Decision ID: 3f75ab26-3e49-40f8-9f63-849e4f559f61
Year: 2020
Language: it
Court: GR_VG
Chamber: GR_VG_003
Canton: GR
Region: Eastern_Switzerland
Law Area: social_law

Fattispecie:
1. A._, direttore di una società fiduciaria immobiliare, in data 28 dicembre
2015 è scivolato su un gradino atterrando sui glutei. Nei giorni successivi
ha accusato dolori gluteali; in seguito si sono manifestati dolori cervicali e
paracervicali a destra. L'MRI del rachide cervicale del 10 febbraio 2016 ha
evidenziato una stenosi grave del neuroforame C5-C6 a destra e moderata
grave del neuroforame C4-C5 con effetto compressivo sulle radici C5-C6;
una discopatia C6-C7 nonché una lieve stenosi dei neuroforami C4-C7 a
sinistra.
2. Su incarico dell'assicurazione infortuni, A._ è stato visitato dal Dr.
med. B._ il 5 agosto 2016, il quale escludeva delle lesioni post-
traumatiche ascrivibili a infortunio, mentre descriveva delle alterazioni
degenerative al rachide cervicale. Di conseguenza, l'assicurazione infortuni
ha chiuso il caso d'infortunio con effetto al 5 agosto 2016.
3. Il 16 dicembre 2016 A._ ha inviato all'Ufficio AI un formulario di notifica
per rilevamento tempestivo. Nel colloquio con il consulente per
l'integrazione del 21 dicembre 2016 si è concluso di tentare un adattamento
ergonomico della postazione nell'azienda attuale. Il 21 dicembre 2016
A._ ha inoltre trasmesso una richiesta (ordinaria) per prestazioni AI.
4. Dopo verifica da parte di un ergoterapista, l'Ufficio AI si è assunto i costi
pari a CHF 4'226.-- per l'adattamento della posto di lavoro di A._
(tavolo e sedia ergonomici, poggiapiedi, sgabello e sella) nonché le spese
per la consegna e la verifica di questi mezzi ausiliari. Il 28 febbraio 2017
l'Ufficio AI ha comunicato la conclusione dell'intervento tempestivo.
5. Su incarico dell'Ufficio AI, A._ è stato visitato dai medici del Servizio
accertamento medico (SAM) di Bellinzona. Nella perizia pluridisciplinare
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(psichiatria, reumatologia e neurologia) del 9 ottobre 2017 i periti hanno
concluso che, a causa delle patologie al rachide, in particolare cervicale,
nell'ultima attività svolta come direttore di una società fiduciaria-immobiliare
A._ presenta una capacità lavorativa del 75 %. Potendo rispettare i
limiti funzionali e di carico descritti dal reumatologo, tuttavia, secondo il
SAM si potrebbe addirittura raggiungere una capacità lavorativa del 100 %.
In un'attività adeguata tenente conto dei rispettivi limiti, i periti ritenevano
A._ abile al 100 %.
6. Il 20 ottobre 2017 la Dr.ssa med. C._, specialista in medicina interna
generale, ha informato l'Ufficio AI di un ulteriore trauma da caduta
accidentale subito da A._ il 28 settembre 2017 con riacutizzazione
della sintomatologia iperalgica in sede cervico-brachiale destra con
impossibilità attuale di carico lavorativo.
7. Il 17 gennaio 2018 l'Ufficio AI ha prospettato a A._ la reiezione della
richiesta di prestazioni AI. Contro questo progetto di decisione A._ ha
sollevato obiezione. In fase di obiezione egli ha inoltrato una valutazione
del Dr. med. D._, specialista in reumatologia, del 28 maggio 2018, il
quale, tuttavia, non si è espresso sulla capacità lavorativa.
8. Dopo consulto del Servizio medico regionale (SMR), con decisione 10
aprile 2019 l'Ufficio AI ha respinto la richiesta di prestazioni AI,
argomentando, in sintesi, che la documentazione medica prodotta da
A._ non sarebbe in grado di scalfire le valutazioni dei periti del SAM.
