Decision ID: 0da0482f-b284-5d8b-aad7-0e91660b961a
Year: 2013
Language: it
Court: TI_TCAS
Chamber: TI_TCAS_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: social_law

ritenuto,
in fatto
1.1. Con sentenza 38.2010.80 del 14 giugno 2011, cresciuta in giudicato incontestata, questa Corte ha accolto ai sensi dei considerandi il ricorso interposto da RI 1 contro la decisione su opposizione del 25 novembre 2010 con cui la Cassa _ di disoccupazione (di seguito: la Cassa) aveva confermato l’ordine di restituzione di fr. 67'715.95 del 9 dicembre 2008.
Il TCA, da un lato, ha confermato l’obbligo di restituzione delle prestazioni dell’assicurazione contro la disoccupazione percepite da gennaio 2007 a marzo 2008, in quanto percepite indebitamente, avendo sottaciuto l’esercizio di un’attività lucrativa alle dipendenze della _, nonché dal febbraio 2008 la sua iscrizione a RC quale amministratore unico della _ di _ della quale l’assicurato era l’unico dipendente.
Dall’altro, ha rinviato gli atti alla Cassa per rivedere il calcolo e determinare nuovamente l’importo da rimborsare.
1.2. La Cassa, con decisione del 22 luglio 2011 (cfr. doc. 10), confermata con decisione su opposizione del 14 settembre 2011 (cfr. doc. 9), dopo aver rivisto il conteggio, ha chiesto all’assicurato il rimborso della somma di fr. 40'350.--.
1.3. Questo Tribunale, con giudizio 38.2011.77 del 11 gennaio 2012 ha dichiarato irricevibile il ricorso di RI 1 contro la decisione su opposizione del 14 settembre 2011, poiché non aveva contestato minimamente l’importo stabilito dalla Cassa, ma si era limitato a far valere la propria buone fede e a mettere in risalto le proprie difficoltà economiche.
Il TCA ha trasmesso gli atti alla Cassa affinché sottoponesse la domanda di condono al servizio cantonale.
1.4. Con decisione su opposizione del 11 settembre 2012, la Sezione del lavoro Ufficio giuridico ha confermato la decisione del 29 marzo 2012 (cfr. doc. 5), con la quale ha respinto la domanda di RI 1RI 1 volta a ottenere il condono dell’importo di fr. 40'350.-- chiestogli in restituzione dalla Cassa per aver percepito a torto indennità di disoccupazione nei mesi da gennaio 2007 a marzo 2008 (cfr. doc. II1).
1.5. Contro la decisione su opposizione del 11 settembre 2011 RI 1 ha interposto un tempestivo ricorso inviato alla Sezione del lavoro, la quale l’ha trasmesso per competenza al TCA (cfr. doc. I; II).
Nell’impugnativa l’assicurato ha postulato la concessione del condono, asserendo di avere sempre agito in buona fede e di avere informato correttamente l’amministrazione di essere stato in attesa di un contratto di lavoro con la _.
Al riguardo egli sostiene di essere stato ingannato da quest’ultima società che, conseguentemente l’ha messo in grandi difficoltà.
L’insorgente ha, inoltre, fatto valere di essere in pensione, come pure in ristrettezze economiche (cfr. doc. I).
1.6. Nella sua risposta del 7 novembre 2012 la Sezione del lavoro ha chiesto la reiezione dell’impugnativa con argomenti di cui si dirà, per quanto occorra, nei considerandi di diritto (doc. IV).
1.7. L’assicurato si è nuovamente espresso in merito alla fattispecie il 13 novembre 2012 (cfr. doc. VI).
1.8. La Sezione del lavoro, il 20 novembre 2012, considerando che l’insorgente con lo scritto del 13 novembre 2012 non ha portato alcun fatto nuovo, ha ribadito che allo stesso non può essere riconosciuta la buona fede (cfr. doc. VIII).
1.9. Il doc. VIII è stato trasmesso per conoscenza all’assicurato (cfr. doc. IX).

in diritto
In ordine
2.1. La presente vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico ai sensi dell'articolo 49 cpv. 2 della Legge sull’organizzazione giudiziaria (cfr. STF 8C_452/2011 del 12 marzo 2012; STF 8C_855/2010 dell'11 luglio 2011; STF 9C_211/ 2010 del 18 febbraio 2011; STF 9C_792/2007 del 7 novembre 2008; STF H 180/06 e H 183/06 del 21 dicembre 2007; STFA I 707/00 del 21 luglio 2003; STFA H 335/00 del 18 febbraio 2002; STFA H 212/00 del 4 febbraio 2002; STFA H 220/00 del 29 gennaio 2002; STFA U 347/98 del 10 ottobre 2001, pubblicata in RDAT I-2002 pag. 190 seg.; STFA H 304/99 del 22 dicembre 2000; STFA I 623/98 del 26 ottobre 1999).
Nel merito
2.2. Oggetto del contendere è la questione di sapere se la Sezione del lavoro abbia a ragione o meno negato a RI 1 il diritto al condono dell’obbligo di restituire la somma di fr. 40'350.-- percepita indebitamente a titolo di prestazioni dell’assicurazione contro la disoccupazione nei mesi compresi tra gennaio 2007 e marzo 2008.
