Decision ID: 247cbdc8-243c-536f-8bb0-d9b35e841465
Year: 2012
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: civil_law

in fatto: A. AP 1 e AP 2 sono comproprietari, metà ciascuno, della particella n. 1500 RFD di _ (370 m2), sovrastata a sud dalla particella n. 1416 (703 m2), proprietà di AO 2 e AO 1 in ragione di un mezzo ciascuno. Entrambi i fondi, situati in zona residenziale, sono edificati. Su quello di AO 2 e AO 1 si trova, a confine con la proprietà di AP 1 e AP 2, un piazzale-posteggio. Tra i due terreni sorge, su quest'ultimo fondo, un muretto sormontato da una rete metallica. Sulla particella di AP 1 e AP 2 è iscritto un onere di condotta e allacciamento acque luride in favore della particella n. 1416. AO 2 e AO 1 sono altresì comproprietari, metà ciascuno, della particella n. 1413 (coltivo vigna, 645 m2), situata a sud-ovest della particella n. 1500.
B. Il 21 novembre 2006 AP 1 e AP 2 hanno chiesto al Pretore della giurisdizione di Mendrisio Sud che fosse ordinato a AO 2 e AO 1 di astenersi da ogni atto pregiudizievole alla loro proprietà con “realizzazione delle opere necessarie per il piazzale al mappale n. 1416 (...) e rifusione dei danni provocati al muretto di proprietà AP 1”, di consegnare “i piani della canalizzazione a servizio della particella n. 1416 realizzata sul mappale n. 1500 (...)” e di asportare tre palme e un abete dalle particelle n. 1413 e 1416. Nella loro risposta dell'8 gennaio 2007 AO 2 e AO 1 hanno proposto di respingere la petizione. Replicando il 9 febbraio 2007, gli attori hanno confermato le loro domande. Con duplica del 12 marzo 2007 i convenuto hanno riaffermato il loro punto di vista. L'udienza preliminare ha avuto luogo il 7 maggio 2007. Terminata l'istruttoria, le parti hanno rinunciato al dibattimento finale, limitandosi a memoriali conclusivi del 28 e 31 agosto 2009 in cui hanno ribadito le loro posizioni. Statuendo il 15 novembre 2010, il Pretore ha respinto la petizione. La tassa di giustizia di fr. 2000.– e le spese sono state addebitate solidalmente agli attori, tenuti a rifondere ai convenuti, sempre con vincolo di solidarietà, fr. 2500.– per ripetibili.
C. Contro la sentenza appena citata AP 1 e AP 2 sono insorti a questa Camera con un appello del 6 dicembre 2010 nel quale chiedono che la petizione sia accolta per quanto riguarda il muro e le piante, riformando il giudizio impugnato di conseguenza. AO 1 conclude in uno scritto del 17 gennaio 2011 per la reiezione dell'appello.

Considerando
in diritto: 1. La causa è stata trattata con la procedura ordinaria degli art. 165 segg. CPC ticinese. Al vecchio rito soggiacevano tutte le decisioni comunicate dai Pretori fino al 31 dicembre 2010 (art. 405 cpv. 1 CPC). In concreto la sentenza impugnata è stata intimata il 15 novembre 2010 ed è pervenuta al patrocinatore dei convenuti il 17 novembre successivo. Introdotto entro 20 giorni (art. 308 cpv. 1 CPC ticinese), il 6 dicembre 2010, l'appello in esame è dunque tempestivo.
2. Il Pretore ha accertato anzitutto che le piante di cui gli attori chiedono la rimozione si trovano sul fondo dei convenuti sin dagli anni sessanta senza che gli attori risultino avere sollevato alcuna opposizione nel termine decennale dall'art. 160 LAC. Quanto a immissioni negative, egli ha constatato che nel frattempo le piante erano state potate e che alle ore 15 del 2 luglio 2007 l'ombra non raggiungeva l'abitazione degli attori. Ciò premesso, egli non ha ravvisato alcun eccesso pregiudizievole, la situazione non apparendo a suo avviso di un'intensità tale da urtare la sensibilità di una persona media posta nelle medesime condizioni.
Per quel che è del muretto a confine tra le due proprietà, secondo il Pretore “non emerge in alcun modo che le fessurazioni formatesi su detto muro possano essere riconducibili alla costruzione del piazzale utilizzato quale parcheggio da AO 1 e AO 2. Anzi, dall'istruttoria è piuttosto emerso che tali danni al muretto divisorio esistessero già antecedentemente alla creazione dell'area di posteggio in uso all'abitazione dei convenuti, ciò che il teste _ ha avuto modo di confermare”. A mente del Pretore gli attori di non hanno dimostrato, in altri termini, alcun nesso causale adeguato tra la creazione del piazzale sulla proprietà dei convenuti e il danno al muro posto sul loro fondo. Quanto alle canalizzazioni, infine, il primo giudice ha rilevato che gli attori avevano ammesso di avere ricevuto nel settembre del 1997 un piano delle condotte. E siccome tale piano, allegato quale documento giustificativo all'istanza di iscrizione nel registro fondiario della relativa servitù, descrive in modo chiaro dove andavano posate le canalizzazioni, anche sotto questo profilo l'azione si rivelava inconsistente.
3. Gli appellanti ribadiscono che le tre palme e l'abete sono a una distanza dal confine inferiore a quella prevista dall'art. 155 LAC, rimproverando al Pretore di avere trascurato le risultanze di un sopralluogo esperito il 24 settembre 2008 dal Giudice di pace del circolo di Balerna, il cui verbale figura agli atti (doc. AG). Essi rilevano sostanzialmente che il cono d'ombra causato dalle piante dev'essere valutato nel periodo dal 21 settembre al 21 marzo di ogni anno, quando il sole è più basso all'orizzonte e determina ombre più lunghe rispetto ai mesi primaverili ed estivi. Avendo visitato i luoghi nel mese di luglio, il Pretore non poteva riscontrare nulla di particolare. Gli appellanti ribadiscono in sintesi che la presenza delle piante è fonte di immissioni negative, la quale deprezza la loro proprietà e nuoce alla loro salute.
4. I presupposti per l'applicazione degli art. 679 e 684 cpv. 2 CC (nella versione in vigore fino al 31 dicembre 2011) sono già stati riassunti dal Pretore (sentenza impugnata, consid. 1.1). Al riguardo basti rammentare che l'art. 684 cpv. 2 CC comprende anche la protezione da cosiddette immissioni “negative”, come la privazione della luce e della vista o l'ombreggiamento (DTF 138 III 54 consid. 4.4.1 con riferimenti). La competenza legislativa riservata ai Cantoni dall'art. 688 CC in materia di piantagioni non osta quindi, per principio, all'applicazione degli art. 679 e 684 CC, i quali costituiscono una garanzia minima del diritto federale contro le immissioni (DTF 126 III 460 consid. 3d). Quand'anche la pretesa rimozione delle piante secondo le norme cantonali sulle distanze possa essere prescritta per tolleranza decennale, una piantagione può ugualmente, dandosene gli estremi, essere fonte di immissioni eccessive. Trattandosi di immissione negative, il nuovo art. 684 cpv. 2 CC vieta esplicitamente – del resto – la privazione di insolazione o di luce diurna a danno dei vicini.