Decision ID: a9f87774-a435-5d30-9291-f11fe6558a18
Year: 2011
Language: it
Court: TI_TCAS
Chamber: TI_TCAS_001
Canton: TI
Region: Ticino
Law Area: social_law

ritenuto
in fatto
1.1. CV 1, classe 1967, è stato assicurato ai fini previdenziali presso la AT 1 (in seguito: AT 1) per il periodo 1° giugno 1998 – 31 dicembre 2008.
1.2. Con scritto 7 febbraio 2008 il Presidente del Tribunale 2 del “Gerichtskreis IX Interlaken _” ha informato AT 1 dello scioglimento per divorzio del matrimonio tra CV 1 e _, decretato con sentenza 14 gennaio 2008, ordinando di trasferire su un conto previdenziale della _ Compagnia di Assicurazioni sulla Vita a favore della ex moglie l’importo di fr. 90'000.--, quale parte della prestazione di uscita accumulata dell’ex marito durante il matrimonio (doc. A/7).
1.3. Di conseguenza, con lettera 14 febbraio 2008 AT 1, con riferimento alla sentenza di divorzio, ha chiesto a _ informazioni per eseguire il trasferimento dell’avere previdenziale di sua spettanza, informandola che in caso di mancata risposta, trascorsi tre mesi l’importo sarebbe stato versato su un conto di libero passaggio presso la Fondazione Istituto collettore LPP (doc. A/8).
Siccome con lettera 28 marzo 2008 la signora _ aveva indicato un conto di previdenza diverso da quello previsto nella sentenza di divorzio (precisamente un conto di libero passaggio presso _; doc. A/9), con lettera 8 aprile 2008 AT 1 le ha chiesto di inviare una cedola di pagamento della _ Assicurazioni o di spiegare i motivi per un trasferimento al conto di libero passaggio della Fondazione collettiva di _ (doc. A/10). Quest’ultima lettera è rimasta senza risposta.
1.4. Avendo CV 1 cessato il suo rapporto di lavoro con la _ (più precisamente con la _) il 31 dicembre 2008, con conteggio 5 febbraio 2010 AT 1 ha quantificato in fr. 253'504,85 (comprensivo di fr. 506.-- d’interessi) la prestazione di uscita, trasferita il giorno successivo su un conto previdenziale dell’interessato presso la Fondazione collettiva LPP di _ Suisse Società di Assicurazioni sulla Vita (doc. A/12).
1.5. Con lettera 6 aprile 2010 _, facendo riferimento al già citato scritto 8 aprile 2008 di AT 1, ha chiesto a quest’ultima il trasferimento dell’avere previdenziale a lei spettante alla “_” (doc. A/13), versamento (inclusi interessi moratori dal 28.01.2008 al 16.07.2010) che è avvento il 15 luglio 2010 (doc. A/22 e A/23).
1.6. Resasi conto di aver erroneamente trasferito alla Fondazione collettiva di _ l’intera prestazione d’uscita di CV 1 - quindi anche l’importo spettante alla di lui ex moglie - e saputo che quest’ultimo era nel frattempo uscito dalla citata Fondazione collettiva Vita avendo iniziato un’attività indipendente, con scritto 15 aprile 2010 AT 1, esposta la fattispecie, ha chiesto all’interessato il rimborso di fr. 90'000.-- (doc. A/15). Non avendo ricevuto risposta AT 1 lo ho sollecitato due volte (doc. A/16 e A/17), inviandogli il 2 luglio 2010 due diffide di pagamento (doc. A/19).
Preso atto del rifiuto di CV 1 (doc. A/21 e A/24) di dare seguito alla richiesta di rimborso, con lettera 30 luglio 2010 AT 1, esposta nuovamente la fattispecie, lo ha pregato di prendere posizione entro il 31 agosto 2010 facendo presente che in caso di silenzio avrebbe adito le vie legali (doc. A/25 e A/26).
Rimasto l’interessato silente, il 19 ottobre 2010 AT 1 ha fatto notificare nei suoi confronti un precetto esecutivo, al quale in data 22 ottobre 2010 è stata presentata opposizione (doc. A/29).
