Decision ID: 07d4bbaf-713b-59bd-a6b3-a8eee8733621
Year: 2015
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_007
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: 

ritenuto
in fatto
A.
PI 1 è nato dal matrimonio tra RE 1 e CO 2. Il matrimonio tra i genitori è stato sciolto per divorzio il 2007. Secondo la convenzione di divorzio, la custodia del figlio è attribuita alla madre.
B.
PI 1 soffre di un disturbo oppositivo provocatorio. Dal 2008 è stato seguito dal Servizio medico-psicologico di _, al quale si era rivolta la madre, sostituito dal 2012 dal Servizio medico-psicologico di _ (in seguito SMP), a seguito del trasferimento del medico di riferimento dalla prima alla seconda sede. La presa a carico si è conclusa a fine giugno 2013. Nel frattempo il ragazzo era stato seguito dal Servizio di sostegno pedagogico presso le scuole medie di _, che ha iniziato a frequentare nel 2012.
Da fine giugno 2013 è pure intervenuto il Servizio di accompagnamento educativo (in seguito SAE).
C.
Con una segnalazione del 7 luglio 2014 all’Autorità regionale di protezione _ (in seguito Autorità di protezione), il SAE ha chiesto un intervento a protezione di PI 1, della sorellina e di tutto il nucleo famigliare, consigliando un affidamento temporaneo del minore presso un Centro educativo minorile (in seguito CEM).
D.
In data 24 luglio 2014 è avvenuta un’udienza presso l’Autorità di protezione, alla presenza del padre. La madre non ha partecipato senza giustificare la propria assenza. L’Autorità ha quindi invitato nuovamente le parti a presentarsi il 21 agosto 2014. In tale occasione si è discusso del collocamento del minore in una struttura adeguata. La madre si è opposta a tale soluzione, mentre il padre ha aderito, sperando che l’intervento possa offrire al figlio il necessario supporto.
E.
PI 1 è stato sentito dall’Autorità di protezione in data 30 settembre 2014.
F.
Con risoluzione del 22 ottobre 2014 l’Autorità di protezione ha deciso di togliere PI 1 dalla custodia della madre. L’Ufficio dell’aiuto e della protezione di _ (UAP) è stato incaricato di identificare il Centro educativo minorile idoneo al caso e di organizzare l’inserimento del minore al suo interno.
G.
In data 27 novembre 2014 RE 1 ha interposto reclamo contro la suddetta decisione, chiedendone l’annullamento. Essa ha chiesto che la situazione del figlio venisse rivalutata alla fine dell’anno scolastico 2014/2015. In data 1 dicembre 2014 la reclamante ha chiesto che venisse accordato al reclamo l’effetto sospensivo. Con scritto 5 dicembre 2014 questo Giudice ha rammentato che la decisione impugnata non ha tolto l’effetto sospensivo al reclamo.
H.
Con osservazioni 4 dicembre 2014, l’Autorità di protezione si è rimessa al giudizio di questa autorità chiarendo che l’indicazione del collocamento di PI 1 è stata proposta dagli specialisti che lo seguono, che hanno chiesto un rapido intervento.
I.
In data 7 dicembre 2014 CO 2 ha inoltrato le proprie osservazioni, evidenziando il suo timore in relazione ad affermazioni di RE 1, che lo portano a credere che il figlio sia in pericolo. Egli appoggia il collocamento di PI 1 in istituto, specificando di ritenere che il figlio abbia bisogno di un ambiente protetto e tranquillo. Chiede infine di poter ottenere un diritto alle relazioni personali con il figlio di dieci giorni e dieci notti consecutive al mese.
L.
Tramite replica del 23 dicembre 2014 RE 1 si riconferma nelle allegazioni espresse nel reclamo, ritenendo che le motivazioni della decisione non sarebbero più attuali, avendo nel frattempo il figlio iniziato una nuova terapia. Secondo la madre sarebbero quindi necessarie alcune settimane per valutarne gli effetti a livello comportamentale.
M.
