Decision ID: 1da0cf99-d3b7-411a-9079-45400f9060c8
Year: 2022
Language: it
Court: CH_BVGE
Chamber: CH_BVGE_001
Canton: CH
Region: Federation
Law Area: 

Fatti:
A.
L’interessato, dichiaratosi cittadino siriano, ha depositato una domanda
d’asilo in Svizzera il 18 ottobre 2016.
B.
Sentito sui motivi d’asilo alla base della sua domanda, egli ha dichiarato,
in sostanza e per quanto qui di rilievo, di essere nato a Damasco pur
essendo originario di Quneitra (in arabo: القنيطرة, al-Qunayṭra) nei pressi
delle alture del Golan. Trasferitosi in Libano all’età di due anni, vi avrebbe
risieduto sino al 2016 munito di un permesso di soggiorno rinnovabile
semestralmente. Ha quindi addotto di essersi recato nel suo presunto
Paese d’origine in sole due occasioni nel 2009 onde richiedere e ritirare il
proprio documento di identità. Una volta giunto in scadenza il suo titolo di
soggiorno libanese, e meglio, il 27 settembre 2016, egli sarebbe stato
fermato ad un posto di blocco e detenuto per 5 giorni. Rilasciato previa
notificazione di un foglio di via, avrebbe lasciato il Libano l’8 ottobre 2016
(cfr. atto SEM A13).
C.
A sostegno della sua versione dei fatti il richiedente l’asilo ha versato agli
atti un documento originale in formato fototessera, ch’egli ha preteso
essere la predetta carta d’identità siriana (ufficialmente: bitaqa shakhsiya)
rilasciata l’11 agosto 2009 a Damasco.
D.
Il 14 settembre 2018 l’autorità inferiore, per il tramite del Servizio
identificazione e consultazione visa, ha sottoposto tale mezzo di prova ad
un’analisi di autenticità. Secondo il consequenziale rapporto si tratterebbe
manifestamente di una contraffazione.
E.
Il 9 ottobre 2018, all’interessato è stata concessa la facoltà di esprimersi
oralmente sulle risultanze degli accertamenti di cui sopra.
F.
Con decisione del 31 marzo 2020, notificata il 7 aprile 2020, la SEM ha
respinto la succitata domanda d’asilo pronunciando nel contempo
l’allontanamento del richiedente dalla Svizzera e non intravedendo ostacoli
all’esecuzione di tale misura.
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G.
Il 4 maggio 2020, dopo aver già indirizzato al Tribunale amministrativo
federale (di seguito: il Tribunale), l’8 aprile 2020, uno scritto con cui egli
chiedeva una proroga per lasciare il Paese, il richiedente l’asilo è insorto
avverso la precitata decisione chiedendone l’annullamento, il
riconoscimento dello statuto di rifugiato e la concessione dell’asilo in
Svizzera; in subordine la ritrasmissione degli atti alla SEM per una nuova
decisione; contestualmente di essere esentato dal versamento delle spese
processuali e del relativo anticipo, con protestate spese e ripetibili.
H.
Con decisione incidentale del 27 maggio 2020, il Tribunale ha respinto la
domanda di assistenza giudiziaria invitando l’insorgente a versare un
anticipo di CHF 750.– a copertura delle presunte spese processuali,
somma tempestivamente corrisposta da quest’ultimo.
Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti negli scritti verranno ripresi nei
considerandi qualora risultino decisivi per l’esito della vertenza.

Diritto:
1.
Le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla LTF,
in quanto la legge sull’asilo (LAsi, RS 142.31) non preveda altrimenti (art. 6
LAsi). La presente procedura è retta dal diritto anteriore (cfr. Disposizioni
transitorie della modifica del 25 settembre 2015 cpv. 1).
Fatta eccezione per le decisioni previste all’art. 32 LTAF, il Tribunale, in virtù
dell’art. 31 LTAF, giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi dell’art. 5 PA
prese dalle autorità menzionate all’art. 33 LTAF. La SEM rientra tra dette
autorità (art. 105 LAsi). L’atto impugnato costituisce una decisione ai sensi
dell’art. 5 PA.
Il ricorrente ha partecipato al procedimento dinanzi all’autorità inferiore, è
particolarmente toccato dalla decisione impugnata e vanta un interesse
degno di protezione all’annullamento o alla modificazione della stessa
(art. 48 cpv. 1 PA). Pertanto è legittimato ad aggravarsi contro di essa.
I requisiti relativi ai termini di ricorso (vart. 108 cpv. 1 LAsi), alla forma e al
contenuto dell’atto di ricorso (art. 52 PA) sono soddisfatti.
