Decision ID: 1d0ba7f1-dcde-51ca-b15b-425c06f7fec9
Year: 2019
Language: it
Court: TI_TCAS
Chamber: TI_TCAS_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: social_law

ritenuto in fatto
1.1 Nel 2002 (doc. 2) RI 1, nato nel 1978, attivo come montatore di impianti sanitari e di riscaldamenti, a causa di tendiniti ad entrambe le mani ha chiesto delle prestazioni dall'assicurazione invalidità. L'Ufficio AI gli ha riconosciuto il diritto a provvedimenti professionali (doc. 28) e gli ha garantito la riformazione professionale dal 2003 al 2005 come progettista nella tecnica della costruzione di impianti di riscaldamento (doc. 32), terminata con successo. Il 12 dicembre 2006 (doc. 64) il grado d’invalidità è stato fissato al 28%.
1.2 Nell'ottobre 2011 (doc. 75) l'assicurato ha presentato una nuova domanda di prestazioni per vertigini e difficoltà di concentrazione che dall'aprile lo rendevano inabile al 50%. La documentazione medica richiamata attestante sindrome ansioso-depressiva ha portato l'Ufficio AI, il 18 maggio 2012 (doc. 95), a rifiutare il diritto a una rendita, poiché dal dicembre 2011 aveva ripreso l'attività.
1.3 RI 1 ha inoltrato una terza domanda di prestazioni nel dicembre 2015 (doc. 97) per la formazione di una ciste nella ghiandola seminale sinistra, che dal mese di luglio l'aveva reso totalmente inabile al lavoro di progettista nella tecnica della costruzione di impianti di ventilazione.
Raccolta presso i curanti la necessaria documentazione relativa all'intervento urologico avvenuto il 1° marzo 2016 (doc. 112) all'_ di _ e all'anca sinistra a fine agosto 2016 (doc. 155) all'Ospedale _ di _ stante dolore pelvico cronico da giugno 2015, il 16 agosto 2017 (doc. 158) il Servizio Medico Regionale, in considerazione della situazione complessa, ha ritenuto indicata una valutazione peritale in ambito pluridisciplinare, che ha avuto luogo nel gennaio 2018.
1.4 Preso atto del rapporto peritale del 12 marzo 2018 (doc. 187) e del rapporto finale SMR del giorno seguente (doc. 186), con progetto di decisione del 14 marzo 2018 (doc. 188) l'Ufficio AI non ha concesso all'assicurato una rendita di invalidità e dei provvedimenti professionali, non essendo data la condizione dell'anno di incapacità lavorativa con una media di almeno il 40% senza notevoli interruzioni (art. 28 cpv. 1 lett. b LAI).
Le osservazioni del 21 aprile 2018 (doc. 194) dell'assicurato, accompagnate da documentazione medica, sono state inviate dall'SMR al Servizio Accertamento Medico per una presa di posizione (doc. 199), avvenuta il 19 luglio 2018 (doc. 201).
Su tale base, l'Ufficio AI ha emanato il 27 luglio 2018 (doc. D) la decisione formale con cui ha confermato integralmente il progetto, negando il diritto a una rendita di invalidità per assenza dell'anno di attesa.
1.5 Con ricorso del 12 settembre 2018 (doc. I) RI 1, patrocinato dall'avv. RA 1, ha chiesto al TCA di allestire una perizia pluridisciplinare completa per permettere "il completamento, l'aggiornamento e la rivalutazione della perizia pluridisciplinare e riconosca l'incapacità lavorativa", così come un grado di invalidità, del 100%.
Il ricorrente ha rimproverato all'amministrazione che gli atti medici sui quali si sono fondati i periti non sarebbero completi, visto che, a loro dire, la prima diagnosi di prostatite con algie perineali risalirebbe al 12 agosto 2015, mentre per l'assicurato mancherebbero otto mesi di storia clinica, dal 27 luglio 2015 al 3 marzo 2016, che egli ha provveduto a riassumere. Pertanto, l'insorgente ha ritenuto che difettando di questi elementi, la perizia pluridisciplinare non permetteva di comprendere come una prostatite acuta e una ciste diagnosticata a luglio 2015 avessero causato la calcificazione della vescichetta seminale e il tumore periprostatico; nemmeno era possibile correttamente valutare le conseguenze sul suo stato di salute, tanto da renderlo incapace al lavoro a causa dei gravi problemi neurologici. Tali problemi e il dolore risentito dovevano essere accertati e riconosciuti come effettuato dal dr. med. _. Egli ha rilevato che, al momento, con il soggiorno riabilitativo erano stati riconosciuti i problemi neurologici, ma non correttamente considerate le implicazioni sulla capacità lavorativa.
