Decision ID: a052a4ea-bdca-5988-8f24-8b07a827f14c
Year: 2017
Language: it
Court: TI_TCAS
Chamber: TI_TCAS_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: social_law

ritenuto,
in fatto
1.1. In data 25 aprile 2013, RI 1, nata il _ 1967, - esercente e, da ultimo, attiva quale gerente di ristorante, disoccupata dal 1° settembre 2013 e, perciò, assicurata d’obbligo contro gli infortuni presso l'CO 1 - verso le ore 10:20, mentre viaggiava in scooter all'interno di una rotonda, è stata tamponata da una macchina e, a causa dell'urto ricevuto, è caduta a terra, riportando delle contusioni multiple al ginocchio destro, alla gamba destra, alle mani bilateralmente e al gomito destro (doc. 1, 11, 13, 24, 51, 115 e 186). In seguito RI 1 ha sviluppato una sindrome algodistrofica, morbo di Sudeck (ovvero una sindrome dolorosa regionale complessa; nel seguito: CRPS), all'arto superiore destro (doc. 101, 102, 116 e 222).
L’Istituto assicuratore ha riconosciuto la propria responsabilità e ha corrisposto regolarmente le prestazioni di legge.
1.2. A causa del persistere della sintomatologia dolorosa al polso destro, RI 1 si è sottoposta nel periodo maggio-ottobre 2013 a svariate visite specialistiche (segnatamente, in ambito: chirurgico, ortopedico, reumatologico e neurologico) e a diverse indagini strumentali (in particolare: radiografie, artro-MRI, esame elettroneuromiografico), sia in Ticino sia in Svizzera interna, segnatamente alla Clinica _ di _, come pure a svariate sedute di fisioterapia e di ergoterapia (cfr. doc. 13, 14, 16, 26, 28, 29, 37, 38, 39, 44, 46, 47, 52, 55, 56, 58, 60, 63, 65, 68, 73, 82 e 83).
Il 18 novembre 2013 RI 1 è stata visitata dal medico _ dr. med. _, specialista FMH in chirurgia generale e della mano, che ha posto la diagnosi di "
incidente stradale del 25.04.2013 con: - trauma distorsivo polso destro con persistenti problemi a questo livello, sospetto di una lesione della fibrocartilagine triangolare a livello prestiloideo e piccola lesione centrale. Esiti da trauma contusivo distorsivo gomito destro; - Trauma distorsivo colonna vertebrale cervicale, ginocchio destro, gamba destra e trauma contusivo distorsivo caviglia destra, cervicobrachialgie a destra. Parestesie e disestesie alle dita 3 e 4 della mano destra, sospetta algodistrofia CRPS; - Trauma contusivo distorsivo spalla dominante a destra
" e la diagnosi non di pertinenza della CO 1 rilevata all'esame RM della colonna vertebrale cervicale del 16 luglio 2013 di "
ernia discale mediana e paramediana verso sinistra con impingement sul sacco durale e sulla radice di C6 omolaterale
" (doc. 77 pag. 5). Nel relativo apprezzamento medico lo specialista fiduciario ha quindi concluso che: "
Per quanto riguarda la problematica sopradescritta alla colonna vertebrale cervicale (vedasi esame RM sopracitato), per l'aspetto della colonna vertebrale cervicale si può passare dalla data della visita medica odierna all'estinzione del nesso causale con l'infortunio del 25.04.2013, l'esame RM sopraccitato del rachide cervicale del 16.07.2013 non ha rilevato lesioni post-traumatiche ma degenerative, in particolare ernia mediana paramediana verso sinistra C5/C6 con impingement sul sacco durale e alla radice C6 omolaterale sinistra. (...). Per il resto delle patologie sopraccitate l'inabilità continua al 100%, nuova rivalutazione per quanto riguarda l'attività lavorativa dopo il periodo di degenza a _ incluso valutazione funzioni EFL
" (doc. 77 pag. 6).
Il 25 novembre 2013 l'CO 1 ha comunicato all’assicurata la sospensione del versamento delle prestazioni assicurative, unicamente per quanto riguardava i disturbi alla colonna cervicale, da subito, essendo estinta la relazione causale con l'infortunio (doc. 79).
1.3. A causa del persistere della sintomatologia dolorosa al polso destro, RI 1 si è sottoposta ad un soggiorno riabilitativo alla _ di _ dall'8 gennaio al 25 febbraio 2014 (doc. 98 e 101-105).
Il 18 marzo 2014 RI 1 è stata nuovamente visitata dal dr. med. _ che ha posto la diagnosi di "
incidente stradale del 25.04.2013 con:- trauma distorsivo polso destro con persistenti problemi a questo livello, lesione della fibrocartilagine triangolare del carpo, all'esame artro-RM del 30.01.2014 lesione del legamento lunotriquetrale: sindrome algodistrofica, morbo di Sudek arto superiore destro. - Esiti da trauma contusivo/distorsivo gomito destro; - Sullo stesso infortunio trauma distorsivo colonna vertebrale cervicale, ginocchio destro/gamba destra e trauma contusivo/distorsivo caviglia destra, cervicobrachialgia a destra. Parestesie e disestesie alle dita lunghe della mano destra; - Trauma contusivo/distorsivo spalla dominante destra, deficit funzionale doloroso, all'esame artro-RM della spalla destra del 16.01.2014 moderata artrosi acromioclavicolare e piccolo difetto cartilagineo superficiale a livello craniale della glenoide
" (doc. 116 pag. 7).
Nel relativo apprezzamento medico lo specialista fiduciario - dopo aver osservato che "
La situazione medica non è ancora stabilizzata, da prevedersi valutazione del decorso entro 2-3 mesi
"
- ha concluso quanto segue: "
(...) Da prevedere l'inizio di capacità lavorativa al 25% a partire da lunedì 07.04.2014, nel mercato generale del lavoro (...) durante la degenza a _ non sono ancora stati effettuati gli esami EFL visto che giustamente la situazione medica non era e non è ancora stabilizzata"
(doc. 116 pag. 8).
Il 1° aprile 2014 l'CO 1 ha comunicato all’assicurata che avrebbe continuato a versare l'indennità giornaliera in forma completa, visto che era disoccupata e non poteva realizzare dal 7 aprile 2014 la capacità lavorativa del 25% accertata dal medico di _ (doc. 118).
1.4. Nel frattempo, il 27 marzo 2014 il dr. med. _, specialista FMH in medicina interna e malattie reumatiche, ha comunicato al medico di _ la persistenza dei noti dolori, nonostante la terapia intrapresa con corticosteroidi, e di essere quindi propenso, alla luce di una sindrome di CRPS, ad iniziare una terapia con dei Bifosfonati, Bonviva in vena, oltre alla continuazione delle sedute di fisioterapia e di ergoterapia, a cui l'assicurata già si sottoponeva (doc. 120; cfr. pure doc. 146 per fisio e ergo-terapia).
Il 7 e l'8 agosto 2014 l'assicurata si è sottoposta alla valutazione delle capacità funzionali EFL (visita medica ed esecuzione del test) presso la _ di _ (doc. 148). Il medico EFL, dr. med. _, ha posto la diagnosi principale di: "
Incidente stradale del 25.04.2013 con: - trauma distorsivo polso destro con persistenti problemi a questo livello, lesione della fibrocartilagine triangolare del carpo, all'esame artro-RM del 30.01.2014 lesione del legamento lunotriquetrale: sindrome algodistrofica, morbo di Sudek arto superiore destro. - Esiti da trauma contusivo/distorsivo gomito destro; - Nello stesso infortunio trauma distorsivo colonna vertebrale cervicale, ginocchio destro/gamba destra e trauma contusivo/distorsivo caviglia destra, cervicobrachialgia a destra. Parestesie e disestesie alle dita lunghe della mano destra; - Trauma contusivo/distorsivo spalla dominante destra, deficit funzionale doloroso, all'esame artro-RM della spalla destra del 16.01.2014 moderata, artrosi acromioclavicolare e piccolo difetto cartilagineo superficiale a livello craniale della glenoide; Attuale algodistrofia arto destro superiore (CRPS)
" e la diagnosi non di competenza CO 1 di "
Ernia discale mediana para-mediana sinistra con impingement sul sacco durale e sulla radice di C 6 omolaterale. Non più in relazione causale fra problematica colonna vertebrale cervicale ed infortunio del 25.04.2013
".