9. Avverso questa decisione, il 23 maggio 2019 A._ (qui di seguito:
ricorrente) ha inoltrato ricorso al Tribunale amministrativo del Cantone dei
Grigioni chiedendo che gli sia riconosciuta una rendita di invalidità di
almeno il 50 % a partire dal 1° gennaio 2017, in via subordinata, che gli atti
siano rinviati all'Ufficio AI per nuovi accertamenti medici.
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10. Nella risposta del 5 giugno 2019 l'Ufficio AI (qui di seguito: convenuto) ha
postulato il rigetto del ricorso.
11. Nel secondo scambio di scritti le parti si sono riconfermate nei loro petiti.

Considerando in diritto:
1. I requisiti processuali non danno adito a osservazioni, per cui questo
competente Tribunale entra nel merito del presente ricorso contro la
decisione del 10 aprile 2019 con cui il convenuto ha respinto la richiesta di
prestazioni del ricorrente.
2. Controverso è se il ricorrente abbia diritto a una rendita di almeno il 50 % a
partire dal 1. gennaio 2017 risp. se il convenuto per la sua decisione
negativa si sia giustamente basato sulla perizia del SAM del 9 ottobre 2017
o se invece occorrano ulteriori accertamenti medici. Preliminarmente, va
notato che un diritto a una rendita in questo caso non nasce già dal 1.
gennaio 2017. Giusta l'art. 29 cpv. 1 della Legge federale
sull''assicurazione per l'invalidità (LAI; RS 831.20) il diritto alla rendita
nasce al più presto dopo sei mesi dalla data in cui l’assicurato ha
rivendicato il diritto alle prestazioni conformemente all’art. 29 cpv. 1 della
Legge federale sulla parte generale del diritto delle assicurazioni sociali
(LPGA; RS 830.1), ma al più presto a partire dal mese seguente il
compimento dei 18 anni. Nel caso di specie, A._ ha trasmesso la
richiesta (ordinaria) per prestazioni AI il 21 dicembre 2016. Un diritto a una
rendita sussiste, se del caso, quindi soltanto a partire dal 1. giugno 2017
(cfr. art. 29 cpv. 3 LAI secondo cui la rendita è versata dall’inizio del mese
in cui nasce il diritto).
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3.1. Giusta l'art. 28 cpv. 2 LAI l'assicurato ha diritto a una rendita intera se è
invalido almeno al 70 %, a tre quarti di rendita se è invalido almeno al 60 %,
a una mezza rendita se è invalido almeno al 50 % o a un quarto di rendita
se è invalido almeno al 40 %.
3.2. Secondo il principio inquisitorio l'assicuratore, parimenti al giudice, accerta
d'ufficio la fattispecie. Per quanto riguarda la procedura amministrativa,
l'art. 43 cpv. 1 frase 1 LPGA prescrive che l'assicuratore esamina le
domande, intraprende d'ufficio i necessari accertamenti e raccoglie le
informazioni di cui ha bisogno (per la procedura giudiziaria v. art. 61 lett. c
LPGA). Applicando una valutazione anticipata delle prove è possibile
rinunciare a ordinare ulteriori accertamenti, qualora si giunga alla
convinzione che questi non possono cambiare una fattispecie acclarata
con il grado della verosimiglianza preponderante. Se tuttavia permangono
dei forti dubbi sulla completezza e/o la correttezza dei fatti accertati,
occorre continuare a indagare, premesso che da ulteriori accertamenti ci si
debba attendere nuove informazioni essenziali (cfr. sentenza del Tribunale
federale 8C_956/2011 del 20 giugno 2012 consid. 5.1 con rinvii).
