Decision ID: 45149a33-d666-59a1-a51e-4d7640404a9a
Year: 2003
Language: it
Court: TI_TCA
Chamber: TI_TCA_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: public_law

ritenuto,
in fatto
A. _ è attiva dal 1994 quale educatrice presso il _ di _. Conseguito il diploma di "Maestro d'arte" nella sezione "Decorazione pittorica" presso l'istituto statale d'arte di _ nel 1972, essa ha poi lavorato:
- quale educatrice all'_ di _, dal 1974 al 1986,
- quale animatrice (supplente) al _ di _, nel periodo da settembre 1988 a giugno 1989, per circa 16 settimane,
- alla _, quale assistente sociale a tempo parziale da agosto 1993 ad aprile 1995,
- dal 20.3 al 18.6.1994, dal 5.9.1994 al 17.6.1995 e dal 1.9.1995 al 31.8.1996 quale educatrice a tempo parziale (21 ore settimanali) presso il _, con lo statuto d'ausiliaria.
Con risoluzione 4 settembre 1996 _ è stata nominata a tempo parziale (50%) quale educatrice presso il _ e iscritta nella classe 26 dell'organico con 10 aumenti.
Nel 1980 l'attrice ha ottenuto il diploma di "educatrice de la petite enfance" presso la sede bellinzonese dell'_ di _.
Dal 13 agosto 2001 al 31 marzo 2002 essa ha beneficiato di un congedo non pagato per frequentare un corso universitario nella facoltà di scienze dell'educazione presso l'università di _.
B. Con lettera 24 dicembre 1996 la sezione Ticino del sindacato _ è intervenuta presso la sezione del personale dello Stato, chiedendo l'attribuzione della classe 28 con 10 scatti all'attrice e ciò per l'esperienza effettuata e gli anni d'attività precedentemente svolti presso lo Stato.
La sezione del personale ha risposto il 17 gennaio 1997, confermando il calcolo dello stipendio e rilevando che in precedenza _ era impiegata con lo statuto d'avventizia, perciò non aveva diritto al passaggio alle classi alternative.
La questione è stata risollevata a più riprese dal sindacato, ma senza esito positivo.
Il 7 novembre 2001 la qui attrice, volendo fondare le proprie pretese sull'art. 5 cpv. 1 lettera d della legge federale sulla parità dei sessi (LPar), ha inoltrato un'istanza di conciliazione all'Ufficio di conciliazione per la parità dei sessi.
La presidente, in data 15 marzo 2002 ha dichiarato la mancata conciliazione.
C. Con petizione 11 giugno 2002 _ ha chiesto di essere inserita, dal 1° settembre 1996 e per il futuro, nella classe 28 con il massimo degli scatti d'anzianità e il versamento della differenza di stipendio tra la classe 26 con 10 aumenti dal 1° novembre 1997, oltre interesse al 5% dalla scadenza mensile dei singoli importi.
L'attrice sostiene che al momento della nomina avrebbe dovuto essere messa nella classe richiesta in quanto già in precedenza era al massimo della classe e delle annualità: l'attribuzione alla classe 26 con 10 scatti sarebbe quindi illegale.
Alcuni suoi colleghi sarebbero comunque stati subito inseriti nella classe 28 con 10 aumenti e ciò nonostante avessero pari formazione ed esperienza; per questa diversità di trattamento non vi sarebbe altra spiegazione che quella dovuta al sesso. L'esistenza di una discriminazione sarebbe quindi presunta perché resa verosimile, mentre il datore di lavoro non avrebbe dimostrato che la differenza di retribuzione sarebbe giustificata da motivi oggettivi.
D. Con risposta 14 agosto 2002 il Dipartimento delle finanze e dell'economia ha postulato la reiezione integrale della petizione, contestando l'esistenza delle pretese disparità di trattamento. Rileva in particolare che, fino al momento della nomina avvenuta nel 1996, l'attrice aveva lo statuto d'ausiliaria, retto dal relativo regolamento e dal CO. La sua carriera salariale sarebbe iniziata solo nel settembre 1996 con l'atto di nomina, e solo da quel momento le sarebbero applicabili i criteri d'avanzamento previsti dalla legge sugli stipendi, in particolare per quanto riguarda gli scatti annuali. Contesta poi le pretese disparità di trattamento rispetto ai colleghi dell'attrice: chi si trovava nelle medesime condizioni avrebbe, infatti, avuto il medesimo trattamento salariale, indipendentemente dal sesso.
Considerato,

in diritto
1. Le contestazioni di natura pecuniaria derivanti dal rapporto d'impiego tra l'autorità di nomina ed il dipendente sono di competenza del Tribunale cantonale amministrativo quale istanza unica (art. 68 LOrd e 71 lett. d PAmm).
2. 2.1. Fino al mese di settembre del 1996, il rapporto di lavoro dell'attrice era retto dal Regolamento sul personale ausiliario dello stato (in seguito: Regolamento), giusta il quale il dipendente è assunto con contratto di lavoro individuale di diritto privato secondo gli artt. 319 segg. del CO (art. 2 Regolamento).
