Decision ID: d0e1fb83-5dfa-446b-bd31-cc583b4fb5fd
Year: 2018
Language: it
Court: CH_BGer
Chamber: CH_BGer_001
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: public_law

Fatti:
A.
Il 21 agosto 2016 A._ si trovava in Germania, a Bietigheim-Bissingen, per assistere a una partita amichevole di disco su ghiaccio tra una squadra danese e l'Hockey Club Ambrì-Piotta. In quell'occasione si sono verificati disordini provocati da una ventina di individui che hanno fatto uso di violenza fisica verso terzi, in particolare contro le forze dell'ordine tedesche. A._ è stato fermato, identificato e posto in stato di fermo; a suo carico è stato aperto un procedimento penale in Germania.
B.
Su richiesta dell'Ufficio federale di polizia (Fedpol), nei confronti dell'interessato il 31 agosto 2016 la Federazione svizzera di Hockey su ghiaccio ha emanato un divieto di accedere agli stadi svizzeri dal 1° settembre 2016 al 31 agosto 2019. Su istanza di Fedpol, il 2 settembre 2016 anche la Polizia cantonale ticinese ha disposto un divieto, valido dal 9 settembre 2016 all'8 settembre 2018, di accedere agli impianti di calcio e di disco su ghiaccio svizzeri, decisione impugnata dall'interessato nella sede cantonale con ricorso del 13 settembre 2016.
C.
Con decisione del 27 settembre 2016 Fedpol ha informato l'interessato che in applicazione della Legge federale sulle misure per la salvaguardia interna del 21 marzo 1997 (LMSI; RS 120) i suoi dati personali sono stati registrati nel sistema d'informazione HOOGAN. L'interessato ha chiesto a Fedpol di cancellarli e all'incaricato della protezione dei dati e della trasparenza di verificare il procedimento. Con decisione dell'11 novembre 2016 Fedpol ha respinto il ricorso. Adito dall'interessato, con giudizio dell'11 settembre 2017 il Tribunale amministrativo federale (TAF) ne ha respinto il gravame.
D.
Avverso questa decisione A._ presenta un ricorso al Tribunale federale. Postula di annullarla unitamente a quella di Fedpol e a quelle relative ai due citati divieti, nonché di cancellare le informazioni registrate nel sistema HOOGAN.
Non sono state chieste osservazioni, ma è stato richiamato l'incarto del TAF.
Con scritto del 4 aprile 2018 il ricorrente ha prodotto atti assunti dal suo legale germanico nel contesto dei procedimenti in corso a Berlino.

Diritto:
1.
1.1. Il ricorso presentato tempestivamente contro una decisione del TAF (art. 86 cpv. 1 lett. a LTF) è ammissibile. La legittimazione del ricorrente è pacifica.
1.2. Secondo l'art. 42 cpv. 1 e 2 LTF, il gravame dev'essere motivato in modo sufficiente, spiegando nei motivi perché l'atto impugnato viola il diritto. Il Tribunale federale esamina in linea di principio solo le censure sollevate (DTF 142 I 99 consid. 1.7.1 pag. 106). Quando il ricorrente, come in concreto, invoca l'arbitrio nell'accertamento dei fatti e nella valutazione delle prove, poiché ciò equivale a sostenere che i fatti sono stati accertati in violazione dell'art. 9 Cost. (DTF 136 I 304 consid. 2.4 pag. 313), il Tribunale federale esamina tali censure soltanto se siano state esplicitamente sollevate e motivate in modo chiaro e preciso (DTF 143 V 19 consid. 2.2 pag. 23; 143 II 283 consid. 1.2.2 pag. 286).
2.
2.1. Il TAF ha ritenuto che oggetto del litigio è unicamente la decisione di FEDPOL di registrare i dati personali del ricorrente nel sistema di informazione HOOGAN. Riguardo alle censure inerenti alla pretesa illiceità dei divieti della Federazione svizzera di Hockey su ghiaccio e della Polizia cantonale ticinese, fondati sul Concordato del 15 novembre 2007 sulle misure contro la violenza in occasione di manifestazioni sportive del 15 novembre 2007 (RL 1.4.2.3.1), esso ha ritenuto che rientrerebbero nelle competenze delle autorità cantonali, motivo per cui non le ha esaminate.
2.2. Ora, quando l'ultima autorità dichiara un ricorso irricevibile per ragioni formali e non procede all'esame di merito, il ricorrente deve addurre perché essa avrebbe accertato in modo arbitrario l'assenza dei presupposti formali: in concreto l'assenza di competenza a statuire (DTF 139 II 233 consid. 3.2 pag. 235; 118 Ib 134 consid. 2; sulla questione della competenza cfr. la decisione del Tribunale amministrativo ticinese del 22 marzo 2017 su un caso analogo, in: RtiD II-2017 n. 3 pag. 11 e la sentenza 1C_94/2009 del 16 novembre 2010 in: RtiD I-2011 n. 1). Le critiche relative ai citati divieti e le conclusioni di annullarli sono quindi inammissibili.
