Decision ID: 0b27d420-d0e1-573b-abcc-057ad8a30ca3
Year: 2017
Language: it
Court: TI_TCAS
Chamber: TI_TCAS_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: social_law

ritenuto in fatto
1.1. Con decisione 21 marzo 1995 l’Ufficio AI ha respinto la richiesta di prestazioni del 14 febbraio 1995 (doc. AI 2/6-11) di RI 1, classe 1966, in quanto non date le condizioni assicurative (doc. AI 5/15).
Nel mese di febbraio 1998 l’assicurato ha inoltrato una seconda domanda di prestazioni (doc. AI 7/19-25). L’Ufficio AI, con decisione 13 gennaio 1999 (doc. AI 30/67-68), cresciuta incontestata in giudicato, ha respinto il diritto a prestazioni in quanto il grado d’invalidità (14%) non raggiungeva il grado minimo pensionabile del 40% ai sensi dell’art. 28 LAI.
Il 16 marzo 2005 l’assicurato ha introdotto una terza domanda di prestazioni (doc. AI 33/72-79). Questo Tribunale, con la STCA del 21 aprile 2009 cresciuta in giudicato – in accoglimento del ricorso del 26 maggio 2008 presentato tramite l’avv. _ (doc. AI 91/224-236) –, ha annullato la decisione su opposizione del 23 aprile 2008 con cui l’amministrazione aveva respinto il diritto a prestazioni (doc. AI 89/214-220) e rinviato gli atti all’Ufficio AI per ulteriori accertamenti (doc. AI 97/255-278).
Con decisione del 28 dicembre 2010 – confermata da questo Tribunale con la STCA del 10 ottobre 2011 cresciuta in giudicato (doc. AI 149/466-492) – l’Ufficio AI ha nuovamente negato il diritto a prestazioni (doc. AI 135/399-401).
1.2. Il 19 ottobre 2015 l’assicurato ha inoltrato una nuova domanda di prestazioni (doc. AI 172/584-592).
Con decisione 27 marzo 2017, preavvisata il 15 febbraio 2017 (doc. AI 210/785-789; dopo aver comunicato, con scritto del 23 gennaio 2017 sub. doc. AI 204/771, che il precedente “progetto di decisione” dell’8 marzo 2016 andava ritenuto annullato) e oggetto della presente vertenza, l’Ufficio AI – sulla base della perizia pluridisciplinare del SAM del 6 dicembre 2016 (doc. AI 202/692-765), del rapporto finale SMR del 9 gennaio 2017 del dr. _ (doc. AI 203/767-770), delle tabelle allestite il 23 gennaio e il 14 febbraio 2017 (doc. AI 205/772, 206/773-776, 208/780-783 e 209/784) e della valutazione del consulente in integrazione professionale dell’8 febbraio 2017 (doc. AI 207/777-779) – ha negato all’assicurato il diritto a prestazioni (doc. AI 213/793-797).
1.3. Con il presente ricorso l’assicurato, tramite l’avv. RA 1 ha contestato, con argomentazioni di cui si dirà nei considerandi di merito, la valutazione medica ed economica, chiedendo l’annullamento della decisione impugnata con rinvio degli atti all’amministrazione per ulteriori accertamenti e, in ogni caso, l’attribuzione di una rendita intera dal 1. luglio al 20 agosto 2015 (I pag. 8).
1.4. Con la risposta di causa l’Ufficio AI, con argomentazione di cui si dirà, se necessario, in seguito, ha chiesto di respingere il ricorso.
1.5. Con replica del 7 giugno e con osservazioni del 14 giugno 2017 le parti si sono confermate nelle loro allegazioni (VI e VIII).

considerato in diritto
2.1. L’insorgente lamenta una violazione del diritto di essere sentito sostenendo che, non avendo l’amministrazione specificato concretamente quale/quali attività lavorative adeguate siano ancora esigibili, egli non ha potuto confrontarsi su questo punto e sul relativo reddito ipotetico da invalido (punto 7 del ricorso).
