Decision ID: 252d92a2-6791-572b-9ffe-6914f666a8cf
Year: 2021
Language: it
Court: TI_TCAS
Chamber: TI_TCAS_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: social_law

ritenuto
in fatto
1.1. _, nato il _ 1943, era già pensionato al momento del trasferimento, avvenuto nel 2012, dalla _ (in seguito _) a CV 1 (in seguito: CV 1), che ha quindi preso a carico il versamento della rendita di vecchiaia (cfr. doc. A).
In data 22 gennaio 2020 egli ha compilato la “Dichiarazione per una rendita per partner convivente.a favore di AT 1, indicando di avere un domicilio con lei dal 2014. La dichiarazione è stata firmata da lui e dalla sua compagna (doc. B).
Il 4 aprile 2020 _ è deceduto, motivo per cui AT 1 ha chiesto a CV 1 l’erogazione di una rendita per convivente superstite.
Con scritto 12 giugno 2020 la Fondazione ha respinto tale richiesta avendo il defunto assicurato inoltrato la succitata dichiarazione dopo il “pensionamento completo”, evidenziando che secondo l’art. 23 del proprio regolamento tale circostanza non conferisce il diritto alla chiesta prestazione (doc. C).
AT 1 ha contestato la presa di posizione della Fondazione.
Con lettera 25 gennaio 2021 CV 1, rispondendo allo scritto 13 novembre 2020 della convivente superstite, ha confermato, con riferimento all’art. 23.2, paragrafo 1, punto 6 del Regolamento, il diniego della chiesta prestazione previdenziale. L’istituto di previdenza ha poi fatto presente di non essere in grado di trovare il regolamento della _, ricordando comunque che applicabile è il regolamento di CV 1 valido al momento del decesso di _ (doc. D).
1.2. Con la presente petizione AT 1, tramite l’avv. RA 1, ha chiesto al TCA di essere posta al beneficio di una rendita per convivente superstite. Essa rileva in primo luogo come la succitata “Dichiarazione per una rendita per partner convivente” sia stata sottoscritta da lei e da _ dopo che quest’ultimo aveva avuto un consulto con il collaboratore della Fondazione, _, il quale gli avrebbe garantito la fattibilità della chiesta prestazione. _ si sarebbe pertanto fidato dell’agire del collaboratore, ritenendo che in caso di decesso la compagna avrebbe beneficiato una rendita per superstiti. L’attrice stigmatizza inoltre come il citato collaboratore non abbia informato il suo compagno dell’impossibilità di chiedere una rendita per convivente poiché pensionato.
AT 1 evidenzia inoltre che nel 2012 CV 1 aveva ripreso la _. Invoca pertanto al riguardo eventuali diritti acquisiti di _ derivanti dal precedente istituto di previdenza.
1.3. Con la risposta di causa CV 1, protestando spese e ripetibili, ha chiesto la reiezione della petizione. Ribadisce che l’attrice non ha diritto alla rendita per convivente superstite poiché la dichiarazione è stata inoltrata dopo il pensionamento del defunto assicurato. Rileva, come sostenuto dal collaboratore _, che l’assicurato aveva unicamente chiesto indicazioni su come segnalare la convivenza, senza chiedere alcuna delucidazione nel merito di una prestazione per superstiti. L’assicurato avrebbe pertanto dovuto sapere che la dichiarazione andava presentata prima del pensionamento, avvertenza che del resto è indicata nel retro del modulo stesso.
Indipendentemente dalla succitata questione, la convenuta rileva inoltre come l’attrice non abbia comprovato la durata della convivenza avuta con la persona assicurata necessaria per richiedere la prestazione in discussione.
Infine, CV 1 evidenzia che in ogni modo l’attrice non poteva richiedere la rendita per convivente superstite poiché al momento della convivenza (2014) l’assicurato (classe 1943) aveva più di 69 anni, età che, secondo il Regolamento, non dà diritto alla richiesta prestazione.
1.4. Con scritto 23 giugno 2021 l’attrice ribadisce sostanzialmente quanto richiesto con la petizione, rilevando di non avere ulteriori mezzi di prova da produrre (IX).