Il medico EFL ha eseguito l'esame clinico (incluso lo status internistico) dell'assicurata rilevando - per quanto qui maggiormente interessa - quanto segue. Dal profilo neurologico ha rilevato l'assenza di difetti neurologici focali mentre ha appurato una ridotta sensibilità dell'arto superiore destro, soprattutto della regione distale (IFD mano). Dal profilo reumatologico ha evidenziato per la spalla destra "
funzioni complesse limitate sia movimenti attivi che passiva. Impingement sign 140° (passivamente), test di Hawkins positivo, test di Jobe negativo, napoleon test negativo, Lift-off test non valutabile
", per i gomiti "
una mobilità normale, nessuna tumefazione, epicondilo e epitroclea senza localizzazioni sinovitiche
", per il polso destro "
1/3 in flessione ed estensione
"; per la mano destra "
presa ridotta (vedi EFl) sudorazione profusa. Cute integra
" e, da ultimo, 12/18 Tender Point fibromialgici. Dal punto di vista medico, il dr. med _, ha concluso per una "
Limitazione funzionale spalla destra e arto superiore destro dominante con tendenza alla cronicizzazione della sintomatologia. (...). Inoltre criteri soddisfatti per sindrome fibromialgica. Attualmente l'arto superiore destro coinvolto dal trauma presenta una complicanza algodistrofica. La sintomatologia riferita dalla paziente viene descritta come costante alla spalla, arto superiore destro e importante limitazione funzionale alla mano destra. (....). Durante la valutazione clinica è stata dimostrata una maggiore mobilità della spalla destra con esame passivo, attivamente la paziente presenta limitazioni molto maggiori
". Dopo aver rilevato che l'impegno di RI 1, nel complesso, poteva essere giudicato affidabile e che i risultati del Test EFL non avevano consistenza tale da poter esprimere una chiara esigibilità, il terapista Ergonomia, _, e il medico EFL hanno puntualizzato quanto segue: "
L'attività come gerente, a seconda delle funzioni e delle mansioni è da classificare, dal punto di vista dello sforzo e del carico come una professione da leggera fino a medio-pesante (10-15 kg). La cliente
non è in grado
, salvo forse lavori a livello di gestione e organizzazione di turni, di esercitare l'attività professionale fino ad ora svolta. Difficoltà si riscontrano in tutte le attività che richiedono l'uso dell'arto superiore dx, singolarmente o bilateralmente. Difficoltà si riscontrano inoltre nelle attività che con contraccolpi o movimenti si ripercuotono indirettamente all'arto superiore dx. A momenti l'insorgenza del dolore acuto alla mano o all'arto superiore dx, con movimenti che arrivano alla nausea, impediscono qualsiasi lavoro o attività e la cliente deve sospendere qualsiasi gesto stia compiendo. Anche dal punto di vista medico le limitazioni fisiche dimostrate e limitate soprattutto dai dolori all'arto superiore destro e dalle difficoltà nell'uso della mano destra sono oggettivabili e compatibili con le diagnosi note. La tipica sintomatologia di una mano affetta da Sudeck corrisponde a quanto abbiamo potuto osservare nei 2 giorni di test
" (n.d.r.: il grassetto non è della redattrice). Essi hanno quindi concluso che l'attività abituale dell'assicurata di "
gerente di ristorante e bar
" non era più esigibile, mentre in altre attività professionali, avrebbe potuto al massimo svolgere un lavoro molto leggero-prevalentemente da seduto (fino a 5 kg), tenendo conto - per un verso - di una diminuzione del rendimento importante in quanto l'assicurata doveva prevalentemente lavorare con la mano non dominante sinistra e - per altro verso - di una diminuzione del rendimento per le reazioni vegetative e le riacutizzazioni spontanee del dolore tipiche in caso di Sudeck. Da ultimo, hanno puntualizzato che non erano in grado di definire una percentuale di esigibilità in attività sostitutive e che la conclusione a cui erano giunti poggiava sul fatto che l'assicurata a fatica riusciva a fare i lavori di casa. Hanno quindi proposto la ricerca eventuale di un posto di lavoro rispettivamente il tentativo di lavoro in un programma occupazionale, da considerarsi come prova pratica.
1.5. Il 17 novembre 2014 ha avuto luogo la visita medico-_ di chiusura, al termine della quale, il dr. med. _, ha posto la diagnosi di "
Incidente stradale del 25.04.2013 con: - trauma distorsivo polso destro con persistenti problemi a questo livello, lesione della fibrocartilagine triangolare del carpo, all'esame artro-RM del 30.01.2014 lesione del legamento lunotriquetrale: sindrome algodistrofica rispettivamente CRPS II arto superiore destro. - Esiti da trauma contusivo distorsivo gomito destro; - In occasione dello stesso infortunio trauma distorsivo colonna vertebrale cervicale, ginocchio destro gamba destra e trauma contusivo distorsivo caviglia destra; - Cervicobrachialgia a destra, parestesie e disestesie alle dita lunghe della mano destra; - Trauma contusivo distorsivo spalla dominante destra, deficit funzionale doloroso, all'esame artro-RM di questa articolazione del 16.01.2014 moderata artrosi acromioclavicolare e piccolo difetto cartilagineo superficiale a livello craniale della glenoide
" e la diagnosi non di competenza CO 1 di "
Ernia discale mediana para-mediana sinistra con impingement sul sacco durale e sulla radice di C 6 omolaterale. Non più in relazione causale fra problematica colonna vertebrale cervicale ed infortunio del 25.04.2013 come da mia precedente visita medico-_ del 18.11.2013
".
Il medico di _ ha riportato i seguenti reperti oggettivi: "
importanti dolori e riduzione funzionale spalla destra, polso destro, favorevole la situazione alla caviglia destra e al gomito destro. Persistenti segni di una sindrome CRPS II all'arto superiore destro
". Dato che in base alla valutazione delle EFL l'attività di esercente (diplomata) non era considerata più possibile o esigibile, il medico fiduciario ha posto l'esigibilità del lavoro, ritenendo l'assicurata abile "nella misura massima possibile" dal 1 gennaio 2015 (doc. 167).
Nell'apprezzamento medico del 20 novembre 2014 (doc. 166) il dr. med. _, ha ritenuto un'IMI del 20% (di cui 10% per la spalla destra e 10% per il polso destro dominanti).
Dopo aver preso atto dei risultati della visita medica _ di chiusura del 17 novembre 2014 e dell'apprezzamento medico del 20 novembre 2014, il 20 gennaio 2015 l'CO 1 ha informato l'assicurata che il suo quadro clinico era stabilizzato e che avrebbe sospeso le proprie prestazioni a titolo di spese di cura e d'indennità giornaliera a partire dal 1° marzo 2015, data a partire dalla quale era ritenuta abile nella misura massima possibile in un'attività lucrativa adeguata. Nella medesima occasione ha pure comunicato all'assicurata che stava esaminando le premesse per ulteriori prestazioni assicurative e che l'avrebbero informata al più presto separatamente in merito all'ammontare dell'IMI cui aveva diritto già in quel momento giusta l'art. 24 cpv. 1 LAINF (doc. 178).
Nel frattempo, l'assicurata ha continuato le sedute di fisioterapia e di ergoterapia (doc.181).
1.6. Il 20 febbraio 2015 il dr. med. _, specialista FMH in chirurgia della mano, ha comunicato all'CO 1 la comparsa di un nodo sentinella di Dupuytren al palmo della mano destra (doc. 188). Interpellato in merito, il medico di _, dr. med. _, ha confermato la sua precedente valutazione puntualizzando che il morbo di Dupuytren alla mano destra non era di competenza della CO 1 (doc. 190).
1.7. In data 30 marzo 2015 ha avuto luogo, presso la _ (assicuratore RC veicolo responsabile dell'incidente del 25 aprile 2013) a _, il colloquio di chiusura del caso, alla presenza del Case Manager CO 1, _, della patrocinatrice dell'assicurata e dei signori _ e _ per la _. In tale occasione il Case Manager CO 1, _, ha informato gli interlocutori presenti che lo stato di salute dell'assicurata era ormai stabilizzato e che pertanto le indennità giornaliere erano state sospese dal 1° marzo 2015; da tale data veniva difatti ritenuta abile al lavoro nella misura massima possibile, nei limiti dell'esigibilità formulata dal medico di _ (l'attività di esercente non essendo più esigibile), che vi era pure diritto ad un'IMI e che sarebbero state valutate il diritto ad ulteriori prestazioni assicurative, dopo aver atteso la valutazione AI su eventuali provvedimenti professionali da parte loro, che erano già stati informati al riguardo. A questo punto i rappresentanti della _ hanno interrotto il Case Manager CO 1 che, nel relativo rapporto del 23 aprile 2015 ha riportato quanto segue:
"
Non sono d'accordo con le conclusioni del nostro medico di _ e delle limitazioni fatte valere. Infatti, mi comunicano che hanno fatto seguire la nostra assicurata da un investigatore privato nel mese di settembre 2014, in quanto avevano il forte dubbio che la signora RI 1 accentuasse i disturbi alla mano destra. Tale dubbio, è emerso in occasione di un colloquio avuto circa un anno fa alla presenza della signora RI 1 e dell'Avv. RA 1. In tale occasione infatti, la nostra assicurata dichiarava che l'utilizzo della mano destra era in pratica nullo. La mano era praticamente inutilizzabile, "morta". Non riusciva neanche a tenere in mano un bicchiere, il telefonino e faceva anche fatica a guidare. Quel giorno è stato chiesto alla signora RI 1 come facesse per il make-up, visto che si era presentata truccata. L'assicurata ha risposto che appoggia il braccio sul tavolo tenendo in mano la matita (per il trucco), facendo il movimento con la testa/viso. Detto questo, ci viene presentato il dossier redatto dall'investigatore (con tanto di riprese su DVD) dove viene praticamente sconfessato il fatto che la signora RI 1 non può utilizzare la mano destra. Dal dossier risulta infatti che la signora RI 1 sollecita di continuo l'utilizzo della mano destra: apertura della porta della macchina (che oltretutto è bloccata e deve entrare con il braccio DESTRO dal finestrino socchiuso per aprire la portiera dall'interno), portare la borsetta con il braccio (e anche la borsa grande da sport/palestra), portare il cane (in braccio), telefonare (anche al volante), ecc.. Il tutto, come detto, utilizzando la mano ritenuta "inutilizzabile". Dal dossier scritto e sul filmato (DVD) risulta tutto quanto. L'avv. RA 1 non era assolutamente al corrente di nulla, e alla luce di tali informazioni si riserverà di parlare con la sua assistita. Chiede pertanto copia del dossier investigativo + DVD. La _ farà le copie del dossier e del DVD e lo farà avere nei prossimi giorni al rappresentante legale e alla CO 1. Restano pertanto in attesa di sapere come intenderà procedere la CO 1 (visto l'alta pretesa di rimborso in ballo per via del regresso) e delle reazioni dell'avv. RA 1 dopo aver discusso la situazione con l'assistita. (...)
