Decision ID: 60938c82-8317-5a59-8b07-7483d31ce961
Year: 2021
Language: it
Court: TI_TRAC
Chamber: TI_TRAC_006
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: civil_law

ritenuto
in fatto:
A.
Con precetto esecutivo n. _ emesso il 16 luglio 2019 dall’Ufficio d’esecuzione di Bellinzona, la Confederazione Svizzera ha escusso RE 1 per l’incasso di fr. 17'346.65, indicando quale causa del credito:
“Ripresa dell’ACB numero _ per un importo di fr. 17'346.65 del 19.06.2007 – ACB con esecuzione archiviata in _”
.
B.
Avendo RE 1 interposto opposizione al precetto esecutivo, con istanza del 16 marzo 2020 la Confederazione Svizzera ne ha chiesto il rigetto provvisorio alla Pretura del Distretto di Bellinzona. Nel termine impartito, la convenuta si è opposta all’istanza con osservazioni scritte del 2 giugno 2020.
C.
Statuendo con decisione del 24 giugno 2020, il Pretore ha accolto l’istanza e rigettato in via provvisoria l’opposizione interposta dalla convenuta, ponendo a suo carico le spese processuali di complessivi fr. 120.– e un’indennità di fr. 80.– a favore dell’istante.
D.
Contro la sentenza appena citata RE 1 è insorta
a questa Camera
con un reclamo del 5 luglio 2020
per ottenerne – implicitamente – l’annullamento e la reiezione dell’istanza, nonché l’accoglimento
“dell’opposizione della sentenza del 23 giugno 2005 e della decisione della seconda Camera civile del Tribunale d’appello dell’8 maggio 2006”
. Stante il prevedibile esito dell’odierno giudizio, il reclamo non è stato notificato alla controparte per osservazioni.

Considerando
in diritto: 1.
La sentenza impugnata – emanata in materia di rigetto dell’opposizione – è una decisione di prima istanza finale e inappellabile (art. 309 lett. b n. 3 CPC), contro cui è dato il rimedio del reclamo (art. 319 lett. a CPC) alla Camera di esecuzione e fallimenti (CEF) del Tribunale d’appello (art. 48 lett. e n. 1 LOG) senza riguardo al valore litigioso.
1.1
Pronunciata in procedura sommaria (art. 251 lett. a CPC), la decisione è impugnabile entro dieci giorni dalla notificazione (art. 321 cpv. 2 CPC). Visto che la notifica è avvenuta in concreto a RE 1 il 26 giugno 2020, il termine d’impugnazione è scaduto lunedì 6 luglio. Presentato quello stesso giorno (data del timbro postale), il reclamo è dunque tempestivo.
1.2
La Camera decide in linea di principio in base agli atti di causa della giurisdizione inferiore (art. 327 cpv. 1 e 2 CPC), limitando il suo esame, fatte salve carenze manifeste, alle censure motivate
(art. 321 cpv. 1 CPC) contenute nel reclamo (DTF 142 III 417 consid. 2.2.4).
Secondo l’art. 320 CPC con il reclamo possono essere censurati sia l’applicazione errata del diritto sia l’accertamento manifestamente errato dei fatti, fermo restando che sono inammissibili conclusioni, allegazioni di fatti e mezzi di prova nuovi (art. 326 cpv. 1 CPC).
2.
In virtù dell’art. 82 LEF, il giudice pronuncia il rigetto provvisorio dell’opposizione ove il credito posto in esecuzione sia fondato su un riconoscimento di debito constatato mediante atto pubblico o scrittura privata (cpv. 1), a meno che l’escusso sollevi e giustifichi immediatamente eccezioni tali da infirmare il riconoscimento di debito (cpv. 2). La procedura di rigetto è una procedura documentale
(Aktenprozess)
, il cui scopo non è di accertare l’esistenza del credito posto in esecuzione bensì l’esistenza di un titolo esecutivo. Il giudice verifica solo la forza probante del titolo prodotto dal creditore – la sua natura formale – e vi conferisce forza esecutiva ove l’escusso non renda immediatamente verosimili eccezioni liberatorie (DTF 132 III 142 consid. 4.1.1). La decisione di rigetto provvisorio dispiega solo effetti di diritto esecutivo, senza regiudicata quanto all’esistenza del credito (DTF 136 III 587 consid. 2.3). Il pronunciato, quindi, non priva le parti del diritto di sottoporre nuovamente il litigio al giudice ordinario (art. 79 o 83 cpv. 2 LEF; DTF 136 III 530 consid. 3.2).