L'assicurato ha poi ricordato le cure eseguite nel corso del 2018 presso il Neurocentro dell'Ospedale _ (doc. B) e il Centro per la terapia del dolore (doc. C), in particolare la posa di un neuromodulatore che ha ridotto gli spasmi rendendo la gamba più stabile.
Secondo l'insorgente, le sue condizioni di salute sembravano suscettibili di miglioramento, perciò le valutazioni agli atti, come la perizia pluridisciplinare, erano incomplete o errate e quindi non potevano costituire una valida base di giudizio.
Da ultimo, l'interessato ha chiesto che sia effettuata una nuova perizia urologica, in quanto il perito del SAM era subentrato nello studio medico dell'urologo che l'aveva seguito inizialmente.
Il 27 settembre 2018 (doc. IV) il ricorrente ha prodotto il rapporto del 27 agosto 2018 (doc. E) relativo all'impianto di due elettrodi epidurali per neuromodulazione dei gangli dorsali.
1.6 I due nuovi rapporti medici (docc. B e C) sono stati trasmessi dal Servizio Medico Regionale (doc. VI/1) al SAM e, nell'attesa di ricevere una sua presa di posizione, l'Ufficio AI ha allestito il 20 novembre 2018 (doc. X) la sua risposta con la quale ha proposto di respingere il ricorso, giacché i periti intervenuti hanno concluso che l'assicurato presentava una capacità lavorativa del 100% come progettista di impianti di riscaldamento, di ventilazione e di climatizzazione, eccetto per alcuni periodi durante i quali sono avvenuti gli accertamenti urologici, l'operazione all'anca e la riabilitazione.
Secondo l'amministrazione, gli esperti hanno debitamente tenuto in considerazione tutte le affezioni di cui l'assicurato era affetto e sono giunti a una conclusione logica e priva di contraddizioni in merito alla capacità lavorativa totale sia nell'attività abituale che in altre adeguate dal 2 dicembre 2017.
Quanto alla lamentela sulla mancata presa in considerazione di alcuni referti medici, l'Ufficio AI ha contestato tale circostanza visto che nella perizia del Servizio Accertamento Medico sono espressamente indicati i rapporti medici elencati dal ricorrente.
In merito ai nuovi documenti prodotti con il ricorso, l'Ufficio AI ha evidenziato che sono stati sottoposti al vaglio del SAM, il cui parere sarebbe stato prodotto al TCA non appena disponibile.
Pertanto, al momento per l'amministrazione non v'erano elementi per ritenere in maniera convincente e oggettivabile l'esistenza di un'incapacità lavorativa superiore a quella accertata e da giustificare l'esperimento di ulteriori verifiche mediche.
1.7 Il 27 novembre 2018 (doc. XII) l'insorgente ha contestato di essere stato abile al lavoro dal 2 dicembre 2017, visto che dalla dimissione dalla Clinica di riabilitazione è stato indirizzato al Neurocentro dell'Ospedale _ per accertare se le sue condizioni erano di natura neurologica e a seguito della diagnosi emessa il 15 marzo 2018 gli è stato inserito, in luglio e in agosto 2018, un modulatore neuro spinale avente effetti positivi.
1.8 Il 5 dicembre 2018 (doc. XIV/2) il dr. med. _ dell'SMR ha preso atto della risposta del 3 dicembre 2018 con cui il SAM, espressosi sulla nuova documentazione medica, ha confermato la validità delle sue conclusioni del marzo 2018. L'indomani (doc. XIV) l'Ufficio AI ha di conseguenza chiesto al TCA di respingere il ricorso.
