Decision ID: cee74487-761c-540b-bf61-b79ff2f8e758
Year: 2020
Language: it
Court: CH_BVGE
Chamber: CH_BVGE_001
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: 

Fatti:
A.
L’interessato, cittadino afghano di etnia hazara e confessione sciita, ha de-
positato una domanda d’asilo in Svizzera il (...) febbraio 2020 dopo aver
lasciato l’Afghanistan nel mese di (...) o di (...) del 2018 (cfr. atto [...]-11/10
[di seguito: verbale 1], pag. 5, punto 5.01).
B.
B.a Sentito sui motivi d’asilo, A._ ha narrato, in sostanza e per
quanto è qui di rilievo, di essere stato impiegato a partire dal 2015 sino al
suo espatrio dall’Afghanistan, dall’ONG “(...)” presso la sede di D._
(cfr. atto [...]-33/11 [verbale 2], pag. 4, D22). Nel mese di (...) del 2018, la
corriera sulla quale viaggiava in direzione di Kabul, sarebbe stata bloccata
da un gruppo di talebani, i quali avrebbero perquisito i passeggeri, rinve-
nendo così la tessera di identificazione rilasciata al richiedente dalla “(...)”.
Insospettiti dalle scritte in lingua inglese, i fondamentalisti avrebbero così
scoperto la collaborazione fra il ricorrente e l’ONG. Accusandolo di essere
un infedele, questi avrebbero quindi sequestrato il richiedente, imprigio-
nandolo in un edificio abbandonato ed inferendogli percosse sull’arco di
diversi giorni, cagionandogli tra l’altro una paralisi facciale della quale sof-
frirebbe tutt’oggi. Sennonché, il quarto giorno A._ avrebbe soste-
nuto di odiare gli stranieri e di non aver smarrito la propria fede religiosa,
cosa che avrebbe dimostrato recitando versi coranici. Persuasi, gli estre-
misti avrebbero quindi deciso di liberarlo, a condizione tuttavia ch’egli ac-
cettasse di posizionare un ordigno esplosivo presso la sede della menzio-
nata ONG. Previa accettazione, l’interessato sarebbe dunque stato ricon-
dotto a D._, ove gli sarebbe stata affidata una sacca contenente la
bomba, con istruzione di contattare telefonicamente i talebani una volta
depositata nell’edificio dell’organizzazione, così che questi avrebbero po-
tuto farla detonare. Recatosi presso il dormitorio, egli avrebbe quindi la-
sciato l’esplosivo nella sua camera, per poi dirigersi immediatamente da
un amico, a E._, al quale avrebbe confessato l’accaduto. Su consi-
glio del medesimo, i due avrebbero fatto ritorno presso il dormitorio mossi
dall’intento di recuperare e portare l’ordigno nelle montagne prima di farlo
brillare telefonando agli estremisti.
Nondimeno, giunti in loco, i due avrebbero constatato la presenza, intorno
al dormitorio, di un cordone di polizia, nel frattempo intervenuta a seguito
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del ritrovamento della sacca. Temendo le ritorsioni delle autorità, egli sa-
rebbe quindi fuggito il giorno medesimo dall’Afghanistan (cfr. verbale 2,
pag. 6 a 9, D42).
B.b Onde avvalorare la sua versione dei fatti, il richiedente ha versato agli
atti della procedura di prima istanza, oltre alla fotocopia della sua Taskara,
il Diploma in Business Administration, il badge impiegato nonché i contratti
di lavoro sottoscritti con la “(...)”, il certificato di matrimonio e la pagella
dell’università (cfr. risultanze processuali).
C.
Con decisione del 10 luglio 2020, notificata all’interessato in medesima
data (cfr. atto [...]-46/1), la Segreteria di Stato della migrazione (di seguito:
SEM) ha respinto la domanda di asilo pronunciando contestualmente l’al-
lontanamento del richiedente dalla Svizzera nonché l’esecuzione dello
stesso siccome ritenuta lecita, esigibile e possibile.
D.
D.a In data 10 agosto 2020 (cfr. timbro del plico raccomandato; data d’en-
trata: 11 agosto 2020) l’interessato è insorto contro detta decisione con
ricorso dinanzi al Tribunale amministrativo federale (di seguito: il Tribunale)
chiedendo l’annullamento della decisione impugnata ed il riconoscimento
della qualità di rifugiato nonché la concessione dell’asilo. Sussidiaria-
mente, egli ha postulato il rinvio degli atti alla SEM per un nuovo esame
delle allegazioni e per un complemento istruttorio. In via ancora più subor-
dinata ha concluso alla concessione dell’ammissione provvisoria in Sviz-
zera. L’insorgente ha altresì presentato istanza di concessione dell’assi-
stenza giudiziaria, nel senso della dispensa dal versamento delle spese di
giustizia e del relativo anticipo, con protestate tasse e spese.
D.b A sostegno della propria impugnativa, il ricorrente ha prodotto un
estratto del rapporto del luglio 2020 redatto dall’European Asylum Support
Office [EASO] e denominato: Country of Origin Information Report «Afgha-
nistan: Criminal law, customary justice and informal dispute resolution».
E.
Con missiva del 12 agosto 2020 (data d’entrata: 13 agosto 2020), il ricor-
rente ha trasmesso al Tribunale un atto medico F2 di data 11 agosto 2020,
con il quale sarebbe stata fra l’altro disposta una risonanza magnetica in
data 21 agosto 2020.
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F.
Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti negli scritti saranno ripresi nei
considerandi qualora risultino decisivi per l’esito della vertenza.

Diritto:
1.
Le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla LTF,
in quanto la legge sull’asilo (LAsi, RS 142.31) non preveda altrimenti
(art. 6 LAsi).
Presentato tempestivamente (art. 108 cpv. 1 LAsi e art. 10 dell’Ordinanza
sui provvedimenti nel settore dell’asilo in relazione al coronavirus del
1° aprile 2020 [Ordinanza Covid-19 asilo, RS 142.318]) contro una deci-
sione in materia d’asilo della SEM (art. 6 e 105 LAsi, art. 31-33 LTAF), il
ricorso è di principio ammissibile sotto il profilo degli art. 5, 48 cpv. 1
lett. a–c e 52 cpv. 1 PA. Occorre pertanto entrare nel merito del ricorso.
2.