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Occorre pertanto entrare nel merito del ricorso.
2.
Con ricorso al Tribunale, possono essere invocati la violazione del diritto
federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti giuridicamente
rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi) e, in materia di diritto degli stranieri, pure
l’inadeguatezza ai sensi dell’art. 49 PA (cfr. DTAF 2014/26 consid. 5). Il
Tribunale non è vincolato né dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4 PA), né dalle
considerazioni giuridiche della decisione impugnata, né dalle
argomentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2).
3.
Ai sensi dell’art. 111a cpv. 1 LAsi si rinuncia allo scambio degli scritti.
4.
4.1 Nella decisione impugnata, la SEM, dopo aver giudicato contraffatto il
documento d’identità prodotto dal ricorrente, ha ritenuto integralmente
inverosimile la sua versione dei fatti, a partire dall’asserita cittadinanza
siriana. Confrontato con gli indizi di falsificazione constatati dal servizio
specializzato, il ricorrente non avrebbe fornito allegazioni concludenti. Su
questi presupposti, l’autorità resistente è partita dal presupposto che
l’insorgente, che pure avrebbe asserito di aver vissuto per larga parte della
sua vita in Libano e di essere nato da madre libanese, non abbia dimostrato
una reale volontà a chiarire la sua cittadinanza. Con ciò, nemmeno i timori
inerenti un rientro in Siria sarebbero verosimili.
4.2 Nel gravame l’insorgente ribadisce nuovamente di aver ottenuto
legalmente il documento di identità presentato all’attenzione dell’autorità
inferiore. Aggiunge di non disporre, suo malgrado, di ulteriori argomenti atti
a confutare le conclusioni cui è giunta la SEM né dei mezzi finanziari
necessari all’allestimento di una controperizia. Non di meno, il ricorrente
sottolinea di non aver riconosciuto trattarsi di un documento falso, bensì di
aver semplicemente dichiarato che forse l’inchiostro si sarebbe guastato
poiché lasciato nella plastificazione, della cui contraffazione egli non
sarebbe stato al corrente. Il richiedente l’asilo rivendica poi di aver
suggerito all’autorità resistente di procedere con ulteriori verifiche, ad
esempio per mezzo dell’ambasciata, richiesta a cui non sarebbe stato dato
alcun riscontro.
5.
5.1 La Svizzera, su domanda, accorda asilo ai rifugiati secondo le
disposizioni della LAsi (art. 2 LAsi). L’asilo comprende la protezione e lo
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statuto accordati a persone in Svizzera in ragione della loro qualità di
rifugiato. Esso include il diritto di risiedere in Svizzera.
5.2 Sono rifugiati le persone che, nel Paese d’origine o d’ultima residenza,
sono esposte a seri pregiudizi a causa della loro razza, religione,
nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo sociale o per le loro
opinioni politiche, ovvero hanno fondato timore d’essere esposte a tali
pregiudizi. Sono pregiudizi seri segnatamente l’esposizione a pericolo della
vita, dell’integrità fisica o della libertà, nonché le misure che comportano
una pressione psichica insopportabile (art. 3 cpv. 2 LAsi).
5.3 A tenore dell’art. 7 cpv. 1 LAsi, chiunque domanda asilo deve provare
o per lo meno rendere verosimile la sua qualità di rifugiato. La qualità di
rifugiato è resa verosimile se l’autorità la ritiene data con una probabilità
preponderante (art. 7 cpv. 2 LAsi). Sono inverosimili in particolare le
allegazioni che su punti importanti sono troppo poco fondate o
contraddittorie, non corrispondono ai fatti o si basano in modo
determinante su mezzi di prova falsi o falsificati (art. 7 cpv. 3 LAsi).
5.4 La prova della cittadinanza di un richiedente asilo, in quanto
componente dell’identità, soggiace ad un apprezzamento di
verosimiglianza giusta i criteri di cui all’art. 7 LAsi (cfr. sentenza del
Tribunale D-3369/2017 del 22 marzo 2019 consid. 6.2; Giurisprudenza ed
informazioni della Commissione svizzera di ricorso in materia d’asilo
[GICRA] 2005 n° 8 consid. 3). Differentemente dai casi di inganno
sull’identità ai sensi dell’art. 36 cpv. 1 lett. a LAsi, laddove la prova dello
stesso spetta all’autorità di prima istanza (cfr. sentenza del Tribunale D-
3074/2015 del 17 maggio 2017 consid. 3.2 e riferimenti citati), l’onere
incombe all’insorgente (cfr. sentenza D-3369/2017 consid. 6.4; per
maggiori sviluppi DTAF 2019 I/6 consid. 5.1 – 5.4).
