Decision ID: e8152ba2-45ec-4463-9eb5-d70835846962
Year: 2021
Language: it
Court: CH_BSTG
Chamber: CH_BSTG_001
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: penal_law

Fatti:
A. Cronistoria del procedimento, sentenze di primo grado e rinvio del Tribu-
nale federale
A.1 Con sentenza SK.2018.3 del 27 novembre 2018, la Corte penale del Tribunale
penale federale (in seguito: Corte penale del TPF) ha riconosciuto A. (di seguito:
A. o l’appellante) colpevole dei reati di partecipazione ad un’organizzazione cri-
minale, sostegno ad un’organizzazione criminale (art. 260ter CP), ricettazione e
ripetuta infrazione alla legge federale sulle armi, gli accessori di armi e le muni-
zioni (RS 514.54; LArm) e lo ha condannato a una pena detentiva di 3 anni e
8 mesi (v. SK 22.970.006 e segg.).
A.2 Il 28 gennaio 2019, A. ha interposto ricorso in materia penale al Tribunale fede-
rale (in seguito: TF; v. SK 22.980.009 e segg.).
A.3 Con sentenza 6B_37/2019 dell’8 gennaio 2020, l’Alta Corte ha parzialmente ac-
colto il ricorso di A., ritenendo che quest’ultimo fosse (consid. 11.1) “fondato limi-
tatamente alla questione della qualificazione del cavetto metallico con due anelli
alle estremità. Per il resto, il ricorso [doveva] essere respinto, per quanto ammis-
sibile” (v. SK 22.980.070 e segg.).
A.4 Con sentenza SK.2020.1 del 31 agosto 2020 la Corte penale del TPF, su rinvio
del TF, ha prosciolto A. dall’accusa di ripetuta infrazione alla LArm, limitatamente
al possesso del “cavetto metallico con due anelli alle estremità”, e gli ha inflitto
una pena detentiva di tre anni e cinque mesi per i reati di partecipazione ad un’or-
ganizzazione criminale, sostegno ad un’organizzazione criminale, ricettazione e
ripetuta infrazione alla LArm (v. CAR 1.100.006 e segg.).
B. Procedura dinanzi alla Corte d’appello del Tribunale penale federale
B.1 L’8 settembre, rispettivamente il 9 ottobre 2020, A. ha presentato annuncio e
dichiarazione d’appello, unitamente ad una serie di istanze probatorie, contro l’in-
tera sentenza SK.2020.1 del 31 agosto 2020, fatta eccezione per i punti n. 2, 6 e
8 del dispositivo (v. CAR 1.100.003 e segg.; CAR 1.100.037 e segg.).
B.2 Il 3 novembre 2020 questa Corte ha comunicato al Ministero pubblico della Con-
federazione (in seguito: MPC) la crescita in giudicato dei punti 2, 6 e 8 del dispo-
sitivo della sentenza della Corte penale del Tribunale penale federale SK.2020.1
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del 31 agosto 2020, avendo l’appellante rinunciato a presentare appello contro
tali punti (v. CAR 12.200.001).
B.3 Il 3 novembre 2020, il MPC ha presentato un’istanza di non entrata nel merito
dell’appello limitata ai punti n. 1 (da 1.1 a 1.4) e 5 del dispositivo della sentenza
SK.2020.1 del 31 agosto 2020 (v. CAR 2.100.002 e seg.).
B.4 Con scritto del 14 dicembre 2020, l’appellante ha presentato le sue osservazioni
relative all’istanza di non entrata nel merito, accompagnate da istanze probatorie
supplementari (v. CAR 2.100.005 e segg.).
B.5 L’11 gennaio 2021, l’avv. Costantino Testa, patrocinatore dell’appellante, ha po-
stulato la conferma della difesa d’ufficio e ha presentato ulteriori istanze proba-
torie (v. CAR 3.102.003 e segg.).
B.6 Con osservazioni dell’11 marzo 2021, trasmesse all’appellante, il MPC si è pro-
nunciato in merito alle istanze probatorie supplementari presentate dalla difesa
e ha confermato la propria istanza di non entrata nel merito (v. CAR 2.100.027 e
seg.).
B.7 Con scritto del 30 marzo 2021, l’avv. Costantino Testa ha precisato che durante
tutto il dibattimento d’appello sarebbe stato coadiuvato dall’avv. Guglielmoni (v.
CAR 3.102.014 e seg.).
B.8 L’8 aprile 2021, questa Corte ha reso una decisione di entrata nel merito parziale
in merito all’appello interposto dall’appellante e sull’assunzione di prove (v. CAR
10.300.001 e segg.), decisione poi non contestata dalle parti. Questa Corte ha
deciso segnatamente quanto segue:
La Corte d’appello ordina:
1. È accertato che i punti n. 1, 2, 5, 6 e 8 del dispositivo della sentenza SK.2020.1 del
31 agosto 2020 della Corte penale del Tribunale penale federale sono cresciuti in
giudicato.
2. Si entra nel merito dell’appello interposto da A. contro la sentenza SK.2020.1 del
31 agosto 2020 limitatamente ai considerandi n. 3, 4, 7, 9 e 10. Per il resto l’appello
è da considerarsi inammissibile.
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La Presidente del Collegio giudicante decreta:
3. L’istanza probatoria dell’avv. Costantino Testa del 9 ottobre 2021 volta“[all’]acquisi-
zione dalle competenti Procure della Repubblica, ossia quella di Milano, di Catanzaro
e di Torino, mediante domanda di assistenza giudiziaria internazionale, di ogni atto
di indagine e procedurale svolto nei confronti di A. per ipotesi di reato associativo,
con particolare riferimento alle imputazioni di cui all’atto di accusa dell’11 gennaio
2018 (cf istanza probatoria del 20 agosto 2018, confermata in sede dibattimentale il
30 agosto 2018, inc, n. SK.2018.3)” è respinta.
4. L’istanza probatoria dell’avv. Costantino Testa del 9 ottobre 2021 volta “[all’] audi-
zione del signor F.”, è respinta.
5. L’istanza probatoria dell’avv. Costantino Testa del 9 ottobre 2021, volta “[all’] interro-
gatorio, anche a mezzo video, di G. e/o H. e/o I. e/o J. e/o K.” è respinta.
6. L’istanza probatoria dell’avv. Costantino Testa del 9 ottobre 2021, volta “[all’]interro-
gatorio, anche a mezzo video, di L. e M.” è respinta.
7. L’istanza probatoria dell’avv. Costantino Testa del 9 ottobre 2021, volta alla “tradu-
zione (ex art. 68 CPP) delle dichiarazioni di N. rese nel suo interrogatorio del
14.02.2008 (18-206-0426) in relazione alla sorveglianza dei campi di canapa” è re-
spinta.
8. L’istanza probatoria doc. A dell’avv. Costantino Testa del 14 dicembre 2020 e 11 gen-
naio 2021, ovvero la “Sentenza del Tribunale di Solothurn Lebern del 5 novembre
2020” è accolta e la sentenza acquisita agli atti.
9. L’istanza probatoria doc. B dell’avv. Costantino Testa del 14 dicembre 2020, ovvero
la “Decisione CFCG nr. 62-2018-048/01/Mak del 07.12.2020“ è accolta e la decisione
acquisita agli atti.
10. L’istanza probatoria doc. C dell’avv. Costantino Testa del 11 gennaio 2021, ovvero
la “Decisione della Cassa di Compensazione del 18 novembre 2020“ è accolta e la
decisione acquisita agli atti.
11. L’istanza probatoria doc. D dell’avv. Costantino Testa del 11 gennaio 2021, ovvero
la “Polizza Cassa Malati P. e A.“ è accolta e il documento acquisito agli atti.
12. È confermata la nomina a difensore d’ufficio dell’avv. Costantino Testa per l’intero
procedimento d’appello.
13. In vista dei dibattimenti, a tempo debito saranno acquisiti agli atti i seguenti documenti
relativi all'imputato:
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- attuale estratto del casellario giudiziale svizzero; - attuale estratto del registro delle esecuzioni; - ultima dichiarazione d’imposta e decisione di tassazione; - formulario sulla situazione personale e finanziaria.
14. Non si prelevano spese.
B.9 In vista dei dibattimenti, questa Corte ha acquisito agli atti, e trasmesso alle parti
per conoscenza, i documenti seguenti riguardanti l’appellante (v. CAR 6.401.001
– 039):
- Estratto del casellario giudiziale svizzero del 19 ottobre 2021;
- Estratto del casellario giudiziale italiano del 20 ottobre 2021;
- Estratto del registro delle esecuzioni del 20 ottobre 2021;
- Decisioni di tassazione riguardanti gli anni fiscali 2018 e 2019 e dichiarazioni
per gli anni fiscali 2019 e 2020.
B.10 Il 2 novembre 2021, il MPC ha indicato non avere istanze probatorie da presen-
tare e neanche questioni pregiudiziali da sollevare (v. CAR 6.200.003).
B.11 Con scritto del 3 novembre 2021, l’avv. Testa ha trasmesso a questa Corte il
formulario riguardante la situazione personale e patrimoniale dell’appellante, in-
dicato alcune modifiche intervenute riguardante la situazione lavorativa e finan-
ziaria e rinunciato a presentare istanze probatorie supplementari a questo stadio
del procedimento (v. CAR 6.401.040 e segg.).
B.12 I pubblici dibattimenti si sono svolti a Bellinzona il 26 novembre 2021. L’appel-
lante, rappresentato dagli avvocati Costantino Testa e Guglielmoni, e il MPC,
erano regolarmente presenti in aula (v. CAR 7.200.001 e segg.).
Durante i dibattimenti si è, in particolare, proceduto all’interrogatorio dell’appel-
lante (v. CAR 7.401.001 e segg.; CAR 7.200.004).
La difesa ha inoltre ripostulato le medesime istanze probatorie già formulate con
dichiarazione d’appello del 9 ottobre 2020 e già respinte mediante decisione di
entrata nel merito parziale e sull’assunzione di prove dell’8 aprile 2021 (v. CAR
1.100.037 e segg.; CAR 7.300.012; CAR 10.300.001 e segg.). Questa Corte ha
ribadito seduta stante il respingimento di tali istanze probatorie (v. CAR
7.200.004 e seg.).
B.13 Il MPC ha concluso alla conferma della sentenza di prima istanza, con accollo
all’imputato delle spese del procedimento d’appello, rimettendosi al giudizio della
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Corte d’appello per quel che concerne la difesa d’ufficio (v. CAR 7.200.009 e
seg.; CAR 7.300.030 e segg.). Durante l’arringa difensiva, l’appellante ha formu-
lato le seguenti conclusioni (cfr. anche dichiarazione d’appello del 9 ottobre 2020:
CAR 1.100.003 e segg.; CAR 7.200.006 e seg.; CAR 7.300.013 e segg.):
“A) In via principale
1. A. è prosciolto dalle imputazioni di cui all’atto di accusa dell’11 gennaio 2018, così come da
qualsiasi altra ipotesi di reato in relazione ai fatti descritti nella predetta promozione dell’ac-
cusa, fatta eccezione per l’accusa di infrazione alla LArm, in relazione alla quale l’imputato
è condannato a una pena pecuniaria di 30 aliquote giornaliere di CHF 80.00 e una multa di
CHF 500.00. L’esecuzione della pena pecuniaria è sospesa con un periodo di prova di due
anni.
2. È ordinata la restituzione a A. di tutto quanto non oggetto di una istanza di confisca (e meglio
come precisato in primo grado). È mantenuto il sequestro sulle rimanenti armi e munizioni,
che saranno vendute a cura dell’autorità, con successiva corresponsione del ricavo all’im-
putato, se del caso previa trattenuta a garanzia del pagamento delle spese procedurali e di
giudizio.
3. Tassa di giustizia e disborsi (costi procedurali e di giudizio) sono a carico della Confedera-
zione in ragione di 4/5, per il rimanente sono posti a carico di A.
4. Tenuto conto della sua situazione finanziaria, si prescinde dall’imporre a A. un eventuale
rimborso a favore della Confederazione della retribuzione del difensore d’ufficio.
5. A A. è riconosciuto a titolo di indennizzo (ad. 429 CPP) un importo pari alla differenza tra la
retribuzione ufficiale (CHF 230.-- orari) e l’onorario integrale (CHF 250.-- orari) da versare
al difensore, calcolato in base alle note dettagliate in atti”;
B) In via subordinata
1. A. è riconosciuto colpevole di partecipazione e sostegno ad un’organizzazione criminale
(punto 1.1.2 dell’atto d’accusa), ricettazione e ripetuta infrazione alla legge federale sulle
armi, gli accessori di armi e le munizioni. Per il rimanente, A. è prosciolto dalle rimanenti
imputazioni di cui all’atto di accusa dell’11 gennaio 2018.
