Decision ID: 495f3583-bf42-5ac4-a6ac-c09bbacf0636
Year: 2012
Language: it
Court: CH_BVGE
Chamber: CH_BVGE_001
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: 

Visto:
la domanda d'asilo che gli interessati hanno presentato in data
4 luglio 2012 in Svizzera;
i verbali di audizione del 17 luglio 2012 (di seguito: verbale 1) e del
7 agosto 2012 (di seguito: verbale 2);
la decisione del 15 agosto 2012 dell'Ufficio federale della migrazione (di se-
guito: UFM), notificata ai richiedenti il giorno stesso (cfr. act. A 11/1), con la
quale detto Ufficio non è entrato nel merito della domanda d'asilo degli inte-
ressati in applicazione dell'art. 34 cpv. 1 della legge sull'asilo del
26 giugno 1998 (LAsi, RS 142.31), pronunciando il loro allontanamento
dalla Svizzera, rispettivamente l'esecuzione di tale misura siccome lecita,
esigibile e possibile;
il ricorso del 16 agosto 2012 (data del plico raccomandato: 17 agosto 2012;
data d'entrata: 20 agosto 2012);
l'incarto originale dell'UFM pervenuto al Tribunale amministrativo federale
(di seguito: il Tribunale) via fax il 20 agosto 2012;
ulteriori fatti e argomenti addotti dalle parti negli scritti che verranno ripresi
nei considerandi qualora risultino decisivi per l'esito della vertenza;

e considerato:
che le procedure in materia d'asilo sono rette dalla legge federale sulla pro-
cedura amministrativa del 20 dicembre 1968 (PA, RS 172.021), dalla legge
sul Tribunale amministrativo federale del 17 giugno 2005 (LTAF,
RS 173.32) e dalla legge sul Tribunale federale del 17 giugno 2005 (LTF,
RS 173.110), in quanto la LAsi non preveda altrimenti (art. 6 LAsi);
che, fatta eccezione delle decisioni previste all'art. 32 LTAF, il Tribunale, in
virtù dell'art. 31 LTAF, giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi dell'art. 5
PA prese dalle autorità menzionate all'art. 33 LTAF;
che l'UFM rientra tra dette autorità (art. 105 LAsi);
che l'atto impugnato costituisce una decisione ai sensi dell'art. 5 PA;
che i ricorrenti hanno partecipato al procedimento dinanzi all'autorità infe-
riore, sono particolarmente toccati dalla decisione impugnata e vantano un
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interesse degno di protezione all'annullamento o alla modificazione della
stessa (art. 48 cpv. 1 lett. a-c PA) e sono pertanto legittimati ad aggravarsi
contro di essa;
che i requisiti relativi ai termini di ricorso (art. 108 cpv. 2 LAsi), alla forma e
al contenuto dell'atto di ricorso (art. 52 PA) sono pure soddisfatti;
che occorre pertanto entrare nel merito del ricorso;
che, giusta l'art. 33a cpv. 2 PA, applicabile per rimando dell'art. 6 LAsi e
dell'art. 37 LTAF, nei procedimenti su ricorso è determinante la lingua della
decisione impugnata; che, se le parti utilizzano un'altra lingua, il procedi-
mento può svolgersi in tale lingua;
che, nel caso concreto, la decisione impugnata è stata resa in tedesco e il
ricorso è stato presentato in italiano; che, pertanto, la presente sentenza
può essere redatta in italiano;
che i ricorsi manifestamente infondati, ai sensi dei motivi che seguono, so-
no decisi dal giudice in qualità di giudice unico, con l’approvazione di un
secondo giudice (art. 111 lett. e LAsi) e la decisione è motivata soltanto
sommariamente (art. 111a cpv. 2 LAsi);
che, ai sensi dell’art. 111a cpv. 1 LAsi, si rinuncia allo scambio degli scritti;
che, in sede di audizione, i richiedenti hanno dichiarato di essere cittadini
serbi di etnia rom, con ultimo domicilio a C._ (Serbia) e di essere
espatriati in quanto sarebbero stati importunati a causa di un debito di
7'000 euro che A._ non sarebbe riuscito a rimborsare; che in un
primo tempo, delle persone con l'aria da mafiosi si sarebbero presentate
presso la sua abitazione e lo avrebbero picchiato; che in questa occasione
la sua compagna lo avrebbe difeso ferendo uno degli aggressori con un
coltello; che a seguito di questo episodio il richiedente e la compagna
sarebbero stati arrestati e trattenuti per due giorni; che in seguito,
trasferitosi a Belgrado, l'interessato sarebbe stato di nuovo picchiato e la
sua compagna violentata; che in caso di rimpatrio, il ricorrente teme che
suo figlio B._ possa essere ucciso da queste persone (cfr.
