Decision ID: ba995eb2-bfbe-5916-b147-d4daa4e1459f
Year: 2018
Language: it
Court: TI_CATI
Chamber: TI_CATI_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: public_law

Fatti
A.
In data 17 giugno 2017, a seguito di un richiamo datato 15 maggio 2017, l’Ufficio circondariale di tassazione di RS 1 (in seguito UT) diffidava i signori RI 1 e RI 1 ad inviare entro un termine di venti giorni la dichiarazione delle imposte per il periodo fiscale 2016, avvertendoli che scaduto infruttuosamente questo termine gli avrebbe inflitto una multa disciplinare.
B.
Con decisione del 18 luglio 2017 l’UT infliggeva ai coniugi RI 1 una multa di fr. 1'080.- per violazione degli obblighi procedurali.
C.
Con scritto datato 21 agosto 2017 i contribuenti interponevano reclamo avverso la decisione del 18 luglio 2017. Essi sostenevano in particolare che:
La circolare nr. 12/2013 spiega infatti che l’autorità deve assegnare un termine di 30 giorni per fornire la dichiarazione. Quando la decisione di multa è stata emessa, dunque, mancava qualche giorno allo spirare del termine per fornire la dichiarazione.
Inoltre, secondo i reclamanti, la multa sarebbe stata sproporzionata, specialmente tenuto conto della gravità della violazione; dal loro punto di vista, “nel caso concreto trattasi in realtà di mancata richiesta di proroga e non di mancata presentazione della dichiarazione”.
D.
Con decisione del 22 agosto 2017 l’UT respingeva il reclamo e confermava la multa disciplinare. L’autorità fiscale spiegava come nel caso di specie, avendo il contribuente omesso in modo negligente di adempiere i suoi obblighi procedurali nonostante diffida, si fossero realizzate le condizioni oggettive e soggettive di cui agli artt. 257 LT e 174 LIFD.
Per quanto riguardava l’ammontare della multa, l’UT specificava che la multa base era stata calcolata tenuto conto dell’ammontare del dovuto d’imposta cantonale relativo all’ultima decisione di tassazione cresciuta in giudicato (periodo fiscale 2015), ovvero un importo di fr. 10'969.35. Basandosi sulla tabella allegata alla Circolare n. 12/2013, la multa base risultava così essere di fr. 540,-, importo poi raddoppiato come previsto dalla stessa Circolare n. 12/2013.
E.
In data 22 settembre i coniugi RI 1 e RI 2 ricorrono contro la decisione su reclamo 22 agosto 2017 dell’UT e chiedono l’annullamento della decisione su reclamo e della multa disciplinare.
Essi sostengono che la multa disciplinare sarebbe stata loro inflitta prima della scadenza del termine impartitogli tramite diffida.
Il 17 giugno 2017, data di spedizione della diffida, era infatti un sabato, pertanto “la diffida non può essere stata recapitata prima del 20 giugno 2017”, per poi andare smarrita.
Il 18 luglio 2017, data di notifica della multa, non erano pertanto ancora trascorsi trenta giorni, termine questo indicato dalla Circolare n. 12/2013, e “considerata la natura delle circolari amministrative (...) l’Ufficio circondariale di tassazione non è legittimato a ridur[lo]”.
Inoltre, per quanto concerne l’ammontare della multa, i ricorrenti sostengono che l’autorità fiscale abbia seguito con eccessivo rigore le indicazioni della Circolare 12/2013, rinunciando illegittimamente e totalmente al proprio potere di apprezzamento. L’autorità non avrebbe tenuto conto del fatto che, nel caso di specie, ci si trova davanti ad un’”omessa richiesta di proroga”, meno grave di un’omessa dichiarazione d’imposta, e il raddoppio per recidiva dovrebbe essere preso in considerazione solo tenuto conto delle circostanze concrete.
F.
Nelle osservazioni del 3 ottobre 2017, l’UT si riconferma nelle motivazioni esposte nella sua decisione su reclamo.

Diritto
1.
1.1.
La multa disciplinare è stata inflitta sulla base degli artt. 257 cpv. 1 LT e 174 LIFD.
1.2.
Secondo l’art. 257 cpv. 1 LT [obblighi procedurali] chiunque, nonostante diffida, viola intenzionalmente o per negligenza un obbligo che gli incombe giusta la presente legge oppure una disposizione presa in applicazione di quest’ultima, in particolare:
a) non consegna la dichiarazione d’imposta o gli allegati;
b) non adempie all’obbligo di fornire attestazioni, informazioni o comunicazioni;
c) viola gli obblighi che gli incombono come erede o terzo nella procedura d’inventario;
d) non versa il deposito o non presta la garanzia bancaria irrevocabile previsti dall’articolo 253a;
è punito con la multa.
