Decision ID: f1351b6e-6bb3-581f-a0a4-b2ce32250302
Year: 2021
Language: it
Court: TI_TCAS
Chamber: TI_TCAS_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: social_law

ritenuto
in fatto
1.1. Nel gennaio 2018 (doc. 5) RI 1, 1972, di formazione decoratrice e da ultimo attiva come ausiliaria di farmacia, ha presentato una domanda di prestazioni all'assicurazione invalidità per una frattura della caviglia destra avvenuta il 29 giugno 2017 scendendo dalle scale, che ha comportato, nel tempo, più interventi chirurgici e da subito un'inabilità lavorativa totale.
Raccolta la documentazione medica presso i curanti e l'assicuratore infortuni che si è assunto il caso, il 13 dicembre 2019 (doc. 58) il Servizio Medico Regionale (dr. _) ha valutato di persona l'assicurata e nel suo primo rapporto finale del 17 dicembre 2019 (doc. 60) l'ha ritenuta inabile al 100% in qualsiasi attività dal 29 giugno 2017 e al 20% dal 9 gennaio 2019 in attività adeguate di tipo esclusivamente leggero da svolgere in posizione prevalentemente seduta. Preso atto della perizia reumatologica del 9 marzo 2020 (docc. 64 e 223) fatta esperire dall'assicuratore infortuni, l'SMR ha allestito l'11 maggio 2020 (doc. 67) un nuovo rapporto finale, secondo cui, confermata l'inabilità lavorativa totale dal 29 giugno 2017 in qualsiasi attività, dal 1° dicembre 2019 l'assicurata risultava incapace al 66% nell'attività di ausiliaria di laboratorio/farmacia, da intendersi quale riduzione del rendimento, e allo 0% in attività adeguata, tenuto conto di determinati limiti funzionali e di carico.
1.2. Sentito il consulente in integrazione professionale (doc. 68 e 69), con progetto di decisione del 23 settembre 2020 (doc. 85) l'Ufficio assicurazione invalidità ha attribuito all'assicurata una rendita intera di invalidità temporanea dal 1° giugno 2018 al 29 febbraio 2020, con versamento dal 1° luglio 2018, poiché per una capacità lavorativa residua dal 1° dicembre 2019 del 100% in attività adeguate si ha un grado di invalidità del 5%.
Interpellati nuovamente il Servizio Medico Regionale (doc. 92) e la consulente in integrazione professionale (doc. 96), che si sono pronunciati sulle osservazioni dell'assicurato al progetto di decisione (doc. 90), aggiornati i dati economici al 2019 (docc. 94 e 95) l'Ufficio AI ha confermato il suo preavviso con decisione del 23 marzo 2021 (doc. A2).
1.3. Il 10 maggio 2021 (doc. I) RI 1, sempre patrocinata dall'avv. RA 1, ha chiesto al Tribunale in via principale di riconoscerle una rendita di invalidità e subordinatamente dei provvedimenti di integrazione professionale; in via subordinata, di ritornare gli atti all'Ufficio AI per nuovi accertamenti medici ed emanazione di un nuovo progetto di decisione.
Per la ricorrente gli accertamenti medici effettuati dall'Ufficio AI sarebbero insufficienti, perché la sindrome dolorosa regionale complessa (CRPS) di cui è affetta "
è una patologia neuro-, orto-, traumatologica e costituisce un danno alla salute organico rispettivamente somatico
", che impone delle valutazioni mediche specialistiche pluridisciplinari che in specie sono assenti, perciò la decisione va annullata e gli atti rinviati per nuovi accertamenti.
Inoltre, occorre considerare l'esigenza di gestire il dolore con importanti dosi di medicamenti i cui effetti collaterali sono pure invalidanti e non sono però stati considerati dall'SMR, così come il fatto di essere vincolata all'uso di stampelle per deambulare. Poi, i fortissimi dolori di cui soffre comportano impedimenti funzionali anche in posizione seduta e statica, con un sovraccarico anche a livello psichico, compromettendo la sua capacità lavorativa in qualsiasi attività, anche leggera, e in ogni ambito lavorativo, concetti pure ripresi dall'SMR il 19 luglio 2019 e dal perito reumatologo il 9 marzo 2020 a pagina 11.
La grave forma di sindrome CRPS, che è ormai diventata cronica, le porta una grande sofferenza sia somatica sia psichica e problemi del sonno e di concentrazione, che ulteriormente intaccano e riducono la sua residua capacità lavorativa anche in attività estremamente leggere e sedentarie ritenute adeguate.
A ciò si aggiungono numerose affezioni somatiche invalidanti, che portano a un quadro complesso che necessita di accertamenti medici specialistici pluridisciplinari, tanto che lo stesso Servizio Medico Regionale aveva rilevato il 17 dicembre 2019 un'inabilità lavorativa del 20% anche in attività adeguate, stato che andava ritenuto come stazionario. D'altronde, anche altri medici curanti hanno attestato un'inabilità lavorativa del 100% anche dopo il mese di dicembre 2019, esigibilità lavorativa che risulta plausibile anche alla luce delle sequele della CRPS.
Pertanto, "
Al reddito da invalida dell'assicurata va quindi applicata una riduzione corrispondente all'incapacità lavorativa (anche mediante esame empirico presso il CPA-CFPS) e ciò in misura del 40% almeno, ciò che conduce ad un grado di invalidità superiore a 50% almeno, con conseguente diritto ad una rendita d'invalidità AI.
" (cfr. punto 9).
In merito all'aspetto economico, l'insorgente ha criticato il reddito da invalida considerato dall'amministrazione, siccome il dato statistico si riferisce al settore maschile, mentre per le donne va ritenuto un reddito annuo di Fr. 49'140.-, a cui va dedotta la quota di incapacità lavorativa di almeno il 30-40% e la riduzione sociale di almeno il 15%.