verbale 1, pagg. 3 seg. e 8 e verbale 2, pagg. 3-8); che inoltre ha
accennato a dei disturbi di salute;
che nella sua decisione l'UFM ha constatato, da un lato, che il Consiglio
federale, con decisione del 6 marzo 2009, ha inserito la Serbia nel novero
dei Paesi sicuri ai sensi dell'art. 6a cpv. 2 lett. a e, dall'altro lato, che le
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allegazioni in materia d'asilo presentate dai ricorrenti sarebbero
inverosimili; che, pertanto, non emergerebbero dalle carte processuali degli
indizi di esposizione dei ricorrenti a persecuzioni in caso di rientro in patria;
che di conseguenza l'UFM non è entrato nel merito della citata domanda ai
sensi dell'art. 34 cpv. 1 LAsi; che l'autorità inferiore ha pure pronunciato l'al-
lontanamento dei ricorrenti dalla Svizzera e l'esecuzione dell'allontana-
mento siccome lecita, esigibile e possibile;
che nel ricorso il ricorrente A._ ritiene che nella decisione
dell'autorità inferiore in alcun modo viene preso in considerazione il suo
stato di salute di cui l'UFM sarebbe stato al corrente; che in particolare, a
sostegno delle sue allegazioni, il ricorrente ha prodotto un certificato
medico del Dr. med. Armin Halla dell'Ospedale universitario di Basilea, che
attesta che l'interessato è in cura per un problema urologico, il cui
trattamento il ricorrente vorrebbe concludere in Svizzera;
che in conclusione hanno chiesto l'annullamento della decisione impugnata
e la trasmissione degli atti all'autorità inferiore; che hanno altresì presentato
una domanda di esenzione dal versamento di un anticipo a copertura delle
presunte spese processuali;
che, giusta l’art. 34 cpv. 1 LAsi, non si entra nel merito di una domanda
d’asilo se il richiedente proviene da uno Stato che il Consiglio federale ha
designato come sicuro secondo l'art. 6a cpv. 2 lett. a LAsi, a meno che non
risultino indizi di persecuzione;
che, allorquando il Consiglio federale inserisce un Paese nel novero dei pa-
esi sicuri, sussiste di massima una presunzione di assenza di persecuzioni
in detto Paese; che incombe al richiedente l’asilo d’invalidare siffatta pre-
sunzione per quanto attiene alla sua situazione personale;
che, peraltro, la nozione di indizi di persecuzione ai sensi dell’art. 34 cpv. 1
LAsi corrisponde a quella dell'art. 18 LAsi e comprende non soltanto i seri
pregiudizi previsti dall’art. 3 LAsi, ma pure gli ostacoli all’esecuzione
dell’allontanamento, di cui all’art. 44 cpv. 2 LAsi, imputabili all'agire umano
(cfr. Giurisprudenza ed informazioni della Commissione svizzera di ricorso
in materia d'asilo [GICRA] 2004 n. 5 consid. 4c.aa, GICRA 2003 n. 20 con-
sid. 3c, GICRA 2003 n. 19 consid. 3c, GICRA 2003 n. 18);
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che, per ammettere l'esistenza di indizi di persecuzione che implicano l'en-
trata nel merito di una domanda d'asilo, vale un grado di verosimiglianza ri-
dotto (cfr. GICRA 2004 n. 35);
che, siccome il Consiglio federale in data 6 marzo 2009 ha effettivamente
inserito la Serbia nella lista dei paesi esenti da persecuzioni, sussiste di
massima una presunzione di assenza di persecuzioni in detto Paese;
che nella fattispecie gli insorgenti non sono riusciti a invalidare la presun-
zione di assenza di persecuzioni, ritenuto segnatamente che dagli atti di
causa non emergono indizi di persecuzione; che, in particolare, i ricorrenti
non hanno presentato argomenti o prove suscettibili di giustificare una di-
versa valutazione rispetto a quella di cui all'impugnata decisione; che le al-
legazioni decisive in materia d'asilo si esauriscono infatti in affermazioni
contraddittorie e non corroborate da alcun elemento;
che in particolare, durante l'audizione sulle generalità, l'interessato ha affer-
mato che anche il figlio B._ sarebbe partito per Belgrado assieme a
lui e alla compagnia (cfr. verbale 1, pag. 7); che tuttavia, durante la secon-
da audizione, egli si è palesemente contraddetto affermando che il bambi-
no sarebbe rimasto dalla madre (cfr. verbale 2, pag. 6); che inoltre, come
giustamente osservato dall'autorità inferiore, il ricorrente non è stato in gra-
do di descrivere in modo preciso gli aggressori (cfr. verbale 2, pag. 7); che
per giunta, la dichiarazione secondo cui, dopo il rilascio dalla detenzione, le
autorità avrebbero vietato al ricorrente di fare ritorno alla sua abitazione,
