Decision ID: c3c8555a-1ab4-5a8e-b163-8c599502a2bf
Year: 2012
Language: it
Court: CH_BVGE
Chamber: CH_BVGE_001
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: 

Fatti:
A.
Con decreto di accusa del 24 gennaio 2011, non impugnato e cresciuto in
giudicato, la Procura Pubblica del Cantone Ticino ha condannato
A._, cittadino pakistano, alla pena di 10 aliquote giornaliere per Fr.
30.- cadauna, per complessivi Fr. 300.-, sospesa condizionalmente per
un periodo di prova di 2 anni, in quanto ritenuto colpevole di infrazione al-
la legge federale sugli stranieri, in particolare per aver esercitato senza
permesso un'attività lucrativa in Svizzera dal 10 al 15 dicembre 2010 (art.
115 cpv. 1 lett. c della legge federale del 16 dicembre 2005 sugli stranieri
[LStr, RS 142.20]).
B.
Il 21 marzo 2011 l'Ufficio federale della migrazione (in seguito: UFM) ha
quindi pronunciato nei confronti di A._ un divieto di entrata valido
sino al 20 marzo 2014, nonché ha deciso la sua iscrizione nel sistema di
informazione Schengen-SIS. L'autorità federale ha motivato la propria
decisione indicando che A._, esercitando l'attività lucrativa quale
venditore ambulante senza autorizzazione, ha violato e minacciato la si-
curezza e l'ordine pubblico sul territorio svizzero (art. 67 LStr).
C.
Il 25 maggio 2011 A._ è insorto avverso la suddetta decisione, ad-
ducendo di aver inteso lavorare nel rispetto delle norme svizzere, ed in
particolare di aver ottenuto un regolare permesso di venditore ambulante
sul territorio svizzero, ma che alla scadenza dello stesso non è stato più
in grado di rinnovare. Infine a sostegno della propria richiesta egli ha sot-
tolineato di aver regolarmente ossequiato il pagamento della pena pecu-
niaria emanata nei suoi confronti.
D.
Con scritto dell'8 luglio 2011 il ricorrente ha chiesto di essere ammesso a
beneficio dell'assistenza giudiziaria, la quale, alla luce della documenta-
zione trasmessa l'8 agosto seguente, è stata accettata con decisione del
presente Tribunale il 30 agosto 2011.
E.
Chiamato a esprimersi in merito al suddetto ricorso, l'UFM ha ribadito le
proprie conclusioni con risposta del 22 settembre 2011, sottolineando in
particolare che "le argomentazioni addotte in sede di ricorso volte a mini-
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mizzare la gravità del comportamento tenuto dall'interessato" non con-
sentono di modificare il proprio apprezzamento.
F.
Con replica del 22 ottobre 2011, il ricorrente si è riconfermato nelle pro-
prie allegazioni di fatto e di diritto, sottolineando da una parte di non aver
più trovato l'Ufficio competente per il rinnovo del permesso quale vendito-
re ambulante e dall'altra di aver commesso le infrazioni di cui sopra in
"buona fede", poiché aveva inteso che il citato permesso non era più ne-
cessario.
G.
Invitato dal Tribunale a produrre copia del permesso di soggiorno italiano,
il ricorrente non ha dato alcun seguito a tale invito.

Diritto:
1.
1.1. Riservate le eccezioni previste all'art. 32 della legge del 17 giugno
2005 sul Tribunale amministrativo federale (LTAF, RS 173.32), giusta l'art.
31 LTAF il Tribunale amministrativo federale (di seguito: TAF o il Tribuna-
le) giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi dell'art. 5 dalla legge fede-
rale del 20 dicembre 1968 sulla procedura amministrativa (PA, RS
172.021) prese dalle autorità menzionate all'art. 33 LTF.
In particolare, le decisioni in divieto d'entrata in Svizzera rese dall'UFM - il
quale costituisce un'unità dell'amministrazione federale come definita
all'art. 33 let. d LTAF – possono essere impugnate dinanzi al TAF, il quale
statuisce in via definitiva (cfr. art. 1 cpv. 2 LTAF in relazione con l'art. 83
let. c cifra 1 della legge del 17 giugno 2005 sul Tribunale federale [LTF,
RS 173.110]).