Anche il reddito da valida considerato dall'Ufficio AI è contestato, essendo inferiore a quello che avrebbe potuto percepire se non fosse intervenuto il danno alla salute. La ricorrente ha poi precisato di avere da ultimo lavorato come assistente di farmacia e non come ausiliaria di farmacia, perciò va riconosciuto il relativo reddito annuo di Fr. 58'044.-, a cui va aggiunta la qualifica di Fr. 150.- al mese per la conoscenza della lingua tedesca, per un reddito da valida di almeno Fr. 59'994.- annui.
Infine, presentando un grado di invalidità superiore al 20%, l'insorgente ha diritto a una riformazione professionale.
1.4. Nella risposta del 2 giugno 2021 (doc. IV) l'Ufficio assicurazione invalidità ha proposto al TCA di respingere il ricorso, rilevando di avere fondato la propria valutazione della capacità lavorativa residua dell'assicurata sulla dettagliata, completa e approfondita valutazione del Servizio Medico Regionale, che si è basato sulla documentazione medica agli atti, sulla valutazione psichiatrica del 13 dicembre 2019 del dr. _ e sulla perizia reumatologica del dr. med. _ allestita su mandato dell'assicuratore infortuni. Ritenuto che la ricorrente ha manifestato un dissenso puramente soggettivo nei confronti della valutazione operata dall'amministrazione senza apportare elementi oggettivi, in particolare di natura medica, a sostegno della propria tesi, non v'è motivo per mettere in dubbio le conclusioni dell'SMR.
Non vi sono perciò elementi per ritenere l'esistenza di una incapacità lavorativa superiore a quella accertata né che giustifichino l'esperimento di ulteriori indagini di natura medica.
Per la questione economica, l'Ufficio AI ha rinviato all'esaustiva presa di posizione del Servizio integrazione professionale e ha riconfermato la correttezza del calcolo della capacità di guadagno residua che ha operato.
1.5. Chieste (docc. VI e VIII) e ottenute due proroghe (docc. VII e IX), il 14 luglio 2021 (doc. X) la ricorrente ha ribadito il suo dissenso sulle valutazioni mediche effettuate dall'Ufficio AI, contestando che le valutazioni di natura psicologica del dr. med. _ siano corrette e complete nonché conformi alla giurisprudenza.
Inoltre, l'assicurata ha contestato che si sia fatto capo alla valutazione medica effettuata in ambito di assicurazione infortuni che pone una serie di particolarità a livello di ammissione di turbe psichiche e l'esistenza di un nesso causale tra l'evento e le sue conseguenze. Ad ogni modo, la valutazione dell'invalidità da parte dell'assicurazione infortuni o invalidità non è vincolante per l'altro assicuratore.
Comunque, le conclusioni di natura medica dell'Ufficio AI sono contraddette dalle emergenze mediche agli atti e vi sono grandi dubbi sui rapporti medici dell'amministrazione, che "
contrastano altresì, oltre che con la giurisprudenza citata, anche con il buon senso e l'esperienza generale della vita.
" (pag. 2).
L'affezione da CRPS comporta delle implicazioni invalidanti, dovendo considerare come oggettivabili le limitazioni funzionali legate anche ai dolori, che nessun medico dell'amministrazione, compreso il dr. med. _, ha correttamente valutato e considerato. Le sue contestazioni sono dunque oggettivabili, fondandosi su chiare e acquisite conoscenze mediche.
1.6. Il 19 agosto 2021 (doc. XII) l'amministrazione ha ribadito che la valutazione dell'SMR è completa, esaustiva e rispettosa delle condizioni poste dalla giurisprudenza in merito agli indicatori.
Inoltre, pur non essendo vincolante la valutazione effettuata dall'assicuratore infortuni, ciò non significa che la stessa non possa essere utilizzata quale base di giudizio se considerata concludente.
L'Ufficio AI ha precisato che la valutazione psichiatrica non è stata eseguita in ambito infortunistico, quindi le osservazioni della ricorrente sul nesso di causalità non sono fondate.
Infine, non avendo apportato alcun nuovo elemento oggettivo, segnatamente di natura medica, l'amministrazione ha chiesto di respingere il ricorso.
1.7. L'insorgente non ha formulato ulteriori osservazioni (doc. XIII).
considerato

in diritto
2.1. Oggetto del contendere è sapere se, correttamente, l'Ufficio assicurazione invalidità ha attribuito all'assicurata una rendita temporanea di invalidità soltanto per il periodo dal 1° giugno 2018 al 29 febbraio 2020 o se, come richiesto dalla ricorrente, anche dopo tale data essa abbia diritto a una rendita di invalidità stante un'inabilità lavorativa di almeno il 30-40%.
2.2. Secondo l'art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con gli artt. 7 e 8 LPGA, con invalidità s'intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata, cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio.
Gli elementi fondamentali dell'invalidità, secondo la surriferita definizione, sono dunque un danno alla salute fisica o psichica conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio, e la conseguente incapacità di guadagno.
Occorre quindi che il danno alla salute abbia cagionato una diminuzione della capacità di guadagno, perché il caso possa essere sottoposto all'assicurazione per l'invalidità (
Scartazzini
, Les rapports de causalité dans le droit suisse de la sécurité sociale, Basilea e Francoforte sul Meno 1991, pag. 216 segg.).
Per incapacità al lavoro s'intende qualsiasi incapacità, totale o parziale, derivante da un danno alla salute fisica, mentale o psichica di compiere un lavoro ragionevolmente esigibile nella professione o nel campo di attività abituale. In caso d'incapacità al lavoro di lunga durata possono essere prese in considerazione anche le mansioni esigibili in un'altra professione o campo d'attività (art. 6 LPGA).