1.5. Il 5 luglio 2021 la convenuta conferma la proposta di reiezione della petizione.
1.6. Il TCA ha richiamato dalla Cassa _ il conto individuale di _, dal quale risulta che il suo ultimo datore di lavoro aveva sede nel Canton Ticino (XIII).
considerato

in diritto
2.1. Oggetto del contendere è sapere se AT 1, a seguito del decesso di _, abbia diritto o meno ad una rendita per conviventi superstiti.
2.2. Giusta l'art. 73 cpv. 1 LPP ogni Cantone designa un tribunale che, in ultima istanza cantonale, decide sulle controversie tra istituti di previdenza, datori di lavoro e aventi diritto. Competente nel Canton Ticino è il Tribunale cantonale delle assicurazioni (art. 4 cpv. 1 della Legge concernente la vigilanza sugli istituti di previdenza professionale e sulle fondazioni, entrata in vigore il 1° gennaio 2012; RL 6.4.8.1). Con riferimento alla competenza territoriale, secondo l’art. 73 cpv. 3 LPP il foro è nella sede o nel domicilio svizzeri del convenuto o nel luogo dell’azienda presso la quale l’assicurato fu assunto.
Siccome il luogo in cui _ era stato assunto si trova in Ticino (doc. XIII) e trattandosi di controversia tra assicuratore LPP ed avente diritto, è data la competenza dello scrivente Tribunale (DTF 127 V 35 consid. 3b, 125 V 168 consid. 2 con riferimenti).
2.3. Secondo l’art. 20a cpv. 1 LPP, nell’ambito della previdenza professionale sovraobbligatoria, l'istituto di previdenza può prevedere nel suo regolamento, oltre agli aventi diritto secondo gli articoli 19, 19a e 20, i seguenti beneficiari di prestazioni per superstiti: a) le persone fisiche che erano assistite in misura considerevole dall'assicurato, o la persona che ha ininterrottamente convissuto con lui negli ultimi cinque anni prima del decesso o che deve provvedere al sostentamento di uno o più figli comuni; b) in assenza dei beneficiari di cui alla lettera a, i figli del defunto che non adempiono le condizioni di cui all'articolo 20, i genitori o i fratelli e le sorelle; c) in assenza dei beneficiari di cui alle lettere a e b, gli altri eredi legittimi, ad esclusione degli enti pubblici, nella proporzione dei contributi pagati dall'assicurato, oppure del 50% del capitale di previdenza.
Nel far uso di tale facoltà l’istituto di previdenza non può tuttavia estendere la cerchia dei beneficiari né modificare l’ordine a cascata stabilito dall’art. 20a cpv. 1 LPP, ma può invece limitare la cerchia delle persone beneficiarie all’interno di una cascata oppure anche porre ulteriori condizioni limitative trattandosi, appunto, di previdenza sovraobbligatoria.
L’Alta Corte
–
circa la possibilità per gli istituti di previdenza, che fanno uso dell’art. 20a cpv. 1 LPP, di porre delle condizioni più ristrettive rispetto a quelle contenute nella stessa disposizione
–
, nella STF 9C_403/2011 del 12 giugno 2012, ha evidenziato che
“(...)
Selon une jurisprudence maintenant bien établie, les institutions de prévoyance peuvent, lorsqu'elles font usage de la faculté qui leur est offerte par l'art. 20a al. 1 LPP, poser des conditions plus restrictives que celles figurant dans cette disposition (ATF 138 V 98 consid. 4 p. 101; 138 V 86 consid. 4.2 p. 93; 137 V 383 consid. 3.2 p. 387 s.), pour autant qu'elles respectent les principes - non problématiques en l'espèce (cf. supra consid. 4.3) - de l'égalité de traitement et de l'interdiction de discrimination. (...)”
(STF 9C_403/2011 del 12 giugno 2012, consid.
4.4).
Il momento determinante per stabilire il diritto alla rendita per il convivente superstite è quello del decesso della persona assicurata
attiva
e va applicato il regolamento in vigore al momento del decesso della persona assicurata (vedi, ad esempio, le DTF 142 V 233 consid. 1.1, 136 V 332 consid. 3.1). Controverso è invece il caso in cui la persona assicurata deceduta era pensionata, ossia se fa stato il regolamento al momento dell’evento assicurato (vecchiaia o invalidità) oppure quello del decesso. Parte della dottrina ed il TF optano per quest’ultima ipotesi: il momento del decesso della persona assicurata, cfr.
