
l’ampia nozione di "
analogo stato di debolezza
”, la dottrina sottolinea come essa vada interpretata restrittivamente
e utilizzata eccezionalmente
(CommFam Protection de l’adulte,
Meier
,, ad art. 390 CC n. 17;
Meier/Lukic
, Introduction au nouveau droit de la protection de l’adulte, Ginevra 2011, n. 386, pag. 184; Meier, Les nouvelles curatelles; systématique, conditions et effets, n. 36, pag. 110-111;
Meier
, Droit de protection de l’adulte, Losanna 2016, n. 728, pag. 369, con riferimenti). Secondo gli esempi citati dal Messaggio del Consiglio federale, tale nozione consente di proteggere, ad esempio, le persone anziane affette da deficienze analoghe a quelle delle persone afflitte da una disabilità mentale o da una turba psichica; compresi sono anche i casi estremi di inesperienza o di cattiva gestione, nonché rari casi di disabilità fisiche, per esempio i casi di paralisi grave o quelli di persone nel contempo cieche e sorde (Messaggio concernente la modifica del CC, protezione degli adulti, diritto delle persone e diritto della filiazione del 28 giugno 2006, FF 2006 pag. 6391 e segg.; vedi in particolare pag. 6432; v. anche BSK Erw.Schtz,
Henkel
, ad art. 390 CC n. 13;
Schmid
, Erwachsenenschutz Kommentar, Zurigo/San Gallo 2010, ad art. 390 CC n. 6; CommFam Protection de l’adulte,
Meier
, ad art. 390 CC n. 17). Come emerge chiaramente dal testo legale italiano e tedesco
, lo stato
di debolezza deve risiedere nella persona interessata (“
inerente alla sua persona
"; “
in der Person liegenden Schwächezustands
”)
e non essere ancorato a circostanze esterne, tra cui rientrano origine sociale, disagio estremo, difficoltà lavorative, solitudine, ecc.
(
Schmid
, Erwachsenenschutz Kommentar, ad art. 390 CC n. 8; CommFam Protection de l’adulte,
Meier
,
ad art. 390 CC n. 16;
Meier
, Les nouvelles curatelles; systématique, conditions et effets, n. 36, pag. 110-111). In effetti, obiettivo della misura è la protezione di persone in uno
stato
di
debolezza
, non la lotta contro comportamenti socialmente o moralmente inadeguati (
Henkel
,
Basler Kommentar Erwachsenenschutz, ad art. 390 CC n. 3; COPMA, Droit de la protection de l’adulte, Guide pratique, Zurigo/San Gallo 2012, n. 5.6, pag. 136; CommFam Protection de l’adulte,
Meier
,
ad art. 390 CC n. 17;
Meier
,
Les nouvelles curatelles; systématique, conditions et effets, n. 36, pag. 110-111).
L’esistenza di uno stato di debolezza non è ancora sufficiente per giustificare l’adozione di una misura:
occorre inoltre che l’interessato non sia in grado di provvedere ai propri affari né di designare rappresentanti che possano farlo (Messaggio, pag. 6432). Lo stato di debolezza (causa della curatela) deve dunque avere come conseguenza un bisogno di protezione e di assistenza dell’interessato (presupposto “
sociale
” della curatela) (
Schmid
, Erwachsenenschutz Kommentar, ad art. 390 CC n. 1;
BSK Erw.Schtz,
Henkel
, ad art. 390 CC n. 17;
Meier/Lukic
, Introduction au nouveau droit de la protection de l’adulte, n. 405, pag. 193; COPMA, Droit de la protection de l’adulte, Guide pratique, n. 5.10 pag. 138). L’incapacità è una nozione relativa, da interpretare in funzione del genere di affari che l’interessato è chiamato a gestire; la loro importanza non è determinante in sé per l’istituzione di una curatela, ma avrà un ruolo nella scelta del tipo di curatela e nel determinare le sfere di compiti affidate al curatore (CommFam Protection de l’adulte,
Meier,
n. 20 ad art. 390 CC).
4.2.