2.3. L'art. 95 LADI regola la restituzione di prestazioni.
Secondo il cpv. 1 di questo articolo, nel tenore in vigore dal 1° aprile 2011, la domanda di restituzione è retta dall'art. 25 LPGA ad eccezione dei casi di cui all'articolo 55 e 59c cpv. 4.
L'art. 25 cpv. 1 LPGA stabilisce che le prestazioni indebitamente riscosse devono essere restituite. La restituzione non deve essere chiesta se l'interessato era in buona fede e verrebbe a trovarsi in gravi difficoltà.
I principi giurisprudenziali attinenti alla restituzione di prestazioni elaborati dal TFA anteriormente alla LPGA conservano tutta la loro validità anche sotto l’egida di questa legge (cfr. DTF 130 V 318 consid. 5).
L'obbligo di restituzione presuppone che siano adempiute le condizioni di una riconsiderazione o di una revisione della decisione con la quale sono state attribuire le prestazioni (cfr. sentenza C 128/06 del 10 maggio 2007; DTF 129 V 110 consid. 1.1; DLA 2006 p. 218 et DLA 2006 pag. 158).
La riconsiderazione e la revisione sono ormai esplicitamente regolate all'art. 53 LPGA, che ha codificato la giurisprudenza anteriore alla sua entrata in vigore (cfr. STF U 408/06 del 25 giugno 2007; STF C 128/06 del 10 maggio 2007; STFA K 147/03 del 12 marzo 2004; STFA U 149/03 del 22 marzo 2004; STFA I 133/04 dell'8 febbraio 2005).
Analogamente alla revisione delle sentenze delle autorità giudiziarie, l'amministrazione deve procedere alla revisione processuale di una decisione cresciuta in giudicato quando sono scoperti nuovi elementi o nuovi mezzi di prova atti ad indurre ad una conclusione giuridica differente (cfr. art. 53 cpv. 1 LPGA, STF U 409/06 del 25 giugno 2007; STF C 128/06 del 10 maggio 2007; SVR 2004 ALV N° 14; DTF 127 V 466 consid. 2 a pag. 469).
Inoltre, l’amministrazione può riconsiderare una decisione cresciuta in giudicato formale, che non è stata oggetto di un controllo giudiziario, se essa è senza dubbio errata e la correzione ha un’importanza rilevante (cfr. art. 53 cpv. 2 LPGA, STF U 408/06 del 25 giugno 2007).
Questi principi si applicano anche quando delle prestazioni sono state accordate senza una decisione formale e che il loro versamento ha comunque acquisito forza di cosa giudicata (cfr. STF C 128/06 del 10 maggio 2007, DTF 129 V 110 consid. 1.1).
2.4. La giurisprudenza sviluppata dal Tribunale federale delle assicurazioni (TFA) in merito al condono regolato dal vecchio art. 95 LADI conserva tutta la sua validità anche con l’entrata in vigore dell’art. 25 LPGA (cfr. STFA C 174/04 del 27 aprile 2005; U. Kieser, ATSG Kommentar, Schulthess 2003, ad art 25, n. 45).
L'art. 4 OPGA regola il condono.
Se il beneficiario era in buona fede e si trova in gravi difficoltà, l’assicuratore rinuncia completamente o in parte alla restituzione delle prestazioni indebitamente concesse (cfr. art. 4 cpv. 1 OPGA).
Determinante per il riconoscimento di una grave difficoltà è il momento in cui la decisione di restituzione passa in giudicato (cfr. art. 4 cpv. 2 OPGA).
Il condono è concesso su domanda scritta. La domanda, motivata e corredata dei necessari giustificativi, deve essere inoltrata entro 30 giorni dal momento in cui la decisione è passata in giudicato (cfr. art. 4 cpv. 4 OPGA).
Sul condono è pronunciata una decisione (cfr. art. 4 cpv. 5 OPGA).
L'art. 5 OPGA definisce cosa si intende con "gravi difficoltà" e recita:
"
1
La grave difficoltà ai sensi dell’articolo 25 capoverso 1 LPGA è data quando le spese riconosciute a norma della legge federale del 19 marzo 1965
sulle prestazioni complementari all’assicurazione per la vecchiaia, i superstiti e l’invalidità (LPC) e le spese supplementari di cui al capoverso 4 superano i redditi determinanti secondo la LPC.
2
Per il calcolo delle spese riconosciute ai sensi del capoverso 1 sono computati:
a. per le persone che vivono a casa:
1. quale importo destinato alla copertura del fabbisogno vitale: l’importo massimo secondo le categorie di cui all’articolo 3
b
capoverso 1 lettera a LPC,
2. quale pigione di un appartamento: l’importo massimo secondo le categorie di cui all’articolo 5 capoverso 1 lettera b LPC;
b. per le persone che vivono in un istituto: quale importo per le spese personali, 4800 franchi l’anno;
c. per tutti, quale importo forfetario per l’assicurazione obbligatoria delle cure medico-sanitarie: il premio massimo per la rispettiva categoria secondo la versione vigente dell’ordinanza del DFI
3
sui premi medi cantonali dell’assicurazione delle cure medico-sanitarie per il calcolo delle prestazioni complementari.
