Decision ID: 2243ace0-36e9-5a0d-9161-1a4b7836338e
Year: 2020
Language: it
Court: CH_BVGE
Chamber: CH_BVGE_001
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: 

Visto:
la domanda d'asilo che l'interessato ha presentato in Svizzera il 26 ottobre
2020,
il rilevamento dei dati personali del 9 novembre 2020 (cfr. atto [...]-10/12),
il verbale del colloquio personale dell’interessato tenutosi il 12 novembre
2020 ai sensi dell’art. 5 del Regolamento (UE) n. 604/2013 del Parlamento
europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 che stabilisce i criteri e i
meccanismi di determinazione dello Stato membro competente per
l'esame di una domanda di protezione internazionale presentata in uno
degli Stati membri da un cittadino di un paese terzo o da un apolide
(rifusione) (Gazzetta ufficiale dell'Unione europea [GU] L 180/31 del
29.6.2013; di seguito: Regolamento Dublino III) (cfr. atto [...]-14/3),
gli atti medici F2 dell’11 e del 12 novembre 2020 (cfr. atti [...]-16/1 e [...]-
27/2),
la domanda di ripresa in carico dell’interessato del 21 luglio 2020,
sottoposta dalla Svizzera alle preposte autorità tedesche in applicazione
del Regolamento Dublino III (cfr. atto [...]-18/5),
lo scritto del 16 novembre 2020, per il tramite del quale la Germania ha
respinto suddetta richiesta (cfr. atto [...]-23/2),
la conseguente domanda di riesame ex 5 par. 2 del regolamento (CE)
n. 1560/2003 della Commissione delle comunità europee del 2 settembre
2003 recante modalità di applicazione del regolamento (CE) n. 343/2003
del Consiglio che stabilisce i criteri e i meccanismi di determinazione dello
Stato membro competente per l’esame di una domanda d’asilo presentata
in uno degli Stati membri da un cittadino di un paese terzo ([GU] L 222/3
del 05.09.2003; modificato parzialmente dal regolamento di esecuzione
[UE] n. 118/2014 della Commissione del 30 gennaio 2014 [GU L 39/1 del
08.02.2014]; di seguito: Regolamento n. 1560/2003), inoltrata il 20
novembre 2020 e con la quale la SEM ha nuovamente sollecitato la
Germania affinché questa riprendesse in carico l’insorgente (cfr. atto [...]-
24/3),
l’accettazione del trasferimento delle autorità tedesche del 23 novembre
2020 sulla base dell’art. 18 par. 1 lett. d Regolamento Dublino III (cfr. atto
[...]-29/3),
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lo scritto del 3 dicembre 2020, con il quale l’interessato ha versato agli atti
una fotografia del documento d’identità della signora E._, l’atto di
matrimonio – rilasciato dal centro islamico di Vienna – che legherebbe
quest’ultima al ricorrente, nonché l’istantanea di una schermata telefonica
ritraente, presumibilmente, i supposti coniugi,
la decisione della Segreteria di Stato della migrazione (di seguito: SEM)
del 3 dicembre 2020, notificata il 4 dicembre 2020 (cfr. risultanze
processuali), mediante la quale la SEM non è entrata nel merito della
domanda d'asilo ai sensi dell'art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi (RS 142.31) ed ha
pronunciato il trasferimento dell'interessato verso la Germania,
il ricovero clinico volontario del richiedente l’asilo, perdurato dal 5 dicembre
2020 al 10 dicembre 2020 (cfr. atti [...]-42/1 e [...]-45/1),
il ricorso del 14 dicembre 2010, recte 14 dicembre 2020 (cfr. tracciamento
degli invii) inoltrato dinanzi al Tribunale amministrativo federale (di seguito:
il Tribunale) contro la menzionata decisione della SEM con il quale il
ricorrente ha postulato in limine la sospensione dell’esecuzione
dell’allontanamento in via supercautelare e la restituzione dell’effetto
sospensivo al gravame; a titolo principale egli ha demandato