Con ricorso al Tribunale possono essere invocati, in materia d’asilo, la vio-
lazione del diritto federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti
giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi; cfr. DTAF 2014/26 consid. 5),
e, in materia di diritto degli stranieri, pure l’inadeguatezza ai sensi
dell’art. 49 PA (cfr. DTAF 2014/26 consid. 5). Il Tribunale non è vincolato né
dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4 PA), né dalle considerazioni giuridiche della
decisione impugnata, né dalle argomentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1
consid. 2).
3.
Ai sensi dell'art. 111a cpv. 1 LAsi si rinuncia allo scambio degli scritti.
4.
4.1 Nella prima parte della sua decisione, la SEM ha dapprima ritenuto
inverosimili ai sensi dell’art. 7 LAsi, le allegazioni dell’interessato circa il
sequestro avvenuto nel 2018, oltreché degli eventi da esso derivati.
4.1.1 Anzitutto, la descrizione dell’atteggiamento assunto dai talebani così
come pure dei dialoghi che sarebbero intercorsi con essi, sarebbe alta-
mente stereotipata. Parimenti, la rappresentazione del luogo di prigionia, a
mente della SEM ripetitiva e stereotipata, non soddisferebbe i disposti di
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tale norma di legge. A ciò si aggiungerebbe il fatto che le indicazioni tem-
porali articolate dal ricorrente nel suo esposto, sarebbero state descritte −
conto tenuto dell’emotività del momento − con troppa precisione, lasciando
così trasparire indizi suggerenti un racconto costruito. Del resto, dubbi
quanto all’assenza di un reale coinvolgimento personale, emergerebbero
anche dalla struttura della narrazione dell’interessato, il quale avrebbe ri-
portato i fatti suddividendoli per giorni. Vieppiù, l’esposto dell’insorgente
sarebbe succinto e vago anche per quanto riguarda la descrizione dei quat-
tro giorni passati in prigionia.
4.1.2 Oltretutto, le affermazioni dell’interessato sarebbero gravate da nu-
merose contraddizioni. Difatti, egli avrebbe dapprima raccontato di essere
stato oggetto di violenze il secondo giorno, mentre il terzo giorno avrebbe
cercato di convincere i talebani della sua fede religiosa. Tale versione dei
fatti sarebbe però stata da lui modificata poco dopo, riferendo che en-
trambe le evenienze si sarebbero svolte il secondo giorno di prigionia.
Perdipiù, da un raffronto delle dichiarazioni rilasciate durante le rispettive
audizioni sui motivi d’asilo, si evincerebbero ulteriori incongruenze. Il ricor-
rente avrebbe in effetti inizialmente riferito di essersi accorto delle autorità
di polizia intervenute presso la sede dell’ONG, mentre si avvicinava alla
sua stanza, e di aver preso la decisione di espatriare proprio temendo la
reazione delle autorità statali. Nondimeno, egli avrebbe sostanzialmente
modificato tale esposto nell’ambito dell’ultima audizione, sostenendo di
aver constatato l’intervento delle forze dell’ordine dal veicolo del proprio
amico − senza che si addentrasse nel dormitorio – e di aver deciso di fug-
gire dal Paese prima ancora di sapere dell’intervento delle autorità.
4.1.3 Infine, parte delle allegazioni del ricorrente presterebbero il fianco a
critiche dacché illogiche. Mal si comprenderebbe, in particolare, il motivo
per cui egli avrebbe atteso il terzo giorno per professare la propria fede
religiosa e nel contempo, attesa la nota efferatezza dei talebani, per quale
ragione questa semplice asserzione sia stata sufficiente a fare desistere i
suoi sequestratori, che gli avrebbero pure affidato un esplosivo. Dappoi, la
SEM ha ritenuto poco credibile il fatto che i fondamentalisti abbiano potuto
dedurre la collaborazione lavorativa fra l’interessato e l’ONG “(...)” dal con-
tenuto del badge d’identificazione, il quale riporterebbe semplicemente le
generalità dell’impiegato e il nome dell’impresa.
In aggiunta, l’esposto circa lo svolgimento dei fatti susseguente alla sua
liberazione sarebbe, a mente dell’autorità inferiore, incoerente. In questo
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senso, egli avrebbe dichiarato di temere che l’esplosivo trasportato attra-
verso il mercato sarebbe stato fatto detonare dai talebani; nondimeno egli
avrebbe pure affermato che questi avrebbero atteso la sua telefonata prima
di azionare a distanza l’ordigno. Confrontato su tale punto, la giustifica-
zione addotta dal ricorrente non avrebbe apportato maggiore chiarezza.
Egli avrebbe riferito di avere avuto paura di lasciare la borsa contenente la
bomba nel mercato poiché non ricevendo sue notizie i talebani avrebbero
potuto comunque azionare il dispositivo causando numerose vittime. Que-
stionato dagli auditori in merito al motivo per il quale egli avrebbe dovuto
lasciare la sacca nel bazar, A._ avrebbe ritrattato quanto preceden-
temente esposto, affermando ch’egli avrebbe ad ogni modo dovuto attra-
versare il mercato, lasciando altresì intendere che il suo timore era legato
al fatto che i fondamentalisti potessero far detonare l’ordigno mentre tran-
sitava, piuttosto che al fatto di lasciare la bomba nella fiera. Oltremodo, alla
luce dell’esposta preoccupazione di provocare morti innocenti, mal si com-
prenderebbe per quale ragione il richiedente avrebbe comunque deposi-
tato la sacca presso la sede della “(...)”. Confrontato in merito, A._
avrebbe affermato che i talebani non avrebbero comunque fatto esplodere
l’ordigno prima di aver ricevuto la sua telefonata, ciò che smentirebbe, se-
condo la SEM, quanto da lui precedentemente narrato.
Da ultimo, il piano secondo il quale l’insorgente avrebbe portato l’esplosivo
nelle montagne prima di telefonare ai talebani, mancherebbe di logicità e
buon senso, giacché quest’ultimi si sarebbero accorti, presto o tardi, dell’in-
ganno. Orbene, la giustificazione fornita al riguardo dall’interessato non sa-
rebbe convincente; quest’ultimo si sarebbe limitato, infatti, a dichiarare che
i suoi persecutori non sarebbero stati presenti nel momento in cui si sareb-
bero accorti dell’imbroglio ed aggiungendo di avere comunque deciso già
allora di espatriare.