3
La franchigia per gli immobili conformemente all’articolo 3c capoverso 1 lettera c LPC ammonta a 75 000 franchi. Il computo della sostanza nel caso di beneficiari di una rendita di vecchiaia che vivono in un istituto o un ospedale (art. 3
c
cpv. 1 lett. c LPC) ammonta a un decimo. Nel caso di persone parzialmente invalide è computato solo il reddito effettivo ottenuto dall’attività lucrativa. Non è tenuto conto di un’eventuale limitazione cantonale delle spese per il soggiorno in un istituto.
4
Sono computati come spese supplementari:
a. per le persone sole, 8000 franchi;
b. per i coniugi, 12 000 franchi;
c. per gli orfani e per i figli che danno diritto a una rendita per figli dell’AVS o dell’AI, 4000 franchi per figlio.”
Secondo la legge, dunque, perché sia concesso il condono dall'obbligo di restituzione, è necessario che siano adempiuti cumulativamente i seguenti presupposti:
- l'interessato ha percepito la prestazione indebita in buona fede;
- la restituzione gli imporrebbe una grave difficoltà.
Quindi, qualora difetti una delle due condizioni suelencate, il condono non può essere accordato.
2.5. La buona fede presuppone che l'assicurato ignori che una prestazione gli è versata indebitamente. Di detta ignoranza egli non si può prevalere se la stessa è stata determinata da sua negligenza.
Per quel che concerne la buona fede, la giurisprudenza ha precisato che la stessa, intesa come presupposto del condono, deve essere esclusa qualora i fatti che hanno determinato l'obbligo di restituire (violazione dell'obbligo di annunciare o di informare) siano imputabili a comportamento doloso o negligenza grave. Viceversa, l'assicurato può prevalersi della buona fede quando l'atto o l'omissione colpevole siano costitutivi solo di una violazione lieve dell'obbligo di annunciare o di informare (cfr. STF
8C_865/2008 del 27 gennaio 2009 consid. 4;
STFA del 16 giugno 2003 nella causa C., C 130/02, consid. 2.3; DLA 2003 N. 29, consid. 1.2, pag. 260; DLA 2002 N. 38, consid. 2a, pag. 258; DLA 2001 N. 18, consid. 3a, pag. 161-162; DLA 1998 N. 14, consid. 4a, pag. 73; DLA 1992 N. 7, consid.
2b, pag. 103; DTF 112 V 97, consid. 2c, pag. 103, DTF 110 V 176, consid.
3c, pag. 180).
2.6. Con l'entrata in vigore della LPGA al 1° gennaio 2003 il vecchio art. 96 LADI, che regolava l'obbligo di informare e di annunciare, è stato abrogato.
L'art. 28 LPGA regola la "Collaborazione nell'esecuzione".
Gli assicurati e il loro datore di lavoro devono collaborare gratuitamente all’esecuzione delle varie leggi d’assicurazione sociale (cfr. art. 28 cpv. 1 LPGA).
Colui che rivendica prestazioni assicurative deve fornire gratuitamente tutte le informazioni necessarie per accertare i suoi diritti e per stabilire le prestazioni assicurative (cfr. art. 28 cpv. 2 LPGA).
Chi pretende prestazioni assicurative deve autorizzare
tutte le persone e i servizi, segnatamente il datore di lavoro, i medici, le assicurazioni e gli organi ufficiali a fornire nel singolo caso tutte le informazioni, sempre che siano necessarie per accertare il diritto a prestazioni. Queste persone e questi servizi sono tenuti a dare le informazioni (cfr. art. 28 cpv. 3 LPGA).
L'art. 31 LPGA regola la "Notificazione nel caso di cambiamento delle condizioni".
L’avente diritto, i suoi congiunti o i terzi ai quali è versata la prestazione sono tenuti a notificare all’assicuratore o, secondo i casi, al competente organo esecutivo qualsiasi cambiamento importante sopraggiunto nelle condizioni determinanti per l’erogazione di una prestazione (cfr. art. 31 cpv. 1 LPGA).
Qualsiasi persona o servizio che partecipa all’esecuzione delle assicurazioni sociali ha l’obbligo di informare l’assicuratore se apprende che le condizioni determinanti per l’erogazione di prestazioni hanno subìto modifiche (cfr. art. 31 cpv. 2 LPGA).
Circa gli effetti degli art. 28 e 31 LPGA sulla LADI, Kieser rileva che:
"
a) Die Mitwirkung beim Vollzug der Sozialversicherungsgesetze und
insbesondere bei der Leistungsfestsetzung hat in den bisherigen Erlassen eine eingehende Regelung erfahren (vgl. dazu auch LOCHER, Grundriss, 340: Regelung ist "in den einzelnen Gesetzten verstreut"). Art. 28 ATSG weicht nicht grundsätzlich von den bisherigen Normierungen ab und steht auch in Übereinstimmung mit art. 12 lit. c VwVG (Auskünfte von Drittpersonen) bzw. von Art. 13 Abs. 1 VwVG (Mitwirkung der Partei). Insoweit ergeben sich gegenüber dem bisherigen Rechtszustand keine wesentlichen Neuerungen.
b) Eine Reihe von Bestimmungen der Einzelgesetze wurde im Zugeder Anpassung an das ATSG ersatzlos aufgehoben. Dies trifft insbesondere Regelungen zur Auskunftspflicht der Partei bzw. von Drittpersonen (vgl dazu BBl 1999 4585).
(...)."