2. A. è condannato a una pena detentiva non superiore a 15 mesi, con sospensione dell’ese-
cuzione della pena, ed un periodo di prova di due anni.
3. È ordinata la restituzione a A. di tutto quanto non oggetto di una istanza di confisca (e meglio
come precisato in primo grado). È mantenuto il sequestro sulle rimanenti armi e munizioni,
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che saranno vendute a cura dell’autorità, con successiva corresponsione del ricavo all’im-
putato, se del caso previa trattenuta a garanzia del pagamento delle spese procedurali e di
giudizio.
4. Tassa di giustizia e disborsi (costi procedurali e di giudizio) sono a carico della Confedera-
zione in ragione di 1/2, per il rimanente sono posti a carico di A.
5. Tenuto conto della sua situazione finanziaria, si prescinde dall’imporre a A. un eventuale
rimborso a favore della Confederazione della retribuzione del difensore d’ufficio.
Vanno riconosciuti i costi della difesa nella misura e ammontare calcolati sulla base della
notula dettagliata presentata.”
B.14 La lettura pubblica del dispositivo della sentenza, con motivazione succinta, si è
svolta il 21 dicembre 2021. L’appellante e i suoi difensori erano regolarmente
presenti in aula (v. CAR 7.200.011). Alla fine dell’udienza, è stato loro conse-
gnato il dispositivo della sentenza. Al MPC, dispensato dal presenziare
all’udienza dopo aver rinunciato alla lettura pubblica, il dispositivo della sentenza
è stato notificato al termine dell’udienza del 21 dicembre 2021.
B.15 La presente sentenza motivata, così come il verbale d’interrogatorio dell’appel-
lante e il verbale principale dei dibattimenti, sono stati notificati alle parti il 22 di-
cembre 2021.
Le ulteriori argomentazioni di fatto e di diritto delle parti saranno riprese, per
quanto necessario, nei considerandi sottoesposti.

La Corte d’appello considera in diritto:
I. Considerazioni di diritto formale
1. Ricevibilità dell’appello
1.1 Questa Corte ha già implicitamente riconosciuto l’appello come ricevibile con de-
cisione sull’entrata nel merito e sull’assunzione di prove dell’8 aprile 2021 (v.
CAR 10.300.001 e segg.), decisione peraltro non contestata dalle parti.
Sia l’annuncio d’appello dell’8 settembre 2020 che la dichiarazione d’appello del
9 novembre 2020 sono difatti stati presentati tempestivamente (cfr. art. 399 cpv. 1
e 3 CPP; v. CAR 1.100.003 e segg.; CAR 1.100.037 e segg.). L’appello è stato
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proposto contro la sentenza SK.2020.1 del 31 agosto 2020, che pone fine al pro-
cedimento (art. 398 cpv. 1 CPP), resa dalla Corte penale del Tribunale penale
federale, autorità competente per giudicare in primo grado i casi che – come il
presente procedimento (v. sentenza del Tribunale federale 6B_37/2019
dell’8 gennaio 2020 consid. 4.3) – sottostanno alla giurisdizione federale (art. 35
cpv. 1 LOAP). La Corte d’appello del TPF, nella composizione di tre giudici, è
pertanto competente per materia e per territorio per giudicare il presente appello
(art. 21 cpv. 1 lett. a CPP; art. 33 lett. c, art. 38a e art. 38b LOAP). L’appellante,
imputato condannato, è toccato dalla sentenza impugnata e ha un interesse giu-
ridicamente protetto all’annullamento o alla modifica della stessa (art. 104 cpv. 1
lett. a, art. 111 cpv. 1 e art. 382 cpv. 1 CPP).
1.2 Tutti i presupposti processuali sono adempiti e non vi sono impedimenti a pro-
cedere. Ne consegue che l’appello è ricevibile.
2. Oggetto della procedura, potere cognitivo della Corte d’appello / divieto
della reformatio in pejus
2.1 Giusta l’art. 398 cpv. 2 CPP – secondo cui il tribunale d’appello può esaminare
per estenso la sentenza in tutti i punti impugnati – il tribunale di secondo grado
ha una cognizione completa in fatto e in diritto su tutti gli aspetti controversi della
sentenza di prime cure.
La cognizione della Corte d’appello può essere limitata nella misura in cui il Tri-
bunale federale abbia reso, nel corso del procedimento, una decisione di rinvio
(v. DTF 143 IV 214 consid. 5.2.1 e 5.3.3, pag. 220; sentenze del TF 2C_547/2019
del 24 luglio 2020 consid. 4.4.1; 2C_73/2019 del 9 ottobre 2019 consid. 4.1;
2C_422/2017 del 22 maggio 2017 consid. 3.1; 9C_160/2011 del 13 dicembre
2011 consid. 2.1; 9C_203/2011 del 22 novembre 2011 consid. 4.2).
2.2 Nella fattispecie, con decisione di entrata nel merito e sull’assunzione di prove
dell’8 aprile 2021 (v. CAR 10.300.001 e segg.), non impugnata dalle parti, questa
Corte ha già fissato l’oggetto del presente procedimento – tenendo altresì conto
della decisione di rinvio del Tribunale federale 6B_37/2019 dell’8 gennaio 2020
e dell’oggetto del procedimento di prima istanza – limitandolo ai punti n. 3, 4, 7,
9 e 10 del dispositivo della sentenza SK.2020.1 del 31 agosto 2020. La cogni-
zione di questa Corte è pertanto limitata a tale oggetto, per il quale esame è
riservato quanto segue.
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2.3 Considerato che il MPC non ha presentato appello, la cognizione del giudice nel
caso concreto è inoltre limitata nella misura in cui il divieto della reformatio in
peius (art. 391 cpv. 2 CPP) deve essere rispettato in relazione ai dispositivi della
sentenza di primo grado impugnati e oggetto del presente procedimento.
Nell'esaminare il principio del divieto della reformatio in peius, è sola determi-
nante la pena complessiva che viene determinata alla fine. Questa pena com-
plessiva finale non può essere superata (v. sentenza del Tribunale federale
6B_166/2019 del 6 agosto 2019 consid. 3.1). Ne consegue che questa Corte non
può condannare l’appellante a una pena superiore rispetto a quella inflitta nella
sentenza SK.2020.1, vale a dire una pena detentiva di tre anni e cinque mesi.
3. Questioni pregiudiziali e/o incidentali
3.1 Come indicato precedentemente, l’appello è limitato ai punti n. 3, 4, 7, 9 e 10 del
dispositivo della sentenza SK.2020.1 del 31 agosto 2020, ovvero alle questioni
riguardanti la commisurazione della pena, le misure, l’accollo delle spese e ripe-
tibili e l’obbligo di rimborso delle spese della difesa d’ufficio anticipate dalla Con-
federazione.
3.2 Non vi è invece spazio alcuno per rivedere gli altri punti della sentenza SK.2020.1
del 31 agosto 2020. Come fatto dal primo giudice, gli argomenti invocati dalla
difesa e volti a scardinare le sentenze di prima istanza nella loro integralità, così
come anche la sentenza del Tribunale federale 6B_37/2019 dell’8 gennaio 2020,
e in particolare a mettere in dubbio l’adempimento delle condizioni relative ai reati
di cui all’art. 260ter CP, possono essere respinti in globo in quanto manifesta-
mente privi di qualsiasi fondamento (v. DTF 141 IV 249 consid. 1.3.1 e rinvii).
3.3 Per gli stessi motivi anche le reiterate istanze probatorie della difesa, già respinte
in prima istanza e da questa Corte mediante decisione dell’8 aprile 2021 (v. CAR
1.100.037 e segg.; CAR 10.300.001 e segg.), sono state nuovamente respinte
da questa Corte durante i dibattimenti d’appello. Infatti, esse si fondano sull’as-
sunto errato che l’oggetto del procedimento si estenda oltre a quello definito in
maniera vincolante dal Tribunale federale nella sua sentenza di rinvio. Va preci-
sato, che è stato respinto anche il nuovo argomento della difesa volto a indicare
le istanze probatorie come utili nel quadro della commisurazione della pena, e in
particolare per appurare se determinate considerazioni siano state fatte in merito
ai reati perpetrati, ovvero per determinare la “pericolosità sociale” dell’imputato.
Questa Corte dovrà valutare la colpa dell’appellante (ex art. 47 CP; objektive
Tatkomponenten e Tatverschulden) in base ai fatti ritenuti in prima istanza nella
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sentenza SK.2018.3 del 27 novembre 2018. Tali fatti, validati dal Tribunale fede-
rale nella sentenza 6B_37/2019 dell’8 gennaio 2020, precludono un riesame
dell’effettivo apporto dell’appellante nel caso dei reati per i quali è stato condan-
nato. Esso è già stato determinato e, come tale, lega questa Corte, anche
nell’esame della “pericolosità sociale” di A. (v. CAR 7.200.004 e seg.).
Più libertà è invece concessa a questa Corte per quel che riguarda le Täterkom-
ponenten, ovvero i fattori legati all’autore, per i quali questa Corte ha potuto as-
sumere nuove prove.
3.4 I punti n. 1, 2, 5, 6 e 8 del dispositivo della sentenza SK.2020.1 del 31 agosto
2020 vanno quindi qui ripresi integralmente e per la motivazione si rimanda ai
relativi considerandi della sentenza SK.2018.3 del 27 novembre 2018, piena-
mente confermati dal Tribunale federale nella sua sentenza. Tale motivazione è
poi completata, per quel che concerne il proscioglimento per il possesso del “ca-
vetto metallico con due anelli alle estremità”, dal considerando 2 della sentenza
SK.2020.1 del 31 agosto 2020.
II. Nel merito
1. Premessa
1.1 Come indicato precedentemente, l’appello è limitato ai considerandi n. 3, 4, 7, 9
e 10, ovvero alle questioni riguardanti la commisurazione della pena, le misure,
l’accollo delle spese e ripetibili e l’obbligo di rimborso delle spese della difesa
d’ufficio anticipate dallo Stato.
2. Commisurazione della pena
2.1 Giusta l’art. 47 cpv. 1 CP, il giudice commisura la pena alla colpa dell’autore.
Tiene conto della sua vita anteriore e delle sue condizioni personali, nonché
dell’effetto che la pena avrà sulla sua vita. Il cpv. 2 della stessa norma precisa
che la colpa è determinata secondo il grado di lesione o esposizione a pericolo
del bene giuridico offeso, secondo la reprensibilità dell’offesa, moventi e gli obiet-
tivi perseguiti nonché, tenuto conto delle circostanze interne ed esterne, secondo
la possibilità che l’autore aveva di evitare l’esposizione a pericolo o la lesione.
L’art. 47 CP conferisce al giudice un ampio margine di apprezzamento. Il giudice
deve indicare nella sua decisione quali elementi, relativi al reato e al suo autore,
sono stati presi in considerazione per fissare la pena, in modo tale da garantire
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maggiore trasparenza nella commisurazione della pena, facilitandone il sinda-
cato nell’ambito di un’eventuale procedura di ricorso (v. sentenza 6B_207/2007
del 6 settembre 2007). Il giudice non è obbligato ad esprimere in cifre o in per-
centuali l’importanza attribuita a ciascuno degli elementi citati, ma la motivazione
del giudizio deve permettere alle parti e all’autorità di ricorso di seguire il ragio-
namento che l’ha condotto ad adottare il quantum di pena pronunciato (v. DTF
144 IV 313 consid. 12; 136 IV 55 consid. 3.6).
2.1.1 L’art. 47 cpv. 1 CP (come già l’art. 63 vCP) stabilisce che la pena deve essere
commisurata essenzialmente in funzione della colpa dell’autore (v. DTF 136 IV
55 consid. 5.4). In applicazione dell’art. 47 cpv. 2 CP — che codifica la giurispru-
denza anteriore fornendo un elenco esemplificativo di criteri da considerare — la
colpa va determinata partendo dalle circostanze legate all’atto stesso (Tatkom-
ponenten).
In questo ambito, va considerato, dal profilo oggettivo, il grado di lesione o di
esposizione a pericolo del bene giuridico offeso e la reprensibilità dell’offesa (ob-
jektive Tatkomponenten), elementi che la giurisprudenza sviluppata nell’ambito
del previgente diritto designava con le espressioni “risultato dell’attività illecita” e
“modo di esecuzione” (v. DTF 129 IV 6 consid. 6.1).