Al riguardo il ricorrente osserva del resto d'aver impugnato la decisione della Polizia cantonale ticinese, pronuncia che non sarebbe tuttavia cresciuta in giudicato, poiché il suo gravame del 13 settembre 2016 non sarebbe ancora stato evaso.
3.
3.1. Il TAF ha osservato che sulla base della Legge federale sulla protezione dei dati del 19 giugno 1992 (LPD; RS 235.1), le autorità hanno la facoltà di raccogliere dati personali relativi a persone private nel rispetto dei principi ivi enunciati. Ha rilevato che, giusta l'art. 24a LMSI, Fedpol gestisce un sistema d'informazione elettronico nel quale vengono registrati dati su persone che hanno avuto un comportamento violento in occasione di manifestazioni sportive in Svizzera e all'estero (cpv. 1); giusta il capoverso 2 possono essere registrate tra l'altro informazioni su individui contro cui sono state pronunciate misure secondo il diritto cantonale volte a prevenire gli atti violenti in occasioni di manifestazioni sportive o altre misure quali divieti di accedere agli stadi, tra l'altro se la misura è stata pronunciata o confermata da un'autorità giudiziaria (lett. a) o è stata adottata in seguito a un reato denunciato alle autorità competenti (lett. b).
Ha poi rilevato che, secondo l'art. 8 cpv. 1 in relazione con l'art. 6 cpv. 2 dell'Ordinanza del 4 dicembre 2009 sulle misure di polizia amministrativa dell'Ufficio federale di polizia e sul sistema d'informazione HOOGAN (OMPAH; RS 120.52), su questo sistema sono registrati i dati delle persone che hanno avuto un comportamento violento in occasione di manifestazioni sportive in Svizzera o all'estero e contro cui è stato pronunciato da un'autorità cantonale, tra l'altro, un divieto di accedere a stadi o a un'area, precisato che quali comportamenti violenti sono segnatamente definiti i reati contro la vita e l'integrità della persona, i danneggiamenti, la violenza o la minaccia contro le autorità e i funzionari (art. 4 cpv. 1 OMPAH). Ha aggiunto che secondo l'art. 5 cpv. 1 OMPAH sono considerate prove di un comportamento violento le sentenze giudiziarie o denunce della polizia pertinenti (lett. a), le dichiarazioni attendibili o registrazioni visive della polizia, del personale addetto alla sicurezza o delle federazioni e delle società sportive (lett. b), divieti di accedere a stadi pronunciati dalle federazioni o dalle società sportive (lett. c) e, infine, comunicazioni di un'autorità straniera competente in materia (lett. d).
L'istanza precedente ha rilevato che, sebbene il ricorrente neghi qualsiasi coinvolgimento negli atti di violenza e di danneggiamento compiuti da "tifosi" in occasione del citato incontro amichevole, dagli atti di causa risulta ch'egli è stato identificato come uno dei 20 individui che hanno causato detti disordini attraverso violenze e minacce nei confronti delle autorità di polizia tedesche, motivo per cui nei suoi confronti è stato avviato un procedimento penale in Germania. Ne ha concluso che le informazioni assunte da Fedpol sono giustificate e fondate su elementi probatori sufficienti.
3.2. Il ricorrente incentra il gravame su un asserito accertamento errato dei fatti e su una pretesa imprecisione nella divulgazione delle informazioni da parte di Fedpol. Ne deduce che anche i due criticati divieti sarebbero frutto di queste informazioni false, fondate su un materiale probatorio debole, senza aver assunto pretese testimonianze in suo favore che avrebbero potuto confermare la sua estraneità ai fatti rimproveratigli. Accenna poi alla circostanza che, contrariamente alla Svizzera, in Germania nei suoi confronti non sarebbe stato pronunciato un divieto di accesso agli stadi.
3.3. Disattendendo che oggetto del presente giudizio non sono i menzionati divieti, ma soltanto la decisione del TAF (art. 86 cpv. 1 lett. a LTF) e non quella di Fedpol, contro la quale è in sostanza diretto in maniera inammissibile il gravame, il ricorrente sostiene che quest'ultima gli rimprovererebbe a torto di aver partecipato ai menzionati disordini e che nei suoi confronti sarebbe stato avviato un procedimento penale in Germania. Il fatto che sarebbe stato rilasciato senza aver dovuto fornire alcuna cauzione e senza che sarebbe stata pronunciata un'accusa nei suoi confronti dimostrerebbe la sua innocenza.
3.3.1. Riguardo all'accertamento dei fatti, adduce semplicemente che dopo la partita si sarebbe recato in albergo, che verso le 19.30 avrebbe visitato la città ritornando verso le 23.00 e si sarebbe poi addormentato. Svegliato da grida durante la notte, si sarebbe alzato e sceso al pianterreno per informarsi riguardo a voci su un accoltellamento di un tifoso da parte di un gruppo di origini turche. In seguito sarebbe stato prelevato nella sua camera e posto in stato di fermo.