(cfr. Kieser op. cit., ad art. 28, n. 30 e 31)
"
a Der Gesetzgeber hat grundsätzlich darauf verzichtet, von der
allgemeinen Regelung des Art. 31 ATSG abweichende einzelgesetzliche Normierungen festzulegen. Vielmehr hob er die bestehenden einzelgesetzlichen Ordnungen ersatzlos auf. Dies betrifft art 83 altAbs. 3 MVG (dazu BBl 1999 4726) sowie altArt. 96 Abs. 2 AVIG (dazu BBl 1999 4744)."
(cfr. Kieser op. cit., ad art. 31, n. 23)
La dottrina e la giurisprud
enza sviluppate in merito al vecchio art. 96 LADI conservano dunque la loro validità.
In merito all’estensione dell’obbligo di informare e annunciare così si esprime Gerhards:
"
Die Auskunftspflicht ist umfassend. - Sie bezieht sich auf "alle erforderlichen Auskünfte" (96 I, III). Was dabei im einzelnen "erforderlich" ist, bestimmt dabei die anfragende Stelle bzw. richtet sich nach der Informationsbedarf dieser Stelle.
Ebenso umfassend ist die Pflicht der Vorlage von Unterlagen. - Es müssen alle Unterlagen vorgelegt werden, welche die anfragende Stelle zur Erfüllung ihrer Aufgabe (im ALV-Bereich) benötigt (s. "die nötigen Unterlagen").
Anderseits dürfen von der berechtigten Stelle keine Auskünfte und Unterlagen verlangt werden, die nicht "erforderlich" oder "nötig" sind. Das Auskunftsrecht darf also nicht schikanös ausgeübt werden. (...).
Die Meldepflicht des Versicherten gegenüber der Kasse (vgl. oben
N. 28) ist umfassend (vgl. "alles melden"), soweit die Erfüllung der Meldepflicht wichtig ist für die:
- Anspruchsberechtigung des Versicherten
(s. Anspruchs- Voraussetzungen)
- Leistungsbemessung (s. Höhe und Dauer)."
(cfr. G. Gehrards, Kommentar zum Arbeitslosenversicherungsgesetz (AVIG), Vol.
II, pag. 792-793, N. 20, 21, 22 e 30).
Il dovere di informare deve dunque essere sempre rispettato da parte dei beneficiari di prestazioni.
Devono essere fornite, di conseguenza, tutte le indicazioni necessarie per valutare l'adempimento delle condizioni da ossequiare per avere diritto alle indennità (cfr. STFA del 25 luglio 2001 nella causa D., C 104/01, consid. 2 in fine).
Secondo la giurisprudenza federale è peraltro irrilevante se le informazioni inveritiere o incomplete sono causali per l'erogazione delle prestazioni assicurative o del relativo calcolo (cfr. DTF 123 V 151 consid. 1b; DLA 1993/1994 N. 3 pag. 21).
2.7.
In una sentenza C 292/02 del 15 marzo 2004 – decisione resa dopo che il TFA aveva già confermato il giudizio con il quale questo Tribunale ha concluso che l’assicurata aveva subito una perdita di lavoro computabile al 50% e ha rinviato gli atti all’amministrazione per il nuovo computo dell’importo da restituire – l’Alta Corte ha confermato anche il giudizio con il quale il TCA ha negato all’assicurata il condono dell’importo chiestole in restituzione in quanto la stessa non era in buona fede.
In quell’occasione il TFA ha sviluppato, tra l’altro, le seguenti considerazioni:
"
(...)
2.3 Per quanto concerne la nozione di buona fede, giova ricordare che la giurisprudenza sviluppata a proposito dell'art. 47 cpv. 1 LAVS - sempre nella versione determinante in concreto, in vigore fino al 31 dicembre 2002 - vale per analogia anche in materia di assicurazione contro la disoccupazione (DLA 1998 no. 14 pag. 73 consid. 4a; SVR 1998 ALV no. 14 pag. 41 consid. 3 e sentenze ivi citate). Di conseguenza, il solo fatto che l'assicurato ignorasse di non avere diritto alle prestazioni versate non basta per ammetterne la buona fede. La buona fede, in quanto condizione necessaria per il condono, è esclusa a priori se i fatti che danno luogo all'obbligo di restituzione (per es. una violazione dell'obbligo di annunciare o di informare) sono imputabili a un comportamento doloso oppure a una grave negligenza. Per contro, l'assicurato può invocare la propria buona fede se l'azione o l'omissione in questione costituiscono una lieve negligenza (per es. una lieve violazione dell'obbligo di annunciare o di informare; cfr. DLA 1998 no 14 pag. 73 consid. 4a, 1992 no. 7 pag. 103 consid. 2b; cfr. pure DTF 112 V 103 consid. 2c, 110 V 180 consid. 3c). In questo ordine di idee, occorre differenziare tra la buona fede intesa come mancata consapevolezza dell'illiceità ("Unrechtsbewusstsein") e la questione di sapere se l'interessato, facendo uso dell'attenzione che le circostanze permettevano di esigere da lui, avrebbe potuto e dovuto riconoscere il vizio giuridico esistente. La consapevolezza o meno dell'illiceità dell'atto o dell'omissione è una questione di fatto, in merito alla quale il potere d'esame del Tribunale federale delle assicurazioni è limitato (art. 105 cpv. 2 OG). Per contro, il tema di sapere se una persona abbia fatto prova dell'attenzione ragionevolmente esigibile, è una questione di diritto, che il Tribunale esamina liberamente (DTF 122 V 223 consid. 3 e riferimenti; DLA 1998 no. 41 pag. 237 consid. 3).