" (doc. 197).
1.8. Il 14 aprile 2015 la _ ha trasmesso alla CO 1 il rapporto di sorveglianza del 3 ottobre 2014 (riferito al pedinamento effettuato nel mese di settembre 2014), corredato dalla documentazione fotografica e dal filmato, ed i rapporti dell'ispettore sinistri dell'assicuratore RC del 25 luglio e dell'11 dicembre 2014, ribadendo che vi erano delle discrepanze tra le attestazioni mediche, le dichiarazione soggettive dell'assicurata e i suoi comportamenti (doc. 198).
1.9. Il 30 aprile 2015 la patrocinatrice dell'assicurata - dopo aver puntualizzato che i dolori della sua assistita sono altalenanti e che le pregiudicano diversi movimenti, senza però renderle impossibile la vita quotidiana e che il reumatologo le aveva consigliato di continuare a muovere il braccio destro nonostante i dolori, proprio per evitare un'atrofizzazione muscolare dello stesso - ha osservato che le fotografie scattate dall'investigatore privato non inficiavano minimamente le valutazioni espresse dai vari medici che l'avevano avuta in cura, ritenuto che, in sede di valutazione medica, veniva presa in considerazione - oltre alla percezione soggettiva del dolore - la valutazione oggettiva degli atti medici. A suffragio delle sue asserzioni l'avvocato produce un messaggio di posta elettronica del 28 aprile 2015 redatto dal terapista Ergonomia, _, dopo essersi consultato con il medico EFL, dr. med F. Posa, ambedue della f_ di _ e ha chiesto l'esperimento di una perizia multidisciplinare (doc. 200).
1.10. Il 19 maggio 2015 la rappresentante dell'assicurata ha trasmesso via posta elettronica alla CO 1 il certificato medico dell'8 maggio 2015 del dr. med. _, specialista FMH in psichiatria e psicoterapia, che attestava la presa a carico di RI 1 dal 3 novembre 2014 a causa di un disturbo psichiatrico ed un previsto ricovero presso il Servizio di psichiatria dell'Ospedale _ di _ verso il 18 o 19 maggio 2015 (doc. 204).
1.11. Il 21 maggio 2015 l'CO 1 ha comunicato all'avvocato dell'assicurata la sospensione del versamento di ulteriori prestazioni, dovendo riesaminare la propria responsabilità sulla base di fatti nuovi (risultato della sorveglianza disposta dalla _; doc. 205).
1.12. Nel frattempo l'CO 1 ha interpellato il medico fiduciario in merito al rapporto di sorveglianza del 3 ottobre 2014, corredato dalla documentazione fotografica e dal filmato, dell'assicuratore RC (doc. 203). Il relativo apprezzamento medico del 21 maggio 2015 del dr. med. _, che ha modificato le conclusioni espresse in occasione della visita medica del 17 novembre 2014 ritenendo l'assicurata abile al 100% nella sua attività abituale dal 1° gennaio 2015 e non riconoscendo più alcuna IMI (doc. 206), è stato inviato il 9 giugno 2015 alla legale dell'assicurata per osservazioni (doc. 207).
1.13. Il 25 giugno 2015 la rappresentante dell'assicurata - dopo aver puntualizzato che la sua cliente aveva beneficiato nel periodo in cui era stata pedinata di un leggero miglioramento grazie all'assunzione dei medicamenti a base di morfina e/o oppiacei solo temporaneo, visto che a partire dal mese di ottobre 2014, probabilmente a causa dell'assuefazione, il dolore si era ripresentato nella misura antecedente - ha contestato le conclusioni del medico di _, a fronte dello stato psico-fisico della sua assistita, postulando nuovamente l'espletamento di una perizia universitaria (doc. 208).
1.14. Con decisione del 2 luglio 2015, l'CO 1 ha statuito che, in base alla nuova esigibilità lavorativa fissata dal medico di _ sulla base dei nuovi fatti di cui era venuto a conoscenza, RI 1 andava ritenuta abile al lavoro nell'attività abituale in misura totale e completa a partire dal 1° marzo 2015 e che, in assenza di una menomazione importante dell'integrità fisica, non ricorrevano le premesse per riconoscerle un'IMI (doc. 209).
1.15. A seguito dell'opposizione del 4 settembre 2015 inoltrata dalla patrocinatrice dell'assicurata, a cui erano allegati il rapporto medico del 2 aprile 2015 dello psichiatra curante ed il rapporto dell'Ospedale _ di _ dell'11 agosto 2015
(doc. 210) e dopo aver ricevuto lo scritto del 29 gennaio 2016 della rappresentante dell'assicurata, a cui era allegato il rapporto medico del 18 gennaio 2016 del PD dr. med. _ dell'_ riguardante la visita medica del 3 novembre 2015 (doc. 218) come pure il progetto di assegnazione di una rendita intera dal 1° maggio 2014 in ambito AI (do. 219), l'CO 1 ha interpellato il medico di _, dr. med. _, specialista FMH in chirurgia ortopedica e traumatologia dell'apparato locomotore. Dopo aver preso atto dell'apprezzamento medico del 2 febbraio 2016 (doc. 220) del precitato medico fiduciario (che ha confermato le conclusioni a cui era giunto il dr. med. _ nell'apprezzamento medico del 21 maggio 2015) e del messaggio di posta elettronica del 3 febbraio 2016 del dr. med. _ (doc. 222) e dopo aver raccolto anche l'apprezzamento ortopedico del 2 giugno 2017 del dr. med. _, specialista FMH in chirurgia ortopedica e traumatologia dell'apparato locomotore, del Centro _ della CO 1 (giusta il quale, in base al materiale d'osservazione in cui non si notavano deficit funzionali importanti dal punto di vista locomotorio, non esistevano motivi per allontanarsi dall'esigibilità definita da parte del dr. med. _: doc. 231), l'CO 1 ha confermato con decisione su opposizione del 2 giugno 2017 (doc. 232) la precedente decisione del 2 luglio 2015 (doc. 209), puntualizzando che la diagnosi psichiatrica del dr. med. _ (che riscontrava un episodio depressivo di grado medio in una personalità con tratti narcisistici marcati) non appariva in nesso di causalità naturale con l'infortunio del 25 aprile 2013 secondo il criterio della probabilità preponderante e che, in ogni caso, andava negato un nesso di causalità adeguato (doc. 232).
1.16. Con tempestivo ricorso del 30 giugno 2017 RI 1, sempre patrocinata dall'avv. RA 1, ha postulato, in ogni caso, l'annullamento della decisione avversata e, in via principale, che sia "
ordinato di procedere direttamente con una perizia giudiziaria volta a definire in concreto la sussistenza del nesso di causalità tra l'evento infortunistico del 25.04.2013 e l'attuale danno alla salute, la conseguente inabilità lavorativa della signora RI 1, nonché la percentuale relativa all'IMI
" e, in via subordinata, il rinvio degli atti all'amministrazione "
affinché disponga essa stessa una perizia seguendo la procedura di cui all'art. 44 LPGA e di seguito si pronunci sul nesso di causalità tra l'evento infortunistico del 25.04.2013 e l'attuale danno alla salute, oltre che sulla conseguente inabilità lavorativa della signora RI 1 e sulla sussistenza dell'IMI
" (doc. I, pag. 8 e 9).
La patrocinatrice dell'insorgente contesta innanzitutto le conclusioni dei dr. med. _ e _, che non hanno visitato personalmente l'assicurato, come pure le risultanze del rapporto investigativo, che sarebbero sconfessati dai rapporti medici agli atti allestiti dal PD dr. med. _ dell'_, che ha visitato personalmente l'assicurata e giusta il quale - per la sola patologia somatica - la sua cliente potrebbe esercitare un'attività lucrativa solamente in misura limitata e senza troppe prospettive di miglioramento in futuro. Tenuto conto della valutazione del medico zurighese e della sussistenza di importanti limiti funzionali, la patrocinatrice della ricorrente contesta pure lo stralcio dell'IMI.