Ai sensi dell’art. 392 CC (
rinuncia a una curatela
) se l’istituzione di una curatela appare manifestamente sproporzionata rispetto all’estensione dei compiti, l’Autorità di protezione degli adulti può: provvedere di moto proprio a quanto necessario, segnatamente dando il consenso a un negozio giuridico (n. 1), conferire ad un terzo l’incarico di provvedere a singoli compiti (n. 2) oppure designare una persona o un servizio idonei con diritto di controllo e informazione in determinati ambiti (n. 3).
L’art. 392 CC si applica quando l’istituzione di una curatela risulta manifestamente sproporzionata. La sproporzione deve essere esaminata in relazione all’estensione dei compiti che sarebbero affidati al curatore. L’istituzione di una curatela necessita di tempo e formalità per la messa in opera (art. 405 CC), per il seguito e per la sorveglianza (art. 410-411 CC); il mandato al curatore è in principio concepito per la durata, anche se i compiti conferiti possono essere limitati (CommFamm Protection de l’adulte,
Meier
, n. 5 ad art. 392 CC).
Le condizioni previste all’art. 390 CC devono essere adempiute per l’istituzione di qualsiasi tipo di curatela; secondo la dottrina, è ad ogni modo innegabile che il tipo di curatela che si intende adottare influenzerà “
a ritroso
” l’esame delle condizioni (l’autorità potendosi mostrare meno esigente nel verificare l’adempimento delle condizioni nel caso in cui scelga una curatela d’accompagnamento, rispetto ad esempio ad una curatela generale, cfr.
Meier,
Les nouvelles curatelles, op. cit., n. 23, pag. 105; v. anche
Meier/Lukic
, op. cit., n. 403, pag. 192).
Nel caso in cui l’istituzione di una curatela appaia manifestamente sproporzionata, mentre le condizioni per la sua istituzione sono realizzate, l’Autorità di protezione può rinunciare all’istituzione della curatela e decidere di intervenire altrimenti, segnatamente nominando un rappresentante a norma dell’art. 392 CC con l’incarico di provvedere a singoli compiti (n. 2) (
Meier/Lukic
, op. cit., n. 430 pag. 203 e n. 394 pag. 189). Le condizioni generali previste dall’art. 390 CC devono in ogni caso essere adempiute anche per l’istituzione di quest’ultima misura (
Meier
, Droit de protection de l’adulte, n. 766, pag. 384). Questo tipo di intervento non può quindi essere messo in atto quale misura sostitutiva perché mancano i presupposti per l’istituzione di una curatela
o si vuole rinunciare ad accertarli
(BSK Erw.Schtz,
Henkel
, n. 5 ad art. 392 CC)
.
4.3.
Nel caso in esame, l’Autorità di protezione ha istituito la misura di protezione dell’art. 392 n. 2 CC rinunciando ad eseguire gli accertamenti che invero andavano fatti sulle condizioni psichiche dell’interessata.
Con la decisione impugnata l’Autorità di protezione si è infatti limitata a constatare l’esistenza di un non meglio precisato “
stato di salute
” e di un “
immobilismo procedurale
” da parte di RE 1, che giustificherebbero la misura contestata. L’Autorità di prime cure ha anzi esplicitamente ammesso di non aver esperito alcuna perizia sulla salute psichica dell’interessata, precisando che “
può essere lasciato aperto il quesito a sapere se il comportamento processuale della stessa sia l’espressione di una patologia psichica che giustifichi l’istituzione di una curatela di rappresentanza, nella misura in cui può essere conferito ad un terzo il compito di rappresentarla nelle cause pendenti
”. A torto.