3.
Nell'ambito della precedente procedura, statuendo in maniera definitiva sull'idoneità al collocamento e sulla perdita di lavoro computabile di P._, questa Corte ha già avuto modo di rilevare che le considerazioni specifiche di diritto penale, segnatamente quelle fondate sul principio "in dubio pro reo", che nel caso di specie hanno dato luogo alla pronuncia di condanna dell'interessata limitatamente all'attività lavorativa svolta durante il mese di giugno 1997, non necessariamente sono vincolanti e tornano applicabili nell'ambito delle assicurazioni sociali (DTF 125 V 242 consid. 6a, 111 V 177 consid. 5a e sentenze ivi citate), dove il giudice, dopo un'analisi e una valutazione oggettiva delle prove, deve seguire quella rappresentazione fattuale che ritiene essere la più verosimile tra i vari scenari possibili (DTF 126 V 360 consid. 5b, 125 V 195 consid. 2 con riferimenti). Facendo quindi notare come la ricorrente fosse stata regolarmente presente in ditta per 6-7 ore al giorno ed avesse seguitato ad utilizzare la vettura aziendale anche dopo essere stata licenziata, il Tribunale federale delle assicurazioni - dopo avere parimenti evidenziato la continuata collaborazione tra la ditta Y._, di cui si occupava l'interessata, e l'ex datrice di lavoro fino agli inizi del 1998 - ha in quella sede accertato che in realtà, dal profilo della probabilità preponderante valida in materia, l'assicurata aveva continuato a lavorare, come in precedenza, anche dopo il suo licenziamento. Questa Corte ha per contro definito speciose le motivazioni addotte dalla ricorrente, che, a giustificazione del proprio comportamento, aveva dichiarato di impiegare le (molte) ore trascorse in ditta per la preparazione e consumazione del pranzo nonché per la gestione della corrispondenza e della contabilità private.
4.
4.1 Non sussistendo - in assenza di nuovi elementi suscettibili di sovvertirne la valutazione - motivo per scostarsi dagli accertamenti così messi in atto dal Tribunale federale delle assicurazioni, si tratta ora di esaminare se la ricorrente, pur avendo continuato a lavorare presso la società dell'allora marito e ad avere sottaciuto tale circostanza all'amministrazione, possa avere riscosso in buona fede le indennità di disoccupazione di cui è chiesta la restituzione.
4.2 In
una sentenza pubblicata in DLA 1998 no. 14 pag. 70, questa Corte ha già avuto modo di stabilire che costituisce una grave negligenza - escludente di conseguenza il riconoscimento della buona fede - il fatto di lavorare - seppur a titolo gratuito - regolarmente a metà tempo e per quasi un anno per conto della ditta del proprio figlio senza informare la cassa di disoccupazione.
4.3 La presente fattispecie - così come accertata da questo Tribunale - non si differenzia sostanzialmente da quella ivi giudicata. Ne consegue che il ricorso di P._, volto ad ottenere il condono dell'obbligo di restituzione delle prestazioni indebitamente percepite, già solo per questo motivo merita di essere disatteso.
(...)."
L’Alta Corte
, in un'altra decisione C 162/98 del 23 settembre 1998, ha confermato il precedente giudizio cantonale che aveva negato la buona fede nel caso di un'assicurata che, dopo aver lasciato la carica di membro del consiglio d'amministrazione, aveva assunto quella di direttrice con diritto di firma individuale e dichiarato di continuare a lavorare a tempo parziale per la medesima SA.
Il TFA ha, in particolare, rilevato e concluso che:
"
(...)
3.- a) Alla pronunzia cantonale deve essere prestata adesione anche
per quanto concerne l'applicazione dei menzionati principi (ndr.: i principi validi per stabilire sulla buona fede e sull'esistenza di un onere troppo grave nell'ambito di una domanda di condono) alla vertenza in oggetto. I giudici cantonali hanno innanzitutto posto in evidenza che questa Corte nella sentenza del 21 aprile 1997, aveva già constatato come L., presentando all'amministrazione la domanda d'indennità di disoccupazione del 31 agosto 1994, aveva voluto lasciare apparire una situazione giuridica suscettibile, a mente sua, di giustificare il riconoscimento di prestazioni assicurative in base ad uno statuto di persona idonea al collocamento. Detta conclusione deve essere confermata in concreto, nulla essendo stato posto in evidenza dalle precedenti istanze che potesse incidere sull'esito della presente vertenza dal profilo dell'esame della buona fede. In effetti, come emerge dagli atti all'inserto, l'interessata stessa aveva riempito, il 12 agosto 1994, l'attestato del datore di lavoro destinato all'assicurazione contro la disoccupazione. Dopo essersi annunciata parzialmente disoccupata, essa aveva continuato ad assumere la posizione di persona di riferimento dello studio di architettura L. SA, adoperandosi per evitare il fallimento della società nella speranza che i progetti sospesi fossero liberati. Considerati tali compiti, con l'assunzione dei quali L. a non far dubbio si distingueva da un qualsiasi architetto dipendente, essa di principio ben doveva saper di non essere idonea al collocamento.
b) Resta da esaminare se l'insorgente possa prevalersi della propria buona fede eccependo di essere stata indotta in errore, rispettivamente asserendo che l'atto o l'omissione colpevole era stato costitutivo solo di una violazione lieve dell'obbligo di annunciare o di informare.