La rappresentante della ricorrente puntualizza che tutti i medici interpellati (compresi quelli di _) hanno insistito affinché la sua cliente utilizzasse il più possibile l'arto al fine di evitarne l'atrofizzazione. Precisa che non è mai stata ripresa nell'eseguire delle faccende o effettuare delle attività per conto di altri. Non comprende quindi come si possa solo guardando il filmato o le foto (per movimenti effettuati nell'arco di pochi secondi e per di più con un braccio che tutti i medici hanno sempre detto che deve utilizzare) stabilire che la sua assistita sia completamente abile al lavoro. Evidenzia che la sua assistita non ha mai negato di poter utilizzare l'arto superiore destro in qualche modo e per pochi attimi.
L'avvocato ribadisce anche in questa sede che la sua cliente ha beneficiato di un miglioramento temporaneo, svanito già a far tempo da ottobre-novembre 2014 (come risulta dai certificati medici successivi agli atti), probabilmente a causa dell'assuefazione alle cure (con morfina).
La patrocinatrice dell'insorgente contesta la validità del rapporto investigativo allestito per conto dell'assicurazione RC, sia perché non sarebbe fedefacente a quelle che sono le risultanze mediche, sia perché non garantirebbe gli obblighi di imparzialità e sarebbe limitato negli accertamenti eseguiti.
Contrariamente a quanto ritenuto dal dr. med. _, ella ritiene che l'assicurata non è assolutamente in grado di sollevare pesi dell'ordine di 5 kg - 10 kg con l'arto destro, così come sancito nel rapporto dell'EFL. D'altra parte - come riconosciuto dal medico di _ - nel rapporto investigativo (e nelle immagini) non viene indicato il peso degli oggetti utilizzati. Si evincerebbe unicamente qualche breve spostamento di oggetti molto leggeri e qualche flessione dell'arto destro.
La rappresentante della ricorrente evidenzia che la sua cliente non sarebbe assolutamente in grado di esercitare la professione abituale (da leggera a medio-pesante), così come risulta chiaramente dalla valutazione EFL del 5 settembre 2014 (ove sono stati evidenziati importanti limiti fino ad impossibilità, come gerente di ristorante, laddove deve anche servire e sapere fare un caffè o aprire una bottiglia), a causa dell'algodistrofia dell'arto superiore destro.
La patrocinatrice dell'insorgente contesta la presa in considerazione del rapporto investigativo, peraltro in una fase di miglioramento temporaneo, in assenza di una nuova visita medica, tanto più che nel frattempo in ambito AI è stata attribuita una rendita intera sulla base di ulteriori accertamenti medici e della conclamata patologia di cui è affetta la sua cliente a seguito dell'infortunio del 25 aprile 2013.
Dopo aver richiamato la DTF 137 I 327 e la STCA 35.2008.35 del 15 dicembre 2008 in ambito di videosorveglianza, la legale chiede l'espletamento di una perizia d'Oltralpe (ad opera del PD dr. med. _), visto che i dr. med. _ e _ non hanno visitato personalmente la sua assistita ma si sono limitati a visionare il filmato di quasi 3 anni prima. Gli accertamenti della CO 1 sarebbero quindi lacunosi, parziali ed in contrasto con le risultanze dell'AI e dei rapporti medici specialistici agli atti.
L'avvocato contesta pure la mancata considerazione della componente psichiatrica, che avrebbe avuto origine esclusivamente dal trauma del 25 aprile 2013, nella valutazione dell'inabilità lavorativa.
1.17.
Nella risposta dell'11 agosto 2017 l'CO 1 ha chiesto la reiezione del ricorso con argomenti di cui si dirà, per quanto occorra, nei considerandi di diritto (doc. III).
1.18. In data 20 ottobre 2017 (doc. XI) la patrocinatrice della ricorrente ha versato agli atti il certificato medico del 19 ottobre 2017 del dr. med. _, psichiatra curante della sua cliente, giusta il quale l'inizio del degrado bio-psico-sociale è coinciso con l'incidente in scooter (doc. E).
I doc. XI e E sono stati trasmessi per conoscenza all'CO 1 (doc. XII).
1.19. In data 21 novembre 2017 l'CO 1 è stata invitata a tramettere al TCA le
riprese video
, già in possesso delle parti, relative alla sorveglianza a cui l'assicurata è stata sottoposta nel corso del settembre 2014 da parte della _ (doc. XIII).
Le
riprese video
sono state versate agli atti il 28 novembre 2017 (doc. XIV e XIV+1).
I doc. XIII e XIV sono stati trasmessi per conoscenza alla patrocinatrice dell'assicurata (doc. XV).
1.20. In data 29 novembre 2017 il Presidente del TCA, in qualità di giudice delegato, assistito dal segretario di camera e da due vicecancellieri, ha visionato le
riprese video
di cui al doc. XIV+1.

in diritto
2.1. L'oggetto della lite è circoscritto al diritto alla rendita d'invalidità e all'IMI dell'assicurata.
Preliminarmente, il TCA è però tenuto ad esaminare se l'assicuratore convenuto ha correttamente negato la propria responsabilità relativamente ai disturbi psichici di cui soffre RI 1.
2.2.
Disturbi psichici: causalità con l’infortunio del 25 aprile 2013?
2.2.1. Presupposto essenziale per l'erogazione di prestazioni da parte dell'assicurazione contro gli infortuni è però l'esistenza di un
nesso di causalità naturale
fra l'evento e le sue conseguenze (danno alla salute, invalidità, morte).
Questo presupposto è da considerarsi adempiuto qualora si possa ammettere che, senza l'evento infortunistico, il danno alla salute non si sarebbe potuto verificare o non si sarebbe verificato nello stesso modo. Non occorre, invece, che l'infortunio sia stato la sola o immediata causa del danno alla salute; è sufficiente che l'evento, se del caso unitamente ad altri fattori, abbia comunque provocato un danno all'integrità corporale o psichica dell'assicurato, vale a dire che l'evento appaia come una condizione sine qua non del danno.
È questione di fatto lo stabilire se tra evento infortunistico e danno alla salute esista un nesso di causalità naturale; su detta questione amministrazione e giudice si determinano secondo il principio della probabilità preponderante - insufficiente essendo l'esistenza di pura possibilità - applicabile generalmente nell'ambito dell'apprezzamento delle prove in materia di assicurazioni sociali (cfr. RDAT II-2001 N. 91 p. 378; SVR 2001 KV Nr. 50 p. 145; DTF 126 V 360 consid. 5b; DTF 125 V 195; STFA del 4 luglio 2003 nella causa M., U 133/02; STFA del 29 gennaio 2001 nella causa P., U 162/02; DTF 121 V 6; STFA del 28 novembre 2000 nella causa P. S., H 407/99; STFA del 22 agosto 2000 nella causa K. B., C 116/00; STFA del 23 dicembre 1999 in re A. F., C 341/98, consid. 3, p., 6; STFA 6 aprile 1994 nella causa E. P.; SZS 1993 p. 106 consid.
3a; RCC 1986 p. 202 consid. 2c, RCC 1984 p. 468 consid. 3b, RCC 1983 p. 250 consid. 2b; DTF 115 V 142 consid. 8b, DTF 113 V 323 consid. 2a, DTF 112 V 32 consid. 1c, DTF 111 V 188 consid.
2b; Meyer, Die Rechtspflege in der Sozialversicherung,
in
Basler Juristische Mitteilungen (BJM) 1989, p. 31-32; G. Scartazzini, Les rapports de causalité dans le droit suisse de la sécurité sociale, Basilea 1991, p. 63).
Al riguardo essi si attengono, di regola, alle attestazioni mediche, quando non ricorrano elementi idonei a giustificarne la disattenzione (cfr. DTF 119 V 31; DTF 118 V 110; DTF 118 V 53; DTF 115 V 134; DTF 114 V 156; DTF 114 V 164; DTF 113 V 46).
Ne discende che ove l'esistenza di un nesso causalità tra infortunio e danno sia possibile ma non possa essere reputata probabile, il diritto a prestazioni derivato dall'infortunio assicurato dev'essere negato (DTF 129 V 181 consid. 3.1 e 406 consid. 4.3.1, DTF 117 V 360 consid. 4a e sentenze ivi citate).
L'assicuratore contro gli infortuni è tenuto a corrispondere le proprie prestazioni fino a che le sequele dell'infortunio giocano un ruolo causale. Pertanto, la cessazione delle prestazioni entra in considerazione soltanto in due casi:
- quando lo stato di salute dell'interessato è simile a quello che esisteva immediatamente prima dell'infortunio (
status quo ante
);
- quando lo stato di salute dell'interessato è quello che, secondo l'evoluzione ordinaria,
sarebbe prima o poi subentrato anche senza l'infortunio (
status quo sine
)
(cfr. RAMI 1992 U 142, p. 75 s. consid.
4b; A. Maurer, Schweizerisches Unfallversicherungsrecht, p. 469; U. Meyer-Blaser, Die Zusammenarbeit von Richter und Arzt in der Sozialversicherung,
in
Bollettino dei medici svizzeri 71/1990, p. 1093).
Secondo la giurisprudenza, qualora il nesso di causalità con l'infortunio sia dimostrato con un sufficiente grado di verosimiglianza, l'assicuratore è liberato dal proprio obbligo prestativo soltanto se l'infortunio non costituisce più la causa naturale ed adeguata del danno alla salute. Analogamente alla determinazione del nesso di causalità naturale che fonda il diritto alle prestazioni, l'estinzione del carattere causale dell'infortunio deve essere provata secondo l'abituale grado della verosimiglianza preponderante. La semplice possibilità che l'infortunio non giochi più un effetto causale non è sufficiente.