5.5 Inoltre, sebbene nelle procedure d’asilo ‒ così come nelle altre
procedure di natura amministrativa ‒ si applichi il principio inquisitorio
(cfr. 6 LAsi in relazione con l’art. 12 PA, art. 106 cpv. 1 lett. b LAsi; DTAF
2015/1 consid. 4.2), tale massima non dispensa le parti dal dovere di
collaborare all’accertamento dei fatti ed in modo particolare dall’onere di
provare quanto sia in loro facoltà e quanto l’amministrazione non sia in
grado di delucidare con mezzi propri (art. 13 PA; DTAF 2019 I/6 consid.
5.1). Se la parte rifiuta di dare il proprio contributo al chiarimento della
fattispecie per ciò che ci si può ragionevolmente attendere da essa,
l’autorità può tenerne conto a suo sfavore nell’apprezzamento delle prove
e, in determinate circostanze, può esimersi dall’indagare ulteriormente (cfr.
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per maggiori sviluppi DTF 130 II 482 consid. 3.2; DTAF 2015/1 consid. 4.2
e seg.; sentenza del Tribunale federale 2A.669/2005 del 10 maggio 2006
consid. 3.5.2).
6.
6.1 Nel caso in narrativa v’è da rilevare che il solo documento di identità
versato agli atti dall’insorgente è stato sottoposto ad un’analisi presso la
sezione Identificazione e Consultazione visti dell’autorità inferiore.
Quest’ultimo servizio ha reputato che detto mezzo di prova sarebbe
inequivocabilmente il prodotto di una contraffazione e ciò sulla base di
diversi indicatori. In primo luogo, la carta di identità sarebbe priva di
elementi sicurezza UV. La qualità della stampa di fondo e della
personalizzazione non corrisponderebbe dipoi agli standard di un
documento originale. L’inchiostro variabile sullo stemma della Repubblica
Araba di Siria sarebbe un’imitazione.
6.2 Ora, questo Tribunale, dopo aver a sua volta esaminato il documento
e preso conoscenza del rapporto emesso dalla sezione Identificazione e
Consultazione, nonché del materiale comparativo disponibile, ritiene che
non vi sia motivo di scostarsi dalle conclusioni cui è giunta l’autorità
inferiore. In effetti, le difformità segnalate appaiono significative e di
indubbia pertinenza per la valutazione della fedefacenza del mezzo di
prova. Le stesse sono peraltro state espressamente sottoposte
all’insorgente già nel corso della procedura di prima istanza. Questi si è
sostanzialmente limitato a rivendicare l’autenticità della carta d’identità e a
ricondurre parte delle difformità all’invecchiamento della stessa. Egli non
ha però contestato, né in tale sede, né tantomeno nel proprio allegato
ricorsuale, gli indicatori di falsificazione in quanto tali. Non ha
effettivamente ammesso di essersi procurato un documento falso, ma
nemmeno ha messo in discussione quanto emerso dagli accertamenti
svolti. Così, indipendentemente dalla questione a sapere se possano o
meno essere intese nel senso di un riconoscimento circa la non autenticità
del mezzo di prova, le argomentazioni dell’insorgente appaiono
palesemente inconferenti.
6.3 Peraltro, nell’ambito della diaspora siriana è notoria e ben referenziata
la disponibilità all’acquisto di tale tipologia di documenti (cfr. The Guardian,
How easy is it to buy a fake Syrian passport?, consultato il 01.02.2022
all’indirizzo < https://www.theguardian.com/world/2015/nov/17/how-easy-
is-it-to-buy-fake-syrian-passport >). Conto tenuto di questi elementi,
nemmeno si rendeva in concreto necessario raccogliere ulteriori
informazioni. Sebbene nel diritto amministrativo la parte abbia di principio
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il diritto di richiedere l’assunzione di prove all’autorità (art. 33 cpv. 1 PA),
una tale richiesta deve invero vertere su fatti che non si evincono già
dall’incarto (cfr. DTF 131 I 153, consid. 3; sentenza del Tribunale
amministrativo federale A-3056/2015 del 22 dicembre 2016 consid. 3.1.3).
6.4 Già solo su questi presupposti, si può concludere che il ricorrente non
abbia reso verosimile la sua cittadinanza siriana. Così, nemmeno le
allegazioni riguardanti le problematiche riscontrare in Libano a causa della
presunta condizione di esule come pure i timori circa l’eventualità di dover
fare ritorno in Siria ossequiano le condizioni di cui all’art. 7 LAsi.
7.