In concreto, la precedente istanza ha chiesto all'addetto dell'Ufficio regionale di collocamento di Lugano se egli avesse confermato all'assicurata il diritto alle indennità di disoccupazione, ciò che il funzionario interrogato ha categoricamente negato, precisando che tale compito spettava principalmente alla Cassa disoccupazione. Il punto in discussione non è quindi di alcun soccorso per la ricorrente. Irrilevante ai fini decisionali è poi il fatto che detto collocatore abbia affermato essere probabilmente stato a conoscenza che L. fosse l'unica dipendente della L. SA e responsabile tecnica della stessa ditta. Né a esito diverso si può giungere tenendo conto degli sforzi personali intrapresi a suo tempo dall'insorgente per trovare lavoro.
c) Discende dalle suesposte considerazioni che la buona fede
della ricorrente deve essere negata. (...)."
Con giudizio C 103/06 del 2 ottobre 2006 la nostra Massima Istanza ha confermato il rifiuto del condono di indennità di disoccupazione, pari a fr. 28'016.50, in quanto all’assicurato andava negata la buona fede, motivando come segue:
"
(...)
Der Versicherte habe im Antrag auf Arbeitslosenentschädigung am 21. März 2003 die Frage "Sind bzw. waren Sie oder ihr Ehegatte/Ehegattin am Betrieb beteiligt oder in leitender Funktion (z.B. Aktionär, Verwaltungsrat einer AG oder Gesellschafter, Geschäftsführer in einer GmbH, etc.?)" verneint, obwohl er und seine Ehefrau im damaligen Zeitpunkt bei der Firma Q._ GmbH je als Gesellschafter und Geschäftsführer mit Einzelunterschrift und einer Stammeinlage von je Fr. 10'000.- im Handelsregister eingetragen waren. Diese Sachverhaltsfeststellung ist für das Eidgenössische Versicherungsgericht bindend (Erw. 1 hievor). Wenn die Vorinstanz dies nicht mehr als bloss leichtfahrlässig taxiert hat, verletzte sie kein Bundesrecht (vgl. auch
BGE 110 V 181
Erw. 3d). Was der Beschwerdeführer hiegegen vorbringt, vermag daran nichts zu ändern. Namentlich konnte er die Frage nicht deswegen verneinen, weil er die Anstellung als Geschäftsführer verloren hatte, bezog sich die Formulierung ("...bzw. waren Sie...") doch ausdrücklich auch auf die Vergangenheit. Sodann hilft ihm nicht, dass er die Rechtslage nicht gekannt hat, denn niemand kann aus seiner Rechtsunkenntnis Vorteile für sich ableiten (
BGE 124 V 220
Erw. 2b/aa). Für die Verneinung des guten Glaubens ist kein Vorsatz und damit auch keine betrügerische Absicht nötig. Dass die Ehefrau in der Arbeitgeberbescheinigung die gleiche Frage bejaht hat, vermindert die eigene Fahrlässigkeit des Beschwerdeführers nicht. Schliesslich ist die angebliche Falschauskunft des Sachbearbeiters nicht erstellt. Nachdem der Beschwerdeführer die erwähnte Frage verneint hatte, bestand für die Verwaltung im Unterschied zu dem im Urteil W. vom 28. Oktober 2005, C 157
/
05, geprüften Fall auch kein Anlass, diesen darauf hinzuweisen, dass die andauernde arbeitgeberähnliche Stellung seinen Anspruch auf Arbeitslosenentschädigung gefährden könne.“
Infine in una sentenza 8C_617/2009 del 5 novembre 2009 il TF, pronunciandosi relativamente a un caso in cui a un assicurato, il quale con decisione del 20 febbraio 2004 della Sezione del lavoro, confermata con decisione su opposizione del 12 luglio 2004, era stato ritenuto inidoneo al collocamento dal settembre 2003 per avere intrapreso una formazione triennale di tecnico di radiologia a tempo pieno che gli avrebbe impedito di garantire la sufficiente disponibilità sul mercato del lavoro - decisione impugnata senza successo fino all’Alta Corte -, era stato rifiutato il condono di fr. 23'274.75 percepiti indebitamente a titolo di indennità di disoccupazione dal settembre 2003, ha osservato che:
"
(...)
6.