Trattandosi della soppressione del diritto alle prestazioni, l'onere della prova incombe, non già all'assicurato, ma all'assicuratore (cfr. RAMI 2000 U 363, p. 46 consid. 2 e riferimenti ivi citati).
2.2.2. Il diritto alle prestazioni assicurative presuppone pure l'esistenza di un
nesso di causalità adeguata
tra l’evento dannoso e il danno alla salute. In caso di danno alla salute fisica, il nesso di causalità adeguata è generalmente ammesso, dal momento in cui è accertata la causalità naturale (cfr. DTF 127 V 102 consid. 5b/bb p. 103).
Per contro, la giurisprudenza ha elaborato più criteri per valutare l’adeguatezza del nesso di causalità tra un infortunio e dei disturbi psichici sviluppati successivamente dalla vittima. Essa ha dapprima classificato gli infortuni in tre categorie, a seconda della dinamica: gli infortuni insignificanti o leggeri (per esempio, una caduta o scivolata banale), gli infortuni di media gravità e gli infortuni gravi. Per procedere a tale classificazione, non si deve considerare il modo in cui l’infortunio è stato vissuto dall’interessato ma piuttosto l’evento traumatico in quanto tale da un punto di vista oggettivo. In presenza di un infortunio di media gravità, occorre prendere in considerazione un certo numero di criteri, di cui i più importanti sono:
1) le circostanze concomitanti particolarmente drammatiche o la particolare spettacolarità dell'infortunio;
2) la gravità o particolare caratteristica delle lesioni lamentate, segnatamente la loro idoneità, secondo l'esperienza, a determinare disturbi psichici;
3) la durata eccezionalmente lunga della cura medica;
4) i disturbi somatici persistenti;
5) la cura medica errata che aggrava notevolmente gli esiti dell'infortunio;
6) il decorso sfavorevole della cura e le complicazioni rilevanti intervenute;
7) il grado e la durata dell'incapacità lavorativa dovuta alle lesioni fisiche.
Non in ogni caso è necessario che tutti i criteri appena menzionati siano presenti. La presenza di un unico criterio può bastare per ammettere l'adeguatezza del nesso di causalità quando l'infortunio va classificato fra quelli al limite della categoria degli eventi gravi. Per contro, in presenza di un infortunio che si situa al limite di quelli insignificanti o leggeri, le circostanze da considerare devono cumularsi oppure rivestire un'importanza particolare affinché si possa ammettere il carattere adeguato del nesso di causalità (DTF 115 V 140 s., consid. 6c/aa e bb e 409s., consid. 5c/aa e bb, 117 V 384, consid. 4c; RAMI 2002 U 449, p. 53ss. consid. 4a).
2.2.3. Nella concreta evenienza, con la decisione su opposizione impugnata, l'CO 1 ha puntualizzato che la diagnosi psichiatrica del dr. med. _ (che riscontrava un episodio depressivo di grado medio in una personalità con tratti narcisistici marcati) non appariva in nesso di causalità naturale con l'infortunio del 25 aprile 2013 secondo il criterio della probabilità preponderante e che, in ogni caso, andava negato un nesso di causalità adeguato (doc. 232).
Dal canto suo, la patrocinatrice dell'assicurata ritiene dato, nel caso di specie, il nesso di causalità naturale (e adeguato) tra i problemi psichici della sua cliente e l'evento infortunistico in questione (cfr. doc. I, XI e E).
Tutto ben ponderato, il TCA ritiene che la questione di sapere se i disturbi psichici presentati dall’insorgente costituiscono una conseguenza naturale del sinistro assicurato, possa rimanere aperta (cfr. SVR 2015, UV Nr. 5, consid. 5.1). Infatti, così come verrà meglio dimostrato qui di seguito, essi non si trovano comunque in nesso causale adeguato con l'infortunio in discussione.
2.2.4. Nell'esaminare l'adeguatezza del nesso di causalità, bisogna innanzitutto procedere alla classificazione dell’infortunio occorso alla ricorrente.
Per quanto concerne la dinamica del sinistro, dalle tavole processuali (segnatamente: notifica d'infortunio del 29 aprile 2013 e questionario dell'assicurata del 6 maggio 2013), si evince che il 25 aprile 2013 RI 1 mentre viaggiava in scooter all'interno di una rotonda, verso le ore 10.20, è stata tamponata da una macchina e, a causa dell'urto ricevuto, è caduta a terra, riportando delle contusioni multiple al ginocchio destro, alla gamba destra, alle mani bilateralmente e al gomito destro (doc. 1, 11 pag. 1 e 2 e doc. 24).
Da notare che è intervenuta la polizia comunale di Lugano, che non ha proceduto all'accertamento dei fatti (doc. 11 pag. 3 e 51).
Secondo quanto riferito dall'assicurata durante il colloquio del 22 agosto 2013, a seguito dell'urto, dopo un "volo" di parecchi metri era arrivata a terra a peso morto e si era ritrovata sulla strada sulla pancia. Si ricordava di aver picchiato la testa per terra, perché il casco era tutto rovinato. Non poteva dire come aveva picchiato la testa per terra perché dopo l'urto non si ricordava più cosa era successo. Quando si era ripresa aveva dolori molto forti (doc. 51). Giova qui ricordare che per prassi invalsa il giudice deve dare più peso alle prime dichiarazioni, le quali sono espresse in generale in un momento in cui la persona interessata non è ancora cosciente delle conseguenze giuridiche (cosiddette dichiarazioni della prima ora; cfr., tra le tante, DTF 142 V 590 consid. 5.2 e STF 8C_186/2017 del 1° settembre 2017, consid. 5.2 ).
Tenuto conto della dinamica oggettiva dell’evento e precisato che, in questo contesto, non devono essere prese in considerazione le conseguenze dell’infortunio, né le circostanze concomitanti (cfr. SVR 2008 UV Nr. 8 p. 26), secondo questo Tribunale,
il sinistro accaduto alla ricorrente può essere classificato tra gli
infortuni di grado medio in senso stretto
, così come ha correttamente deciso l’amministrazione.
Si osserva che la Corte federale, in una sentenza U 228/06 del 4 maggio 2007, ha qualificato come infortunio di grado medio il sinistro occorso a un’assicurata investita da un’autovettura mentre stava attraversando le strisce pedonali. Ella aveva riportato la frattura delle due ossa della gamba sinistra, un trauma cranico con perdita di conoscenza, delle ferite lacero-contuse al cuoio capelluto e al labbro superiore, come pure delle contusioni multiple. In un altro giudizio U 142/03 del 12 gennaio 2004, il TFA ha classificato quale infortunio di grado medio, escludendo che si trattasse di un sinistro al limite della categoria degli eventi gravi, l’evento in cui un assicurato era stato investito da un’autovettura, subendo contusioni alla schiena, ai gomiti ed escoriazioni. La nostra Massima Istanza ha, poi, proceduto a un’identica classificazione in una sentenza U 183/00 del 29 gennaio 2001, in cui un motociclista si era scontrato con un’autovettura proveniente in senso inverso che gli aveva tagliato la strada nello svoltare a sinistra. A seguito della collisione, l’assicurato era scivolato assieme alla propria moto e si era ritrovato immobilizzato sotto una vettura parcheggiata a qualche metro di distanza. Dei terzi erano rapidamente intervenuti per liberarlo e per togliere il contatto alla moto. Trasportato all’ospedale, i sanitari avevano diagnosticato un trauma cervicale, nonché delle contusioni a livello della spalla, del gomito e della caviglia sinistra. In una sentenza 8C_949/2008 del 4 maggio 2009 consid. 4.1 - riguardante un motociclista che si era visto tagliare la strada da un’autovettura che stava per svoltare a sinistra, riportando una frattura trasversale del femore -, l’Alta Corte ha ricordato di aver regolarmente qualificato di grado medio in senso stretto, eventi infortunistici con dinamiche analoghe a quella del caso oggetto di quel giudizio (citando la STFA U 115/5 del 14 settembre 2005, riguardante un incidente accaduto a un motociclista che stava utilizzando, a una velocità di circa 50 km/h, la corsia riservata al trasporto pubblico per superare dalla parte sinistra una colonna di veicoli fermi, quando un’autovettura è uscita improvvisamente dalla colonna, provocando il tamponamento da parte del centauro, la STF U 78/07 del 17 marzo 2008, concernente un assicurato che, mentre circolava con la propria motocicletta su una strada principale in condizioni di forte pioggia, è entrato in collisione frontale a una velocità di 60-70 km/h con un’autovettura che gli aveva tagliato la strada, nonché la STFA U 88/01 del 24 dicembre 2002, riguardante una motociclista che, dopo essere stata investita da un furgone, era finita sotto il frontale del mezzo e trascinata per circa 9.3 metri).
