Decision ID: 4c005ff2-2c70-5dbd-9d62-800dbeb2823b
Year: 2003
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: civil_law

in fatto: A.
_ _ (1962) e _ _ (1966) si sono sposati il _ 1991. Dal matrimonio sono nati _, il
_ 1993, e _, il _ 1996. I coniugi si sono separati all'inizio del 2001, quando _ _ ha lasciato l'abitazione familiare. I figli sono rimasti con la madre. Il 12 ottobre 2001 _ _ ha denunciato alla Commissione tutoria regionale _ presunti abusi sessuali commessi dallo zio materno su _ e _. Con decisione provvisionale dell'8 febbraio 2002, emanata senza contraddittorio, la Commissione tutoria ha decretato il collocamento dei ragazzi nell'Unità di pronta accoglienza e osservazione (_) dell'Istituto _ a _, ha privato i genitori della custodia parentale e ha sospeso il loro diritto di visita. Su istanza di revoca presentata da _ _ il 22 febbraio 2002, con decisione provvisionale del 6 marzo 2002 la Commissione tutoria ha confermato le misure adottate, concedendo nondimeno a ogni genitore un colloquio sorvegliato di un'ora con i figli e incaricando l'operatore sociale _ _ di fissare ulteriori diritti di visita sorvegliati. Un ricorso introdotto il 18 marzo 2002 da _ _ contro tale decisione è stato respinto il 6 giugno 2002 dalla Sezione degli enti locali, autorità di vigilanza sulle tutele, che ha negato alla ricorrente anche l'assistenza giudiziaria. Su appello della soccombente, tale beneficio è poi stato accordato da questa Camera con sentenza del 30 dicembre 2002 (inc. _._._).
B.
Nel frattempo, esaminato un rapporto dello psicologo e psicoterapeuta _ _ sulle capacità dei genitori, con decisione del 7 giugno 2002 la Commissione tutoria ha optato per il mantenimento delle misure provvisionali già adottate, salvo ridurre il diritto di visita sorvegliato di _ e _ _ a un'ora ciascuno ogni quindici giorni. Adita da entrambi i genitori, con decisioni provvisionali del 18 giugno e del 3 luglio 2002 l'autorità di vigilanza ha restituito effetto sospensivo al ricorso di _ _ e ha ripristinato provvisoriamente il diritto di visita sorvegliato dei genitori in un'ora la settimana. Chiusa l'istruttoria, con decisione del 13 agosto 2002 essa ha poi risolto di collocare _ _ _ per l'anno scolastico 2002/03 come semiconvittori all'Istituto _ di _ e di affidare i ragazzi al padre la sera, il fine settimana e durante le ferie scolastiche. Parallelamente essa ha esteso il diritto di visita di _ _, dal 9 settembre 2002, concedendole cinque incontri sorvegliati di un'ora e mezzo la settimana seguiti da un intero pomeriggio non sorvegliato ogni domenica, con l'obbligo di impedire ogni relazione dei figli con la sua famiglia, in particolare con lo zio materno e i nonni. Alla fine del 2002 la Commissione tutoria avrebbe poi riesaminato la situazione, decidendo nuovamente sull'assetto delle visite. L'interessata è stata ammessa al beneficio dell'assistenza giudiziaria.
C.
_ _ ha impugnato la decisione appena citata con un appello del 4 settembre 2002 in cui ha chiesto, previo conferimento dell'assistenza giudiziaria, di ampliare subito il suo diritto di visita a dieci incontri sorvegliati, due la settimana, e in seguito a due pomeriggi non sorvegliati la settimana, con possibilità di telefonare liberamente ai figli. La richiesta di essere autorizzata immediatamente, già in pendenza di appello, a esercitare i due diritti di visita sorvegliati per un totale di tre ore la settimana è stata respinta dall'ex presidente di questa Camera con decreto del 18 settembre 2002. Nelle sue osservazioni del 9 ottobre 2002 (che è stata autorizzata a formulare) la Commissione tutoria ha proposto di respingere l'appello, definendo prematuro l'esercizio di un diritto di visita non sorvegliato senza che fosse stato approfondito il quadro psicologico della madre, con particolare attenzione alla sua capacità di garantire l'incolumità e il bene dei figli durante gli incontri. Essa ha comunicato altresì di avere deciso in via provvisionale, lo stesso 9 ottobre 2002, di fissare il diritto di visita di lei – visto l'andamento delle cose – in “circa” un'ora e mezzo la settimana sotto sorveglianza. _ _ ha dichiarato il 25 novembre 2002 di rinunciare a osservazioni e di rimettersi al giudizio della Camera, tanto più che dal 9 settembre 2002 erano ormai trascorse oltre cinque settimane e l'appello appariva superato dagli eventi.