1.9 Il ricorrente ha precisato il 21 dicembre 2018 (doc. XVI) il suo percorso formativo e professionale dal 1994 in poi, rilevando di essere iscritto dal 1° ottobre 2018 all'assicurazione contro la disoccupazione e da metà novembre 2018 di prestare le sue competenze a ore per una ditta nella speranza di un impiego al 50%, sebbene la convivenza con il neuromodulatore non sia facile e non sempre apporti benefici. A suo dire, indispensabile sarebbe l'audizione del dr. med. _ che, a differenza dei periti intervenuti, è l'unico che tratta le neuropatie con l'ausilio dei neuromodulatori spinali. Gli va dunque riconosciuta un'inabilità lavorativa del 100% da luglio 2015 a settembre 2018 e del 50% dal 1° ottobre 2018.
L'Ufficio AI non ha formulato nuove osservazioni (doc. XVII).

considerato in diritto
2.1 Oggetto del contendere è sapere se, correttamente, l'Ufficio AI ha negato all'assicurato una rendita di invalidità per assenza della condizione dell'anno di incapacità lavorativa con una media di almeno il 40% senza notevoli interruzioni (art. 28 cpv. 1 lett. b LAI), avendo ritenuto un'inabilità lavorativa del 50% dall'agosto 2015, del 100% dal marzo 2016, nulla dal maggio 2016, del 100% dal 26 agosto 2016, dello 0% dal 27 novembre 2016, del 100% dal 6 novembre 2017 e nulla dal 2 dicembre 2017 e quindi considerato che l'anno d'attesa decorreva dal 6 novembre 2017.
2.2 Secondo l'art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con gli artt. 7 e 8 LPGA, con invalidità s'intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata, cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio.
Gli elementi fondamentali dell'invalidità, secondo la surriferita definizione, sono dunque un danno alla salute fisica o psichica conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio, e la conseguente incapacità di guadagno.
Occorre quindi che il danno alla salute abbia cagionato una diminuzione della capacità di guadagno, perché il caso possa essere sottoposto all'assicurazione per l'invalidità (Scartazzini, Les rapports de causalité dans le droit suisse de la sécurité sociale, Basilea e Francoforte sul Meno 1991, pag. 216 segg.).
Per incapacità al lavoro s'intende qualsiasi incapacità, totale o parziale, derivante da un danno alla salute fisica, mentale o psichica di compiere un lavoro ragionevolmente esigibile nella professione o nel campo di attività abituale. In caso d'incapacità al lavoro di lunga durata possono essere prese in considerazione anche le mansioni esigibili in un'altra professione o campo d'attività (art. 6 LPGA).
L'incapacità al guadagno è definita all'art. 7 LPGA e consiste nella perdita, totale o parziale, della possibilità di guadagno sul mercato del lavoro equilibrato che entra in considerazione, provocata da un danno alla salute fisica, mentale o psichica e che perdura dopo aver sottoposto l'assicurato alle cure ed alle misure d'integrazione ragionevolmente esigibili.
Secondo l’art. 8 cpv. 1 LPGA, è considerata invalidità l’incapacità al guadagno totale o parziale presumibilmente permanente o di lunga durata.
La nozione d'invalidità di cui all'art. 4 cpv. 1 LAI e 8 cpv. 1 LPGA è di carattere giuridico economico, non medico (DTF 116 V 249 consid. 1b).
L'art. 28 cpv. 1 LAI prevede che l'assicurato ha diritto ad una rendita se: a. la sua capacità al guadagno o la sua capacità di svolgere le mansioni consuete non può essere ristabilita, mantenuta o migliorata mediante provvedimenti d'integrazione ragionevolmente esigibili; b. ha avuto un'incapacità al lavoro (art. 6 LPGA) almeno del 40% in media durante un anno senza notevole interruzione; e c. al termine di questo anno è invalido (art. 8 LPGA) almeno al 40%.
L'art. 28 cpv. 2 LAI prescrive che gli assicurati hanno diritto ad una rendita intera se sono invalidi almeno al 70%, a tre quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono invalidi almeno al 40%.
Tuttavia, il diritto alla rendita nasce al più presto dopo 6 mesi dalla data in cui l'assicurato ha rivendicato il diritto alle prestazioni conformemente all'art. 29 cpv. 1 LPGA, ma al più presto a partire dal mese seguente il compimento dei 18 anni (art. 29 cpv. 1 LAI).
In virtù dell'art. 28a cpv. 1 LAI, per valutare l'invalidità di un assicurato che esercita un'attività lucrativa si applica l'articolo 16 LPGA. Il Consiglio federale definisce il reddito lavorativo determinante per la valutazione dell'invalidità.