6.1 Premesso quindi come determinante sia la
buona
fede
e non la dimostrazione di un particolare comportamento doloso o fraudolento o la sola ignoranza dell'assicurato sul diritto ai contributi (cfr. sentenza 8C_315/2007 del 2 aprile 2008 consid. 3.2.2 con riferimenti), nel caso di specie, come hanno considerato rettamente i giudici cantonali, non si può concludere che il ricorrente abbia fatto prova dell'attenzione da lui ragionevolmente esigibile. Egli tenta invano di dedurre dalla sua condizione soggettiva (non giurista con situazione personale difficile, avendo i figli agli studi e una moglie gravemente malata) la sua
buona
fede
. Sin dall'inizio, avendo affermato il 4 dicembre 2003 che sarebbe stato disponibile a lasciare la scuola solo se il lavoro proposto sarebbe stato econonomicamente vantaggioso rispetto al possibile salario futuro derivante dalla formazione che avrebbe compiuto (sentenza citata C 126/05 consid. 2), l'assicurato, rappresentato peraltro da un consulente giuridico, non poteva non ignorare la sua inidoneità al collocamento e quindi il non adempimento delle condizioni legali a cui soggiace l'erogazione di un'indennità di disoccupazione (cfr. art. 8 cpv. 1 lett. f LADI). Con tale conclusione, fatta propria dal Tribunale cantonale delle assicurazioni, il ricorrente nemmeno si confronta. In simili circostanze non vi sono ragioni per scostarsi dal giudizio impugnato, che sotto questo profilo merita di essere confermato.”
2.8. L’assicurato ha motivato la propria domanda di condono, asserendo, per quanto concerne la buona fede, di avere sempre agito correttamente e di avere informato l’amministrazione di essere stato in attesa di un contratto di lavoro con la _.
Al riguardo egli sostiene di essere stato ingannato da quest’ultima società che, conseguentemente, l’ha messo in grandi difficoltà (cfr. doc. I).
Dalle carte processuali emerge, tuttavia, per quanto attiene all’occupazione svolta presso la _ dal gennaio 2007 al gennaio 2008 (cfr. doc. 23/7), che l’insorgente stesso ha ammesso di non aver comunicato alle autorità competenti l’esercizio di un’attività lucrativa alle dipendenze di tale società nel periodo dal gennaio 2007 al gennaio 2008 – lasso di tempo in cui egli ha percepito la piena indennità di disoccupazione (cfr. STCA 38.2010.80 del 14 giugno 2011, passata in giudicato incontestata, con cui il TCA, da un lato, ha confermato l’obbligo di restituire le prestazioni dell’assicurazione contro la disoccupazione, dall’altro, ha rinviato gli atti alla Cassa di disoccupazione per rivedere il calcolo e determinare nuovamente l’importo da rimborsare; consid. 1.1.).
In effetti in occasione dell’audizione del 30 maggio 2008 dinanzi alla Sezione del lavoro risulta che il ricorrente ha dichiarato di non aver annunciato all’URC, né alla Cassa l’attività lavorativa presso la ditta di _, poiché non aveva nulla di scritto, e meglio non disponeva di un contratto di lavoro, precisando che si rendeva conto che la giustificazione non era plausibile e di aver commesso un errore (cfr. doc. 23).
Inoltre nei formulari “Indicazioni della persona assicurata” relativi ai mesi da gennaio 2007 a gennaio 2008 (cfr. doc. 13) egli ha sempre risposto negativamente alle domande n. 1
“Ha lavorato per uno o più datori di lavoro?”
e n. 2
“Ha esercitato un’attività indipendente?”
.
Egli ha, inoltre, sempre risposto affermativamente al quesito n. 10 “E’ ancora disoccupato?”.
Relativamente alla _ di _ va, dapprima, osservato che il 18 febbraio 2008 l’assicurato è comparso davanti al notaio avv. _ chiedendogli, in qualità di promotore, di di far constatare la costituzione di una società anonima sotto la ragione sociale _. Nell’atto notarile è stato specificato che l’amministrazione della società veniva affidata a un Consiglio di amministrazione composto da RI 1
mRI 1
, amministratore unico (cfr. doc. 22/29).
In effetti il 19 febbraio 2008 l’insorgente è stato iscritto a RC quale amministratore unico con diritto di firma individuale della _.
La sua iscrizione è stata radiata nel novembre 2009 e la ragione sociale radiata nel luglio 2011 (cfr. estratto RC reperibile al sito www.zefix.ch).
Durante l’audizione del 27 maggio 2008 davanti alla Sezione del lavoro l’insorgente ha affermato, oltre al fatto che la società non aveva altri dipendenti, di non aver, però, informato l’ufficio di collocamento della sua funzione in seno alla SA, siccome non era in possesso di alcuna attestazione scritta o contratto che definiva la sua attività lavorativa presso tale società (cfr. doc. 22/24 pag. 3).
Nemmeno nei formulari “Indicazioni della persona assicurata” relativi ai mesi di febbraio e marzo 2008 (cfr. doc. 13) egli ha fornito delle indicazioni a proposito della sua attività presso la _ SA.
2.9. Lo svolgimento di un’attività lavorativa, nonché la carica di amministratore unico in seno a una SA costituiscono fatti determinanti ai fini del diritto alle prestazioni dell’assicurazione contro la disoccupazione, già dal profilo dell’idoneità al collocamento e della computabilità della perdita di lavoro (cfr. art. 8 cpv. 1 lett. f, 15, 8 cpv. 1 lett. b, 11 LADI).
All’assicurato, come a qualsiasi persona posta nella sua situazione, non poteva sfuggire che per gli organi chiamati ad applicare la LADI era fondamentale sapere che esercitava un’attività lucrativa presso la _, come pure conoscere il suo ruolo all’interno della _ e la sua occupazione, al fine di determinarsi circa il suo diritto alle indennità di disoccupazione, in particolare circa l’estensione di tale diritto.