H
ürzler
/Scartazzini, in Schneider/Geiser/Gächter, Kommentar zum BVG und FZG, 2019, art. 20 n. 9, pag. 294 e nota 16 a pié pagina 294).
Nella fattispecie in esame _, pensionato, è deceduto il 4 aprile 2020 (cfr. petizione, pag. 2). Ritenuto che il decesso è il motivo per cui l’attrice teoricamente avrebbe diritto ad una rendita per convivente superstite, secondo il TCA, applicabile è il Regolamento previdenziale di CV 1 in vigore dal 1° gennaio 2020 (doc. E).
2.4. Nel capitolo concernente le prestazioni in caso di decesso del Regolamento 2020 concernente la “Rendita per partner conviventi”, l’art. 23.2 prevede quale condizioni per il riconoscimento del diritto che (sottolineatura del redattore):
"
n
il partner superstite ha diritto alla rendita per partner conviventi se
può provare di aver convissuto in un’economia domestica comune con la persona defunta nei cinque anni precedenti il decesso senza interruzioni, oppure se, al momento del decesso, il partner superstite conviveva con la persona assicurata e deve provvedere al sostentamento di almeno un figlio comune;
n
al momento del decesso della persona assicurata, nessuno dei partner conviventi è sposato né convive in un’unione domestica registrata;
n
i due partner conviventi non sono partenti ai sensi dell’art. 95 CC;
n
la persona assicurata al 31.12.2004 non era beneficiaria di una rendita intera d’invalidità;
n
il partner convivente superstite non è beneficiario di una rendita per coniugi o partner conviventi risultanti da un matrimonio o un’unione domestica registrata precedenti e non ha neanche ricevuto prestazioni in capitale al posto di tale rendita;
n
il formulario “Dichiarazione per una rendita per partner conviventi” è stato inoltrato alla Fondazione o all’CV 1 debitamente compilato in ogni sua parte e firmato dai due partner conviventi
,
prima
del decesso e
del pensionamento
completo della persona assicurata. In casi eccezionali motivati, la Fondazione può rinunciare a richiedere il formulario summenzionato.
Il partner convivente superstite è tenuto a presentare tutti i documenti necessari per l’esame del diritto a prestazioni richiesi dalla Fondazione.
Per analogia si applicano le disposizioni in merito alla rendita per coniugi per quanto riguarda la limitazione dell’obbligo di versare prestazioni (cifra. 22.3) e l’indennità in capitale (cifra 22.4).”
2.5. Nella fattispecie concreta la Fondazione convenuta, con scritto del 12 giugno 2020 (doc. C) ha negato la richiesta di rendita per convivente superstite avendo _ inoltrato il formulario “Dichiarazione per una rendita per partner convivente”
dopo
il suo “pensionamento completo”, così come indicato dall’art. 23.2 paragrafo 1, punto 6 del Regolamento 2020. Essendo nato il _ 1943, al momento dell’inoltro del formulario egli aveva 77 anni (cfr. consid. 2.4) ed era quindi pensionato.
A tal proposito occorre rilevare che analoga norma è stata (indirettamente) avallata dal TF nella STF 9C_196/2018 del 20 luglio 2018 pubblicata in SVR 2018 BVG Nr. 44. Chiamato a pronunciarsi sul caso di un regolamento di una cassa pensioni che al secondo periodo dell’art. 22 cpv. 5 prevedeva che il membro attivo, invalido o pensionato deve fare pervenire alla Cassa, al più tardi con il compimento del 65esimo anno di età, la prova di una convivenza in atto nella forma di una clausola beneficiaria scritta il TF ha fra l’altro ricordato come tale clausola non sia d’ordine ma costitutiva (... “
nicht blosse Beweisvorschriften mit Ordnungscharakter, sondern mit Art. 20a BVG vereinbare formelle Anspruchserfordernisse mit konstitutiver Wirkung ..;
STF 9C_196/2018 del 20 luglio 2018, consid. 2.2. Sull’importanza della prova relativa alla trasmissione all’istituto di previdenza della clausola beneficiaria: cfr. STF 9C_495/2019 del 31 ottobre 2019;
STCA 34.2021.2 del 13 settembre 2021).
Va qui ricordato che, trattandosi l’art. 20a LPP di una prestazione sovraobbligatoria, gli istituti di previdenza sono liberi di prevedere una simile prestazione e di determinare tramite regolamento i presupposti per ottenere tale diritto, rispettando la parità di trattamento e il divieto di discriminazione.