L’autorità di protezione il 15 gennaio 2015 ha comunicato di rinunciare a presentare una duplica, rimettendosi al giudizio di questo Tribunale.
CO 2 invece ha presentato la propria duplica il 17 gennaio 2015 confermando quanto già indicato in precedenza e ribadendo la richiesta di poter ottenere un diritto alle relazioni personali con il figlio di dieci giorni e dieci notti consecutive al mese.
N.
In data 23 marzo 2014 l’Autorità di protezione ha trasmesso a questo Giudice uno scritto ricevuto il 17 marzo 2015 dal Dott. Med. _ del Centro pediatrico del _, con il quale quest'ultimo ha chiesto di “accelerare i tempi di esecuzione del provvedimento in quanto non sarà facile trovare una struttura adeguata che lo possa accogliere dall’inizio dell’anno scolastico 2015-2016”.

Considerato
in diritto
1.
L'autorità giudiziaria di reclamo competente è la Camera di protezione del Tribunale di appello (art. 2 cpv. 2 LPMA), che giudica, nella composizione di un giudice unico, i reclami contro le decisioni delle Autorità regionali di protezione (art. 48 lett. f n. 7 LOG), concernenti maggiorenni e minorenni (art. 450 CC in relazione agli art. 314 cpv. 1 e 440 cpv. 3 CC). Riguardo alla procedura applicabile, per quanto non già regolato dagli art. 450 segg. CC occorre riferirsi in via sussidiaria alle norme sulla procedura di ricorso davanti al Tribunale cantonale amministrativo (cfr. Messaggio del Consiglio di Stato n. 6611, del 7 marzo 2012, concernente la modifica della LTut, pag. 8). Per le procedure di reclamo presentate contro le decisioni emanate dalle Autorità di protezione dopo il 1° marzo 2014 trovano applicazione le disposizioni della nuova Legge sulla procedura amministrativa (art. 113 cpv. 2 LPamm), in particolare l’art. 99 LPamm.
2.
Giusta l’art. 307 cpv. 1 CC, se il bene del figlio è minacciato e i genitori non vi rimediano o non sono in grado di rimediarvi, l’autorità di protezione dei minori ordina le misure opportune per la protezione del figlio.
L’art. 310 cpv. 1 CC prevede che quando il figlio non possa essere altrimenti sottratto al pericolo, l’autorità di protezione deve toglierlo alla custodia dei genitori, o dei terzi presso cui si trova, e ricoverarlo convenientemente.
La revoca della custodia è una misura nettamente più incisiva di quelle previste agli articoli 307 e 308 CC e deve essere pronunciata solo se è rispettato il principio di proporzionalità. L'autorità di protezione revoca la custodia "quando il figlio non possa essere altrimenti sottratto al pericolo" (art. 310 cpv. 1 CC). Questa è l'espressione del principio di proporzionalità (CR CC I,
Meier
, art. 310 n. 2). Le misure che permettono la conservazione della vita nel nucleo famigliare (“
communauté familiale
”) devono di conseguenza rimanere prioritarie (CR CC I,
Meier
, art. 310 n. 14).
Nell'accezione di “
pericolo
” rientra tutto quanto è suscettibile di pregiudicare lo sviluppo fisico, intellettuale e morale del figlio sotto l'autorità parentale dei genitori (
Hegnauer
, Grundriss des Kindesrechts, 5a ed., pag. 214 no. 27.36). Le misure previste dagli art. 307 segg. CC hanno lo scopo di proteggere il bambino da possibili minacce al suo sviluppo fisico, psichico o morale (Ibidem, pag. 206 no. 27.14). Esse sono mirate dunque al bene del minorenne e non dipendono da un'eventuale colpa dei genitori, né costituiscono una sanzione nei loro confronti (BSK ZGB I,
Breitschmid
, 4a ed.,art. 307 CC no. 4).
Con la privazione della custodia parentale l'autorità di protezione decide parimenti il collocamento del minorenne, che deve corrispondere alla personalità e ai bisogni di quest'ultimo (
Hegnauer
, op. cit., pag. 215 no. 27.41; sentenza CDP del 20 marzo 2014 , inc. 9.2013.266, cons. 4; DTF 5A_858/2008 del 15 aprile 2009, cons. 4.1).