D.
In pendenza di appello, con una nuova decisione provvisionale del 19 febbraio 2003 la Commissione tutoria, accertate le deteriorate relazioni personali tra i figli e la madre, ha nuovamente ridotto il diritto di visita dei genitori a “circa” un'ora e mezzo sorvegliata ogni due settimane. Tale decisione è stata impugnata da entrambe le parti all'autorità di vigilanza, che con decisione provvisionale del 18 marzo 2003 ha finanche sospeso il diritto di visita di _ _. Sentiti i ricorrenti il 31 marzo 2003, con decisione del 17 aprile 2003 l'autorità di vigilanza ha rifiutato di ripristinare in via provvisionale il diritto di visita della madre, così come ha respinto la proposta di lei, che proponeva di collocare i figli in internato all'Istituto Vanoni. Sul seguito della procedura gli atti non danno indicazioni, sicché con ordinanza del 1° ottobre 2003 il giudice delegato di questa Camera ha assegnato a _ _, a _ _ e alla Commissione tutoria regionale un termine di dieci giorni per giustificare l'eventuale interesse concreto e attuale alla decisione dell'appello, con l'avvertimento che il silenzio sarebbe stato interpretato come sopravvenuta carenza d'interesse. _ _ ha reagito il 10 ottobre 2003, insistendo per l'emanazione del giudizio. _ _ e la Commissione tutoria regionale sono rimasti silenti.

Considerando
in diritto: 1.
I genitori che non sono detentori dell'autorità parentale o della custodia – e nella fattispecie entrambi sono stati privati della custodia, come si è visto, con decisione provvisionale dell'8 febbraio 2002 – nonché il figlio minorenne hanno reciprocamente il diritto di conservare le relazioni personali indicate dalle circostanze (art. 273 cpv. 1 CC). Tanto la madre quanto il padre, inoltre, può esigere che il suo diritto all'esercizio delle relazioni personali sia regolato (art. 273 cpv. 3 CC). Competente a decidere è l'autorità tutoria (art. 275 cpv. 1 CC). In pendenza di una causa di divorzio, di una procedura a tutela dell'unione coniugale, di un'azione intesa alla modifica dell'autorità parentale o alla modifica del contributo di mantenimento la competenza spetta invece al giudice (art. 275 cpv. 2 e 315
a
cpv. 1 CC), ma l'autorità tutoria rimane abilitata a continuare una procedura di protezione del figlio introdotta prima della procedura giudiziaria (art. 315
a
cpv. 3 n. 1 CC). In concreto risulta che nel gennaio del 2003 _ e _ _ hanno introdotto una richiesta comune di divorzio con accordo parziale (decisione impugnata, lett. A in fine). Dato però che la procedura di protezione dei figli pendeva già da oltre un anno, la competenza dell'autorità tutoria è continuata a sussistere. Quanto alle decisioni dell'autorità di vigilanza, esse sono impugnabili entro venti giorni alla Camera civile di appello (art. 48 LTC: RL 4.1.2.2), ancorché siano meramente provvisionali (sentenza I CCA inc. _._._del 1° dicembre 2003, consid. 3). Tempestivo, sotto questo profilo l'appello in esame è pertanto ricevibile.
2.
L'unico dispositivo della decisione impugnata oggetto dell'appello (n. 2) riguarda il diritto di visita della madre, che l'autorità di vigilanza ha fissato – dal 9 settembre 2002 – in cinque incontri sorvegliati di un'ora e mezzo la settimana, seguiti da un intero pomeriggio non sorvegliato ogni domenica (con l'obbligo di impedire ogni relazione tra i figli e la famiglia, in particolare con lo zio materno e i nonni), fermo restando che alla fine del 2002 la Commissione tutoria avrebbe statuito nuovamente sulla cadenza delle visite. Nell'appello l'interessata chiede di ampliare tale diritto a dieci incontri sorvegliati, due la settimana, e in seguito a due pomeriggi non sorvegliati la settimana, con possibilità di telefonare liberamente ai figli. Se non che, decidere oggi sulla postulata estensione delle visite non è più di alcun interesse pratico né attuale. Già il 9 ottobre 2002, in effetti, la Commissione tutoria ha adottato una nuova disciplina provvisionale degli incontri, i quali richiedevano costanti mediazioni da parte di una responsabile del “Centro _ ” a _, specializzata in pedagogia (act. III). La situazione si è poi deteriorata, tant'è che con decisione provvisionale del 19 febbraio 2003 la Commissione ha dimezzato la frequenza delle visite e il 18 marzo 2003 l'autorità di vigilanza ha addirittura sospeso le relazioni personali tra l'interessata e i figli, i quali non volevano più visite da parte di lei. Sapere retrospettivamente in tali circostanze se la decisione impugnata, del 13 agosto 2002, fosse legittima è dunque una questione puramente teorica e astratta, visti gli eventi successivi. Quand'anche l'appello fosse accolto, invero, le decisioni prese dalla Commissione tutoria e dall'autorità di vigilanza dopo la decisione impugnata continuano a esplicare i loro effetti, senza che l'eventuale accoglimento dell'appello possa recare alcun beneficio pratico e attuale all'interessata. In simili condizioni l'appello non denota più alcun interesse giuridico.