1.2. Salvo i casi in cui la LTAF non disponga altrimenti, la procedura da-
vanti al Tribunale è retta dalla PA (art. 37 LTAF).
1.3. A._ ha il diritto di ricorrere (art. 48 cpv. 1 PA) e il suo ricorso,
presentato nella forma e nei termini prescritti dalla legge, è ricevibile (cfr.
art. 50 e 52 PA).
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2.
Ai sensi dell'art. 49 PA i motivi di ricorso sono la violazione del diritto fede-
rale, compreso l'eccesso o l'abuso del potere di apprezzamento, l'accer-
tamento inesatto o incompleto di fatti giuridicamente rilevanti nonché l'i-
nadeguatezza, nella misura in cui un'autorità cantonale non abbia giudi-
cato come autorità di ricorso. Il Tribunale applica d'ufficio il diritto federale
nella procedura ricorsuale e non è vincolato in alcun caso dai motivi del
ricorso (cfr. art. 62 cpv. 4 PA). Rilevante è in primo luogo la situazione di
fatto al momento del giudizio (cfr. DTAF 2011/1 consid. 2 e giurisprudenza
ivi citata).
3.
Dagli atti istruttori emerge che il ricorrente non ha potuto esprimersi in
merito alla decisione di divieto d'entrata prima della sua emanazione. Ne
discende che questo Tribunale deve in primo luogo analizzare quali siano
le conseguenze della violazione del suo diritto di essere sentito.
3.1. Per costante giurisprudenza, dal diritto di essere sentito, disciplinato
dall'art. 29 cpv. 2 della Costituzione federale della Confederazione Sviz-
zera del 18 aprile 1999 (Cost., RS 101) e ancorato, per quanto concerne
la procedura amministrativa federale, all'art. 29 PA e segg., deve in parti-
colare essere dedotto il diritto per l'interessato di esprimersi prima della
resa di una decisione sfavorevole nei suoi confronti, quello di fornire pro-
ve circa i fatti suscettibili di influire sul provvedimento, quello di poter
prendere visione dell'incarto e di partecipare all'assunzione delle prove, di
prenderne conoscenza e di determinarsi al riguardo (DTF 135 I 279, con-
sid. 2.3 e giurisprudenza ivi citata).
La giurisprudenza ha inoltre dedotto dal diritto di essere sentito l'ob-
bligo per l'autorità di motivare la sua decisione, così da permettere ai
destinatari e ad altri interessati di comprenderla, eventualmente di im-
pugnarla così da rendere possibile all'autorità di ricorso di esercitare
convenientemente il suo controllo (cfr. DTF 137 II 266 consid. 3.2; DTF
134 I 83 consid. 4.1 e giurisprudenza ivi citata, DTAF 2009/35 consid.
6.4.1; cfr. inoltre la sentenza del Tribunale federale 2A.496/2006 /
2A.497/2006 del 15 ottobre 2007 consid. 5.1.1). Si è in presenza di
una violazione del diritto di essere sentito se l'autorità non soddisfa al
suo obbligo di esaminare e di trattare i problemi pertinenti. Per adem-
piere a tali esigenze, è sufficiente che il giudice (o l'autorità) menzioni,
almeno brevemente, i motivi sui quali ha fondato la sua decisione, in
modo da permettere all'interessato di apprezzare la portata di
quest'ultima e di impugnarla in piena conoscenza di causa. In ge-
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nerale, la portata dell'obbligo di motivare dipende dalla complessità
della fattispecie da giudicare, dalla potenziale gravità delle con-
seguenze della decisione e dalle circostanze del singolo caso. Più la li-
bertà d'apprezzamento dell'autorità è ampia e più la misura adottata
arreca pregiudizio ai diritti dei singoli, più la decisione deve essere cir -
costanziata (cfr. DTF 112 Ia 107 consid. 2b; cfr. anche la sentenza del
Tribunale federale 2A.496/2006 / 2A.497/2006 precitata). Sebbene la
motivazione deve fare emergere le riflessioni dell'autorità in merito agli
elementi (di fatto o di diritto) essenziali che hanno influenzato la
decisione, l'autorità non è comunque tenuta a pronunciarsi su tutti i fat-
ti, argomentazioni e mezzi di prova invocati dalle parti, ma può per-
mettersi di limitarsi a quelli che, senza arbitrio, le sembrano decisivi
per la risoluzione della causa (cfr. DTF 133 I 270 consid. 3.1 e giu-
risprudenza ivi citata). Dal punto di vista formale, il diritto ad una mo-
tivazione è rispettata anche se la motivazione è implicita, risulta da di-
versi considerandi componenti la decisione oppure da rinvii ad altri atti.