Tali circostanze dovevano, quindi, essere comunicate senza indugio all’amministrazione indipendentemente dall’esistenza o meno di un contratto di lavoro scritto.
Il fatto invocato dall’assicurato, ossia di non aver informato l’amministrazione dell’attività presso la _, come pure del suo ruolo in seno alla _ (cfr. doc. 23; 22/24 pag. 3; I), essendo in attesa del contratto di lavoro, non è infatti atto a giustificare la sua omissione.
In proposito giova, da un lato, evidenziare che la domanda n. 10
“E’ ancora disoccupato?”
riportata nei formulari “Indicazioni della persona assicurata” precisa espressamente che nel caso in cui l’assicurato non sia più disoccupato, va allegata la copia del contratto di lavoro
se possibile
(cfr. doc. 13)
.
Dall’altro, ricordare che la conclusione di un contratto di lavoro può avvenire anche in modo tacito e non esige necessariamente la forma scritta (cfr. art. 320 cpv. 1 CO; STFA C 197/03 del 11 ottobre 2004; STCA 38. 2012.32 del 24 settembre 2012 consid. 2.12.).
Va, d’altronde, evidenziato che con decreto d’accusa del 3 maggio 2010, il Procuratore Pubblico ha ritenuto RI 1 colpevole di infrazione alla LF sull’assicurazione contro la disoccupazione ai sensi dell’art. 105 LADI “per avere ottenuto indebitamente indennità di disoccupazione, nel periodo gennaio 2007 - gennaio 2008 per almeno CHF 20'000.-, sottacendo che in quel periodo ha svolto attività
remunerata
per la società _ SA;” e lo ha condannato al pagamento di una multa di fr. 1'500 (cfr. doc. 17/15=23/5).
Contro tale decreto non risulta essere stata inoltrata opposizione.
L’art. 105 LADI costituisce una disposizione penale contemplata dalla LADI e concerne specificatamente i delitti.
Giusta l’art. 12 CP,
salvo che la legge disponga espressamente in altro modo, è punibile solo colui che commette con intenzione un crimine o un delitto (cpv. 1).
Commette con intenzione un crimine o un delitto chi lo compie consapevolmente e volontariamente. Basta a tal fine che l’autore ritenga possibile il realizzarsi dell’atto e se ne accolli il rischio (cpv. 2).
L’infrazione alla LF sull’assicurazione contro la disoccupazione, non prevedendo l’art. 105 LADI che tale reato sia punibile anche se commesso per negligenza, è dunque passibile di pena - in concreto al ricorrente è stata inflitta una multa - soltanto se l’autore ha agito intenzionalmente (cfr. B. Rubin, "Assurance-chômage". Ed. Schultess, Zurigo-Basilea-Ginevra 2006 pag. 961).
In simili condizioni, conformemente alla legge e alla giurisprudenza sopra citata, a mente di questo Tribunale, nel caso dell’assicurato, deve essere esclusa la buona fede nella percezione delle indennità di disoccupazione per il fatto di avere costruito una situazione giuridica suscettibile, a mente sua, di giustificare il riconoscimento di prestazioni assicurative.
Infatti, in tali condizioni, l’insorgente poteva e doveva riconoscere l'illegittimità della propria richiesta di indennità di disoccupazione.
Al riguardo cfr. STCA 38.2011.92 del 18 aprile 2012; STCA 38.2008.29 del 9 dicembre 2008; STCA 38.2007.2 del 21 marzo 2007.
Venendo a mancare il primo presupposto necessario al fine di poter ottenere il condono delle prestazioni è, quindi, a ragione che la Sezione del lavoro ha respinto la relativa istanza.
La decisione su opposizione del 11 settembre 2012 va, conseguentemente, confermata.
2.10. Giova, per inciso, sottolineare che, come esposto sopra (cfr. consid. 2.9.), il decreto d’accusa del 3 maggio 2010 enuncia che l’assicurato ha svolto presso la _ dal gennaio 2007 al gennaio 2008 un’attività
remunerata
(cfr. doc. 17/15=23/5).
Anche dal verbale del 30 maggio 2008 relativo all’audizione davanti alla Sezione del lavoro si evince che l’insorgente ha indicato di essere stato retribuito dalla _ (cfr. doc. 23/3 pag. 3).
Inoltre da un conteggio salariale allestito dal ricorrente il 4 giugno 2008, questi ha indicato di aver ricevuto dalla _ a titolo di stipendi nel periodo dal gennaio 2007 al gennaio 2008 complessivi fr. 18'000.-- con uno scoperto di fr. 31'000.-- (cfr. doc. 23/7).
In ogni caso, anche se l’attività in questione non fosse stata retribuita, il condono andrebbe negato.
Al riguardo il TCA segnala che l’Alta Corte, in una sentenza pubblicata in DLA 1998
N. 14 pag. 70, a cui peraltro ha fatto riferimento la Sezione del lavoro nella risposta di causa (cfr. doc. IV), ha già avuto modo di stabilire che costituisce una grave negligenza - escludente di conseguenza il riconoscimento della buona fede - il fatto di lavorare - seppur a titolo gratuito - regolarmente a metà tempo e per quasi un anno per conto della ditta del proprio figlio senza informare la cassa di disoccupazione.
In proposito cfr. pure STFA C 292/02 del 15 marzo 2004.