L'incapacità al guadagno è definita all'art. 7 LPGA e consiste nella perdita, totale o parziale, della possibilità di guadagno sul mercato del lavoro equilibrato che entra in considerazione, provocata da un danno alla salute fisica, mentale o psichica e che perdura dopo aver sottoposto l'assicurato alle cure ed alle misure d'integrazione ragionevolmente esigibili.
Secondo l'art. 8 cpv. 1 LPGA, è considerata invalidità l'incapacità al guadagno totale o parziale presumibilmente permanente o di lunga durata.
La nozione d'invalidità di cui agli artt. 4 cpv. 1 LAI e 8 cpv. 1 LPGA è di carattere giuridico economico, non medico (DTF 116 V 249 consid. 1b).
L'art. 28 cpv. 1 LAI prevede che l'assicurato ha diritto ad una rendita se: a. la sua capacità al guadagno o la sua capacità di svolgere le mansioni consuete non può essere ristabilita, mantenuta o migliorata mediante provvedimenti d'integrazione ragionevolmente esigibili; b. ha avuto un'incapacità al lavoro (art. 6 LPGA) almeno del 40% in media durante un anno senza notevole interruzione; e c. al termine di questo anno è invalido (art. 8 LPGA) almeno al 40%.
L'art. 28 cpv. 2 LAI prescrive che gli assicurati hanno diritto ad una rendita intera se sono invalidi almeno al 70%, a tre quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono invalidi almeno al 40%.
Tuttavia, il diritto alla rendita nasce al più presto dopo 6 mesi dalla data in cui l'assicurato ha rivendicato il diritto alle prestazioni conformemente all'art. 29 cpv. 1 LPGA, ma al più presto a partire dal mese seguente il compimento dei 18 anni (art. 29 cpv. 1 LAI).
In virtù dell'art. 28a cpv. 1 LAI,
per valutare l'invalidità di un assicurato che esercita un'attività lucrativa si applica l'articolo 16 LPGA. Il Consiglio federale definisce il reddito lavorativo determinante per la valutazione dell'invalidità.
Ai sensi dell'art. 16 LPGA, il grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto fra il reddito del lavoro che l'assicurato conseguirebbe dopo l'insorgenza dell'invalidità e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione, nell'esercizio di un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in condizioni normali di mercato del lavoro (
reddito da invalido
) ed il reddito del lavoro che egli avrebbe potuto conseguire se non fosse diventato invalido (
reddito da valido
).
Si confronta perciò il reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non fosse divenuto invalido con quello che egli può tuttora realizzare, benché invalido, sfruttando la residua capacità lavorativa in attività da lui ragionevolmente esigibili in condizioni normali del mercato del lavoro, previa adozione di eventuali provvedimenti integrativi (
metodo generale del raffronto dei redditi
; DTF 128 V 30 consid. 1, 104 V 136 consid. 2a e 2b; Pratique VSI 2000 pag. 84 consid. 1b).
Secondo la
giurisprudenza, per il raffronto dei redditi sono determinanti le circostanze esistenti al momento dell'(eventuale) inizio del diritto alla rendita ed i redditi da valido e da invalido devono però essere rilevati sulla medesima base temporale e la valutazione deve tenere conto di eventuali modifiche dei redditi di paragone intervenute fino alla resa della decisione e suscettibili di incidere sul diritto alla rendita (DTF 129 V 222).
Nella DTF 107 V 21 consid. 2c, la Corte federale ha stabilito che l'assicurazione per l'invalidità non è tenuta a rispondere qualora l'assicurato, in ragione della sua età, di una carente formazione oppure a causa di difficoltà di apprendimento o linguistiche, non riesce a trovare concretamente un'occupazione (giurisprudenza confermata con STFA
U 156/05 del 14 luglio 2006, consid. 5).
2.3. Trattandosi dell'attribuzione di una rendita limitata nel tempo, per costante giurisprudenza, quando l'amministrazione con un'unica decisione attribuisce una rendita per un certo periodo e, contemporaneamente, la riduce o la sopprime per un periodo successivo, devono essere applicate per analogia le regole sulla revisione di decisioni amministrative ex art. 17 LPGA (DTF 131 V 164, 131 V 120, 125 V 143; SVR 2006 IV Nr. 13; STFA I 597/04 del 10 gennaio 2006; I 689/04 del 27 dicembre 2005; I 38/05 del 19 ottobre 2005; I 12/04 del 14 aprile 2005; I 528/04 del 24 febbraio 2005 e I 299/03 del 29 giugno 2004).
L'art. 17 cpv. 1 LPGA stabilisce che se il grado d'invalidità del beneficiario della rendita subisce una notevole modificazione, per il futuro la rendita è aumentata o ridotta proporzionalmente o soppressa, d'ufficio o su richiesta.
I principi giurisprudenziali sviluppati in materia di revisione di rendite sotto il regime del vecchio art. 41 LAI sono applicabili anche in merito all'art. 17 LPGA (DTF 130 V 343 consid. 3.5).
Se la capacità al guadagno dell'assicurato migliora, v'è motivo di ammettere che il cambiamento determinante sopprime, all'occorrenza, tutto o parte del diritto a prestazioni dal momento in cui si può supporre che il miglioramento costatato perduri. Lo si deve in ogni caso tenere in considerazione allorché è durato tre mesi, senza interruzione notevole, e che presumibilmente continuerà a durare (art. 88a cpv. 1 OAI). Analogamente, in caso di aggravamento dell'incapacità al guadagno, occorre tener conto del cambiamento determinante il diritto a prestazioni, non appena esso perdura da tre mesi senza interruzione notevole. L'art. 29bis è applicabile per analogia (art. 88a cpv. 2 OAI).