Anche in questo caso, occorre però che ciò non ne ostacoli oltremodo
la comprensione o addirittura la precluda (cfr. sentenza del Tribunale
federale 2C_99/2011 del 6 ottobre 2011, consid. 3.2 e giurisprudenza
ivi citata).
3.2. Il diritto di essere sentito è una garanzia di natura formale, la cui
violazione implica, di principio, l'annullamento della decisione impu-
gnata a prescindere dalle possibilità di successo nel merito. Secondo
la prassi del Tribunale federale, tuttavia, una violazione di detto diritto
può essere sanata nell'ambito di una procedura di ricorso, qualora
l'autorità di ricorso disponga dello stesso potere di esame dell'autorità
decidente. La riparazione del vizio deve tuttavia, segnatamente in
presenza di gravi violazioni, rimanere l'eccezione, non fosse altro per-
ché la concessione successiva del diritto di essere sentito costituisce
sovente solo un surrogato imperfetto dell'omessa audizione preventi-
va. Una riparazione entra inoltre in linea di conto solo se la persona in-
teressata non abbia a subire pregiudizio dalla concessione successiva
del diritto di essere sentita, rispettivamente dalla sanatoria (cfr. DTF
135 I precitata, consid. 2.6.1 e giurisprudenza ivi citata; sentenza del
Tribunale federale 1C_112/2011 del 13 luglio 2011 consid. 2.1.3 e giu-
risprudenza ivi citata).
Inoltre, secondo il Tribunale federale, è giustificato rinunciare al rinvio di
una vertenza all'autorità inferiore anche in presenza di una grave viola-
zione della precitata garanzia, nella misura in cui tale agire rappresente-
rebbe unicamente una formalità eccessiva che provocherebbe inutili ritar-
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di inconciliabili con gli interessi del ricorrente (cfr. DTF 133 I 201 consid.
2.2 e giurisprudenza ivi citata).
3.3. Nella fattispecie che qui ci riguarda, l'interessato non è stato sentito
prima dell'emissione del provvedimento e la motivazione dell'UFM è
senz'altro succinta. Tuttavia il ricorrente ha potuto difendersi correttamen-
te e nell'ambito dello scambio degli scritti l'autorità inferiore ha preso po-
sizione in merito alle argomentazioni decisive. Parimenti A._ ha
avuto la possibilità di esprimersi liberamente di fronte ad un'autorità di ri-
corso la cui cognizione è altrettanto ampia che quella dell'autorità inferio-
re. Ciò posto il Tribunale ritiene che la violazione del diritto di essere sen-
tito è nella fattispecie sanata.
4.
4.1. A partire dal 12 dicembre 2008 sono entrati in vigore gli accordi ine-
renti alla normativa Schengen. Conformemente agli art. 94 cpv. 1 e 96
della Convenzione d'applicazione del 19 giugno 1990 dell'Accordo di
Schengen del 14 giugno 1985 relativo all'eliminazione graduale dei con-
trolli alle frontiere comuni (Convenzione di applicazione dell'Accordo di
Schengen [CAS], GU L 239 del 22 settembre 2000, pagg. 19-62) e all'art.
16 cpv. 2 e 4 della legge federale del 13 giugno 2008 sui sistemi d'infor-
mazione di polizia della Confederazione (LSIP, RS 361), i cittadini di Stati
non membri degli Accordi di associazione alla normativa di Schengen (e-
lencati nell'allegato 1 cifra LStr), i quali sono stati oggetto di un divieto
d'entrata vengono di principio segnalati ai fini della non ammissione nel
Sistema d'informazione Schengen ([SIS], cfr. anche art. 92 segg. CAS).