appare alquanto singolare (cfr. verbale 1, pag. 8 e verbale 2, pag. 3); che
per il resto si rimanda a quanto osservato dall'UFM nella decisione impu-
gnata;
che con il suo gravame il ricorrente non contesta quanto rilevato dall'auto-
rità inferiore circa l'inverosimiglianza del suo racconto;
che comunque, a prescindere dall'inverosimiglianza delle allegazioni,
questo Tribunale osserva che non sussisterebbero nemmeno elementi di
rilevanza ai sensi dell'art. 3 LAsi; che infatti, in virtù del principio della
sussidiarietà della protezione internazionale per rapporto alla protezione
nazionale, si deve poter esigere da un richiedente d'asilo che abbia
esaurito, nel proprio Paese, le possibilità di protezione contro eventuali
persecuzioni prima di sollecitare quella di uno stato terzo; che infatti tali
situazioni, ancorché spiacevoli, non sono determinanti per il riconoscimento
dello statuto di rifugiato se la persona che ne è vittima beneficia nel suo
luogo di origine di un accesso concreto a delle strutture efficaci di
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protezione e se può essere ragionevolmente richiesto che egli faccia
appello a questo sistema di protezione interna (cfr. decisione del Tribunale
amministrativo federale D-7847/2006 del 18 agosto 2009; Giurisprudenza
ed informazioni della Commissione svizzera di ricorso in materia d'asilo
[GICRA] 2006 n. 18 pagg. 180 segg.; GICRA 2000 n. 15 pagg. 107 segg.);
che stando alle dichiarazioni addotte dai richiedenti, essi non si sono mai ri-
volti alle autorità locali per denunciare i fatti allegati (cfr. verbale 2, pag. 7);
che pertanto non si può ritenere che le forze dell'ordine abbiano rinunciato
a proteggerli o che siano state impossibilitate a farlo;
che v'è quindi da pensare che i ricorrenti non abbiano intrapreso quanto in
loro possibile per far valere i propri diritti presso le autorità competenti;
che l'interessato in alcun modo argomenta l'affermazione secondo cui in
Serbia avrebbe avuto paura d'inoltrare denuncia (cfr. verbale 2, pag. 7);
che in tale contesto non vi è motivo di ritenere che i ricorrenti, in caso di bi-
sogno, non possano ottenere dalle competenti autorità in patria, se oppor-
tunamente sollecitate, un'appropriata protezione contro l'eventuale futuro
agire illegittimo da parte di terzi nei loro confronti;
che, inoltre, non emergono dalle carte processuali elementi da cui desu-
mere che l'esecuzione dell'allontanamento dei ricorrenti in Serbia possa vi-
olare l'art. 25 cpv. 2 della Costituzione federale della Confederazione Sviz-
zera del 18 aprile 1999 (Cost., RS 101), l'art. 33 della Convenzione sullo
statuto dei rifugiati del 28 luglio 1951 (Conv., RS 0.142.30), l'art. 5 LAsi (di-
vieto di respingimento) nonché l'art. 83 cpv. 3 della legge federale sugli
stranieri del 16 dicembre 2005 (LStr, RS 142.20) o esporre gli insorgenti in
patria al rischio reale ed immediato di trattamenti contrari all'art. 3 della
Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fonda-
mentali del 4 novembre 1950 (CEDU, RS 0.101) o all'art. 3 della Con-
venzione contro la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, inumani o de-
gradanti del 10 dicembre 1984 (Conv. tortura, RS 0.105);
che, premesso ciò, quanto agli ostacoli all'esecuzione dell'allontanamento
riconducibili all’art. 44 cpv. 2 LAsi e all'art. 83 cpv. 4 LStr, in Serbia non vige
attualmente una situazione di guerra, guerra civile o violenza generalizzata
che coinvolga l'insieme della popolazione nella totalità del territorio nazio-
nale;
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che, nel caso di specie, non risultano manifestamente esservi indizi di per-
secuzione ai sensi dell'art. 34 cpv. 1 LAsi;
che, di conseguenza, l'UFM rettamente non è entrato nel merito della do-
manda d'asilo secondo l'art. 34 cpv. 1 LAsi, di modo che, su questo punto,
il ricorso, destituito d'ogni e benché minimo fondamento, non merita tutela
e la decisione impugnata va confermata;
che i ricorrenti non adempiono alle condizioni in virtù delle quali l'UFM
avrebbe dovuto astenersi dal pronunciare l'allontanamento dalla Svizzera
(art. 14 cpv. 1 e 2, art. 44 cpv. 1 LAsi nonché art. 32 dell'ordinanza 1
sull'asilo relativa a questioni procedurali dell'11 agosto 1999 [OAsi 1,
RS 142.311]; DTAF 2009/50 consid. 9);