3.
Nella decisione impugnata il Pretore ha anzitutto constatato che l’attestato di carenza beni emesso il 19 giugno 2007 dall’Ufficio di esecuzione e fallimenti di Bellinzona per fr. 17'346.65 prodotto dall’istante costituisce un valido titolo di rigetto provvisorio dell’opposizione. Ha d’altronde ritenuto che le eccezioni sollevate dalla convenuta, oltre ad essere prive di qualsivoglia supporto documentale, sono ad ogni modo irrilevanti ai fini del giudizio, poiché il titolo sul quale si fonda l’istante è l’attestato di carenza di beni e non il contratto di lavoro concluso tra PINT1 1 e il G_
. Il primo giudice ha quindi accolto l’istanza
e rigettato l’opposizione in via provvisoria.
4.
Nel reclamo RE 1 rimette nuovamente in discussione le decisioni – quella pretorile del 23 giugno 2005 e quella d’appello dell’8 maggio 2006 – emanate nell’ambito della procedura per pretese salariali avviata nei suoi confronti da PINT1 1 e sfociata in un attestato di carenza di beni a favore di quest’ultimo. In particolare la convenuta ribadisce l’irregolarità nello svolgimento dell’udienza davanti al Pretore nella prima procedura, ravvisando nel comportamento del giudice un “
abuso di potere
” per averla zittita – con minaccia di espulsione – senza ch’essa potesse dimostrare l’infondatezza delle pretese di controparte e danneggiando
“gravemente
l’emotività della propria difesa”
come anche, probabilmente, quella del suo avvocato. Sostiene di non aver impugnato la decisione d’appello poiché rassicurata dal fratello di PINT1 1 che questi avrebbe “
ritirato tutto
”. Allega infine di aver già corrisposto l’importo preteso e di aver rilasciato all’allora dipendente il certificato di salario valevole fiscalmente, sottolineando la difficoltà – dopo quindici anni – nel recuperare tutta la documen-tazione a sostegno delle proprie allegazioni, che a suo parere è però conservata negli archivi della Pretura.
5.
In ogni stadio di causa (quindi anche in sede di reclamo), il giudice esamina d’ufficio (DTF 103 Ia 52 consid. 2/e), a prescindere dalle allegazioni delle parti, se la documentazione prodotta costituisce valido titolo di rigetto dell’opposizione e se vi è identità tra l’escutente indicato sul precetto esecutivo (come nell’istanza) e il creditore designato nel titolo, tra l’escusso e il debitore menzionato nel titolo e tra la pretesa posta in esecuzione e il debito accertato o riconosciuto (DTF 139 III 447 consid. 4.1.1).
5.1
Nella fattispecie l’attestato di carenza di beni n. _ emesso nei confronti di RE 1 e rilasciato all’allora creditore PINT1 1 il 19 giugno 2007 dall’Ufficio di esecuzione di Bellinzona per fr. 17'346.65 (doc. 3 accluso all’istanza di rigetto) costituisce in sé, e come rettamente accertato dal Pretore, un valido titolo di rigetto provvisorio dell’opposizione in virtù dell’art. 149 cpv. 2 LEF per l’importo in esso indicato.
5.2
Pare invero difettare il presupposto dell’identità tra l’escutente indicato sia sul precetto esecutivo, sia nell’istanza (la Confederazione Svizzera), e il creditore designato nel titolo (PINT1 1).