4.1.4 Su tali presupposti, anche l’allegazione circa il supposto fermo di
quarantott’ore subito dalla sorella del richiedente ad opera delle autorità
afgane sarebbe da ritenersi inverosimile.
4.1.5 La SEM ha dunque ritenuto che nulla permetterebbe di considerare
verosimili gli eventi esposti. Tale valutazione non sarebbe d’altro canto ri-
messa in discussione dai mezzi di prova prodotti dal richiedente l’asilo, es-
sendo questi suscettibili di comprovare, se del caso, il suo percorso forma-
tivo e la collaborazione con la menzionata ONG, senza però avvalorare le
supposte persecuzioni.
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4.2 Nel prosieguo dell’analisi di cui alla decisione impugnata, la SEM ha
esaminato l’esistenza di un timore fondato in relazione con il rapporto la-
vorativo fra A._ e l’ONG “(...)”. Ebbene, a mente dell’autorità infe-
riore, non sarebbe possibile desumere da questa collaborazione l’esi-
stenza di un rischio di persecuzioni future secondo i disposti dell’art. 3 LAsi.
Il ricorrente, posta l’inverosimiglianza di quanto occorso nel 2018, non
avrebbe infatti lamentato atti persecutori dall’inizio dell’attività lavorativa,
né avrebbe rivestito, in seno alla medesima organizzazione, un ruolo tale
da renderlo noto pubblicamente.
4.3 In ultimo, l’autorità inferiore si è chinata sul parere espresso al progetto
di decisione, osservando che le argomentazioni enucleate nel progetto di
decisione sarebbero frutto di una valutazione d’insieme, e ribadendo per il
resto le motivazioni espresse con la bozza di decisione negativa. L’autorità
in parola ha poi considerato che suddetto parere non contenesse fattispe-
cie o mezzi di prova atti a modificare la conclusione.
Conseguentemente, l’autorità intimata non ha riconosciuto la qualità di ri-
fugiato all’interessato ed ha respinto la sua domanda d’asilo.
5.
5.1 Con la propria impugnativa, l’interessato, dopo aver rammentato i fatti
esposti in corso di procedura, ha in una prima parte della sua impugnativa
avversato le valutazioni d’inverosimiglianza enucleate dalla SEM.
5.1.1 Dapprima, egli ha osservato – richiamando abbondantemente quanto
già addotto con il parere alla bozza di decisione – che la condizione di
stress cagionata dagli atti persecutori descritti, sarebbe stata considerata
dalla SEM unicamente per rimproverargli l’eccessiva precisione nel riferire
di alcuni passaggi del suo esposto, facendone tuttavia astrazione quando
chiamata a soppesare punti più incerti e vaghi.
5.1.2 In aggiunta, con il suddetto parere sarebbero stati confutati numerosi
punti d’inverosimiglianza senza che l’autorità inferiore si pronunciasse, con
la decisione sindacata, sulle censure addotte. In tal senso, l’asserzione se-
condo la quale i talebani avrebbero dedotto dalla tessera d’identificazione
della “(...)” la collaborazione del richiedente con un’organizzazione stra-
niera, non sarebbe inverosimile, ritenuto che sul badge in parola sarebbero
riportate informazioni unicamente in lingua inglese, ivi compreso l’indirizzo
web dell’ONG caratterizzato dal dominio “.eu”. Oltretutto, il narrato concer-
nente quanto accaduto posteriormente alla liberazione dell’interessato e
alla consegna dell’ordigno esplosivo, non darebbe adito a critiche poiché
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logico e dettagliato. Invero, le spiegazioni di A._ andrebbero intese
nel senso che pur essendosi egli ritrovato in circostanze difficili, una volta
liberato non si sarebbe dato alla macchia, abbandonando la bomba, sic-
come preoccupato delle possibili vittime nel caso in cui i talebani avessero
deciso di farla detonare in assenza di sue notizie. Al contrario, lasciando
l’esplosivo presso il dormitorio per poi recarsi a E._ in cerca di aiuto,
avrebbe permesso al ricorrente di guadagnare sufficiente tempo per ela-
borare una soluzione. L’insorgente del resto, avendo indicato ai talebani le
otto di mattina quale orario d’inizio dell’attività lavorativa, ed essendo egli
stato liberato alle 7:30 circa, disponeva di un certo margine temporale
prima che i talebani potessero aspettarsi una sua telefonata.
Perdipiù, le contraddizioni scandagliate dalla SEM a proposito degli avve-
nimenti accaduti al ritorno da E._ (cfr. supra consid. 4.1.2), sareb-
bero riconducibili ad adattamenti della traduzione, oltreché da una libera
interpretazione da parte dell’autorità medesima − la quale avrebbe erro-
neamente rimproverato all’interessato di aver inizialmente riferito di essersi
addentrato nel dormitorio per recuperare l’esplosivo – di alcune afferma-
zioni del richiedente.
5.1.3 Non da ultimo, l’insorgente ha osservato che diversamente da quanto
lasciato intendere dalla SEM nella decisione avversata, il fatto che gli sia
stato affidato l’incarico di piazzare un congegno pirotecnico non sarebbe
da considerarsi – alla luce delle insidie di tale compito – una ricompensa.
5.1.4 Vieppiù, il piano consistente nel trasferire la sacca fra le montagne,
non mancherebbe di logica. Il richiedente avrebbe infatti spiegato, con
emotività e precisione, che i talebani non sarebbero stati presenti al mo-
mento della detonazione e non sarebbero quindi stati in grado di impedire
la sua fuga, alla quale avrebbe egli peraltro pensato prima ancora del ri-
torno presso il dormitorio.
5.1.5 Infine, la verosimiglianza delle allegazioni sarebbe oltremodo com-
provata dall’asserito fermo della sorella del richiedente, come avrebbe d’al-
tro canto più volte ribadito in sede di audizioni.
5.4 Altresì, con il gravame viene confutata l’analisi dell’autorità inferiore sul
punto dell’irrilevanza ex art. 3 LAsi, del rapporto lavorativo fra l’ONG “(...)”
e il ricorrente.
A mente di quest’ultimo, le circostanze esposte lo avrebbero posto del mi-
rino dei fondamentalisti, esponendolo ad un rischio di persecuzioni future,
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tanto più che essi, oltre ad essere a conoscenza delle sue generalità, di-
sporrebbero di un’elevata attività di intelligence atta a rintracciarlo.