1.7. Con la presente petizione AT 1 chiede la condanna di CV 1 alla restituzione di fr. 90'000.--, con interessi moratori del 5% dalla data della diffida (2 luglio 2010), nonché il rigetto dell’opposizione al precetto esecutivo no. _ dell’UE di _. In sostanza l’attrice ritiene che al momento del trasferimento integrale della prestazione d’uscita ad _, il convenuto avrebbe dovuto rendersi conto che alla sua ex moglie non era stato versato alcun avere di previdenza a seguito del divorzio. Degli ulteriori argomenti attorei si dirà, se necessario, nel prosieguo.
1.8. Con la risposta di causa, CV 1, per il tramite dell’avv. RA 1, chiede la reiezione della petizione. In sostanza rileva di aver percepito la prestazione d’uscita nella convinzione che il trasferimento degli averi previdenziali alla sua ex moglie fosse già avvenuto. Egli solleva poi la prescrizione/perenzione del credito di restituzione, ritiene che la pretesa non sia stata sufficientemente sostanziata né comprovata, contestando infine il tasso d’interesse moratorio applicato. Nei considerandi di diritto verranno esposte nel dettaglio, nella misura utili ai fini del giudizio, le tesi del convenuto.
1.9. Su richiesta del TCA, il 15 aprile 2011 AT 1 ha replicato, modificando al 3% il tasso degli interessi moratori (XV).
Il 16 maggio 2011 il convenuto ha duplicato (XVII).
La parte convenuta ha notificato i mezzi di prova da assumere pendente causa (XIX), mentre parte attrice ha presentato ulteriori osservazioni (XX).
considerato

in diritto
in ordine
2.1. Oggetto del contendere è la (parziale) restituzione di una prestazione di uscita versata indebitamente. La controversia è quindi di natura previdenziale e rientra nel campo di applicazione materiale dell’art. 73 LPP (SZS 2001 p. 485). È di conseguenza data la competenza ratione materiae di questo Tribunale (cfr. anche art. 1 cpv. 1 Lptca).
Ritenuto che al momento della petizione il convenuto era domiciliato nel Cantone Ticino, anche la competenza territoriale del TCA è data (art. 73 cpv. 3 LPP).
2.2. Secondo l’art. 35a cpv.1 LPP le prestazioni ricevute indebitamente devono essere restituite. Si può prescindere dalla restituzione se l’interessato era in buona fede e la restituzione comporta per lui un onere troppo grave.
Il diritto di chiedere la restituzione si prescrive in un anno a partire dal momento in cui l’istituto di previdenza ha avuto conoscenza del fatto, ma al più tardi dopo cinque anni dal versamento della prestazione. Se il diritto di chiedere la restituzione nasce da un reato per il quale la legge penale prevede un termine di prescrizione più lungo, quest’ultimo è determinante (art. 35a cpv. 2 LPP).
L’art. 35a LPP, entrato in vigore al 1° gennaio 2005, è applicabile sia alla previdenza obbligatoria che a quella sovraobbligatoria (cfr. art. 49 cpv. 1 cifra 4 LPP). Prima di tale data,
in assenza di una norma statutaria o regolamentare che la prevedeva specificatamente, la restituzione di prestazioni della previdenza professionale versate a torto era retta dagli art. 62 segg. CO, e questo sia in materia di previdenza obbligatoria che di previdenza più estesa
(DTF 130 V 417 consid.
2,
128 V 50 e 236, 115 V 118;
cfr. anche Vetter Schreiber, Berufliche Vorsorge, 2009, art. 35a BVG n. 2 p. 117).
Rispetto all’indebito arricchimento ai sensi dell’art. 62 CO, l’art. 35a LPP non esige più che il beneficiario sia ancora arricchito al momento della domanda di restituzione (
Bettina Kahil-Wolff in: Schneider/Geiser/Gächter, Commentaire LPP et LFLP,
art. 35a n. 8, p. 604 con riferimenti).
Gli art. 62 ss CO rimangono applicabili, in assenza di norme regolamentari, in caso sono coinvolti istituiti previdenziali non registrati (Vetter Schreiber, op. cit, p. 117).