L'ammontare e le modifiche degli stipendi del personale ausiliario sono determinati dalla divisione delle risorse del dipartimento delle finanze e dell'economia (art. 2a Regolamento). Il regolamento definisce altresì le indennità in caso d'assenza (art. 2b), i congedi (art. 2d), le vacanze (art. 2e) e le indennità d'uscita (art. 2g).
Il dipendente assunto in base alla citata normativa sfugge invece all'applicazione sia della legge sull'ordinamento degli impiegati dello Stato e dei docenti (LORD), applicabile solo ai dipendenti nominati o incaricati conformemente agli artt. 7 segg., risp. 15 segg. LORD, sia della legge sugli stipendi degli impiegati dello Stato e dei docenti (LStip, cfr. art. 1).
2.2. L'art. 7 cpv. 1 LStip prescrive che lo stipendio iniziale è fissato all'atto della nomina e corrisponde al minimo della classe prevista per la rispettiva funzione.
Il Consiglio di Stato può stabilire uno stipendio iniziale maggiore, quando ciò è giustificato da circostanze speciali, come l'esercizio di una funzione analoga in un altro posto, preparazione speciale, capacità e condizioni particolari (cpv. 2). Nel caso di candidati di giovane età, con scarsa esperienza o previsti per compiti che richiedono un periodo d'introduzione, il Consiglio di Stato può stabilire, per due anni al massimo, uno stipendio fino a due classi inferiore rispetto a quello minimo previsto per la funzione (cpv. 3).
2.3. Il regolamento concernente le funzioni e le classificazioni dei dipendenti dello Stato attribuisce alla funzione di educatore diplomato le classi di stipendio 26-28. La decisione di attribuire _ alla classe 26 + 10 (massimo degli scatti) appare quindi conforme alla legge: così facendo il Consiglio di Stato, facendo uso della facoltà prevista dall'art. 7 cpv. 2 LStip, ha adeguatamente tenuto conto dell'esperienza da lei maturata nello stesso ambito lavorativo. Non v'era invece diritto ad una classe di stipendio superiore, ritenuto che essa non può prevalersi dell'art. 8 LORD né della LStip, fino a quel momento a lei non applicabili.
3.
L'attrice lamenta una disparità di trattamento, sostenendo di essere stata trattata diversamente da altri colleghi che, nelle sue medesime condizioni, sarebbero stati immediatamente inseriti nella classe 28 più dieci scatti.
3.1. Giusta l'art. 8 cpv. 3 della Costituzione federale, del 18 aprile 1999 (Cost.), uomo e donna hanno uguali diritti. La legge ne assicura l'uguaglianza di diritto e, di fatto, in particolare per quanto concerne la famiglia, l'istruzione e il lavoro. La Legge federale sulla parità dei sessi, entrata in vigore il 1 luglio 1996 (LPar), sancisce che uomini e donne non devono essere pregiudicati né direttamente né indirettamente a causa del loro sesso. Una discriminazione è diretta quando una differenza è fondata esplicitamente sull'appartenenza ad un sesso, o su criteri che le persone di un solo sesso possono adempiere, senza che tale differenza sia oggettivamente giustificata, giustificazione che può risiedere in una differenza biologica o funzionale che esclude in modo assoluto un trattamento uguale (DTF 124 II 409; 117 Ia 262). La discriminazione è invece indiretta quando una norma, seppure formulata in modo neutro dal punto di vista della parità dei sessi, in definitiva svantaggia principalmente o comunque in modo preponderante persone di un sesso, senza che ciò sia oggettivamente giustificato (messaggio 24.2.1993: FF 1993 I, pag. 1028; DTF 125 I 79; 125 II 387; 124 II 424).
3.2. L'art. 8 cpv. 3 Cost. e 3 LPar precisano che uomo e donna hanno diritto a un salario uguale per un lavoro di uguale valore, esplicitando che il divieto di discriminazione si applica in particolare anche nel campo della retribuzione.
Vi è discriminazione salariale allorquando c'è una disuguaglianza di salario a detrimento di una professione considerata tipicamente femminile - rispettivamente tipicamente maschile - senza che ciò trovi una giustificazione oggettiva nella natura del lavoro. Poiché il sesso del lavoratore non può essere determinante nella fissazione del salario, sono vietate differenze di stipendio dipendenti da criteri specifici quali forza fisica, maggior numero di assenze, età di pensionamento inferiore, e norme istituite a protezione della donna, poiché siffatti criteri non si riferiscono al lavoro come tale. Per contro, una disparità nel trattamento salariale di due professioni tipicamente femminili - o tipicamente maschili - non costituisce discriminazione fondata sul sesso e non ricade quindi sotto la LPar né sotto l'art. 8 cpv. 3 Cost., bensì unicamente sotto l'art. 8 cpv. 1 Cost. (DTF 125 II 387, 124 II 529; 117 I 270).