Da parte sua, il TCA ha classificato nella categoria degli infortuni di media gravità in senso stretto, l’incidente della circolazione nel quale un’assicurata era stata investita sulle strisce pedonali riportando una trauma cranico con
commotio cerebri
e ferita lacero-contusa del cuoio capelluto della regione parietale sinistra e una contusione dell'emibacino destro oltre ad una frattura della testa della fibula con edema osseo al piatto tibiale esterno a destra (cfr. STCA 35.2015.110 del 6 luglio 2016 consid. 2.11., cresciuta incontestata in giudicato) come pure l’incidente della circolazione nel quale un assicurato
è stato investito da un’autovettura riportando la frattura del collo del femore sinistro, trattata con l’impianto di una protesi totale dell’anca (
cfr. STCA 35.2014.97 del 30 giugno 2015 consid. 2.2.5., cresciuta incontestata in giudicato) come pure l’incidente della circolazione nel quale un’assicurata era stata investita sulle strisce pedonali lamentando una frattura del sacro e ischio-pubica (frattura del Malgaigne), una frattura del corpo vertebrale di L5 a destra, una frattura del processo trasverso del corpo vertebrale di L4, nonché una contusione dell’emitorace sinistro (cfr. STCA 35.2014.9 del 9 ottobre 2014 consid. 2.7., cresciuta incontestata in giudicato; si veda pure la STCA 35.2012.30 del 13 maggio 2013 consid. 2.4.6, anch’essa cresciuta in giudicato; cfr. altresì STCA 35.2016.109 del 22 maggio 2017 consid. 2.2.4).
In tale eventualità, il giudice è tenuto a valutare le circostanze connesse con l’infortunio, secondo i criteri elaborati dal Tribunale federale e qui evocati al consid. 2.2.2. Per ammettere l’adeguatezza del nesso causale, è necessario che un fattore fosse presente in maniera particolarmente incisiva oppure l’intervento di più criteri.
In una sentenza 8C_897/2009 del 29 gennaio 2010 consid. 4.5, pubblicata in SVR 2010 UV Nr. 25 p. 100 s., il TF ha ribadito che - in caso di infortuni che fanno parte della categoria di grado medio vera e propria -, devono essere adempiuti almeno
tre
dei criteri di rilievo affinché possa essere riconosciuta l’esistenza del nesso causale adeguato.
A titolo di premessa, occorre osservare che nell'apprezzamento dell’adeguatezza del nesso di causalità in materia di turbe psichiche, vanno considerati unicamente
i disturbi di natura somatica che si trovano in una relazione di causalità, naturale e adeguata, con il sinistro assicurato
(cfr. RAMI 1999 U 341 p. 409 e RAMI 1993 U 166, p. 94 consid. 2c e riferimenti).
Sempre in questo contesto, va precisato che i disturbi somatici
non possono essere spiegati a sufficienza dal profilo organico
, non devono essere presi in considerazione
(cfr. STF 8C_1044/2010 del 12 maggio 2011 consid. 4.4.4: “Die als körperlich imponierenden organisch jedoch nicht hinreichend erklärbaren Beschwerden sind bei einer Prüfung der Adäquanz nach BGE 115 V 133 nicht in die Beurteilung einzubeziehen (Urteil 8C_825/2008 vom 9. April 2009 E. 4.6).“).
A proposito dei criteri esaminati al considerando 2.2.2 il TCA rileva quanto segue.
Per quanto riguarda il criterio 1 ("
le circostanze concomitanti particolarmente drammatiche o la particolare spettacolarità dell'infortunio
"), sebbene in ogni infortunio di media gravità sia insita una certa spettacolarità, la quale non è tuttavia ancora sufficiente per ritenere adempiuto il criterio (consid. 3.5.1 non pubblicato della DTF 137 V 199), il sinistro qui in discussione, secondo il TCA, non si è svolto secondo circostanze concomitanti
particolarmente
drammatiche o spettacolari.
Al riguardo, è utile precisare che, secondo la giurisprudenza, il criterio in questione è da valutare
oggettivamente
e non in base alle sensazioni soggettive, rispettivamente ai sentimenti di paura provati dalla persona assicurata. In ogni infortunio di media gravità è insita una certa spettacolarità, la quale non è tuttavia ancora sufficiente per ritenere adempiuto il criterio (consid. 3.5.1 non pubblicato della DTF 137 V 199). Occorre considerare la dinamica dell’infortunio in quanto tale e non il danno alla salute che ne è conseguito. Non si tiene conto del successivo processo di guarigione (cfr. STF 8C_738/2011 del 3 febbraio 2012 consid. 7.3.1).
Del resto, l'Alta Corte federale è giunta alla medesima conclusione nei casi, citati in precedenza, di un’assicurata investita da un’automobile mentre attraversava le strisce pedonali (cfr. STF U 228/06 del 4 maggio 2007 consid. 3.5) rispettivamente di una motociclista che, dopo essere stata investita da un furgone, era finita sotto il frontale del mezzo e trascinata per circa 9.3 metri (STFA U 88/01 del 24 dicembre 2002).
Per quanto riguarda il criterio 2 ("
la gravità o particolare caratteristica delle lesioni lamentate, segnatamente la loro idoneità, secondo l'esperienza, a determinare disturbi psichici
"), n
ell’infortunio del 25 aprile 2013
l’assicurata ha riportato delle contusioni multiple al ginocchio destro, alla gamba destra, alle mani bilateralmente e al gomito destro (doc. 1, 11, 13, 24, 51, 115 e 186). Nel prosieguo ha sviluppato una sindrome algodistrofica, morbo di Sudeck, all'arto superiore destro (doc. 101, 102, 116 e 222). A proposito di questo criterio, la giurisprudenza ha precisato che il fatto che le conseguenze infortunistiche abbiano costretto l’assicurato a cambiare professione, non basta per ritenerlo soddisfatto. Il criterio in questione implica l’esistenza di lesioni fisiche gravi o, trattandosi della loro particolare natura, di lesioni interessanti organi ai quali l’uomo attribuisce una particolare importanza soggettiva come ad esempio la perdita di un occhio oppure la mutilazione della mano dominante (cfr. STF
8C_566/2013 del 18 agosto 2014, consid. 6.2.2).
Tenuto conto di quanto precede,
secondo questo Tribunale, non si può parlare di lesioni gravi o particolarmente caratteristiche (in questo senso, si vedano la STF 8C_795/2012 del 28 novembre 2012 consid. 5.3.2., riguardante un’assicurata vittima di un trauma cranio-cerebrale con emorragia subaracnoidea frontale a sinistra, che aveva reliquato cefalee come pure disturbi dell’olfatto e del gusto, in cui il TF ha negato che il criterio in discussione fosse adempiuto, anche soltanto in forma semplice, e la STF 8C_52/2008 del 5 settembre 2008 consid. 8.2, concernente un assicurato che, caduto dopo essere stato urtato da un’autovettura, aveva accusato una
commotio cerebri,
una contusione toracica a destra con una serie di fratture costali, nonché alcune ferite lacero-contuse alla parte sinistra del volto).
Per quanto riguarda il criterio 3 ("
la durata eccezionalmente lunga della cura medica
"), questo Tribunale ritiene che non si possa parimenti pretendere che la cura medica dipendente dall'evento infortunistico sia stata eccezionalmente lunga.
Dagli atti di causa emerge infatti che le cure prestate a RI 1 - oltre ad un soggiorno riabilitativo alla _ di _ dall'8 gennaio al 25 febbraio 2014 (doc. 98 e 101-105) - sono essenzialmente consistite nell’esecuzione di fisioterapia ed ergoterapia, in una terapia medicamentosa (soprattutto antalgica e antinfiammatoria oltre a antidepressivi/
ansiolitici), in provvedimenti diagnostici e visite di controllo da parte del medico curante e di vari specialisti come pure in sedute di psicoterapia.
Ora, conformemente alla giurisprudenza, provvedimenti diagnostici e semplici visite di controllo (cfr. STF 8C_327/2008 del 16 febbraio 2009 consid. 4.2), come pure la somministrazione di farmaci antidolorifici (cfr. STF
8C_507/2010 del 18 ottobre 2010 consid. 5.3.4),
non fanno parte della cura medica ai sensi del criterio in discussione. Inoltre, provvedimenti quali la fisioterapia, la chiropratica, l’agopuntura, la terapia cranio-sacrale, l’osteopatia, nonché le sedute di neuropsicologia/psicoterapia, non possono essere definiti come particolarmente gravosi (cfr. STF
8C_726/2010 del 19 novembre 2010 consid. 4.1.3 e 8C_655/2010 del 15 novembre 2010 consid. 4.2.4 e riferimenti).