Sono considerate prestazioni della previdenza professionale le prestazioni periodiche (rendite di vecchiaia, superstiti ed invalidità: artt. 13 – 26 LPP), prestazioni versate sotto forma di capitale al posto di una rendita (art. 37 LPP). L’art. 35a è applicabile per analogia, in quanto destinati alla previdenza professionale, anche ai versamenti di prestazioni di uscita ad un nuovo istituto di previdenza o su un nuovo conto di libero passaggio (Bettina Kahil-Wolff, op. cit. , art. 35a, n. 5, pp. 602-3 e riferimenti dottrinali e giurisprudenziali ivi contenuti).
Per contro, i versamenti in contanti della prestazione d’uscita ai sensi dell’art. 5 LPLP, non avendo scopi previdenziali, sono restituibili, salvo specifiche disposizioni regolamentari, secondo le regole dell’indebito arricchimento ex art. 62 ss CO (Bettina Kahil-Wolff, op. cit., art. 35a, n. 5, p. 603; secondo l’autrice, la normativa civile sull’indebito arricchimento è parimenti applicabile in caso di versamenti in contanti effettuati senza il consenso del coniuge previsto dall’art. 5 cpv. 2 LFLP, come pure nelle fattispecie di restituzioni in ambio del prelievo anticipato per la promozione della proprietà d’abitazione ex art. 30a ss. LPP).
Va infine ricordato che a
i sensi dell'art. 62 cpv. 1 CO chi senza causa legittima si trovi arricchito a danno dell'altrui patrimonio, è tenuto a restituire l'arricchimento. Si fa luogo alla restituzione specialmente di ciò che fu dato o prestato senza valida causa, o per una causa non avveratasi o che ha cessato di sussistere (art. 62 cpv. 2 CO).
Per l'art. 64 CO chi si è indebitamente arricchito non è tenuto a restituire ciò di cui provi che, al momento della ripetizione, non è più arricchito, a meno che se ne sia spossessato di mala fede o che dovesse prevedere la domanda di restituzione.
L'art. 67 cpv. 1 CO prevede che l'azione di indebito arricchimento si prescrive in un anno dal giorno in cui il danneggiato ebbe conoscenza del suo diritto di ripetizione, in ogni caso nel termine di dieci anni dal giorno in cui nacque tale diritto. Trattandosi di un termine di prescrizione non può essere rilevato d'ufficio, ma deve essere sollevato dalla parte che intende prevalersene (art. 142 CO; Koller in: Das Schweizerische Obligationenrecht, Zurigo 2000, p. 327).
2.3. Nel caso in esame, AT 1 fonda la propria richiesta di restituzione sull’art. 72 RPIC (Regolamento di previdenza per gli impiegati ed i beneficiari di rendite della Cassa di previdenza della _) “Restituzione delle prestazioni ricevute indebitamente” (doc. 1/K) avente il seguente:
"
1
Chiunque accetta da AT 1 una prestazione alla quale non ha diritto deve restituirla con interesse (allegato 1, numero IV).
2
Nei casi di rigore o per motivi di economia amministrativa AT 1 può rinunciare in tutto o in parte a chiedere la restituzione. La Commissione della Cassa disciplina i dettagli in un regolamento per i casi di rigore."
L’art. 73 RPIC prevede che la prescrizione dei diritti alla prestazioni è retta dall’art. 41 LPP (cpv. 1) e che al prescrizione dei diritti di restituzione è retta dall’art. 35a LPP (cpv. 2).
L’attore sostiene invece l’assenza di una base regolamentare e legale della chiesta restituzione. Fondandosi sulla sistematica del RPC egli ritiene che l’art. 72, previsto nel capitolo 8 (Disposizioni comuni concernenti le prestazioni), riguarda unicamente le prestazioni di cui al capitolo 6 (prestazioni di vecchiaia, superstiti e invalidità) e le rendite di cui al capitolo 7 (rendita transitoria, invalidità professionale e piano sociale) e non le prestazioni d’uscita di cui al capitolo 9. Sostenendo che nel capitolo 9 non vi è alcuna norma disciplinante la restituzione di prestazioni d’uscita ricevute indebitamente, come pure la non applicabilità dell’art. 35a LPP, il convenuto conclude per un silenzio qualificato e quindi esclude la restituzione di prestazioni di uscita indebitamente versate.