5.5 In definitiva, alla luce delle considerazioni che precedono, all’insor-
gente andrebbe riconosciuta la qualità di rifugiato ai sensi dell’art. 3 LAsi.
6.
La Svizzera, su domanda, accorda asilo ai rifugiati secondo le disposizioni
della LAsi (art. 2 cpv. 1 LAsi). L’asilo comprende la protezione e lo statuto
accordati a persone in Svizzera in ragione della loro qualità di rifugiato. Es-
so include il diritto di risiedere in Svizzera (art. 2 cpv. 2). Giusta l’art. 3 cpv. 1
LAsi, sono rifugiati le persone che, nel Paese d’origine o d’ultima resi-
denza, sono esposte a seri pregiudizi a causa della loro razza, religione,
nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo sociale o per le loro
opinioni politiche, ovvero hanno fondato timore d’essere esposte a tali pre-
giudizi. Sono pregiudizi seri segnatamente l’esposizione a pericolo della
vita, dell’integrità fisica o della libertà, nonché le misure che comportano
una pressione psichica insopportabile (art. 3 cpv. 2 LAsi). Vi è pressione
psichica insopportabile quando una persona è vittima di misure sistemati-
che che costituiscono delle violazioni gravi o ripetute delle libertà e dei diritti
fondamentali e che da un apprezzamento oggettivo raggiungono un'inten-
sità e un grado tali da rendere impossibile, o difficile oltre i limiti del sop-
portabile, condurre un'esistenza degna di un essere umano nello Stato per-
secutore, di modo che la persona perseguitata può sottrarsi a questa situa-
zione forzata unicamente tramite la fuga all'estero (cfr. DTAF 2010/28 con-
sid. 3.3.1.1 e relativi riferimenti).
7.
Il fondato timore di esposizione a seri pregiudizi, come stabilito all’art. 3
LAsi, comprende nella sua definizione un elemento oggettivo, in rapporto
con la situazione reale, e un elemento soggettivo. Sarà quindi riconosciuto
come rifugiato colui che ha dei motivi oggettivamente riconoscibili da terzi
(elemento oggettivo) di temere (elemento soggettivo) d’essere esposto, in
tutta verosimiglianza e in un futuro prossimo, ad una persecuzione
(cfr. DTAF 2011/51 consid. 6.2 e 2010/57 consid. 2.5). Sul piano sogget-
tivo, deve essere tenuto conto degli antecedenti dell’interessato, segnata-
mente dell’esistenza di persecuzioni anteriori, nonché della sua apparte-
nenza ad una razza, ad un gruppo religioso, sociale o politico, che lo
espongono maggiormente ad un fondato timore di future persecuzioni. In-
fatti, colui che è già stato vittima di persecuzione ha dei motivi oggettivi di
avere un timore (soggettivo) di nuove persecuzioni più fondato di colui che
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ne è l’oggetto per la prima volta (DTAF 2010/57 consid. 2.5 e relativi riferi-
menti). Sul piano oggettivo, tale timore deve essere fondato su indizi con-
creti e sufficienti che facciano apparire, in un futuro prossimo e secondo
un’alta probabilità, l’avvento di seri pregiudizi ai sensi dell’art. 3 LAsi. Non
sono sufficienti, quindi, indizi che indicano minacce di persecuzioni ipoteti-
che che potrebbero prodursi in un futuro più o meno lontano (cfr. DTAF
2010/57 consid. 2.5 e relativi riferimenti).
Inoltre, il fondato timore di essere perseguitato presuppone l’esistenza di
minacce attuali e concrete. In tal senso, tra i pregiudizi e la fuga deve in-
tercorrere un nesso causale temporale. Quest’ultimo è da considerarsi de-
caduto, in regola generale, allorquando tra l’ultima persecuzione subita e
l’espatrio è trascorso un lasso di tempo relativamente lungo. A norma della
giurisprudenza, la qualità di rifugiato non può quindi più essere riconosciuta
quando la fuga medesima interviene dai sei a dodici mesi dopo la fine delle
persecuzioni. Vanno tuttavia riservati i casi nei quali vi sono motivi oggetti-
vamente plausibili o valide ragioni di natura personale atti a giustificare una
partenza differita dal paese d’origine (cfr. DTAF 2011/50 consid. 3.1.2.1;
DTAF 2009/51 consid. 4.2.5). Oltre al nesso causale temporale, l’attualità
e la concretezza delle minacce implica altresì la persistenza di un legame
di causalità materiale entro queste ultime ed il bisogno di protezione. Lo
stesso si ritiene interrotto allorquando al momento della pronuncia della
decisione nel paese d’origine sia già intervenuto un cambiamento oggettivo
delle circostanze tale da non potersi più presupporre l’esistenza di un ri-
schio concreto di ripetizione delle persecuzioni (cfr. DTAF 2011/50 con-
sid. 3.1.2.2 e riferimenti citati, in particolare quanto all’esistenza di ragioni
imperiose che permettano di derogare alla condizione dell’attualità del bi-
sogno di protezione; DTAF 2010/57 consid. 4.1). Il nesso di causalità ma-
teriale fa parimenti difetto se, al momento dell’espatrio, il fondato timore di
essere perseguitato sia originato da cause che non siano riconducibili alle
persecuzioni subite sino ad allora (cfr. WALTER KÄLIN, Grundriss des Asyl-
verfahrens, Basilea, 1990, pag. 129 e, a titolo esemplificativo sentenza del
Tribunale D-2243/2015 del 15 dicembre 2017 consid. 8.4.1).
8.
A tenore dell’art. 7 cpv. 1 LAsi, chiunque domanda asilo deve provare o per
lo meno rendere verosimile la sua qualità di rifugiato. La qualità di rifugiato
è resa verosimile se l’autorità la ritiene data con una probabilità preponde-
rante (art. 7 cpv. 2 LAsi). Sono inverosimili in particolare le allegazioni che
su punti importanti sono troppo poco fondate o contradditorie non corri-
spondono ai fatti o si basano in modo determinante su mezzi di prova falsi
o falsificati (art. 7 cpv. 3 LAsi).