Ai sensi dell'art. 16 LPGA, il grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto fra il reddito del lavoro che l'assicurato conseguirebbe dopo l'insorgenza dell'invalidità e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione, nell'esercizio di un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in condizioni normali di mercato del lavoro (reddito da invalido) ed il reddito del lavoro che egli avrebbe potuto conseguire se non fosse diventato invalido (reddito da valido).
Si confronta perciò il reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non fosse divenuto invalido con quello che egli può tuttora realizzare, benché invalido, sfruttando la residua capacità lavorativa in attività da lui ragionevolmente esigibili in condizioni normali del mercato del lavoro, previa adozione di eventuali provvedimenti integrativi (metodo generale del raffronto dei redditi; DTF 128 V 30 consid. 1, 104 V 136 consid. 2a e 2b; Pratique VSI 2000 pag. 84 consid. 1b).
Nel confronto dei redditi la giurisprudenza - di regola - non tiene conto di fattori estranei all'invalidità, come ad esempio la formazione professionale, le attitudini fisiche e psichiche e l'età dell'assicurato (RCC 1989 p. 325; DTF 107 V 21; Scartazzini, op. cit., pag. 232). La misura dell'attività ragionevolmente esigibile dipende, d'altra parte, dalla situazione personale dell'assicurato e dalla possibilità di applicazione di misure reintegrative. La situazione personale dell'assicurato è essenziale per la valutazione della residua capacità al guadagno. Secondo il TFA i due redditi, dalla cui differenza emerge il grado dell'incapacità di guadagno, vanno stabiliti in maniera precisa. Se ciò non è possibile, devono essere calcolati sulla base di una valutazione fondata sulle circostanze concrete (SVR 1996 IV Nr. 74 consid. 2a, DTF 114 V 313 consid. 3a).
Nella DTF 107 V 21 consid. 2c, la Corte federale ha stabilito che l'assicurazione per l'invalidità non è tenuta a rispondere qualora l'assicurato, in ragione della sua età, di una carente formazione oppure a causa di difficoltà di apprendimento o linguistiche, non riesce a trovare concretamente un'occupazione (giurisprudenza confermata dall'allora TFA [dal 1° gennaio 2007: Tribunale federale] con sentenza U 156/05 del 14 luglio 2006, consid. 5).
2.3 Nel caso di specie, a seguito della domanda di prestazioni del dicembre 2015, dopo avere richiamato gli atti medici determinanti, sentito il parere del Servizio Medico Regionale che il 16 agosto 2017 (doc. 158) ha ritenuto necessario sottoporre l’assicurato a una perizia pluridisciplinare, il mandato per effettuare tale valutazione è stato aleatoriamente affidato il 17 ottobre 2017 (doc. 168) al Servizio Accertamento Medico e detta scelta comunicata all'assicurato il 6 novembre 2017 (doc. 173).
La perizia è stata allestita il 12 marzo 2018 (doc. 187), dopo che il Servizio Accertamento Medico ha avuto modo di visitare l’assicurato i giorni 3, 9, 10, 11, 16 e 24 gennaio 2018 per accertamenti pluridisciplinari ambulatoriali.
Riassunti i certificati medici messi a sua disposizione dal 1999 all'8 febbraio 2018, il SAM ha esposto l’anamnesi familiare, personale-sociale, professionale, patologica, sistemica, le affezioni attuali, la descrizione della giornata e la terapia.
Nelle constatazioni obiettive il perito ha descritto lo status, gli esiti degli esami di laboratorio e la sonografia vescica e reni effettuati nel gennaio 2018 dal Servizio Accertamento Medico.
Sono poi stati riassunti i consulti specialistici, esposti di seguito.
L’assicurato è stato esaminato il 9 gennaio 2018 dal dr. med. _, specialista FMH in reumatologia, il quale nel rapporto reso due giorni dopo ha riportato l'anamnesi reumatologica da terzi, i dati soggettivi (dolori inguinali costanti a sinistra, sempre presenti, giorno e notte), i dati oggettivi con lo stato generale, il sistema locomotore (colonna vertebrale e articolazioni periferiche), il sistema nervoso cursorio e gli esiti degli esami di laboratorio eseguiti il 3 gennaio 2018 dal SAM.