Vanno poi considerati, dal profilo soggettivo (Tatverschulden), i moventi e gli
obiettivi perseguiti — che corrispondono ai motivi a delinquere del vecchio diritto
(art. 63 vCP) — e la possibilità che l’autore aveva di evitare l’esposizione a peri-
colo o la lesione, cioè la libertà dell’autore di decidersi a favore della legalità e
contro l’illegalità nonché l’intensità della volontà delinquenziale (cfr. DTF 127 IV
101 consid. 2a; sentenze del Tribunale federale 6B_1092/2009, 6B_67/2010 del
22 giugno 2010 consid 2.1). In relazione alla libertà dell’autore, occorre tener
conto delle “circostanze esterne”, e meglio della situazione concreta dell’autore
in relazione all’atto, per esempio situazioni d’emergenza o di tentazione che non
siano così pronunciate da giustificare un’attenuazione della pena ai sensi
dell’art. 48 CP (v. Messaggio del 21 settembre 1998 concernente la modifica del
codice penale svizzero e del codice penale militare nonché una legge federale
sul diritto penale minorile, FF 1999, pag. 1745; v. sentenza del Tribunale federale
6B_370/2007 del 12 marzo 2008 consid. 2.2).
2.1.2 Determinata così la colpa globale dell’imputato (Gesamtverschulden), il giudice
deve indicarne in modo chiaro la gravità su una scala e, quindi, determinare, nei
limiti del quadro edittale, la pena ipotetica adeguata.
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2.1.3 Così come indicato dall’art. 47 cpv. 1 CP in fine e precisato dal Tribunale federale
(v. in particolare DTF 136 IV 55 consid. 5.7), il giudice deve poi procedere ad una
ponderazione della pena ipotetica in considerazione dei fattori legati all’autore
(Täterkomponenten), ovvero della sua vita anteriore (antecedenti giudiziari o
meno), della reputazione, della situazione personale (stato di salute, età, obblighi
familiari, situazione professionale, rischio di recidiva, ecc.), del comportamento
tenuto dopo l’atto e nel corso del procedimento penale (confessione, collabora-
zione all’inchiesta, pentimento, presa di coscienza della propria colpa) così come
dell’effetto che la pena avrà sulla sua vita (v. DTF 141 IV 61 consid. 6.1.1; 136
IV 55 consid. 5.7; 134 IV 17 consid. 2.1; 129 IV 6 consid 6.1; sentenze del Tribu-
nale federale 6B_759/2011 del 19 aprile 2012 consid. 1.1; 6B_1092/2009;
6B_67/2010 del 22 giugno 2010 consid. 2.2.2; cfr. anche 6B_585/2008 del
19 giugno 2009 consid. 3.5).
Con riguardo a quest’ultimo criterio, il legislatore ha precisato che la misura della
pena delimitata dalla colpevolezza non deve essere sfruttata necessariamente
per intero se una pena più tenue potrà presumibilmente trattenere l’autore dal
compiere altri reati (Messaggio del 21 settembre 1998 concernente la modifica
del codice penale svizzero e del codice penale militare nonché una legge fede-
rale sul diritto penale minorile, FF 1999, pag. 1744; DTF 128 IV 73 consid. 4;
sentenze del Tribunale federale 6B_78/2008, 6B_81/2008, 6B_90/2008 del
14 ottobre 2008 consid. 3.2; 6B_370/2007 del 12 marzo 2008 consid. 2.2). La
legge ha così codificato la giurisprudenza secondo cui occorre evitare di pronun-
ciare sanzioni che ostacolino il reinserimento del condannato (v. DTF 128 IV 73
consid. 4c; 127 IV 97 consid. 3). Questo criterio di prevenzione speciale permette
tuttavia soltanto di eseguire correzioni marginali, la pena dovendo in ogni caso
essere proporzionata alla colpa (v. sentenze del Tribunale federale 6B_78/2008,
6B_81/2008, 6B_90/2008 del 14 ottobre 2008 consid. 3.2; 6B_370/2007 del
12 marzo 2008 consid. 2.2; 6B_14/2007 del 17 aprile 2007 consid. 5.2 e rinvii).
2.2 Secondo l’art. 49 cpv. 1 CP, se per uno o più reati risultano adempiute le condi-
zioni per l’inflizione di più pene dello stesso genere, il giudice condanna l’autore
alla pena prevista per il reato più grave aumentandola in misura adeguata, rite-
nuto che non è possibile, tuttavia, aumentare di oltre la metà il massimo della
pena comminata per tale reato, e che il giudice è in ogni caso vincolato al mas-
simo legale del genere di pena (v. art. 49 cpv. 1 CP). La pronuncia di una pena
unica in applicazione del principio dell’inasprimento della pena è possibile unica-
mente ove il giudice irroghi, nel caso concreto, pene dello stesso genere per
ognuna delle norme violate; non basta che le disposizioni penali applicabili com-
minino (parzialmente) pene dello stesso genere (v. a questo proposito DTF 144
- 14 -
IV 217 consid. 3 e segg., consid. 3.6). lI reato più grave è quello per il quale la
legge commina la pena più grave, non quello che, date le circostanze del caso,
appare come il più grave dal profilo della colpevolezza (v. DTF 93 IV 7 con-
sid. 2b).
2.2.1 La determinazione della pena complessiva ex art. 49 cpv. 1 CP presuppone, se-
condo la giurisprudenza, anzitutto la delimitazione della cornice edittale per il
reato più grave, per poi procedere, entro detta cornice, con la fissazione della
pena di base per l’infrazione più grave. Dopodiché occorre, in forza del principio
del cumulo giuridico, procedere all’adeguato aumento della pena di base sulla
scorta degli altri reati. In altre parole, il giudice deve, in un primo tempo, e in
considerazione dell’insieme delle circostanze aggravanti così come attenuanti,
determinare mentalmente la pena di base per il reato più grave. In un secondo
tempo, il giudice deve adeguatamente aumentare, in considerazione delle ulte-
riori infrazioni, la pena, al fine di fissare una pena complessiva, fermo restando il
fatto che, anche in questo secondo stadio, si dovrà tener conto delle circostanze
aggravanti e attenuanti peculiari alle infrazioni in parola (v. sentenze del Tribu-
nale federale 6B_405/2011 e 6B_406/2011 del 24 gennaio 2012 consid. 5.4;
6B_1048/2010 del 6 giugno 2011 consid. 3.1; 6B_865/2009 del 25 marzo 2010
consid. 1.2.2; 6B_297/2009 del 14 agosto 2009 consid. 3.3.1; 6B 579/2008 del
27 dicembre 2008 consid. 4.2.2, con rinvii). Se vi è concorso di reati il giudice ha
l’obbligo d’aggravare la pena (v. DTF 103 IV 225). La pronuncia di una pena
unitaria, intesa come considerazione complessiva di tutte le infrazioni da giudi-
care, non è possibile (v. DTF 144 IV 217 consid. 3.5; DTF 6B_559/2018 del 26 ot-
tobre 2018 consid. 1.4). Tuttavia, allorquando le differenti infrazioni sono stretta-
mente collegate tra loro sia dal punto di vista materiale che temporale, in maniera
tale da non poterle distinguere e giudicare separatamente, il giudice non viola il
diritto federale se fissa globalmente la pena senza determinare una pena ipote-
tica per ogni singola infrazione (v. DTF 144 IV 217 consid. 2.4 e 4.3; sentenza
del Tribunale federale 6B_523/2018 del 23 agosto 2018 consid. 1.2.2;
6B_1216/2017 dell’11 giugno 2018 consid. 1.1.1).
2.3 Nella fattispecie, l’appellante è stato riconosciuto colpevole di partecipazione ad
un’organizzazione criminale, sostegno ad un’organizzazione criminale, ricetta-
zione e di ripetuta infrazione alla legge federale sulle armi, gli accessori di armi
e le munizioni.
2.4 In primo luogo, occorre definire quale sia il reato astrattamente più grave ai sensi
dell’art. 49 cpv. 1 CP (v. DTF 144 IV 313 consid. 1.1.2).
- 15 -
2.4.1 Ora, come giustamente sostenuto dall’appellante nelle more dei dibattimenti, sia
il reato di cui all’art. 260ter CP (partecipazione o sostegno a un’organizzazione
criminale) che quello di cui all’art. 160 CP (ricettazione) sono punibili astratta-
mente con una pena detentiva sino a cinque anni o con una pena pecuniaria.
2.4.2 In casu, la Corte penale ha ritenuto quale reato più grave la variante della parte-
cipazione ad un’organizzazione criminale, per la quale ha indicato una pena di
base vicina ai 3 anni (v. sentenza impugnata, consid. 3). Questa pena è poi stata
aumentata a 3 anni e 5 mesi complessivi, come previsto dall’art. 49 CP, per i reati
di sostegno ad un’organizzazione criminale, ricettazione e di ripetuta infrazione
alla legge federale sulle armi, gli accessori di armi e le munizioni.
2.4.3 Per via della ripetizione, della durata e dell’intensità del reato di partecipazione
all’organizzazione criminale (cfr. sentenza SK.2018.3 del 27 novembre 2018),
così come del già menzionato legame, perlomeno indiretto, tra questo reato e gli
altri per cui A. è stato condannato, la violazione all’art. 260ter n. 1 CP, nella sua
variante della partecipazione, è indubbiamente il reato principale e globalmente
più grave nel contesto dell’esame di cui all’art. 49 CP.
2.5 La partecipazione all’organizzazione criminale di cui all’art. 260ter n.1 CP è punita
con una pena detentiva sino a cinque anni o con una pena pecuniaria. Tale cor-
nice edittale delimita l’esame del giudice, chiamato a procedere, entro detta cor-
nice edittale per l’appunto, con la fissazione della pena di base per il reato più
grave.
2.5.1 Occorre, dunque, determinare la colpa dell’appellante in funzione delle circo-
stanze legate ai fatti commessi (Tatkomponenten), valutando dapprima le circo-
stanze oggettive del reato di cui risponde (objektive Tatkomponenten) e pas-
sando, poi, ad esaminare gli aspetti soggettivi del reato (Tatverschulden). Sol-
tanto dopo la determinazione dell’intensità della colpa in relazione al reato e la
determinazione della pena ad essa adeguata, vanno considerate — a pondera-
zione attenuante od aggravante della pena così determinata — le circostanze
personali legate all’autore (Täterkomponenten; v. DTF 136 IV 55 consid. 5.4).
2.5.2 Dal profilo oggettivo, la Corte penale, nella sentenza SK.2018.3 del 27 novembre
2018, ha ritenuto l’imputato colpevole di partecipazione ad un’organizzazione cri-
minale. Essa ha ritenuto perfezionato il capo d’accusa 1.1.1 dell’atto d’accusa
dell’11 gennaio 2018, perlomeno grazie alle condotte descritte ai punti 1.1.1.1,
1.1.1.2, 1.1.1.3, 1.1.1.4, 1.1.1.6, 1.1.1.8, 1.1.1.9, 1.1.1.10 e 1.1.1.11. Il fatto che
la condotta di cui al capo d’accusa 1.1.1.5 sia unicamente stata suffragata dalle
- 16 -
dichiarazioni del testimone CC. e che quelle descritte al punto 1.1.1.7 non ab-
biano potuto essere meglio chiarite, non era sufficiente a far cadere l’accusa par-
tecipativa nei confronti dell’appellante. Ne consegue che la condotta partecipa-
tiva dell’appellante era riassunta, perlomeno, all’avere (v. consid. 9.3.9 e punto
n. 1.1 del dispositivo della sentenza SK.2018.3 del 27 novembre 2018;
SK 22.100.001 e segg):
- (capo d’accusa n. 1.1.1.1 - Fornitura a DD. di una pistola Desert Eagle) fra il
29 ottobre 2007 ed il 30 dicembre 2008, in Svizzera a X., a W. e in Italia a
V., dapprima acquistato a X. senza diritto e senza permesso d’acquisto
d’armi per l’importo di CHF 2000.- da AAA., poi detenuto senza diritto in Sviz-
zera e successivamente fornito in Svizzera senza diritto a DD., in occasione
di una delle sue visite in territorio svizzero, nonostante A. fosse intenzionato
a recapitargliela personalmente in Italia, la pistola semiautomatica IMl mo-
dello DESERT EAGLE, calibro 44 Magnum, numero di matricola ......, nella
consapevolezza che tale arma era destinata ad attività criminose delle orga-
nizzazioni di stampo ‘ndranghetistico riconducibili a DD. e alle ‘locali” di Z. e
Y., arma rinvenuta con inserito il caricatore e con 7 cartucce e sequestrata
nell’ambito della perquisizione avvenuta il 30 dicembre 2008 da parte dei
Carabinieri della Compagnia di Y. nell’ambito del procedimento penale n.