3.
Un appello privo di interesse pratico e attuale potrebbe tutt'al più essere esaminato – analogamente a quanto fa il Tribunale federale con i ricorsi di diritto pubblico – ove la questione litigiosa, oltre a ripresentarsi in ogni tempo in circostanze identiche o almeno simili, rivesta un'importanza di principio e non potrebbe mai, per il rapido succedersi degli eventi, essere giudicata con tempestività (richiami di giurisprudenza in:
Kälin
, Das Verfahren der staatsrechtlichen Beschwerde, 2a edizione, pag. 261). Nella fattispecie non soccorrono tuttavia presupposti del genere, ove appena si consideri che l'esercizio provvisionale di un diritto di visita dipende da situazioni contingenti, diverse di caso in caso, né in concreto si ravvisavano questioni giuridiche di principio. L'appellante obietta nelle sue osservazioni del 10 ottobre 2003 che “l'intera procedura con la Commissione tutoria e con le autorità superiori è stata impostata sulla pendente procedura di appello”. A parte il fatto però che la Camera civile di appello non è una superiore autorità di vigilanza, la genericità dell'affermazione non suffraga lontanamente gli estremi perché si giudichi un'impugnazione senza interesse giuridico. Che poi la pedagogista del “Centro _ ” a _, incaricata di mediare i diritti di visita, non sia né psicologa né psicoterapeuta nulla muta alla circostanza che l'appello risulti ormai superato da decisioni successive. Certo, l'appellante si duole che lo stralcio della procedura vanificherebbe la sua richiesta di assistenza giudiziaria, ma l'assunto cade nell'equivoco, giacché un appello divenuto senza interesse giuridico non osta di per sé al conferimento dell'assistenza giudiziaria. Sui presupposti che disciplinano tale beneficio, del resto, si tornerà in appresso.
4.
Qualora un appello sia stralciato dai ruoli perché divenuto senza oggetto o senza interesse giuridico (art. 351 cpv. 1 CPC) si applica per analogia, in materia di spese e ripetibili, l'art. 72 della procedura civile federale (citazioni in:
Cocchi/Trezzini
, CPC massimato e commentato, Lugano 2000, n. 9 ad art. 151 e n. 4 in fine ad art. 351). In virtù di quest'ultima norma il tribunale, udite le parti ma senza ulteriore dibattimento, dichiara il processo terminato e statuisce con motivazione sommaria sulle spese, “tenendo conto dello stato delle cose prima del verificarsi del motivo che termina la lite”. Per stabilire chi debba sopportare spese e ripetibili nel caso specifico occorre valutare sommariamente, di conseguenza, quale probabilità di buon esito avrebbe avuto l'appello se la regolamentazione impugnata del diritto di visita non risultasse ormai superata dagli eventi (cfr. DTF 118 Ia 494 consid. 4, 116 II 729 consid. 6, 111 Ib 191 consid. 7a).