l’annullamento della querelata decisione e la trasmissione degli atti alla
SEM per una nuova istruttoria; contestualmente, egli ha proposto istanza
di concessione dell’assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa dal
versamento delle spese di giudizio e del relativo anticipo, con protesta di
tasse e spese,
la documentazione allegata all’impugnativa, composta in particolare da un
certificato medico del 5 dicembre 2020 oltre che da una dichiarazione del
14 dicembre 2020 redatta dal signor F._,
i fatti del caso di specie che, se necessari, verranno ripresi nei considerandi
che seguono,

e considerato:
che le procedure in materia d'asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla
LTF, in quanto la legge sull'asilo (LAsi, RS 142.31) non preveda altrimenti
(art. 6 LAsi),
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che presentato tempestivamente (art. 108 cpv. 3 LAsi) contro una
decisione in materia di asilo della SEM (art. 6 e 105 LAsi; art. 31‒33 LTAF),
il ricorso è di principio ammissibile sotto il profilo degli art. 5, 48 cpv. 1
lett. a‒c e art. 52 PA,
che occorre pertanto entrare nel merito del ricorso,
che i ricorsi manifestamente infondati, ai sensi dei motivi che seguono,
sono decisi in procedura semplificata (art. 111 LAsi) dal giudice unico, con
l'approvazione di un secondo giudice (art. 111 lett. e LAsi) e la decisione è
motivata soltanto sommariamente (art. 111a cpv. 2 LAsi),
che ai sensi dei motivi che seguono, il Tribunale rinuncia allo scambio di
scritti giusta l’art. 111a cpv. 1 LAsi,
che, giusta l'art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi, di norma non si entra nel merito di
una domanda di asilo se il richiedente può partire alla volta di uno Stato
terzo cui compete, in virtù di un trattato internazionale, l'esecuzione della
procedura di asilo e allontanamento,
che il Tribunale, adito con un ricorso contro una decisione di non entrata
nel merito di una domanda di asilo, si limita ad esaminare la fondatezza di
tale decisione (cfr. DTAF 2012/4 consid. 2.2; 2009/54 consid. 1.3.3; 2007/8
consid. 5); che pertanto, nella presente fattispecie, occorre determinare se
la SEM poteva fare applicazione dell’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi,
che, prima di applicare la precitata disposizione, la SEM esamina la
competenza relativa al trattamento di una domanda di asilo secondo i criteri
previsti dal Regolamento Dublino III,
che, se in base a questo esame è individuato un altro Stato quale
responsabile per l'esame della domanda di asilo, la SEM pronuncia la non
entrata nel merito previa accettazione, espressa o tacita, di ripresa a carico
del richiedente l'asilo da parte dello Stato in questione (cfr. DTAF 2017 VI/5
consid. 6.2),
che, ai sensi dell'art. 3 par. 1 Regolamento Dublino III, la domanda di
protezione internazionale è esaminata da un solo Stato membro, ossia
quello individuato in base ai criteri enunciati al capo III (art. 7–15),
che nel caso di una procedura di presa in carico (inglese: take charge) ogni
criterio per la determinazione dello Stato membro competente – enumerato
al capo III – è applicabile solo se, nella gerarchia dei criteri elencati all'art. 7
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par. 1 Regolamento Dublino III, quello precedente previsto dal
Regolamento non trova applicazione nella fattispecie (principio della
gerarchia dei criteri),
che la determinazione dello Stato membro competente avviene sulla base
della situazione esistente al momento in cui il richiedente ha presentato
domanda di protezione internazionale (art. 7 par. 2 Regolamento Dublino
III),
che, contrariamente, nel caso di una procedura di ripresa in carico (inglese:
