Decision ID: 0c2d5a50-a219-5955-9ce1-019397eb2b4e
Year: 2017
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: civil_law

in fatto: A.
Con decreto cautelare emesso il 22 giugno 2015 nelle more istruttorie in una causa di divorzio che oppone AO 1
ad AP 1 (entrambi del 1965) il Pretore del Distretto di Vallemaggia ha fissato
un contributo alimentare per la moglie
di fr. 876.65 mensili dal 1° giugno al 31 agosto 2015 e di fr. 988.40
mensili dal 1° settembre 2015 in poi. Il giudizio sulle spese e le ripetibili è stato rinviato alla sentenza finale.
B.
Contro il decreto appena citato AP 1 è insorta a questa Camera con un appello del 6 luglio 2015 nel quale ha chiesto che, conferitole il beneficio del gratuito patrocinio, il contributo alimentare fosse aumentato a fr. 1618.60 mensili dal 1° giugno al 31 agosto 2015 e a fr. 1796.50 mensili dopo di allora. Nelle sue osservazioni del 22 luglio 2015 AO 1 ha proposto di respingere l'appello.
C.
Il 6 febbraio 2017 la Pretura del Distretto di Vallemaggia ha trasmesso ha questa Camera copia del verbale di un'udienza tenutasi quello stesso giorno nella causa di divorzio. In quel verbale AP 1 dichiara di ritirare l'appello contro il provvedimento cautelare, proponendo con l'accordo del marito di addebitare eventuali spese ai coniugi in ragione di metà ciascuno e di compensare le ripetibili, entrambe le parti soggiungendo inoltre di rinunciare preventivamente a impugnare il decreto di stralcio.

Considerando
in diritto: 1.
Il ritiro di un appello, ovvero la dichiarazione con cui una parte dichiara di rinunciare unilateralmente alle proprie richieste di giudizio, configura desistenza a norma dell'art. 241 cpv. 1 CPC (cfr. sentenza del Tribunale federale 4A_602 e 604/2012 dell'11 marzo 2013, consid. 5.2 e 5.3), indipendentemente dai motivi che possono avere spinto l'interessato a recedere dalla lite. Nelle circostanze descritte il giudice prende atto della dichiarazione di ritiro e stralcia la causa dal ruolo (art. 241 cpv. 3 CPC).
2.
Desistenza equivale a soccombenza, onde l'obbligo per chi ritira
un appello di assumere – in linea di principio – il pagamento delle
spese giudiziarie dovute alla sua iniziativa processuale (art. 106 cpv. 1 CPC). Nulla impedisce alle parti tuttavia di accordarsi in proposito e di convenire un'altra chiave di suddivisione, segnatamente in materia di ripetibili. È quanto hanno pattuito i coniugi nella fattispecie quando, debitamente patrocinati dinanzi al primo giudice, hanno previsto il riparto a metà delle spese e la compensazione delle ripetibili. Non v'è ragione per scostarsi da tale accordo in questa sede.
3.
L'ammontare delle spese di appello è adeguatamente ridotto, tenuto conto che il processo termina senza sentenza (art. 21 LTG). Circa la richiesta di gratuito patrocinio presentata da AP 1, a supporre che tale richiesta non sia stata ritirata insieme con
l'appello, la questione va dichiarata senza interesse. Nel caso in cui un richiedente perda – per un motivo qualsiasi – la qualità di parte nel processo, in effetti, viene meno per lui la possibilità di ottenere il conferimento del gratuito ptrocinio (sentenza
del Tribunale federale 5P.220/2003 del 23 dicembre 2003, consid. 3.1 con richiami; RtiD II-2006 pag. 614 in basso con numerosi riferimenti). E nella fattispecie AP 1 ha perduto la qualità di parte davanti a questa Camera allorché ha ritirato l'appello, ponendo fine alla procedura.