Una segnalazione nel SIS comporta di conseguenza il divieto d'entrata in
tutti gli stati membri dello spazio Schengen (cfr. art. 13 cpv. 1 del regola-
mento (CE) n. 562/2006 del parlamento europeo del consiglio del 15
marzo 2006 che istituisce un codice comunitario relativo al regime di at-
traversamento delle frontiere da parte delle persone [codice frontiere
Schengen, GU L105 del 13 aprile 2006, pagg. 1-32]). Tuttavia, qualora un
titolo di soggiorno sia stato rilasciato da uno stato membro, l'altro stato
membro che ha effettuato la segnalazione procede al ritiro di quest'ultima,
avendo però la facoltà di iscrivere lo straniero nel proprio elenco delle
persone segnalate (art. 25 CAS). Per motivi umanitari o obblighi di diritto
internazionale gli Stati membri possono tuttavia autorizzare l'accesso al
proprio territorio ad una persona iscritta nel SIS (art. 13 cpv. 1 in relazione
con l'art. 5 cpv. 4 lett. c codice frontiere Schengen).
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4.2. Il ricorrente non è cittadino di uno Stato membro dello spazio Schen-
gen, ma risiederebbe in Italia. Tuttavia, benché invitato a produrre il titolo
di soggiorno italiano nel quadro del presente ricorso entro il 23 aprile
2012, A._ non vi ha dato seguito. Ne discende che egli deve esse-
re considerato residente in Italia senza un valido permesso, con la con-
seguenza che la querelata decisione è stata a giusto titolo iscritta nel SIS
(cfr. art. 96 CAS).
5.
5.1. A seguito dello sviluppo dell'acquis di Schengen, con effetto a decor-
rere dal 1° gennaio 2011, è stato modificato l'art. 67 LStr, il quale discipli-
na il divieto d'entrata (Decreto federale che approva e traspone nel diritto
svizzero lo scambio di note tra la Svizzera e la CE concernente il recepi-
mento della direttiva CE sul rimpatrio [direttiva 208/115/Ce] RU 2010
5925 e FF 2009 7737).
5.2. Conformemente al nuovo art. 67 cpv. 2 LStr, l’UFM può vietare
l’entrata in Svizzera, ad uno straniero che ha violato o espone a pericolo
l’ordine e la sicurezza pubblici in Svizzera o all’estero (art. 67 cpv. 2 lett. a
LStr). Il divieto d’entrata è pronunciato per una durata massima di cinque
anni. Può essere pronunciato per una durata più lunga se l’interessato
costituisce un grave pericolo per l’ordine e la sicurezza pubblici (art. 67
cpv. 3 LStr). Infine l’autorità cui compete la decisione può, per motivi u-
manitari o altri motivi gravi, rinunciare a pronunciare un divieto d’entrata
oppure sospenderlo definitivamente o temporaneamente (art. 67 cpv. 5
LStr).
6.
6.1. Il divieto d'entrata non ha carattere penale bensì mira a lottare contro
le perturbazioni della sicurezza e dell'ordine pubblici; si tratta dunque di
una misura a carattere preventivo e non repressivo (cfr. Messaggio relati-
vo alla legge sugli stranieri dell'8 marzo 2002, FF 2002 pag. 3428). La si-
curezza e l’ordine pubblici nel senso dell'art. 67 LStr comprendono, tra i
beni giuridici da proteggere nel contesto della polizia, anche l'inviolabilità
dell'ordine giuridico obiettivo (cfr. Messaggio precitato, FF 2002 pag 3424;
cfr. anche RAINER J. SCHWEIZER / PATRICK SUTTER / NINA WIDMER, IN: RAI-
NER J. SCHWEIZER [ed.], Sicherheits- und Ordnungsrecht des Bundes,
SBVR Vol. III/1, Basilea 2008, Parte B cifra 13 con ulteriori riferimenti).
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6.2. L'ordinanza del 24 ottobre 2007 sull'ammissione, il soggiorno e l'atti-
vità lucrativa (OASA, RS 142.201), in particolare l'art. 80 cpv. 1 OASA,
sancisce che vi è violazione della sicurezza e dell'ordine pubblici in caso
di mancato rispetto di prescrizioni di legge e di decisioni delle autorità
(lett. a), in caso di mancato adempimento temerario di doveri di diritto
pubblico o privato (lett. b) o se la persona interessata approva o incorag-
gia pubblicamente un crimine contro la pace, un crimine di guerra, un
crimine contro l'umanità o un atto terroristico oppure fomenta l'odio contro
parti della popolazione (lett. c). Vi è esposizione della sicurezza e dell'or-
dine pubblici a pericolo, se sussistono indizi concreti che il soggiorno in
Svizzera dello straniero in questione porti con notevole probabilità ad una
violazione della sicurezza e dell'ordine pubblici (art. 80 cpv. 2 OASA). In
tal senso dovrà quindi essere emessa una prognosi negativa a meno che
i motivi che hanno condotto l'interessato ad agire violando la sicurezza e
l'ordine pubblici, non sussistano più (cfr. MARC SPESCHA / HANSPETER
THÜR / ANDREAS ZÜND / PETER BOLZLI, Migrationsrecht, Zürich 2009, art.