Al riguardo, l’attrice rileva che le prestazioni d’uscita sono comunque prestazioni, motivo per cui in caso di restituzione gli art. 72 e 73 RPIC sono applicabili, come del resto – continua Publica - lo prevedeva anche la precedente Ordinanza concernente l’assicurazione nel piano di base della Cassa pensioni della AT 1 (OCPC 1, RU 2001 2327) e che comunque in ogni caso nella fattispecie concreta si applica l’art. 35a LPP.
A mente del TCA la questione non necessita di approfondimento per i seguenti motivi. In primo luogo, anche volendo ammettere l’assenza di disposizioni regolamentari sulla restituzione di prestazioni d’uscita, fa comunque stato, in via sussidiaria, l’art. 35a LPP. Inoltre, conformemente alla dottrina, in caso di restituzioni di prestazioni d’uscita versate in contanti ex art. 5 LFLP, come il caso in esame (cfr. art. 5 cpv. 1 lett. b LFLP), sono applicabili le norme di diritto civile sull’indebito arricchimento ai sensi dell’art. 62 CO. Come verrà diffusamente spiegato, il convenuto deve restituire quanto indebitamente percepito, sia applicando l’art. 35a LPP che l’art. 62 CO.
Ciò che è certo è che l’attrice, nonostante la sentenza di divorzio, ha (erroneamente) versato presso _ a favore del convenuto l’intera prestazione d’uscita, quindi anche la parte spettante alla di lui ex moglie. Il convenuto ha pertanto conseguito indebitamente un arricchimento di fr. 90'000.—versatigli in contanti a seguito dell’inizio di attività indipendente (art. 5 cpv. 1 lett. c LFLP). Va qui ricordato che un arricchimento sussiste nella differenza tra l’attuale stato economico (Vermögensstand) e quello risultante se l’evento dell’arricchimento (nel caso in esame il versamento integrale della prestazione di uscita da parte di AT 1) non fosse accaduto. Ciò può significare un aumento degli attivi (come nella fattispecie concreta) o una diminuzione dei passivi oppure anche un cosiddetto arricchimento da risparmio (Ersparnisbereicherung; cfr. DTF 133 V 213 consid. 4.7 con riferimenti giurisprudenziali e dottrinali).
Altrettanto certa è la legittimazione di AT 1 a richiedere al convenuto la restituzione di quanto percepito senza diritto (per analogia va segnalato il caso di versamento integrale della prestazione d’uscita ex art. 5 LFLP al marito senza l’autorizzazione della moglie come prescritto dall’art. 5 cpv. 2 LFLP. Secondo il TF, se
in seguito, in caso di divorzio, l'istituto di previdenza deve nuovamente versare alla moglie la sua quota, quest'ultimo può richiederne, fatto salvo l'
art. 64 CO
,
la restituzione dal marito (divorziato) che in tal misura risulta arricchito indebitamente (DTF 133 V 215 consid. 5.2).
2.4. Il convenuto è dell’avviso che la pretesa di AT 1 non è stata sufficientemente sostanziata né comprovata.
A torto.
Come pertinentemente rilevato dall’attrice, durante l’affiliazione presso AT 1 il convenuto ha periodicamente ricevuto i certificati personali dai quali risultava in particolare l’ammontare dell’avere di previdenza, rispettivamente la sua progressiva evoluzione nel tempo (doc. A/1-6). In particolare, se si raffrontano i dati previdenziali al 1° gennaio 2007 (cfr. doc. A/3) con quelli al 30 giugno 2008 (cfr. doc. A/5) si evince inequivocabilmente una progressione degli averi di previdenza e questo nonostante che nel gennaio 2008 l’attrice avrebbe dovuto trasferire alla ex moglie del convenuto la quota di prestazione d’uscita a lei spettante. Va poi ricordato che l’importo di fr. 90'000.--, da versare alla ex moglie, risulta dalla sentenza di divorzio.