xxxxx/xx a V. in un deposito della ditta EE. S.r.l., ditta che ha la sua sede a
U. accanto al Bar FF. a U., luogo di incontri dei sodali del “locale” di Z. e
gestito da GG., zio materno di DD. e membro affiliato alla “locale” di Z. con il
ruolo di “Contabile”, arma trasportata nel deposito da HH., alias HH_1 e
membro affiliato alla “locale” di Z.;
- (capo d’accusa n. 1.1.1.2 - Riscossione di assegni emessi da DD. a titolo di
pagamento della fornitura allo stesso di almeno 3 pistole) nel corso del 2008,
in particolare fra il 26 giugno 2008 ed il 6 luglio 2008, in Svizzera e in Italia a
ZZ. e a YY., ricevuto assegni da DD. per la fornitura di almeno 3 pistole e
fornito successivamente a quest’ultimo dalla Svizzera le pistole richieste,
nella consapevolezza che le stesse erano destinate all’esecuzione delle at-
tività criminose cui era dedita la “locale” di Z. e suoi membri, fra i quali DD.;
- (capo d’accusa 1.1.1.3 - Fornitura e dono a II. di una pistola simile a una SIG
210) al più tardi il 28 febbraio 2010, in Svizzera ed in Italia a XX., fornito e
fatto dono a II., membro della “locale” di Z. e affiliato alla stessa dal 28 feb-
braio 2010, affiliazione alla quale ha assistito anche A., di una pistola prove-
niente dalla Svizzera e simile a una semiautomatica marca SIG 210, edizione
speciale 700esimo Jubiläum, calibro 9mm, II. che in data 28 febbraio 2010 a
- 17 -
XX. è stato visto da DD. e anche da CC. in possesso di detta arma a XX. e
meglio al tiro al volo di XX., che si identifica nel Bar Ristorante e Tiro al Volo
WW., gestito dallo stesso II., nella consapevolezza che tale arma era desti-
nata all’esecuzione delle attività criminose cui era dedita la “locale” di Z. e i
propri membri, fra i quali II.;
- (capo d’accusa 1.1.1.4 - Richiesta e ottenimento di ‘ndranghetisti, membri
della locale di Z., per la sorveglianza armata di piantagioni di canapa in Sviz-
zera) nel mese di ottobre 2007, in Svizzera a VV., a UU. e in Italia, richiesto
e ottenuto da DD., membro affiliato alla ‘ndrangheta almeno dal 2005 e dive-
nuto capo delle locali di Z. e di Y. dal marzo del 2008, in occasione di un
incontro in Italia nel quale A. si è presentato in compagnia di JJ. a bordo di
un’autovettura marca Mercedes, la messa a disposizione, dietro pagamento,
di due uomini nelle persone dei cugini L., M. e KK., di DD., due fra L., M. e
KK., membri affiliati alla ‘ndrangheta e in particolare alla locale di Z., conse-
gnando a questi ultimi delle armi che già erano in Svizzera per garantire una
sorveglianza armata per alcuni giorni di piantagioni di canapa situate su una
superficie di circa 7,5 ettari totali di terreno agricolo nei comuni di VV. e di
UU., in cambio di un compenso di CHF 5000.-, compenso versatogli a sua
volta da N., denaro che quest’ultimo ha ricevuto da LL.;
- (capo d’accusa 1.1.1.6 - Incontri di ‘ndrangheta a ZZZ.) almeno a far tempo
dal 7 marzo 2008 e il 21 marzo 2008, in Svizzera e in Italia a ZZZ., frequen-
tato come punto di riferimento per incontri di ‘ndrangheta con DD. e MM.,
entrambi affiliati alle locali di Z. e di Y., il maneggio di ZZZ. in Italia, il
21 marzo 2008 recatosi al maneggio a bordo dell’autovettura SKODA FABIA
di colore grigio con targa svizzera ...... in uso a A., maneggio che A. sapeva
essere un luogo d’incontro e vera e propria base logistica per i summit tra
membri delle locali di Z. e Y., nonché deposito e nascondiglio per armi, mu-
nizioni e bombe a mano e mezzi di provenienza furtiva;
- (capo d’accusa 1.1.1.8 - Summit di ‘Ndrangheta presso il bar ristorante BBB.
a WW. [BBB. di XX.]) in data 28 febbraio 2010, in Svizzera e Italia a XX.,
partecipato alla riunione di ‘ndrangheta delle “locali” di Z. e di Y. tenutasi
presso il BBB. di XX. che si identifica nel Bar Ristorante BBB. WW., gestito
da II., riunione nella quale A. ha assistito all’affiliazione di II. alle locali di Z.
e di Y. e gli ha fornito e portato in dono la pistola simile ad una semiautoma-
tica marca SIG 210, edizione speciale 700esimo Jubilaum, calibro 9mm, in
occasione di tale incontro di ‘ndrangheta è stata inoltre conferita la dote di
“Vangelo” a NN., OO., H. e I., ed è stata conferita a PP. la carica di “Capo
- 18 -
giovani”, accompagnando a tale riunione di ‘ndrangheta DD., capo delle lo-
cali di Z. e di Y., a bordo del veicolo HUMMER, di colore bianco in uso a A.,
e apportando, nel corso di questa riunione di ‘ndrangheta, anche il proprio
sostengo materiale e meglio cucinando per i membri presenti e partecipando
alla “mangiata”;
- (capo d’accusa 1.1.1.9 - Intermediazione a favore di DD. per traffici illeciti di
stupefacenti) a far tempo dal 2006 e in particolare nell’autunno del 2006, in
Svizzera in territorio di YYY. e W. e in altre località ed in Italia, fatto da tramite
per DD. e QQ., entrambi affiliati alle “locali” di Z. e di Y., nell’esame delle
campionature di sostanze stupefacenti, ovvero marijuana e cocaina, allo
scopo di finalizzare delle compravendite delle suddette sostanze per ingenti
quantitativi non inferiori a 20 o 30 chilogrammi a fornitura, con individui di
origine turche, favorendo l’espansione internazionale delle attività criminose
legate al traffico di stupefacenti cui erano dedite le ‘locali” di Z. e di Y., com-
pravendite però non concluse a causa della scarsa qualità dello stupefacente
mostrato;
- (capo d’accusa 1.1.1.10 - Altre prestazioni a favore di membri della ‘ndran-
gheta, viaggi di DD. e dei suoi accompagnatori in Svizzera) a partire dal 2005
e almeno fino al 13 luglio 2010, in particolare, il 21/22 ottobre 2006, il 24/25
novembre 2006, il 25 gennaio 2007 e il 10 novembre 2008, in Svizzera, nella
zona di XXX. e in altre località, fornito sostegno logistico a DD. e ai membri
delle “locali” di Z. e Y. che all’occasione lo accompagnavano, in occasione
dei loro spostamenti in Svizzera finalizzati all’acquisito di armi e stupefacenti,
segnatamente procurando loro alloggio presso un albergo di cui conosceva
il proprietario e presso il quale non venivano richiesti documenti di identità e
facendosi carico delle spese relative al loro soggiorno in Svizzera;
- (capo d’accusa 1.1.1.11 - Altre prestazioni a favore di membri della ‘ndran-
gheta, ambasciate, messaggero a favore di RRR., SS., TT. e DD.) a partire
dal 2005, in particolare dopo il 27 marzo 2008 e fino al 13 luglio 2010, in Italia
ed in Svizzera in diverse località, fatto personalmente da messaggero per
conto di membri di spicco della ‘ndrangheta in Calabria e in Lombardia, quali
RR., SS., TT. e DD., in relazione ai fini illeciti dalla stessa perseguiti e ciò,
per evitare che le autorità di perseguimento penale intercettassero i mes-
saggi e risalissero così ai membri di spicco dell’organizzazione.
2.5.3 Alla luce dei fatti ritenuti come comprovati dalla Corte penale in relazione al reato
principale di partecipazione ad un’organizzazione criminale, la colpa oggettiva
- 19 -
dell’appellante non può che essere qualificata come di molto grave. L’apporto
partecipativo fornito dall’appellante va ben oltre la sporadica e limitata attività, ma
si riscontra nella diversità delle attività fornite, sull’arco di più anni. Questa Corte
ha pertanto ritenuto che, dal lato oggettivo, le attività profuse dall’appellante ab-
biano comportato un livello di intensità preparatoria, organizzativa ed esecutiva
elevata e duratura, dalla quale traspare indubbiamente una forte energia crimi-
nale. Come indicato dalla difesa (v. CAR 7.300.020), “le organizzazioni criminali
costituiscono certamente un serio pericolo per la società civile”. Orbene, questo
pericolo è precisamente accresciuto grazie all’agire dell’appellante. Egli – con le
sue attività – ha direttamente facilitato e preso parte alle attività dell’organizza-
zione criminale sul territorio italiano, permettendole altresì di infiltrarsi anche in
Svizzera.
Anche dal profilo soggettivo, si deve ritenere una colpa dell’appellante (quo alle
violazioni dell’art. 260ter CP) di entità molto grave. La Corte penale, nel primo
procedimento SK.2018.3, ha constatato che l’appellante fosse consapevole di
ciò che stava facendo, dell’illiceità delle sue azioni, e che avesse agito con piena
intenzionalità. Non traspare che l’appellante sia mai stato forzato nel suo agire,
che si trovasse in situazioni di urgenza o di tentazione. Egli ha intenzionalmente
deciso di delinquere e prendere parte alle attività summenzionate. Segnata-
mente, la Corte penale ha ritenuto nella sentenza SK.2018.3 (consid. 9.3.9) che
l’appellante fosse “ben cosciente dell’esistenza dell’organizzazione criminale in
questione e sapeva di essere integrato funzionalmente alla stessa [...]. A. sapeva
con chi aveva a che fare e in che ambiente si muoveva. A. sapeva di fornire armi
nel contesto di un’organizzazione criminale e che queste armi servivano per uc-
cidere, sapeva di partecipare a riunioni di ‘ndrangheta a cui nessuno di esterno
sarebbe stato mai ammesso, sapeva di agire al suo interno a stretto contatto con
i vertici della stessa, e di essere da essi da tempo apprezzato e stimato al punto
da essere conosciuto semplicemente come “A. lo Svizzero”.
2.5.4 Sulla scorta di quanto testé indicato, la Corte non può che valutare la colpa
dell’appellante, in punto alla violazione dell’art. 260ter n. 1 CP nella sua variante
di partecipazione, come di molto grave, e la pena ipotetica di base dovrà pertanto
situarsi nella metà superiore della cornice edittale.
2.5.5 Questa pena, corrispondente alla colpa dell’autore va poi ponderata e commisu-
rata in funzione dei fattori legati alla sua persona.
In merito alla situazione personale e patrimoniale, l’appellante è cittadino italiano,
titolare in Svizzera di un permesso C. È coniugato con P., con la quale convive
- 20 -
da 43 anni. Ha 2 figli adulti ed è domiciliato a W. Oggi è pensionato e vive di una
rendita di vecchiaia anticipata di fr 1'183.--, unitamente a delle prestazioni com-
plementari percepite insieme alla moglie di fr. 909.--. Quali spese fisse rilevanti
risultano agli atti: il premio mensile di cassa malati di fr. 426.45, un leasing di fr.
400.-- e l’affitto di fr. 1'100.--. Come sostanza, oltre a un veicolo personale, la
coppia A. e P. ha un saldo di circa fr. 27'000.-- sul proprio conto in banca. L’ap-
pellante ha altresì dichiarato, dinanzi la prima istanza e questa Corte, di stare
cercando di saldare i debiti iscritti nell’estratto del registro delle esecuzioni. Effet-
tivo riscontro di queste dichiarazioni traspare dai documenti agli atti, come ad
esempio il pagamento mensile di tasse arretrate. Interrogato in merito alla sua
salute, egli ha dichiarato che, contrariamente a quanto formulato in appello dalla
difesa, fatta eccezione per alcuni dolori comuni della vecchiaia, come la perdita
graduale dell’udito, il suo stato di salute è relativamente buono ed è migliorato
rispetto a quanto constatato durante i dibattimenti di prima istanza, (v. in partico-
lare CAR 7.401.003; CAR 7.300.025).
Per quel che riguarda i risvolti mediatici, l’appellante ha indicato che essi, così
come i procedimenti connessi o disgiunti, hanno condizionato gli ultimi 10 anni
della sua vita, sia dal punto di vista della salute che finanziario, portando anche
al fallimento o alla chiusura delle sue attività economiche di sostentamento (v.
CAR 7.300.025). Tuttavia, quest’ultimo nesso causale non risulta sostanziato e
a questa Corte non risulta che la copertura mediatica sia stata così intensa da
raggiungere la soglia prevista dalla giurisprudenza per ammettere una mitiga-
zione della pena (v. WIPRÄCHTIGER/KELLER, Basler Kommentar, 4a ediz.