Il perito non ha posto delle diagnosi reumatologiche con influsso sulla capacità lavorativa, ma solo senza ripercussione: esiti da artroscopia dell'anca sinistra con ricostruzione del labbro acetabolare, acetaboloplastica, condroplastica, sinoviectomia, per conflitto coxofemorale anteriore tipo Pincer e lesione del labbro acetabolare all'anca sinistra il 28 agosto 2016; dolori alle parti molli della coscia sinistra di non chiara eziologia; note alterazioni degenerative plurisegmentali al rachide lombare (discopatia L4/L5 e L5/S1 con bulging discale ad ampio raggio e focalità in sede mediana e paramediana a sinistra); alterazioni degenerative al rachide cervicale (ernia discale mediana minima C5/C6); disturbi statici del rachide (scoliosi sinistroconvessa dorsale, iperlordosi lombare); decondizionamento e sbilancio muscolare.
Nella sua valutazione, il perito ha descritto lo stato generale dell'assicurato riscontrato con l'esame personale, osservando che i disturbi accusati, i deficit funzionali fatti valere e dimostrati durante l'esame clinico peritale, non si spiegavano in gran parte con le patologie strutturali dimostrate fino a quel momento nel suo ambito di specialità. Stante la diagnosi esposta, sul piano terapeutico per il reumatologo era sicuramente auspicabile che l'assicurato proseguisse con gli esercizi di ginnastica rivolti al riequilibrio e al ricondizionamento della muscolatura.
Lo specialista ha giudicato come lavoro adatto allo stato di salute attuale un'attività che tenesse pienamente conto dei limiti funzionali e di carico seguenti: l'assicurato poteva molto spesso sollevare e portare pesi fino a 10-15kg fino all'altezza dei fianchi, di rado oltrepassare i 15kg, sollevare spesso pesi fino a 5kg sopra l'altezza del petto, molto spesso maneggiare attrezzi di precisione, attrezzi di media entità, di rado attrezzi pesanti e la rotazione manuale era normale. L'assicurato poteva talvolta effettuare lavori al di sopra della testa, talvolta effettuare la rotazione del tronco, talvolta assumere la posizione seduta e inclinata in avanti, talvolta la posizione in piedi e inclinata in avanti, spesso la posizione inginocchiata, di rado quella accovacciata, molto spesso flettere le ginocchia. Inoltre, egli poteva assumere spesso la posizione seduta di lunga durata, talvolta la posizione in piedi di lunga durata dovendo tuttavia avere la possibilità di alternare le posizioni corporee, molto spesso camminare oltre 50metri, talvolta per lunghi tragitti e camminare su terreno accidentato, salire le scale, ma di rado quelle a pioli.
Questi limiti funzionali e di carico erano applicabili sia durante le ore lavorative sia durante il tempo libero. V'erano dunque risorse fisiche che permettevano una reintegrazione professionale.
Il perito ha ritenuto giustificata un'inabilità lavorativa totale a seguito dell'intervento chirurgico ortopedico all'anca sinistra del 26 agosto 2016, della durata di tre mesi e per qualsiasi tipo di lavoro, quindi dal 26 agosto al 26 novembre 2016. Era pure giustificata un'inabilità lavorativa totale durante la degenza presso la Clinica di riabilitazione di _, dal 6 novembre al 1° dicembre 2017. Fatta eccezione per i periodi di totale inabilità lavorativa, dal momento dell'insorgenza dell'inabilità lavorativa al 100% attestata dai medici curanti dal 10 luglio 2015, dal profilo reumatologico l'assicurato è stato considerato abile al lavoro sull'arco di una giornata lavorativa normale di 8-9 ore con rendimento massimo del 100% in un lavoro adatto al suo stato di salute, così come nella sua attività di progettista nella tecnica della costruzione, riscaldamento, ventilazione, attività che in parte veniva svolta in ufficio e in parte sul cantiere. Come casalingo, l'abilità era totale sempre dal 10 luglio 2015.
Il 10 e il 24 gennaio 2018 l'assicurato è stato visitato dal dr. med. _, FMH psichiatria e psicoterapia, nell'ambito di un consulto psichiatrico. Lo specialista ha riassunto l'anamnesi, ha esposto l'esame psichico e le sue conclusioni, nelle quali ha indicato che l'assicurato, dal lato psichico, non denotava un quadro clinico strutturato con sintomi psicologici o biologici rilevanti né riferibili alla diagnosi di sindrome da attacchi di panico che gli era stata posta nel 2011 (diagnosi quindi a quel momento estinta) anche se la sua coscienza psicologica, sulla scorta della situazione venutasi a creare non per sua volontà, appariva francamente pervasa dal risentimento.