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È pertanto necessario che i fatti allegati dal richiedente l’asilo siano suffi-
cientemente sostanziati, plausibili e coerenti fra loro; in questo senso di-
chiarazioni vaghe, quindi suscettibili di molteplici interpretazioni, contrad-
dittorie in punti essenziali, sprovviste di una logica interna, incongrue ai fatti
o all’esperienza generale di vita, non possono essere considerate verosi-
mili ai sensi dell’art. 7 LAsi. Occorre altresì che il richiedente stesso appaia
come una persona attendibile, ossia degna di essere creduta. Questa qua-
lità non è data, in particolare, quando egli fonda le sue allegazioni su mezzi
di prova falsi o falsificati (art. 7 cpv. 3 LAsi), omette fatti importanti o li
espone consapevolmente in maniera falsata, in corso di procedura ritratta
dichiarazioni rilasciate in precedenza o, senza motivo, ne introduce tardi-
vamente di nuove, dimostra scarso interesse nella procedura oppure nega-
la necessaria collaborazione. Infine, non è indispensabile che le allegazioni
del richiedente l’asilo siano sostenute da prove rigorose; al contrario, è suf-
ficiente che l’autorità giudicante, pur nutrendo degli eventuali dubbi circa
alcune affermazioni, sia persuasa che, complessivamente, tale versione
dei fatti sia in preponderanza veritiera. Il giudizio sulla verosimiglianza non
deve infatti ridursi a una mera verifica della plausibilità del contenuto di ogni
singola allegazione, bensì dev’essere il frutto di una ponderazione tra gli
elementi essenziali a favore e contrari ad essa; decisivo sarà dunque de-
terminare, da un punto di vista oggettivo, quali fra questi risultino prepon-
deranti nella fattispecie (cfr. DTAF 2013/11 consid. 5.1 e giurisprudenza ivi
citata).
9.
Ora, a mente di questo Tribunale, il resoconto fornito dal ricorrente è effet-
tivamente pervaso da elementi incongruenti e non è sufficientemente so-
stanziato, mentre in sede ricorsuale non sono stati presentati argomenti o
mezzi di prova suscettibili di giustificare una diversa valutazione.
In primo luogo, è d’uopo rilevare come le allegazioni di A._ risultino
a tratti generiche e prive di sostanza. A tal proposito, la descrizione di alcuni
passaggi del racconto risulta alquanto scarna e finanche confusionale. È
in particolare il caso per quanto concerne l’incapacità del ricorrente di indi-
care la precisa data d’espatrio (cfr. verbale 1, pag. 5, punto 5.01) sebbene
questo sia intervenuto per sua stessa ammissione il giorno della sua libe-
razione (cfr. verbale 2, pag. 6 a 9, D42 e verbale 3, pag. 10, D87-D88).
Orbene, questa carenza appare tanto più ingiustificata a fronte dell’impor-
tanza di tale data, così come della minuziosità con la quale l’insorgente ha
scandito cronologicamente il proprio racconto, separando i diversi giorni di
prigionia ed indicando i tempi dettati dai vari spostamenti effettuati prima e
dopo il sequestro.
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D’altra parte, nel caso in esame gli indicatori di inverosimiglianza non si
esauriscono nelle considerazioni a margine. Non va difatti disatteso che
anche la descrizione del luogo di prigionia nonché delle sevizie ivi impo-
stegli risulta essere insussistente, senza che ciò possa essere giustificato
dallo stress del momento (cfr. memoriale ricorsuale, pag. 5, paragrafo 1).
Malgrado quattro giorni di prigionia e ripetuti maltrattamenti, egli ha figurato
in modo superficiale il locale nel quale sarebbe stato rinchiuso, limitandosi
a riferire di essere stato portato in una casa in rovina fatta di terra, con il
pavimento umido e una finestra sul soffitto (cfr. verbale 3, pag. 6, D50).
Parimenti, quo alle persecuzioni fisiche subite in tale contesto, egli ha sem-
plicemente asserito di essere stato picchiato numerose volte sino a perdere
ripetutamente i sensi (cfr. verbale 2, pag. 7, D42 e verbale 3, pag. 6, D52
e segg.). Da ultimo, nel suo esposto si denotano pure aspetti contraddittori;
l’insorgente ha in un primo momento ricondotto la decisione di fuggire
dall’Afghanistan ad un consiglio datogli da un amico nel constatare il di-
spiegamento di forze di polizia (cfr. verbale 2, pag. 8, D42). Egli ha però
modificato tale versione dei fatti nel corso dell’ultima audizione, affermando
di essersi già risoluto ad espatriare nel momento in cui avrebbe scelto di
portare la sacca nelle montagne (cfr. verbale 3, pag. 11, D91 e D92). Inoltre
– senza essere determinante nel caso in rassegna – nell’ambito della visita
medica del 4 giugno 2020, il ricorrente parrebbe aver riferito che la paralisi
facciale del quale sarebbe affetto, sarebbe stata cagionata dall’aver dor-
mito su di un pavimento bagnato e freddo, anziché dalle ripetute percosse
dei talebani (cfr. atto [...]-34/2).
Ebbene, viene da sé che quanto precede è sufficiente a minare la veridicità
della versione proposta dall’insorgente, tanto più se considerato che dagli
atti all’inserto non emergono elementi suscettibili di comprovare che le au-
torità afgane siano attivamente alla ricerca del ricorrente, bloccando peral-
tro i suoi conti bancari (cfr. verbale 2, pag. 8, D42) oltre ché interpellando
la sorella (cfr. verbale 2, pag. 9, D45 e verbale 3, pag. 11, D93). Partendo
da tali assunti, non vi è modo di sposare le tesi e le relativizzazioni addotte
contestualmente al ricorso. Le allegazioni, nel complesso, erano e perman-
gono inattendibili, e ciò indipendentemente dagli ulteriori, contestati, ele-
menti d’inverosimiglianza, i quali possono in specie rimanere inevasi.
10.
D’altro canto, rettamente la SEM ha ritenuto che in casu, la sola collabora-
zione lavorativa fra il richiedente e la “(...)” non giustifica il riconoscimento
della qualità di rifugiato.