take back), di principio non viene effettuato un nuovo esame di
determinazione dello stato membro competente secondo il capo III
(cfr. DTAF 2017 VI/5 consid. 6.2 e 8.2.1),
che lo Stato membro competente in forza del presente regolamento è
tenuto a riprendere in carico – in ossequio alle condizioni poste agli art. 23,
24, 25 e 29 – un cittadino di un paese terzo o un apolide del quale è stata
respinta la domanda e che ha presentato domanda in un altro Stato
membro oppure si trova in altro Stato membro senza un titolo di soggiorno
(art. 18 par. 1 lett. d Regolamento Dublino III),
che gli obblighi di cui all’art. 18 par. 1 lett. c–d vengono meno se
l’interessato si è allontanato dal territorio degli Stati membri per almeno tre
mesi, sempre che l’interessato non sia titolare di un titolo di soggiorno in
corso di validità rilasciato dallo Stato membro competente (cfr. art. 19 par. 2
Regolamento Dublino III),
che gli obblighi di cui all'art. 18 par. 1 lett. c–d vengono altresì meno se
l'interessato ha lasciato il territorio degli Stati membri conformemente a una
decisione di rimpatrio o di un provvedimento di allontanamento emessa da
quello Stato membro a seguito del ritiro o del rigetto della domanda
(cfr. art. 19 par. 3 comma 1 Regolamento Dublino III); che la domanda
presentata dopo che ha avuto luogo un allontanamento effettivo è
considerata una nuova domanda e dà inizio a un nuovo procedimento di
determinazione dello Stato membro competente (cfr. art. 19 par. 3 comma
2 Regolamento Dublino III),
che, giusta l’art. 3 par. 2 Regolamento Dublino III, qualora sia impossibile
trasferire un richiedente verso lo Stato membro inizialmente designato
come competente in quanto si hanno fondati motivi di ritenere che
sussistono delle carenze sistemiche nella procedura di asilo e nelle
condizioni di accoglienza dei richiedenti, che implichino il rischio di un
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trattamento inumano o degradante ai sensi dell’art. 4 della Carta dei diritti
fondamentali dell’Unione europea (GU C 364/1 del 18.12.2000, di seguito:
CartaUE), lo Stato membro che ha avviato la procedura di determinazione
dello Stato membro competente prosegue l’esame dei criteri di cui al capo
III per verificare se un altro Stato membro possa essere designato come
competente,
che, giusta l'art. 17 par. 1 Regolamento Dublino III («clausola di
sovranità»), in deroga ai criteri di competenza sopra definiti, ciascuno Stato
membro può decidere di esaminare una domanda di protezione
internazionale presentata da un cittadino di un paese terzo o da un apolide,
anche se tale esame non gli compete,
che, nel caso di specie, le investigazioni effettuate dalla SEM hanno
rivelato, dopo consultazione dell'unità centrale del sistema europeo
«EURODAC», che l’interessato aveva già depositato una domanda d’asilo
in Polonia e in Germania, rispettivamente il 6 settembre 2013 e il 18 ottobre
2013 (cfr. atto [...]-9/1),
che nell’ambito del colloquio personale ai sensi dell’art. 5 del Regolamento
Dublino III, l’insorgente ha confermato tale riscontro; ch’egli ha altresì
precisato che dopo aver depositato una domanda d’asilo in Polonia si
sarebbe trasferito con la famiglia in Germania, sino a quando le autorità
tedesche avrebbero allontanato i suoi familiari verso la Cecenia; che in
seguito a tale episodio egli sarebbe rimasto ancora sei mesi in Germania
prima di recarsi illegalmente in Bielorussia; che dopo un soggiorno di tre
mesi egli avrebbe lasciato quest’ultimo Paese per stabilirsi in Austria, ove
si sarebbe sposato secondo il rito religioso islamico con una cittadina