La SEM ha pertanto a giusto titolo negato la qualità di rifugiato al ricorrente.
Il ricorso, sul punto di questione dell’asilo e della qualità di rifugiato va
conseguentemente respinto.
8.
Se respinge la domanda d’asilo o non entra nel merito, la SEM pronuncia,
di norma, l’allontanamento dalla Svizzera e ne ordina l’esecuzione; tiene
però conto del principio dell’unità della famiglia (art. 44 LAsi).
Il ricorrente non adempie le condizioni in virtù delle quali la SEM avrebbe
dovuto astenersi dal pronunciare l’allontanamento dalla Svizzera (art. 14
cpv. 1 e 2 nonché art. 44 LAsi come pure art. 32 dell’ordinanza 1 sull’asilo
relativa a questioni procedurali dell’11 agosto 1999 [OAsi 1, RS 142.311];
DTAF 2013/37 consid. 4.4).
Pertanto, anche la pronuncia dell’allontanamento va confermata.
9.
Per quanto concerne l’esecuzione dell’allontanamento, per rinvio
dell’art. 44 LAsi, l’art. 83 LStrI (RS 142.20) prevede che la stessa sia
ammissibile (cpv. 3), esigibile (cpv. 4) e possibile (cpv. 2). In caso di non
adempimento di una di queste condizioni, la SEM dispone l’ammissione
provvisoria (art. 44 LAsi e art. 83 cpv. 1 LStrI).
10.
10.1 A questo soggetto, la SEM ha preliminarmente contestualizzato i limiti
all’accertamento dei fatti d’ufficio derivanti dalla mancata collaborazione
del richiedente asilo. Su questi presupposti non ha rilevato l’esistenza di
ostacoli all’esecuzione dell’allontanamento.
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10.2 Nella propria impugnativa, il ricorrente non censura la valutazione
dell’autorità resistente su tale punto di questione.
11.
11.1 Secondo prassi costante del Tribunale, circa l’apprezzamento degli
ostacoli all’esecuzione dell’allontanamento, vale lo stesso apprezzamento
della prova consacrato al riconoscimento della qualità di rifugiato, ovvero il
ricorrente deve provare o per lo meno rendere verosimile l’esistenza di un
ostacolo all’esecuzione dell’allontanamento (cfr. DTAF 2011/24
consid. 10.2). Inoltre, lo stato di fatto determinante in materia di esecuzione
dell’allontanamento è quello che esiste al momento in cui si statuisce (cfr.
DTAF 2009/51 consid. 5.4).
11.2 In applicazione dei principi esposti sub. consid. 5.5, quando
l’interessato, con il suo comportamento, impedisce all’autorità di accertare
se egli risulti esposto o meno a pericolo nel paese di provenienza,
l’esecuzione dell’allontanamento non può essere evitata (cfr. WALTER
KÄLIN, Grundriss des Asylverfahrens, Basel und Frankfurt am Main, 1990,
pag. 262; si veda anche DTAF 2014/12 consid. 5.9). Ciò è segnatamente
il caso quando il richiedente asilo non collabora alla delucidazione della
sua cittadinanza rendendo de facto impossibile l’esame degli ostacoli
all’esecuzione dell’allontanamento verso il suo reale paese d’origine (cfr.
sentenze del Tribunale D-2640/2017 del 15 luglio 2019 consid. 6.3 e D-
4895/2013 del 21 novembre 2013 consid. 7.2). Non è infatti compito delle
autorità elvetiche competenti in materia d’asilo ricercare, in assenza di
indicazioni da parte del richiedente, eventuali impedimenti riguardanti un
paese ipotetico (cfr. sentenze del Tribunale D-620/2017 del 15 febbraio
2018 consid. 6.2; D-3921/2015 del 5 agosto 2016 consid. 7.2). Nello stesso
senso, nulla osta all’esecuzione dell’allontanamento quando la stessa è
subordinata al soddisfacimento di determinati fattori favorevoli (cfr. DTAF
2011/7 consid. 9.9) ed il ricorrente fornisce indicazioni fuorvianti circa la
sua situazione personale la cui entità è tale da non permettere all’autorità
d’asilo di determinare se egli rientra o meno in suddetti criteri (cfr. sentenza
del TribunaleD-4497/2017 del 10 gennaio 2020 consid. 12). In tale ultima
eventualità, qualora l’autorità si convinca che l’interessato abbia agito di
sorta onde occultare l’esistenza di alcuni fattori favorevoli (quali ad
esempio la presenza di famigliari) essa sarà per logica conseguenza
legittimata a considerare adempiuta la circostanza dissimulata (cfr. a titolo
esemplificativo sentenze del Tribunale D-1973/2017 consid. 11; D-
3174/2015 del 17 novembre 2016 consid. 6.3.4; E-5724/2014 del 30 marzo
2014 consid. 4.3).