In caso di modifica delle circostanze, l’art. 313 cpv. 1 CC prevede che le misure prese per proteggere il figlio siano adattate alla nuova situazione.
3.
RE 1 contesta la decisione del 22 ottobre 2014 dell’Autorità di protezione con la quale il figlio PI 1 è stato tolto dalla sua custodia per essere collocato in un Centro educativo minorile che dovrà essere identificato dall’Ufficio dell’aiuto e della protezione di _.
La reclamante pretende che l’efficacia di tale misura sarebbe “
molto dubbia
” e chiede di aspettare la
fine
dell’anno scolastico 2014-2015 per rivalutare la situazione in un secondo tempo, visto che il ragazzo avrebbe nel frattempo cambiato terapia farmacologica.
Essa nel suo reclamo riferisce di vari tentativi eseguiti in precedenza da diversi specialisti, che non sono andati a buon fine. In particolare sostiene che con il dr. _ del Servizio medico psicologico di _ “
il ragazzo non è mai entrato in sintonia
”. La terapia “
non ha portato i frutti sperati e a un certo punto è stata interrotta
”. La persona del SAE che si è in seguito occupata di PI 1 “
non aveva”,
secondo la reclamante
, “le competenze per seguire adeguatamente il figlio, non avendo formazione e nozioni in materia psichiatrica e soprattutto anche perché l’educatore in questione non è mai riuscito a relazionare con il ragazzo e ad avere un rapporto con lui
”. La madre spiega poi che al dr. _ è succeduta la dr.ssa _, che ha prescritto il farmaco _ “
senza aver mai avuto un reale colloquio o apprendimento della persona di PI 1
”. La reclamante ha quindi ammesso di avere sospeso “
solo per un mese
” la somministrazione del farmaco (che a suo dire causava sonnolenza al figlio), per permettergli di concludere l’anno scolastico. Ha poi ripreso la somministrazione, ma “
anche in seguito il farmaco _ non ha dato alcun risultato positivo
”. A suo dire quindi, “
non essendo stato fatto alcuno sforzo per coordinare i vari interventi,
la presa a carico risultava del tutto frammentaria ed inefficace”
.
RE 1, contesta che il collocamento di PI 1 sia la soluzione adeguata, poiché è dell’avviso che “
occorre coordinare bene i vari interventi e assicurare un corretto passaggio di informazioni tra l’istituto scolastico, i vari enti e specialisti coinvolti nella presa a carico di PI 1
”.
Riconoscendo che la scuola ha “
intrapreso sforzi notevoli
”, la reclamante sostiene che il comportamento di PI 1 sta pian piano migliorando. La speranza della madre è quindi che la situazione possa evolversi senza che sia veramente necessario il suo collocamento in istituto, grazie alle nuove vie da lei intraprese: una nuova terapia farmacologica iniziata il 12 novembre 2014 e nuovi specialisti. PI 1 sarebbe infatti ora seguito dal dr. _, dalla dr. Med. _ dello Studio _, che la reclamante chiede sia sentita, così come che venga ordinata una “
perizia esterna neutra
” (suggerendo “
lo studio _ del Dr. _”, che propone perizie per i tribunali
”) per rivalutare “
in modo serio e oggettivo la situazione di PI 1 sia in ambiente famigliare, presso la madre, sia presso l’istituto scolastico
”.
La madre riferisce infine di avere un legame fortissimo con il figlio, mentre i rapporti di PI 1 con il padre sarebbero tesi.
4.