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10.1 Infatti, va osservato che nonostante nel contesto afgano vada ricono-
sciuta l’esistenza di categorie di persone maggiormente esposte al rischio
di subire atti pregiudizievoli, segnatamente coloro che sono considerate
vicine al governo afgano o alla coalizione internazionale (cfr. fra le tante,
sentenze del Tribunale D-5433/2019 del 6 novembre 2019 consid. 9.1,
D-2112/2017 del 17 gennaio 2019 consid. 5.2, D-780/2017 del 13 giugno
2018 consid. 5.5 e riferimenti citati; E-4258/2016 del 20 dicembre 2017
consid. 5.3.2), un tale profilo, non può, ad esso solo, condurre per prassi a
comprovare l’esistenza, sia sul piano oggettivo che soggettivo (cfr. sulle
nozioni DTAF 2010/57 consid. 2.5 e relativi riferimenti), di un fondato timore
di persecuzione ai sensi dell’art. 3 LAsi (cfr. sentenze del Tribunale
D-7912/2016 del 12 febbraio 2018 consid. 5.4; D-5490/2017 del 12 luglio
2018 consid. 6.3). Seppure si possa a giusto titolo considerare che il fatto
di aver lavorato per l’ONG in parola, laddove ammesso, abbia potuto
esporre il ricorrente ad un rischio astratto di intimidazioni ed altri atti pre-
giudizievoli (cfr. sentenza del Tribunale D-3846/2017 del 19 marzo 2018
consid. 3.3; EASO, Country of Origin Information Report « Afghanistan In-
dividuals targeted by armed actors in the conflict », dic. 2017, pt. 1.2, pag.
28 e seg.; UNHCR Eligibility Guidenlines for assessing the international
protection needs of asylum-seekers from Afghanistan, 10 aprile 2016,
pag. 34 ss; US Department of State, Afghanistan 2014 Human Rights Re-
port, pag. 2 e 18) e conseguentemente permetta all’insorgente di conside-
rarsi soggettivamente a rischio, quanto risulta decisivo è l’esistenza di inizi
concreti che lascino presagire l’avvento di persecuzioni determinanti in ma-
teria d’asilo in un futuro prossimo (cfr. sentenza del Tribunale D-6200/2017
del 26 marzo 2019 consid. 6.3).
10.2 Orbene, nel presente caso, in assenza di allegazioni verosimili a pro-
posito dei presunti atti persecutori (cfr. supra consid. 9), non vi è modo di
riscontrare un timore oggettivamente fondato di esposizione a pregiudizi
rilevanti in materia d’asilo in capo al ricorrente, in quanto difettano indizi
concreti in tal senso (cfr. sentenza del tribunale D-6200/2017 del 26 marzo
2019 consid. 6.3). L’esposizione di A._, conto tenuto del fatto che
in tutta evidenza egli non occupasse una funzione dirigenziale, non risulta
invero particolarmente elevata (cfr. ad esempio le situazioni degli interpreti,
categoria che può invece avvalersi di un rischio accresciuto, sentenza del
Tribunale D-780/2017 consid. 5.7). Pur non essendo decisivo, va altresì
constatato come, a differenza di altri comprensori, le regioni di Kabul e di
D._ non paiano essere controllate dal gruppo fondamentalista de-
nominato “talebani” (cfr. European Asylum Support Office [EASO], EASO
Country of Origin Information Report – Afghanistan: Security situation,
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June 2019, < https://www.easo.europa.eu/information-analysis/country-ori-
gin-information/country-reports >, consultato in data 24 agosto 2020). In
definitiva, non si può dunque ritenere che il ricorrente, che non è in grado
di rendere verosimili le persecuzioni addotte, possa avvalersi di un fondato
timore di esposizione a pregiudizi ai sensi dell’art. 3 LAsi in caso di un ipo-
tetico ritorno in patria.
11.
Pertanto, le allegazioni dell’insorgente sono in parte inverosimili ed in parte
irrilevanti in materia d’asilo. Ne discende quindi che la SEM ha a giusto
titolo negato la qualità di rifugiato al ricorrente, per il che, il ricorso in mate-
ria di riconoscimento della qualità di rifugiato e di concessione dell'asilo,
destituito di fondamento, non merita tutela e la decisione impugnata va
confermata.
12.
Se respinge la domanda d'asilo o non entra nel merito, la SEM pronuncia,
di norma, l'allontanamento dalla Svizzera e ne ordina l'esecuzione; tiene
però conto del principio dell'unità della famiglia (art. 44 LAsi).
L’insorgente non adempie le condizioni in virtù delle quali la SEM avrebbe
dovuto astenersi dal pronunciare l'allontanamento dalla Svizzera (art. 14
cpv. 1 e 2 nonché 44 LAsi come pure art. 32 dell'ordinanza 1 sull'asilo re-
lativa a questioni procedurali dell'11 agosto 1999 [OAsi 1, RS 142.311]);
cfr. DTAF 2013/37 consid. 4.4 e 2011/24 consid. 10.1).
Pertanto la pronuncia dell’allontanamento va confermata.
13.
13.1 Per quanto concerne l'esecuzione dell'allontanamento, per rinvio
dell'art. 44 LAsi, l'art. 83 LStrI (RS 142.20) prevede che la stessa sia am-
missibile (cpv. 3), esigibile (cpv. 4) e possibile (cpv. 2). In caso di non adem-
pimento di una di queste condizioni, la SEM dispone l'ammissione provvi-
soria (art. 44 LAsi e art. 83 cpv. 1 LStrI).
13.2 Secondo prassi costante del Tribunale, circa l'apprezzamento degli
ostacoli all'esecuzione dell'allontanamento, vale lo stesso apprezzamento
della prova consacrato al riconoscimento della qualità di rifugiato, ovvero il
ricorrente deve provare o per lo meno rendere verosimile l'esistenza di un
ostacolo all'esecuzione dell'allontanamento (cfr. DTAF 2011/24 con-
sid. 10.2).
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13.3 Nella propria decisione la SEM ha ritenuto inapplicabile il principio del
non respingimento. Essa ha parimenti considerato l’allontanamento am-
missibile, esigibile e possibile.
13.4 Con l’impugnativa, il ricorrente avversa anche tale assunto. Anzitutto,
in ragione degli avvenimenti addotti, egli temerebbe per la propria vita per
il caso in cui facesse ritorno in Afghanistan. Sicché, l’allontanamento verso
il Paese di provenienza sarebbe da considerarsi inammissibile.
14.