In sede di risposta l’amministrazione ha indicato le attività che il ricorrente, malgrado il danno alla salute, è in grado di esercitare al 100% – “(...) va qui rilevato che specialmente nell'ambito industriale, ma anche nel settore delle prestazioni di servizio, vi sono, in effetti, delle attività di mera sorveglianza – fisicamente assai leggere - che non presuppongono particolari attitudini intellettuali e che possono essere svolte sia in posizione seduta che in piedi (per es. attività d'incasso, d'assemblaggio, di confezione prodotti, di controllo ecc.) con la possibilità anche di variare frequentemente la postura (cfr. anche in argomento STCA del 28.1.2014 incarto nr. 32.2013.75, STCA del 21.11.2011 incarto nr. 32.2011.143). (...)” (IV pag. 4) – e richiamato la giurisprudenza applicabile in merito.
Dal canto suo l’insorgente, con la replica, ha preso posizione al riguardo (VI punto 1).
Va qui ricordato che il diritto di essere sentito è una garanzia costituzionale formale, la cui violazione implica l'annullamento della decisione impugnata, a prescindere dalle possibilità di successo nel merito (DTF 132 V 390 consid. 5.1; 127 V 437 consid. 3d/aa). Ai sensi della giurisprudenza, una violazione di tale diritto – nella misura in cui essa non sia di particolare gravità – è tuttavia da ritenersi sanata qualora l'interessato abbia la facoltà di esprimersi innanzi ad un'autorità di ricorso che gode di piena cognizione.
In questo senso, se mai vi fosse stata una violazione del diritto di essere sentito, la stessa può essere sanata davanti a questo Tribunale che gode di un potere cognitivo pieno.
2.2. Oggetto del contendere è sapere se a ragione l’Ufficio AI ha negato all’assicurato il diritto a prestazioni (cfr. consid. 1.2).
L’insorgente postula l’annullamento della decisione impugnata con rinvio degli atti all’amministrazione e, in ogni caso, il diritto ad una rendita intera nei mesi di luglio e agosto 2015 (cfr. consid. 1.3).
2.3. Secondo l’art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con gli art. 7 e 8 della LPGA, con invalidità s’intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata, cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente ad infermità congenita, malattia o infortunio. Gli elementi fondamentali dell'invalidità, secondo la surriferita definizione, sono quindi un danno alla salute fisica o psichica conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio, e la conseguente incapacità di guadagno. Occorre quindi che il danno alla salute abbia cagionato una diminuzione della capacità di guadagno, perché il caso possa essere sottoposto all'assicurazione per l'invalidità (Duc, L’assurance invalidité, in: Meyer (Hrsg.), Schweizerisches Bundesverwaltungsrecht, Band XIV, Soziale Sicherheit, 2a ed., Basilea/Ginevra/Monaco di Baviera 2007, pag. 1411, n. 46).
Giusta l'art. 28 cpv. 1 LAI gli assicurati hanno diritto ad una rendita intera se sono invalidi almeno al 70%, a tre quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono invalidi almeno al 40%.
Ai sensi dell'art. 16 LPGA, il grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto fra il reddito del lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo l'insorgenza dell'invalidità e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione, nell'esercizio di un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in condizioni normali di mercato del lavoro (reddito da invalido) e il reddito del lavoro che egli avrebbe potuto conseguire se non fosse diventato invalido (reddito da valido).
Al proposito va precisato che, secondo la giurisprudenza del Tribunale federale delle assicurazioni (TFA, dal 1° gennaio 2007 Tribunale federale, TF), per il raffronto dei redditi sono determinanti le circostanze esistenti al momento dell'(eventuale) inizio del diritto alla rendita ed i redditi da valido e da invalido devono però essere rilevati sulla medesima base temporale e la valutazione deve tenere conto di eventuali modifiche dei redditi di paragone intervenute fino alla resa della decisione (rispettivamente, in regime di LPGA, decisione su opposizione) e suscettibili di incidere sul diritto alla rendita (DTF 129 V 222; STFA I 600/01 del 26 giugno 2003, consid. 3.1; STFA I 475/01 del 13 giugno 2003, consid. 4.1).