a)
Nell'appello l'interessata lamentava anzitutto una violazione del suo diritto d'essere sentita per non aver potuto consultare gli atti sulla base dei quali l'autorità di vigilanza le rimproverava – da un lato – la tendenza a proteggere la figura del fratello, presunto autore di abusi, e – dall'altro – la forte dipendenza dalla sua famiglia (memoriale, punto 2). L'autorità di vigilanza ha tratto tali accertamenti da un rapporto del 24 marzo 2002 consegnato al Ministero pubblico dal prof. dott. _ _ (act. 12), dalle dichiarazioni rilasciate il 14 febbraio 2002 al Magistrato dei minorenni da _ (act. 6), da quanto aveva riferito il 13 febbraio 2002 al Procuratore pubblico la dott. _ _ -_ _, pedagogista del “Centro _ ”, (act. 5) e da una deposizione rilasciata il 17 luglio 2002 all'autorità di vigilanza da _ _ (act. 47), educatore di riferimento di _ e _ al _ dell'Istituto _ a _ (decisione impugnata, consid. 4d). Ora, tutti i documenti citati dall'autorità di vigilanza figurano agli atti. Anzi, alla deposizione di _ _ (l'ultimo degli atti istruttori testé menzionati) ha assistito lo stesso patrocinatore della ricorrente. Né quest'ultima pretende che l'autorità di vigilanza le abbia mai negato la consultazione dell'inserto o le abbia precluso la facoltà di partecipare a una discussione finale (art. 28 LTC). Con ogni verosimiglianza la censura di forma sollevata nell'appello si sarebbe dunque rivelata priva di buon esito.
b)
L'appellante criticava altresì, nel memoriale, l'insufficiente estensione del suo diritto di visita rispetto a quello stabilito dalla Commissione tutoria e censurava di arbitrio la decorrenza della nuova regolamentazione, fissata dall'autorità di vigilanza al 9 settembre 2002 anziché al 13 agosto 2002, data di emanazione della decisione (punto 3). La prima doglianza sarebbe verosimilmente risultata senza fondamento, già per il fatto che non sarebbe stato ragionevole né conforme al bene dei figli triplicare improvvisamente la durata complessiva del diritto di visita, passando da un'ora la settimana (concessa dall'autorità di vigilanza in pendenza di ricorso il
3 luglio 2002: act. 52) a due incontri di un'ora e mezzo. Una richiesta analoga in pendenza di appello è stata respinta, del resto, anche dall'ex presidente di questa Camera il 18 settembre 2002. Tanto meno sarebbe apparso giustificato, nella situazione gravemente problematica descritta dall'autorità di vigilanza, estendere le visite di punto in bianco (decisione impugnata, consid. 5). Quanto alla decorrenza della nuova regolamentazione, non vi era alcun motivo perché l'autorità di vigilanza togliesse effetto sospensivo all'appello (art. 424
a
cpv. 1 CPC). Modificare la disciplina delle visite vigente in pendenza di ricorso richiedeva pur sempre un minimo periodo di adattamento, foss'anche solo da parte dei responsabili del luogo d'incontro e di chi era chiamato a sorvegliare le visite. Pure in proposito l'appello mancava dunque di consistenza.
c)
Infine l'interessata evocava nell'appello gli art. 8 par. 1 e 9 par. 3 della Convenzione ONU sui diritti del fanciullo (RS 0.107), facendo valere il suo diritto a rapporti personali e contatti diretti con i figli. Se non che, i diritti che ridondano ai genitori da tali norme, in particolare dall'art. 9 par. 3, non vanno oltre quanto già garantisce l'art.
273 cpv. 1 CC (FF 1994 V 34 in fondo). Determinante in effetti è solo il bene del figlio (
Hegnauer
, Grundriss des Kindesrechts, 5a edizione, pag. 128 n. 19.05), non l'aspettativa del genitore
(DTF 123 III 451 consid. 3b). La precipitazione dell'appellante nel rivendicare due diritti di visita la settimana, prima di un'ora e mezzo e poi di un pomeriggio ciascuno, non poteva seriamente essere condivisa in una situazione delicata come quella in cui versavano i figli, che da almeno cinque mesi vedevano i genitori una sola ora la settimana. Già a prima vista una simile estensione offendeva la gradualità con cui i ragazzi avevano il diritto di essere trattati. Per di più sussitevano, legati al contegno della ricorrente, perplessità che solo il trascorrere di un adeguato lasso di tempo avrebbe contribuito a fugare. Il diritto di visita non sorvegliato presupponeva invero che la madre riuscisse a capire finalmente la gravità delle accuse rivolte dai figli allo zio e al nonno, mostrandosi in grado di tenere i ragazzi lontano dai due soggetti. Verosimilmente l'appello non avrebbe quindi trovato accoglimento nemmeno su questo punto.
d)
Insieme con la postulata estensione delle visite l'appellante sollecitava anche il diritto di telefonare liberamente ai figli (memoriale, punti 3 e 4). Ora, non fa dubbio che
le relazioni personali cui si riferisce l'art. 273 cpv. 1 CC comprendano anche i contatti per telefono, per scritto, per via elettronica e così via (
Schwenzer
in: Basler Kommentar, ZGB I, 2a edizione, nota 12 ad art. 273). Nella decisione impugnata però l'autorità di vigilanza non aveva minimamente limitato tali facoltà, sicché la richiesta dell'appellante risultava finanche senza oggetto. Del resto, nella misura in cui si trovasse inutilmente ristretta nell'esercizio dei colloqui, l'interessata poteva rivolgersi alla Commissione tutoria perché disciplinasse anche l'uso del telefono. La questione esulava, comunque fosse, dal procedimento di appello.