Ora, indipendentemente dai rapporti che legano PI 1 ai suoi genitori in particolare ma in generale a tutta la sua cerchia famigliare, dagli atti emerge una situazione di disagio importante, tale da aver richiesto l’intervento di numerosi servizi che purtroppo non risulta siano stati in grado di fornire sufficiente aiuto. Peraltro, appare piuttosto evidente la difficoltà degli specialisti ad ottenere la fiducia della madre, che non esita a prendere iniziative contrarie al loro parere. Basti pensare all’interruzione della somministrazione del medicamento al figlio, o alla cessazione – avvenuta in modo drastico – della collaborazione della signora RE 1 con il SAE in concomitanza con la segnalazione del 7 luglio 2014 del suddetto servizio all’Autorità di protezione della situazione di PI 1 e di tutto il nucleo famigliare (cfr. lettera 11 settembre 2014 del SAE all'ARP). Va detto al proposito che, dalla menzionata segnalazione del SAE, emergono elementi preoccupanti anche a carico della madre. Secondo il SAE essa “
presenta una fragilità emotiva importante che si traduce in attitudini ambivalenti. Da una parte è alla continua ricerca di nuove terapie di ogni genere a cui sottopone il figlio, ma dall’altra non riesce più a credere in uno sviluppo positivo e in un cambiamento
”. Anche per questo motivo, il SAE conclude in modo chiaro che “
purtroppo, nonostante la collaborazione con il servizio SAE sia regolare con entrambi i genitori, nonostante gli sforzi intrapresi dalla scuola, dall’educatore del SMP e dalla dottoressa _ del SMP, la situazione ambientale e personale del minore non appare migliorata e alla luce di una forte preoccupazione per il futuro di PI 1, condivisa dall’intera rete coinvolta, riteniamo che a tutela del benessere del ragazzo sia necessario un allontanamento temporaneo dal nucleo familiare con collocamento in un centro educativo (...) Vi invitiamo a prendere le misure necessarie a tutela del minore PI 1, della sorellina _ e di tutto il nucleo familiare, all’affidamento temporaneo di PI 1 presso un CEM
” (cfr. segnalazione del SAE all’Autorità di protezione del 7 luglio 2014, pag. 3). Tale indicazione è in seguito stata confermata pure dal pediatra che lo segue “
da quando era piccolo
”, che osserva di condividere “
la presa di posizione per l’inserimento del ragazzo in un foyer, viste le grosse difficoltà educative da parte della famiglia
” (cfr. lettera del dr. Med. _ del 1 settembre 2014). Opinione che lo stesso specialista ha confermato anche con scritto 17 marzo 2015 con il quale ha ribadito “
a nome del gruppo di lavoro che si era riunito regolarmente l’ultima volta il 9.3.2015, la nostra grande preoccupazione sull’evoluzione del ragazzo
” confermando “
le conclusioni già prese in precedenza in favore di un collocamento esterno di PI 1
”. Tale scritto, indirizzato all’Autorità di protezione, è stato inviato in copia al direttore delle Scuole medie di _, con preghiera di distribuirlo a tutti gli altri membri del gruppo di lavoro e alla dr. Med. _.
Visto quanto precede, anche a questo Giudice appare necessario confermare la decisione dell’Autorità di protezione, giustificata dall’esigenza di tutelare il benessere di PI 1, così come indicato dai numerosi specialisti che lo hanno preso a carico. Le motivazioni della reclamante per opporsi a tale soluzione appaiono invece prive di fondamento e riscontro oggettivo. Al contrario di quanto essa sostiene, appare infatti che svariati specialisti e servizi abbiano preso a carico PI 1. Non è quindi giustificato da parte sua sostenere che non sia stato “
fatto alcuno sforzo per coordinare i vari interventi”
e che “
la presa a carico risultava del tutto frammentaria ed inefficace”
. Peraltro, se (come sostenuto dalla madre) fosse stato sufficiente cambiare terapia per migliorare la problematica di PI 1, visto ormai il tempo trascorso dalla decisione, all’ora attuale si sarebbero già visti risultati concreti. Infatti, quanto richiesto dalla madre si è nel frattempo verificato, ovvero è trascorso “
il tempo necessario senza sottoporlo ad ulteriore stress psicologico”
affinché
“l’efficacia della nuova terapia farmacologica unitamente a tutti gli altri interventi e aiuti di cui PI 1 dispone, possa essere seriamente valutata
”. Malgrado i cinque mesi trascorsi, non risulta che la situazione sia migliorata, anzi, necessita ora di un intervento urgente (cfr. scritto 17 marzo 2015 del dott. Med. _ del Centro pediatrico del _, a nome di tutto “il gruppo di lavoro”).