Ad esempio, il TF ha ammesso la norma di un regolamento previdenziale che esclude l’erogazione di una capitale di decesso nel caso della morte di una persona assicurata già beneficiaria di una rendita di vecchiaia (STF 9C_88/2011 del 15 febbraio 2012 citata in
Mayer/Uttinger, in Schneider/Geiser/ Gächter, Kommentar zum BVG und FZG, 2019, art. 20a n. 7, pag. 294). In un’altra sentenza, l’Alta Corte ha ritenuto conforme al diritto che il regolamento previdenziale prevedesse che il diritto ad una rendita per coniuge superstite possa essere esercitato solo nel caso in cui la dichiarazione di convivenza avvenga prima dell’evento assicurato vecchiaia (DTF 137 V 105 citato da
Vetter-Schreiber, BVG-Kommentar, 2021, art. 20a, n. 10, pag. 96).
Richiamata la succitata giurisprudenza, nel caso concreto questo TCA ritiene che la citata regolamentazione della convenuta, che non prevede la rendita per partner convivente superstite nel caso di una persona assicurata pensionata (nessun formulario dopo l’età di pensionamento e quindi nessuna rendita) appare corretta.
2.6. Con la risposta di causa, parte convenuta, come accennato, esclude inoltre l’erogazione di una rendita per convivente superstite facendo riferimento all’art. 22.3 cpv. 1 punto 3 del Regolamento riguardante le rendite per coniuge che recita: “
Non è acquisito alcun diritto a una rendita per coniugi se il matrimonio è avvenuto dopo che la persona ha compiuto il 69 anno di età.”
La Fondazione, applicando per analogia il citato articolo alla rendita per convivente superstite [cfr. art. 23.2 cpv. 3 del Regolamento 2020:
“Per analogia si applicano le disposizioni in merito alla rendita per coniugi per quanto riguarda la limitazione dell’obbligo di versare prestazioni (cifra. 22.3) e l’indennità in capitale (cifra 22.4)”
.], rileva che al momento dell’inizio della convivenza (nel formulario è stato indicato l’anno 2014) _, nato nel 1943, aveva 71 anni quindi oltre i 69 anni.
Di conseguenza, anche in applicazione di detta norma, trattandosi di previdenza sovraobbligatoria (cfr. consid. 2.3; cfr. anche, con riferimento alla rendita per coniuge superstite ex art. 19 LPP:
H
ürzler/
Scartazzini, op. cit., art. 19 n. 13, pag. 252), rettamente la Fondazione non ha concesso all’attrice la chiesta prestazione previdenziale.
2.7. L’attrice, facendo presente come nel 2012 CV 1 abbia ripreso la _ (presso la quale _ era affiliato), invoca eventuali diritti acquisiti derivanti da quest’ultima. Fa riferimento all’art. 39 cpv. 1 del Regolamento 2020 concernente le “modifiche di regolamento” che prevede espressamente che “
restano garantiti i diritti acquisiti dai beneficiari”.
A proposito del cambiamento delle disposizioni del regolamento la LPP non prevede alcunché. L'art. 50 LPP stabilisce unicamente che gli istituti di previdenza emanano disposizioni su prestazioni, organizzazione, amministrazione e finanziamento, controllo e rapporto con i datori di lavoro assicurati e aventi diritto (cpv. 1). Il capoverso 2 stabilisce invece che queste disposizioni possono essere contenute nell'atto di fondazione, negli statuti, nel regolamento o se si tratta di un istituto di diritto pubblico, nelle prescrizioni emanate dalla Confederazione, dal Cantone o dal Comune.
La modifica delle prestazioni obbligatorie LPP è riservata al legislatore federale, mentre le disposizioni del regolamento sono modificabili. Tuttavia, una modifica unilaterale è unicamente valida se, nel regolamento o altra disposizione accettata dall’assicurato, è prevista una riserva in tal senso, che l'assicurato ha accettato esplicitamente o per atti concludenti in occasione della conclusione del contratto di previdenza (DTF 130 V 18, 127 V 252; Vetter-Schreiber, op. cit., art. 50 n. 3).