2.4. Per quanto riguarda in particolare l'invalidità cagionata da un danno alla salute psichica, il TFA ha stabilito che è decisivo al proposito che il danno sia di gravità tale da non poter praticamente esigere dall'assicurato di valersi della sua capacità lavorativa sul mercato del lavoro, o che ciò sia persino intollerabile per la società (DTF 127 V 298 consid. 4c, 102 V 165 = RCC 1977 pag. 169; Pratique VSI 1996 pag. 318, 321, 324; RCC 1992 pag. 180; ZAK 1984 pag. 342, 607; STFA I 148/98 del 29 settembre 1998, pag. 10 consid. 3b; Locher/Gächter, Grundriss des Sozialversicherungsrecht, Berna 2014, pag. 98).
Al riguardo l’Alta Corte ha inoltre avuto modo di precisare che:
" (...)
Tra i danni alla salute psichica, i quali come i danni fisici, possono determinare un'invalidità ai sensi dell'art. 4 cpv. 1 LAI, devono essere annoverati - oltre alle malattie mentali propriamente dette - le anomalie psichiche parificabili a malattia. Non sono considerati effetti di uno stato psichico morboso, e dunque non costituiscono turbe a carico dell'assicurazione per l'invalidità le limitazioni della capacità di guadagno cui l'assicurato potrebbe ovviare dando prova di buona volontà; la misura di quanto è ragionevolmente esigibile dev'essere apprezzata nel modo più oggettivo possibile. Bisogna dunque stabilire se, e in quale misura al caso, un assicurato può, nonostante il danno alla salute mentale, esercitare un'attività lucrativa che il mercato del lavoro gli offre, tenuto conto delle sue attitudini. In quest'ambito il punto è quello di sapere quale attività si può da lui ragionevolmente esigere. Ai fini di stabilire l'esistenza di un'incapacità di guadagno causata da un danno alla salute psichica non è quindi decisivo accertare se l'assicurato eserciti o meno un'attività lucrativa insufficiente; di maggior rilievo è piuttosto domandarsi se si debba ammettere che l'utilizzazione della capacità lavorativa non può in pratica più essere da lui pretesa oppure che essa sarebbe persino insopportabile per la società (DTF 102 V 166; VSI 2001 pag. 224 consid. 2b e sentenze ivi citate; cfr. anche DTF 127 V 298 consid. 4c in fine). (...)" (STFA I 166/03 del 30 giugno 2004, consid. 3.2)
Secondo la giurisprudenza del TFA, siffatti principi valgono fra l'altro per le psicopatie, le alterazioni dello sviluppo psichico (psychische Fehlentwicklungen), l'alcolismo, la farmacomania, la tossicomania e le nevrosi (STFA I 441/99 del 18 ottobre 1999; STFA I 148/98 del 29 settembre 1998, consid. 3b; RCC 1992 pag. 182 consid. 2a con riferimenti).
In una sentenza I 384/06 del 4 luglio 2007 il TF ha ribadito che “(...) il riconoscimento di un danno alla salute psichica presuppone in particolare la diagnosi espressa da uno specialista in psichiatria, poggiata sui criteri posti da un sistema di classificazione riconosciuto scientificamente (cfr. DTF 130 V 396 segg.; cfr. pure la sentenza del Tribunale federale delle assicurazioni I 621/05 del 13 luglio 2006, consid. 4). (...)” (STF I 384/06 del 4 luglio 2007).
Nella DTF 141 V 281 il TF ha modificato la propria giurisprudenza relativa alle affezioni psicosomatiche, compresi i disturbi somatoformi dolorosi. La capacità di lavoro deve essere valutata nell’ambito di una procedura in cui i fatti sono stabiliti in maniera strutturata, alla luce delle circostanze del caso particolare e senza risultati predefiniti. In particolare la presunzione secondo cui questi disturbi possono generalmente essere sormontati con uno sforzo di volontà ragionevolmente esigibile è stata abbandonata.