2019, n. 160 ad art. 47 CP e riferimenti giurisprudenziali), anche a considerazione
del fatto che l’appellante stesso ha indicato la pandemia da Covid-19 come uno
tra i fattori principali di chiusura del ristorante. Peraltro, come giustamente rilevato
in prima istanza, il soprannome di “A. lo Svizzero” non è del resto un’invenzione
né della giustizia penale né della stampa ma viene dagli ambienti criminali stessi
che l’appellante ha frequentato assiduamente e che in definitiva, perlomeno per
un importante lasso di tempo della sua vita si compiaceva di frequentare. L’im-
putato doveva pertanto fare i conti con il fatto che le sue condotte criminali, qua-
lora fossero state smascherate, avrebbero trovato riscontro nei media. Evidente-
mente per i reati in questione, principalmente legati al crimine organizzato, vi è
un interesse pubblico al procedimento e attraverso le sue azioni l’appellante ha
attirato l’interesse del pubblico e dei media stessi. Pertanto, l’interesse mediatico
non può sicuramente comportare una riduzione della pena (v. sentenza
SK.2020.1 del 31 agosto 2020 consid. 3.4.1; sentenza SK.2018.3 del 27 novem-
bre 2018 consid. 9.3.8.5).
- 21 -
L’appellante ha sicuramente avuto sia un’infanzia che una giovinezza difficili. Ra-
gazzo di strada, come lui stesso si è definito, è venuto a contatto con la giustizia
penale molto presto, con effetti rieducativi non certo ottimali. Questa Corte, come
la Corte penale di prima istanza, è consapevole di questo vissuto travagliato e
dei tentativi comunque messi in atto dall’imputato per uscire dal circolo vizioso
del crimine. Ciò non toglie che i reati per cui viene qui ritenuto colpevole sono
molto gravi e denotano un inquietante crescendo della sua biografia criminale.
Non si tratta di episodi sporadici e saltuari di poca importanza ma risultano invece
numerosi e facenti parte, perlomeno indirettamente, della stessa costellazione
criminale (crimine organizzato, armi, ricettazione).
La buona condotta dopo la condanna, annullata, del 27 novembre 2018, così
come l’abbandono degli altri procedimenti che erano ancora pendenti durante i
dibattimenti dinanzi la Corte penale del 17 agosto 2020 (v. in particolare SK
23.731.001 e segg.) risultano essere un fattore neutro (v. DTF 136 IV 1 con-
sid. 2.6; sentenza del Tribunale federale 6B_567/2012 del 18 dicembre 2012
consid. 3.3.5) mentre la condanna per la violazione delle norme sulla circolazione
stradale, data la sua relativa anzianità giudiziaria, è solo lievemente a sfavore
dell’appellante.
Nonostante il diritto garantito all’imputato di non auto-incriminarsi (nemo tenetur;
v. DTF 130 I 126), e di conseguenza l’impossibilità di questa Corte di trarre con-
seguenze dal diniego dell’appellante, si può comunque rilevare ch’egli non ha
manifestato pentimento di sorta in merito ai reati a lui contestatigli, per fattispecie
oramai comprovate definitivamente. Nel suo interrogatorio del 17 agosto 2020
dinanzi la Corte penale o durante i dibattimenti d’appello, questa Corte ha avuto
l’impressione che l’appellante non abbia realmente preso coscienza della gravità
dei fatti da lui commessi e per i quali la sua colpevolezza era, tra l’altro, già stata
pronunciata, ma ha continuato a ribadire la propria interpretazione dei fatti (v.
CAR 7.200.010; CAR 7.401.003 e segg.; SK 23.720.001 e segg; SK 23.731.001
e segg.). Come nei due procedimenti di prima istanza, anche nell’ambito di que-
sto procedimento d’appello non è emersa alcuna presa di coscienza da parte
dell’imputato dell’illegalità e gravità di quanto da lui commesso, se non fosse per
alcune ammissioni di poco conto in merito alla violazione della legge sulle armi
(v. CAR 7.200.010). L’assenza di scrupoli e la noncuranza con la quale l’appel-
lante ha violato le leggi svizzere, constatate dall’istanza precedente (v. sentenza
SK.2018.3 del 27 novembre 2018), così come l’assenza di pentimento da parte
dell’appellante per il reato principale relativo all’art. 260ter CP, non permettono di
prendere in considerazione un’eventuale attenuazione della pena.
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D’altro canto, dopo la chiusura dell’attività nell’ambito gastronomico e l’otteni-
mento di una rendita di pensione anticipata, l’appellante risulta sincero nella sua
volontà di volersi godere la vecchiaia con sua moglie e il resto della propria fami-
glia (v. CAR 7.401.007; CAR 7.300.025). A livello di effetto della pena sulla sua
vita, questa Corte ha ritenuto dunque quest’ultimo elemento leggermente a suo
favore, ribadito che la situazione familiare dell’appellante non raggiunge la circo-
stanza straordinaria necessaria richiesta dalla giurisprudenza (v. sentenza del
Tribunale federale 6.14/2007 del 17 aprile 2007 consid. 6.4), ritenuto come
l’espiazione della pena detentiva implichi per sua natura pregiudizi in ambito pro-
fessionale e famigliare a discapito del condannato (v. sentenza del Tribunale fe-
derale 6B_846/2015 del 31 marzo 2016 consid 2.2.1; 6B_375/2014 del 28 agosto
2014 consid. 2.6). Inoltre, è stato debitamente tenuto conto altresì dell’impatto
limitato che avrà la pronuncia della pena sul futuro lavorativo dell’appellante in
quanto egli è in pensione, non desidera più reinserirsi professionalmente e per-
cepisce e percepirà – qualunque sia la pena da espiare – una rendita. L’età
dell’appellante (64 anni) non ha invece ripercussioni sulla presa in considera-
zione degli effetti della pena sulla sua vita, soprattutto a fronte dell’assenza di
problemi reali di salute, all’infuori di qualche normale acciacco di vecchiaia (v.
CAR 7.401.003; cfr. sentenza del Tribunale federale 6S_398/2006 del 2 novem-
bre 2006 consid. 2.5).
2.5.6 Tutto quanto esposto precedentemente ben ponderato, questa Corte ritiene ade-
guata, a titolo di pena ipotetica di base, una pena detentiva di 36 mesi.
2.5.7 Occorre sottolineare che data la gravità intrinseca del reato, così come anche
degli altri reati per i quali A. è stato condannato, questa Corte ha escluso che
anche solo per uno di essi potesse entrare in linea di conto una pena pecuniaria.
La partecipazione e il sostegno da parte dell’appellante alle diverse organizza-
zioni di stampo mafioso e alle loro “locali”, condanne comminategli in ragione di
molteplici atti, durante un arco temporale relativamente lungo e su più anni, e
non solamente per una fattispecie criminosa, è effettivamente come rilevato dalla
Corte penale (sentenza impugnata consid. 3.4.1) “un reato oggettivamente molto
grave sia per la pericolosità intrinseca della ‘ndrangheta che per il fattivo e poli-
valente contributo da lui svolto al suo interno, nell’ambito delle armi, degli stupe-
facenti ma anche in generale nell’ambito logistico dal e nel nostro Paese. La
‘ndrangheta ha grande bisogno di persone come A., non attive direttamente in
omicidi o estorsioni, ma che agiscono il più possibile invisibilmente nelle retrovie
(v. VARESE, Mafie in movimento, 2011, pag. 28 e segg.), per di più in una forma
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come quella della fornitura di armi, che assicura la potenza di fuoco per control-
lare i territori in cui essa è militarmente presente, con la scia di sangue che questo
comporta”. È proprio grazie al tipo d’aiuto materiale e logistico fornito da persone
come l’appellante che le associazioni mafiose riescono a perpetrare le loro atti-
vità criminali, infiltrandosi anche sul territorio elvetico. Una pena pecuniaria non
sarebbe pertanto certamente sufficiente, sia dal punto di vista dell’interesse al
punire reati di questa gravità, che da quello del prevenire il rischio di una loro
reiterazione. Per quest’ultimo fattore, l’età dell’appellante non è certamente un
motivo che permette di escludere un tale rischio in quanto la rete di contatti e i
legami con il crimine organizzato permangono anche a 64 anni e il reato di so-
stegno e di partecipazione a un’organizzazione criminale è già realizzato con il
semplice lavoro logistico “dietro le quinte”.
Anche la ripetuta violazione della legge sulle armi e la ricettazione affondano le
proprie radici nello stesso sottobosco criminale, e devono essere considerate
come interconnesse e di grave allarme sociali. Trattasi anch’esse di condotte
che, anche prese singolarmente, sono oggettivamente gravi e di alto allarme so-
ciale, le cui modalità di adempimento – la quantità e la varietà di armi e munizioni,
magazzini carichi inseriti in pistole pronte all’uso; l’acquisto di una pistola di
grosso calibro pronta all’uso dando poca importanza alla tracciabilità di quest’ul-
tima – sono espressione di inquietante pericolosità.
Ne consegue che, sia a livello di prevenzione speciale che a livello di prevenzione
generale, per nessuno dei reati, analizzati singolarmente nel caso concreto, po-
trebbe essere presa in considerazione una pena che non sia la detenzione.
2.6 Per quanto riguarda gli altri reati, occorre preliminarmente osservare che il giu-
dice non può aumentare di oltre la metà il massimo della pena comminata, e che
quindi la pena detentiva edittale non potrebbe comunque eccedere i 7 anni e 6
mesi (5 anni + 1/2 di cinque anni), rispettando così la durata massima della pena
detentiva che è di venti anni (cfr. art. 40 CP).
2.7 In merito al sostegno all’organizzazione criminale, la Corte penale ha ritenuto
che, dal profilo oggettivo, l’infrazione fosse realizzata per il capo d’accusa 1.1.2,
ovvero per (v. consid. 9.4 e punto n. 1.2 del dispositivo della sentenza SK.2018.3
del 27 novembre 2018; SK 22.100.001 e segg.) aver, dopo il 2002 e sino ad
almeno al 13 luglio 2010, in Svizzera ed in Italia, sostenuto la ‘ndrangheta nella
sua manifestazione delle “locali” calabresi di WWW. e VVV., associazioni ma-
fiose di stampo ‘ndranghetistico, sodalizio criminale che ha esercitato il controllo
dell’attività economico-imprenditoriale in precise zone del territorio di WWW. e
- 24 -
dintorni e dedito alla commissione reiterata e sistematica, oltre che di omicidi di
soggetti degli schieramenti criminali opposti, di un numero indeterminato di estor-
sioni, danneggiamenti, minacce ecc. nei confronti di operatori economici cala-
bresi. In particolare, l’appellante ha segnatamente:
- preso parte ad un incontro con membri della ‘ndrangheta in un casolare nel
comune di WWW., ricevendo denaro per la fornitura di armi e procurando le
armi dalla Svizzera a favore delle “locali” di WWW. e VVV., fornendo altro
aiuto a membri delle ‘ locali” di WWW. e VVV. qualora fosse stato richiesto o
di sua iniziativa;
- funto personalmente da messaggero, a favore di membri di spicco della
‘ndrangheta in Calabria e in Lombardia e in relazione ai fini illeciti perseguiti
dalle associazioni mafiose di stampo ‘ndranghetistico, per evitare che le au-
torità di perseguimento penale intercettassero i messaggi e risalissero così
ai membri di spicco dell’organizzazione.
2.7.1 Per quel che riguarda l’analisi della colpa dell’appellante dal punto di vista ogget-
tivo e soggettivo, quanto indicato precedentemente per la variante della parteci-
pazione (cfr. supra consid. 2.5.3) può essere qui ripreso mutatis mutandis, con
la precisazione che, come ritenuto dalla Corte penale, l’energia criminale inve-
stita constatata era minore (v. sentenza SK.2018.3 del 27 novembre 2018 con-
sid. 9.4.6). Pertanto, anche se la condotta adottata dall’appellante ha sicura-
mente contribuito alle attività delle organizzazioni criminali, aumentandone la po-
tenza (anche di fuoco) e il pericolo che rappresentano queste organizzazioni per
la società, per il reato di sostegno la colpa dell’appellante va qualificata come di
media intensità.
Presa isolatamente questa infrazione non potrebbe essere punita con una pena
detentiva inferiore ai 6 mesi, ragion per cui, dopo aver preso altresì in considera-
zione i medesimi fattori precedentemente esposti legati alla persona dell’appel-
lante (cfr. supra consid. 2.5.5), questa Corte ritiene adeguato di aumentare la
pena di base di 3 mesi.