Nel rispondere alle domande dell'Ufficio AI, il perito non ha posto alcuna diagnosi, non evidenziando una patologia psichica inseribile in un quadro clinico strutturato con sintomi psichici o biologici rilevanti al di là del risentimento che egli comunque provava, perciò per lo psichiatra la capacità lavorativa era totale. Egli aveva suggerito che, per migliorare lo stato di salute, delle tecniche per il rilassamento e il controllo del dolore potevano essere utili a rendere meno limitante l'impatto della sintomatologia dolorosa accusata dall'interessato. Potevano inoltre entrare in linea di conto dei provvedimenti di integrazione professionale, avendo l'assicurato dimostrato di essere persona motivata a migliorare il proprio livello di formazione per cui era pronto a intraprendere percorsi di recupero e affinamento delle proprie competenze professionali.
Il dr. med. _, specialista FMH in neurologia, ha visitato l'assicurato l'11 gennaio 2018 e nel suo rapporto del 15 febbraio 2018 ha riportato l'anamnesi estrapolandola dal riassunto degli atti messi a sua disposizione dal SAM e includendovi i dati soggettivi, ha esposto lo stato neurologico in cui ha in particolare rilevato che il tono era indenne, il trofismo muscolare conservato; la deambulazione era rallentata e difficoltosa nell'ambito della sintomatologia algica all'arto inferiore sinistro.
Nella sua valutazione il neurologo ha riscontrato dei tremori/ spasmi diffusi molto importanti di tutto l'arto inferiore sinistro, che comparivano sotto il minimo sforzo e che in apparenza non erano controllabili dal paziente, secondo il quale sarebbero stati legati ai suoi dolori, ossia sotto movimento e sforzi minori con l'arto inferiore sinistro avrebbe avuto un dolore molto intenso e questo gli avrebbe creato questi tremori/spasmi diffusi. Il restante stato neurologico era del tutto nella norma, come anche in passato e a seguito degli esami effettuati recentemente presso l'Ospedale _ di _. Anche una valutazione elettromiografica eseguita presso il Neurocentro dell'Ospedale _ nell'estate 2017 era risultata del tutto nella norma. Il perito ha ricordato che il prof. dr. med. _ concludeva per un tremore funzionale, ossia psicosomatico all'arto inferiore sinistro in paziente con dolori pubici cronici invalidanti, almeno i tremori sarebbero stati psicosomatici, mentre sarebbe stato difficile inquadrare i dolori al pube, che secondo il prof. _ dell'_ di _ avevano un'origine organica poco chiara e quindi sconsigliava l'impianto di un neurostimolatore, ma un trattamento con Neurontin per i dolori accusati in sede pubica e ipnosi. Il perito era d'accordo con la diagnosi del professore e ha inquadrato i tremori all'arto inferiore sinistro come di origine psicosomatica senza una base neurologica associata e gli aveva consigliato di provare un trattamento con ipnosi. Neppure v'era una chiara causa neurologica dei dolori pelvici accusati, dolori che non corrispondevano a chiara distribuzione di un nervo periferico, tra l'altro con potenziali evocati del nervo pudendo nella norma e senza altri segni o sintomi che farebbero pensare a una problematica del nervo pudendo o dei suoi rami terminali.
Il neurologo ha ricordato che anche una risonanza magnetica del bacino non ha evidenziato dei tessuti cicatriziali attorno ai nervi locali o altre cause.
Il perito ha posto la diagnosi di spasmi-tremori diffusi all'arto inferiore sinistro di probabile natura somatoforme senza chiaro correlato organico e ha precisato che non era una diagnosi strettamente neurologica, ma piuttosto psichiatrica; una vera diagnosi neurologica non era presente e non era nemmeno mai stata posta negli ultimi anni. Pertanto, neppure v'era un'inabilità lavorativa per qualsiasi professione, compresa come casalingo.