14.1 A norma dell'art. 83 cpv. 3 LStrI l'esecuzione dell'allontanamento non
è ammissibile quando comporterebbe una violazione degli impegni di diritto
internazionale pubblico della Svizzera. La portata di detta norma non si
esaurisce nella massima del divieto di respingimento. Anche altri impegni
di diritto internazionale della Svizzera possono essere ostativi all'esecu-
zione del rimpatrio in particolare l'art. 3 CEDU o l'art. 3 della Convenzione
contro la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti
del 10 dicembre 1984 (Conv. tortura, RS 0.105). La Corte europea dei diritti
dell'uomo (CorteEDU) ha più volte ribadito che la sola possibilità di subire
dei maltrattamenti dovuti a una situazione di insicurezza generale o di vio-
lenza generalizzata nel Paese di destinazione non è sufficiente per ritenere
una violazione dell'art. 3 CEDU. Spetta infatti all'interessato provare o ren-
dere verosimile l'esistenza di seri motivi che permettano di ritenere che egli
correrà un reale rischio («real risk») di essere sottoposto, nel Paese verso
il quale sarà allontanato, a trattamenti contrari a detti articoli (cfr. DTAF
2013/27 consid. 8.2 e relativi riferimenti).
14.2 Il principio di non respingimento protegge unicamente le persone alle
quali è stata riconosciuta la qualità di rifugiato. Nel caso in esame, visto
che l'interessato non è riuscito a dimostrare l'esistenza di seri pregiudizi o
il fondato timore di essere esposto a tali pregiudizi ai sensi dell'art. 3 LAsi,
il principio di non respingimento non trova applicazione ed il rinvio dell'in-
sorgente verso l'Afghanistan è dunque ammissibile sotto l'aspetto dell'art. 5
cpv. 1 LAsi. In tali circostanze non v'è inoltre motivo di considerare l'esi-
stenza di un rischio personale, concreto e serio per l'insorgente di essere
esposto, nel suo Paese d'origine, ad un trattamento proibito ai sensi
dell'art. 3 CEDU o dell'art. 1 Conv. tortura. Conformemente alla CorteEDU
ed al Comitato dell'ONU contro la tortura, spetta all'interessato rendere
plausibile l'esistenza di un reale rischio (“real risk”) di essere sottoposto a
trattamenti contrari a detti articoli (cfr. sentenza della CorteEDU Saadi con-
tro Italia del 28 febbraio 2008, 37201/06, §§ 125 e 129 e relativi riferimenti).
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14.3 Ne consegue pertanto che l'esecuzione dell'allontanamento dell'insor-
gente sia da considerarsi ammissibile ai sensi dell'art. 83 cpv. 3 LStrl in
relazione con l'art. 44 LAsi.
15.
15.1 Giusta l'art. 83 cpv. 4 LStrI, l'esecuzione dell'allontanamento non può
essere ragionevolmente esigibile qualora, nello Stato d'origine o di prove-
nienza, lo straniero venisse a trovarsi concretamente in pericolo in seguito
a situazioni quali guerra, guerra civile, violenza generalizzata o emergenza
medica.
15.2 Tale disposizione si applica principalmente ai "réfugiés de la violence",
ovvero agli stranieri che non adempiono le condizioni della qualità di rifu-
giato, poiché non sono personalmente perseguiti, ma che fuggono da si-
tuazioni di guerra, di guerra civile o di violenza generalizzata. Essa vale
anche nei confronti delle persone per le quali l'allontanamento comporte-
rebbe un pericolo concreto, in particolare perché esse non potrebbero più
ricevere le cure delle quali esse hanno bisogno o che sarebbero, con ogni
probabilità, condannate a dover vivere durevolmente e irrimediabilmente in
stato di totale indigenza e pertanto esposte alla fame, ad una degradazione
grave del loro stato di salute, all'invalidità o persino alla morte. Per contro,
le difficoltà socio-economiche che costituiscono l'ordinaria quotidianità
d'una regione, in particolare la penuria di cure, di alloggi, di impieghi e di
mezzi di formazione, non sono sufficienti, in sé, a concretizzare una tale
esposizione al pericolo. L'autorità alla quale incombe la decisione deve
dunque, in ogni singolo caso, stabilire se gli aspetti umanitari legati alla
situazione nella quale si troverebbe lo straniero in questione nel suo Paese
sono tali da esporlo ad un pericolo concreto (cfr. DTAF 2014/26 consid. 7.6-
7.7 con rinvii).
15.3 Nell'ambito di una recente analisi del Paese dal punto di vista della
sicurezza e della situazione umanitaria ai sensi dell'art. 83 cpv. 4 LStrI, co-
desto Tribunale è giunto alla conclusione che la situazione in Afghanistan,
già critica, è ulteriormente peggiorata nell'ultimo periodo. Sotto il profilo
umanitario, la situazione nelle aree rurali dell'Afghanistan è a tal punto
grave da potersi considerare realizzate le condizioni di minaccia esisten-
ziale ai sensi dell'art. 83 cpv. 4 LStrI (cfr. sentenza del Tribunale
D-5800/2016 del 13 ottobre 2017, pubblicata quale sentenza di riferimento,
in particolare consid. 7.6). Anche nella capitale sia la situazione securitaria,
dovuta alla situazione di incertezza ed ai molti attentati, che la situazione
umanitaria, in particolare dovuta all'arrivo di un alto numero di rifugiati in-
terni, si sono nettamente aggravate (cfr. sentenza del Tribunale
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Pagina 17
D-5800/2016 consid. 8). Conseguentemente, l'esecuzione dell'allontana-
mento va pertanto ritenuta di principio inesigibile anche verso tale luogo, a
meno che l'interessato possa avvalersi di un insieme di circostanze perso-
nali favorevoli quali la giovane età, l'assenza di prole, le buone condizioni
di salute, l'esistenza di una solida rete di rapporti sociali e la possibilità di
procacciarsi il minimo esistenziale e di trovare un alloggio in loco (cfr. sen-
tenza del Tribunale D-5800/2016 consid. 8.4.1; si veda anche
DTAF 2011/7). Per quanto concerne la rete sociale, essa deve essere in
grado di offrire adeguato alloggio, assistenza così come aiuto per una rein-
tegrazione sociale ed economica (cfr. sentenza del Tribunale D-4561/2016
del 20 novembre 2019 consid. 12.3).
15.3.1 Nel caso in esame l'interessato ha dichiarato di aver vissuto a Kabul
dall’età di cinque anni fino all’inizio dell’università, continuando a recarvisi
regolarmente sino all’intervenuto espatrio (cfr. verbale 1, pag. 4, punto
2.01; verbale 3, pag. 2, D9 a D13).