tedesca; che da ultimo, egli avrebbe lasciato l’Austria per rendersi in
Svizzera, chiedendovi l’asilo,
che in medesima sede, l’insorgente si è opposto ad un ritorno in Germania,
avendo quest’ultima distrutto tutto quanto costruitovi da lui e dalla sua
famiglia; che parimenti, egli si è opposto ad un trasferimento in Polonia
giacché, a suo dire, in tale Paese non avrebbe nulla e le autorità lo
tratterebbero “come un sacco della spazzatura”,
che infine, questionato sul suo stato di salute, il richiedente ha lamentato
un dolore al polso sinistro e delle carie,
che sulla base di tali elementi, e avendo cura di evidenziare l’asserito
soggiorno in Bielorussia, il 12 novembre 2020 la SEM ha presentato alle
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autorità tedesche, nei termini fissati all’art. 23 par. 2 Regolamento Dublino
III, una richiesta di ripresa in carico fondata sull’art. 18 par. 1 lett. d
Regolamento Dublino III (cfr. atto [...]-18/5),
che presa conoscenza del rifiuto delle autorità tedesche (cfr. atto [...]-23/2),
l’autorità inferiore ha indirizzato alle medesime una domanda di riesame ai
sensi dell’art. 5 par. 2 Regolamento n. 1560/2003 (cfr. atto [...]-24/3), a
seguito della quale la Germania ha espressamente accettato di riprendere
in carico il ricorrente in applicazione dell'art. 18 par. 1 lett. d Regolamento
Dublino III (cfr. atto [...]-29/3),
che nella decisione oggetto del presente esame, la SEM ha quindi reputato
data la competenza della Germania,
che in casu l’insorgente confuta tuttavia tale competenza (cfr. memoriale
ricorsuale pag. 3, punto 10 e pag. 6, punti 29-30); che a suo dire, la sua
scomparsa − rilevata dalle autorità tedesche − le dichiarazioni da lui
rilasciate, unitamente allo scritto del signor F._, renderebbero
altamente verosimile il soggiorno in Bielorussia (cfr. memoriale ricorsuale
pag. 6 punto 29); che la decisione impugnata si ancorerebbe quindi ad
un’istruttoria incompleta,
che orbene, nel caso in esame le argomentazioni ricorsuali non possono
essere condivise dal Tribunale,
che come rettamente indicato dalla SEM nella domanda di ripresa in carico
oltre che nella richiesta di riesame trasmesse alle corrispondenti autorità
tedesche, il ricorrente non ha prodotto durante il procedimento di primo
grado alcun elemento atto a comprovare l’asserito soggiorno in Bielorussia,
che per quanto concerne invece lo scritto versato agli atti con il gravame
(cfr. doc. 4), lo scrivente Tribunale non può esimersi dal constatare che lo
stesso si riduce ad una mera allegazione di parte e, come tale, non muta
la valutazione di cui alla sindacata decisione,
che pertanto, l'insorgente non ha provato né reso verosimile di aver lasciato
il territorio degli Stati membri, né, tantomeno, di averlo fatto per una durata
superiore ai tre mesi previsti dall’art. 19 Regolamento Dublino III,
che pertanto su tale punto la SEM non ha violato il principio inquisitorio,
che la competenza della Germania risulta dunque, di principio, data,
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che in proposito, non vi sono fondati motivi di ritenere che in Germania
sussistano carenze sistemiche nella procedura di asilo e nelle condizioni
di accoglienza dei richiedenti, che implichino il rischio di un trattamento
inumano o degradante ai sensi dell'art. 4 della CartaUE (cfr. art. 3 par. 2
2a frase Regolamento Dublino III),
che, peraltro, il Paese in questione è legato alla CartaUE e firmatario, della
CEDU, della Convenzione del 10 dicembre 1984 contro la tortura ed altre
pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti (Conv. tortura, RS 0.105),
della Convenzione del 28 luglio 1951 sullo statuto dei rifugiati (Conv.