Deve essere premesso che i diritti acquisiti consistono in determinate pretese patrimoniali, caratterizzate da una particolare invariabilità giuridica (cfr. Stauffer, Berufliche Vorsorge, 2019, n. 1893s., pagg. 622 s.).
Secondo la giurisprudenza le pretese pensionistiche possono configurare diritti acquisiti solo nella misura in cui la legge (o il regolamento) definisce i rapporti una volta per tutte e li sottrae agli effetti della sua evoluzione oppure quando siano date garanzie in relazione con un singolo rapporto d’impiego (SZS 1994 p. 379 consid. 6b.; DTF 115 V 235 consid. 5b., 112 V 395, 107 Ia 194 consid. 3a; SZS 1989 p. 313). La revoca di tali diritti è allora possibile unicamente se si fonda su una base legale, avviene a tutela di un interesse pubblico e contro risarcimento (SZS 1994 p. 380; DTF 113 Ia 362, 106 Ia 168, 117 V 235). In ogni modo, nel campo delle assicurazioni sociali solo eccezionalmente vengono riconosciuti dei diritti acquisiti (SZS 1999, p. 299).
Va poi fatto presente che una prestazione regolamentare sovraobbligatoria, quindi che va oltre le disposizioni di legge minime, diventa un diritto acquisito se il regolamento le conferisce carattere irreversibile. Lo stesso vale anche in caso di pretese, da rispettare secondo il principio della buona fede, che possono fondarsi su rassicurazioni particolarmente qualificate. Una garanzia individuale, costitutiva di un diritto acquisito, può essere dedotta da una decisione di rendita che stabilisce l’ammontare in franchi della prestazione e che è da interpretare quale ammontare definitivo di una rendita. Queste circostanze vanno tenute in conto in via eccezionale, in ogni modo non qualora la decisione sulla rendita si fondi sul regolamento (Vetter-Schreiber, op. cit., art. 50, n. 6 pag. 228).
Ritornando al caso in esame, parte attrice invoca
eventuali
diritti acquisiti derivanti dal precedente rapporto previdenziale senza specificare altro.
Per contro, con scritto 25 gennaio 2021 CV 1 ha fatto presente all’attrice che “(...)
Purtroppo non siamo stati in grado di trovare il regolamento dell’istituto di previdenza _ del signor _ nel nostro vecchio archivio cartaceo. Da un altro regolamento _ dell’anno 2007 però è visibile, che la rendita per conviventi in caso di decesso a quell’epoca non era assicurata (...)”
(doc. D).
Ricordato che, come visto, _ è passato nel 2012 ad CV 1,
è da ritenere dimostrato, con il grado della verosimiglianza preponderante valido nell'ambito delle assicurazioni sociali (DTF 139 V 218 consid. 5.3), che la rendita per convivente superstite non era contemplata dalla _.
Né del resto risulta che la _ avesse promesso a _ una rendita per convivente superstite, anche in caso di pensionamento completo.
L’attrice non può pertanto appellarsi ad eventuali diritti acquisiti per ottenere la chiesta rendita.
2.8. AT 1 rileva come _ si sia fidato dell’agire del collaboratore della Fondazione, _, in merito alla possibilità di erogazione di una rendita per convivente superstite. Rimprovera al collaboratore, vista l’età di pensionamento dell’assicurato, di non avergli fatto presente dell’impossibilità di richiedere la prestazione in parola.
Al riguardo, in sede di risposta la Fondazione ha fatto presente quanto segue:
"
(...) Su nostra richiesta, il signor _ dell’agenzia generale CV 1 di _ ha fornito le seguenti indicazioni: citazione signor _:
“ Il signor _ ha chiesto di segnalare la convivenza con la sua
attuale compagna alla cassa pensione CV 1, nell’eventualità che la stessa avesse diritto a delle prestazioni, senza entrare nel merito delle medesime”.
(...)”
La convenuta ritiene quindi evidente che “
l’attrice avrebbe dovuto comprendere, anche solo sulla scorta del modulo, che quest’ultimo veniva presentato troppo tardi. L’obiezione dell’attrice di non essere stata al corrente dei presupposti regolamentari del diritto non è sostenibile”
.
In effetti, nel retro del formulario (doc. B), tra le condizioni per ottenere il diritto alla rendita per convivente superstite è riportato:
“Questo formulario “Dichiarazione per una rendita per partner convivente” è stato debitamente compilato, sottoscritto da entrambi i conviventi e inviato all’CV 1, prima del decesso e
prima del pensionamento completo della persona assicurata
” (sottolineatura del redattore). Inoltre, come visto, tale normativa è contenuta nel regolamento previdenziale.