Ebbene, l'esecuzione dell'allontanamento verso tale luogo risulta di regola
inesigibile. Occorre però verificare se in casu vi siano un insieme di circo-
stanze particolari favorevoli che possano eccezionalmente rendere esigi-
bile l'esecuzione dell'allontanamento, in linea con la giurisprudenza succi-
tata (cfr. supra consid. 15.3).
Va a tal proposito rilevato che il ricorrente è giovane, ha lungamente risie-
duto nella capitale conducendo un’esistenza priva di difficoltà economiche,
posta anche la proprietà di immobili ereditati dal nonno (cfr. verbale 2, pag.
4, D26). Egli dispone inoltre di una formazione accademica ottenuta presso
l’università di D._ (cfr. verbale 2, pag. 3, D17), città in cui avrebbe
anche lavorato presso l’ONG “(...)” per diversi anni. È quindi indubbio che
il ricorrente sia una persona estremamente istruita rispetto agli standard
afgani e nonostante la giovane età dispone di un’importante esperienza
lavorativa e di indubbie capacità socio-culturali, per il che non vi sono dubbi
quanto al fatto che possa trovare sbocchi lavorativi nella regione senza
essere posto in una condizione di minaccia esistenziale. Pertanto, parte
delle condizioni di cui alla summenzionata giurisprudenza risulta inconte-
stabilmente adempiuta.
15.3.2 Sennonché, l'insorgente contesta l'esigibilità di un suo allontana-
mento verso Kabul sulla base del fatto che non disporrebbe di alcuna rete
sociale in loco, atteso che la moglie risiederebbe in Iran e che la sorella
sarebbe stata oggetto di un fermo di quarantott’ore ad opera delle autorità
afgane.
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Pagina 18
Orbene, è doveroso constatare che dalle dichiarazioni fornite durante le
audizioni federali, risulta che a Kabul vivano la sorella, il cognato, come
pure diversi fratelli e sorelle della moglie, con i quali ha dichiarato di intrat-
tenere buoni rapporti in Afghanistan (cfr. verbale 3, pag. 2, D9 e segg.).
Vieppiù, il cognato così come pure i fratelli della moglie del richiedente,
esercitano un’attività lucrativa, senza che siano date ad intendere eventuali
difficoltà economiche (cfr. verbale 3, pag. 3, D15-D18). Pertanto, sono
identificabili nelle dichiarazioni del ricorrente, a differenza di quanto affer-
mato in sede ricorsuale, sufficienti indizi che lascino dedurre la presenza
di una dimora come pure di un sostegno economico e famigliare presente
nella capitale, luogo di ultimo domicilio del ricorrente prima dell'espatrio
(cfr. verbale 1, pag. 4, punto 2.01), adeguati e sufficienti ai sensi della giu-
risprudenza succitata.
15.3.3 Infine, quo al suo stato valetudinario, il ricorrente non ha preteso nel
gravame di soffrire di gravi problemi di salute tali da giustificare un’ammis-
sione provvisoria, senza che da un esame d’ufficio degli atti di causa
emerga la necessità di una sua permanenza in Svizzera per motivi medici
(cfr. DTAF 2009/2 consid. 9.3.2 e relativi riferimenti; DTAF 2011/50 consid.
8.1-8.3). Invero, nemmeno la lieve paralisi facciale dalla quale egli è afflitto
giustifica una diversa ponderazione. Del resto, dai numerosi referti medici
agli atti, si evince che l’insorgente non segue attualmente alcun trattamento
specifico, né parrebbero essere urgentemente necessari ulteriori consulti
medici (cfr. atto [...]-18/3 del 28 febbraio 2020, atto [...]-19/2 dell’11 marzo
2020, atto [...]-34/2 del 5 giugno 2020, atto [...]-49/2 dell’11 agosto 2020,
atto [...]-50/3 del 14 agosto 2020).
Ad ogni modo, il Tribunale reputa giudizioso rammentare che al ricorrente
la possibilità di richiedere un aiuto al ritorno per motivi di salute ai sensi
dell'art. 93 cpv. 1 lett. d LAsi.
15.3.4 Di conseguenza l'esecuzione dell'allontanamento del richiedente
l’asilo risulta pure ragionevolmente esigibile (art. 83 cpv. 4 LStrI in relazione
con l'art. 44 LAsi).
15.4 In ultima analisi, non risultano impedimenti neppure dal profilo della
possibilità dell'esecuzione dell'allontanamento (art. 83 cpv. 2 LStrI in rela-
zione con l'art. 44 LAsi), in quanto il ricorrente, usando della necessaria
diligenza, potrà procurarsi ogni documento indispensabile al rimpatrio
(cfr. DTAF 2008/34 consid. 12).
L'esecuzione dell'allontanamento è dunque pure possibile.
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Pagina 19
16.
Di conseguenza, anche in materia di esecuzione dell’allontanamento la de-
cisione dell’autorità inferiore va confermata.
17.
Ne discende che la SEM, con la decisione impugnata, non ha violato il
diritto federale né abusato del suo potere d'apprezzamento ed inoltre non
ha accertato in modo inesatto o incompleto i fatti giuridicamente rilevanti
(art. 106 cpv. 1 LAsi). Altresì, per quanto censurabile, la decisione non è
inadeguata (art. 49 PA).
Il ricorso va dunque respinto.
18.
Avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, la domanda di esenzione
dal versamento di un anticipo equivalente alle presunte spese processuali
è divenuta senza oggetto.
19.
Visto l’esito della procedura, le spese processuali che seguono la soccom-
benza, sarebbero da porre a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1 e 5 PA
nonché art. 3 lett. b del regolamento sulle tasse e sulle spese ripetibili nelle
cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 febbraio 2008
[TS-TAF, RS 173.320.2]). Tuttavia, non essendo state le conclusioni ricor-
suali al momento dell’inoltro del gravame d’acchito sprovviste di possibilità
di esito favorevole e potendo partire dal presupposto che l’insorgente sia
indigente, v’è luogo di accogliere in questa sede la domanda di assistenza
giudiziaria nel senso della dispensa dal pagamento delle spese di giustizia
(art. 65 cpv. 1 PA).
20.
La presente decisione non concerne persone contro le quali è pendente
una domanda d'estradizione presentata dallo Stato che hanno abbando-
nato in cerca di protezione, per il che non può essere impugnata con ri-
corso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83
lett. d cifra 1 LTF).
La pronuncia è quindi definitiva.
(dispositivo alla pagina seguente)
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