Il TF ha del resto deciso in questo senso in una sentenza 8C_401/2009 del 10 settembre 2009 consid. 3.4.3, riguardante un assicurato, vittima di un trauma distorsivo cervicale, che aveva beneficiato, oltre a una terapia antidolorifica medicamentosa, di una riabilitazione stazionaria e di fisioterapia ambulatoriale, nonché, in seguito, anche di cure psichiatriche/psicoterapiche, e in una sentenza 8C_387/2011 del 20 settembre 2011 consid. 3.3.3, concernente un assicurato, vittima di un incidente stradale con
commotio cerebri
e contusione del rachide lombare, il cui trattamento era consistito essenzialmente in controlli presso il medico curante e in sedute di fisioterapia. L’Alta Corte ha ritenuto che nemmeno la degenza in clinica nel periodo 20 novembre 2007-17 gennaio 2008, la seguente ergoterapia ambulatoriale e l’ulteriore ospedalizzazione dal 20 luglio al 21 agosto 2008, potevano giustificare la realizzazione di questo criterio, precisato che per la realizzazione del criterio della specifica cura medica protratta e gravosa, la prassi pone delle
esigenze decisamente più elevate
. Il TCA, da parte sua, ne ha invece ammesso la realizzazione in una sentenza 35.2014.2 del 17 settembre 2014 consid. 2.12, riguardante un assicurato, vittima di un incidente della circolazione, le cui conseguenze avevano necessitato di
ben
dieci operazioni chirurgiche
, l’ultima delle quali eseguita a distanza di sei anni e mezzo circa dall’evento traumatico.
Per quanto riguarda il criterio 5 ("
la cura medica errata che aggrava notevolmente gli esiti dell'infortunio
", dalle carte processuali non risulta neppure che l’insorgente sia rimasta vittima di una cura medica errata e notevolmente aggravante degli esiti dell'evento traumatico.
Del resto, secondo la giurisprudenza, questo criterio non può già essere considerato realizzato quando un determinato provvedimento medico non si rivela finalmente efficace (cfr. SVR 2009 UV 41 p. 142 consid. 5.6.1).
Anche il criterio 6 ("
il decorso sfavorevole della cura e le complicazioni rilevanti intervenute
"), non è realizzato. In merito è utile sottolineare che dalla cura medica e dai notevoli disturbi non si può dedurre un decorso sfavorevole e/o delle complicazioni rilevanti. Sono inoltre necessarie delle circostanze particolari che hanno pregiudicato la guarigione. L’assunzione di molti medicamenti e l’esecuzione di diverse terapie non basta per ammettere questo criterio. Lo stesso vale per il fatto che, nonostante regolari terapie, l’assicurato lamenta ancora disturbi e non ha raggiunto una (completa) capacità lavorativa (cfr.
STF 8C_213/2011 del 7 giugno 2011 consid. 8.2.5
e 8C_80/2009 del 5 giugno 2009 consid. 6.5 e riferimenti). In questo senso, il Tribunale federale ha negato la realizzazione di questo criterio anche nel caso di un decorso indiscutibilmente protratto (cfr. STF 8C_402/2011 del 10 febbraio 2012 consid. 5.4).
Nella concreta evenienza, non sono invero ravvisabili quelle particolari circostanze la cui presenza, secondo la giurisprudenza federale, sarebbe necessaria per ammettere un decorso sfavorevole
e/o l’insorgere di rilevanti complicazioni.
In queste condizioni, può rimanere indeciso se sono adempiuti il criterio (4) dei "
dolori somatici persistenti
" e quello (7) del "
grado e durata dell'incapacità lavorativa
dovuta alle lesioni fisiche
"
, poiché anche se ciò dovesse essere il caso, in presenza di un infortunio di media gravità in senso stretto, la realizzazione di due criteri non potrebbe comunque giustificare l’adeguatezza del nesso di causalità (cfr.
RDAT 2003 II n. 67 p. 276, U 164/02 consid. 4.7; RSAS 2001 p. 431, U 187/95).
In esito a quanto precede, si deve concludere che i disturbi psichici di cui soffre la ricorrente, non costituiscono una conseguenza adeguata dell’evento infortunistico occorsole il 25 aprile 2013. Se ne deduce quindi che l’assicuratore resistente era legittimato a negare al riguardo la propria responsabilità.
2.3.
Condizioni di salute infortunistiche stabilizzate al 1° marzo 2015?
2.3.1. Giusta l'art. 10 LAINF, l'assicurato ha diritto alla cura appropriata dei postumi d'infortunio (cfr. DTF 109 V 43 consid. 2a; art. 54 LAINF) e, in applicazione dell'art. 16 LAINF, l'assicurato totalmente o parzialmente incapace di lavorare (art. 6 LPGA) a seguito d'infortunio, ha diritto all'indennità giornaliera.
Il diritto all'indennità giornaliera nasce il terzo giorno successivo a quello dell'infortunio. Esso si estingue con il ripristino della piena capacità lavorativa, con l'assegnazione di una rendita o con la morte dell'assicurato.
Parimenti, il diritto alle cure cessa qualora dalla loro continuazione non sia da attendersi un sensibile miglioramento della salute dell'assicurato: nemmeno persistenti dolori bastano a conferire il diritto alla continuazione del trattamento se da questo non si può sperare un miglioramento sensibile dello stato di salute (cfr. Ghélew, Ramelet, Ritter, Commentaire de la loi sur l'assurance-accidents (LAA), Losanna 1992, p. 41ss.).
Se, al momento dell'estinzione del diritto alle cure mediche, sussiste un'incapacità lucrativa, viene corrisposta una rendita d'invalidità o un'indennità unica in capitale: l'erogazione di indennità giornaliere cessa con il diritto alle prestazioni sanitarie.
D'altro canto, nella misura in cui l'assicurato è portatore di una menomazione importante e durevole all'integrità fisica o mentale, egli ha diritto ad un'indennità per menomazione all'integrità giusta gli artt. 24s. LAINF.
2.3.2. Nel caso di specie, dovendo fare astrazione dai disturbi (psichici) di cui soffre l'insorgente per i motivi già detti (cfr. consid. 2.2.4), il TCA, attentamente vagliato l’insieme della documentazione medica agli atti (in particolare, i rapporti del dr. med. _ del 27 marzo, del 22 maggio e del 27 giugno 2014 come pure l'esame clinico del 7 agosto 2014 del dr. med. _, medico FML: cfr. doc. 120, 127, 133 e 148 pag. 4-6), non ha motivo di scostarsi da quanto deciso dall'CO 1, confermando la chiusura della pratica per quanto concerne i postumi dell'infortunio del 25 aprile 2013 a far tempo dal 1° marzo 2015.
2.4.
Diritto ad una rendita di invalidità?
2.4.1. Giusta l'art. 18 cpv. 1 LAINF, l'assicurato invalido (art. 8 LPGA) almeno al 10 per cento a seguito d'infortunio ha diritto alla rendita di invalidità.
Secondo l'art. 8 cpv. 1 LPGA, è considerata invalidità l'incapacità al guadagno totale o parziale presumibilmente permanente o di lunga durata.
Il TFA, in una sentenza U 192/03 del 22 giugno 2004, pubblicata in RAMI 2004 U 529, p. 572ss., ha rilevato che l'art. 18 LAINF rinvia direttamente all'art. 8 LPGA; l'art. 8 cpv. 1 LPGA, a sua volta, corrisponde al previgente art. 18 cpv. 2 prima frase LAINF, motivo per il quale occorre concludere che non vi sono stati cambiamenti di rilievo in seguito all'introduzione della LPGA.
Da parte sua, l'art. 16 LPGA prevede, che per valutare il grado d’invalidità, il reddito che l’assicurato invalido potrebbe conseguire esercitando l’attività ragionevolmente esigibile da lui dopo la cura medica e l’eventuale esecuzione di provvedimenti d’integrazione, tenuto conto di una situazione equilibrata del mercato del lavoro, è confrontato con il reddito che egli avrebbe potuto ottenere se non fosse diventato invalido.
L'Alta Corte, nella
sentenza U 192/03 del 22 giugno 2004, citata in precedenza, ha rilevato che anche l'art. 16 LPGA non ha modificato la valutazione del grado di invalidità dell'assicurato previsto dai previgenti art. 28 cpv. 2 LAI e art. 18 cpv. 2 seconda frase LAINF.
Nella stessa pronuncia la nostra Massima Istanza ha quindi concluso che in ambito LAINF la giurisprudenza relativa ai concetti di inabilità lavorativa, inabilità al guadagno e invalidità continua a mantenere la sua validità anche in seguito all'introduzione della LPGA.
Su questi aspetti si veda pure la DTF 130 V 343.
Due sono, dunque, di norma gli elementi costitutivi dell'invalidità:
1. il danno alla salute fisica o psichica (fattore medico)
2. la diminuzione della capacità di guadagno (fattore economico).
Tra il danno alla salute e l'incapacità di guadagno deve inoltre intercorrere un nesso causale adeguato (fattore causale).
Nell'assicurazione obbligatoria contro gli infortuni deve esserci inoltre un nesso causale, naturale ed adeguato, tra il danno alla salute e l'infortunio.
2.4.2. L'invalidità, concetto essenzialmente economico, si misura in base alla riduzione della capacità di guadagno e non secondo il grado di menomazione dello stato di salute.
D'altro canto, poiché l'incapacità di guadagno importa unicamente nella misura in cui dipende da un danno alla salute, la determinazione dell'invalidità presuppone preliminarmente adeguati accertamenti medici che rilevino il danno in questione.
Spetta al medico fornire una precisa descrizione dello stato di salute dell'assicurato e di tracciare un esatto quadro degli impedimenti che egli incontra nell'esplicare determinate funzioni.
Il medico indicherà per prima cosa se l'assicurato può ancora svolgere la sua professione, precisando quali sono le controindicazioni in quell'attività e in altre analoghe.