Di conseguenza, _ avrebbe dovuto sapere, vista la sua età al momento della sottoscrizione del formulario, che a seguito del suo decesso la sua compagna non avrebbe avuto diritto ad una prestazione per superstiti.
Infine, riguardo all’eventuale mancata informazione da parte del collaboratore in merito a quanto sopra, l’attrice non può far riferimento, per quanto è dato di capire, ad un simile “comportamento” per invocare la protezione della buona fede.
Va innanzitutto fatto presente che, secondo giurisprudenza, vi è una protezione della buona fede se:
1. l'autorità (in casu l’ente previdenziale) è intervenuta in una situazione concreta nei confronti di determinate persone;
2. l'autorità (in casu l’ente previdenziale) ha agito entro i limiti della propria competenza o comunque è supposta avere agito entro tali limiti;
3. l'amministrato (in casu l’assicurato) non ha potuto rendersi conto immediatamente dell'inesattezza dell'informazione ricevuta;
4. facendo affidamento sull'informazione ricevuta egli ha preso delle disposizioni non reversibili senza pregiudizio;
5. da quando l'informazione è stata resa non è intervenuta una modifica del quadro giuridico (DTF 131 II 627 consid. 6.1 pag. 636, 130 I 26 consid. 8.1 pag. 60 e rispettivi rinvii).
La tutela della buona fede non presuppone tuttavia sempre l'esistenza di un'informazione o di una decisione sbagliate. Il diritto alla tutela della buona fede può così anche essere invocato con successo in presenza, semplicemente, di rassicurazioni o di un comportamento dell'amministrazione suscettivi di fare nascere nell'amministrato determinate aspettative (DTF 111 Ib 116 consid. 4 pag. 124; cfr. pure sentenza del Tribunale federale delle assicurazioni K 19/99 del 17 settembre 1999, in RAMI 1999 no. KV 97 pag. 525 consid. 4b). In tale evenienza, tuttavia, l’interessato non può, conformemente all'art. 3 cpv. 2 CC, prevalersi della propria buona fede se, nonostante i dubbi che si imponevano, non ha agito con la diligenza richiesta dalle circostanze (RAMI 1999 no. KV 97 pag. 525 consid. 4b).
Ritornando al caso in esame, anche volendo ammettere per pura ipotesi di lavoro l’adempimento dei requisiti no. 1, 2, 3, e 5, la condizione no. 4 non è da ritenere adempiuta. Non è infatti dato di sapere – né l’attrice adduce alcunché al riguardo – quali disposizioni irreversibili AT 1, rispettivamente _, avrebbero preso a seguito dell’eventuale omessa informazione da parte del collaboratore della Fondazione.
L’attrice non può pertanto invocare la protezione della buona fede per ottenere la rendita per convivente superstite.
2.9. Visto quanto sopra, rettamente la Fondazione non ha concesso all’attrice il diritto alla rendita per convivente superstite.
Ne consegue che la petizione dev’essere respinta.
2.10.
L
a procedura è gratuita (art. 73 cpv. 2 LPP, art. 29 cpv. 1 Lptca).
All’istituto previdenziale convenuto, peraltro non patrocinato in causa, non vengono assegnate ripetibili.
Conformemente alla giurisprudenza federale, nessuna
indennità per ripetibili è
infatti
di regola assegnata alle autorità o agli organismi con compiti di diritto pubblico. Ciò vale anche per gli istituti di previdenza (DTF 126 V 149 consid. 4, 118 V 169 consid. 7). All’assicuratore vincente e non patrocinato in causa si giustifica eccezionalmente l’assegnazione di ripetibili unicamente se il comportamento processuale della controparte si dimostra temerario (o quest’ultima abbia agito con leggerezza) e cumulativamente se – ciò che non corrisponde al caso in esame – la causa è complessa, ha valore litigioso elevato e richiede notevole impiego di tempo e gli sforzi profusi sono ragionevolmente proporzionati ai risultati ottenuti
(DTF 128 V 133, 323, 127 V 207, 126 V 150, 110 V 135; AHI Praxis 2000 p. 337; RCC 1984 p. 278).