Queste norme sono applicabili non soltanto in caso di revisione della rendita, ma anche di assegnazione con effetto retroattivo di una prestazione limitata nel tempo (STF 8C_94/2013 dell'8 luglio 2013 consid. 4.1 e STFA 29 maggio 1991 nella causa St.; RCC 1984 pag. 137). L'art. 88a cpv. 2 OAI è applicabile nei casi in cui al momento del cambiamento determinante il diritto a prestazioni esisteva già un'invalidità che dava diritto ad una rendita (STF 8C_303/2012 e 8C_340/2012 del 6 dicembre 2012, consid. 5.3).
Giusta l'art. 29bis OAI, se la rendita è stata soppressa a causa dell'abbassamento del grado di invalidità e l'assicurato, nel susseguente periodo di tre anni, presenta di nuovo un grado di invalidità suscettibile di far nascere il diritto alla rendita per incapacità al lavoro della stessa origine, il periodo precedente la prima erogazione verrà dedotto dal periodo d'attesa impostogli dall'art. 28 cpv. 1 lett. b LAI.
Infine, una diversa valutazione di uno stato di fatto rimasto invariato ed inizialmente approfonditamente esaminato non costituisce né un caso di revisione né di riconsiderazione (STFA I 8/04 del 12 ottobre 2005 pubblicata in Plaidoyer 1/06, pag. 64).
2.4. A seguito della domanda di prestazioni del 2018 dell'assicurata, l'Ufficio AI ha raccolto gli atti medici determinanti sia presso i curanti sia richiamandoli dall'assicuratore infortuni, che si era assunto le conseguenze della caduta dalle scale dell'interessata.
Il dr. med. _ del Servizio Medico Regionale ha valutato di persona l'assicurata il 13 dicembre 2019 e nel suo rapporto di visita medica SMR di pari data (doc. 58) ha esposto l'anamnesi familiare/personale, fisiologica, patologica remota, socio-lavorativa, lo svolgimento della giornata, i disturbi soggettivi, le abitudini, il tempo libero.
Nel descrivere lo sviluppo della malattia e i risultati della terapia, l'assicurata ha evidenziato che dal giorno dell'infortunio non v'era stato alcun miglioramento della funzione articolare, risultando la caviglia pressoché anchilosata. Si era inoltre sovrapposta una algodistrofia, che determinava un dolore continuo che incideva anche sull'umore. Le scarpe ortopediche l'aiutavano a camminare, ma non poteva indossarle per più di 3-6 ore al giorno. Continuava con la fisioterapia per il rinforzo muscolare e ogni giorno assumeva antiinfiammatori non steroidei.
All'esame dello status il medico SMR ha riscontrato una deambulazione con zoppia, impossibilità a camminare sulle punte e i talloni, piede destro asciutto, non edematoso, indolente alla palpazione. La mobilità della caviglia era quasi assente con solo alcuni gradi residui alla flessione sia plantare che dorsale. Lieve ipotrofia dei gemelli della gamba destra.
Nel medesimo rapporto risulta pure l'esame dello status psichico effettuato dal dr. med. _, FMH psichiatria e psicoterapia, che lo stesso giorno ha avuto un colloquio con l'interessata, rilevando che abitava autonomamente, non v'era alcun disturbo dello stato di coscienza, non disturbi dell'orientamento, non disturbi dell'attenzione e della memoria, non disturbi formali del pensiero, non fobie, timori, sintomi ossessivo-compulsivi, lieve ansia libera, non deliri né disturbi della percezione, non derealizzazione né depersonalizzazione, umore in asse tranne alcune larvate idee di riferimento allo stato somatico, non disturbi della carica vitale e della psicomotricità, non riferiti particolari disturbi del sonno, non variazioni circadiane. L'attendibilità dell'assicurata era buona.
I medici del Servizio Medico Regionale hanno così potuto porre le diagnosi di dolori persistenti riferiti come costrittivi, non urenti e a tipo scossa elettrica alla caviglia destra: artrofibrosi della caviglia destra, CRPS tipo I, esiti da osteosintesi del malleolo laterale con placca e viti e del malleolo mediale con vite e Kirschner (30 giugno 2017) per frattura/lussazione trimalleolare destra tipo Weber B, esiti da asportazione del materiale di osteosintesi, artrotomia anteriore, rimozione dei frammenti ossei ventrali e neurolisi del nervo peroneo superficiale destro (9 febbraio 2018), esiti da artrolisi aperta anteriore e artroscopica posteriore dell'articolazione tibio-tarsica (1° giugno 2018). Assente diagnosi psichiatrica maggiore.
Nella loro valutazione, gli specialisti hanno indicato che il quadro clinico-valetudinario era a quel momento stabilizzato e che non consentiva la ripresa dell'attività abituale, essendo compatibile unicamente con mansioni leggere svolte in posizione seduta.
Dal profilo psichico, l'assicurata era seguita una volta alla settimana da una psicologa; non v'era presa di medicamenti specifica né una presa a carico medico-psichiatrica. L'assicurata presentava larvate idee di riferimento alla condizione somatica, tuttavia non di gravità tale da giustificare di per sé una diagnosi psichiatrica maggiore rispettivamente giustificare limitazioni presenti o pregresse di tipo psichiatrico in qualsiasi attività confacente. L'interessata si era detta spontaneamente d'accordo con questa valutazione.
Nel rapporto finale SMR del 17 dicembre 2019 (doc. 60) il dr. med. _ ha riassunto in ordine cronologico i pareri dei medici curanti _, _, _ e _ intervenuti tra il 30 giugno 2017 e il 5 dicembre 2019, ha riportato le diagnosi poste qualche giorno prima nel suo rapporto di visita medica SMR e ha ritenuto che l'interessata era totalmente inabile al lavoro dal 29 giugno 2017 in qualsiasi attività, mentre dal 9 gennaio 2019 lo era al 20% in attività adeguate, da intendere come riduzione del rendimento.