La decisione va quindi confermata, mentre giova invitare RE 1 a una maggior collaborazione con le autorità e i servizi preposti, nell’esclusivo interesse di aiutare il figlio e tutto il nucleo famigliare, ricordandole peraltro che in ambito della sua audizione PI 1 non si è opposto fermamente al collocamento.
5.
Come già accennato in precedenza, RE 1 chiede nel suo reclamo “
nella denegata e contestata ipotesi che quanto sopra descritto non fosse sufficiente per annullare la decisione di privazione della custodia e conseguente collocamento di PI 1 emessa dall’ARP, che venga sentito il parere della dr. ssa _, rispettivamente che venga ordinata una perizia esterna neutra
”. Indica quindi “
lo studio
_
del Dr. _”, che propone perizie per i tribunali
”, per rivalutare “
in modo serio e oggettivo la situazione di PI 1 sia in ambiente famigliare, presso la madre, sia presso l’istituto scolastico
”. Tale richiesta va respinta: i rapporti agli atti sono stati presentati da servizi che non possono essere considerati non “neutri”, di parte o poco seri. Peraltro nemmeno in questo caso la reclamante fa valere elementi concreti e oggettivi che possano porre in discussione la professionalità di chi sinora si è occupato di PI 1. Quanto alla richiesta di audizione della dr. _, la reclamante ha già prodotto il suo certificato medico (doc. G, agli atti). Questo Giudice dispone quindi di tutti gli elementi per decidere, senza che sia dimostrato da parte di RE 1 che un ulteriore istruttoria gioverebbe alla procedura.
6.
Alla luce del disagio emerso a carico di tutta la famiglia, all’Autorità di protezione va infine ricordata la necessità di effettuare senza indugio le necessarie verifiche e valutazioni su tutto il nucleo famigliare di PI 1, sulle capacità genitoriali di RE 1 e CO 2 e sulle eventuali misure di protezione necessarie a tutelare il bene di tutti i membri della famiglia. Si evidenzia in particolare che il SAE nell’annunciare all’Autorità di protezione l’interruzione drastica operata dalla madre della presa a carico (cfr. lettera 11 settembre 2014) ha precisato che quest’ultima ha “
verbalizzato che come madre sarebbe pronta a uccidere per impedire che il figlio venga sbattuto in istituto
”. Medesima preoccupazione è stata espressa dal padre nella propria duplica. Egli ha persino prodotto un messaggio della madre in cui essa sostiene di non poter sopportare il collocamento del ragazzo in Istituto, precisando: “
ne morirei e con me tutta la famiglia, _ perderebbe il fratello e la mamma, mi uccidi CO 2, mi uccido CO 2 se PI 1 viene allontanato”
(cfr. doc. 1)
.
Minacce di questo tipo appaiono seriamente pericolose per PI 1 e vanno a dimostrare ulteriormente le difficoltà riscontrate e a giustificare la decisione dell’Autorità di protezione. A tutela di PI 1, ma anche della sorellina _, appare quindi necessario esperire le adeguate urgenti verifiche, adottando tutte le misure atte ad evitare il peggio.
7.
Il padre, nelle proprie osservazioni, ha chiesto a questo Giudice di decidere le relazioni personali con il figlio, di dieci giorni e dieci notti consecutivi al mese. Tale richiesta non può tuttavia essere esaminata in questa sede, difettando questo Tribunale della necessaria competenza. Per tutto quanto esula dalla decisione impugnata, infatti, competente rimane l’Autorità di prima istanza, alla quale vanno se del caso formulate le richieste. Peraltro, un giudizio in tale ambito da parte di questa Camera priverebbe l’istante di un grado di giurisdizione.
8.
Il reclamo va di conseguenza respinto.
Gli oneri del presente giudizio seguono la soccombenza.