che quo alla situazione personale dell'insorgente, va rilevato che egli è gio-
vane, con una certa scolarizzazione, dispone di esperienze professionali
quale musicista e nell'agricoltura, possiede una casa e dispone di una va-
sta rete sociale in patria (cfr. verbale 1, pagg. 4 seg.);
che, vista la breve durata del soggiorno svizzero, per il figlio, dal profilo
dell'interesse superiore del fanciullo (cfr. DTAF 2009/28 consid. 9.3.2), non
vi sono motivi che si oppongono all'esigibilità dell'allontanamento, ritenuto
inoltre che egli è totalmente dipendente dal padre;
che il certificato medico del 14 agosto 2012, allegato al ricorso, attesta la
presenza di un problema urologico dell'interessato, che ha reso necessaria
una sua ospedalizzazione dal 13 al 16 agosto 2012; che l'intervento si è
svolto senza complicazioni; che nel corso del mese di settembre 2012
l'interessato dovrà ripresentarsi per un controllo e verrà deciso in merito
all'estrazione del catetere ancora presente nel suo corpo;
che all'infuori di questa circostanza, gli insorgenti non hanno preteso di sof-
frire di gravi problemi di salute che possano giustificare la loro ammissione
provvisoria, senza che da un esame d'ufficio degli atti emerga la necessità
d'una permanenza in Svizzera per motivi medici (cfr. GICRA 2003 n. 24 e
verbale 2, pag. 8);
che, per le ragioni sopraindicate, l'autorità inferiore ha rettamente ritenuto
ammissibile e ragionevolmente esigibile l'esecuzione dell'allontanamento;
che v'è d'attendersi che l'UFM avrà premura di tenere conto del decorso
del trattamento summenzionato al momento di procedere con l'esecuzione
dell'allontanamento;
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che per il resto il Tribunale può partire dal presupposto che il richiedente
potrà avere accesso alle cure necessarie in patria avendo egli dichiarato di
essere in possesso, in Serbia, di un libretto di paziente; che inoltre dalle
sue allegazioni risulta che egli abbia già avuto accesso, peraltro di recente,
a cure mediche nel suo Paese (cfr. verbale 2, pag. 2);
che infine non risultano impedimenti neppure dal profilo della possibilità
dell'esecuzione dell'allontanamento (art. 83 cpv. 2 LStr in relazione
all'art. 44 cpv. 2 LAsi); che gli insorgenti, usando della necessaria diligenza,
potranno procurarsi ogni documento indispensabile al rimpatrio (art. 8
cpv. 4 LAsi; cfr. DTAF 2008/34 consid. 12);
che l'esecuzione dell'allontanamento è dunque pure possibile;
che, di conseguenza, anche in materia di allontanamento e relativa esecu-
zione, il gravame va disatteso e la querelata decisione confermata;
che l’UFM con la decisione impugnata non ha pertanto violato il diritto
federale né abusato del suo potere d’apprezzamento; che esso non ha
accertato in modo inesatto o incompleto i fatti giuridicamente rilevanti e
inoltre la decisione non è inadeguata (art. 106 LAsi), per il che il ricorso va
respinto;
che, avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, la domanda di
esenzione dal versamento d'un anticipo equivalente alle presunte spese
processuali è divenuta senza oggetto;
che, visto l'esito della procedura, le spese processuali di CHF 600.– che
seguono la soccombenza, sono poste a carico dei ricorrenti (art. 63 cpv. 1
e 5 PA nonché art. 3 lett. a del regolamento sulle tasse e sulle spese ripeti-
bili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del
21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]);
che la presente decisione non concerne persone contro le quali è pendente
una domanda di estradizione presentata dallo Stato che hanno abbando-
nato in cerca di protezione (art. 83 lett. d cifra 1 LTF);
che la decisione non può essere impugnata con ricorso in materia di diritto
pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 lett. d LTF);
che la pronuncia è quindi definitiva;
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il Tribunale amministrativo federale pronuncia:
1.
Il ricorso è respinto.
2.
Le spese processuali, di CHF 600.–, sono poste a carico dei ricorrenti.
Tale ammontare dev'essere versato alla cassa del Tribunale amministrati-
vo federale entro un termine di 30 giorni dalla spedizione della presente
sentenza.
3.
Questa sentenza è comunicata ai ricorrenti, all'UFM e all'autorità canto-
nale competente.
Il giudice unico: La cancelliera:
Daniele Cattaneo Nicole Manetti