rifugiati, RS 0.142.30), oltre che del relativo Protocollo aggiuntivo del
31 gennaio 1967 (RS 0.142.301) e ne applica le disposizioni,
che, di conseguenza, il rispetto della sicurezza dei richiedenti l'asilo, in
particolare il diritto alla trattazione della propria domanda secondo una
procedura giusta ed equa ed una protezione conforme al diritto
internazionale ed europeo, è presunto da parte dello Stato in questione
(cfr. direttiva 2013/32/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del
26 giugno 2013 recante procedure comuni ai fini del riconoscimento e della
revoca dello status di protezione internazionale [di seguito: direttiva
procedura]; direttiva 2013/33/UE del Parlamento europeo e del Consiglio
del 26 giugno 2013 recante norme relative all'accoglienza dei richiedenti
protezione internazionale [di seguito: direttiva accoglienza]),
che, diversamente da quella che è la situazione ritenuta per la Grecia, ad
oggi non risulta che la legislazione in materia d'asilo in Germania non
venga applicata, né che la procedura d'asilo sia caratterizzata da carenze
strutturali tali da concludere che le domande di asilo non vengano trattate
seriamente dalle autorità preposte, né che non vi siano effettive vie di
ricorso, né che i richiedenti non siano protetti contro rinvii abusivi verso i
paesi d'origine (cfr. sentenza della CorteEDU M.S.S. contro Belgio e Grecia
del 21 gennaio 2011, 30696/09),
che non da ultimo, giova rammentare che l’eventualità ai sensi della quale
la domanda d’asilo fosse stata respinta in Germania, non mette in dubbio
la competenza delle autorità di tale Paese per l’eventuale esecuzione del
suo trasferimento, rispettivamente per un eventuale regolamento delle
condizioni di soggiorno se un rinvio non fosse eseguibile nel suo Paese
d’origine (cfr. in tal senso anche: sentenza del Tribunale D-5996/2019 del
21 novembre 2019),
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che, conseguentemente, l'applicazione dell'art. 3 par. 2 2a frase Regola-
mento Dublino III non si giustifica nel caso di specie,
che proseguendo nell'analisi, ai sensi dell'art. 29a cpv. 3 OAsi 1 −
disposizione che concretizza in diritto interno svizzero la clausola di
sovranità − se "motivi umanitari" lo giustificano la SEM può entrare nel
merito della domanda anche qualora giusta il Regolamento Dublino III un
altro Stato sarebbe competente per il trattamento della domanda,
che la SEM, nell'applicazione dell'art. 29a cpv. 3 OAsi 1, dispone di potere
di apprezzamento (cfr. DTAF 2015/9 consid. 7 seg.); che al contrario,
qualora invece il trasferimento del richiedente nel Paese di destinazione
contravvenga all'art. 4 Carta UE, all'art. 3 CEDU o all'art. 3 Conv. tortura,
l'autorità inferiore è invece obbligata ad applicare la clausola di sovranità e
ad entrare nel merito della domanda d'asilo (cfr. DTAF 2015/9
consid. 8.2.1),
che in primo luogo, nel caso in disamina il ricorrente non ha dimostrato, né
invero ha censurato, che lo Stato di destinazione non sia intenzionato a
riprenderlo in carico e a portare a termine la procedura relativa alla sua
domanda di protezione in violazione della direttiva procedura,
che egli non ha neppure apportato qualsivoglia indizio serio e concreto
suscettibile di dimostrare che lo Stato di destinazione non rispetterebbe il
principio del divieto di respingimento e, dunque, verrebbe meno
nell'ossequio dei suoi obblighi internazionali, rinviandolo in un Paese dove
la sua vita, integrità corporale o libertà sarebbero seriamente minacciate o
da dove rischierebbe di essere respinto in un tale Paese,
che con la sua impugnativa, l’insorgente allega tuttavia un quadro clinico
contraddistinto dalla comparsa di ideazioni suicidali, le quali avrebbero
reso necessario un ricovero clinico dal giorno seguente la notifica della
decisione avversata, sino al 10 dicembre 2020; che invero, secondo la sua
patrocinatrice, nella fattispecie concreta vi sarebbero sufficienti indizi per
ritenere che le sofferenze psicologiche lamentate da A._ sarebbero