Di tenore sostanzialmente uguale l’art. 174 LIFD.
1.3.
Affinché l’autorità fiscale possa infliggere una multa devono essere realizzate due distinte condizioni:
-
l’una soggettiva, che consiste nella colpa del contribuente, vale a dire in una sua azione o omissione intenzionale o per semplice negligenza;
-
e l’altra oggettiva, vale a dire la diffida che l’autorità fiscale deve rivolgere al contribuente invitandolo a collaborare (cfr.
Pedroli
, Le norme penali della nuova legge svizzera sull’imposta federale diretta, in Rivista trimestrale di diritto penale dell’economia, n. 2/3-1995, p. 766; Idem, Le norme penali delle nuove leggi sulle imposte dirette, in RDAT II-1996 p. 483;
Agner/Jung/Steinmann
, Kommentar zum Gesetz über die direkte Bundessteuer, Zurigo, 1995, p. 472).
2.
2.1.
Nel caso in esame, viene messo in dubbio che, al momento dell’intimazione della multa disciplinare, fosse effettivamente spirato il termine impartito tramite diffida.
2.2.
Il momento in cui è avvenuta la notificazione della diffida ai contribuenti non è in sé litigioso. Del resto, l’autorità di tassazione è in grado di provare la data della notificazione. Difatti, l’invio postale A
Plus
alla pari delle lettere raccomandate consente la verifica della data di recapito. A differenza degli invii postali semplici, è munito di un numero, o meglio di un codice a barre, che permette al mittente di seguire elettronicamente lo stato di avanzamento dell’invio direttamente su internet (estratto Track & Trace). Come già confermato dal Tribunale federale, con tale sistema è pertanto possibile comprovare il giorno il cui l’invio postale viene recapitato nella casella postale del contribuente, ovvero il giorno in cui entra nella sua sfera di potere (decisione TF n. 2C_430/2009 del 14 gennaio 2010; v. anche Vorpe, Nulla poena sine... diffida!, in: Novità fiscali, Centro di competenze tributarie della SUPSI, giugno 2012, p. 20).
In concreto, la diffida è stata notificata per posta A Plus e recapitata il 20 giugno 2017, come risulta dall’estratto
Track & Trace
agli atti.
2.3.
Ritenuto che la diffida in questione assegnava ai ricorrenti un
termine
di venti giorni per adempiere i loro obblighi procedurali, al momento della notifica della multa disciplinare, avvenuta il 18 luglio 2017, lo stesso era già decorso infruttuosamente.
3.
3.1.
La censura dei ricorrenti concerne tuttavia la durata del termine loro attribuito con la diffida notificatagli il 20 giugno 2017. Fondandosi sul tenore della Circolare n. 12/2013 della Divisione delle contribuzioni
(“Multa per violazione degli obblighi procedurali”)
, gli insorgenti sostengono infatti che il termine avrebbe dovuto ammontare a trenta giorni, con la conseguenza che, nel momento in cui gli è stata inflitta la multa, non era ancora scaduto.
3.2.
Le circolari rientrano fra le ordinanze amministrative e non costituiscono pertanto norme giuridiche vincolanti. Di conseguenza, esse non fanno sorgere alcun diritto né obbligo nei confronti di privati, ma contengono unicamente disposizioni interne all’amministrazione circa la condotta dei funzionari fiscali (cfr. p. es. la sentenza del TF del 5.12.2013 n. 2C_450/2013, in RF 69/2014 p. 216, consid. 2.3 con riferimenti).
3.3.
Gli articoli 198 cpv. 3 LT e 124 cpv. 3 LIFD non stabiliscono quale sia la durata del termine da impartire tramite diffida, limitandosi piuttosto a stabilire che lo stesso deve essere “congruo”.
Un termine, secondo la dottrina, è congruo quando risulta sufficiente al destinatario per compiere senza fretta e con la cura necessaria gli atti a lui richiesti (
Richner/ Frei/ Kaufmann/ Meuter, H
andkommentar zum DBG, 3
a
edizione, Zurigo 2016, art.119 LIFD, N. 7); pertanto la durata del termine deve essere valutata in base alle circostanze concrete del caso.