4. 4.1. Nel 1982 gli educatori erano inseriti nelle classi di stipendio 7 e 6. Con la nuova classificazione, entrata in vigore nel 1988, gli educatori diplomati sono stati attribuiti alle classi 24-25 e, dal 1.1.1991 alle classi 26-28.
Sulla scorta dell'art. 10 LStip che attribuisce al Consiglio di Stato
l'elaborazione delle norme di promozione nei casi di funzioni per le quali sono previste classi alternative di stipendio, con risoluzione governativa 12 febbraio 1982, in vigore fino al 1987, il Governo ha previsto, per le funzioni sociali, il passaggio dalla classe alternativa di stipendio inferiore a quella superiore di regola dopo due anni (doc. 1). Tale sistema è poi stato confermato con la risoluzione 23 dicembre 1987 (doc. 2). La successiva risoluzione governativa 22 gennaio 1991 ha invece modificato il regime, prevedendo il passaggio alla classe alternativa superiore dopo quattro anni (doc. 5).
4.2. Nel caso concreto, risulta che i colleghi dell'attrice collocati al massimo della classe dell'organico al momento della nomina, erano già incaricati in precedenza. Come tali, avendo i necessari anni di servizio, avevano potuto beneficiare del passaggio alla classe superiore di stipendio. Ciò vale per _ (incaricato nel 1989 e nominato nel 1992) e _ (incaricato nel 1987 e nominato nel 1989) i quali hanno potuto beneficiare del previgente regime d'avanzamento. La collocazione nella classe 28 + 10 è poi avvenuta a seguito della modifica della pianta di classificazione.
A _, incaricato quale ausiliario nel 1990, fu attribuita subito la classe 28 +10.
_, che peraltro svolgeva funzioni differenti rispetto all'attrice (ausiliaria dal 1981 e incaricata nel 1988) non è stata inserita al momento della nomina al massimo della classe (25 + 10), bensì nella classe 24 + 6, passando poi alla classe 28 + 9 a seguito della modifica della pianta di classificazione.
_ (incaricata nel 1994 e nominata nel 1995), è stata classificata nella classe 26 + 1 al momento della nomina.
Ad _ (incaricata nel 1994 e nominata nel 1995), al momento dell'incarico è stata attribuita per 9 mesi la classe 25 (era alla prima esperienza lavorativa), quindi la 26, poi aumentata di uno scatto nel 1995 e 1996.
_ è stata incaricata nel 1994 con l'attribuzione della classe 28 + 10.
_, incaricato con lo statuto di ausiliario nel 1992, è a tutt'oggi nella classe 26 + 1 e non ha beneficiato degli scatti.
4.3. Da quanto precede risulta che le differenze di trattamento salariale dipendono avantutto dallo statuto del dipendente: il personale incaricato e quello nominato ha potuto beneficiare del regime della LORD e della LStip, non invece chi era incaricato con lo statuto di ausiliario.
Vero è che la classe di stipendio iniziale variava, ma la sua determinazione rientra comunque nell'ambito dell'apprezzamento dell'autorità di nomina (art. 7 LStip), che tiene conto delle differenti situazioni personali che portano inevitabilmente a differenziare le situazioni.
In due casi (_e _) all'atto della nomina è stata conferita subito la classe 28 + 10: non v'è evidentemente discriminazione di un sesso rispetto all'altro, trattandosi di un uomo e di una donna. Neppure è però stato violato il principio della parità di trattamento dell'art. 8 Cost. In passato l'autorità di nomina, facendo uso del potere d'apprezzamento previsto dall'art. 7 LStip, ha a tratti derogato al principio dello stipendio minimo in caso di nomina e di incarico. Nel 1996, anno di nomina dell'attrice, è invece intervenuto un mutamento dovuto all'introduzione di tutta una serie di misure di risparmio, che hanno ridotto lo spazio di manovra dell'autorità: riduzione dei costi del personale, segnatamente il blocco temporaneo degli avanzamenti e delle promozioni, l'allungamento delle carriere e quindi dei tempi di percorrenza tra una classe ad un'altra di livello superiore, nonché l'applicazione rigida dell'art. 7 cpv. 3 LStip (Direttive 25.11.1996 ai funzionari dirigenti dell'amministrazione cantonale: doc. 21). Questo maggior rigore tocca però indistintamente tutti i funzionari dello Stato, indipendentemente dal sesso e non costituisce perciò disparità di trattamento nell'ottica della LPar e dell'art. 8 Cost.
Ne discende che, non essendovi violazione della LPar, né dell'art. 8 Cost., l'inserimento dell'attrice nella classe di stipendio 26 con 10 aumenti è corretto. La petizione deve dunque essere respinta.
5. La procedura è gratuita (art. 13 cpv. 5 LPar). Quantunque, nel caso concreto, le deduzioni dell'attrice fondate sulla LPar siano integralmente respinte, il richiamo a questa normativa non appare ancora abusivo. L'attrice può quindi essere mandata esente da tasse e spese.