preesistenti rispetto alla comunicazione della decisione negativa da parte
della SEM (cfr. memoriale ricorsuale, pag. 6, punti 31 e 32),
che conseguentemente, non si disporrebbe di un quadro clinico
sufficientemente chiaro per valutare oculatamente un eventuale rischio di
violazione dell’art. 3 CEDU per il caso in cui il ricorrente fosse trasferito in
Germania,
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che quo alle succitate doglianze ricorsuali, v’è da osservare che il
respingimento forzato di persone che soffrono di problematiche
valetudinarie, costituisce una violazione dell’art. 3 CEDU unicamente in
casi eccezionali; che ciò risulta essere il caso segnatamente laddove la
malattia dell’interessato si trovi in uno stadio a tal punto avanzato o
terminale da lasciar presupporre che, a seguito del trasferimento, la sua
morte appaia come una prospettiva prossima (cfr. sentenza della
CorteEDU N. contro Regno Unito del 27 maggio 2008, 26565/05; DTAF
2011/9 consid. 7.1),
che una violazione dell’art. 3 CEDU può però anche sussistere qualora vi
siano dei seri motivi di ritenere che la persona, in assenza di trattamenti
medici adeguati nello Stato di destinazione, sarà confrontata ad un reale
rischio di un grave, rapido ed irreversibile peggioramento delle condizioni
di salute comportante delle intense sofferenze o una significativa riduzione
della speranza di vita (cfr. sentenza della CorteEDU Paposhvili contro
Belgio del 13 dicembre 2016, 41738/10, §181 segg.),
che orbene, dagli atti all’inserto non è possibile desumere delle condizioni
di salute cagionevoli a tal punto da comportare una violazione della
precitata giurisprudenza per il caso in cui il richiedente fosse allontanato in
Germania,
che in tal senso, egli lamenta dolore ad un polso ed è afflitto da alcune
carie, senza che nessuna delle patologie richieda un seguito medico di
sorta,
che oltremodo, le problematiche psicologiche addotte non permettono una
diversa valutazione; che invero, v’è anzitutto da rimarcare che le stesse
parrebbero essere una reazione alla decisione dell’autorità inferiore,
siccome apparse unicamente a seguito della comunicazione della stessa;
che del resto egli non ne ha fatto menzione nel corso del procedimento di
prima istanza,
che ad ogni modo, giova rammentare che per quanto riguarda il rischio
della messa in atto di tentativi suicidali, il Tribunale federale ha stabilito che
il rischio di suicido non costituisce un ostacolo all'esecuzione
dell'allontanamento (cfr. sentenza del TF 2C_856/2015 del 10 ottobre 2015
consid. 3.2.1); che ciò corrisponde anche alla prassi dello scrivente
Tribunale (cfr. fra le tante, sentenze del Tribunale D-505/2020 del 4
febbraio 2020, F-5933/2019 del 23 gennaio 2020 consid. 7.6, F-5900/2019
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del 18 novembre 2019, E-1997/2019 del 2 maggio 2019, F-4514/2018 del
20 agosto 2018),
che tuttavia, questa situazione particolare, segnatamente la fragilità dello
stato di stato di salute psichico dell'insorgente, dovrà essere debitamente
presa in considerazione per le modalità d'organizzazione del trasferimento;
che prima di procedere con tale provvedimento, sarà inoltre premura delle
autorità competenti – con eventualmente l'aiuto della SEM in applicazione
dell'Ordinanza concernente l'esecuzione dell'allontanamento e
dell'espulsione di stranieri (OEAE, RS 142.281) – informare in maniera
precisa e completa le autorità tedesche dell'arrivo, dei problemi di salute e
del bisogno di protezione dell'insorgente, così da permettere a tali autorità
di indirizzare il ricorrente alle strutture terapeutiche adatte per un’eventuale
continuazione del trattamento (cfr. art. 31 e 32 Regolamento Dublino III),
che su tali presupposti, nel caso in disamina non v’è ragione di chiarire
ulteriormente lo stato psicologico di A._,
che per il resto il Tribunale osserva che la Germania dispone notoriamente
di infrastrutture mediche sufficienti ed in quanto Stato firmatario della
direttiva accoglienza, deve provvedere affinché i richiedenti ricevano la