Poco tempo dopo, il 31 marzo 2020 (doc. 64), l'Ufficio AI ha ricevuto dall'assicuratore infortuni competente la perizia medica che quest'ultimo ha fatto allestire in ambito reumatologico.
Il dr. med. _, FMH in reumatologia, ha visitato il 9 marzo 2020 l'assicurata e il 14 seguente (doc. 223) ha reso la sua valutazione sulla base della documentazione messagli a disposizione, dei dati anamnestici richiesti e dell'esame clinico.
Lo specialista ha posto le diagnosi reumatologiche non e in nesso di causalità con l'infortunio, ha riassunto nel dettaglio i numerosi referti medici, ha indicato l'anamnesi personale, soggettiva, sistematica e sociale. Egli ha poi indicato l'esito dell'esame reumatologico che ha effettuato alla colonna vertebrale, alle articolazioni periferiche e l'esame neurologico cursorio.
Nella sua valutazione il reumatologo ha riproposto i pareri dei colleghi che hanno avuto in cura l'assicurata, ha evidenziato i dolori lamentati da quest'ultima al ginocchio destro esponendo l'esame clinico di questo arto, le lombalgie presenti da anni e esaminato la colonna vertebrale e cervicale, le spalle e i gomiti, per i quali non lamentava dolori. Secondo l'esperto, i dolori accusati dall'assicurata, i deficit funzionali riferiti e dimostrati durante l'esame peritale reumatologico si spiegavano prevalentemente con le alterazioni strutturali finora dimostrate; il quadro algico persistente, ritenuto invalidante, non era proporzionato al fabbisogno analgesico documentato.
Infine, il perito ha risposto ai quesiti sottopostigli dall'assicuratore infortuni, in particolare indicando le diagnosi non e in nesso di causalità con l'infortunio del 29 giugno 2017, che dal mese di dicembre 2019 lo stato finale era stato raggiunto e che da una continuazione della cura medica non vi sarebbe stato un miglioramento della patologia presentata al piede destro.
A proposito dell'incapacità al lavoro, il reumatologo ha rilevato che l'assicurata non era in grado di stare a lungo in piedi, di camminare per lunghi tragitti, di deambulare su terreno sconnesso e/o declivo, di mantenere a lungo la posizione accovacciata rispettivamente inginocchiata, di sollevare e trasportare carichi superiori ai 10 kg.
Nel giudicare la capacità lavorativa dell'assicurata nell'attività da ultimo esercitata di ausiliaria di laboratorio/farmacia - che implicava di contattare i diversi fornitori di prestazione, specialmente i medici per verificare quanto era stato prescritto, inserire i dati nel computer, recarsi in magazzino a prendere erbe e piante necessarie per potere elaborare i preparati, preparare gli infusi, i tè e i dedotti per la clientela, pulire e riordinare il laboratorio -, in cui era prevalentemente in movimento, tenuto conto dei limiti funzionali e di carico indicati, per l'esperto detta capacità era compromessa nella misura di 2/3, da intendersi come diminuzione del rendimento sull'arco di una giornata lavorativa abituale di 8-9 ore.
L'assicurata era in grado di svolgere altre attività lavorative più leggere, prevalentemente da seduta, con possibilità di alternare le posizioni corporee al bisogno, senza necessità di deambulazione prolungata, in particolare su terreno sconnesso e/o declivo, tralasciando anche la posizione di lavoro accovacciata. In un'attività adatta al suo stato di salute, andava considerata abile al lavoro sull'arco di una giornata lavorativa normale di 8-9 ore, con rendimento massimo del 100%.
Sulla scorta di questa perizia, l'11 maggio 2020 (doc. 67) il dr. med. _ dell'SMR ha rivisto il suo rapporto finale, riportando le diagnosi somatiche poste dal dr. med. _ che in parte ricalcano, per quanto concerne i dolori cronici irradianti con rilevante deficit funzionale multidirezionale della caviglia destra, quelle già indicate nel suo rapporto del 2019.
A ciò si aggiunge, con riferimento alla caviglia, la sindrome dolorosa regionale complessa.
Inoltre, per quanto attiene alle altre parti del corpo, vanno indicate le gonalgie bilaterali in: tendenza ad iperlassità legamentare; possibile gonartrosi anteriore bilaterale. Periartropatia dell'anca destra. Sindrome lombospondilogena cronica intermittente in: ernia discale lombare, L4/L5, anamnestica; disturbi statici della colonna vertebrale (appiattimento della colonna dorsale, iperlordosi lombare, scoliosi destroconvessa dorsale); decondizionamento e sbilancio muscolare. Sindrome cervicovertebrale cronica in: disturbi statici del rachide (appiattimento della colonna dorsale, iperlordosi lombare, scoliosi destroconvessa dorsale); sbilancio muscolare.
Assente diagnosi psichiatrica maggiore.
Il Servizio Medico Regionale ha perciò rivisto i gradi di inabilità lavorativa ritenendo che dal 1° dicembre 2019 l'assicurata era inabile al 66% come ausiliaria di laboratorio/farmacia e allo 0% in attività adeguate, fermo restando i limiti di carico e funzionali posti dal perito reumatologo.
Raccolto il parere del consulente in integrazione professionale, con preavviso del 23 settembre 2020 (doc. 85) l'Ufficio AI ha attribuito all'assicurata una rendita intera temporanea per il periodo dal 1° giugno 2018 al 29 febbraio 2020, ritenuto che dal 1° dicembre 2019 la sua capacità lavorativa del 100% in attività adeguate dava luogo a una perdita di guadagno del 5%.