Con questi generici accenni appellatori, che non adempiono manifestamente le citate esigenze di motivazione (DTF 143 V 19 consid. 2.2 pag. 23), egli non dimostra affatto che il TAF avrebbe accertato i fatti in maniera insostenibile e quindi arbitraria (DTF 142 II 355 consid. 6 pag. 258 seg.; 136 II 101 consid. 3 pag. 104).
3.3.2. Certo, il 4 aprile 2018 il ricorrente ha prodotto atti del procedimento penale germanico assunti dal suo avvocato tedesco, rinviando alle pagine 263 e 264 della documentazione, senza tuttavia trarne alcuna conclusione. La produzione del corrispondente documento, emesso dopo la sentenza impugnata, non è coperta dalla riserva di ulteriore produzione di atti contenuta nel gravame. Ora, in linea di principio il Tribunale federale non può tener conto di fatti e mezzi di prova nuovi intervenuti dopo la pronuncia della sentenza impugnata e che modificano la fattispecie giudicata (nova in senso proprio; art. 99 cpv. 1 LTF; DTF 143 V 19 consid. 1.2 pag. 23; 142 V 590 consid. 7.2 pag. 598; 133 IV 342 consid. 2.1 e 2.2 pag. 343 seg.), ricordato ch'esso deve procedere all'assunzione di nuove prove solo in casi eccezionali, condizione non realizzata in concreto (DTF 136 II 101 consid. 2 in fine pag. 104).
Per di più, il ricorrente parrebbe disattendere il contenuto dell'ordinanza del Ministero Pubblico di Heilbronn del 7 febbraio 2018 da lui prodotta in tale ambito. Dalla stessa risulta infatti ch'egli, dopo la partita, era prevenuto per aver sbarrato la strada a un funzionario di polizia nel quadro di uno scontro di "tifosi" delle due squadre antagoniste, in un contesto nel quale era in particolare emerso un comportamento molto aggressivo da parte di quelli svizzeri. Nel momento in cui la polizia voleva intervenire per appianare lo scontro, un gruppo di circa 30 "tifosi" svizzeri si è opposto agli ordini. Il ricorrente era imputato di aver sbarrato la strada a un funzionario, d'aver tentato di afferrare una persona e di dare dei calci. È rilevato che non gli si poteva tuttavia rimproverare con la necessaria sicurezza per la promozione dell'accusa penale un comportamento penalmente rilevante: secondo la persona attaccata, le pedate sferrate dal ricorrente non costituivano in effetti un pericolo, motivo per cui nemmeno si è costituita quale danneggiato. Considerato che nei confronti del qui ricorrente non potevano essere provati in maniera sufficiente altri atti di natura penale, il procedimento è stato abbandonato in applicazione del principio "in dubio pro reo".
Egli parrebbe quindi disattendere che anche i fatti posti a fondamento di questa ordinanza, da lui non contestati, confermano la correttezza di quelli ritenuti da Fedpol e contraddicono chiaramente la tesi della sua estraneità agli stessi.
4.
4.1. Il TAF ha poi stabilito che le applicabili norme legali non esigono, quale condizione per l'iscrizione nel registro HOOGAN, l'avvenuta crescita in giudicato di una sentenza di condanna penale, ciò potendo aver luogo sulla base di una semplice segnalazione da parte di un'autorità straniera, come avvenuto in concreto.
Insistendo sull'assenza di una condanna penale, il ricorrente, che non si confronta con le menzionate norme legali, neppure tenta di inficiare detta tesi, decisiva e peraltro corretta. Ora, quando la decisione impugnata, come in concreto, si fonda su diverse motivazioni indipendenti e di per sé sufficienti per definire l'esito della causa, il ricorrente è tenuto, pena l'inammissibilità, a dimostrare che ognuna di esse viola il diritto (DTF 142 III 364 consid. 2.4 in fine pag. 368).
4.2. Il TAF ha infine rigettato la tesi ricorsuale secondo cui l'assenza di una condanna penale passata in giudicato comporterebbe la violazione del principio della presunzione di innocenza, principio che sarebbe applicabile nel quadro del diritto penale, ma non riguardo alla decisione di Fedpol di natura amministrativa.
Richiamando semplicemente la presunzione d'innocenza, il ricorrente, disattendendo nuovamente il suo obbligo di motivazione (art. 42 LTF), non dimostra l'infondatezza della tesi del TAF (sul tema vedi DTF 140 I 2 consid. 6.1-6.3 pag. 16 segg., prassi con la quale il ricorrente non si confronta). Cade quindi nel vuoto la critica mossa a tale istanza di non aver proceduto all'assunzione di ulteriori prove idonee ad approfondire i fatti da lui descritti.
5.
In quanto ammissibile, il ricorso dev'essere pertanto respinto. Le spese seguono la soccombenza (art. 66 cpv. 1 LTF).