3.3. Per stabilire il grado d'impedimento, l'amministrazione e il giudice si
fondano su documenti allestiti dal medico o eventualmente da altri
specialisti, il cui compito consiste nel porre un giudizio sullo stato di salute,
nell'indicare in quale misura e in quali attività l'assicurata sia incapace al
lavoro come pure nel fornire un importante elemento di giudizio per
determinare quali lavori siano ancora ragionevolmente esigibili (DTF 125 V
256 consid. 4, 115 V 133 consid. 2). Quanto alla valenza probatoria di un
rapporto medico, determinante, secondo la giurisprudenza, è che i punti
litigiosi importanti siano stati oggetto di uno studio approfondito, che il
rapporto si fondi su esami completi, che consideri parimenti le censure
espresse, che sia stato approntato in piena conoscenza dell'incarto
(anamnesi), che la descrizione del contesto medico sia chiara e che le
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conclusioni del perito siano ben motivate. Decisivo, quindi, per stabilire se
un rapporto medico abbia valore di prova non è tanto la sua origine o la sua
denominazione, ad esempio, quale perizia o rapporto (DTF 125 V 351
consid. 3a, 122 V 157 consid. 1c). La giurisprudenza ha tuttavia sviluppato
alcune direttive in relazione a determinate forme di attestazioni mediche
(DTF 125 V 351 consid. 3b, 118 V 286 consid. 1b). In tal senso, se non vi
sono indizi concreti che depongano contro la loro attendibilità, va
riconosciuto pieno valore probatorio alle perizie di medici specialistici
esterni che rilasciano i propri referti in base a indagini e osservazioni
accurate e dopo aver preso visione di tutta la documentazione medica e
che nella descrizione dei loro reperti giungono a risultati concludenti (DTF
137 V 210 consid. 1.3.4, 125 V 351 consid. 3b/bb). Anche i rapporti allestiti
da medici alle dipendenze dell'amministrazione hanno piena valenza
probatoria, a condizione che non sussista dubbio alcuno, nemmeno il più
lieve, a proposito della correttezza delle conclusioni contenute in tali
rapporti (DTF 135 V 465 consid. 4.4, 125 V 351 consid. 3b/bb, 122 V 157
consid. 1c). Riguardo alle attestazioni del medico curante si può ritenere
che, secondo la generale esperienza della vita, nel dubbio, alla luce del
rapporto di fiducia esistente con la paziente il medico curante tenda a
esprimersi a favore del suo cliente (DTF 135 V 465 consid. 4.5, 125 V 351
consid. 3b/cc, 124 I 170 consid. 4).
4.1. Dal punto di vista psichiatrico, la consulente del SAM, Dr.ssa med.
E._, non ha posto delle diagnosi con influsso sulla capacità lavorativa,
mentre ha rilevato una sindrome da disadattamento, reazione depressiva
prolungata (ICD-10 F.43.21) senza influsso sulla capacità lavorativa. La
Dr.ssa med. E._ ha ritenuto il ricorrente totalmente abile al lavoro dal
punto di vista psichiatrico, senza necessità di trattamento (cfr. doc. 56 pag.
15 e doc. 56 pag. 45 segg. convenuto). Anche l'esame neurologico non ha
mostrato deficit rilevanti. Si è rilevato un reperto indicativo di una lieve
sindrome del tunnel carpale a destra che potrebbe spiegare i disturbi di
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sensibilità notturni alla mano, ma che sarebbe di entità tale da non
determinare limitazioni funzionali. Il ricorrente è quindi stato giudicato
totalmente abile al lavoro anche dal punto di vista neurologico (cfr. doc. 56
pag. 16 e 34 segg. convenuto). Agli atti non vi sono dei pareri psichiatrici
e/o neurologici in contrasto con queste conclusioni del SAM.
4.2. Diversamente si presenta invece la situazione dal profilo reumatologico. Il
perito Dr. med. F._, specialista in reumatologia, ha diagnosticato una
sindrome cervicospondilogena prevalentemente a destra, cronica e una
sindrome lombovertebrale cronica intermittente, entrambe con
ripercussione sulla capacità lavorativa (cfr. per la diagnosi dettagliata doc.