5.
Se ne conclude che, avesse avuto modo questa Camera di statuire prima che decisioni provvisionali successive rendessero l'appello senza interesse, il giudizio sarebbe consistito verosimilmente in una reiezione. Oneri processuali e ripetibili del decreto odierno andrebbero perciò addebitati all'appellante (art. 148
cpv. 1 CPC). Da ripetibili si può in ogni modo prescindere, poiché _ _ ha rinunciato a formulare osservazioni all'appello, mentre la Commissione tutoria ha agito senza l'ausilio di un legale esterno, nel quadro delle sue attribuzioni ufficiali (art. 159 cpv. 2 in fine OG per analogia). La tassa di giustizia e le spese dovrebbero nondimeno essere poste a carico dell'interessata. Quest'ultima insta per il beneficio dell'assistenza giudiziaria, sottolineando che per la complessità della causa essa non può fare a meno di un patrocinatore e che, come disoccupata, essa si trova in gravi ristrettezze finanziarie (appello, punto 5). Ora, che l'appellante versi in difficoltà economiche è senz'altro verosimile, tant'è che l'autorità di vigilanza le ha conferito il gratuito patrocinio, su proposta della Commissione tutoria (dispositivo n. 5). È verosimile altresì che, sprovvista di cognizioni giuridiche, costei debba farsi assistere da un legale per potersi adeguatamente difendere. Il beneficio dell'assistenza giudiziaria però non è subordinato solo all'indigenza della parte (art. 3 cpv. 1 Lag) e alla relativa incapacità di procedere in lite con atti propri (art. 14 cpv. 2 Lag), ma anche alla condizione che l'appello abbia probabilità di esito favorevole (art. 14 cpv. 1 lett. a Lag) e che una persona di condizioni agiate, posta nella medesima situazione, non rinuncerebbe ragionevolmente a ricorrere solo per i costi di procedura (art. 14 cpv. 1 lett. b Lag; sulla nozione:
Corboz
, Le droit constitutionnel à l'assistance judiciaire, in: SJ 125/2003 II 81 in basso con rinvii). Queste ultime due condizioni meritano più attenta disamina.
Sul fatto che in concreto una persona dotata di mezzi idonei non avrebbe rinunciato ad appellare solo per questione di costi si può al limite convenire, ancorché sommando la tassa di giustizia, le spese e le eventuali ripetibili di appello il rischio economico dell'operazione non sarebbe stato del tutto trascurabile. Sia come sia, si può presumere che un genitore di condizioni agiate avrebbe affrontato l'alea, il diritto di visita ai figli essendo una posta in gioco di notevole valenza immateriale. Quanto faceva manifesto difetto all'appello era, nel caso specifico, la probabilità di buon esito. Come si è visto, le richieste avanzate dall'appellante non avrebbero verosimilmente avuto alcuna apprezzabile possibilità di successo. L'autorità di vigilanza aveva illustrato con dovizia di motivazione le fragili basi fattuali su cui poggiava l'esercizio del diritto di visita già quel 13 agosto 2002. Affrontare una procedura di appello intesa all'accelerazione e all'estensione degli incontri sulla base di una prognosi tanto labile significava lanciarsi in un'operazione con probabilità di riuscita pressoché nulle. Invero l'appellante sollevava anche una violazione di forma che, se fondata, avrebbe potuto comportare già di per sé l'annullamento della decisione impugnata. Si è detto nondimeno che, così com'era esposta, tale censura appariva d'acchito senza consistenza. Ne segue che in concreto non si ravvisa la premessa dell'art. 14 cpv. 1 lett. a Lag per concedere all'appellante il beneficio dell'assistenza giudiziaria. Tassa di giustizia e spese dell'attuale decreto andrebbero quindi a carico di lei. Considerata ad ogni buon conto la natura del procedimento e la ristrettezza economica dell'interessata, si giustifica – per questa volta – di rinunciare equitativamente a ogni prelievo. La dispensa ha in ogni modo natura eccezionale e su di essa l'appellante non potrà più contare in circostanze analoghe.