2.7.2 In merito alla ricettazione, va confermata la gravità intrinseca del reato, e ciò nei
termini già illustrati precedentemente (cfr. supra consid. 2.5.7). Dal punto di vista
oggettivo, l’acquisizione di un’arma di grosso calibro – peraltro da nomadi, in un
contesto perlomeno losco, senza accertamento della provenienza – rappresenta
effettivamente una fattispecie grave del reato di ricettazione (v. sentenza
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SK.2018.3 del 27 novembre 2018 consid. 11). Essa denota una particolare non-
curanza dal punto di vista del rispetto della legislazione in vigore, e un agire in
particolar modo pericoloso, in quanto grazie al suo comportamento l’appellante
ha promosso la circolazione di un’arma di grosso calibro.
Soggettivamente, la Corte penale ha ritenuto che l’appellante non si “è minima-
mente preoccupato di sapere l’origine di quella pistola: per lui era in sostanza
indifferente da dove proveniva e di chi era”. Ne consegue che l’appellante non
poteva non sapere ciò che stava facendo e non rendersi conto della gravità e
dell’illiceità delle sue azioni. Perlomeno per dolo eventuale, l’appellante ha ac-
cettato l’eventualità che la pistola fosse rubata, e che quindi il suo comporta-
mento fosse illecito. Invece di rinunciare di conseguenza all’acquisto, egli ha pro-
ceduto deliberatamente (v. sentenza SK.2018.3 del 27 novembre 2018 con-
sid. 11). Anche dal punto di vista soggettivo, la colpa dell’appellante va conside-
rata come di medio-grave entità.
Ritenuto che l’appellante è stato condannato per il reato di cui all’art. 160 CP
limitatamente a una sola fattispecie criminosa, per il reato preso singolarmente
si prospetterebbe una pena detentiva perlomeno di 3 mesi. In virtù del principio
di accrescimento, e dopo aver preso altresì in considerazione i medesimi fattori
precedentemente esposti legati alla persona dell’appellante (cfr. supra con-
sid. 2.5.5), questa Corte ritiene adeguato aumentare la pena di base calcolata di
ulteriori 2 mesi.
2.7.3 Infine, per quel che attiene alla violazione della legge federale sulle armi, gli ac-
cessori di armi e le munizioni, sono stati ritenuti perfezionati i capi d’accusa 1.4.1,
1.4.2, 1.4.3, 1.4.4, 1.4.5, 1.4.6, 1.4.8, 1.4.9, 1.4.10, 1.4.11, 1.4.12, e 1.4.13, men-
tre l’appellante è stato prosciolto per il possesso del “cavetto metallico con due
anelli alle estremità” (v. capo d’accusa 1.4.7; sentenza SK.2018.3 consid. 14 e
seg.).
Oltre a quanto già rilevato (cfr. supra consid. 2.5.7), dal punto di vista oggettivo
la lunga lista di armi e munizioni ritrovate in possesso illecito dell’appellante, così
come anche il fatto che alcune di esse fossero cariche, con il magazzino pieno e
inserito, costituiscono un grave abuso della legislazione in materia di armi e non
permettono di considerare la colpa come di lieve entità. L’agire di A. si situa piut-
tosto nella soglia dei comportamenti medio-gravi che la legge vuole espressa-
mente reprimere.
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Per quel che concerne il lato soggettivo, la Corte penale ha constatato che l’ap-
pellante sapeva di non essere in regola e di non avere le necessarie autorizza-
zioni, delle quali non si era minimamente preoccupato, sapendo che non avrebbe
sicuramente potuto ricevere visto il contesto losco in cui si procurava armi e mu-
nizioni, nonché i suoi precedenti penali (v. sentenza SK.2018.3 consid. 14 e
seg.). Anche dal punto di vista soggettivo, la colpa dell’appellante è quindi da
considerarsi medio-grave.
Ritenuto che l’appellante è stato condannato per tale reato per via di una lunga
lista di armi e munizioni ritrovate, e quindi denotando un’importante intensità cri-
minale, per il reato preso singolarmente non potrebbe essere determinata una
pena detentiva inferiore ai 6 mesi. Tutto sommato, dopo aver preso altresì in
considerazione i medesimi fattori precedentemente esposti legati alla persona
dell’appellante (cfr. supra consid. 2.5.5), questa Corte ritiene dunque adeguato
aumentare la pena di base di ulteriori 4 mesi.
2.8 A fronte di quanto precedentemente analizzato, la pena di base di 36 mesi va
accresciuta di 3 mesi per il sostegno all’organizzazione criminale (ex 260ter CP),
di 2 mesi per il reato di cui all’art. 160 CP e di 4 mesi per quello di violazione alla
legge federale sulle armi, gli accessori di armi e le munizioni, portando il computo
totale a 45 mesi di pena detentiva.
2.9 Questa Corte deve poi considerare i fattori particolari d’attenuazione della pena.
2.9.1 Come rilevato dalla Corte penale, fatto mediamente attenuante risulta essere il
tempo trascorso dai fatti riguardanti le fattispecie oggetto dei reati di cui
all’art. 260ter CP (v. art. 48 lett. e CP), terminati nel 2011. Sebbene la violazione
della legge sulle armi si è poi protratta anche in seguito, un’attenuazione della
pena deve entrare in linea di conto e questa Corte ritiene adeguata una diminu-
zione di 6 mesi.
2.9.2 Questa Corte non ha invece potuto dare un riscontro positivo all’invocata viola-
zione del principio della celerità, così come formulata dall’appellante (ex artt. 5
cpv. 1 CPP, 29 cpv. 1 Cost., 6 n. 1 CEDU e 14 n. 3 lett. c Patto ONU II).
L’art. 5 CPP concreta il principio di celerità della procedura penale, disponendo
che le autorità penali avviano senza indugio i procedimenti penali e li portano a
termine senza ritardi ingiustificati (cpv. 1). Tuttavia l'esame della durata del pro-
cedimento non è soggetta a regole rigide, ma dev'essere valutata in ogni singolo
caso sulla base delle circostanze concrete. L'obbligo di pronunciarsi entro una
- 27 -
scadenza ragionevole impone all'autorità competente di statuire entro un termine
che risulti essere giustificato dalla natura del litigio e dall'insieme delle circo-
stanze del caso, generalmente sulla base di una valutazione globale. Devono in
particolare essere considerati la portata e le difficoltà della causa, il modo con il
quale è stata trattata dall'autorità, l'interesse delle parti e il loro comportamento
nella procedura (v. DTF 135 I 265 consid. 4.4; 130 IV 54 consid. 3.3.3; 130 I 269
consid. 3.1).
2.9.2.1 Nel caso concreto, si è preliminarmente rilevato che la durata del procedimento
non può essere imputata al comportamento dell’appellante. Sebbene egli abbia
sempre minimizzato le proprie responsabilità e un certo agire dilatorio – durante
il secondo procedimento di prima istanza e davanti a questa Corte – possa es-
sergli imputato per aver cercato temerariamente di scardinare a più riprese
quanto già confermato dal TF nella sua sentenza 6B_37/2019 dell’8 gennaio
2020, non sono stati rilevati particolari comportamenti che abbiano ritardato in
modo significativo il termine dell’insieme della procedura a suo carico.
2.9.2.2 Ciò sottolineato, sebbene dall’ultima fattispecie imputata all’appellante in merito
al reato più grave di cui all’art. 260ter CP (2011) siano passati due anni prima
dell’apertura della fase istruttoria (2013) e ulteriori quasi 5 anni prima del suo
rinvio a giudizio (2018), non traspaiono dagli incarti momenti “morti” particolar-
mente scioccanti in merito all’attività delle autorità penali durante l’insieme del
procedimento. In particolar modo, questa Corte ha ritenuto che il decorso del
procedimento, sebbene di lunga durata ed effettivamente al limite del rispetto
dell’imperativo di celerità, fosse giustificato alla luce della sua ampiezza, delle
persone coinvolte e della difficoltà intrinseca di reati portanti sul crimine organiz-
zato, così come per i suoi risvolti nazionali così come internazionali, i procedi-
menti interconnessi, in Svizzera e all’estero che hanno altresì comportato una
stretta collaborazione con le autorità estere, in particolare italiane, allungando i
tempi di istruzione. Occorre poi sottolineare che l’appellante non è stato in de-
tenzione durante il procedimento e di conseguenza la durata di esso non ha
avuto risvolti particolarmente incidenti sulla sua libertà personale.
2.9.2.3 Questa Corte ha tuttavia ravvisato una lieve violazione del principio di celerità
nell’ambito del presente procedimento d’appello. Non è stato ritenuto in partico-
lare giustificato, nonostante i problemi strutturali e organizzativi della Corte d’ap-
pello del Tribunale penale federale, l’aver impiegato più di un anno per l’organiz-
zazione dei dibattimenti allorquando l’oggetto del procedimento era già stato ri-
stretto prevalentemente alla mera questione della commisurazione della pena (v.
CAR 10.300.001 e segg.). S’impone pertanto una lieve attenuazione della pena
- 28 -
sulla base di quest’ultima conclusione. Una diminuzione della pena detentiva di
un mese appare adeguata.
2.10 Fatte tutte le considerazioni del caso, questa Corte ritiene adeguata a titolo di
pena complessiva, una pena detentiva di 38 mesi, ovvero 3 anni e due mesi.
2.11 Atteso che l’appellante è stato condannato a una pena detentiva superiore ai
limiti formali posti dagli artt. 42 e 43 CP, una sospensione condizionale della
pena, intera o parziale, non può essere concessa.
2.12 Come constatato dalla prima Corte, vista la diversità delle pene in esame non
può entrare in considerazione una pena complementare (ex art. 49 cpv. 2 CP)
rispetto a quella di 30 aliquote giornaliere inflitta l’8 dicembre 2015 nel Canton
Berna.
3. Misure (confisca /sequestro / restituzione di oggetti)
3.1 Giusta l’art. 69 CP, il giudice, indipendentemente dalla punibilità di una data per-
sona, ordina la confisca degli oggetti che hanno servito o erano destinati a com-
mettere un reato o che costituiscono il prodotto di un reato se tali oggetti com-
promettono la sicurezza delle persone, la moralità o l’ordine pubblico. Il giudice
può ordinare che gli oggetti confiscati siano resi inservibili o distrutti. Il giudice
ordina la confisca dei valori patrimoniali che costituiscono il prodotto di un reato
ed erano destinati a determinare o a ricompensare l’autore di un reato, a meno
che debbano essere restituiti alla persona lesa allo scopo di ripristinare la situa-
zione legale (art. 70 cpv. 1 CP). Il diritto di ordinare la confisca si prescrive in
sette anni; se il perseguimento del reato soggiace a una prescrizione più lunga,
questa si applica anche alla confisca (art. 70 cpv. 3 CP). Se l’importo dei valori
patrimoniali sottostanti a confisca non può essere determinato o può esserlo sol
tanto con spese sproporzionate, il giudice può procedere a una stima (art. 70
cpv. 5 CP).
3.2 Durante i dibattimenti, iI MPC ha chiesto, su questo punto, la conferma di quanto
deciso dalla prima istanza, ovvero (v. sentenza impugnata consid. 4; CAR
7.300.036 e seg.):
A. La confisca dei seguenti oggetti:
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01.06.0001 Berretta con manico di legno 9x19 mm, modello 92FS, ca-
libro 9 Parabellum, numero di serie ...... magazzino con 10
cartucce 9x19 mm e 5 cartucce di calibro non definito
01.06.0002 Arma da fuoco portatile marca Erma, modello EP 655, ca-
libro 6.35/25, numero di serie ......, magazzino 6 cartucce
calibro 6.35
01.07.0003 Nunchaku di metallo
01.07.0005 Proiettile 9x19 mm Parabellum
01.07.0006 4 proiettili di calibro inferiore a 4 mm
04.01.0021 Sacco di plastica contenente 11 cartucce Loose per fucile
a pallini, una scatola Remington contenente 3 cartucce,
una scatola Gros Gibier contenente una cartuccia
04.02.0008 Fionda
04.02.0020 GPS Tracker incl. carta SIM 1
04.02.0042 Cartucce per fucile a pallini di cui 9 cartucce per fucile a
canna Rottwil e 2 cartucce a pallini 7.5 Saga e un proiettile
marca Geco per fucile a canna
04.02.0043 5 cartucce calibro 7.65 Browning in contenitore nero
04.03.0004 Scatola delle cartucce per pistola 9 mm (contenente 50
pezzi) marca Geco
04.03.0005 Sacco di plastica contenente 3 scatole di cartucce 22 Long
Rifle contenente 50 cartucce ciascuna
04.03.0007 10 cartucce 9 mm Geco Luger
05.04.0003 4 cartucce per fucile a pallini di cui 2 cartucce per fucile a
canna Rottwil e 2 cartucce a pallini 7.5 Saga
05.08.0004 Doppietta Robust calibro 12 n. 222, canna n. ...... con cin-
ghia di cuoio
05.08.0005 Cintura per cartucce da caccia incl. 18 cartucce calibro
12/70 Clever Mirage
05.09.0007 Sacchetto contenente 2 custodie nere per armi, un conte-
nitore materiale di pulizia e una scatola di cartucce calibro
6.35 mm contenente 13 pezzi
07.04.0002 Pistola marca Crvena Zastava, calibro 7.65 mm modello 70
07.04.0003 Sacchetto di plastica con 3 cartucce
07.04.0004 Una scatola “Remington UMC 50 Centerfire Pistol & Revol-
ver Cartridges” con 13 cartucce
07.04.0005 Coltello a serramanico con meccanismo di apertura con
una sola mano, contrassegnato Speed Lock
07.05.0001 3 cartucce calibro 9 mm.