56 pag. 29 seg. convenuto). Senza influenza sulla capacità lavorativa egli
ha rilevato un'artropatia urica (cfr. doc. 56 pag. 30 convenuto). Il Dr. med.
F._ ha elencato delle misure terapeutiche ritenute in grado di
migliorare la qualità di vita del ricorrente, ma probabilmente non in grado di
portare modifiche alla capacità funzionale e di carico residua. Come lavoro
adatto allo stato di salute attuale, il Dr. med. F._ ha descritto un’attività
che tenga pienamente conto dei limiti funzionali e di carico seguenti:
"l'assicurato può talvolta sollevare e portare pesi fino a 5 kg fino all'altezza
dei fianchi, di rado pesi tra 5-10 kg fino all'altezza dei fianchi, mai pesi
oltrepassanti i 10 kg fino all'altezza dei fianchi; l'assicurato può talvolta
sollevare pesi fino a 2 kg sopra l'altezza del petto, di rado pesi oltrepassanti
i 2 kg sopra l'altezza del petto. L’assicurato può molto spesso maneggiare
attrezzi di precisione, talvolta maneggiare attrezzi di media entità, di rado
attrezzi pesanti, mai maneggiare attrezzi molto pesanti. La rotazione
manuale è normale. L’assicurato può di rado effettuare lavori al di sopra
della testa, molto spesso effettuare la rotazione del tronco, molto spesso
assumere la posizione seduta ed inclinata in avanti, spesso la posizione in
piedi ed inclinata in avanti, può molto spesso assumere la posizione
inginocchiata, molto spesso effettuare la flessione delle ginocchia.
L’assicurato può assumere talvolta la posizione seduta di lunga durata,
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talvolta la posizione in piedi di lunga durata, dovendo tuttavia avere la
possibilità di alternare le posizioni corporee al bisogno ed in qualsiasi
momento. L’assicurato può molto spesso camminare fino a 50 metri, molto
spesso oltre 50 metri, molto spesso camminare per lunghi tragitti, come
pure talvolta camminare su terreno accidentato, può molto spesso salire le
scale, mai salire su scale a pioli" (doc. 56 pag. 32 convenuto). In un lavoro
adatto allo stato di salute, il Dr. med. F._ ha giudicato il ricorrente abile
al lavoro sull'arco di una giornata lavorativa normale di 8-9 ore con
rendimento massimo del 100 % a decorrere dal 22 febbraio 2016 (cfr. doc.
56 pag. 33 convenuto). Nell'ultima professione svolta di direttore di una
società fiduciaria immobiliare (attività d'ufficio prevalentemente sedentaria,
svolta quasi esclusivamente da seduto), tenuto conto che il ricorrente è già
stato messo a beneficio di interventi ergonomici sul posto di lavoro, il Dr.
med. F._ ha giudicato il ricorrente abile al lavoro a decorrere dal 22
febbraio 2016 sull'arco di una giornata lavorativa normale di 8-9 ore, ma
con una diminuzione del rendimento del 25 % a seguito della necessità di
maggiori pause e di alternare le posizioni corporee. Qualora questa attività
potesse tener conto di tutti i limiti funzionali e di carico, sarebbe da
considerare adatta allo stato di salute con capacità lavorativa del 100 %
(cfr. doc. 56 pag. 33 convenuto). La perizia del SAM del 9 ottobre 2017, in
particolar modo la valutazione reumatologica del Dr. med. F._ del 25
luglio 2017, è concludente e esaustiva ai sensi dei requisiti probatori sopra
descritti. Da esaminare è se dai rapporti medici agli atti emergono indizi
inficianti le conclusioni del SAM.
4.3. Nella valutazione del 5 agosto 2016 il Dr. med. B._, specialista in
medicina generale e esperto in medicina infortunistica, ha ritenuto non
giustificato il prolungarsi di una ulteriore incapacità lavorativa in
qualsivoglia misura sia per infortunio sia per malattia (cfr. doc. 42 pag. 5
convenuto). Il Dr. med. B._ indica un'inabilità lavorativa in misura del
50 % specificando che sarebbe in corso dal 21 febbraio 2016. A tal riguardo
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va tuttavia notato che questa attestazione non sembra fatta direttamente
dal Dr. med. B._, ma sembra piuttosto che questi abbia riportato ciò
che ha attestato l'allora medico curante Dr. med. G._ (cfr. doc. 42 pag.