67 LStr, cifra 2). In proposito va detto che i reati perpetrati contro le nor-
me del diritto degli stranieri, rappresentano delle violazioni di legge e
possono dunque in quanto tali condurre all'emissione di un divieto d'en-
trata (cfr. Messaggio precitato, FF 2002 pag. 3429).
7.
7.1. Giusta l'art. 11 cpv. 1 LStr, lo straniero che intende esercitare un'atti-
vità lucrativa in Svizzera necessita di un permesso indipendentemente
dalla durata del soggiorno. Il permesso va richiesto all'autorità competen-
te per il luogo di lavoro previsto. È considerata attività lucrativa, poco im-
porta se svolta a titolo gratuito od oneroso, qualsiasi attività dipendente o
indipendente normalmente esercitata dietro compenso (art. 11 cpv. 2
LStr). Una regolamentazione speciale è prevista invece per lo straniero
che fornisce una prestazione di servizi transfrontaliera, il quale necessita
di un permesso se la sua attività lucrativa supera otto giorni per anno civi-
le (art. 14 cpv. 1 OASA). Tuttavia qualora l'attività esercitata sia il com-
mercio ambulante il permesso deve essere ottenuto indipendentemente
dalla durata del soggiorno (art. 14 cpv. 3 let. d OASA).
7.2. Nella fattispecie, con decreto d'accusa del 16 maggio 2011, cresciuto
in giudicato, la Procura pubblica del Cantone Ticino ha riconosciuto il ri-
corrente colpevole di esercizio di un'attività lucrativa (venditore ambulan-
te) senza alcun permesso nel periodo dal 10 al 15 dicembre 2010.
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Con il ricorso in esame A._ non ha negato di aver esercitato l'atti-
vità quale venditore ambulante nel periodo sopra indicato, ma ha sottoli-
neato da una parte di non aver più trovato l'ufficio dove riottenere il per-
messo e dall'altra di aver ritenuto in buona fede che il permesso per eser-
citare un'attività lucrativa in Svizzera segnatamente la vendita di oggetti-
stica di bigiotteria non fosse più necessario.
7.3. Con riferimento alla nozione di buona fede in esame occorre diffe-
renziare tra la buona fede intesa come mancata consapevolezza dell'illi-
ceità ("Unrechtsbewusstsein"), per cui talvolta la giurisprudenza ammette
il comportamento mantenuto dall'individuo in violazione delle disposizioni
legali, e la questione di sapere se l'interessato, facendo uso dell'attenzio-
ne che le circostanze permettevano di esigere da lui, avrebbe potuto e
dovuto riconoscere il vizio giuridico esistente. La consapevolezza o meno
dell'illiceità dell'atto o dell'omissione è una questione di fatto, mentre sa-
pere se una persona abbia fatto prova dell'attenzione ragionevolmente
esigibile, è una questione di diritto (DTF 122 V 221 consid. 3 pag. 223 e
riferimenti; DLA 1998 no. 41 pag. 237 consid. 3; sentenza 8C_383/2007
del 15 luglio 2008 consid. 7.1).
In concreto non occorre chinarsi sulla problematica e sapere se un'even-
tuale mancata consapevolezza d'illiceità avrebbe potuto rendere lecito e
senza conseguenze il comportamento omissivo del ricorrente. Infatti dalle
risultanze istruttorie emerge che A._ richiese ed ottenne con suc-
cesso il permesso di esercitare l'attività di venditore ambulante dall'ago-
sto 2008 all'agosto 2009, ciò che testimonia la conoscenza della procedu-
ra di ottenimento del permesso a differenza di quanto da egli preteso. I-
noltre l'interessato non ha allegato alcun elemento fattuale che comprovi
una modifica della procedura di ottenimento del permesso che abbia po-
tuto trarlo in inganno.