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B. In quanto copie forensi i seguenti oggetti entrano a far parte del materiale
probatorio agli atti e non necessitano di specifica menzione nel dispositivo
della presente sentenza:
04.03.0001 Copia forense del PC noname ....._...GB Serial number
WD-WCAPZ.......
04.03.0002 Copia forense del PC noname....._...GB Serial number
WD-WCAPZ.......
C. Il dissequestro, in quanto non rientranti nelle fattispecie di cui al consid. 3
della presente sentenza, dei seguenti oggetti:
01.03.0001 Classificatore di colore nero con pagine scritte a mano e
giustificativi finanziari
01.05.0001 1 busta; mittente B. contenente 3 fatture
01.06.0003 Fogli con appunti presi a mano, lista di numeri di telefono
01.06.0004 BB. AG, certificato azionario (copia)
01.07.0004 Sega tascabile
01.07.0007 Copia licenza di condurre di A.
01 .07.0009 Tessera di acquisto O., a nome di P. Q. Club
01.07.0010 Lebara, Prepaid Mobile-Set senza carta SIM, numero di te-
lefono cellulare: 0.. ... .. ..
01.07.0011 Chiave della cassaforte Securemme
04.02.0009 Agenda 2014 R.
04.02.0015 Contratto di prestito tra C. (creditrice) e D. (debitore) deI
3 gennaio 2014
04.02.0017 Delivery Note Orange an Garage S. GmbH über Samsung
Galaxy 5 V G900 black LTE, numero d’ordine 0.. ... .. ..
04.02.0018 Preventivo con il titolo “Recherche de contrats pour arti-
stes” relativo a due persone dell’Ucraina
04.02.0028 Carta SIM Sunrise IMEI 2
04.02.0030 Manuale d’uso per GPS Tracker
04.02.0034 Custodia chip yallo Mobile Prepaid con PIN .... PUK ........
IMEI 6 (senza carta SIM)
04.02.0040 Cellulare Nokia N76 spento mcl. carta WIND IMEI 3
04.02.0044 Cellulare LG rotto senza batteria IMEI 4
07.04.0006 Contratto di lavoro del 12 maggio 2014 sottoscritto da T. e
A. AA. GmbH.
- 31 -
D. La restituzione alle autorità italiane della pistola semiautomatica IMl mo-
dello Desert Eagle, calibro 44 Magnum, numero di matricola ......, oggetto
di sequestro in Italia e richiesta dalle autorità svizzere quale mezzo di
prova (v. MPC cI. 12 18.101.0805 e segg.).
3.3 La difesa si è parzialmente opposta a tali richieste (v. CAR 7.300.013 e seg.).
3.4 Questa Corte, come la precedente, ritiene che, dati i reati di alto allarme sociale
per cui l’imputato è riconosciuto colpevole, tutte le armi (da fuoco, da taglio, da
lancio e da percussione) e munizioni sequestrate vadano confiscate, eccettuato
il detto “cavetto in metallo” o “sega tascabile” (v. sentenza impugnata con-
sid. 2.2). Il Tribunale federale non ha del resto messo in discussione questa parte
della sentenza SK.2018.3, rinviando il caso alla prima istanza unicamente per
trattare della questione della qualificazione del “cavetto metallico con due anelli
alle estremità” e respingendo per il resto il ricorso dell’appellante, per quanto am-
missibile (v. sentenza del Tribunale federale 6B_37/2019 dell’8 gennaio 2020
consid. 11.1). Pertanto, in definitiva, sulla base dell’art. 69 CP vanno confermate
la confisca e tutte le altre misure di cui sopra al considerando 3.2.
4. Spese e indennità
4.1 Le parti sostengono le spese della procedura di ricorso nella misura in cui pre-
valgono o soccombono nella causa (art. 428 cpv. 1 CPP). Giusta l’art. 428 cpv. 2
CPP, se una parte ricorrente ottiene una decisione a lei più favorevole, le spese
della procedura di impugnazione possono esserle addossate (lett. a) se i presup-
posti della prevalenza nella causa sono stati creati soltanto nell’ambito della pro-
cedura di ricorso o (lett. b) se la decisione impugnata viene modificata soltanto
riguardo ad aspetti non sostanziali. Se emana essa stessa una nuova decisione,
la giurisdizione di ricorso statuisce anche in merito alla liquidazione delle spese
prevista dalla giurisdizione inferiore (art. 428 cpv. 3 CPP).
4.1.1 Il Tribunale penale federale disciplina in un regolamento il calcolo delle spese
procedurali, gli emolumenti, le spese ripetibili, le indennità per la difesa d’ufficio,
per il gratuito patrocinio, per i periti e per i testimoni (art. 73 cpv. 1 LOAP). Gli
emolumenti sono fissati in funzione dell’ampiezza e della difficoltà della causa,
del modo di condotta processuale, della situazione finanziaria delle parti e
dell’onere della cancelleria (art. 73 cpv. 2 LOAP, cfr. art. 5 Regolamento del Tri-
bunale penale federale sulle spese, gli emolumenti, le ripetibili e le indennità della
procedura penale federale [RSPPF, RS 173.713.162]). Gli emolumenti variano
da un minimo di fr. 200.- fino a un massimo di fr. 100'000.- per ognuna delle
- 32 -
seguenti procedure: procedura preliminare, procedura di primo grado, procedura
di ricorso (art. 73 cpv. 3 LOAP; cfr. art. 6-7bis RSPPF).
4.1.2 Le spese procedurali comprendono gli emolumenti e i disborsi (art. 1 cpv. 1
RSPPF). Gli emolumenti sono dovuti per le operazioni compiute o ordinate dalla
polizia giudiziaria federale e dal Ministero pubblico della Confederazione nella
procedura preliminare, dalla Corte penale nella procedura dibattimentale di primo
grado, dalla Corte d’appello nelle procedure d’appello e di revisione e dalla Corte
dei reclami penali del Tribunale penale federale nelle procedure di ricorso ai sensi
dell’articolo 37 LOAP (art. 1 cpv. 2 RSPPF). I disborsi sono gli importi versati a
titolo di anticipo dalla Confederazione; essi comprendono segnatamente le spese
della difesa d’ufficio e del gratuito patrocinio, di traduzione, di perizia, di parteci-
pazione da parte di altre autorità, le spese postali e telefoniche ed altre spese
analoghe (art. 1 cpv. 3 RSPPF). I disborsi sono fissati a seconda degli importi
fatturati alla Confederazione o pagati da quest’ultima (art. 9 cpv. 1 RSPPF).
4.2 Nella fattispecie, la Corte penale, nella sentenza impugnata, ha confermato l’ac-
collo a carico dell’appellante di un importo complessivo di fr. 30’000.-- (compren-
sivo di emolumenti e disborsi) per le spese procedurali determinato nel primo
procedimento di prima istanza SK.2018.3. Per determinare tale importo comples-
sivo, la Corte penale nel primo procedimento aveva considerato, in particolare, il
proscioglimento dell’appellante, la sua situazione economica difficile e le sue
possibilità di reinserimento sociale (v. sentenza della Corte penale SK.2018.3 del
27 novembre 2018 consid. 18.3; sentenza della Corte penale SK.2020.1 del
31 agosto 2020).
Nella sentenza impugnata (v. consid. 5.2.2), la Corte penale aveva altresì giusti-
ficato la conferma dell’accollo di tale importo in quanto gli elementi considerati
che hanno condotto al calcolo dell’importo ed elencati nel paragrafo che precede,
permanevano anche a seguito del rinvio dell’Alta Corte. L’appellante veniva sì
condannato per un capo di imputazione in meno riguardo alla ripetuta violazione
della legge federale sulle armi rispetto al giudizio precedente, ma ciò non inci-
deva sul calcolo delle spese a suo carico effettuato nel contesto della causa
SK.2018.3, dal momento che le spese cagionate a quel tempo rimanevano inva-
riate.
4.3 La Corte penale ha inoltre posto a carico della Confederazione le spese del se-
condo procedimento SK.2020.1 per un importo di fr. 2'000.--, in quanto non era
dato nella procedura in oggetto il nesso causale, alla base dell’art. 426 cpv. 1
- 33 -
CPP, tra le spese del procedimento e il comportamento dell’imputato (v. sentenza
impugnata consid. 5.3).
4.4 Per quel che riguarda il procedimento in atto, la Corte d’appello conferma la sen-
tenza di prima istanza. Non vi è dunque spazio per rivedere l’accollo all’appel-
lante delle spese procedurali di prima istanza, ossia fr. 30’000.-- per l’incarto
SK.2018.3, le quali restano poste a carico dell’appellante.
Anche le spese procedurali del secondo procedimento SK.2020.1, fissate in
fr. 2'000.--, permangono a carico della Confederazione, in virtù di quanto esposto
al precedente considerando.
4.5 Ricordato che ai sensi dell’art. 7bis RSPPF nelle cause giudicate dalla Corte d’ap-
pello gli emolumenti di giustizia variano tra 200 e 100 000 franchi, questa Corte
ritiene che un emolumento omnicomprensivo di fr. 3’000.-- sia adeguato per una
procedura d’appello come quella in esame.
4.6 Questa Corte ritiene adeguato di mettere a carico della Confederazione i 3/41 –
corrispondenti alla riduzione di pena complessiva operata in appello rispetto al
procedimento di prima istanza – di questo emolumento. Il restante 38/41 dell’emo-
lumento, ovvero un importo di fr. 2'780.--, è messo a carico dell’appellante, nella
misura in cui egli è soccombuto nella causa (art. 428 cpv. 1 CPP).
5. Difesa d’ufficio
5.1 Nell'ambito di un procedimento penale federale, il difensore d'ufficio è indenniz-
zato secondo la tariffa per gli avvocati della Confederazione, come fissata dal
RSPPF e l’autorità giudicante stabilisce l’importo della retribuzione al termine del
procedimento (art. 135 cpv. 1 e 2 CPP in combinato disposto con l’art. 73 cpv. 1
lett. c LOAP). L’art. 135 cpv. 4 CPP prevede che non appena le sue condizioni
economiche glielo permettano, l’imputato condannato a pagare le spese proce-
durali è tenuto a rimborsare la retribuzione alla Confederazione (lett. a) e a ver-
sare al difensore la differenza tra la retribuzione ufficiale e l’onorario integrale
(lett. b). Secondo la giurisprudenza (v. sentenza del Tribunale federale
1P_285/2004 del 10 marzo 2005 consid. 2.4 e 2.5; sentenza del Tribunale penale
federale SK.2004.13 del 6 giugno 2005 consid. 13), la designazione di un difen-
sore d’ufficio necessario crea una relazione di diritto pubblico tra lo Stato e il
patrocinatore designato ed è compito dello Stato remunerare il medesimo, fermo
restando che il prevenuto solvibile dovrà in seguito rimborsare tali costi.
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5.2 In applicazione degli art. 11 e 12 RSPPF le spese di patrocinio comprendono
l’onorario e le spese indispensabili, segnatamente quelle di trasferta, di vitto e di
alloggio, nonché le spese postali e telefoniche. L’onorario è fissato secondo il
tempo, comprovato e necessario, impiegato dall’avvocato per la causa e neces-
sario alla difesa della parte rappresentata. L’indennità oraria ammonta almeno a
fr. 200.— e al massimo a fr. 300.—. Di regola, le spese sono rimborsate secondo
i costi effettivi; se circostanze particolari lo giustificano, invece dei costi effettivi
può essere versato un importo forfettario (art. 13 RSPPF). Giusta l’art. 13 cpv. 2
RSPPF sono rimborsati al massimo: per le trasferte in Svizzera, il costo del bi-
glietto ferroviario di prima classe con l’abbonamento metà prezzo (lett. a); per il
pranzo e la cena, gli importi di cui all’articolo 43 dell’ordinanza del DFF del 6 di-
cembre 2001 concernente l’ordinanza sul personale federale (Iett. c); per fotoco-
pia fr. 0.50, rispettivamente fr. 0.20 per grandi quantità (lett. e). L’imposta sul
valore aggiunto (in seguito: IVA) dovrà pure essere presa in considerazione (cfr.
art. 14 RSPPF). Dal 1° gennaio 2018 essa è del 7,7%.