Nella misura in cui la Circolare n. 12/2013 indica che con la diffida viene attribuito un termine di trenta giorni, essa introduce un limite difficilmente conciliabile con la legge, che ha voluto lasciare all’autorità un certo margine di apprezzamento, tenuto conto delle caratteristiche del singolo caso. In ogni caso, il termine
indicato nella circolare non attribuisce al contribuente un diritto a non osservare il chiaro tenore della comminatoria contenuta nella diffida notificatagli dall’Ufficio di tassazione.
3.4.
Nel caso in esame, ritenuto che il termine per presentare la dichiarazione d’imposta 2016 scadeva il 30 aprile 2017 e che, in data 15 maggio 2017, era già stato inoltrato ai contribuenti un richiamo, si deve ritenere che il termine di venti giorni impartito con la
diffida notificata il 20 giugno 2017 sia congruo.
4.
4.1.
Gli insorgenti censurano anche la commisurazione della multa loro inflitta dall’Ufficio di tassazione.
4.2.
Per quanto concerne la commisurazione della multa, gli articoli 257 cpv. 2 LT e 174 cpv. 2 LIFD prevedono che la multa sia di 1000.- franchi al massimo e, in casi gravi o di recidiva, 10'000.- franchi al massimo.
Alla
Circolare n. 12/2013 è allegata una tabella che consente di commisurare la multa base in considerazione della capacità contributiva del soggetto fiscale, in particolare tenendo conto dell’imposta cantonale annua dovuta per il periodo fiscale precedente.
La multa base rappresenta l’importo dovuto per i casi standard di colpa, che consistono nella negligenza semplice per non aver dato seguito alla diffida.
Tuttavia, se il contribuente, nei periodi fiscali precedenti o in quello in corso, è già stato oggetto di multe disciplinari (recidiva), l'ulteriore multa viene determinata secondo la progressione che si riporta di seguito:
I.
recidiva - multa base x 2
II.
recidiva - multa base x 3
III.
recidiva - multa base x 4
E così di seguito fino all’importo massimo di fr. 20'000.- (IC+IFD).
4.3.
Nel caso di specie l’UT ha correttamente commisurato la multa base in fr. 540.- basandosi sul dovuto d’imposta cantonale relativo all’ultima decisione di tassazione cresciuta in giudicato, dove l’importo era stato stabilito in fr. 10'969.35.
Stando alla documentazione agli atti, con riferimento in particolare all’elenco dei provvedimenti emessi a carico dei contribuenti, si evince che i ricorrenti sono stati destinatari non di una, bensì di quattro multe disciplinari prima di questa, rispettivamente per i periodi fiscali 2011, 2012, 2014 e 2015, nonché di un consistente numero di diffide e richiami.
4.4.
La multa inflitta dall’UT, che ammonta a fr. 1'080.-, non solo rientra ampiamente nei limiti stabiliti dagli articoli 257 cpv. 2 LT e 174 cpv. 2 LIFD per i casi di recidiva, ma appare semmai troppo mite, alla luce del comportamento tenuto dai contribuenti, i quali sono venuti ripetutamente meno ai loro obblighi procedurali.
L’argomento dei ricorrenti, secondo cui la loro infrazione consisterebbe, più che in un’omessa dichiarazione, in un’omessa richiesta di proroga, è ai limiti della temerarietà. Anche volendo ammettere che nei periodi precedenti i contribuenti abbiano ottenuto una proroga per l’inoltro della dichiarazione, non si può ignorare in fatto che il contribuente non ha diritto ad una proroga. Un termine stabilito dall’autorità può infatti essere prorogato se esistono motivi sufficienti (art. 119 cpv. 2 LIFD; “motivi fondati” secondo l’art. 192 cpv. 1 seconda frase LT). In questo ambito, in considerazione della formulazione potestativa delle disposizioni citate (“può essere prorogato”), l’autorità gode di un potere di apprezzamento, nel cui esercizio è limitata dall’abuso di potere (
Masmejan-Fey
, in: Yersin/Noël [a cura di], Commentaire de la loi sur l’impôt fédéral direct, Basilea, 2008, n. 8 ad art. 119 LIFD, p. 1178). Non avendo gli insorgenti chiesto la proroga del termine per la presentazione della dichiarazione 2016, è evidente che abbiano violato l’obbligo di presentare tale dichiarazione e che la sanzione sia loro inflitta per questa ragione e non certo per non aver chiesto la proroga.
5.
Alla luce di quanto sopra esposto il ricorso è respinto. La tassa di giustizia e le spese processuali sono poste a carico dei ricorrenti, soccombenti.