Va però ricordato che se ha ottenuto la cessione del credito posto in esecuzione il nuovo creditore può chiedere il rigetto dell’opposizione sempre che dimostri l’avvenuta cessione con documenti, ciò che il giudice verifica d’ufficio (DTF 132 III 140 consid. 4.1.1; sentenze della CEF 14.2018.132 del 12 febbraio 2019, consid. 6.2).
5.2.1
Nel caso specifico, la Confederazione Svizzera ha accluso all’istanza la dichiarazione di cessione del 21 giugno 2007 (doc. 2), mediante la quale PINT1 1 ha ceduto alla Cassa cantonale di disoccupazione
“le spettanze salariali dovute
[gli] dalla ditta G_ di RE 1, C_ (...) e rivendicate al commissario del concordato o all’Ufficio d’esecuzione e fallimenti, sino a concorrenza dell’importo che la suddetta Cassa [gli] anticiperà quale indennità per insolvenza (...)”
. Non è contestato che tale cessione si riferisca alle pretese ora poste in esecuzione. Comprende anche, quale accessorio (art. 170 CO), l’attestato di carenza di beni invocato quale titolo di rigetto (doc. 3), emesso due giorni prima della cessione. L’art. 54 cpv. 3 della Legge federale sull’assicurazione obbligatoria contro la disoccupazione e l’indennità per insolvenza (LADI, RS 837.0) prevede del resto che l’assicurato messo a beneficio d’indennità per insolvenza, se ha già ottenuto un certificato di carenza di beni, deve cederlo alla cassa di disoccupazione.
5.2.2
L’istante rileva a ragione che le casse di disoccupazione non hanno personalità giuridica propria, ma trattano con l’esterno in nome proprio e hanno capacità di stare in giudizio (art. 79 cpv. 2 LADI). Titolare del credito ceduto è quindi nella fattispecie il titolare della Cassa cantonale di disoccupazione, ovvero il Cantone (art. 77 cpv. 2 LADI). Sta però di fatto che le casse di disoccupazione amministrano “a titolo fiduciario” i fondi che ricevono dalla Confederazione (per il tramite dell’ufficio di compensazione) onde adempiere ai loro compiti (art. 91 cpv. 1 LADI), in particolare versare le indennità di disoccupazione e per insolvenza. La Confederazione rimane proprietaria di quei fondi (
Rubin
, Commentaire de la loi sur l’assurance-chômage, 2014, n. 6 ad art. 91) o perlomeno gode di un diritto di distrazione degli stessi nel fallimento del titolare della cassa (art. 79 cpv. 3 LADI), sulla falsariga di quanto dispone l’art. 401 cpv. 3 CO a favore del mandante per i beni affidati da lui al mandatario in caso di fallimento di quest’ultimo. Poiché il credito posto in esecuzione è stato ceduto come contropartita delle indennità per insolvenza versate a PINT1 1 grazie ai fondi messi a disposizione dalla Confederazione, v’è da ritenere ch’esso è entrato a far parte del patrimonio della Confederazione per legge (per surrogazione), in applicazione per analogia dell’art. 401 cpv. 1 CO (v. DTF 130 III 316 consid. 5.2). La Confederazione Svizzera risulta quindi titolare del credito posto in esecuzione (e per essa l’Amministrazione federale delle finanze, art. 59 cpv. 2 della legge federale sulle finanze della Confederazione [LFC, RS 611.0]), giacché non vi sono motivi per ritenere ch’essa non abbia assolto le sue obbligazioni verso la cassa, in particolare rimborsando le sue spese amministrative (art. 92 LADI). Il requisito dell’identità tra escutente e creditore (surrogato) è quindi soddisfatto (v. anche il punto D8 della Circolare della Segreteria di Stato dell’economia (SECO), Prassi LADI II (Indennità per insolvenza) e il rinvio ai punti D17 segg. della Prassi LADI RCCI in merito alla gestione centralizzata degli attestati di carenza di beni).
6.