necessaria assistenza sanitaria comprendente quanto meno le prestazioni
di pronto soccorso e il trattamento essenziale di malattie e di gravi disturbi
mentali e fornire la necessaria assistenza medica o di altro tipo, ai
richiedenti con esigenze di accoglienza particolari, comprese, se
necessarie, appropriate misure di assistenza psichica (cfr. art. 19 par. 1 e
2 della citata direttiva),
che non vi sono dunque motivi per ritenere che il ricorrente non potrà
proseguire – ove necessario − un trattamento farmacologico e di sostegno
psichiatrico e psicologico anche in tale Paese,
che da ultimo, il fatto che il ricorrente non voglia fare ritorno in Germania in
ragione del fatto che in tale Paese non avrebbe più niente (cfr. [...]-14/3),
non risulta rilevante nella fattispecie,
che pertanto, quest’ultimo non ha fornito indizi seri suscettibili di
comprovare che le sue condizioni di vita o la sua situazione personale
sarebbero tali da contravvenire all'art. 4 della CartaUE, all'art. 3 CEDU o
all'art. 3 Conv. tortura in caso di esecuzione del trasferimento in Germania,
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che comunque, appartiene al ricorrente sollevare l'eventuale violazione dei
suoi diritti fondamentali, utilizzando le adeguate vie di diritto dinanzi alle
autorità dello Stato in questione,
che infine, nella fattispecie, dagli atti non appaiono elementi per ritenere
che l'autorità inferiore abbia esercitato in maniera arbitraria il suo potere di
apprezzamento nell'applicazione della clausola di sovranità per motivi
umanitari,
che, pertanto, non vi è motivo di applicare la clausola discrezionale di cui
all'art. 17 par. 1 (clausola di sovranità) Regolamento Dublino III,
che di conseguenza, in mancanza dell’applicazione di tale norma da parte
della Svizzera, la Germania è competente per la ripresa in carico del
ricorrente in ossequio alle condizioni poste agli art. 23, 24, 25 e 29
Regolamento Dublino III,
che quindi, è a giusto titolo che la SEM non è entrata nel merito della
domanda di asilo del richiedente, in applicazione dell’art. 31a cpv. 1 lett. b
LAsi ed ha pronunciato il suo trasferimento verso la Germania
conformemente all’art. 44 LAsi, posto che egli non possiede
un’autorizzazione di soggiorno in Svizzera (art. 32 cpv. 1 lett. a OAsi 1),
che, in siffatte circostanze, non vi è più luogo di esaminare in maniera
distinta le questioni relative all’esistenza di un impedimento all’esecuzione
del trasferimento per i motivi giusta i cpv. 3 e 4 dell’art. 83 LStrI (RS
142.20), dal momento che detti motivi sono indissociabili dal giudizio di non
entrata nel merito nel quadro di una procedura Dublino (cfr. DTAF 2015/18
consid. 5.2),
che, visto quanto precede, il ricorso deve essere respinto e la decisione
della SEM, che rifiuta l’entrata nel merito della domanda di asilo e
pronuncia il trasferimento dalla Svizzera verso la Germania, confermata,
che avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, la domanda di
concessione dell’effetto sospensivo risulta senza oggetto,
che altresì, per lo stesso motivo succitato, la domanda di esenzione dal
versamento di un anticipo equivalente alle presumibili spese processuali è
divenuta senza oggetto,
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che ritenute le allegazioni ricorsuali sprovviste di probabilità di esito
favorevole, la domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa
dal versamento delle spese processuali, è respinta,
che, visto l’esito della procedura, le spese processuali di CHF 750.–, che
seguono la soccombenza, sono poste a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1
e 5 PA nonché art. 3 lett. a del regolamento sulle tasse e sulle spese
ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21
febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]),
che la decisione è definitiva e non può, in principio, essere impugnata con
ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83
lett. d cifra 1 LTF).
(dispositivo alla pagina seguente)
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