2 e 5 convenuto). Molto probabilmente egli non ha dunque esplicitamente
escluso un'abilità lavorativa anche prima del 5 agosto 2016, per cui la sua
relazione non contraddice l'abilità lavorativa del 75 % nell'attività attuale e
del 100 % in attività adatta attestata dal SAM a partire dal 22 febbraio 2016.
L'allegazione del ricorrente, secondo cui questi rapporti medici sarebbero
discordanti, è perciò smentita.
Il medico curante Dr.ssa med. C._, specialista in medicina interna
generale, nel rapporto del 16 marzo 2017 ha attestato un rendimento ridotto
del 50 % (cfr. doc. 43 pag. 1 segg. convenuto). Successivamente, nei
certificati medici ella ha attestato un'incapacità lavorativa completa dal 16
ottobre 2017 al 3 dicembre 2017 e un'incapacità del 75 % dal 4 dicembre
2017 (cfr. doc. 72 pag. 6 convenuto). Nel rapporto del 20 ottobre 2017 (doc.
59 convenuto) ella riferisce di una riacutizzazione della sintomatologia
iperalgica in sede cervicobrachiale destra in seguito a un nuovo trauma per
infortunio su caduta accidentale in data 28 settembre 2017 (cfr. doc. 59
pag. 1 convenuto). L'esacerbazione della sindrome cervico-brachiale,
secondo il medico curante, ha dunque condotto a un'inabilità lavorativa solo
per un periodo limitato fino al 3 dicembre 2017. Le sue attestazioni di
inabilità lavorativa, prima del 50 % a partire da inizio 2017 poi di piena
inabilità nel periodo appena menzionato e infine del 75 % a partire dal 4
dicembre 2017, non sono convincenti. Innanzitutto, se da un lato è
comprensibile, come notato dal medico curante, che l'installazione di mezzi
ausiliari sul posto di lavoro avvenuta a febbraio 2017, non abbia cambiato
nulla circa la limitazione del ricorrente nel sollevare pesi, mal si comprende
come detti interventi ergonomici, grazie ai quali, sempre stando al medico
curante, il ricorrente avrebbe presentato meno episodi algici e cefalee, non
l'abbiano indotta a rivedere la limitazione lavorativa da lei attestata a partire
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dal 21 febbraio 2016, mantenendola invariata al 50 % (cfr. rapporti medici
del 9 gennaio 2017 [doc. 20 convenuto] e del 16 marzo 2017 [doc. 43 pag.
1-5 convenuto] nonché certificati medici al doc. 72 pag. 6 convenuto). Anzi,
ella stessa ha affermato che gli interventi ergonomici avrebbero migliorato
la condizione, rendendo più possibile la gestione e aumentando la
possibilità di resa (cfr. rapporto del 16 marzo 2017 [doc. 43 pag. 4
convenuto]). Inoltre, la Dr.ssa med. C._ non si è confrontata con la
perizia del SAM del 9 ottobre 2017. Le sue attestazioni in qualità di medico
curante vanno perciò relativizzate in base alla giurisprudenza secondo cui,
alla luce del rapporto di fiducia esistente con la paziente, il medico curante
tende a esprimersi in favore del suo cliente. Le conclusioni dei periti del
SAM riguardo all'abilità lavorativa rimangono perciò valide.