5.3 Nella fattispecie, l’indennità oraria è fissata a fr. 230.— (IVA non compresa). Per
i tempi di trasferta viene applicata una tariffa oraria di fr. 200.—.
5.4 In prima istanza (v. punto n. 8 del dispositivo della sentenza SK.2020.1 del
31 agosto 2020), la retribuzione dell’avvocato d’ufficio è stata fissata a
fr. 54’643.35 (IVA inclusa) per la causa SK.2018.3 e a fr. 13'601.75 (IVA inclusa)
per il procedimento SK.2020.1.
Le summenzionate retribuzioni, non contestate dalle parti e non oggetto del pre-
sente procedimento d’appello, vanno qui confermate.
5.5 Nel presente procedimento, in linea con i corretti calcoli e le adeguate conside-
razioni esposte nella nota d’onorario consegnata dall’avv. Testa alla Corte du-
rante i dibattimenti del 26 novembre 2021 (v. CAR 7.300.028 e seg.), e tenuto
conto altresì di ulteriori 6 ore (viaggio andata e ritorno a fr. 200.--/ora) e di una
durata di un’ora (a fr. 230.--) per l’udienza di lettura della sentenza, la retribuzione
va fissata in complessivi fr. 11’719.38 (IVA inclusa).
5.6 Nella sentenza impugnata (punto n. 9 del dispositivo), la Corte penale di prima
istanza, tenuto conto segnatamente del grado di proscioglimento nonché della
situazione personale dell’imputato, ha condannato A. al rimborso alla Confede-
razione di fr. 30’000.--, in applicazione dell’art. 135 cpv. 4 CPP, non appena le
sue condizioni economiche glielo permetteranno.
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5.6.1 Per quanto attiene alla condanna a risarcire alla Confederazione questa somma,
la Corte penale nel procedimento SK.2020.1 aveva rilevato che gli elementi con-
siderati nel primo procedimento SK.2018.3 e che hanno condotto a limitare a
fr. 30’000.-- la somma da rimborsare, ovvero la volontà di non ostacolare il rein-
serimento sociale dell’appellante, tenendo conto altresì del suo parziale proscio-
glimento, permanevano anche a seguito del rinvio dell’Alta Corte (sentenza im-
pugnata consid. 6).
Ora, considerato che, nel suo insieme, la Corte d’appello conferma la sentenza
di prima istanza, non vi è spazio per rivedere tali considerazioni, che vanno quindi
confermate.
5.7 Per quel che riguarda il presente procedimento, questa Corte ha preso in conto
la riduzione di pena operata, così come la volontà di non ostacolare il reinseri-
mento sociale dell’appellante. Tenuto altresì debitamente conto dell’infondatezza
generale del gravame, l’appellante va condannato al rimborso parziale delle
spese d’avvocato d’ufficio assunte dalla Confederazione durante il procedimento
d’appello in ragione di 38/41 dell’importo totale.
5.8 L’appellante è pertanto condannato a rimborsare alla Confederazione comples-
sivi fr. 30'000.-- per la difesa d’ufficio sostenuta dalla Confederazione in prima
istanza e fr. 10'861.-- (38/41 di fr. 11'719.38) per quella sostenuta nel presente
procedimento d’appello, e ciò non appena le sue condizioni economiche glielo
permetteranno.
6. Indennizzi durante il procedimento d’appello
6.1 Durante i dibattimenti d’appello, l’appellante ha chiesto a titolo di indennizzo (ex
artt. 436 e 429 CPP) un importo pari alla differenza tra la retribuzione ufficiale
(CHF 230.-- orari) e l’onorario integrale (CHF 250.— orari) da versare al difensore
d’ufficio, calcolato in base alle notule dettagliate in atti (v. 7.300.013 e seg.; CAR
7.300.028 e seg.).
6.2 Secondo l’art. 436 cpv. 1 CPP, le pretese di indennizzo e di riparazione del torto
morale nell’ambito della procedura di ricorso sono rette dagli articoli 429–434.
Giusta l’art. 436 cpv. 2 CPP, se non beneficia di un’assoluzione piena o parziale,
né dell’abbandono del procedimento, ma ottiene ragione su altre questioni, l’im-
putato ha diritto a una congrua indennità per le spese sostenute.
- 36 -
Giusta l’art. 429 cpv. 1 lett. a CPP, se è pienamente o parzialmente assolto o se
il procedimento nei suoi confronti è abbandonato, l’imputato ha in particolar modo
diritto al risarcimento delle spese sostenute ai fini di un adeguato esercizio dei
suoi diritti procedurali.
All’indennizzo di cui all’art. 436 cpv. 2 CPP, così come a quello di cui all’art. 429
cpv. 1 lett. a CPP, può pretendere unicamente l’imputato che sostiene le spese
di un avvocato di fiducia (v. DTF 139 IV 261 consid. 2.2.2; DTF 138 IV 205 con-
sid. 1).
6.3 Nella fattispecie, l’appellante ha richiesto esplicitamente la conferma della difesa
d’ufficio sostenuta dall’avv. Costantino Testa, richiesta accolta positivamente da
questa Corte con decisione dell’8 aprile 2021 (v. CAR 10.300.001 e segg.). L’ap-
pellante non è quindi oggi legittimato ad addurre agli artt. 436 cpv. 2 e 429 cpv. 1
lett. a CPP e la richiesta d’indennizzo va quindi respinta.
Anche in considerazione dell’esito dell’appello non vi sarebbe, comunque, diritto
a un indennizzo ex art 429 e 436 CPP.
- 37 -
La Corte d’appello dichiara e pronuncia:
I. L’appello presentato da A. contro la sentenza della Corte penale del Tribunale
penale federale SK.2020.1 del 31 agosto 2020 è ricevibile limitatamente contro i
punti n. 3, 4, 7, 9 e 10 del dispositivo di tale sentenza.
II. L’appello presentato contro la sentenza della Corte penale del Tribunale penale
federale SK.2020.1 del 31 agosto 2020 è parzialmente accolto.
III. La sentenza della Corte penale del Tribunale penale federale SK.2020.1 del
31 agosto 2020 è modificata come segue (modifiche di seguito in grassetto):
1. A. è riconosciuto autore colpevole di:
1.1 partecipazione ad un’organizzazione criminale;
1.2 sostegno ad un’organizzazione criminale, per il punto 1.1.2 dell’atto di ac-
cusa;
1.3 ricettazione;
1.4 ripetuta infrazione alla legge federale sulle armi, gli accessori di armi e le
munizioni.
2. A. è prosciolto per i punti 1.1.3, 1.3 e 1.4.7 dell’atto d’accusa.
3. A. è condannato ad una pena detentiva di tre anni e due mesi.
4. È disposta la confisca dei seguenti oggetti:
01.06.0001 Berretta con manico di legno 9x19 mm, modello 92FS, ca-
libro 9 Parabellum, numero di serie ......, magazzino con
10 cartucce 9x19 mm e 5 cartucce di calibro non definito
01.06.0002 Arma da fuoco portatile marca Erma, modello EP 655, ca-
libro 6.35/25, numero di serie ......, magazzino 6 cartucce
calibro 6.35
01.07.0003 Nunchaku di metallo
01.07.0005 Proiettile 9x19 mm Parabellum
01.07.0006 4 proiettili di calibro inferiore a 4 mm
04.01.0021 Sacco di plastica contenente 11 cartucce Loose per fucile
a pallini, una scatola Remington contenente 3 cartucce,
una scatola Gros Gibier contenente una cartuccia
- 38 -
04.02.0008 Fionda
04.02.0020 GPS Tracker incl. carta SIM 1
04.02.0042 Cartucce per fucile a pallini di cui 9 cartucce per fucile a
canna Rottwil e 2 cartucce a pallini 7.5 Saga e un proiettile
marca Geco per fucile a canna
04.02.0043 5 cartucce calibro 7.65 Browning in contenitore nero
04.03.0004 Scatola delle cartucce per pistola 9 mm (contenente 50
pezzi) marca Geco
04.03.0005 Sacco di plastica contenente 3 scatole di cartucce 22 Long
Rifle contenente 50 cartucce ciascuna
04.03.0007 10 cartucce 9 mm Geco Luger
05.04.0003 4 cartucce per fucile a pallini di cui 2 cartucce per fucile a
canna Rottwil e 2 cartucce a pallini 7.5 Saga
05.08.0004 Doppietta Robust calibro 12 n. 222, canna n. ...... con cin-
ghia di cuoio
05.08.0005 Cintura per cartucce da caccia incl. 18 cartucce calibro
12/70 Clever Mirage
05.09.0007 Sacchetto contenente 2 custodie nere per armi, un conte-
nitore materiale di pulizia e una scatola di cartucce calibro
6.35 mm contenente 13 pezzi
07.04.0002 Pistola marca Crvena Zastava, calibro 7.65 mm modello 70
07.04.0003 Sacchetto di plastica con 3 cartucce
07.04.0004 Una scatola “Remington UMC 50 Centerfire Pistol & Revol-
ver Cartridges” con 13 cartucce
07.04.0005 Coltello a serramanico con meccanismo di apertura con
una sola mano, contrassegnato Speed Lock
07.05.0001 3 cartucce calibro 9 mm.
5. La pistola semiautomatica IMl modello Desert Eagle, calibro 44 Magnum,
numero di matricola ......, è restituita alle autorità italiane.
6. È disposto il dissequestro dei restanti oggetti di cui al punto 4 dell’atto
d’accusa.
7.
7.1 A. è condannato al pagamento delle spese procedurali relative al proce-
dimento SK.2018.3 in ragione di fr. 30’000.--.
7.2 Le spese procedurali concernenti la causa SK.2020.1, pari a fr. 2’000.--,
sono poste a carico della Confederazione.
- 39 -
8.
8.1 La retribuzione del difensore d’ufficio avv. Costantino Testa relativa al pro-
cedimento SK.2018.3 è fissata in fr. 54’643.35 (IVA inclusa), importo a
carico della Confederazione.
8.2 La retribuzione del difensore d’ufficio avv. Costantino Testa relativa alla
causa SK.2020.1 è fissata a fr. 13’601.75 (IVA inclusa), importo a carico
della Confederazione.
9. A. è condannato al rimborso alla Confederazione di fr. 30’000.-- non ap-
pena le sue condizioni economiche glielo permetteranno (art. 135 cpv. 4
CPP).
10. lI Canton Berna è designato Cantone cui compete l’esecuzione (art. 74
LOAP).
IV. Indennizzi nella procedura d’appello
1. La richiesta di indennizzo ai sensi dell’art. 436 e 429 CPP presentata
dall’avv. Costantino Testa a favore di A. è respinta.
V. Spese della procedura d’appello
1. Le spese della procedura d’appello (tassa di giustizia e altri disborsi) sono
fissate in complessivi fr. 3’000.--.
1.1 A. è condannato al pagamento delle spese della procedura d’appello in
ragione di fr. 2’780.--.
1.2 Le restanti spese della procedura d’appello sono a carico della Confede-
razione.
VI. Difesa d’ufficio durante la procedura d’appello
1. La retribuzione del difensore d’ufficio avv. Costantino Testa relativa alla
procedura d’appello CA.2020.13 è fissata in fr. 11’719.38 (IVA inclusa) a
carico della Confederazione.
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2. A. è condannato al rimborso alla Confederazione di fr. 10'861.-- non ap-
pena le sue condizioni economiche glielo permetteranno (art. 135 cpv. 4
CPP).
In nome della Corte d’appello
del Tribunale penale federale
La Presidente del Collegio giudicante Il cancelliere
Intimazione a (atto giudiziale):
- Ministero pubblico della Confederazione, Procuratore federale Sergio Mastroianni
- Avv. Costantino Testa, Testa Advokatur & Verwaltung
Copia a (brevi manu):
- Corte penale del Tribunale penale federale
Ad avvenuta crescita in giudicato, comunicazione a:
- Ministero pubblico della Confederazione, Esecuzione delle sentenze e gestione dei
beni (per l’esecuzione della sentenza e la gestione dei beni)
- Amt für Bevölkerungsdienste des Kantons Bern Ostermundigenstrasse 99B (art. 82
cpv. 1 Ordinanza sull’ammissione, il soggiorno e l’attività lucrativa [OASA, RS
142.201])
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