7.4. Ne discende che l'attività quale venditore ambulante svolta dal ricor-
rente in diverse località del Canton Ticino tra il 10 e il 15 dicembre 2010,
è da considerare un'attività lucrativa quale venditore ambulante esercitata
senza permesso in violazione dell'art. 14 cpv. 3 LStr. Ne è seguito giu-
stamente l'applicazione delle disposizioni penali in particolare l'art. 115
cpv. 1 let. c LStr, che punisce colui che esercita senza permesso un'attivi-
tà lucrativa in Svizzera.
Pertanto, alla luce di quanto sopra esposto, il ricorrente avendo violato le
normative vigenti in materia di diritto degli stranieri, la decisione dell'auto-
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Pagina 10
rità amministrativa dell'UFM relativa all'emanazione di un divieto di entra-
ta nei suoi confronti è giustificata.
8.
Essendo la decisione di divieto d'entrata confermata nel suo principio, re-
sta ora da stabilire se la durata della misura di allontanamento adottata
dall'UFM, prevista sino al 20 marzo 2014, rispetta il principio di proporzio-
nalità.
8.1. A tale proposito occorre esaminare, se la durata del provvedimento
amministrativo è stata fissata nel rispetto dell'esercizio del potere d'ap-
prezzamento, prestando particolare attenzione al principio della propor-
zionalità. Sotto questo aspetto è necessario procedere ad una corretta
ponderazione degli interessi in causa: quello pubblico della Svizzera al
mantenimento del divieto d'entrata e quello privato del ricorrente a potervi
entrare. Rilevanti sono le particolarità del comportamento illecito, la situa-
zione personale della persona interessata e la rilevanza del bene giuridi-
co minacciato o violato (cfr. ULRICH HÄFELIN/GEORG MÜLLER/FELIX
UHLMANN, Allgemeines Verwaltungsrecht, 6 a ed. integralmente rielabora-
ta, Zurigo/San Gallo 2010, cifra 613 segg.). In particolare è necessario
che il provvedimento appaia essenziale ed idoneo a raggiungere lo scopo
perseguito dalla misura amministrativa e che sussista un rapporto ragio-
nevole fra lo scopo perseguito e la restrizione alla libertà personale che
ne consegue (DTF 136 IV 97 consid. 5.2.2, DTF 135 I 176 consid. 8.1,
DTF 133 I 110 consid. 7.1 e giurisprudenza ivi citata). Di principio l'inte-
resse pubblico al mantenimento di provvedimenti amministrativi nel con-
testo della polizia degli stranieri è da considerarsi elevato.
8.2. Per quanto riguarda l'interesse privato del ricorrente, dalle risultanze
istruttorie emerge che A._ ha la propria famiglia in Pakistan, che
soggiorna e lavora perlopiù in Italia, senza apparentemente alcun legame
con la Svizzera. D'altra parte occorre però rilevare che egli non ha com-
messo crimini particolarmente efferati, in quanto ha esercitato un'attività
lucrativa senza permesso durante un periodo estremamente breve, ossia
per 5 giorni. Inoltre egli ha già beneficiato di un permesso per attività lu-
crativa quale venditore ambulante in Svizzera, in particolare nel Canton
Berna, senza commettere alcuna infrazione all'ordinamento giuridico
svizzero.
In queste circostanze, la ponderazione degli interessi in presenza condu-
ce a considerare che se da una parte l'interesse pubblico all'emanazione
di una misura di allontanamento è dato, dall'altra deve essere riconosciu-
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to una sproporzionalità nella misura adottata dall'autorità di prime cure, i
cui effetti devono essere limitati alla data della presente sentenza.
9.
Ne discende che la decisione impugnata non è conforme al diritto federa-
le (cfr. 49 PA) e deve essere riformata; il ricorso deve essere parzialmen-
te accolto nel senso che la misura di allontanamento è limitata alla data
della presente sentenza.
10.
Visto l'esito della procedura, le spese processuali ridotte (art. 63 cpv. 1
seconda frase PA) devono essere messe a carico del soccombente. Tut-
tavia alla luce della domanda di esonero delle stesse, accolta dal Tribuna-
le con decisione incidentale del 30 agosto 2011, il ricorrente è esentato
dal pagamento di ogni importo (art. 65 cpv. 1 PA).
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