Egli valuterà finalmente il grado dell'incapacità lavorativa che gli impedimenti provocano sia nella professione attuale sia nelle altre relativamente confacenti (cfr., su questi aspetti, la
STFA I 871/02 del 20 aprile 2004 e
la
STFA I 162/01 del 18 marzo 2002).
L'invalidità, proprio perché concetto essenzialmente economico, si misura raffrontando il reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non fosse divenuto invalido con quello che egli può tuttora o potrebbe realizzare, benché invalido, sfruttando la residua capacità lavorativa in attività da lui ragionevolmente esigibili, in un mercato del lavoro equilibrato, dopo l'adozione di eventuali provvedimenti integrativi (cfr. art. 16 LPGA).
I due redditi da porre a raffronto sono necessariamente ipotetici. L'ipotesi deve però poggiare su solide basi, avere un fondamento oggettivo.
La giurisprudenza federale ha, più volte, confermato il principio che, nella determinazione dell'invalidità, non c'è la possibilità di fondarsi su una valutazione medico-teorica del danno alla salute dovuto all'infortunio e che occorre, sempre, basarsi sulle conseguenze economiche di tale danno.
Il TFA ha avuto modo di confermare che alla perdita di guadagno effettiva in un rapporto di lavoro stabile si può far capo solo eccezionalmente, se l'assicurato può esaurire pienamente presso la ditta in cui da lungo tempo lavora tutta la sua residua capacità lavorativa (STFA U 25/94 del 30 giugno 1994).
La perdita di guadagno effettiva può corrispondere alla perdita di guadagno computabile soltanto se - le condizioni sono cumulative - ogni riferimento al mercato del lavoro in generale, tenuto conto dei rapporti di lavoro particolarmente stabili, si avvera praticamente inutile, se l'assicurato esercita un'attività ragionevolmente esigibile nella quale si deve considerare che sfrutti al massimo la sua capacità di lavoro residua e se il reddito corrisponde ad una prestazione di lavoro e non a un salario sociale (RAMI 1991 U 130, p. 270ss. consid. 4a; conferma di giurisprudenza).
Le ragioni, inerenti l'azienda, che rendono impossibile l'utilizzazione ottimale della rimanente capacità di produzione, devono essere considerate soltanto se, sul mercato del lavoro generale, non esiste una possibilità d'impiego, esigibile dall'assicurato, che gli permetterebbe di valorizzare meglio la propria residua capacità di lavoro (RAMI 1991 succitata, consid. 4d).
I. Termine:
reddito da invalido
La misura dell'attività che si può ragionevolmente esigere dall'invalido va valutata in funzione del danno alla salute, avuto riguardo alle circostanze personali come l'età, le attitudini psico-fisiche, l'istruzione, la formazione professionale.
Secondo la giurisprudenza, per la fissazione dei redditi ipotetici, non vanno considerate circostanze che non riguardano l'invalidità vera e propria. Particolarità quali formazione professionale o conoscenza linguistiche carenti hanno, in quest'ambito, rilevanza se sono causa di un reddito inferiore alla media. In tal caso, esse vanno o considerate nella determinazione dei due redditi da porre a confronto o non considerati affatto (RAMI 1993 U 168, p. 97ss., consid. 5a, b).
Nel valutare la possibilità di sfruttare la residua capacità lavorativa e tradurla in capacità di guadagno non si terrà conto di difficoltà contingenti del mercato del lavoro ma ci si collocherà nell'ipotesi di un mercato equilibrato, nella situazione, cioè, in cui offerta e domanda sostanzialmente si controbilancino (cfr. RAMI 1994 U 187, p. 90 consid. 2b; DTF 115 V 133; STFA del 30 giugno 1994 succitata).
Specifica dell'assicurazione obbligatoria contro gli infortuni è la norma di cui all'art. 28 cpv. 4 OAINF:
"
Se a causa della sua età l'assicurato non riprende più un'attività lucrativa dopo l'infortunio o se la diminuzione della capacità di guadagno è essenzialmente dovuta alla sua età avanzata, sono determinanti per valutare il grado d'invalidità i redditi che potrebbe eseguire un assicurato di mezza età vittima di un danno alla salute della stessa gravità."
II. Termine:
reddito conseguibile senza invalidità
:
Nel determinare il reddito conseguibile senza invalidità ci si baserà per quanto possibile sulla situazione antecedente l'infortunio. Se ne ipotizzerà l'evoluzione futura partendo dall'assunto che senza di esso la situazione si sarebbe mantenuta sostanzialmente stabile (cfr. STFA del 15 dicembre 1992 nella causa G.I.M.). Ci si discosterà da questa proiezione solo se le premesse per modifiche di qualche rilievo sono già date al momento dell'infortunio o se particolari circostanze ne rendono il verificarsi altamente probabile (cfr. RAMI 1993 U 168, p. 97ss., consid. 5b; 4a, b).
Il grado di invalidità corrisponde alla differenza, espressa in percentuale, tra il reddito ipotetico conseguibile senza invalidità e quello, non meno ipotetico, conseguibile da invalido
.
2.4.3. Nella concreta evenienza, l’assicuratore LAINF convenuto ha negato all’assicurata una rendita d’invalidità, facendo capo, per quanto riguarda l’esigibilità lavorativa, alla valutazione del 21 maggio 2015 (doc. 206) del dr. med. _, specialista FMH in chirurgia generale e della mano (che ha ritenuto l'assicurata abile al 100% nella sua attività abituale di gerente dal 1° gennaio 2015, dopo aver visionato il rapporto di sorveglianza del 3 ottobre 2014, corredato dalla documentazione fotografica e dal filmato, dell'assicuratore RC di cui al doc. 198 e doc. XIV-1), confermata dal dr. med. _, specialista FMH in chirurgia ortopedica e traumatologia dell'apparato locomotore nell'apprezzamento medico del 2 febbraio 2016 (doc. 220) e dal dr. med. _, specialista FMH in chirurgia ortopedica e traumatologia dell'apparato locomotore, del _ della CO 1 nell'apprezzamento ortopedico del 2 giugno 2017 (doc. 231).
Tenuto conto delle indicazioni fornite dal proprio medico fiduciario nell'apprezzamento medico del 21 maggio 2015 (doc. 206) e confermate da altri due propri specialisti di fiducia negli apprezzamenti medici del 2 febbraio 2016 (doc. 220) e del 2 giugno 2017 (doc. 231), l'CO 1 con decisione su opposizione del 2 giugno 2017 ha ribadito il rifiuto di accordare all'assicurata una rendita di invalidità, visto che RI 1 (abile al lavoro nell'attività abituale in misura totale e completa a partire dal 1° marzo 2015) non subiva alcun discapito economico in seguito ai postumi infortunistici (doc. 232).
2.4.4. Prima di esprimersi in merito
il valore probante delle valutazioni mediche del
21 maggio 2015 del dr. med. _, del 2 febbraio 2016 del dr. med. _ e del 2 giugno 2017 del dr. med. _, il TCA è tenuto innanzitutto ad esaminare se il materiale raccolto durante il pedinamento di RI 1 poteva essere utilizzato dall'assicuratore convenuto.
2.4.5. A proposito di assicurati che sono stati oggetto di sorveglianza, va ricordata, la giurisprudenza sviluppata dal TF dopo la sentenza 61838/10 del 18 ottobre 2016 nella causa Vukota Bojic contro Svizzera (pubblicata in SVR 2017 UV nr. 9) - divenuta definitiva il 18 gennaio 2017 -, nella quale la terza sezione della Corte europea dei diritti dell’uomo, chiamata a pronunciarsi in una fattispecie in cui il TF aveva confermato la riduzione della rendita LAINF nel caso di un'assicurata vittima di un'incidente stradale sulla base delle prove raccolte da un investigatore privato che l'aveva sorvegliata dopo che si era rifiutata di sottoporsi ad un'ulteriore visita medica richiesta dall'assicuratore infortuni (STF 8C_629/2009 del 29 marzo 2010), ha tuttavia dichiarato (per 6 voti contro 1) che vi è stata una violazione dell’art. 8 CEDU (diritto al rispetto della vita privata e familiare) e (all'unanimità) che non vi è stata alcuna violazione dell'art. 6 CEDU (diritto ad un processo equo).
La Corte europea - ritenuto che l'assicuratore contro gli infortuni agiva in qualità di autorità pubblica e quindi il suo operato era imputabile allo Stato - ha osservato che: 1) l'assicuratore, pur attuando la sorveglianza su suolo pubblico, aveva leso il diritto al rispetto della vita privata rilevando sistematicamente dati a fini concreti; 2) gli atti contestati non erano contemplati dalla legge poiché le basi legali addotte non risultavano sufficientemente precise: non se ne evincevano in particolare né i presupposti o la durata della sorveglianza né le modalità di conservazione o di utilizzo dei dati ottenuti in quel modo. La Corte europea non ha ritenuto tuttavia che l'utilizzo delle prove ricavate dalla sorveglianza avesse pregiudicato l'equità procedurale nel suo complesso, dato che la ricorrente aveva avuto l'occasione di contestare le prove controverse e i Tribunali ne avevano motivato l'utilizzo.