Le osservazioni del 23 ottobre 2020 (doc. 90) dell'assicurata, che ha chiesto l'erezione di una perizia pluridisciplinare, sono state sottoposte al vaglio del Servizio Medico Regionale, che il 3 novembre 2020 (doc. 92), per mano dei dr. _ e _, ha affermato:
"
In assenza di nuova documentazione medica che attesti una modificazione del quadro clinico con ricadute sul piano valetudinario, non vi sono i presupposti per una rivalutazione di quanto definito con rapporto finale SMR del 11.5.2020.".
Aggiornato il calcolo economico con i dati del 2019 (doc. 94) e sentito nuovamente il consulente in integrazione professionale che ha confermato una riduzione complessiva del 5% dal reddito da invalida, con decisione del 23 marzo 2021 (doc. A2) l'Ufficio AI ha ribadito la concessione di una rendita intera temporanea.
2.5. Per costante giurisprudenza (STF 9C_13/2007 del 31 marzo 2008),
al fine di poter graduare l'invalidità, all'amministrazione (o al giudice in caso di ricorso) è necessario disporre di documenti che devono essere rassegnati dal medico o eventualmente da altri specialisti, il compito del medico consistendo nel porre un giudizio sullo stato di salute, nell'indicare in quale misura e in quali attività l'assicurato è incapace al lavoro come pure nel fornire un importante elemento di giudizio per determinare quali lavori siano ancora ragionevolmente esigibili dall'assicurato (DTF 125 V 256 consid.
4 pag. 261; 115 V 133 consid. 2 pag. 134; 114 V 310 consid. 3c pag. 314; 105 V 156 consid.
1 pag. 158). Spetta in seguito al consulente professionale, avuto riguardo alle indicazioni sanitarie, valutare quali attività professionali siano concretamente ipotizzabili (
Meyer-Blaser
, Rechtsprechung des Bundesgerichts zum IVG, pag. 228 seg.).
Per quel che concerne il valore probatorio di un rapporto medico, determinante è che i punti litigiosi importanti siano stati oggetto di uno studio approfondito, che il rapporto si fondi su esami completi, che consideri parimenti le censure espresse dal paziente, che sia stato approntato in piena conoscenza dell'incarto (anamnesi), che la descrizione del contesto medico sia chiara e che le conclusioni del perito siano ben motivate.
Determinante quindi per stabilire se un rapporto medico ha valore di prova non è né l'origine del mezzo di prova, né la denominazione, ad esempio quale perizia o rapporto (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; STFA I 462/05 del 25 aprile 2007; STFA U 329/01 e U 330/01 del 25 febbraio 2003; DTF 125 V 352 consid. 3a; DTF 122 V 160 consid. 1c;
Meyer-Blaser
, Die Rechtspflege in der Sozialversicherung, BJM 1989 pag. 31; Pratique VSI 3/1997 pag. 123)
, bensì il suo contenuto (DTF 122 V 160 in fine con rinvii).
Per
costante giurisprudenza, in un procedimento assicurativo sociale l'amministrazione è parte solo dopo l'instaurazione della controversia giudiziale, mentre nella fase che precede la decisione essa è un organo amministrativo incaricato di attuare il diritto oggettivo (
RAMI 1997 U 281, p. 282; DTF 104 V 209; STFA U 259/02 dell'8 luglio 2003, consid. 2.1.1).
Nella DTF 125 V 351 (= SVR 2000 UV Nr. 10 e RAMI 1999 U 356, p. 572), la nostra Corte federale ha ribadito che ai
rapporti allestiti da medici alle dipendenze di un'assicurazione
deve essere riconosciuto valore probante, a condizione che essi si rivelino essere concludenti, compiutamente motivati, di per sé scevri di contraddizioni e, infine, non devono sussistere degli indizi che facciano dubitare della loro attendibilità. Il solo fatto che il medico consultato si trovi in un rapporto di dipendenza con l'assicuratore, non permette già di metterne in dubbio l'oggettività e l'imparzialità. Devono piuttosto esistere delle particolari circostanze che permettano di ritenere come oggettivamente fondati i sospetti circa la parzialità dell'apprezzamento (cfr. anche Pratique VSI 2001 pag. 108 segg.).
Il Tribunale federale ha poi precisato
nella
DTF 135 V 465 che il giudice delle assicurazioni sociali può fondare la propria sentenza su rapporti allestiti da
medici interni che si trovano alle dipendenze dell'amministrazione
, a condizione che non sussista un minimo dubbio sull'affidabilità e sulla concludenza delle conclusioni contenute in tali rapporti (cfr., fra le ultime, STF 9C_168/2020 consid. 5.1; STF 8C_583/2020 del 4 marzo 2021, consid. 4.1). Sempre secondo l'Alta Corte, dal principio della parità delle armi che la Corte europea dei diritti dell'uomo ha dedotto dall'art. 6 cpv. 1 CEDU, discende che gli assicurati sono legittimati a mettere in dubbio l'affidabilità dei rapporti dei medici interni all'amministrazione mediante dei mezzi di prova propri. Fra questi mezzi di prova entrano in linea di conto, in particolare, anche le certificazioni dei medici curanti.
Lo stesso vale per le perizie fatte esperire da
medici esterni
(DTF 104 V 31; RAMI 1993 pag. 95).
Ancora recentemente (STF 9C_168/2020 del 17 marzo 2020, consid. 3.2; STF 8C_532/2020 del 3 febbraio 2021, consid. 4.1), l'Alta Corte ha ribadito che diversamente dai (semplici) rapporti medici interni all'assicuratore, ove è sufficiente un minimo dubbio sull'affidabilità e sulla concludenza degli stessi perché l'assicurato sia sottoposto a esame medico esterno, alle
perizie esperite nell'ambito della procedura amministrativa (art. 44 LPGA) o giudiziaria da medici specialisti esterni
deve essere riconosciuta piena forza probante nell'ambito dell'accertamento dei fatti, nella misura in cui non si presentano indizi concreti sull'affidabilità della perizia stessa (DTF 135 V 465 consid.