Da quanto emerge dagli atti, si può desumere che alla fattispecie in esame presso la Pretura di _, risulta ancora applicabile il Codice di procedura civile ticinese del 17 aprile 1971. La richiesta rivolta dal Pretore all’Autorità di protezione di nominare alla signora RE 1 un rappresentante legale è infatti fondata sull’art. 38 cpv. 2 CPC/TI, che recita che “
le persone civilmente incapaci e quelle inabilitate devono essere rappresentate, assistite o autorizzate al processo, a norma delle leggi che regolano il loro stato e la loro incapacità
”. Dagli atti non risulta che la signora RE 1 sia persona “
civilmente incapace
” o oggetto di una inabilitazione ai sensi del predetto articolo (oggi, curatela generale: v. art. 398 CC). Quindi di due cose l’una. O l’interessata non è in grado di provvedere ai propri interessi, o lo è solo in parte, a causa di una disabilità mentale, di una turba psichica o di un analogo stato di debolezza inerente la sua persona (art. 390 cpcv. 1 n. 1 CC), e allora, previo accertamento di tale stato, spetta all’Autorità di protezione nominare un curatore di rappresentanza e – se la nomina di un curatore è sproporzionata – nominare un rappresentante per un atto puntuale a norma dell’art. 392 n 2 CC. Oppure, se non ricorrono gli estremi sopra menzionati, e RE 1 non sia “
capace di proporre e di discutere con la necessaria chiarezza la propria causa
”, spetta semmai al Pretore valutare l’eventuale applicazione di quanto previsto dall’art. 39 cpv. 2 CPC/TI. In ogni caso è escluso che le norme del diritto della protezione possano essere utilizzate per mettere in atto soluzioni giuridicamente non fondate, ossia non basate sugli accertamenti che il diritto della protezione degli adulti impone. Tantomeno dette norme possono essere applicate a persone che, se del caso, intenzionalmente e scientemente, per fini propri, mettono in atto stratagemmi e modalità di conduzione della causa di stampo defatigatorio.
A titolo abbondanziale, va comunque rilevato che le considerazioni fatte dall’Autorità di prima sede per giustificare la misura non sono in ogni caso pertinenti.
Dal certificato medico citato nella decisione impugnata risulta unicamente che RE 1 doveva essere ricoverata in ospedale, per un non meglio precisato, “
intervento chirurgico nel mese di ottobre 2020
” e che sarebbero seguiti “
cicli di riabilitazione
” (cfr. certificato dr. med. _, 20 ottobre 2020). Come già indicato nella precedente decisione, il fatto che RE 1 abbia cambiato un considerevole numero di legali dinanzi alla Pretura, dal 1997 ad oggi, non è una circostanza sufficiente per l’istituzione della misura contestata.
Neppure il presunto deperimento della sostanza della reclamante può essere considerato – da solo - una condizione sufficiente a giustificare l’istituzione della misura. L’Autorità si è per altro limitata a riportare in modo generico che a causa
dell’immobilismo
di RE 1 la sostanza della reclamante potrebbe deperire con conseguente perdita economica. Dagli atti neppure risulta quale sia l’entità di tale sostanza e la situazione economica della reclamante.
4.4.
In concreto, non avendo l’Autorità di protezione proceduto ad una valutazione peritale sullo stato psichico dell’interessata, non ritenendolo “
ancora inevitabile
” – partendo dal presupposto sbagliato che l’art. 392 n. 2 CC permetta di conferire un incarico ad un avvocato senza accertamenti di alcun genere sulla sussistenza delle condizioni per la messa in atto di una misura di protezione a norma delle disposizioni del diritto di protezione degli adulti – la decisione impugnata si avvera palesemente errata e va annullata.
Il reclamo va pertanto accolto e l’incarto deve essere retrocesso nuovamente all’Autorità di protezione affinché proceda, senza indugio, a chiarire finalmente con i debiti accertamenti se il comportamento processuale dell’interessata abbia origine in una disabilità mentale, in una turba psichica o in un analogo stato di debolezza, che giustifichi l’adozione di una misura di protezione, sia essa generale (curatela) o puntuale (rappresentanza ex art. 392 n. 2 CC).
5.
Gli oneri processuali seguono di regola il principio della soccombenza. In concreto, solo
l’Autorità di protezione può essere ritenuta soccombente. Tuttavia,
non potendo essere addossate spese processuali agli enti pubblici e agli organismi incaricati di compiti di diritto pubblico (art. 47 cpv. 6 LPAmm),
occorre prescindere dal prelievo di tali oneri.
In considerazione dell’esito della procedura si giustifica tuttavia di porre nuovamente a carico di quest'ultima l'obbligo di versare alla reclamante una congrua indennità per ripetibili.