Da ultimo, l'assicurato è stato peritato il 16 gennaio 2018 dal dr. med. _, specialista FMH in urologia, che nel suo rapporto del 19 gennaio seguente ha posto la diagnosi primaria di sindrome del dolore pelvico cronico di natura indeterminata, la diagnosi urologica di ciste della vescicola seminale sinistra (prima diagnosi agosto 2015), esiti di asportazione laparoscopica robot-assistita di una formazione calcificata periprostatica sinistra (_ di _ marzo 2016, reperto istopatologico: tessuto calcificato della vescicola seminale), esiti di punzione evacuatrice di ciste della vescicola seminale sinistra (_ ottobre 2015), esiti di diverse cure antibiotiche per prostatite-vescicolite non batterica (da luglio 2015 a gennaio 2016) e le diagnosi collaterali di conflitto coxofemorale sinistro con esiti di artroscopia all'anca sinistra, ricostruzione del labbro acetabolare, acetabolo-plastica, condroplastica e sinovectomia agosto 2016, esiti di infiltrazione dei gangli dorsali L1/L2 a sinistra (aprile 2017) a scopo antalgico, proposta di impianto di neuro-stimolatore a livello L1/L2 (Neurocentro di _ da programmare per inizio 2018), talassemia minor senza rilevanza clinica, sindrome cervico-brachiale con brachialgie predominante a destra (dal 1999) e stato ansioso depressivo con attacchi di panico (diagnosi nel 2011).
L'urologo ha osservato che l'assicurato deambulava con zoppia a sinistra e con bastone, durante la visita presentava dei continui spasmi/crampi all'arto inferiore sinistro sia in posizione coricata sia in piedi, accusava un dolore persistente a livello inguinale sinistro, con acuzie all'inserzione mediale dei muscoli pettineo e grande adduttore sinistro con reperto locale senza particolarità, muscolatura ben sviluppata e simmetrica agli arti inferiori, la prostata era normale di consistenza e dimensione con un dolore periprostatico a sinistra, non si palpavano le vescicole seminali.
Quali esami complementari è stata eseguita una sonografia vescica e reni e l'esame delle urine.
Nelle sue conclusioni l'esperto ha ricordato che l'assicurato soffriva di una sindrome dolente multifattoriale e multifocale nell'emibacino sinistro e ha riassunto i disturbi agli arti superiori. L'iter urologico è iniziato nel luglio 2015 con dolori al cinto pelvico sinistro, in un primo tempo interpretati come prostatite-vescicolite e curati con diverse cure antibiotiche, poi all'RMI è stata constatata una ciste alle vescicole seminali di sinistra, un reperto che normalmente è senza rilevanza clinica, ma che in concreto, stante la persistenza e l'intensificazione dei dolori, non più gestibili con antalgici, spasmolitici e antibiotici, è stato asportato, senza toccare la vescicola seminale stessa; è stata quindi asportata una formazione calcificata nella regione periprostatica e macroscopicamente non in relazione anatomica con la vescicola seminale.
A dire dello specialista, né il reperto periprostatico tolto né la ciste della vescicola seminale non spiegavano e non spiegano la sindrome dolente persistente nel piccolo bacino. Questa valutazione era condivisa dal prof. dr. med. _, urologo all'_ di _ che ha operato l'assicurato e che il perito ha contattato telefonicamente per una presa di posizione.
Quest'ultimo ha infine rilevato che dal febbraio 2017 l'interessato è seguito dal Centro per la terapia del dolore e dal _ di _ per il persistere dei dolori all'emibacino e all'arto inferiore sinistro e che a fine gennaio 2018 avrebbe avuto luogo una visita per una seconda opinione da parte del prof. _.
Esposti i medicamenti assunti dall'assicurato, il perito ha risposto al questionario SAM, segnalando che a quel momento dal lato urologico non esisteva un'incapacità lavorativa, precisando che in base alle cure e agli interventi precedenti era da stabilire una incapacità lavorativa al 50% dall'agosto 2015 al febbraio 2016 e al 100% dal marzo all'aprile 2016, ma da allora non esisteva una incapacità lavorativa per motivi urologici. Pertanto, la capacità lavorativa nell'attività di progettista di impianti di riscaldamento, climatizzazione e ventilazione rispettivamente come specialista Minergie era del 100%. Da un punto di vista urologico non sarebbero dovuti subentrare dei problemi maggiori in un prossimo futuro, la prognosi urologica a medio-lungo termine era dunque buona. Non v'erano poi delle limitazioni funzionali a livello urologico, il tessuto periprostatico asportato era di natura benigna e il reperto cicatriziale residuale prostatico non spiegava il persistere del dolore. Per la problematica del dolore cronico all'emibacino sinistro rispettivamente alla gamba sinistra era stato discusso l'impianto di un neurostimolatore a scopo antalgico e la discussione sull'opportunità di tale soluzione era ancora in corso.