4.4 pag. 470; 125 V 351 consid. 3b/bb pag. 353;
DTF 123 V 176; DTF 122 V 161, DTF 104 V 212
;
Pratique VSI 2001 pag. 109 consid.
3b)bb;
Locher
, Grundriss des Sozialversicherungs-rechts, 1994, pag. 332).
Tali perizie non possono essere messe in dubbio soltanto perché esse dovessero giungere a conclusioni diverse dai medici curanti. Rimangono riservati i casi in cui si dovesse imporre un complemento al fine di chiarire alcuni aspetti o direttamente una conclusione opposta, poiché i medici curanti lasciano emergere aspetti importanti e non solo un'interpretazione medica puramente soggettiva. A tal riguardo occorre ricordare la natura differente del mandato di cura e di perito (fra tante sentenze cfr. 8C_55/2018 del 30 maggio 2018 consid. 6.2 e 8C_820/2016 del 27 settembre 2017 consid. 5.3).
Occorre ancora evidenziare che l'allora TFA, in una decisione del 24 agosto 2006
concernente un caso di assicurazione per l
'
invalidità
(I 938/05), ha evidenziato il valore probatorio delle opinioni espresse dai
medici SMR
nell'ambito dell'assicurazione per l'invalidità, sottolineando che in caso di divergenza tra il medico curante ed il medico SMR non è per principio necessario procedere ad una nuova perizia.
In quell'occasione l'Alta Corte ha sviluppato la seguente considerazione:
"
3.2 L'on ne saurait certes mettre sur le même pied un rapport d'expertise émanant d'un Centre d'observation médicale de l'AI (COMAI) - dont la jurisprudence a admis que l'impartialité et l'indépendance à l'égard de l'administration et de l'OFAS sont garanties (ATF 123 V 175) - et un rapport médical établi par le SMR; toutefois, cela ne signifie pas encore qu'en cas de divergence d'opinion entre médecins du SMR et médecins traitants, il est, de manière générale, nécessaire de mettre en oeuvre une nouvelle expertise.
La valeur probante des rapports médicaux des uns et des autres doit bien plutôt s'apprécier au regard des critères jurisprudentiels précédemment énumérés (cf. consid. 3.1 supra). Il n'y a dès lors aucune raison d'écarter le rapport du SMR ici en cause ou de lui préférer celui du médecin traitant, pour le seul motif que c'est le service médical régional de l'AI qui l'a établi. Au regard du déroulement de l'examen clinique pratiqué par les médecins du SMR et du contenu de leur rapport, on ne relève, du reste, aucune circonstance particulière propre à faire naître un doute sur l'impartialité de ceux-ci.
La recourante ne fait d'ailleurs rien valoir de tel. (...)".
In una sentenza pubblicata nella Pratique VSI 2001 pag. 106 segg., il TFA ha però ritenuto conforme al principio del libero apprezzamento delle prove definire delle direttive per la valutazione di determinate forme di rapporti e perizie. In particolare per quanto concerne le
perizie giudiziarie
, la giurisprudenza ha statuito che il giudice non si scosta senza motivi imperativi dalla valutazione degli esperti, il cui compito è quello di mettere a disposizione del tribunale le loro conoscenze specifiche e di valutare da un punto di vista medico una certa fattispecie. Ragioni che possono indurre a non fondarsi su un tale referto sono ad esempio la presenza di affermazioni contraddittorie, il contenuto di una superperizia, altri rapporti contenenti validi motivi per farlo (Pratique VSI 2001 pag. 108 consid. 3b)aa e riferimenti citati;
STFA I 462/05 del 25 aprile 2007;
STFA
U 329/01 ed U 330/01 del 25 febbraio 2003).
In merito ai rapporti del
medico curante
, secondo la generale esperienza della vita, il giudice deve tenere conto del fatto che,
in ragione della diversità dell'incarico assunto (a scopo di trattamento anziché di perizia), in caso di lite non ci si può di regola fondare sulla posizione del medico curante, anche se specialista (STF 9C_38/2008 del 15 gennaio 2009, STF 9C_602/ 2007 dell'11 aprile 2008, consid. 5.3), poiché alla luce del rapporto di fiducia esistente con il paziente, il medico curante attesterà, in caso di dubbio, a suo favore
(
STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; DTF 125 V 353 consid.
3a)cc); Pratique VSI 2001 pag. 109 consid. 3a)cc;
Meyer
, Bundesgesetz über die Invalidenversicherung, in: Rechtsprechung des Bundesgerichts zum Sozialversicherungsrecht, 2010, ad art. 28a, pag. 353).
Inoltre, il solo fatto che uno o più medici curanti esprimano un'opinione contraddittoria non è sufficiente a rimettere in discussione una perizia ordinata dal giudice o dall'amministrazione e a imporre nuovi accertamenti (STF 9C_710/2011 del 20 marzo 2012 consid. 4.5 e 9C_9/2010 del 29 settembre 2010 consid. 3.4).