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11.3 A norma dell’art. 83 cpv. 3 LStrI l’esecuzione dell’allontanamento non
è ammissibile quando comporterebbe una violazione degli impegni di diritto
internazionale pubblico della Svizzera. La portata di detta norma non si
esaurisce nella massima del divieto di respingimento. Anche altri impegni
di diritto internazionale della Svizzera possono essere ostativi
all’esecuzione del rimpatrio in particolare l’art. 3 CEDU o l’art. 3 della
Convenzione contro la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, inumani
o degradanti del 10 dicembre 1984 (Conv. tortura, RS 0.105). La Corte
europea dei diritti dell’uomo (CorteEDU) ha più volte ribadito che la sola
possibilità di subire dei maltrattamenti dovuti a una situazione di
insicurezza generale o di violenza generalizzata nel Paese di destinazione
non è sufficiente per ritenere una violazione dell’art. 3 CEDU. Spetta infatti
all’interessato provare o rendere verosimile l’esistenza di seri motivi che
permettano di ritenere che egli correrà un reale rischio («real risk») di
essere sottoposto, nel Paese verso il quale sarà allontanato, a trattamenti
contrari a detti articoli (cfr. DTAF 2013/27 consid. 8.2 e relativi riferimenti).
11.4 Nel caso in narrativa, come già segnalato dall’autorità inferiore, non vi
è modo di esprimersi in piena cognizione di causa sull’ammissibilità
dell’esecuzione dell’allontanamento verso un Paese ipotetico. Peraltro, il
principio di non-refoulement protegge unicamente le persone alle quali è
stata riconosciuta la qualità di rifugiato. In siffatte circostanze non v’è inoltre
motivo di considerare l’esistenza di un rischio personale, concreto e serio
per l’insorgente di essere esposto, nel suo Paese d’origine ad un
trattamento proibito ai sensi dell’art. 3 CEDU o dell’art. 3 Conv. tortura.
11.5 Pertanto, come rettamente ritenuto nel giudizio litigioso, l’esecuzione
dell’allontanamento è ammissibile ai sensi delle norme di diritto pubblico
internazionale nonché della LAsi.
12.
12.1 Giusta l’art. 83 cpv. 4 LStrI l’esecuzione non può essere
ragionevolmente esigibile qualora, nello stato di origine o di provenienza,
lo straniero venisse a trovarsi concretamente in pericolo in seguito a
situazioni quali guerra, guerra civile, violenza generalizzata o emergenza
medica.
Nel caso di specie, visto quanto esposto sub. consid. 11.2. e 12.2,
l’esecuzione dell’allontanamento può essere considerata anche
ragionevolmente esigibile, facendo difetto indicazioni contrarie convincenti
(cfr. sentenza del Tribunale D-1886/2019 del 9 novembre 2020 consid.
11.6).
https://www.swisslex.ch/DOC/ShowLawViewByGuid/a9c93e17-07c7-4ad9-ac08-f9da47f8f369/3572bcc7-d292-44fd-99ab-e2d1f3eca9a5?source=document-link&SP=5|zpixhk
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13.
In ultima analisi, non risultano impedimenti neppure dal profilo della
possibilità dell’esecuzione dell’allontanamento (art. 44 LAsi ed art. 83
cpv. 2 LStrI).
L’esecuzione dell’allontanamento è dunque pure possibile.
14.
Ne discende che la SEM con la decisione impugnata non ha violato il diritto
federale né abusato del suo potere d’apprezzamento ed inoltre non ha
accertato in modo inesatto o incompleto i fatti giuridicamente rilevanti
(art. 106 cpv. 1 LAsi), altresì, per quanto censurabile, la decisione non è
inadeguata (art. 49 PA), per il che il ricorso va respinto.
15.
Visto l’esito della procedura, le spese processuali di CHF 750.–, che
seguono la soccombenza, sono poste a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1
e 5 PA; nonché art. 3 lett. b del regolamento sulle tasse e sulle spese
ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del
21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]) e sono prelevate sull’anticipo
spese di CHF 750.– versato il 5 giugno 2020.
16.
La presente decisione non concerne persone contro le quali è pendente
una domanda di estradizione presentata dallo Stato che hanno
abbandonato in cerca di protezione per il che non può essere impugnata
con ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale
(art. 83 lett. d cifra 1 LTF).
La pronuncia è quindi definitiva.
(dispositivo alla pagina seguente)
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