Il Dr. med. D._, specialista in reumatologia, nel rapporto medico del
28 maggio 2018, oltre a confermare la problematica cervicale, ha inoltre
diagnosticato degli episodi di gotta recidivanti (tre crisi al mese) nonché una
tendinopatia della cuffia dei rotatori destra. Il Dr. med. D._ non si
sofferma tuttavia sulla capacità lavorativa (cfr. doc. 74 pag. 5 convenuto:
"non ho valutato il paziente per ciò che concerne la sua capacità lavorativa,
tuttavia segnalo delle limitazioni funzionali all'arto superiore destro con
anche un'esauribilità all'effettuazione di movimenti ripetitivi e dei dolori
ingravescenti"). Riguardo alla gotta diagnosticata dal Dr. med. D._, lo
specialista in reumatologia Dr. med. H._ del SMR nell'e-mail dell'8
aprile 2019 (doc. 76 convenuto) ha osservato che al momento della perizia
il ricorrente assumeva ancora il Zyloric, che in seguito è stato fermato per
intolleranza. Stando ad egli, non sembrerebbero esserci (per adesso)
lesioni secondarie, per cui un'incapacità lavorativa sarebbe circoscritta agli
episodi acuti (la cui durata e gravità sarebbero da oggettivare). Poggiando
su questa persuasiva valutazione del Dr. med. H._, in quanto alla gotta
bisogna quindi ritenere che non si tratta di un disturbo invalidante perché
non duraturo. Il Dr. med. H._ si è poi anche espresso sulla
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tendinopatia della spalla diagnosticata dal Dr. med. D._, notando che
non sarebbe necessaria una VCL [video-laparo-chirurgia], visto che le
limitazioni ad essa collegate sarebbero conosciute e riguarderebbero lo
svolgimento di lavori al di sopra del livello delle spalle. Inoltre, la
sintomatologia apparirebbe soprattutto di origine muscolare e quindi
trattabile. Secondo il Dr. med. H._, dopo un trattamento fisioterapico
adeguato la sintomatologia dovrebbe ridursi fino a scomparire (cfr. doc. 76
pag. 1 convenuto). Queste osservazioni del Dr. med. H._ appaiono
concludenti. L'obiezione sollevata dal ricorrente secondo cui le due
affezioni (gotta e tendinopatia della cuffia dei rotatori della spalla destra),
non considerate nella perizia SAM, aggraverebbero oltre il 25 % il grado di
inabilità lavorativa del ricorrente, va pertanto respinta. Inoltre, il Dr. med.
H._ ha osservato che una valutazione ortopedica, come è stata
accennata in via eventuale dal Dr. med. D._ anche per discutere
l'effettuazione di eventuali infiltrazioni locali a livello della colonna cervicale
(cfr. doc. 74 pag. 5 convenuto), non è necessaria, anche perché le
eventuali infiltrazioni locali potrebbero anche essere effettuate da un
reumatologo e non cambierebbero la valutazione della capacità lavorativa.
Di fronte a queste convincenti risposte del Dr. med. H._, la censura
del ricorrente secondo cui l'accertamento medico sarebbe incompleto,
poiché mancherebbe la valutazione ortopedica e della capacità funzionale
postulata dal Dr. med. D._, si rivela dunque infondata.
Nel rapporto del 3 giugno 2019, inoltrato in sede di ricorso, il Dr. med.
I._ ha affermato che gli ormai cronici dolori cervico-toraco-brachiali
nonché le frequenti cefalee miotensive limitano il ricorrente nello
svolgimento dei suoi lavori amministrativi, non riuscendo più a rimanere a
lungo seduto alla scrivania oppure davanti al PC; le cefalee
contribuirebbero pure a ridurre la sua capacità di attenzione durante il
lavoro. Il Dr. med. I._ ha evidenziato lo sviluppo di una sindrome algica
cronica che limiterebbe il ricorrente nello svolgimento delle sue varie
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attività, anche se fisicamente non particolarmente pesanti. Il Dr. med.