L'Alta Corte, nella sentenza 9C_142/2008 del 16 ottobre 2008 -concetto ribadito ancora nella STF 9C_721/2012 del 24 ottobre 2012 in un caso ticinese -, trattandosi delle divergenze di opinione tra medici curanti e periti interpellati dall'amministrazione o dal giudice, ha precisato quanto segue:
"
(...) On ajoutera qu'en cas de divergence d'opinion entre experts et médecins traitants, il n'est pas, de manière générale, nécessaire de mettre en oeuvre une nouvelle expertise. La valeur probante des rapports médicaux des uns et des autres doit bien plutôt s'apprécier au regard des critères jurisprudentiels (ATF 125 V 351 consid. 3a p. 352) qui permettent de leur reconnaître pleine valeur probante. A cet égard, il convient de rappeler qu'au vu de la divergence consacrée par la jurisprudence entre un mandat thérapeutique et un mandat d'expertise (ATF 124 I 170 consid. 4 p. 175; SVR 2008 IV Nr. 15 p. 43 consid. 2.2.1 et les références [arrêt I 514/06 du 25 mai 2007]), on ne saurait remettre en cause une expertise ordonnée par l'administration ou le juge et procéder à de nouvelles investigations du seul fait qu'un ou plusieurs médecins traitants ont une opinion contradictoire. Il n'en va différemment que si ces médecins traitants font état d'éléments objectivement vérifiables ayant été ignorés dans le cadre de l'expertise et qui sont suffisamment pertinents pour remettre en cause les conclusions de l'expert.
(...)".
Infine, va ricordato che se vi sono dei rapporti medici contraddittori, il giudice non può evadere la procedura senza valutare l'intero materiale ed indicare i motivi per cui egli si fonda su un rapporto piuttosto che su un altro (STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008,
STFA I 462/05 del 25 aprile 2007).
2.6. Nella presente fattispecie, chiamato a verificare se l'Ufficio AI abbia accuratamente vagliato le condizioni di salute dell'assicurata prima dell'emanazione della decisione impugnata, questo Tribunale conferma l'operato dell'amministrazione.
Raccolti gli atti presso i curanti e l'assicuratore infortuni, il Servizio Medico Regionale, nelle persone del dr. med. _ e del dr. med. _, quest'ultimo FMH in psichiatria e psicoterapia, ha visitato l'assicurata e ha allestito il rapporto del 13 dicembre 2019.
In seguito, con l'acquisizione della perizia reumatologica che il dr. med. _ ha reso il 14 marzo 2020 su mandato dell'assicuratore infortuni, l'11 maggio 2020 l'SMR ha completato e modificato il proprio rapporto finale e si è conformato alle diagnosi poste dallo specialista in reumatologia come pure ai gradi di incapacità lavorativa determinati dallo specialista. Infatti, il dr. med. _ ha ritenuto l'assicurata inabile in ragione del 66% nell'esercitare la sua precedente attività di ausiliaria di laboratorio/farmacia rispettivamente abile in misura totale nell'eseguire delle attività adeguate al suo stato di salute che rispettino le limitazioni funzionali e di carico stabilite dal perito.
In particolare, la ricorrente non poteva sollevare pesi superiori a 10 kg, stare in piedi a lungo e camminare per lunghi tratti, mentre poteva svolgere attività lavorative più leggere, prevalentemente da seduta, con possibilità di alternare le posizioni corporee al bisogno e in attività rispettose di tali limiti l'assicurata risultava pienamente abile.
La ricorrente non ha apportato documentazione specifica per contestare queste conclusioni, ma si è limitata ad affermare che la grave sindrome dolorosa regionale complessa le causa disturbi a livello somatico e psichico, che le affezioni somatiche sono cronicizzate e che non v'è alcuna possibilità di miglioramento. Le importanti dosi di medicamenti che assume per contrastare il dolore danno luogo a implicazioni invalidanti. Le conseguenze di tutti questi disturbi si riverberano sul sonno, sulla stanchezza e sulla concentrazione.
L'esistenza della CRPS ("
Complex regional pain syndrome
") non è messa in dubbio dal Servizio Medico Regionale che, come ha sottolineato la stessa ricorrente, ne ha preso atto il 19 luglio 2019 (doc. 52) esaminando il referto del 21 gennaio 2019 del dr. med. _ della _ di _.
Anche nel suo rapporto di visita medica del 13 dicembre 2019 (doc. 58) il dr. _ ha infatti menzionato la comparsa di questa sindrome, ormai cronicizzata, e l'ha posta fra le diagnosi.
Lo stesso va detto del primo rapporto finale SMR che è seguito alcuni giorni dopo (doc. 60) come pure del secondo dell'11 maggio 2020 (doc. 67).
In quest'ultimo, in particolare, il medico SMR si è fondato sulle conclusioni tratte dal perito che nel 2020 ha valutato lo stato di salute dell'assicurata per conto dell'assicuratore infortuni.
Infatti, anche il dr. med. _ era perfettamente al corrente della presenza di questa patologia, avendola anch'egli desunta chiaramente dai numerosi certificati medici dei curanti.
D'avviso del TCA, non risulta pertanto corretta la critica della ricorrente, secondo cui l'Ufficio assicurazione invalidità non avrebbe compiutamente valutato il suo stato di salute e in particolare le conseguenze della sindrome dolorosa regionale complessa cronica diagnosticatale nel gennaio 2019. L'esperto che nel marzo 2020 ha esaminato l'assicurata era perfettamente al corrente di questa patologia e per determinare la sua capacità lavorativa ha certamente valutato e considerato le relative conseguenze, come per le altre patologie che ha diagnosticato, quali delle gonalgie bilaterali, una periartropatia dell'anca destra, una sindrome lombospondilogena cronica intermittente e una sindrome cervicovertebrale cronica. Queste ultime due davano luogo a disturbi statici della colonna vertebrale e del rachide, come pure a sbilancio muscolare.
La circostanza che l'Ufficio AI si sia appoggiato alla valutazione peritale esperita in ambito infortunistico non inficia la validità delle conclusioni tratte dal reumatologo, visto che pareri medici contrari non sono stati prodotti.
Nemmeno il fatto che lo specialista abbia catalogato le diagnosi poste in diagnosi reumatologiche non e in nesso di causalità con l'infortunio del 29 giugno 2017 porta ad avere dubbi sulla completezza e chiarezza del rapporto reso il 14 marzo 2020, non avendo tale catalogazione alcun influsso sulla determinazione della capacità lavorativa dell'assicurata.