Per l'urologo, l'attività adeguata per l'assicurato era nella sua professione di progettista e di consulente Minergie.
Infine il perito, non specialista in materia, ha tenuto comunque a precisare che la muscolatura agli arti inferiori dell'assicurato era molto ben sviluppata e simmetrica malgrado la zoppia unilaterale con apparentemente deambulazione dolorosa e continuo tremolio rispettivamente crampi e spasticità nell'arto inferiore sinistro, perciò egli ha constatato una discrepanza fra il reperto clinico e la sintomatologia accusata dall'assicurato.
I periti del Servizio Accertamento Medico hanno avuto modo di discutere collegialmente del caso in modo esaustivo e hanno concluso che non v'erano patologie con influsso sulla capacità lavorativa, ma solo senza influenza e il SAM ha ripreso queste diagnosi poste dai quattro specialisti interpellati.
Nella valutazione medico-teorica globale dell’attuale capacità lavorativa nella precedente attività, gli esperti hanno ritenuto che l’assicurato presentava una capacità lavorativa totale come progettista di impianti di riscaldamento, di ventilazione e di climatizzazione. Non v'era alcuna riduzione della capacità lavorativa e nemmeno deficit funzionali, fatti salvi i periodi dall'agosto 2015 al febbraio 2016 in cui la capacità lavorativa era del 50%, nel marzo-aprile 2016 in cui, a causa di accertamenti urologici e dell'intervento operatorio, la capacità era nulla, così come a causa dell'intervento all'anca sinistra dal 26 agosto al 26 novembre 2016 e durante il breve soggiorno di riabilitazione dal 6 novembre al 1° dicembre 2017. Al di là di questi periodi, la capacità lavorativa era ed è del 100% nell'attività di progettista.
Per quanto riguarda la sua capacità lavorativa d’integrazione in attività adeguate al suo stato di salute, al di fuori dei predetti periodi, l'assicurato ha presentato e presenta tuttora una capacità lavorativa del 100% (8-8,30 ore al giorno) rispettosa dei limiti funzionali e di carico stabiliti dal perito reumatologo rispettivamente simile a quella di progettista.
Erano inoltre da subito sostenibili provvedimenti di integrazione e sono state consigliate misure di riallenamento progressivo al lavoro essendo assente da tempo dal mondo lavorativo.
I periti hanno infine osservato che v'era una certa discrepanza fra la sintomatologia, l'anamnesi e la valutazione clinica.
Il 14 marzo 2018 (doc. 188) l'amministrazione ha proposto di negare una rendita per assenza dell'anno di inabilità lavorativa e nelle sue osservazioni (doc. 194) l'assicurato ha trasmesso all'Ufficio AI dei referti medici, alcuni già agli atti.
Inoltre, l'interessato ha inviato all'amministrazione la lettera del 26 marzo 2018 (doc. 193) del dr. med. _ del Centro per la terapia del dolore, in cui l'anestesista ha indicato che il 14 marzo 2018 l'assicurato è stato sottoposto a un blocco del ganglio dorsale di L2-L3-L4 a sinistra (radici spinali del nervo otturatorio).
Quest'ultimo referto medico è stato trasmesso il 30 maggio 2018 (doc. 199) dal dr. med. _ dell'SMR al Servizio Accertamento Medico per una presa di posizione, che è stata allestita il 19 luglio 2018 (doc. 201) dopo avere interpellato tutti gli specialisti che nel mese di gennaio 2018 avevano peritato l'assicurato.
L'11 giugno 2018 l'urologo dr. med. _ ha affermato che tale documento non apportava nuovi elementi dal punto di vista urologico e quindi manteneva la sua valutazione di una capacità lavorativa del 100% dal maggio 2016, contestando però il parere del collega secondo cui il dolore neuropatico persistente fosse la conseguenza degli interventi subiti, siccome questo dolore era già presente prima dell'intervento robot-assistito.