I._ ha perciò ritenuto il ricorrente almeno al 40 % inabile allo
svolgimento della sua professione amministrativa dall'agosto 2016 a causa
dei persistenti cronici dolori e delle ripercussioni che i dolori hanno sul suo
grado di attenzione e concentrazione (cfr. doc. 2 ricorrente). Riguardo a
questa valutazione, va anzitutto detto che il Dr. med. I._ non tiene
conto dei mezzi ausiliari, finanziati dal convenuto, installati sull'attuale
posto di lavoro. Di conseguenza, non sono pertinenti le sue affermazioni
circa il fatto che il ricorrente non riesca a rimanere seduto a lungo alla
scrivania, dato che, tra gli altri, al ricorrente è stato messo a disposizione
un tavolo elettrico (cfr. doc. 28 e 30 convenuto), per cui si presume che il
ricorrente mentre lavora possa alternare la posizione seduta a quella in
piedi. Il Dr. med. I._, inoltre, non affronta le valutazioni del SAM e non
si esprime sulla capacità lavorativa in attività adatta. Il suo rapporto non è
atto a invalidare le conclusioni del SAM.
4.4. In conclusione, si rileva che i rapporti medici agli atti, in particolare della
Dr.ssa med. C._, del Dr. med. D._ e del Dr. med. I._, non
lasciano trasparire indizi che militano contro l'attendibilità della perizia del
SAM del 9 ottobre 2017. Il convenuto poteva quindi poggiare su questa
perizia per la sua decisione.
5.1. Giusta l'art. 28 cpv. 1 LAI l’assicurato ha diritto a una rendita se: la sua
capacità al guadagno o la sua capacità di svolgere le mansioni consuete
non può essere ristabilita, mantenuta o migliorata mediante provvedimenti
d’integrazione ragionevolmente esigibili (lett. a); ha avuto un’incapacità al
lavoro (art. 6 LPGA) almeno del 40 % in media durante un anno senza
notevole interruzione (lett. b); e al termine di questo anno è invalido (art. 8
LPGA) almeno al 40 % (lett. c).
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5.2. Nella decisione impugnata il convenuto ha negato un diritto a una rendita,
siccome dagli accertamenti eseguiti risulterebbe che dal 28 dicembre 2015
al 21 febbraio 2016 vi sarebbe stata un'incapacità lavorativa senza
notevole interruzione del 100 %, mentre a partire dal 22 febbraio 2016
l'incapacità lavorativa sarebbe solamente del 25 %. Di conseguenza, non
vi sarebbe stata un'incapacità lavorativa media di almeno il 40 % durante
un anno, per cui i presupposti per l'erogazione di una rendita non sarebbero
assolti.
5.3. Poggiando sulla perizia del SAM del 9 ottobre 2017 va concluso che, pur
considerato gli interventi ergonomici sul posto di lavoro, vi è comunque
un'incapacità lavorativa del 25 % nell'attività da ultimo svolta, mentre non
ve ne è in attività adatta a partire dal 22 febbraio 2016. Visto che il ricorrente
può ancora lavorare in misura del 75 % nell'ultima attività svolta, non è
raggiunto il grado di invalidità minimo richiesto del 40 % (cfr. art. 28 cpv. 1
lett. c e cpv. 2 LAI; art. 28a cpv. 1 LAI in combinato disposto con l'art. 16
LPGA). La motivazione della sentenza impugnata va quindi precisata nel
senso che non è tanto che non vi sia stata un'incapacità lavorativa del 40
% durante un anno, quanto piuttosto che il ricorrente non è invalido al 40
%. I presupposti per una rendita non sono quindi dati. In rigetto del ricorso
la decisione impugnata va dunque confermata nel suo risultato.
6. In deroga all'art. 61 lett. a LPGA, la procedura di ricorso in caso di
controversie relative all'assegnazione o al rifiuto di prestazioni AI dinanzi al
Tribunale cantonale delle assicurazioni è soggetta a spese. L'entità delle
spese è determinata tra CHF 200.-- e CHF 1'000.-- in funzione delle spese
di procedura e senza riguardo al valore litigioso (art. 69 cpv. 1bis LAI). L'esito
della controversia giustifica l'accollamento delle spese processuali fissate
a CHF 700.-- al ricorrente.
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