A norma dell’art. 82 cpv. 2 LEF, all’escusso incombe l’onere di rendere verosimili le eccezioni e obiezioni che deduce in giudizio (DTF 132 III 142 consid. 4.1.1 con rinvii). Esse non solo devono essere esposte in modo convincente, ma devono anche essere sostanziate in modo perlomeno verosimile nel senso che a conforto delle allegazioni devono esserci riscontri oggettivi (
Staehelin
in:
Basler Kommentar, SchKG I, 2
a
ed. 2010,
n. 87 seg. ad art. 82 LEF), di principio documentali (art. 254 cpv. 1 CPC; DTF 145 III 23 consid. 4.1.2).
6.1
Nel caso specifico, RE 1 tenta di rimettere in discussione la sentenza pretorile del 23 giugno 2005 e la decisione d’appello dell’8 maggio 2006 – a seguito della quale è poi stato emesso l’attestato di carenza di beni in oggetto – puntando il dito contro il comportamento avuto dal Pretore nei suoi confronti all’udienza di primo grado, che avrebbe a suo dire compromesso lo svolgimento di un dibattimento regolare e, di riflesso, la sua capacità di difesa.
Si tratta però di censure che la reclamante avrebbe dovuto far valere impugnando le decisioni in questione. Al giudice del rigetto – come a qualsiasi giudice – non è infatti consentito riesaminare una decisione passata in giudicato, fatto salvo il caso eccezionale della nullità, poiché le decisioni giudiziarie hanno proprio lo scopo di chiudere definitivamente la lite. Non è possibile riaprire la discussione in sede di esecuzione della decisione. Nell’esito, la sentenza impugnata merita quindi conferma, ancorché per un altro motivo, ricordato che il giudice del rigetto deve di principio
esaminare le eccezioni, anche di merito, sollevate dall’escusso, pur sotto il profilo della semplice verosimiglianza (art. 82 cpv. 2 LEF e sentenza della CEF 14.2018.98 del 21 dicembre 2018, consid. 7.3/a), e ciò anche quando l’istante si avvale di un attestato di carenza beni quale titolo di rigetto dell’opposizione (sentenze del Tribunale federale 2C_555/2010 dell’11 marzo 2011, consid. 2.3; sentenza della CEF 14.2016.237 del 30 gennaio 2017 consid. 7.2).
6.2
RE 1 afferma anche apoditticamente di avere già versato a suo tempo a PINT1 1 la somma richiesta e di avergli pure rilasciato il certificato di salario, ma non fornisce alcun indizio concreto a sostegno delle proprie affermazioni: né una ricevuta né una dichiarazione dell’ex dipendente né un altro documento attestante l’avvenuto pagamento. Il tempo trascorso (quindici anni) non la esonera dall’obbligo di rendere verosimili le proprie allegazioni, né viene in suo aiuto il richiamo – seppur indiretto – della documentazione relativa alla procedura sfociata nella decisione d’appello dell’8 maggio 2006. Una simile richiesta
cozza infatti contro l’esigenza di celerità della procedura di rigetto (sentenza della CEF 14.2018.150 del 27 maggio 2019, consid. 3.2, con rinvii). Per tacere del fatto, ad ogni modo, che la reclamante non ha chiesto in prima sede il richiamo dei documenti e che nuovi mezzi di prova non sono ammessi in sede di reclamo (sopra consid. 1.2)
. A ragione, dunque, il Pretore ha respinto anche l’eccezione di pagamento per carente documentazione. Il reclamo vede pertanto la sua sorte segnata.
7.
La tassa del presente giudizio, stabilita in applicazione degli art. 48 e 61 cpv. 1 OTLEF (RS 281.35), se
gue la soccombenza (art. 106 cpv. 1 CPC). Non si pone invece problema di ripetibili, la contro-parte, cui il reclamo non è stato intimato per osservazioni, non essendo incorsa in spese in questa procedura.
8.
Circa i rimedi esperibili sul piano federale (art. 112 cpv. 1 lett. d LTF), il valore litigioso, di fr. 17'346.65, non raggiunge la soglia di
fr. 30'000.– ai fini dell’art. 74 cpv. 1 lett. b LTF.